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Università Telematica Pegaso L’Autonomia Scolastica

Indice

1 I PRINCIPI ISPIRATORI DELLA AUTONOMIA SCOLASTICA ------------------------------------------------- 3


2 AUTONOMIA DIDATTICA E AUTONOMIA ORGANIZZATIVA ----------------------------------------------- 7
3 IL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA---------------------------------------------------------------------------- 10
4 I CONTENUTI DEL POF --------------------------------------------------------------------------------------------------- 16
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 19

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 I Principi Ispiratori Della Autonomia Scolastica

La Legge del 7 agosto 1990 n. 241, che detta le nuove norme in materia di procedimento

amministrativo e di diritto d’accesso ai documenti amministrativi, meglio nota come legge sulla

“trasparenza amministrativa”, crea rispetto al passato un nuovo rapporto tra la Pubblica

Amministrazione ed i cittadini. Nasce quindi, forte l’esigenza, di dar voce, ma soprattutto piena

applicazione all’articolo 5 della Costituzione, che sancisce che la Repubblica Italiana riconosce e

promuove le autonomie locali, attua nei servizi dello Stato il più ampio decentramento amministrativo

e adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

La parola autonomia autòs + nòmos, sé stesso + legge, darsi da sé una regola o meglio un

criterio di indirizzo; quando è riferita ad un Ente pubblico indica la facoltà di realizzare le finalità

istituzionali assegnate dalla Legge, autoregolando le proprie attività, mentre il decentramento

amministrativo avvicina i luoghi di formazione delle decisioni ai contesti socioeconomici nei quali

vivono ogni giorno i cittadini.

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Il decentramento amministrativo si realizza secondo il principio di sussidiarietà, in base al

quale le funzioni devono essere assegnate al livello di governo in cui possono essere meglio esercitate

nell’interesse delle comunità locali con la conseguente attribuzione della generalità dei compiti e delle

funzioni amministrative agli Enti Locali, al fine di favorire l’assolvimento di funzioni e compiti di

rilevanza sociale all’Autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini.

Ma quando è avvenuta dal punto di vista normativo la piena autonomia scolastica?

Con il DPR 8 marzo 1999 n. 275, il regolamento recante norme in materia di autonomia delle

istituzioni scolastiche, che altro non è, che il Decreto applicativo dell’articolo 21 della Legge 15

marzo 1997 n. 59, la Legge Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni

ed agli Enti locali per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione

amministrativa.

Ma cos’è l’autonomia in un contesto così specifico, come quello scolastico?

L’autonomia scolastica è la capacità di progettare e realizzare interventi educativi di

formazione e istruzione finalizzati allo sviluppo e alla crescita della persona umana.

Gli interventi educativi previsti devono essere coerenti con i diversi contesti territoriali e con

la domanda delle famiglie, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia del processo d’insegnamento e

d’apprendimento, al fine di garantire agli alunni il successo formativo mediante l’utilizzo di risorse

umane, economiche e strutturali.

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Il processo dell’autonomia si è avuto con:

 il dimensionamento ottimale delle scuole1 ;

 l’attribuzione dell’autonomia e della personalità giuridica riconosciuta alla scuola, intesa

come capacità giuridica di essere soggetto di diritto, distinto dalle persone fisiche che

concorrono a formarlo all’interno di un ordinamento giuridico, con la facoltà di poter

compiere in nome proprio, atti giuridici;

 il conferimento della qualifica dirigenziale ai capi d’istituto con l’introduzione di un’Area

separata di contrattazione, l’Area V del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

In quest’ottica il dirigente scolastico deve:

 assicurare la gestione unitaria della scuola;

 ne ha la rappresentanza legale;

 è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio

scolastico;

 ha autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane nel

rispetto delle competenze degli organi collegiali;

 organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia;

 è titolare delle relazioni sindacali;

1
Nota: articolo 4 comma 2 del DPR 18/06/1998 n. 233

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 promuove interventi per assicurare la qualità dei processi pedagogici e la collaborazione

delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio.

Alla luce del nuovo contesto normativo diventa inevitabile conferire la funzione direttiva ai

responsabili amministrativi, che dal 1° settembre 2000 diventano dopo favorevole frequenza di un

apposito corso di formazione professionale direttori dei servizi generali e amministrativi.

In un unicum normativo il dirigente scolastico e il direttore dei servizi generali e

amministrativi (DSGA) sono chiamati a condividere la gestione di una complessa unità organizzativa.

Il DSGA ha autonomia operativa e responsabilità diretta nella definizione ed esecuzione degli

atti amministrativi – contabili, di ragioneria ed economato anche con rilevanza esterna, coadiuva il

dirigente scolastico nelle funzioni organizzative e amministrative e coordina il personale ATA posto

alle sue dirette dipendenze.

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2 Autonomia Didattica e Autonomia Organizzativa

Autonomia didattica non significa libertà nell’individuare percorsi formativi all’interno di un

ordinamento scolastico nazionale muovendosi senza alcun vincolo, in piena libertà d’azione, ma per

autonomia didattica si intende la libertà di muoversi in modo flessibile e dinamico all’interno di un

quadro precostituito di norme.

La scuola, all’interno dell’autonomia concorre a formare e istruire prima l’uomo e poi il

cittadino.

L’autonomia didattica si esercita nel rispetto delle tre libertà richiamate dalla legge n.59/1997:

 La libertà d’insegnamento;

 La libertà di scelta educativa delle famiglie;

 Il diritto ad apprendere degli alunni.

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L’autonomia didattica si esprime attraverso un curricolo, ovvero attraverso un piano di studi

che deve essere coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi indirizzi di studi, individuati

e concordati a livello nazionale.

Il curricolo è composto di tre livelli:

1. Una parte prescrittiva, con le attività e le discipline fondamentali, il monte ore annuale da

dedicavi, gli obiettivi e gli standard d’apprendimento determinati a livello nazionale;

2. Una parte opzionale, che integra il curricolo con varie offerte, lasciato all’autonomia delle

scuole, dove gli alunni hanno la possibilità e il diritto di scegliere;

3. Una parte facoltativa con l’arricchimento del curricolo attraverso attività e discipline

aggiuntive, programmate e realizzate con l’accorso di soggetti esterni alla scuola.

Mentre per Autonomia Organizzativa si intende la possibilità da parte della scuola di

organizzare la gestione del sistema scuola, ovvero l’adattamento del calendario scolastico, la

programmazione pluriennale dell’orario del curricolo in non meno di cinque giorni settimanili,

ovviamente rispettando il monte ore annuale previste per ogni singola disciplina. Le attività che

rientrano all’interno dell’autonomia organizzativa sono anche quelle di distribuire i docenti nelle varie

classi e sezioni in funzione delle eventuali opzioni metodologiche e organizzative adottate dal piano

dell’Offerta Formativa, inoltre non per ultima e non di poca importanza è l’integrazione

indispensabile con il contesto territoriale di riferimento.

All’interno dell’autonomia scolastica le scuole esercitano l’autonomia di ricerca,

sperimentazione e di sviluppo tenendo presente le esigenze del contesto culturale, sociale ed

economico delle realtà locali curando le attività di ricerca didattica sulle diverse valenze delle

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tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Le scuole, per raggiungere tali obiettivi

istituzionali, possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi.

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3 Il piano dell’Offerta Formativa

La legge 28 marzo 2003 n.53 e, particolarmente, il decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio

2004 attuativo per le scuole dell'infanzia e del primo ciclo hanno conferito nuovi strumenti di

flessibilità alle scuole autonome: l'elaborazione annuale dei Piani dell'Offerta Formativa è l'occasione

per le istituzioni scolastiche di dotarsi di percorsi formativi individualizzati e caratterizzanti (i piani

di studio personalizzati) che, pur aderendo agli obiettivi generali ed educativi definiti a livello

nazionale, raccolgono e rispondono alle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico in cui

le scuole operano.

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Il POF, rende, quindi, esplicita la pianificazione della scuola e i modi in cui si concretizza la

sua disponibilità di apertura verso l’esterno.

Il piano dell’offerta formativa (POF) è il documento fondamentale costitutivo dell’identità

culturale e progettuale della scuola, esprime la progettazione curricolare, educativa e organizzativa,

che le singole scuole adottano nell’ambito dell’autonomia.

Il piano è il progetto di studio e di formazione curricolare, che ogni singola scuola propone e

s’impegna a predisporre in favore della collettività scolastica.

Il piano elaborato dal punto di vista didattico dal Collegio dei docenti, è proposto con la

partecipazione di tutte le componenti presenti all’interno della scuola sulla base degli indirizzi

generali di gestione e amministrazione definiti in Consiglio d’istituto, che adotta il POF.

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Il POF deve individuare forme di recupero e di sostegno in modo da prevedere la

costruzione e la realizzazione di percorsi individuali d’apprendimento.

Il POF per essere efficace deve riuscire a rispondere ai seguenti criteri e possedere i

sottoelencati requisiti:

 Flessibilità, per rispondere alla caratteristica intrinseca di documento “ufficiale in continua

evoluzione” e dare spazio alle esigenze individuali pur se conformi ad uno scenario formativo

unitario;

 Modularità, in quanto il POF è visto come un mosaico di tessere diverse e complementari

che ne gestiscono;

 Integrazione, le progettualità devono essere sinergiche e convergenti da far interagire i sapere

prescelti come contenuto dell’attività di insegnamento/apprendimento con la realtà socio-

culturale, mediando gli obiettivi nazionali con quelle del contesto classe.

 Affidabilità, l’utente deve percepire con chiarezza cosa può attendersi dalla scuola, che deve

essere in grado di mantenere quanto dichiarato in termini di continua corrispondenza tra

obiettivi programmati e obiettivi attesi.

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 Attendibilità, il POF deve documentare un operare professionale positivo e proficuo,

rispondendo sia dei processi avviati che degli esiti ottenuti, in base alla scelta programmatica

di obiettivi formativi mirati e scrupolosamente realizzati.

 Contrattualità, prima dell’autonomia era lo stato che imponeva di applicare i programmi

ministeriali, dal 1.59/97 in poi, la committenza diventa plurima e reticolare: vanno tradotti i

percorsi formativi tanto gli obiettivi nazionali quanto quelli da definire in considerazione delle

istanze del territorio e dell’utenza.

 Leggibilità, il POF, ha tra le altre funzioni, quello di comunicare con l’utenza interna ed

esterna. Il POF va consegnato alle famiglie all’atto delle iscrizione, quindi deve essere

compreso in maniera chiara, fruibile, immediata, sintetica ma esaustiva circa quanto proposto.

 Responsabilità, nel POF sono presenti tutte le componenti della scuola ed, ognuno nel proprio

ambito deve rispondere alla sua ottica di miglioramento continuo. Per ogni processo infatti

deve essere possibile la immediata individuazione del diretto responsabile: chi fa cosa, come,

quando; chi risponde di ogni processo, a chi si risponde, come si risponde e quando si

risponde.

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 Verificabilità, si escludono nella stesura del POF, formule vaghe e teoriche in favore di una

esplicazione chiara e lineare. Va, infatti, assicura la riscontrabilità a posteriori delle scelte,

delle attività, degli obiettivi dichiarati, per verificarne a livello operativo la concreta

realizzazione e la validità nonché la concreta ricaduta.

 Rendicontabilità, dai criteri di responsabilità e verificabilità deriva la necessaria

rendicontabilità: la strutturazione del P.O.F. deve esser tale da poter rendere conto con facilità

quanto progettato per rifuggire dall’autoreferenzialità. L’utente prende atto, così, dei risultati

conseguiti attraverso l’azione formativa posta in essere dalla scuola, così da poter dimostrare

con appositi strumenti che tutto quanto dichiarato è stato realizzato. A tal fine possono essere

previsti momenti di confronto tra operatore ed utente, tra chi eroga e chi ne fruisce, per una

forma di bilancio dell’attività ed una eventuale riprogettazione.

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4 I contenuti del POF

Il POF possiamo strutturalo nel seguente modo:

 PIANO come “Progetto globale di tutta la scuola”: quindi non contenitore di una pluralità

sconnessa di progetti;

 OFFERTA come piattaforma utile a proiettare il servizio-scuola nell’ottica di mercato. Ciò

non scandalizzi, dal momento che la scuola-agenzia deve offrire quanto possa rispondere in

maniera efficace ed efficiente alle istanze del contesto e dell’utenza.

 FORMATIVA dal momento che il fine della singola Istituzione Scolastica è la realizzazione

di interventi di educazione, formazione, istruzione che mirino allo sviluppo delle nuove

generazioni in modo tale da poter vivere consapevolmente nella “Società complessa della

Conoscenza”.

Pertanto, nel POF convergono tutte le attività ed i progetti che costituiscono a livello

operativo la mission della scuola nella prospettiva, vision, del successo formativo dell’alunno, alla

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luce delle analisi del contesto, delle esigenze familiari, delle potenzialità del discente e nel rispetto

delle su personali attitudini: è questo complesso di cose e circostanze che rende ogni POF unico. È

necessario rimodellare di continuo il POF per renderlo sempre e comunque aderente alla realtà: ciò

favorisce il senso di identità e di appartenenza dei professionisti dell’educazione alla propria

istituzione. La scuola ed il DS che la rappresenta devono evitare la tentazione di cadere nel vuoto

protagonismo e nello sterile ripetersi: la documentazione dell’Offerta Formativa non deve diventare

una lungaggine di attività che tendano solo ad invogliare l’utenza ed ad arricchire su carta una

proposizione che non verrà mai realizzata.

La valenza del POF, nell’ottica dello sviluppo e della promozione, non è quantitativa ma

qualitativa, motivante, qualificante.

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Bibliografia

 Domenici G., Manuale dell’orientamento e della didattica modulare, La Terza, Roma-Bari

2009

 Domenici G., Progettare e governare l’autonomia scolastica, Tecnodid, Napoli 1999

 Granello S., La gestione amministrativa del POF, Tecnodid, Napoli 1999.

 Nota: articolo 4 comma 2 del DPR 18/06/1998 n. 233

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