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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PERUGIA

Dipartimento di Filosofia, Scienze umane, Sociali e della Formazione


Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria

RELAZIONE FINALE DI TIROCINIO


Terza Annualità
Presidente del corso di laurea: Professoressa Floriana Falcinelli
Tutor coordinatore: Prof. Alessandra Schippa

Studentessa: Marta Barbabietola

Anno accademico 2019/2020


Indice

PRESENTAZIONE PERSONALE

TIROCINIO DIRETTO
• Analisi PTOF 2019/2022

Tirocinio Scuola Primaria “Luigi Masi”


• Contesto sociale
• Spazi e Tempi
• Contesto classe
• Metodologie didattiche

UDA “Dalle piante...all’erbario”

Tirocinio Scuola dell’Infanzia “V. Trancanelli”


• Attività 3 anni
• Attività 4 anni
• Attività 5 anni

Tirocinio indiretto (riflessioni)

-Corsi di recupero ore di tirocinio.


-Diari di bordo.
Presentazione Personale

Sono Marta Barbabietola e sono arrivata finalmente al quinto anno della facoltà che
scelsi cinque anni fa. Mi viene in mente come se fosse ieri quando, dopo una lunga
estate, iniziai a buttare giù la prima relazione di tirocinio. Non sapevo da dove iniziare
e avevo paura di sbagliare. La paura di sbagliare negli anni non mi ha mai
abbandonata. Solo adesso, nell’ultimo anno di università invece sto capendo
l’importanza dell’errore, punto fondamentale da dove ripartire e strumento per un
apprendimento più incisivo. Come nella vita quando sbagli impari, così a scuola e così
all’università. Questi cinque anni per me sono stati segnati da una profonda sofferenza
a cui ho saputo mettere un punto e, solo ora, con pazienza sto raccogliendo un po di
pace e di amore per me stessa. Indubbiamente il mio percorso universitario ne ha
risentito, ma al tempo stesso penso che solo chi ha sofferto è in grado di capire l’altro
ed entrare ne suo mondo. Tornando alla motivazione che mi ha spinta a intraprendere
questa scelta universitaria, che dire, io ho sempre voluto fare la maestra. Da piccola
alla domanda “che lavoro vorresti fare da grande?” rispondevo sempre “la maestra di
italiano alla scuola elementare” (all’epoca si chiamava ancora così). La mia
motivazione nasce da un episodio in particolare. All’età di 7 anni iniziai a balbettare e
all’improvviso tutto ciò che riguardava la lettura ad alta voce o il semplice parlare
davanti alla classe era diventato un vero e proprio incubo. Non riuscivo a parlare, mi
occorrevano due minuti per completare una frase. E’ stato schiacciante per me, e per
chi avrebbe dovuto ascoltarmi. Ricordo che quando toccava a me leggere tutta la
classe si metteva a ridere e io, mi bloccavo sempre di più. La maestra di italiano mi
aiutava molto, zittiva la classe e mi diceva “Marta, stai tranquilla, leggi per me”.
All’udire quelle parole io smettevo di balbettare e la mia lettura, frase dopo frase
diventava nel giro di poco molto più fluente e sciolta. Le sue parole riuscivano ad
allentare tutte le mie paure, ansie, tensioni, smettevo di pensare ai miei compagni e mi
concentravo sul suono di ogni singola lettera. Era l’unica maestra che mi chiedeva di
leggere. Ad oggi posso dire con certezza che fu la sola persona che nell’ambito
scolastico riuscì a comprendere ed accettare la mia incapacità di espressione. Sò
benissimo che la scuola, già di per sè mette a dura prova qualsiasi bambino, in quanto
ciascuno è chiamato a confrontarsi con un mondo sociale basato sulla competizione
ma io vorrei aiutare i miei futuri allievi nell’acquisizione fondamentale di una
sufficiente fiducia di base importante sia per lo sviluppo per affrontare il mondo
sociale che li circonda. Vorrei mettere in pratica la “scuola dell’inclusione” che, noi
studenti del corso, abbiamo sempre letto in molti volumi ma che poche volte nella mia
esperienza di tirocinio ho avuto l’opportunità di toccare con mano. Vorrei essere
l’insegnante capace di accogliere le specificità di ognuno, di creare un ambiente in
grado di armonizzare il proprio intervento, al fine di proporre modalità educative e
didattiche funzionali ai diversi bisogni, rendendo ciascun alunno e alunna protagonista
dell’apprendimento qualunque siano le sue capacità, le sue potenzialità e i suoi limiti.
Ed ho capito che questo può avvenire solo attraverso l’accoglienza e l’ascolto di tutti
gli alunni.
“Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà
tutta la sua vita a credersi stupido” Albert Einstein.

Tirocinio diretto
Le scuole presso le quali ho svolto le ore di tirocinio diretto, sia in presenza che in DAD sono
la scuola d’Infanzia "V. Trancanelli" di Petrignano di Assisi e la scuola Primaria "Luigi
Masi" di Petrignano, entrambe afferenti all’Istituto comprensivo “Assisi 3.”

Analisi PTOF 2019\2022

-Il PTOF si apre con l’analisi del contesto e dei bisogni del territorio. Descrive
accuratamente dove è situato l’istituto e il bacino di utenza che copre. Pone l’attenzione
sull’eterogeneità sociale e culturale, dovuta alla notevole presenza di allievi stranieri
all’interno della scuola, provenienti da varie aree europee (principalmente Albania, Romania
e Bulgaria) e dal bacino mediterraneo (Marocco e Tunisia).

Il documento descrive anche come la scuola si attivi come polo culturale e di integrazione
con iniziative rivolte ai genitori ed ex studenti con la promozione di attività a sostegno della
genitorialità. Ad esempio: club di lettura, un coro di adulti, attività di promozione
dell’apprendimento della lingua inglese e progetti di internazionalizzazione che vedono il
coinvolgimento attivo delle famiglie degli alunni. Non nasconde però anche i vincoli dovuti
servizio dei mezzi pubblici di trasporto, alla limitata capacità di spesa ed investimento e alla
necessità di lavori di potenziamento dell’impiantistica elettrica.

La scuola attraverso la scelta metodologica favorisce l’introduzione e l’utilizzazione di


tecnologie innovative. Pone grande importanza alla dimensione del "digitale, del fare e della
makeristica" nello sviluppo delle competenze digitali e di spirito di iniziativa dei propri
studenti. “L'istituto ha inserito nel curricolo degli apprendimenti, la logica ed il pensiero
computazionale mediato dalla Robotica Educativa nella scuola dell'infanzia, primaria e
secondaria di I grado. La dotazione tecnologica della scuola è quindi arricchita da device e
dispositivi costituiti da robot programmabili (Bee-boot e Blu-boot, robot DOC, kit mOway,
Mboot, Scribbler, Drawing Robots Mscara, Plotter X-Y, Ultimate 2.0, Lego Mindstorm
E3V) e relativi software di programmazione e sono stati realizzati nelle aule aumentate dalla
tecnologia spazi funzionali al loro utilizzo. “

-Dal capitole delle “Scelte Strategiche” si evince come gli obiettivi generali ed educativi
determinati dalla scuola siano coerenti a livello nazionali con i decreti attuativi della Legge
107/2015 e dalle “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari”. Riporto gli obiettivi e la mission
della scuola.
Obiettivi: “Educare i cittadini di domani, attraverso occasioni di crescita civile, eguaglianza
nelle opportunità, sviluppo di un pensiero autonomo, consapevole e critico, in una
dimensione di sostenibilità ambientale, sociale ed economica -Operare quale protagonista
del percorso educativo e formativo determinandone qualità, equità ed inclusività.”

Mission :“La scuola opera per: - applicare un modello educativo e formativo innovativo,
sostenibile e trasferibile, declinato in continuità nei tre settori scolastici, centrato su ambienti
di apprendimento stimolanti, funzionali al miglioramento continuo delle pratiche di
insegnamento-apprendimento ed all’acquisizione delle competenze chiave, -promuovere un
clima di lavoro positivo, incentrato sul benessere individuale e collettivo attraverso la
condivisione di regole, rispetto reciproco e l’instaurarsi di rapporti interpersonali pacifici e
collaborativi, -essere centro di aggregazione culturale, sociale e relazionale per i suoi
studenti e le loro famiglie lavorando in sinergia con altre agenzie formative, enti, soggetti
economico-culturali del territorio.”

La scuola propone tre percorsi di miglioramento, che riflettono a parer mio sulle esigenze del
contesto culturale della realtà locale. Come obiettivi infatti ritroviamo per esempio la
valorizzazione e il potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento
all’italiano, carenza data dal forte afflusso di studenti stranieri.

L'istituto mette in campo una vasta varietà di iniziative di ampliamento curriculare, dedicata
ai bambini dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado. Troviamo attività volte a
sviluppare competenza linguistiche della lingua straniera, per lo sviluppo della competenza
matematica, potenziamento per lo sviluppo delle abilità audio-orali in lingua inglese e anche
attività volte a prevenire e contrastare la dispersione scolastica, promuovere interventi
coerenti con gli specifici bisogni degli studenti, potenziare le life skills e compensare
svantaggi sociali, culturali ed economici.

-Nel capitolo dell’Offerta Fortmativa vengono descritte le competenze di base attese al


termine della scuola dell’infanzia in termini di identità, autonomia, competenza, cittadinanza
e il profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione. Vengono esplicitati
inoltre le iniziative di ampliamento curricolare, in linea con gli obiettivi didattici dell’istituto.

-Sono esplicitati i criteri di valutazione/osservazione degli apprendimenti. Ogni scuola del


plesso descrive tre criteri (criteri di valutazione comuni, criteri di valutazione del
comportamento, criteri per l’ammissione/non ammissione alla classe successiva) che poi
valuteranno attraverso delle griglie osservative o delle rubriche valutative anche queste
visibili.

-Uno dei temi privilegiati nel Ptof è l’inclusione. L’intenzionalità della scuola è quella di
garantire un ambiente positivo che risponda alle necessità di tutti. Si prevedono appunto
l’attivazione di percorsi personalizzati (PEI, PDP) nel rispetto del principio generale
dell’inclusione degli alunni nella classe e nel gruppo, in relazione agli alunni disabili, agli
studenti con bisogno educativo speciale (BES) e con disturbi specifici dell’apprendimento
(DSA).

“Nell'ottica dell'inclusività e dell'accoglienza, la Scuola promuove un approccio


multidimensionale teso a favorire un miglioramento della qualità della vita di tutti gli
studenti in difficoltà, sotto l'aspetto dell'autonomia e del benessere, nella prospettiva del
progetto di vita della persona.....L'attenzione della Scuola viene posta alle specificità
individuali di ogni studente, alle quali risponde con interventi e competenze didattiche e
pedagogiche diversificati ma ben amalgamati tra loro, interventi che ben riescono ad
integrarsi nella didattica comune a tutti gli alunni della classe, che punta a superare la
didattica standard, uguale per tutti gli alunni, nella visione della didattica della
differenziazione "strutturale", del design istituzionale che ha dentro di sé quella universalità
che lo rende accessibile a tutte le varie modalità di apprendimento.”

Vengono delineate inoltre tre dimensioni fondamentali per l’inclusione: valutazione,


continuità, orientamento. Sono dichiarati i criteri e le modalità per la valutazione che ha
prevalentemente carattere formativo e di valorizzazione delle specificità e potenzialità di
ciascuno. Continuità e strategie di orientamento formativo e lavorativo erano già degli aspetti
fortemente sviluppati e trovano applicazione anche nel caso degli alunni con bisogni
educativi speciali.” In ingresso all'atto dell'iscrizione la scuola opera una conoscenza con la
famiglia e, ove in età idonea, con lo studente a cura del Dirigente e dello staff che opera nel
settore dell'inclusione. Durante il passaggio di settore si procede con attività di orientamento
specifiche per tutti gli alunni DVA e DSA e colloqui individualizzati con la famiglia per
rinsaldare il clima di collaborazione. In situazioni specifiche vengono attivate anche su
consiglio delle equipe medico specialistiche che seguono gli alunni, attività di raccordo
relative al contesto ed ai nuovi team di docenza subentranti utilizzando il docente di sostegno
nella sua funzione di mediatore anche se non più operante all’interno del nuovo percorso di
studi.”

T.D. Scuola Primaria “Luigi Masi”

Contesto Sociale.

Il plesso che quast’anno mi ha accolto per svolgere il tirocinio diretto è la Scuola Primaria
Statale “Luigi Masi. L'Istituto è situato nel Comune di Assisi nella sua porzione distale che
confina con il territorio di Perugia, Valfabbrica e Bastia Umbra. Molto diffuso è la tipologia
di insediamento “sparso” con abitazioni famigliari ubicate nella campagna dell’assisano e
nella prima fascia collinare in cui sono conviventi più nuclei famigliari parentali. E’ presente
una forte rete di sostegno famigliare costituita da nonni e parenti prossimi. L’eterogeneità
sociale e culturale registrabile nel territorio favorisce diverse opportunità di crescita, infatti è
rappresentativa la presenza di allievi stranieri provenienti da varie aree europee
(principalmente Albania, Romania e Bulgaria) e dal bacino mediterraneo (Marocco e
Tunisia). La popolazione scolastica presente nell’istituto risente del trend nazionale di calo
delle nascite, inoltre sono riscontrabili nel territorio gli effetti di una progressiva
precarizzazione del lavoro, della crisi di alcuni settori quale quello dell’edilizia e
dell’aumento delle famiglie mono reddito.

Spazi e Tempi

La scuola “Luigi Masi” si trova nel centro paese. Il plesso ha nove classi e sono presenti 10
aule didattiche: la Biblioteca “Orsa Bruna”, la Palestra esterna della scuola secondaria di
primo grado, il laboratorio informatico, l’atelier creativo, l’aula multimediale di inglese e il
giardino esterno.
L’orario della struttura è a tempo “normale” con il seguente orario scolastico giornaliero (di
ingresso e di uscita): Lunedì 8;13 - Martedì 8;13 - Mercoledì 8 ;12 - Giovedì 8;13 - Venerdì
8; 13 - Sabato 8;12.

Contesto Classe
La mia esperienza di tirocinio ha inizio il 18 febbraio alla scuola “Luigi Masi” di Petrignano.
La mia tutor mi ha accolto con grande entusiasmo e si è subito dimostrata molto gentile nei
miei confronti. Ho avuto la fortuna di incontrare, nella 5B dei bambini meravigliosi che
ancora oggi ricordo con grandissimo affetto. Quando mi videro erano curiosi di sapere chi
fossi e cosa avrei dovuto fare nella loro classe e dopo la mia presentazione non sono mancate
le loro curiose domande sul mondo universitario.

Setting educativo. Il setting educativo della classe è disposto da file frontali e parallele. I
banchi sono accoppiati a due-tre, disposti frontalmente alla lavagna. La cattedra è spostata
verso la finestra, non è il centro d’interesse della classe, come invece lo è la LIM e la lavagna
tradizionale. Dato che per la maggior parte del tempo si fa uso solo della luce naturale,
l’illuminazione dei piani di lavoro varia da un’intensità troppo luminosa per i posti prossimi
alle finestre e alla penombra dei banchi posti dalla parte opposta. Le pareti dell’aula sono
coloratissime, sulla parete frontale e alle spalle degli alunni le pareti sono di colore giallo
chiaro solare e arancione tenue, le pareti laterali sono colorate di verde. Non mancano poi
poster affissi al muro raffiguranti regole grammaticali, linea dei numeri, mappe riassuntive e
linee del tempo delle civiltà storiche. Mi viene in mente una frase che studiai per l’esame di
Didattica Generale, “il setting formativo nel suo insieme veicola un determinato modello
pedagogico che, proprio in quanto agito piuttosto che espresso attraverso parole, incide in
modo profondo sul processo formativo e sui suoi significati.”(Mario Castoldi, Didattica
Generale, Mondadori, 2010, Parte prima Le parole chiave della Didattica, pag. 9).
Fondamentale quindi la connessione tra setting e relazione educativa poiché possiamo dire
che il setting è lo strumento di lavoro e ogni setting "parla", dell’impianto metodologico-
didattico che il docente ha scelto di seguire, aspetto a cui i docenti non dedicano particolare
importanza.

Il gruppo classe. La classe è composta da 19 bambini, di cui 5 stranieri. La tutor quando mi


presentò la classe la descrisse come molto confusionaria quasi come fosse impossibile spiegare
senza perdere tempo in continui richiami per mantenere il silenzio. In effetti ho potuto notare
come il gruppo-classe sia piuttosto disomogeneo. Una buona parte degli alunni si impegna
costantemente, intervenendo e partecipando attivamente durante le lezioni; desiderosi di
apprendere, di migliorare e potenziare le loro capacità. D'altra parte cisono alcuni bambini che
dimostrano poca attenzione durante le lezioni, nonostante le continue sollecitazioni
dell’insegnante, la loro partecipazione all’attività didattica è passiva. I bambini più bravi
tendono a prevalere sugli altri alzando sempre la mano per rispondere alle domande e deridendo
i compagni quando sbagliano che solitamente hanno un comportamento passivo durante la
lezione. Nel complesso all’interno della classe c’è un buon clima basato sulla collaborazione,
anche nei confronti di F. Il primo giorno di tirocinio la maestra mi parlò subito di lui, mi disse
che F. è affetto da dislessia, disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà
nella decodifica del testo. Per tutte le ore che ho passato in presenza, anche se in numero
limitato, la mia attenzione più volte è ricadeva nel comportamento di F, e nel suo
atteggiamento. Era perfettamente consapevole del suo disturbo di apprendimento tanto che un
giorno mi disse: “Sai maestra, io non ero molto bravo a leggere, ma anche adesso a volte non
capisco le parole, però ho imparato a leggere piano piano una parola per volta, poi a me le
maestre mi danno meno compiti. E quando studio mi aiuto con le mappe, posso usare il
registratore per riascoltare le lezioni e la calcolatrice per la matematica”. Le parole di F. mi
hanno molto colpita, lui non si è lasciato sopraffare da sensazioni di rabbia di frustrazione ma
al contrario ha preso coscienze del suo disturbo e con molta pazienza ci ha lavorato ogni giorno,
impegnandosi e trovando sempre un’escamotage per essere al pari con gli altri. La legge 170
del 08/10/2010 viene in aiuto a questi ragazzi; secondo l’articolo 5 dice che il bambino/ragazzo
con diagnosi DSA ha il diritto a usare i sistemi compensativi e dispensativi. Con il giusto aiuto
il bambino può superare le sue difficoltà specifiche, potenziando al massimo le sue capacità.
Infatti durante le lezioni, l’insegnante curriculare era solita usare strumenti compensativi e
dispensativi; quali la programmazione delle verifiche e interrogazioni, l’uso di mappe e di
schemi nei compiti in classe e durante l’ora di matematica si aiutava con la calcolatrice. Un
giorno però vidi il banco di F. pieno di fogli e astucci ma lui non era seduto al suo banco,
domandai alla maestra che fine avesse fatto e lei mi rispose: “E’ fuori con la maestra di
sostegno, oggi non riusciva a reggere il ritmo”. Al sentire queste parole ci rimasi male; dove
erano finiti tutti quei bei discorsi decantati dal ptof sull’inclusione scolastica? L’insegnante di
sostegno non dovrebbe essere un insegnante come tutti gli altri, al quale viene assegnato il
compito di dare il suo aiuto alla classe in cui si trova un alunno con disabilità? Non può essere
indentificato come l’insegnante dell’alunno con disabilità. L’alunno con disabilità fa parte della
classe e anziché portarlo fuori dall’aula, dovrebbe essere aiutato, supportato, indirizzato verso
il raggiungimento degli stessi obiettivi dei suoi pari con strumenti diversi. «Educazione
inclusiva vuol dire che tutti gli studenti frequentano e sono accolti dalle scuole della loro zona,
si trovano in classi regolari, appropriate alla loro età e sono supportati nell’apprendimento,
contribuiscono e partecipano a tutti gli aspetti della vita scolastica.” (UNESCO, 2009).

Metodologie didattiche: La metodologia didattica usata dalla mia tutor è di stampo tradizionale.
Le sue lezioni si articolano principalmente in tre momenti: - correzione dei compiti -
spiegazione di un nuovo argomento – esercizi sul nuovo argomento. La maestra manteneva
con gli alunni un rapporto abbastanza distaccato; non era solita chiedere loro come stavano o
scherzare insieme, era molto incentrata sugli argomenti da spiegare quasi come da poterci
mettere una v accanto una volta spiegato. Infatti Ogni qualvolta si divagava, o gli alunni
facevano osservazioni su argomenti non inerenti alla sua materia, la maestra ripotava sempre
l’attenzione sull’argomento di studio. Comunque sia era molto disponibile a far luce sui dubbi
dei ragazzi che non esitavano a chiedere ulteriori spiegazioni. Non faceva quasi mai uso del
libro e usava molto spesso la lavagna multimediale LIM. Mi è dispiaciuto non aver potuto
assistere nelle sue ore all’utilizzo di metodologie di lavoro cooperativo o di gruppo.

Costruzione UDA.
Già dal primo giorno di tirocinio io e la mia tutor ci eravamo accordate sull’argomento
e sul giorno di presentazione dell’UDA. Avrei dovuto presentare la ma attività ai
ragazzi sabato 7 marzo. Le scuole però chiusero causa covid il 6 e perciò ho dovuto
riadattare l’unita di apprendimento costruendo nuovi strumenti adeguati per la DAD.
La tutor in tutto il periodo di preparazione è stata molto disponibile. Purtroppo però
non ho potuto presentare l’unità con le relative attività poiché, per motivi di privacy,
non mi è stato permesse partecipare in modalità sincrona alle lezioni.

Dalle piante al “MIO ERBARIO”


BISOGNO FORMATIVO: Viene proposta la seguente attività al fine di saper riconoscere e
descrivere le principali strutture dei vegetali, le funzioni specifiche che ogni parte della pianta
svolge e comprendere il ruolo fondamentale che le piante hanno nei diversi ecosistemi
terrestri al fine di creare un erbario personale servendosi dei programmi digitali adatti.
COMPETENZA FOCUS: Saper classificare le piante per creare il proprio erbario
RUBRICA VALUTATIVA: La rubrica valutativa non è stata costruita poiché non ho potuto
implementare le attività.
DESCRIZIONE DEL CONTESTO: L'Istituto Comprensivo Assisi 3 e' situato nel Comune di
Assisi nella sua porzione distale che confina con il territorio di Perugia, Valfabbrica e Bastia
Umbra. Gli abitanti del territorio sono circa 5000 di cui circa il 50% residenti a Petrignano.
Molto diffuso è la tipologia di insediamento “sparso” con abitazioni famigliari ubicate nella
campagna dell’assisano e nella prima fascia collinare in cui sono conviventi più nuclei
famigliari parentali. Una rete di sostegno famigliare costituita da nonni e parenti prossimi
rappresenta un contesto di supporto affettivo ed in alcuni casi economico per i nostri studenti
e le loro famiglie. L’eterogeneità sociale e culturale registrabile nel territorio favorisce
diverse opportunità di crescita globale. Rappresentativa la presenza di allievi stranieri
all’interno della scuola in linea con il trend regionale, provenienti da varie aree europee
(principalmente Albania, Romania e Bulgaria) e dal bacino mediterraneo (Marocco e
Tunisia). Si tratta di allievi nati in Italia (>95%) che frequentano il nostro istituto per l’intero
ciclo di istruzione.

DESTINATARI: classe 5B, composta da 19 alunni.


DISCIPLINE COINVOLTE: Scienze, competenza digitale.
TRAGUARDI PER LO SVILUPPO DELLA COMPETENZA:
• Riconosce le principali caratteristiche e i modi di vivere di organismi vegetali
• Espone in forma chiara ciò che ha sperimentato, utilizzando un linguaggio
appropriato.
• Trova da varie fonti (libri, internet, discorsi degli adulti, ecc.) informazioni e
spiegazioni sui problemi che lo interessano.
• Utilizzare il PC, e programmi applicativi, per produrre testi, presentazioni, tabelle.
Avviare alla navigazione autonoma per scopi di informazione, comunicazione e
ricerca.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
-Elaborare i primi elementi di classificazione vegetale sulla base di osservazioni personali
-Osservare i momenti significativi nella vita delle piante, individuare somiglianze e
differenze nei percorsi di sviluppo di organismi vegetali.
-Produrre testi multimediali servendosi di programmi digitali adeguati, utilizzando in modo
efficace un appropriato linguaggio scientifico.
SPAZI: aula virtuale in piattaforma classroom.
TEMPI: l’unità di apprendimento sarà implementata nel mese di aprile. Le prime due fasi
saranno attuate in due lezioni diverse della stessa settimana. La terza fase sarà presentata la
settimana seguente e la quarta la settimana dopo ancora per dare tempo agli alunni di
costruire il proprio prodotto.
MATERIALI: Book online su www.storjumper.com, prove standardizzate su
www.wordwall.net.
VALUTAZIONE TEMPI E STRUMENTI: ho costruito due prove standardizzate al fine di
verificare il livello di conoscenza degli alunni.
FASI DELL’AZIONE DIDATTICA:
L'unità di apprendimento sarà suddivisa in 4 momenti distinti.
1 FASE
Nella prima fase la maestra presenterà tramite la piattaforma multimediale classroom l’ebook
“Il Regno delle Piante”

https://www.storyjumper.com/book/read/82738195/IL-REGNO-DELLE-PIANTE
Gli argomenti affrontati sono:

-piante semplici d piante complesse


-le parti della pianta e le relative funzioni
-gli elementi della foglia.
Al termine della presentazione la maestra rimane disponibile per eventuali chiarimenti e per
rispondere alle domande degli alunni.

2 FASE
Dopo un brevissimo ripasso degli argomenti dell’ebook la maestra invia le due prove
standardizzate per verificare se gli argomenti sono stati capiti o se ancora qualcosa deve
essere chiarito. Poi manderà il link del sito che indirizzerà gli alunni alle prove
standardizzate. Per ogni prova i bambini hanno a disposizione massimo 10 minuti.

https://wordwall.net/embed/play/2057/256/514 Completare le frasi inserendo le parole


giuste tra quelle proposte. (Piante semplici e piante complesse)
https://wordwall.net/play/2057/955/536 collega parti della pianta e della foglia in base alle
relative funzioni.

3 FASE
La maestra condividerà sullo schermo la presentazione dell’ebook “il mio erbario”. Dopo un
piccolo excursus sulla storia degli erbari e su quando siano nati verrà affidato il seguente
compito: “Immagina di essere un botanico in cerca di piante da classificare, ti basterà
scendere sotto casa o andare a fare una passeggiata con i tuoi genitori per raccogliere piante
da classificare.”
https://www.storyjumper.com/book/read/83012395/untitled
La maestra specificherà che gli alunni dovranno fare una ricerca approfondita in internet per
cercare tutte le informazioni possibili al fine di classificare la foglia e creare una pagina di
erbario. Si chiede anche di essiccare la foglia raccolta tramite una pressa e icollarla poi sulla
pagina dell’erbario.
I lavori poi dovranno essere rimandati alla maestra.

4 FASE
I lavori poi saranno condivisi. I bambini, uno alla volta, saranno chiamati ad accendere la
propria webcam e a mostrate la propria pagina di erbario raccontando la sua esperienza da
botanico.

Riflessioni personali sull’attività


Sono sincera, crea un’unità di apprendimento da svolgere in didattica a distanza non è
stato per niente facile. Non è stato facile nemmeno scegliere i programmi giusti per
spiegare l’argomento e le modalità per farlo. Per fortuna però durante il tirocinio
indiretto la professoressa Schippa ci ha aiutato molto, suggerendoci diverse
piattaforme per progettare attività e presentandoci attività già svolte. Mi sarebbe
piaciuto però presentare personalmente la lezione ai ragazzi e avere un riscontro dei
lavori svolti.

T.D. Scuola dell’infanzia “V. Trancanelli”


Mi sentii con la tutor quando ormai la didattica a distanza era iniziata. La maestra mi
spiegò che loro mandavano ogni lunedì una scheda alle famiglie con delle attività da
svolgere. Per ogni fascia di età ideavano delle attività basandosi su quattro
“esperienze”: ascolto narrativo, grafico logiche, manipolazione, gioco motorio. Al
genitore si faceva presente che le esperienze che venivano proposte non erano
obbligatorie e che lui stesso poteva scegliere quali far realizzare al bambino nel
rispetto del proprio tempo e della situazione famigliare e lavorativa. Lo scopo era
quello di mantenere il rapporto affettivo aiutando i bambini a comprendere questo
periodo di isolamento e di distacco dalla scuola, dai compagni e dagli insegnanti. Non
erano svolte lezioni asincrone con i bambini.
La tutor comunque non perse molto tempo a darmi delle indicazioni più dettagliate
perché era molto poco esperta di computer; l’anno successivo sarebbe andata in
pensione. Mi mandò solo uno schema vuoto della scheda che poi sarebbe stata inviata
ai genitori e inoltre mi disse anche che non era sicura di potergliela mandare.
Queste sono le attività da me proposte.
PROGRAMMAZIONE ATTIVITà PER DIDATTICA A DISTANZA 2019-2020
PERIODO DAL 11 AL 24 MAGGIO
BAMBINI 3 ANNI

L’ALBERO E LE VOCALI
ESP. ASCOLTO NARRATIVO “L’ALBERO E I SUOI AMICI”
ESP. GRAFICO LOGICO “PRIMA E DOPO”
ESP. MANIPOLAZIONE “COLORO ED ESPLORO”
ESPE GIOCO MOTORIO “MI MUOVO CON L’ALBERO E I SUOI
AMICI”

ESPERIENZA 1. L’ALBERO E I SUOI AMICI


Allegato: https://www.storyjumper.com/book/read/83516365

Obiettivo: Ascoltare e comprendere la filastrocca, avvicinare i bambini alla lingua scritta


con il riconoscimento delle vocali. Ampliare lessico e arricchire il linguaggio.

Cosa fa l’adulto: apre l’allegato e insieme al bambino ascolta la filastrocca. E aiuta il


bambino nel momento operativo

Cosa fa il bambino: insieme al genitore ascolta la filastrocca, osserva le immagini e presta


attenzione alle indicazioni date nelle ultime pagine, inventa nuove parole con le vocali.
Cosa serve: PC o tablet.
Dove siamo: ovunque, dove è possibile visualizzare lo schermo e avere una connessione
internet
Prodotto dell’esperienza: ascolto attivo, riconoscimento delle vocali e produzione di
parole.

ESPERIENZA 2. PRIMA E DOPO


Allegato: fogli da stampare. Allegato 1.
Obiettivo: comprendere gli avvenimenti cronologici in base all’ascolto e saperli mettere in
ordine
Cosa fa l’adulto: Presente al bambino le immagini. Lo stimola e aiuta nella ricostruzione
della storia facendogli delle domande
Cosa fa il bambino: dopo l’ascolto attivo ordina le immagini con l’aiuto dell’adulto in
ordine cronologico in base agli avvenimenti della storia
Cosa serve: stampante, forbici, computer, colori.
Dove siamo: casa
Prodotto dell’esperienza: immagini della filastrocca poste in ordine cronologico.

ESPERIENZA 3. COLORO ED ESPLORO


Allegato: fogli da stampare. Allegato 1
Obiettivo: esplorare colorando usando materiali e strumenti differenti, stimolare la
creatività. Incoraggiare l’incontro con l’arte.
Cosa fa l’adulto: mette a disposizioni del bambino le immagini stampate e i diversi
materiali (tempera, colori a dita, spugne, pennelli) .
Cosa fa il bambino: il bambino si diverte utilizzando liberamente i materiali predisposti
dall’adulto (tempera, colori a dita, spugne, pennelli) e colora le immagini.
Cosa serve: immagini stampate, materiali vari (tempera, colori a dita, spugne, pennarelli)
Dove siamo: ovunque
Prodotto finale: il bambino avrà realizzato in vari modi le vocali.

ESPERIENZA 4. MI MUOVO CON L’ALBERO E I SUOI AMICI


Allegato: testo “l’albero e i suoi amici”. Allegato 2.
Obiettivi: attraverso il movimento favorire l’immagine di sé, prendere coscienza del
proprio corpo e comunicare attraverso esso.
Cosa fa l’adulto: rilegge la filastrocca lentamente, lasciando al bambino il tempo di
riprodurre il movimento. Mette in evidenzia (alzando il tono di voce per esempio) le parti
del testo segnate in rosso, ovvero parti che il bambino deve riprodurre attraverso il
movimento
Cosa fa il bambino: il bambino ascolta l’adulto e durante la lettura interpreta la filastrocca
con il proprio corpo. (fa finta di volare quando arriva l’uccellino Cibrì, salta quando arriva
l’orsetto Billy, corre sul posto piano quando sta per piovere e forte invece quando la
pioggia si fa più forte ecc.
Cosa serve: testo stampato
Dove siamo: ovunque
Prodotto finale: interpretazione della storia attraverso il movimento.

Allegato 2. testo “l’albero e i suoi amici”


C’era una volta un albero gracilino che se ne stava solo soletto in un ‘ampia e distesa pianura, aveva
rami molto deboli e pochissime foglie lo abbellivano e lui si sentiva molto solo abbandonato. Un
giorno arrivò un grazioso uccellino di nome Cibrì. Era la prima volta che passava di lì. Era molto
stanco per il lungo viaggio e aveva bisogno di riposarsi. Cominciò a volare intorno all’alberello
osservandolo attentamente per capire se quei rami così leggeri potessero reggere il suo peso e alla
fine decise di posarsi su un ramo posizionato sulla destra. L’alberello fu molto felice di ospitare
l’uccellino e così i due iniziarono a fare amicizia. Insieme a Cibrì arrivò un piccolo elefantino di
nome Bubù anche lui molto stanco per il lungo viaggio fatto. Si mise sotto l’albero e tutti e tre
iniziarono a parlare. L’albero gli disse di sentirsi molto solo perchè tutti avevano paura di lui, lo
vedevano troppo gracile e troppo debole e lo consideravano inutile. L'uccellino allora decise di
aiutarlo e chiamò il piccolo orsetto Billy perché con i suoi salti rinvigorisse la terra intorno
all’albero. Poi arrivò la piccola istrice Betta che corse su e giu sul tronco facendo un solletico così
piacevole che l’alberello cominciò a ridere e i suoi rami si rafforzarono e si irrobustirono. A un
centro punto arrivò una pioggia. Prima leggere a sottile e poi sempre più forte. Seguì un fortissimo
tuono che squarciò il cielo e tutti gli amici chiesero riparo all’alberello che aprì la porta della sua
casetta e tutti si rifugiarono lì aspettando che finisse il temporale. Dopo poco tornò il sereno e un
bellissimo arcobaleno colorò il cielo. Il sole con i suoi caldi raggi riscaldò la terra, l’albero e tutti i
suoi amici. L'alberello adesso si sentiva più forte. Da quel giorno Cibrì, Bubù, Billy, Betta non
abbandonarono più l’alberello che ormai non era più solo.

ALLEGATO 1. IMMAGINI D STAMPARE RELATIVE ALLA FIABA.


PROGRAMMAZIONE ATTIVITà PER DIDATTICA A DISTANZA 2019-2020
PERIODO DAL 11 AL 24 MAGGIO
BAMBINI 4 anni

L’ALBERO E LE VOCALI
ESP. ASCOLTO NARRATIVO “L’ALBERO E I SUOI AMICI”
ESP. GRAFICO LOGICO “PRIMA E DOPO”
ESP. MANIPOLAZIONE “COLORO ED ESPLORO”
ESPE GIOCO MOTORIO “SEGUO LE ORME DELLE VOCALI”

ESPERIENZA 1. L’ALBERO E I SUOI AMICI


Allegato: https://www.storyjumper.com/book/read/83516365
Obiettivo: Ascoltare e comprendere la filastrocca, avvicinare i bambini alla lingua scritta, e
motivare un rapporto positivo con la lettura e la scrittura. Ampliare lessico e arricchire il
linguaggio.
Cosa fa l’adulto: apre l’allegato e insieme al bambino ascolta la filastrocca. E aiuta il
bambino nel momento operativo.
Cosa fa il bambino: insieme al genitore ascolta la filastrocca, osserva le immagini e presta
attenzione alle indicazioni date nelle ultime pagine (da pag. 15 a pag. 22) Associa il nome
dell’animale alla vocale e inventa nuove parole con le vocali.
Cosa serve: PC o tablet.
Dove siamo: ovunque, dove è possibile visualizzare lo schermo e avere una connessione
internet
Prodotto dell’esperienza: ascolto attivo, riconoscimento delle vocali e produzione di
parole.

ESPERIENZA 2. PRIMA E DOPO


Allegato: fogli da stampare. Allegato 1.
Obiettivo: comprendere gli avvenimento cronologici in base all’ascolto e saperli mettere
in ordine.
Cosa fa l’adulto: Presente al bambino le immagini. Pone in ordine sparso le immagini
Cosa fa il bambino: dopo l’ascolto attivo ordina le immagini presentate dall’adulto in
ordine cronologico in base agli avvenimenti della storia
Cosa serve: stampante, forbici, computer
Dove siamo: casa
Prodotto dell’esperienza: immagini della filastrocca poste in ordine cronologico

ESPERIENZA 3. COLORO E ESPLORO


Allegato: fogli da stampare. Allegato 1
Obiettivo: esplorare colorando usando materiali e strumenti differenti, stimolare la
creatività. Incoraggiare l’incontro con l’arte.
Cosa fa l’adulto: mette a dispodizioni del bambino le immagini stampate e i diversi
materiali (tempera, colori a dita, spugne, pennelli)
Cosa fa il bambino: il bambino si diverte utilizzando liberamente i materiali predisposti
dall’adulto(tempera, colori a dita, spugne, pennelli) e colora le immagini
Cosa serve: immagini stampate, materiali vari (tempera, colori a dita, spugne, pennarelli)
Dove siamo: ovunque
Prodotto finale: il bambino avrà realizzato in vari modi le vocali

ESPERIENZA 4. MI MUOVO CON L’ALBERO E I SUOI AMICI


Allegato: testo “l’albero e i suoi amici”. Allegato 2.
Obiettivi: attraverso il movimento favorire l’immagine di sé, prendere coscienza del
proprio corpo e comunicare attraverso esso.
Cosa fa l’adulto: rilegge la filastrocca lentamente, lasciando al bambino il tempo di
riprodurre il movimento. Mette in evidenzia (alzando il tono di voce per esempio) le parti
del testo segnate in rosso, ovvero parti che il bambino deve riprodurre attraverso il
movimento
Cosa fa il bambino: il bambino ascolta l’adulto e durante la lettura interpreta la filastrocca
con il proprio corpo. (fa finta di volare quando arriva l’uccellino Cibrì, salta quando arriva
l’orsetto Billy, corre sul posto piano quando sta per piovere e forte invece quando la
pioggia si fa più forte ecc.
Cosa serve: testo stampato
Dove siamo: ovunque
Prodotto finale: interpretazione della storia attraverso il movimento.

PROGRAMMAZIONE ATTIVITà PER DIDATTICA A DISTANZA 2019-2020


PERIODO DAL 11 AL 24 MAGGIO
BAMBINI 5 ANNI

L’ALBERO E LE VOCALI
ESP. ASCOLTO NARRATIVO “L’ALBERO E I SUOI AMICI”
ESP. GRAFICO LOGICO “LE VOCALI E I NUMRI”
ESP. MANIPOLAZIONE “DISEGNO A E I O U ”
ESPE GIOCO MOTORIO “SEGUO LE ORME DELLE VOCALI”

ESPERIENZA 1. L’ALBERO E I SUOI AMICI


Allegato: https://www.storyjumper.com/book/read/83516365
Obiettivo: Ascoltare e comprendere la filastrocca, avvicinare i bambini alla lingua scritta, e
motivare un rapporto positivo con la lettura e la scrittura. Ampliare lessico e arricchire il
linguaggio
Cosa fa l’adulto: apre l’allegato e insieme al bambino ascolta la filastrocca. Nel momento
operativo, legge le domande al bambino e lo stimola sia nel ricavare risposte giuste che
nel trovare parole nuove.
Cosa fa il bambino: insieme al genitore ascolta la filastrocca, osserva le immagini e presta
attenzione alle indicazioni date nelle ultime pagine (da pag. 15 a pag. 22) Associa il nome
dell’animale alla vocale e inventa nuove parole con le vocali
Cosa serve: PC o tablet.
Dove siamo: ovunque, dove è possibile visualizzare lo schermo e avere una connessione
internet
Prodotto dell’esperienza: ascolto attivo, riconoscimento delle vocali e produzione di
parole.
ESPERIENZA 2. LE VOCALI E I NUMERI
Allegato: -------
Obiettivo: Sviluppare la familiarità con i numeri, avvicinandolo alla conoscenza del
numero e alla struttura delle prime operazioni.
Cosa fa l’adulto: Presente al bambino le vocali A E I con dei bastoncini (ad esempio le
stecche di gelato o dei cartoncini rigidi, o anche pasta a forma di spaghetto). Dovrà
formare le vocali con il materiale indicato. 3 bastoncini per formare la A, 4 bastoncini per
formare la E e 1 bastoncino per formare la I. L’adulto dovrà far contare al bambino quanti
bastoncini formano una singola vocale, glie li farà raggruppare e classificare in ordine
crescente e decrescente. Domandare al bambino, quale lettera è composta da più
bastoncini e quale da meno.
Cosa fa il bambino: segue le indicazioni dell’adulto e conta i bastoncini, li confronta e li
classifica.
Cosa serve: bastoncini\cartoncini\ spaghetti di pasta
Dove siamo: ovunque
Prodotto dell’esperienza: Il bambino raggruppa e ordina oggetti e materiali secondo criteri
diversi, ha familiatirà sia con le strategie del contare e dell’operare con i numeri.

ESPERIENZA 3. DISEGNO A E I O U
Allegato: ------
Obiettivo: si esprime attraverso attività manipolative utilizzando materiali e strumenti
differenti
Cosa fa l’adulto: l’adulto chiede al bambino quali sono le vocali e dopo averle elencate gli
mette a disposizione diversi materiali (tempera, mollette di varie lunghezze, colori a dita,
spugne, pennelli)
. Con questi dovrà guidare il bambino nella scrittura delle vocali, anche più volte.
Cosa fa il bambino: il bambino realizza le vocali utilizzando liberamente i materiali
predisposti dall’adulto (tempera, mollette di varie lunghezze, colori a dita, spugne,
pennelli) su un foglio da disegno
Cosa serve: foglio da disegno, materiali vari (tempera, mollette, colori a dita, spugne,
pennarelli
Dove siamo: ovunque
Prodotto finale: il bambino avrà realizzato in vari modi le vocali.
ESPERIENZA 4. SEGUO LE ORME DELL VOCALE
Allegato: --------
Obiettivi: prendere coscienza del proprio corpo, familiarizzare con la lingua scritta
attraverso il movimento e lo spazio
Cosa fa l’adulto:
Traccia sul pavimento con nastro adesivo colorato le vocali
Cosa fa il bambino: il bambino cammina sopra la vocale; ha così modo di comprendere
che la lettera è costituita da un insieme di linee (verticale, orizzontali) e ha eseguito il
percorso della lettera per memorizzarne il movimento. Sceglie uno schema motorio tra
quelli conosciuti (strisciare, camminare, correre, saltellare, ecc.).
Cosa serve: pavimento e nastro adesivo
Dove siamo: in casa
Prodotto finale: percorso motorio dato dalle linee delle vocali.

Riflessioni personali sull’attività


Attraverso queste attività ho cercato di sollecitare la curiosità e creare delle occasioni
di apprendimento e piste di lavoro volte a promuovere e organizzare la competenza.
Con l’ebook digitale creato con il programma “storyjumper” ho cercato di
incoraggiare un progressivo avvicinamento dei bambini alla lingua scritta, motivando
un rapporto positivo e divertente al fine di sviluppare le competenze di arricchire il
proprio lessico, comprende parole e discorsi, ascoltare e comprende narrazioni. Le
attività dedicate ai bambini di 3 e 4 anni, ruotano intorno alla fiaba; il bambino è
chiamato, sempre con l’aiuto del genitore a disporre in ordine cronologico le
immagini relative alla storia, si vuole poi sviluppare la creatività e la manipolazione
fornendo ai bambini diverti strumenti per colorare le immagini usate nell’attività
precedente. In fine l’ultima attività è centrata sullo sviluppo del potenziale
comunicativo ed espressivo attraverso i movimenti corporei. I bambini di 5 anni sono
invece orientati verso una vera e propria conoscenza delle vocali. Queste sono il
centro di ogni attività: vengono prima visualizzate nella fiaba, riprodotte poi da loro
stessi usando diversi materiali, poi colorate e infine vengono adoperate come percorso
motorio.

TIROCINIO INDIRETTO
Il tirocinio indiretto è stato, quest’anno in particolare, uno strumento formativo
fondamentale poiché mi ha permesso di avere, anche con l’entrata della didattica a
distanza, un continuo supporto all’interno del tirocinio diretto. Durante gli incontri di
tirocinio non sono mancati i lavori di gruppo e le condivisioni delle proprie
esperienze, molto utili come spunto di riflessione e discussione. Siamo partiti dal
nostro bisogno formativo e da lì poi la professoressa ha declinato gli argomenti che
avremmo affrontato insieme. Inizialmente i siamo soffermati sulla struttura di un
diario di bordo, abbiamo riflettuto sull’analisi del PTOF e ci siamo cimentati sulla
costruzione di rubriche valutative e di diverse UDA. Quando poi il 7 marzo le scuole
sono state costrette a chiudere causa covid, i nostri incontri sono proseguiti in
modalità online sulla piattaforma “Iteams”. E’ stato molto utile analizzare la nota
MIUR 388 del 17 marzo 2020 che chiariva le Prime indicazioni operative per le
attività di didattica a distanza. Vorrei approfittare per fare una breve riflessioni sui
punti di forza e criticità che hanno caratterizzato la didattica a distanza di questi mesi.
A mio avviso attraverso la DAD i bambini hanno rafforzato l'uso e il potenziale delle
tecnologie innovative per l'istruzione scolastica, hanno sviluppato autonomia,
responsabilità e organizzazione nelle attività didattiche e hanno avuto la possibilità
comunque di proseguire il percorso di studi. D’altro canto però inevitabilmente la
modalità online ha evidenziato una mancanza di interazione che invece si ha in
presenza tra alunni e insegnanti, c’è stata una maggiore difficoltà nella gestione della
classe e una maggiore distraibilità. Grazie al tirocinio indiretto mi sono potuta mettere
alla prova, durante i lavori di gruppi, ho imparato molto dai miei colleghi e dalla tutor
che si è sempre dimostrata molto disponibile.

Diari di bordo
Martedì 18/02/2020

Come da accordo con la mia tutor sono arrivata a scuola per l’inizio delle lezioni, alle
ore 8. Anche quest’anno, come ogni primo giorno di tirocinio sento delle sensazioni
contrastanti, da un lato non vedo l’ora di relazionarmi con un nuovo ambiente scuola,
conoscere gli alunni della V B e le altre insegnanti, dall’altra c’è sempre il timore di
trovare un clima ostile come è successo lo scorso anno. Tutte queste ansie però sono
state messe a tacere dal primo passo fatto nella scuola. L’edificio è nuovo e si trova a
pochi passi dal centro del paese. La mia tutor, che mi aveva visto parcheggiare la
macchina mi ha accolto all’ingresso della porta principale con un grande sorriso. Le
pareti della scuola sono molto colorate, piene di cartelloni; le aule delle classi prime,
seconde e terze di trovano al piano terra insieme alla biblioteca, mentre la quarta e
quinta sono al piano superiore. Prima di entrare in classe la tutor mi presenta la classe
come molto confusionaria, quasi come fosse impossibile spiegare senza perdere tempo
in continui richiami per mantenere il silenzio. In effetti una volta entrata in classe i
bambini non mi degnarono nemmeno di uno sgurardo per quanto erano intenti a
giocare e ridere tra di loro. La maestra attira l’attenzione con due urla bella forti e tutti
si zittiscono. Io mi presentai e dissi alla classe chi fossi e perché ero lì con loro. La
classe è composta da 19 bambini di cui 5 sono stranieri. I banchi sono disposti in file
frontali parallele e la cattedra è sposata verso la finestra. Le pareti sono coloratissime
e non mancano poster che riportano le regoline grammaticali, la linea del tempo e le
operazioni con le relative proprietà. I bambini mi fanno subito moltissime domande
sul percorso universitario: “Ma perché hai fatto l’università?” “Ma quindi dopo le
medie si può scegliere tra superiori o università?” “Ma quanto sono grandi i libri da
studiare?”. Avevo capito che ancora non avevano ben chiaro il percorso di studi,
(infanzia, primaria, medie, superiori, medie) così con molta tranquillità e senza
nemmeno accorgermene chiesi un gesso alla maestra e disegnai alla lavagna un
grafico riportando i livelli di istruzioni così che avessero qualche nozione in più. Mi
venne poi molto spontaneo, collegandomi al discorso che ormai era avviato di
chiedere a ogni bambino che lavoro volesse fare da grande. Al termine del giro la
maestra con molta fretta dettò le domande per la verifica scritta di scienze. Mentre la
tutor distaccava i banchi alcuni bambini avevano un visino molto impaurito. La
maestra dettò 8 domande a risposta aperta sull’apparato digerente. 1) cosa è il bolo ?
2) dove agiscono i succhi grastrici? 3) I succhi gastrici in cosa trasformano il bolo? 4)
come si chiama la prima parte dell’intestino? 5) come si chiama la seconda parte
dell’intestino? 6) come avviene la digestione? 7) dove si accumula il materiale di
scarto ? Da dove viene eliminato? 8) cosa è l’epiglottide?. La maestra, chiamata dalla
bidella, mi lascia solo con i bambini che scrivevano concentrati. Notai che F. aveva il
libro sotto le ginocchia. Mi avvicinai a lui e sotto voce gli dissi che non si poteva
usare il libro durante una verifica. Il suo vicino di banco mi disse subito “Nono
maestra lui può guardarlo.” F. fece segno di approvazione con la testa e io sorridendo
mi allontanai. Durante la ricreazione chiesi alla maestra se F. avesse qualche disturbo
di apprendimento e lei mi dissi che si, era dislessico. Durante l’ora di grammatica ero
seduta per puro caso vicino a F. E quando la maestra si assentò per cercare delle
schede che aveva stampato lui mi disse: “Sai maestra, io non ero molto bravo a leggere,
ma anche adesso a volte non capisco le parole, però ho imparato a leggere piano piano una
parola per volta, poi a me le maestre mi danno meno compiti. E quando studio mi aiuto con le
mappe, posso usare il registratore per riascoltare le lezioni e la calcolatrice per la
matematica.” Mi fece molta tenerezza, e gli sorrisi, mi complimentai con lui e gli dissi che gli
stessi obiettivi che potevano raggingere gli altri erano raggiungibili anche da lui.

Mercoledì 19/2/2020
Si inizia questa nuova giornata con la geografia. La maestra entra in classe tra le urla
dei bambini, li invita prontamente a sedersi ai propri posti e a prendere il libro. Dopo
un primo momento di confusione i bambini si sistemano e la maestra annuncia la
verifica a sorpresa. Concede loro dieci minuti per ripassare, i bambini che erano molto
tesi, rileggevano in silenziosamente le pagine del libro. Prima di dare il foglio con le
domande, per tranquillizzarli, l’insegnante legge i quesiti della verifica, chiede agli
alunni se le domande sono difficili e loro sorridendo si sistemano nel banco e iniziano
a rispondere. Mi è impossibile non notale la differenza dell’atteggiamento dei bambini
alle due prove scritte che hanno affrontato in due giorni consecutivi. Durante la
verifica scritta di scienze i bambini erano quasi terrorizzati, avevano paura di
sbagliare, invece, per quella di geografia erano molto tranquilli e sorridenti anch se la
verifica non era stata preannunciata. Ma se la modalità di verifica è la stessa, forse il
loro diverso stato d’animo può essere determinato dal rapporto con l’insegnante?
Effettivamente la maestra di geografia ha un atteggiamento molto più amichevole con
gli alunni. Sia prima, durate che al termine della lezione chiede a ogni bambino cosa
ha fatto il giorno prima e loro sono sempre molto sorridenti e leggermente meno
rumorosi. L’insegnante poi usa parlare con il microfonino e questo attirava molto
l’attenzione dei bambini.

Dopo le due ore di geografia è entrata la maestra di religione che li fa subito lavorare
su il disegno di S. Francesco. Mi spiega che la scuola ha aderto al concorso lanciato
dal comune di Assisi. A ogni scuola è stato assegnato un pezzo della storia della vita
di S. Francesco di Assisi; al termine del tempo concesso i disegni verranno inviati al
comune e sarà premiato il disegno più bello. Dopo aver riletto più volte il testo
dedicato alla scuola la maestra chiede alla classe come dovrebbe essere strutturato
secondo loro il disegno; tutti intervengono, la maestra uno per uno li corregge e dice
che sarebbe bello inventare anche qualche dialogo.

26\2\2020
Sono arrivata a scuola alle 8, per l’inizio delle lezioni. Oggi l’orario prevede due ore
di matematica con la mia tutor e un’ora di inglese. Quando sono arrivati i bambini
salivano e scendevano le scale portando al piano superiore libri e cartelloni. Fermai
allora Luigi per chiedergli cosa stavano facendo e lui mi rispose che finalmente
Damiano aveva tolto le stampelle e potevano tornare nella loro vecchia aula. A
trasloco finito, quando tutti erano seduti la mia tutor iniziò la lezione di matematica. Si
parte con la correzione dei compiti: tre problemi sull’area del cerchio e il calcolo della
circonferenza, argomento che era stato spiegato sabato. Chiamò alla lavagna Beatrice
per correggere il primo problema. La maestra la bloccò subito dicendole che per prima
cosa doveva disegnare la figura e solo dopo aver inserito tutti gli elementi di cui
parlava il testo, scrivere i dati. Beatrice però dopo aver disegnato il cerchio si fermò,
non sapeva come rappresentare il diametro. La maestra si alzò e si avvicinò alla
lavagna chiedendole se veramente avesse studiato e fatto i compiti a casa, lei non
rispose e molto arrabbiata la mia tutor la mandò al posto. Chiese alla classe chi non
aveva studiato e in tre alzarono la mano. “Ovviamente sempre i soliti. Chiudete tutti i
quaderni che ora interrogo”. Tutti chiusero il quaderno e la maestra iniziò a fare
domande sul cerchio. Chiamò per prime Lavinia e Javar che stavano parlando tra di
loro, gli chiese la formula dell’area del cerchio ma loro non risposero, metà classe alzò
la mano ma la maestra continuò a chiamare chi non aveva alzato la mano per
rispondere. Dopo che anche altri bambini non risposero rivolgendomi a me disse
“Ecco questo è l’esempio di come studiano i bambini di una quinta elementare, che
dopo un’intera lezione sul cerchio fatta due giorni fa, non hanno avuto nemmeno un
momento per riguardare le formule. Facevano bene i miei maestri che ci facevano
imparare a memoria tutte le formule e noi dopo ce le ricordavamo benissimo. La
memorizzazione è stata demonizzata dalla scuola odierna, noi maestre non ci
possiamo più permettere di fargli imparare le cose a memoria, è troppo faticoso per
loro. Ora invece è tutto spiegato, tutto dimostrato, ma a che serve se nessuno poi
studia? Ora scrivete tutti sul quaderno, “visto che non ho studiato scrivo per 10 volte
la formula dell’area”. Dopo essere uscita e poi rientrata mi disse ancora “Tanto nella
vita pratica di tutti i giorni, una volta usciti da qui e dalle scuole superiori gli servirà
sapere non la spiegazione, ad esempio cosa è 3,14 ma solo la formula per calcolare, ad
esempio la misura della tovaglia di un tavolo”. Quando i bambini finirono di scrivere
le 10 righe la maestra chiamò alla lavagna Nicholas che risolse tutti i problemi in
cinque minuti. la maestra non gli fece nessun complimento, come faceva di solito e lo
rimandò a posto. La mattinata è proseguita con geografia e storia. E’ stato impossibile
non notare il cambiamento di atteggiamento dei bambini con l’altra maestra. Appena
entrò in classe chiese subito come stavano e com’erano andati i compiti per casa, se
avevano trovato qualche difficoltà e iniziarono a correggerli. Tutti i bambini avevano
risposto alle domande per casa. Durante la lezione, i bambini alzavano la mano e
intervenivano, non avevano paura di sbagliare e si sentivano liberi di dire qualsiasi
cosa. La maestra accoglieva ogni intervento, dava importanza a ogni singola manina
alzata, ancora di più ai bambini che, la mano non l’alzavano mai.

28/2/2020
Al suono della prima campanella la tutor consegnò la verifica a sorpresa sulle formule
dell’area e circonferenza dei poligoni regolari tranne il cerchio. Tutti fecero una faccia
sorpresa e spaventata al tempo stesso, non se lo aspettavo e Nassim disse subito “Ma
maestra mica ce l’avevi detto” e lei rispose “io non sono tenuta a dirvi niente, voi
dovete studiare ogni giorno quando ci sono io, ve lo dico sempre.” Alessio consegnò
le verifiche. La maestra di sostegno che affiancava Davide prese dal suo zaino il
quaderno di geometria. Lei gli faceva vedere dove erano scritte le formule delle figure
geometriche che le domanda chiedeva in modo che lui doveva solo ricopiarle. Non mi
è sembrato proprio un metodo molto formativo per lui, in quanto viene annullato del
tutto lo sforzo cognitivo. A lui non è lasciata nemmeno la possibilità di vedere
l’immagine, riconoscerla e ritrovarla sul suo quaderno. Ogni volta che riusciva a
ritrovare la formula giusta (doveva distinguere solo la circonferenza dall’area) la
maestra gli diceva “bravissimo”. Al suono della seconda campanella gli alunni
consegnarono la verifica e si precipitarono a prender e la merenda. La mattinata
prosegue con due ore di inglese. Abbiamo abbandonato l’aula e ci siamo recati nella
“English room”; una stanza non molto grande, i banchi erano disposti in file frontali
parallele e ogni bambino aveva il suo posto. Alle pareti erano affissi cartelloni con
regole grammaticali, parole chiave e disegni con scritte in inglese. Si inizia con la
correzione del compito per casa che prevedeva l’ascolto di una canzone in inglese e il
disegno che esprimeva l’emozioni che la melodia della canzone suscitava nel
bambino. La maestra inizia la correzione chiedendo a ciascun bambino quale canzone
avesse ascoltato e chiese anche di fargli vedere il disegno. I disegni erano tutti molto
belli, alcuni riportavano solo sghizzi di colore, altri invece raffiguravano il contenuto
della canzone. “Ma ragazzi, non dovevate disegnare il contenuto della canzone,
dovevate fare un bel disegno sull’emozione che vi suscitava, o su un ricordo. Sennò vi
avrei detto di ascoltare la canzone in italiano no?” Luigi rispose con le lacrime agli
occhi “ma io mi sono impegnato tanto, mamma mi ha fatto leggere la traduzione e io
ho fatto il disegno”. La maestra un po alterata rispose “Ecco, quante volte ve l’ho
detto che i compiti li dovete fare voi da soli, siete voi che siete in classe e ascoltate
quello che vi dico, mica i vostri genitori. Comunque stai tranquillo, il tuo disegno è
bellissimo, però la consegna era un’altra. Me lo rifai per la prossima volta ok?” . Si
passa poi a un lavoro di comprensione del testo. Ascoltano diverse volte un brano e
poi rispondono alle domande chiuse sul libro. Al termine della lezione la maestra
assegnai i compiti.

ORE COLLEGIALI: 27/2/2020


La tutor mi ha proposto di progettare un’attività basata sul compito di realtà che
stavano finendo di progettare proprio in quel momento. Un’altra insegnante allora mi
ha mostrato la documentazione del compito di realtà di Rieti.

“Sei un’alunno/a della classe 5^ della primaria o della classe 1^ della secondaria di
primo grado del tuo Istituto. I tuoi insegnanti hanno organizzato una gita giornaliera
alla città di Rieti e alla città di Poggiobustone fino al Sacro Speco in uno dei percorsi
naturalistici inseriti nel circuito dei Percorsi francescani. Lavorerai in attività di
gruppo sia a scuola (gruppo di singola classe) sia fuori della scuola (gruppo misto
primaria-secondaria). Dovrai realizzare dei prodotti cartacei e/o digitali in tre momenti
diversi: prima di recarti sui posti oggetto della visita, durante la gita, al rientro nel
momento della realizzazione dei prodotti pianificati. Sarai valutato/a sia per il tuo
comportamento nelle situazioni di studio e lavoro, sia per le competenze chiave. Gli
insegnanti ti presenteranno i compiti di prestazione da elaborare e le modalità con cui
ti relazionerai con i tuoi compagni della primaria e della secondaria di primo grado. Al
termine di tutte le attività pianificate presenterai i lavori ai tuoi genitori”

La tutor mi spiega che avrei dovuto creare un’unità di apprendimento che si basasse
sulla seguente consegna: “Sei un esploratore botanico alla ricerca di nuove specie
vegetali; hai avuto il compito di classi illustrare, fotografare le piante che
costituiscono la flora della zona di Rieti e comprendere la varietà di specie,
attraverso un percorso di ricerca, scoperta e deduzione, dovrai costruire un catalogo
di piante attraverso il quale l’utente , utilizzando il proprio dispositivo digitale,
osserva con apposite applicazioni, un’immagine della pianta e accede ad
informazioni aggiuntive.” Ho proposto allora alla tutor se potevo in un primo
momento introdurre una spiegazione sulle piante, per poi scendere nel particolare ed
andare a ricercare quelle del territorio di Rieti poi farli lavorare in gruppo al computer
per arrivare alla costruzione finale di un piccolo erbario.
RECUPERO ORE TIROCINIO
Corso di recupero ore di tirocinio con la professoressa Pacioselli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA DIPARTIMENTO FISSUF


CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA Corso di
Didattica Generale e Laboratorio di
D.G. prof.ssa Mina De Santis
FORMAT PER LA PROGETTAZIONE DI UdA

I PICCOLI MUSICANTI DI BREMA

BISOGNO FORMATIVO: La musica è un’esperienza universale, carica di emozioni e


ricca di tradizioni culturali. Il bambino, interagendo con il paesaggio sonoro, sviluppa le
proprie capacità cognitive e relazionali, impara a percepire, ascoltare, ricercare e
discriminare i suoni all’interno di contesti di apprendimento significativi.
Esplora le proprie possibilità sonoro-espressive e simbolico-rappresentative, accrescendo
la fiducia nelle proprie potenzialità. L’ascolto delle produzioni sonore personali lo apre al
piacere di fare musica.
COMPETENZA FOCUS: Consapevolezza ed espressione culturale.

DESCRIZIONE DEL CONTESTO: L’Istituto opera in una zona della regione U. che si
sviluppa a nord-est della città di P. Il territorio, attraversato dal fiume T., è suddiviso in una
parte pianeggiante, attorno all'alveo fluviale, ed in una parte collinare. Le scuole sono
dislocate nelle frazioni di P. F., V. P., B., C. e M.
Il contesto socio-economico, proprio per l'ampiezza della fascia territoriale interessata,
risulta variegato e complesso. Alcuni plessi insistono su piccoli nuclei abitativi dove la
comunità è molto coesa, mentre altre realtà si presentano abbastanza fluide nella
composizione contando su una presenza significativa di alunni stranieri di seconda
generazione e nuclei familiari provenienti da altre zone d'Italia la cui permanenza è legata
alle possibilità occupazionali prevalentemente nei settori dell'artigianato e della piccola e
media impresa.
Il contesto socio-economico di riferimento è altrettanto composito, ciononostante da parte
delle famiglie, anche le meno abbienti, si nota un'apprezzabile disponibilità nel sostenere
tutte le iniziative proposte dalla scuola,
testimonianza del valore attribuito alla possibilità di riscatto sociale insita in una buona
preparazione culturale.

DESTINATARI: L’attività è adattabile sia a contesti di scuola primaria che si scuola


dell’infanzia.

DISCIPLINE COINVOLTE o CAMPI DI ESPERIENZA:


Infanzia – Corpo e Movimento; Immagini, suoni e colori, I discorsi e le parole Primaria –
Musica, Educazione Fisica, Italiano

OBIETTIVI:
Infanzia: Scoprire il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione
musicale utilizzando voce, corpo e oggetti.
Primaria: Esplorare diverse possibilità espressive della voce, di oggetti sonori e strumenti
musicali, imparando ad ascoltare se stesso e gli altri.

Spazi: palestra e aula

Tempi: gennaio- maggio. Un incontro a settimana dalla durata di due ore.

Materiali: tamburo, maracas, legnetti, telo.

Implementazione

FASI DELL’AZIONE DIDATTICA:

Le attività vedranno una progressività e gradualità di presentazione ed attuazione, in cui i


bambini riusciranno gradualmente a prendere confidenza con il proprio corpo, la propria
voce, il ritmo ed il suono.
Attività per gli incontri del primo mese:
1. L’insegnante, utilizzando un tamburo, proporrà ai bambini una serie di ritmi diversi fra
di loro. I bambini dovranno seguire con una camminata più o meno veloce il ritmo
proposto, occupando lo spazio nel migliore dei modi.

2. I bambini vengono invitati a sdraiarsi a terra e a porre sopra il loro ventre (in prossimità
del diaframma) un oggetto. Dovranno poi mettere le mani sulla pancia e concentrarsi per
non far cadere l’oggetto. Dovranno inspirare a fondo attraverso il naso per 4 secondi,
notando come si gonfia la pancia. Infine dovranno espellere l’aria mentre riproducono il
verso del serpente (un sibilo che deve essere continuo e fermo) che dovrà durare finché
resistono.
La maestra, attraverso alcuni gesti delle sue mani (il pugno rappresenterà il silenzio, la
mano alzata volume di voce alto e la mano abbassata volume di voce basso) farà esercitare
i bambini a produrre dei suoni vocalici attenendosi ai gesti prodotti dall’insegnante.

Attività per gli incontri dei mesi successivi:


3.L’insegnante leggerà ai bambini la storia de “I musicanti di Brema” e presenterà di volta
in volta i personaggi della favola. Ad ogni personaggio è associato uno strumento musicale
(Asino = Tamburo, Gatto = Maracas, Cane = Legnetti, Gallo = Voce), il cui suono
accompagnerà la lettura della storia ogni qualvolta il personaggio entrerà in scena. I
bambini, insieme all’insegnante, dovranno riprodurre il suono con gli strumenti musicali o
con la propria voce, ove necessario.

4.Una volta introdotti tutti i personaggi, si rileggerà la storia utilizzando in modo sincrono
tutti gli strumenti, corrispondenti agli animali.

Attività per gli incontri dell’ultimo mese:


5.L’insegnante dividerà in gruppi la classe e attribuirà ad ogni gruppo un animale della
storia ed il rispettivo strumento musicale. Si costituirà così una piccola orchestra. Ogni
gruppo dovrà riprodurre il suono del proprio animale nel momento opportuno, durante la
lettura della fiaba.
6.In ultimo si prevedrà una recita finale in cui la piccola orchestra avrà modo di esibirsi.
Volendo riprendere l’immagine tradizionale degli animali della storia che suonavano uno
sopra l’altro, l’insegnante preparerà un grande telo raffigurante la scena stessa, con dei
buchi per rendere visibili le mani e/o i visi dei bambini che suonano.

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