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Sofia Gitti 4^H

Elisabetta I d’Inghilterra
Tra tutti i sovrani inglesi mai esistiti la più celebre fu sicuramente Elisabetta I d’Inghilterra, la quale,
pur essendo nata come figlia illegittima, priva dunque del diritto di successione, e pur vivendo in
un’epoca in cui le donne parevano essere superflue, seppe governare in modo eccelso il suo Paese ed
influenzare tutta quanta l’Europa dando prova del proprio valore e del proprio prestigio, senza
nemmeno mai prender marito.
Nata nel 1533 come figlia illegittima del re Enrico VIII e della sua futura seconda moglie, Anna
Bolena, Elisabetta, una ragazza intelligente, colta e istruita, crebbe nel palazzo di Hatfield insieme ai
suoi due fratellastri, entrambi figli del re: Maria, di fede cattolica, ed Edoardo. Enrico VIII, che come
padre fu piuttosto assente, tre anni prima della propria morte con un banchetto si riconciliò ai figli e
stabilì l’ordine di successione: il primo a ereditare il trono sarebbe stato Edoardo, seguito da Maria e,
infine, da Elisabetta.
Edoardo governò l’Inghilterra per soli sei anni e, in seguito alla sua morte, divenne regina Maria I
Tudor, la quale sposò il re cattolico di Spagna Filippo II ed iniziò una violenta persecuzione contro i
protestanti.

Fu questo un periodo buio per la principessa Elisabetta, che venne processata con l’accusa di aver
preso parte alla rivolta protestante di Thomas Wyatt nel 1554. Venne però assolta grazie alla
testimonianza dello stesso Wyatt e, in seguito alla morte della sorella, avvenuta nel 1558, divenne
finalmente regina. Subito istituì un nuovo consiglio, a capo del quale vi era Lord William Cecil, il suo
primo consigliere.
Nonostante lo splendore e la fioritura che caratterizzarono questo periodo, passato alla storia con il
nome di “età elisabettiana”, Elisabetta dovette fronteggiare numerosi ostacoli.
Per quanto riguarda la questione religiosa, che con una netta frattura divideva il Paese tra cattolici e
protestanti, la nuova sovrana si pose come missione quella di rendere l’Inghilterra protestante,
stabilendo però un compromesso: nel 1559, con l’Act of uniformity, da una parte introdusse il
Common Book of Prayer, scritto in inglese e contenente la morale protestante, dall’altra mantenne
viva la tradizione cattolica della cerimonia e dei sacramenti.
Un altro problema che si poneva per Elisabetta era quello di continuare la dinastia Tudor, tuttavia la
regina, pur avendo avuto delle storie d’amore, non prese mai marito e non ebbe alcun erede. In realtà
la verginità di Elisabetta non fu una sua debolezza, ma piuttosto un punto di forza: la regina era sposa
solo del suo regno ed aveva un immenso potere personale.

Vi era però una minaccia che incombeva sull’autorità di Elisabetta, costituita da sua cugina Maria
Stuarda, regina di Scozia e fervente cattolica. Elisabetta, grazie a delle lettere intercettate dal suo
funzionario Francis Walsingham, riuscì ad accusarla di tradimento. Con la sua condanna a morte,
risalente al 1587, la regina d’Inghilterra auspicava di porre fine al pericolo cattolico sul suo regno, ma
la minaccia più grande doveva ancora verificarsi.
Un anno dopo infatti Filippo II di Spagna, cognato di Elisabetta, mandò in Inghilterra un’armata che
scatenò il panico tra le impreparate truppe inglesi.
Ancora una volta la regina seppe dar prova del proprio valore e, avvalendosi delle sue doti retoriche,
tenne un avvincente discorso motivazionale alle sue truppe, le quali riuscirono a sconfiggere gli
spagnoli.
Il regno di Elisabetta durò ancora 15 anni ma, mentre l’impero inglese fioriva sempre di più all’estero,
grazie anche all’azione dei bucanieri, la situazione in patria si faceva più difficile: il popolo inglese
era scosso dalla fame, dalla povertà e da un’ondata di vaiolo. Anche Elisabetta era sempre più
inquieta e, morta una sua cara amica, cadde in depressione. La sua morte sopraggiunse poco dopo, il
24 marzo 1603.
Come suo successore fu designato Giacomo VI di Scozia, unificando per la prima volta i regni di
Scozia e Inghilterra.
Sofia Gitti 4^H