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Capitolo Primo

-Fatti giuridici in senso stresso: fenomeni nei quali non entra in gioco la volontà
umana. In tali fatti il diritto ricollega ad essi la produzione di un effetto giuridico.

-Atti giuridici: fatti nei quali entra in gioco la volontarietà umana del comportamento
(anche omissivo) alla produzione degli effetti giuridici. L’atto deve essere valido e
efficace sul piano giuridico. È valido se è conforme alla disciplina del potere di cui è
espressione. È efficace quando può produrre immediatamente gli effetti previsti.

-Nullità: può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse, può essere rilevata
d’ufficio, di solito è insanabile, l’azione giudiziaria è imprescrittibile ed ha effetto
retroattivo. Col termine nullità assoluta si indica l’inesistenza giuridica dell’atto. Esso
è assolutamente inidoneo a produrre effetti giuridici.

-Annullabilità: l’atto annullabile produce effetti fin quando non viene annullato, può
essere sanato e convalidato. L’annullamento ha efficacia retroattiva, salvi peraltro i
diritti dei terzi acquisiti a titolo oneroso. L’azione di annullabilità è prescrittibile, può
essere proposta di norma dalla parte nel cui interesse è prevista e il giudice non può
procedere d’ufficio.

Con i termini nullità e annullabilità l’ordinamento indica casi di gravità diverse di


invalidità di un atto, il quale non viene considerato inesistente sul piano giuridico, ma
contrastante con lo schema della fattispecie legale e con gli interessi fondamentali
dell’ordinamento. L’so di tali categorie è diverso nel diritto privato e pubblico, in
quest’ultimo il concetto di nullità indica il caso dell’inesistenza giuridica dell’atto. In
via generale si può dire che l’atto nullo non produce effetti.

-Fattispecie giuridica: è il fatto che l’ordinamento giuridico prevede come causativo


di un evento giuridico. È astratta se si prende in considerazione la previsione
normativa, è concreta se si prende in considerazione il fatto che si è verificato
realmente. La fattispecie può essere semplice, se con la produzione dell’evento, la
norma prevede il verificarsi di un solo fatto; o complessa, se sono previsti più fatti
collegati e concatenati unitariamente fra loro; in questa seconda ipotesi essa è anche
definita fattispecie a forma progressiva la quale può risolversi in un procedimento in
senso stretto.

-Procedimento: nozione più ampia della fattispecie a formazione progressiva e


comprende quell’insieme di fatti che non sono unitariamente concatenati in vista della
produzione di un unico definitivo effetto, ma danno piuttosto luogo a diversi eventi in
una sequenza nella quale gli uni costituiscono il presupposto degli altri.

-Tempo e luogo: il tempo rileva ai fini del computo della prescrizione, dell’usucapione,
della decadenza, per delimitare il potere conferito ad un soggetto o per disciplinare
l’adempimento di un’obbligazione. Lo spazio rileva per individuare il luogo in cui deve
essere adottato un atto o tenuto un comportamento o adempiuta un’obbligazione
oppure per delimitare il potere conferito ad un soggetto.

Capitolo Secondo

-La norma giuridica: è una regola giuridica che stabilisce un modello di


comportamento o di organizzazione. Come tale essa è prescrittiva. Le caratteristiche
della norma giuridica sono: l’astrattezza e la generalità. Altra caratteristica è
l’imperatività, nel senso che ad essa si accompagna una sanzione per assicurarne
l’osservanza.

-Criterio gerarchico: le fonti sono ordinate secondo un sistema gradualistico per cui
vi sono fonti superiori o inferiori, primarie o sub primarie. In base a tele criterio la
fonte di grado superiore prevale su quella di grado inferiore, la quale non è esclusa
dalla disciplina in caso di mancanza della fonte superiore.

-Criterio di competenza: alcune materie o un complesso di materie sono riservate in


tutto o in parte a determinate fonti con esclusioni di altre. Pertanto, soltanto una
specifica fonte è abilitata a disciplinare una materia indipendentemente dal grado che
riveste nella scala gerarchica.

- Si verificano quindi Riserve normative. La riserva può essere assoluta o relativa. Nel
primo caso soltanto una determinata fonte disciplina quella materia o quel complesso
di materie. Nel secondo una determinata fonte deve comunque stabilire i principi
relativi alla materia, lasciando ulteriori discipline ad altre fonti sottordinate.

-Fonti scritte: quelle che per esistere necessitano di una forma ad substantiam,
riconducibile all’espressione di volontà proveniente da un determinato soggetto.

-Fonti non scritte: quelle che si concretano in principi, ritenuti immanenti


all’ordinamento complessivo e da esso desunti, o si formano senza un procedimento
solenne a seguito dei comportamenti uniformi di parte dei consociati o di determinati
soggetti.
-Legge: fonte scritta del diritto per eccellenza. La legge è redatta in articoli che poi
si dividono in commi.

-Consuetudine: fonte non scritta del diritto. Col termine consuetudine (o uso) si
indicano quei fenomeni che si concretano nella formazione, nell’ambito dei vai gruppi
sociali, di tipi di comportamento generalizzati, ovverosia di regole sociali, in
considerazione dell’abitualità e della costanza con cui sono protratti nel tempo i singoli
comportamenti tenuti dai consociati. La desuetudine in senso stretto, invece, esprime
il venir meno dell’effettività della norma preesistente.

-Usi interpretativi: vengono assunti, nel campo privatistico, per interpretare o


integrare la volontà contrattuale delle parti.

-Prassi: con tale termine si indica il modo uniforme di comportarsi di uno o più
soggetti determinati nell’esplicazione della sua attività.

-Interpretazione giuridica. Può distinguersi in basi a vari criteri: criterio giudiziale,


dottrinale, autentico, a seconda dell’autorità da cui proviene; criterio letterale, logico,
a seconda del modo di procedere per determinare il significato del testo. Ci sono
anche: il criterio teleologico (lo scopo avuto di mira), sistematico (il collocamento nel
sistema complessivo delle norme), storico (per stabilire il contesto nel quale è venuta
ad esistenza la norma e l’evoluzione successiva. Infine troviamo l’interpretazione
analogica che viene usata in mancanza di una precisa disposizione che consenta di
risolvere la controversia. In tal caso si può ricorrere alla disciplina omogenea,
esistente per casi simili o, in mancanza di essa, ai principi generali dell’ordinamento
giuridico dello Stato.

-Antinomie e la loro risoluzione. Col termine antinomie si indica il contrasto tra


norme provenienti da fonti diverse o dalla stessa fonte ma in momenti diversi. È
compito dell’interprete risolvere le antinomie. La risoluzione può avvenire in base a tre
criteri: cronologico, gerarchico o della competenza. Secondo il criterio cronologico la
norma posteriore secondo l’ordine temporale prevale su quella precedente. L’effetto
normale è quello dell’abrogazione. L’abrogazione può avvenire per dichiarazione
espressa o per incompatibilità fra le nuove disposizioni e le precedenti, oppure
tacitamente. La cessazione di efficacia della norma antecedente opera a decorrere
dall’entrata in vigore della norma successiva. Ciò comporta l’irretroattività
dell’abrogazione, con la conseguenza che la norma abrogata continuerà ad applicarsi ai
rapporti sorti anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina. Secondo il
criterio gerarchico le norme contenute in una fonte di grado maggiore prevalgono su
quelle di grado gerarchicamente inferiore. In base al criterio della competenza,
l’ordinamento individua settori materiali la cui disciplina è affidata a determinate
fonti ad esclusioni di altre.

Capitolo quarto

-Lo stato come ente originario e ternario. Sul piano politico, col termine Stato, si fa
riferimento a quei fenomeni di aggregazione politica di un popolo su un territorio, che
danno appunto luogo a Stati veri e propri dell’era moderna e contemporanea. Sotto
tale profilo lo Stato si pone come ente primario e originario, autonomo e indipendente
da ogni altra entità politica, che si costituisce con un proprio ordinamento giuridico e
pretende di produrre diritto con potere di supremazia nel proprio ambito operativo e
funzionale. Lo Stato è visto come la combinazione di tre enti: un popoli, un territorio
stabilmente governato, un potere supremo di dominio che viene indicato col termine di
sovranità.

-Popolo e cittadinanza. Il popolo è un’unità ideale di uomini organizzata politicamente


che nella sua vita sociale si presenta unilateralmente. Dal popolo va distinta la
popolazione che comprende, oltre i cittadini, anche individui che temporaneamente si
accompagnano ad esso, ma non ne sono parte integrante. Dal popolo va anche distinto il
concetto di nazione in senso stretto, con il quale si indica il complesso di individui
legati tra di loro da comuni tradizioni, cultura, razza, etnie, senza che entri in gioco
un’organizzazione politico-giuridica. Il rapporto tra Stato e popolo si costituisce col
vincolo giuridico della cittadinanza, la quale è disciplinata da ogni Stato in modo
autonomo e diverso. Essa può essere attribuita ai singoli a titolo originario, per
discendenza naturale, per nascita nel territorio dello Stato. Può anche acquistarsi a
titolo derivativo, per effetto del matrimonio, o per concessione da parte dello Stato.
Può anche prendersi per volontà o per il verificarsi di altri eventi, come ad esempio
l’acquisto di altra cittadinanza. A seguito dell’approvazione del Trattato dell’UE, l’art.
17 assicura ai cittadini italiani, e a tutti gli Stati membri dell’unione, la cittadinanza
europea, la quale va a costituire il compendio di tutti i diritti e doveri politici ad essi
riconosciuti in ambito comunitario.

-Territorio. Il territorio è quella parte di superficie terrestre dove si esercitano il


dominio e la sovranità dello Stato. Esso comprende non solo la terraferma ma anche
parte del mare contiguo alla terraferma e dello spazio aereo ad essi sovrastante. La
terraferma è delimitata da confini artificiali o naturali. Lo spazio sottostante al suolo
si estende fino alle possibili utilizzazioni da parte dello Stato. Il mare è costituito dal
mare territoriale che si estende da un minimo di tre ad un massimo di dodici miglia
marine, oltre il quale il mare è libero. Lo spazio aereo comprende la zona atmosferica,
mentre quella superiore è soggetta ad accordi internazionali. Le navi costituiscono
territorio dello Stato di cui battono bandiera in mare libero, quelle militari
costituiscono territorio dello Stato anche se si trovano in mare territoriale straniero.

-Sovranità. Può essere intesa come requisito di ogni ordinamento politico originario,
autonomo e indipendente. Per essere tale, non deve ammettere la presenza di
alcun’altra entità al di sopra di sé che possa interferire nel proprio ambito d’azione. Il
sovrano è tale per il solo fatto che è al di sopra di ogni potere. In quanto vero sovrano
egli deve disconoscere altra fonte di potere politico che possa esistere nel suo ambito
funzionale indipendentemente dalla sua volontà. Ciò che esiste politicamente è quando
egli ha voluto come esistente politicamente, essendo l’unica autorità che esiste
indipendentemente da ogni altra autorità.

-Teoria dei presupposti o degli elementi costitutivi dello Stato.

Capitolo settimo

-Evoluzione della teoria della divisione di poteri. La teoria della divisione dei poteri
come separazione delle funzioni fondamentali dello stato fra vari organi viene di solito
ricondotta all’elaborazione di Montesquieu, anche se si possono individuare precedenti
teorizzazioni in Aristotele e Locke. L’esigenza di dividere il potere in potere
legislativo, esecutivo e giurisdizionale fu dal Montesquieu collegata all’esigenza di
tutelare la libertà politica dei cittadini nei confronti del potere statale. Egli,
muovendo dal modo in cui veniva ripartito il potere statale in Inghilterra tra monarca
e parlamento, ritenne che per evitare l’oppressione dei singoli e gli arbitrii
dall’esercizio del potere, occorresse frazionare il potere statale tra soggetti o organi
diversi e distinti, in modo che il potere degli uni fosse in grado di arrestare il potere
degli altri. Tale concezione in definitiva intendeva creare nello stato organi o gruppi di
organi ciascuno di essi titolare di una porzione del potere politico e ognuno in
posizione autonomia e rispetto agli altri: da una parte il potere politico e burocratico
del monarca, e dall’altra il potere politico delle assemblee parlamentari nelle quali
trovava la sua manifestazione naturale il popolo, o almeno la parte di esso
politicamente attiva. Quando però, nell’evoluzione storica cui è andato incontro lo
stato costituzionale, il potere politico ha finito per concentrarsi via via nelle mani del
popolo, fin quando non si è più posta l’antitesi con altro potere al di fuori di questo, è
venuta a mancare la base per una istituzionalizzazione nello stato dei due poteri
politici, quello del popolo e quello del monarca, per cui è venuta conseguentemente e
necessariamente a cadere la costruzione che Montesquieu aveva fatto della divisione
dei tre poteri. I concetti giuridici di potere e di divisione di potere hanno assunto
quindi tutt’altro significato. Essi non indicano più campi materiali di azione di soggetti
detentori di una parte del potere politico, ma piuttosto definiscono una serie di
attribuzioni di organi dello stato o di soggetti distinti dalla persona statale, che sono
esercitate da questi, e che sono individuate prevalentemente in base a criteri formali;
sicché si sono risolti nel principio della ripartizione funzionale di competenze. Il
potere è stato quindi razionalizzato in relazione all’organizzazione istituzionale. Si
sono create competenze diverse, ciascuna coerente con compiti specifici da
adempiere, ciascuna parte dell’unitario e originario potere dello stato.

-Potere di esecuzione costituzionale.

-Potere legislativo. Il potere legislativo è uno dei tre poteri fondamentali attribuiti
allo Stato, secondo il principio classico di separazione dei poteri. Per potere dello
Stato s'intende un organo o un complesso di organi dello stato indipendenti dagli altri
poteri.

Negli stati contemporanei del potere legislativo è titolare:

• il parlamento a livello nazionale;


• i parlamenti degli stati federati, nelle federazioni;
• eventuali organi, analoghi al parlamento, di regioni e altri enti territoriali ai
quali è riconosciuta autonomia legislativa.

Detti organi producono le norme attraverso un atto che prende il norme di legge.
Peraltro, nella generalità degli ordinamenti non tutte le funzioni normative sono
concentrate nel potere legislativo mentre sono attribuite a quest'ultimo anche
funzioni non normative.

-Potere giurisdizionale. La funzione giurisdizionale è un servizio di monopolio dei


giudici che sono raccolti in un corpo chiamato magistratura. Il potere giurisdizionale
consiste nell’intrinseca idoneità degli atti posti in essere, per gli effetti prodotti
nell’ambito del procedimento in cui sono inseriti, di giungere ad una decisione dotata di
una particolare forza ed efficacia, come tale suscettibile di essere definitiva rispetto
ad altre manifestazioni di volontà, la quale fa stato in ordine ad una specifica
questione insorta tra privati, tra privati e amministrazioni, tra amministrazioni fra
loro, fra fonti diverse dell’ordinamento e in genere tra qualunque soggetto.

-Potere esecutivo. Il potere esecutivo, generalmente posseduto da un'istituzione


denominata "governo", è in prima istanza il potere di applicare le leggi, distinto dal
potere legislativo, che è il potere di fare le leggi, mentre il potere giudiziario è il
potere di giudicare, ed eventualmente punire, chi non rispetta le leggi. Il potere
esecutivo è esercitato da organi che eseguono le prescrizioni delle leggi e attuano in
concreto le pubbliche finalità. La separazione tra i tre poteri è volta a garantire
l'imparzialità delle leggi e della loro applicazione. I suoi compiti sono molti, è
incaricato di:

• far rispettare l'ordine e la legge attraverso la gestione delle forze di polizia e


dei penitenziari
• condurre la politica estera dello stato
• dirigere le forze militari
• dirigere i servizi pubblici e la pubblica amministrazione.

Capitolo ottavo

-Forme di governo assoluto e democratico. Con forma di governo si indica più


propriamente il modo in cui il potere si ripartisce tra gli organi costituzionali dello
Stato e i rapporti che tra essi si instaurano. Le forme di governo possono essere
distinte da vari angoli visuali. Possono contrapporsi forme di governo assolute o
autoritarie a forme democratiche, le quali si distinguono a loro volta a seconda del
modo in cui è distribuito il potere sovrano tra le varie istituzioni e organi. Secondo una
classificazione classica possono aversi forme di governo costituzionali, parlamentari,
le quali presentano a loro volta varie sottodistinzioni, assembleari, presidenziali e
dittatoriali.

-Governo parlamentare. Storicamente la forma di governo parlamentare si è formata


con il passaggio da una forma di governo costituzionale ad un governo responsabile non
solo di fronte al re ma anche di fronte al parlamento, in seguito solo di fronte al
parlamento, di cui deve godere fiducia. Non è quindi la forma di stato ciò che
contraddistingue la forma di governo parlamentare, ma il rapporto fiduciario che deve
sussistere tra governo e parlamento in base al quale il governo è espressione della
maggioranza parlamentare e in quanto tale riceve dal parlamento l’approvazione del
suo programma politico, per cui, in caso di mancanza di sostegno, venendo meno la
fiducia, deve dimettersi.

-Governo assembleare.

-Governo presidenziale. È quella tipica dell’ordinamento degli USA. Si fonda sul


dualismo fra parlamento e governo e non c’è un rapporto fiduciario fra i due organi. Il
capo del governo è eletto dal popolo, come anche il parlamento, direttamente o
indirettamente o anche dal parlamento. Dopo l’elezione resta in carica per tutto il
mandato presidenziale. Non è quindi l’elezione popolare che caratterizza questa forma
di governo, ma la separazione tra ruolo del parlamento e dell’esecutivo, ciascuno
dotato di distinti poteri.

-Governo semipresidenziale. Si tratta di una forma di governo che presenta


caratteristiche intermedie fra quella parlamentare e presidenziale. Il capo dello stato
è dotato di ampi poteri politici e di intervento nei confronti del parlamento e del
governo, che egli provvede a nominare. Il governo deve godere della fiducia del
parlamento. In sostanza si tratta di una forma di governo parlamentare con un
esecutivo nel quale ha preminenza il ruolo del capo di stato.

-Governo dittatoriale. La forma di governo dittatoriale è caratterizzata dalla


presenza di un esecutivo collegiale, eletto dal parlamento per tutta la durata della
legislatura, che assomma le funzioni di governo e di capo di stato, nonché dalla
mancanza di un rapporto fiduciario tra tale organo e il parlamento.

Capitolo nono

-La costituzione nel sistema delle fonti. Il vigente ordinamento italiano conosce una
molteplicità di fonti che trovano disciplina nella costituzione della repubblica italiana
(entrata in vigore il 1 gennaio 1948) e nella legislazione ordinaria. La costituzione è
quindi la fonte di grado più elevato, assistito da una forza particolare derivante dal
suo carattere rigido, e la sua osservanza è garantita in via giurisdizionale dalla corte
costituzionale.

-Leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Accanto alla costituzione si


pongono con pari grado le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi
costituzionali. Le leggi di revisione costituzionale sono quelle che modificano o
integrano in modo espresso il testo della costituzione. Le altre leggi costituzionali
sono invece adottate per quelle materie che la stessa costituzione riserva alle leggi
costituzionali. Tanto le leggi di revisione costituzionale quanto le leggi costituzionali
vengono adottate col procedimento aggravato previsto dall’art. 138 Cost., nel quale si
combinano due successive delibere del parlamento (l’una a 3 mesi di distanza dall’altra)
con l’eventuale ricorso al referendum popolare (dove non c’è bisogno del
raggiungimento di un quorum, a differenza di un referendum abrogativo). L’art. 139
Cost. limita espressamente il potere di revisione, stabilendo che la forma repubblicana
non può essere oggetto di revisione costituzionale. Parte della dottrina sostiene che
non possono essere sottoposte a revisione costituzionale neppure quelle disposizioni
della costituzione che garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo e i principi
fondamentali che caratterizzano la repubblica democratica, come, ad esempio, il
principio dell’eguaglianza davanti alla legge.

-Fonti primarie e secondarie. La costituzione italiana prevede altre fonti del diritto
oltre a quelle costituzionali. Sono previste specificatamente dalla costituzione le leggi
del parlamento e gli atti aventi valore e forza di legge, le leggi regionali, gli statuti
delle regioni ordinarie e a autonomia speciale, e quelli degli enti territoriali, i
regolamenti delle camere, i regolamenti emanati dal presidente della repubblica, i
regolamenti regionali, quelli dei comuni, delle province e delle città metropolitane, i
contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria erga omnes, i referendum
abrogativi di legge o atti avente forza di legge dello stato e i referendum normativi
regionali. Nelle disposizioni preliminari al codice civile del 1942 sono indicate come
fonti del diritto le leggi e gli atti aventi forza di legge, i regolamenti, le norme
corporative e gli usi, ovverosia le consuetudini. Le norme corporative sono peraltro
venute meno con la soppressione degli organi corporativi e con l’abrogazione
dell’ordinamento corporativo, mentre furono lasciati in vigore i contratti e gli accordi
stipulati in precedenza.

-Potestà legislativa regionale e statale. La legge formale può essere la legge dello
stato approvata dal parlamento oppure la legge regionale o quella delle provincie
autonome di Trento e Bolzano. La legge dello stato, a seguito della modifica dell’art.
117 Cost. non ha più una competenza generale per qualsiasi materia, bensì una
competenza limitata alle materie indicate dal secondo e terzo comma del novellato
art. 117.

-Atti aventi valore e forza di legge. Decreti legislativi. La costituzione adopera le


espressioni atti aventi valore di legge e atti aventi forza di legge con riferimento ai
decreti legislativi e ai decreti legge. Si tratta di atti normativi adottati dal governo
ed emanati dal presidente della repubblica che sono equiparati alla legge quanto al loro
rapporto con le altre fonti dell’ordinamento. I decreti legislativi sono quindi atti
aventi valore di legge ordinaria adottati dal governo in base a delegazione del
parlamento.

-Decreti legge. Bandi militari. I decreti legge sono atti provvisori con forza di legge
adottati di propria iniziativa dal governo, sotto la sua responsabilità, in casi
straordinari di necessità e di urgenza. Il decreto legge entra in vigore
immediatamente, deve essere presentato alle camere il giorno stesso della sua
emanazione e, ove le camere non siano riunite o sciolte, esse vanno appositamente
convocate e si riuniscono entro cinque giorni. Ciò in quanto il decreto legge deve
essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione, pena la
perdita dell’efficacia sin dall’inizio. I bandi militari sono ordinanze emanate
dall’autorità militare in tempo di guerra. Anche essi possono essere collocati tra gli
atti aventi forza di legge. Tuttavia per ritenersi validi e compatibili con la
costituzione occorre che il parlamento nel deliberare lo stato di guerra preveda la
possibilità di utilizzare tali atti nel momento in cui disciplina l’esercizio dei poteri del
governo.

-Statuti regionali. Gli statuti regionali hanno diverso valore e forza a seconda che si
tratti di regioni ad autonomia speciale o regioni ordinarie. Gli statuti delle regioni
speciali assicurano una autonomia particolare a tali regioni in deroga alle disposizioni
costituzionali valide per tutte le atre regioni. Devono tuttavia osservare anch’essi i
principi fondamentali della costituzione. Gli statuti delle regioni ordinarie sono
adottati non più con legge dello stato, ma direttamente da ciascuna regione con legge
regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti. La legge non viene
immediatamente promulgata, in quanto occorre attendere l’eventuale ricorso da parte
del governo innanzi alla corte costituzionale sulla legittimità costituzionale della
deliberazione statuaria regionale. La legge di approvazione dello statuto regionale è
quindi una legge particolarmente rinforzata, la quale per le materie ad essa riservate
prevale sulle leggi ordinarie regionale e da esse non può più essere modificata.

-Referendum abrogativo. Il referendum è un istituto di democrazia diretta con il


quale si esercita la sovranità popolare. Esso consiste nella pronuncia del corpo
elettorale su di una questione puntale e determinata ad esso sottoposta. Il
referendum abrogativo può essere considerato anch’esso atto avente forza di legge,
anche se non è equiparato alla legge. Il referendum per l’abrogazione parziale o totale
di una legge o atto avente valore di legge è indetto quando lo richiedono
cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. L’indizione avviene con decreto del
presidente della repubblica.

-Regolamenti. Regolamenti statali, regionali, degli enti locali e di altre autorità.


Col termine regolamento si indica una ampia tipologia di atti normativi, la cui potestà è
attribuita dalla costituzione o dalla legge a determinati soggetti e organi. Vi sono
regolamenti di organi costituzionali per i quali è stabilita apposita riserva, come i
regolamenti delle camere. La costituzione ha previsto che lo stato ha potere
regolamentare esclusivamente nelle materie oggetto di propria legislazione esclusiva.
Alle regioni è invece attribuita in via generale la potestà regolamentare. Anche altri
enti territoriali sono dotati di potestà regolamentare. Le regioni possono peraltro
attribuire potestà regolamentare ad altri enti locali. Oltre i regolamenti dello stato e
degli altri enti locali sussiste il potere normativo di altre amministrazioni. Tra queste
vanno prese in considerazione le autorità amministrative indipendenti.

-Consuetudine. L’ordinamento italiano in vigore ammette in via generale la


consuetudine come fonte del diritto. In linea generale resta però assicurata la
preferenza della fonte scritta sulla consuetudine. Nell’art. 8, I comma è riconosciuto
spazio alle consuetudine nella “materie non regolate” dalle fonti scritte, deve ritenersi
che in tali materie la consuetudine possa operare, indipendentemente dall’esistenza
del meccanismo di auto integrazione dell’ordinamento di cui all’art. 12, comma II disp.
Prel. Cod. civ., il quale opera soltanto in assenza di precise disposizioni. Il problema si
pone quindi per le materie regolate. In tal caso, l’art. 8, I comma esclude il ricorso
alla consuetudine in caso di assenza di un suo richiamo, non vi è spazio per tale fonte
del diritto e ove manchi una precisa disposizione per risolvere una determinata
controversia, dovrà farsi ricorso al rimedio previsto dall’art. 12, II comma. Quando la
materia non è regolata, ai sensi dell’art. 8 vi è spazio perché operi la consuetudine e
poiché del resto ai senso dello stesso art. 12 può farsi ricorso all’analogia soltanto ove
manchino precise disposizioni, non si vede perché non debba ritenersi ammessa tale
fonte del diritto.

-Consuetudini interpretative. Gli usi negoziali. Alla consuetudine è attribuito anche


un valore diverso da quello in senso proprio normativo. Tale è il caso dei c.d. usi
negoziali, con i quali può interpretarsi o integrarsi la volontà negoziale delle parti.
Essi, possono esplicare una funzione interpretativa della volontà contrattuale, nel caso
in cui vi siano clausole ambigue, oppure per le cause richiamate dall’art. 1340 Cod. Civ.,
possono integrare il contenuto del contratto quando non sussista la volontà scritta.

-Discipline settoriali della consuetudine. Nell’ordinamento italiano sussistono anche


discipline particolari della consuetudine in alcuni suoi settori. In materia di
navigazione marittima, interna ed aerea, pur incontrando la consuetudine gli stessi
limiti che sono posti in via generale dall’ordinamento, essa tuttavia prevale rispetto
alle altre fonti che non abbiano ad oggetto specifico la materia della navigazione.
L’immissione di norme consuetudinarie nell’ordinamento interno non avviene tuttavia
senza limiti, in quanto devesi pur sempre tener conto della presenza di principi
costituzionali fondamentali e inderogabili che hanno un valore prevalente rispetto ad
ogni altra norma o principio. Tali principi prevalgono anche su eventuali consuetudini di
diritto internazionale, non potendo ritenersi che una deroga del meccanismo di
modifica della costituzione.

-Consuetudine e diritto costituzionale. Consuetudini integrative della costituzione.


Va esclusa in linea di principio l’ammissibilità della consuetudine come fonte
modificatrice della costituzione formale e delle leggi costituzionali o integratrice
delle stesse con norme del loro stesso valore di forza. Ciò tuttavia no esclude di per
se l’ammissibilità di integrazioni della costituzione e delle leggi costituzionali mediante
consuetudini. La costituzione può invero manifestarsi nella materia costituzionale, vale
a dire che trovano nella costituzione o in leggi costituzionali discipline di principio e
che non siano riservati alla legge o ad altre fonti scritte, come del resto potrebbe
manifestarsi in settori privi affatto di tale disciplina. Anche se l’operatività della
consuetudine è ridotta dalla presenza di numerose riserve di legge nulla esclude che si
formino consuetudini praeter legem nei settori in cui ciò sia possibile e sempre che le
forze politiche non intendano evitare di disciplinare giuridicamente la materia. Sotto
tale aspetto e solo sotto tale aspetto può sostenersi che la consuetudine, pur non
avendo come fonte del diritto uno specifico grado, integra la disciplina costituzionale
esistente, in quanto viene ad assumere un valore esecutivo della costituzione.

-Modificazioni tacite della costituzione. No può infatti escludersi che possono


verificarsi comportamenti o attività che col perdurare del tempo diano luogo a vere e
proprie consuetudini costituzionali. È questo anche il fenomeno che indica con
l’espressione modificazione tacita della costituzione, espressione con la quale si indica
di solito il mero verificarsi di modifiche dell’assetto costituzionale non in forma
palese. Esse sono il risultato di un processo di evoluzione del sistema costituzionale
per fatti concludenti. L’esempio che di solito si porta una modificazione tacita
dell’assetto costituzionale è quello della trasformazione del sistema di governo da
regime costituzionale puro a regime parlamentare.

-Rottura e sospensione della costituzione. Col termine rottura si indicano i casi di


modifiche puntali dell’ordinamento costituzionale, adottate secondo il procedimento di
revisione costituzionale che derogano per singole fattispecie a norma costituzionali, le
quali restano in vigore per ogni altro caso. In altri casi può verificarsi una sospensione
temporanea di norme costituzionali, le quali, una volta superata l’eccezionalità delle
singole evenienze rientrano immediatamente in vigore.

-Accordi. Convenzioni. Galateo costituzionale. Anche nel diritto costituzionale


sussistono fenomeni simili a quello della consuetudine normativa, che non vengono
inclusi nel novero delle fonti giuridiche. Le forze politiche sovente evitano che
rapporti che si istaurano fra loro e tra le istituzioni in cui sono inserite vengono
sottoposti a normative direttamente derivate dalle fonti giuridiche. I fenomeni che si
presentano in concreto danno luogo a varie figure, definite ora come accordi, ora
come convenzioni, ora come regole di correttezza o galateo. Se si passa all’analisi di
alcuni di tali fenomeni, vengono in evidenza gli accordi che sono adottati dalle forze
politiche. Quando si presenti la necessità di fissare una disciplina dei reciproci
rapporti di ordine politico, tali forze si accordano sui comportamenti che dovranno
essere seguiti, sulle attività che dovranno aver luogo e sui tempi e i modi in cui
determinate finalità dovranno essere raggiunte. Quando tali accordi avvengono a
livello delle istituzioni politiche, di solito vengono indicati col termine di convenzioni
costituzionali. Con l’espressione correttezza costituzionale si indicano molteplici
regole di comportamento che si formano nell’ambito dell’attività svolta da organi e
soggetti che partecipano alla vita del diritto costituzionale.

-Prassi costituzionale. Per quanto concerne la prassi, la quale consiste nella costanza
di ripetizione di un comportamento nell’esplicazione di una determinata attività, essa
assume rilevanza per interpretare il modo di agire degli organi nell’esplicazione delle
rispettive funzioni. Essa può trasformarsi in consuetudine.

-Rinvio al diritto straniero. L’ordinamento italiano attraverso le norme del diritto


internazionale privato recepisce nella propria normativa anche le norme prodotte da
ordinamenti stranieri. L’applicazione della legge straniera incontra però il limite
dell’ordine pubblico.

-Contratti collettivi. Atti di autonomia negoziale. Giurisprudenza. Non


costituiscono fonti del diritto in senso proprio i contratti collettivi di lavoro stipulati
al di fuori della previsione dell’art. 39 Cost. dalle associazioni sindacali. Essi hanno
valore giuridicamente vincolante solo per i contraenti e i lavoratori iscritti ai
sindacati. Non costituiscono fonti del diritto nell’ordinamento italiano gli atti di
autonomia negoziale. Anche la giurisprudenza non può essere annoverata tra le fonti
istituzionali in senso proprio. Ciò non significa peraltro negare il valore della
giurisprudenza nell’adeguare il diritto all’evoluzione della realtà sociale ed economica
con un’interpretazione adeguatrice.

-Riserve di formazione. Le riserve possono essere assolute o relative. Nel primo caso
la materia deve essere regolata dalla legge anche con disposizioni di dettaglio, nel
secondo caso la materia può essere regolata dalla legge soltanto per i principi,
lasciando poi alle fonti subordinate l’ulteriore disciplina. Le riserve di legge assolute
sono quelle in materia di libertà personale, di proprietà; le riserve relative sono quelle
in materia di organizzazione dei pubblici uffici, di imposizione di trattamenti sanitari.
Vi sono riserve di legge costituzionale, come per l’approvazione degli statuti delle
regioni ad autonomia speciale. Vi sono riserve di legge ordinaria che escludono
l’intervento di altri atti legislativi, come in materia di delegazione legislativa, di
approvazione di bilancio annuale. Vi sono anche riserve di procedimento legislativo
ordinario in materie che per la loro rilevanza si è ritenuto che debbano essere
trattate col procedimento legislativo normale. Le riserve di legge possono essere
rinforzate quanto al procedimento o quanto al contenuto. Riserve di legge rinforzate
quanto al contenuto sono quelle in materia di limitazione di libertà di circolazione e
soggiorno, in materia di trasparenza dei finanziamenti della stampa periodica. Riserve
di leggi rinforzate quanto al procedimento sono quelle in materia di rapporti fra stato
e chiesa cattolica e tra stato e altre confessioni religiose. Vi sono riserve di legge
rinforzate quanto al procedimento e al contenuto come le leggi statali che modificano
l’assetto territoriale di province e comuni fra le regioni. Le riserve di legge rinforzate
possono essere a loro volta assolute o relative.

-Fonti del diritto internazionale. Accanto alle fonti prodotte all’interno


dell’ordinamento italiano si pongono le fonti del diritto internazionale, il cui diritto ha
applicazione diretta e immediata nell’ordinamento interno per effetto degli art. 10 e
11 Cost.

-Fonti comunitarie. In virtù della normativa dei trattati stipulati dall’Italia, il diritto
comunitario, pur essendo prodotto da fonti esterne all’ordinamento italiano, entra
direttamente a far parte di questo senza ulteriori atti di ricezione, prevalendo su
quello prodotto dalle fonti interne, anche se successivamente entrate in vigore. Gli
atti posti in essere nell’ordinamento comunitario che hanno efficacia negli stati
membri sono i regolamenti, le direttive, le decisioni, le raccomandazioni e i pareri.
Fonti in senso proprio sono i regolamenti e le direttive.

-Regolamenti comunitari. I regolamenti comunitari, che equivalgono alla legge negli


ordinamenti interni, sono atti normativi con efficacia diretta e immediata negli
ordinamenti degli stati membri. Essi prevalgono sulle normative interne, in base ad un
criterio di competenza che esclude che queste possano avere efficacia nel loro ambito
funzionale. In Italia la corte costituzionale aveva ritenuto che le leggi contrastanti
con i regolamenti comunitari fossero incostituzionali e pertanto dovessero essere
sottoposte al suo vaglio, avvicinandosi alla giurisprudenza della corte di giustizia, ha
ritenuto che si tratta di un problema non di gerarchia fra le fonti, ma di competenza
tra due ordinamenti autonomi, per cui il conflitto tra le rispettive norme è risolvibile
dai giudici di merito sulla base dell’ordinamento competente.

-Direttive comunitarie. Le direttive sono atti di indirizzo che contengono principi


vincolanti per gli stati membri cui sono rivolti per quanto concerne il risultato da
raggiungere entro un determinato arco di tempo, salva restando la competenza di
questi in ordine alla forma e ai mezzi da adottare a tal fine.

-Altri atti comunitari: decisioni, sentenze, raccomandazioni e pareri. Le decisioni


sono atti adottati dal consiglio dei ministri o dalla commissione a contenuto concreto e
determinato, che hanno come destinatari gli stati o altri soggetti. Le sentenze sono
atti giurisdizionali adottati dalla corte di giustizia e dal tribunale di primo grado che
hanno efficacia nei confronti dei rispettivi destinatari. Le raccomandazioni sono
esortazioni rivolte dalle istituzioni comunitarie ai singoli stati perché si conformino ad
un determinato comportamento in vista del raggiungimento di certi risultati. I pareri
sono delucidazioni fornite dalle istituzioni e dagli organi comunitari in ordine al loro
punto di vista, su determinate questioni, per orientare il comportamento dei soggetti
cui si rivolgono.

Capitolo undicesimo

I La forma di governo parlamentare nella costituzione italiana

-Il ruolo dei partiti politici. Lo stato italiano è uno stato democratico, repubblicano
e di diritto, in quanto la sovranità appartiene al popolo e viene esercitata nelle forme
e nei limiti della costituzione. L’attività dei partiti politici si evidenzia in particolare
nella vita delle istituzioni costituzionali e consente di comprendere i meccanismi
attraverso i quali si svolge l’attività politica e si concretizza con la forma di governo
accolta dalla costituzione. In linea generale atti politici sono gli atti di espressione del
potere legislativo e di quello esecutivo e giurisdizionale costituzionale. Sono quindi atti
politici le leggi e gli atti aventi forza e valore di legge, gli atti normativi del
parlamento, gli atti di governo attraverso i quali si realizza la sua politica generale, gli
atti degli altri organi costituzionali che danno immediata esecuzione alla costituzione
come la maggior parte degli atti del presidente della repubblica.

-Attività di governo e indirizzo politico. L’indirizzo politico si manifesta attraverso


la funzione di governo. La forma di governo accolta dalla costituzione italiana è di tipo
parlamentare, per cui il governo deve godere della fiducia del parlamento e può
restare in carica fin quando essa permane, eventualmente per tutta la durata della
legislatura. L’art. 92 Cost. affida al presidente della repubblica la nomina del governo.
L’art. 94 prevede poi che entro dieci giorni dalla sua formazione il governo si presenta
alle camere per ottenere la fiducia e che ciascuna camera l’accorda con motivazione
votata per appello nominale. Prevede inoltre che la fiducia può essere anche revocata
dal parlamento. Ma non di conseguenza di un voto contrario di una o entrambi le
camere su proposta del governo, bensì con l’approvazione di una specifica mozione di
sfiducia da parte di una camera. Soltanto la votazione della sfiducia e non qualsiasi
voto contrario ad una proposta del governo comporta dunque l’obbligo di dimissioni del
governo e l’apertura della crisi di governo.

-Il governo tra parlamento e presidente della repubblica. Il sistema di governo


parlamentare italiano si basa sull’attività di tre organi costituzionali fondamentali, il
parlamento, il governo e il presidente della repubblica. Nell’ordinamento costituzionale
italiano non può parlarsi di un rapporto di gerarchia tra gli organi costituzionali e tra
le rispettive funzioni, pur dovendosi peraltro riconoscere che è al parlamento e al
governo che spettano le funzioni più rilevanti sul piano politico istituzionale. Nel
sistema di governo parlamentare l’indirizzo politico governativo si fonda sul consenso
del parlamento. All’interno del governo viene poi ripartito tra gli organi che
concorrono a formare la compagine governativa: il presidente del consiglio dei ministri,
il quale mantiene l’unità di indirizzo politico e dirige la politica generale del governo, il
consiglio dei ministri e i singoli ministri. Da tali funzioni è escluso il presidente della
repubblica, il quale ha una posizione di garante del funzionamento dello stesso
sistema, estraneo alla conflittualità tra le parti politiche.

II Il parlamento

-Composizione del parlamento italiano. Il parlamento italiano è un organo


costituzionale, rappresentativo del popolo che da diretta e immediata esecuzione alla
costituzione, esercitando funzioni legislative, esecutive e giurisdizionali. Dal
parlamento trae invero la fiducia il governo. Il parlamento è un organo complesso, in
quanto è costituito da due camere poste su un piano paritario, con parità di funzioni. Il
parlamento è altresì un organo collegiale che si compone di più organi collegiali,
parlamento in seduta comune, le due camere e, al loro interno, diversi organi collegiali.
In Italia i membri del parlamento sono eletti dal popolo. La costituzione prevede
infatti che le due camere sono entrambe elette a suffragio universale e diretto. Il
numero dei deputati è di 630 e dei senatori 315. Tuttavia al senato fanno altresì parte
di diritto ed a vita gli ex presidenti della repubblica, nonché cinque senatori a vita
nominati dal presidente della repubblica.
-Elettorato attivo e passivo. Il diritto di elettorato attivo è attribuito ai cittadini,
uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Ciò vale per l’elezione dei
deputati, mentre per l’elezione dei senatori la costituzione prevede il raggiungimento
di venticinque anni di età. L’elettorato attivo si esercita attraverso il voto che è un
diritto e un dovere. L’incapacità elettorale comporta l’esclusione dell’elettorato attivo.
Essa deriva da indegnità morale. L’elettorato passivo spetta ai cittadini che abbiano
compiuto 25 anni di età nel giorno delle elezioni per la camera dei deputati e il
quarantesimo anno di età per il senato. Incompatibilità. Diversamente
dall’ineleggibilità l’incompatibilità non consente che un deputato o un senatore possa
ricoprire determinate cariche. In caso di elezione l’eletto deve optare per l’una o per
l’altra. Ove sopravvenga una causa di incompatibilità si verifica la decadenza da
parlamentare. Diversa dall’incompatibilità è la non candidabilità per coloro che abbiano
subito condanne penali per alcuni gravi delitti o siano incorsi in misure di prevenzione
per reati di stampo mafioso.

-I sistemi elettorali per l’elezione delle assemblee rappresentative. I sistemi


elettorali adottati per le elezioni delle assemblee rappresentative possono essere
maggioritari, proporzionali oppure misti e la scelta dei candidati può avvenire in collegi
uninominali o plurinominali. Nel sistema elettorale maggioritario i seggi vengono
attribuiti ai candidati che ottengono la maggioranza dei voti. Nel sistema elettorale
proporzionale i seggi vengono attribuiti in proporzione dei voti ottenuti dai gruppi di
candidati riuniti in apposite liste. I collegi possono essere uninominali o plurinominali.
Nel primo caso a ciascun collegio corrisponde un seggio, nel secondo a ciascuno collegio
corrisponde un numero di seggi che può variare a seconda delle sue dimensioni.

-Elezione dei deputati. Per l’elezione alla camera dei deputati il territorio della
repubblica è diviso in 26 circoscrizioni che eleggono 617 deputati, 1 eletto in val
d’Aosta e 12 nella circoscrizione estero. Il riparto dei seggi è effettuato con metodo
proporzionale su base nazionale.

-Durata delle camere. Entrambe le camere sono elette per 5 anni e la loro durata può
essere prolungata solo in caso di guerra e con legge.

-Scioglimento anticipato delle camere. Il potere di scioglimento è attribuito al


presidente della repubblica e non è sottoposto a nessuna altra condizione che non sia
quella di acquisire i pareri dei presidenti delle rispettive camere, peraltro non
vincolanti. Anche se il potere di scioglimento delle camere spetta in via esclusiva e
definitiva al presidente, sul suo esercizio influiscono in maniera incisiva l’assetto
politico e i rapporti tra le forze presenti in parlamento. Ferma restando la posizione
istituzionale super partes del presidente, che esclude che lo scioglimento possa
essere disposto per favorire la maggioranza o l’opposizione, lo scioglimento dovrà
essere giustificato da oggettive esigenze istituzionali allo scopo di garantire in
corretto funzionamento del sistema parlamentare. Di solito si ricorre allo scioglimento
nei casi di crisi governativa irrisolvibile, quando non si riesce a formare un governo
che ottenga la fiducia del parlamento.

-Organi delle camere. Alcuni organi essenziali dell’organizzazione interna delle


camere sono previsti dalla costituzione, come il presidente e l’uffici di presidenza, le
commissioni legislative, quelle di inchiesta, la commissione delle questioni regionali, i
gruppi parlamentari. I regolamenti prevedono poi altri uffici interni, come questori, le
giunte e una varia tipologia di commissioni. Il presidente della camera dei deputati è
eletto al primo scrutinio con la maggioranza dei 2/3 dei componenti. Il presidente del
senato è eletto per i primi sue scrutini con la maggioranza assoluta dei componenti, al
terzo scrutinio con la maggioranza assoluta dei componenti, al quarto con il
ballottaggio tra i più votati al terzo scrutinio. Il presidente dell’assemblea
parlamentare presiede la rispettiva camera di appartenenza, è un organo imparziale.
Egli sovraintende all’organizzazione interna, dirige le sedute e le discussioni, ha
potere disciplinare e di polizia, programma i lavori parlamentari. Può convocare in via
straordinaria la camera di appartenenza. Al presidente della camera dei deputati
compete inoltre convocare e presiedere il parlamento in seduta comune, mentre al
presidente del senato supplire il presidente della repubblica in caso di impedimento.
Ai presidenti si affiancano i vicepresidenti che li coadiuvano nello svolgimento dei
lavori e li sostituiscono in caso di assenza o impedimento. I segretari sovraintendono
alla compilazione e alla lettura dei processi verbali delle sedute, alle operazioni di voto
e in genere alla regolarità delle attività parlamentari. I questori sovraintendono al
cerimoniale e ai servizi interni, nonché al mantenimento dell’ordine pubblico ed ai
compiti di polizia. Le giunte sono organi collegiali composti da parlamentari in
proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari. La giunta per il regolamento si
occupa del regolamento e della sua corretta applicazione. La giunta per le elezioni e
quella per le autorizzazioni a procedere alla camera dei deputati e quella per le
elezioni e le immunità al senato si occupano della verifica dei titoli di ammissione dei
componenti, delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità. Le commissioni sono
organi collegiali, composte in modo da rispecchiarla proporzione dei gruppi
parlamentari. Possono essere permanenti o speciali. Le commissioni permanenti
monocamerali, le cui competenze sono ripartite tra diverse materie che corrispondono
grosso modo alla ripartizione delle funzioni tra i ministeri, si occupano dell’attività di
formazione della legge e di funzioni consultive, di controllo e di indirizzo. Le
commissioni speciali o temporanee vengono istituite di volta in volta in relazioni a
specifiche questioni, esempio la commissione di inchiesta. La commissione per
l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ha compiti di vigilanza e di
indirizzo sull’informazione da parte del servizio pubblico radiotelevisivo; il comitato
parlamentare per i servizi di informazione e di sicurezza e per il segreto di stato
svolge funzioni di controllo nell’attività dei servizi di informazione e di sicurezza e
sull’apposito segreto di stato; il comitato Schengen, europol e immigrazione ha compiti
di controllo sull’attività relativa all’immigrazione. Il comitato parlamentare per i
procedimenti di accusa è competente per il procedimento della messa in stato d’accusa
del presidente della repubblica.

-Gruppi parlamentari. I gruppi parlamentari sono associazioni di parlamentari che si


costituiscono all’interno di ciascuna camera per consentire alle forze politiche di
svolgere attività parlamentari. I gruppi parlamentari restano sul piano giuridico delle
mere associazioni di parlamentari, non riconosciute come persone giuridiche, che,
oltre a partecipare alla vita politica dello stato, svolgono funzioni pubbliche sul piano
parlamentare tramite l’attività dei parlamentari che li compongono. Il mancato
riconoscimento di personalità giuridica non esclude peraltro che essi abbiano una
soggettività giuridica, con rilevanza costituzionale, per le funzioni pubbliche
esercitate.

-Riunioni delle camere e programmazione del lavoro. La programmazione dei lavori


delle camere avviene in base alla conferenza dei capi gruppo, sotto la direzione del
presidente di assemblea. Viene stabilito il calendario dei lavori per le singole sedute e
l’ordine del giorno di ciascuna seduta.

-Deliberazioni. La costituzione ha previsto come regola generale che le deliberazioni


di ciascuna camera e del parlamento in seduta comune non sono valide se non è
presente la maggioranza dei componenti dell’assemblea e se non sono adottate a
maggioranza dei presenti, a meno che la costituzione non preveda una maggioranza
speciale. I regolamenti delle camere dettano disposizioni diverse in ordine al modo in
cui vanno computati gli astenuti. Alla camera dei deputati gli astenuti sono considerati
presenti, ma non votanti. Con la conseguenza che una proposta può essere approvata
con un numero di votanti a favore di essa anche di gran lunga inferiore alla
maggioranza dei presenti. Al senato gli astenuti sono considerati presenti e votanti,
per cui se ne tiene conto ai fini del computo non solo del numero legale per la validità
della seduta, ma anche della maggioranza occorrente per l’approvazione della proposta.
Con la conseguenza che al senato l’astenuto che non intenda essere computato ai fini
della determinazione del numero occorrente per l’approvazione della proposta deve
allontanarsi dall’aula. Il progetto approvato da una camera viene trasmesso all’altra
dove ricomincia l’iter legislativo. Se la seconda camera apporta delle modifiche al
testo il progetto ritorna all’altra camera perché si esprima sulle modifiche. Se vi sono
ulteriori modifiche il progetto ritorna all’altra camera e così via fino a quando non si
raggiunga l’approvazione sul medesimo testo.

-Promulgazione. La legge viene trasmessa al presidente della repubblica per la


promulgazione, la quale deve avvenire entro un mese dall’approvazione. La
promulgazione non è esercizio della funzione legislativa, pur essendo essa necessaria
perche la legge possa divenire efficace. Il presidente della repubblica tuttavia prima
di procedere alla promulgazione può rinviare la legge alle camere, con messaggio
motivato. Il messaggio motivato ha lo scopo di rendere il parlamento edotto delle
specifiche ragioni che hanno indotto il presidente al rinvio della legge.

-Pubblicazione. Dopo la promulgazione la legge viene trasmessa al ministro della


giustizia, il quale vi appone il proprio visto e ne cura l’inserimento nella raccolta
ufficiale degli atti normativi della repubblica e la pubblicazione nella gazzetta
ufficiale della repubblica. La pubblicazione deve avvenire subito dopo la promulgazione
e comunque non oltre trenta giorni da essa. La legge entra in vigore dopo quindici
giorni dalla pubblicazione oppure nel più breve termine da essa previsto.

-Fiducia. La forma di governo parlamentare dello stato italiano come tutte le forme
di governo parlamentare si caratterizza per il rapporto di fiducia che vincola il
governo al parlamento. Tale rapporto deve rimanere costante e il suo venir meno
mette in crisi il governo. L’atto tipico previsto dalla costituzione per togliere la
fiducia al governo è la mozione di sfiducia. La costituzione prescrive che la mozione di
sfiducia deve essere sottoscritta da almeno in decimo dei componenti della camera in
cui viene presentata. La consuetudine ha poi introdotto anche la questione di fiducia
che ha trovato disciplina nei regolamenti dei parlamentari. Essa comporta una
votazione su atto delle camere cui è condizionata l’espressione della fiducia.

-Mozione. La mozione mira a ottenere una deliberazione da parte della camera di


appartenenza e consiste nella richiesta di discutere e di votare su un determinato
argomento.

-Interrogazione. L’interrogazione consiste in una semplice domanda rivolta per


iscritto da un parlamentare al governo o a un ministro per avere informazioni o
spiegazioni su un determinato argomento e per sapere quali provvedimenti il governo o
il ministro abbia adottato o intenda adottare.

-Interpellanza. L’interpellanza consiste nella domanda rivolta per iscritto al governo


circa i motivi o gli intendimenti della sua condotta su questioni di particolare rilievo o
di carattere generale o che riguardino determinati aspetti della sua politica.

-Ordine del giorno. L’ordine del giorno consiste in istruzioni approvate nel corso
dell’esame di un progetto di legge recanti istruzioni al governo in ordine alla legge in
esame.

-Inchieste parlamentari. Le inchieste sono dirette ad acquisire attraverso indagini


ed esami elementi di conoscenza da riferire all’assemblea per consentire alle camere
gli interventi necessari. Le commissioni di inchiesta sono composte in modo da
rispecchiare la proporzione tra i gruppi parlamentari ed hanno le stesse limitazioni di
un’autorità giudiziaria.

-Udienze conoscitive. Possono essere disposte dalle commissioni permanenti nel corso
dell’esame di progetti di legge o indipendentemente da esso per acquisire elementi di
informazione da parte della pubblica amministrazione, di privati e di esperti per
l’espletamento della loro attività.

-Messa in stato di accusa del presidente della repubblica. La messa in stato


d’accusa del presidente della repubblica è deliberata dal parlamento in seduta comune
su relazione di un comitato formato dai componenti della giunta delle elezioni e delle
immunità parlamentari del senato della repubblica e della giunta per le autorizzazioni
a procedere della camera dei deputati.

-Deliberazione dello stato di guerra. Ai sensi dell’art. 78 cost. le camere deliberano


lo stato di guerra e conferiscono al governo i poteri necessari. La decisione sullo stato
di guerra quindi spetta esclusivamente al parlamento. La dichiarazione proveniente dal
presidente è quindi un atto dovuto, come dovuta è la controfirma apposta al suo atto,
dovendo il governo controllare soltanto la provenienza dell’atto e l’esistenza del suo
presupposto.

-Approvazione del bilancio e del rendiconto consuntivo. La legge finanziaria. L’art.


81 cost. dispone che le camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo
presentati dal governo. L’approvazione avviene con legge la cui iniziativa spetta al
governo, che presenta il relativo disegno di legge entro il 30 settembre. Con la legge
di approvazione del bilancio non possono stabilirsi nuovi tributi e nuove spese. Per
consentire la modifica delle entrate e delle spese al fine di predisporre gli obbiettivi
di politica finanziaria si è introdotto lo strumento della legge finanziaria. Questa
peraltro ha comportato alcuni inconvenienti rispetto alla previsione del bilancio, per
cui è stato introdotto un ulteriore strumento, il documento di programmazione
economico-finanziaria (DPEF). Esso è approvato con due risoluzioni parlamentari
parallele da parte di ciascun ramo del parlamento, le quali definiscono la cornice della
successiva manovra autunnale. La legge 468/1978 ha peraltro previsto accanto al
bilancio annuale un bilancio pluriennale. Il bilancio annuale preventivo è articolato in
termini di competenza e di cassa. Competenza vuol dire che sono indicate le entrate e
le spese preventivate. Cassa vuol dire che sono indicate le entrate e le spese
rispettivamente e effettivamente riscosse ed erogate. Il bilancio è articolato per le
entrate in titoli, unità previsionali di base, categorie, capitoli, per le spese in funzioni-
obiettivo. Il bilancio pluriennale è articolato in termini di competenza e prevede
l’andamento delle entrate e delle spese in base alla legislazione in vigore, tenendo
conto degli interventi programmati nel documento di programmazione economico-
finanziaria. Il rendiconto consuntivo è il documento contabile che riassume i risultati
della gestione finanziaria in relazione al bilancio annuale, nonché il conto generale del
patrimonio. Il rendiconto consuntivo, nel quale confluiscono i conti predisposti da
ciascun ministro, viene trasmesso dalla ragioneria generale dello stato presso il
ministro dell’economia e delle finanze alla corte dei conti per la parificazione.