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ILLUMINISMO

Il XVIII sec. È il secolo delle rivoluzioni che termina con la laicizzazione dello stato e della cultura
che caratterizza l’epoca moderna.

Valori dell’intellettuale illuminista

-Laicità/fiducia – ragione/progresso – spirito critico/tolleranza – cosmopolitismo/ richiamo alla


natura /missione educativa nei confronti dell’umanità per uscire da una secolare barbarie

L’attività culturale, politica e pedagogica ha il compito di educare l’opinione pubblica a nuove idee
e progetti di riforma per fare ciò utilizzavano i salotti e i giovani per dare vita ad un nuovo
individuo e società. Gli intellettuali davano vita a nuovi progetti chiedendo l’aiuto/adesione allo
Stato e a persone con l’ambiente. Il rapporto con la chiesa è polemico anche se in alcuni ambienti si
realizzano nuove idee

è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso: minorità è
l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Sapere aude! Abbi il
coraggio di servirti della tua propria intelligenza (senza la guida di un altro) Kant 1784

E’ un momento culturale e filosofico sviluppatosi nel XVIII sec. In Europa. L’illuminismo è ogni
forma di pensiero che voglia illuminare la mente degli uomini allontanandola dall’ignoranza e dalla
superstizione. Si può definire l’adolescenza del conoscere quando cioè critichi la precedente
autorità per preservare la tua cultura. L’autorità da attaccare è il clero e i Nobili. La Borghesia
attacca i poteri forti.

Attacco ai GESUITI

Nati nel 1534 a Parigi come ordine religioso “COMPAGNIA DI GESU’” da un ex sacerdote che
durante la malattia delle ferite di guerra ebbe una folgorazione e si convertì. Siamo in piena
religione Luterana. I Gesuiti danno piena obbedienza al Papa impegnati nell’educazione e nelle
missioni. Facendo voti di povertà e castità e costruzione di collegi in cui viene promossa la
formazione religiosa ma anche scientifico-filosofica rivolta alla classe dirigente, di tradizione greco-
romana con un sapere imparato praticamente a memoria e un curriculum che si divide in:

3 anni di conoscenza grammaticale(Latino e Greco)


3 anni di retorica
3 di filosofia(Platone- Aristotele e San Tommaso)
3 esami di Teologia per chi lo voleva

Si poteva parlare solo in Latino ed è la base della scuola odierna e la base della riforma Gelmini:

3 anni di grammatica + 2 anni di retorica= 3 anni di Ginnasio e 2 di Liceo

La centralità basata su una conoscenza dalle lettere umane serve per insegnare l’eloquenza e la
retorica che servono ai dirigenti per convincere la popolazione, dividendo la classe in due cosi che
le 2 dovranno competere/dibattere ciò porta alla competizione di gruppo che è deleteria se non è
gestita a dovere. I collegi erano frequenti e i Gesuiti acquistano potere grazie ai voti delle famiglie
nobili. La critica ai Gesuiti non erano attenti alla riforma scientifica che avanzava ma riportavano
sempre il sapere dell’autorità portate da Platone/Aristotele. Cartesio avvia la riforma scientifica
contestando il sapere già dato a favore dell’esperienza sensibile della conoscenza e del sapere
derivante dal libro della natura che con un metodo scientifico rigoroso diventerà L’EMPIRISMO di
Lockeintuizione e valorizzazione dell’esperienza.

1762espulsione dei gesuiti dalla Francia e pubblicazione dell’Emilio. Nel 1763 l’ordine venne
soppresso e gli altri pensarono ad un nuovo modello che valorizzava le scienze ciò tarderà ad
arrivare perché questo modello serve per formare i ceti dirigenti. Il liceo scientifico nasce nel 1923
poiché la scienza occupava un posto minore. Prima del 1762 e dopo il 1762 che attraverserà le fasi
della rivoluzione francese che dichiara tutti gli uomini liberi e uguali ma nel 1791universalità
dell’istruzione. Tutti gli illuministi voglio universalità ma non tutti sono d’accordo sulla gratuità,
laicità, istruzione pubblica o privata, obbligatorietà. Nel periodo napoleonico si dava più importanza
alle scienze per una centralità del ruolo militare.

JOHN LOCKE(1632-1704)

fine 600 durante la monarchia assoluta di Stuart e l’aristocrazia che investe nel progresso è stato
medico - filosofo e precettore(figura storica, culturale ed educativa) fece una riflessione politica,
pedagogica e gnoseologica(problema della conoscenza)propone l’assolutismo, tolleranza e
formazione di uno stato liberale con una monarchia costituzionale. Per lo stato di natura in cui
l’uomo ha dei diritti inalienabili vita, proprietà, tolleranza e libertà. Secondo l’autore gli uomini
fanno un patto in cui i governanti mantengono i patti se non vengono mantenuti si sfocia in una
rivoluzione 1690 Locke si pone il problema della conoscenza negando l’innatismo(Dio e infinito) e
sostiene che è fondamentale l’esperienza concreta e quindi il sensismo che accentua il ruolo
dell’educatore che deve creare un percorso graduale partendo dal semplice arrivando al complesso.
L’innatismo parte da Platone e la conoscenza umana è un riconoscere le idee da sempre. Le idee
nascono dall’incontro con l’educatore e la cultura quindi la conoscenza accentua il ruolo della
cultura/civiltà attraverso i genitori e gli educatori che vogliono dare un’educazione complessa alla
quale si dedica Locke nei 217 pensieri dell’educazione del 1963 diviso in tre parti: educazione
fisica, morale e intellettuale. Nuovo modello formativo della classe dirigente: nuove necessità
sociali e concezione pedagogica che l’educatore deve avere piena conoscenza dell’allievo, del
carattere, dei suoi progressi psichici per organizzare la didattica e fondare un rapporto significativo
reciproco. Proporrà le Working shools per i figli dei più poveri per porre fine al vagabondaggio
solo in caso di mancanza della madre perché gli uomini lavoravano. Propone il ricovero forzato ai
bambini dai 3-14 anni costretti a lavorare in questi posti però hanno vitto e alloggio.

Nel “TRATTATO SUL GOVERNO” esprime il concetto che la società esiste per il godimento e la
tutela dei diritti individuali e l’individuo è cardine dell’ordine del progresso sociale. l’uomo nasce
con diritti e potenzialità naturali ma solo l’educazione può consentire il pieno godimento di questi
diritti e il completo dispiegamento di quelle potenzialità. Per l’autore l’educazione deve dotare
l’allievo di una propria libertà acquisendo delle competenze di vita. Va contro l’innatismo di
Cartesio affermando che le idee derivano dall’esperienza. La necessità dell’educazione nasce dal
fatto che la mente umana è l’insieme delle potenzialità conoscitive che si ottengono quando le idee
che derivano dall’esperienza vengono confrontate, giudicate per produrre un ulteriore conoscenza
ciò è possibile solo con un corretto uso della ragione guidato dall’educazione permette l’accrescersi
della conoscenza per conoscere sé e gli altri.
In “PENSIERI SULL’EDUCAZIONE” contiene le proposte per la formazione del Gentleman che
guiderà l’Inghilterra, per i poveri sono sufficienti le working school che svolgono il lavoro forzato
in chiesa tutte le domeniche. L’educazione del Gentleman avviene in famiglia sotto la guida del
Padre e di un precettore privato che si dedicherà alla formazione del carattere del suo unico
all’allievo prima ancora della sua istruzione. È un maestro di virtù, autocontrollo e capacità direttive
per educare. Un buon precettore è un uomo che conosce il mondo attraverso l’esperienza saggio e
colto e capace di comprendere psicologicamente il suo alunno adeguando l’educazione alle sue
caratteristiche individuali. La potenzialità umana della libertà ha bisogno di una guida per
realizzarsi. L’educatore incarna la legge secondo cui l’allievo deve imparare a sottomettere la
propria volontà per riuscire ad obbedire autonomamente e liberamente alle leggi sociali. Il
percettore oltre a comandare l’alunno per portarlo alla libertà deve risvegliare la capacità di
autovalutazione attraverso il dialogo adottando un proprio linguaggio e il proprio ragionamento alle
capacità linguistiche ciò aiuterà il Gentleman a realizzarsi nella vita produttiva e nella gestione
dell’economia. Emergono i concetti di onore e rispettibilità. Il Gentleman deve avere una buona
reputazione(stima e rispetto degli altri)diventando umano viene osteggiata la retorica e la ribellione
poiché le riforme hanno valore solo se promuove una riflessione e uno sviluppo dell’intelligenza. Il
valore promosso è l’amore, la stima e il timore della vergogna non sono previsti premi/castighi. La
formazione del carattere si realizza nell’intenzione di principi imparati nella produzione di un
comportamento corretto e/o la manifestazione meccanica della conoscenza. L’abitudine ha un ruolo
centrale nel sistema educativo di Locke, l’esercizio costante serve a realizzare l’abitudine per cui
l’educatore deve richiedere all’allievo di ripetere continuamente ciò che sa in questo modo acquisirà
abilità nel senso di responsabilità. L’educatore dovrà rispettare la libertà e le nuove abilità
conoscitive dell’alunno. Un’ attenta osservazione psicologica permetterà all’allievo di adottare il
suo programma perché possa essere appreso con facilità maggiore che le varie fasi di vita
supportano. Locke sostiene che la vita è la scuola e quindi richiede l’OPEN
EDUCATION(educazione aperta)per valorizzare la libertà e creatività dell’allievo. Il fine da
raggiungere con una buona educazione è l’autocontrollo(dominio) il padre lo conduce alla
civiltà(corretto comportamento esteriore) alla saggezza(abilità e accuratezza per regolare i propri
affari)alla cultura(offre i contenuti per migliorare noi stessi e il rispetto verso il mondo). Locke
rifiuta trastullo infantile apprezza il gioco e il lavoro come libera espressione nelle attività pratiche.
I materiali di gioco devono essere le piccole cose della vita quotidiana per mezzo dei quali i
bambini esprimono la loro creatività impegnandosi in attività che il portano a passare dal gioco al
lavoro. Il lavoro ha un valore educativo e quello manuale che è utile per la salute(se adeguato all’età
e alle proprie inclinazioni), i lavori più indirizzati per i fanciulli sono l’agricoltura, giardinaggio e la
falegnameria perché lo sforzo e la fatica conduce ad abilità e competenze. Con Locke si assiste ad
una rivoluzione pedagogica perché il Gentleman è un uomo d’affari che ha imparato il valore del
lavoro e si è esercitato in quello che lascerà fare ai servi e agli artigiani. Locke propone igiene
alimentare, vita all’aria aperta, libertà di movimento che conducono il giovane ad una buona salute
e forza fisica con una carattere che servirà per gli affari grazie ai suoi viaggi che permettono di
apprendere una nuova lingua e sviluppare una procedura, al contempo con l’educazione fisica per la
formazione del carattere occorre una formazione morale e religiosa. L’idea di Dio è fondamentale
per il concepimento della virtù per fare ciò occorre che il fanciullo impari l’amore e la referenza
verso il creatore ed è fonte di ogni bene(Dio) tutto ciò serve per migliorare e sviluppare le nostre
capacità.
JEAN JACQUES ROSSEAU

Padre della pedagogia moderna insieme a Dewey in grado di disprezzare tutti con la sua vita e il suo
pensiero in un percorso culturale lungo e ricco e affascinante che intreccia la sua vita con le opere.
È in contraddizione con la società del suo tempo perché egli vuole un bambino educato in
campagna a contatto con un uomo solo sostenendo che l’uomo si reintegra nella sua bontà naturale
con cui nasce per essere artefice del cambiamento sociale e totale. Alla base dell’educazione c’è un
progetto mondiale e politico da realizzare. Egli entrò in contatto con Diderot per staccarsi
dall’ambiente enciclopedico per occuparsi delle opere maggiori:

L’EMILIO 1762 tema educativo che viene introdotto come esperimento mentale del
bambino allo stato naturale, buono, libero, che entrerà nella società per trasformarla e
l’educazione diventa per tutti gli uomini.
DISCORSO SULLA DISUGUAGLIANZANel 1749 fa un concorso per l’accademia di
Ligione su “se le scienze e le arti sono motivo di progresso dell’umanità. 1750 fa il discorso
sulla disuguaglianza sostenendo che le scienze e le arti non sono il progresso dell’umanità
ma una regressione della civiltà e la società perché sono espressione di superbia intellettuale
che ha spinto l’uomo alla disuguaglianza. Rousseau è pre romantico perché dal 1750-55
rompe con gli illuministi e introduce il dibattito natura/cultura dicendo quando e perché
l’uomo allo stato di natura era selvaggio, buono che cercava solo cibo, riposo e femmina,
ciò finisce con la proprietà privata.
NUOVA ELOISA 1761Tema amoroso
IL CONTRATTO SOCIALE 1762 Tema politico nuovo stato fondato sul un contratto
social in cui tutti gli uomini sono liberi e uguali dannosi reciprocamente i propri diritti
secondo una sovranità popolare con una democrazia partecipata e diretta.

L’EMILIO formazione dell’uomo attraverso un cambiamento sociale riportando l’uomo alla sua
condizione di bene originario poiché non è possibile portarlo allo stato selvaggio perché la società
non può essere distrutta e non si può affermare che tutto il bene risiede nello stato di natura.
Secondo l’autore occorre generare la società su basi nuove: la nuova società dovrà essere naturale
perché chi obbedisce alla natura non può dirigersi verso il bene. Occorre un rinnovamento
dell’individuo non è possibile ipotizzare un influenza positiva della società sul singolo se prima non
si è reso positivo il singolo. Mentre Locke punta su un giovane bene integrato nella società in cui
vive che non rinuncia alle differenze e ai privilegi, Rousseau pensa alla formazione di un cittadino
che dovrà migliorare la società in cui vive e che insieme agli altri è in grado di fondare una società
basata sulla giustizia e l’eguaglianza. L’educazione naturale mira a salvaguardare la spontaneità
l’autonomia della persona nella società. Educare secondo natura significa rispettare le tempiste
dell’allievo e rispondere secondo le sue esigenze, alle sue inclinazioni e alla libertà. La
teorizzazione e la semplificazione di questi principi costituisce l’ossatura dell’Emilio che si articola
in 5 libri:

I Libro Si apre con l'enunciazione del gran principio della bontà originaria dell'uomo e della sua
degenerazione nei rapporti sociali. Ma Rousseau sostiene che la crescita del bambino dipende
dall'educazione. Tutto ciò che abbiamo quando nasciamo ci viene fornito dall'educazione, impartita
da "tre maestri": la natura, gli uomini e le cose. La natura provvede allo sviluppo interno delle
nostre facoltà e dei nostri organi; gli uomini all'uso che ne facciamo; le cose all'acquisizione
dell'esperienza e degli oggetti. Se i contributi di queste tre educazioni si contraddicono, l'alunno
sarà educato male. Rousseau poi, elenca una serie di errori pratici nell'educazione tradizionale,
come l'uso delle fasce che limitano la libertà di movimento, le cure e le precauzioni eccessive, le
lusinghe e le minacce. Il primo allevamento e il nutrimento del bambino sarà responsabilità
esclusiva della madre, il cui compito viene esaltato da Rousseau come apportatore di armonia e
felice sviluppo del neonato. Tuttavia egli verrà presto sottratto alla madre per affidarlo alle cure di
un precettore. Secondo Rousseau, poi, l'educazione naturale va condotta in mezzo alla natura, dove
l'ambiente rinvigorisce il corpo e l'anima, e la società non può esercitare il suo effetto corruttore.
L'educatore, inoltre, deve provvedere affinché Emilio non contragga abitudini che lo rendano
schiavo e lo devono dai suoi bisogni naturali. Inoltre, nel I libro, Rousseau dà ampio spazio al tema
dell'apprendimento del linguaggio e ci dice che gli adulti devono rispettare i tempi di questo
sviluppo e devono cominciare col fornire gradualmente pochi termini, ben distinti, ben pronunciati
e collegabili ad oggetti sensibili nell'esperienza del bambino.

II Libro(3-12 anni) Nella seconda età evolutiva, Emilio imparerà innanzitutto a muoversi e a
parlare, a conquistare coscienza di sé e autonomia. Poiché la sua esperienza è ancora incentrata
sulle emozioni del piacere e del dolore, è a partire da esse che si dovrà organizzare la sua
educazione. Emilio sarà libero di muoversi e di agire: le piccole cadute lo aiuteranno a conoscere e
dominare il dolore; la vita all'aria aperta e il libero esercizio del corpo nel gioco e in piccoli lavori
manuali lo renderanno più sano e vigoroso. Poiché egli non è capace di ragionare in astratto, non si
pretenderà questo da lui; l'esperienza delle cose e gli esempi saranno sufficienti: la sua ragione
sensitiva basata sul concreto sarà in grado di trarre le conseguenze. La sua educazione passerà
soprattutto attraverso i sensi e il corpo, spinta dall'interesse. Inoltre, il precettore dovrà fare in modo
che egli otterrà quello che chiede solo se ne ha effettivamente bisogno. Rousseau sostiene che
bisogna rispettare la legge di natura e permettere che Emilio assuma conoscenze, abitudini e norme
dalla legge stessa delle cose in quanto la natura non insegna mai il male. Il metodo del precettore
sarà, dunque, inattivo, la sua educazione negativa: consisterà nel togliere le cattive influenze, non
nel fornire precetti. Inoltre, l'attività educativa del precettore sarà indiretta, cioè il maestro farà tutto
senza far nulla, dando ad Emilio l'impressione che le sue esperienze siano casuali.

III Libro(12-15 anni) Rousseau chiama questo periodo l' "età dell'utile" e a suo parere è il più
prezioso dell'esistenza e, data la sua estrema brevità, deve essere attentamente amministrato dal
punto di vista educativo. Se prima era opportuno "perdere tempo", in questa fascia d'età, il tempo è
così breve che l'attività educativa deve scegliere cosa fornire all'allievo senza la pretesa di poterlo
rendere sapiente. All'attività del corpo subentra quella dello spirito che cerca di istruirsi. Emilio è
curioso di tutto e l'insegnante deve indirizzare bene questa curiosità. Il passaggio dalle conoscenze
sensibili a quelle intellettuali avverrà attraverso l'esperienza diretta incentrata sull'esplorazione
dell'ambiente. Il suo maestro allenerà Emilio a cercare in sé stesso i mezzi di indagine e a non
ricorrere ad altri se non dopo aver riconosciuto la propria insufficienza. L'errore non verrà corretto
dall'adulto, ma dalla scoperta di Emilio stesso: è fondamentale che egli non sappia nulla perché gli è
stato detto, ma solo perché lo ha compreso da sé. Nella terza età educativa, dunque, l'istruzione di
Emilio continuerà per forma indiretta, sarà incentrata sull'utilità, sull'interesse e sullo sforzo. La
lettura non verrà particolarmente incoraggiata; una sola lettura viene consigliata: "Robinson
Crusoe" che rispecchia l'autosufficienza del fanciullo. Rousseau esamina, inoltre, il valore
formativo del lavoro manuale. Emilio verrà indirizzato a fare il falegname, il quale è un lavoro
pulito, utile che mantiene il corpo in esercizio. Emilio dovrà comprendere il valore profondamente
umano ed educativo del lavoro.

IV Libro(15-20 anni) In questa fase, Emilio impara a ragionare in modo astratto, dunque il suo
percorso educativo dovrà avvenire secondo modalità differenti, ma ancora una volta dovrà fondarsi
sulla natura. Inoltre, il precettore sarà molto attento a non favorire in Emilio l'insorgere precoce e
incontrollato delle passioni. Ciò comporterà la necessità di un'educazione sessuale anche se
Rousseau ritiene che su alcuni argomenti il giovane dovrebbe essere ancora lasciato nella totale
ignoranza. Tuttavia, poiché la sua curiosità verrà sicuramente destata dall'esperienza, conviene che
apprenda presto ciò che non si potrà negargli a lungo. A tal proposito Rousseau afferma che se
l'educatore non è sicuro di poter far ignorare fino ai 16 anni la differenza fra i sessi, faccia in modo
che l'alunno l'apprenda prima dei 10 anni. L'educazione sessuale consisterà nel chiamare le cose con
il loro nome; si parlerà ad Emilio in modo semplice di tutto, così che in lui non nasca il sospetto che
si voglia nascondergli qualcosa. Poi, Rousseau espone il tema della religione e a tal proposito,
sostiene che le diverse religioni non sono altro che variazioni del Credo fondamentale; Emilio,
quindi, non verrà educato ad una religione specifica, ma sarà messo nelle condizioni di poter
scegliere con l'uso della ragione la propria religione.

V Libro Emilio verrà finalmente avviato all'incontro con Sofia e al matrimonio. Ma Sofia dovrà
essere, a sua volta, educata nel modo opportuno per giungere a questo passo. L'educazione
femminile sarà indirizzata al matrimonio e alla procreazione. Sofia verrà, innanzitutto, preparata
alle conoscenze pratiche utili al governo della casa. Verrà anche avviata ad una certa cultura, al
buon gusto, alla formazione morale e religiosa. Emilio troverà Sofia dopo un lungo viaggio a piedi,
a diretto contatto con la natura e in compagnia del precettore. Rousseau ritiene che il viaggiare sia
fonte di istruzione che permette all'individuo di conoscere l'indole dei vari popoli. Il romanzo
termina con il matrimonio e la nascita di una nuova famiglia fra Emilio e Sofia. A questo punto, il
precettore rinuncia alla sua autorità su Emilio; lo lascerà con la certezza di aver trasformato, a sua
volta, in educatore l'alunno di un tempo.

In Francia c’è un analfabetismo che raggiunge il 75% della popolazione, le scuole elementari sono
poche e sono religiose. Dopo il 1971 con la prima costituzione si stabilisce che deve essere creata
un’ istruzione pubblica comune a tutti i cittadini, gratuita nelle parti indispensabili a tutti gli uomini
Condorcet si preoccupò dell’attenzione di tali principi.

CONDORCET

Lo scopo di un’educazione nazionale è di offrire a tutti indistintamente i mezzi per provvedere ai


propri bisogni ed esercitare i propri diritti cosi da contribuire al benessere generale all’insegna
dell’uguaglianza. Solo la disparità economica e di sesso devono essere superate da una cultura
uguale per tutti. Lo stato riconosce le disparità effettive intellettuali creano la differenziazione. Il
principio di Condorcet distingue 5 gradi d’istruzione completamente gratuiti ma non obbligatori:

1. Scuola primaria4 anni regole fondamentali per la vita sociale e per il godimento dei diritti.
Educazione della lettura- scrittura- calcolo- geometria come strumento dello sviluppo
armonioso del corpo.
2. Scuole secondarie(medie)a carattere tecnico- professionali. Per quei giovani le cui
famiglie possono garantire di esentarli dal lavoro dopo le primarie per utilità sociale.
3. Istitutidevono fornire un’istruzione superiore completa in tutti i compiti per coloro che
ricopriranno cariche pubbliche e continueranno gli studi nelle discipline scientifiche più che
umanistiche.
4. Licei(università)per approfondire le discipline già studiate per formare i dotti cioè gli
studiosi di professione che costituiscono l’ultimo grado del sistema
5. La società che deve dirigere le altre istituzioni culturali nominando gli insegnati di grado
inferiore che devono scegliere gli insegnanti degli istituti mentre per la scuola secondaria e
primaria sceglieranno i municipi e i padri di famiglia.

Il sistema scolastico progettato da Condocet implica una sostanziale autonomia della scuola rispetto
allo stato. La scuola istituisce e non deve ospitare opinioni pubbliche/religiose che spettano alla
famiglia e alla chiesa. La scienza morale e politica viene soddisfatta dalla donna la quale è inferiore
all’uomo ma solo per l’oppressione secolare di un potere maschile tirannico per questo ella ha
diritto alla stessa istruzione dell’uomo e potrà diventare insegnante. La coeducazione dei due sessi
ha un valore pratico in quanto migliora la relazione uomo/donna.

FRANCESCO SOAVE (1743/1816)

È consigliere delle riforme scolastiche, direttore delle scuole Normali, grande scrittore di testi
sull’educazione come l’Abbeccedario e compendio del metodo, ma è soprattutto tra i primi autori di
italiani di libri per l’infanzia con le Novelle morali ad uso de’ fanciulli (1786). L’opera si pone di
fornire in forma dilettevole e narrativa insegnamenti morali ai fanciulli. Tra il 1760 e il 1805
avvengono le riforma asburgiche e anche a Milano, facente parte dell’Impero arburgico, che
comportano una laicizzazione dell’insegnamento, la creazione delle Scuole Normali, il riordino di
tutto il sistema scolastico, come all’università di Pavia dove viene introdotto lo sperimentalismo.

ATTIVISMO PEDAGOGICO

Alla fine dell’Ottocento nascono la “scuole nuove”. Pongono al centro l’individualismo del
bambino e affrontano in maniera scientifica, o maglio attraverso una pedagogia scientifica, i nuovi
problemi sociali come la scolarizzazione di massa a seguito dell’ingresso della scuola gratuita
quindi anche aperta al popolo, la scoperta dell’infanzia come età educabile e la nuova importanza
attribuita all’educazione. La volontà di cambiamento viene espressa anche dalle istituzioni
scolastiche che a causa della rigidità delle struttura statali per una riforma dell’istruzione pubblica,
sono state rese quasi tutte private. La maggior parte delle scuole nuove è indirizzata alla formazione
delle classi dirigenti, ma il quadro delle iniziative è estremamente vario e diversificato come lo sono
anche i maggiori esponenti dell’epoca, si passa dalle concezioni libertarie e democratiche (come
Tolstoj) a posizioni decisamente più conservatrici e autoritarie. Nel 1912 si fondano degli istituti
dove si terranno congressi e studi su nuovi metodi pedagogici. Oggi con il nome Attivismo
Pedagogico un insieme di studi e di esperienze che riunisce l’opera di pedagogisti di tutto il mondo
che fonda i suoi studi su alcuni temi di fondo come il puerocentrismo. Ferrière individua le scuole
nuove come veri e propri laboratori di pedagogia pratica, sviluppati come collegi in campagna ma
con un’atmosfera familiare. In essi il lavoro manuale, l’educazione fisica e la vita all’area aperta si
associano alla democratizzazione delle scelte comunitarie, alla coeducazione dei sessi e alla
partecipazione attiva. Si deve badare sia all’educazione collettiva che alla specializzazione. Si
riprende il concetto di fornire all’allievo le virtù per diventare un uomo come individuo e un buon
cittadino. Si richiede agli educatori una conoscenza sia didattica che relazionale.
ITALIA: SORELLE AGAZZI E MARIA MONTESSORI

Alla fine dell’Ottocento, a causa dell’unificazione avvenuta molto recentemente, l’Italia è un paese
un po’ indietro rispetto al resto dell’Europa. La sua situazione economica è ancora di prevalenza
agraria, fortemente segnata dalla tradizione cattolica ed un po’ isolata dalle correnti di pensiero che
si stanno sviluppando negli altri paesi. Così, in Italia, si salta la parte della formazione di istituti
rivolti alla formazione delle classi dirigenti e si fondano istituti per la scolarizzazione del popolo. Le
scuole formate sono per lo più rivolte alla fascia d’età primaria ed infantile, tralasciando la scuola
secondaria. In Italia nascono due correnti pedagogiche fondamentali, la scuola materna delle
sorelle Agazzi e la scuola dei bambini di Maria Montessori, entrambi i metodi delineeranno il
periodi dell’Attivismo italiano.

MARIA MONTESSORI (1870/1952)

Insieme alle sorelle Agazzi, Montessori, è la promotrice e cardine dell’educazione infantile. La sua
provenienza dal campo medico però la differenzierà dalle sorelle non chè dal loro metodo usato
nelle scuole materne. La Montessori sarà fondatrice della “Casa dei bambini”. Svolge la sua attività
medica alla clinica psichiatrica dell’Università di Roma, ed è qui che nasce il suo interesse per
l’educazione dei disadattati, incentivata anche dal suo avvicinamento alla letteratura francese dei
primi anni dell’Ottocento a proposito dei casi dei fanciulli selvaggi. Soprattutto gli studi del medico
Jean-Marc Itard la convincono che sia possibile, attraverso un’educazione adeguata, inserire i
bambini “diversi” nella società. Nel 1907, dopo aver intrapreso studi filosofici, apre la prima Casa
dei bambini e nel 1909 pubblica la sua prima opera che sarà un vero e proprio manifesto scientifico
del sistema montessoriano Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile
delle case dei bambini. Nasce così il movimento montessoriano, con appositi corsi di formazione
per insegnanti a livello anche internazionale. Montessori rivendica la piena autonomia istituzionale
e pedagogica della Casa del bambino. Sarà questo che la porterà ad essere emarginate dal fascismo,
quindi costretta a trasferirsi all’estero per diffondere il suo metodo. Il movimento montessoriano è
mosso dal pensiero della stessa Montessori che il bambino abbia sì il diritto all’educazione e alla
crescita, ma anche il diritto all’essere studiato e compreso, così da potergli garantite anche nella
fase infantile della sua vita un’educazione adeguata. Verranno studiati i momenti di socializzazione
e di apprendimento dei bambini anche prima del loro ingresso nella scuola elementare. La
Montessori comincia i suoi studi analizzando i casi di bambini “diversi” e dei “fanciulli selvaggi”,
scopre così che i disagi e le deformazioni di alcuni casi altro non sono che errori nati dagli studi
effettuati sull’infanzia attraverso una visione dell’uomo adulto ed effettua un approfondimento
scientifico. Esprime il suo disappunto sulle limitazioni che gli adulti impongono agli infanti,
sostenendo che i bambini sono rumorosi e capricciosi solo perché vengono mutilati nelle loro
attività che sono ingiustamente compresse. Il doversi confrontare quotidianamente con un mondo a
misura di adulto fa crescere nel bambino il suo senso di inferiorità e di debolezza che lo rende
schiavo del mondo adulto. Montessori si accorge di un problema fondamentale che è quella delle
ripercussioni che il periodo infantile ha nella vita adulta di ogni persona, capendo comunque che i
problemi infantili sono spesso causati, se non sempre, dagli adulti. Propone allora la creazione di
due ambienti separati, uno a misura di bambino e uno per gli adulti. Le condizioni pedagogiche
sono la predisposizione di un ambiente adatto, l’utilizzo di materiale scientifico e un nuovo profilo
della funzione del docente. La Montessori condivide l’ideale agazziano di un ambiente a misura di
bambino dove sia libero di esprimere la propria creatività evitando i giudizi esterni. La Casa dei
bambini è organizzata in classi non troppo numerose con aule non troppo vaste, tutti gli oggetti e
l’arredamento, come le maniglie, le sedie, sono a misura adeguata alla fisicità del bambino. Lo
stesso vale per gli ambienti comuni adibiti alla refezione, alla lettura e alla ricreazione. Anche gli
ambienti esterni, come il giardino. Come le sorelle Agazzi nelle loro scuole materne anche nella
Casa dei bambini la pulizia dei locali e l’igiene personale è affidata ai bambini stessi che imparano
così l’ordine e il lavorare in gruppo. Il bambino, dal punto di vista montessoriano, ha periodi
sensitivi che si susseguono e si manifestano. Ruolo importante della maestra è di lasciare il posto ai
materiali, permettendogli di crescere liberamente. L’uso dei materiali ha un ruolo fondamentale, la
Montessori teorizza che le carenze del bambino non derivino da una mancanza di stimoli, bensì da
un eccesso di stimoli. È allora affidato ai materiali e al bambino stesso il compito di dare stimoli o
meglio crearsi degli stimoli per far si che il bambino possa regolarsi secondo i propri ritmi. Il
materiale didattico strutturato montessoriano, a differenza degli oggetti proposti dalle sorelle
Agazzi, è costituito da oggetti scientifici appositamente progettati e costruiti per sviluppare le
competenze specifiche in maniera graduale e progressiva. Ai bambini dai due ai tre anni vengono
forniti oggetti cubici, asticelle, sfere e cilindri ed è chiesto al bambino di ordinarli secondo criteri
precisi di colore, peso, incastro e altezza. La Montessori è attenta anche allo sviluppo dell’udito
attraverso l’ausilio di scatole cilindriche rumorose che il bambino dovrà confrontare e classificare,
anche avvalendosi di campanelli, seguendo i suoni dell’ottava musicale. Al quinto anno di età il
bambino è pronto per approcciarsi, sempre in maniera graduale e progressiva alla lettura e alla
scrittura, che saranno insegnate di pari passo con l’utilizzo dei caratteri mobili o per imitazione.
Con la stessa gradualità viene insegnato il far di conto, infatti tutte le serie sensoriali imparate sino
ad ora sono realizzate seguendo il sistema metrico decimale. Per tale scopo viene fatto largo utilizzo
del casellario dei fusi. La figura dell’educatrice agazziana viene soppiantata dalla figura della
“direttrice”. Secondo la Montessori è il termine più adatto per quella figura che non insegna ma che
si limita a dirigere le attività del bambino che viene lasciato libero di concentrarsi su l’uno o
sull’altro materiale e gli viene fornita un’assistenza individuale. Alla direttrice non è concesso
utilizzare premi o castighi, ella si farà ausilio del silenzio, per attirare l’attenzione su di sé, e
dell’isolamento per il bambino che da fastidio in modo che possa comunque osservare le attività
ordinate dei compagni suscitando in lui il desiderio di parteciparvi. Il metodo montessoriano non è
ovviamente esente da critiche. In un’era in cui la pedagogia cerca di alimentare la spontaneità
infantile l’uso dei materiali didattici montessoriani pertanto a definire il suo metodo restrittivo della
creatività del bambino il quale viene definito come un treno libero di muoversi ma solo su binari
prestabiliti dal materiale strutturato.

CÈLESTINE FREINET (1896/1966)

La sua grande ispirazione politico socialista lo porta ad assume nei confronti dell’educazione
popolare una connotazione innovativa assieme alla riscoperta dei valori della cultura popolare e
delle sue connotazioni creative, è compito della scuola sostenerle. Sin dal 1920 partecipa
attivamente al dibattito sull’educazione teorizzando l’importanza della tipografia a scuola. Nel 1925
redige lo Statuto della Cooperativa per l’Insegnamento Laico. Nel 1935 apre la sua scuola privata a
Polier. Negli anni successivi oltre che a dedicarsi all’insegnamento, sarà promotore di iniziative
congressurali ed associative per la diffusione dell’educazione popolare e la stamperia a scuola.
Freinet sostiene che la mente del bambino è come l’acqua che scorre “a tentoni” sino a quando non
trova il modo di essere indirizzata. È questo il compito della scuola, quello di orientare. Offrendo al
bambino gli strumenti che la cultura umana ha elaborato per arricchire le sue esperienze. Il punto di
partenza sono i bisogni e le attività spontanee del bambino che hanno come scopo la socilizzazione
e le attività in cooperative che soddisfino i bisogni, arricchiscano senza perdere la creatività e le
spontaneità iniziali.

Nella scuola di Freinet l’educazione deve avvenire in forma attiva, sociale e cooperativa. Il metodo
migliore, secondo lui, è la stamperia scolastica. Le tecniche utilizzate da Freinet consistono in:

TESTO LIBERO, ossia testi scritti liberamente dai bambini, letti in classe,
viene poi fatta una votazione in classe del migliore seguendo criteri scelti
tutti assieme, viene fatta la trascrizione alla lavagna ed effettuata la
correzione collettiva. Crea una sorta di giornalino scolastico dove sono
raccolti tutti i testi scritti dai bambini chiamato “Il libro della vita”.
TIPOGRAFIA in classe, viene effettuata la stampa tipografica del “libro
della vita” e anche della corrispondenza interscolastica che i bambini
realizzano nei pomeriggi.
CORRISPONDENZA INTERSCOLASTICA, avviene tra classi di zone
geografiche diverse per favorire la conoscenza di culture diverse.
Vengono incentivati gli scambi di lettere, oggetti e a volte organizzati
anche dei viaggi.
METODO NATURALE per l’INSEGNAMENTO della LINGUA, viene
utilizzato il metodo di lettura e scrittura globale, avvalendosi dell’ausilio
della lavagna, della stampa tipografica.
METODO NATURALE per il DISEGNO, finalizzato all’acquisizione
della giusta manualità che aiuterà anche a scrivere.
Avvio della biblioteca di lettura e alla biblioteca del lavoro. (?)
SCHEDARIO SCOLASTICO COOPERATIVO, schede di
approfondimento redatte dai bambini traendo informazione da altri libri.
Un’idea importante de Freinet è quella che bisogna andare contro la
supremazia dei libri di testo perché non è possibile confrontarsi con un
libro.
SCHEDARIO AUTOCORRETTIVO, venivano usate due scatole che i
bambini potevano usare per le domande e per le risposte. Finalizzato
all’autocorrezione attraverso la visione delle schede delle risposte.

Nel ’74 viene introdotto l’uso di libri diversi per le diverse discipline. Non più un testo unico per
tutte le discipline.

DEWEY JOHN (1859/1952)

L’attivismo pedagogico americano, ma anche la cultura filosofica, sarà segnata da John Dewey.
Egli getta le fondamenta per la creazione di una scuola progressiva. È una periodo storico molto
difficile per gli Stati Uniti d’America. È uno stato segnato da molte guerre, una grande ondata di
migrazione invase il paese dopo l’abolizione della schiavitù. Vi fu anche una massiccia migrazione
interna dalle campagne alla città. Ciò portò ad un considerevole aumento della popolazione e alla
prosperazione dell’industria. Sorge così l’era del capitalismo con il superamento dell’economia
agricola in favore di una economia urbanistica in un tempo molto breve. Si sentì allora il bisogno di
creare una pedagogia dell’industria volta alla formazione di uomini in grado di raggiungere il
successo. Si accosta, ovviamente, anche la necessità di un’educazione volta alla tolleranza, alla
condivisione e all’immigrazione, quindi favorevole ed aperta verso gli altri paesi. L’America
diviene così la terra ove tutto è possibile per tutti.

Le matrici culturali su cui si fonda il pensiero pedagogico dewiniano sono:

Evoluzionismo darwiniano, da ciò scaturisce una concezione che lega strettamente, sul
piano biologico, quello psicologico e quello sociale ogni individuo. L’adattamento
all’ambiente è fondamentale per l’analisi della realtà umana.
Idealismo, maggior esponente fu Morris. Attinge l’idea della realtà come continuo divenire.
La Storia di tutti è la Storia del singolo. Si sostiene che l’educazione e la conoscenza si
acquisiscono per tutta la vita, nasce la teoria del “Life long learning”. Fondamentale diviene
l’esperienza personale di ogni singolo individuo, l’educatore ha il compito di aiutare a
capire.
Pragmatismo, maggiori esponenti Pierce e James. Si sottolinea la centralità della pratica,
dell’azione attraverso la quale l’uomo si adatta alle richieste dell’ambiente. Il pragmatismo
basa i suoi principi sulla teoria che l’agire umano è più importante del pensare infatti, il
pensiero, scaturisce nel momento in cui l’azione immediata che dovrebbe soddisfare un
bisogno non ci riesce si necessita allora un qualcosa (il pensiero) che permetta di risolvere il
“problema". Ogni azione è figlia delle pulsioni che, anche se non direttamente controllabili,
possono essere gestite attraverso l’esperienza. Ciò le rende, ovviamente, personali ed uniche
per ogni individuo. La socialità dell’uomo, azione volta al soddisfacimento del bisogno di
stare in gruppo, è funzionale allo strumento fondamentale dell’interazione sociale che è il
linguaggio. Dewey fonda il suo pensiero pedagogico sull’esperienza, non intesa come il
“fare” umano ma più che altro come insieme dei fatti fisici e mentali. La sopravvivenza
umana è intrinsecata con il pensiero e l’intelligenza per affrontare la vita con una buona base
di problem solving. Il pensiero deve, quindi, affrontare un percorso di indagine sintetizzabile
nel dubbio, l’osservazione (ossia analisi dell’uomo dei dati a disposizione), tentativi di
soluzione ( diverse probabilità per risolvere il problema) ed in fine l’ipotesi definitiva ed il
suo esperimento. Dewey si approccia alla dimensione dell’esperienza attraverso
l’atteggiamento dello scienziato e del democratico, ossia fondato sulla discussione e sul
confronto. Dewey, attraverso i suoi scritti, esplica il suo pensiero pedagogico. Nel testo Il
mio credo pedagogico (1897) esprime la sua posizione in merito al ruolo che l’esperienza
sociale gioca nell’intera vita umana. Scrive “l’educazione è la partecipazione dell’individuo
alla coscienza sociale della specie”. Definisce i fondamenti pedagogici che in futuro
verranno definiti da Bruner destinati ad influenzare il pensiero pedagogico degli Stati Uniti
d’America.
L’istruzione è frutto della democrazia, ossia della partecipazione attiva
dell’individuo nella società. È fondamentale la partecipazione dell’educando
nella vita sociale. Egli avrà interesse se l’educazione scaturisce da esperienze
personali.
La scuola deve essere intesa come comunità in miniatura che semplifica la vita
sociale. Dovrà essere parte della vita e non preparatoria ad essa.
L’individuo è sociale sin dalla nascita, il suo primo contatto sociale è il sorriso
della madre. È fondamentale partire da interessi ed esperienze del bambino per
allargare l’istruzione alle discipline tramite il lerning by doing (scuola
laboratorio). Imparare facendo, ossia attraverso l’esperienza pratica, permette di
giungere gradualmente al problema e quindi alla sua soluzione.
Non bisogna creare gerarchia tra le discipline né utilizzare un’unica modalità di
insegnamento infatti, secondo Dewey, tutte le discipline concorrono a creare il
sapere.
La scuola deve essere luogo, o meglio strumento, del progresso sociale e della
formazione democratica.

In un altro scritto molto importante, Democrazia ed educazione (1916), Dewey esprime l’analisi più
compiuta del rapporto tra educazione e società. Egli attribuisce all’educazione una funzione
indispensabile alla trasmissione sociale, che ha la sua realizzazione nella scuola. La scuola, dunque,
ha il compito di mediare tra la società ed il fanciullo per prepararlo alla vita sociale senza esserne
travolto. Il rischio è però quello che la scuola cada in una sorta di auto-finalizzazione non avendo
legami con la famiglia e con la società. L’educazione è fondamentale per il processo di continuo
divenire della vita dell’uomo. Dewey non crede però che vi sia uno scopo finale nella società, è
questo il motivo principale che portano alle critiche che gli vengono fatte. Dewey non ritiene che vi
possa essere una finalità precisa al processo educativo. Dewey analizza le idee di Platone (che
riduce l’uomo a classi), di Rousseau (l’uomo è natura) e di Hegel (l’uomo è sovrastato dallo Stato
etico) e ne denuncia l’unilateralità. Lo studio della storia dimostra che solo la democrazia,
rispettando i valori della discussione e del confronto può assicurare le condizioni per l’efficacia
dell’educazione. Quindi lo scopo dell’educazione deve essere la democrazia come fine e come
metodo. Nel 1938, Dewey, scrive Esperienza ed educazione. Il pensiero deweiano suscita molto
interesse nel mondo, ma ovviamente non è esente da critiche. La più importante viene mossa contro
la sua idea di centralismo dell’esperienza, viene infatti dimostrato che non tutte le esperienze sono
educative. Viene accusato di eccessivo spontaneismo. In questo testo, Dewey, ammette che
effettivamente non tutte le esperienze sono educative per cui occorre valorizzare la funzione del
maestro, che orienti il fanciullo nell’esperienza, indicando contenuti che promuovono esperienze
ulteriori. Fornisce allora degli insegnamenti didattici ossia che l’esperienza che deve essere
continua, ossia che si intersechi in un continuum di esperienze passate e future e che siano
progettate da un’ Educatore, e deve avere interazione, ossia che le esperienze interagiscano tra di
loro e con le cose attuali della quotidianità, ed inoltre il lavoro scolastico deve sempre essere attivo,
con laboratori ed attività pratiche che forniscano all’educando un’organizzazione progressiva delle
idee. Negli anni ’50, in USA, lo scenario storico è in fermento ed impermeato di grandi
cambiamenti. Il versante europeo fa fronte al fascismo, che si dissocia dai pensieri deweiani. Siamo
anche nel periodo della guerra fredda è urge la necessità di tornare ad una educazione basata sulle
discipline focalizzata all’essere competitivi nel mondo. Entra allora in gioco la pedagogia del
curriculum. Il pensiero deweiano, che sino ad ora ha sostenuto il binomio educazione/democrazia,
ora non è più accettato. Negli USA, negli anni ’50, il pensiero deweiano viene abbandonato in
favore di una riscoperta delle discipline. Durante la guerra fredda gli USA credono che stiano
perdendo sul piano educativo dei loro figli, perdendo così anche in competitività. Vengono così
creati nuovi strumenti di istruzione, come nuovi libri didattici. Le discipline vengono destrutturate
in unità didattiche ed anche gli allievi separati per età. Il nuovo metodo verrà molto appoggiato da
Brouner. Dwewy fornirà nel ’45 dei nuovo fondamenti della scuola e delle istituzioni introducendo
la libertà d’opinione, l’autogoverno e la democrazia. In Italia verrà sostenuto dalla rivista “la nuova
Italia” ed anche a Bologna avrà la sua grande influenza su Padre Marella che fonderà la Città dei
Ragazzi. Anche Gino Corallo, pur essendo uno spiritualista e grande cristiano, accetta l’idea di
Dewey della centralità della democrazia. Lo stesso varrà per Mounier e Maritain, è il momento
dell’unione del mondo laico e religioso. Ma anche questa unione non è priva di critiche e dissensi.
Contro Dwewy viene mossa l’accusa di una visione del bambino non spirituale, non accettano che il
bambino non sia ad immagine e somiglianza di Dio. Per cui l’educazione, pur essendo democratica,
deve anche essere trascendentale. Dewey però risponde alle accuse sostenendo che per lui non
esiste un Dio-persona ma solo una divinità universale su cui si basa il rispetto reciproco, l’amore.
Negli anni ’50 – ’60 l’area marxista, con Giuseppe Lombardo Radice, appoggia il pensieri
deweiano sostenendo, però, che la sua visione della democrazia fosse miope perché così vista
sarebbe irrealizzabile e che se non modificata si sarebbe trasformata in oligarchia.