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Franco Cambi, Sintesi prima lezione 2016

PEDAGOGIA COME SAPERE


Quadro storico

Pedagogia = sapere dell’educazione/istruzione/formazione; organico, rigoroso, razionale; teoretico


per orientare, progettare, rinnovare le pratiche sociali e personali.
Quando nasce?
1. L’educazione come pratica sociale è sempre attiva in ogni società; trasmette linguaggi, regole,
credenze e tecniche alle giovani generazioni; così riproduce competenze sociali necessarie alla
società stessa e svilupparle.
2. Tale modello educativo, conformativo e tradizionale, entra in crisi nella Grecia del V secolo, ad
Atene.
3. Ad Atene è, anche in quel tempo, viva l’educazione tradizionale, come costume di vita, legata
alle professioni (dall’esercito alle botteghe, etc.), all’agire politico (agorà), al teatro (che richiama ai
valori fondamentali della comunità). Ma nel V sec. Tutto ciò è già in crisi: si affaccia una nuova
classe sociale che vuole potere politico (il demos). Vuole sapere e potere. Così nascono nuove
forme educative.
4. Nasce la scuola che deve insegnare a leggere, scrivere e parlare per convincere. Si organizza
intorno a maestri con gruppi di scolari, che pagano le lezioni ricevute. Ciò accade in varie città, ma
in particolare ad Atene. I maestri sono i Sofisti (coloro che sanno). Insegnano la retorica (arte del
parlare in modo da aver sempre ragione, usando tecniche di confutazione e di persuasione,
svincolando il ragionare rispetto al vero e al giusto e al buono). Esemplare fu l’insegnamento di
Gorgia.
5. In quegli anni però si afferma anche un altro modello educativo, né tradizionale né sofisticamente
definito. Quello di Socrate. Figura di maestro di strada che insegna a chi incontra a vuole ascoltare.
Non insegna tecniche per aver successo, ma per risvegliare e guidare se stessi, sviluppando la
propria interiorità, per conoscere se stessi e per crescere spiritualmente, per sviluppare la propria
anima. Socrate dà ai giovani “la scossa”, agisce con l’arte “maieutica”, l’ironia e la dialettica e
risveglia l’anima legandola a Eros (amore del bello nei corpi prima, poi nelle anime, poi nelle idee)
che è tensione sviluppo interiore.
Così è nata ad Atene la PAIDEIA, teoria pedagogica riflessivamente elaborata che si differenzia
dalla tradizione e si rivolge al soggetto stesso. E’ nata la pedagogia. Sarà Platone, allievo di Socrate,
che la elaborerà in modo organico e razionale e in opere scritte. Da lì nasce la pedagogia
occidentale in stretto legame con la filosofia che è sapere universale e superiore a tutti gli altri . E
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Platone tocca tutti i grandi temi della pedagogia, dall’istruzione alla formazione personale di
ciascuno. E lo fa alla luce del ragionamento libero e critico della filosofia.
Tale modello di sapere è rimasto centrale e esclusivo in pedagogia per più di 2000 anni. Fino
all’Ottocento e al Positivismo. E’ stato ripreso dall’Ellenismo, dal Cristianesimo, poi dal Medioevo
e dall’Umanesimo/Rinascimento e nella stessa Età Moderna (durante il Seicento, il Settecento e
parte dell’Ottocento). E’ sempre la filosofia, coi suoi diversi modelli, che fa pedagogia. Questa è
filosofia applicata, che si sviluppa, riprendendone i fini e i mezzi (la cultura) e i luoghi (la scuola
soprattutto), come rinnovamento della Paideia, con l’Humanitas (teorizzata da Cicerone e che si
sviluppa a Roma, poi nel Cristianesimo e nello stesso Rinascimento, come formazione all’umanità
di ciascuno attraverso la cultura in tutte le sue forme) e poi, nel Settecento, con il Bildung in area
tedesca, ma che si diffonde in varie forme su su fino ad oggi (e che è, anch’esso formazione umana-
dell’uomo attraverso l’assimilazione della cultura).
Solo con la crescita delle scienze biologiche e umane si affermerà una rivoluzione nel sapere
pedagogico. Col positivismo si parla ormai di pedagogia come scienza, di scienza dell’educazione,
di un dialogo stretto della pedagogia col metodo e i risultati della ricerca scientifica sempre più
ricca e centrale nella cultura e nella società. E di una dipendenza stretta da biologia, psicologia,
sociologia che si fanno scienze positive.

Facciamo ora un passo indietro, guardando alla nascita della scienza moderna come la Grande
Rivoluzione significativa poiché nasce una nuova forma di sapere: osservativo, matematico,
sperimentale
 con Copernico (1473-1543) e la sua teoria del sistema solare;
 con Galilei (1564-1642) e la nuova fisica e le prove portate al sistema copernicano;
 con Keplero (1571-1630) e la sua visione della fisica astronomica;
 con Newton (1642-1727) e la sua teoria gravitazionale.
Le loro opere producono una trasformazione nella concezione del cosmo e delle sue leggi, nel
metodo di indagine sui fenomeni naturali, nel valore esemplare di tale nuova forma di pensiero:
oggettiva, dimostrativa e rigorosa.
Nel Settecento si ha poi una crescita ricchissima di tale sapere scientifico: col meccanicismo, la
nascita della chimica, il valore riconosciuto alle scienze come modello guida del saper in generale
(Illuminismo). Allora nascono anche le scienze dell’uomo, dall’economia alla politologia,
dall’antropologia culturale alla linguistica alla pedagogia, ma anche la criminologia, la psichiatria,
la medicina come clinica.
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Così la filosofia viene riletta come epistemologia, soprattutto. Ovvero come riflessione su
fondamenti r forme del sapere scientifico. E poi a visione organica del reale collegando le varie
scienze. A riflessione politico-civile e etica nutrita dei principi messi in luce dalle scienze stesse (
che saranno quelli rivoluzionari in particolare: libertà, eguaglianza, fratellanza).
Si inizia allora un svolta anche in pedagogia, che vuole farsi scienza e che troverà la propria
sistemazione a metà del XIX secolo, con Comte (filosofo del positivismo e fondatore della
sociologia, che lega la pedagogia alla biologia e alla sociologia), con Durkheim che la lega alla
sociologia in modo stretto. Con Darwin che la connette alla teoria dell’evoluzionismo, in quanto ci
informa anche su caratteri e bisogni della stessa specie umana. Con Spencer che legge la biologia
come matrice dei processi educativi, che sono intellettuali, morali e fisici.
La pedagogia del positivismo ebbe larga diffusione anche il Italia ora secondo un principio
metodologico (con Villari, con Gabelli) ora secondo una visione più dogmatico- sistematica
(Ardigò, De Dominicis) ora secondo un modello più critico e operativo (Montessori).
Verso la fine del XIX secolo si cominciò a riflettere meglio sulla scienza, dandone valutazioni più
critiche e concezioni più complesse, maturate attraverso la “crisi” stessa della scienza intesa in
senso dogmatico.
Sarà Dewey nel 1929 a consegnarci il nuovo modello epistemico della pedagogia , oltre la sua
riduzione a filosofia o a scienza applicata. E a fissarne la complessità. Nel 1929 pubblica un articolo
breve su tale tema: Le fonti di una scienza dell’educazione. Che segue i suoi scritti più pedagogici e
educativi, tipo Scuola e società (1899) e Democrazia e educazione (1916). Lì ci indica il congegno
logico e teorico della pedagogia. Essa si nutre dei dati delle varie scienze (le fonti) ma li fa scienza
educativa coordinandoli ai processi educativi, i quali si conoscono solo riflessivamente,
interpretandoli e programmandoli. E qui scatta la filosofia come forma mentis riflessiva, critica e
interpretativa. Tale modello plurale e integrato e dialettico del sapere pedagogico come scienza è
ancora il modello attuale, condiviso e attivo nella ricerca. E’ un congegno che unisce le scienze
dell’educazione, la integrazione educativa, che è intenzionale e contestualizzata sempre a culture,
momenti storici, orientamenti valoriali, dei quali discute la filosofia, come sapere critico dei
problemi più generali dell’esperienza.