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Gli Indifferenti - 192

Video: una famiglia borghese negli anni Venti - primo grande romanzo di Alberto Moravia. Uno dei grandi meriti è il
racconto della borghesia italiana negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Gli indi erenti sono la storia del suo
mondo: Moravia è di una famiglia borghese. In questo ambiente pensa alla storia di una famiglia borghese (non la
sua). La famiglia Ardengo è formata da Maria Grazia, la madre, e dai gli Carla e Michele. Carla vorrebbe rompere le
abitudini della sua vita, le sembra di recitare una parte falsa. Carla va letto con l’amante della madre come forma di
protesta di una situazione coatta. Quando Carla si ubriaca, c’è l’indi erenza morale, la non voglia di lottare per
a ermare la propria identità. La vita di Carla è in uenzata dall’arrivo di Leo Merumeci, un uomo benestante amante
della madre che gioca con le di coltà economiche della famiglia. Merumeci vuole far sua questa villa. Di Merumeci
si vede l’aggressività di quella che sarà la borghesia fascista sessuomane, possessiva ed egoista. C’è l’atto
mancato di Michele che vuole uccidere Merumeci per vendicare la seduzione della sorella ma si dimentica di
caricare la pistola, fa di nuovo cilecca.
Il romanzo è stato pubblicato nel 1929 ed è considerato un romanzo fondamentale della letteratura italiana del primo
novecento. Ripercorre ancora prima che esista il percorso esistenzialista sulla libertà che si può raggiungere nella
vita.
Moravia è un allievo di Doestejevski, che sarebbe il capostipite dell’esistenzialismo. L’indi erenza è l’ingiusti cazione
dell’azione. Il romanzo ebbe un enorme successo. Inerzia morale e super cialità verso i valori della vita sono i temi di
Moravia, con i mali della società borghese e l’indi erenza dell’uomo che ha rinunciato a vivere veramente. Gli
indi erenti è un atto di ostilità verso il moralismo e il dilettantismo.

Moravia inizia a scriverli nel 1925 convalescente a Bressanone. Ancora la sua salute è cagionevole, fa sioterapia e
spesso sta a letto. Inizia la stesura del romanzo e presumibilmente la chiude nel 1928 perché già fa pubblicare un
annuncio su volantini della casa Editrice “Le edizioni del Novecento”. In realtà, l’accordo decade e Moravia quando
deciderà di pubblicare cerca un editore e lo trova in Alpes, una casa editrice di regime perché fondata da Franco
Ciarlantini nel 1921, presidente degli industriali fascisti, e allora era diretta da Arnaldo Mussolini, fratello di Benito.
Ideologicamente era caratterizzata ma aveva uno spazio di pubblicazioni letterarie in proprio. Torna a Roma e riceve
una lettera in cui si dice che il romanzo viene pubblicato per 5mila lire, per coprire le spese. Il libro ha un clamoroso
successo per il pubblico, inizialmente la critica non è così entusiasta no a quando sul corriere della sera Giulio
Antonio Borgese, grande critico, scrive una recensione positiva dicendo che era un romanzo originale. Le parole di
Borgese furono il volano del successo di critica del romanzo. Moravia racconta che inizialmente aveva pensato ad
un testo teatrale: molti aspetti di teatralità rimangono all’interno del romanzo, ma ciò che non cambia (parla di
numerose stesure che non ci sono arrivate, sono arrivate solo le correzioni del romanzo per le riedizioni) è l’incipit:
entrò Carla; l’ingresso del personaggio di Carla, personaggio su cui si accentrano le questioni del romanzo, insieme
a Michele. Moravia racconta che ha seguito una modalità particolare di stesura: era un romanzo in bilico tra oralità e
scrittura. Prima componeva una pagina, poi la leggeva ad alta voce e se funzionava la conservava e andava avanti,
altrimenti correggeva o se la pagina sembrava non suonare la buttava via. Deve reggere la presentazione scenica:
l’elemento di oralità permane nel romanzo, prevale il dialogo e il passaggio di palla tra le persone, ed è la
caratteristica fondamentale del teatro. L’altra particolarità è che il romanzo nasce privo di punteggiatura: era più
importante l’e etto sonoro e lavora poco sulla punteggiatura. Una volta nita la prima stesura, quando lui decide che
non deve essere un testo teatrale, aggiunge la punteggiatura (lavoro successivo alla scrittura, particolare perché
solitamente si scrive la punteggiatura, si sceglie già la sintassi, lo stile ma soprattutto la punteggiatura che dà il ritmo
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alla storia). I lavori lologici intorno al lavoro di Moravia nelle varie edizioni degli indi erenti (dal 1929 no a quando
diventa autore Bompiani, momento in cui lavora sulla punteggiatura) ammettono una correzione della punteggiatura
(Moravia lavora anche alle ridondanze e alle ripetizioni, che erano fondamentali per il teatro).
Presumibilmente a metà dell’opera (tutte le stesure tra il 1925 e il 1928 non sono disponibili e non possiamo dire
quando decideva di rendere l’opera un romanzo) inizia ad aggiungere la punteggiatura: no a quel momento, la
funzionalità che aveva studiato era quella parlata. Dopo la prima edizione del 1929, e il grande successo, Moravia
incominciò a cercare un nuovo editore che pubblicasse le sue opere: trova Valentino Bompiani (uomo di destra,
pubblicò l’edizione italiana del mein Kampf) e sarà il suo editore per la vita. Nel 1936 quando Bompiani acquisisce i
diritti sul libro, Moravia lavora di nuovo sul romanzo e opera qualche cambiamento, non di sostanza: la storia e la sua
distribuzione rimangono inalterate, la modi cazione compie è la punteggiatura e sulla lingua (scelte lessicali). Il
romanzo era nato come un’opera teatrale e all’interno della prima edizione erano rimaste ripetizioni ossessivamente
richiamate e che funzionavano meno bene per un romanzo rispetto ad un’opera teatrale. L’anafora eccessiva viene
tolta e incomincia a lavorare sulla punteggiatura, controllandola e la uniforma rendendola consona ad un romanzo.
L’altro lavoro che fece durante le stesure è il titolo: gli indi erenti è l’ultimo titolo, la prima opzione è “cinque persone e
due giorni” (Carla, Leo, Michele, Maria Grazia e Lisa, che ha un rapporto di con denza con Maria Grazia) che indica
bene il contenuto della storia - la lentezza che percepiamo è dovuto al tempo di lettura; non era un bel titolo, e lo
cassa. Prova poi con “Gli Ardengo” ma avrebbe messo in secondo piano Merumeci, personaggio centrale; il terzo
titolo era “Lisa e Merumeci”, perché Lisa doveva avere un ruolo maggiore, per poi arrivare a “Gli Indi erenti” che è il
titolo perfetto per l’indi erenza che domani il romanzo e così, tutti i personaggi sono indi erenti che hanno fatto
dell’indi erenza la loro bandiera e il loro credo. È il punto che hanno in comune.
La teatralità del testo (iniziale) è rimasta anche nel romanzo:
• L’uso della luce: ogni scena ha un setting diverso e prevale la penombra e una luce non troppo fulgida (notte e
oscurità - quando salta la luce, scena fondamentale). Lascia in ombra il palcoscenico e fa entrare i personaggi in
scena. Nel suo romanzo, Moravia lascia tracce dei giochi di luce tipici della scena teatrale imprimendo un ritmo
non da tragedia (sono un tragedia mancata), ma da dramma borghese (nasce con il teatro pirandelliano: le opere
di Pirandello avevano come centro la famiglia e lo scatenarsi di una serie di eventi e di episodi che provocano lo
svolgimento del dramma dando l’azione al testo - drama in greco antico signi ca rappresentazione di una storia su
un palcoscenico con un nale negativo, con l’evoluzione delle passioni dell’animo umano);
• Le pause, i silenzi: la parola silenzio appare tantissime volte (più di 100 occorrenze, moltissime). I personaggi
smettono di parlare e l’autore scrive proprio Silenzio. Questa interruzione e la segnalazione del silenzio attraverso il
vocabolo sono il segno inequivocabile che il testo era nato come testo teatrale. Il capocomico avrebbe dato il
segno per interpretare i personaggi indicando che avrebbero dovuto cessare di parlare creando sospensione per
poi riprendere. Sono tratti lasciati volontariamente per lasciare l’atmosfera teatrale che aveva il testo iniziale;
• Il fatto che il testo occupi uno spazio temporale molto ristretto, e anche lo spazio geogra co è molto ristretto, fa
ripensare al fatto che Moravia avesse voluto rispettare rigorosamente le tre unità di stampo aristotelico (spazio -
una città ma all’interno della quale ricorrevano una serie di luoghi, al massimo 4, tempo - dall’alba al tramonto
perché la notte veniva messa in scena raramente, e azione). La tragedia antica doveva rispettare rigorosamente
queste unità. Ciò non esclude narrazioni anteriori, perché un personaggio era incaricato di raccontare le analessi
necessarie per comprendere la storia che si mette in scena. Nel romanzo sembrano essere rispettati. La
dilatazione del tempo avrebbe allungato e sbrodolato la storia rendendola meno e cace. La capacità di Moravia è
quella di rendere le 48 ore, perché il ritmo del romanzo è ossessivamente lento, come se avesse voluto far
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percepire allo spettatore e al lettore lo scorrere lento e noioso di queste 48 ore in cui tutto dovrebbe cambiare ma
nulla cambia. Per quanto riguarda l’unità di spazio, tutto si svolge all’interno di un quartiere, all’interno delle tre case
(casa Ardengo, da cui parte tutta la storia, casa Merumeci, casa di Lisa) e pochi luoghi pubblici come strade
(percorse in macchina e in tram, o a piedi), la modista, alcuni luoghi festaioli e mondani dove si va a far festa,
luoghi tipici della classe sociale medio-alta borghese. Per l’unità di azione, dall’incipit in cui entra Carla, a Carla che
ha in mano le sorti della famiglia Ardengo e si sta mascherando per andare al ballo, prima di comunicare alla
madre che sposerà Leo.

Molti studiosi hanno voluto vedere un legame fortissimo tra gli indi erenti e i sei personaggi in cerca di autore e ci
sono anche elementi in comune.

È la storia di 5 personaggi he appartengono alla stessa classe sociale con alcuni lievi distinguo: gli Ardengo
appartengono ad una classe medio-alta in rovina. Il padre è morto quando i gli erano piccoli e per un po’ hanno
mantenuto la ricchezza di un tempo ma ora è svanita, ma rimangono a galla grazie alla presenza di Merumeci,
amante da una decina d’anni di Maria Grazia, che appartiene alla classe che ha a che fare con il terziario e che ha
fatto della speculazione la sua modalità di vita e di guadagni. È ricco, cinico, interessato a sé, che adesso ha deciso
di speculare sulla villa degli Ardengo accendendo un’ipoteca per farla svendere per poi rivenderla a prezzo più alto.
Leo è il personaggio più negativo della vicenda ed è incapace di provare reali sentimenti se non verso sé. Lisa
appartiene alla piccola borghesia, ha una ricchezza inferiore ad entrambi i nuclei (lo si capisce dalla casa e da come
si veste). Anni prima della storia attuale, anche lei per un paio d’anni aveva avuto una relazione con Leo dopo che il
marito se n’era andato rubandole tutto e lasciandola in di coltà. L’ambiente sociale di pertinenza di questi
personaggio è lo stesso, una classe non positiva come i grandi romanzi dell’Ottocento, ma è priva di senso pratico,
di valori, di interessi, interessata al mantenimento della propria ricchezza e dei propri agi, distante dai problemi del
momento in cui vivono.
Più volte il romanzo è stato letto come un romanzo che mette in luce alla perfezione la crisi della classe borghese
degli Anni Trenta in Italia a causa dell’avvento del fascismo, una classe incapace di reagire alla drammaticità del
momento. Siccome Moravia mette in scena una storia borghese, la critica percepì l’intento di Moravia come se
volesse analizzare gli aspetti negativi di questa classe sociale incapace di leggere la Storia e di ribellarsi alla dittatura
e al fascismo. In realtà, a sentire Moravia, dichiarò che non c’è questo intento: sceglie di rappresentare questa
classe sociale perché è la classe sociale che conosce meglio perché è quella a cui apparteneva. Parlando il
sentimento che caratterizza i personaggi, l’indi erenza e la noia, Moravia dava la de nizione di noia: è una forma di
angoscia congenita e che nei libri ha chiamato noia e disperazione; congenita perché ne so riva da bambino
quando non aveva esperienza della vita. La noia che descrive è la stessa che ha vissuto. Lo stato di solitudine che
si percepisce era un dato che conosceva perfettamente. Non voleva criticare la classe sociale borghese o il
fascismo, ma descrive ciò che conosce, la classe sociale portante della società italiana del tempo senza voler
scrivere un romanzo antifascista. L’entourage del MinCulPop ha sempre visto in Moravia un autore da controllare
perché le sue storie sembravano rappresentare l’elemento di critica della società italiana contemporanea (che era
fascista). Moravia era antifascista, anche per le origini ebree, ma mai fu attivo (non prese parte alla Resistenza e mai
fece barricate). È molto probabile che ciò che ci racconta nel non avere avuto interesse di criticare la società fascista
fu ne a sé stesso. Non critica la società borghese ma analizza un comportamento di cinque persone incapaci di
vivere attivamente la vita ma che hanno fatto dell’indi erenza e della noia la chiave per vivere la vita.
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I personaggi di Moravia e di Svevo si assomigliano: Moravia conosce tardi Svevo, dal 1933. L’in uenza potrebbe
essere a monte: gli autori possono essere considerati due autori esistenzialisti, ovvero interessati a mettere in scena
l’esistenza dei personaggi, bisogna mettere in scena l’esistenza dell’individuo e la sua vita, con lo scorrere dei
pensieri e degli atteggiamenti. Vogliono analizzare gli elementi che possono rendere fragile e precaria l’esistenza di
un personaggio. La vicinanza è data dallo stesso punto di partenza.
Michele è inetto che tenta di ribellarsi anche alla propria inettitudine: il protagonista di “Una Vita” non reagisce e
incapace di reagire sceglie la strada del suicido; il protagonista di “Senilità” sceglie di fare il vecchio prima del tempo
rinchiudendosi in casa in una vita sempre uguale a sé stessa perché non vuole più so rire. Michele sembrerebbe
capace di reagire all’indi erenza e alla noia che lo attanagliano ma fallisce per due volte. Il fallimento di Michele
(quando lancia il posacenere a Leo ma colpisce la madre, il vero oggetto di disgusto e di noia, e quando cerca di
uccidere Leo, l’atto mancato della rivoltella dimostra di non voler acquisire la consapevolezza del sé agendo perché
spinto dai venti, indignandosi di fronte a Lisa ma in realtà ciò che vorrebbe fare è ridere) mostra che non ha una
coscienza, come se sbagliasse sempre il bersaglio. La coscienza di Michele è troppo debole per avere una
reazione così forte e lo porterebbe da tutt’altra parte e ciò gli fa dimenticare di caricare la rivoltella. Moravia utilizza i
procedimenti classici della psicanalisi e di Freud (“Psicopatologia della vita quotidiana” 1901, poi ripubblicato in
maniera più ampia nel 1924). Freud ebbe un ruolo importante nella costruzione dei personaggi e delle storie di
Moravia. Michele ogni tanto è spinto all’azione ma nisce sempre all’atto mancato: secondo Freud, tutte le persone
senza percezione della propria coscienza e del sé erano incapaci di portare a compimento gli atti più forti e
passionali della propria esistenza. Per i personaggi di Svevo, l’incapacità non determinata dal non riuscire a cogliere
la propria consapevolezza, ma sono in qualche modo intrappolati nella di coltà della vita. Zeno, che è un
personaggio menzognero, dimostra di essere furbo e di avere una capacità di saper a rontare gli eventi della vita.
Nella parte nale, nel capitolo “Psicanalisi”, Zeno, grazie al trauma della prima guerra mondiale (allontanato dalla
famiglia), dimostrerà le sue capacità di una persona che ha capito di essere malata facendo della malattia il suo
punto di forza. È un nevrotico ma che col tempo ha imparato a gestire le nevrosi (è la società ad essere malata, la
malattia caratterizza la società contemporanea e non c’è una soluzione alla malattia, ma arriverà un giorno un omino
con una bomba così potente da far de agrare la Terra in modo da ritornare al caos primordiale). Moravia crede nella
psicanalisi mentre Svevo non crede in Freud.
Nel romanzo ci sono sogni, sia ad occhi aperti sia in dormiveglia, e caratterizzano Carla e Michele. La presenza dei
sogni viene da Freud, che insegnava che i sogni sono un modo per conoscere le pieghe celate della nostra
coscienza e il sogno maschera le passioni, i desideri e le paure.

Nella storia succedono poche cose, conosciamo i personaggi e le loro storie: Maria Grazia che ha una relazione
con Leo, ormai poco interessato all’amante ma interessato a Carla (24 anni). Carla vorrebbe poter avere una vita
nuova con i 24 anni. Michele è incapace di vivere la vita no in fondo, cerca un lavoro ma non fa niente per cercarlo,
con sentimenti contrastanti per Maria Grazia e Leo, sembra essere vicino a Carla ma non hanno un rapporto,
quando si trova nella situazione di avere un rapporto con Lisa si ritrae, Lisa che è stata l’amante di Leo ma frequenta
Maria Grazia (sembra essere amica, vorrebbe instaurare un rapporto con Michele ma non si capisce perché, se per
noia o per far ingelosire Leo). Non hanno una vita piena, ma il colpo di scena è il cedimento di Carla alle avance di
Leo: ci metterà un po’, non accoglie l’idea subito di diventare la sua amante, sembrerebbe non volerlo ma poi
accetta forse con la consapevolezza che, visto la sua strana vita, conviene stare con Leo. Forse perché vuole farla
pagare alla madre che è concentrata su Leo e non sui gli. Si abbandona alla storia con Leo che ha ancora un
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legame con la madre, Leo la chiama una quasi glia o la sua bambina. Per anni è stato un surrogato della gura
paterna, sembra essere un quasi incesto, ma Carla diventa il suo amante. Questo è l’unico atto reale della storia.
Leo non vuole fare una proposta di matrimonio, si trova costretto dall’intervento di Michele e preso alla sprovvista
dalla sua reazione, ma la farà. La proposta è inattesa, e sarà convincente perché a Carla conviene perché conserva
le gradevolezze della vita borghese, avrà i soldi, un marito piacente, una vita piena di agi, un amante (come sembra
essere d’obbligo) e potrai condurre una vita che hai sempre fatto. Carla, nella sua totale indi erenza alle cose della
vita, incapace di reagire attivamente alle storture dell’esistenza, accetta perché voleva cambiare la propria vita, ma è
l’unico cambiamento che può accettare. Non sapremo la reazione della madre. La madre è pronta per il ballo in
maschera, poiché è l’unica cosa che le interessa. La scena nale è fortemente teatrale, si andrà al ballo, la giornata
dopo sarà uguale tranne per il discorso che Carla farà alla madre, Michele rimane a casa con Lisa per forse
instaurare una noiosa relazione, e niente sarà cambiato rispetto a due giorni prima. È un nale chiuso, è determinato,
a Moravia non interessa la reazione della madre.
Più volte nel presentare il romanzo, Moravia si è autode nito il primo esistenzialista italiano. L’esistenzialismo è una
corrente che ha avuto due periodo: la nascita (esistenzialismo storico, ne del XVIII secolo, che vede come iniziatore
Immanuel Kant) e l’esistenzialismo (dopo la ne della Prima Guerra Mondiale con Gabriel Marcel all’inizio degli Anni
Quaranta). La seconda fase è la più signi cativa, ma una corrente c’era sempre stata a partire dal XIX secolo. La
loso a esistenzialista è non sistematica: non risponde a criteri oggettivi e di sistematizzazione del pensiero, ma ha lo
scopo di occuparsi dell’esistenza umana guardando all’essenza interiore del singolo sia alla sua esistenza materiale
(i gesti, gli atteggiamenti) che è alla base dell’interiorità dell’individuo. L’attenzione del letterato è rivolto al singolo nella
sua complessità di vita vissuta e di quanto possa avere un riverbero sulla coscienza, ma anche viceversa. Fino ai
primi del Novecento si vede questa linea in molti scrittori: Dostoevsky, che considera il suo maestro, anche se le
tematiche dei due autori sono molto di erenti (le tematiche del russo sono la contrapposizione tra bene e male, tra
colpa e redenzione, la religione), in Moravia non esistenza la contrapposizione netta di Dostoevsky e tanto meno
l’aspetto religioso (non era credente, l’aspetto legato al credo è assente). La modalità di Dostoevsky è quella che
interessa a Moravia: la capacità di entrare dentro ai meandri più nascosto del singolo e l’analisi delle caratteristiche
emotive, psicologiche, sia fattuali e legate all’azione. Tanti sono comunque gli autori: Giacomo Leopardi (come la vita
materiale in uisce sulla costruzione della psicologia) nell’Ottocento, ma riprende piede nel Novecento (a causa della
cesura creata dalla Prima Guerra Mondiale, nasce l’idea che l’uomo sopravvissuto che ha vissuto la guerra sia in
realtà in crisi e che con di coltà di rapporta con la nuova società creata e con i suoi aspetti) con Moravia in Italia, la
palma del primo romanzo esistenzialista è degli Indi erenti; negli anni Quaranta avrà un climax con Jean Paul Sartre
(pone l’attenzione sulle modalità di vita sia nella loso a sia nei romanzi come “La nausea”), Franz Kafka (altro autore
fondamentale per Moravia, anche se in uenzato da altri movimenti, poiché fu visionario, pensando anche a “La
Metamorfosi”, un racconto in cui il personaggio si riscopre trasformato in uno scarafaggio che vede tutto dal basso
verso l’alto). Negli indi erenti, la sua attenzione è rivolta (anche nella scelta del tempo) all’osservazione con
minuziosità di particolari cosa succede ad un piccolo gruppo sociale (3+2) nella vita minuta e quotidiana guardando
all’interno della mente e della loro coscienza. L’interesse di Moravia è quello di osservare con la lente di
ingrandimento i vari momenti all’interno di una giornata che possono portare i personaggi (simil inetti) in un lasso di
tempo ristretto. Il motivo della scelta di pochi personaggi, senza comparse a parte la cameriera, i beardi, vede la
possibilità di concentrarsi con attenzione su ciascuno di loro. Troppi personaggi avrebbero diluito l’osservazione e
avrebbero impedito di osservare nel dettaglio l’evoluzione (mancata) della storia e dei personaggi. L’intento di
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Moravia è di rendere i personaggi teatrali cercando di descrivere attraverso la teatralità la mancanza di autenticità di
questi personaggi e la loro autenticità benché i comportamenti siano sempre privi di sincerità.
L’esistenzialismo risente del naturalismo, l’attenta descrizione di Moravia dei locali ma anche dell’abito che indossa il
personaggio. L’obiettivo del naturalismo è quello di analizzare l’individuo in una società complessa nei vari strati
sociali. Nell’esistenzialismo il rapporto è invertito: la classe sociale di riferimento è quella borghese con la sua
struttura compatta nonostante le di erenze, ma l’esistenzialista è interessato alla ricaduta interiore del rapporto con
l’esterno e dell’individuo in quanto singolo e non in quanto parte di una collettività. L’esistenzialismo ha risentito
dell’avanzamento delle scienze del Novecento che si erano sviluppate nell’epoca positivista che però non risente
della psicanalisi, che arriverà dopo.
Il personaggio di Moravia si distingue dall’inetto sveviano: il successo di Svevo è tardivo, poiché pubblicò nel 1923
la coscienza di Zeno, i primi romanzi sono della ne dell’Ottocento (Senilità 1898). I primi romanzi non suscitarono
successo e la delusione derivata da questa assenza di gradimento avevano spinto Svevo a smettere di scrivere
continuando a scrivere per sé stesso. Una serie di fattori lo spingeranno a tornare a scrivere, tra cui l’incontro con
Joyce: Joyce si trovava a Trieste e per imparare l’italiano aveva chiesto ripetizione a Italo Svevo. Durante le
discussioni, parlano di letteratura e scrittura di romanzo, Joyce lesse i primi romanzi e consigliò di proseguire nel
progetto che era la Coscienza di Zeno. Nel 1923 esce “La Coscienza di Zeno”, è un romanzo lontano da Pirandello
benché l’interesse fosse per la struttura interna del personaggio, e per la terza volta il pubblico e la critica non
riescono a cogliere la novità che toglieva all’Italia il ruolo di Cenerentola della letteratura, ma ritorna grande a livello
europeo. Joyce, a Parigi, spingerà amici suoi importanti critici letterari a scrivere recensioni favorevoli al romanzo di
Svevo scatenando l’interesse che dalla Francia rientra anche in Italia, e grazie a Giacomo de Benedetti il romanzo di
Svevo trova la sua giusta collocazione.
Moravia lesse Svevo nel 1933, quando il romanzo divenne famoso anche in Italia: per ragioni cronologiche non c’è
nessuna in uenza, ma la gura dell’inetto era presente nella letteratura europea (soprattutto tedesca) conosciuta in
Italia e che aveva letto anche Moravia. Gli indi erenti sono qualcosa di più: gli inetti sveviani (Carlo ed Emilio) sono
incapaci di vivere la vita, incapaci di rapportarsi all’esistenza e non in grado di mettersi in gioco, privi di volontà e di
fronte alle scelte esistenziali non sono in grado di agire e scelgono (con la vita da vecchi e il suicidio) di rinunciare
alla vita. Hanno qualcosa che manca ai personaggi di Moravia: sono capaci di provare grandi passioni, di
innamorarsi (Carlo ed Emilio si innamorano, Carlo si danza ma Emilio perde la chance con Angiolina, comunque
entrambi vivono anche per un tempo ristretto una passione). Anche Zeno è uomo di grandi passioni: il matrimonio
con Augusta è un matrimonio d’amore, lo si intuisce perché decide di farsi curare per guarire dall’incapacità di
smettere di fumare. All’interno del capitolo, si capisce che accetta di farsi curare solo per fare contenta la moglie,
centro della sua esistenza, perché rappresenta l’altra metà di sé, il suo punto di forza, la donna che rappresenta
l’amore vero. Anche l’astio iniziale nei confronti del cognato, colui che sposerà Ada, è un sentimento forte e poi si
trasforma in simpatia. I personaggi di Moravia non hanno sentimenti autentici: sono da un lato inetti, hanno una
scarsa volontà, ma sono anche incapaci di provare sentimenti profondi e veri. Il romanzo sembra essere una nzione
e regolato da ruoli precostituiti, come se rappresentassero dei tipi e dei modelli (teatralità).
Gli autori prediletti erano Tolstoj, Dostoevsky, Dickens, Balzac, Flaubert, e per l’Italia amava gli autori teatrali, come
Pirandello e Goldoni. In Pirandello si riconosce nella parte di drammaturgo, anche se lo amava tutto, per questo
motivo pensa di iniziare la sua carriera di scrittore in prosa, anche se aveva iniziato con i versi.
Quando Maria Grazia entra in scena, nomina i sei personaggi di Pirandello (messi in scena per la prima volta nel
1921, poco apprezzati dal pubblico). Pirandello rimane colpito dal fatto che la sua opera fondamentale non fosse
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piaciuta, quando la rimette in scena in Italia (prima passano in Francia), la regia di Georges Pitoë ebbe successo e
rimise in scena l’opera a Milano: Milano era una piazza più facile perché più all’avanguardia e pronta ad accogliere la
novità. L’unico richiamo di Moravia ad un altro testo è fatto sui sei personaggi di Pirandello.

Carla sta per compiere 24 anni e ha deciso che dal suo compleanno la sua vita cambierà: non c’è nessun
sentimentalismo, ma è semplicemente una decisione, ma non sa dire come, perché siccome è priva di passione e
di progettualità, è incapace di pensare a come poter dimenticare la sua esistenza, l’unica cosa facile da fare è
diventare l’amante di Leo, che è già lì a portata di mano, conosce i suoi difetti. Finisce tra le braccia di Leo dopo
tentativi di resistere alle avance, alla ne accetta la sua relazione senza porsi il problema che Leo è l’amante della
madre, perché in fondo non prova particolari sentimenti per la madre (la madre la disturba, vedi il pranzo del
compleanno di Carla). Prova un fastidio e astio per la madre, come Michele del resto, ma comunque non sono
sentimenti forti. Quando viene scoperta, non difende né Michele né il tradimento. Anche alla proposta di Leo non dà
una risposta, ma decide immediatamente perché è la strada più facile, perché così non la costringe a provare un
sentimento, ma le fa condurre la vita di sempre, passando alla casa di Leo, continuando a vivere la bella vita, senza
emozioni e troppi scossoni. È incapace di qualsiasi forma di passione, niente è determinato dalla passione, non
prova a etto neanche per sé stessa; se si volesse bene, non avrebbe iniziato la relazione torbida e disgustosa con
Leo, anche se Maria Grazia vive ancora come l’amante di Leo.

Michele è quello che meno sa cosa vuole dalla vita: vuole un lavoro ma non fa niente per cercarlo, anche se Leo
potrebbe darglielo, odia Leo ma in realtà nei suoi pensieri rinnega l’odio nei confronti di Leo. Quando decide di fare
due azioni plateali (il posacenere e la rivoltella), sbaglia il colpo (forse avrebbe voluto davvero colpire la madre, e
dall’altra parte è consapevole di non aver ricaricato la pistola). Non avrebbe fatto niente se non fosse stato da Lisa,
che rivela l’intrigo, e si sente costretto da fratello e acquista la rivoltella per uccidere Leo (come se fosse in uno stato
di veglia, un sogno ad occhi aperti sulla visione prospettica del processo, l’arresto su un qualcosa che non accadrà
mai). Anche in quel caso dimostra di non avere sentimenti forti: nel tornare a casa, non farà niente per convincere
Carla a non sposare Leo perché farà male alla madre; non andrà al ballo in maschera ma chiede a Lisa di fermarsi,
anche se non la ama, è stato spinto da Leo ma non è interessato a Lisa né sicamente né sentimentalmente tanto
che nel momento dell’ipotetico amplesso non riesce ad andare no in fondo perché richiederebbe un’attivazione
che in lui è assente. La di erenza con l’inetto di Svevo è l’incapacità dei personaggi nello sviluppo nell’esistenza dei
sentimenti veri e autentici. Michele sembra avere di più una coscienza ma in realtà è il più debole perché non riesce
a portare in fondo ciò che vuole compiere. I fratelli sono le due facce di una stessa medaglia: sono gli emblemi
dell’indi erenza e la esprimono con l’accettazione del rapporto con Leo e con l’incapacità di far valere cosa vorrebbe
essere (è manovrato da Maria Grazia, da Leo e in parte da Lisa). Gli indi erenti sono la storia di un grande
adattamento (Carla, per conservare la propria vita, sceglie di accettare la proposta di Leo) e di un mancato
adattamento (Michele è incapace di adattarsi a qualunque cosa e non sa come potrebbe proseguire la propria
esistenza). Lo sceneggiatore del lm Suso Cecchi d’Amico dà a Michele una sensibilità nettamente maggiore di
quella che si percepisce nel romanzo tanto che Moravia, apprezzano il lm, prese le distanze perché notava una
di erenza nel lm.
La parola “Entrarono” o “Entra” sono un segno di teatralità, perché danno una visione migliore della scena.
Carla e Michele sognano una vita romantica, ma quando Carla si osserva nuda allo specchio, ha un brivido: è
consapevole di non avere mai avuto una storia d’amore, e questo è l’unico momento in cui sembra che in Carla ci
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sia un moto vitale. Negli indi erenti, i sogni sono ad occhi aperti, e non nel sonno (momento in cui abbiamo una
diegesi che non c’entra niente con la vita ma che attraverso i simboli da interpretare nasconde dolori, traumi che ci
vengono dal passato e che turbano la nostra regolarità).
Il testo è costituito da 16 capitolo di lunghezza variegata, il capitolo complesso è il 7 (metà del romanzo).
Genericamente le scene si svolgono in una casa con una prevalenza di villa Ardengo e gli altri luoghi chiusi (casa di
Lisa e di Leo). Ci sono scene all’aperto che sono quasi sempre in mano ai protagonisti Carla e Michele: Carla è
interessata da una scena in giardino, che avrebbe dovuto determinare il primo rapporto sessuale con Leo, ma sta
male nella casetta del giardiniere, e alcune uscite in macchina con Leo, la mattina dopo il primo rapporto va a
giocare a tennis, e poi la serata del primo ballo al Ritz. Le scene all’aperto signi cative sono in mano a Michele, che
passeggia per andare da Lisa e da Leo, ma le uniche vere scene in esterna sono in mano a Michele che è il
personaggio apparentemente più mobile ma il vero personaggio indi erente e capace di gestire la propria vita e le
proprie scelte anche di più di Carla. Gli ambienti chiusi sono adeguatamente descritti: la descrizione della stanza,
della luce, le tende e i mobili, risponde a due esigenze:
• Introdurre il lettore in un ambiente determinato per far si che si immedesimi (rispondendo alla precisione del
naturalismo e del verismo);
• L’istanza teatrale: è una delle tracce dell’aspetto drammatico e della presentazione scenica (questo vale anche
con gli abiti che vengono descritti dal capocomico dei primi del Novecento, ricorda l’attenzione di Pirandello nel
segnalare se un personaggio entra da destra o da sinistra), questi tratti sarebbero stati perfetti per un dramma
borghese per creare l’atmosfera per inscenare la storia. Nel lm, moltissimi dettagli descritti nel libro sono stati
ripresi dalla sceneggiatore nonostante abbia preferito iniziando il lm del 1964 con una scena diversa dall’avvio del
romanzo (il vestitino di Carla all’inizio simile, ma il regista ha allungato la gonna perché negli anni Sessanta sono
anni di un senso del pudore in Italia molte forte, perché ancora non è arrivato il 1968 che determina una rottura
con la formazione ma anche con certi tipi di tabù e alla messa in scena di scene erotiche, per questo il lm è più
casto rispetto al libro, anche se Moravia ha sempre detto che nel racconto degli indi erenti, il rapporto Carla-Leo
non ha accezione libidinosa. In realtà, Moravia speci ca che il suo intento non era quello di costruire un romanzo
erotico dove l’aspetto sessuale era il centro della sua ri essione, ma far vedere come il corpo e la sessualità
possono entrare a far parte di un gioco in cui il dado non è la vitalità ma l’indi erenza e l’inerzia del vivere).

Le descrizioni servono non solo per immettere lo spettatore negli ambienti ma anche come indicazione ad un
possibile capocomico che mette in scena l’opera. Questi elementi determinano il rapporto duplice che il romanzo ha
con il teatro.
La cosa interessante è che la storia raccontata che dura 48 ore in uno spazio ristretto con un tema costante (ogni
personaggio sembra spinto da un motivo ma tutti i personaggi niscono per risultare incapaci di portare no in fondo
ciò che hanno a cuore: Maria Grazia è un personaggio grottesco e ridicolo e ha lo scopo di mantenere la villa e di
mantenersi Leo come amante, se facciamo attenzione ad aspetti come la nzione delle sue reazioni, la teatralità,
immaginiamo che farà una scenata di gelosia, si strapperà una collana e poi prenderà atto della cosa e guarderà i
lati positivi: conserva la villa, lei continua a fare una vita inutile e borghese, la glia avrà un marito benestante che le
consente di fare la vita che vuole): il motivo per cui Moravia non descrive il nale è perché possiamo immaginare la
reazione di Maria Grazia. Maria Grazia corrisponde ad un personaggio pirandelliano: non intende mescolarsi alla
povertà (lo vediamo quando non va a vedere i sei personaggi in cerca d’autore perché è una serata popolare, ha
goduto di una vita agevole, va a feste e balli, compra vestiti e un cuscino che non le serve); assomiglia alla vecchia

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imbellettata, alla donna pappagallo, che scatena subito la comicità ma che con una osservazione più attenta si
passa dall’avvertimento al sentimento del contrario. Maria Grazia è eccessiva in tutto: rovina la festa, non sa mettersi
in secondo piano, è un’amante sulla strada del tramonto anche per l’età anche se si cura, è gelosa di Leo tanto da
non vedere la relazione di Leo con Carla, pensando che Leo si stia rimettendo con Lisa perché incapace di
interpretare la realtà, ma Carla ad un certo punto nel guardare il comportamento della madre dirà che prova verso di
lei un disgusto pietoso e compassionevole perché Maria Grazia è incapace di vivere la vita se non in quel modo; il
disgusto è ciò che Pirandello chiama umorismo, perché è un personaggio ridicolo (come la de nisce Michele),
comico ma quando Carla in un momento liale di interesse, nella compassione e nella pietà che prova sopraggiunge
il sentimento del contrario, facendo lo sforzo di comprendere il comportamento della madre che reitera una
comportamento continuamente (Carla che suona al piano forte, Maria Grazia e Leo parlano e Maria Grazia cerca di
convincere di lasciare la casa senza specularci, Carla si indispettisce e Maria Grazia sembra incapace di
comprendere le ragioni di Carla che invece comprende la vita futile e inutile della madre).
I veri indi erenti sono Michele e Carla per motivi diversi e in maniera diversa (a loro si riferisce il titolo):
• Carla, 23 anni quasi 24, ha preso una decisione di dare una svolta alla propria vita, ma invece di modi care
fortemente la vita che ha vissuto senza particolari scosse, a parte la morte del padre quando era piccola. Non
pensa di cercare lavoro ma si dà a Leo che ha manifestato interesse nei suoi confronti. Poco le interessa che sta
portando via l’amante alla madre, ma vuole dare movimento alla vita e la soluzione che trova è quella di concedersi
a Leo. Leo chiede la mano di Carla perché ha paura di perdere l’a are milionario di Villa Ardengo. Il suo cinismo
esplode nella richiesta di matrimonio. Se Michele fosse riuscito a convincere Carla ad andare via per fare qualcosa
della loro vita, avrebbe rischiato di perdere Villa Ardengo e quindi fa la proposta di matrimonio che ha vantaggi
economici e il fatto di togliersi dai piedi Maria Grazia per avere una moglie giovane, bella, ottenere la villa gratis con
una vita che subirebbe pochi scossoni. La sua indi erenza è nei confronti della possibilità di avere una vita nuova,
di poter sognare una vita nuova, di poter provare ad avere una vita nuova, ma quando accetta le avance di Leo ha
smesso di lottare facendo la più semplice e più vantaggiosa (v. Scena del regalo di rose rosse e una borsa da
parte di Leo: il valore della borsa viene sottolineato da Maria Grazia tanto che la sera quando escono per il ballo, la
madre invita Carla a portare la borsa per farla vedere come segno della ricchezza. Carla prende la borsa e dice
che quello è il primo di tanti regali da parte di Leo—> aspetto economico è fondamentale // scena dopo il
rapporto con Leo: Carla esce senza soldi raggiungendo Leo, la mattina quando si sveglia dopo una notte agitata
per diversi motivi, decide di tornare a casa nel tentativo fallito di sembrare una donna autonoma e indipendente ma
non ha soldi per prendere un taxi e chiede a Leo soldi per i taxi, e si dice che quelli sono i primi sogni guadagnati
—> non ha un’idea alta di sé ma la conservazione della posizione sociale e dell’apparente ricchezza degli Ardengo
porta al mantenimento dello status quo scegliendo Leo). Sono indi erenti perché non sanno immaginare una vita
più misera ma più dignitosa. Quello potrebbe essere un incesto perché Leo de nisce Carla una quasi glia: non
c’è un rapporto parentale ma non è mai stato un padre per loro per cui non si parla di incesto, ma c’è qualcosa di
sbagliato. Tra i motivi per cui il romanzo è stato visto vicino ai sei personaggi di Pirandello (dove sta per accadere
un incesto): l’indi erenza di Carla è l’incapacità di scegliere per sé stessa un diversa e l’adagiarsi anche con
rammarico e compassione nei propri confronti in una situazione che lei sente come anormale, ma la sua assenza
totale di volontà determinata dall’educazione di una madre ossessiva e incapace di a etto nei confronti dei gli.
Avrebbe avuto la possibilità di ribellarsi: nel giorno del suo compleanno, Carla beve esageratamente forse perché
spaventata da ciò che ha pensato, sa che manca poco per compiere l’atto e continua a bere nel tentativo di darsi
il coraggio che manca. Beve ed esce nel giardino, lei è ubriaca, raggiunge Leo che la spinge nella casa del
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giardiniere e lei, visto che si sente male, avrebbe potuto tirarsi indietro, ma pensa di andare no in fondo ma si
sente male e vomita e nel momento iniziale dell’amplesso lei vomito e la poesia decade. Carla avrebbe potuto
tirarsi indietro e non accogliere l’idea che la sera si sarebbero incontrati diventando amanti. Per due volte potrebbe
tirarsi indietro ma la sua inerzia sono talmente forti che non reagisce due volte e non rinuncia al progetto di
diventare l’amante di Leo. Carla, che sogna una vita nuova e qualcuno che la ami, anche se fa credere di essere
già stata amata, quando vede l’ombra sveglia Leo e si indispettisce pensando che se lui l’avesse amata, l’avrebbe
consolata. È il personaggio che sembra più forte e non si sa da cosa sia spinta se non dall’idea di nuova vita, che
nuova non è. Anche quando deve parlare con Maria Grazia, mostra indi erenza mostrandosi priva di emozione,
anche le lacrime che ha sono prive di sentimento e la sua indi erenza è determinata dall’assenza di sentimento
mentre Michele sembra essere mosso da sentimenti. Piange perché le lacrime sono femminili, come da stereotipo
Ottocentesco;
• Michele: un elemento rilevante nella storia è il rapporto tra verità e nzione. Sembra essere autentico ma neppure
lui è vero perché lui si de nisce indi erente e non porta a compimento ciò che gli passa per la testa. Spesso nge
facendo ciò che pensa che gli altri si aspettino da lui, non agisce seguendo le sue emozioni e la sincerità ma
agisce non spinto dalla verità. Per i due giorni, lui agisce facendo credere di odiare Leo, tanto che quando Leo
rivela che Maria Grazia è l’amante di Leo lo fa per punire Leo per far arrabbiare Michele, anche se i due fratelli lo
sanno da tempo. Lui fa nta di cadere del pero ngendo. In fondo lui non odia Leo, perché l’odio è un sentimento
forte che presuppone una forza di volontà e una capacità di azione e reazione che Michele non ha, in quanto privo
di sentimenti forti. Talvolta sembra provi invidia per Leo, vorrebbe essere cinico, forte e maschio, ma è un debole,
incapace di avere un pensiero per metterlo in atto ma sbaglia per la sua coscienza gli impedisce di arrivare al
compimento dell’azione. Una scena determinate per l’indi erenza di Michele nei confronti della vita: mentre va da
Lisa, nella sua camminata di cui ha bisogno per staccarsi dall’ambiente chiuso poiché solo all’esterno trova la
capacità di pensiero, pensa alla soluzione per risolvere ai problemi di famiglia e non pensa di mettersi in gioco ma
pensa che la soluzione ideale sarebbe quella di far sposare Carla a Leo perché tutti avrebbero ottenuto qualcosa.
Quando si trova di fronte alla sorella, invita Carla a non sposare Leo perché non sa certe cose, perché sennò…
Aveva avuto il pensiero che la soluzione era quella e se Carla accetta il matrimonio, per Michele sarà la scon tta
per aver messo nei pensieri in atto qualcosa che poi avviene, diventando cinico come Leo. Non riesce mai a
scegliere che lo freno o che non la fa andare avanti no in fondo: acquista la pistola solo per dimostrare a Lisa di
essere un vero fratello? È un personaggio complesso con maggiore sfaccettature ma è incapace di distinguere le
ragioni vere dell’agire dell’uomo da quelle false (quando si immagina il processo per l’omicidio di Leo, confessa i
motivi dell’omicidio oppure no? Neanche l’atto accusatorio può essere immaginata uniformemente perché non in
grado di immaginare la realtà versa).

C’è un unico momento di verità all’interno del romanzo che è quando racconta dell’incontro con la prostituta,
sembra essere l’unico momento in cui la vita di Michele sembra essere stata vera, momento in cui è riuscito a
cogliere l’attimo (scena molto ottocentesca di una donna perduta ma buona d’animo).
Michele, pensando a sé, so re nell’essere indi erente perché vorrebbe fare qualcosa, reagendo, ma nel profondo
della sua coscienza agiscono in lui le pulsioni mancanti tanto da fargli sbagliare il colpo.
Nel capitolo 6, anche Carla de nisce la noia e l’indi erenza, lo schifo di vivere così ma in realtà non fa nulla per
modi care la sua situazione. Nel capitolo 10, Carla dopo la prima notte da Leo, quando si sveglia ri ette dicendo
che il sonno dissipa i dissapori della notte, come se da anni fosse abituata a dormire con un amante. Nel capitolo
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12, Michele si dice che non esiste fede o tragicità per lui, ma tutto gli appare noioso e falso guardando gli altri
attraverso la lente deformante dell’indi erenza. Nel capitolo 15 (con la scena della rivoltella), Michele si de nisce
come un burattinaio che sa stringere le marionette ma non sa farle muovere: avrebbe in mano la possibilità di
muovere i li delle marionette (lui percepisce gli altri come marionette), anche Michele è un burattino in qualche
modo nelle mani di Lisa (che non crede che lui possa fare qualcosa). La colpa della noia è sua perché non sa
appassionarsi alla vita. Quando decide di non andare al ballo con Carla e la madre, viene colpito dal disgusto opaco
e senza colore, profondo e ammorbante da rimanere con Lisa accettando probabilmente di diventare il suo amante
perché ormai non ci sono più speranze. Il tentativo non riuscito di modi care la sua vita ha eliminato qualsiasi
possibilità di reazione, di sentimenti e di passionalità. L’unica cosa da fare è rinchiudersi in casa con la persona più
facile da avere in quel momento (Lisa si dice che merita la felicità dopo ciò che le è successo: il marito che scappa i
soldi, Maria Grazia che le ruba l’amante, ma non porta rancore per Maria Grazia perché non più giovane pensa che il
suo attimo di felicità sia quello di conquistare un giovane come Michele—> se Michele de nisce il rapporto tra Carla
e Leo come un incesto, anche il suo rapporto con Lisa allora è un incesto).
Il romanzo è privo di eroi, non c’è un personaggio positivo, sono tutti negativi, tutti spinti da motivazioni utili, e
laddove ci sono motivazione personali (Carla che vuole un vita nuova) sotto ci sono sempre esigenze meschine. Leo
è il personaggio più cinico, è l’anima nera del romanzo, ma nessuno tira fuori da sé passioni e sentimenti. Moravia
costruisce un romanzo nuovo e lontano dal modello del romanzo Ottocentesco e dei primi del Novecento, romanzi
in cui c’è sempre l’eroe. È lontano di Dostoevsky, perché nelle sue storie c’è sempre una redenzione nale, spesso
uccidono i loro avversarsi ma c’è sempre qualcosa che li spinge a ritrovare la via del bene o a redimersi. Qua non
c’è nessun pentimento, nessuno avverte che ciò che stanno facendo è un errore: si fa e basta come spinti da una
forza esterna che porta a compiere azioni senza mai volere ammettere di aver fatto qualcosa di sbagliato.
L’indi erenza che attanaglia i personaggi impedisce loro di comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Il nale
si chiude in casa Ardengo, la chiusura porta al punto di partenza. Sono passati due giorni e alcune cose stanno per
modi carsi: l’ultimo atto è il mascherarsi, come dei burattini, sono pronti per andare ad un ballo in maschera. La
mascherata diventa l’ultimo atto della vita di questi personaggi: in una contrapposizione cromatica, Michele e Carla
trovano la madre pronta travestita da spagnola con un ventaglio, e cade in ne nel grottesco e noi percepiamo
l’avvertimento del contrario di una donna sul viale del tramonto. L’acconciatura, il trucco e il vestito sono neri mentre
Carla si veste da Pierrot con una maschera di raso nero, il suo vestito è bianco con toni neri, in contrapposizione
con Maria Grazia, porta una maschera per non farsi riconoscere e indossa un sorriso misterioso che nascono ciò
che avviene il giorno dopo. Madre e glia niscono per assomigliarsi diventando simili, e Carla che non era mai stata
grottesco, nisce per diventare un personaggio di teatro. Carla, accettando la proposta di matrimonio e prima anche
accettando di diventare l’amante di Leo, è diventata come la madre. Nel travestimento nale, momento in cui
impersonano sé stessi, si chiude il romanzo con la pagliacciata nale che è il tratto che ci porta a dire che l’autore
che ha in uenzato la stesura del romanzo è Pirandello, perché spesso c’è un nale da tragedia mancata anche in
Pirandello (il teatro che mette in scena sé stesso) con personaggi che non hanno spessore psicologico. Molta della
critica intorno al romanzo ha lavorato su un parallelo tra gli Indi erenti e i sei personaggi in cerca d’autore.
Il narratore è onnisciente e rappresenta anche i pensieri più reconditi dei personaggi. È molto assente e rispettoso
della funzione del narratore rispetto al narratore onnisciente di Manzoni che è molto intrusivo, ma interviene nel
momento del comico e del grottesco. La tecnica narrativa alterna come Pirandello narrazione (diegesi descrittiva
regolare rotta solo da poche analessi: morte del padre, vita passata di Lisa, la prostituta e Michele) e dialoghi
inframezzati da molti monologhi interiori. Moravia sceglie l’italiano standard ma di livello medio-alto perché mette in
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scena la medio-alta borghesia con un lessico volutamente ripetitivo, soprattutto quello legato al tema
dell’indi erenza. La punteggiatura non è né eccessiva né ridotta, c’è stato lavoro e quindi è più ricca rispetto alla
versione iniziale.
Le parole chiave del romanzo sono: indi erenza (pronunciati prima di Michele e poi da Carla), noia, debolezza
(Michele e Maria Grazia lo de nisce così), futilità, vanità, malcontento e disgusto (per la vita pratica), meschino,
fastidioso, vergogna (i personaggi la provano nei confronti degli atteggiamenti degli altri ma mai dei propri) e rovina
(timore di dover lasciare la villa per condurre una vita più modesta in una casa più piccola), “tutto deve cambiare”
detto da Carla, anche se in realtà non cambia proprio niente, e “tutto è nito” detto da Michele; gelosia (ciò che
caratterizza Maria Grazia, è gelosa di Leo, dei gli, e spinta dalla gelosia agisce rendendola incapace di comportarsi
in maniera corretta rovinando tutto per la gelosia la rende accecante e quindi rovina tutto), silenzio (la parola che
gura di più, ci sono tanti attimi di silenzio all’interno delle scene e dei dialoghi; il silenzio è una battuta teatrale ma
anche l’incapacità di comunicare - l’incomunicabilità è quella tra Carla e Michele), entrarono - sipario che cala - il
dramma è nito (espressioni dedicate al teatro) e in ne bambina (e bambola, termini che utilizza Leo nei riguardi di
Carla, è un termine torbido per il modo in cui lui parla, con una punta di volgarità, come se fosse un ore da
sfogliare). Il romanzo ha una tonalità sul grigio, né nero né bianco, un colore slavato che non ha né la forza del nero
né la forza del bianco.

“Gli Indi erenti” e i “Sei personaggi in cerca d’autore”


Il romanzo non è una tragedia, ma è un dramma. Il dramma, dal greco δρᾶμα, "drama" = azione, storia, vuol dire
rappresentazione teatrale, quindi qualcosa scritto per essere messo in scena, ma oggi denota qualcosa di
espressivo, sentimentale. La tragedia indica una tipologia di opera teatrale: un’opera di tono e stile elevato nata nella
Greca antica grazie a Sofocle, Eschilo ed Euripide, e all’interno del suo svolgimento e verso la fase nale vengono
messi in scena eventi luttuosi, funesti, violenti e segnati da sventure e morte. Il tragico rappresenta l’elemento di
irreversibilità determinato da qualcosa di forte e violento. Il romanzo di Moravia, se letto come un testo teatrale, è
dichiaratamente un dramma borghese ma non una tragedia perché non esiste nel nale nessun fatto violento, ma
semmai l’adagiamento da parte dei personaggi all’interno della vita indi erente e patetica. L’indi erenza rende
impossibile la lettura del romanzo come una tragedia. La gura del padre è assente, perché Leo non è una gura
paterna.
Molti hanno trovato somiglianze tra le due opere. “Sei personaggi in cerca d’autore” sono il testo noto di Pirandello e
appartiene al teatro nel teatro (insieme a questa sera si recita a soggetto), sono del 1921, hanno avuto un inizio
sfortunato. I personaggi entrano dal fondo della sala e salgono sul palco, ciò turbò il pubblico. La storia fu di cile da
comprendere per il pubblico che urlò manicomio alla ne della rappresentazione e ottenne recensioni negative. Per
un po’ non fu rappresentata in Italia, la rappresentò a Parigi grazie alla regia di Titöev che fece entrare i personaggi
dall’alto con un ascensore.
Mentre una compagnia teatrale sta facendo le prove di un testo di Pirandello “Il gioco delle parti”, all’improvviso
arrivano il padre, la madre, il glio, la gliastra, la bambina e il giovinetto. Lo scrittore non hai mai voluto portare no in
fondo la storia. I sei personaggi chiedono la rappresentazione della loro storia alla compagnia per diventare
personaggi reali e non solo sulla carta. Gli attori non sono in grado di rappresentare la storia, e i sei personaggi
mettono in scena la storia da soli: il padre e la madre si sposano, hanno un glio, nisce il matrimonio, il padre
spinge la moglie a rifarsi una vita e lei ha 3 gli, il secondo marito muore e la gliastra si prostituisce in un atelier dove
la madre lavora. Una sera, tra gli avventori si presenta il padre: vengono fermati in tempo dalla madre e la tragedia
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nale con l’annegamento della bambina e lo sparo nale che fa morire il giovinetto, e per questo si parla di tragedia
con un nale fortemente luttuoso perché due personaggi della famiglia allargata perdono la vita. Al centro della storia
c’è il mancato incesto tra il padre e la gliastra, che non è un vero incesto perché non hanno rapporto di parentela,
ma l’ipotetico rapporto sessuale viene vissuto come per Leo e Carla come un quasi incesto. La struttura narrativa di
Moravia non tende verso la tragedia e verso un nale cupo come l’opera di Pirandello.
I personaggi di Pirandello non hanno nome, solo personaggi, non hanno una gura ben precisa.

A nità Di erenze

Rappresentazione di una famiglia borghese in cui la I personaggi di Moravia sono inerti, i personaggi di
moralità in cui l’etica viene meno e in cui facilmente ci si Pirandello sono attivi perché quando entrano in scena
perde per strada. I personaggi non sanno trovare una fanno di tutto e sono dinamici, non sono indi erenti alla
linea di comportamento etica. loro sorte, vogliono mettere in scena la storia per
assurgere al ruolo di personaggi rappresentati. Nessuno
è così indi erente, reagiscono nei confronti del
capocomico e degli attori che siccome non conoscono
la storia, non rappresentano la storia dei personaggi,
pretendono di mettere in scena la propria storia
portando alla tragedia nale
Il tema del quasi incesto: negli indi erenti è messo in
bocca a Michele quando immagina la storia tra Carla e
Leo. Nel testo di Pirandello il quasi incesto è tra il padre
e la gliastra, ma in realtà non avviene. Non ci sono
rapporti di parentela ma il legame dei personaggi (il
padre e la gliastra, il padre che ha osservato la vita
della ex moglie crea la situazione di qualcosa che
sembra incestuoso anche se non lo è, perché fuori
dalle norme etiche del vivere civile e normale). La lettura
di Pirandello ah spina Moravia a costruire qualcosa che
assomigliasse a Pirandello
Il glio del primo matrimonio e Michele sono simili: il glio
sembra guardare le vicende che scorrono con uno
sguardo di incomprensione. Sembra fuori dallo stato
agitato degli altri personaggi che vogliono mettere in
scena la loro storia.
Leggera somiglianza tra Carla e la gliastra: sembrano
prive di una morale, di pensieri morali che le freni nelle
cose che fanno. Carla sembra non essere toccata dal
fatto id stare con Leo, anche la gliastra non sembra
curarsi del fatto di essere una prostituta e del fatto che
avrebbe potuto avere un rapporto col primo marito della
madre.
Le opere mettono in scena il rapporto tra verità e
menzogna, la vita reale e la vita falsa. Questo rapporto
mai risolto è molto complesso. Questo tema spinge
Moravia a costruire il nale con due maschere di donne,
donne che sembrano personaggi che interpretano un
ruolo esattamente come succede in Pirandello dove
tutti interpretano un ruolo (attori interpretano il ruolo del
gioco delle parti e il ruolo dei personaggi - i personaggi
non rappresentano sé stessi ma interpretano ciò che
l’autore aveva de nito per loro)
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Qua il mezzo di trasporto della modernità è l’automobile: quella di Leo che trasporta Carla, e i taxi che trasportano i
personaggi. Le auto sono entrate nell’immaginario, sono il mezzo di trasporto moderno a partire dal primo decennio
del novecento tanto che il futurismo vede nell’automobile e nell’aereo il simbolo della modernità. La letteratura mette
in scena i simboli di un’epoca moderna (D’Annunzio e Fitzgerald nel grande Gatsby - 1925, dove l’auto è simbolo
del successo di Gatsby ma anche uno strumento di morte).
Il lm è del 1964 e la sceneggiatura è di Suso Cecchi D'Amico. Il lm è in bianco e nero: il libro non ha colori e
quindi hanno scelto di metterlo in scena senza colori. La grande contrapposizione è il nale con l’aiuto di madre e
glia anche se durante il romanzo il colore è il grigio e quindi hanno fatto questa scelta anche se in realtà c’era già il
cinema a colore. Cast con Claudia Cardinale, Rod Steiger, Thomas Millian, Shelley Winters e Paulette Goddard,
registro italiano (Francesco Maselli) ma con una produzione internazionale di alto livello (importante). Interessante la
scelta della musica: martellante e ossessiva nelle scene che caratterizzano Carla e Leo, musica usata per
sottolineare la particolarità del rapporto tra Carla e Leo. La sceneggiatura è abbastanza fedele tranne nell’inizio e
nella ne: si apre e si chiude con il ballo in maschera (l’avvio del romanzo è considerato signi cativo per il romanzo
italiano), nel lm ci sono Maria Grazia e Lisa che nel lm hanno un rapporto amicale più profondo rispetto al romanzo
che discutono del ballo in maschere che si sarebbe dovuto tenere due sere dopo per far trovare a Carla il marito
(forse Berardi). Carla entra in scena con un vestito più lungo ma esteticamente molto simile al libro (la scena allo
specchio di Carla nuda è molto tagliata, si vede il busto di Claudia Cardinale). Quando entra in scena Leo, tutto
torna normale e il lm segue letteralmente la vicenda del libro. Il nale è diverso: Michele e Carla tornano a casa, la
madre è quasi pronta ma l’ultima scena si chiude con un dettaglio completamente diverso (da vedere, si perdono i
dettagli cromatici e la contrapposizione / sorbimento tra Carla e la madre).

Elio Paliarani, nel 1962 (membro del Gruppo 63), visto che il romanzo era così letto, compone un poemetto (testo in
versi) strutturato come fosse un romanzo che si intitola “la ragazza Carla”: appartiene alla piccola borghesia
milanese, dai solidi principi, lavora perché potrebbe essere una scalata sociale, ma scende a patti con una vita
meno etica e meno morale, e si chiama Carla in memoria della Carla degli indi erenti (lo a erma l’autore stesso).
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