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“L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEL

DISCENTE SORDO: LA CLASSE”

PROF.SSA GENEROSA MANZO


Università Telematica Pegaso L’integrazione scolastica del discente
sordo: la classe

Indice

1 LE DIFFICOLTÀ DEL DISCENTE SORDO ALL'INTERNO DELLA CLASSE ------------------------------- 3


2 LE SOLUZIONI PER UNA REALE INTEGRAZIONE DEL DISCENTE SORDO ----------------------------- 6
3 ESEMPI DI GIOCHI PER CREARE L'INTEGRAZIONE ----------------------------------------------------------- 9
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 11
SITOGRAFIA ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 12

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Le difficoltà del discente sordo all'interno della


classe

Il primo atto ufficiale per l'integrazione scolastica del discente sordo è stata l'approvazione

della Legge 517/77 che dichiarava «L'obbligo scolastico sancito dalle vigenti disposizioni si

adempie, per i fanciulli sordomuti, nelle apposite scuole speciali o nelle classi ordinarie delle

pubbliche scuole, elementari e medie, nelle quali siano assicurati la necessaria integrazione

specialistica e i servizi di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli enti locali

preposti, in attuazione di un programma che deve essere predisposto dal consiglio scolastico

distrettuale».1

Dall'applicazione della Legge in poi sono emerse alcune lacune in ambito di comunicazione,

metodologia e didattica, che andrebbero colmate per realizzare una reale integrazione dell'alunno

sordo all'interno della classe.2

“Comunicare” non vuol dire solo creare uno scambio di pensieri e di idee ma anche saper

ascoltare e prestare attenzione ai sentimenti, alle espressioni facciali e del corpo; questo dovrebbe

essere realizzato in particolar modo dagli insegnanti di sostegno che affiancano gli alunni sordi al

fine di comprendere le sue difficoltà e i sui bisogni sociali, pedagogici e psicologici. L'insegnate,

inoltre, dovrebbe conoscere la lingua dei segni e utilizzare anche strumenti di comunicazione che

consentano all'alunno di captare le parole dove il residuo uditivo e gli occhi non arrivano a recepire,

1
Art. 10 Titolo III, Legge 4 agosto 1977, n. 517 (in GU 18 agosto 1977, n. 224), Norme sulla valutazione degli alunni e
sull'abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico.
2
Masci R., L'integrazione scolastica del ragazzo sordo: ostacoli e soluzioni (prima parte), in « Difficoltà di
Apprendimento. Sostegno e insegnamento individualizzato», vol. XI, n. 3, Erickson, Trento 2006, p. 405.

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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questo gli permetterebbe di apprendere in maniera completa, evitando la stanchezza mentale e,

quindi, un calo di attenzione.3

Uno degli ostacoli legato all'apprendimento della lettura labiale è il fenomeno della

coarticolazione4 che può causare un una reale difficoltà nell'uso dei giusti morfemi grammaticali.

Ad esempio in una parola dove troviamo la consonate nasale n seguita da una labiodentale f, la

prima viene anch'essa articolata come labiodentale. Inoltre non sempre tutti i movimenti articolatori

contraddistinguono visivamente i suoni della lingua, ad esempio i fonemi omologhi b e p, che

hanno lo stesso punto d'articolazione, ovvero le labbra. Pertanto alcuni vocaboli potranno essere

compresi all'interno di una frase dai discenti sordi solo se avranno una buona conoscenza linguistica

e una buona capacità di interpretazione, e questa capacità si acquisisce solo dopo molti anni di

lavoro linguistico.5

La lettura labiale viene influenzata dai fattori di confondimento visivo che rende più

complicato la lettura delle singole parole. «La didattica speciale del bambino sordo necessita sia di

essere rivisitata nell'accessibilità dei contenuti scolastici, sia di acquisire i parametri adeguati e

necessari per ridurre le difficoltà comunicative dell'alunno sordo nella scuola di tutti»6.

Il primo passo è quello di creare un buon rapporto comunicativo tra l'alunno sordo e la

classe al fine di farlo sentire parte del gruppo a tutti gli effetti. Infatti il tipico atteggiamento di

3
Ibidem.
4
La coarticolazione è «un fenomeno che si verifica durante la fonazione, per il quale ogni suono linguistico (o fono)
subisce l'influenza del contesto nel quale è articolato, vale a dire dei foni che lo precedono o lo seguono. Tale fenomeno
è studiato dalla fonetica articolatoria intersegmentale, ed è dovuto al fatto che ogni suono non è articolato
separatamente, di per sé, ma si trova in un contesto ben più ampio: nel continuum linguistico nel quale i suoni sono
concatenati in una rapida successione ininterrotta, in cui il passaggio da una configurazione articolatoria (nella quale gli
organi della bocca sono in una determinata posizione) a un'altra (nella quale gli organi devono cambiare anche
radicalmente posizione) avviene senza soluzione di continuità». Cfr. in Internet, URL:
https://it.wikipedia.org/wiki/Coarticolazione
5
Masci R., L'integrazione scolastica del ragazzo sordo, op. cit., p. 407.
6
Chilà G., Sordità, istruzione, integrazione, in Internet, URL:
http://www.rivistadidattica.com/pedagogia/pedagogia_109.htm

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questi studenti è di isolarsi a causa delle difficoltà comunicative che possono crearsi con i

compagni. Per evitare ciò e, quindi, per aiutarne l'inserimento l'insegnate, sia di sostegno che

curriculare, devono adattarsi al modo di essere del discente e individuare le migliori strategie

comunicative, tra cui:

- la distanza nella conversazione deve restare tra i cinquanta centimetri e il metro e mezzo;

- colui che parla deve tenere la testa ferma e rivolta verso l'alunno sordo ed il volto ben

illuminato;

- articolare bene le parole ed evitare di gridare;

- usare frasi brevi, semplici e complete oppure usare i segni quando l'alunno è segnante;

- scrivere la parola in stampatello per termini nuovi, per i nomi di persona o località;

- tracciare nell'aria il punto interrogativo quando si termina una domanda.7

7
Masci R., L'integrazione scolastica del ragazzo sordo, op. cit., pp. 410-411.

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2 Le soluzioni per una reale integrazione del


discente sordo

«L'insegnante di sostegno deve saper interagire con l'allievo sordo entrando nella giusta

comunicazione consona ai suoi occhi, accettando la sua diversità e non tentando di omologarlo al

modello di udente, a discapito del suo diritto di stare in sintonia con se stesso, con la sua identità e

con la sua diversità».8

Per rendere possibile ciò, l'insegnante deve creare un rapporto di collaborazione con l'alunno

costruendo anche la figura di “sordo acquisito”, un ruolo che gli permette di identificarsi e vivere la

realtà quotidiana del discente. Questo vuol dire prima di tutto conoscere la lingua dei segni e le

modalità comunicative, tuffarsi nel «bagno [sordo e] linguistico»9 dell'alunno e vivere il codice

comportamentale tipico della “cultura sorda”.

Imparare a “sentire il mondo con gli occhi” diventa l'unica maniera per trovare la migliore

metodologia d'insegnamento e realizzare una didattica speciale adeguata al discente sordo.

Occorre tenere in considerazione che il percorso scolastico del bambino sordo risulta

influenzato dalla storia personale dell'alunno. Le difficoltà saranno minori se vi è stata una diagnosi

di sordità precoce, una protesizzazione tempestiva, una terapia logopedica valida e continuativa e la

collaborazione costante ed intelligente dei genitori.10

8
Ibidem, p. 413.
9
Vaccarelli A., L'apprendimento e l'insegnamento dell'italiano a scuola: Una mediazione di fatto, in M. Fiorucci (a
cura di), Incontri: Spazi e luoghi della mediazione interculturale, Armando editore, Roma 2004, p. 222.
10
Chilà G., Sordità, istruzione, integrazione, op. cit.

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Al fine di realizzare la sua integrazione completa, è importante realizzare un ambiente di

classe in cui la comunicazione sia stimolante ed animata, alternata anche dall'uso della lingua

verbale e scritta, dalla lingua dei segni, italiano segnato esatto, dattilologia e lettura labiale e

dall'utilizzo di vari strumenti tecnologici come il computer e gli Smart Board.

Tali strumenti e modalità comunicative possono essere realmente utilizzate all'interno del

contesto classe, anche grazie all'intervento dell'Assistente alla Comunicazione.

«L’Assistente alla Comunicazione è una nuova figura professionale che opera in ambito

scolastico accanto al bambino sordo ed ha “semplicemente” il compito di facilitare la

comunicazione nel contesto di apprendimento tra docenti (curricolari e di sostegno), compagni e

alunno sordo e di rendere accessibile all'alunno i contenuti scolastici e le informazioni che lo

riguardano, fungendo così da ponte comunicativo».11

Questo profilo professionale viene contemplato nella “legge quadro”, la 104 del 1992, al

fine di garantire ad essi il diritto all’educazione e all'istruzione nelle scuole di ogni ordine e grado

scolastico, dagli asili nido all' università.

L’art. 13 comma 3 prevede “.. il servizio di assistenza per l’autonomia e la

comunicazionepersonale degli alunni con handicap fisici o sensoriali...” affidando agli Enti Locali

preposti, il compito di offrire alle famiglie e alle scuole il servizio di assistenza all’interno delle

scuole che ne fanno richiesta.

11
Ibidem.

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L’Assistente alla Comunicazione che lavora con i bambini sordi deve:

- possedere conoscenze specifiche ed essere un educatore specializzato;

- avere una conoscenza approfondita sia delle due lingue (verbale e dei segni) sia delle due

culture (cultura sorda e cultura udente);

- essere in grado di decodificare il messaggio all'alunno sordo utilizzando la strategia

comunicativa più adatta.

É bene ricordare che l’Assistente alla Comunicazione non ha alcun compito didattico,

competenza esclusiva dei docenti curricolari e di sostegno.

Per il bambino sordo, esso, rappresenta un modello comunicativo relazionale, un modello

linguistico, un punto di riferimento emotivo e un mediatore comunicativo con i coetanei e gli

adulti, un supporto all’apprendimento.

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3 Esempi di giochi per creare l'integrazione

È possibile creare alcune attività ludiche che consentano di creare l'integrazione dell'alunno

sordo all'interno della classe.

Ad esempio, per far comprendere ai compagni cosa vuol dire essere sordi si può realizzare

un gioco tutti insieme: i ragazzi si siedono in cerchio e raccontano a turno e senza voce (cioè

muovendo solo le labbra) quello che hanno fatto nel pomeriggio precedente. Questo gioco fa

emergere alcuni aspetti evidenti:

- non è semplice leggere la grafia labiale e l'attività di lettura necessita di un'attenzione

continua;

- ognuno scandisce le parole in maniera diversa;

- usare anche la gestualità spontanea rende il dialogo più comprensibile.12

Un altro gioco che sia i compagni che l'insegnante possono fare è quello di simulare il ruolo

di sordo acquisito, tappando le orecchie e restando nel silenzio più assoluto.

A turno l'insegnante li chiama a leggere senza voce (muovendo solo le labbra) brani diversi.

I compagni, contemporaneamente, devono scrivere sul foglio ciò che hanno compreso.

I brani scelti non sono casuali, hanno lo scopo di ricreare le difficoltà di leggere e gli errori

grammaticali che commettono i bambini sordi.

12
Ibidem, p. 413.

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I criteri da adottare per la presentazione dei brani da far leggere agli studenti sono:

- sostituire alcuni fonemi costituenti una parola con altri omologhi («pollo» con «bollo»);

- sostituire qualche temine con una parola che non esiste, allo scopo di far capire ai

compagni che non è semplice riconoscere visivamente i fonemi costituenti in un termine nuovo;

- scegliere frasi che contengano parole come “infatti” e “fatti” per introdurre il concetto della

coarticolazione.

Al termine dei giochi potrebbe essere interessante chiedere agli alunni cosa vuol dire per

ciascuno “essere sordi”, al fine di «dimostrare che l'esperienza della simulazione influisce sulla

percezione della sordità».13

13
Ibidem, p. 418.

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Bibliografia

 Bosi R., Maragna S., Tomassini R., L’assistente alla comunicazione per l’alunno sordo. Chi

è, come si forma. Manuale di riferimento per operatori, le scuole e le famiglie, Franco

Angeli, Milano 2007.

 Caselli M. C., Maragna S., Volterra V., Linguaggio e sordità. Gesti, segni e parole nello

sviluppo e nell'’educazione, Il Mulino, Bologna 2006.

 Masci R., L'integrazione scolastica del ragazzo sordo: ostacoli e soluzioni (prima parte), in

«Difficoltà di Apprendimento. Sostegno e insegnamento individualizzato», vol XI, n. 3,

Erickson, Trento 2006, pp. 405-424.

 Vaccarelli A., L'apprendimento e l'insegnamento dell'italiano a scuola: Una mediazione di

fatto, in M. Fiorucci (a cura di), Incontri: Spazi e luoghi della mediazione interculturale,

Armando editore, Roma 2004.

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Sitografia

Coarticolazione in Internet, URL: https://it.wikipedia.org/wiki/Coarticolazione

Chilà G., Sordità, istruzione, integrazione, in Internet, URL:

http://www.rivistadidattica.com/pedagogia/pedagogia_109.htm

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