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“GIOCHI E INTERSOGGETTIVITÀ: UN

PASSO VERSO LA COMUNICAZIONE”

PROF.SSA GENEROSA MANZO


Università Telematica Pegaso Giochi e intersoggettività: un passo
verso la comunicazione

Indice

1 IL GIOCO: UN VIAGGIO VERSO LA COMUNICAZIONE -------------------------------------------------------- 3


2 SUGGERIMENTI PER FAVORIRE LE ABILITÀ DI COMUNICAZIONE ------------------------------------- 9
3 IL GIOCO: LA PROMOZIONE DELLA COMUNICAZIONE ALL’INTERNO DELLA RELAZIONE
TRA PERSONE --------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 16
BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 20

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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1 Il gioco: un viaggio verso la comunicazione

È importante ricordare che le abilità sociali compaiono nello sviluppo normale prima di un

anno e mezzo di età e sono anticipatrici delle abilità di comunicazione. Lo sviluppo del bambino,

anche in altri settori, non segue rigide tappe sancite da precise aperture o chiusure di fase. Si deve

precisare che lo sviluppo del bambino, anche in altri settori, non segue rigide tappe sancite da

precise aperture e chiusure di fase. Lo sviluppo va pensato come un processo flessibile e vitale,

influenzato nel suo divenire dalla dotazione innata del bambino e dalla relazione con l’ambiente. Il

programma innato fornisce strutture, possibilità e limiti; l’interazione con l’ambiente ha funzione

stimolatrice ed inoltre suscita, motiva, conferma e seleziona1.

Ad esempio, la comparsa nel repertorio del bambino di alcuni precursori sociali di base

(attenzione, tolleranza dell’attivazione, interesse per il viso) comporta una nuova esperienza con

l’ambiente, e in questo interscambio fra dotazione ed esperienza nasce una nuova abilità di

relazione intersoggettiva. Essa, oltre ad essere a sua volta un’abilità formata che farà parte del

1
Xaiz C., Micheli E., Gioco e interazione sociale nell’autismo. Cento idee per favorire lo sviluppo
dell’intersoggettività, Trento, Erickson, 2001.

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repertorio della persona per tutta la vita funzionerà da precursore per lo sviluppo di un’altra abilità.

La crescita a spirale continuerà, diversificandosi e producendo ramificazioni sempre più complesse

aggregando elementi di settori diversi. Da una parte, le nuove esperienze con l’ambiente

contribuiranno a sviluppare e selezionare più raffinate e complesse abilità intersoggettive, fino a una

matura competenza sociale,; dall’altra, collegando le abilità sociali con altre componenti,

porteranno anche alla maturazione di abilità sociali con altre componenti, porteranno anche alla

maturazione e di abilità di comunicazione (ad esempio, rispondere quando si è chiamati per nome,

seguire un’indicazione, produrre un suono per ottenere attenzione, porgere la mano per ricevere un

oggetto interessante, ecc.).

Lo sviluppo di un bambino che presenta difficoltà è naturalmente meno pronto, fluido e

rapido in questa lunga strada in salita e nella possibilità di utilizzare il contatto fra componenti di

aree diverse per produrre nuove abilità. I tentativi di riabilitazione devono quindi fare i conti con la

lentezza e il ritardo, con difficoltà e bizzarrie non presenti all’interno dello sviluppo regolare. È

naturale, che anche in questi specifici casi, e nonostante tali limiti, l’attività di gioco studiata per

promuovere i comportamenti sociali finisca per influire sulle abilità di comunicazione.

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Specifiche sono le strategie di intervento e di trattamento nell’area della comunicazione per i

bambini con autismo, o con altri disturbi generalizzati dello sviluppo2.

Chi si impegna nel tentativo di favorire nel bambino lo sviluppo della capacità di attenzione

verso un’altra persona e di riferirsi ad essa, deve conoscere che le ricerche più recenti e i percorsi

riabilitativi più aggiornati nel campo della comunicazione pongono l’accento l’importanza

dell’intreccio delle due aree: comunicazione e abilità sociali.3

Lo sviluppo del linguaggio verbale, che tutti generalmente considerano come il mezzo di

comunicazione per eccellenza, si poggia infatti, sulla capacità di relazione sociale, come scoperta

che le persone si scambiano messaggi e che il proprio comportamento influenza il comportamento

di un altro, svolgendo quindi esso stesso la funzione di messaggio4.

2
Wetherby A.M., Schuler A.L. e Prizant B.M., Enhancing language and communication development: Theoretical
foundations. In D.J. Cohen e F.R. Volkmar (a cura di) , Handbook of Autism and pervasive developmental disordersi,
New York, Wiley, 1997.
3
Koegel L.K., Interventions to facilitate communication in autism, ‹‹ Journal of Autism and Developmental
Disorders››, n.5, 2000.
4
Xaiz C., Micheli E.,op.cit., p.3.

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Inizialmente per il bambino, questi messaggi sono di tipo preverbale. Tutta la rete complessa

di segnali, a volte molto sottili, che permette di riconoscere i messaggi richiede capacità di

attenzione congiunta; la motivazione a prestare attenzione si basa sugli elementi motivazionali

dell’attenzione congiunta e dell’emozione congiunta, ovvero sulla spinta a trovare piacere a

condividere con l’altro sia attenzioni che emozioni.

Chi vuole oggi, favorire lo sviluppo di abilità comunicative in un bambino con deficit in

queste area, ha sempre maggiori possibilità di insegnargli a parlare o ad usare via alternative alla

parola: immagini, sistemi particolari di comunicazione, parole scritte al computer offrono una serie

di modalità integrative o alternative per esprimersi.

Per fare ciò con successo bisogna, dare sempre grande attenzione alle sue capacità sociali e

alle forme preverbali di comunicazione, quali l’uso degli oggetti, dei movimenti e dei gesti.

L’insegnare nuovi gesti, nuove parole, nuove modalità e mezzi di comunicazione va

collegato agli effetti concreti di risposta che avranno ai bisogni materiali e di tipo emotivo del

bambino.

I genitori dunque, che giustamente desiderano che il bambino sviluppi l’uso della parola,

devono iniziare con sedute di gioco per far in modo che si favorisca innanzitutto, l’interazione

sociale. Essi dovranno stabilire con il loro bambino, una comune referenza agli oggetti e garantire

uno spazio in cui il gioco sia qualcosa di importante per tutti i soggetti coinvolti.

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Si possono suggerire tre specifici percorsi per tali bambini, si tratta di percorsi da

intraprendere e lungo i quali essi raggiungeranno senza alcun dubbio mete utili e significative per la

loro qualità di vita e per quella dei loro familiari.

Il primo percorso consiste nello sviluppo di abilità di gioco in un ambiente di relazione

sociale e apprendimento di comportamenti di riferimento sociale a un’altra persona. Quando il

bambino è molto piccolo, ciò potrebbe essere un percorso da seguire a lungo, senza troppa ansia d

intraprendere gli altri due5.

Nel secondo percorso i giochi di relazione sociale reciproca, se raggiungono un livello di

motivazione sufficiente, possono diventare motivi per far leva su attività di comunicazione

preverbale6.

Il terzo percorso si basa su un insegnamento finalizzato alla capacità di ricevere e inviare

messaggi, preverbali o verbali, ad un livello adeguato al grado generale di sviluppo del bambino e

alle sue abilità emergenti. In questo caso, il momento del gioco strutturato è uno dei contesti più

congrui, esso però, deve unirsi anche ad interventi negli altri contesti motivazionali del bambino,

come tempo libero, scuola, ecc. Se tutto ciò verrà fatto, si potrà creare , attraverso principi molto

5
Xaiz C., Micheli E.,op.cit., p.3.
6
Ivi.

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simili a quelli indicati per la costruzione dello spazio-gioco, uno spazio giornaliero per

l’insegnamento della comunicazione con attività specificamente strutturate allo scopo7.

7
Ivi.

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2 Suggerimenti per favorire le abilità di


comunicazione

Vi sono una serie di accorgimenti da considerare per far sì che l’attività di gioco con

il bambino diventi un ponte verso la comunicazione.

Si potrebbe partire immaginando di essere riusciti a trovare, con un’attenta osservazione e

sensibilità, i materiali che interessano al bambino; di aver ben organizzato lo spazio e il tempo per

la costruzione di possibilità di condividere un gioco e infine, di aver studiato le modalità per

insegnare al bambino a fare nuovi giochi e a prestare attenzione a chi propone il gioco. Si è quindi,

in possesso di un ambiente in cui svolgere delle esperienze di interazione.

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Tale ambiente è controllato e conosciuto da chi propone il gioco quasi completamente per

quanto concerne gli spazi, i tempi, i materiali; altrettanto conosciuto e controllato dal bambino.

Entrambe conoscono tutto ciò che c’è da sapere su di esso.

In questo ambiente vi è la presenza di materiali e si svolgono una serie di attività che

piacciono al bambino; in un certo qual modo si è riuscito ad andare incontro al bambino secondo il

livello delle sue abilità, il tipo di interessi, i suoi desideri sulle modalità di uso delle cose 8. Ogni

giorno è possibile svolgere con il bambino dei giochi ben consolidati, che sono ormai diventati dei

veri e propri rituali e su questi si possono ottenere che il bambino usi alcune abilità di relazione

sociale, come :

 Guardare assieme a chi gioca con lui;

 Seguire lo sguardo di chi gioca con lui;

 Rispettare i turni;

8
Xaiz C., Micheli E.,op.cit., p.3.

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 Condividere le relative emozioni;

 Sorridere di eventi piacevoli.

È indispensabile introdurre nel gioco, delle variazioni o anche dei giochi nuovi per

consentire il consolidamento delle abilità sociali acquisite e per aiutarlo a svilupparne delle altre. Si

può anche introdurre, variazioni che hanno lo scopo di favorire non solo la condivisione sociale, ma

anche la comunicazione, l’invio di messaggi e di informazioni con finalità comunicative. Pertanto ,

è necessario apportare delle modifiche all’ambiente che possano essere in grado di suscitare nel

bambino lo stimolo per inviare una comunicazione9.

È possibile effettuare una alcuni esempi. Presentare al bambino una biglia da far rotolare, ma

senza dargliela; essa verrà data al bambino appena verrà da lui inviata una richiesta. Si potrebbe

anche procedere mettendo in alto e bene in vista i materiali che vengono usati abitualmente nel

gioco amato; e iniziare quindi il rituale di gioco, fermandosi al momento in cui dovrebbero essere

usati quegli oggetti, a questo punto bisogna suggerire al bambino di guardare verso il luogo in cui

9
Xaiz C., Micheli E.,op.cit., p.3.

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essi sono stati collocati. Appena il bambino invierà dei segnali di richiesta, si dovranno prendere gli

oggetti e consegnarglieli.

Oppure, mentre si soffiano le bolle, ci si deve fermare , chiudere il barattolo e guardare il

bambino. All’inizio lo si dovrà fare per una o due volte, poi questo momento di richiesta diverrà

anch’esso un rituale entrando a far parte del gioco.

Per quello che riguarda i mezzi con i quali il bambino verrà incoraggiato a comunicare

durante il gioco, è necessario adeguarsi a quelli che sa utilizzare. Se la parola gli viene spontanea,

userà la parola, altrimenti un gesto, un suono, una postura, un semplice sguardo ecc.

In questa fase, è assolutamente necessario imparare a non bloccare lo svolgersi dell’evento,

ad esempio attraverso richieste del tipo : “Dillo meglio!”; “Dillo come sei capace”.

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Sono fondamentali la comparsa e la ripetizione dell’evento che si svolgerà secondo la

seguente sequenza:

 Modifica dell’ambiente;

 Bisogno di comunicare;

 Comparse di un atto di richiesta, espresso in qualsiasi forma,

 Soddisfazione del bisogno.

Se si lavora con un bambino piccolo, bisogna ricordare che è indispensabile dedicare molto

tempo alla promozione e al consolidamento delle abilità preverbali che un bambino a sviluppo

normale esercita per 10-12 mesi prima della comparsa delle prime parole e che rimarranno sempre

nel suo patrimonio.

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In questa fase, per il bambino con difficoltà può essere ancora problematico, forse

addirittura fonte di confusione, tensione e ansia anche solo condividere le esperienze e riferirle ad

una persona.

Spesso è possibile vedere bambini, abilissimi a seguire ogni movimento del gioco proposto,

a percepire ogni piccola variazione ed adeguarsi ad essa, che non riescono però, a guardare in faccia

la persona con cui giocano. Con un bel po’ di pazienza e alcune legittime fondate speranze su un

risultato a lungo termine possono aiutare a non fare pressione e non trasmettere al bambino l’ansia

per la mancanza di abilità10.

Tenendo conto di tutto ciò, gli atti comunicativi che si incoraggeranno potranno allora essere

espressi con una varietà di mezzi, tutti accettabili. Data la probabile immaturità di questi bambini

nell’uso di ogni tipo di mezzo comunicativo, si dovrà sforzarsi di individuare e riconoscere come

espressioni comunicative anche sguardi, movimenti, posture, tensioni del corpo suoni ecc.

10
Xaiz C., Micheli E.,op.cit., p.3.

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Nella precedente lezione si è cercato di dare specifici suggerimenti per l’uso di ciascun

gioco come ponte verso la comunicazione. È indispensabile precisare che è molto importante che la

modalità di trattamento descritta nelle lezioni precedenti, pensata soprattutto per i genitori, sia

collegata a un più generale e meditato progetto di intervento sulla comunicazione condiviso e

portato avanti insieme ad un soggetto esperto, a terapisti ed insegnanti.

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3 Il gioco: la promozione della comunicazione


all’interno della relazione tra persone

È necessario in questo caso riprendere alcune informazioni sulla natura del’autismo e di altri

disturbi simili dello sviluppo. I bambini con queste difficoltà affrontano comunemente il loro

periodo più difficile tra i due e i sette anni e, come si è più volte ripetuto, parte dei loro problemi

nasce proprio dalle difficoltà di comprensione sociale. Si deve tener conto però, ricordandolo per

l’ennesima volta, che ogni bambino è diverso dall’altro e che comunque, all’interno di tale

popolazione, esistono marcate differenze fra sottogruppi. Almeno il 50% arriva a maturare un

linguaggio di tipo verbale comunicativo, il 25% ha un’intelligenza normale o quasi normale;

seppure con caratteristiche molte diverse di funzionamento e di stile cognitivo11.

I bambini dotati di intelligenza e capacità di linguaggio appaiono quindi, molto diversi dai

loro compagni con ritardo o incapaci alla parola. anche il tipo di giochi o di interessi ai quali si

dedicano, per quanto limitati e stereotipati, appaiono molto più evoluti e in certi casi, possono anche

sembrare vicini alla normalità. Un bambino che mima in continuazione scene da videocassette, o

11
Watson L.R., Lord C., Schaffer B., Schopler E., La comunicazione spontanea nell’autismo, Trento, Erickson,1998.

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che ripetutamente mette in fila le sue macchinine, o che disegna all’infinito percorsi autostradali è

comunque molto diverso da un bambino con manierismi o stereotipie motorie, incapace di parlare e

di usare in modo appropriato gli oggetti.

La condizione certamente favorevole di alcuni di questi bambini nasconde però un rischio. I

genitori, gli insegnanti e i terapisti, notando questi reali punti di forza dovrebbero evitare di

rischiare di stabilire come meta soltanto il miglioramento del linguaggio e dell’apprendimenti della

abilità di letto-scrittura, di matematica e di altre abilità di tipo logico-cognitive. In questo modo

trascurerebbero però, che la principale origine delle difficoltà di questi bambini è comunque da

ricercare nel in menomazioni della capacità di relazionarsi con gli altri in modo reciproco 12.

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Non a caso, lo sviluppo del loro linguaggio può non accompagnarsi ad una padronanza

sufficiente delle abilità necessarie per uno scambio comunicativo. Infatti, è facile che questi

bambini comprendano da soli gli aspetti strumentali del linguaggio, ma che non colgano invece

aspetti più radicati nell’esperienza dell’intersoggettività, e dunque la condivisione di significati,

emozioni, esperienze e la motivazione a cercare tale condivisione13.

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È necessario per questo, dedicarsi molto a lungo al gioco anche con questi bambini, al fine

di favorire in essi lo sviluppo dei correlati comportamentali dell’intersoggettività, anche se questo

può sconcertare ad esempio, quei genitori che pensano che sia regressivo soffiare delle bolle di

sapone o giocare a palla con un bambino che sa riprodurre a memoria il nome delle vie che percorso

per la prima volta.

Questo approccio del gioco invece, è un modo ed una strategia efficace per dirigere l’azione

riabilitativa proprio verso quegli ambiti nei quali il bambino ha maggiormente bisogno di aiuto.

Usare i giochi come ponte verso la comunicazione vale anche per questi bambini,

ovviamente i mezzi che essi useranno nello scambio sociale avranno caratteristiche differenti e

saranno ovviamente, da subito più avanzati di quelli dei bambini con maggiori difficoltà; e senza

alcun dubbio, il resto del programma educativo dovrà essere mirato a favorire lo sviluppo di tutti i

loro punti di forza.

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Bibliografia

 Koegel L.K., Interventions to facilitate communication in autism, ‹‹ Journal of Autism and

Developmental Disorders››, n.5, 2000

 Watson L.R., Lord C., Schaffer B., Schopler E., La comunicazione spontanea nell’autismo,

Trento, Erickson,1998

 Wetherby A.M., Schuler A.L. e Prizant B.M., Enhancing language and communication

development: Theoretical foundations. In D.J. Cohen e F.R. Volkmar (a cura di) ,

Handbook of Autism and pervasive developmental disordersi, New York, Wiley, 1997

 Xaiz C., Micheli E., Gioco e interazione sociale nell’autismo. Cento idee per favorire lo

sviluppo dell’intersoggettività, Trento, Erickson, 2001

Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente
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