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Il fenomeno giuridico consiste nella nascita di un complesso di regole che si

applicano all’interno di un aggregato sociale.


Esso nasce dunque là dove esiste una qualche forma di aggregazione umana e
nello stesso tempo lo sviluppo di tale aggregazione è posto in essere dalle
regole che disciplinano i rapporti tra i soggetti che la compongono.
È dunque evidente il legame strettissimo che intercorre tra fenomeno giuridico
e fenomeno sociale.

Le regole che presiedono al soddisfacimento dei fini comuni all’aggregazione, e


dunque al suo esistere, possono essere norme giuridiche e/o norme sociali.
Le norme giuridiche sono dirette essenzialmente a disciplinare in modo stabile i
rapporti tra gli individui in quanto soggetti di quella comunità, e dunque legate
indissolubilmente agli eventi storici concreti della società, e caratterizzate dalla
esteriorità e dalla coattività; le norme sociali invece sono orientate a
disciplinare i comportamenti dei singoli e del gruppo in vista del conseguimento
di fini particolari, legate, sia pure in misura diversa, a valori trascendenti, e
affidate all’adesione spontanea dei membri del gruppo.
Dunque caratteristiche delle norme giuridiche sono:
1. generalità, si rivolgono ad un numero indeterminato e a priori
indeterminabile di soggetti
2. astrattezza, valgono nel tempo per tutti i rapporti ad esse riconducibili
3. coattività ed esteriorità, la dovuta adesione alle norme anche contro la
volontà individuale, pena la sanzione.
Generalità e astrattezza garantiscono l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i
cittadini che si trovino nella medesima condizione, così come previsto dall’art.
3.1 Cost.: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla
legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali.”
Le norme giuridiche vengono dunque a distinguersi dai provvedimenti che,
similarmente alle norme giuridiche sono dai comandi, ma caratterizzati dalla
particolarità e dalla concretezza, per cui non risultano validi per qualunque
soggetto e in qualunque momento.

Le norme giuridiche possono essere scritte o non scritte: possono cioè essere
contenute in particolari atti, o meglio le disposizioni da cui dipendono possono
essere contenute in particolari atti, diritto scritto, o possono nascere dal
comportamento consuetudinario di coloro che appartengono ad una certa
società, diritto non scritto o consuetudinario.

In genere una norma giuridica ha una struttura logico ipotetica: ad una


fattispecie astratta costituita da un atto o da un fatto giuridico, si collegano
effetti giuridici che conseguono obbligatoriamente al verificarsi in concreto
della fattispecie astrattamente prevista dalla norma. Tali effetti che
costituiscono la conseguenza della fattispecie possono dar luogo a:
1. posizioni soggettive di svantaggio, ossia l’obbligo di svolgere o di
astenersi dallo svolgere una determinata attività, e si distinguono in:
• doveri, volti alla soddisfazione di interessi generali
• obblighi, volti alla soddisfazione di interessi particolari di un altro
soggetto
• oneri, volti alla soddisfazione di interessi particolari di un altro
soggetto
2. posizioni soggettive di vantaggio, ossia il diritto di esigere da altri un
comportamento conforme a quello imposto dalla norma giuridica, e si
distinguono in:
• diritto soggettivo, di cui è titolare chi riceve una tutela diretta da
parte della norma giuridica mediante l’imposizione di un obbligo di
rispetto di tale interesse ad altri soggetti, distinguendo il diritto
assoluto, quando l’imposizione dell’obbligo è rivolta ad una pluralità
di soggetti, dal diritto relativo, quando l’imposizione dell’obbligo è
rivolta ad una a determinati soggetti
• interesse legittimo, di cui è titolare chi riceve una tutela indiretta da
parte della noma giuridica.

Nel momento in cui le norme giuridiche si presentano con il carattere della


stabilità dettato dalla stabilità del gruppo sociale e dei fini che ne
rappresentano il tessuto connettivo, esse possono essere considerate un
ordinamento giuridico, termine che sta a sottolineare la stretta coesistenza tra
l’insieme delle norme giuridiche e l’apparato organizzativo che ne assicuri la
produzione, l’applicazione e l’osservanza. La pluralità degli ordinamenti giuridici
è dettata dalla pluralità dei possibili fini che in concreto possono determinare
un’aggregazione di più individui.
A seconda della natura dei fini possiamo distinguere ordinamenti giuridici:
• particolari, che si propongono cioè il raggiungimento di finalità delimitate
ad un certo settore che può essere di natura sportiva, religiosa,
culturale, …
• generali, che si propongono invece il soddisfacimento di una finalità
tendenzialmente onnicomprensiva di tutti i possibili interessi sociali,
genericamente individuata nel “bene comune”. Tra questi si distinguono
quelli originari, che possiedono un carattere di sovranità, da quelli
derivati, i cui poteri dipendono da un altro ordinamento ad essi
sovraordinato.

Proprio per la pluralità degli ordinamenti nasce l’esigenza di assicurarne una


convivenza armonica e non conflittuale, che sul piano interno trova riscontro
nel compito dell’ordinamento giuridico statuale di regolare i rapporti tra i
diversi ordinamenti che vivono al suo interno, riconosciuti e tutelati nella
misura in cui non si pongono in contrasto con gli interessi generali perseguiti
dall’ordinamento statuale e con le regole poste in essere dal medesimo;
mentre sul piano esterno trova riscontro nello sviluppo di forme sempre più
stabili ed efficaci di collaborazione internazionale (ONU, Unione Europea) e
nello sviluppo di strumenti volti a disciplinare le relazioni tra regole di
ordinamenti statuali diversi riguardo ad un determinato rapporto giuridico, e le
relazioni tra le norme giuridiche che nascono sul piano internazionale e le
regole giuridiche interne.
Riguardo al modo di intendere il diritto e di produzione e applicazione del
medesimo possiamo distinguere:
• ordinamenti giuridici di common law, che si basano su un tessuto di
regole di cui molte non scritte, bensì basate sull’affermazione di principi
tratti per lo più dall’esperienza, dalle consuetudini, dalla prassi. In
Inghilterra neppure le regole costituzionali sono contenute in un unico
testo ma si rifanno ad atti normativi risalenti nel tempo o a regole di
carattere consuetudinario.
È per questo che la funzione esercitata dai giudici è venuta assumendo
particolare valore, poiché essa non si limita all’applicazione alla singola
fattispecie della regola fissata in termini generali dalla legge, ma è
ricerca delle regole da applicare ed è dunque fonte di diritto, valore che è
espresso dal principio dello stare decisis o del valore obbligatorio del
precedente giurisdizionale, in base al quale nessun giudice può
discostarsi dai principi affermati in altra precedente pronuncia giudiziaria
riguardante un caso analogo a quello che si trova a giudicare.
• ordinamenti di civil law, fondati su un tessuto di regole di diritto scritte,
per cui la norma giuridica è tale solo se contenuta in atti cui lo stesso
ordinamento riconosce la capacità di produrre tale regola. In tal caso il
ruolo del giudice sarà solo quello di interpretare la regola giuridica scritta
e di applicarla al caso concreto, mentre non gli è riconosciuto alcun
compito creativo di diritto.

Da quanto detto finora è chiaro che le norme nascono attraverso due distinti
meccanismi: o mediante l’attribuzione a certi organi del potere di creare,
integrare e modificare il diritto o mediante il riconoscimento di valore giuridico
a regole che nascono da certi fatti o comportamenti umani.
Le fonti di produzione del diritto sono dunque tutti gli atti o fatti cui
l’ordinamento riconosce l’idoneità a porre in essere norme giuridiche. Soltanto
lo stato ha il potere di riconoscere le proprie fonti, indicando gli atti o fatti che
possono produrre norme nell’ordinamento.
Esse si distinguono in:
1. fonti atto, sono gli atti normativi che sono espressione della volontà
normativa di soggetti cui l’ordinamento attribuisce l’idoneità a porre in
essere norme giuridiche , e dunque imputabili a determinati soggetti
2. fonti fatto, sono i comportamenti riconosciuti dal corpo sociale come
giuridicamente rilevanti, ad esempio la consuetudine che è un
comportamento sociale osservato in maniera costante e uniforme dai
membri di una comunità tanto da avere la convinzione della sua
obbligatorietà e riconoscerlo come giuridicamente vincolante.

Dalle fonti di produzione del diritto, consistenti negli atti o fatti cui
l’ordinamento riconosce l’idoneità a porre in essere una norma, individuando
nelle fonti sulla produzione l’organo titolare del potere e il procedimento di
formazione dell’atto normativo, si distinguono le fonti di cognizione, ossia
l’insieme dei documenti che raccolgono i testi delle norme giuridiche e dunque
forniscono la conoscibilità legale della norma.