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Riassunto prime 3 Lezioni

NOZIONI PRELIMINARI
Che cos’è il diritto? Sistema di regole per la soluzione di conflitti tra gli uomini.
Il diritto si compone di norme/regole che facenti parte di questo sistema prendono il nome di
norme giuridiche, e queste nel loro complesso compongono l’ordinamento giuridico.
Vi sono poi altri ordinamenti composti da altri tipi di norme, non giuridiche, ma morali.
Talvolta capita però che queste coincidano: es. uccidere è un reato per il diritto, un male per la
morale, un peccato per la religione; uccidere qualcuno per salvare se stessi sarebbe moralmente
sbagliato, ma riconoscibile come stato di necessità dal punto di vista del diritto.

Cosa ci permette di individuare una norma come giuridica?


Essa deve innanzitutto possedere un prerequisito, ovvero proviene da un’autorità alla quale viene
riconosciuto il potere di porre delle regole (stato, parlamento, UE).
Deve presentare i seguenti caratteri:
 Prescrittiva, ovvero non hanno natura semplicemente descrittiva, non mira semplicemente
ad informare, ma a modificare il comportamento dei suoi destinatari.
 Coercitiva, chi non la osserva viene sanzionato ed eventualmente, costretto ad osservarla.
(art.2043)
 Generale (non individuale): si rivolge a tutti i membri della collettività o a categorie di
soggetti.
 Astratta (non concreta): riguarda una serie ipotetica di fatti, Mira a disciplinare il maggior
numero di casi; la sua astrattezza le permette quindi di disciplinare non il singolo caso
concreto.
La struttura di una norma giuridica prevede due elementi:
 la fattispecie o situazione-tipo, che consiste nella descrizione di un fatto astratto, e
 l’effetto giuridico, ovvero la conseguenza che la legge ricollega al verificarsi della
fattispecie.
L’insieme delle norme che disciplinano uno stesso argomento è definito “istituto”.
L’ordinamento giuridico quindi è l’insieme coerente e completo delle norme che regolano lo
svolgimento della vita di un determinato stato.
L’istituto giuridico è l’insieme delle norme che regolano un determinato fenomeno della vita
sociale.

CAPITOLO I: L’ORDINAMENTO GIURIDICO

1. L’ORDINAMENTO GIURIDICO
Ordinamento giuridico=è l’insieme coerente e completo delle norme che regolano lo svolgimento
della vita di un determinato stato. Sistema di regole mediante cui è organizzata una società,
legittimato dal consenso dei consociati.

“Ubi societas, ibi ius”= ogni società non può vivere senza un complesso di regole che disciplinano i
rapporti tra gli individui.

ISTITUTO GIURIDICO= Insieme delle norme che regolano un determinato fenomeno della vita
sociale
Un’aggregazione umana è una società se:
a) L’agire dei consociati è disciplinato da regole di condotta per assicurare una pacifica
convivenza.
b) Queste regole devono essere stabilite da appositi organi in base a regole di struttura
c) Le regole di condotta e di struttura devono essere effettivamente osservate (principio di
effettività).

4. LA NORMA GIURIDICA

La norma giuridica è una proposizione


Ma non tutte le proposizioni sono norme giuridiche.
ES. 1: “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del
danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della
prestazione derivante da causa a lui non imputabile.”
ES. 2: “Tizio, commerciante di abbigliamento al dettaglio, non paga il canone di locazione dovuto
al proprietario dell’immobile adibito a negozio, perché messo in difficoltà dalla chiusura imposta
dalla legislazione emergenziale.”
Solo la prima proposizione è una norma giuridica

Norma giuridica= regole giuridiche frutto di atti normativi diversi da quelli definiti leggi che
possono essere di vario tipo: regolamenti, sentenze, consuetudini (problema della coerenza tra le
fonti).

La norma giuridica è una proposizione che solitamente presenta i seguenti caratteri:


• PRESCRITTIVA (non DESCRITTIVA): non mira semplicemente ad informare, ma a modificare
il comportamento dei suoi destinatari (non mancano, tuttavia, alcune definizioni. Es.: art.
1321. Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro
un rapporto giuridico patrimoniale).
• COERCITIVA: chi non la osserva viene sanzionato ed eventualmente, costretto ad
osservarla.
• GENERALE (non INDIVIDUALE): Si rivolge a tutti i membri della collettività o a categorie di
soggetti.
• ASTRATTA (non CONCRETA): Riguarda una serie ipotetica di fatti.

6. LA STRUTTURA DELLA NORMA. LA FATTISPECIE

La norma si struttura come un periodo ipotetico e si compone della previsione di un accadimento


futuro ed eventuale e dell’affermazione di una conseguenza giuridica che deriva dal concreto
verificarsi dell’evento prefigurato.

STRUTTURA TIPO:
-FATTISPECIE (lett. immagine del fatto): parte della norma che descrive l’evento che
intende regolare (in modo tale che in quella descrizione possano rispecchiarsi una
moltitudine di eventi storici diversi, che presentino tutte quelle caratteristiche).
Es. 2043 c.c. “Qualunque fatto colposo o doloso che cagioni ad altri un danno ingiusto …”
Può essere:
astratta= il fatto descritto ipoteticamente da una norma.
concreta= il fatto storico che accade nella realtà.
L’indagine sulla fattispecie concreta consiste nell’accertamento che tale fatto sia giuridicamente
rilevante. La fattispecie può essere semplice o complessa (è costituita da una pluralità di fatti
giuridici), in alcuni casi la fattispecie si compone di fatti che si susseguono nel tempo.

-EFFETTO GIURIDICO: conseguenza che la legge ricollega al verificarsi della fattispecie (es.
sanzione)
Es. 2043 “… obbliga colui che lo ha commesso al risarcimento del danno”.

Sussunzione= procedimento logico attraverso il quale si riporta il caso concreto al caso astratto.

9. L’EQUITÀ.

Il giudice quando deve risolvere una controversia è tenuto ad applicare la norma precostituita che
egli identifica riferibile alla situazione sottoposta (sussunzione).
In alcuni casi è consentito decidere senza fare riferimento a una specifica norma, ma a criteri
fondati sulla realizzazione di valori di giustizia (sono casi speciali).
Equità= la giustizia del caso singolo.

Il giudice “deve seguire le norme del diritto” e può discostarsene soltanto nel caso in cui la stessa
“legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità” (art. 113 c.p.c.), il che avviene:
« Cause di minor valore attribuite al Giudice di Pace.
« Le due controparti si sono accordate di attribuire al giudice questo potere
Il giudice non può far prevalere le sue concezioni personali (equità cerebrina) e deve motivare la
propria decisione.

CAPITOLO II: IL DIRITTO PRIVATO E LE SUE FONTI

10. DIRITTO PUBBLICO E DIRITTO PRIVATO


Diritto pubblico= Regola i rapporti in cui Stato o enti pubblici si pongono in una posizione di
supremazia;
(disciplina l’organizzazione dello Stato e degli enti pubblici nell’interesse della collettività ed
impone ai singoli il comportamento da assumere per rispettare la vita associata (formato da diritto
costituzionale, penale, tributario ecc.).)
Diritto privato= Regola i rapporti tra privati, ed anche quelli cui partecipano Stato o enti pubblici se
si svolgono su un piano di parità;
(disciplina le reazioni interindividuali dei singoli e degli enti privati, in questo caso il singolo non si
trova in situazioni di soggezione di fronte ad un potere pubblico ma bensì su un piano di
eguaglianza con gli altri individui.)

ATTENZIONE, Sbagliata: Se le norme si rivolgono ai privati sono norme di diritto privato, se le


norme vogliono disciplinare l'attività dello Stato e degli enti pubblici siamo di fronte al diritto
pubblico; quindi una distinzione basata sui soggetti a cui le norme si rivolgono è vecchia e
sbagliata.

Non basta nemmeno l'interesse che sto perseguendo a farmi capire se devo applicare le regole del
diritto privato o quelle del diritto pubblico, cioè io posso perseguire un interesse pubblico e
generale anche ricorrendo al contratto e agli strumenti del diritto privato e allora la distinzione è la
seguente:
-il diritto privato è un diritto che regola istituti, categorie che valgono per tutti i tipi di soggetti
privati o pubblici che siano; quindi ad esempio la responsabilità civile per il risarcimento dei danni,
il contratto, la proprietà, sono istituti che possono riguardare tanto privati cittadini quanto lo stato
o di enti pubblici quindi non c’è una distinzione di tipo soggettivo.
-il diritto pubblico, si ha solo quando la norma intende regolare o esclusivamente l'attività dello
Stato degli enti pubblici cioè senza che siano coinvolti i privati, oppure rapporti in cui intervengono
lo stato e anche il privato cittadino ma caratterizzati da una disparità, cioè rapporti in cui lo stato
interviene nei confronti del privato in una posizione di supremazia e di sovranità.

Tuttavia la distinzione è variabile: lo Stato può avere le funzioni un tempo dei privati, gli enti
pubblici possono svolgere attività di diritto privato e spesso un medesimo fatto è disciplinato da
norme di diritto provato e norme di diritto pubblico.

Diritto pubblico Costituzionale, Processuale, Amministrativo, Tributario, Penale.


Diritto privato Civile, Commerciale, Lavoro, Industriale

11. DISTINZIONE TRA NORME DEROGABILI E NORME INDEROGABILI

Sono dette “norme dispositive” o “derogabili” quelle norme di legge che non contengono precetti
imperativi, ma che possono essere liberamente derogate (tipo non rispettati) dai privati, in base
alle loro esigenze.
Si dividono in dispositive e suppletive:
>le norme dispositive sono norme che disciplinano una certa fattispecie, ma le parti
possono decidere di derogare ad esse, cioè di modificarle o non applicarle affatto;
Es. art. 1282 “I crediti liquidi ed esigibili di somme di danaro producono interessi di pieno
diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente. Salvo patto contrario, i crediti
per fitti e pigioni non producono interessi se non dalla costituzione in mora.”

>le norme suppletive sono norme che si applicano solamente se le parti non hanno


stabilito nulla in merito ad una certa fattispecie e hanno quindi lasciato una lacuna.
Es. art. 1182 “Se il luogo nel quale la prestazione deve essere eseguita non è determinato
dalla convenzione, o dagli usi e non può desumersi dalla natura della prestazione [1174] o
da altre circostanze, si osservano le norme che seguono.
L'obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata deve essere adempiuta nel
luogo in cui si trovava la cosa quando l'obbligazione è sorta [1510, 1774].
L'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro(2) deve essere adempiuta
al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza. Se tale domicilio è diverso da
quello che il creditore aveva quando è sorta l'obbligazione e ciò rende più gravoso
l'adempimento, il debitore, previa dichiarazione al creditore, ha diritto di eseguire il
pagamento al proprio domicilio [1219 n. 3].
Negli altri casi l'obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo
della scadenza [159](4).”

Sono dette “norme imperative” o “inderogabili” quelle norme di legge che contengono precetti


che non possono essere derogati dai privati, ma solo obbediti, con conseguenti sanzioni in caso di
mancato rispetto degli stessi.
Sono molto importanti perché la violazione di queste norme da parte di un patto rende il contratto
illecito quindi nullo che è la forma più grave; sono norme la cui applicazione è imposta
dall’ordinamento prescindendo dalla volontà dei singoli.
Es. Art 1815 Salvo diversa volontà delle parti(1), il mutuatario deve corrispondere
gli interessi(2) al mutuante(3). Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni
dell'articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi

12. FONTI DELLE NORME GIURIDICHE

Nel nostro ordinamento le fonti delle norme giuridiche si distinguono in fonti di produzione
e fonti di cognizione. Le fonti di produzione sono gli atti o i fatti idonei a produrre diritto.
Le fonti di cognizione sono i documenti e le pubblicazioni ufficiali che forniscono la conoscibilità
legale della norma.

Fonti di produzione= sono gli atti e i fatti idonei a produrre diritto.


Atti= le fonti che si manifestano in esplicazioni dell’attività di un determinato organo o
autorità muniti del potere di produrre norme (es. una legge del parlamento).
Fatto= una consuetudine affermatasi nel tempo come regola giuridica di condotta.

Fonti di cognizione= i documenti e le pubblicazioni ufficiali da cui si può prendere conoscenza del
testo di un atto normativo (es. Gazzetta Ufficiale).

Quando è un atto si può individuare:


« L’organo che può emanarlo (Parlamento, Governo)
« Procedimento formativo dell’atto
« Documento normativo (testo)
« I precetti (significati) con l’interpretazione del testo.
Nella pluralità di fonti bisogna individuare un ordine gerarchico.
L’art. 1 delle preleggi anteposte al codice civile ordinava le fonti in: la legge, i regolamenti, norme
corporative, usi.

Con la caduta del fascismo l’ordine è cambiato.


Entrata in vigore della Costituzione nel 1948 (approvata da un’Assemblea costituente, eletta
al referendum dopo la 2° guerra mondiale e assegna la forma repubblicana).
La gerarchia ora è così costituita:
a) Costituzione e leggi costituzionali
b) Fonti primarie: leggi di Stato (o statali) e leggi regionali
c) Fonti secondarie: regolamenti
d) Consuetudini/usi.
Si sono poi inserite anche le norme di matrice comunitaria.

13. A) LA COSTITUZIONE E LE LEGGI DI RANGO COSTITUZIONALE


La Costituzione è il vertice delle fonti del diritto e ciò vuol dire che le fonti di rango inferiore non
possono andare contro la costituzione o ai principi in essa contenuti.
La Costituzione è entrata in vigore l’1 gennaio 1948, presenta 139 articoli ed è divisa in due parti. È
preceduta da una parte intitolata “principi fondamentali” (art. 1-12), la prima parte sui diritti e
doveri dei cittadini, la seconda parte sull’ordinamento della Repubblica.

Disciplina il procedimento di elaborazione delle leggi.


Pone regole e principi che limitano l’attività del legislatore: una legge che viola i diritti e
doveri fondamentali dei cittadini (libertà di circolazione, di associazione ecc.) è illegittima.

La Costituzione italiana è rigida (lo Statuto albertino era flessibile)


Una legge ordinaria dello Stato non può modificarla o essere in contrasto con essa.
La Corte Costituzionale ha il compito di stabilire se una legge è incostituzionale art. 134 Cost.
Un giudice (non un privato) può rivolgersi alla Corte che deciderà e qualora fosse ritenuta
incostituzionale, essa cesserà “di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della
decisione” art.136 Cost.

14. B) LE LEGGI DELLO STATO E LE LEGGI REGIONALI

Leggi statali= approvazione del testo da entrambe le camere, promulgazione da parte del
Presidente della Repubblica, pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Possono essere modificate solo
da leggi successive.

Decreti legislativi delegati e decreti legge di urgenza= sono equiparati alle leggi statali. Sono
provvedimenti emanati dal Governo e non dal Parlamento, ciò può avvenire con:
« (nel caso del decreto legislativo) Legge di delega del parlamento che esplica i principi a cui
il Governo deve attenersi (art.76)
« (nel caso del decreto legge) “casi straordinari di necessità e urgenza”, se il decreto legge
non viene convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, perde di efficacia (art. 77
Cost.)
Sono quindi due processi inversi, nel primo si parte dal parlamento con riferimento al governo,
mentre nel secondo si parte direttamente dal governo.
La legge ordinaria può essere abrogata con i referendum popolari.

Leggi regionali= Disciplinano certe materie solamente nell’ambito territoriale della regione.
Un tempo la legge regionale era effettivamente subordinata rispetto alle leggi statali, per cui era
giusto parlare di sottoposizione gerarchica proprio perché normalmente la legge dettava la
disciplina fondamentale e alle regioni era lasciata solo una competenza “residuale.
Dal 2001 non è più così in quanto venne adottata la riforma tramite la quale venne ridefinita la
competenza tra legge statale e legge regionali. Oggi si può dire che non c'è più un rapporto
gerarchico ma di competenza per materie;
prendendo art. 117 della Carta costituzionale del 1948 subordinava il potere delle regioni a quello
dello Stato.
La legge costituzionale oggi ha modificato non più criterio gerarchico ma di competenze:
« Lo Stato ha potestà legislativa esclusiva in un insieme di materie
« Le Regioni hanno potestà legislativa nelle materie di legislazione concorrente tra Stato e
regioni, ma lo Stato determina i principi fondamentali.
« Le Regioni hanno potestà legislativa in ogni materia non espressamente riservata alla
legislazione dello Stato.
Tra le fonti primarie ci sono anche i regolamenti dell’Unione Europea.

15. C) I REGOLAMENTI

Regolamenti= fonti secondarie, emanati dal Governo e da altre autorità amministrative anche non
statali, hanno contenuto normativo in quanto pongono norme generali e astratte. Essi disciplinano
per esempio il funzionamento dei pubblici uffici.
Art. 4, preleggi “i regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni di
legge”.

Annullamento= l’efficacia del regolamento viene rimossa


Disapplicazione= l’efficacia del regolamento viene rimossa solo in quel specifico caso, ma esso
rimane in vigore per gli altri casi.

16. D) LE FONTI COMUNITARIE


Cosa sono le norme comunitarie? I regolamenti comunitari sono leggi emanate dell'Unione
Europea. Essi sono direttamente applicabili negli Stati membri senza bisogno che questi li
recepiscano. Di conseguenza gli Stati membri non possono modificarne il contenuto, né possono
approvare norme in contrasto con essi.

Le fonti derivate di matrice comunitaria sono:


a) I regolamenti (art. 288 comma 2 TFUE), sono leggi emanate dell'Unione Europea. Essi sono
direttamente applicabili negli Stati membri senza bisogno che questi li recepiscano. Di
conseguenza gli Stati membri non possono modificarne il contenuto, né possono approvare
norme in contrasto con essi.
Sono di portata generale e contengono norme applicabili dai giudice come se fossero leggi
dello Stato ma non c’è bisogno di recepimento. Un giudice può risolvere una controversia
applicando direttamente un regolamento.
In caso di contrasto con legge interna, essi prevalgono.
b) Le direttive (art. 288 comma 3 TFUE), queste invece sono norme di tipo un po’ diverso
perché non disciplinano direttamente una materia, ma dettano regole che dovranno essere
seguite dagli Stati, cioè impongono agli stati di adottare delle leggi interne che si adeguino
alla direttiva europea. Quindi, mentre i regolamenti dettano regole a efficacia immediata
per tutti i cittadini dell'unione europea, le direttive dettano regole per gli stati.
Si rivolgono agli organi legislativi degli Stati membri e hanno lo scopo di armonizzare le
legislazioni interne dei singoli Paesi, devono essere recepite dai singoli Parlamenti.
c) Le decisioni (art. 288 comma 4 TFUE), disciplinano situazione ben definite e sono vincolanti
solo per i soggetti specificatamente individuati.

17) E) LA CONSUETUDINE o USI


Sono leggi non scritte, ma sono comportamenti ripetuti nella convinzione che siano obbligatori.
La consuetudine (uso) sussiste quando ricorrono:
1) La ripetizione, costante, in un determinato ambiente di un comportamento osservabile
come regola di condotta tra privati (l’usus)
2) Un atteggiamento di osservanza di tale comportamento in quanto considerato doveroso.

Consuetudine contra legem non è ammissibile in quanto non può andare contro ad una
norma di rango superiore come la costituzione.
Consuetudine secundum legem è in accordo con la legge in quanto ad esse la legge fa rinvio
Consuetudine praeter legem, è quella consuetudine che disciplina un ambito non ancora
disciplinato dalla legge; non è richiamata da fonti scritte ma potenzialmente rilevante
come fonte integrativa. Si ricorre ad essa solo quando una lacuna non può essere colmata né
con l’analogia né con il ricorso ai principi generali (accade raramente).
Esistono delle raccolte ufficiali di usi ai quali vi si può attingere per provare l’utilizzo di un uso.

18. IL CODICE CIVILE

I codici sono: civile, procedure civile, penale, procedura penale e della navigazione.

Nel Medioevo esistevano una pluralità di ordinamenti giuridici incertezza e bisogno di un


codice conforme e dettato dalla ragione (idea nata durante l’Illuminismo).

Codice civile dei francesi (Codice Napoleonico) = emanato durante la Rivoluzione Francese nel
1804, favorisce il principio di eguaglianza.

In Italia:
1865 il codice civile= emanato dopo unificazione del Regno d’Italia, insieme ad un codice di
commercio.

1942 codice civile= emanato nel dopoguerra ma indifferente all’ideologia fascista. Consta di 2969
articoli suddivisi in 6 libri.
Non esaurisce il sistema del diritto civile ma bisogna tener presente anche i principi della Carta
Costituzionale. I codici possono essere modificati da leggi ordinarie successive.

Oggi nei paesi di diritto scritto il codice civile ha ruolo centrale e regola i soggetti, i beni e l’attività.

CAPITOLO III. L’EFFICACIA TEMPORALE DELLE LEGGI

19. ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE


Per l’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, oltre all’approvazione delle due Camere si
richiede:
a) promulgazione della legge da parte del Presidente della Repubblica
b) pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
c) decorso di un periodo di tempo (vacatio legis) prima dell’entrata in vigore, solitamente di 15 gg.

Principio per cui ignorantia iuris non excusat= nessuno può invocare come giustificazione per
sottrarsi agli effetti della norma, di aver ignorato l’esistenza di quella legge.

20. ABROGAZIONE DELLA LEGGE


(def. venir meno di una norma giuridica, per dichiarazione espressa del legislatore o per
incompatibilità con altra norma successiva)

Una disposizione viene abrogato quando un nuovo atto dispone che ne cessi l’efficacia (può
continuare ad essere applicata ai fatti verificatisi anteriormente all’abrogazione).
Occorre che la nuova legge sia di pari valore gerarchico.
L’abrogazione può essere:
- Espressa: la legge posteriore dichiara esplicitamente abrogata la legge anteriore
- Tacita: se in mancanza di dichiarazione esplicita, le norme posteriori sono:
a) incompatibili con uno o più disposizioni antecedenti.
b) introducono una nuova regolamentazione dell’intera materia già regolata.

Deroga= quando una nuova norma pone solo per specifici casi una disciplina diversa da quella
prevista dalla norma precedente (lex specialis posterior derogat generali).

Un’altra abrogazione espressa può essere realizzata con il referendum popolare, chiesto da
almeno 500 000 elettori o 5 Consigli regionali.

L’abrogazione di una norma che a sua volta ne aveva abrogata un’altra non la riporta in vita, a
meno che non sia espressamente disposto (norma ripristinatoria).

CAPITOLO IV. L’APPLICAZIONE E L’INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE

23. L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE

Applicazione della legge= la concreta realizzazione nella vita della collettività di quanto è ordinato
dalle regole.

Di fronte alla lesione di un diritto individuale è il giudice ad applicare la legge, pronunciando i


provvedimenti previsti dall’ordinamento.

24. L’INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE. IL PRECEDENTE GIURISPRUDENZIALE.

L’interpretazione è attività tipica del giurista che deve comprendere la regola affermata
dall’enunciato legislativo.

Interpretare= non significa accertare un significato univo che il testo in sé già esprimerebbe, ma
attribuire un senso.
L’interpretazione non può esaurirsi nel mero esame dei dati testuali perché:
1) Non tutti i vocaboli contenuti nelle leggi possono essere definiti nelle leggi stesse e quindi
bisogna attenersi alla volontà del legislatore riferendosi ad elementi extra-testuali.
2) Gli enunciati normativi si riferiscono a situazioni generali e astratte: spetta all’interprete se
considerare i casi concreti inclusi nella disciplina, impiegando tecniche di estensione o di
integrazione delle disposizioni di legge.
3) Le formulazioni di legge spesso sono in conflitto tra di loro: bisogna ricorrere a criteri di
gerarchia tra le fonti, criteri cronologici (norma posteriore prevale), criteri di specialità ( lex
specialis derogat legi generali; lex posterior generalis non derogat legi priori speciali).

((Tra i diversi significati possibili bisogna preferire quello più conforme alla Costituzione (Cort.
Cost. 7 gennaio 2000)
Interpretazione costituzionalmente orientata.

 Interpretazione dichiarativa= attribuzione del senso più immediato e intuitivo.


“in claris non fit interpratatio”, se la lettera non è oscura bisogna attenersi ad
un’interpretazione dichiarativa.

 Interpretazione correttiva= attribuzione di un significato che a prima vista sembra essere


diverso da quello letterale.
« Interpretazione estensiva Il discorso legislativo ha un significato
« Interpretazione correttiva proprio che è indipendente dall’attività
dell’interprete
Integrazione della legge= l’individuazione di una regola che il documento normativo non
consentirebbe ad una prima e immediata lettura, ma che si ricava con un più accurato esame.))

Dal punto di vista dei soggetti che svolgono l’attività di interpretazione si distinguono:

 Interpretazione giudiziale: compiuta dai giudici, vale solamente per le due parti del
giudizio. Tuttavia una sentenza può avere il valore di precedente in casi simili e le
argomentazioni possono essere assunte a modello da parte di altri giudici.

 Interpretazione dottrinale= apporti di studio dei cultori delle materie giuridiche che si
preoccupano di raccogliere materiali utili all’interpretazione.

 Interpretazione autentica= proviene dallo stesso legislatore che emana disposizioni per
chiarire il significato di altre preesistenti. Queste norme hanno forza vincolante ed efficacia
retroattiva (diversa dalla norme novativa che ha efficacia solo per i fatti compiuti dopo la
sua entrata in vigore).

25. LE REGOLE DELL’INTERPRETAZIONE

L’indagine dell’interprete non si limita alla lettura della legge soprattutto quando sono presenti le
clausole generali (buona fede, equità, buon costume ecc.), che obbligano ad una valutazione
specifica per il singolo caso.

“scire leges non est verba earum tenere sed vima c potestatem” art. 12 comma 1 disp. Prel.
c.c. impone di valutare non solo il significato proprio delle parole (intepretazione letterale), ma
anche l’intenzione del legislatore.
Vengono adottati 2 criteri di interpretazione:
-criterio testuale: nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto
palese dal significato proprio delle parole.
-Criterio logico sistematico: e dalla intenzione del legislatore
-criterio analogico: può capitare che ci siano lacune normative (L’ordinamento giuridico è
complesso ma non completo, non tutte le situazioni dell’esperienza umana sono disciplinate da
norme giuridiche. Anche situazioni non disciplinate devono essere decise dal giudice). 

26 L’ANALOGIA

Lacune dell’ordinamento= il giudice spesso si trova di fronte a fattispecie concrete che nessuna
norma positiva prevede e disciplina, ma non può rifiutarsi di decidere.
L'ordinamento giuridico infatti è complesso ma non completo. Non tutte le situazioni
dell'esperienza umana sono disciplinate da norme giuridiche. E anche situazioni non disciplinate
devono essere decise dal giudice.
Art. 12 comma 2 delle preleggi dice che si deve procedere applicando per analogia le
disposizioni che regolino casi simili o materie analoghe e se rimane ancora il dubbio, si
applicano i principi fondamentali dell’ordinamento.

Il procedimento analogico consiste nell’applicare ad un caso non regolato, una norma non
scritta desunta da una norma scritta, dettata per regolare un caso diverso ma simile a quello
che si deve decidere.

Che cosa devono avere in comune le due fattispecie?

L’elemento in comune deve consistere nella fondamentale giustificazione della disciplina del caso.
Es: se una disposizione è dettata per i lavoratori dipendenti non potrà essere applicata per
analogia a lavoratori autonomi; se invece è dettata per i lavoratori in generale, essa potrà essere
applicata indistintamente per i lavoratori autonomi e per quelli dipendenti.

L’analogia si fonda su un’identità di ratio, ossia il riconoscimento di una finalità nella norma
positiva che ne giustifica l’applicazione ad un caso (simile, ma) non contemplato dalla legge.

Art. 12 cpv. delle preleggi autorizza il ricorso all’analogia legis (una norma che regola un caso
simile), ma anche all’analogia iuris (principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato).
-Analogia legis: se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, sia
riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe.
-Analogia iuris: se il caso rimane ancora dubbio si decide secondo i principi generali
dell'ordinamento giuridico dello Stato.

L’ATTIVITÀ GIURIDICA E LA TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI

CAPITOLO VI. LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE

33. IL RAPPORTO GIURIDICO

Rapporto giuridico= relazione giuridica intersoggettiva tra il titolare di una situazione di vantaggio
(soggetto attivo) e il titolare della corrispondente situazione di svantaggio (soggetto passivo).
I titolari delle situazioni soggettive prendono nome di parte e controparte.
Terzo= tutti coloro che non sono parte del rapporto, egli non viene né inciso dalle vicende del
rapporto giuridico, né può interferire su quel rapporto. “res inter alios acta tertio neque prodest,
neque nocet”. Tuttavia ci sono alcuni casi in cui la legge regola la loro posizione nei confronti di un
determinato rapporto.

Le situazioni giuridiche di un soggetto sono situazioni in cui viene a trovarsi un soggetto in base alla
gerarchia tra interessi confliggenti, stabilita da una determinata norma giuridica e possono essere:
– attive (vantaggio/diritti): al soggetto è attribuito dall’ordinamento giuridico un potere (è il
titolare di un diritto soggettivo) (ad esempio pretende di essere pagato)->diritto soggettivo
– passive (svantaggio/doveri): a carico del soggetto sussiste un dovere (ad esempio deve
pagare)->obbligo, dovere, soggezione

34. SITUAZIONI SOGGETTIVE ATTIVE (DIRITTO SOGGETTIVO, POTESTÀ, FACOLTÀ, ASPETTATIVA,


STATUS)

Le situazioni giuridiche attive determinano la prevalenza dell’interesse del titolare rispetto a quello
di altri soggetti.
Appartengono alle situazioni giuridiche di vantaggio i diritti soggettivi, le potestà, le facoltà, le
aspettative, gli interessi legittimi. Il diritto soggettivo consiste in un potere attribuito a un soggetto
per la tutela diretta di un suo interesse.

Diritto soggettivo= è il potere di agire per il soddisfacimento di un proprio interesse individuale,


protetto dall’ordinamento giuridico.
A volte è attribuito al singolo per realizzare un interesse altrui.
La potestà= es: attribuita i genitori nell’interesse dei figli.

Il diritto soggettivo si suddivide in:


Diritti assoluti=efficaci nei confronti di tutti
Diritti relativi= efficaci nei confronti di uno o più soggetti determinati.

Facoltà= manifestazioni del diritto soggettivo che non hanno carattere autonomo ma sono
comprese in esso.
Es: il diritto di credito ha due facoltà: disposizione e pretesa (facoltà di esigere
l’adempimento da parte del debitore).
Il diritto di proprietà ha due facoltà: godimento (facoltà di usare la cosa in modo diretto o
indiretto) e disposizione.
Ciascuna categoria di diritto soggettivo ha facoltà diverse e anche all’interno della stessa
categoria, la facoltà può darsi in diverse forme.

Aspettativa= situazione di interesse iniziale suscettibile di evolversi in diritto soggettivo in


dipendenza di eventi futuri e incerti.
È una situazione inattiva perché il titolare non può comportarsi attivamente per il
soddisfacimento.

L’ordinamento protegge la posizione di attesa consentendo al titolare di reagire a comportamenti


altrui o a eventi che possano impedire la trasformazione dell’aspettativa in diritto soggettivo:
1) art. 1358: sul titolare del diritto condizionato grava un obbligo di mantenere un comportamento
in buona fede (clausola generale di lealtà).
2) art. 1356 1 comma: se si ravvisa che il titolare del diritto metta a repentaglio l’integrità del bene,
il titolare dell’aspettativa può richiedere un sequestro momentaneo.
3) art. 1359 (avveramento della condizione): la condizione è avverata qualora sia mancata per
causa imputabile a colui che aveva interesse contrario all’avveramento. Si finge che si verifichi un
fatto a tutela della parte che ne aveva l’interesse.

In realtà esiste un’ulteriore situazione soggettiva che è lo status.


Status= sono situazioni soggettive che si ricollegano alla posizione dell’individuo nella collettività.
Gli status sono tre: cittadino, coniuge, di figlio (procreazione biologica o da adozione).
Oltre a rilevare in quanto tali, gli status sono il presupposto di altri diritti e doveri.
Es: acquistato lo status di coniuge, si acquistano anche i relativi diritti e obblighi.

35. L’ESERCIZIO DEL DIRITTO SOGGETTIVO.

Il diritto soggettivo è il potere di agire/di pretendere che un altro agisca, per il soddisfacimento di
un proprio interesse individuale, protetto dall’ordinamento giuridico. (Es1:diritto di proprietà è il
potere di utilizzare una cosa in tanti modi diversi; Es2: diritto di credito è il potere di pretendere
che il debitore paghi la somma dovuta.)
Esercizio del diritto soggettivo= esplicazione dei poteri da parte di chi ne è titolare die poteri di cui
il diritto consta.
È diverso dalla realizzazione= soddisfazione materiale dell’interesse protetto. Essa può
essere: spontanea o coattiva (occorre far ricorso ai mezzi che l’ordino predispone per la
tutela del diritto soggettivo).

Abuso del diritto soggettivo= quando il titolare si avvale delle facoltà che gli sono concesse per
realizzare finalità ulteriore e eccedenti l’ambito dell’interesse che la legge tutela.
L’idea che si sta affermando è quella di applicare maggiormente questo principio, fondato sul
principio di solidarietà.

36. CATEGORIE DI DIRITTO SOGGETTIVI

Prima distinzione: diritti relativi e diritti assoluti.


-diritto assoluto, sono quelli che garantiscono al titolare un potere che può far valere
indistintamente verso tutti gli altri soggetti (erga omnes) sui quali grava semplicemente l’obbligo di
non turbare il godimento del diritto stesso (è un diritto assoluto ad esempio, il diritto di proprietà).
La categoria dei diritti assoluti comprende i diritti reali, i diritti della personalità, i diritti su beni
immateriali.

-diritto relativo, sono quelli che assicurano al titolare un potere che si può far valere solo verso una
o più persone determinate (in personam), a carico delle quali sussiste l’obbligo di fare o non fare
qualcosa.

Mentre il diritto assoluto si caratterizza per la relazione diretta tra un soggetto ed un bene, il
diritto relativo necessita della cooperazione di un terzo; si instaura, così, un rapporto giuridico fra
due soggetti, il creditore ed il debitore.

Diritti assoluti:
1) diritti reali (ramo patrimoniale) (iura in re), è un diritto soggettivo tipico che conferisce al
titolare un potere assoluto ed immediato su una cosa, ovvero diritti su una cosa, beni materiali
(art. 810 c.c.).
- proprietà.
- diritti reali minori: superficie d’uso, usufrutto, abitazione, servitù.
Le altre persone devono astenersi dall’impedirne lo svolgimento.
2) diritti della personalità (diritto all’integrità fisica, al nome, all’immagine ecc.)

Diritti relativi:
- diritti di credito (ramo patrimoniale): non è altro che una pretesa che un soggetto (il
creditore) ha, in seguito ad una prestazione economicamente valutabile, nei confronti di
uno o più soggetti passivi (i debitori)
-diritti potestativi (ramo non patrimoniale)
Quando dunque si fa riferimento al patrimonio di una persona, si prendono in considerazione i
diritti reali e i diritti di credito.

Abbiamo dunque detto che il diritto privato, regola rapporti giuridici tra un soggetto attivo e uno
più soggetti passivi:
SIT.ATTIVA SIT.PASSIVA
-diritto assoluto ---------------------------- dovere
-diritto relativo--------- (patr.)------------obbligazione
----------(non patr.)------Obbligo
-diritto potestativo -------------------------soggezione
Quindi:
Diritto soggettivo: potere di fare qualcosa per il soddisfacimento di un interesse proprio.
Posizione giuridica passiva: dovere di fare/non fare qualcosa per il soddisfacimento di un interesse
altrui.
Posizioni giuridiche intermedie
1) Potestà: potere di fare qualcosa per soddisfare l’interesse altrui.
2) Onere: dovere di fare qualcosa per soddisfare un interesse proprio.

Seconda distinzione: diritti patrimoniali e non patrimoniali.

Patrimoniali= suscettibili di valutazione economica (diritti reali, di credito, diritto di marchio e


brevetto.) La parte passiva è l’obbligazione
Non patrimoniali= hanno alla base un interesse non patrimoniale. (diritto della personalità e di
famiglia). La parte passiva è l’obbligo

Terzia distinzione: diritti disponibili/ indisponibili

Indisponibili= diritti di cui il titolare non può limitare o estinguere con un proprio comportamento.
Sono caratterizzati da: inalienabilità, intrasmessibilità a causa di morte, irrinunziabilità,
impignorabilità, imprescrittibilità.

Disponibili= hanno caratteristiche opposte, tuttavia c’è un diritto disponibile, la proprietà, che ha
tutte queste caratteristiche tranne che esso è imprescrittibile.

Diritti potestativi: diritti intermedi tra relativi e assoluti, sono il potere di operare il mutamento
della situazione giuridica di un altro soggetto che si trova nella situazione passiva di soggezione.
Es: nel caso della comunione di beni ciascuno dei comproprietari può chiedere la divisione
(art. 1111 c.c.) e gli altri comproprietari nulla possono fare di fronte a questa iniziativa.

Diritti personali di godimento= sono una via di mezzo tra poteri relativi e assoluti perché sono:
relativi: verso chi ha concesso il godimento
assoluti: tutti i consociati devono astenersi dal turbare tale godimento.
In realtà fanno parte dei diritti di credito.
Es. art. 1571, locazione = contratto con cui una parte si obbliga di far godere l’altra di una
cosa mobile o immobile per un certo periodo di tempo e per un corrispettivo presso
(canone).

37. INTERESSI LEGITTIMI

Gli interessi legittimi insieme alle aspettative fanno parte delle situazioni di vantaggio inattive.

Interesse legittimo= l’interesse del privato alla legittimità degli atti di un esercizio di potere della
pubblica amministrazione che possono incidere nella sua sfera giuridica. Il privato ha la pretesa
alla legittimità dell’esercizio di potere.

L’esercizio dei pubblici poteri in alcuni casi incide nella sfera di determinati soggetti, non in
quanto cittadini interessati al bene collettivo, ma come portatori di specifici interessi individuali
coinvolti dall’azione pubblica.
Es: il candidato ad un concorso ha l’interesse che questi si svolga nel rispetto delle norme di
legge. Egli ha una tutela mediata o strumentale, di controllo del corretto esercizio delle
pubbliche funzioni.
Egli non ha il diritto di vincere il concorso, ma ha un interesse legittimo al regolare
svolgimento della procedura e può chiedere l’annullamento di tutti gli atti che siano
illegittimi.

39. SITUAZIONI SOGGETTIVE PASSIVE (DOVERE, OBBLIGO, SOGGEZIONE, ONERE)

Le situazioni di svantaggio sono:

– dovere generico di astensione che incombe su tutti i consociati di fronte a un diritto assoluto
(neminem laedere)

– obbligo a cui è tenuto il soggetto passivo di un rapporto obbligatorio (debitore deve fare una
certa prestazione nei confronti del creditore).

– soggezione, la posizione di chi si trova esposto all’esercizio dell’altrui potere potestativo.

Di fronte ad un obbligo è concepibile un comportamento contrario (inadempimento del


debito), di fronte ad una soggezione non è concepibile un comportamento contrario.

– Onere: dovere di fare qualcosa per soddisfare un interesse proprio


Es: il compratore che si vuole avvalere della garanzia per i vizi della cosa vendutagli ha
l’onere di denunciare i vizi della cosa entro 8 gg, altrimenti perde il diritto.

Le posizioni soggettive intermedie: 


 Potestà: situazione di vantaggio usata per altri, potere di fare qualcosa per soddisfare
l’interesse altrui. (es. potestà genitoriale, ora responsabilità) 
 Onere: dovere di fare qualcosa per soddisfare un interesse proprio. 
 (Interesse legittimoà situazione di vantaggio del cittadino) à diritto pubblico, poi modificata
nel 99 [] 
40. VICENDE DEL RAPPORTO GIURIDICO

Le vicende della vita del diritto soggettivo sono l’acquisto e la perdita.


Sono i fenomeni secondo i quali un soggetto acquista, vede modificarsi, oppure perde i propri
diritti soggettivi.

Acquisto= azione con cui un soggetto diventa titolare del diritto.


 Acquisto a titolo originario (è anche il metodo più sicuro)= maturano quando un soggetto
acquista un diritto nuovo indipendente dal rapporto con un precedente titolare del diritto
stesso. Il diritto acquisito non lo deriva da un precedente proprietario.
Es: La pesca (pesco il pesce, non lo acquisto) acquisto delle res nullius (pesci del mare) o
delle res derelictae (occupazione delle cose abbandonate).

 Acquisto a titolo derivativo (più rischioso perché dipende dal diritto che aveva il dante
causa; nel caso in cui comprassi una proprietà di cui il venditore non è il proprietario,
rimarrei fregato) = quando il diritto viene trasmesso da una persona all’altra.
successione= passaggio di un diritto dal patrimonio giuridico di una persona (autore/dante
causa) a quello di un’altra (successore/avente causa).
Gli acquisti derivativi possono essere:
- Acquisto derivativo-traslativo= l’avente causa riceve lo stesso diritto di cui era
titolare il dante causa che perde il diritto di cui era titolare.
- Acquisto derivativo-costitutivo= l’avente causa acquista un diritto nuovo, derivato
del suo dante causa che non perde la titolarità del suo diritto ma subisce solo una
modificazione. (sole per i diritti minori).
Negli acquisti derivativi:
1) il successore non può avere un diritto più ampio dell’autore
2) l’acquisto del diritto dipende dalla sua effettiva esistenza.

Acquisti onerosi/ gratuiti= sulla base di un atto gratuito/oneroso


Acquisti tra vivi/ a causa di morte (successione legittima e successione testamentaria) = sulla base
dell’atto che li produce.

La successione può essere:


 A titolo universale= l’acquirente succede in universum ius, nella totalità delle situazioni
soggettive che fanno capo al precedente titolare delle stesse.
avviene in:
caso di morte di una persona: l’erede (non il legatario) succede in tutte le situazioni
soggettive del decuius o in una frazione di esse (anche nei debiti).
Caso di fusione di società già esistenti o di incorporazione: l’ente che ne risulta succede in
tute le situazioni soggettive.
 A titolo particolare= l’acquirente succede in un singolo diritto o in una pluralità di diritti.

Estinzione del rapporto= il titolare perde il diritto senza che questo venga trasmesso ad altri.

Vi sono diverse cause di estinzione:


-rinuncia da parte del proprietario, ad eccezione dei diritti fisici
-soddisfazione dell’interesse/estinzione fisiologica, ovvero quando viene soddisfatto l’interesse del
portatore del diritto
-decorso del tempo (sono due) il che da luogo alla prescrizione e alla decadenza. L’estinzione di un
diritto per prescrizione avviene nel momento in cui il titolare non lo utilizza (e dovrebbe) per il
periodo di tempo prestabilito (ciò non ricade sulla proprietà e sulla personalità; può valere invece
sui diritti patrimoniali: esempio crediti che non mi sono stati dati per molti anni, non posso piu
pretenderli); la decadenza ha luogo invece quando dopo un tot di tempo non si ha più la possibilità
di esercitare un diritto. La differenza tra i due è che nel caso della prescrizione vi è un diritto che
deve essere eseguito e preteso (es. credito), nel caso della decadenza non è obbligatorio.
Si interrompe il termine di prescrizione nel momento in cui “scade” il mio diritto o quando la
persona verso cui esigo il mio diritto, riconosce che è troppo tardi.
Diversa è invece la sospensione della prescrizione, ovvero quando viene sospesa
momentaneamente, per poi riprendere con l’asso di tempo rimasto. (es. in un totale di 10 anni, se
viene sospeso dopo 2, rimane sospeso per 4, alla sua ripresa ne rimarranno 8).
La prescrizione presuntiva (art. 2954) è un istituto del diritto civile per il quale, trascorso un certo
periodo di tempo, un diritto si presume estinto
Per il caso della decadenza invece è differente, in quanto l’esigenza non è quella che il diritto
venga esercitato, ma che venga esercitato in tempi rapidi. (esempio della garanzia; qui non si
vuole esercitare il diritto a tutti i costi, ma nel caso in cui vi fosse bisogno, c’è un tempo ben
preciso entro il quale esercitare il mio diritto).

FATTO GIURIDICO
Il fatto giuridico è un evento naturale o umano a cui la norma ricollega effetti giuridici, e gli effetti
possono essere la costituzione, modificazione o estinzione di un diritto soggettivo.
I fatti giuridici si suddividono in:
-fatti naturali, eventi naturali ai quali le norme giuridiche ricollegano degli effetti giuridici (non
sicuro)
-fatti umani, comportamento umano di cui sia rilevante la volontarietà
Quando si parla di fatti umani bisogna compiere una distinzione tra atto giuridico in senso stretto e
negozio giuridico.
L’atto giuridico (dalle slide: volontà del comportamento, irrilevanza della volontà degli effetti) in
senso stretto è un atto che presuppone la volontà e la consapevolezza da parte di chi li compie, ma
non l’intenzione di produrre l’effetto giuridico (Esempio: l’occupazione o l’adempimento di
un’obbligazione) (art. 923 ,1191, 2043) Colui infatti che non è in grado né di intendere ne di volere,
non risponderà dell’atto commesso, ma ne risponderà il suo tutore.
Il negozio giuridico (dalle slide: volontà del comportamento e rilevanza della volontà degli effetti)
invece è l’atto mediante il quale il privato è autorizzato dall’ordinamento giuridico a regolare
interessi individuali nei rapporti con altri soggetti.
Le Dichiarazioni di scienza invece sono una via di mezzo tra atti giuridici e negozi giuridici, ovvero
sono atti attraverso i quali un soggetto dichiara di essere a conoscenza di un fatto giuridico. (art.
2721 e 2730).
Nel codice civile questa suddivisione è indicata tramite una determinanata terminologia:
-quando vuole parlare dei fatti giuridici in senso stretto usa l’espressione “fatto”
-quando invece vuole indicare un negozio giuridico, il codice usa il termine “atto”
Nelle norme dunque non troveremo mai le espressioni “atto giuridico in senso stretto o negozio
giuridico”.

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