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LO STOICISMO Lo stoicismo venne fondato da Zenone di Cizia, nel 308 AC.

Il termine ci viene dal greco stoa (portico) perch Zenone insegnava la sua dottrina sotto i portici mentre la gente ammirava l'esposizione dei quadri. Lo stoicismo ammise l'esistenza della sola materia a cui era unita strettamente la forza. Forza e materia costituiscono il binomio inscindibile che secondo gli stoici avrebbe dato vita all'universo. Per questa corrente di pensiero non pu esistere una forza pura scevra della materialit e da ci emerge che per essi dio non poteva esistere o meglio dio una forza cieca senza coscienza e senza volont immanente e l'universo mosso da questa forza in modo perpetuo. Questo dioforza viene talora identificato con il fuoco: il fuoco viene considerato causa della creazione venne chiamato dagli stoici logo spermatico ossia la fonte di tutte le cose. Il fuoco, come si pu facilmente arguire, non solo crea ma talvolta distrugge in moto perpetuo di tipo pendolare ed in ci gli stoici riaffermano la validit della epirosi sostenuta prima da Eraclito. Da Dio dipendono tutte le cause degli esseri e dello stesso divenire e formano una serie ininterrotta onde la storia formata da accadimenti correlati fra loro di modo che l'uno sia determinato dal precedente. Da questo si deduce che la volont umana non libera di modo che gli uomini e gli animali agiscono non come vogliono; ma agiscono secondo l'impulso della forza motrice priva di intelletto e di volere- che governa il tutto. Da queste breve considerazioni, si ricava che gli stoici avevano una grande considerazione per la divinazione: dato che un fatto legato necessariamente al precedente , conoscendone uno se ne possono indovinare i successivi. La concezione stoica della divinit pu essere classificata come panteismo materiale-dinamico. Panteismo perch Dio immanente alla natura; materiale perch Dio come ogni altra cosa formato di materia; dinamico perch la materia in moto perpetuo. Per quanto riguardo il problema della conoscenza, gli stoici immaginavano l'anima alla stregua di una lavagna bianca sulla

quale venivano portate dai sensi le impressioni degli oggetti percepiti: il mondo conosciuto dall'uomo nella sua essenza reale. Per gli stoici gli universali non hanno ragion d'essere cio non hanno una reale esistenza e pertanto: generi, specie, idee, concetti non si trovano in nessun luogo. Esistono solo gli individui separati e distinti l'uno dall'altro. Questi pensatori furono i primi ad enunciare la dottrina nominalistica la quale afferma che ogni parola comprende il pensiero, il suono, l'enunciato (il significato)... Pur negando l'esistenza dei concetti , essi ammisero quattro categorie: il corporeo, la quantit, la qualit, la relativit. Per gli stoici pur essendo preziosa la sapienza, era ancora pi preziosa la virt che consisteva nel vivere secondo natura. Sul concetto di natura diverse erano le concezioni fra gli stessi stoici: Cleonte riteneva che la natura si identificava con stesso creato; Crisippo viceversa identificava la natura con la ragione. Lo stoico deve evitare ogni sorta di desiderio: amare cose e creature, aspirare agli onori, alla gloria. L'ideale stoico come un torrente che trascina con se fiori e fango, ci che prezioso e ci che vile: condanna cio l'avarizia, la lussuria, ma parimenti condanna l'amore coniugale, l'eroismo e la gloria. Facendo questo, lo stoicismo toglie all'uomo quei sentimenti che ci rendono cos diversi dagli altri animali quali l'amore, la tenerezza, la gioa. Togliendo all'uomo il sentimento lo si rende insensibile ad ogni passione e da qui l'atarassia o imperturbabilit che antiumana. Per gli stoici l'uomo che agisce rettamente colui che ha per suo compito la realizzazione del bene. Nel menomare l'uomo di ogni particella di sentimento, lo stoicismo finisce con il negare ogni felicit sia terrena che oltre tombale, dato che non c' un Dio che premi o castighi; n tanto meno pu essere immateriale l'anima umana dato che essa non altro che una particella del fuoco universale con cui si fonde dopo la morte del corpo.. Da queste considerazioni si pu inferire che per gli stoici la vita appartiene ad ognuno di noi e ne facciamo quello che vogliamo se la consideriamo un bene la conserviamo, se, invece, la riteniamo

un male perch piena di dolori (fisici e morali) o di acciacchi allora possiamo in qualunque momento annichilirla con il suicidio. Lo stoico l'arbitro assoluto della sua vita. Tutte le istituzioni umane quali la famiglia, lo stato, la patria, i templi, i tribunali devono essere aboliti , giacche abbiamo tutti come principio comune il fuoco che alberga in ogni uomo e cos pure vanno abolite tutte le barriere che dividono i popoli fra loro. Siamo tutti fratelli e pertanto figli di una sola umanit. Gli stoici pi famosi furono: Zenone, Crisippo, Cleonte, Epitteto, Seneca, Marco Aurelio.