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EPICUREISMO

Si parla di un modello di ricerca individuale, che è diverso dal vecchio modello di ricerca collettiva.
Cambia l’interesse della filosofia perché viene meno la polis, le quali passano sotto l’impero di
Alessandro Magno. Adesso il cittadino diventa suddito, deve obbedire, non è più un partecipante
attivo (periodo di crisi). Ora la ricerca filosofica è più di tipo esistenziale, si vuole ricercare il senso
dell’esistenza del singolo. Si raggiunge la felicità attraverso una vita buona (percorso intimo e
ritirato). Si discute fuori dalle mura della città, perché ci si vuole allontanare dalla comunità. Viene
fondato il Giardino al di fuori della città. Questa scuola ha una grande differenza rispetto alla
filosofia classica, tutti possono partecipare (donne e schiavi compresi) e tutti possono partecipare
qualunque sia l’età, dal momento che tutti hanno il diritto di ricercare la felicità. La mentalità del
tempo non vedeva bene questo modello e per questo motivo si riuniscono aldi fuori della città. Si
vive con poche cose e con poche persone (non c’è interesse nella vita politica). La felicità si ottiene
con il conseguimento di bisogni necessari. Per essere felici bisogna eliminare le proprie paure e le
due paure principali sono: il giudizio degli dei e la paura della morte. Gli dei esistono ma vivono nel
loro mondo in uno stato di completa beatitudine a noi lontanissimo. Sono completamente
indifferenti al mondo degli uomini. Epicuro ha una concezione che dal punto di vista della fisica è
simile a quella di Democrito: tutto è fatto di atomi, anche l’anima (quando l’uomo muore, anche
l’anima si decompone). Differenza evidente con Platone: l’anima è immortale, trascendente,
spirituale, tripartita (la parte più importante per un uomo). Epicuro invece è materialista, quando si
muore si cessa di esistere e anche l’anima si decompone e per questo motivo non bisogna temere la
morte, dal momento che quando noi viviamo la morte non c’è, e quando noi moriamo c’è la morte).
Per Epicuro la felicità si trova attraverso il soddisfacimento dei piaceri e dei bisogni, che si
dividono in due categorie: bisogni necessari e non necessari (bisogna soddisfare solo quelli
necessari) e anche dalla liberazione delle proprie paure. Il tetrafarmaco è l’insieme di quattro regole
o principi da seguire per curare l’anima:
- Non temere il giudizio degli dei;
- Non temere la morte;
- Considerare il piacere come qualcosa di facilmente raggiungibile;
- Ritenere il dolore fisico come qualcosa di sopportabile.
+ politica

SCETTICISMO
Viene da skepsis (ricerca, indagine). Lo scettico rimanda il giudizio, mette in dubbio.
Altra scuola che si sviluppa nel periodo dell’ellenismo. Obiettivo è quello di cercare una soluzione
all’esistenza dell’uomo. Lo scettico è colui che mette in dubbio e in discussione tutto. È colui che
ricerca perché non è sicuro di quello che conosce. Nasce dalla necessità di contrastare gli stoici:
infatti alla convinzione propria degli stoici di essere arrivati ad una conoscenza stabile e certa del
reale, gli accademici contrapposero il principio di sospensione del giudizio (epoché). Ritengono che
gli uomini non abbiano abbastanza conoscenze per affermare la verità (affermare se qualche cosa
sia vera o falsa). Affermano che per ogni tesi sul reale è sempre possibile sostenerne con buone
argomentazioni una opposta. I sensi e l’intelletto non sono in grado di darci delle conoscenze certe.
Non esiste nessun criterio universale per distinguere un’affermazione vera da una falsa. Gli scettici
per non cadere in false verità si astengono dal giudizio. Le critiche classiche che vengono fatte allo
scetticismo:
1) Dicendo che “tutto è falso”, affermano loro stessi una verità, dal punto di vita logico (prima
contraddizione).
2) Un’altra contraddizione in cui cadono gli scettici: il fatto che gli scettici dubitino non può
essere messo in discussione. L’attività del pensiero è inevitabile. Si può dubitare quindi solo
dell’oggetto del pensiero, non l’attività del pensiero (Cogito ergo sum).
Uno dei principali problemi che l’atteggiamento della sospensione del giudizio solleva è quello di
rendere impossibile la condotta nella vita pratica (nella vita bisogna fare sempre delle scelte). Per
risolvere questo problema Arcesilao ha introdotto il criterio del ragionevole (èulogon): nella vita
bisogna operare tenendo presente che il comportamento che scegliamo deve poter essere giustificato
e difeso con argomenti convincenti, anche se non assolutamente certe. Un secolo dopo Carneade
propose di sostituire il principio del ragionevole con il criterio del plausibile (pithanòn): nella vita
dobbiamo farci guidare dalle rappresentazioni più convincenti, cioè quelle in accordo con le
rappresentazioni che abbiamo, senza la pretesa che si tratti di verità assolute e indubitabili.

STOICISMO (filosofia di stampo razionalistico)


Il termine stoicismo deriva da stoà che significa “portico dipinto”. Ad Atene all’incirca dal 300
a.C., sotto la stoà poikìle (portico dipinto, nell’agorà), cominciò ad insegnare Zenone di Cizio. Lo
stoico è imperturbabile, resistente a tutto quello che gli succede perché non si fanno abbindolare da
questa ricerca del bene. Atteggiamento proprio di uno stoico è la razionalità. Gli stoici tornano
dentro alla città, materialmente perché la scuola si trova dentro ad Atene. Ci sono 3 diverse fasi:
- Antica stoà (dal III al II secolo a.C. ad Atene), con Cleante di Asso e Crisippo di Soli.
- Media stoà (anche in ambito romano, II e I secolo a.C.) con orientamento culturale di tipo
eclettico (unire la filosofia stoica con concezioni di stampo platonico e aristotelico).
- Nuova stoà (si hanno testi, I e III secolo d.C., qui troviamo Seneca, Marco Aurelio

Tripartizione della filosofia: La logica, la fisica e l’etica sono i tre ambiti principali. Prima di tutto
bisogna studiare la logica del pensiero e del ragionamento, dopo va studiata la fisica e quindi la
natura e sulla base della concezione della fisica studiamo l’etica, il nostro comportamento. Tutte e
tre insieme per Zenone formano un sistema, il Frutteto del sapere. La logica è il muro, gli alberi
sono la fisica e i rami con i frutti sono l’etica. La filosofia ha un carattere unitario: ogni parte di essa
richiede la conoscenza delle altre due. Secondo gli stoici, il fine dell’uomo è quello di essere felici
grazie all’esercizio della virtù. Ma per questi filosofi si può esercitare la virtù solo se si è sapienti.
Lo stoicismo è una delle correnti più eclettiche di questo periodo (accoglie tante influenze). Mette
insieme un po' di tutte le altre filosofie (atomismo, demiurgo ecc.) Ci sono 3 aspetti nuovi:
1) In questa scuola si trova l’idea di una provvidenza non cristiana, ma intesa come un fato,
destino che guida le sorti del cosmo e dell’uomo verso una giustizia finale. È presente una
razionalità, il logos, non c’è il caso, ma la fede che giuda verso un obiettivo finalistico.
2) L’etica, la morale, è incentrata su un concetto di dovere e sacrificio.
3) Cosmopolitismo, tutti gli individui fanno parte di questo organismo/mondo.

LA FISICA
Per poter capire l’etica bisogna studiare la fisica. La fisica di Zenone è una forma di materialismo,
tutto è materia, realtà naturale materiale, non ci sono entità astratte, ma solo corpi e materia. Non
esistono aspetti metafisici, spiriti e enti astratti, ma solo corpi, materie, sensazioni, guidati da un
principio di azione e reazione (causa e effetto). Anche l’anima è qualcosa di materiale e il suo
destino è quello del corpo, si disgrega nel cosmo. La realtà, il cosmo e l’essere, è ciò che ha materia.
Questa materia va poi ordinata (Platone nel Timeo, Demiurgo). Non esiste il vuoto, perché il
cosmo è visto come un immenso organismo, essere animale e vivente, che è tenuto insieme da una
specie di forza vitale, la materia è tenuta insieme da un principio attivo. Questa materia è un
principio che deve ricevere un ordine (passiva). Il principio ordinatore non è esterno, come il
Demiurgo che plasmava le cose sul modello delle idee. Il mondo esiste da sempre e c’è un qualcosa
intrinseco alla materia (Logos, ovvero ragione, principio razionale, principio che vivifica, fuoco,
principio immanente perché non esiste niente di trascendente) che la plasma. Nella natura c’è una
casualità intrinseca. La materia, la realtà è un principio passivo, che viene ordinata a sua volta da un
principio che sarà attivo. Il mondo è il risultato dell’interazione di due principi: uno attivo, il Logos
(o ragione) e uno passivo, la materia. Il Logos è un principio divino che viene identificato con la
natura, in quanto in grado di produrre vita. Il Logos si mescola la materia, la vivifica, le da un
ordine e una struttura. In quanto corporei il Logos viene identificato con il fuoco, o un soffio caldo e
vitale (anima del mondo). La materia invece è una componente opaca e principio amorfo
complementare rispetto al Logos divino. Tutto partecipa al divino. Anche noi siamo essenzialmente
ragione, dal momento che siamo parte del tutto (ragione). Dal momento che il principio divino, che
è ragione, è il garante dell’unità e dell’ordine del cosmo, quest’ultimo sembra governato dalla legge
universale della casualità, che gli stoici chiamano il fato o destino. Per gli stoici tutto ciò che accade
è sempre determinato da una qualche cause. Nel loro mondo non c’è spazio per il caso
(caso=ignoranza). Quando invochiamo il caso ammettiamo solo di ignorare le cause di
quell’avvenimento. Rispetto al mondo del Logos è quindi provvidenza, in quanto organizza il
mondo razionalmente, in base ai criteri di giustizia, orientandolo verso un fine prestabilito, ovvero
la perfezione del mondo stesso.
Per gli stoici il mondo nasce e perisce, però secondo un ciclo cosmico, che rimane immutato nel
tempo. Dopo un periodo di diverse migliaia di anni il mondo andrebbe incontro a una
conflagrazione finale che dissolverebbe ogni cosa nel fuoco, per poi rigenerarsi mediante un
processo che viene chiamato “palingenesi” o “apocastasi”. Le varie rinascite del mondo sono rese
possibili dalla presenza nello pnèuma delle regioni seminali di tutte le cose, cioè di principi
d’ordine, che garantiscono la vita sei singoli esseri. Da qui poi riparte un altro ciclo cosmico.
Secondo gli stoici l’anima umana, che come lo pnèuma stesso è corporea, è una parte dell’anima del
mondo ed è costituita da quattro parti:
- La ragione (nel cuore o nella testa), parte egemonica, perché guida tutte le altre parti e
l’uomo nel suo complesso;
- La facoltà che presiede al linguaggio;
- La facoltà di generare;
- I cinque sensi.

Differenza principale con Platone: per loro non c’è una parte razionale dell’anima, dalla quale
nascono le passioni, ma secondo gli stoici anche le passioni e le appetizioni dell’uomo dipendono
dalla ragione dell’uomo (non sono fonti di felicità). Secondo questa prospettiva i conflitti morali
non nascono da uno scontro tra irrazionalità e razionalità, ma dipendono dall’uso che facciamo della
ragione.
Cosa può fare un uomo per essere felice, e quindi seguire la razionalità? Si deve comportare
secondo natura. Non i piaceri, non i sensi che vanno controllati e evitati, noi dobbiamo essere esseri
razionali e in questo consiste la nostra libertà (seguire le leggi della natura).
Differenza tra passioni e appetizioni: le passioni sono desideri privi di razionalità, nascono da un
difetto della ragione, le appetizioni sono desideri ragionevoli che ci fanno giustamente tendere verso
qualcosa.

Principio/comportamento che rispetti il più possibile la nostra razionalità? L’austerità,


comportamento che non agisce secondo le passioni, il dovere, comportarci secondo dovere.

ETICA
Il tema centrale dell’etica stoica è il rapporto tra la libertà umana e la necessità universale del
mondo retto dal Logos. La domanda alla quale lo stoicismo vuole fornire una risposta univoca è
quella di cosa fare nella (e della) nostra vita, e la risposta è che la nostra natura di essere razionali ci
impone di conformarci all’ordine del mondo, che è il manifesto della razionalità perfetta (Logos).
La nostra libertà consiste nell’aderire volontariamente al corso naturale delle cose, le quali essendo
esse stabilite da ragione divina/Logos/ragione/principio intrinseco, sono perfette e razionali (la
natura di ciascun essere è espressione della razionalità). La natura non determina solo le
caratteristiche di una cosa, ma è nello stesso tempo la norma che descrive come la cosa debba
essere, ne specifica la perfezione, che nel caso di noi uomini consiste nel vivere secondo ragione
(vivere secondo la natura di noi esseri umani). Tutti gli esseri viventi tendono per natura
all’autoconservazione. Grazie all’istinto gli animali si indirizzano verso ciò che li mantiene in vita e
si allontanano da ciò che li danneggia. L’istinto negli animali corrisponde alla ragione per l’uomo
adulto. La ragione ci porta a vivere secondo le sue regole, cioè a ricercare l’accordo tra noi stessi e
le leggi del cosmo. Attraverso la ragione, l’uomo arriva a riconoscere ciò che è bene.
Gli stoici sostengono un’etica del dovere per il dovere, ovvero un esercizio della virtù che è fine a
sé stesso. Per essi l’azione morale non trova la giustificazione (il proprio fine) fuori di sé stessa, ma
in sé. Tutto il peso della valutazione di un’azione è riposto sull’intenzione con la quale viene
compiuta, ed essi riconoscono come unico motivo valido per compiere un’azione l’adesione
consapevole all’ordine razionale del mondo.
Per Platone il fine ultimo è il raggiungimento del Bene nella polis; per Aristotele il conseguimento
della felicità intellettuale.
Secondo gli stoici solo il dovere (vivere virtuosamente) ha valore assoluto, mentre tutto il resto è
privo di valore, perché può essere utilizzato sia bene che male. Secondo gli stoici soltanto i filosofi
sono in grado di agire rettamente, mentre tutti gli altri che non agiscono in questo modo sono stolti.
Solo il filosofo può avere la giusta intenzione quando agisce, perché è consapevole dell’ordine
razionale del tutto. Bene e male si riducono alla virtù e al vizio, mentre tutte le altre cose sono viste
come indifferenti. L’etica stoica pone nel suo centro lo stesso concetto che si trova nella logica e
nella fisica, ovvero il Logos. Il filosofo, uomo sapiente e virtuoso, è colui che vive in modo
razionale, assecondando la propria natura, in quanto la natura di ciascun essere è espressione della
ragione universale. Il sapiente si adatta volentieri al corso ineluttabile degli eventi, maturando una
sorta di indifferenza (adiaphoria) verso il reale. Ciò gli permetterà di vivere la propria serenità e
autosufficienza d’animo in qualsiasi situazione (apatia del sapiente, nel senso di imperturbabilità.
Qualora cause esterne rendano impossibile per il filosofo seguire i propri principi di
comportamento, il sapiente preferirà il suicidio a duna vita viziosa. Il vizio infatti consiste nel
vivere in maniera razionale.
Dal momento che tutto è retto dal Logos, tutti gli uomini sono uguali e sono in grado di agire con
razionalità, anche se solo una parte lo fa, e la loro patria è il cosmo intero. Sono questi i principi del
cosmopolitismo tipico degli stoici. Il sapiente stoico è cittadino della polis che comprende il mondo
intero. Questa comunità non sarà retta dalle leggi umane, ma da una legge naturale, le cui norme
sono dettate dal Logos (validità assoluta). Gli stici vogliono arrivare all’apatia, vogliono essere
indifferenti agli istinti e alle passioni.