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PERCORSO STORICO

CAPITOLO 1.

L’EDUCAZIONE PER L’UOMO DI FEDE

Vengono messi a fuoco i cambiamenti che avvengono nel modo di pensare l’educazione, nella funzione che
le si attribuisce per la vita di ogni uomo.
Si capisce anche che i percorsi educativi non sono più soltanto indirizzati a nobili e clero, ma ad un numero
più vasto di persone e anche che l’uomo che ha bisogno di imparare gli strumenti culturali è colui che
abbraccia totalmente la fede.

1.L’educazione tra Umanesimo e Rinascimento


In tutta Europa durante il Medioevo sorgono due tipi di scuola: vescovile o cattedrale dove viene preparato il
clero che ha sede presso la Cattedrale in cui il Vescovo, simbolo di potere, insegna le Sacre Scritture;
parrocchiale, sede presso i parroci in campagna o in città, che insieme all’educazione religiosa offre
un’istruzione elementare. Molti sono anche i monasteri medioevali in cui vi sono scuole che impartiscono
lezioni insegnando a leggere, a scrivere a cui accedono i figli del popolo. Ai nobili è riservata un’istruzione
domestica privata. Ciò che fa da principio cardine nell’istruzione è la religione.
Nel 300 il pensiero umanistico spinge l’attenzione sull’uomo, attraverso l’uso delle arti liberali, degni di
un uomo libero indirizzato alle cose più alte, quali poesia, storia, filosofia. Il controllo dell’istruzione, il
monopolio, da parte della Chiesa s’interrompe anche per quanto riguarda l’organizzazione delle scuole;
infatti proprio in questo periodo sorgono scuole laiche e comunali che accanto alla formazione umanistica
danno più centralità a competenze tecniche.
Durante il 400 si sviluppa la polemica contro l’istruzione troppo libresca che non enfatizza la
rielaborazione personale dello studente. Quest’idea trova spazio nel momento in cui giunge il pensiero
luterano che determina un capovolgimento dell’istruzione che dev’essere popolare e offerta a tutti senza
alcuna distinzione e dell’educazione intesa come dovere religioso e diritto politico.

2.Lutero, il Concilio di Trento e il problema dell’educazione


Nel 500 Lutero rimarcò l’importanza di investire nell’istruzione anche per permettere a tutti di accostarsi alla
lettura delle Sacre Scritture, per fondare l’onestà dei cittadini, richiamando anche i genitori alla
responsabilità circa l’istruzione dei figli. Egli voleva istituire scuole popolari in cui accanto
all’insegnamento delle abilità basilari come leggere, scrivere e fare i conti vi erano musica e canto. Una
scuola in cui vi era un rapporto tra maestro discente fondato sull’amore e sul rispetto, senza punizioni.
Il Concilio di Trento (1545-1563) dovette affrontare l’impreparazione culturale e teologica e in questa
prospettiva viene affermata la necessità di conseguire degli studi specifici teologici prima di ricevere gli
ordini sacri. Carlo Borromeo si prefigge di preparare adeguatamente i sacerdoti da inviare nei territori eretici,
interventi di formazione per i giovani laici fondando il Collegio dei Nobili dove potevano seguire corsi
universitari per ricoprire ruoli importanti nella società.

3.L’esigenza dell’educazione del popolo e gli ordini religiosi


Nel 600 l’educazione del popolo diventa quindi l’opportunità per fronteggiare l’eresia aperta da Lutero e si
decide di fornire gli strumenti adeguati affinchè i credenti orientino la loro fede per non cadere in preda a
superstizioni popolari allontanandosi così dalla religione. Così si ha l’esigenza attraverso la scuola di
allontanare i fanciulli da esperienze familiari negative applicando loro dottrine cattoliche.
Accanto a percorsi di educazione religiosa, nello stesso periodo nascono petites ècoles in cui il maestro si
occupa di un allievo per volta perché si trova davanti studenti che hanno età, conoscenze, obiettivi diversi;
successivamente si prevede il raggruppamento degli allievi a seconda del livello. In questo modo si avviano
classi formate con criterio anagrafico in cui vengono organizzate verifiche sull’omogeneità degli
apprendimenti acquisiti ed esclusione di coloro che non li hanno raggiunti.
Un importante fenomeno fu quello di alcuni Ordini religiosi, Congregazioni che si attivano ed hanno il
compito di educare in modo corretto il popolo, i laici, un’istruzione non più destinata ad èlite ma sempre più
aperta al popolo.
CAPITOLO 2
L’EDUCAZIONE PER LA VITA TERRENA DELL’UOMO

1.Il dualismo cartesiano


Cartesio nel suo Discorso sul metodo individua nel metodo deduttivo lo strumento della dottrina della
didattica. A seguito dell’insoddisfazione nei confronti della tradizione scolastica egli ricerca lo strumento
metodologico con cui procedere. Il metodo deduttivo che guida la conoscenza umana deve essere un
processo ordinato e regolato da principi, presi dal campo matematico, che evitano l’errore e che portano a
risultati certi. È proprio l’uomo che dovrà applicare il metodo mettendo in discussione la certezza di ogni
conoscenza esterna conducendolo all’unica certezza, cogito ergo sum, di un essere che se dubita, pensa ed
esiste. Successivamente Cartesio indaga su altre verità come l’esistenza dell’anima di Dio, della materia e dei
corpi e da qui scaturisce il dualismo tra spirito (res cogitans) e materia (res extensa). I suoi principi
determinano una prospettiva pedagogica che spinge il maestro a far emergere l’autonomia della ragione che
può portare alla coscienza dell’allievo le verità innate in essa poste da Dio. Il pensiero cartesiano, unito alla
riflessione di Pascal (capacità intuitiva della ragione), trova espressione nell’esperienza di Port Royal. Nel
monastero succitato nel pressi di Versailles, verso la metà del 1600, si realizza un’esperienza
d’insegnamento in cui si mettono alla prova la logica e la linguistica. Il testo fondamentale di
quest’esperienza era la Grammatica generale e ragionata , che fa emergere gli elementi logici sottesi a
qualsiasi linguaggio nel quale viene inaugurato il metodo fonico che facendo prevalere la funzione uditiva
della lettura prende il via dalla decodificazione delle lettere attraverso il suono che ciascuna lettera
rappresenta, consonante e vocale.

2.La rivoluzione scientifica


Tra il 1543, pubblicazione dell’opera di Copernico, e il 1687, pubblicazione di Newton, si realizza in Europa
un potente cambiamento culturale che dà una nuova visione del mondo e dell’uomo e dei rapporti che
intercorrono tra sapere scientifico e fede religiosa. La rivoluzione scientifica si realizza grazie al pensiero di
maestri come Copernico, Keplero, Galileo , Newton. Ci si apre così all’idea di Dio, di mondo, di universo
infinito. Si modifica anche il modo con cui l’uomo osserva e si rapporta col mondo, poiché la scienza, intesa
come indagine, procede in base all’esperienza e alla dimostrazione, sperimentando e verificando. È intesa la
scienza come una conoscenza lontana, sempre in divenire che si serve di un linguaggio preciso e verificabile,
che adotto un metodo pubblico, controllabile.

3.L’educazione nella rivoluzione scientifica


Ovviamente la rivoluzione scientifica investe anche il mondo educativo che si sottrae alla visione cristiana e
comincia a essere inteso come ideale umano e terreno, strumento della trasformazione che l’uomo attraverso
la scienza può indurre nella propria vita. Finora il compito è stato quasi totalmente affidato alla Chiesa, ora
l’ingresso dello Stato costituirà il soggetto promotore dell’istruzione dei cittadini. Infatti nel 600 si ha la
nascita delle prime società e Accademie scientifiche alle quali spetta un metodo che permetta la
presentazione dei risultati delle loro ricerche attraverso la discussione aperta. L’altro grande cambiamento è
la definizione di un metodo che vede la lingua materna come punto cruciale dell’educazione, elemento
centrale per l’apprendimento, strada attraverso cui realizzare l’unificazione di un popolo.

4.Comenio
Dalla Riforma protestante deriva la sua concezione di persona come centro dell’universo, poiché immagine
del Creatore e della sua volontà, tesa a raggiungere ordine, armonia, e trasformazione dell’intero creato.
Dall’esperienza di insegnante Comenio si interessa al raggiungimento della retta educazione, attenta alle
diverse dimensioni della vita dell’uomo: intellettuale (conoscenza di sé, mondo e Dio); etica (comportamento
secondo ragione); religiosa (pietà cristiana). Comenio sente il bisogno di trarre una definizione del metodo.
Importante è la Didactica magna.
-La concezione di educazione. Per Comenio l’educazione deve fornire ad ogni uomo gli strumenti per
orientarsi nella vita, per un fine religioso quale la salvezza; inoltre l’educazione deve essere destinata a tutti e
per questo arriva la necessità che la scuola sia diffusa nelle città, villaggi, poiché chiunque può essere
avvicinato al sapere poiché già nei primi anni si possiedono i fondamenti dei vari saperi, come semi insiti in
ognuno di noi; egli sostiene inoltre la necessità di educare le donne poiché esse sono immagini di Dio, con
intelligenza acuta destinate anche ad incarichi importanti; per quanto riguarda le persone con scarse capacità
egli sosteneva di educare anche questi ultimi poiché è possibile per tutti migliorare ed istruirsi, non esistono
quindi situazioni che neghino l’apprendimento; omnibus omnia omnino è l’espressione che sintetizza la
concezione di educazione pansofica di Comenio, ovvero l’educazione universale di tutta la gente attraverso
metodi adeguati. Senza separare le discipline
-Il modello di scuola. Comenio sviluppa la tesi secondo la quale l’educazione deve ispirarsi alla natura, ai
suoi principi e l’attenzione è riservata alla metodologia. In questo suo ispirarsi alla natura Comenio inizia a
definire indicazioni pedagogiche, basate sull’interesse del bambino valorizzando il gioco e il suo fare pratico
in maniera tale da divenire l’artefice del proprio sapere. L’organizzazione della scuola e della didattica
vengono affrontati nell’ultima parte del Didactica Magna che si articola in 4 livelli d’istruzione, dall’infanzia
all’Accademia. I momenti dell’articolazione della didattica sono: a) la formazione prenatale, dal matrimonio,
al concepimento, alla nascita e la responsabilità educativa dei genitori; b) la schola infantiae, fino ai 6 anni
per sviluppare i sensi esterni grazie all’esperienza diretta; c) la schola vernacola, fino ai 12 anni presente in
tutti i comuni e aperta a tutti in cui si esercitano i sensi interiori, immaginazione, memoria, attraverso cui si
apprendono tutte le discipline. Per cui tutto organizzato dalle conoscenze più semplici e generali a quelle più
difficili, specialistiche. Per ogni classe un unico libro di testo. L’insegnante ovviamente assume un ruolo
fondamentale e deve incarnare un modello di agire etico, organizzare l’insieme delle conoscenze, mediatore
della didattica. Comenio fornisce agli insegnanti un programma scandito in mesi, organizzando le attività. Dà
notevole importanza alla divisione di classi troppo numerose e all’ambiente scolastico, accogliente,
luminoso, previsto di giardino per giocare e scoprire la natura.

CAPITOLO 3
L’EDUCAZIONE, STATALE E OBBLIGATORIA, PER TUTTI GLI UOMINI
Durante il 700 prende piede un movimento culturale, l’Illuminismo, che vede la ragione umana come lo
strumento in grado di illuminare ogni aspetto della vita dell’uomo e del suo vivere sociale. La definizione
kantiana dell’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità, intesa come incapacità di valersi del
proprio intelletto senza la guida di un altro data dalla mancanza di coraggio di far uso del proprio intelletto
senza essere guidati.

1.La funzione dell’educazione nell’Illuminismo


In questo periodo l’educazione diventa strumento fondamentale per accompagnare l’uomo allo sviluppo
completo della ragione e della realizzazione del progresso civile, strumento di formazione obbligatoria
accessibile a tutti e a carattere civile: obbligatoria poiché non può escludere nessuno; civile poiché finalizzata
alla formazione dell’uomo che garantisce i diritti dell’uomo. Per questo l’educazione dev’essere gestita,
secondo gli illuministi, dallo Stato. In Italia Filangieri sostiene la non uniformità dei percorsi educativi che
devono corrispondere agli impieghi futuri (per coloro che svolgono lavori manuali è sufficiente un’istruzione
facile e breve, per i cittadini appartenenti a classi di maggior peso economico e politico occorre un percorso
più ampio e formativo).

2.Rousseau, pedagogista “fuori dal coro”


Il pensiero di Rousseau rappresenta i temi, i problemi che caratterizzano l’Illuminismo. Egli infatti, anche se
collabora al progetto Enciclopedia, si allontana da tutte le idee classiche dell’Illuminismo, primo quello
pedagogico. Il suo pensiero esalta le passioni, la religione, a discapito della ragione umana. Il progresso
culturale e storico portano alla corruzione della società. Il rapporto uomo naturale e cittadino è enunciato nel
pensiero rousseauiano: l’educazione del primo è il fine dell’educazione e della pedagogia; la formazione del
secondo è scopo della politica. È bene che entrambi si connettano, solo così possiamo avere un buon
cittadino. L’educazione naturale rappresenta un processo che porta ogni uomo a riconoscere la propria
essenza originaria, ovvero tensione verso il bene e ad agire in modo autonomo , libero e responsabile.
-L’educazione per l’infanzia. Rousseau si occupa del processo educativo dell’infanzia, momento di crescita
specifico che presenta caratteristiche precise. La scoperta di questo momento educativo viene considerato un
aspetto di maggiore modernità; il bambino è diverso dall’adulto, ha i suoi tempi, bisogni specifici. In base a
ciò lo scopo del maestro è tutelare il cuore dal vizio e la mente dall’errore. Preservare la bontà del bambino,
impedendo alla malvagità di prendere il sopravvento. Si parla quindi di un percorso di osservazione, guida e
di accompagnamento che deve condurre il maestro evitando di imporre giudizi che il bambino non può
comprendere. Per questo Rousseau intende educare i bambini in campagna per riuscire a conoscere il proprio
corpo e la realtà esterna. L’obiettivo principale infatti di questa educazione è lo sviluppo dei sensi; questo
perché l’educazione dell’uomo comincia con la nascita. Questi sono gli anni significativi per
l’apprendimento in cui è necessario fare esperienze concrete della realtà che permettono al bambino di
avviare poi in un secondo momento il processo conoscitivo più astratto.
-L’educazione per la fanciullezza. La natura dell’uomo è originariamente buona ma vi sono condizionamenti
esterni che corrompono l’essenza positiva dell’uomo. L’educazione naturale ha proprio il compito di
impedire questo degrado e riconoscere l’essenza interiore e una volta diventato adulto di mostrarla attraverso
azioni responsabili che generano situazioni positive nella società. Secondo R. alla fine del suo processo
educativo il fanciullo diventato uomo sceglierà il luogo in cui formare una famiglia e vivrà tra i suoi simili
sapendo cos’è male e cos’è bene. La fanciullezza rappresenta quindi il periodo di crescita più importante per
prendere consapevolezza della propria identità e per costruire legami relazionali fecondi. Importante è
stimolare la creatività, l’interesse che permettono di avviare un processo di apprendimento fecondo in grado
di promuovere le potenzialità. In questa fase (5-10 anni) inizia a svilupparsi una forma particolare di ragione
sensitiva. Il compito del maestro qui è quello di utilizzare le discipline per predisporre esperienze in grado di
stimolare la raison sensitive. L’osservazione della natura, l’esperienza diretta, l’interesse e l’utile diventano i
principi pedagogici che orientano le azioni educative.
L’importanze del pensiero di R. risiede nell’aver pensato l’educazione come un processo unitario (perché il
fine risulta essere etico volto a valorizzare l’integralità, la libertà e la bontà di ogni uomo), flessibile (perché
l’infanzia e la fanciullezza presentano dinamiche proprie e differenti e di conseguenze i metodi educativi
devono essere diversificati).

CAPITOLO 4
L’EDUCAZIONE TRA FAMIGLIA E SPIRITO NAZIONALE
Il pensiero di Kant è uno snodo fondamentale nel passaggio tra Illuminismo e Romanticismo anche per la
questione pedagogica. Infatti vengono meno le posizioni illuministiche collocando l’educazione in un’ottica
morale in cui viene esaltata l’azione dell’educatore a cui spetta il compito di risolvere il rapporto tra autorità
e libertà. Questa visione esalta l’autonomia della personalità, l’attività creatrice dello spirito.

1.Pestalozzi e l’universalità dell’educazione


Per P. serenità interiore e armonia devono orientare l’educazione dell’uomo di qualsiasi ceto per inserirsi in
famiglia e poi nella vita sociale. Spiritualità, libertà, attività sono i fini dello sviluppo della natura umana,
permesso da un’educazione volta a promuovere potenzialità fisiche e intellettive. L’educazione quindi viene
vista come elevazione dell’uomo all’autentica dignità di essere spirituale. A P. si deve riconoscere
l’impegno ad andare oltre il metodismo educativo formale e astratto (dell’Illuminismo), riconoscendo che la
vita stessa insegna ed educa. Fondamentale è anche il principio della gradazione ovvero che l’apprendimento
deve svilupparsi gradualmente

2.Frobel e i giardini d’infanzia


Il suo pensiero segna una svolta nella storia della pedagogia soprattutto per l’infanzia e per l’ideazione dei
giardini d’infanzia che accolgono i piccoli dalla nascita fino a 7 anni, dove ci si concentra sul gioco come
concetto centrale per la crescita. La sua opera più importante è nel 1826 L’educazione dell’uomo, nella quale
afferma che l’uomo nasce imperfetto ma chiamato ad operare come Dio. In Dio l’attività si configura come
creazione, nell’uomo è lavoro, nel bambino è il gioco, visto come esperienza di incontro del bambino con la
realtà. In questo modo si realizza il divino che è nell’uomo. L’educazione quindi è orientata al fare
produttivo, poiché è attraverso l’attività che l’uomo raggiunge il suo fine.
F. distingue alcuni stadi, ciascuno dei quali ha delle caratteristiche ma che sono in graduale e costante
divenire. Cruciali sono infanzia (0-6 anni) durante la quale il bambino non è ancora in grado di distinguere sé
dagli oggetti ed è la madre che lo sostiene nella conquista del rapporto tra oggetto e parola; la fanciullezza
(6- 10 anni) durante la quale grazie alla famiglia e all’esperienza scolastica si sviluppano intelligenza e
volontà. La maturazione umana si caratterizza invece dalla consapevolezza e dalla libertà che si traducono in
autocoscienze.
-I giardini d’infanzia. Nel 1840 nasce il primo giardino aperto a bambini di tutte le classi sociali finalizzato
alla crescita e sviluppo naturali e alla scoperta di Dio. Il ruolo fondamentale è investito dalle “maestre
giardiniere” che segnala continuità tra famiglia e scuola. Nel gioco F. vede il manifestarsi della personalità
del bambino. L’attività libera da regole rappresentata dal gioco, attività anomica, è l’unica forma conosciuta
dal bambino che poi si prepara a quella eteronoma in cui le regole sono date esteriormente al soggetto e
infine quella autonoma intesa come lavoro libero in cui le regole provengono dall’interno, raggiunta in età
adulta.
F. inizia ad adottare il simbolismo ludico e i doni, oggetti messi a disposizione dei bambini per giocare ma
che suscitano la conoscenza della forma, del numero e dei fenomeni naturali e leggi che regolano il mondo.
Si tratta di oggetti geometrici in legno o in stoffa che vengono offerti secondo stadi di sviluppo fisico e
cognitivo.
Oltre all’impiego di doni, i bambini sono impegnati in altre attività che scelgono liberamente: giardinaggio,
allevamento, attività linguistiche, recitazione, modellaggio, cucito. Banditi totalmente insegnamenti teorici
mnemonici.
Per le età successive F. propone un’articolazione del curriculum per discipline, organizzate rispetto al
progetto educativo: lingua, scienze, arte, religione.

3.Herbart e la pedagogia scientifica


H. pone il problema della scientificità e dell’autonomia della pedagogia come teoria dell’educazione fondata
su un sistema compatto rispetto allo scopo e metodo. Questa nuova pedagogia ritrova la pluralità dei
soggetti.
H. critica: l’educazione naturale di R. che mette a repentaglio la possibilità di unire lo sviluppo individuale e
la sua integrazione sociale e che nega qualsiasi piano formativo; l’educazione empirista che permette
all’allievo di conformarsi alla società ma distruggendo qualsiasi azione pedagogica; anche Pestelozzi sbaglia
poi per quest’ultimo l’educazione consiste in un’autoeducazione. Per Herbart invece non esiste alcuna
predeterminazione evolutiva con un’anima priva di facoltà proprie. Egli afferma che l’educazione è nulla
senza l’istruzione, che la pedagogia viene intesa come scienza dell’educazione e si colloca in uno spazio
proprio che sta tra etica, il fine, e psicologia, il mezzo, e il legame che li lega è la cultura.
Importanza viene data dal modo in cui deve avvenire l’insegnamento, poiché è attraverso la cultura che si
forgia il carattere. I passaggi dell’insegnamento devono garantire chiarezza e associazione, sistemazione e
metodo.
L’educatore deve essere dotato di una particolare vocazione, fornito di scienza e forza di pensiero, mettendo
in campo un agire pratico ispirato alla virtù del tatto pedagogico.

4.La pedagogia spiritualista del Risorgimento italiano


Rivolgiamo ora l’attenzione all’Italia nella prima metà dell’Ottocento. Nell’epoca della Restaurazione la
scuola elementare torna ad essere sotto il monopolio della Chiesa. Nascono istituti religiosi per figli delle
classi più disagiate e per le ragazze.
-I cattolici liberali e l’educazione elementare. La pedagogia si colloca in una dimensione che riafferma i
valori religiosi, intesa come alimento della vita interiore grazia alla figura di Rosmini e Lambruschini. Il loro
fondamento pedagogico vede al centro il Cristianesimo che rappresenta il principio spirituale che porta alla
rigenerazione di un nuovo ordine sociale, politico e culturale. Ma anche il pensiero dei pedagogisti Aporti e
S. Giovanni Bosco sono la testimonianza della realizzazione di questi principi.
a)Rosmini. Elabora una teoria sull’idea dell’essere, unica idea che possediamo a priori. Inoltre afferma che è
compito dell’uomo, riconosciuto in Dio il suo destino ultimo e nella religione il fondamento dell’educazione,
operare responsabilmente nelle sue attività terrene e anche in quelle educative affrontandole con valore.
b)Lambruschini. È l’esponente più importante della pedagogia risorgimentale italiana. Egli mette in evidenza
come sia in famiglia che a scuola il rapporto educativo si sia spostato da un rigido criterio di autorità etero
diretta (che comanda dall’esterno) ad un principio di spontaneismo fondato sulla libera natura del bambino.
Il suo ideale educativo è fondato sull’educatore capace di mettere in atto un’educazione diretta senza
abbandonare l’allievo a se stesso e alle sue passioni, ma guidandolo all’ascolto della propria coscienza,
all’osservazione del mondo. Molto importante è anche l’educazione indiretta che ha come agente l’ambiente,
il contesto in cui il bambino nasce e cresce. Il primo compito di questa educazione è eliminare le influenze
inopportune, il secondo consiste nel far in modo che scuola e famiglia aiutino il bambino a trovare situazioni
educative offrendo nuovi stimoli positivi.
c)Aporti. Direttore delle scuole elementari crea la prima scuola infantile gratuita per bambini da 2 a 6 anni. Il
successo degli asili si diffonde in tutta Italia e si basano sull’insegnamento della lingua materna, strumento
per favorire nei piccoli la formazione della coscienza nazionale. Inoltre qui il bambino è stimolato a giocare
e a fare esercizi ginnici, sviluppando l’educazione dei sensi ma anche a promuovere sentimenti positivi nei
confronti degli altri.
Il modello di asilo aportiano, viene sostituito dal Giardino d’infanzia frobeliano.
d)S. Giovanni Bosco. Egli sceglie di fare sintesi empirica della sua esperienza personale e sacerdotale,
sperimentando un’azione educativa che fondata sul principio dell’educazione cristiana, nulla trascura degli
aspetti umani e della vita terrena dei bambini e dei ragazzi che accompagna a crescere nell’allegria come
onesti cittadini e buoni cristiani. Il metodo che don Bosco identifica per realizzare questa missione educativa
poggia un triplice fondamento: amorevolezza, ragione e religione. In questo sistema non si punisce, si
esaltano operosità e svago. Gli educatori accompagnano i bambini nel fondare il loro comportamento morale
su una fede religiosa.
-La scuola infantile ed elementare del Regno d’Italia. Rispetto alla scuola infantile già si è parlato degli asili
frobeliani e aportiani, dando vita ad un metodo misto. La scuola elementare invece voluta dalla legge Casati
del 1859 viene estesa a tutta Italia. Si tratta di una scuola concepita come apparato ideologico, tecnico,
giuridico-amministrativo dello Stato, capace di “cittadinizzare” quel secondo popolo. Affermata la centralità
dell’insegnamento della lingua italiana, veicolo di alfabetizzazione, viene affiancato l’insegnamento
religioso. L’acquisizione della lettura, scrittura e calcoli è ritenuta meta per la prima formazione di buon
cittadino italiano. L’innalzamento dell’obbligo scolastico (legge Coppino 1877), l’industrializzazione,
superano la tradizionale impostazione didattica basata sul nozionismo, in favore invece di una scuola che dà
valore al corpo, all’intelligenza. Nei primi anni del ‘900 la durata obbligatoria della scuola elementare si
arricchisce del corso popolare, ma in questo modo si va a sottolineare il divario tra Nord e Sud Italia. Così si
deciderà di far gestire l’istruzione non più ai comuni, ma allo Stato.

CAPITOLO 5
L’EDUCAZIONE PER UN BAMBINO ATTIVO
Nella seconda metà dell’800 si afferma quello che Comte chiama stadio positivo dell’umanità.

1.L’educazione positivistica
La pedagogia diventa una vera e propria scienza dell’educazione che indaga ciò che l’uomo è dal punto di
vista scientifico e come deve essere la sua educazione in funzione dei bisogni e dei cambiamenti che la
modernità impone. L’educazione diventa quindi un fatto che si sviluppa in un flusso evolutivo come il
mondo intero, come spiegano Spencer e Darwin.
Viene eliminata qualsiasi distinzione tra ciò che è naturale e ciò che è morale, ogni prospettiva spiritualista,
metafisica; l’educazione si colloca in una dimensione naturalistica in cui l’educazione intellettuale consiste
in un accompagnamento verso l’elaborazione di un metodo scientifico come strumento della conoscenza
umana (oggettiva e verificabile) , in cui l’educazione morale che sovrappone i comportamenti dell’uomo e le
regole naturali e l’educazione fisica coltiva la salute fisica degli uomini.
La scuola elementare assume il compito di fornire a tutti gli strumenti minimi per partecipare alla cultura
comune, la scuola secondaria invece ha il compito di fornire al nuovo ceto borghese gli strumenti per
accedere a ruoli di maggior peso.
-A. Gabelli. Egli sostiene che i cambiamenti dell’illuminismo non si sono radicati nella cultura italiana e ciò
determina la riflessione pedagogica volta ad attivare un processo reale di istruzione e di educazione che
servano per accompagnare il popolo ad affrontare i cambiamenti dell’Unità nazionale. Lavora con Coppino e
pone attenzione al metodo educativo innovativo che parte dalla realtà e dall’esperienza. Egli è convinto che
l’educazione non dev’essere prerogativa della scuola, ma anche nella famiglia; importante è la madre che
inculca fin dai primi anni abitudini ed idee che incidono nel carattere del fanciullo. G. invita il maestro a
rispettare tutto il vissuto dell’allievo, spesso frutto di immaginazione elaborato dal bambino prima
dell’ingresso nella scuola elementare, senza sciupare il tesoro della creatività ed immaginazione.

2.John Dewey
I tratti caratterizzanti di Dewey sono una filosofia dell’educazione ispirata ai principi del pragmatismo e un
ideale di scuola funzionale alla realizzazione della democrazia che fonda proprio il suo pensiero
sull’esperienza come realtà vista nel suo dinamismo tra oggettività della natura e soggettività dell’uomo.
-I principi dell’educazione. I principi regolatori dell’educazione sono continuità (possibilità dell’individuo di
rimodellarsi continuamente) e quello dell’ interazione fra soggetto e ambiente. L’interesse è il grande alleato
dell’educazione. Quest’ultima viene vista come un fatto essenzialmente sociale, impossibile solitario.
Fondamentale è anche l’adeguarsi alle tappe dello sviluppo del bambino per poter raggiungere un’azione
d’insegnamento efficiente.
-La scuola-laboratorio. D. sperimenta la sua concezione di didattica nell’Università di Chicago; qui stimola
la creatività attraverso la risorsa del gioco e del lavoro che svolgono una funzione sociale e rendono la scuola
comunità di vita aperta alla ricerca di soluzioni. Riconosce priorità alle attività pratiche che portano i
fanciulli a contatto con la realtà, con l’ambiente sociale, in comunità. Cucina, falegnameria, che promuovono
lo sviluppo dei sensi. Successivamente approfondiscono geografia, storia che promuovono la conoscenza del
contesto socioculturale. L’organizzazione vede gli allievi riuniti in piccoli gruppi, in una prospettiva di
cooperazione con insegnanti nel ruolo di collaboratori ed assistenti, in un setting d’aula adeguato.

3.Le scuole nuove in Europa e in Italia


L’idea di educazione afferma che l’età adulta è la cristallizzazione, la pietrificazione, l’infanzia ha lo scopo
di differire il più possibile quel momento in cui l’essere, perdendo la sua attitudine a divenire, si
immobilizza, e la scuola assume il compito di sostenere il bambino nella sua evoluzione.
-Le scuole nuove francofone.
a)Edouard Claparède, riconosce nei processi educativi la centralità del fanciullo ed è necessario che il
maestro sia scienziato dell’educazione, capace di unire alla conoscenza la competenza nell’osservazione
metodica nella sperimentazione e nell’innovazione dell’attività didattica. Egli individua molte classi di
interesse: interesse percettivo (considera un oggetto nel suo insieme); interesse del linguaggio; interessi
speciali; interessi sociali ed etici. Si tratta quindi di organizzare attività rispetto ai bisogni del fanciullo. Per
ogni alunno si definisce un curriculum e cambia il compito del maestro che deve sostenere il suo sviluppo
nei suoi bisogni.
b)Adolphe Ferrière, cardine del suo pensiero è il concetto di slancio vitale di ispirazione bergsoniana. Lo
slancio che rappresenta l’essenza della realtà emanata da Dio, col fine di un miglioramento personale. Al
dinamismo creatore dello slancio vitale si può guardare per F. da due punti di vista: della concentrazione e
diviene unità; della differenziazione e diviene molteplicità. Quattro sono le fasi che vengono distinte nella
vita dell’individuo: puerizia, sensibilità; fanciullezza, sentimenti; adolescenza, intuizione; giovinezza, la
ragione.
c)Ovide Decroly, medico belga muove critiche all’adultismo che caratterizza la scuola. Egli ne denuncia i
programmi, gli elaborati, senza basarsi sulle capacità degli alunni. Egli elabora così il metodo globale per
l’apprendimento del leggere e dello scrivere, che si apprendono contemporaneamente.

-Le scuole nuove italiane.


a)Maria Montessori, a lei è attribuito un ruolo molto significativo per la sensibilità psicopedagogica e
medica che, nell’educazione dei bambini con deficit, ha esteso le esigenze formative a tutti gli allievi.
Così fonda a Roma la prima Casa dei bambini destinata all’integrazione di un’infanzia svantaggiata e poi per
la liberazione dalla miseria e ignoranza ma anche alla sperimentazione di un metodo educativo nuovo. La
Montessori scopre che il bambino possiede forze creative inesauribili. La pedagogia non può avere come
oggetto l’osservazione psicologica del bambino, ma deve tendere alla scoperta del bambino naturale.
Superbia, collera, devono essere sostituiti da atteggiamenti di umiltà, passività e alla disponibilità all’ascolto.
Il setting dell’aula vede al centro l’allievo, dispone gli spazi in maniera adeguati, luminoso, mobili a misura
di bambino. Il materiale ha lo scopo di permettere al bambino di agire liberamente nell’ambiente educativo.
Inoltre permettono al bambino di dirigere da solo l’attività, infatti si chiamano materiali di sviluppo, per
l’educazione sensoriale e anche per incrementare i processi intellettivi, come ordine e chiarezza.
b)Le sorelle Agazzi, le loro ipotesi educative consistevano nella riduzione delle lezioncine della maestra e
nell’aumento invece delle occupazioni individuali libere dei bambini. Infatti pensavano che il fanciullo era
un germe vitale che aspira al suo intero sviluppo che ha in sé il principio, la forza della vita. Sostituiscono il
termine maestra con Educatrice per sottolineare la necessità di una vocazione , intreccio tra profilo
professionale e sensibilità materna, in una prospettiva dell’educazione che ingloba quella dell’istruzione. I
tratti salienti dell’opera delle sorelle sono concretezza, valorizzazione della quotidianità, attraverso un
approccio induttivo. Centrale è anche l’educazione linguistica. Gli oggetti che i bambini hanno in tasca,
diventano materiale privilegiato che va a costituire il museo didattico. Il contrassegno è l’immagine di un
oggetto familiare ricco di senso che viene utilizzata nella suola dell’infanzia per permettere al bambino di
identificare gli oggetti personali nei vari ambienti.

4.La scuola del neoidealismo italiano


Il clima pedagogico dei primi decenni del 900 italiano fa emergere la corrente filosofica neoidealista che
trova in Giovanni Gentile la sua sistemazione. Si tratta di una vera e propria visione della vita. È l’attualismo
il concetto chiave che introduce al pensiero pedagogico gentiliano. Se l’educazione consiste nel formare
l’uomo, la pedagogia è ricondotta alla scienza dello spirito e coincidente con la filosofia. Si tratta di
un’educazione in cui maestro e allievo sono legati da un’azione spirituale, l’atto dell’educare, che li rende
uno spirito unico e si realizza l’ auto conquista dello spirito.
a)La scuola serena di Lombardo Radice, il quale ritiene la sua scuola serena, un tipo di scuola attiva, in cui
al centro viene messo il fanciullo con i suoi bisogni, interessi e manifestazioni, guidato dal maestro sulla
strada della conoscenza del vero, del bene. Il principio fondamentale dell’educazione è la realizzazione dello
spirito universale. La specificità del suo pensiero consiste nel tenere insieme teoria e metodologia, idealismo
e attivismo. Da questa realtà prende le mosse la lezione, non semplice comunicazione ma dialogo e ricerca
attorno ad un problema, incontro collaborativo tra maestro e allievo.
b)La scuola elementare del 1923, Gentile affida l’istruzione a Radice il quale fa rientrare nell’ordine
elementare la scuola per bambini dai 3 ai 6 anni. Una delle innovazioni è l’introduzione della religione
cattolica, posta come fondamento dell’istruzione elementare. La scuola elementare viene valorizzata nella
sua funzione educativa. Grande rilievo viene dato al ruolo dell’insegnante, chiamato a diventare maestro del
popolo, lasciandogli la ricerca dei metodi e degli strumenti più idonei per gli studenti.
c)L’epoca fascista, viene avviata un’opera di fascistizzazione della scuola elementare, con l’introduzione di
un libro unico di Stato in tutte le scuole; si arrivò nel 1939 all’approvazione della Carta della Scuola, in cui
ad essa doveva attenersi il riordinamento graduale di tutto il sistema scolastico ed universitario. L’ordine
elementare viene diviso in 4 stadi e viene adoperata la scuola del lavoro che si basa sul lavoro manuale come
principio ispiratore dello studio di ogni disciplina.

CAPITOLO 6
L’EDUCAZIONE PRIMARIA PER UN PAESE DEMOCRATICO
Nel secondo dopo-guerra ci si chiede quale educazione andrebbe bene per la nuova democrazia italiana e
quale scuola sia efficace per rispondere alla Costituzione della Repubblica. Si delineano due schieramenti: da
una parte nell’area cattolica influenzata dal personalismo francese; dall’altra nell’area laica legata a Dewey
(a cui si affiancheranno i marxisti e i gramsciani.

1.Due prospettive per l’educazione


Mounier e Maritain sono i due esponenti più importanti della prospettiva personalista francese. In questa
prospettiva l’allievo in quanto persona rappresenta il fulcro di una relazione educativa che richiede precise
attenzioni, dando spazio ad un progetto pedagogico che presupponga la natura della persona umana che è
libera, unica, originale, con rispettivi limiti e potenzialità. Viene imposta quindi un’educazione integrale che
tiene conto della natura dell’uomo, animale dotato di ragione ma persona che liberamente aderisce alla legge
di Dio.
Per contro, lo schieramento laico, mette in campo un’idea di educazione di stampo deweyano in cui la
visione laica del mondo e la libertà di ricerca e di critica sono strumenti per la realizzazione di una vera
democrazia aperta a tutti, capace di superare l’autoritarismo; la scuola che ne consegue è al servizio della
formazione del cittadino.
I marxisti e i gramsciani elaborano un’idea di educazione funzionale alla formazione di intellettuali.

2.La scuola elementare dell’Italia democratica


Dopo il 1943 viene avviata una revisione del sistema scolastico italiano. Nel 1947 viene istituita la Scuola
popolare contro l’analfabetismo che offre gratuitamente nelle scuole, nelle fabbriche, nelle caserme, corsi
della durata di alcuni mesi per conseguire la licenza elementare.
Fallito il progetto Gonnella, nel 1955 il ministro Ermini predispone i programmi Ermini in cui l’ordinamento
didattico viene articolato in 3 cicli consecutivi da 6 a 14 anni, attuando 3 modalità d’insegnamento globale,
episodico e sistematico per la gradualità rispetto alle fasi evolutive dell’alunno. Questi progetti sono quindi
caratterizzati dal passaggio da una didattica dell’insegnare a una didattica dell’apprendere centrata
sull’individualizzazione dei processi di insegnamento apprendimento e su una maggiore autonomia didattica
del maestro. Il contesto porta a mettere sempre più in risalto l’obbligo d’istruzione sul triennio post-
elementare.
Decisivo risulta essere il nuovo contesto degli anni ’60 col centro-sinistra che approva l’istruzione triennale
post elementare, obbligatoria, gratuita e sia una scuola secondaria di primo grado.
a)La scuola dell’infanzia tra gli anni ’50 e ’60. Si pone la necessità di una ridefinizione della scuola materna
che vede impegnati enti, congregazioni religiose. Successivamente con la legge n.444 del 1968 viene istituita
la scuola materna statale come percorso autonomo, facoltativo e gratuito con scopo di educazione,
assistenza e preparazione alla scuola d’obbligo.

3.Apprendimento tra comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo


Domanda cruciale diviene: Come coniugare il rispetto per le capacità, interessi, tempi di apprendimento con
la necessità di padroneggiare saperi, conoscenze sempre più complesse.
La prima risposta si organizza attorno alla cultura di stampo comportamentista che si concentra
nell’elaborazione di strategie di insegnamento volte a garantire migliori esiti di apprendimento controllabili e
standardizzabili, di cui si fa capostipite Skinner.
Una seconda visione incentrata sui processi che generano e governano l’apprendimento è detta cognitiva, il
cui precursore è Piaget.
Terzo invece il costruttivismo l’allievo viene accompagnato ad esercitare le proprie strutture cognitive
attraverso gli assi portanti dei saperi disciplinari, seguito dal maestro integra i meccanismi della propria
mente con i contenuti culturali dell’educazione formale, leggendo e interpretando la realtà (verrà seguito dal
costruttivismo sociale attento alle relazioni del bambino).
a)Dal maestro unico al team della scuola elementare. Alla scuola elementare viene affidato il duplice ruolo
di alfabetizzazione funzionale (leggere scrivere e fare i conti) e culturale per acquisire i linguaggi di tutti i
saperi disciplinari. L’impostazione costruttivista del 1985 fa tramontare la figura del maestro unico dotato di
una cultura generale ed introduce nel 1990 tre insegnanti su due classi.
b)Gli orientamenti dell’attività educativa nelle scuole materne statali. Negli orientamenti del 1991 emergono
alcuni aspetti e prospettiva: la considerazione di varie dimensioni dello sviluppo del bambino, il riferimento
a sistemi simbolico-culturali, affermazione di una programmazione a dimensione cognitiva secondo una
logica curricolare. I contenuti di quest’ultima sono i campi di esperienza settori specifici ed individuabili di
competenza nei quali il bambino conferisce significato alle sue molteplici attività, sviluppando il suo
apprendimento, acquisendo strumenti linguistici e procedurali e persegue i suoi traguardi formativi
sperimentando nel concreto coinvolgimento. Quindi si fa riferimento ad una scuola non più del ma per il
bambino, con finalità di sviluppo dell’identità, dell’autonomia e della competenza, valorizzando l’aspetto
ludico.

4. La scuola dell’Infanzia e Primaria nella scuola dell’autonomia funzionale.


L’aumento esponenziale dell’eterogeneità degli allievi, la globalizzazione economica porta importanti
trasformazioni sociali. Si pensa sempre più allo sviluppo di politiche scolastiche nazionali verso modelli
capaci di affrontare la complessità dei sistemi educativi per garantire risultati di apprendimento
qualitativamente congruenti con sviluppo economico e sociale in atto.
a) La legge n. 53/2003, la sfida della personalizzazione. Nella seconda metà degli anni 90 viene sancita
l’autonomia delle istituzioni scolastiche che danno ampio spazio all’autonomia didattica e organizzativa, di
ricerca, sperimentazione e sviluppo delle scuole. La pressione europea che vuole anche per l’Italia un sistema
scolastico allineato con gli altri paesi dell’UE disegna dopo la scuola dell’infanzia una scuola di base,
corrispondente al ciclo primario, che dura 7 anni caratterizzata da un percorso educativo articolato in 2+3+2
che confluisce nella scuola secondaria di II grado.
Nella legge n. 53 si parla di primaria e non più di scuola elementare per sottolineare quelle ragioni di ordine
culturale, sociale, etico e psicologico che vanno ad indicare la scuola come quell’ambiente educativo di
apprendimento nel quale ogni fanciullo trova le occasioni per maturare le proprie capacità di autonomia,
progettazione e verifica, esplorazione e riflessione individuale. Inoltre con la legge i docenti in autonomia
didattica ed organizzativa sono chiamati ad organizzare per gli studenti attività educative e didattiche unitarie
che hanno lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le conoscenze e abilità disciplinari. Non
più curricolo unico ma piani di studio personalizzati per sottolineare che lo sviluppo delle competenze attese
per ciascuno non avviene attraverso la rigidità di un percorso uguale per tutti, non più un orario unico ma
flessibile, non più gruppi decisi in base al criterio anagrafico, ma gruppi che possono essere formati in
funzione del livello di apprendimento, non più una pagella che descrive le acquisizioni del sapere ma
documenti valutativi per raccogliere i risultati di apprendimento in termini di competenze, conoscenze e
abilità, inserimento del portfolio delle competenze personali di ciascun allievo, il docente tutor che coordina
il gruppo di allievi.
b) Un’armonizzazione quasi impossibile. Negli anni 2001-2006 di fronte alla ricostruzione storica della
scuola si scatena una ferrata opposizione. Cambiato il governo nel 2006 il Ministro Fioroni vanifica gli spazi
innovativi e la scuola viene rimessa sulla linea tradizionale ed uniforme in cui ci si aspetta risultati uguali per
tutti, frutto di un percorso altrettanto uniforme. Successivamente il Ministro Gelmini, nel 2009, stabilisce che
vengano applicate le Indicazioni Nazionali e nel 2012 vengono emanate le Indicazioni Nazionali per il
curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione scelte per promuovere il riconoscimento di
ogni essere individuale e di essere parte dell’essere sociale e civile; si fa comprendere ad ogni individuo il
suo essere dipendente dall’essere sociale e civile inteso come un tutto. Infatti si spera che vengano promosse
le capacità di tutti e di ciascuno, compito estremamente arduo.

PERCORSO EPISTEMOLOGICO
Premessa
Scrivere di epistemologia pedagogica significa porre il significato su quale significato la pedagogia ha.
Deriva dal greco pàis, fanciullo, e ago, atto del condurre verso ed è presentata come quell’ambito disciplinare
che si misura con il problema della formazione umana, ovvero l’insieme dei processi vissuti da ogni persona
dal primo attimo della vita fino alla morte.
Formazione intesa come insieme di processi non intenzionali ed intenzionali che contribuiscono a conferire
una forma unica, singolare ed irripetibile ad una persona che ha in sé tutto per esplicitare il complesso del
suo potenziale. Questo sta dimostrare la centralità del processo formativo per la vita umana e sia la
responsabilità di quelli che contribuiscono a promuovere e guidare quel processo con azioni di cura,
coltivazione ed insegnamento.
Il compito della pedagogia è quindi quello di riflettere sul valore della formazione per la persona e per il suo
ambiente sociale e inoltre quello di elaborare progetti da proporre per l’educazione, per l a famiglia e per la
scuola; la pedagogia è quindi una disciplina che si occupa di formazione, tra piano teorico ed applicativo.
L’oggetto di studio della pedagogia ha subito trasformazioni, passando dalla promozione della natura umana
e del suo compimento, ai vincoli tra soggetto e gruppo sociale, alla costruzione di valori destinati a
sviluppare identità e appartenenza.
CAPITOLO 1
LA PEDAGOGIA E LA SUA IDENTITA’

1.Premessa
La pedagogia è la disciplina che si occupa di educazione; educazione rinvia all’insieme di azioni che adulti,
genitori, insegnanti promuovono per la crescita, sviluppo, socializzazione e l’apprendimento dei piccoli,
adolescenti e giovani.
Per quanto riguarda la cultura occidentale, il primo pensiero filosofico sull’educazione si afferma nel mondo
ellenico del V secolo a.C. da Socrate, Platone e Aristotele.
La paideia modello di formazione culturale, etica e politica ebbe modo di trascriversi nel mondo romano
come humanitas per poi divenire humanitas cristiana per costruire nei secoli la forte radice culturale
dell’Occidente europeo, pervenuta fino alla Bildung romantica che ancora oggi influenza il nostro pensiero
pedagogico.
Da Socrate pensare l’educazione ha imposto una riflessione sul soggetto tanto da ipotizzare processi
formativi funzionali alla crescita, allo sviluppo, alla realizzazione, alla garanzia dei diritti all’espressione di
libertà responsabilità e partecipazione.
Nel 900 i contributi delle scienze umane, delle scienze dell’educazione hanno imposto il ripensamento del
soggetto, hanno aperto la “questione del soggetto” sul problema antropologico.
Il percorso di ricerca muove i suoi primi passi dal legame della pedagogia con la filosofia e dal pensiero di
Giovanni Gentile.

2. La pedagogia come “scienza filosofica”


Gentile critica la visione positivista e rivendica la dignità scientifica della pedagogia nel suo porsi come
sapere filosofico che s’interroga sullo sviluppo dello spirito, imponendosi che la pedagogia è la filosofia.
L’errore che per Gentile il Positivismo e l’herbartismo hanno commesso è quello di separare l’educazione in
tante educazioni particolari, l’intellettuale, la morale, la fisica. Questo significa che l’educazione perde il suo
carattere di Bildung, di formazione o di autoformazione dello spirito.
La cultura è paideia, Bildung e in quanto tale supera ogni possibile dualismo meccanicistico ipotizzato tra
teoria e pratica, tra soggetto e oggetto, tra conoscenza ed attività. La pedagogia non precede l’educazione
ma si sostanzia come sapere che esprime una riflessione attuale sull’educazione. La pedagogia è quindi
filosofia, ma si concretizza in dimensioni scolastiche e pedagogiche come la didattica.
L’educazione è quindi un’azione spirituale che lega indissolubilmente due spiriti. Gentile è consapevole che
una tale relazione riporta alla dualità tra educatore ed educando; nella relazione educativa la dualità trova
risoluzione perché l’educazione come processo dello spirito implica l’unità della vita spirituale. Questo porta
a vedere la didattica come concretizzazione del modello educativo ispirato al criterio dell’unità dello spirito
quanto della cultura; si propone come teoria della scuola orientata a promuovere il processo di
autoformazione.

3. La pedagogia e le scienze dell’educazione


Nel momento in cui il nostro Paese si allontanava dal regime fascista, esso prendeva anche le distanze
dall’Idealismo gentiliano aprendosi ad altre esperienze culturali soprattutto al pensiero filosofico e
pedagogico di Dewey.
Quest’ultimo si chiedeva se poteva esistere la possibilità di fondare scientificamente l’educazione, cioè se
poteva esistere una scienza dell’educazione; evidenziava che saperi come filosofia dell’educazione,
psicologia, sociologia potevano offrire spunti all’educazione e quest’ultima risultava essere più vasta della
scienza, processo aperto e complesso. Nel momento in cui l’egemonia gentiliana viene messa in crisi, i
pedagogisti italiani si soffermano sul pensiero deweyano delle scienze dell’educazione, un modello di
scienza pedagogica al plurale che passa da scienza filosofia, teoretica ed unitaria a scienza al plurale, di base
empirica sperimentale. L’adesione a questo nuovo statuto si inseriva anche nel neo-Positivismo che orientava
verso il controllo di fatti educativi, attraverso la verifica del nesso causa-effetto, capace di controllo dei
fenomeni educativi verso l’innovazione e il superamento dei fattori di condizionamento educativo.

4. La pedagogia tra critica e utopia


Mentre il paradigma delle scienze dell’educazione andava legittimandosi, veniva mossa l’accusa di
scientismo alla pedagogia, un sapere accusato di perdita di specificità e impoverimento teorico. Erano i
periodi in cui la cultura del Sessantotto spingeva verso contestazioni studentesche per la revisione
dell’educazione della società borghese. La pedagogia e la scuola furono i primi obiettivi di tali battaglie
culturali: della seconda si denunciavano i meccanismi, della prima i modelli occidentali capitalistici.
La pedagogia avrebbe dovuto avere il coraggio di ricostruirsi, confrontandosi con le scienze umane e con le
scienze dell’educazione, pronunciandosi a favore del carattere emancipativo ed utopico dell’educazione.
Alcuni pedagogisti italiani orientavano la loro attenzione nel determinare il campo di indagine della
pedagogia, individuandone così l’oggetto specifico, definendone ruolo, funzioni, metodologie e logiche
interne, procedure e linguaggi. Il gruppo intendeva individuare la specificità della pedagogia e avevano
cercato nella formazione l’ambito di ricerca più significativo, luogo di unione tra teorizzazione e
applicazione.

CAPITOLO 2
MODELLI PEDAGOGICI ITALIANI

1.Premessa
L’epistemologia pedagogica deve aprirsi ad una pluralità di possibilità investigative che tengono conto delle
istanze delle persone, delle trame socio culturali, delle tensioni etiche e valoriali.
Viene riconosciuto il passaggio definitivo dalla pedagogia come modello unitario ad una pluralità di modelli
pedagogici che nel loro complesso definiscono la ricchezza teoretica ed euristica della ricerca pedagogica
come ricerca sulla formazione umana. Questo cambiamento ha imposto alla pedagogia un riflessione critica
sulla scuola.
Nonostante la molteplicità di modelli, emergono alcuni principi regolatori: il valore della “persona”,
l’emancipazione umana e la democrazia.

2.Il personalismo pedagogico e la scuola della persona


Maritain esprimerà un’analisi critica nei confronti delle filosofie della Modernità che porterà il filosofo a
lanciare il pensiero di Tommaso d’Aquino proponendo l’affermazione della cultura cristiana e il rilancio
dell’umanesimo. Questo tipo di umanesimo mette al centro la persona e ne sottolinea la natura spirituale
della libertà e dell’autodeterminazione. Un umanesimo trascendente, soprannaturale, cristiano. Per Maritain
solo l’antropologia filosofica può cogliere la struttura universale della persona che non è prodotto
evoluzionistico biologica ma risultato di una crescita intellettiva capace di superare limiti e condizionamenti.
È un umanesimo integrale, materia e spirito, capace di verità, di conoscenza di Dio tramite ragione e fede.
Ne consegue l’apertura per un’educazione integrale che si concretizza nell’impegno per percorsi formativi
scolastici, metodi, programmi per l’organizzazione didattica. Per educare occorrono genitori ed insegnanti
capaci di rapporti interpersonali per finalizzare l’educazione alla formazione della persona.
Mounier invece lega il concetto metafisico di persona all’orizzonte dell’esistenza. Fondatore della rivista
Esprit, chiarisce la sua visione del personalismo comunitario: vede la persona come il risultato di processi di
promozione, dimensioni personali in cui spiccano libertà, partecipazione e responsabilità e i valori servono
per concretizzare la vita personale.
Stefanini concepisce invece l’educazione come processo da porre in similitudine con la parabola evangelica,
che una quantità minima è capace di straordinario sviluppo. I suoi temi di riflessione sono infanzia, socialità,
rapporto educativo.
Aldo Agazzi arricchisce il personalismo pedagogico e il suo pensiero è legato allo spiritualismo che abbraccia
l’educazione che va dalla persona alla storia, dall’edificazione dell’uomo a quella della civiltà.
Catalfamo è uno dei principali esponenti del personalismo del secondo 900 e si ispira a Maritain. Egli
intende la persona sia come valore da correlare al trascendente sia come realtà da cogliersi nell’esistenza. Per
Catalfamo si parla di personalismo storico ed ha il compito di concretizzare il valore della persona attraverso
l’educazione soprattutto in famiglia e a scuola.
È stato permesso alle pedagogie della persona di incrociare orientamenti che qualificano la persona nella sua
integralità: parola, apertura all’altro, pensiero divergente. Si sono così sviluppati movimenti che hanno
ripensato i compiti dell’educazione e della scuola.
La pedagogia di Don Milani ha prefigurato la possibilità dell’emancipazione e della liberazione. La sua
esperienza in ambito scolastico, modello innovativo interessante, vede coniugarsi l’anelito emancipativo e la
battaglia al carattere elitario della scuola.

3.La pedagogia marxsista e la scuola dell’emancipazione


Le origini del marxismo pedagogico italiano risalgono alle ideologie di Antonio Gramsci che lega il concetto
di ideologia a quello di supremazia di un gruppo sociale attraverso dominio morale ed intellettuale.
Si critica in particolare la scuola che è stata per anni una scuola borghese destinata a diffondere ideologie. La
scuola e l’educazione hanno prodotto consenso al potere e spazio all’egemonia dei gruppi politici dominanti.
Il pensiero politico di Gramsci diviene dopo la liberazione dal nazifascismo l’ispirazione teoretica della
cultura di sinistra che assegnerà all’educazione un carattere emancipativo attraverso l’innovazione della
scuola, un’istituzione da liberare nell’assetto pedagogico, istituzionale e didattico.
I pedagogisti marxisti fanno emergere l’emancipazione dell’uomo correlata al significato dell’egemonia del
partito. La battaglia condotta a favore della rinascita dell’educazione come processo politico emancipativo e
l’impegno per la prefigurazione di un modello scolastico caratterizzeranno la pedagogia marxista italiana.
Bertoni Jovine è stata autrice di importanti analisi sui problemi dell’infanzia; fa emergere i principi per una
pedagogia dell’emancipazione legata ad una visione di scuola dell’autonomia e della creatività, di impronta
laica e popolare.
Manacorda s’impegna per la ricerca di principi sull’educazione, che ha permesso di tracciare una linea di
continuità tra Marx e Gramsci.
Broccoli analizza la natura politica della pedagogia e dell’educazione. L’educazione non è neutra né neutrale
e la stessa pedagogia può esprimere un carattere ideologico.

4.La pedagogia laica e la scuola dell’educazione democratica


L’insieme dei tanti filoni di ricerca elaborati dalla pedagogia laica delinea alcuni fondamentali modelli. Molti
autori promuovono il processo riformistico della scuola, ispirandosi ad una concezione laica della pedagogia
e dell’educazione, regolata da principi di libertà, giustizia sociale, convivenza democratica.
Il riformismo pedagogico in questi anni si impegna a sottolineare il legame tra educazione e democrazia e
propone un’immagine di scuola coma “laboratorio di democrazia”. Viene promosso un filone di studi in cui
si inserisce il contributo dell’analisi sociologica, caratterizzato per l’adesione del progetto educativo allo
strato culturale degli alunni, con particolare riguardo al dialetto e a tutte le espressioni culturali locali.
I maggiori fautori di questo pensiero sono Borghi, De Bartolomeis, Becchi, e per questi autori la pedagogia è
un sapere che opera una sintesi tra categorie empirico-descrittive e norme. Si propone come scienza pratica
capace di controllare l’educazione nella sua applicazione e nell’organizzazione dell’apprendimento.
Laporta afferma che la scienza empirica dell’educazione è la Paidetica, il cui topos teoretico è la libertà
dell’educando, perseguita attraverso l’apprendimento.
Il modello razionalista-problematicista riprende la dimensione critica di Banfi ed introduce in pedagogia la
categoria della problematicità. Il problematicismo pedagogico si presenta come un modello razionale, capace
di coniugare criteri formali e procedure empiriche, un modello di pedagogia sostenuta dalle scienze, ma
illuminata da una riflessione critica capace di emancipare l’esperienza, la ragione e la cultura da ogni
concetto metafisico
Il modello critico è un altro filone e fa riferimento alla specificità della pedagogia. È Granese a rivendicare
tale specificità che intende liberarsi dai procedimenti ermeneutici nel labirinto della pedagogia e nella porta
stretta dell’educazione. Questo modello ha portato alla formulazione di altre teorizzazioni.
Quella metateoretica di Franco Cambi ha evidenziato il carattere complesso dell’oggetto pedagogico ed
orientato la ricerca pedagogica verso una metodologia aperta e flessibile.
Quella invece pragmatista di Spadafora analizza il ruolo della pedagogia all’interno delle scienze
dell’educazione che per questo è un sapere problematico.
Il modello fenomenologico è un orientamento secondo il quale una scienza dell’educazione non può
caratterizzarsi come scienza chiusa, come sapere unitario. Bertolini caposcuola di questo orientamento
sostiene che la pedagogia è empirica, eidetica e pratica. È empirica perché deve sempre partire
dall’esperienza educativa; è eidetica in quanto va alla ricerca delle costanti che la percorrono; è pratica in
quanto fa riferimento alla sua apertura al futuro e alla sua funzione trasformatrice.
Il modello della clinica della formazione trova teorizzazione nel pensiero di Massa e nella sua ricerca
orientata a far luce sugli aspetti emotivi dell’educazione. Gli studi di Massa ci orientano verso un’attività
interpretativa come emotività, inconscio, irrazionale, affettività. Queste inducono a sottolineare l’esigenza di
uno studio critico della formazione. Da qui l’esigenza di un impegno scientifico e culturale, progetto di cura
in cui contano i linguaggi, le relazioni, gli spazi, i corpi, la comunicazione, l’esperienza intersoggettiva.

CAPITOLO 3
LA PEDAGOGIA, LE SCIENZE DELL’EDUCAZIONE E LE NUOVE SCIENZE

1.Premessa
L’apertura della disciplina alle scienze dell’educazione non è stata per la pedagogia solo una esigenza. Non
si è trattato solo di emanciparsi dalla rigida contrapposizione tra filosofia e scienza, ma piuttosto di esprimere
un’apertura euristica disponendosi di un corredo conoscitivo particolarmente ricco che potrebbe andare oltre
il confronto con le scienze dell’educazione. Tali intersezioni sono da considerarsi occasioni di feconda
esplorazione della formazione e a condizione che la pedagogia sappia tutelare il proprio spazio di riflessione
sui progetti di formazione pensati per la piena realizzazione delle persone nella loro realtà sociale.

2.Pedagogia e filosofia. Dal logos alla ragione critica


I rapporti tra pedagogia e filosofia sono stati talvolta contradditori; la pedagogia ha espresso spesso
l’intenzione di emanciparsi dalla posizione subalterna e di dipendenza rispetto alla filosofia, con la volontà di
caratterizzarsi come scienza autonoma dal carattere empirico-sperimentale.
Secondo altri recenti orientamenti la pedagogia non può sottrarsi dal dialogare con questa disciplina grazie
alla quale è stato possibile interpretare diversamente l’idea di ragione, la natura del soggetto e il suo
rapporto col mondo, con la realtà e con gli altri, e soprattutto l’idea di cultura e formazione. Fondamentali
sono stati Nietzsche e Heidegger grazie ai quali hanno messo in crisi i miti della Modernità.
Tutte le ricerche filosofiche si sono presentate come una forte provocazione culturale per la pedagogia ed
hanno offerto vie alternative ai vari modelli, ponendo in evidenza l’esigenza di una pluralità di metodologie
euristiche importanti per l’approccio ai problemi della formazione, ai linguaggi della formazione, alla natura
linguistica dell’educazione, alla complessità del rapporto del soggetto con l’alterità, al problema della
comunicazione, della relazione educativa. Il pensiero pedagogico si è quindi vestito di criticismo e auto
criticismo per una progettazione educativa pensata per la molteplicità e la pluralità dei soggetti, delle
culture, delle differenze.

3.Pedagogia e Psicologia. Pensiero linguaggio e apprendimento


I rapporti tra entrambe muovono dal comune intento di conoscere i meccanismi, le variabili che intervengono
sui processi di formazione ovvero lo sviluppo, l’apprendimento, la socializzazione del soggetto-persona.
Le due discipline hanno trovato tra 800 e 900 occasione di notevole interazione su alcuni temi specifici:
rivoluzione freudiana dell’idea di infanzia, il progressivismo e lo strumentalismo di Dewey, l’innovazione
educativa e scolastica promossa in Europa, gli studi dei processi cognitivi.
Se la rivoluzione freudiana ha promosso un ripensamento della natura umana e di quella infantile e se
l’attivismo ha riconosciuto la centralità del bambino per ogni progetto educativo, a partire dagli studi
psicopedagogici (istituto Rousseau di Ginevra e Dewey) si è sviluppata una teoria pedagogica ispirata alle
ricerche psicologiche che ha caratterizzato la pedagogia laica del 900.
L’aspetto più importante delle ricerche di Piaget riguarda l’individuazione di strutture genetiche nella mente
che costruiscono forme sempre più evolute del pensiero.
Vygotskij sposta invece l’attenzione sull’ambiente, sul contesto socio culturale, individuandolo come
elemento fondamentale anche nello sviluppo dell’intelligenza del singolo individuo. Egli valorizzerà la
natura sociale dell’apprendimento e quindi l’importanza delle esperienze ambientali per lo sviluppo psichico,
simbolico e linguistico.
Bruner si focalizzerà sui processi cognitivi del bambino sul ruolo che esercita l’esperienza simbolica su quei
processi e di conseguenza sull’esigenza di trasformare la scuola e la didattica per mirare ad un elevato
rendimento scolastico.
Con Gardner l’interesse si ferma sulle varie forme di intelligenza umana tanto da poter dire che ogni
soggetto ha intelligenze multiple, tante quante sono quelle che si attivano per effetto delle sollecitazioni dei
contesti ambientali, percettivi, comunicativi, relazionali, simbolici, linguistici, apprenditivi. Gli studi di
Gardner tendono a mettere in crisi il concetto tradizionale di intelligenza intesa come capacità trasmessa con
una modalità di sviluppo aperta a plurali forme, manifestazioni e stili di pensiero. Emergono dal pensiero di
Gardner che le forme di intelligenza vanno tutte coltivate e che alla scuola compete l’obbligo di una
innovazione pedagogica e didattica.
Grazie a questi autori si è pervenuti alla consapevolezza che la scuola deve impegnarsi per capire le istanze
di formazione di soggetti in carne ed ossa, colti nella singolarità e nella unicità che caratterizza le loro
esistenze, nella pluralità delle loro dimensioni e delle loro possibilità formative.

4.Pedagogia e antropologia culturale. Alterità, differenza e prospettive interculturali


Le scienze etno-antropologiche hanno dovuto affrontare momenti di crisi che hanno comportato la ricerca di
un’identità specifica che ha evidenziato l’esistenza di una struttura psicologica per tutti gli uomini. Queste
svolte sono caratterizzate dal superamento del paradigma evoluzionistico. La svolta epistemologica ha
riconosciuto l’esistenza di molteplici etnie, culture, sistemi simbolici e linguaggi. Queste molteplicità sono il
risultato di una serie di variabili storico-sociali e culturali. Il paradigma etnocentrico è entrato poi in crisi.
Queste riflessioni testimoniano la valenza formativa degli studi antropologici che comportano la definizione
di una stessa antropologia pedagogica come risultato di un processo di formazione di un pensiero critico,
flessibile, aperto, capace di ricerca personale, responsabilità, decentramento. Il dibattito pedagogico è andato
alla ricerca dei criteri utili per sfuggire alle logiche di una accettazione dell’altro , intrisa di moralismo,
retorica. La formazione è invece relazione, interpretazione e dialogo, scambio confronto e comprensione.
L’educazione in definitiva ha una finalità identificabile in una nuova idea di cittadinanza nella scuola, che
prepara cittadini valorizzandone le differenze.

5. Pedagogia e sociologia. Famiglia, scuola e nuovi scenari della formazione


Gli studi sociologici rappresentano l’altro orizzonte al quale la pedagogia guarda, ricercando nuove chiavi di
lettura per analizzare il rapporto tra formazione e socializzazione influenzato da fenomeni ed eventi prodotti
dalla realtà sociale.
Ha gettato infatti nuova luce sugli aspetti delle relazioni sociali, il peso dei ruoli e delle differenze,
pregiudizi, ideologie e la relazione tra istituzioni quali scuola e famiglia, ambiti privilegiati. Di volta in volta
lo studio di tali questioni è stato stravolto dai periodi storici dell’800 e 900.
È la famiglia l’istituzione sulla quale si è maggiormente fermata l’attenzione degli studiosi, la famiglia
borghese ha sperimentato per prima una diversa sensibilità nei riguardi dei figli e nuove pratiche educative.
Da società borghese si passa a quella di massa; l’uomo massa abitante di un contesto metropolitano e
postindustriale è l’interprete di processi che vedono sfaldarsi la famiglia patriarcale ed andare in crisi la
scuola, ora destinata a misurarsi con nuovi modelli della formazione.
La famiglia ha visto modificarsi ruoli, rapporti e stili di vita (full time della donna, separazioni, divorzi,
famiglie allargate).
La famiglia e la scuola manifestano la tendenza a rinforzare vincoli e legami, ad effettuare un notevole
investimento sui piani della relazione e della intersoggettività.
In famiglia si cerca di costruire dei punti di riferimento stabili e durevoli, utilizzando dialogo, confronto ,
intesa. La comunicazione digitale in rete ha prodotto la ricerca di legami più stabili che valorizzano gli
aspetti intersoggettivi. Gli esseri umani comunicando non si scambiano solo informazioni ma entrano in
relazione, dando senso all’interazione, perché la relazione non è soltanto una forma per costruire legami ma
anche un’opportunità per cambiare prospettiva. La stessa scuola cerca di difendere la parola e la
comunicazione rispetto ai linguaggi virtuali
6.Pedagogia e scienze cognitive. Immagini della mente ed epistemologie digitali
La pedagogia si sta misurando con le scienze cognitive ambito che include molte discipline che vanno dalla
neuroscienze alla psicologia e alle scienze naturali, dall’intelligenza artificiale all’antropologia cognitiva alla
filosofia, cambi che si occupano di campi di indagine ben differenziati.
Le ricerche delle scienze cognitive hanno mostrato che la correlazione tra natura umana e tecnologia ha
prodotto un sempre più evidente sviluppo cerebrale del singolo individuo ed una sempre più significativa
evoluzione delle strutture neuro atomiche e neuro funzionali della stessa specie. Studi che risalgono alla metà
del Novecento. Riconoscendo l’abilità tecnica umana e la sua unicità gli studiosi ricordano che il più
importante degli utensili è il linguaggio. Gli studi hanno permesso di esprimere un particolare impegno per lo
studio multidisciplinare di processi cognitivi intesi come prodotto e artefici dell’interazione uomo-ambiente.
I processi della formazione sono legati a vincoli biologici, dispositivi universali (sviluppo corporeo e
motorio, linguistico, ecc...). Questi vincoli non sono sistemi chiusi, e che danno luogo a realtà differenziate
per i singoli individui in relazione a circostanze ambientali. Il nesso tra natura e ambiente si fa più evidente
nei processi simbolici e culturali tanto da potersi parlare di differenze linguistiche e culturali del singolo e
delle comunità e tanto da potersi affermare che i processi evolutivi dei singolo promuovono lo sviluppo della
stessa specie. Alcuni autori grazie a queste ricerche hanno sottolineato la natura genetico-naturalistica della
formazione, legandola a strutture quali lo sviluppo e la crescita e a processi quali adattamento e
apprendimento. Hanno fatto emergere la funzione formativa dell’esperienza nello sviluppo della mente ed
hanno evidenziato il mutamento antropologico. L’intersezione tra pedagogia e scienze cognitive ha permesso
la definizione di un nuovo campo d’indagine , scienze bioeducative, nate dall’interesse della pedagogia per le
neuroscienze. Grazie alle scienze cognitive la pedagogia ha coltivato altre ricerche come lo studio delle
tecnologie digitali, nuove modalità di comunicare, che comportano lo sviluppo di nuove strutture umane. È
una rivoluzione che porterebbe al mutamento antropologico (giovani nativi digitali).

CAPITOLO 4
LA PEDAGOGIA TRA L’ORIZZONTE DELLA PEERSONA E LE SFIDE EDUCATIVE DEL
NOSTRO TEMPO

1.Premessa
Il modello educativo originario del pensiero occidentale, la paideia, deriva dalla puntualizzazione di
evidenziare il concetto alla base della pedagogia, ovvero sulla responsabilità verso un soggetto persona da
allevare, proteggere, guidare, orientare, sostenere. L’azione educativa non è mai né neutrale perché implica
una predecisione circa il senso dell’uomo e perché oscilla tra libertà e assoggettamento. La pedagogia è
quindi una scienza della formazione della persona, considerata nella sua complessa, unica ed irripetibile
dimensione ontologico-esistenzale e pensata anche nel suo ruolo politico nella realtà sociale.

2.L’orizzonte della persona


La persona rappresenta per la pedagogia il primo orizzonte a cui guardare per legittimare l’axiologia (etica
ed estetica) che governa l’agire educativo. C’è un numero crescente di pedagogisti che vede la persona come
riferimento fondamentale del pensiero. Le analisi originano dal convincimento che come non si educa in
assenza di riferimenti di senso, ogni scelta di principio e di metodo, adottata sul piano pedagogico e
concretata in educazione risponde sempre ad un’idea di persona che si ha in mente idea che guida il progetto
della formazione umana. La persona è diventata l’idea generale che governa la teorizzazione pedagogica,
conferendole senso e significato. Persona è l’espressione di dignità e identità. La dignità testimonia la portata
universale del valore persona e conduce al piano dei diritti che ad ogni persona competono, al di là delle
differenze di genere, di appartenenza, di credo, di cultura.; l’identità porta sul piano della particolarità del
valore persona, da cogliersi tra unicità, differenza, singolarità e dei vissuti esistenziali. Il concetto di persona
ha acquisito in pedagogia un ampio orizzonte semantico. Parlare di persona significa riflettere un valore
fondamentale attraverso cui misurare i principi dell’educazione e legittimare prassi educative.
Comprendere la vera natura del soggetto significa riconoscerlo nelle sue irripetibili implicazioni con la
realtà, con il mondo e nel modo con cui intende il mondo.
La persona si apre alla responsabilità verso l’altro, nella partecipazione alla comunità, all’azione politica. La
formazione è la via privilegiata perché la persona possa espandersi attraverso la piena realizzazione della sua
natura costitutiva e delle sue strutturali attività conoscitive, immaginative, ed operative.

3.Le sfide educative del nostro tempo


Cosa significa oggi pensare alla formazione? I valori sembrano essere inficiati da una cultura del
funzionalismo che antepone i calori dell’economia a quelli delle persone e che alimenta un diffuso
nichilismo. Le sfide cruciali riguardano il rapporto tra la disponibilità delle risorse e l’enorme crescita
demografica, tra lo sviluppo economico e i bisogni sociali ed individuali, tra le tendenze politiche di un
mondo globalizzato e il problema dell’uguaglianza e quello dei diritti, tra la pressione economica e quella
dell’ecologia. L’attenzione quindi si sposta verso la ricerca del senso dell’educazione, delle istituzioni
educative e oggi della scuola. Il problema della formazione diventa il problema dell’educazione, nel tentativo
di governare azioni destinate ad aiutare, promuovere le persone, che chiama in causa i soggetti implicati, le
loro decisioni, capacità e i loro limiti, del loro futuro e l’utopia; utopia della formazione che è orizzonte a cui
guardare, oltre i limiti, difficoltà, per permettere ad ogni persona che nasce di realizzare il suo ricco
potenziale.

4.La scuola dell’infanzia e primaria per la persona e il cittadino democratico


Lo specifico della pedagogia, attraverso il coordinamento di saperi, regola il fine dell’educazione, mostrando
una vocazione teleologica. Attraverso l’educazione si persegue il compimento e la realizzazione di una
persona che deve imparare a stare al mondo. La pedagogia è la disciplina che definisce teologicamente i
compiti dell’educazione. Ci si chiede quale formazione è la più adatta, per quale persona, per quale società e
le risposte a questi interrogativi rappresentano il campo di indagine della pedagogia generale. Molti sono i
nodi problematici con cui la pedagogia deve misurarsi. Sappiamo però con certezza che la pedagogia deve
compiere una funzione orientativa e regolativa per la progettazione della formazione, secondo un approccio
di analisi rispetto ai contenuti della formazione in riferimento alle persone.
Le sfide riguardano soprattutto la capacità di tenere vivo il rapporto tra pedagogia e mondo della scuola
poiché essa si pone tra comprensione e applicazione. L’impegno per la formazione va concretizzato nella
realtà scolastica, luogo per la formazione delle giovani generazioni, luogo in cui la conoscenza cede il posto
alla cultura. Alla scuola oggi viene chiesto di corrispondere alle istanze di conoscenza e formazione correlate
a persone e compagni sociali che vivono il tempo di radicali trasformazioni delle strutture sociale, produttive,
politiche e culturali. Viene chiesto di alzare gli occhi verso il futuro impegnandosi per la promozione della
persona, nel rispetto della sua natura.
L’educazione vede nella scuola dell’infanzia e primaria i luoghi decisivi per la valorizzazione del capitale
umano, risorsa per la persona ma anche un bene per la collettività. Alla scuola viene demandato il compiti di
essere il deweyano laboratorio di democrazia.
La formazione in definitiva è il capitale sul quale fare investimento per la costruzione di contesti sociali e
politici in cui siano tutelati diritti e in cui siano garantite forme sempre più democratiche del vivere insieme.
Le declinazioni della pedagogia nella filosofia dell’educazione, nella pedagogia sociale, interculturale, della
devianza e dell’educazione degli adulti non sono solo testimonianza di un ampliamento tematico della
pedagogia generale, quanto del riconoscimento di un’epistemologia pedagogica più complessa capace di
indagare e progettare l’educare.
Una disciplina dunque che disegna il futuro che manifesta capacità profetiche, che scruta gli orizzonti e oltre,
muovendosi tra essere e dover essere, una pedagogia come visione del mondo, orientamento abiologico e
come stile di pensiero sempre in atto. Ed è per questo che questa dev’essere sempre potenziata.