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DELLE

'ANTICHIT GIUDAICHE
. DI

GIUSEPPE FJ~AVIO
TRADOTTE DAL GRECO E m1USTBATE CON NOTB

D A LL 7 ABATE

FRANCESCO ANGIOLINI
PIACENTINO

TOMO QUINTO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DE' FRATELLI SONZOGl!O I

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lA

presente "tradttzione ~ protetta dall6 vigenti leggi, esaendoai adempito a quanto ""e prescrivono.

DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIDRO DICIANNOVESIMO <1


CAPITOLO PRIMO

Gajo Caligola

ucci~o

da Cherea.

l.

GAIO intanto non contro i soli Giudei , che ahi

lavano in Gerusalemme e ,nelJe vicine contrade , dava libero sfogo alla farnetica sua prepotenza , ma la mand a diffondersi per la terra tutta e pel mare, quanto ve n'ha di soggetto a' Romani, e remp tutto il mondo di tanti guai , quanti non ne seppero mai raceontare le storie andate. Soprattutti per riaentivasi alla durezza del suo procedere Roma da lui non avuta niente pi in conto dell' altre citt ; ch'anzi tutti. in un fascio rapiva e disertava, ma ingolarmente il Senato , e quanti ivi erano patricj ,

DELLE ANTICHITA.' GIUDAICHE

e per nobilt d' antenati pregevoli: e mille invent stratagemmi in danno ancor di coloro , che diconsi cavalieri; i quali e per altezza di grado e pm quan~ tit di ricchezza erano presso Roma in egual ere dito , che i senatori: giacch dal lor corpo traevasi chi dovea riempire i posti in Senato. Questi erano da lui avviliti e spogliati del loro grado , parecchi anche uccisi e rubati; perch le piit volte avveniva 1 che pe1 rapirsi le loro sostanze privavali ancor della vita. Attribu"ivasi l'esser divino , e da' suoi sudditi p1etendeva gli si facessero onori non dicevoli ad uomo , e qualora andava nel tempio di Giove , che chiamano Carcpidoglio , ed il tempio appo loro il pi rispettabil del mondo, ardiva di appellar Giove ftatello. Pi altre cose ei faceva da vero pazzo , come allor quando credendo egli cosa indegna di s il passar da Pozzuoli citt situata in Campania a 'Miseno alba citt marittima di Campania sopra una galea, e oltre a ci persuadendosi di poter sottmettere alla sua sign01ia il mare , ed esigere da lui altrettanto che daUa terra , tit da un prornon torio all' altro un. ponte lungo ben trenta stadj , e rinchiuso entro questo ricinto tutto il seno del mare andava guidando il cocchio sopra quel ponte ; che a un nume par suo . ben couvenivansi tali strade. Similmente de~ templi greci non lasci n iuno intatto, ordin~ndo , . che quante avevaci dipinture o sculture od altri arredi. di statue e di voti , si traaferisse appo lui; percb diceva, le cose belle in altro luogo non istar meglio' che nel bellissimo; e questo esser

LIB. XIX. CAP. J,

Roma. Adorn eziandio di fornimenti tolti di l la sua casa , e i giardini , e quant' altri alberghi egll aveva per tutto Italia. Di fatto egli fu ardito di co ,.lllandare , che in Roma si trasferisse la statua di Giove onorato d~' Greci in Olimpi , e per detto Olimpio , lavoro di Fidia ateniese ; il che non man~ dssi poi ad effetto , atteso il predire che gli archi .. tetti fecero a Memmio Regolo , a cui stava racco .. mandata l' impresa di quel trasporto , ch' andrebbe in pezzi la statua, se si movesse; e corre voce, che Memmio cos per questo , come per prodigi , che avvennero , maggiori d' ogni credenza si rimanesse dal levarlo di l; il che scrisse a. Gajo in iscusa di non aver eseguti i suoi ordini; ed essendo per que~ sto in gran rischio di perder la vita , campnnelo l'immatura morte , che giunse Gajo. 11. Gajo poi venne a tanto di frenesia , che ~ata essendogli una figliuola 1ec1lasi in Campidoglio , e aulle ginocchia depostala della statua disse , ch'ella era. prole comune a lui ed a Giove ~ e che le asse gnava due padri , lasciando altrui il decidere ( ag.. giunse), qual fosse de' due il maggiore. Eppure gli uomini , bench s eccessivamente vizioso., lo soste nevano. Egli cwnsent an.che ai servi, che presentas sero accuse di qualsivoglia delitto volssero contro i padroni; e tutte sarebbero state dannevo1i, perch le pi volte si davano in grazia per suggestion di lui, a tal segno, che gi contro a Claudio istesso fu ardito Polluce suo s.chiavo di presentare un' ac cusa ; e bast l' a1,1imo a Gajo di trovani io. Sena.o

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DELLE ANTICHITA' GIUD.UCUt 8 to , mentre della morte trattavasi dello stesso suo zio ( 1) , sperando di poter quinci trarre motivo di torio del mondo ; ma non gli venne fatto. Avendo egli adunque riempiuta la terra tutta soggetta a lui di calunnie e di mali , e levati gli schiavi feroce~ mente contro i padroni , gi cominciavano da pi parti a bollire congime , di chi o per isdegno del mal sofferto volea vendicarsene , o per timore di qualche gran danno avvenire avea 1isoluto di non }asciarlo pi al mondo. Quindi , poich (2) la sua morte e alle leggi di tutti i popoli e alla sicurezza comune port gran vantaggio , e la nostra na11ione per poco non fu distrutta , merc d' una J*esta morte , che la trasse di rischio , io vo' sporre minutamente , quanto al suo fin s' appartiene : oltrech questo rinchiude una prova assai forte della pos ~anza divina , una so.da consolazione per gli sventu rati , e un saltitevole disinganno , per chi si d a credere, che la prosperit sia durevole, e non anzi, quando non vada congiunta colla virt ' porti 6.nalmente da s medesima alla rovina. III. Tre strade si tennero per arrivare ad ttcci derlo'. e d' ognuna d'esse era scorta un uom valoroso. Emilio Regolo nativo di Cordova nella Spagna aveva condotti parecchi ne' suoi sentimenti , fermo in volete o coll' opera loro o di sua mano levare a Gajo la vita. L' altra mano di congiurati andava d' accordo con questi , ed erane condottiere Cassio Cherea tribuno. Annio Minuciano faceva una parte non picciola de' cospirati contro il tiranno. La ca

LIB, XIX. CAP. 1.

gione poi , perch s' acco1darono a odiar Gajo , si fu per Regolo r indole sua risentita e l' avversion , ch'egli aveva alle superchievoli azioni ed ingiuste ; perciocch' egli era d'un cuore naturalmente animoso e franco i per cui non gli era possibile di coprire con qualche velo i suoi pensatnenti. Quindi a molto persone li comunic , . e ad amici , e ad altri , che gli sembravano v~orosi ed arditi. Minuciano poi tr~ per desiderio di vendicar Lepido (2) suo amico sfret tissimo, e di qualit assai rare tra' suoi cittadini uc ciso da. Gajo , e per timo1e altres di se stesso ( sfogando Gajo indifferentemente contro di chicchessia la micidiale sua collora) si condusse a tentar quest' impresa. Cherea in fine per sua parte ver~ognan dosi forte delle villanie , onde Gajo trattav~lo Ja uomo imbelle, e veggendo oltre a ci il presel.te pe ricolo , a cui sempre pi l' esponeva l' amicizia e il rispetto , che a Gajo stl'gnevalo , pens esser cosa DOn disdicevole l' ammazzarlo. Questi adunque co muncarouo la loro determinazione a tutti gli altri , ta,nto a chi cocevano i torti gi ricevuti , quanto a ehi colla morte di Gajo bramava sottrarsi a quelli 1 che gi scaricavansi addosso altrui. l<"'orse trarrb bono a fine l' impresa e nel trarvela bello sarebbe l'avere a compagni uomini cos valenti,. i qua.li a costo atlcor della vita bramassero per la salvezza della citt e dell' impero vcnil'De a capo. Soprattutti per gli spigneva a ci fare Cherea e per avidit di levare di se g1an nome nel mondo , e ancora perch era un affare d' agcyo}c riuscimento per lui

IO

DELLE AN'i'ICBI'l'A' GiUDA.ICHK

l' uccidere Gajo , attesa la dignit di tribuno , ondd a-enza sospetto poteva ogn'ora introdursi dinanzi a lui. IV. In questo si celebravano i giuochi circesi , spettacolo fortemente gradito a'Romani. In tale occa sione essi aduuansi volentieri nel circo , e sogliano tutti a una voce chiedere agl' imperadori le grazie , di che abbisognano ; ed essi a tali domande , che non credono poter rigettare, non si dimostrano mai restii. I Romani adunque .in tal circostanza con sup.. plica assai coraggiosa pregarono Gajo , che minorasse i tributi ' e dal peso aleun poco li sollevasse delle gravezze. Ma egli non volle udirli , e mentre alzavano vie pi la yoce , spediti qua e l parecchi de' suoi , loro impone che arrestino i gridatori , e issofatto li traggano ad .esser morti. Cos egli ingiunse , e cos fu eseguito ; onde furon moltissimi que' ' che perirono per tal motivo. n, popolo vedea tutto , e soffriva in silenzio senza pi metter voce , mirando cogli occhi proptj , che tale inchiesta risguardante il denajo troppo agevolmente gli strasci na va alla morte. Queste cose invogliarono vie pi Cherea a metter mano alle insidie , e por .fine a' r~i trattamenti, che Gajo usava col genere umano. Pi volte in fatti anche in mezzo alla cena pens di eseguir suoi disegni , pure da buona ragione indottovi se ne rimase ; perch ben vedeva per l' una parte , che non era possibile gli fuggisse di .mano , e voleva per l'altra attendere un' occasione, in cui non tornassegli vana l' impresa , ma si potesse SeT vire dell' opera de' .:;ongiurati.

LIB. XIX. CAP. J,

V. Era gi molto tempo che militava (3) , sempre per insofferente del dover tratta1 . con Gajo. Or dappoich fu creato da lui esattor delle imposte, e di quant' altro denajo dovuto all' erario di Cesare era nelle occasioni di raccorlo rimasto addiebo, egli adoperando piuttosto a norma dell' indole sua , che de' comandi di Gajo; siccome la quantit del denajo cresciuta era il doppio , cos nell' esigerlo andava pian piano ; e il trattar., -eh' ei faceva moderatamente i meschini soggetti a tal pagamento per la compas .. sione. che ne sentiva , moveva Cesare a sdegno ; il quale accusavalo di melansaggine per la lentezza , con che gli raccoglieva il denajo. Anzi .lo caricaTa d' altre villanie , e allor quand.o dovevagli dare il nom~ , pel giorno , che gli toccava di guardia , gli assegnava vocaboli femminili, e questi tornanti in grandissimo. suo disonore. E non er gi , che potesse Gajo in tal genere mostrar la faccia sicuramente , a cagione di certi riti e misterj , ch' esso aveva istituiti. Conciossiach ei medesimo , mentle. vestiva abiti femminili ; e andava in.ventando nuoYe conciature per la sua testa, e adornandola. in tutte le foggie da, farlo credere un capo donnesco , era poi tanto ardito , che ne incar~cava Cherea. Cherea adunque , e quando ricevea il nome , sentivasi arder di sdegno , e vie maggiormente quando rendevalo altrui , deriso ch' egli era da chi ricevevalo , fino ad essere divenuto lo scbel'llo e la favola de' suoi colJeghi ; onde allora altres , che doveva pigliarlo da Ceure, gli prcnunziayano, che ne 'l'echerebbe uno

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DELLE .l'I'TICUIT' GIUDUCRE

simile a' gi avuti in suo scherno. Per questo si f'ece maggior coraggio a procacciarsi compagni , giacch JlOn senza ragione era di lui malcontento. In questo numero entrava Pompedio , uomo dell' ordine aena torio , il quale pressoch tutte avea sostenute le ca riche della repubblica ; di setta per epicureo , e quinci amante di vivere senza pensieri. Questi fu accusato dal suo nimico Timidio , che detta avesse 'Villania a Gajo , ed era citata a testimoniarlo Quin tilia , donna , fra quante allora salivano in sulla scena , per la vistosa comparsa ~ che vi facea , ben voluta siccome da molti, cos ancor da Pompedio; e indegna cosa parendo alla donna dover depor la menzogna , come in fatti sarebbe , contro la Tita di chi l'amava , Timidio chiedeva che fosse messa ai tormenti. E Gajo montato in furia ingiugne a Cherea , che senza frappor dimora e issofatto ponga in sulla tortlll'a Quintilia , valendosi egli nelle occasioni' di dare morte o tormenti dell' opera di Cherea ; perch s'avvisava, ch'egli per isfuggire la taccia di uomo debole procederebbe con pi durezza. Ora Quintilia nell' atto , eh' era condotta allo strazio , calc col suo piede quel d' uno de' complici , facen-. dogli cenno , che stess~ro di buon .cuore , n si atterrissero a''suoi tormenti; ch'ella saprebbeli ben sostenere generosamente. Cherea adunque., tuttoch di mal animo , pure astrettoTi da1le sue circostanze ne fece assai l'io governo ; e poich a tal prova non si rendette neppure un tantino , ei la condusse dinanzi a Gajo cos maltrattata , che non pot~va m1

LJB, 'xiX. CAP. 1.

rarsi senza dolore; E Gajo tocco ancor egli al vedere Quintilia a cos male stato ridotta da quello strazio assolv dall' accusa lei e Pompedio. Oltre a ci onorlla con un presente di molto denajo in compenso del danno sofferto , e in premio d' aver sostenuto coraggiosamente un intollerahil dolore. VI. Queste cose crucciavano forte Cherea , quas.i fosse egli stato dal canto suo autor di malanni a persone credute ancora da Gajo meritevoli di co~ forto ; ond' egli volto a Clemente e a P apini o , . quegli prefetto de' pretoriani 1 e questi del numero de' bihuni " Noi certo , disse 1 o Clemente, noa , abbiam tralasciato, per quanto a noi s'aspettava, " di provvedere a11a sicurezza dell' imperadore. Noi " de'congiurati in suo danno or coll'opera ed or col ~ consiglio parte ne abhiam messi a morte , e parte " straziati in guisa, ch'anno destato perfin nel suo n cuore sensi di compassione. Con quanto valore , poi non reggiamo noi le sue truppe ? " Taoeva Clemente ; ma perciocch cogli sguardi non meno che col rossore del volto dava a conoscere la ver ~ogna , che de' comandamenti . aentiva di Cesare , bench per fuggire ogni rischio disapprovar non volesse a pa1ole il forsennato proceder di lui, Cherea fatto cuore , giacch per dir ch' e' facesse 1 non aveva onde temer da Clemente , s cominci a noverar le miserie che opprimevapo la citta e l' impero ; " e ., in apparenza 1 soggiunse , di tutto questo cre.u duto autor Gajo , in sostanza per 1 se si cerchi n la verit , io , o Clemente , e questo Papinio , e

DELLE !NTICHITA' G~UDAICHE

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prima di noi tu stesso siamo carnefici de' Romani e di tutto il mondo , per ubbidire non a' comandi di Gajo , ma pi presto a' nostri voleri , e dove in man nostra. il farlo desistere , quando a noi piace , da tante soperchierie usate a' cittadini ed a' sudditi, lo serviamo non nel mestier di soldati, ma in quel di birri e scherani : e portiamo quest'armi non per la pubblica libert. n per difesa dell'impero romano, ma per salvezza di chi gli animi lor non meno che le persone reca in ser vaggio ; imbrattati ogni giorno del sangue di al cuno o ucciso .o straziato , fineh venga un altro, che contro di noi serva Gajo in questo mestiere. Dappoich per siffatti servigj non sol non ci mostra benivoglienza , anzi n' ha in sospetto. Agginngasi a ci , che moltissima essendo la strage fatta sinora (ne cos presto daranno gi i furori di Gajo , perch non han la giustizia per fine , ma il suo caprit.-cio ) , noi senza dubbio ne diverremo il bersaglio , giacch egli forza, e che tutti concorrano a render ferma la sua libert e sicurezza, e noi a nostro costo il mettiamo in .slvo da tutti i pericoli ". VII. Clemente a chiare note apptovava l'intenzion di Cherea , Dia raccomandavagli di tac~re , perch non avvenisse , che divulgandosi pi del bisogno cotai discorsi e spargendosi ci , ch' era meglio te nere occulto , venute in campo le trame , non fos sero gastigati , anzich le potessero trarre a fine. Metta ogni cosa in mano al tempo avvenire e alla

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spetanza , ch'esso pu dargli , di poter indi avere qualche inaspettato soecorso: la .sua persona 'attesa l'et cadente, in cui si trovava , non fare per tali imprese. Pertanto aggiunse " delle cose da te , o " Cherea , pensate ed. esposte potrei ben io sugge ., rirtene alcuna, che. meno fosse arrischiata, ma un'altra, che meglio all'uopo presente .confacciasi, ,.. niuno il potr " Do_()O ci si ricoglie Clemente. in sua ca-sa , seco .medesimo ripensando a quello , che aveva ascoltato non meno , che a quanto avea eletto egli stesso. Intanto Cherea tutto pien di timore and frettolo~A~Dente a trovare Cornelio Sabino tri !~uno au.cor e:;so ; e da lui conosciuto per uomo di mplto nerito , della libert amantissimo , e per ni micissimo del presente govei,'RO , con intendimento di mandar senz' indugio ad effetto il suo dise~o , cui savia cosa parevagli il sottomettere al consiglio di lui ; e ci per paura , che non se ne avesse di fuori per opera di Clemente qualche sentore , e perch hen. vedeva , che i ritardi e gl'indugi tornati sarebbero . in qanno di chi mapdava in lungo l'affare. VIII. Ora Sabino , poich ebbe 'ancor essO appto.. vat ogni cosa siccome quegli , che sebben non sen tisse diversamente da lui, pur per mancanza di per sona , a cui senza paura scoprire il suo cuore, avea sino allora taciuto; e poich s'era .incon~atb: in un uomo , eh~ n911. sol promettevagli sopra .ci che udirebbe silenzio, ma palesava gli ancora i suoi sensi, s' inanimi mag~iormente , e preg Che1ea , che I)OD

DELLE !.NTICBITA.' GllJD!ICBE

indugiasse pi oltre. Rendonsi dunque issofatto in casa di Minuciano , uomo nell' amore della virt e nella generosit degli spiriti a lor somigliante, e s~ spetto a Gajo (4) per l morte di Lepido ; percioc ch due strettissimi amici erano Minuciano e Lepido, e ci pel timor de' pericoli , che sovrastavano ad ambedue; mercecch a tutt'i personaggi di grande affare Gajo rendevasi fonnidabile , non rimanendosi egli di maltrattare furiosamente, siccome ogni altro, cos ciascun d' essi : tutti pertanto si conoscevano insieme per lo dolor che mostravano delle cose pre senti; perch quantunqU'e guardassersio8gnuno di pa.. lesare altrui il loro aaimo , e l' odio , che a Gajo pol'tavano 1 per paura di qualche sinistro , pur s'ac, eorgevano gli uni del mal animo , che gli altri no drivano contro di Gajo , e per non lasciavano di favoreggiarsi scambievolmente. IX. Salutatiai l' uno l' altro al primo adunarsi che fecero insieme , siccome eran usi anche prima di ce dere a Minuciano , allorch raccoglievansi , il primo onore , e per la qualit del suo posto , giacch era il pi rignardevole cittadino , e per le lodi universali che a lui si davano , singolarmente quando mettevasl a ragiona1e , cos egli il primo si fece a interrogare Cherea, che nome avesse quel d ricevuto, con c:iossiach a tutta la citt ra noto l' affronto , che a lui si faceva in tal circostanza. E Cherea non a~endo a male cotal facezia , ringrazi Minuciano , cll' ei si fidasse tanto in tai cose di lui, che volesse ragionare con seco " e tu , disse , dammi per no~e

LIB. XIX. CAP. l.

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la libert ; e grazie ne sieno a te , ch'io mi trovo, la tua merc , pi animato di quello , che non soleva ; n pi ho mestiere di lunghe ragioni, che mi rincarino , quando tu stesso pensi , come fo io , e siamo entrambi , anzich ci trovassima insieme , concorsi ne' medesimi sentimenti. Gi io mi porto al fianco un pugnale , e questo sar ha stevole per ambedue. Ors dunqu~, mettiam mano all' opera , e tu mi sii scorta , se il vuoi , e comandami , che ti segua ; o io andt innanzi certo del tuo soccorso, e affidato al tuo ajuto. Non manca ma.i ferro , a chi porta seco nell'imprese il coraggio , da cui suoi ttatre ancho il ferro la sua 1 virt. Io pet me gi volo a eseguirla senza stare , in pensiero di cheech me ne sappia avvenire ; , che non !asciami tempo di por mente al mio ri, schio il dolore , che sento vivissimo della schia" vit , in cui veggo la patria , nata per esser li, hera , -dell' oppressione , in cui giaccion le leggi , , e dello sterminio, che involge per colpa di Gajo , tutto il genere umano. E volesse pure il cielo , , che questo mio dire ottenesse credenza al tuo " tribunale , giacch tu non dubiti di nodrire in tuo " cUore questi medesimi sentimenti '' X. Minuciano, osservato ben bene , ove andasse a parare questo discorso, con lieto viso abbraccillo, e anim il suo ardite ; indi lodatolo ed abbtacciatolo con felici augurj e preghiere lo rimand. Anzi alcuni asserirono , che in tal ~niera ebbe Minuciano per c~mfermate le cose gi deLte. Perciocch entrando FL.AYIO , tomo Y. 3

DEU.E ANTICBITA' GIUD.A.ICJIB 18 Cherea nel Senato si narra, che di mezzo alla moltitudine usc una voce , che confortavalo a dar com pimento a ci , che stava per fare , e a valersi dell' occasion favorevole , ch'era quella: avere a prima giunta Cherea temuto , che per tradimento d' alcun de' complici non venisse arrestato; ma aver 6nal~ mente compreso , che quella tendeva a incoraggirlo, or fosse che alcuno a persuasione de' congiurati gli desse il segno , o che Iddio , il qual provvede ai mortali , lo animasse a far cuore. Gi la congiura era venuta a noti~ia di molti , e tutti stavano armati, cos senatori , come cavalieri , e de' soldati quanti :n' erano consapevoli ; che non v'era persona , la quale non tenesse in conto di gran ventura la morte di Gajo ; e per si studiavano tatti , per quanto ra )oro possibile , che nessuno mancasse del bisognevole ardire per tale impresa ; e con quanto avevano di coraggio e di forze s a parole s a fatti accendevansi all' uccision del tiranno. Oltre a ci ebbero per compagno .ancora Callisto liberto di Gajo , e il sol uom , che al sommo salito della possanza godesse altrettanta autorit , che il padrone , tra pel timore , che di s avea messo nel cuor di tutti , e p~r la soprabhondanza clelle ricchezze, che possedeva. Con ciossiach egli era uom vendereccio , perduto dietro a' regali , e oppressor violentissimo d' ogDi gente , contro la quale abusava del suo potere. Ci non ostante egli assai ben conosceva l' irremediahile indole , ch' era quella di Gajo , e tale , che ci che avea ;risoluto una volta ( ehecch s'avvenisse all' op~

LIB, XIX. CAP. l.

posito ) mai non cangiava ; e pet ~i vedeva per molte e diverse cagioni in 'grave pericolo , singolar.. mente per la quantit delle sue ricchezze ; onde segretamente gi cominciava a cattil'Clrsi il cuore di Claudio , trovandosi spesso al suo fianco per la spe ranza , che , se morto Gajo cadesse l' impero sopra di lui, il suo potere rimasto, com'era, degno lo 1enderebbe presso di lui degli onori di prima , siccome gi meritati da' beuezj e servigj a lui fatti. Anzi egli ebbe il coraggio di dire , che' dovendo per ordin di Gajo dar bere a Claudio il veleno inven~ tate avea cento scuse per differirne l' esecuzione. Io per son d' aniso ' che questo fosse un trovato di Callisto per guadagnarsi con ci il favore di Claudio ; giacch n Gajo, quando avesse fermato d'uccider Claudio , non se ne sarebbe rimaso per li pretesti del suo liberto , n costui al comando di fare una cosa grta al padrone avrebbe frapposti indugj , ovvero adoperando contro i voleri del suo signore avrebbene incontanente avuto il gastigo; pei io credo , che Claudio campasse per favore divino dalle furiose mani di Gajo , e Callsto autor s' infingesse d' un beneficio da lui non mai fatto. XI. Intanto i disegni di Cberea s' andavano ogni giorno pi diffe1endo , per la lentezza d' una gran parte de' congiurati ; e mal volentieri Cherea indu giavane l' eseguimento ; menti" egli era d'avviso, che tutti i te!Upi fossero perci opportuni:. mercccch , allor quando Gajo saliva in Ca~pidoglio a offeirci vittime per la salute della figliuola, e dall'alto deiia

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DELLE A.NTICHITA' GlliDA.ICBI!

basilica gi al popolo sottoposto gettava ol'o e ar gento , gli si presentava spesse volte occasione di precipitado di l capovolto ( ed alta assai la fab brica , e riesce sopra la piazza ) ; e poteva assalirle ancora allora , che celebrava i misterj da lui medesimo istituiti; nel qual tempo non si prendeva guar dia di s per lo pensiero grandissimo , in che era , :he bene andasse ogni cosa , e perch non avrebbe immaginato giammai , che persona in quel tempo tentasse contro di lui qualche cosa. E quand'anche avtlto Cberea non avesse alcun segno d'essergli data quasi dal cielo la facolt di tor Gajo del mondo , egli era talmente fermo in volerlo , che ancor senza felTo l' avrebbe ucciso ; tanto era lo sdegno da Cherea conceputo contro de' congiurati ; pereh temeva non gli fuggisse di mano la buona occasione. Essi per ben vedevano, ch'egli operava secondo le leggi, e so1lecitava l'impresa per loro bene; ci non ostante volevano , che indugiasse un tantino , perch se venisse loro fallito cotal tentativo , non mettessero la :itt iu iscompiglio per le 1icerche , che si farehbono de' conspirati , _e per la guardia maggiore , che di loro prenderebbesi Gajo , vani in avvenir non tornassero i loro sforzi. Esser pertanto miglior consiglio mettere JJJano all' opera 1 allor che darai\Ilosi gli spettacoli Palatini (si fanno in onore del primo Cesare , che dalle mani del popolo trasport nelle sue il governo , e da' tugurj innalzati presso alla reggia gli stan mirando insiem co' figliuoli e colle mogli i patricj e Cesare istesso ) : e potrau di leggieri in

l.JB, XIX. C.I.P. J.

a tante migliaja d'uomini in breve luogo ri~ stretti , quand' e~tra nello steccato , eseguire le lore intenzioni ; giacch , neppur _se il volessero , avran le sue gnat-die forza bastevole d' ajutarlo. XII. Cherea adunque s' acchet con istento , e il primo giorno degl'imminenti spettacoli fu assegnato alPimpresa. Ma pi de'consigli fermati contro. di lui pot in ci la dimora , che v' interpose.la sorte ; ed essendo del tempo gi stabilito volti tre giorni, l'ul.. timo d appena venne loro compiuto il fatto. In tanto Cherea radunati i suoi partigiani , " il molto , tempo, disse, ch'. gi passato , troppo riprende ., Ia nostra tardanza in mandare ad effetto un par.. " tito cos commendevole. Peggio sarebbe, se tratta ., a luce ogni cosa, andasse fallita l'impresa,' e Gajo . , insolentisse vie maggiormente contro di noi. Forse , noi non veggiamo , che questo un togliere ai , nostri la libert , e un aggiugnere maggior forza. ., alla tirannia di Gajo , quando dovremmo noi al.. ., l' incontro e sbandire dall' animo ogni timo1e , e " col rendere altrui felice meritarci le maraviglie e , gli nori di tutta J' et avvenire ". Ora poich non avevano quelli , che dire in opposto di ben fondato , eppure non .che approvassero dichiarata~ mente l' impresa , a guisa di gente stordita non da.. van voce " a che disse , o valentuomini , pi indu" giam~? . Non vedete no voi, che il d d'oggi , l'ultimo giorno degli spettacoli , e che Gajo sta. , per partire ? Egli certo si gi allestito per gir-. ., .sent: in Alessandria, c vedere l' Egitto: Bella cosa

ln~z:to

DELLE ANTICBJTA.' GIVDUCBB

per voi sarebbe il lasciarYi fuggir di mano il ri.. baldo , . che a spese della romana magnificenza si mostrer trionfante per terra e per mare. E se mai avvenisse , che un qualche egizio insofferente de' torti falti a persone libere l' uccidesse , non dovremmo noi vergognarcene giustamente ? Io per me non posso reggere pi a lungo a tanto vostro tergiversare, e in questo d d'oggi io mi vado a gettare in braccio a' pericoli lieto di quanto mi sappia mai indi avvenire; n qualsivoglia accidente 6a mai , che m' arresti. Perciocch qual maggiore sventura pu incogliere a un uom coraggioso di quella , che , me vivente , sia Gajo ucciso da i> :un' altra mano , e privo io mi resti di questa " gloria ", XIII. Cos egli disse: e gi dall'ardore dell'animo ai sentiva sospinto all'impresa , sicch fece agli altri . Mraggio , e tutti si morivan di voglia di mettere senz' indugio in opera il lor pensiero. Sul far del ;iorno egli fu a palazzo con a fianco la spada da tavaliere ; che con quest' arme hanno i tribuni in costume di comparire dinanzi all' imperadore a rice 'ferne il nome ; e a lui appunto s' apparteneva in quel giorno d' andare a pigliarlo. Gi era concorsa la moltitudine al palazzo bramosa d'aver buon posto per gli spettacoli , e molto perci strepitava e affol lavasi con godimento di Gajo , il quale mirava con gusto l'affanno del popolo per tal faccenda; giacch non v'era distinzione di luogo n .pel Senato n per r Ol'dine equestre ' ma tutti aedevano alla rinfusa " , " " " " " " " " " , ,

LIB. XIX, Ci.P, L

oomini e donne , schiavi e liberi misti insieme (5). Or. Gajo , fattogli largo dal popolo , sagrific ad Augusto Cesare, al quale erano consagrati ancor gli spettacoli : in questo intravvenne , che al cader di una vittima si trov piena di sangue la toga Il' un senatore detto Asprenate ; il che di da ridere a Gajo; ma forse fu un aperto augurio per Asprenate, perciocch rest morto insieme con Gajo. Dicesi poi , che in quel giorno Gajo fosse oltre il suo co .. stume affabilissimo, e usasse maniere fuor di misura cor'tesi fino a rimanerne stupiti gli astanti. Dopo il sagrifizio si volse agli spettacoli , e a lui d'intorno si posero i suoi confidenti pi riguardevoli. n teatro poi che ogni anno s'innalzava di nuovo, era fatto in tal modo. Egli. aveva due porte ; deJle quali l' una menava allo scoperto, l'altra riusciva in un portico 7 fatta per chi ci entrava o n'usciva, onde que'd'entro non fosse1o disturbati , e i musici e ogni fatta d' at.. tori potessero dallo stesso teatro ritirarsi nell' altro. ricinto, che v'era pi indentro, diviso per uno stec.. cato dal rimanente. Sedutosi adunque il popolo , e insiem co' tribuni Cherea non lungi da Gajo , il quale nel destro (6) corno trovavasi del teatro, certo V atinio dell' ordine sentorio stato pretore interrog Cluvio , che stavagli a fianco , ed era uom consolare , se gli era venuto all' orecchio niente di nuovo ; e il disse in maniera da non essere udito da' circostanti : e rispostogli , che nulla , " eppur , disse , , oggi , o Cl11vio , si rappresenta l' uccision d'un , tiranno ; , a eui Cluvio " o valent' uomo , disse ,

DELLE ANTICHJTA' GIUDA.ICHE

con esSl Valeria asiatico, a' quali eziandio se il volessero , non avrebbotio cuore d' opporsi per la riverenza al loro grado. Seguitavali Gajo con P. Arrunzio. Come fu dentro la reggia, lasci la via dritta , ove e stavano quegli schiavi che lo servi"vauo , e s'erano gi incamminati Claudio cogli altri: e in vece di quella prese un viottolo solitario per rendersi al luogo de' bagni, e vedere insieme i garzoni venutigli d' Asia , e speditigli di col a questo fine , che gli cantassero gl' inni ne' misterj , che celebrava , e alcuni di loro gli danzasse1o alla moresca in teatro (8). Quivi Cherea gli si fa inconbo , e chiedegli .il nome ; onde avendogliene Gajo dato uno , che lo pungeva , egli senza esitare un momento il maltratt a parole , indi tratta fuori la spada gli apr una gagliarda fetita , ma non mortale. Dicono per alcuni,. aver ci a bella po~ta fatto Cherea per non finir 'Gajo con un sol colpo , ma tormentarlo vie maggiormente col numero delle ferite. Questa voce per a me semb1a incredibile, perch in queste occasioni il timore non lascia luogo al discorso : e Cherea , quando avesse pensato cos , io il crederei il maggior dissennato del mondo, che avesse voluto anzi sfogar la sua collera, che trar tostamente s stesso e- i compagni fuor di pericolo , con questo di soprappi , che se Gajo non ne moriva ben presto , falliti non gli satebbcro molti mezzi, onde avere soccorso : e per avrebbe pensato Cherea non tanto !lllo strazio di Gajo , quanto al suo c a quello degli amici; $0 potendo egli, eseguita felieemente l'impr...

Lill. XJX. CAP. l.

sa , sottrarsi di furto alla collera de' vendicatori , nl andarsene incerto di ci , che sarebbe accaduto , avesse ciecamente voluto precipitare s stesso per.. dere l' occasione. Intorno a questo per__ ciascuno pensi e ragioni , come gli aggrada. Gajo intanto pe.. netrato dal dolore della piaga ( percioch la spada, che gli si piant in mezzo tra 'l collo e le spalle , se non and pi oltre , fu merc dell' osso del col.. lo, che la rattenne ) n mise strido per lo spavento, n chiam amici in ajuto , o fosse per diffidenza di loro , o perch rimanesse a prima giunta stordito~ Poscia per l' eccessivo dolore tratto ,un gran gemito si spinse piit oltre fuggendo ; ma fattoglisi incontro Corn~lio sabino , che avev~ gi l' animo .a ci di-o sposto , lo batte al suoi ginocchione ; e allora molti a una voce sola , che gl' invit, venutigli intorno Io andarono co' pugnali ferendo , e la parola , eon cui s'animavano, era soltanto, ancora, ancora. Tutti per sono d' accordo , che Aquila fu colui , che gli diede quell'ultimo colpo, che il tolse affatto di vita. Vuolsi ci non ostante ascrivere tutto il fatto a Cherea ; perch sebbene molti concorsero al compi -mento di ques.ta impresa, pur egli e la macchin il primo divisando assai prima degli altri il come es~- . ~r si dovesse, e parlnne il primo coraggiosamente cogli altri. Approvato poi il partito dell'uccisione. e sparsi adunlli , e accortamente disposta ogni cosa, ove l'uopo Io richiedeva , tutti avanzava di lunga mano in suggerire spedienti ; e. cos a proposito sa pea parlare , che ancora i men franchi sforzava ad

'DELLE AN'l'ICRI'l'A' Gltr1)AICllB

essere coraggiosi, e quando lor s'afferisse occasio~ De, a metter le mani all'opera; dal che appare, ch'egli il primo eccit!1 . altrui , e col suo coraggio diede cominciamento alla strage , e appian agli altri la via , onde agevolmente finir Gajo pressoch~ da lui morto : sicch a ragione si dee riconoscere da' consigli e dall' ardir di Cherea e dall'opera .delle sue mani, quanto poi fecero' il rimanente de' congiurati. XV. Gajo adunque giunto in questa maniera al termine de' suoi giorni nuotava estinto nel proprio sangue. -Intanto Cherea e i congiurati , finito Gajo , ben conoscevano per d'impossibile riuscimento il tornar sani e salvi per la medesima via di prima , tra per l' apprensione del gi commesso at tentato ( che non era un fatto di lieve risico l' a,er ucciso un imperadore dalla farnetica p1obe onorato e avuto caro , di cui non avrebbero senza sangue fatto ricerca i soldati ) -, e perch le vie , dove ave vano eseguita l' impresa , erano anguste assai , e da molto popolo di servidori assediate , . e da quanta soldatesca, alla guardia del principe si trovava in quel giorno ; per tenutisi ad altro sentiero passarono alla abitazione di Germanico padre di Gajo , che avevano test ucciso, ch'era congiunta alla reg gia; dappoich questa , siccome una sola , era un composto di tutte le case de' gi vissuti imperadori' che portava in ciascuna sua parte il nome, di chi o l' avea fabbricata , o col darle cominciamento le aveva data altres la denominazione. Cos toltisi al furor della plebe se ne stavano per al presente si-

LID. XIX. CAP. l.

29

curi' merc del non sapersi ancor nulla della disgrazia avvenuta all' imperatore.. I primi per ad avere qualche sentore della mOl'te di Gajo furo i Tedeschi .. Essi erano le sue guardie , ed avevano il nome della nazione , onde furono levati , e forma vano la legone de' Celti; gente per naturale lor vizio inchinevole allo sdegno , difetto non raro a trovarsi presso altri Barbari , perch nelle cose , che fanno , poco si valgono del .discorso , e nerboruti , che sono della persona , e forti nel primo azzuffarsi cogl' inimici , o ve che. pieghino , apportano gran giovamento. Questi adunque udita la morte di Gajo e forte crucciatine , perch misuravano non dal loro merito tutte le cose, ma dal proprio interes~e , e Gajo era loro carissimo me~c de' molti denari , coi quali s' avea comperata la loro benivoglienza, sguainate le spade , sotto la scorta del tribuno ,.Sabino arrivato ad averne il comando non per val~re suo proprio n per nobilt d'antenati ( giacch era stato gladiatore ) , ma. per gagliardia singolare di membra, scorsero tutta la casa in traccia degli uccisori di Cesare ; e fatto in pezzi Asprenate , il primo in cui s'avvenissero, ed era quello; il cui manto imbrattato da sangue di vittima , come ho detto ,pi sopra , gli prenunzi la. rea sorte poscia toccatagli , si par loro innanzi in secondo luogo ,Norbano, ragguardevolissimo cittad,ino, e che novera:ya molti gran generali d' armata tra' suoi maggiori : e non avendo coloro verun riguardo alla sua dignit, egli fortisiimo ch' era avventatosi contra il p1ima degli aisali-

3o

DELLE J.NTICHITA' GltrDAICRE

tori gli tolse il pugnaltl , e vedevasi chiaramente , che non sarebbe morto senza vendetta , finch cir condato .da una moltitudine d'altri sopravvenutigli adtlosso per le ttoppe ferite , che ricev , cadde morto. Fu il terzo Antejo dell'ordine senatorio , il quale con altri pochi non s'imbatt ne' Tedeschi a caso , ma per desiderio , e per avere la soddisfazione di mirar coi proprj occhj Gajo gi estinto : tale era l' odio , che a lui portava , per aver e~li oacciato in esiglio suo padre aomato ancor egli Antejo , n di ci pago spedita ad. ucciderlo una man di soldati. Or quando la casa tutta fu in iscompiglio, Antejo pens a nascondersi; ma non gli venne fatto di scappar dalle mani de' Tedeschi, che ricercQ.vano diligentemente ogni luogo , e mettevano a morte i colpevoli non meno , che gl' innocenti. Cos perirono questi. XVI. Sparsa che fu in t~atro la voce della morte di Cesare , e grande fu lo stupore di tutti , e poca la fede che le prestarono. Perciocch altri, con tutto sentisserne Tolentieri la morte e bramassero sopra tutto di giugnere a tanto ben~, il timore per li teneva sospe.si c incerti. V' erano poi altri , a' quali parea questo un fatto troppo all' espettazione di chicc.essia superiore ; perch non avrebbono voluto n veder Gajo incolto da cos fatta disgrazia , n dare orecchio alla verit del successo , impossibile parendo loro, che un uomo potesse aver tanto ardire. Cos pensavano le donne , i fanciulli , gli schiavi , e alcuni della milizia. Questi perch avevano

3r da lui stipendio , n altronde ottener non potevano onori e vantaggi , che dal tiranneggiare con lui , e serv~ndo alla sua prepotenza abbattere e rovinare i migliori cittadini. Le femmine poi e i fanciulli erano, come suole il vulgo, rimasti allacciati dagli spet tacoli , da' duelli de' gladiatori , e dal piacere di qualche banchetto , cose che si facevano ia apparenza per dar piacere alla plebe , ma in realt per saziare la crudel frenesia di Gajo. Finalmente gli schiavi non se ne potevano persuadere, perch si vedevano rei d' aver vilipesi e accusati i padroni , tro vando , chi avevagll offesi , un sicuro ricolero nella protezione di Gajo; pereiocch era cosa assai facile ottener fede ancma mentendo contro i padroni , e purch ne scoprissero le ricchezze, divenire ad un'ora medesima liberi e doviziosi in mereede di tale accusa; essendo in lor. premio assegnata l'ottava parte delle sostanze degli accusati. I patricj poi , avvegnach a parecchi di loro sembrasse credibile questa voce , o perch antisaputa ne avessero la congiura , o perch dal volerla passati fossero a giudicarla ese guita, pure non solo tenevano occulta la gioja , che da tal nuova sentivano , ma facevano sembiante di tnon saperla , altri per lo timore , che tornate vane le loro speranze portar dovessero poi la pena della soverchia lor fretta a manifestare la propria mente ; ed altri , ch' erano gi informati di tutto , siccome complici del trattato, vie pi si guardavano dallo scoprirsi , perch non conoscevansi insieme , e per temevano , che 'se la \'cntura poJtas,egli a padru.
LJB. CAP.

xix.

r.

DELLE ..UtT'ICHIT~' CIUD!ICHB

coloro , a' quali tornava bene , che la tirannide fosse durevole , non fossero palesati a Gajo ancor vivo, e puniti; gi~cch s'era sparsa altra voce, che Gajo fosse rimasto .bens fetito , non per morto ; . e che vivo com'era, lo avessero tra le lor mani i medici per curarlo ; n v' era persona cos fidata , a cui altri s'ardisse di manifestare il suo cuore: perciocch questi o era amico di Gajo, e il suo amore al tiranno il rendeva sospetto ; o l' odiava, e questa sua stessa avve~.sione toglieva fede a' saoi detti. Dicevasi poi .,d.a taluni ( e ci cancellava dall' animo singolarmente de' patrizj ogni bella speranza ) , c:he Gajo nulla curante del suo pericolo e peggio delle 1icevute ferite , cos come stava lordo di sangue , si era ricoverato nel foro , e qui vi teneva al popolo parlamento. Queste cose per s'inventavano scioccamente da quelli , che avevano determinato di sollevare romori ; e venivano giusta il parere di chi le udiva prese diversamente. Ci nou ostante nessuno abbandonava il suo luogo , temendo i delitti , che apposti verrebbero , a chi primo uscisse; perciocch non sarebbe si giudicato de' fatti loro dal fine, per cui vetamente uscirebbono , ma d"all' intenzione, di cui sarebbe piaciuto a' giudici e accusatori di c1ederli rei. XVII. Ma poich lo squadrone de' Tedeschi colle spade ignude in mano ebbe tutto intorno circondato il teatro , non vi fu ba gli spettatmi persona , che non temesse della sua vita, e ad ognuno, ch'entral'a , raccapricciavano , come se dovessero in qael punto medesimo esser tagliati a pezzi ; e stavano

~on

33 forte sospesi , non attentandosi di pattire, n sicura credendo la loro dimora in teatro. Finalmente i soldati si lanciano dentro , e allora tutto il teabo si volge con grande strido a supplicare l;,i soldatesca dicendo, ch'essi erano tutti quanti dal primo all'ul.. timo ignari delle deliberazioni attenentisi a quel tu~ multo, se pur tumulto era quello, e delle cose ope rate finora: li risparmiassero adunque , n d'un misfatto altrui esiger volessero dag_l' innocenti il gasti.. go , non si curando intanto di mettersi in traccia de' veri autori di quel qualunque delitto , che s' era commesso. Queste e pi altre co'Se. dicenno lagrimando , e battendosi colle mani la faccia , e giurando, e pregando, come loro suggeriva l'imminente pericolo, e come suoi fare, chi batta la causa della sua vita. A queste ;voci a~mansssi la collera dei soldati , i quali si vergognarono del partito preso contro gli spettatori. In fatti era questa una crudel~ t , e per tale la riconobberQ . anch' essi , bench. inaspriti , dopo avere sopra l' altare (3*) appese le teste di que', che rimasero uccisi con 'Asprenate. A questa veduta furono gli spettatori dolenti assai pi, e pe' ragguardevoli personaggi ch' easi erano , e pel compassionevole spettacolo ch'era quello; on:d' anche in cuor loro entr gran. 'paura de' prsenti pericoli , e dubitavaJ)o , se le loro 4isgrazie _avrebbero, o no , mai fine. Quinci segu , che ancor quelli , i quali spontaneamente e a ragione odiavano Gajo , privi tmvaron&i dell' allegria e della gioja , che della sua morte avevan sentito; perciocch vedevnsi ornai
LIB. XIX. CAP. J.

F~utvlO , Como

r ' .

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DELLE .&.NTICBIT.&.' Gltm.&.JCBB

vicini a perir come lui, n avevano pi sicura e soda speranza di sopravvivere. XVIII. Di questi tempi ci av,ea certo Anunzio Evaristo , uno de' banditori negl' incanti , uomo ric chissimo al pari de' pi ricchi Romani , e di tanto potere , che in Roma faceva ci, che pi gli era in grado , cos in quel tempo , come dipoi. Questi ac.. conciatosi in atto di gran dolore, come porta valo la Jircostanza (che quantunque in odiar Gajo non avea forse pari, gl'insegnamenti per, che gli diede il timo re, e il pensiero che aveva del come salvare s stesso, gli fecero porre in dimenticanza il presente piacere ) , e messosi in quegli arredi , onde altri s'adornerebbe alla perdita de' suoi pi cari, entrato in teatro narr per disteso la morte di Gajo , e con ci pose fine all' aggirar, eh' e' facevansi ciecamente d'intorno al. l'avvenuto. Indi Arrunzio si mise a placare i Tede.schi, ammansando il loro impeto insieme co'tribuni, che unironsi a lui ' esortandoli a por gi r armi ' e informandoli della morte di Gajo. Il che a evidenza fu quello , che salv e i raccolti in teatro e quanti in qualunque maniera avvenivansi ne' Tedeschi ; i quali fin ch' ebbero qualche speranza, che Gajo vi ves se, non v' ha malanno , che non facessero : tanta si era la benivoglienza rima~ta in lor cuore per lui , che avrebbero volentieri a costo della stessa lor vita comprata la sua sicurezza e il vederlo libero in a..-.. venire da cos fatta sciagura. Ma seppero appena la morte di Gajo , che diede gi quel lor impeto di vendetta , s perch era inutile far palese la pronta

Lln. XIX. CAP. li

35

lor divozione , perduto colui , che ne li p6tea mc ... ritan! , s. per timore, che se troppo oltte andasseto nel maltrattare altrui , al Senato , in cui ricadtebbe fors~ il potere del ptincipe , non ne dovessero ren~, det ragione. Cos dunque i Tedeschi deposeto finalmente , hench a gran pena, la ~abbia, onde furono per la morte di Gajo invasati. XIX. Cherea iutaQto tutlo sollecito per Minuciano, ~he mai non desse ne' rabbiosi Tedeschi, andava iu persona da qualsifosse soldato pregandolo, che- pro v vedesse aJla vita di lui , e facendogli gan 1~ioerche , s'era ancor vivo. In questa Clemente, dinanzi a cui Minuciano eta stato condotto , Jitmnalo in libert , e con lui parecchi altri senatori , attestando egli stesso , che. fu da uomo giusto il fa t lo , e da val o roso l'architettarlo , e il non temer d' eseguido , perch, diceva, i tiral}ni avviene, che in poco tempo si levino sopra tutti per lo piacere , che hanno di far male alttni ; ma non riesce poi altretta_!llo felice il termine della lor vita, siccome quelli, che venuti gi in odio a' virtuosi incorrono in quelle disavvcn~ ture , che oppressro Gajo , divenuto egli stesso , anzich insorgess~ro tumulti , e si ordissero contl'O la sua vita congiure , insidiatore d s medesimo , e col suo non cUtare le ordinazioni delle leggi e met.. terlesi sotto a piedi maestro a' suoi confidenti di 1i .. bellioni contro di lui ; onde segu che in apparenza questi creduti furono gli ucci.sori di Gajo , ma in realt egli fu la rovina di s medesimo. XX. S' erano ornai cominciati gli spettatori a riz-

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DEL'I..E .!'JTICBITA.7 GIVD.UC8'&

zare dalle loro sedie, quando tra que', che rimasero dentro , nacquero acerbi litigi e risse per la sover~ chia aridit di partirne , e n' ebbe la colpa Alcione il medico, tratto fuori in gran fretta da non so che gente col titolo, che medicasse alcuni feriti; ed esso mandgli innanzi sotto pretesto , che andassero pel bisognevole a quella cura , ma veracemente perch dal sop1astante pericolo fossero pi lontani. In questo si radun nella curia il Senato , ed il Popolo col , dove aveva in costume di tenere assemblea , cio nel foro ; ed erano gli nni e gli altri affaccen dati per iscoprir gli uccisori di Cesare: il Popolo lo facea daddovero, e il Senato per salvar l'apparenza. ln fatti V alerio asiatico uom consolare venuto dinanzi al Popolo , che romoreggiava e patir non poteva , che stessero ancora occulti gli ucciditori di Cesare ; e interrogato da tutti , chi fosse il reo , volesse il cielo , rispose, ch' il foss' io " Oltre a ci i consoli pubblicaro un decreto pieno d' accuse contro di Gajo , con ordine al Popolo ed a' soldati di ritirarsi per al presente alle case loro; sicuri quelli d' un pronto sollievo dalle soverchie gravose imposte , e questi d'un guidetdone , quando selbas&ero il consueto contegno senza far danno a persona ; poich temevasi , che inaspriti i loro animi la citt non avesse a soccombere a qualche sinistro , in caso che si gettassero a sacche~giarla e a metterne a ruba i templi. Perci tutto il corpo de' se natori raccolto insieme avea provveduto opportunalnente al bisogno , e in particolar modo gli autori.

LI XIX. C!P. I.

della morte di Gajo gi baldanzosi e pieni di grandi idee , come se tutto il forte dc' pubblici affari gi fosse loro addossato. CJ..J.>ITOLO II.

Il Senatn inclina al governo repubblicano , i soldati al monarchico. La moglie e la figlia di Gajo son messe a morte. Di che qualit uomo fosse Gajo.

l. Mentre in tal guisa andanno le faccende, ecco tolto improvvisamente Claudio fuor di sua casa .. Perciocch i soldati , tenuta tra loro assemblea , e isatninate le cose da farsi per l' av'Venire , compre sero non essere il popolare governo n abile a so.. stenere il peso di tanti affari , n a s medesimi \'antaggioso ; e , se alcuno de' grandi fosse creato imperadore , male eternamente per loro , che non avrebbero nessun merito nella sua esaltazione; esser dunque savio partito , che mentre gli affari trova.. nnsi ancora indecisi , scegliessero Claudio a lor prinCipe; perch zio paterno del morto, niente men rispettabile di qualunque si sia senatore e per la chiarezza de' suoi natali, e pel coltivamento de'begli studj ; e pereh sollevato all'impero farebbe lor que-o gli onori, che meritavano, e li ricompenserebbe eon donati\'i. Cos essi pensarono , e cos fecero di pre sente. Fu dunque Cla!J.diO rapito dalla milizia. Or _ Gn. Senzio Saturnino , bench venuto gli fosse al l' orecchio il rapim.eu.to di Claudio , e l' accet~ar cho

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bLLE ANTICHIT..l' CJUD!JCQ

~vea fatto l' impero in apparenza contro sua vog1ia t

ma in realt pe1 averlo voluto . egli stesso , pure niente perci spaventato si leva in piedi in mezzo al consesso de' senatori , e come a persone libere e generose si conveniva , gli esmta di tal maniera. " Il. Avvegnach egli paja, o Romani, incredibile, , pl'!rch dopo lunga stagione. e fuor d'ogni nostra speranza tornata , pur finalmente siam giunti a " ricoverare la libert , bene incerto , egli vero , " quanto alla sua dUIazione, e sol dipendente dal " voler di que' numi, che ce ne hanno fatto il dono, ., bastevole non pertanto a consolarne , e tuttoch ne dovessimo restar privi, benemerito di qualche , nosba felicit. Conciossiach per tal fine basti " un'ora anche sola alla gente dabbene , quando ., ella vada congiunta a una mente sana, e si possa " godere in una patria libera e governata con quelle , leggi , che un .tempo leva-onla a grande stato. Io ., per me non intendo di far qui parola della pri ., miera libert nostra, libert anzi il mio nascere " tramontata. Ripieno io d' un insaziabile desiderio , della presente beati chiamo coloro , che ci son ., nati e cresciuti , e degni io stimo d' onori nulla ., men che divini que' valentuomini , che , sebben , tardi , diedero alla nostra et da gustare cotanto , bene : cos inviolabile si manteneue per tutti i , tempi avvenire. Ma fia ben da vantaggio ancor , questo giorno per noi , o giovani siamo o attem4 " pat. Varr per un secolo ai vecchi ; se muojano ,. col. piace1e d'averne goduto, e un eccitamento

LJB. XlX. C.i.P.-

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sar pe~ giovani alla virt, stata cosl vantaggiosa a coloro, onde siamo discesi. Noi intanto al pre sente per quello , che a noi s'aspetta , di nulla dobbiamo fare pi caso , che del vivere virtuosa.. ment~; il che solo conserva agli uomini la liberta. Percioccht: e dagli avvenimenti passati , che ho udito naJ.Tare , ritraggo , e da' presenti , che oogli occhi miei ho veduto , comprendo, che guas~o dia alle citt la tirannide , vera nimica d' ogni. virt , legamento de' liberi cuori e magnanimi, e maestra d' adulazioni e timori, per lo abbandonar ch'ella fa il governo in ~o non alla rettitudine delle leggi, ma al capriccio de' dom.inan ti. Conciossiach fin da quando Giulio Ces,are si pose in cuore di abbattere il popolare governo,- e stravolto il buon ordine delle leggi , mand la repubblica sottoso pra, assoluto padron , . ch'egli era, della giustizia, e schiavo delle private sue voglie, non v'ebbe miseria , a cui non andasse la .citt sot~posta, facendo indi a gara, quanti a lui succedettero nel.. l' impero , a chi pi disertasse le patlie usanze, e spegnes.se nell'animo de' cittadini gli spiriti gene rosi; persuasi dover tornar bene alla loro sicurezza l' usm cn gente ribalda , e non ,solo abbassare , chi per valore levavasi sopra gli altri , ma con.. dannargli a dover essere disertati del tutto. Tra questi .imperadori , che in ~umero furon molti , e nel loro governo riuscirono intollerabilmente gra vosi, uno Gajo morto oggid, il quale e troppe pi ribalde1ie egli solo commise , che non tult~

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DELLE !IJTICRITA.' CIUDAICHE

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gli albi insieme, sfogando lo stemperato suo sde. gno a danno non pure de' cittadini , ma de' con giunti altres ed amici , e gli altri lutti senza ri sguardo trattando ancor peggio con ingiusti gasti ghi , imbestialito ch' e'kli era contro degli uomini non meno, che degli dei. No, non pago un ti ranno di contentar le sue voglie con prepotenza , n d' inquietare gli averi e le donne altrui , se non giugoe al pi alto delle sue brame , ch' di distruggere senza piet i suoi nimici ( e nimico d'ogni tiranno un. animo libero e franco) : n pu sperusi ; per quantunque si portino ip pace e non curinsi rei trattamenti , di trarlo a sensi d' umanit. Perciocch ben sapendo , di quanti danni per l' una parte egli sia stato ad alcuni cagione , e con quanta generosit si dispregi per l' altra la rea fortuna , siccome non pu tenere nascoste le sue ribaldaggini, cos dassi a credere, che allor solamente sar sicuro, quando gli venga fatto di spegner del tutto questi nimici. Or final mente alleviati da tanti mali, e a niun altro poter soggetti , che al vostro , ragion ben vuole , che de' governi, che meglio alla presente disposizione degli animi e alla sicurezza vostra. avvenire e all' onore pi proprio d' una bene ordinata citt siconfanno quello voi trascegliate in particolare , che . fia al comune vantaggio pi conducente , o spieghino i l or sentimenti que'tutti, a cui i partiti proposti mai dispiacessero , n temano in ci di pericolo , poichi: non hanno sopra il lor capo Wl

LIB. XlX. CA.I'. Il.

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padrone ' che possa impunitamente opprimere la citt, o fare a suo talento vendetta, di chi avr francamente parlato. E in vero non v' ebbe cosa , che invigorisse pi la tirannide a' nostri tempi, che l' infingardaggine de' Romani , e il loro non contrapporsi giammai a' capricci di lei. Percioc~ ch infiacchiti dal dolce della quiete , e usat,isi a una vita da schia.vi , quanti di noi o ascoltarono le irreparabili calamit de' lontani , o i danni videro de' vicini , per timor di morire da generosi sostennero di morire da vili e infami. Prima di ogn' altra cosa adunque a que', che ci han tolto dinanzi il tiranno , vuole il dover , che si fa<: ciano sommi . onori , massimamente a Cassio Cherea. Perciocch il valentuomo dopo gli dei fu quel solo , da' cui pensieri e provvedimenti noi dobhiam riconoscere la libert. E ben convenevole cosa ella , che voi non solo non lo ponghiate in oblio , ma siccome egli il primo sotto un go verno tirannico concepette pensieri e s stesso espose a pericolo per la libert vostra , cos voi sotto un libero cielo gli decretiate onori, e in ci dia:te la prima prova , che voi non siete soggetti a persona. Ah ella pure la bella impresa e degua di gente libera guiderdou.are i benefattori ,. qual appunto fu per noi .tutti guesto grande uomo , dissimile affatto da Bruto e Cassio uccidi~ tori di Giulio Cesare ; perciocch sparser quelli per la citt semi di ribellioni e guerre cittadinesche ; laddove costui col tor di vita il tiranno li-

si

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DELU Al'fTICliiTA' GIVDUCllE

, ber eziandio la citt da que' mali, ch'indi le o derivavano " III. Cos parl Senzio , udito con gran piacere da' senatori e da quanti ci si tronrono cavalieri. In questo rizzatosi dal suo posto certo Trebellio Massimo leva di mauo a Senzio l' anello , il quale por tava nella sua pietra scolpito il ritratto di Gajo; n~ Senzio inteso con grande ardore a parlare onde fossero eseguiti i suoi pensamenti, sen' era, come credttesi, ricordato. Tosto adunque la gemma fu infranta. Si era gi a gran passi innoltrata la notte , e Cherea chiede a' consoli il nome ; essi diedergli " libert " Questo fatto parve loro maraviglioso ad un tempo e incredibile. Perciocch dopo l' anno centesimo daJla prima rovina della repubblica , allor finalmente si vide in :.nano a' consoli, a' cui cenni, anzieh la citt andasse soggetta a' tiranni , i soldati ubbidiva no, la facolt ritornata di dare il nome. Or Cherea ricevutala comuniclla a' soldati , che si tenevano col Senato. Stavano ripartiti in quattro (g) coorti que' tutti, che alla tii'annide anteponevano come pi onorata la libert. Questi adunque partironsi co' tribuni ; e indi a poco si ritir anche il popolQ tutto lieto per le spe~anze a .lui date, e pien di coraggio, perch vedeva il governo non pi. sottoposto all'im peradore , ma ritornato in sua mano. Cherea per tanto era loro ogni cosa. IV. Ma Cherea di mal cuore veggendo sopravvivere la figliuola e moglie di Gajo , n la rovina di lui egualmente distendersi sopra la sua famiglia

LIB. XIX. C.lP.

n.

<giacch ogni avanzo , che ne rimanesse , per lo


sterminio rimaneva della citt e delle leggi), affret tandosi di mandare ad effetto il suo. pensamento , e di render pago del tutto il suo odio contro di Gajo , sped Giulio Lupo un de' trihuni , a fine che uccidesse la moglie e la figliuola di Gajo. E perci a Lupo cognato di Clemente fu data tal commis sione , perch divenuto ancor egli pei' questo fatto , qual esso fosse , complice dell' uccision del tiranno godesse presso de' (:ittaini la stima di valentuomo , come se fosse stato partecipe delle trame prima or dite dagli altri. Sembrava per a taluno de' congiu l'ati troppo crudele questo procedere contro la moglie , avendo Gajo pi presto l' istinto suo proprio , che le suggestioni della donna seguite in quell' ope rare , che fu cag.ioae e de' mali , che oppressero la citt , e delJa rovina , che disert il fiore de' citta dini. Altri all'opposto attribuivano a lei queste cose, e a lei asrivevano tutti i. mali fatti. da Gajo , a cui avea dato un veleno opportuno a leglll'lle i pensieri e tirarlo all'amore di lei ; talch divenuto Gajo frenetico , ella sola fu. la motrice di tante macchine , quante abbatterono la fortuna de' Rom!Pli e di tutta la terra soggetta a loro. Finalmente. si dectet , che morisse ; e poich . non giovaronle punto i fautori delJa sua causa, spedito fu Lupo. Per lui non istet te , che s' indugiasse un momento l'esecuzione degli ordini ' di chi l' aveva mandato ; perch non. voleva meritar riprensione n cosa , che fosse utile alla salute comuue. Or egli entl'ando in palagio s'avviene

btt.LJ!! !NTICBITA.' GltrDAICttt:!

in Cesonia moglie eli Gajo, che si giaceva distesa in terra appi del cadavere del marito , e priva di tutto quello, che suolsi per legge prestare a' defonti, lorda del sangue delle ferite , e colla figlia giacen .. tele a fianco misetabilmente abbattuta. In questo stato non le si udiva ripetere altro , che un sol rimprovero a Gajo , di non aver egli data credenza a ci , ch' essa 5li aveva sovente predetto. Questo parlare e di que' tempi si rec a doppio senso , ed or parimente s'interpreta da chi l' ascolta secondo le varie parti, a cui trae ciascuno il proprio talento. Perciocch sostenevano altri , cotali parole signifi care ' . avergli essa dato per consiglio ' che posta gi la sua solita frenesia e la crudelt, che il faceva aspro co' sudditi , li reggesse con moderazione e demenza, perch seguendo il suo stile non fosse da loro ucciso. Dissero altri , che divulgatasi qualche voce della congiura , suggerisse ella a Gajo , che senza tra porre un momento d' ~ndugio togliesseli tut tiquanti , hench innocenti , dal mondo , e in tal guisa ponesse in sicuro la sua persona ; e qua an~ dasse a ferire il rimprovero, quasi egli ave.sse troppo dolcemente operato ad onta delle sue predizioni. Tali si furon le cose dette allor da Cesonia , e tali i pensieri , che andvvi sopra fabbricando la gente. Or essa veggendo entrar Lupo mostrgli il corpo di Gajo , indi l' invit con sospiri e con pianti a far~ glisi pi dappresso. Ma poich si fu accorta , che Lupo era fuor di s stesso , e che accostavasi come uomo, che aveva a far cosa noa troppo a lui grata,

J.IB. DX. CA.P. Jl,

avvedutasi perch veniva , offersegli assai prontamente la gola , chiamando in suo ajuto gli dei , come sogliano fare i gi disper~ti della lor vita , e animandolo a da'r sollecito compimento a quanto avevano contro di lei decretato. Cos ella muore generosamente per man di Lupo , e dopo lei la figliuola. Indi Lupo con tal novella ritorn pronta mente a Cherea. V. Gajo adunque -, dopo tenuto quattr' anni mel\ quattro mesi l' impero romano , in tal modo finisce. i suoi giorni : ~mo ancor prima di giugnere al trono scaltrito, e a) pi alto arrivato della tristezza, perdutissimo de' piacri, e amico della calunnia; nei terribili incontri assai vile , e per , quando imbaldanziva , sanguinosissimo. Operava in ci sol fiancamente , vo' dire nel malmenare cui men doveva , magnanimo stolidamente a costo del sangue altrui e delle leggi abbattute. Sempr sollecito di parere e d' essere superiore agli dei e alla legge , e debole s'empre alle lodi del vulgo. Quanto. fu dalle leggi come vii eosa e turpe disapprovata , egli ebbela pel' pi degna .d'onore , che la virt. Dimenticava gli amici , fosser pur essi strettissimi e d' alto affare , punendoli , se con lor s' adirava , ferocemente e per leggerissime colpe ' teneva per inimico ogni amante della virt , e pretendeva , che in tutto ci , che dettavagli il suo capriccio , non gli si dovesse fare opposizione giammai. Quindi egli ebbe nn indegno commeLcio colla sorella , che fu il principale motivo, OJlde s'infiammarono i ciUadini a vie maggiore

DELLE .lNTICBJT.l' GJUD.lJCIIB

odio contro di lui ; perch era questo un misfatto da molto tempo inaudito ; e direi quasi incredibile, e per acconcio a spirar nimicizia contro r autote. D'opere poi grandiose e reali , ovvero alla presente et nostra ed a' posteri vantaggiose non v'ha per sona , che ce ne sappia additare pur una fatta da lui, salvo quella , ch' ei divis verso Reggio e Sicilia per ricoverarvi i navigj recanti i viveti dall' Egitto , lavoro per confessione di tutti magnifico e tltilissimo a' naviganti. Non fu per tratto a fine ; ma per l' infingardaggine, con che adopervvisi intorno , rimase imperfetto; colpa del troppo suo per-_ dersi dietro a cose disutili , e dello. spendere , che faceva in piaceri goduti solo da lui; tutte cose, che gli toglievano ogni pensiero d'opere indubitabilmcnte migliori. Egli era per. altro valenlissimo dicitore , e della gteca lingua e latina_ spertissimo. Afferrava ve locissimamente ogni detto altl'Ui , rispondendo improvviso a cose da altri composte e meditate gran tempo innanzi; abilissimo sovra ogn' altro a persuader chicchessia in affari di sommo rilievo , tra per la facilit naturale , che vi trovava , _e per la maggior pratica, che acquistnne coll' esercitarvisi continuamente. Perciocch pronipote eh' ei fu di Tiberio, a cui poscia sottentr nell' impero , dovette di necessit dedicarsi agli studj , per la singolare eccellenza , che in questi aveva anche il zio : e pet Gajo artendendosi alle insinuazioni d' un uomo suo e imperadore, gateggiava con attinente ad un tempo -.____ lui -nell'attendervi, siccb divenne il migliore tra'~uai

Ll'll. XIX. CAP. II.

coetanei. I beni per ritratti da questi studj punto non valsergli contro il malanno, che si tir addosso colla sua prepotenza. Tanto egli rara a trovarsi la moderazione , in chi puote agevolmente operare senza bisogno di rendere conto a persona de' fatti suoi. Or egli , perciocch. dapp1incipio us c'on amici ragguardevolissimi per ogni conto , e volle sempre in sapere ed in fama emulare i migliori , fu caro a tutti; fnch dalla boppa insolenza , con che li tra t~ lava , spento l' amore , che avevangli , e sottentrato l' odio in suo luogo , rest insidiosamente da loro ucciso.
CAPITOLO

IIL

'Claudio tratto fuor di su(l casa condotto al campo. Il Senato gli manda un' amhasaeria.

l- Or Claudio , siccome abhiam detto pi sopra , abbandonata la via battuta da Gajo , e levatasi pel dolore della morte di Cesare a gran rmore la casa , incerto di sua salvezza s'and a intanare in un luogo angustissimo , non avendo altronde cagiou di temere , che dalla chiara. sua stirpe. . Perciocch in condizion di privato era sempre vissuto con moderazione , contento di quel che aveva , inteso agli .studj massimamente di greca letteratura , e lontano da tutto ci, che. sapeva di strepito e di romor po polare. Allora adunque che ii popolo fu in rivolta , ~ la. reggia tutta ripiena di fw-o1 militare , e lo

DELLE A.NTICJliT A.' GltJDA.ICJlE

guardie reali pressoch involte nella paura e nel disordine de' privati , la soldatesca, che si chiamava de' pretoriani ( ed il nerbo della milizia ) , si tro vavan ristretti a consiglio , sopra il che far si do vesse per l'avvenire. Ora quanti eran col , senza prendersi punto pensiero della vendetta di Gajo , giacch bene stava a suoi meriti quel guiderdone , andavano esaminando piuttosto , in che modo le cose loro pigliar potrebbono buona piega , mercec ch gi i Tedeschi punivano di per s gli uccisori di Gajo , per secondare piuttosto la l&r crudelt , che per provvedere al vantaggio comune. Da tutte coteste cose Claudio rimanea spaventato tra per so verchia sollecitudine di sua salvezza , e perch visto .aveva portarsi qua e l le teste d' Asprenate e dei suoi compagni. Se ne stava egli in un luogo , a cui si saliva per 'pochi gradi , involto dentro. le tenebre del suo nascondiglio. Ora . Grato nn di quelli , che alla guardia stavano della reggia , lo vide ; ma non potendolo per l'oscuro luogo, ch'esso era, raffign~ rare , e credendo senza fallo quelJo essere un uomo postosi col in agguato si fece pi verso lui, e pre gato di dare addietro , tanto pi s' innoltr , fnch messegli le mani addosso il t'avvisa , e " Germanico " disse a que' , che il seguivano , questi Germa " nico (10); or via, trajamlo di quinci, e faccia" molo imperadore " Claudio veggendoli pronti a rapirlo di l' e temendo ' di non avere a finir come Gajo , pregavali , che lo volessero risparmiare ; si ricordassero, ch'egli non avea dato noja a persona,

LIB. XIX. CA.P. 111.

n aveva parte in ci, ch'era finora llccaduto. Grato allor sorridendo lo piglia per mano , e " lascia , " disse , di parlar s vilmente per amor d' esser " salvo. Or tu devi sollevare il tuo animo a cose " grandi , all'impero , che gli dei tolto a Gajo con" cedono al tuo valore, solleciti ch' egli sono del " ben del mondo. Va dunque , e sali sul tronQ dei ., tuoi antenati ; , e in cos dir sostenevalo ; che non aveva forza da regge1si in sulle piante , ab4 battuto eh' egli era dalla paura non meno, che dalla gioja recatagli da tal novella~ Il. Allor cominciarono ad affollarsi dattorno a Grato molte pi guardie ; e veggendo Claudio me nato altrove , se ne mostravan dolenti , per l' opi uione, che avevano , fosse egli tratto, al supplizio in pena de' mali da l or sofferti; quando egli aveva me nata una vita sempre quieta , e sotto l'impero di Gajo era incorso in pericoli non leggieri. Alcuni di pi pensavano , che il giudicare di tali faccende ai consoli s'appartenesse. Ora crescendogli intorno vie pi i soldati' e popolo si fuggi va per ogni parte' e Claudio per la debolezza della persona mal poteya andar oltre : senza che i suoi lettichieri , udito lo strepito, con cui lo traevano altrove , gettata ogni speranza di riaver vivo il padrone , pensarono a salvar colla fuga s stessi. Giunti i soldati al p;ano del palatino ( ove fama , che hl prima loro stanza facessero gli abitatori di Roma ) , e gi cominciando a mettersi in pubblico la faccenda, troppo maggiore it concorso fu de' soldati , che volentieri vedevano

FLAYI0 1 tomo

Y.

DZLl.Z ANTJCBIT.l.' GJ'UD.l.JCIII: !io Claudio, e ?Oiuto avrebbono a tutto costo lenrlo al trono': tanto era l' amor , che sentivano pr Germanico di lui fratello , il quale aveva dell' illustre sua fama onorati , quanti eran vissuti con lui : ol.trech richiamavano alla memoria le prepotenze dei pi autorevoli nel Senato , e gli errori da questo commessi nel tempo, che govern. Paravasi Ior dinanzi , egli vero , la difficolt. dell' impresa ; ma ben vedevano dal recare l' impero all' arbitrio d' un solo il pericolo , che lor ne verrebbe , quando ogni altro 1alisse in trono fuori di Claudio ; il quale dalla lor concessione e benivoglienza il riconoscerebbe, e non dimentico del benefizio li premierebbe con quegli onori , che meglio a tanti meriti si confacessero. DI. Cos gli uni gli altri insieme , e ciascun di per s discorrevano , e a quanti facevansi loro incontro , comunicavano tai sentimenti. Quegli udendoli Y&lentieri accettarono l'invito : e difesolo colle loro armi e circondatolo colle persone recaronlo fino al campo sulle loro braccia , perch non venisse traposto ostacolo al loro ardore. Intanto regnava gran disparere tra 'l Senato: questi desiderava di ritenere Io stato primiero , e cercava , giacch il tempo lo favoriva , d'evitare quel giogo , che gli metteva sul collo la soperchieria de' tiranni : e il popolo , che invidiava loro tale felicit , e sapeva gl' imperadori essere un freno a1la loro avarizia e un buon rifugio per s , godeva del rapimento di Claudio , sperando ch'egli creato imperadore ammorzerebbe quel fuoco

LID. XIX. CAP. 111.

5x

civile, che stava omai per acc"endersi, come a' tempi gi di Pompeo. Ora . il Senato avvedutosi , ch'era Claudio pe1 man de' soldati venuto al campo, spe~ disce a lui i personaggi pi riguardevoli del. suo. corpo , perch gli faccian sapere , che non ricorra alla forza per ottenere l' impero ; ma si sottometta al Senato , di cui egli , e sar sempre una parte ; lasciando alle leggi il pensiero di riordinar la repub.... blica , e si ricordi , quanto male hanno fatto alla citt i passati tiranni , e a quanti pericoli la sua stessa persona sia stata esposta insiem col Senato ; n voglia dopo aver detestato in altrui l' insopportabile peso , ch' egli la tirannide , i~perversarc spontaneamente contro la patria : quand'egli si renda a' voleri del Senato , e costante dimostrisi nell'antica maniera di vivere virtuoso e quieto , egli avr quegli onori , che sanno farsi da liberi cittadini , ed or comandando , or , come vuole la legge , ubbidendo acquisterassi lode d'uomo dabbene. Che se niente fatto pi savio dalla morte di Gajo pretende di fare a suo modo , sappia , ch'essi glielo contrasteranno ; e son provveduti a dovizia, d'un buon corpo d' ar~ mati , d' un buon numero d'armi , e d' una. moltitudine di schiavi , della cui opera ancor si varranno: grandt! sostegno per essi fa lo sperare , che la fortuna e gli dei non ad altri daranno ajuto, che a chi nelle sue coatese ha la virt e l' OR-est delta causa per collegati ; e son 'tali appunto coloro , che combatteranno per la libert della pattia. IV. Cos gli ambasciadori Vcranio e :Brocco tri~

5~

DELLE .&.NTICBITA7 GIUDAICBZ

buoi ambedue d~lla plebe parlar~no a Claudio , e prostratisi ginocchioni a suoi piedi gli supplicavano , che non volesse abbandonar la citt alle guerre e JDiserie. Ma poich videro Claudio fornito d'un grosso corpo di soldatesca, e s'accorsero non avere i cn 'Joli forze da st~rgli a fronte , aggiunsero , che s' ei 'Veramente desiderava l' impero , lo si avesse in buon' ora , ma per man del Senato ; perciocch pi f:llce ventura e pi lieto augurio sarebbe per lui il goderlo , non a dispetto altrui , ma con la buoni\ grazia , di- chi gliel darebbe.

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l T

o L o IV.

Quanto focesse il re Agrippa a f~~More Ji Claudio. Claudio , assuntq impero , comanda' che sieno morti gli u,pciditori di Gajo.

l. Ora Claudio, che ben apea la ferocia, di eh~ gli aveva spediti gli ambasciado1i , seguf'.ndo anche il loro consiglio gi ravvolgea pella mellte pensieri pi moderati , non per in guisa , che 110n si riavesse dal suo timore , spintovi dall' ardir de' soldati in parte , e in parte da quello del re ( r 1) Agrippa , il quale esortavalo a non lasciarsi cader di mano uno scettro venutogli spontaneamente. Questi 1 compiuti d'intorno a Gajo tutti gli uffizj , che far dovevagli un uomo da lui ODQl'ato ( perciocch abbraccinne il cadavere esangue , e distesolo sopra un letto e copertolo come pot ), ne venne alle guardie dicendo ,

Lfll. XIX. CAP. IV.

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che Gajo bens era vivo , ma , perch le ferite ]o tormentavano , aveva chiamati i Medici per curarlo , e risaputo , che i soldati avevano rapito Claudio , rendessi a lui , e trovatolo in grande agitazione 6 "Vicino a rimettersi al voler del Senato I' incoraggi , animandolo a tener saldo l' impero1 Dato questo con siglio a Claudio tornava a casa , e in questa fatto chiamar dal Senato) cos com' era , col cr.in profu malo e sciolto , quasi venisse da cena, compal'Vegli innanzi , e domand i senatori , che cosa avea fatto Claudio. Rispostogli ci , che. era , l'interrogarono , se avesse ni1!nte che dire intorno agli affa1i presenti; ed egli protest, ch'era presto a dare la vita per l' onor del Senato : considerasser per disappassionatamente il l or bene ; perciocch chi . si vuole impa~ dronir d un impero , ha mestieri d' armi e d' armati, che lo difendano , onde sprovvisto di tale ajuto non. "Vada incontro a qualche pericolo : e rispondendo il Senato , che d' armi n'avevano una dovizia, di soldo essi ne contlibuirebbono il bisognevole , e di solda tesca n'erano in parte gi provveduti , e in parte farebbonne buona leva col dare agli schiavi la libert, " cos poteste , o signori , ripigli Agrippa , mandare " ad effetto , quanto voi divisate ; ma io vi debb() " parlare con ischiettezza , perch queste mie parole,. torneran profittevoli al vostro bene. Sappiate adun , que , che le milizie , che favoreggiano Claudio , n sono da lungo tempo esercitate nel mestiere del" l' armi ; dove le nostre saranno una ciurmaglia d " gente veniticcia , e percM tratta iJ!lprovviio di

DELLE AlfTICBIT1' GU7D11CRE

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schiavit , malagevole da governare ; oltre a ci& noi dovremo contro soldati troppo ben pratichi nel lor mestiere condur persone , che n manco sapranno , come s'impugni la spada. Laonde io credo fia senno mandare a Claudio persone , che il muovano a deporre l' impero ; ed io son prontQ a sostenere l'ambasceria " II. Cos disse , e piacque il consiglio. Mandato egli adunque cogli ltri scoperse a Claudio segreta.. mente l' agitazione del Senato , e l' esort a rispondergli con pi maest , prevalendosi in ci dell' ampiezza del suo potere. Claudio pe1tanto disse, non maravigliarsi , che il Senato portasse di mala voglia lo star snggett, pere h troppo abbattuto dalla crudelt de' passati imperadori. Egli per coUa sua clemenza darebbe loro a gustare tem:pi pi favoaevoli , giacch ei sarebbe imperadore di solo nome ' infatti per il comano sarebbe comune a tutti ; e dopo i niolti e diversi affari , che , lor veggenti , avea maneggiati ' ben meritava ' che non gli negassero .fede. Dopo questa risposta , a cui si trovarono presenti , furono licenziati gli ambasciadori. Claudio intanto parlament coll' esercito unito insieme , ricevendone il giuramento di fedelt , e premi le sue guardie tlonando ad ognuna cinque mila dramme, e proporzionatamente i lor capitani, e altrettanto promise a_gli eserciti , ovech si bovavano. III. I consoli in~anto chiamarono nel tempio di Giove Vincitore il Senato , mentr' era ancor notte. Fra' Senatori altri dubhio!i, se ci si dovesser tra.._

LID. XIX. CA.P. 1V.

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vare , nascoser s stessi in citt ; ed altri si ritirarono nelle loro ville, ben prevedendo, ove andrebbe infine a riuscire ,ogni CO$a , di&perata oggimai la loro libert, e pi sicuro partito stimando il vivere fuori degli strepiti in una schiavit scevera d'ogni rischio, che ritenendo la dignit de' maggiori star sempre in forse della propria salvezza. Pure se ne adunarono da cento e non pi ; e mentre stavano consultaido intorno agli affari presenti, ecco s' alza improvviso un grido de' soldati lor pa.:tigiani , che impongono al Senato di scegliere a imperadore un uom d' arme , n voglia col governare di- molti mettere in fondo l' impero ; e per quanto avevano d' efficacia , mostrar,ono ch'esso non a pi insieme, ma dar si voleva ad un solo ; lasciavano poi loro il vedere , chi di tal caric fosse degno. Quindi il Senato vide le cose sue peggiorar sempre pi tra per la perdita, che faceva , d' una libert per lui troppo gloriosa , e pel timore., che aveva di Claudio. V' erano per certi , che a s gran posto agognavano , invitatici o dalla nobilt della stirpe, o dalla parentela contratta per via di nozze colla famiglia imperiale. Di fatto M. Minuciano , e per la chiarezza deHa sua na,scita assai cospicuo , e marito di Giulia sorella di Gajo desiderava ardentemente l'impero ; ma i consoli ora con un pretesto, ed or con un altro lo raffreuarono; e cos Minuciano un degli uccisori di Gajo s'oppose a Valerio asiatico , che avea somigliante pensiero: e sarebbesi quindi accesa una guerra ~anguinosa al pari i' ogn' altra, se a' pretendenti si foue data la libert

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DELLE 1NTJCIIITA1 GIUDAICHE

di far fronte a Claudio. A questo aggiugnevasi , che i gladiatori , i quali montavano a un numero assai considerabile , e que' soldati , che di notte guardavano la citt, e i rema tori tutti quanti correvano in frotta al campo ; onde i vogliosi dell'impero quali in 1isguardo della citt, quali per timor di s stessi abbandonarono le loro pretensioni. IV. Usciti poscia sul primo fare del giorno fuori della cw'ia , Cherea e i compagni tentarono di parlamentar co' soldati: ma questi vggendoli domandare coi cenni udie:aza e acclgnersi ornai a parlare tutti d'accordo feeero gran romore, non consentendo neppure , che aprisser bocca ; perch desiderio comune egli era di vivere gvernati da un solo : per chiedevano un imperadore mostrando , che non sofferrebbono indugi,. Stava intanto il Senato dubbioso e incerto, s'egli dovesse reggere o sottomettersi all' altrui reggimento, e in che modo; giacch n i soldati volevno riconoscerne l' autorit, n gli ucciditori di Gajo non consentivano, che si cedesse ai soldati. Mentre stavano cosl sospesi , Cherea non potendo tener lo sdegno, che messo avevagl la domanda d' un imperadore , obblig la sua fede , che avrebbero un capo , quando alcun d' essi gli recasse da Eutico il nome. Era Eutico ( 1 2) il carrozziere della fazione chiamata Prasina, carissimo a Gajo, che nella fabbrica delle stalle del suo padrone oppressa aveva la soldatesca, imponendole disonorati lavori. Queste e molt' altre cose di simil fatta gettava loro al volto ChClca, e minacciava, ch' i-ri

Lm. x1:x. eu.

JV.

medesimo portel'ebbe la testa di Claudio : :perciocch tollerabile cosa non era, che alla ftenesia succedesse nel regno la pecoraggine. Non furono pe1 niente smoasi da tal parlare ; anzi hatte fuori le spade e levate l.e insegne andarono presso Claudio pe1. ac~ compagnarsi a quegli altri , che giurata gli avevano fedelt. Quindi. rimase il Sento sem;a difesa , e i consoli si trovaroao ridotti allo stato pressoch di privati. Costernazione e tristezza fu dappertutto , non sapendo essi , QVe volgersi , perch Claudio era contro di loro irritato : e dicevansi villania gli uni gli altri , ed erano del passato dolenti. Allora Sabino uno degli uccisori di Gajo venuto in mezzo alla curia protest di volere anzi uccidersi colle sue ma ni , che metter Claudio sul trono , e vedere la schia.. vit dominante; e rimprover a Cherea troppo amore alla vita , se dopo aver fatto niun conto di Gajo ., or tenesse ~r bene il vivere , non si potendo nep pure per questa . via ridonare alla patria la liberta. Chere rispose , che quanto al mo:rire , .eg1i non ci sentiva difficolt : volen per innanzi spiare le in~ tenzioni di Claudio. V. Mentre le cose qui si trovavan con~otte a tal terDline , col nel campo concorrevasi da ogni parte a rendere a Claudio onore , e l'uno de' consoli Pomponio , che venne quivi , era accusato dalla milizia , singolarmente perch innanimito aveva il Senato alla libert ; e gi gli si erano colle spade alla mano scagliati contro , e se Claudio non l' impediu, n' avrebbero fatto strage ; ma eli trattolo fuor del pe-

58 DELLE '.lNTICRIT.A.' GIUD.A.ICRE ricolo il fe' sedere' al suo fianco. Non cos turo onorati que' senatori , che si trovaron con Quinto. Pcrciocch alcuni , . mentre andavano per salutare Claudio , a forza di percosse furono respinti , ed Aponio rimase ferito ; e grande era il rischio di tutti gli altri. Allora il re Agrippa appressatosi a Claudio il preg , che trattasse men clnramente i senatori ; perciocch se avvenisse qualche sinistro al Senato , ei non: avrebbe a chi comanda1e. Claudio ne fu persuaso, e radun il Senato sul Palatino , OY' egli per mezzo la citt si rendette , accompagnatovi dalla milizia , che fece del popolo un rio go. verno. Andavano innanzi , veggenti tutti , due degli uccisori di Gajo Cherea e Sabino , bem:h per decreto di Pollione , test creato da Claudio capitano delle sue guardie , fosse loro disdetto d' uscire in pubblico. Ora Claudio , poich fu giunto sul Palatino , convocati gli amici li domand del loro volo intorno a Cherea. Essi , bench stimassero degna di lode l' impresa , pure accusavano di disleale l' autore , e credevano giusta cosa il punirlo per attenire ]a posterit. Cherea aclunque era tratto al supplizio~ e Lupo c~m lui e pi altri Romani. Dicesi che con grande coraggio portasse Cherea la disgrazia , non solo perch mostrssi imperturbabile nel sembiante , ma pe' rimproveri ancora , che fece a Lupo, il quale .piagneva. Or mentre Lupo ponendo gi il manto lagna vasi del rigore della stagione , Cherea gli disse, che il. freddo noi batterebbe diversamente da un .lupo. Seguivagli intanto una gran moltitudine di

LJB, XIX, C.lP, IV.

5g

persone curiose di veder lo spettacolo. Giunti al luogo del supplizio , herea domand il soldato , se l'uccidere altrui era stato mai suo mestiere, o s'era qu~Ua la prima volta , che impugnava la spada ; e volle , che quella appunto gli !l recasse , con cui ferito av~a Gajo. Cos egli muore d' un solo colpo felicemente ; ma non s bene fu tolto Lupo di vita attesa la sua codardia, onde noh avendo egli sporta generosamente la testa pi colpi v' abbisognarono per finirlo. VI. Indi a pochi giorni, correndo la solennit delle funebri pompe , il popol romano mentre facea sagrifzj a' suoi morti , onor parimente Cherea con offerte gettate nel fuoco , pregandolo , che gli fosse propizio , n avesse a . sdegno la sconoscenza usata con lui. In questa guisa fin i suoi giorni Cherea. Sabino poi da Claudio non sol prosciolto , ma rimesso altres nel primiero suo posto , sembrandogli indegna cosa non tener fede a' congiurati compagni ..suoi , si d di sua mano la morte , cader lasciandosi sopra la spada a tal segno , che l' elsa giunse a toccar la ferita.

6o

DELLE ARTiUJTA'. GIUDAICHE

CAP IT OLQ

v.

Claudio restituisce ad Agrippa il reg11o paterno, e glielo accresce. Decreti dal medesimo pubblicati a favor Je Giudei.
l Ora Claudio, dopo levatisi incontanente dinan2i tutti i soldati , che davangli qualche sospetto , promulg un editto, in cui raffetman Agrippa nel regno datogli gi da Gajo, e dicea molto bene di lui. Anzi gli crebbe per giunta la Giudea tutta , e Samaria soggetta gi ad Erode suo avo. Le quali teiTe gli restitu Claudio , siccome dovutegli per ragione di sangue. Del suo poi vi aggiunse Abila stata gi di Lisania , e quanto al monte Libano apparteneva; indi si giurano fede insieme Claudio ed Agrippa in mezzo alla piaz:r.a di Roma : cos ad Antioco , toltogli il egno, che aveva, dona una parte della Cilicia e la Commagena. Trae ancor di prigione A.;. lessandro Lisimaco alabarca antichissimo amico suo, e procuratote un tempo d' Antonia sua madre , incatenato per isdegno da Gajo. Il figliuolo di Lisimaco spos Berenice figliuola d' Agrippa ; ma riavutala Agrippa in istalo di vergine , ( perch Marco figliuol di Lisimaco se ne mor) la diede ad Erode frateJJo suo , a cui impetrato aveva da Claudio il regno di Calcide. Il. Circa questo tempo medesimo fu gran lite tra i Greci e i Gindli della citta d'Alessandria. Morto

LIB. XIX. C!P. V.

6t

Gajo , la nazion de' Giudei sotto l' impro di lui abbassata , e forte dagli Alessandrini oppressa rialz j] capo ; e stava gi sotto l' armi. Allor Claudio con una sua lettera impose al governator dell' Egitto , che componesse la sedizione ; e a questa aggiunse un decreto , che mand in Alessandria e in Siria ad istanza de' due re Agrippa ed Erode , .c diceva cos. " Tiberio Claudio .Cesare , Augusto , Germanico , , sommo Pontefice , .. cotla podest trihune~ca. Sa. " pendo gi da gran tempo , che i Giudei d' Ales " sandria chiamati Alessandrini, fino da' primi tempi " spediti furono ad ~bi~are Alessandria , e al paro , degli altri fatti da' re cittadir.i , come appar chiaro , dalle scritture e da' decreti presso di lor conscr, vati, e che dopo sotlomessa da Augusto al nostro , dominio Alessandria furono mantenuti intatti i , loro diritti da' governatori col in diversi tempi ., mandati, n sono mai stati questi loro diritti in " controversia , neppur quando Aquila governava , Alessandria , e ch'e morto il capo della naziou dei , Giudei , Augusto non ha Yietato il crearne dei , nuovi , volendo egli che gli .Mitessero bens sug,. getti, ma per co' lor riti-, e senza ch' altri li co, strignesse a lasciare la patria lcr. religione , e che , gli Alessandrini si son levati crutro i Giudei ahi" tanti fra loro sotto l' impero di Gajo , il l'fUale per ., lo frenetico e i~pazzato uomo h' egli era, sicco, me la nazion de' Giudei mai nm volle offendere , la religione paterna c chiamare lui Dio , cos ab" baaslla e l'oppresse , io voglie che alla naz;ioo

DELLE .1NTICHIT!7 GltiD!ICRE

de' Giudei non venga meno per la pazzia di Gajo verun suo diritto , e le sien mantenuti ancora i pi antichi , purch non dipartasi. da' suoi riti ; e comando ad ambedue le fazioni , che guardino bene , che , pubblicato il mio editto , non sentansi pi tumulti III. Di questo tenore era il decreto , che Claudio mand in Alessandria a favor de' Giudei. Quello pi , ch,e fu sparso per. tutto il mondo , era questo. " Ti.b. Claudio Cesare , Augusto, Germanico, sommo ., Pontefice , colla p!>dest tribunesca , creato coli" sole per la seconda volta. A vendomi chiesto i due ., re Agrippa ed Erode miei amicissimi , ch'io vo:. " lessi a' Giudei abitanti in tut1o l'impero romano ,. concedere e mantenere i diritti medesimi , che a " que'd'Aiessand1;a, io di buon grado ho esaudite le ,. loro domande , non solo :e1r far piacere a chi me ,. ne prega.wa , ma ancora pe~h le persone, di cui ., si tratta , meritevoli le ho credute di tal fa-vore , " merc della fede e amicizia , ch'hanno serbata ai ,, Romani ; e gimtissima cosa io credo , che niuna " citt , fosse ancom grechesca , rimanga priva di , tai diritti conservati anche loro dal Divo Augusto. " Ella dunque cosa ben fatta , che i Giudei quanti " souo , spal:si per tatto il mondo a noi sottoposto " guardino i lor~ riti senza opposizione. Sappiano " per essi (io nedesimo li fo avvertiti ) valersi di " questa mia bmignit , n deridano le religiotti , dell'altre gent , ma osservino le proprie leggi. " Voglio inoltre 1 che questo mio decreto sia . tra:..

., ,, ., .,

LJII'. XIX. CiP

v. ,

63

, " " " "

scritto da' governatori delle citt , delle Colonie e de' Municipj s nell' Italia s fuori , e dai re e dai principi per mezzo de' lor ministri , per lo spazio di trenta interi giorni il tengano in luogo , onde leggere failmente si possa da chicchessia ". ,
CAPlT0!-0

VI.

Ci ehe foce in Gerusalemme Agrippa tornato nella Giudea. Lettera da Petronio scritta a' Doriti in faYor de' Gi!-tdei. . I. Con questi decreti mandati in Aless-andria e per tutto il mondo di Claudio Cesare a d i vedere , che /animo egli si avesse intorno a' Giudei. Indi licenzi/ Agrippa con grandi onori, perch ripigliasse il suo regno, commesso gi avendo a' capi e procuratori delle provincie , .clie gli facessero liete accoglienze. Agrippa , come ragion volea , che faces~e un uomo salito a maggiore fortuna, con_ gran prestezza. si ricondusse alla patria. Entrato in Gernsl!.lemme. conJpi i sagrifizj di ringraziamento , senza trascurar cosa , cui prescrivesse la lt:gge; onde volle, e che moltis simi N azarei si tondesser la chioma , e che la catena d'oro avuta .da Gajo. di: peso pari a quella di ferro, onde gli fur legate le regie mani , , fosse in mem01ia della sua trista fortuna , e in testimoniaoza del prosperevole cangiamento di essa sospesa dentro il re'.. cinto del, Tempio sopra la cassa. del ,sagro tesol'O, perch fosse. a_ tutti d'_IWUllaestfij]J.e~to , che e ca

64

DEl-LE ANTICBITA.' GllJD!ICBE

.dono al basso le cose grandi , e le gi cadute Dio le solleva. Perciocch la catena 'ivi appesa insegnava, che il re Agrippa per una colpa da nulla cangiata avea la primiera sua dignit nello stato di prigioniero ;. e indi a poco de' ceppi era uscito principe maggior di prima. Quinci si vuole inferire , proprio essere delle cose umane , che tutto il grande sdruccioli agevolmente , e l'umile possa levarsi di nuovo a notabile altezza. Il. Comp.into pertaato Aglippa tutto ci, che spet~a al culto di Dio , rimosse dal pontificato Teoflo figliuol d' Anano , e in suo luogo vi pose il figliuol di Boeto Simone cognominato Cantera. Simone avea due fratelli e il padre Boeto , la cui figliuola, cotne pi innanzi abbiam detto , era moglie cl' Erode , e Simone insiem co' fratelli ed il padre (!unsero tutti al pontificato, come gi avvenne a tre figli di Onia figliuol di Simone , regnando i Macedoni , cose da noi l"iferite lle' libri antecedenti. III. Ordinati in tal modo gli affa..i del pontifica t~, si volse il re a premiare i Gerosolimitani del loro buon animo veno di lui ; perciocch rilasci loro il ttibuto imposto sopra ogni casa , credendo ben fatto rispondere con amore , a chi avevalo prima amato. }ndi cre capitano di tutto l' esercito Sila compagno suo fedlissimo in molti pericoli. Non era passato ancor guar tempo e certi giovinastri Doriti , che alla religione antiponevano la tracotanza , ed erano per naturale loro indole temerarj , recata nella Sinagoga de' Giudei la statua di Cesare l'innalzarono

LIB, XfX. C.lP, VI,

65

col entro. Questo fatto esaspE>r forte Agrippa 1 prch alla distruzione tendeva de11e patrie sue leggi. Esso pertanto senza dimora si presenta a PetroniQ !.Overnatore allor della Siria, e gli accusa i Doriti. Pebonio sdegnato al pari di lai , perciocch tenne anch'egli per empiet quella violazione di leggi, ai ribelli Dori ti scrisse adirato cos. " Publio Petronio " legato di Tib. Claudio Cesare 1 Augusto , Germa,. nico , ai magistrati de' Doriesi. Dappoich alcuni , fra voi s'inoltrarono a cos. disperata temerit, ., che neppure un decreto di Claudio Cesare , Au ., gusto 1 Germanico , che consente a' Giudei di vi4 ., vere colle pattie leggi , pot piegarvi , anzi all' op , posito adoperaste impedendo le loro adunanze ai ., Giudei' col trasportar, che faceste 'nel luogo a ., quelle assegnato la statua di Cesare , offendendo , con ci non i soli -Giudei, ma Io stesso imperadore, , alla cui statua' meglio conviensi il su tempio che , non l' altrui , massimamente quando si h'atta del ., luogo dell' adunanza , essendo beri ragionevole ( e n la natura stessa cel fa sapere, e Cesare' l'ha dif.. n finito ) , che ognuno sia del suo luogo padrone -, n ( giacch ridicola cosa sarebbe, ch'io dopo il de , creto dell'imperadore,- nel qual cnsente a'Giudei , di valersi de' proprj riti e intende che godano dei n diritti medesimi di cittadinanza che i Greci , va:. " lessi qui ricordare quel che ho fatt' io ) coloro , ,. eh~ hanno osato cotanto contro il decreto di Augu " sto fino a dolerne assaissimo a' pi ragg11ardevolf personaggi fra loro , i quali protes~ano , che voa
Jl'~YlO 1 tomo

1' '

66

DELLE ANTICBITA' GIVDAICUE

., al lo.ro consentimento , ma al cieco furor del po~ ~ polo. si dee da1ne la colpa , io bo comandato, che .., dal centurione Proclo Vitellio mi siena tratti di. " nanzi , percb rendana di s l'agione ; ed esorto ., i capi. del popolo , se non vogliono che ai creda ., commessa per lor wgg~stione l' iniquit , ne sco prano al centurione .gli autori , chiudendo. ogni , atrada a' tumulti @ alle risse , di cui parmi che ., vadasi in traccia con un operare di simil fatta , ,, quando io e il pregiatissimo re Agrippa di niente , pi siam solleciti , che d' impedire , che la nazion de' Giudei , colta l'opportunit sotto titolo di di., fendersi , si raduni , e s' appigli a qualche dispe" rato partito. Ma perch tutti sappiano , quali in., tenzioni abbia Cesare intorno a tutta l' affare pre;, sente , a questa mia lettera ho aggiunti i decreti ., da lu.i pubblicati in Alessandria , i quali bencb a tutti sembrino noti , pure il pregiatissimo re A, grippa IJ)e gli ba letti dal suo tribunale , avvisa~ dosi troppo bene , che i Giudei non dovevan pri ~ v~&i del benefizio , che Cesare lor faceva. In fine " io v'intimo , che in avvenire non cerchiate pi .., occasioni di turbolenze e inquietudini , ma ognuno " si tenga nell' onorar Dio a' suoi riti " IV. Cos provvide Petronio , che si riparasse al mal fatto , n pi in avvenire si coBWlettesse altrettanto. Poscia il re Agrippa priY del pontificato Si~ mone Cantera , e rimisevi Gionata (13) figliuol d'Anano , a cui confess egli ste.sao , che pi degna~ aente dovevaa~. quest'onore. Ma tale non parve a

t.m.

XII. CAP . VI.

67

Gionata da doverlo accettar Yolentieri, e per rieu4 ~llo cos dicendo. ~ lo certo , o son lietissimo ., dell' ooor , he mi fai pensando easer qu.esto un .. ~mio , . ~e tu mi eoncedi spontaneamente , ben " cla per Dio m' ha creduto affatto indegno del '~~ pontificato. A me ba&ta d' al-eroe vestito il manto una ~olta. Pit santa dispo.Uione ebbi allora per prenderld, che un ho al presente ~ ripig1iarlo. " Or tu , , se Ynoi dar questo Jnemio a persona di me pi degna , noa ti sia grave il saperlo da me. lo ho aire , an &atello , che non ba D dinanzi a , Dio , n: dinanzi a te mai peccato. Questi) io ti ,. raccOJilaodo, ch' degno di .fale onore"' Piacquero al' re CJUesti sensi ; e lasciato da pa.Pll! Gionata dit\ per con!liglio di lui medesimo il pontifieato al fra.. tello l\lattia. Indi a poco Petronio ebbe ( 4) MarstJ per JSuccessore , il qual resse la Siria. .

re ,

c Ap l T oL o

VII.
mDtif'O- ~reA

.Si por/a di Sili:& " si ,.ife-,isce il

il

ro .dG"ipfNJ si ntppe cM lui. A~il'Pa incomincia

a cign61" di mum Gems11lmmne. Benefici da lui - fotti a qU6' di &rito.


I. , Sila capitane della truppe reali , pereM tenutosi. sempre fedele n tuili gl~ incontri al SUO l'e DOH SC>lo non AVea ricusato di correre seco Jui ogni ri~ schio' ma s'' era' piil Tolte a fatiche maJ'agevoJissime eottoposto ' ne andava pien d burbanza' credendo

68

DELLE AlfTICHIITA' Glti1>AIC111!:

doversi all'inalterabile aua fedelt i_ medesimi onori; che al re. Quindi a lui non voleva mai soggettarsi 1 e semprech era scco , parlava con gran libert. Riusciva gravoso nel suo conversare , per lo smodato vantar , che faceva se stesso , e raccordare al re spesse volte l'antiche miserie, perch la sua fede facesse maggior comparsa; ed era continuamente sul raccontare quanto avea sostenuto per lui. Questa stucchnole ripetizione sembrava un rimprovero ; onde il re accoglieva mal volentieri la stemperata libert di quest' uomo. Perciocch non suoi esser piacevole n gradita la ricordanza di tempi poco gloriosi ; e . non .ha fior di senno in capo quell' uomo, ch'eternamente ripete i suoi meriti. Sila alla fine irrit fortemente lo sdegno del re, il quale pi eecondando la collera che la diritta ragione, non pur lo rimosse dalla sua carica , ma lo rileg nell~t patria per dover col essere messo al ferro. Col tempo per diede gi il bollore della passione , e seco medesimo ripensando , quanti travagli aveva il pover uomo assorbiti .per lui, rimise in mano alla aola e pura ragione il decidere della sua sorte. Nel giorno adunque , in cui egli solennizzav~ il suo na.. scimento , e tutti , per quanto stendevasi il suo dominio , banchettavano allegramente , mand per Sila con ordine , che venisse a pranzo con lui. Sila, che era uomo d'indole troppo franca, credendosi d'aver ragionevol motivo di star risentito col re , non lo te.nne celato a chi venne a chiamarlo dicendo " che " onore intende di farmi il 1e con cotesto .suo ia

I.D. :IX. CAP. VII.


ft

(!9

\tito ) che in breve mi sar micidiale ? Ba egli , forse permesso, che durino lungo tempo le prime ., ricompense del bene , che gli ho voluto , e non " bammene anzi spogliato vituperosamente ? Crede , egli per ci di por feno alla mia libert; a quella ., libert , colla quale ben consapevole di me stesso ., lever pi. alto la voce , e pubblicher a tutto il .. mondo , da qaanti pericoli io l' ho sottratto , " 1J1lanti stenti b() sofferti per procacciargli salvezza " ed onore, ricambiatone con catene e carcere. tene , brosa ? No , non 6a mai, ch'io dimentichi quesli , miei meriti ) anzi avverr forse che l'anima al se, pararsi da queste membra seco ne porti la ricor, danza " Cos egli gridando diceva, e cos volle, che si dicesse al re ; il quale veggndo l' incorrigi bile uomo cb egli era , il lasci nella sua prigione. Il. Agrippa intanto a pubbliche spese rinforzava le mura di Gerusalemme verso ( 1S) la nuova citt , per lo largo stendendole , ed ora levandole verso l'alto: e aaTebbene riuscito un lavoro a ogni umana possanza inespugnabile , se non avesse Marso governator della Siria per lettera dato parte a Claudio Cesare di ci, che s'andava faendo; onde Claudio BOspettando, che si mirasse a qualche novit, sc1iase. tosto ad Agrippa , che si rimtmesse di fabbricare le Jnura ; ed egli stim ben fatto ubbidire. . III. Questo re aveva sortito dalla natura un' in-'dole assai liberale al donare, e bramosa di cattivarsi colla generosit gli animi delle nazioni; e per colle molte lar&his.time spee acquistava gran nome pel

DELLE i.NTICBI?A' GWDA.ICHE

genio , clM: avea di fu- heac altrui e di vivere glo ~tiosamente , dissimile in tutto , nt! da parasoo.arsi pel' nulla ad (4) Erode suo antccessore. Perciocch -qu~ti aveva un cuore aspro , inchioevole aUa nn ~etta, inesorabile, fuor di misura precipitoso contro :hi odiaYa , e per confessione di lui medesimo pi famigliare dei Greci, che de' Giudei. Di fatto egli nobilitan le straaiere citt con r~gali in denari , e c:on fabbriche ora di bagni or di teatri ; quali con templi , e quali con portici : dove deJle giudaiche c:.itt non n stim neppur una degna di alcun la 'VOI'O tuttoch picciolo , u di alcun dono consideaa ble. Agippa all' apposito e1a mansueto naturalmen te , e benefico egualmente con tutti ; affabile cogli stranieri , e nel mostrar che faceva loro la sua generosit, cortese a proporzione co' nazionali, e temro assai pi nelle loro disgrazie. Quindi egli 'olentieri abitava tutto 'l giorno in Gerusalemme , e .con esattezza osservava le patrie usanze. Mantene-vasi puro squisitameule , n lasciava passare un sol t;iorno , che non offt-isse il legai sagrifizio. IV. Eppur v'ebbe un cittadino in Gerusalemme tenuto per uom peritissimo nella legge detto SimotJe , che radunato il popolo a padamento , mentre trovavasi il re in Cesarea , fu w.dito di protestare , ch'egli non era santo , e degnamente a' suoi mcri1l si f.u:ehhe , se gli si vietasse d' entrar nel Tempio , luogo concesso a' soli (16) della nazione. Questo parlar di Simone fu per lettere del governatore deUa (;tt riferito ad Agrippa ; il quale mand per lui ,

LIB. XIX. C.A.P. VII.

e , gacch se ne stava allora in teatro, sei fece se dere a canto ; indi con bella maniera e con voce serena , " or via dimmi , aggiunse , si fa qui forse " cosa contraria alla legge ? " ed egli non sapendo che dirsi pregavalo di perdonanza. Il re tornllo pi. presta. nella sua grazia, ch' altd non avrebbe ere.. duto ; perch giudicava star meglio a nn re la cle.. menza, che l' ira , e sapeva meglio confarsi a' gnandi l' umanit , che lo sdegno. Rimand egli adunq~ Simone assoluto, e con qualch~ regalo di soprappilt. V. Tra le molte fabbriche , ch' egH and qua e l innalzando, singolari fur quelle , onde onor i Benti. Conci .fosaech edificasse loro un teatro cosl magnifico c beJio , che vantaggiava molt' altri ; poi un anfiteatro dispendiosissimo , e bagni , e portici., non istorpiando mai di quest' opere n la bellezza n la grandiosit per quantunque strabocchevoli ne fosser le spese. Liberale poi a dismisur~ e magnifico fu nel celebtarne il solenne aprimento ; con d' ogni fatta spettacoli nel teatro e musiche d' ogui genere e rappresentaziow d' ogni pi dilettevol maniera 7 nell'anfiteatro poi con un numero di gladiatori, che dimostr la grandezza dell' animo suo ; perciocch volendo egli qui vi , ~be la moltitudine de' combattenti riuscisse piacevole a' riguardanti , mand fuori settecento persone dall' una parte e altrettante dall'altra, perch si battessero, deatinali a tale lnprestl tutti i ~di , che ava nel suo regno ; onde e ~uesti fosser pu~iti , e lo spettacolo della guerra ai rivolgeJse in diletto di pace. Cos e;li di,serll> tu,Ui& questa canaglia ad nn tempo.

DELLE ANTICUITA1 GIUDAICHE

CAPITOLO

VIIL

Gest.e tr Agrippa fino alla sua morte. In che maniera passasse di ~ita.

l Posto fine alle cose anzidette in Berito si tra .sfer in Tiberiade citt della Galilea. Quivi altri re l' ammirarono sommamente. Eran venuti. a trovarlo .Antioco re della Commagena , Sampsigeramo degli Emeseni , Coti re dell' Armenia minore , Polemone signor del Ponto, ed Etode fratello d' Agrippa e re di Calcide. A tutti questi egli fece accoglienze cortesi e magnifiche , nelle quali egli diede gran prova d'un animo generoso; e per ginstament parve dovutagli la presenza onorevole di tanti re. Ma nel tempo medesimo, eh' essi stavan con lui, ecco 1\Iarso gov1tnator. della Siria sopravvenire. Egli adunque prestando il debito onore a' Romani, gli usc incon tro fuori della citt per lo spazio di sette stadj. Di qui per f:bbe principio la tottora tra Mano e Agrippa , perciocch avea seco entrQ il cocchio me clesimo gli altri re ; e questa concordia e amicizia scambievole cos innoltrata diede sospetto a Marso , il qual giudicava , che non tornasse a beu. de' Romani l'unione d'uomini s possenti. Egli adunque issofatto per suoi famigliari mand imponendo . a ciascuno di loro , che senz' indugio partissero per le loro terre. Questo tratto dispiacque forte a~ Agrippa 1 e di qui cominciarono i suoi dissapori con

LIB. XIX. CAP. VIli.

'Marso. Tolto egli poscia il pontificato a Mattia so stitn. in suo luogo Elioneo figliuol di Cantera. 11. Corso era gi H terz' anno , dacch regnava sopra la Giud.ea tuttaquanta, allorch' egli venne neUa citt di Cesarea , . che dapprima chiamavasi torre di Stratone (17). Quivi in onore di Cesare celebr.S gli spettacoli , avendo saputo , che si faceva tal festa per la salute di lui. A queste sol~nnit in gran co pia concorsero della provincia i personaggi di mag gior conto e di condizione pi riguardevole. ll se 'tondo d della festa con un manto indosso tutto intessuto d' argento , ch' era una: maraviglia a ve derlo , entr nel teatro. sul far del giorno. Qui vi. l' argento da' primi 1-aggi del sol , che nasceva , per cosso -scintillava mirabilmente , gettando da se una luce, .che negli animi de'riguardanti metteva un non so che di paura e d' orrore. lncontanente gti adula tori per suo male alzaron le voci a vicenda , chia mandolo Dio , e " deh ne perdona , dicevano , se , fino al presente ti abbiam temuto sol come uomo; , da indi innanzi noi ti terremo dappi che cosa ., mortale ". Il l'e nn diede loro sulla voce , n si contrappose all'empia lusingbera. "Indi a poco levato lo sguardo vide un bubone (r6) , che posatsi su non so qual funicella stavagli sopra il capo; e quel lo , che gi gli fu apportatore di liete novelle, rico~ nosciutolo tosto per annunziatore di triste sentssl al cuore un affanno; indi gli sopraggiunse un dolore di ventre fino da' suoi principj acutissimo. Rivolto pertanto verso gli amici " ecco , disse , ecco il vo

DELLE ANTICBJTA' GIUDAICHE

, stro Dio: gi mi trovo costretto ad abbandonare , la vita ; mostrando a evidenza bugiardi que' titoli, ,, ch' or mi davate , il present~ destino ; ecco , il " chiamato da voi immortale ora tratto alla morte . ., Ma quando cos piace a Dio , pazientemente si , Tol portare il destino. Perciocch alla fine vis.:. ., suti non siam da in6ngardi , ma con tal nome e " grido, che invidia ha destata in altrui ,. Cos dicendo ingagliardiva il dolore , e davagli grande stretta. Per questo fu di presente portato alla reggia , e corse voce per tutto , che di certo il re si morrebbe tra poco; onde il popolo senz'indugio con esso le donne e i fanciulli sedutisi giusta la patria legge sopra cilizj supplicavano a Dio per la vita del re. Risonavano dappertutto lamenti e pianti ; e il re , che stava in una camera alta assai , al vederli che fece laggi prostesi sul suolo , non pot rattenere le lagrime. Straziato adunque per cinque con tinui giorni da fiero dolor di ventre pass di vita , dopo cinquantaquattr' anni d' et , e sette di regno = conciossiacosach sotto Gajo Cesare avesse regnato quattr'anni. retta la tetrarchia di Filippo per un trien nio colla giunta al quart' anno di quella d' Erode ; i tre altri pesslli sotto l' impero di Claudio Cesare ; e in questi oltre le sopraddette provincie signoreggi la Giudea, la Samaritide, e Cesarea. Dal suo regno traeva amplissime :rendite , che fonnavano la somma di dodici milioni di dramme; pigli non pertanto in prestito molti denati ; perciocch dalla sua genero~ fiit nel donare seguiva , che le spese pi ampi~

LUI. XIX. CAP. VIU.

fossero dell' cntrate ; n il suo cuor liberale cono.. aeeva confini. lii. Meatre dmava per anche occulta la liliorte d' Agrippa , Erode signor di Calcide , ed Elcia c.. pitano della. ca'Valleria ed amico del re mandarono eutrambi d' .accordo A.dstooe , servo fra quanti allor ce ne avea valcntissimo , e per mezzo di lui tolser Sila loro nimico di vita , come .se questo fosse co JDando del re.
CA.PITOLO

IX.

.lwenimenti tlopo la morte d' Agrippa. Claudio per l' insuf!icien.TA tkl giovine Asrippa manda procv ratore della Giudea e di tutto il regno Cu.spio

Fado.
l. Cos dunque 6n di Tivere il .re Agtippa. Della sua schiatta rima&e tra' vivi il figliaolo Agrippa , c tre figlie ; delle quali la prima vhe fu Berenice , di sedici anni era stata presa ~r moglie da Erode fra~ tello del padre suo : le altre due Mariamme e Drn~ sala eran \'ergiai., di dieci anni la prima, e l' altra di sei ; e gi il padre le avea promesse. Mariamme a Giuli~ Archelao figliuol di Chcleia , e Drusilla ad Epifane re (5*) della Commagena figliuolo d' Antiooo. Or , come ptima fu sparsa l;;t fama della morte di Agrippa , i Cesariesi e Sebasteai dimentichi de' suoi bene6zj portaronsi da an-abiati nemici. Percioech contro il morto sca~liavano vill~e indepe di 1ife-

DELL'B ..U.TIC1fiTA.' GIVDlJCR'B

rll'SI , e i molti soldati , che per ventura col trova ronsi, vennero al suo palagio , e tolte gi dal luogo le statue delle figliuole del re , d' unanime consenti mento recaronle in un lupanare , e postele col en tro fecero loro quanti poterono affronti , trattandole in modo, che un disonore sarebbe il ridirlo. Poscia sedutisi in luoghi pubblici fecero numerosi banchetti, coronato di fiori il capo , e sparsa d' unguenti la chioma , con liete offerte a Caronte , e con brindisi vicendevoli degli uni agli altri in segno di gioja , che il re fosse morto. . E.ssi non rammentavano pit le moltissime grazie lor fatte non sol da Agrippa , ma dal suo avo Erode altresl, che innalz da' fon damenti le loro citt, e adornlle di portici e templi con grande magnificenza. Il Di questi tempi Agrippa figliuolo del trapas salo era in Roma , e allevavasi presso Claudio Ce sare. Ora Cesare , udita la morte d' Agrippa ad ttn tempo medesi~o e le villanie a lui fatte da' Seba steni e da' Cesariesi , quanto gli dolse di quella , al trettanto s' adir cogl' ingrati ; onde stava per ispedir tostamente il giovine Agrippa , perch si mettesse in possesso del regno , con animo di rinnovare con lui eziaydio la fede altra volta giurata al padre ; se non che i Iiberti e gli amici, che pi potevano prsso di lui, il ritrassero di tal pensiero, dicendo, c~ riscbievole cosa eli' era abbandonare in man d' un garzone , che sentiva ancor del fanciullo , un regno di tanta ampiezza ; il cui reggimento e governo forze bastevole ei non avrebbe da sostenere , quando an-

LIB, XIX. CAP. IX,

11

eor per uom fatto il regno uu' incarico assai gra ... voso. Parvero giusti a Cesare i loro detti ; e senza pi mand Cuspio Fado , perch amministrasse gli affari della Giudea e di tutto il regno , facendo al defonto l' onore di nan mettere il regno in mano di Marso , con cui era andato poco d' accordo. Ei gi seeo medesimo ~vea disposto d'ingiugnere prima di ogni altra cosa Fado , che punisse qe' di Sebaste e di Cesarea delle ingiurie fatte al gi morto e delle stranezze usate alle figlie viventi ancora ; indi facesse passar nel Ponto , perch col militassero , l' ala e le cinque compagnie di Cesariesi e di sebasteni ; e finalmente dalle legioni romane, ch'erano in Siria, levasse quel numero di soldati , che fosse bastevole a tiempire i lor posti. Non fu per eeguita , come portava il comando di Cesare , la loro trasmigrazio-o ne ; perciocch eon una ambasciata ammolirono la durezza di Cesare , e impetrarono di restare in Gin.. dea. Questi ne'tempi_ appresso diedero. cominciamento alle disavventure gravissime de' Giudei col gettare che fecero sotto Floro i semi d' una gran g1:1erra ; di cui riuscito vincitor Vespa~iano, come mdi a po~ diremo , . snidlli dalla provincia.

DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIBRO VENTESIMO

r)

C.API'l'OLO Pa1J1o

DUcortlitJ ua i FiltuklfttSi , i Giudei. Si J"'la dall' tJbI!D pmtip.cio.

l.

il re A!rip~ , come nel libro antecedente abhiam detto , Claudio Ceaare .manda a Marso per succeasore Cassio Longino , volendo onorare con ci la memoria del re , il quale pi volte, mentr'era ancor vivo , l' avea pregato , che noa consentisse pi a Marso di governare la Siria. Ora Fado venendo procuratore in Giudea trova tutti i Giudei abitanti di l dal Giordano in rivolta contro i Filadelfesi (r) per li confini d' un borgo nomato Mia (2) , terra

Moaor~

DELLE ANTICHITA' GIUDAICHE LIB. XX. CAP. J,

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piena di gente bellicosissima ; anzi i Giudei senza udiroe il parere de' loro capi , pigliate l' armi , ave... vano gi trucidati molti Filadelfesi. Queste novelle dispiacquero molto a Fado ; perch non ne avevanG al suo tribunale rimessa la decisione , quand' anche credessersi da' Filadelfesi aggravati , ma erano cieca mente corsi all'arme. At'restatioe adunque i tre capo 1ali, che n'erano ancor gli autori, ordin che fossero chiusi in prigione ; indi nn d' essi condann nella testa 7 e avea nome Anniba. Amramo poi ed Eleazaro , ch' erano .gli altri due , fur cacciai entrambi io esiglio. Poco tempo appresso ancor To:lommeo capo di malandrini trattogli innanzi fra ceppi fu giustiziato. in pena del gran disertare , che aveva fatto l' Idumea e , l'Arabia ; e da indi in poi. merc. della ~ura e provvidenza di Fado fu la Giudea tuttaquanta sgo~ bra di ruberi~, FAdo, poi chiamati a s i pontdici o i capi de' Gerosolimitani 7 giusta il volere di Cesare, gli. esort, che dovessero depositare entro la fortezza fhiamata Antonia la veste talare e l' abito sagro , che solo il gran Sacerdote ha in eostume di mettersi; perch si 1imanga in pote1 de' Romani, come il fta per addietro. Or essi non allentarono di contrapporsi-: pregavan soltanto Fado e Longino (venuto anch'esso in Gerusalemme con buona armata per timor ; ehc le inchieste di Fado non costrignessero a qualche novit il comun de' Giudei) prega l'angli, dic~, primieramente, che lor consentissero di .spdil':e a Ce-o sa1e ambasciadoYi per chiede-rgli , che lasciasse in l or mano l' abito pontificio : se<:ondamente , che IO

Bo

DELLE .lNTJCUITA.' GIUD.liCUE

stencssero fino ad avuta su ci risposta da Claudio. Quelli ripig]iarono , che di buon grado permettere!>. bono loro l'ambasceria , quando gliene desseao per ostaggi i figliuoli. Accettata ben tosto la condizione, e dati gli ostaggi , partirono gli amhasciadori. Pervenuto a notizia del giovine Agrippa figliuolo del trapassato , all' entrare ch'e' fecero in Roma , il mo-o tivo del' loro viaggio, poich trovavasi allora per buoDa sorte appo Cesare , come abbia~ detto anche innanzi , preg Cesare , eh!" facesse grazia aGiudei 7 di quanto gli avrebbono chiesto intorno all' abito pontificio , e scrivessene a Fado la sua intenzione. II. Claudio pertanto , chiamati gli ambaseiadori , disse , che gli esaudiva , e volle , che ne sapessero grado ad Agrippa ; perciocch janto egli faceva ad istanza di lui. A cosiffatta risposta aggiunse ancor f!Uesta lettera: " Claudio Cesare , Germanico , colla , podest tribunesca la quinta volta , consolo ele .. , zionato la quarta , imperadoae la decima , padre '' della patria , ai capi , al Senato , ed al Popolo , gerqsolimitano , e a tutta la nazione de' .Giudei , , salute. Avendo il mio Agrippa , cui ho allevato io o stesso e meco ritengo per lo piissimo uomo cb' egli , , avendo , dico , condotto alla mia presen~a i " vostri legati , i quali m' hanno rendute grazie di " que' pensiel"i , che mi son presi per la vostra na.. , zione , e avendomi questi pregato cOD. grande ar, dore ed istanza , che rimanesse in vostro potere , il sagro abito e la corona , io Ye lo consento , o ICCOme gi fece J' ottimo e pr~giatiasimo uomo ,

LJ:II, XX. CAP. l.

che Vitellio. lo mi sono condotto a fat questo prima per secondare la mia piet e quell' inten~ zione , che ho sempre avuta , che tutti servano Dio col loro patrio rito : poi , perch veggio, che un operar di tal faua piacer assaissimo allo stesso Erode , e ad Aristobolo il giovane , la cui di~ ., vozione verso la mia perso-na , e premura per voi " m' nota abbastanza; al che aggiungonsi i molti n doveri, a oui m'obbliga l'amicizia, che con s " buoni e pregevoli personaggi io professo. Ho scritto. " di tal maniera anche al mio procurator Cuspio n Fado. I portatori della mia lettera sono , Cornelio n figliuol di Cerone, Trifone figliuol di Teudione, n Doroteo figliuolo di Natimaele, e Giovanni figliuol " di Giovanni. Ella scritta a' ventotto di luglio , ,, essendo consoli Rufo e Pompeo Silvano " III. Anche Erode fratello del morto Agrippa, alla cui fede stava raccomandata la signoria della Cal cide , preg Claudio Cesare , che il facesse padrone del Tempio , del sagro tesoro , e della creazion dei pontefi.ci ; e tutto ottenne. Quindi rimase in tutti j suoi discendenii cotal podest fino compiuta la guerra giudaica. Erode adunque priva del pontificato Can~ tera (3) , che si nominava cos , e gli d per snc cessore ia quell' onorevole grado Giuseppe figliuol di Camido.

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FLAYlO, COI'III) ,

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II.

In che mDM Elena N'gina degli Adiabeni (4) e U. suo {lf,lio si corwerti.ssero al Giudaismo. Elena . essendo gran fame in GerusaleiJJII'UJ 1 tlistribuce a' buo67'0si frumento.
I. Circa questo tempo medesimo Elena regina de gli A1liahcni ed Izate auo figlio conf.lrmarono la lor vita alla legge giudaica per tal cagione. Monabazo re degli Adiabeni , cognominato ancora Bazeo preso d' Elena sua sorella la volle per moglie ; e indi a poco fu incinta. Ota , mentJ' egli un giorao dormendo tenea la mano sul ventre, di lei , gli parve d' udire in sogno una \'OCe, che gli ordinasse d'indi levarla, e non far danno al portato ivi iochiuso ; il quale , 1nerc la provvidenza aveva principia di vita , e riu scirebhe a buon fine, Scosso da questa voce e de.. statosi incontanente narr alla donna il fatto , e al nato bambino di nome lzate. Egli aveva bens un :figliuolo maggiore di questo natogli d' Elena e chia. :mato esso pur Monohazo, ed altri da altre mogli; lJlanifestamente per si vedeva, che tutto il suo amore l' aveva posto in lzate , come se fosse unige.. pito. Quindi nacque in cuore degli altri fratelli in.. vi dia contro il fanciullo, che tralign presto in odio, dolendosi tuttiquanti, che il padre pi, eli e di Joro, facesse conto d' lzate. Ora , avvegnach i) j>adre se pe accorgeue aa.sai bene , pur gli scusava , vegge.Q

LUI.

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do , non da mali~ia venir tale affetto , ma bens dalla brama , cqe aveva ciascuno d' essere amato dal padre suo. Ci non ostante , poich temeva pur troppo , che l' odio fraterno non producesse ad lzate qualche sinistro , spedllo con ricchi dopi ad Ahen nerigo re (5) della Frincea di Spasino ; raccoman: dando alla fede di lui la salute del figlio. Abenne rigo dt cortesemente ricetto ; garzone , e pel gran bene, che prese a volersli , gli diede in isposa sua figlia nomat Samaco , a cui diede in dote una provincia , donde ritru potesoliero grosse 1endite an.. nuali. II. Intanto Monobazo gi grave d' anni , veggendo iJ poco tempo , che gli rimaneva di vita , volle anzi la morte rivedere il figliuolo. Chiamatolo dunque a s lo abbraccia teuerissimamente , e gli dona una terra nomata Carron (6) , ove in gran copia viene l'amomo, e conservansi alcuni ava~tzi dell'arca,_ entro cui, come ho detto, salvssi No dal diluvio1 e fino a' d nostri si mostrano a chiunque brama vederli. In questa terra pertanto trasse i suoi gioMi. lzate sino alla morte del padre. Quel giorno poscia in cui Monobazo pass di vita , Elena la regina hiama a s tutti i grandi e satrapi del regno e i generali dell' armi. Venuti i quali u io non credo, , disse , che a voi sia ignoto , che desiderio di mio , marito si fu d' avere a successor nel suo regno , lzate , e c:h' egli lo giudic meritevole di tal gra , do ; io per ne -aapetto anche il vo1tro .parere : , perciocch colui felie ' be riouoae il J\10

DELLE ANTICBITA' GI11DAICB:&

, regno non da una sola persona, ma s da molte, , e tali, che glielo diano volentieri " Cos ell disse per esperimentare , di che animo fossero i congregati; i quali udite le proposizioni della regina, prima , com' loro costume, adoraronla, indi dissuo, ch' essi raffermavano l' intenzione del re , e presle rebbono di buon grado ubbidienza ad lzate ben a ragione e secondo le brame di tutti anteposto agli altri fratepi ; volevan per , che fossero prima uccisi i suoi fratelli e congiunti , onde lzate regnar potesse con sicurezza. Perciocch morti quelli torrebbesi ogni timore , che mai aver si potesse dell' invidia e dell' odio &aterno. Qui Elena protest di sapere loro grado della benivaglienza , che per lei avevano e per lzate : li pregava per , che sospendessero la sen tenza di morte a' fratelli , fintanto che lzate venuto non l' approvasse. Essi adunque , poich il lor consiglio di tarli del mondo non fu accettato , le sug gerirono almeno che fossero fino alla veuuta di lui guardati in p1igione per loro sicurezza ; e che intanto facesse amministratore del regno , chi credea tale da potersene fidar maggiormente. Ad Elena piace il consiglio' e creato vicer il primogenito Monob.azo gli pone in capo il diadema , e gli consegna l'anello , ch'era il sigillo del padre e la no:rhinata appo loro Sampsera (7) ; e con queste insegne lo confort a governare il regno , finch tornasse il fratelJo. Venne questi sollecitamente , udita appena la morte del padre , e sottentr al fratel Monobazo, che volontario cedette gli il princil1ato ..

LID. XX. (l1P; 11.

8$'

III. Or, mentrech lzate passava ' suoi giorni nel1a Frincea di Spasino , certo mercatante giudeo appellato Anania, ch'era intromesso negli apparta. menti.. delle mogli reali , . le istru in quel modo di onorar. Dio , . ch' era in uso presso i Giudei ; anzi egli venuto per me~zo d' esse a aotizia- d' Izate am... maestr lui altres ; e quando fu dal padre hiama~ nell' Aiahene , and . ~co lui il mercante per le molte, preghiere , che lzate gli fece. latanto per buona sorte era avvenuto , che Elena addottrinata eU a pure. da u11 altro giudeo professava gi la lo~ legge. lzate adunque , poich gli f11. per. retaggi9 scaduto il regno , tornato nell' Adiabene , e avvedu.. tosi , .che i fratelli e gli alb.i congiunti sbj.vano pr.. ioni , ne fu dolente ; e conoscendo per l' a,na parte l' empieta , che sarebbe, ucciderli o ritenerli in ca lene' e avvisando per l'altra rischio' ch' ei cor rerehbe , se avessegli appress!) liberi s\ , ma co.,_ sempre presente all'animo i ricevuti affronti , parte mandlli con esso i )or figli in .Roma a Claudio Cesare per ostaggi, e parte spedlli sotto il pretesto medesimo al re de' Parti A~:tabano. IV. Risaputo poi, che sua ,madre piacevaai assai .della legge giudaica , affrettssi ancor egli di appren.. derla meglio ; e avvisando , che non sarebbe mai buon giudeo, quando non pigliasse la circoncisione 7 gi stava per farlo; ma la mad1-e fattane acco1ta si prov .a distornelo , innanzi agli occhi mettendo gli il rischio, a cui s~ esporrebbe ; eglr era re , e gli animi offenderebbe de' sudditi , quando sapessuo ,

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DELl.B AN'l'ICUI1'.L' ClntD.UCUI:

Ch'egli :andava ~erduto dietro 11 pere.grine e per ldre. "shaniere usanze , n sosterrebbono d' ubbidire a un regnante giudei). Cos\ ella diceva ; e per poco tempo riusc d' impedirlo. Egli intanto riferl ad Anania i discorsi tenutigli dal1a madre ; e Anania approvan doli minacci , che se non li seguin , l' abbandone rebbe , e part : conciossiach ei tetneva , gli disse , che divulgatosi dappertutto l' affare , la sua persona poi non dovesse portarne la pena , siccome autore di tutto , e maestro al re di azioni , che poco face vano pel suo grado. Poteva ben egli , soggiunse , ancor senza circoncisione venerar Dio , sol che ri solvesse immutabilmente r osservanza della giudaica legge ; e questo sarebbe nn migliore distintivo , che t~on la circoncisione : al che avendo aggiunto , che perdonerebbegli ancora Iddio , dacch noi faceva per necessit e per timore de' sudditi, il re per aJ.. Jora si pieg a' suoi detti. Dopo questo , siccome non ne aveva deposta affatto la brama ' cert' altro giudeo venuto di Galilea , e nomto Eleazaro , che avea VOe d' essere nella patria legge perito assai , sospinse a eseguire l' impresa. Perciocch venutogli innan:ti per s~tlntarlo , e trovatolo , che leggeva la legge mosaica '' non sai , disse , o re , la grandissima , ingiu1~a, che fai alle leggi e per esse a Dio? No, ., tu non devi solamente esser pago di leggerle , ma convien che tu facci prima di tutto, quanto t'im , pongono. E fino a quando durerai incirconciso l " Che se non hai letto ancora la legge , che v' ha e aopra ci, pereh Pppi di qual peccato tu &ii

1.111. :lt.X. CAP. 11.

eolpevole , leggi. '' Udite queste dinun:tie il re D.on ne indugi un momento l' esecmione , ma tras ~ritosi in altra -Stanza ' chiamato il medico' compie\ l' osservann proposta ; indi fatti a s venire la ma tL-e ~ il maestro Anania aVYislli , che aveva man data gi ad effetto l' impresa. Stordirono a prima giunta ; poi furono soprappresi da non leggiero ti more , 'Cbe uscito in pubblico il fatto cmTesse .peri colo il 1-e di perdere la corona , mercecch adegnerebbono forse i sudditi d' aver per sovrano un uomo 7 he aolo curava usanze straniere; e il pericolo so prastava ezi.andio alle loro pe1Jone; perciocch ad essi ne an-ebbero data la colpa; ma Dio fu quegli, che imped a siffatti timori l'essere veritieri. Per ciocch egli trasse ed lzate e i suoi figli da quei molti pericoli , in c1,1i trovavasi in,olto , appianando loro , mentre le cose erano pi disperate , la via allo scampo ; e diede con ci a divedere , che chi anira e s' aflda a lui solo, non perde il frutto di aua piet. Ma di questa materia faremo altrove ra gionamento. V. Elena intanto madre de1 re veggendo ttanqui1lo n regno' e il figliuolo felice e da tutti ' ancora stla llieri , me1c la divina bont ammirato , avea desi derio d' andaraene in Gerusalemme per quivi adorare il Tempio di Dio famoso per tutto 'il mondo , e sa grifizj offetoirci di ringraziamento. Quindi p1eg il fl gliuolo, che gliel consentisse. lzate rendutosi Ji buon ado ai voleri della madre, fece ricchissimi appre Jtamenti per questo viasgio , e fornlla di gtan de-

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DELLE .lNTICBITA' GllJDA.ICBE

najo ; ed essa accompagnata per lungo tratto dal fi.. glio entra nella citt di G<'rusalemme. Questa venuta torn a grand' utile de' Gerosolimitani. Perciocch disertata la loro citt di que' tempi da carestia, e morendo perci di fame assai gente , Elena manda de' suoi altri in Alessandria, perch vi facciano grandi compere di frumento, altri in Cipro , perch ne re.. chino some di fichi secchi. Tornati essi con molta celerit dall' un paese e dall' altro , Elena ripart gli alimenti tra' bisognosi ; e questa beneficenza verso tutta la nostra nazione lasci di lei un' eterna me moria. Anche lzate suo figlio , udita la nuova di questo caso, mand a' principali Gerosolimitani mol t'oro. Ma de'benefzj grandissimi, che ques~i re com partUo alla nostra citt , tratteremo appresso (8) pi etesamente.
CAPITOLo

m.

Il re de' Parti .Artabano temendo le insidie de' suoi ricovera presso ltate ; dai quale rimesso nel re~ gn.o. Suo figlio J7ardane rompe guerra ad lzate. ln questo Artabano (g) signore de' Parti accorgen dosi delle insidie , che i sairapi gli aveano gi tese, e veg~endo che a rimanersi tra loro non era per lui sicuro , prese partito di rifuggir presso Izate , co~ animo di trovare persona in lui , che il salvasse , ., se fosse possibile a rimettesse nel regno. A lui dun.. qtte ne viene col seguito tra congiunti e . domestici

LlB. XX. ClP. 111.

8g

di circa mille persone, e si scontra in lzate tra via, cui egli ben riconobbe , avvegnach non ravvisato da Izate ; e fattosi verso lni , primieramente giusta a costume di que' paesi adorllo ; indi " Sire , disse , " non mi ricusare per tuo servo , n abbi a vile un , supplichevole. Per cangiamento improvviso di ricco , povero , e di re divenuto privato ho bisogno del ~ tuo soccorso. Mira l' instabile cosa , ch' la for " t~na, e pensa, che provvedendo. alla mia persona , provvedi ancora a te stesso. Se io mi rimango per " te invendicato , molti saranno pi baldanzosi con ., -tro altri re " Cos egli piagnendo e col capo chino diceva. lzate , uditone appena il nome , e vedutosi appi supplichevole Artabano, scese precipitosamente di sella .. e fa cuor , disse , o re , n atterriscati la " presente disgrazia , quasi pi non avesse riparo. " No ; presto si canger la tua doglia: troverai nella , mia persoDa un amico e alleato maggiore che forse " non credi : ed io o ricondurrtti nel regno dei " Parti, o ti ceder l mio " ll. Cos dicendo fece m:ontare in sella Artabano , ed egli intanto seguivalo a piede , facendogli come a re di pi alto stato, ch'egli non era, quest'onoranu. Ma A.rtahano non resse a tal vista, e giur per )a sua presente forhina e pel suo onore , che, smonterebbe s'ci nn m(l)Dtava. di nuovo, e non precedevagli. lza te adunque piegatosi alle sue istanze salt a ca vallo ; e condottalo nella reggia, trattllo orrevolissimamente dandogli nelle adunanze e nelle tavole il primo luogo; perch mirava non a ci, ch' era al pre

go
mll a

DII ti A8TICBITJ.' GTUD.UCU

ci che gi fu pel passato , e seco dll! aen1e, d esimo andava ptnsaudo, che variabile si la fortuna con tutti. In <li scrive a' Parti per muovergli ad accet tare Adabano; e con giuramento e con dru'De loro la mano (1 o) impegn la sua fede , che si porrebbe tutto il passato in ohblio, e promise d'interpoiTe per mezzano se stesso. I Parti non ricusavano di volerlo ac eeltare; ma protestavano di non poterlo, perciocchi il regno gi si trovava in potere altrui (e Cinnamo nominavasi il nuovo re ) , e quindi temnano non avvolgesaero se medesimi in qualche tumulto. Ma Cinnamo, udita la loro intenzione, scri'fe ad Atta~ bano di proprio pugno ( dappoich era allievo di lui ' e naturalmente uomo dabbene e onoato ) ; e confortava a venire francamente e a ricoverare il suo regno. Al'lahano affidato a questa parola n'and, e Cibnamo uscitogJi incontro , adorllo , e acclamatolo re si trasse di capo il diadema , e lo pose au quel di lui. III. Cos Artahano , mediante lzate, risale sul tro no, dond' era per colpa de' suoi Baroni caduto. Non fu per dimentico di s gran hene6zio ; ma fece ad lzate in contraccambio un presente appo loro orre volissimo. Perciocch privi1egillo , che potesse portare il turbante diritto (11), e dormi1e sul letto di oro, che sono insegne d'onore proprie de' soli re Parti. Gli diede altres nn paese ampio e fertile., clli tlg1i smembr dalle terre del regno d' Armenia ; Ni sibi si chiamava il paese ; do'fe ab antico i Macedoni fabbricarono la citt d' Anuoebia, che Dominarono

LJB, X:t. CAP. IJI,

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Migdonia. Questi furon gli onori , che il re de' Pa1ti fece ad Izate. IV. Non guar tempo di poi mor Artahano, lasciando il regno al figliuolo Vardane. Questi venuto ad lzate studiavasi di persuaderlo, che nella .guerra, che stava egli per fare a' Romani, egli si desse per alleato , e si allestisse a soccorrerlo. Ma non ehbelo a suoi voleri ; perciocch lzate assai bene informato del potere de' Romani , e del buon esito delle loro imprese , era d'avviso , ch' ei s' accignesse a un affare d'impossibile riuscita. Inoltre siccome aveva cin que figliuoli d'et ancora tenera e la madre eziandio, t:ome Ilo detto , spediti a Gerusalemme , quelli perch apprendessero perfettamente la nostra lingua e le scienze, quella per adorare Dio nel Tempio, cosi andava oguor pi rattenutn , e ne distoglieva Var dane , col porgli continuamente dinanzi agli occhi .le forze e le valentie de' Romani ; con che pensava di spaventarlo e di fargli deporre ogni voglia di guerra. Ma iiTitato per questo il Parto intim .tostamente guerra ad lzate ; non pot per trar vantaggio neppure da questa Sptldizione : che gli recise Iddio ia sul fiorir le speranzt: : perciocch i Parti saputo il pensier di Vardane e il partito, che aveva preso, di muover guerra a' Romani , tolgono lui di vita , e danno il regno al fratello Gotarze : ma ucciso indi a poco ancora questo insidiosamt:nte, succedegli suo fratello Vologeso; il quale affid le siguorie de' suoi ngui a' due fratelli nati del suo medesimo padre, a Pa'C'Oro it pi attempato quella de' Medi , e a Tiri date il pi giovane quella d' ArPJ.e~a.

DELLE !NTICRIT.l7 GIVl>.UCRB

cAp l T oLo

IV.

l11i .Arabi fanno guerra ad Izate per tradimento .del'


suoi: cosi pure i Parti ; e. lzate per prowidensotli Dio campa salvo dalle lor mani.
I. Or Mooobazo fratello con esso i congiunti d'I zate veggendo , ch' egli per la sua piet verso Dio era il piit felice uomo del mondo , sentironsi anche essi sospinti da desiderio di abbandonate le patrie . leggi, e quelle seguir de' Giudei. Il fatto venne di presente scope to ; e. corrucciatine i grandi non di e dero per indizio. del loro sdegno , ma tenendolosi ascoso in cuore andavano ansiosi cercando d'un'oc casione. da pigliarne vendetta. N:e scrivon pertanto ad Abia re degli Arabi , promettendogli gran denajo, quand'egli voglia muovere guerra. al re loro; e accer-taronlo inoltre, che a11a prima .aff.ontata abbaodone . rebbongli il re nelle mani; percb )o volevan punito dell' odio , ch' egli portava alle loro costumaaze ; e giuratasi fe~e scambievolmente pregavanlo che s' af. frettasse .. L'arabo aUa fine si mosse, e seco traendo grand' oste, U;IIC tontro lzate. Or mentre stayasi per . attaccar la battaglia , prima .che si venisse alle pre .. se , abbandonarono tutti secondo l' accmdo. Izate , come se avessegli un fimor panico soprappresi , e volte le spalle a' nimici. si cacciaro a fuggire. Non per lzate SIJl&rr; ma avv~dutosi del tradimento dei grandi ed esso. ricolsesi ,dentro il campo , e cercatQ

LIB. XX. CAP. IYo

il perch di tal fuga, com'ebbe ompreso, che av vano intelligenza coll' arabo , uccide tosto i colpe voli, e il d vegnente attaccata la mischia assaissimi ne pass a fil di spada , e il restante costinse a dar volta. Indi inseguendo il re stesso il cacci ia un castello chiamato Arsamo, e adoperaJ;~.do valorosamente prese il castello: e 1ubatane tutta la preda, ch' era molta , si ricondusse nell' Adiabene , nou avendo potuto avet vivo Abia nelle mani ; percioc ch trovandosi da ogni part rinchiuso e cinto si di la morte. II. Fallito a' baroni ad~abeni il primo loro atten tato , avendogli"Iddio dati in mano del re, non pe1 questo stettero cheti ; ma scrissero a Volegeso signor de' Parti , pregandolo , che levasse del mondo Izate, e desse loro un altro padrone di sangue parto ; poich dicevanO- d' aver in odio il lor l'e , disb"Uttore ch'egli era delle patrie leggi, e amator perdutissimo di forestiere. Ci udito , il parto s' inDanim a far guerra; e non offerendoglisi occasione, che lo fornisse di buon pretesto, mand richiedendo ad lzate gli onori concessigli gi da suo pdre ; se no, gl'intimava la guerra. lzate fu a tal nuova stur~ bato non poco , a\'Visando , che grande sftegio sarebbe al suo onore il cedere quelle insegne , che. ricevute avea in dono ; perch sembrerebbe, che vilt d'animo ve lo avesse condotto. Antivedendo pertanto , che il parto , anche dopo ricupetati gli onori , sarebbe inquieto , deliber tli rimettere iu {nano alla provvidenza di Dio il pericolo, in che .si

DELLE .lJfTICUITA.9 GltJDA.ICBB

ttovava; e certo d'avere in lui il pi forte sostegno, che mai potesse bramare , rinchiuse in una sicuria aima cittadella con esso ]e mogli i figliuoli , ripo~ tutto il frumento in torri, poi cacci fuoco nel fieno. e ne' pascoli. Fatti questi apprestamenti stava omai aspettando il nimico. Giunto con grosso corpo di cavalieri e di fauti pi presto di quel , che crede vasi , il parto, ch'era venuto a gran giornate , e messosi a campo lunghesso il fiume , ehe parte la Media dall' Adiabene , anco lzate s1 attenda poco da }ungi , con la guardia d' intorno a ae di seimila ca nlli. In questo viene ad lzate un messo per ordin del ~arto , il quale gli espose tutllt quant' eran le forze del re, facendosi dall'Eufrate e gi venendo tino alle montagne de' Battri, col registro per giunta di tutti i re tribntarj alla sua corona. Poi minacci gli , elle ben porterebbe la pena dell'ingratitudine da lui usata co' suoi signori; n dalle mani del re de' Parti il potr liberare quel Dio, ch'egli onora. Cos disse il messaggio ; e lzate rispose , che ben sapeva le forze de' Parti vantaggiar di gran lunga le sue , ma sapeva altres , che pi 1 che non totti gli uomini insieme , poteva il sol Dio. Dopo questa ri sposta si volse all'orazione , e prostesosi al suoi boccone , e sparsosi il capo di cenere digiun in.. siero (12) colle mogli e i figliuoli, pregando Iddio e dicendo. " Se non indarno , o Signore e Padrone " dell' universo , io mi sono rimesso alla tua bont, , e se t' ho sempre a ragione creduto l' unico e il , primo Signor d'ogni cosa, deh vieni in mio ajuto,

!.D. U. ClP. IV.

e pumsc1 nmuci non per cagion mia soltanto , " ma perch ardirono di levarsi contro la tua pos " sanza'-, n raccaprlcciaronsi delle bestemmie lan" ciate dalla lor IJigua contro di te " Cos egli eon lagrime e con lamt>nti supplicava ; e Dio esau dllo: conciossiach quella notte medesima ecco una lettera a Vologeso , che gli d nuova , come un gran corpo di Dai e di Saci avendolo a vile , per ch lontano , andava armato sacr.heggiando le terre de' Parti; ond' egli torn di presente senza aver fa:Uo nulla al suo regno. In questa maniera fu lzate per provvidenza di Dio sottratto alle minacce de' Par~ . HL Indi a l>reve tempo, compiuto gi il cinquantesimo quinto anno d' et , e il ventesimoquarto di regno , sen muore lzate lasciando ventic1uattro fi. gliuoli maschi , e femmine ventiquattro. Nel regno per volle , che gli succedesse il fratel Monobato in guiderdone del trono lealmente a lui lontano ser bato dopo la morte del padre. Elena poi la madre , udita la morte del figlio , n fu dolente assaissimo , cme ben convenivasi ad una madre rimasta priv~ d' un religiosissimo figlio : . fu per consolata in sentendo , che il regno era per succession toccato al auo primogenito , presso il quale sollecitamente ren dssi. Pervenuta nell' Adiahene non sopravvisse guari tempo al figliuolo lzate ; e Monohazo mandate le ossa di lei e del frateJJo in Gerusalemme ingiunse ,, c-he fossero seppellite nelle (!A*) piramidi alzate gi dalla madre, ch'erano tre in numero e da Gerusalemme lontane Q-e stadj. Ma dell' imprese del re

DELLE A.l'rTICBI"l'J.' GIVD.UCBB

Monobazo fatte nel corso del viver suo parleremo djpoi.

C J. P l

T OL O

V.

Si ragio-na i Teua, e de' figliuoli i Giuda Galiko. Calamz'tt intrawenuta a' Giudei i Gerusalemme nel giorno di Pasqua.

I. Nel tempo, che Fado governava la Giudea, certo mscalzon barattiere nomato Tenda ( I3) som.; mosse un gran numero di gentaglia , eh e, tolte seco le loro sostanze , il seguissero fino al Giordano. Per ciocch si chiamava profeta , .e diceva , che partite a un suo cenno l' acque del fiume darebbene loro agevolmente il passaggio. Con queste dicerie gabb molti. Ma Fado non consenti , che siffatta pazzia facesse Ior pro; e spedl ad arrestargli una banda di cavalieri , che sopraggiuntili d' improvviso ne ucciso molti , e :!Jlolti ne pigli vivi ; tra quali fu Tenda istesso , al quale mozzaron la testa , e recaronla in Gerusalemme. Questo ci, 'che intravvenne a' Giu dei nel tempo , che Cuspio Fado amministrava gli affari della Giudea. II. Succedette a Fado Tiberio Alessandro figliuolo di quell' Alessandro fu alabarca (14) , dove n in nobilt n in ricchezze avea pari, e in religion verso Dio super il figliuolo Alessandro. Perciocch questi non tenne$i saldo nella paterna sua legge. A tempi adunque di questi procuratori fu gran carestia ill

LJB. XX. CAP. V.

97

Giudea ; e allora appunto la regina Elena: , compe rato con gran denajo il -frumento in Egitto , ripait11o f1a' bisognosi , come ho gi detto. Oltre a ci furono ailor giustiziati i figliuoli di Giuda Galileo , che 1ihell il popolo a' Romani , allor quando Cire nio (15) veline censore in Giudea, come scrissi' pi innanzi' cio Giacomo e Simone,- i quali per ordine d' Alessandro furono posti .in croce. .Erode poi re . della Calcide, tolto il pontificato a Giuseppe figliuol di Camido , gli fa succedere in 'quell' onore- Anania figliuolo di Nehedeo. A Tiberio Alessandro sottentra C umano; e pon fine a' suoi giorni El'Ode fratello del re Agrippa I , l' anno ottavo dell' impero di .Claudio Cesare , . lasciati tre figli .cio Aristoholo avuto dalla prima consorte (t 6} ,. e Bereniciano ed lrcano. natigli di Berenice sorella di su6 fratello. Gli sb!.ti d'Erode furon da Claudio Cesare dati . ad Agrippa Il. III. Or mentre Cumano , amministrava gli affari della Giudea in una sedizione, che si accese in Gerusalemme, perirono molti Giudei:;. ma prima di tutto sporr la cagione , . onde avvnn~ questo accidente. Correndo la ksta chiamata .Pasqua , in cui nostro cos~e si di maD!iare pane . azzimo , ed essendovi da ogni parte concorso gran. popolo ' C umano teniendo, che per ci non nascesse qualche novit, ordina, che una man di soldati sotto l' armi si schieri Ticino a'.portici del Tempio , per sedare qualunque tumulto fosae . mai per insorgere ; il che ne' giorni solenni usarono ancor di fare gli altri procuratori della Giudea. . Ora nel quarto giorno della
Fwrro ,
t0T11o

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llELLE AN:I'ICIJI'f.&.' GIUDAICJIE

festivit un soldato scopertosi mostr a tuUo il popolo ci, che meno doveva. Questo mosse a sdegn~ e a futore , chi 'l ,ide , perch noQ a se &tessi dicvano falta ingiuria, ma disonore a Dio ; aozi alcum de' pi maledicevano ancot C umano grid~ndo , ch'e da lui era stato sommossa il soldato. Cumana qd queste voci; e non leggier fu lo sdegno, cb e qqet~ maledizioni gli accesero in, cuore: Qon per~~to esortava gli a raffrenare la voglia di novit , e a non muovere sedizione in giorno .solenne ; ma non facendo profitto le &ue parole, ch'anzi vie pi crescevano le villanie, comanda, che tutto l'esercito pre&e l' armi vadano nell' Antonia , fortezza , CQIIle abbiam detto anche innanzi, che signoreg~ia il Tempio. Veduta il popolo la soldatesca l entro atterrito si mise in fuga ; ma perciocch erano anguste le uscite , credendosi l' inimico alle apal1e e per nel fuggire affollandosi, molti restatooo in qllelle sbettezze schiacciati e morti. Ventimila persone si novcrarouo di perite in queiJ' occasione. Quindi io lutto si volse il restante deiJa solennit , e tuttiquauli dimentichi delle preghiere c de' sagri6zj altro pi non fac~;vano, che piagnere e lamentarsi. Tanti danni ptoousse la sfacciatezza d' un sol soldato. IV. Non etasi ancor rasciutlo il primo Jor pianto, che sopraggiunse un' altra disavventura. Altuui capi della sedizione antidetta , assalito nella via pubblica ]ungi dalla citt forse venti .stadj Stefano achiavo di Ce;are , che passava di J, spogliaronlo di quanto aveva. Risaputo il iauo Cumano vi manda iuconta~

LJD. XX. C.lP. V.

99

nente soldati , con ordine , che mettano a saccomanna le terre vicine, ,e gli m~llino innanzi legati i pi cospilJ.i f1a qpegli abitanti. Me.n:tre .adanno a rul>a Je terre , ~ ~oldato , tlQvata riposta in un di que' .b~))ghi la legge mosaica , . veggenti tutti , sq:llal,. cilla in pi pez~i ~on .u~a giun-ta di molte hestem.. ptie e m~~dizioni. l Giudei , che ci udirono , a molli i.._s.ieme si rn.ono iir. Crs.il11ea , ~ve aU.or .si trovava c,umano ' e iiupplicbevoli gli addomaodano non per se ma Dio , le. cui leggi erano state le offese , vendetta ; che tollerabile non pet loro la vita , ql1ando le patrie leggi hanno ad essel!e cosi maltrattate. Comano temendo di qualche nuova ri..voltur nel popolo, per consiglio altres degli amici, dicapit il soldato oltraggiator delle leggi ; e cosi spense il fuoco, che stava gi per .accen~limsi J10,o l'aQleute.

per

CAPI'li'OL.O

VI.

Sedizione tra i Giudei e i Samaritani. Claudio Cesare ne tkcide la lite.

I. Tra i Smaritani ezianrlio e i Giudei in66rser ntmlCIZLe per questo motivo. S.olevano i . Galilei , quando per lo feste solenni andavano nella santa Ci.tt, passar per le terre de' ~amaritaui. OL di quei tempi alcuni del borgo chiamato Ginc;a, che giace a confini del Samaritano e del. gran Campo , azzut. fatisi tra via con loro ne uccidono ~.sai. Venuto il

DELLE .lNTICBITA' GIVD11CRB roo. fatto a notizia de' principali tra' Galilei', se ne atr darono innanzi a Comano, e pregaronlo che facesse ragione agli estinti; ma egli ammollito dall'oro dei Sama.ritani non se ne prese pensiero. Dolenti per ci i Galilei instigarono a prender l' armi tu tti i Giudei, e a co~attere per la lor libert; perciocch acerba, dicevano , ella per s stessa la servit , ma se uniscasi all'avania, non pi comportabile. I .magistrati studiavansi di addolcirli , e promettevano .di condune Cum.ano a punire gli autori della strage: ma quelli non che dessero loro orecchio, pigli'arono l' armi , e invitato a seco unirsi Eleazaro figliuol di Dineo , ladrone , che gi da pi anni facea sua .stanza tra le montagne , misero a fuoco e fiaJJ)ma alcune terricciuole de' Samaritani. Comano informato del fatto, presa un'ala di Sebasteni e quattro bande di f;mti, e armati i Samaritani usc contro a'Giudei, e raggiuntili molti ne uccise : la pi parte per gli ebbe vivi in sua mano. In questo i Gerosolimitani pi ,riguardevoli per onori e per sangue , poich si avvidero, a che abisso di mali s' andava nconbo, coperti di sacco e sparsi il capo di cenere pregavano e scongiuravano. in ogni pi efficace maniera i sediziosi, ponendo loro dinanzi agli occhi , come vicini a vedersi , la patria .distrutta, il Tempio abbruciato, essi e le mogli e i figli noli condotti schiavi , acougiuravanli dico , che mutasser pensiero , gettate l'armi si quietassero per l' avvenire e faces~ ser ritorno ne' lor paesi. Cos dicend ' li' trassero ne' loro voleri , onde i Giudei si smagliarono , e i

-LIB. "X CAP. VI.

l Ol

la.droni S ricondussero nelle forti lor balze. Quinci ebbe cominciamento il riempirsi, che la Giudea fe(:e di tnalandtini. II. Ma i capi de' Samaritani venuti ad (17) Ummidio Quadrato governator della Siria , che di quei tempi trovavasi in Tiro , incaricaro i Giudei , che avessero rubate e bruciate le loro terre ; e per ci , 'Che el lor danno s1 apparteneva non eran tanto do.; lenti, dicevano, quanto del dispetto fatto a' Romani) al cui tribunale, se avevano ricevuto i Giudei qual:.. c:he affronto , era loro do\"ere di presentarsi ; e non all' opposito ; come se non avessero sopra il lor capo i Romani; far correre, Venivano dunque a lui per giustizia. Questa si fu l'accusa de' Samaritani. I Giudei all' incontro davano del tumulto e combatti lnento la colpa a' Samaritani bens, ma piu di loro, a Cumano corrotto da e-ssi con doni, e per non' 'Curante mai della strage de' poveri uccisi. Quadrato, udite ambe le parti ~ ue differisce la decisione di;.; cendo , che allora sentenzierebbe ; quando .venuto in Giudea avesse pi chiara notizia del vero. Essi adunque sen~a nulJa conchiadere si partirono 5 ma. non. and guar tempQ , che venne Quadrato in Sa maria , dove ascoltate le prove .d' ambe 1~ parti sa. spett per autori di q'tel tumulto i Samaritani. Ri saputo poi, che auco alcuni Giudei tentato avevano novit , sentenzi alla croce que' di loro , che aveva Cumano fatti prigioni. Indi venuto ad un borgo chia~ato Lidda , che in ampiezza non era minore d' una citt , e quivi sed11to.si iu tihunale , dopo

102

DELLE ANTICDrTA.' GIUDAICIIE

ascoltati di nuovo i Samaritani , viene da certo sa. maritano avvertito , che un prinripa1e giudeo nomi nato Dorto, e alcuni come lui malcontenti , ch' erano quattro in tutto , instigata anvan la plebe a ribtllasi a' Romani; e Quadrato li stntenzi di preaente alla morte. Indi messo in catene il pontefice Anania con Anano soprantendente agli affdri del Tempio mandgli a Roma , perclt renrlessero a Claudio Cesare conto de' fatti loro. Com11nda eziandio a' primarj Samaritani e Giudei, e al procuratore C umano e a Celere , eh era tribuna, che comparissero innanzi all' imperadore in Italia per essere giudicati da lui intorno alle liti , che avevano insieme. Egli poscia temendo , non forse il popol giudaico ribellasse di nuovo , si rende in Gerusalemme ; ma la trova in 'perfettissima pace e in atto di celebrare in onore di Dio una pabia solennit. Non ci vedendo adunque nessun pericolo di sedizione , ]asciatili festeggiare , se ne torn in Antiochia. III. Ora Cumana e i principali Samaritani spediti a Roma ebbero dall' imperado!'e assf'gnato il giorno, in che avevano a disputare de' punti tra lor controversi. Sommo era il favore , che l' uno e gli altri godevano presso i liberti ed amici di Cesare ; e avrebbono sopraffatti i Gindei , se Agrippa II , che allor trovavasi in Roma , veggf'nclo il tristo partito , a che eran condotti gli anziani del popolo giudeo , on avesse con grande istanza pregato Agrippina mog1ie di C1audio , che conducesse il marilo , dopo esll)Jlinata con esattzz~ pari alla sua s-iustizia la

LIU. XX. CAP. VI.

103

e~usa;

a punire gli autori della ribellioue: e Claudio da questa supplica preoccupato abbastanza, udite le :ragitmi dell'una parte dell'altra, com'ebbe scoperti>, ch'erano i Samaritani l'origine di tutto il male, condann alla morte quelli fta loro, che ven JU~t'O a lui , Cutnano poi sentenzillo all' esiglio , e Celere tdbuno volle , che (3*) lo menassero in Gerusalemme , quivi presenti tutti lo strascinassero per la citt; e cos fosse morto.

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oL o

VII.

Felice procuratore della Giudea. Si patla d' Agrippa Il e delle sorelle di lui.

l. Indi Claui!io spedisce Felice fratel di Pallan


te (4+) , perch presiegga agli affari della Giudea. Compiuto poi l' anno dodicesimo del suo impero dona ad Agrippa la tetratchia di Filippo , e la B.atanea (r8) , con aggiuntavi la Traconitide (19) , a l' Abilina, tetrarehia gi di Lisania (5*). Gli tolta per da Claudio la Calcicle , dopo averne goduta la signori per quattr' anni. Or Agrippa arricchito da Cesare di tal d()no marita arl Azizo rc degli Emeseni , che volle circoncidl:!rsi ; sua sorella Drusilla. Perciocch Epifane figliuolo del re Antioco ne avea ricusate le nozze , per non avere voluto abbraccfare la religion de' Giudei , con tutto la promessa gi fa,ttane al padre clelia donzel1a. .M:ariamme s , che f11 data ad Archdao figliuol di Chclcia , a cui: l' a

DiLLE ANTICJUTA' GJVJ)AICB.B

veva gi destinata Agrippa suo padre. Di . questi nasce. una figlia , che si chiam Berenice. Il .Non and poi guari tempo, che il matrimonio di Drusilla e . d' Azizo si sciolse; e ~a cagione fu questa. Felice nel tempo 1 che governava la Giudea, abe battutosi collo sguardo in Drusilla, che in avvenenza stava al di sopra dell'altre , .sent desiderio di lei, e pe1' un giudeo nominato Simone , suo amico , e di schiatta cipriotto , che in(ngevasi Mago (20) , le mand suggerendo , che abbandonato il mat:ito seco lui si sposasse , e promettevale , quando non isde gnasse le sue richieste, di farla beata. Drusilla adoperando indegnamente , per desiderio .altres di sottrarsi all'invidia di Berenice sorella sua, dalla quale era non poco per la sua avvenenza perseguitata , si condusse a violare le patrie leggi, e torre (21) Felie ce ; e avuto da lui un figliuolo il nomin Agrippa. In qual maniera poi questo giovine insiem colla donna a tempi di Tito Cesare per una improvvisa eruzion del Vesuvio restasse estinto, dir Ilo altrove. III. Intanto Berenice dopo la morte d' Erode , ch' erale zio insieme e marito, trascorso in istato di vedova lungo tempo , poich s' era sparsa voce e credevasi , ch'ella tenesse rea pratica col fratello , spinse Polemone re .di Cilicia presa la circoncis.ione, !l menarla per moglie ; che in tal maniera credeva , che si sarebbero conoseinti manifestamente. per mene zogn.eri questi sospetti, Polemone vi . si condusse in riguardo massimamente della ricca donna, eh' eli'era. Ma non dul' lungo tempo tal matrimonio. Percioc

LID . XX.-: C&P. VII.

toS..

ch Berenice per isfrenatezza , come si disse , ab bandon Polemone ; pel quale lo sciorsi dd. mab:i monio e 'l rinunciare la religione giudaica fu tuttun.o. Al medesimo tempo Mariamme ancora , l'ipudiato, Archelao, si marit a Demetrio, il pi nobile.e ricco uom~ , che fosse tra' Giudei d'Alessandria (e tene vane allora l' alaharchia ). Il bambino, che indi .le nacque, nominllo Agrippino: Ma .d'ognuno di questi ragioneremo pi per disteao dipoi.
CAPITOLO

Wl.

In qual manera, morto ClaUdio, gli succedesse neli impero Nerone. Sua crudelt: De' malandrini ,. assassini, e imposton, che furono nella Giudea sotto i procuratori Felice e Festo.
I. Viene a morte Claudio Cesare dopo. tredici an ni , otto mesi , e venti giorni d' Impero ; e dissero alcuni , che fosse dalla moglie Agrippina tolto con veleno dal mondo. Padre di .costei fu Germanico fratel di Claudio , e Domizio Aenohardo uno de' personaggi pi illustri di Roma il marito : morto il, quale dopo la vedovit di pi anni fu ,presa da Claudio , e ~ondussegli in casa un figliuolo nomato, egualmente che il padre, Domizio .. Mercecoh Claudio aveva data la morte per gelosa. a Mes.salina sua mo glie , da cni gli eran nati Britannico e Ottavia. Sua. figliuola era ancora Antonia , e 1 primogenita natagli di Petina .sua prima moglie. ~pii poi marit tosto

DELLE ARTICJUTA' GlVDAICIIE 100 Ottavia. a Nerone , cos nominato da Cesare il Gglio, ch' egli ultimamente (2.2) adott. Il. 01 Agrippina temendo , non forse Britannico, quando fosse cresciuto in et , conseguisse dal padre 1' impero, e volendolo pure occupare a favor di suo figlio , apprest , come diss la fama , quanto allll tnorte di Claudio si richiedeva , e di presente spe disce Burro capitano de' pretoriani, e seco i tribuni e i pi possenti liberti con ordine , che menino al campo Nerone , e quivi l' acclamino imperadore. Nerone adunque salito in tal modo all'impero toglie copertamente di vita Britannico , e uccide aperta mente indi a poco la stssa stia madre , cosi meri.. landola non sol della vita , che n' ebbe , ma ancora degli artifizj, ond' essa procaccigli l'impero romano. Mette a morte eziandio OLtavia sua moglie , e con lei molti nobili personaggi sotto pretesto, ch' aves sero contro la sua vita tramate insidie. III. Ma di questo argomento io tralascio di scriver pi oltre , perciocch di Nerone molti hanno gi compilata la storia: de' quali altri , siccome da lui hcn trattati, per adulazione han tradita la verit; ed altri per odio e per rabbia contro di lui hanno senza :riguardo cos alla disperala mentito , che son meritevoli di condanna, N io mi maraviglio, ch~ahbiano trattando di Nerone mentito, quando neppur neUo scrivere de' suoi antecessori han badato al1a verit della storia, tnttoch contro queiJi , siccome vissuti gran tempo innanzi , ave1 non po!essero odio in cuore. Ma eh~ non si prende pensiero d'esser verace,

LI D. XX. C!P. V111.

01

~eriva pure come gli agt'ada; che di tal liber' essi pare che godano. Noi per, che ad ltro pi non miriamo , che a dire il vero , di quelle cose , che dall'argomento propostoci si dilungano , non crediamo di dover fare lunghe parole ; dve di queJJe ~he a noi Giudei ntravennero , non ne trattiam di rimbalzo , n abbiamo diffiM]t di scoprire a chic~ chcssia le nostre disgrazie e le colpe nostre. Mi rimetter io ptrtanto in camlllino a narrare l& cose nostre. IV, V anno primo dell'impero di Nerne essendo passato di vita Azizo re degli Emeseni , Soemo di lui frateUo gli succedette nel regno. II governo poi dell' Armenia minore fu da Nerone affidato ad Ari&to:bolo figlio d' Erode re della Calcide. Cesare ancora dona ad Agrippa un parte di Galilea , avendo prima ordinato che a lui ubbidissero Tibcriade e Ta1ich~a: oltre a questo gli diede Giuliade, citt di Perea e quattordici terre ne' suoi contorni. V. lntanto gli affari della Giudea andavan pren dendo sempre pi trista piega. Perciocch la provincia s e1a di nuovo riempi uta di malandrini e di tiurmadori, che aggiravan la plebe. Felice per pi~ gliandone molti ogni giorno dell' u11a :razza e dell'altra li giustiziava ; ed ebbe per fode , che fecegli , -vivo nelle sue mani Eleazaro figliuol di Dinco , che laccolta avea 1:. tnasnada de' malandrini : perciocch ol dargli parola , che uon gli avverrebbe niun male , persuasolo a venire appo lui llliindllo in catena a Roma. Felice poi con mal occhio veggendo il pon..

to9

DBLLB AI!ITJCBlTA.' GIUD!lCUB

tefce (:~3~ ionata per gli spessi a.vertimenti , che davagli di animinisb-ar meglio gli affari della Giudea (altrimenti egli stesso , che avevalo chiesto a Ceaare per procuratore della Giudea , avrebbe a sostenere le doglianze <lel popolo ) andava fantasticando un pretesto da torsi dinanzi un uomo divenutogli omai troppo grave : che sempre a chi .vuole far male riescono dolorosi i continui avvertimenti. , Per questo motivo adunque con promesse di gran denajo su borna l'amico pi fido, che s'abbia Gionata, .gerosolimitano di nascita , che avea nome Dora ) e 'l persuade a mnar sopra lui gli assassini, perch l'uccidano~ ed egli piegatesi a' suoi voleri dispose di mandare ad effetto per opera degli assassini l'aro. mazzamento in tal modo. Vennero alcuni di loro in citt sotto titolo di adorar Dio ; ma portavan na scosi sotto le vesti i pugnali , e mischiatisi f1a la: moltitudine uccidono Gionata. Quindi poich rimase impunito questo assassinamento, trovaronsi i malandrini senza paura alle vegnenti solennit, e col ferro per egual modo nascosto rimescolatisi tra la gente. uccidnano alcuni , perch loro nimici , . ed altri , perch condottivi dal denajo altrui; e qut>sto non pure in tutto il resto della citt , ma nel Tempio cziandio ; giacch 6n l dentro s' ardivano di spar.ger sangue , non si credendo neppure in tal modo d' adoperar empiamente. Per io sono d'avviso, che, Dio per odio della lor ribaldaggine abominasse la nostra citta; e perciocch il Tempio non lo credette abitazione degna di s, vi condusse dentro i Roma~

UJI. XJ[. CAP. VIII.

109

ni, e purg la citt colle fiamme, e noi colle mogli e co' fgli condann a vivere in servit , intendendo di ritornarci a buon senno colle disgrazie. VI. Di tante brutture riempirono la citt i misfatti de' mal.andrini. Intanto i ciurmadori e i barattieri sommovevan la plebe a segnirli per lo diserto ; perciocch promettenno. di mostrar loro prodigi e' miracoli manifesti per opera della provvidenza . divina; ,e molti }asciatisi aggirare a queste fallacie pagarono la p.ena della loro stoltezza. Pereioceh Felice arrestatili dal lor cammino li gastig. In ques.to pervenne .d' Egitto .in Gerusalemme cert' uomo , che si diceva .profeta (6*) , il qual . suggeriva alla iente minuta , che seeo andasse sul monte chiamato degli Ulivi , il quale era posto rimpetto alla citt cinque stadj lungi da essa ; perciocch millantavasi , che volev~ di col mostrar loro, come a un suo cenno adrebbono a terra le mura di Gerusalemme per mezzo .alle quali aprirebbe loro l'entrata in citt. Ora Felice., udita tal cosa d ordine , che i soldati corrano :all' arme ; e con molt9 seguito di cavalli e di fanti uscito di Gerusalemme si lancia sop.ra i aeguaci dell' egiziano ; e upcisine quattrocento ne piglia vi~i . dugento ; ma l' egiziano sottratto si alla battaglia s dilegu. Di nuovo poi i malandr.ini attizzavano il popolo a muover guerra a' Romani con dire , che non dovevano punto ubbidi1:li ; e. a chi n?u voleva ascoltarli , rubavano. e in'cendevan le terre. VII. Nacque ancora a que' tempi f1a' Giudei , che ab_itavano in Cesarea , e i Siri , ch'i vi erano, sedi-

up

DBLLE .oll'fTICHITA.' GlUDAICIIZ

zione per la participazione de' diritti cittadineschi. I Giudei pr~leudevano il primo posto per essere atato di Cesarea fondatore Erodelor re , di stirpe giudeo. l Siri ,cQnced~v;lQ bens ci , che a Erode s' appar teneva ; di~evan per , ch.e ab antico Cesarea appel.. lavasi torr.e di Stratone , n allora v' era pve un siudeo , eh~. abitasse quella citt. Risapute queste contes.e i govematori della prOlVittcia , aiTestati dal l' una parte e dall' altra gli autori della sedizione , li g!lstigaronQ con isferz~te , ft iu tal modo repres.sero , ma per poco , il romore. Percioccb nova,. !Dente i Giudei di col affidati alle loro ricchezze , e perci non curanti de' Siri dicevano loro villania , sperando cos d' irritarli. Dall'altra pal'le i Siri , . bench men possenti in averi , pur baldanzosi , perch la pi. parte de' co~battenti in quelle contrade sotto i J\.omani erano Cesari esi e Sehasteni, alquanto anch' essi maltrattavano di parole i Giudei ; poi quiii'Ci e quindi si venne a' sassi a tal .segno , che !DOlti dall'una banda e dall'altra restarono feriti e morti. Vincono per i Giudei. Ora Felice, poich s'avvide, che la contesa vestiva le sembianze d'una guerra , balaato fuQra subitamente prese a esortare i Giudei , che st(!ssero cheti. Ma nQn volendolo essi ascoltare , Felice armata la sua 1oldatesea la mand loro contrQ, onde molti ne uccise, UlOlti pi n'ebbe vivi in su~t m;mo ; itldi parecchie case in citt delle piit riccamente fornite e pi. doviziose le diede da saccheggiare a' sold,ati. Allora i Giudei d' animo pi composto e. di condizione pi nobile temendo pett.

ue. xx. eu. vm.

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1 medesimi confortavan Felil:e a 1ichiamar colle trombe i soldati, e co.Qcedere lor() per l' l!lvv~oire il JH3rdono e dar luogo a p~ptirsi del mal co~esso. E Felice s' arrend. VIII. Circa tal ~empo il flil Agrippa die4e il pontific;:ato a lsmaalt , che fu figliijolo ~~ f~11i. :M"!l ancor pc' poutc6ci. s'accese. ~na ~edizio~6 ,oqtro cle~ sacerdoti, e de' primi tr~ i G~ro11olimi~AAi, e ciascuno di lo:ro si fece capo d'una :QI.an d' tJPmiui di sperati e rivoltosi, ch' aveasi racc<~ d' intor~o ~ s ; e afftontando&i ipsieme talvolt~:~. di~tlvansi villa,. u.e , e si ferivan co' 11assi ; o v' era pJrtona , che li tenea.se ; ma non Rhtimenti , eh~ in WJAl. :itt senz capo, facevasi , tult(}. a capriccio. Tale ]lO ne' ponte .. fici ei trov petulaSMa ed ardire , che aQn quhi~rQ di mandar gente sull' aje altrui per ttpirne l6 dej., me a' saccud()ti dovute; onde avveniJe , che i sace~ doti pi bisognosi mari. vano di fame. Tanto poteva a dapno d'og1 diritto la vitieua de' sedm:O~ti. IX. Ora spedito da Neroae per suece&Dre a Fe.. lice Porcio Feato (a4) , i principali Giudei, che abi~ tavano in Cesarea , and.ono a R.olllA per acOBsar.e Felice; e certo egli avrebbe pasata la pena dall'in.. giustizie commesse contro i Giudei, se Nerone non avesse avuto troppo rign~do alle sl,lppliche di P al,. lante fratel di Felice , tonu~Q da lui .a que' le!llpi .in gran pl'egio. Anzi dq.e siri de~ pi riguardevoli di Cesarea spingon Burro ~~ allor di Neroae o ,ua aegretatio por le lettere greche , lo spingon , dico , per -via di molto deoajo ~ otteaer da Nercme una

DELLB ANTICHITA' GJUD.UCH!:

lettera , che rivochi a' Giudei il diritto , ch' hanne comune con seco, della cittadinanza: e Borro con supplica porta all' imperadore impe-tr , che la lettera si scri'fesse. Questa diede caminciamento a que' danni : che afllissero in avvenire la no~ba nazione. Pereiocch i Giudei cesariesi compreso ci, ch'era stato scritto a' Siri , vie pi rinforzarono la sedizione , fin tantoch scoppi in ~erra. X. Arrivato Festo in Giudea trov la provincia sbaziata da' malandrini, che a ruba mandavano e a fuoco tutte le terre ; e quelli , che si dicevan (25) Sicarj , ed erano una genia di ladroni , allora mol tiplicavano singolarmente , e valennsi di spadette somiglianti in grandezza agli tZCint;i de' Persiani , inarcate per e conformi a quelle , che i Rmani chiamano Siche. , donde i )adroni , che fatenno grande strage , presero la loro denominazione. . Cosk essi mescendosi- ne' d solenni, come abbiam _detto anche innanzi , tra la moltitudine col da ogni parte concorsa per divozione uccidevano agevolmente, chi lor piaceva. Spesse volte eziandio armati assalivano le terre de' loro nimici , mettevanle a sacco , e bruciavanle. Festo. intanto manda nn buoll corpo di cavalleria e di fanteria addosso a oerti sedotti - da un ciurmadore , che loro prometteva salvezza e fine a' loro mali, sol che seguire. il volessero fino al diaerto : e la, soldatesca.- qui vi spedita uccise l' iugannatore stesso , e i suoi s~guaci con lui. . XI. Verso questo tempo _il re Agrippa innalz una fabbrica di .sorprendente grandezza dentro la reggia

un. xx. cAP. vnr.

113

di Gerusalemme presso alla loggia. La reggia anti~ camente fu de' figliuoli d' Asamoneo ; e da quell'alto luogo , o:v' era situata, dava una vista deliziosissima, a chi voleva indi mirar la citt. Di questa veduta non mai sazio il re stava di colass guardando, mentr' era a tavola ci , che si faceva nel Tempio ; del che avvedutisi i principali Gerosolimitani l'ebbero forte a male ; perciocch n la legge n la consue~ tudine permettevano che si vedesse fuori ci , che facevasi dentro il Tempio , e in particolar modo l~ sagre funzioni. Fabbricano (26) adunque un muro assai alto sopra il recinto (27), che nella parte este riore del Tempio era volto a ponente. Or questa fabbrica non impediva soltanto alla sala regale la vista , ma al portico occidentale altres , eh era fuori del Tempio , e dove i Romani ne' giorni solenni fa~ cevano sentinella per guardia (28) del Tempio. Que~ sto dispiacque assaissimo al re Agrippa , e molto pi. al governator Festo , il quale died' ordine che s'atterrasse. Essi all'incontro il pregarono, che lor. coBsentisae di spedir sopra ci un'ambasciata a Ne~ rone ; perciocch non sosterrebb,ono pi di vivere , quando una parte del Tempio fosse abbattuta. Festo loro lo permise ; ed essi a Nerone spediscono dieci personaggi primarj tra loro , e seco lsmaello ponte fice ed Elci a tesoriere. Nerone , udite le lor ragioni, non solo approv il gi fatto , ma consent1 eziandio,, che la fabbtica stesse cos in avveni1e , volendo in ~i condiscendere a Poppea sua moglie , pia donna e .dabbene, che le sue _preghiere interpose a Javore
Furz~

tomo Y.

DELLE Al'CTJCRITA' GJVD.UCRB

de' Giudei. Essa poi, conceduta licenza a' dieci di andarsene , tenne presso di sl: per ostaggi Ismaele ed Elcia. Ma il re sentite appena tai cose , diede il pontificato a Giuseppe chiamato Gabi figliuol di Si mone pontefice.
CAPITOLO

IX.

Albino procuratore in Giudea. Sotto di lui vie~ ucciso Giacomo. Fabbricll.B fatts da Agrippa.

1. Cesare intanto, udita la morte di Festa, spe


disee procuratore in Giudea Albino (~g). Del rimanente il re tolse il pontificato a Giuseppe , e gli diede per successore in quel posto il figliuolo d' Anano , detto ancor esso Anano. Del vecchio Ana.. no (3o) or nominato si dice , che fosse il pi felice uomo del mondo : conciossiach egli ebbe cinque :figliuoli , e tutti e cinque giunsero a servir Dio ne~ grado di sommi Pontefici , dopo aver egli stesso per lungo tempo goduto il medesimo onore , cosa , che non mai toccata a verun altro de' nostri pontefici. Ora il giovine Anano , cui abbiam detto salito al pontificato , era ~omo d'indole franca ed ardita oltremodo. Tenevasi ancora alla setta de' Sadducei , gente , come accennammo pi sopra , dura e crudele nel giudicare pi, ch'altri mai in Giudea. Uomo adunque di tal fatta , com' era Anano , pens~ndo che quello fosse tempo opportuno ; quando , gi morto Festa, Albino era ancora in viaggio, raduna il con.

LIJJ. XX. CAP. IX.

sesso de' giudici ; e introdotti dinanzi a quell'assero blea il fratel di Ges detto Ctisto , che Giacomo si nominava e con lui alcuni altti , dopo accusatili di aver trasgredita la legge , li sentenzi a, dover essere lapidati (3 r ). Ma le persone , che erano in citt te nule per pi discrete e zelanti dell' osservanza delle leggi ne furono assai dolenti ; e spedirono di na.. scosto al re pregandolo , che scrivesse ad Anano , perch~ non adoperasse pi di tal guisa ; giacch per lo innanzi non s' era portato bene. Alcuni di loro eziandio andarono incontro ad Albino, ch' eta partito gi d' Alessandria 7 e a':'vertironlo , che non po , teva Anano senza consenso di lui adunare assemblea. Albino , dato fede a' lor detti , scrive ad Anano una lettera piena di sdegno , in cui gli minaccia , che porternne la pe!ta dovuta. Questa si fu la cagione 7 per cui il re Agrippa gli tolse il pontificato dopo tre mesi , dacch l' aveva , e sostitu in suo luogo Ges figliuol di Danneo. II. Arrivato Albino in Gerusalemme~ rivolse tutti i pensie1-i e le cure tutte a pacificar la provincia , e stermin alqnanti sicarj. Intanto il pontefice Ana~ ni (32) andava ogni giotno crescendo in riputazione, e godeva amplissimamente l' amore e la stima dei cittadini : perciocch nello spendere era larghissimo. Quindi egli a forza di doni ogni giorno pi cattiva.. vasi Albino e il pontefice (7*) : aveva per servidc;ni molto ribaldi. Questi accompagnandosi con la gente pi ardimentosa, che mai i fosse, s' aggiravan per l' aje 7 e a marcia. forza rapiva n le de.cime de' sacer-

u6

DELLE !NTICBITA'. GII7DA.ICRE

doti , e chi lor le negava , non dubitavano di mal:..trattarle con battiture. Altrettanto facevano ancora ipontefici; giacch non v'era persona, che lor s'opponesse ; onde que' sacetdoti , che prima vivevanodelle decime , conveniva , che si moisser di fame. III. Di nuovo i Sicarj in occasion della festa, ehe allor celebravasi , entlati di notte in citt piglian vivo il notajo d' Eleazaro soprantendente agli affari del Tempio (questi era figliuolo d' Anania pontefice), e nel menano incatenato. Indi mandano ad Anania dicendo , ch'essi gli rendetanno il notajo, quand'egli conduca Albino a rimettere dieci prigioni dei loro in libert ; e Anania costrettovi dalla fo1za persuase Albino , e fe' paghe le loro inchieste. Di qrti per ebbero cominciamento mali maggiori. Perciocch i malandrini cercavano tutte le vie d' a\cr nelle forze alcuno degli attenentisi ad Anania ; e siccome ne pigliavano molti .vivi , cos prima non li rilasciavano, che non ne avessono in cambio alcun de' Sicarj ; ond' essi cresciuto di nuovo a buon numero, ripigliato l' ardire, straziavano tutto il paese. IV. Citca tal tempo il re Agrippa , accresciuta di fahb1iche la Cesarea , cl1c (33) dicevasi di Filippo , in onor. di Nerone la chiam Neroniade, e nel teatro de' Beriti innalzato gi con grandissima spesa faceva ogni anno rappresentar gli spettacoli ; il che gli costava un tesoro. Pcrciocch regalava. ftumento, e distribuiva olio al popolo : indi prese a fonire la citt tutlaquanta di statue e d'immagini tolte da3li origiJJ.ali pj antichj ; quiyi trasfer gli ornamenti presso-

LIB. J:X. CA.P. IX.

I I7

ch tutti del regno. Ma questo altro non fece , che accendere vie maggiormente l'odio de' sudditi contro -di lui , perch gli spogliava del loro per abbellire una citt forestiera. Oltre a questo Ges figliuolo di Gamaliele ottenne il pontificato dal re, che lo tolse .a Ges figliuol di Danneo ; e perci nacque grande -contesa tta l'tino e l'altro: onde racc.Ita ciascun di loro una mano di gente atditiuima dalle villanie spesse Tolte passavano alle sassate. Tutti per so prastava Anania ; perch col denajo traeva dalla sua parte quanti erano desiderosi d' averne. Costobaro ancora e. Saulo , ognun di per s , adunata a;vevano una.moflitudine di canaglie: essi eran bens di stirpe reale, e per l'attegnenza loro con Agrippa assai ben veduti ; ma d' un procedere troppo violento, e pronti a rapire quel de' pi1 dtboli. Da quel tempo singolarmente. comin-ci la citt a scadere , giacch tutto andava di male in peggio. V. Albino poi, com'ebbe sentito, che Gessio Floro veniva a succedergli nel governo , volendo mostrare d'aver condisceso in qualche cosa a' Gero-o solimitani, tratti fuora i prigioni , ch'erano indubitatamente rei di morte , ordin , che fossero uccisi; gli altri poi, che per lieve o accidentale motivo stavano carcerati , con un po' di denajo , che ricevette , gli sciolse. Cos le carceri furon vote di mal fattori , e il paese ripieno di ladri VI. Intanto que' tra' levi ti (una trib ella questa ) ' che avevano per uftzio il cautare ' pregano re , che adunato il consiglio li privilegi , che possano,

D:ZLLB ANTU:HITA' GIUDAICID!:

come i sacerdoti , porta.e la veste di lino ; concio siach a' tempi del suo regno dicevano convenirsi qualche novit, che il rendesse a' posteri memor~ bile , n and senza effetto la loro inchiesta. Il re col consenso di que' del Sin.edrio permise loro, che sopra l' antica veste ponessero quella di lino , come '\'olevano. n' altra parte del:a trib impiegavasi nel servigio del Tempio ; a questa altresl concedette di apprendere , come chiedevano , il canto. Cose tutte contrarie alle patrie usanze , e che non poteronsi trasgredire senza il dovuto gastigo. VII. A questa stagione s'era gi il Tempio (34) eondotto al suo tennine. Il popolo adunque dall'una parte veggendo oziosi al presente i lavoratori , che erano in numero oltre ai diciottomila , e per l' avnnir bisognosi della mercede , perch vivevano dei lavori , che aridavan facendo d' intorno al Tempio , e non volendo dall' altra per timor de' Romani tenere ne' sagri tesori denajo riposto , provvedendo agli artieri nel tempo medesimo , e allo sgravamento con ci dell' e1ario ( perciocch per un' ora anche sola , cl1e avesse altJi lavorato , ricevevane tosto la sua JDercede ) , suggerirono al re , che rialzasse il portico orientale. Questo (35) portico apparteneva all' estrinseca parte del Tempio ; stava sopra una valle pro fonda, e per piantato su. un muro di cubiti quattrocento , ed era. un composto di pietre quadre e bianchissime ; ciascuna pietra stendevasi venti cubiti in lung-o , ed era alta sei : opera del re Salomone , del p1inw cio~, che di pianta fabbric tutto il Tem-

L Ili, XX. Cl P. X.

119

pio. Ma Agrippa , ( a cui Claudio Cesare aveva affi data la cura del Tempio). pensando, che di qualnn... que lavoro agevole la distmzione , difficile il ri storamento , ~e in particolar modo di questo portico, alla cui fabbrica bisognava tempo e denajo assai ) 1icus di esaudire la loro inchiesta ; non per lor contese , che lastricassero la citt di pietre bianche. Avendo gli poscia dal pontificato rimosso Ges fi. gliuolo di Gamaliele lo diede a Mat#a figliuol di Teofilo, a cui t~mpi ebbe cominciamato -la guerra tra' Giudei e i Romani.
C.lPJTOLO

x.

Nun~razione

dei sommi Pontejici.

I. Intanto io credo necessario , e a <Jllesta storia il raccontar de' pontefici , prima che origin ebbero , indi quali persone salir poter-Ono a questo grado , finalmente. quanti essi furono ~ino al terminar della guerra. Ora il primo gran Sacerdote di Dio , come sapJliamo , fu Aronne 1fratel di Mos; morto lui sucedettergli tosto i figliuoli; e _dopo questi fu tal dignit conservata in tutti i lor disce~or denti ; onde patria instituzioae ella , che pe1soaa non sia gran Sacerdote di Dio , salvo quelli del sangue d' Aronne , n uom d' altra schiatta , sia pu~ egli anche re , possa giugnere a questo onore. Fu rono adunque i pontefici in tutto da Aronne , come abbiam detto , primo Pontefice -amo a Fannia c1eate
~onvenevole

no
da~

DELLE ANTJCBITA' GIUDAICHE

sediziosi pontefice , durante la guerra, ottantre. Di questi nel tempo , che il Tabernacolo stette sotto Mos nel diserto fino an~ entrar che si fece in Giu.. dea , dove il re Salomone fabbric il Tempio , tredici amministrarono il pontificato. Perciocch neUe p1irue et, si teneva tal grad? sino alla fin della vita; in prog1esso poi succedevasi ancora a~ viventi. Or questi tredici , tui posteri de' due figliuoli di Aronne arrivarono al detto grado per successione. La prima maniera del lor governo fu aristocratico ; dopo questo venne la monarchia (8') , finalmente la terza fu quella de' re. Il numero poi degli aoni, in cui gmernarono i tredici dal momento , che i padri nostri sotto la scotta di Mos abbandonaron l'Egitto sino alla fabbrica , che il re Salomone fece del Tempio in Gerusalemme , mont a secentododici (36). Dietro a questi trtdici vennero altri diciotto pontefici, che succedettei'O l'uno all'altio in Gerusalemme da' tempi dd re Salomone fino a quell'ora , che Nahm:odonosot re de' Babilonesi venuto sopra la citta bruri il Tempio , trasfer ia Babilonia la nostra !!ente , e fece prigione il pontefice Giosedeco. Il p~mtificato di questi dur quattrocento sei anni , sei m~i , e flieci gioi'Di 137) , essendo allora i Giudei governati da' re. Dopo i settant'anni di schiavit sotto il ~-:iogo babilonese Ciro re de'Persiani rimand libtri da Babilonia a1le native ]or terre i Giud('i , e pnmise che si rinnalzas"ei"O il loro Tempio. Allora tli Gioserlec un de' cattivi tornati alla fi!!linolo Gest . . patria assume il pontificato. Questi co' suoi discen-

LID. XX. CAP. X, ,

:a 1.

denti , che furon quindici in tutto fino al re Antioco Eupatote , si ressero a demoCJ:azia quattrocento quat tordici anni ; perch l' Antico. pur or nominato e Li sia suo generale furono i .primi (38) a rimuovere dal pontificato Onia , che nomavasi Menelao , cui lvarono di vita in Berea ; ed esclusa d~la successione il figliuolo (3g) pongono in luogo di lui Giacimo (4o) discendente b~ns da Aronne, ma non della casa d' Onia. Il perh Onia nipote del morto. Onia (4), che portava il noo1e del padre, an dato in Egitto e introdottosi. nella .grazia di To lommeo Filouletore e di Cleopatra sua moglie gli induce a innalzare nel territorio d' Eliopoli un tem pio . a Dio , somigliante a quello di Gerusalemme , e costituirlovi gran Sacerdote. Ma .del tempio eretto in Egitto abbiamo pi volte fatto patole. Intanto' Giacimo dopo tre anni di pontificato se ne mori. Non v' ebbe per chi. a lui succedesse ; ma la eitt si rimase sett' anni senza pontefice (4:~). Final mente i posteri d' Asamoneo, poich fu .loro affidato il governo della nazione, ed ebbero fatta gue~a con tro i Macedoni, diero a Gionata il pontificato, cui tenne sett' anni. Tolto lui fraudolentemente di. vita per: laccio tesogli da Trifone, come pii~. .innanzi abbiani. detto ' (43) succede gli nel pontificato Simon~ di lui ftatello; e a questo dal genero assassinato ad inganno , mentre sedeva. a mensa , sottentra il figli nolo , che avea nome hcano. Simone per godette il pontificato . un anno . di pi , che non pot fare il fatello .. Dopo f.rf!ntuna_nni .di pont_ificata !reano mor

DELLE ANTICJIITA' GIUDA.ICBB

gi vecchio , !asciandone la successione a Giuda no

mato ancora Aristobolo. Dopo lui , che morissi d' ia fermit. (44> , ed aveva al sacerdozio accoppiato an che il regno , perciocch egli il primo neva portato pel corso d: un anno il diadema , dopo lui , dico , venne il fratello Alessandro ; il quale dopo venti.set t' anni di regno insieme e di pontificato passa di Tita ; dando alla moglie Alessandra la facolt di ereare il futuro pontefice. Ella adunque innalzato a tal grado, !reano, ritenne H regno per s, e dopo nove anni mor. Per altrettanti anni godettesi in paco il pontificato lrcano suo figlio. Pereiocch, morta la madre, Aristobolo di lui fratello gli mosse guerra, e rimastone vincitore, lo priv di quel grado, ed egli solo fu re e sacerdote di Dio. Dopo tre anni e tre mesi , dacch regnava , venuto Pompeo e impa dronitosi a viva forza di Gerusalemme mand lui co' figliuoli in catene a Roma; e ad lrcano, oltrech lo rimise nel pontificato, concedette il governo della nazione , non per la facolt di portare diadema. Re gn lrcano , senza i nove gia scorsi , venti quattr'ano ni : ma Barzafarne e P acoro grandi baroni tra' Parti, valicato l'Eufrate , e mossa guena ad !reano, n'ebbero viva in lor potere la persona, e poser sul tro no Antigono figliuol d' Aristobolo ; il quale dopo tre anni e tre mesi di regno fu da Erode e da Sosia per via d'assedio espugnato. Indi Antonio menatolo in Antiochia il tolse dal mondo. II. Avuto Erode per opera de' Romani il regna non pi dalla stirpe d' Asamoneo trae i pontefici )

ma, salvo il solo .t\.ristoholo, leva a quel g1ado per sone oscure e di schiatta soltanto sacerdotale. Quan.. to poi ad Aristoholo, che nipote fu dell' !reano preso dai Parti , Erode , poich ebbe lui fatto pontefice , prese a moglie Mariamme sorella di lui per attrane a se la benivoglienza del popolo colla me moria d' Ircano. Ma poscia temendo , che tutti non si volgessero ad Aristobolo , il tolse dal mondo in --Gerico , dove adoperssi , che mentre notava fosso affogato , come abbia~o gi riferito. Dopo questo non affid pi il pontificato a niun disc~ente di Asamoneo. Altrettanto, che Erode, intorno alla dea zion de' pontefici oper Archelao suo figliuolo , e dopo lui i Romani , che il regno occuparono de'. Giudei. Tutti adunque i pontefici , comincil;lndo da Erode e gi al tempo scendendo, in cui Tito preso e bruci la citt ed il Tempio, furon ventotto (45); e il tempo , che tutti insieme durarono, fu di cento aett' anni. Alcuni di loro sotto i regni d' Erode .e di Archelao suo figliuolo ebbero le man nel governo. Morti questi il governo fu aristocratico , e il capi.. tanato della nazione era presso a' pontefici. Ma d&' pontefici basti il 1agionato sin qui.

DELLE Al!f'J'ICBIT.A.' GI1JD.UCIIB

CAPITOLO

XI.

Floro Procuratore della Giudea ,costrigne i Giudei a prendere l'armi contro i Romani. hpilogo.
l. Or Gessio Floro spedito da Nerone, perch succedesse ad Albino, precipit in molti mali i Giudei. CGstui di nascita clazomenio sposata avea Cleo patra; la quale siccome amica di Poppea moglie di Nerone, del quale non era niente men trista .e .ri balda, ottenne al marito questo governo. Era Gessi6 cos niqnitoso e violento nell'abusar del suo grado; che per la squisita sua malvagit i Giudei si lodavan d' Albino , come se stato fosse un benefattore ; per.. ciocch questi teneva nascosta la sua tristezza , e studiavasi di non comparire agli occhi di tutti quel, che era. Dove Gessio Floro , quasi mandato a far mostra d'iniquit, menava trionfo de' rei trattamenti fatti alla nostra nazione , non risparmiando veruna maniera di ruberie n d'ingiusti gastighi. Perciocch non sapeva che fosse piet ; la guadaguera qaal si fosse noi satollava, e siccome tra 'l poco e 'l. molto non conoscea differenza , cos tenne mano ancora co' ladri a rubare. Perciocch la pi parte di cotal razza il facevano sicuramente, certi di portarla impunita , purrh ripartissero con lui la preda. N in ci procedevasi con riserva, e per gl'infelici Giudei uon potendo reggere al disertamento , che delle loro sostanze facevano i malandrini, eran tutti

LID,

xx,

CA.P. X!.

125

costretti abbandonare le proptie sedi e fuggirsene altrove; persuasi' che presso strauieti ' ovech fosse, Yvrehhono pit\ sicuri. Ma che rilen padarne pi oltre ? Colui , che per forza sospinseci a d~chiarar guerra a' Romani; fu Flmo, a:mando noi meglio pe rir tutt' insieme , che a poco a poco. La guetTa infatti ebbe cominciamento l' anno secondo dcii: amministrazione di Floro , e 'l dodicesimo dell' impeto di Nrone .. Ma quanto noi o necessariamnte abbiam fatto , o sostenuto pazientf'mente , puote ~hi 'l vuole leggerlo a parte a parte descritto ne' hhri della Guerra Giudaica da me composti. II. Intanto io qui porr fine al trattato, delle Antichit , alle quali ho annessa la storia che presi a scrivere della Guerra. Le antichit adunqne comprendono , quanto dalla prima creazione dclr uomo. fin() aH' anno dodicesimo di Nel'One a noi avvenuto e in Egitto e in Siria ed in Palestina , quanfo ne fecero sostenere. gli Assiri e i Babilonesi. e i .llattamenti che avemmo da' Persiani e Macedoni, e dopo lor dll~ Romani. Tutto io mi lusingo d'avere. esposto con sonima esattezza. Mi sono studiato altres. di ser bare la serie de' sommi Pontefici, che nel corso fio .. rhono di due mill'anni. Intatta pure ho rppesentata la 'successione de' re , le imprese esponendone e il governo e oltre a questo il poter de' monarchi , come il troviamo descritto minutamente ne' sacri. Libri; perciocch tanto io ho promesso di. fare sul h el principio di. questa storia. Ardisco io poi di affermar con franchezza , giacch l' impresa pmpostami gi

n6

DELLE .A.NTIClliT.A.' GltrDUCRB

eondotta al suo fine , che non avrebbe potuto niu11 altro , giudeo egli fosse o straniero , con tanta felicit far comune a Greci , quanto in quest'opera si contiene. E in vero gli stessi miei nazionali conce donmi tutti d' accordo , che della patria eruclizione io m'intendo pi assai, che non essi. Di greche lettere poi io mi sono ingegnato di saper qualche cosa, studiando le leggi grammaticali , quantunque alla squisitezza della pronunzia mi fosse tolto di giu- gnere da una patria usanza. Perciocch appo noi non si stimano degni di lode coloro , che molte }in.. gue straniere hanno apprese , e che abbelliscono il loro parlare con modi di dire graziosi ; perch son d' avviso , che tale studio sia proprio non solo d' opi meschina persona bennata , ma degli schiavi altres , quando a vogliano. A quelli soli per danno il titolo di sapienti , che giunti sono a saper finalmente la patria legge, e il vero senso spiegare delle sagre Scritture. Il perch di molti , che sonosi in tale esercizio adoperati , due o tre appena vi fecero gran profitto , e di presente goderono il frutto di lor fatica. E forse qui non fia cosa odiosa il par~ar brevemente della mia origine , e di quanto ho fatto in mia vita , mentre ancor sopravvive , chi puote o testimoniare o riprendere quel ch'io dico. Questo intanto sia il termine , che si pone all'antichit , che contengono venti libri e sessanta mila versetti (46) ; e se a Dio piacer , ho in animo aggirandomi brevemenie intorno al gi detto (4?) di far parola di nuovo della Guerra Giudaica e delle cose a noi av-

Lm. XX. CAP. X(,

venute fino al d d'oggi , che all' anno appartiene tredicesimo dell'impero di Domiziano Cesare, e cinquantesimosesto del1a mia vita. Intendimento mio si ancora di scrivere giusta il pensare di noi Giudei in quattro libri , di Dio , della sua natura , e intorno al1e leggi perch alcune cose secondo quelle oi sieno lecite , alcune vietate.

FINE DELLE ANTICHIT.l' GIUDAICIIE.

128

NOTE
DEL LIBRO DICIANNOVESIMO

() '--..onJEttl! la storia di tre anni e sei mesi. Go di Claudio frate! di Germanico suo padre. (A) ~ego o il Codice Vaticano. (~) E~li e Getulico congiurati scoperti a' tempi di Gajo. C3) Cio "sercitava la carica di tfihuoo pretoriano. 141 Ved. la uot. ~. (5) Il che non avveaiva negli speuacoli, "he si davano allr11ve; prciocch tuui gli ordini di persone v' assistevan bens ma distinti ~li noi dagli altri. 16) La sura semicircolare del teatro ammetteva nelle sue bande siuistra e dstra , o ve finivano i gradini sem1circolari, la denominazion_e di corno sinistro e destro. (j) 'ZI)'~ ~ ~:mr -i ~U A,t,_;, a&w~ M'ii~... Om. Iliad. i v. go.

( l

,.ii,..,

(8) Questa danza cbi11mavasi Pyrrhicha, sorte di ballo fatto da gente ar n1ata. (3 ) t;he si ergeva in teatro ad onore di Bacco , se si rappresenavan tragedie, e d' Apolline se commedie; quest'ara s'ergeva n cf uu dei do e corni del teatro ; e a l corno opposto aluvasene uu altra a quel dio , iu onore del quale si celeb1 avano gli spettacoli. 19) .Nel lib. ~, c. u, . 1 , della Guerra Giudaica leggiamo che le coorti furono tre. (.o) Fu, come abbia m da Svetonio, dal Senato concesso a Drll so e a' suoi posteri il cognome di Germanico.

NOTE DEL LIBRO D!CANNE>VESJMO

(rt)" n medesimo re Agrippa, di cui &i Il fatta l'ultima menzione al porngr. 9 dPI cap. II dellib. 18.
(r:.) Vo~liono alcuni, che qnesti sia quell' Eutico, a cui Fedro dedic i primi quattro libri delle sue favole , e ..-uol dire, quaudo ai creb Eutico imperatore. Que', che correvano co' cav~li nel cir:o, si diYidevano in due fuioni. L' una si diceva Pra1i1U1 , e ..-eativa di verde ; l' altra Yeneta, e vestiva d' azzurro. (13) Sett' anni ionanai creato pontefice da Vitellio governatore della Siria , e derosta da lui medesimo per sutrogarvi reofilo 1uo fratello, Vedi del lib. rS, il cap. 7, parasr l (1U Cio Vibio Marsu. (r5)Verao eio~ quella parte di Gerusalemme che 1i cbiaman 11uova citt, fal)bricata dopQ i j\faccabei, (4) Erode il grande, (tG) Voleudplo con ci notare d'origine non giudea. (17) Immedial.llmente inna"zi avea fatto uccidere S. Giacomo il maggiore, .,d aveva luiprisiooato S. Pietro prr darlo in potere del popolo. Vedi la not. 10 del lib. 17; e degli Atti degli App. cap. 12, v. 111. Avea ben ragfon il Simone gerosolimitano di protestare ch'il nostro Agrippa non era poi quel sauL' uomo, cl1e si credeva, .. (r8) V ed. lib. 18, c. 8, paragr. 9; e 1e brami saperne la Ye. riti' leggi d~gli Atti Apposl. n . 113 del C!IP 12. (5) Di cui si parla pita a long, nel lib. 7, c. 'J, paragr. s c 3 della Goerra. Esli si trov all'assedio di Gerusalemme, come ai pu6 ndere 11el ljp. 5 1 cap. 11 paragr. 4 della Guerra,

NOTE DEL LIBRO VENTESIMO


(*) Contiene la storia di 211 anni. (r) Abitanti di Filadelfia, citt chiamata una Tc.lta llahl>at-.4mmoll, gi metropoli" de;li Ammoniti, i~ c~i come abbiamo nel Deuteron. c. 3 v. 11, Tedevasi a' Lempi di Mos il letto di ferro lunso unve cubiti larco quattro. che serviva al re Og. Era situata tra i monti di Galaad, allo fou\i del fiulllll ArnQP Quesr.l

Ft..tYro, ttJmo y,

11JOTB

abitatori egli il Te_riaimile , che Coasero coovertiti alla &de da S. lsonio M. , il quale ba acriua loro una lettera. 121 Borso di la dal Giordano appartenente alla tribu di Gad a ciaq.ae mislia da Filadelfia , che 11li sr.a a orieate. (31 Esli f11 c:ostreuo a cedere la disuit a Mauia lisliuolo d'ADano, ma poi fu rimeuo ia luoso d' Elioaeo aell'aaao medesimo, cbu mori A11rippa il magiore. c41 L' Adiabeue Il uaa parte 'dell' A11iria basaaLa dal fiume Lic. Paolo Orosio lib. 7, c. 6, aarra , che questa regiaa col fislio li eoanrtirouo alla Cede cristiana l DOD al siudaismo. Er,no ...,.., . 1 dice il P. Calmet, ,u nii Judaicum. ;,, Bekna et Iaate 11itUo. (5) l:rrl .t"'"f: paese aituato sul 'fisri ae' coafiai del .Seoo Penico. '!ledi del Jib. 1 il cap. 6, parasr. 4. (6) Il Bocbarl p~osa. che qui drbba sser~i ia lut;O

re.,,..

~i

I;/ il , sotto il qual oome s' iotmdeva i mooti Cardiei, o

(:ordiei, de' quali vedi il oostro Autore lib 1 1 c. 3, parasr. 6. (71 QueaLa voce , se diam Cede a Svida , vuoi dire una spada usata appo i Barbari 1 l'.f&}iip, ..~,s.,., Altri f!liono , che 1ia traua dall' araba voce .Samp1a , provepeate dall; ebr~a 111.liD, che d .Sok ; e allora la voce ~ampem donehhe

B,fj,)

o-

rea.lersi sceuro io quaoto che sulla puola dello scellro portuaoo effigiata io oro la faccia del sole. (Il) Dove ? Noi aoa ae troviamo pur orma aell' opere che ci rimaugon di lui. Ne avr Corae falla meaaioae io qualch' allra, che noi aou abbiamo. (9) Egli Il il mede1imo, di cui ' Il parlato ael lib. 18, cap. 6, parasr. :1 e cap. 11, parasr. 4 (ol Seguo di fede iD~iolabile appreeso i Barbari. Vedi lib. 18, cap. 1:1, paragr~ 4 . (Il) Privilegio de' soli re si era una volta, come abbiamo da Seuofoutr e da ahri aulori, portare il torba.Jte dirillo ; cioll colla puo1a alaara verso il cielo.; dove sii altri il portava11o colla puaLa 1 che ripiegavasi verso la fronte. IJ'.I ~'loo cbe le mogli e i figliuoli d' fzate fosser ael campo , avendo gi egli deLLo J'Aulort' 1 che le une e gli altri furou da bato rin~:biu11i in una funezza. Vuoi drre adunque che aoo pago di dit;iuuar rsli 6\110 1 Volle che lf'CO IDCOr drgiuua&seru Je &Ue mosli O i ligiiuoli, a cui avr fallo bandire il digiuno.

IIEL LIBRO VENTESIKO

(2) Di queste si fa menzione nel lib. 5, cap. 4, paragr. 1 della Guecra. (13) Questo Teuda tiflette il P. Calmet, diverso e pi mo lleroo del Teuda da Gamaliele nominato uegli Atti c. 5, v. 36; percioccla Gamalirle parlava a favor degli Appoatoli l' anno 31 c:Jell' era, e quest'altro Teuda fu ucciso da Fado l'anno 45 . . (4) Vedi lib. 18, cap. 8, not. 33. (15) Vedi Jib. 18, cap.' 1, paragr. 1. (16) Mariamme figliuola d'Olimpiade. ( '7! Ahri leggon Numidio, ma le antiche iscrizioni portate dal cb. Card. !Soris terza dissert. De Epochis Syro-Macedomsm pa,. 153 c:dia. Lips. banno Ummidio. (3,.) l conduttori dovevan essere Aaaaia ed Aaano. (4) Liberto di Claudio Cesare. (18) Vedi lib. t5, cap. 1q, paragr. 17. (19) Come sopra. (5) Ve.Ji lib. 8, cap. 8, paragr. 37 (:w) Diverso probabilm~nte dall'empio Simon Mago nimico apertG della nostra sant religione. Giacch questo giusta S Epif. lta!rtts. :u. e S. Giust. Apol. 2; era nativo di Gitton nella Samaritid.,. (21) Questi sono il Felice e la Druailla, dinanzi a' quali S. Paolo pari a fnore della religion cristiana , della giustizia , della castil e del finale giudizio. Vedi gli Atti cap. t4, v .. :~q. (22) Ciu Domizio Nerone , quella best.ia , che lutto il mondo gi sa. Fu adottato da Claudio gli anni 5o dell' era , e a lui succedette l'anno 54; e da lui gli fu dato il cognome Nerone, meGtr~ quel <Iella sua famiglia Domizia era Mobarbo. (:13) Bench non dica Gi11seppe, che Gionala sila succeduto nel pontificato ad Anauia figliuolo di Nebedeo , por conviene ammetterlo nel numero de' Pont.,fci; perciocch non sarebher ventotto dA Erode il grande fino all' eccidio del Temrio ma sol 27 , se no~ vi i ponesse Gionata. Eppnr Giu~eppe asserisce che fur :18. E prrch se ne vegga la verit , ne porteremo il catologo alla nola 45 di queslo libro. (6) L'anno dell'era 56 io circa. ( :~4) L' anno 6o dell' era. Intorno a questo tempo Agrippa II ho in Cesareaper salutare il nuovo govtlruator Porcio Festo ud insieme con Herenice sua sorella S. l,aole a pe~orar la sua causa." Vtldi gli Alli cap. :~6, v. 1 e segg.

liOU

(:a5) Ciol: ISIIHDi. (26) L'anno 61 dell'era. (117) E~tlp, ezedra; cosi Il nominato dal nostro Autora quto ricinto ; e qoesto era formato da camere aperte , cbe stanno in torno al Tempio , che a sacerdoti senivaoo ed a leYiti , quando facevano le funzioni nel Tempio, e ad ahri usi. Vedi la not. 54 del lib. 4 della Guerra. (28) Percbll ooo suocede11e tumulto. Questo muro tramezana probabilmente tra il Tempio colle caae adiacenti , e il portico OCici. deutale del Tempio. (29) L'anno dell'era 6J, (3o) Cio del padre del presente footefice. Q11est' Il quell'Anna pontefice, di eui ti parla nell'E'raoselio. (3) 11 di pi intorno al martit-io e alla mort di questo santa A ppostolo di G. C. vedilo presso Egeaippo ; vedi inoltre Petnio II Epipla. ad Mre.r. 78. (J2) Molti erano i pontefici non att.uali, ma sol di nome, per<h pll alati lil qnel srado. Un di questi era il preaeote Anaoia figliuolG di Nebedeo, . cui al cap. 6 , parag. 3 ndfmmo tornar da Roma assoluto. Probabilmente sar stato deposto per opera de' partisiaoi di Celere e di Cumano 1 siacchll la 111a ca1111 era stata favorita 4ontro di loro. (7) Ges figliuol di. Daoneo attualmente pt~ote&ce. (33) Citta poata in q11el luogo, donde il Giordano es~e all' aperte dopo pila giri fatti aotterra pel corso di.J5 miglia. Prima si chiamava Paneade, e com' altri Yogliouo, anche Daa e Laia. Poi da .. Pilippo in onor di Tiberio Cesare, poichll l'ebbe agrandita, chiaJDala t'u Cesarea; (3U lo penso che aiceome ad Agrippa Il fu data da Claudio crome pita sotto si vede la podest sopra il Tempio . cosi egli per anase tenuti fino ad ora impiegati intorno al ristoramento del Tempio le diciottomila persoae , di c11i ai parla al preaeote. j35) Descrizione di questo porticct, com dov~n, e com' era in falli a ttmpi di Salomone e d'Erode. Vedi il paragr. s del cap. 1S del lib. z5 . (8) li secondo atato dell'ebreo goerno lo chiama Monarchia , il terao , n..soo percbll , com' io peoao , nel aecoudo stato i re flrtooo aasoluli moaarchi , ._... terao dipendeati da altrui, oio dai ll.umani.

DEL LIJIRO VENTESIMO

r33

(36) Vedi lib. 8, cap. 2, not. J3. (371 Vedi lib. 10, cap. 11, not. 27. (33) l primi ciob a rimovere un pontefice dal sao grado. Non fu per Meoelao il primo rimosso. Percioccb il primo secondo Giuseppe si fu Giasone, o Ges. Ved. lib. 12, cap. 6, paragr. 1. Dico secondo Giuseppe: percioccb dal divio libro 2 de' Maccab. 4 6, abbiamo, Onia 111 fu rimosse prima di Giasone dal pontificato. E per Ooia il primo, non Giasone. (3g) Non di Menelao chiamato Ooi& lV , ma il figliuolo d' 0nia III, a cui Meuelao e prima Giasone usurpata avevano la di@Dil di pontefice, che per retaggio dovevasi a qoesto Ooia quinto di tal nome. (4o) O sia Alcimo. ' (41 ) Secondo Giuseppe nipote d' Ooia I V o sia Menelao , e tiglio<>lo d' Ooia III, e chiamasi Onia V. ( ~~) Qui forse inteude corresgere l' ert'or commesso nel 'lib. 12 cap. l? paragr. 3, io cui melle Alcimo morto prima di Giwk 1\laccabeo, cui d ad Alcimo pec successore. Qui danque dicendo che 1100 ebbe Al cimo sucoes&Ore , vuoi dire che mori dopo Giuda. Se oo che qualche erudito pretende, che le parole del nostro Autore, cl1e col narrao la morte d' Ah:imo ~ si debbano trasferire nel capo primo del lib. 13. (43) Lib. t3 , cap. 10 , paragr. 2. (4~) Lib. t3, cap. 19 paragr. 4 (45) E fu..,>Oo questi. 1 Ananelo. Ili Teollo figi. d' Anaoa. 2 ArisLoholo. 1 fi S mone figi. di Boeto. 3 Ges figi. di Fa bi. t7 Mattia figi. d' Anaoo. 18 Eliooeo figi. di Cantera. 4 Simone figi. di Boeto. 5 Maui'a figi. di 'feofilo. 19 Gioscffo figi. di Camido. G Gioazaro figi. di Boeto. 20 Anania figi. di :Nebedeo. 21 GioDilta. , 7 Eleazll'l'o figi. di Boeto. 8 Ges figi. di Sia. 22 lsmaele ligi. di Fabi. 23 Gioseffo Cubi ligi. di Simoae. 9 Anano figi di Set. lo lsmaele ligi. di Fa bi. :.4 Anano figi. d' Aoano. 11 Eleaaaro figi. d'A nano. 25 Ges figi. di Danneo. n Simeooe lgl. di Camito. 26 Ges figi. di Gamalide. 13 Giuseppe Caifasso. 27 Mattia figi. di Teofilo. 28 Faania lgl. di Samuele. 4 GiouaLa ~l. d' Anano.

NOTE DEL LJBllO VJ!!!!I'TESIMO

Caviam() da questo numero Gionata , pi uon souG veatoUo , ma tool veutisette. Chiama poi aristocratico il governo da Archelao fino a tempi della suerra , perch , salvo i due ultimi Agrippi , i di~ &ceadeoti d'Erode ooo furono re, ma tebarcbi, e la nazion tutta, siccome divisa in pi. tetrarcbie, cos non ave n altro capo colO une che il sommo Pootefice. C46) Solevaoo i Gr!!Jci antichi ripartire la prosa in nrsetti, chia. mati da loro nl~n. Questi vereetLi nou raccbiudenuo un intero periodo ; ma una &al parte di' easo , che in ae contenesse un senso chiaro e distinto. 147) Di qui, e dal dello al priocipio !li questo paragrafo uoa ai "tuole inferire, che dunque le Antichit Giudaiche aieno state acritte realmente prima della Guerra. Cosi parla l'Autore, perch avendo esli intenaione di eonginguere l' una opera e l' altra in un cnrpo solo ba voluto dar loro quel natura! legamento , che le qualit d'ambedue richi8j!gono. Si pu dire altres , clae qui intenda di lliire, che .11 priocipale suo scopo sia il parlar delle coAe in" veunte. ec. , ma , eh e per introd urci~i n1eglio vol!lia riea(lit<.hir brc"temente il si detto e la storia niandio della Guerra Giudaia.

!'li!JE DELLE NOTE DELLE A.NTIClllT.A.' GltiD.UCDE.

J,

'Siclo. Moneta ebraica. Solevt1i imprimere nel sa11cdritt11 n vuo imagin~

ili qaello elte per eot'llandamento di Dio ~ Mose si conservava ricolmo di ma1la
aella sacra Area. L'. af posto sopra di esso in c&iatteri samarltani iadicli fi primo anno della libert di GerUSalemme, e la let:~enda all' intorno Si.W 4' Israele. - Nel roncio eravi impreuo quel ramo ammirabile che vion clescritto nel libro "VII , v. 8 de' Numeri , e che decise del sommo Plllrtll cato in favor d' 4roone. Le par!lle intorno vo_gliooo interpetrarsi -~GerU.se lemm .santa. 2, Nammo d brono avente nella parte anteriore un cedro fra doe fascicioli di yerdeggianh ramoscelli. Alludefiui q11esta impronta alla sce.~opegia, o"'ia f ..ta de' Tabernacoli , io eai H popolp ebrep ~ruce:Oslooalmeot procedendo. fella unistra racebiu~eva un eedro. e nella desua un rascicolo, ehamatc:t aetla loro lingua lulap, composto di un mo di palma , tre di mirto e dne di ;aliee connessi ir;J.iieme mediute triplice legtttnra 1 che avviciuavanselo g,li uai asti altri f;<taudolo quindi Terso te quattro parti del mondo. Parole all' in- :' torno - Ana9 quarto - Meta. - LI' palma con. du:e corbe rl!'ine di. <lat! teri rappresentate ne!l' !tra di eose facce ritelgonsi qull imprese }'nna del! (fiudea, dell' !lbpnciaoza le al~re di 'essa regione. Leg~;~enda.- Della redensione d' 1Srdc, $. Voci oamaritaoe nella parte 11ttterore - Aano qn11rto - Qnadranto ...; l!ell!l p~rte oppt>sla - Della reodepope d' Israele. - Per i simboli di e oregsasi il numero secondo. 4. Non saprebbesi a qual epoca auegnare queste> u nmmo sebbene abbia lutti i C!ll'&tleri per sapporlo non posteriore .i primi quattro anni della domioallione di Simoqe. Nell' una dtl!e oue facce seorgonsi uo cedro ed un lu/up 1 o oia rliDIO di palma e~. in elegante f~rma attortiglia w, non altrimenti che cotta.masi, noi vivend, neUa d9meni:.:a precedente alla pt~squa di acconciare le p11lme. Iscrizione. - Della libert di GerasJ!emme. L'altra di eue facce viene fregiar-. dali,. fronte d' un edifizio indicante il mooamento, eh<~ tatto io pietra lavorata e magnifico a vedersi fece erigere nella citt di Medio Si"'one Asmoneo sopra i sepolcri del pdre e de' suoi fratelli. La otriscia d' !f.cqna al di sotto dioola seond" taluni la vicinf,oza di esso ;"'OilOJllentci al mare. Q~' che rimirasi io mezzo al portico o edi6zio UD!l lira cola poata per simboleggiare l!l letizi!l riprodotta alht. Nzipne ~adaica dalla fOJ"tezza o ilal v!l4>re de' llllaceabei. - Leggenda - Simooe. S. U11a lira tricorde ooll'isorizipne - Simone - h!llll parte Jnteriore <li questo nnmi1IO Era la lir11 l' istrumeot.o prescelto d ali Ebrei p~r celebr,re le ledi di

Vio, e ringr4ziarlo lt'i rieYuti bene.fizj. Un ramo di plma atto_rniato da co....

" " eU t.,uro col:

~criJ\ODO -

Dell libert di \ierustleJIIllle -

ne 1d~

l'opposta 111perficie . .Ooppi l: l'opiidone enl isoifleato ii .ti emblemi ntre lll'onsiona ed Il trionfo ili uso preuo gli Ebrei oi riferiscono di alc11ni 1 d1 IJ. tri poi , e sembra11o di miglio~ aniso, repucausl qaivi posti in memoria della 110rnna d'oro e ramo di palma, d' oro pur euo, di che Simone Del principio della aaa ai&11oria present Domecrio .Nicatore iD ricoDoscoDza di avere aoiolto 0011 decreto gll .Ebrei da ogni tributo solito da eui a P&llarai alli re della Si rla, e di averli reai immuni 11el tempo avvenire da qaahivoslia ,vaveua. 6. Lll foglia ~ vite simbolo di fertilit delle terre giudaiche nel P"odurre --riDo , e l' iscrizione - Simoae principe d" Israele - adornano uno dei prolpelli di questo Dqmmo. La palma, caratteristica della Giudea , con attorno le ~aro! e - A.ano primo della rendezione d'Israele - ne fol'lllano il suo opposto. 7 Queata moneta moltp IO'!'igllante all'antecedente, alla qnlle perci rimettiamo per la illtellisenu de' simboli , comprende nel 1uo dritto un'iscrizione composta di caratteri arcani, cpme asaerucono i dptti, e Del auo roveacio tec poi - Anno primo della redenzioo~ d' Israele. Havvi qualche dubbio Del determinare se di lauro o 41 edera 1ieuo le frondl oomponeoti la corona espresoa in questa medaglia, a cui mauime nelle l<ggeode non la risparmi la voracit de'tempi, togliendo con ci lll possibilit dt aue. JUarle un tipoca precisa, e d1<rne esatta d~scrbiooe. Non pertanto la parol4 Alri,JII invece di Arri)'UII rimasta sopra olia C<ITOD& di aicara scorta ~or &giudicarla a t alano der;li Antigoni diceodcuti dalla schiatta de' priucipj Asmo11ei. L'litro de' suoi tipi rappr&.5enta dae corni d'abbondanza Del cui mezzo hggesi in caratteri samarirani un n~t,, e l'occhio n dappresse seor-: 'e qaalcbe debclo tracoia di altre lettere , che aecundo le apparene indi~ potNltbero titoli soliti asgiogneui dalli Giudei a quello di C'aD Sacerdote, 1'"; JNf<azi~ , amico 4' .Greci, :f:nr,te, od ~tri aifrlltti.

ANTIOCO IV. 0 DIONISO.

"r ragKi che cireondaDo la testa di questo re alludono alla qaalita di Dio preo se11te e visibile indicata dal soprannome Epifane ad esso attribuito. Ossenaatl nel rovescio deiiM medaglia le figure equestri di Castore e P9lluce , le teste ricoperte de~ loro coDici cuchi termioati da stelle , iD atto di correre al combattime11to. I Sirii veaeranllli sotto il aome di Cabiri , o sia Dei JICI"' tenri , e credevaoo che ta loro presenaa molto contribniuo al felice 1ncoesso . d.eUe battaglie; il perch nanero effigiati 11elle JDooote battute ia ooor d' A.ntioco allorq11ando rimase vincitore , aaerreggiando , contro Demetr!o 1 la qaal eosa meglio si conferma per la ghirlanda di lauro da coi sono in parte al,torniari. La leggenda port(lle seguenti parole- Del re Antioco Epifane. Sonol'i pnu impressi nello stesso campo della mediglia l'epoca della aua formazione, ehe eqnivale all' anno 16g dei Seleucidi , un monogramma , e du11 nomi aJI. breviati, l' ono de' q 11ali ~er le iaiaieli sembra volere esprimere Trifone,
CLEOPATRA ED ANTIOCO VIII." GIUPO. Questa medaglia fa battuta nello stesso anno in cnl Demetrio II e lleleuoo VJ caddero vittime dell' ambiziosa Cleopatra , e l'lcevette da lei il titolo di re Ali tiono VIII aao figlio minore. La testa della Regina situata aceanto a quella del figlio occupa il posto di onore, essendo a destra e sul da.,.ntl. E deua in part ricoperta da nn velo, ed in parte adorna d' inandlati capelli cadenti suU. fronte alla maniera egizia. D profilo del gioTiae re ai distingue del naso lungo lld aquilino oude fu detto Gripo. Il rovescio della medglia ha molta somi. glia~aa coi tipi dei Lagidi , olo da rimaroarsi che io esso manc la palma al lato de dro dell'aquila, come facila rilevare dal confronto colle monete di Tolommeo Filometore padre di Cleopatra. I nomi - Della re~ioa Cleopatra a clel re Aotioco - formAno l~ leggenda , a coi venne ae;giunto l' anDo t87 dti Jeleucicli ed nn monoJramma d' incerta interpretazione. S. ANTIOCO V. EUPATORE. J'a dato ad Antioco V il soprannome di Enpatore, eh quanto dire figlio un valoroso padr,e , in rimembraoza del .talenti gu~reschi e del valorP di Epif~"'l- Egli asceu al trono nella eta di nove anni , e nell' andeciJDo di oaa Yita ven11e ac:ciso per volere di Demetrio figlio di Selenco IV. Qoosta meda r;lia fa ballata aatta il sao regno e rappreaenta la sna effigie. Il tipo del ro vescio uo Giove Olimpico siceome ossenasi Jppanto iD qaelle di Epl!u~ ~a pll' lf&F'nda - Del re .A.ntloco E~!patore.

li:

(. A.NTIOCO III. IL GRAND!f,


L' epoc10 in cni ebbe principio la guerra fra Antioeo ed ; Romaai, ei~ l'anno 117 dell' era dei Seleueidi, debbo par euer quella a cui riferir dob!Jia.o mo la presente medaglia. ]l navig~io posto nelr altro de' suoi campi ,.1 e le leggende di molte altre medag1ie, che di somigliante tipo comprendono i aomi Cii Tiro e Sldone, danno fondato motivo agli eruditi di apparla battuta in IID& delle citt ;marittime ora espresse, Legl!lenda - Del n Antioco.

5. ANTIOCO I.' SOTERE.


La segnalata vittoria riportata da questo Principe contro alenni popoli del-~ l' Asia , il fe!'oro pro.;lamare liberatore di quella re11ione, e meritgli il porioso sopr~nnome di Sotere (DI,) sah'atore ). Non senza fondameato suppon. gono gli arclte~logi che l' epoe in cui questi associ suo fig1io l regno datt d 0gli la mano di Strtooica , sia qaella delia C rmazione della preente JDedaglia. Minerva impressa nel sno rovescio La De11 in piedi cql!~ qestr11 sostiene una virtotia , ha appoggiato ad uno dei glnocehj il suo grande scudo, regge colla sinistra nna palma adorna di nastri. Era dessa la diinit preferenza d'ogni altra onorata da Seleoco, il quale esperimfutnne il posaenle patrocinio nelle varie gnerre eh ebbe a sostenere , e che dettero ~lqste ii';-itto al figlinolo Antioco , siccome quegli che avea spesw combattuto l!l!i saoi fianchi , d'lnserlrla nelle proprie meda;:ile colla vittor~a e la palm~

1>

6. ANTIOCO IV- EPIF4NE.


La leggenda di questa medaglia del teqorc gqento - Del we Anliocnr.e dne greche lettere Al; sotto di .... SOUCI le iniziali <11 IIOtpO d< Ila citt di Asc2Jlona dove la -medaglia fu battnt La 4ata. che segne le riferitu lettere. indicante l'anno r&5 deJl' erQ, dei Selencidi, pro'f"a 1eo~a c;:ootrasto che la rea]~ effigie qqella di Antiqco Epifa11e. La sna Iella cint!l di diadema, e cjr. ~ondata da una corona radiante simbolo delr apoteosi, e cbe supplhc~ ~l ~o prannome di Epifdne (Dio presenta } non accennato nella iscrizione , il qual titolo derivgli dall' uer liberata la Siri da Selencu IV e da Eli odoro di lo i ti.. ra11nico mioistro. Nelr altro campo .si osserYa la figura di Giove in piedi ..._ nna eorcn~ nella de,tra elevata , e4 allude alli ~ioochi solenni olebr~ti llllt il '~l10 rtgl"!o nclli boschi di Darne, ric~rrl:'nte J' ~liDO 45 dell'era de' Seleaw Cidi; la cui desnrizione nella raccolt d' Att:r;ae~ ior~a aacor uoo dei tl ~riosi fi dell~ storia ~ d~U' :.rcjleoloj;ia.

a. ARISTOBOLO RE D'ARMENIA. B SALOMJ FIGLIA. D' BRDIA.:!,

Le poche lettere rimalle intorno alla testa di Arlstobolo posauno riferirsi Il


IUO

l' effipa

nome o qaeUo di tetrarca. Nella ptarte oppotta le sreehe Iettare intorno esprimono - RegiA& Salome.

El.ODB AGRIPPA. I RE DE' GIUDE.


l

!Tel primo campo. intono alla testa di Erode ai legge - n gran re Af!'ip'P& amico di Clauelio - Nell'altro campo si rappretenta ia fortana o il geni c\eUa citt di Cesarea Hpra l) 1Dare uente un timon di nave nella destra ed n eomo d' abbondanza nella aiuistra con la leggnda - Cesrea vi~iua al porto di Sebaste. - La lettera H i vi esilteate pntl ladlcare 1; ottavo IUUIO dal wetno eli Agrippa.

i. ERbDE RE :r:li

CALCinE;

.SI sappoile ihe questa medaglia fosse battuta an oc:aoloile dei iinchi ftlebrati per aolenninare ii terao uno deI' impero di Claudio. Il ehe aembra convalidato dalla iscrizione posta nel rovescio di essa , e circonoilla .di. nnl corona di lauro. Tale 11' il oigniftcllto - A Ciaadio Cesare Angusto i annil W. - L leggenda poi lntnrD4 alla teua di Erbde de teaorii aesnenteD ze Eroda amici> eli Claudio.

4-

ANTlOCO DIO.

:iru questi il priinii del re Seiencidi che pbteue vantrsl di uer :reole per tlo. E tanto biuta onde touoscere il 11eroh ritrovinsl le sue Jtledagiie ador'* di un Ercole auiso sopra uno scoglio rioperto dela peUe del lelne tlemeo j td aveilte la Clava In mano. E sua p11re la gloria di a?et sottratto i Milefi dalla tirannia di Tlmarco , ed id ricciniucenaa di tad.to benel!aio qne' popoli i "bmloarooo Dici , onde e1prlmere che la loro liberazioie era itata pila che ti111111a impreoa. Le Yo>l:i ede i trQducoob - R Alltioo;
5. ANTibCO IX.o FiLOPTORB.

l'i alli mPl'ti paterni che alli proprj llscrbere dobbiamo ta brigine del soprannome di Filopatore accbrdllto a questo re. 1\fntre A.ntioco VII."' EVergett ano pa<lre religio1i11imo verso gli Dei ed nmauiuimo coi popoli o hti soggetti las~ di ae aemeria aewm&meata oD.rata. llu ecli della ai&hiatta .ei pria.\pl

Lagidl,. e 'peto!~ lfavasi lietle 111it m~aa~i.l' .ll[llil& ~l tiiolinlri t~a-le iambe, I.a pal.;,a posta d' accanto a qaeoto accello sembra aver rappurto alli successi oh' ebbero i due fratelli contro Antioco lV. 0 , il quale avea uourpato e conse"ate per qJalehe tempo lo lcettro de' I.agidi facendo battere delle moneti eol .... ~ome e coll' &'llllla de'Tolommei. l>crizione Antioco re.

IJ. ANTIOCOIV. 0 J'Pll"ANII RE DELI.A COMMAGl!NA..

n IOKJIO dello scorpione che rimirasi nel secondo campo della medaslil pu avere doppia interpretazione. Valendo egli ad eoprimere tante> la speciale in flaenza che attribaiscouo gli astronomi a questa costellazialle sopra la Comma. poa , quanto che la cittl di Samoato, capitale di ..a regione, vennO"E'OstrOta Ilei mese corrispondente ad an tal1eguo dello Zodiaco. Le&~eada - Ile l'"&aU ADtioeo J:pifane.

&35

-INDICE
DELLE llfATERIE CON.TENUTE IN fiUESTJ DUE ULTIKI LIDU DELL:t; ,UITJCHJTA' GIUDAICHE.

L l B R O D l C l A. N N O V E S l M O.
Cu. 11. G.uo Caligola ucciso da Cberea Pag. 5 II. Il Senato inclina al goverao repubblicaao i aoldati al mooarob.ico. La -slie e la figlia di Gajo aou mean a morte. D che qualit uomo fono Gajo " l7 111. Claudio tratto fuor di aua cMI ~ condotto al 47 campo. Il Senato gli manda un'ambaaceria " IV. Quaato facesse il re Agrippa a fnore di Claudio. Claudio , assunto l' imrero , comanda , che eieoo morti gli ucciditori li Gajo- " 5:1 V. Claudio restituiaco ad .o\srippa il reguo paterno, e glielo accresce. Decreti dal medeaimo pubblicati a fnor de'Giudei " 6o VI. Ci che fece in G.wuealemme Agrippa tornato nella Giudea. Lettel1l da Patroni o scritta ai Doriti in favor de' Giudei " 63 VII. Si parla di Sila e &i riferiace il motivo l)~rch il re Agrippa i ruppe cou lui. Agrippa incomiocia a cigner di mura Gerusalemme. Beneficj da lui faLLi a que' di Berito . " 61 VUI. Geste d'Agrippa fino alla sua morte. In che
8WliGC8 p<i511115e

di Uta .

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136
Cu.

INDI CB

IX. Aorveuimenti dopo la morte d'Agrippa. Claudio per l' insufficienza del ginine Afrrippa mauda procuratore della Giudea e di tutto il regno Caspio Fado Pa&

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L l B R O V E N T E S l M O.
Cu.

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l. Discordia tra i Filadelfesi e i Giudei. Si parla dell'abito pontificio " 78 Il. lo chP. modo Elena regina degli Adiabeai e Izate 1uo figlio si convertissero al giudaismo. Elena, essendo gran fame in Garunlemme , distribuisce a' bisognosi frumento . ., 82 III. U re de' Parti Artahano temendo le in1idie dei suoi ricovera presso ha te; dal qoale rimO!Sso nel regno. Suo lj!lio Vatdane rompe guerra ad Jzate 88 IV. Gli Arabi fanno guerra ad lzate per tradimento dei suoi: eosi pOl'e i Parti; e laate per prov"Videnaa. di Dio campa salvo dalle lor mani ., g~ V. Si ragiona di Teuda, e de' figliuoli di Giuda Galileo. Calamit. intra..venuta a' Giudei di Gern11\emme nel. siomo di Pasqua ., g6 VI. Sedi1ioae tra i Giudei e i 8&maritaai. Claudio Cnare ne decide la lite " 99 VII. Felice procuratore della Giudea. Si parla d'Agritlpa li e delle aorelle di lui " Io3 VDI. lo qual maniera, morto Claudio, sii succedesse nell'impero Nerone. Sua eradelt. De' malaudrini, a~sassini , e impostori , che furono nella Giudea sotto i proeuratori Felice e Festo, zo5 IX. Albino procuratore in Giudea. Sotto di lui "Viene ucciso Giacomo. Fabbriobe. fatt da Agrippa , u.J X. Numerazione dei somQli Poatefici ., u8 Xl. Floro procqralore della Giudea costrigne i Giudei a prc:ndere l'armi contro i Romani. Epilogo " I!Jq
l'IN:& DELL'INDICE D:U.U A.I!ITI(;IJITA.' GIUDAICUI!.

V I T A
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_GIUSEPPE FLAVIO
SCRITTA.

DA L Ul MEDESIMO

F.t.-Arro, tomo y.

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V I T A
DI

GIUSEPPE FLAVIO

----'"'"'I. LA. mia origine non i! oscura , ma viene per lw1ga serie da' Sacerdoti. Or siccome ogni nazione ha i suoi proprj caratteri di nobilt , cosi appo noi l' aver parte nel Sacerdozio una pl'nova di nascita illustre. lo poi non da Sacerdoti semplicemente traggo l' origine , ma dalla prima ( 1) eziandio delle ventiquattl'o , eh' erano in tutto, le loro classi; il che ancora costituisce una notabile differenza. Anzi per madre io sono di stirpe reale: conciossiach i posteri d' Asamoneo, ond' essa discendeva , per lunghissimo tempo avessero sulla nostra nazione. il Pontificato ed il Regno: -e sporronne qui l'albero. Mio bisavolo era Simone, chiamato Psello (2). Questi visse nel tempo , ch' ebbe il Pontificato il figliuol (3)
(a) E chiamnasi la famillia di Jojaob. Vedi Paralip. cap. :~4, lib ( :J) Che val balbo , o .tartaglioae. (3) Cio Giovaoni lrcauo verso gli aooi del mondo 387o, alo auni prima di G. C. Vedi lib. a3 Antich. eap. 14.

VITA

di Simone pontefice , quegli che &a' Pontefici fu il primo , che si nomasse lrcano. Simone PseUo ebbe nove ijgliuoli ; fu uno di questi Mattia sopr:mnomato di Eflia : egli spos la figliuola di Gionata Pontefice , il pritno de' figli d' Asamoneo , che fosse sommo Pontefice , e fratel di Simone pur esso Pontefice. Gli nasce il figliuolo Mattia detto il Gobbo , il prim' anno del tf'guo d' Ircano (4). Di lui nasce Giuseppe il nono anno del regno d'Alessandra (5); e di Giuseppe Mattia, regnante il decimo anno Archelao: e di Mattia son nato
(4) !reano II; figliuol d'Alessandro Giilnneo, e atato Pontefice trent' anni dopo la morte d' Ircano [. Io per invece di dire il prim' aDno del rl'gno , direi il prim' anno del Pontificato. (5) Madre d' lrcano, che cre questo suo figliuolo Pontefice iu et di noTe anni. Ma egli ~ certo che qui v'ha errore, nvesnach io noi vej:!ga U'vertito da altri. Che l' Ircano uel cui prim' anno nacque Mattie. il Gobbo sia il Il I, egli 1: certo ; perchb questo Mattie. fu figliuolo d' un figlio di quel Simone , che visae a' tempi d' lrcano l , e il Gobbo nato nel prim' anno del rrgno d' un )reano: dunque DD del I. ma del n; Posto i Giuseppe noll pu esser nato l'anno nono del rt>gno d'Alessandra. I. Perchl: o la voce regno cf !rcJ.no ti vuole intendere per Pontificato, ed l reano comind a noverare gli anni del suo Pontificato, quando Alessandra cominci a noverar quelli del suo regno. Dunque questo Giuseppe sarebbe tJato qulndo suo padre il Gobbo aveva soli nove anni. O la \'ece di r"S'*" si vuole intendere nel suo vero significato; ed certo che lrcaoo ha regnato dopo Alessandra: dunque sarebbe nato prima il figliuolo Giuseppe, che il padre Mauia il Gobbo. 11. Dal nono anno d'Aiesandra, in cui nacque Giuseppe, al decimo anno d' Archelao, io cui nacque Mattia figliuolo di CJ11esto Giuaeppe corsero da settanta cinque anni : dunque questo ~lattia nacque da un padre pressoch ottogenario : circostanza rara assai a trovarsi e per assai difficile , che il nostro Autore l' a-.-esse tacciuta. Dunque io luogo dell'Alessandra io sostituirei Etode. Cosi MaLLia il Gobbo aveva 47 anni. quando ebbe Giuseppe;

DI GIUSEPPE FLAVIO

io l' anno primo di Gajo Cesare Imperltdore. lo ho tre figliuoli lt"Cano il primogenito natomi l'anno JUarlo (6) di Vespasiano Cesat-e , Giusto l'anno settimo , e Agrippa il nono. Questo l'albero della mia discendenza da me trascritto tal quale il trovai registrato nelle pubbliche ' tavole , non mi curando di chi pur cerca calunniosa mente oscurarci. U. Ora mio padre Mattia non fu solo chiaro uomo per nobilt , ma assai pi avea nome per rettitudine d'operare, conosciutissimo per ci iJt tuttaquanta la va stissima citt , ch' era la nostra Gerusalemme. Cresciuto io adunque con n fratello nomato Mattia, cui ebbi da ambedue i medesimi miei genitori , facea nelle scienze buoni progressi, parendo dotato di singolare memoria ea ingegno. Fanciullo infatti , com' era , di niente pi che quattordici anni per l' inclinazione , che aveva alle let tere , era lodato da tutti, adunandosi sempre i Pontefici e i pi riguardevoli cittadini in mia casa per avere da
e Giuseppe ne neva da 37 , quando ebbe Mattia padre del nostro Autore ; e Mallia padre del oor.tro A~Jtore ne aveI'B trenta quando ebbe iliiO&tro Autore. Eccone io breve ,la senealosia. Simone PaelltJ

. Matua

'a ..,..,. Mattia \1 Gobbo


1 ..,...,.

. l GJaseppe

. l stor1eo. .. GJuseppe

I. Ma tua

(G) E al &rent.aimo

H&lo llDilO

di Gillllppe,.

'VITA.

me nuovi lumi da meglio penetrar nella legge. Giunto al sedicesimo anno d'et volli fare sperienza delle sette, r.he ha fra noi ; e son tre , la prima de' Farisei , la seconda de' Sadducei , e degli Esseni la terza , come abbiam detto pi volte; perciocch conosciutele tutte pensavi!., che avrei potuto scegliere la migliore. Per mezzo adunque a una vita assai dura e a molte fatiche scorsile tutte e tre:. contuttoci non parutami sufficiente la sperienza quinci acquistata , udito clire , che al diserto vivevaci certo uomo nomato Banno , il quale dagli alberi pl'endeva il vestito, e da ci, che .;;pontaueamente nasceva , il cibo , e spesse fiate tra giorno e notte lavavasi in acqua .fredda per conset'Varsi illibato, mi venne desio d' imitarlo , e passati con lui tre anni , poich le mie bt'ame fur soddW'atte , mi ricondussi in citt ; dove essendo di diciannove anni entrai nel maneggio de' pubblici affari, alla setta tenendomi de' Farisei, che &omigliasi a q~ella , che i Greci chiamano Stoica. III. Compiuto r anno ventesimo sesto port la ventura , ch' io mi dovessi rendere in Roma per lo motivo, ch' ora dir. Felice nel tempo (7) ch'era Procuratol'e della Giudea, incatenati per una accidental
( 7) Ma come , dir i &alano, pa reggere a buona critica queste fatto 'l Felice parti di Giudea l'aono 6o di G. C., ci~ dire l'anno 6 di Nerone; e l' aouo 26 dell'et di Giuseppe a proced~re il pi atrettameote , che far ai posH, oon cade, che nel 62 di G. C. e nell' 8 di Nerone. Ma eccone la giudisioA riepoata di Moos. de Tillemont tom. l, nota 5 sopra s. Paolo. " C'est ce, qui fait, qae ". nuus aimona mi eu x ne paa auivre le aeos naturel de Joaeph et " dire, que Felix ayant quit!JI son gounmement en 6o, et ayant " alora en-.oy Roma eu Juifa. dout parla Joaeph,leura cauau fveu'

DI GIUSEPPI: FLAVIO

colpa e da nulla alcuni Sacerdoti miei amiCI , uomm1 virtuosi e dbhene , mandogli a Roi,Jla a dar conto a Cesare di se stessi. Volendo io pure trovare una via da scamparli , massimamente perch udiva , che in mezzo alle loro disgrazie oou s' erano dimenticati della piet :yerso Dio , e sostenevan la vita con fichi e noci, andai a Roma attraverso a molti perigli incontrati nel mare ; perciQCch affondatosi il nostro le~no nel mezzo dell' Adriatico , le incirca secento persone che noi eravavamo , notammo tutta la notte , e sul far del giorno comparsoci , come a Dio piacque , un vascello cireoatico , io e ottanta altli in tutto prevenimmo i restanti, e ci ricogliemmo l entro. Afferrato salvo a Dic.earchia , che Pozzuolo chiamano gl' Italiani , strinsi amiCIZia con Alituro ( era questi un comico caro assai a Nerone e Giudeo di nascita ) , e vtnuto per mezzo suo a notizia di Poppea moglie di Cesare~ m' argomento bentosto di persuaderla , che sieno mandati liberi i Sa.. cerdoti. Oltre il favorevol rescritto , avuti ancor da Poppea gran regali , mi ricondussi alla patria. IV. Quivi trovai gi principj di novit , e molti gi fermi di ribellar da' Romani. lo pertanto cercava di racquetare gli animi de' sediziosi , e gli strigneva a cangiare pensiero , mettendo loro dinanzi agli occhi , con chi avrebbono a far la guerra , e che non solo per
, long tempa eu suspens, comme celle de s. Paulle f'ut durant deus 1101; et qu'e11fin sur la nouvelle qu'ils etoieot en danger, eu mem ., par la seule compassioo de les voir souffrir si long temps . Joseph " s'eu alla a l\ ome pour les usiiLer; eu quoi il s'est pu coni~ ., dea:~: ou Lroia aaoees "
,

VITA

isperienza neU' armi erano da men de' Romani , ma ancor per fortuna ; non mettessero a cotal rischio precipitosamente e contro ogni buona ragione la patria , le famiglie , e se stessi. Cosi io diceva , e tuttodt stava loro d' intorno ritraendoli da tal pensiero , poich prevedeva ben io l'esito doloroso , che finalmente avrebbe la guerra. Ma non ne trassi costrutto ; che troppo dominio aveva sul cuore de' disperati la lo1 flenesia. Temendo per, che un parlare continuato di questa fatta non mi rendesse loro odioso , e sospetto di favoreggiare i nimici , e non mi ponesse a pericolo d' esser preso ed ucciso da loro , essendo gi occupata l' Antonia , ch' era uqa rocca , mi ritirai nella parte pi interna del Tempio. Seguita la morte di Manaemo, e de' caporioni della combriccola ladronesca , uscii fuori del Tempio , e presi di nuovo ad usar co' Pontefici , e co' principali tra' Farisei. Eravamo per altro ancora compt-esi da non lieve timore in veggendo il popolo sotto l' armi, e non sapendo noi stessi , che far si dovesse , n potendo tenere a freno gli spiriti de' novatori , dappoich il rischio , che ne minacciava , era troppo evidente , mostravamo a parola d'acconsentire alla loro opinione, ma intanto suggerivam loro di non si muovere dal lor luogo, e lasciar che i uimici n' andassero , lusingandoci , che 'le grandi forze , con cui ven-ebbe di corto GP.SSio , rappacierebbono quel tumulto. Ma egli giunto e venuto alle mani perdette , mortigli alquanti de' suoi , e la rotta di Gessio fu per tutta la nostra gente un sinistro, perciocch ne insuperbirono vie maggiormente gli amatori della guerra , e dall' aver vinti i Romani speravano (8).
(8) Mi piat la lezio11.e dd Cod. VaL., che ha
iiAIIJ'IITIIU.

DI GIUSEPPE FLAVIO 9 dell' avvenire assai bene ; al che s' aggiunse quest' altro motivo. Gli abitatori delle vicine citt della Siria mettendo le mani addosso a' Giudei, che vivevan fra loro, con esso le donne e i fanciulli uccidevanli , tuttoch non avessero , che appor loro ; poich non avevano macchinata n ribellion da' Romani , n ostilit o traaimento contro di loro. Ma gli Scitopolitani adoperarono peggio che gli altri empiamente e scelleratamente. Perciocch assaliti da' Giudei lor nimici di fuori co~ slrin~ro i Giudei abitanti con seco a prendere l' armi contro i lor nazionali , cosa a noi interdetta , e col loro ajuto attaccata la mischia vinsero gli assalitori. Dopo la vittoria , dimenticati i doveri di fedelt verso i loro alleati e concittadini, li trucidarono tutti le molte migliaja , eh" essi erano. Altrettanto sostennero i Giudei Damasct>ni : ma di tai cose ahbiam ragionato pi al disteso ne' libri della gueiTa Giudaica. Ora' per ne ho fatta menzione per . dimostrare a' lettori , che non fu tanto capriccio , che mosse i Giudei alla guerra contro i Romani , quanto piuttosto necessit. V. Vinto adunque, come abbiam detto, Gessio, veggendo i primarj Gerosolimitani , che i malandrini coi novatori avevano armi a dovizia , e temendo non fo~ rimastine essi privi cadessero in poter de" nemici, il che poscia avvenne , e udito , che la Galilea non s' era ancor tutta levata contro a' Romani, ma una sua parte tenevasi tuttavia in pace , mandano me e due altri dell' ordine Sacerdotale , prodi uomini e dabbene , Gioazaro cio e Giuda , perch conducessimo que" ribaldi a porre gi r atmi , e facessimo lo1 capire esser meglio~

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VITA

che quelle si conservassero presso il fiore della nazione; perciocch essi avevano stabilito di tener hensl sempre .f armi in pronto per ogni caso avvenire, ma di volere per stare a vedere, che si faranno i Romani. Or io oon tali commissioni venni in Galilea, ove trovai i Sef.: foriti in non picciolo affapno per la lor patria , attesa la risoluzione de' Galilei di volerla mettere a sacco , in pena della loro amist co' Romani e dell' aver essi data la mano e giurata ancor fede a Cestio Gallo Governator della Siria , ma io tolsi a tutti questi ogni tema , piegati que popoli a lor favore, e consentito ad essi, qualora il volessero , di mandare a' congiunti , che stavano per ostaggi in Dora presso di Cestio (g). Dora citt di Fenicia. Trovai anche gli abitatori di Tiheriade gi ad armi per questo motivo. In tre diverse fazioni andava partita la citt , l' una delle persone di buon ca1'8ltere, ond' era Capo Giulio Capello. Questi, e i tre, che tenevan con lui , cio Erode di Miaro , Erode di Gamalo, e Compso d Compso ( poich suo fratello Crispo stato gi Luogotenente d'Agrippa I. trova vasi allora di l dal Giordano nelle proprie tenute ) , tutti adunque i predetti verso quel tempo esortavangli alla costanza nella fede col popol romano , e col Re. Non aderiva al lor sentimento Pisto istigato da Giusto suo figlio ; perciocch di per se era anche uomo di buona tempera. L' altra fazione composta della pi ignobil ciurmaglia volea la guerra. n condottier della terza, ch'era GiUSlo figliuolo
(g) Seguo il Cod. Vat., perch~ non veggo, cbe bbia a Care l Fenicia Gessio Procuratore della Giudea.

DI GIUSEPPE FLA'VIO

II

di Pisto , hench fingesse di stare in forse sul punto del far la guerra , pure era desideroso di novit , avvi.sandosi che un cangiamento potrebbe farlo possente. Quindi presentatosi in mezzo al popolo si studiava di persuaderlo , che Tiberiade sempre appartenne alla Gali1ea ; anzi funne la dominante a' tempi , se aon altro , d'Erode il Tetrarca, e suo fondatore, il qual voUe che i Sefforiti ubbidissero a' Tiberiesi. Questo primato non averlo essi perduto neppnr sotto il regno d' Agrippa il vecchio , anzi averlosi conservato fino a Felice Pf<?curatore della Giudea. La lor miseria aver comiD.ciato dal dono , che d'essa fece Nerone ad Agrippa il giovane ; perciocch e Seffori in grazia del suo star soggetta ai Romani aver tosto signoreggiata la Galilea , ed essersi presso loro distrutta la mensa reale e la corte. A queste e pi altre cose , che andava dicendo contro il Re Agrippa , e con cui attizz il popolo a ribellione, aggingneva , questo ei&ere il tempo di pigliar l' armi e coll' alleanza de' Galilei , .cui avrebbero di buon grado ubbidienti , atteso l' odiar che facevano i SefToriti per lo costante loro serbarsi fedeli a' Romani , volgersi con gran forze a pigliarne vendetta. Con queste ragioni smosse la moltitudine, per lo uomo ch' egli era fornito di popolare eloquenza e possente con sue ciurmerie e girandole di sopraffare chi gli opponeva pi sani consigli ; perciocch avea qualche tintura di greco ; nel che affidato tent di scrivere ancor la storia di questi avvenimenti, sperando di rinsc-e per questa via a oscurare la verit ; ma di che rea vita fosse quest' uomo, e come con suo fratello per poco non fu cagione , che

12

VITA

pericolasse la patria, in -progresso del ragioaare ne parleremo. Giusto adunque persuasi allora i concittadini a prendere l'armi in mano, e condottici ancora molti per forza, uscito con tutti questi brucia de' Gadaresi ed lppeni que' borghi , che stavano a' confini di Tiberiade e del distretto scitopolitano. VI. Mentre cos andavan gli affari di Tiberiade, quei di Giscala trovavansl a tal partito. Giovanni figliuol di Levi veggendo , che alcuni de' compatriotti insolentivan deU' essersi rihellati da' Romani , egli tent di frenarli, e pregavali , che volessero stare a segno ; ma nulla ottenne , bench vi si adoperasse con gran calore. Intanto le convicine nazioni de' Gadaresi , Gabaresi , Soganei, e Tirj , ammassata gran gente , avventaronsi contro Giscala, la presero a viva forza , e guastatala prima col fuoco, indi per ~unta distruttala si ricondussero ne"lor paesi. Giovanni sdegnato di questo fatto arma tutti i suoi' e affa'Ontatosi coll'anzidette nazioni, e rifabbricata in miglior modo di p1'ma Giscala , la rinforz per pi sicurezza de' posteri con un ricinto di mura. VIL Gamala intanto tenevasi saldamente fedele a'Romani per tal motivo. Filippo figliuol di Giacimo, Luogotenente d'Agrippa salvat.osi per gran ventura dal reale palazzo di Gerusalemme stretto d" assedio, e postosi in fuga s' avvenne in un altro pericolo d' esser tolto di vita d~ Manaemo e da' malanda-ini compagni suoi; ma disturbarono l' eseguimento del fatto a' ladroni l.S'ti Babllonesi congiunti di lui , che trovavansi allora in Gerusalemme. Soprattenutosi dunque Filippo col quattro giomi al quinto si fugge con in tCJta una finta capellatwa per

DI GIUSlPPl!: FI.AVIO

' r3

non essere ravvisato ; e giunto in una delle sue teiTe a' confini della fortezza di Gamala , manda imponendo ad alcuni suoi sudditi , che ne vengano a lui. Mentre Filippo faceva questi provvedimenti, Iddio per suo bene lo arresta : se n ' gli andava senza riparo a morire~ Compreso da una febbre improvvisa , scrive una lettera a' Re Agrippa e Berenice , e consegnala ad un suo iherto, perch la rechi a V ar, che di quel tempo amministrava gli affari del Regno per ordine degli stessi Sovrani , che erano in viaggio verso Berito per ire incontro a Gessi o. Ricevute V al'O le lettere di Filippo , e udito , ch' egli era salvo , n' ebbe gran dispiacere pensando , che al ritornar di Filippo parrebbe inutile ai Principi la sua persona. Condotto pertanto dinanzi al popolo il lator della lettera , e querelatolo come falsificatore, e detto, che aveva bugiardamente portato, Filippo insiem co' Giudei a far guerra in Gerusalemme ai Romani , l'uccise. Non ritornando il liberto , Filippo, che dubitavane del perch, ne spedisce un secondo con altre lettere , e con ordine di. rifetirgli , che fosse avvenuto del primo messo , onde tanto indugiasse. Ma V aro oppresso ancm questo con false accuse il tolse di vita. Perciocch i Siri di Cesarea l' avevano sollevato a sperar cose grandi, facendogli credere , che Agrippa sarebbe per la ribellion de' Giudei ucciso. da' Romani , ed egli discendente di regi ne avrebbe il regno ; e di fatto era certo appo tutti , che V aro veniva da regia stirpe, siccome nipote di Soemo Tetrarca delle provincie d' intorno al Libano. Da questi pensieri gonfiato V aro presso di se ritenne le lettere provvedendo , che non.

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capitassero m mano al Re , e guardava tutte le uscite perc\ non fuggisse persona a dar parte al Re di quanto avveniva. Anzi per compiacere a' Siri cesariesi uccideva molti Giudei. Ebbe in animo ancora di prender l' anni insieme co'Traconiti abitanti la Batanea, e~ uscire sopra i Giudei (1o) d' Ecbatana soprannomati Babilonesi. Per chiamati a se dodici de' primarj Giudei cesariesi loro intim , che n' andassero da' loro nazionali d' Ecbatana , e dicessero , cc V aro udito , che voi volete levarvi contro , del Re , n dato fede a tal voce , ba spediti noi , perch vi moviamo a porre gi l' armi : ci steaso :a sar una prova , ch' egli a ragione non ha prestata credenza a quanto s'andava dicendo de'fatti vostri n. Ordin eziando , che mandassergli per discolparsi delle accuse lor date , settanta persone delle pi riguardevoli presso loro. Giunti i dodici fra' nazionali d' Ecbatana n scoperto in loro principio di ribellione Ii consigliaro altresl a mandare i settanta. Quelli senza neppur sospettare di ci , che doveva seguire , spedironli. S' incamminano essi adunque una co' dodici ambasciadori alla volta di Cesat-ea ; e V aro ( 1 1) scontratili colle troppe
(ro) Ciu o terra appartenente alla Siria. V. Erodot.Iib. 3, c.62. (u) Nel lib. 2, cap. r8, S 7 della Guerra Giudaica abbiamo, noa he fosser chiamati da Varo, ma che venoero per oUenere ajuto contro gl' inquieti. Ma bea puosai accordare questo con quello; dicendo prima , c:be avessero gli Ecbatanei prese l' armi contro i nimici d' Agrippa c: de' Romani; che i loro inTidiosi stravolto avessero questo. fatto, dipignendoli come coll'armi in mano per ribellare; che Varo, colta l'opportunit, manduseloro dicendo, che in pruon della lor buona fede spedissergli un' ambasciata per chiedersJi ajuto contro gl' tnquieti ; e cb' egli infine lruc:idati prima 1li

~ GIUSEPPE FLAVIO reali li mise tutti insieme co' dodici a morte, e gi prendeva il cammino verso i Gittde! d'Ecbatana; se non che un de' settanta salvatosi dalla strage precorse , e ne li fe' avvisati ; onde quelli , pigliate l' armi , con esso le donne e i fanciulli si rico"rarono nella fortezza di Ga:mala , abbandonate le loro terre , cosi com' erano piene d' assai J,'cchezze e fornite di bestiami a molte migliaja. Filippo, udite tai cose , venne ancor egli a Gamala; dove giunto , gli fu tosto int.orno con ischiamazzi la moltitudine , sollecitando , che volesse farsi lor Capo , e uscir contro a V aro e a' Siri di Cesarea ; perciocch si crede\a da loro, che il Re fosse morto. Ma Filippo ne reprimen l' ardore tornando loro a memoria i benefizj ricevuti dal Re ; e sponendo di che fatta pote1e fosse quel de' Romani diceva , non metter bene intraprender con essi una guerra. In fine capacitolli. Intanto il Re udito , che Varo intende di uccider in un sol giorno i Giudei Cesariesi con esso le donne e i fanciulli , che. montavano a pi decine di migliaja , lo chiama a se , mandatogli per successore Equicolo Modio , come scrivemmo altrove ( 1 ~). Filippo tenne il castello di Gamala col d' intorno nelf ubbidienza e divozion de' Romani. VIII. Ora giunto ch' io fui nella Galilea , e risapute ch'io ebbi , da chi me ne di parte , tai cose, ne scrivo tosto al Senato gerosolimitano ; e il domando , che intenda , ch' io faccia. Essi in risposta mi confortarono a

ambasciadori, andasse sopra gli Echataoei lu&iogaodoai , ch' eglino il crederebbono , che venisse per recar loro il richiesto soccorso e che li correbbe alla apronisla. (.u) Lib. 2, oap. 18, 5 7 della Guerra.

VITA.

rimanere , e ritenuti meco i colleghi , se lor piaceMe , aver. cura della Galilea. Ora i colleghi fatti ricchi di assai denajo per le decime, che dovute al lor grado Sacerdotale , andavano riscotendo , determinarono di tornare alla patria ; ma animati da me a restare , 6ncb non fossero per noi rimesse le cose in buon ordine, mi compiacciono. Partito adunque con esso loro da Seffori, vengo in un borgo nomato Bebnaus , lungi da Tiheriade quatro sladj ; di l mandai per miei messi pregando il Senato e gli Anziani de' Tiberiesi , che si rendessero presso di me. V enuli ( e d fu seco loro anche Giusto ) , dissi d' essere dal Comune di Gerusalemme inviato con que' due altri a loro per sostenere un' ~sceria , e indurgli a spiantare il palazzo innalzato da Erode il T etrarca , perch figurato a bestiami ., cose disdetteci dalle nostte leggi , e. li pregava , che ci consenssero il farlo tantosto. Furono lungo tempo restii a concederlo Giulio Capello e i suoi principali seguaci ; ma sb-etti dalle nostre istanze diedero il loro assenso. Quindi Ges figliuolo di Safia, cui gi dicemmo esser Capo ( t3) della fazione de' barcajuoli e degli spiantati , colse il tempo prima d' ogn' altro , e con seco alquan Galilei bruci tutta la reggia , sperando ne un buon bottino per se di gran somma , poich vedeva in alcune camere le soffitte dorate ; e rubarono assai ; ma tutto contro la nostra intenzione ; perciocch noi . dopo la conferenza avuta con Capello e gli Anziani de' Ti beriesi ci ritirammo da Betmaus nella superior Galilea.
(t3) Nomioato nel lib.
2 ..

cap.

20

della Guerra.

DI GIUSEPPE FLAVIO

Anzi la fnion di Ges taglia a pezzi i Greci abitanti t:on loro , e que' tutti che innanzi a tal guerra furono lor nimici. Udite io queste cose ne concepii grande sd~ gno , e sceso in . Tilieriade vlsi i pensieri a ritorre di mano a' depredatori , quanto potei di regale vassellamento ; e furono candelieri corintj , mense regie , e d' argento non lavorato un buon peso. Quanto io somma riebbi , stabilii di serbarlo pet' re ; mandato adunque pe dieci anziani del senato t e per Capello figliuol d' Antillo consegnai loro quei mobili con rigoroso divieto di non dargli a persona, salvo che a me. IX. Indi co'miei colleghi andai a Ciscala per cagion di Giovanni , foleodo vedere, di che intenzione egli fosse,. e scopersi beo presto , aspirar egli a novit, e desidraroe la signoria ; perch mi richiese , ch' io gli consentissi di poter cavar fuori il frumento di Cesare , che si tenea nelfe terre della Galilea superiore , dicendo volerlo impiegare nel . rifacimento delle mura della sua patria ; ma io penetrato ne' suoi tentativi' e ne' disegni , che aveva , gliene disdissi la facolt ; tonciossiach io pensassi di ritenerlo o per li romani o per me attesa l' autorit datami dal comune di Gerusalemme di prov edere allo stato di quella provincia, Or egli non ori potendo piegare su questo puuto , si volse a' colleghi , eh' erano spensierati dell' avvenire , e a ricever prontisaimi ; quindi egli ugnendo loro le mani eorrompegli J e fan decreto , che a lui aia dato tutto il &amento , che trovasi nella sua provincia; ed io, solo eom' era, sopa"'lf - fatto da due mi tacqui. Ma Giovanni ordin un' altra giraudola. Disse~ cbe i Giudei uitanti in Cesarea di
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,.l'l'A Filippo rinchiusi in cltt per ordine di chi antministra.. vane la signoria in luogo del re , avevan mandato pregaodolo, poich si trovavano senza olio puro usuale , ~be provvedesse di farne aver loro a dovizia, onde la nece&&it non Lirasseli contro le leggi a valersi del greco. Tanto diceva Giovanni , non per motivo di religione , ma per un' apertissima guadagneria ; perciocch sapendo egli , che appo loro in Cesarea costavano due sestieri una dramma , e in Giscala ottanta sestieri sol quattro , spedi col quanto eravi d' olio in quelle contrade , avutane anche da me io apparenza la facolt ; non che iG glie la dessi volentieri, ma perch temeva che a popolo, s' io l' impediva , non mi lapidasse. Da questa frode Giovanni , ottenutao.e da me licenza , raccolse una gran quantit di denari. X. lo poi , rimandati da GiscaJa a Gerwalemme 1 colleghi, rivolsi i pensieri a fare armamenti e guernire la citt. Indi chiamati i pi valorosi fra' maland1ini , poich il levar loro le armi vedeva esser cosa di non po&&ihile riuscita, condussi il popolo a dar loro soldo, dicendo eiSere pi vantaggioso partito donare qualche cosa, che non abbandonare alle loro ruberie gli aveai; e avutone giuramento ~ che non entrerebbono nelle nostre terre , se non chiamati , o sol quando non 1iceve&o sero il soldo, li congedai, cou divieto di non far guerra n a' Romani n a' popoli convicini ; poich stavami soprattutto sul cuore la pace de' Galilei. Volendo io poi sotto titolo d' amidzia tenere presso di me come ostaggi della loro fede gli anziani de' Galilei , ch' erano mt' insieme (one settanta~ li c1eai miei ~IUici e compagw

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DI GIUSEIIP' FLAVIO

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ne' viaggi , e gli adoperava nelle giudicatore, e nell~ decisioni seguiva i loro consigli, studi~ndomi di no~ dilungarmi dal giusto per inconsiderazione , e di conservarmi nette le mani da ogni guadagnera. Essendo io adunque verso il tl-entesimo anno dell' et mia , nel qual te.mpo , per tener che si . fhccia a freno le sregolate passioni , sempr' difficile andar netto dalle calunnie degl' invidiosi , molto pi qundo abbiasi gr11n potei-e ; io dif~i l' onere di qualsisia donna , e com' uomo , che non abbisogna di niente , non cmai donativi ; a.nzi non accettava dagli offerenti neppur le decime , che mi si venivano. , come a Sacerdote ; egli per vero , che , vinti i Siri abitanti le citt col intol'llo , presi una porzion del bottino , che vi si fece, e lo mandai , il confesso , a' pa1enti miei di Gerusalemme. Ma , espugnata due volte Seffori , quattro Tiberiade , ed una Gadara , ed avuto in. mia mano Giovanni , che m'aveva pi volte tramate insidie , n di lui n de' popoli mentovati feci vendetta , come il seguito della storia far vedere. Per questo io sono d' avviso , che Dio altres , al qJ.lale non sconosciu~o. chi fa il suo dove1e , m' abbia liberato dalle lor mani , e ne' molti pericoli , dove poscia trovai , mantenuto illeso , come diremo appresso. Xl. Or tale era il bene , che mi voleva la molti tu~ dine de' Galilei, e la fede , che mi serbava , ch prese a viva forza le lor citt e menatene schiave le mogli e i figliuoli, non tanto dolevausi delle loro miserie , quanto ti davan pensiero ' ch' io fossi salvo. n che vedendo Giovanni ne fu tocco d'invidia, e scrisse chiedendomi, .c~e gli consentissi di rende1si in Tiberiade per qu1V1.

m'

usare a cagione di sanit i bagnC caldi. lo che riott sospettava nascondersi sotto a ci niuna frode , non gliel disdissi. Anzi scrivo nolninatamente a coloro , ai quali io aveva affidato il governo di Tiberiade , che allestiscano per Giovanni e per quanti verrebbon seco un albergo , e il provveggano riccamente del bisognevole. lo dimorava a quel tempo in un borgo di Galilea detto Cana. Ora G:ovanni arrivato io Tiberiade si mise a aolJecitare la gente, perch rompesse la fede a me data, e si unisse con lui. E molti accolsero- di buon grado la suggestione , quelli cio , che mai sempre aspiravano a novit , ed erano dal naturale lor genio portati a voler cangiamenti , e piacevansi delle discordie. Giusto per 1opra tutti , e Pisto suo padre avevano volentieri colto quel punto , e ribellati da me si diedero per compagni a Giovanni. Ma io tagliai loro per tempo ogni .strada ; perciocch capitommi un messo ~ Sila , cui , come ho detto innanzi ( 4), creato aveva Pretore di Tiberiade, ehe mi scopiva le intenzioni de' Tiberiesi , e mi sollecitava a far presto ; perch , indugiando , la citt diverrebbe d' altl'ni. Avuta la letteta di Sila, presi meco dugento uomini , e camminata tutta la notte mandai previo avviso a' Tiberiesi del mio venire. Appressandomi aul far del giorno alla &erra , ecco nscirmi inoontro il popolo , e ( t5) seco Giovanni, il quale , datomi appena
(14) Lib.
2,

cap.

21

della Guerra.

(15) ~el lib. ~.cap. 21 della Guerra bbiamo, cbe Gionnni fin-

tosi malato si tenne iu casa. Quello passo per non si oppone a CJUello , se dicasi , che le s cose afldolte del suo tronni mal aLo , e ft non essere e&li uacito 4i C&M 1' iuteu.daoo iDtorno alaoa aver 'Ili

DI

~IUSEPPE

TLAVIO

un saluto molto confSo ' temendo che -suo tentativo venuto in campo non lo mettesse a pericolo della vita' si ritir pi che in fretta al suo albergo ; ed io arrivato vicino al circo licenziai quelle ' guardie , che stavanmi intorno , salvo una sola , c con essa te.uutimi dieci al'-! mati ~p' accinsi a parlare d'in su un alto recinto (t6) al popolo de' Tiheriesi ; ed esortavagli a non rihellar cosi presto , che la mutazione porteria seco il penti... mento , e i reggitori , che verrian dopo li guarderebbono giustamente con occhio sospetto , giacch non avevano setbata fede neppure a me. Non aveva detto ancor tutto , e odo un de' miei , che m' avvisa di venir gi : non essere pi quello il tempo da starmi a cuore la benivoglienza de' Tiberiesi , ma si il mio scampo , e la via di sottrarmi di mano a' uimici ; poich G-iovanni, udito com' io .mi stava solo co' miei, scelti dai mille -.armati , ch' erano seco i pi fidi , gli aveva spe-diti con ordine d'ammazzarmi. Gi venivano i mandatari; .ed avrebbeto certo eseguito ii fatto , se non che jo prestamente saltato gi dal recinto con Jacopo mio soldato di guardia , e recato in btaccio da certo .Erode tiberiese , e scortato da lui fino al lago , e pigliata una barca e salitovi sopra mi trafugai longi . dagl' inimici fuor d'ogni loro pensiere, e rendettimi in Tarichea. Gli abitatori di questa citt , udito il misleale procedere de' Tiberiesi, ne furono forte crucciati; e dato
aeeompapato Gilll.eppe per tutto, e appena dopo un Aiuto anrlo abbandonato. ( t6) llel capo sopraccitato abbiamo.. che sopra un poggio tena.e -q;li t.al.parlamenLo. QWIILo pogio nr. nato qnalchc reciat.

!U.

VITA

di piglio all' arini mi stuzticavano , ch' io li volssi menare contro di loro ; poich dicevano di voler dell' offeso Governatore fa1'S render ragione. In fatti di:.. _vulgavano l' avvenuto per tutto. la Galilea , vogliosi di irritare ancor questi a' danni de' Tiberiesi ; e stimolavan tD.oltissimi a 1aduual'Si , e venire da loro per p.oi col parere del Governatore far quello , che sembrerebbe pi opportuno. Vennero adunque assai Galilei da ogni prte coll' armi ; e pressavanmi , che mi gettassi sopra Tiberiade , la prendessi per forza, e , spiana tal a , ne traessi pi'igioni insiem colle mogli e figliuoli gli abitatori : altrettanto mi consigliavano ancor quegli amici , ch' eran campati saM da Tiht'riade. lo , per altro non mi ci indussi , dra cosa parendomi l' essere autore d' una guerra civile; mercecch io era d'avviso, che la contesa procedere non <lovesse pi oltre , che alle parole , anzi aggiunsi , che l' adoperare di simil guisa non mettea bene neppur per loro , attendmdo i Romani , ch' essi colle discordie scambievoli si disertassero di pe1 se. Cosi dicendo frecai lo sdegno de' Galilei. XII. Giovanni, riuscito a niun fine il suo tradimento , \emette de' fatti suoi , e con esso gli armati , che avea di scor\8 , le vossi d!l Tiheriade, e and a Giscala, donde mi scrisse in discolpa di se affet'Dltlndo, che l' avvenuto non era stato di sua intenzione , e pregavami , che non omhrassi punto di lui , aggiungendovi giurmenti, e cotali sue o1ribili ,imprecazioni , pe1 cui pensava , che ottE'rlehhe credenza su quanto scriveva. Ma i Galilei ( che molt' altri di nuova da tutto il paese a' erano bene in armi p1-esso di me ragunati ) , conosciu-

DI GIUSEPPEFLAVIO tolo per lo ribaldo e spergiuro uomo ch' egli era , mi stimolavano , perch li menassi sopra di lui , e spian... terebbono da fondamenti con lui ancora Giscala. Io allor confessai di sapere assai grado a quel buon volere, che dimostravan per me ,. e promisi , che non .mi 111... acerei vincere della mano alla loro benivoglienza, Esortavali per con preghiere a tenersi , e chieden lor perdonanza, se amava meglio racchetar senza saligue i romori. Condotta ne' miei sentimenti la moltitudine de'. Galilei , mossi alla volta di Scffori. Que' cittadini fermi in volersi serbar fedeli a' Romani , temendo la mia veonta tentarono coll' impigliarmi in altra facenda di sicurare se stessi. Per mandarono per Ges capobaudito ' confini di Tolomaide con promessa di grossa somma, quando volesse colle sue forze ( n;tontavano al numero d' ottocento persone) rompermi guena. Rendutosi colui alle loro proferte , pens di coglierci alla sprovvista e all' impensata. Quindi per un messo , che mi sped, chiedevami facolt di venire a inchinarmi; e ottenutala, giacch non ebbi punto sentore della sua trama, colla masoada degli assassini veniva difilata.mente verso di me. ~on per riuscigli di trarre a fine il suo tristo disegno, conciossiach , mentre gi s' accostava , .uno de' sqoi dj... sertatogli venne a darmi contezza del fatto , che meditava ; ed io uditolo passai nella piazza fingendo di non sape1e d' insidie, e meco condussivi assai Galilei bene in armi , e parecchi ancor Tiberiesi. Indi provvisto, che tutte le strade fossero con sicurezza guardate, ingiunsi a' guardia o delle porte ( 1 7), cb e non lasciassero eu tra re,
. (J') Delle
por~

della ci.Lt.

VITA

cl1e il solo Ges co' primarj , quando giugnesse, e schiO.:. dessero tutti gli altri, e facendo essi fronte, li bastonassero. Eseguiti i miei ordini , entr con alcuni pochi Ges , e iutimandogli io di porre gi tosto l' armi , se no , fosse morto ~ Ges , veduti~i intorno da ogni banda armati, impaurito ubbid ; e que' del suo seguito , cht! restarono furchiusi ' intesone r arrestamento ' fuggiro. lo allora chiamato Ges in disparte gli dissi. , che non ignorava no n r insidie tramatemi ' n da chi fosse stato spedito; gli darei nondinleno il perdono di quanto avea fatto, se fosse disposto a pentirsene, e ad essermi in avvenire fedele. Avutane d' ogni cosa promessa lo mandai libero, consentitogli di radunare di nuovo coloro , c}:te seco aveva dapprima, e minacciai i Sefforiti , se non desistevano dalla loro perfidia , di fame a lor costo vendetta. Xlii. Intorno a questo tempo ricolgonsi presso di me due Grandi di nazioo Traconiti , e di quelli , ch' eran soggetti al dominio del Re , conducendomi i lor cavalli.; e recandomi armi e denari. Ora i Giudei constrignevaoli , se intendessero di star fra lot'O , alla circoncisione ; ma io non pet'Dlisi, che fossero violentati, dicendo dovere ogni uomo onorar Dio non per forza, ma spontaneamente ; e non volersi operare in maniera , che questi ricoveratisi per sicurezza presso di noi se ne pentano. Cosi persuasa la moltitudine , io provvidi largament~ a que' forestieri di tutto il bisognevole per lo consueto lor vitto. Intanto il Re Agrippa spedisce un buon .corpo di soldatesca col lor capitano Equicolo Modi,o a espugnare il castello di Gainala; ma gl'inviati

DI GIUSEPPE FLAVIO non furono tanti , che bastassero a circondar la fortezza, e .per occupando le pubbliche vie assediavano Gamala. In questa Ebuzio Decurione a cui stava affidato il .governo del gran campo , sentito ch' io mi trovava nel borgo di Simoniade posto a' confini della Galilea , e sessanta stadj lungi da lui , di notte tempo preso quel cent;najo di cavalieri , che seco aveva e parecchi fanti da incirca duceoto , e per rinforzo ta"aendosi dietro gli abitatori di Gaba , viaggiato la notte , pervenne al borgo , dov' io dimorava. Schieratogli incontro da me un esercito poderoso , ei tentava tirarci al piano per la grande fiducia , che riponeva nella cavalleria ; ma noi contentammo ; che io accortomi del vantaggio , che n risulte1-epbe alla cavalleria, se calassimo al piano, determinai d'attaccare ivi stesso il nimico. Ebuzio co' suoi per alquanto di tempo fecero resiM.enza gagliarda ; ma yeggendo 1iuscirgi disutile in questo luogo la soldatesca a cavallo si riconduce senza aver nulla conchiuso a Gaba, perduti tre uomini nella battaglia. Io il seguiva alle spalle con duemila sol~ati , e giunto in. vicinanza della citt di Besara situata a' confini di Tolomaide e a venti stadj di Gaba, ove soggiornava Ebuzio, fatto alto fuor . della terra e dato ordine , che si' rendesse~: sicure le strade , talch non ci dessero noja i nimici fino a cavarne fuori tutto il frumento ripostovi in molta copia dalla Regina Berenice , che radunato l' avea dalle terre d' intorno a Besara , caricati cammelli e giumenti ~nduttivi da me in gran numero , tramisi il granQ in Galil.ea. Fatto questo invitai Ebuzio a battaglia ; ma Jlon acamata, percioch. era lloppo aUeniLO dal co1-aggio

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l'IT~

t!d ardire , che in noi 100rgeva , io mi volsi t'OniN


Napolitano , cni intesi che dava il guasto al distretto tli Tiberiade. Era Napolitano comandante d' un' ala di cavalleria, e avea scelta per salvaguardia contro i nimici Scitopoli. lo adunque impeditogli il pi oltre molestar Tiberiade , tutto era in provvedere al buon essere della Galilea. XIV. Ma il figliuolo di Levi Giovanni , cui gi dieemmo avere sua stanza in Giscala , udito , come ogni cosa: m'andava a seconda, e come io era quanto benvoluto da sudditi , tanto temuto dagl' inimici , non la send troppo bene ; e credendo , che il mio avanzamente) portasse con seco la sua rovina , incapp in. una graude invidia ; e sperando di porre fine alle mie prosperit coll' accendere in petto a' sudditi odio contro di me , stuzzicava i Tiberiesi e i Sefforiti , giugnendo !l questi ancor que' di Gabara (citt sono ques&e le mag:. giori di tutta la Galilea), abbandonata la mia persona, a tenersi con lui: perciocch reggerebbeli meglio , che non sapeva far io. l Seffori.ti , siccome quelli. , che per avere scelti a padroni. i Romani. non si curavano di niuu di noi , non gli posero mente. l Tiberiesi , con tutto non approvassero il ribellare, pur s' adattaro ad essergli amici. Ma i Gabareni si uniscono con Giovanni , e ve gll spinse Simone persona primaria della citt; e trattante da amico e confidente Giovanni. Non per dichiaravano apertamente la lor ribellione ; che troppo temevano de' Galilei conosciuti gi a molte prove per affezionati alla mia persona ; ma di soppiatto aspettandone il tempo e.p.p9rtuno lavoravano ~~ Btrafqro.

DI GIUSEPPE FLAVIO

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XV. In questo "tempo io corsi un grandissimo rischio; e tale ne fu la cagione. Certi giovinotti insolenti, di riascita Dabaritteni, appostata la Ol{)glie ( r8) di Tolomeo procuratore del Re , che con molto treno e alcuni soldati a cavallo di scorta per lo gran campo passava da' regi domiuj 1\t>lla provincia romana, si gettano loro addosso improvviso , e costretta a fuggirsi la donna rubarono quanto traeva seco, e vennero a me in Tarichea con quattro muli c~richi di vestimenta e di vasellame ; ed eravi un peso non picciolo d'argenteria con cinqu.,. cento dobble. Volendo io conservar queste cose per Tolomeo , giac<'h egli era nazionale , e le leggi ci proibiscono di spogliare fino a' nimici, dissi a' portatori, che facea d' uopo serba..Ie per ric8\'ame , spacciandole, di che risarcire le mura di Gerusalemme. Ma i giovani non si vedendo a parte , come sperarono , del bottino ' ne furono disgustati , e sparsisi per le terre intorno a Tiberiade andavan dicendo, ch' io stava per dare in poter dei romani il loro paese; perciocch aver io giuocato
( 18) Nel lib. 2, cap. :u, S 3 ~Ila Guerra abbiamo che l'appo-stato fu Tolomoo stesso', c le dobble secento. Intorno alla prima parte pu dirsi ch' ei nomin Tolomeo per nominare il padrone del ballagli o rubato , .1' la persona , iu cui danno tornava la ruberia. Intorno alla seconda pu dirsi che le dobble fossero tra le cinquecento e secento ; e per t'gli , lasciato il numero rotto per enunciarlo compito or le dice s~cento ora cinquect'uto. Dopo questo pericolo donde usc salvo , melle nel luogo sopraccitato la Lrama rditagli da Giovanni sotro il prele&Lo dei bagni di Tiberiade, mentr'! qui la narra come av-venuta. Vuoi dire. che questi Caui succedettero pressor.M: nel medesimo tempo ; onde poco rilieva il met\eroe piuttosto prima l' uno che l'altro. Cesi diraai di llomi;lianti
~arietir.

VITA

dicendo di conservare la preda recatagli pel rifacimento delle mura di Gemsalemme, ma in verit voler io autituire al padrone le cose rapitegli; n in questo andarono )ungi da' miei pensieri ; perciocch dopo la coloro partenza mandato per due personaggi primarj Dassione e Gian neo ( 19) figliuolo di Levi stati de' pi intimi amici del Re , loro ingiunsi che preso il forni~ento rapito gliel trasmettessero , sotto pena del cuore, se ne farehbono motto a persona. Corsa intanto la voce per tutta la Galilea, ch'era il loro paese vicino a mettersi da me in man de' Romani , e accesisi tutti a volermene gastigato, quelli di Tarichea, che ancor essi credevano dire il vero, i garzoni soggeriscono (:ao) al mio goardacorpo e a' soldati , che mentre io dor100 m abbandonino , e 'si trovino quanto prima nel circo per quivi pigliare con tutti gli altri partito contl'O il Governatore. Vi s' inducono , e vanno col tutti insie~e , ove s' era innanzi adunato un gran popolo t e tutti a una voce _gridavano t che si punisse il perfido traditore esistente appo loro. Riscaldavali sopra gli altri Ges figliuolo di Saffia uomo ribaldo , e natofatto per sollevar gran tumulti , rivoltoso e novatore quaut altri mai. Egli in quell' occasione pigliate, in mano le leggi Mosaiche , e_ venuto nel mezzo se , disse , o Citta dini , odiar non sapete Giuseppe per conto vostro ,
(9) Forse il medesimo che l' Eoea del lib. 2, cap. 21 S della Guerra. (2o) Nel libro e capo sopraccitato ai dice che fugirouo per paura ; per paura cio delle mioacce , che avraouo agiu.oLe lill1 loro ioaioouioui per reuderle piil elcaci.

a ingegno,

DI GIUSEPPE FLAVIO

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date un' occhiata alle pabie leggi , di cui il principal vostro Capo a momenti doveva essere traditore , e perci almeno odiando l'infame punitelo di s grande attentato . Cos detto e approvato dalle grida del popolo , egli , tolti alcuni soldati, correva verso la casa , dove albergava , con animo d' ammazz.armi. lo , che non n' ebbi innanzi sentore alcuno , m' era posto. ptima di quel tumulto per istanchezza a riposare, quando Simone , a cui stava affidata la guardia di mia persona, veduto il coiTere de' cittadini , mi sveglia , e m' avvisa del rischio , che mi sovrasta e mi esorta , ch' io muoja da generoso guerriero di propria mano , anzich aspettar gl' inimici , che mi vi sfoiozino , o mi tolgan la vita. Cos e~li diceva : ma io , posto in mano a Dio quanto a me s' atteneva, formai pensiero di presentarmi al po-. polo radunato. V estitomi dunque a bruno , e appesami al collo la spada, per altra via, dove credeva, che niun de' n.imici m' incontrerebbe , comparvi improvviso nel circo , e gettatomi al suoi boccone e bagnando la terra di lagrime mossi a compassione di me tutti quanti. Accortomi del cangiamento del popolo cercai di mette1-e divisione fra' lor pareri , avantich capitassero' di ritorno dalla casa i soldati ; e passava gi per provato ' come volevano essi, il mio fallo, e chiedeva, che prima sentissero , a qual uopo io serbassi la somma recatami dalla preda , e poi , se cosi comandassero , fossi pur morto. Mentre il popoLo m' imponea di parlare , ecco giunti i soldati , i quali , veduto me , mi corsero incontro come pa ammazzarmi ; ma ob~ligati dal popolo a rattencrsi ,Wbidiro sperando , che ~opo (atta lo1'0 la confessione

3o

VITA

d' aver io salvata pel Re la somma , mi ueciderehbono qual traditore confesso. Fattosi dunque silenzio da tutti, o miei nazionali , dissi , io non ricuso morire , s' e~li ~ giusto , ch' io muoja , voglio per innanzi di por fine a' miei giorni , a voi dire i) vero. Sapendo io , quanto fosse cortesissima w forestieri questa citt~ e 11 di quante ~1soue fosse ripiena , che abbandonate le ,, lro patrie ci vennero a con~erc seco voi la medesima n sorte, io determinai di murarla con quel .dcnajo, per cui spendeodosi in tal lavoro, voi .non pertanto .siete adirati . A questo passo da'Tarichesi e da' forestieri s' alza una voce comune , che mi ringrazia , e confortami a star di buon cuore. I Galilei per e i Tiberiesi mantenevano il loro sdegno : e insorge scambievol contesa fra loro ' .mentre gli uni minaccianmi di gastigo ' e gli alti m' incuoratio a non ne far punto caso. Ma dappoich io mi fui obbligato di fabbricare le mura e a Tiberiade , e all' altre citt , che ne avesser mestiere , ottenuta credenza , si ritirarono ognuno al suo luogo : ed io fuor d' ogui mia speranza campato dall' anzidetto pericolo cogli amici e con ''enti solclati tornai a casa. X VI. Ma novameote i ladt'Oni e gli autori del tumulto temendo d fatti l01o e di dover essere da me puniti de' lor misfatti, pt-esi secento soldati vennero verso la casa, dov'io dimorava, per darle fuoco. Avvisato del lor venire credetti disonorata cosa mettermi in fuga, e determinai arditamente di fatrni valere ancora il coraggio. Ptovvisto adunque , che fosser chiuse le porte, io stesso montato sull'alto della mia caz>a chiedeva , che mi mandassero alcuni &:a loro , cbe avrebber

DI GIUSEPPE FLAVIO

3t

la somma ; e cosi la l or collera saria placata. . Mand~ ronm denlro il pi franco , che avessero : ed io fla~ gellatolo molto bene , e dato ordine , che gli fosse mozzata una mano e appesa al coUo , il rinviai cosi concio, a chi me l'aveva mandato (21). A questo spettacolo entr in loro spavento e . paura non ordinaria. Per temendo , che non incogliesse loro altrettanto , se pi ristessono , perciocch figuravansi, che quivi entro io avessi soldati in pi numero, ch'egli non erano t si diero a fuggire : ed io con siffatta astuzia uscii netto d' un secondo lacciuolo. XVII. Altri di nuovo aizzanno il vulgo dicendo , che i regi Primati ricoltisi presso di me non dovevilo riteDersi in vita, se ricusavano di passare alla Religione di quelli , appo i quali trovavansi per avere salute , e gl' intaccavan dicendo , ch' eran maliardi , e impedivano il superare i Romani. Ben presto ne fti persuasa la moltitudine , che si lasciava aggirate alle. ragioni di chi parlava a suo modo. Informato io di questo , inculcai novamente al popolo , che non dovevano perseguitar gente ricoveratasi presso di loro. Indi sventai la chiae>dliera ddla malia con dire , che non ispeserebho~o tante migliaja d' annali i Romani , se per via di maliardi vincere si potesse il nimico. A questi miei detti acquetaronsi per alcun poco; ma appena si furono ritirati , che da' l'ibaldi vennero novamente sospinti contro quei Grandi , e vi fu volta , che andarono al'mati contro la
(:n) E cosi fece a pi altri, con1e si legge nel sopraccitato capo della Gucrra, ove per non si parla di mouamento di UlaDi.

VITA

loro casa in 'farichea per ucciderli. Udito questo io temetti , che se traevasi a fine l' odioso misfatto , quella citt' divenisse inaccessibile a chi voleva ricoverarcisi; e per andato con alcuni altri alla casa de' Grandi, chiuse le porte , feci scavare sott' essa un condotto portante al lago ; indi mandato per una barca vi salii sopra con essi, e li traghettai in quel degl' lppeni ; e restituito loro il valsente de' cavalli ( giacch in una fuga di questa ftla non potei trarli meco ) gli accommiatai scongiurandoli , che generosamente portassero la necessaria disavventura. lo intanto n'era forte dolente, veggendomi astretto ad esporre di nuovo in terre nimiche i rifuggitisi presso di me; pure io credetti esset meglio, che morissero , se cosi aveva a succedere , presso a' Romani, che non nelle mie terre. Ma furon salvi merc d' Agrippa , che diede perdono a' lor falli. Questo fu l' esito , ch'ebbe l'attenentesi a que' personaggi. XVIII. Frattanto i Tiberiesi scrivono al Re pregandolo, che spedisca sua gente per guardia dellor paese; dappoich intendono d' esser suoi. Cosi gli scrissero. Indi giunto ch' io fui appo loro , mi chiesero , ch' io lor fabbricassi , come promisi , le mura di cui avevano udito gi essere Tarichea fornita. Io gli esaudii , e allestito il bisognevole per l' edificio ordinai agli architetti, che s' ac.-cignessero a quel lavoro. Indi a tre giorni , mentre da Tibriade mi rendeva in Tarichea lontana di l trenta stadj, si videro alcuni cavalli romani camminare non lungi dalla citt , che feciono credere a' Tiberiesi esser quella la gente spedita dal Re. Essi adunque in quel medesimo punto gridando uscirono in molte

b GIUSEPPE FLAVIO

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lodi del re , e in maledizioni de' fatti miei~ Corse uno tosto a farmi avvertito del lor gi formato disegno di ribellarsi da me. lo a tal nuova rimasi forte turbato ; perciocch. giusto allora aveva da T;richea rimandata alle ase lor0o la soldatesca , per e~sere Sabbato il giorno vegnente ; n voleva , che i cittadini avessero da militar turba molestia. Qualora adunque io dimorava col , non mi dava neppur pensiere di guardacorpo , per le moltissime prove , che aveva gi del buon animo degli 'abitanti verSo di me. Quindi, non avendo d'intorno alla mia persona che sol sette armati e gli amici, dubitava che far dovessi ; perciocch richiamar la mia truppa non mi pareva ben fatto, stando gi per finire quel giorno;_ poi non avrebbe , . venuta che fosse , pigliate l' armi , vietando le nostae leggi hl cosa, eziandio se paresse richiesta da qualche grande necessit: che s' io a' Tari~ cheati e a'lor ospiti consentiva da saccheggiar Tiberiade, essi non avrebbono, ben vedeva, fone da tanto; e poi il mio indugio sarebbe stato lunghissimo; poich credeva , che i regj col loro arrivo m' antiverrebbono e perderei la citt. Laonde io deliberai di valermi c~n tr' essi. d' un artifizio. Collocati adunque issofatto alle porte di Tarichea i pi leali fta' miei amici, perch guardassero sicuramente , che niuno .uscisse , e chiamati i capi di casa , otdinai , che ciascuno di loro si procac.. ciasse una barca, e salitovi sopra col suo nocchiero mi seguitasse alla volta di Tiberiade; ed io stesso insiem cogli amici e_ gli aamati, cui dissi esser sette, montato .su un legno navigava alla volta di Tihel'iade. Ora i Tibericsi , poich riieppero che dal re uo. veniva loro
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Ilio

VITA

soccorso, e videro tutto il lago coperto di lf'gn , t menJo della cill. , e atterriti , come se fosser le barche piene di gente , cambian pensit-t'O ; e gettate l' armi con esso le donne e i fanciulli m' escono incontro , m IDdando ass ti voci Ji l.,de alla mia persona ( poich non credevano , ch' io avt>ssi antisapute le loro intenzioni) , e mi l)regano che perjloni alla loro ciU. Giunto io pi vicino , lungi per ancora da terra; perch i Tiberiesi non s' avvedessero ; che le barche erao vote di gente , odinai a' nocchieri , che gettassero l' ancore. Io intauto appressatomi dentro a un legno li ripigliai della loro sciocchezza t e della tanta facilit t con che senza giusto motivo mi rompean fede. Quanto poi era all'av venire , io promisi di darne loro fermo perdono , sol che mi mandassero dieci capi del popolo. Avendo essi poutamente ubbidito , e inviatemi le persone , cui loro prima assegnai t io postili sopra barhe gli spedii a Taichea per dover essere col guardati. Con questo artifizio avuto in mano a poco a poco tutto il Senato, il trasmisi nell' anzidetta citt t e seco pi altri gran popolani in numero niente minore di quelli. Ora la mol titudine poich vide t in che abisso di mali era entrala 1 mi preg, ch' io punissi l' autor del tumulto. Costui avea nome Clito, giovane franco e precipitoso. Ma io non mi credeu(lo dall' una parte permesz~o l' uccidere un nazwnale, e veggendo dall'altra il bisogno, ch' eraci di puni..Io , ingiuosi a Levi soldato della mia guardia , che andas~ , e a Clito mozzasse una mano : egli teme d' innohrarsi cos solo fta tanta gPnte; ond' io non voleudo, che j Tibe1iesi s' accorgelisero della timidit del

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soldato , voltomi a Clito stesso , poich , dissi , tu sei , degno di perdere ambe le mani , cotanto fosti verso me ingrato ' sii tu a carnefice di te stesso ' e non disubbidire , perch non te ne abbia a incor1e di )J peggio ,,, Pregommi egli , ch' io gliene _donassi almen una ; e a mala pena mi ci condussi : esso allora di buona voglia , perch non perdevale tutte e due , afferrato un coltello tagliasi la sinistra : e ci valse a sedare il tumulto. XJX. I Tiberiesi , poich fui tornato a Tarichea , compresa la maestria , che adoperata aveva con loro , facevansi meraviglia, ch'io senza sangue composte ~essi 1e loro furie. Io poi fatti uscir di ptigione i Capi del .popolo Tiberiese , fra' quali era Giusto e Pisto suo pa dre , li tenni a tavola meco ; e in mezzo al convito dissi , che neppur io ignorava , le forze romane a'anzar tutte r altre ; con tuttoci io non ne padava a cagione de' malandrini , e ancor essi esortava a fare altrettanto , attendendo tempi migliori ; n di mal cuore portassero il mio reggimento ; dappoiche penerebbono a riU'dVame alcun altro , che fosse egualmente discreto. A Giusto poi ricordava , come avanti la mia venuta da Gerusalemme avevano i Galilei mozzate le mani al suo stesso fratello , incolpatolo prima dell;'- guerra di lettere falsificate ; e come partito Filippo , trovandosi que' di Gamala (a a) co' Babilonesi in rotture, tolser di vita Carete, parente ch' egli .era d'esso Filippo , e come in6n giu. stiziarono Ges suo frateHo marito della sorella di Giusto

(:n) Gudei babilone&i.

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.il Saggio
(:~3).

YITA

Dette cenando tai cose dieili ordine , che sul tare dell' alba Giusto con tutti gli altri fossero liberati dalla prigione. XX. Prima di questo fatto avvenne la dipartenza da Gamala di Filippo figliuol di Giacimo; e il motivo fu questo. Filippo, udito che Varo era stato deposto da Agrippa ed e1agli per successore venuto Modio Equicolo suo intrinseco e vecchio amico , gli narra per lettera le sue avventure, e lo prega, ehe mandi a' Sovrani i dispacci da lui spediti. Modio , avuta la lettt'ra, ne fu assai lieto , perciocch indi intese esser salvo F ilippo ; e invi a' Principi , che si trovanno allora a Berito , i dispacci. ll Re Agrippa , po ich conobbe esser falsa la voce sparsasi intorno a Filippo , ch' ei fosse apitan de' Giudei nella guerra contro a' Romani, spedi una banda di cavalieri , che lo menasstTO a lui ; e venuto lo abbraccia cortesemente , e lo d conoscere ai Generali romani per quel Filippo-, di cui era andata voce , .come di ribellatosi da' Romani. Indi gl' ingiugne, che tolti seco alquanti soldati a cavallo ne vada tosto al castello di Gamala per trarne fuori nel tempo medesimo tutti i domestici , e rimettere in Batanea i Babilonesi. Gli raccomand ancora , di provvedere , che di mezzo a' suoi sudditi n~)O insorgesse punto di novit. Filippo adunque, avute queste commissioni dal Re, afflettavasi per eseguire quanto esso avevagli ingiunto. Ma Giuseppe figliuolo d'un medicastro, istigata e unita a se molta giovent baldanzosa , e levatosi contro ai
(23) DenominaLo il Saggio.

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primarj di Gamala gli stimolava a partirsi dall'ubbidienza del Re , e pigliar l' armi in mano , quasi buon mezzo da riavere la libert ; con alcuni usaron la forza , ed altri , che non approvavano il lor pensare , misero a morte; ed uccidono ancor Carete (*), ed uno de' suoi parenti con lui , cio dire Ges , il qual era faatello di Giusto il Tiberiese , come dicf'mmo test. Indi seri vono a me pregandomi , ch' io spedisca loro una mano d' armati e gente , che cinga di mura la lor citt ; ed io non disdissi loro n l' una n l' altra richiesta. Ribellassi dal Re il paese ancora de' Gaulauiti fino alla terra di Solima ; ed a Seleucia e a Sogane , luoghi riaturalmente fortissimi, io fabbricai intorno le mura. Per egual modo guemii le terre della superior Galilea , tuttoch poste in .siti assai dirupati. I lor nomi furono Giamnia, Merot., e Acabara. Nella Galilea bassa munii eziandio di citt Tarichea, Tiberiade e Sefforim: di borghi poi la spe..; lonca d' Arbela , Bersobe , Selamin , Giotapata , Cafarecco , Sigo , Giaffa e 'l monte (**) ltabirio. In queste io riposi buona provvision di frumento , ed 11rmi per sacurezza. XXI. Ma in cuore a Giovanni figliuol di Levi , cht! di mal animo sofferiva la mia prosperit' andava ognidi pi crescendo l'odio verso di me. Fermo pertanto seco medesimo di volermi cacciato via , cigne prima di mura Giscala sua pat1ia, indi spedisce Simone' fratello suo e Gionata figliuol di Sisenna con circa cento soldati in
() Ricordi si il Leggii ore 1 che tutto il contenuto in questo paragrafo nveone prima di quanto ha narrato nel prec:cdeQte. t) Cio Tabor.

VITA

Gerusalemme a Simone figliuolo di Gamaliele , perc'M lo preghino ,~che persuada al Comune di Gemsalemme .(li torre a me il governo de' Galilei , e fonnare un decreto, che in lui ne trasporti l' autorit. Era questo Simone di patria Gerosolimitano , di stirpe assai nobile, e della setta de' Farisei, i quali hanno credito d'essere i pi esatti di tutti a osservare le patrie leggi. Era poi egli un uomo pieno di buon giudizio, e d'ingegno, e di tale prudenza da raddirizzare con essa negozj male inviati , vecchio amico. ed intimo di Giovanni , e a quei tempi in rottura con meco. Accettata pertanto la supplica prese a indurre i Pontefici A nano , e Ges figliuolo di Gamala , ed altri della medesima lor fazione a tagliarmi le gambe solto, n lasciar ch'io crescessi troppo in istima , aggiugnendo che tornerebbe a pr loro , che io fossi rimosso da Galilea. Stimolava Anano e gli altri con esso a non indugiare : altramenti venutomi il fatto primach eseguito, a notizia, io moverei con gran forze . a' danni della citt. Cosi suggeriva Simone. Ma il Pontefice Anano mostrava non essere questa una cosa d' agevole riuscimento : assai de' Pontefici e i Capi del popolo fare testimonianza , ch' io nel governo mi porto bene ; e il dare accusa ad un uomo , a cui non si sappia che apporre , essere un operar da furfanti. Simone , com' ebbe udito il sentire d' Anano , si li preg che tacessero , n divulgassero qu e l i discorsi quivi tenuti ; perciocrh, avrebb' egli provvisto , diceva , ch' io quantoprima sgombrassi la Galilea. Chiamato adunque il frate! di Giovanni gl' impose , che presentasse Anano (~4) e i compagni; perch in tal modo diceva, si
(:14) Qqi il da ammirare il procedere seaeroso del Dottr Aut.orCl ,

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oondutTebhono prestamente a cangiar pensiero ; e ottenne Simone il fine , eh~ s' era proposto. Conciossiach Anano ed i suoi guastati con denajo s' accordano di sbalzarmi fuori di Galilea senza saperlo persona in citt. Quindi parve loro a proposito Io spedire uomini chiari per sangue , e somiglianti a me nella scienza. Due di loro erano popolani Gionata ed Anania , di profession Farisei: il terzo fu Gio~aro di stirpe Sacerdotale, Fariseo ancor esso , e il quarto Simone dell' ordine PonteScale il pi giovine d' inf'ra loro. A questi commisero , che presentatisi alla moltitudine de' Galilei domandasserli del motivo , perch mi amavano; se rispondevano, perch io era cittadino di Gerusalemme , ebbene ancor essi quattro dicessero , ch' eran tali : se per la perizia mia nelle leggi , non ignorar neppur essi i patrii statuti ; se finalmente dicesser d' amarmi perch Sacerdote , rispondessero due di loro eziandio essere Sacerdoti. Cosi istruiti Gionata e gli altri , dan loro dal pubblico erario quarantamila marche (:\5) d'argento. Udito poi, che un tal Galileo nominato Ges albergava in Gerusalemme con un'a banda di secent' uomini armati , mandarono tosto per lui , e datogli soldo per tre mesi gl' ingiunsero , che seguitasse Gionata e i suoi compagni ubbidiente a' lor cenni. Diedero ancora a trecento persone della citt denari bastevoli pel totale loro mantenimento con ordine d'accompagnare i legati. Ubhidiro; e allestitisi
che si maltrattato da questo Simone non sol non lo biasima e non gli appone vizj , che non ba, ma ricopre ancor quelli , che ha~ eon le lodi, che dagli per altri titoli. (25) Per dire. un nome di moaet.a che a Raoho conla11.i.

. VITA

alla partenza , si mise Gionata co' suoi compagni seco loro in cammino, menando seco il fratel di Giovanni e i suoi cento soldati , avuta da quelli , che lo spedirono, commissione, s' io poneva spontaneamente gi l' armi , di vivo spedirmi a Gerusalemme , se facea f1o~te , d' uccidermi senza timore ; che cosi essi volevano: scrissero eziandio a Giovanni. che s'allestisse a :oiuovermi guerra , e intimarono agli abitanti di Sefforim , di GB.hara , e di Tiberiade , che mandassero truppe ausiliarie a Giovanni. Risapute io tali cose da una lettera di mio Padre , che ne fu informato da Ges figliuolo di Gamala , uno degf intervenuti a questa consulta , e nio amico strettissimo , ne sentii grave doglia tra per vedere cotanta ingratitudine ne' cittadini fino a volermi per astio ucciso, e per lo pressarmi , che gagliatdamente faceva colle sue lettere il Padre , che a lui n' andassi , dicendo essere suo desiderio di rivedere prima di morire il figliuolo. Palesai queste cose agli amici, e insieme , com' io abbandonato di l a tre giorni il loro paese n' andrei alla patria. 'futtiquanti all' udir tale annunzio furon dolenti , e colle lagrime agli occhi pregavanmi, che non li lasciassi , sicuti d' andare in rovina se lor fallisse il mio reggimento. Non mi rendeva alle loro, suppliche, premuroso ch' io era di mettere in salvo me stesso ; laonde temendo i Galilei , che partito me , i lad1oni non facessero pi niun caso di loro , mandan per tutto la Galilea divulgando la risoluzion da me presa d' andarmene. A questo avviso s' adun da ogni parte assai gente con esso le mogli e i figliuoli , e ci non tanto per desiderio , come a me pare , di mia

~I GIUSEPPE FLAVIO persona , quanto per. timor di se stessi , mrecch , restando io, si credevano di non avere a incontrare niun male. Tutti adunque concorsero nel gran Campo alla terra , dov' io dimorava, nomata Asochi. Quivi io vidi un sogno mirabile in quella notte; perocch andato a letto pien di dolore e d' affanno perci , che m' a~e vano scritto , parvemi , cb' una persona fattamisi innanzi dicesse , deh resta , o buon uomo , di pi dolerti , e caccia ogni tema. Quello , ch' ora ti cruccia , t' agl) grandir assaissimo , e ti r-ender in tutto felice al sommo. Condurrai a buon fine non queste solo , ma >) ancora altre cose. Non ti stancare, e ricordati, che eziandio a' Romani tu de' far guerra . Dopo tal si>gno io mi levo con animo di calare nel campo. Al primo vedermi tutta la moltitudine de' Galilei, e v'erano donne e fanciulli , gettatisi al suoi bocconi e piagnendo mi supplicavano , che non H volessi abbandonare in poter de' nimici , e partendo soffrire , che il lor paese divenisse lo strazio degl'invidiosi. 01a , poich non rendevami alle preghiere , strignevanmi cogli scongiuri a restare appo loro: e scagliavano gran villanie cmitro. -il popolo di Gerusalemme , perch non lasciasse vivere in pace le loro terre. Or io in udir tali cose , e mirar la tristezza del popolo mi commossi a piet , giudicando ben convenevole espormi per cotal gente a' peticoli ancor manifesti. Dunque accennai , che restava; e dato ordine , che a me venissero cinquemila di loro armati e provvisti del bisognevole a sostenersi , rimandai tutti gli altri alle ease loro. Presentatisi i cinquemila , io con questi e co' tremila 11oldati, che meco aveva, e. ottocento a

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VITA

cavallo presi la via ()j (.a6) Cabul , 'terra a' confini di Tolomaide. Quivi fermai le mie truppe fingendo d' apparecchiarmi alla guerra contro di Placido. Era egli ve nuto col con due bande di fanteria ed una di cavalleria spedito da Cestio Gallo , perch bruciasse le terre de' Galilei , che vicine erano a Tolomaide. Mentr' egli si trincierava dinanzi alla citt de' T olomaidesi , m' accampo io pure a sessanta stadj o in quel tomo da Cabui. Pi volte adunque traemmo fuori le truppe , come per attaccarci ' ma non andossi pi oltre' che a scaramucce. Conciossiach quanto Placido mi conosceva disposto ad appiccar la battaglia , tanto egli atterrito se ne timaneva , c. per non dilungavasi da Tolomaide. Verso questo tempo arrivato Gionata co' suoi colleghi, cui dicemmo da Gerusalemme spedito per ordine di Simone, e d' Anano Pontefice , s' argomentava di pren dermi insidiosamente ; giacch non ardivasi di tentarlo a viso scoperto. Mi scrive egli adunque una lettera di tal tenore. cc Gionata e gl' Inviati con lui da' Gerosoli mitani a Giuseppe, salute : Noi , dopo avere sentito da' primi Cittadini di Gl'l'Usalemme , che Giovan da n Giscala ti ha rese pi volte insidie , siamo stati spe diti per fargliene riprensione , ed esortarlo per l' av>> venire a uhbidirti. Volendo pertanto consultar teco delle cose da farsi pel ben comune ti preghiamo , che venga tosto da noi , ma non con sovverchio accom pagnamento , poich la teraa non capirebbe tanta moltitudine di soldati >> Scrivevano queste cose colla
(~6)

Ved. il llb. terzo dei Re uel c:llpG 9, v. t3.

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speranza, che ne seguisse un de' due , o d'avermi in lor mano , s' io ci venissi senza difesa , o se meco traessi assai gente , di condannarmi come nimico. Portator della lettera venne un soldato a cavallo , giovane Ct.'l'lo assai franco , e un di quelli , che avev.ano militato gi tempo sotto il Re Agrippa ; ed era oggimai la second' ora di notte , e trovavami cogli amici e co' Galilei pi cospicui a cena. Avvisato dal se1-vidore, che v'e1a un non so qual cavaliee giudeo, diedi ordine, che fosse chiamato dentro. Egli non salut anima nata , ma , porta la lettera, questa , flisse , mandano a te gli or venuti da Gerun salemme. Scrivi dunque ancor tu quantoprima , dac ch ho gran fretta di rendermi a loro n. Mentre i convitati ammiravano l' ardir del soldato , io l' invitai a se.dersi , e cenar seco noi. Ma ricusatolo egli , io tenni la lettera fra le mani nel modo , che l' avea 1icevuta , e di tutt' altri affari introdussi ragionamento insiem cogli amici. Indi a brev' ora levato da tavola, e data agli altri la buona notte ordinai, che restassero meco sol quattro fle' pi intimi amici , e detto al servidore , che apparecduasse del vino , spiegai la lettera .niun veggente ; e compresa a prima giunta l' intenzione di chi scriveva , di nuovo la suggellai ; e come se non l' avessi ancor letta , tenendola ancor fra. le mani ordinai , che al soldato contassero venti dramme. Dal riceverle , ch' esso fece , e protestar di sapermene grado compreso io il suo amore al denajo , e che questo era il manico da piglia do pit\ facilmente , cc or via , dissi , se tu vuo' her nosco , n avrai a ogni tazza che bevi, una dramma . Ben volentieri accett ei'li il patto, e tracaonandosi molto in~

per guadagnar pi moneta , . e ubhriacatone non potea pi tenere in petto i segreti , ma senza interrogarlo persona andava cantando e l' insidie, tesemi e la morte , a cui io era gi destinato. Udite tai cose t'escrivo in questa maniera. Giuseppe a Gionata e a' suoi Com pagni salute. Con piacere ho sentito il vostro felice ,. arrivo in Galilea , e massimamente , perch risegnati ,, alla vostra cura gli affari di queste contrade , io potr restituirmi alla pauia , ci che gran tempo ch' io desiderava di fare. Egli veramente. sat'ebbe stato dovere , ch' io vi fossi venuto incontro non pure a Salot , ma pi oltre eziandio , bench non chiamato. Credo per , l'be avrete per iscusata la mia impon tenza ; giaccb io sto osservando gli andamenti di ,, Placido , il quale ha intenzione di spignersi .in Ga; lilea. Y oi dunqu a vista di questa mia venite piut tosto da mf Addio Cos scritta la consegnai al soldato , percb la r.ecasse , e in sua compagnia spedii trenta de' pi rispettabili Galilei , commettendo loro , che a nome mio salutassero que' personaggi , n aggiugnessero altre parole. A cjascun poi di questi io misi un de' pi fidi soldati a fianco , perch gli spediti da me non tenessero con que' di Gionata alcun trattato. Essi andaro. .. XXII. Ma Gionata e i suoi compagni , tornato indarno il primo lor tentativo , spedironmi un' altra lettera di tal fatta. Gionata e i suoi Compagni a Gin.> seppe salute. Noi ti dinunziamo , ch' in&a .tre gio~i sii da noi nella terra di Gabarot senza armati, per ,. udir le querele , che tu hai date a Giovanni . Scritta

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DI GIUSEPP~ FLAVIO cotesta lettera e salutati i Galilei , ch' io spedii, n' andaiono a Giaffa terra delle pi grandi di Galilea, guernita di mura assai forti e pienissima d' abitanti. Usci loro il popolo incontro insiem coUe donne e' fanciulli , e ad alte grida intimavano , che s' allontanasser di l, n in~idiassero loro il buon G:ovematore, che avevano. A queste voci sentivansi forte irritare Gionata e tutti gli altri con lui ; non per s' arrischiavano di scoprire il lor maltalento; ma non degnatili di risposta innoltravansi ad altre terre: e somiglianti clamori accoglievangli in ogni parte , gridando tutti , che niuno gli smoverebbe giammai dal volere per Governatore Giuseppe. Partiti senza far nulla da questi luogl1i i Gerosolimitani passano a Seffori , citt la pi grande di Galilea. Que' cittadini, &iccome tenevano il cuore rivolto a' Romani , cosl nell' uscire che fecero per iscontrarli non disser parola dei fatti miei n in commendazione n in vitupero. Da Seffori scesi gi in Asochi , que' tenzzani volsero contro loro le gtida , come i Giaffeni ; ond' essi non potendo tener pi lo sdegno ingiungono a' lor soldati , che con bastoni rompano a' gridatori le ossa; Venuti indi a Gabara , ecco Giovanni , che con uemila soldati va loro incontro. XXUL Or io , che avea dalla lettera troppo bene capito , aver eS&i fermato di muovermi guerra , levatoini con tremil~ soldati da Cabul , dove lasciai alla guardia del c~mpo il pi fido tra miei amici , fui presto in Giotapata per trovarmi vicino a loro , qua~to lo erano qua1anta stadj. Di l scrivo loro in tal modo. Se as soldtamente volete ~ ch' io venga a voi, dugento e

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quattro in Galilea sono. tra citt e terre ; in qual di


>l queste a voi piace, io veiT salvo Gabara e Giscala; questa perch patria di Giovanni , e quella perch alleata ed amica . A questa lettera , che pur ricevetlono Gionata e i suoi , non fecero punto risposta ; ma in quella vece strettisi cogli amici a consiglio , ed ammessovi ancor Giovanni , pensavano alla maniera con che pigliarmi. Giovanni avvisava , che si dovesse scrivere alle citt e alle terre tuUe di Galilea ; in ciascuna trovarsi sicuramente una almeno o due persone , che non m' avevano a sangue : chiamassero questi non altramenti che contro un nimico. Voleva inoltre , che tal decreto fosse mandato ancora a Gerusalemme , affine che quelli, veduto trattat'IUi i Galilei. da nimico , formasserne un somigliante ancor essi. Quando seguisse ci , anche i Galilei , che volevanmi bene , diceva egli , impauriti m' abbandonerebbono. Questo il partito fu di Giovanni, il qual piacque mirabilmente anche agli altri. Ma sulla terza ora di notte vennermi queste cose a notizia , merc di certo Saccheo un di loro , che rifuggissi presso di me e scoprimmi i loro di5egni. Allor non credetti dovere pi perder tempo : e parutomi il caso a tale bisogno Jacopo , uno de' miei fidi soldati , gl' ingiuugo , che tolti seco dugento atmati vada a guardare i p~ , che da Gabara portano in Galilea , e arresti e mandi a me i passeggieri , massimamente se son trovati con lettere. Spedii poi Geremia uno anch'esso de' miei amici con secento soldati a' confini della Galilea , perch appostasser le strade , che di l menano a Gerusalemme , con ordine anche a lui , eh~ fermasse i viandanti ~ che nevaa

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nt GIUSEPPE FLAVIO 47 leJtere ; e le persone le si ritenesse prigioni in quel luogo , e le lettere le tramettesse a me. Dati questi ordini agl' inviati , mandai bando per Galilea , che il giorno ppresso tuui coll' armi , e con viveri per tre giorni trovassersi presso di me nella terra di Gabarot. Intanto partiti in quattro corpi i soldati , che meco aveva , ai pi leali fla loro commisi la guardia di mia persona sottoponendogli a' condottieri, a' quali ordinai d' aver l' occhio , che niun soldato non conosciuto si tramischiasse fra loro. Venuto il di app1esso verso la quinta ora a Gabarot , trovo piena d' armati tutta la pianura innanzi alla terra , ed erano gente , che alla mia prima dinunzia venute di Galilea col si tl'Ovavano per aju tarmi : molt' altri ancora traevano in folla dalle campagne. Appena in mezzo a loro cominciai a parlare , che .tutti insieme sclamllrono ad alta voce , chiamandomi benefattore e salvatore del lor paese; ed io dopo rendutene loro grazie gli esortai a non molestare persona , e a non mettere a ruba le terre, ma s' attendassero alla campagna contenti de' viveri , che avean seco ; poich diceva di voler senza sangue acchetare i tumulti. XXIV. Nel gi01'11o medesimo avvenne , che nelle guardie da me poste alle strade incapparono gl' inviati da Gionata con le lettere ; e le persone , come ordinai , fur tenute prigioni in que' luoghi. Io dunque scorse le lettere ch' eran piene di maldicenze e bugie , senza farne motto a persona , pensai di muovere cunt1o a loro. Udita Giooata la mia venuta, con esso tutti i suoi e Giovanni si 1icovet nella casa di Ges : era questa 1lllll torre grande, e niente diversa da una fortezza.

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Messo dunque entro ad essa un agnato di gente annata, e chiusene tutte le porte salvo una, aspettavano ch' io dopo il viaggio venissi a loro per salutarli : commettono intanto agli armati , che quando io giunga , staccati dal fianco mio tutti gli altri , lascino entrar me solo ; cosi pensavano d' agevolmente potermi avere in lor mano : ma venne lor meno questa speranza ; perciocch , preveduto io l' inganno , appena fui giunto l dal mio viaggio, messomi dirimpetto a .loro ad albergo fingea di dormire. Gionata e i suoi credendo , eh io veramente preso dal sonno riposassi , scesero al piano per istravolgere contro di m , quasi mal governassi , gli animi altrui ; ma la cosa and loro a rovescio ; perciocch al primo vederli si lev tosto un gran grido da' Galilei , degrJO della henivoglienza , che portavano al mio governo , e fecero lamentanza con Gionata, e i suoi compagni del loro trovarsi col non offesi io nulla da niuoo, e disturbatori ch' eliSi erano della pace comune , e li consigliavano , che sen andassero ; giacch non sarebbe mai , ch' essi si conducessero a prendere in luogo mio altro capo. Avuta contezza di tutto questo io non tardai un momento a farmi vedere. Scesi adunque io stesso in quel punto per ascoltar che dicessero i partigiani di Gionata. Al mio comparire tosto fu gran rom01-e in lutta la moltitudine, e alte grida con viva di chi protestava sapere assai grado al mio reggimento. Udendo sifl.'atte cose il partito di Gionata ebbe timore , che nou andasse a pericolo la lor vita , se in grazia mia i Galilei si levassono contra loro. Meditavano adunque una fuga. Ma non potendo pattire pregati da me , che

DI GIUSFPPE FLAVIO
ristes~ero,

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n'erano quasi fuor di s stessi per malinconia. Or io fatto cenno alla moltitudine, che frenasse le acclamaziolli , e rm-ssi a guardare le Sb"8de i pi fidi tra' miei soldati, perch Giovanni non ci venisse addosso improvviso , - ed esortati i Galilei a star sotto l' armi ,_ percb se avvenisse qualche assalto impensato degl' inimici , non si srompigliassero, primieramente io rieordai al partito di Gionata la maniera, onde _avevano scritta la lettera, cio , eh essi erano dal Comune 9i Gerusalemm'e stati spediti per aggiustare le differ*C!nze, ch' io avea con Giovanni, e che suggerivanmi, ch'io venissi da loro. Cosi detto tiassi fuori la lettera , percb a tale eonvincimento non mi potessero negar cosa alcuna :. tt eppur , dissi , o Gionata, e Voi suoi colleghi , s' io querelato da Gio~auni prodotto avessi in difesa dei miei portamenti due o tre testimonj diritti e dabbe.o ne, egli chiaro, che voi avreste dovuto, disaminata D prima la vita ancora di questi , assolvermi dalle ac cose : ora a fltrvi conoscere, che l' operato da me in Galilea- il fu a dovere , pajono pochi ad uno, che ha proceduto' dirittamente, tre testimonj. Eccovi tutti questi. Da 'l"esti voi v'informate, che stile io lfnni; e se gli ho governati con tutta onest e giustizia. ~ Voi dunque scongiuro , o Galilei : non tf'nete celato il vero , e ditelo lor come a Giudici, s' io ho fatta mai cosa meno che retta . Parlava. ancora , quando tutti a una voce gridaro chiamandomi benefattore e sall'atore ; e davano- del passato buona testimonianza ; e per l'avvenire pregavanmi d' altrettanto. Tutti giuravano d' aver per mio merito le lor mogli intatte, e di nQo

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avere giammai ricevuto da me disgusto. Dopo ci lessi a' Galilei le due lettere, che mandate da Gionata furo iotercette dalle mie guardie e spedite a me , piene di gran maldicenze , e hogidrdamente affermanti , ch' io mi portava con essi pi da Tiranno , che da reggitore , e pi altre cose ivi scritte , tutte svergognate menzogne; e dissi in pubh9co d'aver ricevute tai leltere da' portatori , che me le diedero spontaneamente ; perch non 'toleva 7 che gli avversarj capissero la faccenda delle sentinelle , e .si rimanessero di pi scrivere per timore. All' udir questo la moltitudine mossa a sdegno correva contro di Gionata e de' colleghi ivi astanti come per ammazzargli ; e l' avrebbono certo eseguito , s' io non metteva argine all'ira de' Galilei. Di.sai poi, ch' io a Gionata , e a tt~lti i suoi perdonava quant' essi avevano fatto , purch ne avessero pentimento , e tornati alla patria dicessero a chi gli aveva mandati la verit intorno alla mia amministrazione. Cos detto li mandai liheri , tnttoch prevedessi , che non m' atterrehbono Diente di quanto vevan promesso. Ma .la moltitudine era ancora calda di sdegno contro di loro, e stimolava me a consentire , ch' essi punissero tanto ardire. lo pertanto usai tutte l' arti per movergli a dare a quelli perdono ; giaec:h io sapeva , qualsisia sedizione essere la rovina del pubblico bene. Ma il popolo era implac.wile nel sno sdegno contro di loro , e tntti corsero impetuosamente verso la casa, dove alb.ergavano Gionata e i suoi compagni. Allora veggendo i.o , eh:' era indomabile il loro ardore , saltato a cavallo ordinai a quel popolo , che mi seguisse verso Sogane longi d Gabara venti.

DI

GIUSEPP~

FLAVIO

_.adj , e con qnesto artifizio ottenni di non parere io autore di una guerra civile. Giunto vicino a quello dei Soganesi feci alto , e ammonito il popolo , che non fosse tanto cortivo allo sdegno e a vendette implacabili, ingiungo a cent' uomini de' pi attempati e primarj fra loro , che s' allestiscano per andare a Gerusalemme , e quivi far lament.anza contlo coloro , che scompigliavano la quiete della provincia ; e se , dissi , alle vostre , parole si piegheranno , pregate il Comune , che scriva a me una letteta , colla quale a me imponga di l'ma.. )) nermi in Galilea , e alla fazione di Gionata di votare il paese . Date loro queste commissioni , e messisi quelli sollecitamente in concio per la partenza, al terzo giorno dopo il tenuto parlamento li mandai colla scorta di cinque<.-ento soldati. Scrissi ancora agli amici in Sa.. maria , percll provvedessero , che riuscisse siCW'O il . loro passaggio , mercecch gi era soggetta a Rom~ Samatia , e chi desiderava sbrigarsi presto, assolutamente doveva passar per essa , che in tal maniera dalla Galilea si pu esSere a Gerusalemme in tre giorni. Accompagnai i legati ancor io fino alle frontiere della Galilea , messe guardie su per le strade , perch non venisse facilmente a notizia di chicchessia la lor gita. Fatto ci , io posi 111ia stanza in Giaffa. XX V. Gionata intapto co' suoi , venuta loro fallita l'impresa coO:tro di me, rimandaro Giovanni a Giscala; ed essi av~iaronsi verso Tiberiade lusingandosi di poterla aver nelle mani , dappoich ancora Ges , il Governatme a quel tempo della citt, vea scritto loro e promesso, che ,ondurrebbt il popolo ad ccettarli ~ '{UBDd.o venisserq ~

VITA

ed a vokre piuttosto tener con loro, Essi dunque


fidati su tali speranzP. ci andarono. M' informa di tutto questo per lettere Sila , quegli cio , cui dissi lasciato da me proccuratore di Tiberiade , mi faceva gran fretta. lo datogli orecchio, fui presta mente col ; e corsi pericolo di rovinare per tal cagione. Entr8to Gionata in Tiheriade 1 e indotti molti , ch' erano miei contrarj, a ribellarsi da me , com' ebbero questi udita la mia venuta , temendo de' fatti loro vennermi incontro , e salutatomi mi davano il ben tornato in Galilea , e meco si consolavano dell' onore , con che erane riuscito; perciocch la mia gloria tornare a loro ornamento , siccome sta timi concittadini e maestri , e parer loro pi giusto l' aver. meco amicizia , che non con Giovanni : per mi spignevano a presto rendermi nelle lor terre, e a fermarmici , perch mi .dal't'hhono in mano Giovanni. Queste' parole accompagnarono con giuramenti appo noi orrendissimi , per cui non credevami lecito di negare lor fede. Indi tosto mi pregano, di volere altrove albergare 1 perch il giorno vegnente era Sabhato , n si doveva , dicevan essi , mettere in iscompiglio a quel giorno il popolo Tiberiese. Ed io non sospettando di niente ricolsimi a Tarichea, lasciata per gente in citt, che fiutasse per tutto , se mai si dicesse cosa veruna de' fatti miei. Poscia, lungo la strada, che porta da Tarichea a Tiberiade, io collocai pi pel'SO~e, che l'una per l' altra (27) saper mi facessero, checch da' lasciati li citt andassero udendo.
(21 Usaar.a ucora de' re peraiaai per risaper prealameote qello

DI GIUSEPPE FLAVIO

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, XXVI. D giorno vgnente ,_adunque raccolgonsi tutti nell' Orarorio (:18), grandissima abitazione capevole d'assai gente. Quivi entrato Gionata , veramente non arrischia-. vasi di parlare a viso scoperto di ' ribellione; diceva pet , abbisognare di miglior capo la lor citt ; e Ges ch' erane il reggitore ' non si potendo tenere disse a visiera calata ; egli meglio , o cittadini , vive1 soggetti a quattr' uomini , cl1e ad un solo , e questi chiari per nascita e non . oscuri per senno , e additava Gionata co' suoi compagni. Questo dit di. Ges fu approvato da Giusto , che trasse in mezzo, e nel suo parere condusse alcuni del popC!lo : ma non piacque gi al comune'. dei cittadini, che avrebbono senz fallo mossa una sedizione se non avesse sciolto il congresso il battere della sesta ora , assegnata per legge, che v' ha fra noi , nel- giorno del Sabbato al desinare. Que' di Gionata adunque, dif... ferito al dl appresso il consiglio, uscirono colle ma n .vote. Riportate a me senz' indugio tai, cose , determinai di passar per tempissimo a Tiberiade ; e il giorno ad~ dietro partii a buon' ora da Tafichea, e l'iqovo H. popolo , che gi s' adunava nell' Oratorio ; n perch si facesse tale assemblea , lo sapevano i congregati. Ora
che succedea da lontano. Ponenno a sufficienti intervalli dal ter. mine, in cui doveva succedere il r.aso desiderat9 all' altro , io cui era chi desiderava sa perlo, pi1i o meno persone secondo la maggior o minor distanza de' due termini ; e avvenuta la cosa, quegli che ai trovava nel luogo , dov' era anenuta passavaoe la parola al vicino, e questi all'altro_, e coai 'di mano in mano all'ultimo. (28) wpovtu~ , uve facciasi orazione: Giovenale lo n&a per luogo , ove i mendici domandali limosina : 4de JJbi C'mtill,6 1 in. qua te quaero proseucha.

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VITA.

Gionala e i suoi compagni vedutomi eomparit-e lbor d' ogni loro espettazione smarrirono ; e tosto s' appigliano all' invenzione di metter voce , che s' veduta la cavalleria de' Romani a' confini a tre.nta stadj dalla citt in n luogo detto Concordia (29); il che fattomi-artifizio&amente venite all' orecchio , pregavanmi i partigiani di Gionata , che non lasciassi in preda a' nimici le loro terre ; e dicevanlo con avvedimento di allontanarmi sotto il pretesto del troppo urgente bisogno , che eravi di soccorso , e rendermi intanto ,nimici gli animi de' cittadini. Or io, bench ne capissi il disegno , pnr mi reodetti , perch non credessermi i Tiberiesi poco curante della lor sicurezza. Uscii dunque, e giunto a quel luogo , poich neppur orma vi trovai di nimici , diedi volta frettolosamente ; ed ecco gi tutto il Senato ed il popolo ad assemblea, e la fazione di Gionata caticarmi d' accuse , com' uomo , che non curaya di sollevarli dalla guerra, e mi dava bel tempo. Cos dicendo trassero fuor qitattro lettere, come loro mandate da' Galilei abitanti a confini , perch venissero in loro ajnto; dovere indi a tre giornrle forze romane a piedi e a cavallo mettere a sacco le tene ; per t-.cessero presto , n dimenticassergli in tal bisogno. Udendo ci i Tiberiesi e credendo ch' e' fossero veritieri, con grande schiamazzo gridavano , ch' io non doveva slat~ a dormire ; ma an. dassi tosto a portare soccorso a' lor nazionali. A ~esto io , giacch l:;en compresi l' intenzione de' partigiani di Gionata, ben volentieri , dissi , avrei ubbidito , e mi

DI GIUSEPP~ FLAVIO 55 profferii d' uscir senza indugio alla guerra ; pur suggeoo riva , poich le lettere indicavano , star per entrare i Romani da quattro luoghi , che i~ cinque parti divise tutte le forze , se ne dovesse dare una da reggere a Gionata" ed a ciascuno de' suoi compagni ; ben confarsi ad uomini valorosi, non pur consigliare, ma quando il bisogno richieggalo sovvenire eziandio. lo certo protestai , non potere condurne salvo ~be una. Piacque assaissimo a tutto il, popolo il mio consiglio; e secondo questo strinse coloro ad uscire io campo. A questo passo rimasero forte le loro idee scompigliate , vedendosi a nulla giunti di ci, che seco me-lesimi divisaro, atteso lo stratagemma da me contrapposto a' lor tentativi. Uno d'essi per tanto nomato Aoania , uom ribaldo e facinoroso persuade al popolo , che tuttiquanti in co~une digiunino il dl. vegnente in onore di Dio; e ordin, che in quell' ora medesima si trovassero in quel luogo medesimo inermi , per dare a Dio una prova , che se non banno da lui soccorso , tengono per inutile ogo' lor arme. Cosi egli diceva , non per ispirito di piet , ma per coglier me e i miei disarmati. lo" per necessit sottomettere mi dovetti per non parer non curante d'un religioso consiglio. Come adunque ognuno di noi fu toruato in sua casa , que' di Gionata scrivono a Giovan di Giscala , che debba sul far .del gioano trovarsi appo loro con quante pi forze pu aver seco ; percioccb di, leggieri avrebbe me in sua mano , e farebbe , quanto desiderava. Avuta colui la lettera non tard un momento a ubbidire. XXVII. Io intanto diedi ordi"Qe a ,due mie guardi~!

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.di pi sperimentato valore e di lealt pi siura ' ,. che pel d appresso si nascondessero sotto alle vesti pugnali, e venissero meco; onde, se da' nimici ci fosse fatto insulto , avessimo qualche difesa. Io stesso vestii la coiazz.a , e mi cinsi la spada al fianco il pi , che mi fosse possibile , copertamente , e venni nell' Oratorio. Ges il Reggitore , ch' era il guardian delle porte, ingiunse , che quanti . era n meco si forchiudessero; e a me Solo insieme. cogli amici permise d' entrale. Compiute da noi le consuete legalit , e fatta gi orazione , Ges rizzatosi mi domanda , ove ora si tlovino le masserizie l'argento non lavorato, che dall' incendio (3o) salva.ronsi della reggia. Ci egli diceva per dar tempo a Giovanni , finch arrivasse. Io risposi , avere ogni cosa Capello, e i dieci Capi de' Tiheriesi ; e ne gl' interrogassero , s' io mentiva. Dicendo quelli , che tutto era presso di se , ma le venti monete d' oro , che rica>> vasti dalla vendita di non so qual somma d' argento non lavorato , dove son ite ? E queste , risposi , d' averle date per viatico agli amhasciadori spediti in Gerusalemme. Qui i partigiani di Gionata , mal risposero aver io fatto a ricompensare con quel del pubblico gli amh~iadori ; s' inaspr il popolo a tali domande , pe1rh gi aveva capito l' umor malizioso di quella gente; ond' io conoscendo vicina ad accendersi. una sedizione , e volendo contro di loro attizzare il popolo ancora pi , ebhen , risposi , se ho fatto n'aie pa')) gando con quel del pubblico i vostri amhasciadori ,
(3o) Ved . .il paragr. 3.

DI GSEPPE FLAVIO
'..'cessate di molestarmi :. io sborser qtieste venti mo-

a partito di Gionata ammutol : ma il popolo tanto pi corrucciossi con ~i . che ad evidenza mostravano a loro ingiusto mal animo contro- di ine. Avvedutosi di tal cambiamento Ges intim al popolo di ritirarsi , e vi restasse solo il se.nato; conciossiach non potersi in mezzo a' romori disaminare faccende di tal rilievo ; ma il popolo grid , che me solo non lascerebbe egli gi in lor mano. In :questo mentre , .ecco giugnere un messo a Ges , che all'.orecchie gli disse avvicinarsi coll' armi Giovanni. Allora il partito di Gionata non potendo pi star nella . pelle , e forse ,ancor perch .Dio provvedeva cosi al mio scampo, altrimenti io era senza riparo assassinato da Giovanni ; (( lasciate , disse , o Tiberiesi, di pi fare esame ,per queste .venti monete; che non per questo ,, Giuseppe degno di. morte ; ma. sl perch ha al> spirato a tiranneggiare , e colle sue dicerie aggirando i popoli galilei se ne procacci il reggimento >l. In cos dire mi. mettono senz'.altro le mani addosso, e tentano d'ammazzarmi ; ma i miei ; visto appena ci che seguiva , sfoderarono l'. armi , e minacciando ferire , se fO"Ssero violentati , e il popolo oltre il da1e. di . piglio .a' sassi ed essere in sul lanciarli contro di Gionata, mi rapiron di mano alla violenza nimica. Andato poc' oltre era quasi per dare in Giovanni..,, che cogli . armati veniva innanzi; e impauritone lo schifai.; e per. entro un viottolo giunto. salvo sul. lago presi un barchetto , e salitovi so.pra rendettcmi a Tarichea , uscito per 'gran miracolo. neuo da .tanto, rischio . Mando subitamente pei
' ne te del mio . Cosl dicendo

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de' Galilei , e loro paleso a luogo , dove traditO dalla fazione di Gionata e da alcuni Tibe1iesi fui presso d esserne morto. Sdegnata per questo fatto la moltitudine de' Galilei stimolavami a non perder pi tempo; ma dichiarassi guetTa a' nimici, e lor consentissi d'uscir sopra Giovanni e appien disertare non meno lui , che il partito di Gionata. Io per , ben ch fossero cosi sdegnati, pure li teneva dicendo, che soprastessero fintanto che si sapesse , quale novella recherebbono gli spediti da loro a Gerusalemme ; e col consiglio di quelli , diceva , farebbono , quanto loro era in grado. Con questo gli ebbi a' miei cenni. Giovanni adunque , non riuscita a niun fine la sua macchinazione , si ritornava allora a Giscala. XX. VIII. Indi a pochi giorni rivennero gli ambasciadori, e portarono il grave sdegno conceputo dal popolo eontro Anano e Simone di Gamaliele , perch senza consentirlo il Comune, tracciato avessero per mezzani spediti nella Galilea di cacciarmi da quel governo. Dissero ancora i legati , che il popolo corse furiosamente Il dar fuoco fino alle case loro. Reca1-ono ancbe una lettera , nella ~aie gli Anziani di Gerusalemme , merc delle molte preghiere , che il popolo gliene porse , mi confermavano Reggitore di Galilea ; e ingiugnevano a Gionata e a' suoi compagni di tornar quantoprima alla patria. Letta la lettera, andai nella terra d'Arbela; dove adunato il parlamento de' Galilei , ordinai agli ambasciadori , che raccontassero l' ira e l' indegnazione eccitata da quanto il partito di Gionata aveva fatto ; e la conferma venutami del governo delle lor terre , e le

DI GIUS1.:PPE FLAVIO

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scritto intorno al partire , che dovea di la Gionata co' .suoi compagni : a' quali subitamente io spedii una lettera con ordine al portatore di star bene attento a ci , che sarebboo per fare. Al ricever coloro la lttera non di poco smarriti mandano per Giovanni e pe' Senatori tibetiesi e P1imati di Gabara ; e a partito mettono ed a consulta il che si convenga loro di fare in quel caso. I Tiberiesi pensavano ch' e' dovessero nel Jor luogo star saldi ; perch dicevano , non ave~ essi ad abbandonare la lor citt dedicatasi una volta per sempre al partito di quelli , e molto pi non dovendo io teneme lungi le mani ; perciocch tanto mentivano aver io minacciato di voler fare. Giovanni per non solo approvava tal cosa; ma suggeriva, che due di loro andassero per accusarmi al popolo di Gerusalemme , ch' io bene non governava la Galilea, e di leggi eri, soggiunse 1 otterrebbono fede , atteso e la qualit delle persone , ch'essi erano, e la mobilit naturale d' ognt moltitudine. Patuto Giovanni meglio avvisare d' ogn' altro, si ferm, che due andassero a Gerusalemme ; Gionata cio ed Anania , e i due altri si soprattenessero in Tiberiade. Si condussero seco per guardia di se medesimi cento soldati. Intanto i Tiberiesi provvidero, che le mura fossero assicurate , e vollero , che gli abitanti pigliassero l' armi, e fecero venir da Giovanni , ch' era a Giscala , non pochi soldati per loro rinforzo, se il caso portasse, che ne bisognassero contro di me. XXIX. Gionata adunque e il suo seguito partiti d,. Tiberiade , come furo alla terra di Dabaritta posta $ tonfini della Galilea nel grall Campo, incappano verso

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la mezza notte nelle mie sentinelle ; le quali , intimato loro , che gi ponessero l' armi , li tenner prigioni in
.quel luogo , com' io aveva loro commesso. Mi d parte di. tutto il seguito per lettera Levi , al quale aveva affidato quel posto. Lasciati adunque passa1 due giorni , e facendo vista di non ne saper nulla mandai suggerendo a' Tiberiesi , che poste l' armi ~asciassero andare ~egli uomini alla lor patl'a ; ma essi , poi'ch tenevano per sicm-o , che Gionata e i suoi fosser gi pervenuti in Gerusalemme, fecero Im-o villane risposte. Non atterrito io da queslo pensai di pigliargli a . una ragna; perciocch non parevami cosa ben fatta accendere guerra dttadinesca. V olendogli io dunque staccare da' Tiheriesi, fatta una scelta di diecimila de' pi valenti soldati , li partii in tre corpi ; ed altri disposi , che stessero in Endor ad ~gua lo : mille ne condussi in un' altra terra , 10ontagnosa del pari , e lontana da Tiberiade quattro stadj , con ordine , che allor quando ne ricevessono il segno , scendesserne di presente. Io poi uscito fuo1 della tena mi posi in una visibile situazione. Ora i Tiberiesi veggendomi uscivano fuor di continuo , e dicel'anmi gran villania : anzi fur presi da tal frenesia , che aggiustata pomposam.ente una bara vi si miset-o intorno, e tra gli scherni e le risa piagnevano la mia persona ; ed io in mirandone la mattezza proprio me la divertiva. Y olendo per corre "a un laccio Simone , e Gioazaro suo compagno , li pregai , che ve~issero pi da lungi un tantino dalla citt cogli amici , e con molta gente di guardia i voler io sceso gi da quell' alto .luogo far .&eco loro alleanz.a 1 C: con essi dividere il reggimento della

DI GIUSEPPE'FLAVJO 6r Galiiea.' Simone adunque malavveduto h' egli era, e in..:. gannato da amor d'interesse non si fe' pregar troppo a venire. Ma Gioaza'ro sospettando d'insidie rest. Venuto. Simone con esso gli amici, che ne guardavano la per-' sona , io uscitogli inconiro cortesemente lo salutai , e confessava sapergli grado di tal venuta. Indi a poco met- tendomi a passeggiare. con esso lui' 'quasi dir .gli volessi da solo a solo alcun che , quando l' ebbi tirato tin po': longi da' suoi amici ' lo . afferrai. in mezzo alla vita' e levatoio alto. il diedi agli amici , che meco aveva , per- ch il menassero nella terra; Indi fatto cenno a' soldati ; che gi scendessero assalii Tiheriade seco loro ; e appi~catasi da ambe le parti uua mischia feroce , e per da fuga ' in che s' erano messi i nostri , per poco non rimanendone vincitori i Tiheriesi, io veduto il caso ;, e fatto animo a' miei risospinsi nella citt i Tiberiesi omai vincitori. Poscia ; trasmessa per via del lago un' altra mano di gente , le ordnai , che alla prima casa' in cui s'avveniss,ro' desser fuoco. n che fatto' credendosi i Tiberiesi che fosse gi presa la lor citt a viva forza , gettano l' armi per la paura , e con esso le mogli e i figliuoli f~nnosi a snpplicarmi , ch' io le perdoni. Yitlto io alle 'loro preghiere rattenni l' impeto de' soldati ; ed io stesso, giacch m'avea soprappres la sera, con esso la soldatesca ritiratomi dall' assedio attesi a curar la per- sona ; e chiamato a cena con meco Simone lo consolava snll' avvenuto ; e promettevagli di rimandarlo con sal'tagnardia e provveduto di viatico a Gerusalemme. XXX. n giorno appresso con diecimila soldati entrai io Tihriade; e cllimati nel Circo. gli Anziani di quella

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cittadinanza loro intimai , che scoprissero , quali della ribellione fossero stati gli autori ; e la gente , ch' e' palesarono, io la spedii incatenata nella citt di Giotapata; e sciolti da' ceppi Gionata ed Anania , e fornitili del bisognevole per la viaggio , insiem con Simone e Gioazaro e cinquecento soldati di guatdia li convogliai verso Gerusalemme. Intanto i Tiberiesi venutimi appresso mi supplicuan di nuovo , ch' io lor perdonassi il passato , dicendo , che colla loP fede riparerebbono in avvenire agli errori commessi ; e pregavanmi , che volessi tornar le sostai'.ze rapite ai padroni, che le avevan perdute. lo allora ingiunsi e chi avevale , di trar fu01' ogni cosa ; ma facendo la soldatesca lunga resistenza a'miei ordini, io adocchiatone uno di quelli , che stavanmi intorno , il quale aveva indosso una roba pi bella del solito , l' intetTogai , onde l'avesse; e rispostomi, che dalle rapine. fatte in citt , il sentenziai ad essere bastonato ; e tutti gli alui minacciai di peggiore gastigo , se non recassero in pubblico, quanto avevan rubato. Fatto un mucchio di assai capi di cose restituii a ci~tscuno de' Tiberiesi quel tanto , che riconobbe per suo. XXXI. Giunto a questo passo di narrazione, intendo di volgere per alquanto il parlare a' Giusto, il quale scrisse ancor egli di tali materie , e a t\ltti quegli altri , che promettendo di dar qualche storia non curano il vero, e per odio o per parzialit non temono di mentire. Fanno questi altrettanto, che i falsatm' degli stromenti; e pel'ch non paventano di dover essere al par di quelli puniti , dispregiano la verit. Giusto adunque accintosi a compilare la storia di questi medesimi avveuimt:nti

DI GIUSEPPE FLAVIO 63 e della guerra , per sembrar uomo indllStre , disse bugie della mia persona, e non seppe neppur dire il vero della sua patria ; ond' io , giacch forza ch' io mi difenda , sopraffatt~ he sono da menzognere testi- monianze , metter in campo ci , che finora ho taccinto; n alcuno si mara~igli, ch'io di tai cose non abbia parlato innanzi; perciocch in uno storico quanto necessaria .la verit, altrettanto sta bene il non ripren.. dere amaramente le altrui tristezze , non per rispetto , che debbasi avere a costoro , ma per la modestia , che aver egli deve per se. XXXII. cc Come dunque, (per ragion!U'e con lui quasi fosse presente ) , come o Giusto valentissimo t se ascoltiamo il vanto , che tu ti dai , fra tutti gli storici , io e i Galilei fummo in colpa , che la tua patria si ribelasse a' Romani ed al Re; quando, pri ma che il Comune di Gerusalemme mi destinasse a n regge1-e la Galilea , tu , e tutti con teco i '.fi.beriesi non solo pigliaste r armi ' ma trav~gliaste con esse 1, persin la Decapoli nella Siria. Tu certo ne incendesti ,, le terre, e il tuo servo in quella spedizione fu morto, . Cotali cose non sono io solo, che dicale; ma si tro vano scritte del pati ancor ne'Giornali dell'Imperador Vespasiano. Donde mai gli abitanti della De~poli fe1> ciqn ricorso in Tolomaide a Vespasiano, chiedendo ,, che tu come autor(! ne avessi gastigo P E ne anesti certo pagato il fio , che ne aveva gil dato l' ordine V espasiauo, se Agrippa, avuta licenza d' ucciderti, do nata alle pressanti suppliche., che gliene porse Bere~ nice 19rella sua , la tua: vita, non ti avesse in quella

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fosse tutto

"VIT

vece tenuto lungo tempo prigione. Anche il modo ;

n onde in seguito governasti , mostra a evidenza qual il tuo vivere, e che tu ribellasti la patria a' Romani ; del che io addurr di qu a poco le prove. Intanto ovo'-dir qualche cosa degli altri Tibe riesi eziandio, e ci per tua colpa, e fare a chi leg g*'r questa storia vedere , che voi n fuste Romani >> n Regi. Tra le citt tutte di Galilea le maggiori sono Seffori, e Tiberiade , la tua patria o Giusto. Ma Seffori posta ; com' , nel cuore della Galilea , e a w ente d'intorno a se molte terre, e per in i.stato di poter' se voleva , tentar di leggicri qualche fatto con,, tro i Romani , ferma in volere serbar la fede a' Pa.:. droni , e me schiuse dalle sue mura , e diviet , che nessuno de' cittadini militasse insiem co' Giudei ; anl!: per assicurarsi vie pi da me, tiraromni prima ingan nevolmente a rinforzare di mura. la lor citt , e da Cestio Gallo Capitano delle legioni romane in Siria >> ricevettero di buon grado nn presidio, non si curando di me, h~nch allora molto possente e formidabile a '' tutti. Indi stretta d' asserlio la nostra citt dominante Gerusalemme , ed essendo il comun nostlo Tempio in pericolo di cadere in mano a n imi ci, non ci mann daron soccorso , non volendo parere di pigliar l'armi contro a Romani. Ma la tua patria, o Giusto, situata sul lago di Gennasar, e distante trenta stadj da lppo, sessanta da ~adara , da Scitopoli centoventi , soggette tutte al regio dominio , con niuna citt Giudea a >) fianco , beil facilmente potev , volendo , mantenersi fedle a' Romani; perciocch e la citt ed il popolo

DI GIUSEPPE FLAVIO
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era a dovizia fornito d'armi. Ma , come ttl dl , io allora n' ebbi la colpa : bene : ma poscia chi l'ebbe , o Giusto ? Giacch non ,ignori, che innanzi all'assedio di Gerusalemme io venni in potere de' Romani , fu con molte castella presa Giotapata a viva forza , e gran numero di Galilei rest morto nella battaglia. Allora dunque voi (lgvevate liberi affatto dalla paura; 1 armi , e al re presentarvi ch' io 'Vi lceva , deporre 1 e a' Romani ; quando non di spontanefl volont , ma per forza imprendeste tontro di loro la guerra. Voi per differiste, 6nch Vespasiano, venuto in persona con tutte le sue forze , non fu vicino alle mura, e ali or finalmente poneste gi l'armi; e la citt vostra sarebbe andata assolutamente a filo di spada, se non si fosse Vespasiano renduto al pregarlo che fce il re , e al chiedergH alla vostra follia perdonanza. Non io dunque ne fui l'autore ma voi , che amaste sempre la guerra. Forse non vi ricorda, che avuta io tante volte in mia mano la citt vostra non tolsi la vita Il persona? E voi romoreggiando scambievolmente non per affetto al re e a' Romani , ma per malvagit tutta vostra ; allor quando io era assediato io Giotapata da'Romani, nc cideste centottantacinque concittadini? E chef Forse non si contaro all'assedio di Gerusalemme duemila Tiheriesi tra morti e fatti prigioni ; ma tu dirai, che non fosti nimico (31), percb '"allora ti rifuggisti appo il re: anzi io dico, che festi ci stesso per paura
(!h) N del re n de' RQmaai.
l'LitriO , tomo Y ..

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-viT_\

qi me (3~). Ma. io sono, tu di , un ribaldo. E il re Agrippa, che ti concesse di vivere , condannato he


morire da Vespasiano , che ti vel'S in SE'DO . ~ ~anti qeoari , per qual motivo poi, dimmi, ti chiuse ~ due volte in prigione , e ti cacci dalla patria in . bando ~ tant' al~re ? e dato gi ordine una volta , che fossi ~ morto , alle molte preghiere di Berenice sua sorella ti grazi deUa vita ; e dopo tante ribalderie fattoti suo S!'gretario , poich ~oche in questo scopri la tua mala ft!de ~ ti stermin dalla, sua presenta l Ma in tai cose io nqn curo di troppo minutamente iutetnarmi. Ben trovo li che ammirare la tua sfacciatezza, mentre ns. dire' c4e r..,.a quanti -hanno scritto i tai ~al.elie, tu fosti quello , ch_e meglio le spose , tu , che neppure sapesti le cose avvenute in Galilea, ( poich allor ti )l trovavi appo il l'e in Berito.), n fosti presente a ~ quanto i Romani o soffersoo da noi, 'o feciono a rwi s.offtire qell' assediare Giotapata; ft potesti-- utlir da perso.na, quant' io in quell' assedio. da. me medesimo operai; mercecch tutti quelli~ che le ne potevano dar conteua , morirono io quell'occasione, Fone dirai,_ che sCIivesti con fedelt ci che fecesi conlto Qeru salemmc. Ma come ci ? . Se tu n iutel'Venisti alJa ~ guerra , n leggesti i giornali di Cesa1e l del che validissima prova ella l' ayer fatta tu una storia contraria a' giornali di C~saoo. Ma via, se ti lusinghi n q' avere ~Il scritt9 wegliq di. tqtti . gli altri> perch
q

eri

(32) Perch 1 &e rifuggiva presso Ll\olllani ivi

~i

ttova-va Gin;

l -eppe da cui L_ellleva triste inforlllazioni,

DI GiUSEPPE FLAVIO
,j non mettesti in luce la storia , quando ancor ci v i

Vespasiano . e Tito , gi Capitani di quest.'l il Re Agrippa ed altri della sua stirpe , tutti uomini saputissimi nella greca >~ letteratura ; poich da vent' anni innanzi l' avevi tu . scritta, e della tua esattez~a potevi da informate per... ,, sone ritl'rre testimonianza P Ora dunque , che pi , non sonci tra noi coloro , e non pensi di dover es sere colto in fallo , pigliasti ardire. Ma non cos io >> temetti de'libri miei; anzi li presentai agl'Imperadori medesimi , pressoch quando vedevansi ancora sncce dere i fatti ; che ben io era a me stesso consapevole li d'aver guardate le leggi del vero, onde non mi venne >>' fallita la speme , ch' io ave~a , ch fosse approvata. Indi a pi altri ancora io mostrai la mia storia ; al>> cuni de' quali erano intervenuti eziandio alla guerra ; coine .iJ Re Agrippa e parecchi de' suoi congiunti. Certo l' Imperador Tito fu s risoluto , che da soli miei scritti si divulgasse pel mondo la notizia di quel... l' imprese , che sottoscrittili di suo pugno volle , che >l fossero messi in pubblico ; e il Re Agrippa scrisse sessantadue lettere , nelle quali testifica la mia vera >J> cit , due delle quali io qu ho prodotte , pe1ch tu volendolo possa da queste conoscere ; di che fatta fosser le cose scritte da me. Il Re Agrippa al suo caro Giuseppe , salute. Ho letto con sommo piacere il tuo lihlo; e mi pare, che tu l'aLbi fatto con assai li pi d' esattezza , che non quanti altri scrissero di tai 'li cose. Fammi avere anche gli altri. Addio carissimo. Il '' Re Agrippa al suo caro Giuseppe, salute. Da quanto
gnerra , ed eraci al mondo

vevano

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VITA

hai scritto egli semhta , che tu non abbi mestiere di. niuno insegnamento per ammaestrare noi tutti , di quan,to avvenne fin dapprincipio; pure, se tu mi yerrai a trovare, ancor io t' insegner molte di quelle cose,

che non si sanno. Cosi della compiuta mia storia , Agrippa non adulandomi , cosa che non convenivasi a lui, n fingendo, come tu forse dirai, troppo lon tano ch' egli era da genio cosi maligno, ma con ~ cero animo testimoniava, come hanno fatto . quant'altri lesset'O le mie storie . Ma dell'attenentesi a Giusto,. che volle necessariamente quest' intramessa , basti il detto. fin qui. XXXIU. Ot-dinate in Tiberiade tutte le cose , e chiamati a consiglio gli amici deliberava , che si dovesse far di Giovanni. I Galilei tutti volevano , ch' io , fatta di tulli lmo un' atmata , andassi sopra Gionnni , e . il puniMi come unico autore di tutta la sedizione. Ma i lor sentimenti a me non quadravano ~ che voleva rac-. chetar senza sangue i tumulti : a perch io suggerii loro , che tutto lo studio impiegassero nel sapere i nomi di quelli, che favorivan Giovanni. Essi il .fecero ,. ed io conosciuto , di che fatte persone essi fossero , pubblicai un editto , col quale grazia profferiva e amicizia a quelli della fazion di Giovanni , che volessero rav-. vedersi, e venti giorni di tempo accordava a coloro , che si volessero consigliare intorno al lor meglio,, colla minaccia , se non deponevano l' armi , di bruciarne le case , e incametarne gli averi. A questa dinunzia scompigliati non leggermente quegli uomini abbandonan l~ovanoi ~ e ieUat~: l' arm.i passano dalla mia pane al,.

DI GIUSEPPE FLAVIO og numero di quattromila. Sol con Giov.anni rimQ.sero i cittadini , e alcuni soldanieri di Tiro da mille e cin.. quecento. Cos abbattuto dalle ~ie indpstrie Giovanili si tenne per l' avvenire pien di timore deqt&o le mur"' della sua patria. XXXIV. Verso tal tempo i cittadini di Seffori iq~.;. baldanziti ptendono l' armi , fidati neUa fortezza tlelle lor mura , e nel veder , che facevano me occupato altrove. Per m;mdan pregando il governator della Siria Cestio Gallo , che si venga egli stesso sollecitamente a far sua la loro citt , e spedisca un p.-esidio, G!iUo promise lor di venire , ma il quando uol disse .. Or io , udita tal .cosa , pigliai la mi~!. gen~ , e avventatoll\i sopra i s~fforiti ne presi la citt a vin forza ; e ~ Galilei , colto il punto , e ~vvisatolo per opportuno al lor odio , giacch ancor questa citt nimicavano, cor.sero impetuosamente con animo di disertare quanti eranvi cittadini e stranieri. Entrati adunque con furi!l diedero fuooo alle case trovate vote d' abitatori ; poich la gente per la paura, s' era .ricolta nella fortezza, Met levano a sacco ogni cosa , .6 contro i lq~ nazionali noa lasciavano intatta veruna sort~ di ruberia. Veggendo i<> tali cose sentivane gran dolore , e intimava lor , che cessassero , ricordando non essere cosa giusta ttal~e di tal maniera persone del loro sangue ; ma poich non udivano n esortazion n comandi , e l'odio S0-!' praffaceva gli avvertimenti , ordinai agli amici pi fidi che meco avessi , di metter voce , come i Romani con grandi fotze gi erano entrati dall' altra banda. Ci io faceva ,per l'attenere, col c.orrere di tal voce, l' impto

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de' Galilei , e salvare la citt a' Sefforiti : e lo suatagemma riusc finalmente ; perciocch udita la nuova temettero per se stessi , e abbandonate le ruberie si cacciaro a fuggire ; molto pi al veder fare altrettanto a me capitano; conciossiach a render la fama credibile io m' i6ngefa d'avere i medesimi sentim~nti , che essi. Cosi i Sefforiti fuor d' ogni loro speranza , merc un mio trovato , fur salvi. XXXV. Ancor Tiberiade poco manc , che non fosse da' Galilei saccheggiata per tal cagione. I p~rsonaggi primarj di quel Senato scrivono al re prcgandolo , che si renda col per avere in sua mano la lor cittade. Promise il re di venire , e mand loro in risposta una lettera , cui di , da recare a' Tiberiesi , a uno de' suoi camerieri . nomato Crispo , giudeo di stit-pe. Ravvisarono i Galilei il portator della lettera , ed arrestato lo trassero alla mia presenza. Intanto tutta la moltitudine al primo udire di tal fatto inasprita si volge all' armi ; e raccoltisi da ogni parte in gran numero pel d appresso , vennero nella citt d' Asochi , ov' io soggiomava ; e schiamazzavimo .fortemente chiamando Tiberiade tra- ditrice ed amica del Re , e chiedevanmi , ch' io lor consentissi d' andar col , e spiantarla affatto ; perciocch contro de' Tiberiesi del pari che contro .a' Sefforiti erano_ pieni di mal talento. Or io in udir tali cose era forte imbrogliato sul come sotuar Tiberiade all' ira dei Galilei. Negar non poteva,. che i Tiberiesi con una lettera non avessero invitato il Re , giacch la sua risposta ddla ''erit del successo era prova convincenUss1ma. Stato adunque un buo~ pezzo sopra pensiero , che

']T' ~, abbiano; dissi; i Tiberiesi sinistramente operato, il so ,, ancor io; e per io non sno per impedirvi , che : ,, voi 'diate il sacco alla loro citt , ci non ostante ei.' conviene anche in qnesto 'usare giudizio. Pereiocch ,, non i soli Tiheriesi furono della nostra libert tradi- tori , ma molti. eziandio de' pi grand'uomini in n Galilea. Per sostenete, finch discoperti io n' abbia. )) partitamente i colpevoli ' e allora tutti gli avrete in n man vostra , e con essi qnanti potrete scoprirne ol> gnuno di voi . Cosi dicendo condussi la moltitudine ne' miei voleri : e raffreddato. lo sdegno qn e L\ si. dispersero. Quanto si poi al messo spedito dal Re 1 ch' io feci serrare in prigione , indi a pochi giorni fingendomi astretlo da un parlicolar mio bisogno a uscir di palazzo , chiamatolo segretamente gli suggerii , che ubbtiacasse il soldato , che gli faceva sentinella , e fuggisse al suo 'Re. Cos Tiberiade , ch'era per la seconda fiata vicina a perire , camp da sl grave rischio !llerc d' un mio artifizio e della cura , ch' io ebbi di lei. XXXVI. Intorno a questo tempo Giusto figliuolo di Pisto si fugge senza mia saputa presso del Re , ed ecco il motivo , perch lo fece. Cominciata fra' Giudei e Romani la guerra , avevano i Tiberiesi determinato d' ubbidire al Re , e non ribellar da' Romani. Quindi Giusto gli spigne a correre all' armi, aspirando egli stesso a far novit , e lusingandosi d'ottenere . il dominio de' Galilei e della sua patria. Ma non gli venoer compiuti i suoi desideri. Perciocch e i Galilei di mal animo co' Tiberiesi per l' acerba memoria di qnanto avevano per colpa di lui (33) sofferto innanzi ,alla
DI GJUSEPPl!: FLAT'IO
(33) Di ()iuato,

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gtterra ., non patiNnO d' aver Giusto per reggitore ; ed


io dal comune di Gerusalemme posto al governo della Galilea fui sovente condotto a tal dallo sdegno , che per poco non tolsi Giusto di vita , mal potendo durare ia sua tristezza. Temendo egli adunque , non forse il mio sdegno venis!ie una volta ad avere il suo. fine , rendettesi presso del Re , pensando di dover vivere appo lui con pi omodo e sicurezza. XXXVU. Mn i Seff01~ti , scampato per rara ventura il primo periglio, mandarono a Cestio Gallo, onde venisse sollecitamente da loro , che avrebbene la citt , o spedisse almeh gente , che s' opponesse alle ~orrerie dei nimici. In somma feciono tanto , che indussero Gallo a mandar loro un corpo assai grosso di cavalli e di fanti, cui essi accolser di notte. Quindi infestato dalle milizie romane il paese d'intorno, io, tolta meco la mia soldatesca , venni a Garasima : ove trinceratomi a venti stadj da Seffbri di notte tempo mi vi accostai , e diedi l' assalto alle mura , e fattavi dar la scalata a buon nmero della mia gente m'impadronii della parte maggiore della citt. Indi a poco per non avendo notizia de' luoghi fummo necessitati a ritrarcene , dopo uccisi dodici fanti e due -cavalieri romani , e alcuni pochi de' Sefforiti : dove de' nostri noi non perdemmo che un solo ; ma , appiccatasi poscia nel piano la zuffa colla cavalleria , dopo lunga e ,,alida resistenza noi fummo vinti ; perciocch avendo i Romani attorniata la mia persona , i miei atterriti fuggirono indietro. Cadde in quella giornata uno del mio guardacorpo , di nome Giusto , stato gi tempo nel posto medesimo presso del Re.

'"'TA

DI GIDSEPPI!: FLAVIO

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A questo tempo giunse la fanteria e cavalleria del Re sotto la condotta di Silla, ch' era Capitano della sua guardia. Or questi , postosi a campo lon... tan da Giuliade cinque stadj , colloc un presidio di gente sulle due strade , che portavano l'una a Cana , l' al~a al castello di Gamala , per intrachiudere a quegli abitanti le vittuaglie, che lor venivano da' Galilei. Udite io queste cose spedisco duemila armati con essi il lor Generai Geremia ; i quali , attendatisi lungi da Giuliade uno stadio p-esso al Giordano , nient' altro fecero che scarn mucciare , infinch non venni io quivi con tremila soJ... dati. n giorno addietJ,o messo in certa valle un agnato non longi dal loro campo invitai i Regj alla pugna , vvertiti prirna i miei , che volgesse le spalle , e durassero nella fuga fino a tirati i nimici assai oltre ; il che appunto intravvenne ; perciocch Silla credendo, che i nostri fuggissero di verit spintosi innanzi gi gf inseguiva ; ma quelli , che stavano nell' insidie , usciti improvviso gli sono alle spalle, e li mettono tutti in grande scompiglio. Io allor prestamente voltata faocia aU' eset-cito mosuai a' Regj la fronte , e li misi in rotta ; e l' impresa in quel giorno sarebbemi riescita a buon 6ne , se non le avesse , non so qual ria sorte , dato uno storpio : poich il cavallo ' sopra cui combatteva ' smucciatogli a piede in un luogo fangoso , mi tir seco in terra. Slogatamisi laddove s'unisce col braccio la mano, recaronmi nella terra, detta Cefamoma. Udito i miei questo caso ~ temendo che non mi fosse avvenuto di peggio , si ri~ masero d' inseguire pi oltre , e davano volta tutti affannati. pet conto Jnio. Chiamati pertante .i medici , ~

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ritornata al suo luogo la. mano , stetti tutto quel giomo col con indosso la febbre, e la nott per sentimento de' medici fui trasferito a Tarichea. Silla e i suoi , inteso ci , ch' erami succeduto , ripigliaron coraggio ; e saputo che trascuravansi le sentinelle nel campo, disposto di notte tempo un agnato di cavalleria di l del Giordano , venuto il di provocarono i nostri alla zuffa. Accettato l' invito e innoltratisi fino al piano , ecco fuori de' nascondigli apparil-e i cavalli , che spaventati i nostri li mettono in fuga. Uccisero sei de' nostri; ma non per questo compiuta ottennero la vittoria: perciocch udito, ch'erano da Tarichea approdati a Giuliade non so quanti soldati., atterriti si ritirarono. XXXIX. Poscia a non molto Vespasiano perviene in Tiro, e seco lui il Re Agrippa. Qui vi i Tirj cominciarono a maledire il Re , nimico de' Tirj chiamandolo e de'Romani, perciocch il suo maestro di campo Filippo dicevano avere per 01dine di lui stesso tradita la corte regia , e le troppe Romane , ch' erano in Gerusalemme. Vespasiano in udendo questo di sulla voce a' Tiri , che oltraggiavano una persona rt"gale e amica a' Romani. Iudi spinse il Re a -mandare Filippo a Roma, perch rendesse ragione di quanto s'era ope~ato. Filippo and;. ma non presentossi a Nerone; perch trovatolo dalle insorte rivoluzioni e dalla guet:ra civile condotto agli estremi pericoli ritoin al suo .Re. Entrato che fu in ToJom~ide Vespasiano , i pi riguardevoli personaggi della Decapoli della Siria sclamarono contro Giusto tiheriese , perch aveva bruciate le loro te1re. Il perch Vespasiano lo consegn nelle mani al Re , per aveme dai

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- 'DI GIUSEPPE 'FLAVIO

sudditi del suo Regno il gastigo. TI Re adunque senza saputa di V espasiano lo tenne prigione, come fu detto in addietro. Qui i Sefforiti venuti incontro e inchinatisi a Vespasiano ticevon da lui nn presidio , e Placido per Capitano : indi tisalirono alla lor terra incalzati da me mai sempre fino all' atTivo di Vespasiano in Galilea : il quale come avvenis11e , e in che modo attaccasse egli me<~o la prima battaglia sotto la terta di Tarichea , e come di l mi ricolsi in Giotapata, e l'operato .~ me nell' assedio di quella , e in che modo preso vivo fossi legato e poi sciolto, e ci, ch'io feci durante la.Guerra Giudaica e l' assedio di Gerusalemme , io r ho a parte a parte nan-ato ne' libri, che trattano della Guerra Giudaica. XL. Ora egli necessario , se mal non aHiso , il qui aggiugnere tuttoci ancora , che d' atteuentesi alla mia vita non registrai in quell' opera. Condotto a fine l' assedio di Giotapata da' Romani , presso cui mi trovai, era guardato con tutta la diligenza , trattandomi per .Vespasiano con grande onore; anzi per ordine suo sposai una vergine cittadina di Cesarea , cb' era stata ft-a l' altre col fatta schiava. Questa per non visse meco gran tempo ; ma sciolto io da' ceppi , e andato in Alessandria con Vespasiano fin i suoi giorni. In Alessandria ne presi un' altta ; e di l mandato insieme con Tito all' assedio di Gerusalemme fui spesse volte in avventura di petder la vita , tra per lo studiar che facevano i Giudei ogni strada d' avermi in lor mano affine di giustiziarmi, e perch i Romani, qualor restavano perditori, credevano .ci, avvenuto loro per mio tradimento;

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onde continui erano gli schiamazzi all' Imperadore , di chi gli chiedeva , ch' io fossi appunto qual traditore punito. Ma Tito Cesare , che non ignorava il vario fortuneggiar delle guerre , col silenzio teneva in tranquillo le furie della milizia contro di me. Indi presa gi a viva forza Gerusalemme , pi volte Tito mi stimol a pigliare di mezzo alle rovine della mia patria checch volessi; ed egli mel consentiva. Ma io che , ca!luta la patria , niente piu avea in pregio , che i corpi liberi , il che nelle mie disavventure terrei in conto di gran conforto ; ne feci l' inchiesta a Tito, e n' ebbi per suo favore in dono altresi le sagre scritture. Poscia a non molto chiestogli in grazia il fratello e cinquanta altri amici non ne andai sconsolato. Indi venuto per concessione di Tito stesso nel. Tempio, dov' era stato rinchiuso un gran nnmero di prigioni donne e fanciulli , quanti vi potei ravvisare per entro di miei amici e congiunti, li liberai tutti e furono cento novanta , e gli sciolsi senza lo sborso di . pure un soldo pel lor riscatto , e li tornai nello stato di prima. Spedito poseia da Tito Cesare con Cereale e mille cavalli ad un borgo chiamato Tecue , per disaminare , se quello . era luogo opportuno a un quartiere , nel dar volta ch' io feci , vidi molti prigioni pendenti in croce, e fra essi riconosciutine tre stati gi miei amicissimi , me ne dolsi fino all' animo , e colle lagrime agli occhi venuto dinanzi a Tito gliel dissi ; ed egli ordin di presente , che tolti gi fossero diligentissimamente curati. Due per si mo1irono fra le mani de' medici , e il terzo rimase in vita. Composte Tito le turbolenze della Giudea, avvisandosi , che i

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poderi , che io aveva su quello di Gerusalenime sarebhonmi infruttuosi per lo abitar che doveva in que' luoghi il presidio romano , mi diede altre telTe al piano , e stando sul partir verso Roma mi accett pet compagno della sua navigazione , facendomi tutto il possibile onore. Giunti ,a Roma , io fui con gran cura provvisto da Vespasiano ; conciossiach e mi ricolse ad albergo nella gi sua casa , prima che fosse I~peradore , onc:irommi della Cittadinanza romana , mi die' un' annovale pensione in contanti, e pt'Osegui fino all'ultimo de' suoi giorni a onorarmi senza scemare d' un punto la sua bont per la mia persona ; il che mi lev contro a grave mio rischio l' invidia altrui. Perciocch un giudeo , che no- mavasi Gionta , su5citata in Cirene una sedizione , e coodotti duemila di que' terrazzani nel suo partito ' . tirolli nel preeipizio : egli poi arrestato dal Presidente della provincia e spedito all' Imperadore disse , ch' io gli aveva inviati denaai ed armi. Vespasiano per non fu preso alle sue menzogne , ma sentenziollo alla morte, e per ma~ de' carnefici perd la vita. Pi altre volte eziandio dopo questa, persone , a cui troppo scottavano le mie prosperit , . congegnarono accuse contro di me ; ma la Provvidenza divina mi (ece uscir salvo da tutte. Ebbi in dono da Vespasiano non 11ochi terreni nella Giudea , nel qual tempo io ripudiai la consorte , stanco del suo procede1e , bench gi madre di tre figliuoli ; due de' quali moriroao, ed uno, a cui posi nome Ircano, mi sopravvive. Dopo questo tolsi per moglie una donna paesna di Creta , Giudea di stirpe, e nata di nobilissimi Genitori e c;:hiari:>sin in quelle contrade, di maniere

~ VfrA poi da poterglieae stare poc' altre a fronte , come dimostro in seguito la sua vita. Di questa mi nacquero, d.ue figliuoli , Giusto il primo , e l' altro Simonide cognominato anche Agrippa. E ci quanto s'attiene alle mie cose domestiehe. . XLI. Col medesimo passo andarono le mie cose dal canto eziandio degl' Imperadori. Conciossiach morto Vespasiano Tito che succedettegli nell'Impero, mantennemi tutti gli onori , che fatti m' aveva suo padre , e alle molte accuse~ che mi fur date, non prest giammai fede. Domiziano poi , . che fu successore di Tito , aggrandimmi assai pi ; mercecch e punl que' Giudei , che accusaronmi , e volle che il fosse altres un servo Eunuco ajo di mio figliuolo , che m' incaric di delitto : e per me fece esenti da ogni gravezza i terreni , che aveva in Giudea , onore grandissimo per chi lo riceve. Domi zia ancora. moglie di Cesare non rifin mai di beneficarmi. Questo tutto l' operato da me nel corso del viver mio. Da essi formino gli altri de' fatti miei quel giudizio , che lor pi aggrada. Io intanto , che a te o impareggiabile fra tutti gli nomini Epaf1-odito (34) dedicai l' intera opera delle mie antichit , qui d fine per al presente al mio dile. _Il quando ed il come cessasse di vivere questo generoso difensote della sua nazione del tutto ignoto ; stando per alle conghietture del saggio H. DodweU si pu marcare il termine della sua esistenza non longi da quello del suo protettore Epafrodita morto per
(34) Alcuni vogliono, che questo Epafrodito fosse segretario di Nrone. Grozio crede, che sia uu liberto e procurator di Trajano.

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ordine di Domiziano l' anno g5 di Ges Gristo. ~in-. seppe and a nozze tre volte: fu abbandonato daUa sua prima moglie ; ripudi la seconda per lo sconcio viver(l di lei , sebbene ottenuto ne avesse tre 6glj , ed impalm in fine . una virtuosissima giudea divenuta per lui due volte madre. ~gli , a motivo dell' elegante suo stile , fa appellato il Tito Livio de' Greci. Un gran numero di critici antichi e moderni commendano il suo amore per la verit ; ma taluni di essi gli rimproyeraoo asseuna tameote l' essersi allontanato troppo di sovente dal testo dei Libri santi che formano la base delle sue narrazioni. Il luogo , ov' egli concisamente fa menzione di Cristo e de' suoi miracoli , ha messo bene alle prove la perspicacia dei censori ' dei quali gran numero ne sostiene l' auteptieit , altri senza dichiararlo assolutamente apocrifo lo considerano qual nota fuori di posto , o inserita svantaggiosameute nel testo. n dotto Villoison lo crede in parte interpolato ( Giom. de' letterati , giugno 178:., pag. 335 ). n Fabrizio colla precisione a lui pl'O"" pria ha raccolto i differenti giuliizj che si fecero sopra. le opere di Giuseppe , ed il suo lavoro potr rendere paghe le brame di coloro che ricercassero maggiori lumi 'u tale argomento. Ci rimaogc;mo del nostro lsraelita L Le storie della guerra giudaica contro i romani , e deUa rov.ina di Ge-o l'Usalemme , in 7 lib1i. Questa opera fu da prima composta in ebreo , o meglio in caldosiriaco suo originario linguaggio , e quindi dallo autore stesso traSolo portata in gt-eco onde presentame Vespasiano, il quale era cupidissimo di conoacere la storia di v.na guena

'VITA intrapresa per suo ordine , e compiuta da suo figlio. Tito la fece recare in latino e ne fu largo verso le pubbliche Biblioteche. Pi non esistono copie di essa ; ma in sua vece altra ne abbiamo fatta da Rufino di Aquileja autore del quinto secolo, da cui appunto trasse origine la prima edizione in fancese. U. 0 Le antichi l giudaiche , in :&3 li.bri. Souo un si~atlo titolo si comprende la storia della nazione ebrea dalla creazione .del mo~do fino alla ribellione de' giudei contro i Romani: merita quest'opera grandissima considerazione, e supplisce in molti luoghi al silenzio dei Libri santi. Giuseppe l'ba dedicata al suo amico Epafrodita non altrimenti che la seguente: IU.0 Risposta ed Appione in :a libri. Difende con questa la sua nazione contro il gram, matico di Alessandria, il quale nel a. o e 4- 0 libro delle sue res Aegyptiacae erasi studiato di renderla da meno degli Egizj. IV. 0 Discorso sopra il martirio de' Maccabei. L' eloquenza con cui viene trattato un tale argomento _ e le ar.inghe disseminate nelle varie sue storie provano cb' egli era non meno abile oratore che buono istorico. V. 0 La sua vita; dessa assai compendiosa, ed in pi luoghi ne rimette il lettore alla storia della guerra giudaica. Le opere di Giuseppe sono state raccolte e pubblicate per la prima volta in greco da Arnoldo Arsenio io Basilea ( Froben) nel 544 in foglio ; edizione rarissima, ma poco ricercata malgrado il suo merito. di maggior pregio quella che Sigeberto Havercamp pubblic colla versione latina con una erudita prefazione ' con pissel'tazioni e note , il tutto di Giovanni Hudson , in

So

DELL'AUTOR&

Amsterdam nel 1726 in :& volumi grandi in foglio: fa d'uopo per osservare che di gran lunga pi corretta viene reputata l'edizione dello stesso Hudson compar sa in Oxford nel '17:&o in :& volumi in foglio. Stimasi anche molto l'edizione fatta da Fr. Oherthnr in Lipsia nel 17825 in 3 volumi in 8.0 Essa dovea essere ac compagnata da un comentario e da un indice i quali si desiderano tutt'ora. L'edizione delle opere suddette tradotte in latino da Rufino , pubblicata in Augusta (Schuszlell') nel 1470 in foglio, ricercatissima a motivo della sua data. Luigi Cendrata di Verona la riprodusse corretta (Maufer) nel 158o in foglio. Le opere del Fla vio sono state recate in francese, seguendo la versione l~tina, da Guglielmo Michele de Tours, Parigi 1534 foglio (di questa edizione si conoscono alcuni esemplari in pergamena) e, seguendo il testo greco, da Ar-noldo d'Andelly, Amsterdam 1681 in fogl~ fig. Bruselles 17013, 5 vol. in 8. 0 fig.; ediz. bella e ricercatissima; dal P. Gioachimo Gillet, Parigi 1756, 4 vol. in 4 0 e porta questa il vanto di una fedele trad. Fr. Angiolini le rec in italiano con note, in Verona nel 1779, 4 vol. in 4. W. Wbiston in inglese, Londra 1773, 2 vol. in fogl., e 1784, 2 vol. in 4. 0 N qui finisce il numero delle traduz. di dette opere di Flavio mentre tutte le lingue di Europa ebbero iu pregio di possedede. Chi brama maggiori dettagli potr consultare la Yta di Giuseppe nella biblioteca del Fabrizio, tom. 3, e nella atoria degli antol'i eccles. di Dom. Ceillier tom. 1 f).

in

(") L' Editore.

Fine della yita.

' DELL ANTICHIT A

D E' GIUDEI
CONTRO

A. P I O N E.

NOTIZIE
INTORNO AI DUE LIBRI
CONTRO

APIONE,
E AL L:fflRO DELLA RAGION DOMINANTE
UT.&A.TTI: DALLA. IUBLJOTEC.1 GllEC.1 DI GIO .ll.UilTO

J'~JO

LJB.

4'

CAP.

6'

S 6'

'J

VI. IlE, l -'1A:"'I""'' Ila/,, ..,~, ,.., EAA11'"', del }'antichit de' Giudei libri II coll'tro Man~one (1) , Apollonio, Molone, Lisimaco, Posidonio ed altri , e in singolar modo Apione (2), che ne' suoi libri terzo e quarto delle cose e~iziane avea straparlato della nazion de'. Giudei. Di pi, che Apione con uno acri t. to particolare maltrattasse i Giudei , ce lo dicono S. Giuatino mart., Clemente, Giulio afaicano, Euse bio, e S. Girolamo, di cui sono queste parole c. r3 de &:ript. Ecci. &rip1it et losephus duas 1~'nr adversum Apionem Grammaticum ale..randrinum qui '6Ub Caligula legatu.s miuus e: P"""- 1entilium CQntrlf.

4
Plu'lonem etlam librum vituptrationem gentis' ludaic~ continentem scripserat. Di tpJesto per non fa motto .alcuno Giuseppe (3), il qual dedic anche tpJesti due libri al suo om'rizo, e pregiatissimo Epafrodito, odde forza il dire , che uscissero in pubblico prima dell' anno di Cristo g5 , nel qual anno Domiziano nc cise Epafrodito (4). Ma e Apione stesso ( c:ome pur Mai.etone e i restanti) gi era morto , quando Giuseppe prese a scriverne la confutazione , come dal libro secondo si pu vedere. lodato di nuovo Giuseppe da S. Girolamo con tai parole nella sua let tera 84 a Magno . oratore. lqsephus Antiquitatem ap probans ludaici populi duos libros scrz'psit contra Apionem alexandrinum Grammaticum, et tanta sre culariuin profcrt testimonia, ut mihi miraculum suheat, quomodo vir hebrreus et ab infantia sacris literis eruditus cunclam Grmcorum bibliothecam evolverit. Nel secondo lib1o ha una granrle laguna. ne' testi greci , che fm:Se alcuno da qualche codice ms. potr :riempire (5). A questi libri avea r occhio Giuseppe Gmionirle (6) lib. 5 , cap. 2.7 , pag. 466 dell' ediz. del eh. Brithaupt, ovc ricorasi del sacetdote Giuseppe n!J'10, n!nltl'l ,;, D il lbro delle confutazioni e delle controversr'e. VII. Ell: .MAKKABAIOT'E AOrO'E ;; ..apl .~.,.n,~rep,es ~.,..,!T,..i. trattato eloquentissimo dell'impeto. della ra gione in lode de' sette Maccabei, che una con Elea tato , colla . l or .madre (7) nella persecuzione d' Antio.co Epifane . pet~ la .legge sostennero coraggiosamente il martirio. Questo trattato vien chiaram.ente attribuito

al nostro Giuseppe da Eusebio stor. ecci. lib. 3 ,


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aa S. Girol. con queste parole. Alius ~q. liber ejus, inscribitur :r1pl atirup~r'opor .Ao"'"l'ii Yalde elegans habetur , z"n quo et MaccabO'!Orum digesta sunt martyria. Dal medesimo nel lib. 2 contro i Pelagiani : un.de et losephus Maccabmorum scriptor historim frangi ~t regi Jicit perturbationes animi, non eradicari. Cos da Fozio sul primo lib. della stor. eccles. di Filostorgio, e dal Nazianzeno oraz. h bench taccia il nome di Giuseppe , posto per da Niceta neiJe sue note a quell' orazione su' Maccabei , e da. A.rlastasio Sinaita nella questiOne ot~va , e da Sincelio, che loda Giuseppe i, rois M.u.8i,,;,., e da Goddefrido da Viterbo nella sua c1onaca, dove dice di Giuseppe , che liber etiam MaccabO'!Orum secunJus (8) ab eo dicitur compositus. Grozio per al cap. 16, v. 19 sopra S. Luca, ben eh all' auto1e di ques'to libro conceda il nome di Giuseppe, pur vuole che sia diverso dal nostro. losephum yirum sane disertum , quisquis ille fuit; historiarum enim scriptorem lmnc esse non puto (g). I codici manoscritti di questo libro molto discordano tra s stessi ec. : e basti l'allegato sin qui per una sufficiente notizia delle presenti operette.

.;l.werta il lettore , che la divisione di que.,t Ju. operette in capi, e i titoli di ciasc&liJ if esi la. floro J.l Traduuo,..,

DELLE

ANTICHIT A DE' GIUDEI


CONTRO

APIONE
LIBRO PRIMO

PREF.AZIONE.

rABBAST!NZA

per quanto panni, o compitissimo Epafodito , mediante anche l' opera delle Antichit, io ho fatto , a chi leggerlla , palese l' antichissima stirpe, che quella, di noi Giudei, e il do~er essa a se sola l' origin sua (1), e il come popol quel 'paese , ch'ora teniamo; opera comprendente la sto ria di cinque mill' anni, ch'io tratta da sagri Libri, che si conservano presso di p,oi , compilai in lingua
F'LArco , tomo Y .,
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DELLE ANTICHITA 1 DE 1 GIUDEI

greca. Ma perciocch io veggo assai gente , che d buon grado d orecchio allo straparlar di taluni, che sol per dar fede a quanto per me si scrisse dell' an~ tichit , e dal non alere i pii1 chiari storici della Grecia degnato di mentovare la nazion nostra trae ar~ gomento da conghiettmare , che dunque pi fresca, di tutte coteste cose lw creduto dover trattare succintamente cos per chiarire il reo animo e _le volontarie menzogne de' maldicenti , come per illuminare i male inf01mati , e ammaestrar quanti h1amano veder chiaro nella nostra antichit. A testimonj , di quanto sono per dire , varrommi degli scrittori, che in ogni genere d' anticl1it han presso i Greci pi credito di veritieri ; e quelli , che di noi scrissero villanie e menzogne , io li dar per coavinti da s medesimi. Cercher eziandio d' allegar le ragioni , pe:rch non fossero molti i Greci , che fecero nelle storie menzion di noi. Far inolbe palesi a color, ~l1e noi sanno , o s' infingono di non saperlo , Cflle' tutti , che nelle lor opere non trascwarono d' introdurre la storia di noi.

CONTRO APIONE ' LIB. J. CAP. J.

CAPITOLO PRIMO

Non volersi ascoltar solo i Greci, trattandosi d'antichit. Se ne adducono le ragioni Trascuratezza usata gran tempo da' Greci nel registrare le loro menwrie : perch anticamente non si curasser g'ran fatto del vero.
l. E qui stesso dal bel principio mi s'offre motivo

Ji gran maraviglia verso coloro , che pensano , ai


Greci soli volersi in materia di cose. anticl1e por mente , da loro aspettarne la verit , e a noi , e a ogni altra fatta <l'uomini negar fede ; mentr'io veggo andar la faccenda tutto altramente , quando si debba non tenet dietro a mal fondate opinioni , ma di mezzo agli stessi fatti cavare la verit. Perciocch quanto travasi presso i Greci , tutto fresco ; e ve drai ogni lor cosa accaduta, non direbbesi male, jeri o jcr l'altro : le fondazioni vo' dire delle citt , i ritrovamenti delr arti , e la scrizion delle leggi ; che quanto si al pensiero di tessere istorie , egli forse la cosa pi fresca , che v' abbia appo loro : dove gli Egizj , e i Caldei e i Fenici (lascio per ora di noverare tra questi i nostri) per confessione di loro stessi (2) conservano di memQrie un registro antichissimo , e il pi che fare si possa costante: merceccb essi tutti sono abitatori di luoghi niente soggetti a infezioni di cielo , ed ebbero sempre gtan cura , che delle lor c!>se , non che nissuna dimenti,

IO

DELL'l!: ANTt'CiliTA' DE' GIUDEI

cata si trasandasse , ma tutte ne' pubblici arcl1il"j si registrassero dalle persone pi assennate. Laddove il tratto , che va sotto i'l nome di Grecia , fu tutto compreso da cento malanni (3), che spensero la memoria dell' anennto : sicch ciascun popolo introducendo ognor nuova foggia di reggersi autor si credeva e principio di cui che si fossero i loro discendenti (4). Tardi ancora e con istento conobbero la natura delle lettere : conciossiach quelli , che ne vogliono r uso pi antico, si vantino d'averlo appreso da' Fenicj e da Cadmo. Ma non per questo saravvi alcuno , che possa o ne' sagri o ne' pubblici archivj mostrare e,:lstente niuua scrittura , che sia di que' tempi , anzi di quegli altres , che tant' anni appresso mossero contro di Troja , gran dubbio e quistione ci stata , se usassero lettere ; . e si tien per pi vero , che le lettere , quali si usano presentemente , fossero a quegli ignote. In somma appo i Greci non travasi niun autentico scritto pi antico del poema d' O mero (5) , il quale per egli certo, che fior dopo i tempi trojani (6) : anzi dicono, che non abbia neppur egli lasciata in iscritto la sua composiziOne : ma conservata nelle memorie qua e l de' posteri si sia poi ricommessa di bocca a que' che cantavanla (7) , e quinci sien derivate le molte sordanze , che sono in essa ; onde quelli dei loro, che :misero mano a scrivere istorie , vo' dire Cadmo il :milesio e l'argivo Acusilao, e se v'ha altri , che diconsi stati dopo di lui 1 antivennero di pochissimo la spedizion (8) de' Persiani contro la Grecia. Ag-

CONTllO APIONE ; LIB. l. CAP. 1.

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:gungasi a questo , che i .primi fra' Greci a filosofar sulle cose celesti e divine , cio dire Ferecide il siro , e Pitagora , e Talete tutti confessano ad una voce , che fur discepoli degli Egizj e Caldei, e scrissero poche cose ; le quali sembrano a' Greci le pi. antiche di tutte, e a mala pena le credono scritte da loro. II. Come adunque non vanno fuor d' ogni ragione superbi i Greci , quasi essi fossero i soli intendenti d'antichit e i soli, che ce . ne sapessero ridire il vero appuntino ? Anzi chi non potr facilmente dagli scrittori medesimi ricavare , che scrissero senza nulla sapere fondatamente , e sol come guidavanli le private loro conghietture ? Meglio adunque convinconsi co'loro libri scambievolmente ; quando nelle materie medesime non han vergogna di dire gli uni tutto all'opposto degli altri. Io sarei troppo importuno, se qui volessi ridire a chi sallo meglio di me , quanto nelle genealogie Ellanico si scosti da Acusilao , quante volte Acusilao corregga Esioda , in che modo Eforo mostri pressoch sempre menzognero Ellanico , e con Eforo faccia altrettanto Timeo , e con Timeo que' che vissero dopo lui , e con Erodoto tuttiquanti. Anzi neppur nelle cose siciliane Timeo , credette dover seguire n .Antioco n Fili~ stone Callia ; e , che pi , neppur gli scrittori delle Attidi nelle ateniesi ; n gli storici d' Argo nelle ar goliche andarono insieme d' accordo. Ma che giova parlare di storie d'una citt , o di manco eziandio , quando nel raccontare la spedizione persiana e le

DELLE Al!ITlClllTA.' DE' GIUDEI

cose qUJvl accadute tra se svariarono i pi accredi tati ; e lo stesso Tucidide viene in pi luoghi accu sato. da alcuni come bugiardo , con tuqo sia iil credito di scrittore piucch esattissimo della storia dei tempi suoi. III. Or di s gran discordanza avvegnach , a chi voglia ce1carne , si possano forse parar dinanzi molte e divetse ragioni , pure le di maggior peso che vi abbia , io ,pen.so siano le due , che sono pe1 dire. Recher intanto la prima , che sembra a me la pi forte. Il non essersi presso i Greci trovato, chi da p principio si prendesse il pensiero , che ci fosser re gistri pubblici degli avvenimenti particolari di ciascun luogo , questo Tu soprattutto , che aperse la strada all' inganno , e diede , a chi volle poi sc1ivere delle cose antiche, facolt libera di mentire. Mercecch non dagli altri Greci soltanto fu bascurato il pensier de' registri , ma dagli Ateniesi eziandio ; i quali tnttoch spaccinsi per paesani natii (g) , e per amautis .simi della buona letteratura , pure mostrar non pos sono niente di questo , ma i pubblici scritti pit an tichi che abbiano , dicono esser le leggi attenentisi agli omicidj , scritte gi da Dragone , uom per altro fiorito pochissimo innanzi la tirannia di Pisistrato ( 1 o). Or che rilieva il far qui parola degli Arcadi , che millantano antichit; mentre appena dopo tai tempi ~ssi cominciarono ad aver cognizione di lettere ? IV. Per adunque , che non vi fu mai niun antico registro , che potesse e i vogliosi d' apprendere ammaestrare , e convince1e i mentitori , nacque tra

CONTRO APIONE' LIJ!. !. CAP. I.

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gli scrittori la molta discordia, in che sano scambievolmente. Al che vuolsi aggiugnere la 6econda 1agione , che quanti s'accinsero a scrivere , non si pigliarono punto pensiero di dire la verit , bench questa sia 1a comune promessa , che va' in fronte a' lor libri; ma intese10 unicamente a mostrare eloquenza ; e qual che si fosse la via , per cui avvisavano di poter avanzare in ci gli altri , adattavansi a quella. Quindi alcuni volgevansi al favoloso , altri per accattar protezioni incensavano citt o regnanti, ed altri si volsero a satireggiare gli stessi fatti ovver chi gli scrisse , persuasi di dover indi avanzare di credito : in somma essi vanno studiando di fare tutto altrimenti da queUo , che si richiede alla Storia ; perciocclJ argomento a- provar veritiera una Storia .'li , quaado tutti delle medesime cose parlano o scrivono nella forma medesima; eppur questi allor si pensavano di dover comparite pii1 ''eritieri, quando le medesime cose scrivessero in altra guisa. Perci adunque che s' appartiene a eloquenza e a vigor nell' usarla , forz' che noi diamo agli scrittori della Grecia la mano ; non per altrettanto pet quello , che vera storia d'antichit, e molto meno d'avve~ nimenti particolari a ciascuno.

DELLE .A.NTJCRITA' DE' GIUDEI

cAp l T o L o

II.

A' Grci confrontami gli Egiziani, i Caldei e i Giudei. Sollecitudine , ch' ebbero questi della verit della Storia. Lor sagri Libri, e cura in che furono presso loro. l Or che gli Egizj e i Babilonesi fin dall'et pi rimote pensassero a far giornali , mercecch presso gli uni ne avevano il carico e vi s'impiegavano in torno i sacerdoti e i Caldei ( 11) presso i Babilonesi, e che singolarmente i Fenici maestri de' Greci si 'valessero delle lettere per ordinare la vita e per la sciare memoria delle pubbliche imprese , dappoich tutti il concedono , parmi di non doverne far motto. Ma che i nostri pro-genitori avessero altrettanta (lascio star , se maggiore degli anzidetti) altrettanta sollecitudine io dico per registrare i loro fatti addos-. sandone tutto il pensiero a' sommi Pontefici ed ai profeti , e che quest' uso si sia conservato fino a' d -nostri , e se giova parlare con un po' di franchezza sia ~n avvenire per conservarsi con gran gelosia , io m' ingegner brevemente di mostrarlo. Il. Non solo adunque fin dapprincipio deputarono a tale uffizio le pi qualificate persone ed~ assidue al servigio divino , ma ancor provvidero , che 1a stirpe sacerdotale pura si mantenesse e incorrotta. Periocch uno, qual ch'egli sia, purch sacerdot, ~ee avere figliuoli da donna della nazione, e non

CONTRO !l'IONE ' LJB. I. CAP. II.

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avere in ci l' occhio n ad interessi n ad altri vantaggi , ma per aver successione ire in cerca di un'antica famiglia , e tale , che della sua nobilt abbia fatte assai prove ; e adoperiamo in tal guisa non nella sola Giudea : ma ovech sia adunanza di nostra gente , ivi da' sacerdoti mantiensi l' interezza de' matrimonj. Parlo io qui di quelli , che sono in Egitto , in Babilonia , e in qualsiasi altra parte del mondo , ove sparsi si trovano alcuni della stirpe sacerdotale. Perciocch mandano per iscritto a Ge.. rusalemme il nome della novizia (I 2) con quello dei genitori e degli antenati pi alti , e di quai testi.. monj il confermino. Che se insorge una guena , come oggimai avvenuto pi volte per l' entrare , che fecero nella nostra provincia e Antioco Epifane, e Pompeo Magno , e Quintilio Varo , e molto pi a' d nostri , allora i sacerdoti , che sopravvivono , dalle antiche scritture ne forman da capo di nuove, e mettono a sindacato le donne rimaste; perciocch non raccettan pi quelle , che furono fatte schiave , per lo sospetto , che forse , come intravviene pi volte , abbiano avuto commercio con istranieri. Ma a provare siffatta esattezza vaglia per un assai forte argomento il trovarsi negli atti pubblici da due mil1' anni in qua nominati di padre in figlio i nostri sommi Pontefici. Che se a talun d' essi avviene di trasgredire in qualunque sia modo le cose dette gi, gli divietato e l' appressarsi all' altare , e l' aver parte in nessun ministero. Cosa ( 1 3) assai ragione.. vole, o per meglio dir necessaria, quando n la

DELLE ANT1CRI'l'A1 DE' GlliDEI

facolt di soscrivere indifferentemente comune a tutti , n travasi nelle cose scritte svario nessuno ; ma i soli profeti hanno appreso da inspirazione divina le cose pi remote ed antiche , e le accadute a' lor tempi le scrissero chiata~ente in quel modo , che avvennero. . III. Quindi noi non abbiamo una farraggine mal intesa di libri discordi e contrarj fra se ; ma sol ventidue , che comprendono le memorie di tutti i tempi, creduti ben a ragione divini; fra questi, cin que son di Mos , e contengono la legislazione con quanto s' aspetta alla creazione del genere umano fino alla morte di lui. Questo un corso di tempo di pressoch tremil' anni. Dalla morte poi di Mos fino al regno dell' Artaserse successore di Serse, i proft;ti vissuti dopo Mos compilarono i fatti de' loro tempi .in tredici libri: gli albi quattro, che restano , sono un intessuto di lodi a Dio , c di consigli agli uomini per viver bene. Da Artaserse poi fino a'tempi, in cui siamo al presente bench si sia registrato ogni cosa, pure tai libri non credonsi degni di quella fede , che i precedenti , atteso il non essere stata la successione dc' profeti chiara abbastanza ( 14). Ora i fatti mostrano ad evidenza, qual fede noi diamo alle proprie scritture: conciossiach entro a' tanti secoli , che pur son passati , non v' stata giammai persona, che abbia ardito di niente aggiugnervi, o torre, o cangiare ; anzi tutti i Giudei fin dal primo Jor nascere portano innestata nell' animo la credenza, che sieno comandamenti di Dio , e la volont

CONTRO Al'iONE 7 LIB. I. CAP. 11.

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eli eseguidi e di morir volentieri per essi , se oc4


corra. Quindi si son gi veduti sovente molti pri4 gioni sostenere torture in mezzo a' teabi e in ogni guisa morire senza mettere mai parola contraria alle leggi, o alle cose scritte con quelle. Ot dove sar 10ai un greco , che non dir soffra tanto per questo , ma anzich soggettarsi a un menomo danno , non sia contenlo, che vadano tutti a perdersi quegli scritti , che son presso loro l E ci , perch essi gli hanno in conto di chiacchiere uscite capricciosamente di peuna a' loro scrittori. E fan senno a pen 4 sare cosi de' pi antichi, mentre ancor veggo.uo alcuni al d d'oggi che hanno il coraggio di scriver di cose , a cui essi non si trovaron presenti , n si co 1arono di domandare i beni informati. E ,-aglia la verit. Dalla guerra fatta test da noi certi scrissero e pubblicarono storie senza non por mai condursi in que' luoghi , ma neppur accostarsi, dove avveni''ano i fatti; e per rannodate da ci, che sentirono alla confusa poche notizie abusarono molto svergogna_tamente del nome di stotia.
CAPITOLO

111.

L'Autore passa a trattar di se stesso ..Sua vcracit, testimonj lspasiano Tito, e pi, altri. Sue storie difese dalle calunnie.
I. Non cosl io; che di tutta la guerra in universale 7 cd ogni particolare in essa avvenuto distes~

DELLE ANTICHITA' DE' GIUDEI t8 una relazione sincera , io che ad ogni fatto inter. venni in persona. Conciossiach io era capitano di quelli , che nomansi _presso noi Galilei , finch f~~: possibile la resistenza ; indi fatto prigione ristetti presso i Romani : e tenendomi sotto guardia Vespasiano e Tito m' ohbligaron mai sempre ad assidermi loro a fianco , dapprima in catene :, indi prosciolto fui da Alessandria spedito compagno di Tito all' as sedio di Gerusale~me : onde de' fatti avvenuti in quel tempo non v' ebbe pur uno , che si sottraesse alla mia notizia ; percioccb io andava considerando minutamente ogni cosa del campo romano , e notvala; e le novelle portate da' rifuggiti io sol le in tendeva. Indi trovato in Roma un po' d' ozio , di tutto il materiale gi per me allestito , con prevalermi per la greca favella di alcuni ajutanti , io distesi la serie tutta de' fatti ; e tanta fidanza io avea della mia veracit, che ne volli per testimonj prima d'ogni altro i generalissimi della guerra Vespasiano e Tito; perciocch prima a loro presentai i volumi, indi a molti Romani , che seco lor combatterono; e poi li vendetti a molti de' nostri, persone cetto non poco sapute in greca letteratura , fra' quali v' un Giulio Archelao , un Erode uomo gravissimo , e lo stesso re Agtippa meritevole d' ogni mmirazione. Or questi tutti dal primo all'ultimo testimoniarono , ch'io avea dato puntualmente alla verit il primo luogo ; e son gente , che non avrebbero dissimulato gi n taciuto , quand' io o per parzialit o per ign01anza avessi dell' avvenuto cangiato nicnLe o lasciato da banda.

CONTRO API ONE ' LIB. I. CA.P. liJ.

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II. Eppure certi uomini dolorosi tentarono di denigrar la mia Storia , spacciandola come un lavoro d' ingegno da proporsi per esercizio in. un scuola di giovinotti. Straa accusa e caluania : dovendosi ben sapere , che chi obbliga la sua fede a una spo sizione verace di fatti , conviene che prima ei li sappia minutamente, o ci sia perch v'intervenne, o perch informssene tla chi sapeva; il che io nell' una opera e neJl' altra mi do a credere d' aver fatto appuntino: mercecch per quel, che s' aspetta alle Antichit , io non fui , come dissi , niente pi che interprete delle sacre Scritture, sacerdote ch'io sono di nascita, e di quella filosofia intendente, che sparsa in que' libri.' Scrissi la storia ancor della Guerra , ma dopo stato io medesimo attore in pi imprese , d' assaissime spettatore , e di niun detto o fatto , qual egli sia , mai allo scuro. Come adunque non si dovranno giudicar temerarj coloro , che fu rono arditi di meco venire a prova in genere di v~ racit ? I quali , tuttoch affermino d' aver letti i giornali degl' imperadori , pure non furono mai pre senti alle azioni di noi , che facemmo lor fronte.

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D.ELLI!: AJS'l'ICIU'l'A' DE' t;.IUDJ!.I

cAp l T oL o

IV.

Il non essere ricordati dagli scrittori della Grecia i Giudei non argomento, c!te vaglia a distrug3eme r antichit. .Altri scrittori ne han fatto menzione. Promeuesi d' allegarne le testimonianze.
l. Ho fatto su tal materia un' intramessa, che 11ecessaria per dimostJare la troppo corriva gente , che son coloro , i quali prometton di scrivere isto rie ; e parmi d' aver posto in chiaro abbastanza, come H registrare le cose antiche fu pi usato dai Barbari , che da' Greci. Ora io voglio p1imieramene trattare alcun poco con quelli , i quali si studiano dimostrare assai fresco lo stato nostro , dal non avere gli' scrittori della Grecia , com' essi dicono , fatta parola di noi ; indi produrr i testimonj dell' antichit ricavati da scritti stranieri , e dar a co noscere , che chi disse villanie alla nostra nazione , lo fece -a torto. Il. Noi dunque , n abitiamo paesi marittimi , n abbiam piacere ne' tiaffici o nel conversar per tal mezzo con altri ; ma sono le nostre citt situate as.. sai )ungi dal mate, e lavoriamo quel buon tetTeno, in cui siamo. La cura per maggiore noi la poniamo nell' educazion de' figliuoli, nell'osservanza delle leggi e nella piet , che ne viene insegnata da esse , in tendendo di avere con ci soddisfatto all' opera pi necessaria , che abbiavi in tutta la vita. Aggiugnen

COlliTRO APIO.NE ', LJB. I. CAP. IV.

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dosi alle cose dette la foggia ancora di vivere tutto nostra, non v'ebbe ne' tempi andati ragione, pereh noi" dovessimo aver commercio co'Greci, siccome Io ebbero gli Egiziani mediante il cavare , che si facea da' lor porti, o il condurvi mercatanzie, e i Fenicj abitanti lungh' esso a mare ' che per amor d' inte resse attendevano a rare i ta~ernieri e i trafficanti. Neppure a' ladronecci, come hanno pur fatto alcuni altri per deso d'ingrandire 1 si volsero i padri nostri coll' arni alla mano , avvegnach a tante migliaja di uomini non cod.ardi montassero gli abitatori del lor paese. Quindi gli stessi Fenicj postisi a navigare per traffico venner tosto a notizia de' Greci , e per lor mezzo gli Egizj , e que' tutti , da cui trasportavano merci in Grecia. passando mari vastissimi. Indi si dier loro a conoscere i Medi , e i Persiani , poich fnr signori dell'Asia, e i Persiani singolarmente, che spinsero le lor armi fino nell'altro continente (5). I Traci poi furono conosciuti per la lor vicinanza , e gli Sci ti mere di quelli, che navigavano al Ponto. In somma quanti abitarono lungo il mare o a le vante o a ponente , furono da chi volea scriverne qualche cosa pi di leggieri scoperti : dove queJli , che avevano loro stanze pi indentro 9 rimasersi per lo pi $COnosciuti ; e ci vedesi chiaramente avve,J nuto ancor nell' Europa , ove della repubblica dei Romani salita fino ab antico. a s alto stltto , per condotta d' imprese g-uerresche s illustre , n Ero cloto n Tucidlde n niuno de' lor coetanei fece pa.. 1ola , e se non tardi e a stento venne saputo di

:a

DELLE ANTICHITi' DE' GIUDEI

loro a' Greci. De' Galli poi e Spagnuoli tanto ne fu rono al bujo gli storici loro avuti in credito d' esattissimi., uno de' qu.ali si Eforo , che gl' Iberi abitanti una parte s vasta dell' occid-ente , egli crede , che siano una citt; e fu ardito di registrarne costumi , che mai non furono , n si dice che fossero mai in uso appo loro , come se praticasserli vera.. mente. Ora del non avel' conosciuta la verit fu cagione la troppa salvatichezza di quelli ; e dell' aver detto il falso , la voglia 1 che aveva questi di parer pi degli altri informato. Qual maraviglia pertanto , che la nostra nazione non fosse nola a' parecchi ,. e che non abbia dato agli scritti altrui occasione di ticordarla, mentr' ella tanto lontana dal mare , ed ha preso a reggersi nella maniera gi detta.

CAP

l T OL O

V.

'Cominciansi ad allegare le testimonian~e degli scrittori, che fanno menzion tk' Giudei, con promessa di fare altrettanto de' Greci: e si dt il primo luogo a Manetone.
I. Or via suppongasi , che noi a provare , che i Greci non sono d'origine niente antica, ci vogliamo valere dell'argomento, che nelle nostre memorie non s' detto di loro mai sillaba. Non egli vero, che si farebbono beffe. di tutti noi , recando , cred' io in opposto le ragioni da me addotte poc.' anzi , e della loro antichit mi darebbono per testimonj i vicini?

. COI!I'T&O APIOlfE' Z:DI. J. CA.P. V.

~3

Ebbene : ancor io incegnerommi di fare altrettanto. Perciocch io mi varr spezialmente di te&timonj egi.. ziani e fenicj , non ne potendo pertona . accusar di huparda la deposizione ; giacch troppo si son dati a conoscere per di mal animo singolarmente verso di noi tolti gli Egiziani in comune, e tra Fenioj quelli di Tiro. Ma non potrei io gi ~re il medesimo de' Caldei , giacch della nostrt:l sti:npe essi fa- . rono i primi capi (16) , e aUeaa cotal parentela ~ c:ordano nelle loro memorie i Giudei. Addc.tte che avr le prove da questa parte , produft' allora sii storici eziandio della Grecia , che feoe11o de' Gi:adei ricordanza' onde quei che ci mnano di mal occhio, non abbiano pi neppur tale pretesto da contraddirci. II. Io mi far dunque primieramente dalle scrit ture egiziane , le cui stease lettere non. questo il luogo di qui recare (1:7). Manetone fu uomo egiziano d'origine, non ignarG per, come tVedesi, della greCf:l letteratura; perocch scrisse io. greco la storia dei suoi paesi tradotta , come dioe egli stesso , da' sagl)i libri, e in pi luoghi convince Erodo te di menzegna per la sua poca sperienza nelle cose egiziane. Manetone adunque nel secondo suo lihl-o delle cose di Egitto egli stess scrive di noi cos ; e pooternne .le sue stesse parole, poicb ho citato lui atesso pet testimonio. " Noi avemmo un re nominM<> Tilllao ., Sotto di questo 7 non saprei COMe , Iddio ne feoo , sorgere incontro un vento nimico , e fuor d' ogni ., nostro pensiero dalle parti d' oriente gettar0nsi , con gran baldanza nel aoawo paese uomieai di coa.
l'S.AYlO t<IIMD

Y.

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DELLE AIITICHJTA.' DE' GIUDEI.

dizione volgare, e l'ebbero agnolmente in Ior mano senza battaglia ~ indi fattine prigioni i re,. guanti si volsero Cl'udelmente a bruciar le ~citt , ed abbattere i templi de' numi. Con tutti i paesani p01ta1onsi da arrabiati nimici , prute scannandoli, e de' rimasti traendo in sel"Vaggio mogli e figliuoli. Alla perfine crearono del l or corpo anche un. re , il cui nome fu Salate. Costui risedeva in Memfi , imponendo gravezze alla bassa e all'alta provincia, " e lasciando p1esidj ne' luoghi pi opportuni. Guer-,. n pe soprattutto le parti a levante , ben negli " Assirj allora pi pos.senti degli altri antivedendo il " desio d' usut'Parsi il medesimo regno. Trovata poi " nel governo Saitico (18) una citt opportunissima, ., posta a levnte della bocca del Nilo (19) Bubasti., ca , e da non so quali an ti ehi teologi nominata , Avari, fabbriclla di nuovo, e la 1endette con un " ricinto di mura fortissima , e vi pose per gua1dia " un popolo di soldati al numero di dugento qua., rantamila. Col dimorava la state passandola parte " in disbibuire il frumento e la paga a' soldati, par-o ., te in diligenti esercizj ' armeggeria a spavento di " que' di fuori. Or egli, 1-egnati diciannov' anni, fini ., di vivere. Dopo lui regn un altro chiamato Beone per anni quarantaquattro ; e dietro a lui l'altro " nomato Apacna trentasei anni e. sette mesi : indi " Apofi sessantunanni, e Giania cinquanta ed UD " mese. L'ultimo dopo tutti fu Asse pm; quaranta " nove anni e due mesi. Questi sei furono i primi , r~gnanti fra loro , uomini che facevan gqerra con

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CONTRO .lP IONE 1 LID. l. CAP. V.

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" tinua, e desideravano ogni giorno pi di spiantare , dalle radici l'Egitto. Tutta in corpo la l or nazione ., chiamavasi Hycsos (~o), che quanto dir Re P a, stori: perciocch Hyc nella lingua sagra val re, e , Sos nel dialetto comune pastore e pastori , . onde " fassi la voce composta di Hycsos. Altti dicono, ., che sien d' Araba a , . In un altro esemplare per ho trovato, che il vocabolo Hicsos non significa Re, ma l' opposto , cio prigioni pastori. Merceceh Hyo parimente in lingua egiziana ed Hac aspirato suo nano in proprio senso prigioni; il che a m sembra assai pi probabile e confaccentesi meglio alla storia antica. " Costoro adunque, che furono gi no.Unati, " re di quelli, che si chiamavan pastori, dicesi lle. " co' lor discel'ldenti tenesser l'Egitto pel corso di , cinquecento undici anni : passati i quali si dice , , che contro i pastori levassersi i te della Tebaide, , e di tutto il restante d' Egitto , e rompessero loro ., aspra guerra e assai lunga , che sotto il re Ali... " sfragmutosi vinti da .lui i pastori sgombrassero ,, quasi tutto l' Egitto , e si ristrignessero dentro un " luogo di diecimila bifolche in giro. Ava1i si chia. , m ava quel luogo , d' intorno a cui (dice Man e" tone ) condussero una grande ' e. forte muraglia i " pastori ; onde e fosser sicuri tutti i lor beni , e , lontano il pericolo d' ess.er rubati. Ma Tummosi " figliuolo. d' Alisfragmutosi s'accinse per via d'asse .. dio a espugnarli con tener cinto il muro di quat.. , trocento otlantamila soldati ; ma poich a aiun n buon esito vide poter riusche l' assedio , pattov

seco loro, ehe abbandonato l'Egitto n'andassero con intatte le persone e gli averi, o ve meglio piacesse loro. Quegli adunque secondo i patti con esso le intere famiglie e gli averi s'incamminaron& dall' Egitto per mezzo il deserto verso la Siria in n numero di dugento quarantamila persone. Ma te , mendo il poter degli Assiri, che allora signoreggia., vano l'Asia fondarono nel paese ora detto Giudea , una citt , che fosse capevole delle tante migliaja., d'uomini, ch' eran essi, e nominaronla Gerosa" lemme ". In cert' altro suo libro delle cose egiziane Manetone asserisce , ehe questa gente chiamata i pastori , ne' sagri lor libri si appella col nome di schiavi , e dice vero : conciossiach presso i nostri pi antichi progenitori era in uso il pascer le greggi, e per la vita pastorale, che menavano, si chiamavan pastori. N senza ragione furono dagli Egiziani ap pellati col1' altro nome di schiavi ; dappoich il nostro p1ogenitore Giuseppe (21) si dichiar per ischia.. vo alla presenza del re degli Egizj , e poi finalmente chiam i fratelli, consentendolo il re, in Egitto. Ma di tai cose faremo altrove ricerca pi esatta. III. Intanto di questi antichi successi io produrr testimonj gli Egizj. Di nuovo adunque soggiugner tutto quello , che ha Manetone in ordine alla serie de' tempi: eccone le parole. " Partito il 'popolo dei " pastori da Egitto verso Gerusalemme , il re , che , gettlli fu or dell'Egitto, che fu Tetmosi (22), dopo , tal fatto regn venticinque anni , e quattro mesi , " e mor : sottentigli suo figlio Chebron , che vi

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CO!fTB.O APIOl!fE' LUI. J, C.lP, V.

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dur tredici anni : dopo lui Amenof vent' anni e sette mesi : indi sua sorella Amesse ventun anni e nove mesi : poi Mefre anni dodici e. mesi nove. Appresso Meframutosi venticinqu' anni e dieci mesi: dietro a lui Tmosi nove anni e otto mesi: poscia Amenof trcnt' anni e dieci mesi : indi Oro trentasei anni e cinque mesi : indi sua figliuola Acenere dodici anni ed un mese : indi nove anni ~l fratello Ratoti : indi Acenchere dodici anni e cinctue mesi: indi un altro Acenchere anni dodici mesi tre : indi At-mai quattro anni ed un mese : indi un anno e quattro mesi Ramesse : indi ses santasei anni e due mesi Annesse figliuol di Miam mo: indi Amenof diciannove anni e sei mesi (~a3); indi Setosi, e Ram esse , che ebbe assai forze eque stri e navali. Questi lasci amministrator dell'Egitto Armai suo fratell, e investllo di tutta r antorit regia con questo solo , che non portasse diadema, n alla regina e madre de' suoi figliuoli facesse at:. fronto, e rispettasse ancor l'altre concubine reali. Egli intanto avventatosi sopra Cipro e la Fenicia , e di nuovo sopra gli Assiri e i Medi li rec tutti quanti alla sua ubbidienza , alcuni coll' armi , altri senza combattere , e sol col terrore di sue gran forze ; e per s lieti successi levatosi a gran superbia innoltravasi a imprese pi ardite, abbattendca le citt e le terre a levante. Volto ornai buono spazio di tempo , Armai lasciato da lui in Egitto adoper senza scrupolo tutto altramenti da quel lo , che aveva&li ingiunto il fratello ; e duramen~

DB:U.B AliTICUIT.i.7 DE' GIUDKI

, te tratt la regina , . e per l' altre concubine noll , ebbe vetun risguardo;. Anzi ~ sommossa dei suoi , amici cigneva il cLdema ~ e gi levavasi contro ., il fratello: ma il capo de' (24) sacerdoti egiziani ., scrisse a Setosi una lettera , in cui lo faceva av, visato .'di: tutte, e che Armai suo fratello si rihel, lava. Esso pertanto torn issofatto a Pelusio , o , ricover il suo .regno. n paese fu dal suo nome ., chiamato' Egitto; pe:rciocch, com' ei dice, Setosi u appeUavansi Egitto, e Danao, Armai suo fratello " IV. Cos Manetone. Or egli chiaro , che fatta :ragione degli anni gi detti , i chiamati pastori , e nostri antenati usciti d'Egitto abitarono questo paese trecento .novantatr anni prima , che Danao partisse per Argo ; eppur Danao (25) creduto antichissi~o dagli Argivi. Due cose adunque rilevantissime a favor nostro testific Manetone dai libri degli Egiziani : prima cio la venuta nostra in Egitto d' altronde , poscia l'uscita di l cosl antica di tempo,- che avanz pressoch di mill' anni (26) le avventure trojane. Le cose poi, che n.on dalle memorie egiziane cav Manetone , ma come .confessa ei medesimo , aggiunse da storie di fede incerta , le confuter appresso par titamente mostrandone l' incredibile falsit.

COJfTB.O APIOJfE ' LJB, l GAP, VI.

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G.&.PITOLO

VI.

Si pr,otlncono k testmbnianze de' Fenicj a javor


da' Giiuki. Indi quella di Menandro Efosino.

I. Tratl:anto io \7oglitl di qua far passiggio all t:os, che trovansi registrate p1~esso i Fenicj de'fatt Dostri, e produrre le loro testimonianze. Certo egli un gran corso d' anni , che presso i. Tirj stan 1e patl'ate ne' pubblici archivj ; e vi si conservano con gran diligenza memorie in iscritto attenentisi a qunto avvenuto appo loto, e fra gli a1tri degno di n:. eordanza. In queste si trova scritto , che a Gerosa lemme si. fabbric un Tempio dal re Salomone cen... toquarantr anni otto mesi , anzich i Tirj fondasser Cartagine (27). TroTasi di pi 1egistrata appo loro i' erezione del nostro Tempio. Perciocch lram (28} aigoor .de' Tirj era mico del nostro re Salomone , nella cui amicizia si!Ccedette a suo padre. Questi adunque cooperando con Salomone alla grandiosit della fabb~ica gli di centoventi tlenti d' oro. Indi reciso dal monte chiamato Libano assai legname di gran bellezza mandglielo per lavorarne soffitte. Me ritnnelo Salomone con pi regali , e spez~alm~te eon un paese a' confini della Galilea. detto Cahll lon (:tg). Ma strinse viemaggiormente la loro amici.. zia l'amore della sapienza ; petciocch si . mandarono l' uno all' altrt> problemi da sciorre , nel che ~inaciva lsui. pi Salomone , uomo ce1to pi &ASili~ ap.Qota

So

DBLLB ANTICBITA' DE1 Glt1D1!1

nel resto. Cou.servansi fino al d d' oggi appo i Tirj assai delle lettere , ch'essi scrivevansi scambievolmente. Che poi quanto ho detto intorno alle m~ morie de' Thi non sia una favola da me congegnata, addurrone per testimonio Do , uomo ch' in credito d' aver trattata con esattezza la storia fenicia. Or questi nelle sne storie intorno a' Fenici scrive in tal guisa (3o). " M0rto Abibalo, regn Iromo suo figlio: ., Questi cinse d' un terrapieno le parti della citt ., lennte , e ingrandlla ; e il tempio di Giove olim ., pio , eh' era da s in un' isola , riempiuto il luogo di mezzo l' un alla citt. Indi salito sul Libano " ne ric:ise legname per ornamento di templi. Dicono ., poi , che il signore di Gerusalemme Salomone " mandasse enimmi ad lromo , e chiedesse d' aveme ~ da lui , coD patto , che chi non potease diciferarli, ., sborsasse a chi avrc:bbegli sciolti , denari : che " accettata Iromo la condizione , ma non saputi " scio!I"e gli enimmi , pagasse deu.ari assai in am , menda ; che finalmente certo Ahdemone uomo ti.. rio sciogliesse i dubbj proposti ' e ne ponesse ., degli altri ; cui Salomone prciHJ aon isciolse , , sborsasse ad lromo denari assai ". Cos Do testi.. fc delle eose da noi antidette. Il. Ma oltre a questo io voglio recare Menandro Efesino. Scri~se questi le imprese sotto ogni re av venute fra' Greci e Barbari studiatosi di cavarne la storia da monumenti di ciascun lor paese. Or esso aerivendo di quelli , che regnarono in Tiro 1 discende ad lromo , e parla coa (3 1}. " Morto Ahi

COIIT.RO APIO.NE ' LIB. 1. CAP. VI.. 3I ., balo , sottentrgli nel regno lromo suo figlio , il ".quale vissuto ciuquantatr anni ne regn trenta" quattro. Questi tenapien il vasto luogo (32) ; ea " . egli dedic la colonna d' oro , che travasi in quelle " del tell)pio di Giove ; andato egli inoltre alla selva " d.e' legnami .sul monte .chiamato Libano ne. tagli , travi di cedro per fame soffitte a templi : e at , t~nati gli antichi delubri fabbric nuovi templi , , e consacr i due tempietti d' Ercole e d' Astarte-; " e il primo , cio quel tl' Ercole , lo compi nel " mese Peritio (33) , e appresso quello d' Astarpe !Il allorquando ruppe guerra co' Titi (34) , che non " pagavano le imposizioni : cui poich ebbe re~ati a , sottoporglisi , torn indietro. A' suoi tempi fu certo , figliuol d' .Ahdemono , cb' era il minore , il quale " scioglieva i proble:mi proposti da Salomone re di n Geruealemme " Ed ecco in che modo si deter min il tempo corso da questo re sino alla fonda~one di Cartagine. " Morto lromo gli sw:cedette nel regno il figliuol Baleazaro , il quale vissuto " quarantatr anni ne signoreggi sette. V ennegli " dietro Ahdastarto suo figlio , ch' ebhe :ventinove n anni di vita e nove di regno. Fu ucciso a trad., mento da'([Uattro figliuoli della sua nudrice, il " maggiore de' quali regn dodici anni. Dietro a loro " fu .A.starto figliuolo di Deleastarto , il quale vis , suto cinq:uantaquattr' anni regnnne dodici. Dopo " lui stro fratello Aserimo , che visse cinquantaquat.. , t~' llnni , e ne regn nove. Questi fu ammazzato , da no fratello Felete , il quale usurpatasi la si-

DELI.B .ll'fTJCBJTA' Dt' GIUDEI

., gnoria domin otto 1nesi. morto di cinquant' anni. ., :n tolse di vita Itobalo sacerdote d' Astarte ; il " quale regn trentadue anni ' e "Yissene seseantotto ., .A. lui sottentr Bade:zoro suo figlio , che tenne il " regno sei -anni , e ne vis$e quarantainque. Fu , suo successore il figliuolo Matgeno , il quale is , suto trentadue anni ne ,regn nove. Succedette a , lui Pigmalione ; che visse cinquantasei anni , e ~ regnnne quarantasette. Ora nell' anno settimo , , dacch egli regnava , sua. sorella (35) di l sottrai-o , fasi fabbric nella Libia la citt di Cartagine " Il pcrch tutto il tempo , che volse dal regno d' l romo sino aUa fondazione di Cartagine , unito in sieme d la somma di cencinquantacinqu' anni (36) 1 e otto mesi. Ora poich il Tempio di Ge,.usalemme si fabbric il duodecimo anno d' Iromo , ne segue , che dall' e1ezione del Tempio alla fondazione di Car tagine corsero centoquarantatr anni e otto mesi. III. Alla testimonianza pertanto, che di noi danno i Fenicj che importa l' aggiugner- altro? Giacch . si scorge da ci comprovata gagli~irdamentc ]a verit : ed certo anteriore- assai all'edificazione. del Tem pio il venire che fecero nella provincia i nostri an tenati; p~rciocch aJlor solo alzarono il Tempio, quando ehbonla tutta sottomessa coll' armi ; il che chiaramente fu per me dimostrato neW opera delle Antichit.

COXT:&O .A.PJOI.'fB 1 LIB, J, CAP. VII.

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o L o VII..

Si passa a produrre le testimonianze caldee dalle


storie di Bernso. Si mostra Beroso andar d' accordo eolie Sagr'B &rittuns 11 e colle storie fenicie.

I. Eg1i mai tempo , ch'io parli delle memorie lasciate intorno a noi da' Caldei, che hanno molta conformit in pi altre cose eziandio colJe nostre Scritture. Sia di ci testimonio Beroso , caldeo d' origine, . e ben conosciuto da. chi attende agli studj dj letteratura ,. dappoich diede in luce a vantaggio de' GJeci opere concernenti all' astronomia e filosofia de' Caldei (37) Questo Beroso adunque tenendo di e h'o a' monumenti pi antichi intorno e al diluvio (38) e allo sterminio allora avvenuto degli uomini ne parl nella guisa medilsima , che Mos ; e simile into~o all'arca, entro a cui salvssi No capo e guida della .ostra prosapia , trasportata essa arca fin sulle cime ilei monti armeni; indi tessendo il c:atalogo de'Jiscen denti di No, e assegnando a ciascuno i suoi tempi scende gi a Nabolassaro (3g) re de' Bi!hilonesi e Calde.i , e sponeudone le imprese raccont~ , in che modo , spedito contro l'Egitto e la nostra provincia con assai forze lo stesso suo figlio Nahuccodouosor poich n'ebbe udita hi ribellione, s'impadron d'ogni co&a , e mand a fuoco e fiamma il Tempio in Ge rusale:mme , e in fine spiantato dalle sue sedi il no .stro popolo lo tra&f,r iD Babilonia. Avvenne allo1a,

DELLE Al'IITIC11ITA7 t>E' GI111>'Ef

che s rimase la citt spopolata pel corso di settan t'anni fino ai tempi di Ciro re de' Persiani. Dic inoltre , che il Babilonese dom l' Egitto , la Siria, la Fenicia, e l'Arabia, tutti iu chiarezza d'imprese aorpassando i principi babilonesi ,e caldei stati prima di lui. Indi calando pian piano Beroso pi. abbasso riferisce di nuovo tai cose nella sua storia dell' Antichit. Io porter le parole medesime di Beroso , eh~ dicon cosi. " Avendo Naholassaro padre suo , ndito , che il satrapo luogotenente in Egitto e nei , luoghi intorno la Celesiria e Fenicia gli si era ., ribellato , non potendo egli stesso reggere pi. a , fatiche, affidate al figliuolo Nahuccodonosor d'et " ancor tenera alcune parti delle sue truppe sped" glielo incontro. Affrontatosi Nabuccodonosor col , ribelle , e venuto a giornata vinse lui, e di nuovo , rec le provincie !!Otto il suo regno. In questo , mezze, intervenne, che il padre suO' Naholassaro , gravemente infermato cess di vivere in Babilonia , dopo ventinov' anni di regno. Udita indi a poco , Nabuccodonosor la morte del padre, dato buon , ordine agli affari d' Egitto e del rimanente della , p;ovincia, e raccomandati ad alcuni de'suoi amici " i prigioni Giudei e Fenicj e Siri ed Egizj, perch " col grosso della sua armata e col restante bagaglio " glieli trasmettessero in Babilonia, esso con piccolo " accompagnamento fn in podhi giorni per la via " del diserto in Babilonia: dove riavuto il governo " amministrato per allor da' Caldei (4o) , e con esso , impadronitosi affatto del regno paterno co.nserva

CONTJ\0 A.PIONE ' LJB. 1. C.A.P. TJJ.

35

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togli intanto dal piit autorevole fra di loro , ai prigioni , poich fur giunti , impose ~ che si desti,. nasser colonie da popolare ne' luoghi pi acconci del Babilonese ; mentr' esso delle spoglie nimiche adorn il tempio di Belo e gli altri con magnifi.. cenza , e rabbell e ristor la citt , che gi v' eta fin ab antico , e l' altra di fuori ; poich poi riuscisse impossibile agli assedianti col volgere altrove il fiume assalir la citt , le condusse per. entro " tre gir_i di mura ; e altrettanti al di fuori , parte " di matton cotto , e d' aspalto , parte di solo mat" tone: e fortificata assai ben la citt , e abbellite a " foggia di templi le porte , alla reggia patema ne ., aggiunse un'altra continuantesi a quella, e per , altezza e per d' ogni genere magnificenza grandiosa assaissimo .. Lunga cosa sarebbe per avventura vo ., ler dir tutto. Basti ci solo , ~h' essendo. quest' O , pera a maraviglia grande e superba fu tratta a fine " in quindici giorni. In questa reggia fabbric alte " moli di vivo sasso , e le fe' in apparenza somi, gliantissime alle montagne , messovi d'ogni fatta di , piante , e cresciutovi l'orto chiamato pensile, mer" cecch la sua donna, siccome allevata in M.ed.ia (41); " desiderava situazion montagnosa " ll. Tanto egli scrisse in tomo al re anzidetto , e. pi altre cose oltre a questo nel terzo libro delle memorie caldaiche , dove riprende gli scrittori della Grecia , che senza ragione pensassero fabbricata da Semiramide assira Babilonia, e scrivessero falsamente, che l' opere maravigliose col :esistenti d.a lei fwou

DBLLB ABTICBJT4' D~' GIVDIU.

fatte. E in questa materia son degne, che lor si dia fede-, le acritt::re caldee ; mollo pi, che si bovano negli atchivj fenicj memorie conformi a quanto racconta Beroa.o intorno al re de' Babilonesi , cio che egli soggett e la Siria e tutta ancor la Fenicia. Certo su questo punto d' accordo cn lui e Filostrato (4a) .nelle sue storie; dove ricorda. l'assedi() di TiPo , e Megastene nel quruto libro delle memorie indiane, in cui studi asi di mostrare, che il dett() re de' Babilonesi per ci , ch' valore e grandezza d'imprese , vantaggi Ercole , mentre d.ice, ch' ei aottomise la Libia in gran parte e l' lberia. Quanto si poi aiJe cose dette di sopra del Tempio di. Ge rusalemme, vo'dire, che fosse bruciato da'Babilonesi l'enutivi ad oste, e poi eominciato di nuovo a rifabbricare ellor quando Ciro divenne signor dell'Asia, si mostrer a evidt>nza da quanto soggiugne Beroso. Egli adunque nel terzo libro parla cos. " Ora Na, huccodonosor, poich ebbe dato p1incipio al muro , anzidetto, inferm, e mor dopo quarantatr anni ,, di regno. Divenne signor de' suoi stati il figliuolo , Evilmaraduco (43). Cos.QJ~ per la scelleratezza e " impudenza , . <.~on cui governava , fu tolto insidio" samente di vita da Neriglissooro (44) , cl1e ave,, vane la sorella per moglie , dopo due anni di re, gno. Ucciso colui , succedett.egli il suo insidiatore ., NerigJissooro , che tenne lo scetbo quatlil'' anni. " Suo figliuolo <45) Lahosoarcodo anco1. fanciullo " signoreggi nO\'e mesi ; ma per li troppi segni , n che dava .di dover riuscire un yist' uomo, _fu .co.a

CONTRO APIONE 7 LIB. l. C.i.P. VII.

31

, istrazj traditorescamente ammazzato da' suoi amici. Dopo la sua morte strettisi gl' iosidiatori a consi .. " glio a pieni voti. posero la corona io capo a un " tal (46) Nabonoedo babilonese, uomo della mede" sima lor fatina. Sotto di questo le muta di Babi., lonia lunghesso il fiume si lavorarono di matton , cotto e d' aspalto., Ma essendo il suo regno gi , pervenuto all' anno diciassettesimo , Ciro uscito di " Persia con grande armata , e impadronitosi del rimanente dell' Asia ge.ttssi dentro il Babilonese. , Accortosi Nabonncdo di tal venuta usc a incon., trarlo co1le sue forze , e nella battaglia , con cui "' at_taccllo , rimasto vinto fuggissi con poco se,. guito, e si rinchiuse nella citt di Borsippo. Ciro, , occupata Babilonia , e fermato seco medesimo di , atterrare le mura della citt al di Juori , per la ., troppo sediziosa e pressoch inespugnabile terra , ., che quella parevagli, pieg verso Borsippo per " assediar Nabaonedo. Ma Nabonnedo in luogo di , sostenere_ l'assedio rendutosi in man del nimico , ., Ciro b'atttolo cortesemente , e datagli per abita" zion la Carmania , lo mand fuori di Babilo, nia (47) Nahonnedo adunque , passato ci che , restgli di vita in quella provincia , fin i suoi ., giorni " III. Questo racconto conformasi nella vetit (48) coHe nostre scritture. Perciocch in esse si trova scritto, come Nabuccodonosor l'anno diciottesimo del suo regno disert il nostro Tempio , e 1imase di11trntt0 per cinquant' anni (q9) 7 che scttatene al

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DBLLB ~NTJCBIT.l' DJt' GIUDEI

second' anno di Ciro le fondamenta , f11 .al secondo pure di Dario compiuto. Aggiugner a tutto questo le memorie fenicie ; perciocch non si noi trala sciare la moltiplicit abbondevole delle prove. Ecco adunque l'enumerazione degli anni. " Regnante Ito., baio , Nabnccodonosor assedi Tiro per tredici ., anni. Dopo lui regn Baal (5o) dieci anni. Indi ., furon creati i giudici , e governarono , Ecnibalo ., figliuol di Baalaco due mesi , Chelbete d' Abdeo ., dieci mesi, Abbaro gran Sacerdote tre mesi , Mi t" gono e Gerastrato figliuol d' AJ,delemo giudici per ., sei anni , dopo i quali regn Balatoro un anno. ., Morto questo mandarono a Babilonia per Mer " baio , che regn per quattr' anni. Morto questo " mandarono per suo fratello Iromo, il quale regn ., vent'anni. A' tempi di questo ebbe Ciro la signo ., ria de' Persiani " La somma adunque del tempo raccolto insieme d cinquantaquattr' anni (51) e tre mesi. Perciocch Nabuccodonosor cominci l'assedio di Tiro l' anno settimo del suo regno ; e Ciro il persiano ottenne il dominio l' anno decimoquarto di lromo. S'accordano adunque per l'una parte le memorie de' Caldei e de' Tirj colle nostre scritture per quanto s'attiene al Tempio ; ed manifesta e non possibile a contraddirsi per l' ltra la testimonianza , che intorno alle cose dette si rende alla nostra antichit. A chi pertanto non soverchio brigoso io penso poter bastare le cose anzidette.

COI'l'JlO APIONE' LJB, 1, CAP. VIII.

3g

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o L o VIII.

.4gli scrittri stranieri si fan succedere i Greci. Producon~i le testimonianze di Pitagora, di Teofrasto, tE /1rodoto , di Cherito , d' .A,.istotele , d' Ecateo f Ahderita, e d' Agatarchide, tutti scrittori greci, ch' han fatta menzione de' Giudei.

I. Egli convien non pertanto appagar le ricerche ,


di chi non crede a' monumenti de' Brliari e stima
de~i di fede soltanto i Greci , e mostrare , che molti ancora di questi conobbero la nazion nostra , e dove Ior l'adde in acconcio , ne fecero rico1danza ne' loro scritti. Pitagora adunque il samio , uomo anco (52) , per sapienza e pet: religion verso Dio avuto per lo pi grande di tutti i filosofi , non pur egli certo , eh' ebbe notizia de' nostri riti, ma che ne f11 ezianclio imitatore in gran parte. Ora bench tutti sieno d'accordo , che di lui non esiste scritto veruno' pur v'ebbe di molti, che liferironci quanto a lui s' appartiene. Il pi illustre fra questi fu. Er mippo; uomo in ogni fatta di cose storiche diligente. :Egli adunque nel primo de' suoi volumi spettanti a Pitagora dice , che Pitagora , morto uno de' suoi compagni chiamato Callifonte e nato di Crotone , -affermava, che .la di lui anima conversava d e notte seco, e che esortavalo a non pas41ar per niun luogo, ove fosse caduto un giumento-, e si guardasse dal.l' acque fecciose_, e ' asten,esse :da ogni maledizione. P'uvzo, tomo y,

4o

DELLE A.NTICHIT.l' DB' GIVD:J..f

" Poscia aggiugne a tutto ci ancor questo. Tanto , faceva e diceva per imitare e far sue le opinioni ., de'Giudei. e d.c'Traci " Dicesi infatti, e con tutta verit , che quell'uomo della sua filosofia trasportasse assai delle leggi giudaiche. II. Anzi fu ancora per le citt conosciuta la nostra nazione ah antico , e molti de' nostl' 1iti si sparser per quelle , e credevausi da parecchi degni d'imitazione. Ce ne chiarisce Teofrasto (53) nel libro intomo alle leggi. Perciocch egli dice , che le leggi de' Tirj di vietano l' usar giuramenti stranieri ; fra' quali dopo alcuni altri ricorda ancor quello, che chiamasi Corban. Questo per non fia mai che ri trovisi se non presso a' Giudei ; e il dichiara egli .stesso col dire , che recandolo dall' ebreo suona qu:~nto dono di Dio (54). III. Che pi? Neppure ad Erodoto d' Alicarnas so (55) fu sconosciuta la nostra nazione ; ma in certo modo egli pare , che n' abbia fatto parola , conciossiach nel secondo suo libro trattando dei Col chi scrive cos. " Fra tutti i popoli solo i Col" chi ed Egizj ed Etiopi usano fill da' primi lor ., tempi la circoncisione; cos pure i Fenicj e i Siri " abitanti la Palestina, e questi concedono d' uerla ., imp!rata dagli Egiziani. Que ~Siri poi, che abitano , intorno al Termodonte e al fiutne Partenio , e i , Maoroni loro viini dicono d'averla test imparata .. da'Calchi. Perciocch questi soli fra tutti i popoli. " sono quelli , che ci1concidonsi, e questi pare che " il faccia~o alia maniera medesima , che gli Egizj.

CONTRO .lPIONE ' LIB. I. CAP. VIli.

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,, Quanto si poi agli Egizj stessi e agli Etiopi , n non saprei accertare chi d' essi l' abbiano appreso n dagli altri " Dice egli adunque , che i Siri abitanti la Palt;stina si circoncidono: ma faa gli abitanti la Palestina i s~li Giudei fauno questo: dunque e'li chiaro , che il disse avvedutamente di loro. IV. Cherilo (56) ancora uno de' pi antichi poeti ricorda la nazion nostra come alleata di Serse re dei Persiani nella sua spedizione contro la Grecia (57): perciocch noveratine tutti i popoli finalmente di luogo anche al nostro cos dicendo.. " ., , " " , , " Teneagli dietro e strana avea sembianza un altra gente' a cui di bocca usciva Il fenicio parlar : fra i detti ba stanza Solimi monti ad ampio lago in riva. Sparuta iu volto e per avita usanza Col crin tosato in cerchio se ne gi va. Ma in capo avea di testa cavallina Affumicati cuoi per cappellina.

Ognn dunque vede assai chiaro, cred' io, ch'egli fece parola di noi ; perch e le montagne Solimc son nel paese , che noi abitiamo , e con esse pure il lago Asfaltit~ , che 'il pi largo e pi grande di quanti son nella Shia. Cherilo adunque cos fa menzione di noi. V. Or che i Giudei non sol fossero conosciuti, ma ancora ammirati da quanti s' avvennero in loro , non Greci della peggior tempera, ma de' pi celebri

DELLE .&.lliTICHIT.&.' DJ~' GIUD'JU

per sapienza , egli facile il dimostrarlo. Clearco discepolo d' Aristotele , ma . a niun de' filosofi del Peripato inferiore nel primo libro del Sonno dice ; che il suo maestio Aristotele riferiva tai cose di cert' uomo giudeo, mettendo in bocca allo stesso A ristotele le parole. Cos adunque si legge ivi scritto. " Ma il parlare pi oltre sarebbe tl"Oppo lunga fac " cenda ; pure quanto v' ha in lui d' ammitabile e " tien del filmofo , non fla male il dirlo." 01a a , parlarti candidamente, o lperochide , parr ch'io " ti narri maraviglie simili ai sogni : a cui lpe, 1ochide rispettoso , perci appunto , disse , noi , quanti siamo, desideriamo ancor d'ascoltarti. Dun.. n que , disse Ariste tele, giusta il precetto de'retori, " parleremo primiramente delJa sua origine per " non disubbidirt~ a' maestri del buon discorso. Dl n pute , ripigli lperochide , quanto t' aggrada ; e _,, Aristotele , questi adunque , cominci , era di " stirpe giudeo nativo di Celesiria. Essi discendono " da' filosofi , che son nell' India ; giacch i filosofi , " come fama , ptesso gl' Indiani si chiamano Ca" lani , e Giudei presso i Siri , traendo la denomi, nazione dal luogo ; mercecch il paese abitato da n loro s' appella Giudea ; e il nome della loro citt " molto bistorto ; poich la chiamano lerusalem. ~ 01a quest' uomo a1loggiato da molti , nel venir " gi, che faceva da' luoghi t'mU:o terra a'paesi ma" 1ittimi , gtccizzava non che nel linguaggio , . nel, l'animo ziando ; e perciocch noi allora ci tro" vavamo nell'Asia, egli approdato qui vi medesimo,

CONTl\0 Al>IOllfE 7 LIB. J, CAP. VIli.

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" ove . noi eravamo , seco . noi si ttattenne e con " cert' altri de'pi studiosi, saggiandone la dottrina; ,. e dopo stretta con assai de' pi dotti amicizia ., diede pi egli di quello , che 1icevesse " Cos disse Aristotele presso Clea~co-, narrando oltre a qu~to la grande e mhabile sua continenza uel Yitto e in genere di castit. Puote, chi il vuole , da quel :rnede1imo libro trarre pi lunghe notizie. Perciocch io mi guardo d'addurre testimonianze pi del bisogno. Clearco adunque per incidenza , tutt' altro essendo il suo tema , rifer queste ~ose con tal menzione di noi. VI. EcatM poi l' Ahderita (58) , filosofo insieme e destrissimo trattatore d'affari, fiorito a' tempi Jel re Alessandro, e vissuto con Tolommeo figliuolo di .Lago non di rimbalzo , ma di proposito scrisse un libro intorno a' Giu~i ; donde io voglio sommariamente ritrarre parecchie cose , ch'i vi si dicono. Ma dir imptima l'et, in cui visse. Egli ricorda il fatto .d'arme avvenuto fra Tolommeo e Demetrio vicino a Gaza. Questo cadde nell'armo undecimo dalla morte d' Alessandro , nella centesima diciassettesima olimpiade , come scrive Castore. Perciocch enunciata questa olimpiade dice " in questa Tolommeo figliuoh) ~ .di Lago vinse io battaglia vicino a Gaza Demetrio ., figliuol d' Antigooo soprannominato Poliorcete " Ora tutti concedono, che Alessandro sia morto nella . centesima decimaquat"ta olimpiade ; dpnque egli chiaro , che la nostra nazione era -in f.re a' tempi di lui, e a' tempi ancor d'Aleuandro. Dice pert,nlo

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DELLE ANTICIIITA' DB' GI'ODEI

Ecateo cos. " Dopo la battaglia di Gaza TolommeG , divenne signore de' luoghi ch'erano in Siria e mol, te persone udendo patluc della mansuetudine c , piacevolezza di Tolommeo, vollero in sua compa , gnia calar nell'Egitto ed aver seco parte nell' am, ministrazione degli affari. Uno di questi, egli dice fu , Ezecia sommo pontefice (59) de' Giudei, uomo per , et d'anni forse sessanta, per grado assai riguarde.. , vole presso i suoi nazionali , non isfornito di sen;, no, ancora eloquente nel dire e sperto, quant'altri , il potesse esser mai, degli affari correnti; seb6ene (egli dice) tutti i sacerdoti de' Giudei, che ritraggon , decima da' proventi , e gli affari amministrano del , comune so n per lo meno da mille e cinquecento ... Indi facendo novellamente parola dell' uom soprad.. detto .. quest'uomo, dice, posto in tal grado, e di, venuto a noi famigliare, presi con seco alcuni dei .. pari suoi, spose loro tutta la differenza (6o), giac.. " ch aveva in iscritto il luogo , ove abiterebbono , , e la maniera, onde sarebbonsi governati " Poscia Ecatco ci dimostra , qual fosse verso le leggi il no. stro sentire , e come amiam meglio di sostener checchessia , anzich trapassarle , persuasi ci essere il meglio. " Il perch , aggiugne, con tutto s'odano , svillaneggiar da' vicini e da' forestieri , e sieno so. , venti volte scherniti da re Persiani e da' sabapi, , non c' verso, che cangino sentimenti, ma corag" giosamente per esse soggettansi pi , che niun al" tro, a supplizi ed a morti dolorosissime, non rin ,, negando mai i paterni istituti " Segue egli a pro..

CONTRO APIONB ' LIB. I. C1P. VIJf.

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.durre argomenti non piccioli di costanza in favor delle leggi. Perciocch dice " trovandosi un tempo " Alessandro in Babilonia , e volendo rimettere in " piedi il tempio rovinato di Belo , e avendo perci n a tutti indifferentemente i soldati ingiunto , che trasportassero terra, i soli Giudei non si mossero; #> ma e sotfersero gran battiture , e pagarono molte " ammende , finch il re , concedutone loro il per.. n dono , gli esent dal lavoro. Quanti poi erano i " templi o gli altari innalzati ne' lor paesi da cui " che si fosse , che ci veniva, essi atterravanli tutti .n quanti ; e a conto d' alcuni sborsavan denajo in n ammenda a' satrapi , per alcuni altri poi ne otte n nevano ancora il perdono; ., e segue col dire che " son ben degni per questo di maraviglia " Dice inoltre , che. popolosissima fu 4 nostra naone : concioBsiach ne spiccarono assai m~liaja pri.Jnie , ramente i Persiani traendogli a Babilonia ; non , poclte ancora passarono , morto Alessandao , in , Egitto e in Fenicia per la sediz.ion della. Siria " Questo scrittore medesimo lasci meaoria di che grande e vaga provincia noi abitiamo : " mereecch D tre millioni di pertiche (6 I), tutto terreno del miD glior forse e pi fertile , che ci sia , egli. dice , n coltivano ; e la Giudea si distend appunto cotan , to " Anr:i che la stessa Gerusalemme , citt bel lissima ,e ampi.ssima , sia da noi abitata ab antico , e della moltitudine degli abitanti , e della fabbrica del Tempio egli parla cos. " Molte son de' Giudei ., le fortezze e le telTe sparse per la provincia: una

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DELLE ANTICBIT.l' DE' GJvDE .

sola eitt ben munita , che gira in cerchio cin quanta stadj , ed popolata da forse centoventi mila persone. Chiamanla Gerosolima. Qui vi di v el'so il mezzo della citt v' un recinto di mai'IQo , lungo da cinque plehi (62) , e largo cento cubiti, che ha due porte ; dentro a cui v' ha un . altare quadrato , che riceve tal forma da pietre non toc '~ che con iscarpelJo , ma scelte apposte non lavora ~ te: ogni suo lato si stende venti cubiti, e n' alto , 'dieci. Vicino a questo v' una stanza assai grande, ., o ve ha un altare e un candeliere , ambi d' oro , , del peso di due talenti. Sovra questi arde un fuo" co, che ]lOn si spegne giammai n notte n giorno. , Non v'ha n statue n offerte di niuna guisa: non , ci si ve'de neppure una pianta , come a dir bo" schereccia , n alcun che d' altrettale. Passano in , esso e .d e notte i sacerdoti , purificandosi con , certe lor purificazioni , n mai in niun caso , fin" ch dimoran nel Tempio, beendo vino " Oltre a tutto questo ei Re lasci una testimonianza del militare , che noi facemmo col re Alessandro , e appresso co' suoi successori. Io qui ne rapporter que gli eventi 1 a cui . egli dice d' essere intel'Venuto , e sono ope1a. d'un uom giudeo duranti le spedizioni militari. Eccone le parole. " Mentr' io men andava " verso il mar rosso ' tenevami dietro fra gli altri ... Giudei a cavallo , che ci scortavano , un tale, che , nominavasi MosoUamo , uomo di gran coraggio , .,, robusto ,. e per confessione di tutti s Greci , Barbari valentissimo sae~tatore. Ora costui , cam-

C::ONTit() APIONJ!! ' LIB. 1. C:AP. 'YIII.

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minando gran gente" per quella via, e" avendo certo augure ' che sorteggiava.' pregato che tutti. fa~ cessono alto , egli domand , a che fine cotal fermata ? E mostratogli l' augure il volatile (63) , e dettogli ' che se r augello quivi restava, sarebbe stato giovevole a tutti il quivi pos~si , se levatosi volava oltre , lo spignersi innanzi , se dava indietro ' il dar volta ' giudeo senza dire parola adattato sull' arco uno strale scaglillo , e colpito " l' augello l'uccise. Del che crucciandosi forte l' au, gure , e certi altri con lui, e pregandogli ogni " malanno , a che tanto farneticare , disse , per un "' miserabile augello , che in man vostra (64) l " Onde potr costui prebunziare pel nostro viaggio , niente di bene , quand' ei non seppe provved~re " alla sua salvezza? Perciocch s'egli fosse stato da , tanto , che avesse antisaputo il futuro , no non , sarebbe venuto in tal luogo per la paura , che , Mosollamo giudeo saettandolo non l'ammazzasse " Ma ilelle testimonianze d' Ecateo basti l' allegato fi. nora ; che chi ama saperne pi oltre 1 pu ~cilmente legget"Ile il libro. VII. N io l'imal'!'mmi di qui produrre ancora Agatarchide , bench facesse di noi menzione , solo 7 c:om' egli pensa, per ridersi della nostra scempiag gin e ; perciocch raccontando di Stra tonica , come da Macedonia arriv nella Siria , partitasi da Deme trio marito suo , e non voluta .sposar da Seleuco 1 il che ella pure si prometteva ; e come , movendo questi coll' armi da Babilonia, eua tent novit iu

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Antiochia ; indi , come dopo la presa d' Antiochia e il ritorno del re in Babilonia , ricoverata a Seleucia, potendo in un batter d' occhio per la via del mare involarsi di l fu arrestata da un sogno , che gliel divietava, e mor, premesae Agatarchide queste coae, e fatte sulla superstizione di Stratonica assai risa ne porta in esempio ci , che si dice di noi , e scrive cos. " Gli appellati Giudei (65) , abitanti una citt ., la pi forte , che v' abbia , che i paesani chiamane , Gerusalemme , son usi (66) ogni settimo giorno a , starsene in ozio e non preadere neppar l'armi nel , detto tempo , n coltivar le campagne , n impac, darsi di nessun'altra faccenda, ma ne' lor tempJi. , _colle mani distese orar fino a sera: ora entrando , in citt Tolora.meo di Lago colle sue truppe , e , gli abitatori anzich custodir la citt , mantenendo , .~elosamerrte la lor pa:r;zia , la patria dovette rice vere un duro padrone , e la lor legge conobbesi , chiaramente, che aveva una trista usanza (67): , Questo ~vvenim(mto fe' saggi tutti gli altri , salvo , che loro, del guardare , che si dovevan da' sogni , e dalle sofisticherie ricevute da altrui intorno alla legge , allor quando l' umana ragione smarisce nei , dubbj eventi " Questa cosa sembra ad Agatarc:hide degna di riso ; ma a chi l' esamina senza pas sione, par grande e degna di molta lode; che v'ah.. bia uomini ' i quali alla vita e alla patria r ossel'nnza antepongano della legge mai sempre e la religion verso Dio.

colii'Tao !PtoJJJE , LJB. r.


CAl'l'l'OL

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IX.

Perclt~

da alcuiU storici non si sia fotta menzione tk' G.iluki ? Prima origine delle colrmnie contro i Giudei, ~li Egisiani ; e perclt '!

I. Dell' aver poi alet~ni altri scrittori lasciato di far parola di aoi , e quello DOli per difeuo di co.. gnizione ' -onde la nazion nostr.a wr foue ignota ' ma per certa non up11ei quale invidia , o per altri 10otivi nen buoni , io penso. doTeme allegar il per ~h. Gir-olamo scril!tor della Storia de'a1reCleasori (68) viveva nel tempo medeaimo, ch' Ecateo, e amico eh' egli era del re Antigono , gevema:va la Siria. Eppure Ecateo arriv fino a acrivere un libro sopra di noi ; e Girolamo nella sua storia DO';'- ne feee mai pure un motto , eoo tuUo fosse preesoda :ae' medesimi (li9} luoghi alleTato. Tanto .eono dit"fll"ii'e. tra s le affezioni degli u.omini : oade all' no sembrammo degni d' una partioolare memoria , e all' altro .certa passion non lodevole tur. gli .occhi fino a naacondergli la verit. Bastanti per a mostrare 11' antichit nostra son 14 memorie e degli Egiziani e de' Caldei e de' Fenicj , e oltre a questo tanti scrittori della -Grecia ; a cui s'aggiungano e.. Teoff.o e Teodoto , . e Mnasea , e AristofaRe , ed -Ermogene , ed 'Evemero e Conone , e Zopirione ; e forse ancora pi altri ( giacch io non ne ho lette. r opere tutte ) ' i quali hanno fatta menzione non pasaeggiera di noi ; e ~en

5o

DELLE 1BTICBIT1' D'l!!' GltiDEI

eh sia vero , che la pi parte degli allegati crittori aieno iti lungi dal segno per ci , che s'aspetta aUe cose nostre pi antiche , perch non s'avvennero nelle nostre Scritture sagre , pure in ci , che s' a'f.o tiene ad antichit , di emi ora mio intendimento. di ragionare, son tutti. testimonj contesti. Pure Deme trio Falereo , e Filone il seniore , ed Eupolemo non si scostaro gran fatto dal vero; e son meritevoli, in quali egli sieno i lor falli , di scusa ; mercecch non potevano con la dovuta esattezza intendere e seguitare le nostre Scritture (7o). H. Un sol capitolo mi rimane intorno alle cose propos_te da me sul principio del ragionare , ed mostrar menzognere le calunnie e le villanie ; che taluni adoprano contro di uoi , e com,e queste a smentirsi si valgano de' loro stessi Scritt()ri per testimonj. Or_ che questo medesimo sia avvenuto a molti altri cziandio , e ci pel mal animo di certuni, io lo credo noto abbastanza , a chi ha qualche maggior pratica della storia. Conciossiach alcuni tentarono d' oscurar la chiarezza delle pi iUustri citt , e con maldicenze disonorar le maniere de' lor go'Verni. Cos Teopompo denigr gli Ateniesi , Poli crate i Lacedemoni , l' autore del Tripolitico (che non come alcuni credono Teopompo) ) governo per6n di Tebe. Assai maldicenze vomit ancora Timeo nelle sue storie contro le sopraddette ed al~re citt. In questo peccano pi d'ogni altro g1i affezio,. nati a gran personaggi , qua]i per invidia e mal animo , e quali per la persuasione , in che sono ,

CONTRO PION! ' Llll. J. C.lP 1%.

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loro accattare conct>tto appo i posteri. E co tal loro. . speranza non va fallita presso gli uomini senza cervello ; ma chi ha buon giudizio in capo , ben riconosce e condanna la troppa loro malignit. - III. Ora la prima origine delle m!lldicenze contro di noi furono gli Egiziani. A questi volendo alcuni dare nel g~nio studiaronsi di stravoltare la .verit non confessando l' entrata de' nostri padri in Egitto, qual fu veramente 'in s stessa, n raccontandone con ischiettezza l'uscita. Ebbero in fatti molte cagioni gli Egizj d'odio e d'invidia; e primieram,ente l' alto potere , a -cui nelle loro terre salirono i padri nostri ' e le prosperit ' che incontrarono 'di l par 1iti verso la patria ; indi il contrario essere della. religione , cosa che accese gran nimicizia , essendo piacque a tanto diversa la nostra da quella , loro di seguire , quanto lo la natura d'un Dio da quella d' animali senza ragione. Mercecch rito patrio e comune a lor tutti si l'aver questi animali in conto di numi ; sebbene nel venerarli gli uni non van d'accordo cogli alb.i. Gente leggiera. e senza giudizio, male avvezzata fin dapprincipio' a pensar degli dei , che veg,gendo lodata da molti la nazion .nostra , siccome non era da tanto , che sapesse imitare la gravit della nostra teologia , cosi prese ad odiarci. In fatti a tal vennero di stolidezza e vilt alcuni fra loro , che non dubitarono di dir tutto altramenti da quel , che portavano le antiche loro memorie ; e, che pi, nello scrivere contrad-

)e vote chiacchiere dover

c.

DELLB N'r.ICBITA.' DB' GIVDBI 52' dicendo a s stessi non se ne anidero , colpa della passione ' che sli accec.

C.tPJTOLO

x.

Si prendono ad esaminare gli storici cklle cosa egiziane , e cominciasi da Manetone. Sue memogne contro i Giudei e Mos. Si confutano. l. A quell' uno pertanto io volger il mio parlare primieramente, del .quale mi son valuto poc' anzi , perch testimoniasse la nostra antichit. Questi Mantone , quello cio , che promise di trarre dai 1agri Libri la storia egiziana , il quale disse sul bel principio , " che i nostri padri venuti con molte mi , gliaja d'uomini nell'Egitto sottomisero gli abita , tori ; " indi egli stesso confessa , che . " nell' et , susseguente caduti dal loro stato occuparono la " Giudea de' d nostri , e fondata Gerusalemme vi " fabbricarono il Tempio " Fin qui si tiene sul~ l' orme dell' antiche memorie. Ma poscia messossi in libert per sembrare di scrivere ci, che si riferiva e diceva intorno a' Giudei , v' intramischi. de' rac conti incredibili , volendo confonder con noi un popolo d'Egiziani lebbrosi e per albi malanni, com'e t;li dice , condannati a gettarsi fuor tlell' E~tto. Perciocch inventaadosi egli un re Amenofi , ( uomo bugiardo) (7 1) , e per non osando determinar gli anni al suo regno, ( bench cogli albi lo faccia mi uutamentc ) , a questo appicca .certe sue filastrocche,

COJI''l'RO lPJOl'fE ' LJB. 1. Cl.&P. X.

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dimentico forse d'aver gi scritto , l' andata de' pa llori a Gerusalemme avvenuta ben cinquecento e diciott' anni pi addietro ; perciocch 7 quando usciro regnava Tetmosi (72). Da' tempi di questo furono trecento novantr gli anni , che volsero secondo lui fino a' tempi de' due fratelli Seto ed Ermeo (?3) 7 de' quali Setone dice , che cognominato fu Egitto 7 e Danao Ermeo ; cui Setone avendo cacciato da s re!n cinquantanove anni ; e dopo lui Rampse il maggiore de' auoi figliuoli sesaantasei anni. Dopo aver egli adunque tant'anni prima fatti uscir dell'Egitto i nostri progenitori , poscia intromesso il pO sticcio Amenosi dice " che a costui venne voglia di .. pur vedeve gli dei , come fece Oro uno de' suoi , antecessori nel trono , che scopr questo suo de., siderio a un figliuolo di Papi nomato come lui , ., Amenosi , ch' era in concetto d' avere un non so ., che di .divino , attesa la sua sapienza e il suo ari" tiveder l'avvenire; che dunqu~ costui disse al re, , che potrebbe vedere gli dei , quando tutto nettasse " il paeae dalla genia de' lebbrosi e degli altri uo" mini pestilenti. Lieto il re raccolse da tutto l' E" gitto quanti ci aveva imperfetti della persona; e , ne form uno stOflllO d' ottanta migliaja ; cui con , fin nelle cave di marmo alla parte orientale del ,, Nilo, affinch lavorassero ancora cos, com'erano, ., smemhrati (74) affatto dal resto deg1i Egiziani. , Aggiugne che in mezzo a quelli trovavansi ancora " de' aacerdoti eruditi tocchi di lebbra ; e che l'A " :ruenofi uomo saggio e profetico minacci a s~

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DELL:J .lNTICBlTA' D:t:' GIUDEI

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stesso e al re lo sdegno de 'numi , quando si per.. mettesse , che fossero crudamente trattati ; e avere aggiunto , che alcuni soccorrerebbono gl' infelici , ond' essi per tredici anni signoreggerebbono l' E gitto. Questo per non aver egli osato di dire al re , ma lasciata in iscritto ogni cosa essersi ucciso di propria mano : onde il re n' ebbe molto cordaglio : " indi cos egli scrisse , e son sue parole. Dopo assai tempo passato da que'miserabili denh'o le can , pregato il re , che 'a difesa ed albergo assegnasse loro la disabitata citt , che gi fu dei pastori , detta Avari , lor fece la grazia. Ed questa secondo l' antica teologia la citt di Tifone. Entrati l denbo , e veggendo quel luogo a proposito per ribellare crea1onsi un capo chiamato Osarsifo sacerdote eliopolitano ; e ginrarongli per 1' avvenile una totale ubbidienza. Or esso per pri ma legge impose loro , che non adorasserQ dei , n da niuno di quegli animali si astenessero , che nell' Egitto singolarmente si riputavano , come sa gri , e tutti scannasserli , e li dissertassero : poi non usassero con nessuno , che non fosse seco lor -congiurato. Date lor queste ed altre leggi mol' tissime , la pi parte contrarie a' riti egiziani , ordin, che molti insieme s'impiegassero a cignere la citt tutto intorno di mura , e fossero pronti alla guerra da rompersi al re Ameno6. Egli intanto presi con seco ancor altri sacerdoti ed in fetti come lui , sped un'ambasceria a' pastori cac ciati gi da Tetmosi e rifuggitisi nella ci~ detta

CONTRO APIOl'IE ' LJB. I. C::AP. X.

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Ger'>solima ; e scoperto loro ci , che' attnevasi alla sua persona e quella de' suoi compagni trat~ tati vituperosamente , pregavali , che volessero unir seco l' armi contro l' Egitto. Promise d' introdurli ptimieramente in Avari antica lor patria, e di provvedere a dovizia i lor popoli del necessario ; indi ove l'uopo il portasse , di sostenerli coll' armi , e di dover sottomettere loto di leggieri tutto il paese. Lieti fuor di misura a siffatto annunzio i pastori mossero protamente di col in numero di dugentomila persone , e indi a poco futono ad Avari. Ot Amenofi re dell'Egitto , all'udire la lor venuta non picciolo fu lo scompiglio , che ne sent , ricordatosi della predizione fattagli da Ame nofi figliuol di Papi ; e ragunato primieramente un gran numero d'Egiziani, e tenuto consiglio co'lor condottieri richiam a s i sagri animali , in sin golar modo quelli , che avevano i primi onori nei templi , e intim a ciascun sacetdote in partico lare , che in luogo il pi sicuro , che far si po tesse , ascondessero i simulacri de' numi ; poi affid a un suo amico il figliuolo Setone nomato ancora RamP-sse dal padre Rampse (7S), d'et di cinqn'anni. Egli in fine andato oltre ogli altri Egiziani , ch' eran trecentomila , tutti uomini bel licosissimi non s' affront co' nimici usciti aqcor essi a scontrarlo ; ma avvisatosi , che quello sa rehhe stato un far guerra agli dei , dato volta. di nuovo rendssi in Memfi , e tolti seco Api e gli altri sagri animali , che aveva cal l'chiamati ,
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FL.J.YIO, tomu

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J)J!LLE Al'ITJCHJT.l' DI':' GI'IDEl

incontanente si basfe1 in Etiopia on tutto il naviglio e il gtan popolo , che seco avea 7 d' Egiziani, essendogli il re d'Etiopia per heuefizj ricevutiue assai obbligato ; onde accoltolo cortese~ mente, e fornito tutto il suo seguito dell'oppor"' tono a sostenere la vita umana , per quanto ne n dava il paese , e . provvedutli di citt e villaggi , , he a quell' esiglio fatale di tredici anni numerati , dal lor principio bastassero , non contento di ttitto .., questo volle eziandio , che w1' intera armata d'E" -tiopi vegliasse alla guardia del re Amenofi e dei " suoi a' confin dell'Egitto. E questo quanto in, travvenne nell'Etiopia. Intanto i Solimiti in com., pagnia degl'infetti Egiziani sparsisi dappertutto a v" ventaronsi tanto empiamente contro degli uomini, " che la dominazione <le' sopraddetti (76) parve una , manna a chi al presente vede le cqstoro scelle , ratezze ; mercecch non sol mandarono a fuoco e , fiamma citt e villaggi , n furono paghi di spo" gliar templi n di profan~r simulacri di numi, ma " d' essi valevansi. a farne. padelle pet ftiggervi gli " animali avuti in conto e venerazione di sagri , e " strignevano i sacerdoti e i profeti ad esserne ma" celiai e uccisori , cui poscia cacciavano (77) fuori ,, ignudi. Dicesi ; che il sacerdote autore del loro " governo e delle loro leggi , di -nascita eliopolitano , " chiamato Osarsif da Osh'ide dio onorato in Elio, poli , passato che fu tra c questa razz di gente 1 , cangiasse anche nome e fos&e chiamato Mos " IL Queste e pi altre , che per amore di brevit

COTRO !PIO;iE ' LIB. J. CAP. X.

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tralascio , sono le voci , che spargono gli tgiziani intorno a' Giudei. Soggiugne poi Manetone : " Che " appresso venne Amenofi dall' Etiopia con grandi " forze , e seco lui Rampse suo figlio con truppe ., ancor esso ; e affrontatisi tutti e due co' pastori , ed infetti li vinsero , e mortioe assai gl' insegui " rono fiu presso la Siria ... Queste cose e altre simili scrisse gi Manetone. Or ch'esse sien tutte ciance e menzogne evidenti , io son qui per mostrarlo , quand' abbia prima messo da parte una cosa in grazia di ci , ch in progresso verr dicendo contro di lui. Esso adunque ne ha conceduto e ancor confessato , che questi in origine non fur di stirpe egiziani , ma che venuti d'altronde s'impadronirono dell' Egitto , e il votarono novellamente. Che dunque poscia . nop. si permischiassero seco noi gli Egiziani male in essere della persona , e che di tal numero non fosse Mos il condottiere del popolo , io mi studier di provarlo da quello , che ~a dicendo egli stesso. III. La prima ragione , a cui appoggia la sua fantasia , ridicola : " li re Amenofi , dic' egli , desi, der di vedere gli dei " Ma quali? Se i ricevuti per legge appo loro ' il bue ' vo' dire' a caprone ; i coccodrilli, e i cinocefali, gi li vedeva. Se quei del cielo , come il poteva ? E pcrch avere .tal voglia ~ Pcrch, dirammisi, anche un altr~ re 'suo anteces. 110re gli aveva visti. Dunque da lui avea udito , di che fatta dei fossero , e come li vide ; sicch non 'li. era mestie1c a tal. uopo d' un'arte nuova. Ma

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DELLE AN~ICRITA' DE' GIUD21

eraci un saggio profeta , pel quale sperava il re di paterne venire a capo. Come adunque non antivide costui l'impossibile riuscita , di che era cotal desiderio ? Infatti esso non fu adempiuto. Poi qu:tl motivo ebbe egli di dire, che invisibili ei:an gli <lei per cagione degl'imperfetti e lebbrosi? Certo gli dei si adirano per li misfatti , non per le imperfezioni dei corpi. E poi ottanta mila lebbrosi e malsani come poterono ra~unarsi pressoch in un sol giorno? Onde fu , che il re non di orecchio al profeta? Questi gl'ingiunse, che stetminasse lontan dall'Egitto i mal .sani, ed esso li confin nelle cave, come se abbisognasse di lavoranti , e non anzi volesse nettare il paese. Aggiugne, che il suo profeta s'uccise di propria mano antivedendo la collera degli dei, . e ci ch'esser dovea dell' Egitto , e che .lasci scritta al re la predizione. Ma come non antiseppe il profeta fin da principio questa sua morte ? Come non si oppose tantosto al re, che voleva veder gli dei! O come fu ragionevole una paura di mali , che non avverrebbeto a' tempi suoi? O che gli poteva accadere i peggio , onde ~vesse ad accelerarsi la morte ? Ma ci , che tocca gli estremi della sciocchezza , eccolo. Sebbene udisse il re tali cose e fosse pien di timore per l' avvenire neppure allor si condusse a cacciare fuori de1Jl Egitto quegli uomini pcstilenti , di cui per int.ma gi fattagli dovea ripurgarlo ; " Ma alle pre" ghiere , che gliene porsero , lor concedette , come '' egli dice , la citt abitata gi da' pastori , e detta " Avari; in cui adunati crearonsi ( segue egli stesso )

CON'fltO APJON~ ' LIB. J. CAP. X. 5!'J , un capo, ed era uno de' sacerdoti stati gi in " Eliopoli; questi sugger loro, che non adoras~ n ser dei, n s'astenessero dagli animali venerati da " gli Egiziani , e gli scannassero tutti e mangiassero, ., n salvo i loro congiurati trattassero mai con per" " sona ; pescia leg il popolo con giuramenti , che , osserverebbe tai leggi, e cinta di mura Avari por4 " terebbe l' armi contro del re , e v' aggiugne che " mand pregando i Gerosolimitani, che fossero lorD " alleati , e obbligavansi con promessa a mettere " Avari in loro potere; ( giacch era quella la citt " progenitrice del popolo., ch'uscirebbe di Gerusa " lemme ) : donde gettandosi sopra l' Egitto l' occu " perebbono tutto quanto ; appresso che CJUegli en-. ' , truronci con un' armata di dugento mila persone ; , e che Amenofi re degli Egizj credendo non esser " bene combattere cogli dei fugg tosto nell'Etiopia, , e che presso de' sacerdoti depose Api, e cert'altri " sagri animali , con ordine di custodirli , che per , ci. i Geroslimitani sbucati fuori atterrarono le , citt, bruciarono i templi , scannarono la cavalle.. , ria , e in somma non si rimasero di commettere , d' ogni fatta scelleratezze .e barbarie. n sacerdote , poi , che di loro il governo e le leggi , fu , dice. ,, . egli , di nascita eliopolitano , di nome Osarsif, da , Osiride dio d' Eliopoli ; ma cambiatosi il nome " chiam s stesso Mos. Volto l'anno tredicesimo; " tempo assegnato dai fati al suo esiglio , Amenofi " uscito dell'Etiopia con poderosa oste, e venuto " co' pastori ed infetti a battaglia part da quel fatto

6o

DELLE ANTICHITA.' DE' GIVDEI

" d'arme colla vittoria, e inseguiti fin presso la Si.., ria i nimici ne uccise assai. " IV, Ma qui da capo ei non vede , che mente , J}lente sen~a verisimiglianza. Conciossiach i lebbrosl ed il popolo ch' avean seco , con tutto fossero prima sdegnati col re e con quanti gli avevan trattati male 7 ancor giusta la predizione del va te, pur quando li trasse fuori delle cave e da lui ebbero citt e provin~ eia, dovevano assolutamente ammansire alcun poco verso di lui. Che se proprio odiavano la sua persona , a lui avrebbe1o tese l' insidie , non contro tutti indifferentemente mossa la guerra merc delle moltissime parentele, che atteso i tanti, ch''essi eraao 7 aveano con quelli. Ma se pur erano fermi in voler guerra cogli uomini , non sarebbero stati poi tanto mditi da volerla fino co' loro dei, n avrebbero fatte leggi opposte diamet~almente alle patrie e a quelle 7 in cui erano cresciuti. Noi per dob~iamo a Manetone saper grado del suo affermare 7 che di cotale scelleratezza non furono autori gli usciti di Gerusalemme , ma proprio i nativi egiziani , e tra questi Jingolarmente i loro sacerdoti , che macchinarono cose siffatte , e diero al popolo il giwamento. E quell' altra , che segue come non ella contraria al buon senso? Tra' loro famigliari ed amici non es s.erci stata un' anima 7 che seco lor ribellasse 7 o avesse parte nel 1isico della guerra ; e in quella vece aver gl' infelici mandato a Gerusalemme , e averne condotte truppe in soccorso. Ma su quale anteriore amicizia fondati, o su quale famigliarit? Anzi erano

0NTRO 1P10NE ] I:lD. J, CAP. X,

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per lo contrario nimici , e di riti sommamente di .. versi. Pu1 egli dice , che tosto si mossero ale pro messe del sicuramente impadronirsi , ch' essi fareb bero deH' Egitto , quasich non avessero bastevol pt!Stica d' n paese , donde sgombrarono per forza. Or se nelle teJ)l'e , dov' erano , avessero patita fame o miseria , sarebbonsi probabilmente, il concedo , gettati in hnccio al periglio ; ma abitatori , com' erano , d' una felice citt, e padroni d'una provincia molto miglior dell'Egitto , come dovevano mai per soccorrere gente un t~mpo nemica , or male in es sere della persona , e non voluta neppur soffrire dai loro domestici, peri colare? Certo essi non antividero ci che aveva a segui1e intorno alla fuga del re , giacch egli ha detto tutto altrimenti cio " che il " figliuolo d' Amenofi con un esercito di trecento .. mila persone usc loro incontro a Pelusio ; " il che seppero certamente i trovantisi allora in viaggio; dove del pentirsi e fuggire , che far doveva , onde averne le conghietture? .. Occupati, egli dice, i gra.. " nai dell' Egitto a\er fatto di molti e gran danni i , nimici venuti di Gerusalemme " e perci dice lor vilanie, come se non avesse accoppiato loro nessun nimico , o si dovesse sol darne carico ai chiamati cf altronde, quando ancor prima del loro arrivo ado pravano similmente e giurato avevaao d' adoprare i nativi Egiziani. S' aggiugne di pit\ " che ne' tempi " appresso venuto Amenofi sopra i nimici li vinse in " battaglia , e uccidendo incalzlli fin presso la Sia: ria . Tanto adunque et;li facile da qual parto

DELLE ANTit::HITA' DE' GIUDEI

si voglia occupare l'Egitto; e quelli, che prima l'n~ vano a forza d'armi acquistato, all'udir, che viveva Amenofi , furono s smemorati d~ non fortificarne l' entrata di ver l'Etiopia con tutto i molti prepara:rDenti , che avevan per ci , e da non allestire altre forze. " Egli poi uccidendo li segu fine in Siria per ., lo deserto arenoso e senz' acqua " cio per un luogo , dove riesce qif6coltoso il passare a un' esercito fuor di battaglia. V. Dunque secondo Manetone, n vien dall'Egitto la nostra stirpe , n di col tramischivvisi altra gente. Perciocch de' lebbrosi e malsa.U molti egli verisimile che perissero l nelle cave , dentro cui vissero lungo tempo e furonci maltrattati ; e molti nelle battaglie , che fecionsi poi , e moltissimi finalmente nell' ultima , e nella fuga. VI. Resta ora , che gli risponda intorno a Mos. Hanno gli Egiziani quest' uomo in conto di maraviglioso e divino ; e vogliono appropriarlosi con un aggravio incredibile , che gli fanno , dicendo , ch' egli era eliopolitano ed uno de' sacerdoti di quel paese , caccia!o di l con altri , perch lebbroso com' essi. Da' monumenti per si dimostra , ch' ei fu cinquecento diciotto anni prima, e che dall'Egitto condusse i nostri antenati nella provincia , che noi abitiamo al presente. Che poi egli non fosse da niuno di tai malanni offeso nella persona , si prova a evidenza da quanto dice egli stesso ; perciocch a' Jebbrosi fece divieto di starsi in citt , o abitare in villaggi ; andassero soli colle vesti lacere indosso ; anzi im-

COl.'fTRO APIOl.'fE ' LlB. J, CAPo L

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mondo egli giudica chi li tocca , o alberga sotto il medesimo tetto. Che se avvengagli di guarire dal suo m.orbo, e ritorni al primiero suo stat , prima, gP ingiugne alcune pwificazioni , cio dire lavarsi in acque fontane, e tondersi tutta la chioma; indi dopo assai vittime e d' ogni fatta consentegli finalmente d' entrare nella santa Citt. Or , s.' egli si fosse trovato inyolto in questa sciagura , ben altro provvedimento ed altra piacevolezza doveva usare co' disgraziati su9i pari. Eppure non solo fece tai leggi intorno ai lebbrosi , ma non volle ammettere a' ministerj del Tempio nemmanco i mozzi, bench pochissimo, della persona. Anzi se alcuno , mentre trovavasi gi con sacrato , incontrasse una tale disavventura , lo pri.. vava di quell' onore. Or come pu essere mai verisimile , h' egli contro s stesso formasse tai leggi , leggi tutte tornanti in suo scapito e vitupero ? Che pi? Anche la mutazione del nome assai improba bile; percioccht: si chiamava, dic' egli, Osarsif, nome niente opportuno a ricevere il cambiamento. Il vero suo nome (78) significa, che Mos fu salvato dall'ac que: mercecch all'acqua gli Egiziani dicono Moi (79). Abbastanza adunque , per quanto parmi , chiaro , ehe Manetone, finch tien diebo alle antiche memo ~ie, non si allontana gran fatto dal vero; ma quando ai volge a racconti privi d' autore , o gli ha finti egli stesso male a proposito, o gli ha creduti a per.. aone, c:he gli spacciarono per uimicizia.

~ELLJI A!I'TICJIITi' DE' GIVDEI

CA.PITOLO

XI.

Si passa ad ualninare Cheremone. Contrariet fra


lui e Manetone intorno alla partenza de' Giudei dall' Egiuo. Si pon fine al libro ron Lisimaco, che in ci discorda dal( uno e dall' altro.

l. Dopo questo voglio esaminar Cheremone. Perc:iocch promettendo costui di scrivere una. storia egiziana, e dando al re il nome medesimo, che Manetone , cio~ Amenofi , e quel di Ramesse a suo figlio , dice , che " lside apparve tra 'l sonno ad Ame , nof , rimproverandolo , che il suo tempio fosse ., stato nella guerra abbattuto ; che Fritifante notajo t, sagro avea detto , che allora sarebbe libero da ., apat'acchi notturni, quando nettasse l'Egitto dagli ., uomini immondi; ch'egli fatta di gente malsana , una cerna di dugencinquantamila persone caccilli ., tutti : che lor condottieri furo i notaj Mos e Giu, seppe , e quest' ultimo notajo sagro ; che i, loro , nomi egiziani erano Tisifen quel di Mos e Petesef. " quel di Giuseppe ; che vennero essi a Pelusio , " dove trovarono trecentottantamila persone lasciate " col da Amenofi., cui egli non volle condur seco , in Egitto ; e shetta con loro amicizia uscirono so , pra l'Egitto; che Amenofi. non potendo allor im, peto far resistenza fugg in Etiopia, lasciata ia , Egitto la moglie incinta; la quale appiattata in ., certe spelonche partor un figliuolo, nomato Mes"!

CONTRO APIONE 1 J..IB. I. CAP. Xl.

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, sene , che fatto adulto confin i Giudei nella Si~ v ria, ch'erano da dugentomila, e ricolse il padre , Amenofi dall'Etiopia ,, II. Cos Cheremone. Io penso per, che dal detto finora appaja manifestamente l' intenzion di mentire 1 eh' hanno ambidue ; perciocch se vi fosse sottoqualche colore di verit , sarebbe impossibile tanta discordia ; laddove quelli , che van congegnando hu~ iie , non son nello scrivere mai d' accordo cogli al~ .tri, 'ma fingono ci, che lor pare. L'uno infatti rac~ conta, che il desiderio che aveva il re di vedere gli dei, fu l' origine dello scacciamento degli uomini in.. fetti; e Cheremone spacci per l'Iside un particolare suo sogno. Quegli aggiunge , che chi intim al re di purgare il paese fu Amenofi ; e questi , che Friti.. fante. Il numero poi della gente certo conforme auai in entrambi , dicendo l' uno, che furono ottan.. tamila, e l'altro che dugencinquantamila persone. Di pi Manetone prima gli fa cacciati dentro le cave , indi d loro Avari da abitare , e rendutigli a tutto~ quanto l'Egitto nimici infin dice, che addimandarou. soccorso a' Ge1osolimitani. Cheremone allo incontro ci narra, che uscendo d'Egitto trovarono presso P e.. lusio trecentottantamila persone abbandonate l da Am~nofi , e con esse gettaronsi nell' Egitto novella.. mente , e Amenofi se ne fugg in Etiopia. Ma il pi bello di tutto qesto si che non dice , n chi si fosser n donde tante migliaja di soldati , se egizj di nascita , o provegnenti d' altronde. Anzi non di chiarcci neppur la cagione ,. perch non voless~

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DJ!:Ll.l!! !NTICBIT!' DE' GIUDEI

condurlisi il re in Egitto, egli , che s'invent il so gno d' iside intorno a' lebbrosi. Cheremone inoltre aggiunse a Mos Giuseppe facendolo discacciato al medesimo tempo , quando esso mor quattro genera.. zioni pi indietro all' et di Mos , vale a dire da centosettant' anni prima (So). Ramesse poi figliuol di Amenofi , se udiam Manetone , milita giovinetto in sieme col padre , e una con lui si dilegua fuggendo nell'Etiopia; e Cheremone lo pone nato in una spe Jonca dopo la fuga (8 1) del padre ; e dopo alcun tempo vincitore in battaglia , che caccia i Giudei nella Siria in numero di dugentomila persone. Oh egli pure il gross' uomo e tondo di pelo ! Ei non ha detto innanzi , che gente fossero le trecento ottanta migliaja (82) n ora, in che modo sieno perite le quattrocento e trenta (83); se restas-sero morti sul campo , o fuggissero a ricoverarsi presso Ramesse ? Ma il pi mirabile si che da lui non si puote ri..: trarre , n quali sieno coloro , che tu abbi a chiamare Giudei, n a quai d'essi egli dia cosiffatta denominazione , se ai ugencinquantamila lebbrosi 1 o ai trecentottantamila trovati a Pelusio. Ma egli sarebbe forse un adoperare da uomo di poco senno il volere pi a lungo convincere , chi si convince da se mede-simo: perciocch se il fosse da albi, non ci aarebbe cos gran male. III. Accoppier a questi Lisimaco , che quantunque si sia tenuto sulla via medesima di mentire , che gli anzid~tti 1 pure in improbabilit di fandonie sii ha sorpassati ; dal che ancora si scorge a evi ..

CONTRO

APIONE 1 LI:B. J. CAP. Xl.

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denza, averle esso inventate per eccesso di malvolere. Dice adunque " che sotto Boccori re dell' E" gitto il popolo de' Giudei , tutta gente lehbrosa , " rognosa , ed infetta d' alcuni altri malori ricove1' ratisi a' luoghi sagri traevan lor vita accattando. " Compresa dal male una gra;n quantit di persone , ~e fu carestia nell'Egitto. Boccori re degli Egizj " mand ad Ammone per interrogarlo su tal disgra" zia. Rispose il dio , che nettasse i templi dagli ., .uomini impuri e rihaldi cacciandoli de'luoghi sagri , i~ deserti : quanto si poi a' rognosi e lehhrosi ., annegasseli, giacch il sole sostene a di mal cuore, ,. ch'essi vivessero, e con espiazioni purgasse i te m... " pii : cos la terra darebbe frutto. Boccori accolto " l'oracolo , e mandato pe' sacerdoti e sacrificatori " ordin , che trascelti gl' impuri li consegnassero , alla milizia , perch li menasse al diserto : i. leh brasi poi fossero in lastre di piombo rinvolti e af., fondati nel mare. Cos. annegati i lehbrosi e i ro: gnosi; gli altri raccolti in un corpo furono esposti " in luoghi deserti , perch si morissero ; ma egli " strettisi insieme misero i loro affari a consulta , e " sopravvenendo la notte con fuochi e lampade ac" cese stavano di s in guardia, e digiunata la notte " seguente pregavan gli dei a volerli salvi. Il d ap" presso cert' uomo detto Mos diede lor per consi v glio , che si mettessero intrepidament solo per n una volta in cammino, finch arrivassero in luoghi , abitati ; poi loro ingiunse , ~he non amassero pit " nessu:a uo:r;no, u ' appigliasse1o :QI.ai a partiti mi

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t>ELLE ANTJCHIT! DE1 GIUD!U

gliori, ma s a peggiori; e ovech s'avvenissero in templi ed altari di numi, li demolissero. Piaciuto a tutti il consiglio , per cominciare a eseguirlo si incamminarono per lo diserto , e dopo non pochi disastri vennero in un paese abitato 1 indi col maltrattare la gente e spogliar templi e bruciarli giun ser nel paese , ch' Ota si chiama Giudea , dove fondata una citt ivi hanno la loro stanza. Questa citt dal lor vezzo (84) fu detta Jerosila ; poscia saliti a pi alto stato, col tempo camhiaronle per l non averne pi scorno il nome , e la citt nomi narono Jerosolima, e se stessi Jerosolimitani " IV. A costui dunque non venne trovato il medesimo re da nominare , che a quelli ; ma 6ntosi un nome pi fresco , e lasciato in disparte e sogno e ptofeta egiziano ricorse ad Ammone per averne un oracolo intorno a' rognosi e lehhrosi. Egli dice , che il popolo de' Giudei ricoglievasi dentro a' templi. Ha forse a questi lehbrosi dato egli 1 nome , o i soli Giudei si trovavan compresi da mmbi? perciocch il chiama popolo de' Gi.udei. Era esso forestiero, o paesano d'origine; pere h dunque, se sono Egiziani, li chiama Giudei ; o se forestieri , perch non ci narr , donde venuti? Come mai , dopo i molti affondati -dal re nel mare e il resto cacciato in luoghi diserti , ne sopravvissero tanti l In che modo si. svilupparono dal diserto, s'impadronirono del paese , ch' ora abitiamo , fondarono una citt eziandio , e fahbricatono un Tempio famoso per tutto il mondo? Bisognava altres del legislatore non pur dire il no

CONTRO APIONE , LIB. I. CAP. XI.

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me , ma dispiegare l' origine con na1Tarci , chi , e donde egli fosse, e perch nel cammino volesse dar loro siffatte leggi contrarie agli dei , e nocevoli al genere umano. S' erano Egiziani nativi , non avrebbero cos facilmente deposte le patrie usanz~; se di altronde , non possibile , che non avessero alcune leggi , cui osservassero per lung' uso. Ma via : se il )or giuramento di non voler mai pi bene a persona si fosse 1ivolto contro chi avevali discacciati, il fatto no~ saria stato fuor di ragione; ma dichiarar guerra implacabile a tutti gli uomini ~ gente com' erano al dir di lui miserab~le, e bisognosa dell' ajuto di tutti, questa u'na prova della tragraude scioccaggiue non di coloro , ma di chi il finse. Costui inoltre os di afferm~re, che' dallo spogliamento de' templi fu alla citt dato il nome, che in progresso di tempo cambissi ; perciocch egli chiaro , che per li posteri 1iusciva tal nome disonorato ed odioso ; dove quei dessi , che fondarono la citt , si Cl"tdettero con tal nome di farsi belli. Ma il vaJentuomo per lo stemperatp sub amor di dir male non vide, che spogliar templi non esprimesi da' Giudei colla voce medesima ; che da' Greci. Ma che giova parlar pi oltre con uno, che mente s per la gola? Poich adunque il mio libro cresciuto ogg,imai a una giusta misura, con altro cominciamento mi studier di produrre il resto attenentesi al mio argomento.

D~ LLE

ANTICHIT DE'GIUDEI
CONTRO

API O NE
LIBRO SECONDO

CA-PITOLO

Pant:o

Confutati gli antichi scrittori si passa ad Apione. Notizie di c~ uomo egli fosse~ Suo libro contro a' Giudei. l ~L primo libro , mio pregiatissimo Epafrodito, io ho provata la nostra antichit appoggia~dola alle scritture fenicie , caldee ed egiziane , e citando a testimoniarla scrittori assai della Grecia ; e mi son

CONTRO APIONE 1 LID. II. CAP. J.

71

contrapposto col mio I'agionatc a l\fanetone , a Cheremone , e a tali altri lor pari. Ora ptender a confutare i restanti , che scrissero contro di noi. Sebbene per ci , che risguarda l' oppormi ad Apione il grammatico , mi s' affacci all'animo il dubbio , s' io mi ci dovessi impiegare ; mercecch il detto da lui in parte simigliasi al detto do~gli altri , in pate una giunta sua assai fredda , e il pi non contiene altro , che buffonerie unite , se ho a dire il vero , a molta ignoranza , quasi composizioni d'un uomo di rei costumi e di profession ciutmadore; ma perciocch la pi parte degli uomini , colpa della loro rnattezza, restano presi da tali chiacchiere, anzich . dagli scritti composti con qualche studio, e sentono di buon grado le maldicenze e di mal cuore le lodi, necessaria cosa ho creduto non trapassar senza esame neppur c<_>stui , che ha disteso contro di noi un' .accusa. s libera , come farebbesi a un tribunale. Perciocch al genio di molti io veggo confatsi ancor questo, cio il grande!llente godere, quand'uno pren dendo a dir male d'altrui vien rimbeccato egli stesso de' proprj suoi vizj. II. Veramente ella impresa difficile . penetrare nel suo discorso ' e comprendere chiaramente ' che l'oglia dire. Per egli, quasi uonio, che trovisi scompigliato forte e confuso tra la farragine delle bugie, nella prima parte cade in que' pregiudizj medesimi intorno alla partita de' padri nostri dall'Egitto, che gli scrittori esaminati 'dianzi: nella seconda tutto in accusare i Giudei d' Alessandl'ia , e nella terza ,

UELLE ANT.ICIUTA.' DE' GtUDEJ

che va trasmiscbiala alle dette , .taccia le cerimonie, che usiamo nel nostro Tempio , e tutto il l!orpo de' riti.

cA

p l T

o L o II.

Confotansi le bugie inl'entate da Apione intorno .. a Mos , e all' uscita del pGpolo dall' Egitto. Incidenza utile alf argomento intorno alla patria di A p ione.

l Ora che i nostri progenitori non fossero egiziani nativi , n per infezione di corpo o per altrettale malore di l cacciati , non solo abbastanza, ma forse ancora pi del bisogno io credo d'averlo mostrato innanzi. Solo pertanto dir brevemente alcun che delle giunte , che vi f Apione. Dic' egli adunque nel terzo libro delle cose egiziane cos: Mos, come ho udito da' pi attempati Egiziani , era nativo di Eliopoli. Questi secondo le patrie usanze, che vel astrignevnno , dirizzava le preci pubbliche verso le mura , quali le aveva allor la citt; quindi tutti volgea i cittadini a levante ; perciocch tale ap punto la poitura della citt. In vece poi di gnomoni (l) piant colonne' sotto au~ quali stava effigiato uno schifo ; e l' ombra dall' alto cadendo e girandosi dentro ad esso , colaggi additava mai sempre in cerchio quel corso , che il sole compie lass nel cielo . Quest' la mirabile diceria del grammatico; ma la bugia non richiede lunghi di-

7J scorsi; si convince dal fatto. Nt: Mos t~tesso, quando egli il primo fabbric in onore di Dio, il taberua colo, v'impresse nessuna forma siffatta , o a' suoi posteri ingiunse di farlo; e .Salomone, che innalz poscia il Tempio in G~salemme, s' astnae affatto da tai lavori disutili , quai se gl' infinsc Apion.e .. " Ma ., dice dlavere udito da'pi attempati, che Mos ft1 eliopolitano; ., dove si vede chiaro, ch'egli, perch troppo giovane , di credenza a tali , che per la molta et loro il conobbero e furon con lui. Ora un grammatico della sua fatta , che non pu del poeta O mero fondatamente asserite , .qual sia la pahia , n altrettanto affermar di Pitagora , che fior , sto per dire , jer l' altro , di Mos poi , che visse tanti anni prima di loro , sentenzia con tanta facilit, ap poggiato a ci , che ne ud da' pi vecchj ? Ben dull que si scorge a evidenza, ch'egli ha meutito. II. Quanto si poi a quel tempo , in cui dice aver tratto Mos dall'Egitto i lehbrosi , gli o.-bi, e gli sttn-pj, troppo bene s'accorda, se mal QO.n penso, -cogli storici suoi antecessori il graDlDlatico nostro scrupolosissimo. Perciocch Manetone asserisce , cho i Giudei sgomberarono' l'Egitto , regnante Tetmosi, trecentonovantr anni prima , che DanilO fuggisse ill Argo ; Lisimaco sotto il regno di Boccori , cio dire mille e settecent' anni fa ; Molone e alcun altri , co me lor piacque. Ma il fedelissimo Apione PC accert esattamente l'uscita ponendola anenuta alla settima olimpiade nel suo prim' anno , in cui i Fenicj , ag giugne , fondaron Cartagine ; ma questo vocabolo di
CO!'fTI\0 AP IONE ' LIB. IJ. CAP. Jl,

74

DELLE ANTICHITA'

DE~ GIUDEJ

Cartagine in verit , ch'egli affibbivvelo unicantente per la speranza , che gli valesse d' una prova evidentissima della sua veracit; n s'accorse , ch'egli da, s medesimo si tirava in capo la sua condanna. Mer-. - cecch , se nelP attenentesi a tale colonia si vuol dar fede a' monumenti fenicj , . in questi si trova sc1-itto , che liomo regn pi di cencinquant' anni imianzi la fondazion di Cartagine ; del che io ho addotte pi sopra le prove tratte dalle memorie fenicie , e insicm dell' amicizia , che. Salomone fab~ri-. ca_tore del Tempio in Gerusalemme coltiv con lromo , e del molto , che questi contribu all' erezione del Tempio. Or Salomone fabbric il Tempio dopo secento e dodici anni , dacch i Giudei si trovavano. usciti d'Egitto (2). Accordatosi poi con Lisimaco nel mentire intorno al numero degli esigliati , cio di cento e diecimila persone , reca una cotal sua mirabil~ e vePisimigJiante ragione , perch si sia intro dotto il nome di Sahbato ; compiuto , dic' egli , il , viaggio di sei giornate ebbero il mal del bubbone, , e per questo si riposarono il -sett~mo d , giunti salvi nel1a provincia ora detta Giudea , e a quel giorno dier nome di Sahbato , usando in ci del l'idioma egiziano , giacch Sabbatosi (3) si chiama >l dagli Egiziani il bubbone .. . Or chi fia mai , che o non ridasi di tai ciance , o .non detesti aiJ.o incontro la sfrontatezza , che mostra scrivendo di tal maniera ? Perciocch convien dire , che tutti affatto cento undicimila uomini , ch' eran qulli , avessero il male anzidetto. l\la s' vero, ch'essi erano,- come;

COl'CTllQ .blON~' LIB, Jl, CAP. Il.

, 7!f

.Apion ce li dipign, orbi e aforpj , e pieni di tutti .i malori ' . non . avrebbero' per verit avuta lena aa fare il v1aggio neppUT d' un giorno. Che se :pure cpo.terono camminare per gran diserti ' tutti' per soprappi combattendo vincere quanti Ior s' oppone vano ; almeno falso , che al sesto d tuttiqoanti . infermassero .di bubbone ; conciossiach n il viag.giare trae seco di neeessit questo incomodo ; ma -gli eserciti numerosi d'assai mi~liaja camminano sempre con discrezione ; ne si pu dire; che questo foMe un effetto del puro caso , stravaganza l men probabile di tu.tte l' altre: Ma il nostro mirabile Apione dopo aver detto , " che in sei giornate per.. vennero nella. Giudea, soggiugne , che Mos .in. . tanto sal sopra un monte tra l': Egitto e l' Arabia detto Sineo ; ove stette nascosto quaranta giorU:i ; e indi sces-One di le leggi a' Giudei '.. Sebbene com' possibile , che le persone ,medesime . e soprastessero nel diserto e .in luoghi senz' acqua quaranta giorni , e fornissero tutto il viaggio , c~e v' I.a tra -l'un termirie (4) e l'altro in sei giorni?: 1\t:a. ben di.. mostra una grande impudenza o una profonda ignoranza la trasformazione. graminat~a ; d' egli ha fatto, del nome di sabbato. Perciocch Sabbo. e Sabbato .troppo sono tra s diversi. Sabbato nell'idioma della Giudea suona cessazione da ogni fatica, e Sabbo, com'egli dice significa presso gli Egizj il mal del bubbone. III. Questi sono i novelli trovati , che intorno a :M:os<': e alla pal'tenza de' Giudei dall'Egitto aggiunse

DELLE .ll'ITICBITA.7 DB' GIUDEI

a qut:Ui degli altri Apione egiziano. Ma qual mara vigJia, ch'egli trattando de' nostri antenati mentisca col fargli egiziani d' origine , se perfino mentiva trattando di s medesimo ; e nato in Oasi d' Egitto , e per egiziano per cos dire il pi. fino , che v'abbia, fals la rea1e sua patria e la vera sua stirpe. Col fingersi pc!I , ch'egli fa, d'Alessandria confessa la malignit della razza , ond' ei viene. Ben dunque a ragione , cui egli ha in odio , e vuoi caricare d' in giurie , li chiama egiziani ; perciocch se non avesse gli Egizj in conto di gran ribaldi 7 no non ne avrebbe fuggita la comunanza d' origine ; che chi si vanta per conto della sua patria, e ha piacere d'aver suo cognome da lei , e riprende coloro, che l'appropriano fuor di ragione. Per queJlo poi , che s' attiene a noi gli Egiziani sentono in uno di questi due modi ; o .; come fanno i millantatori , coprono la loro parentela (5) , o ci tirano ad esser partecipi della loro ignobilit ; ma . il valentuomo d' Apionc 'egli pare , ~he colle villanie rovesciateci addosso voglia agli Alessandrini dar come un guiderdone della cittadinanza a lui coneeduta , e sapendo il loro ma1animo contro i Giudei abitanti seco io Alessandria , si era proposto per primo scopo di denigrar questi , ma tutti vi unisce in un fascio anche gli alb-i, mentendo egualmente per la gola in questa parte cd in quella.

C()NTRO !PJONE ' LIB. Il. CAP. Ili.

'71

CAPlTOLO

III.

$i s'enlano le acc1,1.se d' A.pione date a' Giudei d'A... lessa~ria. Diritti e privilegj conceduti a' Giudei da Alessandro }}f., e da altri. Loro meriti colla corona. Grazie lor faue da molti re.
I. Veggiamo adurl(rue , quai sieao le gravi accuse e terribili, ch'esso appose a' Giudei d'Alessandria. " Venuti, dice, di Siria abitarono lungo un mare, " ehe non ha porti , vicino a qufi!l luogo , dove si " rompono l'onde " Dunque se il luogo di vitupero , -egli dice villania se non alla patria , almeno alla spacciata per tale Alessandria ; perciocch ancor ella ba una sua parte lunghesso a mare ' come tutti corifessano , bellissima da abitarvi. Or se i Giudei l' o.cuparon per forza , taleh non dicadderne pi in avvenire., indizio egli questo per loro di valore. Ma Alessanruo fu quegli , che assegn loro il luogo d'abitazione , e li privilegi de' diritti medesimi, che i Macedoni. Io non so , che si fosse per dire Apioe ne , ae i Giudei abitassero non allato alla reggia , ove sono di fatto , ma intorno alla Metropoli . (6) " e fino al d d'oggi ]a lor trib conservasse la deno minazion di Macedoni. Certo se avesse lette le lete tere del re Alessandro , e quelle di Tolommeo di L;lgo, e si fosse avvenuto nelle memorie de' re dell' gitto suoi successori , e nella colonna alzata iu 4-lessand~~a , e contenente i privilegj , che Cesare il

DELLE ANTICIIITA' DE' GIUDEI

Grande concedette a~ Giudei , se , dico , sapesse tai cose , e non. pe1tanto s~ ardisse di scrivere tutto all' opposto, sarebbe un ribaldo ; se non desse loro fede , uno sciocco. Cos d'una pari ignoranza eJli segno il maravigliarsi , corne Giudei di nascita &ien chiamati Alessandrini ; pe1~ciocch chi~chessia , ehe s'incorpori in qualche colonia , sia pur egli quanto si voglia d'origine diversissima; pur prende sempre :da' fondatori la sua denominazione. Or che giova .padare degli altri ? Quegli stessi de' nostri che abitano in Antiochia; s~ appellano Antiocheni; perciocch ne Ji fe~ cittadini il fondatore Seluco. Simile quelli J: Efeso e di tutta l' lonia portano il nme <Jlledesinw , che i cittadini nativi , per concessione lor fattane da~ successori. La cortesia poi de' Romani per poco non diede a tutti l' appellazione loro propria , e: non solo ad alcuni uomini in particolare, '.ina a g1andi intere nazioni ancora. Col gli au,tichi .Spagnuoli , e i TiiTeni , e i Sahini si chiamano Romani. Che se 'Apione distrugge cotal maniera di cit1adinanza , cessi egl ancora di dirsi Alessandrino. Perciocch nato , come gia dissi ch'egli , in mezzo .al cuor dell'Egitto , onde potrebbe . mai essere Ales,sandrino ; quando gli si togliesse , com' egli ha voluto con noi , la cittadinanza avuta per privilegio ~ sebbene i Romani or pa,dioni di tutto il mpndo dt.i;dissero a' soli Egizj a participare qualun<JUe cittadinanza (7). Ma egli cosi generoso, c:he mentre vuole aver patte in ci , che gli . divietato di conseguire, ~:tudiasi di malignare contro di quelli, che. o.ttennerl&

COl'tTltO Al' l o-z..-e;

'

LJB. U. CAP - III.

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giustamente ; concioiHiiach~ lessandro non per. di fetto di gente che abitasse la citt fabbricata da lui con ardore , chiam ivi alcuni de'nostri ; ma diede ]or questo premio pr la sperienza , ch'egli avea fatto de11a fede e del valore di tuttiquanti. " Ono , rava la- nazion n06tra , elice Ecateo parlando di , noi ; . difatio. in risguardo della probit e della " fede,: che gli mostraro i Giudei , diede loro per , giunta alle 'terre che avevano , la Saniaritide esente , da ogni tributo. I sentimenti medesimi , che Ales .. , san dro, ebbe ancor Tolommeo di Lago per. que' di " loro che abitavano in Alessandria " E vaglia la verit. Esso alla loro guardia affid le fortezze di Egitto, persuaso, che da leali insieme e da prodi le -guarderebbono ; e volendo esser certo della sua signori in Cirene e in 'altre citt della Libia, mand -abitarvi una man de' Giudei. Il Tolommeo poi , che gli venne dietro , cogn~minato Filadelfo , non sol se de' nostri v' eran taluni prigioni appo lui, li rend tuUiquanti, -ma don loro eziandio del denajo pi d' una volta;. e ' che sommo ' ebbe desiderio di conoscere i nostri statuti e di leggere i libri delle sagre :scritture; Ia:onde mand chiedendo , gli si spedissero: uomini , ch gli interpretasser la legge , e commise la cura di scriverla pulitamente a per so ne .di non picciolo affare ; ma dept a tale ufnzio. Demetrio il Falereo , e Andrea , e Aristea ; que~li . il pi dotto uomo ' che ci vivesse. a' suoi tempi, e questi assegnati alla guardia di sua persona : uomo che non avrebbe certo bramato d' ap

.8o

DBLLB .UfriClliTA1 DE' IllUDEI

prendere le leggi , e la patria nostra filosofia , se avesse avuti niun pregio coloro ' che praticavanle' e non gU avesse anzi .ammirati ll$saissimo. Il. Ma lla notizia d' A.pione involaronsi pressoch tutti i re macedoni suoi (8) antecessori, che ci ama rono sommamente. Perciocch Tolommeo III detto Evergete, ottenuta coll'armi e domata la Siria tutta, e in ringraziamento della vitto.Na non sagrific egli gi agli dei dell' Egitto , ma rendutosi in Gerusa lemme offr ivi a Dio co' medesimi nostri riti ll$Sai vittime , e consegrni presenti degni della vittoria. Tolommeo poi Filometore e Cleopatra sua moglie affidarono tuttoquanto il lor regno a' Giudei ; e comandanti di tutto l' esercito erano Onia e Dositeo giudei : di cui Apione motteggiando va i nomi , e dovrebbe ammirare l' imprese , e non oscurarle con maldicenze , ma saper loro grado, ch' abbian salvata Alessandria , di cui egll vuoi essere cittadia.._o. Per ciocch essendo essa in guerra colJa regina Cleopa tra , e a risico di pel'ire miseramente , questi patto virono le convenzioni , e liberaronla dalle disgrazie intestine. Ma " dopo ci, egli dice , Onia condusse n in citt un picciolo esercito mentre. vi si trovava , Termo legato speditovi da' Romani " Impresa io direi assai retta e giusta. Perciocch Tolommeo DO Jninato Fiscone , mortogli il fratel TolomQleo Filo metore , usci di Cirene con animo di cacciar Cleo patra dal regno (g) , e con essa i figliuoli reali , pe ingiustamente usurparsi gli stati: per questo Onia intraprese la guerra a favore di Cleopatra ; e nel

81 miglior uopo non fall a quella fede, clu; mostr sempre per li regnanti. E be~~ della sua dirittura fu Dio testimonio. Perciocclt mentre Tolommeo Fiscone (10) meditava di muover guerra ad Onia, e presi tutti i Giudei abitanti in citt co' f1f5liuoli e le mogli , gli aveva gi esposti" ignudi e legati al furore degli ele fanti, percl1 morsero calpestati da' loro piedi" e avea per ci stesso imbriacate ar!Cora le bestie , riusciron le cose a tittt' altro fine tJ. quello~ in che esso intendeva , mercecch gli elefanti,. non tocchi i. Giu dei, che avevan. dinanzi, scagliarou# con gran furia sopra gli amici di lui; e ne uccisero molti. Dopo ci vide Tolommeo una spaventosa persona intimantegli, che non facesse :niun male a qu.egl' innocenti; e l' a mata sua concubina, detta da altri lt&ca, e ]rene da altri alle suppliche portegli, che non volesse commet.tere tanta empiet , ne ottenne la grazia, e pentssi di quanto o awa fatto sinora, o era per fare; dal che si vede che ben a ra,gione i Giudei dimor(lnti nella citt tf Alessandria festeggiano questo d, perch tanto chiaramente si meritaron. da Dio d'esser sq,lvi. iJ'Ia A p ione, che parla male di tutto, non ebbe difficolt d'accusare i Giudei fin. della guerra mossa a Fiscone , quando Qvrebbe dovuto lodameli. III. Egli ancor fa menzione dell' ultima Cleoplltra regina d'Alessandria, quasi gettando sul volto a .noi f ingratitudine , ch' ella ci us ; e non si volge piuttfJsto a disapprovare una donna, in cui non ma11c nessun genere d' ingiustizia e mi.ifatti, or sia co' pi .ftreui corziunti, o. co' ma;iti ancor" p amanli, Q
CONTRO ANONE 7 ;t.IB. Il. CAP. 111.

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DELLE ATICBITA' DE' CUODEl

contro tutti in universale i Romani, e in particolare contro gl'imperadori pi lrghi in beneficarla, una dmina che tolse la vita .fin dentro il .tempio ad Arsinoe sua sorella ' che non le faceva alcun male' ed uccise in-sidiosamente ancora il fratello ' e . spogli i pairii dei e i sepolcri degli antenati, una donna, che riconoscendo da usare I il suo regno fu ardita di ribellarsi dal figlio e 'successore di lui : e guastando Antonio co' suoi amori e nimico il fe' della patria, e lo rendette sleale verso gli amici spogliandone altri llella corona regale, e con altri- spignent>lo da quella pazza eh' ella era, ad u.mr tratti ingiusti ( 11 ). Ma che giova parlar pi oltre , se nella battaglia navale abbandonando a se solo lui stesso , vo' dire il marito e il padre de' comuni figliuoli, lo strinse a gettar coll' esercito il principato , e se~ire la sua persona? Presa. poi .finalmente da Cesare Alessan dria, giunse a tal segno , che si credette dovere al lor , se non altro , sperar qualche cosa , quan.tr e gli (12) potesse uccidere di sua mano i Gz'udei, per la sleal donna e spietata, che fu con tutti. Credi tu dunque, che oggetto non sia di vanto per noi, il non aver ella , come A p ione dice , ripartita in tempo di carestia a' Giudei la dovuta misura di grno ? iJ'Ia ben pag essa la pena che meritava; e noi intanto della fedelt e dell' ajuto prestato al gran Cesare contro gli Egizj ne abbiam testimoniO lui stesso, .e con lui il Senato e i decreti suoi, e le lettere di Cesare Augusto scritte in conferma de' nostri meriti.. A queste lettere dovea por merne ..-/pione, ed esaminare

83 secondo i lor generi le testimonianze , che diedersi a fayor nostro sotto A,lessandro e tutti i re Tolommei, e checchealtro si stabil dal &nato, e da' pi ri'glUr devoli imperadori romani. Se poi Germanico non. pot a t~ gli ahitatori d'Alessandria. distribuire il frumento questo un indizio di carestia e di mancanza di grani, non un capo d'accusa per li Giu.. dei. Conciossiach quali sieno i sentimenti di .tutti~ gl'imperadori verso i Giudei dimoranti in Alssan.... dria , chiaro si vede da ci ,. che l' amministraime. dei grani non fu iolta pi a loro , che agli altri cit-. tadini d' Alessandria, e che il carico pi geloso di. tutti commesse gi loro dai re lo vollero' in. lor con-. servato , cio la guardia del fiume .e di . tutt le sentinelle , non giudictlndoli punto indegni di tali oj]izj.,
CONTRO APION!i: 1 LIB. Ilo CAP. III.

c1p l T oL o

IV.

Rispondesi ad un'abbiezione deJl'avversario. I Giudei non furono , come mentisce Apione , . autori della sedizion di Alessandria.
I. Ma a questo proposito " perch mai , dice A" pi'one, se cittadini son d' Alessandria, non ado., , rano gli dei medesimi , che gli , Alessandrini? , Al che io rispondo. Onde awiene, che . vai, tuttoch Egiziani, siete in continua e implacabilf!. guerra tra Yoi per ci che risguarda la religione ? E noi per questo ricusiam di. chiamatYi . tutti. . indif.forentemente l!.siziani, ed a1lche llomini , perch. onorote le bestie

DELLE ANTICIIITA.' Dt' GIUDE(

contratte alf wna1a natura , sostenendo le con gran. diligenza, .quarukJ la nostra specie sembra che sia una sola e la merksima in tutti ? Or se in voi Egiziani si trOI'a tanta diversit d' opinioni, a che farti le maraviglie , che gente venuta d' altromk in .Alessandria si tenga salda in quelle le&,ui, in cui fu da principio .fondata? lWa egli ci appone delitti Ji sedi=ioni. Se questa accusa verace ne Giudei d' .AlesJandria , perch non potrebbe incolparli tutti , sapendo ognuno la conformit , che in noi travasi di sentimenti. Ma ben pu 11etkr chicchessia , che gli autori della sedizione furono i cittadini d' .Alessandria pari ad .4pione. E in vero, fintantoch furo i Greci e i Macedoni soli abitanti in qrresta citt, non che mai ci fosse romore contro di noi, anzi ubbidiTOlUJ sempre alle leggi antiche. Ma poich a gran numero crebbon tra loro gli Egizj , colpa della confusione introdotto dal tempo , vi fu sempre per rea giunta questo m.'llanno; dove la nostra gente mantennesi sempre pura. Essi adunque fur .la cagione di tale impaccio non ritenerukJ pii't il popolo n la costanza macedone , n la greca prudenza , ma tutti in un fascio seguendo i mali costumi degli egiziani , e seco lor fomentando gli antichi rancori verso di noi. II. Quindi la cosa andata tatto al rovescio di quello , eh essi ardiscono di rinfacciarci; perciocch mentr~ una gran. part6 di loro non godono legittimamente del privilegio di cittadini , chiamano forestieri coloro , cui noto a tllfti averlo impetrato. In fatti atjli Egizj n niun re per addietro , n al preseN!4

COTRO A:PIONE l LIB. Il. CAP. IV. 85 nluno imperadore , per 1utznto si sa, ha mai conce~ Juto il diritto di questa cittadinanza ; .ma noi e .Alessandro v c'introdusse~ e i re ci a&,ararulirono, e i Ro1TI.4ni degnaronsi :sempre di con'Smvarci. M~ .A. pioue volle recarci a colpa il nostro non innalzare ~latue agl' imperadori, quasich quelli nn lo sapesse, o bisognassero d'un .dpione, che li diftnilesse; quando anzi tweva ammirare la magnanimit e discrezion de' Romani, che non costringono i loro sudditi a trasgredire le patrie leggi, ma ricevon gli onori in quel modo, che pi si conforma alla piet e alle leggi, di chi loro gli o./fre, mercecch non gradiscon quegli onori , che lor si fanno di necessit e per forza. Ora i Greci e cert'altri tengon per cosa buona t ergere statue , e compiaccionsi ancora di fare i ri~ tratti a' lor genitori, alk mogli, e a' figliuoli, 6 certuni eziandio hanno presso di s le immagini di persone, che non hanno punto che far con loro. Altri adoprano similmente perjin con que' servi, a cui voglion bene. Che maraviglia. pertanto , ehe rendano questo onore ltfJche a' principi ed a' padroni. Ma il nostro legislatore s diviet lavorate immagini, c,i non fu per negar ne' suoi posteri gli omsggi dovuti al poter de' Romani, ma perch non ne fece niun caso , come di una faccenda nient' utile n Il Dio , n agli uomtni ; e perch a lume di buona ragie~ si vede esser questa una cosa indegna di qualsivocJia sostanza creata ., non cl~e d' un Dio incrooto. _Von per egli disdisse, che k persone dabbene dpo Dio si orwrassero ziz altra forma, colla quale noi csal

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DELLE A.NTICBIT! DE' Gll!DEI

tiarno. e gl' imperadori e il Popol ro11Wn0. Quindi per loro tif}'riom S~Jourifizi continui; e non solo il fac .. ciamo ogni giorno a spese comuni di tutti i Giudei; naa tutiJ)ch non si scannino mai altre vittime a spese del pubblico ne-ppur pe'JigUuoli , ai soli imperadori noi diamo quell' onor singolare., che non tributiamo . a niun uomo . E vaglia tutto ci di risprJsta ad Apione per quelle oose in comune, che i appartangono. ad Alessandria,

c ..

p l T OL

o V.

Si purgano i Giudei da altre accus~ lr date da Apollonio , da Posidonio , e da Apione ; dove si parla deJla favola da lui inventata del grec. chiuso nel Tempio , che si descrive.

I. Ma:ravigliomi ancor di coloro , che diedergli a ,:,;, fare la spinta, vo' dir Posidonio e Apollonia di Molone ; che noi accusano , perch. gli dei metksimi non veneriamo, che gli altri ; e non recansi punto a coscienza le bugie , che v' agsiungono, e le disadatte bestemmie.,. che dicon del no-stro Tempio ; esserulo. un gra" vitupero J: un uomo libero dir bugia in qual sivoglia . maniera , ma peggio intorno ad un Tempio cos rinomato per. tutto. il. mondo e cos sagrosonto. Perciocch appunto in tal santuario os dire. A p ione ,. che avevano i Giudei coUocaUJ una testa. d' asw, ., e l'adoravano, e la credevan. degna d tanti onori; ., il .che assicu.ra cll all9r diyulgssi, qua!Ulo Anti'oco

CONTII.O !PJOlfE l LIB; Il. CAP: V.

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, Epifane e di il sacco al Tempio , e trov quella " testa d' oro massiccio ; mobile di -gran prezzo " Al che io rispondo primieramente, che un egiziano, quand'anche presso di noi si fosse trovata una cosa sif.fatta , non ce la doveva rimproverare ; dappoich f asino non dammeno n de' furetti (d) n de' ca~ proni, n d' altri animali, che sono dei appo loro. Poi , come non vide , che il fatto lo convinceva del:. l'incredibile sua menzogna? Perciocch noi usiamo se~re delle medesime leggi, dalle quali non ci sco stiamo giammai; ed esseTtdo la nostra citt , come l'altre ancora, stata compresa da varj accidenti gra ~osi, ed avendone coll' armi loro vittoriose Antioco Do , e Pompeo ~"tfagno, e Licinio Grasso , e a que st' ultima et Tito Cesare occupato il Tempio , non ci trovarono niente di questo, ma i,., quella vece una religione incorrotta , della quale a noi non lecito di dir nulla cogli stranieri. Che pol' giusto non fosse il sacco, che Antioco diede al Tempio, ma vi fosse' tiPato dalla scarsezza in che era di soldo, senz' es sere nostro nimico, e che assalisse anzi un popolo suo alleato ed amico, n rinvenisse nel Tempio cosa, che meritasse f altrui derisione, molti e tutti fededegni scrittori ne jan71lfl testimonianza. Sono questi Polibio megalopolitano , Strabone di Cappadocia , Niccol Damasceno , Timagene , e Castore tl Cronista, e Apollodoro; i quali ad una voce asseriscono, che Antioco per bisogno di soldo ruppe i patti ai Giudei , e spogli. il Tempio carico d' oro e d' argento. A queste cose OOI'el'a por mente Ap1'one, se
FL.df/10'

tomo

r.

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DELLE ANTICBiTA' DE., GIVDEI

non a1esse anzi egli avuto un cuor da asino e una sfrontatezza da cane , animale che suolsi venerare appo loro. Ora noi non concediamo agli asini n onor n potere, come fanno gli Egiziani agli aspidi e coccodrilli, credendo filici e degni di Dio que' , cl1e ~on morsicati dagli a,pidi o via portati da' coccodrilli. Abbiamo , egli vero , degli asini , come gli altri uomini saggi, che portano i carichi loro addossati. Ma, se accostandosi all' aja mangino alcun che delle biade , o non facciano il loro dovere, si spiana loro in sul dorso un buon reci'pe di bastonate , giacch son quelli , che servonci nelle cose necessarie all' agricoltura. JJfa certo Apione o fu l' uomo p ma/esperto del mondo in congegnare menzogne , o pigliando nel lor principio le cose dal fatto non seppe trarle al lor fine, quando non ci veniva qualche maldicenza contro di noi. Il. Un'altra favola egli ci appone tolta da' Greci, e tutta in nostro disavvantaggio ; intomo a eire basti il dire, che chi pretende parlare religiosamente, deve stzpere esser cosa meno disconvenevole passar per li templi, che mettere in bocca a' sacerdoti empie proposizioni. Ma essi furono pi solleciti di difendere un re sacrilego ~ che di scril;ere il giusto e il vero de' nostri e del Tempio. Percioch volendo costoro gradire ad Antioco , e coprir la perfidia e il sacrilegio , che per bisogno di soldi commise contro la nostra nazione , si sopo innoltrati bugiardamente col denigrarci fin dentro al futuro. Apione adunque divenuto per altri profeta disse '' che Antioco trov

~ONTRO APIONE ' LID.

n.

CAP. V.

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nel Tempio un letto ed un uomo giacentevi sopra con apprestatogli innanzi un deschetto imbastito di terrestri vivande e marittime , alla qual vista egli rest stupefatto. Il pover uomo si prostr tosto al l' entrare del re, sperandone grande ajuto; e ca dendogli appi ginocchione clle mani stesegli in contro pregava/o di libert : e dettogli il re , che stesse pur di buon cuore e scoprisse, chi era , e perch abitasse in quel luogo, e qual fosse il mo tivo di que' suoi cibi, allora il meschino tra i ge miti e i pianti gli spose con lamentevole narrazione la sua miseria; se esser greco, e mentre ag giravasi per la provincia accattando onde vivere , avergli persone straniere messo improvviso le mani addosso, e qui averlo rinchiuso, dove persona non lo vedeva; ma era con un apprestamento_ molti plice di vivande ingrassato. Alla prima questi non. aspettati favori diedergli veramente allegrezza; po scia sospetto , indi stupore ; ma alla fine da quei ministri, che a lui ne venivano , e a cui domandnne, aver risaputp la legge esecrabile de' Giudei per cui era nodrito : e ci essi fare ogn' anno a certo tempo determinato. Arrestano adunque il {!,reco pellegrino, lo ingrassano per lo spazio d'un anno, e accompagnatolo a certa selva iv i uccidono il poverino, e del suo corpo secondo i lor riti fan. sagrifizio, e ne assaggian le viscere, e nelf immo lare che fanno il greco, giurano nimicizia co' G-reci; e allor finalmente gettano in una fossa gli a~anzi del morto " A questo aggiugne aver egli

DELLE ANTfCHITA1 DE' GIUDET

detto " che pochi d rimanevano al suo destw r e " per averlo pregato , che per 1ispetto a' numi dei , Greci rompendo le trame arditegli dd Giudei alla , Yita traesse/o da' perigli, che sovrastavangli " Or questa favola non solo pienissima d' ogni pi tra gica inYenz:ione, ma colma s, che trabocca, d' una impudnz:a crudele. Essa per non salva Antioco d,al sacrileg1'o, siccome pensaronsi quelli, che scris sera in grazia sua cose tali. Jltlercecch l' accostarsi che fece al Tempio non mosJe no dall' immaginarsi niente di somigliante; ma Y s'imbatt senza punto pensarlosi. Dunque, attese le sue ree intenzioni, fu empio real mente e nimico, di Dio, checch ci voglia far crederel altrui sperticata menzogna, cui troppo facile ilravvisare dal fatto stesso. Perciocch non solo co& soli Greci, come ognuno sa, noi siamo discordi d~ leggi, ma assai pi cogli Egizj, e con altri 11Wltissimi. Ora qual v'oobe nazione giamniai, i cui uomini non si trovassero a pellegrinare fra noi ? Perch dunque rinnovare contro de' soli Greci mediante lo spargimento del sangue una nimicizia giurata ? O come pu essere, che all'immolarsi di questa vittima si radunassero tutti i Giudei, e bastassero quelle viscere a tante migliaja d'uomini, come dice Apio ne, per assaggiarle? Ovvero, perch o come .Antioco non ritorn alla sua patria quell' uom troVato , chic oh' egli fosse ( gz'acch non lasciccene scritto il nome J ? Jltlimtrc con questo fatto poteva acquistarsi dall'una parte ~1 concetto di pio, e di grande favo reggiatore de' Greci, e d(llt' altra accattarsi da ogni

COTRO lPIOWE , LIB. II. CA.P; Y~

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l'arle contro.l'odio portatogli da' Giudei sommi ajuti. Ma io lascio da bandt_: cotali cose~ che gl'insen-sati non voglio.nsi c;_olle ragioni convincere~ m co'fatti.. III. Chiunque ha veduta la cstntttura del nostro Tempio , ben sa egli, come sia fatta , e 1uanto sia inviolabile l' interezza delLa sua purit. Egli (1 4) ebb4 quattro portici in giro , e ognuno di questi secondo la legge aveva la propria sua guardia. In quel di .foori poteva entrar citi che fosse ~ bench straniero ) saliJO le femmine mestruate, a cui negava il passag.. gio. Nel secondo entravano tutti i Giudei~ e le loro mogli , quand' erano. mond-e da ogni lordura.. Nel terzo i Giudei maschi trovantisi netti e purificat-i. Nel qitarto i sacerdoti w;stiti degli abiti sacerdotali. N el sant:uatio :alla fine i soli pon.U?ftci (15) con indossa la. veste lor propria. Tanto era poi provvida la piet in ogni cosa, che i sacerdoti avevano le ore determi.. nate d'entrarci: e la mattina., aperto il Tempia, Jo:. vevano neU' interna parte sagriftcar qu,clle vittime {'l clze loro -ern dare: e simile al mezzagiorno) quand~ cltiudevasi il Tempio. In fine non era .lecito recar dentro al Tempio niun vaso, ma ci ;si vedeva soltanto l'altare, la mensa, il turibile, e il candeliere. cose tutte, clte scritte si trovano nella legge. NieTtte altro si fa col entro , n vi si celebra niun mistero. ineffabile, n vi si tiene verun banchetto. Perciocch. quanto ho detto fin ora , lza tutto il popolo per testi.. mcmio oculare, e ,con buon metodo si eseguisce ; eh~ quafltunque sia vero, che quattro sono le classi dei sacerdoti, e ogni classe contenga o(tre a. cinquemila

DELLE .lNTICBITA.' D:E' GIUDEI

persone , pure i giorni del lor ministero particolare sono prtifissi; passati i quali, altri loro succedono ne' sagrifizj. Questi raccolti nel Tempio sul mezzogiorno ricevono dagli antecessori le chiavi del Tempio , e tutti a un per uno i suoi vasi , ~enza recare nel Tempio cosa, che a ciho appartenga, o a beyanJa. Mercecch l' offrir tali cose ancor sugli altari, disdeuo, salvo le sole , che si allestisccmo pe' sagrifizj. IV. Che direm dunque d' Apione ? se non che ei produsse fatti incredibili senza esaminarne pur uno. li'Ia ella ben cosa vituperevole per un grammatico il non avere sincera cognizione della storia. Sebben per altro tuttocl1 a lui fosse nota la religione del nostro Tempio , pur non ne fece parola; e finse all' incontro l' anestamento del greco , l' ineffabilit della tavola, la squisitezza de' cibi dispendiosissimi, e l' entrare col ribaldi, dol'e non possono neppure i pi nobili fra' Giudei, quando non sien sacerdoti. Questa s, che una squisitissima empiet , e una menzogna voluta per sedur quelli, che non voglion discutere il ero. In faui le incredibili maldicenze , che si sono recate sinora , furono unicamente imen tate per tentar d' oscurare la nostra fwna. V. iJ'Ja novellamente, come se fosse il pi piissima uomo del nwndo, ci btiffa aggiugnendo alla favola -sciocche frange. Dice adunque avere colui (16) raccontato , che mentre gi era gran tempo , che i Giu dei guerreggiavano cogl' ldumei, da una citt idumea venne un uomo nomato Zabido , adoratore in essa

COBTB.O APIONE ' LJD, II. CAP. V.

g)

tC .Apoll , a' Giudei, e promise , ch' avrebbe posto


l'n lor mano Apollo dio de' Dora.si il quale se ne verrebbe o1 lor Tempill , sol che tutti col salissero:# e ci menassero tutto il popolo de' Giudei. u Intanto " Zahido , che aveva composto certo suo ordigno dr , legno , e se l' era messo ti' intorno con sopravi. ., adattati tre ordini di lucerne , cos cammiraa~a , , che a' pi lontani pareva quasi una stella , che si ,, movesse per terra. I Giudei ( 1 7) a tal vista stra.. ,. nissima sbalorditi , perch lontani , pur se ne sta.. " vano spensierati. In questa Zabido pian piano , pass nel Tempio , e spiccnne la testa tutta oro , del ciuco ( cos egli scrisse per lepidezza) e si ri,.. " condusse ben preato in Dora " Avrem noi forse qui a dire , che Apione mette la soma indosso al ciuco , cio a se stesso, e si leva sul dorso ,una ca.. rica di stolidezze e menzogne ? Perciocch egli no .. mina luoghi: che non si trovano in nessun luogo, e cangia sito senza saperlo alle citt. V Idumea giace a' confini del nostro paese vicino a Gaza~ e in essa certo non havvi citt col nome di Dora. Bens in Fenicia alle falde del monte Carmelo travasi una citt detta Dora, che non .ha per a far nulla coli~ ciance d' Apione; perciocch essa l ungi daJia Giu.. dea a cammino di quattro giornate. Ma perch dunque ci accusa ancora di non aver noi comuni gli dei cogli altri' se s't di leggieri s'indussero i padri nostri. a volere presso di loro Apollo , e credettonsi di vedere lui stesso cinto di stelle camminar sulla terra? Perch con'Vien dire, che non avessero pl'iiU.a

DELLB ."Al'fTJCDJTA' 'DE' GIVDEI

d'allora vedute giammai lucerne coloro, che tante volte e con tanta s()lennit accendevano le lucerne. Anzi neppure un'anima fra cotante migliaja d'anime si scontr in lui camminante cos. per la terra ; c di pi ritrovnne le mura in tempo di guerra viva spogliate di sentinelle. Lascio il resto. Dico solo , che le porte del Tempio eran alte sette cubiti e larghe Venti (I 8) 1 tutte dorate 1 e per poCO non .del tutto massicce; e che a chiuderle aon ci volea meno di. vent' uomini per ciascheduna , e ch' era un delitto il )asciarle aperte: dunque il buon lucerniere le apr facilmente , pensandosi ancora di riaprirle (I g) , quando avrebbe fra le sue mani 1 com' ei credeva , la testa del ciuco. Ma si dee forse dire, ch'egli la ritoraasse di nuovo a noi, o che avutala esso Apione la rintettesse nel Tempio , perch nella sua seconda JlOvella Antioco la vi trovasse ? VI. Sua menzogna altres il giuramento , che apponci " con cui giuriamo per Dio Creatore del w cielo e della terra , di non voler bene a straniero " veruno , molto pi se sien Greci ". Ma poich e i voleva mentire , era meglio almen , che dicesse , di non voler bene a straniero veruno' massimamente se egizio. Che cos il fantastico giuramento avria meglio risposto alle prime sue finzioni , se verament~ i no~ stri progenitori non per malvagit da parenti egiziani fur discacciati , ma per miserie lor personali. Dove' da,' Greci noi siam pi lontani di sito , che di maniere, onde tra noi non v'ha luogo a nimist o a gdosie. Ben per l' opposito molti di loro accorda-

COl'fTRO .lPIOl'fE' LJB. II. C.lP. V.

g5

ronsi professare le nostre leggi , e taluni vi duraron costanti, bench tali altri non reggendo alla troppa virt che volevaci , se ne allontanarono di nucno. Eppure nessun di loro giammai disse d' avere udito, farsi tra noi giuramento siffatto ; ma , come pare , l~ ud il solo Apione. Perciocch egli solo fu quello, che sei compose.

c .l p l T o L o

VI.

Rispondesi all' altra calunnia d' Apwne intorno alla. schiavit de' Giudei. Sua vanit. Si pon fine a ci, che s'attiene ad Apione.
l. Degna adunque, ch'altri l'ammiri assai , la ande acutezza d' Apione anche in ci , ch' ora sono per dire ; perciocch . " argomento , dic'. egli , , che noi non . abbiamo diritte leggi , n onoriam , Dio , come si converrebbe , si il non essere noi , dominanti, ma servi or di queste nazioni. or di " quelle , e le parecchie disavventure , a che and , sottoposta ancor la citt ; bench avvezzi fino dai , primi tempi a signoreggiare da una grande metro n poli, non gi. servire a' Romani; de' quali per. " non v'ebbe persona , che non isperimentasse la ,, magnanimit ... ol' io non credo vi sia fuor di hti pure un solo , che non affermi , questo discorso di Apione far troppo bene contro di lui. Conciossiach molto pochi. sien quelli , ch' ebber la sorte di con~ servarsi gran tempo in dominio; e ancor questi per

DELLB .A.NTICHJTA-1 DE' GltJDJU

improvvise rivolte furono sottomessi a servir altrui. In fatti il pi d~lle genti ubbidirono spesse fiale ad altre. Converr dunque dire, che i soli Egizj, merc dell' essersi nel lor paese , com' essi dicono , ricovel'ati e salvati gli dei sotto forme di bestie , n' ah biano riportato il rarissimo premio di qon servire a nessun dominante d' Asia o d' Europa, quando per altl'o dimostrasi , che in tutto il tempo trascorso non ebbeto pure un giorno di libert , non che da' principi stranieri, neppure da' nazionali. Non io per questo getter loro in faccia , il come trattaronli gi i Persiani non una fiata soltanto , ma molte e molte, disertndone le citt,. abbattendone i templi, e scannando gli avuti da l01o in conto di dei ; che a me non conviene imitare il tratto incivile d' Apione , il quale non pose mente n alle a.,vventure degli Ateniesi , n a quelle degli Spartani , gli uni per confessione di tutti i pi bravi , gli altri i pi 1eligiosi fra' Greci. Taccio i re per piet i pi fa~osi, e Creso fra loro con esso le disavventure , cht soffr in sua vita. Taccio la cittadel1a degli Ateniesi ma eiata , il tempio d' Efeso , quel di Delo , e cent' al.. tri ; eppur niuno mai gett queste cose sul viso a ehi le sostenne , ma a chi le fece. Ma un accusatore di nuova stampa s' titrovato per noi, voglio dire Apione , dimentico delle proprie sciagure avvenutegli nell'Egitto. Qudlo per , che gli fece venir le traveggole agli occhi , fu il favoloso (20) Sesostri re dell' Egitto. 01 qui non accade , che noi portiamo i re nostri Davidde e Salomone, che sottom.iseto moltq

COJITl\0 A.PJOl'tE ) LJB. II. CAP. VI.

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genti : !asciamoli pure in disparte. Apione ignor quello , che sepper tutti ; cio , 'Che gli Egizj servirono in condizione affatto di schiavi prima i Persiani , e poi i Macedoni signori dell' Asia ; dove noi anche allora in istato di liberi signoreggiammo ancor sopra le convicine citt fino tempi di Pompeo Magno : e mentre i re tutti del mondo trovavansi debellati dall' armi romane , soli i nostri , merc la leal gente che erano , fur tenuti per alleati ed am.i-ci. II. " Ma noi non mettemmo al mondo uomini . " degni d'ammirazione, verbigrazia inventori d'arti, ., o persone eccellenti in sapere : e qui novera Socrate , e Zenone , e Cleante , e altrettali : indi per pi mirabile degli anzidetti vi pone s stesso , e beata chiama Alessandria , che abbia un tal cittadino. V eramenle ci era bisogno , che .de' fatti suoi ci desse ei medesimo la testimonianza ; giacch tutti gli altri l' avevan creduto fino al d d' oggi un ciurmadore mal nato , guasto di lingua e di cuore; onde ben a ragione dovrebbesi compassionare Ales sandria, se per costui si gor.afidsse. Degli uomini adunque fioriti tra noi , clte son degni al pari di ogn' altro di lode , n' abbastanza informato chiun que Jegge le nostre antichit. III. Il rimanente poi, che si legge nella sua accusa; me1iterebbe ch'io il lasciasai senza risposta, . affinch egli stesso sia l' accusatore di s e degli altri Egiziani. Mercecch ei ci ascrive a delitto il eagrificare , che noi facciam gli animali , e l' aste'"!

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llELLE A.NTICHITA.' DE' GIUDEI

nersi dal porco; e si ride . della: circoncisione. Or quanto. si all'uccidere gli animali domestici; questa un'usanza comune a tutto il resto del mondo. Apione adunque ripFendendone i sagtificatori dichiara s stesso a evidenza egiziano. natiyo ; che se greco fosse o macedone , non gli avrebbe tal cosa dato ne naso ; perciocch questi fan voto di sagrificare Eca~ tombe (~1) agli dei, e colle vittime imbandiscon le mense. N gi per questo mai avvenuto, che il mondo , come temette Apione , si sia trovato senza bestiame. Ben anzi , se tutti seguito avessero le costumanze degli ~giziani , sarebbesi oggimai disertato d' uomini il mondo , e riempiuto. di ferocissime bestie, di quelle cio, ch'essi nutreno con gran cura 7 perch le hanno in conto di dei. Che se alctino facessesi a interrogar] o, quali persone in tutto l'Egitto sien. quelle , ch' ei crede le pi religiose e pi sagge, risponderebbe senza punto esitare , che i sacerdoti ; perciocch due cose , essi dicono , furon loro fino dai primi ..re ordinate , il culto cio degli dei , e l' amore della sapienza. Or bene , essi tutti e si cir~ oncidono, e s'astengono delle carni porcine. Non per questo si trova pure. un egizio ,- che offra ancor que ste (*).in sagrifizio agli dei. Apione adunque fu molto cieco di mente , quando in grazia degli Egiziani egli prese .a sparlare di noi , e. accus quelli, che non solamente mettono in opera i riti biasimati da lui , ma insegnarono a tutti gli altri quello di circoncidersi , cotne disse E1odoto; onde non fuor di ragione a me pare , che Apione abbia pagata la pena condegna

CONTRO APJ"bNE ) Llll. IJ, CAP'. VI.

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delle bestemmie scagliate contro le patrie sue leggi., Perciocch fu costretto dalla necessit a circoncidersi, per un ulcera , che gli si ficc sotto il venbe. Ma niente valutagli la circoncisione , anzi infra_diciato tra crudi tormini se ne mor. Forza dunque , chi vuoi far senno, ch'esattamente s'attenga alle propri leggi, spettanti alla piet , n derida le altrui : ma egli abbandon le sue, proprie, e incaric bugiarda mente le nostre. Questo fu per Apione il fine della sua vita , e questo sia' per noi il termi'ne del ragionare de' fatti suoi.

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o L o VII.

Si prende a confutare Apollonio e a dijndere dali~ sue calunnie 1Jfos ; il qual si dimostra clte fu il pi antico legislatore di tutti, un savissimo condot tiero , e un ottimo consigliere. Origine delle leggi appo i. Greci. Governo teocratico de' Giudei. Opi nioni de' savj" Greai intorno a Dio. Mos legislatore perfetto in ogni genere.
l. Ma poich e Apollonio Molone e Lisimaco e alcuni altri condotti in parte da ignoranza e assais simo da malvolere parlarono di Mos nostro legi4 slatore. e delle leggi altres, ma senza verit e dirit tura , trattando quello da barattiere e impostore , e queste dicendo che, sonci maestre non gi di virt , ma di ribaldaggini , io vo' ragionare in succinto , per quanto potr , e di 'tutta in generale .la forma

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DELLE !l!tTICHJTA' DE' GIVDEJ

del nostro governo , e di ciascuna sua parte distin tamente. Cos spero si vedr chiaramente , che noi e per la religione e per la scambievole societ , e per tutti i doveri dell' uom cortese , e per Ja gin stizia altres e per la sofferenza nelle fatiche e per lo disprezzo della morte ahbiam leggi composte per eccellenza. Prego pertanto chi legger questo scritto, che non lo faccia con animo invidioso. Percioccli non mi sono io qui proposto di tessere un panegi rico di noi stessi ; ma solo io penso ," che cosiffatta apologia cavata da quelle leggi , nella cui osservanza viviamo , sia per ogni ragione dovuta a noi accusati a torto di molte cose. Ve..amente Apollonia non or din , come Apione , l' un dietro l' altro i capi della sua accusa ; ma gli sparse qua e l per tutto lo scritto; e quando ci svillaneggia come Atei e nimici del genere umano , quando c' incarica di rodardia , e quando all'incontro ci accusa di ardire e temerit. Dice ancora, che noi fra' Barbari siam la gente pi disadatta, e i soli per ci , che non abbiano con tribuito alla vita qualch'utile ritrovato. Queste accuse tutte io credo, che chiaramente dileguerannosi, quan do apparisca aver noi dalle nostre leggi ordini tutto opposti alle cose anzidette, e mettcrgli in opera con tutta la puntualit. Che se la necessit porteram.mi a fare motto delle leggi contrarie stabilite presso al tri, ragione bene, che se ne dia la colpa a coloro, che vogliono a quelle mettere di l'incontro le nostte, come peggiori. A questi io spe1o non rimarr pi da dire , n che noi non abbiam tali leggi , di cui

CONTRO APJONE' LID. Il. CAP. VU.

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porternne i ristretti , n che noi non seguiamo pi fedelmente di tutti le nostre ,leggi. Il. Ora facendomi da un tantino pi alto dir primamente , che a tutta ragione fra quelli , che vivono senza legg~ e senz' ordine, e quelli, che desiderarono prima fU tutti il buon ordine e la partieipazion della legge si vuoi concedere a questi Ja precedenza in ci , che piacevolezza e bont di natura. Quindi avviene , che ognuno si studia di trar da fonti antichissime le sue costumanze , per non parere imitatori d' altrui, ma guide essi d' altmi a vivme rettamente. Presupposta la verit di tai cose, virt del legislatore si , conoscere il meglio e con urre a volerlo i pi accreditati !moi sudditi , e il popolo ad accettare quanto si terr pel migliore , e non mai rigettarlo n per sinistri lor proprj n per liete avventure. Io dico adunque , che il nostro legislatore sorpassa in antichit, quanti albi legislatori si leggono stati giammai. Percioc~h e i Licurghi , e i Soloni , e Zaleuco dei Locri , e tutti i pi ammirati appo i Greci , se si coufrontin con lui , pajon nati , direi quasi , jeri o jer l'altro ; mentre egli certo , che anticamente da' Greci non si conosceva neppnr questo nome di legge; e testimonio n' 0t'1e ro ' il quale in nessun luogo delle sue poesie ha usata tal voce (22) ; che allora non maci niente di questo , ma i popoli si governavano colle sentenze savissime e coi consigli de' re. Da indi innanzi pro seguirono lungo tempo a reggersi con usanze non acrilte ' e introdurci per entro assai variazione ' se-

IO!&

DELLE .1NTICfilTA' DE' GI11DEI

condo che l' accidente il portava. Ma il nostro legi .. slatore fiorito a' tempi antichissimi, il che si concede fin da colOto , che di noi dicono sempre il peggio 7 prest in s stesso al popolo un capitano e un consigliere eccellente ; e rinchiuso nella sua legge tutto il sistema de1la lor vita indussegli ad accettarlo , e provvide , che fosse da chi sarebbene istrutto , invariabilmente sservato. III. Or veggiamo la principale e la massima tra le sue imprese. Egli , poich i padri nostri, determinarono di ricondnrsi , abbandonato l'Egitto , alla patria , egli , dico , tolte con seco le molte migliaja , ch'essi erano , attraverso a' ftequepti e grandi pericoli sani e salvi li pose in sicuro ; perciocch ei doveva tenere una sbada lunghissima-, sabbioonosa , e senz' acqua , Tincer nimici , e salvar combattendo e i figliuoli e le mogli e il bottino. In tutti questi bisogni egli fu e capitano bravissimo e accortissimo consigliere, e proyveditor sincerissimo di chicchessia. Otdin eziandio in maniera ogni cosa , che tutta la moltitudine dipendeva da lui , e sebbene gli avess~ ubbidienti ad ogni suo cenno , pur non torse giammai tal potere a niun suo privato interesse. Anzi in quella occasione appunto, sogliono gli altri capi pro cacciarsi autorit e signorie , ed avvezzano i popoli ad una vita licenziosa e sfrenata , egli hovandosi a tale stato d'autorit pens all'incontro di dover vivere piamente, e trattare il popolo con amorevoli e dolci maniere ; veggendo , che per tal guisa ei darebbe il saggio pi grande 7 eh e fosse possibile, delJa

CONTRO PIONE ' LJB, Il,, CAP. 'VII,

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sua virt, e accerteria ]a salute di quelli ' che lo creavano condottiere. Noi dunque da questo suo savio proponimento , e dalle grandi imprese , ch' ei fece , a ragion pensavamo , che avesse Dio stesso per capitano e .per consigliera; ed egli sicuro prima in s 1stesso, che quanto faceva e pensva tutto era a norma del volere di lui , credette dovere in cuore al suo popolo i~tillare soprattutto cotal sentimento ; perciocch qu~i che sono persuasi aver Dio l'occhio al loro procedere , non s' attentano di commettere pure un peccato. Tal fu veramente il nostro 1egisla4 tore ; non un barattiere , n un impost.ore , come a torto diffiniscono i maldicenti, ma quale per millan teria afferman , che fu appo i Greci Minasse , e quant'altri le~slatori a lui venner dietto; i quali tutti delle loro leggi facevano autore Iddio. Certo di Minosse si dice, che attribuiva ad Apo1lo e al suo oracolo in Delfo la costituzione delle' leggi ; ossia che pensassero star veramente cos la faccenda 1 o che credessero di poterne rendere di leggieri persuasi. gli altri. 01 qual sia tra tanti colui 1 che ha divisate migliori leggi 1 e in pensare di Dio ha col. pito pi giustamente nel segno, pu vederlo' chi il vuole , mettende l a confionto le stesse lor leggi ; giacch omai tempo di ragionarne. IV. Infinite 1 non pu negarsl , sono le differenze particolari di costumanze e di leggi , che trovansi sparse. appo il genere umano: tutto per si potrebbe in ristretto raccoglier cos. Altri alla monarchia consentirono l' .assoluta autori l del governo , a1tri alFL.ti.YIO, tomo f/.

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DELLE J.NTICDITA' DE GlVDEI

l' oligarcha , e altri al popolo : il nostro legislatore a niente di tutto questo tivolse l' occhio ; ma ( com' albi direbbe forzando a voci non proprie il lin) stabil il governo di teocraza (23) , affidato alle mani di . Dio il dominio e il potere, e persuaso il popplo ad avere l'occhio rivolto a lui, come ad autore di tutti i beni , tanto di quelli , che a tutti gli uomini son comuni , quanto di quelli , che sono particolari a ciascuno , e che nelle critiche circostanze impetraronsi colla preghie1a ; al cui sguard() non po1sihile che si sottragga n. niuna azione qual eJla siasi , n niun pi segreto pensiero. Di pi egli ce lo mostr e increato e per tutta l' eternit immutabile , supe1iore in bellezza a ogni sembianza mortale ; e quanto a noi noto nel suo potere , altrettanto incognito nell'essenza. Or che cos inaegnassero doversi sentir di Dio i pi saggi uomini della Grc.. eia dietro alr orme segnate prima da lui , io tralascio qui di mostrarlo : ma che questo fosse un sentirne diritto e confaccentesi alla natura e grandezza di Dio , essi ce ne diedero validissima testimonianza. Pitagora infatti , e Anassagora , e Platone , e i filosofi della Stoa dopo loro , e pressoch tutti gli altri si mostran concordi in tai sentimenti circa l' Essere divino : ma mentre questi cos filosofavano con pochi , n s' arrischiavano di produJTe la verit di tal dogma a' popoli gi pregiudicati da altre opinioni , il nostro legislatore , siccome quegli , che l'opere conformava alle leggi , non solo n' ebbe persuasi i suoi .coetanei ; ma in petto eziando a . quanti ver~aggio

CONTRO APIONE ' LlD. 11. CAP. VII.

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rebbero dopo loro innest invariabile questa fede ddl" Esser divino. Quindi avvenne, che udla forma ancoa del1a legislazione fu pi vantaggioso di tutti gli albi , mercecch non pose la 1eligione , come una p<irte della virt , ma anzi conobbe e determin dover essere pati di quella le albe virt., la si.ustizia vo' dir , la palienza , la temperanza , e l' annona de'cittadini scambievole in ogni cosa. Perciocch tutte le opere , gli esercizj, e i- discorsi tutti hanno appo noi dipendenza dalla religione veno Dio , non avendo egli lasci~to niente di tutto questo, n senza esame, n senza ce1ta determinazione. Due infatti sono le strade , per cui pu tenersi qualsiaia magistero e ordinazione di costumi , la prima cio precettiva , e pratica la seconda. Or gli altri legislatori andarono divisi , e tl'ascelta delle due quella , che pane ~ ciascuno ]a migliore, abbandonarono r alta. Cos i Lacedcmonj e i Cretesi istruivano per via di fatto , non di paole ; dove &li Ateniesi e gli altri Greci pressoch tutti fermarono colle leggi ci , che fa1e o non far si do:vesse ; e non diedersi punto pensiero d' accostumarcisi colla pratica. V. Ma il nostro legislatore le un ad aocorda ambedue con gran diligenza ; n senza favella per.. mise , che stesse la pratica de' costumi , n senza esecuzione il precettivo, che si contien nella legge; ma cominciando isaofatto da' primi cibi e dalla maniera di vivere propria a ogni stato , non lasci in poter del capriccio di chi le avrebbe eseguite nessuna cosa bench leggerissima ; ma intorno e -a' comme~

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DELLE ANTICBITA' DE' GIVDBI

stibili quali dovessir;no usare., quai no, e alle prsone da ammettersi a conversare con . esso noi , e all' assiduit del lavoro nelle arti , e alla cessazione da quel1o esso pose la legge per regola e per con-fine , onde a qu~sta come a una madre e signora vivendo soggetti mai non fallassimo n per malizia n per ignoranza : giacch non vollt;: impunito neppure il pretesto dell' ignoranza ; ma pel pi bello e pi necessario di tutti gl' insegnamenti ne di la legge , udita da noi non una o due o pi volte , ma ogni settimo giorno , in cui liberi da ogni faccenda ne impose, che ci radunassimo ad ascoltare la legge, e ad apprenderla minutamente ; il che per altro vei giamo non curato da tutti i legislatori. VI. Anzi tanto son longi la maggior parte degli uomini dal conformare alle proprie leg-gi la loro vi.. ta , che si pu dire che non le sanno ; ma quando peccano , solo allora risanno da altrui , ch' han vio]ata la legge ; e confessano tale igaoranza ancora quelli , che le pi vaste e le pi signorili parti amministrano del governo fra loro , mentre all' immediata economia degli affari vogliono soprantendenti e assessori coloro , che fanno professione di maggior pratica nelle leggi. Dove se altri prenda a interrogare qual pi gli piaccia de' nostri intomo alle leggi , pi facilmente gli reciter tutte queste , che non il suo nome ; stantech apprendendole noi fi.n dal primo. splenderei della ragione alla men~ , le portiamo nell' anime ~ ditei quasi , scolpite ; e raro , chi le trasgrediaca , e il sottrarsi al gastig.o , impossibile.

gON'l'l\0 Al'IONB , LIB. Jl, CAP. VIli

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CAPITOLO

VIII.

.Beni derivati ti Giudi dalla legge;' Sua immutabilit , e suoi pregi. Si parla de' suoi sacerdoti 1 e delle verit, ch'ella insegna di Dio. Le'ggi. atte'fentist al matrimonio , . e pene a chi le trapassa.
I. Di qui per primo vantaggio trasse sua origine la maravigliosa oncordia , con che viviamo fra noi. Conciossiach l' avere una sola e medesima opinione di Dio , e il non essere in nulla tra se diversi ," nori nella vita ' non ne' costumi produce ne' varj andamenti degli uomini un assai a:rinonieso conserta .. Ora noi siam q~e' soli, appo i quali n udr mai persona-discorsi 'fra se contrarj .di Dio ('mereecch non dal vulgo soltanto si parla di Dio secondo il capriccio particolare di ciascuno , ma pass questo ardire fino ad alcuni filosofi, altri de' quali cercarono coli~ loro ragioni mettere al niente l'Essere Divino, ed altri gli tolsero la Provvidenza pel 'genere umano ) , n scorger- nella foggia del vivere diffei.enza veruna. Tutte le opere. fra noi sono comuni , ed un solo e il ragionam~nto , che tiensi di Dio accordantesi colla kgge , il quale dice , ch' egli provvede a ogni co.. sa : anzi , che ogni altra cosa attenentesi al regolamento del vivere debba avere per fine la religione, un 'tcrit , he chi 'l vuole udrlla dalle domiicco:iuole eziando e da' servi. . Il. Quindi nacque il 1-improvero , che ci vien fatte

DELLE ANTICHITA' DE' GIVDEI

da alcuni , che noi non abbiamo prodotti mai in. ventori di opere nuove o di nuovi razincinj. Perciocth tutti gli altri si credono far senno a non segui r~ par una delJe usanze lor patrie, e.danno il ,-aut() ,d'un nerboruto sapere a chi pi franco ed ardito n violarle (24). Ma. noi per l'opposi t-o abbiamo sempre creduto in ci solo consistere il senno e la '\'irt , voglio dire in non far azione , n coace~I'e pensiero , che sia contrario alle cose fin dapprinci pio fermate per legge: Il che ben puof c'ssere un giusto argomento de11e ottime qualit della legge. Perciocch le composte alhimenti si vede dal fatto , che hanno bisogno d' emenda. III. Ma noi , che siamo persuasi , la nostra legge esser nata per espresso volere di Dio , non possia mo senza empiet trasgredirla. In fatti qual cangiamento potrebbe mai farvisi, o qual cosa -trovarsi, che, fosse pi bella , o quale d' altronde introdurcisi, come migliore ? Dou:, forse alterarsi nel suo tutto la costituzione del governo? Ma qm1le pu darsi o pi bella o pi giusta di quella , clte affid aHe mani di Dio p universal reggimento di tutto , e al co;;; mune de' sacerdoti concesse l' amminisbazione dt'gli affari pi rilevanti , e al pontefice capo di tutti la direzione commise del resto de' sacerdoti; che il legislatore da que' primi suoi tempi non innalz a tal grado , perch fosse ricchi , o per nlt1i silfatti beni della fortuna pit riguardevoli: ma qnanti de' suoi coetanei eran pi rinomati eloquenza ed in senno , questi singolarmente deput al servigio Ji Dio ;

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CONTRO APIONE ' LIB. Il. CAP. VIII.

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il che giovava altres alla perfetta conservazione della legge e d' ogni altro statuto ; perciocch essi furono costituiti ispettori di tutto , giudici de' litiganti, e punitori de' condannati. IV. do"i' dunque un governo pi santo di que. sto f Dove un culto pi confaccentesi a Dio di que sto ? nel quale e il popolo tutto bene istluito nella piet , e da' sacerdoti si esige una minutissima di ligenza , e tutto il politico reggimento amministrasi , come un rito di 1eligione f Perciocch quell~ cose , che gli ~tranieri no~ p.ossono neppur con istudio guardare per pochi giorni , e le chiamano ceri monie e misterj , noi le osserviamo perpetuamente eon gran piacere e con immutabil costanza. Or quali ne sono i precetti e quali i divieti? Tutti semplici e chiari. Il primo parla di Dio , e. dice, che Dio con tiene ogni cosa, perfetto e beato , bastante egli solo a se. stesso ed agli altri , principio , mezzo , e fine di tutto : che quanto a noi si palesa cdll' opers , e co' benefzj , e ci rende pi chiara d' ogni altra cosa la sua esistenza , altrettanto impercettibile nella. sua forma e grandezza : Quindi qual pi preziosa materia si scelga a formarne l'immagine , vile , e ogni arte a imitarne i trovati inerte. Cosa che a lui simigli n la veggiamo n la possiamo o ideare o formare. Bens ne scorgiamo le opere , come sano la lnce , il cielo , la terra , il sole e la luna , le ac que , la propagazione de' viventi , e le rendite deUe campagne. Tanto fece Iddio non con mani, non con. istento , nqn con bisogno d' altrui soccorso; ma hast ~

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DELLE .\NTICHITA.' DE' GltiDlU

perch tutto fosse incontanente ben fatto , ch' Egli volesse soltanto i] beu fatto. A questo conviene , che tutti s' attengano, questo che servano neU' esercizio della vi~t ; mercecch la pi santa maniera ella questa di servir Dio. V. D'un solo Iddio solo il Tempio ; perch ogni cosa ama sempre il suo simile; ed Tempi comu~ a tutti, perch sagro a un Nume comune a tutti. Lui servono i sacerdoti mai sempre , e capo dei aact:rdoti sempre il pi riguadevole per nascimento. Qnesti co' sacerdoti compagni suoi deve offrire a Dio i sagrifizj , custodire le leggi. , decidere le controversie , e punire i malfattori convinti. Chi a questo non ubbidisce, deve portare la pena, come se .avesse oltraggiato Dio stesso. Noi immoliamo le vittime, ma non per empircene il ventre o partirne briachi. Queste son cose abhorrite da Dio , e forniscono altrui d'un .pretesto da soperchiare e profundere ; ma voglio1:1 essere accompagnate da sobriet , da modestia , da discr~ione , perch singolarmente in tal tempo usasi temperanza. Nell' atto stesso del sagrificare dobbiamQ primieramente fare Graziane per la comune, poscia pe1 la privata salute di noi medesimi. Perciocch noi siam nati a vivere in societ ; e chi que6ta aotipone al pf'rsonale suo bene, incontra n1irab.ih~('.ot_e il genio di Dio. La supplica poi e preghiera 1 che orando Jee fa1-si a Dio , sia questa 1 non ch' egli ci faccia de' benefizj (ch'egli suoi farceli di per se , e a tutti li p1offerisce egualmente), ma che sjam degni uoi di. rii:evcrli, e ricevuti sappiam eu

CON'l'J\0 !l'IONE 1 LIB. U. CAP. 'VJIJ.

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atodirli. Ordin ancora la legge a motivo de' sagrifizj alcune fatte di espiazioni attenentisi a' funerali , al letto, alla moglie , e a pi 'altre cose , che lnago. sarebbe il qui riferire. Tale .il :sentire e al medesimO. tempo la legge , che abbiamo intorno a Dio , e al servigio , che gli si deve. VI. Ma quali sono i precetti spettanti alle nozze?, Quell' uso solo approva la legge , che la natura vuole , cio colla moglie , e questo non per altro , che per cagione di fgliuolanza. Qindi ella il dete sta fra i maschi, e ne da in pena la morte, a chi avesse ardito cotanto. Nel matrimonio non vuole , che s'abbia la mira alla dote, n che si rapisca vio kntemente )a moglie , n che s' adoprino a persua erla frodi ed inganai; ma si domandi a chi la pu dare , e sia di parentado corrispondente. La donna, dice la legge, in ogni cosa minor dell'uomo~ Dun qne ubbidisca non per essere sopraffatta' ma governata, perciocch Dio ne ha data all'uomo l'autorit. Con questa sola dee vivere il mat-itato ; il. tentar quella d'nltri un misfatto. Che se alcun l'ba com messo, non .c'c) via da sottrarsi <alla morte; e simite' s'abbia forzata una vergine promessa ad altrui , . o sedotta una donna gi conjugata~ Volle, che s'allevassero tutti i fgluoli; ( diviet alle donne di sper dere la cteatura, o guastarla; se venisse trovata rea di tal fatto , sia condannata a perder. la vita , come ucciditrice de'figli, e distruggitrce della sua schiatta. Pertanto ~ chiunque si innoltrato a disonorar l'altrui ta~amo (?.5)' non pu assolutamente esser puro;

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DELLE ANTJCUITA' DE' GIUDEI

-quando ancor dopo il commercio legittimo tra la moglie , e 'l marito , la legge ordina ~a lavanda ; contrael}do non men del corpo anche l' anima una imtnondezza , quasi fosse cacciata in altro pa_es e ; mercecch l' anima impigliata fra oggetti corporei si trova it1 mal essere , e ne riman scevera solamente per morte. Perci inginnse la legge in tutti cotesti casi l' espiazioni.
CAPITOLO

IX.

Leggi intorno a' bambini , a' defunti , all' onore chtJ debbesi a' genitori, agli amici, a'giudici, alla roba d'altrui, alla cortesia verso de' forestieri, ed ai bisognosi, e a nimici. Gastighi stabiliti a' trasgressori, e premj promessi agli osservatori della legge.
I. Non voUe neppur consentire i banchetti al nascere de' figliuoli , percht: non servisse questo di titolo agli stravizzi; ma ingiunse, che l' edncazion cominciasse dalla sobriet, e ordin s'istruissero nellelettere , e allo studio si rivolgessero della legge , e le imprese sapessero de lo1 maggiori; queste, perch le imitassero, e qnella, perch succiatala insiem col latte non la violassero , n per discolpa allegasserne l' ignoranza. II. Provvide eziandio che i defonti fossero debitamente onorati , ma non con magnificenza di pompe funebri , n apprestamenti di grandi avelli. Addoss il carico del funerale a1 parenti pi prossimi ; e

CO:\'fTRO J.PJONE ' Lln. II. CAP. IX.

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tutti quelli,. che s' avverrehbono nel mortorio di


chicchessia , in vigor della legge dovef'ano accampa.. gnarlo , e congiugnere aJle altrui lagrime ancor le loro. Purgassero poi la casa e gli abitatoti dal sudi~ ciume del funerale , onde fosse lontanissimo dal pur lusingarsi d' esser creduto pufo chiunque fosse reo d'omicidio. III. I genitori ordin , che da' figli avessero dopo. Dio i secondi onori , e quel figlio , che non meritasseli de' benefizj ricevutine e fosse totalmente un ingrato, il condanna a morir sotto i sassi. Aggiugne 1 che i giovani portio rispetto a ogni vecchio in ri sguardo di Dio , che antichissimo. Agll amici non. -vuoi , che si celi cosa veruna ; perciocch non, sa.. rehbe amicizia quJ1a , che in tutto non fidasi dell' amico. Che se nascesse fra l or nimicizia, di vieta il ridire i segreti l' uno dell' altro. Un giudice , se ac cetta regali , ne ha in pena la morte. Chi non cura le suppliche altrui, potendo ajutare, egli reo : ci ch' altri ha messo in deposito, non gli lecito di far suo. Niun tocchi le cose altrui , n dal pre stito tragga usura. Queste e pit altre leggi consimili reggo~o lo scambievol convivere , che facciamo. tra nOI. IV. Or degno ben , che si vegga , quai senti-:-~ menti ebbe il nostro legislatore intorno alla discre zione da usarsi cogli sttanieti ; che cos scorgerassi per lo pi savio d' ogni altro il suo provvedimento; on~e non avvenisse , n che distruggessimo i nosbi riti omes tic i , n COJl mal occl1io mirassimo quelli ,

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DELLE iNTICHITA.' DE' GIUDEI

che amerebbono esser de' nostri. Quanti adunque son risoluti di "vivere sottomessi alle medesime leggi , che noi , e' gli accoglie cortest::mente , avvisando non sol dal sangue doV'et dipendere la domestichezza , ~a dalla maniera ancor de1la vita intrapresa a condurre; dove quelli, che per tutt'altro vengon fra noi , non li volle ammessi. alla nostra famigliarit. Altre cose egli ingiunse , che necessario il qui far palesi ; ci sono , dare a chitch n' abbisogni , fuoco , acqua , e alimento ; additare altrui il cammino : non lasciare persona insepolta; portarsi ancora (26) co' dichiarati nemici discretamente. Con~ ciossiach non consente, che mandinsi a fuoco e fiamma le loro terre , n ci permette tagliarne le piante dimestiche; anzi e diviet lo spogliare i morti sul campo, e provvide a' prigioni , affine che andas~ sero esenti dalle violenze , singolarmente le donne. Ci diede poi cosi begli ammaestramenti di mansuetudine e piacevolezza , che non fuggirongli dallo sguardo neppur gli animali senza ragione ; percioc~ ch concedutone quel sol uso , che diritto , ne proib tutti gli albi. Quindi que', che ricovransi a foggia di supplichevoli nelle case , viet l' ucciderli ; neppur concedette, che insiem co' pulcini si levasser dal nido i lor genitori ; volle , che si perdonasse ancor nelle terre nimiche a quegli animali , che si affatican per l' uomo , n s' ammazzassero. Vt Tanto egli provvide da ogni banda a ci , ch' era dolcezza e discrezion di procedere , pa.rte oolle anzidette leggi ammaestrative , e parte colJe

v:

CONTRO APIONE' LIB. Il. CAP.- IX.

115

penali, ch'egli stabil contro i basgressori senza lusinga di scampo. Perciocch contro i pi d'essi 'ha pena di morte, contro cio l'adultero, il violentator di dtmzella , il temerario che ardisse tentare i giovani, ed il tentato, che cede spontaneamente. Simile per gli schiavi esiste una legge senza riparo : cos ancora , per chi fosse reo o di pesi e misure affalsate , o di vendite frodolenti ed ingiuste , o d' flVer tolto l' altrui , o levato il deposito, che non suo. A tutti questi delitti vi sono i gastighi , non quali s'usano presso gli altri, ma i pi severi, che poesan darsi ; poich le in~iurie, a' genitori e l' empiet contro Dio anche sol meditate punisconsi irreparabilmente con morte. VII. Or quelli, ch'in tutto conformano lf lor vita alla legge , n' hanno in premio non argento , non oro , non corone d' ulivaggine , o d' appio. , o alt,ro onor di tal fatta , ma la sicura credenza, che ognuno , a cui la coscienza sia buon testimonio del suo virtuoso procedere, si nutre in cuore appo~giata alle predizioni del legislatore e corrobm:ata da Dio , che agli os.servator della legge e a que' , che volendolo le circostanze morrebbono di buon grado per essa , Dio ha coneduto, che nascan di nuovo, ed a;bbiano successivamente una vita miglior della prima (2~). lo non iscriverei a niun patto cotali cose , se non sa; pessero tutti per prova i molti de' nostri e le. molte volte oggimai, ch' egli amaaono di sostenere generosamente ogni male , anzich proffe1ire pur una sillaba contro la legge.

li Q

'nELLB ABTlCUITA' DE' GIUDEI

CAPITOLO

x..

Mirahile tlurazione delle leggi gir.ula.iche confro1'Jllll4

colla

dur~me

Cos~a ~

delle leggi di Platone e Licurso. ch' ebbero nell' osservarlB i Giudei.

I. Ora , se l' accidente avesse portato , che la nostra nazione non fosse nota a tutto il genere umano , e non si sapesse pubblieamente il voloutario rispetto , che noi portiamo alle leggi 7 ma alcuno ai Greci o leggesse da qualche scritto dichiarato per suo , o dicesse d' avere scontrate di l da' confini df'l noto mondo person~, che cos altamente senton di Dio, c gi da pi secoli osservano costantemente siffatte leggi , io avviso , che lotti se ne farebbono 10.araviglia, atteso i cangiamenti coatinui avvenuti fia loro. Certo a coloro che ai studiarono di formare un non so che di consimile in 'ci ch' legge e governo, essi diedero biasimo come a scrittori di vaganze , dicendo che pesero nn argomento a uattare troppo maggiore delle l or forze. Lascio da banda quant' altri filosofi s'impiegarono in Ja1 materia ne' loo scritti. Certo Platone ammirato da tutti i Greci come singolarissimo e nella severit della vita e nella forza del dire e attitudine a persuadel'e 7 in cui sorpassava tutti i filosofi di professione , da quelli , che si spacciavano per saputi in cose politiche, non fu per poco tra gli scherni e le tise tratto in isc:ella. Eppur c:hi vor1 attCJLtamente disaminare

stra-

'CONTRO APIONE ' LIB. JI, CAP. X. l J7 _ i suoi ~critti, trover , ch' egli ingiugne cose pi facili (27) e pi alla vita sociale d' una moltitudine condiscendenti (28): anzi lo stesso Platone confessa, essere malsicuro affidare all'ignoranza d'un ,uJgo il concetto verace di Dio. Ci non astante alcuni pensano , _che l' idee di Platone siena parole vote di senso , e graziosamente accoppiate fOn molto arti6~ cio. Quindi ammirano sopra quanti legislatori mai furono al mondo Licurgo , e tutti esaltano Sparla , che per lunghissimo tempo n'abbia saldamente seguite le leggi. - Dunque almen questa si passi per 'prova valevole di virt , l' ubbidire cio alle leggi. Or via , gli ammiratori de Lacedemonj confrontino il breve tempo del lo1 governo co' duemila e pi anni del nostro , indi facciansi a consider~re , che i Lacedemonj , 6nch si mantennero nella lor libert, parve, ch'esattamente guardassero aneot le leggi: ma poich la fortuna anche in essi cangi d'aspetto, poco manc, eh' egli n~ n dime~~:ticassero tutte affatto le leggi. Ma noi trovatici fta mille conharie avventure , atteso il frequente mutarsi de' re nell' Asia, non fallimmo alle leggi , bench sprofondati nell' ul timo della miseria ; giacch a ossel'Varle non ci mo veva l' amore dell' ozio , n del bel tempo. Quindi chi vorr esaminare ben bene la cosa , vedr che i travagli e le fatiche a noi ingiunte f~rono di g~ lunga maggi01i , che non la tolleranza , che credesi fosse imposta a' Lacedemoni. Essi infatti se la vivevano nella citt-lontani dal coltivare i terreni, dal~ i' im,picgarsi nell' arti , esenti da ogni lavoro , pau-

118

DEI.LE AlfTICHITA' DE' GllrDEI

'

cinti , e intesi ad abbellir la persona, valendosi dell'altrui ministero pel necessario aDa vita, e ricevendo dalle lor mani le gi apprestate vivande~ Nel che la sola opera buona e. da uomo , che fanno , si il sottomettersi a fre e patir checchessia per domare .cui escono ad investire coll'armi. Che poi non sieno giunti a ottener neppur questo , laseio di qui riferirlo ; giacch non un solo , ma molti insieme , e molte 6ate , dimenticati gli ordini della legge , rendetton se stessi e l' armi a' nimici. II. Or dunque trovaronsi .forse appo noi eziand.o, non dir altrettanti, ma almeno- due o tre, che tra disser la legge o temesser la morte , non quella assai dolce , che suole incog1iere a' combattenti, ma quella che va congiunta allo strazio della persona, e si tiene per la pi dolorosa ? Quindi io penso , che alcuni vincitori nostri non per odio , io che avessero noi , condaonaronci a queste morti, ma per deso di vedere uno spettacolo da maravigliame , cio se vi fosser petsone , che l' unico loro male credesser consistere nell' esser tratte per forza a far cosa contraria alla legge , o a dirne alcun altra , che a lei s'opponesse. Non dunque a maravigliare, se noi per le leggi incontriamo la morte con pi coraggio , che tutti 'gli altri. Perciocch quel che sembra a noi il pi agevole fra le nostre "usanze , gli altri noi sosterrebbon,o di leggieri , il travaglio vo' dir delle mani, la se.mplicit e scarsezza del vit-to , e il non mangiare n bere alla cieca, o ci che ad o~nuno detta il capriccio; n a norma di que&to

CONTllO !l'IONE' LIB. Il. C!P. X.

119

tor moglie o largheggiare in ispese , e tenere all' in ontro per immutabile l' ordine ' con che si deve cessar dai lavmi. An2:i neppur quelli che trovansi in zuffa attuai col nimico , e in sul rispignerlo dlle sconerie , non sogliano mai contraffare alle ordina~ zioni attenentisi alla maniera del vivere. Nel che ei riesce piacevole l'ubbidire al~a legge; e abbiamo qui a dovizia , onde dare a conoscere il nostro valore.

. c A P,l T o L o

XI.

Si prosegue a confutare Apollonio. Pessime opmzoni de' Gentili intorno all' E6ser dz'yino. Cagione di questi errori.
I. Ma gi i Lisimachi , ed i Moloni , e pi altri scrittori di cotal tempera, malagurati sofisti e gabbatori dell' et giovanile , ci svillaneggiano , come la razza d' uomini la pi ribalda , che ahbiaci sulla terra. Cessi per , ch' io voglia mettermi a disaminare le leggi degli altri , che patrio nostro costume si osservare le proprie , non accusare le altrui ; anzi il nostro legislatore per riverenza alla sola denominazione di Dio ci diviet apettamente e il deridere e il bestemmia1 quelli , che l' altre nazioni hanno in conto di dei. Ma conciossiach per l' op.. posito gli accusatori si credano d'averci convinti, io non posso tacere; massimamente che il mio discorso non dee provarsi per vero da noi , che al presente lo distendiamo , ma fu prodotto da molte e assai
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tomo y,

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DELLE_ iNTICHITA.' DE' GIUDEI

accreditate persone. Chi dunque fta i Greci i pi ~mmirati in sapue non riprov e i pi illustri poeti e i legislatori pi creduti del seminate , che fecero dapprincipio nella mente de popoli cosiffatte opinioni intorno agli dei? Il cui numero ins~gnarono, che fll tanto, quanto lor piacque, nnuti gli uni dagli altri, e con d'ogni fatta generazioni. Indi partendogli in luoghi e in istanze , come si fa con pi generi d' animali , altri ne allogaro sotterra , altri in mare , e j pi vecchi fra loro gl'incatenarono gi negli abissi. A quelli poi, che ast<egnarono al cielo, diedero per sopraccapo un che dissero Padre, ma ch'era in fatti padrone e tiranno; e di qui la congiura, che contro di lui macchinaro la moglie , il ftatello , e la figlia, cui egli ave a generata dalla sua testQ, per arrestarlo e metterlo al ferro , com'egli medesimo aveva fatto col padre. II. Queste dottrine credonle meritevoli di gran riprensioui gli uomini pi assennati , e ridono inoltre al sentire , che si dee credere altti di loro essere senza batba e garzoni , altri pi vecchi e barbuti , altri ptesidenti dell' arti ; e questo esser fahh1o , que11a tessitrice ; quale battaglieresco e. commilitone degli uomini , e quali sonatori di cetera o saettieri. Di pi insorgere sedizioni fra loro e gare a conto degli uomini fino a venire non solo scambievolmente alle mani, ma metter lai, e star male per ferite rilevate dagli uomini. La pi svergognata per di tutte , e ( come no?) la pi indegna si l' attribuir.e pressoch a tutti dei e dcesse libidinose concupi

CONTRO API ONE 7 LJB. Jl. CAP. Xl.

J !A l

scenze e amori sfrenati. Poi quegli , ehe il pi riguardevole e l capo , lo stesso lor Padte mira con indifferenza sepolte nel fondo d' una prigione o del mare le misete pet lui sedotte ed incinte; e non ha vigore che basti o a .alvare i nati di lui, colpa del destino , che il tien soggetto , o a veder senza ]a.. grime le loro morti. Belle cose son queste , e quell' altre , che loro simigliano; cio , che con fronte cos sfrontata si veggano in cielo dagli dei gli adulterj , che alcuni di essi protestano perfin di portare invidia a coloro, che furono rei d.i tal fallo. E in verit, che non dovevan far essi, quando il pi vecchio e lor re non poteva ftenar gli assalti della libi.. dine ahnen fino a tanto, che fosse giunto in istanza. Quegli altri poi, che servivano agli uomini, ed or fabbricavano per la paga, or ne pascevan le greggi, e quelli che alla maniera de' malfattori eran chiusi in prigioni di ferro , qual uom di senno non provocarono e a sgridarne i rit~ov.atori e a condannare la matta semplicit di chi lo credeva ? Altri finsero negli dei e paura e spavento e rabbia e birbonerie ~ ( e di qual rea passione non imbrattarono mai la natura e la forma di Dio ) ? e a' pi rinomati fra loro indussero le citt intere a offrit sagrifitj. Il perch esse veggonsi strettamente necessitate a CJ'C derne. altri datori di beni , e chiamarne altri liberatori da' mali ; e poi importunano questi , come la feccia pi niquitosa del mondo ; con benefizj e con doni, temendone qualche gran male, se non ne da n loro la paga.

DELLE ANTICBITA.' nE' GIUDEI

III. Ora qual fu la cagione di stravaganza sl grande e di tanto fallo contio la Divinit? lo per me son d'avviso , che i loro legislatori fin dapptincipio n comprendessero il vero esser di Dio , n dispiegassero esattamente quel tanto di cognizione , che aver ne poterono; e per altra forma -nou dessero al lor governo : ma la gettassero tra le cose da non aversi in niun conto , dando a' poeti la libert d'introdurre quanti .pi dei lor piaceva. soggetti .;id ogni passione , e a' retori di concedere con loro decreti la cittadinanza a que' tra gli dei forestieri , che lor sembrasse pi a proposito. Godettero molto di tal potere appo i Greci anche i dipintori e gli statuarj , inventandone ciascun di per se qualche forma, cui questi stampava nel loto, quegli dipignea .sulla tela : e gli artefici pi ammirati hanno avorio ed oro , materie a sempre nuove invenzioni. Quindi fra' templi albi giaccionsi in un totale abbandono , altti sono frequentatissimi e tutto intorno fregiati di ogni fatta J' offerte. Ci vuoi dire , che quegli dei , che dapprima sguazzavano negli onori , gi sono invecchiati ; e quelli , ch'or trovansi in auge, furono, per parlare con pi decoto , secondariamente lor smrogati. Ve. ne ha altri inttodotti di ftesco , che godono culto divino ; onde in danno di quelli , che abbiamo gi nominati , si lasciano i luoghi diserti ; ed altri de' loro templi rimangono abbandonati , ed altri ne alza nove11amente ogni uomo , secondo gli . detta il capriccio (29); quando sarebbe stato mestieri 11er lo conttario mantenere immutabile c la opiniQne spettante all'esser di vino e onore' che gli si deve.

t;Ol'iTRO. .PIONE 1 Ll11, U. CAP. XII

123

CAPITOLO

XII.

Sentimento de' Greci pi savj intorno alle dette opi... nioni ; e loro prowedimenti per l' immutabilit. della religione. Gastighi dati a chi tent di can giarla, .
4

I. Dunque Apollonio Molone fu nel numero degli stolti e de' ciechi (3o). Ma quelli fra i Greci , che filosofarono colla 'norma del vero, nulla ignorarono delle cose anzidette, e seppero molto bene le magre seuse , ch'erano quelle dell' allegorie. Il perch e giustamente spregiaron coloro, e unironsi seco noi a formare il vero e degno concetto di Dio. Dal quale mosso Platone n vuole, _che d'altri poeti s'ammetta pur uno nella repubblica , e onorevolmente licenzia Omero incoronandolo e spargendolo di profumi, onde colle .sue favole non ispegna nell' animo altrui la diritta opinione , che vuolsi avere di Dio. Sopra tutti Platone imit il nostro legislatore s in niente pi inculcaae a' suoi cittadini, che il dover tutte ap4 prendere parte per parte le leggi, s nel vietare, eh' egli si taamischiassero alla ventura cogli stranieri; e provvide e~iando, che la sua repubblica fosse un composto d'esattissimi osservatori delle leggi. Al che non pose gi mente Apollonio Molone, quando ci ree~ a delitto il nostro non accettar quella gente , che d'altre opinioni fosse gi imbevuta riguardo a Dio , e il non voler noi comunicar con persone ,

DBLLB .ll!fTICBITA.' DB' GIUDEI

ch'amino di seguire diversa maniera di vita. No , non questo proprio soltanto di noi. A tutti comune , non solo Greci di qualsisia condizione , ma ancora i pi accreditati fra loro. I Lacedemoni eziando ebber sempre la cura di cacciar gli stranieri , e a' lor cittadini non consentirono il viaggiar per lo mondo, an ti vedendo dover seguirne e nell'un mo!lo e nell'altro danno alle leggi. Ben dunque po trehbesi per avventura accusare d' indiscretezza costoro , che non vollero mai concessa a persona la loro cilladinanza , n lo stanziar troppo a lungo f1a l01o; dove noi n cerchiamo di ricopia1e dalle altrui co&tumanze, e accogliam di buon grado coloro, che vogliono participar delle nostre ; il che pu vale1 d' argomento , creJ' io , della nostra coitesia e magnanimit. Il. J... ascio di ragionare pi oltre de' Lacedemoni. Certo, come in ci si portassero gli Ateniesi , la cni citt fu creduta mai sempre comune a . tutti , noi seppe Apollonia; e non seppe, che ITeparahilmente punirono quanti dissero una pal'Ola anche sola contro i lor dei. In fatti per qual alln cagione mai mor Socrate? Egli certo non diede in mano a' nimici la patria, n spogli verun tempio ; ma perch nuove fogge introdusse di giurllmenti , e diceva , non so se da senno , o come vogliono alcuni da burla , ci snggerirglisi <la Jin cotale suo spirito , fu condannato a ber la cicuta e morire ; iocolpan!lolo inoltre il suo accusatoe d' andar egli guastando la iiovent, perch conducevala a dispregiare i pabii

CONTRO .lPIONE 7 LIJI, II. C.l.P. XII.

125

statuti e le leggi. Cos fu punito Socrate cittadino ateniese. Ma di Clazomene era Anassagora; eppure, perch contro l' opinione degli Ateniesi che il sole el'a un Dio 7 ei dicevalo un corpo tutto compreso da fuoco , se non fu tratto a morte , fu sola merc delle poche voci , che vi mancarono alla sua con danna ; e sulla testa di Diagora Melio poser la ta glia d' un talento per chi l' uccidesse , poich dice vasi , che ne scherniva i misterj. E Protagora, se non fuggiva ben presto, sarebbe stato attrappato ed ucciso , perch si credette , che avesse intorno agli dei scritta cosa contraria al sentire degli Ateniesi. Ma qual maraviglia , ch'essi trattassero di tal guisa uomini tanto accreditati , se non perdonaronla nep pure alle donne? Uccisero in fatti una cetta sacerdotessa , perch accusata da non so chi , d' intro durre segretamente Dei forestieri , casa appo loro proibita con legge, e con pena di morte a chiunque tramette un dio forestiero. Or chi avea cotal legge, converr dire , che non tenesse per dei quei d' al trui; altramente non avrebbe invidiato a se stesso il bene d' averne di. pi. Quindi le cose degli Ateniesi andarono. bene . . III. Gli Sci ti poi, c_he dilettansi nel versar~ uman sangue , e per poco non son somiglianti alle fiere ; pur credono di dover conservare le loro usanze ; e ad Anacarsi tanto ammilato da' Greci pel suo sape.; re , tornato che fu -appo loro, tolser la vita, perch corse voce J che ci veniva ripieno di riti grecheschi. P.resso ancora i Persiani se ne tl'ovano per la ca

26

:bELLE .ll!fTICmTA.' DP:' GIUDEI

gione medesima giustiziati non pochi. Ma forse il nostro Apollonio le' leggi approvava de Persiani, e ammiravagli assai , perch a' Greci fu vantaggiosa la lor fortezza e l' unanime sentimento , che avev~oo degli dei : questo nell' ahbruciarne che fecero i tcmpli ; e quella nell' aver pressoch fatta schiava la Grecia. Quindi ei si fece imitatore di tutti i costumi persiani, oltraggiando le donne altrui , e castrando i figliuoli, ingiuria appo noi divietata sotto pena del cuore , bench si facesse a un animale senza ragione ; n dipartirei da queste leggi pot giammai o jl timore de' dominanti , o la brama d' imitar quello , che altrove otteneva stima ed onore. N le prove d'uomini valorosi facemmo consistere nef suscitar guerre per ingrandire , ma nel guardare le leggi. Quindi pazienti a qualunque altro danno , se mai avvenga , che alcuno ci stringa a scommuover le leggi , allora s , che imprendiamo guerre superiori eziandio alle nostre _forze , e saldi duriam fino all' ultimo incontro alle disavventure. Di fatto . qual mai ragione potrebbe indurci a bramare altre leggi , veggendole non osservate n~ppure da chi le fece l E di verit, come non dovevano condannare i ~a cedemoni quel lor governo incomunicahile e quel disprezzo , che avevano per le nozze ? E gli Elei e Tebei quell' uso contrario alla natura e cotanto vituperoso de' maschi insieme. Mercecch quel tanto , che riputarono gi onestissima cosa e giovevolissima il farlo , noi passan per tale , se non allora , che posson dire di non averlo mai _fatto. Anzi vi me

COI'fTRO APIOl'fE' LIB. J.l. CAP. XII.

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schiano dentro ancor delle leggi, cotanto gl. ~uto revoli presso i Greci , che consegrarono fin negli dei questo indegno commercio. Per la ragione me desima autorizzarono ancor le nozze tra fratelli e sorelle germane , allegando cotesto esetnpio in giustificazione di tai piaceri illeciti e divietati dalla aatura.

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o L o XIII.
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Le pene determinate dagli altri legislatori fomenta-

trici del viZio. I Giudei osservantissimi dt:Jlla lor legge. Tutti gli altri cercarono d'imitarla. Ricapito/azione di tutta l' opera.
I. Lascio qui di parlar de' gastighi , che i legisla.. tori per la pi parte determinarono fin .dapprincipio, gastighi accordanti tregua a' ribaldi, (come fu il pu nir gli adul~rj con una multa pecuniale, e gli stupri -co' matrimonj) , e di que1li , che a' rei d'empiet , s' altri prende a esaminarli , somministrano occasion di negare il lor fallo. Mercecch oggimai la pi parte non fa altro studio , che quello di trapassare le leggi. Ma non cos appo noi ; appo noi , facciasi pur , che spogliati .di averi , di citt, e d' ogni altro bene , immortale per si conserva la legge; n niun giudeo o pu andare 's lungi dalla sua patria , o temere s forte un crudo padrone , ehe pi di lui non tema la leg&e. Se dunque merc dello spirito delle leggi noi siamo & ben disp9sti per esse, con

DELLE J.JrTICDITA' Dl~' GI11DEI

cedano finalmente , esser ottime quelle leggi , che noi abbiamo. Che se essi credono questa nostra ub. bidienza prestarsi a leggi viziose , di che gastighi non saran essi degni meritameote , che non ne os servano di migliorl. Or perciocch il lungo tempo si tiene per saggiator veracissimo d' ogni cosa , questo io non dubito di citare per testimonio della virt del nostro legislatoie, e del concetto da lui stabilito intorno air esser divino; perciocch essendo gi volto un numero d' anni, che non ha numero , se coll'et si confronti degli altri legislatori , vedrassi ch' egli sorpassali tutti quanti. II. Noi abbiamo gi dimostrato., che le sue leggi sempre pi coll'andare rlegli anni cre~rono in cuore a tutti i mortali emulazion di se stesse. Primi fl.ll"OnQ in ci i filosofi della Grecia , i quali , se miriam le apparenze , osservavano i patrii statuti , se i fatti o gr insegnamenti lor 6loso6c~, seguitarono le sue pe date , pepsando di Dio , come lui , e insegnando al pari di lui la moderazione nel vitto , e la scambie vole societ. Ma tanto non basta. ~i gran tempo che trovasi sparso fra popoli interi un gran desiderio della nostra religione ; n v'ha pure una sola, qual ella siasi, citt o della Grecia o de'Barbari, n una .sola nazione, dove non sia gi pervenuto il rito del sabbato , che noi festeggiamo lungi dalle fatiche , e non si osservino oggi mai i digiuni , l'accendersi delle lampane, e l'astenersi da molte di quelle cose, che a. noi disdetto il mangiare. S' ingegnano poi d' imitare r unione seambievole, con che viviamo, il

COl'f'I'JlO .lPIONB' LIB. Jl,

cap.

Xlii.

129

aostro far parte di quanto abbiamo ad altrui , l' as.. &duo nostro adoperarci nell' esercizio. dell'arti , e la nostra generosita nel soffrir per la legge gravi mi serie. Ma il pi maraviglioso si , che tanto pot una legge niente di per se allettevole senza l' esca neppur del piacere , e che , come Dio penetra in tutto il mondo, cos la legge si ancor essa diffusa per tutti gli uomini. Non negher fede a' miei detti .chiunque alla patria dar un' occhiata , o alla stessa sua casa. Conviene adunque o condannare la perver sit volontaria di tutti gli uomini., se amaron anzi imitare i costumi stranieri e Tiziosi , che non i domestici e virtuosi ; o por fine al livore , con che ci mirano gli accusatori. Perciocch noi non facciam cosa, che degna sia del l or odio , quando onoriamo il nostro legislatore , e diam fede a quanto egli ci ha predicato di Dio : perch sehben noi medesimi non comprendessimo il pregio di tutte le leggi, pure il solo considerare la moltitudine degl' imitatori , ci avrebbe animati a sentir d' esse altamente. III. Ma un conto esatto e delle leggi. e del nostro governo io l'ho dato nell'opera, ~h e gi scrissi delle Antichit ; e qui ne ho fatta menzione per quanto la necessit lo richiese , non per vituperare le cose altrui , n per esaitare le nostre ; ma per provare , che quanti scrissero contro il giusto de' fatti nostri, s' opposero svergognatamente alla stessa stessissima verit. E certo io credo d.' .avere con questo scl'tto aUese bastevolmente le mie promesse. Conciossiach ho mostrato d' antichit ben lontana la nostra origi...

'r3o

DELLB .ulTICBITA.' DE' Crtm'RI

ne , che gli accusatori spacciarono per recentissima ; e ne allegammo in prova antichissimi testimonj, che fecero ne' loto scritti ricordanza di noi 1 contro il protestar di coloro 1 che non ven t~ra pilr uno. Dicevano ancora , ch' egizj furono i nostri antenati ; e mostrssi , che vennero da altri paesi in Egitto : aggiugnevano bugiardamente , che per infezione di corpo furono sterminati di l ; e si prov a evidenza, ch'essi tornarono nelle patrie lor terre spontanei e pieni di gagliardia. Maledissero, come fosse il fior de' ribaldi , il nostro legislatore, e della sua virt si veduto dare testimonianza dapprima Iddio , poscia il tempo. IV. Le leggi non ebber bisogno d' un trattato pi lungo. Esse di per se si mostraron per quelle che erano ; maestre non d' empiet , ma della piet pi sincera , consigliere non d' odio al genere umano , :ma di comunicazione de' propri averi , nimiche dell' ingiustizia 1 premurose del giusto, disperditrici del l'ozio e del lusso 1 ammaestratrici del come vivere ognuno contento del suo ed essere amante della fatica , escludenti le guerre mosse dall' avarizia , disponenti altrui al ~oraggio per sostenerle, inevitabili ne' lor gastighi , insuperabili ad ogni artifizio d' o p posta eloquenza, e ogni giorno pi rinforzantisi coll' esecuzione ; esecuzione da noi renduta sempre pi chiara, che non da' libri. Il perch io non dubito d' affermare coraggiosamente , del buono e del meglio, che t~ovasi presso gli altri, noi essere stati gli autori .. In fatti che v'ha di pi bello d'una religione

C61.'fTl\0 APIONE' LIB. II. CAP. :XnJ.

J 31

inviolabile ? Che di pi giusto dell' ubbidienza alle leggi ? Che di pi vantaggioso .dell' unione scam.bie vole, e del non mai separarsi per traversia, n mi sopercliiarsi rivoltosamente per prosperit ? anzi per lo ontrario spregiare la morte in guerra, e in pace attendere alle arti e alla coltura delle campagne, ed essere persuasi , che Dio mirando ogni cosa tutto governi, e sia dappertutto? Se tali cose presso altre genti fur()nO o scritte primli o meglio .osservate , noi ne sappiam loro grado, come a maestri. Che se tutti sanno, che vengono praticate da noi piucch da altri, e s' gi dimostrato esser nostro il primo lor trovamento , abbiansi ,r ismentiti gli Apioni, i Moloni , e quant' altri si piacciono di menzogne , e di vilJanie. A te intanto , o Epafrodito , che sei amantissimo della verit , e per te a quant' altri bramasst~ro mai , come te , tli sapere la nostra origine , scritto sia questo libro e l'altro, che sii va innanzi.

FINE DEL LIBRO SECONDO CONTRO A.PIONE

DE'

M A C C A. B E I
OSSIA.

DEL DOMINIO DELLA RAGIONE

I~IBRO

UNICO.

PROEJti/0.

AvENDO io a trattare un argomento assai filosofico, cio se una ( 1) pia e diritta ragione sia di per se .Stessa signora delle passioni , io vi consiglio sul bel principio , che ben attento a questa disputa prestiate l' orecchio ; tra perch il suo contenuto di neces sit , che lo sappia ogni uomo , e perch materia della pi fna virt. Io dico questo, perch comprende le lodi della prudenza , quando dimostrisi veramente,

DE' 1.uccAliEI x34 che la ragione tiene soggette a se le passioni nimiche delle temperanza , la ghiottoneria voglio dire , e la cupidigia ; non ci solo ' ma comparisca eziando signora di quelle , che oppongonsi alla giustizia , com' la furfantera , e di quelle infine , che impediscono la fortezza ' l' ira cio ' la paura ' e a dolore. Ma , s' egli vero , dir qui forse taluno , che la ragione domina le passioni, ond' e , che non signoreggia la smemoraggine , e l' ign01anza ? Ridicola abbiezione. Perciocch la r~one non sottometie le sue passioni , ma quelle , che oppongonsi alla giusti2ia , alla fortezza , alla temperanza , e ci non in modo da diserarle e distruggerle, ma da non doversi dar loro per vinta. l\Iolti pertanto e d' a1tJa fatta argomenti io a'frei per mostrarvi , come delle passioni fia la ragione assoluta signora : ma con molta pi forza otterr il mio fine , traendone da Elcazaro , da' sette fratelli. , e dalla loro madre le p1ove. Tutti questi col disp1ezzare che fecero per le leggi di Dio i tormenti fino alla morte , e coll' anteporre la religione alla vita , mostrarono , che la ragione ha un alto dominio sulle passioni. E qui cadrebbemi in concio di fare un elogio alla generosit di questi uomini, che a quel tempo morirono. insieme colla madre per la Yitt; c al medesimo tempo io li feliciterei degli onori , eh~: n' acqaistaron_o. Conciossiach ammirata la loro fermezza e costanza non pure da tutto il mondo, ma fin dagli stessi tormenta tori, essi ebbero i1 merito dello sciorsi , che allora fece la per-secuzione tiraunica contro la nostra gente , vinto

t.IBRO UNICO

135

oolla loro soJferenza in maniera il tiranno ' clte ' la. loro merc , nt: fu libera affatto la patria 7. ma egli aarammi lecito, dopo dato alla materia quel .comin ciamento , che sempre sogli~ , subito entrar neJ quesito ; e poi volgerom.mi a parlare di loro , dando di 'utto la gloria al sapientissimo Iddio.
.

CA.PITOLO

PRlHO.

Si dij.Jinisce che sia ragione , che sia sapienza. Quali


sieno le parti co~titutive di queste; e fluali ?e pas sioni contrarie. La ragione guidata dalla legge le vince; il che conformasi con esempj.

I. Cerchiamo adunque 1 se la ragione sia assoluta signora delle passioni: e diffiniamo primieramente ; che sia ragione, che passione , e di quante fatte pas. sioni 'Vi siano , e se a tutte queste la ragione dia legge. Ragion-e adunque altro non , che la mente , la quale scorta dal diritto antepone a ogni cosa il. vi vere giusta le regole della sapienza , e la sapienza 6 una cognizione de1le divine cose ed umane , . e del perch di ciascuna : quindi essa consiste nel magi stero della legge , merc dei quale .noi apprendiamo le cose divine religiosamente, e utilmente le umane. Le doti costitutive della sapienza sono quattro, pru" dlaza , giustizia 7 fortezza , e temper.anza. La prin cipale tra tutte ai la prudenza , per cui la ragione tiene a regola le passioni~ I generi poi pi univer sali dlle passioni sono due , piacere , e dolore ; ed
FLJ.rzo, como Y.

m::' MACCABEI entra1nti appartengono e al corpo e all' anima. Molti sono gli annessi c connessi delle passioni per ci :~~ che riguarda il piacere non men che il dolore. Innanzi al piacere va il desiderio , dietro gli vien l' allegrezza. Fonere del dolore si la paura, seguace la :malinconia. L'ira una passione comune al piacere, e al dolore, quando altri s'avvede che n' compreso. Nel piacere poi si nasconde llna rea affezione, che delle passioni tutte la pi girevole e varia. Nell' anima ella aiToganza , avarizia , aJ.hizioue , garosita (2), ed invidia ; nel corpo lecconera, diluvio, e spilorcera nel mangiare. Essendo adunque il piacere e il dolore come due piante del corpo e dell' animo , molti sono i rampolli , che di loro nasco:no ; cui la ragione universale coltivatrice di tutti a un per uno nettando , e brucando , raddirizzando , e inaflando , e qua e l trapiantando in tutte le forme , la boscaglia addimestica delle abitudini e delle passioni. Perciocch la ragione delle virt condottiera , e d eH e passioni signora. Veggasi adunque in primo luogo da ci , che s'oppone alla temperanza , se la ragione ba un totale dominio sulle pas&ioni. La temperanza un raffrenamento degli appetiti: spirituali gli altri , gli altri corporei; e di questi e di <J:uelli si mostra, che la ragione signora. E in verit. Donde avviene egli mai, che sentendoci spinti verso cibi vietati ci dilunghiamo da que' piaceri, che indi ci proverrebbero P Non egli, perch la ragione domina gli appetiti? io certo son di parere, che presi dal desiderio di mangiar pesci , volatili , quadrupedi ,

t36

t.IllRO USICO CAP. I.

e d' ogni altra fatta animali disdettici dalla legge noi ce ne asteniamo per forza della ragione. Perciocch le pendenze degli appetiti vengono ripiegate in se. stesse e tenute a segno da un' anima temperante , e' i movimenti del corpo repressi tutti dalla ragione. II. Ma qual maraviglia ? Se i desiderj dell' animo per un vago oggetto rimangono senza forza. Perci vien lodato il casto Giuseppe , che colla ragione e il consiglio vinse il diletto : perciocch giovine , co m' egli era , e in et inclinatissima verso i piaceri , colla ragione ammorz il fuoco delle passioni. Non solo per la ragione rintuzza il pungolo all' amor del piacere ; ma chiaramente dimostrasi, ch'ella signora d' ogni altro appetito. Dice la legge cr non , desiderare la donna del tuo prossimo >>. Or 7 se la legge c' impone di non desiderare , molto pi ella deve rendere noi capaci ' che la ragione pu sotto-o mettere gli appetiti , come fa appunto delle passioni opponentisi alla giustizia. In fatti, onde mai, che uno spilorcio , un ghiottone , e un cioncatore cangia stile se non vero , che la ragione signor~ delle passioni ? Tosto' che dunque altri vive secondo la legge 7 sia pur egli quanto si voglia avido del de najo , fa forza a s stesso e al.suo vizio , prestando, a chi ne ha bisogno , senza sura , a' crediti per le prestanze rinunziando nell' anno del Giubbileo ; e tuttoch sia uomo tenace e sottile 7 pur dalla legge unita colla ragione domato ; n spigola le sue campagne, n ~aspolla le viti. D' altronde ancora s1 pu comprendere come sia ve1o , che la ragione

138

DE' M.lCCABEI

signora delle passioni ; perch la legge governa la henivoglieuza verso ;de' genitori col non tradire per cagion loro i doveri della vitt ; assoggetta l' amor per la moglie coUo .sgridarla , se non osserva la legge : signoreggia l'amor pe' :figliuoli , col castigarli 1 se son caparbj: regge infine la comunicazion vicen.. devo le fra gli amici. col riprender1i , se son rihaldi. N vi sembri gi questa una stravaganza; quando pu la ragione , mediante la legge , sottomettere an.. cora la nimicizia , non ricidendo le piante dimestiche <le' nimici ~ serbando il perduto da loro non per s 1 ma per ritornarlo a' padroni, e rialzando da terra le cose loro cadute. Anche delle passioni le pi violente dimostrasi la ragione dominahice ; deH' am hizione vo' dire , del1a vanagloria; dell'arroganza, della millanteria , e dell'invidia. Perciocch un'anima temperante col volgere che. fa in bene tutte queste passioni :q~ al nate le .scUote da s , e le sforza ad andarsene ; come fa ancora coll' ira ; della quale a].. tre s padrona. Fu irato , egli vero , Mos contro Datan e Abiron ; non per fece cosa contr'essi, che movesse da ira, ma colla ragione di legge all'ira. Percioccb , come dissi , un' anima temperante ben ha , onde vincere le passioni , portandole .in parte ad oggetti migliori , e in pa1te spegnendole. Di fatti come mai l' avvedutissimo nostro progenitore Gia cobbe rampogna i due figli Simeone e Levi , che uccisero alla disperata la nazion tutta de'.Sichimiti , l dicendo " esecrabile aia la lor collera ? " Se la ra .. gi.oue prevaler non potesse contro lo sdegno , non

LrliJIQ UNICO C.UO. t.

J9

anehbe parlato cos. E jn vero, quando Iddio diede l' essere all' uomo , e lo forn di ragione e di libert, nestgli alJora nell' animo le abitudini e le passioni, e v'intronizz per reina degl'interni sensorj la mente. A questa diede la legge , secondo 11\ quale ammini strando il governo avrebbe regnato con sobriet , con giustizia , con bont , con fortezza. .Come dunque , . dir taluno , .se vero , che la ragione ha dominio sulle passioni , non vince. ancora la smemoraggine e l'ignornza? (3) Discorso nramente ridi colo. Perciocch la ragione non signora 'delle passioni sue proprie , ma di quelle del corpo.. V erbigrazia non pu nessuno sbarbare la cupidigia , ma ben pu la ragione ottenere di non essere. fatt~ schiava della cupidigia. Nessuno pu dal nostr'animo abarbar l' ira , ma ben pu la ragione ajutarlo, peJ:'Io ch non sia schiavo dell' ira. Nessun pu sbarbare quella pendenza che abbiamo al male; ma ben pu la ragione porger soccorso , perch non pieghiamo il collo sotto il sno giogo : mercech la ragione non la distruggitrice delle passioni , ma la com battitrice ; il che meglio e pi chiaramente si comprender dall' esempio ,. che ne abbiamo del re Da.. vidde sitibondo. Avendo egli , per quanto fu lungo il d , combattuto conbo straniera nazione , e fattane col suo esercito grande strage , venuta finalmente la sera , sudato e stan~o si ritir nel suo regal padi glione; d'intorno al quale aveva il suo campo l'ar mata de' nostri maggiori. Gi tutti gli altti non pen savano pi , che al cenare. Ma jl l'C spasimante ,

.DE' MACCAllEI

com' era, lli sete , hench col avesse fontane a do vizia ' pnr non sapeva spegner con quelle r interna arsura; ma una non so qual voglia mal consigliata volgendogli tutti i pensieri ad un'acqua, che si trovava presso i nimici, lo riardeva e spossandolo l"abhruciava. Or mentre le guardie reali sentivano com passione della sua sete , tre giovinotti , soldati di gran valore , venerata la brama del re , si vestiro di tutte lor armi , e pigliata una brocca valicarono le trincee de' nimici , e fuggiti all' occhio delle sen tinelle passaron oltre cercando per tutto il campo nimico quell'acqua, e rinvenutane la sorgente, recaronne con bravura al re ; il quale tuttoch si morisse di sete , pure pens seco stesso , che di troppo grande pericolo alla sua vita sarebbe stata una bevanda avuta a prezzo di sangue ; onde contrapponendo al desio la ragione fece a Dio un sagrifizio' di quella bevanda (4) ; perciocch un' anima temperante , come diceva, pu vincere tutti gli sforzi delle passioni , spegnere tutto il fuoco della concupiscenza, superare i pi eccessivi dolori del corpo, e colla dirittura della ragione sprezzare tutte le pre potenze delle passioni. Ma gia il tempo ne chiama a mostrare col fatto ci , che finora abbiamo cooside tato intorno alla ragion temperante.

LJIRO Ul'UCO CAP. 11.

C.lPI'l'OLO

Il.

Di110zione di Seleuco per gli Giudei. Simone nimico tC Onia tradisce la patria e il Tempio. Sagri te sori assaliti, e gastigo alf assalitore.
I. Mentre i nostri maggiori merc dell'ottimo loro regolamento godevano d' una pace profonda, e trae'Vano lieti i lor giorni fino ad aver da Seleuco Nica nore (5) re dell' Asia una determjnata quantit di denajo pe' loro sagrifizj e l'approvazione del lor go verno , per colpa d' alcuni , che vollero in danno della pace comune tentar novit , precipitarono in un abisso di traversie. Conciossiach un tal Simone op ponendosi al reggimento d' Onia in que' tempi ponte fice a vita , uomo giusto e dabbene , poich non gli verme fatto colle svariate calunnie , di cui graYllo , che il popolo il maltrattasse , and lungi di l per tradire la patria ; e presentatosi ad Apollonio governatore della Siria, della Fenicia, e della Cilicia gli disse , " io ne vengo mosso da amore per gl'in "' teressi del re a dinunziarti , che ne' tesori di Ge.. rusalemme s' asconde un'immensa montagna d'oro "' tutta di ragion de' privati, che non ha punto che , fare col Tempio , e appartiene giustamente a Se ., leuco (6) . Intesa Apollonia parte per parte ogni cosa lod Simone della sollecitudine , che mostrava pel re ? e andato a Seleuco gli narr tutto il con cernente al tesoro ; e avutene le facolt necessarie

DE' M.lCCU'Ef

sovr' esso , subito si (7) rend nella nostra patria in sieme con quel ribaldaccio di Simone e con un eser cito assai numeroso. Entrato in citt disse , che ci veniva per ordine del re suo signore , onde seco portarne i denari,. ch'erano nel tesoro di ragion de' privati. A tale dinunzia si sgoment la nazione , e gli si oppose dicendo , parerle cosa troppo insof fribile, che rimanessero defraudati del proprio, quanti lo avevano depo:sitato nel sagro tesoro. Ma Apollonia protompendo in minacce s' innoltr verso il Tempio. Or mentre i sacerdoti insiem colle donne e co' pie- coli fanciulletti stavano supplicando nel Tempio a Dio , che volesse difend-ere il sagro luogo gi in punto d'essere profanato, e Apollonia col suo eser cito tutto in armi andava oltre, e gi era sul diuappare il denajo, ecco gli innanzi due angeli scesi (8) di cielo su due cavalli , coll' armi sciDtil1anti loro d' inoorno , che lo riempiono di timore e di raccapriccio. Caduto Apollonia semivivo nel recinto del Tempio aperto alle genti stese le m'!l.ni al cielo , e -colle lagrime agli occhi preg gli Ebrei (g) , che orando per lui gli rendessero propizio l' esercito ce lestiak Mosso da tali parole il pontefice Onia, il qual d' altra parte temeva non forse Seleuco pensasse , che per insidie d' uomini , non per gastigo di Dio fosse stato ucciso Apollonia , fece oraz~one per lui : e Apollonia salvato fuor d' ogni sua speranza parli ~con animo di raccontar l' avvenutogli al re.

LIBRO VJfleO C.U. 111.

c ..... -toLo m.
JlntioctJ EpifQ.'/'16 succeduto tJ &leuco. Empiet di GitJSone z'ntruso nel pontifictJto. Persecu.zwne tll .Antioco e sue "consegueue. Eletuaro condotto al tribunale. Parli'Jta l 4ntioco a lui , e di lui ad .Antioco.

I. Morto Seleuco , gli succede nel regno Antioco Epifane suo figliuolo ( 1o) ; uom feroce e supe1bo , il quale deposto Onia dal pontificato vi pose in suo luogo Giasone di lui fatello obbligatosi a darg1i in mercede del grado , se gliel concedeva, tremila (11) secento sessanta talenti annovali ; e Antioco consentigli , che fosse somino Pontefice e capo della nazione. Costui govemIa nazione assai male, e dal suo buono stato precipitlla in tutte le scelleratezze; talch non sol fio deo~ la cittadella della nostra patria piaot~si un. ginnasio , ma ancor fu distrutta -ogni cura del Tempio. Del che sdegnata la giustizi divina rendette loro nimieo lo stesso Antioco. Perciocch mentr' egli era in attuai guerra con Tolommeo nell' Egitto 7 udito , che corsa voce della sua morte , alcuni ia Gerusalemme ne fecero somma festa , im:ontanente si gett sopra loro ; e messi che gli ebbe a sacco 7 mand pubblicar questo bando " che quanti si troverebbono osservatori delle patrie , .Jor leggi , perderebbono tra i aupplizj la. vita " Ma perciocch non gli venne fatto per via di bandi

DE' JII!CCA llEI

di trovar modo da mettere al niente l' ottimo rego ]amento della nazione , anzi vedeva tornare indarno tutte le sue minacce e giustizie , fino ad essere an~ora le donne , perch circoncidevano i l~r bambini, insieme co' fanciulletti precipitate dall' alto , tuttoch prevedessero tale sciagura , poich dunque i suoi bandi non erano avuti in niun conto dal popolo , egli stesso in persona per via di tormenti astrigne vagli a un per uno coll' aSiaggiare vivande interdette a rinnegare il giudaismo.. II. Seduto adunque co' suoi consiglieri il tiranno Antioco in un alto luogo , e cinto per tutto intorno dalle sue truppe in armi , ordin alle guardie , che gli traessero innanzi a un per uno gli Ebrei , e sfor zassergli ali assaggiare carni porcine, ed altre immolate in onore degl'idoli. Se v'era fra di loro , chi non volesse lordarsi con tal vivanda, fosse a1Totato ed ucciso. Fra i molti adunque del popolo , che fur col strascinati , uno ve n' ebbe eli nome Eleazaro , sacerdote di. nascita, gran savio in legge, innoltrato negli anni , e a molti , che stavano intorno al tiran no, per l' et sua assai noto. Antioco poich l' ebbo visto , parl cos. " Io anzich dia principio a sba " ziarti , o vecchio , ti d per consiglio , che col gustare un poco di carne porcina provvegga al tuo , scampo. Io porto rispetto alla tua et , e alla tua " canizie , cui bench sia tanto tempo che porti con , teco , non parmi che facci senno a seguire la su perstizion de' Giudei. In fatti, perch mai abbor." risci un mangiare cos squisito , com' questo

LIBRO Ul'l'lCO CiP. rH

animale , che pur donatoci dalla natura ? Ella par certo una cosa da forsennati non goder d' un piacere , che non ha seco macchia , e da ingrati sdegnare i favori della natura. Tu per a me sembri il pi stolto di tutti , se oltre le tue ridi~ n cole opinioni intorno alla verit, avrai anche pel , tuo supplizio in non cale la mia persona. Non fia ., dunque mai, ch'apri gli occhi dormigliosi a ve , dere l' inutile filosofia , ch' la vostra , e scuota ., da te una volta le ciance delle tue fantasie , e ri, pigliati pensieri pi degni dell' et tua allo studio ti volga d' un vero , che ti sia vantaggioso , e ve ., nerate le mie cortesi proffel"te , ti muova a piet " della tua vecchiezza ? Percioccb io vorrei fossi ,, certo , che se T' ha eziandio qualche nume , a cui , caglia di questa vostra religione , egli ti perdoner " senza dubbio- ogni faUo , che contro ad essa com" metta per ~ecessit " III. Mentre cos il tiranno lo confortava al mangiare vietato , Eleazaro chiese licenza di dire ; e attenutala cominci in tal maniera il suo parlamento. " Noi , o Antioco, persuasi di govemarci con una " legge divina crediamo , non abbiavi necessit per " violenta e sforzevole cb ella sia , che ci possa ,. condurre a violare la nostra legge. Quindi noi n siamo fermi di non trasgredirla. E in fatti , se " veramente non fosse la nostra legge , come tu av" visi , divina , eppure noi la teneuimO' per tale , .,, non sarebbe gi a noi lecito in questo caso di " render vana la religiosa nostra opinione. Dunque

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DE1 M!CCA.liEI

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non datti a c1edere , che sia un peccato da mla quel , che faremmo mangiando di cibi immondi. Conciossiach il contraffare alla legge , sia io pie ciole cose , sia in grandi , tuttuno , mentre e nell' un caso e nell' altro si dispregia eg~almente la legge (12). Tu schernisci la nostra filosofia., come se il nostro vivere in essa non 1 fosse conforme alla diritta ragione. Ella ne insegna la tem peraoza, e in maniera da soggettare tutti i piaceri e tutte le cupidigie. Ella ne esercita nella fortezza , e in maniera da sostener di buon grado qualunque fatica. Ella ne addestra nella giustizia e piet , e in maniera da onorare .grandiosamente quel Dio , ch' solo. Perci non fa mai , che gustiamo vivande impure ; conciossiach . essendo noi certi per fede , che questa legge fu stabilita da Dio , sappiamo altres , che il suo Autore si adatta alla nostra natura. Quin'li il creatore del mondo consent si mangiassero quelle cose , che all'anime nostre sarebbero connnienti , e diviet quelle , che lor sarehbon contrarie. Egli dunque un procedere da tiranno il volere costrignerci non pur a violare la legge ~ ma ancora a m~ngiare , per poi far le risa di questo nostro impuro e odiosissimo mangiamento. Ma no che. di questo riso non riderai no tu a mie spese , lo giuro pei sagri giuramenti, con che s'obbligarono i padri nostri a osservare la legge , no , eziandio se mi cacciassi gli occhi di ftonte , o mi struggessi le viscere in corpo. Non sono gi io cos vecchio,

LIBRO l1liiiCO CAP. III.

, n son tanto vile , che per riguardo della piet n non ringiovaniscami la ragione. Apprestami pure " incontro le ruote , soffia pure pi forte nel fuoco ., Non sento .DO. io tanta piet della mia vecchiaja' " . che per amor d' essa io voglia tradire la .legge. , No non fia mai, ch'io t'inganni, o legge maestra mia ; n te rinneghi , dolcissima continenza , nlf " faccia a te disonore , o diritta ragione , n a te " rinunzj , o sacerdozio onorando , o scienz_a vene rabilc della le~ge. N tu, o _bocca, lorderai la mia " grave vecchiaja , n gli anni trascorsi in un' osser.. " vanza continova delle leggi. Puro accorrnnomi i " miei maggiori , non atterrito a' tormenti, che darmi " dovevi fino a morirne. Sl la farai da . quell' empio ti;ranno , che sei : ma non otterrai n con fatti n " con parole signoria su. pensieri , che io nutro in " difesa della piet "

c A.

l T

o L o IV.

Eleazaro messo ai tormenti. Sua costanza nel s_o .. stenerli. . Moribondo rz'volge le sue parole a Dio. Dalla sua costanza si prova il dominio della ra.. gz'one sulle passioni. Elosio delle sue pirt.
I. Questa fu la risposta, ch'ei diede all'esortazion del tiranno. Allora i carnefici fattisi a lui d' intorno sbascinanlo con dispietate maniere a' tormenti. E in prima spogliarono il santo vecchio , eh' era adorno ahbaatanza degli abiti delle virt : poscia legategli

DE' )[ACCADEI

quinci e quindi le braccia alla vita s lo battevano con flagelli, gridando intanto da altra parte un han~ dito re " ubbidisci ai voleri del re ,. . Ma El~azaro uomo di spiriti veramente magnanimi e generosi , come se i suoi tormenti fossero un sogno , non vacillava neppure un tantino ; ma levati alto gli occhi al cielo sentivasi lacerar da' flagelli le carni il buon ncchio , e grondava per tutto sangue , ed aveva piagati gi i fianchi. Caduto sul pavimento , perch la persona pi non reggevagli a que' dolori , pu1 manteneva diritta e inflessibile la ragione. Ma un non so chi di que' crudi carnefici vibrandogli spessi calci nel ventre Io tempestava , perch si rialzasse dalla caduta. Percosso in tal modo il buon vecchio aoffrivasi le sue pene , non si curava del doloroso suo stato , reggeva costante all' orrida carnificina , e come un valente atleta ' vinceva i suoi stessi tor mentatori. Tutto , com' era , molle di sudore nel volto e oppresso dal troppo affollar del respiro, pur era di gran maraviglia agli stessi carnefici col suo coraggio. Quindi alcuni sospinti o da compassione di lui medesimo, o da sentimento delle sue pene, pereh lor congiunto , o da maraviglia di tanta felmezza , fattiglisi appresso, (ed erano della corte del l'e) gli dissero; " a che ti precipiti tu da te stesso cos , alla cieca , o Eleazaro , in queste miserie ? N oi ,, recheremti noi stessi davanti carni porcine allesso, , e tu fa sembiante di assaggiarle,' e ti salva " 1\ia egli , quasi da tal consiglio si sentisse pi amara -mente atraziato , grid dicendo. " Cessi Iddio , che

LIERO UNICO CAP. 1\'.

noi discendenti d' Abramo usciam tanto di senno " a noi stessi , da fingere per debolezza di cuore , un'azione , che aia indegna di noi. Ben sarebbe , cosa da mentecatto, dopo menati fino aU: estrema , vecchiaja i suoi giorni tutti a norma del vero , e , mantenuta dirittamente incorrotta la propria fama, , cangiarsi in quest' ora , e presentare in noi stessi , un modello a' giovani d' empiet , fino ad essere , loro esempio d' un illecito mangiamento. Ben sa" rebbe degno di vitupero il misero avanzo , che , rimane di vita , e bene meriterebbe per tal vilt , " che fosse deriso da tutti : e noi dal tiranno sa.. " remmo a ragione sprezzati , come codardi , e non " sostenenti fino alla morte la nostra legge divina. " Perci voi medesimi , o discendenti d' Abramo , " morite da forti per la virt ; e voi , o ministri " teali , a che pi indugiate ? " V edutolo adunque d' un animo tanto superiore a' suoi mali , e niente mosso alla lor compassione appressaronlo al fuoco ; dove per mezzo di dolorosi strumenti cacciaronlo ad abhruciare , e alle' nari versavangli sughi d' odor pestilente. Or egli arso gi fino all' ossa e in un punto di render lo spirito , levati a Dio gli occhi , disse. " Tu sai, o Dio , che mi muojo per amor " della leg~e, quando era io mia mano sottrarmi al " torment del fuoco. Deh tu sii propizio alla tua " nazione, e pago di questa morte , ch'io t' offro " per essa, fa, che il mio sangue le torni in espia " zione , e in vece delle lor vite prenditi questa mia " Cosl deUo il . sant' uomo generosamente

-~'

5o

DE' M!CC.lBEI

mor fra i tormenti, e colla ragione unita alle leggi resist fino aH' ultimo de'supplizj. Dunque fuori di controversia , che -una pia ragione ha dominio sulle passioni .. Perciocch le signore fossero queste deJla ragione , io certo renderei loro testimonianza. di tal potere ; ma poich la ragione ha riportata vittoria sulle passioni , a lei giustamente attribuiamo l' autorit del comando. E ben dovere , che noi confessiamo esser proprio della ragione l' impero , quando ella riman vincitrice delle 'molestie al di fuori. n pensare altrimente sarebbe cosa 1idicola. Non solo per io dimostro , che la ragione fu superiore alle cose moleste, ma eziandio ch'ella vince le dilettevoli e ad esse non si soggetta. II. Perciocch la ra~ione del nostro antenato Eleazaro , a guisa d' un avveduto piloto , mentre reggeva nel pelago delle passioni la nave d~lla piet dalle minacce trabalzata qua e l del tiranno, ed oppressa da' marosi terribili de' tormenti , non .volse altrove giammai il timone della piet , fino a tanto che al porto non afferr d' un immortale vittoria. Non cos resistette assediata giammai. al molto e sempre vario batterla degli ordigni , come l'animo celestiale del sant vecchio mandato da' crudi scempj e tormenti a fuoco e fiamma vinse per opera della ragione levatasi in difesa della .piet gli assedianti ; mercecch il nostro padre Eleazaro , opp~sto alle endate furiose delle passioni il suo cuore quasi uno scoglio duro e ronchioso , le spezz e le .infranse. O sacerdote degnissimo del 11acerdozio , tu non lor~

LI"BRO UNICO CAP. lV.

r5r

dasti i sAgri tuoi denti , n avvilisti a ricevere cibi impuri il tuo venttc solito a contenerne .sol di ono revoli a Dio! O anima uniforme alla-legge, o saggio ese:ut01e della parola divina! Tali appunto esser debbono i sacerdoti, e col proprio sangue e col su dor generoso difndere fra i tormenti 1a legge fino alla mmte. Tu, padre , colla tua. sofferenza ratifi casti gloriosamente l'ottima nosba legislazione, e coi tuoi .detti illustrasti , non distruggesti ]a. santit , e co' fatti ottenesti credenza a' precetti d' una divina flosofia. O vecchio pi valido che i tormenti, e pi vivo che 'l fuoco, o re massimo delle passioni Elea~ zato ! Petch\: siccome il padte Aronne cmrenrlo col suo turibile in mano per enbo il fuoco sterminatore delJa nazione supet l' angelo in'cenditote ; cos il suo discendente Eleazaro . strutto e consunto dal fuoco non abbandon la ragione ; e, ch' pi mira~ bile , vecchio com' era , . con ornai spento il vigore della persona , con viete indosso le carni , co' nervi stauchi ringiovcn nello spirito merc la ragione. O beata vecchiaja, o augusta canizie , o vita santissi ma , a cui di. compimento col suo fedele sigillo la morte ! 01a se un uomo vecchio per la piet non fe' caso de' pi atroci tormenti fino a mmirne 1 non pu negarsi alla pia ;agio ne l'impero delle passioni. Ma , dir forse taluno , non tutti sommettono a se le passioni, perch non tutti sono forniti d' uaa .ra gione prudente. S , ma quanti dnnosi. alla piet , s'ingegnano a tutta prova di fare acquisto d'una ra gione p1udente ; ed essi soli hanno fotze da sotto
FLA.YUJ, tomo

r.

~4

DE MACCABEI

mettere le passioni del corpo. Non v'ha dunque per parte d' una fiacca ragione prova in contrario , cho -vaglia. Di fatto , chi fia colui, che religiosamente fi. losofando secondo tutte le regole della filosofia , e fermo tenendosi colla sua fede in Dio , e persuaso , che il sostenere qualunque travaglio per la vitt una vera felicit , non si metta sotto de' piedi pe1 l' onore di Dio le passioni : stantech il solo uom aaggio ed prode e signoreggia le sue passioni.
CAP IT OL

v.

Il tiranno comanda ~ che si costringano altri Ebrei a gustare le carni vietate. Gli son tratti zrmanzi i selte jiatelli colla lor madre. Il tiranno gli esorta a ubbidire. Generosa loro protesta.

l. Di qui fu , che garzoni eziandio, perch go ver-o nantisi con una pia ragione , superaron martori aa. cor pi crudeli, Poich dunque il tiranno si \ide nella prova , che fe' dapprima , troppo chiaramente rimasto al di solto senza aver potuto costrigqere un vecchio a mangiar cibi impuri, forte stinito diede ordine, ehe degli Ebrei catturati gliene traessero al. bi davanti; e se avesser mangiato, fosser prosciolli, se l'esistessero , si straziassero p duramente. A, sif. fatti ordini del tir~tnuo eccogli innanzi colla vecchia lor mad.re sette fratelli , avvenenti della persona , modesti , coraggiosi , tementi Iddio , e di maniere scJuisitaQJ.ente t?e11tili, Il tiran,no , poih li vide iQ-

LIBRO UNiCO CAP.

v.

53

noltrantisi con in mezzo la madre , non alb'amente che a danza , ne fu assai lieto , e stupito alla no bilt e vaghezza de'l01 sembianti gli accolse con un piacevo! sorriso , e chiamatili pi dappresso cos parl. " O garzoni, io amiJ)iro con cuor benigno in ., ciascuno di voi una grande avvenenza ; e pre , giando assaissimo nna moltitudi~e di s degni fra " telli non solo vi esorto , che non farnetichiate " della medesima frenesia , che 'l vegliardo test , martoriato; ma ancor vi conforto, che arrendutivi " a) mio consiglio godiate della mia amicizia. Sap~ ., piate pure , ch'io posso siccome punire i restii ,. a' miei mdini , cos ancor meritare , chi m' ubbi, disce. Rcndendovi a' miei voleri ne avrete in pre " mio e signoric , e soprantendenze agli aff&i miei. , Via dunque rinneghisi Iii maniera antica del VO ,, stlo governo , e intrapresa una -.ita alla foggia ., grechesca e cangiato stile godete l'ameno della ., verde et vostra. Che se coUa vostra ostinazione " mai mi faceste montare in colleta , mi sforzerete " dopo aspre pene ad uccidervi l' un dopo l' altro " per via di tormenti. Abbiate adunque piet di voi , stessi , la cui et e avvenenza muove ancor me a , compassione , bench nimico ; e tenetevi questo , presente al pensiero, che quando siate 1-estii, alb'O n pi non rimanvi , che il morir fra i martori " Il. Cos detto impose , che si schierassero loro innanzi gli ordigni da tormentarli, affin di condurli almen col timore a mangiare vivande immonde. Ora poich furon mesae loro davanti e ruote ed eculei e

DE' MACCA'BEf

cor!licelle e raffi , e catapulte, e caldaje, e padell~ ed ant~Jli , e mani di ferro 1 e spuntoni , e mantici , il tiranno soggiunse " temete , o garzoni , e quel , nume , che voi venerate, dar perdonanza alla " vostra trasgressioae , perch forzata " Or essi , n ditene le parole lusinghe voli, e veggend9 l'orrendo spettacolo , ch' era quello , non che spaventassersi, anzi si contrapposero saviamente al tiranno, e colla prudente loro 1isposta distrusset;ne la tirannia. Ma che stiamo qui ragionando l Se fra loro ci fossero state persone di .poco cuore e vigliacchi , con quai sentimenti. avrebbero e$Si risposto? Non egli certo' che con questi? " O noi infelici e troppo senza ., cervello, se esortandoci il re e invitandoci ad ac~ D. cettare i suoi benefizj , non ci rendiamo a lui. " Che giova l' andar s. lieti d' inutili pensamenti , e u tentare una disubbidienza , che fia mortale ? Non " temeremo , o fratelli , gli ordigni tormentatori , e , non porrem mente alJe miQacce de' supplizj, e non , deporremo cotal vanagloria, e un' arroganza, che , ne d la morte? :Piet ci stringa de' nostri freschi , . ann~ , ~ compassion delJa madre gi vecchia ; e " pensiamo , che resistendo ne avremo la morte in , pena. S , perdoneracci ancot la' giustizia divina , ., se abbiamo per forza temuto il re. Pcrc~ torre " a noi stes$ una vita , ch' soavissima , e privar " noi medesimi del godimento d' un -mondo , ch' " dolce ? Deh :q.on facciamo forza alla necessit~ , n~ " a prezzo d' essere tormentati cerchiam la gloria. " Neppur la stes~a legge, qu~ndo Qoi p<lventi~mo

L1DR0 t[NICO CUI. V.

J55

., i tormenti , intenae , che a mal nostro grado an" diamo incontw alla morte. Onde mai fu instillata , in noi tanta voglia di contraddire ? Perch ci ag., grada una costanza mortifera , potendo con ubbi ., dire a' voleri del re vivere sicuramente? , Ma nulla di questo n dissero n pensarono i giovinetti, bench vicini a' tormenti ; perciocch non facevano caso de' patimenti, e un totale dominio avevano sul dolore : a tal segno, che appena il tiranno ebbe posto fine al suo esortarli, che pur mangiassero cibi immondi , e tutti con una voce quasi mov'ente da un' anima sola gli fecero cotal risposta. III. " A che indugi, o tiranno? Tu pensa pur tu, , che intendi di voler fare: che noi gi siamo pronti a ., morire , anzich trappassare i patri noatri coman , damenti._Pu troppo in noi, e a ragione, il rispetto ., de' nostri maggiori , eziandio se non -avessimo in ., animo - d' ubbidire alla legge , e i consigli seguir ., di Mos. Non ci suggerire, o tiranno, violazioni di leggi: non avere di noi' che put odii' uua , compassione , che non abbiamo noi stessi. Tu ,. ci atterrisci col minacciarne una morte in mezzo .. ag1i strazj , quasich non avessi poc' anzi nulla , imparato dal nostro El-eazaro. Ora se i vecchi , ebrei per amore delia piet dier la vita fra molti , prima so~erti martori , ben pi giustamente dob,. biamo morir noi giovani senza far caso dell'orride " tue violenze , cui vinse anche il vecchio nostro , maestro. ,Vien dunque alla prova., o tiranno : e ,. se per la piet tu. ne togli la vita, non ti pensare

J56 ., eli dover


., ., ., , " ,,

DE' ~U.CCA'l!EI

verun danno co' tuoi tormenti all'anime nostre. S , noi in mercede di tai patimenti , e della nostra costanza godremo il premio debito alla virt, e sta1emo presso a Dio, per cui amore patiamo : e tu in pena condegna del nostro sangue aVl'ai dalla divina Gitistizia un eterno tormento da sostenere.
CAPITOLO

~are

VI.

Supplizj e morte de' due primi fratelli. LJro costanza.


I. Cos essi parlaro : e il tiranno non solo si ro. deva entro , perch gli sco1geva restii , ma ancora di nelle furie, percb gli sembravano ingrati. I car.. nefici adunque , avutone da lui il comando 7' menarono tosto in mezzo il pi attempato fra loro , e stracciatagli di dosso la veste gli avvinse1o quinci e quindi con lacci le mani e le braccia. Stanchi che furono di pi batterlo co' fiagelli , poicb non trae. vanne niun costrutto, gettaronlo sulla ruota; intorno alla quale disteso il prode garzone n'ebbe rossa slogate ; e gi rotto in tutte ]e membra sgrid 7 ma in.. damo , con tai parole il tirannb: " ahi tiranno mal.. ., augurato , nimico della giustizia divina 7 e crudele l ., Tu mi suazj in tal modo, non perch reo di omih ciclio o d'empiet, ma perch difensore della legge , divina : " e dicendogli i manigoldi " prometti che ., mangerai per sottrarti a' tormenti , _rispo~. lo1o 1

LltlnO tll'fiCO CAf. 'ti

" no, non ha tanta possa la vostra ruota, o ribaldi " ministt-i , che m' affoghi in cuor la ragione ; ta.o , gliuzzatemi pur le membra , abhruciatemi pure le " carni , snodatemi pur le giunture : in tutti i tor " menti farvvi vedere , che i soli Ebrei sono per ., la difesa della virt gl' invincibili "~ Mentre cos diceva , cacciarongli sotto il fuoco , ed acccsolo .con pi forza menarono violentemente in giro la ruo ta ( t3 ). Tutta gi s' imbrattava di sangue la ruota 1 e il mucchio delle brace spegne1'asi ~al colarvi , che sop1a faceva la marcia , e intorno all' asse del rio stromento correvano a \'oltolarsi in brani le carni. Avendo oggimai tutte l'ossa scompaginate ed infrante il giovane valoroso e veramente abramita non diede pure un gemito , ma quasi avesse di mezzo al fuoco trasformata io impassibile la sua natura soffriva generosamente gli strazj dicendo: " Imitate me, o fta telli : deh non vogliate n abbandonarmi nella ., tenzone ( 4) , n disdegnarmi per vostro f.tatello , in ci, eh' coraggio. Combattete per la piet un ., sagro e nobile combattimento , per cui placatasi " colla nazione la giusta provvidenza del nostro Dio '' paterno punisca lo sciagurato tiranno ". Cos di cendo il santo garzone spir. II. Meotte tutti gli astanti ne ammiratano Ja fortezza , gli sgherri condussero innanzi il secondo , e imbraccia~e mani di ferro terminanti in unghioni atn tissimi lo legaro all' orcligoo d~tto la catapulta. Ora poich al dirgli che feoeto prima di tormentarlo , se :voleva mangiare , n'ebbero udita la geoero~a rispo

J58

. DE l\IACC.4.BEI

sta , cominciarono quena gente bestia] , quanto i liopardi , coJie mani di ferro a graffiarlo , e dalJa collottola gi fino al mento gli trassero tutta la crne, e gli scorticarono la testa. Ma egli sofferendo con in~ vincihile costanza questo dolore, diceva " come ella , amabile ogni maniera di morte incontrata per " la religione nostra paterna. E tu non t' accorgi , , o tiranno dispietatissimo, ch'or pi tormenti te ., stesso , che me in veggendo dal nostro costante " patire per l~ piet fiaccato il superbo- pensare ;, della tua tirannia? Certo a me ne' miei mali danno , conf01to i piaceri , che traggonsi dalla virtude ; '' menbe tu coJie ree minacce della tua empiet non " fai altto , che mattoriarti : non fuggirai no , o ti" ranno fellonissimo, dalle mani dell'ira divina ve.n " dicatrice. ''

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o L o VIL

Torm.enti e morte del terzo. , quarto , quinto , tJ sesto fratello. Loro pari generosit e fortezza.
I. Morto ancora questo gloriosamente , condotto fu il terzo fta le esortazioni moltissime d' assai gente , che coll' assaggiare volesse ess~r salvo; ma egli .le vando alto la mce disse " Non sapete voi, che io son ge:Dera.t.o dal padre medesimo, che i due gi morti, e nato dalla _medesima madte, e che tutti fummo cresciuti coi medesimi insegnamenti f " No " non fa mai , .che io rinneghi la nobile parentela

LIBRO UNICO CAP. VII.

, de' miei fratelli " Ma coloro gravati forte dalla liberta del gatzone s gli slogarono coll' eculeo le mani e i pied.i , e scassatene )e commessure gli ruppero , e infL'ansergli dita e braccia e go~iti e gambe; e non potendolo soptaff~re a niun patto , laceratagli ptima coll' estremit delle dita la cute, poi gli strap.. pato i capelli: iD(f.i menaronlo tosto alla ruota (t5): intoJno alla quale, 6travolgendoglisi le ve1tebre , si vedeva squarciare le carni , e gi nelle viscere cor.. rete le gocce. di sangue. Ora essendo presso a mo-rire , cos parl. " Noi , o tiranno scelleratissimo, , , soffriamo tanto per amore de' divini . ammaestra" menti , e . della virtude ; e tu in pena dell' empiet " e del sanguinario uomo, che sei , _sosterrai sem " piterni tormenti " .Il. Spitato che fu degnamente al merito de' suoi fratelli; col strascinaro:o il quarto , dicendo " non ., farneticare ancor tu della frenesa medesima , che , . i tuoi fratelli " a cui esso rispose. Non avete " voi. contro. me. un fuoco s vivo e sl abbruciante , , che mi tolga il coraggio. Per la beata morte io , ,vel giuro de'. miei fratelli , e .per l' eterna rovina , " che sOVl'ast al tiranno , e per la vita gloriosa " de' buoni , non rinunzier alla nobile fi:aternit. " Inventa , o I1'anno , nuovi martori , onde da " -questi anche apprenda , che io son fratello de' gi " martoriati " Udite queste patole il sanguina1:io , il micidiale , il bestialissinto Antioco ordin , che gli fosse tagliata la lingua : al he egli disse. Privami , pur se ti piace 1 dello strumento mi p1i va della fa-

, vella; ma Dio ascolta ancora chi tace; eccovi fuori n la lingua : tagliatda : che non per questo mi ta , glierai colla lingua ancor la ragione. Di buon grado " per amor della legge di Dio soffriamo , che ci si " mozzin le membra. Ma di te quantoprima piglier ., Dio vendetta , di te , ohe tagli la lingua , canta-" trice ch' ell' delle lodi diYirre " III. Poich ancor questo tra i pi atroci tormenti fu morto , balz in mezzo il quinto , dicendo. " Io , non fuggo , o tiranno , un supplizio sofferto per ;, la virt. Io per me medesimo mi ti presento, percb , uccidendo ancor me tu abbi a pagare la pena di , .pi iniquit alla giustizia divina. O nemico degli , uomini e delle virt , per qual nostro delitto cosl " infellonisci contro di noi? Forse percb veneriamo " il creatore dell' universo ; e perch conformiamo " la nostra vita alla santa sua legge? ma questo me~ " rita premio, non pena " Mentre cos parlava , i carnefici lo strascinarooo ben infunato presso la ca~ tapulta ; alla quale legategli le ginocchia e adattate levi sopra, con archetti di ferro gli ripiegarono i lombi su quel circolare ordigno; siccb ravvolto in tol'Do aJla ruota con tutto il orpo non albamente che uno' scorpione n'ebbe rotte e slogate le membra. lo questa maniera difficoltandoglisi la respirazione e mancando gli gi la vita , " o il gran beneficio, disse 1 " o tiranno , che tu ne fai non volendolo : tu per " via d"ei pi atroci dolori ne porgi occasione di " mostrare di che costanza noi siamo verso la n~ " stra legge "

Lll!R~

lllfiCO CAP. VII.

IV. Morto ancor lui , si condusse il sesto assai. giovinetto , il quale al domandarlo , che fece il tiranno , se voleva col mangiare essere salvo .. io , , disse , per et sono , vero , pi giovine de' miei. " fratelli (16) 7 ma per sentimenti sono loro coetaneo. , Nati e cresciuti al medesimo fine , dobbiamo al.. " tres pel medesimo fine morire del pari. Dunque n se chi non vuole cibi impuri , tu giudichi di do" nre fermentarlo, tonnentami pure " Ebbe cos\ detto appena , e l' accostaro alla ruota , sopra la quale disteso precipitosamente fino a scassargli. le vertebre , con fuoco , che sottoposergli , veniva bru ciato. Intanto accostavangli spiedi arroventiti alla schiena , e con essi passanngli i fianchi , e scotta.. nngli l'interiora : ed egli fra suoi tormenti " oh " bella e santa tenzone , disse , in cui tanti fratelli ., sfidati a dware .a una prova di pene per la piet , non restammo perdenti l Ella invincibile , credi ., o tiranno , la scienta della religione. Armato per" tanto ancor io delle virt mi morr, come fecei'O " i miei fratelli ; ma tu ancora, o tiranno, morrai; , che gi ti pende sul capo una grande venddta. O ., inventore di tormenti e nimico della vera piet , , abbiam messa al niente noi sei garzoni la tua l , rannide. Non egli infatti una tua sconfitta il non " aver tu potuto piegare la ragion nostra, nC: asuin ., gerla ad un impwo mangiamento r Per noi il tU9 ~ fuoco agghiacciato , le tue catapulte non banno " lena , la tua violenza snervata. Peciocch a 11.oi " stanno d! iDtorno le ~u:udie l;I.Qn del tl'aW1o , ma

162

DE' MACCABEI

, della legge divina: per, questo noi siamo forniti , d'una ragione, ch' invincibile "

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o L o VIII.

Si viene al settimo de' fratelli. Il tiranno lo esorta ad arrendersi. Generosa di lui risposta. Muor fra tormenti. S' inf~ce il potere della ragione. Elegia di tutti e sette.
I. Ora poich ancor questo gettato in una caldaja felicemente reod lo spirito, usc fuori il settimo minore di tutti. Di lui mosso a compassione il ti1anno; bench con ace1bi rimproveri rampognato dagli altri tutti, pure veggendolo stretto oggimai tutto intorno di funi sei. fece venire vicino, e tent di ridurlo alla sua intenzione con tai parole. " Tu vedi il fine , a , che riusc una volta l'ostinazione disperata de'tuoi " ,fratelli , che in pena di tal pertinacia morirono " fra' tormenti. Tu ancora meschinello, se non ti , anendi , morrai anzi tempo , s tu , fra' martori. " Se poi mi ubbidisci sarai mio amico, e sopran~en " de~:ai agli affari del regno " Mentre cos lo esortava , chiam a se la madre del giovane, onde sotto titolo d' avere piet di lei gi spogliata di tanti figli condurla a rendergli ubbidiente quest' ultimo per sal.varlo. l\Ia il giovane confortato, come diremo indi a poco , in linguaggio ebraico . dalla madre " scioglie, .temi disse , che io. ho una cosa da .dire al re ed a , tutti gli amici suoi" Rallcgratisi a queste voci il re

l.JBilO 11l!I'ICO C&P. VIli.

163

e i suoi cortigiani assaissimo , lo slegarono incanta nente; ed egli corse e fetmossi accanto delle padelle, e disse ahi tiranno malagurato e pi di tutti , i ribaldi ribaldo , non ti vrgogni, dopo avere ri" cevuti da Di i beni e regno , di uccidere anoora " i suoi servi , e straziare gli amatori deUa piet ? " In mercede di tutto questo gi la divina giustizia , ti tien preparato un eterno fuoco , e tormenti ben ;, p~ gagliardi , che non daranti mai posa per tutta " I' etel'nit. Non ti VCJ"g()gni tu, o bestiaccia, che , sei, di tagliare. tu stesso , uomo come gli altri, " la lingua a persone della natura medesima e dei " medesimi elementi impastate, ~be tu, e bistrattati " in tal modo poi matoriadi ? Ma essi generosa.. , mente morendo alla piet soddisfecero, che a Dio dovuta. E tu, tristo che sei, piagnerai bistamente " d'avere uccisi senza ragipne i sostenitori della virt. .Laonde dovendo mm,ire ancor io non fia mai , che " dipartami dal valore de' miei fratelli. Invoco il pa, terno l d io , perch sia propizio alla nostra na" zione. Te intanto egli gastigher e in questa vita, e ancora dopo morte " Fatta tale preghiera g~t tssi da se medesimo nelle padelle ( 1 7) , e i11 tal modo fin di vivere. Il. Se dunque i selEe fratelli non si cutarono dci tormenti fino morirne , egli certo , e non pu negado persona , che assoluta signora delle passioni si una pia ragione. E in fatti , siccome se schiavi delle passioni avesser gustato de' cibi impuri, aVl'em mo detto , che furoJlll vinti , cot~ all' opposto pre

sentemente ; perch coll' ajuto d' una ragione lode vole presso Dio soltomisem le passioni : n "' ha qui luogo .a dissimularne il dominio ; giacch ~ua fu superiore e ai patimenti e ai travagli. Come adunque JlOD vuolsi a questi il dominio della retta ragione concedere sulle passioni , quando non s'atterrirono neppure al tormento del fuoco. Perci'occh come i !noli ne' p01ti lenendo in collo e rompendo l'impeto de' marosi, che minacciano rovina, apprestano ai naviganti un tranquillo ricovero ; ~osi la ben composta ra~ione de' giovani a guisa di sette torri afforzato il porto della piet dom l'insolenza delle passioni. Essi in fatti , formato di s medesimi un coro de'Ila piet, s'animavano scambievolmente dicendo. " Moriamo per la legge , o faatelli , fratelle , volmente. Imitiamo i tre giovani l nell'Assiria , , che disprezzarono una fornace simile a' noshi fuo, chi. Nel portare in mostra la religione non ado" petiamo da coda1di: " e l'uno diceva " fa cuore, " o faatello; .. e soggiugnea altro " sostieni da , prode ; , e un terz<t ricoadando le cose andate , .. 1ammentivi , donde siete , e per man di che pa., dre sostenne !sacco d'essere ucciso per la piet. " Indi ciascun di per s e poi tutti insieme con lieto volto ed intrepido rimirandosi scambievolmente dicevano ; " consegriamoci a Dio , o fratelli , di tutto "' cuore , a 'luel Dio , che ne ha date le anime , e " all'osservanza della legge sa grifi chiamo pure i corpi . ., Non temiamo no, chi si crede potere uccidere il cor,po; che troppo grande rischio sovl'asta d'eterne

LmliO UNICO CAP. Vllf.

t65

" pene , a chi t~asgredisce i .voleri di Dio. Armianci , adunque di quel potere , che l divina ragione , esercita sulle passioni. Cosi dopo morte accorranci , Abramo , Isacco , e Giacobbe nel loro seno , e , tutti i nostri ~nteoati ci loderanno; " e ad ognuno de' frateiJi, ch'era divelto dagli altri, dicevano i I' manenti " non ci far disonore , o fratello, n l' e , spettazione ingannare de' morti innanzi. Voi ben , conoscete que' semi d' amor fraterno , che )a sa" pientissima provvidenza di Dio per mezzo de' pa , dri ripart a' figliuoli , e innest lmo in cuore per " mezzo del ventre materno ; in cui i fratelli vissuli ., egual tempo , e in eguale spazio di tempo for " mati , e cresciuti dal sangue medesimo , e da una , pa1-i anima perfezionati , e messi al mondo con " pari intervalli. di tempo , e dalle medesime fooli , allattati , per cui sono nodrite fra le medesime , braccia l'anime fratellevoli, van crescendo viemag , giormente a cagione e dell' essere insieme educati, , e del quotidiano vivere in compagnia , e degli al , tri ammaestramenti , che a tutti sono pari , e de}.. , l' esercitarci , che noi tutti facciamo egualmente , , nella, legge di Dio " Cos dunque fondato per .&impatia 1' amor frate1levole, i sette f,atelli miravansi &cambievolmente con occhio assai pifi affettuoso ; per~iocch ad amarsi pi vivamente movevanH l' al levamento neJla medesima leggf!, l'esercizio delle virt medesime , e la medesima educazione per vi ere santamente. Conciossiach il pari desiderio , ond' e1ano accesi per la virt , stimolavagli ad esser

DE' MACCABEI

sempre f\-a s concordi ; e pi cara rende\l'a la loro fratellanza l' avetci la piet a compagna. Eppure, bettch~ i semi de1l' amor fatellevole fossero e dalla natma e dall' uso scambievole e dall' esercizio delle virt fomentati e cresciuti, sostennero i sopavviventi fra loro di Hdere per la piet martmiati e sbaziati fino alla :n01te gli altri fratelli. Che pi? Esortavansi ancora l'un l'altro ai supplizj, talch non solo sptegiarono essi i dolori , ma i movimenti ancor superarono dell' am01e f1aterno. III. O ani,;.e pii1 reali de' re medesimi , o cuori pi liberi d' ogni gente pi libera ! O sagro armonioso conseto di sette ftatelli a esaltare la piet ! Niun d'essi invil , niun fu tardo a in~ontrare la morte; ma tutti ' come se per la via cm:ressero dell' immol'la]it, aff1ettaronsi a morir di totmenti. Pcrch siccome le mani e i piedi si muovono con risponrlcm:a ai volel'i dell'anima , cos queati santi garzoni sospinti , quasi da un' anima sola , dall' immortale religione s'unirono a sostenere per essa la m01te. O settimana santissima di fratelli concordi ! Perch siccome i sette giorni della creazione intorno alla piet , cos i garzoni danzando aggirayansi intorno al numero setlcnario , messosi sotto i piedi il timor de' tormenti. Noi al presente in. udendo 1~ tribolazioni di que' giovani raccapricciamo ; ed essi non pure all' udirle , ma ancora in veder tostamente eseguito l' ordine delle minacce si riputavano felici , oggetto dell'altrui maraviglia, il com'essi potessero sostenere quelle pene, e ci f1a' tormenti del f1.1oco,

LIBRO liNICO CAP. VIII.

de' quali che altro mai ci pu essere pi doloroso ? mercecch il fuoco per la penetrante , e rapida sua virt stempr incontanente e disciolse i lor corpi.
CAPITOLO

IX.

PrtL della madre de' sette fratelli. Sua religz'one supriore all'amore pe' figliuoli. Sua costanza maravigliosa; e sua morte illustre; da cui si prova il potere della ragione. '
l Ma non deve far maraviglia , che la ragione negli uomini sopraddetti rimasta sia fra' tormenti vittoriosa ' quando ancor r animo d' una femmio.a disprezz una variet di dolori pi grande; percioc~h la madre di que' sette garzoni in ciascuno de' suoi figliuoli soffr gran dolori. Mirate infatti , come l' a.. mor naturale verso i figliuoli si stende ampiamente, traendo ogni cosa al loro bene ; quando ancor gli animali senza ragione hanno pe'loro parti un affetto e un amore , che a quello si rassomiglia degli uomini. Conciossiach pet' parlar de' volatili, que' che sono dimestici fabbricando qua e l per le case i lor nidi vegliano sempre in difesa de' lor pulcini ; e quelli , che sulle vette de' monti , e tra le fessure de' precipizj , e in seno alle tane degli alberi , o sulle lor cime hn piantato il lor nido , col parto .. riacono , e di l allontanano chi ci si vuole appres$are ; che se noi possono , almeno con un continuo nolazzare d'intorno a'lor figli, col gemere per amoFL.&f'JO, Como

Y ..

t68

DE' :MACCABEI

re, col chiamarli nel l01 linguaggio gli ajntano nella :maniera miglior 1 che sanno. Ma che occorre dagli animali senza ragione dedur le prove dell' amor pei. figliuoli? Mentre anche l'api nel tempo, che fan lor cere , cacciano lungi chi Iom si accosta, e col pungilione feriscono, come con arme, quanti avvicina osi a' loro alven~i , e ne piglian vendetta a costo ancor della vita. Non pe1 nella madte de' giovani pari in coJaggio ad Abramo pot far cambiamento l' affetto pe' snoi figliuoli. Il. O ragioue dominatrice assoluta delle passioni ! O religione pi cara a una madre, che i figli stessi! Madre , che avendo dinanzi agli occhi due cose , la religione cio e la temporale salvezza di sette figli p1omessale dal tiranno , antepose la religione che mette in salvo una vita eterna promessa da Dio. Ah ? in che modo potr io mai dipiguere il tenero affetto de' genitOl' verso la prole , che stampa nella forma ancor picciola del fanciullo una mirabile somiglianza d'anima e di fattezze, e per cui amor pi gagliardo, che non nel cuore de' padri s'accende in quel delle madri pe'loro parti, atteso .massimamente le pene, che l or son costati. Perciocch quanto sono le madri di cuore e pi debole e pi inclinato verso i lor parti , tanto amano con pi ardore i figliuoli. Ma tutte le madri sorpass in ama1-e la madre dei sette figliuoli , la quale bench da sette gravidanze necessitata ad avere J' amO l'C infuso dalla natura per essi, e da molti travagli sofferti per ciascheduno costretta a patire de'lor patimenti, pur per rispetto di

LIJlllO tllnCO C.\F. IX.

Dio non fe' caso della s~tlute temporale de' figliuoli. Eppure aggiugnendosi a tutto questo e la vitt dei figliuoli e la loro ubbidienza alla legge , sempre pi 'andava crescendo il suo amore per essi. Conciossiach eran giusti , ben regolati , magnanimi , amanti gli uni degli altri, e cos affezionati alla madte, che fu un ubbidienza prestata anche a lei l'osservare , che fecero la legge fino alla morte. Ota , bench fosser tanti i motivi tl' amore , che sospignevan la madre a sentire i patimenti de'figli, pure da nessun d' essi acquistarono gli svariati tormenti potere , che bastasse , a s'travolgerne la ragione ; anzi e~sa , madre ch'ella era , aimava ognun de' figliuoli in pat ticolare e insiem tutti a morire per la religione. O santa natura, o cuore amoroso de' genitori , o intelligenza amorevole e nutricatrice de' figli 1 o affetti invincibili delle madri! Vedevali tutti la madre a un per uno sbaziati e bruciati; ma per amore della religione non cambiava pensieri. Vedeva le carni dci suoi figliuoli struggersi al fuoco : e le dita de' pi_, e delle mani palpitar sul terreno, e le cuti delle lor teste scarnificate gi fino al mento giacerle a guisa di maschere innanzi agli occhi. O quanto pi amare sono le ambasce , ch' or prova la madte , che non gi i dolori nel partorirli ! O singolarissima donna , che desti alla luce la vera piet ! Te non fece crollare n il tuo primogenito boccheggiante , n il se condo col suo compassionevol mirarti fra i suoi tot IDI;lnt ' n il terzo colle sue agonie' n il vede t~ che facevi gli occhi di ciascun d' essi l'i volti ne' lor mar-

DE' :MACCABEI

tori a guarda~e con ciglio bieco lo scempio proprio, e le nari affilate, che ne prenunziavan la morte. Tu non gemesti in vedendh bruciarsi le carni de' tuoi :figliuoli 1 tagliarsi man sopra mani, mozzarsi teste sopra teste , cadere cadaveri sopra cadaveri ; n lagrimasti al mirare quel luogo rivolto per l' atrocit de'tormenti in cimitero a'tuoi figli. Non tanto diletto porgono agli uditori n i canti delle sirene n le voci de' cigni , quanto ne porsero a te le voci dei tuoi figliuoli chiamanti fra loro strazj la madre. D quanti e quali martori non fu martoriata la madre , ruentr' erano dalle ruote e da ferri roventi martoriati i figliuoli! Ma la pia ragione armandole d'una vitile fortezza le viscere in mezzo alle pene l'incoraggi a disprezzare l' amor temporale ; benGh lo sterminio vedesse di sette figli, e la variet svariatissima de'lol' tormenti: cui tutti spogli d'ogni forza la madre magnanima merc della fede 1 che aveva in Dio. Perciocch osservando ella assisi nell' animo suo , come accorti consiglieri in senato qui la natur~ , l procreazione e r amor .della prole ' l i tormenti de' figli, ed avendo la madre in mano due ballotte, l'una di morte , l' altra di vita non degn neppur d' uno sguardo guella, che avrebbe per breve tempo salvati i suoi sette figliuoli; ma figlia, ch' ell' era d'Abramo , tornssi a mente la religiosa di lui costanza ( 1 8). O madre della nazione , o vendicatrice della legge , o difenditrice della piet , o vincittice d' una tenzone insorta nelle tue viscere ! O femmina di costanza pi gencro~a che i maschi ~ o donna di soffe1euza

LIBRO UNICO CAP. 1x.

17 I

pi virile , che gli uomini ? Pereh , siccome l' arca noemica nel diluvio universale del mondo col mondo in seno si tenne forte contro l'urtar de'marosi, cos tu ancora, o custode fedel della legge, sbalzata qua e l dal diluvio delle passioni , e investita, come da altrettanti venti furiosi ,. dall' aspre pene de'figli reg~ g~sti costante incontro alla tempesta levatasi per la ;religione. III. Or se una donna , una vecchia , una madre di sette figli ebbe cuor di vedergli stTaziati fino alla morte, ben vuolsi senza contrasto a una pia ragione concedere la signoria assoluta delle passioni. Ho dunque mostrato , che non pur gli uomini fur vincitor delle pene , mjl ancora una donna non fece caso di sommi tormenti. E certo non cos furo spi~ tali i leoni , che circondavan Daniele , n di cos vivo fuoco arse gi la fornace contro di Misaele , com'essa fu ab bruciata dal naturale amor p e' figliuoli in veggendoli tutti e , sette straziati tanto barbaramente: ma colla pia ragione spense la madre queste s grandi passioni. Conciossiach vuolsi considerare , che se fosse stata donna di poco cuore) ne avrebbe fatti , siccome madre , grandi lamenti ; e forse sa~ rebbe uscita in tai voci. "Ahi sventurata ch'io sono " e mille volte dolente , che partoriti sette figliuoli , non son pi madre di niuno ! O sette inutili gra, vidanze , o sette infruttuosi portati , o nutriture " gittate , allattamenti infelici ! lndarno per voi , o " figliuoli , io sostenni assai doglie e peggiori sol" lecitudini per la vostra educazione. Ahi miei fi.

7:1

DE1 :MACCABEI

, gliuoli, o celibi ancora, o sposati invano! Dunque " veder non deggio i voshi figliuoli , e non deggio , andar lieta d' udirmi chiamata nonna ! Ahi di , donna feconda , eh' io era , di molta prole e a v, venente, ecco cb' ora mi trovo vedova, sola, e_ , affogata nel pianlo ! N n1o1ta cb' io sia , avr di , tanti figliuoli pur una , che -diami sepoltura " Ma la santa e pia madre non mise no su vcrun. dei suoi figli cotesti la i, n sconfort n iun di loro, per"' eh non morissero, siccome pure, morti che furono non n'ebbe rammarico; ma come se avesse un cuor di diamante , e riproducesse all'immortalit il numeyo de'figliuoli, gli esortava con suppliche ogn'ora pi ardenti a morire per la. religione. O madre, per la piet veterana guerriera di Dio ! O donna per la costanza vincitrice ancor d'un tiranno ' e in rotti e in parole pi valorosa e pi forte dell' uomo ! Perciocch allor fosti arrestata co' tnQi figliuoli, quando stavi mitando Eleazaro in mezzo a' tormenti , e dicesti in ebraica lingua a' figliuoli : " o miei figli , i}.. , lustre la zuffa , a cui siete sfidati per la difesa " della nazione ; or via per la patria legge combat" tete da prodi ; perciccb gran nrgogoa .sarebbe, " che questo veccbio pet la 1eligione soff'isse tanti " dolori ; e voi giovani alla vista de' tormen-ti per, deste il cuore. Ricotdivi , che fu benefizio di Dio " l'essere entt:ati. nel_ mondo ; e l'avere goduto del " ben deiJa vita. Dovete voi dunque incontrare qua " lnnquc travaglio per Dio; per cui anche Abramo " nostro pr-ogenitore fu pronto a immolare il fi.

LIBRO UNICO CAP. IX.

" gliuolo lsacco origine della nazione , ed lsacco " veggendo la man paterna armata di ferro levar , ~lisi incontro non s'atterr, e Daniele il giusto fu " esposto a' lioni, e Anania, Azaria e Misaele furon , cacciati nella fornace di fuoco , e ci durarqn co" stanti. Voi dunque del pari , che avete la fede , medesima in Dio , non perdete ~l coraggio : che ,; irragionevole cosa sarebbe , che gente esercitata , nella pietit non sapesse resistere a' casi avversi " Con questi detti la sette volte madre animando eia scuno de' suoi 6~liuoli gl'indusse a morire piuttosto, che a trapassare i voleri di Dio; molto pi sapendo essi , che , chi muor per Dio , vive a Dio , come Abramo , lsacco , Giacobbe , e tutti con esso loro i patriarchi. IV. Dissero alcuni de' manigoldi , che essendo in sul punto d' essere ancor ella arrestata per darle morte, affinch persona non le mettesse le mani ad dosso ' aa s medesima si gettasse sulla catasta. madre, che insieme co'sette figli fiaccasti il violento ardir del tiranno , e nulle rendesti le sue triste in.. tenzioni , e mostrasti , quanto sia generosa la fede. Tu , non altramente che una casa 5opra colonne , piantata fortemente sopra i figliuoli reggesti immo bile contro l'urto, che ti diero i tormenti. F.11 cuore adunque , o madre santissima , che in Dio fermi la ' della tua sofferenza. Non cos he1la ap soda speme pare in ciel fra le stelle la luna, come tu comparisti sloriosa dinanzi a Dio , traendo teco a illustrare la religione i pari a ste11e tuoi sette figli ; e pigliando

'

DE' MACC.llllU

tu stessa luogo fisso nel cielo : perciocch la tua fi~ gliuolanza discendeva dal padre Abramo.
CAPlTOLO

x.

Epitaffio a' martiri Maccabei. Elogio _del loro trionfo~ e gloria , che. ne torn a' Giudei. Santa educazione , che di la madre a' suoi sette figliuoli. Con chiusione dell' ope?a.

I. Or se potessimo noi dipignere come m un quadro la storia della piet , no non farebbe orrore il vedere una madre reggere salda a' tormenti di sette suoi figli martoriati in pi fogge per la piet. E certo sarebbe cosa ben giusta l' incidere sopra un sepolcro medesimo queste parole a eterna ricordanza de' posteri della naz~one.
Qui giacciono il vecchio sacerdote. la vecchia donna e i sette garzoni per soperchieria d'un tiranno inteso a distruggere la repubblica ebrea, i quali tenendo lo sguardo rolto a Dio e soffrendo tormenti fino alla morte difesero la ~ione.
Perciocch veramente divino fu il combattimento sostenuto da loro , dove la virt bilanciandone la vittoria dalla costanza proponeva la ricompensa in una vita incorrottibile ed immortale , Eleazaro di principio al combattimento , la madre rincalorlio , i fl'atelli il sostennero ; - dove il tiranno era l' avversa-

Lnli.O UNICO CA.P. X.

r.io , il mond~ e la vita degli uomini gli spettatori ; e donde part vincitrice la religione, che incoron i suoi atleti. Chi furon mai quelli, che non ammiraro gli atleti della legge divina , che non istupiro in vederli ? Lo stesso tiranno e tutti i suoi consiglieri rimasero fuor di modo maravigliati a tanta costanza ; merc della quale al presente ed assistono al trono divino , e godono d' una vita felice. Mos ancora lo dice, che " tutti i santificati ti sono alle mani ( 19) ". Dunque ancor questi , che santificaronsi per amore di Dio , furo onorati non solo del detto onore , ma eziandio del non essere , la lor merc , da' nimici stata oppressa la nazion nostra , e dell' averne il ti.. ranno pagato il fio ' e dell' essersi purificata la pa tria, siccome vittima, ch'essi furono de'comuni pec cali. Laonde pel sangue di quelle buon'anime e per la propiziatrice lor morte la provvidenza divina salv lsraello fino allor tribolato. Perciocch avvisata il tiranno Antiocc:> la lor prode virt e la loro costanza in mezzo a' tormenti band a' suoi soldati, che n' i mitassero la fermezza; e gli ebbe coraggiosi e valenti alle, :~:uffe e agli assedj: onde abbattuto ogni ostacolo vinse tutti i nimici (2o). O abramitica stirpe 1 o fi .. gliuoli d' lsraello , ubbidite alla legge, e coltivate in ogni maniera possibile la piet ; giacch voi vedete, ehe la pia 1agione ha dominio sulle passioni, e sopra i travagli non pure interni ma esterni ancora (:u). II. Laonde quelli , gettati per la piet i lor corpi in mezzo a' tormenti , non solo furono oggetto agli uomini di maraviglia , ma participarono altres d'una

DE' lUCCA.BEI

sorte divina, e tornarono alla nazione l~ pace , e rimesse nel lor buon ordine le patrie leggi disfecero gl'inimici. Di fatti il tiranno Antioco fu punito anche in terra, e n'ebbe moteno il gastigo. Conciossiach .come vide di non potere cosbignere i Gerosolimitani ad abbracciare altri riti e svestire le proprie usanze, levatosi da Gerusalemme mosse contro i Persiani. III. Diceva ancor queste cose la buona madre ai suoi sette figliuoli. " lo fui puta vergine , n uscii '' mai della casa paterna e guardai sempre il mio " appartamento. Me non corruppe nel campo l'in" sano guastator del diserto , n lord il candore di " mia virginit la malnata astuzia dl serpe. Vissi il " fiore dell' et mia col marito. Cresciuti questi negli " anni , .il padre mor ; buon per lui ; che vissuto " il tempo della fecondit non fu amareggiato da , quello della sterilit. Egli finch visse con esso , noi , ne spiegava la legge e i profeti. Ei ne leg" gev a l'uccisione d'Abele per opera di Caino, l'o lo" causto d' Isacco , e ]a prigionia di Giuseppe : ci " raccontava lo zelo di Finces , ci dipingeva nella , fornace Anania , Azaria , e Misaele , ci esaltava , Daniele esposto a' leoni , e il diceva beato ; ne " rammentava lo scritto d'Isaia, che dice (22) , an " corch tu passassi pel fuoco , la fiamma non hru" ceratti; cantavaci soavemente Davidde scrittor di " canzoni col, dove dice (23): molte sono le triho" /azioni de' Giusti, ma libereralli da tutte quante ". il signore; ne ricordava il proverbiO di Salomone " che dice (24). E albero della vita per tutti co-

l'J'J n loro , _che farJ.no i voleri di Dio : recavane in fede ., Ezechiele , che dice (25) : avr esso vita quesi arso ., oss'an~.e? N dimenticava il cantico , che compose " Mos , dove insegna e dice (~6) : io uccider e ., far vivere; qui consiste la vostra vita e la lun" gh.eua de' vostri giorni " Ahi giorno amaro (ma che dico io amaro ? ), quando il tiranno spietato dei Greci , acceso sotto le crude caldaje il fuoco, e posti con isdegno furioso presso le catapulte ' e fra gli alt~i suoi tristi ordigni ~a tonnentare i sette figliuoli dell'abramitica madre, cacci loro gli occhi di fronte, tagli loro le lingue , e gli uccise con mille strazj ; per cui la giustizia divina punisce e punir sempre mai il ribaldo ; mentre i figliuoli d' Abramo colla vittoriosa lor madre vengono aslritti al c0ro degli antenati , dopo ricevute l' anime pure e immortali da Dio , a cui sia glol'ia per tutti i secoli. ~os sia.
LIBJ\0 'UNICO CAP. X.

FJNE DEL LIBJ\0 'UNICO DE' :MACCABEI.

NOTE
DE' DUE LmRI CONTRO APIONE E DELL'UNICO DE' MACCABEI.

LIBRO PRIMO

(x)

SEII'U.

cio~

riconoscerla da altre uaaioDi.


1,

(2) Cio de'Greci.

(3) Vedi Tuciclide lib.

pag.

1,.

dd principio fino alle parole

ip-rna~'"

.f E.u.,.

(4) Piaeemi aepir la lezione elle porta ~' i f' ,au. (5) Conyien dunque dire, che a tempi del nostro Autore non ai 'tenessero pr autentiche l'opere che pure eaiatouo anche a di nostri , degli anteriori ad Omero , come f'urouo Orfeo , e Mano : lascio 1tare Femonoe Ole~ licio , Lino tefwlo Dame , Siagrio di cui o non sappiamo che i nomi o nou esistono opero, che illdubitatamente supposte. (6) Perciocch~ 'froja fu presa e bruciata l' auue 2872 del mondo ed Omero fiori verso il 3xoo~. Nel fissare i puuti cronologici toccati in quest' opera ( avviso nua TOlta per tutte) io aegao le tnole dd Musanzio. (':) Quest' o~ioione par che ~~ favorita da' aomo, che dassi alla

i.,.,.,

180

NOTE

poesia d' O mero , che p&&-}'!' ,/j , cio cuci tura di versi o di canti ; della qual cucit.ura fu benemerito pri~a Pisistralo , come abbiamo da Cic. 3, de Oral. 34 qui ( Pisislratus l primus Homeri libros confuros anua sic disposuisse dicilur , ul nunc habemus ; il che avvenne verso gli auni del mondo 35oo : poi Aristarco grammatico verso il 4ooo .. Contuttoci al eh. Gio. Alb. Fahricio par questa una cosa mJito im1nobah1le. lo falli egli possibile , che due poemi s luoghi non s1eno stati scritti dal loro Autore ? Como ha egli fatto a cacciarli nella memoria di chi dovea tramaodarli a' posteri P Inoltre egli credibile , cbe le memorie de' posteri fossero si felici che si potii&S8 indi trarne un pajo di poemi cosi ben dedotti, cosi varj , cosi vivaci ; in somma due poemi , quai sono ora quelli d' Omero? Io per altro m'immagino, che, non senza fOFle ragione avr il nostro Autore affermata tal cosa ; perch ben egli sapeva di scrivere a gente che stava con cent' occhi aperti per rimbeccarlo. (8) Avve~uta gli anni del moado 3564. (9) AvTJ;;:3-or !t, cio gente non venuta d'altronde, ma nata i vi medesimo. ( 1o l Il quale occup Atene , non ostante l' opporglisi di So Ione , l'anno del mondo 3~94 (Il) Non la nazion de' Caldei , ma i s~pienti chiamati Caldei. Vedi dell' Anr.ich. lib. 10, c. Il , not. 3:z. (l~) Cio della sposa novella; vocabolo dello Stato veneto autorizzato da Dante Par. cant. ~5 vocs. Io5. lo qui leggo 'l'i;'r 'JI"I""!fuz in luogo di TW, 'JI'""!f~~'~~tr. '(13) Cosa assai rllflionevole , o per meglio dir ilec~ssaria il tenere per argomento assai forte della loro esattezza gi detta si , che la facolt di soscrivere ec. (14) Quindi , che trattando de' Macoabei oelle sue Antichit Il s\ poco esatto. Una buona parte per li Giudei se non altro i grecina11ti , ammettevan nel canone delle sacre Scritture que' libri, che gli ebraizzanti escludevano , e per anche i libri de' Maccabei , ed certo che la chiesa li ricevette da' Giudei , grecizzanti probabilmente , e che non gli nrebbe ricono5ciuti per ispirati e canonici ; se per tali oon li avessero pure riconosciuti coloro da' quali li ricevette, ved. Cal m. Dict. Biht. ec. V. Ca non. (t5) Nell'Europa, quando Serse pass l' Ellesponto.

DEL LlllRO PRIMO

(1.6) Essendo Abramo venuto dalla Caldea. (17) Perch!. non sarebbero intese. Per allega tra gli Egiziani di quelli , che scrissero in greco. ( 18) L' Egiuo dividevasi in quarautadue paesi, ossia provincie chiamate N~,UIIf. cio governi. ( 19l Cusi detta dalla citt di Bnbaste posta sulla riva orientale del braccio del Nilo pi. vicino all'Arabia. (2o) La voce hyc della lingua sagra egiziana non par che sia stravagante il ricoooscerla derivata dal verbo ebraico -p-pn hacac che val far decreti: bench u~ del sos, nlt dell' hyc o hao in senso di cattivi ossia schiavi io non .appia trovar vestigio in ebreo ; ma, come ognun vede, non necessario, che un lingua!,lgio derivato in ciascuna sua voce dipenda dalla sua origine. (:u) Nel margine di tr<~ buoni codiei questo senso si legge altrimenti: cos' ei&O dice tradotto dal greco. " Dappoich il nostro " progenitore Giuseppe venduto da' suoi fratelli fu condouo in Egitto ~ " dinanzi al re d~ll' Egitto , e poi finalmente , consentendolo il re, " vi chiam i suoi fratelli." (2~) AILrimenti detto Tummosi da lui medesimo poco innanzi, Amasi da Filostrato, Amos da Giulio africano, e Amosi da Eusebio e Sincello. (23) .Nel margine di due codici non volgari leggesi questa nota in greco, ch' io rendo in italiano: " in altro esemplare si t.ro,.ato " cos: dopo il quale Setosi e ,Rameue fratelli ; il primo avendo " assai forte armata navale per via d' assed1o opprimeva coloro, " che gli 11 opponevano in mare , indi a poco ucciso ancora Ra, messe costitu amministrator dell'Egitto 1\.rmai altro suo fratello. " (241 Seguo la lezione, che porll4 itp~.,, , in luogo di i&pMr, (25) Vero , come riflette il eh. Spanemio, che Inaco degli Argivi credulo pi. antico; ma vero altres , che Giuseppe non dice avere gli Argivi creduto Danao ,;,P:t"';.,. .,.., """''.,."'', ma semplicemente ,;,P:t"':.,. .,..,. (~6) Qui cerLo s'inganna Giuseppe in assegnare quasi un. migliajo d' anni tra l'uscita desii Ebrei dall' Egitto e la gu~rra Trojana ; perciocch Inaco , che secondo E 0 1ehio ( e a/ r'gione ) pi. antico assai di Mos, cio da treqento quar11nt' an~;~ i , non fiori che seceuto qaarant' anni secondo il Petavio prima delle uventure trojane .(27) lo direi, IUIZClM i Tirj compiessero; poich &eondo alcuni

NOTF.

c:ronologi il Tempio di Salomone fa cominciato gH anni del mondo 3023 , e Cartagine fu compiuta gli anni del lllondo 366, appunto c:entoquarantatr anni appresso : mercecch a fabbricarla vi s' impiegaroeo diciannove anui. Por sopracci legsi il Petavio de doct. lemp. tom. 11 , L 9, c. 68. {23) Ossia lrom: cosi sempre nominato dal nostro Autore. Al c:ap. 5 , v. 1 , del terzo dei Re abbiamo, che questo lram medesimo fu amico di Davidde e di Salomone : col che potrebbe accordarsi agevolmente Giuseppe , quando in luogo di leggere J,.J,Je')lfAt'JI si leggesse J,.Jfdi'JifAi'"; onde io luogo della maniera, con cui ho tradotto , tradar si donebhe , il qual ( Salomone ) succedeue nell' amicizia con esso lui a suo padre. '(119) Ovvero Cabal. Vedi al lib. 3 de' Re cap. 9, v. 3. (3<_>) Vedi delle Antichit lib. 8, c. 11 , S 114, verso il fine. () Nelle Antichit lib. 8 , c. 114 , detto figliuol d' Ab<lemono quel che scioglieva i problemi. (3) Vedi le Antichit lib. 8, luogo sopraccitato. (311) Le parti della cittll a levante erano per avventura chiamate oo~. Del .-esto il Petnio tom. :a, de d.octr. temp. lib. 9, c. 68, mostra beo chiaro , che Iromo non regn solo 34 anni , ma almen& 511, e lo prova dalla Scrittu~a , e da Giuseppe medesimo se vuot essere coerente a se stesso. ("33) Mese _presso i Macedooi risrondeute nella maggiore sua pute al nostro genoajo; e presso i Siro-Macedoni al nostro febbrajo. (341 Detti Eicei nel luogo sopraccitato delle Antichit. (35) Scaligero legge, sua aorella Did~tre appoggiato all' aotico interprete, e a s. Teofilo ad Autolico. Se noi una pi chiara notizia di tali cose , leggi il sopraddetto s. Teofilo e Sincello e li eonfronta ambidue eon Giuseppe. (361 lo non so, di che aritmetica si sia valuto non gi il no&tro Autore ma <Jilel primo copista cbe ha stravolta la somma. Ecco partitamente gli anni de' re di Tiro. lromo. Baleazaro. Abdastarto Primogenito della Nudrice. Astarto. .

54
7
9
111
13

DEL LIBRO PRIMO

Anni di fianco A1erimo Falete. ltobalo Badezoro :Matgen Pigmalione

.-

,,
9
mes. 8
3~

183

(l

l 137 mes. 8 Anni Dunque 1i dovria leggere io cifra non prl ; m~ pA( : e pili abbuso

in vece di .,.,""'P~"''~'" uu ..W"tr'l'&, Pure ,j accomoda tutto, quando ad lromo si diano col Petavin sopraccitato, come si debbon dare, non trentaquattro anni, ma cinqnantlldue. E il lettore il vedr chiaramente, qnando ai 34 anni d' lromo soatituiaca 5~. (371 Non della uazion de' Caldei, ma de' Sapienti chiamati Caldei: di coi vedi la not. 3~ del lih. 10, cap. 11 dell'Antichit. (38) Vedi il lib. 1 , cap. 3, S 6 delle Antichit. (39) Nabopolassaro legge Scaligero ne' suoi prolegnmeni all' opera de Emendat. temp. Vedi la nota 35 allib. 10, cap. 11 dell'An.tichit. ' ( 4o) Intesi nel sen~o accennato p ili. innanzi nella _qota 37. (41} Paese m'lotagooso. (4~1 Ved. dell' Anticb. lih. IO' c. I l , s~o. (431 Osia Evilmerodac. Vedi dell'Aotich.Iih. In, c. 1~, S 1(441 Ossia Nigli11ar. Ved. il luogo test citato dell'Antichit colla nota 38. (45) Ovvero Laborosardoo uel luogo citato. (46) O Nahoandel, o Labioito, ovver Baldassarre. (471 Ma se Naboooedo era allora io Bonippo; a che proposito dir, che lo mand fyori di Babilonia l' Ma saria forse liDo spropoaito il rispondere , che Borsippo noo erli no una ciLi distinta da Babilonia, ma una parte d'essa , cio dire la cittadella o il castello chiamalo cosi , e che i suoi abitanti ai chiamassere Bor1ippeoi r non si chiamll Traslevere una parte di Roma , e gli abitanti 'frasteveriDi P Coai audi a m meglio d' accordo colla prima verit la Scrittura. Quanlo si poi a quello , che segue intorno alla morte di questo re , rual mllraviglia, che Bercso vissuto quaai trecent' anni dopo - Jl.A Y J G , /.Qmo Y. llfi

.,.,{.,

NOTE'

Nahonnedo os~ia Baldassarre non abbia &apatG osni cosa "lletta ~ pome fu veramente '1 (48) Vuoi dire io ci, che ba di vero. (49) jo; troppo chiara la verit , che a~sicura per settant' anni es sere stato disertQ il Tempio. ll noLro Autore medesimo a chiare note lo dice nel hb. 1 J, cap. 1 dell'Antichu sul principio. Quindi il Petavio de dnctr. temp. tom. ~, . hb, 9., . 99, assolutamente r-orrcsge. in ,eJo,cc~-"at'l' l' 'l'A~ d~' suoi tem1i, e il.-u.,.~a<u'T.c, phe si lsgge a' dJ no$tri. (5o) Intorno 11i re e siucJici de' Tirj ~edi jl Petavio tk octr. Jemp. 1om. ~ cap. 63. t5I) <:onvieo dire ci:Je Itobalo o cominciuse a regnare dopo il primo aopo 4ell' assedio, o finisse 111 compire dei dodicesimo d~ll'as Jiedio: allrimenti la somma intera non d cinquautaquattr' auoi e ~re mesi 111a cinqu11ntacinque e tre mesi, N l' espresiione re6name ltobalq porta che ltobalo gi regnasse allorquando comincJOssi l' asliedio ; poich n.on dicesi che , reg"aDLe ltobalo, Nabuccodunosor cominciaste l' as5edio; ma che l' assed1. Dunque a r8Dder vera la proposi"ii,,ne basta , che a' tempi d' ltobalo Nabuccodouosor asdiasse Tiro; il qulll ;~ssedio dur J>O tredici anoj. E que&lo si detto i11 quanto alla verj,, della &omm;~. Per ci poi che , as1ett.a al D<!~ ~sserl! cinquantaqu;mr' anni e tre meoi mll &l settanta trascor!!i dalla roiua Jiel Temt>io al suo rifacimento il che vuoi dedurre Giuseppe d alli! memorie de' Tirj leggi l' i mmortale Petavio nel lib 9, cap. ~!h Lom. ~, de doctr. 'emp- ove prova cbia~ rissimameo.e che 111 questo passo non si dee leggere, cb~;~ l' assedie <Ji Tiro cominciasse l' anno setljmo di Nahuccodouosor , ma il ~;et timo d' hobalfl ; e c}je q1esto 'ett~wq d' hobalo era il fine del sedicesimo e il principio del o;liciassettesimo di Nabuccodonosor, il qual mentre assediava Tiro, diede principio ancora all' assedio di G~rusalem!Jie. FinalmenLc cosi conchiude. N~quaquam igitur a& u1 m 0 ~eptimo N abJ#1ho4oWJsor ad priniUIIJ Cyri am1i ilti sw1l 5.f memet 3; ad~oq. iniur;a louphiu 'Tydo~ et Bal>yl<micos anna/es pppellat, Pr(llterea, Cwn a NabuchodaiiOS'lri decirno ootaio vel decimonollo a'"~o ad yri primw11 11umcret 70 au11o~, sane a N abuchodom~sori seplimo ad eumdem Cyri primurn ex1stellt auui 8~ nedw,. 5~. Tot (;iur argurllelltorwr pmdue satls evincllur perpera.:11 apu~ fosephum a1mUIIJ septim.um N ahulJ<Jdonusori pro septno lchobati scriptum 11id.eri. -

DEL LIBRO'

PRJ~I()

r85

f5~) Fiorito verso il 3.46o del mondo, !\'lo anni avio ti G. (53J Fiorito verso g!i anni <lei mondo 3678, 3u avanti G. C. (541 Vedi dell'Antichit lib q, cap. ~,noi. 1 (55) Nato in Alicarnauo l'anno 4o4 avant~ G. C. del mondo 35g6. (56) Fiorito a'trmpi Persiani. (57) Qui Giuser1e ha preso un equit'or.o nella voce 8olitui, come abbiamo veduto nell' Antich. , e il dimostra il P. Calmet nel citato di&iou. alla voce Solrmi; poich e iuterdello era a11li Ebrei da Mos il to,arai in rotondo , come si legge al verso 27, cap. 19 del Levitico , nb l' armi de~criue qui erano in uso presso gli Ebrei , che avevan pochi canili. Pi probabilmente furouo MoahiLi , o 1\iadianiti vicino al lago Aafalrite. (58) Fiorito verso gli annt 37oo del mondo 3oo anni prima di

c.

G. C.
(Sg) Non sommo Pontefice primario , ma seronderio ; cio uno de' pi riguardevoli 'acerdod , giacch di que' tempi era sommo Ponte6ce Ooia I figliuolo d) Jad,Jo. [l nostro Giu&Pppe per non fa si ooorevol carati ere a Tolom~e!l figlio di Lago. Vlld. lib. 12 , c. 1 S 1 .<\nticb. (6o) Che sarebbe pas~ata tra loro e sii Egizi~ni , fra cui avrebbero ma appartati di luogo e gllverno , abitalo. 1611 Dico pertiche a quello che io ureco Jicesi , ;,fil P!& non perch sia il suo legittimo signilicuto , ma per nominare una misura, che si accosti pi al vero. L' Arura Junque de' Greci, ch'io chiamo pertica , co01e spiega il Budeo , una misura di cinquanta piedi ossia di otto braccia e un terzo, ovvero di dieci passi, dand9 al braccio sei piedi , e al passo cioqoe. (6~) Pietro voce niente d'Italia, e tq~to di Grecia una grec misura di centG piedi .(63) Donde pigliava sue sorti od augnrj. (64) Ovvero, a che tanto .fameticate , " inf~tici 7 Indi preso f autjello it1 mano., onde disse, ec. Coai porta la leaione d'Eusebio. (65) Vedi ddl' Anticb. lih. 1:1, cap. 1, S l (661 Bo aggiunto di mia testa il soll, e p iii solto l' ora per libe rare di sospensione tu~to il sentiiD~nto cQe nel testo originale mo stra d'avere. (6?) Parla uno , che in qt,esto genere non sa quel , che si dica ~ cio un gentile. . (<'i8j D' Alessandro M,

186

KOTE

(6gl Ne' medesimi luoghi o dove il fu Ecateo o ilov' etano i Giudei. (?o) Perch 'non sapevan d'Ebreo. (71) Perch di que' tempi non esistette niuo re di tal nome. (7:1) Detto ancor Faraone: Iib. 2 dell' Antichit cap. 14 (h. Esod. 14, 3. (?3) Ossia Setosi ed Armai nominaLi pi innanzi eep. 5, S 3.

(741 Io leggo i""':t*f' ""'""' in luogo dell' i'"':t"P' !l'f"~., del testo. (?5) Padre, cred' io, d' 1\mrnofi , e nonno di Rame~se. (?6) Cio de' Pastori, prima che fossero discacciati da Egitto seoondo il dirne di Manetone. lo lesgo poi in luogo di zprflt, o
"Pn/r.,,, o
IO&Ufl'

(?';') Fuori de' templi , tolto loro di dosso l' abito sacerrlotale. (71\) ioll Mos. V ed. li b. 2, c. 9, not. '9 delle Antich.

(79} Ved i il luogo citato

. l8o) Ved. lih. 2, c. 15, S 11, not. 37 dell' Aotich'.


(81) Il testo ha dopo la morte rlel padre; ma si dee lrf{gere sicura10eote ~~~)'~' iu luogo di "').'""~': altrimenti come Ramesse, o Messene avrebbe potuto rimetto>re il padre io Egiuo, se era morto P Sarebhe DD volere far forza al te&to t &e si dicesse , che ne ricuper il carla vere. (82) Io contrale a Pelusio. (83) Migli3ja. Secondo Cheremone i malsani raccolti per ordine d' bi de da 1\meoofi furon d ugento cinquantamila : questi , cacciati d" F.gitto iocootr arono presso a Pelusio i treceotottantamila abban'~ 'denati da 4menofi. Gli uni e gli altri tornaro iu Egitto contro Amnofi; dunque seceototreotacioquemila persone azzuffaronsi con Rame~se o Messeoe gia fauo grande': e Cheremoue non parla nell' esito rlella guerra. qhe di dugentomila persone. Che avvenne adunque de' quattrocentotrenla o trentacinquemila al~ri soldati. che (84' Di spogliare i templi: ella. voce composta di 'l'Il te!Ppio e ""). .f,. che vuoi dire &pogliare.

iart

DEL LIBilO SECONDO

NOTE DEL LIBRO SECONDO

(r) lo vece poi de' gnomoni cio degli aghi che additaoo sulla parete l'ore dei giorno coll'ombra, -egli piant io terra ana colonna nel centro d' una figura fatta a fusg.ia di schifo' cio di barchetto o 'VOgliam dire di rombo bislungo, dentre alla quale la colonna gettando l'ombra nniva a sesnare le ore secondo il corso del sole. Cosi io peuso che voglia dire Apione. (:;J) Vedi dell' Auticb. lib. 8, c. :;J 1 S IO e DQt. 13. ( 3) Pi sotto deuo Sabbo. (4) Tra l'Egitto e la Giudea . (5) Non real co' Giudei ma creduta. (6) Citt de' morti ciu a dire, come cred' io, quella parte della citra , ove &eppellivansi tutti i morti. (71 Onde vuoi dire che Apione , perch vwo egizio , non poteA Deppur essere ales&andrioo per privilegio. (8 J Che precedettero l' et d' Apione. (9) Comincia qui la laguna ch" indarno spero il Fabricio poterai coll' ajuto di migliori codici riempire; ma giacch il testo latino ci resta ancora proseguir la versione sull' orme di questo bench per capirla convenga pi aver tra le mani il Du Caoge , che il Faccio~ la li , e saper pi di greco per ben tradur la latina , che greca. (to) Detto ancora Evergete. Ancor Tolummeo Filopawre oltre le mok' altre crudeli esecuzioni co1llro i Giudei li oondaun agli El11 fanti 3. Macc. c. 5 e seg. (11) Io qui traduco come dovrebbesi , se si leggeste , alio1 auteTfJ demem ad male habendo compellens , e come credo Iii debba leggere , perch vi sia seuso. (2) Cio Antonio: in queato pooea Cleopatra ta tua speranza ; perch troppo forte sostegno per li Roilaani erano allora i Giudei. (t3) Questo furetto , dtce il volgariuatore del Crescenzi lib. 10, c. 34. o. 3, poco maK&ior d'una donnola. ed e de' c;ontsl.i. proprio nimico e cosi tutti i com{;li Juor. caccia. (Il} Parla io pas&ato percb il T"mpio nun c'era pi.

r88

NOTB

(t5) Prn tempore. (t61 Il Greco chiuso n~l Tempio. (17) Qui termina la gran laguua molto difficile a valicate, ttmpe.5tosa, nebbiosa , e forse ancor &t>nza fondo. (1S) Qui ciascun pu vedere di per se stesso, che. c'l! errore. Come pu essere in fatti , che la largh~za fo~e tre volte maggiore che non l'altezza. Nel lib. 5, cap. 5 della Guerra Giudaica abbiamo, che tranne sol la coriotia, eh' era alta cioquanta cubiti e larga <{uaranla , l'altre toLle eran alte trenta cubiti, e larghe IJuiodici. Vedi il luogo cit. 1. (19) Perch sic~-ome non si lasciavano mai aperte cosi dove't'a entrando nel Tempio &errarlesi dietro. (Ilo) Favoloso non quanto all' essere o no mai srato, ma quanto all' aver fatte le taute imprese , cbe gli attribuiscono. (21) Sacrilzio di ceoto b11oi. t) Queste carni porcine. (22) La voce cio!! di ,t~or, ossia legge. Eppur nell'inno ad Apollo ". IlO si trova questa parola. Eccola. ,.:f 'TU.;

lf3e

,:,..or

n.:,.,

f3tS;,t~.r~

wJ,r.

E vuoi dire

Che la lei{Be del canto a U 8' ascrive , l''ebo per tUito

:Ma chi non sa, che quest'inni da molli non son creduti d'Omero P E quesra asserzion d Giuseppe pn servire d'un argomenlo noa dispngevole che quest' ioui non aon del poela. Percioccb se Gmseppe avesse reduu d' Omero anche gl'inni non avria trascurato di l esserli. (113) Voce d'impronta ooo ricooosciura n in Grecia o io Toscana l , f24.1 Ecco gli spiriti forti del nosrro secolo, dispTezzator uoa tol delle pi nnerab11i usanze, ma delia religione f'aiandie: ahri dei quali portar s lasciano o a uu pazzo amore di novit o a un ridicolo desiderio di applausi ( caralteri entrambi d'uno spirito leggero e voto di mer1o ) : ma la maggior parte ci 110oo lralli da ree passioni non app~ogabili impunitamente , se 1100 ai gt>tti di bocca , o almea non si morda alla disperata quel sa"gio frt'Do cbe non le la scia , se non con lor pena trascorrere , duve pi piacerebbe aUa loro matta impazienza.

DEL UBRO SECOND(J

l8g

(!l5) Sepo la leaione di Euaebio. (16) Mi par piil a rropcilito ip queatiJ luogn la leaione d' E111e Ilio ; e per io la seguo nella venione. (2 ..) Se parllllldo io tal modo esli ialeodt di ngioaar della vita lutan , ha buoaa iateaaioae ~ ma si potna spiO:sare assai llil!jJiio ; se poi intende di riSOnlre della trl<misrazioue pitasorica, r1Ji oon potea clir di pegio ; piacchh cotale tnAmisnzioue h affatto coD.traria alla We, ch' ebbero da Dio per :Mush. (17 t Clae noa le dttre , cl si sottiateude. f!ll8) Io qai lego ri iD lu010 di .,.., ed . ,.,~la in laogo

ti' i,..,.., (291 Qui pare ch' qli ripeta il gi detto. Ma appia il lettore 1

che questo passo , ove tratta de' templi Il stato aopplito in pii\ luolhi omme11i dal primo interpetre ; onde h facil 1 che anticamente ai aia intruso nel testo qualche SeDlimi'Jlto, cb' ora riesca auperfloo. (3o) T1n~A,,.,..,, parmi ai debba leyere non Ttnf"l''"', che 11ui noa ha senso.

:NOTE DEL LIBRO UNICO


. ( 1) Questa 'Yoce di pill mostra che il fine del noatro Alltor si ls la rasione non eli per 1e aola ma soattlluta dalla piet, ossia dalla re:isioae sisnora delle passiooi. Ma ae i liberi o aia libertini peusatori moderni vole11ero aprirli sii occhi da nero 1 e certificarai , che kl rasioue umana abbaudonala a ll!l atesu e priva d' ajuti superiori oon pu conseguire la vera onest , haaterebbe, che ai f~rmaaaero nella prha~a aperienaa di cib cbe accade io loro soli. Ma per ci appunto susLeugono CfUCI~ auurda opinione, percbll accade in loro quello 1 che non accadreb}Jc: 1 aosuaessero la conosciuta io qualche lucido internllo, da loro 1 e Mmpra dagli uomini di buon r.eono per verace. (31 Mi 1ia lecito coniar di piant que1ta parola; percbll non troTD altra piil atta a piesar la paasioae , per cui altri ~ saroao, e amanla di litisate e piaLite.

n provare che

190

NOTE

(3) Lo ha detto gi nel proemio. (4) Gran frange, e gran giunte , che fa l' Autore di qneAto libro alla semplice e pi ristretta narrazione, che ne fa la Scrittura. V.: Jib. 2 de' Re, c. 23, v. t3. 4 t5. 16. 17. E se l'Autore di quest' operella Giosepp~ Flavi, egli sembra dimentico di ci, che ha scritto nel lib. 7 dell' Ant. cap lo, S I5 . (5) Non Nicanore, che fo il primo di questo nome e il pritno re della Siria dopo Alsssandro Magno , ma fu Seleuco Filopatore , ov-' ver Sotere , quarto di questo nome , sesto re della Siria dopo Seleuco, e padre d' Antioco Epifane. Io per dubito assai , che non debba si in luogo di Seleueo Nicanore sostituire Anti11co il grande, le cui contribuzioni pe' sagrifizj ai leggono nell' Antich. al lib. 12, cap. 3, S 3 : molto pi , che il predetto Antioco fu padre del Se. Jeuco Filopatore , che sped Eliodoro. (6) Seleuco Filopatore , di cui tcst si parlato. (7~ Non egli, ma Eliorloro. Vedi de' Macc. lib. 2, cap. 3. 18) Non essi soli gli apparvero , ma un cavaliero terribile seco loro. Non questi due erano assisi a cavallo, ma il cavaliere di mezzo , non sol finalmente gli apparvero , ma lo flagellaroo ben bene .. (9) Egli non era pi in se stesso; non fu C(lli che preg gli Ebrei ma gli amici di lui, che presarono Onia. Ved. 2. M ace. cap. 3 vers. 23. (Io) Non figliuolo, ma f'ratel di Scleuco, e figliuolo d' Antioco il grande , come lo stesso Giuseppe Flavio cel lasci scritto nel 12 dell' Ant. cap. 5, S 12 .verso il fine .. (11) 5go in tollo furo i talenti J1romessi al re.da Giasone. Vedi del lih. sopracc. de' Mac. cap. 4, v. 8. g. { 1 ::t) Nou intende con questo il no~tro scrittore di meLtere in bocca ad Eleazaro la bistorta massima degli stoici, ch lutti i peccati sieo pari ; ma Tuoi dire , che la trasgression della iegge in cosa coman data sub gravi , ancorch sembri cosa leggiere e di poco rilievo, ~ sempre peccato grave ; ovvero che l'uomo 1 quando trova si in circostanza , che la .trasgressione anche picciola della hgge o incbiuda in se stessa 1m dispregio formai della legge , o si debba interpretare per tale , allora sempre lrasgression grave in risguardo o del formale dispregio, ovver dello scandalo, che l' accotl1pagna. (r3) Leggi ciel capo settimo del lib. 2 de' Macc. 1, v, 3. 4 5, e il vedrai tormentato in altra manier~: segui poi a leggere tutto il capo, e vedrai , ch' ei confonde le cose attenentisi ad uno coll' at-

DEL LIBRO trNICO

-.eaentisi all' altro , ohre pi ahre diversita, ch' io tralascio , e tu potrai scorg~re da te stesso, (H lo lrggo qui in vece d'.;;,,., ,i,_;," col eh. P Comhefis. (t5) Leggi il capo sopraccitato de' Macc. (6) Gi m'Irti ci si solliotende. ( 7) Se hai letto il capo !lopraccitato , avrai visto, che in esso non pure un cenno dello spontaneo geuarsi di questo in braccio alla morte. ' ( 18) Nella prontena, ch'egli ebbe di aagrificare il figliuolo lsacco. (19) Omtzes &aneti in manu illiu1 1unt. Deut. 33. 3. (:lo) Non li vinse egli gi ad Elimaide ossia Persepoli. V. lib. 1. 1 Ma c. cap. 6, e lib. :l, cap. 9 , v. 1. 2. (111) Tutto quel1o che segue, a provare che sia di mano diversa da quella , che ha scritto fin qui , non necessario l' addurre autorita di grand'uomini , bencb non manchino: basta il vedere, che l'opera qui compiuta; e che quello , che segue , una miserabile ciarpa cucitavi appiedi, che in parte il medesimo col rimanente di sopra , e in parte non ci ha a far nulla, (:~2) Cum ambula11t!ri1 ira igne, non comburJds, et flelmma non arde6it i11 te. b. 43. 2. (:13) ll'lultre tribulatione jwtorum; et cle omnibus hi. lil>erahit eo1 Dominus. Ps. 33. :lo. (2-<\) Lignum 11itre e&t lais, q~ti apprehmderim eam. ProT. 3. a8. (25) Puta111e , 11i11etll ossa uta ? Ezo:ch. 37 3. (26) EJa occiaana et esa .,f,ere facialll Deut. 31. 3g ..

FUtE DBJ.J.E

~OT&,

!}l

INDICE
DELLE COSE PIU' NOTABILI . CONTENUTE NE' CINQUE PRECEDENTI VOLUMI.

Il primo numero signilca libro 1 La lettera N chiama ~ note , libri contro Apione, e la M il non ha tali 'attere , weua alle

il secondo capo , iJ S paragtafo. la V la vita di Giu&eppr , la A i libro de' Macabci .U resto, che Antichit.

A.

Auru mon&e. 4 8. 6.
6.
2.

Abassaro deputato da Ciro a ritornare in pi~ il Tempio di Gerusalemme. t I. '- Ahdastarto re de' Tirj succede a Beleazaro auo padre, A. 1. Ucciso. lvi,
Abdemoo&: il minore auo figli nolo esperto i11 isoiol'H i pro blemi. g. 2. 2~. A. 1. 6. J,

Abdia. V. Obedia. Abdon giudice d'Israele. 5. !) 7


Abele. Siguificato di tal ome. Viea uociso dal fratello. J. J,

INDICE

Abelmaaca citt. 7 10. !) Abenet: che fasci;l ella sia. 5. 7 1. Abennerigo colloca in matrimonio sua figlia con lzate. 20. 2. r. Abia figliuolo di Saruuele come si portasse pell' amministrazione cedutagli dal l>adre, G. 3. 1. Abia re degli Arabi vinto in battaglia ~i d la morte. 211. 3. 1. Abia~rre figliuolo d' Achimeleoco campato' dalle mani di Saule. G. 1.(. G. Confermato nel sommo Sacerdozio. 7 6. . .{..e cap. Jo g. Punito, rimane egli e la sna casa priva del sacerdozio. 8. L 5. Abibalo pacl1e d' lram re. 8. 2. A. 1. G. 2. Abi~aille moglie di Nabal placa Davidde irato. G. 2.(. J {.. Abimelecco re della Palestina preso di Sara. J. u. J, Abimelecco figliuolo di Gedeone ucccide i fratelli e &i usurpa l' impe~o. 5. 9 1. Vie n cacciato dalla citt e dalla trib. 5. !) 2. Presa Si.:hem, la distrugge da' fondamenti. lvi. Viene ucciso da una donna. 5 !) 3. Abimelecco di Betlem va co' suoi nelle terre di Moab. 5. 1 J. S 1. Abion co' suoi inghiottito dalla terra. {. 5, t. Abisag riscalda il vecchio Davidde. 7 11. 2. Vien da Adoni.~ cercata per moglie. 8. 1. S 1. Abisai fratel di ~ioabbo uomo forte . .{... 1 .(. 1 7 ln~egue Se ba. 7. 1 o. 8. Libera il re dalla morte, uccidendo Jesbibenob. 7 Jo, 11. Abito pontificio da chi custoito. 15. 16. 3. Abnero generai dell' esercito di- Saule. G. 7 5. Dichiara re labosetto figliuol di Saule. 7 1. 3. Pugna contra Gioabbo. lv.i. Trasporta il regno in Davirlde. 7 1. 5. Da Gioabbo morto f:odolentemente. lvi. Abramo quando nato. 1. G. 5.

INDICE

Ig5

Adotta L'ot suo nipote. t. 7 1. Suo passaggio alla Caldea nella Cananea , e instituisce il vero culto di Dio. lvi. Va in Egitto, ove fa passare la moglie per sna sorella . 8. s. Insegna la scienza agli Egizj. 1. 8. 2. Vince gli Assiri. J. 1 o. 1. Ne d le decime a .Melchiaedecco , e gli v1ene promesso un figlio da Dio. 1. 1 o. 1 2. Genera da Agar lsmaele. 1. I o. ' D riceUo a tre angeli. 1. 1 l 1. Va in Gerara. 1. 2. 1. provato da Dio. 1. a3. r. Compera per s, e pe' suoi posteri un luogo per lo sepolcro. I. 1 4. Mena Cetara , e ne ha figli. lvi. Procaccia moglie ad Isacc~. 1. 16. . I , 3. Muore. I. l 7 Casa d'i\ bramo, villaggio. I. 7 2. Acabbo Gglioolo d' Amri peggiore de' suoi antenati. 8. 7 ~ Conosce il suo fallo e ai pente 3. 7. 1 3. Cede a Benadad, che gli fa guerra. 8. S. I. Lo vince. 8. 8. . 4 , G. ucciso. 8. to. 2. I auoi figliuoli sono der.apitati. !l 6. 2, Acan reo di furto aacrilego. 5. 1. 4 N' punito. lvi. Acaz figliuol di J oatlo offre agli idoli in olocausto il proprio figliuolo, assalito dall' armi nimiche rotto. !) 1 2, :z. Coll' ajoto del re degli Assiri si vendica dei Siri. 9 1 n. I. Stolto ed empio , muore. 9 t3. 2. Accaron non p{ltuta prenderai dagli Ebrei. 5. 2. 1. Achia pontefice. 6. 7 2.

190

INDICE

Achia proreta predice a Geroboamo il regno, ed altra cose. 8. 2. 3. e cap. 4 -~ Ac:hiabo nipote d'Erode freua la violenza del zio. 17. 9 1. Vieo aualito da duemila soltlati. 1 7 1 2. 5. Achirtaas reca a Davide la novella della vittoria. ? 10. 1. Aohi me lecco somministra a Davide vittuaglie ed armi. G. 1 ~. 5. Citato innanzi a Saule n';, ucciso con tutta la &ua fami.glia. G. 1 i 6 .A.ohis V. Anoo. Achitofello passa da Davide ad Assalonne. ? 8. ~Non curato il suo consiglio, abbandona Assalo nn e e si appicca. 7. 9 2. Aoinace, arma persiana. 20. $1. Io. Acme fantesca di Giulia. Sua frode. 1 7 7 8. Acusilao argivo , a che tempo comnl:'i la sua storia, e m che corregga E$io.to. A. 1. . 1 , 2. Adad re della Siria e di! Dam311co ~ vinto da Davide. ? 6. 1 l posteri di questo 're detti Adad, siccome Tolommei quei d'Egitto, 7 G. a. Diserta Samaria. lvi. Adad Siro fa guerra ad Acabbo, e petde 8. 8. 1, 2, 5, 4. ricevuto io grazia da Acahbo. i. 8. 6. Le sue iusidie tese a Gioram ~ e i suoi sta dj per prendere Eliseo tornano indarno. 9 2. 2, 5. Muove l'armi contro di Gioram. 9 2. {. messo io fuga da Dio. 9 2. 6. soffocato da Azaele. 9 2 9 Adad figliuolo 'Azaele succede nel regno paterno, ed vinto da Gioas re deg_li lsraeliti. !) 9 11. Arlad. V. Adero. Adamo. Sua cteazione. Suo nome che significhi. r. 1. 2,. PP-ccat~ di lui , e gaAtigo. 1. 1. {. Sua figliuolauza, posterit e morte. 1, 2. 1 , 3,

llfDICJ

191

Adar 'mes,., {. 8. ? I giorni 1 { e 15 di questo mese perch~ festivi agli Ebrei,


Il.

6.

5.

Adareaer vinto da Davide. ? 5. Addns, o Adida citt. I5. 11, N. :6. Adero occupa la Siria, e n' fatto re. 8. 2. 3{. Adoni , che 1ignifichi. 5. 2. 1. Adouia figlinolo di Davide aspira al regno paterno. 7 1 J, .l. Si ricovera presso l'altare e ottiene perdono del fallo. ?

u.

s.

Va a trovare la madre di Salomone~ e per l' innhiesta di Abisag a sposa condannato alla morte. 8. 1. 1 , 3. Adonibezec preso, e gli aono mouate le mani e i piedi, come egli aveva trattati altri re. 5. 2. . 1, A~ramelecco figliuolo di Sennacheribbo paricida. 1 o. 2, Adulterio. La donna, che n' &OSpetta, come ai provi rea o innocente. 3. 11. 6. Aduram soprantendente alle impoate lUtto Davide. ? Jo. 9 lapidato. 8. 3. 3. Afri, onde co& nominati. 1. 15. Agar. Vien punita la sua arrhganza. I. IO {. Cacciata col tiglio riceve cpnforto dall'Angelo. 1. 12. 3. Agatarchide storico. A. l 8. ? Aggeo profeta. 11 .{. 10. Agricoltura. Chi l'ha ritrovata. 1. 2. 1. Agrippa Marco. Sua henivoglienza verso i Giudei. u. 3. r. spedito nell'Asia. 15. t{. 2. Ricevuto splendidamente da Erode d un bauchetto al pg. polo. 16. 2. Suo amor pe' Giudei. 16 .{. 3. Agtippa I re accusa Erode presso Caligola. i 8. !) 3 Conseg,Je la tetrarcha , e i beni dell' accusato. lvi. Fa un &ontuosissimo banchetto a Cesare. 18. u. 8.

INDICE

Racconcia i Giudei co a Gajo. a8. t 1. ~ !) Eso~ta claudio a ritenere l'impero. 19. 4. 1. Quai benelizj abbia rice\uti da Claudio Cesare. 19. 5.

3.

Suo ritorno in Giudea. 1 g. G. S 1. Mette Sila 'in catene. J 9 7. 1. Altre sue gesta. 1 !} 7. 2. e cap. 8. 'Agrippa Il figliuolo d'Agrippa I re. 19. 9 .2. Impetra a' Gi11dei la custodia dell'abito pontificio .20. 1. 2. fatto governatore di Calcide .20. 5. 2. Consiglia Claudio a esaminar legalmente la causa de' Giudei. 20. tl. 3. Cesate gli toglie C alcide, e gli d molte altre signorie.
2.

J,

Nerone gli doDa una parte della Galilea. 20. 8. 4. Aggrandisce Cesarea e . la n01nioa Ne.toniade ed uome splendido .20. 9 4 Sctive sessantadue lettere testilican\ la ~eracit di Giuseppe lo storico. V. 32. Agrippa figliuol di Giuseppe lo storico. V. 1. Agr1ppina moglie di Claudio Cesare. 2o. 6. 3. Dicesi, che uccidesse il matito per istregoneccio. 20. 8. J.,.Mette sul tronll il figliuolo Nerone. 20. 8, 2. Ai citt. Gli Ebrei le danno l'assalto, e ne sono rispinti. 5.
J,

presa , e bruciata. lvi. Ajlon giuJice. 5. 9 . 4. Albino presiede alla Giudea. 2o. 9 7 L'empie di !adroni. 2e. 9 5, Alci me , ovver Giacinto succede nel pontilioato a Meuelao.,
l

121.

5.

l.

Ricorre a Demetrio. 1 .2. 16. t. Muore; u. l'}- 3.

UfDICE

199

Ateseandra moglie di Alessandro Gianneo come colle iatrnzooi del morto marito ooneervaaae e a~Wninittrasae il regno. 13. 2',. r. Sua malattia e morte. 13. 2 {. ~. Alesaandra figliuola d'beano moglie d' A.letaaodro Ari1tobolo nimica d'Erode. 15. J, 3. Alessandra figliuola di Fasaelo. 18. '1 5. Alessandrini autori di sedizione aomigliaut& ad Apioue. A. ~~ _ Alessandria fortezza. 4 6. l. Aleauodro figliuol d Filippo a acceduto ael repo al padre, quali vittorie abbia ottenute. 1 1. 8. r. Piglia Damasco Tiro e Gua~ 11. 8. __ .a. Onora il pontefice Giaddo, e eacrifioa a Die io Gerus:.lemme. Interpreta la profezia di Daniele ~ concede agli Ebrei q nanto vogliono. 1 1. 8. ,{.. Morto lui come fosaero occupati i auoi 1'88ni. u. 1. 1. lo che tempo morl. A. a. 8. 6. Dopo la sua morte trasferiti alcuni Giudei io Egiuo. lvi. Alessandro figliuolo d' Antioco EpiCane fa guena a Demetrio.

'

l.

t3. 3.

Desidera l' amicizia di Ginnata. 1!. 5. 1. Vince. 13. 5. 3. Fa sommi onori a Gionala. a3. 'J 2, Divenuto nimico di Tolommeo Filmetore ~ uoci.o.

s.

1a.

5.

Alessandro Balle re. 13. 8. 6. Aleuandro Zelina fatto re in luogo del viato Demetrio fa lega con lrcano e mu,re io bauaglia. l3. ? 3. Alessandro Gian neo figliuolo ' lrcano creato re uc"ide il fra" tello che gli tende inidie. 13. 20. Astutamente circonviene TeloUl~O Laturo. J5. 241 3. Riman vinto. 13, 21. J,

Fl.Avzo

tomo

Y .

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SOO

INni CB'

Fa batta~lia co suoi. 13. 21. 5. Con Demetrio Eucero e perde. 13. 22. l. Per la a~a crudelt detto Tracide. 13 .22, 2,. Muore. t3. 23. 3, A.lelsandro figliuol d' Ariatobolo infesta la Giudea, ed 'finto

u. 2. l.lessandro figliuolo d'Erode tornato da Roma mena meglie. 16. 2. Accusato dal padre si difende ed rimesso. io graaia. ti. e. 1 2. Oppresso da calunnie . messo in prigione da.l padre, 16 . IJ, 7 Ritorna in grazia del padre per opera .del suocero. 16. . l~ 2. Di nuovo calunniato da Earicle, e da altri. 16 ..16. 2, Ed messo in carcere. 1ti. 16. 5. Accusato dal padre condannato io Berito. 16. ~7 1 e seg. strouato. J 6. 17. 6. :Alessandro Lisimaoo alabarca scioho dalle c~te ne da Claudio. 19. 5, lo Sue riochezae. 20. 5. 2. 'Alesse prende Salome. i '] J, 2. Erode gl'ingiunge ~ che morto lui. uccida tutti nobili Giudei. I 8. 8. ? Adopera piamente. 18. t o. 2. 'A}ituro commediante giudeo caro a. Nerone. V. 3. Aliafl'llgmutosi re fa guerra contro i Pattori. A. 1. 5. . 2. Ama leo figliuolD d' Elifaz. 2. I. ~ .lmaleci\i. Nazione. 3. 2. Fanno guerra agl' Iaraeliti. e la perdono. 3. .s. .4. Vineou gli Ebrei. 5. 7 .t.

da Gabioio. 1 ' 1 o. 1. Si ribella, e uccide qnaoti Romani pu.

J,,

INDICE

201

Quanto fossero odiati da Dio}_: e come Saule gli sconliaee~ 6. 8. 2. Il loto re ~ preso ed ucciso. 6. 8. 3. Davidde ne fa strage. G. 15. 6. Amalecitide paese. 2. 1. 2. Amano quanto onorato da Artaserse, e quanto avverso ai Giudei per cagione di Mardocheo. 11. 6. 5. D un consiglio contro a s 'stesso. 11. 6. Io.' ' Vien posto au quella croce , che egli avea preparata per Mrdocheo. I 1. 6. 1 .2. Suoi figliuoli. 1 1. 6. 1 5. Amareo. Suoi figliuoli come uccidessero Giovanni Gaddis. 5. ~ lo 2, Gaatigo che n' ebbero. t3. t. .{,. Amari ~ o Amri re d'Israele. 8. ? 1. Amasa generale delle truppe di Assalonne. ? 9 3. Ottif'ne il perdono da Davidde. ? IO. 3. fatto generale dell'esercito di Davidde. 7 10. S 7 ucciso da Gioabbo ? 10. 8,. Amasia sacerdote. !) t. 1. Amasia figlin~lo di Gioaa re di Giuda, uom dabbene e pio succede nel regno al padre. !) 8. ', e cap. 1 o. J. Uccide gli autori deHa morte paterna. 9 1 o. 1. Vince in battaglia gli Amaleciti , gli ldumei ec., e diviene idolatra. 9 1 o. 2 , 3. Ne sgridato da un profeta. q. 1 o. S. Minaccia al re Gioa& d'Israele: vinto in battaglia preao, . e poi liberato. 9 I o. ,, ucciso da' suoi amici. 9~ 1 n. 5. Amatio diede il nome alla provincia Amat.ina. l 6. )~ Amatnte castello vid no al Giordano. t3. :u. 3. Ambivio M~rco presidente della Giudea. 18. 3. 2. Ambizione, che male aia. ? J, 5.

DD ICB

A111ioadabl'0 !e'Vita. 6. .Z, 1. Ammone figliuol di Manasse succede Del regno al padre ; OYe poco durando per la sua empiet ~ occuo. 10. -' 5. Ammoniti p01taoo guerra agli Ebrei , e ne sono maltrattati.

5. 9 -'

Inginria da loro fatt~ a Dal'idde. ? 6. 5. Vendetta fattane. ? . 7 l , .z. EsRi ed i Moabiti alleati vicendevolmente ai uccidono.

J,

5.

Ammonio insidiatore di Tolommeo Filometore A ucciso. s. 3. Amnone uccise dal fratello A88a1onne. ? 8. J, Amotrei diMtrutti coi loto ;e. ' 5. 2. Quali i confini del loro paese. lvi. . .Amorritide paese concesso a due trib e meno fsrael)tiche.

1a.

4. 7 ~ Amramo padre d~ MoK~ e d'Aronne. 2. 9 S 3 ..\nanele ~ GI'Pat~ da E.ro.le totnmo fontefice. 15 .1. 3. N' deposto. 15. 3. 3. Vi rimesso. I vi, Aoau1a mercatanto giudeo instruisee le donne d' lzale nell religione !ndaica .zo. 2 5 .A.naoia figliuolo di Nebedeo, pontefice. so. 5. 2. mandato a !torna in catene. 2o. 6. .z. Rimandato libero. .z 6. 3. Sua liberalitit ed empiet de' suoi servi .zo. g. 2. Su!' figlio vien preso da' sicarj. .zo. 9 3. A.uania nominato Sidras. I o. I 1. 1(. A.nania figliuolo d' Onia gentralfl delle trnpp di Cleopatra. t a. 1 s. 3, A.nania un de.' cornpagni di Ginnata ODtro Gioaeppe: sua frode l'er attrippae Giueefpe to.l'nata iadal'nq. V.- :6..

INDICE

Insieme con Gionata a invia nrso Gei'Uialemme per accusare Giuseppe. V. s8. Incappa nelle sentinelle di Giuseppe. vi. Esso e i compagni sono rimandati onorevolmente da Gin seppe in Gerusalemme, V. 3o. Anano figliuolo di Set ~ creato pontefice. :~8. 5. t; deposto. 18. 3. 2. Anano prefetto del Tempio ~ mandato a Boma in catene.'
.20.

6.

2.

Anano figliuolo d'Anano ascende al pontifica\o, e lapida s. Giacomo. 20. 9 1. deposto. lvi. Anane il vecchio. Saa felicitA. bi. Anassagora Clazomenio quasi condannatO a morte. A. 2. u. J. An co ~ o sia Achia re di Get. 6. 1 (. 5. Muove contro gli Ebrei. 6. 15. 5. Andromaco. Erode rinunzia alla amicilia di lui. 16. i 1. ' 6. , Andronico oratore. 13. 6. S. Angari: che fossero. Etimologia eli tal voce. 11. 6. N .u. Angelo, o legato 0 che nome sia. i 3. 8. 1. An ileo ed Asineo. Loro impl"ese. 18. 1.2. 2 , e se g. 6 no a 8; Animo. Qual sia il pib. certo argomento da gi11dicare di lai. 6. t,{.. u. Anna moglie d' Elcana. 5. l t, !. Anniba nom sedizioso punito. 2o. 1. l. Aonio Minuciano. tg. 1. 3. Anio Rufo presidente della Giudea. 18. 3. 2. AnJJo. L'anno grande di quanti anni compoito. 1. 5. t Anno del giubbileo. 3. 12. 3. Anni quanti dall'uscita degl'lsraeliti d' gitto alla fabl>rica del Tempio di Salomone. 8. .2. 3. Antedone , poscia detta Agrippiade. 13. a&. 5. Antejo. Sua morte. J 9 1. &5.

JNDJC:J!;

Antililo col fratello prepara il veieno ad Erode. I? 6. ~~ Antigono occupa l'Asia morto Aleesandro. J 2. 1. 1. Antigono figliuol d' ltcano fatto capitano all' assedio di Sa. maria. 1 q. 18. t. Come e perch ucciso dal fratello. 1 3. 1 9 1. Antigono figl~u9l d Aristobolo fuggito da Roma col padre preso. 14. 11. 1. Accqsa lrcano .ed Antipatro. 1 {.. I5. 2, Aspira al regno paterno ed rotto. 1{. :n. ViPn rimesso nel regno dai Parti. 1{. 2{. J. Mozza le orecchie ad lrcano 1{. 25. {. Come assediato da Erode. 1{. 28. J, . E come espugnato e deriso da Sosio. J '- 28. 2. Antonio corrotto da Erode lo uccide. 1 {. 28. {. t5. 1. 3. 'Aotiocheni ricevou. Demetrio prima cacciato. l 3. 8. 5. Loro oflio contro a Giudei. 12. 3. 1. 'Antiochia Migdonia citt. 20. 3. 3. Antioco nipote di Seleuco denominato Dio. 12. 3. 1 . .AntiC?co il grande. Sua guerra con Tolommeo Filopatore e suoi benefizj faui a Giudei. 12. 3. 2 3. D 11ua figlia a Tolommeo Epifane. u. 3. {.. :A.otioco Epifane fratello di Sleuco. Sue azioni contro i Giudei. 12. ? 1. vinto presso Elimaida. u. 13. 1. Muore. 12. 13~ 2. Sue geste memorabili. M. 3 , e &eg. 'Antioco Eupatore figliuolo del detto o) fatto re. u. 14. 1. , Espugna Betsura. 12. 1{. 2. t5. 1. Fa pace con Giuda. Uccide Filippo tu~ore, nbe invatle il regn 0 12. 15. 2. , Preso ucciso da Demetrio. 12. 16. 1. 'Antioco Dio figliuolo d'Alessandro ancor giovane coronat

u:

re. J3, 9 3.

,ll't'D1CB

~05

F' amicizia con Gionata. lvi. trucidato da TrifQne ano tutore. J3. u. 1. Antioco Sotere detto anche Pio frate) di. Demetrio pe.a,egae Trifone , e l' uccide.. I3. u. 2. Fatta amicizia con Simone figliuolo di Mattatia .tenta di eoggettarselo, ma con esito infelice. t3. 13. Assedia lrcano in Gerusalemme. t3. a6 . 1. privato di regno, e di vita da Areace.' J3, t6. ' Antioco Gripo , ancor Filometore figliuolo di Deo;~etrio Nica..; nore uccide in guerra Alessandro Zebina, e occupa la Siria. t3. 1 ? 3. ucciso per insidie tese gli da E racleone. 13. .u . '- Antioco Ciziceno fa guerra al fratello Antioco Gripo. 13. a? a. vinto da Atiatobolo. 13. 18. 1. ucciso da Seleuco 6gliool di Gripo. t3. :u. .{. Antioco figliuolo d' Antioco Gripo vinto ed ucciso da Antioco figliuolo del Ciziceoo. 13 .u. .(.. Antiocoligliaolo d'Antioco Ciziceno~morto in battaglia J3..st.,. Antioco Dioniso figliuolo d' Antioco Gripo a' impadronisce del regno di Damasco, Sue geate. t3. 23. 1. Antioco re della Commagena .. 18. 5. 7 Antipa padre d' Antipatro fatto governatore dell' ldumea da Alessandro. I~. 2. 1. Antipa figlio d' Erode ~ fatto tetrarea. ?. 1 o. Aspira al regno 1 ? 11 (. Acquista una parte del regno paterno. I? J3. I, . Antipatro prima detto Antipa , come abbia a ateuo e i 1noi condotti a grande stato , ed abbia cacciato. dal regno Aristobolo. 1<{.. 8. l , e aeg. Soccorre Seauro di vittuaglie. 1 .(.. 9 Sua autorit , moglie e figli. I{. I .2, 3. Che opere abbia preatato a Ceaare , ed altre aue pste~ 1 .(.. 1 .{ , c a5. -

2o6

tllriCB

fatto da Cesare governatore della Giudea. Solleva i suoi figli ai govemi. l{. 1'J. 1:

15.

s.

Muore di teleno. 1 {. J ,. 1. Antipatro figliuol d'Erode chimato dal padre a eua. 16.

6. 5. onorato. hi.
Travaglia i fratelli cn molte caliinnie. lvi. Sua rnalisia. 17. t. , e ses. Insidie da lui teSe al padre. 1 'J 6. 3. fatto prigiene. l? 'J. . n~ciao. 1 'J. 9 Antipatro samaritauo proourator d'Aatipatro figli110l d'Brode. I'J 6. . 3_ Antipatride citt. 16. g. 2. Antichit giudaiche. Che tempo, e che istorie comprendano i enti lor libri. 2 , J t. 2. Antonia fortezza ediftcata da g~de. 1 5. 11. r 5. Antonia moglie di Droo il maggiore , madre di Germanico e di Clau~io impreeta duaro ad Agrippa. 18.

8. 5.
Sue virt. 18. 8. 6. 'Antonia 6gliuola di Clabdio Cesare. 2&. 8. 1. Antonio M. Suoi decreti a favor de' GiwJei. I~. 1 'J 6. Va in Asia difende Erode. t{. u. 1. Fa tetrarchi Erode e Fasaelb. l{. 23. J, P rom nove Erode al grado di re. 1 4.. J6, 1. Corrotto dal medesimo con danaro uccide Antigono, -' 28. -' 15. t. 5. regalato da Erode. a5. J, 2. Condiscende troppo ad Brode, r5. 4. 2. Fa molte cose ingiuste in gratia di Cleopatra. 15. 4. 4. Sottomette l'Armenia. 15. 5. 2 vinto da Ceaare preaso Azzio. 1S. 9 1.

'iNDICB

207

Aod ritorna in libert gli Ebrei oppressi da' Moabiti. 5. 5. Apacna : anni del suo l'egno, A. 1. 5. 2. Apelleo mese. J J, 5. 4. Apione legato degli Aleuandrini contro i Giudei. 18. 1 o, Sorisae .delle cose egiziane. A. s. 2. J. Sue calunnie e menzog~e contro a' Giudei alessandrini confutate. A. 2. 3. 1 , e srg. e cap . .(. Trasruutato in profeta infinge svergognataruente una favola tragica de' Giudei. A. 2. 5. . 2. Aro{Jnpn luogo. 1. 3. 5. Apoti anni del suo regno. A. 1. 5. 2. Apollodoto capitano de' Gazei. Sua battaglia con Ale&&andro Gian neo, e morte. I3. 21. 3. _ .Apollonio capitano d' Antioco vinto e ucciso da Giuda Maccabeo. 12, IO, Apollonio Dao luogotenente d' Alesaandro figlio d' Antioco Epifane. J3. 8. J, vinto da Gionata. 13. 8. 1. Apollonia Molooe: menzogne che dice intorno a' Giudei. A. 2. 5. 1 , e eap. 7 e aeg. Aponio senatore feaito. 19. 4 5. Aquila d'oro posta sopra la porta el Tempio ~ atterrata. J 7 l 8. 2. Aquila uccisor di Caligola. l 9. l J ~. Ara del tabernacolo, e ara de' profumi. 3. 6. 8. Arabi in quale et circoncidano i fanciulli. J. u. 2. Sottomettono gli Ebrei. 5. 7~ Ne sono poscia vinti. 5. 8. 2. Loro battaglia con Erode. 15. 6. 1. Loro crudelt nel dare il guasto alla Giudea. Jl, u. 7 Arabia conli.nante colla Giudea. 4 2. 2. Aradj, io che luoso abita&sero. 14. 22. N. 37 Araldi 11acri s e i.uviolabili .a.5. 8. - l

JNOICE

Aram. Aramei. 1. 6. 4 I suoi Ggli a che popoli banno dato la denominazione.

1.

6.

4.

Aran dove m"rto. 1. 6. 6. A rboua. Vedi Sabacado. Arca di No. 1. 6. 5. Arca del Tabernacolo. Sua forma. 3. 6. 5. Detta Arou. 3. 5. 5. Vieue in poter de' nemici. 5. 1 1 4 Di quanti mali fosse loro cagione , c come fa res\ituita agli Ebrei. G. 1. 1 , 2. Viene trasferita in Gel'usalemme uel Tempio di Salomone.

8.

2.

I 7

Arcadi vantatori della loro antichit solo dopo gli Ateniesi cominciarono a saper di lettere. A. 1. I. 3. Arce , ora Petra citt. 4. 4. 3. Archelaide borgo fonrlato. 1 7. 1 5. 1. Abbondanza , che v' ha di palme. 18. 3. 2. Archelao re della Cappadocia. 16. J2, r. Ritorna in cervello Erode. ,I vi. Archelao Gglinolo d'Erode chiamato dal padre erede del regnO' gli fa i funerali. IJ 1 o. 2. Si cattiva il popolo, il quale poi gli si ribella. 17. 11. 2. accusato presso d'Augusto. I 7 11. 5. confermato etnarca non re da Augusto. 17. I3. 1. Mena Glalira' moglie del morto fratello. 1 7 I5; l accn&a\O ad Augusto, che lo rilega in Vienna di Francia. 17. 1 5. 2. . I suoi beni sono venduti. I 8. 3. 1. Architettura nota ab autico agli Ebrei. 3. 6. N. 3 7 Areta conquista il regno della Celesiria. r3. 21. l Areta re degli Arabi d alber'o ad Ircane fug;iasco ~ ed a

JJrDJCB

209

eoatretto d' interrompere l' op~gnazione d' Aristobolo. 1 .{. 2 2 , e cap. .{. Strigoe con Scaoro alleanza. xl. 9 Areta prima detLo Enea fatto re degli Arabi. 16, 15. 2 confermato. rG. 16. 6." Soccorre i Romani. l?. u. 1 Vince Erode. r8. 7 2. Arfaxad. Arfaxadei. J. G. .{.. Arifaoe eterico greco fa menzione de' Giudei. A. J, 9 1. Ario re di Sparta scrive ad Onia. III. 12 . .{. 1. Arioo capita110 delle goardie di Nabnccodoaosor. 1 o. Jl, t5. Ariooe procuratore di Giust>ppe figliuolo di Tobia. 12 .{. . 5. Aristeo tratta' l' affare de' Giudei presso Tolommeo filadelfo.
J2. 2.

2.

Aristobolo figliuolo d' lrcano ba la condotta dell' aaaedio di Samaria. 1 3. 18. 1. Come govern i e incrudeli contro la madre ~ e i fratelli.
l

5. 9

l ~ 2.

Muore fratricida; chiamato Filelleno. 15. l!) ,, Aristobolo 6gliuol d'Alessandro Gianneo coraggioso. 1a. 2(. a. Come sia giunto al regno. 13. 2.{. 3. Aseediato da Areta liberato da Soauro. 1(. 4. Che regalo pedisse a Pompeo e ~me trattaaae appo lui la controversia con suo fratello. 1(, 5. 1. Come trattato da Pompeo. 1(. 6.. condotto a Roma in catene. J .{. 8. .{. Fuggito dalla prigione preso di nuove ~ e mandato a Roma. &.{. 11. 1. Muor di veleno~ 1.{. r3. I. Ariatobolo figliuol d' Ariatobolo. 15. 2. 3. Da Erode fatto pontefice ed ucciso. t5. 3. 3. Ari1tobolo fi~lio d'Erode tornato da Roma mena moglie. a6 .2., i oaooiato in pricione per calunnie. 16. 16. 3. .

SIO

INDI CB

Acc011ato dal padre condannato in Be1ite. 16. 1 ' 1 , e seg. strangolato. 16. 17. 6. J.ristobolo fratello d'Agrippa tratta de' Giudei dinanzi a Pe. tronio. 1 8. 11 '- Aristobolo figlio d'Erode signor di Calcide ha molti dominj da Nerone. 20. 8. 4 Aristocrazia ottimo governo. 6. 5. t. Aristotele : sue parole intorno a' Giudei. A. 1. 8. 5. Armenia. 10. 2. Aroon fiume. 4. 4. 3. Aronne viene incontro a Mos, che va io Egiuo. 2. 13. 1~ Gli conferito il sacerdozio. 3. 7. 1. Gli confermato. lvi. Suoi figli. lvi. Cnme purificato. 5. ? ~. Due suoi figli maggiori mentre offrono, sono. abbruciati. 3. ,. ,. La sua verga li.oriace, e mette mandorle .{. .{.. J,. Muore. 4 4 3. Primo pontefice. so. 1 o. 1. Arpa. V. Nabla. Artaba misura, che sia. Ilo J, .{.. Artabano re della Media , vinto Vonone, conquistll il regno de' Parti. 18. 3. 5. vinto da Vitellio. 1S. 6. 2. Ricoverato il regno fa lega con Tiberio. lvi. Sua riconciliazione e amicizia con Anileo ed Aaineo. 18.
J2,

&.

Cacciato dal regno vi rimesso da lzate. 2o. 3. J. Artabaze figliuol di Tigrane preso. t5. 5. 2. Artaserae succeduto al padre qual ccuuito face~. 11. G.

!~DICI:

!U

Accusa la moglie , e la ripud~ , e n& piglia un altra per nome B1ter. 11. 6. 2, 3. Onora aomoiamente Amano. 11. 6. 5. Lo crocifigge. 11. 6. u. Libera i Giudei da gran pericolo. 11. 6. 1 (, Artuaia figliuol di Tigrane poco dura nel regno; che n'~ acacoiato. I 5. 5. s. Artemisio mese. 8. 2. 10. Aroceo fonda Arce. 1. 6. s. ' Aradeo d il nome ad Arad isola. 1. 6. 2 Arante borgo. '7 u. "1 Arunsio trombettiue ri11pinge l'impeto de' T-edeschi. tg. 1. a8. Aaa 6glinol d' Abia succede al padre nel regno di Giuda. 8. 5. 3. Sua piet: guerra con Zare re de11i Etiopi e vitteria. Sua morte. 8. 6. t , o cap. 7 3. Al<lalona presa. 5 .2. 1. Quanto. incomodo le apportasse l' arca. 6. 1. 1. Ascane eunuco posto alla cura dc' nobili ebrei condiscende a Daniele. 10. 11. 1(. ' A~cbenez fondatore degli .\schenaasi popoli. J, 6. .2., Aser. Sua nascita. J. 1 9 "1 Suoi figli. .2. ? . . 4. Qual parte di Cananea toccasac a' linoi diacendenti. 5. l 8, Aaermut campagna. 3. t 3. Aaio~gaber nome di luogo. 8. 2. .27. Confusa da Giuaeppe con Berenice: ove sia. 8. 2. N. 33. Asochi : suoi 'bitauti schiamaazano contro Gio.nata e i suoi compagni venuti a' danni di Giuaeppe , e per maltrat 22. tati. Aaor citt. i. 6. t. Asosra tromba. 3. J 2. 6. Aepereorio del taber~olo. 3. 6. s. Aaprenate. Prodigio avv~nu~ogli. 19- 1. !5.

v.

'212

INDI CB

Saa morte. 19. r. t5. Assalomo zio, e suocero d' Aristobolo ~ preso. '- 8. 3'. Asaalouue uccide il fratello Amuone. ,? 8. I. - Fugge io Geeenr: si riconcilia col padre, toma io patria; sua avvenenza; sua chioma : come tratt Gioabbo. ?

8.

.2.

3.
del popolo, e aspira al regno. ? contro ucciso. il soo della del padre, ? g. 3. 7: 9 4 ' prme1pato. 1{. 28. .{. repubblica de' Giudei. 11.

Si procaccia il favore 8. . 4 Raduna grande eaerciEo Appeso ad un albero Assamoneo : quando finisse Assamonei mutano lo a'tato

'- u.
Quando , e quanto tempo avessero il principato sopra i Giudei. r.{.. 28. 4. Assaradone liglio di Senmicheribbo succede al padre. 10. 2. Assaron che misura sia. 3. 6. 6. Asse: anni del suo regno. A. ... 1. 5. :a. Assiri. Loro imp,.ro quando fa sciolto. IO, 3. .{.. Assur capo degli Assiri. 1. 6. 4. Astabari popoli. 1. 6. 2. Astabore fiume. 2. ro. 5. Astapo fiome. 2. 10. 3, Astarte, tempio di. {j, r5. 8. Che idolo Cosse secondo s. Agostine. 6. I~. N. 35. Astarto re de' Tirj , e suoi auccessori 'noverati. A. J, 6. :a. Astronomia ; quali i primi inYentori di essa. r. 2. 3. Atalia. Vedi Gotolia. Ateniesi non ai diedero niun penaiero di acrivere storie. A.. l. l. 3. Avuti in credito di religiosissimi. !. 2, 6. r. Atenione legato di Tolommeo Evergete a Giudei. 12. 4 :a~ Atronge pastore aepira aJ regno. 1 7 1 :a. 6.

213:

Avari citt eg1z1ana. A. I. 5. 2. Ao!osto C~aar~. Suoi. benefizi fatti a' Giudei. 16. 10. l Odia Erode ed Areta. 1 6. 1 5. 1. Li ritorna in grazia. 16. I G. (, Conferma il testamento d'Erode. 1 7 t5. t. Soa morte, e quant' anni regn. I 8. 5. 2; Anranite prov.incia. 15. 14. ~ I? Azaele mandato da Benadad con regali a Eliseo , da cui ritrae, eh~ ei sar re. g. 2. 8. Guerreggia contra gl' lsraeliti, e Gerosolimitani, e da lai compera la pace Gioas re. g~8. 1 , ,{. Muore. g. 9 5. Azaria re; V. 01lia. Azaria profeta profetizza alle troppe di Asa. 8. G. 2. Az!lria chiamato Abdenago. 10. 11. 1(. Azizo re degli Emeseni mena moglie la sorella del re A~rip pa II. 2o. ? 1. Azoto travagliato da pestilnza per l'arca. 6. I. 1. Preao. e bruciato. I3. 8. I. Azzimi. Festa degli azzimi instituita. 2. 15. J, Ri~torata. 9 1 5. ? Celebrata dopo la cattivit. 1 1. .{. 1 t.

B
Baal. V. Bai. Baalasor citt. ? ? S. Baali re degli Ammoniti. 10. IJ, 9 Baaaa. V. Ba san. Baba. Suoi figli sono uccisi da Erode. 15. t I. I .z. Babele, che significhi. I. 4. 5. Babilonese .cattivit quando~ e come avvenisse. 10. ? Babilonesi peraeguitano i Giud1i. 18. ~ 2. ' 9

e seg.

IXDJ(lB

La storia delle cose lor memorabili anti~biuima. A.. 1. 2. a: Babilon luogo, peroM cos detto. 1. (. 3. Babilonia in Egitto. Sua fondazione. 2. 1 5. . I, Babilonia caldea viene in potere di Ciro. ao. u. . 3. Bacchide condottiero di Demetrio maadato indarno cor~tro Giuda Maccabeo. 12, 16. 1 , 2. mandato di nuovo. 1.2. 18. Vince. u. l 9 costretto a far pace con Gionata. &3. 2. Bagoa eunuco ucciao. 1'7 3. 2. Bagose generai delle truppe di Artaserse come traU i Giudei per 110 omicidio commesso nel Tempio. 11. 1 ? 1. Bagotan ; e Tares eunu~hi congiurano contro la vita di A.rtaserse , e sone puniti, 1 1. 6. 5. Baja terricciuola della Campania ~ ove Il 1111 hagno d' acque calde. 18. 9 3. Bai che Dio fosae. 9 6. 5. I suoi aacetdoti spenti affatto, 9 6. 4. Il suo tempio l! distrutto da' fondamenti. !J 7 4 Baia citt. J, 9 N. ?5 Balaamo ptofeta contro l' ordin di Dio mea&osi io iaggio rimproverato dall'alina. ' 6. J, Benedice, cui volea maledire. lvi. D nn tristo consislio a' Madiaqiti. lvi. Balac re de" Moabii manda Balaamo a maledire gli Ebrei. lvi. Baldan re de' Babilonesi desidera l'amicizia dl E1echia. 10. 3.. .{.. Baldassarre detto Naboandel re di Babilonia. Io. 12. Egli col suo regno vien nelle mani di Ciro re de' Persiani. 10. 12. 3. Balaamo dove nasca in quantit. g. 1. 2. Banaja capitan delle guardie di Davide. !) 6. 4 Uno de' auoi pih bravi. '1 10. i 15.

INDI CB

Uccide Adonia. 8. 1. 5. Generai delle truppe di Salomone. 8. r. ~. Barac ritorna in libert gli Ebrei. 5. 6. 2. BJrachia consiglia gl' Jsraeliti a Jiceaziare i prigioni Giudei. e Beniamiti. !) 1 2. 3. Bari monte. J, 3. G. Barnc figliuol di Neria scrivano di Geremia profeta. I o, 7 3. liberato dalla prigione. J o. J 1. S. 13ar:&afarne saLrapo dei Parti occupa la Siria. 4 23. 3. Basan , o Baasa distrugge tutta la famiglia di Geroboamo. s. 5. . .{. Occupa il regno d'Israele. lvi. Sua empiet viea rip1 .. ;a da Jea profeta, c indarno. Non pu d1fendere il regno infestato da' nemici, e muore, lasciato il regno ad Eia suo figlio'. 8. 6, 3, 4 5. Basemat moglie d' Esa. 1. 1 8. S, .Batanea provincia. J5. J.{.N. 17. Battriani popoli. I. 6. .{. Batuele figlio di Nacor. 1. 6. 6. Bdellio, che sia, 3. I. N. .{.. Beleazaro re de' Tirj succede ad lram ano padre. A. 1. 6. 2. Belzebub idolo degli Accar(!niti ; che algnifichi questo nome , e perch fosse cos chiamato. g. 1. N. 3. lJeniamino. Sua nascita e ragion di tal nome_. J, 21, 3. Suoi &gli. 2. 7 4. :Peniamiti. Che parte toccasse loro nella Cananea. 5. 1. 8. Morto Giosu altendono all'agricoltura. 5. 2. 2. Loro fortezza e perizia nell'arte militare, 5. 2. 3. Trucidati tutti salvo accento. lvi. Come rimessa questa trib. 5. 2. 5. Beone: anni del suo aegno. A. l 5. 2., Berenice, luogo. 8. 2. 27.
//Z,4VIO tomi)

Y.

2L6 "INDICE Berenice figliuola di Salome sposata ad Ariatobolo figlio dj Eode. 1 G. 2. Berenice figliuola d'A.grippa. '9 5. t. 20. 5. 2. Berenie figliuola di Costobaro. 1 8, 7 4 Berito stanza de' Romaui. 16. 16. 6. Co'lle adornata da Agrippa. 1 9 7 5. Beroso caldeo ba scritto in greco della filoaolia e astronomia de' Caldei. A. l 7 J, Parole e compendio della sna storia intorno a' Giudei. lvi . Riprende i Geci scrittori. A. t. 7 2. :Serot presa, e saccheggiata. 5. 1. ? Bersabee citt 6. 3. Bersabee pozzo. 1. 12. 1. Pozzo del giuramento. J, 12. N. 88. Berzellai qu~nto benemerito di Davidde cacciato dal regno .? 9 3. Che co'otraooambio glifine ba dato il re. 7 J o. 6. Bf'seleel architt.tto. 5. 6. 1. Betal aga borgo. 15. 1. 5. Bete presa e saccheggiata. 'J 6. 2. BP.tel che aignifichi. 19. 2. B<"toron ll!ogo. 5. 1 6. 12. 1 o. Betsabea moglie d' U1ia. ? 3. Betsame _borgo. 6. 2. 1. Betsamiti 70 colpiti dali" ira di Dio, e morti, pe1cb toccarono l'arca. lvi. Betsan, o Scitopol1, 5. 1. 8. 6. t5. N. 36. Betsuriti. Loro resa. 12. 4- 2. Bibbia : di quant'anni comprenda la storia. Pref. 3. Booz come accolse Rut, e come la pres~ a moglie. 5. 1 J, 2. Dooz colonna del vestibolo del Tempio. 8. 2. 13. Bora citt .. a qual trib appartenesse. u. 12. N. 5!). Britannico figlio di Claudio Cesare. 20. 8. 1.

INDICE

Brocco tribuno della plebe. I!) 3. 4. Bronzo. Sorta di bronzo pi prezioso dell' oro. ? 6. 2. Bruto M Giunio in Siria. I{. IS. N. 34.. Bue, che f~risce di corna. com~ si deve punire. 3 .(. 2. Butro capitano de' pretoriani. 2. S. 2.

c
Caat padre d' Amramo. 2. 9 6. Cabul paese , perch~ cosl detto. S. 2. 2 {. N. 3 1 .alarsaba nome di campo. 16 9 2. Caifasso fatto Pontefice. IS. 3. 2. Depilato. IS. 6. 1. Caino che significhi: sacrifica ; uccide il fratello; tatto mal~ vagio; molte cose ritrova. 1. 2. 1 2. Suoi posteri. I. 2. 2. Ca lama re de' Siri di l dall'Eufrate. ? . ? %, Caldei popoli. J. 6. {. Che gente, e di che professiene. Io. J 1. N. 32. Van d'accordo co' sag1i Libri. A. 1. ? 5. Calde acque a Baja. S. !) 5. ./ . Altre ad Emmaus. 1S. 3. 3. Altre presso a Calliroe. 1 '}. S. 6. Caleb esploratore della Canauea. 3. 1 .{. .(, Ha in dono una patte della campagna d'Ebron. 5. 2. l ~Calende solite a celebrarsi dai Giudei. 6. 1.{. N. tg. c'atigine del Tabernacolo come fosse. 5. S. 5. Caligola Gajo fatto Cesare. 1 8. S. 4 Uccide il cugino Tiberio. 1S. 8. I3. Manda Erode colla moglie in esiglio. 18. !} 3. Quando sta per far gderra a' Giudei vien distolto da Pe~ tronio , ed A~rippa. 1S. 1 1. 7, S. Sua crudelt contro tutti, e pretensione degli enori divini. Sua pazzia. Congiura fatta contro di lui. 19. 1. l e aeg. fino al 1{.

:u8

INDICE

Muore. Il) 1. 1 {. Sua mo~lie e figlia uccise. I q. 2. {. Callimandro vinto da lrcano muorf'. 13. 18. I! Cailsto liberto di Caligola. 1 !l a. t o. Cam beffatore del padre. 1. 6. 3. Camaam figlio di Berzllai resta pres~o Davidde. ? 10. 6. Cambis~ figliuolo di Ciro succede al padre , impedisce la fabbrica del Tempio e della' citt a' Giudei. 1 I. 2. 2. Campo nome di luogo. 6. 4 6 e cap. a5. 8. Camp" gaaude. Quanti ve ne siano. e dove in Palestina. 1(. 17. N. 2? Campo regio luogo. 1. IO. 2. Campo ,di Dio loog~. 1. 2o J. Cana nome di luogo. t5. 23. 1. Canaan. Caoanei .. J, 6. 2. Fertilit delle tP.rre loro. 5. 1. 8. Candelabro del Tabernacolo. 3. 6. 7 Candelieri d'oro quanti nel Tempio, 8. 2. N. 26. Cappadoci popoli. l. 6. 1. Carcamas citt. I o. 7 N I 6. Cariatiuim citt. 6. 2. 1. Caro ucciso da Erode. q. 3. 2. C arra citt della Mesopotamia. I. 1 6 I. Carro n paese fecondo d'amomo. 2o. .z. 3. Cassando, morto Alessandto .. occupa la Macedonia. u. 1. 1~ Caslen mese. 1 z. 'J 1. Caspie perte. 18. 6. 2. Cassio herea uccide Gajo. 19. 1. 1 ' ~rocura la morte della figlia. e della moglie di Gajo. 1 9 .2. 4 E ucciso. '9 ' 5. (!assio che fece in Giudea. J4.. 12. 3. Tra vaglia i Giudei. 1 ' 18. 1. Cassio Longino preside della Siria. 15. 15. 3.

llfDICE

:ug

Castore tflrittel't! delle cose giudaiche. !. l, 5. r. Cecilio Basso, ucciso Sesto Cesare , occupa la provincia. r{.. 17. 8. ninnhiuso io Apamea. 1{. t8. N. 35. Cedesa itt 5. r. 7 .:&. Celado liberto dA~gueto. 17. CelP.re accusato tratta sua causa a Roma, ed~ punito .:&o. 6, 3. Cendebeo prefetto ~ vinto da Simone. 15. r3. Cenez ritorna gli Ebaei io libert. 5. '- Cesari chiamati si' imperadori. 8. 2. 26. Ctaarea di Filippo detta di Nerone. 2o. ! (. Cesaaiesi. Loro villanie contru il morto Agrippa. 19. 9 t. Cesonia. Sua magnanimit nel morir colla Jiglia. 19. .z. -' Cetera. Sao inventore. 1. 2. 2. Chelcia tiglio d' Ooia 8eoerale di Cleopatra. 13. 18. 3. Cheremone si confuta. A. 1. 9 1. 2. Cherubini che fossero. 3. 6. 5. Si descrivoo. bi. Nel Tempio di Salomone quanto alti. 8 .:&. N. 1G. Chetim che significhi. 1. 6. 2. Che popoli siano, 1. 6. N. 48. Chetone che Teete sia. 3. 7 1. Che signilicbi, I vi. Chiram valente artefice. 8. 2. t5. Oibrot-tav luogo. S. 1!1. Ciccar il medesimo che il talento. 3. 6. 7: Cinira favola. l!) 1. 1!1. Cintura del Pontefice come aia. 3. ? 2. Cipro isola. J, 6. . 2. Cipro castello. I G. !) 2. Circensi spettacoli. 19. 1 4. Circoucisiont' istitdita, 1. 10. 5. Cirenio. V. Quirino.

1,,

220

l~ DICE

Ciene provmc1a d Media. 9 J 5. N. 2!) P1ovincia, e citt della Libia. t6. Io. N. ~7 Ciro re de' Persiani prende Babilonia e il suo re. IO. 12. 3. Permette a' Giudei di tornar~ in Gerusalemme. e di rifab bricare il Tempio. Resttuisce loro i_ vasi del Tempio fa loro molti benflzj. 11. I. I z. Perisce. 1. .2. I. Cis padre di Saule. 6. 5. 1. Citt : primo fondatore di essa. 1. z. 2. Claudio fatto Cesare da' soldati. J 9 3 1. Clearco peripatetico introduce Aristotele suo maeetro a parlar de' Giudt>i. A. l. 8. 5. Clemente prefetto de' pretoriani. 1 g. I. 6 tg. Cleopatra figlia d' Antioco sposa Toloonneo Epifane. 1 !. 5. 4. Cleopatra figliuola di Tolommeo Filometore sposata da Alessandro figliuolo d'Antioco. i5. 7 J, Cleopatra chiama a s Alessandra col figlio. J ~ 4 2 .Attizza Antonio contro Erode. I5. '- J, Avidissima degli altrui beni. I 5. 4. ~. Quando morl. t5. 11. 5. Cleopatra moglie di Floro, 20. t 1, r. Clito tiberiese per ordine di Giu&eppe si mozza la mano de stra. V. J 8. Clnvio I!). 1. J3. Colonne di bronzo nel Tempio. Lor diametro. 8 .2. N. 19 Dell'atrio. ~ be materia fossero. 3. 6. N. J5. Commagenesi in discordia tra loro. r8. i. 7 Congresso de' cittadini quanto vantaggioso. 4 8. 3. Canone greco fa menzione de' Giudei. A. r. 9 J,_ Coponio fatto governatore de Giudei. 18, 1. 1. Corban come sien liberati. .{.. (. 2. Giuramento cosi chiam;~to si spiega. A. t. 8. 2. Core solleva una sedizione contro Mos ed Aro~oe. "- .2. J

INDICE"

221.

N' b punito. ,, 3. s. Cornelio Fausto fil!liuaf d1 Silla come ai portb nella eapngnaziooe del Tempio. 1 , , R. s. Coro che misura fosse. 5. I3. S. 2. N. S. Corona triplice del Pontefice. 5. 7 6. Corte. Sue delizie quali siano. 7 1 o, 6. Coseo che fosse. 5. 7 5. Coatobaro. prefetto di Gaza sotto Erode inteso al guadagno ~ ripudiato dalla moglie. 1S. u. 11. ucciso da Erode. 15. 11. 12. Coti re d' Armenia. 1 !) 8. . 1. Coturnici ove abbondino. 3. 1. 5. Crasso andando contro i Parti apergiaro apoglia il Tempio di Gernaalemme. 1,{. n. 1. Perisce con tutte le sue trupp.e 1,. 12. 5. Crispo cameriere d'Agrippa IQandato da lui a' Tiberieai: imprigionato da Giuseppe poi liberato. V. 55. Cretesi ammaeatrati co' fatti , non colle parole. A. 2. ? .(. Cristo e Cristiani. 18. (. 3. Ctesifonte citt. 18. 5. 5 e cap. 12. 1o. Comano procuratore della Giutlea, so. 5. 2. accusato da' Giudei. so. 6. a. mandato in eailio. so. 6. 5. Cns Cusei. lo 6. 5. Cuaai ami"o fedeliaaimo di Davidde come si port presso Assalonne. 7 S. 8. Cusarte re degli Assiri ~soggetta gli Ebrei. S. 3.
D

Dabaritteoi giovani acommo.vono malto po;elo contro Giaep

pe.

v.

15.

Dafne sobborgo d Antiochia. l~. s3. N. 58. Da1one precipitato. 6. 1. i l

I:NDIC!l

Che idolo fosse. 6, J, N. 1. Suo tempio bruciaio 13. 8. 1~ Damasco da chi fondato. a. 6. .{.. soggettato all'impero 'di Davidde. 7 6. 2. Preso da Metel1o e da Lollio. 1.{. 4. 1. Dap citt. 5. ~ 6. Dan figliuol di Giacobbe nasce. 1. 19. ? Suoi figli. .2. 7. 4. D an sorgente del Giordano. 1. 1 o. t. Danao creduto antichissimo dagli A.rgivi. A. 1. 5. 4Danari votivi dove deposti da' Giudei. I 8. J.2, 1. Daniele chiamato Baldassarre desidera un vitto pi aspro. 10. J a. I.{. Vede sogni divini. 1 o. 11. 1 5. lnttrpreta i sogni al re. 10. 11. \6. Spiega la visione di Baldassarre nel muro. Io. 12. .2. condotto da Dario in Media , ed fatto sommo satrapo. 1 Cl. u. .4 insidiato , ma i suoi insidiatori ne pagano il fio. 1 o.
12.

5, 6.
1 o. 1.2.

Presso Ecbatana edifica una torre. Quanto fu caro a Dio, e quanto profeti. I vi. Sna profezia. Io 12. 8. Dauiti. Ter1e toccate loro in aorte .{.. Sforzati dai Cananei a mutar sede. Darico , moneta che sia. 3. 8. N. 54. Dario figliuolo d' Astiage d il guasto
IO. 12.

'1

avanz tutti gli altri

7 .2. 5. I. 8. 5. 2. 6. all' impero babilonese.

Condanna a' leoni mal volentieri Daniele. 1 o. 1 2. 5. Vi condanna i nimici di Daniele ,. ed esalta il vero. Dio.
lo. 12.

6.

nario lizliuolo d' Istaspe creato re de' Persiani propone il que-

INDI C!:

sito qual sia la cosa pi forte e possnte di tutte. 1 1. ,, I. Ammonito da Zorobabele restituisce la libert , e l' irnmu~ nit a' Giudei, e promette di res~ituir loro la citt e il Tempio. 11. .{. 5. Morto lascia Serse suo successore. 1 I-. 5. 1. Datan ~ iogojato dalla terra con tutta la famiglia. 4 5. 1 . .Davidde figliuol 'di Jesse. 6. 9 2. Come unto a re dal profeta Samnele profet , e Saule furioso cant aulla cetera. 6. 8. 2 , 3. Sua m~animit. 6. IG. :a. Vince Golia. 6. JJ. 1. N' pesa la figlia di Saule ; egli reca a Sanle seeento teste nimicbe, e n'ha la figlia in ispoaa. 6. 11. :&. Fugge Saule. 6. I 3. assalito da lui colla lancia. 6. 4 I. Fugge in Get, e si finge pazzo. 6. I4. 5. _P-orge ajuto a' Ceilani > e fugge di nuovo Saule. 6. 14. 10. Potendo uccider Sa11le nol volle. 6. r4. 12. Si riconcilia con Saule. I vi. Mena la moglie di Nabal morto. 6. 4 16. Fa p~ed. su quello degli Amaleciti. 6. 1 {.. rg. Si unisce ad Achis contro gli Ebrei. 6. r5. 5. Gli sono menate via cattive le due sue mogli. 6. r5. 5. Vince gli Amaleciti e ricovera le mogli. 6. 1 5. 6. CondaDJ~a a morte l' uccisoe di Saule. 7 I. l fatto re d'una trib, e viene a battaglia con Abnero. 7 lo 2. S11oi figli. 7 1. 4. Fa lega e amicizia con Abnero. 7 1. 5. Lo piagne ucciso. ?- 1. 6. Gli vien confeito tutto il regno. 7 I. ? Punisce gli uccisori dc' loro padroni. ? 2. J,

ll!lDICZ

Quante truppe a lui vennero io Ebron. ? 2. .2. Prende i , Gebusei, che lo beffano 7. 2. 3. Strigne amicizia con l ram, e chiama Gerusalemme citt di Davidde. 1 3. 1. Vince i Palestini e traspnrta l'arca in Gerusalemme. 7 ~ 1, .2. Jlompe i Palestini e i Moabiti e Adaro>zer re. ? 5. Ri('ne Ton nella' sua amicizia, soggetta l'ldwnea, e distribuisce le cariche. 7 6. 3, ' Benefica i posteri di Gionata. ? 6. ~. I legati di lui sono offesi da Nas. Siri, Mesopotamiti, Ammoniti perci diafaui. 1 6. 5. ? 1 , 2. Pecca con Bersabea , fa uccider~ Uria, e prende quella per moglie. 7 7 5. Fa strage degli Ammoniti. ? 1 1 travagliato dai figli. 1 7 8. Fugge Assalonne a~clamato re. ? 8. 5. Ode con pazienza le ingiurie di Semf!i. 7 8. ? Nella sua fuga 4\ ac-:-.olto benignamente dagli ottimati della provineia di l dal Giordano. 1 g. 3. n primo attacca la mischia colle truppe del figlio. ~ 9 4 Lo pi~gne ucciso/' 7 1 o. 2. Perdona a' nimici, e ritorna nel regno. ? lo. 4. proclamato re. 7 10. 1 Dieci trib si ribellano s~tto la ceodotta di Seba. lvi. llatte per t ultima volta i Palestioi, e compone inni e musiche. 7 Io. 11, u J3. Numerando il popolo offende Iddio. ? Jo. 16. Dei tre mali propostigli sceglie la peste , e compera l' aja d' Ornan. 7 l o. 17. . Gli indicato il luogo per la faltbt-ica del Tempio; allestisce per ci la materia, e gli arte&ci: instrnisce il figliuol Salomone del come portar si debba nel regno allor che sia re. ? J o. 18 e cap. 1 Lo

JNDJCB

uS

Intirizzito per la veccbiaja ~ riscaldato da Abisag. 7 1 J %. Conferma re Salomone , distribuisce le cariche , poi d il disegno del Tempio e de' vasi sacri. 7 1 r. {, 1\ e '1 Prontezza di lui e de' sudditi nel contribuir per la fabbrica del Tempio. 7 11. 7, 8. Che commissioni desse vicino a morte a Salomone. 7 12. 1. Muore , sepolto e con lui si sotterra grande tesoro. '1
12.

l ' 2.

Davidica stirpe. Fine dei re di questa schiatta e quanti foasero. 1 o. 1 r. {. Debbora profetessa. 5. 6. I. Decime date. 4. {. 2. Dt>latori che premio avessero da Ca li gola. 1 9 l. 16. Delta provincia de li' Egitto. 1 ~. 1!>. 1. PercM chiamata cosi. 1{. 15. r g. Demetrio l'ficanore figlio di Demetrio re. 13. 8. ~. Vince Alessandro. 15. 8. 5. : Demetrio Eucero figliuolo d' Antiooo Gripo fatto re in Damasco. 13. 21. {. Supera Alessandro Gian neo. 13. 2%. r. Mentre pugna contro il fratello fatto 'prigione dai Parti. l 3. 22. 5. Demetrio gadarese liberto di Pompeo. 1 {. 8. 3. Demetrio Falereo come procacciasse libreria a Tolommeo Filadelfo. 12. 2. 1. Procura la version della legge giudaica. 12. 2. 3. Gli si dee perdonare o~ ni fallo nella storia de' Giudei, percM non sapPva d' Ebreo. A. 1. 9 1. llemetrie figliuolo di Selepco occupa il regno della Siria, uccide Autioco e Lisia. 12. 16. t. Desidera l' amiizia di Gionata. I 3. ,. Demetrio Nicanore re. r3. 8. 4. l'f. 12, t 5. Usa clemenza con Gionata e co' Giudei. 1 3. 8. .G.

INDICE

E vinto

da Trifooe.

3. !) 5.

preso da'Parti. 15. 9 lo. lasciato libero e rimesso da Anace nel regno. a3. 16. ~.
viuto preso ed ucciso. a5. q. 3. Destra ; dar la mano destra che .-aglia appo i Barbari .. 1 8. l 2. {.. Diagora Melio in pericolo della vita per gli Ateniesi. A. 2.

u.
lo

2.
2.

l>idone sorella di Pigmalione fonda Car~gine in Africa. A.

6.

J)iglat, che signilichi. J, 1. 3. Diluvio universale si descrive. 1. 3. 5. Dina figliuola di Giacobbe. 1.. a g. 7 Le fatta villania da' Si.:bimiti, che ne sono trucidati.
21.

1.

l.

Dio. Mese. 1. 5. 3. Dio: sua descrizione presso Mot!. 2. ? 4 e cap. 8. {.. S. Dionigi tripolitano decapitato. 1.{. 5. 1. Diofaolo notajo scellerato. 16. 16. 5. Dissimili ; ancor la natura abborre l' uoion delle cose dissimili. {.. 8. {.. Dietro mese. '- 8. 7 l 1. -' 11 e cap. 6. 15. Doeg pastor delle mule reali di Sante 6 1 {. 5. Uccide Abimelecco p,,ntelice. 6. J {. G. Dolabella P. Suoi decreti a favor de' Giudei, d 17. f.i, ' Quando scrisse agli Efesj io favore d' lrcaoo. 1 ~. 17. N. 3o. Domi zia moglie di Domiziano benelica Giuseppe. V. { 1 . Domiziano imperadore aggrandisce Giuseppe pi de' suoi an tecess01i. I vi. Domizio Aenobarho. 2o. 8. 1. Suo figliuolo. lvi. Domizio Nerone acclamato imperatore. 20. 8. 2. Mette a nturle fratello. madre moglie ed altri uomini ragguardevolisaiani. lvi,

JNDTC:S

Esclude i .Giudei da Cesarea. !!o. 8. l) Dor citt, sua postara, e suoi pregi. 8. 2. N. S. Dora citt dove posta. r5. 11. N. 27 A. 2. 5. 5. V. ~. Do,a gerosolimitano ammazza il Pouteli<!e Gionata. 20. 8. ~ 5. Doriti. Loro insolen:&a contro i Giudei. 19. 6. 3. Dorto con altri Giudei mal~onteuti giustiziato. 20. i. ~. Dositeo tra.liscP l1l'ano e Alessanrlra. 15. 9 2. Dotaim citt dot-e sia. 9 2. N. 6. Dragone : &te leggi antichissime intorno agli omie<idj. A. I. r. 3. Drusilla 1\gliuola d'Agrippa I. r 9 9 1. Duso figliuol d' Agrippa. r8. 7 6. Duso figliuol di Tiberio Ne1one. 18. 8. I. Druso torre. 15. r3. 1.

E
Eber padre di'gli Ebrei. 1. 6. t,.. Ebrei. Ferma de'loro nomi. 1. 6. 2. Niun di loro, regnante Salomone, non faceva opera servile. 8. 2 27. Due volte condotti cattivi di l dall'Eufrate. 1 o. 11. I5. Ebron espugnata e concessa a' Leviti. 5. 2. 1. Sua antichit. 1. 8. 3. N ?4 Ebuzio Decurione tenta indarno di trar Giuseppe a battaglia. V. a3. Ecateo abdcrita : compone un lib1o intorno a Giudei. A. t.

8.

6.

Ecatombeene. Mese. 4 {.. 3. E ,atontomachi d' Alessa~dro Gianneo. J3. 21. 1; Edna capitano di Giosafat. 8. 9 2. Efod , che fosse. 5. 7 5. Eforo storico non conobbe punto n Galli n Spagncoli. A.
I,

4,

2.

~28

ll'fPICIL

Mostra in pi luoghi bugiardo Ellaoico. A. 1. 1. ~; Efraimo figliuol di Giuseppe .2. G 1. Efraimiti che parte toccasse loro di Cananea. S. t 8. Come presero per tradimento Bete!. 5 .2. 2, Tentano di far gn~rra a Gedeone ma son placati. 5. 8. 3. Egitto , onde cosl nominato. A.. 1. 5. 3. Eg:zio indovino seduttor de' Giudei. 2o. 8. 6. Egizi che popol sono. 1. G. 3. Chi insegn loro l'astronomia e l'aritmetica. J. 8. .2. Non lecito loro l'esser pastori. 2. 7 5. Pcrch paghino al re la quinta prte delle loro rendi\e

.2~ ? ?
Pognano cogli Etiopi. 2. 1 o. 2 . lnsegnon gli Ebrei. 2, 1 S. 3. J,a loro regina viene a trovar Salomone. 8. 2. 28. La storia delle cose lor memorabili antichissima. !.
l,

1,

S J,

Loro testimonianza intorno a' Giudei. A. 1. !S. 1 e st-g. Oode si guadagnauero il commercio co' Greci. A.. 1. 4 2. Quanti vollero piacer loro, guastarono la verit. A., 1. 9 .2. l loro dei derisi. A.. l. 9 3. Loro schiavit. A. 2. 6. J, Niun re o imperadore di loro diritti di cittadinanza. A
.2.

2.

re de' Moabiti ucciso da Aod. S. 5. Eia liglio di Baasa al secondo anno del suo regno \lCCl&O con tutta le sua famiglia da Zamri 8. 6. 5. Elat presa e i suoi abitatori uccisi dal re di Siria. !) u. 1. Elcana stende morto un gigante. ? 10. u. Elcana capo della trib di Giuda preso. 9 12. .2. Elcia Pontefice sotto Giosia. 1 o. 4 .2. Elcia il grande parla a favor de' Giudei. 18. 11. .{,. leazar~ Pontefice. Prefaz. 3. 12. '2, . 4.

E~lon

ll'fDfCB

Eleazaro figliuolo d' Arenne. 3. 7 1. fatto Pontefice. 4. 4 3. Muore. S. 1. u. E;Jeazaro An rane figlio di Mattatia. 1 .2. 8. I; oppresso da un elefante da lui generosamente ferito. 1.2. l{. ..2. Eleazaro come giunse al pontificato. I 2. 2. {. Eleazaro uoru sedizioso fariseo dice villania ad fr.,ano. t~. 18. 1 {,. t:leazaro tesoriere del Tempio , che patti facesse con Crasso. I~. 12. r. Eleazaro figliuol di Boeto fatto Pontefice. 17 15. 1. Deposto. l vi. Eleazaro figliuol d'A nano Pontefice d'nn sol anno. t8. 3. 2. Eleazaro gigante che statura avesse. 18. 6. 2. Eleazaro figliuol di Dineo t'adro. 20. 6. 1. Mandato a Roma in catene. 20. 8. 5. Eleazaro sedizioso esiliato .2o. l. 1. E!Pazaro vecchio: sua costanza. M. cap. ' Elefanti. Come con essi si guerreggi sotto Antioco Eupatore. J2, J4,, J. Elena regina degli Adiabeni passa alla religione giudaica. 20. Eleusa citt, detta Sebaste. t6. 8. 4. Eli Pontefice e giudice. 5. I 1. 1. Suoi. figli scellerati. 5. ll. 2. Conosce la sua rovina, 5. I J. (. Morte di lui e de' 6gfi. 5. 12. Elia profeta a tempi di A.cabbo, ehe abbia predetto e fatto. 8.
2.

'

7 5. 6. 7 8 g;

~to di quaggi. 9 I.
2.

f tempi di Ocozia. 9

Il.

10. l l

e 13,

J .

5.

Sua lPttera a Gioram re iniquo figliuolo di Giosafatte. !J

INDI CB

Da che luc.go la scrivesS. 9 .2. N. 12. Eliacimo ~ o sia Gioacimo figliuol di Giosia succede al_ padre ma tributario agli Egiziani. 10. 6. 3. costretto di pagare tributo a' Babilonesi. J o. 7. 2. occiso. t o. 8. Eliasib figliuolo di Gioachimo succede al padre nel pontificato. II. 5. 6. Eliezer figliuol di Mos. 2. 13. 1. Eli m, Eli me i. J. 6. 4.. Elimelecco. V. Abimelecco. Elioneo Ponte6ce, 19. S. t. Eliopoli citt, .2. 6. N. !) Eli11a, Elisei. 1. 6. .2. Eliseo riceve il dono di profezia e accompagna Elia. 8. ? 1 I. Profetizza e somministra acqua a Gioram figliuolo di Acabbo. 9 1. 6. Libera una vedova dai debiti. 9 2. I. Scuopre a Gioram le insidie de' Sirj e delude Benadad che lo vuoi prendere. g .2. .2. Prenunzia in tempo di carestia r abbondanza. 9 2. 5. lndica la mort~ di Benadad. 9 2. ' S. Unge Geusa re d'Israele. 9 4. 2. Consola Gioas figliael di Giocaz, che vielle a lui. 9 9 2. Un cadavere d'uomo qcciso gittato dagli assassini nel suo sepolcro rivive. lvi. Ellanico Ulolto discordll da Acusilao nelle ge11ealogie. A. 1~
l.

2.

jlone gipice degli Ebrei. 5. !) '1 Emia fascia sacerdotale. 3. 7 l. Emilio Regolo di Cotdova. l!) 1. 3. Emmaus abbruciata. 1 ? 12. 7 Enea detto poscia Areta fatto re degli Arabi. 16. 15. Enoo: sua morte ignota a tutti. 1. 5. 3.

INDICE

:~-3t

Enocbia citt. 1 .z. 2. Boli popoli. 1. 6. .z. :Epafodito. Pr!'faz. .z. A lui dedic Giuseppe- le su~t antichit. V. .{.r. Chi fet~e. V. not. 3~. Epicrate corrotto con denari d in Diano a' Giudei Scitopoli con alcune altre citt. J 3. 18. ll, --'Epicurei si confutano. l o. 12. 9 Epifanea citt. 1. 6. 2. Epoca. Del diluvio. 1. 3. N. 3o-. Del nascimento d'Abramo. 1~ 6. N. 6g. Della vocazione d'Abramo. I. 7 N. 71. Della morte di Saule. G. 15. N. 3J. Della fabbrica del Tempio. 8. 2. N. I 5 Della cattivit Israelitica. 9 I4. N. 34. Della distruzione del Tempio. 10. u. N. 26~ De' Seleucidi. I 2. 7 N. 28. Della vittoria Auiaca. 15. 9 N. 8. Equicolo modio mandato da Agrippa II. suceeesore a Varo. V. '1 Erennio Capitone governatore di Giamnia. 1 8. 8. 8. Ermeo o Armai, cognominato ancor Danao. A. 1. 5. 5 e cap. 10. S Ermippo sto1ico greco diligentissimo, A. I. S.. I. Ermogene greco fa menzione de' Giudei. A. I. ! t; Erode figlio d' Antipatro. 1 4 12. 5. fatto governatore di Galilea~ e giustizia Ezechia coo altri !adroni. r.{.. 17. t. Odiato per l'uccisione degli altri assassini~i diff'nde.l4. 17. 5. fatto preside della Celeshia. 1 ' 17. .{. Uccide Malico. 1,. 20. 1. Vince Antigono figliuol d' Aristobolo 1 {. 21. Jrende moglie e ba figliuoli, e corrompe .M. An~onio. t4 .22. l . Fx...tYlO, como. Y.

INDICE

Accusato fatto tetrarca. 14. 2 3. .P agna valorosamente. 1 ~ 24. 1.

Si sottrae all'insidie' nemiche. 14. 25. 1. Dopo lunghi Yiaj?gi perYiene a Roma. 4 25. 5. dichiarato re della Giuclea dal Senato romano. 14. 26. Nniga dall'Italia e combatte contro Antigono. x4. 27. .t e seg. Dne Yolte salvato prodigiosamente. 1!. 2? 9 Espugna Gerusalemme e piglia Antigono. 1.{.. 28. 1, .3, Regala Antonio. 15. 1. 2. Uccide Aristobolo Pontefice. 15. 3. 3. Porta la guerra ad Areta. J5. 6. 1. Vince gli Arabi. 15. 8. 2,~. Uccide lrcaoo. J5. 9 3. Come scusa appo Cesare la sua amicizia con M. Antonio, e ottiene da lui il regno. 1 !i. 1 o. 1, :a. Uccide la moglie Mariamme, ed ha regali magnifici da Cesare. 15. I l . S 6. La piagne. x5. 11. 7 lmpe"ersa contro gli amici e inchina a ogni male. 1!i.
11.

g,

lO,

Fabbrica per sua sicurezza fortezze. 15. 11. 15. Provvede alla pubblica carestia. J 5. u. 2. Fonda Cesarea. I5. 15. N' meritato da Cesare. J 5. 1,{. 1. Saluta Agrippa. J5. 14.. .7.. Alza un tempio a Cesare e rilascia una parte de' tributi a' sudditi , e proibisce i conciliaboli del popolo, ed esalta gli Esseni. I5. 1 '- ,{. Fabbrica in Gerusalemme un nuovo Tempio sontuosiasimo. J5. I5. 2, 3 e aeg. Fa una nuova legge contro a' ladri. 16. 1. 1. Naviga a Cesa1e e leva da Roma i figliuoli. 16. J, :a.

INDI C~

D ]oro moglie ed onora Agrippa. 1 tt. .2. Rilascia a suoi una quarta parte de' tributi. 16. 5. 2. La sua caRa sconvolta da dissensioni intestine. 16. 6. 1 e seg. Accusa a Cesare i euoi figliuoli. 15. ? 1. Celebra gli spettacoli eioqnennali e fabbrica fortezze. 16. 9 1 e seg. Di che indole fosse. 16. 9 ' Per mancanza di danaro apre il sepolcro di Davidde, 16. l. l. Sospetta di tutti i congiunti. 16. 1 I. 6. accusato iniquamente appo Cesare da Silleo. 1 G. t5. 1. Accusa i figliuoli nel coneilio hl!ritese. 16. 1 ? l Li fa strozzare. 15. 1?. 6. Che mogli e figliuoli avease. l? 1. 3. Caccia in prigione Antipatro. 1 ? ? 8. Assalito da infermit fa testamento. 17. 8, I. Vicino a morte crudelissimo. 1 'J. 8. 6. Tenta d'uccidersi, e ordina che sia ~orto Antipatro. 1 ? 9 Cangiato testamento muore , e gli ai fanno i funerali. ? IO. l. onfermato il suo \estamebto , quanto rimase di patrim()ool nio a' suoi figli. 17. J3. 1. Sna discendenn. 18. 7 5. Etode figliuol d'Erode il grande fonda Gioliade. 18. 3. l Fonda Tiberiade. 18. 5. 3. S'attizza contl,'o l'ira di Vitellio. 18; G. 3. preso d' Erodiade. 18. 7 1. ~into iu guerra da Areta. 18. '1. 2. Per l'importunit della moglie mandato in esilio. 18. 9 5. Sua indole. 1 !) 7. 3. Erode frate! d'Agrippa re della Cilloide. 1 9 5. . i.

Muore.

2o.

15.

2.

234

llfDICE

Erodiade sorella d' A.grippa m6glie d' ~rode il giovane. J 8. 7 5. Per odio al fratello precipita s e il ~marito in eaiglio.. 18. 9 3. Erodio si fonda. t5. u. 5. Erodoto ripreso d'errore. Jo. J. 1. Se con ragione. 10. 1. N. 4. Conobbe la nazione de' Giudei. A. 1. 8. 5. Eroi, citt degli. 2. ? 5. Esa nasce. t. 18. 1. Sue mogli. 1. 8. 4. prevenuto dal fratello. 1. 18. 6. Irato col fratello si riconcilia con lui. J, 20. 5. Partisce col fratello il luogo _dove abitare~ ed chiamatol Eilem. 2. 1 1. Esdra Pontefice de' Giudei in Babilonia, che, e quanto impe trasse da Serse. 1 J. 5. 1. Ceme purg il popolo, e gli lesse la legge , e riforlll la. repubblica e mori. u. 5. ' , 5 e 6. E~con pozzo. 1. 18. 2. Eoiodo quante fiate corretto da Acnsilao. A. 1.. J, 2. Esseni. Loro setta. 15. 9 ? t8. 2. 3. Ester don.aella, chi fosae. 1 1. 6. 3. Diviene moglie d' Artaserse ed coronata regiua. 1 1. 6. ' Saputa la strage imminente de' Giudti la palesa al re. 11.

6. u.
Impetra a' Giudei la vita. J t. 6. 14. Etai geteo amico di Davidde comandante del suo e&el'ci&o.

? 9 .f Eta n spelonca abitazion di Sansone. 5. Etbaal. V. ltubal. Etiopi popoli. L 6. 3. Travagtiano gli Egiziani colle armi. Come vinti da Mos. 2. Jo. S 3.

o.

4.
1

2.

Io,

INDICE

~35

Eva che aignilchi. r. t. 2. Sua etimologia. r. 1. N. 5. Suo peccato. r. 1. ,. Eei popolo. r. 6 .. 3. Evemero greco fa menzione de' Giu~ei. A. 1. 9 1. Eufrate flume. r. L ~. Evila, Evilei r. 6. 2. Evilmerodac figlio di Nabucco~onosor succede nel regno pa terno, e trae di prigione Gioachimo. 10. 12. Evodo liberto di Tiberio. 18. 8. Il. Eupolemo greco 6 degno di perdono nella sua storia de' Giudei, percM non sapeva d'ebreo. A. l 9 1. Euricle lacedemooio impostore aggira Erode e rovina la sua casa. 16. 16. t e seg. Enti co liberto d'Agrippa e cocchiero tenuto in prigione. 18. Scuopre ~ Nerone il mal animo di Agrippa. r8. 8. 7 Eutico cochiero di G. Cesare. 19 .{. ~. Ezechia flgliil d' A"az snccedutogli nel regno restituisce la religione in Gerusalemme. 9 15. .i, 5 , 6 e 7 Vince in guerra i Palestini. 9 I3. 8. assediato da Sennacheribbo. 10. 1. 1. Ridotto. all'estremo ricorre a Isaia. I o. 1. 5. Domanda a Dio posterit. 10. 3. 2. Muore. Io. 5. 6. Ezechiele: sua profezia. I e. 6. 2. Ezrica governatore del regn~ di Acaz acciso. 9 12. 2.

s.

5.

F
Fabato servo d'Angusto. 17 . .{. Facee figliuolo di Romelia empio occupa il regno degl' Istaeliti .9 lJ, 1

INDICE

Assedia Acaz e il vince. !) 1.2. .2. !) J3. 3. Faceja figliuol di Manaem succede al padre nel regno e Della crudelt ; trucidato. g .. I l. 7 Faleg tlgliuol d' Eber , che aigniJichi. I. 6. 5. Fame ~raud. 9 2. 4 I5. 1.2. 1. Faunia fatto da' sedizios! Pontefice. 2o. 10. 1. Fanut'le luogo, perch cos detto. 1. 20. .z. Faraone re dell'Egitto desidera la moglie d'Abramo. 1. 8. r. Faraone. Sua durezza e malignit contro gli Ebrei. 2. 9 2. Licenaiati gl'insegue. 2. 15. S 3. Perisce con tutto 1' esercito. 2. I 6. ~. Faraoni detti i re egiziani e petch. 8. 2. 26. Fares. Due suoi figli. 2. 7 4Farisei setta. J3. 9 7 Loro autorit. 13. a8. 4. Che setta fosse. I 3. 8. 5. Farmuti mese. 2. 1~. 6. Farnace uccide Mitridate suo padre re del Jlonto. 4 6. 6. Fasl\elo torre. 16. g. 2. Fenicj , all'amor del denajo debbono il lor commercio coi Greci. A. 1. ~ 2. Loro storie antiebs~ime. A. I. l. . Loro testimonianze intorno a' Gi1Hiei. A. I. {j, I. Loro storie conformi a quelle di Beroso. A. 1. 7 2. Felice capitano romano i'! vinto da Fasaelo. 14. 20. 2. Felire procuratore in Giurlea, 20. 7 I. Ferora figliuol d' A.ntipatro. 4 12. 3. Gli si commette la cura de' vivP.ri. I~. 27. 5. Gli fatto un dono della testa di Pappo decapitato. I4,.

ucciso.

27

Jl,

Ottiene la tetrarchia. 1 5. J3. Accusa Salome ad Erode. 16.

11.

-'

INDICE

237

fintamente in discordia con Antipatro. I? 3. a. Muore e~ Erode gli fa onorevole funerale. 17. 8.

Ferrajo. Chi ne invenlasse l' arte. J. 2. 2 . Feste. Giorni festivi si descrivono. 3. Jo. 4-, 5 e 6. Figli contumaci e protervi contro i parenti come si debba11 punire. 4. 8. 6. FilacMfesi. Loro diaseuainn co' Giudei. 20. 1. 1. Filadelfia citt 8 prima Rabat. 4.. 5. N. 6. Filippo 6glinolo d' Antioco Gripo regge una parte della Siria. 13. 21. 4. Facendo guerra col fratello Demetrio fano signore di tutta la Siria. Ia. 22. 3. Filippo il Macedone. Sua morte. 11. 8. 1. Filippo amico d' Antioco; a lui commeLte Antioco Epifane 1 il regno e la tutela de' tigli. 12. 1{. J. Aspira al regno, ed giuati;r;iato. u. t5. 2. Filippo figliuol d' Erode fa~to tetrarca. i ? 10. I. Alcune notizie di lui. 17 . .2. N. !) Soccorre al fratello Archelao. 17. 12. g. Ottiene una parte del regno paterno. 7 13. 1. Filippo luogotenente d' Agrippa Il mantiene Gamala ubbidiente a' Romani. V. 7 Mandato a Roma da Vespasiano per dar ragione di -.e. V. 3g. Fili~tino, Filistini. J, 6. 2, Filone legato de' Giudei a Caligola, rigettato. 18. 10. Filone il vecchio , storico. A. t. g. 1. Filosofi: lor sentenze discordi intorno a Dio. A. 2. 8. I. Calani si chiamano preuo gl' Indiani, e Giudei presso l Siri. A. 1. 8. 5. Filostefano capitano di Tolommeo Laturo. t3 .21. .J, Filostrato Storico. A. I. ? 2. Fineea figliuol d' Eleaaaro uccide Zambri.. ed ~ comandante dell' eaercito contro i Madianiti. '- 6. .a.

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spedito legat& a' Robeniti, e Gaditi. ec. 5. Succede al padre nel pontificato. 5. J, u. Finees figliuol di Eli Pontefice , tristo uomo. 5. Fisoue fiume, che significhi. 1. 1. 3.

I.

11.

11.

2.

Fitonici : lor vaticinj quai ~ano. 6. 15. 1. Fiacco preside della S1ria. 18. 8. 2. Floro Gessio procuratore della Giudea, come. spinse Giudei a far guerra a' Romani. 20. 11. 1. Che tristo aomo egli fosse. lvi. For che significhi. 1. 1. 3. Onde abbia doppia signi6cazione. J, 1. N. 9 Forti che siano veramente tali. 6. J5. .{. Fortunato Jiberto d' Agrippa mandato a Roma dal aao padrone. 18. !l . 3. Fraate re de Parti tratta cortesemente lrcano. 15. 2. 1. Frigi popolo. 1. 6. 1. Furei , o purim festa. 11. 6. t6. Etimologia di tal voce. I 1. 6. l'f, .z4. Fut, Fotti popolo. 1. 6. 5.

G
Gaat pel'Sl'gnita Ahimelec ed tradito da Zebul. 5. g. 2. Gabaa che significhi. 6. g. I. Gabanei. Ingiuria da loro fatta alla moglie del leYita; e come fosser poniti. 5. 2. 5. Gabaon borgo. 7 to. 8. Gabaoniti astutamente atringono alleanza con Giosu. 5. 1, 5. Sono da lui soccorsi contro i Gerosolimitani. 5. 1. 6. Gahareni ribellanai d.a Giuseppe. V. 1 ~Gahinio eapitan de' soldati di Pompeo. 1 ,{. 5, 1. Sue geste~ 1{. Io. 1 e sl.'g. e cap. 11. 1 e eeg. Garum:si ind.arno accusano Erode a Ceaare. J5. 1.{. 3.

IlfDJC.

Gad nasce. 1: '9 7 Sette suoi figli. 2. 7. ~. Gad profeta offre a David l' elezion d'ano de' tre mali. 7

lo. 7
Galaad colle. 1. 1 9 1 o. Che significhi e dove sia. J. 19 N. u4. Galaudite proYincia. 9 1 r. 7 Galati da chi nominati cos. J. 6. 1. Galgala che significhi. 5. 1. ~. N. 3. Galilei fan di tutto per ritenere Giuseppe fra loro. V. 21. Concorrono pronti a difender Giuseppe. V. 23. f}amaleai fedeli a' Romani. V. 7 Gange fiume. 1. J. 3. Garizim monte. 5. 1. 8. Gaza. Non posson prenderla gl'Iaraeliti. 5; 2. 1. Gazei assediati , e presi da Gian neo. 13. 21. 3. Gazer citt della Palestina da Salomone due volte fabbricata: 8. 2. 25. Geconia. V. Gioachimo , ch' ebbe ambedae i nomi. Gedeone come liber gli Ebrei di schiavitb. 5. 8. 1 e 2. Qaauti figli ebbe. 5. !) 1. Gemello: rinunzia Erode all'amicizia di lui. 16. 11. 6. Geneaaret. Lago. 5. 1. 8. Genti~ come da'lor fondatori ebber ciaacuna il Ior nome. r. 5. Quelle che osano la circoncisione , come i Giude, noverate. A. 1. 8. 2. Geone fiume, e che signiliohi. 1. 1. 3. Gerera. 2. 12 N. 86. Geremia profeta compone l'epicedio a Gioaia. 10. 6. . SJ condannato, poi II&Oloto. 10. 7 , .2. F11gge. to. 7 3. Messo in prigione tormentato. Io. 10. .{. calato in un poazo fangoso per affogarvelo. 10. Jo, 5.

l!fDICB

Non vuole andare in Babilonia. lo. 11. 81 Ba gran donativi ~ ed altre aue geste. lvi. 'Pronedeno a Giovanni, condotto da lui in Egitto; ove predice agli Egizi cattivit. 1 o. 1 1. 1.2. Gergesei popolo. 1. G. 1 5. Gerico citt. {.. 5. 1. Distrutta. 5. 1. 2. Bont de' campi gericontini. 5. 1. 8 Germanico fratello di Cla11.dio Cesare. .20. 8 1. Morto di veleno. 18. 5. 7 Suoi costumi. 18. 8. I 1. Geroboamo figlio di Nabat per profezia sapendo dovere esser re sollecita il popolo a ribellare , fogge lo sdegno di Salomone. 8 .2. 56. eletto re di di!lci trib ~ ed abita in Sichem, 8. 3.

3 e 5.
Fa due vitelli' d'oro e templi. 8. 5. 5. tocco oPI braccio d'apoplessia, ed sedotto da un flso . profeta. 8. 3 6 e 8. Nella malattia di suo figlio, che risposta abbia avuta da un profeta. 8. 4 4. Muove l'armi contro Abia. 8. 5. 1. vinto, e muore~ la~~ato Naab successore. 8. 5. .2 e 4. Distrutta la sna famiglia. 8. 5. 4. Geroboamo figliuol di Gioas succttde nel regno israelitico. 9
Il.

J.

Bench malvagio aggiugne al suo rMno la Siria. lvi. Muore lasciato erede Zac<:'aria suo figliuolo. !} 1 J. 5. Gersan figliuol di Mos. .2. 15. 1. Gerusalemme. Suo re cogli altri re ccovicini ucciso. 5. 1. 8. assediata e presa nella bassa sua parte. 5 .2. 1. 7 .2. 3. Delta citt di Davidde e come fabbricata. 7 3. t.

ll'fDlCE

Sue porte quante fossero. 9 7 N. I5. Sono involati i suoi tesori , le sue ruura sono abbattute per lo spazio di trecento cubiti da Gioas. 9 10. .{. La sua cattivit da quai profeti fosse predetta. 1 o. 6. 2. mesa da Nabuccodonosor. 1 o. 11 1. presa a Aotioco Epifane, e il suo Tempio spogliato e profanato. 1 :1 7 1. ~ Rimessa col Tempio nel loro stato. 12. 11. 5. E<sa e il Tempio espugnati da Pompeo. I.{. 8. 2. Rubata da' Parti. I$. 25. .{. Percb 'Dio abbominasse lei e il suo Tempio. .so. 8. 5. Suoi abitanti travagliati dalla fame soo aovvenuti da Elena. 20. 2. 5. Non significa il medesime in greco e in ebreo. . 1. 1 1. .{. GP~sio Floro procuratore della Giudea perde in guerra. V. 4. Ges Cristo: elogio che se ne fa. 1 8. 4. 3. Ges frate! d'Onia onorato del Pontificato deposto. 12. 6. J, Geslt figliuol di 'Danneo e fatto Pontefice. 20. 9 1. N' spogliato. 2o. !l 4. Ges figliuol di Garnalide fatto Pontefice. 20. 9 4. . deposto. 2 o. 9 7 a Giuseppe. citt la ribellar di teola T1beriade di Ges rettore

v. 26.
Ges figliuolo di Sassa capo d'una fazione in Tiberiade. V. 127. Gt.tuli popolo. 1. G. 2, Giacimo figliuol di Zamar. 17. 2. 2. Giacobbe lgliuol d'bacco nasce. J, 18. 1. Previene il fratello nella benedizione paterna. I 1 S. 6. Fugge lo sdegno del fratello. 1. 1 9 1. Vede in sogno una visione. lvi.. Crlebra le sue nozze. 1. 19. 6. Fug~e dal suocero. 1. l!) 8. R1torna in grazia del fratello. J. .2o. 1.

INDICE

Lotta con ano spettro. J, 2o. 2. chiamato l,;raele. lvi. Trova 8(ltterra gli dei di Labano. r .2l. .2. Divide col fratello l' erPo1it patl'rna. 2. r. J. Sua ric~hezza e felicit .2. 2. 1. Piange Giuseppe. 2. 5. ~. Manda per frumento i figli in Egitto. 2. 6 2. Ci va aneor egli con tutta la famiglia. .2. ? 2 , 3 e 4. Muore .2. 8. 1. Giacomo e Simone figliuoli di Giuda galileo sono crocilissi.
.20.

5.

J,

Giacomo frate! di Cristo ~ lapidato. 20. 9 l. Giaele uccide Sisara. 5. 6. .2. Giafet figliuol di No!\. 1. 6. Snoi figli; e a quante nasioni di~ il nome. 1. 6. I. Giaffa. Suoi abitanti cacciano da se Gionata e i suoi cempagni venuti a' danni di Giuseppe. V. 22. Giairo galadeno principe degli Ebrei. 5. 9 ~. Giasone o sia Ges figliuol del Pontefice Onia rapisce il pontificato al fratello. 12. 6. L Giavan figliuol di Giafet. J, 6. 1. Giezabele, che mala donna. 8. ? ,i. Minaccia la morte ad Elia. 8. ? J o. Fa che sia lapidato Nabot. 8. ? 13. Precipitata dalla torre calpestata da' cavalli. 9 6. 1. Giganti: avanzi di e~si in Ebron. 5 .2. 1. l lor posteri da chi domati. l 9 I. Gioabbo combatte con A.bnero. ? 1. 5. Uccide A.bnero. ? 1. 5. fatto generale .1elle troppe di Davidde. 7. 6. 4. Vince i Siri. ' ' I. C11mbatte val6rosamente a nome di Davidde. ? ? 1 Finge un ingegnosa favola. ? 8. 2.

l!IDICB

Uccide Assalonoe. 7 !J 4. Sgrida Davidde che piagne AssaLmne. 1 10. .2. deposto dal generalato. 7 l o. 7. Uccide Amasa e persegue Seba .. il coi capo reca al re ed rimesso nel grado primiero. ? 1 o. 8 , 9 Numera 'il popolo. 7 10. 16. ucciso. S. 1. '- Gioacaz figliuol di G.. u ottiene il regno paterno. g. S. 1. Per benefizio di Dio liberato dalle guerre. 9 9 1. Muore. 9 9 .2. Gioacaz li6liaol di Gioaia anccede nel regno ,paterno , uomo empio condotto in prigione in Egitto e muore. Lo,

6. 3.
Gioacbimo figliuol di Gioarimo aacoede nel regno paterno. 1 o. 8. condotto cattivo in Babilouia. 10. 9 Liberato dai ceppi e fatto prefetto della reggia. Io. u. J, Gio.aoimo di Giosia detto Eliacimo succede nel regno divenuto tributario degli Egiziani. 1 o.. 6. S 3. Divien t~ibatario de' Babilonesi. 1 o. 7 !i .2. ucciso. 1 o. Gioacimo ligliaol di Giosu Pontefice. 11. 5. S I. Muort>. JJ, S. 6. Gi~as figliuol d' Ocozia come ulvate dalla crudelt d' Atalia Il fatto re. 9 '1 1, 3. Abbandona la religione e le leggi. !} S. 3. Fa lapidar Zaccaria li6liuolo di Giojada nel Tempio. 9 . 8. 3. Infermo ncciso. g. 8. 4 Gioas figlaolo di Gioa11az succede nel regno del padre. 9 9 2. lo sua morte lascia il regno al tiglio Geroboamo. 9 9 3. Disprezza le minacce d'Amaaia cui prende in battaglia. 9 Io. 4. Perisce. g. 11. ' 1.

S;

INDICE

Giocabrlda madre di Mos. !!. 9 ~. Gioco orlo guardia d'Erode per calunnie tormentato. 1 G. 16. 3. Gioele figlio di Samuele come si port nel principato degli Ebrei. 6. 3. .{.. Giojada conserva il regno a Gioas. g. ? 1 , 2 e 3. Muore. 9 8. 3. Giona profeta profetizza a Geroboamo figliuol di Gioas. g.
l L

I."

Come mandato a Ninive, a gittato in mare fu inghiottito da un mostro , e vmitato dopo tre giorni io terra. g.
Il.

2.

Gionadab figliuol dell' institutore de' Recabiti. 9 6. N. 12. Gionata figliuol di Saule accompagnato da an aolo acadiere assale i ne~ici. 6. ? 2. Suo coraggio e onest. 6. ? .{.. Suo amor per Davidde. 6. 12. Strigne con lni alleanu. 6. 1 {. 5. Muore nella baltaglia contro i Filistei. 6. 15. ? I suoi peateri come trattati da Davidde. ? ? .{.; Gionata o Gionadab amico d' Amnone., 7 7 8. Consola Davidde. 7; 8. 1. Gionata figliuolo di Mattatia. 12. 8. 1. Succede a Giuda suo (ratello nell'amministrazione dell' im, pero. J3. r. 1. Altre sue geste. I3. 1. 3. 4 e seg. e cap. 2. 8. 1 .2 e cap. 9 2 .{.. 5. 6. 8. Resta preso. t3. 1 o. 2.

ucciso.

1 3. 1 1.

2.

----.

Gionata sadlluoeo. Sua contesa co' Farisei. J3. 18. .{.. Gionata figliut~l d'Anano. 19. 6. .(, Rifiuta il pontificato. offertogli. 19. 6. .{.. Ginnata figlinot di Samea uccide un uomo alto se1 cubiti. 7 .Jo. u.

Jl.'fDICB

Gionata Pontefice uociao. :to. S. 5. Gionata figliuol di Sisenoa spedito a Geruaalemme da Giovan da Giscala contro Giuseppe. V. 21. Gionata fariseo e tre altri spetditi in Galilea. a deporre Giuseppe., lvi. Loro arti deluse da Giuseppe. lvi. Cacciati da Giarfeni e da altri. V. 21. Tengon consulta contro Giuseppe. V. 25. P1ocuran di svolgBI'gli contro gli animi de' euoi soldati; ma indarno. V. 24.. Loro arti deluse. V. 26, 2? Son rimandati onorevolmente da Giuseppe in Gernaalemme. V. 3o. Gionata cireneo suscita contro Giuseppe una tempesta che gli ritorna poi in capo. V. .{.9. Gioram figliuol d' Acabbo succede nel regno a Ocozia. 9 1. 5. Espugna i M011biti. !l l 7 Avvisato da Eliseo si guarda dalle insidie de' Siri. 9 .2. 2. Incalzando la fame d ordine che sia morto Eliseo : del qual ordine pescia ai pente. 9 2. 4 liberato dall'assedio di Benadad. g . .2. 7 Nell' oppugnazione di Ramot ferito di saetta. g .{. 1. ucciso da Jea e il suo cadavere gittato nella vigna di Nabot. 9 5. .2. Gioram fllliuol d Gioaafat gli succede nel regno. 9 .2. 1. Uooide i fratelli e gli amici paterni. 9 .2. 10. Gli si ribellano gl' ldumei e alquante altre genti. 9 .2. l 1. Conosce da Elia il aoo destino , e morto trattato secondo il suo merito. !} .2. 11 e cap. 5. Giorno. Che abbia creato Dio in ciascun giorno. 1. 1. 1. Giosahet sorella di Ocozia come salv Gioas, 9 7 J, Giosafatte figliuolo d' Ailud segretario di Dvidde. 7 6. ,f.. Giosafatte figliuolo d' Aaa &accede Del regno al padre. 8. 7 5.

J!fDICE

Mette presidj nelle sue citt e ritorna in piedi Ja religion~P ' abbattuta. S. 9 I. Quanti eserciti avesse in' pronto. 8. 9 .2. sgridato da Gea ptofeta ed ama la giustizia e la piet. 9 I. Dove al1sti88e la sua flotta e a quai porti r indirizzasse.

1.

N.

2.

Vince gli Ammoniti e i Moabiti seno spargersangoe. g.l. !), Fa guena con Gioram ' 1\loabiti. 9 1. 6, 7 Muore. 9 1. S. Giosf'dec. Pontefice condotto prigione in Babilonia. 'l o. 11. 6. sciolto dalle catene. 1 o. 1 1. 8. Giosn figliuol di Nave i fatto capitan dell' esercito. 3. 2. 5. Vince gli Amaleciti. 3. .2. ~Scoopre a'.auoi commilitoni cl1e fosse la Cananea esplorata e fa loro coraggio. 3. 1~. 4 Mos lo destina suo successore. 4 ? 2. Predice quanto doveva fare. 4. S. 1~. Esplora la Cananea. 5. 1. 1. Passa il Giordano coll' esercito. 5. 1. .2. Prenrle senza travaglio Gerico. lvi. Distrugge Ai. 5. 1. 4. Fa lega coi Gabaoniti e prende cinque re. 5. 1. 6. Espugna i re vicir1i al Libano. 5. 1. 7 Partisce le terre conquistate agl' lsraeliti. 5.. r. S. Comanda loro che spengano ~i avan1o di Cananei. 5.
J,

IO,

Muore. s.- t. 12. Giosia figliuol d'Arnone succede al padre nel regno, rimette 'io piedi la vera religione, e l'ottimo governo, distrutti gli altari degli idoli, e i sacerdoti. 1 o. 5. 1. 2. 3. ,. Muore. 10, 6. 1. Giosu figliuol di Giosedec 110mm l'ontefice. 11. .(. '1

INni Cl!:

Giovanni o sia lrcano. V. lrcano. Giovanni capitan de' soldati di Giosafat. S. !) 2. Giovanni figliuol di Carea capo de' fuggitivi gerosolimitani provvede fedelmente a Godolia. 1 o. 1 1. 1 o. Insegne lsmaele uccisore di Godolia. 1 o. 1 1. 12. Consulta Geremia e lo mena seco in Egitto. lvi, Giovanni figliuol di Giuda succede al padre nel pontificato. Ilo?- l. Uccide il fratello nel 7'empio. I vi. Muore. 1 t. 7 2, Giovanni Gaddis figliuolo di Mallatia. 1 2. S. 1. ucciso da' Medabesi figliuoli d' Amareo. 13. 1. 2. Giovanni Battista. Sua morte, 18. ? 2. Gioran da Giscala 1il Giscala e la cigne di mura. V. 6. Aspira a novit. V. 9 Sua frode. lvi. Altra sua frode contro Giuseppe. V. 1 1, Non riuscitagli, se ne discolpa appo lui. V. 12. Stzzica i sudditi di Giuseppe contro di lui, V. I{, Adopera che sia cacciato Giuseppe da Galilea. V. 2 t. Viene con gente armata a Tiberiade per attrappare Gin seppe. V. 27. Spogliato di seguaci da Giuseppe. V. S 35. Giove Olimpio. l!) 1. 1. Giozaro ~ fatt Pontefice. I 7 8. 5. deposto. 17. J5. t. Giobbileo, Anno di remissione e di libert. 3. 12. 3. Giuda nasce. 1. 1 !) ? D c~nsiglio a' fratelli di non uccider Giuseppe. 2. 5. i .. Uomo caldo e coraggioso. 2. 6. 5. Ottiene il principato tra i dodici fratelli. ? . II. 7 Tre suoi figli. 2. ? ,, Cbe toccasse a Gi11da aella terra di Canaan. 5. J, 8,. FL..trlo, tomo ao

r..

INDICE

Giucla, trib di. Sue geate dopo ]a morte di Giosu. !). 2. I Giuda figliuol d' Eliasibo succede al pad-re nel pontificato-. I 1.

l.,.

l.

Giuda Maccabeo. 12. 8. 1. Snccede al padre nell' amministrazione. I 2. 9 Vince Apollonio e Serone prefetti e gli uccide. l 2. 10. Vince Gorgia c Nicanore. 12. JJ, 3. E Li aia. l 2. l 1. 4 Purga e ristora il Tempio. J 2. 1 r. 5. Doma -i -viGiui molesti con grandi stragi. 12. 11, 6 e cap. 12. 1 .2. Disf Nicanore colle sue troppe. 1.2. J 7. 2. creato Pontefice e strigne alleanza co' Romani. 12.
J 7 3. Mu01e. 12. 1 g. Giuda figliuol di Capseo valentuomo. 13. 9. !). Giuda profeta. 13. J 9 3. Giuda figliuol d' Ezechia l adrone aspira al regno d'Archela().

17 12.

s.

Giuda Gaulonite galileo_ eccita sedizione tra' Giudei. 18. I. 2. Sua setta. 18 .2. 4. Giudl'a si riempie di ]adroni. 17. 12. 7 .20. 6. 1. Giudei quando prima cominciarono ad appellarsi cos .21.

5.

IO,

Si prrm.tte loro da Ciro di ritornare in Gerusalemme e di fabbricarvi di nuovo il Tempio. 11. 1. 1. Sono impediti d.1l fabbricare. 11. 3. Fatti d.J Dario fig 1i.10l J~.Jstaspe liberi e immuni sono aj uli.ati nel fabbr:car la citt ed il Tempio, e quant di loro tornarono io Gerusabmme. 1 1. 4. 5. (j. Quan,lo finirono il Tempio. I l . 4. JJ, Che forma avessero di repubblica, e come cangiata. Ila

'

!.:!.

INDI CB

Due trib~ ohe tornarono io Gerusalemme sono ora sparse per t Asia e per l' Europa; le dieci restanti di l dall' Eufrate. 11. 5. 2. Lavorano armati. u. 5. 10. Sono condotti da Amano all' estremo. 1. 6. 5. 6. Come trattati da Bagose. 11. 7 t. 2. Come da Alessandro Magno. 11. 8. 4. Come sotto Tolommeo filadelfo. 12. 2. s e seg. Come Ool)rati dai re dell'Asia. u. 3. 1 e aeg. Trattati miseramente da Antioco. 12. ? 1, E da Demet1io 12. 16. s. Fanno la prima alleanza co' Romani, a. 17. 3. Caduti in grandi disavventure dopo la morte di Giuda.

t3.

lo

I,

Quando fossero la prima volta sudditi de'Romani. 1{. 8. .{. Come onorati e bcnelicati da loro. 1.{. I 6. I. J 7 ~ cap. 5. (j, Loro contesa co' Samaritani a cagione del Tempio. 1 3.

6. 3.

.~

'

Sette loro quante fossero. J3. 9 7 Quanto siano religiosi. 1 ~. 8. 2. Ambasciata de' Giudei , Cirenei e Asiatici a Cesare perch molestati da' Greci. 16. 1 o. J. Eccitano sedizione. 1 7 1 1. 1 e cap. 12. J. Loro costanza per guardare le leggi. I 8. .{. 1. Sedizione loro e de' Greci presso Alessandria. 18. 10. Maltrattati da' Babilonesi passano in Seleucia. t S. 12. 9 Dissensione tra loro, e que' di Filadelfia. 2o. 1. 1. Sediziou loro, e de' Suilaritani. 2o. 6. 1. Acchetata da Claudio Cesare. 20. 6. 3. Loro diueosione coi Siri. 20. 8. 7 Successione e cambiamento del loro rontilicato e principato. 2o. 1 o.

~5o

llliDICE

Nazione antichissima: loro cara per la storia. A. 1. 2. 1. Percb nelle storie greche mentovati di rado. A. I .(. 2. Loro denominazione presso i pi antichi. A. t. 5. 2., Loro uscita d' Egitto anteriore di mill' anni alla guerra trojaoa. A. 1. 5. .{. N. 26. Ottime loro leggi. A. 2. 1 3. 4. Imitate dagli altri legislatori e popoli. A. 2. 3. 2. Lor fedelt ed ajuto prestate a Romani contro Gli Egizj. A. 2. 3. 3. l loro meriti confermati da lettere d'A ugosto. lvi. Testimoniaur.e della loro integrit date da AleHanrlro, da tutti i Tolommei , dal Senato romano e da' sommi Imperadori. A. 2. 3. 1 e seg. Giutlici. Che governo egli foase. 6. 6. 2. Giulia moglie di Cesare Augusto. 16. !) J. Che le lasciasse in testamento Erode. a'1 8. I. Giulio Archelao figliuol di Chel eia. 1 !) !} 1. Giulio Cesare mette io fuga Pompeo , e fa guerra cogli Egizia~i. 1 {. 1 3. Egli amico benefico verso i Giudei. r{. r G. 1. Allestisce la spedizione oontro Scipione e Catone, 1 ~- I7 5. ucciso. 14. 1? 8. Giulio Lupo uccide Cesooia colla figliuola. 19. 2. .{. Giuramento ; modo di farlo. J. a6. 1. Giuseppe figliuol di Giacobbe nasce.- I. l!). r. Peroh odioso a' fratelli. 2. 2. J. venduto in Egitto. 2, 3. 3-. . tentato dalla padrooa, e resiste virtaosamenle. 2 .{. z. Spiega i sogni. 2, 5. 2 e 3. liberato dalla prigione. 2. 5. ~Vicer dell' Egitto 1 chiamato Sofnat-paaneacb. 2. 6. 1, Piglia i fratelli. 2. 6. .{. Ne fa 'randi prove. 2. 6. .{., 5 e 6-.

INDlCS

2.51

Si d l<lro a conoscere. 2. 6. 9 Va incontro al padri', che viene in Egitto. 2. 7 5. Muore e le sue ossa son trasferite iu Cananea. 2. 8. 2. Giuseppe figliuol di Tobia co~ ricoocilil, a' Giudei Tolouuueo Evergete. 12 .{. 2. ~iocosa sua risposta. hi. Sua morte. 12. .{. 8. Giuseppe figliuolo di Zaccaria fatto capitano del presidio ~ Gerusalemme. 12. 12. 1. vinto da Gorgia. 12. 12. 5. Giuseppe figliuol d' Antipatro. 1~. 12. 3. assediato da Antigono, 1~. 26. 2. Come per. I4. 27. 8. Giuseppe nonno dello sLorico &otto qual re giudeo naaceue. V. Not. 5. Giuseppe lo storico figliuol di Mania: sua stirpe. V. I. Perch si movesse a scrivere delle Antichit Giudaiche, e della Guerra Giudaica. Pref. I e 2. Affl'rma verace, e incorrotta la sua storia. 1G. n. 1. Suo ingegno : professa tutte le sette d' allora. V. _ 2. Va a Roma. V. 3. sotto quale p1ocuratore della Giudea. V. Not. ? Incontra fortuna in mare. V. 3. Ottien da Nerone quanto vuole lvi. Procura distorre i Giudei dalla guerra. V. 4. Mandato ambasciadore i n Galilea. V. 5. Ottiene da' Tiberiesi, che brucino il palazzo d'Agrippa. V. 8. Governatore della Galilea la fortifica. V. 1 o. Spinto da' Galilei a vendicarsi di Giovan da Giscala li fren!l

v.

J 2.

Rende vani i tentativi d' Ebuzio. V. 15. Campa da grave pericolo in Taricbea. V. I5. Si sottrae al furore de' sediziosi. V. . 1 6.

INDICE

Ritorna i Tiberiesi alla sua ubbidienza. V. 18. Rimanda liberi i suoi nemici. V. 1 g. Fortifica le citt e terre dell'una e dell'altra Galilea..

v.

.20.

Sogno da lui veduto che gli prenunzia felicit. V. 21. Rende vane le arti, di chi vnol prenderlo insidiosamente e deporlo. lvi. Si discolpa con Gionata ~ e lui accusa delle sue frodi. V. 2.{. Frena il popolo infuriato contro Gionata e i suoi compa gni. lvi. Esce di mano a Gio...an da Giscala venuto con un esercito per attrapparlo. V. 27. Rimanda Giooata e i compagni suoi nimici onorevolment_ in Gerusalemme. V. 3o. Prende Seffori. V. 3~. Cadutogli in una battaglia il cavallo gli si sloga una ma no. V. 38. Sposa una cesariese, che presto gli muore. V. .{o. Ha in dono da Tito la sagra S :rittura. lvi. Chiede in grazia la vita al fratello e a pi altri; ed esaudito. lvi. Libera dalla croce, ov' erano appesi, tre suoi amici. lvi. Giuseppe nipote d'Erode va incontro a Varo. 17. 8. R. Gius!!ppe figliuol di Camido ottiene il pontificato. 20. 1. 3. deposto. 2o. 5. 2. Giuseppe Cabi Pontefice. 20. 8. 11. deposto. 20. !l t. Giuseppe Caifasso. V. Caifasso. Giusquiamo si descrive. 3. 'l 6. Giusto tiberiese figliuol i Pisto istiga il padre a non sent.ir co' Romani. V. 5. Istiga al medesimo i 'Iibariesi. lvi.

JNDJCB

S'unisce a Giovan da Giacala. V. 1 J, Uno de' capi della sedi:>:iooe in Tiberiade. V. 1S. Cattivo storico. V. 3J. False accuse, che d a Giuseppe. lvi. Fugge presso il re Agrippa II. V. 56. Dato da Vespasiano in potere d'Agrippa Il. perch~ aia punito. V. 3g. Giusto guardia di Giuseppe ucciso io battaglia. V. 37 Giusto .figliuol di Giuseppe. V. 4o. Glafira figliuola d' Arcbelao re della Cappadocia posata ad Alessandro figliuol d'Erode. 1 G. 2. Odia Salome. 16. 11. 2. Ucciso il marito rimandato al padre colla 1ua dote. ?
l.

2.

Si sposa a Giuba. 17. t5. 3. Poi ad Arcbelao figliuol d' Erode frate! d'Alessandro. lvi. Suo sogno e morte. lvi. Goboltide paese. .2. 1, 2. Godolia figliuol d' Aicam fatto governator de' Giudei rimeui -in Gerusalemme. ro. 1 J. S. Tratta umanamente i Giudei fug~itivi. 1 o, 11. 9 Sua piet: ha mal per bene. 10. 11. 10~ ucciso. 10. 11. 11. Golia geteo. Sua statura e arroganza. 6. 1 o. Sua morte. 6. 11. 1 . .Gomer ~ Gomerei. 1. 6. 1. Gomer misura, perch cos detta e di quanto capace. 3.
t.

N. 5.

Gorgia "Yinto da Giuda Maccabeo. 12. 11. 5. Vince Giuseppe figliuolo di Zaccaria. u. JZ. S. Gotarze re de' Parti ucciso. 20, 3. 4 Gotolia, ovvero Atalia figliuola d'Acabbo, moglie di Gioram re di Gerusalemme. 8. 9 3.

INDICE

Distrugge ~ quanto pu la famiglia di Davidde .. e amministra il regno. 9 7 J privata di reg1~o e di vita per opera di Giojada. 9

7 3.
Grandine non mai veduta in Egitto avanti Mos~.2. r,{.. ,{.. Grato prefetto de' soldati decapita Simooe servo d'Erode. I 'J 12. 5. Soccorre a' Romani. 17. 12. 6. Gravida. Chi un calcio nel ventre ad una donna gravida, come si dt>bba punire. 1,{.. 8. 8. Greci contendono co' Giudei. 1 !) 5. 2. Tutte le cose loro son fresche e di pochissima antichit. A. I. t. t. I !or paesi compresi da grandi sconvolgimenti , che cancellarono la memoria delle cose andate. lvi. Tardi conobbl'rO l'uso delle lettere. lvi. l loro primi filosofi fur discepoli degli Egb:i e Caldei. lvi. I posteriori Greci mostrano in pi cose 'Timeo menzognero. lvi. 2. Dapprincipio non si curarono punto di storie. lvi. 3. Descrizione de' loro s,torici. lvi. ~ . Gregge: tutta la ricchezza dei Barbari antichi. 2. 11. 2. Guerra, leggi di. 3. 12. 4. 4.. 8. 12.

I
Jabel figliuol di La mcc. J. 2, 2. Jabes citt presa. 5. 2. {.. Jabesiti morti tutti, salvo quattrocento vergini. 5. 2. ,{.. Loto umanit verso Saole e i figliuoli morti. 6. 15. 8. Jabin re opprime gli Eb1ei ed ~ oppresso ancor egli. 5. 6.

l ' 2. 1. 20.

Jaboc torrente.

2.

INDICE

'2.55

.Jacbid colonna del vestibolo del Tempio. 8. 2. 3. Jaddo figliuol di Giovanni Pontefice succede al padre. 11. 7 .2. Nega ad Aleasandro Magu~ la libert di comperare nel fgro. I 1. 8. 2. Lo placa , e ne ha quel che vuole. 11. 8. .{. Jadon profeta sgrida Geroboamo per la sua idolatria. 8. 3. 6. Alcune notizie di lui. 8. 5. N. 38. sbranato da on leone. 8. 3. 7 Jar mese. 8 .2. Jo, J azar deposto dal pontificato. I 8. 5. 1. Jazule profeta profetizza a Gioaafatte. 9 I 2, Iberi popolo. 1. 6. 1. lbi nimiche alle aerpi. .2. 1 o. 2. le vocabolo: suo significato. A. 1. 5. , 2. lccabod nasce : che significhi. 5. 12. ldumea onde cos detta. 2. 1. 1. Soggetta a Davidde, 7 6. 5. ldumei come ammisero la circoncisione. r5. 1 7 r. . Jebusei. popolo. 7 .2. 5. Le loro beffe contro Davidde tornano loro in capo. Jvj, Jectan figliuolo d' Eber: snoi figli. J, ~. ,{. Jefte il levato a giudice d laraele. 5. 9 5. Vincitore sacrifica la figliuola. lvi. Jeiele tesoriere del Tempio. 7 u. 8. Jesbibenob ucciso da Abiaai, mentre ata per. uccidere Davidde. 7 10. 11, Jesraele citt. 8. 7 9 Jesse figlio d' Obed. 6. 9 .2. Suoi figliuoli. lvi. Jetro. V. Ragoele. Jeu figlino lo di Giosafat nipote di Namai espugna B.amata, .ed unto re d' Israele. 9 4. 2 .
.ftLA.YIO, tomo

Y ..

3*

256

lllll)lCE

Uccide GioHhele, e tutta la atirpe d' Acabbo e d' Ocoziai 9 6. 1 1 2 e 3. Estirpa i sacerdoti di Baal. !l (, 4.. Oltraggiato re anch'esso di Dio muOt"e 1 lasciato Gioacaz erede. g. 8. J, Jeo profeta riprende Giosafat. !) 1. J, .Jeo profeta predice a Baasa i suoi mali a-nenire. 8. 6. 3. In , misura qual sia. 3. 8. 5. Qunto contenga. 3. 8. N. 5t. Inondazione universale del diluvio si descrive. 1. 3. 5. Joadaot madre del re Amasia. 9 10. J, Joatan figliuolo di Gedeone parla in parabola agli Ebrei contro Abimelecco. 5. !) 1. Joatan figliuol d' Ozia uolllo pio succede al padre nel regno, e costrigne gli Ammoni ti a pagargli tribolo. 9 11. S. Lasciato Acaz suo figlio erede muore. 9 u. 1. Jobel, che significhi. 3. 12. 5. N. 68. lonia onde cosl detta. 5. 6. 1. !onici Giudei si la!llemano presso Agrippa delle mg1ur1e dei Greci. 16. 4. .r. Ioni: loro odio coutro a' Giudei. 12. 5. 1. Jotape figlio del re Sampsigeramo. 18. 7 5. Jozabad capitan de' soldati di Giosafat. 8. 9 2. Iperbereteo mese. 5. 10. 1. Iram re de' Tirj fa amicizia con Davidde. 7 3. r:Ancora con Salomone , e il beneft.ca 1 e n' i regalato. 8.
2 7. 9 Quanto contribuisce al Tempio di Geraslemmc. A.
1.

6.

l.

Per non avere saputo sciorre i problemi propostig\i da Salomone paga l' ammenda. I vi. lrcano figliuol di Giuseppe giovine d' iagegoo. J2, 4. ~. Sue geste, 12. 4. 4 ~ 5 , 6 .. 7 e cap. 5.

IMDICB

Sua morte. 12. 5. lrcano figliuol di Simon di Mattia fogge le insidie di Tolom meo e-,;' impadronisce del principato. 1S. 15. anediato da Antioco Pio. 1ii. 16. 1. Compra da lui la pace con cinquecento talenti. 13. 1 o. 2. Sminuisce il tesol:'o di Davdde di tre mila talenti. J3. 16. 5. Ricupera le oitt preae da' uimici e fa lega co' Romani.

I3o q.

lo

Assedia Samaria, e la spianta da fondamenti e parla con Dio. I3. 18. I e 2. Sua felicit e morte. 11i. 1 S. 6. Che sogno avesse gi de suoi tigli. bi. Ponte&.ce , primo di questo nome. V. 1. Ircano figliuol d'Alessandro Gianneo fa lega ool fratello ed ama una vita oziosa. 1~. 1. 2. Perch tenuto per uomo pigro, e perch fogg\ ad Areta.
1~. 2.

2.

lndarno desidera 1 ajote di Scaaro. L~ .{.. Disputa dinanzi a Pompeo col fratello. 2.{.. 5. 2. Gli rendoto il pontificato. 1~. 8. 3. onorato da Giulio Cesare. I~. 15. 1. E dagli Ateniesi. 1{. 16. 21. preso, e gli sono mozzi gli orecchi. 1~. 25. .{.. Lasciato da' Parti ritorna ad Erode. 15. 2. I e eeg; ucciso da lur. t5. 9 3. lreneo oratore. 1 'i. 11. ~. Iride che segno aia. 1. 1. 8. !sacco nasce , ed circonciso. 1. 12. 2. condotto ad esaerc sacrificato 1. I3. :&. Mena moglie. 16. 5-. Gli nascono due gemelli. 1 1 S. 1. Odiato da Abimelecco gli torna in grazia 1 e scava poui,
J,

18.

2.

Jl!U)ICE
1. 18. 6. Muore. 1. 22. Isaia proferisce un prodigio al re Ezechia. Io. 3. 2. Lo sgrida per li tesori mostrati a' Babilonesi. Io. 3. 'Sua profezia conosciuta e creduta da Ciro. 11. I. J,. labosetto figliuol di Saule fatto re. ? 1. 3. Perde il regno. ? I. 5. ucciso insidiosamente. 7 2. 1. , sepolto onorevolmente da Davidde. 7. 2. J, Ismaele figliuol d'Abramo nasce. ed circonciso. I. 10. 4 e 5. Padre degli Arabi. l, 12. 2. Mena moglie , ed ha dodici figli. 1. 12. .{. lsmaele di regia stirpe ;iudeo uccide Gadolia. 10. 11. II. , -Quanta strage facesse d'altri .uomini oltre que' di Masfa menati prigioni. lvi. . Ismaele figliuol di F ahi falto Pontefice. 18. 3. .2. lamaele figliuol di Fabi Pontefice. 20. 8. 8. Israele , che significhi. t. 20. 2. Ragion di tal nome. 1. 2o. N. I 17. lsraeliti trattati barbarameo te dagli Egiziani, uccisi e tra vagliati. 2. g. r. Sono vie pi aggravati. .2. 9 2. Quanti in numero uscisser d'Egitto .2. 5. J, .Passano il mar rosso. 2. a6. 2. Si armano colle armi Egiziane . .2. 16. 6. Mormorano contro Mos~. 3. I. 3. Sono pasciuti di coturniri, e di manna. 5. J, 5 e 6. Sono molestati dall' armi Amalecite. 3. 2. .{. Contribuiscono. per la struttura del Tabernacolo, 5. 6. r. Tumultoano e sono poniti. 3. I 3. J, ' negata loro l' entrata nella Canauea. li. 1.{. lo E Senza saputa di Mos ~ombattono co' Cananei , e soa vinti ..{. J, 1.

ingannato dalla moglie.

INDICE

259

Che accadesse loro nel desertO' per trentott' anni. 4,. 4. 1 e seg. Che soldati fossero .{,. 5. 1. Disfanno gli Amorrei. lvi. Son sedotti dalle Madianite. 4 6. 2. Li disfanno .{,. 'l . 1. Distruggono Gerico. 5. l, 2. Ed Ai. 3. 1. 4,. Dividooo la Cananea 1 e ciascuno spedito nelle sue terre.

5, 5.

lo

8,

11.

Romoreggiano tra s stessi per l' ara alzata al Giordano.


lo

'Come portaronsi 1 morto Giosu: 5. 2. 1 il seg. Lasciata la guerra si volgono all"agricoltura. 5. 2. 2. Loro ~erra co' Beniamiti. 5. 2. 5. Sono soggettati per anni otto a Cusarte re degli Assiri. 5. 5. Sono aoggiogati da' Moabiti e liberati per Aod. 5. 5. Sono oppressi da Jabin. 5. 6. 1. Liberati da Debbora. 5. 6. 2. Maltrattati per aett' anni dagli Amaloiti e Madianiti. 5. ? Liberati da Gedeone. 5. 8. 2. Sotto Abimelecco atan male. 5. 9 1 , 2 e 5. Sottomessi dagli Ammoniti. ma liberati da Jefte. 5. 9 5. Sono tagliati a pezzi e cacciati in fuga da'Paleatini. 5. 11. .{,. Liberati da Samuele. 6. 2. 2, Maltrattati dagli Ammoniti sen liberati da Slul.e. 6. 5. 4 e cap. 6. 1. Sono vinti da' Palestini. 6. 1 5. Nasce tra Jor guerra civile. 7 1. 5 e .{,. Per quanti anni dalla morte di Giosu non poterono cac- , ciare da Gerusalemme i Cananei. 7 3. Condannano Ezechia, peroh tenta di rimettere la religione , e uccidono. i profeti. g. 13. 5.

DIDICE

So trasferiti in Media e iu :Pefsia e in ohe tempo, 9 1 4 1 e 2. Issa sua etimologia. 1. 1. N. -' luacar nasce. 1 I !) S '] Sorte toccata a' suoi discendenti nella Cananite. 5. I. 8. Itamar. La sua discendenza privata del sacerdozio. 5. 12. ltobal re de' Tirj e de' Sidonj. 8. ? 4.. Jubal: suoi trovati. 1. 2. 2) Judada, J ndadei. 1. 6. 2.
L

Labano figliuolo di Batuele. 1. I!) 5. Tratta frodolentemente con Giacobbe. 1. 1 !) 8. Insegue il genero che fugge. I. l 9;. 9 Laboroaardoo succede a Niglisar nel regno di Babilonia.
12.

1.0.

J.

Lacedemonj fanno amicizia con Onia Pontefice. 12. 5. Fanno alleanza co' Giudei. 1a. 9 6. Ladroni: una turba di loro in Giudea. 2o. 8. 5. Lameo padre di 77 figliuoli: I. 2. .2. Latopol. 2. 15. I. Legge: non fa queato nome una volta appo Greci. A

.2.

2.

l.egge e precetti di Dio desoriui. A. 2. J5. 4 Lentolo, Suoi decreti a favor de' Giudei. 4 I 7 7 Lepido ucciso da Caligola. I g. 1. 3. Leprosi : quattro per la gran fame assalgono il campo Siro.

.2.

6.

Lor condizione. 5. 11. 3 , In alcun luogo sono stimati, 5. 11, .{.. Levi figliuol di Giacobbe nasce. J. 19. ? Vendica l'onta fatta alla sorella. 1. 21.

1.

IMDICB

Tre 1uoi &gli. 2. '1 4. Leviti.Lor numero. 3. I2. 5. Sono loro assegnate citt col distretto , e le decime.

4.

4-

2.

Si nomina n le citt. 5. 1. 1 o. Ottengono l' uso della veste di lino. 20. 9 6. Levitica trib dedicata a Dio ha io cura il Tabernacolo. 3.
Ilo

lo

Lia e Racbele. Loro emulazione. 1. l!) 7 Libia detta Affrica. 1. I5. Libi ~ Libia. I. 6. 2. Libri ventidoe storici preuo i Giudei. A. 1. 2. 3. Lidda, o Diospoli. Dove fosse. 14. N. .28. Lingue; perch i Giudei neo faccian gran caso di saperae molte. 20. 11. 2.. Orientali affini tra lero .2. 3. N. 6 10 11 u. Li1ania succede nel regno a Tolommeo figliuol di Menneo. 14 23. 5. ucciso da Cleopatra. 15. 4 4 Lisia ha da Antioco la cura del figlio di lui , e della gaerra contro i Giudei. 12. 11. r. vinto da Giuda Maccabeo. 1.2. I 1. ,, ucciso da Demetrio. 1.2 1 6. . 1. Lisimaco, morto Alessandro~ occupa l'Ellesponto. 12. 1. J, Lisimaco: sae menzogne intorno a Giadei confutate. A. 1. Il. 3. Loboa citt , ove sia. 9 2. N. II. Loo mese. 4. 4. 5. Lot Il adottato da Abramo. 1. ? 1. condotto prigione. 1. !) liberato dall'eccidio di Soddoma. I. JI. 4. Saa moglie cangiata in istatua di Sale. 1. Ilo ,!.

Lud, Ludi, o Lidj popolo,

lo

'6, .{.

llfDICB

Lumi. Festa de' lumi e aaa inatituaioae.

u.

11.

5.

M
Manaim citt: onde aveste tal nome,. e ov11 aia. t. 19. N. J J5. llaasia figliuol del re A.ou ucciso. 9 u. 3. llaceda citt. 5. 1. 6. Macedoni passarono a piedi il mar di Pam&lia. 2. 16. 5. Macbera capitano delle legioni "'maoe come ai portb 0011 Erode. 1.{. 27. 7 Maemas citt dove posta. 6. 7 N. 11. Macrone prefetto de' aoldati pretoriaoi. 18. 8. 7 :Mlfdaba citt ove fosse. 13. 1. N. 2. Madian cittl. 2. 11. J, :Madianiti asaogettan gli Ebrei. 5. ? Sono tagliati a pezzi. 5. 8. 2. Le loro liglie conducono gl' Iaraeliti a peccare. '- 6. 2. Sono uccise coi loro re. .{. 7 1. Mado. Madei popolo. 1. 6. J Madre .de' sette fratelli Maccabei: aua .coraggiou parlat~. a' ii~ gliaoli. M. 9 3. Sue virt. M. 9 I e seg. Supplizio da lei sostenute e 1ua pa1ienza e costanza. M. 9

3' '- Maghi nella Giudea. 2o. 8. 5. Maghi babilonesi lor professione. J o. 11. N. 32. Magog. Magogi popolo. 1. 6. 1. Maleo re degli Arabi tratta perfidamente Erode. 1~. 25. 5. Malico capitan de' Giudei soccorre Gabinio conLro Alessandro figliuol d'Aristobolo. 1.{. to. 2. Uccide Antipatro con veleno: 1(. 19. 1 . ucciso. 1 ,, .2 o. l. Maltaoe moglie d'Erode muor~t~. 17 u. Io .

llf916.1

a6l

Malvagi uomini. Lor coJtome. 17 ? 1 Mamucan. V. Mocheo. Man , voce interrogativa. 3. I. 6. Maaaem , ucciso Sellum , si usurpa il regno , e 1agHa a pezzi i Tapsensi, e oomprato la pace da Fallo muore. 9 I I

u' , ..

Maoaem Esseno salata re Erode fiinciullo, che noor va i scuola. 15. 1 ~ 5. Manasse ligHol di Giaseppe. 2. 6. adottato con Efraimo nel numero de' figHaoli di Giacobbe. .s. 8. 1 messo in luogo di Levi. 3. u. ~ La met de' suoi discendenti han le terre in Cananea. 5. J. 8. Manasse figliuol d'Ezechia eapaede nel "'fiDO plterao, nomG empissimo e uccisor de' profeti , pre110 dal re di Babilonia e finalmente rimeaso nel regno e cangiati costumi attende alla piet. 1 o. .{. 1 , 1. Muore, lasciato erede del regno il figlio, 10 .{. 3. Manaase figliuol di Giovanni Pontefice mena moglie la s,Iia di Sanaballat detta Nicaso. Ilo ? 2. fatto Pontefice. 12. 5. .{.. Maodra luogo. 10. u. 12. Manetone storico egiziano. A. I. 5. 2. Compendio della sua storia intorne a' Giudei. A. lo 5. 2. Conferma l'antichit de' Giudi. A. f, 5. .{.. Protesta di trarre la storia egiziana da'libri &agri. A. 5. 2. Sua &toria mendata. l. r. 5. ~ .{.. Sae menzogne confutate. A. I., 1 o. 1 e seg. Manna che cibo fosse. o. I. 6. Manne padre di $anaone aco?glie l' angelo. 5, 1 n. ~ I e sef. )\far, luogo. perch chiamato cos}. a. lo J
.f'T.APIO
0

(OniO, l{,

INDI C.

Mara che significhi. 5. 11. 2. , M. Agrippa. V. Agrippa. Marco tigli no l d' \lessandro Alabarcr l !) t. M. Antonio. V. Antonio. Mardocheo capitan de' Giodfli , cMe da Babilonia passar dovranno in Gerusalemme. 11. 4 _ ? Mardocheo .Ilio d' E~ter. 11. 6. 3. Scnopre una congiura contro del re. 11. 6. 5. Palesa ad Ester l'imminente destino de'Giudei. 11. 6. 6. sommamellte onorato. 11. 6. 11. Riceve i beni e il potere d'Amano. 11. G. 1 4 Mare rosso concede "il pasttaggio a' Giudei. 2. 16. 2~ Mare , "aso del Tempio perch cos detto. S. 2. 1 :), Quanto fosse capace, e a che servisse. S. 2. 1,(. Perch or si dica capevole di duemila, or di tremila misure. S. %. N. 2 t. Mareone da' Greci si chiama Samaria. S. 7 2. Maresa citt. S. G. 1. Maria sorella di Mos. 2. !} 4. Mariamme figliuola d'Agrippa. 1!). 9 1. Mariamme moglie d'Erode. 14. 22. 1. uccisa dal marito. 1 ~- 11. 7 Maron , acque di 5. 6. N. 1 ' Marsia liberto d'Agrippa. 1S. 8. to. Avvisa il padrone della morte di Tiberio. 18. S. 15. Marso prPfetto della Siria. 19. 7 2. Al .re Agrippa diviene odioso. 1 9 S. 1. Marsuane mese. J, 3. 5. Marullo Preside della Giudea. tS. S. 16. Mascella,. logo. 5. J~. 4 ? o. . Massabazane, che fosse. Se ne spiega l' etilll1llogia. 3.. 7 .L Massada fortezza ove posta. 1{. 25. N. 4.a. Masfa citt. 5. 9 5.

a.

1'-

JltDICI

Che significhi. 6. 2 2. Matan sacerdote di Baal trucidato. 9 7 Mattatia figliuol di G10vanni ricusa di profanare le cose sacre, e difende coraggiosamente la vera reli;ione. u. 8. ' Infermo inatruisce i figliuoli. U. S. 3. :1\fuore.' 1 2. g. Mattia figlinol d'A.ssaloruo uom valoroso. 13. !) 5. :Mania figliuol di Teolilo fatto Pontefice. 1 ? 6. 3. 20. 9 7 deposto. 1 7 8. 5. Mattia da Margalok> muove una sedizione. 1 ? S. 2. liruciato vivo. J? 8. S 5, Mattia figliuol d'A nano Pontefice. 1 9 6. 4 privato del sacerdozio. rg. S. 1. Mattia padre di GiuseppP. Sue vir~. V. 2. :Mattina, che parte del giorno sia. 1. 1. !i. :Mazaca citt. J, 6. l Meconot" basi : radice di tal parola, 8. ~. N. 24, Medi conosciuti da' Greci, perch regnarono ia Aaia. A. J,

t.

Medimuo attico, fl siciliano, 5. t5. 5. 1\ledo popolo. i. 6. J, MPgastene storico. A. 7 2, Meil aopranesta poutificale. 3. 7 4. Mela legato d'Archelao ad Erode. 16. 16. (_, Melca figliuol d' A.ran. J. 6. 5. Melchisedecco re di Solima d un banchetto ad Abramo. t,
JO.

'

2.

J,

Menandro efesino scrisse ,le seste di tutti i re greci e barbari. A. 1. 6. 2 Menda citt. 1 o. 6. r. Mendemo filosofo. 1 2. 2, 9 Menelao detto anche Onia, figliuol di Simo.Qe per io pcrd&l\o pontificato apoatata. u. (. J,

!166

INDI cB

condotto p1'igione~ ed unciso. 12. t5. . 1. Mensa del Tabernacolo. 3. 6. '1 :Mensa da Tolommeo Filadelfo donata a' Giudei, ai delcrif'e 12 .2. 6. Meroe onde chiamata cos\. :&. 1 o. ~ Mes, M~sanei. 1. 6. ~ Mesa, V. Misa. Mese, qual fosse per !los il primo dell'anno e perch. I.

:s. 3.

Mesi dell'anno cangiarono nome appo gli Ebrei dopo la cat. tivit babilooica. S. .2. N. 12. Mesnefet, berretta. 3. ? 3. Messala oratore difende Erode. 1(. 23. 1. Messalina da Claudio Cesare sue marito uccisa per gelosia.
20.

s.

l.

Mestre, Mestrei, che popoli fossero. 1. 6. 3. Michea profeta predice diagrazia ad uno , che non volle batterlo. S. S. 7 Predice disgrazie ad Acabbo e n' measo in prigiol;le. 8. 8. '1 Predjce ad Acabbo la morte. 8. 10. 5 1. Micnese , veste , che fosse. 3. 7. t. Jli.col figliuola di Saule sposata a Davidde.. 6. 1 :a. Soccorre al pericolo del marito. 6. 14. 1. spoeata ad un altro. 6. 1.{.. 16. Beffeggia Davidde. 7 .{.. 2. 1\lifibosetto figliuol di Gionata umanissimameDte trattato da Davidde. 6. 7 4 Accusato a Davidtle va incontro a lui vincitore. 7 to. 5. Milesio prefetto della for~zza di Damasco come tratt Filippo figliuol di Gripo. t3. 23. J, . Milizia chi n' capace. .{.. 8. u. Chi immune, Iri.

INDICS

Mina quanto pesi presao i Giudei. 1.(.. u. t. Mineo re d' Egitto fondatore di Memfi. 8. 2. 26. Minuciano Marco. I 9 .{. 3; Misaelo l: chiamato Miaacb. Io. 11. 1.{. Misa re di Moab a che termine fosae condotto per aver negato il tributo a GioJ'am. 9 1. ) 'i Misure i chi ne l' inventore. I. .2. 2. Mitridare fesoriere di C'iro. JJ. 1. 2. Mitridate re di Polito accieo. 1 {. 6. Mitridate di Percamo espugna Peluaio , e vince gli Egizj. -' J.{. .s. Mitridate coa~e trattato da .!nileo e dalla moglie , e sua vittoria. 1 S. 1 2. 7 S. Mnasea storico greco. A. g. 1. Moab Moabiti. 1. 11. 5. Moabiti disfatti totalmente da Davidde. ? S. Essi e gli Ammoniti loro alleati si uccidono scambieyotmente. g. 1. 3. Sono battuti di nuovo, e spogliati. ! 1. 6, ? Molone. V. Apollonio Mlone. Monobazo figliuolo di Monobazo fatto vicere. 20. a. s, Fatto re. 20. -' :5. Monte Samaron, lao80 S 5. J, Monte portato per met i11 altro luogo. 9 JI, !l. Morte non viene se non quando vuole Iddio .{. 8. 1.{. Mos nasee. 2. 9 .{.. Come salvato .2, g. 5, Perch chiaUlato coal. 2. ,. 6. Adottato dalla regina d'Egitto. 2. 9 ? Calpesta co' piedi il reale diadema. 2. 9 ? fatto generate dell' eaercito egiziiUlO , e vi11ce gli Etiopi .2. l o l Fugge d'Egitto. 2. I 1. 1.

rosee

2.68
2. Il.
.2.

l!I'DJCB

Soccorre le figlie di Jet1o ovver Ragoele, e ne sposa una. Vetle il rovo ardente nel Sina. 2. 1 .2. . confermato liberatore d'gl'lsraeliti. 2. 12. 3. Fa miracoli, conosce il nome di Dio, torna in Egitto. :z.

u. 3 , 4 , e cap.

1 3.

1.

Fa prodigi presso Faraone. 2. 13. 3. Trae d'Egitto gli lsraeliti, e in che numero .2. t S. 1. Di che et egli fosse allora. 2. 1 5. 2. Li fa passare illesi pel mar rosso. 2. 16. .2. Rende boona l' acqca amara. 3. t. .2. Ottiene da Dio coturnici e manna. 3. 1. 5 6. Trae ~qne da una rupe. 3,' 1. 'J Combatte cogli Amaleiti. 3. 2. 4. Reca al popolo le tavole de' dieci comandamenti rioet'ute da Dio. 3. 5. 3. Si fema qu,aranta giorni nel Sina. 3. S. ? Conferisce il sacerdozio al fratello Aronne. 5. 8. 1. Dedcato il tabel'llacolo, offre vittime. 3. ? 6. Consulta Dio nel tabernacolo. 3. 7 S. Dedica a Dio la tib !evitica. 3. u. t. Numera tutte le trib salvo la )evitica, e ordina le coae necessarie alla marcia, e alla guerra. 5. 11. 9 Manda esploratori in Cananea. 3. 1 3. .2. Accheta la fazione di Core. 4. :z. 1 e seg.._ Sua giustizia. 4. 5. 1 e seg. Purifica il popolo. 4. .{.. 2. Distrugge i re Seon, ed Og .{.. 5.. 1. Disf i Madianiti cotoro re. ' 7 1. Si elegge a successore Giosu, .{.. ? 2. Sul motite che predisse a' suoi .{.. 8. 1. Perch le sue leggi non trattate da' poeti c da' storici. 12 .2. 3. l o.

INDI CB

Conforta Giosu~ a e.ondarre l' esercito contro i Cananei.

4 8. 14.
Cinto da una no-vola non comparisce pi. lvi. pianto trenta giorni dal popolo. 4. 8. r5. Falsamente detto leproso. 3. 11. 4. Uomo ammirabile. S. 15. 3. Contenuto de, suoi cinque libri. A. r. 2. 3. AYuto dagli Egiziani in conto d'uomo ~vino. A. 1. 10, {;. Sue virt e geste. A. 2. 7 S. :r: osoc , Masocheni 4 o Cappadoci. 1. 6. 1, Mosollamo giudeo : sua nobile impresa. A. r. s. 6. Mucbeo d sentenza contro Vasti regina. 11. 6. 2. Murco L. cede a CasRio la sua armata. r4. l'j N. 53. Musicali atromehti di DavidJe, si des~ivono. 7 ro. tS.

N
Naaa re degli Ammoniti tratta llrudelmente i Giudei, ed ~ ne ciso da Saule. 6. 5. 4, e cap. 6. r. Naas il giovine re degli Ammoniti fa Yillania ai legati di Davidde. 7. G. 5. Nabal aom da nulla e malvagio dioe illanie a Davidde. 6,

14. 4.
Nabatena paese. r. 12. 4. Nabla, o arpa strumento musicale. 7 Io. 13. Nabotte perch neg ad Acabbo nll suo podere ~ lap1dato .. S. 7 J3. Nabuccodonosor re di Babilonia molesta coll'armi Necao re dell'Egitto. 1 o. ? J, . Uccide Gioacimo ~ e condu<-e iu Babilonia i pi rispettabili tra' Gerosolimitani. 1 o. 8.' . Qoai fossero i suoi capitani, che pree.ero Gerusalelfllme.

10. IJ,

J,

~70

JJIIDJCI&

Come tratt Sedeoia. poioh~ l'ebbe nelle mani. lo. Ilo s_ Fa diitruggere affatto Gerusalemme, spogliarn~ il Tempio, e condurre il popolo io Babilonia. 10, 11. 5. Capitani che la presero. 1 1. J 1. N. 20, Doma la Celeairia e l'Egitto. J o. 11. l~. Fa educare .alcuni figliuoli di nobili Giudei. lo. JJ. . 14. Vool che gli ai spieghi an sogno dimentiolltQ. ll fa DaPillle. 1 o. 11. 15, 16. Muore. l o. 11. 19. Si ripetono le aae geste. lvi. Fine della sua discendenza. 1 o. u. 3. Nabuzardan ~ spedito a Gerusalemme per iapogliare il Tempio.
Io. 11.

5.

Nacebo capitano d'Arabi ucciso. 16. 14. Nacor figliuolo di Serog. I 6. 5. Quanti figliuoli ebbe. 1. 6. 6. Nadab figliuol d'Aronne con .t\bice suo fratello uccisi dal fuoco , mentre incensano. 3. 7 ? Nadab figliuolo di Geroboamo eredita il regno, e la malizia del padre, ed uociso oon tutta la faa;~iglia. 8. 5. . '- Naida fondata da Caino. 1. 2. 2. Natano profeta. 7 4 3, spedito a sgridarA Davidde. 7 7 5. Gli scuopre le maccbinazioni d'Adooia. 7 11. 3. :Naum profetizza l' eccidio de' Niniviti. 9 J 1. 9 Nazarei consegrati a Dio. 4. 4 2. Necesait. convenientissimo all'uomo e gratissimo a Dio il sollevare altrui ~elle neceeait. 6. 15. 3. Necao re dell'Egitto andando contro i Babilo!leli ba pe(' oata .. colo Gillsia, c~ aocide. 1 o. 6. r. Conduce pri!ione il figliuolo di lui Gioacaz. 10. 6. 3. assalito dall'armi eU ~abQccodon(laor. lo. 7 r.. vinto. lvi.

INDt01!:

Neemia q\Uibto 'giovb i Gilidei appo Serle. l lo 5 8. Neerda citt. 18. u. 1. Neftali nasce. 1 9 ? Suoi figli, 2. ? { Terre toccate a'auoi discendenti nella Cananea. 5. 1. 8. Nembrod che uomo foase. 1. 4 2. Nerone. Vedi Dmizio Nerone. Neroniarle chiamata la Cesarea di Filippo. 20. 9 ,, Nervi peroM non mangiati eia' Giudei. J, 20. 2. NicaoOI'e perfido combattendo contro Giuda Maccaheo 1 vinto il auo esercito' resta morto. 1'2. 2. Niaule regina d' Egiito. 8. 2. 2G. lficcol Damasceno: alcune notieie di lui. ? 6. N. 1 ? AVYocato de' Giudei. u. 3. -l La sua storia intorno ad ErctJe ripresa. 16. 11. 1. Parla -a fuore de' Giudei looici. 16. 1~. 1 e aeg. Ambasciadore d'Erode a Cesare. 16. 16. 5. D. sentenza intorno ai due ngliuoli di lui condannati. t~.

l,.

1 ? 4 Orazione di lui contro Antipatro figliuol d'Erode. 1 ? 7 5. Favoreggia Atohelao. 17. 11. 6. Nigliaar, V. Nirigliso N1lo fiume. 1. l 3. Nino- da chi fondato. 1. 6. (. Reggia degli Assiri. lvi. Nirigliaor, o Niglisar succede nel regno al padre Evilmerodac.

IO, 12.

lo

Nisan mese. J, 5. 5. 2. 14,. 6. 5. .j. (. 3. Nisibi paese . 20. 3. S 3. Niaibi oittl 18. 12. I. Nobe citt sacerdotal. 6. t(. 5. No uomo pio fogge il cOIPDlercio cogli aoellerati.

IO.

,,

1.

3. 1~

ll'I'DICB

Come fabbric 1' arca, e ei ealv dal dii avio.

1.

3. a.

Suoi figliuoli. 1. ,t. t. Ritrovatore dell'oso del vino si briaca. 1. G. 3. Noemi moglie d' Elimelecco Betlemita ; che aignmcbi il suo aom~. 5. ,Il. 1. Norbano, sua morte. l!) J, L5. NaYola presente sul ~abernacolo che afglli6cbi. 3. ? 5.

o
Oba terra de'l)amai!Ct!ai. 1. 10. 1. ObPd figliuol t!i Booz e di Rut. 5. n. r. Obed profeta libera i Bl'niamiti" e i Giadei prigioni. !)o u. S'. Obeda re degli Arabi. J 3. 21. 5. Obededom d riceuo all' arca. ? ,t. s. Obedia, o Abdia llopraotendute a' gilimdti d'Acabbo. uomo pio~ libera i profeti. S. ,. ? Come aua moglie vedova fu liberata per Eliseo dalle ino~ lestie de' creditori. 9 2. J. Oocbio. A chi trae un occhio ad altrui che pena si debba .{..

s.

!)

Ocozia figliuol d' Acabbo gli succede nel regno. 8. 10. 3. Muore di caduta. g. 1. 5. Ocozia figliuol di Gioram succede al regno paterno. !}- 5. Fe1ito da Jea con saetta mlore. g. _5. 3, l suoi congiunti sono uccisi. g. 6. 3. O!ilio avviaa F anelo , si guardi dall' insidie, e lo ajtda. 1 ,{.
2~

2.

Ofni figliuolo empio d'Eli. 5. JJ, a. Og re ~ tlisfatto, ,t. 5. 1. Quanto alto uomo fosse , e quale il oo regtto. lri. Olda profeteua predice a Giosia re. 10. 5. a. Olocausto percb ooe\ detto. 3. g. lo

Omero : suo poema pi antico di 'uni eome coose"ato. A


l.

J.

Ouia l Ggliuol di Jaddo aqccede al padre uel ponti6ciUO. 1 r. 8. 6. Pni;~ Il figliuol di . Simone ginto pon~tiec. u. 3. ,, Onia III figliuol di Simone Il fa amicizia con Ario re di Sparta. 12. 5. N. sr. Ooia IV con altro nome MeneJao figliuol di Simone Il pon~lice. 12. 6. 1. V, Menelao.' Onia V figliuol d' Onia III pen\elice in Egitto vi edifica un 'P~pio. u. 15. :. 1~. 6. 2 .Onia uomo giusto ehe colle .,e preghie.re lj.!Ve'fa impetrata la pioggia, lapidato. 1{.. 3. 1. Onia, provincia di. ' 1{.. . Ouia e Doaiteo capitani 'iodei li~er...-o 4l~~;~Ddria . .l. s. 3. 2. Ooia : sue gpste nell' inJraprntler 1t. prr' per Cleopaua.

A.

2.

3. a.

Ooliab architetto. i. 6. ~ Oreb re ucciso. 5. 8. 2. Oro coronale, che tributo fosse. 1~. 3. N. 16. Orode figliuol d' 1\rtabano f~uo re !le' Parti. 18. 3. 6. Orti pensili fabbrica~i ~ Na~uccod0 t~osor. 1 o. 1 r, 1 !) Orzo trjl tutte le ~iade la pilA ~~e. ~- 8. 1. Osea fatto re d' Israele uomo eo,pio. g. 13. 3. preso vivo dagli Assiri, ed ' ti-asportato con tuUO il popolo israe liti co nelJa Media e Perilia. !) I{.. a Ospitalit quanto avuta in prrgio, ~ 2 3. Pregiata assai da' Gentili. 1. 1!). l'l. 1 o,. Ottavia figliuola di Claudio Ceaare. 20. 8. h Ottimati: loro goerno qual fosse t e q~~~~ dlll'etO i a Gerusalemme. 11. {. u. Oza , perch tocca l' arca , mo~. ? 4.. :.

. StPrminio Il' Osa , luogo. ? 4 2o Ozia figliuol d' A.masia re di Giuda, morto il paltre 9 11. r. Buono e 'Valente di sua natura 3 vint,e molte nazioni, ristora la nitt. 'l 11. 4. Abbandona la virt i _percouo di lepra Il! e muore. 9
l t.

5o
p

PacnJo :rl! della Media. 26. 5. 4 :facoro li!!liuolo del re de'Parti occupa la Siria. 1(. 23. 1 'S. Tende in~idie a Fasaelo 1{. 2,. 2. U<'lli&o, l~. 27. ? Paflagoni popolo. 1. 6. 3. Palestina sua situazione. 2. tS. 5. Palestiui odian gli Ehrei. 2. t5. 3. Molestati da Sansone, 5. 1 o. 4, Vanno contro gli Ebrei e vincono. 5. 11. .(. Rimandano l'arca agli Ebrei . 6. 1. 2. Fanno guerra di nuovo a'Giudei. 6. 10. J, . Sono rotti. 6. 11.. t. Rinnovan la guerra, ma ioff'licemente. 6. 1(. Io Entrano nelle- campagne de' Ceiliti. 6. J4,. 10. Entrano in quel di Saule. S. 1 {. 11. Uccidono lui e i figliuoli. 6. 15. 'l . Vinti da David,le ? ~. lo . Disfatti del tutto. ? 1 o. u. P1l!ante liberto di Nerone. 20. 8. 9 Palmira citt. 8. 2. .25. Quanto l" ~arasse tal n~me. 8. 2. N. 52.. Pani eli poposizl11ne. 3. 6. 6. ' Pauio luogo. J5. t4,. {. Papiuio t1ihuno. 19. 1. 6. Pappo capitano d'Antigono. che fece contro Erode. 4 2? lo.

IKDfCB

Paradiso, ai deaorin; 1. ' 3. Parricidio, quanto grave defttto siL I? ? 5. 25. J, Pat'ti rimettono Antigono nel re~no. .Menan prigioni !reano con Fasaelo. lvi. Sacheggiano Gerusalemme. 1(. 25. 4. Smo rotti. 1.{. 27. ? Pasqua s' in~tituisce' e si celebra. 2. 1t{. 6. Pausania figliuol di Ceraste uccisor di Filippo il Macedone.

J,,

IJ,

s.

Peccati onde nascono per lo pi. 6. 8. 3. Penteroste: in eaaa i Giudei non viaggiano. J3. 16. 3. Persiani popolo. 1. 6. 5. Loro spedizion contro i Greci. A. J, 1. 1. Contro gli Egizini. A. 2. 6. 1. llegnaron nell' Asia. A. J, ,(. 2. l pi autorevoli scrittori delle cose persiane non nn d'accordo tra ae. A. 1. 2, Pesi , chi ritrovlli. l. 2. 2. Pestilenza quanto in fieri contro il popolo di D\'idtle ,. percla numrrllo. ? 10, 17. Petina moglie di Claudio Cesare. 20. 8. 1. P etra, una volta Arce, citt. 4. 4. 3. Petra una volta Receme. 4 ? 1. Petronio prefetto d' Egitto seccorre Erode in tempo di fam.

r5.

12.

2.

Petronio preside della Siria. t8. u. 1. Favorisce i Giudei con pericolo auo. 18. 11. 7 Scrive a' Dori ti a favor de' Giudei. 19. 6. 3. Pianta vietata nel Paradiso che forza avesse 1. t. 3. Pianti, boscaglie de'. ? ,_ 1. Picea legname recato dalla terra dell'oro. 8. 2. 29. Pisone legato di Pompeo. 1{. 8. 1. Pita,ora Samio imita i riti de' Giodei. A. 1. 8. 1.

JlfDICB

Tra&port molte leggi giudee nella aua li!Qaolia. A. 1. 8. 1. Sentenza sua e d'altri iutorno all'Esser dlviuo. A. :.1. 7 4,. ~isto padre di Giusto tiberiese. V. 5.' Un de' capi della ribellione contro Gineppe in Ti'beriade.

v.

J 8.

Pitio tempio si rifabbrica. 16. 9 :i. Pitolao prefetto di Gero&alelnme. J 4. 1 J, J, Fugge ad Aristobolo. lvi. ucciso lla Cassio. 14 12. 5. Polemone signor del Ponto. I 9 8. 1. P"ficrate teut d' abba~are la nobilt degli SparLani. A..

1.

2.

l'oliati : setta presso i Paci. 18 .2. 5. Pollione fariseo amico d' Erode. t5. 1. 1 . Pompeo Magno di qnai regali onorato, e che ha fatto. J.(, 5. 1 , .2 e cap. 6. Sua virtu. 14. 8. 5. :Pontelioe: suo rnaritaggio : qual aia. 3. 1.2. 2. Sua parit. lri. Suo ornamento qual sia. 5. 7 i e aeg. Poatelci: dissension loro e de sacerdoti. .to. 8. 8. Loro i11iqa.it. 20. 9 2. Numero de' Pontefici del Tempio di Salomone. 20. 18. Pontificato suoi esser perpetuo. 15. 3. 1. Ponzio Pilato preside della Giudea. 18. 3 J, Mallratta i Giudei. 18. ~. J, accusato da' Samaritaoi, e ritorna a Roma. 18. 5. .2. Poppea moglie di NeJ-ooe. 20. 8. 11. Porcio Festo .procuratore della Giudea, cose fatte aotto di l ai .2o. 8. 9 e seg. Porpora : di quante sorti ve n'abbia e in che sia differente dalla grana. 8. 2. N. 4. Posidonio: &\le menzogne intorno a Giudei. A. 2, S. 1. Pozzo di bitume. J, 9

llU)ICII

~7'7

Pozzuoli citt. 1 g. 1. Pretoriaui 1oldati. 1!) 5. 1. Primogenito de' aette fratelli Maccabei. Suoi acetbi, anpplizj J IUe parole, e costinsa mareviglioia. M. 6. Principi delle tribb, che regali fecer eiaac1mo mila dedicazione del Tabernacolo. 3. 8. IO. npu.""'""'lor, percb coa detto e come fabbricato. t5. t3. r. Profeti o Pontefici hanno il carico di compilare le storie presso
i Giudei. A.. 1. ' 1. 6. 1~. 2. presi. furono ne molti luogo qual in spirito Profetico Ateniesi. desli mani dalle vi&a la alv pena Prougora a mala 2. A. 2, 12. Provvidenza di Dio regge il mondo e l' uniterao. 1 o. 11. 3. Paeudo-Alesaaodto. Soe geate. I 7; 1.{.. Come fa preao da Augusto e meuo al remo. ? t~. .t. Pseudo-profeta seduce Geroboamo, 8. 3. ? Porificazione del popolo come ai feOf:, 4. 4., 2. Del Tabernacolo come. 3. 7 5, Delle partoienti quando fare lri debba. 5. 1 1, 5. Leggi intorno alla parificazione. J. n. 1 e aeg. Putifarre tratta CDrhsemeute Giuseppe. 2. 4. 1:. Per calunnie lo chiude in prigil>nt. 2. 4. 5.

Q
Quadrighe del sole distratte da Gioaia. 1 o. 5. 4. Qaarto tra fratelli 1\laccabei : sua Trmeiza aua morte. M.

2.

Quercia di Mambre. 1. 1 I. 2. Qnercia di Ogige. 1. 1 o. 4. Quintilia: aua fortezza. J 9-. t. 5. Quntilio Varo governatort della Siria. 17. 7 !. Ode la causa d' .\ntlpalro. 1 ? ? a *#

Espugna i Giudei sediziosi. t? u. 7 Quinto tra fratelli Maccabei: sua generosit e

1110

martiri-..

M. 7 3.
Quirinio mandato da Aaguato a Care il cento della Giadea della Siria. I 8. 1. 1.

R
i.aab difende gli eaploratori ebrei dalle Corae de' Canaaei e ottien sicurezza da loro. 5, 1. I, Le ma_9tenota la promeaea, ed ~ largamente rimunerata.:

5.

2.

Rabat citt. 4,. 5. S J, Presa e saccheggiata. 7 7 7 Rabsace capitano di Senaacheribbo uomo arropute. 10. 1. 2. Suo significato. Jo. J, N. 2. Estinto col suo esercito. 1 o. 2. Rabsaris suo significato, 10. J, N. 2. Rachele: an a bellez_za. 1. 1 !) (. So a emulazione oeo la sor.ella. l. l 9 7 Ruba le stataette del padre. 1. 1 !) ? e 8. Soa astuzia. 1. 19. I o. Muor sopra parto. I. 21. 3. Ragau nipote d' Eber. 1. 6. 5. Ragnele, e ancor Jetro sacerdote- d la eua figlia -a Mesl.
.2. JJ,

.z;

"Si congratula con Mos dell'ottenuta vittoria, e gli augge risce lo spediente di distribuire le cariche. 3. 3. Ramata citt. 6. 4,. I. Rasiu re di Damasco muove guerra ad Acaz. 9 12. 1. Uccise dal re degli Assiri. 9 J3, 1. Rebecca figlia di Batnale. 1. 16. s. domandata sposa ad bacco. 1. 16. 5.

INDICE.

:A79

. Partorisce due gemelli. 1. t8. 1. Inganna il marito. 1. 18. G. Recab e Baaoa uccisori d' lsbosetto sono puniti. ? 2. g r. Receme citt, detta anche Petra. 4 7 1. Recobot pozzo. t. 18. 2. Re chi e qual sia. 4. 8. Sua potenza. 1 1. 4. 2. Governo de' re quanto durevole presso a' Giudei. 11. 4- u. Quali virt si convengano loro siogolarmer.te. 7 12. 2. Loro sudditi che debbano sofferire. 6. 4. 2. Regini popolo. 1. 6. 2. Regma , Regmei. I vi. Remonon rupe. 5. 2. . 5. Restituzione si deve fare delle cose ritrovate. 4 S. 5. Rifa t Rifatei. 1. 6. 2. Ripudio carta di ripudio concessa a' mariti DOJJ ,alle mogli dalla legge mosaica. 1 5. 1 1 11. Roboamo figliuolo di Salomone succede al padre nel regno, e epprime il popolo. 8. 3. 1 e 2. Perde dieci trib. S. 5. 3. Quante e quali citt fortific. 8. 3. 9 Procaccia armi forti li ca il suo regno ; ha molti figli~toli , e cade nell' empiet. lvi. lu~go degli scudi d'oro perduti sostituisce 11ltri di bronzo e muore. 8. 4 3. Romani. Benelizj ed onori fatti da loro a' Giudei. 12. 5. 1 ,. l? 6. Tardi venuti a notizia de Greci. A: l 4. 2. Robe n nasce. 1. 19. ? Sua probabile etimologia. 19. N. 107 Sua piet per Giuseppe. 2. 3. 1. Scusa s e i fratelli accusati di tradimento. 2. 6. 3. Suoi figli quattro, 2. 7 '- 32 FuYio, tomo Y.

lf

~so

INDICE

Robeniti e Gaditi innal.llllno nn altare sulle ri"e del Giordan-e: 5. I, 11 . Rufo generai d'Archelao. 17. 12. 3.

s
Saba, Sabei. I. B. 2. Sabas , Sabei. lvi. Sabata , Sabateoi. lvi. Sabatca, Sabatcheni. l vi. Sabbato , in cui si cessa dalle fatiche. 1. 1. (, Alcune volte pu non oaservarai. 12. S. 2. Sabbeo oratore giustiziato. r3. 6. 5. Sabbione tradisce Alessandra. r5. 3. 2. SabinG procurator della Siria occupa la reggia in Geroealem me. 17. 11. 3. Sabncada eunuco scuopre al re , che in casa d'Amano y' ha preparata una croce per soapendervi Mardocheo. 1 r.

6.

12.

Saccaro erba, si descrive. 5. 7 6. Sacerdote: suo abito quando deve sacrificare. 3. 7 I e seg. Sacerdoti: loro i.mmuoit. 3. 12. 4. Che parte lor tocchi. 4. 4. 2. Sacrifizj : quanti genert, e io quanti modi s1 fa~iano. 5. 9 I e aeg. Sadeo governatore sotro Serse. 11. 5. g. Sadoo Pontefice. 7 .2. 3 , e cap. 6. 4 ~ e cap. 8. 5. Sadduc macchina novit. 18. 1. 2. Sadducei setta. 13. 9 7 Safa luogo. Etimologia di tal voce. 11. 8. N. 29. Saira paese: sua situazione. .2. r. N. t. Salampso figliuola d'Erode. I S. 7 5. Salate re: aue imprese. A. 1. 5. 2.

INDICE

Salfaad , figlie di. Loro diritto all"etedit. 4. 7 3. Salmaoa capitano preso: 5. 8. 2. Salmana8tlrre trasferiace 11eila Giudea i Catei, g. 13. 1 . Vince gl' laraeliti. 9 1~. 1. Salo me, altrimenti Alessandra moglie d' Aristebolo libera dalla prigi9ne il fratello del morto marito, 13. 20. ,1. Sal ome figlia d'Antipatro manda la carta i ripudio a Costo--, baro io o marito. 15. H. 11. Odia i figliuoli d'Erode. 16. 1. 2, e cap. 6. t e aeg. accasata '!d Erode. 16. I 1. 4. Si sposa ad Alesse. 7 t. a. Muore. 18. 3. 2. Salomone promesso a Davidde auccesaore e fabbricatore del Tempio. 7 5. 3. Nuce. 7 '1- ;6. inetruito dal padre. 7. II 1. Fatto re. 7 11. 4. Salito al trono punisce i ribelli. 8. 1. 1, 2, 3, 4 e 5. Mena moglie la figlia del re d'Egitto. 8. 1. 6. Domanda a .Dio, e n' ottien la sapienza. 8. 2. 1. Decide la coatroversia di due donne. 8. 2. 2. Quanti baroni ave11e, e quante ricchezze , e quanta filosofia e sapienaa. 8. '.2, 5 , 5 e 6. Su amicizia con Iram.. 8. 2. 7 Gli chiede Ieguame e l' ottiene. lvi. Come fabbric il Tempio oo' sacri vasi, e vi truferl l'arca. 8 .2. 10 fino al 18. ., Vede un sogno e fabbrica la reggia e il palagio della regioa. 8 .2, 20, 21 e u. Fortifica Gerusalemme con torri e con mara, e fonda citt. 8. 2. 25. Ricava immensi tesori dalla terra dell' oro , e altronde. 8,
2..2?

Jl'UCE

visitato dalla ~gina d'Etiopia. 8. Che guardie avesse. 8. 2. 5o.

2.

28.
2.

Di quante- ricchezze accrebbe Geruealemme. 8.

3r.

Abbandona la virt , prende cento mogli trecento con cubin-e. 2. 3~. Gli vien predetto che ne paghet la pena llel flglio. 8.

-s.

2. 33. travagliato da motl'i nemici lluecitaltgti con\ro da Dio.

8. ,2. 3{. Muore, lasciato erede Roboamo. 8. 3. . 1. A che tempo fabbricasse il Temf>io di Gerusalem.me. A.

J,

6.

I,

Con che presenti contrccambiasse lnm. bi. Samarei popolo. I. 6. 3. Samaria, altimenti Mareo ne: onde cos cbiameta. 8. ? .2. Samaritani , prima Cutei. !) I4. .{. Odiano i Giudei. 11. 4. 9 Sono accll6ati appo Dario. I t .{. 13. Lor differenz co' Giudei pel Tempio. 12. 1. .2. 6.

6. 5.
Loro misfatto nella festa dgli Azzimi. t 8. 5. 2. Lor sedizmite co' Giudei. 2o. G. ~ 1. Samea uomo ginsto ccusa Erode , e predice disgnzie imminenti a' Giudei. I{. 17. 5. Sampsera , insegna reale pmsu gli Ad.iab'rti} che e!a p\'t!babil
m~nte. 2o. 2.

Sampsigeramo re degli Emeseni. t:S. 7 5. Samuele ua nascita. ,5. 1 t. 3. Sua profezia. 5. 1 1. .{. Suo consiglio per ricoverare la libert. 6. 2. 2. Oppresso dagli anni cede ai figli:uoli il ~overno della repubblica. 6. 3. 1. Unge Saule a re. 6. 5. 1.

IBDIC:t

~83

Con un prodigio mostra agli Ebrei lo sdegno, di Dio per l'inchiesta d'un re. 6. 6. 5. Aniaa Saule della strage totale degli Amateciti. 6. 8. J, Avvisa. il medesimo della perdita del regno. 6. a. 5. Unge re Davidde. 6. 9 .:a. Muore. 6. 4 15. richiamato quass per mez110 duna piWiles&a. 6. r5. 1. Saoaballate ptefetto di Dario d la sua &glia Nioaao mog'.ie a Manasae fratel di Jaddo Pontefice. u. ? 2. Si ribella a Dario , conferisce a Manaue il a~rdozio e muore. . s.' a. Sangar principe degli Ebrei. 5. 5. Sangue ; vietato agli Bbrei il mangiarne. 3. 11. ~. Sansone. che signilichi; sua nascita. 5. to. 3. Sue nozze e impreae. 5. 10. 3 e aeg. Saotico mese. 1. 5. S. Santo, che pane del Tabernacolo aia. 5. 9 ,:. Santo de' Santi ohe sia. lvi. Sara figliuola d' Aron. J, 6. !). D moglie ad Abramo un fantesca , pereh n' abbia figliuoli. 1. tu. 4. Le prenunziato il parto bench sia sterile. 1. 11. J, Caccia Agar col faociollo. 1. u. 5. Muore. 1. 1{. Saraa citt. 5. 1 o. 8. Sarabazan. 11. 1. 2 e cap. 4,. !) .Saramalla eiro souopre a Faaaelo le insidie tes~. 4. 24. 2. Sarasar uccide il padre Sennacheribbo. 10. 2. Sarefta terra. 8. 7 5. Sareftana vedova. Sua fiducia. 8. ? 5. Sardonichi nella vesta tJOntificale. 3. 7. 5. Vi sono ecritti i nomi de' fili di ffiaoobbe. 5. ? S. Che vir'. avea~ro:! e quando 5. 8. 9

ut

INDIC.B

Sato, miaura , che contenga. "9 2. ? Saturnino preside della Siria. 16. I 3. 2. Sue sentenze ~ontro. i figliuoli d'Erode. t6. 17. .a. Sa~le cercando le ginmt~ne 'del padre A fatto re. 6. 5. I 1. Che statura avesse. 6. 5. 5. Vince gli Ammoniti. 6. 6. J, Supera i Palestini ed erge l'ara. 6. 7 3. . Quanti figliuoli ehbe. 6. 7. 5. Disf gl Amaleciti, e pecca risparrniandone il re. 6. 8. 2. spogliato del regno. 6. g. 5, ' Divieu furioso. 6. 9 5. Si avventa contro Davide. 6. 1.{.. 1. Gl'. insidia. alla ."Yita. 6. 14. 1 e 11eg. Si riconcilia con lui. 6. 4 12. Consulta la Pitonessa. 6. I 5. I. Sua fortezza. G. 1 5. 4 Muore in battaglia insieme co~ suoi figliuoli. 6. t5 . 7 I suoi nipoti son consegnati a' Gabaoniti perch ne faociao giustizia. 7. I o. u . . Scala di Giacobbe .l 1 9 1. Scauro riceve Aristobolo nell'amicizia sua_, e lo libera dallassedio. L~.. 4 Strigne alleanza con Areta. 1.{.. 9 Scheno che misura ea. 6. 6. N. Io. Scienze da'Caldei passate agli Egizj, e da questi ai Greci. 1. 8. 2. Scipione taglia la testa ad Aleaaandro 1.1gliaol d'A.ristobolo. 1.{.. J 3. I, Sciti popolo. J, 6. J, Scitopoli citt. 6. 15. 8. Perch detta cosi. 12 .{.. N. 20. Scopa capitano di Tolommeo Epifane. 12. 3. 2. Seba sedizios~;~ persuade a dieci trib di, ribellarsi contro Davidde. ") 10. ")

nnnE'

aS5

Sebaste, si fonda. I5. Jl, I6. Detta una volta Samaria. I5. 11. 8. Sebasteni, lor villanie contro il morto Agrippa. 19. ~9 l Sebasto, porto ond' abbia tal nome. I 7 7 I. Sebat mese. 4. .{. 3. Secondo tra' fratelli Maccabei: sostiene snpplizj crudelissimi : sua costanza. M. G. 2. Sedecia zio di Gioacbimo fatto re. ICI. Jo. 1. istruito da Geremia ed Ezechiele, ma indarno. 10. to.

e 2.

Espugnata la citt preso colle mogli e co' tigli, e trattato ctndelmente. JO, 1 lo .2 e 5. Muore. 10: 11. S. ~edecia Pseudo profeta , messesi in capo due corna di ferro , che cesa predisse ad Acabbo, S. 10. 1. St.ff01iti fedeli a' Romani chiamano un capo bandito contro Giuseppe. V. I2. Invitano Cestio Gallo. V. 57. Vanno incontro a Vespasiano. V. 5g. Sejano insidia a Tiberio , ed ucciso. 1S. 1 1. {i. Seir, che sigl'lifichi. 1. 1 S. 1. Selene , altrimenti Cleopatra regina di Siria offende Tigrane. 15 2.{. 2. Seleucia citt, da chi fondata e denominata. 18. 12. 9 Seleuco morto Alessandro .. occupa Babilonia. 12. 1. t. Che onori e benelizj fece a' Giudei. I 2. 5. 1. Seleuco Sotere figliuolo d'Antioco il grande. 12. 8. 8; Sua morte. I2. 3. 2. Accrebbe le ricchezze al sacerdozio de' Giudei. M. 2. 1. Seleuco figliuolo d'Antioco Gripo succedqto al padre fa gurra . col zio Antio.~o Ciziceno o lo uccide. 15. 21. 4. . E vinto da Antioco Pio , e cogli amif'i bruciato in Cili. !lia. t5, 21. 4

~&86

HrniCJI

Sellom figliuol di Jabes uccide Zacoa~ figliuolo di Geroboamo e usurpa il regno, cui perde dopo sei mesi. 9 1 I. 6. Libano~ regia dr Salomone. 8. 2. 26. del Sell'a Semei dice villani~ a Duidde. 7 8. 7 Si congratula con lui della vittoria e -del regno ricovera~ to; e n'ha il perdono. 7 lo. .{.. . ucciso. 8. 1. 5. Semma, un de' forti di Davidde. 7 Io. 1,!. Senaar campo. 1. 4,. 1. Sennaoheribbo re degli Asairi assedia Gerusalemme ed Ezechia. 10. I, I. Senza far nulla torna a casa. Io. I. 5. ~ Da' suoi 6gli maggiori ucciso, l e. 2. $l'ozio Goeo Saturnino : sua orazione al Senato. 19. 2. .2. Seone re , negato agli Ebrei il passaggio , vinto ed ucciso. 4,. 5. ' l. Sera: che parte di giorno sia. 1. 1. 1. Serpente: sua invidia : e come sedusse Eva. 1. 1. 4. punito. lvi. Serpenti alati in Egitto. 2. Io. 2. Serse figliuol di Dario erede del regno paterno benefico. verso i Giudei concede ad Esdra e Neemia, quanto a nome della loro nazione gli domandano. 4,. 5. 1 , 8 e 9 A. lui morto succede Artaserse. 11. 6. 1. ~erug , figliuolo di Ragau. 1. 6. 5, stiere, che misura sia. 8. 2. N. I t. sto Cesare preside della Siria. I.i. 17. 1. sto tra' fratelli Maccabei: supplizj da lui sostenuti: sua par-.

1~ lata e costanza. M. ? 4,. Se figliuolo d'Adamo. 1. 2. 3. noi figli q1Jali fossero~ e che rti trovarono. lvi. Set o Setone cognominato anche E!tto. A.. 1 . 5. 5 e . cap. Io. I .

lNDICB

Settanta interpreti mandati aTolomm.o Filadelfo per tradurre la legge. 12, 2. S 5. Come accolti e tattati. 12. 2. S e 9 Settimo tra' f1atelli Maccabei: sua fortezza e morte~ M. 8. 1. Siba liberto di Sanle. 7 6. ~ e cap. 8. 6. Sica ~ che sorte di pugual aia. 2o. 8. t o. Sicarj ~ onde detti. lvi. Loro misfatti. lvi. In Gerusalemme pubblicamente rubano. lvi. Loro frode. 20. !} 3. Siceleg , nome di luogo. 6. 1 .{.. J S. do~ata a Davidde da Achia re di Get. lvi. rubata e bruciata dagli Amaleoiti. 6. 15. 5. Sichem citt. 1. 21. J, Presa e distrutta. 5. 8. 2. Metropoli de' Samaritani. 1 1. S. 5. Si chi miti: loro eccidio. 1. 21. 1. Saule perdona loro. 6. S. 2. Che domandarono ad Alessandro Magu'O. 11. 8. 3. Siclo moneta, che sia. 3. S. 2. D'argento di quante sorti, e che vaglia. J. 14. N. !)~ Sidonio , e Sidone citt, 1. 6. 2. Sidonj somministrano la materia a' Giudei per la fabbrica del Tempio. 1 1. 4 S. Sila capitano de' soldati d'Agrippa. 19. 6. 3, Offende Agrippa. I !) 7 l. ucciso. 1 !) S. 3. Sila procuratore di Tiberia!le. V. 25. Si \la capitano d'Agrippa disfatto. V. 38. Silleo. 16. Il. 5. Socc.orre i !adroni Traco'niti e non vuole restituire ad Ero~e il danajo affitlatogli 16. 13. '2. Accusa Erode a Cesare. JO. J5, 1.
FL.A.P'Io 1 tomo

Y.

h~

288

llfDIC'S

acllusato al me,desimo da Niccol , ed l condannato nella


testa. 16. 16. 5. Di nuovo accusato. 17. 4. Silo citt. 5. J, 8. Sllone capitano romano. 14.. 26. 3. Corrotto scoperto. l{. 27. 2. Simeone nasce. l. l 9 7 Vendicativo. 1. 2 1. r. Ha sei figli. 2. 7 4. Suoi dis~endenti, che terre ebbero n!la Caoanea. 5. 1. 8. Simeooitide trib: sue imprese morfo Giosu. 5. 2. 1. Simone Giusto, Pontefice. 1 2. 2. 4. Simone figliuol d'Onta Il suoi figli tre, tutti Pontefici. u. 6. 1. Simone Matte figliuolo di Mattatia. 12. 8. 1. Soccorre valorosamente il fratello Gionata. l 3. J. ult. Fatto Pentefice. t5. JJ. {. Libera la nazione dalla e:Jhi.:vitt macoedonica. lvi. Mandato in soccorso a' Galilei vince i nimici. 12. 12. 1. Capitan de' Giudei in luogb di Giouata. J3. 11. 1. ucciso a tradimento dal genero, J 5. 4 Simone liglillol di Boeto fatto Pontefice. J5. 12. 4. deposto, 1 7 ti. 3. Simone servo d.' Erode aspira al regno. 1 7 12. 5. derapitato. lvi. Simone Esseo spiega nn sogno ad Archelao. 1 7 r5. 5. Simone, figliuol di Camito, Pontefice d'un sol anno. 18. 3. .2, Simone Canteta fatto Pontefice. t !l {j. 2. Deposto. l !l 6. t Rimesso. 20. 1. N. 3. Deposto. 20. J. 3. Simone G;tbareno ribella i snoi da Ginseppe. V. 1{. Smone lgli11olo di Gamaliele adopera, che sia deposto Giaseppe dal governo della Galilea. V. 21.

llfDICJf

Simonide cognominato anche Agrippa &gliuol di Giuseppe.

V.

4o.

Sinai monte. 2. 12. l 3. 2. .{. Siria soggettata a Davidde. ? 6. Siri oontrastan co' Greci, e si riconciliano in danno de'Giudei. 18. u. ae. Contrastano co' Giudei, 2o. 8. ? Sis nome d'un poggic;~, e che significhi. 9 r. 2. Sisara capitano <lell' e!ercito di SahirJ come ucciso. 5. 6. 2. Siaine prefetto della Fenicia e della Siria. 1 a. t. 2 , e cap

.{.. 9
Tenta d'impedire la fabbrica del Tempio. 11. 2. Sitena pozzo. I. I 8. 2. Siva segretario di Davidde. ? Io. 9 Soba provincia t~ve sia. ? 5. N. 6. Sobac capitano de' Siri ferito e morto. ? ? 2. Sobocai valorosamente pngoaodo contro i giganti vince. 7 l O. I 2. Socot terr.a. 1. 21. N. 120. Socrate: sua morte, e cagione d' esr.a. A. 2. 12. 2. Soddomiti. Loro felicit : lo1 battaglia cogli Assiri. J, !)~ Loro eccidio. t. 11. .{.. Soemo ltureo palesa le commissioni d'Erode alla moglie di lui. I5. !) 5. o.cciso. 15. Hl. 5. Sogni perch mandati da Dio. 2 5. 6. Soldato !"cera i libri di Mos, e n' pu~ito. 20. 5. 5, Soldato al bagaglio ha il premio medesimo che quel che combatte. 6. t5. 8. Solima poi Gerosalernme. 1. 1'o, 2. Sosio 1iceve da Antonio la fll'ovincia coll'esercito. 1.{. 2 7 8. Deride Antigono aupplichevole, e lo guarda prigione. 1.{., .28. .2.

INDI~

Parte da Gerdsalemme: 1 {. :&8. ~; Spallino , si descrive. 3.. ? 5. N. 46. Spartani . Quali ar,zomeuti y' abbia della loro affinit co Giu dei. 12. 5. N .22. Spa~ino , trincea di. 1. 6. {. SpPlonca loo~o. 1 o. IJ. u. SpPlonehe rli Galilea come espugnate da Erode. 1.{. 27. 6,; Stl'rco di Colomba sol'ta di grano. l) 2. N. 7 Storia pi coltivata da' Barbari che d:t' Greci. A. r. 3. 3. Che indizio v'abbia a conoscerla veritiera. A. 1. t. 1: . Storici : non tutti hanno il fine medesimo. Pref. , 1. Quei di'Ile cose argoliche non van d'accordo fra sa. A. l. l. .2. Sr.orico ('be rleve aver di n1ira. 14. J, r. Strato ne , torre di. 1 5. 1 !) 2. Dl'tta poi Cesarea. 4 8. 3. 16. u. 15. Supplicare. Modo che in ci tengono i Siri. 8. 8. G. Susa cancelliere Ji Davidde. 7 6. 4. Susa citt. 1 o. u. 8.
T

Tabernacoli , festa de'. 3. 1 o. .{.. Tabernacolo : si descrivono i suoi vasi e il suo arre-d-. ~.

6.

I.

Sua institozione e fabbrica. 3. 6. .2 e Che significhi. 5. 6. .{., 7 Tabor monte. 5. 1. 8. Tadmor citt. 8 .2. 25. Talento qnante mine contenga. 3. 6. ? Talento ebraico d'oro e d'argento di che valore. ? 11. N. 3w T allo samaritauo liberto di Tiberio Cesare. 1 8. 8. 4. T amar figli11ola di Davidde, e sorella d'Assalo une. 7 5,

a.

hfnlt':B
T~mma

citt. 5. Jo. 3.

Tamnatsate citt. 5. t. 1.2. Tani citt d' Egitto. 1. 8. 5. Taraca re d'Etiopia. Io. 1. 5, Tarbi figliuola del re d'Etiopia sposa di Mos~. 2. Io; 3-. Tare figliuol di Nacor p~dre d' Abramo. 1. 6. 5. Va in Carra , e vi muore. lvi. T.tri~ht>ali ai sdegnano della ribellione de' Tiberieei. V. 11. Tar>o. Tarllt'i. r. G. 2. Tar~o oiu della Cilicia. Jyj, Tanau oome di dignit, che aignilichi. 10. 1. 2. T;.um;Jsto sf'rvo di Gajo, t 8. 8. 8. Che ;:uilPtlone ebbe dell'offerta fatta ad Agrippa d'nn po~o d' a.q1a lvi.
T~brt mf's~. 1 1.

5. 4. T.-bui .,,.,iso . 8. 7

2.

TegbtfJhir re degli Assiri come tratt gl' lsraeliti. g. 1 1. ? Di el<i figliuolo, e eigoor di che regno; ano valore. g.
1 1.

N. 26.

Soororre- A.caz oontro i Siri. 9 13. r. T~df'~f,hi: che nazion sia. rg. J, 15. TeJe.;;co prigionf' predice ad Agrippa prigione il regno. 18. 8. 9 Tempio fabbricato in Garizim. 11. 8. 3. Quando distrutto. x3. l 7 Tempio: apparati per la fabbriCJa di esso. 8. 2. g. Principio di Psso, e descrizione di tutto coi vaai ancora.

8.

2.

IO

&Pg.

Spogliato e bruciato, qua~do. Io. 11. 5. Ristorato. 1 h ~. 8. Spogliato e, profanato da Antioco. 12. 7 1. Rimesso e purgato da Giuda Maccabeo. 12. 1 J, 5. Suo~ labbrca: maniera de' auoi &agrilizj spiegata. A.

2,

5. 5.

JNDICll!

Desorillione delle sue porte. A. 2. 5. $.' Tende luogo. 1. 2 I. I. Teoclette poeta. peroh divenuto cieco. 12. 2. 1 O; Teodosio oratore ginstiziato. J3. 6. 3. 'I'eolilo figliuol d' A.naoo fatto Pontefice. 18. ? 3. Rimosso dal Pontificato. I!) 6. 2. Teopompo perch impazzito. 12. :J, u. Termali 6gliula del re d'Egitto educa Mos. 2. !) 5. Lo adotta. 2. !) ' ? Terra vera qual sia. I. J. 2. Terra dell' oro, paese. 8 .2. ~ 7 Chi primo misur coi confini le terre. 1. 2. 2. Terremoto grande in Giudea. r5. ? Tesoro pubblico: non l'banno ~ Giudei, salvo il sacro. t{.

u.

2.

Testimoni quai sieno buoni , quai no .{. 8. S 3, Testimonio falso: che pena gli si debba. lvi. Teodoto fjreco fa menzione de' Giudei. A. I. !) J, Teolilo greco ricorda i Giudei. lvi. ''Teofrasto fa menzione de' Giudei e de' Tirj. A. 1. 8. 2.' Teopompo si studi d' abbasaar. gli Ateniesi. A. 1. !) 2. Terzo tra' fratelli Maccabei : sua costanza. M. ~ l Tetmosi re: sue imprese. A. 1. 5. 3. Tetrarca, chJ grado sia. 1.{. 23. N. .{o. T eu da impostore seduce il volgo giudaico~ ed ucciso. 2o. 5, lo Tiberiade da chi fondata e nominata. I 8. 3. 3. Tweriesi istigati da Giusto a prender l'armi. V. 5. Ribellano da Giuseppe in gran parte V. 11. Chiamano Agrippa Il , e tentano di ribllarsi a Giuseppe.

v.

18.

Corrono pericolo d' essere aacchezgiati , ma ne acampano, merc di Giuseppe. V. 35.

INDICE

sg3

Tibrio Alessandro preside della Giudea, .2o. 5; .2. Crocifigge i figlinoli di Giada Galileo. lvi. Tibe1io Claudio. Vedi Clauc\io. Tiberio figliuolo di Dr,pso nipote di Tiberio imperatore ~ uociso. 1S. S. 15. Tiberio Nerone fatto Cesare. 1S. 3. .2. Cerca l'amicizia d' Artabano. 18. 6. 2. Quanto andasse a rilento, 1S. S. 5. Infermatosi assegna il suo successore. 1 S. 8. 13. Auntissimo degli Astrologi. 1S. S. 12. Muor.e. 1S. 8. 14. Tigrane re dell'Armenia come accolse i legaLi giudei. 13

. 24.

2.

Tigri fiume. 1. 1. 3. Timao re d'Egitto. A. 1. 5. 2. Timelici, che fossero. 1 5. Ilo J5. Timio Cipriotto. 18. 7 5. Timoteo generale. d Antioco combatte contro Giuda Maccabeo, ed vinto pi volte. 12. 11. 6, e cap. 12. a, .2i Tira, Tiri o Traci popolo. I, 6. lo Tirannide : sua natura. 19. .2. 2. Tiranno servo d'Erode falsamente accusato ~6. 16. 5. Tirataba borgo. 1S. 5. .2, Tiridate re d'Armenia .20. 5. 4 Tiro quando fondata. 8 .2. 1 o. Tiro edifizio d' !reano figliuol di Giuseppe. 1.2. 5. Tirone sua libert nel pnlare quanto nociva a lui. 16. 7 .{. T1to preside della Gitidea si riconcilia con Arcbelao. t6. u. 2. Tito imperadore sottoscrive di suo pugno la guerra giudaica di Giuseppe, e vuole che sia pubblicata. V. 3 I. Onora oostantemente Giuseppe. V, 4 Tolommeo capo di ladri punito. 20. 1, J, Tolommeo Epifane muore. 1.2. 5. :.

Tolommeo Evergete figliuolo di Filopatore come irritato da Onia! 12. 5. ~. Si riconcilia con lui per opera di Gias~ppe. 12. 4. 2. Tolommeo fatto da Erode prefetto della Galilea ucciso. 4 27 7 Tolommeo di Lago detto Sotere, morto Alessandro~ occupa l' Egilto e Gerusalemme. J 2. 1. 1. Trasporta i Giudei in Egitto 12. 1. 2. Sua battaglia con Demetrio. A.. l 8. 6. Sua entrata in Gerusalemme in giorno di sabbato. A. 1:

8. 7
Sua liberalit e benivoglienza verso Giudei. A, 2. 5. J. Tolommeo Filadelfo. Prefaz. 3. D la libert a' Giudei, che servono in Egitto , e fa voltare in greco la legge di M011. u. 2. 2, 5, 4, !l Tolommeo Filopatore. 12. 5. 2. 1\fuore. lvi. Tolommeo Filometore figliuol d' Epifane. 12. 5. 2. Soccorre Alessandro ovvero Demetrio suo genero. 1 5. 8. 3. 4' coronato di due diademi in un tempo. 1 3. 8. ,{. Vince. Alessandro. e muore. 13. 8. 5. Libetalit sua e di Cleopatra sua moglie verlo i Giudei.

A.

2.

3.

2.

Tolommeo Fisco ne: eccessiva sua crudelt. A. 2. 3. 2. Se ne pente. lvi. Tolommeo genero di Sirnone Asamoneo uccide it suocero J3. 1 ,{. Delude lrcano che l'assedia ~ e ne uccide la madre e i fratelli. I3. 15. Tolommeo Laturo figliuolo di Tolommeo Filometore 3 e di Cleopatra soccorre i Samaritani 1 3. 1 8. 1; Contrasta colla madre ed printo del regno J5. 1 8. 5. Assedia Tolomaida. 1 3 2o. 5.

Jl!IIDICB

Prende la citt d' Asocbi. 1 3. 2n. 3. Vinoe Alessandro Gianneo, e quanto foaae crudele. 13. 21. r. ' Tolommt-o &gliuolo di Menneo come ti ricattb dal tupplizio preuo Pompeo. r4. 5. I. Molesta coll'armi Dama110o. 13. 24. r. Come tratt la moglie e i figliuoli d' Arit~bolo. 14. u. Muore. 4 23. 3. Tolommei detti i re d'Egitto. ? 6. 1. Donde. 8. 2. 26, Tolomaide citt doYe posta. 12. 11. N. 58. Suoi abitanti vinti a Simone fratello di Giuda Macc1beo.
12. 12.

l,

Due volte espugnata. 1 5. u. 1 , 2. Torre di Babele ai comincia. 1. 4,. 5. Quanto fosse ~ande. lvi. Traci popolo, 1. 6. . r. Con.osciuti da~ Greci perchA lor vicini. A. J, 4,. .2. Traconiti doe volte ribeltati da Erode aono condotti al do.. vere, 16. 8. 4, e cap. a3. 1. 'l'raconiti. due gran sig11ori riconrati prease Giuseppe, e difesi da lui. V. 13. Di nuovo perseguitati da alooui ., e da li di(eei; ma io darno. V. 1 '2. Sono aalvati mer~ d' Agrippa II. lvi. Traconitide paese. 6. 4 I5, 1{. N. 17. Tra.ve d'oro masaiocio nel Tempie. 4 u. 1. ~rebellio Maaaimo. 19. 2. 3. Trifone buffone : suo detto oontro !reano. u. 4,. 6. Trogloditi: le lor donne han gura delle gweggi. ~. 11. 6. Trogloditide proviooia ave aia. J5. N, g6. Ve ne ba pi d'una. 2, 11. N. 28 'l'rt~jana storia taccia,a, A. l l 1.
FLAP'lO tomo

r.

JJrDICB

Trombe: I.no invenzione ed uso. 3. 12. 6. Tubai: suoi ritrovati. l 2. 2. T o beli i popolo. l. 6. 1. Tucidi4e in molte cose. a' accusa di falsit. A.. Tugram 'fugrawmei. 1. 6. 2.

r.

J,

2;

v
Valerio A.siati<'o. J !} 1. 1 .{., Suo d~tto. 1 !'l 1. 20. Valerio Grato preside della Giudea. 17. 5. J, Valle della benedizione. !) J. 3. Vardana figliuolp d' Artabano re de' Parti intima guerra ~~ lzate, ed ucciso. 2o. 5. .{.. Varo luogotenente d 1 Agtippa II:. sua per.6dia. V. 7 DPposto. lvi. ' V..asti regina moglie d' Artaserse. 1 1. 6. .2, Cade nello sdegno del re ed ripudiata. I vi. Uccisione incerta di nn uomo oome si certifichi. 4 .{. 3~ Uccisori involontarj ove abbiano asilo. 4. 7 2. Vecchio Magnanimit disperata di certo vecchio. d. 27. 6. Ventidio apitano romano come si port nella guerra cont~ Antigono. J4.. 26. 3 , e cap. 27. 7 Vera n io tribnbO della plebe. J 9 3. 4. Verit pn pi di tutto, I I .{.. 4. ' . Vespasia~. r. Tito come fos11ero disposti erso i Giudei 12~ 3: l, Vespasiano consegna in mano d'Agrippa Giusto tiberiese perchA lo punisca. V. 29. Vino: suo potere. 1. 3. 2. 11. 4,. 2~ Vita umana: suoi confini. J. 6. 5. Perch i prillli uomini l' avevan sl longa. r. 5. !) Vitellio preside della Siria concede a' Giudei di nuovo la Ctt"'! stodia dt~lla stola pontifoia. t5. J 5. 5, J 8. , 6. 1.

INDICE

297

signore d'Armenia. I. 6. 4 Ummidio Quadrato governatore della Siria,; e ~;indice dellllit8 tra'Gudei Samaritani 2o. 6. 2 Universo : sua creazione. 1. J, 1,. Uno usurpato per primo. lvh Vololgso re de' Parii. .2o. 5, .{_. Volunnio preside della Siria. 16. t3. .2. Sua sentenza cbntro i figliuoli d'Erod. 16. 17. .1 Uomo: creato. l 1. 2. Quando cominci a dgerlerare dalla virt~ ai vizj. t. 5. H Sua indole quanto sia al ruale inclinata. 6. J .{. 7 Uonone consegue il regno de' Parti. 18. 3 5. Lo perde. lvi. Ur citt de' Caldei. i 6. 5; 'Uria. Sua virt: come fu da Davidde esposo a' pericoli 1 perchP. fosse ucciso. ? 7 3 Us fonato1e di Damasco. I. 6. 5

tn

z
~abelo Barone uccide Alessndro Balle. Z~bulon nasce. I. '9 7
1

3.

8. J.

Zabuloolti. Terre loro tccate in sorte. 5. 1. S. Z.1ccaria figliuol di Giojada lapidato nel Tempio !) 8. 3. Zaccaria figliuol di Geroboamo Il euccede al padre nel regn,

l J.

3.

Dopo sei mesi di regno ucciso. 9 11. 6. taccaria Profeta, 1. 4,. i o; Zamri uccide. E la re colla sua famiglia, e si fa re .t e dopo sette gio1ni di regno brucia se stesso. 8. 6. 5, e cap.

Zara re degli Etiopi port guerra ad sa, ed vinto. 8. 6: i. Zares moglie d' Amano d uu. tristo conaiilio al marito. J r.

6.

!)

INDI,:E

Zf'b principe de Mad.ianiti ucciso. 5. '8. 2. Zebec capitano preso. 5. 8. 2. Zecri generale degli laraeliti vU,to Maaaia &gliool d' Acaz lo uccide. 9 12. 2. Zenone Cotila tiranno de Filadelfe'ei. Ili. t5. Zenodoro prefetto de' Traconiti fautore de' ladroueooi ~ deposto dat governo. 15. 14,. 1. Zifeni tentano .di dar Davidde in poter di Sa~le. 6. I(. 11. Zorobabele avvisa Dario del voto. 11. 4., (. Capo de' Giudei ca~tivir 1 J. 4. 1. Conduce a Gerusalemme i Giudei Iiceozia\i da Dario ~ e li favorisce. 11. 4.. 5. Zopirione Greco fa meozioae de Giudei. A. l 9

!'INB DELL' JNDIC~

INDICE
DELLE TAVOLE IN RAME E CARTE GEOGRAFICHE

contenute nei tomi

1.0

2. 0

4.

e 5. 0

DELLE ANTICHITA.' GI'UDAICHE.

Tomo l. " " " "

Frontispizio. 9 Carta del Paradiso terrestre Pag. del viaggio degli Israeliti nel " deserto dalla loro uscita d' Egitto sino al passag" 46 gio del Giordano . ,. " Tavola I. e II. Abiti sacerdotali, Campo degli Ebrei, Ta" 1 81 bernacolo , ec. ec. I. Nuova pianta delf antica " ,II. , " 2S2 Gerusalemme II. Nuova pianta del Tempio " " " " 275 di Gerusalemme " III. Yeduta~ed elevazione del " " Tempio di Salomone " 284 ,, IY. Carta della Palestina, in fine del tomo. Taola I. Monete battute da Simone durante il suo principato .. 34 , , II. e III. Medaglie rappresentanti re distintissimi di cui si fa menzione nelle " rn Anticht giudaiche

" r.