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La Filosofia Ebraica

Alessandro Nangeroni 2000 Non c una data storicamente accettata che segni spartiacque fra un politeismo sconfitto e un monoteismo vincente, ma ormai non c pi dubbio che la terra di Israele stata la culla del sorgere e dellimporsi, per opera di Abramo, di quella riflessione insieme filosofica e religiosa che ha segnato la nascita della fede in un Dio unico, quella fede che ha informato di s a vita e la tragedia di un popolo, ed , ancor oggi, segno di contraddizione fra le nazioni e fra i popoli. Nella bibbia ebraica la sapienza unicamente un attributo divino, su cui rifletteranno i cabalisti parlando delle zefirot. Elogio della saggezza indispensabile per un uso equilibrato dei beni e una sopportazione non drammatizzata dei mali che Dio ha dato alluomo. Mos in quanto autore del Pantateuco stato il primo profeta di Israele. I profeti sono stati per gli Ebrei il tramite privilegiato della conoscenza della parola e della volont di Dio. Per gli Ebrei, senza profeti non ci sarebbe la Tor, senza la Tor non ci sarebbe Israele. Il primo ebreo che assume lappellativo di profeta, in ebraico navi, Mos, che anche il profeta per eccellenza, da cui Israele ha ricevuto la rivelazione del Sinai. Tutti gli altri sono stati dei custodi della Tor che hanno svolto il compito di richiamare il popolo ebraico al puntuale rispetto della legge. In generale il profeta un mediatore umano della rivelazione divina. Non colui che anticipa il futuro, ma chi per definizione parla per conto di, oggi diremmo portavoce: Geremia dice che il profeta la bocca di Dio. Lebraismo una filosofia. Ha in s questa consapevolezza che gli deriva fin dallinizio dal suo porsi come sintesi di valori diversi rispetto alle altre culture, secondo quanto attesta la Tor: solo in questa diversit lessenza della sua proclamata santit, una dimensione etica e sociale anche se in rapporto diretto con Dio, quel Dio che dice incita il popolo ebraico a essere come lui. Lebraismo si pone in netta antitesi con ogni concezione olistica della realt (in cui il tutto del cosmo superiore alla somma dei suoi componenti), di cui sostenitrice oggi la filosofia New Age. La pi antica riflessione ebraica sulla creazione alla base della Cabbala pi antica, definita nel Talmud opera della Creazione. In modo perentorio, Dio unico ed il Signore del creato. Lo attestano a chiare lettere sia la preghiera fondamentale di Israele, in ebraico SHEMA ISRAELE: Ricorda Israele, sia il salmo: Tutti gli dei delle nazioni (cio, le divinit, o gli idoli, in cui credono gli altri popoli) sono un nulla, ma il Signore ha fatto i cieli. SHMA ISRAEL ADONAI ELOEINU, ADONAI EJAD. Solo con Mos Israele ricever i 613 precetti che costituiscono le regole di vita che ogni ebreo deve rispettare per mantenere un corretto rapporto con Dio e il suo prossimo. Dio chiede ad Abramo di circoncidere tutti i vostri maschi: Circonciderete la carne del vostro prepuzio: questo sar il segno del patto fra Me e voi allet di 8 giorni. Lo Zohar e altri cabalisti considerano la circoncisione il primo sacrificio che un ebreo deve compiere per essere in grado di compiere la sua missione terrena. La fede, pi che un atto intellettuale un atto di confidenza in Dio. Lelogio della vita operosa, della moderazione nel parlare, dellequit negli affari, della prudenza, della serenit dellanimo, della modestia, della mansuetudine, di un corretto rapporto con il prossimo. Non negare un beneficio a chi lo chiede, quando sei in grado di farlo. Non dire al tuo prossimo: ripassa, domani, quando la cosa in tuo potere. Non tramare alcun male contro il tuo prossimo che ha fiducia in te. Non

questionare con alcuno senza motivo, quando nessuno ti ha fatto del male. Non invidiare il trionfo del prepotente n seguire le sue vie. Nella vita c un tempo per ogni cosa e il suo contrario. C un tempo per nascere e uno per morire un tempo per piangere e uno per ridere un tempo per Qui siamo di fronte quasi alla concezione di un tempo etico, che d cadenze opposte al ritmo della vita, in cui il positivo si alterna al negativo senza mai addivenire a una sintesi, in un processo che nega limpianto della dialettica hegeliana. Dice Oohelet: Tutto quello che ti occorre di fare, fallo mentre sei in vita, perch non ci sar pi attivit, n pensiero, n conoscenza, n sapienza nel soggiorno dei morti dove tu te ne vai. Unaffermazione piena di significato che attesta come nella bibbia manchi la credenza della immortalit dellanima, una convinzione che si far strada in epoca pi tarda nel pensiero rabbinico. In et moderna, Mendelssohn sostiene che sarebbe una contraddizione, nelleconomia dellUniverso, pensare che la vita cessi dopo la morte, in quanto se luomo con la sua attivit intelligibile e il suo desiderio di conquistare la felicit rappresenta il momento pi avanzato dellevoluzione, questa stessa evoluzione deve conoscere un momento ulteriore di sviluppo nella direzione di un suo completamento. Per i saggi non chiaro il modo e il luogo in cui lanima vive dopo la morte come entit indipendente: per qualcuno come in uno stato di quiescenza, anche se lopinione prevalente ritiene che essa si mantenga in uno stato di piena consapevolezza. Dalla considerazione che lanima sulla terra ospite del corpo, viene tratta una deduzione molto importante: il corpo va rispettato dal momento che svolge questa funzione, quindi non va punito n mortificato.

Le figure pi eminenti
Filone dAlessandria (20 aC. 40 dC): i due elementi fondamentali che compongono la realt sono la legge della causalit universale e la materia. La prima trova il suo dinamismo nel logos, che lidea suprema da cui traggono origine le altre idee e con cui ha un rapporto diretto lanima umana, mentre il corpo ha un rapporto diretto con la materia: liberandosi del suo peso con la conoscenza intellettiva lanima pu mettersi in contatto con la divinit. Chiwi David ben Marwan al Muqammis Isac Israeli (855) Saadia ben Josef (882) Nethanel (prima met del XII sec) Shlomo ibn Gabirol (1020-1070): La realt si manifesta in un ordine gerarchico che va dal livello pi semplice al piano pi complesso, fino a un totale riassorbimento della duplicit fra lo spirito e la materia, che era un problema irrisolto nel platonismo e che Plotinio affronta in termini originali. Tra lUno e la realt molteplice si situa lintelletto che, essendo il pi elevato grado dellessere reso dinamico dallimpulso divino (in questo modo Ibn Gabirol concilia la volont creatrice con lintelletto) comprende sul piano della realt e della conoscenza tutte le realt inferiori. Jehuda Halevi

Mos Maimonide (1135-1204): due sono le fonti della conoscenza umana: la profezia e la rivelazione da un lato, il progresso logico della scienza dallaltro. In realt, questi due percorsi non sono che la duplicit di sensi secondo cui possibile attraversare una medesima via. Per il filosofo non esiste la possibilit di un possesso scientifico e razionale, che non sia al tempo stesso lespressione di un intendimento generale della vita e del mondo, e che non sia in se stesso compenetrato di valori etici, religiosi, escatologici, che non si ala realizzazione concreta e univoca di tali valori. Luomo composto da un corpo e da unanima, che costituisce la sua forma, ed dotato di 5 facolt: nutritiva, sensitiva, immaginativa, appetitiva e intellettiva. Maimonide stima opportuno accettare la testimonianza del racconto biblico della creazione, abbracciando la credenza in una nascita delluniverso e in un inizio assoluto del tempo. Lindecidibilit razionale riguardo alleternit o alla produzione del cosmo a partire da un determinato istante non influisce daltro canto sullelaborazione delle prove circa lesistenza di dio, fondate sulla necessit di un autore originario e immobile del movimento e sulla necessit di una causa prima. Lazione della divinit nel mondo evidente e percepibile da tutti, ed essa si manifesta come causa finale ed efficiente delluniverso e della totalit dei suoi fenomeni. Coerentemente con tali premesse, Maimonide asserisce che la provvidenza avvolge la realt in modo capillare, innervandola tutta fino ai minimi dettagli. Levi ben Gershom (1288-1344): Testo cui il filosofo ha consegnato la summa della propria meditazione e il libro delle guerre del Signore; Esso articolato in sei parti: la prima si concentra sulla questione dellimmortalit dellanima, la seconda dedicata a uno studio della profezia, la terza approfondisce il tema della predestinazione, la quarta si concentra sullargomento della Provvidenza, la quinta riveste un posto di rilievo nel contesto del dibattito teologico contemporaneo al filosofo, lultima parte completa la meditazione del filosofo con una riflessione sul tema della creazione. Hasdai Crescas (primo quattrocento): la sua visione dellebraismo insiste comunque sulla necessit dellamore verso Dio piuttosto che sulla speculazione razionale e sulle virt che si radicano in questultima. Crescas sostiene la possibilit di enucleare un sistema di principi essenziali che sarebbero comuni a tutte le religioni, e che egli riconosce in questi tre: lesistenza di Dio, la sua incorporeit e la sua unit. A questi tre dogmi universali lebraismo deve far seguire sei principi specifici: la conoscenza da parte di Dio di tutte le cose esistenti, la provvidenza, lonnipotenza divina, la profezia, la libert umana, la fede nella Tor e nel mondo. Per una compiuta descrizione dellortodossia e un pieno rispetto di essa, il filosofo ravvisa la necessit di altre otto credenze, la creazione del mondo, limmortalit dellanima, il compenso e la punizione, la resurrezione della morte, leternit della Tor, la superiorit della profezia di Mos, lefficacia di Urim e Tummim nel predire il futuro, la venuta del Messia. Giuda Abravanel (XV-XVI sec) La cabbala: Sorge alla confluenza della tradizione mistica con le suggestioni derivanti dai commentatori della Tor, dalla gnosi del periodo ellenistico e dalle fonti neoplatoniche della filosofia greca, pur senza essere riducibile al alcuna delle sue sorgenti. Due sono i nuclei fondamentali del misticismo che governano i motivi di riflessione della Cabbala: la Via del Trono e lOpera della Creazione. LOpera della Creazione trova unesposizione sistematica nel Sefer Yezir (Libro della Creazione), il testo speculativo pi antico della cultura ebraica. Lesposizione pi completa, anche se non sistematica, delle dottrine cabalistiche medievali, nella loro forma matura, coincide con lo zohar, il Libro dello Splendore, redatto tra il 1280 e il 1286 a Guadalajara da Mosh De Len. Moses Mendelssohn: accoglie a fondamento delle proprie argomentazioni sia lempirismo di Locke, sia lideale morale del perfezionamento di Wolff, sia la concezione della sostanza di Spinoza. La religione di Israele incarna agli occhi di Mendelssohn la realizzazione perfetta del suo ideale di religione naturale,

poich essa non si apre a nessun diritto ecclesiastico, n impone obblighi di credenza, n si aggrappa ad alcuna rivelazione divina dei precetti fondamentali di fede. Essa si fonda sulla conoscenza naturale e si limita ad offrire unorganizzazione pratica delle norme di vita. Samuele David Luzzatto: come Mendelssohn, anche Luzzatto sostiene che lebraismo non lespressione di alcun dogma: tuttavia, egli asserisce che la giustizia coincide con lobbedienza a tutti i comandamenti, compresi quelli che discendono dalla tradizione. Alla base dellebraismo Luzzatto rinviene tre principi: il sentimento della piet, la dialettica del compenso e della punizione, la certezza dellelezione di Israele. Theodor Herzl (1860-1904): convinto che non esista soluzione al contrasto tra antisemitismo e la volont di sopravvivenza del popolo ebraico, geloso della propria individualit e riconoscibilit: la costruzione del nuovo Stato ebraico pu avvenire o in Erez Israel, o in Argentina. Sigmund Freud: pu alludere al fatto che lantisemitismo trova le proprie ragioni nelle lacune dellidentit dei popoli che circondano quello ebraico, non sullassenza di unidentit del popolo ebraico. Edmund Husserl: il punto di partenza della riflessione husserliana la costatazione della crisi fondativa che attraversa lintera compagine delle scienze occidentali. Levidenza che levoluzione e larticolazione delle scienze non comunque riuscita a disseppellire il fondamento e il senso dellesistenza delluomo nella sua dimensione di maggiore fragilit ed esposizione, la vita del singolo, nel suo contrasto con il nulla che la circonda da ogni lato, e la minaccia dellinterrogativo sul suo valore e sulla giustificazione della sua unicit o sulla sostituibilit, mette a nudo il fatto che la tradizione filosofica e scientifica si allontanata, anzi, dalla possibilit di indicare o argomentare intorno a tale fondamento. Un quadro, per esempio, non un semplice oggetto riconducibile alla sua sola materia tessile e cromatica, ma deve essere descritto anche come unesperienza estetica complessiva, nonch come espressione di unintera visione del mondo appartenente a unepoca e a un certo individuo, ecc. Hermann Cohen Ludwig Wittgenstein: loggetto della riflessione di Wittgenstein il linguaggio. I limiti del linguaggio pertanto sono al contempo i limiti del mondo e i limiti del pensiero. Lessenza del linguaggio risiede nelle relazioni. Letica uno sguardo sul mondo nella sua totalit, gettato da oltre i suoi confini, o ordinato proprio sulla linea dei suoi limiti. Il mondo del felice un altro che quello dellinfelice. Franz Rosenzweig: a suo giudizio gli elementi essenziali dellesperienza umana sono tre: Dio, il mondo, luomo. La relazione che Dio intrattiene con i cristiani fondata sullamore, quella che lo stringe agli ebrei e radicata nella Legge. Tuttavia la Legge non esige unobbedienza serrata: ognuno libero di scegliere a quali leggi obbedire, anche se il criterio non pu coincidere con la comodit del vivere. Martin Buber: la fama di Martin Buber legata anzitutto alla sua filosofia esistenzialista, dove egli distingue tra due forme di rapporto essenziali: Io-Tu e Io-Esso. La prima rispecchia le relazioni umane.