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PRIMO CAPITOLO

L’inizio dei promessi sposi è famosissimo, qui Manzoni presenta i luoghi della storia.
Il lago di Como, viene descritto in circa un paio di pagine dopodiché inizia la storia
vera e propria. Viene subito presentato un personaggio, “ in una di quelle strade si
trovava Don Abbondio” camminava e faceva delle preghiere, il primo personaggio
che entra in scena. Don Abbondio è un sacerdote che deve sposare il giorno
successivo Renzo e Lucia. Qui ci troviamo nel 7 novembre 1628, quindi dopo aver
introdotto i luoghi introduce anche il tempo. Qui viene presentato questo
personaggio di Don Abbondio uno dei personaggi meglio riusciti di questo romanzo,
personaggio anche comico e umoristico, Manzoni lo definisce come un vaso di terra
cotta in mezzo ai vasi di ferro, una metafora per indicare il fatto che Don Abbondio è
un uomo debole e pauroso che vive in una società pericolosa, un uomo pauroso in
una società pericolosa era come lui un agnello in mezzo ai lupi non avrebbe trovato
di che sopravvivere e allora egli decise per queto vivere di farsi sacerdote, perché a
quei tempi in un modo o nell’altro venivano rispettati, avevano la propria chiesa, la
propria governante, con il suo cibo e tante altre cose, quindi un prete non per scelta
per aiutare gli altri ma per convenienza. Mentre camminava per queste strade si
trova avanti due brutti ceffi, Don Abbondio subito capisce che si trattava di due
“bravi” (i bravi al contrario che può far capire il nome erano cattivi, brutte persone,
delinquenti), in questo caso erano degli spagnoli che si trovavano al servizio di Don
Rodrigo, signore spagnolo molto potente che governava quelle zone. Manzoni
inoltre fa una descrizione molto dettagliata di questi 2 “bravi”, una descrizione
molto dettagliata storicamente parlando. Quindi questi due bravi vanno in contro a
Don Abbondio, nel mentre lui tremava dalla paura quando capisce che i due bravi ce
l’avevano con lui, i due bravi quindi gli rivolgono la parola dicendo una delle celebri
frasi ovvero “questo matrimonio non s’ha da fare!”, praticamente minacciano il
sacerdote Don Abbondio di non sposare, il giorno successivo, Renzo e Lucia, senza
dare molte spiegazioni e fanno il nome di Don Rodrigo quindi quando Don Abbondio
sente il nome di Don Rodrigo avrà il doppio della paura di prima infatti acconsente a
questa richiesta. Torna a casa, dove c’era la sua governante di nome Perpetua e
vede che il sacerdote aveva qualcosa di strano tanto che si chiude in camera per
andare a dormire e in oltre talmente dalla paura gli salì anche la febbre così si va a
chiudere il primo capitolo dei promessi sposi. quindi per riassumere tutto nel primo
capitolo troviamo:
-la presentazione dei luoghi
-la presentazione del tempo della storia (7 novembre 1628)
-l’incontro di Don Abbondio con i bravi che domina il primo capitolo.

SECONDO CAPITOLO
Finalmente, il giorno dopo, entrano in scena i protagonisti, quindi finalmente appare
la presentazione del personaggio di Renzo, che si reca in chiesa, perché quella
mattina Renzo e Lucia si sarebbero dovuti sposare, quindi per vedere gli ultimi
accordi con il sacerdote va in chiesa. Quando arriva in chiesa Don Abbondio spiega a
Renzo che non si possono sposare, ovviamente Don Abbondio inventa delle scuse, e
siccome Renzo è ignorante, analfabetico, per convincere Renzo e per prenderlo in
giro sulle motivazioni per cui il matrimonio doveva essere rimandato dice a Renzo
un mare di cose senza senso in latino ( ad esempio “ci sono tanti motivi per cui non
vi potete sposare, io forse sono stato troppo buono che volevo farvi sposare troppo
presto”, tutte una serie di parole senza senso e Renzo dice “ma che mi prende in
giro io di latino non ne capisco”) l’obbiettivo di Don Abbondio era quello di
rimandare il matrimonio di un mesetto perché poi c’era una parte dell’anno religiosa
che entrava nel periodo di Natale e quindi non ci si poteva sposare per un po' di
tempo. Quindi, non essendo una persona molto tranquilla, Renzo si infuria, Manzoni
lo descrive come un personaggio irascibile, che subito si arrabbiava. Molto
arrabbiato Renzo va via, e Don Abbondio dice “si un altro po' di giorni, un altro po' di
giorni” e Renzo va via. Quando Renzo esce dalla casa di Don Abbondio incontra
Perpetua, inoltre lei aveva un difetto, una grande chiacchierona che non riusciva a
tenersi niente, quando l’incontra si meraviglia e dice a Perpetua che non possono
più sposarsi, in fin dei conti Renzo non aveva capito nenche il perché, Perpetua dice
una piccola cosa che farà capire tutto a Renzo e gli dice “ il mio padrone non ha
colpe di solito ci sono nel mondo molti prepotenti”, quindi Renzo capisce e si reca
subito da Don Abbondio lo minaccia quasi stava per tirare fuori un coltello e Don
Abbondio rivela il nome di Don Rodrigo. Renzo poi torna da Lucia, essendo che Lucia
quel giorno aveva tutti gli ospiti a casa, allontanano tutti dalla casa dicono che non si
possono sposare quindi la data verrà rimandata per qualche giorno e Renzo, Lucia e
la mamma di Lucia iniziano a colloquiare tra loro cosa possono fare, qui Renzo
scopre un’amara verità che Lucia già sapeva tutto perché già in passato Lucia fu
importunata e quello a essere allo scuro di tutto ciò era proprio lui, quando Lucia
dice “ah è arrivato fino a questo punto” Renzo capisce che lui era stato tenuto
all’oscuro ma Lucia e la mamma già sapevano che Don Rodrigo l’aveva importunata.
Infatti Lucia e Fra Cristoforo avevano cercato di celebrare un matrimonio il prima
possibile cosi che Don Rodrigo l’avrebbe potuta lasciare in pace, però Don Rodrigo
non si fa ostacolare nenche dal matrimonio.
TERZO CAPITOLO
Renzo, Lucia e Agnese si trovano in casa e decidono cosa sia meglio fare e hanno 2
strade da prendere: la prima per Renzo e loro decidono che Renzo deve andare in
città per consultare un avvocato, importante e famoso e la seconda per Lucia e la
madre invece di chiamare Fra Cristoforo in modo da vedere se Fra Cristoforo può
aiutarle. Fra Cristoforo era un frate, l’opposto di Don Abbondio (Manzoni
approfondisce la storia di Fra Cristoforo di come diventa frate). Renzo si reca dall’
avvocato, scena importante del capitolo, l’avvocato viene soprannominato
l’Azzecca-garbugli, cioè era un avvocato bravo ad imbrogliare le situazioni, quindi ad
avvolgere le cose a proprio favore. Quindi Renzo va da quest’avvocato e per pagarlo
gli porta dei polli, qui nasce un equivoco: Renzo fa una domanda all’avvocato
dicendo se era vietato minacciare un prete per non sposare due persone, l’avvocato
capì male e pensò che Renzo era il cattivo e aveva fatto una minaccia per non far
sposare 2 persone, infatti inizia a leggere carte su carte (personaggio molto bizzarro)
Renzo alla fine capisce l’equivoco e dice che non era lui che minacciava le persone
ma al contrario lui era stato minacciato da Don Rodrigo, manco nomina il nome di
Don Rodrigo che l’avvocato va su tutte le furie e si spaventa e caccia Renzo
buttandogli le galline dietro. Lucia e Agnese ricevono la visita di un frate che è li per
raccogliere delle noci, delle offerte, e Lucia decide di dare a questo frate cioè fra
Galdino, un messaggio per fra Cristoforo, per far venire il prima possibile Fra
Cristoforo. Finisce poi il terzo capitolo.
QUARTO CAPITOLO
Il capitolo quattro è completamente incentrato sulla figura di Fra Cristoforo. Fra
Cristoforo dopo aver ricevuto il messaggio di Lucia esce dal convento dove risedeva
e si reca dalle due donne, da Lucia e Agnese. Qui c’è tutto un flash back in questo
capitolo, durante la strada mentre Fra Cristoforo percorre la strada dal convento
fino ad arrivare alle due donne c’è il flash back sulla storia di Fra Cristoforo. Quindi il
capitolo incentrato sulla sua storia. Innanzitutto il suo nome reale non era Fra
Cristoforo ma Lodovico. Da giovane era figlio di un ricco mercante, ricco ma non
nobile però aveva ricevuto un’educazione come se fosse un nobile, quindi aveva
studiato, quindi il padre che era bello ricco e facoltoso gli aveva concesso una bella
vita e un’ottima educazione. Però il ragazzo si era perso, quindi passava le giornate a
fare bella vita per le strade, da giovane era un po' alla Don Rodrigo, girava con il suo
seguito di scagnozzi e andava in giro a fare la bella vita non forse a minacciare le
persone però comunque a fare la bella vita e non sopportava soprusi, quindi
partecipava anche lui a varie risse, in somma era una bella testa calda. Nel flash back
si ripercorre appunto la storia di Fra Cristoforo, egli un giorno mentre camminava
col suo seguito, i suoi scagnozzi, i suoi “bravi” perché anche lui girava armato ed era
sempre servito da un suo servitore che lo seguiva sin dalla nascita e che si chiamava
Cristoforo, incontra in una strada stretta e siccome le strade erano fangose quando
pioveva era bagnato ci si sporcava lì c’era una passerella di legno magari anche di
pietre dove si camminava e dove consentiva il passaggio ad una persona per volta.
Quindi in questa strada stretta si incontra con un nobile anche lui una testa calda e
entrambi con il loro seguito. Il litigio nasce su chi deve dare la precedenza, il nobile
pretendeva di passare perché appunto era di condizioni sociali superiori, Fra
Cristoforo risponde “ la diritta è la mia” cioè io vengo da destra quindi spetta a me la
precedenza, il nobile non ha nessuna intenzione di dare la precedenza e dice tu vieni
da destra ma siccome io non sono tuo pari ma sono superiore tu ti devi spostare.
Fino a che sfoderano le spade e si va al duello, quindi Lodovico con questo nobile e
tutto il seguito di scagnozzi che avevano a combattere tra di loro. Durante questo
duello, però, Lodovico sta per morire, viene ferito da questo nobile, e mentre egli
sta per dare il colpo di grazia a Lodovico che sta per soccombere, il suo servitore
Cristoforo gli fa da scudo con il corpo quindi si prende lui il colpo di spada e viene
praticamente ucciso per fare da scudo appunto, Lodovico riesce a prendere la spada
e a sua volta uccide questo nobile che aveva appena ucciso Cristoforo. Lodovico
ferito a morte si trovava nei pressi di una chiesa i sacerdoti lo prendono e per
metterlo al sicuro se lo portano all’interno di questo convento. La legge funzionava
che le chiese erano un porto franco, cioè non erano sottoposte alla legge le chiese,
la chiesa era come uno Stato quindi se uno si rifugiava in una chiesa non potevano
entrare le autorità, la polizia o chi erano e andare a prendere il colpevole finché era
protetto dai sacerdoti perché nelle chiese era come uno stato straniero facevano
parte delle autorità del papa quindi chi si rifugiava in chiesa finche non usciva da
essa non poteva essere sottoposto alla legge. Venne curato e rimesso in vita da
questi Sacerdoti e in questo periodo Lodovico ha la sua conversione, quindi si pente
del male che ha fatto, ha il rimorso di due morti sulla coscienza. Decide quindi di
dedicare tutta la sua vita alla penitenza e ad aiutare il prossimo quindi uscirà dal
convento direttamente Frate e prende il nome di Fra Cristoforo dal suo servitore che
era morto per salvarlo e la prima cosa che fa è recarsi a chiedere perdono alla
famiglia del morto, la famiglia gli concede il perdono conoscevano anche che il
nobile era una testa calda, e come simbolo del perdono gli donano un pezzo di pane,
che è conosciuto nei Promessi Sposi come il pane del perdono e Fra Cristoforo porta
sempre con se questo pezzo di pane come simbolo di perdono da parte della
famiglia del morto. Quindi tutto il capitolo tutto dedicato alla storia di Fra Cristoforo.
Qui si può capire benissimo la differenza tra Don Abbondio e Fra Cristoforo, il
motivo per cui Don Abbondio era diventato sacerdote per favore proprio per una
vita comodo, invece il motivo per cui Fra Cristoforo rinuncia a tutti i suoi beni perché
era ricco, va in convento a vivere in povertà e come unica missione aiutare il
prossimo proprio per espiare la sua colpa quello di avere 2 morti sulla coscienza. Fra
Cristoforo di Don Rodrigo non ha la minima paura infatti successivamente si recherà
al palazzo di Don Rodrigo, lo affronta faccia a faccia quando Don Rodrigo si prende
anche gioco di lui lo minaccia, insomma lo affronta senza alcun timore. Infatti poi
siccome per Don Rodrigo questo frate è un problema lo fa trasferire, lo fa cacciare
dal paese e lo fa spedire a un convento a centinai di chilometri da li, però prima di
fare questo Fra Cristoforo riesce a mettere in salvo Renzo e Lucia mandandoli uno a
Monza e uno a Milano. Poi Fra Cristoforo sparisce e ritorna alla fine dell’opera
quando lo incontrano nel lazzaretto perché anche lì Fra Cristoforo è tra gli umili a
curare i malati di peste.
QUINTO CAPITOLO
Fra Cristoforo arriva dunque dalle due donne che spiegano il problema di quello che
è successo e allora Fra Cristoforo senza alcun timore di Don Rodrigo decide di recarsi
direttamente al palazzo di Don Rodrigo. Quindi si reca al palazzo di Don Rodrigo,
nella sala da pranzo dove si trova Don Rodrigo: è in corso infatti un banchetto, cui il
padrone di casa ha invitato un suo cugino, il conte Attilio ( con la quale aveva fatto la
scommessa che lucia sarebbe stata sua), e alcuni personaggi importanti del paese.
Durante il pranzo si discute della guerra in corso per la successione del ducato di
Mantova, si brinda si mangia. Fra Cristoforo viene anche interpellato, viene fatto
sedere a tavola e Don Rodrigo non lo riceve subito per parlare in privato, quindi
viene chiamato anche lui a parlare di quei problemi.
SESTO CAPITOLO
Finalmente nel sesto capitolo Don Rodrigo si alza dal tavolo e riceve in disparte Fra
Cristoforo. Fra Cristoforo accusa Don Rodrigo di perseguitare Lucia e Don Rodrigo si
prende gioco di Fra Cristoforo, praticamente gli dice ad un certo punto “ ma se
questa ragazza vi sta tanto a cuore nel pericolo portatala da me e io la proteggo” Fra
Cristoforo li scatta con l’ira e lo minaccia della punizione divina che Dio lo punirà se
continuerà su questa strada. A questo punto Don Rodrigo perde le staffe e caccia dal
palazzo Fra Cristoforo. Però, Fra Cristoforo prima di lasciare il palazzo incontra un
vecchio buono, lo conosce bene e quindi lo usa come spia, quindi chiede a questo
servitore di aiutarlo e di riferire poi a lui qualsiasi progetto cattivo di Don Rodrigo.
Quindi riesce a trovare questa spia. In tanto a casa di Lucia, Agnese espone a Renzo
e Lucia cioè quello di fare un matrimonio a sorpresa. Secondo le leggi di quei tempi
per celebrare un matrimonio bisognava stare davanti ad un prete e dire la formula
del matrimonio, questo anche se il sacerdote non voleva anche se era considerata
una cosa brutta però ai fini legali valeva come cosa. Quindi cercano di organizzarsi
per realizzare questo matrimonio rubato, a sorpresa. Con una scusa di nascosto
andare da Don Abbondio per dire la formula del matrimonio, per cercare di trarre in
inganno Don Abbondio. E poi una volta sposati andare a Bergamo in un altro stato
perché faceva parte della Repubblica di Venezia dove Renzo aveva un cugino. Così
finisce il capitolo sei.
SETTIMO CAPITOLO
Per questo matrimonio, dunque, avevano bisogno di due testimoni e Renzo li trova.
Tonio e suo fratello Gervasio. Tonio aveva un debito con Don Abbondio e quindi
Renzo si offre di pagare il debito se lui lo avesse aiutato, siccome serviva un altro
testimone chiamano il fratello di Tonio, cioè Gervaso e lui non parla mai nei
promessi sposi. Lucia inizialmente era un po' contrari a questo matrimonio rubato
invece Renzo no, però poi Lucia cede perché Renzo ad un certo punto se la prende
anche con Lucia perché dice sempre no. Intanto Don Rodrigo siccome non è riuscito
ad avere Lucia con le buone stava pensando a rapinarla quindi manda il suo gruppo
di bravi a casa di Lucia.
OTTAVO CAPITOLO
È il capitolo della notte degli imbrogli. Mentre Renzo e Lucia insieme ai due
testimoni e Agnese si recano da Don Abbondio in un orario non molto normale.
Dunque risponde Perpetua perché Tonio e suo fratello erano li lui disse perché
doveva ripagare il debito con Don Abbondio, quindi entrano e fuori c’era Agnese che
per riuscire a far entrare anche Renzo e Lucia distrae Perpetua visto che era un po'
una pettegola, una chiacchierona, quindi riescono ad entrare. Tonio da i soldi a Don
Abbondio finché poi non entrano Renzo e Lucia che non dovevano fare altro che
pronunciare la formula del matrimonio. Renzo riesce a dirla ma quando arriva il
turno di Lucia, Don Abbondio va sulle furie e lancia in alto tutto, la scrivania, da di
matto finché poi il campanaro Ambrogio suonale campane perché pensava fossero
entrati i ladri, quindi tutta le gente a sua volta iniziano a gridare che c’erano i ladri.
Intanto i bravi che erano a casa di Lucia vedono questo trambusto e se ne scappano.
Intanto Fra Cristoforo era stato avvisato da un servitore, quindi manda un ragazzino
Menico ad avvisare Renzo e Lucia di non tornare a casa ma di andare nel suo
convento, anche perché prima i bravi avevano preso Menico quindi lui dopo subito
corre da Fra Cristoforo. Quando vanno al convento e Fra Cristoforo organizza la
fuga, Lucia va a Monza dalla Monica di Monza e Renzo va a Milano protetto nel
Convento dei frati cappuccini di Milano ma Renzo invece di raggiungere il convento
se ne va a Milano combinando guai quindi viene anche ricercato dalla polizia, inoltre
si torva nella rivolta dei forni e del pane. Lucia, invece, grazie all’innominato viene
Rapita perché la Monica di Monza era un personaggio molto poco pulito.

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785, pare che lui fosse il frutto di
una relazione della madre con Giovanni Verri e poi riconosciuto dal conte Pietro
Manzoni, per soffocare lo scandalo. Infatti, il matrimonio tra Pietro e Giulia Beccaria
(figlia dell’illuminista Cesare Beccaria trattato Dei delitti e delle pene) era
“combinato”, e lei non tardò a separarsi dal marito e nel 1912 si trasferì a Parigi, per
raggiungere Carlo Imbonati. Dopo la separazione dei genitori, Manzoni venne
educato in collegi religiosi, dove si formò la sua solida cultura classica. Nel 1805,
però, preferì raggiungere a Parigi la madre che, essendo morto Carlo Imbonati, era
rimasta sola. Scrisse addirittura in questo periodo “In morte di Carlo Imbonati”
composto da 242 versi. A Parigi frequentò i salotti degli intellettuali, entrando in
contatto con importanti esponenti dell’illuminismo, e si allontanò dalla dottrina
cattolica, preso dagli entusiasmi degli ideali della rivoluzione francese. Il momento
centrale della vita di Alessandro Manzoni fu il matrimonio con Enrichetta Blondel, e
la sposò col rito della religione calvinista alla quale lei apparteneva. Qualcosa spinse,
però, Manzoni alla fede cattolica. Probabilmente alcune vicende contribuirono alla
sua lenta, conversione, con lo smarrimento di Enrichetta tra la folla di Parigi, durante
le nozze di Napoleone. Si racconta che in quell’occasione Manzoni si rifugiò
disperato in una chiesa pregando nel ritorno della moglie, cosa che successe. Sta di
fatto che nel 1810 furono celebrate, con il rito cattolico, le nuove nozze. Tornò a
Milano, dove condusse una vita interamente dedicata all’attività letteraria: tra il 1812
e il 1827 compose Inni sacri, due tragedie (Adelchi e Il conte di Carmagnola) le Odi
(5 maggio) e i Promessi sposi. Quest’ultimo è un romanzo storico (cioè una storia
inventata in uno specifico e reale momento storico) che venne continuamente
rielaborato, ripubblicato svariate volte, ma la versione definitiva uscì nel 1840. La sua
vita fu purtroppo funesta da numerosi lutti: la notte di Natale nel 1833 morì
Enrichetta, poi la madre Giulia, sei dei suoi dieci figli, e la sua seconda moglie Teresa
Borri Stampa. Gli ultimi anni della sua vita, li passò da senatore componendo anche
trattati storici importanti. Morì a Milano il 22 maggio 1873.
Diversamente da Leopardi, Manzoni si ispirò alla realtà concreta del suo tempo o alla
storia passata, ricostruita in modo accurato. Accanto all’importanza data al vero
storico e ai valori religiosi, è presente anche un vivo patriottismo, che si esprime sia
nella ricerca di una lingua unitaria (grazie a Manzoni infatti si formerà la base della
lingua italiana, con il fiorentino parlato dai colti) sia nell’adesione agli ideali
risorgimentali.

MANZONI
Opere-
Inni sacri: composti intorno al 1812/1815, periodo dopo il ritrovamento della fede
cattolica. Infatti gli inni celebravano le principali festività dell’anno liturgico.
Dovevano inizialmente esserne dodici, ma ne scrisse solo cinque, nell’ordine :“La
Risurrezione”, “il nome di Maria”, “il Natale”, “La passione” e la “Pentecoste”.
Abbozzò anche quello che doveva essere il sesto, “Ognissanti”
Tragedie: la prima nel 1820 con la pubblicazione del “Conte di Carmagnola” e nel
settembre mette mano alla seconda tragedia “Adelchi” che interrompe nella
primavera del 1821 per lavorare sul progetto dei “Promessi Sposi”. “Conte di
Carmagnola” è la rima tragedia, ambientata all’epoca delle lotte di predominio tra i
principati italiani. Manzoni ricostruisce le ultime fasi della vita di Francesco Bussone,
capitano d ventura, che viene condannato a morte sotto l’accusa di alto tradimento, si
dice che sia una storia vera. Manzoni non crede a questa tesi e la ritiene infondata,
che Francesco Bussone era la vittima incolpevole della “ragion politica”.
Quest’ultima si presenta anche nella seconda tragedia, “l’Adelchi” che però è
ambientata nel medioevo, precisamente nel periodo di guerra tra Franchi e
Longobardi. È presente un personaggio noto e storico, cioè Carlo Magno. Il
matrimonio tra Ermengarda e Carlo doveva sancire la pace cosa che non accadde, per
colpa di Desiderio che iniziò una guerra. Ermerganda venne mandata in un convento
dove poi morì.
Odi storiche: a parte due componimenti di minor rilievo, come Aprile 1814 e il
proclama di Rimini, l’ode storica più importante è sicuramente “Cinque maggio”. La
quale fu scritta di getto, dopo la notizia della morte di Napoleone Bonaparte nell’isola
di Sant’Elena. È una lirica di diciotto strofe, dove viene accennata la “Provvidenza
divina”, che dona al condottiero un periodo di tempo per contemplare la morte col
dono della fede e della speranza. Altra ode molto importante è Marzo 1821, dove si
può notare il senso di patriottismo del poeta, che però è in conflitto con i principi
cristiani. Si parla dei moti rivoluzionari piemontesi e lombardi.
La gente credeva che ci fossero delle persone che mettevano quest’olio in alcuni
luoghi per aumentare il contagio, non sapevano che avveniva da persona a persona,
quindi davano la colpa a questi “untori” che non esistevano. ( tipo come delle
streghe). Li uccidevano. Renzo però riuscì a salvarsi salendo su un dei carri monatti.
o videro che bussava insistentemente ad una porta e dissero che era un untore,
volevano linciarlo, ma riuscì a salvarsi salendo sul carro, la gente per orrore non lo
inseguì, in più non poteva contrarre la malattia, già era guarito. Poi arriva al
lazzaretto dove incontra Lucia.
Lazzaretto= ospedale dove c’erano tutti i malati di peste.
PROMESSI SPOSI
I promessi sposi è un romanzo storico, quindi è ambientata in un epoca passata,
precisamente nel 1600, ma la vicenda è verosimile, cioè coerente con l’epoca e con
l’ambiente sociale rappresentato. Quindi il romanzo storico si può definire un misto
di realtà e di invenzione. I promessi sposi sono anche un romanzo romantico per
l’amore della verità storica, per la grande religiosità e per l’amore verso gli umili. Si
può considerare anche così per la lingua che usa Manzoni pure se in modo moderato.
Anche se, la lingua usata non rispecchia a pieno quella che avrebbero utilizzato i
personaggi, perché come vedremo, sono persone umili. Un altro autore italiano, ossia
Verga, utilizza linguaggi più adatti ai personaggi. Questa cosa si può notare
“nell’addio ai monti”, dove le espressioni non sono certo popolane. Manzoni quindi
non si abbassa ai livelli dei personaggi, ma li innalza a lui. Un particolare di questa
incredibile storia è di chi si parla, Manzoni vuole parlare delle imprese di persone del
popolo, i cosiddetti “umili”. Come già accennato in precedenza, la storia è ambientata
tra Milano e la campagna lombarda nel Seicento, al tempo della dominazione
spagnola. Quest’ultimo particolare è un’allegoria che fa allusione alla dominazione
austriaca ai veri tempi di Manzoni. Il periodo del romanzo fu segnato da una grave
crisi economica e sociale, vi furono infatti tre momenti critici: la carestia (l’assalto
del forno) del 1628; la guerra di successione di Mantova e del Monferrato; la peste
del 1629 portata dai lanzichenecchi; Scrivere i promessi sposi non fu un compito
facile, venne scritta due volte prima dell’edizione ufficiale. La prima edizione si
chiamava “Fermo e Lucia” del 1821, ma non fu pubblicata perché non soddisfaceva
l’autore per problemi che riguardavano la trama e lo stile linguistico. Così la riscrisse,
e il titolo della seconda edizione fu “I promessi sposi, storia milanese settecentesca
scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni”. La frase “scoperta e rifatta” ha un senso
preciso: Manzoni fece finta di aver trovato un manoscritto che narrava la stessa
storia, che gli piacque così tanto da volerla riscrivere. Manzoni lo disse perché voleva
far credere e vedere al lettore che la sua storia era vera e non una semplice
invenzione. Quindi costruì questo retroscena fantastico dietro la storia. Si capisce
anche la sua concezione di storia, dove quest’ultima non doveva essere solo di grandi
personaggi ma anche del popolo. Purtroppo anche questa edizione lasciò l’autore
perplesso per quanto riguardava le scelte linguistiche. Manzoni voleva che il suo
romanzo fosse scritto in una lingua italiana vera, viva, comprensibile a tutti e il
fiorentino parlato dai colti sembrava quello perfetto. Decise di trasferirsi a Firenze e
di riscrivere il romanzo lì per avere idee più chiare per quanto riguardava la lingua, e
di “risciacquare i panni nell’Arno” cioè di pulire il romanzo da tutte le espressioni e
vocaboli non opportuni (da tutti quei latinismi). Alla fine di questo lungo lavoro, uscì
l’edizione definitiva dei “promessi sposi” del 1840 ben tredici anni dopo la seconda.
Facciamo però delle precisazioni riguardo le idee di Manzoni. I veri protagonisti del
romanzo sono la Provvidenza e la Storia. La prima può essere considerata come un
personaggio a sé, perché presente dappertutto ed é un pò come l’anima della storia.
Anche la provvidenza sventura, molto importante, che va a specificare che nella vita
si soffre, ma basta aver fiducia in Dio e così anche la sofferenza ci aiuta a diventare
migliori, per questo provvidenza sventura. La ritroveremo in molti casi, come nella
parte finale in cui Don Rodrigo s’ammala di peste e, per l’appunto, grazie alla
sofferenza si salva l’anima. La storia rappresenta la vita quotidiana, un pò come uno
scorcio di realtà, perché fatta di bene e di male, del peccato e della salvezza, e la
provvidenza fa da faro alla vita degli uomini. Ci sono personaggi che hanno uno
scopo preciso, come ad esempio Fra Cristoforo e Borromeo, che rappresentano la
religione cristiana, oppure, Manzoni con l’ironia e l’umorismo riporta a una certa
normalità il racconto, aggiungendo dei personaggi dal carattere umoristico, come don
Abbondio o la vecchia signora nel palazzo dell’innominato. Quest’ultimo
personaggio ha anche una storia importante, il motivo per cui non si specifica il suo
nome è perché Manzoni disse che non era scritto il suo nome nel manoscritto, tacente
dalla paura che creava il personaggio. Ha anche una grande importanza la folla,
presente in molte scene, che viene considerata la vera protagonista del romanzo
affianco alla divina provvidenza.
Parliamo della trama. La vicenda inizia sul lago di Como, alla vigilia delle nozze tra
due giovani: Renzo e Lucia i così detti “promessi sposi”, ma ad intralciare la loro
felicità è il potente Don Rodrigo, invaghitosi di Lucia, fece una scommessa con suo
cugino di dividere gli sposini. Il matrimonio viene quindi impedito con la forza
perché due bravi di Don Rodrigo impediscono a Don Abbondio, il curato del paese,
di celebralo dietro la minaccia di morte. Una caratteristica di quest’ultimo
personaggio, come descritto da Manzoni, è che fosse considerato come “un vaso di
ceramica in mezzo a tanti vasi di ferro”, quindi Don Abbondio era un tipo pauroso,
facile da convincere. Vista la situazione, Renzo e Lucia provano un matrimonio a
sorpresa, che non riesce, perché proprio la notte del matrimonio, Lucia viene rapita
dai bravi che però falliscono nel loro intento. I due innamorati sono costretti a
separarsi e quindi Renzo va a Milano e Lucia a Monza. Gli imprevisti non mancano:
Renzo viene arrestato, ritenuto responsabile di alcuni tumulti di San Martino, mentre
Lucia viene consegnata l’innominato che dovrà poi consegnarla a don Rodrigo. C’è
però una svolta, grazie ad un discora di Lucia, l’innominato si converte alla fede
cristiana e libera Lucia. Quando tutto sembra andare per il meglio, arriva la peste,
portata dai lanzichenecchi che scesero in Italia per la guerra. Nel frattempo Milano è
rapidamente allo stremo. Renzo si ammala, ma riesce a guarire e va in cerca di Lucia,
ma anche lei si ammala e viene portata nel lazzaretto. I due sposi però riescono a
ritrovarsi, e Don Rodrigo sta per morire, mentre Lucia guarisce. I due possono
finalmente sposarsi, Lucia però confessa all’amato aveva giurato di non sposarsi più,
il voto di castità, qualora fosse riuscita a salvarsi durante la notte di paura. Il loro
padre spirituale però annulla il voto, ritenuto non valido, e i due finalmente si
sposano.