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STORIA DELL’EDUCAZIONE: RIASSUNTI DI LAURA PAGANI (ANNO SCOLASTICO 2016-2017 / SCIENZE DELL’EDUCAZIONE)

27/09/16 – 03/10/16

1700 – ILLUMINISMO:

Il 700 è un secolo in cui nascono molti processi storici tra cui l’Illuminismo, che ha le sue premesse nel mondo inglese e si sviluppa in Francia, ma anche
nelle aree italiana e tedesca, in cui girano le idee e nascono nuove opere come la Enciclopedie, l’Illuminismo infatti è cosmopolita.

Perché l’Illuminismo costituisce una svolta nella tradizione culturale europea?

L’Illuminismo è l’età dei lumi, il fondamento era la ragione che illumina la conoscenza umana e senza la quale la conoscenza non può essere ritenuta vera.
Cambia quindi il principio di autorità che prima manteneva per vero ciò che era tramandato dal passato, in favore di una conoscenza che deve sempre
essere vagliata dalla ragione.

Illuminismo in Francia: molti intellettuali illuministi erano francesi (Voltaire, Diderot, Helvetius e hanno in comune il nome di “filosofi” in quanto
affrontano i problemi su un piano teorico generale: pongono le grandi questioni sul piano dei principi ovvero filosofico e teorico. Inoltre essi hanno
un’ostilità verso la religione, in particolare la chiesa cattolica/cristiana, e gesuita soprattutto, poiché era la confessione che più interferiva
nell’educazione. Per esempio Voltaire attacca soprattutto i gesuiti accusandoli di oscurantismo (contrario di Illuminismo) perché secondo Voltaire, la
religione accoglie la conoscenza sulla base del principio di autorità senza usare la razionalità. Per questo questi filosofi aderivano spesso ad un ateismo
materialistico o al deismo. Voltaire per esempio era deista, ovvero credeva nell’esistenza di un dio creatore, di cui però non si può sapere nulla. Da qui
derivava il principio di tolleranza verso le altre religioni; questo è simile alla massoneria, una associazione che partiva da ideali di tolleranza e per questo
attaccava la chiesa cattolica e gesuita perché era intollerante. Volevano quindi contrastare la chiesa cattolica e gesuita nell’ambito dell’educazione.

Illuminismo (Aufklarung) in area tedesca (Germania, Austria): condivide i principi francesi e crede che l’Illuminismo corrisponde alla maggiore età
dell’umanità, tuttavia l’area tedesca era già una realtà pluriconfessionale in seguito alla riforma luterana (cattolici, protestanti …) quindi era meno ostile
verso il cristianesimo. Kant sosteneva questa posizione, scrisse la Critica della ragion pura (tipico pensiero illuminista, ovvero è la critica razionale, critica
della ragione stessa, è la ragione che riflette su se stessa, indagando i propri limiti e possibilità) e la Critica della ragion pratica (se dal punto di vista della
ragion pura non si può dire nulla sull’esistenza o meno di dio, per la ragione pratica si deve ammettere che dio esiste per poter garantire l’agire morale).
La religione era quindi una religione illuminata ovvero con impostazioni razionali. In particolare era un cristianesimo illuminato, poiché il cristianesimo
aveva un ruolo predominante nella educazione.

Illuminismo (riformismo illuminato) in area italiana: gli illuministi italiani erano chiamati riformatori, quindi si occupavano meno degli aspetti teorici e
invece calavano i principi nella realtà sociale. I centri dell’Illuminismo erano Milano (fratelli Verri con la rivista Il caffè, e Beccaria con Dei delitti e delle
pene in cui critica la tortura e la pena di morte come processi contro la ragione), Firenze (accademia dei georgofili, pensiero fisiocratico, attenzione alla
natura, agricoltura, commercio dei grani con una visione liberista dell’economia) e Napoli (è uno dei centri europei della cultura che dal primo 800 perde
il suo ruolo di centro culturale, regno dei Borbone, ministro Tanucci è attento verso gli illuministi, critica verso l’invadenza della chiesa nella politica,
fiorisce una scuola illuminista: Genovesi, Filangeri, Galante, Palmieri…vogliono modernizzare). In Italia vi è sia un anticlericalismo ma anche una ricerca
di un cristianesimo illuminato.

In questo contesto cambiano l’educazione e le scuole: c’erano college degli ordini religiosi come gesuiti, barnabiti o scolopi. L’Illuminismo inizia a
chiedere un sistema scolastico pubblico e non gestito dalla chiesa.

Teorie dell’educazione a cui conduce l’Illuminismo (non vi era una teoria unica): ci sono tre posizioni:

1. Rousseau (1712-1778) area svizzera-francese, importante a livello politico: Il contratto sociale. Riflessione politica e pedagogica sono uniti. Nel
contratto sociale Rousseau dice che l’uomo nasce libero e dovunque è in catene. La direzione di Rousseau è quella di liberare l’uomo con
l’educazione dalle catene della società. Rousseau parla di educazione naturale: l’ideale di R. è l’educazione che la natura fornisce all’uomo, e
pedagogia negativa: le pratiche educative che la società presenta sono sbagliate, perché sono artificiali, non avvicinano l’uomo alla natura e non
consentono alla natura di educare l’essere umano. L’educatore non dovrà quindi agire sull’alunno ma deve operare in negativo, ovvero deve
impedire che l’alunno sia influenzato dalla società. L’educazione è quindi un processo autonomo, nell’essere umano c’è già il necessario per
imparare ed educarsi se non viene influenzato. L’unica vera educazione è quella naturale. Puerocentrismo: bambino al centro. È una rivoluzione in
quanto prima al centro c’era il maestro, si pensava a cosa e come il maestro doveva insegnare. Il metodo di R. era inattivo per il maestro e attivo per
il bambino. Quindi l’educazione è indiretta. È il bambino che si educa, attraverso le sue azioni ed esperienze apprende. Bisogna fare attenzione allo
sviluppo delle età. Il bambino non è una tabula rasa, R. è quindi contrapposto ad Helvetius.
La contrapposizione tra i due ideali è ancora presente e percorre tutta la storia.
2. Area tedesca: Basedow (1723-1790) e Kant (1724-1804). Con Basedow abbiamo il filantropismo . parla di opera rigeneratrice dell’educazione, e
perché questo avvenga serve una educazione popolare, modernizzare i metodi di insegnamento, ampliare i curricoli scolastici, dare un’istruzione
comune di base per tutti per formare l’uomo e il cittadino con uno spirito super confessionale (al di sopra delle confessioni religiose), cosmopolitico
(educare il cittadino del mondo). B. propone anche un sistema scolastico globale, che prevede anche l’istruzione professionale (in area germanica
nasce la tradizione delle scuole tecniche/professionali/reali (ovvero della realtà). Accanto a Basedow c’è Kant, che parla dell’eticità della pedagogia:
c’è un nesso tra vita morale/etica ed educazione. Considerando poi l’educazione morale, essa è una educazione alla libertà, non è quindi una
educazione che impone delle regole, esterna all’individuo ma è una morale autonoma in cui bisogna seguire la propria coscienza. Si è quindi liberi di
scegliere tra bene e male, perché se non c’è libertà di scelta non c’è ne colpa ma nemmeno merito. L’educazione è un processo unitario.
3. Sensismo: come l’essere umano conosce? Risponde con la teoria secondo cui la conoscenza avviene attraverso i sensi e non può avvenire senza. Per
parlare di Helvetius (1715-1771) e Diderot (1713-1784) bisogna partire dal sensismo di Condillac (1714-1780), un sensismo gnoseologico
(gnoseologia è la teoria della conoscenza) e per esprimere la sua teoria C. usa la leggenda della statua di marmo per dire che un essere umano senza
sensi non può avere conoscenza.
Helvetius ha una visione utilitaristica (è buono ciò che è utile e viceversa) sul piano dell’etica, materialista in generale e sensista sul piano della
conoscenza. L’utilitarismo illuminista lo porta a pensare l’ideale della maggiore felicità possibile per più gente possibile (come l’ideale della pubblica
felicità di Palmieri). Come raggiungere questa felicità? Con l’educazione perché l’educazione può tutto e plasma l’essere umano, infatti l’uomo
quando nasce, è una tabula rasa mentre con l’educazione si può formare l’individuo rendendolo ragionevole e portandolo alla felicità attraverso la
ragione. Bisogna quindi evitare che ci siano influenze contrarie alla ragione, come la religione.
Alla posizione di Helvetius si affianca Diderot che riflette su aspetti specifici, considera le scienze importanti nell’educazione e teorizza una
educazione gratuita e statale.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
4/10/16:

Rousseau: L’Emilio: diviso in 5 capitoli, immagina di educare questo bambino dall’infanzia all’età adulta.

Prefazione: da molto tempo si critica l’educazione tradizionale ma nessuno propone nuovi modelli (critica l’Illuminismo che criticava ma poi proponeva
poche cose nuove). Inoltre l’infanzia non è conosciuta, tutti si preoccupano di cosa insegnare ma nessuno guarda a cosa può imparare il bambino:
Rousseau pone l’attenzione sulla capacità di apprendimento del bambino in base alla sua età. Non bisogna introdurre le nuove e giuste pratiche educative
in un contesto che rimane sbagliato, ma bisogna cambiare il contesto. Tutte le pratiche educative tradizionali erano sbagliate.

Primo capitolo: ciò che è naturale è positivo, mentre la società è corrotta, quindi tutto degenera nelle mani dell’uomo. Nell’educazione tradizionale
secondo R. i maestri ammaestravano, non lasciavano libertà. L’educazione tradizionale quindi era sbagliata però eliminarla in una società del genere
sarebbe peggio.

Ci sono tre maestri: natura, cose, uomini. Siccome ci sono tre maestri, essi devono andare d’accordo, l’unica educazione corretta infatti avviene se vanno
d’accordo. Dei tre maestri però, la natura non possiamo modificarla, le cose dipendono da noi solo in parte e solo gli uomini possiamo modificare.
Siccome non possiamo modificare la natura, siamo noi a doverci adattare ad essi con una educazione naturale.

Come formare un uomo ben educato? L’educatore deve lavorare perchè non ci siano influenze negative sul bambino (educazione negativa). L’educazione
realizzata nella società rispecchia l’articolazione della società che per esempio è divisa in classi, i nobili sono educati per fare le cose da nobili e viceversa.
Se per un caso della vita perde i suoi privilegi di nobile, la sua educazione non varrà nulla nella sua vita.

Tutti hanno la stessa natura umana e quindi bisognerebbe educare secondo la natura umana. Se viene educato secondo natura, a prescindere da ciò che
accadrà nella vita, risulterà preparato.

L’educazione non è fatta di precetti ma di esercizi, e gli esercizi li svolge l’educando: l’attenzione è posta al bambino e non la maestro. Gli esercizi (ovvero
l’esperienza diretta) iniziano da quando nasciamo, l’educazione inizia dalla nascita e il primo insegnante è la nutrice. Se commettiamo degli errori fin
dall’infanzia, questi errori avranno conseguenze per tutta la vita.

Bisogna considerare l’uomo nella sua vita naturale e pensare a tutti i casi che la vita può porgli.

Quella che consideriamo cultura ora sono pregiudizi servili: infatti l’uomo civile nasce, vive e muore nella schiavitù in quanto nasce libero ma nella
società è come servo. L’educazione secondo natura vuole quindi portare ad una emancipazione, liberare l’uomo.

Parla della pratica della fasciatura da neonati, secondo Rousseau è una pratica da abolire in quanto fisicamente gli impedisci di svilupparsi secondo
natura ed influisce anche psicologicamente in modo negativo.

Perché è nata la pratica di fasciare i bambini? Siccome le donne nobili non volevano allattare affidavano i bambini alle nutrici, che avendo anche altri figli,
fasciavano i bambini perché non si muovessero e non disturbassero in modo da non doverli seguire troppo.

La difficoltà nel fare e gestire i figli spinge le donne a non fare figli , cosa negativa per la potenza di un paese, inoltre per natura esiste la moltiplicazione
della specie, tuttavia gli umani iniziando la pratica della contraccezione vanno contro natura.

Dal momento in cui ci allontaniamo dalla natura iniziano una serie di effetti negativi su tutta la società, e bisogna quindi eliminare la causa di questo
allontanamento e avremo degli effetti positivi.

Nella relazione educativa c’è uno che vince e uno che perde, cioè uno comanda e l’altro obbedisce. Da qui nascono delle abitudini, capricci, e atteggiamenti
sbagliati di cui, chi lo ha educato, si lamenta.

Quando viene poi affidato ad un precettore, esso sviluppa, i germi artificiali che erano stati piantati dagli 0-6 anni.

L’alunno è quindi schiavo e tiranno (a volte vince a volte perde nella guerra della relazione educativa), e successivamente viene gettato tra i suoi simili
nella società, allora gli uomini pensano sia cattivo, vizioso … ma Rousseau dice che l’uomo in natura è diverso, quindi non è l’uomo cattivo ma è
l’educazione imposta che lo ha reso tale.

Secondo R. quindi bisogna tornare ad allattare i bambini, le madri devono curare i bambini quando sono piccoli ed al posto del precettore, è il padre che
deve insegnare al bambino come la natura vorrebbe. Padre e madre devono accordarsi nell’educazione. Anche se il padre non ha grandi doti culturali, ma
ci tiene a suo figlio, farà un lavoro migliore di un precettore molto acculturato ma che non si interessa del bambino.

Il padre deve, dopo aver fatto i figli, non può mandarli a crescere altrove in collegi o convitti, ma invece educare il figlio secondo natura alla società e ad
essere cittadino dello stato.

A questo punto introduce Emilio.

Secondo R. i medici influiscono negativamente sull’uomo che per natura sapeva soffrire e morire. R. vuole un allievo da educare da solo, senza che
nessuno lo influenzi: non religione, non cultura, non filosofi, non medici. Infatti non servono i medici, basterebbe l’igiene che porta al lavoro fisico
mantiene sano il corpo e l’appetito.

Il bambino nascendo è discepolo della natura, il pedagogo impedisce che i precetti della natura vengono contrastati. L’esperienza precede le lezioni
teoriche, perché inizia dalla nascita. Una cultura di base la hanno tutti gli uomini secondo natura, la cultura intellettuale che hanno solo in pochi
costituisce solo una piccola parte nell’uomo.

Un bambino educato, nella tradizione, è un bambino abituato a comportarsi bene. In natura un bambino quando ha fame mangia, nella società viene
educato a mangiare sempre ad una certa ora. Mangiare alla stessa ora sempre è sbagliato in quanto non mangi perché hai fame e ne hai bisogno ma mangi
perché sei abituato. Quindi il bambino deve abituarsi a non avere abitudini perché le abitudini tolgono libertà all’uomo. Non bisogna abituarlo in un certo
modo, cosi quando crescendo avrà una sua volontà potrà vivere secondo la sua volontà.

Se noi abituiamo il bambino a vedere sempre le stesse cose quando vede qualcosa di nuovo ha paura. Se invece lo si abitua a vedere cose diverse sempre,
non ne avrà paura.
Riassunto di Laura Pagani
Anno 2016/2017
Il bambino è irrequieto per natura, vuole toccare tutto e farne esperienza, e cosi impara.

Nel bambino ci sono dei bisogni naturali, e non vanno trascurati. Sempre per natura il bambino non riesce a soddisfarli da solo, almeno all’inizio, e quindi
deve intervenire l’adulto. Il neonato non parla all’inizio, ma usa il pianto: l’adulto deve capire perché piange.

10/10/16:

bisogna capire se il bambino manifesta un bisogno che è naturale, e se lo è, metterlo in condizione di soddisfarlo da solo (quindi se ha fame e vuole un
panino, non darglielo ma metterlo alla sua portata in modo che possa prenderlo).

Per natura il bambino è debole, e la cattiveria deriva dalla debolezza, quindi bisogna renderlo forte perché possa provvedere a se stesso e non divenire
cattivo. Inoltre per natura il bambino è attivo ma ha poche forze finchè è piccolo, ha le forze adeguate alle sue età, ma è importante non fargli imparare a
utilizzare gli altri per supplire alla sua mancanza di forza o diventerà tiranno, cattivo poiché i genitori obbediscono a ciò che lui chiede. Crescendo poi le
sue forze aumentano, tuttavia se è stato educato a ottenere ciò che voleva, la sua volontà di comandare non si estingue ma diventa capriccio  il capriccio
non è una cosa naturale ma viene insegnata da un errore educativo dell’adulto.

Rousseau stabilisce 4 principi per l’educatore:

- Il bambino deve poter usare le forze che la natura gli ha dato


- Il bambino ha dei bisogni che non riesce a soddisfare da solo, l’educatore può aiutare il bambino se sono bisogni naturali (provvedendo solo
alle cose necessarie)
- Aiutare il bambino va bene se è un aiuto necessario per evitare il sorgere dei capricci
- Il bambino va osservato per capire quando la richiesta viene da una necessità naturale

Il fine dei principi è indurre i bambini ad agire con le proprie forze e sviluppare i propri bisogni naturali se autentici.

Parlando per esempio dell’imparare a camminare, secondo Rousseau non servono tutti gli artifici del tempo come girelli, sostegni, ma bisogna lasciare il
bambino libero di provare a camminare, correre, cadere, perché anche se si fa male le prime volte, è più felice il bambino libero che ogni tanto cade
piuttosto che un bambino chiuso in casa in un girello.

Tema dello studio/scuola: è giusto rendere infelici i bambini con uno studio pesante e dei compiti? Nel 700 solo la metà dei bambini nati raggiunge
l’adolescenza e ancor meno diventano adulti, quindi perché rendere infelici dei bambini in previsione di un futuro incerto che forse non arriverà mai?

Rousseau consiglia agli uomini di essere umani, amare l’infanzia (nel 700 c’era ancora il lavoro minorile), favorirne i giochi, ciò che rende felice i bambini
e non quello che li renderà felici quando saranno adulti.

La mentalità comune pensava che le correzioni andassero fatte da piccoli, ovvero che l’educazione fosse un intervento correttivo. Secondo Rousseau non
si può essere certi che i precetti insegati siano utili ai bambini, infatti chi può assicurare che le abitudini e le attitudini dei bambini che si vogliono
correggere non siano frutto di un intervento educativo precedente?

Secondo R. infatti i bambini in natura sono buoni. Bisogna quindi guardare al bambino e non all’adulto che diventerà, quando si parla di bambini.

Riguardo il rapporto tra educatore ed educando:

- Un bambino non sapendo quale sia la sua posizione e come comportarsi in modo adeguato alla sua età, ha molte occasioni per essere precoce e
divenire adulto prima del tempo: l’educatore deve quindi mantenere il bambino al suo posto in relazione con la sua età, ovvero fargli capire i
suoi limiti e debolezze ma senza che ne soffra, quindi deve dipendere dall’adulto ma non obbedire, fare domande ma non comandare.
- Allo stesso tempo essendo debole, c’è il rischio che gli adulti abusino di questa debolezza; tuttavia R. specifica che non bisogna impedire al
bambino di fare qualcosa che è naturale: per es. impedire di giocare perché è pericoloso va bene, ma impedirlo perché fa rumore no.
- Per impedire al bambino di fare qualcosa di pericoloso non bisogna vietarglielo esplicitamente: se per esempio vogliamo che non vada in una
stanza perché si scivola, chiudere la porta quando non ci vede in modo che trovi un ostacolo. Se poi aprirà la porta lo stesso, sarà la caduta fatta
nella stanza ad insegnargli la lezione.
- Il bambino non si deve mai sentire obbligato, quindi tra educatore e bambino non ci deve essere un rapporto di comando e ubbidienza.

La pedagogia di Rousseau si basa sul fatto che l’uomo è per natura buono, viene per questo molto criticato, in particolare dai cristiani (peccato originale).

Attenzione allo sviluppo del bambino: non si deve parlare di bene e male al bambino, poiché non capirebbe e interpreterebbe male credendo a cose false,
per esempio: mangiare molti dolci fa male, ma dirglielo farebbe pensare al bambino che ha solo idee sbagliate in quanto è naturale che un bambino ami i
dolci. Ma non si può nemmeno pretendere di spiegare le cose al bambino, in quanto non si può trattare un bambino come un adulto. Quindi la soluzione
non è impedire al bambino di fare qualcosa ma porvi degli ostacoli che lui non noti. Come ad esempio coprire la presa di corrente senza farsi vedere per
evitare che vi metta le dita, invece che star li a spiegare.

Inoltre, se un bambino chiede qualcosa che deriva da bisogno naturale, dargliela subito, senza porre condizioni come se fai il bravo te la do.. infatti se un
bisogno è naturale è giusto soddisfarlo, se invece non lo è bisogna dire no, ma un no che sia irremovibile.

Mai porre la relazione educativa come una guerra in cui c’è un vincitore e un perdente.

Se un bambino sbaglia non va punito, infatti il bambino non sa che ha fatto uno sbaglio e sicuramente non lo fa per fare il male di proposito, in quanto
secondo R. un bambino nasce senza vizi o cattiveria.

La prima educazione deve essere in negativo, ovvero non insegnare qualcosa ma impedire che la mente venga corrotta.

11/10/16:

libro 2: gli educatori educano i bambini non come bambini ma come sapientoni cioè iniziano subito con lezioni, studio, prediche, minacce… l’educatore
per R. invece non deve tanto predicare la ragione quanto essere ragionevole lui stesso e non cercare di usare la ragione per convincerlo a far qualcosa che
non gradisce  inutile ragionare con i bambini. Non bisogna accelerare i tempi con i bambini, quindi non cercare di adultizzarlo precocemente, e non
bisogna far sorgere sentimenti che ancora il bambino non può capire perché piccolo.
Riassunto di Laura Pagani
Anno 2016/2017
Ogni bambino ha le sue inclinazioni che l’educatore deve seguire, ogni bambino è diverso e quindi bisogna osservarli prima di relazionarsi con essi, e
lasciarlo libero in modo che esprima se stesso.

Lasciare il bambino in libertà non è una perdita di tempo ma serve per non perdere tempo dopo, perché conoscendo il bambino si sa che insegnamento
dare.

Il bambino che vive con una educazione naturale e libera non avrebbe motivi per mentire, gli educatori che dicono ai bambini che sono bugiardi sono in
realtà in errore, poiché sono loro stessi ad aver insegnato loro a mentire cercando di insegnare a dire la verità.

Rousseau pensa che sia meglio un allievo con meno conoscenze teoriche ma più sincero.

Emilio è in età in cui saprebbe leggere e scrivere, dunque si pone il problema di come insegnarglielo: per insegnare bisogna fare in modo che il bambino
sia interessato a imparare, e quindi rendere l’attività divertente e interessante. L’interesse infatti deve essere la base per l’insegnamento e
l’apprendimento.

Governare senza precetti e fare tutto senza fare nulla (in modo diretto sul bambino si intende).

Ci sono dei limiti nell’educazione di Rousseau: il bambino da educare deve:

- vivere in zone temperate (in quanto climi estremi determinano facoltà mentali diverse)
- essere di etnia giusta (Emilio era francese, il razzismo nasce a metà 800 in Europa ma ha radici anche nell’illuminismo, si pensava infatti che il
clima avesse influenza sulla società e quindi l’equilibrio esteriore modificasse quello interiore)
- essere ricco (e nobile) in quanto il povero non ha bisogno di educazione perché la sua condizione già lo educa. I ricchi invece ricevono una
educazione sbagliata perché non vengono educati a ogni tipo di condizione ma solo a quella da privilegiati, mentre bisogna educarli anche a
situazioni peggiori. Quindi Emilio è ricco e nobile
- essere sano, quindi non avere infermità o malattie o essere effemminato in quanto l’insegnante non sarebbe tale ma sarebbe infermiere.
Occuparsi di una persona malata è inutile per la società , quindi R. vuole occuparsi di uomini utili e sani.
- Essere maschio, non lo dice esplicitamente ma parla solo di educazione al maschile, e delle donne ne parla in occasione dell’incontro con Sofia,
la futura moglie di Emilio, ma parla di una educazione diversa

Nel 700 si iniziava a parlare di diritti simili per donne e uomini, Rousseau pensa però che non ci sia parità tra i sessi poiché sono diversi per natura, infatti
il maschio agisce come uomo solo in alcuni momenti, la donna invece fa le cose da donna sempre, è sempre assoggettata al suo essere femmina: deve
svolgere le sue funzioni naturali in quanto donna, esempio la gravidanza: una donna deve riposare in gravidanza, allattare etc. quindi tutta la sua vita
dipende dalla sua funzione di procreazione.

Per natura dunque la donna e l’uomo sono diversi e quindi non possono essere uguali nella società.

La donna vale infatti se rimane nei suoi compiti da donna, se cerca di fare le cose da uomo è inferiore all’uomo.

La felicità del bambino e dei futuri adulti dipende dalle donne/madri quindi l’educazione delle donne deve essere in funzione degli bambini maschi
perché li rendano futuri uomini felici.

Inoltre il comportamento delle donne è soggetto a pubblica opinione e la fede religiosa della donna è soggetta ad una autorità: la figlia deve avere la
religione della madre che ha la religione del marito. Le donne non sapevano trovare un equilibrio tra fede e ragione.

Le materie scientifiche sono di competenza maschile, lo studio delle donne deve riguardare più la pratica che la teoria: gli uomini studiano la teoria e le
donne la applicano nella pratica.

Mentre gli uomini sono attivi, hanno forza e genialità, le donne hanno gusto, finezza di spirito: quindi uomo e donna si dovrebbero compensare per
natura e non cercare di essere uguali.

18/10/16:

ROMANTICISMO:

continuità e innovamento: continuità perché la visione educativa del 700 continua nell’800, tuttavia cambia il clima.

C’è un senso di appartenenza all’uno-tutto, Holderlin scriveva: essere uno con il tutto è il vivere degli dei, essere uno con il tutto ciò che vive ed essere
uno con la natura  è una prosa poetica, non c’è la ragione come nell’illuminismo.

Parla di anelito di libertà, quindi libertà totale ed esistenziale come obiettivo di vita.

Viene data una importanza filosofica e teorica all’intuizione e alla fantasia, mentre prima gli illuministi tentavano di spiegare e studiare la fantasia con la
ragione.

C’è una rivalutazione della religione come rapporto dell’uomo con l’infinito e l’eterno, mentre l’illuminismo era ateo o comunque sospettoso nei confronti
della religione. Durante il romanticismo l’infinito viene trovato nella religione che è una tensione verso l’infinito anche spirituale. Tensione perenne
all’infinito  Streben.

Schlegel: un uomo è un essere finito educato all’infinito: o meglio, educato a tendere all’infinito in quanto non potremmo mai essere infiniti ma
continuiamo a cercare.

Il periodo tra 700 e 800 è un periodo sella ovvero, abbiamo la rivoluzione francese, le rivoluzioni giacobine, le guerre napoleoniche fino al congresso di
Vienna: sono anni in cui molte monarchie e stati cadono e ci sono guerre.

La fiducia nella ragione umana viene meno e ci si avvicina a sentimenti, intuizioni artistiche, fede religiosa, in quanto vi è una sfiducia verso le capacità
della ragione come unica soluzione a tutte le cose e a tutta al conoscenza.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Il romanticismo però non è solo irrazionalità, convivono ragione e sentimento: es. romanticismo italiano con Manzoni: fede, ragione, romanticismo
convivono in equilibrio.

Durate il romanticismo ci sono tre posizioni principali:

1. In continuità con Rousseau: autoeducazione estetico-ludica o artistico-soggettiva  percorso di autori tedeschi: Schiller (1759-1805), Goethe
(1749-1832), Richter (1762-1825), Froebel (1782-1852). In Italia si avvicina a Foscolo  avrà continuità nel secondo 800 con Tolstoj e
Nietzsche
2. In continuità con Basedow e Kant: Pestalozzi (1746-1827), Fichte (1762-1814), Schleiermacher (1768-1834) ed in Italia Rosmini  avrà
continuità con lo storicismo di Dilthey
3. In continuità con Diderot, Helvetius: istruzione educatrice scientifico-oggettiva  Herbart (1776-1841), Saint-Simon (1760-1825), in Italia
Gioia, Romagnosi, Cattaneo  continuità con il positivismo

PRIMA POSIZIONE:

SCHILLER (1759-1805)

Scrive le lettere sull’educazione estetica, credeva nell’amore per la libertà, e la più alta scuola per la libertà era la bellezza, attraverso cui puoi raggiugere
la libertà. Infatti l’anima bella gode della legge morale con spontaneità, quindi vive secondo la legge morale con naturalezza.

Ci sono due istinti: uno materiale che è legato alla vita biologica e uno alla forma che non è materia ma vita spirituale. Questi due istinti opposti trovano
armonia nell’istinto del gioco che crea una forma ma concreta e materiale. Questo vuol dire che il gioco è libero ma ha delle regole, si collega alla bellezza
e quindi alla libertà.

Serve una educazione estetica: educazione alla libertà attraverso la libertà, quindi libertà come fine e mezzo dell’educazione.

È un pensiero vicino a Rousseau ma espresso in modo più romantico.

GOETHE (1749-1832)

Scrive il Faust in cui è centrale lo Streben, il tendere perenne. Gli angeli dicono che ci si può salvare tendendo all’infinito sempre.

L’avvio della formazione è come pellegrinaggio spirituale ovvero vede la formazione come un cammino con più tappe, non è solo un viaggio ma c’è una
dimensione spirituale e di tensione all’infinito.

Altro scritto La provincia pedagogica, in cui descrive tre forme di rispetto: rispetto di dio, della natura e dell’umanità. Da queste tre forme nasce il rispetto
verso se stessi che non è quindi una cosa egoistica.

RICHTER (1762-1825)

Rinnovamento generazionale: ogni nuovo nato deve cominciare da zero e imparare tutto, quindi c’è la possibilità di riiniziare da capo con le nuove
generazioni.

La attività principale del bambino è il gioco, secondo R. il gioco è una forma di poesia/sentimento poetico: è la possibilità di armonia con le cose, vede
quindi l’educazione come un processo spirituale.

L’educazione deve avere somma cura per il genio, perché l’uomo geniale sorregge la storia universale figura dell’eroe romantico.

L’educazione deve sviluppare forza e bellezza morale, amore e religiosità.

FROEBEL (1782-1852)

Aveva una visione mistico naturalistica ovvero di armonia tra natura e spirito. Era cristiano, non era quindi panteista ma panenteista (durante il
romanticismo oltre alla visione trascendentale della religione, si erano sviluppate visioni panteiste ovvero dio non è visto al di sopra di tutto ma è in tutto,
e tutto è in dio: uno con il tutto. La visione panenteista invece vede dio trascendente ma anche immanente quindi sia al di sopra di tutto ma anche in
tutto)

L’educazione è vista come una peregrinazione verso dio.

Didattica: Froebel parla del gioco, pedagogia del gioco, il gioco è l’immagine della vita interiore del bambino ed è l’immagine del bene, ed è importante per
lo sviluppo complessivo della personalità.

Il gioco per Froebel: nel gioco si realizza un doppio movimento (opposti): giocando il bambino incorpora a se le cose, gioca, manipola tocca le cose ed in
questo modo le conosce e quindi trasforma l’esteriore (natura) in interiore (spirito) e questo viene chiamato apprendere, il movimento opposto è
trasformare l’interiore in esteriore per esempio giocando a costruire cose che ha immaginato ed esteriorizzato, questo è l’esprimersi.

In questi due movimenti natura e spirito trovano armonia grazie al gioco.

24/10/16

FROEBEL (1782-1852)

Nella prima metà dell’800 nascono le scuole dell’infanzia: Froebel, in Italia abate Ferrante Aporti (inizia a costruire in Italia centro-nord gli asili
aportiani).

Quelle di Froebel si chiamano giardini di infanzia (Kindergarten): non ci sono solo ambienti interni ma anche esterni in cui si fanno attività a contatto con
la natura.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Utilizza la metafora del bambino come fiore che sta per sbocciare, il maestro deve proteggere il bambino da ciò che potrebbe rovinare il suo sviluppo:
maestra giardiniera. La visione del bambino come un germoglio avvicina Froebel a Rousseau.

Nel giardino di infanzia si usa il gioco come strumento principale. Il materiale didattico era strutturato, questi oggetti per giocare sono chiamati doni e
viene indicato in che ordine darli:

Dal primo anno di vita: palla, che è un gomitolo di lana appeso ad un filo, si deve poter deformare e descrive gli esercizi da fare con essa e specifica che
assieme al gioco serve una verbalizzazione di ciò che si fa: fargli vedere la palla, lasciargliela prendere in mano, toglierla tirando il filo per sviluppare la
dimensione del se e dell’altro, dell’oggetto che si può perdere.

Quando entra nel giardino di infanzia: sfera e cubo, la sfera è solida, di un materiale che rifletta, apprende il movimento mentre con il cubo apprende la
stabilità.

Due giochi che derivano da cubo e sfera sono la bambola per le bambine (sfera faccia, cubo corpo) e cavallo a dondolo per i bambini (sfera faccia e cubo
corpo): distingue i due generi.

Il terzo dono è il cilindro che unisce sfera e cubo ovvero stabilità da un lato ma anche movimento dall’altro.

Poi mattoncini a cubetto o parallelepipedo per iniziare a creare nuove configurazioni geometriche, per fare giochi simbolici: apprende giocando e impara
ad esprimersi.

Non basta però una dimensione naturale, serve anche un ambiente relazionale umano di fiducia reciproca tra bambino e maestra: puerocentrismo umano
e spirituale.

Si diffondono in Germania e poi in Europa e Italia, esistono ancora.

APORTI:

in Italia nascono gli asili aportiani in cui i bambini (in genere figli del popolo) non si sa se poi andranno a scuola dopo l’asilo, in quanto figli di lavoratori, e
vanno quindi rinforzati da punto di vista fisico per il lavoro, e anche però insegnare a leggere e scrivere sin dall’asilo (contrariamente a Froebel che lo
considerava un precocismo).

In Italia erano diffusi gli asili aportiani, dopo l’unità di Italia prendono il sopravvento i giardini di infanzia di Froebel.

Si tenta di far nascere un metodo misto che poteva essere il metodo galileiano di Sacchi ma in molte scuole non si seguiva nessun metodo e quindi erano
metodi misti diversi.

Al congresso pedagogico di Torino del 1898: si apriranno nuove forme di scuola come quelle della Montessori con le case dei bambini e Rosa Agazzi con le
scuole materne (il cui direttore era Pasquali e avevano un metodo simile a Froebel).

TERZA POSIZIONE:

HERBART (1776-1841)

Conobbe Schiller, Fichte, Pestalozzi, era avverso al neoumanesimo di Goethe, ha una posizione filosofica realista su cui sviluppa una teoria dell’educazione.

Kant nella critica alla ragion pura scrive che tutto ciò che conosciamo è ciò che conosce la nostra mente, ciò che vediamo è solo il fenomeno che vede la
mente. Non possiamo sapere se ci sia anche un noumeno, se è reale ciò che la nostra mente vede e conosce. Ne deriva che tutto ciò che è fenomeno è una
nostra idea quindi anche la realtà è una nostra idea: nulla al di fuori della nostra idea  idealismo. Dall’altro lato realismo ovvero esiste una realtà al di
fuori di noi ed è la concezione di Herbart.

Il realismo si ricollega al sensismo materialista del 700.

Herbart parla del metodo dei rapporti: la realtà è fatta da sostanze semplici, i reali (sarebbe il noumeno kantiano) e nella vita non cambiano ma cambiano
i rapporti tra loro (non cambia la sostanza ma i rapporti tra le sostanze).

H. costruisce una psicologia e un’etica basata sul realismo: psicologia matematica  anima o psiche viene vista come uno dei reali.

I reali cercano di non essere distrutti dal cambiamento di rapporti, anche l’anima cerca di non scomparire e si chiama rappresentazione.

Questa psicologia studia come si formano queste rappresentazioni e come cambiano.

Percezione: le rappresentazioni che arrivano alla psiche sono associate a quelle già esistenti.

La coscienza è dove coincidono le rappresentazioni già presenti e quelle nuove: se uno è incosciente non ha percezioni.

Etica realista (scienza del bene e del male): le relazioni tra rappresentazioni possono costituire oggetto di approvazione o disapprovazione, quindi piacere
o dispiacere. La coscienza ovvero essere vigili, come si trasforma nella coscienza morale che decide cosa approvare o meno?

La volontà per risolvere questa domanda si riferisce alle idee morali per esprimere giudizi: le idee morali sono 5: libertà interiore, perfezione, benevolenza,
diritto, giustizia.

Herbart vuole fondare la pedagogia come scienza (in senso filosofico) e quindi deve essere autonoma, avere un contenuto specifico e avere un suo metodo:
autonoma (la pedagogia è una scienza filosofica in cui l’etica indica il fine dell’educazione e la psicologia indica ii mezzi per raggiungere il fine), contenuto
specifico  tre momenti essenziali specifici di ogni processo educativo: governo (momento in cui la volontà dell’educando è determinata dall’educatore:
educa in visione del futuro, il governo è il presente e il futuro è la cultura morale), istruzione (mediazione tra governo e cultura morale è l’istruzione
educatrice: nascono complessi ordinati di idee che servono poi per l’esercizio delle virtù, non c’è vita morale, libertà senza istruzione), cultura morale
(promuove la libera volontà morale dell’educando), ed infine avere un suo metodo  metodo specifico della pedagogia: attenzione all’interesse:
multilateralità dell’interesse: il metodo deve portare alla formazione armonica di tutte le facoltà umane.
Riassunto di Laura Pagani
Anno 2016/2017
25/10/16:

Distingue interessi conoscitivi e partecipativi: i primi sono quelli delle scienze reali, esatte, quindi fisica, biologi, i secondi per le scienze umane, arte, politica,
letteratura, per es. ciò che spinge a interessarsi all’arte è la partecipazione al godimento estetico più che la conoscenza.

Nel tempo gli interessi si concentrano, uno prevale sugli altri, ma non devono perdere la multilateralità dell’interesse, quindi uno più importante ma non
bisogna escludere gli altri.

Esiste una falsa multilateralità ed è quella dell’erudito, che non è il vero uomo colto in quanto ha molte nozioni ma non si interessa di tutto: non serve solo
erudizione ma serve una cultura varia.

Il metodo di Herbart si divide quindi in 4 gradi dell’istruzione: l’istruzione è quindi un processo graduale:

1. Chiarezza: dare una idea generale, intuitiva della cosa che voglio spiegare
2. Associazione: dall’idea inizio a collegare concetti e idee associate all’oggetto dell’istruzione che voglio spiegare
3. Sistema: istruzione deve essere sistematica, è una sintesi conclusiva di ciò che ho insegnato e hanno appreso
4. Metodo: istruzione deve insegnare un metodo, ovvero il lavoro personale di applicazione di ciò che si apprende da parte dell’alunno

Tra Herbart e Froebel si riprende il contrasto tra Helvetius e Rousseau.

SECONDA POSIZIONE:

PESTALOZZI (1746-1827)

Periodo di transizione tra illuminismo e romanticismo.

Pestalozzi è svizzero, dedica la sua vita all’istruzione per il popolo, scrive molte opere: “Leonardo e Gertrude”, “Come Gertrude istruisce i suoi figli” (1801),
“Il libro delle madri” (1803), “Il canto del cigno” (1826).

Crede nel diritto del popolo all’istruzione (illuminista), crede nella storicizzazione del concetto di natura (romanticismo), la natura non è separata dalla
storia, l’uomo è sia un essere naturale che un essere sociale, etico (la natura umana è governata dalla ragione: illuminismo) e si sviluppa nella storia. La
natura umana è libertà etica, ragione e attività  la natura umana è il punto di partenza per l’opera educativa di Pestalozzi.

Ricorda quindi Rousseau però è diverso in quanto R. rinnegava la società considerandola corrotta mentre Pestalozzi unisce natura, società, vita etica.

L’educazione deve promuovere la natura di un essere umano sulla base di tutte le sue facoltà: sviluppare tutte le capacità.

Distingue le forze fondamentali dell’educazione: cuore (volontà, educazione morale), mente (sapere, conoscenza, educazione intellettuale), mano (potere,
poter fare, pratica, educazione fisica, al lavoro manuale). L’uomo non deve dividere queste tre cose che dio ha unito: educazione unitaria, sviluppare tutti i
tre aspetti.

“Canto del cigno”: per gli uomini è educativo solo ciò che comprende cuore, mente, mano, se ci occupiamo di un solo aspetto non c’è equilibrio e non si
forma un uomo completo.

Innovazione nella didattica:

- Come viene istruita la mente: metodo numero-forma-nome, per insegnare un oggetto, lo prendo da un gruppo di cose e quindi distingue l’oggetto
come unità in sé, divisa dalle altre cose  numero, descrivo l’oggetto, le caratteristiche individuali dell’oggetto  forma, alla fine do il nome
all’oggetto  nome
- Come insegna a leggere e a scrivere: al suo tempo si insegnava prendendo un testo e compitando le varie parole/lettere (spelling); Pestalozzi
introduce il metodo fonico-sillabico ovvero parte dal riconoscimento e dal suono delle vocali, poi il suono delle consonanti vicino alle vocali.
Inizialmente costruisce parole semplici per poi passare a quelle più complesse. È un metodo più veloce e efficiente di quello tradizionale.
- Introduzione del lavoro manuale: crede che il lavoro abbia valore morale, insegna il bene. L’educazione deve essere anche istruzione spirituale,
ha funzione di rigenerazione umana (simile a Basedow).

Nella sua educazione non parla di ricchissimi o poverissimi in quanto educare questi estremi è difficile: i ricchissimi ha già ciò che serve per vivere bene e
non trova interesse in altro, i poverissimi hanno come pensiero principale la sopravvivenza e non l’istruzione. Quindi l’uomo è educabile se sta nel mezzo,
per cui non esclude i poveri per esempio (lavoratori, artigiani, la gran parte del popolo) ma esclude i miserabili, come non esclude i nobili o i borghesi
purché non siano eccessivamente ricchi.

Per educare un povero devi essere povero tra i poveri, quindi adattarti ad essi, per esempio aprendo la scuola negli orari in cui non si lavora, inoltre la
relazione educativa non deve essere unidirezionale, ovvero il ricco che istruisce il povero che riceve.

La natura da ad ognuno delle inclinazioni che gli uomini devono rafforzare ed educare: quindi non solo natura come in Rousseau ma nemmeno solo
educazione.

“L’uomo non si forma in astratto ma in concreto”: es. Rousseau ha fatto un discorso astratto (parlando dell’Emilio, un bambino che non esisteva), Pestalozzi
teorizza questa educazione basandosi però sulla esperienza reale e pratica.

SCHLEIERMACHER (1768-1834)

Opera di pedagogia: il suo modo di riflettere non è assertivo ma problematico, si pone problemi, cerca soluzioni e cerca di interpretarle.

I primi educatori sono i genitori ma S. non si occupa dell’educazione che esercitano i genitori perché essi non vanno a scuola per imparare ad educare. I
genitori possono chiedere il supporto di altri (domestici, insegnanti, educatori…) e quindi è per questi altri che bisogna scrivere i libri di pedagogia per
istruirli e formarli.

L’educazione è un’arte, la pratica precede la teoria: dalla pratica educativa si può passare a creare la teoria.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
La pedagogia è una scienza applicata che sta in rapporto diretto con l’etica ed è derivata dall’etica, ed è coordinata alla politica: lo stato, la politica si devono
occupare dell’educazione.

L’educazione è un processo, quando inizia e quando finisce? L’inizio viene posto in diversi momenti: con la scuola, dalla nascita, nel grembo materno 
secondo S. non bisogna scegliere tra una di queste ma unirle cioè, in ogni stadio abbiamo una influenza educativa diversa. La fine può essere con la maturità,
con la fine della scuola, o proseguire tutta la vita a seconda della visione.

Cosa può l’educazione sull’uomo? Cosa non può? Quali sono i limiti (naturali o morali)? C’è chi dice che l’educazione è onnipotente e plasma l’uomo in modo
totale, c’è chi invece non sostiene una educazione totalizzante per optare per una educazione che si limiti (es. Rousseau).

Schleiermacher si chiede se non si possano conciliare le due visioni opposte: è vero infatti che l’uomo ha già in sé tutte le caratteristiche che svilupperà nel
tempo, per natura quindi è completo, tuttavia l’uomo non vive da solo, esiste anche la società umana oltre alla natura umana singola, quindi c’è anche
l’influenza della società e dell’istruzione impartita. Bisogna trovare il giusto mezzo, ovvero all’inizio, quindi sul bambino, nell’infanzia, l’educazione deve
essere il più possibile libera e spontanea, sviluppare le caratteristiche personali innate, poi più il bambino cresce più l’educazione deve guidare e non solo
sviluppare ciò che c’era già.

L’educatore prende l’educando come lo trova e cerca di formarlo in modo adeguato al bene morale.

7/11/16:

l’educazione è un processo etico che si oppone a ciò che è male, l’opposizione educativa al male non è opposizione a ogni diversità, poiché sarebbe sbagliato,
alcune diversità che vengono dalla natura non sono maligne.

Le inclinazioni specifiche dell’educando quindi non vanno combattute perché indicano l’indole specifica del bambino rispetto ad un altro.

L’educazione deve essere valutata nei limiti dell’etica di riferimento: es. in una società di cannibali, l’etica diffusa non considera male il cannibalismo e
quindi l’educazione educa al cannibalismo. Non sarà quindi l’educazione errata ma l’etica.

L’influenza pedagogica costituisce un’unità come è unitaria la vita: direzione universale e individuale nell’educazione, entrambe devono essere presenti.

Universale: l’educazione deve avere come fine di consegnare l’individuo educato alla vita collettiva, quindi educarlo perché si inserisca nella vita collettiva.
La vita collettiva è distinta in 4 ambiti: stato, chiesa, scambi socievoli/società, conoscenza.

In che senso educare perché si adatti ai 4 ambiti della vita collettiva? Devo educare un bambino che si inserisca in una ambiente senza cambiarlo o farsi
domande o devo educare qualcuno che si inserisca in esso per rivoluzionarlo e migliorarlo? S. non sostiene nessuna delle due opzioni, infatti crede che
l’educando si debba inserire negli ambiti collettivi accettando come sono ma con una spinta a migliorarli, quindi un compromesso tra i due estremi.

Individuale: deve consentire lo sviluppo delle inclinazioni personali di ciascuno per metterle a frutto.

L’educazione è sostegno alle inclinazioni personali (dimensione individuale) e al bene e opposizione al male considerato tale negli ambienti collettivi
(dimensione universale).

Sostenendo le inclinazioni personali riprende Rousseau che vedeva l’uomo buono per natura e l’educatore doveva solo lasciare che il bene fiorisca, una
educazione diversa invece considerava l’uomo come malvagio e quindi l’educazione doveva essere opposizione al male e l’educatore doveva intervenire.

S. invece non vuole dire se per natura l’uomo è buono o cattivo, ma si interessa dell’uomo cosi come lo trova, capendo che servono entrambi gli aspetti,
ovvero sostenere il bene e opporsi al male.

Schleiermacher sviluppa un problema già presente in Rousseau, ma lo sviluppa in modo diverso. Per Rousseau l’educazione doveva essere gioco da piccoli,
come anche per Froebel, mentre per Herbart, Helvetius l’istruzione doveva essere studio, governo da parte dell’educatore che fa fare esercizi che istruiscono
per portare poi alla libertà. S. dice invece che: accettare un sacrificio (studiare, esercizi) si può fare se si è chiaro il beneficio che puoi ricavare nel tempo,
tuttavia nel bambino non esiste questa concezione di tempo, non gli si può chiedere il sacrificio quindi, e l’educazione va proposta sottoforma di gioco. Più
cresce più si forma questa idea di tempo, e allora si deve richiedere, quindi il gioco diminuisce e l’esercizio aumenta finchè non rimane solo lo studio.

ROSMINI (1797-1855)

L’abate Aporti era vicino a Rosmini fanno parte della pedagogia del risorgimento cattolico liberale.

Religioso cattolico ma favorevole al risorgimento, filosofo italiano dell’inizio 800, è legato a Manzoni che incise sulla sua formazione letteraria (prima
classica ma poi romantica) e che fu influenzato filosoficamente da Rosmini, fondatore della scuola italiana di spiritualità, si occupa di filosofia del diritto,
della politica, di gnoseologETia.

Si è occupato di pedagogia promuovendo anche l’istituzione di collegi e scuole.

“Dell’educazione cristiana” è un’opera giovanile, da attenzione alle sacre scritture più che ai manuali teorici di teologia, e alla liturgia più che alle varie
devozioni diffuse all’epoca come molto importanti per l’educazione cristiana: educazione biblico liturgica.

Durante il suo soggiorno a Milano scrive il “Saggio sull’unità dell’educazione”: unità del fine (stesso obbiettivo) e degli oggetti (riguardare gli stessi ambiti
di conoscenza) e del metodo (sono tre dimensioni: intelletto, cuore, vita/corpo  ricorda Pestalozzi, si ispira a sant’Agostino che vedeva le tre dimensioni
come riflesso della trinità).

Prospettiva di dialogo con la modernità, quindi vuole conciliare il cristianesimo con la modernità.

Riprende quindi Kant, non perché la accetta del tutto ma neanche per rifiutarla: parte da esso per sviluppare la propria idea  sviluppando la filosofia
moderna si arriva a conclusioni in armonia con la fede cristiana.

Idea di carità: carità, amore è il centro del cristianesimo, e la carità ha una triplice forma:

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
- Carità materiale, corporale: cibo a chi ha fame, provvedere ai bisogni materiali
- Carità morale o spirituale: i preti che danno battesimo, sacramenti
- Carità intellettuali: si manifesta nell’opera educativa, l’educazione è una manifestazione di carità intellettuale, l’educatore ama l’educando e vuole
il suo bene intellettuale

SECONDA META’ DELL’800 / ETA’ DELL’IMPERIALISMO / LUNGO OTTOCENTO:

periodo più lungo dell’800 stesso, parte infatti da prima e finisce dopo ovvero circa da 1789 (rivoluzione francese) a 1914 (prima guerra mondiale).

È un secolo europeo, l’impatto mondiale della cultura e delle società europee è molto importante. Il 900 verrà chiamato secolo americano.

Ci sono svolte come l’economia mondiale che diventa unica e capitalista dietro insegnamento dell’Europa, c’è la statalizzazione e l’istituzione dello stato
moderno.

Divisione del mondo in due parti: poveri e ricchi. Nel 700 non c’è una grande differenza di pil procapite, nel 1830 il pil del nord era più ricco di quello del
sud anche del doppio, alla fine dell’800 il pil ricco sarà 7 volte il pil del povero. Si sviluppa quindi il sistema di paesi ricchi e poveri, dominanti e in difficoltà

Come si giunge a questa situazione? Con l’unica economia globale, grazie al trasferimento di capitali, alla rivoluzione dei trasporti, crescita dei consumi di
massa nel nord. I paesi meno ricco dipendono dai ricchi, non si industrializzano ma si specializzano per la produzione di uno o due prodotti (portando cosi
alla crisi del paese se il prodotto che vende va in crisi).

In Europa, soprattutto occidentale, ci sono 3 livelli: dal punto di vista della cultura, soprattutto alta c’è un grande sviluppo del pensiero scientifico), in
economia c’è uno sviluppo dell’industria) e nella società c’è una crescente affermazione della tecnologia (es. rivoluzione dei trasporti è collegata alla
tecnologia, turbine a combustione interna, telefono, grammofono, lampadina elettrica a incandescenza, automobile, cinematografia, aeronautica,
radiotelegrafia). Questi tre livelli si influenzano a vicenda.

Emerge l’ideologia del progresso sia materiale, economico, scientifico che tecnologico che civile, gli europei sono convinti di vivere in un’epoca di progresso.
Progresso civile inteso come processi di democratizzazione nelle società europee e quindi uguaglianza di massa, lo stato interviene sulla previdenza sociale,
sanità pubblica, medicina, igiene, alfabetizzazione quindi si prende consapevolezza dell’analfabetismo presente, sottolineato il nesso tra istruzione e
sviluppo, entrambe si spingono a vicenda a progredire. Anche la democratizzazione spinge all’alfabetizzazione, il voto presuppone la capacità di leggere,
scrivere, informarsi per esercitarlo. Quindi spesso chi chiede il voto per tutti spinge anche per la scuola obbligatoria per tutti.

Nella seconda parte del lungo 800 nasce l’opinione pubblica, c’è più circolazione sociale della cultura, si sviluppa la stampa quotidiana, periodica.

8/11/16:

quali fonti abbiamo per studiare meglio analfabetismo e il suo declino?

- Statistiche storiche elaborate sulla base di censimenti nazionali (non sempre precisi o presenti)
- Prima delle statistiche, registri di leva militare: tra 700 e 800 con le guerre napoleoniche erano stati introdotti i registri di leva (solo uomini)
- Registri di matrimonio conservati negli archivi parrocchiali: dal 500 provvedimento per far annotare tutti gli avvenimenti nella vita (battesimi,
matrimoni etc.), e l’atto di matrimonio andava firmato, se uno era analfabeta firmava con una croce. Tuttavia ci sono problemi anche per questo
poiché censiva solo i coniugati, e non i nubili o celibi, è possibile poi che uno sapesse firmare ma rimanesse analfabeta, è possibile che ci fosse
un analfabetismo di ritorno, ovvero da giovane aveva imparato a scrivere e leggere ma poi non usando queste capacità si dimenticava (come i
contadini)

Nel 1971 Carlo Maria Cipolla scrive “Istruzione e sviluppo, il declino dell’analfabetismo nel mondo occidentale”, per farlo usa statistiche, registri vari, e
fornisce un quadro generale, dell’Europa nella metà dell’800:

divide l’Europa in 3 parti + 1:

- Paesi più alfabetizzati: Prussia (censimento 1849, 20% analfabeti), Scozia (censimento1851, 20% analfabetismo) , Svezia (censimento 1850, 10
%, nord, protestanti siccome Lutero aveva introdotto il libero esame della bibbia in autonomia, le persone erano più alfabetizzate per potersi
leggere la bibbia)
- Maggiori potenze europee: dati del 1851: impero austriaco, Francia sui 40-45%, Inghilterra e Galles sui 30-33%, dati del 1856: Belgio 45-50%
- Paesi europei mediterranei: Italia (ancora divisa, sono stime e non censimenti, 75-80%), Spagna (censimento del 1857, 75%)
- Impero Russo: tasso stimato attorno al 90-95% di analfabeti.

L’analfabetismo si lega sempre alle strutture della società, più alto se la società è arretrata e rurale (in Russia c’era ancora la servitù della gleba), se invece
sono società avanzate, urbanizzate e industriali allora l’analfabetismo diminuisce.

Come cambia nel tempo la situazione? Cipolla considera come riferimento gli sposi maschi, si raggiunge il 10% degli analfabeti nel:

- 1859 Scozia
- 1886 Francia
- 1888 Irlanda
- 1925 Italia (nel 1877 erano ancora circa il 50%)

Riferendosi alle reclute militari invece, raggiungiamo il 10% nel:

- 1840 Prussia
- 1890 Francia
- 1904 Belgio
- 1913 Italia

Le reclute essendo più giovani sono più scolarizzate

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
- 1907 Russia ancora il 40% di reclute analfabete

Considerando solo l’Italia con che velocità declina l’analfabetismo?

Nel 1867 mancano ancora Roma, Lazio, Trento e Trieste all’unità di Italia, in quest’anno gli sposi analfabeti maschi sono:

- 1867 sono 60%


- 1877 sono 52%
- 1897 sono 37%

In Italia l’analfabetismo declina del 10% ogni 10 anni circa, una velocità simile a quella degli altri paesi europei, quindi il sistema scolastico creato dopo
l’unità funziona abbastanza bene.

Se consideriamo le donne ed i registri matrimoniali:

- 1867 sono 79%


- 1877 sono 73%
- 1887 sono 63%
- 1897 sono 52%

Quindi inizialmente il tasso è più alto e scende più lentamente, poi anche le donne scendono di 10% ogni 10 anni, quindi la scuola funziona anche per le
donne.

In Italia nel 1881:

- I nati dopo l’unità, quindi tra i 11-20 anni  analfabeti: 51% maschi, 57% femmine
- I nati prima dell’unità, quindi 21-30 anni  47% maschi, 63% femmine
- Tra i 31-50 anni  52-56% maschi, 71-76% femmine
- Dai 51 in poi  60-70% maschi, 80-89% femmine

Analfabetismo per regioni: nel 1871, dopo la presa di Roma, la breccia di Porta Pia:

- % più bassa è nel Piemonte: maschi 34%, femmine 51%


- Lombardia: maschi 41%, femmine 50%

Piemonte e Lombardia sono state le zone centrali per il risorgimento italiano, sono più avanzate, più industrializzate. Il Piemonte aveva subito dal 1849-
59 il decennio di preparazione e poi l’età di Cavour che modernizza e scolarizza. Il regno di Sardegna, che comprendeva il Piemonte, è l’unico stato a
mantenere una costituzione dal ’49 all’unità.

In Lombardia c’era il tasso di analfabetismo femminile minore: sotto l’impero austriaco la Lombardia cresce nell’istruzione per le donne.

Percentuali miste uomini e donne:

- Piemonte 42%
- Lombardia 45%
- Liguria 56%
- Veneto 65%
- Toscana 68%
- Emilia 72%
- Marche 79%
- Umbria 80%
- Lazio 68% queste ultime tre sotto il dominio della chiesa
- Regno delle due Sicilie, Sud sotto i Borbone:
o Campania 80%
o Puglia 84%
o Sicilia e Abruzzo 85%
o Calabria 87%
o Basilicata 88%

Se guardiamo alle donne sono sempre oltre il 90% al sud.

- Sardegna 1871 sono 86% (92% donne e 81% uomini): è importante perché la Sardegna è vicina al sud come società. Politicamente però era
Cavour il capo, che in Piemonte aveva portato l’analfabetismo in ribasso. In Sardegna però non funziona lo stesso metodo a causa della società
diversa.

Nel 1971 “Istruzione e sviluppo economico in Italia nel secolo XIX” di Giovanni Vigo: i dati sono relativi alla scolarizzazione  scuole primarie negli stati
preunitari:

- Regno di Sardegna (che avvia l’unità) nel 1850 abbiamo l’avvio del decennio di preparazione, Cavour è ancora un ministro, le scuole pubbliche
sono 5644 e quelle private 1093. Nel 1856 Cavour è al governo e le scuole pubbliche sono 8823 e quelle private 713  diminuite perché Cavour
ha introdotto leggi laicizzartici, e le scuole private erano spesso religiose o cattoliche.
- Lombardia: nel 1822 avvio della restaurazione, le scuole pubbliche sono 2630 e quelle private 1004, nel 1855 dopo la prima guerra di
indipendenza le scuole pubbliche sono 4427 quelle private 1077.
Gli austriaci hanno spinto per la scolarizzazione, anche per le donne che nel 1822 erano 503 e poi nel 1855 erano 1963. Qui non c’è stata una
laicizzazione quindi le scuole private non sono diminuite.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
- Regno delle due Sicilie: il territorio è più esteso della Lombardia, nel 1818 le scuole pubbliche sono 3328 e quelle private 3320. Le scuole religiose
erano molto di impatto al sud ed erano anche più presenti. Ci sono differenze nella struttura socio-ecclesiale tra sud e nord. Al sud forza nelle
congregazioni religiose e negli ordini piuttosto che nei vescovi. Al nord la forza stava nelle diocesi e quindi una struttura territoriale.

14/11/16:

Imperialismo: considerare la % sul totale della terra occupata dagli europei e quella dei paesi sotto il controllo europeo come colonia: 1800 è 35%, 1878 è
67%, 1914 è 84,4%.

Dalla seconda metà dell’800 cambia qualitativamente l’imperialismo e il colonialismo.

Jacob Burckhardt, storico svizzero autore di “La civiltà del rinascimento in Italia”: la nazione vuole potere, disprezza il piccolo stato, chi lavora vuole
appartenere a qualcosa di grande.

Wolfang Momsen ne “L’età dell’imperialismo” ha riassunto la caratteristica dell’imperialismo, che è diverso dal vecchio colonialismo, i paesi da grandi
potenze europee vogliono essere potenze mondiali.

Potenza e razza: sono i due binari: è importante essere potenti, e dalla metà dell’800 nasce il razzismo (vedi Kipling: fardello dell’uomo bianco che deve
civilizzare gli stranieri, si riferiva all’imperialismo inglese).

Si sviluppa l’editoria.

Posizioni pedagogiche: prima posizione: Tolstoj, Nietzsche, seconda posizione: Dilthey, terza posizione: positivismo pedagogico, Comte, Durkheim, Spencer.

TERZA POSIZIONE:

POSITIVISMO:

il positivismo è stata la posizione più diffusa, verso la fine dell’800 declina ed entra in crisi con la prima guerra mondiale, si collega con la borghesia in
ascesa.

Tre livelli: la pedagogia deve essere una scienza, scolastico ed educativo:

- Scienze dell’educazione
- Scolastico: positivismo spinge per ridefinire i curricoli mettendo al centro le discipline umanistiche
- Educativo: l’educazione è un diritto per tutti e un dovere delle società moderne, cosi si realizza il progresso laico e razionale che sviluppa
l’istruzione e abolisce l’analfabetismo.

COMTE:

Fondatore del positivismo: Comte nel 1830 pubblica “Corso di filosofia positiva” in cui formula la legge dei tre stadi:

- Stadio teologico religioso: la realtà è spiegata attraverso la religione e dio


- Stadio metafisico: la realtà spiegata con la filosofia e il concetto di essere
- Stadio positivo: tutto è spiegato con la scienza

Tutte le società che sono inferiori al terzo stadio sono ancora arretrate.

Anche la pedagogia deve farsi scienza arrivando al terzo stadio, bisogna quindi combattere le forme superate.

È una posizione anticlericale, atea, che vuole spiegare tutto con la scienza.

SPENCER:

esponente del positivismo pedagogico, considera centrale il concetto di utilità (utilitarismo: ciò che è utile è buono), e applica l’evoluzionismo alla pedagogia
quindi usa il metodo evoluzionistico per educare.

Sostiene che non bisogna partire dalle nozioni ma considerare l’evoluzione psicologica del bambino e collegare esperienze utili a questo. Introduce
l’educazione fisica nelle scuole.

Il positivismo si diffonde anche nella società, nasce lo sport come lo conosciamo noi oggi, si formano società e squadre sportive.

DURKHEIM:

i fatti sociali (credenze, miti, usi) contraddistinguono economia, stato, conoscenza collettiva (es. le emozioni possono essere espresse in modo diverso a
seconda della società dove ci troviamo).

Non esiste una società che non abbia rapporti e processi educativi consci o inconsci, l’educazione c’è sempre anche se inconscia.

Cos’è l’educazione? È l’azione delle generazioni adulte verso quelle più giovani, l’educazione è un apprendistato sociale, un mezzo per conformare gli
individui alla società, alle norme e ai valori

Una priorità è l’educazione morale in senso laico quindi già da bambini educare al dovere.

TOLSTOJ:

autore di Guerra e Pace, fonda una scuola e organizza seminari per gli insegnanti, è nichilista, poi cristiano eretico, nega l’esistenza dei valori, non crede in
nulla.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Fase nichilista: apre una scuola: è una scuola libera, si entra e si esce quando si vuole, non ci sono libri ne programmi, ma il maestro discute con gli alunni
di ciò che interessa, della vita degli alunni, di ciò che essi chiedono per curiosità cosi che l’insegnante insegna ciò che interessa agli alunni.

La cultura si forma attraverso le esperienze della vita, l’istruzione è un rapporto libero tra due esseri umani in cui uno dei due sente il bisogno di imparare
nozioni dall’altro che le insegna. L’educazione invece è una imposizione forzata di uno sull’altro per formare un uomo buono: è una imposizione di valori
che però è oppressione, infatti secondo Tolstoj non esistono valori e nessuno ha il diritto di educare un altro.

15/11/16:

Fase cristiana: Tolstoj legge la bibbia e il vangelo cosi come sono scritti senza mediazione della chiesa, infatti la chiesa ortodossa lo censura, leggendo in
questo modo il vangelo sostiene la non resistenza al male. L’istruzione è anche formativa, non è del tutto separata dall’educazione.

NIETZSCHE:

opposto a Tolstoj, critica la tradizione greco cristiana borghese che non da spazio ai valori tragici e reprime quelli vitali, vuole invece dare spazio ai valori
del superuomo/oltreuomo.

Nel 1872 “Sull’avvenire delle nostre scuole”: critica il sistema scolastico e i metodi moderni di educazione perché innaturali. Considera la natura un alleato
per l’educazione, parla in modo positivo di Schiller (a cui si collega). Durante il secondo 800 si diffonde sempre più cultura ma sempre meno profonda e
più superficiale, è un processo negativo a cui N. si oppone.

Si introduce l’utilitarismo ovvero cercavano una cultura utile che poi renda guadagno: critica all’illuminismo, utilitarismo, capitalismo visti come elementi
di decadenza. Chi si interessa di cultura ormai lo faceva per un guadagno per poi trovare un lavoro: serviva quindi una cultura utile, spendibile nel mondo.
Le scuole servono per fornire una cultura che poi ci faccia guadagnare il più possibile ed in fretta  non c’è più un valore culturale disinteressato.

Per es. nelle scienze chi vuole continuare a studiare deve specializzarsi in un determinato ambito come fosse in una catena di montaggio in cui ogni operaio
conosce solo il suo pezzettino, cosi che si forma una cultura vastissima su un argomento e il resto lo conosce poco.

Si diffondono i giornali per esempio, in cui il giornalista tratta grandi temi del mondo, tuttavia è una conoscenza alla giornata, si diffondono ma sono cultura
bassa e divulgativa, ha poca sostanza. Il giornalista schiavo del presente, ha ormai sostituito il genio che ci libera dal presente e sa elevarsi al di sopra. Solo
il genio può salvarci da questa situazione.

Parla anche di povertà spirituale degli insegnanti, che erano positivisti: mancano idee buone e nuove, guardano a portare tutti gli allievi allo stesso livello
e quindi non notano il genio.

I licei sono ormai diventati come professionali solo che preparano per un lavoro più alto.

L’istruzione vera è invece quella che fa emergere il genio, i migliori, mentre noi abbiamo scuole per mediocri.

Si oppone a Tolstoj che credeva nella scuola per il popolo.

Nelle scuole si cerca di insegnare il più possibile per preparare le persone al futuro.

N. vuole riprendere il vero spirito tedesco, le scuole vivono sotto una cappa che le opprime ovvero la pinguedine dell’erudizione che si deve contrapporre
allo spirito tedesco che libera. Uno spirito tedesco per la cultura ma anche spirito del soldato (imperialismo). Nella vera cultura c’è una disciplina che
riconosce che i geni comandano e chi sa di meno obbedisce.

N. contesta l’aumento dei licei che ha fatto entrare in essi una massa di gente mediocre, impedendo cosi al genio e agli insegnanti migliori per cui era nato
il liceo, di esprimersi. Quindi alla massa assegna le elementari, non deve entrare in contatto con la cultura delle scuole ma mantenere quella popolare fatta
di usi, miti, credenze che si distrugge se il popolo studia.

I geni per emergere hanno bisogno di mettere radici nel popolo cosi incosciente e dotato solo di cultura popolare, per crescere e spiccare.

Il sistema scolastico è quindi in decadenza, la grande cultura è disprezzata, la via di salvezza per la Germania è recuperare il vero spirito tedesco e
l’aristocrazia dell’educazione.

21/11/16:

Nel 1892 “Cosi parlò Zarathustra” : comunica che dio è morto, quindi superati i valori tradizionali per far rinascere un nuovo tipo di umano (“io vi insegno
il superuomo”)  dimensione educativa, gli uomini non vogliono andare verso il superuomo perché vanno fieri di come sono, e della loro istruzione che
invece viene letta in modo negativo da Nietzsche.

Nietzsche ha un ideale elitario: Zarathustra non viene per il popolo ma per parlare ad alcuni: la massa non è cattiva ma è quella che tiene la cultura
tradizionale, quindi è buona. Solo che per N. è il peggio perché non vuole spezzare i vecchi valori. Mentre il superuomo è uno che vuole rompere con la
tradizione e creare nuovi valori.

Non cerca quindi un popolo che segue valori assoluti e la religione ma solo pochi eletti che creino questi nuovi valori.

Distingue tra soldato e guerriero: il primo deriva dal positivismo, dalle masse, segue gli ordini e è uguale agli altri, il secondo invece combatte, è il
superuomo, ha la guerra come valore mentre i soldati combattono perché obbligati. Il guerriero ha i valori della guerra, della vittoria, del coraggio perché
non è con l’amore per il prossimo e la pace che si fanno le grandi cose, quindi meglio l’amore per il futuro, le cose, il lontano, voluttà, egoismo, sete di
dominio che sono valori rivalutati in modo positivo da N.

Idee sul cristianesimo: Gesù era un animo nobile ma è morto troppo presto, se fosse sopravvissuto sarebbe arrivato alle conclusioni di Zarathustra.

Le donne: secondo N. le donne non sono capaci di amicizia ma solo di amore. Sono enigmi la cui soluzione è la gravidanza: per l’uomo, la donna è un mezzo
per avere prole, è considerata come il gioco più pericoloso per l’uomo, mentre l’uomo è educato a combattere, la donne è educata a confortare l’uomo.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
SECONDA POSIZIONE:

STORICISMO/NEOKANTISMO:

DILTHEY (1833-1911)

Teorico dell’autonomia delle scienze dello spirito, sviluppa una teoria antipositivista, scrive “Problemi contemporanei e la scienza pedagogica” (1886) e
“Possibilità di una scienza pedagogica di valore universale” (1888). La pedagogia storicistica è collegata a modelli culturali, si basa sulla distinzione tra
scienze della natura e scienze dello spirito, quelle della natura si basano sull’osservazione esterna, dello spirito invece su quella interna (esperienza vissuta
interiore da cui costruisco le scienze dello spirito), la pedagogia appartiene quindi a quelle dello spirito. Le scienze dello spirito sono le più importanti e da
esse si ricava l’attenzione ai processi formativi: psicologia, etica, dimensione politica, o sociale, pedagogia.

Nelle scienze dello spirito al centro il rapporto tra uomo e cultura e i modelli culturali. Richiama all’intuizione che è la capacità di rivivere la cultura e la
vita spirituale da parte dell’educando. La cultura è una realtà storica, quindi l’educazione diventa storicistica, quindi deve entrare nel passato rivivendolo
interiormente e facendolo proprio.

Il positivismo vedeva i fatti sociali come esterni, da osservare e spiegare, per lo storicismo invece bisogna interiorizzare i fatti per ricordarli: lo storico
rivive il passato cercando di capirlo  parola chiave del positivismo è la spiegazione, nello storicismo invece è comprensione.

La struttura del mondo è storica, l’uomo è un essere storico, e le scienze dello spirito sono tutte fondate sulla cultura storica.

Contesto generale: modello culturale imperiale: si fonda sul meccanismo forza e debolezza, in cui il primo è positivo e il secondo negativo. Per questo
emergono razzismo (razze superiori e razze inferiori), maschilismo (sesso forte e sesso debole), adultismo (adulto è l’età forte, i bambini sono inferiori),
elitismo (i forti sono una élite, i deboli sono la massa debole), laicismo, militarismo ognuna di queste funzioni creano dei gruppi sociali forti separandoli
dalla massa debole. Questa separazione implica reazioni diverse, una autocoscienza diversamente orientata: accettazione dei modelli dominanti,
adattamento (non lo condivido ma mi adatto), rifiuto, cercare di realizzare una alternativa opposta.

Nello stesso periodo si sviluppano movimenti dominanti ma anche gruppi di contrasto e quindi movimenti antirazzisti (nelle colonie non bianche, es. in
india nasce il partito che guiderà Gandhi), femminismo, movimenti giovanili, movimenti popolari di massa (democratici, socialisti, vogliono il potere delle
masse), movimenti religiosi (movimento cattolico), movimenti pacifisti.

Tra questi aspetti in particolare analizziamo maschilismo, adultismo, elitismo: tutti e tre indicano la categoria dei minori: bambini (adultismo), donne
(maschilismo), popolo (elitismo): i minori vanno educati, essendo minori, si sviluppano quindi letterature educatrici (letteratura di svago) che si possono
diffondere anche grazie allo sviluppo della alfabetizzazione. Questa letteratura di svago doveva educare: letteratura per infanzia, femminile, popolare. In
queste opere di letteratura educatrice, si sovrappongono le tre realtà bambini, donne, popolo (per es. considerando la donna infantile, o il popolo con la
mente da bambino …) e si confondono.

Testo di Mobius (1853-1907) assistente della sezione neurologica del policlinico universitario di Lipsia e direttore del policlinico neurologico in Germania.
Ambito del positivismo tedesco: nel 1900 “L’inferiorità mentale della donna”: la donna deve partorire e poi crescere i figli, è l’uomo che deve provvedere a
tutto il resto, quindi la natura ha dato alle donne un cervello adatto ad assolvere il loro compito, per questo vediamo le bambine giocare con le bambole.
Inoltre la donna ha più pietà per il povero (sovrapposizione di popolo, donna e bambino). La forza, l’aspirazione a nuovi orizzonti, la volontà di conoscere
sono meno sviluppati nelle donne perché per svolgere il suo compito non serve intelligenza ma capacità femminili. Il deficit mentale della donna esiste ed
è un fatto fisiologico necessario per natura. La donna non può essere androgina, deve essere sana e sciocca: non può sviluppare il cervello o si atrofizzano
le parti materne e femminili.

È in questo periodo, metà 800 fino a prima guerra mondiale, i libri per infanzia: Pinocchio e Cuore. Abbiamo autori come Emma Perodi, Salgari, Vanba
(Giornalino di Gianburrasca), Verne e circolano in Europa e sono letteratura per l’infanzia, è la vera forma di letteratura europea che è stata letta
dappertutto.

“Cuore” di De Amicis: in questo libro si riflettono le idee dell’età imperiale: progresso attraverso nazione, lavoro che nobilita l’uomo, e anche elementi come
laicismo, militarismo, esaltazione della patria. Fu criticato dai Rosminiani che si accorsero del valore diseducativo di questo libro. Ha tre livelli narrativi: è
al tempo stesso il diario di un ragazzo, Enrico Bottini, che scrive riguardo l’anno scolastico 1881-1882 ed è alle elementari, ma ci sono anche i commenti di
madre e padre di Enrico e infine ci sono i racconti del mese fatti dal maestro, i protagonisti di questi racconti sono i bambini che vengono presentati come
eroi: quindi è un risorgimento fatto a misura di bambino per educarli ai valori della patria (La piccola vedetta lombarda, Il tamburino sardo, tutte vicende
ambientate nelle guerre del risorgimento, alcuni sono molto drammatici, come sangue romagnolo)

Il meccanismo educativo è il trionfo della paternità: padre reale, maestro come padre, il re come padre della patria, e questa paternità schiaccia il bambino.

Si fonda sul ricatto morale: i genitori hanno fatto tutto per i figli, e il bambino è quindi in costante debito con i genitori, deve obbedire ai genitori perché
questo debito è incolmabile. Essere figli è quindi una colpa che va espiata comportandosi bene (Buoni propositi)

Come si risolve il ricatto morale: o ci si adatta, o si uccide il padre (nel 1900 Bresci che uccide il re di Italia che è il padre ideale), o ci si suicida (Furio De
Amicis, figlio dello scrittore, si è suicidato).

22/11/16:

STORIA DELLA SCUOLA:

Storia della scuola: storia del sistema scolastico italiano e delle politiche scolastiche in Italia.

Parlando di sistema scolastico italiano non si può partire dall’Italia unita nel 1861 poiché questa unità si è realizzata con la conquista progressiva delle
regioni da parte del regno di Sardegna, infatti la prima capitale era a Torino, il primo re di Italia è Vittorio Emanuele II (segue i sovrani di casa Savoia che
erano sovrani anche prima nel regno di Sardegna).

Bisogna partire quindi dal sistema scolastico del regno di Sardegna, dal momento in cui si avvia il Risorgimento (quindi dal 1848-49 ovvero la prima guerra
di indipendenza).

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Nel 1848 in una Europa con molte rivoluzioni, nel regno di Sardegna e Piemonte il re Carlo Alberto concede la costituzione (Statuto Albertino è una
costituzione ottriata) stabilisce una camera eletta e senato nominato dal re, e diventerà la costituzione di Italia dopo l’unità.

Legge Boncompagni: regio decreto 848 del 4 ottobre 1848  approvata dal governo senza una discussione in parlamento perchesi era in guerra, stabilisce
però un controllo statale sull’istruzione, che prima era soprattutto nelle mani della chiesa.

Sconfitta del regno di Sardegna nella prima guerra di indipendenza, abdica Carlo Alberto, sale Vittorio Emanuele II che tiene la costituzione. Nel decennio
di preparazione il regno di Sardegna è l’unico costituzionale, liberale.

Nel parlamento si realizza una alleanza tra centro parlamentare liberale di Cavour con la sinistra liberale democratica di Rattazzi: connubio tra centro e
sinistra che fa nascere una maggioranza di centro sinistro nel parlamento subalpino che porta alla nascita dei governi di Cavour.

Perché un governo fosse legale doveva avere la fiducia del re, man mano si richiede anche la fiducia della maggioranza parlamentare.

Cavour voleva creare un Regno dell’Italia nord ovvero annettere solo Lombardia, Veneto, si giunge però a una unità (1859 seconda guerra di indipendenza)
totale nel 1861 (senza Veneto, Lazio, Trento e Trieste).

Nel 1859 legge Clasati, regio decreto 3725 del 13 nov 1859  non viene discussa in parlamento a causa della guerra, viene varata dal ministro
dell’istruzione Casati. È stata creata in vista della annessione al regno di Sardegna di Lombardia e Veneto (per cui si era alleato con la Francia e scatenato
la guerra con l’Austria), questa legge doveva dare un sistema scolastico anche a quelle due regioni che erano austriache e quindi per uniformare i sistemi.

Tuttavia il Veneto non viene annesso, la Lombardia si, e quindi la legge Casati diventa la legge del sistema scolastico di tutto il regno di Italia.

Legge importante fino alla riforma Gentile del 1923.

Prevedeva: base del sistema scolastico ci sono le scuole elementari gratuite di 4 anni, di competenza dei comuni, poi si sceglieva: abbandonare gli studi,
istruzione secondaria tecnica (competenza delle provincie), istruzione secondaria classica (competenza dello stato), solo l’istruzione secondaria classica
portava all’università (competenza dello stato). La scuola importante era quella classica e l’università e tramite queste scuole si formava la classe dirigente.

Il diritto di voto era ancora limitato, era dato a chi aveva un reddito medio alto o una istruzione elevata: quindi votava chi frequentava l’università o chi era
ricco.

La legge Casati prevedeva un regolamento che stabiliva anche le suppellettili d’aula tra cui il crocifisso (lo statuto prevedeva la religione cattolica come
religione di stato).

Alcuni ambiti rimanevano fuori: la legge non parla della scuola dell’infanzia prima delle elementari, esisteva ma non viene normata, al centro nord c’erano
asili aportiani, dopo l’unità i giardini di infanzia froebeliani che nascono grazie a privati o congregazioni religiose o i comuni stessi e si realizzavano senza
regole, con varietà di metodi, distribuzione non omogenea, anche le scuole professionali non sono citate, per molto erano di competenza del ministro del
commercio ed economia e non di quello dell’istruzione, queste scuole nascevano spontanee grazie a comuni, privati o aziende, congregazioni religiose
(scuole di artigianelli: salesiani, giuseppini…si rivolgevano ai figli del popolo dando loro una formazione professionale. Prevalentemente fondate al nord:
Torino con Don Bosco e Murialdo, Pavoni a Brescia, ma anche in Liguria, Emilia, Umbria).

Le scuole professionali erano una realtà poco importante nella legge, ma queste scuole erano molto importanti per lo sviluppo economico italiano.

Legge casati dopo l’unità progressivamente si espande su tutta l’Italia.

Fase dei governi liberali di destra storica (1861-76): politica di destra storica: problema di passare da uno stato unito a unire gli italiani davvero, la scuola
poi rifletteva la caratteristica della destra liberale con ideali cattolico liberali o laici massonici. Due provvedimenti legislativi: regio decreto 10 ottobre 1867
(dopo la terza guerra di indipendenza del 1865 e l’annessione del veneto) su istruzioni e programmi per l’insegnamento della lingua italiana e
dell’aritmetica nelle scuole elementari italiane: spingeva verso una unità nazionale nella lingua, nessuno parlava l’italiano che era solo letterario, e
bisognava formare gli italiani per farli sentire uniti e nazione unica. Solo dal 1954 la lingua italiana si impone come lingua unica in Italia grazie alla
televisione.

Un’altra agenzia di educazione fu l’esercito con la leva obbligatoria per i maschi: insegnavano l’italiano ai militari e insegnavano anche la nazionalità.

Anche l’aritmetica aveva una funzione nazionale: in ogni regione si usavano unità di misura diverse che vengono raggruppate nel sistema metrico decimale.

Legge 1251 del 26 gennaio 1873 (dopo il 1870, la presa di Roma): abolizione delle facoltà di teologia: politica laicista di ispirazione massonica e positivista
(positivismo laico: Sella che voleva fare di Roma, capitale dell’Italia, il faro della scienza).

Nel 1876 prende il potere la sinistra storica: liberale ma anche tendenze verso forme democratiche, suffragio universale, provvedimenti: legge 3250 del 9
luglio 1876 sul miglioramento delle condizioni dei maestri elementari: la sinistra aveva una visione laica e positivista più della destra, in alcuni piccoli
centri il maestro (positivista, formato nelle scuole normali) poteva essere una alternativa all’unica autorità che era il prete. Quindi il maestro doveva essere
aiutato per questo.

Legge 3198 del 23 giugno 1877: abolizione dell’ufficio di direttore spirituale: in alcune scuole vi era ancora il direttore spirituale, viene abolito per laicizzare
la scuola.

Provvedimento più importante della sinistra storica: legge 3961 del 15 luglio 1877 o legge Coppino: sull’obbligo dell’istruzione elementare: l’obbligo prima
non esisteva di fatto, ora viene definito l’obbligo da 6 a 9 anni, 5 anni di scuola elementare (con la Casati erano 4) i primi tre elementare inferiore
(obbligatori) e gli altri due elementare superiore.

L’obbligo scolastico è legato all’ideologia democratica che volendo il suffragio universale vogliono che tutti sappiano leggere e scrivere, e per far ciò
bisognava obbligare in quanto le famiglie tendevano ovviamente a tenere i bambini al lavoro, essendo l’Italia una nazione rurale.

L’obbligo includeva anche il fatto che la scuola era gratuita.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
La legge Coppino stabilisce anche perché, citando le materie della scuola elementare non cita la religione: la scuola elementare era affidata ai comuni, e
ogni comune cambia mantenendo o meno l’insegnamento della religione nelle scuole.

Legge 4442 del 7 luglio 1878: insegnamento obbligatorio della ginnastica nelle scuole (influenza positivista, istruzione morale, intellettuale e fisica)

Legge 4646 del 18 luglio 1878: sistema previdenziale e pensionistico per gli insegnanti elementari.

Alla fine dell’800 si ha l’età crispina perché il principale politico era Crispi, che veniva dalla sinistra repubblicana democratica mazziniana, esponente della
sinistra storica, dopo l’unità accettò la monarchia e divenne capo del governo dal 1887 al 1891 e poi dal 1893 al 1896. Durante i suoi governi realizza una
politica sociale (razionalizza il sistema delle opere pie che erano a sostegno dei poveri) ma anche una forma autoritaria di governo e cambia la politica
estera che prima era riconoscimento dell’Italia unita in Europa e al compimento del risorgimento e la liberazione delle terre Trento e Trieste, con Crispi
politica colonialistica imperialistica conclusa nel 1896 con una sconfitta ad Adua.

Due provvedimenti sotto Crispi: regio decreto 5724 del 25 settembre 1888: nuovi programmi delle scuole elementari con il ministro Boselli, sono scritti
dal pedagogista positivista Gabelli: programmi gabelli e poi regio decreto 525 del 29 novembre 1894: istruzioni e programmi per le scuole elementari in
cui il nuovo ministro Bacelli riforma i programmi gabelli in un senso più nazionalistico, in sintonia con la politica imperialista di Crispi.

Dal punto di vista della storia politica italiana dopo Crispi c’è la crisi di fine secolo, superata con il nuovo secolo con l’età giolittiana e i governi di centro
sinistra.

Vita scolastica quotidiana del tempo: fonti scarse, ma ci si può riferire a un elemento come il banco scolastico: con le modificazioni del banco si capisce la
didattica d’aula e le strutture materiali. I primi banchi erano banchi lunghi con una panca unica senza schienale messi in file spesso attaccati al pavimento,
questo impediva una corretta igiene, un facile movimento del maestro e dell’alunno per interagire, correggere, allora si arriverà al banco inclinato, con un
poggiapiedi, un sedile, e man mano che si va avanti anche i pedagogisti intervengono per normare i banchi, e quindi si cercano banchi economici, solidi, e
con le corrette misure per i bambini e i ragazzi. Con l’avvento del positivismo e della ginnastica si creano banchi con il leggio ribaltabile in modo che si
potessero fare esercizi di ginnastica sul posto, si rompevano facilmente e facevano rumore. Il banco era stato introdotto per organizzare molti alunni in
situazioni che consentissero lettura e scrittura quindi ottimizzazione dello spazio, ma anche per mantenere la disciplina perché ognuno ha un posto, deve
stare seduto. Con il positivismo molti pedagogisti perfezionarono il modello di banco. Il problema era che doveva avere le misure per impedire una postura
scorretta. A questo punto arriva la Montessori che nel suo Metodo della pedagogia scientifica, riflette sul banco: la scuola applica una pedagogia oppressiva
e si struttura secondo di essa con il banco ad esempio. E critica anche il positivismo che cerca di perfezionare questo strumento. La Montessori critica la
volontà di avere dei bambini separati tra loro, immobili, e la separazione tra i bambini e il far in modo che l’insegnante potesse vederli per prevenire forme
di perversione sessuale infantile (temevano per l’igiene e per le perversioni sessuali). Il problema per la Montessori non è perfezionare il banco ma
eliminarlo, nelle sue classi infatti vi erano tavolini e sedie che ognuno poteva spostare a proprio piacimento. La Montessori tra l’altro medico, sostiene che
più che fare un banco che impedisca di far venire la scoliosi, bisognerebbe eliminare il banco in quanto la colonna vertebrale è la parte più forte ed è il
banco che la deforma.

PRESENTAZIONE GENERALE DELLA PRIMA META’ DEL 900:

Le correnti principali della pedagogia nella prima metà del ‘900: l’età dell’attivismo

Le correnti del ‘700-‘800 arrivano fino agli inizi del ‘900.

La caratteristica, il clima culturale occidentale, nord americano dagli ultimi anni dell’800 fino alla metà del 900 è il predominio della prassi (azione,
pratica, volontà) sulla teoria. Questo si riscontra in diversi piani: filosofico con la filosofia dell’azione di Blondel (“L’azione), Bergson con la teoria dello
slancio vitale, nel pragmatismo, nella politicacon il sindacalismo rivoluzionario di Sorel che fa un mito della azione diretta, alla riformulazione del
marxismo ad opera di Lenin, movimento comunista che porta alla rivoluzione bolscevica e alla fondazione di partiti comunisti tra cui quello italiano nel
1921 con la scissione di Livorno, Lenin mette in evidenza l’importanza della volontà che deve portare alla rivoluzione contro il mondo borghese, anche
Gramsci, comunista, indica il marxismo come filosofia della prassi, nel fascismo italiano di cui un motto era “me ne frego” ovvero disinteresse verso le
ideologie e interesse nel prendere il potere e agire, anche sul piano religioso movimenti come l’azione cattolica che agiscono per la cristianizzazione del
mondo.

Questo contesto è quindi un contesto di attivismo in senso allargato: tutte le pedagogie che si sviluppano in questo contesto sono pedagogie attiviste,
diverse tra loro poichè si ricollegano a tradizioni pedagogiche precedenti diverse.

ATTIVISMO PEDAGOGICO:

L’attivismo in senso stretto deriva da Rousseau, all’opposto il pragmatismo pedagogico di Dewey e in mezzo a queste due posizioni Montessori.

Attivismo divide attivismo scolastico (scuole nuove, creazione di scuole) e pedagogico (riflessione teorica). Il movimento delle scuole nuove prende
questo nome perchè sorgono nuovi tipi di scuola tra 800 e 900 che hanno nuovi principi simili tra loro: pongono al centro il bambino (puerocentrismo di
Rousseau), il fare deve precedere il conoscere, quindi non si usano le lezioni frontali. Secondo l’attivismo il bambino è attivo e mostra le sue inclinazioni
personali, importante è l’ambiente in cui il bambino agisce infatti queste scuole nuove sorgono in campagna in quantola città viene considerata artificiale.

Alcuni fondatori di scuole nuove sono: Inghilterra 1989 Cecil Reddie, Francia 1899 Edmond Demolins Scuola delle rocce, Germania Case di educazione in
campagna Hermann Lietz, influenzata dal neoumaesimo di Goethe, Italia Scuola serena delle sorelle Agazzi, Scuola rinnovata 1911 Giuseppina Pizzigoni,
scuola in una fattoria. Alle scuole nuove di accosta l’esperienza dello scautismo, che condivide gli stessi principi e fondato da Robert Baden-Powell.
Esperienza innovativa, si diffonde nella prima metà del 900 e continua ancora oggi, è a contatto con la natura, impegna i ragazzi in azioni dirette e attive.

L’attivismo in senso stretto si completa con le pedagogie attivistiche che sostengono la pratica attiva. Istituto JJ Rousseau di Ginevra fondato nel 1912 con
il motto: il maestro impari dal bambino. Vi operano pedagogisti di prima generazione come Claparede (1873-1940), seconda generazione con Ferriere
(1879-1961), terza generazione con Piaget (1896-1980).

Al di fuori dell’istituto ma simile a Claparede abbiamo Decrolì (1871-1932).

CLAPAREDE:

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
C. pensa che la pedagogia sperimentale deve avere come base la psicologia: psicopedgogia. C. parte dal tema dell’interesse, che ha come base un bisogno.
L’interesse è la relazione tra il bisogno e l’oggetto che soddisfa il bisogno. C. riflette quindi sulla motivazione dei comportamenti basandosi sugli interessi.
Un buon maestro deve conoscere la materia ma prima di tutto deve conoscere chi sta educando, i suoi bisogni, per interessarlo e dargli una motivazione ad
apprendere. Secondo C. il merito di Rousseau è stata la rivalutazione dell’infanzia come età a se stante, che ha una funziona all’interno della vita complessiva,
e l’attenzione al gioco come esercizio educativo.

Se il bambino è interessato, sarà coinvolto nell’apprendimento e prenderà l’apprendimento come un gioco.

La scuola secondo C. è quindi una scuola su misura per ciascun bambino. È la scuola che deve adattarsi al bambino e non viceversa.

DECROLI:

Ha una visione didattica simile a Claparede. Antiadultismo, l’educazione coincide con la vita quindi scuola per la vita, attraverso la vita in modo naturale,
sul piano didattico: didattica per centri di interesse (propone di superare la didattica tradizionale che divideva l’apprendimento per materie, e basarsi
invece sui centri di interesse) e metodo globale (la funzione di globalizzazione è precedente, prima capisce l’insieme e poi le parti, questo influenza il
modo di insegare a leggere e scrivere: non più il metodo fonosillabico di Pestalozzi ma prima frasi e parole intere e poi le lettere in particolare).

FERRIERE:

Fu anche in contatto con le scuole nuove e Lietz, in lui abbiamo la congiunzione tra attivismo scolastico e pedagogico. F. fu influenzato dalla teoria dello
slancio vitale di Bergson. Bisogna rispettare e favorire la manifestazione dello slancio vitale in ogni bambino in quanto rafforza lo spirito del bambino. F. è
il primo che parla di scuola attiva: nelle scuole attive il bambino è protagonista oltre che vivere in una scuola su misura. Partire dalle tendenze e dalle
attività dei bambini nella vita libera e naturale di ogni giorno. L’educazione è un condurre a mete più alte ma rispettando la natura. Pone un accento
maggiore alla libertà, educare alla libertà con la libertà poichè influenzato dalla teoria dello slancio vitale e spirituale. La scuola andrà organizzata quindi
secondo il principio di autogoverno. Verso la fine accentua l’elemento spirituale affermando un orizzone metafisico e teosofico come senso dell’agire
educativo.

PIAGET:

Importante per le sue ricerche sulla psicologia infantile che sostenevano le teorie di Rosseau secondo cui il bambino è diverso dall’adulto, bisogna
studiare il bambino nel bambino ed eliminare l’adultismo. I suoi studi rendono scientifiche teorie che da Rousseau in poi si sviluppano. Importante nella
prima e anche nella seconda metà del 900.

Con l’attivismo e la scuola di Ginevra siamo in continuità con la prima posizione di Rousseau, all’opposto la terza posizione di Elvetius, Condillac e Diderot
che ha una concezione di educazione che plasma il bambino completamente.

A questa terza posizione corrisponde Dewey, che è esso stesso attivista ma molto diverso dall’attivismo in senso stretto della prima posizione.

DEWEY (1859-1952):

Importante per la pedagogia, esponente del pragmatismo filosofico, importante nel pensiero politico democratico contemporaneo, agisce negli Stati Uniti.

In quel periodo gli Stati Uniti stavano sostituendo l’Inghilterra come massima potenza economico-militare nel mondo, il lungo ‘800 era stato indicato
come secolo europeo mentre il 900 come secolo americano. Quindi l’America stava influenzando gran parte del mondo per cui l’influenza di Dewey è
molto importante, anche in Italia seppure in ritardo anche a causa del fascismo.

Filosofia di Dewey: naturalismo (natura al centro come continua emergenza di forme nuove), pragmatismo (attraverso la prassi, l’ambiente plasma
l’uomo che interagisce con esso e a sua volta l’uomo modifica l’ambiente), soprattutto strumentalismo (l’uomo modifica l’ambiente soprattutto attraverso
la mente, mente/pensiero come strumento per modificare l’ambiente).

La filosofia ha un carattere pratico e operativo, riguarda la costruzione della realtà in un dinamismo evolutivo con al centro l’esperienza pratica,
l’esperienza ha due facce: elemento passivo a cui l’uomo deve sottostare (es. Elementi naturali come la gravità, se salto torno al suolo, se cado tocco terra
etc.) e uno attivo in cui l’uomo sperimenta, prova…

Teoria dell’indagine: vale per ogni scienza, guarda come si passa da prassi a teoria attraverso sperimentazione, ipotesi, teorie. Vale anche per
l’educazione e la pedagogia. Partendo dalla pratica e dalla sperimentazione si può passare alla teoria, con la teoria si possono fare previsioni che
andranno poi verificate di nuovo nella pratica.

L’educazione coincide con i processi di socializzazione. L’ambiente sociale plasma il bambino, quindi l’educazione a un aspetto dii adattamento, aiuta il
bambino ad adattarsi al contesto sociale in cui vive, a far suoi costumi, modi di vivere, usi della società. L’educazione è anche uno sviluppo costruttivo
della personalità dell’educando in modo che la persona possa poi trasformare e migliorare la società: elemento passivo in cui la società ci influenza, e
attivo in cui noi la modifichiamo.

La scuola è una società in piccolo, deve quindi essere una comunità democratica. Propone quindi il lavoro manuale nelle scuole. Uno dei problemi della
società è la divisione tra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali (tute blu e colletti bianchi) che porta disuguaglianza. Non si può eliminare la
differenza ma si può eliminare il pregiudizio esercitando nelle scuole sia il lavoro manuale che intellettuale.

Metodo attivo praticoe scientifico, critica leducazione umanistica tradizionale. Vuole trasformare questi studi umanistici in naturalistici, ovvero
trasformarli in scienza, scienze umane.

Punta anche all’istruzione professionale, che è però indiretta ovvero è inclusa in una educazione complessiva polivalente.

“Democrazia ed educazione” (1949):

Importanza dell’ambiente nell’educazione: relazione tra ambiente e comunicazione. La vita sociale è comunicazione, ambiente sociale è ambiente di
comunicazione. Vita sociale e comunicazione sono educative. L’esperienza fatta attraverso la comunicazione insegna, chi partecipa a un ordinamento
sociale è educato da esso.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
L’uomo è educato dall’esperienza sociale, se fosse solo dalla nascita non potrebbe essere educato o sviluppare un pensiero. Queste esperienze plasmano
l’individuo.

Un gruppo sociale alleva gli individui secondo la propria forma sociale; l’ambiente non solo circonda l’individuo ma lo comprende influenzandolo e
educandolo.

Le azioni umane dei bambini vengono modifcate un po’ come vengono addestrati gli animali domestici, l’educazione è una forma di addestramento.

l‘istruzione, che è la parte cosciente della formazione del carattere umano, è solo una piccola parte poichè la maggior parte del lavoro è svolto in modo
incosciente dalla vita sociale, dall’esempio che vediamo dagli altri, l’abitudine è importante perchè fornisce stimoli che ci plasmano.

Parla quindi di educazione indiretta, educare attraverso l’ambiente, la scuola deve quindi provvedere a creare un ambiente semplificato ed educatore.

La società nazionale è composta da tante piccole società, ognuna delle quali influenza l’individuo: la famiglia, la scuola, la parrocchia, il gruppo di amici
sono tutte comunità che influenzano il soggetto.

Al tempo D. nota la nuova influenza di gruppi etnici e culturali diversi, in una società cosi complessa serve un luogo in cui l’ambiente sia semplificato e
questo luogo è la scuola.

Nello stato si possono avere tanti gruppi diversi che convivono se la scuola educa alla convivenza democratica, a non aver paura della diversità, deve
educare alla diversità, alle relazioni e che veda il diverso come una ricchezza: questo costruisce una società democratica.

Una società che crea barriere alle relazioni è una società indesiderabile, una società è invece democratica se pone tutti gli individui in grado di
partecipare in modo uguale, e che si adatta alle situazioni.

La democrazia è soprattutto un costume, una mentalità: non può esistere una società democratica se i cittadini non hanno delle idee democratiche.

Critica di D. a Rousseau: Rousseau pensava che gli organi, per es il cervello, nell’uomo si sviluppassero per natura a prescindere dal loro uso. D. non è
d’accordo, per es l’uomo per natura ha la capacità di parlare, è predisposto ma se non viene esercitato non svilupper in modo corretto la lingua. Quindi
Rousseau aveva ragione a spingere all’attività ed a sostenere la predisposizione a sviluppare determinate capacità degli organi ma sbagliava a sostenere
che si sviluppassero a prescindere dall’uso. La società migliora lo sviluppo di ciò che la natura ha posto nell’individuo. Per educare si parte da una base
non educata, educare non significa lasciare che le nostre tendenze si sviluppino senza una guida.

Ci può essere un’influenza negativa sugli individui ma non si possono eliminare tutte le influenze come sosteneva R. bensì bisogna provvedere perchè ci
sia una influenza positiva nell’ambiente che plasma l’individuo.

MONTESSORI (1870-1952):

Posizione intermedia, condivide un po’ di entrambe le posizioni ma ha una posizione originale a se stante.

È una delle prime donne italiane laureate in medicina, inizia con studi scientifici e di medicina. Questo primo ambiente le permette di agire anche negli
altri ambienti, grazie anche a Bacelli, Bonfigli medici da cui prende lo spunto per l’attenzione per l’educazione ai bambini disabili, Credaro, pedagogista e
politico anticlericista, Talamo, ingegnere che edificò il quartiere di San Lorenzo e le propose di aprire un asilo che sarà poi la casa dei bambini. Già aveva
avuto esperienza di educazione a bambini diversamente abili e applicò la sua conoscenza anche agli altri bambini.

Caratteristico era il materiale didattico che usava.

Dopo ciò la Montessori ruppe la rete di alleanze creata fino ad ora perchè sospettava di essere utilizzata da essi per creare un movimento montessoriano
ma senza di lei.

Si alleò allora con la Alice Hallgarten Franchetti, che aveva aperto una scuola elementare per figli dei lavoratori delle tenute del marito barone Franchetti
con il metodo della montesca. In queste scuole Hallgarten introdusse il metodo montessoriano dopo aver visitato la scuola della montessori. Le propose
assieme al marito di scrivere un libro in cui spiegava il suo metodo.

Chiuse I rapporti con Talamo, disconobbe la casa dei bambini creata a San Lorenzo, e ne aprì una nuova all’interno di una congregazione di missionarie
francescane. Si collegò anche all’associazione nazionale per gli interessi del mezzogiorno in italia dove operavano Radice, Gentile…

Il suo metodo fu apprezzato anche dal movimento democratico cristiano e da Don Luigi Sturzo.

Il libro venne pubblicato come “Metodo della pedagogia scientifica applicata alle case dei bambini” e fu un successo. Contemporaneamente anche papa
Benedetto XV le diede la sua approvazione.

Il barone Franchetti e la moglie, che avevano amicizie negli Stati Uniti le organizzarono un viaggio portando così il libro della Montessori al successo
anche a livello più ampio.

La Montessori si incontrò con Dewey, la Pankhurst, Kilpatrick, che la criticarono anche però notando le differenze con l’attivismo. La criticò anche la
rivista pedagogica di Credaro.

Da una parte nasceva l’opera Montessori per sostenerla ma in Italia si stava avviando anche il fascismo, dall’altro il metodo si stava diffondendo fuori
dall’Italia, come in Spagna luogo in cui stava spesso.

Il fascismo sostenne la Montessori, le offrì la tessera del partito che essa accettò, e sostenne il metodo perchè era una figura famosa nel mondo, ed era un
metodo innovativo come il fascismo voleva. I rapporti tra fascismo e Montessori si rovinarono poi, essa sospettava ancora che il fascismo volesse rubarle
il metodo per poi metterla da parte e inoltre la urtava il maschilismo fascista.

Nel 1934 rottura con il fascismo, abbandona il paese e va in Spagna, in cui poi scoppia la guera civile per cui visse in Inghilterra e poi Olanda. La rottura
avvenne anche in nome di ideali di pace, libertà, antiadultismo che conrastavano quindi con obbedienza, guerra e precoce militarizzazione e adultismo
del fascismo.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Il suo primo libro era il metodo della pedagogia scientifica. La scientificità era nell’osservazione del bambino, gli educatori montessoriani dovevano
osservare il bambino rispettando le sue fasi e conoscerlo.

Era contraria alla mitizzazione della scienza e alle pedagogie positiviste.

Fu criticata dall’attivismo pedagogico in senso stretto ma anche dalla corrente opposta di Dewey, dal neoidealismo italiano, perchè pareva molto
eclettica.

Bontà naturale del bambino, la maestra predispone ma non interviene se non in casi necessari: simile a Rousseau. L’ambiente però è importante e per
questo è vicino anche a Dewey.

La M. si era occupata della pedagogia speciale ovvero per diversamente abili, in particolare si riferiva ad uno studioso che aveva elaborato oggetti per
aiutare a sviluppare i sensi. La M. utilizzò materiale strutturato (montessoriano/di sviluppo) per la manipolazione e il gioco e lo sviluppo dei sensi e
dell’intelligenza che servisse per l’autoeducazione ed esercizi autocorrettivi.

Mente assorbente: la conoscenza è assorbita dal bambino con la mente, penetra nella sua anima e la forma, ci sono periodi sensitivi della mente, ci sono
momenti in cui certe parti della mente sono più sensibili. Disturbare il processo di apprendimento del bambino significa esporre il bambino ai conflitti
con il mondo adulto e opprimere la sua personalità.

La pedagogia montessoriana ha un fondamento etico e morale e spirituale.

Liberazione del bambino rispetto la tirannia dell’adulto: nella storia ci sono state varie oppressioni, come quella sociale dei ricchi sui poveri, oppure
quella degli uomini sulle donne, di cui si occupano movimenti sociali e femminismo, ma più vasta è l’oppressione degli adulti sui bambini per questo la M.
rivendica i diritti dei bambini.

Per questo la maestra montessoriana deve avere pazienza, non collera, e umiltà, non orgoglio e deve essere preparata scientificamente.

Dall’800 al 900 la mortalità infantile, grazie allo sviluppo della medicina è diminuita, quindi sul piano fisico si è migliorati, ma sul piano psicologico
ancora non si rispetta il bambino. Quindi bisogna progredire anche in ciò.

Il bambino è come cera molle (Elvetius, Dewey) ma è il bambino che deve plasmare la sua cera (Rousseau, attivismo) secondo la M.

Parla di educazione alla pace, nei bambini la pace esiste al massimo della sua forma.

Il silenzio: è presente sia nelle scuole materne delle Agazzi e nelle case dei bambini della M. però in forme diverse.

Per le Agazzi, ne parla Rosa Agazzi nel suo manuale, il silenzio è un gioco chiamato “bambini fermi”, simile a “un due tre stella”, i bambini si muovono e
quando la maestra dice fermi tutti si immobilizzano. Questo serve per far imparare ai bambini a fermarsi quando c’è casino nella stanza e la maestra
vuole calmarli. Quindi è un togliere o ridurre le attività.

Per la M. invece è diverso, il silenzio è perenne, e serve per dare attenzione a ciò che non si sente se si parla, quindi il silenzio non è una mancanza di
attività, ma al contrario è una attività, si sperimenta il silenzio.

Tradizionalmente il silenzio è il ritorno da una situazione di caos a un ordine medio. Per la M. l’ordine medio è invece una partenza per una attività
superiore grazie al silenzio. Il silenzio è una cosa positiva, va raggiunto tramite l’esercizio, e sospende la vita normale che invece è caos, non ha uno scopo
pratico ma innalza l’individuo a un livello superiore.

Nelle scuole comuni si raggiungeva il silenzio con un comando, e signifiicava un togliere attività, togliere qualcosa, per la M. è aggiungere, è un silenzio
profondo che viene dalla volontà e dall’esercizio. Quindi fa fare degli esercizi per il silenzio mettendosi lei stessa ferma e in silenzio e invitando i bambini
a imitarla. Ogni bambino cerca di ascoltare il silenzio incantato.

Una volta in silenzio assoluto, usciva dalla stanza in penombra e chiamava a voce bassa I bambini che si alzavano andando da lei in punta di piedi
cercando di non fare rumore. La chiamata era quasi un premio, poichè chiamava il più silenzioso. I bambini uscivano gioiosidalla stanza felici di essere
stati chiamati.

SECONDA META’ DEL 900:

Età successiva alla seconda guerra mondiale, nascita dell’Onu, sviluppo dei diritti come istruzione per tutti, consapevolezza maggiore…

In questo periodo si trovano le psicopedagogie, ovvero la pedagogia ha come premessa una visione psicologica: per es. la scuola di Summerhill di Neill
che richiama la psicanalisi di Freud ripresa da Reich.

In questo contest si sviluppa anche la ricerca di Piaget sulla età evolutiva.

Dalla scienza dell’educazione al singolare (pedagogia) alle scienze dell’educazione (pedagogia, sociologia, psicologia e storia) e psicopedagogie.

NEILL (1883-1973) E LA SCUOLA DI SUMMERHILL:

Diventa noto nel secondo 900, il suo principale ispiratore è Reich, laureato in medicina, entra nella società di psicoanalisi fondata da Freud ma in seguito
rompe la sua relazione con esso. Fa parte del partito comunista tedesco, ma rompe anche con esso. Emigra in Scandinavia e America. Negli Stati Uniti
viene arrestato per le sue teorie e morirà in prigione. Destano scandalo le teorie di liberazione sessuale, in particolare il libro del ’45 “La rivoluzione
sessuale”. Rielabora la teoria freudiana, in Freud l’apparato psichico è diviso in Es (inconscio, pulsioni della libido, aggressive, egoiste), Ego (l’Io, conscio),
Superego (interiorizzazione dell’autorità famigliare, regole morali, senso di colpa, sublima le pulsioni dell’Es, se non avviene ciò si creano nevrosi).

Secondo Reich le pulsioni agggressive non fanno parte della natura umana, ma si producono come effetto patologico della repressione soicale che inibisce
gli istinti dell’individuo. In particolare gli istinti sessuali, che per Reich sono buoni, non riescono ad esprimersi perchè repressi dalla morale borghese e

Riassunto di Laura Pagani


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questo porta a patologie psichiche. Più un individuo è sessualmente inibito tanto più è represso socialmente. Questo abbinamento di repressione sociale e
inibizione sessuale rovina la natura umana buona e provoca perversioni, pornografia, aggressività su se stessi e altri.

Reich propone quindi una liberazione sociale, individuale, politica collegata alla libertà sessuale degli individui.

La famiglia borghese è l’apparato educativo fondamentale della società borghese, ed è nella famiglia che il bambino sperimenta la respressione sessuale
sviluppando sottomissione, incapacità di ribellione, timore per l’autorità.

Visione dal lato politico: rivoluzionaria anarchica e lato psicologico, psicoanalitico: liberazione sessuale.

Neill si ispira a Reich.

Neill fonda una comunità educativa per ragazzi dai 5 ai 16 anni nel 1925 a Summerhill, e dura fino alla fine del 900 acqustando notorietà nel secondo 900.
“I ragazzi felici di Summerhill, il piacere di educare e di essere educati”.

N. ha due principi: il bambino ha gli stessi diritti dell’adulto, unica speranza per l’umanità è la prevenzione della nevrosi attraverso
l’autoregolamentazione dalla nascita in poi (ricorda Rousseau con l’autoeducazione, anche nella natura umana buona pensata da Reich).

Il bambino deve essere libero, nella misura in cui rispetta i diritti altrui.

Principio di autoregolamentazione: nella natura umana c’è il germoglio del bello, del buono e del sapere, è sorgente di forze e energie positive, se non è
repressa dai sistemi educativi e sociali trova la via per espandersi e produrre. Più sono lasciati a svilupparsi in modo spontaneo più saranno equilibrati
da adulti. Importante l’educazione famigliare, che Neill critica e per cui porta consigli per l’educazione dei figli da 0 a 5 anni, prima dell’ingresso a
Summerhill quindi.

Il problema educativo ha due facce: liberazione della forza originaria nativa della personalità e impedire che le repressioni esterne trasformino
l’individuo in una persona sottomessa e incapace di critica.

Obiettivi dell’interventoeducativo: soddisfazione del desiderio, ricerca della felicità, assenza di costrizione, maturazione personale, coscienza che chi lede
gli altri rovina se stesso, rispetto delle cose è un fattore liberante, i sentimenti vanno rispettati quindi armonia e rispetto di tutti e tutto.

I valori di riferimento non sono ordine e ubbidienza ma sincerità, tolleranza, felicità, conoscenza del proprio e altrui corpo, maturazione sessuale senza
complessi o pregiudizi.

L’atteggiamento dell’educatore deve essere più in negativo, di attesa più che di intervento diretto.

Chi entra a Summerhill deve accettare le regole del gioco ma non è costretto a giocare, quindi ci sono protocolli didattici ma non si è costretti a seguirli,
non ci sono calendari delle lezioni ma ci sono lezioni aperte, di confronto in cui uno può partecipare, ci sono attività ludiche, sportive, creative e
ricreative.

L’educando imparerà meno contenuti forse, però uscirà dalla scuola meno angosciato e più confidente, in grado di ragionare e scegliere, di lavorare e
rispettare gli altri, di trovare gioia nelle proprie scelte. Quindi forma persone mature, senza nevrosi, felici.

NEOCOMPORTAMENTISMO E COGNITIVISMO:

Neocomportamentismo pedagogico: fondato sul meccanismo stimolo-risposta, presente già dal primo 900, deriva da Pavlov e i suoi studi sugli stimoli
condizionati, da Thorndike con l’effetto soddisfacente nell’accrescere la probabilità dell’apprendimento di un effetto o risposta. Queste teorie
psicologiche sono alla base della psicopedagogia del neocomportamentismo. L’esponente maggiore è Skinner (1904-1990) che pubblicò “La tecnologia
dell’insegnamento”. Mentre Pavlov parlava di condizionamento rispondente allo stimolo, Skinner parla di un comportamento operante sull’ambiente per
massimizzare gli effetti favorevoli e minimizzare quelli sfavorevoli dell’ambiente sull’individuo. Prospetta una pianificazione degli stimoli secondo gli
obiettivi perseguiti. È importante uno stimolo di approvazione al comportamento giusto: se la risposta ad uno stimolo è corretta, viene dato un feedback
positivo alla risposta che provocherà un rinforzo positivo verso quella risposta. Esistono anche rinforzi negativi per scoraggiare comportamenti
indesiderati.

Pensare è una forma di comportamento, da qui si passa all’educazione che è il far acquisire comportamenti nei quali abbiano un ruolo l’apprendere, il
generalizzare, l’astrarre e il controllare. Da qui si parte per programmare dei curricoli: istruzione programmata.

Si possono articolare i programmi di studio in sequenze lineari di piccoli passi: es. domanda, risposta giusta, rinforzo positivo. Bisogna cercare di
garantire allo studente il numero minimo di errori e quindi organizzare una sequenza facile.

Pensa alle macchine per studiare, Skinner era ancora agli inizi della cibernetica. Vantaggi delle macchine: oggettivazione spersonalizzata ovvero si
eliminano le interferenze dei rapporti interpersonali tra maestro e allievo, individualizzazione dell’insegnamento e autoistruzione in cui ogni alunno può
seguire i suoi ritmi.

Questo consente di rinforzare immediatamente e più spesso l’allievo, non appena risponde giusto ha un rinforzo positivo. Inoltre l’organizzazione degli
argomenti è lineare, coerente e ordinata.

Il ruolo dell’insegnante non è eliminato ma cambia, serve un tecnologo dell’insegnamento, ovvero programma i contenuti inserendoli nelle macchine edè
colui che crea i programmi di controllo e verifica dell’apprendimento.

Cognitivismo: prospettiva teorica che mette la centro dei problemi educativi l’apprendimento e lo sviluppo psicocognitivo e riflette sulle strutture per
una teoria dell’istruzione. Punta a specializzare la pedagogia in senso scientifico e tecnico, scolastico e istruttivo quindi produce ricerche
psicopedagogiche sull’apprendimento, ricerche di teoria dell’istruzione come mediazione tra apprendimento e procedure dell’insegnamento, ricerche
didattiche, teorie del curricolo e tassonomie degli obiettivi scolastici dell’apprendimento.

Bruner (1915-2016) e Bloom:

Bruner: Reggio Emilia, Reggio Children e laurea onoris causa di scienze dell’educazione all’università di Reggio Emilia.

Riassunto di Laura Pagani


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Nella sua visione dell’educazione come dare il potere a ciascuno di costruirsi da solo la propria cultura, pensa di aver proprosto un nuovo modello
educativo che attribuisce un’importanza alle capacità fondamentali: azioni manuali, vedere, immaginare e azioni simboliche. Si rifà alla sua visione sullo
sviluppo cognitivo che attraversa tre fasi: prima: rappresentazione attiva psicomotoria prassicomanipolativa: identificazione degli oggetti non dipende
dalla natura degli oggetti ma dalle azioni da loro evocate, l’azione è lo strumento intelletivo, conosce attraverso la manipolazione, seconda fase:
rappresentazione iconica: il soggetto è in grado di rappresentarsi il mondo tramite un’immagine indipendente dall’azione, terza fase: rappresentazione
simbolica: la conoscenza si organizza secondo una forma innata e primitiva di attività simbolica che attraverso la acculturazione si specializza in sistemi
diversi di elaborazione formale, il più complesso dei quali è il linguaggio. Quindi l’intelligenza si struttura in parole- concetto. C’è una predisposizione
innata al linguaggio ma esso si acquisisce con l’acculturazione.

Teoria dell’istruzione: la scuola deve puntare su un modello logico-scientifico caratterizzato dall’astrazione e dal linguaggio simbolico. Ogni disciplina è
sia un sistema di idee e contenuti sia un metodo di conoscere: es. Storia: sono nozioni e avvenimenti ma anche metodo di ricostruire la storia.

Contenuti sono istruzione materiale, metodo è istruzione formale: primato dell’istruzione formale su materiale, quindi è più importante acquisire un
metodo che imparare solo nozioni (sapere come conoscere e non solo conoscere singole nozioni). Dunque formazione di strumenti metodologici e
capacità critiche necessarie per interpretare e padroneggiare la realtà.

Organizzazione e impostazione dei programmi (programmi a spirale: tornare sugli stessi contenuti a livelli più difficili) e metodi (attenzione
all’impostazione epistemologica della didattica)e ruolo dell’insegnante (attenzione al suo ruolo nella motivazione allo studio).

Bloom: pedagogia curricolare o degli obiettivi.

Vuole migliorare le capacità professionali degli inseganti, evitare l’improvvisazione o la mancanza di scientificità, di metodi standard e provati. Quindi
pedagogia degli obiettivi dell’insegnamento.

Nello sviluppo di un insegnamento bisogna considerare sia le componenti cognitive di ingresso, ovvero apprendimenti prerequisiti necessari per ciò che
dovremo apprendere, sia le caratteristiche affettive ovvero la motivazione dello studente verso l’apprendimento: da qui individua la qualità
dell’istruzione.

Come valutare la qualità dell’insegnamento e istruzione? Con il grado di adeguatezza degli stimoli, dell’esercizio e del rinforzo dell’apprendimento ai
bisogni dell’allievo. Si calcola anche facendo attenzione alle caratteristiche individuali di ogni allievo.

Secondo Bloom si può organizzare una struttura dell’apprendimento per padronanza (mastery learning): definire gli obiettivi da raggiungere, distribuiti
per verificare l’effettiva padronanza del’oggetto di insegnamento, articolazione di contenuti secondo unità significative, individuazione dei metodi e delle
tecniche più adatte ai soggetti a cui insegno e adeguarle ad essi, programmazione di una serie di verifiche intermedie allo scopo di conoscere il livello di
apprendimento e predisporre programmi di sostegno per il recupero, verifica finale.

Questa struttura può essere usata per formare gli insegnanti su un metodo standard.

Tassonomia (classificazione) di Bloom: griglia di rilevamento per valutare abilità e competenze. Definisce tre aree che vanno valutate: area cognitiva
dove si valuta conoscenza, comprensione, applicazione, analisi, sintesi, area affettiva dove si valuta ricezione, risposta, valorizzazione, organizzazione,
caratterizzazione, area psicomotoria dove si valutano i movimenti fondamentali di base, abilità percettive, fisiche, movimenti di destrezza, comunicazioni
non verbali.

Questa tassonomia specializzava gli insegnanti nella valutazione dello studente su tutti gli aspetti.

Posizione intermedia: psicoanalista e educatrice: DOLTO’ (1908-1989)

Esperienza psicoterapeutica, allieva di Lacan, fondarice delle case verdi (esperienza che univa bambini e genitori), opere tradotte anche in italiano, ruolo
importante nel secondo 900.

Visione per cui l’umano non è riducibile all’essere biologico e quindi solo agli stimoli e le risposte biologici.

Testo “I problemi dei bambini”: l’educazione è una educazione al linguaggio e al desiderio nella legge. Il bambino si inserisce nel mondo attraverso il
linguaggio, che non è solo quello verbale, e l’adulto deve far attenzione a ciò che il bambino vuole esprimere, dare la possibilità di manipolare tutto e di
lasciargli verbalizzare ciò che fa.

L’educazione non è un ammaestramento (comportamentismo), con I comportamenti che si cerca di imporre ai bambini, è un rispetto di se stesso che
deriva dal rispetto che il genitore ha del bambino, non è un discorso ma un modo di essere che ispira al bambino fiducia o mancanza di fiducia in se
stesso, fierezza di se stesso, delle sue azioni e che gli garantisce di essere amato qualunque cosa faccia anche se a volte è rimproverato.

Questo porta molta attenzione ai linguaggi corporali e verbali: il linguaggio corporale serve per comunicare con il bambino e va unito a quello verbale.
Non si carezza un bambino come un cane, ma bisogna anche parlargli, non però come si parla a un neonato, ma come si parlerebbe ad un adulto per
iniziarlo ad un linguaggio corretto. Cosi facendo il bambino percepisce la comunicazione inconscia di rispetto e la volontà di spiegargli ciò di cui soffre o
che accadrà prima ancora di capire la grammatica o le parole.

Porta un esempio a sostegno narrando di come una donna, adulta, fece un sogno in cui si sentiva dire delle parole senza senso. Sapendo che era stata
allevata i primi 9 mesi di vita nelle indie, chiesero a un indiano il significato delle parole e scoprirono che erano parole indù che la sua tata le aveva detto
quando era neonata e lei ricordava pur non parlando la lingua.

La dialettica del linguaggio si associa a quella del desiderio che si esprime nel gioco: libera organizzazione dei fantasmi del suo desiderio che vuole
mettere in gioco per trovare senza rischi il suo piacere e condividerlo con I suoi simili. Il gioco è quindi legato all’apprendimento del linguaggio, non solo
nel senso del parlare ma anche del codice di significati di gesti e comportamenti.

Durante il gioco la funzione simbolica costruisce reti di analogie e corrispondenze con la realtà concreta.

Critica all’orientamento veterinario della pediatria (collegamento con la Montessori): la vita era psicologicamente più sana prima della scoperta di
Pasteur e alla loro applicazione all’igiene famigliare, prima il bambino viveva sin dalla nascita in casa, mentre ora si ospedalizza la nascita creando un

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
ambiente asettico in cui nascono e in cui sono impediti a stare vicino alla madre e sentono solo suoni come pianti di altri bambini. Questo provoca
sconforto da abbandono nei bambini dei paesi più moderni. Quindi è una prospettiva pediatrica che tiene conto della dimensione biologica ma non
psicologica.

Legge: tutti i divieti sono temporanei, salvo quello dell’incesto, l’interdipendenza rende autonomo il bambino ma serve una struttura di norme
indispensabili per la sicurezza del bambino. Meglio lasciare libero il bambino dalle leggi superflue e lasciargli solo la struttura di norme fondamentali, che
si accorgerà essere indispensabili quando proverà a trasgredirle. I bambini hanno bisogno di sentire dei limiti per sentirsi sicuro, ma devono essere limiti
necessari per la sua sicurezza. Avere limiti non significa non potersi esprimere.

Il problema dei genitori è non riconoscere I bisogni dei bambini, tra cui c’è la libertà. Ogni bambino ha fiducia nel genitore ma anche il genitore deve
avere fiducia nel bambino, e questo accade meno. Il bambino ha bisogno di parole gioiose attorno alle sue attività e di consolazione quando è triste.

Essere severi, se questo vuol dire proteggerlo dai pericoli, ma con compassione. Il bambino regredisce se non siamo severi, perchè dovrà cercare di darsi
norme da solo e questo induce depressione.

Bisogna dare delle leggi vere ai bambini, quelle che regolano tutti gli esseri umani, e non quelle che fanno comode a noi.

Non si fa davanti a un bambino ciò che non si farebbe davanti a un ospite di riguardo: rispetto per il bambino, considerazione. Se I genitori sono felici e
trattano il bambino come essere umano non possono sbagliare, il bambino deve essere integrato come essere umano nella famiglia.

Schema tripolare nella relazione educativa: madre-padre-bambino, tra tre persone gli affetti circolano, si crea una interdipendenza, mentre se si è in due
si crea dipendenza. Il bambino deve sentirsi uno dei tre poli. I due adulti dovranno, anche se uno dei due manca, ricreare il terzo simbolicamente. Quindi
se uno manca, non si può cancellare il secondo adulto come se non esistesse, altrimenti il bambino non ha possibilità di autonomia e sviluppo autonomo
che invece nel trio c’è.

Attenzione a parlare al bambino ma nel modo giusto, per esempio una inclinazione può essere nterpretata come difetto o come cosa positiva da
sviluppare. Non bisogna mai svalutare le caratteristiche del bambino ma accettarlo come è e aiutarlo nello sviluppo perchè cresca sicuro.

Ogni bambino deve essere diverso dagli altri sviluppando le proprie capacità. Per esempio con un bambino di 4 anni, chiedere spesso la sua opinione su
ciò che succede attorno a lui, cosi che sviluppi una capacità di giudizio e di opinione.

Pedagogia dellalibertà, in continuità con la Montessori, diversa da quella del comportamentismo e di Rousseau.

Se non ci fossero errori educativi, per natura il bambino sarebbe perfetto e felice? Per la Doltò no, non nasce ne buono ne cattivo, ma nasce con dei
bisogni degli istinti, affettività e attività psichica e una tendenza verso l’assoluto: questi elementi vanno rispettati e coltivati nel rispetto del bambino.

POLITICA SCOLASTICA IN ETA’ GIOLITTIANA:

Periodo dai primi anni del 900 alla guerra. Età giolittiana in quanto Giolitti era l’uomo più rilevante in questo periodo, veniva dalla sinistra storica quindi
liberal-democratica, è un secondo momento dopo il connubio del parlamento e di centro sinistra. 1903-1914, rigoglio della vita socio economica, sviluppo
economico, fase espansiva, sul piano sociale movimento operaio italiano, nuovi fermenti nell vita culturale, innovazioni.

Rapporto nord-sud, si comincia a parlare di questo rapporto, della questione meridionale che vedeva il sud (e sardegna) sottosviluppato a confronto del
centro-nord.

La situazione condiziona anche l’analisi della situazione scolastica italiana. Radice parla anche di una questione meridionale scolastica, al sud c’è una
scolarizzazionepiù debole.

Un altro problema era un nuovo articolarsi della vita politica, emergono nuovi protagonisti come il partito socialista, cattolico (vigeva ancora il non
expedit), per attenuare il non expedit esce il patto gentiloni, per evitare il pericolo socialista, ci si accorda tra cattolici e liberali moderati, si sviluppa un
movimento democratico cristiano.

Tutte queste forze politiche avevano una idea di politica scolastica e propongono le loro idee.

Giolitti promuove il suffragio universale maschile, nel 1913 sono elezioni a suffragio universale maschile: se tutti hanno diritto al voto tutti devono essere
alfabetizzati per poter partecipare, informarsi…

Tutto il sistema politico di Giolitti del tempo entra in crisi con la prima guerra mondiale e in particolare nel 1915 che segna la fine dell’età di Giolitti e il
crollo dello stato liberale con l’avvento del fascismo.

Politica scolastica in età giolittiana:

Legge 45 del 1903: equiparazione degli stipendi tra maestre e maestri: attenzione a migliorare le condizione dei maestri e risultato per i movimenti
femministi che chiedevano la parità.

Legge 53 1903: testo unico sul monte pensioni, ne migliora la fruizione da parte dei maestri.

Legge Orlando 407 del 1904: proposta dal ministro Orlando, provvedimenti per la scuola e per i maestri elementari: obbligo scolastico fino a 12 anni,
corsi serali per adulti analfabeti, aumento degli stipendi degli insegnanti elementari di grado inferiore, autorizza i comuni a dare refezione scolastica, e
indumenti e libri per I più poveri.

Legge 45 del 1905: programmi e istruzioni per le elementari. Aggiornamento dei programmi che sono redatti da Restano (positivista), spirito laico,
enciclopedismo nozionistico.

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Regio decreto 30 del 1906: corso di perfezionamento presso le università per gli studenti delle scuole secondarie normali che preparavano I maestri
(fin’ora al’università vi poteva accedere solo chi aveva fatto il liceo). Credaro propone di costituire delle scuole pedagogiche presso le università per gli
studenti delle scuole normali e perfezionare l’insegnamento.

Legge 141 del 1906: stato giuridico degli insegnanti delle scuole medie regie e pareggiate: frutto della mobilitazione degli insegnanti nella federazione
nazionale degli insegnanti di scuol media. Questa federazione aveva promosso dibattiti che migliorano la condizione degli insegnanti.

Legge Daneo-Credaro 487 del 1911: provvedimenti per l’istruzione primaria e popolare: importante perchè segna il passaggio delle scuole primarie allo
stato (escluse quelle nei grandi comuni). La legge Casati aveva stabilito che le scuole fossero dei comuni, ma molti comuni piccoli non riuscivano a
provvedere alla scolarizzazione degli abitanti. Consiglio scolastico provinciale deve essere presieduto dal provveditore agli studi. Interviene nella lotta
contro l’analfabetismo adulto.

Legge 860 del 1911: istituzione di ginnasi superiori e licei moderni: nel liceo moderno più spazio alle materie scientifiche rispetto i licei classici,
attenzione ai processi di modernizzazione nell’età giolittiana.

Reggio decreto 27 del 1914: istruzioni, programmi, orari degli asili infantili (Aporti) e giardini di infanzia (Frobel), I giardini di infanzia si stavano
imponendo sugli asili, già dalla fine 800. Nel congresso pedagogico di Torino del 1898 però emergono due nuove figure: Montessori e Rosa Agazzi. Nasce
una nuova dialettica tra metodo agazziano e montessori.

Il metodo Pasquali-agazzi si era sviluppato a Mompiano, il direttore della scuola materna era Pasquali. Questo metodo era un rinnovamento del metodo
di Frobel: al centro c’è il gioco, non c’è lettura e scrittura come per Frobel, ci sono attività che preparano alle elementari, c’è una continuità tra famiglia e
scuola materna, ai doni (materiale didattico strutturato che costava) di Frobel si sostituiscono le cianfrusaglie ovvero gli oggetti che I bambini tengono,
trovano e che attivano la creatività del bambino e ne sviluppano le facoltà. La scuola materna si diffonde soprattutto in periferia e zone rurali anche
perchè non necessitava di materiali costosi.

Prima del regio decreto 27 si era tenuto a Milano un congresso sui metodi: erano stati proposti il metodo frobeliano puro (ancora molto diffuso), metodo
montessori (era stata aperta la prima casa dei bambini), metodo pasquali-agazzi (frobelismo riformato).

Il regio decreto è daccorco con la linea frobeliana (o pura o riformata come le agazzi) e quindi esclude le scuole montessoriane.

CARATTERISTICHE GENERALI DEL FASCISMO COME TOTALITARISMO EDUCATORE:

Primo dopoguerra (1918-1922) è un momento di svolta e frattura: da una parte avvento della società di massa, partiti di massa oltre quello socialista
anche altri come il partito popolare italiano di Sturzo, movimento fascista (partito nel 1921), partito comunista di italia di Gramsci.

Al 1922 al 1943-45 abbiamoil ventennio fascista e un regime autoritario e totalitario fascista. Distacco dallo stato liberale, anche se formalmente rimane
lo statuto albertino che viene però svuotato, e dopo la marcia su roma (28 ott 1922) il potere è conferito dal re a Mussolini. 1924 delitto Matteotti, in
seguito alla sua denuncia del potere di Mussolini, 1925 discorso di Mussolini e avvio della dittatura, 1929 patti lateranensi, superazione del conflitto
creato con la breccia di porta pia e della questione romana, I patti sono divisi in trattato (costituzione dello stato vaticano), concordato (stabilisce la
situazione della chiesa cattolica nello stato italiano e alcuni privilegi), convenzione finanziaria (risarcire il vaticano dalle perdite territoriali e materiali).

Importante per la storia dell’educazione è il concordato che stabilisce anche cose in ambito scolastico ed è ancora in vigore seppur rivisto.

1938 leggi razziali, 1940 entrata in guerra dell’italia, 25 luglio 1943 gran consiglio del fascismo che invita Mussolini a rimettere nelle mani del re il
potere, il re arresta Mussolini e nomina Badoglio, finisce il fascismo. Dopo l’armistizio I tedeschi liberano Mussolini e nel nord Italia si costituisce la
repubblica sociale italiana/repubblica di Salò ovvero fascismo repubblichino, filonazista che fini con la fine della guerra il 25 aprile 1945.

Il fascismo in quanto totalitarismo è un regime educatore, pedagogico, vuole formare.

Differenza tra dittatura e totalitarismo: la democrazia è un regime pluripartitico, con la libera partecipazione di tutti alla vita politica, la dittatura elimina
I partiti e la vita politica prendendo tutto il potere per un uomo, spesso militare, e vuole che I cittadini obbediscano alle linee guida del dittatore;
totalitarismo non elimina la vita politica dei cittadini ma vuole che essi partecipino, ma nel regime c’è un solo partito a cui si può aderire.

Il partito dei totalitarismi è anche educatore, esprime una visione della realtà totale e forma i cittadini secondo quella visione. per formare l’uomo nuovo
che deve agire secondo gli schemi del fascismo in ogni campo. Controlla l’individuo in modo totale.

Il totalitarismo ha due strumenti: il partito, che è paramilitare, gli uomini che vi partecipano sono come soldati e agiscono come tali con la violenza, e la
religione politica, non è solo un pensiero politico ma di più, bisogna credere nelle idee fasciste, il capo è come un messia politico, il motto è: credere,
obbedire, combattere.

Non solo gli italiani devono obbedire, ma il fascismo vuole che aderiscano alla ideologia, amino il duce, sentano lo spirito fascista, siano coinvolti
totalmente nella politica.

Per questo è educatore, in quanto totalitarismo, e forma in senso fascista gli italiani.

Il fascismo è un regime multimediale: stampa, radio, cinema vengono fascistizzati.

Es. copertine dei quaderni: nell’epoca fascista sono personalizzate con le immagini della propaganda fascista.

Strategia educativa: fascistizzazione della scuola e istituzione di organizzazioni fasciste extrascolastiche. Si rivolge alle giovani generazioni, per plasmarli
fin da piccoli tutti.

RIFORMA GENTILE:

Politica scolastica del fascismo: obiettivo era fascistizzare la scuola italiana per formare i futuri adulti fascisti. È un processo progressivo: riforma Gentile,
introduzione del libro unico di stato, cambiamenti con il ministro Bottai, introduzione del razzismo nelle scuole, carta della scuola.

Riassunto di Laura Pagani


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Riforma Gentile: riforma che è continuata anche dopo la caduta del fascismo, non si realizza attraverso una legge ma con un insieme di decreti legge,
vuole centralizzare, è autoritaria, mira a una scuola pubblica selettiva.

Gentile allora non era fascista ma viene chiamato a reggere il ministero della pubblica istruzione nel ‘22. In seguito si accosterà al fascismo. Dai primi del
900 con Benedetto Croce aveva lanciato il neoidealismo filosofico (riformano Hegel) contro il positivismo. Il fascismo rovina i rapporti tra Gentile e
Croce. Gentile aveva iniziato ad elaborare una pedagogia chiamata attualista, mentre Croce non si occupava di pedagogia. Nell’ultimo governo Giolitti
Croce fu ministro dell’istruzione, non riuscì a riformare l’esame di stato, aderiva al liberalismo giolittiano, Gentile invece aderisce al fascismo. Le
differenze tra Croce e Gentile peggiorano dal ’25 in poi, anche se prima Croce non disprezzava il fascismo, promuoverà il manifesto degli intellettuali anti-
fascisti contro il manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile. Croce verrà quindi isolato, non potendolo incarcerare poichè era un intellettuale molto
noto, impedendogli di esercitare un ruolo culturale importante. Mentre Gentile sarà il massimo intellettuale, il filosofo del fascismo, e la visione teorica
dello stato fascista era sua, realizza l’enciclopedia italiana Treccani, in cui c’è la voce “fascismo” firmata da Mussolini ma scritta da Gentile, era
proprietario di case editrici e riviste, quindi era un importante organizzatore di cultura fascista. Anche durante la repubblica sociale italiana rimane
fedele a Mussolini e verrà ucciso da alcuni partigiani della resistenza toscana nel 1944.

Come interpretare la riforma? Come ultima riforma del liberalismo (siamo nel ’23, c’è ancora un regime parlamentare costituzionale) che realizza anche
alcune cose che aveva tentato di realizzare Croce con Giolitti senza riuscirvi, altri invece sono contrari poichè lo stesso Mussolini la definì la più fascista
delle riforme e quindi fu la prima riforma fascista.

Quindi fu l’ultima riforma liberalista e la prima fascista.

Tre decreti che costituiscono la riforma gentile: regio decreto 1054 del 6 maggio 1923, regio decreto 2185 del 1 ott 1923, regio decreto 3126 del 31 dic
1923.

6/05/23: Ordinamento dell’istruzione media e dei convitti nazionali: primo intervento è sulla scuola media, in cui si costruisce la classe dirigente, si
insegna anche la filosofia. Le scuole medie di primo grado sono scuola complementare, ginnasio, corso inferiore dell’istituto tecnico e di quello magistrale
e bisogna scegliere tra una di queste dopo le elementari, di secondo grado sono liceo classico, corso superiore dell’istituto tecnico o magistrale, lliceo
scientifico, liceo femminile tra cui scegliere. Le scuole secondarie si distinguo tra primaria e secondaria importanza. A capo di ogni istituto c’è un preside,
che non può essere una donna ed è nominato dal ministro e comanda nella scuola. Professori e presidi possono essere ammoniti, censurati etc. sono i
presidi e I provveditori agli studi che puniscono rispettivamente professori e presidi. I presidi nominano I supplenti, che si scelgono tenendo conto del
servizio militare in reaparti combattenti e dei risultati nei pubblici concorsi. Precedenza agli uomini poichè potevano combattere solo loro.

Istruzione classica (ginnasio e poi liceo classico: 3+2 anni) prepara all’università (3 anni). Istruzione tecnica, istruzione magistrale (istituto magistrale di
4+3 anni) forma gli insegnanti elementari. Negli istituti magistrali c’è un asilo o una casa dei bambini (Frobel o Montessori). Ginnasio +liceo scientifico
(4 anni) prepara all’università. Ginnasio +liceo femminile per coloro che non faranno studi superiori dopo e che non avranno diploma professionale (è
una forma di scuola che fallirà), sono scuole che vorrebbero formare le donne di casa, della classe dirigente ma senza successo.

Parla anche degli esami di maturità, che si svolgevano solo in alcune scuole. La commissione era un professore universitario, tre presidi o professori di
scuola secondaria pubblica, e una persona estranea all’insegnamento o professore di scuola privata.

1/ott/23: ordinamento dei gradi scolastici e dei programmi scolastici dell’istruzione elementare: ci sono tre gradi: preparatorio(3 anni) non è
obbligatorio, prepara alla scuola elementare, è la scuola d’infanzia, inferiore (3 anni), superiore (2 anni). Le classi oltre la 5 sono classi integrative di
avviamento professionale, quelle oltre la 6 e fino a 8 ci sono se il comune si impegna a organizzarle.

Insegnamento della religione cattolica nelle elementari, che è obbligatoria a parte per chi dichiara di volervi provvere pesonalmente. Secondo Gentile la
religione era una sorta di filosofia per il popolo, uno spiritualismo adatto ai bambini.

La religione deve essere fondamento e coronamento dell’istruzione elementare. Possono insegnarla i maestri o altre figure che devono essere
riconosciuti idonei dai provveditori su indicazione dei vescovi.

L’istruzione nelle scuole dell’infanzia ha un carattere ricreativo, non è prevista lettura o scrittura.

L’istruzione inferiore: canto, disegno, ginnastica, preghiere, leggere, scrivere, matematica, traduzione dal dialetto (per aiutare l’apprendimento
dell’italiano).

Istruzione nelle scuole di avviamento erano promosse dai comuni e si adattavano alle caratteristiche del territorio per avviare al lavoro presente nel
territorio, quindi collaboravano anche con gli enti locali.

Anche nelle zone con minoranze linguistiche, l’insegnamento sarà impartito in lingua italiana, la lingua invece che veniva usata in quel momento, come il
tedesco, rimane ma come seconda lingua.

Finchè non si realizza l’articolo sopra bisogna comunque che gli studenti superino l’esame di italiano.

31/12/23: disposizioni sull’obbligo dell’istruzione: da 6 a 14 anni è obbligatoria l’istruzione. I genitori possono provvedere all’istruzione dei figli ma
dovranno sostenere l’esame come gli altri a 14 anni, e I genitori devono dimostrare di poter provvedere. Dopo 4 sessioni di esame fallite l’allievo è
prosciolto dall’obbligo.

Obbligo esteso a ciechi e sordomuti.

Sanzioni per l’inadempienza dell’obbligo. Si cerca anche di prevenire l’inadempienza, si fanno ammonizioni, multe. E si promuovono anche facilitazioni
per chi fosse in difficoltà a frequentare. Per esempio per le scuole in zone rurali, ci sono calendari diversi per adattarli al lavoro dei genitori che spesso
dovevano essere aiutati dai figli.

Istituti del patronato scolastico che aiutavano le famiglie più povere a frequentare la scuola, e vengono incaricati di fare propaganda per l’adempimento
dell’obbligo scolastico. Direttore scolastico deve agevolare l’attività del patronato scolastico, facilitare l’acquisto di libri e cancelleria.

Se ci sono bambini con handicap si provvede con speciali assistenze educative, finanziate dai patronati e dai comuni.

Riassunto di Laura Pagani


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Ordinanza ministeriale 11/nov/23 relativa gli orari, programmi e prescrizioni didattiche per le scuole elementari che viene elaborata da Radice, vuole
portare l’indirizzo di scuola serena attivista. Non c’era un’aspetto politico ne fascista ne antifascista poichè Radice voleva preservare I bambini dalla
politica, e questo sancisce il legame tra Radice e Gentile per la riforma.

BOTTAI E LA CARTA DELLA SCUOLA:

Dopo l’abbandono del ministero della pubblica istruzione da parte di Gentile nel ’24, I ministri che lo sostituirono attuarono una politica di ritocchi alla
riforma, attenuando gli aspetti selettivi ed elitari ed accentuando la caratteristica ideologica fascista che era nulla nelle scuole elementari grazie a Radice.
Secondo Radice questo era uno snaturamento della riforma e si allontanò dalla collaborazione con il ministero e il fascismo, non si dichiarò contro il
fascismo ma si staccò da esso.

Legge 5 del 7/01/29 : introduce nelle elementari il libro di testo unico di stato. La pluralità di testi che vigeva prima, con il fascismo si ridusse già con la
riforma Gentile, e divenne unico libro con questa riforma, libro scritto da autori approvati dallo stato e quindi fascisti. La funzione del preside e del
direttore didattico nelle elementari è preside duce e che imponeva le ricorrenze del calendario fascista (anniversario della marcia su roma, festa 21 aprile
del natale di roma o festa del lavoro del fascismo, che aveva abolito il 1 maggio…).

Regio decreto 686 del 5/aprile/34 per i programmi di studio, norme e prescrizioni didattiche per le scuole elementari, che andava a riformare I
programmi proposti da Radice che non erano fascistizzati.

Bottai: fascista critico, fronda di critica al regime, guardava ai giovani e agli intellettuali, promuoveva riviste (rivista critica fascista, rivista primato) e
iniziative culturali e cercava di coinvolgere intellettuali per legarli al regime e concedendo anche la critica al regime. Non era però antifascista, credeva al
fascismo come rivoluzione, come pensiero più alto della vita politica, e sintesi della giustizia sociale, rivoluzione corporativa ovvero superare I conflitti
tra classi e alleanze tra essi con le corporazioni. Come ministro delle corporazioni nel ’27 promosse la carta del lavoro.

La critica di Bottai era una critica al fascismo quando non era abbastanza rivoluzionario, se lo vedeva in forme borghesi, meno fasciste poichè voleva un
totalitarismo fascista perfetto.

Bottai divenne ministro dell’educazione nazionale: dopo la guerra id Etiopia e l’occupazione dell’Etiopia e la proclamazione dell’impero, Bottai sostiene
che bisogna portare la scuola sul piano dell’impero. Gli italiani non sono più solo cittadini di uno stato ma sono membri di un impero. Il significato di ciò si
spiega nel regio decreto 1630 del 23/set/38: provvedimenti per la difesa della razza nella scuola.

Quando nel gran consiglio del fascismo si discusse per introdurre leggi razziste e antisemite in Italia, alcuni dei ras, dei gerarchi come Balbo, si
mostrarono ostili a questa proposta mentre Bottai fu favorevole, sia per mettere sul piano dell’impero il popolo, sia perchè queste leggi nascevano da un
avvicinamento con il nazismo e Bottai vi vedeva la possibilità di spingere il fascismo ad essere più radicale e staccarsi dal passato totalmente.

Con il regio decreto quindi si esclusero gli ebrei dalle scuole, sia allievi che insegnanti e libri prodotti da ebrei: 200 universitari e circa 5’000 alunni
furono allontanati.

Regio decreto 928 del 3/giu/38: istituisce accanto alle scuole pareggiate le scuole secondarie parificate con obblighi più leggeri.

Varo della carta della scuola nel 1939: granconsiglio del fascismo approva un ordine del giorno che varava 29 dichiarazioni che costituivano la carta della
scuola che delinea la politica scolastica successiva. Alla fine del ’39 scoppia la guerra mondiale e quindi non si realizza ciò che era stato stabilito dalla
carta se non l’istituzione della scuola media semiunica nel luglio ’40.

Questa carta è comunque il culmine del regime fascista, vi sono riassunti tutti gli aspetti principali della visione scolastica fascista.

Indicava le direttive della posizione della scuola nello stato fascista, sulla funzione, i fini e sulla struttura: a questa carta bisogna attenersi per riordinare
tutti gli ordinamenti scolastici dell’anno successivo.

Importante la stretta collaborazione tra scuola e partito e organizzazioni giovanili del fascismo.

Carta della scuola: valori della razza italiana sono espressi nella scuola e poi fluiscono nel partito, nelle organizzazioni giovanili, corporazioni e in tutte le
strutture del regime che devono essere la base per la vita sociale e professionale. Età scolastica e politica coincidono, scuola, GIL (gioventù italiana del
littorio) e GUF (gruppi universitari fascisti) sono uno strumento unitario di educazione fascista. L’obbligo di frequentarli costituisce il servizio scolastico
che precede il servizio militare fino ai 21 anni. Tale servizio è la frequentazione da 4 a 14 anni della scuola e della GIL e continua fino a 21 anni nel GUF,
anche per chi non va a scuola. L’attestazione nel libretto degli studi che si è frequentato il servizio scolastico serve anche nel lavoro.

Lo studio mira alla formazione morale e culturale in armonia con la finalità della GIL, alla preparazione politica e guerriera. Si unisce quindi la
dimensione ideologica e militare. Per questo incentivò anche l’educazione fisica e motoria.

Accentuazione del lavoro: il lavoro si associa allo studio e alla formazione fisica.

Studio, esercizio fisico e lavoro consentono di capire le attitudini dei giovani. La selezione in funzione delle attitudini indirizza ciascuno alla prospettiva
scolastica educativa che meglio sviluppi le sue attitudini.

Scuola e famiglia sono solidali e devono collaborare, anche la famiglia deve partecipare alla vita scolastica e integrarsi nella scuola fascista.

Ordinamento delle scuole: elementare (scuola materna biennale obbligatoria e del metodo Agazzi, scuola elementare triennale, scuola del lavoro
biennale, scuola artigiana triennale ex scuola di avviamento) medio (scuola media triennale, scuola professionale triennale, scuola tecnica biennale),
superiore (liceo classico quinquennale, liceo scientifico quinquennale, istituto magistrale quinquennale, istituto tecnico commericiale quinquennale,
istituto per periti agrari, industriali e per geometri e nautici quadriennale) universitario, corsi per preparazione e perfezionamento dei lavoratori.

Scuola materna disciplina ed educa le prime manifestazioni del carattere. La scuola elementare si distingue in urbana e rurale e da la prima concreta
formazione del carattere, la scuola del lavoro suscita l’interesse e la coscienza del lavoro manuale.

L’ente nazionale per l’istruzione media e superiore che controlla tutta la scuola non regia (scuole private spesso cattoliche) stimola le iniziative private,
dei comuni, delle provincie, altri enti, promuove creazione di scuole che corrispondano a esigenze economiche e culturali, stimola la collaborazone e
l’integrazione con le altre scuole.
Riassunto di Laura Pagani
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Lo stato provvede I testi per le elementari, I libri per medio e superiore devono essere approvati.

Opere di assistenza scolastica coronano il collegamento tra scuola e partito.

Con Bottai si voleva raggiungere un totalitarismo scolastico perfetto. Voleva infatti includere anche le scuole cattoliche nel fascismo. Il profilo educativo
della chiesa non era totalmente sovrapponibile a quello fascista, seppur sosteneva il fascismo, rimaneva distinta da essa. Per la chiesa prima veniva la
famiglia, poi lo stato che doveva aiutare la famiglia a educare con la scuola, ma al di sopra vi era la chiesa e il papa. In particolare nelle organizzazioni
giovanili cattoliche (gioventù italiana dell’azione cattolica, maschile e femminile, federazione dell’università dei cattolici) ed entravano in competizione
con quelli fascisti. Il regime soppresse gli scout cattolici ma non riuscì a reprimere le altre associazioni cattoliche. Quindi il totalitarismo fascista non fu
totale e perfetto.

IL LIBRO DI STATO:

1929 introduzione del libro unico di stato:, in contrasto con la linea apolitica di Radice, della pluralità di libri.

Attenzione ai maestri, ai calendari scolastici, ai registri che I maestri dovevano compilare anche aggiornandolo su ciò che accadeva in classe, I
problemi…che però venivano controllate dai direttori quindi sono in linea con il fascismo.

I programmi rimasero quelli di Radice, furono I libri a cambiare con l’introduzione del libro di stato.

Tra I libri: libro di lettura della terza casse elementare di Padellaro, pedagogista fascista, collaboratore di Bottai, carriera anche alla fine del fascismo: la
copertina del libro è ricca di simboli fascisti, il fascio littorio, un ragazzo armato, arco di trionfo romano. Nelle prime pagine sono presentati il
re/imperatore, Mussolini che viene presentato con una storia in cui è raffigurato come duce ma anche come figura materna, viene quindi mitizzato e
avvicinato ai bambini. Ci sono molti pezzi celebrativi come la poesia Il duce e il bambino dove il duce viene presentato a cavallo, che parla al bambino e
cerca di creare una atmosfera per bambini, quindi si vuole adattare il fascismo ai bambini e costruire anche I sentimenti verso il duce.

Altra pagina: obbedite perchè dovete obbedire, spiega ciò con una storia: un bambino che non obbedisce è come un moschetto che non spara, un bambino
che chiede perchè deve obbedire è come una baionetta che si piega: bambino, moschetto e baionetta sono tre cose inutili se non funzionano. È normale
che I bambini siano curiosi ed è giusto cosi, ma l’unico perchè che non bisogna chiedere è quello ad un ordine dato. Un ordine non si deve comprendere
ma eseguire. Bisogna essere fieri di obbedire senza chiedere perchè, chiedere spiegazioni significa essere deboli. Bisogna preferire di essere conosciuti
per la propria obbedienza più che per il proprio nome. Quindi I bambini sono educati a obbedire ciecamente.

Sono proposti anche canti di guerra come canti educativi.

Mussolini ha sempre ragione. Le giovani generazioni sono educate a questo, anche con l’avvento della seconda guerra mondiale quando Mussolini
dichiara che entreranno in guerra e vinceranno, e invece l’italia perde con lo sbarco deglii americani in Sicilia, crolla tutta la fiducia nel duce. Saranno
quindi gli stessi giovanii fascisti che ormai pieni di sfiducia diventeranno partigiani e antifascisti.

Contava gli anni anche facendo partire l’anno 0 dalla marcia su Roma.

Istruivano gli alunni a combattere per l’impero.

ORGANIZZAZIONI GIOVANILI FASCISTE:

In italia vi erano già organizzazioni giovanili cattoliche comprese nell’azione cattolica, erano di massa, riunivano migliaia di giovani, erano presenti
diversi tipi di associazioni come le congregazioni mariane dei gesuiti, gli scout cattolici.

Anche il fascismo vuole rientrare nel tempo libero dell popolo ed istituisce organizzazioni come quelle per i lavoratori: opera nazionale dopolavoro.
Inoltre sopprime gli scout e cerca di reprimere I movimenti cattolici ma senza riuscirvi. Nel 1931 ci furono tensioni con la chiesa, Pio XI pubblicò
l’enciclica “non abbiamo bisogno” criticando il tentativo di chiudere le organizzazioni cattoliche e giungendo quindi alla piccola conciliazione ovvero un
accordo che salvò queste organizzazioni pur riducendole.

Le organizzazioni fasciste erano simili agli scout, promuovevano un attivismo, campeggi (campeggi dux) però ricondotti a una ideologia.

Legge 2247 del 3 aprile 1926: opera nazionale balilla 8-18 anni (ragazzino detto Balilla che a Genova lanciò un sasso contro gli austriaci che invadevano il
territorio e che diede il via alla guerra di indipendenza). Divisione tra maschi e femmine e in ciascuno si dividevano per età: balilla 8-12 anni, balilla
moschettieri 12-14, avanguardisti 14-16, avanguardisti moschettieri 16-18. Per le donne piccole italiane e giovani italiane.

Poi verranno introdotti I figli della lupa per I bambini prima degli 8 anni.

A 18 anni ci si poteva iscrivere al partito e chi frequentava l’università faceva parte dei GUF.

Questa legge fu rivista nel 27/ott/37 con la legge 1839: da opera nazionale balilla a gioventù italiana del littorio GIL e la pose alle dipendenze del
segretario del partito nazionale fascista mentre prima era collegato al ministero dell’educazione nazionale.

Libro e moschetto: era il motto per esprimere l’ideologia fascista e la guerra, preparazione fisica, che erano le basi del fascismo.

Con quali valori venivano educati?

Credo che veniva fatto recitare ai bambini che frequentavano le scuole in Tunisia, esprime la religione politica fascista. Discese a roma, il terzo giorno
ristabilì lo stato, e salì all’alto ufficio: ricalca il credo apostolico, incarna quasi il figlio di dio. Si voleva proporre una fede fascista. Questo viene proposto
solo in Tunisia in quanto in Italia non sarebbe stato accettato, soprattutto dalla chiesa.

Decaloghi del fascismo (ripresa dei dieci comandamenti religiosi): decalogo dell’avanguardista: amate la patria fascista, offrite il vostro sangue alla
grandezza dell’italia, odiate I nemici della patria perchè nemici vostri (odio come valore educativo, immedesimazione totale del cittadino con la patria
fascista), dedicate al bene il braccio e la mente (bene=grandezza della patria fascista, braccio: dimensione fisica della lotta, mente: ideologia), ubbidite
alle leggi dello stato adoperandovi per farle rispettare (non c’è nulla al di sopra dello stato, non la coscienza decide cosa è bene ma è lo stato), usate le

Riassunto di Laura Pagani


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armi solo per difendere il vostro onore, le idee fasciste (si deve usare la violenza per difendere il proprio onore e il fascismo), nell’ultimo passo viene
presentato mussolini come invincibile, un uomo quasi divino, che lavora per l’italia, e che va adorato e quindi si trasforma in un idolo.

Altro decalogo, del milite fascista: il fascista non deve credere alla pace per sempre (cioè la pace è un intervallo tra la guerra, ed è un periodo di
preparazione alla guerra), I giorni di prigione sono sempre meritati, la patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina (la patria si serve
anche con le azioni meno gloriose), il tuo camerate deve essere tuo fratello perchè vive con te, e perchè la pensa come te, le armi e le divise non sono date
per gioco ma per la guerra, quindi deve curare queste attrezzature, non dire mai paga il governo, perchè tu stesso paghi (sei tu che hai scelto il governo e
che lo paghi e per cui porti la divisa), tutti devono seguire una disciplina, il duce ha sempre ragione, il volontario non ha attenuanti quando disobbedisce,
una cosa deve esserti cara: la vita del duce.

Rapporto tra donna e fascismo: fascismo in quanto totalitarismo porta alla mobilitazione politica delle donne che partecipano alle organizzazioni
giovanili, sono iscritte la partito, modernizza e cambia anche la figura della donna che è più attiva e presente nella società (anche nella moda, capelli
corti), partecipano alle attività fisiche e alle manifestazioni ginniche che prima non avrebbero mai praticato. Il fascismo però è molto militarista, virilista,
considera il maschio superiore alla donna,

Decalogo della piccola italiana: prega, adoperati per la pace ma prepara il tuo cuore alla guerra, ogni sciagura è mitigata dalla forza d’animo, dal lavoro e
dalla carità (dimensione religiosa: prega, carità,che agli uomini non era concessa, ciò che prevale è anche la forza d’animo, quindi una donna forte), la
patria si serve anche spazzando la propria casa (ovvero la patria si serve anche nei servizipiù umili, rimanda anche alle mura domestiche quindi alla
donna angelo del focolare, anche la vita privata è questione di stato), la disciplina civile comincia dalla disciplina famigliare (la donna è collegata alla
famiglia), la donna è madre, sorella, sposa del cittadino che difende e accresce la gloria della patria, e gli deve stare accanto, la donna presiede nella
famiglia per educare alla resistenza morale perchè gli uomini poi vivano la disciplina durante la guerra, la donna è responsabile del destino di un popolo,
il duce ha ricostruito al vera famiglia italiana ricca di figli, parca nei bisogni, tenace nella fatica, ardente nella fede fascista e cristiana, mobilitazione delle
donne italiane da parte di mussolini: iscrizioni al partito, alle organizzazioni giovanili per il servizio alla patria.

DEFASCISTIZZAZIONE E LA FINE DELLA GUERRA:

Crollo del regime fascista nel 25 luglio 1943, quando il re arresta mussolini e nomina badoglio capo del governo. 8 sett 43 annuncio dell’armistizio con I
paesi dell’alleanza, la germania nazista sente come tradimento questo e occupa l’italia al nord, il re fugge al sud dove erano le truppe italo americane, gli
ultimi due anni di guerra sono anni di guerra civile, mussolini fonda la repubblica sociale italiana al nord con l’aiuto dei tedeschi contro il regno del sud
del re.

Al nord il ministro Bigini cercherà di alleggerire I programmi scolastici e l’influenza politica sulla scuola. Problema della mancanza di libri scolastici in
particolare nella scuola elementare, dopo il libro unico di stato al sud non si poteva utilizzare perchè fascista, ma anche al nord non si potevano usare
perchè erano stati pubblicati in periodo di monarchia e celebravano anche il re, non più presente nella repubblica sociale italiana. Si cercò di recuperare
usando libri vecchi o dalle biblioteche.

È nel sud che inizia la politica di defascistizzazione anche della scuola.

Ministri della pubblica istruzione: intellettuali che fanno riferimento al liberalismo laico di Croce: Omodeo, De ruggero, Ruitz.

Nel ’44 Omodeo inizia una ripresa antifascista della scuola eliminando gli elementi fascisti (visione di Croce del fascismo come parentesi ormai chiusa,
malattia morale temporanea), e tornando alla situazione precedente ovvero allo stato liberale.

Il ritorno come prima era impossibile ma per la scuola vengono ripristinate le cariche accademiche elettive, (Washbourne presente in italia, sulla linea di
Dewey, sviluppa negli stati uniti una prospettiva attivistica e democratica pedagogica, collabora con il governo italiano del sud in materia scolastica).

Nel ’45 abolizione del giuramento di fedeltà al fascismo degli insegnanti, viene abolito il testo unico, si formano nuovi programmi per le scuole elementari
e materne.

I programmi sono fatti da una commissione che de ruggero aveva formato e che cercava di recuperare in parte l’attivismo di Radice, riletto tramite
l’attivismo pedagogico statunitense. Nel ’45 Ruitz pubblica questi programmi.

Sospensione delle norme del fascismo emanate tra 35-43, riforma degli spettorati centrali per l’istruzione elementare e media. Rinasce l’organizzazione
sindacale degli insegnanti.

Nel nord Bigini cercava di mantenere attiva la scuola con poco successo, inoltre vi fu l’uccisione di Gentile. Il 25 aprile del 45 liberazione finale anche nel
nord, parte il dopoguerra e ciò che conta è l’esperienza scolastica che si era iniziata a sviluppare al sud. I programmi del 45 saranno I programmi per la
scuola per 10 anni.

(si inserisce il libro la repubblica grigia: politica scolastica dal 45-55 età della ricostruzione, in cui si ha la necessità di rieducare gli italiani e portarli ad
una formazione democratica. Per questo si impegnarono anche I cattolici: il partito dei cattolici diventò il partito di maggioranza relativa, a partire dal
capo del governo De Gasperi, dal ministro dell’istruzione)

SCUOLE POPOLARI E GONELLA:

Dicembre 45 presidente del consiglio e capo del governo De Gasperi, 2 giugno 46 elezioni a suffragio universale maschile e femminile, per eleggere
l’assemblea costituente e votare monarchia o repubblica, vinse la repubblica, importante cambiamento, nella assemblea costituente invece emergono
democrazia cristiana, partito socialista, partito comunista come principali.

La costituzione si scrive in un anno e mezzo ed entra in vigore il 1 gen 48.

18 aprile 48 elezioni politiche, maggioranza assoluta alla democrazia cristiana contro il fronte popolare (socialisti e comunisti), elezioni tese, attentato a
Togliatti. Avvio della politica del centrismo: al centro la democrazia cristiana ed attorno il partito liberale, repubblicano e socialista democratico, a destra
monarchici, neofascismo, a sinistra socialisti e comunisti. Verso gli anni 50 apertura a sinistra fino a giungere ai governi di centro sinistra più avanti.

Politica scolastica dei governi e costituzione:

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
Ministro della pubblica istruzione Gonella (incarico dal luglio ’46-luglio’51 dal secondo al sesto governo De Gasperi): 1947 riforme della amministrazione
scolastica, modifiche degli statuti di varie istituzioni scolastiche e culturali, commissione nazionale di inchiesta per la riforma della scuola che finisce la
ricerca nel ’49, e Gonella basandosi su di esse presenta la proposta di legge 2100 che vuole riformare tutta la scuola italiana che però non viene approvato
in parlamento. 1947 istituzione della scuola popolare contro l’analfabetismo che causò un abbattimento dell’analfbetismo strumentale (leggere e
scrivere) e spirituale (ignoranza in aspetti della vita civile, democratica). 1947 riordinamento dei patronati scolastici. 1948 scissione nella
confederazione generale del lavoro (CGL) e I lavoratori non comunisti formarono altri sindacati, sindacato nazionale scuola media si struttura
autonomamente ma senza dividersi tra comunisti e non, ma non aderendo a nessuna dei partiti dei lavoratori.

SCUOLA E COSTITUZIONE:

Accanto al lavoro di Gonella, l’assemblea costituente stava creando la costituzione. L’istruzione, la scuola acquistano importanza all’interno della
repubblica.

Art. 3: uguaglianza giuridica e pari dignità, quindi tutte le istituzioni compresa la scuola non possono discriminare le persone in base alla lingua,
provenienza, sesso … è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli socioeconomici che impediscono il pieno sviluppo della persona umana
(educazione) e la partecipazione alla vita sociale, politica …

Art. 9: la repubblica tutela lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica

Art. 30: è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare I figli anche se nati fuori dal matrimonio

Art. 33: arte e scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento, si possono costituire scuole private di ogni genere come le scuole cattoliche, senza oneri
per lo stato, quindi lo stato non è obbligato a finanziarle se non sono statali. Alcune scuole non statali possono essere riconosciute come pari delle scuole
statali e quindi avere un uguale trattamento, è previsto l’esame di stato per procedere nei gradi o per concludere il percorso scolastico, università e
accademie possono gestirsi autonomamente nei limiti stabiliti dalle leggi dello stato

Art. 34: la scuola è aperta a tutti, la scuola è obbligatoria e gratuita per I primi 8 anni, I capaci e meritevoli anche se senza mezzi, devono poter proseguire
gli studi e lo stato li aiuta con finanziamenti come le borse di studio

Art. 35: la repubblica cura la formazione professionale dei lavoratori

Art. 117: competenze delle regioni: istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica

Art. 7: stato e chiesa sono sovrani e indipendenti nei loro ambiti, I rapporti sono regolati dai patti lateranensi, nel cui concordato era indicato
l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Quindi nelle scuole si insegna la religione cattolica, seppure non obbligatoria per gli studenti in base
alla revisione di Casaroli e Craxi.

DAL CENTRISMO AL CENTRO SINISTRA SCOLASTICO:

Dopo l’abbandono di Gonella del ministero della pubblica istruzione, nei governi successivi il ministero fu occupato da figure democristiane: ’51-’53 Segni
(poi presidente della repubblica), due volte, Tosato, Ermini (nel ’55 si approvano nuovi programmi della scuola elementare), Rossi, ’57-’58 e ’58-’59 Aldo
Moro (nel ’58 introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie: per irrobustire la preparazione degli studenti sulle
conoscenze costituzionali, dei valori di cittadinanza, delle strutture della repubblica), ’62-’68 Gui nei governi di centro sinistra (Aldo Moro realizza
l’apertura verso sinistra) con gui due leggi importanti: legge 1859 del 31/12/62: istituzione e ordinamento della scuola media statale, quindi è
l’istituzione della scuola media unica, legge 444 del 18/marzo/68: istituisce l’ordinamento della scuola materna statale: prima non c’era una scuola
materna statale tranne le scuole dell’infanzia istituite all’interno delle scuole normali e poi magistrali che formavano le insegnanti e servivano per fare I
tirocini alle maestre. Essendo prima gestite dai comuni c’erano molti luoghi senza scuola, ora invece si è diffusa la scuola dell’infanzia su tutto il territorio
rendendo l’Italia uno dei paesi meglio organzzati sulle scuole materne, oggi prevale l’indirizzo Agazzi.

DON MILANI E LA SCUOLA DI BARBIANA:

Nel mondo le figure educative italiane note sono Giovanni Bosco, fondatore dei salesiani e delle scuole salesiane, M.Montessori e Don Milani.

Nasce a firenze nel ’23 e muore a firenze nel ’67, cresce in una famiglia molto acculturata, Svevo, Freud, Joyce erano conoscenze della famiglia, dalla
madre prese una capacità critica, dal padre una attenzione all’educazione e all’insegnamento. Entrerà nel seminario di firenze, nel ’47 diventa sacerdote e
fu assegnato alla parrocchia di san donato calenzano, si rende conto della situazione di scarsa cultura dei giovani, nel 1947 fonda quindi una scuola
popolare per tutti, in cui inizia a praticare la sua pedagogia della parola. Libro del ’58 Esperienze pastorali, è frutto della sua esperienza nella scuola di
san donato calenzano e che la chiesa fa ritirare dal commercio perchè viene considerato pastoralmente pericoloso in quando don milani era aperto a tutti.
Fu cosi mandato a Barbiana, dove si comprò lo spazio per la sua tomba come per dichiarare la sua fedeltà a quel posto e che vi sarebbe rimasto per
sempre.

Qui a Barbiana si rivolge ai ragazzi delle medie che erano stati bocciati e non avevano proseguito gli studi.

Due testi: il primo nasce dal problema dell’obiezione di coscienza, che ancora non esisteva in quegli anni, ci fu un caso di obiezione di coscienza e I
cappellani militari fecero un comunicato l’11 feb 1965 condannando il caso di obiezione. Don milani con I suoi alunni scrisse una lettera difendendo il
ragazzo in carcere perchè aveva rifiutato le armi. Le riviste comuniste pubblicarono questa lettera e quindi don milani fu mal visto e considerato come
reato la lettera di apologia del reato.

Fu processato, e scrisse una lettera con I suoi alunni ai giudici che svolgevano il processo il 18 ott 1965, significativa perchè fa capire cos’è l’educazione
per don milani: la scuola educa ad osservare le leggi ma anche a migliorare le leggi, quindi è diverso dal ruolo del giudice, non è cattiva scuola per questo
come invece consideravano I giudici, don milani dice anche che non si deve solo rispettare la legge, ma rispettarla quando è giusta e battersi per
cambiarla quando è scorretta: porta l’esempio del processo di Norimberga che processò chi obbedì alle legge di Hitler. Quindi vuole educare
all’obbedienza critica, e non alla obbedienza cieca che non è una virtù ma una tentazione e una scusa.

Lettera ad una professoressa del ’67: scritto con i ragazzi della sua scuola, in forma di lettera di un ragazzo a una professoressa, gli scrittori sono 8 con
l’aiuto di altri compagni lavoratori e la direzione di don Milani. È un libro di denuncia, non è per gli insegnanti. Inizia proprio parlando delle insegnati che
respingevano ovvero bocciavano gli alunni più poveri dalle scuole pubbliche. Alle elementari la scuola, avendo classi piccole, riuniva in una sola classe

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
bambini dalla prima alla quinta elementare con una sola maestra: scuola peggiore per I poveri come le scuole per I neri in america. Finite le elementari
diritto-dovere di frequentare le medie. Le medie non c’erano in tutti I paesini di montagna,e spesso ii bambini poveri spendevano soldi per andare in
quelle dei paesi vicini e venivano bocciati, a volte le maestre dicevano direttamente ai genitori di non mandare I figli a scuola. Invece la scuola di Barbiana
tutti erano accettati, a scuola dal prete dal mattino alla sera tutti I giorni. La scuola di Barbiana accetta il ragazzo narratore che spiega come era la scuola:
niente cattedra, pochi libri, I più grandi insegnavano ai più piccoli, tra cui il più grande era di 16 anni e il più piccolo di 12. C’era una disciplina severa, ma
chi era indietro o svogliato era accolto al meglio, si sentiva come il preferito e veniva aiutato, quindi non si andava avanti finche tutti non avevano capito:
scuola su misura.

Non era mai vacanza, e questo non pesava poichè l’alternativa era lavorare nei campi. Questo veniva criticato da chi aveva studiato pedagogia, pur non
guardando la realtà dei fatti di Barbiana.

Parla di come il secondo anno sia diventato maestro: aiutava chi era in difficoltà, ma anche lui vicino agli esami aveva voglia di lasciarli perdere e
studiare solo per se stesso. Tuttavia non poteva farlo, ed era costretto ad essere generoso anche quando non lo era dentro di sè. Questo è diverso dalle
scuole pubbliche in quanto in esse si educa all’arrivismo e a pensare a se stessi.

Delle bambine di paese nessuna era andata a scuola, forse a causa della mentalità della famiglia, ma questo non viene criticato alle maestre in quanto
discriminano di più le donne la famiglia che gli insegnanti.

Parla di due ragazzi, ormai grandi che respinti dalla scuola pubblica perchè obbligati a ripetere per la terza volta la prima media. Non volevano più
andare a scuola, ma entrando a Barbiana furono messi nella classe giusta e si appassionarono. Si presentarono all’esame di licenza media e uno lo passò
pur essendo stato giudicato un cretino dagli insegnanti. L’altro ragazzo Gianni era uscito analfabeta e che odiava i libri. Gianni parlava la lingua del padre,
quindi una lingua contadina, ma si prende a riferimento la costituzione che diceva che tutti I cittadini sono uguali senza distinzione di lingua, quindi la
scuola non dovrebbe escludere Gianni perchè parla una lingua diversa. Ma gli insegnanti hanno più a cuore la grammatica della costituzione. Essendo
stato malgiudicato dagli insegnanti Gianni non torna nemmeno a Barbiana.

Se si perdono I meno dotati nelle scuole esse diventano un ospedale che cura I sani e respinge I malati, e cosi diventano uno strumento di
discriminazione.

L’unica motivazione degli alunni nelle scuole è l’arrivismo, perchè il diploma significa fare un lavoro che fa guadagnare. Tuttavia pochi sono I bambini che
a 12 anni sono arrivisti, e infatti molti degli allievi nelle scuole odia la scuola, perchè tutto si fa per I voti, e non per il piacere di imparare.

Due critiche in particolare: dispersione scolastica (troppe bocciature), dispersione scolastica che è collegata al ceto sociale (selezione sociale all’interno
delle scuole). 462’000 ragazzi persi all’anno dalle scuole. La colpa è degli insegnanti che o sono stupidi o sono cattivi. Una scuola non può giudicare tutti
in modo uguale anche se sono disuguali, andando quindi contro la costituzione che invece garantisce di rimuovere gli ostacoli e creare uguaglianza.

Riforma della scuola di Gui: da una parte sembra positiva, dall’altra suscita anche preoccupazione a Barbiana. Molte cose sono giudicate positive, la scuola
media unica, obbligatoria, ma il problema sono gli insegnanti che la avevano fatta classista, e gli orari e I programmi che la rendono fatta su misura per I
ricchi. La speranza sta nell’istituzione del doposcuola di almeno 10 ore settimanali fatta dall’art. 3 che però viene attuato solo se c’è la possibilità, quindi
ancora è rimesso nelle mani degli insegnanti.

Critica alla destra che voleva l’insegnamento del latino nelle scuole e che perse contro la sinistra che voleva più materie scientifiche. I ragazzi di Barbiana
però non sono ne a destra ne a sinistra, poichè consideravano più importante l’educazione linguistica, far imparare la lingua attuale per sapere
esprimersi.

Propongono tre riforme: non bocciare, a chi è indietro dare la scuola a tempo pieno e agli svogliati dare una motivazione, uno scopo.

La pedagogia forse non era nemmeno sbagliata, se se ne fosse fatta di più, e forse si scopriva che aveva solo una cosa da dire: i ragazzi sono tutti diversi,
sono diversi I momenti storici e ogni età dei ragazzi stessi, diversi gli ambienti, I paesi e le famiglie.

AULE VIRTUALI:

Importante per la storia dell’educazione è l’ambito culturale: si fa riferimento agli ideali morali diffusi nelle diverse epoche storiche, e alle correnti
culturali che possono essere varie, più o meno importanti e influenti nei periodi, e che influiscono anche sull’educazione e la scuola.

Idee e teorie pedagogiche: riflessioni, costrutti culturali pur partendo da pratiche educative o insegnamento, si elevano poi a una riflessione teorica
entrando a far parte dell’ambito culturale.

Ideologie politiche che influenzano le politiche scolastiche, le ideologie politiche hanno sempre in sè una riflessione sull’educazione.

Cultura di massa, cultura popolare, mass media hanno una influenza sull’educazione. Nel passato era influente il folklore, le tradizioni popolari diffuse
(es. Emilio di Rousseau parla della tradizione della fasciatura dei bambini), giochi, provebi,

Letteratura educativa (approfondito nel secondo 800), nell’età moderna si sono sviluppate letterature di intrattenimento che però sono scritte anche con
intento educativo.

Ambito economico: rapporto tra sviluppo economico e istruzione/alfabetizzazione: c’è o no un rapporto tra sviluppo economico e alfabetizzazione?
Alcuni studiosi hanno analizzato il problema: quando una società ha uno sviluppo economico questo sviluppo da una spinta allo sviluppo dell’istruzione
(es. La necessità di lavoratori istruiti nelle economie più avanzate pone il problema dell’istruzione) quindi secondo alcuni I due elementi hanno un
rapporto positivo, alcuni invece hanno sostenuto che lo sviluppo dell’istruzione ha prodotto uno sviluppo economico quindi una società più istruita si
attiva maggiormente per sviluppare l’economia.

Problema della occupazione o disoccupazione intellettuale: ci sono periodi in cui in alcune società si crea la disoccupazione intellettuale.

Ambito dello stato: ovvero le istituzioni e le politiche. Una delle istituzioni che più si è diffusa nei vari stati è quella scolastica che richiede che ogni
governo dedichi una politica scolastica, una amministrazione per gestirla. Esiste anche una storia della scuola sulla base di questi elementi. Aspetto

Riassunto di Laura Pagani


Anno 2016/2017
particolare: insegnanti considerati come dipendenti pubblici e quindi come vengono assunti, come vengono formati, quali associazioni creano, cosa fanno
queste associazioni, storia della didattica in aula (fonti: registri di classe, non sono sempre utili dipende dal periodo storico, nell’800 sono poco utili, dopo
la prima guerra mondiale il registro diventò il giornale di classe, quindi vi si annotava ciò che il maestro faceva, I problemi … , libro scolastico che
condiziona l’insegnamento, tuttavia ogni insegnante usa il libro in modo diverso, altra fonte: compiti in classe, quaderni degli studenti che però sono
spesso pochi e quindi campioni esigui, materiale didattico: giochi, I doni froebeliani, materiale montessoriano, cartine geografiche, strumenti di
laboratorio, ancora oggi gli istituti scolastici conservano tre tipi di beni cuturali: biblioteche scolastiche, archivio scolastico, materiale museale), lotta
all’analfabetismo adulto con interventi e finanziamenti da parte dello stato, dal 900 poi ci sono anche dimensioni sovranazionali come lil parlamento
europeo, l’europa, l’onu e l’unesco.

Quindi nella storia dell’educazione ci sono tre grandi ambiti: cultura, economia e stato.

Altri due ambiti storici che presentano anche aspetti di interesse educativo:

Ambito società e costume: famiglia: storia della famiglie, che sono diverse a seconda del tempo e del luogo, già in italia ci sono molte varianti di famiglia a
seconda dei luoghi e dei tempi. Un ambito fondamentale dell’educazione è proprio la famiglia, e a seconda del modello famigliare, delle relazioni è
diversa. In italia I modelli famigliari cambiano a seconda delle regioni. È fondamentale la prima educazione in famiglia (Rousseau, libro primo).

Infanzia, giovani e le generazioni: studi sui bambini, sulla loro condizione, e storia e ricerche anche sui giovani, le cui condizioni sono cambiate nel tempo,
per esempio il lavoro minorile, e la consapevolezza dei giovani delle proprie condizioni., culture giovanili, anche attenzione alle generazioni, alla
continuità o meno tra le generazioni, vuoti generazionali a causa delle guerre, conflitti tra generazioni, rifiuto dei modelli di generazioni precedenti. Tutto
questo interessa la storia dell’educazione perchè studia la relazione educativa tra adulto e giovane o bambino e tra generazioni diverse, l’integrazione tra
queste che possono essere più o meno facili rendendo I processi educativi conflittuali.

All’interno dell’ambito della scuola si analizzano gli studi di genere: maschi e femmine, cosa volesse dire essere uomo o donna, problemi legati al crescere
della presenza di generi diversi, omosessuali, transgender, società omofobe o meno, patriarcali o matriarcali. Questi studi sono nati soprattutto da donne
che hanno cercato di capire e studiare la storia con una punto di vista diverso, quello femminile, e cercando di studiare di più anche le donne.

Ambito dei modelli educativi: I vari contesti e tempi storici hanno un ideale di persona educata e di pratiche per raggiungere tale obiettivo: pratiche
educative come il disciplinamento del corpo ovvero il vestiario, la postura, la gestualità.

Immaginario infantile a cui si ricollega la letteratura per l’infanzia: rif. libri, poi trasformati in film o cartoni, disney, pinocchio, cultura di babbo natale,
fata dei denti, befana…

Sociabilità o associazionismo, simbolica (linguaggi, riti, miti, simboli usati per educare)

Abito religioso e delle chiese: la chiesa cattolica pensa se stessa come madre e maestra, la chiesa stessa è una agenzia educativa attraverso il catechismo,
la liturgia, le scuole cattoliche delle congregazioni religiose (es. Gesuiti, salesiani), seminari, ambito missionario (educazione interculturale), università
cattoliche o facoltà cattoliche, rapporti tra stato e chiese cristiane o comunità religiose.

LA REPUBBLICA GRIGIA:

Ispirato all’intellettuale ed insdegnante Claudio Pavone, che ha scritto Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella resistenza.

Primo capitolo della repubblica grigia: per un saggio storico sulla moralità nella ricostruzione: la ricostruzione inizia proprio dalla fine della resistenza,
quindi dopo la liberazione. Importante la categoria della moralità, che non va intesa come moralismo, come giudizio morale, distinzione di buoni e cattivi,
ma è un problema storico della moralità e dell’etica di quel momento storico, quindi l’etica del popolo tra cultura, educazione, sentimenti religiosi e
passioni politiche.

Attenzione è sul periodo fondativo della repubblica ovvero il decennio della ricostruzione tra 1945-1955, durante cui ci furono due processi
contemporanei ma distinti: 1861 nascita del regno di italia per cui si parla di costruzione della nazione ovvero che uomini e donne di posti diversi della
penisola si iniziano a sentire italiani, quindi costruzione del sentimento di appartenenza a un popolo unico, contemporaneamente quando si proclama
l’italia unita si parla anche di costruzione dello stato e quindi per esempio creazione delle istituzioni. Nell’età della ricostruzione avviene sia una
ricostruzione della nazione sia una ricostruzione dello stato, che stava cambiando nella forma, da monarchia/totalitarismo a repubblica e anche nella
costituzione che da statuto albertino diventa costituzione della repubblica. Per ricostruire la nazione gli ideali patriottici, che erano stati modificati
durante la resistenza, avvertita come un secondo risorgimento, andavano modificati in via democratica, accanto a ciò con la stesura della costituzione
vengono ricostruite le istituzioni e lo stato.

Per alcuni aspetti, oltre al periodo della ricostruzione, si risale al 43, quindi gli ultimi due anni di guerra, e anche fino al ’58, anno in cui muore il papa e
viene eletto papa giovanni XXIII , elezioni, Fanfani alla guida del governo democristiano che avvia l’apertura a sinistra.

Da una parte attenzione al mondo cattolico, perchè era un momento in cui I cattolici avevano molte responsabilità, erano protagonisti, il partito della
democrazia cristiana ha la maggioranza relativa, e ottiene la maggioranza assoluta nelle elezioni del 48, rimaneva in vigore il concordato dei patti
lateranensi, la guida del governo era spesso affidata a cattolici. Questo periodo fu quello dove I cattolici incisero maggiormente nella storia.

Dall’altra parte leggere la moralità dal punto di vista dei processi educativi e soprattutto per l’educazione alla democrazia in tutte e forme dirette e
indirette in cui si realizzò. Quando viene istituita la repubblica e la costituzione si avevano timori sulla stabilità di questa forma, l’educazione alla
democrazia solidificava la repubblica.

Titolo: repubblica grigia, si chiama cosi ma in modo positivo, per dire che non esiste solo due visioni opposte bianco o nero ma per parlare di tutte le
sfumature in mezzo. Riprende anche un filosofo e professore Remo Bodei che studia nel suo saggio I colori delle passioni politiche: rosse (sinistra), nere
(fascismo), bianche (cattolici), grigio (democratici: coloro che abolivano la grande retorica del fascismo, è più normale, è il colore del senso del dovere,
della moderazione, volontariato civile, indica l’etica della cittadinanza, spirito di servizio e il senso dello stato).

come agire dopo le grandi retoriche fasciste? Le sinistre sostenevano una retorica antifascista, quindi esaltare gli eroi della liberazione, della democrazia,
quindi una risposta educativa, I democratici cristiani e laici invece sostenevano una antiretorica fascista, quindi eliminare la retorica fascista.

Riassunto di Laura Pagani


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Figure democratiche: Ferruccio Parri, De Gasperi, due uomini che non amavano la retorica (p.112 Brancati scrive un confronto tra I due e trova de
gasperi ancora più grigio di parri).

Cerimonie pubbliche (p.135) che diventano da grandi cerimonie pompose a cerimonie più sobrie. Esempio del mausoleo per le fosse ardeatine per cui si
esclusero tutte le proposte retoriche, grandi e fastose per farne uno invece moderno, fatto di una pietra tombale unica e grande, semplice. Anche I
monumenti e le cerimonie hanno aspetti educativi.

Pregiudizio storiografico: idea che nel 44-45 ci sia stata la resistenza (momento rivoluzionario, di passione) e poi una fase di desistenza (cosi chiamata da
Calamandrei) dove si torna indietro che si fa iniziare con l’avvento di de gasperi dopo parri alla fine del 45, oppure nel 47 con la guerra fredda, e la
cacciata dei social comunisti dal governo, 18 aprile ’48 con la vittoria della democrazia cristiana.

Questo pregiudizio non si può più sostenere, ci fu una continuità tra resistenza e ricostruzione, questa continuità interpretata da una parte dalle sinistre
social comuniste e dall’altra interpretata dai democratici laici e cristiani. Quindi il periodo della resistenza e della ricostruzione non vanno considerati
separati, il primo positivo e il secondo negativo, e gli ideali della resistenza continuano a influenzare anche il periodo della ricostruzione e l’educazione
alla democrazia.

DALLA DISEDUCAZIONE FASCISTA ALLA RIEDUCAZIONE DEMOCRATICA: DALLA DISTRUZIONE ALLA RICOSTRUZIONE: (Repubblica grigia)

Sistema scolastico educativo fascista che ha cercato di plasmare le coscienze degli italiani durante il ventennio fascista. Un sistema diseducativo perchè
ha trasmetto dei disvalori che educavano quindi alla guerra, all’esaltazione dell’italia sugli altri stati, nazionalismo, educazione imperialista dopo la
conquista dell’etiopia e poi una educazione al razzismo, culto del duce. E connesse alla scuola tutte le istituzioni che quindi penetravano in tutti gli ambiti
della vita del cittadino. Questo sistema aveva anche un obiettivo di deresponsabilizzazione, I cattolici democratici nell’accorgersi della
deresponsabilizzazione capiscono che anche quello è un punto di inizio per rieducare e costruire la repubblica.

Già durante la repubblica di salò nascono gruppi di giovani politiche o apolitiche che cercano di opporsi al rinato fascismo, ovvero il nazifascismo.

Con la ricostruzione si cerca di ricostruire il paese materialmente, economicamente, e anche simbolicamente, moralmente e istituzionalmente. Il fascismo
aveva distrutto le istituzioni, lo statuto albertino, aveva cercato di distruggere le coscienze.

DISEDUCAZIONE RIEDUCAZIONE AUTOFORMAZIONE:

Dossetti, Bianchini, Moro, Cremaschi, Rinaldini:

Dossetti (formazione universitaria giuridica, coinvolto nella resistenza attiva contro il fascismo, viene eletto nella assemblea costituente, figura
importante anche all’interno del concilio vaticano II). Cit. “il fascismo fu una grande farsa accompagnata da una grande diseducazione del nostro paese
del nostro popolo, un grande inganno anche se seguito con illusione dalla maggioranza che però sempre più si lasciava ingannare e fuorviare”. La farsi si
riferisce quindi alla grande retorica fascista, all’immaginario di una italia grande e potente che nascondeva la realtà proponendo una finta italia tramite di
media. Tema della assunzione di responsabilità collettiva: la maggiornanza segue con illusione, quindi immaturità democratica.

Rinaldini: ha lasciato un diario relativo al periodo della resistenza, ci mostra come I semi della ricostruzione, rieducazione e autoformazione fossero già
presenti nel laicato cattolico negli anni 43-45. Rinaldini era un maestro bresciano, alla caduta del fascismo decide di combattere per la liberazione del
suolo nazionale e l’affermazione dei principi cristiani. Tema dell’assunzione di responsabilità: non si può dare tutta la colpa solo a Mussolini, bisogna
assumersi le proprie responabilità e decidere di cambiare le cose ricostruendo, I fondamenti per questa ricostruzione devono essere intensità di vita
spirituale, quindi essere cristiani veri, preparazione sociale, ovvero conoscere I problemi delle masse, preparazione professionale, alla base di ogni
problema c’è un fatto di educazione.

Bianchini: professoressa di brescia, è parte attiva della resistenza delle fiamme verdi (come Rinaldini, che però verrà ucciso nel 45), formazione apolitica
ma cattolica. Il suo ruolo era di redattrice di un giornale “Il ribelle” clandestino. La stampa clandestina aveva anche un ruolo educativom di formazione
civile, alla democrazia, decondizionamento dai principi fascisti ed errati. Anche la Bianchini verrà eletta alla assemblea costituente. Convivere per vivere,
frase sul ribelle. Negli scritti della Bianchini abbiamo una sintesi del processo diseducativo fascista ma anche elementi base della costituzione
democratica. Principi di convivenza in un contesto europeo in cui ci sia rispetto, collaborazione e rispetto del diritto.

Ricostruzione democratica: tema dell’autoformazione, assunzione della responsabilità (nel fascismo deresponsabilizzazione, per cui affidarsi a qualcuno
che risolveva I problemi al posto tuo).

Sia Cremaschi che Moro furono eletti nella democrazia cristiana e nell’assemblea costituente.

Cremaschi: serve una rieducazione delle coscienze, era un partigiano cattolico bergamasco, fa parte del comitato di liberazione nazionale della scuola,
maggio ’45 in un giornale: l’esigenza di rieducazione era sentita da una intera generazione. La costituzione ha una funzione pedagogica, deve avviare alla
democrazia anche chi non vi è cresciuto, volontà di pacificazione nazionale, criticata poi dalle sinistre.

Cremaschi si riferisce al dibattito relativo ad alcuni principi fondamentali della costituzione, in particolari art. 1 e 7 nella bozza della costituzione: Moro
aveva fatto un discorso sul significato della costituzione, contro Moro vi erano il comunista Togliatti e il liberale Lucifero: per Togliatti la costituzione
doveva essere non ideologica (che si contrapponeva dunquea ciò che durante il fascismo era significato sovrapporre ideologie a tutte le istituzioni),
Lucifero invece voleva una costituzione afascista, Aldo Moro invece si esprime perchè sia una costituzione anche antifascista e fa emergere il valore
pedagogico della costituzione, e nel marzo ’47 nella assemblea costituente disse che bisognava mettere in chiaro che si stava costruendo in opposizione ai
disvalori precedentemente messi in atto, per questo non si può prescindere dal movimento fascista e bisogna fare una costituzione antifascista ridando
dignità alle coscienze e alle istituzioni precedentemente piegate sotto il fascismo e ridando la libertà ad esse. Costituzione come fondamento che si radica
nella resistenza e nell’antifascismo, movimenti da cui sono nate le premesse per ricostruire l’italia con una costituzione nuova, sul fatto di non fare una
costituzione afascista ne mette in evidenza il ruolo educativo come dovere nei confronti di un popolo che per 20 anni era stato diseducato, serviva quindi
normalizzare il popolo.

Resistenza come grande esperienza di educazione civile ed educazione all’antifascismo e alla democrazia (avvio della ricostruzione): la scelta di prendere
parte alla resistenza non era una scelta obbligatoria ma era possibile. Durante il fascismo l’obbligo di prendere parte a determinate cose e compiti era
presente in ogni momento della vita (il duce ha sempre ragione, obbedire perchè bisogna obbedire), mentre durante la resistenza gli italiani sono messi
davanti a una scelta (opzione che prima era stata cancellata). . Rispetto il tema della scelta ne parla anche Pavone, già durante la resistenza vi erano state
esperiende di democrazia e nelle stesse bande partigiane c’erano stati esempi di scuola della vita democratica, della partecipazione, civile, educazione
Riassunto di Laura Pagani
Anno 2016/2017
politica, rieducazione alla responsabilità (che era stata tolta durante il regime) ed educazione al senso critico, quindi la resistenza fornisce una esperienza
di educazione civile anche per questo.

Coscienza pedagogica e tentativi scolastici: ci sono stati anche tentativi di rieducazione scolastica, quindi ripresa dell’istituzione scolastica liberandola dal
fascismo. Repubbliche partigiane che si instaurano nelle zone libere (aree, borghi, paesi, città che vengono liberate dai partigiani) e una volta liberate le
prime urgenze sono ripristino delle comunicazioni, alimentazione. Nelle scuole si cerca di defascistizzarle cercando di rivalutare libri, materie,
programmi, personale che erano ovviamente fascistizzati. Problema di togliere il fascismo ma anche di proporre nuovi principi e valori di solidarietà,
giustizia, libertà nelle scuole.

Emerge una continuità tra resistenza e ricostruzione, continuità degli ideali resistenziali anche nell’epoca della ricostruzione che non si può leggere come
staccata rispetto la resistenza o come fase di desistenza e quindi tradimento della resistenza.

Ideale di pace, normalizzazione, creazione di premesse politiche e sociali che evitino il conflitto tra I popoli era un ideale della resistenza e sarà un
principio guida durante la ricostruzione. Come scrisse la Bianchini, pensare il paese anche nel contesto internazionale poteva prevenire futuri scontri e
promuovere la pace.

Contesto della ricostruzione: possibilità di ricostruire equilibri, si trova in mezzo ai due blocchi sovietico e americano, in italia era presente anche un
partito comunista, e quindi contesto di guerra fredda.

Partecipazione cattolica: chiesa di Pio XII, imparzialità, non si schiera ne per gli angloamericani ne per I nazifascisti. Soccorso alla popolazione e a chi
combatte nella resistenza e quindi aspetto umanitario, orientamento del laicato militante quindi sacerdoti per esempio che sostengono le bande
partigiane.

Concetto delle tre guerre dei partigiani cattolici: Pavone sostiene che un partigiano combatte la guerra civile (italiani contro italiani), quella di classe
(abbattimento di un regime borghese, liberale per andare verso una forma socialista comunista) e quella patriottica (liberazione della patria dai
tedeschi). Pavone si riferisce soprattutto ai partigiani social comunisti, mentre nella repubblica grigia si parla di partigiani cattolici: guerra antifascista
(contro il totalitarismo e la tirannia e quindi contro una forma istituzionale), guerra patriottica, guerra alla guerra (da parte di molti partigiani cattolici
come Dossetti, si ha la percezione che si stesse combattendo una guerra diversa, di civiltà, in cui si opponevano due visione del mondo e dell’uomo: da un
lato sopraffazione dell’uomo, dall’altro lato di libertà, e anche guerra alla guerra che si combatte per la pace).

RIEDUCAZIONE:

Sfondo ecclesiale: papa Pio XII (’39-’58), precede il concilio vaticano II, ma anche lo prepara in positivo con alcune encicliche per esempio di stampo
innovatore, ma anche negativo andando in direzione di chiusura e accentramento. il pontificato si pone all’interno delle idee che volevano il pontefice
guida orientatrice della civiltà, quindi rispondeva ad un disegno egemonico della chiesa. Inoltre papa Pio XII è chiamato il papa dei silenzi, è accusato di
non aver preso una posizione contro I nazifascisti e le loro azioni, scelse la via dell’imparizalità quindi. Annuncia però la sua scelta in favore della
democrazia, e questo aiuta anche I cattolici nella scelta. Il papa trasmise le sue idee tramite radio, quindi un papa innovatore, e poi tramite televisione.
Radio messaggio: la chiesa parla del regime nazista e fascista in modo implicito, quindi dichiarando che per scegliere un regime bisogna tener conto del
fatto che devono fare il bene dei cittadini, e quindi nazismo e fascismo non erano indicati.

Pio XII si pone come punto di riferimento morale anche a livello internazionale, verso la fine della II guerra mondiale si pone come riferimento morale,
spirituale ma anche materiale. Riguardo la scelta democratica, papa Pio XII si schierò contro il comunismo visto come un nuovo pericolo di totalitarismo,

Nell’annuncio radiofonico emerge quindi anche la volontà di porsi guida orientatrice. Nella prima enciclica Summi Pontificatus di papa Pio XII si ribadisce
l’obiettivo di rieducazione dell’umanità, che deve essere spirituale e religiosa, attuata dalla giustizia e coronata dalla carità.

Elite disponibili ovvero giovani formati tra le due guerre facendo riferimento al movimento dei laureati cattolici, guidato da Montini (papa paolo VI) e
Maritain. Necessità di formare una coscienza civile, educare al senso della libertà politica, educazione al bene comune.

Concezione democratica che rifiuta totalitarismo (negazione dello sviluppo personale dell’individuo, anche spirituale) e liberalismo, collettivismo
marxista e individualismo capitalista.

L’opera di rieducazione aspira a una normalità liberaldemocratica: si esce da una guerra civile, di lotta di classe. Normalità liberal democratica significa
tornare a un regime in cui c’è spazio per il confronto o lo scontro ma nei confini della democrazia, quindi libertà di esprimersi per tutti I partiti e le
ideologie ma nei confini. La normalizzazione non significa restaurazione, accusa di tradire la resistenza, di desistenza, di clerico fascismo che arrivava da
parte comunista, che guardava come modello all’unione sovietica e alla rivoluzione social comunista.

Aldo Moro invece interpreta in modo positivo questa normalizzazione, la legge come argine pedagogico al qualunquismo (partito dell’uomo qualunque),
sett ’45 Moro scrive riferendosi al qualunquismo, capisce che la gente è stanca e disperata, ma la risposta di disimpegno dell’uomo qualunque è scorretta,
non si deve compatire ma agire, lavorare e riprendere la gioia di vivere quindi ottimismo della volontà. L’ottimismo della volontà realizza, almeno in
parte, gli obiettivi della resistenza, e che pone le premesse per la strutturazione dello stato sociale come è oggi. In poco tempo l’Italia, da paese sconfitto
torna ad esere protagonista partecipando al consesso delle nazioni, alla revisione del trattato di pace, e ritorna uno dei paesi più economicamente
sviluppati diventando protagonista del boom economico.

Fausto Montanari: riferendosi alla pacificazione, vi è una presa di coscienza di tutti gli aspetti negativi della guerra, lo stato di mobilitazione della
resistenza e la violenza messa in atto furono necessarie ma passeggere. La libertà non è piena nella lotta ma nella pace. Lo stesso De Gasperi si riferisce
spesso al mito della pace.

Dalla retorica nera all’anti retorica grigia (processo di rieducazione civile): la retorica nera puntava sulle parole per falsificare e nascondere la realtà ai
cittadini, famoso nella retorica fu d’Annunzio.

È necessario ripartire da una rieducazione e decondizionamento, e questa consapevolezza matura sia durante la resistenza che nella ricostruzione, anche
tra gli uomini e donne che entrano a far parte della consulta nazionale (sett ’45- giu ’46), organismo non elettivo che fa le veci del parlamento in modo
provvisorio. Alcune figure di spicco della consulta erano coscienti di dover defascistizzare le coscienze. La difficoltà nel realizzare questo obiettivo viene
manifestato per esempio da Giordani, che dice che nessuno può tirarsi fuori dall’influenza fascista, anche chi era contro il fascismo, vivere per 20 anni in
un regime totalitario influenza comunque l’uomo.

Riassunto di Laura Pagani


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Codignola, laico, impegnato nella resistenza e ricostruzione, avrà ruolo nella fase del centro sinistra: percezione di un probema e necessità di
rieducazione morale, civile e ritorno alla normalità in contrapposizione alla grandezza eccessiva del fascismo. Scritto del ’44: stacco tra parole e verità
reale durante il fascismo, idee irrealizzabili, linguaggio eccessivo. Necessità di ritorno al vivere civile semplice e modesto, parole che ritornano anche in
De Gasperi.

Nenni: leader socialista, anni 60 torna al governo nei governi di centrosisnistra. Scrive quando Roma era stata appena liberata. Demolizione dell’impianto
retorico, dire ciò che si fa e fare ciò che si dice, quindi ritorno alla normalità.

Distacco tra parole e realtà: consapevolezza che il fascismo crollato può rischiare di tornare in altre forme perchè ha radici anche culturali, etico morali, e
non è quindi sconfitto per sempre, è un fatto di corruzione spirituale, è un distacco tra parole e realtà, lo stile fascista ancora presente nell’antifascismo,
quindi ricercare frasi grandi, ad effetto, retorica seppur usata al contrario è sempre opera fascista. Nel dopoguerra si dividono socialcomunisti e
democristiani: I comunisti tendevano a riprendere la retorica, pur per propaganda antifascista, utilizzavano un linguaggio retorico, esaltato, toni accesi.
Tra I cattolici invece si sviluppa un antiretorica democratica, quindi toni meno accesi, non si propone un mito antifascista, si usa un modo più mite,
pacifico per rieducare le coscienze, acquisizione pacifica e lenta delle coscienze alla democrazia.

Parri: avviare la riconduzione delle forze partigiane più rivoluzionari dai comitati di liberazione nazionale allo stato. Presto viene però considerato
inadatto a questo ruolo, viene quindi considerato De Gasperi come più adatto, questo viene visto come colpo di stato da alcuni ma in realtà non fu così,
avevano un metodo di lavoro molto simile, erano sobri, austeri,

De gasperi è il simbolo della mitezza girigia della ricostruzione: sono I fatti che devono educare alla democrazia, per esempio l’esercizio del voto,

Brancati: laico, ’47, confronta Parri e Mussolini: se prima sembrava che fosse de gasperi il contrario di mussolini, ora parri appare il contrario per
contrapposizione perfetta: M. era il tiranno e P. l’eroe della libertà, M. il capo degli squadristi, P. capo dei partigiani, M. statua romana, P statua dell’800. È
un ritratto di Parri sobrio, liberal democratico, ottocentesco. De gasperi era contrario in modo meno palese ma più radicale, non si può quindi
confrontare perchè su un piano diverso: non è un eroe, non è un capo, non è una statua ma è un uomo grigio, è un modello quindi alternativo, è educativo,
è un uomo del fare, del dire poco, della professionalità e preparazione in contrasto con l’ideale dell’uomo italiano nel fascismo che faceva fare agli altri,
delegava al capo.

Calvino: laico comunista, confronto Togliatti e De Gasperi: parlando di cosa non piaceva ai giovani comunisti emergono I lati positivi di de gasperi:
dimesso, calmo, non incline alle rivoluzioni come I comunisti, rassicurante. I comunisti infatti vedono in lui un tradimento della resistenza.

È il centrismo di de gasperi che prepara il terreno ai processi di attuazione della costituzione, ispirazione alla normalità che argina il qualunquismo ma
anche alle derive rivoluzionarie comuniste.

RINNOVATA PEDAGOGIA CIVILE:

Nuovo calendario civile: molto spesso nel fascismo si festeggiavano feste fasciste, quasi ogni mese feste per ricondurre alla ideologia I giovani e la
popolazione, il nuovo calendario prevede invece la festa della liberazione il 25 aprile (’45) e la festa della repubblica il 2 giugno. Nessuno era obbligato
però a esporre bandiere o portare divise come durante il fascismo, e quindi era libero il festeggiamento o il non festeggiamento dell’evento. Il 25 aprile
assume un significato antifascista e una connotazione di lotta, di voler tener vivi aspetti della costituzione che ancora non erano stati attuati, il 2 giugno
assume una connotazione di tipo istituzionale, celebrazione del parlamento, doppio voto per referendum istituzionale e assemblea costituente, spazio
anche per la parata dell’esercito che è un omaggio all’esercito ricostruito su basi democratiche. Progressivamente il parlamento e la costituzione perdono
spazio all’interno della celebrazione della festa della repubblica, anche perchè demcrazia e costituzione trovano applicazione nella realtà.

Furono anche due feste criticate in quanto non vi era un livello di adesione completo, ma proprio per questo erano innovative, perchè a libera
partecipazione, c’è una autoformazione rispetto queste feste, in cui ci sono riti come rileggere gli articoli della costituzione, si ricordano I morti della
guerra, quindi formazione democratica opposta all’educazione coercitiva che si proponeva anche attraverso le feste nazionali nell’epoca fascista.

Ministro degli interni Romita: lettura dei dati del referendum monarchia-repubblica: parla di modestia, austerità, parla dell’abuso della parola storico
all’interno del regime fascista, che celebrava tutto con sfarzosità, e vi contrappone invece la semplicità con cui viene accolta in sala la decisione della
repubblica.

DALLA RETORICA NERA ALL’ANTIRETORICA GRIGIA:

È un processo di rieducazione civile, a molti italiani mancano le basi della democrazia e della repubblica. Serviva una rieducazione politica ed etico-civile.

Rinnovamento politico istituzionale, il 25 aprile diventa una festa che suscita scontri, dal ’47 ma sopratutto dal ’48 e poi dall’ingresso dell’italia nella Nato
nel ’49, in particolare nel momento più accese della guerra fredda, tra I due blocchi in cui abbiamo democrazia cristiana e I partiti centristi vicini al blocco
atlantico e I partiti socialisti e comunisti del fronte popolare per il blocco sovietico. L 25 aprile è conflittuale in quanto emergono memorie divise della
resisteza: per I socialcomunisti emerge l’esaltazione dell’eroismo partigiano con una attenzione agli aspetti politici e militari della resistenza, retorica
rossa antifascista per I democristiani invece è commemorazione dei fatti e dei morti, diventa quindi antiretorica fascista, clima più austero, ritorno alla
pace e pacificazione nazionale, si voleva far emergere anche il dramma morale della scelta, ovvero da che parte porsi all’interno della guerra di civiltà tra
valori nuovi e disvalori fascisti.

Bisogna durante le celebrazioni ricordare il motivo per cui si è combattuto, per cui I partigiani sono morti, e questo ricordo deve servire per prendere
quei principi e attuarli nella nuova italia durante la ricostruzione.

All’interno della festa aveva trovato spazio la parata dell’esercito: dopo la fine della guerra si garantì la ricostruzione di un esercito, democratico e sotto
controllo statunitense, e poi regolata anche dalla costituzione: esercito che deve essere difensivo, riferirsi ai principi democratici della costituzione, ha un
ruolo simbolico.

Dopo la prima guerra mondiale si era pensato ad attribuire un valore pedagogico ai caduti, cercando un posto dove collocarli che rispettasse questo
principio; qualche anno dopo il fascismo si impossessa del valore simbolico dei caduti costruendo più di 40 sacrari in cui si esaltano I principi del morire
per la patria.

Riassunto di Laura Pagani


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Mausoleo delle fosse ardeatine: attentato a roma nel 23 marzo ’44, quindi nel 25 anniversario della fondazione del fascismo, uccisi 32 soldati tedeschi,
per rappresaglia per ogni soldato uccisi 10 italiani, uccisi 335 italiani nelle cave nei pressi di roma. I salesiani avevano in custodia le catacombe nei
pressi,in cui nascondevano prigionieri politici ed ebrei vogliono prendere in custodia I morti per seppellirli ma viene impedito.

In seguito alla liberazione di roma si avvia la riesumazione delle salme, nel 44 concorso per realizzare un sacrario per seppellire questi martiri vengono
seppellitiin sarcofagi e una lastra moderna, che forma il mausoleo delle fosse ardeatine. Elementi simbolici e architettonici: gruppo marmoreo con tre
figure unite che sono le tre età della vita che rimandano a tutti I morti della guerra poi stella di davide e croce per rappresentare le religioni dei morti.

Einaudi che sale le scale dell’altare della patria descritto sul corriere della sera, rappresenta l’italia che si voleva creare, austera, opposta ai principi
fascisti.

Inaugurazione del mausoleo avviene 5 anni dopo la strage, prende parte de gasperi, il goverso e 10 000 persone.

Ara pacis di Medea (Gorizia): diverso perchè è stato costruito per ricordare I morti della guerra, e volge in positivo questo ricordo dicendo che dalla
guerra si arriva alla morte dall’amore alla vita.

EDUCARE ALLA DEMOCRAZIA da massa grigia a società civile:

Educazione alla democrazia anche attraverso dell’educazione popolare. Si tenta di avviare il cambiamento da massa grigia a società civile: massa grigia
intesa come massa immobile, senza voce, che non si esprime. Un processo che fu avviato e non semplice, che spesso è stato interrotto.

La presa di coscienza della diseducazione civile fascista è generale, quindi sia dai laici che dai cattolici:

Nenni, laico, leader socialista, il popolo si è ridotto a massa in epoca fascista e propone come via di uscita dalla inerzia politica e civile e dalla
massificazione, un distacco delle avanguardie che si autoeducano.

Pio XII, cattolico, appoggia la democrazia e il risveglio della coscienza civile dei popoli che se fossero stati formati e in grado di esprimersi non avrebbero
accettato il totalitarismo: è necessario creare delle garanzie perchè il popolo smetta di essere una massa passiva, quindi passaggio da massa a popolo.
Riferimento alla classe dirigente che è cattolica, e deve essere protagonista nella ricostruzione, avere un ruolo di leadership mondiale e formare la vita
delle istituzioni laiche con I propri principi. Necessari due percorsi formativi diversi per l’educazione dei popoli e la formazione democratica dei dirigenti.
I caratteri della classe dirigente: responsabilità, generosità, incorruttibilità, bene comune, quindi la classe dirigente deve porsi come guida sicura contro
la corruzione, le difficoltà del paese, le crisi e I problemi. Educazione e informazione.

Il tema importante era la partecipazione alla vita democratica, per costruire la democrazia.

Sempre Pio XII: la massa è diretta dagli altri, da un dittatore per es., il popolo vive grazie agli uomini che lo compongono che sono consapevoli delle
proprie responsabilità e convinzioni. Consapevolezza come presa di coscienza che giunge già dalla resistenza. Serve una formazione delle masse, in
quanto una massa viene facilmente manipolata se non è consapevole. La massa è la vera nemica della democrazia, partecipare significa conoscere doveri
e diritti, libertà e dignità propria connessa a quella altrui.

Necessità di percorsi formativi: questo problema inizia ad essere dibattuto, era urgente educare il popolo e di questo ne parla anch eil cattolico
democratico Cremaschi: la nuova scuola vuole rivolgersi al popolo perchè migliori la sua cultura, perchè I fatti avvenuti negli ultimi 20 anni non si
ripetano, quindi educazione, formazione almeno di base per poter accedere alla democrazia

Modugno, pedagogista cattolico, scrive nel ’44, vedere nel nemico un’anima fedele a proprie idee e quindi riconoscere l’altro, bisogna educare nelle scuole
a risolvere I conflitti in modo umano, e civile, a rispettare I diritti e gli altri, educazione sociale per sentirsi parte di un tutto e avere sentimenti di amicizia
e fratellanza. Democratizzazione della scuola: nuovi programmi delle elementari del ’45, riprendendo l’attivismo di Dewey, Washbourne, pongono anche
il tema dell’analfabetismo, sia strumentale che spirituale. Strumentale ovvero non conoscere, dimenticare, le basi per leggere, scrivere, contare, spirituale
ovvero strumenti etico civili per partecipare attivamente alla vita sociale e alla costruzione di una società democratica.

Nel corso del fascismo e della guerra il lavoro minorile era molto cresciuto, nei registri di classe l’anno scolastico andava in base alle attività produttive
della zona (cicli di coltivazione, allevamento…) riducendo il tempo scolastico in favore del lavoro. Durante la guerra inoltre moltissime scuole furono
requisite come zone per ospitare le truppe.

Gonella: ’46-’51, fedele a papa Pio XII, riferimento alle fondamenta cristiane della democrazia non era gradito dai laici, epurazione della scuola, della
burocrazia (es. Questionario riguardo all’essere stato o meno fascista) che non riuscì. Gonella aveva un intento etico politico post fascista che voleva
recuperare il personale burocratico e scolastico per riprendere quanto prima il funzionamento delle scuole, questa scelta fu discutibile e criticata in
quanto rallentò la defascistizzazione. Voleva essere un provvedimento che mirava alla pacificazione nazionale, dedizione “oscura e caritatevole” al
proprio lavoro ma senza chiedere una conversione politica. Declina il centrismo di de gasperi in centrismo scolastico. Guarda a tutti le scuole: le
elementari già beneficiavano dei nuov programmi, avvia una inchiesta sulla scuola per avviare una riforma che non fu conclusa, ma attuata negli anni ’60
con I governi di centro sinistra.

Gonella crede che la democrazia possa essere tale solo se poggia su fondamenta cristiane (integralismo confessionale), acquisisce quindi l’idea del papa
di porre il mondo cristiano alla guida del nuovo mondo e la mette nella scuola. In Gonella più che antifascismo emerge un intento etico politico post
fascista nel senso che come obiettivo principale abbiamo la ripresa scolastica, la riapertura delle scuole di ogni grado. Quindi chiede al personale
scolastico, burocratico e dirigenziale un atto di fedeltà, non una riconversione politica, anche se non tutti apprezzano questa linea. Calamandrei denunciò
più volte la linea di Gonella, e anche gente del suo partito lo fece, come ad esempio Colonnetti: matematico piemontese che sviluppa una forma di
antifascismo, ed ebbe anche ruoli importanti all’interno del sistema dirigenziale della scuola ed entrò anche nel consiglio superiore della pubblica
istruzione.

Alla fine del fascismo si pone il problema dei processi di epurazione.

Revisione delle nomine a docenti universitari dell’epoca fascista, in quanto venivano assegnati posti di docenti a persone credute meritevoli, o politici,
che per il fascismo erano importanti mentre altri venivano esclusi a causa del razzismo o delle idee politiche: esclusione o reintegro di persone che erano
o meno insegnanti in modo scorretto.

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Gonella chiede un parere alle università dove lavoravano I docenti che avrebbero dovuto esser sospesi, per sapere come insegnavano, e riconferma il
ruolo di quei professori. A questo punto il consiglio superiore della pubblica istruzione vede le dimissioni di molti dei suoi componenti, tra cui Colonnetti.

Maestri e maestre avevano un ruolo fondamentale per la ripresa dell’italia secondo Gonella: I maestri sono I veri costruttori della democrazia, perchè
rendono gli uomini coscienti dei loro diritti e doveri.

Articolo sulla rivista studium del ’52 (rivista dei laureati cattolici): si mettono in luce I limiti della politica scolastica di Gonella: il colpo di spugna nei
confronti delle adesioni al fascismo dei maestri si pagano, infatti permanevano insegnanti fascisti nelle scuole e alcuni continuavano a propagandare il
fascismo e disprezzano il presente e I nuovi ordinamenti.

Esperienza della scuola popolare: nasce per due motivi, presa di coscienza dell’analfabetismo sia di lungo che breve periodo radicato nel paese e nel
popolo (lungo periodo: da quando vennero promosse dopo la legge casati le prime inchieste e poi anche dopo la seconda guerra modniale, breve periodo:
danni alle scuole a causa della seconda guerra mondiale e quindi difficoltà di istruire). Nel 1945 circa il 15% della popolazione era analfabeta. A presa di
coscienza era presete sia tra I laici che tra I cattolici. Inoltre prende coscienza del problema della disoccupazione magistrale, ovvero maestri che non
hanno una cattedra (circa 10 000) e che potrebbero essere ua risorsa nei confronti dell’analfabetismo. Trovare una soluzione alla disoccupazione poteva
diventare una fonte di voti per la democrazia cristiana. Le scuole popolari nascono inizialmente a Roma, con 800 maestri, che coinvolge circa 20 000
alunni e inizia nel ’47. È una esperienza positiva e dopo poco un decreto estende a livello nazionale la scuola popolare: scuola a servizio del popolo e dei
bisognosi, per entrambi I sessi, sia ragazzi che adulti, che integri istruzione elementare a chi non ha potuto completare gli studi e che avvii verso
l’istruzione media. In queste scuole: lotta all’analfabetismo, assistenza sociale, recupero dei ragazzi difficili, alfabetizzazione degli adulti, integrazione
culturale, orientamento. E queste scuole sorgevano nelle carceri, nei rioni popolari, ospedali ovvero luoghi insoliti, ma sono luoghi popolari, quindi è la
scuola che va dove c’è necessità di alfabetizzazione e si instaura nelle realtà bisognose. L’esperienza di scuola popolare si espande in Italia, il corso della
scuola, popolare dura 5 mesi, I metodi usati sono presi dalla didattica della scuola elementare ma non vengono attuati approcci puerili con studenti
grandi, anzi si sviluppa una riflessione sulla didattica delle scuole popolari, consigliando agli insegnanti di porsi non di fronte, ma da parte agli studenti,
quindi come fratelli che aiutano o guidano chi è in difficoltà e prepararli all’autoformazione. Sono corsi sia diurni che serali, hanno avuto molto sviluppo
al sud e nelle isole. Nel ’47-’48 271 000 persone coinvolte nelle scuole. Corsi di tipo A per analfabeti completi, tipo B semianalfabeti quindi con carenze o
che hanno seguito solo I corsi inferiori di tipo elementare, tipo C per chi ha bisogno di potenziamento o orientamento verso lavoro o uno studio
superiore. Questi corsi vanno anche nella direzione della partecipazione civile, attenzione all’analfabetismo strumentale non è sconnessa
dall’analfabetismo spirituale e civile, serve quindi una educazione al vivere civile, vivere in una società e di condivisione con le altre persone. Educazione
quindi alla partecipazione alla vita civile e sociale per formare un uomo che segua I suoi doveri e rivendichi I suoi diritti. Acquisivano sempre più
importanza I corsi di tipo C perchè finalizzati alla formazione del cittadino nella società democratica, che fosse consapevole, libero di scegliere.
L’istruzione popolare viene sostenuta da associazioni legate alla democrazia cristiana o di area laica: unione nazionale per la lotta all’analfabetismo,
associazione laica, la cui direttrice Lorenzetto fu attiva per sostenere I corsi popolari, associazione italiana dei maestri cattolici che promuove I corsi
popolari e che pone il problema della formazione dei maestri e maestre che vanno a insegnare nelle scuole popolari e devono essere formati per
insegnare agli adulti. Gonella investe molto sui maestri e anche sulla loro sensibilità per interpretare I loro vissuti.

I primi di maggio del ’48 si tiene a roma il primo congresso nazinale dell’educazione popolare in cui il tema della partecipazione viene posto da molti, vi
partecipano personaità di rilievo internazionale come Piaget o Washbourne ma anche pedagogisti nazionali laici e cattolici. Le tematiche che emergono
sono per esempio la necessità di dare a ogni cittadino gli strumenti minimi per esercitare la propria sovranità, tema già posto da Gonella. La sovranità dei
cittadini si può esprimere solo se tutti hanno strumenti di conoscenza del linguaggio, dei fondamenti della vita civile, della costituzione (che insegnavano
nelle scuole popolari) per arrivare ad aiutare le persone a formarsi giudizi critici liberi, autonomi e consapevoli e formare quindi un cittadino che non
delega (come avveniva nel fascismo).

Secondo Gonella la scuola popolare ha una funzione sociale e democratica, inoltre era fondamentale l’educazione civica (riprende la educazione morale e
civile che era presente nei programmi elementari del ’45) che dava dignità al cittadino ponendolo in posizione critica e attiva rispetto lo stato e nello
stato, in modo che conoscesse I meccanismi della vita civile e che potesse analizzarli anche in modo critico e costruttivo.

Necessità di assicurare I requisiti fondamentali per la partecipazione alla vita civile. Il problema è che quando l’educazione civica non è più una materia a
se stante, la speranza che venga trasmessa da tutti gli insegnanti rimane tale e non si realizza.

Tema dibattuto anche in seguito negli anni ’60: che I cittadini diventino, attraverso la conoscenza del funzionamento dello stato e la partecipazione attiva
alla vita civile, I migliori difensori delle istituzioni in cui vivono. Questo si realizzerà, contro il risorgente fascismo e la diffusione di estremismi che si
richiamano ad esso che cercavano di ricrescere.

Definizione sempre piùprecisa di scuola popolare: ordine scolastico a se stante che abbia in sè obiettivi specifici: formazione culturale, spirituale ma
anche morale, civile, sociale.

Nel ’49 al vertice del comitato centrale per l’educazione popolare viene posto Padellaro, figura che prenderà un ruolo sempre più rilevante nelle scuole
popolari. In quell’anno era stato appena reintegrato dopo aver subito un processo di epurazione. Padellaro era stato provveditore durante il fascismo, era

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stato attivo nella divulgazione della pedagogia fascista, quindi era stato un fascista convinto. Il comitato centrale … è il centro burocratico amministrativo
direttivo e pedagogico che gestisce la scuola popolare in italia.

Durante la guerra fredda l’italia è coinvolta in questo conflitto, tra comunisti, socialisti e democratici cristiani e partiti di centro.

La scuola popolare voleva essere sempre più una scuola per adulti, e la polemica contro il comunismo emerge quando ci si rivolge ai maestri (Padellaro)
perchè diventino paladini della democrazia contro il comunismo e I pericoli che portava con sè.

Ci sono anche accenni di populismo nel momento in cui si pensa che la scuola popolare elevi il popolo.

Dopo il ’48-’49 vengono scritti molti contributi per la formazione di maestri: didattica popolare. nel ’50 esce il manuale di educazione popolare per
insegnanti in 6 sezioni con contributi da pedagogisti, giuristi: prima parte dedicata alla vita italiana, viene proposto il testo della costituzione, seconda
sezione per l’educazione degli adulti e quindi riconosce la specificità dell’educazione per un soggetto non più in età evolutiva con cui il maestro deve
relazionarsi non come con un bambino, poi sezione dedicata alla scuola popolare, una sezione più corposa è dedicata ai programmi che trattano di tutte le
materie insegnate. Si evidenziano dei limiti parlando dei programmi: insegnamento della storia e geografia (in storia si insiste sul risorgimento, recupero
dei principi mazziniani, ma pochissimo sul fascismo, la resistenza e la nascita della repubblica percependoli quindi più come fatti politici che storici).

Saggio di Bulgarelli sull’educazione sociale e civile: formare la coscienza sociale e civica radicalmente rinnovata che miri alla realizzazione di una società
migliore, quindi la democrazia più che un regime da restaurare era un ideale da perseguire ovvero una cosa nuova, e che rendeva necessario formare I
cittadini democratici.

Educazione liberatrice: educazione sociale utile se serve per far pensare con la propria testa, a liberare dall’ignoranza, a dare senso di responsabilità,
coscienza del suo posto nella società; la realizzazione di una società migliore è compito degli uomini che giorno per giorno devono imparare a convivere
in pace.

Saggio di issnardi: ottica di continuità educativa con Mazzini, Manzoni, Giovanni Bosco, Radice

Ponzo: riferimento a strumenti didattici innovativi che si possono usare nelle scuole popolari come cinematografia e radio.

Nei manuali troviamo esaltazione del lavoro, progresso, del ruolo della donna (sposa e madre), povertà, istruzione storica, limiti istruzione geografica
soprattutto riferendosi alle popolazioni mondiali tradisce un impianto razzista.

Nel ’51 padellaro istituisce I centri di lettura per educare all’amore per la cultura e la lettura per combattere l’analfabetismo di ritorno. Tra ’56 e ’57 ben
4000 centri di lettura in italia. Gli educatori nei centri proponevano I volumi e facevano compilare una scheda sul libro che veniva poi spedita al comitato
nazionale dell’educazione popolare. Ne vengono anche istituiti di centri itineranti.

Con la legge dell’aprile ’53 si sancisce la nascita della scuola popolare: nuovo interesse nei confronti dell’educazione popolare, si consolida anche
all’interno dell’amministrazione scolastica fino a giungere una stabilità maggiore con l’istituzione della direzione per la scuola popolare nel ’58, anno in
cui viene steso un volume per celebrare I 10 anni della scuola popolare.

Risultati positivi: 4 milioni di studenti (73% dai 14-20 anni, 14% sopra I 20 anni), riduzione dell’analfabetismo dell’8%.

Difficile valutare il contributo all’educazione democratica degli italiani, si cerca quindi di analizzare le relazioni che le maestre inviavano all’ufficio
centrale della scuola popolare che spiegavano come si svolgeva la didattica e gli obiettivi raggiunti.

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