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LA CULTURA DELL’UMANESIMO E DEL RINASCIMENTO

Il passaggio dalla filosofia medievale a quella moderna è un passaggio da un mondo teocentrico (Dio al
centro del mondo) a un mondo antropocentrico (l’uomo padrone del mondo).

NEL MEDIOEVO
Dio è centrale, il cosmo è natura di Dio e tutto dipende da lui, dalla sua volontà. Non c’è un angolo del
cosmo che non segue un ordine e che non sia voluto da Dio. Questo è il mondo medievale in cui l’uomo è
davvero piccolo, è ovvio che non può capirlo e deve affidarsi alla fede e alla magia. É una visione
rasserenante, ma anche inquietante perché è pieno di misteri che si risolvono affidandosi alla fede.
Successivamente nelle università si tenderà sempre più a essere razionali, a spiegare questioni teologiche
su base razionale, già verso la fine del medioevo; per esempio la tesi dell’immortalità dell’anima aveva
delle incongruenze e cercarono di risolverle, di capirne la causa, filosofi medievali come Tommaso
d’Aquino. Inoltre già Boccaccio e Petrarca ripresero e studiarono opere classiche.

avvenimenti che portarono ad un cambiamento di mentalità


Nel 300/400 ci furono una serie di avvenimenti che portarono ad un cambiamento di mentalità, per
esempio:
- 1453: Cade Impero Romano d’Oriente in mano ai turchi, che portò un elevato numero di
intellettuali di lingua greca a scappare e a rifugiarsi presso le corti italiane e europee. Trovano
infatti un riparo grazie al mecenatismo sviluppato in quegli anni nel nord Italia, diffondono qui
l’uso del greco e lo insegnano per poter leggere filosofi greci come Aristotele, Omero, Platone in
lingua originale. Questo permetteva di rivedere testi che in latino non erano stati tradotti (come la
poetica di Omero) o ne pervenivano solo citazioni.
- 1455: l’invenzione della stampa a caratteri mobili che agevolava la diffusione del sapere [a metà
del 400 ci fu l’invenzione della stampa che permetteva di diffondere maggiormente il sapere, il
suo uso si diffonde nel 500 poiché prima erano semplicemente libricini, dal 1500 si può parlare di
libro stampato. Un esempio ne è stata la rapida diffusione del protestantesimo]
- La rilettura di opere classiche. Si riscoprono non solo poemi epici in cui si parla di avventura e
scoperta, ma anche opere teatrali in cui si parla di destino e non più di provvidenza, o commedie
(nel medioevo il riso era per gli stolti, non bisognava ridere della vita, poca attività teatrale) il cui
scopo era solamente divertire. Tutte queste forme nel medioevo non si praticavano, l’attività
teatrale che sopravvisse era solo quella sacrale oppure quella dei giullari popolari non ben vista e
repressa dalla Chiesa. Con la riscoperta dei classici greci vengono riscoperte tutte queste cose.
- ANTROPOCENTRISMO: Si passa dunque da teocentrismo ad antropocentrismo, l’uomo diventa
protagonista assoluto. Si diffondono conoscenza, sapienza, invenzione, curiosità, non più passiva
rassegnazione al piano di Dio. Uomo artefice del proprio destino, umanesimo. L’uomo diventa
centrale nel ruolo del mondo, era sempre stato messo sotto Dio, con la cultura moderna Dio
finisce sullo sfondo, l’uomo e la sua voglia di fare e non più di contemplare (come Dante) è in
primo piano. A partire dalla seconda metà del 400 e inizio del 500 l’uomo non è più spettatore del
mondo, ma lo vuole cambiare, vuole agire, vuole conoscerlo. Ad esempio anche nelle opere
artistiche il centro è la figura umana nella sua corporeità, nella sua bellezza esteriore e non nella
sua spiritualità, non nella sua bellezza interiore. Dava così centralità all’uomo, alla sua
completezza, alla sua bellezza.
RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
Il centro della rinascita del 400 e inizio 500 si ebbe nelle corti italiane. Le università quindi cominciano a
decadere, si ha una laicizzazione del sapere che, inteso come avventura dell’uomo, esce dalle università e
si sparge nella popolazione a disposizione di tutti.

Il ruolo dell’ASTRONOMIA: Nel 500 è l’astronomia che è al centro delle scoperte fino al 600 in cui ci
sarà una trasformazione del sapere: svolta sul piano metodologico, sul linguaggio matematico e sulla
misurazione. L’astronomia ha consentito di fare passi da gigante per la modernizzazione del sapere e della
mente.

Con la rivoluzione scientifica si passa da


FILOSOFIA ANTICA (di Aristotele, un mondo del “pressappoco”, QUALITATIVA) a
FILOSOFIA MODERNA (mondo della precisione, QUANTITATIVA).
Da Medioevo (ciò che è complesso e gerarchico) a Modernità (ciò che è omogeneo e misurabile).
Il salto dalla fisica antica a quella moderna è rappresentato dall'approccio quantitativo che avverrà con
Galileo, Newton e Cartesio.

GLI ESTREMI EDITORIALI DELLA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA


1543: La rivoluzione scientifica inizia nel 1543 con i trattati di Copernico e Vesalio.
- A Norimberga esce il libro di Copernico “de revolutionibus orbium coelestium” (in latino) con
l’intenzione di aggiornare il sapere astronomico, è un’opera moderna perché si cambia il punto di
vista del mondo. Da geocentrismo si passa a eliocentrismo. Parla di MACROCOSMO.

- A Venezia appare la seconda opera moderna, di Andrea Vesalio (italianizzato, è un medico


fiammingo ed è il fondatore dell’anatomia moderna) il “de humanis corporis fabrica” ovvero
sull’edificio del corpo umano. Si parla della conformazione del corpo umano, l’organizzazione
degli organi. Parla di MICROCOSMO. Da questo anno sia natura che uomo sono visti in modo
differente. Inizia così la secolarizzazione delle coscienze.

1687: La rivoluzione scientifica si conclude con la pubblicazione a Londra nel 1687 di“Philosophiae
Naturalis Principia Mathematica”, i principi matematici della filosofia naturale, di Isaac Newton. Un
trattato astronomico che tratta discipline non solo fisiche e matematiche, da notare l’uso di Philosophie
Naturalis poiché non esisteva ancora la filosofia (1700), ma era concepita come scienza.

I PROTAGONISTI DELLA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA

NICCOLO COPERNICO (1473-1543)


Con Copernico si parla di rivoluzione copernicana, anche se la tesi eliocentrica (elios = sole in greco) non
è una scoperta di Copernico, ma è di Filolao, astronomo e matematico pitagorico del quale ci sono
rimaste parecchi scritti. Aveva proposto senza successo la tesi eliocentrica. La tesi nel V secolo a.C.
(l’epoca di Filolao) non aveva avuto successo perché andava contro l’intuizione: se tutto si muove attorno
a noi, come facciamo noi a muoverci? Inoltre la tesi geocentrica è rassicurante. Anche Aristarco di Samo
nel III
secolo a. C. aveva sostenuto l’eliocentrismo, senza successo.
Perciò Copernico ci riprova, senza però scoprire nulla che poteva confermarla, cosa che si avvererà solo
con Keplero e infine con la conferma sperimentale di Galilei nel 1609-10. Lo fa per spiegare al meglio ciò
che si osserva. Copernico è un matematico con formidabili doti astronomiche, riflette che ponendo la
Terra al centro si è costretti a idealizzare moti troppo complessi, quasi impossibili, ma la matematica
insegna che bisogna utilizzare la via più semplice. Con la dottrina di Copernico si riescono a spiegare
meglio eventi che con la tesi geocentrica avevano una spiegazione molto complessa, infatti Copernico
afferma: se la Terra fosse al centro avrei dovuto spiegare in modo molto più complicato e difficile.
Copernico essendo un matematico spiega i fenomeni con la matematica in cui la via più breve e
semplice è sempre la migliore e la più efficace. Crede infatti di essere nel giusto senza averne prova.
Ma perché il Sole dovrebbe essere al centro?
Secondo Copernico per un motivo estetico e vitalistico: il Sole è fonte di vita e di calore e dunque va
posto al centro, è fonte di calore e perciò fa girare tutto, si ha bisogno del calore, del fuoco per vivere
perciò conferisce movimento di ordine presocratico. Il motivo per cui la terra si muove attorno al sole non
è ricavato non dal punto dinamico (Newton)
E il resto del cosmo?
Copernico sosteneva solo l’eliocentrismo (e il modo di rivoluzione e rotazione dei pianeti), non altro di
più; il cosmo era ancora quello aristotelico, finito e ordinato, con i pianeti incastonati in sfere cristalline.
La fisica celeste rimaneva separata e diversa da quella terrestre. Il concetto di infinito non è ancora
presente, il cosmo è ancora ordinato. Non c’è ancora il concetto di universo.

Copernico muore appena dopo la pubblicazione dell’opera “de revolutionibus orbium coelestium” nel
1543. Non gode dunque dei meriti per la sua opera.
L’opera viene pubblicata con una prefazione di Andreas Osiander, un teologo e scienziato luterano
tedesco, in cui elogia l’opera per la sua precisione e perizia, ma avverte i lettori di prestare attenzione al
trattato perché Copernico aveva parlato in modo ipotetico e matematico. Il luterano afferma che non va
preso alla lettera essendo un semplice escamotage matematico, è solo un’ipotesi in cui si riduce
l’astronomia alla matematica. Un trucco matematico. Non è detto che sia così. Anche Aristotele chiama
l’astronomia una matematica applicata. La prefazione di Osiander, che non poteva essere contestata da
Copernico poiché era morto, garantì però la lettura a tutti, evitando la censura da parte della Chiesa
Cattolica.
La prima condanna per la dottrina copernicana da parte della chiesa avverrà infatti solo nel 1616, fino ad
allora la tesi eliocentrica circolava poiché era considerata solo un’ipotesi e non aveva perciò pretese.
Molti astronomi credevano nella tesi e la consideravano veritiera ma nessuno aveva il coraggio di dirlo
pubblicamente perché considerata una blasfemia.
Ponendo le riflessioni in modo ipotetico Copernico si assicurò la lettura nelle università, nei conventi e
nei monasteri del suo trattato.
Da queste tesi nasce però la voglia di controllare se ciò che si affermava fosse reale, se le ipotesi che si
sposavano bene con la realtà fossero davvero reali.
Prima di Copernico i pianeti si muovevano con una curva cicloide, perché avevano altri modi, con
Copernico tutto queste teorie cade e diventa tutto più semplice. Perciò perché non preferire qualcosa di
più semplice?
Si cercarono così prove che confermavano le tesi copernicane e queste conferme arrivarono ad un certo
punto.

TYCHO BRAHE (1546-1601)


Una tappa importante della rivoluzione scientifica è quella del grande astronomo danese Tycho Brahe,
intorno al 1570.
Egli da una parte compie un clamoroso errore, proponendo il sistema ticonico, che era un sistema
cosmologico misto tra il sistema geocentrico e il sistema eliocentrico. In esso i pianeti (terra esclusa)
girano attorno al sole, mentre il Sole gira attorno alla Terra.
D’altra parte compie però un’importante scoperta: le comete e le meteore inizialmente erano viste come
fenomeni sublunari poiché si muovevano sotto il cielo della luna. Brahe scoprì invece, su base geometrica
e osservativa (a occhio nudo), che era impossibile che questi fenomeni avvenissero sotto il cielo della
luna e che in realtà le comete attraversavano il cielo della Luna. Ma questo vuol dire che i presunti cieli
solidi e cristallini sono in realtà attraversabili! Questa tesi comportava l’eliminazione delle sfere
cristalline e la novità per cui il cosmo è uno spazio puro attraversabile e non più un corpo. Essendo i
cieli attraversabili non possono essere composti da materia cristallina. È un piccolo passo verso una
visione meno estetica e protettiva del cosmo tipica del medioevo. Si dice che Brahe abbia scoperto il
cielo. Brahe abbatte l’idea che ci siano due regioni, c’è omogeneità. Pone così le fondamenta di
considerare il cosmo su base fisica. Il passaggio da medioevo a modernità è un passaggio all’omogeneità.
JOHANNES KEPLER (1571-1630)
Un altro importante scienziato è Johannes Kepler (italianizzato Giovanni Keplero), che ha scritto due
grandi opere considerate la base della nuova astronomia. Fu allievo e assistente di Brahe da cui impara
come fare l’astronomo, il metodo e il rigore che richiede per poi arrivare a valutazioni personali.
Si trova un gradino sotto rispetto a Newton e Galilei, è molto legato al passato e alle idee passate; vede il
cosmo ancora come armonico, iscrizione dei solidi platonici. Visione del cosmo antica ed estetica. Le sue
due importanti opere sono:

“Astronomia nuova” nel 1609 (nesso tra diffusione delle idee scientifiche e la storia dell’uso della
stampa, un’idea deve essere diffusa e accessibile a più persone possibili). In esso enuncia le sue prime due
leggi, che hanno importanti implicazioni cosmologiche:
1) “L’orbita dei pianeti attorno al sole è un’ellissi di cui il Sole occupa uno dei due fuochi”
Con la prima legge Keplero afferma dunque che le orbite dei pianeti NON sono circolari, come si
pensava. Smonta la sfericità del cosmo.
2) “Il raggio vettore dei pianeti spazza aree uguali in tempi uguali”.
Secondo la seconda legge dunque i pianeti hanno velocità diverse durante l’orbita (maggiore in
perielio, minore in afelio), i moti dei pianeti NON sono regolari né uniformi. Duro colpo per la
visione classica.

“Harmonices mundi”, l’armonia del mondo, nel 1619. Secondo libro. Annuncia la sua terza legge:
3) “Il rapporto tra il quadrato del periodo di rivoluzione e il cubo del semiasse maggiore dell'orbita è
lo stesso per tutti i pianeti”
Non dice granché in più, ma conferma una convinzione di Keplero ovvero che tutto avviene in
modo proporzionato. L’universo è matematicamente ordinato.

Keplero non sapeva però il motivo per cui i pianeti facessero così, aveva solamente osservato. Le leggi
della dinamica arriveranno poi con Newton. Egli dà risposta ai grandi problemi osservativi, come il moto
apparentemente retrogrado dei pianeti. (Il moto retrogrado apparente o retrogradazione è il movimento retrogrado che un corpo
celeste sembra eseguire lungo la fascia zodiacale a causa dello spostamento del punto d'osservazione durante il moto di rivoluzione della
Terra. La causa del moto retrogrado apparente, quindi, è la stessa della parallasse stellare: lo spostamento, però, è molto più ampio a causa
della vicinanza dei pianeti e il fenomeno è più vistoso sia perché facilmente rilevabile come spostamento relativo alle stelle sia perché
contrasta con la direzione normale di percorrenza dell'eclittica seguita dai pianeti e apparentemente dal Sole.)

Inizia una astronomia nuova anche se dovrà avere nuovi tasselli per un rinnovamento completo.

GIORDANO BRUNO (1548-1600)


Una tessera fondamentale prima di Galileo fu, alla fine del 500 prima di Keplero, quella del famoso
filosofo italiano Giordano Bruno da Nola che muore nel 1600 andando sul rogo dal tribunale del Santo
Uffizio. Considerato martire del libero pensiero.
Va sul rogo non per le tesi copernicane, ma perché non ritratta alcune sue tesi. Tra queste:
- Tesi dell’infinità del cosmo: un pensiero eretico, un’idea nuova e coraggiosa enunciata da Bruno
negli anni 80 del 500. Qualcuno nell’antichità l’aveva proposta: gli atomisti Democrito e
Leucippo sostenevano l’infinità del cosmo e l’esistenza di infiniti mondi. Era una tesi che creava
molto scompiglio e paura ai medievali. L’infinito spaventa.
Viene quindi ripresa da Giordano Bruno su osservazioni di buon senso, non su base astronomica.
Bruno guarda il cielo a occhio nudo e pensa al Sole al centro come aveva teorizzato Copernico,
pensa dunque che anche le altre stelle siano come il sole e che potrebbero esserci infiniti altri
pianeti che ruotano attorno ad esse, magari addirittura con altre forme di vita.
- Dio è infinito: a supporto delle sue tesi Bruno riprende un’idea della tarda scolastica, in
particolare del francescano Giovanni Duns Scoto, secondo il quale Dio era appunto infinito.
Dunque dice Bruno: se Dio è infinito (perché non può essere limitato), se la causa dell’universo è
infinita, allora perché mai il suo effetto, ossia il mondo, dovrebbe essere finito? Perché limitare la
natura e l’universo se il creatore di essi è infinito?
Bruno ha rinnovato l’immagine del mondo riprendendo anche tesi già dette.

GALILEO GALILEI (1564-1642)


Mettendo tutto insieme alla fine del 500 tra Keplero, Brahe e Bruno e Copernico si ha una nuova visione
siderale, celeste, cosmica.

L’ASTROLOGIA: Galileo non si occupava solo di astronomia, ma per guadagnarsi da vivere perfino lui
si occupava di astrologia e preparava gli oroscopi per personaggi eminenti come il doge di Venezia. A
ogni persona veniva fatto un oroscopo personalizzato. Eredità della cultura medievale.

IL SIDEREUS NUNCIUS
Galileo Galilei pubblica, nel marzo del 1610, il “sidereus nuncius” (annuncio siderale, un libricino in
latino), il primo report della scienza modernamente intesa, primo rapporto scientifico della scienza
moderna.
Esso è una raccolta di dati e misure compiute col telescopio da Galileo Galilei tra novembre del 1609 e
gennaio del 1610. Uno dei testi più importanti della storia del pensiero scientifico, per importanza
paragonabile all’evoluzione delle specie di Darwin. Dopo la pubblicazione diventa un uomo di scienza a
livello mondiale.
Utilizza per la prima volta per le osservazioni uno strumento scientifico, il telescopio o cannocchiale:
Galileo prende questo strumento scientifico e lo usa per l’astronomia. Esisteva già una sorta di
cannocchiale presso gli olandesi che lo usavano nella navigazione per notare porti e barche in lontananza.
Galileo ne costruisce un prototipo, punta questo strumento verso il cielo e misura e appunta ciò che vede.
Il telescopio riusciva a fare 1000 ingrandimenti per i corpi celesti. Serviva per osservare nella maniera
desiderata il fenomeno per poterlo misurare.
All’università di Padova e l’arsenale di Venezia mise a disposizione per studenti il suo sapere scientifico
in vari ambiti.
Galileo attraverso queste osservazioni compie 3 importanti scoperte, che insieme costituiscono la prova
empirico sperimentale della tesi copernicana, infatti dopo la sua pubblicazione si accelera il processo
della condanna al copernicanesimo. Il sidereus costituisce la prima prova ufficiale delle tesi copernicane,
afferma che il moto attorno al Sole è da accettare.
Le 3 scoperte sono:
1) Le macchie della luna: si vedono anche ad occhio nudo, erano state interpretate dagli antichi
come qualcosa che accade tra la superficie terrestre e il cielo lunare, dunque sotto il cielo della
Luna poiché dopo il cielo della Luna era tutto perfetto, metafisico, era un muro invalicabile.
Galileo invece osserva che le macchie della luna mutano e si muovono come le ombre del Sole
sulle catene montuose della superficie terrestre, ombre che si allungano e si accorciano.
Misurazione dopo misurazione con il telescopio Galileo prova che la superficie lunare è
irregolare, ci sono montagne, è fatta come quella terrestre: terrosa, irregolare, imperfetta. Si
smonta la presunta perfezione del cosmo.
Inoltre, dal momento che le superfici lunare e terrestre sono analoghe, simili, anche Luna e Terra
possono essere simili e girare dunque entrambe attorno al Sole, come afferma la tesi copernicana.
2) I quattro satelliti di Giove: Giove ha 4 satelliti medicei (in onore di Lorenzo de Medici) che si
muovono attorno al pianeta con orbite che possono essere descritte, è quindi come aver un sistema
solare in miniatura, un modellino del sistema proposto da Copernico. Così anche la Terra potrebbe
ruotare insieme al suo satellite (la Luna) attorno al Sole.
3) Le fasi di Venere: l'altra scoperta è che Venere ha delle fasi come la Luna, ma se la Luna è
analoga alla Terra, allora anche Venere è analogo alla Terra, anche Venere è imperfetto!
Prima si pensava brillasse essendo il pianeta dell’amore e quindi luccicava. Erano sospetti che
c’erano, però Galileo per la prima volta li dimostra non dice che sono sue convinzioni. Dimostra
con analisi, rappresentazioni grafiche a china che ripropongono le osservazioni.
Il problema della parallasse:
Una obiezione fatta al modello di Copernico è che se la Terra ruotasse effettivamente attorno al Sole
allora noi dovremmo notare la parallasse (fenomeno ottico per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto
allo sfondo se si cambia il punto di osservazione, per esempio se guardi il tuo dito e poi chiudi un occhio
vedrai il dito che sembra spostarsi, la distanza si chiama distanza di parallasse), cioè dovremmo vedere la
parallasse stellare, ma in realtà non la vediamo. Ora noi sappiamo che ciò avviene perché le stelle son
talmente distanti da noi che la distanza di parallasse non è percepibile, e questa è la spiegazione che
avevano teorizzato anche Copernico e Galileo. Invece Tycho Brahe rifiutò il modello copernicano proprio
perché non gli tornavano i conti sulla parallasse, egli aveva tuttavia usato nei suoi calcoli il
diametro apparente delle stelle osservato dall’occhio  nudo, che non corrisponde al diametro effettivo
delle stelle.
Altre scoperte:
- La Via Lattea: ci sono moltissime altre stelle che formano una galassia, non esistono stelle fisse,
sono uno sciame. La Via Lattea è dunque un enorme ammasso di stelle.
- L’irregolarità del moto di Saturno, che si scoprirà essere dovuta all’anello
- Le macchie solari: a distanza di poco dalla pubblicazione del sidereus nuncius Galileo misura le
macchie solari, uno studio iniziato nel siderius nuncius e poi continuato in un’altra opera. Galileo
fa osservazioni con lenti oscurati per vedere il Sole (riprendendo Euclide) e dice che ci sono delle
macchie non dovute alle imperfezioni del mondo sublunare, ma sono perfettamente aderenti alla
superficie di quella sfera. Galileo dimostra che le macchie solari aderiscono alla superficie solare,
dunque perfino il sole è fatto di massa terrosa, il Sole è imperfetto.
- Un errore di Galileo: ritiene che le maree siano causate dal moto di rotazione della terra

Quando pubblica il SIDEREUS NUNCIUS all’inizio è rivolto a 100 lettori che potevano capire l’opera, il
suo scopo non era raggiungere la classe popolare, ma gli scienziati, intellettuali, gli astronomi. Allora
invia una copia del libro ai colleghi e insieme alla copia invia anche un esemplare di telescopio con il
biglietto che dice di provarlo mentre si legge il libro. Lo invia a colleghi, scienziati, astronomi (per
esempio il professor Cremonini, tolemaico che non voleva guardare dentro il telescopio, non si fidava; se
ti fidi di uno strumento diabolico esci fuori con idee diaboliche; la maggior per i primi anni non
guardarono dentro il telescopio, poi invece diventerà la regola, l’unico modo per fare astronomia).
Mossa azzeccata, molto efficace, se non credi allora prova. Il telescopio è stata una novità inaudita,
perché Galileo diceva che i fenomeni dovevano essere osservati a condizioni ottimali per poterli misurare
e osservare. Se misuri puoi lavorare matematicamente, più efficace del linguaggio normale. Puoi lavorarci
sopra in modo rigoroso, chiaro e distinto. Il sidereus nuncius infatti è un classico della scienza che invita
il lettore a diventare scienziato a verificare cosa viene detto. Con Galileo la scienza moderna spicca il
volo, numerose conferme che Galileo riprenderà anche nell’opera scritta in volgare “Dialogo sopra i due
massimi sistemi del mondo” in cui opera su vari aspetti ed esperimenti. Dal punto di vista cinematico e
astronomico nasce l’astronomia moderna. No piano dinamico. C’è un avanzamento strumentale con i
telescopi.

Parentesi su Margherita Hack: (Una parte della storia dell’astronomia l’ha scritta Margherita Hack
(1922-2013), grande astrofisica italiana, mente prodigiosa e sorprendente, ha osservato il cielo da casa
sua, ha osservato nell’università di Trieste)

NATURALISMO DI GALILEO
Galileo ha un atteggiamento nuovo nei confronti della natura, c’è un nuovo modo di concepire la natura:
si parla di atteggiamento naturalistico, naturalismo rinascimentale. Si guarda alla natura e al cielo. Ciò
avviene anche in arte, si comincia a rappresentare meglio l’ambiente. Cambiano la mentalità e il modo in
cui si guarda la natura, non solo da parte degli scienziati, ma anche di tutti i cittadini.
Ad esempio nel quadro “fuga d’Egitto” del 1609 di Adam Elsheimer il cielo stellato anticipa ciò che verrà
detto da Galileo. Ogni stella è disegnata con accuratezza e realismo, si vedono le macchie lunare. La
cultura del tempo, anche le botteghe non solo l’elité di scienziati, era già intriso di spirito naturalistico
prima di Galileo.
Galileo è un uomo di scienza, ma soprattutto della cultura, era anche un filosofo. Il più importante
insieme anche a Giordano Bruno, sono figure accomunate dal desiderio di guardare la natura da un occhio
laico, evitando i condizionamenti della religione. Si guarda la natura con occhio laico.

DOPO IL SIDEREUS NUNCIUS


Dopo esser diventato famoso per il Sidereus Nuncius, Galileo si trasferisce nella corte medicea e diventa
medico di corte, ha così una rendita fissa e ha più tempo per studiare e sperimentare ciò che vuole. Ha più
tempo per le sue ricerche e compiere osservazione astronomica.
I Gesuiti: Nel ‘600 i Gesuiti superano per prestigio e importanza i francescani e i domenicani. Diventano
direttori spirituali e fondano collegi. Fanno molte missioni e attività in giro per il mondo. Formano anche
il proprio personale in collegi come il “collegium romanum” nello stato pontificio, dove si formavano
scienziati come astronomi e matematici. Questo perché i gesuiti dovevano controllare le novità
scientifiche e assicurarsi che fossero conformi alle dottrine della Chiesa e al volere del Papa.
Galileo e la libertà d’espressione: Galileo va avanti anche su un altro fronte che gli sta a cuore, non
scientifico ma culturale, il fronte della libertà di pensiero e d’indagine, la libertà d’espressione. Galileo
vuole poter utilizzare un linguaggio chiaro, esplicito, matematico, in omaggio al vero, senza farsi
condizionare da stereotipi e tabù né da vincoli. Ciò gli causerà parecchi problemi. Da scienziato/filosofo
negli ultimi anni si era accorto che bisognava avere libertà, doveva avere il diritto di dire la verità e di
agire in libertà, poichè la natura si esprime in un linguaggio chiaro e preciso: quello della matematica.
Galileo doveva confrontarsi con le autorità ecclesiastiche perché nell’osservazione astronomica e celeste
erano implicate questioni teologiche, un discorso sul mondo e la realtà, si trattava di porre la Terra non
più al centro. Era un problema cosmologico (tutto, il mondo, l’universo, la realtà) non solo astronomico.
Con le tesi di Galileo tutto si frammenta, il filo d’oro che collegava i due mondi si rompeva e spaventava
le persone.
Galileo, il Papa e i Gesuiti: Galileo è estremamente ambizioso, voleva fare cambiare mentalità e
visione del mondo agli stessi custodi della tradizione e della cultura: ai Papi, ai Gesuiti, ai capi della
Chiesa. Per esempio Papa Urbano VIII inizialmente lo appoggia e gli d corda. Vuole far cambiare
mentalità ai vertici della Chiesa e scrive non parlando dei pianeti, ma dei rapporti tra fede e scienza, sul
fronte della politica culturale.
LE LETTERE COPERNICANE
Galileo scrive dunque delle lettere tra il 1613 e il 1615 (il genere epistolare, molto importante e diffuso in
età moderna, lo inventa Platone con le sue 13 lettere, di cui solo una autentica. Anche se saranno ripresi
da Seneca, San Paolo e altri).
Galileo dopo la pubblicazione del sidereus nuncius scrive le tre lettere copernicane.

Le tre lettere sono indirizzate a:


1) Benedetto Castelli, che era un monaco benedettino allievo di Galileo, un uomo di scienza.
2) Monsignore Pietro Dini
3) Cristina di Lorena, la granduchessa madre di Toscana

I temi salienti delle lettere sono:


- La rivoluzione copernicana: Galileo si sofferma su come la teoria sia vera e vada considerata
tale a scapito delle paure che si hanno per questa novità.
- La libertà di pensiero: le lettere sostengono la libertà di pensiero, del pensiero moderno. Galileo
fu il primo a sostenere l’autonomia del pensiero scientifico.
- FEDE vs SCIENZA: Il discorso su fede e scienza inizia con le lettere copernicane. In queste tre
lettere Galileo affronta i rapporti tra scienza e fede arrivando a una sua conclusione. Galileo
sostiene che la natura (dunque l’oggetto della scienza) e la Bibbia (ossia l’oggetto della fede)
derivano entrambe da Dio, infatti Galileo è credente e cattolico e non lo mette mai in discussione.
Vengono entrambi da Dio: una è osservatissima esecutrice degli ordini di Dio (la natura), l’altra è
la manifestazione dello spirito santo (la Bibbia).
Queste due manifestazioni di Dio sono entrambe vere, non possono essere false, non sono in
contraddizione e se a noi sembra che ci siano contraddizioni è perché ci stiamo sbagliando, infatti
noi dobbiamo ricondurre le questioni bibliche alla natura. Galileo sottolinea che:
LA BIBBIA è un’autorità nell’ambito morale, il suo fine è portare il messaggio buono di Dio, non
descrivere il cosmo, il mondo, la realtà. La Bibbia è una storia, un racconto per dare la buona
novella, e poichè deve essere capita e compresa da tutti, anche dai non scienziati, essa comunica
utilizzando narrazioni. Usa un repertorio differente da quello di un filosofo. È dunque un grande
racconto rivolto a tutti con la finalità non di descrivere il mondo, ma di spiegare come si deve
andare in cielo.
Dice Galileo: “la Bibbia ha lo scopo di insegnarci come si vadia al cielo, non come vadia il
cielo”.
La Bibbia non si occupa di astronomia, non è un’autorità in campo scientifico.
È la prima volta che una cosa simile si mette nero su bianco, è molto importante anche se sembra
banale. Prima c’era la verità di scienza e la verità di Dio, Galileo dice che c’è una sola verità.
Vi è una contestazione della autorità, prima la Bibbia era LA verità, contro il versetto biblico si
poteva solo dire si, senza alcuna esitazione. Con Galileo c’è un atteggiamento diverso,
scardinante, eversivo, questo testo sacro viene ridimensionato e desacralizzato. La bibbia deve
dire altro, deve convincere della bontà del cristiano, non deve spiegare come si muovano le stelle
o i pianeti.
LA SCIENZA è l’autorità nella descrizione del mondo e del cielo. Per quanto riguarda i fenomeni
della natura, è la Bibbia a doversi adattare a ciò che dice la scienza, perché la Bibbia non contiene
verità scientifiche, non si occupa di scienza. La bibbia deve dire altro, deve convincere della bontà
del cristiano, non deve spiegare come si muovano le stelle o i pianeti. Galileo sostiene il libero
esame per i fenomeni naturali, il libero esame della natura (che, insieme al libero esame delle
scritture sostenuto dai luterani, costituisce un passo verso la modernità).

Per Galileo la religione non può interferire sulla scienza. I cristiani pensano che il disegno divino sia
superiore a quello scientifico e va bene finché si dica che la teoria vera sia quella scientifica e non quella
della chiesa. Galileo mette per iscritto queste lettere, assolda dei copisti (dato che era diventato ricco e
famoso).
Fa quasi 80 copie che vengono spedite ai pochi che in Europa erano in grado di recepire il messaggio
galileiano: emancipazione del sapere, l’autonomia della scienza e del pensiero scientifico. Li manda per
esempio ai gesuiti che erano in tutte le corti, erano vicini agli ambienti colti. La chiesa deve fare religione
ma non scienza, perché a quella ci pensano gli scienziati che hanno le competenze per studiare la natura.
L’allievo può essere credente come per esempio Newton. A Galileo bisogna essere riconoscenti non solo
per la nuova astronomia, ma anche perché è stato il primo a sostenere l’autonomia della scienza, un
manifesto del libero pensiero della scienza.

La condanna: Galileo con le sue lettere ha laicizzato un testo sacro. La Chiesa non poteva accettarlo,
prima di arrivare a dire che la scienza è libera e che si può liberamente interpretare la Bibbia ci vorranno
secoli (seconda guerra mondiale). Prima la Bibbia era un testo sacro.
Dunque nel 1616 arriva la condanna alle tesi copernicane e a Galileo, al quale viene vietato di parlare e
scrivere sul copernicanesimo, divieto che Galileo non rispetterà.

IL SAGGIATORE
Nonostante la condanna Galileo continua a fare ricerche e a scrivere/inviare libri.
Al 1623 risale “Il Saggiatore” (=la bilancia di precisione, uno strumento), opera del 1623 in volgare per
pubblicizzare la sua idea. In esso vi sono molte idee scientifiche e filosofiche fondamentali per la nascita
della fisica moderna.
Il Saggiatore è la risposta a un’opera di Orazio Grassi, “La Libra” (= la bilancia).
Orazio Grassi, un gesuita e un grande matematico e architetto che insegnava al collegio romano
matematica o astronomia, aveva scritto un libro, appunto La Libra, sull’interpretazione delle comete con
le nuove norme. In esso sosteneva che le comete fossero fenomeni dovuti alla combustione che
avvenivano lontano rispetto alla superficie terrestre. Orazio Grassi aveva ragione, mentre Galileo
sosteneva erroneamente che le comete fossero fenomeni dovuti alla rifrazione sotto il cielo della Luna.
La tesi principale del Saggiatore tuttavia non c’entra con le comete, ma con il problema dei corpi (cosa
sono e cosa bisogna studiare e come vanno studiati), con il calore e il movimento. Per la prima volta viene
fatta una distinzione tra le caratteristiche primarie, di cui si occupa la scienza, e quelle secondarie.
(Distinzione che verrà ripresa da John Locke, un filosofo inglese che scrive alla fine del ‘600 un saggio
sull’intelletto umano, distinguendo tra qualità primarie e qualità secondarie, un concetto introdotto
appunto da Galilei).
Galileo dice che ci sono aspetti/considerazioni oggettivi e soggettivi.
- OGGETTIVI: spiegano i soggettivi, per questo sono detti primari. Gli aspetti oggettivi sono
quelli matematici, quantitativi, aspetti che sembrano prescindere dalla nostra soggettività. Per
esempio il peso misurato con un’unità di misura è una grandezza macroscopica ed è evidente. Per
Galileo una cosa è oggettiva se si può misurare sia algebricamente che geometricamente. Il
muoversi ad una certa velocità è oggettivo. Ciò che è oggettivo non viene meno se viene meno un
testimone, un osservatore. Le cose più importanti sono negli oggetti e sono quantificabili. Una
piuma per esempio misura 10 cm e pesa 1 g anche se nessun osservatore la sta guardando.
- SOGGETTIVI: sono le qualità non misurabili che vengono meno quando viene meno il
senziente, colui che le percepisce. Per esempio il colore, il caldo/freddo vengono a meno quando
si perde il contatto con qualcuno. Una piuma per esempio è bianca, leggera, e provoca il solletico,
ma queste sono qualità che vengono meno quando viene meno la persona che la guarda. Le qualità
sono solo nomi, sono solo reazioni della nostra soggettività. Le percepiamo solo perché
interagiscono con le nostre particelle, se no non ci sarebbero.

Questo è un grande salto, prima lo studio della natura era uno studio qualitativo, quello moderno è
strettamente quantitativo. L’epistemologia moderna è quantitativa! La natura parla in un linguaggio
fatto di numeri, rapporti, cerchi e bisogna spiegarlo con questo linguaggio, tutto ciò che non riguarda ciò
non deve essere indagato dalla scienza.

TESI CORPUSCOLARISTA: Un’altra dimensione molto rivoluzionaria è la convinzione che la realtà


possa essere ridotta ai suoi componenti minimi (tesi corpuscolarista o atomistica, era relativista. La tesi
atomista era stata allontanata perché si preferivano le tesi di Platone e Aristotele, quella delle forme. In
entrambi i casi i due autori negano l’atomismo perché si toglie la forma e si guarda solo il movimento e
senza forma come si spiega il mondo).
Questa tesi viene recuperata dai moderni agli inizi del 600 in ambito galileiano. Gli allievi di Galileo
fondarono anche l’accademia del Cimento, in cui si utilizzava un approccio quantitativo e sperimentale.
Molto importante per la scienza dell’epoca, per il pensiero scientifico. Mette al primo posto i criteri
galileiani per studiare la natura.
In questi ambienti l’atomismo è sempre presente, la realtà è ridotta a minimi quanti (ovvero minime
quantificazioni di materia, quando parla di atomi si riferisce alla luce). Per esempio il profumo è
l’esalazione delle particelle che vengono a contatto con le nostre particelle. Non esistono l’odore o il
sapore della viola, ma sono caratteristiche solo nominali. Le specie, le forme della realtà non sono altro
che nomi ma non sono realtà; concetti della nostra mente che noi associamo ad una parola.
Ma da questa tesi nascono alcuni problemi. La realtà viene sbriciolata in termini quantitativi.
Si pensa, cosa ha creato Dio se ci sono solo particelle?
Galileo non lo esplicita ma il discorso prende questa direzione: se tutto si riduce a minimi quanti, se
colore odore non sono realtà ma solo nomi, allora estendendo il discorso alle sostanze cosa succede? Che
per esempio le viole e gli uomini non esistono, ma esistono le particelle che compongono gli uomini e le
viole. Che non esistono dunque le essenze, è vano e inutile definire le cose e cercarne l’essenza, piuttosto
bisogna misurarle. Questo è l’unico modo per ottenere la verità. La viola se vuoi studiarla devi solo
misurarla. La sostanza, l’essenza è inutile. Le cose non vanno definite, è inutile, bisogna misurarle. La
Verità la ottieni solo misurandola, quella verità che non puoi contestarla.
Galileo non dirà mai che non esistono le sostanze, ma è sottinteso. Esplicitamente afferma che gli
accidenti non esistono.

La realtà come un’unica materia da misurare: La realtà viene omogeneizzata da Galileo: è un’unica
materia da misurare scientificamente, ponderare o calcolare. Vi sono dunque due concezioni della realtà
completamente diverse e distanti:
La prima fatta da tanti sinoli (per Aristotele) / creature (per Tommaso d’aquino).
La seconda composta da un’unica omogenea realtà da misurare (Galileo).

La transustanziazione: Per Galileo qualità e accidenti sono solo nomi, ma questo va contro il miracolo
della transustanziazione, in cui permangono appunto gli accidenti, le qualità, e cambia la sostanza.
Nel 1983 viene pubblicato il “Galileo eretico” di Pietro Redondi, che afferma che la vera ragione per cui
Galileo viene condannato non è il copernicanesimo, ma il suo atomismo, in quanto nega il dogma della
transustanziazione che in quel tempo era visto come un principio non negoziabile. La sua tesi fu corretta
però da autori successivi.

IL METODO GALILEIANO-SPERIMENTALE
Galileo non ha mai esplicitato o descritto il suo metodo di ricerca, ma lo possiamo ricavare dalle sue
opere (come il Saggiatore e il Sidereus Nuncius) e dalle sue osservazioni. Il metodo che usa non è
enunciato ma è presente in tutte le sue sperimentazioni. Il metodo di Galileo utilizza la ragione e la
deduzione.
Il metodo sperimentale (o IPOTETICO-DEDUTTIVO) è basato su:
- Osservazioni sistematiche, quantitative e rigorose. Ottenute con misurazioni.
- La trascrizione matematica e fedele delle sensate esperienze che consente le necessarie
successive dimostrazioni
Lo studio della natura deve essere quantitativo, prima induttivo e poi deduttivo secondo il metodo
galileiano.
Il procedimento è molto semplice:
1) Sensate osservazioni: si osserva un fenomeno rilevando dati misurabili e quantificabili.
2) Ipotesi matematiche: Si formula un’ipotesi in termini matematici sulla base delle osservazioni.
3) Sensate esperienze: Si fa un esperimento, si va a verificare l’ipotesi riproducendo in termini
sperimentali il fenomeno, utilizzando strumenti di misurazione e verificando così la validità della
tua ipotesi.
4) Certe dimostrazioni: se l’esperimento verifica l’ipotesi, si formulano leggi matematiche
Il metodo è sia induttivo sia deduttivo:
- INDUZIONE: dai dati particolari si formula un’ipotesi matematica
- DEDUZIONE: le dimostrazioni. Dall’ipotesi matematica si deducono rigorose predizioni sui
fenomeni
Inizialmente dunque si osserva e si raccolgono elementi su ciò che interessa. Per selezionare bisogna
concentrarsi sulle cose misurabili come la temperatura, la dimensione, il peso con strumenti di
misurazione. Poi si formulano le ipotesi per spiegare i fenomeni. Galileo deve trovare le condizioni
ottimali per fare le misurazioni, bisogna ottenere situazioni sperimentali che consentono di eliminare i
fattori che potrebbero influenzare l’esperimento (per esempio per ridurre l’attrito, non si può
completamente perciò si elimina al massimo e poi nelle misurazioni si tiene conto dell’attrito presente).
Con il metodo sperimentale Galileo verifica la correttezza della legge della caduta dei gravi (senza attrito
i corpi cadono con la stessa accelerazione indipendentemente dalla massa) e l’isocronismo del pendolo (le
oscillazioni di piccola ampiezza si svolgono tutte nello stesso tempo).

Cartesio: userà il metodo di Galileo, usando tuttavia molta più algebra e meno geometria. Il limite di
Galileo infatti è che usava molta geometria ma poca algebra ed alcuni aspetti fisici sono molto difficili da
esprimere geometricamente rispetto che algebricamente. Le regole dell’algebra furono schematizzate solo
nel’800. Cartesio converte la geometria in algebra e viceversa.

Meccanica: Galileo continua i suoi studi di meccanica, a fare esperimenti come quelli sul pendolo,
capisce ma non enuncia il principio di inerzia. Comincia la meccanica celeste ma anche la meccanica dei
corpi in generale.

Come va studiata la natura?


Nello studio della natura le essenze non hanno più significato, sono importanti solo le misure
quantitativamente rilevanti, le caratteristiche, le quantità. Vengon meno il discorso essenzialistico e il
teleologismo, l’aspetto finalistico. Si indaga la causa, non il fine. Le quantità, non le essenze.
I corpi si muovono o stanno fermi, a meno che non subentrino delle cause (principio d’INERZIA), ma
non si muovono per nessun fine. Sono delle forze a farli muovere.
La verità è la natura in termini quantitativi. Quindi se Dio conosce, conosce in questo modo, cioè
l’unico modo di conoscere, quello in termini quantitativi. In questo modo si eleva l’uomo a Dio, o, in
prospettiva laica, si abbassa Dio all’uomo.
Tutto viene ridotto a termini quantitativi. C’è omogeneità.

Cos’è lo spazio?
Lo spazio è lunghezza, larghezza, profondità. Lo spazio è infinito, non finito e ordinato come per i
medievali. Vien meno la creaturalità perché tutto è spazio, particelle, anche l’uomo e le creature.

Parentesi su John Donne: John Donne è una voce importante in questo periodo, una testimonianza del
sentimento di crisi che contraddistingue il 600. Nel 1611 scrive “An anatomy of the world”. Espone una
visione naturalistica e cosmologica, mette in evidenza il passaggio da geocentrismo a eliocentrismo. La
nuova filosofia mette tutto in dubbio e il mondo si sgretola riducendosi ai suoi atomi. Questi elementi
turbano molto coloro che sono abituati ad affidarsi alla tradizione.

DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO,


TOLEMAICO E COPERNICANO
Galileo viene ridotto al silenzio e diventerà cieco (1638), ma prima scrive e pubblica un’altra opera.
Il “dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” del 1632 è l’opera più famosa di Galileo, scritta in
volgare. Essa è scritta sotto forma di dialogo (di moda al tempo), che si compone di 4 giornate in cui 3
personaggi fittizi discutono. I protagonisti sono:
- Salviati (di famiglia nobile pisana), che prende posizione a favore dell’eliocentrismo
- Sagredo (di famiglia nobile veneziana)
- Simplicio, commentatore di Aristotele che prende le difese del sistema tolemaico e dunque del
geocentrismo.
Nel dialogo si portano avanti i due sistemi con punti a favore e critiche, e la posizione eliocentrica di
galileo è evidente. Viene fatto un confronto sui sistemi cosmologici con più tesi, obiezioni e punti di vista.
L’opera riscuote un enorme successo ma al tempo stesso era molto pericolosa e rischiosa per l’autore,
poiché dal 1616 il copernicanesimo era stato messo fuori gioco dalla censura dell’attività ecclesiastiche.
Anche gli amici di Galileo gli sconsigliarono di pubblicarla, ma Galileo era fiducioso di un ritorno del
copernicanesimo. Confidava infatti nel Papa, che era Urbano VIII, un suo protettore, amante dell’arte e
della scienza e uomo di cultura, e sperava di poter evitare la censura, ma si sbagliava. Ha osato troppo, i
gesuiti riescono a farlo mettere sotto processo e il Papa stesso si accanisce contro di lui.