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Introduzione:

La presente tesi di laurea si prefigge di presentare ai lettori la persona


e la poetica di Alberto Moravia. Per capire meglio la tematica moraviana
bisogna guardare la
sua vita lunga, interessante e non del tutto facile, soprattutto a causa della
malattia che
l'ha colpito durante la giovinezza. Interessante e anche l'ambiente in cui
Moravia ha vissuto,
il quale ha influenzato l'ambiente dei suoi romanzi. Tutto cio che riguarda la vita
personale
di Moravia, abbiamo cercato d'inserirlo nel primo capitolo della tesi.

Alberto Moravia non si dedicava solo alla scrittura dei romanzi,


si
dedicava anche alla carriera giornalistica che abbiamo riassunto nel secondo
capitolo.

Moravia pubblicava libro dopo libro per piu di sei decenni, la sua
eredit`a
letteraria e quindi numerosissima. Nei suoi romanzi si ripetono continuamente
alcuni temi che
possiamo chiamare i temi moraviani. Per trovare il nucleo
tematica bisogna
leggere il suo primo romanzo, Gli indifferenti,
1929 al

della sua

con cui si e presentato nel

pubblico letterario. Tutte le problematiche sopradette vengono trattate nei


capitoli
successivi della tesi.

In un capitolo cerchiamo anche di rivelare quali sono state le ragioni


le quali
il giovane Moravia decide di scrivere il suo primo romanzo.

per

Ci poniamo la domanda che significato ha il romanzo, perch si chiama Gli


indifferenti, chi
sono i personaggi del romanzo e se sono davvero indifferenti.

Non vogliamo fare un'analisi letteraria del romanzo, non vogliamo esaminare i
personaggi
secondo particolari teorie letterarie, non vogliamo analizzare l'ambiente del
romanzo o il
ruolo del narratore. Vogliamo rivedere
tematica

i personaggi con la prospettiva della

moraviana. Scoprire chi e il vero protagonista del romanzo, qual'e il ruolo e la


funzione
degli altri personaggi.

Vogliamo capire perch e come Moravia e riuscito a colpire la societ`a


allora subito
con il primo romanzo. Con Gli indifferenti Moravia e riuscito
mondo

di

ad entrare nel

letterario molto presto, il romanzo ha avuto grande successo.

L'argomento di Moravia abbiamo scelto anche perch egli appartiene


gruppo degli

a un

scrittori italiani piu tradotti in lingua ceca.

1. La vita di Alberto Moravia

Nel primo capitolo della presente tesi cerchiamo di presentare ai lettori


la
vita di Alberto Moravia.

1.1 La famiglia

Alberto Moravia nacque a Roma nel 1907[1] sotto il nome Alberto


Pincherle in una
famiglia benestante di media borghesia. Suo padre fu architetto e pittore di
origine
veneziana. Alberto ebbe due sorelle. Il cognome Moravia, lo prese dalla nonna
paterna.

Il padre parlava il dialetto veneziano, era molto affezionato a Venezia,


citt`a

la sua

nativa.

Stesso Moravia definisce la propria infanzia con le parole successive:


bambino della

"un

borghesia, che gioca con le sorelle, va a letto presto, parla francese con la
governante"[2].

La famiglia della madre fu di origine marchigiana[3] proveniente da Ancona. La


madre fu di
fede cattolica, il padre invece fu ebreo. In casa si sentiva

la religione

cattolica della madre, cattolici furono anche i figli. Il padre non fu credente. Il
matrimonio
dei genitori di Alberto non fu del tutto felice. Ambedue
visione del

i genitori avevano una

mondo diversa. Il padre aveva le sue abitudini e fuggiva dalla societ`a, la


madre invece

avrebbe voluto una vita piu elegante, con molta gente intorno.

La questione della fede non era l'unica differenza tra le famiglie


Pincherle e De
Marsanich. Anche il parere sulla politica dei membri delle due famiglie
opposto.

era

Mentre il fratello della madre, lo zio De Marsanich era un deputato fascista, i


figli della
sorella del padre Amelia Rosselli, cugini di Alberto furono assassinati perche
antifascisti.

Nel 1929 Carlo Rosselli, il cugino di Alberto, fa nascere in Italia


movimento

il

antifascista Giustizia e libert`a.

Nello stesso anno, nel 1929, usc`i il primo romanzo di Moravia,

Gli

indifferenti. Nel 1937 i fratelli Rosselli, Nello e Carlo, vennero assassinati

in

Francia.[4]

Durante la lunga vita di Moravia si sono verificati molti avvenimenti storici


importanti nel
mondo e in Italia, dei quali ha potuto essere testimone.

Quando scoppio la prima querra mondiale, nel 1914, naque il fratello


Alberto,

di

Gastone.[5]

Quando l'Italia dichiaro guerra alla Germania, Moravia si ammalo


tuberculosi
ossea.[6]

di

Riassumiamo almeno alcuni avvenimenti storici vissuti da Moravia:


disperazione e la
delusione del primo dopoguerra, il periodo della dittatura
il quale

la

di Mussolini contro

sent`i forte antipatia e ripugnanza, la seconda guerra mondiale, sulla propria


pelle vissuta
la guerra civile[7] e molti altri.

1. 2 La malattia e gli studi

La vita di Alberto M. non fu semplice, specialmente per quello


riguarda il

che

suo stato di salute.

A otto anni Alberto ebbe la polmonite da cui guar`i ma poco dopo comincio ad
avere dei dolori
all'anca. Si ammalo di tuberculosi ossea a soli nove anni.

Da allora non poteva piu andare a scuola, era costretto a stare a letto
rimaneva a

studiare a casa. L'unico svago di Alberto era la lettura. Leggeva molto.

Dal 1920 Moravia frequentava il ginnasio Tasso, ma non regolarmente


causa della
malattia. Dal 1922 lascio gli studi dopo un'attaco piu forte

della malattia.

A
quindici anni, quando stava quasi per morire, la sua lettura preferita erano
Dostoevskij e

Rimbaud.

Secondo Ji Peln questa violenta separazione dal mondo ha potuto


causare in
Moravia l'impressione di solitudine, di sentirsi emarginato e anormale, che ha
poi
influenzato Alberto nella sua scrittura successiva.[8]

Nel 1924, a sedici anni compiuti da poco ando al sanatorio al Codivilla.


Subito
dopo Codivilla comincio a scrivere il romanzo di cui ci interessiamo
nostra tesi,

nella

Gli indifferenti.

Negli Indifferenti l'autore conferma anche l'influenza di Dostoevskij.


stesso

Il libro

viene presentato piu dettagliattamente in uno dei capitoli successivi.

Alberto Moravia rivela in un dialogo con Alain Alkann il desiderio


madre: "Mia

della

madre voleva che diventassi diplomatico, perche le pareva una professione


prestigiosa. In
fondo volevo diventare al piu presto scrittore."[9]

Moravia non si accontento di un solo libro, dagli anni trenta si dedico


scrittura
intensa. Alcune delle sue opere presentiamo nel terzo capitolo
soltanto in
maniera breve.

alla

della tesi, ma

1. 3 La vita personale

Vogliamo concentrare la nostra attenzione anche sulla sua vita


coniugale,
specialmente sul rapporto con tre donne della sua vita.

La prima moglie di Moravia fu Elsa Morante[10] con la quale la sua vita


fu
collegata nell'arco del tempo che va dal 1936 al 1962; nel 1941 si sposarono.

Dopo un viaggio in India con Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini[11]


1962 Moravia

nel

si separa dalla Morante e va a vivere con la giovane scrittrice

Dacia Maraini[12], con la quale rimane fino al 1978[13].

Nel 1986, a settantanove anni Moravia sposa la spagnola Carmen Llera[14].

2. La carriera giornalistica

Tra gli altri avvenimenti importanti della vita di Moravia non possiamo scordare
i numerosi
viaggi che comp`i come corrispondente di vari giornali
Messico, in

negli Stati Uniti, in

Grecia, in India, in Cina, nell'Unione Sovietica


seconda

e soprattutto in Africa. Dopo la

guerra mondiale lavoro come giornalista, sceneggiatore e critico


cinematografico.

La carriera letteraria di A. Moravia inizio nel 1927, quando pubblico


racconto

il

Cortigiana stanca[15].

Nel 1929 inizio la collaborazione alla rivista "900"[16] di Corrado Alvaro[17].

Moravia collaboro ai vari giornali e alle riviste: Prospettive, La Stampa di Torino


e Gazzeta
del Popolo.

Dal 1930 collaboro con La Stampa con vari articoli di viaggio (Londra, Parigi).
Dal 1935
collaboro con la Gazzetta del Popolo.

Il periodo tra il 1935 e il 1936 passo negli Stati Uniti, soprattutto a New York
alla
Columbia University, poi in Messico.

Dopo aver conosciuto la Morante, nel 1936, ando in Cina. Segu`i il viaggio in
Grecia, etc. Nei
suoi brani giornalistici si occupo soprattutto della cultura

del regime.[18]

Dal 1940 usava il pseudonimo Pseudo a causa della persecuzione


ebrei in Italia.

Dopo la fuggita di Moravia nel 1943 riprese il lavoro nei giornali


Mondo,

degli

Il

L'Europeo e Corriere della sera. Sul Corriere della sera collaboro dagli anni
Cinquanta fino
alla morte.

Nel 1953 fondo insieme ad A. Carocci[19] la rivista Nuovi argomenti.

Con la Maraini ed E. Siciliano[20] formo nel 1966 del Porcospino,


compagnia
teatrale sperimentale. Dopo la fine della compagnia riprese
creazione

la
la sua

letteraria, ricomincio a pubblicare dei romanzi, racconti e saggi.

3. Le opere di Alberto Moravia

In considerazione del fatto che Moravia pubblico con una certa regolarit`a per
piu di sei
decenni, libro dopo libro, la sua eredit`a letteraria e di una quantit`a di libri
incredibile.

Quando parliamo del numero enorme delle sue opere, si tratta circa
diciotto
romanzi, diciotto raccolte di racconti, sette opere teatrali, quattro libri
viaggi e

di
di

alcune selezioni saggistiche.

Le seguenti parole di Giulio Ferroni descrivono bene quello che Alberto Moravia
rappresentava

a suo tempo: "Quella di Moravia e stata una presenza costante nella cultura e
nella vita
intelletuale di questo secolo[21]:

egli e uno degli scrittori che piu

hanno agito su un vasto pubblico, specie tra anni Cinquanta e Sessanta, una
immagine corrente
della problematica culturale contemporanea, un vero e proprio modello di
comportamento
intelletuale."[22]

Sulle pagine successive del presente capitolo presentiamo alcune opere


Moravia, anche
se non verranno studiate con l'attenzione che prestiamo
primo

di

agli Indifferenti,

romanzo di Moravia pubblicato nel 1929. Percio preferiamo non fermarci


almeno per ora sugli
Indifferenti.

Non possiamo fare a meno di notare le altre opere perche anche esse sono
molto importanti
nella carriera letteraria di Moravia.

Il secondo romanzo di Moravia del 1935 si chiama Le ambizioni sbagliate.

La scrittura del romanzo duro cinque anni e lo rifece almeno sette volte.

Come se Moravia volesse raggiungere il livello di Dostoevskij. Il romanzo e


pieno di citazioni
tratte da Dostoevskij. I protagonisti sono Andreina, la prostituta,
Monatti,
il giornalista. Pietro cerca di proteggere Andreina davanti

e Pietro

a se stessa.

Il romanzo satirico del 1940, scritto come una critica del fascismo
si
chiama La mascherata. Il protagonista del romanzo, dittatore sudamericano,
Tereso Ardengo
viene paragonato a Mussolini. Dopo il romanzo Moravia era censurato e
continuava a scrivere
nei giornali solo sotto il pseudonimo di Pseudo.

La Morante, la sposo a Capri nel 1941, vi inizio la scrittura del romanzo


Agostino, in cui descrive l'adolescenza di un ragazzo.

Il romanzo La disubbidienza scritto nel 1938, ma pubblicato dieci anni dopo, e


situato nel
mondo borghese.

L'amore coniugale scritto nel 1941 e pubblicato nel 1948, parla


rapporto

d'un

coniugale tra Silvio, un'intellettuale, e Leda, sua moglie.

Il libro La Romana (1947) appartiene sicuramente alle sue opere piu


famose e
magari anche meglio riuscite. Moravia influenzato dal neorealismo, racconto la
storia di una
ragazza sedicenne, di nome Adriana, che a causa
prostituta. I

della miseria diventa una

temi principali sono l'indifferenza e la noia.

Nel 1951 usc`i Il Conformista. Tre anni dopo Il disprezzo, dove Moravia
parla
dell'allontanamento di una coppia, Riccardo Molteni e sua moglie.
tema del
romanzo fu ispirato dai problemi esistenti tra Moravia e Elsa Morante,
moglie.

Il
sua

Un altro romanzo da non dimenticare e La Ciociara del 1957.


Anche nella
Ciociara vi e presente un'esperienza personale, il ricordo dei nove mesi
trascorsi in montagna
insieme a Elsa Morante durante l'occupazione tedesca
prime pagine sono
state scritte gi`a nel 1946, ancora prima
stato finito
dieci anni dopo. La storia
Italia,

di Roma nel 1943. Le

della Romana, ma tutto il romanzo e

e situata nel periodo tra il 1943 e il 1944 in

il periodo della fine del regime fascista.

La protagonista, e nello stesso tempo anche la narratrice, e Cesira,


giovane
vedova vivente a Roma con sua figlia Rosetta. Il romanzo e pieno
violente; critica

una
di scene

la guerra, che distrugge la vita, rompe i valori personali della gente. Moravia
nel romanzo
usa i tratti caratteristici del neorealismo[23].

Dopo aver scritto Gli indifferenti e Agostino, La Ciociara rappresenta


terzo colmo

il

nell'opera di Moravia.

L'ultima fase della sua arte letteraria inizia con La noia[24] del 1960. Moravia
ritorna ai
temi del passato[25] trattati gi`a negli Indifferenti, L'amore coniugale e nel
Disprezzo. Il
protagonista e un pittore, Dino, che non riesce
Cecilia. Dino si
accontenta almento del ruolo di voyeur
tema del
voyeurismo viene usato spesso

a sedurre la modella

e con la possibilit`a di spiarla. Il


nei romanzi piu tardi di Moravia.

Per concludere la veduta generale all'opera letteraria di Moravia


limitiamo
all'elencazione di altre sue opere e su poche righe chiudiamo

L'automa (1963), Una cosa e una cosa (1967), Il paradiso (1970),


(1976), La vita

ci
il capitolo.

Boh

interiore (1978), L'uomo che guarda (1985), Io e lui. (1971).

Non possiamo scordare di nominare anche i suoi scritti di viaggi:


dell'India

Un'idea

(1962), La rivoluzione culturale in Cina (1968), A quale tribu appartieni? (1972),


Lettere dal
Sahara (1981) e Passeggiate africane (1987).

I drammi: Beatrice Cenci (1955), Il mondo e quello che e (1966),


Kurt

Il dio

(1968), La vita e gioco (1969) e La cintura (1984).

Tra l'altro scrisse anche vari saggi: Un mese in URSS (1958),


cinema

Al

(1965) e molti altri.

Con il presente elenco vogliamo chiudere il capitolo che parla dell'opera

di Moravia in generale.

4. Gli indifferenti

Nel presente capitolo vogliamo prospettare ai lettori la situazione


quale il
romanzo, che e l'argomento della presente tesi, e stato scritto.
d'animo di
Moravia, le ragioni per cui ha deciso d'iniziare a scrivere
romanzo e con

nella
Lo stato

il suo primo

quali intenzioni.

Cerchiamo anche di raccontare la trama del romanzo in maniera breve perche


poi i lettori
possano capire meglio i capitoli successivi della tesi.

4. 1 La scrittura degli Indifferenti

Come abbiamo gi`a scritto nel primo capitolo, Moravia si ammalo presto di
una forma della
tuberculosi ossea[26] che lo costrinse a stare a letto per alcuni anni. Moravia
stesso
racconta in un libro: "gi`a quando avevo nove anni nei miei quaderni c'era gi`a
lo schema
degli Indifferenti".[27]

Nel 1922, quando aveva compiuto gli studi irregolari, leggeva molti libri di
scrittori famosi
come per esempio Dostoevskij[28], Rimbaud[29], Goldoni, Proust, Kafka, Freud,
etc. e gli

autori del teatro classico come Shakespeare

o Moliere.[30]

Dopo un ricovero nel sanatorio Codivilla a Cortina D'Ampezzo Moravia part`i per
Bressanone
dove nell'ottobre del 1925 inizio a scrivere Gli indifferenti.

Moravia ricorda il momento in cui decise di scrivere Gli indifferenti:


mattina, a letto

Una

ho iniziato Gli indifferenti con la frase esatta con cui resto: "Entro Carla." Non
sapevo
ancora che cosa avrei scritto. Quella frase stava
ambizione di
scrivere un dramma travestito da romanzo.
con la

ad indicare la mia

Cioe fondere la tecnica teatrale

narrativa, un po' come faceva Dostoevskij con il quale allora mi identificavo.


Hanno detto poi
che era un romanzo di critica della societ`a borghese. Puo darsi ma io non ne
ero consapevole.
Avevo ambizioni puramente letterarie. E per il resto mi servivo del materiale
che avevo
sottomano. Cioe l'esperienza generica della vita di famiglia che non sapevo di
detestare fino
a quel punto.[31]

Le parole di Moravia possono spiegarci perche ha scelto di situare


romanzo in

il

una famiglia borghese. Semplicemente perche conosceva tale ambiente


dall'esperienza personale.
Ci spiega anche la sua tecnica narrativa dove usa delle tre unit`a teatrali,
l'unit`a del
tempo, luogo e azione.[32]

La storia del romanzo si svolge in uno spazio di tempo molto stretto, inizia la
sera verso

l'ora della cena e finisce la sera di due giorni dopo.

Anche la questione dello spazio dove si svolge la storia e semplice. Possiamo


dire che la
maggioranza delle scene si svolge nel salotto della villa
Ardengo.

della famaglia

Ed il tema dell'intero romanzo, l'indifferenza, il tema della nostra tesi


analizzato
piu dettagliatamente nei capitoli successivi. La trama e creata
scontri tra i

e
dagli

cinque protagonisti del romanzo.

Moravia rivela in un libro di dialoghi[33] che ha imparato a scrivere


Gli

con

indifferenti. Per la prima volta per lui le cose sono diventate parole
viceversa.

Il romanzo e stato riscritto tre o quattro volte. Il manoscritto

degli

Indifferenti non aveva la punteggiatura, la punteggiatura e stata aggiunta dopo


che la
scrittura del romanzo era finita, percio risulta irregolare.

La societ`a di allora e descritta da Moravia come una societ`a ambiziosa,


ignorante, legata ai
pregiudizi della borghesia. Era la piccola borghesia
Moravia crede

di un paese.

che la malinconia e il furore siano presenti nella scrittura degli Indifferenti.


Spiega anche
il suo rapporto con Dostoevskij[34]

e linfluenza dai surrealisti[35].

La scrittura del libro e durata due anni e mezzo. Quando Moravia ha visto che
non aveva piu

niente da dire e soprattutto che la scrittura non poteva piu essere migliorata e
modificata,
egli ha deciso di porre fine al romanzo.

4. 2 La trama degli Indifferenti

Il romanzo e diviso in sedici capitoli. Tutto si svolge in circa quarantotto


ore.
Nel romanzo riconosciamo cinque protagonisti. Subito nel primo capitolo
ne vengono

ce

presentati quattro.

Come abbiamo gi`a detto prima, il romanzo comincia con la frase


Carla." Siamo

"Entro

all'ora della cena in un salotto di una villa.

Sulle prime pagine siamo testimoni di una conversazione tra Carla, giovane
ragazza, e Leo
Merumeci, amante della madre di Carla. Carla parla della noia dei suoi giorni e
Leo la
persuade a stare con lui.

Nel romanzo ci sono cinque protagonisti. Mariagrazia, una giovane vedova che
ha due figli,
Carla e Michele. L'amante di Mariagrazia, Leo Merumeci, un commerciante
benestante di media
et`a. Infine Lisa, un'amica
viene

di Mariagrazia e l'ex-amante di Leo, che ci

presentata nel terzo capitolo.

La famiglia di Mariagrazia si trova in una situazione finanziaria difficile.


famiglia e

La

in rovina ma nessuno dei suoi membri si occupa di tale situazione.

La villa, la dovrebbero cedere a Leo in pagamento dell'ipoteca. L'unico


parlare del

problema e Michele. La madre conta sul proprio fascino e il buon rapporto con
Leo. Ma Leo ha
un'altra passione in testa, quella di trovarsi un'amante piu giovane; egli vuole
possedere sia
la casa dell'amante sia la figlia Carla. Il suo rapporto verso Carla e stato finora
paterno.

Ma la scintilla del desiderio amoroso arde anche dentro Lisa verso Michele.

Il giorno dopo si festeggia il compleanno di Carla che compie

ventiquattro anni. Leo le fa bere del vino perche si disinibisca. Ma tutto va


a
finire con un fallimento perche quando finalmente arriva il momento in cui Leo
potrebbe
ottenere quello che vuole, cioe Carla, lei, ubriaca, vomita. Leo deve aspettare
fino alla
notte. Carla si incontra con Leo e lo accompagna a casa di lui.

La ragione del comportamento di Carla non e un'innamoramento


desiderio
amoroso ma il desiderio di cambiare la vita. Di distruggere
e se
stessa a tal punto da poter e dover iniziare dallo zero.

o un
la propria vita

Invece Michele cerca una via d'uscita nel rapporto con Lisa. Si rende conto di
non essere
capace di vivere come gli altri. Gli manca il sentimento, la passione, sente di
essere privo
d'affetto. L'unica cosa che prova e l'indifferenza. Non riesce n ad amare Lisa
n ad odiare
Leo.

L'unica persona che non nota l'atmosfera descitta, che e ignorante verso
gli
avvenimenti, e Mariagrazia. Lei e affascinata da se stessa e crede che il mondo
giri intorno a
lei.

Il giorno successivo, Lisa, a casa sua, rivela a Michele l'esistenza


rapporto

del

tra Leo e Carla. Michele si accorge che non prova nessun sentimento, finge di
odiare Leo e di
amare propria madre.

La situazione culmina quando Michele decide di dimostrare i sentimenti sinceri,


quali sono
amore e odio, va a casa di Leo e tenta di ucciderlo. Compra una pistola, entra
in casa di
Leo e quando spara non esce il fuoco perche non aveva caricato la pistola.

Leo per risolvere la situazione chiede a Carla di sposarlo. Carla si riserva del
tempo per
decidere, torna a casa con Michele, ma non vede un'altra via d'uscita che
sposare Leo.

Il romanzo si chiude la sera, la madre, pronta ad uscire per un ballo


mascherato, aspetta

Carla. Mariagrazia non ha nessun sospetto, non ha notato niente di quello che
accade intorno a
lei, non vede l'ora di rivedere il suo amante, Leo.

Carla decide di rivelare a tutti la notizia del matrimonio con Leo.

5. I temi moraviani

5. 1 Il tema dell'indifferenza

Nei capitoli precedenti abbiamo parlato soprattutto della vita e dell'opera di


Alberto Moravia
in generale e speriamo di aver abbozzato in maniera sintetica la narrativa di
Moravia.

In questo capitolo invece vogliamo spiegare alcuni motivi di base


tematica

della

moraviana. Per delineare alcuni temi, per esempio l'indifferenza, bisogna


riguardare la sua
prima opera, Gli indifferenti, che contiene quasi tutta
motivi che sono

la dimensione dei

all'origine delle opere successive.

Un motivo nuovo nella letteratura italiana con il quale si presento


giovane

il

Moravia gi`a nel 1929 fu l'analisi e la configurazione acre dell'ambiente


borghese, visto
nella sua crisi. L'indiffereneza che rappresenta l'inerzia morale, l'incapacit`a di
vivere, la
superficialit`a, quella stessa con cui la societ`a borghese
problemi

si pone di fronte ai

della vita, ai valori piu profondi e reali dell'uomo.

Cesare Segre rivela l'opinione che nella composizione degli Indifferenti l'autore
abbia
individuato una zona bassa dell'esistenza, tutta fondata sul rapporto dell'uomo
con la
realt`a. Il rifiuto della soluzione comune, tradizionale, della scelta di una vita
normale e
invece l'immersione nella diversit`a, nell'indifferenza.
fuga, si
tratta della vita nella sua condizione finita, instabile,
delle

Non esiste nessuna


con un'accettazione

condizioni concrete e limitate dall'esistenza umana. Segre spiega che ogni


atto, ogni gesto
compiuto ha un suo significato oscuro. Dice che per Moravia non esiste l'uomo
in astratto ma
esiste una personalit`a,
un'altra
solitudine immersa
sua

una solitudine dell'esistenza che si scontra con

nella banalit`a quotidiana o identificabile mediante una

particolare diversit`a[36].

L'indifferenza si potrebbe definire come un atteggiamento spirituale,


una

grandissima aspirazione sempre destinata al fallimento, a fare della propria vita


una
passione, oppure una tendenza ad abbandonarsi ad un ordine esterno
fatti quotidiani,
minuti, senza mai tentare di realizzare il proprio destino.

di

Per Moravia l'uomo

e
un'individuo che ha coscienza della sua condizione,
riconosciersi non

ma che in tale

afferra piu il senso della propria esistenza.

Ogni volta che un eroe moraviano prova un simile sentimento nasce l'idea
della
sfasatura, d'incapacit`a all'azione che e stata indicata con il termine

d'

indifferenza.

L'indifferenza non e intesa come l'impassibilit`a, la freddezza oppure l'inerzia,


ma come la
coscienza di una aritmicit`a, rispetto al ritmo d'una vita naturale. Si tratta
dell'incerta
coscienza di s che l'uomo soffre di fronte ai diversi aspetti della realt`a. Come
se
esistesse una tendenza a registrare un nuovo atteggiamento morale.

Non possiamo dimenticare anche il ruolo e il valore dell'epoca:


all'inizio del
secolo ha visto lentamente degradati i suoi principi

"L'Europa

di etica retta sulla

razionalit`a, ha visto svuotati i suoi miti, quando e piombata nella disillusione e


nella
perplessit`a in cui due guerre l'hanno costretta, sovvertendo ogni mito e
illusione in pura
e tragica disfatta"[37]. L'uomo perdeva
organizzata. Il

la fiducia in una vita razionale,

mondo appariva come un insieme di individui svuotati, isolati, disperati e


indifferenti.

L'aspetto piu tragico

della crisi era la miseria spirituale e la solitudine.

In alcuni romanzi Moravia tenta di rispecchiare la realt`a del mondo

in

decomposizione. Il motivo di base delle successive creazioni quindi esiste


in un nucleo
negli Indifferenti.

La figura di Michele, uno dei personaggi degli Indifferenti, e toccata


malattia detta
l'indifferenza. Alla fugura di Michele dedichiamo
capitoli.

dalla

uno dei prossimi

Michele fa parte di una trasformazione, e il segno


una societ`a

della consapevolezza di

che perde contatto con la realt`a di allora,


perde i

di una crisi storica che

vecchi valori ma non ha i nuovi con cui sostituire quelli vecchi.

I protagonisti dei romanzi, seppure sono di origine dissimile, nei tempi diversi e
di
caratteristica diversa, rappresentano in prevalenza tipi che si scontrano con
un'angoscia e
con una debolezza, con una fragilit`a morale[38].

Di solito il problema riguarda i personaggi intelletuali, quelli

che

esprimono il punto di vista del narratore e ne assumono lo sguardo.

Secondo Guido Guglielmi, "Se dovessimo definire l'atteggiamento


Moravia verso il
suo personaggio, diremmo che e un atteggiamento
Non c'e
nessuna cordialit`a tra narratore e personaggio."[39]

di

di estraneit`a.

Non e che il narratore si stacchi dalla manifestazione degli affetti,


maniera

alla

dei naturalisti, ma e il personaggio che sembra essere privo di affetti e cio


raffigura una
espressivit`a negativa del mondo.

Quel rifiuto di se stesso crea l'indifferenza che e presente in tutta l'opera di


Moravia,
anche se nelle opere piu tarde si trasformer`a nella noia.

5. 2 Il tema della noia

Un altro tema da notare e il tema della noia che Moravia affronta


anni Sessanta

dagli

del Novecento. Il personaggio e turbato dal suo disadattamento alla realt`a. La


consapevolezza
del fatto non puo creare
quanto piu

che uno stato infelice. Tanto e piu infelice

forte e la consapevolezza dell'uomo.

Moravia vorrebbe notare la condizione falsa, inautentica dell'uomo


scontra
con il suo stato d'animo con il quale non riesce ad identificarsi.
uno

che si
Si tratta di

scontro tra la natura e la societ`a che per esempio nella Noia (1960)
trasforma

si

nella antinomia tra la natura e la storia. Per Moravia l'alienazione crea la crisi
del

rapporto con la realt`a e tale crisi vede come si ricpecchia nel mondo moderno.
[40]

5. 3 Il tema del sesso

Il terzo tema da non dimenticare e il tema del sesso nell'opera di Alberto


Moravia. La
predominanza del tema del sesso nei suoi racconti e piu che evidente rispetto
agli altri
problemi. Moravia con la sua visione realistica passa
dalla mezza
luce in cui si poneva l'atto d'amore alla luce piena,
del corpo

dalle allusioni,
al crudo e naturale sapore

e dell'atto e dei gesti che partecipano al rito amoroso.[41]

Il sesso nella storia non ha un ruolo di collegare una situazione all'altra


dare un

o di

passaggio per l'avanzamento della storia ma piuttosto aiuta a evocare,


caratterizzare la
storia e l'atmosfera del racconto, magari pone anche l'accento

ai legami tra i

personaggi.[42]

Per esempio, Carla negli Indifferenti, quando si scontra con il mondo


societ`a

della

della madre e di Leo, d`a il proprio corpo in paga per essere salvata dalla
propria
solitudine. Da uno stato innocente, vago e irreale si trasforma
forma della

in una

realt`a le cui leggi non sono piu quelle di un tempo, il sesso diventa una parte
indispensabile della umanit`a, della personalit`a umana.

Infatti quando Leo possiede Carla come se possedesse una cosa, passa
ad altri atti

poi

comuni come mangiare, vestirsi, prendere un'altra donna.

Carla consapevole di essere posseduta accetta tale comportamento perche lo


trova necessario
per poter passare ad una vita piu vera, reale, la vita da Carla desiderata. La
realt`a non si
possiede con il denaro, n con la rinuncia alla propria situazione e condizione.

Siamo in mezzo ad una crisi, e solo l'illusione falsa dei personaggi


attraverso un

che

tale comportamento, attraverso il rapporto sessuale, potrebberro riuscire a


conquistare il
mondo reale. Tutto il problema ha le radici nell'indifferenza e nella noia delle
persone,
nella loro diversit`a.

Altri temi preferiti da Moravia sono l'incapacit`a dell'uomo di trovare


senso

il

dell'esistenza, vivere la vita normale, stabilire un sincero e autentico rapporto


amoroso.
L'impartecipazione e la crudelt`a sono altri due tratti caratteristici della
narrativa
moraviana.

Il tema del sesso appare come motivo dominante dell'opera di Moravia.


scrittore non si
distacca dai temi morali, sociali e politici, quelli piu cercati
letteratura moderna.

Il

e richiesti nella

6. Il carattere dei personaggi

Come abbiamo scritto prima, parlando degli Indifferenti, possiamo dire


che si
tratti di una certa analisi moralistica e satirica della societ`a borghese
anni

negli

del fascismo italiano.

Moravia ci mostra la sua capacit`a di rispecchiamento artistico,


l'ambizione di
creare personaggi autonomi e vivi. I personaggi che sono carichi di una loro
profonda
autenticit`a. Dentro di loro si unisce un rispecchiamento della realt`a
allora e

di

alcuni caratteri individuali di umanit`a.

Negli Indifferenti troviamo un gruppo di persone del mondo borghese cittadino,


che rifiuta di
riconoscersi e di giudicarsi, che non possiede la capacit`a dell'autocoscienza. Vi
e presente
anche una figura interiormente divisa grazie
della

alla sua consapevolezza oscura

condizione nella quale si trova.

Il ruolo della figura consapevole ma debole sembra essere affidato ai due


personaggi. Al
giovane Michele e a Carla.

Da cio risulta che abbiamo due lati opposti delle personalit`a nel romanzo. Da
una parte Leo e
Mariagrazia che fanno parte dell'ambiente borghese e dall'altra parte due
giovani Michele e

Carla che cercano la via d'uscita dalla loro condizione, cercano di ribellarsi. Il
personaggio
di Lisa si trova un po' isolato

da entrambi i due gruppi.

Siccome Moravia ha tentato di confondere la narrativa letteraria


narrativa

con la

drammatica utilizzando la legge delle tre unit`a gi`a descritte prima, tutto
l'intreccio ha la
base negli scontri dei singoli personaggi, non vi sono altri motivi di base.

La vicenda e basata sui cinque personaggi. Per poter effettuare un tale


tentativo, Moravia,
piu che definire i personaggi, ha dovuto caratterizzare

delle maschere.

Sul piano dello svolgimento, la trama si profila come una storia

di una

famiglia di media borghesia romana e dei suoi membri che sono in cerca
una parte da

di

rappresentare, ognuono per s, spesso in opposizione l'un all'altro, ma sempre


nel clima e
nell'atmosfera di disfatta, di contraddizione spirituale,
culmine

che trova il posto e il

nella noia del vivere.

I personaggi sono colpiti dalla malattia morale, detta l'indifferenza. La loro


condizione e
appunto quella di una specie di annientamento, di perdizione,
atta a far
ritrovare nella distruzione di ogni valore delle risposte
dell'esistenza.

di disfatta,

e il senso

6. 1 Mariagrazia

Mariagrazia Ardengo e una vedova circa quarantenne. Ha due figli,


Michele, giovane
studente intelletuale disoccupato, e Carla che compie
anni.
Tutti e tre vivono in una villa ampia, situata nel centro
quartiere di

i ventiquattro
del miglior

Roma, circondata dal vasto parco.

La loro casa e frequentata spesso dal suo amante, Leo Merumeci, che cerca
di
acquistare la villa.

Possiamo dire che nel romanzo e presentata la madre come una donna
che non si
rassegna a riconoscere il suo declino fisico e anche quello sociale. Tutto cio si
capisce dal
modo in cui parla di se stessa. Per darne un esempio
parole che ella
pronuncia parlando con Leo: "Non sono piu
sono una
donna che ha avuto delle esperienze,
dolori [...]

ci serviamo delle

una bambina come Carla [...]

che ha avuto dei dolori, oh s`i, molti

che e passata attraverso molte noie e molte difficolt`a, e cio nonostante ha


saputo sempre
serbare intatta la propria dignit`a e sempre mantenersi superiore a tutti, s`i,
caro Merumeci
[...] a tutti compreso lei... [...] io non sono una di quelle sue eleganti amiche
senza tanti
scrupoli per la testa, che non pensano che a divertirsi e a tirare avanti, oggi uno
domani

altro, alla meno peggio... no, lei s'inganna... io mi sento molto ma molto diversa
da quelle
signore..." [43] oppure parlando con Carla di Lisa: "Vedi ... quella
ripugna anche

donna mi

fisicamente [...] d`a l'impressione di essere viscida


ardore,

e insieme piena di

piena di calore ... come una cagna ... s`i ... guarda
occhi

gli uomini con quei suoi

lustri come per invitarli ... come per dire: venite con me ... e pensare che io
fossi un uomo
non vorrei toccarla neppure
schifo [...]

con le punte delle dita ... mi farebbe

tu non puoi capire [...] certe cose ti sfuggono ... ma io che sono una donna che
ha avuto
delle esperienze e sa vivere, quando vedo un tipo come quella l`i, con quegli
occhi, con
quella figura"[44].

Mariagrazia e una figura che vive di finzioni e di autoinganni. Il suo teatro e la


villa che
sta per perdere, come sta per perdere l'amante, Leo,

di cui e

ciecamente gelosa. La gelosia di Mariagrazia e rivelata ripetivamente


nel
romanzo. Per esempio durante il dialogo di Carla e Leo: "Mamma e gelosa
te, per questo

di

ci fa a tutti la vita impossibile."[45]

La madre non ha nessun sospetto verso il rapporto di Leo e di Carla,


risulta

il che

dalle parole di Mariagrazia stessa: "un altro al suo posto non saprebbe come
comportarsi coi
figli della sua amica... invece lui toglie ogni ragione di sospetto... e come un
padre...".[46]

Il suo snobismo e il suo orrore[47] per la gente comune e povera culmina nella
prospettiva
della rovina alla quale si avvicina.

Ma quanto piu si sforza ad assumere la parte del decoro, tanto piu si scopre
indecente. Le sue
menzogne, i suoi luoghi comuni, i suoi stereotipi che si ripetono la trasformano
in un
fantoccio caricaturale. Il personaggio della madre, teatrale
risulta

ed esteriorizzato,

comico e patetico. La madre recita la sua parte assolutamente convincente. Ella


rappresenta un
tipo della chiusura al mondo,
rischiaramento.

della negazione di ogni possibilit`a di

Tanto che il momento dell'illuminazione, la rivelazione del vero rapporto tra


Carla e Leo e il
fatto del loro futuro matrimonio, non ci viene raccontato.
conclude

Il romanzo si

prima che Mariagrazia scopra la verit`a.

L'apprendimento della verit`a potrebbe sconvolgere le linee

del

personaggio. I progressi della madre sono i progressi della cecit`a e dell'errore.


La sua
essenza e la finzione.

Nel personaggio di Mariagrazia possiamo trovare alcuni segni dell'antipatia e


della ripugnanza
di Moravia verso il mondo borghese sopravvissuto dall'Ottocento. La madre
impersona la
commedia di una societ`a
autentica della
vita, si concentra
dalla

che sta perdendo qualsiasi legame con la realt`a

ai gesti, alle parole, agli atteggiamenti insulsi per salvarsi

rovina. Eccitata
degli
avvenimenti
nei figli con

da false e ridicole ambizioni non si accorge del mondo e


che passano intorno a lei, del disgusto e dell'ira che provoca

le sue scenate di gelosia, delle intenzioni ambigue di Leo, del tradimento di Leo
con
Carla, dei sentimenti che prova Michele.

Mariagrazia riconosce i principi della societ`a borghese come l'unica possibilit`a


di vivere
in modo non sbagliato, la sua manifestazione di prestigio
superiorit`a e

e di

legata con l'idea del possesso materiale e della richezza.

6. 2 Leo Merumeci

Leo Merumeci, un commerciante benestante, impiegato al Ministero


Grazia e Giustizia,

di

amante di Mariagrazia, cerca di impadronirsi della villa degli Ardengo. La


relazione con la
madre dura da quindici anni.

Abbiamo gi`a anticipato che Leo appartiene allo stesso mondo della madre, al
mondo borghese ma
con una grande differenza. In Leo si unisce l'ipocrisia,

la falsa coscienza e la

convenzionalit`a che sono i tratti caratteristici della societ`a alla quale


appartiene.

Merumeci sa approfittarsi del mondo in decomposizione. Egli non sente nessun


turbamento. Al
suo mondo manca qualcosa di superiore. Il suo mondo
ne ha la

e senza un futuro ma

presenza, verso la quale bisogna essere sempre aperti e starle di fronte. Il suo
mondo non
riconosce piu il vero amore
possibilit`a di

e la passione ma ne offre mille

giochi amorosi.

Egli e sicuro di riuscire ad ottenere un giorno il patrimonio degli Ardengo e in


Carla vede la
futura amante che sostituir`a Mariagrazia che sta ormai invecchiando.

Leo partecipa alla commedia e cerca di portare avanti i suoi calcoli,


possedersi
della villa e sedurre Carla. Non si deve sforzare molto per ottenere quello che
vuole, non
incontra difficolt`a a realizzare i propri proggetti.

Durante la cena del primo giorno accusa tutti i membri della famiglia
Ardengo di
essere malcontenti. Per esprimere la propria posizione opposta dice: "Ed io
invece signori
miei tengo ad affermare che tutto mi va bene, anzi benissimo e che sono
contentissimo e
soddisfattissimo e che se dovessi rinascere non vorrei rinascere che come sono
e col mio nome:
Leo Merumeci."[48]

Leo e attirato dalla particolare situazione morale in cui si trova Carla,


desiderosa di
trovare una via d'uscita dalla vita mediocre, quotidiana e noiosa. Leo tenta
l'approccio una

prima volta, nel salotto della villa, descritto in primo capitolo del romanzo, ma
ne e
impedito dal sopraggiungere della madre.

Carla parla con Leo della propria vita, della noia che prova ogni giorno, parla
della madre
che fa a tutti la vita impossibile. Leo propone a Carla
"sai cosa

di cambiare:

si fa quando non se ne puo piu? Si cambia [...] vieni a stare con me. [...] Ma s`i!
[...]
Daremo il benservito a tua madre, la manderemo
tutto quel

al diavolo, e tu avrai

che vorrai, Carla... [...] Tutto quel che vorrai... vestiti, molti vestiti, viaggi...;
viaggeremo insieme...; e un vero peccato
te sia cos`i
sacrificata...: vieni a stare

che una bella bambina come

con me Carla..."[49]

La seduzione di Carla continua anche il giorno dopo, nel giorno


compleanno
della ragazza. Leo fa bere del vino[50] a Carla. Egli cerca

del
di possedere

la
ragazza ubriaca in giardino nella casa del giardiniere, ma senza
successo,

un grande

perche l'atmosfera si guasta con il vomito di Carla. Leo deve aspettare fino alla
notte quando
riesce a portare la ragazza a casa e lo sforzo
rapporto

di Leo si conclude con un

sessuale.

Quando Merumeci cerca di sedurre Carla e consapevole del dramma interno


della ragazza che
diventa la sua preda e si trova nelle sue reti.

Merumeci si presenta come la figura piu negativa del romanzo ma che ha un


fascino interno. Un
gusto sottile della predominanza gli permette di agire

alla vita degli altri

personaggi che si comportano secondo lo schema preparato

da Leo.

Quando e necessario mostra la stima a Michele: "Avanti avanti [...] cediamo il


posto al
padrone di casa..." E con gesto paterno, con un sorriso tanto amichevole da
parere
canzonatorio spinse dolcemente il ragazzo."[51]

Nel giorno del compleanno di Carla, scrive alla ragazza sulla carta
d'auguri: "A
quasi mia figlia". Piu tardi spiega a Carla le parole usate successivamente:
"Prima di tutto
per un riguardo a tua madre ... e poi perch
mia

mi piace immaginare che tu sia

figlia."[52]

Leo Merumeci riesce ad adattarsi ad ogni situazione con la scaltrezza


capacit`a
di comportarsi nel momento giusto in modo giusto.

6. 3 Carla

Carla Ardengo, la figlia di Mariagrazia, compie ventiquattro anni nel sesto


capitolo del
romanzo, ha quindi un'et`a giusta per essere presa in sposa.

e la

Carla desidera uscire da un'esistenza mediocre. Il romanzo si apre


frase:

con la

"Entro Carla"[53] e prosegue con il primo tentativo della sua seduzione da


parte di Leo,
l'amante di Mariagrazia.

Carla parla con Leo della propria vita. Gli dice: "Mamma e gelosa
[...] per

di te

questo ci fa a tutti la vita impossibile [...] per me che ci vivo insieme non e
finito nulla
[...] se tu sapessi [...] quanto tutto questo sia opprimenente miserabile e gretto,
e quale
vita sia assistere tutti i giorni, tutti i giorni."[54]

Leo cerca di approfittare della situazione nella quale si trova la giovane Carla, le
propone
di cambiare la sua vita, di stare con lui. La ragazza non vuole accettare tale
soluzione.

Pensandoci e ripensandoci arriva, con il tempo, alla conclusione che stare con
Leo e l'unica
via d'uscita dalla sua vita, andare a stare con lui o con un'altro.
ragionamento e

Il suo

descritto con il seguente pensiero interno: Perche rifiutare Leo? Questa virtu
l'avrebbe
rigettata in braccio alla noia e al meschino disgusto delle abitudini; e le pareva
inoltre,
per un gusto fatalistico di simmetrie morali, che questa avventura quasi
familiare fosse il
solo epilogo che la sua vita meritasse; dopo, tutto sarebbe stato nuovo; la vita
e lei stessa;
[...] finirla [...] rovinare tutto.[55]

A Carla tutti i giorni sembrano uguali, nella sua vita non succede niente,
tale e
il problema che rende la sua vita insopportabile. La noia che prova
descritta

con le parole all'inizio del secondo capitolo: ella sedeva alla tavola familiare,
come tante
altre sere; c'erano i soliti discorsi, le solite cose, piu forti del tempo, e
soprattutto la
solita luce senza illusioni e senza speranze, particolarmente abitudinaria [...] i
quattro
volti, della madre, del fratello, di Leo e di se stessa; [...] c'erano dunque tutti
gli
oggetti della sua noia.[56]

Nel giorno della festa del compleanno di Carla, Leo vuole impossessarsi della
ragazza nel
giardino ma l'ansia di Leo e negata dal vomito di Carla. La notte pero Leo riesce
a portare la
ragazza in casa e ad ottenere quello che voleva, l'ha fatta diventare la sua
nuova amante.

Carla avverte che il vecchio mondo e ormai sepolto nella sua anima come una
cosa lontana,
intoccabile. Un nuovo atteggiamento occorre per affrontare
quotidiana. Pensa che

la vita

in tale momento della svolta sia neccessario un atto di violenza per compiere il
cambiamento,
per rompere le abitudini meschine
ancora una volta

d'una vita piena di noia. Per riassumere

i pensieri di Carla usiamo le parole di Cesare Segre, con cui possiamo dire che
Carla
desideri:

una frattura che rompa e laceri per sempre il vecchio mondo, fatto

di
immobilt`a, dominato da meschina fatalit`a, pieno di atti e gesti ripetuti fino
alla nausea,

in cui le stesse parole, i discorsi e le scene di gelosia tra la madre e Leo,


appaiono
consunti e angosciosi perch gi`a in anticipo previsti, gi`a esperimentati nella
loro falsit`a
in mille modi e in occasioni diverse.[57]

Carla nel romanzo e il personaggio piu drammatico, svolge piu azioni degli altri.
Con la sua
figura e anche collegato il tema del sesso. Carla risulta
qualche

la portatrice di una

coscienza morale, o di una onesta volont`a di coscienza morale, anche se, in


effetti, tale
coscienza e inutile a lei e agli altri.

Carla e Michele sono due personaggi indifferenti del romanzo moraviano. Tutti e
due combattono
contro le loro ansie a modo proprio. Entrambi e due vedono la rovina e lo
squallore nel quale
stanno precipitando. Ma il mondo
Per

e lo spazio della villa li attira, li atrae.

loro due non c'e via d'uscita.

La storia di Carla disegna il profondo modificarsi di un atteggiamento vitale, la


nascita di
una situazione nuova. Il rapporto con Leo fa diventare
donna, in un
certo senso matura, e l'adattamento
Carla
coincide con la sua raggiunta maturit`a femminile.

la ragazza una
e il comportamento di

Quando, alla fine del romanzo, i due fratelli si scontrano, Carla


quella

che si dimostra ormai capace di orientarsi nel mondo selvaggio, rassegnata con
il proprio
destino, con la futura vita nel mondo borghese. Ognuno di loro ha percorso la
propria
strada. Lo possiamo capire bene dalle parole
Michele si

di Carla: le pareva che

stesse rovinando la vita; "e invece e tutto semplice [...] lo prova il fatto che
nonostante
quel che e avvenuto io mi travesto

e vado al ballo".[58]

La storia di Carla e una storia di un difficile adattamento doloroso


violento

ma comunque un'adattamento riuscito. La vita e quello che e, meglio accettarla


che giudicarla.
Il suo pensiero iniziale di finire e rovinare tutto
Ma la
rovina non arriva con la seduzione, come Carla
dal matrimonio

e comunque realizzato.
se l'aspettava, ma giunge

e la vita a fianco di Leo, dall'inserimento nei circuiti della societ`a borghese.

La disperazione del romanzo consiste nel fatto che anche combattendo,


Carla
diventa una nuova Mariagrazia. Diventa amante di Leo, anzi sua moglie,
sar`a costretta

a vivere secondo le leggi della societ`a contagiata dall'indifferenza e circondata


dalla gente
falsa che non sa far altro che fingere.

Il risultato finale dell'iniziazione di Carla, la deformata e volgare maturit`a, e


manifestato
nel capitolo conclusivo. Se la rovina di Carla doveva essere la prova
dell'autenticit`a della

sua rivolta morale, alla fine del romanzo con le parole:


semplice"[59]
conferma al posto della vittoria la propria rassegnazione
La

"tutto e cos`i
e l'abdicazione.

rivolta di Carla si esprime e si cancella nel sesso e nel rapporto con Leo.

Possiamo ricordare la convinzione di Carla della rovina del mondo, miserabile e


gretto,
meschino, la volont`a di farla finita, rovinare tutto ed iniziare dallo zero. Il suo
problema,
piu che l'indifferenza, e quello dell'insofferenza
fine del
romanzo, Carla accetta il proprio ruolo
nella vita

del mondo in cui vive. Alla

e rassegnata inizia ad inserirsi

e nella societ`a falsa.

6. 3 Michele

Il vero protagonista del romanzo Gli indifferenti e senza dubbio Michele,


il
giovane studente universitario che vive insieme a sua madre Mariagrazia
e la
sorella Carla.

Michele entra nella storia verso la fine del primo capitolo. Come abbiamo gi`a
detto prima, la
famiglia di Michele sta andando in rovina. Non hanno soldi per pagare l'ipoteca
a Leo e molto

probabilmente gli dovranno cedere la villa.

Quando Michele parla della rovina della propria famiglia si accorge


sentimenti

dei

straordinari: "Siamo rovinati [...] tutto questo mi e indifferente."[60]

Si accorge che non e capace di provare i sentimenti sinceri. Vorebbe odiare Leo
per il suo
comportamento ma non ci riesce: non sapeva odiare
malavoglia

un uomo che a

invidiava.[61]

Leo accusa spesso Michele di poltroneria e pigrizia. Per questo motivo, ma


anche per molti
altri, Michele chiama Leo il mascalzone ad alta voce
tutti i
membri della famiglia. La madre subito chiede a Michele
Leo perch
teme che lui possa cogliere tale occasione
lei.

in presenza di
di fare le scuse a

per rompere i rapporti con

Michele pronuncia le parole: "in fin dei conti [...] tutto mi e indifferente...
perch non
far delle scuse [...] quanto tutto questo m'importi poco [...] non ve lo potete
immaginare"[62] e dentro di s cerca di chiarire i pensieri: "Se sapeste quanto
tutto questo
mi e indifferente"; avrebbe voluto gridare loro: la madre eccitata e interessata,
Leo falso,
Carla stessa che attonita lo guardava, gli parvero in quel momento ridicoli
eppure invidiabili
appunto perch essi aderivano a questa realt`a e consideravano veramente la
parola
"mascalzone" come una ingiuria mentre per lui, gesti, parole, sentimenti, tutto
era un giuoco
vano di finzioni.[63]

Cos`i come Carla vede il suo problema principale nella noia quotidiana,
nello
stesso modo Michele incontra il problema nella mancanza dei sentimenti,
nell'indifferenza in
cui si trova. Ce lo confermano le parole di Moravia:
parlava
[...] avrebbe voluto essere tutt'altro, sdegnato, pieno

non si muoveva n
di rancore, pieno di

inestinguibile odio; e soffriva invece di essere a tal punto indifferente [...] quale
debole
sforzo basterebbe per essere sinceri, e come invece si faccia di tutto per
andare nella
direzione opposta [...] gli parve di essersi definito [...] "perch mentisco?
sarebbe cos`i
facile dire la verit`a".[64]

Piu Michele pensa alla propria indifferenza e alla gente che lo circonda,
Mariagrazia, la sorella e Leo, piu si accorge della differenza ovunque intorno:
Non metteva
alcuna differenza tra la sorella e gli altri due, tutti e tre gli parevano
intollerabilmente
falsi e lontani [...] "e mai possibile [...] che questo solamente sia il mio mondo,
la mia
gente?" Piu li ascoltava, piu gli parevano ridicoli
nelle

e incomprensivi

loro solitarie sincerit`a.[65]

Interessante e anche il modo come Michele vede gli altri personaggi


anche se
stesso: Gli sembrava che una bionda dagli occhi azzurri al posto
una signora

e
di Carla,

magra ed alta al posto della madre, un piccolo uomo nervoso al posto di Leo.
[...] Gli pareva
di vedersi: solo, miserabile, indifferente.[66]

Ma confrontandosi con la gente normale, che passa per strada, Michele capisce
che e ben
diverso. Non sa dove la sua vita dovrebbe andare, vede
non ha nessun
senso. Egli passa per le strade e varie idee gli volano
questa gente
[...] sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo,

che la sua vita


in mente: "Tutta

e per questo s'affretta, si

tormenta, e triste, allegra, vive, io ... io invece nulla ... nessuno scopo ... se non
cammino
sto seduto: fa lo stesso." [...] questa strada piovosa era la sua vita stessa,
percorsa senza
fede e senza entusiasmo.[67]

Michele soffre moltissimo per non poter far parte del mondo reale,
mondo vero che

del

gli e cos`i lontano. Sogna notte e giorno di poter appartenere al mondo pieno
di sentimenti.
Ne ha veramente un forte desiderio:
conversazioni

la sua solitudine, le

con Lisa gli avevano messo in corpo un gran bisogno di compagnia e di amore,
una speranza
estrema di trovare tra tutta
sinceramente,
senza ironie e senza
falsa, n
stupida,
cosa".

la gente del mondo, una donna da poter amare

rassegnazione: "Una donna vera [...] una donna pura, n

n corrotta ... trovarla ... questo s`i che rimetterebbe a posto ogni

Per ora non la trovava, non sapeva neppure dove cercarla, ma ne aveva in
mente l'immagine, tra
l'ideale e materiale che si confondeva con le altre figure di quel fantastico
mondo istintivo
e sincero dove egli avrebbe voluto vivere.[68]

Michele, il mondo in cui vive, lo guarda ad occhi apperti, non


idealizza.

lo

Verso la met`a del romanzo inizia a capire che cos`i non puo continuare a
vivere. La sua mente
e piena di idee e di pensieri: "Tutto qui diviene comico, falso; non c'e
sincerit`a ... io non
ero fatto per questa vita." [...] L'uomo che egli doveva odiare, Leo, non si
faceva abbastanza
odiare; la donna

che doveva amare, Lisa, era falsa, mascherava con dei

sentimentalismi intollerabili delle voglie troppo semplici ed era impossibile


amarla [...]
"Non e questa la mia vita".[69]

Verso la met`a del romanzo, Michele si trova nel punto in cui deve
decidere

che direzione prender`a la sua vita; capisce che una volta bisogna vincere
la
propria indifferenza, bisogna agire, appassionarsi, soffrire, vincere la debolezza,
piet`a e
falsit`a, bisogna essere tragici e sinceri: "Quando non si e sinceri bisogna
fingere, a forza
di fingere si finisce per credere, questo e il principio di ogni fede."[70]

adatta

Michele ha due possibilit`a. O riesce a diventare sincero oppure si


a

vivere come gli altri.

Per riuscire a diventare sincero bisogna isolarsi, con poche idee, pochi
sentimenti ma
profondi e con poche persone davvero amate. Per cos`i ricominciare una vita
fedele con
principi di sincerit`a.

Per adattarsi a vivere come gli altri non ci voleva molto, nulla sarebbe
cambiato, la sua
famiglia sarebbe andata in rovina o si sarebbe fatta mantenere da Leo.
Sarebbe diventato
l'amante di Lisa e potrebbe scordare il desiderio
limpida. Il
mondo puro e pieno di sentimento e sembrato
prima:

di una vita sincera e


a Michele circa due anni

d'intravederlo nelle lacrime di una donna pubblica fermata per strada e


portata in una
camera di albergo.[71] Quel pianto
esempio di vita

gli tornava alla memoria come un

sincera. Michele cerca la via per poter entrare in tale mondo. Vorebbe di tutto
cuore odiare
Leo e amare Lisa,
indifferente.

ma non trova dentro di s la forza neccessaria, si sente

Darebbe tutte le richezze del mondo per un po' di odio sincero.

Il rapporto di Carla e Leo gli viene rivelato da Lisa. Michele e


consapevole che
dovrebbe reagire in qualche modo ma di nuovo non prova nessun sentimento.
Ma per mostrare a
Lisa che non e privo di sentimenti decide di fingere l'odio.
propria forza

Per mostrare la

decide di uccidere Leo. Dalla casa di Lisa si sposta direttamente a casa di Leo.
Strada
facendo compra una pistola. Egli trova Leo
ma dalla

a casa e subito tenta di sparare

pistola non esce il fuoco. Michele ha dimenticato di caricare la pistola. Il fatto di


aver
dimenticato di caricare la pistola magari dimostra di nuovo l'indifferenza di
Michele. Michele
confessa la propria pena con le parole: "ho peccato d'indifferenza [...] i nostri
errori sono

stati ispirati dalla noia e dall'impazzienza di vivere [...] tutto e da rifare [...]
venderemo
la villa [...] lasceremo tutte queste feste, questa gente, quest'ambiente, tutta
questa roba
che ci e venuta a noia [...] sar`a una nuova vita".[72]

Michele guarda e vede il mondo con gli occhi diversi rispetto ai suoi
vicini. La
figura del personaggio di Michele sta proprio nella sua coscienza,
consapevole
del mondo e della crisi in cui sta vivendo la sua famiglia.

egli e

Il ragazzo rifiuta il

mondo, gli ripugnano le leggi secondo quali vivono Mariagrazia, Leo e Lisa.

La storia di Michele nel romanzo potrebbe sembrare un fallimento


continuo. Nel
terzo capitolo Michele si scontra con Leo senza alcun successo,
capitolo non
riesce a schiaffeggiare Leo, nell'ottavo capitolo versa
Leo ma
colpisce Mariagrazia e infine il colpo non esploso
quindicesimo capitolo.
E lo stesso non riesce ad odiare

nel sesto

il portacenere verso

dalla pistola del

il suo nemico Leo.

Michele e il personaggio meno teatrale, e una figura chiave del


romanzo.
Egli cerca di ribellarsi verso il mondo della madre ma e molto debole, capisce
che non puo
cambiare da solo la realt`a. Ma la differenza tra Carla e Michele
Michele non

e che

vuole accettare la realt`a com'e. Il suo e un adattamento mancato. Infine


molto probabilmente
accetter`a con disgusto la situazione presente. Carla e Leo si sposeranno e la
vita degli
Ardengo continuer`a come

a finora.

6. 5 Lisa

Il quinto personaggio degli Indifferenti e Lisa, la donna circa


quarantenne,
l'amica di Mariagrazia e l'ex-amante di Leo.

Per la prima volta Lisa appare nel terzo capitolo del romanzo. Arriva
a
casa degli Ardengo e interrompe il litigio tra Michele e Leo, in cui Michele
chiama Leo il
mascalzone.

Usando le parole del romanzo possiamo presentare l'arrivo di Lisa


e
la sua descrizione: Una testa bionda di donna si affaccio [...] un sopraabito
turchino
avvolgeva il suo corpo grasso, e le arrivava fin quasi ai piedi minuscoli,
testa dal
cappellino cilindrico, azzurro e argento, pareva ancor piu piccola
spalle piene

la

su quelle

che il panno invernale arrotondava; il sopraabito era ampio, eppure il petto e i


fianchi
floridi vi si stampavano con abbondanza di linee curve e gonfie.[73] Vediamo
che Lisa vi e
descritta in maniera non molto lusinghevole. Ma la sua descrizione e
interessante anche per un
altro motivo.
tanta

A nessun altro personaggio del romanzo Moravia ha prestato

attenzione quanta ne ha prestata per introdurre Lisa.

A prima vista Lisa puo sembrare un personaggio non molto importante


che sta da
parte. In un certo senso e vero che Lisa non appartiene a nessuno
gruppi dei

dei due

personaggi della storia. Ma quando seguiamo Lisa con piu attenzione sarebbe
forse meglio dire
che ella appartenga a entrambi e due i gruppi. Sia nel gruppo di Leo e
Mariagrazia, perch
anche Lisa appartiene al mondo borghese corrotto che segue i principi
sbagliati, che al mondo
di Carla
romanzo, che
cerca la via

e di Michele, al mondo della generazione giovane del


e la possibilit`a di cambiare.

Lisa agisce nei confronti di Michele in maniera straordinaria. Suscita


dentro il
ragazzo il bisogno di dire la verit`a, il bisogno di risvegliare dentro

di s i

sentimenti veri, non sbagliati. Forse come se Michele volesse attraverso Lisa
entrare in un
mondo vero e sincero. Ma Lisa vivendo in un mondo gi`a corrotto inventa
sempre delle menzogne,
mente e finge. S'innamora fortemente di Michele e cerca di farlo venire a casa
sua a ogni
costo: "Ero venuta apposta [...] per dirti che quando vuoi ti posso presentare a
quel mio
parente ... e lui potr`a trovarti qualche cosa da fare ... nella sua dita o altrove.
[...] Ma
bisogna
per questo che tu venga a casa mia ... e cos`i potrete
incontrarvi. [...]
Vieni domani mattina, vieni presto...: lui arriver`a verso mezzogiorno ... ma non
importa

...
Lisa
non

si parler`a un poco non e vero?"[74] Quando Michele arriva a casa di


vi trova nessun parente.

Lisa vive una vita abbastanza sregolata, rincasa spesso dopo


mezzanotte, dorme a
lungo ma senza piacere, etc. Piu di quindici anni fa aveva avuto

una relazione con Leo. Stavano quasi per sposarsi prima che Leo abbia
conosciuto

Mariagrazia.

Michele rappresenta per Lisa una sensazione nuova, magari perch lui
e
diverso dagli uomini che lei conosce, dagli uomini del suo mondo. Ma bisogna
dire che Lisa
idealizza molto Michele. Crede che lui sia innamorato di lei anche se la verit`a
e ben
diversa, ma lei crede nei suoi desideri: la sua fantasia,

per consolarsi

dipingeva un Michele innamoratissimo e timido, un adolescente inesperto a cui


ella si sarebbe
data tremante di gioia; alfine un amore puro: "Dopo la vita che ho fatto [...] fa
bene un po'
d'innocenza." [...] Michele
franchezza,

le portava il sole, il cielo azzurro, la

l'entusiasmo, l'avrebbe rispettata come una dea [...] non vedeva l'ora [...] di
tornare a
quest'amore nuovo, balbettante, pudico che da vent'anni quasi aveva
dimenticato; Michele
era

la purezza: ella si sarebbe data al ragazzo senza lussuria, quasi senza

ardore.[75]

Lisa si sta sciogliendo nei suoi sogni, non riconosce piu la realt`a e la
verit`a
per quello che riguarda Michele. I suoi sentimenti amorosi sono cos`i forti
che
lusingano la sua razionalit`a. Lisa usa per persuadere Michele le seguenti
parole: "non avrai
piu bisogno degli altri ... ora ci sono io; staremo insieme ... ignoreremo il mondo
intero
[...] da tutte queste miserie ... tu mi racconterai
dispiaceri, le
tue tristezze, e io ti daro tutto l'amore
in serbo

la tua vita, i tuoi


che posseggo, che ho messo

per te ... saro la tua compagna. [...] "Finalmente amo e sono amata."[76] Ma
Lisa non cerca
solo di avvicinarsi

a Michele, lei cerca di essere amica anche di Carla.

E
proprio per questo diciamo che Lisa tenta di far parte anche del mondo dei
giovani
indifferenti.

Per confermare quanto detto utiliziamo le parole di Lisa

pronunciate verso Carla: "Ricordati, quando c'e qualche cosa che non va,
quando hai ... dei
dispiaceri,

di venir da me ... Non nascondermi nulla."[77]

Nel riassumere il personaggio di Lisa, non possiamo scordare il suo


merito
principale, quello di spingere Michele ad agire. Lisa e un personaggio
che in
qualche modo collega i quattro personaggi rimasti, come se lei formasse
legame tra le
persone. Grazie a lei Michele si accorge della mancanza

un

dei sentimenti,

semplicemente perch non riesce ad amarla. E nei momenti quando Michele


cerca di vincere la
propria indifferenza e Lisa che gli sta sempre vicino.

Ed e proprio Lisa il motivo della decisione di Michele di andare


ad
uccidere Leo. Ecco il merito di Lisa che non dobbiamo scordare.

Conclusione:

Abbiamo cercato far conoscere ai lettori Alberto Moravia, scrittore


italiano di
grande fama, dividendo le varie problematiche in sei capitoli della nostra tesi.

Nel capitolo introduttivo abbiamo raccontato la vita di Moravia,


la
sua adolescenza segnata da una grave malattia, dalla tuberculosi ossea che
l'ha costretto a
rimanere per alcuni anni a letto. Abbiamo descritto anche l'ambiente
famiglia in cui
ha vissuto. Abbiamo toccato la sua vita personale,
con

e la

il suo rapporto

tre donne.

Nel secondo capitolo abbiamo trattato la sua carriera giornalistica


e
professionale.

Siccome Moravia e stato piu di sessanta anni attivo nel campo


di

letteratura e pubblicava libro dopo libro, nel terzo capitolo della tesi abbiamo
almeno
abbozzato alcuni dei suoi romanzi.

Il quarto capitolo e dedicato alla scrittura e alla composizione


degli Indifferenti. Vi presentiamo alcune ragioni che hanno spinto Moravia
a
scrivere il romanzo. Nella seconda parte del capitolo riassumiamo anche
la trama del
romanzo.

Nel quinto capitolo abbiamo analizzato i temi principali dell'opera


moraviana. Lo
spirito dei temi delle sue opere si trova gi`a negli Indifferenti. Soprattutto ci
siamo
fermati sul tema dell'indifferenza.

Nel sesto capitolo abbiamo prestato attenzione ai personaggi del


romanzo. Abbiamo
scoperto che ci sono due gruppi di personaggi. Un gruppo di persone perse nel
mondo borghese,
Leo e Mariagrazia; il secondo gruppo di cui fanno parte i giovani indifferenti che
combattono
contro il mondo corrotto, che cercano
indifferenti
sono Michele e Carla.
po' in
mezzo tra i due gruppi.
trova in una

di scappare dalla loro vita. I giovani

Il quinto personaggio del romanzo, Lisa, sta un


Il vero protagonista del romanzo e Michele. Egli si

situazione complicata, si sente privo di sentimenti. Ma la forza che spinge


Michele
importanza di
Lisa.

ad una azione e Lisa. Abbiamo cercato di scoprire la vera

La presente tesi mostra solo un possibile approccio alla comprensione


della
persona di Moravia, tematica e opera.

Sicuramente ci sono molte altre vie per trattare il nostro tema.


siamo
concentrati soprattutto al tema dell'indifferenza negli Indifferenti
di aver
reso la nostra tesi comprensibile per i lettori.

Noi ci
e speriamo

Bibliografia:

Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000.

Baldacci, Luigi, Novecento passato remoto, Rizzoli, Milano, 1999.

Carrozza, Francesco, Storia della letteratura italiana dal 1861 ai giorni nostri,
Tomo II.,
Delia, Roma, 1973.

Coletti, Vittorio, Storia dell'italiano letterario, Einaudi, Torino, 2000.

Eco, Umberto, Sulla letteratura, Bompiani, Milano, 2002.

Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il Novecento, Einaudi scuola,


Milano,
1991.

Ghidetti, Enrico, Luti, Giorgio, Dizionario critico della letteratura italiana

del

Novecento, Editori Riuniti, Roma, 1997.

Guglielmi, Guido, La prosa italiana del Novecento II., Einaudi, Torino, 1998.

Hrabk, Josef, ten o romnu, Sttn pedagogick nakladatelstv Praha, Praha,


1981.

Moravia, Alberto, Elkann, Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano, 1990.

Pancrazi, Pietro, Scrittori d'oggi, Giuseppe Laterza & figli, Bari, 1942.

Pandini, Giancarlo, Invito alla lettura di Alberto Moravia, Mursia, Milano, 19731977.

Peln Ji, Slovnk italskch spisovatel, Libri, Praha, 2004.

Petronio, Giuseppe, L'attivita` letteraria in Italia, Palumbo, Firenze, 1980.

Rosa, Alberto, Asor, Letteratura italiana del Novecento. Bilancio di un secolo,


Einaudi,
Torino, 2000.

Segre, Cesare, Clelia, Martignoni, Guida alla letteratura italiana, Mondadori,


1996.

Indice:

Introduzione........................................................... 4

1.

La vita di Alberto Moravia......................................... 5

1.1. La famiglia..................................................... 5

1.2. La malattia e gli studi........................................ 6

1.3. La vita personle............................................. 7

2.

La carriera giornalistica.......................................... 8

3.

Le opere di Alberto Moravia..................................... 9

4.

Gli indifferenti.......................................................

12

4.1. La scrittura degli Indifferenti.............................. 12

4.2. La trama degli Indifferenti.................................. 14

5.

I temi moraviani...................................................... 17

5.1. Il tema dell'indifferenza ................................... 17

5.2. Il tema della noia.............................................. 19

5.3. Il tema del sesso..............................................

6.

19

Il carattere dei personaggi........................................ 21

6.1. Mariagrazia.................................................. 22

6.2. Leo Merumeci.................................................

24

6.3. Carla............................................................ 26

6.4. Michele.........................................................

6.5. Lisa.............................................................. 33

29

Conclusione............................................................. 37

Bibliografia............................................................. 39

-------------------------------

[1] Alberto Moravia nacque a Roma il 28 novembre in via Sgambati.

[2] Cfr.: Moravia, Alberto, Elkann Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano, 1990,
p. 8.

[3] Il nome De Marsanich e di lontana origine slava, probabilmente erano venuti


dalla
Dalmazia

nel primo decennio dell'Ottocento, Cfr.: Ivi, p. 9.

[4] Cfr.: Pandini, Giancarlo, Invito alla lettura di Alberto Moravia, Mursia, Milano,
1973-1977,

p. 10.

[5] Cfr.: Ivi, p. 6.

[6] il 28. agosto del 1916 l'Italia dichiara la guerra alla Germania, Cfr.: Ivi, p. 6.

[7] dopo l'8 settembre del 1943 fu costretto a fuggire da Roma e nascondersi
nella
montagna

di Ciociaria insieme a Elsa Morante.

[8] Cfr.: Peln, Ji, Slovnk italskch spisovatel, Libri, Praha, 2004, pp. 502-504.

[9] Cfr.: Moravia, Alberto, Elkann Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano, 1990,
p. 9.

[10] Elsa Morante, 1912-1985, dall'infanzia scriveva le favole e racconti; nel


1936 aveva
conosciuto Moravia, nel 1941 si sono sposati, a lungo soggiornavano insieme a
Capri. Il suo
modo di scrivere non appartiene a nessuno stile della letteratura moderna.
Aveva portato
alcuni temi nuovi
rapporto quasi

nella letteratura italiana come sono per esempio: il

fisico tra la madre e il figlio;


mondo

il mito della maternit`a; la filosofia del

naturale dei bambini, degli animali e dei poeti,


risultati, con il

che combatte senza i

mondo crudele della storia. Tra i suoi romanzi piu famosi abbiamo scelto
Menzogna e sortilegio
(1948), Isola di Arturo (1957), La Storia (1974) che aveva buona stampa sia da
parte dei
lettori che da parte dei critici.

Cfr.: Peln, Ji, Slovnk italskch spisovatel, Libri, Praha, 2004, pp. 501-502.

[11] Pier Paolo Pasolini, 1922-1975, poeta, saggista, scenneggiatore,


pubblicista, regista;
Pasolini era uno dei personaggi piu importanti della cultura italiana del
dopoguerra. Ha
scritto la raccolta importante Le ceneri di Gramsci (1957). Nelle sue opere dagli
anni
Sessanta in poi venivano usati sempre piu spesso i temi del pessimismo e della
morte. Cfr.:
Ivi, pp. 551-552.

[12]Dacia Maraini e nata nel 1936; con il padre Fosco ha vissuto otto anni in
Giappone. Si e
dedicata presto alla scrittura, a venti anni ha fondato la rivista Tempo di lettura.
Combatteva
anni

per la liberazione e i diritti della donna moderna; negli

Sessanta del Novecento faceva


anni dal

la portavoce delle femministe italiane. Gli

1962 al 1983 aveva passato a fianco di Alberto Moravia. Tra i suoi romanzi
ricordiamo: il suo
primo romanzo La vacanza (1962), con il romanzo
vinto il

L'et`a del malessere ha

premio internazionale Formentor.

Tra le opere teatrali possiamo citare La donna perfetta (1976), Dialogo di una
prostituta

con il suo cliente (1978) o I Sogni di Clitennestra (1980).

Cfr.: Peln, Ji, Slovnk italskch spisovatel, Libri, Praha, 2004, p. 470.

[13] Cfr.: Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il Novecento, Einaudi
scuola,
Milano, 1991, p. 431.

[14] Carmen Llera, quando ha sposato Alberto Moravia, nel 1986, aveva soli
trentun anni.

[15] La cortigiana stanca e un racconto tradotto in francese, secondo l'uso della


rivista.

Cfr.: Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il

Novecento, Einaudi scuola, Milano, 1991, p. 430.

[16] la rivista letteraria "900" -- Novecento.

[17] Corrado Alvaro, 1895-1956, prosista e giornalista; ha partecipato nella


prima guerra
mondiale;

dopo la guerra ha iniziato la carriera giornalistica, antifascista,

collaborava alla rivista "900"


italskch

dagli anni Trenta. Cfr.: Peln, Ji, Slovnk

spisovatel, Libri, Praha, 2004, p. 123.

[18] Cfr.: Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il Novecento, Einaudi
scuola,
Milano, 1991, p. 430.

[19] A. Carocci, 1904-1972, poeta, avvocato, politico; nel 1926 fondo e fino al
1943
dirigesse
Riforma

la rivista culturale Solaria. Collaboro attivamente alle riviste La

letterari, Argomenti
Moravia dal

e Nuovi Argomenti sul quale lavoro insieme a Alberto

1953. Nel 1963 fu eletto deputato come un candidato indipendente del partito
Comunista.
Scrisse la raccolta delle poesie Narcisso (1926) e la prosa Il paradiso perduto
(1929).

Cfr.: Peln, Ji, Slovnk italskch spisovatel, Libri, Praha, 2004, p. 234.

[20] Enzo Siciliano nacque nel 1934; storico e critico letterario. Collaboro a vari
giornali e
riviste: Paragone, Europa letteraria, L'Espresso, Corriere della Sera, etc. Le sue
opere
critico-letterarie sono influenzate soprattutto dalla psicoanalisi e marxismo. Tra
le opere
maggiori ricordiamo: Racconti ambigui (1963), il romanzo Rosa (pazza e
disperata) (1973), La

notte matrigna (1975), Moravia (1971) e Vita di Pasolini (1978). Cfr.: Ivi, p. 660.

[21] Con le parole questo secolo si intende il secolo ventesimo.

[22] Cit.: Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il Novecento, Einaudi
scuola,
Milano, 1991, p. 430.

[23] Alcuni tratti caratteristici del neorealismo sono per esempio: la


drammaticit`a
dell'azione,

la rudezza, la critica sociale, la descrizione della vita di gente

quotidiana, comune e ordinaria.

[24] Con il romanzo La Noia (1960) Moravia ha vinto il Premio Viareggio.

Cfr.: Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana -- Il Novecento, Einaudi


scuola,
Milano, 1991, p. 431.

[25] I temi usati in passato da Moravia sono: il tema dell'allontanamento di un


intelletuale
borghese, della sua incapacit`a d'inserirsi nella vita quotidiana, etc.

[26] Moravia si ammalo di tuberculosi ossea nel 1916.

Cfr.: Pandini, Giancarlo, Invito alla lettura di Alberto Moravia, Mursia, Milano,
1973-1977,
p. 6.

[27] Cit.: Moravia, Alberto, Elkann Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano,
1990, p.19.

[28] Di Dostoevskij Moravia legge Delitto e castigo e L'idiota.

Cfr.: Pandini, Giancarlo, Invito alla lettura di Alberto Moravia, Mursia, Milano,
1973-1977,
p. 7.

[29] Di Rimbaud Moravia legge Une saison en enfer. Cfr.: Ivi, p. 7.

[30] Cfr.: Moravia, Alberto, Elkann Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano,
1990, p. 8.

[31] Cfr.: Ivi, p. 22.

[32] "Non bisogna dimenticare che il mio ideale letterario, data la mia grande
ammirazione
narrativa. I

per il teatro, era fondere la tecnica teatrale con quella

miei romanzi in realt`a sono


personaggi, unit`a di

dei drammi travestiti da romanzi: pochi

tempo e di luogo, poca analisi, molta sintesi cioe azione. Ma la vera influenza
ancora una
volta fu quella di Dostoevskij, nel quale
teatrali e

il dialogo e le situazioni sono

poi, naturalmente, i classici del teatro, soprattutto Goldoni, Shakespeare,


Moliere." Cit.:
Ivi, p. 30.

[33] Cfr.: Pandini, Giancarlo, Invito alla lettura di Alberto Moravia, Mursia,
Milano,
1973-77, p. 31.

[34] "In qualche modo, bisogna dire che, mi consideravo un personaggio di


Dostoevskij, agivo
secondo le idee di Dostoevskij. Erano idee piuttosto complicate. Per tutto il
periodo che ho
scritto Gli indifferenti io scrivevo un romanzo che non era dostoevskiano,
questa e la cosa
piuttosto curiosa. Mi consideravo invece un personaggio di Dostoevskij nella
vita,
nell'azione."

Cit.: Moravia, Alberto, Elkann Alain, Vita di Moravia, Bompiani, Milano, 1990, p.
35.

[35] "Oltre a Dostoevskij fu molto influenzato dai surrealisti. Ero molto sensibile
alle
scoperte
realt`a

dei surrealisti sul sogno e l'inconscio, come fonti di ispirazione. In

la mia avanguardia
con una

e stato il surrealismo. E' una cosa che ho in comune

generazione intera, mettiamo quella di Buuel, che aveva la mia et`a. Dico
Buuel perche e
l'autore cinematografico al quale mi sento piu affine." Cit.: Ivi, p. 36.

[36] Cfr.: Segre, Cesare, Clelia, Martignoni, Guida alla letteratura italiana,
Mondadori,
Milano, 1996, pp. 119-120.

[37] Cit.: Segre, Cesare, Clelia, Martignoni, Guida alla letteratura italiana,
Mondadori,
Milano, 1996, p. 121.

[38] Cos`i come Michele negli Indifferenti, Luca nella Disubbidienza, Pietro nelle
Ambizioni
sbagliate, Marcello nel Disprezzo, Giacomo nella Romana e Dino nella Noia. Cfr.:
Ivi, p.125.

[39] Cit.: Guglielmi, Guido, La prosa italiana del Novecento II., Einaudi, Torino,
1998, p.
22.

[40] Cfr.: Segre, Cesare, Clelia, Martignoni, Guida alla letteratura italiana,
Mondadori,
Milano, 1996, pp. 127-128.

[41] Cfr.: Segre, Cesare, Clelia, Martignoni, Guida alla letteratura italiana,
Mondadori,
Milano, 1996, pp. 129-133.

[42] Cos`i come vive la storia d'amore Carla negli Indifferenti, Agostino in
Agostino,
Girolamo
nella

nel racconto Inverno di malato, Luca nella Disubbidienza, Rosetta

Ciociara, etc.

[43] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, pp. 15-16.

[44] Cit.: Ivi, p. 56.

[45] Cit.: Ivi, p. 4 .

[46] Cit.: Ivi, p. 53.

[47] Ecco una reazione di Mariagrazia quando viene a sapere che sta per
perdere la villa:
Silenzio; la paura della madre ingigantiva; non aveva mai voluto sapere di
poveri e neppure
conoscerli
dal lavoro

di nome, non aveva mai voluto ammettere l'esistenza di gente

faticoso e dalla vita squallida. "Vivono meglio di noi [...] noi abbiamo maggiore
sensibillit`a e piu grande intelligenza e percio soffriamo piu di loro..."; ed ora,
ecco,
improvvisamente, ella era costretta a mescolarsi,
miserabili;

a ingrossare la turba dei

quello stesso senso di ripugnanza, di umiliazione, di paura


passando un

che aveva provato

giorno in un'automobile assai bassa attraverso una folla minacciosa e lurida di


scioperanti,
l'opprimeva; non l'atterrivano i disagi e le privazioni
incontro,

a cui andava

ma invece il bruciore, il pensiero di come l'avrebbero trattata,


quel che

di

avrebbero detto le persone di sua conoscenza, tutta la gente ricca, stimata ed


elegante; ella
si vedeva, ecco... povera, sola, con quei figli, senza amicizie ch tutti
l'avrebbero
abbandonata, senza divertimenti, balli, lumi, feste, conversazioni: oscurit`a
completa, ignuda
oscurit`a. Cit.: Ivi, pp. 20-21.

[48] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p.15.

[49] Cit.: Ivi, p. 5.

[50] Ecco la spiegazione perch Leo tenta di ubriacare Carla: "sapeva che
l'ubriachezza gli

avrebbe facilitato la conquista, gi`a si immaginava le delizie di quell'incontro


nel giardino
[...] una turgida libidine serpeggiava nel suo corpo."

Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 73.

[51] Cit.: Ivi, p. 12.

[52] Cit.: Ivi, p. 57.

[53] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 3.

[54] Cit.: Ivi, p. 4.

[55] Cit.: Ivi, p. 6.

[56] Cit.: Ivi, p. 14.

[57] Cit.: Segre Cesare, Clelia Martignoni, Guida alla letteratura italiana,
Mondadori,
Milano, 1993, p. 48.

[58] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 285.

[59] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 285.

[60] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p.10.

[61] Cit.: Ivi, p.13.

[62] Cit.: Ivi, pp. 26-27.

[63] Cit.: Ivi, p. 24.

[64] Cit.: Ivi, pp. 46, 48.

[65] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 71.

[66] Cit.: Ivi, pp. 104, 108.

[67] Cit.: Ivi, pp. 108-109.

[68] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 134.

[69] Cit.: Ivi, p. 142.

[70] Cit.: Ivi, p. 190.

[71] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 223.

[72] Cit.: Ivi, pp. 250, 266-267.

[73] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 24.

[74] Cit.: Moravia, Alberto, Gli indifferenti, Bompiani, Milano, 2000, p. 29.

[75] Cit.: Ivi, p. 41.

[76] Cit.: Ivi, p. 48.

[77] Cit.: Ivi, p. 123.