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DIRITTO PRIVATO

CAPITOLO 1 - L’ORDINAMENTO GIURIDICO

ORDINAMENTO GIURIDICO: insieme o sistema di norme che, nel rispetto e per la realizzazione di alcuni
fondamentali valori,organizza un corpo sociale, in particolare:

• A LIVELLO DELLE NORME DI CONDOTTA → istituendo dei rapporti giuridici


• AL LIVELLO DELLE NORME DI STRUTTURA → istituendo degli organi per la propria applicazione, organi
che a loro volta ridefiniscono i confini dell'ordinamento nella misura in cui le decisioni e in genere gli atti
di applicazione di tali organi costituiscono un parametro (ma non l'unico parametro) per definire quali
norme fanno parte dell'ordinamento

L’ordinamento di una collettività costituisce quindi il suo DIRITTO

Ogni società umana non può vivere senza un complesso di regole che disciplinino i rapporti tra le persone
che l’aggregazione stessa compongono e senza apparati che si incarichino di farle osservare.

Non tutte le collaborazioni umane però danno luogo a cuna collettività. Per essere tale bisogna che il
gruppo sia organizzato. Un gruppo è organizzato quando:

1. i rapporti individuali sono disciplinati da regole di condotta

2. le regole sono stabilite da appositi organi grazie a precise regole di struttura/ competenza/
organizzative

3. le regole di condotta e le regole di struttura vengono effettivamente osservate

Tra tutte le forme di collettività, la società politica assume maggior importanza. L’organizzazione della
comunità politica mira ad impedire le aggressioni tra gli stessi componenti del gruppo e tende a
potenziare la difesa della stessa collettività contro i pericoli esterni, promuovendo lo sviluppo e il
benessere della comunità.
Le comunità politiche hanno assunto diverse forme nella storia. Oggi è centrale la nozione di Stato, cioè
una certa comunità di individui (i cittadini), stanziata in un certo territorio sul quale si dispiega la
sovranità dello Stato, ed organizzata in base a un certo sistema di regole, cioè un ordinamento giuridico.

L’ordinamento di ogni collettività è costituito da un insieme di regole. Ciascuna di queste regole si


chiama norma, e poiché l’ordinamento di una collettività costituisce quindi il suo diritto,tale norme si
dicono giuridiche. La norma giuridica non va confusa con la norma morale,
quest’ultima è assoluta. Non va nemmeno confusa con il concetto di legge, il quanto questa è un atto
normativo scritto.

Il complesso di norme da cui è costituito ciascun ordinamento giuridico rappresenta il diritto positivo di
quella società.

Una norma è un enunciato prescrittivo che si articola nella formulazione di una ipotesi di fatto, al cui
verificarsi si determina una conseguenza o effetto giuridico, che può consistere nell’acquisto di un
diritto, nell’insorgenza di una obbligazione, nell’estinzione o nella modificazione di un diritto, … . La
parte della norma che descrive l’evento che intende regolare, facendone discendere determinati effetti
giuridici, si definisce fattispecie.
CAPITOLO 2 - IL DIRITTO PRIVATO E LE SUE FONTI

DIRITTO PUBBLICO: disciplina l’organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici, regola la loro
azione, interna e di fronte ai privati, nell’interesse della collettività ed impone ai singoli il
comportamento cui sono tenuti per rispettare la vita associata → riguarda il potere dello Stato tra loro e
con i singoli

DIRITTO PRIVATO: disciplina le relazioni interindividuali, sia dei singoli che degli enti privati → relazioni
tra i singoli cittadini

La linea tra diritto pubblico e privato è variabile e molto incerta.

Le norme di diritto privato si distinguono in derogabili (o dispositive) e inderogabili (o cogenti):

• derogabili: norme la cui applicazione può essere evitata mediante un accordo tra gli interessati
→ diritto privato

il legislatore pone un criterio di disciplina nel caso in cui la volontà dei singoli non si è
manifestata

• inderogabili: norme la cui applicazione è imposta dall’ordinamento prescindendo dalla volontà


dei singoli → diritto pubblico

una norma cogente si individua facilmente grazie alla sua formulazione

FONTI LEGALI DI PRODUZIONE DELLE NORME GIURIDICHE: atti e i fatti che producono o sono idonei a
produrre un diritto.

FONTI DI COGNIZIONE: i documenti e le pubblicazioni ufficiali da cui si può prendere conoscenza del
testo di un atto normativo.

Le principali fonti del diritto sono :

-LA COSTITUZIONE:

• l’insieme delle norme che costituiscono il fondamento dell’ordinamento giuridico

• assolve la funzione di fondamentale norma sulla produzione giuridica

• stabilisce la disciplina degli atti normativi

• pone regole e principi che fungono da limiti sostanziali all’attività del legislatore → es. principio
di eguaglianza, diritti e doveri fondamentali del cittadino

• si divide in due parti: la prima dedicata ai diritti, la seconda dedicata alla struttura
dell’ordinamento

-LE LEGGI DELLO STATO E LE LEGGI REGIONALI

• le leggi statali ordinarie sono approvate dal Parlamento

• la legge ordinaria può modificare o abrogare qualsiasi norma non avente valore di legge

• la legge ordinaria non può essere modificata o abrogata se non da una legge successiva

-LE LEGGI E I REGOLAMENTI DELL’UE

• ci sono molteplici soggetti che emanano leggi


• non possono essere in contrasto con i principi della Costituzione

-I REGOLAMENTI

• sono fonti secondarie del diritto

• possono essere emanati dal Governo, dai ministri, da altre autorità amministrative non statali

• hanno carattere normativo e riguardano varie materie → es. organizzazione/funzionamento di


pubblici uffici

• annullare un ordinamento significa che la sua efficacia viene rimossa in ogni caso

• disapplicare un regolamento significa che il regolamento viene rimosso solo in un determinato


caso, negli altri resta in vigore

-LE FONTI COMUNITARIE

-USI

IL CODICE CIVILE

• è la più importante fonte normativa sui rapporti di diritto privato

• il termine codice ha molteplici significati, ma nel linguaggio giuridico per codice si intende una
legge che si caratterizzi per le note della organicità, della sistematicità, della universalità e
dell’uguaglianza

• per la sua funzione innovatrice e uniformatrice il codice implica l’abrogazione di tutto il diritto
precedente, l’accertamento dell’intera disciplina nel territorio e la facilità nel reperimento e
consultazione del materiale normativo in un unico strumento

• è una legge ordinaria

• il codice non esaurisce il sistema del diritto civile, occorre tener presenti anche i principi dettati
con la Carta costituzionale del 1948

• anche i codici sono soggetti al controllo di legittimità della Corte costituzionale e possono essere
modificati con leggi ordinarie successive
CAPITOLO 4 – L’APPLICAZIONE E L’INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE

APPLICAZIONE DELLA LEGGE: la concreta realizzazione, nella vita della collettività, di quanto è ordinato
dalle regole che compongono il diritto dello Stato.

È compito dello Stato, attraverso i suoi organi; curare l’applicazione delle norme di diritto pubblico.

Per quanto riguarda le norme di diritto privato, la loro applicazione non è imposta in modo autoritario
proprio perché regola l’agire e il rapporto dei singoli.

Tenere un comportamento coerente con le regole poste dall’ordinamento è il primo modo di attuarle. È
proprio l’esistenza delle norme giuridiche a far si che i soggetti le rispettino spontaneamente.

INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE: è l’attività tipica del giurista, che deve confrontarsi con il testo
normativo per comprenderne il valore percettivo, cioè la regola affermata dall’enunciato legislativo.

Interpretare un testo normativo non vuol dire solo conoscere il significato che il testo esprime , ma
anche attribuire un senso, decidere che cosa si ritiene che il testo possa significare e,
conseguentemente, come vadano risolti i conflitti che possono insorgere nella sua applicazione.

L’attività di interpretazione non può mai esaurirsi nell’analisi dei dati testuali, bisogna anche guardare:

1) INSUFFICIENZA DEL DATO TESTUALE → non tutti i vocaboli contenuti nelle leggi possono essere
definiti nelle leggi stesse. Il significato che viene loro attribuito in ciascun contesto va ricavato
da elementi fuori dal testo
2) FATTISPECIE ASTRATTA E CASO CONCRETO → gli enunciati normativi si riferiscono a situazioni
ipotetiche e definite in modo generale e astratto. Spetterà all’interprete, di fronte ai singoli casi
concreti, decidere se considerarli inclusi nella disciplina dettata dalla singola norma oppure no
3) CONFLITTI TRA FONTI NORMATIVE → le formulazioni delle leggi sono spesso in conflitto tra loro.
Questi conflitti si possono superare ricorrendo a criteri di gerarchia tra le fonti ( es. criteri
cronologici, di specialità)
4) INTERPRETAZIONE SISTEMATICA → di fronte a ciascun singolo caso difficilmente si può applicare
un’unica norma, ma occorre utilizzare un’ampia combinazione di disposizioni, opportunamente
ritagliate e composte per adattarle al caso

L’interpretazione di un testo può essere dichiarativa, cioè quando ad un testo legislativo viene
attribuito il significato più immediato ed intuitivo, o correttiva, cioè quando ad un testo legislativo si
attribuisce un significato diverso da quello che potrebbe essere suggerito da un’interpretazione
letterale.

I soggetti che svolgono l’attività di interpretazione vogliono distinguere l’interpretazione giudiziale,


l’interpretazione dottrinale e l’interpretazione autentica

• interpretazione giudiziale → attività interpretativa si traduce in provvedimenti dotati di


efficacia vincolante quando sia compiuta dai giudici dello Stato nell’esercizio di funzione
giurisdizionale
• interpretazione dottrinale → costituita dagli apporti di studio dei cultori delle materie
giuridiche, i quali si preoccupano di raccogliere il materiale utile alla interpretazione delle
varie disposizioni, di illustrare i vari significati, di sottolineare le implicazioni e le
conseguenze delle varie soluzioni interpretative
• interpretazione autentica → il legislatore emana apposite disposizioni per chiarire il
significato di altre disposizioni preesistenti. Ha efficacia retroattiva, cioè chiarisce anche per
il passato il valore da attribuire alla legge precedente, togliendo i dubbi sorti sulla sua
interpretazione

Alcune criteri dell’interpretazione:

• TELEOLOGICO → non si valuta soltanto il significato letterale ma anche le intenzioni del


legislatore, cioè lo scopo che la disposizione persegue
• STORICO → l’analisi delle motivazioni con cui un istituto è stato introdotto in un sistema giuridico
precedente, le modifiche che esso ha subito, il modo in cui è stato incorporato e applicato, … è
sempre di grande utilità per cogliere il valore della disposizione nel momento attuale
• SISTEMATICO → per determinare il significato e la portata di un a disposizione e indispensabile
collocarla nel quadro complessivo dell’ordinamento in cui va inserita
• LOGICO → escludere dalla norma quello che non è espressamente compreso, estendere la norma
per comprendervi anche fenomeni simili a quelli risultanti dal contenuto letterale della
disposizione, escludere le disposizioni assurde
• SOCIOLOGICO → conoscere gli aspetti economico-sociali dei rapporti regolati
• EQUITATIVO → per evitare interpretazioni che contrastino con il senso di giustizia della
comunità, favorendo invece situazioni equilibrate

L’ANALOGIA
Il procedimento analogico consiste nell’applicare ad un caso non regolato (senza norma che lo
contempli) una norma non scritta desunta da una norma scritta, la quale, però, è dettata per regolare un
caso diverso, sebbene simile a quello da decidere.
Due entità possono dirsi simili se hanno qualcosa in comune → stabilire l’elemento in comune tra le due
fattispecie messe a confronto → concludere che tra i due casi c’è una analogia tale da consentire di
applicare alla seconda fattispecie la regola dettata dal legislatore per la prima. L’elemento di contatto è
la fondamentale giustificazione della disciplina del caso.
L’analogia non è consentita per le leggi penali e per le norme eccezionali.
CAPITOLO 7- IL SOGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

Le situazioni giuridiche soggettive fanno a capo a quelli che vengono definiti “soggetti”.

CAPACITA’ GIURIDICA: l’idoneità ad essere titolari di situazioni giuridiche soggettive

La capacità giuridica compete alle persone fisiche, agli enti e ad altre strutture organizzate.
All’interno degli enti si devono distinguere quelli che sono “persone giuridiche” e gli enti non dotati di
personalità giuridica. I primi hanno autonomia patrimoniale perfetta, cioè delle obbligazioni dell’ente
risponde l’ente stesso con il proprio patrimonio.
LA PERSONA FISICA

La persona fisica acquista la capacità giuridica con la nascita e la perde con la morte.

Si ha la nascita con l’acquisizione della piena indipendenza del corpo materno, che si realizza con l’inizio
della respirazione polmonare. La nascita è condizione necessaria e sufficiente per l’acquisto della
capacità giuridica.

Si ha la morte con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. L’accertamento della


cessazione dell’encefalo avviene con le modalità definite con decreto del Ministro della Salute più l’atto
di morte nel caso questa avvenga in ospedale o casa di cura o riposo.
Con la morte alcuni rapporti a capo del defunto si estinguono, come il matrimonio, mentre altri possono
essere sciolti dagli eredi del defunto. I diritti patrimoniali si trasmettono seconde le regole del codice
dettate per la successione a causa di morte.

La capacità giuridica di diritto privato compete non solo al cittadino, ma anche allo straniero → principio
di reciprocità

In alcuni casi la nascita non è sufficiente per acquisire pienamente la capacità giuridica, ma sono
richiesti altri presupposti. Se questi presupposti non ci sono il soggetto non può partecipare a
determinati rapporti. Queste capacità si distinguono in assolute, quando il soggetto è escluso da tutti i
rapporti, o relative, quando il soggetto è escluso dal rapporto solo in determinate circostanze. In
entrambi i casi vi è una limitazione della capacità giuridica.

Con la nascita la persona fisica acquista la capacità giuridica generale.


Non sempre però la persona fisica è in grado, per giovane età o per malattia, di gestire in prima persona
le proprie situazioni giuridiche. Ecco perché la legge richiede che oltre alla capacità giuridica un
soggetto abbia anche la capacità di agire, in modo da poter gestire personalmente e autonomamente i
propri atti di amministrazione.

CAPACITA’ DI AGIRE → capacità di compiere validamente atti giuridici


→ idoneità a porre in essere in proprio atti negoziali destinati a produrre effetti nella sua sfera
giuridica.
Quando una persona nasce acquista immediatamente capacita giuridica ma non capacita di agire.
La capacità di agire si acquista alla maggiore età.
Può accadere che nonostante il raggiungimento della maggiore età la persona non abbia la capacità
giuridica. A protezione dei soggetti privi di questa capacità sono stati introdotti degli strumenti di
salvaguardia, per fare in modo che i soggetti limitati possano fare atti negoziali senza incidere
negativamente su loro stessi.

Gli istituti di protezione sono:


-LA MINORE ETA’
• non ha capacità di agire, la acquista ai 18 anni in Italia
• non può stipulare atti negoziali, nel caso in cui lo faccia tali atti sono annullabili
• il minore può annullare gli atti fatti dal tutore entro 5 anni dalla maggiore età
• può solo soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana → diversamente al posto di istituto
di protezione si parlerebbe di istituto di emarginazione
• ha diritto a un tutore, che possono essere i genitori o altre figure nominate dal giudice

-INTERDIZIONE GIUDIZIALE
• procedimento attraverso cui si limita, di regola in maniera totale, la capacità di agire di coloro i
quali si trovano in condizioni di abituale infermità mentale che li rende incapaci di provvedere ai
propri interessi
• può essere pronunciata solo alla maggiore età → prima il minore è già legalmente incapace
• è pronunciata quando ricorrono congiuntamente i seguenti presupposti:
Infermità mentale → malattia che colpisce profondamente il soggetto nella sfera intellettiva e/o
volitiva, tale da non consentirgli di esprimere la propria volontà
Abitualità dell’infermità → infermità non transitoria (non è detto che il soggetto non abbia
momenti di lucidità in cui è capace di intendere e di volere)
Incapacità del soggetto di provvedere ai propri interessi → l’infermità incide sulla capacità del
soggetto di gestire ai propri affari
Necessità di assicurare al soggetto protezione → si procede con l’interdizione solo quando
risultano non idonee e non sufficienti gli altri strumenti di protezione dell’incapace
• il procedimento di interdizione può essere promosso dal soggetto stesso, dal coniuge, dal
convivente abituale, dai parenti fino al 4 grado, dagli affini fino al 2 grado o dal pubblico
ministero
• c’è un esame per stabilire l’interdizione → dopo l’esame il giudice può nominare un tutore
provvisorio
• non può compiere atti negoziali → nel caso sono annullabili
• il tutore nominato ha il compito di gestire il patrimonio dell’interdetto
• gli atti di ordinaria amministrazione sono compiuti dall’interdetto assistito dal tutore
• l’interdizione prevede che il soggetto può compiere matrimonio, riconoscere i figli, può fare
testamento e può gestire l’amministrazione degli oggetti in comune con il coniuge
• può essere annullata nel caso non ci sono più i requisiti iniziali

-INTERDIZIONE LEGALE
• il codice penale la prevede come pena accessoria all’ergastolo o una reclusione superiore ai 5
anni → funzione sanzionatoria
• non può compiere atti sul proprio patrimonio → annullabili
• l’amministrazione del patrimonio e dei vari atti spetta a un tutore
• annullabilità assoluta → l’annullabilità degli atti compiuti dall’interdetto legale spetta a
chiunque vi abbia interesse
• per gli atti a carattere personale sono esclusi

-INABILITAZIONE
• procedimento promosso nei confronti di coloro che non sono in grado di provvedere ai propri
interessi, ma le loro condizioni non sono tanto gravi da procedere per l’interdizione
• è pronunciata con sentenza del tribunale quando ricorre almeno uno dei seguenti presupposti:
Infermità di mente non tanto grave come l’interdizione
Prodigalità → impulso patologico che incide negativamente con la capacità del soggetto di
valutare la rilevanza economica dei propri atti
Abuso abituale di bevande alcoliche o stupefacenti
Sordità o cecità dalla nascita o dalla prima infanzia
• può compiere normalmente gli atti di ordinaria amministrazione, per gli atti di straordinaria
amministrazione necessita l’assistenza di un curatore nominato dal giudice tutelare
• l’assistenza del curatore è sempre necessaria

-EMANCIPAZIONE
• il minore almeno sedicenne è autorizzato dal tribunale a contrarre matrimonio, acquistando
automaticamente l’emancipazione
• può compiere normalmente gli atti di ordinaria amministrazione, per gli atti di straordinaria
amministrazione necessita l’assistenza di un curatore
• se l’emancipato è sposato con una persona di maggiore età, questa è il curatore
• l’annullamento del matrimonio non toglie l’emancipazione
• l’emancipazione cessa al raggiungimento dei 18 anni

-AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO
• si apre con il sostegno del giudice tutelare quando ricorrono congiuntamente:
Infermità o menomazione fisica o psichica
Impossibilità per il soggetto di provvedere ai propri interessi
• rispetto all’interdizione rileva non solo una infermità di mente, ma anche solo una semplice
menomazione psichica
• rispetto all’interdizione rileva non solo una infermità o menomazione psichica , ma anche
un’infermità o menomazione fisica
• rileva non solo un’infermità o menomazione abituale, ma anche temporanea → l’amministratore
di sostegno è temporaneo
• rileva un’infermità o menomazione che incide su alcuni profili soltanto della sua personalità
• l’amministrazione di sostegno può essere aperta con la maggiore età → il minore è già tutelato
• può essere emessa nell’ultimo anno della minore età
• il procedimento di amministrazione di sostegno può essere promosso dal soggetto stesso, dal
coniuge, dal convivente abituale, dai parenti fino al 4 grado, dagli affini fino al 2 grado o dal
pubblico ministero
• gli effetti dell’amministrazione di sostegno sono determinati di volta in volta dal provvedimento
del giudice tutelare
• viene nominato un amministratore di sostegno dal giudice tutelare
• il giudice tutelare indica:
gli atti che l’amministratore di sostengo ha potere di compiere in nome e per conto del
beneficiario
gli atti cui l’amministratore di sostegno deve dare il proprio assenso, prestando assistenza al
beneficiario
→ se entrambe le condizioni non sono verificate correttamente, gli atti sono annullabili
• per gli atti che soddisfano le esigenze quotidiane della persona, questi devono essere fatti con la
presenza dell’amministratore di sostegno

-INCAPACITA’ NANTURALE
• condizione di chi, non essendo stato dichiarato interdetto, si trova in stato di incapacità di
intendere o volere per qualsiasi causa, anche transitoria nel momento in cui stipula un negozio
giuridico
• perché si abbia incapacità di intendere e/o volere non è sufficiente una qualsiasi anomalia o
alterazione delle facoltà psichiche/intellettive, occorre che il soggetto sia privo in modo assoluto
della capacità di autodeterminarsi al momento di compiere un negozio giuridico
• la legge non può disinteressarsi della protezione degli interessi del soggetto → scollamento tra
situazione giuridica (capacità legale) e situazione di fatto (incapacità naturale)
• il soggetto deve dimostrare che nel momento che ha stipulato l’atto si trovava in uno stato di
incapacità di intendere e/o di volere
• il matrimonio, il testamento e la donazione sono impugnabili solo se si dimostra che, nel
momento che ha stipulato l’atto, il soggetto si trovava in uno stato di incapacità di intendere e/o
di volere
• gli atti unilaterali sono annullabili se si dimostra che, nel momento che ha stipulato l’atto, il
soggetto si trovava in uno stato di incapacità di intendere e/o di volere, e che questi atti rechino
al soggetto un grave pregiudizio
• i contratti sono annullabili se si dimostra, nel momento che ha stipulato l’atto, il soggetto si
trovava in uno stato di incapacità di intendere e/o di volere, e che l’altro contraente era in
malafede
• l’annullamento degli ultimi due casi deve essere fatto dal soggetto incapace entro 5 anni dal loro
compimento

I DIRITTI DELLA PERSONALITA’


Articolo 2 della Costituzione: << la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia
come singolo sia nelle formazioni sociali >> → la persona umana è portatrice di diritti innati che
l’ordinamento politico riconosce, e che in quanto tali sono inviolabili da parte dello Stato.
Il codice penale sanziona i delitti contro la persona.
Il codice civile detta norme specifiche a tutela dell’integrità fisica, del nome e dell’immagine.

Al fine di individuare i diritti inviolabili, un ruolo decisivo lo svolgono le norme di derivazione


extratestuale:
- la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
- la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
- il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali
- la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

I diritti della personalità sono connotati dai caratteri:


• della necessità → competono a tutte le persone fisiche, li acquistano con la nascita e li perdono
con la morte
• della imprescrittibilità→ il loro non uso per un lungo tempo ne determina l’estinzione
• della assolutezza→ implicano capo a tutti i consociati
• della non patrimonialità→ tutelano valori della persona non suscettibili di valutazione economica
• della indisponibilità→ non sono oggetto di rinuncia

DIRITTI FONDAMENTALI:
I. Diritto alla vita
II. Diritto alla salute
III. Diritto al nome
- costituito da prenome e cognome, svolge la funzione di identificare la persona
- protezione dell’identità della persona
- il figlio nato nel matrimonio assume il cognome del padre
- se non si da un nome al bambino, tale compito spetta all’ufficiale di stato civile
- il figlio nato fuori dal matrimonio assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per
primo
- i bambini non riconosciuti dai genitori assumono nome e cognome dato dall’ufficiale di stato
civile
- il figlio adottato assume il cognome del padre adottivo
- dopo il matrimonio, la moglie aggiunge il cognome del marito al proprio, e lo conserva anche
durante la vedovanza o fino a quando non divorzia
- il nome è tendenzialmente immodificabile → modificarlo con il decreto del Prefetto della
provincia
- il nome viene tutelato contro contestazione, usurpazione e utilizzazione abusiva
- la vittima può chiedere la cessazione del fatto lesivo e il risarcimento del danno, oltre che la
pubblicazione sui giornali della sentenza che accerta l’illecito
- tutela analoga al nome è quella dello pseudonimo, il nome con cui un soggetto è riconosciuto
in determinati ambienti → il soggetto può concedere a terzi di utilizzare il proprio nome per
fini commerciali
IV. Diritto all’integrità morale
- la legge nazionale tutela, anche con sanzioni penali, l’interesse di ciascuno all’onore, al
decoro e alla reputazione
- esiste un onore e un decoro minimo che compete a ogni persona solo per il fatto di essere
uomo →al di sopra di questo minimo onore e decoro vanno valutati in base alla personalità
dell’interessato
- qualsiasi espressione di mancato rispetto dell’integrità morale è illegittima
- il diritto all’onore, al decoro e alla reputazione è spesso in conflitto con i diritti di cronaca e
critica giornalistica → il diritto d’integrità morale cede di fronte al diritto di informazione
quando la notizia è vera, l’informazione ha utilità sociale e ha continenza espositiva
- in caso di lesione dell’integrità morale della persona, questa ha diritto a risarcimento danno
→ più eventuale pubblicazione della sentenza sul giornale
V. Diritto all’immagine
VI. Diritto alla riservatezza alla protezione dei dati personali
- potere dell’interessato di vietare comportamenti di terzi volti a conoscere o a far conoscere
situazioni o vicende della propria vita personale o familiare, anche al di fuori del contesto
domestico, che non avessero un interesse socialmente apprezzabile
- è legittima solo in presenza di un interesse pubblico
- ogni persona ha diritto alla protezione dei dati personali
- il codice privacy serve a fare in modo che la trattazione dei dati personali si svolga nel
rispetto dei diritti delle libertà fondamentali e dell’interessato
- dato personale → informazione relativa alla persona fisica, identificata o identificabile, anche
indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione
- interessato → persona fisica i cui dati si riferiscono
- trattamento → operazioni riguardo la raccolta, la conservazione, l’elaborazione, l’utilizzo, la
comunicazione a uno o più soggetti determinati, la diffusione di dati, anche non registrati in
una banca dati
- regole del codice privacy → l’interessato deve essere informato sul trattamento dei suoi dati,
il trattamento dei dati deve avvenire con il consenso dell’interessato, l’interessato può
richiedere l’aggiornamento o la cancellazione dei suoi dati, i dati personali devono essere
trattati in modo lecito e corretto, i dati sensibili devono essere oggetti di trattamento solo
con un consenso scritto dell’interessato, i dati personali devono essere custoditi e controllati
in modo da ridurre al minimo i rischi di distruzione, perdita e accesso non autorizzato
- le vittime del trattamento dati non autorizzato devono rivolgersi al Garante o all’Autorità
giudiziaria → condanna dell’autore e risarcimento danno, sanzioni penali e amministrative
pecuniarie
VII. Diritto all’identità personale

GLI ENTI

Nel nostro ordinamento i soggetti di diritto sono, oltre che le persone fisiche, anche gli enti.

Un ente è dotato di soggettività giuridica → la capacità di essere titolare di situazioni giuridiche


soggettive → capacità giuridica

Un ente può essere dotato di personalità giuridica → enti che godono di autonomia patrimoniale
perfetta, cioè che hanno un proprio patrimonio con il quale rispondono delle loro obbligazioni, al pari
della persona fisica

Gli enti agiscono attraverso le persone fisiche, che fanno parte della sua struttura organizzativa →
organi dell’ente
Gli organi dell’ente si distinguono in esterni ed interni, a seconda che abbiano o meno il potere di
rappresentanza dell’ente, cioè che possono agire in nome e per conto dell’ente stesso

Gli enti hanno capacità di agire → non riscontrano delle limitazioni della persona fisica

Tradizionalmente gli enti si distinguono in:


• autonomia patrimoniale perfetta
i soci e gli amministratori di una società rispondono con il proprio patrimonio per le obbligazioni
contratte dalla società.
il patrimonio della persona giuridica e delle persone fisiche che lo gestiscono sono nettamente
separati.
• autonomia patrimoniale imperfetta
Non vi e una completa separazione del patrimonio dell’organizzazione rispetto al patrimonio
personale delle persone fisiche che la compongono
le organizzazioni che hanno autonomia patrimoniale non perfetta sono enti non riconosciuti

Gli enti possono avere finalità:


economiche → diritto commerciale
non economiche → diritto privato

Gli enti sono distinguibili grazie a degli indici di riconoscibilità


Si dividono in:
• registrati →riconosciuti
• non registrati → le vicende risultano accessibili a chiunque ne faccia richiesta, non riconosciuti

• dotati di personalità giuridica → godono di autonomia patrimoniale perfetta


• senza personalità giuridica → autonomia patrimoniale imperfetta

• a struttura istituzionale → danno vita ad un’organizzazione stabile per la gestione di un


patrimonio,
• finalizzata la perseguimento di scopi altruistici
• a struttura associativa → danno vita ad un’organizzazione stabile di più soggetti per l’esercizio di
un’attività volta al perseguimento di uno scopo comune

• con finalità economiche → aventi come scopo la ripartizione tra i partecipanti degli utili
conseguiti
• attraverso l’attività svolta dall’ente stesso → con scopo di lucro
• senza finalità economiche → non hanno scopo di lucro, ovvero non producono ricchezza e sono le
associazioni, le fondazioni, i comitati e altre istituzioni di carattere privato

Noi ci occuperemo degli enti senza scopo di lucro.

-ASSOCIAZIONE
• è un’organizzazione collettiva che ha come scopo il perseguimento di finalità non economiche
• non è escluso che gli associati possano trarre indirettamente dei vantaggi economici dall’agire
dell’associazione
• non confondere lo scopo perseguito con l’attività svolta per realizzarlo
• possono svolgere attività economica di produzione → attività di impresa svolta in via secondaria,
in via principale o in esclusiva
• ASSOCIAZIONE RICONOSCIUTA
- prende vita da un atto di autonomia (contratto) tra i fondatori, che deve rivestire la forma di
atto pubblico
- atto costitutivo + statuto (nome, scopo, patrimonio, sede, …)
- atto e statuto devono essere presentati alla prefettura per ottenere il riconoscimento dell’ente
come persona giuridica
- deve avere scopo lecito,un patrimonio adeguato allo scopo
- se l’esito è positivo si avrà l’iscrizione dell’ente nel registro delle persone giuridiche
- mentre aspetta la risposta, l’associazione può agire come associazione non riconosciuta
- l’ordinamento interno prevede 2 organi fondamentali: assemblea degli associati (modifica
l’atto costitutivo e lo statuto) e gli amministratori
- ha un suo patrimonio e può fare qualsiasi tipo di acquisto liberamente
- ha autonomia patrimoniale perfetta
- una volta entrato nell’associazione, l’associato ha diritto a rimanerci →non può essere escluso
se non per motivi gravi
- si estingue quando raggiunge/è impossibilitata a raggiungere lo scopo: → liquidazione del
patrimonio e cancellazione dell’ente
• ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA
- prende vita in forza di un atto di autonomia tra i fondatori
- non sono richiesti né requisiti di forma ,né di contenuto
- chiede solo l’accordo tra i fondatori
- non ha la personalità giuridica, ma ha la soggettività giuridica
- ha un fondo comune distinto dai singoli associati
- può fare qualsiasi tipo di acquisto
- ha autonomia patrimoniale imperfetta

-FONDAZIONE
• è un’organizzazione stabile che si avvale di un patrimonio per il perseguimento di uno scopo non
economico
• trae vita da un atto di autonomia che, diversamente dall’associazione, non è un contratto, bensì
un atto unilaterale (o di fondazione) → può essere un atto pubblico, revocabile dal fondatore fino
a quando non avviene il riconoscimento della fondazione, o un testamento
• l’atto di fondazione + statuto
• è dotata di un patrimonio, destinato a essere utilizzato per le finalità dell’associazione → vincolo
di destinazione dello scopo
• per il riconoscimento e l’acquisto della personalità giuridica → presentare l’atto di fondazione e
lo statuto alla prefettura, controllo della prefettura, inscrizione al registro delle persone
giuridiche
• senza riconoscimento può operare come fondazione non riconosciuta
• lo scopo delle fondazioni deve essere di pubblica utilità e non può essere modificato
• per raggiungere lo scopo la fondazione svolge un’attività
• ha un suo patrimonio → autonomia patrimoniale perfetta
• lo scioglimento della fondazione avviene modificando lo scopo
• la fondazione ha avuto un’importanza marginale nella nostra società

COMITATO
• organizzazione di più persone che, attraverso la raccolta pubblica di fondi, costituisce un
patrimonio con il quale realizzare finalità di natura altruistica
• nasce da un accordo di tipo associativo → decidere l’attività di raccolta per poi realizzare il
programma
• due fasi : 1) annunciare al pubblico la volontà di perseguire un determinato scopo; 2) raccolta e
gestione dei fondi per la realizzazione dello scopo
• il patrimonio è costituito dai fondi raccolti pubblicamente
• c’è un vincolo di destinazione allo scopo programmato
• lo scopo deve essere di pubblico interesse o altruistico
• può vivere come ente non riconosciuto, dotato solo di soggettività giuridica → una volta raccolti i
fondi sufficienti può chiedere il riconoscimento e la personalità giuridica
• ha autonomia patrimoniale perfetta se è riconosciuto, imperfetta se non lo è (alle obbligazioni
rispondono i componenti del comitato)

Gli enti hanno i diritti della personalità, come il diritto al nome, all’integrità morale e alla protezione
dei dati personali.
Se l’ente ha oggetto un elemento visibile ha anche diritto all’immagine.
CAPITOLO 8 – L’OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

Bene: cosa che può essere fonte di utilità e oggetto di appropriazione


cose che possono formare oggetto di diritti

Si distinguono in :
• Materiali → immobili, mobili, oggetti
• Immateriali → aria, crediti, energie

• Mobili→ categoria residuale (tutto ciò che non è immobile) → registrati (macchine) o non registrati
• immobili → tutto ciò che e attaccato al suolo → sempre registrati

• Registrati → immobili
• Non registrati

• Fungibili → denaro
• Infungibili → tendenzialmente unici e non interscambiabili → es. opere d’arte ecc

• Consumabili → che si consumato se usati → es. cibo


• Inconsumabili → beni che non si deteriorano se utilizzati → es. azioni di società

• Divisibili→ denaro
• Indivisibili → azioni, opere d’arte

• Pubblici → appartengono al demanio pubblico e non possono essere venduti a meno che una legge li
renda
vendibili → es. privatizzazione di società pubbliche
• Privati

• Presenti → già esistenti in natura, solo questi possono formare oggetto di proprietà o diritti reali
• Futuri → non ancora presenti in natura, possono formar solo oggetto di rapporti obbligatori

• Composti →cose che messe insieme formano un’unica entità → es. azienda
• Semplici

Di un bene ci si può appropriare o lo si può utilizzare


− appropiazione → comporta titolarietà ma non utilizzo
− utilizzo → non comporta proprietà
Frutti :
• naturali →prodotti direttamente da altro bene
• civili → si ritraggono dalla cosa come corrispettivo godimento che altrui ne abbia → es. affitto di
una cosa

CAPITOLO 10 – L’INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDE GIURIDICHE

Le attività giuridiche si devono compiere entro periodo di tempo determinati.


Regole per il calcolo dei termini:
• non si conta il giorno iniziale
• si computa quello finale
• se e il termine e mensile il termine scade il giorno corrispondente a quello iniziale e non all’inizio
del mese successivo
• se nel mese di scadenza manca un giorno il termine scade il giorno precedente
• se il giorno è festivo, scade il giorno successivo non festivo
PRESCRIZIONE ESTINTIVA: estinzione del diritto soggettivo per effetto dell’inerzia del titolare del diritto
stesso, che non lo esercita o non ne usa per il tempo determinato dalla legge

Se il diritto soggettivo non viene esercitato, si forma nelle persone la convinzione che esso non esista o
sia stato abbandonato.

Le norme che stabiliscono l’estinzione di un diritto sono inderogabili → le parti non possono decidere di
abbreviare o prolungare i termini stabiliti dalla legge e non possono rinunciare preventivamente alla
prescrizione

Tutti i diritti sono soggetti a prescrizione estintiva → sono esclusi i diritti indisponibili e il diritto di
proprietà (il non uso è espressione della libertà del proprietario)

La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere esercitato.

Diritti prescrittivi non relazionali → si rischiano di perdere solo quando il diritto reale non viene
esercitato dal proprietario ma da un'altra soggetto che lo usa per un dato tempo, senza reclami da parte
del titolare → l’esercizio del diritto interrompe la prescrizione

La sospensione è determinata o da particolari rapporti intercorrenti tra le parti, o dalla condizione del
titolare.
L’inerzia del titolare del diritto continua a durare ma e giustificata.

L’interruzione avviene quando il titolare compie un atto con la precisazione dell’interruzione, o quando
il soggetto passivo riconosce il diritto altrui.
L’inerzia viene meno o perché il diritto è stato esercitato o perché e stato riconosciuto dall’altra parte.

La prescrizione può essere ordinaria o breve:


- prescrizione ordinaria → e di 10 anni
- prescrizione per i diritti reali → 20 anni
- casi particolari → 5 anni , 1 anno (diritti commerciali), 2 anni (contratto di assicurazione)
PRESCRIZIONI PRESUNTIVE: si fondano sulla presunzione che un determinato credito sia stato pagato o
che sia lo stesso estinto per qualche altra causa
Per legge si presume che il debito si estingua → il debitore è esonerato dall’onere di fornire in giudizio la
prova dell’avvenuta estinzione del credito azionato → spetterà al creditore offrire la prova che la
prestazione non è stata eseguita.
Prima dei 6 mesi è il debitore a dover dimostrare di aver pagato, dopo i 6 mesi è il creditore a dover
dimostrare di non essere stato pagato
Contro la presunzione di estinzione non è prevista alcun tipo di prova. Il creditore può soltanto o
ottenere dal debitore l’ammissione che l’obbligazione è ancora esistente, o invitare il debitore a
prestare giuramento affermando che l’obbligazione si è davvero estinta (espediente pericoloso).

DECADENZA: perdita del diritto per il semplice trascorrere del tempo

CAPITOLO 13 – I DIRITTI REALI IN GENERALE E LA PROPRIETA’

I diritti reali sono caratterizzati da:


1. IMMEDIATEZZA → possibilità, per il titolare, di esercitare direttamente il potere sulla cosa,
senza necessita della cooperazione di terzi
2. ASSOLUTEZZA → dovere di tutti i consociati di astenersi dall’interferire nel rapporto fra il
titolare del diritto reale ed il bene che ne e oggetto; e correlativamente dalla possibilità di
agire contro chiunque contesti o pregiudichi il suo diritto
3. INERENZA → opponibilità del diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa ( il
proprietario può agire nei confronti di chiunque possieda il bene per ottenere la restituzione)

Nessuna di questi tre caratteristiche caratterizzano sempre e solo i diritti reali.


Si ritiene che i diritti reali costituiscano un numero chiuso e che siano connotati dal carattere della
tipicità → impedire ai privati di moltiplicare limiti e vincoli destinati a comprimere i poteri del
proprietario col rischio di rendere inefficiente la gestione del bene, e tutelare i terzi che, volendo
acquistare i diritti sulla cosa, devono essere posti in grado di conoscere con esattezza i vincoli che
gravano su di essa

Nell’ambito dei diritti reali si è soliti distinguere tra la proprietà e i diritti reali che gravano su beni di
proprietà altrui e che sono destinati a coesistere con il diritto del proprietario.
I secondi si dividono a loro volta in diritti reali di godimento(superficie, enfiteusi, usufrutto, uso,
abitazione, servitù) e diritti reali di garanzia (pegno e ipoteca).

LA PROPRIETA’

Al proprietario spetta il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo secondo i limiti
della legge → tutte le proprietà sono inviolabili

La proprietà attribuisce al titolare:


a) POTERE DI GODIMENTO: potere di trarre dalla cosa le utilità che la stessa è in grado di fornire,
decidendo se, come e quando utilizzarla (direttamente o indirettamente)
b) POTERE DI DISPOSIZIONE: potere di cedere agli altri, in tutto o in parte, diritti sulla cosa

Godere della cosa in modo pieno e esclusivo → entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti
dall’ordinamento giuridico
Ormai queste due caratteristiche sono tipiche solo della proprietà e dei beni di uso strettamente
personale.

Carta Costituzionale → la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge

La proprietà è:
1. imprescrittibile
2. perpetua
3. elastica

La proprietà privata può essere espropriata per motivi d’interesse generale → trovare un equilibrio tra
l’interesse del proprietario a conservare i suoi diritti sul bene e l’interesse della collettività
Per compensare il privato del sacrificio di rinunciare al suo diritto, gli viene offerto un indennizzo →
totale risarcimento del pregiudizio economico sofferto dall’espropriato

ATTI EMULATIVI: atti il cui scopo è quello di nuocere o arrecare molestia ad altri
Divieto dell’abuso del diritto di godimento.

Il proprietario è legittimato a opporsi a qualsiasi attività materiale di terzi che avviene sul suo fondo →
immissione materiale
Non può opporsi ad attività che si svolgono sul fondo del vicino → immissioni immateriali (rumori, fumi,
calore,…)
Queste vanno divise in:
• immissioni di normale tollerabilità → sotto la soglia di tollerabilità, chi le subisce deve
sopportarle
• immissioni che superano la soglia ma che sono giustificate → chi le subisce non ha diritto a
farle cessare ma può ottenere un indennizzo
• immissioni che superano la soglia e che non sono giustificate → chi le subisce ha diritto a far
cessare la produzione e che gli sia riconosciuto l’integrale risarcimento del danno

MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETA’

• A TITOLO DERIVATIVO: importano la successione nello stesso diritto già appartenente ad un altro
soggetto, per cui gli eventuali vizi che inficiavano il titolo d’acquisto del precedente proprietario
si riversano anche sul successore
• i modi d’acquisto a titolo derivativo più importanti sono:
- il contratto
- la successione
- l’espropriazione
• A TITOLO ORIGINARIO: determinano la nascita di un diritto nuovo, del tutto indipendente rispetto
a quello che eventualmente apparteneva a un vecchio proprietario
• i modi d’acquisto a titolo originario più importanti sono:
- l’occupazione → presa di possesso,con l’intenzione di acquisirle in via permanente e
definitiva, di cose mobili che non sono in proprietà di alcuno o abbandonate
i beni immobili non sono oggetto di occupazione
- Invenzione → riguarda le cose mobili smarrite. Queste devono essere restituite al
proprietario o al sindaco. Dopo un anno, se il proprietario non si è presentato, il bene
diventa di chi l’ha trovato. Se il proprietario si presenta, al ritrovatore spetta un premio.
Tesoro: un tesoro trovato diventa immediatamente di proprietà del titolare del fondo in cui è
stato trovato. Se è stato trovato su un fondo altrui la proprietà è metà del proprietario del
fondo e metà del ritrovatore.
Beni culturali: appartengono allo Stato. Allo scopritore e al proprietario del fondo su cui è
stato ritrovato però spetta un premio.
- Accessione → stabile incorporazione di beni di proprietari diversi. Il proprietario della cosa
principale acquista la proprietà delle cose ad essa incorporate.
Si distingue in:
mobile ad immobile → il proprietario del suolo diventa proprietario delle cose che vi vengono
incorporate
immobile ad immobile → alluvione: accrescimento dei fondi rivieraschi di fiumi o torrenti
per azione dell’acqua. Avulsione: si stacca un pezzo di fondo per azione dell’acqua e si
attacca a quello di un altro proprietario. Il nuovo proprietario deve pagare un indennizzo al
vecchio.
mobile a mobile → unione: congiunzione di beni immobili appartenenti a proprietari diversi
che vanno a formare un tutto inseparabile. Se una delle due cose è principale o ha valore
superiore all’altra, il suo proprietario diventa proprietario del tutto. Specificazione:
creazione di una cosa nuova con beni mobili appartenenti ad altri. Si ha la trasformazione
della materia mediante l’opera umana. Se il valore della mano d’opera è superiore a quello
della materia, la proprietà spetta allo specificatore. Se il valore della materia è superiore a
quello della mano d’opera, la proprietà spetta al proprietario della materia.
- Usucapione
- Possesso vale titolo

AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETA’


1. azione di rivendicazione→ è concessa a chi si afferma proprietario di un bene, ma non ne ha il
possesso, al fine di ottenere l’accertamento del suo diritto di proprietà sul bene stesso e la
condanna a chi lo possiede. È una azione imprescrittibile. Bisogna avere una prova per dimostrare
il diritto di proprietà
2. azione di mero accertamento della proprietà→ è riconosciuta a chi ha interesse ad una pronuncia
giudiziale che affermi il suo diritto di proprietà su un determinato bene. L’azione è rivolta a
rimuovere l’incertezza
3. azione negatoria→ è concessa al proprietario di un bene al fine di ottenere l’accertamento
dell’inesistenza di diritti reali vantati da terzi sul bene stesso
4. azione di regolamento dei confini→ presuppone l’incertezza dei confini tra due fondi. È incerta
solo l’estensione della proprietà vicina
5. azione per apposizione dei termini→ presuppone la certezza del confine e serve a far apporre o
stabilire i segni lapidei, simboli di confine tra i due fondi
CAPITOLO 14 – I DIRITTI REALE DI GODIMENTO

I diritti reali su cosa altrui non costituiscono una parte del diritto di proprietà, ma sono una limitazione
dello stesso diritto.
I diritti reali su cosa altrui si dividono in diritti reali di godimento e diritti reali di garanzia.

I diritti reali di godimento attribuiscono a una persona il potere di utilizzare, in modo pieno e
immediato, un bene di proprietà di un'altra persona.
Sono la superficie, l’enfiteusi, l’usufrutto, l’uso, l’abitazione e la servitù prediale.
I diritti reali di godimento hanno ad oggetto solo beni immobili → usufrutto e uso possono riguardare
anche beni mobili

LA SUPERFICIE

Il principio di accessione subisce una deroga quando viene attribuito, a una persona diversa dal
proprietario, il diritto di superficie.

Il proprietario di un suolo può concedere ad un altro soggetto il diritto di costruire un edificio sopra al
suo suolo attribuendogli la proprietà separata dell'edificio → concessione ad aedificandum
Il proprietario può, inoltre, alienare la costruzione già esistente mantenendo la proprietà del suolo.

Una separazione analoga si può stabilire per il sottosuolo, ma non per le piantagioni.

Se la costruzione ancora non esiste, non si ha diritto reale su cosa altrui → la concessione ad
aedificandum si estingue se il titolare non costruisce per 20 anni
Se la costruzione esiste già, si ha invece una proprietà della costruzione separata dal quella del suolo

La superficie può essere a termine → alla scadenza la proprietà della costruzione passa gratuitamente al
proprietario del suolo

I modi di acquisto della superficie sono il contratto (forma scritta e è soggetto a trascrizione), il
testamento e l’usucapione.

Il superficiario ha la libera disponibilità della costruzione.


Il superficiario è legittimato ad esperire le azioni a difesa della proprietà superficiaria.
Il perimento della costruzione non estingue il diritto di superficie → il superficiario può ricostruire sul
suolo

ENFITEUSI

Ebbe notevole sviluppo nel Medio Evo.


È un diritto reale che attribuisce all'enfiteuta lo stesso potere di godimento che su un immobile spetta al
proprietario, dietro l'obbligo di pagare un canone periodico e di migliorare il bene.

A differenza dell’usufruttuario, l’enfiteuta può anche cambiare la destinazione del fondo, purché non lo
deteriori.

L’enfiteusi può essere perpetua o a tempo, ma non può avere durata inferiore a 20 anni.

I modi di acquisto dell’enfiteusi sono il contratto (forma scritta), il testamento e l’usucapione.

La legge attribuisce all’enfiteuta il potere di affrancazione (l’enfiteuta acquista la piena proprietà del
fondo mediante pagamento), e al concedente il potere di devoluzione (il concedente può liberare il
fondo dal diritto enfiteutico).

USUFRUTTO

Diritto di godere della cosa altrui con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica.
L’usufruttuario può trarre dalla cosa tutte le utilità che ne può trarre il proprietario,ma ha
necessariamente una durata temporanea.

Oggetto di usufrutto può essere qualsiasi tipo di bene, basta che non sia un bene mobile consumabile →
non può essere restituito

Se un bene consumabile diventa oggetto di diritto reale di godimento, ci troviamo in una situazione di
quasi usufrutto → proprietà del quasi- usufruttuario → non è un diritto reale su cosa altrui

Oggetto di usufrutto possono essere dei bene deteriorabili → l’usufruttuario se ne serve secondo l’uso a
cui è destinato → lo riconsegna nello stato in cui si trova

Modi di acquisto dell’usufrutto:


• volontà dell’uomo → contratto, testamento, promessa al pubblico, donazione (forma scritta e
sono soggetti a trascrizione)
• usucapione → possesso in buona fede per beni mobili non registrati
• provvedimento del giudice
L’usufrutto sui beni immobili deve farsi per iscritto e sono soggetti a trascrizione.

Diritti dell’usufruttario:
• potere di godimento sul bene → possesso della cosa e acquisto dei frutti naturali e civili della
cosa
• potere di disposizione del diritto di usufrutto → cedere a altri il diritto di usufrutto, concedere
ipoteca sull’usufrutto
• potere di disposizione di godimento del bene

L’obbligo dell’usufruttuario è quello di restituire la cosa al momento del termine del suo diritto. Egli è
tenuto a:
• usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento della cosa
• non modificare la destinazione del bene
• fare l’inventario e prestare garanzia
Se l’usufruttuario non rispetta queste regole, il proprietario ha diritto a un risarcimento.
L’usufruttuario è tenuto alle spese per la manutenzione del bene → le spese straordinarie sono a carico
del proprietario
La legge ha imposto un limite all’usufruttuario per le spese di miglioramento

Estinzione dell’usufrutto:
• scadenza del termine o morte dell’usufruttuario
• prescrizione estintiva ventennale
• consolidazione → usufruttuario e proprietario diventano la stessa persona/ rinuncia
dell’usufruttuario
• perimento totale della cosa
• abuso dell’usufruttuario sul diritto

USO e ABITAZIONE

1. diritto di servirsi di un bene, e se fruttifero di raccoglierne i frutti, limitatamente ai bisogni


propri e della propria famiglia
2. diritto di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia

Sono dei tipi limitati di usufrutto.

Non si possono cedere, né il bene può essere concesso in locazione o a terzi

Uso e abitazione possono sorgere per volontà dell’uomo e per usucapione → per morte di un coniuge
convivente

LE SERVITU’

Peso imposto sopra un fondo (servente) a vantaggio di un fondo limitrofo o vicino (dominante)
appartenente a un altro proprietario.
Il fondo dominante si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente.
Per maggiore comodità o amenità del fondo dominante.

Servitù tipiche: contenuto previsto e regolamentato dal codice civile


Servitù atipiche: possono essere liberamente costruite, purché finalizzate all’utilità del fondo dominante
Servitù industriali: strumentali a quegli utilizzi produttivi del fondo dominante
Servitù reciproche: poste a favore ed a carico di due o più fondi a reciproco vantaggio
Servitù irregolari: non sono servitù prediali → il servizio è prestato a favore di una persona
Tre principi fondamentali:
1. non fare e sopportare → le spese per la conservazione sono a carico del proprietario del fondo
dominante, il proprietario del fondo servente non è tenuto a compiere alcun atto volto a rendere
possibile l’esercizio della servitù da parte del proprietario del fondo dominante
2. i fondi devono appartenere a persone diverse
3. i fondi devono essere vicini ma non per forza confinanti

La costituzione della servitù avviene:


• per obbligo di legge
• per volontà dell’uomo
• per usucapione
• per destinazione del padre di famiglia

Servitù legali (o coattive): hanno origine dalla legge


per costituire concretamente una servitù legale occorre:
• un contratto
• una sentenza del giudice che farà nascere una servitù → il proprietario dominante dovrà pagare
un’indennità al proprietario servente
Per l’estinzione di una servitù legale avviene per il venir meno dei presupposti che avevano giustificato
la sua costruzione

Figure importanti delle servitù legali:


• acquedotto coattivo → il proprietario deve concedere il passaggio delle acque,
indipendentemente dall’uso che ne verrà fatto
• elettrodotto coattivo
• passaggio coattivo

Servitù volontarie hanno origine per volontà dei titolari → contratto tra i due proprietari
Può nascere anche per testamento.
Le servitù apparenti possono nascere per usucapione.
Le servitù non apparenti possono nascere solo per contratto o testamento.
Servitù apparenti: destinate a opere visibili e permanenti
L’esercizio della servitù è regolato dal titolo dalla legge → il diritto di servitù comprende tutto ciò che è
necessario per usarne

Modo: come la servitù viene esercitata


Principio del minimo mezzo: le servitù devono essere esercitate in modo civile, soddisfacendo il bisogno
del fondo dominante con il minimo sforzo del fondo servente → divieto di aggravare il fondo servente

Estinzione della servitù per:


• rinuncia del titolare fatta per iscritto
• scadenza del termine
• confusione dei due proprietari del fondo in un unico proprietario
• prescrizione estintiva ventennale (non uso)
- negative: attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di vietare al proprietario
del fondo servente di fare qualcosa sul suo fondo
- affermative: attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di fare qualcosa, di
svolgere un’attività
a) continue: l’attività dell’uomo è antecedente alla servitù
b) discontinue: il fatto dell’uomo deve essere concomitante con l’esercizio della servitù

A tutela della servitù c’è l’azione confessoria, secondo la quale di fronte a una contestazione
dell’esistenza della servitù, chi se ne afferma titolare chiede una pronuncia giudiziale di accertamento
del suo diritto.
Legittimato attivamente è colui che si afferma titolare della servitù, legittimato passivamente è colui
che contesta l’esercizio della servitù.
Chi rivendica deve dimostrare una prova del suo diritto di proprietà.
L’azione confessoria ha carattere petitorio e il suo accoglimento presuppone l’esistenza della servitù.
A tutela dello stato di fatto della servitù vi sono l’azione di reintegrazione e l’azione di manutenzione.
CAPITOLO 16 – IL POSSESSO

Avere il diritto di godere e disporre di un bene ≠ fatto di godere e disporre del bene

Può accadere che un soggetto, pur non avendo il diritto di proprietà su un bene, si comporti di fatto
come se lo avesse.
Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà
o di altro diritto reale.
Il possesso non è un diritto, ma una situazione di fatto produttiva di effetti giuridici
Oggetto del possesso sono i beni materiali.
Non sono oggetto di possesso le cose di cui non si può acquistare la proprietà.

Diverse situazioni di possesso:


1. POSSESSO PIENO : consiste nella materiale apprensione della cosa (componente oggettiva) e
nella volontà del soggetto di comportarsi come il legittimo proprietario (componente soggettiva)
2. DETENZIONE: consiste nella materiale apprensione della cosa (componente oggettiva) e nella
volontà del soggetto di godere e disporre del bene, ma nel rispetto dei diritti che, sul medesimo
bene, riconosce spettare ad altri (componente soggettiva)
3. POSSESSO MEDIATO: la disponibilità materiale del bene spetta al detentore, la volontà del
soggetto è di comportarsi come il legittimo proprietario

Il possesso su un determinato bene può essere esercitato da più persone su un medesimo titolo →
compossesso

Possesso e detenzione hanno in comune la materiale disponibilità del bene, si distinguono per l’elemento
soggettivo. A distinguerli è lo spirito con il quale l’azione viene realizzata → distinzione animus e titolo
Se non si capisce (perché manca il titolo) se si tratta di possesso o detenzione,per legge si presume il
possesso.
Il mutamento della detenzione in possesso può avvenire solo se la modificazione dello stato psicologico
del detentore viene manifestata dall’esterno:
- in forza di opposizione: il detentore manifesta inequivocabilmente l’intenzione di continuare
a tenere la cosa per sé come legittimo proprietario
- in forza di causa proveniente da un terzo: l’attuale possessore attribuisce al detentore la
propria posizione possessoria

Il possesso si distingue in :
• POSSESSO LEGITTIMO: il potere di godere e disporre del bene è esercitato dall’effettivo
titolare del diritto di proprietà
• POSSESSO ILLEGITTIMO: il potere di godere e disporre del bene è esercitato da una persona
diversa dall’effettivo titolare del diritto di proprietà
- IN BUONA FEDE: il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene ignorando
di essere in una situazione di possesso illegittimo → acquisto di un quadro rubato
senza sapere che lo fosse
- IN MALA FEDE: il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene conoscendo
il difetto del suo titolo d’acquisto → persona che va a vivere in una casa abbandonata
- VIZIOSO: il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene in mala fede e
con violenza → furto di un auto
Per qualificare il possesso come in buona fede è sufficiente che era così al momento dell’acquisto.

La detenzione si distingue in:


• QUALIFICATA: possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene nell’interesse proprio,
cioè nell’interesse del possessore
• NON QUALIFICATA: possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene per ragioni di
ospitalità, ovvero di servizio o di lavoro
Il codice limita la figura del possesso alle situazioni corrispondenti ai diritti reali.
Sullo stesso bene possono coesistere più possessi di diverso tipo.
Chi ha il possesso corrispondente all’esercizio di un diritto reale minore può modificare il titolo del
proprio possesso solo attraverso l’opposizione o la causa proveniente da un terzo.

L’acquisto del possesso può avvenire:


a) IN MODO ORIGINARIO: apprensione della cosa contro o senza la volontà di un precedente
possessore, e il conseguente esercizio sulla cosa stessa, con poteri corrispondenti al titolare
b) IN MODO DERIVATIVO: consegna, materiale o simbolica, del bene dal precedente al nuovo
possessore

La perdita del possesso avviene quando manca o il corpus o l’animus possidenti → la perdita del corpus
o una dimenticanza non sono sufficienti.

Il possesso, alla morde del possessore, continua con il suo successore, anche senza la materiale
apprensione del bene → il nuovo possessore può ignorare l’esistenza del bene
Successione: acquisto il possesso a titolo universale dei beni del soggetto defunto. Posso cumulare gli
anni di possesso del defunto con i miei.
Accessione: acquisto del possesso tramite titolo particolare con riferimento a un singolo bene.

Il possesso rileva :
- quale titolo dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle spese sullo stesso
effettuate
- quale possibile presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto
- quale oggetto di tutela contro le altrui aggressioni

frutti e spese:
Il possessore illegittimo deve restituire il bene e i frutti. Unica eccezione è il possesso illegittimo in
buona fede, che tiene i frutti percepiti.
Spese ordinarie (per produrre i frutti) → il possessore ha diritto al rimborso se deve restituire i frutti
Spese straordinarie (riparazioni straordinarie) → il possessore ha sempre diritto al rimborso
Spese per i miglioramenti: il possessore ha diritto al rimborso purché i miglioramenti sussistano nel
tempo della restituzione e risultino realizzati in conformità con le norme edilizie
L’importo del rimborso dipende se il possesso era in buona fede o in mala fede.
Al possessore in buona fede è riconosciuto il diritto di ritenzione → non restituire il bene fino a che non
gli siano state rimborsate le spese

POSSESSO VALE TITOLO


Se acquisto un bene da chi non ne è il proprietario, non ne divento di norma il proprietario → chi me lo
ha venduto non era legittimato a farlo.
Se questa regola venisse applicata in tutto il suo rigore, diventerebbe un ostacolo per la circolazione
della ricchezza → prima di ogni acquisto bisognerebbe svolgere delle indagini sui vari proprietari
precedenti
Vale solo per i beni mobili , per gli altri esistono pubblici registri.
Regola del POSESSO VALE TITOLO → chi acquista un bene ne diventa proprietario purché:
- siano beni mobili non registrati
- l’acquirente abbia un titolo idoneo al trasferimento della proprietà à un contratto
- l’acquirente abbia anche acquistato il possesso del bene
- l’acquirente sia in buona fede al momento in cui il bene gli viene consegnato

è un modo di acquisto a titolo originario.

Se un bene è alienato a più persone → quella che per prima acquista in buona fede il possesso è
preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore

USUCAPIONE
il possesso protratto per un certo lasso di tempo fa acquisire al possessore la titolarità del diritto reale
(usucapione = acquisto a titolo originario).
Serve per favorire chi, nel tempo, utilizza e rende produttivo un bene, facendo cosa utile sia per il suo
interesse, sia per quello del proprietario che lo trascura.
L’usucapione agevola anche la prova del diritto di proprietà.
Differenza tra l’usucapione e la prescrizione estintiva: in entrambi gli istituti hanno importanza il fattore
tempo e l’inerzia del titolare del diritto, ma nella prescrizione questi elementi danno luogo
all’estinzione, nell’usucapione all’acquisto di un diritto. Inoltre, la prescrizione si riferisce a tutti i diritti
tranne eccezioni (la più importante, la proprietà), l’usucapione riguarda invece solo la proprietà ed i
diritti reali di godimento.

Qualsiasi tipo di bene può essere oggetto di usucapione, ad esclusione dei beni demaniali e dei beni del
patrimonio dello Stato.

Condizioni purché avvenga l’usucapione:


• possesso, sia in buona che in mala fede
• la continuità del possesso per un certo lasso di tempo → al fine di dimostrare la continuità
del possesso basta che il possessori dimostri di possedere ora e di aver posseduto in un tempo
più remoto
• il decorso di un lasso di tempo di 20 anni
• la non interruzione del possesso, cioè quando non intervenga:
- una causa di interruzione naturale → perdita del possesso del bene
- una causa di interruzione civile → contro il possessore viene proposta una domanda
giudiziale volta a privarlo del bene

Ci sono anche degli usucapioni più brevi:


- 10 anni per i beni immobili e 3 anni per i beni mobili registrati → in questi casi il
possessore deve vantare a proprio favore un titolo idoneo a trasferire la proprietà e
che l’acquirente abbia acquistato il possesso del bene in buona fede
- 10 anni per le universalità di mobili
- 10 anni per i beni mobili non registrati

L’acquisto del diritto in forza di usucapione avviene nel momento in cui termine previsto finisce.

Azioni possessorie: azioni a tutela del possesso → concesse a chi esercita una situazione possessoria a
prescindere dal fatto che sia titolare del diritto
- Azione di reintegrazione o spoglio → risponde all’esigenza di garantire a chi possiede un bene
una sollecita tutela giudiziaria, ed è volta a reintegrare il possesso del bene chi sia rimasto
vittima di uno spoglio violento o clandestino (spoglio = duratura privazione del possesso, può
essere totale o parziale). Ha un termine di decadenza di un anno. Nel caso in cui lo spoglio
non sia violento o clandestino, si agisce con l’azione di manutenzione
- Azione di manutenzione → tutela il possessore nel caso di uno spoglio non violento o
clandestino. Fa cessare le molestie di cui sia stato vittima il possessore (molestia = attività
che reca disturbo al possessore, atto materiale o giuridico). Avviene solo se c’è
consapevolezza di chi compie la molestia.
- Azioni denunciative (o denuncia a nuova opera) → tutela evidentemente e palesemente
cautelare in caso di denuncia di nuova opera che rischia di creare pregiudizi al soggetto.
Possono essere esercitate sia a tutela della proprietà o di altro diritto reale di godimento.

Azioni petitorie: azioni a tutela del diritto di proprietà, a prescindere che abbia o meno il possesso del
bene
- Azione di rivendicazione
- Azione di mero accertamento
- Azione negatoria
- Azione di regolamento dei confini
- Azione di apposizione dei termini (vedi azioni a difesa della
proprietà)

Le azioni possessorie assicurano una tutela di carattere provvisorio → poi giudizio petitorio → non si
può avere fino a quando il giudizio possessorio non è stato eseguito
CAPITOLO 17 – IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

OBBLIGAZIONE: rapporto tra due soggetti, debitore e creditore, in forza del qual il primo è tenuto, nei
confronti del secondo, a una determinata prestazione

Due posizioni correlate → debito (passiva) e credito (attiva)


Al debitore fa capo una determinata obbligazione, al creditore fa capo il corrispettivo diritto di credito.
Diritto di credito: è un diritto nei confronti di un soggetto obbligato a una determinata prestazione
Il potere del debitore sul bene è mediato e relativo.
Responsabilità patrimoniale → il debitore risponde dell’inadempimento delle obbligazioni con tutti i suoi
beni presenti e futuri

Le obbligazioni possono sorgere da:


• contratto
• fatto Illecito
• ogni altro fatto o atto idoneo a produrle in conformità all'ordinamento giuridico → promesse
unilaterali, titoli di credito, gestione d’affari, arricchimento senza causa ecc..

OBBLIGAZIONE NATURALE: si intende qualunque dovere morale o sociale, in forza del quale un soggetto
determinato sia tenuto ad eseguire un’attribuzione patrimoniale a favore di un altro soggetto parimenti
determinato.
Il debitore naturale, quindi, non è obbligato giuridicamente ad adempiere, ma se esegue la prestazione
non può ottenerne la restituzione.
Perché sia esclusa la restituzione devono avvenire i seguenti presupposti:
• spontaneità nell’esecuzione → che sia effettuata senza coazione;
• capacita del soggetto che esegue la prestazione
• proporzionalità tra la prestazione eseguita, ed i mezzi di cui l’adempiente dispone e l’interesse
da soddisfare

CAPITOLO 18 – GLI ELEMENTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO


I soggetti del rapporto obbligatorio sono almeno due: il creditore o soggetto attivo e il debitore o
soggetto passivo.
Essi sono di regola determinati all’epoca in cui l’obbligazione sorge, ma a volte può accadere che uno dei
soggetti del rapporto sia determinato solo successivamente al sorgere del vincolo.

A volte le obbligazioni fanno capo a più soggetti, in questo caso si parla di obbligazione solidale o di
obbligazione parziaria.

OBBLIGAZIONE SOLIDALE:
• il creditore si rivolge ad uno qualsiasi dei sui debitori l’adempimento di tutta la cifra
• l’effettuazione integrale della prestazione ad opera di uno dei debitori estingue l’obbligazione,
con conseguente liberazione di tutti gli altri da ogni ulteriore obbligo nei confronti del creditore
• il carico della prestazione si divide fra i vari condebitori in parti che si presumono eguali, se non
risulta diversamente, salvo che l’obbligazione non sia sorta nell’interesse esclusivo di alcuno dei
condebitori
• il condebitore che ha adempito alla prestazione ha diritto di richiedere a ciascuno degli altri la
parte di rispettiva competenza; se l’obbligazione è sorta nell’interesse esclusivo di uno dei
condebitori, l’altro che abbia effettuato l’intera prestazione ha diritto di richiedere a
quest’ultimo il rimborso dell’intera prestazione eseguita
• nell’ipotesi in cui uno o più degli obbligati in via di regresso risulti insolvente, la perdita si
ripartisce fra tutti gli altri condebitori

OBBLIGAZIONE PARZIARIA:
ciascuno dei più debitori è tenuto ad eseguire una parte soltanto dell’intera prestazione, mentre la
restante parte della medesima prestazione deve essere eseguita dagli altri condebitori, che metteranno
ciascuno la propria parte

(entrambe le obbligazioni sono passive, sono attive quando si hanno più creditori e un debitore)

la scelta tra obbligazione parziale o solidale è stabilita dal contratto → se non lo è si presuppone
l’obbligazione solidale passiva

Le obbligazioni si distinguono in:


INDIVISIBILI → quelle che hanno ad oggetto una prestazione non suscettibili di adempimento parziale
DIVISIBILI → quelle che hanno ad oggetto una prestazione suscettibile di adempimento parziale
La distinzione fra obbligazioni divisibili ed indivisibili ha importanza in tema di obbligazioni
plurisoggettive: l’obbligazione plurisoggettiva indivisibile è solidale

La prestazione a cui è tenuto il debitore deve:


a) essere suscettibile di valutazione economica
b) rispondere ad un interesse del creditore

In relazione al tipo di prestazione dovuta, le obbligazioni si distinguono a seconda che la stessa consista:
• in un DARE → trasferimento del diritto su un bene ovvero nella consegna di un bene
(bene specifico = obbligazione specifica, bene generico = obbligazione generica)
• in un FACERE → compimento di un’attività materiale o giuridica, sempre che non
consista in un dare
• in un NON FACERE → osservanza di una condotta omissiva, consistente in un non dare
ovvero in un non facere in senso stretto → in questi casi si parla di obbligazione
negativa

Sempre in relazione al contenuto della prestazione dovuta, si suole distinguere all’interno delle
obbligazioni di facere fra:
• OBBLIGAZIONI DI MEZZI → il debitore è tenuto a svolgere una determinata attività, senza peraltro
garantire che per il creditore ne derivi il risultato sperato (es. medico che si obbliga a svolgere la
propria attività professionale con diligenza e perizia tecnica, ma non a guarire il malato)
• OBBLIGAZIONI DI RISULTATO → in cui il debitore è tenuto invece a realizzare proprio un
determinato risultato quale esito della propria attività (es. l’appaltatore che si obbliga a
costruire un determinato immobile, non semplicemente a fare quanto possibile per costruirlo)
La prestazione si inoltre distingue in:
• FUNGIBILE → se per il creditore non sono rilevanti ne l’identità ne le qualità personali chi
la esegue
• INFUNGIBILE → nel caso contrario.

Per l’esistenza di un’obbligazione è necessario che la prestazione dovuta sia possibile, lecita e
determinata (o determinabile).

Nelle obbligazioni debitore e creditore devono comportarsi con correttezza → obblighi di protezione
finalizzati alla tutela degli interessi dell’altra parte del rapporto obbligatorio

L’oggetto dell’obbligazione e la prestazione dovuta.


Con riferimento le obbligazioni di dare, si distinguono :
- obbligazioni generiche → il debitore è tenuto a dare cose non ancora individuate ed
appartenenti ad un determinato genere (cento bottiglie di vino, cento quintali di grano, ...)
- obbligazioni specifiche → il debitore è tenuto a dare una cosa determinata (questa auto).
In caso di obbligazione generica il debitore deve scegliere di prestare cose di qualità non
inferiore alla media

Sempre con riferimento la prestazione dovuta, possiamo distinguere tra:


• OBBLIGAZIONI SEMPLICI: hanno per oggetto un’unica prestazione
• OBBLIGAZIONI ALTERNATIVE: hanno per oggetto due o più prestazioni, ma i debitore si libera
eseguendone solo una scelta da lui
• OBBLIGAZIONI FACOLTATIVE: hanno per oggetto una sola prestazione, ma il debitore ha facoltà di
liberarsi dall’obbligazione eseguendone un’altra

OBBLIGAZIONI PECUNIARIE: obbligazione in cui il debitore è tenuto a dare al creditore una somma di
danaro
I debiti pecuniari vanno estinti mediante moneta avente corso legale nello Stato al momento del
pagamento.
Le obbligazioni pecuniarie possono essere estinte con qualsiasi altro mezzo di pagamento che garantisca
lo stesso effetto del pagamento in contanti → es. assegno
Si può scambiare la moneta al fine di ottenere altri beni e servizi.
• se il debitore paga in moneta avente corso legale, il creditore non può rifiutare il pagamento se
l’importo è inferiore a 1000€
• se il debitore paga mediante altro mezzo di pagamento, il creditore può rifiutare il pagamento
solo per giustificato motivo

PRINCIPIO NOMINALISTICO: il debitore si libera pagando, alla scadenza, la medesima quantità di pezzi
monetari inizialmente fissata, nonostante il tempo passato dalla costituzione del debito e
indipendentemente dal fatto che, nel frattempo, il potere d’acquisto del denaro abbia subito più o meno
accentuate alterazioni
(articolo 1277 del Codice civile)
Se sorge un debito per certo, la persona sarà tenuta a pagare
Il valore nominale non corrisponde al valore reale per il cambio valuta → il nostro sistema usa il valore
nominale → reale = convertire ogni volta il tutto
Come sicurezza alle oscillazioni di valore sono state introdotte le clausole di indicizzazione

• DEBITI DI VALUTA: debiti che hanno ad oggetto fin da subito una somma di denaro
• DEBITI DI VALORE: sono quelle obbligazioni che hanno per oggetto una prestazione diversa da
quella monetaria. Attraverso i passaggi di quantificazione in termini monetari dell’oggetto della
prestazione, rivalutazione dell’importo e liquidazione dell’ulteriore danno di ritardo
nell’ottenimento della prestazione si passa ad avere ad oggetto una somma di denaro

INTERESSI: particolare obbligazione pecuniaria avente carattere accessorio rispetto ad un’obbligazione


principale, pur essa a contenuto pecuniario

In base alla fonte, gli interessi possono essere:


• LEGALI: se dovuti in forza di una previsione di legge
• CONVENZIONALI: se dovuti in forza di un accordo fra debitore e creditore, non importa se
contestuale o successivo al sorgere del credito

In base alla funzione:


• COMPENSATIVI: dovuti al creditore di obbligazioni di valore→ essi rappresentano una sorta
di compenso del danno sofferto dal creditore per il mancato ottenimento tempestivo della
prestazione dovutagli
• CORRISPETTIVI: quelli dovuti al creditore sui capitali concessi a mutuo o lasciati nella
disponibilità di terzi , nonché quelli dovuti su crediti liquidi ed esigibili di somme di
denaro
• MORATORI: quando il debitore di una somma di denaro è in mora, ossia è in ritardo nel
pagamento, deve al creditore, a titolo di risarcimento del danno, almeno gli interessi
legali, salvo che la misura degli interessi moratori fosse già stata preventivamente
concordata in misura più elevata.
Gli interessi moratori sono calcolati in percentuale. Sono previsti dalla legge o dalle parti.
Legge → 5% del totale più una parte variabile (tasso legale). Parti → accordo tra creditore
e debitore, il patto richiede la forma scritta

USURA: tassi di interesse superiori a una certa soglia, detta soglia usuraria → il tasso non può essere
superiore a 8 punti percentuali rispetto al tasso medio rilevato → dopo un tot di tempo la clausola
diventa nulla e gli interessi non sono dovuti
ANATOCISMO: tassi degli interessi sugli interessi → nel nostro ordinamento non è possibile in termini
generali. Eccezione: interessi primari scaduti e dovuti da almeno sei mesi → interviene una domanda
giudiziale o una convenzione posteriore alla scadenza degli interessi primari che li preveda

CAPITOLO 19 - MODIFICAZIONE DEI SOGGETTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Ai soggetti del rapporto obbligatorio possono sostituirsi o aggiungersi altri soggetti.


Può accadere:
• in una successione a titolo universale → modifica di tutti i rapporti
• in una successione a titolo particolare → modifica di un singolo rapporto
MODIFICAZIONI DEL LATO ATTIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO
Si realizza in una successione a titolo particolare attraverso:
• la cessione del credito
- contratto con il quale il creditore (cedente) pattuisce con un terzo (cessionario) il
trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto di credito verso il debitore (ceduto)
- effetto di tale contratto è il trasferimento del credito in capo al cessionario
- qualunque credito può formare oggetto di cessione, salvo che il credito abbia carattere
strettamente personale, il trasferimento sia vietato dalla legge e che la cessione sia stata
convenzionalmente esclusa dalle parti
- non è richiesta l’accettazione da parte del debitore, il quale rimane estraneo all’accordo di
cessione, poiché per quest’ultimo è indifferente il fatto di dover pagare al creditore originario
o al terzo cessionario
- il contratto di cessione può prevedere, a favore del cedente, un corrispettivo in denaro, ma
può avere luogo anche senza corrispettivo (senza garanzia)
- proprio per le numerose funzioni che può svolgere, si dice che il contratto di cessione è un
contratto a causa variabile
- il credito del cedente è trasferito al cessionario nel momento stesso del perfezionamento
dell’accordo di cessione (eccezione: crediti futuri)
- affinché la cessione sia efficace nei confronti del debitore ceduto, occorre che egli accetti la
cessione, per non pensare di essere ancora obbligato nei confronti del creditore originario
- può essere di 2 tipi: pro soluto se il cessionario decide di accollarsi l’intero rischio della
solvenza del debitore ceduto, o pro solvendo se la cessione viene effettuata per estinguere
- un debito del cedente verso il cessionario
• la delegazione attiva
- accordo che si ritiene trilaterale tra creditore, debitore ed un terzo, con il quale il creditore
(delegante) delega il debitore (delegato) ad impegnarsi per effettuare la prestazione al terzo
(delegatorio)
- per effetto della delegazione attiva il delegato diviene di regola debitore nei confronti sia del
delegante che del delegatario, salvo che le parti abbiamo concordato la liberazione del
delegato nei confronti del delegante
- a differenza di quanto avviene nella cessione del credito, nella delegazione attiva l’accordo
vede come parte anche il debitore
- l’effetto della delegazione attiva è, di regola, cumulativo: al creditore originario il delegante
non si sostituisce, ma si aggiunge un nuovo creditore (il delegatario)
• pagamento con surrogazione

MODIFICAZIONI DEL SOGGETTO PASSIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO


Per il creditore non è indifferente avere come debitore un soggetto anziché un altro → la sostituzione
del debitore non è possibile senza la volontà del creditore → se manca il precedente debitore non viene
liberato

Si realizza in una successione a titolo particolare attraverso:


• la delegazione passiva
- delegazione a promettere: negozio trilaterale fra debitore, creditore e un terzo, in forza del
quale il primo (delegante) delega il terzo (delegato) ad obbligarsi ad effettuare un
determinato pagamento a favore del creditore (delegatario)
- il fatto che il delegato si assuma l’obbligo di effettuare la prestazione del delegante non
libera quest’ultimo dal debito originario → il delegante resta obbligato insieme al delegato
sebbene il delegatorio non possa pretendere il pagamento dal delegante se prima non lo abbia
richiesto al delegato → delegazione cumulativa e delegazione liberatoria
- delegazione di pagamento: accordo tra debitore e terzo, in cui il debitore (delegante) delega
un terzo (delegato) ad effettuare senz’altro una determinata prestazione a favore del
creditore (delegatario)
- il delegante può revocare la delegazione fino a quando il delegato non abbia assunto
l’obbligazione nei confronti del delegatorio o non abbia eseguito il pagamento a favore di
quest’ultimo
• espromissione
- contratto tra creditore ed un terzo, in forza del quale quest’ultimo (espromittente) si
impegna, nei confronti del primo (espromissario), a pagare un preesistente debito
dell’obbligato originario (estromesso)
- l’accordo di espromissione si perfeziona nel momento in cui il creditore viene a conoscenza
della volontà del terzo, senza la necessità di un suo atto di accettazione
- il terzo subentra nella stessa posizione del debitore originario
- l’elemento differenziale tra la delegazione e l’espromissione consiste nella spontaneità
dell’iniziativa del terzo
- l’espromissione può essere cumulativa → il terzo è obbligato in solido con il debitore
originario, o liberatoria → il creditore libera il debitore originario, solo il terzo resta
obbligato
- il terzo non si limita a fare una promessa di pagamento, ma si assume l’obbligo di farla
• accollo
- accordo bilaterale tra debitore e terzo in forza del quale quest’ultimo (accollante) assume a
proprio carico l’onere di procurare al creditore (accollatario) del pagamento del debito del
primo (accollato)
- Accollo interno o semplice: si ha quando le parti non intendono attribuire nessun diritto al
creditore verso l’accollante: questi si impegna solo verso il debitore accollato ; quindi il
creditore non acquista, accanto a quello originario, un nuovo debitore.
Conseguentemente: 1)il terzo e il debitore possono in qualsiasi momento accordarsi per
modificare o revocare l’impegno inizialmente assunto dall’accollante, 2) il terzo accollante in
caso di mancata osservanza dell’obbligo assunto, risponde dell’inadempimento solo di fronte
all’accollato e non di fronte al creditore e3) il creditore non ha diritto di rivolgersi
all’accollante per ottenere il pagamento del suo credito
- Accollo esterno: si ha quando l’accordo tra accollante ed accollato si presenta come un
contratto a favore del creditore, nel senso che le parti hanno previsto ed accettato che il
creditore possa avvantaggiarsi della convenzione, aderirvi con un suo atto unilaterale, e
conseguentemente pretendere direttamente dall’accollante l’adempimento del suo credito:
cosicché l’accordo tra debitore e terzo può essere modificato o posto nel nulla a seguito di
successivi accordi tra loro fin quando il creditore non vi abbia aderito, dopo di che l’impegno
assunto dall’accollante diventa irrevocabile, e il nuovo debitore risponde dell’adempimento
non solo di fronte all’accollato ma anche di fronte all’accollatario.
Può essere:a) Cumulativo → se il debitore originario resta obbligato in solido con
l’accollante, in tal caso, il creditore ha l’onere di chiedere preventivamente l’adempimento
all’accollante, o b) Liberatorio o privativo → se il debitore originario resta liberato,
rimanendo obbligato in sua vece solo l’accollante

CAPITOLO 20 – L’ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

L’obbligazione e un rapporto tendenzialmente temporaneo, destinato ad estinguersi.


l’adempimento e il tipico fatto estintivo del rapporto obbligatorio, cioè l’effettuazione della prestazione
dovuta.
Tuttavia ci sono ipotesi in cui il rapporto obbligatorio si estingue anche senza adempimento:
• in caso di morte del debitore quando si tratta di prestazioni infungibili (sono necessarie le
qualità personali dell’obbligato)
• compensazione
• confusione
• novazione
• remissione
• impossibilità sopravvenuta

ADEMPIMENTO
Consiste nella esatta realizzazione della prestazione dovuta.
Il debitore deve curare con attenzione, prudenza e perizia sia i preparativi dell’adempimento, sia la
conformità del
risultato da procurare al creditore rispetto al contenuto dell’obbligo assunto.
Il creditore può rifiutare un pagamento parziale che il debitore gli offre, solo se il rifiuto non è in mala
fede.
Il debitore può adempiere personalmente o per mezzo di dipendenti/ausiliari.
Il creditore non può accettare l’adempimento se il debitore era in stato di incapacità o lo abbia
effettuato con cose di cui non poteva disporre.
Il debitore può richiedere, a proprie spese, che il creditore gli rilasci la quietanza, cioè una dichiarazione
in cui il creditore afferma di aver ricevuto l’adempimento.

Destinatario dell’adempimento: il codice prevede che il debitore esegua la prestazione direttamente al


creditore. Qualora il creditore non abbia la capacita (legale) di ricevere l’adempimento, il debitore deve
eseguire il pagamento al suo rappresentante legale o dalla persona stabilita dalla legge o dal giudice.
Il debitore può pagare una persona che il creditore gli abbia indicato come legittimata a ricevere il
pagamento.
Se il debitore paga chi non è legittimato non si libera dall’obbligazione, a meno che il creditore non
ratifichi il pagamento o non ne approfitti.
In ogni caso il debitore si libera se paga, in buona fede, la persona che ,in base a circostanze univoche,
appare essere il creditore.

Luogo dell’adempimento: esso è di regola indicato nel titolo costitutivo del rapporto (contratto,
testamento, cambiale, ecc.), ovvero è determinato dagli usi o dalla natura della prestazione.
Il legislatore detta alcune regole suppletive, in forza delle quali:
• l’obbligazione di CONSEGNARE una COSA CERTA e DETERMINATA va adempiuta nel luogo in cui la
cosa si trovava quando l’obbligazione è sorta.
• l’obbligazione di PAGARE una SOMMA DI DENARO, se DETERMINATA nel suo ammontare o
DETERMINABILE in base ad un semplice calcolo aritmetico, va adempiuta al domicilio che il
creditore ha al tempo della scadenza
• in tutti gli ALTRI CASI l’obbligazione va adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della
scadenza

Tempo dell’adempimento: prima di tutto si deve osservare:


• se l’obbligazione è ad esecuzione continuata, o ad esecuzione periodica, (dette obbligazioni di
durata), occorre determinare il momento iniziale ed il momento finale della prestazione dovuta
• se l’obbligazione è ad esecuzione istantanea occorre determinare il giorno

Il termine e spesso indicato nel titolo dell’atto costitutivo dell’obbligazione.


• quando per l’adempimento risulti fissato un termine, si presume che esso sia a favore del
debitore, con la conseguenza che il creditore non può esigere la prestazione prima della
scadenza, mentre il debitore può adempiere prima della scadenza
• qualora il termine risulti fissato a favore del creditore, questi può pretendere l’adempimento
anche prima della scadenza, mentre il debitore non può pretendere l’adempimento prima della
scadenza del termine
• il termine può essere espressamente fissato a favore di entrambi, in tal caso né il creditore né il
debitore possono pretendere di ottenere o adempiere la prestazione prima del termine
Se il titolo non prevede un termine, in generale il creditore può pretendere immediatamente il
pagamento.
Se è necessario un termine di pagamento, questo verrà fissato dal giudice.
Per le obbligazioni di pagare una somma di denaro come corrispettivo di transizioni commerciali, è
previsto che l’adempimento avvenga entro 30 giorni.

Limitazioni all’uso del contante: al fine di combattere i fenomeni di riciclaggio del denaro sporco e del
finanziamento del terrorismo, il legislatore ha vietato il trasferimento di denaro contante effettuato a
qualsiasi titolo fra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è pari o superiore a 1000
euro.
I trasferimenti con importi superiori a tale cifra possono essere effettuati tramite banche, Poste Italiane,
istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento.

Adempimento del terzo: quando la prestazione è infungibile, il creditore può legittimamente rifiutare
la prestazione che il debitore gli proponga di far eseguire da un suo sostituto. Se la prestazione è
fungibile non può legittimamente rifiutarla.
L’eventuale rifiuto del creditore potrebbe determinare le tipiche conseguenze della morra accipiendi .
Soltanto se il debitore gli abbia comunicato la propria opposizione, il creditore può legittimamente
rifiutare l’adempimento offertogli dal terzo.
Il terzo quando adempie agisce d’accordo con il debitore. Ma può accadere che il terzo operi per spirito
di liberalità verso il debitore, ovvero per surrogarsi, per volontà del creditore,nei suoi diritti nei
confronti del debitore o altro.
Imputazione del pagamento: se un soggetto, che ha più debiti della medesima specie verso la stessa
persona, fa un pagamento che non comprenda la totalità di quanto complessivamente dovuto, può avere
importanza stabilire quale, tra i vari debiti, viene estinto.
In caso di mancata imputazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti
scaduti a quello meni garantito; tra più debiti ugualmente garantiti al più oneroso per il debitore; tra più
debiti ugualmente onerosi al più antico. Se questi criteri non soccorrono, l’imputazione va fatta
proporzionalmente ai vari debiti.
Se il debitore ha accettato senza contestazioni la quietanza su un determinato debito, il debitore non
può pretendere una imputazione diversa.

Pagamento con surrogazione: il pagamento può dar logo alla surrogazione (sostituzione) del creditore,
con un’altra persona: in tal caso, l’obbligo non si estingue ma muta direzione, in quanto all’originario
creditore si sostituisce un altro creditore.
La surrogazione dà luogo a una successione nel lato attivo del rapporto obbligatorio.
La finalità della surrogazione è quella di agevolare l’adempimento verso il creditore originario con
l’attribuzione ad un terzo, che rende possibile l’adempimento, i diritti, e soprattutto le garanzie, che
erano inerenti al rapporto obbligatorio → differenza con la cessione del credito e delegazione attiva

La surrogazione può avvenire:


• per volontà del creditore che, ricevendo il pagamento da un terzo, può dichiarare espressamente di
volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore
• per volontà del debitore che, prendendo a mutuo una somma di danaro al fine di pagare il debito, può
surrogare il mutuante nella posizione del creditore;
• per volontà della legge → surrogazione legale

La prestazione in luogo di adempimento: il creditore, avendo diritto all’esatta esecuzione della


prestazione, può legittimamente rifiutare una prestazione diversa da quella dedotta in obbligazione,
anche se ha valore uguale o superiore.
Il creditore può accettare se crede che il debitore possa liberarsi eseguendo una prestazione diversa da
quella dovuta.
Il debitore resta obbligato a eseguire l’obbligazione originaria: se non esegue la prestazione promessa in
luogo di adempimento, il creditore può esigere quanto gli è dovuto. Il contratto realizza il suo scopo
quando il debitore esegue effettivamente la prestazione sostitutiva.
Quando la prestazione eseguita in luogo di adempimento consiste, invece, nel trasferimento della
proprietà di una cosa, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa, secondo le
norme dettate per il contratto di vendita.

La operazione del creditore nell’adempimento e la mora del creditore:


per la realizzazione dell’adempimento è necessaria la cooperazione del creditore. Nella maggior parte
dei casi il creditore presta volentieri la sua collaborazione, a volte invece preferisce non collaborare
perché ha interessi più vantaggiosi non facendolo. Può accadere che il creditore non vuole accettare la
prestazione che gli è stata offerta perché la ritiene non corretta, può accadere che per negligenza
trascuri le attività necessarie per rendere possibile l’adempimento.
Per questi motivi la giurisprudenza stabilisce al creditore il dovere di cooperare all’adempimento
attraverso il compimento di tutte quelle attività che risultino necessarie per la realizzazione
dell’obbiettivo cui è finalizzato il singolo rapporto obbligatorio.
Qualora senza legittimo motivo, il creditore si rifiuti di ricevere l’adempimento offertogli dal debitore, o
ometta di compiere gli atti preparatori per il ricevimento della prestazione, il debitore può, mediante
l’offerta della prestazione costituirlo in mora, che può essere:
• SOLENNE → quando e compiuta da un pubblico ufficiale
- OFFERTA REALE →se oggetto dell’obbligazione è la dazione in denaro, titoli di credito o cose
mobili da consegnare al domicilio del creditore, occorre che il pubblico ufficiale porti con se i
beni in modo che, se il creditore accetta, venga eseguito il pagamento
- OFFERTA PER INTIMAZIONE → se l’oggetto della prestazione è diverso da quello
precedentemente scritto l’offerta si compie “per intimazione”, mediante atto notificato al
creditore
• SECONDO GLI USI → gli effetti della mora si verificano non già dal ritorno dell’offerta, ma da
quello del deposito delle cose dovute. In ogni caso, perché sia idonea a costituire in mora il
creditore, l’offerta deve comprendere la totalità della prestazione dovuta.
Se il creditore non accetta l’offerta è necessario, se l’obbligazione ha per oggetto la consegna di beni
immobili, la consegna di essi al sequestratario nominato dal giudice.
Se l’offerta e il deposito di bene mobile non vengono accettati dal creditore è necessario far seguire un
giudizio nel quale devono essere accertate la ritualità dell’offerta e del deposito e la legittimità o meno
del rifiuto opposto dal creditore.
Se l’obbligazione ha per oggetto un facere, l’offerta si fa mediante intimazione al creditore di ricevere
la prestazione o di compiere gli atti che sono da parte sua necessari per renderla possibile.
L’offerta non formale non mette in mora il creditore a meno che il creditore abbia rifiutato il pagamento
per un motivo legittimo.

I MODI DI ESTINZIONE DIVERSI DALL’ADEMPIMENTO

COMPENSAZIONE
Quando tra due persone intercorrono rapporti obbligatori reciproci, ovvero che il soggetto creditore in
un rapporto è al tempo stesso debitore in un altro rapporto, sempre nei confronti della medesima
controparte, si può procedere per compensazione, ovvero possono essere estinti in modo totale o
parziale, senza procedere ai rispettivi adempimenti.
La compensazione non è ammessa tra un’obbligazione civile e un’obbligazione naturale.
La legge prevede quattro tipi di compensazione:
1) LEGALE → quando i crediti reciproci presentano i caratteri:
• omogeneità→ i due crediti debbono avere per oggetto, entrambi, o una somma
di denaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere
• liquidità→ i due crediti debbono essere già determinati nel loro ammontare e
non contestati nell’esistenza e nell’ammontare
• esigibilità→ i due crediti debbono essere suscettibili di richiesta di immediato
adempimento
2) GIUDIZIALE → quando nel corso di un giudizio, sia invocato un credito liquido ed
esigibile, e l’altra parte opponga in compensazione un controcredito omogeneo
ed anch’esso esigibile, ma non ancora liquido, ma di facile e pronta liquidazione
3) 3) VOLONTARIA →quando le parti, in forza di uno specifico accordo rinuncino
scambievolmente, in tutto o in parte ai rispettivi crediti, seppure gli stessi non
presentino i requisiti per far luogo alla compensazione legale o giudiziale
4) 4) FACOLTATIVA → ha luogo quando la parte rinuncia ad eccepire un ostacolo che
si frapporrebbe alla compensazione legale

CONFUSIONE
Qualora le qualità di creditore e debitore vengano a riunirsi nella stessa persona, l’obbligazione
si estingue per confusione.
ciò può accadere, per es., perché il creditore diventa erede del debitore o viceversa; oppure perché il
creditore diventa cessionario dell’azienda del debitore ed il suo credito era relativo all’azienda ceduta.
In caso di successione ereditaria, tuttavia, non si ha confusione se l’erede accetta col beneficio
d’inventario.

NOVAZIONE
È un contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio sostituiscono, a quello originario, un
nuovo rapporto obbligatorio con nuove ed autonome situazioni giuridiche.
Si distingue tra:
• Novazione SOGGETTIVA → quando la sostituzione riguarda la persona del debitore, che viene
liberato: ad essa si applicano le norme relative alla delegazione, e all’accollo
• Novazione OGGETTIVA → quando la sostituzione riguarda l’oggetto o il titolo
Devono esserci due presupposti:
- oggettivo → modificazione sostanziale dell’oggetto della prestazione, ovvero nella
modificazione del titolo del rapporto
- soggettivo → consistente nella comune inequivoca volontà delle parti di estinguere
l’obbligazione originaria, sostituendola con una nuova
Nel caso in cui l’obbligazione originaria era inesistente o nulla, la novazione manca di causa e, perciò è
senza effetto.

REMISSIONE
Negozio unilaterale recettizio in forza del quale il creditore rinuncia, parzialmente o totalmente, al
proprio credito.
La remissione estingue oggettivamente il debito. Essa fa cadere le garanzie inerenti al credito e, se si
tratta di obbligazioni solidali, libera tutti gli altri debitori.

L’IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA
Determina l’estinzione del rapporto obbligatorio qualora dipenda da cause non imputabili al debitore,
ovvero per quelle situazioni che impediscono l’adempimento non prevedibili al momento del sorgere del
rapporto e non superabili con lo sforzo che può essere legalmente chiesto al debitore.
Perché si abbia l’impossibilità sopravvenuta non è necessario o sufficiente che:
• la prestazione sia più difficile
• una maggiore onerosità della prestazione
• una impossibilità assoluta
• una possibilità oggettiva
• una situazione impeditiva dell’adempimento non imputabile al debitore a titolo di colpa

Ai fini dell’estinzione dell’obbligazione si deve distinguere tra:


• impossibilità definitiva → determinata da un impedimento irreversibile
• impossibilità temporanea → determinata da un impedimento di natura transitoria
Occorre inoltre distinguere tra:
• impossibilità totale
• impossibilità parziale

CAPITOLO 21 – L’INADEMPIMENTO E LA MORA

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta. Se non lo fa si incorre


nell’inadempimento.

L’inadempimento può esserci ancora prima che sia maturato il tempo dell’adempimento, cioè quando il
debitore non ha svolto in tempo le attività preparatorie all’adempimento, quando non rispetta le
condizioni stabilite o quando è certo che alla scadenza non riesca a eseguire la prestazione.

Può essere:
• TOTALE: quando la prestazione è mancata interamente
• PARZIALE: quando la prestazione è stata effettuata ma non correttamente
L’inesattezza dell’adempimento può riguardare un ampio raggio di profili (diligenza, perizia,
prudenza, luogo, adeguatezza dei mezzi, …)
• ASSOLUTO (o definitivo): quando non soltanto la prestazione non è stata ancora adempiuta, ma
ormai l’adempimento non potrà più verificarsi
• RELATIVO: quando la prestazione non è ancora stata eseguita, ma potrebbe esserlo in futuro →si
parla di “ritardo”, che è una situazione transitoria destinata a sfociare in un adempimento
tardivo, oppure inadempimento definitivo → l’obbligo di risarcire il danno al creditore si aggiunge
alla prestazione originaria, la quale continua però ad essere anch’essa dovuta

Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non
prova che l’inadempimento o il ritardo e stato determinato da impossibilita della prestazione derivante
da causa a lui non imputabile:
→ se l’inadempimento è determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa non
imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue e il debitore non è più tenuto ad adempiere
→ se l’inadempimento è determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa
imputabile al debitore, l’inadempimento obbliga il debitore al risarcimento del danno →
RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE: la responsabilità per inadempimento non già del contratto, ma
dell’obbligazione

Se si tratta di inadempimento assoluto la prestazione risarcitoria si sostituisce alla prestazione originaria


rimasta ineseguita.
Se si tratta di inadempimento relativo la prestazione risarcitoria si aggiunge a quella originaria.

Il debitore deve sempre rispondere alle conseguenze dannose dell’inadempimento, salvo che
l’inadempienza sia stata determinata da impossibilità della prestazione derivante da causa non
imputabile al debitore stesso (articolo 1218 Codice civile)

In molte ipotesi il debitore va esente da diligenza, la prudenza, la perizia richiestegli → il debitore


risponde per colpa, cioè quando il debitore è impegnato a svolgere una determinata attività con
diligenza, prudenza e perizia, senza però garantire che detta attività si traduca in un risultato utile al
creditore.
Il problema principale è quello di chiarire quale è il grado di diligenza concretamente richiesto, nel
singolo caso, al debitore:
• il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, cioè da persona onesta, attenta e
coscienziosa.
• la diligenza richiesta varia a seconda del tipo di attività dovuta, del tipo di competenza propria
del debitore e del tipo di rapporto obbligazione
• all’operatore professionale si richiede una diligenza diversa e superiore rispetto a quella che si
può pretendere da un operatore occasionale
• al soggetto dotato di specifiche competenze si richiede una diligenza diversa rispetto a quella che
è legittimo attendersi da chi analoghe competenze non ha
• a chi effettua la prestazione a titolo gratuito si richiede un diverso e meno gravoso impegno
rispetto a quello che si può invece pretendere da chi detta prestazione effettua a fronte del
pagamento di un corrispettivo
• il professionista intellettuale risponde dei danni sofferti del cliente solo in caso di dolo o colpa
grave

Ci sono ipotesi in cui il debitore risponde anche se nessuna negligenza, imprudenza o imperizia possa
essergli imputata:
• per l’obbligo gravante sul vettore nel contratto di trasportarlo di cose, di evitare la perdita o
l’avaria anche se le cose sono andate distrutte senza sua colpa → il vettore può liberarsi da
responsabilità solo dimostrando il caso fortuito (situazione anomala)
• per la responsabilità dell’albergatore per deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose
portate in albergo
• per la responsabilità del gestore di grandi magazzini per la perdita, il calo o l’avaria delle merci
depositate
In tutti questi casi si tratta di obbligazioni assunte da un imprenditore nei confronti dell’utente, in
riferimento alle quali il debitore risponde, anche in assenza di colpa, dei rischi tipici, prevedibili e
calcolabili, connessi alla sua attività.

Discorso analogo viene fatto con riferimento alle obbligazioni di consegnare una certa quantità di cose
generiche.
Si ritiene che il debitore, anche no in colpa, risponda dei rischi inerenti all’organizzazione della
prestazione.
Anche il debitore di una somma di denaro (cosa generica) risponde pur in assenza di una sua condotta
colpevole.

Il debitore risponde dei fatti dolosi o colposi dei terzi di cui si sia avvalso nell’adempimento
dell’obbligazione.

Dal punto di vista processuale, il creditore che, a fronte dell’inadempimento del debitore, agisca in
giudizio per l’adempimento nella prestazione e/o il risarcimento del danno, ha l’onere di fornire la prova
del suo credito, potendo limitarsi ad allegare (ma senza fornire dimostrazione) l’inadempimento che lo
stesso imputa a controparte. Sarà il debitore a dover eventualmente fornire, con qualsiasi mezzo, la
prova di aver eseguito esattamente la prestazione dovuta.

Il danno che il creditore può chiedere varia a seconda che si tratti di:
• inadempimento assoluto → il danno risarcibile è costituito dalle conseguenze negative della
definitiva in attuazione della prestazione
• inadempimento relativo → il danno risarcibile è costituito dalle conseguenze negative del ritardo
fatto registrare nell’esecuzione della prestazione dovuta

Il risarcimento danno deve comprendere la perdita subita e il mancato guadagno (danno emergente e
lucro cessante).
Risarcibile è anche il danno non patrimoniale, seppur limitatamente all’ipotesi in cui l’inadempimento
abbia determinato la lesione dei diritti inviolabili della persona.
Risarcibile è soltanto il danno che sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento.
Se l’inadempimento o il ritardo non dipendono da dolo (non sono conseguenza di una scelta consapevole
del debitore), il risarcimento è limitato al danno che poteva essere prevedibile entri il tempo in cui
l’obbligazione è sorta.
Quando richiede il risarcimento, il creditore ha l’onere di allegare e provare le singole voci di danno, per
le quali pretende di essere risarcito.
Per sfuggire all’onere, il creditore può, con il debitore, pattuire al momento della stipulazione del
contratto, una clausola penale che stabilisce quanto il debitore dovrà in caso di inadempimento.
Nell’ipotesi in cui il creditore offra prove sufficienti di aver certamente subito un danno, ma senza
fornire la dimostrazione del preciso ammontare del pregiudizio sofferto, il legislatore autorizza il giudice
a provvedere alla liquidazione (determinare la somma di denaro), anche con valutazione equitativa.
Per le obbligazioni pecuniarie di valuta, dal giorno della mora il debitore, che non ha pagato la somma
dovuta, è tenuto automaticamente a pagare in aggiunta al capitale dovuto, anche gli interessi moratori,
stabiliti precedentemente dalle parti stesse. (articolo 1224 Codice civile)
Se il creditore non si interessa degli interessi moratori, ma sostiene di aver ricevuto un danno maggiore,
riprendono vigore le regole usuali → il creditore deve fornire la prova dei aver subito maggior danno di
cui chiedere il risarcimento.
Il creditore ha dovere di non aggravare il pregiudizio arrecatogli dall’inadempienza dell’altro → il
risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza

Il ritardo va distinto dalla mora del debitore.


Si ha la mora quando concorrono tre presupposti:
1. ritardo → nell’adempimento dell’obbligazione
2. imputabilità → di detto ritardo al debitore
3. intimazione → fatta per iscritto da parte del creditore al debitore di adempiere, seppure
tardivamente
Questa non è necessaria quando:
- l’obbligazione deriva da fatto illecito
- il debitore dichiari per iscritto di non volere adempiere l’obbligazione
- l’obbligazione è a termine e la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore
- l’obbligazione nasce, a favore del subfornitore nei confronti del committente, in forza di
un contratto di subfornitura
- l’obbligazione pecuniaria nasce a titolo di corrispettivo da una transazione commerciale

In tutte le altre ipotesi il legislatore ritiene che l’indugio del debitore potrebbe trovare giustificazione
nella tolleranza da parte del creditore. Perciò in questi casi perché la mora del debitore si verifichi,
occorre che il creditore faccia al debitore intimazione per iscritto, cioè chieda per iscritto al debitore
l’adempimento della obbligazione.
La costituzione in mora vale anche ad interrompere la prescrizione.

La mora debendi può venire in considerazione soltanto nelle obbligazioni positive. Se l’obbligazione ha
carattere negativo (non facere) basta che il debitore contravvenga all’obbligo assunto, perché si verifichi
un adempimento assoluto con la conseguenza che non è possibile parlare di ritardo.

Effetti specifici della mora debendi sono:


• l’obbligo del pagamento degli interessi moratori sulle somme dovute
• passaggio del rischio (articolo 1221 Codice civile)→ se il debitore non è in mora, il rischio del
fortuito è a carico del creditore, cioè se la prestazione diventa impossibile per causa non
imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue.
Quando invece il debitore è in mora il rischio passa a suo carico. Vale a dire che se per causa non
imputabile al debitore la prestazione diventa impossibile, il debitore, siccome è in mora, non
resta liberato, ma è obbligato al risarcimento del danno come se fosse responsabile della
sopravvenuta impossibilità della prestazione

Mora del creditore (credendi): anche nella mora del creditore si verifica un ritardo nell’esecuzione
della prestazione, ma a differenza della mora debendi, questo ritardo dipende dal comportamento del
creditore.
Il debitore non dovrà più gli interessi, ne i frutti della cosa, se non nella misura in cui siano stati dallo
stesso effettivamente percepiti, e potrà pretendere il risarcimento dei danni che il comportamento del
creditore gli abbia procurato,oltre che il rimborso delle eventuali spese sostenute per la custodia e la
conservazione della cosa dovuta.
Inoltre è a carico del creditore in mora il rischio che la prestazione dovuta divenga impossibile per causa
non imputabile al debitore → il debitore sarà liberato dalla sua obbligazione, ma il creditore non potrà
considerarsi a sua volta liberato dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ma dovrà egualmente
adempierla.

CAPITOLO 22 – LA RESPONSABILITA’ PATRIMONIALE DEL DEBITORE

Se il debitore non adempie la prestazione dovuta, tutti i suoi beni, sia quelli che aveva al momento in cui
è sorta l’obbligazione, sia quelli che egli ha successivamente acquistato, possono essere espropriati dal
creditore.
Il creditore può ottenere l’esecuzione forzata del suo credito in forma specifica → es. consegnare una
cosa determinata, concludere un contratto,obbligo di fare una cosa fungibile,…
Il caso più frequente è quando il debitore è condannato a pagare una somma di denaro. Questa sentenza
attribuisce al creditore il diritto di promuovere l’espropriazione dei beni del debitore.

Tutti i beni del debitore possono essere espropriati al debitore → tutto il patrimonio del debitore
costituisce la garanzia generica del creditore

Se ci sono più creditori, tutti hanno ugual diritto di soddisfarsi con il ricavato della vendita dei beni del
debitore.
Però ad alcuni creditori, la legge assicura il soddisfacimento a preferenza degli altri → cause legittime di
prelazione
Le cause legittime di prelazione sono:
• i privilegi
• il pegno
• l’ipoteca
CAPITOLO 23 – LE CAUSE LEGITTIME DI PRELAZIONE

PRIVILEGIO
Preferenza che la legge accorda a determinati crediti in considerazione della causa per cui sono corsi →
il legislatore ritiene che alcuni crediti siano più meritevoli di altri grazie alla loro natura

La costituzione del privilegio non richiede né un accordo tra le parti, né particolari forme di pubblicità
→ il credito nasce privilegiato, perché così vuole il legislatore (è lui che decide quali sono i crediti
preferiti)
Il privilegio può essere:
• generale: su tutti i beni mobili del debitore, costituisce un modo di essere del credito e non
attribuisce diritto di sequela
• specifico: su determinati beni mobili o immobili, costituisce un diritto reale di garanzia

Pegno e ipoteca sono diritti reali, sono quindi dotati di inerenza.


Pegno e ipoteca attribuiscono al creditore il diritto di sequela, cioè il potere di esercitare la garanzia.
Appartengono ai diritti reali su cosa altrui, in modo particolare sono diritti reali di garanzia.
Non hanno mai carattere generale ma gravano sempre su determinati beni.

La differenza tra pegno e ipoteca, e privilegio consiste in:


• i privilegi sono stabiliti dalla legge in considerazione della causa del credito → il credito è
privilegiato o no dalla nascita
• il pegno e l’ipoteca richiedono un proprio titolo costitutivo → la volontà privata è fonte esclusiva
o prevalente nel pegno o nell’ipoteca
pegno e ipoteca possono essere concessi anche da un terzo

Il pegno e l’ipoteca attribuiscono al creditore:


• facoltà di espropriare la cosa se il debitore non adempie
• preferenza rispetto agli altri creditori in ordine alla distribuzione di quanto ricavato dalla vendita
forzata del bene oggetto della garanzia
• diritto di sequela, cioè il diritto di sottoporre il bene ad esecuzione forzata

Patto commissorio: se il legislatore vuole tutelare il debitore dal rischio che, confidando di poter pagare
il debito, lo stesso accetti di pattuire l’automatico trasferimento in favore del creditore della proprietà
del bene. Ha perciò sancito la nullità di tale patto → divieto del patto commissorio

IL PEGNO
Il pegno è un diritto reale si beni mobili (non registrati) del debitore o di un terzo, che il creditore
acquista mediante un apposito accordo con il proprietario, a garanzia del proprio credito.
Possono essere concessi in pegno crediti, universalità di mobili ed altri diritti reali mobiliari.
È vietato il suppegno, cioè il pegno che abbia per oggetto un altro diritto di pegno.
Scaduta l’obbligazione, se il debitore non adempie spontaneamente, il creditore, per conseguire quanto
gli è dovuto, può far vendere coattivamente la cosa costituita in pegno.
Il pegno attribuisce al creditore una prelazione → il creditore munito di pegno ha diritto di soddisfarsi
con priorità, rispetto agli altri creditori, sul ricavato della vendita coattiva del bene costituito in pegno.
A volte, a garanzia del soddisfacimento di un credito, vengono consegnate cose fungibili al creditore ( di
solito una somma di denaro). Il creditore ne acquista la disponibilità → cauzione
Un diritto di pegno regolare può essere costituito a favore del creditore, mediante apposito accordo
contrattuale, dal debitore oppure anche da un terzo.
La costituzione del pegno può avvenire anche con un accordo verbale.
Per far in modo che il pegno sia reso opponibile a terzi è necessario che:
- il contratto costitutivo del pegno sia scritto
- la scrittura abbia data certa
- nella scrittura risultino specificamente indicati sia il credito garantito ed il suo
ammontare, sia il bene costituito in pegno
Spossamento del debitore: la cosa oggetto di pegno deve essere consegnata al creditore, ovvero ad un
terzo di comune fiducia.
Per il pegno di un credito occorrono, ai fini della prelazione, l’atto scritto e la notifica al debitore della
costituzione del pegno e la sua accettazione da parte di quest’ultimo con un atto avente data certa.
Gli effetti del pegno sono:
• il creditore, se la cosa data in pegno non è affidata alla custodia di un terzo, ha diritto di
trattenerla e l’obbligo di custodirla → se gli viene sottratto il possesso può esercitare
l’azione di spoglio o l’azione di rivendicazione
• il pegno non attribuisce poteri che vadano al di là della funzione di garanzia → il creditore
non può usare o disporre della cosa → se viola il divieto il costituente può sequestrare la
cosa
• il creditore, per il conseguimento di quanto gli è dovuto, può chiedere che il bene sia
venduto ai pubblici incanti, previa intimazione al debitore, e può domandare al giudice
che la cosa gli venga assegnata in pagamento, fino alla concorrenza del debito, secondo la
stima del bene stesso

L’IPOTECA
L’ipoteca è un diritto reale di garanzia, che attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene sul
quale l’ipoteca è costituita.
L’ipoteca attribuisce al titolare di essa il diritto di sequela → il diritto di espropriare il bene, qualora
esso venga alienato, in confronto del terzo acquirente
L’ipoteca, come il pegno, ha i caratteri:
• della specialità → cade solo su beni determinati
• della indivisibilità → grava per intero sopra tutti i beni che, se a garanzia di un solo credito sono
ipotecati più beni, il creditore può fare espropriare uno qualsiasi di essi e soddisfarvi l’intero
credito

Carattere particolare dell’ipoteca è la pubblicità → non esistono ipoteche nascoste, chiunque deve
essere in grado di conoscere se un bene è ipotecato o no

L’oggetto dell’ipoteca sono i beni immobili, i beni mobili registrati e le rendite dello Stato.
Possono formare oggetto di ipoteca l’usufrutto su beni immobili, il diritto di superficie, la proprietà, il
diritto dell’enfiteuta e il diritto del concedente sul fondo enfiteutico.
Se si tratta di ipoteca costituita dal diritto di usufrutto, questa cessa al cessare dell’usufrutto stesso.

L’ipoteca può essere scritta in forza:


- di una norma di legge
- di una sentenza
- di un atto di volontà del debitore o di un terzo che la costituisce a garanzia del debito
altrui
Si tratta di ipoteca legale → questa attribuisce a determinati creditori, in considerazione della causa del
credito meritevole di particolare protezione, il diritto di ottenere unilateralmente, e perciò senza o
anche contro la volontà del debitore, l’iscrizione dell’ipoteca
L’ipoteca legale spetta:
• all’alienante
• ai coeredi, ai soci e agli altri condividenti
L’ipoteca legale presenta due caratteristiche importanti:
• è iscritta d’ufficio dal responsabile del competente
• per meglio garantire l’alienante ed il condividente, l’ipoteca legale prevale sulle trascrizioni o
iscrizioni già eseguite contro l’acquirente o il condividente (l’alienante è comunque al sicuro)

Ipoteca volontaria: è iscritta per forza di un contratto o di una semplice dichiarazione unilaterale di
volontà del concedente

Pubblicità ipotecaria:
l’ordine di preferenze tra le varie ipoteche, che possono essere iscritte relativamente al medesimo bene,
è determinato dalla priorità dell’iscrizione → l’ipoteca prende grado dal momento della sua iscrizione.
Ogni iscrizione riceve un numero d’ordine che determina il grado dell’ipoteca.
Se due o più persone si presentano contemporaneamente a chiedere l’iscrizione contro la stessa persona
e sul medesimo immobile → le iscrizioni sono eseguite sotto lo stesso numero ed i creditori concorrono
tra loro in proporzione dell’importo dei rispettivi crediti.
Non è vietato lo scambio del grado tra creditori ipotecari, purché non incida sui creditori con grado
inferiore.

La pubblicità ipotecaria prende vita grazie a quattro fasi:


1. iscrizione → come l’ipoteca prende vita
2. annotazione → per rendere pubblico il trasferimento dell’ipoteca
3. rinnovazione→ evita l’estinzione dell’iscrizione. Deve essere eseguita prima dei 20 anni
dell’iscrizione
4. cancellazione → estingue l’ipoteca, di regola quando il credito è soddisfatto
può essere consentita dal creditore o ordinata dal giudice
con l’estinzione degli effetti dell’iscrizione ipotecaria vengono meno soltanto le conseguenze della
pubblicità ipotecaria, ma l’ipoteca si può nuovamente iscrivere.
L’estinzione dell’ipoteca estingue il diritto di ipoteca.
Tipica causa dell’estinzione del diritto di ipoteca è il venir meno dell’obbligazione garantita (per
qualsiasi causa).
L’ipoteca può formare oggetto di rinuncia.
Di regola l’ipoteca non p soggetta a prescrizione.

CAPITOLO 25 – IL CONTRATTO

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto
giuridico patrimoniale.

Il contratto è la figura più importante di negozio giuridico.


Contratto = accordo, incontro della volontà di due soggetti, volto a produrre un effetto giuridico.

Per mezzo di un contratto un soggetto può comprare un bene, può procurarsi un servizio, può avere la
disponibilità temporanea di un bene o di una somma di denaro, può offrire a terzi beni o servizi, può
compiere o ricevere una donazione, … .
Attraverso il contratto i privati operano sul mercato, dove possono scambiare beni o servizi.

In termini giuridici, il contratto è uno strumento per realizzare determinati interessi delle persone
attraverso la produzione di appositi effetti giuridici, costituendo, regolando o estinguendo un rapporto
giuridico patrimoniale.
Gli effetti giuridici prodotti dal contratto possono riguardare diritti reali o rapporti obbligatori.
Il ruolo del contratto è essere lo strumento fondamentale dell’autonomia dei privati.
Autonomia → condotta delle parti che dettano una regola, che compiono un atto di disciplina dei
reciproci rapporti giuridici.

Il contratto ha dei limiti → il contratto è tale in quanto produca effetti rilevanti per l’ordinamento
giuridico

Come fenomeno giuridico, il contratto è un fatto, ma non un fatto bruto, materiale o un semplice atto. È
un negozio, cioè una manifestazione di volontà.
Essendo un accordo, il contratto non può nascere dalla volontà di un solo soggetto, ce ne vogliono
almeno due.

Non ogni accordo è un contratto → il contratto è un accordo con caratteristiche precise.

Non si deve confondere il contratto in senso proprio, cioè l’accordo tra le parti, con il contratto nel
senso di documento contrattuale.

Il contratto è un negozio giuridico → salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti
si osservano in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale

Il contratto è espressione di libertà individuale delle parti nel regolare i loro diritti e che la
manifestazione di questa libertà è detta autonomia → autonomia contrattuale
• le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto (clausole)
• tipo contrattuale: figura o modello d contratto, avente determinate caratteristiche e volta a
realizzare una certa operazione economica

gli elementi essenziali del contratto sono:


❖ l’accordo delle parti
❖ la causa
❖ l’oggetto
❖ la forma, quando è richiesta per la validità del contratto
questi elementi devono essere presenti affinché ci sia una corretta manifestazione di volontà delle parti
e si possa qualificare la cosa come contratto.

Tipologie di contatto:
• TIPICI → Contratti che trovano una loro disciplina nella legge
INNOMINATI → Che non hanno una disciplina legislativa

• BILATERALI → Contratti con due parti


PLURILATERALI → Contratti con piu di due parti

• A PRESTAZIONI CORRISPETTIVE → Entrambi i soggetti devono qualcosa alla controparte


(entrambi i soggetti sono debitori-creditori reciproci) es. quando prendi qualcosa al bar
CON OBBLIGAZIONE PER UNA SOLA PARTE → Contratti che prevedono per un soggetto un diritto
di credito, per un altro soggetto un diritto di debito (es. fidejussione).

• A TITOLO ONEROSO
A TITOLO GRATUITO

• AD ESECUZIONE ISTANTANEA → Compravendita


AD ESECUZIONE DI DURATA → Affitto

• A FORMA LIBERA → Gli elementi essenziali sono solo accordo, causa e oggetto
A FORMA VINCOLATA → Gli elementi essenziali sono accordo, causa, oggetto e forma (contratti
per beni immobili devono avere la forma scritta per la loro validità)
• CONSENSUALI → In tutti i contratti deve esserci consenso, ma per alcuni contratti l’accordo
manifestato e sufficiente a produrre i suoi effetti
REALI → Contratti che si concludono non con il solo consenso ma anche con la consegna del bene
che ne forma l’oggetto

• AD EFFETTI REALI → Passaggio di proprietà


AD EFFETTI OBBLIGATORI → Pagamento del prezzo

• DI SCAMBIO → Contratti nei quali c’e uno spostamento reciproco di beni (affitto, compravendita)
ASSOCIATIVI →Contratti nei quali non c’e una parte che guadagna a favore dell’altra (contratto
di fondazione di una società)

• COMMUTATIVI → Entrambe le prestazioni sono certe


ALEATORI →Una prestazione e certa, ma l’altra non lo e (assicurazione: paghi sicuramente un
premio, vieni risarcito solo nel caso in cui ci sia un sinistro)

CAPITOLO 26 – LE TRATTATIVE ELA CONCLUSIONE DEL CONTRATTO

Gli atti fondamentali nel procedimento di formazione del contratto sono la PROPOSTA e l’ACCETTAZIONE.
Sono elementi che precedono il perfezionamento, perciò sono detti prenegoziali. Pur non potendo
produrre singolarmente effetti contrattuali, sono espressioni di volontà avente consistenza negoziale
proprio perché entrambe sono idonee a dare origine al contratto. Proposta e accettazione sono
dichiarazioni di volontà individuali: quando alla proposta segue l’accettazione, si ha l’accordo (volontà
contrattuale).
Condizioni:
• l’accettazione deve arrivare al proponente entro il termine da lui stabilito
• non ci devono essere variazione nella proposta
• l’accettazione deve essere nella forma richiesta dal proponente
Criteri/principi per regolare la manifestazione di volontà:
• principio di dichiarazione
• principio della spedizione
• principio della ricezione
• principio della cognizione → il più giusto, deve esserci il consenso di entrambe le parti. Il
contratto è concluso quando il proponente viene a conoscenza dell’accettazione della
controparte
Presunzione di conoscenza: proposta e accettazione si riconoscono al momento dell’accettazione da
parte del destinatario. Per dimostrare che il contratto si è perfezionato è sufficiente dimostrare che
l’accettazione è arrivata al proponente.
I contratti si possono concludere anche attraverso l’esecuzione, un ordine ricevuto dal proponente.
La proposta e l’accettazione possono essere ritirate e private di effetto mediante un atto uguale e
contrario: la revoca.
La revoca della proposta è un atto non recettizio, impedisce la conclusione del contratto purché sia stata
emessa prima che il proponente abbia avuto conoscenza dell’accettazione della controparte.
La proposta perde automaticamente efficacia se, prima che il contratto sia perfezionato, il proponente
muore o diventa incapace.
Il proponente può togliere la facoltà di revoca, dichiarando che la proposta è irrevocabile. La proposta
irrevocabile deve essere accompagnata dal periodo di irrevocabilità. La proposta irrevocabile conserva il
suo valore pure in caso di morte o incapacità del proponente.
L’offerta al pubblico non ha destinatario specifico. La conclusione del contratto avviene solo attraverso
‘accettazione di colui che è interessato alla proposta. Per revocarla è necessario che la revoca sia
comunicata nello stesso modo in cui e stata proposta.
Il contratto aperto all’adesione è una tipologia di contratto prevalentemente utilizzato per realizzare
organizzazioni di carattere associativo.
Per giungere alla stipulazione di un contratto spesso è necessario un periodo di trattative, sia per
negoziare il contenuto degli accordi di formazione, sia per svolgere quegli eventuali accertamenti tecnici
e legali che possono servire a una delle parti per valutare la convenienza degli affari. Durante le
trattative le parti sono libere di decidere se concludere o meno il contratto, ma devono comportarsi
secondo buona fede (dovere giuridico). La parte che non rispetta questo dovere deve incorrere in un
particolare tipo di responsabilità detta responsabilità precontrattuale:
1. ROTTURA INGIUSTIFICATA DELLE TRATTATIVE → risarcimento danni
2. MANCATA INFORMAZIONE SULLE CAUSE DI INVALIDITA DEL CONTRATTO → la parte che, conoscendo
o dovendo conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto, non ne ha dato notizia
all’altra parte, è tenuta al risarcire il danno da questa risentito per aver confidato, senza sua
colpa, nella validità del contratto. Esso porta alla nullità o annullabilità del contratto
3. INFLUENZA ILLECITA SULLA DETERMINAZIONE NEGOZIALE DELLA CONTROPARTE → il contratto è
annullabile
4. INDUZIONE DELLA CONTROPARTE ALLA STIPULAZIONE DI UN CONTRATTO PREGIUDIZIEVOLE →azioni
che una parte mette in atto per far stipulare un contratto sconveniente alla controparte, trarre in
inganno l’altra parte
Nel caso di inadempimento viene leso l’interesse positivo all’esecuzione della prestazione dovuta, e
quindi il risarcimento si commisura al danno subito dal contraente per non aver ricevuto la prestazione a
cui aveva diritto attraverso il contratto. La parte vittima di ciò può lamentarsi e non iniziare trattative
che le hanno fatto perdere tempo e procurato delle spese inutili.
a. Danno emergente → si quantifica secondo la perdita che ha subito il patrimonio del creditore
della mancata o inesatta o ritardata prestazione del debitore
b. Lucro cessante → riferimento ad una situazione futura, riguardante la ricchezza del creditore, il
quale non ha conseguito in seguito al mancato utilizzo della prestazione dovutagli
Il procedimento di conclusione di un contratto tramite trattative non può essere adottato dai contatti di
massa, contatti che un’impresa conclude con un gran numero di persone. Queste imprese utilizzano dei
moduli o dei formulari nei quali inseriscono clausole uniformi e standardizzati (contratti standard). Ci
sono particolari cautele a favore dell’aderente in posizione debole rispetto al proprio interlocutore, per
prevenire abusi o danni.
CAPITOLO 27 – I VIZI DELLA VOLONTÀ

La parte che, conoscendo o dovendo conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto, non
ne ha
dato notizia all’altra parte, è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per aver confidato, senza sua
colpa,
nella validità del contratto.
Il contratto diventa annullabile. La volontà contrattuale si è formata in modo anormale, per l’influenza
di elementi perturbatori.

I vizi della volontà a cui la legge attribuisce rilevanza sono l’errore, il dolo e la violenza.
ERRORE: consiste in una falsa conoscenza della realtà. Può essere di 2 tipi:
• ostativo → presuppone che la volontà del dichiarante si sia correttamente formata, attraverso
un processo decisionale non viziato, ma che sia stata poi espressa o trasmessa con un contenuto
che non rispecchia la reale volontà della parte
• vizio → si verifica quando il soggetto ha malamente accertato e valutato le circostanze e i
presupposti di fatto del negozio, cosicché la volontà espressa nella dichiarazione negoziale risulta
viziata dall’errore in cui è caduto il dichiarante
Il contratto viziato da errore di una delle due parti è annullabile a condizione che l’errore sia
essenziale e riconoscibile dall’altro contraente.
Essenziale: un contatto non può essere impugnato solo quando l’errore assume un apprezzabile
rilievo rispetto all’obbiettivo del contratto. L’errore è essenziale quando cade:
1. sulla natura del negozio
2. sull’oggetto del negozio
3. su una qualità della cosa che costituisce oggetto del negozio
4. sull’identità o sulle qualità dell’altro contraente
5. sulla quantità della prestazione → errore di calcolo: non e un errore che porta
all'annullabilità del negozio, ma solo la rettifica
Non ha carattere di essenzialità l’errore che cade sui motivi che inducono il soggetto a
concludere il negozio.
Riconoscibile: l’errore è riconoscibile quando la controparte avrebbe potuto accorgersene
Errore bilaterale → entrambi i contraenti ricadono sullo stesso errore
DOLO: consiste in quel comportamento ingannevole che si sostanzia in artifizi e raggiri grazie ai quali un
soggetto cade in errore nel compimento di un negozio. Per l’annullabilità dell’atto devono concorrere:
1. raggiro o artificio → trarre in inganno la vittima
2. errore del raggirato → è annullabile solo se l’inganno ha avuto successo
3. la provenienza dell’inganno dalla controparte

Dolo incidente: incide sulle condizioni contrattuali. La vittima dell’inganno non si è limitata a
stipulare il contratto per effetto del raggiro subito, dal momento che avrebbe voluto il negozio anche
se non fosse stata indotta in errore. La vittima ha diritto a ottenere dall’autore del dolo il
risarcimento del danno.
Oggi la legge mira a reprimere qualsiasi atteggiamento ingannatorio. Sono stati imposti degli
specifici obblighi di informazione per assicurare la trasparenza delle condizioni contrattuali.
Reticenza: fatto di tacere le circostanze che avrebbero potuto indurre la controparte a rinunciare
alla stipulazione dell’atto → dolo, il contratto è annullabile
VIOLENZA: minaccia rivolta ad una persona allo specifico scopo di estorcerle il consenso alla stipulazione
di un contratto, o di indurla a porre in essere un altro tipo di negozio giuridico (violenza psichica).
Violenza fisica: manca del tutto la volontà di emettere la dichiarazione + atto fisico. Il negozio è nullo.
Nella violenza psichica la volontà è viziata e il negozio diventa annullabile.
La violenza si distingue dal timore riverenziale e dallo stato di pericolo.
La minaccia ha lo scopo di indurre la vittima a perfezionare il negozio.

CAPITOLO 28 –LA FORMA DEL CONTRATTO

La forma è uno degli elementi essenziali del contratto, senza il contratto è nullo.
La forma è una modalità di espressione della volontà individuale.
Di norma con forma si intende la forma scritta, poiché la forma verbale e la forma minima in quanto le
parti devono parlarsi. La forma scritta è richiesta in determinati tipi di contratti, con la conseguente
pena della loro nullità.
Quando la legge richiede la forma scritta, questa è soddisfatta sia nel caso in cui le parti sottoscrivano
uno stesso documento, o si scambino due esemplari dello stesso documento, ciascuno sottoscritto da una
di esse, o si scambino due distinte dichiarazioni scritte. Ciò che conta è li significato delle loro
indicazioni, ossia che manifestino di volere un identico regolamento di interesse.
In alcuni casi la legge esige l’atto pubblico.
• Forma libera: un contratto, se la legge non impone una determinata forma, può essere concluso
validamente attraverso qualsiasi modalità
• Forma vincolata: scrittura privata

CAPITOLO 29 – LA RAPPRESENTANZA

La rappresentanza è l’istituto per cui ad un soggetto (rappresentante) è attribuito (dalla legge o


dall’interessato) un apposito potere di sostituirsi ad un altro soggetto (rappresentato) nel compimento di
attività giuridica per conto di quest’ultimo e con effetti diretti sulla sua sfera giuridica.
Può essere:
1. diretta: un rappresentante agisce in nome del rappresentato. Deve quindi dichiarare che non
compie l’atto per se, ma per l’interessato.
Gli effetti del negozio quindi si producono immediatamente e direttamente nella sfera del
rappresentato.
2. indiretta: colui che emette la dichiarazione acquista diritti e diventa correlativamente soggetto
degli obblighi nascenti dal negozio, ed occorrerà un altro negozio successivo per trasmettere tali
effetti nella sfera del rappresentato.
Figura simile alla rappresentanza indiretta è l’autorizzazione.
La rappresentanza è esclusa nei negozi che, per la loro natura, si vogliono riservare esclusivamente alla
persona interessata (es. matrimonio, testamento).
Il potere rappresentativo può derivare dalla legge o essere conferito all’interessato. La rappresentanza
legale ricorre quando il soggetto è incapace.
Procura → è un tipo di rappresentanza volontaria. Il negozio con il quale una persona conferisce ad
un’altra il potere di rappresentarla si chiama procura. Il rappresentante legale si chiama procuratore.
1. La procura è un atto unilaterale recettizio → per la sua efficacia non occorre l’accettazione del
procuratore
2. La forma può essere espressa o tacita
3. Capacità → il rappresentate ha la facoltà di valutare gli interessi del rappresentato come meglio
crede
4. Generale/speciale → speciale se concerne un solo affare, generale se ne concerne diversi
5. Revoca → il rappresentato può modificarne i limiti e l’oggetto, e togliere il potere di
rappresentanza
Vizi della volontà: è il rappresentante che valuta la convenienza dell’affare, quindi determina l’oggetto,
le condizioni e i termini del contratto, il negozio concluso dal rappresentate sarà annullabile se egli
versava in errore o se è stato costretto alla sua conclusione da violenza, se è avvenuto in buona o mala
fede, ecc.

Il potere di rappresentanza è conferito nell’interesse del rappresentato, ma può essere conferito anche
per l’interesse del rappresentante.
Se il rappresentante è portatore di interessi priori o di terzi in contrasto con quelli del rappresentato si
ha conflitto d’interessi tra rappresentato e rappresentante. Il conflitto consiste in una situazione di
incompatibilità tra i due perché il vantaggio di uno implica il sacrificio dell’altro.
Se il rappresentante agisce in conflitto d’interessi con il rappresentato, il negozio è annullabile su
domanda del rappresentato.
Contratto con se stesso: un unico soggetto svolge contemporaneamente il ruolo di entrambe le parti. Il
contratto con se stesso è annullabile. È valido quando il rappresentato abbia autorizzato espressamente
la conclusione del contratto oppure il contenuto del contratto sia stato determinato preventivamente
dallo stesso rappresentato in guisa da escludere la possibilità di conflitto.

Il negozio compiuto da chi ha agito come rappresentante senza averne il potere o eccedendo i limiti
delle facoltà conferitogli non produce alcun effetto nella sfera giuridica dell’interessato. Il negozio è
inefficace, non è nullo e nemmeno annullabile.
Il rappresentato può, con una propria dichiarazione di volontà, approvare ciò che è stato fatto in suo
nome da altri senza che egli avesse attribuito il potere di rappresentarlo → ratifica
1. La ratifica può essere esplicita o tacita
2. La ratifica ha effetto retroattivo → il negozio è efficace come nel caso della procura
3. La retroattività della ratifica non può pregiudicare i diritti acquistati dai terzi
4. Il terzo contraente può invitare l’interessato a chiarire se intende o meno ratificare il negozio
stipulato → se non ratifica il negozio è inefficace e il terzo può chiedere il risarcimento danni
solo se non sapeva che colui che agiva in nome altrui non aveva il relativo potere

Contratto per persona da nominare: nel momento della conclusione di un contratto una parte può
riservarsi la facoltà di nominare la persona nella cui sfera giuridica il negozio deve produrre i suoi
effetti.
La dichiarazione di nomina è efficace solo se è accompagnata dalla dichiarazione di accettazione della
persona indicata.
Il termine della dichiarazione di nomina è di tre giorni, ma si può variare la durata purché si dia un
termine certo e determinato.
Si ricorre a tale figura quando il contraente non vuole apparire per motivi personali.
La dichiarazione di nomina e l’accettazione sono negozi unilaterali. Servono a integrare i contratto,
identificando la persona su cui il contatto deve produrre i suoi effetti, per questo contratto e atti devono
avere la stessa forma.
CAPITOLO 30 – IL CONTRATTO PRELIMINARE ED I VINCOLI A CONTRARRE

Si dice preliminare il contratto con cui le parti si obbligano a stipulare un successivo contratto definitivo,
del quale deve essere già determinato nel preliminare il contenuto essenziale.
Il contratto preliminare è destinato ad assolvere un’importante funzione negli scambi tra privati.

Spesso può accadere che le parti siano d’accordo sulla realizzazione di una certa operazione economica
ed
intendano vincolarsi da subito ad attuarla, ma preferiscono rinviare la conclusione del contratto e la
realizzazione
dei relativi effetti ad un tempo successivo. Il contratto preliminare non produce effetti tipici del
contratto, ma obbliga le parti a stipulare il definitivo.

Non bisogna confondere il contratto preliminare con un contratto definitivo.

È molto difficile stabilire se le parti hanno voluto stipulare un semplice preliminare o un contratto
definitivo per
poi investirlo successivamente di una forma più solenne.
Per risolvere il dubbio occorre guardare all’effettiva intenzione delle parti → problema di
interpretazione del
contratto.

La forma del contratto preliminare è la stessa di quello definitivo.

Il contratto preliminare può vincolare entrambe le parti o una sola.


Adempiere un contratto preliminare significa stipulare il contratto definitivo.

Alcuni contratti preliminari sono assoggettabili a trascrizione.


Trascrivibilità dei contratti preliminari aventi ad oggetto la stipulazione di contratti (relativi a beni
immobili) → trasferisce la proprietà, costituisce o trasferisce diritti di usufrutto, superficie ed enfiteusi
(diritti di comunione), diritti di servitù prediali, uso e abitazione.
Naturalmente la trascrizione è ammissibile solo se tali preliminari risultano da atto pubblico o da
scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.
La trascrizione del preliminare è ammessa anche per gli edifici da costruire o in corso di costruzione, ma
a condizione che indichino la superficie utile della porzione di edificio e la quota del diritto spettante al
promissario acquirente relativa all’intero costruendo edificio espressa in millesimi.

Se il contratto non si adempie si può chiedere il risarcimento danni → responsabilità contrattuale
Inoltre la legge pone a disposizione della parte che vi ha interesse uno strumento che consente
esecuzione in forma specifica degli obblighi derivanti dal contratto preliminare.
Infatti adempiere un contratto preliminare significa stipulare un contratto definitivo, è ovvio pero che
nessuno può essere obbligato ad emettere una dichiarazione negoziale, anche se questo fatto potrebbe
risultare illegittimo.
La legge offre quindi al contraente interessato di dare esecuzione del contratto nonostante il rifiuto
dell’altra parte → strumento di tutela → facoltà di ottenere una sentenza costitutiva che produca gli
stessi effetti che avrebbe dovuto produrre il contratto che l’altra parte non ha voluto concludere.
Mediante il processo e la sentenza si giunge, sulla base del contratto preliminare, allo stesso risultato cui
si sarebbe pervenuti con il contratto definitivo → esigenza che il preliminare rivesta la stessa forma
del definitivo
Questo tipo di strumento può essere attivato quando:
• Sia materialmente possibile
• Non sia escluso dal titolo (le parti potrebbero pattuire l’esclusione di tale mezzo di
tutela, in questo caso il contraente, nel caso di inadempimento, potrebbe richiedere
solo il risarcimento)

L’opzione si ha quando il vincolo della irrevocabilità della proposta non consegue ad un impegno assunto
unilateralmente dal proponente, ma ad un accordo stipulato tra le parti.
Dall’opzione deriva il diritto del beneficiario di perfezionare il contratto, entro il termine di validità
dell’opzione, con la sua sola dichiarazione di accettazione, mentre l’altra parte resta vincolata e non
può più interferire sulla stipulazione del contratto, che ormai dipende esclusivamente dalla decisione del
beneficiario dell’opzione.
Il vincolo derivante dall’opzione non può durare all’infinito e quindi, se non è stato fissato un termine di
validità del vincolo, questo è stabilito dal giudice.
Differenza dal preliminare: dal contratto preliminare deriva un obbligo di stipulare il contratto
definitivo, mentre con l’opzione il beneficiario è libero di avvalersi o meno della facoltà a lui attribuita
dal patto di opzione.

La prelazione è il diritto di essere preferito ad un altro soggetto, a parità di condizioni, nel caso in cui la
persona soggetta alla prelazione dovesse decidersi a stipulare un determinato contratto.
Il soggetto passivo della prelazione non è obbligato a concludere tale contratto e conserva la sua piena
liberta di decidere se, ad es. vendere o meno il bene oggetto della prelazione, senza che il beneficiario
possa avanzare alcuna pretesa a riguardo → qualora però decida di vendere è obbligato, prima di
stipulare con un terzo, ad offrire al titolare della prelazione di perfezionare il contratto alle stesse
condizioni pattuite con il terzo
Può essere:
• volontaria → quando venga concessa con un accordo tra privati. La prelazione volontaria non è
opponibile ai terzi ed ha quindi mera efficacia obbligatoria: il promittente, in caso di
inadempimento, è tenuto al risarcimento dei danni, ma il terzo acquirente ha acquistato in modo
efficace e non corre il rischio di veder posta in discussione la titolarità
• legale → accordata da una norma di legge, ricorrendo determinati presupposti, per finalità di
interesse generale. Assicura al prelazionario un diritto di preferenza opponibile ai terzi e
tutelabile in forma specifica, in modo che, in caso di violazione, il prelazionario ha diritto di
riscattare il bene dal terzo acquirente (rimborsando il prezzo pagato)
CAPITOLO 31 – L’OGGETTO DEL CONTRATTO

L’oggetto è uno degli elementi essenziali del contratto, senza di esso il contratto è nullo.
Con oggetto si indicano le prestazioni coinvolte nel contratto lette alla luce della causa o il bene dovuto.
L’oggetto deve essere:
• possibile: deve essere suscettibile ad esecuzione (l’impossibilita originaria non provoca
necessariamente la nullità del contratto in quanto nell’intervallo di tempo tra la stipulazione del
contratto e la sua scadenza, potrebbe diventare possibile)
• lecito: non deve essere contrario alle norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume
• determinato (o determinabile): le parti devono decidere i termini del contratto. Occorre quindi
che sia chiaro a che cosa le parti si impegnano
Le parti possono anche decidere che l’oggetto sia determinato da un terzo. Il terzo coinvolto in tale
determinazione si chiama arbitratore.
• definizione di arbitraggio → attività svolta dal terzo coinvolto nella stipulazione del contratto
• definizione di equo apprezzamento → modalità di comportamento del terzo, con il quale deve
procedere nella determinazione. Le parti possono rivolgersi al giudice se ritengono la valutazione
iniqua o erronea.
• criterio di mero arbitrio → le parti lasciano al terzo “carta bianca”, in tal caso non potranno
impugnare la determinazione eccetto in una situazione estrema di mala fede, che pero deve
essere provata

CAPITOLO 32 – LA CAUSA DEL CONTRATTO

La causa è uno degli elementi essenziali del contratto, senza di essa il contratto è nullo.
La causa è la ragione economico-sociale del contratto, nel caso concreto.
In passato vi era una teoria oggettiva: la causa era oggettiva, era sempre quella per tutti i contratti. Si
associava la causa ai contratti tipici, escludendo quelli atipici.
Oggi vi è una teoria soggettiva: la causa è una ragione personale che spinge i contraenti a stipulare il
contratto.
Causa = Motivi personali
• mancanza: la mancanza della causa provoca la nullità del contratto, poiché il negozio non può
esplicare la sua funzione
• illecita: la causa è illecita quando la funzione del contratto è contraria alle norme imperative,
all’ordine pubblico, o quando è contraria al buon costume (principi etici dell’ordinamento).
Anche questa condizione provoca la nullità del contratto, poiché è detto anche illegale o
immorale a seconda se è contrario a norme imperative o al buon costume
Il motivo che spinge un soggetto a porre in essere un negozio giuridico è lo scopo pratico, individuale da
lui perseguito e che lo spinge al compimento dell’atto. I motivi variano da negozio a negozio e rispetto
alle parti.
Se il motivo è illecito il contratto è nullo.

Con il contratto in frode alla legge le parti mirano, mediante qualche accorgimento, ad ottenere un
risultato equivalente a quello vietato a una norma imperativa. Il contratto in frode alla legge è nullo,
poiché persegue uno scopo illecito.
CAPITOLO 33 – L’INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO

L’interpretazione di un contratto è volta a determinare quali effetti il negozio sia idoneo a produrre,
valutando alla stregua dei criteri legali dettati dal legislatore in tema di interpretazione.

CAPITOLO 34 – GLI EFFETTI DEL CONTRATTO

Dal momento in cui il contratto è perfezionato, le parti sono obbligate a osservarlo senza modificarlo.
Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze
che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.

Mutuo dissenso/consenso: le parti sono libere, con un contrario atto di comune volontà, di sciogliere o
modificare il contratto. Il contratto può essere sciolto per mutuo consenso tra le parti (si dice anche
mutuo dissenso per esprimere la rimozione degli effetti del contratto).
Lo scioglimento per mutuo dissenso di un contratto ad effetti reali comporta la rimozione retroattiva
degli effetti
del contratto in oggetto.

Recesso: il recesso unilaterale, ossia il diritto di liberarsi unilateralmente dagli obblighi assunti con il
contratto, è
ammissibile soltanto quando è specificatamente attribuito dalla legge o da un apposito patto → recesso
convenzionale
Tuttavia un diritto di recesso convenzionale può essere concordato a favore di una o di entrambe le
parti, ma il tal caso la facoltà di recedere deve essere esercitata prima che abbia inizio l’esecuzione del
contratto.
Spesso un diritto di recesso è attribuito ad una parte a fronte di un corrispettivo, rappresentato di solito
da una somma di danaro, che può essere consegnata fin dal momento della conclusione del contratto
(caparra penitenziale), ovvero che il recedente è impegnato a consegnare (multa penitenziale) qualora
intenda recedere.
In quest’ultimo caso il contratto si scioglie solo quando il corrispettivo per il recesso viene pagato.
Talvolta è la stessa legge che attribuisce ad una della parti il diritto di recedere da un contratto ove si
verifichino
determinati presupposti.

Disdetta: diniego di rinnovazione di un contratto di durata per il quale sia previsto un automatico
rinnovo alla scadenza.
Per stabilire quali effetti un negozio è idoneo a produrre occorre non soltanto interpretarlo, ma anche
qualificare e integrare i suoi effetti.
Qualificazione: sussunzione sotto la fattispecie legale appropriata in base alla quale si determina la
disciplina applicabile.
Integrazione: risolve i problemi posti da eventuali lacune della disciplina negoziale, che possono essere
colmate da norme dispositive.
Particolarmente importante può essere l’intervento legislativo per imporre ai privati clausole o prezzi,
che si sostituiscono di diritto a quelli proposti dai contraenti.
Il principio fondamentale in tema di esecuzione di contratto è il rispetto della buona fede.

I contratti possono essere a effetti reali, quando determinano la trasmissione o la costituzione di un


diritto reale o di un altro diritto, o a effetti obbligatori quando danno luogo alla nascita di un effetto
obbligatorio.
Se il contratto ha per oggetto una cosa determinata, la proprietà si trasferisce nel patrimonio
dell’acquirente per effetto del consenso manifestato nelle forme di legge. Per far si che l’effetto si
produca basta l’atto scritto.
Se si tratta di cose determinate solo nel genere (generiche o fungibili), la proprietà si trasmette con
l’individuazione delle cose materiali destinate a costituire oggetto del trasferimento. È un contratto a
effetti obbligatori non reali.

Se una persona concede lo stesso diritto a due persone, chi delle due è preferita? Non sempre è favorita
quella a cui è stato concesso per primo il diritto, perché ci sono delle esigenze di protezione della buona
fede e dell’affidamento, la necessità di agevolare la circolazione dei beni e anche l’opportunità di
favorire chi già si trova in possesso/detenzione della cosa o nell’esercizio del diritto.
In ogni caso il contraente che viene sacrificato ha diritto al risarcimento dei danni.
• Beni mobili non registrati: chi ha acquistato in buona fede è favorita alle altre
• Beni mobili registrati/beni immobili: regole di trascrizione
• Diritti di godimento: preferito colui che può dimostrare di avere concluso il contratto prima degli
altri

In caso di inadempimento il creditore ha diritto di essere risarcito dei danni subiti, ma ha l’onere di
provare il danno che assume essergli stato arrecato per effetto dell’inadempimento.
Le parti possono inserire nel contratto una causa in cui stabiliscono quanto il debitore dovrà pagare a
titolo penale nel caso in cui non dovesse adempiere. Tale clausola contiene una liquidazione
convenzionale anticipata del danno, nel senso che elimina la necessità per il creditore di provare, oltre
che l’inadempimento, anche l’entità del danno subito.
La penale può esserci anche in caso di ritardo.
La clausola penale non va confusa con la caparra. Questa consiste nella consegna, da una parte all’altra,
di una somma di denaro o di una quantità di cose fungibili. La caparra è un contratto reale perché si
perfeziona con la consegna della cosa.
Il codice disciplina due tipi di caparra, che hanno effetti e finalità profondamente diversi:
• capanna penitenziale: la somma versata a titolo di caparra ha solo la funzione di corrispettivo di
un diritto di recesso che le parti possono riservarsi. Vale a dire che chi ha versato la caparra può
rinunciarvi ed il contratto e sciolto, senza che la controparte possa pretendere altro. Parimenti
chi ha ricevuto la caparra può recedere dal contratto restituendo il doppio della caparra ricevuta
• capanna confirmatoria: è la più frequente e corrisponde alla prassi di dimostrare la serietà con
la quale il contratto viene stipulato, provvedendo già a consegnare all’altra parte, al momento
del perfezionamento, normalmente una somma di denaro. Quando la parte che ha dato la caparra
si rendesse inadempiente agli obblighi assunti, l’altra parte può scegliere se recedere dal
contratto, trattenendo in tal caso definitivamente la caparra ricevuta, o preferire la risoluzione
del contratto. Quando inadempiente fosse invece la parte che ha ricevuto la caparra, è
ovviamente la controparte a poter scegliere se recedere o meno dal contratto, ed in caso di
recesso può pretendere il doppio di quanto aveva versato a titolo di caparra

Gli effetti del contatto sono limitati alle parti: esso non può di regola danneggiare ne giovare al terzo
estraneo. Se prometto che un terzo assumerà un obbligo nei tuoi confronti o svolgerà una determinata
attività a tuo favore, il terzo estraneo al contratto non è affatto vincolato per effetto del mio impegno,
soltanto io sono obbligato a persuadere il terzo a fare ciò che ho promesso. Se il terzo non aderisce alle
mie premure dovrò indennizzare colui a cui ho fatto la promessa.

In via generale, la figura del contratto con cui le parti attribuiscono a un terzo il diritto di pretendere in
proprio l’adempimento di un contratto, benché stipulato da altri, subordinandone la validità soltanto
alla condizione che lo stipulante abbia un interesse, anche solo morale, nell’attribuzione di tale
vantaggio al terzo.
Perché si abbia contratto a favore di terzi è indispensabile che le parti abbiano espressamente voluto e
pattuito l’attribuzione al terzo della titolarità del diritto di poter pretendere egli stesso dall’obbligato
l’esecuzione della prestazione promessa.
La disciplina fondamentale del contratto a favore di terzo è:
• il terzo acquista il diritto verso chi ha fatto la promessa fin dal momento della stipulazione del
contratto a suo favore, ma questo acquisto non è stabile o definitivo, perché non può negarsi al
terzo la facoltà di rinunciare al beneficio
• causa dell’acquisto del diritto a favore del terzo è il contratto a suo favore: perciò chi ha
promosso la prestazione può opporre al terzo tutte le eccezioni fondate su questo contratto

Si ha cessione del contratto quando una parte (cedente) di un contratto originario (purché a prestazioni
corrispettive non ancora eseguite da entrambe le parti) stipula con un terzo (cessionario) un apposito
contratto (contratto di cessione), con il quale cedente e cessionario si accordano per trasferire a
quest’ultimo il contratto originario.
Siccome i rapporti legavano il cedente con l’altro contraente, il ceduto, al quale subentra il cessionario,
è indispensabile il consenso del ceduto.
Il consenso alla cessione da parte del contraente ceduto può essere dato come atto unilaterale separato
dal contratto di cessione, anche preventivamente: in tal caso la cessione diventa efficace con la
semplice notificazione al ceduto dell’accordo di cessione tra cedente e cessionario.
Per effetto della cessione, il cedente è liberato dalle sue obbligazioni, e non è nemmeno responsabile in
caso di inadempimento.
La cessione del contratto può essere stipulata prevedendo o meno un corrispettivo a carico del
cessionario o del cedente.

CAPITOLO 25 – GLI ELEMENTI ACCIDENTALI DEL CONTRATTO

Una tradizionale impostazione nell’analisi del contratto, e del negozio giuridico, distingue tra elementi
essenziali e
accidentali.
Gli elementi accidentali non sono indispensabili ai fini della validità del negozio giuridico, non
attengono alla sua essenza.
Sono piuttosto strumenti a disposizione delle parti per orientare gli effetti del negozio in modo da
renderli
meglio rispondenti ai loro specifici interessi.
Sono la condizione, il termine e il modo

CONDIZIONE: è un avvenimento futuro ed incerto, dal quale le parti fanno dipendere o la produzione
degli effetti del negozio, cui la condizione è apposta, o l’eliminazione degli effetti che il negozio ha già
prodotto.
L’espressione condizione viene usata sia per indicare la clausola condizionale adoperata, sia per l’evento
dedotto in condizione, dal quale le parti fanno dipendere la produzione o la risoluzione degli effetti
dell’atto.
Può essere:
• sospensiva → se da essa dipende il prodursi degli effetti del negozio
• risolutiva → se da essa dipende l’eliminazione degli effetti del negozio

La condizione(sia sospensiva che risolutiva) si distingue in:


▪ casuale → se il suo avveramento dipende dal caso o dalla volontà dei terzi
▪ potestativa → se dipende dalla volontà di una delle parti
▪ mista → se dipende in parte dal caso o dalla volontà di terzi, in parte dalla volontà di una
delle parti
▪ meramente potestativa → se consiste in un comportamento della stessa parte obbligata,
che può tenero o meno a suo arbitrio
▪ potestativa vera e propria o semplice o ordinata → se consiste in un comportamento
che, pur essendo volontario, non è meramente arbitrario compiere o non compiere,
perche costa qualche sacrificio o perche la volontà del debitore o dell’alienante dipende
da un complesso di motivi ed interessi, sia pure rimessi alla sua valutazione (es. se
costruirò un impianto per lo sfruttamento di energia elettrica, ti assumerò nel personale
di tale stabilimento)

La condizione è illecita quando è contraria alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume.
Circa gli effetti dell’illiceità della condizione, il codice non adotta una disciplina uniforme per tutti i
negozi.

La condizione impossibile è quella che consiste in un avvenimento irrealizzabile, o dal punto di vista
naturale o da
quello giuridico.

In un negozio condizionato si distinguono due momenti:


1. fase della pendenza della condizione: l’avvenimento non si e ancora verificato ma può ancora
verificarsi. Perdura, quindi, la situazione di incertezza
• durante la pendenza della condizione sospensiva, il diritto che deriva dal negozio non è
ancora nato, ma vi e la possibilità che nasca
• durante la pendenza della condizione risolutiva vi, è la possibilità che il diritto stesso sia
perduto dal suo titolare e acquistato dalla controparte.
2. avveramento o mancanza della condizione: l’incertezza è eliminata. L’avvenimento si è
avverato o è certo che non si può più verificare
Quindi nel corso della pendenza una delle parti esercita il diritto, mentre l’altra parte non lo esercita,
ma ha la
speranza di divenirne titolare se la condizione si verificherà.
Questa parte, se non ha un diritto, ha una aspettativa all’acquisto del diritto, aspettativa che è
trasmissibile agli
eredi. D’altro canto, l’altra parte ha l’onere di comportarsi in buona fede, quindi la condizione deve
considerarsi come avverata se colui che aveva interesse contrario all’avvenimento ne ha impedito il
verificarsi.
Durante la pendenza chi ha un diritto subordinato a condizione sospensiva o risolutiva può anche
disporne (chi ha acquistato una cosa sotto condizione sospensiva può, per esempio venderla ad altri).
Ma è ovvio che gli effetti di quest’ulteriore negozio restano subordinati alla stessa condizione cui era
subordinato
il primo: perciò, il secondo acquirente acquisterà la proprietà della cosa, in quanto la condizione a cui
prima la vendita era subordinata, si sarà verificata.

Benché la legge non lo menzioni espressamente, si ammettere che la condizione possa avere carattere
unilaterale → essere prevista nell’interesse di una sola parte
In tal caso la parte nel cui interesse la condizione è prevista può rinunciare ad invocarne gli effetti, in
modo che le
conseguenze del suo avveramento o mancato avveramento rimangono nella disponibilità della parte
stessa.
Naturalmente una condizione può essere ritenuta unilaterale soltanto quando ciò sia esplicitamente
previsto dal
contratto, ovvero quando l’interpretazione del contratto stesso conduca in modo univoco a ritenere che
le parti
abbiano inteso rendere una sola di essere arbitra di disporre degli effetti della condizione.

TERMINE: avvenimento futuro e certo, dal quale (termine iniziale) o fino al quale (termine finale)
debbono prodursi gli effetti del negozio.
Il termine differisce dalla condizione per il carattere di certezza del verificarsi dell’avvenimento: questo
è anch’esso futuro (es. morte di una persona), ma non vi è alcun dubbio circa il suo avverarsi.
Il termine si distingue in:
• determinato → una certa data
• indeterminato → il giorno della mia morte

Si distinguono 4 ipotesi, che tengono conto della possibilità d’incertezza sull’avverarsi dell’avvenimento:
1. Dies certu an et quando →che giungerà e quando giungerà: termine determinato, una data fissa
2. Dies certu an et incertu quando →il termine indeterminato
3. Dies incertus an et certus quando →es. quando compirò 50 anni ma non sono sicuro che ci
arriverò
4. Incertus an et quando →quando prederò la laurea, se la prenderò
Quello di cui abbiamo parlato sin ora è denominato termine di efficacia del negozio, ed è distinto dal
termine di adempimento o di scadenza, che riguarda il momento in cui l’obbligazione deve essere
eseguita.

MODO: clausola accessoria che si appone a una liberalità (istituzione di erede, donazione) allo scopo di
limitarla, imponendo un determinato dovere di condotta, o di astensione, a carico del beneficiario della
liberalità.
La limitazione può consistere in :
• un obbligo di dare → ti istituisco erede con l’obbligo di dare 50 euro annue ai poveri
• un obbligo di fare → ti dono un immobile con l’obbligo di costruire un ospedale nel mio paese
• un obbligo di non fare → ti lascio in legato un terreno con l’obbligo di non costruirvi

Il modo non costituisce carattere gratuito del negozio (gratuità del negozio modale). Da ciò deriva che il
beneficiario del legato o della donazione modale non è mai tenuto oltre il valore della cosa che forma
oggetto del negozio stesso.

Il modo si distingue da:


• Raccomandazione o dal semplice desiderio, espresso dal donante o dal testatore, che
rappresenta un dovere esclusivamente morale per chi riceve l’attribuzione patrimoniale
• Condizione sospensiva, in quanto questa non produce un obbligo a carico della persona, e,
d’altro canto, il modo non sospende, a differenza della condizione sospensiva, l’efficacia del
negozio

Il modo costituisce espressione di un motivo ed è tipicamente accessorio a negozi di liberalità, si applica


al modo illecito e al modo impossibile la disciplina che la legge adotta rispetto al motivo illecito negli
atti a titolo gratuito.

Il modo costituisce la fonte di un obbligo giuridico. Perciò l’adempimento dell’obbligo che forma oggetto
del modo può essere chiesto ad ogni interessato.

CAPITOLO 26 – LA MANCANZA DI VOLONTA’ E LA SIMULAZIONE

Si considera simulato un contratto quando le parti ne documentano la stipulazione, al fine di poterlo


invocare di fronte ai terzi, ma sono tra loro d’accordo che gli effetti previsti dall’atto simulato non si
devono verificare.
La situazione giuridica che dovrebbe essere effetto del contratto è solo apparente, mentre la situazione
giuridica reale rimane quella anteriore all’atto.
La divergenza tra la dichiarazione e la reale volontà delle parti non soltanto è consapevole ma è
addirittura concordata.
Lo scopo per cui le parti ricorrono alla simulazione si chiama causa simulandi.
La simulazione si dice:
• assoluta→ se le parti si limitano ad escludere la rilevanza, nei loro rapporti, del contratto
apparentemente simulato
• relativa → qualora le parti concordino che nei loro rapporti interni assuma rilevanza un diverso
negozio, che si dice dissimulato (nel qual caso, in realtà, le parti non vogliono lasciare immutata
la situazione giuridica preesistente, ma intendono modificarla secondo quanto da esse concordato
con l’atto dissimulato)
La simulazione può a sua volta essere:
• oggettiva
• soggettiva
A seconda che il negozio dissimulato differisca da quello simulato per quanto riguarda l’oggetto
dell’atto, ovvero i soggetti.
La figura più importante di simulazione relativa soggettiva è la interposizione fittizia di persona, che
ricorre quando il contratto simulato viene stipulato tra Tizio e Caio, ma entrambi sono d’accordo con
Sempronio che, in realtà, gli effetti dell’atto si verificheranno nei confronti di quest’ultimo.
L’interposizione fittizia si distingue dall’interposizione reale dove l’alienante non partecipa agli accordi
tra acquirente (persona interposta) e terzo, cosicché l’alienazione non è simulata, ma realmente voluta
e gli effetti dell’atto si producono regolarmente in capo all’acquirente, restando indifferente per
l’alienante che quest’ultimo
non intende acquistare per se, ma per conto di un terzo, con cui l’alienante non entra in rapporto e
verso il quale
ne assume obblighi ne acquista diritti.

Effetti tra le parti


• se la simulazione è assoluta si giunge alla conclusione che il negozio simulato non produce
effetto
• se la simulazione è relativa, il contratto simulato non può produrre effetti tra le parti in quanto
queste sono d’accordo nell’averlo stipulato quale mera apparenza ma senza volerne realmente gli
effetti
Effetti di fronte a terzi
La prima situazione è quella dei terzi interessati a dedurre la simulazione: i terzi estranei al contratto
simulato, se ne sono pregiudicati, possono farne accertare la nullità.
La legge dispone che la simulazione non può essere opposta ne dalle parti contraenti ne dagli aventi
causa o dai creditori del simulato alienante, ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal
titolare apparente.
Per quanto riguarda l’onere della prova della buona fede, si applica il principio in base al quale la buona
fede si presume.
Perciò spetta a chi vuole opporre la simulazione fornire la prova che il terzo acquirente e in mala fede.
È importante chiarire che il terzo non solo è chi ha acquistato a titolo oneroso, ma anche chi ha
acquistato a titolo
Gratuito.
Effetti nei confronti dei creditori
I creditori dell’apparente alienante hanno interesse a far valere la simulazione, perchè ne vengono ad
essere pregiudicati, in quanto non possono agire sui beni che sono apparentemente usciti dal patrimonio
del loro debitore.
Quelli dell’acquirente simulato invece, hanno un interesse contrario: essi infatti, hanno tutto da
guadagnare dalla possibilità di espropriare i beni che sono fittiziamente entrati nel patrimonio del loro
debitore.
Ora, i creditore del simulato alienante possono far valere la simulazione che pregiudica i loro diritti e,
facendo prevalere la realtà sull’apparenza, agire sui beni che solo apparentemente sono usciti dal
patrimonio del loro debitore.
Per quanto riguarda i creditori di colui che appare acquirente per effetto del negozio simulato, bisogna
distinguere:
• se il credito è stato garantito da pegno o da ipoteca sui beni che hanno formato oggetto
dell’apparente alienazione
Avendo acquistato il creditore un diritto reale su quei beni, nei suoi confronti la simulazione è
inopponibile (es. A aliena simulatamente a B un bene; B, pur non essendone, in realtà, diventato
proprietario, concede un’ipoteca sul bene stesso a favore del suo creditore C; A, se C e in buona
fede, non può opporgli che egli ha acquistato l’ipoteca a non dominio, perché non può opporgli
che la vendita da lui fatta a B era simulata)
• se invece C è un creditore chirografaro (cioè non munito di garanzia reale), e non ha acquistato
alcun diritto specifico sui beni del debitore ha solo il diritto di chiedere l’espropriazione, a
condizione che quei beni facciano effettivamente parte del patrimonio del debitore
CAPITOLO 27 – INVALIDITA’ E INEFFICACIA DEL CONTRATTO

NULLITA’: un atto si dice nullo quando, a prescindere dalla causa della nullità, va valutato come
inidoneo a produrre i suoi effetti tipici.
Cause di nullità del contratto: vizi ritenuti così gravi da determinare una condanna perentoria e
tendenzialmente irrimediabile di inidoneità dell’atto a produrre gli effetti a cui tende.
Dal punto di vista del diritto privato, la nullità è la più grave delle sanzioni che possono colpire il
negozio.
Le cause di nullità si raggruppano in tre categorie:
1. nullità testuali: la nullità è espressamente sancita dalla legge
2. nullità strutturali: l’atto è viziato di uno dei suoi elementi essenziali
3. nullità virtuale: l’atto è nullo quando è contrario a norme imperative
Il difficile di questa figura è stabilire se una data norma, che impone una certa prescrizione ma
che non sanziona espressamente in termini di nullità i contratti con essa contrastanti, vada
quantificata come imperativa

Nullità di protezione: un contratto non è qualificato come nullo per ragioni di interesse generale
o per contrarietà all’ordine pubblico economico, ma a fini di tutela di una delle parti
Il vizio che determina la nullità può investire l’intero negozio (nullità totale), o soltanto una o più
clausole dell’atto (nullità parziale).
La nullità di singole clausole inficia il resto del negozio quando è lo stesso legislatore ad aver già previsto
la sostituzione automatica delle clausole invalide con clausole imposte dalla legge.

Il negozio nullo non produce alcun effetto giuridico, ma questo non significa che non possa essere
eseguito.
Può accadere che un atto valido ed efficace non venga eseguito, così come un atto nullo ed inefficace
venga eseguito anche in parte.

Ciascuna delle parti ha diritto alla restituzione della prestazione eseguita in attuazione di un contratto
nullo, a meno che non si tratti di prestazioni immorali.
Qualora si voglia chiedere la restituzione di una prestazione effettuata in esecuzione di un atto nullo, o
rifiutare l’esecuzione di una prestazione assumendo che sia nullo il contratto che lo prevede, è
necessario rivolgersi al giudice per far accertare e dichiarare la nullità del negozio in questione.
L’azione di nullità ha le seguenti caratteristiche:
• è imprescrittibile
• è esclusa qualsiasi sanatoria → il contratto nullo non può essere convalidato, le parti non ne
possono in alcun modo confermare o consolidare gli effetti
• è un’azione di mero accertamento
• la legittimazione attiva a far valere la nullità di un negozio è riconosciuta a chiunque vi abbia
interesse
• la nullità di un atto può essere rilevata da un giudice

il contratto non nullo non può produrre gli effetti per realizzare i quali era stato posto in essere. La
legge, tuttavia, ammette che qualche volta possa attuarsi un fenomeno di trasformazione o limitazione
di quanto pattuito e che l’atto di autonomia possa produrre alcuni effetti → conversione del contratto
nullo
Presupposti:
• sia stato stipulato un contratto nullo, come tale inidoneo a produrre gli effetti tipici
• che il contratto, anche se nullo, presenti tutti i requisiti di sostanza e di forma
• che sia possibile ritenere che le parti, qualora fossero state consapevoli della nullità, avrebbero
accettato di concludere un altro contratto non nullo
È il giudice a rendere operante l’effetto di conversione del contratto nullo.
Diversa dalla conversione è la rinnovazione del negozio nullo → le parti propongono in essere un nuovo
negozio privo del vizio che dava la nullità al contratto precedente

ANNULLABILITA’: l’annullabilità costituisce un’anomalia di minore gravità rispetto alla nullità. Deriva
dall’inosservanza delle regole che mirano a proteggere particolarmente uno dei soggetti.
Cause generali di annullabilità:
• incapacità legale o naturale del soggetto
• i vizi della volontà (errore, violenza, dolo)
L’annullabilità di un negozio presenta i seguenti caratteri:
• l’azione tendente a far annullare il negozio è un’azione costitutiva → la situazione giuridica mira
a modificarla
• la legittimazione a chiedere l’annullamento spetta solo alla parte nel cui interesse l’invalidità è
prevista dalla legge
• l’annullabilità di un atto non può essere rilevata d’ufficio dal giudice
• l’azione di annullamento, a differenza dalla nullità, è soggetta a prescrizione → validità di 5
anni, inizia a decorrere dal giorno in cui è cessata la causa che ha dato luogo al vizio
• mentre l’azione di annullamento è soggetta a prescrizione, la corrispondente eccezione può
essere sollevata in ogni tempo dalla parte che sia stata convenuta in giudizio per l’esecuzione del
contratto → l’imprescrittibilità dell’eccezione risulta concretamente utile alla parte legittimata
a rilevare l’annullabilità soltanto se il contratto non sia stato eseguito
• l’annullabilità è sanabile attraverso la convalida del negozio

Se la domanda di annullamento viene accolta dal giudice, l’annullamento ha effetto retroattivo, come se
non avesse prodotto alcun effetto giuridico.
Se il negozio è annullato per incapacità di uno dei contraenti, l’incapace è tenuto a restituire la
prestazione ricevuta.
I diritti acquistati dai terzi, dipendenti da un contratto annullato, sono fatti salvi a condizione che si
tratti di acquisti a titolo oneroso e sussista la buona fede dell’acquirente.
La trascrizione della domanda di annullamento rende opponibile la relativa sentenza a tutti coloro che
abbiano acquistato diritti in base ad atti trascritti successivamente.

Il negozio annullabile può essere sanato con la convalida.


La convalida è un negozio con il quale la parte legittimata a proporre l’azione di annullamento di
preclude la possibilità di far valere il vizio.
Non va confusa con la ratifica.
La convalida deve provenire da chi è in condizione di concludere validamente un contratto.
Per la validità della convalida è necessaria la conoscenza del vizio che colpisce il negozio.
La convalida può essere espressa o tacita: la prima deve contenere la menzione del negozio annullabile,
del motivo di annullabilità e la dichiarazione che s’intende convalidare il negozio. La seconda si verifica
qualora la parte che potrebbe dedurre l’annullabilità del contratto, essendo consapevole del vizio, dia
volontariamente esecuzione al negozio annullabile.

CAPITOLO 28 – LA RECISSIONE E LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO

RESCISSIONE
Si ha quando la decisione di una delle parti di stipulare un determinato contratto è stata condizionata da
particolari situazioni, che l’hanno indotta ad accettare un contratto economicamente pregiudizievole.
La rescissione del contratto può chiedersi per anomalie genetiche (cioè coeve alla conclusione del
contratto) in due ipotesi:
1. per stato di pericolo: perché il contratto venga recesso per questo motivo devono avvenire i
seguenti presupposti:
- lo stato di pericolo in cui uno dei contraenti o un’altra persona si trovava, al qual il
contraente ha voluto ovviare con la conclusione del contratto. Deve essere un pericolo
grave o un danno ad una persona, non è sufficiente un pericolo riguardante solo delle cose
- il fatto che lo stato di pericolo fosse noto alla controparte
- l’iniquità delle condizioni a cui il contraente ha dovuto soggiacere (es. richiesta di
somma spropositata per il salvataggio)
2. per lesione (stato di bisogno): avviene nei contratti in cui vi sia una sproporzione abnorme tra le
due prestazioni. Si richiedono i seguenti presupposti:
- la lesione oggettiva: che consiste nella sproporzione tra la prestazione di una parte e
quella dell’altra. La soglia quantitativa è fissata dalla legge → la lesione deve esse ultra
dimidium, ossia il valore della prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata,
deve risultare superiore al doppio della controprestazione
- lo stato di bisogno della parte danneggiata. Lo stato di bisogno è una situazione anche
momentanea, come la difficoltà economica, tale da incidere sulla libera determinazione a
contrarre da funzionare come motivo dell’accettazione della sproporzione tra le
prestazioni da parte del contraente danneggiato
- occorre che la parte avvantaggiata abbia approfittato della controparte.
Il contraente contro cui è proposta l’azione di rescissione può evitarla eliminando lo squilibrio che ne
costituisce il fondamento.
L’azione di rescissione è sottoposta a principi diversi da quelli che governano l’azione di annullamento:
non si possono applicare le regole della convalida, per eliminare l’elemento oggettivo della sproporzione
l’unico modo è il supplemento.
La rescissione non ha efficacia retroattiva, perciò non pregiudica i diritti acquistati da terzi, salva
l’applicazione dei
principi sulla trascrizione della domanda.

RISOLUZIONE
Il creditore, di fronte all’inadempimento della controparte, non intende più restare vincolato dal
contratto stipulato, può chiederne lo scioglimento.
In tal modo egli non dovrà più adempiere la controprestazione, oppure, ove l’abbia già eseguita, avrà il
diritto di
chiederne la restituzione.

• Inadempimento: il giudice, dopo essersi accertato che l’inadempimento non sia “di scarsa
importanza”, può risolvere il contratto in diversi modi:
a) ADEMPIMENTO + DANNO
b) RISOLUZIONE + DANNO

c) RISOLUZIONI DI DIRITTO: nei contratti a prestazioni corrispettive la legge offre dei rimedi
che, pur non giungendo ad eliminare in radice il contratto, hanno la funzione di tutelare la
parte non adempiente
- Clausola risolutiva espressa: clausola contrattuale con la quale le parti prevedono
espressamente che il contratto dovrà considerarsi automaticamente risolto, qualora una
determinata obbligazione (o più) non venga adempiuta o eseguita rispettando le modalità
- Diffida da adempiere: se nel contratto manca la clausola risolutiva espressa, la parte non
adempiente può ottenere egualmente che la risoluzione operi di diritto, mediante la
“diffida ad adempiere”, ossia una dichiarazione scritta con la quale intima all’altro
contraente di provvedere all’adempimento entro un termine congruo, che non può essere
inferiore ai 15 giorni
- Termine essenziale: il termine per l’adempimento si dice essenziale quando la
prestazione diventa inutile per il creditore nel caso in cui non venga eseguita nel termine
stabilito
d) AUTOTUTELA:
- Eccezione di inadempimento: facoltà concessa ad un contraente di rifiutare di eseguire
la prestazione, se l’altra parte non adempie o non offre contemporaneamente di
adempiere quanto da essa dovuto
- Mutamento condizioni patrimoniali: facoltà del contraente di sospendere l’esecuzione
della prestazione da lui dovuta, se successivamente al perfezionamento del contratto, le
condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il
conseguimento della controprestazione

• Impossibilità sopravvenuta: una delle due prestazioni è diventata impossibile. Il suo venir meno
(per cause a lui non imputabili) fa venir meno anche l’altra prestazione.
Il contratto prevede un sinallagma senza più base.
Nel caso in cui il contratto in questione sia di tipo plurilaterale l’impossibilità sopravvenuta
comporta lo scioglimento del contratto soltanto relativamente al contraente impossibilitato.
Artt.1464: “quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra
parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche
recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale”.
Artt.1465: contratto con effetti reali: “contratto che trasferisce la proprietà di diritti reali”.
Artt.1466: impossibilità del contratto plurilaterale: “l’impossibilità della prestazione di una delle
parti non importa scioglimento del contratto rispetto alle atre, salvo che la prestazione mancata
debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale”.

• Eccessiva onerosità sopravvenuta: una delle due prestazioni è diventata troppo onerosa rispetto
alla prestazione dell’altra parte. Il contratto originario era in equilibrio ma questa condizione è
venuta meno
Le condizioni sono 3:
- esecuzione differita (esecuzione continuata o periodica) o contratti di durata
- eccessiva onerosità di una delle parti.
- verificarsi di eventi straordinari imprevedibili

La parte pregiudicata può ottenere la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’articolo 1458.
La parte contro la quale e domandata la risoluzione può evitarla proponendo di modificare equamente le
condizioni del contratto.

CAPITOLO 40 – CONTRATTI TIPICI E ATIPICI

Contratti tipici:contratti che, per la loro maggiore importanza o per la loro maggiore frequenza, sono
stati specificamente regolati dal legislatore.

Contratti atipici: contratti diversi da quelli oggetto di considerazione da parte dell’ordinamento.

Classificazione dei singoli contratti:


1. il principale contratto di scambio → la compravendita
2. gli altri contratti di scambio do ut des
3. i contratti di scambio che realizzano un do ut facias
4. i contratti di cooperazione nell’altrui attività giuridica
5. i principali contratti reali → deposito, comodato, mutuo
6. i contratti bancari
7. i contratti aleatori
8. i contratti diretti a costruire una garanzia
9. i contratti diretti a dirimere una controversia
10. i contratti agrari
CAPITOLO 55 – LA RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE

Il creditore può subire un danno in conseguenza dell’inadempimento del debitore. In questo caso il
problema è quello di stabilire se il creditore insoddisfatto possa ottenere dal debitore inadempiente il
risarcimento del danno sofferto.
Problema del tutto analogo si ripropone tutte le volte in cui, anche a prescindere dall’esistenza di un
precedente rapporto obbligatorio fra le parti interessate, un soggetto venga a subire un danno in
conseguenza della condotta tenuta dall’altro consociato.
Qualunque fatto colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto
a risarcire il danno.
Perché il danneggiante sia obbligato a risarcire il pregiudizio dallo stesso cagionato al danneggiato
devono concorrere i seguenti presupposti:
• il fatto
• l’illiceità del fatto
• l’imputabilità del fatto al danneggiante
• il dolo o la colpa del danneggiante
• il nesso causale fra il fatto e l’evento dannoso
• il danno
La responsabilità che grava sul danneggiante si chiama responsabilità extracontrattuale.

Per fatto si intende ciò che cagiona il danno.


Se riguarda un comportamento dell’uomo si chiama atto.
La condotta del danneggiante può essere commissiva, se consiste in un facere, o omissiva, se consiste in
un non facere.
L’evento produttivo di un danno può anche consistere in un fatto materiale.

È la legge a indicare espressamente che un determinato fatto è illecito e, in quanto tale, obbliga chi lo
pone in essere a risarcire il danno che dovesse derivarne a terzi.
Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il
colpevole → l’illecito penale costituisce nello stesso tempo anche l’illecito civile.
Gli illeciti penali sono tipici → definiti in modo preciso dalla legge
Gli illeciti civili sono atipici.
È necessario, all’interno delle lesioni degli interessi altrui, identificare quelle che costituiscono danno
ingiusto → gli atti che la cagionano sono illeciti, la condotta che le determina è antigiuridica
• lesione di diritti assoluti → risarcibili i diritti alla persona, lesione dei diritti reali
• risarcibilità della lesione sei diritti di credito → risarcibilità del danno da induzione
all’inadempimento, complicità nell’altrui adempimento, trascrizione consapevolmente effettuata
a danno del primo acquirente
• lesione di situazioni di fatto
• risarcibilità del danno da lesione di un interesse legittimo → violazione da parte della Pubblica
Amministrazione di una regola di comportamento
• risarcibilità del danno che si traduce nella lesione di un interesse che, seppure non protetto come
diritto soggettivo, risulta comunque tutelato dall’ordinamento giuridico
L’illecita lesione di interessi tutelati dall’ordinamento giuridico viene comunemente indicata come
evento lesivo, evento dannoso o danno-evento.

Se non vi è danno non può esserci responsabilità civile.


Danno evento: la lesione non iure di un interesse tutelato dall’ordinamento.
Danno conseguenza: i pregiudizi concretamente sofferti dalla vittima in conseguenza del verificarsi del
danno evento.
È il danno conseguenza ad essere oggetto di risarcimento.
Per danno si intende qualsiasi alterazione negativa della situazione del soggetto rispetto a quella che si
sarebbe avuta senza il verificarsi del fatto illecito.
Perdita di chance: la perdita di una concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un
determinato bene o risultato utile.
Per dar luogo a risarcimento, occorre che la chance perduta presenti una elevata probabilità di
avverarsi, da desumersi da elementi precisi ed obbiettivi, non essendo sufficiente una sua mera
potenzialità di avveramento.
Il danno si distingue in:
• patrimoniale → quello che si concretizza nella lesione di interessi economici del danneggiato
• non patrimoniale → quello che si concretizza nella lesione di interessi della persona non
connotati da rilevanza economica
la lesione di un medesimo interesse tutelato dall’ordinamento giuridico può comportare, al contempo,
sia un danno patrimoniale sia uno non patrimoniale.

Il medesimo fatto illecito può causare danno a soggetti diversi.


Danno riflesso: l’evento dannoso che colpisce la vittima primaria dell’illecito propaga i suoi effetti nella
sfera giuridica di terzi → illecito plurioffensivo
Risarcibili saranno solo i danni che siano conseguenza immediata e diretta del fatto illecito.

Dove concorrano tutti i presupposti per il sorgere della responsabilità extracontrattuale, in campo al
danneggiante nasce l’obbligo del risarcimento del danno:
• risarcimento per equivalente → dare al danneggiato una somma di denaro in misura tale da
compensarlo del pregiudizio sofferto
• risarcimento in forma specifica → rimozione diretta del pregiudizio verificatosi
È ben possibile che il risarcimento avvenga in entrambi i modi.
In riferimento alle ipotesi di danno permanente alla persona, il risarcimento è vitalizio.
Il danno deve essere riparato integralmente.
L’illecito extracontrattuale obbliga il responsabile al risarcimento non solo del danno prevedibile, ma
anche di quello imprevedibile → risarcire senza distinzione tutti i danni
Il nostro ordinamento non contempla ipotesi di danni punitivi → prestazioni che, non strettamente
correlate al danno sofferto dalla vittima dell’illecito, hanno finalità punitiva dell’autore dell’illecito

Danno patrimoniale: alterazione negativa della situazione patrimoniale del soggetto leso, rispetto a
quella che si sarebbe avuta in assenza del fatto illecito.
Comprende:
• danno emergente
• lucro cessante
Il risarcimento ha ad oggetto sia il danno già sofferto dalla vittima al momento della liquidazione, sia il
danno futuro.
Il lucro cessante è valutato con l’equo apprezzamento.
Il problema della quantificazione del danno da lucro cessante conseguente a perdita o diminuzione,
definitiva o temporanea, della capacità lavorativa e reddituale del danneggiato.
Il reddito futuro del giovane che, per la sua età, ancora non svolga attività lavorativa alcuna, va
determinato in base a un criterio probabilistico, che tenga conto degli studi intrapresi7portati a termine,
delle opportunità di lavoro, della posizione economica della famiglia, … .

Danno non patrimoniale


Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi previsti dalla legge.
La più recente legislazione speciale ha visto una vera e propria fioritura di norme che contemplano
espressamente ipotesi di risarcibilità del danno non patrimoniale, anche in assenza di illecito penale.
Esempi:
• utilizzazione economica di opere protette dal diritto d’autore
• danni conseguenti a vaccinazione obbligatoria
• atti discriminatori fondati sul sesso
La risarcibilità del danno non patrimoniale deve essere ammessa in tutti i casi di lesione di diritti
inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.
La giurisprudenza qualifica come costituzionalmente garantiti:
1. il diritto alla salute e all’integrità fisica
2. il diritto della prole al mantenimento, istruzione, educazione da parte del genitore naturale
3. il diritto all’intangibilità della sfera degli effetti reciproci e della scambievole solidarietà
nell’ambito della famiglia
4. il diritto alle potenzialità interrelazionali del rapporto genitori-figli
5. il diritto del convivente more uxorio al legame affettivo con il partner
6. il diritto allo stabile legame tra due persone connotato da duratura e significativa comunanza di
vita e affetti
7. il diritto al rispetto del vincolo affettivo che si dimostra sussistere fra i coniugi, ancorché separati
8. il diritto alla conservazione di rapporti con il prossimo congiunto, senza che gli stessi vengano
alterati dall’illecito altrui
9. i diritti all’onere e alla reputazione
10. il diritto ad essere informato dal mediatore immobiliare della reale titolarità del bene di cui si sta
trattando l’acquisto

La risarcibilità del d.n.p. è caratterizzata dal connotato della tipicità → è ammessa solo nei casi
determinati dalla legge
Danno non patrimoniale: qualsiasi danno da lesione di valori inerenti la persona, sempre che non
connotati dda rilevanza economica.
Alla nozione di d.n.p. così intesa, risultano riconducibili i concetti di:
• danno morale
• danno biologico → lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona
• danno esistenziale → compromissione della dimensione esistenziale della persona

In ogni caso, il d.n.p. va debitamente allegato e provato.


Affinché il d.n.p. possa essere risarcito, devono concorrere due presupposti:
• che la lesione inferta al danneggiato sia grave
• che il danno non sia futile ed il pregiudizio non consista in meri disagi o fastidi

Il d.n.p. è risarcibile anche a favore delle persone giuridiche e degli enti non personificati.
Il d.n.p. risulta di difficile liquidazione perché si tratta di tradurre in termini monetari la lesione di
interessi non suscettibili a misurazione in termini monetari.