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MANUELA PED GENERALE

Cap 5: paradigmi guide della pg: complessità, differenziazione e ecologia. Sono le tre
teorie guida a cui però si aggiunge anche la teoria della tecnica ( come rendere esperti delle
tecniche via via più complesse) e la teoria del soggetto (sia nella concezione di se che
nell’abitare il mondo)
Ecologia e educazione: Questa teoria nasce sicuramente dalla crisi ambientale e dalla
necessità di pensare il rapporto dell’uomo con l’ambiente in cui vive. Tale esigenza agisce sia
su chiave formale (si ritiene fondamentale l’intervento della scuola sui concetti che
riguardano l’ecologia e come questi dovrebbero essere distribuiti tra i vari settori disciplinari,
quindi ecologia in quanto scienza) che informale ( richiamo al rapporto globale tra uomo e
ambiente inteso come spazio sociale, politico e nel recupero del rapporto intimo con la
natura).

Cap 6: lo stile saggistico della PG La PG conserva un assetto filosofico nel suo discorso.
Essa infatti analizza i problemi e cerca risposte in chiave critica e riflessiva, mettendo a
confronto risulti e teorie delle diverse scienze dell’educazione, ma lo fa conservando un
assetto sempre aperto. Dal momento che la pedagogia si rivista sempre perché si adatta al
cambiamento storico, le sue risposte non sono mai definitive. Il modello a cui si rifà è quindi
il modello saggistico, che si sviluppa molto nel 900 e che non offre soluzioni definitive,
piuttosto orientamenti sempre provvisori.

Cap 7: Il modello educativo/ formativo del nostro tempo. Nella nostra epoca post-
moderna il modello che si propone è quello dell’individuo che si forma sulla cura sui, che
coltiva il suo lato spirituale come PERSONA RESPONSABILE in una società aperta ai
cambiamenti. Il modello è quello del lifelong learning.

Cap 8: Costruire la forza del carattere. E’ la consapevolezza rispetto ai propri bisogni,


piani e obiettivi. Anche qui si fa tramite la cura del se interiore. Questa attività può solo
trovare esercizio nella socialità, nel confronto con l’altro e quindi nell’apertura al dialogo e
nel rispetto degli altri in quanto individui. La formazione del carattere avviene prima di tutto
in famiglia (primo contesto sociale, dove l’io inizia a prendere forma) poi nelle scuola (dove
entra a contatto con la cultura e vengono offerti modelli e vocazioni a cui si tende per
scegliere la forma che vogliamo assumere) e poi i media ( che si offrono sia come
omologazione, ma anche come spazio creativo di espressione e di confronto).

Cap 9: L’assoluto della pedagogia. L’assoluto della pedagogia è quello formare l’uomo
libero, cioè di emanciparlo, di dargli l’opportunità di riconoscere costrutti sociali, culturali,
autorità…

CAP 10: ?

PARTE SECONDA: STRUTTURA E FUNZIONE DELLA PEDAGOGIA


Cap 1: A partire dall’educazione. Sin dall’antichità, già nel Neolitico, si pone il problema
della trasmissione delle conoscenze, l’uomo si ritrova inizialmente a trasmettere tecniche,
ruoli chiavi per la riproduzione di ruoli sociali e vengono proprio ideati spazi dedicati
all’apprendimento (campi, arte…). Si passa poi alle società idrauliche dove la trasmissione
delle conoscenze viene affidata al linguaggio e quindi a saperi discorsivi. In medio Oriente
l’educazione antica è trad., separata tra uomini e donne e di stampo religioso. Nei Fenici era
molto legata alle conoscenze tecniche della navigazione e negli Ebrei è legata
all’interpretazione delle sacre scritture con valore esegetico. Da sempre le dimensioni
dell’educazione sono due: edere-> nutrire come allevare, prestare attenzione ,assistenza e
custodia ; e ex-ducete -> tirare fuori, legato alla maieutica che favorisce quindi la crescita e
l’emancipazione. Azione finale è quella di portare la persona alla maturità. La trasmissione di
saperi obv tende poi a influenzare i comportamenti di chi li riceve.

Cap.12 La nascita della pedagogia in Grecia: Socrate e Platone. Nasce la paideia come
sapere che riflette sulla formazione dell’uomo greco. La paideia è un processo di formazione,
educazione e istruzione plastica dell’uomo. Per socrate è importante il dialogo interiore,
vuole rendere l’uomo libero e creare un soggetto responsabile di se stesso e della società in
cui vive e lo fa tramite la dialettica, l’ironia e la maieutica. Per Platone invece il perno della
maturazione sta nel cittadino e quindi vi è un forte legame tra politica e educazione, mira ad
allontanare l’uomo dal mondo apparente e a renderlo libero.

Cap 13 L’identità filosofica della pedagogia A partire da questi modelli la pedagogia


prende un assetto teorico, in quanto sapere della formazione dell’individuo responsabile e
libero, e filosofico. La pedagogia terrà un discorso speculativo fino al XX sec, quando poi
entrerà in crisi. Altre tappe sono state il cristianesimo che le la lega a un assetto religioso e
quindi la ped non segue i modelli filosofici che si sono susseguiti durante i secoli.

Cap 14: La svolta scientifica. Nella seconda metà del 900, la complessità della pedagogia
viene scomposta, essa si allontana dalla filosofia e si mette anche in dubbio il suo statuto. Si
passa alle scienze dell’educazione in cui nascono tantissime specializzazioni pedagogiche
(che a volte però non comunicano). Le scienze dell’educazione comprendono sia saperi
pedagogici che extra-ped e si occupano quindi anche di edu, istru e form. Qui la pedagogia
gen conserva quella visione complessa e univoca che le scienza dell’educazione hanno perso
nelle varie iperspecializzazioni.

Cap 15: Le scienze dell’educazione. Le scienze dell’edu segnano un punto di rottura


epistemologico, poiché non fanno più uso del parametro filosofico della ped. C’è quindi un
ripensamento del sapere pedagogico che non è più unitario, ma si è sviluppato in tante
specializzazioni delle scienze dell’ educazione. Se utilizzate però come fonti/scienze molli
che vanno sempre rianalizzate e interpretate, e non come scienze assolute, queste potrebbero
essere ottime alleale della pedagogia in quanto sapere complesso, riflessivo e coordinativo.
(Secondo Dewey)
Cap 16: La centralità della formazione oggi. L’idea di educazione è sempre stata quella di
favorire lo sviluppo fisico, intellettuale e morale della persona. Tra i vari significati che
l’educazione assume (azione, istituzione, contenuto…) quello che oggi rispecchia meglio il
paradigma della nostra società post-moderna è quello di educazione permanente lifelong
learning che si produce tramite l’integrazione di molte edu( professionale,affettiva, civile ..).
Ma da sola l’edu non basta, oggi a dominare la scena è la formazione, intesa come una forma
cangiante nel tempo e mai fissa, data l’instabilità dei tempi e dell’individuo soggetto a
continui cambiamenti. Formazione intesa come Bildung, come cura sui, riflessività e analisi
dei bisogni e obiettivi, come presa di consapevolezza e responsabilità rispetto a noi stessi e
agli altri.

Cap 17: Complessità della ped generale la vocazione critica e l’ottica generativa. La
pedagogia ha una funzione di raccordo tra i vari saperi, poiché agisce in maniera trasversale
consultando i vari saperi pedagogici, regolativa poiché indirizza verso l’orizzonte verso cui
guardare rispetto ai problemi di formazione, edu e istruzione e critica poiché discute e
argomenta, mettendo a confronto teorie, modelli e soluzioni orientative. Essa è scienza in
quanto dispone di una metodologia di azione fissa, arte come artificium nel senso che applica
delle conoscenze necessarie e filosofia, dal momento che i problemi educativi hanno basi
speculative.

PARTE TERZA: La pedagogia generale e le sue frontiere

CAP 18: Pedagogia come sapere teorico-pratico, plurale e complesso. L’azione della
pedagogia è quella di guidare l’uomo, non solo il bambino durante il suo percorso
educativo/formativo, affinché sia libero, emancipato e autonomo. La ped g conserva un
assetto teorico poiché va a definire costantemente i suoi oggetti di studio, ma è anche pratica
poiché va a mettere appunto modelli e metodologie. Le numerose pedagogie che si sono
sviluppate sono solo delle specializzazioni della ped su determinati ambiti, la ped g però le
accomuna tutte, le mette in comunicazione e le raccorda.

Cap 19: Pedagogia sociale. La pedagogia sociale fa parte insieme alla ped g delle MPED 01.
La specificità della ped sociale sta nell’agire rispetto agli interventi educativi su fisionomie
locali. Essa agisce rispetto a ciò che Franco Frabboni chiama sistema formativo
integrato, cioè coordina la scuola con le agenzino e non formali e informali del territorio, al
fine di offrire una esperienza formativa in continuum, non solo al bambino ma destinata a
ogni età, promuovendo cosi il lifelong learning. Essa riconosce la crescita formativa come
valore che può avere luogo solo nella società e nella collettività. Ecco perché si lega all’
educazione degli adulti.

Cap 20: L’educazione degli adulti.


20.1 Pedagogia e formazione in età adulta. La pedagogia sociale e l’edu degli adulti
vedono il nodo comune dell’apprendimento permanente, inteso non solo come acquisizione
di saperi tecnici ma anche di sapere trasversali che aiutano l’uomo a destreggiarsi in una
società in continuo cambiamento. Questo tipo di apprendimento vede nel potenziamento del
capitale umano anche una crescita umana e sociale.
20.2 Educazione degli adulti e apprendimento permanente. Il concetto di apprendimento
permanente è il cardine dell’educazione degli adulti. E’ un concetto che è cambiato nel
tempo: prima la formazione era vista come un’aggiunta alla carenze del sistema scolastico,
una sorta di compensazione in età adulta; si passa (anni 70) poi al concetto di formazione
inteso come formazione professionale e rispetto all’azienda in base alle richieste del mercato
libero ; negli anni 90 si procede verso un modello di apprendimento che dura tutta la vita e in
tutti i luoghi, dato dai continui mutamenti del mercato libero e instabile del lavoro; ultima
tappa vede l’apprendimento come interessato a tutti gli ambiti, non solo a quello
professionale e assume le caratteristiche di studio, riflessione interiore e svago, ma soprattutto
cura sui come elaborazione delle esperienze, dei cambiamenti, presa di coscienza di chi
siamo anche grazie al confronto con gli altri, comprendere e auto-comprendersi. Il
potenziamento di sé stessi corrisponde anche al potenziamento della collettività. Ultima
frontiera è la cura sui, una presa di consapevolezza che mira a emancipare l’uomo e a
renderlo libero dalle manipolazioni, in questo modo l’uomo si sviluppa come cittadino
consapevole e indipendente.
20.3 Alcuni nodi centrali dell’educazione permanente. Sviluppo del singolo è una risorsa
per lo sviluppo umano. L’uomo soggetto ai cambiamenti traendo insegnamento dalle
esperienze proprie e altrui acquisisce conoscenze e competenze. Qui la formazione non
riguarda solo il professionale, ma ci dà le conoscenze riflessive per comprare se stesso e gli
strumenti per la cura sui e per essere tutore del suo benessere psico-fisico. Si passa a una
concezione di età adulta che non è più un punto d’arrivo, una fase finita che precede il
declino, ma una fase sempre in cambiamento, che muta e accoglie sfide nuove. L’età adulta
non è uguale per tutti, ognuno è immerso in esperienze maturative diverse e sviluppa diverse
competenze. A questo punto è improponibile pensare un apprendimento diviso per classi di
età , ma lo si deve pensare invece per esigenze, interessi e contesti simili. (I circoli)
20.4 L’organizzazione della formazione continua: i circoli di studio. I circoli di studio si
formano in base alla domanda di persone che condividono gli stessi interessi e mettendo a
dispozione le loro esperienze per confrontarsi in uno spazio di dialogo, in cui c’è sempre un
tutor a guidare le attività e i argomenti che si scelgono di affrontare. Spesso si discute di
problemi da risolvere e si creano quindi delle reti di persone e legami di appartenenza , che
forniscono un punto di riferimento nella mutabile società. Queste resti di appartenenza vanno
poi a costituire la network society, cioè una società organizzata su un reticolo di legami.
L’apprendimento è quindi strutturato rispetto alla condivisione di esperienze dei partecipanti
che favoriscono la riflessività in uno spazio di ascolto/ interrogazione di se stessi e degli
altri.

Cap 21: La filosofia dell’educazione Svolge un ruolo molto importante all’interno della
ped. E’ un ruolo regolativo rispetto agli oggetti di studio della pedagogia. Si interroga sempre
su teorie, metodi e cerca di smascherare i costrutti storici, politici e sociali. La filo
dell’educazione, grazio al suo lavoro vigile garantisce sempre un approccio argomentativi e
sempre antidogmatico. Il rapporto con la ped gen è problematico, poiché da un parte la
controlla in quanto vigile, dall’altra è pur sempre un settore interno della ped.
Cap 21.2: Ambiti della filosofia dell’educazione La filosofia dell’educazione si interroga
sull’agire pedagogico e sulla ricerca epistemologica( che cos’è l’edu, formazione, istru).
Altro campo è l’assiologia, cioè come interpretare la realtà e di conseguenza come elaborare
l’agire in termini di formazione. Quindi adattare i valori filosofici e pedagogici
dell’emancipazione, uguaglianza, libertà, dialogo e integrazione all’intero di specificità
storiche e temporali.

Cap 22: Pedagogia della famiglia. Bisogna distinguere tra educazione della famiglia( gli
interventi che vengono attutasti per contrastare disagi) e pedagogia della famiglia (riflette
sugli interventi da attuare sul campo). La famiglia è un costrutto sociale, non naturale e dal
900 è radicalmente cambiata, con la perdita dei ruoli genitoriali fissi. Anche il rapporto tra
genitori e figli è cambiato: oggi è più amichevole e comprensivo e si predispone verso punti
d’incontro rispetto alle necessità dei figli e dei genitori. I genitori, molto più consapevoli
dell’impegno che un figlio richiede, dell’importanza della famiglia come ambiente di
crescita, necessitano sempre di più sostegno e interventi per affrontare questo percorso, molto
spesso affrontato in solitudine e isolamento.

Cap 23: Pedagogia dell’infanzia. Il concetto d’infanzia, cosiccome il concetto di famiglia, è


un costrutto culturale. Solo nel 900 la figura el bambino ha lasciato la sua aura di innocenza,
di creatura pura per riscoprirsi un essere che cerca il piacere della libido. Prima del 900
abbiamo 2 tipo d’infanzia: una borghese con attenzione estrema al bambino e tante tante
privazioni agli svaghi, al fine di plasmare un essere che sappia stare in società secondo le
norme della classe dominante; l’infanzia dei bambini operai, sfruttati nel lavoro e malnutriti.
La dimensione borghese ha dato il suo contributo nella visione del bambino come età
particolare, nel 900 infatti l’infanzia si riscatta come età con delle problematiche e
sfaccettature ben specifiche. La ped dell’infanzia studia quali sono le migliori teorie per la
formazione e l’educazione del bambino tenendo conto della specificità. La dimensione del
bambino è quella ludica: attraverso questa impara sperimentando, a crescere socialmente e
cognitivamente, esplora spazi. Il piacere del gioco favorisce poi il piacere
dell’apprendimento, condizione essenziale per garantire un continuum.

Cap 24: Pedagogia della scuola. La scuola è l’istituzione per eccellenza dove si apprende il
patrimonio culturale e la ped analizza verso quali direzioni si muovono gli interventi della
scuola. L’agire educativo della scuola si muove su 3 assi: educazione nell’ottica di edere e
educere, guida e sostegno, apprensione di cultura e di habitus sociali e culturali che vanno a
segnare il futuro cittadino (edu civica, ambientale…);istruzione si basa sul processo
insegnamento/ apprendimento che è predominante nella scuola, qui deve vigere la
comunicazione in particolar modo nel rapporto asimmetrico e quindi problematico tra
insegnante e alunno; formazione come identità specifica, complessa, che si analizza,
dinamica che cambia insieme ai mutamenti della società; questa è possibile con il confronto
da ciò che è altro da sé e quindi può avvenire solo nella collettività. Questa formazione pero
non deve diventare narcisismo, ma rispetto verso l’individuo stesso e tutti gli altri individui.
La sfida di oggi è quella di essere una scuola di massa- qualità, intesa come una scuola per
tutti, ma non una scuola che tratta tutti nello stesso modo, nel senso che per offrire pari
opportunità si attenzionano i singoli casi tramite apprendimenti individualizzati. Oggi la
scuola è chiamata anche alla costruzione dei curricula, che sostituiscono i vecchi programmi
e lo fanno cercando contenuti significativi e formativi, anche in base alle specificità sociali e
locali in cui una scuola si trova. Ciò è possibile perché le scuole hanno una maggiore
autonomia d’azione e sono meno centralizzate. Curriculum: pensato come direttiva per
raggiungere le competenze; POF: si unisce al curriculum per una formazione extracurricolare
(laboratori).

Cap 25: Pedagogia di genere. La pedagogia di genere nasce dai movimenti femministi. Qui
infatti le donne devono prima emanciparsi da un sistema che le vede in ruoli sempre
minoritari per conquistare la parità dei diritti e poi per richiedere uno spazio di differenza,
dato proprio da caratteristiche e bisogni diversi. A perpetrare il vecchio modello duale erano
istituzioni come la famiglia, ma anche la scuola che quindi deve farsi carico di questo
scenario. Nasce allora la pedagogia della differenza che teorizzava percorsi rivolti a sole
donne; l’attenzione si sposta poi anche sul soggetto uomo; dagli anni post-femministi nasce
invece la pedagogia di genere che si occupa di smascherare tutte le costruzioni sociali e
storiche. Dagli anni 2000 la riflessione sul genere si fa più complessa (non più solo uomo
donna), comprende tutte le identità sessuali diverse. Obiettivi educativi: rispetto, opposizione
a omofobia e valorizzazione del pluralismo.
Cap 26: Pedagogia interculturale. E’una pedagogia che inizia ad affermarsi con il 1980,
anni della Globalizzazione, quando si intensificano i flussi migratori e iniziano a creati
panorami sociali complessi e pieni di peculiarità. I valori pedagogici sono quella
dell’inclusione, della valorizzazione delle differenze e dell’integrazione. A livello scolastico
si pensa alla necessità della Lingua L2 e a far apprendere la cultura e i nuclei forti come la
libertà, la democrazia, i diritti umani, le festività..

Cap 27: Pedagogia dei media. Anche questa pedagogia nasce e si afferma rispetto a bisogni
specifici. I media assumono un carattere sempre più preponderante nella scena educaticativa,
affiancando anche scuola e famiglia. La ped dei media si preoccupa che tutti acquisiscano
l’alfabetizzazione e le competenze per utilizzare i media, come strumento valido e per
decostruire la realtà( trasformata) raccontata dai media. Oggi tra le competenze base,
abbiamo anche le competenze digitali infatti. I nuovi nativi non vanno considerati
competenti, hanno solo molta dimestichezza.

Cap 28: Pedagogia del corpo e dello sport. Nasce dall’idea dello sviluppo di corpo e mente
come unico nucleo. Il corpo viene riconosciuto come carattere espressivo, che dice qualcosa
di noi, che racconta il nostro vissuto e per questo va valorizzato. Esso non è solamente
anatomico, ma è legato alla socializzazione quindi si parla di educare il corpo
all’autoregolazione e disciplina in funzione dell’inserimento sociale. La dimensione corporea
va dunque valorizzata nell’educare, istruire e formare. 28.2 lo sport tra pedagogia e
filosofia lo sport non è solo attività fisica, ma anche aggregazione, socializzazione, gioco e
rito. Esso ha una funzione educativa per i soggetti e gioca un ruolo importante nella
costruzione della propria autonomia, quindi contribuisce alla formazione nella costruzione
della propria identità.
Cap 29: Pedagogia del lavoro. La ped non può non tenere conto del lavoro come fase
educativa, istruttiva e formativa e come questo, parte fondamentale nello sviluppo dell’essere
umano dalle origini a oggi, vada a influire sul mondo scolastico. La ped del lavoro allora
tiene condottò di tante discipline come l’economia e la storia.

PARTE QUARTA

Cap 31: Educazione, antinomia tra libertà e autorità. Autorità e libertà sono un’antinomia
costituiti a del processo educativo, che si verifica nel rapporto verticale (cioè di dipendenza)
tra educatore e educando. Vi è quindi una relazione tra persone. In questo rapporto convivono
libertà e illibertà, perché è l’educando che sceglie liberamente di riconoscere l’autorità
dell’educatore. Nel passato l’autorità dell’educatore era legittimata dal fatto che questo era
visto come modello e come portatore dei modelli culturali che andavano appresi ed era quindi
da imitare al fine di apprendere questi modelli, intesi come crescita e quindi emancipazione.
Gli studi liberali però mirano a liberare l’individuo da questo obbligo e sottolineano il
carattere disinteressato dello studio, cioè lo studio per il piacere di capire e senza un fine
determinato; dall’obbligo familiare e dall’obbligo interiore rispetto a pregiudizi e passioni.
Questa cultura liberale sembra pero riservata a una minoranza.
La ped però non rifiuta ogni tipo di autorità, rifiuta gli estremi o l’edu autoritaria o l’edu
lassiva, perché non portano a nulla. Il rapporto autorità- libertà non può essere risolto.

Cap 32: Critica all’autorità e i movimenti di protesta: tra famiglia scuola e società.
Negli anni 50/60 parte una critica a tutte le forme di autorità che riguardano ogni tipo di
istituzione, la famiglia, la chiesa, la scuola, gli ospedali. Queste critiche partono dagli studi di
sui meccanismi di obbedienza e di legittimazione di massa. La prima agenzia in cui si
perpetua l’autorità è la famiglia dove vige il modello del Padre-padrone, lì si impara a essere
consenzienti e quindi a esserlo rispetto a tutte le altre istituzioni. Inoltre in questo
autoritarismo familiare si soffocano le peculiarità di bisogni individuali e quindi anche la
possibilità di esperienze creative. Le comunità hippie nascono come spazi antiautoritari dove
esprimere la propria creatività e si configurano per questo come esperienze formative. Nasce
in questo periodo l’esigenza del soggetto di formarsi rispettando i suoi tempi, le sue
peculiarità, bisogni e inclinazioni e lo si fa contestualizzando le autorità e le basi del
conformismo.

Cap 33: La scuola tra autoritarismo, democrazia, emancipazione. La rivoluzione


pedagogica allora propone un altro modello basato sulla partecipazione, cooperazione,
autogestione, creatività e autonomia. Si capisce il forte collegamento tra scuola e regime
politico, l’uno influenza l’altro e l’insegnamento può determinare la società globale. La
scuola deve essere democratica e per far ciò deve lasciare spazio alle diversità, di trovare a
ogni individuo la sua strada. L’autorità non è eliminabile, ma la si può rendere meno
aggressiva, lasciando lo spazio a ogni o di assumersi la responsabilità del proprio ‘darsi
forma’, in un percorso di riflessività, di curia sui dove il maestro diviene un accompagnatore.
CRITICA ALLA AUCTORITAS- si definisce il nuovo AUCTOR cioè attore protagonista
della formazione. Si verifica anche uno svecchiamento delle discipline, a causa dei contenuti
troppo aderenti ai modelli autoritari.

Cap 34: il rilancio dell’utopia nella pedagogia. La dimensione utopica rimanda a un


qualcosa che non c’è ed è proiettato nel futuro. E’ un auspicare a una situazione migliore e
diversa del reale, ma non è un esercito sterile di sogno irrealizzabile, piuttosto un esercizio
critico sulla realtà attuale e un futuro migliore che va progettato. Nell’auspicare a un futuro
migliore c’è sicurante una critica alla realtà attuale, che viene quindi analizzata criticamente
dalla ped per essere migliorata. Negli anni 60, questa dimensione utopica trova sfogo alla
contestazione verso la politica e le istituzioni da parte dei movimenti studenteschi, che
rifiutano le imposizioni dei ruoli sociali e di essere intesi come ‘fase di transizione verso l’età
adulta’. I giovani diventano portavoce di libertà di espressione e reclamano la loro autonomia
alla formazione.

Cap 35: Il soggetto tra crisi e progettualità La questione della formazione è quindi qui
critica all’educazione autoritaria, ma non solo. Il concetto odierno di formazione di forma a
partire dalla crisi del soggetto. Cade l’idea del soggetto compatto, unitario, padrone di se,
potente verso la natura, finito grazie alla psicanalisi i Freud, Jung e Lacan e a tutti gli altri
studi umanistici sull’antropologia, la linguistica etc… Si fa strada l’idea di un soggetto mai
compiuto e progressivo, sempre in costruzione e soggetto a ciò che lo circonda e la
formazione viene pensante in quest’ottica come qualcosa di continuo. QUALCUNO MI
SPIEGHI FOUCAULT.

Cap 36: Soggetto, eros e politica negli anni della contestazione Nella contestazione polita
degli anni della contestazione viene anche fuori il mito della gioventù, dove il giovane è
persona in formazione e non solo età transitoria per assumere la sua forma adultà definitiva. I
giovani allora rivendicano uno spazio di espressione che si traduce nella liberazione della
sessualità( una componente fondamentale della vita dell’essere umano che va liberata dalla
concezione di mera procreazione) nello spazio al dialogo e alla creatività. E’
un’emancipazione che vede alla base la teoria di Willem Reich: l’uomo nasce libero, ma poi è
vittima dei condizionamenti sociali, economici.. per cui inibisce le sue forme di piacere,
somatizzandone poi gli effetti di questa inibizione). Marcus invece dà un contributo come
emancipazione dell’eros inteso come ricerca estetica e fonte di un mondo bello, libero,
scevro dalle violenze e dalla guerra.

Cap 37: Soggetto, linguaggio, emancipazione La contestazione negli anni 60 avviene


tramite una presa di parola da parte degli giovani che si esprime nono tramite i media, la
musica, i gerghi, la moda e i generi musicali che esprimono identificazione di se, senso di
appartenenza e schieramento di idee… Si riaprono gli spazi del dialogo, del gruppo e del
modello ateniese di democrazia. Sono tutti linguaggi che vanno oltre le tradizionali forme di
linguaggio della politica e vedono il contrapposi di ‘noi’ vs ‘voi’. Altro linguaggio è quello
del corpo, la liberalizzazione del corpo come autenticità e presa di distanza rispetto alle
ipocrisie della morale borghese.
CAP 38. LEGGI LIBRO .

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