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ARISTOTELE

1 LA CRITICA DI ARISTOTELE ALLE IDEE (168)


1. Platone per spiegare gli individui ricorre alle idee, così egli non fa che raddoppiare il numero degli
enti, che equivale a non spiegarli.
2. Le idee sono molto più numerose degli individui, ciò complica i nostri problemi e non li risolve.
3. Inoltre, siccome l’idea di animale dovrà trovarsi sia nell’animale razionale sia in quello non
razionale:
 O diciamo che ci sono due idee di animale diverse:
 Oppure ammettiamo che l’idea di animale contiene due parti, una razionale ed una non
razionale.

Ma così si perde l’unità dell’idea e la sua coerenza.

4. Se ogni cosa sensibile rimanda all’idea, allora un individuo ed una qualità hanno uguale realtà,
quindi dovremmo avere anche idee negative o idee di relazione. Il che è assurdo.
5. Delle idee si dice che sono causa degli individui ma in realtà vediamo che essi nascono da altri
individui e non dalle idee.
6. Poi le idee, separate dagli individui, non possono contribuire in alcun modo alla loro esistenza.
7. Se poi si dice che le idee sono “modelli” non si fa altro che ricorrere a frasi vuote, che non spiegano
il vero rapporto fra idee ed individui.
8. Se si afferma che gli individui partecipano all’idea, anche questo concetto è un’oscura metafora.
9. Infine, se gli individui sono simili all’idea: l’individuo e l’idea non sono simili di per sé, devono allora
essere simili in virtù di terzo uomo che per natura ha caratteristiche in comune sia con l’idea che
con l’uomo, ma perché sia così esso ne ha bisogno di un quarto e così via.
Il solco fra idee ed individui si rivela incolmabile.

2 LA FISICA (170)

2.1 IL ROVESCIAMENTO DEL PLATONISMO:


alla base del pensiero di Aristotele ci sono alcuni convincimenti:

1. La filosofia platonica è affetta da un insanabile dualismo tra forma e materia, idee ed individui.
Per sanarlo bisogna capovolgere la prospettiva di Platone e dichiarare che gli individui sono reali.
“È nelle cose visibili che va cercata la causa stessa della realtà, degli individui, del loro divenire.”
2. I primi filosofi presocratici ebbero il merito di tentare una spiegazione del divenire, senza
rinnegarlo come gli eleati. Essi meritano il titolo di primi fisici benché fossero analisi ingenue.
3. Bisogna rivalutare anche la conoscenza sensibile e l’opinione, che Platone svalutava.
4. La dialettica di Platone è un metodo ancora imperfetto, basato più sulla discussione che sulla verità
oggettiva delle cose.
Occorre elaborare un nuovo strumento.

Aristotele avviò quindi una ricerca indipendente che conservava molti aspetti dell’ideale battaglia di Platone
in favore della filosofia, ma ne trasformava i concetti basilari.
2.2 LA FISICA E LO STUDIO DEL DIVENIRE (172):
la fisica studia gli organismi ed i fenomeni naturali, ovvero tutti gli enti dotati di movimento e soggetti a
trasformazione. Aristotele pone alla base della scienza fisica l’esperienza sensibile. La sua concezione della
natura è di tipo qualitativo e non quantitativo-matematico.

Dal punto di vista concettuale la fisica aristotelica si presenta come una costruzione imponente e grandiosa.
I filosofi presocratici compresero che il divenire implicava il passaggio da un contrario all’altro ma non
seppero spiegarlo.

Essi non videro che i contrari sono qualità, modi di essere di qualcosa di profondo che sottende ogni
divenire. Questo qualcosa è la materia, che Aristotele chiama anche sostrato e lo distingue dalla forma.

2.3 MATERIA, FORMA, POTENZA E ATTO:


materia e forma costituiscono due facce dell’individuo che è l’ente reale per Aristotele. Gli individui sono
reali in quanto sostrati che rivestono una forma determinata.

La natura presenta continuo mutamento che implica un passaggio dalla materia alla forma. Quindi in
generale la materia presenta una possibilità di forme diverse, è in potenza molte forme che assume volta
per volta in atto.

Tutta la natura si presenta finalizzata alla forma, così il mondo minerale inorganico mostra le prime e
semplici formazioni materiali, ma il mondo minerale ha in sé la potenza del mondo vegetale, queste
costituiscono in potenza il mondo delle forme animali.

Agli estremi di questo processo bisogna ammettere una materia prima ed indeterminata che è pura
potenza, priva di qualsiasi forma in atto. Forma pura  concetto di Dio: esso è il fine cui tende l’universo.

In tal modo però quel dualismo Platonico tra forma e materia, che Aristotele voleva superare, si ripresenta
ai due estremi del divenire cosmico, dualismo tra:

 Oscuro concetto di una materia prima priva di qualsiasi determinazione.


 Concetto di Dio come pura forma separata da ogni sostrato materiale.

2.4 LE QUATTRO CAUSE (173):


la fisica aristotelica è comunque in grado di proporre una soddisfacente spiegazione razionale degli
individui naturali. Essa si specifica nella teoria delle quattro cause.

Ogni individuo è spiegato pienamente quando il suo essere viene fatto risalire da una causa materiale, ad
una causa formale, ad una causa efficiente, ad una causa finale.

Nel caso degli individui naturali la quattro cause si riducono a due: quella materiale e quella formale. La
materia è ispirazione alla forma e la forma è ciò che attira la materia e la muove dall’interno. Secondo
Aristotele: Una cosa è compiutamente conosciuta quando si comprende il fine verso il quale tende.
Sulla base di questo principio conduce un’analisi del movimento, fondamento della sua astronomia.

2.5 IL MOVIMENTO E L’UNIVERSO:


secondo Aristotele si hanno in natura 4 tipi di movimento:

1. Per accrescimento o diminuzione (quantità).


2. Per alterazione (qualità).
3. Per traslazione (luogo).
4. Per generazione o corruzione (nascere e morire).
Di essi il più importante è il terzo, poiché le altre tre si riducono a spostamenti o traslazioni locali di
parti di materia.

Il movimento per traslazione locale può verificarsi:


 Verso l’alto.
 Verso il basso.
 Circolare.

A questi modi corrispondono i 5 elementi: il fuoco e l’aria si muovono verso l’alto, la terra e l’acqua si
muovono verso il centro del mondo, infine, l’etere si muove circolarmente intorno al centro del mondo.
I cinque elementi si dispongono secondo il peso che ne determina il luogo naturale. La terra, più
pesante, sta al centro del mondo, seguono l’acqua, l’aria, il fuoco.

2.6 LA COMPOSIZIONE DELL’UNIVERSO (174):


Aristotele segue la teoria della combinazione concentrica di sfere di Eudosso. Aristotele giudica i corpi
celesti perfetti contrapponendoli alla terra dove tutto nasce, si corrompe e muore.

Tale dualismo tra mondo celeste e mondo terrestre è ricondotto da Aristotele alla natura del movimento:
solo quello circolare sarebbe infatti “perfetto”, poiché senza inizio o fine.

Il moto concentrico delle sfere cristalline è dovuto a Dio che attira a sé tutto l’universo, essendo il fine verso
cui tutto tende, Dio ne è anche la causa formale, il motore immobile (muove tutto senza essere mosso da
altro).

Nel mondo sublunare o terrestre, caratterizzato dal movimento rettilineo, ha luogo la generazione e la
corruzione. Ai quattro elementi empedoclei si uniscono le quattro qualità:

 Caldo.
 Freddo.
 Secco.
 Umido.

Le loro combinazioni caratterizzano gli elementi. Nulla nella natura avviene per caso, ma sempre
secondo il fine assegnato ad ogni elemento. Aristotele, oltre al caso, negò anche l’esistenza del vuoto.

2.7 L’ANIMA E LA CONOSCENZA (175):


la biologia: lo studio degli animali e delle loro funzioni di Aristotele anticipò conclusioni ed impostazioni che
vennero riscoperto molti anni dopo.

Aristotele considera gli esseri viventi disposti in una scala gerarchica di forme che vanno dagli individui
organici più bassi fino all’uomo, ogni forma è costituita da un principio organizzativo interno che chiama
“anima”.

 Nelle piante tale funzione è ricoperta dall’anima vegetativa: presiede al nutrimento, alla
generazione ed alla crescita.
 Negli animali si aggiunge l’anima sensitiva che presiede all’appetizione ed al movimento.
 Nell’uomo si aggiunge invece l’anima intellettiva che dà luogo alla conoscenza concettuale ed al
linguaggio.

Contro il dualismo platonico viene sostenuto che l’anima non è separata dal corpo, ma fa con esso tutt’uno,
essendo la forma in atto ed il principio organizzatore e funzionale del corpo medesimo.
Da qui la conoscenza sensibile che viene considerata l’insostituibile strumento rivelativo della loro qualità.
La conoscenza prosegue dunque dalla sensazione, che imprime nell’intelletto le immagini. Nulla è
nell’intelletto, che non sia prima passato attraverso i sensi, le immagini dei 5 sensi si unificano in virtù di un
sesto senso:

 Le immagini si imprimono nell’anima e si associano in virtù del ripetersi di esperienze, dando luogo
a memoria interiore.
 Induzione:
A poi interviene l’intelletto che coglie in un’immagine particolare la sua forma universale,
traducendola nel corrispondente concetto.

l’anima intellettiva non può compiere da sola il passaggio dalla potenzialità del concetto all’attualità
dispiegata della conoscenza concettuale, poiché nulla passa dalla potenza in atto se non in virtù di qualcosa
che è già in atto e che costituisce il fine dell’intero processo.

Perciò Aristotele definisce “passivo” l’intelletto dell’uomo e lo rende soggetto all’intervento di un universale
intelletto attivo, di natura divina, dove origina il primo impulso e tutto il processo del conoscere. Si
riproduce qui lo stesso dualismo che caratterizza il rapporto generale materia-forma in sede cosmologica.

3 LA METAFISICA (176):

3.1 LA NASCITA DELLE FILOSOFIA:


Fisica: studia gli individui naturali, in quanto dotati di movimento, ma non si chiede che cosa sia in sé un
individuo.

Questo compito spetta alla filosofia prima: indaga l’ente in quanto tale, mentre le filosofie seconde ne
indagano solo alcuni aspetti.

Con questa scienza il sapere umano arriva alla sua meta, contenuta nel desiderio di sapere che appartiene
ad ogni uomo, questo desiderio dà vita alle arti pratiche, mirano a sopperire ai bisogni più elementari e poi
a quelli raffinati. Insegnano però che le cose stanno in un certo modo, ma non il perché.

Questa ricerca nasce ad un livello più alto, del tutto disinteressato e teoretico: l’atteggiamento teoretico,
muove dallo stupore di fronte alle cose per come sono. Ed è da questo stupore che nacque la filosofia.

3.2 LA SOSTANZA, LE CATEGORIE, IL SINOLO:


Ciò che caratterizza l’ente in quanto tale è definito da Aristotele “ousìa”, che assume il significato di
sostanza. Aristotele, muovendo dal principio secondo quale reali sono gli individui, sostiene l’esigenza
fondamentale di distinguere tra ciò che detiene un’effettiva realtà sostanziale e ciò che è solo un modo
d’essere di tale realtà.

Gli individui, le sostanze, posseggono molteplici aspetti che non sono a loro volta sostanze ma qualità o
modi di essere delle sostanze: dottrina delle categorie, categoria significa predicato, di un individuo o ente
reale:

 Posso dire la sostanza, il suo essere come tale.


 Posso dire la sua qualità.
 Il suo luogo.
 Il tempo.
 La situazione.
 Il suo stato.
 Il suo agire.
 Il suo subire.

Attraverso le 10 categorie ogni ente è compiutamente definito, ma bisogna aggiungere che la sostanza non
è solo la prima delle categorie ma il punto di riferimento ed appoggio reale per tutte le altre categorie.

Le categorie dicono qualcosa della sostanza, esprimono il suo modo d’essere accidentale, mentre la
sostanza è il modo d’essere essenziale dell’individuo, ciò che l’ente è per sé stesso.

L’individuo o sostanza, secondo Aristotele è un sinolo: unione della materia e della forma, la sostanza è il
principio della materia che la organizza e assegna una forma o struttura coerente al fine che le è proprio. La
sostanza appartiene alla materia e ne governa il divenire.

3.3 LA TEOLOGIA (177):


La metafisica è la filosofia prima in quanto studia l’essere dell’ente, cioè la sostanza. Inoltre, essa deve
indagare la natura dell’ente più alto e supremo, così la metafisica diviene teologia, scienza di Dio.

Di Dio non possono occuparsi le scienze teoretiche perché:

 Non studiano la sostanza come tale.


 Dio non è soggetto a movimento, a divenire, e quindi sfugge a qualsiasi indagine “quantitativa” o
“qualitativa” del reale, cioè fisica o matematica.

Dio è una sostanza unica: egli è puro intelletto attivo. come forma totalmente dispiegata in atto, Dio è il fine
ultimo verso il quale tutto l’universo tende nella sua gerarchia di sostanze, nel contempo è la causa prima, il
motore non mosso di ogni realtà.

In Dio troviamo il significato complessivo dell’universo aristotelico, la sua ultima realtà, verità e bontà.

4 LA LOGICA (178):

4.1 ANALITICA E DIALETTICA:


l’edificio scientifico costruito da Aristotele è tenuto nell’Organon: teoria del metodo che prenderà il nome
di logica. Aristotele è il creatore della logica formale: scienza che studia il ragionamento e ne elenca le
forme corrette, indipendentemente dal contenuto.

Queste ricerche partono dalla dialettica di Platone, Aristotele distingue tra:

 Ragionamenti rigorosamente veri: apodittici o analitici.


L’analitica studia invece il ragionamento scientifico, quel ragionamento che muovendo da premesse
vere, ne deriva una conclusione diversa e necessaria.
 Ragionamenti solamente probabili: dialettici.
La dialettica studia le regole generali della discussione ed in particolare il campo delle opinioni. Alla
dialettica appartengono tutte le ricostruzioni “storiche” che Aristotele premette nelle sue opere.

4.2 IL SILLOGISMO APODITTICO


Aristotele elenca e definisce le parti del ragionamento o sillogismo. Prima considera le categorie della
metafisica, poi affronta il giudizio, in cui due termini vengono posti in relazione mediante un verbo che
afferma o che nega.
Il giudizio può essere:

 Definitorio, un termine viene ricondotto ad un termine più ampio che lo contiene come sua parte:
diciamo ad esempio che “l’uomo è un animale”, “animale” è il genere prossimo dell’uomo, ma la definizione
non è completa se non si aggiunge anche la specificazione al posto del primo termine (uomo) occupa dentro il
secondo (animale).
Tale differenza specifica sarebbe razionale in quanto distingue l’uomo da tutti gli altri animali:
“L’uomo è un animale razionale”.
 Apofantico, pone in relazione categorie differenti:
come quando diciamo ad esempio che “l’uomo è mortale”, “mortale” non è un genere prossimo ma una
qualità, che si presume appartenere alla sostanza uomo.
In questo caso il giudizio non è in grado di esibire la sua veridicità, esso ha la forma generale e noi
non possiamo dire se sia vero o falso. Perciò è necessario ricorrere ad una forma logica più
complessa  RAGIONAMENTO o SILLOGISMO.

Il ragionamento si compone di tre giudizi dei quali i primi due sono dette premesse ed il terzo conclusione.
La sua forma è ad esempio: “tutti i C sono B, tutti gli A sono C, dunque, tutti gli A sono B”. dando contenuto
all’esempio: “tutti gli animali sono mortali, tutti gli uomini sono animali, dunque, tutti gli uomini sono
mortali”.

Nelle due premesse viene inserito un terzo termine o termine medio, che consente l’affermazione della
conclusione. Il termine medio C rende possibile il collegamento fra i due termini estremi A e B della
conclusione.

4.3 INTUIZIONE E INDUZIONE (179):


la teoria del sillogismo presenta delle regole per dedurre in modo corretto una conclusione vera date certe
premesse. La conclusione di un sillogismo è vera se le sue premesse sono vere, ma per essere tali le
premesse dovrebbero derivare da altre premesse. In tal modo però il sillogismo andrebbe all’infinito.
Risolve tale problema riconducendo la deduzione all’intuizione.

Alla base di ogni deduzione stanno alcuni principi intuitivamente veri o assiomi, che fondano la possibilità
della dimostrazione:

 Il principio di identità (A è A).


 Il principio di non contraddizione (A non può essere nello stesso tempo e senso B e non B).
 Il principio del terzo escluso (o A è B, o A non è B, non c’è una terza possibilità).

Gli assiomi sono indimostrabili, nel senso che sia per dimostrarli, sia per confutarli, noi li dobbiamo già
usare, perciò essi sono noetici: intuitivamente veri.

La logica fornisce tutte le regole formali della perfetta dimostrazione. Ogni scienza per essere tale, deve
fare uso di tali regole. Le scienze devono comunque riempire lo schema formale del sillogismo con i
contenuti specifici delle varie discipline. Anch’esse devono partire perciò da premesse che siano vere in sé,
non per ragionamento, così da poter dedurre conclusioni vere.

Le scienze raggiungono tali premesse mediante l’induzione, con quel procedimento conoscitivo che
consiste nella capacità dell’intelletto di cogliere la forma essenziale o concettuale delle cose.
5 ETICA, POLITICA, RETORICA E POETICA (180):

5.1 LE SCIENZE PRATICHE:


le scienze pratiche o poietiche si distinguono da quelle teoretiche per la natura del loro oggetto, che non
riguarda il vero e il necessario cui si perviene mediante una contemplazione disinteressata, ma il campo, in
sé possibile e probabile dell’agire umano:

L’ETICA: studio del comportamento umano o costume (ethos).


Riguarda la vita sociale (vita attiva) e la scienza (vita contemplativa). Ne derivano due ordini di virtù: virtù:

 etiche: consistono nel porre freno alle passioni realizzando un giusto mezzo fra gli eccessi contrari
(il coraggio è la virtù tra paura e temerarietà).
 Dianoetiche: riguardano il desiderio di sapere e di conoscere e riguardando ciò che l’uomo ha di più
proprio, sono superiori alle virtù etiche.

La vita contemplativa è la vita più alta e più specifica per l’uomo, ad essa è connesso anche il piacere
più perfetto e la più perfetta felicità. In generale l’uomo è felice quando realizza i fini delle proprie
facoltà e della propria natura a seconda dei vari tipi di vita che conduce.

LA POLITICA: riguarda la vita sociale dell’uomo, che è per natura “animale politico”.
Aristotele si impegna nella descrizione concreta dei vari tipi di stato esistenti e della loro genesi ed
evoluzione.

Forma elementare di associazione è la famiglia, più famiglie costituiscono il villaggio, più villaggi danno vita
finalmente allo stato, che comprende tre possibili forme di governo:

 Monarchia
 Aristocrazia
 Politeia

Ognuna di queste ha i suoi vantaggi ma Aristotele ritiene superiore la politeia, più equa.

Ogni forma di governo può degenerare in un eccesso negativo:

 Tirannide
 Oligarchia
 Democrazia

Infine, lo stato riguarda solo i cittadini e non gli schiavi, secondo Aristotele non capaci di innalzarsi alla vita
intellettiva, quindi è lecito servirsi di loro come strumenti, per una differenza di “natura”.

LA RETORICA: studia i discorsi che mirano a persuadere, come i discorsi dei politici.

Aristotele studia ed espone i vari artifici “dialettici” il cui fine è quello di suscitare commozione, la collera, il
convincimento ed altre emozioni in coloro che ascoltano.

LA POETICA: esamina le varie forme della poesia greca.


Ma a noi è rimasto di quest’opera solo ciò che si riferisce alla tragedia, Aristotele distingue fra la poesia, che
riguarda il verosimile, l’universale. E la storia, che riguarda ciò che è realmente accaduto, il particolare.

La poesia ha quindi un campo d’azione più elevato della storia, di essa si giudica analizzando gli strumenti
espressivi usati dall’autore e la loro efficacia.
In particolare la tragedia è l’imitazione di un’azione che viene rappresentata, essa suscita pietà e terrore
agli spettatori ma alla fine provoca in essi una liberazione, cioè una purificazione dalle passioni che sono in
potenza nell’animo di ogni uomo.