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“LE PATOLOGIE PSICOMOTORIE:

INDICAZIONI OPERATIVE”

PROF.SSA GENEROSA MANZO


Università Telematica Pegaso Le patologie psicomotorie: Indicazioni operative

Indice

1 LE PATOLOGIE PSICOMOTORIE. SVILUPPO MOTORIO, PSICOMOTRICITÀ E PATOLOGIA ---- 3


2 INFANTILISMO MOTORIO: INDICAZIONI OPERATIVE ------------------------------------------------------- 4
3 INSTABILITÀ: SINTOMATOLOGIA, CAUSE ED INDICAZIONI OPERATIVE----------------------------- 6
4 TORPORE: INDICAZIONI OPERATIVE ------------------------------------------------------------------------------- 8
5 DISPRASSIE DEL BAMBINO ---------------------------------------------------------------------------------------------- 9
6 I DISTURBI DELLO SCHEMA CORPOREO ------------------------------------------------------------------------- 10
7 I DISTURBI DELLA LATERALIZZAZIONE: INDICAZIONI OPERATIVE --------------------------------- 12
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 15

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Le patologie psicomotorie. Sviluppo motorio,


psicomotricità e patologia

Lo sviluppo motorio riveste un’importanza notevole per la crescita armonica e lo sviluppo


complessivo del bambino.
Il movimento, infatti, viene individuato come la funzione organizzatrice di tutte le altre e il
supporto fondamentale per la vita di relazione.
Motricità e psichismo hanno relazioni reciproche tali da essere considerati due aspetti della
stessa organizzazione personale.
Il termine psicomotricità indica appunto l’interazione esistente tra lo sviluppo delle
competenze motorie e lo sviluppo psicologico complessivo.
Varie componenti psichiche influiscono sulla realizzazione del movimento.
Lo sviluppo della motricità, allo stesso tempo, permette al bambino di esplorare l’ambiente,
di entrare in rapporto con gli altri e con gli oggetti. Le prime conquiste nell’apprendimento
avvengono a livello percettivo-motorio e, nel corso dello sviluppo, l’acquisizione di maggiori
conoscenze a livello cognitivo favorisce la realizzazione di movimenti più complessi.
L’integrità del sistema nervoso centrale e periferico, dell’apparato scheletrico e muscolare
rappresenta il presupposto indispensabile per un’adeguata realizzazione esecutiva dei veri
movimenti.
Risultano, però, altrettanto importanti gli aspetti programmatici del movimento legati alle
componenti psichiche e relazionali.
La patologia può intervenire a livello neuromotorio e o a livello psicomotorio. Nel primo
caso sono presenti, ad esempio, disturbi del tono muscolare, dei riflessi, delle reazioni automatiche
ecc. Ciò avviene ad esempio, nel caso delle paralisi cerebrali infantili. Quando invece, la patologia è
di tipo psicomotorio risultano colpiti la programmazione del movimento relazionale, le abilità
manipolatorie, costruttive, prassiche, grafo-motorie, lo schema corporeo e l’organizzazione spazio-
temporale, anche se le funzioni statiche, deambulatorie e di prensione sono integre, il movimento
risulta goffo, impacciato, povero nell’intenzionalità .
Rientrano nella patologia psicomotoria specifica tre grandi sindromi e altri disturbi a carico
della lateralità, dello schema corporeo e della prassie.

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2 Infantilismo motorio: indicazioni operative


L’infantilismo motorio è una sindrome descritta per la prima volta da Duprè all’inizio del
secolo con il nome di “debilitè motrice”.
Successivamente altri autori hanno arricchito la descrizione di Duprè con vari contributi
clinici e interpretativi.
L’infantilismo motorio è causato da un’ immaturità morfo-funzionale dell’encefalo che è
alla base di un ritardo nella maturazione tonico-cinetica e di un difetto di programmazione del
movimento.
Possiamo, pertanto, trovare dei quadri di infantilismo motorio collegati a difficoltà
nell’organizzazione neurologica e altri legati alla programmazione psichica con implicazioni
psicologiche.
Si tratta, comunque, di una sindrome psicomotoria strettamente legata a fattori psichici per
cui è spesso in relazione con l’insufficienza mentale e l’intervento educativo deve avvenire anche
attraverso la psicomotricità.
I bambini che soffrono di infantilismo psicomotorio sono goffi, maldestri e lenti ed il loro
movimento è rigido e globale.
Il principale sintomo che caratterizza questo quadro,è un disturbo del controllo tonico,
definito paratonia. La paratonia consiste nella incapacità di rilasciamento volontario prima
dell’iniziativa motoria .
Oltre alla paratonia sono state descritte relazioni ipertoniche in situazioni particolarmente
cariche di aspetti emotivo-affettivi. Tali reazioni si manifestano quando il bambino deve effettuare
un’attività motoria particolarmente impegnativa di fronte ai compagni. In questi casi l’emozione e il
timore di non essere all’altezza provocano irrigidimento e un’esagerazione del movimento richiesto.
Altri sintomi tipici dell’infantilismo motorio sono i seguenti:
 Le Sincinesie, cioè quei movimenti involontari, che si verificano insieme a quelli
involontari disturbandoli. Le sincinesie si manifestano durante il movimento che
risulta globale.Il bambino, ad esempio, non riesce a rimanere immobile e a muovere
soltanto una parte del corpo. Nello sviluppo normale le sincinesie, tipiche dei primi
anni di vita, regrediscono notevolmente entro i primi tre/quattro anni e scompaiono
quasi del tutto entro il settimo anno. Il bambino conquista pian piano la capacità di

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dissociare gli schemi globali e può eseguire i movimenti fini e specifici. Se le


sincinesie non scompaiono siamo di fronte ad un ritardo motorio .
Tali aspetti sono le conseguenze a livello funzionale della parotonia e della globalità
motoria:
 La povertà di schemi motori;
 difetti di lateralizzazione;
 disturbi nell’organizzazione spazio-temporale e nel ritmo;
 difficoltà negli apprendimenti scolastici.

Per quanto concerne gli aspetti connessi allo sviluppo cognitivo, al ritardo tipico di questa
sindrome corrisponde spesso un ritardo mentale ma, in alcuni casi, può non esserci alcun legame.
Possiamo, infatti, trovare soggetti che presentano un ritardo mentale ma non evidenziano
infantilismo motorio e viceversa.
Circa le indicazioni operative, possiamo asserire che, il bambino che presenta un
infantilismo motorio necessita di muoversi molto per poter migliorare l’organizzazione tonica e
posturale di base.
È importante, dunque, permettere al bambino di vivere molteplici esperienze, a livello sia
posturale che motorio, proponendogli attività e giochi di vario genere.
L’esperienza del proprio corpo, statico e in movimento, è fondamentale anche per poter
controllare in modo preciso il proprio movimento e arricchire gli schemi motori.
L’intervento educativo, più specificamente deve poi prendere in considerazione i seguenti
aspetti:
 conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo;
 rilassamento;
 potenziamento degli schemi motori di base;
 lateralizzazione;
 sequenzialità nel movimento;
 coordinazione oculo-manuale;
 organizzazione spazio-temporale .

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3 Instabilità: sintomatologia, cause ed


indicazioni operative
L’instabilità è tipica delle prime fasi di sviluppo, ovvero quando il bambino piccolo possiede
una quantità piuttosto limitata di movimenti finalistici.
Nel periodo compreso fra il terzo e il quarto anno di vita avviene una prima regressione
dell’instabilità fisiologica, se essa non si verifica è necessario mettere a punto una valutazione
attenta delle cause.
Durante il settimo anno di vita il bambino si appropria di un maggiore controllo della sua
motricità e l’instabilità scompare.
In seguito, il permanere di una motricità dispersive e la difficoltà ad applicarsi sono alla
base della diagnosi di instabilità psicomotoria.
Tale disturbo risulta essere frequente nelle fasi iniziali delle patologie psichiatriche che
possono presentarsi in età evolutiva ma, anche in alcuni casi, si presenta come una sindrome
psicomotoria a sé stante che ha avuto, con il trascorrere del tempo, varie definizioni.
La denominazione di tale disturbo è cambiata nel corso del tempo, infatti molti autori
francesi l’hanno denominata: “ sindrome ipercinetica”. Oggi essa prende il nome di deficit di
attenzione”, in quanto il sintomo cardine di tale patologia è un difetto di attenzione.
Il bambino, in tal caso presenta una incapacità a concentrarsi e ad applicarsi.
Il difetto di attenzione è alla base del disturbo motorio che si traduce in un’iperattività
motoria, in un movimento che risulta particolarmente eccessivo .
Nel gioco motorio il bambino instabile, rispetto ai compagni compie un maggior numero di
movimenti che, però, risultano, scoordinati e meno finalizzati.
Le difficoltà emergono in modo eclatante a scuola, dove il bambino non riesce a star seduto,
è distratto ecc.
Le condizioni che determinano l’instabilità motoria sono numerose e possono essere
condivise da sindromi di differente origine .
Questi disturbi sono particolarmente presenti nei soggetti di sesso maschile e per ciò che
concerne la patogenesi, possiamo dire che essa risulta molto complessa e può essere individuata sia
a livello organico che psicologico.

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Per ciò che riguarda le cause organiche, è stata ipotizzata la presenza di un difetto nei
circuiti sottocorticali che hanno il compito di uniformare e armonizzare i vari fattori necessari per
l’esecuzione corretta e finalizzata del comportamento motorio.
Tale difetto potrebbe essere in relazione con determinate caratteristiche genetiche che
spiegherebbero anche la familiarità della sindrome e la maggiore incidenza nei maschi.
A livello psicologico si fa leva sui vissuti di insicurezza , soprattutto se le collegati a
determinate carenze affettive precoci e prolungate, sulla difficoltà di regolazione e controllo delle
emozioni.
Circa le indicazioni operative, possiamo dire che l’intervento sul piano psicomotorio deve
tendere a far acquisire al bambino maggiore attenzione e controllo del proprio movimento
attraverso attività graduali e relative ai seguenti aspetti:
 schema corporeo;
 rilassamento;
 equilibrio statico e dinamico;
 coordinazione dinamica generale e oculo-manuale.

Per aiutare il bambino a concentrare la sua attenzione e consentirgli di ampliare pian piano i
tempi di concentrazione è indispensabile predisporre un ambiente povero di stimoli.
Si dovranno proporre attivamente, tempi di applicazione limitati. Potrà risultare utile,
cambiare attività ogni volta che si verifica un’eccessiva distrazione.

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4 Torpore: indicazioni operative


Tale sindrome psicomotoria si delinea come opposta all’instabilità poiché la quantità del
movimento appare ridotta. Il bambino si manifesta lento, si muove poco e possiede un numero
limitato di schemi motori.
Nell’esecuzione di movimenti che sono finalizzati, si comporta come un bambino instabile a
causa della paratonia che è presente anche in tale sindrome.
Sul versante psicologico e comportamentale si evidenziano reazioni di tipo aggressivo.
Dal punto di vista operativo è necessario ed importante mettere a punto un intervento di tipo
psicomotorio. Esso è necessario al fine di promuovere l’interesse e la maturazione verso il
movimento, consolidare e ampliare gli schemi motori .
Le attività da proporre dovranno essere mirate al potenziamento dell’equilibrio, statico e
dinamico, della coordinazione a tutti i livelli, della percezione corporea e delle abilità
manipolatorie.

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5 Disprassie del bambino


Nelle disprassie non si evidenzia un deficit motorio nell’esecuzione dei movimenti, ma una
difficoltà nel prefigurarsi e programmare un movimento nello spazio e nel tempo.
La disprassia è una problematica complessa con complicazioni che vanno dal motorio al
cognitivo .
Le prassie, infatti, sono costituite dall’integrazione delle singole unità motorie in uno
schema programmatico mirato al raggiungimento di un determinato fine.
Il bambino mostra notevoli anomalie nello schema corporeo e nell’organizzazione spazio-
temporale; non riesce ad eseguire una serie di movimenti in sequenza, a riprodurre sequenze
ritmiche e mostra gravi difficoltà a livello grafo-motorio sia nel disegno che nella scrittura.
Dopo i sette anni, tali bambini non riescono ad andare in bicicletta senza le ruote laterali, a
vestirsi e ad allacciarsi le scarpe de soli.
Particolari sono anche le condizioni sul versante affettivo; in esso si distinguono due gruppi.
Il primo è costituito da bambini che presentano soprattutto difficoltà motorie, inibizione e
immaturità nelle relazioni interpersonali senza però, sottolineare tratti psicopatologici.
I bambini del secondo gruppo, invece, presentano notevoli alterazioni nell’organizzazione
della personalità che emergono attraverso turbe nel comportamento, difficoltà di rapporto con gli
altri, isolamento rispetto al gruppo di coetanei.
L’intervento psicomotorio deve privilegiare gli aspetti che concernono la programmazione e
la realizzazione dei movimenti più complessi, partendo dalla conoscenza del proprio corpo e delle
sue possibilità di movimento.
Sono utili pertanto, attività che riguardano:
 lo schema corporeo;
 abilità manipolatorie;
 orientamento spaziale;
 abilità ritmiche;
 coordinazione oculo-manuale.

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6 I disturbi dello schema corporeo

I problemi che si legano all’acquisizione dello schema corporeo nell’età evolutiva assumono
un grande rilievo perché compromettono le funzioni psichiche superiori e i processi di
apprendimento.
Lo schema corporeo non va confuso con lo schema motorio,in quanto per schema motorio
intendiamo la strutturazione psicomotoria, in toto di cui lo schema corporeo è parte, né con lo
schema del movimento, il quale di per sé non cambia con il variare delle proporzioni corporee,
come invece avviene con lo schema corporeo .
Il corpo, infatti, costituisce un punto di partenza e di arrivo di tutta l’esperienza, è uno
strumento di relazione e comunicazione interpersonale. .
Lo schema corporeo proviene da un processo psico-fisiologico: il soggetto elabora i dati
percettivi e li integra con le precedenti acquisizioni.
Tale processo subisce l’influenza delle necessità biologiche e dei fattori emotivo-affettivi,
cognitivi e relazionali.
Le patologie della percezione e del corpo si verificano in tutti quei casi in cui le afferenze
sensoriali risultano particolarmente compromesse. Questo avviene, ad esempio nei soggetti affetti
da paralisi cerebrale infantile e nei minorati della vista. Nel primo caso accanto al deficit motorio,
si riscontra la presenza di un disturbo della sensibilità, ragion per cui il bambino sviluppa una
percezione corretta della parte sana del proprio corpo ma mai si rappresenta quella colpita da paresi.
Il bambino dunque, può giungere a trascurare la parte “malata” fino al punto da non considerarla un
elemento del proprio corpo . Spesso non la utilizza, giungendo anche a negare le possibilità residue
che essa possiede.
Questo specifico fenomeno può presentarsi anche nella rappresentazione grafica del proprio
corpo: il bambino non disegna la parte plegica, oppure quest’ultima appare di dimensioni piuttosto
ridotte rispetto al resto del corpo.
Simili disturbi dello schema corporeo si manifestano anche negli adulti colpiti da paresi, ma
la compromissione risulta minore in quanto la patologia si innesca su una rappresentazione del
proprio corpo già completa .

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Nei soggetti che hanno subito un’amputazione di un arto si può verificare ad esempio quella
che è definita come : “percezione dell’arto fantasma”, essa si presenta nel 60-70% dei casi. I
soggetti in questo caso riferiscono fitte e dolori lancinanti come quelli associati ai crampi nell’arto
mancante .
Nei minorati della vista il disturbo percettivo del corpo risulta essere causato dall’assenza di
sensazioni visuo-spaziali e dalla carenza di quelle esperienze motorie che risultano fondamentali per
la costruzione dello schema corporeo.
I disturbi che si innescano a livello della rappresentazione del corpo sono molto frequenti
patologie più globali e riferibili ad un ritardo maturativo, nelle quali l’elaborazione delle preferenze
sensoriali si sviluppa lentamente ed è ritardata.
I disturbi dello schema motorio sono presenti anche nelle disarmonie della personalità, nei
soggetti autistici e psicotici.
Circa le indicazioni operative, le attività da proporre dovranno essere mirate al
raggiungimento di alcuni obiettivi come:
 denominare correttamente i vari segmenti corporei;
 acquisire una corretta percezione, globale e segmentaria del proprio corpo fermo e in
movimento;
 riconoscere le parti del proprio corpo sia a livello globale che analitico;
 ricomporre puzzle relativi alla figura umana;
 completare immagini relativi alla persona umana;
 riconoscere le parti del corpo in relazione allo spazio e agli oggetti;
 conoscere la funzione delle parti del corpo .

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7 I disturbi della lateralizzazione: indicazioni


operative
La lateralizzazione motoria è descrivibile come indice di maturità. Verso la fine del primo
anno di vita il bambino mostra di preferire una mano rispetto all’altra. Con il trascorrere del tempo
tale primitiva forma di lateralizzazione si sviluppa e si consolida sempre di più. In molti casi la
lateralità si acquisisce in maniera precisa entro il sesto anno di vita.
A livello funzionale sono visibili delle asimmetrie nelle abilità sia motorie che sensoriali. I
destrimani , hanno maggiore forza e agilità nella mano destra, nelle attività manipolatorie
complesse la mano sinistra ha un ruolo di sostegno.
Per quel che riguarda la sensibilità, sempre nei destrimani , mentre la mano dominante
permette una discriminazione più fine, l’altra fornisce delle sensazioni più vive, soprattutto a livello
termico.
La lateralizzazione proviene della distribuzione di competenze diverse fra i due lati del
corpo e non dal contrapporsi di una parte più specializzata ed efficiente ad un’altra che risulta
inabile.
Statisticamente parlando i destrimani costituiscono circa il 65% della popolazione, i
mancini sono il 5% e nel restante 30% troviamo una dominanza laterale incompleta, disomogenea o
non presente.
La preferenza laterale sinistra sembra avere una forte componente ereditaria.
Il mancinismo non crea alcuna difficoltà se si esclude la difficoltà di adattarsi a un mondo
di destrimani e a una scrittura che segue la direzionalità sinistra-destra. Si tratta in ogni caso, di
problemi facilmente risolvibili se non si verifica l’intervento di costrizioni educative, che hanno lo
scopo di far si che il bambino utilizzi la mano destra e non la sinistra. È in questi casi che possono
insorgere difficoltà di vario genere, a volte anche gravi (disturbi del linguaggio e nella letto-
scrittura) per cui è necessario sottolineare, ancora una volta di non intervenire per debellare il
mancinismo.
La lateralizzazione si acquisisce omogeneamente quando la dominanza è dallo stesso lato
per ogni componente, in quanto non bisogna dimenticare che essa riguarda non solo gli arti
superiori e inferiori, ma anche gli occhi e le orecchie.

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Nei casi in cui la lateralità non è ben acquisita ci troviamo di fronte ad un disturbo della
lateralizzazione che può essere dovuto a:
 mancanza di lateralità;
 iperlateralizzazione;
 lateralità incrociata.

La mancanza di lateralità mostra ambivalenza o ambidestrismo, ovvero una simmetria


funzionale destra-sinistra che comporta impaccio alla manipolazione, disritmia nell’espressione
verbale, difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura e del calcolo.
L’iperlateralizzazione si caratterizza per la dominanza esclusiva di un lato, associata alla
maldestrezza dal lato opposto.
La lateralità incrociata si verifica quando si ha l’uso prevalente della mano destra e
dell’occhio sinistro e viceversa.
Nei soggetti con lateralità incrociata sono frequenti disturbi nell’organizzazione sequenziale
e difficoltà nella letto-scrittura.
Vi sono una serie di indicazioni operative che possono essere adoperate in tal contesto,
ovvero:
 rispettare la dominanza genetica;
 consolidare la dominanza motoria della “mano leader” attraverso una serie di
 esercizi psicomotori che hanno lo scopo di raggiungere l’acquisizione di forza,
agilità
 e specializzazione in compiti diversi nelle attività bimanuali;
 favorire l’acquisizione di una migliore consapevolezza corporea in relazione
all’utilizzo privilegiato della mano, dell’occhio, del piede e dell’orecchio;
 evitare l’uso alternativo delle due mani in azioni dello stesso tipo soprattutto nel
disegno e nella scrittura, dove è necessario curare la corretta direzionalità del gesto
grafico per evitare il rischio di una disgrafia. A tal proposito il rischio più grave è
presentato da un bambino che ha un disturbo di lateralizzazione dovuto ad un errore
educativo, come accade nel mancinismo contrastato. Purtroppo all’inizio dell’età
scolare non è più possibile invertire la dominanza nella grafia per cui si può soltanto

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lasciare due tipi di dominanza, uno per le attività grafiche e l’altro per le attività
quotidiane;
 favorire e rinforzare lo schema corporeo (sia nella percezione che nella
rappresentazione);
 rinforzare l’orientamento spaziale.

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Bibliografia

 Calabrese L., L’apprendimento motorio tra i cinque e i dieci anni, Armando Editore,
Roma 2001.
 Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato vol.4. L’educazione motoria,
Editrice Tresei, Ancona 2000.
 Picq L., Vayer P., Educazione psicomotoria e ritardo mentale, Armando Editore, Roma
2002.
 Sibilio M., Le abilità diverse. Percorsi didattici di attività motorie per soggetti
diversamente abili, Edizioni Simone, Napoli 2003.
 Simonetta E., Esame del movimento. L’approccio psicomotorio neurofunzionale,
Franco Angeli, Milano 2013.
 Swain H., I grandi interrogativi della scienza, Edizioni Dedalo, Bari 2002.

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