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LO STOICISMO

1.La scuola stoica


Zenone di Cizio, intorno al 300 a.C. fond una scuola propria di cui i suoi scolari
presero il nome di stoici. Prima Crisippo di Soli, poi Zenone di Tarso e Diogene di
Seleucia, succedettero a Zenone.
Zenone, che fu allievo del cinico Cratete, presenta la dottrina stoica come
continuazione e completamento del cinismo. A differenza dei cinici, gli stoici ritengono
che per conseguire la virt sia necessaria la scienza.
La visione della scienza da parte di Zenone delinea la dottrina prevalente nello
stoicismo; egli considera la scienza stessa come virt ed indispensabile per la
condotta della vita. Il concetto di filosofia coincide con quello di virt ed tramite
lesercizio della virt che si pu raggiungere la sapienza.
Riconosciamo 3 virt generali: virt razionale (logica), virt naturale (fisica), virt
morale (etica).

2.La logica
Il criterio della verit
La logica, intesa come la dottrina che ha per oggetto i discorsi, retorica in quanto
scienza delle orazioni ed dialettica in quanto scienza dei discorsi divisi tra
domande e risposte. La dialettica a sua volta si divide in base a ci che viene trattato;
la grammatica la dialettica che tratta delle parole, la logica in senso proprio invece
la dialettica che ha per oggetto le nozioni significate (proposizioni, ragionamenti,
sofismi).
Gli stoici si pongono il problema del criterio della verit grazie al quale il pensiero
diventa guida per lazione. Secondo gli stoici la rappresentazione catalettica latto
con il quale lintelletto comprende loggetto o lazione con il quale loggetto imprime la
sua rappresentazione nellintelletto.
Zenone individua i metodi della conoscenza:

Rappresentazioni, che corrispondono alle impressioni registrate;

Assenso, cio latto con cui si assente alle impressioni;

Rappresentazione catalettica, ovvero latto con il quale lintelletto comprende


loggetto;

Scienza, il possesso saldo del sapere.

Secondo gli stoici tutta la conoscenza umana deriva dai sensi e paragonano lanima ad
una tavola bianca cui si andranno a registrare le rappresentazioni. Laccumularsi di
questultime da vita al concetto (prolessi o anticipazione) inteso come conoscenza
universale di nozioni comuni. I concetti possono essere naturali, se formati
dallaccumularsi delle rappresentazioni, o artificiali, se frutto di ragionamento.
Le categorie, ovvero i concetti pi generali, sono 4: il soggetto, la qualit, il modo di
essere e la relazione.
Il genere sommo quello dellessere, poich comprende tutto; il genere minimo
invece quello dellindividuo, inteso come specie che sotto di s non ha altre specie.

La teoria del significato


Tra le pi importanti dottrine della logica vi quella del significato; questa si pone
come alternativa alla teoria aristotelica secondo cui il concetto la rappresentazione
mentale dellessenza. Il concetto per gli stoici il segno che significa le cose e
riconosciamo in esso:
- Il significante, cio la parola (scritta o orale);
- Il significato, ossia limmagine segno della cosa;
- Il referente, cio loggetto reale, corporeo.
Paradossi, antinomie e sofismi: il dilemma del coccodrillo
Gli stoici consideravano discorsi insolubili quali paradossi, antinomie, sofismi, come
forme di ragionamento. Tali ragionamenti, ritenuti logicamente possibili, hanno
influenzato gli studiosi nel tentativo di creare appositi schemi risolutivi alle
affermazioni apparentemente insolubili. Il celebre paradosso del Mentitore o del
Bugiardo stato schematizzato Bertrand Russell, che ha risolto la contraddizione del
paradosso e ha trovato la regola per eludere le antinomie, limitando la validit
universale delle affermazioni escludendo che esse si riferiscano a se stesse. Il dilemma
del coccodrillo rappresenta degli esempi di contraddizione che si legge nella formula
del patto che il coccodrillo stipula con la madre del bambino che ha rubato: restituire il
bambino se la mamma indoviner la sua intenzione o meno di restituirlo.

3.La fisica
Concetto alla base della fisica intesa dagli stoici quella di un ordine immutabile,
razionale poich governato dalla ragione, perfetto e necessario (non pu essere
diverso da come ); coincide con Dio.
Gli stoici individuano due principi inseparabili: il principio attivo (la ragione, Dio) e il
principio passivo (la materia). Il principio attivo agisce sulla materia dando ad essa un
ordine mentre il principio passivo la sostanza priva di qualit, inerte e statica.
Principio attivo e passivo non sono luno corporeo e laltro incorporeo poich solo il
corpo esiste. Tale posizione stoica coincide con il materialismo, fondato
sullaffermazione di Platone per il quale esiste solo ci che agisce o subisce un'azione
ma solo il corpo pu agire o subire un'azione. Sono incorporee, per gli stoici, quattro
specie di cose: il significato, il vuoto, il luogo e il tempo. Tra queste non compare Dio
che, ragione universale di tutto, corpo. Dio pi precisamente pnuma, soffio vitale
che alimenta, sviluppa e accresce ogni cosa. Viene definito dagli stoici ragione
seminale nel mondo, seme di tutti i semi.
Per
quanto riguarda la cosmologia (cicli cosmici), secondo gli stoici quando dopo il grande
anno, gli astri tornano nella loro posizione dorigine si attua la conflagrazione. Si tratta
di una combustione che causa la distruzione delluniverso ma a cui segue la
palingenesi, processo per il quale luniverso si rigenera dando origine allo stesso
ordine cosmico precedente, senza alcun cambiamento. Tutto ci si ripete in eterno.
Il susseguirsi dei cicli cosmici rientra nella concatenazione necessaria che gli stoici
chiamano destino e a cui gli uomini sono sottomessi. Poich Dio ne lautore, destino
e provvidenza coincidono, ed hanno un fine perfetto (finalismo). Tale ottimismo
metafisico non nega lesistenza del male, che necessario per lesistenza del bene. La
dottrina stoica per il quale tutto Dio costituisce una forma di panteismo. Inoltre si
pone alo stesso tempo come giustificazione del politeismo, i quanto gli dei della

tradizione sono visti come parte dellordine divino. Gli stoici ammettono la mantica,
arte di prevedere il futuro grazie allordine universale del cosmo.

4.Lantropologia
Secondo la concezione stoica delluomo, lanima rientra nelle cose corporee ed
anchessa pneuma, soffio vitale. Lanima divisa in quattro parti: principio egemonico
(la ragione), i cinque sensi, il seme o principio spermatico e il linguaggio.
Gli stoici intendono la libert come essere causa di s, quindi allautodeterminazione.
Tuttavia non esiste se viene intesa come libert di scelta tra possibilit contrarie ma
come libert di adeguarsi allordine necessario e immutabile.

5.Letica
Natura, ragione e dovere
Idea alla base della filosofia stoica quella secondo cui ogni essere mira alla piena
realizzazione e conciliazione di se stesso con la natura. Tale sforzo viene indicato come
oikiosis (adattamento).
Ci avviene grazie a due forze:

listinto, che guida lanima a prendersi cura di s;

la ragione, forza attraverso la quale luomo raggiunge laccordo con la natura;

Proprio Zenone affermava che la ragione deve guidare luomo a trovare laccordo con
se stesso. A questo accordo Cleante aggiunse quello con la natura; pertanto vivere
secondo natura la fondamentale delletica stoica. Per quanto riguarda il concetto
stoico di natura, essa viene identificata dagli stoici come ordine universale perfetto e
necessario. La vita secondo natura e secondo ragione si concretizza nelletica del
dovere (conforme allordine razionale), nozione fondamentale dello stoicismo. Cicerone
ci illustra come gli stoici riconoscessero due tipi di doveri: retto (perfetto, assoluto e
solo del saggio) e intermedio (comune a tutti e realizzato grazie ad una certa
istruzione). La prevalenza della nozione del dovere conduce gli stoici a formulare la
dottrina della giustificabilit del suicidio; se infatti condizioni oggettive rendono
impossibile compiere il proprio dovere, il sapiente deve abbandonare la vita.
Il bene e la virt
Importante attuare la distinzione tra nozione del dovere e il bene. Questultimo il
risultato di una ripetuta e consolidata conformit alla natura, cio quando lazione
indicata dal dovere diventa uniforme e costante, quindi una virt. La virt pu
assumere diversi nomi, distinguiamo quindi virt specifiche a secondo dellambito cui
riferita: giustizia, saggezza, temperanza, fortezza.
Tra virt e vizio
non vi gradazione; luomo giusto o ingiusto non pu essere luno o laltro
parzialmente.
Il saggio che possiede la retta ragione fa tutto in modo virtuoso, chi invece privo
della ragione compie tutto in modo vizioso. Poich il vizio corrisponde alla follia,
luomo che non saggio pazzo.
Riconoscere la virt come unico bene porta gli stoici a formulare la dottrina delle cose
indifferenti.
Se la virt il solo bene, tutto ci che non vizio e non costituisce la virt rientra nella

categoria delle cose indifferenti. Tra queste vi sono alcune cose degne di essere
preferite (salute bellezza, ricchezza e la vita).
Le emozioni e lapatia
Altra teoria importante della filosofia stoica quella della negazione del valore
dellemozione. Questa secondo gli stoici nasce dallignoranza ed un errore della
ragione. Gli stoici distinguono quattro emozioni fondamentali: la brama, la letizia, il
timore e lafflizione. Alle prime tre, essi fanno corrispondere tre stati normali del
sapiente: la volont, la gioia, la precauzione. La condizione del sapiente lapatia,
ovvero la totale assenza di ogni emozione.
La legge naturale e il cosmopolitismo
Lordine razionale del mondo agisce anche sulla comunit umana; tale azione della
ragione divina prende il nome di giustizia e si ispira alla legge naturale. Immutabile e
perfetta, questultima si trova ala base della teoria del diritto naturale. Poich una sola
la legge che governa lumanit, una sola la comunit; il sapiente appartiene
dunque alla citt dove tutti sono cittadini (cosmopolitismo) e dove tutti sono liberi.