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SCRITTI

DI

STORIA LETTERARIA E POLITICA

vili

BENEDETTO CROCE

LA SPAGNA

NELLA VITA ITALIANA


DURANTE LA RINASCENZA

BARI
I

GIUS.

LATERZA

& FIGLI

TIPOGKAFI-EDITORI-UBKAI

1017

]]

/
-/

vV
.

PROPRIET LETTEKAKIA
A

KORMA

Stampato in Trani, coi

DELLi; VIGENTI LEGGI

tipi della Ditta Tipograflea Editrice

Vecchi e C.

AD

EUGENIO MELE

AVVERTENZA

Le

ricerche, che

condotte da
scrivere

me

tra

un'ampia

Italia dal

formano questo volume, furono


il

1892 e

storia

il

medioevo sino a tutto

Senonch, essendo

1894, con l'intento di

dell'influsso
il

spagnuolo

in

secolo decimottavo.

io poi stato attratto

da

altri studi,

quel lavoro rimase in abbandono, nonostante che sul-

l'argomento

avessi

pubblicato in

atti

accademici e

in riviste una ventina di noto e noticine, e non pochi


altri

appunti mi trovassi gi raccolti nelle mie carte

o nella
era in

mia memoria. Ripigliando ora la parte che


istampa ', e riordinandola e compendiandola e

qualche cosa aggiungendovi, ne ho tratto questo quadro,

piuttosto abbozzo di un quadro, delle relazioni

Spagna nel corso della Rinascenza,


premessovi un rapido sguardo ai tempi anteriori. Pei

dell'Italia

con

la

tempi seguenti, e soprattutto per

il

Seicento che

frirebbe materia d'importanti considerazioni, la

indagine era ancora assai

incompiuta;

frammento delle ricerche che


si pu vedere nei miei Saggi

feci

ma

of-

mia

qualche

per quel periodo,

sulla letteratara

ita-

L'indicazione bibliografica dei saggi gi stampati, rifusi in que-

sta trattazione, data in fondo al volume.

AVVKUTKN/.A

vili

liana del Seicento (Haii, PUli,

i;

nella

s<;coiiiia

edi-

zione dei ini(M Teatri di Napoli (Hari, 1916). Avvei'to


inlino

che, sebbene noi

lavoro

io

liiiianeggiare

abbia tenuto conto qua e

posteriori, la data di esso devo rimanere


di

niiu

il

l di

vecchio

pubblicazioni

sempre quella

sopra indicata, perch allora fu concepito e prepa-

rato, e

che
in
essi

di

si

presenta ora con variet piuttosto di forma

sostanza. Altri pi valorosi di

Italia le
il

loro

fatiche agli

mio allora giovanissimo

Eugenio Mele,

al cui

me

volsero poi

studi spagnuoli; e tra


e ora

vecchio amico

nome questo volume

intitolato.

Napoli, aprile 1915.

B. C.

Introduzione.

Spagna e Italia nel medio evo.

brSpagna

e Italia

vissero

per oltre due secoli di vita

quasi comune, per effetto e del dominio territoriale e della


egemonia politica spagnuola nel nostro paese. Il centro
ideale degli italiani,

o,

come

diceva, la

si

allora Madrid; moltissime famiglie spagnuole


stabile

dimora

pivano

gli eserciti dei re Cattolici, politici e

liani

come

noi,
la

rie

era

avevano preso

in Italia, e nobili e popolani d'Italia riem-

entravano nei loro consigli

Spagna,

corte

magistrati

ita-

lingua e costumanze di

alcune parti della sua letteratura, vigevano tra


lingua, letteratura e costumi nostri in Ispagna;

vecchia borghese Italia delle repubbliche e delle signo-

appariva aristocratica alla spagnuola nei viceregni e

governatorati nei quali era stata riplasmata


stati

anche

gli

mantenutisi italiani mostravano forte l'impronta della

potenza politicamente preponderante. Poi, lungo


decimottavo,
miglia

vincoli

borbonica

di

si

allentarono;

principi

il

secolo

della

fa-

Spagna, che vennero a Napoli e a

Parma, formarono stati indipendenti, sebbene alleati alla


loro prossimi sucmonarchia di cui erano propaggini, e
i

cessori progredirono nell'autonomia,

sivamente

di

uomini del paese,

si

si

valsero quasi esclu-

fecero sempre pi

ita-

Z
liani

K ITALIA \Kf. MKDIO KV'O

SI'AflNA

I.

d'interessi e di costami, risentirono

l'eHcaciu

dolla

generalo cultura europea, e passarono via via a nuove


leanze, opposte perfino alla
sul

cadere del secolo


contro

all'Austria

gna; e per contro

politica

spagnuola;

al-

tantoch

videro quei principati appoggiarsi

si

repubblicani francesi, alleati di Spa-

repubblicani di Napoli,

ribelli ai

Bor-

boni, sospirare indarno l'arrivo della liberatrice flotta gallo-

ispana.

Le vicende

delle guerre napoleoniche ricondussero

Spagna; raa (salvo pochi reggiche combatterono sotto il Wellington) a con-

gl'italiani sulla terra di

menti

siciliani

trastare, uniti

con

nale spagnuola:
della

gli

eserciti

come pi

francesi, la riscossa nazio-

secondo

tardi,

lontari in Ispagna pei liberali contro

spagnuole

si

papa contro
darono pi

varie correnti

le

europea, patrioti italiani combatterono vo-

politica

carlisti, e le milizie

affacciarono a Civitavecchia per sostenere


i

repubblicani di Roma, e

il

man-

legittimisti

tardi, a tentar di rialzare le sorti della dinastia

borbonica di Napoli, qualche loro famoso

frammischi agli indigeni

briganti

cctbecilla,

e Italia si sciolse:

due popoli

si

si

Spagna
straniarono; appena so-

secolo decimottavo in poi l'intrinseca unione

pravvisse qua e

che

Ma, insomma, dal


di

particolarmente in Sardegna, qualche

l,

colonia spagnuola;

di

tradizioni

vive, nulla

quasi: la

lingua e la letteratura spagnuola diventarono mero oggetto


di studio pei dotti e filologi. Di quell'antica

comunione

di

oltre due secoli rimase ricordo nelle storie, e in forma pi


efficace e popolare in
l'et

un gran romanzo

ormai remota cerc

Senonch nelle

storico,

sue figure e

le

che in quel-

suoi colori.

come per un pezzo sono

storie,

state

condotte, tutto politiche e militari, turbate da sentimento

un periodo

della nostra vita nazionale che

fu di servit allo straniero,

ben poco dato rinvenire delle

di avversione a

molteplici relazioni tra


degli

due popoli,

influssi di cultura ,

o,

come ora

che l'uno esercit

si

dice,

sull'altro.

I.

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

a questo oggetto io ho rivolto da qualche tempo

indagini, restringendole

all'efficacia

ad

sull'Italia, e lasciando

mio

le

che la Spagna ebbe

altri la ricerca inversa.

Non mi

lusingo di scoprire per questa via cose molto importanti,


e

nemmeno

di fare

opera nel suo genere compiuta;

ma

spero di cominciare a scuotere cjuella sorta di pigrizia, che


si

osserva nei nostri storici e letterati sempre che

di

argomenti spagnuoli, e che

li

si tratti

ha persuasi per un pezzo

a contentarsi di afiFermazioni e parole generiche, o tutpili

l'al

ad annunziare programmaticamente
mai eseguirla nel fatto.

la

necessit

della ricerca senza

Parr naturale che,

imprendere

nell'

storia dell'in-

la

fluenza spaguuola in Italia nei secoli che sono denominati

per l'appunto dalla dominazione spagnuola, s'indirizzi anzitutto lo sguardo ai tempi nei quali di quel

quell'influenza

si

remoti nei quali

cavano del

videro

cominciamenti, e agli

le relazioni tra

tutto,

dominio e

altri

di

pi

due paesi, se non man-

erano assai tenui e rare.

senza ripe-

tere cose trite circa la

Spagna romana

gna

attardarci in ispecie sulle dispute

cristiana, e senza

circa

e la primitiva Spa-

carattere degli scrittori ibero-romani che sarebbero

il

stati affetti
ria) dal

(secondo una pi volte proposta teoria lettera-

morbo

trasmesso agli

concettistico e metaforistico e l'avrebbero


altri della loro razza,

l'inocularono agli italiani


invasioni barbariche,

Spagna

queir

quando

si

che

pi

Italia,

che poi nel Seicento

rifacciamoci

^,

tempo

al

delle

vennero formando quella


tardi

entrarono in

cosi

strette e molteplici relazioni tra loro.

Per pi
paesi,

smo

Si

rispetti simili furono, allora,

quando

Visigoti, che

veda quello che ho detto

spagnolismo,

1911), pp. 189-93.

iu

S^tggi sulla

le

sorti

dei

due

avevano gi percorso minac-

in proposito nel

mio

scritto Secenti-

letteratura italiana del Seicento ^Bari,

L_

Sl'ACNA K ITAt-IA

1.

ciosi

ritalin,

rivolsero alla Spagna, e scacciandone; al-

si

che

tre popolazioni bar)ariclie

abbattendo quel che

MKDIO RVO

Nr'J,

s'impadronirono

erano penetrate prima,

vi

vi restava

dell' iiiui-a

dominio

del

gli

Ostrogoti occuparono l'Italia, ed erano

tro

ramo

della loro gente,

glio disposti a rispettare

e Ataulfo visigoto

pi civili tra

ed accogliere

aveva gi sognato

Roma,

di

Sessant'anni

j^enisola.

essi,
i

dopo,

come

barbari,

l'ali

me-

cultura romana;

la

fondare un grande

di

impero gotico serbando la legge romana, o Teodorico prese


simile atteggiamento conciliativo ed eclettico in Italia

nessuno dei

due

primo cadde

romano-germanici

stati

il

regno ostrogoto sotto

in quella ripresa di forza

dell'

Impero

esso riconquist anche nella penisola


territorio intorno a Cartageha,

ma non

di

armi bizantine,
Oriente quando

un

iberica

tratto di

dove rimase attaccato per

circa ottant'anni. Il regno visigotico

dagli arabi,

si

le

Ma

'.

dimostr vitale,

venne pi

ispento del tutto,

perch

tardi invaso

la

Spagna

ro-

mano-cristiano-germanica, ristrettasi a rifugio in un angolo


settentrionale della penisola, visse povera, inselvatichita,
visse, e

con assidui

sforzi si

riform e

si

allarg,

ma

tendendo

per secoli alla riconquista del territorio. Quando, sette sedopo,

coli

re spagnuoli misero piede in Italia, ancora

gloriavano ed erano salutati come

l'alta stirpe dei Goti

Dato cosi un avviamento diverso


i

-.

alle loro storie, rimasti

due paesi l'uno tutto assorto nella guerra contro

nazionale e religioso, l'altro diviso tra genti


e raggiungenti varia

si

formazione sociale e

il

nemico

domini vari

politica,

non eb-

bero occasione d' intrecciare le loro vicende, n di molto


vivaci e diretti scambi di cultura.

',

qual pr venire ra-

Notizie che venivano dalla Spagna sulle cose visigotiche, in Gre-

gorio Magno, Dial. (in SS.


2

Si

vedano

le

Rime

canz. VI e ix, passim.

RR.

langob., ed. AVaitz, p. 5B5).

del Chariteo,

ed.

Prcopo (Napoli,

1S92),

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

I.

cimolando aneddoti slegati: per esempio, che tra


basciatori elle tutti

lutare

il

glorioso

(912-61), si

Europa mandarono a
Cordova Abd-ur-Rahman

principi di

Calilfo

di

Sicilia

s'

impadronirono

provenivano dalla Spagna?'. La stessa uni-

chiesa di

versale

sa-

III

annoverarono anche quelli di Ugo re d'Italia;

che parecchie schiere degli arabi che


della

am-

gli

Roma, sebbene non

mai consi-

fosse

si

derata estranea alle cose religiose di Spagna, solo nella

seconda met del secolo undecime afferm

suoi

dii'itti

su

quegli stati cristiani.

Per lungo tempo

la

Spagna

conoscenza

fu nella

e nel

giudizio degli Italiani (come in generale degli altri popoli di

Europa) principalmente

il

paese nel quale

si

combatteva una

lotta fiera e diuturna tra cristiani e pagani: contro quella

potenza musulmana, cio, che per tante vie


l'Italia

stessa.

minacciava
Ancora nel Seicento c'era chi ricordava

quei secoli, in cui


si

le

miserie della nazione spagnuola

vedevano compatite dal mondo

per

le

tutto, in

modo che

anco

chiese gli spagnuoli erano raccomandati alla carit

dei fedeli cristiani, dai quali

si

raccoglievano

le

elemosine

per liberarli dalla misera servit, nella quale tanto

cemente

si

trovavano, oppressi dai mori di Granata

infeli-'.

ragioni di propria difesa, rafforzate da zelo religioso, spinsero non poche volte

nuovi

stali italiani

a dar la

spagnuoli in quelle lotte; e gi volontari italiani

vano con

ria^; e Pisa e

Lakuente,

pisani presero e saccheggiarono

Genova

Hiat. de

si

contrassegnarono

Espann,

passim; G. Sforza, in Giorn.


2

II,

321

ligtstico,

agli

trova-

XX

del

I,

im-

Musidmani,

(lb93), pp. 1H4-56.

Boccalini, Pietra del paragone politico, ristampa Daelli,

Tronci, Annali pisani (Pisa, 1868),

Alme-

in siffatte

Amari, Storia

cfr. 73.
3

si

quelli di altre nazioni nel 1085 alla conquista di

Toledo, e nel 1088

I,

mano

174.

p. 71,

SI'ACiNA

I.

E ITAl.IA SFA. MKblO KVO

prese nel secolo seguente, filaria iirccipiia dei pisani fu

la

spedizione alle isole Baleari, eon trecento navi, accompagnati e hcnedctti dal legato del papa e dal loro arcivescovo
Pietro, aiutali dal conte

Raimondo

cominciata nel 1114, nella quale

pisani

da

di Barcellona e

baroni della Catalogna, Provenza e Linguadoca:

altri

impresa

prima s'impadro-

nirono d'Ivizza, poi con reiterati assalti di Maiorca, libe-

rando

gli schiavi

tormentavano,

che

cristiani

barbari crudelmente

<[nc

tornarono a Pisa nel 1110 con ricche prede

e molti prigionieri, tra

quali

il

re Burabe, che

pisanam

traductus in urbem Prcebuit Italice sese spectabile

tandem

monstrum

come canta

poeta di quella spedizione \

il

Ai genovesi spetta invece

la parte principale nella spedi-

zione del 114G e seguenti, nella quale, ad istanza del papa

a cui

erano

si

battuto

rivolti

meria, indi Tortosa,

Navarra

principi spagnuoli, dopo aver com-

pirati di I\Iinorca, presero

e di Barcellona, e, oltre

commerciali, acquistarono
redente-. Altres

bottino e

il

dominio

il

genovesi con

con lungo assedio Al-

sovrani di Castiglia,

dai

aiutati

una

di parte

di

vantaggi
terre

delle

serie di fortunate di-

mostrazioni militari e di prudenti negoziati, piegarono


re mori di Valenza, di IMurcia e di altre terre

pagamenti

da quelle

tributi e a concessioni

di
e

lotte

da quei negoziati

si

commerciali
tennero

spagnuole
^

al tutto in

normanni dell' Itfdia meridionale, dei


quali il secondo Guglielmo ritent l'impresa di Maiorca'*.
Nelle crociate gli spagnuoli quasi non comparvero, appunto perch combattevano ogni giorno in casa loro una

disparte

principi

lR. II. SS., VI, 111-162.

Caffaro, Ami.

yen., in 7?i?. II. SS.,

nade, Storia di Genova,

Almeira;

cfr.

I,

Amador de

Canale, op.

La Lumia,

cit.,

I,

132-42,

VI, 261-2, 285-90:

los Eios, Hist. d. la Hi.


322-32.

Storie siciliane,

cfr.

Ca-

Per un poema latino sulla presa

I,

483-9.

espai., II, 219-27.

di

I.

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

vera e propria crociata. All'arcivescovo Riccardo di Toledo, che

si

era recato a

Roma con una

per passare in Terrasanta,


Ispagna, dove

schiera di crociati

papa comand di tornare in

il

aspettava una grande e aspra opera da

li

compiere; e l'arcivescovo condusse

contro Alcal.

suoi

Tuttavia, anche la lotta contro gli arabi di Spagna ebbe


vigore da quel moto generale
di

Europa

vi

accorrevano

*.

e volontari di varie

Roma

solenne fu in

il

terre

giorno

23 maggio 1212, quando papa Innocenzo IV annunziava

al

popolo di aver favorevolmente accolto l'arcivescovo di Segovia, inviato dal re di Castiglia a chiedere aiuti per la
crociata contro gli Almohadi, e concedeva indulgenze per

che

tutti quelli
i

prendessero parte

vi

-.

Qualche mese dopo,

principi collegati (e in verit poco aiutati dai volontari

Navas de

europei) vinsero la battaglia detta de las

far

Tolosa.

Spagna, nell'immaginazione generale,

della

il

paese dei maggiori combattimenti per la fede contribuivano


i

racconti dell'epopea; diciamo di quella cavalleresca fran-

cese del ciclo carolingio, che ebbe cotanta divulgazione in


Italia, e nella

quale tornava frequente l'impresa di Carlo

Magno contro

saraceni di

Spagna,

dolorosa rotta,

la

quando Carlo Magno perde la santa gesta '. Oltre i due


poemi franco-italiani della Entre en Espagne e della Frisa
de Pampelune, composti tra la ilnc del
del Trecento, appartennero a quel

quale fu tratto
ses de

il

Cantar d Fierahraccio

et

primi

Fierabras, dal

il

Ulivieri, e 'Ai-

Carthage, ridotto nella Spagna e nella Secoida *^^w-

gna per opera

Andrea da Barberino

di

Ranke,

Lafcente, op.

Inferno,

Gescli. d.

gemi.

cit..

XXXI,

u.

*.

roman. Volker^, pp.

xxi-ii.

Ili, 359-8L.

16-17.

Nyrop, Storia dell'epopea francese


89-93; P. Rajna, La rolla di Honcisvalle
*

Dugento

ciclo

nel

medio evo, trad.

ital.,

pp.

nella leder, cavalleresca italiana

1.

jjoich

SPAGNA E ITALIA

non piccola paifc

tra

da paese a paese avevano allora


coi'dare che la Spa^^na possedeva

stella,

dove

laggi

si

uno

visita Galizia

di rf-hizi'^ni

dei pi famosi e tre-

santuario di

il

cori)o del

il

modi

pellegrinaprf,n, j^iova ri-

jarone,

Compoper cui

^ Non pi antica del settimo

se-

era la tradizione di san Iacopo e del suo apostolato

colo
di

venerava

si

vari

luoghi di jicllegrinaggio,

(jiientati

MKDIO KVO

NF.I,

Spagna,

nono

e del

ritrovamento del suo

fu l'asserito

corpo, e l'assunzione di ciuel santo a patrono della Spagna


e a capitano celeste contro

reva subito
all'antica

il

mori.

quel santuario ricor-

pensiero degl'Italiani, quando

Iberia:

lo

si

paese de Spagna (suona

volgeva
la

breve

descrizione geografica del Tesoro), che decorre per tutta


la terra del re di

Ragona, e del re

Na varr,

di

e di Por-

mare Oceano, l ove la


citt di Toleto, e Compostella l ove giace il corpo di
messer san Iacopo apostolo ^. In parecchie citt
togallo, e di Castiglia, infine al

d'Italia

veneravano frammenti del sacro corpo;

si

pezzo di esso ne possedeva

donazione

la citt di Pistoia

vescovo di Compostella^.

fattale dal

numerevoli pellegrinaggi

che

italiani

si

un

per pubblica
degl'in-

mossero verso San

Iacopo, famoso nella storia della nostra letteratura delle


origini quello al quale

*.

(nel Propugnatore, voli. Ili e IV);

Seconda Spagna

XXV,

in Rass.

ma

avvi,

si

termine, Guido Cavalcanti

Il

che non

port a

Petrarca incontrava una

G. Paris, Anseis de Carthage

bihl. d. teff,

ital.,

Farad.,

Trad. del Giamboni (Bologna, 1877),

et

la

I (1893), p.

174 sgg.

41-2; cfr.

Dittamondu,

17-8.
II,

il

IV, 27.
3

A. CniAPPELLi, La leggenda delVaposlolo Iacopo a Compostella. in

Studi di atitica
*

letter.

cristiana (Torino, 1887).

A. Bartoli, Storia

d.

leti, ital.,

IV, 164-7: e

cfr.

l'ingegnoso opu-

scolo di E. Brambilla, Il diverso pellegrinaggio a Compostella di Guido

Cavalcanti

Dante Alighieri (Teramo,

1899).

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

I.

Aix una

volta presso

frotta di

donne

che alla

e donzelle,

domanda risposero essere romane e recarsi a Compostella ^ E il Pulci accenna alle mirabili cose che narravano
sua

pellegrini di

come avessero

San Iacopo
visto

Durlindana, e

di spezzar

mo, sospeso nel tempio

tutti

grande

il

il

ancora espresso

sasso e

Roma

da Salerno, che, andato a

come

corno fesso

il

^.

tempo, Masuccio raccontava

lo stesso

di

corno di richia-

pellegrin questa novella

d'aver veduto

ricompensa

e rosso

sull'altare:

riportai! di Galizia

Circa

ritorno dal loro viaggio, e

di

sasso su cui Orlando tent invano

il

enormissime scelleraggini

sue

aggiunta penitenza

quel pellegrinaggio aveva


e Seicento^; e nel

un

tal

per

ricevette

San Iacopo^. E
ancora nel Cinque

di recarsi a

suoi fedeli

di

per l'indulgenza,

Settecento vi

recavano

si

il

conte di

Cagliostro e la sua signora, incontrati sulla via (bel gruppo,

sebbene poco degna immagine dell'Italia di allora) da Gia-

como Casanova

"'.
I

la Spagna che aveva rinomedio evo, non era quella degli spagnuoli, ma
degli arabi e dei giudei. Gli studi di matematica e

Nei rispetti della cultura,

manza
l'altra

di

nel

medicina fiorivano nell'araba Cordova, e

altre

citt

talch

quando alcuno

di essi,

come

Ezra, venne in Italia, rifulse tra

ste

in questa e in

giudei coltivarono una ricca vita spirituale,

Fakinei.m, in Giorn.

star.,

nel 1139-40 Yeouda-lbn-

suoi connazionali italiani,

XXIV,

208

mie pagine, quando furono pubblicate

la

(Il

Farinelli fece di que-

prima

volta,

una lunga

e dotta recensione, dalla quale ho tratto parecchie aggiunte^\

XXV,

Morgante,

XXVII,

Xovellitio,

nov.

Bibliogi'afia in Farinelli,

Casanova, Min., ed. Garnier, Vili,

108: cfr.

263.

16.
1.

e.

10-5.

10

ITAMA NKL

SI'Af;NA

I.

erano assai ignor;niti

clic

vano

e rozzi

.MKDIO

KVO

Aral>i e giudei

'.

nelle corti dei j^rincipi cristiani cosi di

Europa;

di altre i)arti d'

zioni

in

e con parecchi di essi

Federico

Sicilia

li

'^.

particolare per opera

della

a (lucila scuola

mona, traduttore
fia

ed astronomia

roismo

iu

^
;

che

il

di Alfarabi e di altri autori

accolti poi alla corte degli

di

veramente Delle

magiche

ambi: entrambi

Hohenstaufen

questi ultimi

in Sicilia^.

Europa

Perve-

la novel-

quale la principale compilazione e

della

orientale,

maggiore

tedesco Ermanno, traduttore

niva, insieme con la scienza semitica, in


listica

Spagna,

moltissimi trattati di medicina, filoso-

quel

gioco

il

la

scuola di traduttori

e Michele Scoto, introduttore dell'aver-

Italia,

frodi seppe

rela-

recarono l'italiano Gerardo da Cre-

si

di

ebbe

Raimondo (1126-1150)^.

di Toledo, fondata dall'arcivescovo

ti-ova-

La scienza semitica venne

introdotta in Europa principalmente attraverso


e in

si

Spagna come

efficacia in occidente fu la Disciplina cericalis

giudeo battezzato, tradotta sui principi

di Pietro Alfonso,

del Trecento, o forse prima, in toscano^, e di cui

si

cre-

duto scorgere qualche traccia o attinenza nel Novellino e

Decameron

nel

Per

gli

".

arabi,

Schack, Poesia y arte de

trad. dal ted. (Sevilla, 1B31); pei giudei,


trad. dal ted. (Paris, 1872); e
litica

y religiosa de
2 Schack, op.

los

cit.,

II,

Mensdez y Pelavo,

Inferno,

Menndez y Pelavo,

Discipl. cericalis,

pp. xii-xiii;

cato da P.

Arahef en Espana,

Amador de

los Rios, Historia social, po-

Judios de EspaHa (Madrid, 1875).

XX,

los

Graetz, Les Juifs d'Espac/ne,

806 sgg.
Historia de

los

op. cit.,

404-7.

heterodoxos,

I,

393 sgg.

116-7.

ed.

di

I,

Heidelberg, 1911, introd. degli edd.,

un i'rammento dell'antica versione toscana fu pubbliPapa (Firenze, 1891): cfr. Riv. cr. d. lett. Hai, VII (1892),

e. 212.
"

len des

D'Akcosa, Studi (Bologna,

Dee, pp.

79-83.

1880), pp. 316-7, 321: e

Landau,

Qtiel-

I.

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

giudei e gli arabi

adempivano

nel

Spagna, per codesto

eli

mondo

11

della cultura,

ufficio

che

presentavano alla

si

antichi scrittori in sembiante di dotti

fantasia dei nostri

alla Faust, pieni di scienza e di misteri. Nel Novellino

si

parla (con una delle solite confusioni strane e significative)


di

uno

gna,
che

che ebbe nome Pitagora e fue di Spa-

filosofo

una tavola per astronomia

e fece

guri) alla guisa ispagnuola

uno spagnuolo o iudeo o

uomo

, e di

un messere

viveva molto ad algura (regolandosi secondo gli au-

Franco Sacchetti

e presso

^
;

pagano,

al tutto

di molto sentimento e industria

il

quale era

caro a Carlo Ma-

gno, che cerc di condurlo alla vera fede

La Spagna

-.

in

generale, e la citt di Toledo pi in particolare, parvero


la

sede delle scienze occulto: a Salerno la medicina, a Bo-

logna

diritto,

il

a Toledo

demoni, dannones. Ed

stata

pi volte riferita un'ottava del Pulci, che attesta questa


riputazione

Questa

citt di Tolleto solea

tenere studio di negromanzia;

quivi di magica arte

pubblicamente

e di

si

leggea

piromanzia;

geomanti sempre avea,

e molti

e sperimenti assai d'


e d'altre false

idromanzia;

openion di sciocchi,

com' fatture o spesso batter

Per

altri rispetti,

rari

ed

Cfr.

op.

moderne europee

Novellino, nov. 28.

Novelle, nov. 125.

Morganle,

ricordi di

XXV,

I,

*.

arabi spagnuoli nelle

stata

non

nel

575-7; Fauinelli,

e di

Avicenna

medio evo,
1.

II,

solo esagerata,

.let-

ma

sgg. Nello stesso poema,

259, cfr. 42 sgg., 81

Cordoba antica

CoMPARETTi, Virgilio
cit.,

occhi

ossia per quelli pi propriamente lette-

artistici, l'efficacia degli

terature

gli

e di

98;

e, pp. 207-S.

Averrois

(XXV,

254).

Menndf.z y Pelavo,

12

SPAGNA

I.

F,

ITALIA NKI. MKUIO KVO

fantasticamente concepita; di che

si

possono vedere esemp

nei vccciii libri del Bettinelli, del Lampillas e dcll'Andrs

Anche

'.

volgare o neolatina di Spafi^na, se

la letteratura

della italiana, i-cla/cioui con <|uella fran-

el)l)o jiresto, al \);xr

cese e provenzale, non ebbe poi relazioni dirette con l'ita-

perch

liana,

le

lingue catalana e castigliana non furono

allora note presso di noi (salvo, naturalmente, in casi iso-

che bisogna ben supporre probabili o possibili;

lati,

perch

le

donde

fonti

derivava tanta parte della lettera-

si

tura italiana: la quale ultima condizione di fatto spiega

somiglianze che
belli

si

notarono talvolta tra

buoni erano

Tassoni

dal

ai

le

le

che

derisi,

Fontanini, che Dante

del

^,

VAmadis,

il

Petrarca avesse

un secolo dopo

*.

E suggerimenti

schini vanti nazionali sono da tenere le

dell'Amador de

los

moderne

Ancora

lo

me-

Brunetto Latini s'ispirasse

Rios, che

Sciiack (op.

D' Ovidio {Saggi

II

vugari eloquenlia,

domanda

cit., II,

critici,

314-8) vorrebbe riconoscere nella

non era

quale lingua

si

curioso notare la

Cinquecento tenevano che

De

parlasse in Ispagna.
le

rime del Petrarca (Modena, 1607),

comune convinzione, onde


il

letterati

chero, usato dal Petrarca, fosse

detto nel Vocabolario di

del

vocabolo

Chero, voce spagnuola, usata

Fabricio Luna (Napoli, 1536;:

e cfr. Bentivoglio, Satire (ed. del Giolito del 1550),

f.

23: Costo, Let-

tere (Napoli, 1604), p. 300.


<

nel

in grado di rispondere precisamente alla

attinto da lui alla lingua spagnuola.


dal Petrarca

ha provato che Dante,

p. 366)

Tassoni, Comidey'azioni sopra

3.

di

asserzioni

suo Tesoro al Septenario di re Alfonso X, o che, senza

metrica della primitiva poesia italiana influssi arabi

f.

aver letto

dovesse

probabilmente averlo imitato nello trasforma-

zioni di uomini in tronchi e sterpi

j)el

le

due. Spropositi

pretese dei letterati spagnuoli, gi

suoi tempi

imitato, nientemeno, Auzias ]March, vissuto


di lui

in-

troppo strettamente nazionale o derivavano dalle

teresse
stesse

-,

opere di quella prima letteratura o avevano

DelV eloquenza italiana (Venezia, l~37j. pp.

78-9, cfr. 89.

SPAGNA E ITALIA NEL MEDIO EVO

I.

novellisti spagnuoli,

giungere

il

la gloria del

13

Boccaccio non avrebbe potuto rag-

Decameron

Anche dove qualche

'.

spagnuoli e italiani colpisce,

riscontro tra libri

il

caso

di parlare di oscurit circa la fonte della somiglianza,

non mai di trasmissione immediata dalla Spagna


Certo

per altro, che pi varie e frequenti divennero

le relazioni

tra l'Italia e gli stati

terzo. Il papato, che

in Ispagna

era venuto stabilendo

del

sul

decimo-

suo potere

il

per virt specialmente di Alessandro II e di

Gregorio VII

(e

segno di ci fu

la sostituzione

romano a quello gotico


le

trimoniali di quei principi;

riconoscendo

al

e,

sue decisioni nei casi ma-

omaggio

pontefice faceva

del rito o

o mozarabico), pi volte

intervenne autorevolmente con

debrando,

Spagna

cristiani di

cadere del secolo decimosecondo e nel corso

breviario

ma

all'Italia*.

la teoria di Il-

del Portogallo colui

che ne form per primo uno stato, don Alfonso Henriquez,


nel 1144; e ad

Pietro

Innocenzo

III

d'Aragona per prendere

e farglisi

traevano

la

corona dalle sue mani

volontariamente tributario.

Decadendo sempre pi
converso

presentava nel 1204 re

si

l'

importanza

gli

le citt

di quelle

arabe e crescendo per

italiane, a queste

cimosecondo, recandosi specialmente


logna e di Padova. Lettori

di

Bologna maestro Juan de Dios


l'universit di

Padova aveva

Brunetto Latini,

al

alle universit di

diritto
e

Bo-

canonico furono a

Raimundo de Pefiafort, e
un rettore spagnuolo.

nel 1260

principio del Tesoi-etto, racconta di avere

incontrato in terra navarrese

muletto baio

ultime

studenti spagnuoli, gi sulla fine del secolo de-

uno scolaro

veniva da Bologna, dal

i[ualc

che

su un

apprese no-

della patria lontana. E non tocca a me investigare


quanta parte della cultura giuridica di queste universit
velle

Op.

Cfr. Fauineli.i,

cit.,

V, 43-4.
1.

e,

p. 215.

14

1.

K ri'AMA NKI. MKDlo EVO

KI'ACiNA

nostre passasse in Ispagna e nella compilazione delle Slete

Pi

Ijartidas.

tarili,

ossia nel

seguente, per legato

secolo

cardinale Albornoz sorgeva in Bologna

del

Collegio di

il

Spagna, che fu per pi secoli un vero richiamo

Spagna in
levava intanto alto la fama

da tutte
Si

reali di

le parti

Spagna,

della

due

prin(;ipali case

il

santo

Ara-

ebbe conquistato

(123G), Siviglia (1248) e Cadice (1250), e fatto va-

supremazia in Granata

lere la sua

como

delh;

di studiosi

'.

di ({uella di Castiglia e di f|U(dla di

gona; dopoch re Ferdinando

Cordova

Italia

conquistatore

il

dappertutto fulgeva la gloria del


soggiace

leone e soggioga

il

Aragona.

e in ilurcia, e re Gia-

fu impadronito di Valenza,

si

^,

grande scudo, In che

dei rossi

pali

di

genovesi, non appena Siviglia fu lil)crata dai

mori, avevano ottenuto, nel 1251, da re Ferdinando l'esercizio della

mercatura

in quella citt, a preferenza dei cata-

lani e di ogni altra gente

^.

Alfonso

il

quel santo

la

reputazione del figliuolo di

saggio,

tantoch quando nel 1256

lia;
si

re, di

si

sparse anche in Ita-

principi di

risolvevano ad eleggere l'imperatore,

sani

lui

fecero

l'impero,

premio larghi privilegi ^ Allo stesso

re,

il

re Nanfosse ,

and nel 1260, ambasciatore della parte guelfa


1

si

mandando in Ispagna il
ambasciatore Baudino Lancia in nome commiinis Piet tofiiis Italics et totius fere mundi e ottenendone in

innanzi a offrire a
loro

Germania non

pisani

TiCKNOK,

liist. d.

la Hit. esp., traci,

frane,

I,

e.

di Firenze,

18; Farinelli,

e, pp. 212-14; PiCATOSTE, Espailoles en Ualia, I, 73. Sul Collegio di


Bologna, J. Pineda, Proles atgidiana seti Catalo^us ilUistr. viror. qui ex
collegio maiore S. Clementis Hispaniaruni Bononiae degentiuni prodiere
1.

(Bononiae, 1624); e G. Giordani, Cenni storin, ecc., in Almanacco

Heerera

statint.

Di nessun valore il libro di P. Borrajo y


H. Giner de los Bios, El colegio de Bolonia (Madrid, 1883).

archeol. bolognese, pp. 89-127.

Paradiso, XII, 53-4.

Canale, op.

Tronci, Annali pisani,

cit.,

II, 473-86.
I,

458-4, 455-8.

I.

SPAGNA E ITALIA NEL

Brunetto Latini:
la

all' alto

corona imperiale,

verit:

Non

lignaggio

N per

circa questo

non

gliel

15

che attendeva

contende ; che

in

trova persuna, Che per gentil

si

barnaggio, Tanto degno ne fosse,

alto

Com'esto re Nanfosse

Spagna

re di

se Dio

sotto la luna

EVO

:^IEDIO

tempo comparvero per

la

prima volta

venturieri spagnuoli nella terra d'Italia con le genti d'ar-

me

catalane e con Federico di Castiglia, capo di militi

Manfredi';

castigliani, nella corte di re

pii.

ancora col

che dai soldi del re di Tunisi

fratello di Federico, Arrigo,

pass nel regno di Napoli dopo la conquista fattane da


Carlo d'Angi suo cugino, avendo seco
cavalieri spagnuoli,

rita nelle lotte contro

l'angioino, Arrigo

si

pi di ottocento

molto bella e buona gente

agguer-

mori. Venuto poi a discordia con

uni con Corradino, e combatt a Ta-

gliacozzo, concorrendo efficacemente alla vittoria della pri-

ma

parte di quella giornata, coi suoi spagnuoli, che atter-

rirono

il

l'agilitti

sta
gli

nemico

nuovo modo

col loro

onde scagliavano

le

lance

masnada, cacciati dal Regno,


spagnuoli

contro

Nel

fiorentini

X,

si

resti di

que-

ritrovavano in que-

Ad

Alfonso

sembra alludere anche

il

Boc-

I.

Del Giudioe, Cod,

Saba Malaspina, IV,


lacerlos agiles

combattere e con

*.

hastiia

di

E^orse

che nel 12G0 andarono a oste coi senesi

Tesoretto, e. II.

caccio, Decameron,

^.

diplom. angioino,
10:

II, 9.

Hispani adirne, cum ad torquendum

hahere dicantur, nonnunquaii lacerlis adduclis i

gyrum, vibrando lanceas compellebant hastas ocius volare per auras, quandoque hostiiim obviantium transfigentes praecordia fixo

huimmodi per diversa camporum


fremenlibus cedit Hispanis,

Del

Giudice,

Don Arrigo

et aliis

de prima ade supradicta

>.

infante di Castiglia (Napoli, 1875).

zone italiana attribuita ad Arrigo,

cfr.

Villani, Oron., VII, 31.

duni

Si

Per

veda
la

il

can-

F. Scanuone, Notizie biograficie

di rimatori della scuola siciliana (Napoli, 1901).


*

sento. Sicque,

loca geruMur, omnis midtitudo ptignantiuvi

II

CATALANI E GL' ITALI ANI.

.1 primo vero
I.

nisola

e proprio intervento dei popoli della pe-

iberica cosi nella vita politica

ciale de^li italiani,

ma

Castiglia,

non

si

ai catalani e ai re

cellona, riconquistata sui

come porto

suoi traffici,

europee

^:

ma

Le

citt

con

novesi

mori nel 985

si

conti

di

Barcellona divennero re d'Aragona

-.

in molteplici relazioni
:

nel 1127

ge-

stringevano con essa un trattato di commercio e


ottenere privilegi

ricordato

le

ed esen-

imprese che genovesi

condussero insieme coi conti di Barcellona contro

saraceni. Altri

merci orientali ed

futura rivale nel IMediterraneo

bliche italiane,

ai re di

citt di Bar-

uni alla Provenza, e pi ancora quando

zioni^; e gi abbiamo
e pisani

quella so-

e 98G, presto fiori pei

di deposito delle

gareggiavano coi pisani per

d'Aragona. La

marinale d'Italia entrarono

la loro

in

assurse a grande importanza quando nel 1113

quella contea
nel 1157

come

dovette agli spagnuoli e

trattati

seguirono favorevoli alle repub-

quando queste erano ancora

le

pi

Beer, Allg. Geschichte des Welthandels (Wien, 1860-84),

Capmanv, Memrias

histricas sobre la marina, el comercio

de la antigua ciudad de Barcelona (Madrid, 1779-92).


2

Villani, Cron., VII, 76.

Beer, op.

cit.,

I,

214.

I,

forti

213-7;

las arles

II.

CATALANI E GL' ITALIANI

17

coi pisani nel 1233 ^ con questi e coi genovesi nel 1265, che

modo

riuscirono ad escludere per tal

cialmente

mercio

-.

lombardi,

Ma

fiorentini e

gli altri italiani, spe-

luccliesi

da quel com-

crescente potenza politica dei re d'Aragona

la

e la crescente estensione del commercio catalano gettarono


i

germi

di

lunga rivalit con

gii

stati italiani e di iere

d'Aragona erano solamente re


d'Aragona (dice un umanista italiano e genovese, il Bracelli neir imprendere a narrare le guerre tra Genova ed
Fintanto che

lotte.

re

Alfonso d'Aragona), quali ragioni di discordia potevano

mai esservi con noi

rum

altri?

Qiue poterant esse discordia-

causcB Inter reges, mediterraneis ftnibits nclusos,

nuenses^ maritimis rebus intentos?

quando, merc
sero

un varco

domini

il

Ma non

possesso di Barcellona, quei re

sul

mare

e aggiunsero

Ge-

et

era pi cosi,

nuovi paesi

si

aper-

ai loro

^.

Per intanto, e per

efifetto

dell'unione con la Provenza,

sembrava linguisticamente e poeticamente un prolungamento della terra di lingua d'oc, e


con essa la rimanente Spagna e la stessa Castiglia, onde
Dante chiama complessivamente hyspani i popoli favellanti
in quella lingua
Le relazioni dei rimatori italiani coi proagli italiani la Catalogna

"*.

venzali della Catalogna

si

confusero tra quelle con la

let-

teratura provenzale in genere^; e in Catalogna e in Casti-

TitoNcr, op. cit.,

Capmany, op.

comune

dei catalani col

432.

I,

cit.,

II,

di

Bl cfr. Canale, op. cit., II, 473-86. Patto


Ancona, in Ardi. stor. lombardo, Vili, 636.
:

Lucubrationes de bello hispanico (Parigi, 1520),

D'Ovidio,

A Jordi,

1.

f.

5.

e.

ai tempi di Giacomo il conquistatore, fu


un sonetto che sarebbe stato imitato dal Pe-

poeta vissuto

attribuito l'originale di

trarca ( Pace non trovo... );

ma

il

tazione dal Petrarca, fatta da

un

altro Jordi, catalano, vissuto nel

secolo

XV

(cfr.

Ticknoii,

I,

300-1 , e

B. Cuoce, La Spagna nella vita italiana

preteso originale invece imi-

Amador de

los HIos, VI, 578

18

II.

CATALANI K

fir/

ITALIANI

glia fiorirono altres alcuni dei rimatori provenzali d'Italia,

principale tra ossi Bonifacio Calvo alla corte di Alfonso

il

sagg-io ^

d'Aragona dalla potenza acquistata nella


mare allo ardimentose avventure, imparentati
(nonostante gli ammonimenti del papa) con la casa sveva del
Disposti

re

penisola e sul

mezzogiorno d'Italia, non


siciliani

ebbero gridato

meraviglia che, allorquando

mora, mora

contro

signoria

la

angioina, cominciarono subito a trattare con quei principi

ambiziosi e bellicosi: col re di Castiglia,


Pietro
ritto

d'Aragona.

ereditario,

<|uale

Il

gi pronto

ei'a

e,

pi ancora, con

ultimo, mosso dal vantato di-

con

all'impresa,

le

sue

genti a Tunisi, poco lungi dalla Sicilia, dove presto sbarc.

Catalani e siciliani, menati insieme alle vittorie da Ruggiero


di Lauria,

parvero

fusi in

un

sol

la

potenza del

fin allora

non toccato

popolo; e

d'Aragona s'innalz a un grado

re

risuon nelle superbe parole di risposta del Lauria al

conte di Foix, che

gli

del re di Francia:

mari senza

Re
gnava

scudo delle armi regie d'Aragona

*.

alle cose di Sicilia, dise-

Spagna

alla frontiera di

Ma

sospese, e la morte poi

egli lasci

lungo e vivo ricordo

menti degli Italiani; e Dante

Purgatorio, alto e grosso com'era,

modiare col suo rivale Carlo,

dava come colui che

nome

capo dei ghibellini d'Italia; senonch

tronc, quei pensieri.


di s nelle

in

pesce pu alzare la testa sui

non restringendosi

di mettersi a

guerra

la

lo

Pietro,

voleva imporre una tregua

Nessun

si

lo

raffigurava nel

membruto

a sal-

dal maschio naso , e lo lo-

d'ogni valor port cinta

la

corda

^:

Nella Crusca provenzale del Baster propugnato l'influsso del cata-

(=

lano
.

provenzale^ sulla lingua italiana.

Farinelli,

1.

DE Vasconcellos, u

e, pp. 217-9:
Zeitsclir. f.

cit. dall' Amari,

D'EscLOT,

Purgatorio, VII, 112-4.

ma

si

vedano dubbi

della

roman. Philoogie, 1902,

Guerra del Vespro,

II,

Michalis

p. 71 sgg.

146.

II.

compendiava

e Giovanni Villani
nella Cronaca:

CATALANI E GL' ITALIANI

Il

19

suo giudizio, scrivendo

il

sopradetto Piero, re d'Araona, fu va-

lente signore e pr' in arme, e fu avventuroso e savio, e


ridottato da' cristiani e da' saraceni altrettanto o pi, co-

me

nullo re che

regnasse

al

suo tempo

11

Boccaccio

serba nel Decameron una delle tradizioni che correvano intorno a

deliziosa novella della Lisa, la quale, in

lui, nella

una giostra che l'aragonese tenne in Palermo coi suoi ba armeggiando alla catalana , s'innamor del re; e,
infermata pel grande e disperato amore, fu dal re, che ne
roni

ebbe notizia, con atto cavalleresco


persuasa infine a prendere
scelse:

bascio
no,

il

senza pi di tanto amore voler da

re

visitata, confortata

marito che egli medesimo

e
le

intendendo, nonostante questo, suo cavaliere ap-

pellarsi,

il

(aggiunge

mantenne

la

il

lei

che un sol

Boccaccio), secondo molti afferma-

sua promessa, e mentre visse,

sem-

pre s'appell suo cavaliere, n mai in alcun fatto d'arme

and ch'egli

sopransegna portasse che quella che dalla

altra

giovane mandata

gli fosse .

Indarno Federico d'Aragona,

erede delle ambizioni di Pietro, tent di stendere


cio sull'Italia continentale, collcgandosi

il

brac-

con l'imperatore

Arrigo VII; la cui morte inopinata rese inutile l'aiuto


ciliano, e

si-

Federico torn nell'isola per non pi allonta-

narsene. In costui aveva riposto per qualche tempo

speranze Dante, che poi


All'acquisto della

gli si volse

Sicilia

le

sue

contro con amarezza.

segui quello della Sardegna,

compiuto dal ramo primogenito

di

Aragona, che gi nel

1297 ne aveva avuta concessione da papa Bonifacio Vili,

ma non

pot mettervi sopra

dendone

pisani che ne

la

mano

avevano

il

se

non nel

Cron., VII, 103.

Manno,

esclu-

dominio e lottando per

pi anni ancora coi giudici e coi signori locali

132.",

*.

Non

riusci

Storia della Sardegna (Capolago, 1840), voi. II, libri ix

20

II.

(\r,\i,ANi

invece l'jicquisto delinitivo

.i/n.M.iAM

i-.

che dai pisani

Corsica,

lolla

stata ceduta ai genovesi, ai quali

nel 1299 era

una prima

tentarono di strapparla

nunziarvi con

la

pace del

lo.O<j

catalani

volta, o dovettero

ri-

nel 1352, collegati coi ve-

neziani e coi greci, combattettero contro le galee genovesi

acque del Bosforo la fiera e dubbia battaglia delle


Colonne. Alfonso V di Aragona ricominci la lotta nel 1420,

nelle

assediando invano Bonifacio, che


nel

era egli stesso

14."')5

si

difese eroicamente; e

acque

into e fatto prigione nelle

Ponza dai genovesi, coi (juali dur a lungo il livore e


le mutue ingiurie e le mutue rapine, talcli (scriveva il
Bracelli), manente pacis nomine, cuncta citra ultroque, ut
di

in lostes, agebantur

Gli effetti sociali della signoria aragonese-catalana

dero non solo nella costituzione politica della


cui s'introdussero forme e

Aragona (come

di

presero

modo

costumanze

attesta lo stesso

parlamento

tre stati del

parlamenti

tolte ai

nome

di

bracci

ma

siciliano),

di atteggiarsi della feudalit siciliana

vi-

si

Sicilia, in

che

anche nel

Moltissime

'^.

fa-

miglie catalane immigrarono nell'isola e vi ebbero feudi e

potenza politica, come

gli

Alagona (una

delle dodici pi an-

tiche famiglie di ricos homhres del Soprarbe),


i

Moncada,

e X. Cfr.
III, 80,

Peralta,

Valguarnera,

G. Villani, Cron., IX,

IV, 21, 84.

Un poema

Calcerando,

Cabrer,

198, 210,251, 331, 339, e

Lillori ^;

M. Villani,

sulla conquista della Sardegna, esistente

manoscritto in Cagliari, menzionato dal Toda y GIell, Bibliogr.


espanola de Cerdena, pp. 245-6.
1

Op.

cit.,

in fine.

Per

le

Villani, X, 175, 189, 206, XI,


39, 59,
~

mo,

17,

genovesi,

XII, 100, e M. Villani,

cfr.

II, 27,

G.
35,

IV, 22, V, 45, VI, 20.

De Gregorio,

1805-16),
3

guerre tra catalani

Un

Connderazioni sopra la storia della Sicilia (Paler-

particolarmente cap. IV.

elenco di cinquantotto famiglie di baroni siciliani di lingua

catalana d

il

Capmanv, Del

de Calaluna en las

islas

establicimiento de

y reynos de Aragn,

varias familias ilustres

II, 37.

II.

formarono

quello

il

partito

cimoquarto, avendo
principale

rono

nel

come

si

quei vocaboli (come

catalane
valle

loro

il

nucleo

Xoto ^ Penetra-

di

siciliano

numerosi vocaboli ca-

testi dalla

fine di quel secolo in

dialetto

vede nei

la lenta infiltrazione fu compiuta e

da quando

poi, ossia

che a lungo lott con

famiglie

le

Catania e nella

in

allora

talani,

catalano

21

ossia coi baroni indigeni nel secolo de-

latino ,

CATALANI E GL' ITALIANI

stato giustamente notato) dalle boc-

che dei baroni forestieri erano passati nell'uso del popolo'.

E anche

nell'architettura

tracce, perch,
di

Napoli

deva

il

lo

come

il

dominio catalano lasci

re angioini introducevano nel

schietto gotico francese, in Sicilia

gotico detto

fiammeggiante

si

le

diffon-

adottato di prefe-

renza in Aragona, in Catalogna, nel Rossiglione, nelle


Baleari e a Eodi

monumenti

e di esso sono

sue

regno

Santa Maria della Catena di Palermo,

le

isole

chiese di

cattedrale

la

di

Messina (che ha incrostazioni simili a quelle delle case di


Segovia), la cattedrale di Nicosia e parecchi palazzi, lad-

dove poche tracce


continente

^.

Ma

osservano nel

di siffatta architettura si

assai piti

profonda fu

della Sardegna, nella quale, oltre

il

la

trasformazione

baronato catalano,

si

ebbe in Alghero, detta anche Barcellonetta, una intera


colonia di quel sangue e linguaggio, che ancora persiste \

La Lumia, Matteo

Palizzi ovvero

Latini e

Catalani (in Storie

si-

ciliane, II, 7-212).


-

IDp.

C. AvoLio, Introduz. allo dudio del dialetto siciliano (Noto, 1882),

67-84.

detto che

Secondo

el

il

Picatoste, op.

liano viezclado con el espanol


3

cit.,

I,

Dante avrebbe

178-9,

oriyen de la levgua italiana proviene de


>

este dialccto sici-

C. Enlaut, Origines franqaises de Varcliitecture gothit/iie en Italie

(Paris, 1894), p. 220.

G. Morosi, Uodierno

dialetto catalano di

Alghero

in

Sardegna niella

Miscellanea di fdulogia Caix-Canello), e P. E. Guaunekio, in Arch. glottol.,

IX, 261-4.

22

II.

CATALANI K

La lingua catalana
isola

cui, olti-c

in

non ti-ovavano ostasardi e qualche

dialetti

pisano e genovese, non era una lingfua

dialetto

di

ITALIANI

e ])oi la casti^Miana

un paese,

colo in

(il/

accettata; e le ordinanze del governo

colta geiKTalniente

vennero perci

jiulililicatc

nelle lingue dei dominatori,

catalana e poi

castigliana

fu

Sardegna per pi

secoli'.

tutta

Le

letteratui'a

la

generali

corti

erano, com' noto, divise in tre rami, cbe

vocabolo spaglinolo

stamenti

di

Aragona).

di

Aragona, non prese parte

Senoncli

(gli

dell'isola

con

dissero

si

<

della

estamentos del regno

Sardegna, congiunta sin da prima col regno

la

propriamente

alla storia

ita-

liana, e la Sicilia cess anch'essa di avervi parte per secoli,

riunita che fu nei primi del

Importa dunque seguire

le

Quattrocento all'Aragona

^.

vicende dell'influsso spagnuolo

nella restante Italia; e poich ora discorriamo dei catalani,

ricordare che, per

efiPetto

della lunga guerra seguita alla

rivoluzione del Vespro, molte schiere di essi fecero la loro

comparsa nelle
mate in Italia

nione

ToDA Y
Manno,
Si veda

gonesi

pili
i

Loro richiamo i)rincipale

op. cit., II,


pei

I.

si

sul

GtJELr,, Bibliografia capanola de C'erdena

La Lumia,

reame,

milizie mei'ccnarie, che allora


'.

erano

for-

continente

(Madrid, 1890,.

x, pp. 260-5.

tempi che immediatamente precessero questa riu-

I quattro vicari (in Storie siciliane, II, 413-80). Gli ara-

volte fecero valere, dopo la riunione della

loro particolari diritti sulla Sicilia; e

Spagna

in unico

siciliani, a loro volta,

dominio spagnuolo steso su tanta parte d'Italia, ricordavano con orgoglio che essi non erano stati conquistati, ma si erano
spontaneamente dati alla corona di Aragona: cfr. docum. in La Lunel generale

mia, Storie sic, III, 26-7.


''

Per

la

compagnia degli Almogavari (chiamati

guerreggiai-e e rapinare
l'opera del

griegos,

nei

territoi'i

dei

mori)

si

cosi

dal

loro

veda, tra l'altro,

Moncada, Expedicin de

stampata nel

del E,ivadeneyra.

Tra

1620, e
i

catalanes y aragoiieses centra iurcos


ristampata nel t. XXI della biblioteca

recenti, G. Schlu.mberger, Expdition des

Al-

II.

CATALANI E GL' ITALIANI

23

era la corte napoletana di re Roberto d'Angi,

aveva trascorso pi anni (1288-95)

vinetto,

il

quale, gio-

come ostaggio

in Catalogna, e tra le principesse spagnuole scelse cosi la

prima come

la

seconda sua moglie (Violante d'Aragona e

Sancia di Maiorca). Vennero per


parecchie fomiglie catalane, tra

via anche in Napoli

tal

quali la pi ragguarde-

le

vole fu quella dei Rhat o Larhat di Barcellona, detti presso

Diego che accompagn gi nel

noi Della Ratta, con

di

regno

principessa Violante,

la

Roberto

e famigliari del re

si

annoveravano

de Aya, reggente delia


Ferrera e molti

Cardona
di legge

altri,

Arnaldo

Tra

i.

di Villanova

cavalieri aragonesi e catalani

spagnuolo Giovanni

lo

medico
^.

e astrologo e dottor

Quando Roberto si rec a


una masnada di trecento
e masnade di catalani

furono quelle che rincorsero nel 1308 per

ammazzarono

lo

re

lo

consiglieri

il

Firenze nel 1305, aveva seco

Corso Donati e

Vicaria, Raimondo Blanch, Pietro


suoi capitani Raimondo di
tra

Alla sua corte fu

-.

mariscalco per

e,

Toscana

fu poi, nel 1314, in

"*.

le vie di

Firenze

Dalla Sicilia passava

nel 1311 ai servigi del re Gilberto Centelles, cavaliere catalano, con

dugento cavalieri

e trecento

1312 Giovanni d'Angi, fratello del

re,

almogaveri

con seicento cavalieri catalani e pugliesi

di

gnoni,

nell'oste

mugavares
ris,

insieme coi francesi,

catalani era,

che,

fiorentina

''.

recava a

si

^.

Una

tedeschi

E nel
Roma

schiera

borgo-

comandata da Raimondo

ou routiers catalans en Orient de l'an 1301 l'an Ioli (Pa-

1903).
1

Decameron, VI,

^no di Napoli,

Cfr.

3.

De

SuMMONTE, Historia, ed.

Si

G. Villani, Cron., Vili,

Ammirato, Fani.

^ Gr.

Lellis, Dine, delle fam. nobili del i?e-

III, 1-34.

1675, II, JIl; Costanzo,

veda Fakinelli, in Giorn.

stor.

leti,

82, 90.

nob. nap., II, 203-S.

Villani, Cron., IX, 39.

ital.,

Ist.

di Napoli,

XXIV,

219-20.

1.

v.

24
di

li.

f.\TAI,AM

Cnrdonn, perdette nel

Anche

fll/

];

riAMANI
d'Altopnscio

la battaglia

lo2r)

'.

capitani marittimi e corsali catalatii erano spesso al

soldo degli stati italiani; e famoso fu nel secolo seguente

Bernardo

\'illaiuarino, elio s(r\i per qualclie

contro Genova

tempo Firenze

'.

Nei secoli decimoquarto e decimoquinto


catalano venne nel maggior

Barcellona con

le citt italiane

^.

il

commercio

arse la rivalit di

fiore, e piti

Giacomo d'Aragona aveva

con varie concessioni favorito gl'interessi della madrepatria in

Sicilia,

procurando insieme

di

genovesi, che gli avevano porto aiuto;

aveva confermato

tempo

ai catalani di

loro

consoli

fu allora che

della

privilegi

del regno di Carlo

data

citt,

sappiamo

li,

dei
si

come

pisani

*.

In Napoli, pel

avere nelle principali citt del regno


sono serbati

nomi

^.

presero ad abitare una strada

catalani

che ancora

gi re Pietro

trova notizia della facolt

di alcuni dei quali


i

non iscontentare

chiama Rua Catalana; e non


un altro vicolo nella stessa

si

se allora o pi tardi

Ma

regione fu chiamato degli Aragonesi".

nel 1349 Pisa do-

veva invocare da Pietro IV d'Aragona che venissero rimossi

Op.

cit.,

Nuova

IX, 300.

con quelle d'Italia recano ora

luce sui rapporti delle cose


i

copiosi e importanti

d'Aragona

documenti pub-

da H. FiNKE nei suoi Ada aragoiiensia (QevWno e Lipsia, 1908):


dove anche (docc. 226, 4'A, 442 e 447) sono quattro lettere di re Roblicati

berto in
2

un catalano

infranciosato.

Alla morte del Villamarino

si riferisce

un racconto contenuto

nelle Facezie del piovano Arlotto (ed. Baccini, Firenze, 1884), pp. 108-10.
3

Di

ci

prova anclie

la

grande diffusione

lano nelle tre penisole e in tutte

le isole del

e notoriet del cata-

Mediterraneo:

cfr.

Fixke,

op. cit., p. 7G8 e doc. 147.


*

5
la

Amari, Guerra del Vespro,

Camera, Annali,

345

II,

II,

170, 236-7, cfr.

I,

154.

n.

6 De Stefano, Descrz. dei luoghi sacri di Napoli, ff. 44-5. Presso


Eua Catalana era il fondaco Piscavino , che qualche vecchio

topografo interpetrava come corruzione di

biscaino

>.

II.

pregiudizi stabiliti contro

fare amplissima

ammenda

suoi mercatanti, e nel 1379

verso

prio, loggia, eguaglianza di gabelle

mandar liberamente
armature

pisani, facolt di

coi

fuori Pisa ferro lavorato e

non lavo-

ogni sorta e legname di ogni qualit,

di

licenza di andar di notte per Pisa oltre

terzo suono della

il

dalle loro case ai magazzini, e via discorrendo

campana

In quel tempo, tra

anche

prima aveva

catalani, che

conceder loro libero commercio, console pro-

scacciati, e

rato,

ZO

CATALANI E GL ITALIANI

le vesti

fogge introdotte in

le

catalana

alla

lani praticavano solo

gamente

sulle

coste

ma

lo

Da

favorirono.

cata-

altres e assai lar-

quale la

della

italiane,

conquista della Sicilia segn l'incremento e

guerre con Genova

ricordano

^ N, a dir vero,

commercio,

il

pirateria

la

Italia, si

continue

le

allora in poi

raro

cum aliontm
admodum
quidem populorum tum genuensium prcecipue prmda alepacata maria, hispanique

hantur

pirata',,

Perch non vai in Ispagna?

^.

cerco

dotti,

messo

Spagna
il

di pirati

loro

catalani,

jjanes,

la

se per

dagni

parte

remo. Non tanto

al

quanto

non cada invece

dei pirati e sia

ferace

grano

di

industrioso e vlto

catalanes, che

los

*.

carattere

Tkonci, op.

cit., II,

79, 179,

gua-

ai

de las piedras sacan


',

una

Hai., 1S70,

XII,

erano in tutta Spagna proverbiati di avarizia

cfr. A-clt.

stor.

pp. 88-108.

II,

Mekkel,

C.

in Rendic. dei Lincei,

prezzi dei drappi di Valenza,

Fakaglia, in AUi

poli, cfr.

cio,

mano

in

Sicilia

la

(domandava l'inPerch, mentre

terlocutore di un dialogo del Pontano)

Bracellei, op.

TiieWAnloniis (in

Gerona

d.

s.

IV, voi. VI, 1897,

p. 529.

Pei

Barcellona sul mercato di Na-

Accad. Pontan.,

XXIV,

p. 24.

cit.

Opera, ediz. aldina, 1518,

f.

86). Cfr.

Masuc-

nov. 48.

Non nimium

stanpluosi ,

FiNKE, op.

cit., p. 635).

II, 70):

Mira qua

es

li

diceva papa Giovanni

XXII

,in

Nella Lozana andaluza del Df-lgaho (ed. Liseux,


convi/e de

cotalancs: una vez en fida

ij

atra en

26

II.

CATALANI K f;i/nAMANI

simile riputazione, colorata da

intenso odio,

si

form

in-

Dove gik quando una comitiva di caNapoli per condurre sposa a Giacomo

torno ad ossi in Italia.


talani

present

si

d'Aragona
lasciarono

l'

in

i>rincipessa

la

Costanza, figliuola di Manfredi,

impressione di miseri e spilorci

'

come

ca-

talano spilorcio descritto Diego della Ratta nella novella


del Decameron. Di questo

comune

giudizio

si

ode

la

riso-

nanza, per quel che mi sembra, in alcune parole di Dante:

nell'ammonizione che egli


tello

fa

dare da Carlo Martello

al fra-

Roberto, dopo avere ricordato l'oppressione fiscale che

spinse gi a rivolta

mio

se

Palermo:

i>opolo di

il

frale questo antivedesse,

Catalogna

l'avara povert di

gi fuggirla, perch non gli offendesse

Nei quali versi l'Imolese,


tatori,

dicono che

e dietro a lui

-.

pi dei comen-

allude ai cortigiani catalani di re Ro-

si

berto: spiegazione che a noi parr vera, per ci che

si

disopra notato di questo elemento forestiero nella corte di

Ma

quel re.

che cosa poteva mai

fir

danno

a re Rol^erto

l'avara povert di quei cortigiani o la sua propria? doveva

fuggire

suoi cortigiani o

da essi?

Si sa

rizia

chiamato

der compiuto
muerie

il

una ballata del tempo

in

paragonando

d' Italia:

la loro avarizia

nunca tan grande estrechura

ni en Florencia corno agora liay en


la novella

^.

fonte d'ava-

Onde

a ren-

senso dell'espressione di Dante convien

e ivi, II, 102,

industre gente

vizio dell'avarizia appreso

il

che Roberto era avarissimo, e

Roma

dell'ALAMANSi, scritta tra

>

il

se

a quella di una
vido en CataluHa

Sull'avarizia catalana
1524 e

conte di Tolosa (in Novelle di alcuni autori

il

'27,

fiorentini.,

si

veda

della figliuola del

Torino,

ISci, cfr.

pp. 38-9).
',

Del Giudice, Una

Paradiso, Vili, 76-9.

Quella dei Reali di Napoli alla rotta di Montecatini (Rime di Cino,

legge suntuaria del

ed. Carducci, in append.).

i290 ^Napoli,

1887), p. 86.

11.

CATALANI E GL' ITALIANI

pensare ch'egli indichi

il

vizio dell'avarizia con le parole

l'avara povert di Catalogna

Caorsa

infatti

soggiunge
et

Et vere Catalani reputantur Iwviines


, e il vecchio Laneo in-

sagaces inter Hispanos

provvederebbe

Elli

a suo vivere e

rebbe l'essere cupido, eh' proprio

Anche
lani,

ma

alli

abbandone-

catalani

'.

Petrarca ebbe parole di fuoco contro

il

sue erano espressione di odio contro

le

genere, e non

nieri in

come altrove chiama


Lo stesso Imolese

(da Cahors) quello dell'usura.

cordati

terpetra

27

caratteristico

-.

contengono nulla

cata-

gli stra-

particolare o

di

ogni raodo,^rodio italiano contro

cata-

da molteplici documenti del secolo decimo-

lani attestato

un Pietro

quinto. Per esempio, Masuccio ha la novella di

Genefra, mercatante catalano in Salerno, che, fngendosi

amico a un buon uomo


avvertendo
catalani

si

gente

la

guardasse

di col, gli rapi la moglie,

il

marito che

In quel tempo, aggiunge

pratiche de' catalani... non erano

liere, le

come sono

nostro regno

invano

de pratiche e

si

il

tratti

novel-

note per

lo

oggi, le quali sono in maniera co-

gnosciutc e ventilate che non solo chi vuole se ne sa e pu

ma

guardare,

vergogna

offenderli con

rendono testimonio

di le esperienze ne

danno, come ogni

lev per tutta Italia all'elezione di Callisto

un papa barbaro

e catalano!

loro

la

Chiose

dell'

natura

ci

I,

326)

il

lusso

il

Farinelli,

Nov.

Lettera da

*.

Molte

Itali.

1866), III, 140.

si

esitanza de

catalani, e

I,

sa*^

diftcolt

e.

1243;

Co-

L'Amari (Guerra

quale, veramente, pubblic

(Del Giudice, op.

conftt

grido

Valenza:

vede invece in quelle parole una manifesta allusione

a re Giacomo d'Aragona:
contro

la

Regnano

Imolese in Muuatori, Antiqq.

media col com. del Laneo (Bologna,


del Vespro,

si

III, di

Vedete per

nostri taliani ove ci troviamo tutti.

Dio come

E un

^.

1.

cit.,

uno statuto

p. 86).

e, pp. 228-9.

40.

Roma

a Pier di Cosimo dei Medici, 1455, in Pastor,

-h

II.

oppose

A'IALAM K

stahilimoiilo

allo

quest'odio contro

ITALIANI

r.L

d'Aragona

,Aironso

di

catalani:

<i(m (dice

in

Italia

Cam]tano_) nih/l

il

itfdicis Catalano min nomine in festhis et Catalano^ putari


omnes qiiicumque transmarinum regniim in Italian trai-

cissent

e frequenti erano

';

contro questi stranieri.

Il

tumulti

Fontano

Napoli e in

in

Roma

pieno di motti satirici

il miglior modo di provvedere ai prouna volta tra le tante). Non contrarre mai
mutuo con mercante catalano ^. Quando il cardinal della

sul loro conto.

Qual

pri affari? (dice

Rovere, poi Giulio

II,

con Alessandro VI,

al

da Roma per

fuggi

duca

le

sue discordie

che procurava rap-

di Calabria,

pattumarlo col papa, rispondeva ostinatamente

non voleva
talani

che

di

esclamazioni di or-

le

e rimasero a lungo nel dialetto

*
;

stoccata catalana

Dio

micidiale.

ammonisce:

e diffuso,

che egli

soffrivano sulle loro galee, vero inferno per chi vi

si

dire colpo

la vita propria alla fede de' ca-

crudelt di quella genia di pirati, per gli strazi

le

capitasse
frasi

commettere

Al che davano rincalzo

'.

rore per

Un

le

per

proverbio siciliano, ancora vivo

Guardati dallo zoppo catalano

guardi da vecchio catalano

ti

napoletano

lanzata catalana

anche una facezia dell'Arlotto, op.

Hist. d. papes, II, 304 n, Cfr.

^.

cit.,

pp. 240-1.

RR.

XIX,

Vila Brachii, in

'Nel'Anfonius (in Opei^a, ed. cit., II,

Guicciardini, Storia d'Italia,

Per

es..

II.

SS.,

Galateo, Esposiz.

I,

1.

590.
f.

88

t.).

e. 2.

del Pater noster (in Collana d. scr. di

Terra JOtranto, IV, 171); Aretino, Ragionamenti

(ed. 1584, II,

A<Si]\

Ri-

matori napol. del Quattrocento, ed. Mandalari, pp. 10-11. Serafino Aquilano, alludendo all'elezione di Alessandro VI, lamenta che la nave

vento in poppa

il

mar

galea d'un Catelano>,

e,

presa,

che corse gi
pata nella

col

di Tiberia , ora intop-

va

in servit

in Iberia

{Rime, ed. Menghini, son. xci, p. 129).


5

S.

Proverbi

Salomone Marino,
sicil.,.J,

p. cxcii.

in Arch. star. siciL,

XIX,

233-4;

Pitr,

II.

Se col nome di
i

CATALANI E GL' ITALIANI

catalani

29

s'intendevano di

solito tutti

sudditi spagnuoli dei re di Aragona, con quello di

gnuoli

meglio

desig-navano allora d'ordinario

si

spa-

castigliani, o

sudditi dei re di Castiglia ^ coi quali le relazioni

erano meno

godevano

frequenti, e che

in Italia reputazione

non dissimile da quella dei tedeschi e anche dei francesi,


dei barbari in genere, come di gente feroce, forte nelle
armi e aliena dalla cultura, Hispani semibarhccri et effe- '^-

rati

homines

cio,

alludendo

^,

chiamava

al loro

gente descriveva l'aspetto


rico

che

li

principi spagnuoli

continuo guerreggiarsi
fisico ossia

il

il

Boccac-

e di quella

colore cadave-

distingueva dai romani; e di

colore spa-

Buonaventura nel ritrarre le fattezze di sant'Antonio di Padova, che era al


secolo il portoghese Fernando Balhen ^. Certamente godegnuolo

vano

ossia giallognolo, parlava

reputazione di bellicosi e prodi:

essi

nell'arme
liberti,

Quando
s'

destri Arditi e franchi

si

che

li

lodava anche come

nel 1420 Alfonso

gli

uomini vidi

diceva Fazio degli

maestri del mare

*.

d'Aragona venn^^ a Napoli

incontr con la milizia italiana della regina comandata

da Braccio da Montone,
timo, racconta che tra
i

Campano, biografo

il

il

re e

il

di quest'ul-

celebre condottiero, e tra

capitani spagnuoli e gl'italiani, sorse disputa sulle qua-

lit e

il

pregio rispettivo delle duo milizie. Gli spagnuoli

vantavano

di

combattere

al

modo energico

una

Cfr. Villani, Cron., VI, 83; e

dei tedeschi e

frottola del Trecento in JFa-

zio DEGLI Uberti, Lriche, ed. Eenier, pp. 208-9.

De

Lettera che accompagna

Boccaccio, Lettere, ed. Corazzini, p. 365:

il

casibus virar, iilustr.


cfr.

Voigt, Secolo del

rinascimento, trad. ital., II, 345-7; e Filocolo, ed. Moutier, p. 365: cfr.

Farinelli,
il

1.

e, pp. 212, 227. Sul

Dialogo dei colori del Dolce

di Lanciano).
*

Diltamondo, VI,

e.

27.

(p.

colore spagnuolo

si

veda anche

18 della recente ediz. del Cai'abba

30

li.

con

francesi,

(lei

strage con

lare

'andare

gran numero

in

italiani

campo,

il

numero

piccol

loro

il

alla

guerra e

tanto iinp^'io e ferocia che pochi dei ne-

rimproverando per contra

rimanevano prigionieri;

mici
agli

('AIAI.ANl K (.l'italiani

modo

fiacco

che mettevano

di soldati

guerreggiare,

di

che erano morti nelle loro pugne.

Ma

in

pochissimi

Braccio rispose a

quei discorsi che la guerra non consisteva solo nel numero,

sibbene nel valore, e


corpo,

ma

valore non

il

forza sola del

nella

prudenza dell'animo:

nella

gran

nati, educati, avvezzati all'ozio, correte in

milizia, ignari

dell'arte

Vi gettate sui nemici a

con

la vostra

folla alla

che potete.

militare, e fate quel

modo

di belve e vi ferite piuttosto

imperizia che col ferro del nemico

temerit stimate prodezza. Al che

furiosa

spagnuoli,

Voi,

e la vostra

aggiunge

si

la

credenze, onde tenete pi onorato e

stoltizia delle vostre

glorioso lasciarvi scannare sotto gli occhi dei nemici che

scampar sani e serbarvi


and riscaldando, ma
tenza di Alfonso: che
gli altri

pel

numero:

alla

riscossa....

tutti alfine
gli italiani

con l'impeto feroce dell'animo,

ma

precipitosa,

occasione

il

dei soldati

un

altro

col

sopravanzano per

spagnuoli e

gli

francesi

saggio consiglio

tratto

caratteristico

scrivendo che aborrivano a

da notar quasi

Vita Brachii,

l'ira

Campano, ricordando le scambievoli cortesie


spagnuoli ed italiani, non lasciava di osservare
degli

spagnuoli,

gli

regis,

d'

tal

segno

dicendoli

nazioni

le

tempi di Alfonso di Aragona, conferma

l'arte,

^ In questa stessa

per natura la pi cerimoniosa tra tutte

Alphons

si

pugnano

non con

g' italiani

La rozzezza e l'ignoranza, durate tra


ai

La disputa

s'acquetarono alla sen-

^.

spagnuoli fino

Panormita,

il

gli studi

dell'umanit

ignominia {ignominia propemoclum nota-

1.

e,

coli.

584-9:

cfr.

Paxormita,

JDe dictis et factis

IV, 44.

Ceteris nationihus vatura hlandiores

(ivi,

e. 580).

II.

rent) coloro che

CATALANI E GL' ITALIANI

spendevano

il

tempo

ed noto quanto Dante e

fossero

il

pi alto segno

1454),

ai

'.

Pure, tra
ita-

Petrarca segnatamente

il

ed imitati in Ispagna

studiati, tradotti

dei re di Castiglia e di

sui libri

nuova letteratura

questi barbari era gi penetrata la


liana,

31

alle

corti

Aragona: l'imitazione italiana tocc

tempi di Giovanni

II di Castiglia (1407-

dall'Italia dotti spagnuoli introducevano in Ispa-

gna anche

Agli spagnuoli il nuovo


andava svelando, e il medesimo, dopo non molto, doveva accadere agi' italiani per la
nuova vita spagnuola ^.
gli studi dell'antichit.

aspetto della vita italiana

Op.

Cfr. Farinelli,

cit., I,

si

4.
1.

e, pp. 230-B4;

ora B. Sasvisenti, / primi

influssi

di Dante, del Petrarca e dei Boccaccio sulla

1902);

(Giorn.

cfr.

star. d. lett. ital.,

Corhaccio

nella

Spr.

in caslilian

u.

Liter., 1906); C.

and catalan

(ivi,

XLIV,

Spagna medievale

Halle, 1905); Note sul Boccaccio


ieuer.

spagn. (Milano,
nell'et

inedia

1905, Supp. n. 8, pp. 1-105): Sulla fortuna del

Petrarca in Ispagna nel Quattrocento


tuna del

leti,

Farinelli, Appunti su Dante in Ispagna

in

Ispagna

297-350); Note stdla for(in Miscellanea Mussafia,

nell'et

media (in Ardi.

B. Bourland, B. and the

literature (in

<

Revue hispanique, XII,

f.

Decameron"
1-282).

Ili

La corte spagnuola
DI

A..d

Alfonso d'xVragona

in

Napoli.

Alfonso d'Aragona, che or ora abbiamo visto pre-

sedere alla disputa tra

ad Alfonso che

s'

suoi capitani e quelli di Braccio,

insinu

cose di Napoli al tempo

nelle

dcirultima rej^ina di casa d'Angi e dopo lunga guerra


s'impossess

del

regno

spetta

',

trapiantato

l'avere

nel

continente una dinastia spagnuola e fatto valere pi di-

rettamente

l'efficacia del

suo popolo.

quanti gi nel secolo decimosesto

si

a lui ripensavano

facevano a rintrac-

ciare le origini dell'allora soverchiante potenza di


in Italia.

Fu

non contento del regno paterno,


napoletane, e

il

nome spagnuolo

in Italia^; fu Alfonso (ripeteva


il

primo che piant

vi regnasse lungo

in Italia

tempo

N. F. Faraglia, Storia

vi aggiunse le provincie

quasi spento rese celebre

un

la

stirpe

il

Giovio)

spagnuola perch

della

regina Giovanna II d'Angi (Land''

Aragona

Renato d^Angi

1908).

<

Uispanorum nomen piene aholitum

ed. Gravier, p.

scoli.,

2
lice

po' pi tardi

^.

ciano, 1904); Storia della lotta tra Alfonso


(ivi,

Spagna

Alfonso (dice Tristano Caracciolo) colui che,

Qui primus Hispanici sanguinis stirpem,

imposuit

p. 135).

celebre in Italia reddidit

>

[Opu-

1-15).

ut in

ea diu regnaret, Ita-

{Elogia virorum bellica virtute illmtrium, ed. Basilea, 1575,

LA CORTE DI ALFONSO D'ARAGONA

III.

Alfonso fu anche quegli che amic

l'umanesimo

33

spagnuoli con

gli

ancora l'umanesimo

italiano, e pi forse

ita-

liano con gli spagnuoli; tanto che egli passato alla sto-

come uno

ria

principali

dei

promotori della cultura del

rinascimento. I principi spagnuoli, eredi di preconcetti me-

come

dievali e feudali, disdegnavano,


e lo

stesso

era detto

padre

parum

Alfonso,

di

excultus

si

visto, le lettere;

valoroso re Ferdinando,

il

sebbene ut

liten's,

ilio sceculo et

ut in hispana nobilitate non indoctus, dal Valla, che rac-

contava un curioso aneddoto a prova di

Ma

Alfonso

dell'

si

opponeva

tale

ignoranza K

di tutta forza alla boria signorile

ignoranza, ed essendo stato una volta ripetuto in sua

presenza

il

le lettere

detto di

un sovrano

a nobile e generoso

gnato, che questa sentenza non


Assai ricerc e
liani,

compiacque

si

con

e di disputare

Spagna:

di

uomo

non convenir

egli esclam, indi-

era da re,

di circondarsi

ma

da bue

^.

di dotti ita-

essi di lettere e filosofia

^.

Nondimeno, l'aspetto italiano e umanistico della figura


non deve far dimenticare l'altro di spagnuolo

di re Alfonso

e barbaro*.

gi nello stesso suo entusiasmo per gli studi

era alcunch di barbarico o di provinciale. Vi/te, vyte a


estudiar!, gridava ai giovinetti che

si

quali s'incontrava^; e pendeva dalle


della sua corte ai quali

De

si

rebus a Ferdin. Arag.

vedeva intorno o

coi

labbra dei letterati

affrettava a rendere ogni sorta

rc(je gestis (in ler.

Hispan.

script.,

Fran-

cof., 1579, II, 1071-2).


-

Panorjiita, op.

Ad

Alfonso

si

cit.,

delle epistole di Seneca


toscana, et castigliana,
''

I,

5,

6, e

(Gr.

comento di Enea Silvio.


una traduzione in ispagnuolo

relativo

soleva attribuire

M. Alessandri,

Il

paragone della lingua

Napoli, 1560, nella dedica).

Ci mette in luce

Gotiiein, Culturentwichlung Sud-Italiens (Bre-

il

slau, 1886); cfr. pp. 413-22, 473 sgg.


5

Riferito dal

Eios, op.

K. OliOCK,

cit.,

Lucena

nel Libro de vida beata: cfr.

Amadok de

i.os

VI, 389.

La Spagna nella

vila italiana

34

LA CORTK

IH.

di onori

che

Fece

'.

i^vo

il

ALFONSO o'aKA<;ONA

DI

gli

mentre

naso,

ascoltava l'oi'atore di Firenze, Giannozzo

ho pubblicato

io

una sua

tornato

dalla

egli

Test

letterina al cardinale d'Aquilea

viate, nella quale dice che,

rajjito

Manetti.

per alcune pitture e una statua che costui

allora

mosca

do\ inondo l'aneddoto della

sti a lungo posata sul

quando

caccia

<

avea

gli

no avia comido

in-

ricevette, era allora

le

pure

delhcr antes satisfazer al desco rpie al cuerpo e las vi

otro interi-aio

iii

se d'altro canto taluni avvertirono in lui

vestigi della superbia e gonfiezza proprie della sua gente

giova piuttosto a noi notare

gnuola:

lettore

egli,

studi teologici,

la

Bibbia, amatore degli

assiduo della

sempre circondato da

prelati e frati

gnuoli; egli che, quando incontrava per via

scendeva
l'

accompagnava

di cavallo e lo

infermo; e

il

^,

sua forte religiosit spa-

il

spa-

sacramento,

fino alla casa del-

gioved santo alla presenza della corte e

degli ambasciatori lavava

piedi a dodici poveri

*.

Insieme

papa spagnuolo Callisto III fu fervido promotore della


canonizzazione di Vincenzo Ferrer, il cui culto -venne in-

col

trodotto in Napoli, ove san Vincenzo restato santo assai

popolare

^.

Caracciolo osservava che, quando Alfonso en-

Il

primus ex hispanorum regum familia ad nos


uomo fatto: celate iam grandiori,
quadrageslmum enbn et sextum agbat anmim ^. Non imtr in Napoli,

vioderandos

era gi

Panormita, op.

Cfr., p. es.,

Nella rivista Napoli nobiiissima,

Cfr. Arch. star. napoL,

Panormita, op.

SoMMONTE, Hintoria,

netto

tempo
si

lo

cant

la

ammira

il

XI,

cit.,

cit.: cfr.

Gothein, op.
Arch.

stor.

cit.,

435

n.

nap., VI, 430; in

un

so-

{Canzon., ed. Barone, p. 349). Di quel

grande tavola istoriata della vita del santo, che ancora


nella chiesa di

San Pietro Martire. La regina

glie del re Ferrante, fece elevare a san


6

127-8.

101.

III, 118;

De Jennaro

IV, 18.
I,

Oratio

ad Alph.

iunior.,

Isabella,

mo-

Vincenzo Ferrer una chiesa.

ms. Bibl. Xaz., IX. C.

questa orazione ha richiamato l'attenzione

il

15,

Gotheix,

1.

ff.

e.

58-63:

su

LA CORTE DI ALFONSO D ARAGONA

III.

par mai bene l'italiano, e

gua spagnuola

come
di

si

serviva d'ordinario della

(del castigliano piuttosto

III)

spagnuoli erano

^
;

suetudini della sua vita domestica

ricordava sovente

sazioni

riferiva nei paragoni

Con Alfonso

si

cose

le

cerimoniale e

il

lin-

che del catalano,

ed educato alla corte

figliuolo di principe castigliano

Enrico

e nelle

con-

sue conver-

Spagna

di

le

e a esse

si

^.

effettu un'altra

pari a quella che gi

immigrazione spagnuola,

era avuta in Sicilia, e assai supe-

si

riore per estensione e importanza all'altra, catalana, nella

corte angioina di Roberto.

Da

la

madre
e

da

feconda e gloriosa Iberia,

di re, con l'Hereule Aragonio,

la bellicosa

verran
di cui

intima Esperia,

mill'alti eroi nel

regno Ausonio,

gesti e la virt notoria

li

faran del nobil sangue testimonio.

Oh
che

'i

quanto

il

legno

fla

degno

di gloria,

dee portare in terra di Saturno!...

cantava, alcuni decenni dopo, sotto figura di profezia,

il

poeta Cariteo, ossia Benedetto Gareth, anch'esso uno spa-

gnuolo di Barcellona

Tra quei
fratelli

*.

mille eroi vennero

valos e Guevara, che


frutto

d'un

duo Aveli

in

lo stesso

sol terren

da due

un

sol

terreno, ossia fratelli

quattro

poeta dice:

radici,

duo Guevaro, antique

bellicosi e terror degl' inimici

di

prima linea

genti,

uterini ^ Innico e Alfonso

d'Avalos, Innico e Ferrante Guevara, perch la loro raa-

Vespasiano da Bisticci,

Panormita, op.

cit.,

Op.

Mime, ed. Prcopo,

Op.

cit.,

cit.,

Vite,

IV, 18.

IV, 33.

II, 414.

II,

412-13.

ed. Bartoli, pp. 57-8.

m.

'.'A't

COUrK

I,A

dro Costiinza di Tovar

ALFONSO

AKA(;OVA

I)

era maritata prima a Pietro Gue-

si

vara e poi a Kodrigo d'Avalos, contestaVjiio


conte

Ribadoo,

di

seguire

dei

parti

le

aveva perduto

(|ualc

il

di

fratelli

avevano accompagnato

Ed

Alfonso.

re in

il

tutte

le

di Castiglia o

suoi stati per


essi

quattro

alterne

vicende

della lunga guerra, e Innico d'Avalos, conosciuto poi col

nome
scara

di
,

Conte Camerlengo

era stato

prigione con

e
lui

di
in

Marchese

di

Pe-

Milano, e con sua

aveva per qualche tempo preso servizio presso


Filippo Maria Visconti, raggiungendo il re in Napoli dopo
licenza

la

Alfonso d'Avalos, conte d'Archi,

conquista.

definitiva

represse pi tardi nelle Calabrie la prima rivolta dei baroni ^ Innico di Guevara, particolarmente caro ad Alfonso

come compito

cavaliere e non solo prode di mano,

tendente di musiche, di canti, di danze

giordomo

2,

ma

in-

divenuto mag-

gran siniscalco, marchese del Vasto, conte di

Ariano, di Potenza e d'Apice, mori delle ferite riportate


nella battaglia di Troia, difendendo

il

trono del figliuolo

del suo benefattore. E, infine. Ferrante Guevara, dopo aver

girato

il

mondo

in

cerca di avvUTure" e nel 1436 combat-

tuto pubblicamente con

un cavaliere tedesco

ancora preso parte all'assedio


di Castiglia, e infine alle

di

e vintolo

^,

Atienza col re Giovanni

guerre d'Italia, divenne conte di

Belcastro; e amatore degli studi, poeta egli stesso, questo

il

bel Ferrando, ai re iro"n~inquale in naiestade

^ pass

resto della sua vita in Napoli, dove mori in tarda et

PRCOPO, note ai luoghi

93-113, e la biografia di

citi.: cfr.

Ammirato, Fam.

^.

noh. nap., II,

Innico in Vespasiano da Bisticci,

Vite, ed.

Bartoli, pp. 397-8.


2

T. Caracciolo,

De

varietale fortunce, in Opwic. cit., p. 106.

\3 C'ancionero de Stiiga, cit. pi oltre, note, pp. 456-7.

I,

Chariteo, Rime, ed.

Sui Guevara, Ammirato,

II,

cit.,

II,

61; cfr. PRCOPO, note citate.

415.

op. cit., 302-3:

De

Lellis, Disc,

cit.,

LA CORTE

III.

Rimase

nella

ALFONSO d'ARAGONA

DI

memoria

37

degli spagnuoli, e riecheggi nella

loro letteratura, la gloria- di queste due congiunte famiglie;


e

Don

Cervantes nel

il

Guevara, che
donde

se

fti

Qujote ricorda

don Fernando de

a hi.scar las aventiras en Alcmania,

combati con micer Jorge, cahcdlero de la casa del

duque de Austria

^;

e Tirso

de Molina introduce nel suo

dramma

Palaras y piuma s un don ligo, cahaUero espaTiol


alla corte di re Ferrante, che dice essere di casa d'Avalos,
blason

el

pez,

il

De

quale

la

espanola naclon

e figlio di

un Ruy Lo-

vino d

Italia...

con don Alfonso

el

.... que el reino

prinero,

yanando

con su prudencia y acero,


hizo al tiempo coronista

immortai de su memoria.

No

alcanz Alfonso vitoria

en est noble conquista,


que no se

le

al esfuerzo

atribuyese

y al valor

de ini padre vencedor...

Anche nell'altro dramma Cautela contro cautela compare


un don Enrique de Avalos, fedelissimo al suo re contro i
felloni

baroni napoletani

Enrique de Avalos

soy,

marques

y Pescara

del Basto

don Alfonso de Aragon


rey de Napoles, confia

de la diligencia nia,

con una immensa


csto

reyno

afi<cion,

gran privado

ministro, por tales modos,

he de dar ejemplo d

Parte

I,

e.

49.

todos...

38

LA CORTE DI ALFONSO u'ARAGONA

III.

Insieme
nllla o
elio di

Avalos

C(>n gli

Oucvaru vennero

e coi

Cavaniglia con Garzia conte di Troia,


Valentia stabili la sua casa in Napoli

ucciso nel 1452

impresa contro

noli'

, il

(|uale fu

passati in Sicilia, con

Car-

Siscar, con J-ran-

cesco, aragonese, cameriere del re e conte di Aiello


g-ii\

Caba-

primo

fiorentini';

denas, con Alfonso inarchose di Laino-;

telles,

il

Bernardo

^;

Cen-

Francesco

con Antonio marchese di Cotrone^; anche dalla Sicilia

Gardena, dei quali Alfonso, conte di Reggio, e Pietro furono

camerlenghi del

re"';

di Alife e castellano

con Pietro, Auxia

di

Diaz Garlon, con Pasquale, conte


Gastclnuovo

'';

Mila di Valenza,

Ludovico, che fu cardinale";

Bisballi

da un loro castello presso Barcellona) con un


Bisbal, che nel 1453 comandava in Gaeta e il cui figliuolo
(detti cosi

Francesco servi fedelmente

successori di Alfonso*;

Castclnuovo

'';

gli

Sanz,

Ayerbe, del real sangue

Aragona, con Sancio, signore

di

di Simari^''; e altri e altri,

non giova proseguire

dei quali

Martino, Bernardo e Arnaldo, anch'esso ca-

con Pietro,
stellano di

l'elenco,

bastando rinviare

ai molti libri sulle famiglie nobili napoletane.

Questi immigrati spagnuoli strinsero presto legami di


parentela con

le

famiglie del regno;

e,

per esempio, Innico

d'Avalos spos Antonella d'Aquino, del sangue di san

Giorn. nap., ed. Gravier, p. 153: e Caracciolo,

p. 107: cfr.

Sdmmonte, op.

De

Tom

varietale cit.,

cit., Ili, 140.

De

Op.

Ammirato,

op. cit., II, 20oS.

Ard.

nap., II, 725, e ivi, VI, Misieri Biocio, passbn.

<-

Ammirato, op.

Op.

Lellis, Disc,

cit.,

I,

152-6.

cit., I, 284.

star,

cit.,

cit., II,

II. 838-42:

61-3; e Minieri Eiccio,

Borrelli, Vindex wap.

lis,. I, 89-92.
'8

Op.

cit.,

Op.

cit., I, 79-80.

i"*

De

II, 55-6.

Lellis, op.

cit.,

I,

453-60.

1.

e.

nob., 161-2:

De Lel-

LA CORTE DI ALFONSO d'ARAGONA

ITI.

maso, unica
gine alla

di Pescara, e dette ori-

d' A velo e Jl:^QJ]2]^gj^____^'2Il^Lill:^^

irvc)^.r\\p.

Sonia e della Spagna

Innico Guevara tolse in moglie

^;

Hgliuola

Sanseverino,

"Cvella

marchese

figliuola del

duca

del

Antonio Centelles, Enrichetta Ruffo


Bianca Sanseverino

Degni

di

39

il

Siscar.

matrimoni della

famiglia Alagno, disposti dallo stesso re,

d'Ayerbe,

Laura

figliuolo di essi due,

nota sono per questo rispetto

sare le due sorelle

San Marco

di

Sancio

il

quale fece spo-

amata, l'una a

della Lucrezia da lui

Giovanni Ruiz Coreglia catalano, capitano d'Ischia, e

l'al-

ad Auxia Mila, donde discesero i Milano, principi di


Ardore; la figliuola di Auxia, Diana, spos poi Alfonso
tra

Sanz, figliuolo di Arnaldo

'\

Oltre queste famiglie, che


e parentadi,

feudi
allora

pi vari

moltissimi

uffici

si

stabilirono nel regno con

altri

spagnuoli occuparono

dell'amministrazione

della storia di quei tempi sono piene dei loro

per

es., di

Raimondo Boyl, camerlengo

pagine

e le

nomi

come,

del re e vicer di

Abruzzo'*; di Bernardo Villamarino, grande ammiraglio,


tra

parecchi di questa famiglia^;

di

Lope Ximenes de

Urrea, che fu per alcun tempo vicer di Napoli e tratt la

pace tra Alfonso e

genovesi*^; di frate

ambasciatore del re^; di Raimondo de


fu inviato con

una schiera

Luigi Dczpuch,

Ortafif,

in soccorso dello

catalano, che

Skanderbeg

^
;

di Martino de la Nuze, alcade generale dell'Aragona e di-

Chariteo, Rime, ed.

Particolari curiosi in Summonte, III, 50-3, e in Giorn. nap. cit.,

cit., II, 190.

pp. 131-2.
3

ExpiLLY, Della casa Milano (Parigi, 1753).

Summonte,

III, 24, 51; e

Summonte,

III, 111

Summonte,

III,

'

Summonte,

III, 79;

Summonte,

III, 161.

Minieui Hiccio,

Minieri Riccio,

1.

37: cfr. Panormita,

I,

Minieri Hiccio,

1.

1.

e.

e.

41, III, 3, 9.
e.

40

LA COHTK DI AT^FONSO D'aRACONA

III.

rettore (hill'aniieria reale'; e via (lieendn.

Alfonso

Callisto,

fu

Bor;j;'ia,

Regio Consiglio, nel quale


gnuoli,

pur

ai servigi

ventidue anni Matteo Malferit di Maiorca,

hanno sull'universit

si

papa
Sacro

successero altri spa-

ufiicio gli

dottissimo nel giure civile e canonico

che

del

vescovo di Urgel e Rodrigo de Falco;

il

di Alfonso stette

tizie,

lituro

]|

presiilente

i)riiiio

Le scarsissime no-

'^.

Napoli

di

tempo,

in (|uel

ricordano che nel 1451 v'insegnava teologia Luigi

ci

un Diego spagnuolo
Moltissimi
prelati
spaglinoli, Giovanni Soler, l'umanista Fernando di Cordova, Filippo Fagadell, Giovanni Garzia, -Melchiorre MiCardona, e

fsica

'.

maestro Cabanes

ralles,

Domenico Exarch,

fra

Cappellano maggiore del re era

*.

Martino

e luogotenente di questo

Cortes; elemosiniere del duca di Calabria, Antonio Perez,


e

Bernardo NiqueP; aio

confessore,

di

Perez di Coreglia, governatore del regno

Terra

della provincia di

gliuolo del re,

SUMMONTE,

Sua biografia

NIERI liiccio,
3

III, 187;

MlNIKKI Riccio,

e,

400-1: cfr. Mi-

cit.,

cit., I, 49.

si

Il

degli accademici

discorrer pi oltre),

f.

clxxix, giudica

aluin en su fin se fallo tan venturoso que vino

los vias excellentes

menziona

altri

Gauieute, nella Coranica de Ara-

d morir en

y vias catholiquos y devolos maestros de theo-

y de loda virtud, y del arte de bien morir

logia

en.

especial que havla en

la c'istiandad, tnaestre Ejnla, maestre Soler

y maestre Fernando :

mero de

requerido por

los quales, ni

rogado por

el rey,

li

gido por la ciudad y cabli do de Ndpoles, quiso recebir


aquella

fi-

e.

gon, Saragozza, 1499 (di cui

mano de

1.

anche nelle sue Biografie


Vespasiano da Bisticci, p. 67. Questi e
1.

I'Amador de LOS Eios, VI, 399-400.

Valenza e poi

studio di Napoli nel Rinascimenlo (Torino, 1895),

MiNiERi Hiccio,

che Alfonso

di

governatore del

e.

Sul Cardona, Panormita, op.

pontaniani. Cfr.

in Vespasiano da Bisticci, ed.

Cannavale, Lo

p. 44.
*

1.

cavaliere valenziano Guglielmo de Vi-

il

Lavoro

di

l'Eximenez

lui,

el

el

MiNiERi Riccio,

1.

e.

MiMERi

1.

c:

Riccio,

e cfr.

Arch.

stor.

esco-

ar^obispado de

el postri-

papa, ni

nap., II, 725.

LA CORTE DI ALFONSO D'ARAGONA

III.

41

camera e familiare del re fu dal 1440 al


1451 Jacomart Bag di Valenza, al quale stato di recente

che ^ Pittore

di

attribuito qualche
di Napoli

dipinto che ancora esiste nelle chiese

-.

c'era anche uno sciame di minori

impiegati, di ne-

gozianti, di artefici, tutti venuti di Spagna,


dalle cedole della regia

nomi

dello

Bernardo Figueras, del sarto

speziale

Martino portoghese, e via dicendo


il

vede

si

ricorrono

degli orefici Francesco Perez, Francesco Ortal, Ippo-

Ferrer,

lito

come

tesoreria, nelle quali

^.

Spagnuolo era

buffone del re, raossen Borra, che nel suo vero

altres

nome

si

chiamava Antonio Tallander di Barcellona, giureconsulto


dapprima

e passato poi a pi proficuo mestiere, e nel

mestiere

morto

sebbene

in Napoli,

il

sportato in Barcellona, nella cui cattedrale

cora la sua marmorea

campanelli ^

effigie

con

le

tutta la citate

si

ammira

al

elogio di Napoli

ey piena

vede-

si

vano allora contadini catalani venir da Barcellona


poli a sbrigare

an-

orecchie di matto e

Loise de Rosa dice nel suo

che di catalani

nuovo

corpo ne fosse tra-

in

Na-

loro processi^. Nell'isola d' Ischia, contro

suo dominio cosi ostinata ribelle. Alfonso dedusse una

vera e propria colonia di catalani,

Panormita)

(2ul ctini

ut essent (scrive

il

virglnibus aut viduis isclanis connubia

copidarent, ratus videlicet, id quod evenit, animos illorum


delinire et conciliari posse prole suscepta

Ardi.

E. Bertacx, Les disciples de Jean

stor.

gon (in Bevue de


3
^

l'art,

725.

II,

XXII,

Memorias de

e altre notizie in

Ardi.

stor.

la

Vespasiano da Bisticxi,

Op.

II, 22.

le

royaume d''Ara-

liberalUate, e. S9; intorno a lui

di

le/ras

Jayme

de Barcelona, voi. II;

M. de Bofarull.

'J30.

cit.,

Eyck dans

Acad. de buenas

una memoria
nap., IV,

vati

1907, pp. 839-60).

Min IERI Eiccio, 1. e.


Lo ricorda il Fontano, De

iliPOLL, nelle

nap.,

".

p.

55: cfr.

Gothein, op.

cit.,

p. J14.

42

LA cortf: di alfonso

III.

senso

In certo

gnuolo

il

normanni

procurando

potrebbe assegnare all'influsso spa-

si

rincalzo che ebbe la feudalit, nel regno

forte

imbaldanzita sotto

di Napoli, gi assai
clic

d' Aragona

angioini, dopo

gli

mano

l'avevano retta con

e svevi

di stabilire

monarcato assoluto.

il

di ferro,

ATfbiTso, pro-

venendo dalla feudale Spagna, ne accrebV)e il^potere con


le

nuove concessioni che

sodare

egli le fece; sebbene, nel suo ras-

privilegi e gli abusi lutti dei feudatari napoletani

fosse guidato

anche dal pensiero

di renderseli favorevoli e

come suo successore Ferrante, suo finon riusci se non a

far loro accettare

gliuolo bastardo: con che, a dir vero,

preparare grandi

dificolt al figliuolo

stesso e ai suoi di-

scendenti, e la finale perdita del regno, cagionata dai turbolenti baroni,

quali prima

e poi Carlo Vili.

chiamarono Giovanni d'Angi

Comunque,

d'Aragona l'avere introdotto

si

deve certamente ad Alfonso

nelle provincie napoletane la

rovinosa istituzione economica del vincolo delle terre a

Aragona

pascolo, costituendo ci che in

si

chiamava

la

^ Derivazione

mesta e presso di noi

il

tavoliere di Puglia

spagnuola ebbe anche

il

tribunale del Sacro Regio Consi-

glio,

nali

destinato a giudicare gli appelli che dai vari tribusi

ufficio,

facevano

re e imitato dal

al

Cancelleria era

il

catalano, e in esso venivano scritti

o cedole della tesoreria, e cosi

circa

il

Consiglio di eguale

esistente nel regno di Valenza-. Linguaggio

della
i

conti

continu a redigerli

si

fin

1480 ^

Tracce di spagnolismo mostrava gi allora


ciale in Napoli nelle feste e nei

la vita so-

divertimenti; tra

quali

una canzone celebra


J

Si

veda in pi'oposito

Lebeigsnscliaft

und Hrlgkeit

S. Sugeniieim, Geschichte der


in

Europa

;St.

230, cfr. i2 sgg.


2

GiANNONE, Storia

Barone, in Arch.

civile,

1.

XXYI,

stor. naii.,

IX,

e.

S.

Aufhehung der

Petersburg, 1861), pp. 229-

4.

III.

LA CORTE DI ALFONSO D ARAGONA

4o

balli inai'avigliusi,

li

da catalani

tratti

mumi

loro

li

giusi,

tan zentili e soprani:


quisti passa italiani...

mumi

gioiosi , ossia

momos

tempo appunto

quali circa quel

^.

o balli mascherati, dei

vescovo di Cartagena

il

Alfonso di Santa IMaria scriveva come del juego, que nue-

vamente agora

se

usa de

los

momos

giudicando che

maduretat

aiui-

que de dentro del

est onestai

pei'0 escandelizase

quien ve pjosdalgo con vlsajes agenos

La

le

canzone ricorda tra

stessa

palomello

le

spagnuole.
talani, e di

le

moresche

le

base e

-.

le

danze avante,

e le alte appresso;

e le

alte ,

viomos

fatti

alla

con

intrecciate

anche ben note danze

di giuochi e di rappresentazioni date

corte aragonese,

si

da catrovano

^.

da pensare che gi

cascarde

le

che erano pantomime

basse

frequenti accenni

Ed

balli

gravetat entera,

moresche

danze, e

tempi

ai

di re Alfonso si des-

canne ,
hanno precise notizie negli anni della seconda
met del secolo per Roma. In genere, il medesimo poeta
sopracitato ammirava il lusso che fioriva allora per Nasero in Napoli
dei quali

cacce di

e bella

cappuzi

si

e giuochi di

lo sfoggio delle

diversi de

franci larghe e traversi

tori

si

magna

poli

vesti,

cavalcature e delle

velluti

corduni

Pubbl. del Mazzatinti in appendice

con

pizi

tanti,

maniche

, le

ai Ti i malori

naj. dei

Quat-

trocento, ed. cit., pp. 187-91.


2

Oit.

Si

dall'AMADOR DE LOS Rios, VII, 470

veda Croce, Teatri

di Napoli,

nuova

n.

ediz. (Bari, 191G\ pp. 6-7.

LA CORTK

44

HI.

aniinirava

la

^alantcria

dd costumo

galantaria

ALK<NSO d'aRACONA

DI

l'affascinante

*,

travolgente

e.

chi vedesse tanti galanti

insemi

tutti (juanti

a quest'ora seria servente.

Suero de Kiberas, che

trovava por l'appunto alia

si

corte di Alfonso, onunicrava a questo

gala il

modo

lo t|ualit

do]

Capelo. galoche, guanl/'S


el

galan deve

traer,

bien cantar y covtponer

en coplas y consonantes,
de cavalleros andantes
leer historias
la siila

Ma

la

libros.

los eslribos

gala concurdantcs... ^

quel che importa notare che spagnuola fu tutta

la letteratura in

volgare alla corte di re Alfonso,

quale

il

non bene intendeva l'italiano e perci non era atto a incoraggiaro

scarsissimi

sono

poeti del paese.


i

E veramente

monumenti

napolitani

liano, restringendosi a pochissime tra le

canzoniere del conte di Popoli

dantesca El giardeno

',

e al

di quel

tempo

volgare

in

ita-

rime raccolte nel

poema

d' imitazione

Marino Jonata di Agnone, che fu

di

cominciato per altro non prima del 1455 e terminato solo


nel 1465. Invece

abbondano per quel tempo

monumenti

della poesia castigliana nata sul suolo di Napoli: castigliana,

"^*e solo per piccola parte catalana; perch Alfonso, come

Cfr.,

il

Cablai' sabre

la

gala, nel Caiicionero general,

canto dei galanes in Gallardo, Ensayo,

Tra quei rimatori Cola

n. nel 1436, e forse altres

il

I,

ed. 1573,

ff.

si

79-80.

471-5.
il De Jennaro,
componevano versi

di Monforte, n. nel 1415,

Coletta e lo Spinello,

^i prima del 1458. Lodi alla d'Alagno nei versi a pp. 52-3, 72-3, 132, 189.

LA CORTE DI ALFONSO D 'ARAGONA

III.

detto, figlio di principe castigliano, educato

45
stesso

egli

in Castiglia, era piuttosto castigliano che catalano; e

come,

quando suo padre venne in Aragona e Catalogna,


compagnavano parecchi poeti di Castiglia, cosi poi
corte di Napoli fu uno dei luoghi principali

compi

la fusione

polazioni
litica

lo ac-

la

sua

nei quali

si

letteraria e linguistica delle varie po-

Spagna, precorrimento dell'unificazione po-

di

'.

Erano quei poeti


che trattavano

della sua corte talvolta grandi signori,

penna

la

spada, e spesso scudieri e

e la

paggi e menestrelli, loro protetti:

tra

Lope

castigliani,

de Stliga, Diego de Sandoval conte di Castro, Gonzalo


de Quadros, Juan de Duenas, Fernan Muxique, Diego del

Juan de Tapia, Juan de Andjar; tra gli aragoJuan da Moncayo, Juan de Sess, Hugo de Urries,
Fedro Xiraenes de Urrea, Juan Krnandez de Ixar, Garda de Borja, Pero Cucilo, Fedro de Santa F, e altri miCastillo,

nesi,

nori;

e,

tra

Juan Ribellas

catalani, Francesch Farrer, Pere Torrellas,


e

il

Carvajales.

loro versi sono in

buona

parte raccolti in un canzoniere, del quale esistono codici

con talune varianti

Si

II

veda introd.

Madrid, Venezia e

Roma

^.

Poesie

Cane, de Sliin/a, pp. xxv-vi.

al

codice di Madrid, noto col

stato pubblicato:
aiora

in

nome

di Cancionero de Stiiniga,

Cancionero de Lope de Sluiliga, cdice del siglo

XV,

por primera vez publicado (Madrid, 1872); quello della Marciana

descritto dal

Mussafia, nei Si/zungserichte dell'Accademia di Vienna,

1867; e quello della Casanatense, da E. Teza, Il Cancionero della Casanatense {Venezia., 1899).

Su

tutti e tre, osservazioni del Mdssafia, nelle

Denkachriften dell'Accad. di Vienna, voi. 47 (1902), p. 2 sgg. Altre poesie


di provenienza napoletana, tratte
e di altre ancoi-a

da codici parigini, pubblic I'Ochoa,

d saggi I'Amapok dk los Rios,

op. cit., VI, cap. 14,

Polas de la corte de A. de A. Nelle biblioteche di Napoli

non esistono

eodici spagnuoli del periodo aragonese; quelli della biblioteca dei re


di

Aragona sono ora

strati

il

in

gran parte nella Naz.

Mouel-Fatio, Dpartement des

di Parigi, e

li

espagnoh

et

niantcscrili

ha

illu-

des mss.

46

LA anni:

IH.

liriche

come

parte,

j^ranrlissiuia

in

alfonso n'AUAfJONA

in

si

conveniva a ^ente

guerriera e galante, che non poteva compiacersi nelle dotte

composizioni e nelle

di.s(juisizioni

lilosoliche

versi'; e

in

molte di esse suggerite dai casi delhi vita napoletana o


alludenti a quei casi.

Se

marchese

il

di Santillana

aveva descritto nella Co-

medieta de Ponza la disgraziata battaglia navale di quel

nome, che frutt ad Alfonso

Juan de Tapia

la prigionia,

rammenta

nei suoi versi le prigioni di Genova, nelle quali

giacquero

lano

-.

compagni

del re, e quelle, pi cortesi, di Mi-

E Fedro de Santa F mette

prologo della conquista,

la

sott'occhio

remoto

il

partenza del re dalla Spagna,

il

commiato che prende dalla regina Maria, il viaggio del re,


l'accoglienza che riceve dalla regina Giovanna di Napoli
e la devastazione di questa citt ^. Seguono lodi del re e
della lontana regina per bocca deH'Andjar e del Taportugais (Parigi, 1892):

del

tempo

anche Ochoa, Catalogne des mss. espagn.


Tra essi, sette raccolte contengono poesie

cfr.

(Parigi, 1844), pp. 378-525.

spagnuoli di prov. napol., portati dal

di Alfonso. Codici

figliuolo di re Federico, sono nella Universitaria di

uoR DE LOS Hios, VI, 446-7

cod. 590 del Fovio italiano di Parigi


blioteche di

Francia,

I,

115.

Mazzatinti, Mss.

Espana moderna,

poesia di

Juan de

la sottoscrizione

Sant Vincent

Si

fase, di

Dueiias,

giugno

La

cfr.

Ama-

leggono nel

italiani delle bi-

(Menndez y Pelavo,

1894, p. 162).

iaodeavior, reca in

La molto divulgata
un codice parigino

Fecha en Ndpoles estando en prision en

veda ora in generale

lato alla sua Antologia de poetas


1

WoLF,

Dezir en la mala pagua

il

la

torre de

proemio del Me.nxdez y Pe-

lricos castellaiws, voi.

IV (Madrid,

1893).

Studien, p. 212.
et

presion de Genova, citata dall'AxiADOR

DE LOS Rios, VI, 442 n; Cancion


lirision {Ca)ic.

si

In Napoli furono composti molti versi ca-

talani del Cancionero della Univ. di Saragozza


nella

Valenza:

Composizioni catalane

n.

de

Sti'm.,

la fija del

duque de Milan, siendo en

pp. 203-4).

Bey y la Reina en el viage de Ndpoles; Lolior del


d Ndpoles; Lohor al rei) en la recepcion fecha jjor la
reyna napolitana; Lohor al Rey en la destruycion de la ciudat de Ndpoles.
3

Comiat entre

rey Alfonso en

el

el

viage

pia

dame, come della contessa

e di varie

*;

d' ARAGONA

LA CORTE DI ALFONSO

III.

di

47

Aderno, moglie

del siciliano Guglielmo di Moncada, cantate dairAndjar


di

Eleonora d'Aragona, principessa

Carvajales

dame spagnuole
e del Tapia

a gara

amata

la

e italiane,

per bocca di Suero de Riberas

Ma, sopra tutte

^.

la bella

dal re.

_al vencedor

Rossano, cantate dal

di

don Ladron de Guevara, canTorre ^; e di leggiadri gruppi di

della moglie di

^,

da Fernando de

tate

"-',

Lucrezia,
il

Tapia

quei poeti esaltano

le altre,

Niccol d'Alagno,

la figliuola di

la

chiama

la

combatida que veneto

non vinta mai per amore";

il

Carvajales

celebra la mirabile castit di quegli amori, in cui la ver-

gine napoletana sta in mezzo

al

furore di grandi fiamme,

tra le lingue di fuoco che l'attorniano e

Lohores al

reyna de Aragon

Rey Don Alfonso dell'ANDJAR


et

Cano. de

Siil.,

Op.

pp. 329-30.

Op.

cit.,

pp. 195-6.

Op.

cit.,

pp. 168-71, 222-6.

tellas e

comincia

la

la

lambiscono,

muy

excellente

de Seqilia del Tapia {Cane, de Stiin., pp. 205-6).

cit.,

non

pp. 192-4.

La prima

diretta

a Francesco Cen-

Gentil sennor de Ceniellas,

ved que porfia sostengo

muchos disen por do vengo,


si vi

tan fermosCts damas,

corno las napoletanas

yo respndoles que sy,


salvo seys

damas que

en belleza soberanns

vi

Aderno, una Gatula (o Gattola), una LuNido (forse la d'Alagno), una Camilla del
seggio di Capuana, un'altra Lucrezia, e Margherita Minutolo, moglie
di mossen Gallarte (sulla quale cfr. Fontano, De bello neap., nel 1. I).
Nella seconda canzone, quella del Tapia, loando et nombrando todas
e le sei sono la contessa di

crezia del gentil seggio di

las

damas de Turpia{?)

italiani.
e

Op.

cit.,

pp. 207-8.

un lungo catalogo

di

nomi spagnuoli

48

IH.

Como entrc

lieta,
il

LA COKTK DI ALFONSO u'ArfAfJONA

Torrcilas e altri

y ramas

flores
-

il

'.

I)rl

rAndJar,

pari,

Carvajales ha una poesia composta

incarico del re, nell'occasione che Lucrezia

])or

Roma

i)cr sollecitare

papa

dal

si

rec a

scioglimento del matri-

lo

monio di Alfonso con la regina Maria, ossia dell'anno 1457 '.


Finanche il gran poeta valenziano, Auzias March (che tra
il

1426 e

Valenza un

'44 dirigeva in

il

mandava ad Alfonso

coneria e

uflcio reale di fal-

da lui
una poesia
quale, chiedendogli un falco, ria Napoli

falconi

addestrare), sembra alludere a Lucrezia in

fatti

indirizzata al

nella

re,

corre all'intercessione della

dona, que vos aveu sovent

davant Satisfaent vostres senys


versi

Alti'i

ancora

e rali

riferiscono

si

> *.

ai

divertimenti della

come quelli di Ferre la domanda: se

corte; e sono talvolta dubbi e quesiti,

nando de Gucvara, che rivolgeva


le

zanzare o

dormire

amori siano

gli
il

disturbatori di chi vuol ben

re gli faceva rispondere dal Carvajales''; e

deirAndjar, che rimetteva

altri

al

sentenza

la

conte ca-

al

merlengo, Lligo de Avalos; ovvero^giuochi poetici, come


quelli
al

di

quale

Fernando de
sei

Torre", o

la

dame domandando una

papaveri {adormideras) e

li

di

Lope de

Stfiiga,

strenna, egli prese sei

fece tingere ciascuno di

un

di-

verso colore e in ciascuno mise una copia, e poi, mesco-

___! Op.
2

cit., 305-8.

Sulla D'Alagno e

lano, italiano e latino,


logia, 1

cato da

poeti che la cantarono in castigliano, cata-

veda

si

il

mio

scritto: L. d^A., in

Nuova

anto-

settembre 1915; un canto inedito del Torrellas stato pubbli-

me

in Arci. utor. p.

le

prov. nap.,

XL,

605-8.

Cane, de

Las obras del valers cavaller y elegantissim poet Ausias

Stii.,

p.

336.

March

(BaTcellona, 1560), pp. 120-2.


5

Cane, de Stn., pp. 337-40.

Op.

'

Op.

cit.,

cit.,

71-9:

non a Juan de Bardaxi, come suppone

pp. 273-93.

l'ed., p. 415.

LA CORTE

III.

landoli tutti,

li

DI

ALFONSO d'ARAGONA

fece estrarre a sorte dalle sei

49

dame, perch

servissero en sennal de su ventura ^ Genti

lor

d'Italia, e delle terre

da sfondo

alle

Carvajales,
via

sulla

il

tra

luoghi

napoletane in particolare, servono

avventure amorose di

altri poeti,

quale nelle sue serranillas

Siena e Firenze, ora

ci

come

Roma,

contorni di

ai

del

trasporta ora

ora sulla via di Aversa, dove incontra una giovane e bella

contadina

Donde

soys, gentil galana?...

Respondi mansa

Mia madre

io,

misser, napolitana...

de Aversa,

".

non bisogna cercare nel canzoniere che raccoglie

]\Ia

le

pressa

et sin

opere di questa societ di cavalieri, sibbene nel Ccm-

cionero de ohras de hurlas provocantes a risa


sizioni di

di

un

poeta, che era

altro

cerretano,

una sorta

Juan de Valladolid,

il

quale

^,

le

compo-

di giullare e
si

trattenne

per pi anni alla corte di Alfonso e poi di Ferrante di


Napoli,

donde fece viaggi

fine del 1458,

in

altre

parti

Sulla

d'Italia.

passava per Ferrara, Mantova e Milano; e

marchese Borso d'Este

lo

raccomandava

duca

al

di

il

Milano

come Zuan de Vagliadolid, poeta ispano et vulgare secondo lui , e, sempre secondo lui, uomo et cortegiano
de la Maiest del re de Ragona et de Xavarra, etc, et
sapia dir in rima
e il marchese
Mantova lo lodava per le virtude
promptezza del dire improviso. in rima ben

anche pare che pur

Ludovico Gonzaga
suo o per

la

il

di

in lingua spagnola

Op.

cit.,

pp. 2'J4-5.

Op.

cit.,

p. ;57i3:

e nel

1402 tornava a Mantova con

cfr. pp. 352-3, dello

stesso, per

un gentiluomo

di Nola.
3

poeta

Ediz. di L. Usoz
.

y Rio (Londres,

1841):

le

poesie di

.Juan

sono a pp. 59-63, 73-81, 96-7, 128-30.

B. Croce,

La Spagna

nella vita laliana

fO

III.

LA (ORTF.

raccomandazioni
affermato

et

commendatizie

di

Calabria Ippolita Sforza K

multo dclectarsi

in soneti

cui gli

si

danno nuove

p(!r

Mantova

e Milano,

mu-

duchessa

fli

lui sono dirette alcune scher-

estando

che aveva

dice ancora

Ferrante e della

di

zose coplas del Ribcra,

tale

la p^randine... e

Noi 1473 ripeteva questo giro


nito

d' ARAGONA

Francesco Sforza, come

di

che sa incantare

essere poeta vulgare

lui

ALFONSO

DI

los

dos en Ndpoles

in

brutte voci che corrono in-

delle

torno alla sua persona in Castiglia e dei pericoli e minacce

che

'\

pendono sul capo


medesimi poeti dei

gli
I

giorni

lieti

voce nei giorni del dolore

fecero

e delle avversiti;

udire
e la

la loro

morte

di

re Alfonso, accaduta nel 1458, fu lamentata in un'epistola


di

Fernando Philipe de Escobar, indirizzata a Enrico IV


Diego del Castillo ^. Seguita
sollevazione dei baroni, il Tapia indirizzava parole com-

di Castiglia, e nella Vision di


la

mosse

alla

devisa

all'impresa, di re Ferrante:

Devisa que

los

metales

pasa su fortaleza
y gran
pocos

valia,

te

fueron

mostrando
et

ironia

.'

la

leales,

su tilesa

^.

vivacemente, sebbene cortesemente, attaccava

alvald, ossia diploma,

una dama

in

un suo
Maria

infida agli aragonesi,

Caracciolo, figlia della contessa di Arena:

Docum. pubbl. da

Mantova

E. Mott.\, Giovanni da VaUadolid alle corti di

Milano, in Ardi.

stor. lovih.,

XVII

(1890), pp. 938-40; la let-

tera commendatizia di Ferrante, nel Bibliofilo di Bologna, 1886, n. 5,


p. 68.
'

Canconero de ohras de burlas, pp. 100-2.

stampata nel Gallardo, Ensayo,

Y Pelavo, Antologia de
*

los

I,

592-600, e nel

poetas lirica, II, 199-214,

Cancion. de Std., pp. 209-10.

Mesndez

III.

LA CORTE DI ALFONSO d'ARAGONA

51

domelln italiana,
que ya fuiste aragonesa,
eres tornada francesa,

no
Infetti

qiiieres ser catalana!,..

conte di Arena ^ che gi aveva parteggiato per

il

Renato d'Angi, nel 1458


brie,

si

uni alla ribellione delle Cala-

parteggiando per Giovanni d'Angi; e sebbene

contessa sua moglie

serbasse fedele alla casa d'Aragona,

si

la figliuola , invece,

della quale

fe

si

lettera dell'ambasciatore milanese del 21


la

la

in una
novembre 1459 -,

menzione

Maria Caracciolo qui ricordata, sembra fosse d'altro sen-

Ma

timento.

il

della sua bella

Tapia faceva assegnamento sulla volubilit

amica

Si la rueda de fortuna

nos torna en prosperidat.


venceremos tu beldat

y la tu grand formosura.
Faser t'ian geciliana.

aunque

eres calabresa;

dexards de ser francesa,


e tornards catalana;

terminava con quest'invio

ti,

madama

Carachula

figlio

Nel 1448

I,

X. A.
2

f.

3,

Maria,

sobrenombre,

Johanne de Tapia

es el

que aquesta alvald

te

la terra

hombre,

envia

'.

d'Arena era posseduta da Cola d'Arena,

210): cfr.

f.

il

cui

De

LKr.Lis,

ms. Bibl. Naz. X. A.

579, 586, 612, 617.

Cane, de

2,

ff.

19, 210-

238.

Nunziante, / primi aani di Ferdinando

XVIII,

nap.,

el

spos Giovanna Ruffo (Arch. di Stato di Napoli, Quintern. di

Calabria,
211,

in tono di sfida:

Stila.,

pp. 198-202.

d' Aragona, in Arch. stor.

52

L\ (OKTK

in.

Per contrario,

ni

stesso

lo

alfonso d'araoona

Tapia offriva omagf^io

di

reve-

renza a Catarinella Orsino, contessa di Bucchianico, moglie

di

(della quale

Mariano d'AIagno

scolpita sulla tornila

fji^ura

in Xapoli)

vede ancora

si

la

San Domenico

cliiesa di

nella

Bien mostrastes lealtad


casa de Aragon,

la

ci

sufriendo loda passion

con

f,

amor y

verdat,

defendiendo nuestra empresa


contra Francia

et

casa Ursina:

porqu soys de fama dina,


de Buchunico condesa... ^.

suonano ingiuria

Altri canti

prodi morti in difesa del re,

per Jaumot Torres,

ai

baroni

come

sleali

quello

ed elogio

capitano dei regi balestrieri, ucciso

presso Carinola in una delle fazioni della guerra


nella chiesa di
raria

con

San Pietro Martire,

data

la

tempo alcuni

del

distici

sotto

24 febbraio 1460

del

Pontauo

spagnuolo comincia
guerriere davano

ecco

le

il

si

fune-

leggevano un

che ora bisogna cer-

^,

^.

Il

rimatore

suo canto con una solenne descri-

campo

dell'eroe.

segno;

il

Sepolto

^.

l'epigrafe

care nel volume dei carmi di questo poeta

zione delTuscita in

ai

Carvajales

del

il

Albeggiava;

cielo era velato di

le

trombe

nubi: ed

d'arme moversi, e a capo di esse Jaumot,

genti

pi bello di Achille, sopra un alto e possente corsiero,

con armi
descrive

scintillanti, vestito di
il

damasco morato. Ma non


il Pontano dice:

combattimento, del quale

Op.

cit.,

pp. 218-9.

Op.

cit.,

pp. 381-3.

D'Engexio, Napoli sacra,

De

tumulis,

I,

31,

in.

p. 460.

Carmina, ed. Soldati,

II, 185.

LA CORTE DI ALFONSO D 'ARAGONA

III.

Dum

ruit incautus stratum laomotus in hostem.

occubaf
si

invece

il

l a Napoli,

nella

fatto

duolo,

et vieti vietar

ab ense radit :

trasporto del corpo insanguinato a

Capua

e di

con grande onore, pianto come non avrebbero


stessa Valenza, sua

patria.

movit amans fletum virgo, dice

Carvajales

5B

Ad
il

accrescere

Fontano,

il
il

E
una

sobre todos
(erniosa

mas duelo

duenna

fazia

6 donzella,

messdndose toda en mucha querella,

rasgando su cara que sangre

E anche

si

corria...

ha un Romance del rey don Fernando, nel quale

rappresentato

il

dolore della regina Isabella per la falsa

notizia della uccisione del re (dopo la battaglia di Sarno?),


e poi

il

sopraggiungere del messaggiero con la novella della

rotta dell'esercito regio e della salvezza del sovrano

Brani in Amador de los

.Bios,

VI, 486-7.

'.

IV
SpAGNUOLI e cose Si'AGNUOLE

ALLA CORTE

FERRANTE

DI

DI

NAPOLI.

X^*'"

L,

l'ci

morte di Alfonso

il

distacco dei regno di Napoli

dagli altri possedimenti di casa d'Aragona,


.italiani della

Sardegna

e della Sicilia,

anche da

quelli

scemarono per qual-

che tempo l'immigrazione dalla Spagna

in Italia, e

furono

anzi occasione che tornassero in patria molti di coloro che

avevano seguito
lani,

quel

il

il

regno

che potrebbe essere simboleggiata nell'aneddoto di

mastro Francisco

tigiano di re Renato,

dolo

Anche durante

conquistatore.

perdurata l'avversione dei napoletani pei cata-

di lui era

sarto alla Sellarla,

il

come per ingiuria catalano e quando


modo che altri l' intendevano,

lo

maldiceva, di

re

il

non seppe rabbonirlo ^ Ma

che a fatica

richieste,

gli riusciva di

connazionali, non poteva andare

malanimo

dei

napoletani

come

vedeva

lo

colle parole

Sto catalano quante ne fa!, et lodava Renato e


finch

quale, par-

odiava molto re Alfonso, chiaman-

francesi

Alfonso, assalito dalle

contentare, dei suoi

immune

dai lamenti e dal

attestato

da Tristano

Caracciolo, che batte sulla externitas, sul forestierismo di


lui

"'.

baroni napoletani guardavano ostilmente

B. Capasso, in Strenna Giannini, a. Ili, pp. 97-101.

De

varietale fortuna', ed. Gravier, pp. 83-4; e Oratlo

ianiorem, ms. cit.

baroni

ad Alfonsum

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

OO

due nobilt parvero venire come

spagnuoli, e una volta

le

che Giovannantonio Caldera mand

conflitto, nella sfida

a Innigo d'Avalos,

riproccia

Alfonso,
li

>

(^reproche)

in

^;

nella sua ultima

e,

malattia, subito

multo in Napoli contro

di essi, e

cavalcare per

la citt

il

loro per.

principe Ferrante dov

morente raccomandasse appunto al


da s tutti gli aragonesi e catalani,
bellarsi

che gi

Taranto,

di

contro

nuovo

il

fare no-

lev tu-

si

dar qualche soddisfazione

muUuanti, scacciando molti catalani

principe

uomini

suoi,

castelli, e molti signori

vit

Il

tutti

una delle infermit di

andavano salvando le robe


avevano gi pensato a

catalani

li

discendente di Iacopo

col

infedelt aveva reso

Caldera, la cui
di

quale la ricus dichiarando non poter

il

limpio, battersi

egli, cavaliere

re,

ai

Si vuole che

^.

tu^
re

il

figliuolo di allontanar

e valersi di italiani'*.

si

apparecchiava a

ri-

diceva all'ambasciatore dello

Sforza che Alfonso non aveva tenuto alcun conto dei suoi
servigi, a causa dei catalani,

maxime de

valenti

nemici de

far ristesso, perch in tutti gli affari di

cum

strinze

se

sigli e ricordi

notare che
simi

andati

tutti italiani et

che Ferrante sembrava disporsi a

maggior momento

li

catalani et spagnuoli et segue loro con-

al

che l'ambasciatore, rispondendo, faceva

catalani

quali ancora

man mano

({uasi tutti

erano

partiti, e

pochis-

trovavano a corte, se ne sarebbero

si

E, infatti, tornarono in patria, per

"'.

dir dei soli prelati, Ferrando Valenti,

Costanzo, Hhtoria,

Giorn. nap., sotto la data del aprile

il

Cardona,

il

Soler,

xix.
l'i44

(ed. Graviei",

pp.

130-1).
3
'

A. DE TuMMULiLLis, NotabUct teiiporum, ed. Corvisieri,


11

stato spesso
5

nimo

p.

71.

brano della Cronaca di sant'Antonino, che d questa notizia,


r-iferito;

Nunziante, op.
veronese, ed. dal

per

cit.,

es.,

in

Giannone, Storia

XVIII, 411,

429-83. Cfr.

Soranzo (\'enezia,

civile^

la

1915), p. 112.

XXVI,

G.

Cronica di Ano-

COSE SPAfJNL'OLK ALLA COUTK

IV.

5r.

1*1

I<M:F?RANTE

altri; e si sciolse la lx;lla schiera

Guillcrmo de Puigdorfila, e

dei poeti. Diego del Castillo faceva lamentare cosi, nella sua
Vision,

creati e servitori del re

/;

(Ili

tal rey,
g

moribondo:

fallarcmos, mezquinos, (al corte,

compaflero de

toflos tjgual?...

Adnde sermos tan bien

rcsribidos,

y quin nos dard tan sano consejo?

A dnde podrmos

fallar

un

tal viejo

mds fiumano que vieron nasridos?


Yrmos agora ya muy desparsidos
por tierras ajenas con mueho dolor,
rey

sermos ovejas que van sin

jjastor,

d manos de lobos sin duelo com,idos.'

^.

nuovo re aveva bisogno dell'appoggio indigeno, tanto


pi che l'atteggiamento degli aragonesi di Spagna verso
si staccava dal loro impero, non
il regno di Napoli, che
Il

era certamente benevolo

ed risaputo

il

che

tentativo

la parte spagnuola di Napoli inizi d'accordo con Carlo

principe di Viana,

come

Giovanni e cugino di Fer-

mantenere quel dominio

rante, per

di

figlio

proclamazione

alla

di

insieme col popolo

tribuissero,

al

ramo

di

Spagna^;

Ferrante possentemente connapoletano, quelli tra

gli

spagnuoli che, imparentati con famiglie napoletane, erano


diventati

napoletani d'interessi^.

E sebbene

re Giovanni

non pensasse mai sul serio a rivendicare a s Napoli,


Ferrante non guardava senza sospetto verso occidente,
all'Aragona, com' provato tra l'altro dal ftitto che, all'avvicinarsi
re

contro

\i

p.

il

dell'armata

di

soccorso speditagli da quel

pretendente angioino, egli

205 della ediz. del

si

affrett

far

Menndez y Pelavo.

G. Besdevises du Dezert, Don Carlos d'Aragon, prince de


Viane, Elude sur VEspagne du nord au X V siede (Paris,
2

Cfr.

Costanzo,

Histoi-ia,

1.

xix.

IV.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

0<

larghi patti di resa a Giovanni Coi'eglia, ribelle governa-

chela colonia catalana


animando re
Aragona,
di
l'insegna
alzasse
non
di col
Giovanni a impadronirsi del regno K
tore dell'isola d'Ischia, per timore

Quando, a guerra

finita,

Ferrante

si

delle sole terre napoletane, coi sovrani di

signore

ritrov

Aragona rimase

per altro in relazioni di buon parentato, partecipando col


cuore, come si conveniva ad oriundo spagnuolo e a principe congiunto di sangue, agli avvenimenti della penisola

Per incarico e a nome di Ferrante, Diomede Caconte di Maddaloni, componeva un memoriale di av-

iberica.
rafa,

vnimntTpfitici ~militari per Enrico IV di "CasflglS,


in

una

delle tante

occasioni in cui

principe sconsi-

quel

gliato aveva gran bisogno di consiglio

^.

Quei legami di

af-

fetto e di buona intesa furono ribaditi dal secondo matri-

monio

con Giovanna, sorella

di Ferrante, nel 1477,

che fu poi

re Cattolico

il

di colui

'.

Rapidamente progred la nazionalizzazione degli aragonesi di Napoli ', il cui governo era nei rispetti politici ed
economici indipendente dalla Spagna, e solo bisognava che

come diminu

vi diminuisse,

tamento esercitato
immigrati.
nella

nomi

stori a

degli

scomparve,

Ferrante,

lo sfrut-

vantaggio degli spagnuoli

taljani.^_iLbe

di

rado__co mpaiono

Alfonso, abbondano invece

di

"Tiella "storia di

e quasi

sui regnicoli a

cui ministri di Stato

si

chiama-,

Costanzo,

Ci rimane in rifacimento secentistico nel libro de Gli ammae-

1.

xx.

stramenti militari del signor

daloni e

di

Diomede (^akafa, primo conte

Cerreto (Napoli, 1608):

d'Aragona (Napoli,

1894), pref.

Diomede Carafa, uomo di Stalo


3

Passaro, Giornali,

"

Si

di

Mad-

Croce, Memoriale a Beatrice

e ora la monografia di

e scrittore del secolo

XV

T. Persico,

(Napoli, 1899).

p. 813.

vedano in proposito

schiclUe der romanisct. a.

cfr.

le

belle osservazioni del

german. Vo/ker, od.

cit.,

'j

primeggiano //

Kanke,

pp. 142-3.

in Ge-

58

IV.

COSK SI'AdNIOIJ'; AI>LA

(.OK'IK

baronali spagnuole

famiglie

le

con quelle indij^ene,

anche

clic

partecipanti alle congiure

marchese
148G,

di

contro

Cotrone Antonio Centellas

e,

gran siniscalco Pietro Guevara

il

cosi

lustro d'interessi

tra esse si

rilMlli

si

Puntano.

rono Antonello_do_Pc'truciis e Giovanili

bene

kurantk

ebbero baroni
r;,

il

pi

come

d'innigo),

(figlio

marchese del Vasto, che perde nella seconda congiura


baroni

lo stato e la vita

Ma

sarebbe

che

affermare

eccessivo

l'elemeiiiu

legami sociali che

possibile, sia pei

sj^ail

erano gi

si

che perduravano con

dinastici

madre

fatto ora cenno, e sia infine per

patria e di cui

si

la

crescente importanza che la Spagna andava allora pren-

dendo
lia,

in

Europa, e

coiM^quaT,

tiche;.'

le

tra

Europa anzitutto

paesi di

relazioni erano

in Ita-

pi vicine e pi an-

Feltrante n^desimo, nato in Ispagna ed educato tra

spagnuali ejla--<pagnuoli, non pot del tutto svestire


costumi;

e,

come notava

solito

il

tele coi regnicoli e

non
fidi

figliuoli

lo distolsero dalla

compatrioti, e non

che

gli

compagnia

se prcebere dicique vellet

'.

loro
rite-

e le paren-

erano nati in Italia

e dal consiglio dei suoi

pot mai fare

si

Tristano Caracciolo,

neva non poco del carattere del suolo nativo,

che

Ibrmati, sia per quelli

la

dei

'.

gnuolo fosse allora eliminato dalla vita napoletana:

non era

il

nel

tardi,

iit

omnino nostrum

Egli scriveva assai male

il

vol-

gare italiano, con miscuglio di forme spagnuol e^^; e spa-

gnuolo parlavano volentieri tanto lui quanto

duca

impresa

di Calabria, nella cui

Parecchi spagnuoli, nonostante

T. Caracciolo,

De

veda una letterina

bill, di leti. Hai., Il (1894),


^

il

figliuolo

motto era spagnuoloj^

ritorno in patria di molti

varietale fortuna:, p. 106.

Gothein, op.

Oratio, ms. cit., e cfr.

3 Si

il

il

di

p.

cit.,

pp. 523-9.

suo pugno, edita dal Novati, in Ross,

207.

Gfovio, Dialogo delle imprese (Lione, 1559),

p. 'i.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

come

dei cortigiani_di re Alfonso, rimasero negli uffici,

lungo

quistatore, e fino al 1484

Innigo de Avalos
i

compagni

vissero ancora alcuni dei veccBi

Cavaniglia,

Bisbal,

Siscar,

via discorrendo.

Anche

dati spaglinoli-,

(\

le

Cardenas,

gii

Guevara,

Ayerbe, e

nelle milizie erano ca pitani e sol-

un po' dappertutto negli

talaiin (nutinuaniiK) a redigersi,

anni ancora

del con-

fedelissimo conte camerlengo,

il

tennero gradi e governi

',

59

come

si

uffici

^.

In ca-

'i

detto, per molti

cedole della tesoreria.

D'altro canto, continuavano per pi occasioni

viaggi

da Spagna a Napoli, e

San Domenico

di

le dimore qui stabilite. Nella chiesa


vedeva un tempo il sepolcro di una

si

vecchia ottantenne, morta nel 1469, moglie di un Iacopo


Il
mio nome
E mentre questa citt

Ferrer, che cosi parlava nell'epigrafe:

Blancina, la mia patria Barcellona.

era pi fieramente straziata dalla guerra,


i

miei

dimora

p.

partii per Napoli,

figliuoli,

morte

fui colpita dalla

Passaro, Giorn.,

Per Inigo Lopez de Ayala

59

n.

Il

si

To Pere Bleza de

della chera (della

rondo dWragon,

reij

della

gran

Un

hanchs de Napoles en mans de coredor,

MCCC0LX.II1,

cfr.

don Fe-

artefici

spagnuoli sono

pittori Gillo

Rogico

(1483) e

Alvaro

Fii.angiehi, Indice degli artisti, II, 15,

pittore Ferrante Birgos lavorava in Napoli pi tardi, nel

cit., I, 57).

Nel 1469 era presso Ferrante mossen Narciso Ver-

licenciado in sacra teologia,

fama

enent castellan del ca-

alt nenyor reij

Anche

Cicilia .

come

e Pietro ispani (1485, '88):

lare

veda Fauaglia, Ettore Fieramosca,

Cerra) per pari dell moli

ricordati in quel tempo,

dun,

Barcellona veniva

c<a

Vallencia, criat dell glorios re>i Allfonso

los

a quinse del mes de giner del any

1509 (op.

p. 44.

Daracjon, compri lo dit lihre en

38B, 572.

per rivedere

quinto anno di

al

cod. della Doctrina maral, ms. spagn. 21 della Naz. di Parigi,

reca la nota:

lteli

*.

io,

dove

et vita

modestissima

che

il

re diceva

homo

de singu-

de doctrina assay cognita

e al

quale procur l'abbazia di Santa Maria del Patir (Arch. di Stato di


Napoli, CoUat. comune, b,

De Stefano,

if.

62, 107, 108).

Descrizione dei luoghi sacri di Xajoli,

f.

117.

^v^

COSK SI'AfJNroi-K ALLA COinK

IV.

(iO

nel 14G7 o 141)8

nome
i

di

poeti

cIm- col

doveva actiuistare non piccola fama tra


quel tempo; e con lui ei*aiio in Napoli

italiani di

catalani suoi parenti, iia

altri

Hcnodetto Gan-tli,

]-ic<pr(l;ito

jrjj'i

il

Caritco

KKHKANTE

DI

(piali

ricordo di

un suo

nipote Bartolomeo Casar.sa^ia; eia donna che egli am, e

cant sotto

come

il

nome

di

Luna

una dama catalana

di

Iacopo de Jennaro^.

tra

,
s'

parti sposa per la

innamor

compagni

Spagna':

l'altro poeta, Pier

di ufficio del

Gareth

era lo spagnuolo Giovanni Pardo, e a parecchi

spagnuoli

sue rime, ossia non solo

ai principi

ebbe a rivolgere

egli

le

del sangue e ai D'Avalos, ai quali era particolarmente le-

ma

gato,

altresi a Pietro

Girolamo da

Coli, a

Lazaro d'Exea,

giureconsulto

al

Consalvo Fernando de Heredia arcive-

scovo di Tarragona e ambasciatore del re Cattolico,

al

conte

Fernando de Guevara, a Baldassarre Milano,

di Belcastro

fi-

gliuolo secondogenito di Auxia, che egli apostrofava:


Reliquia de l'antica libertate,

onor de

l'alta patria Valentina,

Milano, pien d'ingegno e di dottrina,


di virt militare e nobiltate....

serb forte l'orgoglio della sua gente nel pensiero della

stirpe reale d'Aragona,


eletta

umana

progenie pi che

da Dio a dar pace e gloria

dei Goti

alla travagliata Napoli

N solamente l'immigrazione continuava sporadica


\

nelle classi colte,

ma anche

un cronista nota che

Si

Son.:

selona ad
ita!..,

Si

Dal barbarico

Tra

un

XX,

le

tres

all'ediz. delle

srto-al, dolce

nido

Rime.

in Canzoniere, ed. Ba-

rime del'.Galeota ce n' una:

Venendo da Varcfr. Glom. stor.

13, 79.

la

naves oneratce Cata-

cavaliere che veniva prima in Napoli

veda in particolare

^.

nelle popolari, perch nel 1463

venerunt

veda l'introd. del Prcopo

rone",, p. 74.

leu.

canzone intitolata Aragonia.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

la/i/'s

lim

ami uxorihus

de Barchinona

*,

quali

loro

contro di

li

essi,

catalani e

mercanti; onde

colonia in Napoli, e

come

cui lo stesso cronista informa che

Napoli fra

eorum Neapo-

fUis

dovevano essere operai

la floridezza della

dei tumulti

et

li

il

rinnovarsi

novembre 1485,
un gran rumore

nel

61

fu

in

in

napolitani e fro morti delli na-

politani quattro e dell'altri due, e fuggir

li

Catalani allo

il rumore il di
Spagna come dalla Sicilia venivano donnette di piacere, come dice il Fontano, parlando
del tinir della guerra e della pace ristabilita: et iam
audio Sicilia Hispaniaque ex intima advectum nobis florem
scortillorum, recentissimum qicidem venereum mercimonium,

Molo, e \h serrata la porta, et acquietossi

seguente

-.

Che pi?

dalla

urbanceque iiiventutis illecebras atque allectamenta

^: il Fonuno strappo alla fede con-;


iugale con una gadifanida, con una ragazza di Cadice ^.
La letteratura spagnuola non disparve del tutto dalle .^
costumanze di Napoli, seFbn e Ferrante non_fosse amatore'
di poesia, e dei suoi lgli Federico la amasse bens, ma pr-

tano, che per sua parte faceva

..

movesse quella volgare

com' ben

italiana,

noto.

Tra

le

opf'che re Ferrante prediligeva, indirizzate a scopi pratici,

trattati di politica, di arte militare, di caccia, di

scalcia e simili, oltre le latine e le volgari italiane,

notizia di parecchie spagnuole. Per quel re,

Heredia scrisse
tesoreria

si

la Refeccin del

alma^;

si

maha

Fernando de

e nelle cedole della

trova notato nel 1472 un libro trascritto da

Giovan Marco Cinico

in lettera

spagnuola intorno

ai fal-

coni; nel 1475, la Pratica de la citreria di Mathia Merca-

Annali del Raimo, in

2 Ivi,

e.

RR.

II. SS-,

XXIII,

236.

NeWAsinus

NeVAntonitis, voi.

Amador de

(in Opera, ed. cit., II),

f.

176.

cit., f. 89.

LOS Rlos, op.

cit.,

VII, 60-1.

e.

232.

02

COSE SPAGNL'OLE ALLA CORTE

IV.

FERRANTE

DI

der, arcidiacono di Valenza, codice che ancora esiste nella

Nazionale di Palermo

cedole di tesoreria, nel 1485 un

r Ordinazione

seguendo

e ancora,

'

le

notizie delle

libro scritto in catalano,

d'Aragona, che Bartolonimeo Simoni

di casa

catalano traduceva in latino; nel 14H8, la traduzione dal catalano di un

Manuel Diez

libro di

che supponj^o deV>ba

Manuel

essere quello di Manescalc/a, composto da mossen

Diez, maniscalco di re Alfonso

scuola

in castigiiano, trascritto dal Cinico e

conte d'Alife
et di

nei 1492, un

^.

Un

molte altre cose morali

Sforza unitamente con

lo

leggeva nel

di

consegnato

regimento

libro spagnuolo de

libro

al

di Stato

14ti6 Ippolita

Un

sposo duca di Calabria ^

na-

poletano, Cola de Jennaro, schiavo in Tunisi da diciotto


anni, dedicava

napoletana da
secretorum
contiene

^.

il

4 aprile 1475 a re Ferrante la versione

codice della Biblioteca Nazionale di Parigi

un sommario

quelli di Castiglia e di
al

medesimo

della

Leon

dei

storia

re

visigoti

fino al 1480, nella cui

di

dedica

re Ferrante l'autore dice che a lui conveniva

aver chiara notizia

mancava

catalano del Secretum

lui eseguita del testo

Un

de sus rayces

e che sull'argomento

laddove

in Italia un'ordinata scrittura,

le

crona-

che castigliane erano troppo prolisse, specialmente per un

n. 594.

Mazzatinti, La

biblioteca dei re

Anche un Lbro de

Fernando de Npoles,

d'Aragona (San Casciano, 1897),

Ruperto Nola,

cocina di

notato dal Farinelli,

cocinero del reij don

in i?as.

bibl. d. lett. ita!.,

VII, 26B.
2

in

Intorno a quest'opera

Grober, Grundriss,

803-5.

La traduzione ne

Andrea:
3

X,

II,

cfr.

cfr.

parte

fu fatta da

Prcopo, in Rass.

Barone, Ced. di

Morel-Fatio, Catalanische
II,

p.

un

crii. d.

tesoreria, in

113-,

ital.,

star,

Litteratur,

G-allardo, Ensayo,

esperto

lett.

Arch.

II, 130.

nap., IX, 239, 609, 634,

12.
4

Farixelli, in Rass.

Ne d

notizia

il

bibl. d. lett. ital.,

II,

cavallerizzo, Pietro

VII, 263.

Morel-Fatio, in Romania,

XXVI,

74-82.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

sovrano occupato

Un

tante e gravi faccende \

in

63

altro co-

dice reca la traduzione napoletana delle ordinanze di re

IV d'Aragona

Pietro

Anche

'".

di

una traduzione castigliana

del Catilinario, fatta da maestro Francisco Vidal de


si

ba un codice scritto di mano di un

Sicilia, rey de

don Fadrique de Aragon

del victorioso

dal vescovo di Montepeloso

Noya,
armas

e a costui dedicato

^'.

Che, d'altra parte, la poesia spagnuola continuasse ad

amatori in Napoli comprovato dai molti codici

avere
di

Mena

Canconeros, e di opere di Juan de

che ancora

poeti,

serbati, provenienti

sono

ci

di

altri

dalle

bi-

blioteche dei baroni napoletani; e tra le altre da quella

Guevara

del gran siniscalco Pietro

cipe di Bisignano ^

e del Sanseverino prin-

meglio ancora provano ci

Galateo

parecchi

di

autori

manza

nel 1504,

spagnuoli ben

non vennero

Napoli, che certamente

quando

il

tutt'

romanzo

e le

il

insieme a rino-

Galateo scriveva. Egli ricorda coil

dolce

opere dell'Omero spagnuolo, Juan de Me-

na, cio la Coronazione col suo comento e

Laberinto

il

fci

conosciuti in

loro che, leggendo per divertimento, preferivano

ossia

le cita-

che nei primissimi anni del secolo seguente

zioni

^.

altrove

ritorna

Las Trescientas
Coronazione,

sulla

Riferita dal Morel-Fatio, in Dpartement des

rnss.

espagnols ecc.,

cod. n. 110.
n. 408: cfr.

Mouel-Fatio, in Romania,

Cod.

Antonio, Blhl. nova,

Si ve-la Mokei.-Patio, op. cit., passim]

ital.,

I,

1.

e.

497.
e

Mazzatinti, La

bibl.

dei re d^ Aragona, cit.


5

Se metteranno ad solazar nel dolce romanzo, leggeranno Joan

de Mena,

lo

las tricientas

Omero spagnuolo,
>

la

Coronazione con

lo

suo comento y

{neXV Esposizione del Pater noster, in Collana degli

di terra d'Otranto, IV, 201).

Potrebbe pensarsi che qni con

spagnuolo s'intenda designare

lo

scritt.

Omero

la versione castigliana dell'Iliade la-

tina, l'Omero roinanrado, fatta dal

De Mena

(cfr.

Amador de

los Rios,

ni

COSE SPAGNOOLK

IV.

AI.I.A

chiamandola Ijurlcscaincntc
mento

suo

Aristotele

et

autore fu

lo stesso

tres della predilezione

di

per

quelli del Laberinto

Frequentemente

').

don Errico

Guz-

])arla al-

coplas e pei cojdcadores si>a-

le

Delle opere in prosa menziona

-'.

quale coinento

(del

del secolo da Nfiez de

fine

nian e da Francesco Sanchcz

f^nuoli

Cumicationem cum suo com-

Conlubensi

De Mena, laddove

vennero composti sulla

KKHKANTK

DI

(((R'I'K

di Villena, e la

le

Fatiche d'Ercole

Vida beata di Juan de Lu-

cena^, composta quest'ultima nel 14G3, ritoccata in sguito

stampata

prima volta a Zamora nel 1483, e che non


non una libera traduzione o riduzione del

la

poi altro se

dialogo

De

felicitate

del Facio \ E, finalmente, egli

vitce

che fossero noti e

lascia supporre

in Napoli

letti

romanzi

cavallereschi spagnuoli, dei quali tanta copia fu composta


e divulgata al

garavia e lor

tempo dei re Cattolici, alludendo all' alromance , con la solita voluta confusiono.
mori

tra spagnuoli e

^.

noi sappiamo infatti che

1-r.iii-

cesco Ferrante d' Aviilos^l ftUuro_e._celebre marchese. jdi

Pescara, vincitore a Pavia,

si

nutr di

sua fanciullezza, trascorsa in Napoli

sififette

let.ture ixella_-

sappiamo che

primi del Cinquecento VAmadis era citato da scrittori

vi, 50-1);
col

ma

Galateo altrove indica chiaramente

il

soprannome

di

Omero spagnuolo,

Homerus

ille

il

De Mena

hispanus

ai

ita-

stesso

(nel

De

educatione, p. 154).
1

Amador de

Esposiz. cit., IV, 149-5U,

LOS Hios, op.

cit.,

VI, 97.

XVIII, 79; De

educatione, p. 154.

De educatione, p. 184.
^ Amador de los Hios, VI, 295-6; Ticknok, I, 379-80; De PcymaiGRE, La cour de Jean de Castille, II, 17-9: cfr. Farinelli, in Rass. bibl.
3

d.

leti,
'>

(Esp.

il

trad.

i/al.,

II, 134.

Quelli che
cit.,

p.

101).

si

dilettano de la algaravia et di lor romance...

Algaravia (definisce

il

parlar de' Mori o de' Barbari, o lingua che non intesa


Giovio,

La

vita del

marchese di Pescara, in Vite di

Domenichi (Venezia,

1559),

f.

171.

>

vocabolario del Franciosini)


>.

XIX huom.

ili,,

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

liani

sebbene non

si

possa concedere a uno storico della

letteratura spagnuola che

sero nei loro poemi

G5

Pulci e

il

il

Boiardo

lo

imitas-

/-'

".

Ancbe qualche poeta spagnuolo soggiorn allora in Nache alla corte di Ferrante, come

poli, e. gi si ricordato

a quella

di suo padre,

rimase per molti anni Juan de Val-

Un Hurtado de

ladolid

^.

gnuoli

al

llendoza dirigeva versi spa-

conte d'Alife Pasquale Diaz Garlon, castellano

una glosd de nunca fu pena mayor, che


Sin remedio de mi venir Padesco tan gran

di Castelnuovo,

comincia:
desir....

mata

lo

e che preceduta

parrebbe che

il

E come

di dedica fir,

donde

poeta fosse tenuto prigione in quel castello,

probabilmente intorno

si

da una lettera

furtado de Mendoca

vuestro captivo

1487

al

*.

nel canzoniere spagnuolo della corte di Alfonso

leggono versi italiani composti da taluni di quei poeti

spagnuoli (dal Carvajales


liani

cosi nei canzonieri volgari ita-

^),

messi insieme in Napoli alla corte di Ferrante,

si

trovano sparse composizioncelle spagnuolo, dovute proba-

bilmente a

Nel codice parigino ve n'ha una forse

italiani.

di Francesco Galeota o di

cia

Triste,

Francesco Spinello, che comin-

que sera de mi

anonima, piena

e un'altra

Gian, nelle note alla sua ediz. del Corlegiano

Amador de

babile imitazione

e del Boiardo
3

Si

duelli tia

XXVII

(e.

pp. 380-1.

~,

LOS Rios, VI, 96 n, che reca in prova di codesta pro-

Orlando e Rinaldo nei poemi del Pulci

e e.

XX)

VAmadis,

I,

cap. xxii.

veda sopra pp. 49-50.


contenuta nel codicetto dei Sonecti del conte

di Policastro (al-

lora in quella prigione), ms. Bibl. Naz. di Nap., XIII.

D.

70, pubbl.

CLXVII, pp. 60-5. Superfluo avvertire errata l'identificazione che fa il Miola (Arch. slor. nap., IV, 584)
di questo
Furtado col celebre Diego Hurtado de Mendoza, vissuto
nella Scelta del Eiomagnoli, disp.

nel secolo seguente.


5

Le

barzellette:

pi gran doglia

B. Ckoi'k,

Tempo

serebe

horamay

Non

credo che

{Cancionero de SCiiiga, pp. 374, 375).

Ln Spat/na

nella vita italiana

66

COSE SPAGNUOLK AfJ.A C<iRTK

IV.

una terza

d'italianismi, e

uno

coplas, e

spagnuolo

buon

in

Una

".

strofetta spagnuola di

Modica

di

Qualche volta s'imitarono anche

come

e almirante di

innanzi a re

l'amante

Los

siete

Ferrante

gozos de

scambio

lo

^.

componimenti

in italiano

caso di Fi-ancesco Galeota, che rifece

il

e cant

le

amor

di

septe allegrezze de

Juan Rodriguez

fatti

del

napo-

e l'affiatamento tra rimatori

e spagnuoli, che questi

letani

alcune

anche nel codicetto delle rime del Policastro

Castiglia,

''.

castif^liano

sono nell'altra raccolta, rappresentata

di lingua,

amore per donn'Anna, contessa

Padrn

PMORRANTK

napoletano di metro e

sti'ain1)otlo italiano o

da un noto codice riccardiano

spagnuoli,

DI

dimostrano, e la me-

desimezza del circolo cortigiano a cui

gli

uni e

gli

altri

appartenevano, ha consigliato a dar rilievo a certe somiglianze di contenuto tra la lirica spagnuola e quella

che

liana

svolse

si

anni di Alfonso e

nella
i

ad

cose tutte che potrebbero indurre

asserire, oltre l'influsso toscano,

sulle barzellette

^.

nelle molte Lettere

forse,

anche

e T5occaccescaj

un

influs so

spagnuolo

quattrocentesca^_partico2armente

sulla lirica napolet ana


^

ita-

ultimi

primi di Ferrante, e perfino a certe

j^omiglianze metriche:
1

corte di Napoli tra gli

'

oltrecheTTmitazione ovidiana

mi fazine

.sjgagnuola,s! intra vyede

(i^^jg:0;^'gt_go gj'Oste in pro sa dagli scrit-

Rimatori napoletani del Qualirocenio, ed. Jal Mandalari, pp. 88,

94, 122.
2

Cod. riccard. 2752,

Ed.

cit.,

ff.

48, 121-2.

81.

p.

Flamini, F. Galeota, in Giorn.

ponimento originale

del

Rodriguez

star. d. lett. ital.,


si

XX,

16. Il

legge nel Cancionero de

com-

Sti'oiga,

pp. 53-62.
,

p. Savi Lopez, Lirica spagnuola in Italia nel secolo

stor. d.

leti,

ital.,

(Palermo, 1906),
ital.,

Vili, 83-4.

XLI,
p.

ora in Trovatori

189 sgg.

e centra, E.

e poeti.

X V,

in Giorn.

Studi di lirica antica

Prcopo in Eass,

crit, d. lett.

IV.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

J7

'

tuTri^najTn ] fatarli
al

De Jennaro,

allorRjdal

di

canzoniere parig-ino, dal Galeota o da

un anonimo

dice al canzoniere di costui, da

appendice

in

appen-

in

altri

in

un

altro

codice parigino-aragonese, e che sarebbero da confrontare

con

che

quelle

si

leggono in molti

provenienza napoletana \

modo

Il

lettere (per es., del Galeota):


e

de speranza

lute sua

ovvero:

ovvero ancora:

longhe dimora

Quillo che nelle obscure spel-

divenne usuale nelle sottoscrizioni degli

onde Giovanna d'Aragona

tirmava:

si

La

e la principessa di Salerno
,

amore

Quillo ch' fora de

Quillo che da te spiera la sa-

degli spagnolcggianti ai primi del Cinquecento;

spagnuoli

Salerno

spagnuoli di

codici

di sottoscrizione di quelle

il

La

triste

Reyna

priore di Messina don Pietro de Acuia di-

rigeva una sua lettera cosi:


quien causa

syn ventura Princesa de

mi penar

Est charta

ha de dar a

se

^.

Com' ovvio supporre, codeste


anche le non letterarie napoletane

scritture

letterarie,

del Quattrocento,

mo-

strano molte tracce spagnuole nella lingua (tracce italiane

sono per converso nel canzoniere dei poeti della corte di


Alfonso)

e basta

aprire

canzoniere parigino di rime

il

napoletane per trovarvi subito porfia, formosura, linda e


nobil
il

dama, farto e mas che

farlo, e altrettali vocaboli

^
;

canzoniere del Galeota ha aquela, verdadera, porfia, e

Rimatori nap., ed. Mandalari, pp. 155-9; Flamini,

pp. 46-7; Mazzatinti, Mss.

ital.,

I,

104,

II,

Galeota,

F.

124-9; Morel-Fatio, Mss.

espagn., nn. 216, 230, 305, 313.


2

Castiglione, Cortegiano,

sottoscriversi, si narra in

II, 78.

un vecchio

proposito di questo

libro

spagnuolo

1576,

rimasta vedova, soleva sottoscriversi

la triste condesa

fatto in

quale

la

una

145)

e cosi

un suo contadino o gastaldo,

lettera diretta a

cosa riusciva nuova,

lui nella lettera di risposta:

f.

si

senti

el triite

di

che una contessa,

Melchior de Santa Cruz, Saragozza,

modo

(la Floresta di

avendo

costui, al

tenuto a sottoscrivere anche

Pero Garda

Rimat. nap., ed. Mandalari, pp. 42, 47, 78.

68
in

COSK SPAGNUOLK ATJ.A CORTK

IV,

KKRRANTF,

1)1

una sola (hiUc barzollette edite dal l'rcopo c' vorfia

e IdrrjarKmfe (]M\r luno'amontc)

Carafa

(giocoliere),

adrendare

Diomede

negli opuscoli di

trovano metospreclo, creato

si

(fittare),

(servitori^;,

simili

nel

'

nlbardano

poema Lo

Balzino di Ruggiero di Pazienza, scritto intorno

muy

verdateiv, spantare, donairo, juro a Dio,

al

1408,

bien, attillato

e attellatura, posata (albergo), mozzi, intorcia, e vi notato

come nuovo
reale_fj

il

nome

Cariteo,

II

di infante, dato

ai

principi

casa

di

come spagnuolo diventato poeta

che,

toscano pi doveva stare in guardia, ha pure spanto (meraviglia), "cora^^7o(core)75'j9^^a*'e (adirare), sperar (aspet-

tare)

Ma, lasciando codesti spogli

^.

ristT^, sar

caso (anzi

un secondo,

un primo caso

primo

se per

Lucano

serito influsso iberico di


latina!),

come

vocabola-

si

risaputo,

volesse porre l'as-

e Marziale sulla letteratura

di efficacia dello

nerare nella nostra letteratura


oich,

ai filologi e

caso piuttosto di escludere qui un primo

il

il

spagnolismo a ge-

concettismo o secentismo-,

D'Ancona, discorrendo

il

di quel

chiam il secentismo della poesia cortigiana del


secolo decimoquinto , affacci l'ipotesi che il Cariteo, spagnuolo, il quale ne fu uno dei principali rappresentanti,
ch'egli

introducesse nella letteratura italiana questo vezzo o vizio


dell'

ingegno spagnuolo, ricomparso pi tardi merc

gli

spagnuoli nel Seicento propriamente detto.^

'^

In quel tempo, in Tspagna (egli scrive) gli ultimi


esemp della poesia provenzale artificiosissima, congiunti

Flamini, F. Gafeota,

1.

e,

p.

60;

Barzellette napol., ed.

Prcopo

(Napoli, 1S93); D. Carafa, Opuscoli, cod. della Bibl. Soc. stor. napol.,

segn.
2

XX.

C. 26.

Brani editi da

me

in Ardi. stor. nap.,

alla storia della parola infante reca A.

buto

hispanique,

XIV

XXII,

632-701.

Un

contri-

Morel-Fatio, in BuUetin

(1912), pp. 318-22.

clxxxix.

PRCOPO, introd. alle Rime,

Se ne veda un saggio nel Savi-Lopez,

p.

voi. cit., pp. 236-7.

IV.

con

il

69

una poesia,

imitazioni petrarchesche, generarono

le

cui

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

genio del paese comunicava un certo che di tumido

e di pettoruto

^ Ma, per quel che riguarda

Prcopo ha mostrato come

il

il

Cariteo,

il

secentismo non sia altro

_suo

j]
'^"-

non petrarchismo bello e buond ;ye sta di fatto che


quando, un mezzo secolo dopo, quei poeti di corte quattrocenteschi erano citati, come furono pi tardi il Marino
o l'Achillini, in esem pio di cattivo gusto e di me tafore__

se

nessuno

strampalate,

avvide che

si

si

un'epidemia spagnuola. Dice l'innamorato Fortunio

commedia

del Salviati

da

scampati

era

in

una

Oh

notte

giorno della mia vita! Vita della

beata luce mia! disgombramento

mie tenebre

di tutte le

perch non

sei tu

sole,

spento in eterno

affinch questa notte

divenendone

perpetua, con la sua perpetuanza

venga a perpetuar perpetuamente


il mio bene?
e

servo Granchio comenta:

il

Ah! Ah! come disgrado


l'Unico e
e

'1

']

Tebaldco, non che

'1

Geo,

Serafino, e l'Altissimo!....

Se dunque a questi misteriosi irradiamenti spagnuoli

da dar poca fede, certo

di stile concettoso

vita napoletana del tempo

alla

D'Ancona, Del

Studi sulla leder,

ital.

de'

primi

secoli (2*

Nella introduz. alia sua

3 II grancliio,

per tornare
allora le

secenlisvio nella poesia cortigiana del secolo

III, 2.

XV,

in

impress., Milano, Treves, 1891),

pp. 188-9.
2

di Ferrante, che

cit. ediz.

delle Rime.

1.

70

ALLA CORTE

CASK SPA(iNUOI>R

1\-.

!>!

FERRANTE

cose spag-nuolc erano assai note e lainiliari presso di noi.

Non poche
caduti

novelle di Masuccio lianno a materia casi


Ispag^na o a p!rsonagg"i

in

Pontiino sa raccontare aneddoti

baschi

d'Aragona

Ferdinando

altro luogo

di

della

padre

(il

fierezza

di

un

in

questo stesso Ferdinando e della sua ma-

l'operetta di Michele Riccio, Z)e

paese

il

lu-llica dei

di Alfonso;-',

gnanimit^. Dai circoli umanistici di Napoli

cronache

fino le

ac-

nazione^:

(jnellu

un Baltasino, consigliere

e discorre altrove di

-,

di

^
'^

avvenimenti

registravano

locali

venne fuori

Ilispanice

/(//^m.s'

e per-

quel

di

".

La

pratica con gli spagnuoli aveva gi fatto raccogliere in

un complesso
persino

il

di note

tipo dello

tratti del carattere di quella

spagnuolo

sembra

gente; e

fosse gi introdotto

nelle farse dialettali che

recitavano alla corte

qualit del loro ingegno

si

dava

".

Tra

le

risalto particolare all'ar-

guzia e all'acume, che vennero riconosciuti loro, univer-

salmente e proverbialmente, anche nel secolo seguente*.

Fontano

fa oggetto di

breve analisi l'arguzia spagnuola

Il_

di-

scorrendo di Marziale, nei motti del quale ritrovava quella

forma

di spirito.

simi di facezie

appartengono

al

Gli spagnuoli (egli dice) sono amantis-

pure, se tu guardi a quelli

popolo o alla plebe, vedi che

di
i

essi

che

loro motti,

piuttosto che in ischerzi e spassi, consistono in mordacie,

ed amano piuttosto
il

diletto

3
<

',

Si

nato

vedano

De
De
De

le

le

invettive e

novelle

fortitiuline (in

1,

f.

magiianimitate, voi. cit.,

De

cit.,

I),

f.

83.

260.

Stampata

Per

"^

Croce, Teatri di Napoli, nuova ediz.,

Castiglione, Cortegiano,

es.,

f.

7-egibus Francoriim, ecc.,

Passaro, Giornali, pp.

II,

42.

Roma,

30-1, e passim.
p.

10.

il

riso e

uomini

35.

coi

sarcasmi che

40, 45, 47, 50.

Opera, ed.

ohedientia, voi. cit.,

facilissima negli

dall'allegria,

1505.

fa-

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

IV.

ceti

'.

gnuoli,

reca parecchi saggi di detti arguti degli spa-

come

data da un nano a un grosso

risposta

la

uomo chiamato

un Rebolleta al vecAnche il Bandello ha poi


pronte parole di un argu-

Eodriguillo, quella di

chio Rodrigo Carrasio, ed altre


la novella delle

tissimo spagnuolo

facete e

-.

Rodrigo da Siviglia,

che da fanciullo

lungamente visse con i re d'Arastesso Fontano definisce gli

fu condotto in Napoli, ove

gona

(1

In altro luogo lo

^.

spagnuoli

genus hominuni acre atque ingeniosum,

'

Vespasiano da Bisticci, a sua volta, nella biografa di Nu-

gno Gusmano, giudica che

d'essere acuti d'ingegno

il

natura degli spagnuoli

la

d'uno prestantissimo giudicio

Gusmano

Ma

^.

che, oltre l'arguzia e la mordacit,

servando nei loro detti alcunch


Fontano,

il

era

acutissimo e

quel che merita nota


si

venne subilo

come

di ampolloso,

os-

dal

quale, nel dar l'analisi dell'arguzia spaglinola,

scopriva pel primo segni di quel vizio nello spagnuolo Marziale, nei

verha di costui, talora

acida, quod

quidem Jlispanicum

maxime ainpullosa

est

Anche pi spicc^atainent^_^.M_godev;ino fama


corae confermato

De sermone

dai_..loi\o

(in Opera, ed. cit., II),

f.

et

*'.

di

ga-

canzoiiieri^ dove ab-

220. Cfr. Ctothein, op. cit.,

p. 589.
^

De

sermone, ed. cit.,

3 Xovel/e,

li,

''

:e\VAntonim, ed. cit.,

Vile, ed. cit., p. 520. Cfr.

spagnuoli,
fi

De

il

Wolf,

86.

f.

forma

sulla

di

arguzia propria degli

Studien, p. 134.

sermone, ed.

gegno spagnuoli
liosi,

218-9.

ff.

'18.

cit.,

220.

f.

Un

giudizio sul carattere e in-

anche in Paolo Cortese, De cardinalatu:

blandi, curiosi, avidi, litigiosi, tenaces, sumptuosi, suspillosi,

barbaros propre Itali nominari seleni

Pico della Mirandola circa


tare, p. es. nel concepire

degli italiani nel criticare

la

il
il

vi

si

riferisce

un

<

Ambi-

xxtj'ri,

ac

detto di

superiorit degli spagnuoli nell' inven-

modo

di

condurre una guerra,

e quella

disegno e adattarlo nell'esecuzione.

12

COSE SPAfJNUOI.K ALI-A COH'IK

IV.

bondano

le

composizioni sulla

fjfila

e,

KKKRANTP:

DI

los f/alnius.

"|ii;t>t

capitale del paese della galanteria appariva la citt di Valenza, in

(Jancionero fjeneral un

nel

i'

<|ual(!

dc-ll.i

romance del baccelliere Alonso de Proaza, che

'

lodi',

toda jardin de plazeres

lindas, hermosas,

En

el

polldos

la

mas

Galanes

Corte contino llamada

'

muy

miodo

loada, De,

De dftmas
mas y de mas

Enxemplo de

preciada,

andare

e via su (jucsto

*,

descrive:

la

deleytcs abastndd,

polideza,
'.

Fon-

Il

mettendo in iscena un vecchio innamorato, che andava per le vie cantando le sue fiamme, afferma: e
media scilicet Valentia dclatinn hoc est ^; e del gi notano,

minato Carrasio, di Valenza, che ottuagenario


nel suonar la tromba, osserva:
cives,

tum

tum

senes,

dilettava

si

ut sunt plerique Valentini

iuvenes^ amoribus dediti ac deliciis

^*

e delle chiese e dei monasteri di quella citt dice che erano

La

jiZ>^cosi aperti agli anaanti da tenere luogpdi lupanari

'.

/'

allarg,

/"uiargalante ed erotica di quella citt spagnuola


1

'

oltre Napoli, per tutta l'Italia; tantoch

tempo

La canzone

apre appunto col

Siam galanti

si

Lorenzo, che s'intitola

di

dame da

Fiorenza....

nel Cinquecento, leggendosi, per esempio,

nome

di essa:

Valenza, Qui per passi capitati. D'amor

di

gi presi e legati Delle

fa-

uno degli antichi

canti carnascialeschi, del


dei galanti

si

Valenza tenuta una gentile

sono bellissime e vaghe donne,

^.

nel

e nobilissima citt,
le

quali

si

E dur

Bandelle:

dove

leggiadramente

)'
I

sanno invescare
la pi

Ediz. del 1573,

NellMw<oniM5, ed.

De
De

uomini, che in tutta la Catalogna non^

gli

amorosa

lasciva ed

cit.,

cit.,

f.

f.

letter.

del Lasca s'intitola

popol., ed.
il

--e

per^^ajc^etitura ci

71.

219.

immanitate (in Opera, ed.

Bibl. d.

<

213-4.

ff.

sermone, ed.

citt;

Canto

da

cit.,

I;,

f.

322.

S. Ferrari, pp. 48-9. Nella raccolta

dei profumieri

ed attribuito a Ia-

copo da Bientina (Canti carnascialeschi, ed. Guerrini, pp. 116-7\

IV.

COSE SPAGNUOLE ALLA CORTE DI FERRANTE

giovane non troppo esperto,

capita qualche
lo

radono, che

siciliane

le

non sono

elle di

di loro

io

modo

migliori n

pi scaltrite barbiere ^; e l'Aretino, accennando in una

sua commedia

tipo del

al

signor Lindezza di Valenza

^,

e l'Ariosto^descri vendo Ruggiero in braccio alle delizie di

Alcina, con le chiome inanellate e

amoroso nei
avvezzo

come

gesti,

fosse in

E Fiammetta,

^.

umide

di odori, e tutto

Valenza a servir do nne

Fiammetta che

quella brava

in-

gann cosf'piacevolmente Astolfo e Giocondo, non era forse


per l'appunto tgliuola di un ostiero Ispano, che tenea
albergo al porto di Valenza, Bella di modi e bella di presenza ?

'.

molti nomi, che solevano

vano occasione

iin

d'allora

portare

ad aneddoti

gli

spagnuoli^-da-

com' quello

buffi;

giungendo a un'osteria dove un tale


faceva cuocere per proprio conto un'anitra, e chiedendo

dello spagnuolo che,

di

prendere parte

desinare,

al

dichiarava di

chiamarsi

(l'aneddoto rivestito alla latina dal Fontano) Alopantius

Auslmarchides Hberoneus Alorchides.


rispondeva

l'altro

Misericordia!

un'anitra non basta per quattro cosi

grandi signori, e spagnuoli per giunta!"'.

Sempre
sarebbero

Parte

secondo

poi

il

stati prodotti nel

I,

nov. 42:

(Venezia, 1608),

p.

6.

Fontano, pessimi

anche

cfr.

NNDEz Y Pelavo, Origenes de

monia

La
di

cortigiana,

Moncada

le

Reationi universali del

Orlando, VII, 55.

Orlando,

XXVIII,

PoNTANo,

Bandello, Nov.,

Santa Cruz,

De

la novela,

Ho

letto

Boter

IH,

VII, 284, e nel

si

Me-

p. clxxiii sgg.

cartello che

manda Don

Ciri-

aneddoto

nel

52.

sermone, ed. cit.,

III, 41; e in altra


ff.

il

cit.,

signor Lindezza di Valenza

>

del

10:

I,

al

morali

Altre notizie su tale reputazione di Valenza

possono vedere nel Farinelli, in Rass. Ubi.

effetti

popolo napoletano dal frequen-

208-9.

f.

218.

Lo

stesso

forma nella citata Floresta espanola

IV.

<-l

COSK Kl'ACMOLl-: AM.A COUTP:

taro spagnuoli

catiilaiii

KKHRANTE

DI

cosicch quol nostro popolo, gi

innocentissimo, da <|uaiido era cominciato

merci dalla Catalogna e da tutta


ziono

(!

l'approvazione dei costumi di

ini|uinato d'ogni T>rultura.


di
il

la

giurare pel

cuore

tralico

gente,

tal

E avrebbe da

o pel

il

delle

Spagna, e l'aramira-

corpo

sarebbe

si

essa appreso l'uso

di

Dio; da essa

modo che niente a


un uomo e si potevano

moltiplicarsi dei reati di sangue, in

^apoli costava meno

della vita di

vedere per ogni dove orecchie, nasi e labbra tagliuzzate;


e

da essa

lirio

infine sarebbe

provenuto

lo sfacciato culto e de-

per le.merclrici^,E quantunque

lamenti dei tempi

lontani, nei quali

un paese o una

sobria e pudica

siano una ben nota e sempre rinascente

illusione

tuttavia
ciali si

psicologica e un

citt

gradito motivo

si

stava in pace

poetico,

si

ammettere che certe morbose manifestazioni

pu
so-

accrescessero allora in Napoli pel fatto stesso del-

l'accrescersi e commischiarsi

della sua popolazione, e pei

pi vivaci scambi con un paese straniero e con gente che,

emigrando dalla
ralit e riteneva

^eWAntonim,

HEix, op.

cit.,

p. 39.

non era sovente il fiore della monon poco dell'avventuriere.

patria,

f.

69; e cfr.

le

osservazioni in proposito del Got-

Gli spagnuoli

in

Eoma e

in

altre parti

d' Itali.^

sul cadere del quattrocento.

Al

colonizzamcnto spagnuolo

.1

di

Napoli, iniziato

re Alfonso d'Aragona, fa riscontro, sebbene in

quello

sura,

Roma

di

da

minore mi-

per effetto dell'innalzamento alla

sede papale del pi volte ricordato Alfonso Borja (o Bor-

t-

gia all'italiana), papa Callisto HI, suddito e creatura del-

l'aragonese

'.

Gi grave d'anni,

di

tempra schiettamente

spagnuola, fervido di zelo religioso-guerriero, volitivo ed


ostinato, amantissimo della sua fimiglia e dei suoi connazionali,

Callisto per

una parte

tutta forza (con pensiero che

si

mise a promuovere di

presso gl'italiani era allora

letterario e rettorico e presso gli

spagnuoli rispondeva a

un sentimento reale) la crociata contro gl'infedeli-; per


l'altra, chiam a Roma uno sciame di suoi parenti, e nella
prima nomina, .di_.cardinall,> che egli fece nel 1456, tre ne
cre s^agmuji,

il

sttQ^mpQlcJludrig;o_gorgia,

l'al

tro "suo

ni^^

pot Luigi Mila di Valenza e un figliuolo del re di Portogallo

^.

La

citt di

si

popol di spagnuoli, special-

Sulle origini della famiglia Borja, cfr. Ykiarte, Cesar Borgia

(Parigi, 1889),

cit.,

Roma

I,

1S-2L

veda Pastok,

Hist. des papcs, II, 319 sgg.

'

Si

Panvinio, Epitome ponlif. roman. (Ven., 1557):

II,

416-b4.

cfr.

Pastor, op.

76

HOMA

SI'AfiNlOM IN

V.

K IN l'IALIA

niente delle pio\ incie catalane e valentine:


se

non catalani

da uno studioso della Konia

stato affermato

che

g'h

da allora

spagnuole e
bra per

una

la

nel 1455

Vi

^.

ebbero

si

corrh/as

priniu volta, le

fu data

Roma

s'introdussero in

l'accento

in

non

vedono

si

scriveva nel 1458 Paolo da Ponte

de

ed

costumi e logge

sem-

di corto, e

toros,

E quando

'^.

quei tempi

delle

(juali

Flavio dai connazio-

noU'anfiteatro

papa

nali in onore del loro

di

'

Callisto si

ammal

a morte nel 1458 (come gi in Napoli durante la malattia


di Alfonso),

catalani provvidero a mettersi in salvo,

randosi a Civitavecchia

Che

*.

come sovrano rimasto

dai napoletani

venne perseguitato per

stiero, Callisto

riti-

se Alfonso era considerato


in

gran parte

mrilti

fore-

anni ancora nei

ricordi e nelle parole degli italiani, (|uale era stato ingiuriato al suo innalzamento al pontificato,

Nonostante
la

Spagna

la

un recente

(dice

barbai-u^jJO^Ki^^

rapida reazione accaduta in sede vacante,

sesso del Vaticano

scrittore)

aveva preso pos-

Rodrigo Borgia, diventato Alessan-

dro VI, doveva continuare l'opera dello zio

^.

Della immi-

grazione spaglinola in Roma, non pi cessata dopo quel

papa barbaro, pu valere come esempio la famiglia dei


Gerona di Barcellona, che venne probabilmente sotto di
suoi componenti negli
lui, ma continu a chiamare col
i

anni successivi; e nel 1473, sotto


vi giungeva

il

pontificato di Sisto IV,

poeta Saturno Gerona, del quale ha nar-

il

descritto

rato la vita e

la

tomba

Gregokovius, Storia d.

citt di

Cit. in

Gregorovius,

Farinelli, in Rass.

Infessura, Diario, ed. Tommasini,

1.

Gnoli

lo

",

loma, trad.

io

ital.,

ho

ri-

V, 177-8.

e.
hihl. d.

leti,

ital.,

II,

138.

p. 62:

cfr.

Pastor, op.

cit.,

II, 440, 446-7.


.5

6
'

Cosi ancora

il

Yriarte, op.
Messer

Galateo, nel De educatione


cit.,

Saiurtio., in

I,

^1504): si

veda pi

oltre.

20-1.

Nuova

Antologia, 15

maggio

1894, pp. 232-48.

SPAGNUOLI

V.

ROMA E

IN

IN ITALIA

77

trovato parecchie composizioni latine nei coelici della biblioteca di Perugia

*.

Pi tardi un Francesco Gerona era

abbreviatore del parco minore

stolico;

da costui tenuto

anche

'^

di milizie, se nel

Hispanos
di

apostolico, successe allo

scrittore
cio

ijedites

zio

Francesco

1484

ha menzione

si

domlnoruni Columnensiiim

cardinale Borgia, insieme con tutti

Il

Le sue

e col egli stesso

si

suoi,

Una lunga

*.

una

quell'occasione contro

il

corpo di un personaggio allegorico

mato Juvera. Dei figliuoli


di Gandia nel regno

duca

fratello

del

125

della

spa-

de burlas, col

cardinale Rodrigo e

le parti

muij gordo

papa, Pier Luigi

il

del

chia-

divenne

Giovanni, che spos una nobile valen-

Versi ed epistole latine

I.

poesia

di Valenza, nel qual ducato gli

ziana, Maria Enriquez, imparentata

ms.

ebbe sem-

satira scandalosa, di-

suo sguito, che vi sono rappresentati come

il

1486

sorelle erano maritate in Ispagna,

El aposento en Juvera

successe

quosdam

^.

gnuola, stampata nel Cancionero de obras

retta in

e nel

rec pi volte e fu anche per alcuni

papale in Castiglia.

legato

titolo

di
,

costumi della sua gente, e con questa mantenne

strette relazioni.

anni

nell'uffi-

queir immigrazione era talvolta

Hispani Ecclesice stipendiaril

aliqui

pre cari

avvocato

e fu altres

Simone Benedetto Gerona, spedizioniere apoGiovanni, chierico di camera; e Saturno, prima

concistoriale

Comunale

di

dirette

con casa d'Aragona.

a Saturno Gerona sono

nel

Perugia, contenenti composizioni di

Andrea Jacobazzi, il quale ne diresse anche ad altri personaggi spacome a un maestro Garcia, professore di grammatica, al ve-

gnuoli,

scovo di Barcellona,

al

compose per ordine

di

vescovo di Tarragona, ad Alfonso Diego, e ne


un Alfonso Benavides e per un convito del

vescovo Carvajal.
2

Gnoli,

'

Inkessura, Diario, ed. Tommasini, pp. 168, 215, cfr. 290.

1.

e,

p. 288.

Candori., ed. cit., pp. 7-26: cfr. l'avvertenza prelira., pp. vi-xu.

78

V. SPAGNL'OLI IN

Ispngna vennero cercati

in

per

ROMA K

ITAMA

primi partiti matrimoniali

Lucrezia, in un Ccntellas, in

la

IN

un Procida

in

un

Prada'. Tra spagnuoli si allev Cesare, il cui primo precettore fu uno Spannolio di Maiorca, appartenente all'ac-

cademia

Pomijonio Leto

di

",

carissimo

nella

riferiscono certi versi

si

che egli portava

nome suo

stro

Por ser

dia

cinquecentesca un

e della

fo.sv,

Como havemos

cappa, con

sulla

del

sua amica

le

Ile

Qite lxos era ser vos

famigliare

Nel C'ancio-

'.

relativi

alla

iniziali

intrecciate

cifra,

dexado de ser nue *.

In una

Pedrantonio castigliano

temjo,

qualit

stessa

di Ercilla,

Francesco Remolines di Lrida

nero general

che

ebbe poi accanto Juan de Vera

commericorda

no esjoeramos tempo, soleva dire

mio padre, quando era gentiluomo del duca Valentino ^.


Il cardinale Rodrigo parlava di consueto spagnuolo o
valenziano, e in queste due lingne corrispondeva coi suoi
figliuoli, come in valenziano sono scritti i loro documenti
domestici. E, fatto papa, chiam attorno a s molti suoi
connazionali,
gi

facile

immaginare,

trovava in relazioni, pi

si

Onde

com'

e,

gli si

quelli, coi quali

serrarono addosso.

nomi, che ricorrono nelle vicende della sua vita

del suo papato, di Giovanni Lopez, Giovanni Casanova, Pietro Caranza,

Giovanni IMarades, Francesco de Lorris, Mi-

chele Remolines, e di

quel Perotto, ossia Pero Calderon,

che fece poi mala

per

fine

mano

cardinali, che cre durante

il

Si

veda
il

il

Di quarantatre

suo pontificato, ben dician-

nove furono del suo paese. Tra

1874), e

di Cesare.

suoi medici

Geegokovids, Lucrezia Borgia (trad.

si

ricordano

ital.,

Firenze,

libro cit. dell'TRiARTE.

Alvisi, Cesare Borgia duca di

Alvisi, op.

Bomagna

(Imola, 1878), p.

cit., p. 459.

(Ed. del 1557,

f.

220.

L'amor

Gregorovius, Lucrezia Borgia, pp.

costante (1536), a. I.
31, 40, 358-64.

2.

SPAGXUOLI IN ROMA E IX ITALIA

V.

Fedro Pintor, autore


dicato ai papa, e
anclie
tres

il

nel 1492,

dizione, fingeva

il

e,

mejor tiempo

Poliziano

-.

posto

il

suo buf-

11

predicare in latino e in ispagnuolo

di

un corpo

di

^.

mercenari formato

come a Napoli, anche a Roma concorse

rimase nelle tradizioni

bibliotecario fu al-

accompag-nava dalla bene-

lo

scoi-tillonim, anzi

flos

gallico, de-

quale ottenne

il

dal

sollecitato

inoltre presso di s

Ispagna

col

\ Suo

o Pacell,

quando

fone Gabrielletto,

De morbo

trattato

suoi prossimi successori

Aveva

un

valenziano Gaspare Torcila, che servi

un catalano Pace

invano,

in

di

79

il

gentildonne come

di quelle

que habia

di

ponteficato di Alessandro

mas putas

en

Roma

il

loro

que frailes

Questi tanti spagnuoli, di varia qualit, en-

en Venecla

^.

trati nella

popolazione romana,

facevano notare per chias-

si

sate, scandali e turbolenze, particolarmente nelle feste e

nei pubblici spettacoli

".

Cesare..Borgia, che riponeva in essi ogni fede, venne

attribuito l'intendimento di ripopolare

nazionali e
lui

fondamento

farli

Roma con suoi con^. E accanto a

sua forza

alla

troviamo Giovanni Gardena, Ugo di Moncada, Pietro

di Oviedo, Pietro Ramires,

Gonzalvo di Mirafonte, Diego

Ramirez, Marco Suora, Ramiro de Lorca,


della stessa provenienza

sembra

Lampillas, Saggio apologetico,

2 Gr.

molti

altri,

207 sgg.

II,

B. PicoTTi, Aneddoti polizianeschi (in Studi di storia e di cri-

tica dedicati

a P. C.

Faltetti,

Bologna, 1914).
dal Pauinelli, in Rass.

VII, 264.

BoRCiiARDt, Diar.,

BuRCHAKDi, Diar., ed. Thuasne,

La

Dispacci di Feltrino dei Manfredi del 1499, in Ademoi.lo,

nevale di
~

'

fosse quel IMichele Corella

cit.

lozana andaluza, ed. Liseux,

Roma

al tempo di Alessandro

... a/fectare

linis replere,

et

Romauoi

civitatis

bibl.,

II, 82, 233, 248, 362.


I,

VI

270.

imperium,

urbem

his pania inqui-

per eos nobilissimi sanguinis proceres, quos

arcere a patria speraret


ed. cit., 1575, p. 202).

Il car-

ecc. (Firenze, 1891), p. 25.

eecisset, diti

(P. Jovii, Elogia virorum bellica virtute illuslr.,

80

(che altri allcnnu ilaliauo

Le cacce

forte.

non

si

erano

e sotto

roma k

in

sr.\(;Ni:()i,i

\'.

'j,

(|Urtlc

il

come anche

dei tori,

intralasciate in

pili

in

Roma

itai.ia

era

per

feste

plures preiati llispancn iiationis

iauros (lonarnnt publice occidendos

Cesare aveva

^.

sione della sua gente per le corri/las

-,

dai tempi di Callisto;

Innocenzo Vili, nell'occasione delle

presa di Granata,

suo braccio

il

giuochi di canne

Roma,

il

la
.

la pas-

24 giugno

1500, giorno di san Giovanni, dietro la basilica di san Pietro, egli, vestito di

semplice giustacuore, con la spada corta

e la muleta, a piedi,

affront con cinque tori e

si

con un

fendente

levando a uno di

essi la testa

una

ferm a Cesena, non lasci

volta, che

si

sol

cacce di

ebbero

^
;

anche

di dare al po-

un toro

polo lo spettacolo dell'abbattimento di

abbatt,

li

furioso

^ E

tenute da lui e da comitive spagnuole,

tori,

altres nel

gennaio del 1502 per

le

si

nozze di Alfonso

d'Este con Lucrezia^. La quale aveva e condusse seco a


Ferrara parecchie damigelle spagnuole, un'Angela Borgia,

una Caterina, una Giovanna Rodriguez^;


ricordata vestita

ma

nel ballar

spagnuola

alla

danze

di

quel paese

^;
^
;

talvolta ci

e tal'altra espertissi-

e libri spagnuoli posse-

un volume di canzoni
Domenico Lopez, e uno libro
e una vita di Ges Cristo, e un

deva nella sua guardaroba, come


spagnuole

de coppie a

coi proverbi di
la

spagnola

altro libro religioso in quella lingua''.

Alvisi, op.
Si

Yriarte, op.

Alvisi, op.

Gregorovius, Lucrezia Borgia,

Lucrezia Borgia a Ferrara,

memorie storiche (Ferrara,

"

BuRCHARDi, Diar,, ed.

Ili,

**

cit.,

veda pi

oltre, p. 94.
cit., I, 222-3.

cit., p.

157.

cit.,

Lucrezia Borgia a Ferrara,

L. Beltrami,
cfr.

pp. 256-8.

p.

La guardaroba

Farinelli, in Rass.

bihl.,

p. 209.

1867).

180.

48: cfr. Gregorovius, op. cit., p. 208.

di Lucrezia Borgia (Milano, 1903':

VII, 264. Sul Concioner estense, scritto

V.

SPAGXUOLI

IN

Roma

C'erano anche in

ROMA E

81

IN ITALIA

alla corte dei Borgia, e in quella

colonia di spagnuoli, non pochi poeti; e quattro ne incon-

triamo che contribuirono

al

muse per

pianto delle

di Serafino Aquilano, nelle

note Collettanee, e

vano Perotto Segnino, Giacomo Velasquez

morte

la

chiama-

si

di Siviglia, Gio-

vanni Sobrar di Alcaniz ed Enrico Caiado portoghese ^

Un

nome

altro, di

Borgia, un

Roma

Scria, compose, alla

che fu anche tradotto

epitaffio,

era gi stato,

morte

come

di

in latino^. In

familiare di papa Pio

de Lucena, autore della Vida beata

^
;

Cesare

II,

Juan

e qui erano venuti

Juan de Mena e Alonso de Palencia^, e pi tardi, circa


de Encina, fondatore del teatro spagnuolo,
il 1496, Juan
che vi rest fino

al

1519 e vi torn nel 1522

dal 1483 al 1499, tra

^
;

e qui

anche

famigliari del cardinale Orsini, di-

morava Diego Guilln de Avila, che nel 1483 componeva


in Roma un poema allegorico d' imitazione dantesca, a richiesta del vescovo di Pamplona Alfonso Carrillo, e nel 1499
il

Panegirico della regina Isabella^.

alla corte dei

Borgia

ma

non

li'^;

tare che

di ci

si

si

stato afiTermato che

facessero recite di

drammi spagnuo-

ha documento. Piuttosto vogliamo no-

un ignoto verseggiatore rim

in quella lingua

una

serie di quintine o di decine in lode di Lucrezia Borgia e

delle sue damigelle,

quando

ella si

rec sposa a Ferrara

quasi certamente in Italia e portato, a quanto sembra, a Ferrara da

Lucrezia,

cfr.

Forschungen,

K. Vollmoller, Der Cancionero von Modena, in Roman,

(1898), p. 417.

D'Ancona, Studi

Cancionero gen., ed. del 157B,

cit., p.

203.

Estratti della Vida beata, in Gallaudo, Ensayo, III, 543-46,

cfi.'.

sulla letter. Hai., cit., p. 154.


f.

300;

cfr.

Giovio, Elogia

p. 545.
*

MLekndez y Pelavo, Antologia, V,

Amador de

Op.

"

Alvisi, pp. 235-6, che cita fuor di proposito la Celestina.

B. Croce,

cit.,

p.

xi.

LOS Rios, VII, 247-8, 489.

VII, 273-5.

La Spagna

nella vita italiana

82

KOMA K

SI'AfJM iiM IN

V.

Soys,

ITALIA

IN

fiquesa lan reni,

en Ferara tan querula,

quel bueno y

comunal,

el

de todos en general,
soys

amada, soys temida.

Soys plaziente d

lu.s

ajenos,

soys atajo d'entrevalos,


soys

amparo de

soys

amiga de

y enemiga de

E ancora

menos,

los

los buenos,
los

malos.

Pues

podra recontar,

i quien

por mds que sepa

dezir,

vuestro discreto hablar,

vuestro gracioso mirar,


vuestro galante vestir?

Un poner
de

tal for-ma

de tal tnanera,

y de

tal suerte,

que aunque la gala muriera.

en vuestro dechado oviera


la

A Roma
(se tale

si

si

vida para su rmierte

'

era stabilito da molti anni uu altro poeta

pu chiamare), Alonso Hernndez

chierico e protonotario apostolico, che viveva

di
in

familiarit e devozione con Bernardino CarvajaI,

cardinali creati da Alessandro

VI

cende politiche di quei tempi,

e,

concilio di Pisa.

Quando mori

istretta

uno dei

gran parte nelle

fac-

tra le altre, in quelle del

l'infausto papa Borgia,

hizo la nuestra liispana nacion Al

Siviglia,

mundo

odiosa, quai

que

nunca

Esistono nel ms. XIII. G. 42-3 della Bibl. Naz. di Napoli, e fu-

rono da

Ferrara

me

pubblicati

e delle sue

Versi spagnuoli in lode di L.

damigelle (Napoli, 1894)

Jevista de Espafla,

giugno

cfr.

B. duchessa di

Mesndez y Pelato,

in

1894. e Farinelli, in Rass. bibl., II, 138-9.

SPAGNUOLI IN ROMA E

V.

Hernndez)

se fiera (verseggia lo

',

la caccia agli spaglinoli, tantoch, se

sericordia divina,
Italia,

ny en

83

IN ITALIA

e scoppi ferocissima

non

fosse stata la mi-

fuera milagro poderse escapar Yspano

ella abitar

fugio dei connazionali

il

onde

Carvajal apri
lo

Hernndez

la

sua casa a

eri

ri-

gli attest solen-

nemente gratitudine del pericolo per suo mezzo scampato


casa fu

Tit,

arca donde han esca'pado

el

toda nobleza de gente d'Espafla,


el gran odio, rancar y gran safia.
que tanta Alexandre nos ovo deccado....

segun

per gratitudine

una

dodici libri

De

altres

De

la esperanca, altri dodici

educatione princijpis,

tudes, e altri

dedicargli

De

Christi,

lajusticia, otto

Siete triumpltos de las siete vir-

diversos iractados de varias cosas no despla-

xMa delle sue opere

zibles .

riprometteva di

si

aveva composte, una Vita

serie di opere che

una

sola fu poi

stampata, e

postuma, in Roma, nel 1516, a cura di un altro chierico.


Luigi de Gibraleon

la Historia

parthenopea, ossia un

Gran Capitano, rientrante

in onore del

opere storico-poetiche,

in quel

quale appartengono

al

il

poema

gruppo

di

citato Pa-

negirico dell' Avila, le Valencianas lamentaciones del Narvaez,


il

poema

e simili

-.

le strofe

del Tapia per le nozze di Margherita di Francia,

una
di

cronicaccia in metro di arte magor e con

modo

otto versi (al

tenuto dal

De Mena

nel

Laberinto), la quale, sebbene al racconto mescoli goffamente


la

mitologia,

mento

non priva

storico

Nell'opera Los

Cartxixano (tr. Ili,


2

op.

Amador de

cit.,
3

e.

cloze

poema

come docu-

triumphos de

los

doze apsfoles fechos por

el

Alessandro collocato nell'Inferno.

4),

LOS Eios, op.

Ili, 406-7; cfr.

Del

di qualche pregio

^.

cit.,

VII, 280 n: cfr. 269 ; e Ticknor,

395 sgg.

dello

larghi estratti noWArci.

Hernndez

detti

una

nap.^

XIX,

532-49.

stor.

notizia

bibliografica e

84

V. SPAf4Ni;(M-I

E che

Homa

ROMA

la linf^uu spa<^nuola

conferma

a servire
e

tN

colU'

il

fosse

Bembo, scrivendo

il

pontefice a

il

Valenza

K IN ITALIA

Roma

usilatissima in

allora

che,

poich

le

Spagne

loro popoli mandati aveano,

Vaticano occupato avea,

ai nostri

uomini

e alle nostre doniK; oggimai altre voci, altri accenti avere


in

bocca non piace che spagnuoli

'.

Bembo

il

egli

stesso apprese (jucl linguaggio; anzi sono passate addirit-

come

tura

poesie spagnuole da lui composte per Lucrezia

Borgia alcune trascrizioni che egli

si

compiacque

per suo uso di strofette del Cartagena, del Tapia,

di fare
di

Juan

Alvarez Gato e di Diego Lopez de Haro


Anche nel resto d' Italia, per effetto particolarmente dei
-.

matrimoni

di principi e principesse

venne

aragonesi in Milano e

spagnuolo

si

due principi estensi, Sigismondo e

il

di altri svariati casi, l'elemento

in Ferrara e

infiltrando.

futuro duca Ercole, furono inviati a Napoli perch vi ap-

prendessero

le

arti

della perfetta

cortigiania,

ed Ercole

spos poi Eleonora d'Aragona, principessa amante degli


studi, la quale conferi a stringere le relazioni tra le corti

Mantova

di Napoli, Ferrara,
si

e Milano^.

musici spagnuoli

trovavano allora, insieme coi fiamminghi, in molte di

quelle corti italiane, dove anche (n solo in quella ara-

gonese

di Napoli)

forme

di balli

spagnuoli presero voga \

Juan de Valladolid girava dall'una all'altra di esse,


sappiamo anche che canzonette spagnuole si cantavano
presso gli Estensi e di recente venuta fuori una poesia
se

in quella lingua,

composta probabilmente

Della volgar lingua (ed. Sonzogno), p. 157.

Questo punto fu assodato dalla Michaelis:

critica d.
3

Cfr.

(Modena,
>

leti,

ital.,

sul

cfr.

cadere del

Teza, in Rivista

II (1885), ce. 61-3.

G. Bertoni, G. M. Barbieri

e gli studi

1905).

Cfr. Farinelli, in Bass. bibl., VII, 266-7.

romanzi nel

secolo

X VI

SPAGNUOLI IN ROMA E IN ITALIA

V.

85

Sigismondo ed Ercole in occasione


Otranto fatta dai Turchi e delle crudelt che

1480, e indirizzata a
della presa di

costoro vi commiscro
ria di

Venezia

spagnuoli

il

Nella guerra del 1482 tra

'.

duca

che erano

di Ferrara,

si

ai servigi del

notano

duca

Urbino ^;

di

soldatesca fiorentina

e sul finire del secolo, nella

la signo-

molti fanti

'<

anno-

si

iava quel Fedro Navarro, che acquist grande fama nelle

guerre dei primi decenni del secolo seguente come

simo artigliere, ed era primamente venuto in


staffiere del cardinal Giovanni d'Aragona ^.
in Italia dei giudei e

anche l'immigrazione
seguitati in Ispagna,

dove

facevano di

si

ciamenti: tantoch contro

giudei e

rono bolle Sisto IV nel 1483

E sopravvenne
e

di

li

come

accrebbe

Si

marrani, per-

essi

grandi bru-

marrani pubblica-

Innocenzo VIII nel 1487

*.

a poco, nel 1402, la generale cacciata,

giudei giunsero dalla Spagna a torme, squallidi, maci-

con

lenti,

come cadaveri ambulanti ^,


nostre citt. A Napoli (scriveva un

occhi infossati,

gli

e piantarono tende nelle

cronista dell'agosto di quell'anno)


le

abilis-

Italia

iucominciaro a venire

navi cariche de iudei, quali venivano da Sicilia et da

Spagna, scacciati per

lo

segnore re

( detto nel giugno del '93)

terunt in

maxima

caput bovis,

Fu

di

Spagna

'';

Roma

de prima parte marrani

ste-

quantitate extra portam Appiani aput

ibi tentoria

tendentes, intraveruntque in ur-

pubbl. Ja G. Bertoni

cfr. dello stesso, Canzonette

in

Roman. Forschungen,

numcali francesi

XX,

e spagniiole alla corte

332: e
d'Este

(Modena, 1905%
2

Diario ferrarese, in

RR. IL

Giovio, Elogia, ed.

cit.,

<

SS.,

I.NFESPURA, op. cit., p. 227. L'

Amahile,

Il

santo

Castello, 1892),

cfr.

I, 80-1.

dal Lafcente, HI. de Esp., VII, 29.

Sknauega,

Passaro, Giornali,

cit.

260.

immigrazione era pi antica:

officio dell'Inquisizione {Citt, di

p. 177.

XXIV,

pp. 292-4.

p. 56: cfr.

Xotargiaco.mo, C?o., ed. Garzilli,

86

bem

modo

secreto

ROMA K

SFAf.MOI.I IN

V.

a Ferrara, nel

*;

marrani discacciati dal re

certi

ITALIA

IN

di

lu;,'lir>,

si

jiarlu

Spagna da C lanata

>

''

Tra codesti giudei erano anclie nomini dotti f di alto valore


come quel Judas Abral)anel, che si chiam poi Leone ebreo
e scrisse

libro IJialogii di amore,

il

Ferrante

alla corte di re

distinguevano per

muy

y ricos y
lora

come

In

^.

Koma

la loro cultura,

il

quale cerc scampo

avendo

resahldos, laddove quelli

medio evo,

nel

immigrazione giudaica

Zos

mas
eoi

fini

ebrei spagnuoli

gli

vecios

ti-a

italiani erano, al'.

Senonch questa

dare un cattivo concetto

degli spagnuoli in genere, ingiuriati da allora in poi

giudei

non

solo

marrani

catalano

che fu poi Giulio


papa: Alessandro

II,

".

marrano

come

e circonciso

cardinale Giuliano della Rovere,

il

soleva chiamare e vituperare l'odiato

'"'.

Ma, salendo a pi

nemmeno

lineare

si

loro letrados

alte regioni di cultura, senza qui de-

iscorcio la storia dell'umanismo spa-

in

gnuolo nei suoi rapporti con l'umanismo italiano, conviene


per altro accennare che l'atteggiamento di quegli umanisti
spagnuoli verso l'Italia era

BuRCHAHDi, Dlar., ed.

Diario ferrar.,

e,

1.

cit.,

il

II,

XXIV,

medesimo che gi

av-

si

82: cfr. Infessura, p. 290.

285:

cfr.

Frizzi, Storia di Ferrara,

IV, 163-4.

Menndez

parte

l'altro

Rass.

pp. 11 sgg.

I,

Pelavo,
:

ora

H'/.

il

de lai idas eatticas ^n Espana,

libro del Perorelli, cit. pi

medico ebreo spagnuolo Giacomo Martino,

bihl.,

Lozana andaluza,

Pei marrani e giudei. Pulci, Morgante,

cariascial escili,

ed. cit.,

ed. Guerrini,

maiale

Spagna, contro

Marrano

p.

I,

Farinelli, in

138.

204-5.

<

XXVII,

Marrano

"276:

Canti

significava origi-

ed era parola d'ingiuria, usata nella stessa

mal convertiti:

cfr.

sull'argomento A. Farinelli,

(in Studi letterari e linguistici dedicati a

1911, pp. 491-555).


*>

II,

Per

VII, 265.

nariamente

cfr.

oltre.

Yriarte, Cesar Borgia,

II. 35.

P. Rajna. Firenze,

ROMA E

87

V.

SPAGNUOLI

nel

re

umanista, Alfonso d'Aragona. Molta fama

circondava

gli

spagnuol come teologi e dotti in cose sacre

vertito

IN

ecclesiastiche; e se re Alfonso suscitava nel Panormita

ricordo degli imperatori che la

il

IN ITALIA

all'Italia (Traiano,

Teodosio

magine

papa

II),

che ferace era quel paese

e gli

di prelati,

dati

Arcadie, Onorio,

Enea

Silvio l'im-

dava luogo a notare


qiorum vita emenda-

Grandeggiarono

doctriia admirahllis.

tissima,

I,

Callisto risvegliava in

papa Damaso,

del santo

Spagna aveva gi

Adriano, Teodosio

nel

infatti

Cervantes

concilio di Basilea Alfonso Carrillo e Giovanni

Enea Silvio fu segretario), Giovanni Torquemada, che per venticinque anni aveva insegnato in Roma

(del quale

diritto

canonico e in quel concilio

defensor fidei\ e

lo stesso

Enea

merit

si

il

nome

Silvio loda altres

di

Antonio

Cerdano, arcivescovo di Messina, e Giovanni Carvajal ^

Questo catalogo potrebbe avere una lunga coda

e per la

che di parecchi di loro compose Vespasiano

le biografle

da Bisticci

-,

spagnuoli in Italia converrebbe leggere

ftima dei prelati

Ma

^.

questi

uomini rappresentavano

la

cul-

tura del medioevo, che per l'appunto tramontava in Italia;


e ben altrimenti erano considerati coloro che venivano in

il

Panormita,

Ampiamente

1.

IV, introd. e comento relativo di

Lampillas, Saggio apologetico, parte

sotto

gna

in

nomi, I'Antonio, Bibl.

vetits

II,

voi.

e nova.

rio e Pietro

Ardi.
3

di

Op.

San

I,

Arbus. Per

stor. lomh.,
cit.,

Silvio.

Anche

il

Collegio di Spae piet, alcuni

come Nugno Alvaro Oso-

scolari spagnuoli e portoghesi a Pavia,

gli

XVII,

tempo

pp, 98-127, e cfr. poi,

Bologna dava allora uomini d'insigne dottrina

dei quali beatificati o santificati dalia Chiesa,

cfr.

Enea

tratta dei dotti prelati spagnuoli di quel

535,

55-J.

5-J'2,

biogr. dei cardinali Iacopo di

Portogallo, di Gerona,

Mendoza, del vescovo Alfonso di Portogallo, del


Del cardinale di Gerona (p. 157 sgg.) si ricordano an-

Sisto, Mella,

Malferito, ecc.

che

le

opere intitolate Corona del principe e Storia del reame di Spa-

gna.

Venezia

si

stampava

nel 1497

PiCATOSTE, Espafloles en Italia,

I,

un

\.22].

Pentateuco in ispagnuolo (cfr.

88

V.

mettersi

Italia

umane.

srA(iNi:oi.i

Fazio,

Il

in

idma

scuola

alla

il

Valla,

il

lettere

nelle

italiani

dej^li

Panormita,

il

iialia

in

j;

Filelfo

tenevano

carteggio con (juesti ambiziosi, o che fossero propriamente


mestiere, o aspiranti a

di

letterati

mestiere, o sem-

tal

amici delle lettere, sovrani, pi'incipi e gentiluomini ^

plici

Strette relazioni ebbe coi dotti italiani


gos, Alfonso

concilio di

il

vescovo di Bur-

Cartagcna, che, intervenuto anch'esso

di

Basilea,

trattenne poi in

si

genio IV, e del quale nota

la

Roma

al

presso Eu-

disputa con Leonardo

Aretino circa la nuova traduzione delle Etiche aristoteliche


la

Ma

^.

genere

in

modestia, e

essi

sentivano quanto loro convenisse,

atteggiavano a docili discepoli.

si

mea barbara

Hcec

Fernando Valenti al Panormita), qunm si aliquid dulce fuerit, tuuni est et non vicAnn:
cetera inculta, rugosa ac dura, mea sunt ^. Grandi elogi
profondeva Lorenzo Valla sul giovanissimo Fernando di

vides

(scriveva

Cordova, che nel 1444 era in Napoli confessore regio

ammirandone
disputare.

Ma

si

trattava sempre di elogi

teologico e scolastico

quanto par che

*,

erudizione e la sottilissima arte del

la ricca

pi

tanto

maestro

circa

spiegabili

nel

Fernando proteggesse

il

sapere

caso
il

in

Valla

innanzi all'Inquisizione per la sua disputa con Antonio

da Bitonto sul simbolo degli apostoli. Sul resto


1

F. Phii.elphi, Ejistola' (ed. di

Roma,

1705):

sono dirette ad Innigo d'Avalos. Tra

al 1456

le

l'elogia-

una dozzina
Campance

del

dal 1449

Panor-

mita, oltre che al re, ve ne ha al Centellas, al Martorell, al Piata-

mone

ad

altri.

Parecchie opere umanistiche recano

la

dedica a per-

sonaggi spagnuoli.
2 Si legga la biografia che di lui scrisse Fernando de Pulgar (si
pu vedere tradotta nel De Puyjiaigre, La coiir liltraire de don Jean II
de Castille, I, 216-9). In Vespasiano si legga la biografia di Xugno

Gusmano (op. cit., pp. 517-20).


3 Amador de LOS Eios, op.
nuare
^

il

cit.,

VI, 400-1, che

si

sforzp di atte-

giudizio del Panormita sulla barbarie spagnuola.

Doc. pubbl. dai Minieri Eiccio, in Ardi.

stor. nap.,

VI, 245.

SPAGNUOLI

V.

costretto

era

tore

riserve

fare

tanta

facidtas jJOiitica

ROMA E

IN

adest^

et

in

dicendi,

ille

desideratir ;

eo

in prosa

ornatus

in grceca lingua

e tenne in

quantam

lingua

orationis,

iactis

dcitur,

Italia

in

sive

fundamentis

E quando maestro Fernando, dopo

uditori un'acca-

Antonio Cas-

sarino lo giudic severamente, anzi sprezzantemente,


litteris,

sitie

sine

es-

in Italia nel 1446

di dialettica sopra ventotto questioni,

harhascidns liomo,

nitor

viget,

eloquentio

vis

latina,

Ilispania docere

solum namqiie

un anno in Parigi, ricomparve


Genova innanzi a cinquemila

sere stato

demia

Carmine, pr(esertim

in

sive

Breviter, stimma, ut

aut aliqua provincia potuit.

manus

89

IN ITALIA

come

lepore atque adeo sine

sensu, che vantava iudaicas litteras, mostrando facilmente

prima che
mente presentarsi innanzi a

di averle apprese

Poliziano in

Firenze furono

Barbosa;

e Arias

Firenze

e del

Come

gli

(e basti

deliciis

et

elegantiis

il

o ad accrescere quello iniziale della loro

gli

Nebrissense, Antonio

il

umanisti italiani

erano invitati sovente

Ispagna da quei principi sia come educatori

uffici.

il

^.

ricordare qui ancora

da Nebrija), cosi
in

^ Presso

portoghesi Caiado, Tensira

spagnuoli venivano in Italia ad apprendere

umanesimo

patria

Hispanas coerimonias cum

osava impudente-

Tensira dice Lilio Giraldo che in

Florentinorim coniunxerat

loro

le latine, e

latinis liominibus

gi nel 1433

il

sia

per

altri

re di Castiglia tentava questo in-

Si veda su maestro Fernando, oltre la memoria dello Ha.vet del


A. Morel-Fatio, Madre Fernand de Cordone et les luimanistes itasiede (nel Jecueil de Iravattx d'rudition ddics la mmoire
liens du
Havet,
Paris, 1895, pp. 521-83). Di recente, A. Bonilla, Fernando de
de J.
1

1882,

XV

Cordoba y
2

los origenes del

K. Wotke
al

Kenacimienlo

LiLius Gkegoiuus Gyraldus,

filosufico

De

en

poetis

(Berlino, 1894), dial. II, pp. 57-61.

Espaa (Madrid,

nosb'O-uin

Una

1911).

temporum, ed.

lettera del Caiado

suo maestro fiorentino Marcello Virgilio stata pubbl. dal Pelliz-

ZARi, in

Hass.

bihl.,

X\I

(1908), p. 250 sgg.

90

SPACNtOLI

V.

IN

Vito per Guinifortc l'arzizzu

l'andata in
detto

Ispaji^na,

a Salamanca, fece lega col

venne

Lucio Marineo

di

e, stabilitosi

Nebrissense, tornato d'Italia,


universit dodici

Circa

-.

d'Anghiera, indarno sconsigliato dagli amici, che

vano

Certo, la

dalla natura;

Spagna

stata

ma, paragonata

anni,

tempo,

stesso

lo

Martire

stessa corte Pietro

alla

atti'atto

di Castigliu;

quella

in

pass alla corte dei re Cattolici


nel 1487,

celebre sopra tutte fu

condusse a persuasione di Fede-

si

dopo aver insegnato

AMA

II

1486,

al

grande alniirante

rico lIenri(iuoz,

ma

'

intorno

Siculo, che vi

il

K IN

1{(M\

gli dice-

singolarmente favorita

come

la

misera

stanzuccia di un gran palazzo, del quale l'Italia

la sala

centrale.

Quale degli

non forse

all'Italia,

italiani

mercatanti e

mai andato

pellegrini?

Ed

Ispagna se

in

egli ribatteva:

L'Italia verso l'estero oziosa, dentro di s piena di


la Spagna all'opposto. L'Italia
Spagna unita; principi italiani

brighe; e
pezzi, la

gnuoli concordi

^.

non pu

italiano

suno pari a s

Gli dicevano anclie:

discordi, gli spa

far fortuna; gli spagnuoli

non mai un forestiero

divisa in tanti

salito

quel paese, e sono genti che sprezzano

in

Intorno a

ci, Gr.

Romano, G.

B.,

Jri

Ardi.

un

In Ispagna

non credono nesad

alti

gradi

le lettere

stor.

*.

XVII

aiciliano,

(1892j, pp. 1-27.


2

TiRABOscHi, Storia

d.

vedano ora:
Moti umaMariweo (Caltanissetta, 1911); P. Venna,

lett. ital.,

G. Noto, Lucio Marineo umanista


nistici in

Ispagna al tempo del

VI, libro

Cultori della poesia in Ispagna durante

(Adria, 1906)

il

regno di Ferdinando

Precettori italiani in Ispagna durante

il

il

Cattolico

regno di F.

il

C.

mondo umanistico spagnuolo (Rovigo, 1906).


3 Opus epistolarum Petki
Iartyris Anglerii mediolanensis (ed.
Amsterdam, 1670): cfr. !. I, 1, ad Ascanio Sforza, 2, al conte Bor-

(ivi,

di

III, 76. Si

siciliano (Catania, 1901), e

1907); Nel

romeo,

6,

^ Op.

a Pietro Marso.
cit.,

1.

I,

3,

a Teodoro di Pavia,

I 51,

a Gabriele Mendoza.

Cfr. per questo disprezzo degli spagnuoli verso le lettere

rineo, Epist. famil.,

1.

VII, ep. 3 e

7.

anche

il

Ma-

SPAGNUOLI

V.

consolava

lui si

di lettere

in

un nanerello

gli sparvieri,

ROMA E

Roma

tra

se

giganti?

d'ingegno, agli studi delle lettere.


zione
tere,

ma

armi

dalle

impedimento

alle

si

armi?

vano procacciato
gli

'.

col poteva

Qual colpa, in fondo,

alla

il

sentimento che non dalle

tragga onore, e che


^,

Pietro ]\[artire formavano

mai tra

spagnuoli se da bambini e per lunga tradi-

gli

soleva ispirar loro

si

grande uomo

di

non un passerotto tra

chiamare quel popolo, cosi ricco

togliere sopra s l'ufficio di

avevano

91

IN ITALIA

fama

In Ispagna ho

che cosa sarei

IN

Ma

le lettere

let-

siano

l'ammirazione maggiore

di

due grandi sovrani, che ave-

Spagna tanta

felicit di vita.

Se

uomini due corpi possono essere animati da un

due sono corpi che un medesimo spiuna medesima mente governa. Xon c' unit in na-

solo spirito, questi


rito,

tura che avanzi l'unit di questi due

seguirono

il

^.

sandro Giraldino, precettore delle principesse


ch, dopo
sire di

reali); cosic-

un paio d'anni, Pietro Martire poteva non

aver lasciato l'Italia per l'insueto paese

umanisti

italiani

altri

suo esempio col recarsi in Ispagna (come Ales-

italiani,

che o praticarono

di Napoli o quelle dei principi di

*.

la corte degli

E da

arros-

questi

Aragonesi

Spagna, uscirono molti

libri

di eloquenza latina intorno alle cose di col, ossia, oltre le

gi ricordate opere del Panormita e del Riccio, e l'altra di

Lorenzo Valla De rebus a Ferdliando Aragonice rege


copiosa serie di quelle del Marineo,

De Aragonicz

Op.

cit.,

Op.

cit.,

ledo.

con

gli

regibus,

I,

1.

21, a

De

De laudibns

rebus Ilispan/ce memorabiUbus

Teodoro di Pavia.
Mendoza, arcivescovo

V, 102, a Pietro Gonzalo

cfr. I, 17,

gesfis, la

Ilispaiice,
'.

di To-

a Fernando di Talavera, sulla concordia delle lettere

la milizia: e

V, 103, ad Ascanio Visconti.

Op.

cit.,

I,

Op.

cit.,

II, 71,

TiKAuoscHi,

6,

1.

c.

Pomponio Leto.

76.

Altre notizie sulle relazioni degli spagnuoli con

umanisti italiani in Faui.nelli, Rass.

bibl.,

VII,

2()5.

V. SI'AfiNl OLI

l'2

IMMA K

IN

ITALIA

IN

L'aiimiirazioiic, clic Pietro Martire

per Fer-

iiuinire.>ia

dinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, ci conduce alla


nuova grandezza, all'importanza politica che la .Spagna
prese nel giudizio

degli

italiani

seconda

nella

nieti'i

del

secolo decimoquinto. Nella prima met, l'insediamento in

Napoli

di

Alfonso d'Aragona aveva suscitato, pi che altro,

timori o preoccupazioni: tra lui e

nuate, dopo la pace del 1444,

genovesi erano conti-

meno aperte le ostilit ';


considerava come un mezzo barbaro,
o

pili

Cosimo de' Medici lo


e Francesco Sforza si piegava a sopportarlo pensando che
senza Alfonso avrebbero facilmente preso piede in Italia i
francesi
di

^.

E sebbene

l'adulatore

vedere l'Italia tutta sotto

com'era

allora,

il

Enea

sub comnunitatibus

regiui rirtutes jjroemiat

^,

quando

contro Firenze, un poeta fiorentino

Silvio

dominio
,

si

di

augurasse

lui,

perch

nel 1447 egli


gli

grid

anzich

cor nobile
si

volse

gran re d'Araona, qual dispetto

t'ha fatto venir contro al fiorentino

popul, che t'era servidor perfetto?

Non pensar
di

perch

Ma

tu incoronarti del

regno

Talia per forza di tua gente,


il

nome

tuo non n' ben degno

non avevano luogo per

questi sospetti

^.

la

pi lon-

tana grandezza di Ferdinando e d'Isabella: dei quali un

mita

Bracellei,
in

nme

di

De

bello hispanico,

Alfonso

ai

genovesi

f.

A4, e lettere scritte dal

e dal Bracelli, in

nome

Panor-

di questi,

ad Alfonso.
2

GoTHEix, op.

In un'epistola a Mariano Sozzini: epist. 39, nell'ediz. di Basi-

cit.,

pp. VI, 400, 483-4.

lea degli Opera, p. 526.


'

Eifer. in Flamini, Lirica toscana del rinascimento, pp. 131-2. Cfr.

contri) Alfonso e

319 sgg., 360.

il poema di Antonio d'Agostino di


Piombino del 1448: in BR. II. SS., XXV,

suoi catalani

San Miniato sull'assedio

di

V.

SPAGNUOLI

cronista narrava

ROMA E

IN

matrimonio, con

il

Ferdinando in Castiglia

93

IN ITALIA
la

travestito,

famosa andata di
soggiungeva:

giunto che fu in Castiglia la regina Isabella, a dispetto di


molti grandi di quello paese che volevano per loro re lo
re di Portogallo, lo fece re di Castiglia, e se lo pigliai per

marito: di

modo

d'Aragona

e di Castiglia

che, mo' che i morto lo padre, sar re

magnificava come
renti

casto,

non avendo
ragione a

Vespasiano da Bisticci

virtuosissimo sopra tutti

religioso,

di

rispetto a persona,

signori

tutti, cosi ai

ma

signori,

non ubbidire

come

agl'inferiori
il

ed

es-

freno agli

che solevano governare a loro

re

il

pa-

facendo universalmente

sendo riuscito con cotale fermezza a porre


irrequieti

(suoi)

una inviolabile giustizia

lo

modo

^.

Tanto pi l'ammirazione era senza timori, e per cosi


in quanto quei possenti so-

dire sentimentale e poetica,

vrani apparivano tutto intenti a compiere l'opera della

Spagna contro
timo grande episodio

stiana

Granata,

gl'infedeli e

si

della lotta secolare

E sembrava,

in

verit,

di

la

vedere

zione di quella guerra cavalleresca, che per


le

aule d'Italia

canterini e

cri-

assisteva allora all'ul-

le

conquista di
la

realizza-

piazze e per

poeti dipingevano alle avido

immaginazioni, narrando dei paladini di Carlo e dei cavalieri

d'Art.

Fu

gentil guerra (scrisse anni dipoi

il

Na-

vagero), non vi erano ancora tanta artigliarla... e molto pi


si

potevano cognoscer

mani

e ogni di vi

bilt di

Spagna

di portarsi
la corte

si

vi

valentuomini... ogni di erano alle

faceva qualche bel fatto. Tutta la nosi

trovava, e tra tutti era concorrenzia

meglio e acquistarsi pi fama... La Regina con

sua dava grande animo a ognuno.

gnor che non fusse innamorato

Passauo, Giornali, pp. 39-40.

Vite, p.

in

Non

vi era si-

qualcuna delle dame

158-9 (nella vita del card, di Gerona).

94

\.

SI-AI.

MOLI

KdMA K

IN

IIAI-IA

IN

della Regina, le (|uali essendo presenti e certi testimoni di

(luanto

faceva da cinscaduno e dando spesso

si

sue mani a

andavano a combattere,

()U('lli cIk;

suo lavore, e

le

armi

di

e spesso alcun

dicendoli parole die gli faces-

torsi alle volte

sero core e pregandoli che n(n portamenti loro facessero

amavano, qual' (luell'uomo si vile,


poca forza, che non avesse vinto
animoso adversario e che non avesse osato

cognoscere quanto
si

di

poco animo,

ogni potente e

le

di

si

perder mille volte

pi presto che ritornar alla sua

la vita

signora con vergogna;

por

(die si

il

pu

Con
in

che questa

dir

guerra fusse principalmente vinta per amore

'.

giubilo fu accolta, e venne festeggiata dappertutto

Italia,

la

della

notizia

stiani in Granata.

A Roma

dell'entrata dei cri-

vittoria,
si

accesero fuochi di gioia e gli

ambasciatori di Spagna offersero

al

popolo una giostra rap-

presentativa nel Circo agonale, costruendo per l'occasione

un castello di
come ho gi

legno, al quale fu dato


detto,

giuochi di canne-;
quell'occasione

da Cesena

^.

il

nome

di

Granata;

e,

celebrarono altres corse di tori e

si

il

dramma

Similmente

Navagero,

il

cardinale Riario fece recitare in


Historia Bcetica di Carlo Verardi

alla corte di Napoli, nelle varie feste

Il viaggio fatto in Ispagiia et

compendio

pp. 26-7 (questo viaggio

musio, scritte nel 1525 e '26;


nezia, 1561, pp. 661-706). Si

cfr. Lettere

veda anche

Francia (Venezia, 1563),

una serie di lettere al E,adi XIII huomini iUustri, Ve-

di

il

Cortegiano, III, 35, 51 e note

relative del Gian.


2

BuRCHARDi, Diar,,

DE Avila:
to'inan

Ya

en

Granada con

I,

Roma
sailas,

444-7, e cfr.

Aqui corren

ya muestran triumphos compuestos

stati,

TiCKNOR, ed.

il

Panegirico di Diego Guilln

s'encienden liogueras

por

toros, alti

eslo,

jueguan

Ya

fingen que

caias,

Ya

gu-

(Brani riferiti nelle note al

cit.).

Ba'tica, ad E,. P. Eaph8elem Eiarium cardinalem (Romse, per Eucharinum Silber, 14SB): ristampata in Hispania illustrata (Francof., 1603), II, 861-77. Nell'ed. originale si vede la musica di un canto in volgare italiano, che si ritrova
3

Caroli Verabdi C.esexatis, Historia

V.

SPAGNUOLI IN ROMA E

per l'occasione,
alleg-orici

recitarono due

si

farse

uno dei quali

del Sannazaro \ in

95

IN ITALIA

drammetti
mostrava

si

Maometto, smarrito, non sicuro pi in nessun luogo, ve-

dendo
soi

'1

gran Lion

branche

Fernando,
le

Tu

e si

molte miglia

di Castiglia Distender

profetava l'ulteriore impresa:

darai, battagliando, a' turchi eccidio

feste del carnevale di Firenze

canto del Moro di Granata

Tra

ud in quegli anni

si

li

gran

il

Donne, quest' un moro di Granata,


di real

sangue

come vedete

e bel,

rotto fu in quella

onde chiede merc, donne

Ferdinando

di

Aragona

infatti,

discrete...

come

predestinato distruttore della potenza

minacciata dai turchi,

ranza. Egli

si

degli

italiani

musulmana;

volgeva a

lui,

1890^

il

e l'Ita-

trepida di spe-

medesimo sembrava consapevole

anche nel Barbieki, Cane, musical (Madrid,


questa

^.

scorge dall'au-

si

gurio del Sannazaro, appariva agli occhi

lia,

guerra fortunata,

della missione

e la cui

prima strofa

Viva
con

la

viva

la

el

gran re Don Fernando

Eej^na Donn' Isabella

Spagna

pian de gloria triumphando

La

cita

et la Castella,
!

mahometana,

potentissima Granata,

de

pagana

la falsa f

dissolta e liberata,

per virtute et

Fernando
Viva Spagna
del

man armata
et Isabella.

et la Castella,

pien de gloria triuniphando!

nuova

Croce, I

Canti carnascialeschi, ed. Guerrini,

teatri di Napoli,

celebranti la presa di

Granata

veda Farinelli, in Rass.

libi.,

ed., pp. 8-9.


p. 79.

e le lodi di

VII, 264.

Per

altre opere italiane

Ferdinando ed

Isabella, si

96

V.

che

SI'A(iNlOLI IN

incombeva, e nel

ii;i

f^iuj^no del

un ambasciatore, dolendosi
frf'f|U('Tili

per sua parte,

ITAMA

149:}

inviava a

laddove

continuo cxponebat statum siiinn

siiam pr salute christianas.


continuo certando

cum

teressamento che

si

et

fidci

nutriva per

le

et

egli,

vitam

pr ipsius augimento,

> '.

infidelibus

Roma

che scoppiavano

delle guerre

cristiani e cristiani,

tra

Italia

in

K IN

]().\IA

Ci accresceva l'in-

sue azioni e per

la

sua

persona; onde nel dicembre del 1492, allorch pervenne


in

Roma

pato

la notizia dell'essere egli

ai colpi di

un

e festeggiamenti, e

avventurosamente scam-

fecero dimostrazioni di gioia

sicario'"^, si

un Marcellino Verardi

(nipote di Carlo)

componeva pel solito cardinal Riario la tragicommedia Carmine heroico, dai titolo: Fernandus servatus. Ad accrescere
l'aureola che lo cingeva di gloria e fortuna

anni seguenti, la meraviglia dei

negli

si

aggiungeva,

Nuovi mondi

>,

che un italiano aveva scoperti por Castilla y por Len^.


Niun timore, niuna preoccupazione la potenza di Fer-

dinando

il

destava

Cattolico

per

italiana;

libert

la

quel ramo della sua casa, che s'era trapiantato in

per l'appunto sembrava dive-

nel regno di Napoli, allora

nuto

E veramente

affatto italiano.

nostante

le

d'interessi,

come ben

modo

lo

giudicava

assai spiccato

principe italiano del rinascimento.

Infessura, Diario, pp. 287-8;

BoRCHARDi, Diar.,

Si

GuiccrARDiNi

il

Guicciardini

^;

e rap-

carattere politico del

Non seguiva suoi cone meno ancora nel


i

cfr.

si

BoKcnAuui, Diar.,

la

Spagna per lungo tempo

alle invasioni

ri-

straniere, cominci e

afferm come potenza in Europa,

nella

II, 80-1.

II, 27-32.

vedano, sulle cagioni onde

crebbe in fama e

inedite,

il

Spagna nemmeno nell'ardore,

guardata come paese in preda


del

Ferrante di Napoli, no-

tracce della sua origine spagnuola, era italiano

presentava in

giunti di

Italia,

le

osservazioni

sua Relazione di Spagna del 1512-3 (in Opere

VI, 278-80, 285).


Storia d^ltalia, alla fine del

1.

I.

SPAGXUOLI IN ROMA E

V.

fanatismo, religioso

97

indarno un frate Francesco spa-

talciic

IN ITALIA

gnuolo, con la frode del ritrovamento del libro di san Cataldo,

procur di sospingerlo a scacciare

giudei ^

E anche

quel certo che di spagnuolo che in lui era rimasto dalla sua
nascita e dalle sue consuetudini giovanili,

vedeva

si

affatto

abolito nel suo erede, Alfonso II, al quale Tristano Carac-

descritto ci che di

ciolo,

predecessori,

desiderali imus,

forestiero era

uno

beneficio instanraturi

nuenint

italiano del

mevano

presagivano dal di

banda

dalla

tutto".

ma non

di B'rancia,

Passako, Giorn.,

Bandello, Novelle,

l'epistola del

quando

fuori

all'Italia,

era

te-

si

forse

certo da quella di Spagna.

Sugli ebrei in Napoli,

cfr.

pp. 173-4:

cfr.

Gothein, op.

cit.,

prova della mitezza dei sentimenti che

Galateo, De

ge-

te noljs

Se pericoli dunque

Notarsi acomo, Cronica,

p. 54;

32.

I,

pp. 409-11. Si veda, a

vano

ancora nei suoi

cuncta quce (concludeva) in avo patreque tuo

neophitis (in

Coli., Ili,

ispira-

125 sgg.).

ora l'eccellente monografia, tutta composta su documenti d'archivio,


di N. Feuorelli,

Gli ebrei helP Italia meridionale (Torino, 1915),

messa in piena luce

la politica di

us in loro favore. Qui anche (pp. 87-90, 224-5)


tizie
'

nuove su Leone ebreo


Oratio, ms. cit. Vero

e sugli altri

pochi mesi di regno, risenti

si

leggono molte no-

Abrabanel.

che Alfonso II per l'appunto, nei suoi


il

legame dinastico con

preso da scrupoli religiosi contro gli

meno

dove

protezione che Ferrante d'Aragona

ebi-ei,

per quel

la

Spagna,

che appare

fu
al-

dal suo testamento (in Gallo, Diurnali, Napoli, 1846, pp. 31,

37, 39).

B. Crock,

La Sjiwjna

nella vild itaiana

VI

La protesta della cultura italiana


CONTRO la barbarica INVASIONE SPAGNUOLA.

ji
Ci

bisogna tener presente per intendere

lo

stupore

e poi l'umiliazione che colse gl'italiani, quando, messo a


ferro e sacco
Sicilia

il

loro paese dai Galli, videro risalire dalla

schiere di spagnuoli

dapprima a fronteggiare co-

storo e aiutare alla liberazione della terra italiana, e qual-

che anno dopo vincere daccapo


essi

lirsi

dominatori in

di quel dolore risuona

Non

hai

tu,

Italia.

francesi,

ma

per istabi-

L'eco di quello stupore e

ancora nei versi dell'Ariosto:


Spagna, l'Africa vicina,

che t'ha vie pi di quest'Italia offesa?

E pur

per dar travaglio alla meschina,

lassi la

il

prima tua

si

bella imp resala

Conduceva la nuova impresa quel Gonzalo di Cordova,


Gran Capitano -, la cui fama era volata la prima volta

Orlando, XVII, 76.


Su questa denominazione, datagli

dagli italiani,

si

veda

la

Breve

parte de las hazanas del excelente nombrado Gran Capitan, riferita in

Maetnez de la Rosa, Ohras completas (Paris, 1S44), III, IIB. E si consultino ora le Crnicas del Gran Capitan, edite dal Rodriguez Villa
nel t. X della Niieva biblioteca de autores espaioles (Madrid, 1908), dove
sono Las dos conquistas del reino de Ndpoles, edite gi in Saragozza, 1554.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

per l'Italia tra

novelle della presa di Granata, e

le altre

un pugno

che, venuto nel regno di Napoli con


del giovane

aiuto

in

99

Ferrautino contro

re

uomini

di

francesi

di

Carlo Vili, aveva altres liberato Ostia restituendola alla

Santa Sede; onde, accolto come in trionfo in Roma, era


rosa, che ogni

papa fregiato della

stato dal

anno

ponte-

solevano assegnare a qualche insigne personaggio della

fici

nuovo nel Regno per

Cristianit K Entrato di

Calabrie nella estate del 1501 contro

la via delle

francesi, nel

giugno

anno occup Atripalda, alzando (come subito si seppe in Napoli) la bandera de Re di Spagna in
detta terra -. Parve poi cedere alla preponderanza delle
del seguente

forze

1503
la

fi-cincesi,

grande battaglia

Napoli,
il

la

riducendosi in Puglia;

il

Cerignola,

di

il

13

nell'aprile
il

del

28 vinceva

maggio occupava

29 dicembre dava la battaglia del Garigliano e

gennaio

ma

giunsero rinforzi dalla Spagna, e

gli

dtl

1504 otteneva la resa di Gaeta

con che

conquista del Regno era compiuta.

Una canzone spagnuola celebrava

allora la caduta di

Gaeta, esprimendo insieme l'orgogliosa coscienza della nuo-

va

e irrefrenabile

possanza della propria nazione


Gaeta nos

si

quiere

tambien
Si

el

lo

es subjeta,

el

Capitan,

sera Milan.

poderoso Senor,

rey de los cielos y tierra,


"^

qiiiere

hacer est guerra,

l quieti sera'

defendedor?

Si su favor da favor
a ntiestro
los

GuicciAiiuiNi,

1.

gran Capitan,

franceses qu haran ?

I: cfr.

Ghegorovius, Storia della

VII, 460.
2

Passauo, Giornali,

p.

129.

citt

di

Roma,

100

riAl-IASA

cll/J'lJUA

VI.

liAidlAIUK SFAONI'OLA

I.

Los podi-rosos Leones,


reyes de

muy

f/rand estado,

descuiden de su rmjdado,
descansen. sus corazoncs;

passadas san sus passiones,


y

tir

en bien irmi,

h'u'ii

quo iodo

'.

lo f/finarnn....

quel chierico Alonso Herncindez, che abbiamo

trato in

Roma

tempo

al

ricordalo la Hstoria partenopea, ossia

pose in

gloi'ia

del

manifestava anche
orgoglio

Spagna.

Gran Capitano,
in

lui

modo

re Cattolici erano

poema che com-

suoi pessimi

nei

popolo

versi

grande

assai chiaro questo

sovrani, dei guerrieri, del

dei
I

il

incon-

abbiamo gi

dei Borgia, e di cui

tutto

di

maggiori che aveva avuti

quella terra dopo l'invasione moresca; e non mai vi era


tanto accordo

stato

come

tra

aquestas son cosas de alto texidas


della provvidenza divina.

Il

essi

sudditi

loro

codesto alto consiglio

Gran Capitano, padre

della pa-

tria, luce spagnuola raggiante sul Lazio {luzero de EajmTia

que

el

Latin ha lunhrado), ha dimostrato al

che valgono

gli

potenza francese

storo spetti

Spagna

dominio del mondo.

giunge schernevolmente)
si

e della sua gente, che

francesi, togliendo la cieca opinione


il

a-

San Iacopo, a Loreto, a Roma,

par che non ne conosca altro che

il

campo

ma

del

la

Francia

Gran Capi-

quale ofire e uomini e cavalli e artiglierie.

popolo spagnuolo ha

sanno

che a co-

diversi santuari (ag-

sogliono portare dai devoti offerte e doni;

tano, al

quel

che vi sono forze potenti nel grande

occidente, forze di

debellare

mondo

spagnuoli di fronte alla dianzi celebrata

la

virt dei dominatori;

Barbieui, Cancionero musical de

1890), n. 340, p. 172.

los

siglos

XV

e,

sebbene

X Fi

il
i

(Madrid,

VI.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

francesi siano certamente prodi, gli spagnuoli

li

superano

nella persistenza, determinati a morire o vincere

Yspanos ardientes y

remando

animosos.

colera con malenconia,

la

dan

quales aquellos

los

muy

101

tal osadia,

que mueren 6 acaban sus hechos farnosos.

Nell'entrare

ma

combattimento, sembrano

in

s'infiammano via

via,

E sono

terribilit di violenza.

lenti

molli,

finch giungono alla pi alta

prudenti, temperanti, fedeli

a tutta prova, ligi agli antichi costumi

Antiguas paternns han ynstituciones,


que padres d hijos las bien enseharon.

unos con otros despues pro.ticaron,

los

y hazen de aquellas sus obscrvaciones....

Pronti di mano, vivaci d'ingegno:


ci che pi

voro e con

la

le

ventura col

la-

spada:
fuera

un

que

Onorano

chieder l'elemosina

offende, e cercano la loro

li

d'

Espana vy alyuno partir

rreal solo apenas lo lleva,

y va hasta

Roma haziendo

que nunca

le

falla corner

tal

prueva,

vestir.

donne, sono cortesi:

siyuen de niilos tan noble crianca.

mas no por

lisonja

Splendida vita conducono


uso di mandare

da paggi presso

altri

ny

otro color.

grandi di Castiglia, e hanno

loro figliuoli per alcun

grandi, in

tempo a servire
vi apprendano

modo che

virt e punto d'onore:


virtud y doctrina, y mejor conoscer
cn

qvnn

sotil

pena

consiste la honrra,

102

n ALIAVA

CUI.TIJKA

VI.

non possa,

di culliUM e

che

ciuci

egli

stiul,

(li

huyan

sin Ics tinpei'er

viveva

cIk-

'

H.A

in Italia o in

arnhic-ntc

lasciar senza l)iasinio la poca stima

gramii fanno delle lettere:

Kn
o

no han

solo ufi coso,

y desto

me

poncn sus

neranieno

rtdvertencia,

spanto, no qideren hazcr


hijos dolrina aprender,

muy gran

y lian en las letras

Ma

SI'A( \

esquioen (i'shonrni

(lesdc p'ijes,

finsi,

y presto In
stiblx'iic

K HAl'HAIMK

quest'ultima

necessaria, qualche anno

negligencin...

aveva stimata

restrizione

innanzi,

un

altro

scrittore spa-

gnuolo, che era, a dir vero, altrettanto buono storico quanto

Heruindcz buon poeta:

lo

il

Vagad, che nel 1499 stampava

frate
in

Fabrizio Gaubcrte di

Saragozza una sua Cora-

nica de Aragon: libro puerile senza dubbio, censurato poi


dagli stessi spagnuoli

(ma pi che per

stretto nazionalismo aragonese


sai

significante

della

Spagna

in

altro,

forse,

per

lo

dell'autore), e tuttavia as-

come manifestazione

del

sentire

quegli anni ^ Tanto pi che

il

comune
Gauberte

scriveva per incarico dei deputati del regno di Aragona, e


la sua

opera fu esaminata dai

famosos doctores

lugarteniente de justicia de

Maiote, e
tore)

il

Re Cattolico

que anadiessen en

Una

tan eyregios magni ficos y

messer Goncalo Garcia de Sancta Maria,

la
el

Aragon

e messer

Gaspare

approv ordinando (dice

l'au-

salario que assignado vie Jwvie-

copia di questo rarissimo volume

si

serba tra gl'incuna-

boli della Bibl. universitaria di Cagliari, e potei studiarla in Napoli

per cortese concessione del Ministero di pubblica istruzione. Per la


descrizione bibliografica rimando al Gallardo, Ea^ayo, IV, 850-1. Se-

vero giudizio del Gauberte d el bachi'ler Juan de Molina , nella


SMU Cronica antigua de Aragon, stampata a Valenza nel 1524, e che
una traduzione dell'opera di Lucio Marineo: di questo voi. copia
nella Bibl. naz. di Napoli: cfr. Giorn. stor. d.

lett.

ItaL,

XXIII,

403-5.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

ran que diessen algo mas, porqu

mas

miicho

se le

meregia de quanto

ellos

sciando stare la fantastica storia che


degli spagnuoli antichi,

il

prima

quali,

le

agradara

assignaran

La-

Gauberte delinea

dei greci e dei ro-

ya por inmortai fama arveavan toda la Europa ,


loro re Espero sojuzg primero la Italia, y Hesperia

mani,
e

que

seguii

lOo

il

corno a

Espana

non

sarebbe poi saputo nulla a causa della negligenza

si

degli scrittori

de su nomhre la llam

tutte cose delle quali

spagnuoli e della improntitudine di quelli

greci e romani;
tesse della

Spagna

lasciando stare

il

panegirico che egli

procedere che i)roprio degli encomi

(col

popolari di paesi e citt), vantandone la superiorit per doti


naturali sopra

le altre

mondo, per

terre del

l'aria, pei pro-

dotti agricoli, per gli animali domestici, pei pesci di fiume

di mare, e per tutte

le

generosa sulle altre genti


parallelo nel quale

deprimendo questa
gentili

il

da osservare

Gauberte mette

la

il

frequente

Spagna con

l'Italia,

e celebrando quella. Gli spagnuoli sono

cavalieri (egli

gli italiani:

sterminate ricchezze che riversa

dice),

non avidi mercatanti, come

la gente de acd toda refuye y

anda mug

lexos

de las tristes ganancias, partidos, interesses y mercadurias

de Italia, que alla todo

se

vende bien corno acd todo se d;

mds a la corte que a la tierra y


mds en cavalleria, en honrra y
de nianos, mds en crianca, fidalgia
comun en Alemana y Francia, que

la gente de acd toda sahe

al irato, toda est puesta


esfuergo, que en officios

y nobleza, que
los

mds son

la gente

offlciales

y viven de sus artes, todos salen a va. Ma non solo gli uomini, si

rones acd, y varones de honor

anche
lia,

le

donne d'Ispagna valgono meglio

e per

una ragione che non

si

di quelle d'Ita-

aspetterebbe udire da

quel monaco di San Bernardo, espresso -professo del monastero di Santa Maria de Santa F: perch le spagnuole

sono

redjji^

come

le

italiane.

Senonch

lo

non

strano elo-

gio era la premessa di un'atroce accusa contro gl'italiani:

104

(Tl/n UA IIAMANA

VI.

//

corno son

de

las

vids diilcfs (juc

no

Ytalia,

Ito

l<is

di:

dn Jlrsjjdn en dexar

crimincs fieros

ci'ae

los

tan jmvorosos y

alla se platican >. Della

potenza

tica si pu immaginare su (|unl tono egli parli:


prodotti del suo
fornisce al mondo, non solo
i

solo

ma

generosi destrieri,

suoi

mucho

alla: no s si lo calle, nias razon

dexar y poner en olvido

les f'azen

scr f'rias,

th-

saber feslejav y scr

ni

ij

hombrex tan de amores vencidos,

sufre: detleneii los

lo

quo

damas

l'asta Uis

aliii

HARI5AKIK SPAONLOLA

i:

capi

nello

spirituale e

nel temporale, pontetiei, imperatori, re. Spagnuolo

Ales.sandro; spagnuolo l'imperator Massimiliano,

cavaliere di
di

Portogallo e

all'Italia la

madre era

quell'et, la cui

Spagna

le
^

papa

maggior

ligliuola

dono del magnanimo

f'

della magnilcenza:

il

del re

principessa Eleonora d'Aragona.

della

insegn agli italiani

poli-

Spagna
suolo, non
la

Alfonso, che

virt ad essi ignote della cortesia e

para que mejor

la instruyesse y ense-

nasse cerca de la magnifcencia y de la vlrtud mcs real y


famosa que es la dadivosa grandeza, cortesia y crianca, que
los principes

de antes ni sabian

de Ytalia del recibir tan

magnificameite las emba,i:adas, ni menos del mesurado festejar de estrangeros,

quanto despues han deprcndido del

renissimo

soberano y

fonso

festejador

Che

se

si

volesse dire (obietta a s

Gauberte) essere stato

il

il

il

la

don

se-

Al-

medesimo

mondo qual uomo

bastardo di un re spagnuolo

che minaccia l'Europa,

rey

il

successore di Alfonso in Napoli,

Ferrante, bastardo, apprenda


sino

magnanimo

Spagna

il

contro

il

sia per-

pericolo

vero baluardo della

Cristianit; e di essa sola e di niun'altra la gente d'Africa,

loda la morisma, ha paura; e gi l'impresa d'Africa sa-

rebbe un fatto compiuto se l'Italia non avesse chiamato


i

francesi e la

Francia non

si

fosse

rovesciata in Italia

si la siempre discorde y tan zenzillosa Ytalia no zizahara


discordias, no procurara su perdimiento y estrago,
senhrara
y
mcddito
llamar
su enemigo y ponerlo en su casa.
fasta

VI,
el

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

desatiento cniel y de la Italia que

Francia que
loda

la

tal

sigvi

le

105

llam y del rey de

para tanto perdimianto y dano de

Christiandad....

Tale era l'atteggiamento

spagniioli, consapevoli

degli

della loro potenza, inebriati dalla loro

buona fortuna,

or-

gogliosi delle loro forze e virt di fronte agli italiani, mi-

suranti ormai l'un popolo


superiorit e creando

sentendo

all'altro e

la

propria

per essa perfino una preistoria o

leggenda. Atteggiamento assai diverso, politicamente, da


quello degli spagnuoli che avevano gi messo piede in Sicilia,

invitati

stessi

ribelli

per ragioni
al

sveva

eredit

di

dominio francese

dai

diverso

siciliani

altres

da

quello degli spagnuoli, che erano venuti in Napoli con re

Alfonso, chiamato nelle cose del regno per l'adozione che


di lui

aveva

fatta la

parte del baronaggio.

seconda Giovanna

Ma

e sostenuto

da una

diversissimo poi nei rispetti della

cultura, perch gl'italiani erano adusati a vedere gli spa-

gnuoli presentarsi come ammiratori e discepoli, e discepoli perfino umili,

come gi

re Alfonso e

tanti signori e

prelati e umanisti di quella gente, e mettersi a imparare

dagli italiani

buoni studi e

buon

il

latino, e

procurare di

spogliare l'ispidezza barbarica, e talora da guerrieri tra-

mutarsi in dotti e in poeti.

Il

tuo avolo (diceva

il

Fontano

un suo carme a Girolamo Borgia) venne in Italia seguendo il fiero Marte, ma a te ora piacciono non lo armi,
dolci studi delle Muse
si
in

Sirisium, Borgi, dornus


Siris in Herculeis

est

advenn

tua,

quam

rigai

amnis

littoribus.

His consedit avus, terra devectus Ibera,

quem procnl a patria Marlis

me

Pi larghi

abeqit amor.

estratti della cronaca del

in Rassegna pugliese,

XII

Gauberte furono dati da

(1895), pp. 38-41.

100

CULTCRA riAMANA K UAUIIAUIK

VI.

Te nec

Cosi del
i

iter lioslili

Cnvaniglia e

esatto parlare

della

liana, serbato

la

quale

gli

E non

-'.

spjignuoli
ita-

il

caso di Ferrante

d'Avalos, marchese

quale, al dir del Giovio, parlava spagnuolo

il

da fanciullo

Napoli leggeva

ii;

Perch come

leria"*.

pontaniana

con

furono or-

carattere e le costumanze del loro paese,

il

citando a riprova
di Pescara,

tenacia

Avalos e

{^li

avrebbero, di fronte alla cultura

Italia

in

ensis,

it;ili;iii.ir<nu

(;

1.A

plart-t.... .

altri spa^^niuoli, clic

accademie alfonina

iianiento delle

immigrati

prw(hi cruore

aininunsirono

si

i);iri

Gucvara

wreus

bella iuvatit, ncc te iuvnl

parta

^l'AfiM

libri

D'Avalos erano

spagnuoli di cavalstati

primi ad ac-

cogliere l'influsso d'Italia, cosi Alfonso d'Avalos, padre di

Ferrante, al dire del medesimo Giovio,


in odio gl'ingegni

spagnuoli

^;

e se

il

aveva

del tutto

giovinetto Ferrante,

rimasto orfano, fu educato alla spagnuola e tra spagnuoli,


e

si

profess connazionale di costoro, e dagli italiani fu poi

giudicato quasi traditore, ci accadde per l'appunto nel periodo della piena fortuna di quel popolo in Italia.

il

danno

si

restringeva a quel baldanzoso atteggia-

mento, assunto dal popolo vittorioso e dominatore

come accade, l'ammirazione per


si

la potenza, la

ma,

moda che

trae dietro, l'adulazione che essa suggerisce, fece pronta-

mente dilagare
re

dei

in Italia, in quei

e del

Cattolici

Spagna,

le

guaggio,

forme

loro

primi anni, col gran

Gran Capitano,

le

sociali, le qualit di divertimenti,

gli abiti morali,

le

nome

usanze di
il

lin-

cose buone e le cose cattive,

stimate buone anch'esse perch proprie dei vincitori e au-

Eridani,

Si

'3
*

f.

180.

II,

vedano

20 {Carmina, ed. Soldati,

le Biografie degli accad.

GoTHEiN, op.

La

cit.,

II, o84).

pontaniani del Minieri Riccio.

p. 406.

vita del marchese di Pescara, in Vite di

XIX

huom.

ili.,

cit.,

CULTURA ITALIANA

VI.

trici o

tali

Quanto

di

107

credute della loro forza e della loro vittoria.

spagnuolo era gi

in Napoli e in

anni del secolo;

non

BARBARIE SPAGNUOLA

JE

in

Italia,

Roma, si ravviv e
e la Spagna parve

ma

solo con le sue armi,

zionale, sforzando

la

e particolarmente

dilat in quei primi

si

allora invadere l'Italia

con tutto

tradizione,

costume

il

suo spirito na-

il

la

cultura

stessa italiana.

Che

rappresentanti di questa cultura

tentassero

che a

brava barbarica (ed^sra-in^lli^anche nel


della parola, nel

_ ign'ti

clic

'.ito

sdegnassero e

si

reagire a quella invasione

di

inirn.i

e<si

sera-

i^

.--^^iiiiicato

dii'tiuo vichi ano ,^_dLiL_bar-

barie g ener osa ), e deprecassero il medioevo che risorgeva


con fresche forze sul sacro suolo d' Italia contro la rina-

scenza e l'umanesimo,

che s'intende, e pu essere

cosa

confermata con molteplici documenti, e gi abbiamo avuto


occasione di recare in proposito alcuni giudizi del Fon-

tano e di

Ma

altri.

nessun documento pareggia per calore

di aflPetto e ricchezza di determinazioni particolari

detto

il

trat-

meridionale Antonio de P'erra-

tateli latino dell'umanista


riis

un

Galateo (dal suo luogo natale, Galatone, in

Terra d'Otranto): un trattatello


che, rimasto a lungo inedito,

non

col

titolo

De

educatione,

fu pubblicato

prima del

come egregio lavoro

1865', e allora venne assai

elogiato

di etica e pedagogia, e

luogo a fantasticare che per

esso

il

nome

die

del Galateo

di monsiijnor della Casa"':

Negli

passasse

ma

come

nessuno

si

titolo al trattato

avvide del carat-

Scritti inediti o rari di diversi autori trovati

Otranto, pubbl. da F. Casotti (Napoli, 1865):

duzione italiana nel voi.

nella prov.

di

ristampato poi con tra-

II della Collana di scrittori di

Terra d^Otranto

mi varr per le citazioni. Per altre


mia nota in Giorn. star. d. leti, ital.,

(Lecce, 18G7); della quale edizione


notizie

bibliografiche, cfr.

XXIII,

394-7.

2 II titolo del

nome

di

libro del

Galeazzo

la

Casa

desunto,

come ora

{Galateo, alla latina) Florimonte.

assodato, dal

(__,..

108
toro

])roi)i'in

licnto
Il

riAl.lANA

f'I"I/n'RA

VI.

di

I-.

scrittura

(|u<ll;i

M-\(.M

I;AIv'I;aKMI:

(il.A

suo storico

del

sig^ni-

'.

Galateo, allora (|uasi sessantfnuc, a\cva trascorso gran

parte della vita in Napoli

e assai praticalo gli spagnuoli

'^,

della corte di re Ferrante, e appreso quella lingua e fatto

conoscenza con

opere di quella poesia, e os-

le principali

servato caratteri e tendenze spagnuole, giudicandoli sem-

pre da italiano, crede e custode della civilt paesana. Nelle

guerre
guito

nese

clie

avevano insanguinato

parti aragonesi

le

voleva dire per

contro
lui

il

Regno,

italiano

aveva

egli

francesi^;

le

ma

napoletano

se-

arago,

fedele alla discendenza, fattasi napoletana, del re Alfonso.

pu intendere con quanto smarrimento

si

animo egli
Spagna nelle

di

assistesse all' intromettersi degli spagnuoli di

cose di Napoli, con l'apparenza di protettori dei loro pa-

ma

renti,

in effetti per farla

e asservire

il

tolico era stato tale

vano nel

che

giustificarlo

GoTHEiN, op.

II

da padroni e

paese alla Spagna.

^
;

gli stessi

ma

che

cit.,

del Galateo per colorire

si

allora

sostituirsi a essi,

procedere del re Cat-

spagnuoli

s'

imbarazza-

non pochi carezzavano

vale assai bene delie testimonianze

quadro da

il

Il

lui tracciato

della cultura del

rinascimento nell'Italia meridionale, non conosce del Galateo se non


le epistole

pubblicate nel

Vili dello Spidlegium del Mai

t.

il

dialogo

Heremita, che crede inedito, laddove era anch'esso gi pubblicato nella


citata ('ollana.
~

veda ora sul Galateo

Si

la

tonio de

Ferrar is Galateo, pensatore

Vecchi

e,

De

Il

monografia
e

A. re Fabrizio, An-

di

moralista del Rinascimento (Trani,

1908).

educatione, ed. cit., p. 141.

Gauberte, che scriveva nel 1499, dice di Federico che regnava

allora in Napoli,

que de

mano de rey de

Castil/a

y de Aragon espera

Hernndez, spettatore della rapina, se la


cava con parole impacciate, affermando che i re Cattolici < han ellos
avido algun desplazer Del rey don Fedrique e lo deven hazer, Y algale

para siempre

poseerle

lo

causas que causa trai/a

(Hist. parthenop.,

1.

ii).

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

ancora
al

speranza che egli avrebbe restituito

la

giovinetto figliuolo

(osserva

Anche

Guicciardini)

il

magnanima

si
il

duca di
non consideravano

vano sperare nel secolo

essere

restituzione di

Galateo era tra quegli

un tanto regno

illusi,

scettro di re Ferrante

lo

aspettava che

giovinetto tornasse a suo tempo in Napoli,

mano ferma

dominio

re Federico, Ferrante

di

Calabria, condotto da lui in Ispagna

nostro

il

109

reggere con

vecchio.

il

il

suo

Il

timore era, per allora, altro: cio che, in tanta prepotenza


di

spagnuoli, quel giovinetto

spiriti

italiano,

educato

in

Ispagna, non tornasse affatto cangiato da italiano in ispagnuolo.

Suo padre,
pedagoghi

re Federico, gli

aveva messo accanto come

conte di Potenza e l'umanista Crisostomo Co-

il

lonna, con gran plauso del Galateo, che aveva gi circa

1500 manifestato con una lettera


cosi valenti educatori

-.

nel 1501

di

nelle

mani

Ispagna,

difesa

alla

il

Taranto;

precettore ve

e,

il

piena sua fiducia in

Col suo allievo,

di Gonsalvo, e

Galateo, che gli era

la

il

Colonna

si

trov

caduta questa citt

mandato il duca di Calabria


accompagn. A lui dunque

in

lo

amicissimo

volle confidare

il

suoi

timori e le sue speranze e fare avvertimenti ed esortazioni

e prese perci a scrivere, tra gli ultimi mesi del 1504 e

primi del 1505

un

trattatello,

Storia

la

(.V

^,

una lunga

De

il

Italia

1.

epistola,

educatione

*,

che divenne addirittura

del quale discorriamo.

vi.

seconda tra quelle edite dal Mai, nello

Spicilec/iuvi,

dove

vedano versi del Fontano su Crisostomo e sul Potentino, nostfos queis licet educare reges . Sul Colonna, G. Augelluzzi,
Intorno alta vita e alle opere di Crisostomo Colonna da Caggiaiio, potitaanche (Vili, 511)

si

niano aixademico (Napoli, 1856).


3

La data

XXIII,
^

Il

fu determinata

Galateo

gli diresse

da me, in Giorn.

parecchie epistole.
stor.

d.

letf.

Hai.,

898.

Nei due mss. che ne ho veduto

(Bibl. Naz., V. F. 78, e Bibl.

110

VI.

11/11 1{A

AI.IA.NA

II

SI'A.M'>I,A

l'.AiniAKII-;

I.

(lov scriverla in un'ora di j^raiuli; concitazione,

comprovato dal disordine che

e ripetizioni

clu; vi

vi

re^na,

dal!*'

come

digressioni

al)bondano, e insieme dalla vivacit

dello stile, che esprime la sollecitudine ansiosa, vibrante

nell'animo dello scrittore.

sottomessa

troppo lunga prova era stata

sua pazienza dallo spettacolo dello spagno-

la

lismo trionfante e dalle iattanze degli nomini


zione;

ma

ad accrescere

componeva
il

di

(|U<-lla

na-

sua irritazione, projn'io mentre

la

quell'epistola, gli era

venuto tra mano ahim

libro del Gauberte, la Coronica de

messo addirittura fuori della grazia

Aragon

',

di Dio, e

che

aveva

lo

contro

cui

il

autore egli prorompe in ogni sorta di contumelie, dicendolo:

insanus quidam, nescio cuius ordinis aut pecoris monachus;

Gothus aut Poenus aut

proselyth.es,

Italice; chronistes

maior

cornlsten

celtiber ;

appello)

ipse

bestia,

tam ineruditus quam

sima,'

(sic

profanus, barbarus hostis

enim

se

ipsum, sed ego

vitio gentis, arrogantis-

inflatus superbia gothica

e si-

mili. Se quel libro, pubblicato gi da alcuni anni, non


aveva ricevuto dagli italiani la risposta che meritava, ci
dipendeva dall'essere scritto non gi in latino, ma in ispa-

gnuolo, lingua nella quale

non

Brancacciana, VI. A. 11) reca


Chrisostomum
1

et

il

possedevano come

tutti

Galateo era versato

lui

ma

che

^.

semplice titolo: Galateiis medicus ad

il

de' educatione.

Insolens

et

insanus nescio cuius armenli ntonacJius cogit

me

insanire,

ea quce non eranl propositi mei. Occurrit viihi, antequam epistidam

gnarem,

illa

si-

insana bellua; \on potili vie continere, quin responderem, nec

ignoro responsionem

meam UH honori futuram >


De educatione, per errore

stampe citate

del

tura, recano

uoine dell'autore

il

(ed. cit., p. 122).

Le due

di manoscritti o di let-

della Coronica

come Gambertus,

in-

vece di Gaubertus,
'-

'Si

latine scripsisset, navi

versatus, linguani
tice et

non omies

ut

Galateus, inter Hispanos

hispanicam noverunt, multos haberet, qui temerilali,

ingratitudini eius obsisterent

(ed. cit., p. 132J.

itisci-

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

Sulla trama dell'epistola, che

una rassegna

111

compa-

razione delle varie forme della educazione antica e mo-

derna per raccomandare quella


che tutto
guardi

si

assomma

non Hispanum.

recde,

mere

Ma importa

dipingendo, accompagnato in
di

di orrore.

domina

li

stesso

la

sugli altri e

per

ri-

Italuin

accepisti,

riordinare e riassuil

Galateo viene

Nel quale quadro

unifica e segna al

lettere

si

messo in luce:

il

disprezzo

ossia per la cultura, che gli spagnuoli,

simili in ci ai francesi, affettavano e

vantavano.

berte, nei suoi panegirici dei re d'Aragona,

nobili spagnuoli

stimavano che

il

culto

compiaceva ^^

si

delle

lettere

convenisse alla fidalgia, alla nobilt^. Conoscere

secondo

essi,

Gau-

Il

nel notare che nessuno di essi aveva saputo di lettere:

era,

il

tempo

differenza capitale rispetto ai costumi italiani,

sempre quello che gi


le

chiarito, e

da continue esclamazioni

lui

repugnanza, di sdegno,

tratto che

Italum

quadro dei costumi spagnuoli che

il

gi

essa,

nella esortazione al Colonna nei

giovane principe

del

non giova indu-

italiana,

giare; n da insistere sul fine di

cosa da ignobili, da rustici;

il

ma

non

latino

U-

assai

avevano caro Valgaravia, quel loro emettere dal fondo


della gola crassi suoni saracenici, ossia arabicamente aspie questa

rati;

{fidalgus et

stimavano loquela da nobile e cortigiano

palatimis), da gente galante (galani)

^.

Del pari

ripugnanti alla bella scrittura latina della rinascenza,

si

attenevano -con ostinatezza, come a segno di nobilt, a


quei lunghi caratteri che chiamavano

Ed.

cit.,

p.

Ed.

cit.,

pp. 129, 133-4.

Ed.

cit.,

pp. 131, 134, 136, 138.

antica, o

una

gotici ,

riempiendo

ia7.

codesta del Galateo la pi

delle pi antiche aifermazioni della derivazione arabica

delle gutturali spagnuole;


aflEatto

scartata:

cfr. il

teoria che ebbe poi molto corso ed ora

Grundriss del Grber,

I,

400.

VI.

Ili'

carie

Jo

che

U riAMANA K MA|;HAIMK Sl'AfiNLOLA

ancore e

inesplicabili ubelisclii, di

di

uncini,

di

Galateo non pot mai apprendere a decifrare,

il

(|ii,iiido
tlei

(Jt:i/ri

|)ri

li

vide la prima volta,

g-li

parvero caratteri

mordi della scrittura umana

vano discendenti, con

'.

dei goti

gloria-

si

che aveva incivilito l'antica Spagna e ingentilito

gue iberico

col

Roma

ingratitudine verso

!>iingolare

Ma

sangue romano.

goti

san-

il

erano vera-

essi

mente, venuti dalla Scizia, salvo pochi che serbavano


santa semenza di

Roma;

uomini veramente
il

Villena,

contro

vano

il

tra

Spagna, ed erano, dei recenti,

illustri di

Juan de Mena,

il

Lucena, che levavano

la

voce

vanto spagnuolo dell'ignoranza. Eccezioni forma-

altres, tra gli

spagnuoli conosciuti dal Galateo, quel

Diego Mendoza, prode capitano

non a un goto,

risaliva

la

pochi erano stati gli

(|uali

e,

fenici,

ma

che nella sua genealogia

^,

a un

ibero

quel NFiez

Ovo di Napoli^, che


affid i suoi figliuoli a Pietro Summonte, discepolo del
Fontano, per ricondurli, quando che fosse, in Ispagna,
Docampo, castellano

Castel dell'

del

esperti nelle lettere ed

educati all'italiana

che strinse d'infinito affetto

stia,

giacch, diversamente da

Docampo erano

Galateo

frizzi o

Rara mode-

Docampo;

al

pi dei connazionali del

gonfi vantatori di s

sparmiavano nei loro


(in

lui,

il

*.

medesimi

donayres,

come

li

^,
e non richiamavano

suls dictarUs quoe donarla dlcunt), gl'italiani^. Agli ita-

Ed.

cit., p. 134.

quel Diego Mendoza, nella cui casa

role ingiuriose per gl'italiani, che


letta (cfr. lo stesso
3

La guardia

Capitano:

si

il

La Motte

disse le pa-

diedero luogo alla disfida di Bar-

Galateo, De pugna Iredecim equitum, in


di questo castello gli era stata

veda nel Cantalicio, De

bis recepta

intorno al Docampo, Yriarte, Cesar Borgia,


i

Ed.

cit.,

pp. 110-11, 129, 134-5.

Ed.

cit.,

pp. 132, 155.

Ed.

cit.,

pp. 130, 131.

Coli., II, 261).

commessa dal Gran

Parthenope,

II, 209, 228-9.

1.

IL

Cfr.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

liani,

mercanti e

gretti,

secondo

ma

essi,

113

sobri e gravi e

dediti alle opere dell'ingegno, secondo l'opposto sentimento

del Galateo, essi

si

argomentavano

dar solenne esempio

di

magnificenza e vita cortigiana e galante,

di quel che sia

contrapponendo all'ideale italiano l'ideale spagnuolo dei


grandi di Castiglia, che
di mollezza

in

mostravano tracce

tante cose

costume arabico. E,

orientale, di persistente

anzitutto, nelle troppo squisite mense, con le pietanze ar-

tificiosamente composte e condite e profumate, con le cosiddette

pietanze bianche

fercula), cerotti piuttosto

che

biancomangiari

nello scalcare gli uccelli, nello spargere

gare

tovagliuoli, nel porgere le

il

sale, nello spie-

coppe \ E poi nella mulie-

continuo conversare e galanteggiare

brit della vita, nel

con

(alba

minuto cerimoniale

cibi, e col

donne, con lunghe e vane ciance; e nell'andare in

le

giro di notte, e anche di giorno, giovani e vecchi, a far

siche e canti alle porte delle belle

conseguenza
loro

corpi:

^.

Il

uomini davano ai
mani inguantate, petto

cure femminili, che

le

unguenti

profumi,

gli

nudo, anelli, braccialetti, catenelle; e


capelli finti o
il

si

tino

"*.

Da

vecchi mettevano

Da

^.

ci

anche

protratti sonni nelle ore del mat-

ci gli abiti adulatori^, e

prova d'ingegno

tingevano e imbellettavano

far della notte giorno e

mu-

che portava seco di

motti, le arguzie,

il
i

tenere

come forma

frizzi, le

piacevolezze

o ledo'ias (liispanos lepores, blandltias argidulas, scommata,


ledorias)

^.

Amavano

assai

vallereschi celebravano

il

giuochi di lucro

cosiddetto

Ed.

cit.,

pp. 140, 141-4.

Ed.

cit.,

pp. 120-1, 146-7.

Ed.

cit.,

pp. 121, 147, 162-B.

Ed.

cit.,

p.

Ed.

cit.,

p. 165.

145.

Ed.

cit.,

p.

138.

Ed.

cit., p.

151.

B. Croce,

La Spagna

nella vita italiana

"
;

e di quelli ca-

giuoco delle canne

114

ClLTlltA riAIJANA

VI.

clic

Galateo ammirava sulle loro parole prima di averlo

il

perch non s'intendeva

visto, e, vistolo, forse

non

resche, disprezz:

fuggi ed

inseguo

io

un

ma

deve,

roso e un inseguire

il

compararla a quella

lo

scudo non

al

come

da pau-

uomo

forte:

poesia? Si poteva osar di

la loro

Dante

di

tu

petto

insomma un fuggire che

fuggente che non da


'.

striduli e

tu insegui, io fuggo

opporre

, e

alle spalle, e

cose tutte da moreschi

guer-

di cose

vi trov altro che gridi

arabici, bende, turbanti e

si

MAlniAIUK SPAONUO[-A

i;

e del Petrarca, e in partico-

grande canzone all'Italia? Che cosa


era a petto del Petrarca un Juan de Mena, 1' Omero spalare al Petrarca della

gnuolo

cazione

comento?

che cosa era

Coroimcin, o piuttosto

la

Ed

come

dicevano

si

ma

^.

se

si

voleva intendere

tutta

la

educavano

fanciulli, all'educazione

ragonata a quella italiana.


semplici cavalieri,
e nobili, molto

mandavano

valevano come di servi,

li

mu-

al

modo

spagnuola pa-

grandi di Spagna, nonch


i

loro

inferiori a loro di

grossolanit e

bassezza del costume spagnuolo, bastava guardare


in cui

co-

ispagnuolo (coplendores)

in

effeminata, languida, lamentosa, triste era la loro

sica

di

petto degli italiani, quei piccoli verseggiatori

spagnuoli non meritavano di esser chiamati poeti,


pidatores,

Corni-

che un cordovese aveva adornata

di costui,

a cavalieri

figliuoli

grado; e questi se ne

mettevano a praticare

ragazzi o rapazes (veri rapaces alla latina o

coi loro

mariuoli

all'italiana); e cosi,

secondo pareva agli spagnuoli, diven-

tavano pi pazienti

alle fatiche, maliziosi,

arguti, astuti, audaci;

ma non

subdoli, pronti,

certo pi saggi, verecondi,

modesti, buoni, perch quella era educazione servile, da

Davo

non da Panfilo. E

Ed.

cit.,

Ed.

cit.,

p.

Ed.

cit.,

p. 152.

p. 155.

154.

si

affermava altres che

si

stimasse

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

modo

pregio, in quel

115

ingannare e de-

di educazione, sapere

stramente rubare o sottrarre, dir facezie a questo e a quello,


chiedere danaro per giocare e

prendere sul
e

serio, le quali

cose offerte per ischerzo

le

maniere tutte

rovina dell'Italia; e gi

la

la

sequela delle sventure

listo (ironia

del nome), che, fatto

danneggiare

la

pontefice,

adoper a

si

discendenza del suo protettore Alfonso, e

avrebbe devastato

mato

ita--

aveva preso origine dai papi spagnuoli, da quel Cal-

liane

l'

Italia se la

morte non

lo

avesse fer-

da quell'Alessandro o Rodrigo, suo nipote, che

prosegui e port a compimento l'opera dello


i

chiamavano

si

lodavano come desenvolturas ^ La Spagna diventava cosi

ed attrasse

zio,

francesi prima, e francesi con spagnuoli poi, sulle terre

italiane^.

le

schiere spagnuole, gi adusate a combat-

tere guerre di odio e di sterminio contro gli infedeli, gli

catalani che avevano risuscitata e resa consueta

spagnuoli

Regno

nel Mediterraneo la pirateria, venuti nel

numero, settemila

fanti

sicch sorse allora

il

gli

in piccolo

appena, bastarono a impoverirlo;

proverbio

spagnuoli non nasce pi

filo

sulla terra che calcano

d'erba

^.

Ma

ci si po-

teva dire un nulla a paragone della corruttela che ave-

vano introdotta o andavano introducendo nei costumi,


distruggere
al solito si

afflitto

l'antica

vantavano

insegnato agli italiani.


le

di avere,

Ma

dopo

essi

mai? Non certo

leggi, l'arte marinara, la

il

loro arrivo, molto

a Dio fosse piaciuto che non mai

prore spagnuole avessero toccato

c'insegnarono

col

seriet italiana. Gli spagnuoli

mercatura,

lidi

ma

seggi, schiavit navale, giuochi, lenocin,

Ed.

cit.,

Ed.

cit.,

pp. 112-4.

Ed.

cit.,

pp. 164-5, cfr. p. 177-8.

pp. 132-3.

le

Che cosa
armi,

le

la pittura, la scultura,

l'agricoltura o altra civile disciplina;

italiani

le lettere,

usure, furti, cor-

amori meretrici.

11;

IIAMVNA

(I'l,Tri{\

\I.

la professione, del sicario,

cantare molle e

il

tanze arabiclie, l'ipocrisia,


guenti,

proriiiiii,

le

K MAK'HAKIK .SPAfiNl'OLA
lu}^Liirc, le

pie-

e delicati, gli un-

letti soffici

cerimonie della mensa e altrettali va-

come

nit, dej^^ne di essi, die,

tutti

barbari, sono m-n

meno

libidinosi che crudeli. Dai francesi prima, e poi dagli spa-

introdotte le

che

pompe

dopo

costumi;
gioco,

regno

particolarmente nel

giiuoli,

l'abito

lo sfrontato

avvento, cresciuto

loro

il

mentire

del

(dice in

Italia le adulazioni,

tu convertito in

mini mortali della Maest

voi,

il

dare a uo-

della Celsitndine,

inaili e

tutti

piccola iniuria

armas

e cliiamare

puerili ol>servantie

di

con consiglio de

per una
Ri de

arme

mandar

iniuristi, chi

lo

vanissimo blasone, di non so che sable


inventioni et reticulose de
di

fava di San

Ed.

cit.,

pp. 117, 123-5, 151.

Ed.

cit.,

pp. 121-2:

il

campo

et chi

statuti del diavolo, et di

li

Martino

et

lettere et di rispondere

ha da dare

appellandosi a certi

vane

li

requesto et requestatore, di fu-

arme

scara, Ri

con

sfidare

le

cavalleresche;

paroleta

gire et di nascondere, di

tili

le

servitori e schiavi nelle sottoscrizioni, e

dei duelli, aecomi)agnati da sottigliezze

las

bacio

il

superlativi adulatori^. Dagli spagnuoli, la frequenza

per ogni
rt

dare a

il

ogni vilissima persona della Signoria vostra, e


piedi, e

s'intro-

costumi de

sua scrittura) sono venute in

altra
il

del

nefandi,

agli italiani,

aragonesi*. Dai

gli

vizio

il

perfino quei vizi

',

Gauberte attribuiva

dussero veramente con

Occidente

sono state

Xapoli,

di

e ricercatezze delle vesti ed altri mali

et sinobe*. sot-

Ri de arme, Ri di ma ^.

E da

Pttdel dicere, sed dicam, quia

essi

verum

dagli

est: ante

adventurn Aragonensium nulli in aula procerum huius regni puer venales


erant aul custoditi: incognitum erat illud vitium ante adventurn exterorum
>

Esposiz. del Paternoster, parte seconda, in Collana,

<

Colori araldici: nero e verde,

Esposiz. del Paternoster, ivi, pp. 25-26.

XVJII,

79.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

VI.

altri stranieri, la vog-a delle favelle straniere,

col risorgente toscanesimo del

suso

e
le

latino

il

omo

onde

non intende
le

parti

sapere

il

Evangelio

lo

coble e

punto che

al

Christo

di

lemosini,

li

dilettano

come

egli,

de

stato

se fosse

quelle

in

giudicando e

al-

che

a coloro

algaravia e di lor romance

la

latino,

il

etc, e pure sapr

altrimenti

sembrato, com'essi solevano dire,

leydo

lingue de

le

trimenti parlando e scrivendo, temeva che


si

in di-

francese e castigliano,

tene a gloria intender

si

straniere e vituperio e rusticit sapere

genti

bene

chi

che insieme

mandavano

volgare,

pare molto hello (egli scrive), e da

pratico e cortesano

non dir che

117

sarebbe

innocente et

nezio,

Galateo deprimesse al fondo francesi e \^y


spagnuoli, spagnuoli particolarmente, e ripetesse il motto

Ma, sebbene

che Dio fece

il

altri

gli

popoli

dall'olio e

francesi e gli

spagnuoli dalla morchia che avanzava', e sebbene levasse

paragone

al cielo al

nezia,

immagine

viveva vigoroso

l'Italia,

e soprattutto la citt di

dove soprav-

dell'antica libert italiana,


lo spirito italico

Ve-

ed era ormai riposta ogni

speranza dell'avvenire^, egli non poteva, nel corso e alla


sua giovenalesca descrizione, togliersi di mente

line della

un dubbio

come

o,

che

obiezione,

dice, lasciare senza risposta

coi loro

pure

riusciti vincitori
Il

di

altri

popoli, e

della Italia civi-

che vorrebbe dire per noi, imparziali

derni, che egli, se anche aveva ben notato


della

tacita

codesti

orridi costumi, coi descritti loro vizi, sono

goti,

lissima'*.

una

udiva farglisi. Codesti spagnuoli,

barbarie, non

difetti e

aveva saputo scorgerne

Esposiz. del Paternoster, parte

De

Ed.

cit.,

p.

127.

Ed.

cit.,

p.

155.

I,

la

e
i

movizi

virt, la

pp. 119-50, parte II, p. 101.

educatione, pp. 134-5.

IIH

cri/ri'RA italiana k iakuauik spaoni.'ola

VI.

fresca giovanile

irruente virt.

Ma

Galateo se la cava

il

con una risposta, com'egli dice, da medico qual

simi, e altri, docili

medici e astinenti, morire:

ai

morbo non

era indizio non gi che quel


elio

consigli dell' igiene, uscir salvi da inoi-bi gr.ivis-

ai

ril)(lli

egli era

aveva visto pi volte uomini intemperanti,

cio che egli

fosse

il

morbo,

che

ma

capricciosa fortuna era intervenuta aiutatrice e sal-

la

vatrice;

e,

ria sitfatta

ragione

moralmente parlando, una sanit o una


non era oggetto

vanto o

di

vitto-

di gloria, talch

consideravano delitto capitale aver

cartaginesi

vinto in battaglia, quando la battaglia era stata malamente

ordinata e condotta

mettevano

il

Risposta ingegnosa e arguta,

*.

giera e superficiale;

e,

piede sul collo

e corrottissimi

ma

leg-

per intanto, quei pazzi spagnuoli

vincevano

ai savi italiani,

quei leggieri

gravi e gl'incorrotti.

giovi-

Il

netto Ferrante, duca di Calabria, non tornava pi in Italia,

dove invece tornava qualche anno dopo,

solo,

suo pre-

il

cettore, Crisostomo Colonna, che ritroviamo negli anni ap-

presso precettore di una principessa italiana,

L'ultimo rampollo dei sovrani

di

Bona Sforza*.

Napoli rimase prigioniero

dell'Aragonese di Spagna; e invano per aiutarlo a fuggire


dalla prigionia e tentare

per

lui

cende

!)

di quel conte di

avere tramato
vecchio

^.

la

Ad

Germana

Ed.

AuGELT.uzzi, op.

cit.,

p.

figliuolo (strane vi-

principe
egli

spagnuolo,

sposava poi

di Foix,

la

il

attorniato da

vedova

del

Re

moriva mezzo secolo dopo

156.

illustrem doniinam
3

il

Sarno che era stato decapitato per

congiura dei baroni contro Ferrante

Ridiventato

una corte spagnuola,


Cattolico,

riconquisto di Napoli perdeva

il

Filippetto Coppola,

la vita

cit., p. 15:

Bonam

e cfr. l'epistola dello stesso Galateo,

Sfortiam (in Collana

Sdmmonte, Historia di Napoli,

labria, Caracciolo.

De

cit., Ili,

III, 455-7: e cfr. sul

1B9).

duca

varieUite fortuna:, ed. Gravier, p. 89.

di Ca-

VI.

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGKUOLA

in Valenza,

di

si

conserva

San Sebastiano, da
composta sotto

considerare

suo ricordo nel monastero


'.

anni dopo della invettiva da

sei

titolo

il

il

fondato

lui

medesimo Galateo,

Il

lui

dove

De

educatione, cominciava a

rassegnazione, con

cose diversamente, con

le

119

calma, perfino con qualche luce di speranza. E, lasciando


capricci della Fortuna, riprendeva

un

altro

pensiero di

quell'epistola, la teoria della successione delle

monarchie:

pensiero col pessimistico, perch se ai romani era stato

assegnato
gnuoli

il

ferro, agli spagnuoli invece

ultimi degli uomini e pessimi

tornare in mente
fines sceciiloriiin

nuove

parole di san Paolo

le

devevevunt

'.

Ferdinando

vittorie di

ammirato dei viaggi

il

Ma

fango, agli spa-

il

che

sunt in quos

il

nel 1510

facevano

gli

scosso dalle

^,

Cattolico sui lidi di Africa,

e delle scoperte

nuove

di

terre che

spagnuoli e portoghesi venivano compiendo, non pot pi

vedere nel fato delTegemonia spagnuola un avvenimento


al tutto sconsolante.

avuto

sua

la

cartaginesi,

Gi ciascun altro

parte nella storia:

romani,

germani; e solo

gli

sparte {soli IILspani

goti e

dei

longobardi,

spagnuoli erano stati

fin

greci,

franchi e

allora in

hucusque vicissitudinem non

runt): sebbene fossero stati

aveva

popoli

orientali,

gli

di-

liahue-

sempre riputati uomini

fortis-

simi, militando a servizio di altri popoli, dei cartaginesi o

Con
Spagna

dei romani.

re Ferdinando, che

aveva spazzato dalla

terra di

gli

ultimi resti del

servaggio, e istruito

La

societ, che

si

accoglieva in Valenza intorno al duca di Ca-

labria, e la vita di essa, sono descritte nel Libro inlUulado

El C'orlesano

di Luis Mil.x (ristampato nella Coleccin de libros i-aros 6 curiosos,

Madrid,
2

De

Ad

1874).

proposito

t.

VII,

educatione, pp. lOJ, 163.

Cathoicum
le

re/jeni

Ferdlnandttm (in

osservazioni del Gotiieix, op.

Coli., Ili, 105-16):

cit.,

pp. 418-9.

v.

in

120
il

rn/riHA itatjana k makuakik

VI.

popolo nella

venivano ora

li.sciijlina

pi-iino

al

ynante, caput orha

ndh- buone

niilitare e

posto sulla scena del

erit).

essi

Ic-j^gi,

mondo

(te re-

che formava oggetto

l'Italia,

aveva visto gl'infedeli

delle cupidigie turche e gi

rare

si'A(ni*ola

affer-

sue sponde, ne avrebbe ricevuto, come tutta la

le

protezione e salvezza.

cristianit,

ceva), ascoltate

non cattivo;

il

un

di

s))agnuoli

\at(',

o spaguuoli, sono venuti

lasciate sfuggire

nem; venere

detto non

l'occasione:

voi sappiate congiungere

di-

(egli

un

nonio

vostri tempi;

non
che

necessario a tal fine

fortuna

alla

di

perdite, Hispaui, occnsio-

7/e

Ma

vestra tempora!

ma

la virt,

alla forza

l'umanit.

a simili sentimenti partecipava

dal volontario esilio di Francia,


re Federico.

si

ed eletto a guida

il

vittorie e della potenza di

Posilipo,

tempo

al discorso; e:

dopo narrati

felici

il

suo

il

il

Sannazaro, uscito con

nuovo presero per via a discorrere


alla grotta di

Sannazaro, reduce

Gran Capitano moantichit dei Campi flegrei

narra che, avendo

strato desiderio di visitare le

il

dove aveva seguito

lui

da Castel-

della grandezza, delle

Spagna. Ma, pervenuti innanzi


poeta die abilmente altro giro

(disse), signore illustrissimo, che,

progressi di

Spagna, entriamo nelle

grandezze d'Italia; conciosiach questa grotta, per quello


che Ella desidera, opportuna occasione a noi porge
rievoc
e

fasti di

somma

con

Roma

e d'Italia,

dominatrice dell'Orbe,

attenzione di quel signore, e lode dell'una

tocc
vari avvenimenti de' regni,
mentre conchiudendo diceva che, ove la nazione spagnuola
era stata in cattivit, oggi, cosi vicendevolmente cambiando
e dell'altra nazione,

il

cielo

reggiava

suoi influssi, quivi essa con

somma

gloria signo-

'.

G. B. Crispo, Vita di Giacopo Sannaza-o (Homa,

15913},

pp. 21-3.

VI,

CULTURA ITALIANA E BARBARIE SPAGNUOLA

La Spagna aveva
vincere
si

vinto, e, a giudizio

^Machiavelli

del

liani,

se gli

e,

del

umanisti

si

dei

Guicciardini

politici ita-

aveva saputo

^,

rassegnavano,

121

politici nostri

restringevano allora a studiare oggettivamente e fred-

damente
poeta

fatto

il

sognavano

un'Italia

vigoroso e proficuo

l'uso delle armi, cosi

gnuoli

come

accaduto, o tutt'al pi,

Machiavelli,

e gli altri popoli,

un principe

riprendesse

presso gli spa-

italiano,

prasse per la sparsa e discorde e serva Italia

Ferdinando

il

e alla plebe, anch'esso

bestemmiando, che

Si

veda

il

Quanto

Cattolico.

si

al

cati di

che adole

arti

di

popolo, ossia al popolino

mormorando
spagnuolo -.

rassegnava, solo

Dio s'era fatto

Principe, capp. in, xvi, xxi; e del Guicciardini la ci-

tata Legazione di Spagna del 1512-18 (nel voi.


2

politico-

il

che

Havite dicto che Dio

partiaJe o

VI

delle Opere inedite).

spagnuolo?

uno

dei pec-

bestemmia, sui quali s'interroga nello Speculum confessarioruni

(1525) di fra

Matteo Corhadone

(cit.

dal Capasso,

miglia a Sorrento, Napoli, 1866, pp. 16-7, 227).

li

Tasso e la sua fa-

'-

VII

La societ galante italo-spagnuola


nei primi anni del cinquecento.

Ma.

mettendo ora a tacere


ci

diflfusione

in

gnuole, che

il

lamenti e

sdegni dei

gli

conviene considerare pi particolarmente

puri italiani,
la

Italia

delle

tendenze e costumanze spa-

Galateo fermava quasi alla loro entrata per

coprirle di vitui)er. Chiaro che se egli levava

contro

la

moda,

la

moda

gnolismo dispiaceva, ad
facile accoglienza esso

Napoli

minio

(il

di

altri

doveva piacere. E pronta

la

paese di terraferma che primo fu riunito

Re

Francia e Spagna,

e le intim di arrendersi

allo Cattolico

anche perch

incomenzata a levare a rumore


trarono subito

il

conte

grande aragonese

di
)

si

nel

Re

maggio del

Spagna

di

aperte

porte, en-

le

Matera (conosciuto gi

col

e altri signori, gridando:

Passaro, Giornali^ pp. 137-8.

aragonese s'era

gna! Spagna! ^ Molte erano in quella nobilt

po-

present a Napoli

la parte
e,

e,

sentiva pi leale

Quando

1503 un trombetta del Gran Capitano

la resa fu deliberata

si

la

Cattolici vide co-

continuazione di quella dei suoi re aragonesi,

nel seguire le insegne spagnuole.

di

do-

al

Spagna), nella societ aristocratica o baronale,

sta a scegliere tra

trovava infatti nell'alta societ di

quale, in generale, nella signoria dei

me

voce

la

esisteva, e che se a lui lo spa-

le

nome
Spa-

fmiglie

VII.

123

LA SOCIET ITALO-SPAGN'UOLA

originarie di Spagna, le quali non avevano altro maggior

odio che

marchese

francesi. Alfonso d'Avalos, figliuolo del

morto nel 1495 combattendo per Fer-

di Pescara Innigo, era

rantino; sua sorella, Costanza, duchessa di Francavilla,

Federico e agli

offerse a re

real

altri della

casa un asilo

nell'isola d'Ischia, che gagliardamente difendeva contro

francesi

cosi la sua

Hernndez

lo

la

elogia per aver dimostrato

nohlcza de Espaha, que antigua tenia

Alla so-

lenne entrata di Consalvo in Napoli, Innigo marchese del

Vasto and a incontrarlo a Poggioreale,


chiavi d'Ischia,

molto strettamente

consegn

gli

le

Gran Capitano a quello abbracci

e lo

Quella famiglia, insieme con altre

'.

immigrate nel secolo precedente,

mostr subito

si

spagnuola nell'animo e nel costume, come

vane Ferrante, marchese

si

affatto

vide nel gio-

di Pescara, e in Alfonso,

marchese

Senza dubbio, persistevano nel baronaggio napoletano gli avversi a Spagna, ma appartenevano di solito

del Vasto

2.

a quelle stesse famiglie che per odio degli aragonesi ave-

vano sostenuto

gli

angioini e poi

francesi di Carlo ottavo,

e che dettero ancora qualche segno di s nelle guerre seguite poi nel

Regno

e in Italia; sino a che

non furono del


]\Ia il nuovo

tutto convertite o vinto e ridotte all'impotenza.

governo s'industriava intanto, con molta prudenza


che

che

il

li

spagnuoli veleno meglio

alli

angioini

che eramo

misura

il

stati

suo

de

fine,

la parto lloro ^; e

come

si

e abilita,

Galateo osservava

riottosi, tanto

a conciliarsi quei

che ad nui

raggiunse

in larga

vide appunto nei riguardi della

pi potente famiglia di tradizione angioina e francese, la


Sanseverino, della quale esso strinse a s per sempre

Ivi,

p.

138.

Per

la

educazione spagnuola del primo

e pel secondo
3

il

Filonico, riferito in Arch.

Esposizione del Pater

nostcr.,

si

stor.

veda

il

Giovio,

nap., II, 813-1 n.

ed. cit., parte II, p. 12.

1.

il

e,

124

ramo

di

strato da

S(t(li:i.\

Bisifj;iiaiiu,

p(;r

rendendo

Salerno,

di

LA

\II.

aii

ALO-SPACiNrOLA
anni

liiiij^lii

spaf^iiolissinio

spagnuoii,

Il

i|U<'ll(j

giovane;

il

la'incipi

(l<.-i

ammae-

costumi,

di

Sanseve-

l'\'rrante

rino e facendogli sposare una catalana, Isabella Villamarino \

E quando

decenni dopo,

in costui, i)arccclu

sero gli antichi spiriti ribelli,


e fu costretto a esulare,

e n'ebbe in ultimo

venuta

la

riacce-

si

la

peggio,

nuova a Napoli

(scrive

un cronista suo amico), non fu casa che non se ne affliggesse, n fu persona che non se ne dolesse insin all'anima,
parendo veramente caso molto miserabile che un si gentil
signore, di tante buone qualit com'egli era, e tanto amato
da

tutti,

ribelle,

Anzi

avesse fatto alfine

si

cattiva riuscita,

facendosi

senza aver avuto dal suo re causa veruna di

gli

farlo.

amici e servidori suoi se ne andavano vergognosi

per ogni parte, quasi che avessero eglino ancora insieme

con

lui

commessa

ribellione

^.

Le proteste

di essere pi

spagnuolo d'atczione che altri di patria ,.che


sulla bocca del Tansillo, o di essere
lo

spagnolismo stesso

buon patriota

A. Castaldo,

dovere

hanno ora

che

piacenza personale

di

colgono

pi spagnuolo che

come diceva Antonio

sonavano con quel suono

si

]\linturno^,

e di

decoro e di com-

le

proteste di essere

sincero liberale .

p. 46. Gi il padre di lui, Roaveva ricevuto da essi in moglie


ed erede del duca di Villahermosa. L'alte-

Istoria, ed.

Gravier,

berto, pacificatosi coi re Cattolici,

Maria d'Aragona,

figlia

rezza di Ferrante

molti giudicoruo che fosse proceduta dall'edu-

cazione appi'esa dalla sua fanciullezza sotto la disciplina ed

stramenti spagnuoii

anni dell'adolescenza due maestri o


d'Oj'eda detto,

punte quasi

e l'altro

reali

ammae-

perocch ebbe nella sua puerizia e nei primi

don Giaimo

aii,

dicono, l'uno Giovanni

come

Castelvi,

quali lo educorno con

A. Castaldo, op.

Tansillo, Capitoli, ed. Volpicella,

cit.,

p.

tonio MiNTURNo (Vinegia, 1549).

122.
p.

363: Lettere di messer

An-

VII.

Se a ci

si

r.A

aggiunga

la

nazionali, s'intende

125

prevalenza che gl'interessi di

riportavano

classe o di casta

mente

SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

sovente su quelli

come baroni

propria-

italiani e

baroni

spagnuoli, militari napoletani e spagnuoli, assai presto


affratellassero e

si

societ e patria.

gi

immaginato che

il

Re

il

Cattolico,

come

di

Cantalicio nel suo

tano l'impresa del regno e la cacciata


parlasse dell' Italia

si

una medesima
poema aveva
affidando al Gran Capi-

sentissero componenti

dei

francesi, gli

la terra

foedera cui nostri semper iunxere parentes

servaruntque
et

Il

non

che ripeteva

tenne

cui lingua

ficem,

et

moribus iisdem

dissimiles facie nos astra crearunt


il

Gran Capitano

^.

nella breve orazione che

cavalieri italiani, amici degli spagnuoli e

ai tredici

combattenti nell'esercito di Spagna, che s'accingevano a

di-

fendere l'onor d'Italia contro l'insolenza francese:

de-

bere (gli fa dire

il

Galateo)

illos

meminlsse

Italicce virtutis....

seque sub felici auspicatu Catholicorum regum pugnare,


Italos atque

Hispanos gentem

dem Ungum: victoriamque


nis

futuram

esse eiusdeni sanguinis, eius-

gratiorem qucim Italis Tllspa-

Talch non

maraviglia che un letterato e cronista

spagnuolo, descrivendo qualche anno dopo


si

et

la societ

accoglieva in Napoli, notasse questa fratellanza tra

gnori napoletani

signori

che
si-

spagnuoli, viventi tutti d'un

animo e d'un cuore: Todos estos cavalleros mancebos y


damas y muchos otros principes y sehores se hallavan n
tanta suina y manera de contentamiento y fraternidad los
unos con
los

los

iinos

con otros corno

la tierra con ellos,

que dudo en di-

otros, assi los espaholes

misms naturales de

De bis recepta Parthenope, 1. I in


De pugna tredecim equitum, 1. e.

fine.

l'H't

\ II.

ver.sas t/erras

SOCIKT ITAI/)-SI'AGNLOLA

I,.\

liumpos jjassiulus ai

rri/nos vi la/yos

li

ym-

conformidad ni amor en tan esfonjados y hien


criados cavalleros ni tan galanes se hayan iallado >.

sentes tanta

Qaoste parole sono

da un

tolte

stin de amor, che, pubblicato


fu

assai letto

libro intitolato la (Ina-

prima volta nei 1513 \


molte volte ristampato in Ispagna e in

la

prima met del Cin(iuecento,

Italia e altrove nella

cora ebbe una ristampa alla fine di quel secolo

dimenticato, e piccolo cenno e superficiale ne fanno

poi
gli

e an-

ma venne

2,

della letteratura spagnuola

storici

Io

''.

non tanto pel suo pregio

l'attenzione,

ho rivolto

vi

letterario

(che

il

Ticknor esagera, anzi fraintende, riponendolo nell'essere


uno dei primi
come documento,

vergogno

di

tentativi

di

romanzo

chiamar

storico

),

quanto

una scoperta che quasi mi

e vi ho fatto

tale, cosi facile essa era,

sebbene

sia

strano che nessuno l'abbia fatta prima: che cio quello

un romanzo a chiave.

La chiave (direbbe

il

nostro Pascoli)

stava nella toppa e bastava appressarsi per vederla, girare e entrare


pressato

La trama
il

ma

nessuno, sembra,

si

era abbastanza ap-

del

romanzo

la seguente.

Al tempo che

re Carlo ottavo scese in Italia, Vasquiran, cavaliere spa-

Erroneamente

il

Ticknor, op.

cit., I, 389-90,

crede che la prima

edizione sia di Valenza del 1527: I'Amador de los E.ios, op.

Brunet, Man.

il

dano quella

Valencia, 1513, por Diego Gumiel

di

Conosco o trovo indicate, oltre

Zamora,

1519, e 1539, Venezia, 1533,

Venezia, 1554 (su questa

cfr.

versa, 1556, 1576, Louvain,

ne ha anche una senza

1.

s.

a.,

la

1539,

Medina

Ticknor
]\li

I,

p.

ma

Campo,
I,

1545,

408-10),

An-

La Questin
Menndez y Pelavo,

forse di Toledo, circa 1527.

cccxxvii, n.

Amador de

del

Salamanca, 1580, Anversa, 1598; e ve

fu ti-adotta in francese (Parigi, 1541). Si veda ora


Orlgenes de la novela,

prima, quelle di Salamanca,

Bongi, Annali del Giolito,


a.,

VII,

cit.,

d. libraire (5.^ ed., IV, 1012-4) ricor-

395-6, cfr. 495, e

los Eios,

1.
11.

ce.

valgo della edizione di Salamanca, della quale copia nella

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

^1I.

127

gnuolo di Todomir (Toledo?) andando alla corte dei Re

Ciramuda (Saragozza),
una dama a nome Violina; e, negando
pa-

Cattolici e passando per la citt, di

s'innamor

di

renti di lei di dargliela in moglie, insieme ripararono alla


citt di

mente

Valdeana (Valenza),

Felersina,

di

citt

alla

e di l in
la

propria-

Italia, e

maggiore

dell' isola

di

Col ha frequenti occasioni di vedere un

Sicilia (Palermo).

altro cavaliere spagnuolo,

Flamiano, nativo di Valdeana

dimorante d'ordinario a Noplesano (Napoli); e quando non


si

vedono di persona,

due

si

mantengono

denza epistolare. Ora accade che


squiran

la

la

sua amata Violina, e quasi

miano abbia

corrispon-

morte rapisca a Vaal

sventura d'innamorarsi

la

in

tempo

stesso Fla-

perdu-

in Napoli,

tamente, della giovinetta Belisena, che non vuole o non

pu sapere

versa cagione,
tro

Disperati per amore, sebbene

di lui.

da Napoli

ambedue
il

gli amici,

per di-

Flamiano spedisce

all'al-

suo paggio Felisel per ritrarne notizie e

una lettera di risposta e


come abbia trovato Vasquiran profondato nel suo
acerbo dolore di amore e di morte. Con la lettera si inizia
dargli le sue, e Felisel riporta

descrive

la disputa, la

Questin, che volge sul solito

dibattuto di casistica amorosa

ne trascrivo

Bibl. Naz. di Napoli, e

se sia

il

punto assai

da tenere pi

lungo

titolo,

infe-

che quasi uu

sommario: Questin de amor de dos enamorados : al uno era muerta su


amiga: el atro sirve sin esperanqa de galardon. Disputali qual de lo dos
sufre mayor pena. Entretexense en est controversia muchas carlas y enamorados razonamientos. Introduzense vias una caqa. Un juego de

Una
muy

egloga. Cierfas justas:

seior

Visorey de Napoles

con

ricos alaviof:

!<]

muclios cavalleros

letras et
:

donde

invenciones.
los

et

damas con

Concluye

se cuenfa el

la contraria fortuna de Ita vena.

La mayor parte de

et

obra

verdadera, Compuso est ohra un gcntilhomhre que

presente

a lodo

defectos

y corrutos vocahlos cor r egida.

elio.

Iialla-

numero de aquel

luzido exercito:
es historia

et

con la salida del

dos enamorados al presente se

van: para socorrer al sancto Padre: donde

cailas.

diversos

la

se hallo

Ultima impression de la presente obra: y de muclios

128

\II.

lice colui

I.A

SOCIKT ITALO-SPAflSrOLA

ama senza speranza

clic

o quegli

ha per-

clif

duto per morto l'oggetto del suo amore. Questione che noi
ora troncheremmo col dire che sono entrambi sventurati,

ed entrambi possono ammattire, morire, o anche consolarsi;

ma,

tempi, non piaceva

altri

in

mente

troncarla

preferiva girarvi intoi'no

si

cosi

filosofica-

con arguti confronti

e sottilissime distinzioni.

Alla disputa s'intramezza la discussione di una partirla

una giostra o torneo, nella (juale Flamiano arfatto un nuovo scambio di lettere e menata
innanzi alquanto la disputa, l'altra descrizione di una caccia, nell'occasione della quale Flamiano ha un lungo colde justa, di

meggia

e,

loquio con Beliscna, che con molta fermezza respinge l'ofdel

ferta

suo amore.

un secondo viaggio

Onde

l'alta

ravviva, merc

si

ha preso parte a un giuoco

Virgi-

canne, a una ma-

di

scherata e alla recita di un'egloga spagnuola, allusiva


suoi amori con Belisena,
in Sicilia,
sto,

ha un terzo viaggio

si

ai

di Felisel

portando doni e lettere del suo padrone. In que-

Vasquiran

si

risolve a venirsene anche lui a dimorare

in Napoli, e, lasciate le

per

la prosecuzione,

per

la

in

Palermo

lui

istituito

opportune disposizioni

diremo

sua morta donna,

si

da

cosi, del culto

mette in viaggio, ed eccolo

presso Flamiano, col quale riattacca la

questione

sieme vi hanno intorno lunghi ragionamenti. Dopo


concertano di
justa real

solita

miglia dalla citt, designato come

distante otto
liano

disputa

compagnia dei signori che


societ napoletana, si recato a un luogo

dopo che Flamiano, nella

compongono

la

del corriere Felisel e altre lettere.

offrire alla societ

e,

ottenuto

il

napoletana

una

permesso dal vicer,

e in-

di che,
tela de

si

celebra

di siffatti divertimenti,

giunge

questa gran giostra.


-

Ma

ecco, nel bel

mezzo

l'annunzio delle ostilit aperte tra Frncia e Spagna, -e della


lega stretta dal

Re

Cattolico col papa, la

lega santa

VII.

Napoli

129

riempie tutta di apparecchi militari; l'esercito,

si

con a capo

il

che

la

lui

LA SOCIET ITALO-SPAGXUOLA

per

si mette in moto; Fiaraiano parte annuova guerra. Vasquiran, rimasto solo, com-

vicer,

pie un'escursione per sue faccende in Sicilia, deliberato a

raggiungere presto

campo

al

morte, in un mucchio di
ritiero

il

appare

notte, a Palermo, gli

suo desolato amico.

Ma una

sogno Flamiano,

ferito a

in

altri cavalieri caduti. Triste e ve-

presentimento: Felisel, che giunge subito dopo,

gli

reca notizia della rotta sanguinosa di Ravenna, e gli porge

che Flamiano

la lettera

gii

ha indirizzata prima di morire,

con la data del 17 aprile 1512, da Ferrara.

come l'autore dichiara nel suo prinuna dama, che nell'opera prende il nome
por servir y complazer un cavallero, ci quien

Scritto questo libro,


cipio, in lode di

di Belisena,

llama Flamiano,

qiie

1508 e
nesso

al

dama

aquella

seguiti tutti in Napoli,

come

servla ; relativo a casi


stesso ci avverto, tra

egli

1512, ai quali per altro sono mescolate per

il

il

dar

racconto e accrescergli grazia talune invenzioni^;

e introducente moltissimi personaggi


alterati

cessario

por
;

reali,

respecto al tiempo

clerto

evidente che esso

ragionamenti e poesie, tra

le

si

quali

que

ma
se

compone
coplas,

con nomi

escrlvi ne-

di lettere,

v-illancicos

un'egloga, che furono composti prima del 1512 e dovettero

manoscritti

probabilm<3iite girare

essere

recitati

nella

buona societ napoletana (la quale discretamente ne intendeva le riferenze e i sottintesi), o venire direttamente inviati alla corteggiata

tazioni di taccuino

anche allora

quali

la

Belisena.

ragguagli delle feste,

cacce, delle giostre,

di

Questa dichiarazione sombra

abbiamo

sembrano a muun cronista mondano , perch


cronaca mondana era in uso, sebbene non

delle imprese, delle

riferirsi ai

sogni e alle dispute, delle

fatto cenno.

B. Croce, l,n Spagna nella vita italiana

loO

VII,

SOCIET ITALD-Sl'AfJNTOI.A

I.A

facesse nei {jjiornnli a stampa, clu; propriamente non esi-

si

stevano (nei Giornali manoscritti del Passare ve n'ha, per

esempio, una per


di

tutto

punto

nozze di Bona Sforza, che somiglia

le

descrizioni della

alle

Qtestin

L'autore

*).

medesimo doveva partecipare alla vita di quella societ*;


e dice nel proemio che ha voluto celare il suo nome porcon vias agiido

(pie

los,

(jie

libro) alfjo

enmendar,

su parte

cjozar

proprio contributo; e

il

mai, siano liberi di

no sahiendo de qtiien detratan

uomo

fosse

se l'alterazione

il

che

Perch, anzitutto,

ai

suoi critici.

rispetti storici algo csciira

nomi

finti

veri; e poi
i

cavalieri, di cui

dama

non

irriconoscibili.

riproducono sempre

colori della

la

prima

descrivono

si

alla quale ser-

onde, ravvicinando quelle descrizioni alle altre dei

vestiti delle

nali

nomi

portano sempre

vestiti,

supporre che

fa

ci

per ci quei personaggi diventano affatto

vono

detrattori, che

saclar Las malas lenguas,

che egli compie dei nomi dei perso-

naggi rende l'opera nei

lettera dei

elio (nel

qualche conto, un gentiluomo che non vo-

di

leva dar noia o incuter timore

quenrin en

possano cio trattare l'opera come res

nullius e recarvi

non mancano

iigrnio

inieden mejor hazer y de la (jloria

lo

dato ricongiungere le coppie passio-

dame,

e infine, nell'ultima parte dell'opera,

tamente quando

vari pezzi

libro, nel passarsi a

mondo
nomi

di

furono

rassegna l'esercito che

Cardona conduceva

veri e storici

tenza che l'autore

dei

fa di

fuori

il

Napoli,

personaggi:
ricordare

aggiunta cer-

disposti in

il

si

mettono

che, per l'avver-

coloro

solo

un unico

vicer Rai-

che erano

apparsi nella prima parte, circoscrive e agevola la ricerca

nomi

dei

Non, per

Passaro, Giorn.

elio

reali.

'
,

Compuso

est

cit.,

altro,

la

rende del tutto

sem-

pp. 240-58.

ora un gentilhombre que

se

hallo presente d todo

detto nel frontespizio che abbiamo trascritto.

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

pre sicura, perch

le

131

medesime iniziali si ripetono talvolta


si rimane in dubbio circa il me-

per pi nomi, e tal'altra

todo seguito, e se l'iniziale scelta sia quella del

nome

del cognome, e in altri casi c' sospetto di errori di scrit-

tura o di stampa.

Ma

nessun dubbio pu cadere sull'eroina di quel ro-

manzo

di

amore, sulla Belisena amata da Flamiano, per-

ch essa chiaramente non altra che Bona Sforza, figliuola


del

duca

di

Milano Gian Galeazzo e d'Isabella d'Arago-

na: e come tale designata col

kija de la duquesa

viuda

sefiora

poli

come

dame

tra le

dona

si

nota

-,

di

rtiuy noble

confermata nella seconda parte, dove

spettatrici dello

dona Bona

hija

una

venuta a stare per qualche tempo in Na-

tale

appena alterato

titolo

de Melano^ que era

sfilare

dell'esercito del Car-

Duquesa de Mildn y la sefiora su


Tornata, infatti, nel Regno dopo le sue

la sehora
.

sventure di Milano e

la

guerra

di Carlo ottavo, nel 1499

Isabella alternava la dimora tra


di Bari e la citt di Napoli

suoi possedimenti di terra

aveva con

s la figliuola

Bona, istruita dal precettore Colonna^, la quale, nata nel


1493^, era nel 1508, anno in cui s'inizia

dicenne, e diciannovenne

cronaca scandalosa
arditi

il

romanzo, quin-

suo chiudersi, nel 1512. La

narr di Bona, ancor quasi fanciulla,

vagheggiamenti

avrebbe ottenuto
e

al

col giovinetto Ettore Pignatelli,

del suo

quando poi nel 1517

ella

amor pi

and sposa

gismondo, corso novella che

il

buon

che

oltre che le fronde ;


in
re,

Polonia a re Siverificate

la

re-

Passako, Giorn.

Si

Trincher, Codice aragonese,

Alludo alla nota raccolta manoscritta dei Successi dei Corona:

cit.,

p.

veda sopra in questo

intorno alla quale

cfr.

121.
voi.,

p. 118.
II,

parte

I,

p. 276.

A. Bokzki.i.i, Successi tragici ed amorosi di S.

A. Corona (Napoli, Casella, 1908).

132

LA

Nir.

S(.)(;IKT

la dote, espi'iiiicssc, la

gin;i

lusione con

Checch

un

mondo

romanzo
giovinetta Bona era

cavalleria), dal
la

*.

por ritornare da questi partico-

poetico

al

OLA

sua duplieo, anzi triplice de-

malinconico distico

sia di (n (e

realistici

lari

assai

n'AI/)-Sl'A(;NI

si

della galanteria

cava che tra


servita

1508 e

il

della

1512

il

vanamente

sospi-

rata dal cavaliere valenziano Flamiano, che non sappiamo

precisamente

chi

ma

fosse,

Ravenna

reale, ferito a

fu

morto

certamente
in

personaggio

Ferrara, dove infatti

vennero trasportati e morirono parecchi prigionieri e


riti dell'esercito spagnuolo

spiega agevolmente

mo,

si

alto

volgendo

come Flamiano mirasse troppo

suo desio verso una principessa prede-

il

stinata regina:

mii-ndo y considerado al valor, mei'escer

y virtud de Belisena, todas las esperangas

algun bien darle p^odlan, la pileria


loquio che ebbe con

tendere che

para

esto

il

solo

que

mi

iientes de

lui,

modo

viucho enojo,

mas para

dizes, perdiesses, yo dellas

et

te

qiie,

gli fece

hago,

aunque tu mil

que,

Regina Bona

anche

me dan

della

reciba

vidas,

com

haya de hazer ni cuenta ni me-

attulit nohis tria


>.

in-

inconve-

he dicho, los

conio

Col-

non servirla

Al che indarno Flamiano risponde:

vulvani non strictam

e si ritrova

ya

Nel

cstado y de vii condicin y honestidad

no solo para

esperanca de

qiie

cerravai

Belisena ossia Bona

digo, corno

te

le

di servirla era di

inconveniente,

moria

fe-

Semplice e privato gentiluo-

-.

Assi que,

dona : Faciem picfam, dolem fcfam,

gi nel Passaro, oo.

cit., p.

in parecchi mss. di essi giornali,

258 della stampa,

che ho potuto

ri-

Bona
sfrutta queste mie

scontrare, del secolo decimosettimo. Si veda anche A. Daeowskt,

Sforza (Rzyra, tip. del Senato, 1904), che per altro


ricerche senza indicare la sua fonte.
2

Cfr. in

Passaro, op.

cit., p. 193, la

notizia della morte del conte

Cardona, accaduta in Ferrara, lo quale era


stato pigliato presone in la rotta de Ravenna et morio per causa de
una ferita che haveva levata {spagn. riportata) in canna
di 'Avellino

Giovanni

di

VII.

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

sehora, si quereys que de quereros

mis

liuessos

me aparte,

133

niandad sacar

y raer de alli vuestro nonibre y de mis entrahas


porque ya en mi

qiiitar vuestra figura,

est convertida

Intorno a queste due dame, Isabella e Bona,

movono

si

romanzo i vari personaggi della societ italo-spagnuola


di Napoli. Ecco il vicer Raimondo di Cardona, tanto
amato e prediletto dal Re Cattolico che ne venne la diceecco i due cardinali,
ria che fosse figlio naturale di lui
il cardinale di Valenza, Luigi Borgia, galantissimo uomo,
nel

cardinale di Sorrento, Francesco Remolines, anch'egli

il

un vecchio arnese dei Borgia, gi familiare carissimo


Cesare e istruttore del processo del

non potendo pi vivere

Roma dopo

in

di

Savonarola, e che,
misfatti

che vi

aveva commessi, se ne stava in Napoli, dove aveva lama


di
il

molto mal'huomo etera molto male voluto ^ Ecco

cognato del vicer,

il

grande ammiraglio Bernardo

lamarino, conte di Capaccio, di una famiglia

mare

Vil-

gente di

di

e glorioso per molte imprese contro turchi e barba-

Segue una schiera

reschi.

d'illustri

guerrieri

italiani

spagnuoli: Fabrizio e Prospero Colonna, don Carlo d'Ara-

gona,

Bisignano e di Melfi,

principi di

duchi

di

Fer-

randina, di Bisceglie, di Atri, di Termoli, di Gravina, di


Traetto,

marchesi di Pescara, di Padula,

Bitonto, d Atella,

conti

di

Nocito, di

di

IMonteleone, di Avellino, di

Potenza, di Popoli, di Soriano, di San Marco, di Matera,


di

Cariati,

rado

-,

il

di

Trivento; Antonio de Leyva, Juan Alva-

priore di

Passaro, Giorn.,

Messina Pedro de Acufia

^,

Diego de

p. 188-9.

De Le3^va, parecchi anni dopo, raccontava al Giovio (Elogia,


come egli venisse giovinetto in Italia, nel 1502, luogotenente

2 11
f.

di

316)

una banda

di cavalli di

Sancho Martino suo

legno nel quale egli s'imbarc

s'

des e coi due Alvarado, padre e


3

Era capitano

di

inconti-asse coi

zio, e sul

due

medesimo

fratelli l'enavi-

figlio.

cinquanta uomini

ti'

arme

e fu

ucciso a Ila-

VII.

l;-)4

Quinoiies,

l'attore

Geronimo
spare Pomar, e

SOCIKT ITAr.O SI'A(;NL'0LA

Geronimo

dame che splendono

P"'enollet,

E spagnuole

altri molti.

Fernando Alar-

I-'crramosca,

('!ui(l<jiic

Lloriz,

cn,

le

I,A

Luigi Ixar, Ga-

e napoletane sono

societ: le due

in cjuesta

tristi

Giovanna d'Aragona, vedova di re Ferrante il


vecchio, e l'omonima sua figliuola, vedova di re Ferrantino, la vedova principessa di Salerno Marina d'Aragona,
regine

la

duchessa

di

Gravina

marchese

le

duchesse

Pescara, del Va-

di

Padula, di Bitonto, di Laino, di Nocito,

di

sto,

Francavilla Costanza d'Avalos,

di

e di Traetto, le

contesse

le

riano, di

San Marco, di Capaccio, di Matera, di SoTrivento, di Terranova, e altre e altre: senza

dire delle

dame

di Vcnafro, di

e damigelle, anch'esse italiane e spagnuole,

che facevano corteo


Quasi

parte, dove
di

alle

tutti costoro si

Mariana

il

tristi

conte Davertino quello di Avellino,

(luello di Messina,

di Bisceglie,

regine

riconoscono nei nomi della prima

il

il

duca

conte di Poncia quello di Potenza,

priore

il

di Belisa

duca

il

signor

il

Fabricano Fabrizio Colonna, Atineo de Levesin Antonio


de Leyva,

il

de Reyner

cardinal de Brujas

il

cardinal Borgia, Alarcos

il

capitano Alarcn, Poniarin

riconoscono, assai spesso,

le

capitano Pomar,

il

Alvalader de Caronis Juan de Alvarado

parimenti

damo che ciascuno

si

di essi cor-

teggiava o cui era stretto d'amore. Perch questo romanzo

cangiare

(se gii si volesse

pi romanzesco)

armi,

e,

si

il

titolo

dottrinale in

un

altro

potrebbe intitolare: Amori, feste ed

in fatto di amori, vi

si

spiegano in

pompa

tutte

le consuetudini della galanteria cavalleresca e medievale,

assai

coltivata

d'Italia.

venna:

cfr.

il

Spagna

allora

rifiorente

infatti,

Sanudo, Diari, XIII, 257, 325, XIV,

Giorn., p. 180.

allude

in

Ciascun cavaliere reca

A lui,

come

si

151, 170, e

non a Ugo de Moncada, come suppone

Castiglione nel Corteyiano,

II,

78.

terra

sulla

detto,

Passaro,
il

Gian,

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

suo cuore;

dama

sua

la divisa della

135

e motti allusivi alle vicende del

per esempio, Flamiano nell'andare alla festa

e,

Marca (di San Marco), qualinnamoramento


e la notizia ricevuta
che tempo dopo il suo
della sventura patita dal suo amico, si vesti di una loha
frisada forrada de damasco negro, acucMllada lodo por
encima, de manera gite jjor ella mesma se mostrasse la forradura con las ciciilladas todas atadas con unas madexas
degli sponsali del conte della

'

de seda negra

mi pena Mi
e

motto che diceva:

e col

tristeza y

quello per

il

el

agena

di

mento

al

ossia

Claro descubre

il

dolor proprio

dolore dell'amico. Esercizio

bene adatto a codesti cavalieri


stioni

amore ,
romanzo

le

que-

genere di quella che dava argo-

sul

e alla quale

^,

intellettuale

dame erano

esso

dovette

buona

in

parte la fortuna che ebbe, tanto che nella edizione vene-

ziana del 1554, curata da Alfonso de Ulloa, vi

una coda

di consimili questioni

Ed

^.

si

aggiunge
predi-

altri esercizi

erano allora escogitare imprese e motti, e comporre

letti

copie e ogni sorta di versi d'amore. Verseggiavano molti

hanno parte nella Quemarchese di Pescara, Fernando de Avaera circa quel tempo pazzamente innamorato della

di quei militari e gentiluomini che


stln de
los,

amor.

Il

siculo-spagnuola Isabella di Reciuesens, moglie del vicer


narra, lasci un giorno scivolare nel petto

(alla quale,

si

una colhina

di perle, e colei

giorno dopo

mand

per

es.,
2

Si

Taglietti

corno

atto di nulla,

ma

collana in dono alla marchesa

traduceva allora in italiano, e

si

si

il

di

trova,

nell'Aretino.
I, 10, uno dei giochi proposti
accompagna questo passo nell'edizione

veda nel Cortegiano,

goso, e la nota che


3

la

non fece

Venezia, Giolito, 1554:

buellas en nueslro

romance de

Treze quesliones viuy graciosas sacadas

cierla obra toscana,

famoso poeta y orador Juan locaccio


nella Romania,

XXXI,

28-81.

dal Fredel Gian.

Si

Uamada

el

>/

Plnloculo del

veda in proposito P. Eajna,

LA SOCIKT ITAI.O-SPAGNUOLA

VII.

13fi

Pescara); o per
volta

die,

verseggiava

lei

vedendola sdegnata,

Pacione, maestro

tamburino

kuI

musica della viceregina

di

come una

in ispagnuolo,

scrisse

di

Mns

f y menor ventura,
memoria es mi enemiga;
mas solo en la memoria
queclard loda mi (jloria
la

e,

dama rim:

un'altra volta, per la stessa

versi di

Si tu

me

en

el

mejor tiempo

la

de la muerte est abierta

amore

di

cierras,

Amor,
la puerta,

Pedro de Acufia

e di

^.

Diego de Quino-

nes e di un Carlo de Guevara e di un Rodrigo de Avalos


raccoglie

Cancionero general

il

'.

Anche

il

napoletano San-

severino, principe di Salerno, verseggiava in ispagnuolo, e


al

tempo della sua disgrazia compose una canzone, scon-

solatamente
il

triste,

Brantme

che

si

Ya paso

el

ya paso mi

Ma, ripigliando

vano

le cacce',

descritte,

il

in tutta Italia, e della

principio

quale

tiempo que era enamorado,


gloria,

y ha llegado

dare

cant

ha serbato

ci

le

ya paso mi ventura,

la h'ira

de

mi sepultura!

pagine della Questi/m, giova guar-

giuochi di canne,

le recite

irradiazione anch'esse

che

vi si tro-

della vita galante

ed erotica.

(e

Si vedano le Vite del Filonico, ras. Bibl. Naz., X. B. 67,

nella
-

tenza.

Un Juan
il

de Cardona ha versi a

conte d'Avellino,

(cfr.

ff.

69,

89

del Tordi di quella di Vittoria Colonna, pp. 102-3).

Nella ediz. del 1527. Carlo Guevara sar forse

non
de amor
tro

stampa

ma

Gallardo, Ensayo,

f.

clxv,

ma

il

conte di Po-

dev'essere per

quel medesimo che scrisse


II, 219).

al-

un Tratado

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

La

137

partita di giostra fu concertata tra quattro e quat-

tro cavalieri

con otto corse, e vi

tra gii

una tenda

altri,

di

si

posero come premi,

argento di otto marchi a chi

giostrerebbe meglio, e otto canne di raso cremisi

che

liere

presentasse

si

vis

galdn

con

al

cava-

due cavalli

adorni.

renti, la

mattina port un vestito di terziopelo lionato con

marchese

il

di

Pescara, che fu

tra

concor-

punte di argento e orlato di argento, col motto: No


pueden passar mis males, Pues ni medio Les ha faltado remedio e la notte, una roba di broccato bianco fode;

medesimo

rata di raso lionato, con fasce del

raso, ricama-

alcune penne da scrivere col motto

tevi sopra

puede mi passin Escrivir, Pues no

se

puede

A'o se

siifrir

ed

era accompagnato da ragazzi e paggi con gli stessi colori

bianco e lionato.

La

giostra reale doveva, nella

sotto specie
e

essi

agli

altri

atribidados del

stesso lor male, per


e trovarono

mente dei suoi

festa e divertimento

di

por

cardinal Borgia,

un

mal

tutti,

ideatori,

servire ad

disegno accoglienza e aiuto nel

iotable cavallero

y manceho y

araldo o albarddn band per la citt


della giostra, coi soliti

premi pei

di cento ducati alla

il

cartello

vincitori,

dama meglio

ricco rubino al meglio vestito galdn che

in-

tan.

clinado a las co.sas de la cavalleria, aunque perlado

diamante

dallo

tribolati

puhlicar sub apasionados dolores ;

siffatto

per

Un

di

sfida

compreso un
adorna, e un'

comparisse

alla

uno spiazzato

tra

festa della notte nella casa del vicer.


Il

giuoco delle canne venne eseguito

l'abitato e

il

in

mare, dove era stato eretto un gran tavolato

con molta tapezzeria, da due schiere

di

cavalieri, l'una

guidata da Flamiano, l'altra dal cardinal Borgia; e quelli


della schiera del cardinale
di turchi

si

presentarono ordinati a mo'

con trombette e con bandiere nello lance

diotte, vestiti

stra-

con giubbe di broccato negro foderato

di

13H

VII.

SOCIKT ITALO-SFAONUOLA

I.A

raso rosso scuro, e con inasclifrc turc-licsclic. Flamiano e


i

e,

suoi

aH'rontarono scagliando

li

giunti a essi, diedero

con

inailo

volta, e

lance in resta, riconducendoli

le

L'egloga, infine,

alludeva

di creta (alcanclas),

tui-clii

al

inseguirono

li

luogo del gioco.

colloquio avuto da Fla-

al

miano con Belisena durante la caccia, e poneva


un pastore Torino, che cantava e si lamentava

in iscena

della

ri-

pulsa sotlerta, e altri due che intrecciavano discorsi e di-

spute con

intorno alle sue pene, e la pastorella Benita,

lui

che interveniva,
lasciandoli

soli

ascoltava e volgeva poi loro le spalle,

li

a lamentarsi e cantare. Era una rappre-

sentazione cortigiana, eseguita perci dallo stesso Flamiano


e

da quattro cavalieri suoi amici.

Ma

questa elegante societ di cavalieri, tutto dedita ad

amori, giuochi e feste, somiglia veramente l'affresco

moso

del

camposanto

rito verziere, alla

bile la Morte.
il

bando

esercito,

Pisa, la gaia

di

quale

approssima con

si

di guerra, e

si

si

golare leggiadria

un

fiorito

il

Giovio) anch 'eglino l'uno a

misero in punto di cavalli da guerra e

si

altri

il

Pescara con sin-

era provvisto di saloni, di pennacchi

da cavalli molto sontuose con ricami d'oro

di cremisino fatti

all'ago

particolarmente,

in

conveniva a gente cosi galante.

di belle divise d'armi; e fra gli

menti,

la falce inesora-

vicer la raccoglie

il

baroni di Napoli (scrive

gara dell'altro

assai

fafio-

Nel bel mezzo di questi divertimenti giunge

adorno come

e di coperte

compagnia nel

los atavios

>

anzi

'.

minuziosamente,
vicer e del

del

Nel romanzo sono descritti


gli

marchese

adornaPe-

di

scara e degli altri capitani. Allorch, qualche mese dopo,


quella societ, quell'esercito giaceva in gran parte infranto.

Vita del Pescara, ed. cit.,

vembre 1511
ordine

(in

f.

170:

cfr. lettera

Sanudo, Diari, XIII, B25):

'

tutti

da Napoli,

no-

sontuosi e ben in

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

139

sanguinoso, bruttato di fango sui campi di Ravenna, e

loro bei vestiti e le loro ricche divise e le loro gale erano

mani

nelle

finite

di soldati

francesi

'

Vasquiran nel suo

funereo sogno vide Flamiano con molte ferite nel volto e


pel corpo, e accanto a lui

Mariana, y

Prior Dalbano, y a Rosseller

al

misvia

concie (C Avertino de la

el

en la delantera assentados al Prior de

Tianera del herido ;

el

Pacifico, y

Alvalader de Caronis, y a Pomerin y Petraquiri de

Gruta,

la

y a Guillermo de Lauro y d su liermano el conde de Trraviestra, y mas de otros cien cavalleros espaholes y de Noplesano, y los todos con muclias heridas en sus personas

di alcuni di costoro,

tro de

Acugna

come

del

e dell'Alvarado,

vane Pescara, e del conte

magnanimo

^.

quei guerrieri ben vestiti

don Pie-

maestro di guerra del gio-

di Avellino,

nache particolari della morte


lieri,

si

hanno nelle cro-

Perch quei galanti cavasi

battevano come leoni,

e cara fecero pagare ai francesi e al loro capitano Gastone

de Foix

la lor vittoria

la vittoria

sanguinosa per

quale

la

l'Ariosto udiva ancora

gran rammarichi

e l'angosce

ch'in veste bruna e lacrimosa guancia


le

vedovelle fan per tutta Francia

^.

Re, religione, onor militare, culto cavalleresco della donna

componevano

la fede

che

li

animava, e che

l'appunto nel discorso che Vasciuiran

per la guerra:

ch cause giuste

<

ti

Tu

(gli

fa

in (letta vittoria guadagtiaro

il

delli

riflettei

servizio della chiesa.

ducati trecentomila infra

denari, argentarle et veste de imbroccato et de velluto che


nei signori taliani e signori capitanei spagnuoli si

Napoli per essere centra di tale impresa


2
3

Passauo, op.
Orlando,

cit.,

XIV,

7.

p.

per

andar contento, per-

dice) puoi

muovono: prima,

si

all'amico che parte

(Passaro, Giorn.,

180; Giovio, Vita del Pescara,

f.

extra-

li

havevan

fatti in
p.

173.

179).

140

VII.

pel

dd

Uiu

ve,

come

cui Dio

terza, percli vai a usare ci i)er

lutti (l(;vono;

ti

militare; e quarta e principale, perch

clic l'abito

fece,

seconda, quello

andalc;

lutti

iiialc

SOCIET ITALO-SPAONUOLA

I-A

porti nel pensiero la signora Belisena e lasci

tuo cuore

il

suo potere.

in

La Questin

amor non

de

la sola opera della lettera-

tura spagnuola che sia nata dalla vita della societ

spagnuola

quei primi anni dell'unione di Napoli con la

in

Spagna. C' nel Cancionero i/enend

por Vdzquez, a peticin

iecho

italo-

un Dechado de amor,

'

del cardenal de Valencia, en-

deregado a la Reyna de Ndpoles, che dovette essere composto intorno al 1510, perch

ne dette

Incarico,

l'

come

1511,

cardinal di Valenza che

il

gi ricordato Luigi Borgia, mori nel

il

anno morirono

in quello stesso

vi

sono menzionate

marchesa

sebbene

allora

due,

principesse

chiamata
aveva sposato l'Avalos nel 1509^.

e Vittoria Colonna, che vi

';

di

Pescara

le

regine di Napoli,

come

le

contessa di Avellino, che

di Salerno e di Bisignano, e la

le tristi

madre

s' detto,

regine

fossero

entrambe ve-

e figlia,

dove, entrambe Giovanne, e viventi insieme, sembra probabile che la sola qui

nominata

sia la

giovane, la vdova

di Ferrantino, che nel 1510 contava circa trentadue anni.

madre invece (mi si conceda la digressione)


una bella romanza popolare spagnuola \ che,

Alla
sce

si

riferi-

forse per

suggestione del poetico nome, idealizza assai quella figura


di regina

vedova

e spodestata, sino a fiirne

Ed. di Toledo del 1527,

Passauo, op.

cit.,

ff.

un simbolo

di

clxxxii-iii.

pp. 176-7.

La

principessa di

Bisignano

il

cardinal Borgia sarebbero stati fatti avvelenare insieme dal principe


di Bisignano, che aveva scoperto la loro tresca (Croce-Ceci, Lodi di

dame napoletane

cit., p.

57_).

162.

Gi inclusa nel Cane, de romances del 1550, si legge ora in dopredazione nel Somancero general, ed. Durn, voi. II, nn. 1249-50.

<

pia

del secolo decimosesto, Napoli, 1894, p.

Passaro, op.

LA SOCIET ITALO-SPAGXUOLA

VII.

dolore sconfinato.
nel

mondo

141

Imperatrici e regine, quante ve ne sono

solennemente comincia quel canto), voi

(cosi

che cercate tristezza e fuggite allegria,

la triste

Napoli ricerca la vostra compagnia

tutte le lagrime

gono

intorno a

suo marito,

un suo

il

fratello, le sue nipoti e

sventure di morti e sotto

fratelli, re e

le

regno,

il

l'aiuto aspettato

suoi nipoti; e, tra tante

il

mare

largo spazio del

por ver

ai

suoi

vi

mai giunga

si

torre,

venian velas
:

venir unas galeras,

que venian de Andalucia


dentro viene

un

Gran Capitan

caballero.

se decia:

Bien vengais,

buena sea vuestra

E certamente

se

que tenta,

de los reinos de Castilla

el caballero,

venida...

queste donne superstiti della casa aragonese

di Napoli si atteggiano assai

ed

Francia che

la mcis alta

tasia;

di

volge per soccorso

Suhirame d una

alta

re

re suo nipote e genero,

minacce del re
si

il

il

regina di Castiglia, e sale sopra un'alta torre

ad esplorare ansiosa

io

regina di

suoi occhi pian-

persone care! Piange

di

re suo figliastro,

vuole- strapparle

che possono versare: quante rovine

quante perdite

lei,

poeticamente nella nostra fan-

confesso che non ho potuto mai leggere senza

commozione, come

cronista Notar

Giacomo

di tragedia,

il

racconto che

fa dell'incendio

Emperatrices y reinas,
cuantas en
las

el

inundo habia,

que buscais la iristeza

y huU de la alegria,
la triste Reina de Ndpoles
busca vuestra

coijailia...

accaduto

il
il

rozzo
21 di-

142

VII.

LA SOCIKT ITALfj srAGNUOI.A

ceial)rc 150(; nella sacrestia della chiosa di

quando

San Domenico,

fuoco avvolse e quasi consunse

le casse dove
Aragona; e l'accorrere
in quel luogo della regina vedova Giovanna, d'Isabella
d'Aragona, esule duchessa di Milano, di Beatrice d'Arail

erano deposti

corpi dei

rf-ali

di

gona, ripudiata regina d'Ungheria,


spettacolo miserando,

dissimo ululato

'<

le quali,

*.

Negli anni nei quali fu composto

due

innanzi allo

ricordandonosse, fecero uno gran-

Dccluido de

il

amor

dimoravano nell'antica reggia di


Castel Capuano, onorate come sorella e nipote del Re Cattolico, circondate da una magnifica corte e intente a gole

vernare

tristi

il

regine

loro stato, ossia le molte terre che possedevano

Regno ^ Particolare affetto dalle regine e gran potere


nella loro corte godeva Giovanna Castriota, che per connel

sacrai-si alle
rito,

sebbene

legame

sue signore aveva rifiutato di prendere male

male lingue aggiungessero che a quel suo


il legame
della re-

devozione non era estraneo

di

gina giovane col fratello di


randina, e a

l'Alarcn

'.

lei

stessa

lei,

Ca'^triota

il

attribuissero

Oltre la Castriota,

duca

di Fer-

amoreggiamenti con

erano

loro

dame

la

du-

chessa di Gravina, Juana Villamarin, Maria Enriquez, Ma-

Cantelmo, una donna Porfda, una signora Maruxa,


Maria Sanchez, Leonora di Beaumont, Violante Centellas,
Angela Villaragut, Maria Carroz, Diana Gambacorta. E
ria

tutte

queste

ispirarono

Dechado de amor, nel quale

il

cardinal Borgia (perch lui che parla),


regina, chiede a

lei e alle

patimenti dei loro innamo-

'

Notar Giacomo,

Notizie intorno alla loro vita e

XIX,
3

Cronica, pp. 295-6.


al

loro stato in Ardi. Hor. nap.,

359-61.

FiLONico, ms.

il

lodi della

sue donne di lavorare ciascuna

un vario panno che mostri

'.

ftitte le

cit.,

nella Vita d'Isabella d'Aragona,

f.

49.

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

rati,

a ciascuna viene

indicando come

143

panno dovr
Il componi-

il

esser tessuto e da qual motto accompagnato.

mento comincia

col rivolgersi direttamente alla regina:


Alta Reyna, quien merece

quanto en
alla regina, alla

mundo

el

s'encierra...,

quale quanto Fortuna ha tolto di dominio,

tanto Natura ha dato di virt e di bellezza:


.... quanto del mandar
OS ho. quitado ventura,

tanfo OS ha dado natura

de vir'tud y hermosura

quanto os ha podido dar;


e dice che,

rale

vedendo quale essa

ricamare con
che

le

dame

sue

accennato

si

e che

regina reale delle regine

regina gene-

osa supplicarla di

panno nell'intento

il

modo

e nel

he tenido atrevimiento

I/o

para osaros suplicar

damas vuestras,
un pano de muestras,

querdis con las

labrar

do todas las vidas nuestras


sus nales

regina, pregata

la

lei,

cielo tutto

De

stoffa

di

trapungere nel panno un

stelle, col sole in

No

macho

es

dellas ; la

mezzo

il

salir centellas,

Castriota, di

motto:

Que

se

lavorare una

nera e bianca, contornata da una catena, a simbolo

servita

mundo

el

di (lucila

seminato di

tan alta claridad

abrasse

puedan mostrar.

onde tiene

Aveva sposato

lusitana

alla

(in Coli, cit.,

legati

dal Cardinale

I,

il

',

cuori;

un

marchese

la

Maria Henriquez,

laccio di seta floscia incar-

di Lucito; ed forse quella

quale diretta l'epistola del Galateo,


227-47, cfr. p. v).

De

Maria

ht/pocrini

Il

LA SUCIET ITALO-SFAflNM.OLA

\ II.

naia; la duclicssa di Gravina (che era allora Beatrice Fer-

Muro

rino dei conti di

^),

una dama che non tollerava

cor-

teggiatori, altri .simboli e motti adatti; e cosi per le altre

Villamarin (figliuola dell'ammiraglio e

tutte, delle (piali la

sorella della pi famosa Isabella, principessa

Salerno)

di

era affiancata dal conte di Avellino, che divenne suo marito; la

Cantelmo, da Geronimo Fenollet; donna Porlida,

dal marchese di Pescara; la Villaragut, da P^ancesco Can-

telmo;

la

Carroz, dal capitano Alvarado; la Sanchcz, dal

capitano Pomar; la Centellas, dal marito Angelo Galeoto


e le altre

da nes.sun nome determinato,

unico amore
siero

si

addita la regina stessa, andando

Do

en higar

tiadie

suo pen-

il

Ma

puede alcancar-.

Gambacorta

e della

compo-

il

nimento intreccia ancora una corona per altre signore

dame

napoletane, che non erano

d'Aragona, per Bona

della regina: per Isabella

Sforza, per la principessa di Salerno,

per Leonora Piccolomini principessa di Bisignano, servita

da Luys Ixar, per Vittoria Colonna mai'chesa

Pescara-,

di

Acqua-

servita dal marchese di Bitonto Giovan Francesco

viva^; per Maria d'Alife (forse la figliuola di Ferrante Diaz


Garlon, conte d'Alife, alla quale indirizz un epigramma

Sannazaro

il

servita da Pedro

*),

una signora Isabella


teneva

alle

dame

veda

Si

I versi

il

voi. Vili, tav. 2 delle

Do

Pu

ferito

pinzei,

os pint con el;

vuestro

Que en estremo voi


d'una no tnviera,
.

Fam.

soys

En mi

Do

vea

seda amarilla

dama galana

Qiiien os vere

il

motto a

sola la pusiera

Carmina,

Do

los

dos de

tambin porque en vos vemos


lei

assegnato era

Si

mas

>

gravemente nella battaglia


III, 4: cfr.

labrad una colano

nombre miremos,

una

Litta.

De

di

Ravenna

padre nel 1527.


*

ed era servita

nob. del

che concernono la Colonna dicono:

Que Dios

los eslremos,

che appar-

(forse Isabella Castriota),

della duchessa di ^lilano

grana Lahrad, seora, un

tan ufana

de Acua, e infine per

Passaro, Giorn.,

p. 155.

premori

al

LA SOCIET ITALO-SPAGXUOLA

VII.

da Carlo d'Aragona,

fig-liuolo di

Ferrante ^ Al che segue l'epilogo

145

un bastardo
e

congedo

il

serie di strofe, delle quali riferir le ultime

del vecchio
in

una lunga

due

Aqui vermi que sentimos,


aqui vermi que passmnos.
aqui vercin que sufrinos.

aqui verdn que ,dezimos,


aqui verdn que callamos,
aqui verdn que liazeys,

aqui verdn que hazemos,


aqui verdn

los

estremos

mal que por bien tenemos,


bien que por mal teneys.

del
del

assi serd est lavor

para dotrina

memoria

a los que saben d'amor

de sus penas e dolor,

quien no, qu'es pena

e a

aqui
los

e gloria,

unos sabrdn

los

males qu'en

ellos

caben;

sabrdn antes que os alaben,


los

Ma non
tro

(le

solo

que

des2''ite's

passar dn.

nel Cancionero general,

obras de burlas

si

si

anche

nell'al-

trovano componimenti che ebbero

origine in quel tempo e in quella societ; e parecchie delle

dame

pi una

la

Diana,

Muoz

la

mosca, fratello

di

una Ynes

Maria, la

e Isabella Castriota, sorella di

e fu poi moglie di

Ettore^), ci ripassano in

Di Errico, marchese di Gerace:

real casa d'Arar/ona, p. 74.

la

^laruxa, la Porfida, la Juana, e di

Giovanna (che era amica

Giovanna,

ora ricordate della regina

Leonora,

cfr.

Guido Ferrauna Gra de

Caputo, Discendenza della

Mori nel 1512.

Cfr. Faiiaqlia, Ettore e la

caia Fieramosca (Napoli, 1S8B), p. 77

B. Croce, La Spae/na nella vita italiana

10

146

un

LA SOCIKTV ITALO-SPAGNUOLA

VII.

cahallevo, llaiKuld

una

clic

{2;Taziosissiinii

Vision

dcAtitahle

priapen.

tutto in preda alle sue

eii'

^^

l'autore

Finj^c

angosce di amore, per

nicnt'altiv!
<li

la

andare,

strada di

Capuana, quando
vi

venir corno en vision

mucha

gente en procesin,

me puso

qiie

espanto velia

mas, cuando cerca de


se allegar on

ini

con plazeres,

todo temor despedi,

porque luego

cotoci

que todas eran viujeres:

que con honrra tnuy real


llevaban a Matihuelo

en un carro triunfal,
e'I

tan gordo, largo y

que arrastraba por

y luego tras

muchas

e'I

tal,

suelo

el

duefias y donzellas.

que a alias voces dez'ian

venian

Las que de

ti

se desvian,

plazer se desvia dellas!

E, cantato a coro l'elogio, ciascuna prende a volta a volta

singolarmente

la

cui esse seguono

parola per indirizzare


il

sioni di tenerezza.

carro,

Ma

il

personaggio, di

quel componimento non ha gi ca-

rattere satirico o di vituperio


esso stesso

al

loro desiderio e le loro espres-

per

le

dame nominate, ed

uno scherzo galante, come

vede dalla

di-

Mugnano, e Isabella
un sepolcro in Montecassino.

(che

si

scolpa finale del cavaliere autore:

sgg.

Guido mori

mori poi nel


1

nel 1531 nel suo castello di

1545) gli fece ergere

Cancioriero de obras de burlas, ed. cit., pp. 135-40.

LA SOCIET ITALO-SPAGNUOLA

VII.

No

147

s qicn fu el airetido

que tales coplas trob;


s que todos corno yo

tnuy loro V han tenido,

"por

porque tonto

se ntrevi:

que trobar cosas viciosas


a

damas

tan virtuosas,

de razn,
fu
que fu bien corno en carbn
engastar piedras preciosas.
t'in filer

Que

da.nas tan escojidas,

en tanto estremo acahadas,

han de

ser tan bien queridas

que sean casi adoradas,


sin ser de nadie ofendidas.

alguno las ofendc,

si

su gran virtud las defende

para que quede confuso,


*

que

obra compuso

tal

sus necedades enmiende.

Chi fosse l'autore o

gli autori di questi

menti non ben noto, quantunque

vari componi-

la Qiiestin de

amor

si

trovi data con molta sicurezza all'autore stesso della Cdrcel

de

Amor, Diego de San Fedro

se

non forse

sieme; e

al

il

Si

veda

il

Vision

la

componimenti corra
poich il Dechado porta
tre

ma

senza alcuna ragione

medesimo Diego de San Fedro

anche senza ragioni,

anferiores

^,

vedersi talvolta le due opere stampate in-

stretta relazione
il

nome

stata attribuita,

deleitable^.

di

un

Ma

non

che fra

dubbio; e

V.-zquez, s'affaccia

Discurso preliminar dell'ARuiAU al voi. Ili {Novelislas

d Cervantes) delia Biblioteca de

aut.

esp.

del

Rivadeneyra,

p. XII.
2

Nella stessa Biblioteca, voi.

introd. di A. de Castro, p. xxi w.

XXXVI

((''uriosidades bibliogrdficas),

148

VII.

alla

jjriin.'i

amico

SOCIET riAI-O-SPAfiNIOLA

I.A

])ensicro

i!

che costui fosso

il

Vasriuiran

l'Mainiano, testimone e redattoro dei suoi travagli

(li

E si potrebbe andar oltre, identificando quel


Vazquez con un messer Giovanni Vas([uoz, che era
stato prima agente del cardinal Pompeo Colonna e nel
di

amore.

1520 era, per conto

Aquino e Palazzolo

un documento

di
*.

Vittoria Colonna, vicemarchese di

clcricus

poich questo Vasfiuez 6 detto

in

Avila,

si

ahulcisi.s

>

ossia

2,

di

potrebbe procedere ancora pi oltre con l'identificazione,


ricordando che a un Vazquez o Velasqucz di Avila assegna

Durn un rarissimo piccolo canzoniere o raccolta di


^ Ma tutte codeste sarebdifficoIt.'i e a ogni modo
senza
congetture
non
bero, infine,
assai vaghe e disputabili, che possiamo non proseguire,
il

qople, stampato in lettera gotica

tanto pi che

il

nome

poco aggiungerebbe

hanno per

noi,

al

preciso

dell'autore o degli autori

valore

che

come documento

e cavalleresche della societ

questi

delle

componimenti

costumanze galanti

ispano-napoletana sui primi

del Cinquecento.

Vittoria Colonna, Carteggio, pp. 59-60,

p.

81 n.

di

esso

Acerra
2

mori nel 1571 (Ughelli,

Italia sacra, VI, 221).

condo l'indicazione che mi comunic


3

Suppleinento del Tordi,

non mi sembra fondata l'identificazione che fa il Tordi


con Giovanni Vasquez Hurtado, che nel 1568 fu vescovo di

Protocollo del notaio Piroti di

Come mi

giugno

Ma

avverti

1894, p. 113.

il

Menndez

Roma, novembre
il

1527,

f.

66 (se-

Tordi).

Pelato, in Revista de Espaa,

vili

La lingua e la letteratura spagnuola

in Italia

nella prima met del cinquecento.

Galateo,

sione in Italia

Ma

spagnuola.

come abbiamo

lamentava

la

diflfu-

lingue forestiere e soprattutto della

delle

udito,

ben naturale che un popolo nel prevalere

sopra un altro, o semplicemente nell'entrare in pi stretta


relazione con

un

altro, susciti interesse

per

medesimo

resto esso

in

fa,

cose sue e

le

tentativi di apprendere e parlare la sua lingua

come

del

misura pi o meno larga, pel

popolo sul quale domina o col quale entra in relazione.

E senza
d'idee,

ira e odio, e

con molta larghezza di sentimenti e

Castiglione, mentre attcstava per le altre parti

il

meridionali, consigliava

scenza delle lingue

commercio dell'una
in

Italia,

cuna delle

Gialatco notata per le provincie

dal

d'Italia la diffusione

al

suo ideale cortigiano la cono-

spagnuola e franzese

e dell'altra

perch

con noi sono (luestc due pi conformi che


altre, e quei

il

nazione molto frequente


al-

due principi, per essere potentis-

simi nella pace, sempre hanno la corte piena di nobili cavalieri,

che per tutto

il

mondo

si

spargono, e a noi pur

bi-

sogna conversare con loro. N riprovava l'uso di parole


di quelle lingue introdotte nella italiana,

quei termini e

franzesi e spagnoli, che gin sono dalla consuetudine nostra

^^

]')()

vili.

MN(.rA K l.KT'iKKATrUA SrACM'iLA

accettati , mcnto\an(lo delle spagnuole prnor, nccertnrc,

avveiturare, ripassare, attillato, creato \

In vfnit, meglio ancora clic

il

quale ultimo dice che

castellano ,

confermano

del Casa

e del Valds

la

damas

y galanla soler Jiablar


diffusione della lingua spagnuola
trovano intarsiate nelle

si

primo Cinquecento quasi a prova della

viva e recente impressione prodotta dalla conoscenza


quella lingua.

Il

come

nelle latine

quello impio proverbio castigliano

manos
si

di

visto, ne formicola cosi

si

ancora

e ricorder

un passo delVEsjjosizione del Pater noster, dove cita

di lui

come

Galateo,

nelle prose volgari

^,

corno

gentileza

tante parole e frasi di essa che

scritture italiane del

'^

en Italia asi entro

elitre cahalleros se tiene j)or

le

esplicite testimonianze

le

come

di italiani e di ypagnuoli,

un

dice, conila con todos

quelle dell'Aretino,

*.

le

gran merced a mis

et come
Le commedie, particolarmente

adopera

altro in cui

la locuzione:

rime burlesche, che pi ritrag-

gono della lingua parlata, ce ne porgono frequenti esemp.


Senza lei non si pu far nuda , dice un personaggio
della Cortigiana (1534), e
otro!< , e

mui

ancora

lindo et agradable

Sancio

ombre

, e

gli

un

Aretino

muy

galani

Cortefflaiio, II, 37, I, 34, e

al

, e

il

no-

mozzo

muccio appassionado Don

ci vii, tornar la cap)ezza ,

andari

mucciaccia

la

vigliacco, higio de putta , traidor

capitolo dello stesso

un altro: tocca a pagare

trovano

vi si

i>,

e ti chiero,

aorca, aorca

duca

di

^;

e nel

Fiorenza vi sono

e in quello del Bini

contro

le

nelle note relative del Gian osserva-

zioni sulla poca diffusione del francese.


-

Galateo, ed. Sonzogno, p. 45.

Dilogo de

Ed.

Cortigiana, li, 4,

cit.,

lanta, 1, 1, e

las lenguas (ed.

parte

li,

Madrid,

1873), p. 5.

pp. 15, 72-3.

6,

noW Ipocrita,

V,

6, 7; si

V, 25.

vedano

altrettali frasi nella Ta-

vili.

calze,

mucciaccio

il

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA

'.

151

comme-

Circa quel tempo nelle

die furono introdotti personaggi spagnuoli, favellanti nella

propria lingua

ne nascevano scene

e talvolta

di equi-

voci per la somiglianza del suono con diversit nel signi-

due lingue

ficato tra alcune parole delle

^.

tramite generale della modti, la lingua

Oltre che pel

spagnuola

si

gliano in

Sardegna

diffondeva pel tramite politico


e in Sicilia

si

e se

sovrappose

casti-

il

al pi

vec-

chio catalano, in Napoli quella lingua ebbe nuovo vigore,

e spagnuolo divenne, come poi anche in Lombardia,

il

lin-

guaggio della cancelleria, e spagnuolo parlavano vicer e


governatori, che non sempre avevano l'agio d'imparare o

d'imparar bene
degli

italiani,

Le consuetudini linguistiche

l'italiano.

militari

altrimenti

impiegati

in

quelle

corti,

sono chiaramente rappresentate nei Capitoli del Tan-

sillo,

continuo

del vicer Toledo e

del figliuolo di lui Garzia

dove

fusione le parole spagnuole,

si

come

compagno d'armi

trovano sparse a progorra, creanza, enoscio

(enojo), aglio (hallo), cuentas, ramaglietto (j'am illete), spanto,

mozze, acca (haca), fu servito,

l'ora,

buona

(en hora buena),

come sin partillo con otro no la corno ,


ovvero y mas si hay una gentil garganta , o ancora:
don Garzia che sube mas arriva \ In un capitolo, interrotto il suo dire italiano con tre intere terzine in buon

e intere

frasi

castigliano,

20,

il

Tansillo ripiglia subito osservando:

Opere burlesche, raccolte dal Lasca (Usecht

I,

331.

Per

es.,

al

Reno, 177l\

III,

negli Inrjannali (1531), nellMnior costante (1536) del Picco-

neWAUilia (1550) del Raineri; e in altre parecchie.


3 Per es., Cecciii, Rivali, III, 4, e Tasso, Intrighi cVamore, V, 1,
si vedano anche Tansillo, Capitoli, ed. Volpicelia, p. 241, Costo,

LOMiNi,

2; e

Fuggilozio,
''

1'.

134.

Capitoli, ed. cit., pp. 65, 91, 203,

298, 360, 373, ecc.

219, 241, 254, 257, 265, 285, 2S7,

152

K LKTTKHA'H KA .srAGNL'OLA

J.lNfiUA

vili.

Gi

iato la croce, yi dito

vi

Ave

Maria! Luigi scrive casligliano!

cho insalata

questa

Che nova

italiano

l'

ha dato od a
mi scordo

viver con spugnuoli,

Il

E,

in

(jiialche volta

m'hanno quasi

giro in volta

il

con spagnuoli, m'han fatto


e

uom

mia lingua

la

paia;

vi

od in Biscaia.

s'io son nato in Italia

mano?

la

Questa faccenda strana non


vi giuro ch'io

nova baia

fantasia, che

a la bocca gli

haveV

clic fatta

Mescola l'ispagnuolo e

quasi novo,
tolta

verso la met del secolo Napoli sembrava

effetti,

quanto a lingua, un paese mezzo spagnuolo. Massimo

gi,

Troiano, discorrendo degli italiani che

vaga lingua castigliana


Napoli gentile
d'Italia

';

dei popoli,

si

additava

fioriscono nella

questa nostra terra

come quella che n'abbonda pi che citt


in un libro, scritto in quel torno sui costumi

legge che, se

parlare delle provincie napo-

il

letane era rozzo, non era per altro tanto guasto e mischiato

con parlari forestieri, laddove in Napoli


alla lingua

a Napoli,
il

spagnuola

come sono

lo

Op.

pp. 22-3.

me ne

del

Mauuo, Opere

burlesche,

p. 28). Si

Lingua spagnuola in
'.2

II

si

va

una commedia,

domanderesti.

I,

l'Italia

con

la

Napoli son

uno
Spagna mescolando >

287, in persona di Gottiero cortigiano

veda per

altri

esempi

quale

sul
il

cfr.

V. Co-

mio opuscolo sulla

Italia, pp. 52-4.

compendio di Massimo Tkoiano (Firenze, 1601),

Gli costumi,

pi

stato dodici anni

fossi

marchese del Vasto (Francesco Guttierez,

lonna, Carteggio,

lo

caso inverso, anche ovvio allora, di

11

spagnuolo che nel parlare, viene


nel

per

maraviglia ch'egli parli corrente-

si

spagnuolo), non

cit.,

stato io (risponde, in

servo Feluca a chi

mente

Se tu

^.

le

leggi

Boemo alemanno (Venezia,

et

l'usanze di tutte

15J3),

f.

156.

le

genti

p. A9.
.

per Giovanni

vili.

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA


^ Di spagnolerie

quasi pi spagnuoli che napoletani

ceva

due

Panigarola) sono piene

il

le

153
(di-

Napoli e di

citt di

Milano, ove un cavag-liero che sia stato quattro giorni a


Spagna vole che si creda che egli si sia scordata il parlare
natio, e che

quasi a forza

corrino in bocca

namenti

le

empiendo

parole e frasi spagnuole gli

cosi stoltamente

suoi ragio-

di esser servita, di regalare, di descuidi, di con die

^ Si protestava, talvolta, per sentimento nazionale^; ma le proteste rimanevano vuote proteste. Perfino qualche italiano verseggi, come si visto,

vostra signoria, ecc.

tent di scrivere letterariamente lo spagnuolo

rono casi rari e


sarebbero

ma

fu-

poca importanza nella prima met del

di

dove piuttosto osservabile

secolo,

il

caso inverso,

come

Bertomeu

versi italiani del Torres Naharro, di

Gentil, del Tapia, del portoghese Sa de Miranda, e di qual-

che altro

"'.

Castelletti,

0.

che Tasso.
2

F. Panigauola,

parte, p.
3

tvrti

amorosi (Venezia, 1585), IV,

1.

Cfr. an-

Gl'inlric/hi d''ainore, IV, 13.


Il

predicatore (Venezia, 1609), intr. alla seconda

4.

veda la lettera del Caro ad Alfonso Cambi Importuni


Roma, s. d.); e cfr. anche Costo, Lettere, p. 205.
Come quell'Orazio Solimene e quell'Orazio di Gervasio

di

Na-

di

Ve-

Liriche del Tansillo,

pp.

Si

poli (da
*

nosa, pei quali v. Fioiientino, inti'od. alle

XIV-XVIIU
5

Tre sonetti

italiani, oltre

un capitolo

harro, in Propaladia, ed. Caiete,

tamente

1,

Toures Na-

trilingue, del

41-3, 126-7:

il

secondo sonetto cer-

del 1515, perch vi si allude all'elezione di Giuliano de' Medici

a capitan generale della chiesa, e alia morte di Contessina de' Medici,

papa Leone decimo;

sorella di

ciotto sonetti del Gentil, che

del 1527, sono tutti di


Dio, ecc.

Tansillo,

il

si

si

e tra essi

uno:

trova poi stampato tra

lo trascrisse

di-

leggono nel Cancioneio general, ed.

argomento sacro;

che per isbaglio

quale forse

terzo allude ad Agostino Chigi.

il

per suo uso e

Cancion. sono cinque capitoli attribuiti

al

lo ripul.

le

Che cosa

liriche del

Nello stesso

Tapia, perch seguono

le

154

\I1I.

Ma

la

spaglinola era assai sparsa in tutta Italia

liiif^ua

(come, del

resto,

terra), e se

innanzi

hlNOUA K LKTTEKATUKA Sl'A(iNIOLA

al

in

Francia e

per esempio,

mondo

era

si

in

Oorniania e

in

jiliri

;iiiit)asciatori

parlavano

Iii<,^liil-

senato veneziano per mezzo d' interpctri, quello

Spagna adoperava

di

gli

spagnuolo senza interpetre ^

lo

popolo spagnuolo (diceva

tutto

latto

11

Mi-

il

randa), e perci (juella lingua era pi di tutte necessaria

a sapere'. Molte parole spagnuole, che ancora fanno parte


del vocabolario italiano vivo, entrarono nella nostra lingua

tempo, com' del gi citato mozzo (il mucciaccio


non ebbe fortuna), che l'Ariosto offre italianizzato, ma
a (jucl

ancor caldo della sua provenienza straniera:

mozzo da spuola

ben

^:

fosse

se

e poi lindo, e sfarzo, e

com-

pliment, e creanza, e disinvoltura, e sussiego, e altrettali

Anche spagnuolo

per precettore^; e spagnuolo

Vaio

buscare e V approvecciarsi

^,

parecchi vocaboli

opere spagnuole di costai (che per altro non


re Alfonso),

due

dei quali si

degl'italiani,

S., voi.

V, parte

I,

di

rime del Bembo,

da costui

VI, parte

I,

(P. Savi

fase. 31-2).

pp. 879-80. Sull'uso della

lingua spaglinola per parte di uomini di Stato e diplomatici,


rinelli, in Ilass.

il

militari

Tapia della corte


le

trascritti e ripuliti

Lopez, Note al Bembo, in Propugnatore, N.

Cant, Storia

il

leggono altres tra

anche qui forse semplicemente

*.

cfr.

Fa-

VII, 270.

bibl.,

Osservationi della lingua castigliana (Venezia, 1583), dedicatoria.

Nella satira

Per

1.

lindo, cfr.

Tobler, nella Zeilschr.

f.

roni. Philol., 1894, p. 297:

DE Hehreua nelle annotazioni a Garcilasso (pp. 120-2), dove


dice di lindo che ninguna lengua puede alabarse de otra palabra mejor
e gi F.

que ella

*
;

pei complimenti, Costo, Lettere, pp. 26-8: per creanza.

cap. II (in Opere burlesche,


cit. di

cfr.

sopra,

p.

229)',

per disinvoltura,

115; per sussiego. Alberi, Relaz. d.

Tassoni, Secchia,
5

I,

Costo, Lettere,

si

veda

am.

il

ven., II, 269:

II, 43.
p.

20, e cfr.

Castaldo,

Tutoria di Napoli, ed.

vier, p. 46.
6

Mauro,
Galateo

Tasso, nel dialogo

//

Gonzaga ovvero del piacere

onesto.

Gra-

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA

VITI.

come

155

rancio e arranciarsi \ e moltissimi marinareschi^; e

parole arabe o americane vennero a noi attraverso la Spa-

gna, come manteca,

nel napoletano, e pi tardi e in

bardi

siciliano e poi

minor numero

in quei

lom-

Vocaboli che e nella lingua e nei dialetti entrarono

^.

di solito con le cose, o con le

nuove forme

delle cose che essi significavano


recati

prima nel

dialetti,

Spagnolismi

chicchera.

riso, zucchero,

penetrarono altres nei

si

e atteggiamenti

e gi dai

sar visto in quali cerchie

si

buona

soprattutto delle costumanze della

pochi esemp

aggirassero: in quelle
societ e della vita

militare e marinala.
Il

che

apre la via ad osservare che la letteratura

ci

spagnuola non poteva avere grande efficacia in un paese

come

che era pervenuto a una maturit

l'Italia,

tuale non raggiunta dalla

che accadesse, come accadde

piuttosto

infatti,

Si

Su quest'argomento ha pubblicato parecchi

sen, 1905);

La

deg/.^

spagnuolo-porioghese :

maroma

e il

I.

En-

prof.

P importanza

atea nei

secoli 15o,

che nei

16

rami

Ilo
Il

lo

pa-

cabrestante ecc. ossia la ripercussione del linguaggio

(Modena, Unione Cooper., 1908); e

annunziava, inoltre, un'ampia opera


quasi ignoto. Sp'tgnolismi

il

lamo nautico (Villafranca, Rossi, 1907);

nautico spagnuolo-portoghese in Italia

colti e

lavori

ibernii in Italia (Torino, Clau-

ricchezza, la grandezza dell'uso e

nautico, commerciale ed amministrativo

il

l'efficacia

veda nel Vocab. del Franciosini.

rico Zaccari.v, Contributo allo stwHo

rao,

spiri-'

Spagna; onde meglio s'intende

col titolo

Un

travaso importante e

por/oghesismi entrali comechessia in Italia, rac-

documentati.

Pel siciliano C. Avolio, Introd. allo studio del dialetto

(Noto, 1882), pp. 68-84;

pel

siciliano

napoletano, pel quale sono state scam-

biate per influssi spagnuoU talune spontanee conformit fonetiche e


sintattiche

(cfr.

pp. 13-21, e

GrOber,

I,

525; e

Wittemberg,
spagnuola in

G.

DI

D' Ovidio-Monaci, Manuale/lo spagnuolo, Napoli, 1879,


D'Ovidio, Hai. Gramm., nel Grundriss del
Wentuup, Beitrdge z. Kentniss d. neap. Mundart,
4), si vedano vocaboli raccolti da me in Lingua

stesso

dello

gi,

1855, p.
Italia,

pp. 57-8;

Castko, in Ardi.

pei dialetti

slor. lomb.,

lombardi,

IV, 491.

cfr.

quel che dice

ino

LlNdl'A E

vili.

inversa, cio della

opere,

con

le

LETTKHATTRA SFAONL'OLA

l<il< rat

(jtiali

ma

(nicsta

italiana .sulla s]ia}4-tiuola. L(3

presentava a

si

tempo,

(|uel

erano, per una parte, echi stanchi di una letteratura gi


sorpassata in Italia, corae la poesia cortigianesca provenzaleggiante dei Cancioneros e talvolta addirittura imitazioni
,

di modelli italiani

trecenteschi;

e,

per altra

vallereschi sentimentali, affatto inferiori

]jaiie, liliri ca-

poemi

j4randi

ai

che allora l'Italia creava ironizzando

di cavalleria,

valleria e sostituendole l'aniaiiit dei sentimenti.

come

la Celestina o

stica,

potevano dare alcunch

il

la ca-

0]^ere

Lazarillo, vivaci di osservazione realidi

molto nuovo

al

paese della

novella e della commedia, e nel loro contenuto speciale

non
le

si

prestavano docili

al

trasferimento e adattamento tra

condizioni assai diverse del costume italiano.

la cor-

rente nazionale e popolare della poesia spagnuola, quella


dei romances, che

doveva nel secolo seguente trasformarsi

e arricchirsi nella

grande drammatica dei Lope, dei Tirso,

degli Alarcn e dei Caldern,

rimaneva nascosta

cace, legata com'era alla storia medievale di

sentimenti e memorie del suo popolo.

vano una larghezza


medioevo, che
flessa, nel

si

di

e inefh-

Spagna

e a

risentirla occorre-

simpatia storica e una nostalgia pel

formarono assai pi

i^eriodo romantico. Ci

tardi, e in

insomma che

forma

ri-

della let-

teratura spagnuola doveva venire accolto e conosciuto in


Italia,

non era nuovo ed originale

e quel che era origi-

nale e nuovo non poteva facilmente attecchire o

si

sarebbe

presto disseccato sul nostro terreno.

Per misurare

Cinquecento

si

la

divulgazione che nella prima met del

ebbe

in Italia della

letteratura spagnuola,

bisogna detrarre anzitutto quei casi che

si

riferiscono alla

vita particolare delle colonie di spagnuoli nelle citt italiane.

Cosi in

Roma

nel gennaio 1513 fu recitata la farsa

Encina Placida y Vitoriano; ma fu recitata in casa


del cardinale Arborense e i due terzi della sala erano pieni
dell'

LINGUA E LETTERATURA SPAGXUOLA

vili.

di spagnuoli,

157

e pi p.... spagnuole vi erano che uomini

italiani , scriveva l'agente del

duca

Mantova, che sog-

di

giudizio datone da coloro che

giungeva

il

intesa

et

per quanto dicono spagnuoli non fu molto

nelle

bella

*
;

mani

l'avevano

soli

spagnuoli dov andare

degli

stampa che allora se ne fece in Roma, forse nel


quella della Tr/bagia, fatta nel '21

stampa

^.

La

stessa sorte

ebbe

la

della Tlnelan'a, fatta nella stessa citt in quel torno,

del Torres

Naharro

e del pari nessun italiano

^,

drammi

accorgersi della raccolta compiata dei


la

la

'14,

Propaladki,

stampata a Napoli nel 1517,

Pasqueto de Sallo

stampatore presso

la

mostr

di

di costui,

per Joan

chiesa dell'An-

nunziata. Cosi anche in Italia, e da tipografie napoletane,

sembra che vedessero la luce intorno al 1529 i dialoghi di


Mercurio y Carn e il Lactancio, il primo di Alonso e il
secondo di Juan de Valds ^ e moltissimi volumi spagnuoli
pubblicarono poi le tipografie veneziane, come nel 1529,
;

e pi

volte in

sguito, la Historia de Aurelio y Isabela

nel 1533-4 le belle

edizioni

.q\V xmadis e del

curate dal Delgado, e nel 1537


di Luigi Scriva di

fu

il

tipografo

Venezia,

scrizione della Celestina

libri

Sabbio, trasferitosi

maestro (come egli stesso


del

Documenti pubbl. dal Luzio,

s'

spagnuoli

da Verona a

intitola nella sotto-

1534) que estampa todas Las

obras espa/iolas in quarto folio

curioso Veneris tribunal

il

Valenza". Specialista di

Stefano

^,

Primcden

in

che era

in

quelle sue

D'Ancoxa, Origini

del teatro ita-

liano^, II, 81-2.


2

Si

vedano

l'edi^. del

Teatro completo, fatta dalla R. Acad. Espa.

nel 1893, e gli studi del Ootarelo, nella Empatia moderna, del 1894.
3

Barrer,

p.

722.

Hispana (Londra,

Gallardo, EnHayo,

I,

nes cit., voi.


e

C'atdlor/o,

B. QoARiTcn, Bl.

I,

p.

386 sgg.

cccxxxn.

Gali.ardo, op.

cit.,

IV, 1174.

cfr.

1895), p.

Mennuez

LU.
y Pelavo, Orige-

158

vili.

stampe

LINGUA E LETTERATIRA SPAfiNUOI.A

da Domenico

assistito

(iatz(;l,

<ii

sc^^relariu

del-

l'ambasciatore Lope de Soria. Pi numerose, pi importanti,

pi eleganti furono poi

le

edizioni date

nel ir)52 e

lH/i

dal Giolito di Venezia, con l'assistenza di Alfonso Ulloa, la

amor,

Celestina, la Crcel de

ma

del Boscan e altre';

diario

Questin de amor,

sebbene

due letterature

tra le

la

',

si

l'

opere

le

Ulloa, vero

interme-

adoperasse a suscitare

anche
una Introdutione e

l'interesse degl'italiani pei libri spagnuoli, e perci

aggiungesse a talune

una Esposizione

di quelle edizioni

di vocaboli isj^acpnioli a uso degli italiani

agli spagnuoli erano soprattutto destinate,

come

liani

che

il

mise

Giolito

Duello del Muzio,

fuori,

con

la

dell' Ulloa,

VUlixeade Omero,

l'Ariosto tradotto dall' Urrea, e poi

dotta da Gonzalo Perez. Similmente


e

*,

nel 1551 la Zucca del

il

il

tipografo

l'

le

Marcolini dava fuori

Doni en spanol. Vere

solo pi tardi

tra-

Ulloa traduceva

gram-

e proprie

matiche e vocabolari spagnuoli a uso degli


parvero

ita-

!il)ri

Sentenze del Liburnio, V Orlando del-

le

Imprese del Giovio

cura

compro-

vato altres dalle molte traduzioni spagnuole di

',

italiani

com-

'".

EoNGi, Annali del Giolito,

I,

pref., pp. xlvii-viii, e passim.

che a queste indagini bibliografiche ha rivolto fatiche

An-

ricordato

il

E. Zaccaria, nella sua Bibliografa italo-iberica ossia edizioni e versioni


di opere spagnuole e portoghesi fattesi in Italia, di cui pubblicata la
Parte I: Edizioni (Carpi, tip. Ravagli, 1908).
2

Per r Ulloa

v.

il

Ghilini, Teatro d'iuom.

pp. 16-7, Antonio, Bibl. nova,


oltre

il

Gallaudo

I,

55-6,

letter.

(Milano, 1640),

Lampillas, Saggio,

342 sgg.

II,

Bongi, opp. citt.

il

la Questin de

Si veda, per

Stampata a Lione, Roville,

es.,

amor (Venezia,

1554),

ff.

155-8.

1562:

si

veda

tale la tx-aduzione

in

dialetto siciliano del vo-

sull'

Ulloa

l'avver-

tenza del Roville.


5

Non

si

pu dir

cabolario latino-castigliano

del

Nebrissense, fatta da uno Scobar di

Siracusa, dedicata nel 1512 a Pietro d' Urrea, ambasciatore del re di


Spagna e di cui si ha una edizione di Venezia del 1519-20: cir. A.

LINGUA -E LETTERATURA SPAGNUOLA

vili.

Certamente, per

altro,

159

alcune parti della poesia spa-

gnuola ebbero divulgazione non piccola tra noi; e in primo


luogo

le coplas,

romances,

guntas, le invenciores,

villancicos,

motes, le pre-

raccolte

le glosas,

Cancio-

poi nel

nero general e in altri volumi della stessa sorta; e oltre


al

Bembo,

quale gi

del

si

cenno, troviamo che

fatto

nei primi anni del secolo Galeotto del Carretto leggeva e

trascriveva poesie spagnuolc

'

frequente se ne in-

e di

contrano nelle raccolte musicali italiane

di

allora

Mario

2.

Equicola, nel prendere a discorrere delle poesie d'amore


degli spagnuoli, reputava superfluo premettere avvertenze

Bacchi della Lega, Bihiogr. dei vocabolari dei


1876), pp. 61-3, e

pp. 61-3.

G. Pitu, in Saggi di

Dopo

dicU.

la citata esposizione dell'Ulloa si

della lingua toscana

(Napoli, Cancer, 1560),

ebbero

Miranda con

annotazioni di Argista Giuffrida (1593,

finalmente

0*-

compendio di Massimo Troiano, tratto dal libro del

Il

1601);

le

Giovanni Mi-

Giolito, 1568, pi volte ristampate), di cui l'autore

era spagnuolo;
le

Urbino

di

quale era stato a lungo in Ispagna;

il

servationi della lingua castigliana, divise in quattro libri, di

randa (Venezia,

Paragone

il

Mario Alessandri

castigliana di Gio.

et

Hai. (Bologna,

(Palermo, 1871),

critica letteraria

Grammatica spagnuola

la

2. a ed.,

e italiana

di

Firenze,

Lorenzo

Franciosini (Venezia, 1624, moltissime ristampe). Dei vocabolari

primo quello di Cristbal de las Casas, Vocabulario de


guas toscana y castellana (Sevilla, 1570), e segui
ciosini,

Vocabolario italiano e spagnuolo

stampe);

e dello stesso

(Roma,
libri

lingua spagnuola in Italia, pp. 23-32. Cfr. E.

vuxestri di lingua spagn.

Studi di
1

pi noto del Fran-

1620,

innumerevoli

ri-

Didlogos apacibles (Venezia, 1626), manuale di

conversazione. Lunghi estratti di questi

La

il

il

las dos len-

nel citato opuscolo su

Mele, Tra grammatici,

raccoglitori di proverbi spagn. in Italia^

in

mod., a. VII (1914), p. 13 sgg.

fil.

Cinque poesie spagnuole attribuite

a Galeotto del Carretto (Carpi,

da un codice estense. Che non siano composizioni del


Del Carretto dimostra C. Michailis de Vasconcellos, nelle loma-

1891): tratte

nische Forscliungen,
2

Per

es.

XI

(1899).

nelle Frottole

di

Andrea Antico da Montone (Roma,

1518), nel Fioretto di frottole (Napoli, 1519);

Farinelli,

in

Rass. bibl. d.

leti,

itai, II,

ecc. Cfr. in

139.

proposito A.

100

MN(;iA

vili.

come aveva usato

LKTIKKA'ICRA SFAONTOLA

IO

pei proveiiznli e francesi,

canzoni e romanzi

verchio nominare

traducendo,

altro

e gli

molti

lamentazioni

le

di

appropriare

dei

profeti,

salmo De profundis, all'espressione degli

il

so-

che veniva

versi

vezzo s])agnuolo

il

cose divine o sacre

orazioni,

pareva perfino

dei

pei'ch molti sono et in publico sono usciti .

Non lodava per


le

autori

gli

cia-

di molti trovatori esparse, coplas,

scuno son i)ul)Iicamcnte


villanciclii,

perch a

aflFetti

dell'amore profano; e di un consimile peccato tacciava

De Mena
lenguas,

quenti

'.

all'

A uno
italiano

citazioni

anche

che

Marzio,
quelle

di

strofette,

esce in

lui

domanda

sd

i/o.^

(risponde questi): entre vosotrosf

spagnuolo della glosa

quello

tramutazionc

Qu

ristampe

j^i

di noi le celebri coplas del ]\Ianrique e

correvano presso

proverbi del marchese di Santillana.

fre-

Valds:

il

Adonde, diahlo, haveis aprendido esas coplas?

traesse
della

ossia

seco

il

del Dialogo de las

interlocutori

degli

le

probabile che l'uso

parafrasi

della

italiano

una

di

strofa di

poeta celebre in un componimento di tante strofe quanti

erano

Furioso

di

un'ottava del

in molti

componimenti

prima; per esempio,

versi della

in otto strofe,

come

si

vede

Nel libro De natura de amore, composto nel 1495, rimaneggiato


ho a mano l'edizione curata dal Porcacchi (Vi-

nel 1525, e del quale

negia, Giolito, 1563). Alla fine del libro

lunga serie
dall'

di versi

Equicola, seguendo spesso

mutare

nostre et usai'si

Il

sulla psicologia
-

Ed.

cit.,

che suona

il

a la spagnuola

da un luogo

che in tal fuoco affino

<

il

modo

del dire

, ecc.

una

prosa italiana

spagnuolo

>,

senza

.,

eW Amadis

de Gaida: Moro con riso,


Nel libro IV (pp. 267-8) alcuni giudizi

amorosa degli spagnuoli


p. 114. Il

e di altre nazioni.

Tansillo [Capitoli,

p. 171) allude

conde d'aro e canta Vajypia, Per far

in

trovando quelle gi accettate per


curioso florilegio si chiude con un madrigale

alcune loro parole

italiano, imitato

(ed. cit., pp. 352-8)

amore spagnuoli, tradotti

di

come fan

un

tale

gli altri,

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA

vili.

popolari

come esegui per tutte le ottave


poema Laura Terracina nei suoi

*,

canti di quel

simi Discorsi sopra

prime stanze

le

del

161

primi

dei

divulgatis-

Furioso (1549).

Subito dopo questa lirica erotica e cortigiana bisogna an-

noverare

ma

anche

libri di cavalleria, e

Amadis de
cendo.

particolarmente VAmadis-,

Bianco, e poi tutta la linea degli

Grecia, dei Pahnerin, dei Primalen, e via di-

Tirante (edito in valenziano nel

Il

mani

nelle

Tirante

il

dame

di

era

1490)

e principesse italiane nel 1500

^,

gi
e fu

tradotto in italiano da Lelio Manfredi nel 1519 e stampato


nel

WAmadis

1538.

Mambrino Roseo, da
Miranda
episodi

seguaci furono tradotti da

suoi

Castiglione faceva nel Cortegiano allusioni a

Il

'.

Pietro Lauro, dall' Ulloa e da Giovanni

cW Amadis^

nel Furioso, cio

1'

e tracce

Melissa (Melicia di quel romanzo),


e della Ilistoriu de Aurelio

vi

tarono di elaborare poeticamente

come

bretone,

ma

gi

Cfr. F.

era stato fatto

NovATi,

il

nome

di

altres del Tirante

furono taluni che tenspagnuoli di ca-

libri

pel

ciclo

furono poeti di secondo o di

come Bernardo Tasso


1

come

Isabela per qualche partico-

lare della storia di Ginevra^.

valleria;

sono state scorte

esso

di

aspra legge di Scozia

nel suo

Amadigi

carolingio
terzo

(1560), e

ordine,
il

Dolce

in Lares, bollettino della Societ etnografica ita-

liana, III (1914), 242-5.


2

Giova qui ricordare che l'unica copia che

conosca della prima

si

edizione dellMniadij (Saragozza, 1508) fu ritrovata a Ferrara nel 1872:

qualche anno

fa

era in vendita a

Londra presso

il

Quaritch

{liibl.

Hisp., pp. 8-9).


3

Antonia del Balzo ed Isabella Gonzaga:

Niceo'
*

da

Correggio, in Gorn. utor. d.

Si veda, oltre

il

Quadrio

lett.

veda Luzio-Renier,

si

Hai.,

XXII,

71-3.

(alla rubrica), la bibliografia del Mei.zi

E Tosi (Milano, Daelli, 1865), pp. 13 4.


5

Cortegiano, III, 54 e relativa nota del Gian.

Ra.tna, Fonti del Farioio, pp. 112, 128 31, 132-4

n, 349,

3J: cfr.

pp. 177-8.

B. Cuoce,

La Hjiajna

nela vita italiana

11

1G2

K LBTTKUATrKA SPAGNUOl.A

LlNfiL'A

\III.

l'almcrino (151)1) e nel

nel

(1502).

(XcWAmadis

poi ricordarsi

di Pdltm'.rino

l'ri iiKiLeoiw /ifjHo

dovova

Pifrnardo, Torfinnto,

li};liuolo di

fornii

il

e di f|ucsti

in

pi punti cosi del Rinaldo

La

loro

voga confermata dai

come

due suoi compagni,

Gerusalemme

della

'.

vestigi che se ne osservano

frequenti, e tra l'altro dall'essere entrati nell'uso di alcune

famiglie nobili italiane

diano

'.

nomi

di

Palmerino

e di

Splan-

lingua spagnuola in cui era stato tradotto assai

Italia nella

presto, e

L'italiano Guerin meschino ebbe talvolta corso in

come

libro spagnuolo lo citava

redazione spagnuola

si

Valds'^; e

il

flella

valse, stimandola originale, Tullia

d'Aragona pel poema che verseggi su quel romanzo

Vengono

dei quali la Celestina fu

non solo pi volte stampata, come

detto, in Italia nell'originale,

si

traduzione italiana che

fin dal

ma

parecchie volte nella

1505 ne aveva fatta uno spa-

gnuolo, Alfonso Hordcez, familiare di papa Giulio


istanza, com'egli

Campofregoso

di

*.

terzo luogo libri di costumi e di amori,

in

stesso dice, di

madonna

Lelio Manfredi, per soddisfare

^.

V. Vivaldi, Sulle fonti della

II,

ad

Gentile Feltria
desi-

il

Gerus. liberata (Catanzaro, 1893), e

intorno a questo libro Solerti, in Giorn.

ator, d.

leti,

255-66; E. Photo, Sul Rinaldo di T. T. (Napoli, 1895).

ital.,

Cfr.

XXIV,
Dunlop,

Geschichte der Prosadiclitungen (Berlin, 1851), pp. 157, 175, ed E. Baret,

De

l'Amadi.1 de Gaule

XVI

et

au

2 Si

XVII

vedano

pp. 78-91; e

il

de son infiuence sur

et

les vioiurs et la littrature aii

siede (Paris, 1873), pp. 159-60.


il

Fontanini, Dell'eloquenza italiana (Venezia, 1737),

citato

libro

del

Baret, passim.

Cfr.

Calmo,

Lettere,

ed. E.OSS, pp. 332-4.


3

Dilogo de

Si

meschino.

veda

Una

las lenguas,

la lettera

p.

131.

della Tullia, che precede

il

suo Guerino o

il

traduzione spagnuola, stampata a Siviglia nel 1512, no-

tava nel suo catalogo Fernando Colombo; di un'altra

del 1518 reca

Gallardo, op. cit., I, 875-6.


5 Alla fine della traduz., stampata nel 1506, si legge questa otrtava: Nel mille cinquecento e cinque apunto Da spagnuolo in idioma

il

lungo titolo

il

LINGUA E LETTERATURA SPAGXUOLA

vili.

163

derio d'Isabella Gonzaga, la quale nel 151 1 faceva cercare

invano nelle librerie di

amor

una copia della Cdrcel de


stamp a Venezia nel

}.Iilano

la tradusse in italiano e la

',

1514; e

medesimo Manfredi, nel

il

1521, tradusse la Historia

de Grisel y Florisea di Juan de Flores, della quale cangi

nomi
et

forma pi gentile, intitolandola Historia di Aurelio

in

Isabella nella quale si disputa che pili dia occasione d

peccare a l'huovio alla donna o la donna all'huomo^.

Ve-

nezia veniva in luce nel 1552 la Historia de los amores de

Clareo y Florisea y de los trabajos de Isea di Alfonso Nnez


de Reinoso, con un sonetto italiano del Dolce in onore dell'autore

^,

la

quale non ebbe la fortuna della precedente pi

volte ristampata. Fortuna ebbe invece,


tardi, la

Diana

ma

alcuni anni pi

Giorgio de Montemayor: ristampata nel

di

1560 in Milano per Andrea de Ferrari, con nuova dedica

Barbara Fiesca, con un sonetto


Luca Contile a Giorgio Montemaggiore e un altro
Geronimo de Texeda, e quattro ottave aggiunte al canto
Orfeo in lode di una Lauipugnani e di una Visconti^;

in ispagnuolo alla signora

di
di

di

e ristampata ancora nel 1568 dall' Ulloa presso

Sembra che non

italiauo

presto conosciuto

stato questo opuscolo

nez nato hispano

modo

fosse

et oi'naraento

transunto

instantia di colei,

humano. Gentil

Luzio-Rkniek,

Ofr.

Gallardo,

1.

op. cit.,

I,

Giolito.

Da me Alphonso Horde-

ha in

rasunto Ogni bel

>

e, pp. 72-3.
386 sgg. ; Bongi, op.

op. cit., pp. 1B3-4; Albektazzi,

il

geniale Laza-

Feltria Fregoso, honesta e degna,

In cui vera virt triompha et regna


1

e'

il

Romanzi

cit., I,

48-50;

Rjna,

romanzieri del Cinquecoifo

Seicento (Bologna, 1891), pp. 139-41.


3

BoNGi, op.

cit.,

p.

378: ristampata nel voi. Ili

d(?lla

BibL del

Rivadenoyra.
*

p.

Su questa

edizione

li. J.

Coervo, in lievue

hif^paaque,

(1898),

308 sgg. Circa l'influsso esercitato da questa ristampa italiana sulla

ortografia spagnuola,

si

veda

Io stesso

Coeuvo,

ivi,

pp. 298-300.

MNCCA

\ni.

1()4

7'urucs,

rillo (le

una ristampa

(c\

elio

K l.KTTKRA'ITUA

quale

ebbe

si

casi olvidarla y del tiempo carcomida

dov ricevere

stumi,

gado

yachi

e fu tradotto, e as-

quasi nessuna

Lnzana andaluza

del Del-

^.

Infine, bisogna

dizione,

come

mentovare

quelli di

libri

passando poi

liana. E,

come

guerre di Carlo

de Avila,

la

le descrizioni di

Zarale, di Fernando

sua Storia d'Europa^ per

tico della

comen-

Colombo:
la i)arte

del

regno di

viaggio dell'Oviedo,
il

Giambullari,

nella

riguardante la Spagna

altro che tradurre dalla Crnica general,

nel 1541 a

Mon-

di Pietro Salazar e di Luigi

Cronaca generale di Spagna

Valenza del Beuter,

di

diceva all'ita-

si

alla storia e alla geografia,

tar delle

non fece

morali e di varia eru-

Antonio Gucvara, vescovo

dolledo, e di Pietro Mejia, o Messia,

del

'

vivacissimo quaflro di co-

il

italiano, la

aniliiciito

(li

seguente.

sai g'offamente, solo nel secolo

divnlfi^azione

Milano nel 1587

in

come un'opera che

])resonta

lo

Oh A

Sl'Af JNI

Zamora da Floriano De Ocampo

'.

stampata

Un gramma-

seconda met del secolo reca un catalogo di

libri

spagnuoli tradotti, che egli consiglia agli italiani: e giova


trascriverlo,

aggiungendovi

corda parecchi

nomi degli

autori, perch ri-

di quei libri di varia letteratura ai qua'li

accennato in generale.
lettione [di Pietro

Messia]

ho

Vi (egli dice) la Selva di varia


;

la

Vita di

Marco Aurelio

[del

Guevara], tradotta da Mambrino Roseo da Fabriano; Il


libro delle quattro infermit cortigiane', Il fiore di consola-

Pur lacobo Maria Meda

dedicata al signor Leandro Marni


(Valencia, 1872),
2

Qui non

si

II,

,
:

a istanza di Antonio de Antoni,

cfr.

Catlogo de la hihiofcca de Salva

153.

tiene conto,

come

di cose

non pertinenti,

delle fa-

vole asiatiche che attraverso compilazioni spagnuole medievali (VEnxenplario ecc.) passarono allora in raccolte italiane: su di che cfr.

Petragmone, Sulle novelle di A. F. Doni (Trani, 1900), p. 120 sgg.


3 E. Mele, in Giorn. stor. d. leti, ita!., LIX, 359 sgg.

G-.

vili.

V Oratorio

tione;
tro
i

il

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA

Lauro;

Guevara], tradotto da Pie-

de' religiosi [del

le Vite degli itnperatori del

signor Pietro Messia;

quattro volumi delle Lettere di monsignor de Mondognedo;

Monte Calvario del medesimo;

Re

siglio e consiglieri del

Pedro de Covarrubia]

Juan de Jarava]

tution de' mercadanti [di


della naturai filosofia

Messia;

Naturai

la

filosofia di

Tanco]
Zrate]

Barros;

e di

[del

Dias

Agustin de

Giovanni de

di

signor Alfonso Ulloa

il

volumi del vescovo

in Italia

-,

^
di

che Luigi Groto

unico dettator di lettere spagnuole

e della cui

possono scorgere tracce nelle lettere non solo

imitazione

si

del Groto,

ma anche

VAsia

furono in particolare

Mondoedo Guevara, lodatissimo


diceva

Turchi

de'

Castagneda [Fernao Lopez de Ca-

quali gli ha tradotto

letti

Geronimo Urrea]

[di

V Origine

portogliesi,

libri

In-

le Insfi-

le Sei giornate

della conquista del Perii [di

le Historie del

stanheda],

Assai

Navarra

H istoria

la

del

Conle

Giovanni Sarava [de Jarava];

Dialogo del vero lionore militare

Commentari

il

Ragionavievti del signor Pietro

la Militia celeste;

Federico Furio Ceriol]

[di

stituzioni de' giucatori [di

il

165

di

Bernardo

M. Troiano, Compendio

cit.,

TassJO, del

pp. 358-9. Ivi

Parabosco, del

anche elenco

di libri

tradotti d'italiano in ispagnuolo, e delle opere originali dell'Ulloa.

Peraltro traduzioni eseguite da P. Lauro, ved. TiUAUOscni,

Bill, mod.,

Ili, 76-81.
2

II

primo

libro delle Lellere del


il

loa nel '59;

poi,

furono

pivi

Guevaua

(1539) fu

secondo (1542) dallo stesso, nel

Gatzelu, 1545;

diversamente ripartite

il

ti-adotto

dal

terzo, dall' Ul-

lettere in quattro libri,

Marco Aurelio fu tradotto


ristampa aumentata, 1544; il Menosprecio de

volte ristampate in italiano.

dal Roseo nel 1542, e in

le

'4G;

la corte, dal Baroncelli, 1551;

il

Il

Montecalvario, dall'Ulloa, 1555, e la se-

conda parte dal Lauro, stesso anno;

il Desperlador de oh corlejanos, da
H. Vaganay, Antonio de Guevara et
italienne, nella Bibliofilia, XVII, nn. 9 10.
delectable di Alonso de la Tohre, fatta da

V. Bondi, Venezia, 1554. Si veda


san Qiuvre dans la littrature

Per una trad. della Vision


D. Delfino, cfr. Tkza, in Jiv.

crit.

d.

teli.

itaL, II, 184-5.

IGfi

III.

Contile, del

zaga

e di

IMa

[vniido.

altri

tutti

Canconeros

LINT.IA K LKI
di

Sl'A'iNl'DLA

Lucifzia Gon-

M.inCrcdi, di

Ti'Ii'.

'.

o quasi
ai

TKUAriRA

codesti

tutti

libri,

romanzi cavallereschi,

dalle liriche

alle novelle di

dei

amori

varia erudizione, erano

e costumi, ai trattati morali e di

(salvo (|uale.iie i-ara eccezione) sparsi, Ietti e ammirati so-

prattutto nelle corti, nei circoli del bel monflo, tra la f^ente

che usava della letteratura come


le

di

un passatempo: anche

cortigiane leggevano volentieri libri spagnuoli, cinguet-

tavano in ispagnuolo e talvolta scrivevano

biglietti e let-

tere in quella lingua^. I letterati propriamente detti,


\

tici,

poeti,

punta

cri-

ne portavano giudizio severo e non privo di una


riproduceva qui, in certa guisa,

di dispregio. Si

teggiamento che abbiamo notato negli umanisti

l'at-

italiani di

fronte ai novellini umanisti spagnuoli. Anzi, sebbene non

pochi spagnuoli scrivessero allora e poetassero in latino,


e parecchi ne ricorda con lode Lilio Giraldo nel suo dia-

logo del 1548 cosi spagnuoli propriamente


Stfiiga,

il

portoghesi
Celio,

il

(il

Caado,

Tensira,

il

Resende, l'Acerseras

scrittori ispano-Iatini

il

il

il

Seplveda,
Vives)

il

Barbosa,

Pirro)

^,

in

il

lo

come

Silva,

il

genere questi

anche nel Cinquecento continuarono

ad essere poco stimati dai


(nota

(il

Nebrissense, Giovanni Ispano,

latinisti italiani.

No

es posible

Valds) que vosotros concedais que uno, que no sea

Farinklm,

Per Tullia d'Aragona,

in Rass. bibl., VII, 280.

gnuole di cortigiane,

si

veda sopra

p. 162.

Per

le lettere

spa-

Fauinelli, in app. al Ho opusc. sulla Lingua

cfr.

spagnuola, p. 73.
cit. Hicorda anche con lode
Manrique e Auzias March (p. 62).
Sulla corrispondttnza del dotto giurista A. Agustin con italiani si
veda Gai.lardo, Ensai/o, I. 578. Per un plagio che dal Vives fece il

tra

De

poetis nostroriim

poeti in volgare

il

temporum, ed.

De Mena,

il

Dolce, BoKGi, Annali del Giolito, pp. 100-2.

LINGUA E LETTERATURA .SPAGNUOLA

vili.

italiano, tenga

buen

estilo

rispondendo nel 1534

aveva mandato

gli

en latin

Antonio Minturno,

*.

suo amico Gaspare Centelles che

al

poema

il

167

Gmez

Thalichristia di Alvaro

come

di Cindad ileal, altamente elogiato dal Nebrissense

un'Eneide cristiana, giudicava questo libro


Christiana che poetica

perch

opera pi

cotesto vostro

novello

poeta tale che apertamente mostra d'haver temuto che

Erasmo noi riprendesse,

il

quale riprese

il

Sannazaro, per-

ci che, scrivendo egli del divino parto della Vergine,

us particella che non fosse latina.


il

non

a questo proposito

Minturno, rendendo omaggio agli scrittori che l'antica

Iberia aveva dati alla letteratura romana, ribadiva

giu-

il

dizio severo sui moderni, estendendolo ancora agli scrittori


di lingua castigliana:
tichi imitare, dir

nel

latino,

volgare
Il

il

Ma

che

moderni sappiano

me

noi conosco,

ma

ch' pi malagevole,

gli

an-

non pur

nel loro istesso

^.

giudizio pronunziato dal Minturno era

satori spagnuoli che

Garcilaso,

alcuni altri;

comune

ai cri-

facendosi eccezione per quei poeti e pro-

tici italiani, solo

come

vero, io per

dei

si

erano mesni

sguito degli

al

itjiliani,

Boscan, Diego Ilurtado de Mcndoza e

il

quali

specialmente

il

primo fu

assai fe-

steggiato in Italia, e a Venezia se ne ristamparono

riche nel 155o^, e un suo sonetto

si

Dilogo de

las lenguas, p. 129.

Minturno,

Lettere, ed. cit., pp. 29-30.

le li-

legge tradotto nei Pi-

L'opera, alla quale

si al-

lude, la Thalichristia, in quo Jesu Chrinti Redemptoris Iriuinphus redemptioninque nostra mysteria celebrantur libri
^

(Compiuti, apud

e per altre opere del


3

BoNGi, op.

XXV,

dedicati a papa Adriano

Arnaldum G-uilelmum dn Brucar,


cit.,

Gmez,
I,

412.

cfr.

Antonio, Bibl.

1522): per la quale

iova, I, 59-60.

Un'altra edizione di Napoli, 1604, de-

scritta nel (Jatdl. de la bibl. Salva,

I,

255.

nella Galleria (Venezia, 1636), p. 226.

11

Marino ancora

lo

ricorda

168

vili.

stolotti

((morosi

g'nuolo

il

castellanas

nel 1552

del

il

xj

I)(^iii

poeta

gentile

persona non

K LKT'l KUATI'UA SI'AGNUOLA

[,IN<.1A

E non

'.

sicuro clic

Francesco de

fosse spa-

Torre, sulla cui

la

ha (inora alcun lume'; e ohras en cvplas

si

versos al astilo italiano

dava

Nnez de Reinoso^, quasi a

Cuori in

Venezia
rac-

.segnare, col

ed

costarli, la diflcrenza dei du(! stili, l'antiquato e incolto


il

nuovo

Ma

e letterario.
tutti

sp;ig-niiola

circa la letteratura scliiettaniente

coloro che ne discorrono concord;ino col

iMinturno. Vero che

il

Castelvetro aveva scritto che

la

lingua spagnuola e la francese sono pari d'autoriti all'italiana....

avendo essa

s'abbia la italiana

non meno che

suoi scrittori famosi,

suoi

senonch

il

Varchi rigettava

questa sentenza, giudicandola adulatoria verso quelle due


possenti nazioni e indinostrata

fintanto

che non

si

dica

quali

quali sieno quegli scrittori o francesi o spagnuoli,

possano stare a petto e andare a paragone di Dante, del


Boccaccio, del Petrarca, e di tanti

altri italiani .

bello e pi lodato scrittore (continua

il

Il

pi

Borghini che parla

circa questo punto nelVErcolano), che abbia la lingua castigliana,

che delle altre non

si

tiene conto, in versi Gio-

vanni di Mena, perch non favello dei moderni, e in prosa


quegli che intitol

ambedue

il

suo libro AmacUs d Gatdo.... e in

questi autori gli spagnuoli

e giudizio (che io

per

me non

quali

hanno

intendo tanto oltre n della

lingua spagnuola n della franzesa, che

io

possa giudicarne)

notano e riprendono molte cose cosi d'intorno

genza

Tre

maestria dell'arte, come alla purit

libri di pisiolotli fiio?-tst

lettere

(Venezia, 1558},

f.

all'intelli-

leggiadria

40 sg^.

quello:

mar Leandro et animoso... >.


2 Cfr. Farinelli, Una epistola poetica del capitan Don Cristbal de
Virus (Bellinzona, 1892), p. 5 . A un Francesco de la Torre del

Posando

el

Consiglio dell'Imperatore e suo ambasciatore in Venezia dedicava


15 luglio 1558 l'Ulloa la sua trad, delle Imprese del Giovio.
3

BoNGi, op.

cit.,

I,

b78.

il

LETTERATURA SPAGNUOLA

LlNCiUA E

vili.

lCi9

non poche,
mi giova n difendere alcuno o mostrarlo

delle parole; delle quali io vi potria raccontare

ma

non

egli

grande coU'offendere

tempo intorno
da pi

diminuire

gii

altri,

n perdere

il

tengo che sieno tenute

a quelle cose le quali

medesime

o da' migliori manifeste per so

Suir^ma(//.s in particolare, e sugli altri romanzi,

si

po-

trebbero addurre non pochi giudizi negativi, che prove-

rebbero quanto contrastata


lia.

Pigna scriveva:

11

fortuna

avessero in Ita-

essi

Le spagnuole romanzerie quasi

tutte di vanit son piene, stando elle solo in su


e con

spiriti

li

miracoli,

dell'una o dell'altra sorte facendo sempre

nascere cose dal naturale lontane e dal diletto che per la


legittima meraviglia suol nascere

svenimenti che

degli

delle

battaglie,

vengono

quando vede

la

'-.

(Mraldi Cintio parla

Il

Amadigi nei furori

in

sua

della quale gii

cadono tante volte nei

mano, ed

come morto

egli

Oriana,
conflitti

all'aspetto

l'arme di

rimane come se fosse

se ne

una femm inetta od un tenero fanciullo, cosa che mai nei


In un dialogo
non volle imitare l'Ariosto
dello Speroni, (lomandando uno degli interlocutori perch
l'altro non faccia parola delli romanzi ispagnuoli, che
suoi romanzi

'.

che dicono

tanti sono per quel

noti che

francesi alli italiani

ch in sul vero non sono


in

scritti

modo che

se

stampatori, e tutti pi

gli
,

quegli risponde:

come

formati

ne arricch

la

Per-

franceschi, n

nostra prosa, alla

quale naturalmente e per lunga usanza molto conforme


l'aere e la

nomi

vili,

grazia

della

francesca

'.

nardo Tasso e dall'Alamanni nei iioomi

Lasca beffava

Il

i,

bassi e senza invenzione , introdotti da Beritaliani, sfinln-an-

Ercolano, quesito III.

I romanzi (Venezia, 1554), p. 40, cfr. 24.

De' romanzi,

Speroni, Opere,

delle covimeiie, ecc., ed.


II, 288.

Daelii,

I, 42,

cfr. 7-S.

sin. Li.\t;r\ k lkt'ikhatika si'A<iNt:oLA

ITO
clo{>li

((uollo

Aniiifligi

(li

o da pedante, e

ziono d'antipatia pel

gramma

nomaccio da

non da guerriero

'

romanzo stesso. Il
oWAmddJfjl

hanno

cosi

poco pepe

il

Fontanini

o da hirro

e del

alti-i

si

possono leg-

^.

dal morale, la Celestina, accusandone l'autore

di essere incorso nel fallo di scoprire l'artificio,

tutti

in molti altri,

mentre

comedia archea, gi sbandita come

imitare la

simevole da

ma

o^

Giraldi Cintio biasima anche, dal lato letterario non

meno che
volle

un epi-

lia

FiramantH

e altri accenni sfa-

vorevoli del Bargagli, del Muzio e di

gere presso

Uiildi

sui grossi lil)roni

del Girone, clie

Il

Irato

che era una nianifesta-

teatri;

non

n pure incorse

solo nell'arte

ma

nel decoro ancora,

degni da essere fuggiti da chi lodevolmente scrive

che non vi siano mancati

di quelli

bia-

in questo errore,

che

la si

ancora

hanno pro-

posta per esempio, intendendo pi a quei giuochi spagnuoli

che alla convenevolezza della favola

^ E

si

pu imma-

ginare che cosa delle composizioni raccolte nei Cancioneros


pensassero

italiani,

letterati

avevano respinto con

fastidio

che proprio in quel tempo


e dispregio

la

lirica

corti-

giana quattrocentesca, tornando a contenuti pi gravi e a

forme pi pure. Coloro che ridevano dei poeti da barzel/}


-f""-

lette, e

tissimo,

dell'Unico e del Tebaldeo e di Serafino Bdell'Al-

avevano gi

fatto

intendere

loro giudizio sulle

il

rime dei Cancioneros.

Jime burlesche, ed. Verzone,

Inedito nei suoi mss. della Naz. di Napoli

p. 89.
:

cfr.

L. Ruberto, Sludi

su B. Baldi (Bologna, 1882), pp. B3-4.


3

di
(si

Eloquenza italiana,

Gaula come

1.

e.

di Grecia, e

il

Per contra, benigno verso VAmadis, cosi


si mostr poi Torquato Tasso

Primalen

vedano V Apologia della Gerusalemme e il Discorso sid poema heroico),


che agevolmente si desumono e dalla sua vita e dalle sue

per' ragioni

disposizioni sentimentali.
i

Op.

cit.,

II,

99, cfr. 31.

LINGUA E LETTERATURA SPAGNUOLA

vili.

In una Essortatlone allo studio delle

Land

si

studiare?
vicini

legge tra l'altro:

Ma

Ortensio

Perch restate adunque di

mi dubito molto che

io

lettere di

171

le sirene di questi

mari non ve ne ritragghino, e non vi isviino dal

sentiero che indirizza alla virt: chiudete gli orecchi di

buona pece a imitatione del saggio Ulisse, altriraente siete


perduto. Oh come fareste voi il meglio a spendere in libri
quel che spendete in muschio, in zibetto, in ambracane,
in guanti profumati et altre delicate misture, le quali cose
ci

hanno

divenir molli ed effeminati

fatto

erano

gli Assiri e

preso.

Com'

pi che non

Sabei, da' quali tal studio s' ap-

gli

possibile che piacere vi possino questi

'.
.

Amaj

dis, FloriselU,

Palmerini, Splandiani e Frimaleoni, nei quali

altro non si contengono che sogni d'infermi e narrazioni


che non hanno n del vero n del verisimile non niego
;

per che non habbno molta dolcezza nella lingua.


fareste

voi

il

meglio

compraste tanti

libri

de' latini scrittori

se,

invece di libri spagnuoli,

greci,

donde ne deriva l'erudizione

Questo brano del Laudo conferma die


in

,/

Oh come

lil)ri

spagnuoli

genere ebbero bensi voga e suscitarono talvolta persino

fanatismo, ma,

cerimonie

come

tutte le

altre

galanterie e

pompe

e raffinatezze e sottigliezze, introdotte dagli spa-

gnuoli, furono quanto efficaci nel costume di certe classi


sociali, altrettanto

sterili

di

cfleacia

nella vita del pen-

siero e dell'arte, innanzi alla quale splendevano allora, in


Italia, lien altri

1550),

modelli e ideali.

In appendice alla Sferza di


f.

30. Cfr. Doni,

Diche vi

I marmi

scrittori antichi e

(ed. del

dilettate voi? di romanzi, di

moderni (Venezia,

Fanfaui, Firenze, 1863),

I,

280:

traduzioni spagnuol e,

delle

cose del Boccaccio, delle istorie, o delle rime e altre piacevoli cose?>.

-^

IX
Le cerimonie spagnuole

Jja sfoggiante

in Italia.

spagnuola era

gcalanteria

come

stata,

\J

sappiamo, presto notata dagli


re Alfonso d'Aragona, e

dal

sin

italiani,

tempo

di

aveva dato origine a una piccola

letteratura di proverbi, aneddoti e caricature nella seconda

met

Quattrocento

del

'.

direbbe che

Si

il

l'amore fosse allora in Italia alquanto diverso,


timentale e

meno

tono

del-

meno

sen-

teatrale; e quei corteggiamenti, appas-

sionamenti, sospiri, quel tanto smaniare, maravigliavano o

facevano ridere. Dur e crebbe, come

prima met del Cinquecento,

nella

con essa

citt della galanteria ; e

altre

talvolta

donne

si

di Valenza, la

trovano ricordate

famose per bellezza

citt

La commedia

^.

dello spagnuolo innamorato

descritto

fama
e

gentilezza di

per perfezione di culto cavalleresco, Siviglia e

Barcellona

\ sua

la

gi accennato,

si

un giovinetto

bella e

si

Si
Si

It geloso

spasseggia sotto

si

si

bene

il

le finestre della

passionato ^;

mette in azione uno spagnuolo,

contenta d' imprese modeste, circuendo la

veda sopra pp.


veda Tansillo,

impadroni subito del tipo

nel Geloso del Bentivoglio

spagnuola

fa alla

negli Ingannati (1531)


Giglio, che

clic

s'
:

30, 71-3.

Capitoli, ed. cit., pp. 151, 342.

(Venezia, 1544),

I,

3.

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA

IX.

vecchia serva Pasquella con

hando
Vero

173

speranza che costei, ru-

la

gli fornisca calze,

camicie e giubbone.

(dice a Pasquella) che egli ha

ben due gentildonne

al

padrone,

ma non

per amanti,

pu frequentarle senza suo continuo

rischio e avrebbe bisogno di persona

che prendesse cura

Ma Pasquella, bench vecchia, non si lascia


movere dalle lusinghe: conosce bene e aborre gli spagnuoli
e non vuole impacciarsi con loro. Onde d un appuntamento a Giglio per beffarlo e questi si reca al tranello,
Ilarta yana que
sicurissimo di s, esclamando tra s
tiene de ser conmjo! Ya sabe la maldita quanto valen los
dei fatti suoi.

spngnuolos en las cosas de las mugeres!


de nosotros estas putas italianas!

meglio rappresentante

Oh corno se holgan
Meno sfortunato, e

tipo nella sua ingenuit,

il

Francisco Marrada

pitano don

dtVAmor

ca-

il

com-

costante,

media del Piccolomini. Brav'uomo, venuto a cercar


tuna

in Italia

con

duca Alessandro che

for-

guerra, e rimasto poi ai servigi del

la

lo

ha destinato in Pisa capitano della

guardia, la sua unica innocente fissazione la vanteria

amorosa.
le

udirlo, tutte le

dame

di Pisa gli

cascano tra

braccia; e quando incontra un suo compatriota e vec-

chio amico di casa, dopo aver discorso con lui della co-

mune

patria e

delle

n'era partito, alla

avventure occorsegli da quando

domanda

risponde che non

ci

pensa nemmeno, perch in Pisa sta

benissimo, padrone del commissario che ascolta


consigli, ha

stiempos,
la

verdad,

gran potere nella citt:

la

tierra

-.

Ma non

corso della comuKHlia, altra amante

GV inganiati,

Uamor

IV,

cos/.a>Ue,

6.

II,

1.

suoi

g tengo muclxos pas-

mxime con estas gentiles damas, y, por


mitchas andan perdidas poi' mi, y an

primeras de

se

se pensi di tornare in Ispagna.

gli si
all'

deziros

de

las

conosce poi, nel

infuori della serva

17

CKIv'IMONIK S1'A(;M(J|.K IN ITALIA

IX.

AgiKilctla. Pure, noll'uscir di

per un collnciuio con costei:

coumigo

No venga

volgendosi

dice

(egli

buon multino,

gran

in

persone di

alle

Iretta,

nadie est mariana


casa),

ni

paje ni atra persona, poirjue quiero ir a festejar estas gen-

Oh

damas.

tiles

corno

me

comparila, qne

se

me pesa

han

de llevar siem-pre gente en

ido dos mil venturas en esie ano

con estas senuras, por no haUarnie solo!

camisa y lim.piar

est
se

me

alla

ha,

degno

zapatos

Mas dxame adobar


Oh pese d tal que

gorra.

ij

olvidado de peynar y pierfumarm^e las barbasi .


che lo guida in luogo poco

povera Agnoletta,

padrone, e

di lui, nella cantina del

semplicemente:
sco

los

Ogni cosa mia

egli risponde

pateticamente

gli dice

assai

vostra, signor France:

Muchas mercedes, qxie


mi f

ni yo quiero ser de otra persona que de vos, y os doy

que desjjus que soy venido de Spana, no he querido bien d

otra que d vos ; y os certifico que tenia en Spaila

mi

siempre de gentiles damas d

V Ortensio dello

stesso

spagnuolo Rojes,

es

Mucho me

una dozena

plazer y voluntad

^ Nel-

Piccolomini, Alonso risponde

che vuol

distoglierlo

dai

maravillo, sehor Rojes, que,

aun

suoi

allo

amori

espnhol, corno

Vuestra Merced, busque opartarme del amor, siendo exer-

Lo spagnuolo, diventato poi tipo della


commedia dell'arte, appariva come lo spagnuolo disperato sotto il nome di Don Diego di Mendozza nello sce-

cicio de

su nacin

^.

nario ben noto di quella rappresentazione che fu improvvisata a

Monaco

di Baviera nel

1568^; e un cattivo co-

mico, che faceva tale parte, era deiinito dal Garzoni

Op.

L' Hortensio,

lo

cit.,

uno

12.

I,

I,

3.

scenario serbatoci da

Massimo Troiano,

e pi volte ristam-

Per un commediante che si trovava a Mantova nel 1568 e che


era chiamato lo spagnuolo della commedia , efr. D'Anco>7a, Origine
pato.

del teatro ita/.


'

2,

La piazza

II, 443-4.

universale di tutte

le

professioni (Venezia, 1610),

f.

820.

CERIMONIE SPAGNUOLE

IX.

IN ITALIA

175

vicla e mi coDon Diego divenne nomignolo


fare il Don Diego '.

spagnuolo che non sa proferire se non mi


vazn

nome

il

di

proverbiale nella frase

Per

tale inclinazione naturale a quei popoli, e

non meno naturale

dell'esser venuti in

ma come

commercianti,

pacifici

Italia

per effetto

non come

guerrieri, avidi di rischi

e di piaceri, sciolti di solito da legami di famiglia, la vita

amorosa

e soprattutto le dimostrazioni di essa, furono viva-

mente promosse
si

in Italia, a quel

spargevano nelle nostre

portava seco

le

citt.

tempo, dagli spagnuoli che

poich quell'abito di vita

cure minutissime date alla propria persona

nella sua apparenza

esteriore, che

doveva accordarsi

sentimento predominante da esprimere,


savano* altres

gli

al

spagnuoli pas-

per lussuosi, delicati e quasi effemminati.

Uno spagnuolo

odorifero,

attilato,

schifo

gustosa-

mente descritto dall'Aretino nei Eagionamenti ', fumoso,


col mozzo dirieto... e l'altre sue lindezze attorno
e il
Bandello dice di un suo personaggio, che teneva del por;

togallese
casse,

si

ad ogni due passi, o fosse a piedi o cavalfaceva da uno dei servitori nettare le scarpe, ne

poteva sofferire

la

addosso un minimo peluzzo

questa estrema raffinatezza

e la gravit,

sata

di vedersi

il

sosiego o

il

come traduceva

il

accompagnava

Castiglione,

nazione spagnuola, perch

testimonio delle intrinseche


di servitorame, enfasi di

si

riposo

le

o la

la

^.

pompa

gravit ripo-

che molto serva

cose estrinseche spesso fan

^ Lusso

nelle vesti e

pompa

decoro nel gestire e nel parlare,

ricordo frequente delle proprie gloriose imprese o di quelle


degli antenati o della nobilt della propria casa e stirpe,

Pasqualigo,

Ed. del 1581,

Novelle, II, 47.

Cortegiano, II, 27, B7.

Intricati,
II,

4i.

IV, 4.

17(

riCMIMNlK SI'AIJNTOI.K IN l'IAMA

IX.

ciMiio

cai'atleri

tulli

abili

clic

gnuoli, o che porgevano aneli

notavano

.si

motivo

e della loro affettazione di eleganza,


satire e alle

commedie,

ai

con

cruda

la

realt. Siccli

di

que-

contrasto

in

notava che, laddove

si

spa-

motti, alle

(conformemente all'indole

opere letterarie) venivano sovente messi

ste

ncf^li

pari del loro erotismo

'essi, al

in Italia

quegli spagnuoli jirendevano arie di gran personaggi e di

grandi signori,

d'Alcantara, San Jago e Ca-

cavalieri

di

Spagna, nel loro i)aese non


avevano n casa n possessione e si nutrivano di pane e
ravanelli e bevevano acqua, e in Italia erano venuti con
iatrava, di parenti dei re di

scarpe di corda ^

le
i

danari di Spagna

danari che non arrivavano mai, e

le loro

significavano

ricchezze erano

La miseria spagnuola (che' aveva


il romanzo della fame, fame

fatte di parole e fantasie.

suo romanzo nel La^arUlo,

il

monelli e fame di

di

scudieri)

si

trova descritta anche

negli scrittori italiani, che non cessano di ricordare le vigilie di digiuni

che

a spese proprie,

il

gli

spagnuoli osservano quando vivono

Come

le loro lesinerie.

mangiare solamente

loro

del pari

si

suole

viso triste, la loro persona sparuta, tra

fame

Le

^.

loro sequele di

il

come

])urc

che

estendeva

contando

il

Per

loro

il

ai

le feste

es.,

loro

per amore e per

risonanti, che gi facevano

Fontano, seguitarono a porgere argomento di

ridere

si

nomi

convitati,

se

i-itrarre

celie,

sentimento della propria importanza,


pi umili

uffici;

onde Paolo Giovio, rac-

che ebbero luogo in Napoli per

Coppetta, in Opere burlesche.

290; Bandello, Nov., IV, 25; Fortini, Nov.,

II, 49,
II,

la

venuta

Mauro,

ivi,

I,

13; Domenichi, Scelta

CivU conversatione, ff. 128-9.


Maiana e cfr. Aretino, Ragiona-

di motti (Firenze, 1566), p. 297; Guazzo,


~

La

frase del Cecchi, nella

vienti, ed. cit., II,


'

Bandello,

44

Navageko,

iVou., I, 12;

Viaggio,

Turchi,

f.

10.

Lettere, p. 193;

Domenichi,

pp. 395-6; Ataxagi, Lettere facete (ed. di Venezia, 16)1),

Canto de

li

canti, ed.

Croce,

I,

44.

f.

Scelta,

153; Basile,

IX.

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA

177

Carlo V, narra di uno spagnuolo bisogno (cio soldato

di

di fresco arrolato), che, ritrovandosi in

una riunione

sembrandogli ricevere trattamento conveniente,


innanzi dicendo:

No me

non

trasse

se

ha de

No

conoceis vosotros

tratar d'est incinera los hombres de honra .

si

Chi sete

domandarono gli astanti sbalorditi.


Soy el Umpiador mayor de la piata dorada del conde de
Benavente! ^ Vantatori e millantatori, entrarono come tali
voi,

per vita vostra?

nelle opere letterarie,

vantator spagnuolo

il

troduce, vantatore

spagnuolo nell'Ariosto Ferra,


',

e nei Rivali del Cecchi

Ignico Carpion de Buziquilles

adoperato per dire di

spagnolata

prodezze,

ricchezze e di

di

spagnuolo

s'in-

un don
trova

si

uomo che non merita credenza^;

parola

rimasta nel vocabolario

italiano

nel senso e di pomposit e di fanftironata.

poich, infine, colui che assai cura la sua presenza e

suo decoro, e richiede da altrui deferenza e ossequio per

il

s,

per ci stesso portato ad essere osservantissimo delle

stesse cose verso gli altri, per meglio far rispettare

rispettando

diritti

scambio

di cortesie, gli

spagnuoli

complimentosi e cerimoniosissimi
dosi le

promovendo

propri doveri e

longuerias castellanas

si

suoi

uno

acquistarono fama di

anche qui satireggian-

"*,

cosi

e le riverenze e gl'in-

chini e le formolo di saluto e altrettali. Per la stessa ragione

erano considerati

maestri della cortegiania

^,

e ricer-

cati nelle corti e soprattutto in quelle dei prelati di

talch

spagnuolo

cortigiano

Lettere, S. 97-8 (da Napoli, 12

Orlando, XII, 42-5.

Atanagi,

diventarono quasi

dicembre

Lettere facete, p. 125 (lett. di

Roma:
si-

1585).

Ludovico

di

Canossa, del

25 agosto 1509).
<

Lozana andaluza,

Ruscelli,
^

B.

ivi, II,

II, Ili.

Cfr.

Mauro, in Opere

100; Tuuuiii, Lettere, pp. 41-2,

burlesche,

1,

255;

lt\3.

Corleyiano, II, 21.

Cuoce, La Spwjna nella vita italiana

12

178

CKIUAKA'IK srA(;N[(>LK IN IIAI.IA

IX.

iioniiiii

'.

lit dei

I<](1

furono

cspertissiiiii

toiiuii

in

l'omia-

le

tuli'-

o nello alti-e faccende cavalleresclie

(lucili

Nonostante

varia e vivacissima satira che

la

*.

accen-

si

nata, l'abito spirituale spagnuolo, che veniva a questo

messo

in caricatura,

tutto in Napoli,

si

diffuse

largamente

modo

e anzi-

in Italia;

dove trovava pi favorevoli condizioni; e

spasimanti, galanti, cerimoniosi, vantatori furono giudicati


e satireggiati anch'essi

napoletani, e

napolitanerie

le

dettero origine a un tipo comico, che, salvo la diversit

linguaggio, risponde a capello

nel

tipo

al

spagnuolo nel primo Cinquecento: come

medie dell'Aretino

comico dello

vede dalle com-

si

gi gi a quelle del Porta e dei

fino

suoi seguaci^. Ai documenti che ho altra volta riferiti su

questo proposito, molti

potrebbero aggiungere che

altri si

mi parve opportuno

allora

tralasciare;

spagnolerie

napolitanerie

spagnuola annapolitanata
creanza
e del

Di una

sospirare forte alla spagnuola

est

Dolce,

Il

ragazzo,

corti:
I,

5:

Si

veda sopra,

rinelli, in Rass.
3

p. 116,

un brano

buona

che

ora proprio

di

bibl. d.

discorre

il

scopetta

Mauro

e della

praticar con spagnuoli, iJ

>

il

Ga-

del 1505, cit. dal

Fa-

quel che diceva su questo proposito

Sabba da Castiglione
leti,

datosi allo spagnuolo e al cor-

Non

con qualsivoglia sorte di cortigiani

lateo; e cfr.

delle grandi vanterie e bugie di questi,

, e

Aretino, nel lag. delle

riverenza alla

baciar le mani

del grande uso, che essi facevano della

parla l'Aretino"*; della

massimamente quando fan l'amore

tigiano

sinonimismo tra

di

che s'impara a Napoli, e del

dei napoletani

anzitutto ci sa-

rebbe da notare anche qui una sorta

II, 142.

ital.,

Sul tipo del Napoletano nella

commedia

si

veda

il

mio studio

nei Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, pp. 271-308, e cfr. spe-

cialmente per

lo

spagnolismo, pp. 278-87.

"*

Ragionamenti, ed.

Opere burlesche,

I,

cit.,

246,

I,

10.

271-5,

280, 299.

CERIMONIE SPAGNUOLE

IX.

streglia

brava

Berni

, il

';

della

lui

godute in Napoli,

affettalo
I

letta

il

come

come

gli

che sem-

delle na-

^;

e cortigianie ,

del

procedere

ancorai E

baster.

spagnuoli, venivano messi in bur-

d'amore

assassinati

, altri

179

di tale

Caporali

il

Fascitelli^;

spagnuolo o napoletano

napoletani,

buone creanze

politanerie, cio le spago uole

da

politezza

nato a Napoli e nutrito

IN ITALIA

gonfi della nobilt dei loro

seggi

damerini, vantatori,
^':

Servitude d'amor, vagheggiamento,


portar penna, vestirsi or verde or giallo,
gioco di canne, giostra, torneamento,

musiche, mascherate, scene, ballo,


ogni

festa....

Sono versi del napoletano Tansillo, che


vita della sua citt

Anche

in

Roma

si

riferiscono alla

^.

questi

modi cerimoniosi dovettero

far

subito presa; e gi nel 150G erano imitati dai signori, poi-

ch in una lettera di Emilia Pia del 12 giugno di quell'anno, che narra le nozze di

Felicia della Rovere,

men

trimonio,

cerimonie

alla

si

Gian Giordano Orsini con

dice che l'Orsini, celebrato

la sposa in

spagnola

un camerino

cum

trona, ecc. ; e nel banchetto

dire

lo

ma-

e le fece certe

che

lei

era

la

pa-

nuziale similmente esegui

certe cerimonie a la spagnola, clie se

pagio suo

il

f'

cavare a uno

cappello, quale havea in testa, et se

lo f' le-

nire sopra el capo, innno cen, et cenato che hebbc bas


dicto cappello et poi se lo mise in testa; et a quella cena

Opere

urlescite,

I,

10.

Vita di Mecenate, e. 1.

Tuiicm, Lettere, pp.

Op.

Si

Capitoli, ed. cit., p. 114.

cit.,

veda

p.

lo

196

llfi-16 (lett. scritta circa

(lett. del

studio citato,

maggio

p. 280.

1550).

il

1547).

JSU

CKUIMOMK

1\.

Sl'Af.NnthK IN IIALIA

dcinostr quiiiito ora experto in la lengua IVancoso et spagnola, che mai lece altro che
(lucile sue. \\v\\\

costumi
Il

poich

In

;iitr(r

pareva volesse pascerli de

parti d'Italia scmbi-a clic tali

con pi

facilit e

Galateo, jiasima l'introduzione

vocabolo

''

spargessero con minore

Casa, nel

monie

si

"

(egli dicej trasferito dal

l'itardo.

delle

sacro

ceri-

profano,

.-d

uomini cominciarono da principio a riverire

gli

modi

l'un l'altro con artificiosi

fuori del convenevole, e a

chiamarsi padroni e signori tra loro, inchinandosi e storcendosi e piegandosi in segno di riverenza, e scoprendosi
la
le

testa, e nominandosi con titoli isquisiti,


mani come se essi le avessero, a guisa di

\ crate

Questa usanza

>>.

originale,

ma

onde che

sia,

baciandosi

sacerdoti, sa-

senza alcun dubbio a noi non

tempo

forestiera e barbara, e da poco

in qua,

trapassata in Italia; la quale, misera colle

opere e cogli

effetti

abbassata e avvilita, cresciuta sola-

mente e onorata nelle parole vane e ne' superflui titoli .


Ma almeno (nota pi oltre) un'altra sorta pi squisita di
cerimonie, trasportate da Spagna in Italia , erano state
mal riccNUte da questo terreno e poche
le

cerimonie di coloro che di ci

catanzia e tengono libro e ragione

maniera
riso e

il

di

persone tocca

vi

erano allignate

fanno arte e mere

sanno che

un ghigno e

cedenza che

il

alla tal

cotale un

alla

pi gentile sedr in sulla seggiola e

panchetta

meno

sulla

ossia quella etichetta e quelle gare di pre-

in Napoli gi infierivano.

poich

si

soleva

distinguere e contrapporre la buona maniera italiana alla

cerimoniosa spagnuola,

il

D'Arcano, segretario del cardinal

Cesarini, facendo anche lui

l'impropriet di usare

questa distinzione, avvertiva

italiana

ge-

Luzio-Renieii, Mantova e Urbino: Isabella d'Este ed Elisabetta Gon-

zaga (Torino, 1893), pp. 178-9.


2

come denominazione

Galateo, ed. Sonzoo^no, pp. 32, 37.

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA

IX.

dovendo

nerale,

delle bugie

zione di

e la baronia di Napoli, dove

Roma

corte di

almeno
la

la

monarchia

e perci sostituiva la pi ristretta designa-

lombarda

fuori, in questo caso,

trarsi

181

che credo per certo che

bardia vi sieno ancora parecchi uomini da bene

Lom-

in

'.

ogni

modo, l'adulazione e le cerimonie s'introdussero allora generalmente in Italia, come affermava Luigi Cornaro,.
scrivendo che ci era avvenuto da non molto tempo in
qua, anzi alla mia etade

Segno

letterario di

^.

queste

in Italia di nuovi titoli e


di quel

fu l'adozione

Non parliamo
che in

^,

grande uso, e a Napoli stessa, forse

canzonatore di questo popolo, scese di grado

lo spirito

modo

e divent

cerimonie
di cortesia.

grato allo spagnuol ventoso

non ebbe mai

Italia

per

Don

forme

di allocuzione

bonaria e

si

dette e

si

d an-

cora a persone di et matura della classe media e del popolo

*.

Ma

quello di
santi,

che

che allora

titolo

il

Signore

s'

giudicavano adulazione vilissima. L'Ariosto,

lo

riferendo un suo dialoghetto con


di

un prelato

introdusse in Italia fu

con grave scandalo dei ben pen-

di

un servitore spagnuolo

Roma:

Signor

dir

non s'usa pi

fratello

poich la vile adulazion spagnuola

messe

Atanagi,

la signoria fin in bordello!

Lettere facete,

p.

251 (lettera del 16 dicembre 15B1 a

G. Porrino).

e.

Della vita sobria (1558), introd.

Caporali, Vita di Mecenate, parte Vili. Cfr. Don Quijote,


parte

2,

II, e. 45.

Uso scherzoso

del don, in Opere burcsche,

1.

I,

II,
'83,

II, 54.
*

Cfr.

il

Galiani, nel Vocab. nap.,

gno di Napoli,
nel
al

I,

5399.

Quattrocento:

cfr.

Del resto,

un brano

si

I,

137, e

Galanti, Dencr.

trova usato a questo

d. re-

modo

gi

del processo dei Baroni, in appendice

Porzio, Congiura, ed. D'Aloe, p. cxxxix.

182

i\.

KinM<NiK si'A(;Nt:oi.K in itai.ia

<

Sitfaor

(se fosso

ben

inozzcj di situolai,

dir....'.

E, inlatti,

cortifjiaue ainhivaiio al

le

o sono note nelle storie del

tcin|)') le

lilolo

belle e Veroniche e simili, e assai spesso


z'nitro signific

brevemente

l'udirsi

dagli spagniioli

insueta

ai

jyara

ti ,

la

signora

sen-

di

tale

Toma mi

-.

denominazione,

amistad,

que bt/eno

diceva Giglio a Pasquella, e costei ironicamente:

Che mi

eh?

signora,

farai

^.

magri doni degli spagnuoli

dei

cortigiana

adornare

orecchi.

loro

.signore

Le italiane
popolo sorridevano dapprima nel-

borghesia e del

delia

li

.signore Tullio e Isa-

Agnoletta,

Basta che

ci

dolendosi

fanno

si-

gnore a tutto pasto; no, no, no, no, non l'intendono niente
bene; altro che signore, signore, signore voglion queste

donne!

*.

Allo

diremo

vando

scandalo
cosi,

moi'ale

per

l'adulazione

grammaticale, quando, dal

l'astratto

Signoria

uni quello,

si

rica-

questa divenne titolo e

modo

.Signore

di allocuzione.

Un
Cottra

capitolo
il

del

Euscelli, scritto al

Molza e intitolato

pdrlar per Vostra Signoria, dopo un'ironica di-

chiarazione

Noi slam pur obbligati


perch con
ci

afferma che

ha
il

si

allo spagnuolo,

elegante elocuzione

fatto insignorir di (jualcbe duolo;

tu

era andato in bando, e serviva solo

nell'ira e per vilipendio e per parlare ai poveri servitori

76-84.

Satire,

Varchi, La suocera,

I,

II,

1: Firenzuola, 1 Lucidi,

giana non porta altro nome che quello generico


3

GV ingannati,

L'amor

II, 3.

costante, I, 11.

di

dove

la corti-

Signora

>.

IX.

come

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA


che

se fossero furfanti;

voi

il

183

adoperava solo

si

per inavvertenza, correggendosi tosto


corrannestare una Magnificenza,

una Signoria Vostra, una Merc,

una
e

qualclie duchevole Eccellenza;

gran confusione, era rivolto ormai

che tutto, con

in

terza persona:

Ecco ch'insieme poi fanno una giostra


quello, lo qual, con lei e con la sua

'1

parlar s'amplia e

'1

scriver pi s'inchiostra.

Tantoch mille volte quelle dna


apportan discordanza

larole sole

a chi non avvertisce

Mutansi

a'

casi sua.

persone per usanza;

le

modo

parlasi in terzo al

cortigiano

con tanto stomachevole eleganza...

Discussero in i)rosa

questione della

la

'.

signoria

tra gli

Bernardo Tasso, lamentando che, dopo tante altre

altri,

invasioni barbariche,

non erano mai

Italia

turai paese

della

anche

le

Signorie

'

',

che prima in

state n vedute, lasciando

il

lor na-

Spagna, siano venute in tanto numero

a vivere con esso noi, e di maniera abbiano pigliata la


possessione della nostra ambizione e vanit, che non ce le

possiamo spiccare dalle spalle -;

dendo

al

il

Caro, che, rispon-

Tasso, giudi(;ava impossibile sradicare l'abuso,

quantunque pur tornasse

cosa stranissima e stomacosa,

che abbiamo a parlar con uno come se fosse un altro, e


tuttavia in astratto, quasi con la idea di colui con cui
parla,

non con

la

persona sua propria

Opere hurlesche,

B. Tasso, Lettere,

Lettera da Bruxelles,

29 luglio 1543.

^;

si

Claudio To-

121-5.

II,
I,

17-22 (lettera al Caro).


s.

d.; e cfr. l'altra al Tolomei,

da Castro,

18-1

CKKIMOMF': SlA(iNrOI>K

IX.

Iniiii'i,

modo; che
persona;

(Mjnti'o

cosa goffa tirare

clic

signoria';

sof^rotiiri

clic

autfire-

f^"-!!

non usarono mai quel

toscana

della lingua

tutti

;i

rafrioui:

di

liia

esso portava ad abolire nei discorsi

concetto di

il

una

scliiorava

>,

nincstri

voli

iiicttcndosi

i|ii.'ilc,

il

d'Italia

ITALIA

IN

in ballo

seconda

la

momento

a ogni

Rinaldo Corso, che, solo,

censurata frase, procurando rintrac-

sorse a difendere la

ciarne esempi in antichi scrittori e richiamandosi


cacia dell'uso,

ma convenendo

lascivia

cerimonie, questa

delle

sia di giorno in g;.iorno


lito,

il

paese dove

anche

lui

tempi nostri

fino ai

la signoria

luogo del Caro

come

perch,

Dal

^.

del

'

Voi

',

gli

'

di

suo, sua, suoi, sue

ed

altri,

le,

ne pu cavar sentimento alcuno

titoli

di

il

Signore

Lei

un

altro

quali, par-

disonorarlo col

troppo honorarlo col dargli della

se

Insieme col

si

al so-

vede da un

si

deriv

parlano e scrivono in terza persona

li,

usuali

alcuni signori,

lando o scrivendo ad alcun che lor paia

Signoria

E,

'.

dice una grammatica del tempo,


di

con l'altra

trov migliore accoglienza

Vostra Signoria

mal uso regna oggi, ch'


dargli

parimenti aumentata

mise pi presto radice, fu Napoli, come

'

che,

all'effi-

'

la

'

egli,

che molte volte non

''.

Signoria

divennero

pi superlativi, in forma aggettivale e in

forma astratta, Eccellenza, Reverenza, Magnificenza,

e al-

Roma, 22 agosto '43, al Caro).


XIII Imomini illustri (Venezia, 1561), pp. 752-9 (la data
giusta della lettera non il '69, ma il '49).
3 Lettera da Roma, 8 marzo 1549, al Di Costanzo.
* G. M. Alessandri, Il paragone della lingua toscana et castigliana
(Napoli, 1560), f. 64; cfr. M. Troiano, Compendio, pp. 57-63. Si veda
anche un brano dei Diporti di Parnaso di G. G. Ricci, riferito in S.
Gl'areano (p. Aprosio), La grillaia (Napoli, 1608), p. 85, e il dialogo
1

ToLOMEi, Lettere (da

Lettere di

del Fanfani, Il Lei,

il

Voi

Barbra, 1863), pp. 523-5.

e il

Tu, in Vocah. dell'uso toscano (Firenze,

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA

IX.

moltissimi', che al solito

tri

spag-nuolo,

185

attribuivano all'influsso

si

quantunque taluno movesse protesta affermando

che in Ispagna ce n'era l'uso e in Italia l'abuso'. Del pari


si

esagerarono in umilt e servilismo

sottoscrizioni delle

le

lettere^; nelle quali dall'esempio spagnuolo deriv, tra l'altro,

il

bacio

mani

le

sebbene non

invece del vecchio e nostrano

raccomando

son tutto vostro

il

bacio

sano

state

piedi

mi

vi

potrebbe proseguire a questo modo illustrando nei

Si

particolari lo consuetudini spagnuole di vita galante e

posa allora imitate in

ciali,

la

come

pei quali,

vestiti,
il

Italia;
in

Ma

sarebbe

allora introdotte in

le nazioni,

la

pom-

moda

dei
so-

per gli italiani

preferibile

come pi grave

dare col loro carattere ^

da tutte

anzitutto,

genere pei comportamenti

Castiglione giudicava

foggia spagnuola,

tra le fogge

e,

e pi facile ad accordifficile

Italia,

raccapezzarsi

che provenivano

dai francesi e dai tedeschi

non meno

che dagli spagnuoli, sicch questo esoticismo e questa variet per

da

l'appunto fu

la

tutti gii scrittori del

nota dominante, ed accusata

tempo:
cappuccio e

mantello

Gi

si

lucco sol portare anticamente,

il

abito

soleva

il

veramente antico

'1

e bello

solo usato dalla nobil gente.

vede vestir questo

Ogg'i si

come

AininsAxo, Opuscoli, IH,

Ruscelli, oap.

Alessandri, op.

Cfr. Troiano, op. cit., pp. 224-5, e

Costo, Traltaio
J

Sul

vedano

(iel

bacio

cit.

p. 442.

cit., ff. 63-4.

Ammirato,

1.

e,

p.

447 sgg.

segretario, p. 582.
le

mani

altre notizie in

anche sull'uso della terza persona,

A. Salza, Luca CovCile (Firenze,

tratte dalle lettere del Contile.


5

e quello,

gli pare, indifi'erentementc...

Cortegiano, II, 27, 87.

si

190o), pp. 193-7,

JHi;

l.\.

Cosi
i

Lasca

il

quei

vano pi n

quell'oro

la foiariaria Kpaf,Tiu()la fro

si

-;

aiTcnna che orinai non

ma

n scarpe francesi,

vesti

alla spagnola-'.

fioeclii,

ornamouti, che trovati

Lozana andalnza

nella

tutto

imprese con motti

delle

me

avrebbe chiamate

il

delle

Tirante

gnuolo

di

motti

Gazzuolo

di

ricordato

le

se contenesse motti

forme

di

grazioso di cavarsi

Un

libro

lettera

marchese

'.

berretto, che gli

italiani

il

Rime, ed. Verzone,

Ed.

p. 394.

cit., II, 193-200.

Nella gi citata opera di Giovanni Boemo,

leggi et l'usanze di tutte

vi sono cenni sulle fogge del

Vecellio (Venezia,
*

le

genti (Venezia, 1543),

ff.

155-6,

vestire nelle varie regioni d'Italia, e

per gli anni seguenti

si

vedano

gli

Habiti del

1590).

Giovio, Dialogo delle imprese militari

namento
5

modo

imitarono

Bentivoglio, Satire (in quella del viaggio di Scandiano).

su quelle spagnuole:

et

amorose, con

un ragio-

messer Lodovico Domenichi (Lione, 1559), pp. S, 159.


Luzio-Eenier, in Giorn. sior. d. leti. Hai., XXXIII, 35.
di

da imprese o non piut-

le

spa-

Antonia

di

dal

cerimonie non va dimenticato


il

si

stato rego-

Gli costumi,

una

moveva appunto

come desiderato

da giuochi e indovinelli

Tra

in

*.

Amadis

Bianco

per servirsene a questi tre di de carnevale

non sappiamo

tosto

il

non comporlo, come sarebbe

del Balzo del febbraio 1514,

si

lingua diversa dalla propria

in

trovavano

le quali si

adoperava sovente quella lingua, anzi


agli spagnuoli di

(co-

Vico per distinguerle dalle eroi-

de Gaula, Priinaleon, Paluiorino

lare,

moda

Italia la

celebrali ne' libri della lingua spagnuola,

usava

si

imprese galanti

che e genuino, ossia barbariche); por


modelli

usa-

si

Piuttosto che dagli spagnuoli, sembra poi

che dai cavalieri francesi fosse ravvivata in

le

s|)apnu<li

a<,''li

e (jug tanti

da

ITALIA

IN

c'ora chi attribuiva

'l'iittavia,

'.

troppi fronzoli

SI'ACMOI.K

i:UIM()NIK

CERIMONIE SPAGKUOLE IN ITALIA

IX.

spagnuoli

dagli

nello

sberrettarsi

alla

187

spagnola

^;

certe regole sul chi dovesse entrare o uscire prima dalle

porte

^
;

e certe

usanze passate presto

altre

quella dei banchetti nei quali, ogni volta che

meno

quattro torce accese^, e l'altra non


portare dietro

scopetta dal

la

mucciaccio

vano nominate particolarmente


gnuola
il

, la

bassa

, la

tordiglione , la

sarabanda

giochi empi e profani

e la

Anche,

descriverli'^.

'

VAKA,
2

Mauro,

^.

pavana

ciaccona

Di danze,

*.

tro-

e la pavaniglia

che

si

gagliarda alla spa-

ma

non allora

la

Marino poi defini

il

lascivamente compiacendosi nel

spagnuoli passavano come valenti

gli

composero

giocatori di scacchi, e
tradotti in italiano

la

spagnoletta ^;

ridicola di farsi

molte dalla Spagna, delle quali

se n'introdussero

come

dava da bere

innanzi due grandissime e talvolta

signore, venivano

al

di uso,

si

trattati

sull'argomento,

lasciando queste cose, che richiede-

in Opere burlesche,

I,

255. Sui

modi

del salutare cfr. Ctue-

Venezia, 1611), libro

Lettere, trad. ital. (od. di

Gian Loise: Entri prima V.

S.

>

II,

pp. B4-7.

CamiUo: Eh, V.

S. entri .

Fatemi questa grazia >.(?.: Procedemo alla spagnuola che, all'entrare, entra prima lo padrone, e all'uscire esce prima lo forastiero (Intrighi d'amore, V, JO).
3 Ammirato, op. cit., Ili, pp. 37-8: cfr. un curioso aneddoto del
1580 in Verri, Storia di Milano (ed. Le Mounier), II, 281-2.
G.

No,

aff,

a V.

S. tocca

C.

Bini, capitolo delie calze, in Opere burlesche,

Si vedano, pel finire del Quattrocento,

il

I,

327.

Trattato dell'arte di ballo

di Guglielmo ebreo pesarese (Scelta del Romagnoli, n. 131), e pel Cinque e Seicento il Garoso (Il ballerino, 1550), il Negri (Nziove invntioni

di

balli,
^

1604), e gli altri noti trattatisti.

Marino, Adone,

gnole et italiane

Mss. espagn., n.

et

XX,

84 sgg. Si veda

'

Villanelle spa-

Morel-Fatio,

II,

31.

cfr.

Pel-

origen y progresos de la roniedia g del

el

Espana (Madrid,

Cortegiano,

libro di

Sui balli e in particolare sulla zarahanda,

()U7.

LiCER, Tratado histrico sabre

histrionismo en

il

sonate spagnole, manoscritto descritto in

1804),

Conosco

il

I,

124 sgg.

Giuoco degli scacchi di E,iu Lopez

18H
rchbci'o a

Ik'ii

saporito

dismettendo

avevano

(|ue]]n

Tra

il

foste lor si belle e

le

anche durante

quanto

ai

venissero

si

sacre magnifica era soprattutto

lo feste

Napoli

celebrarono

spaprnuoli

p^Ii

assedio

l'aspro

Lautrec

del

in

E,

^.

divertimenti profani, mi soffermer sulla fortuna

che ebbero

Italia

in

due

di

essi

pili

toro, e l'altro famoso un tempo,


l'altro,

spiccatamente spa-

la caccia del
giuoco delle canne;

gnuoli: uno dei quali fi\moso anche

l'uno e

,i

Lasca, e lamentava che

san Oiaconio, clic

(li

r'IAI.IA

me l'anno difetto,
nome !< feste che

j^raii

portai'ono in Italia:

(liceva
'.

IN

(liscdiTc'iic (.oi^nizioni clic

gioverA. iMcordavc; elio


gli spagniioli

Sl'AnNlOLK

n.-.in.MONIK

IX.

il

og'gi,

come abbiamo veduto,

pi

gi celebrati

volte in Italia nel, Quattrocento e diventati usuali ai principi del secolo seguente.

Di cacce del toro

si

ha

notizia, tra l'altro, per

Roma,

nei carnevali del 1518 e del 1519^; per Napoli, particolar-

mente

al

tempo

del vicer Pietro di Toledo,

(jualc

il

in

Ispagna teneva nome di

gran toriatore

parecchie eon-ida.s che

fecero nel loS-O per la venuta di

Carlo V, insieme con

si

e partecip alle

molti cavalieri napolitani, che con

la loro abilit se adestrarono subito a fare questi esercizi

bene come qualsivoglia spagnuolo

cosi

quale in piazza (dice

nose
in

^;

un poeta) Cacce

*;

per Siena,

la

di tori f' si sangui-

per Firenze, dove un canto carnascialesco messo

bocca a giovani che vanno per ammazzare

spagnuolo, nuovamente tradotto in

linjj^ua

italiana da

il

toro

in

M. Giov. Dom.

Tarsia (Venezia, Arrivabene, 1584).

Rivie, ed. Verdone, p. 372.

G. Eosso,

Istoria, ed.

Ademollo,

Il

Leone
\^

la

Gravier,

carnevale di

Roma

(Firenze, 1891), pp. 37 sgg., 83-5.

G. Eosso,

Istoria, pp. 50-1, 66.

cronaca del Fuscolillo, in Ardi,


s

p. 23.

al tempo di Alessandro VI, Giulio II

Mauro,

in

Opere burlesche,

I,

Per giuochi
stor.

232.

nap.,

di tori

I, 626.

a S^ssa,

cfr.

CERIMONIE SPAGNCOLE IN ITALIA

IX.

piazza Santa Croce

\ e dove una grande corrida si ce1584 per la venuta del

nell'aprile del

lebr, tra l'altro,

principe Vincenzo Gonzaga.

sempre uno spettacolo


nazionali.
rables,

Ma

esotico,

Adustos son

il

los Esjpanoles

y hasta sus publicos


;

rimase

tori

y en j)laceres poco dn-

l'egocijos tienen del funesto^


,

dice

il

pues

Surez de Fi-

chiamavano volentieri quel gioco

gl'italiani

piacere da mille forche


Il

giuoco dei

che non entr nei costumi

no hay toros buenos sin desgracias

gueroa

189

medesimo carattere

^.

esotico serb

del quale anche, oltre le gi recate^,

il

giuoco delle canne,

si

hanno

notizie fre-

quenti per Napoli e per altre citt d'Italia in quel tempo,

come per Napoli

quando

10 agosto 1510,

il

fu dato

piazza della Sellarla a manifestazione di gioia per

Roma,

la

ncHa
presa

marzo del 1519^; nel dicembre


1529 si vide per la prima volta in Bologna in occasione
del soggiorno di Carlo V e del papa
Era un gioco arabo,
e lo Schack dice che si usa ancora in Oriente col nome
di Tripoli-^; in

nel

'.

di

dscherrid

^;

da mori autentici fu dato

Attrib. ad Alfonso dei Pazzi, in Opere burlesche, III, 851-3.

PosUipo, ratos de conversacin (Npoles, 1629), p. 102.

TuKCHi, Lettere piacevoli,

Si

veda sopra pp.

Passaro,

Ademoli.o, op.

in Napoli

Anche

p. 91.

43, 80, 94, 113-4, 137-8.

G-iorn., p. 170.

pp. 83-5.

cit.,

in detta

Bologna

si

sono

fatti di molti

bellissimi gio-

chi di ... da signori spagnuoli et altri signori et gentilhuomini per

amore

et dinanti alle finestre delle sue

dame, con grandissimo appia-

cere dil populo per essere gioco insolito in queste nostre parti d'Italia

Cronaca del soggiorno di Carlo V in

(Milano, 1892),

canne
mano.

>,

p. 161.

La

parola,

non

Italia,

edita da G. floMANO

letta nel manoscritto,

('

appunto

corno avevo congetturato e mi conferma l'amico prof. Ro-

Sull'origine,

si

vedano

scelanea (Murcia, 1608), cit.

i
brani del libro di Dieuo de Arce, Mida A. de Castro, Discumo sabre las coslum-

190
nel

ancora nel

alarbi

italiani

(arabi)

Galateo, gik citato

il

Castiglione':

seguente ^lasaniello, con

^,

allude l'Ariosto

vi

canna

lo

Marineo,

il

il

nome

accennano

o vi

tra gli

Cortese,

il

la
di

il

parole dc'WOrlnnro:

nelh.-

con queirag'ovolezza che


gittar la

Tunisi'; o

di

faceva senpre,

avevano preso

che

Lo descrivono

*.

re

tiirelifsca si

alla

.secolo

squadra di monelli

sua

ITALIA

IN

rec Muleassen

si

moresca o

vestiti rAii

e lo faceva

vi

(|iiaii(lo

1.')!:;,

con

SPAGNLOLK

CKRIMOXll':

IX.

vedo

si

spagnuol leggiadro

'',

Tasso allorch descrive Clorinda che

il

noi fuggir da tergo oppone


alto lo

scudo

cosi coperti

da

Dal che

si

'1

capo

palle lanciate

lo

custodito:

van nei giochi mori


i

fuggitori

pu scorgere che il gioco


canne o palle

modi, col lanciare cio o

come

gi da noi

la Qiiestii de

cias

',

Ma

dicevano

si

detto nel descrivere

amor,

si

caruselli

chiamavano

napoletano

in dialetto

che

il

il

in

bres pilhlicas

Perci

il

y privadas de

faceva

in

due

gioco di cui parla

ispagnuolo alcan-

nome ancora

e curioso riscontro) in ispagnuolo

alcancias

si

di creta, le quali,

le stesse palle di

dialetto pei rotondi salvadanai di creta,

'"'.

creta

si

vivente nel

quali

(ulteriore

dicono per l'appunto

si

gioco delle canne, che dalla Spagna

los espaoles en el sigio

XVII

Spenis, in Arch.

nap., II, 521-2.

(Madrid,

1881),

p. 91 sgg.

De

Cronachetta del

Capecelatro, Diario,

I,

sto?-,

15.

veda sopra pp. 113-4.


Marineo, De rebus Hi<p. memor.,

3 Si
*

latti,

f.

.5

Lxxiv, Castiglione, Cortegiano,


Orlando, XIII, 37.

Gerusalemme

"

Si

liberata, III, 82.

veda sopra pp.

137-8.

1.

I,

XII; Cortese, De cardinal


21,

CERIMONIE SPAGNUOLE

IX.

prima che

in

chiamato

gioco dei caroselli

191

altre parti d'Italia pass in Napoli, qui fu

Surgente, che menziona

sua variet

IN ITALIA

il

come

un passo

attesta

ludus arundintim

ludus carusellorum

il

e poi la

dicendoli

del

proisus

idem ritu: tantum differunt quod in lusu arundinum,, arunin

spiculis,

diieis

carusellorum

vero,

equester uterque...

ma

genuina, del

Ed

nome

nome che sopravvisse

costume spagnuolo, passati

si,

divenne

car-

alla cosa, ossia al gioco

mo-

altri particolari

di

ma

Italia;

in

vi

^.

andar facendo raccolta

Altri potr

impetunt:

che fu poi dato ad

cai'osello ,

resco delle canne e delle palle di creta

di

illos

ecco l'origine, napoletanesca

di

forme di tornei, e pass in Francia e

altre

rousel

vasculis,

testaceis

quos carusellos a:ppellari diximus, alii

noi dob-

qui

biamo astenercene, perch ci distrarremmo troppo dal


tema del nostro discorso, che di mettere in chiaro lo
spagnolizzamento accaduto nel tono o enfasi della vita socon l'abbandonare

ciale

un

la semplicit

abito di galanterie, di

fioriva sulla terra d' Italia

dioevo che
E,

tuale,

modo

De

su questo libro

altre etimologie, ohe

si

borghese e adottare
cerimonie, onde

pi

la

nuovi tempi.

propriamente

l'effetto sullo

il

ri-

medioevo, un me-

di

proprio animo,

Neapoli iUiintrata (Napoli, 1727

p. 123. Cfr.

Le

il

di

la cultura dei

influsso

importante notarne
di atteggiare

stuma),
2

a codesto

una sorta

combinava con

si

tornando

fasto

spiri-

cio

stile,

sul

per conseguenza,

e,

prima

ediz. del l'597 ed po-

Sorta, Storici napoletani,

li, 560-2.

trovano nei vocabolari, sono affatto

fantastiche; e non solo quella del Tramater, da curriis

solis (

perch

prima volta queste corse furono fatte in onore del Sole dalla sua
figlia Circe, cui Tertulliano attribuisce tale invenzione !), ma anche
la

quelle del Diez (ElimoL Wrterb., ed. 1869-70, li, 114), da carrus, e dello

Zamijam>[
11

Voc. elim. Hai.,

Diez credeva

dove

il

LiTi'Kii

il

p. 251),

carosello

garosello

da gara.

vocabolo provenuto dal francese nell'italiano, lad-

giustamente sospettava l'inverso.

1!2

di cspi'iiiici'c

se

iioii

propri

ripijrliarf!

dente iniziavii

il

le

soMtiiiiciiti.

Aiiclie

osservazioni,

die

l'azione,

citarono, come

la

iiama
non

(pii
n(;l

faiMMiio

prece-

secolo

Fontano, circa l'ampollosii e l'arguzia

del parlare .spa<2:niioIo

jsentare

srA(;Ni(M,K in

cKiUMi^N'ii':

i.\.

ma

'
;

che per

causa

ci

guard(;rcino bene dal pre-

tale

parte gii spaglinoli eser-

della decadenza e dell' imbaroc-

chiraento della letteratura italiana. Ci sarebbe troppo dire,

perch una cultura e una letteratura non decadono per

ma

cause esterne
riti

vecchi

per ragioni interne, tiuando cio, esaue spenti

pensieri

formandosene ancora

di

vecchi

sentimenti, e non

nuovi abbastanza energici,

tinua a lavorare su quelli non

])i

operosi, cio

nel vuoto spirituale, sostituendo l'abilit,

solamente questo: che


niale e

spagnuoli, svolgendo

gli

promovendo l'amore per

pio e furono incentivo

gonfio e vuoto,

il

di

le esteriorit,

stile

con-

l'ingegnosit e

spontaneit intellettuale e poetica.

lo sforzo alla

si

lavora

si

11
il

vero
cerimo-

dettero esem-

cerimonioso e ingegnoso,

quale rimase circoscritto dapprima alle

epistole e ad altre scritture cortigianesche, di poco valore

nel moto dello spirito e della letteratura italiana del primo

Cinquecento

letteratura che conteneva in s

il

germe

della

futura decadenza nel suo sensualismo e nella sua ironica


pacatezza, nella

sua mancanza

di

sentimento

religioso,

etico e civile.

L'influsso spagnuolo sullo stile fu allora denunziato dal


Giraldi Cintio, in
le

commedie

un luogo

e le tragedie,

dei suoi

discorsi sui romanzi,

dove raccomanda

que' mostruosi modi di dire, che sono

di

oggidi

schivare

si

pregiati

da molti che non pure nelle commedie e nelle tragedie,

ma
gli

ne' domestici

hanno

due

in guisa sparsi,

tre:

Si

parlari e nelle stesse

che in ogni foglio se ne trovano

quali son da fuggire

veda sopra pp.

68-71.

famigliari lettere

da lodevole scrittore.

IX.

come

CERIMONIR 8PAGNU0LE

fuggono

si

mare

nel

scogli

gii

IN ITALIA

193

da' naviganti; e di

ci bisogna avere molta avvertenza, perch questo vizioso

modo

di dire porta

con esso

lui

tanta sembianza al vero,

non sono bene accorti


e bene non vi mirino per fuggirlo) grandissimo danno .
Di quali modi intendesse parlare si vede dagli esemp che
reca, avuti da un giovane siciliano, che per sua mala
che spesso ne ricevono

gli scrittori (se

ventura era stato sotto un maestro chiamato


dei quali trascriver

mente

di

due dei pi brevi

Spina

lo

al

liquido del vostro cuore

rente del mio desiderio?

amore potr

di

torr dal fonte dell'eloquenza l'onde delle parole

che siano atte a portare

cito

Con qual vaso

io

quest'altro:

avere

squadre de' miei desideri in


delle parole

Da

il

tor-

quale eser-

capitani che mettano

battaglia,

quali

le

co' colpi

vengano ad espugnare il forte del vostro cuore


mia fede, sicch vittoriosa si ri-

e ad aprire l'entrata alla


posi in cosi

dolce stanza?

Cintio reca altri

Giraldi

Il

esemp, come di un frate predicatore

il

quale,

essen-

dosi riscaldato per riprendere le cose della libidine, disse,

volendo svegliare l'attenzione:


letto

tempo
cui
le

campo

nel

della

morte

',

'

ferma

il

e scorse

piede dell'intel-

buono spazio

questa e in altre sciocche traslazioni

in

di

Ci di

Giraldi discorreva, e che biasimava, erano, dunque,

il

metafore ingegnosamente o pedantescamente continuate,

come

a s stesse, fuori del line che deve avere la

fine

metafora

pari di ogni

al

altra

forma del

dire,

che di

modo efficace e proprio un determinato senDopo di che il Giraldi Cintio addita la deriva-

esprimere in
timento.

zione di

quei

modi,

pregiati (egli

dice)

da coloro che,

da non so qual maniera di favella spagnuola, hanno messo tra le rose (hila lingua italiana

tratti

(che cosi parler pur ora anch'io) queste pungenti spine,


e tra

dargli;

li(iuidi e

puri suoi fonti questo fango, por intorbi-

che, sebbene questa

B, Cuoce, T.a

Spayna nel/n

forma

vita italiana

di

dire

lodata da

13

alcuni
nostra

modo

IN

ITALIA

noia, non conviene

liiifjTna spn^'-ii

iicll.'i

in

SPAGNUOLK

C'KRIMON'IK

IX.

li)4

che parte, non conviene nel parlare a vicenda;


nudo,

vuol essere

puro

cliiaro,

questo sconcio e biasimevole

Ma

il

liscio

generalmente og^getto

di

da un altro brano che

solo a protestare contro

il

fossero allora

nota e di biasimo, comprovato

pu trarre dal

si

tragedia di Canace

la

quale

'.

modi spagnuoli

il

per dir breve, senza

e,

Giraldi Cintio non fu

codesto abuso; e che

dcio sopra

alla

filla

alcuno, e so fuiro talora conviene; in fiual-

libriccino Giu-

Macario, scritto nel

et

1543, probabilmente da Bartolomeo Cavalcanti, contro

tragedia dello Speroni. Della


le

metafore esagerate,

quale censurando lo

critico dice

11

quali

han pensato che

'accogliere disusati

gli

apparteneva

voci, negli

modi

intento a biasimare

intricati

di dire .

accademici che, leggendo un

poeta, era

Speroni),

lo

l'altezza et la gravit

gonfiate

tutta sia nelle


l

(cui

perfino

liln'o

lo

parlari, nel-

uno

di que-

sull'oratore e sul

modi spagnuoli

del suo critico discorso con

stile

di un'aifettatissiraa affettazione, per dirla alla

uscendo in modi

e nel

spagnuoli da

lui biasimati.

devoli espressioni siffatte

mia memoria

fresco nella

miei desideri

agio di pascere

quanto

l'ore

Tanto

E
Io

colui

commedie, ecc., ed.


il

Hai., trad. ital., II, parte

di quelli

dava come

grembo

lo-

campi del
il

I,

cielo,

sole, ecc.

cit., II, 100-2, efr. 18J-7.

primo l'attenzione
pp. 366-7.

il

dei

ebbero

vi stetti quanto le stelle

celesti influssi nei sereni

delle

spagnuola

raccolgo da ogni ora pi

notturne tardarono a destare

Dei romanzi,

leti.

ti

e tengo nascoso nel

questo luogo del Giraldi x-ichiam per


Storia d,

infatti

l'ombra

che erano assai peggiori

di dire

dello stile

voler insegnare di scrivere e di favellare lodevolmente

aduggiava

par-

tal vizio

componenti dell'Acca-

ticolare ai padovani, e in ispecie ai

demia degli Infiammati

che

la

stile

Su

Gaspary,

e,

195

CERIMONIE SPAGNUOLE IN ITALIA

IX.

per manifestare

il

proprio affetto a una donna:

altrove, e felice e sfortunato, in alta o in

Qui

et

bassa fortuna,

sempre son per essere quel fedele elitropio, a cui con


eterna fermezza voi sola et in og-ni tempo sarete il sole '.

Che questi modi fossero


e

basterebbe ricordare

'diffusi in Italia

raccolgono a piene mani

ma

^
;

fuor di dubbio,

dell'Aretino, dove se ne

le lettere

dar un esempia

io

di

Ber-

nardo Tasso, in una lettera per l'appunto allo Speroni,


che comincia: Se l'amicizia nostra, magnitco M. Spe-

non

rone,

dura

fusse fondata sopra la

soda pietra della

virt, e con la calcina di molti graziosi uffici usati fra noi

commessa,

che

dubiterei

io

nostra lontananza e di

ruinata

ecc.

semischerzo:

vento impetuoso di questa

lungo silenzio l'avesse del tutto

esempio per soggiungere che


adoperavano per ischerzo o per

cito questo

modi

si

che conferma, del resto,

il

cortigianesco:

Io vorrei ch'Ella non

fagiano del mio disegno... ;

l'uso.

pratico

Giovio, che era assai

evidente nel

al

^.

codesti

talvolta

si

il

Lo scherzo
del

mi guastasse

La vostra

parlare
la

coda

lettera stata

proprio una polvere di noce moscata sopra l'uovo fresco


di quella ch'io ebbi tre giorni fa...

da revocare in dubbio

Spagna

stile dalla

mostrano

la realt

modelli di tale

stile

'.

provenienza di questo

perch la consapevolezza che

sia

proposito

in

mento per

^,

la

contemporanei un

non sono da cercare solamente

Giudicio sopra la tragedia di Canace

37 sgg.

la

prima

argo-

quella provenienza; sia perch

di

et

poemi (Venezia,

1566),

ediz. del 1550, ed ristamp. in Speroni, Opere,

IV, 72-144.
2

Cfr.

De

3 Lettere,
<

Lettere,

Come

Sanctis, Storia della


167.

I,
ff.

fa

il

nelle

Macareo, con molte utili

considerazioni circa l'arte tragica et di altri


f.

forte

di-

41, 62.

Gaspahv,

1.

e.

letter.

Hai., ed. Croce, II, 128-9.

CKIMMMN'IK Sl'AflNCOIJO IN ITAtJA

IX.

ll't;

Opere

ma

l(;lterario,

anche nel commercio personale con

spagnuoli, dei quali

continuava ad ammirare

si

porche

la

arguzia'; e

sia,

spagnuole

potevano trovare incentivi a quell'uso.

si

di esse indica

iiifiue,

medesimo Giraldi

il

Celestina e biasimando coloro

letterarie

Cintio, parlando

che

opere

talune,

in

la

gli

somma

E una
della

hanno proposta

si

per esempio, intendendo pi a (|uei giuochi spagnuoli

che

alla

convenevolezza della tavola

non

stina, se

continuate, di

cui

ranza d'immaginazione e

^.

libri di cavalleria,

ebbero assai

liliri

ma

non

tro che

nuove

solo

Cancioneros

quelle opere cortigianesche che

come

le Lettere,

il

Marco Au-

Guevara''. Certamente, metafore

del

strampalate e ampolloso

scintillio di pa-

chi volesse estendere e approfon-

lettori in Italia,

relio e gii altri

molto

di parole,

dire la ricerca dovrebbe ricercare


e

metafore

goffe

le

sono recati saggi, grande esube-

si

ragoni e di sinonimi

Nella quale Cele-

".

trovano propriamente

si

stile

in Italia e

cortigiano erano cose tutt'al-

trovavano condizioni favorevoli

ma

nella vita artificiosa delle corti;

sta di fatto

che esse

vennero, nella prima met del Cinquecento, approvate,

citate e aiutate dallo spagnolismo, che

invadeva

Op.

cit.,

Per

es.

II,

Dios, no corrumpas

mi

piacer, ni niezcles tu ira con

siifrimiento , no revuelvas tu descontentaviiento con

con tan turbia agua

Mi-

1567), pp. 339-40.

99.

Por

in-

costume.

Cortegiano, II, 42; Giovio, Dialogo delle imprese, p. 25; e cfr.

randa, Osservatoni della lingua castigliana (Venezia,

mi

il

el

dar

licor del

mi

Jeacanso, no agues

pensamiento que traigo, no enlurhies

y odioias repreii'iiones mi jjlacer > (a. VIH\ Ceagradahle llaga,

'i' un fuego escondido, una


un sahrow veneno, una dulce amargura, una deleitable dolencia, un alegre
con

tm

envidiosos castigos

lestina dice dell'amore:

tormento, una dulce y fiera herida, una blanda muerte


^

gusto

>

(a.

X).

appunto del Guevara attribu l'origine del cattivo


inglese, dell'eufuismo, il Landraann: su di ohe si veda

All'influsso
stilistico

la recensione del

in Rev.

crit.

Farinelli intorno

de historia y

liter.

al libro del Griffin

espcin.,

I,

Childs sul Lyly,

n. 5 (agosto 1895), pp. 183-6.

X
Lo SPIRITO MILITARE
E LA RELIGIOSIT SPAGNUOLA.

Jarebbe per altro affatto errato giudicare tutta questa


k^
galanteria, introdotta o promossa in Italia dagli spagnuoli,

come un ammollimento
spirito militare,

una depressione

dello

iniziata corruttela

Quelle gale, quelle cerimonie, quei sospiri, quel

italiana.

lusso e quel

che

del costume,

un accrescimento della

fasto

erano presso

la faccia ridente di

trionfatrice,

abbiamo

spagnuoli

gli

nient'altro

una personalit guerriera,

visto, nello scorrere la Questin de

una

di

poderosa e quasi feroce societ militare.

amor, che

E
i

gi
cor-

teggiatori e copleatori, azzimati e sospiranti, che quel ro-

manzo

ritrae nella vita lieta di Napoli, furono poco stante

gli eroi della

sanguinosa battaglia

di

Kavenna. h'Amadis e

gli altri libri di cavalleria, tutti pieni

e di svenevolezze,
dati

ibrmavano

com'erano

com' noto per innumerevoli documenti,

di

amori

prediletta dei sol-

la lettura

come

noi

per unica prova udiremo ripetere da un soldato letterato,


il
poema dell'Ariosto
un dialogo sull'onor militare, tradotto presto in
da Geronimo Urrea, che fa dire al suo Aitemi-

che fu a lungo in Italia e tradusse


e scrisse
Italia,

ranno:
alle

gere

Io ho studiato poco perch riuscii

armi che
libri

di

romance

e di

pi inclinato

non imparai altro che legcavalleria,


(inali mi sveglia-

alle lettere, e cosi

SPIIUTO Mll.riAKK K rf-:ligiosit

X.

l'.IH

rono

r.iiiiiiio

j)iacqu(,'

liei-oiclie

o imprese illustri. .Mi

scaramucce

e guerre di Granata.

a seguire cose

molto leggero

le

Quell'ardire e fortezza del re Cattolico

di Garcilasso della

Vaga

et altri

mondo

m'inclinarono

Ma

cose maravigliose.

satisfarsi,

Keduan

fa

mestiero che l'huomo

che non sopporta oltraggi, che

si

guadagner vincendo

campo

offese, et di

mi

colui che cosi a torto


il

mio nome

tico e idillico di quei

valieri spagnuoli,

che gi qui

si

sa

che non alcuno che ardisca ingiu-

riarlo; e tutta questa stimatione

pretendo far chiaro

del castellano di Ca-

accesero l'animo per far

et

per questo

sia reputato cavaliero

vendicare e

del

quella

Calatrava, e

di

e del conte di Capra,

Remerax, queir inquietar


stronugno

Don Fernando,

maestro de' cavalieri

valentigia del gran

^ Sotto l'involucro ero-

romanzi, come sotto

come pi

in

modo

questo

le

gale dei ca-

tardi nella follia di

don Quijote,

delinea, batteva l'antico cuore guerriero

della Spagna.

Agli italiani

per molti anni

vera

questi

assuefatti

si

Guicciardini)

univano ora all'una ora

davano l'impressione, come gi


terra

all'altra

notato pei rac-

si

un

attuarsi nella

d'Italia delle

gesta cantate

conti intorno alla guerra di Granata, di

realt presente e sulla

poemi cavallereschi. E accenti

nei

il

guerra che alla guerra

spagnuoli combattenti coi francesi, e quei

tedeschi e svizzeri che


parte,

(come scrive

pi alle iraagini della

eroici

ed epici risuo-

nano nei nostri pi umili cronisti quando narrano quelle


lotte, e facilmente in epopea le trasformavano i poeti del

Dialogo del vero honore militare, nel quale

si

di/finiscono tutte

le

que-

Con molti notabili


esempij d'antichi e moderni. Composto dall'illustre sig. Don Geronimo DI Druea vicer di Puglia, e del Consiglio di Sua Maest Catrele,

die possono occorrere fra l^uno

tolica.

Et nuovamente tradotto

l'altro liuomo.

di lingua

spagnuola da Alfonso Ulloa.

In Venetia. appresso gli tieredi di Marchio Sessa.


ff.

16-17.

MDLXIX.

Si

vedano

tempo, come

Cantalicio nel

il

poema

Martis non pi

visti

cui verseggia le

in

Gran Capitano nel regno

imprese del

199

SPIRITO MILITARE E RELIGIOSIT

X.

di Napoli, spectacula

Hisjjani, Gallique sirnul se Icedere acerbe;

titraque gens, odiis

iampridem

exercita nia[/nis,

iurgia iactantes Inter se scepe solebant

come
come
il

eroi omerici o guerrieri cristiani contro islamitici; e,

costoro, pronti al sarcasmo spietato. Vistosi innanzi

corpo del duca di Nemours, che s'era vantato di cenare

con

sera ed era stato sbaragliato e

lui a

battaglia della Cerignola, Consalvo, nel


licio,

esclama

ammazzato nella
poema del Canta-

Infelix, nostris

tandem superatus ab armis,

Galle, iaces, ponisque tuos,

miserande, furores,

cenare hodie mecum, qui, Galle, volebas,

et

sic,

me

mensas Plutonis adisti!^

decepio,

Negli intervalli delle campagne campali, nei lunghi e


ticosi ozi degli assedi,

accadevano

sfide,

fa-

come por esempio

quella presso Trani dei tredici spagnuoli coi tredici francesi,

seguita dal duello a morte di Baiardo con don Alonso

de Sotomayor:

le

fedel servitore

quali cose, raccontate nelle pagine del


,

sembrano veri

e propri capitoli di ro-

manzi cavallereschi.
mettevano a paragone

Gli italiani

di quei vari popoli, e sorse allora

De

Op.

il

le attitudini

proverbio, che

recepla Parthenope, ed. Gravier,

bis

cit.,

1.

Ili,

p. 58.

Giova notare che

1.

II,

O
sei

Infelice signore,

troppo animoso signore, or

morto perch

uomini!

(ed.

ri-

Seutouio

sostituisce

il

come cadesti nel fiore della tua gloria?


chi non piange la tua morte? Ma tu non

tuoi fatti vivranno eternamente per

Gravier,

si

p. 3U.

la vei-sione di

QuATTl{OMA^'I, composta sulla fine del Cinquecento, qui

compianto:

militari

p. 64).

le

bocche degli

pel

si'iKrio

x.

2()()

ixn- secoli, sullii

])0i

gravit spagnuola

k kki.ioiosija

.Mii,ri'A)u<:

'.

fiivi;i

gnuoli inclinati alle armi,

modo

l'onore, in

non curano

non

che, per

morte

la

e la tardit

lo

scarsa e poco valida

Machiavelli

e di

maculare, universalmente
la loro fanteria,

delle citt, laddove

assalti

sembrava

giudizio che era anche quello del

Il

pareva confermato dalle

altri,

battaglie.

delle loro

molto

stimavano molto

loro uomini d'armi, cio la loro cavalleria, gli


^

nazione

altra

di statura agile e

Soprattutto lodava

abilissima nella difesa e negli


i

braccia, e nelle armi

di

forse pi che

cristiana , e atti ad esse perdio


destri e svelti

francese

(Guicciardini giudicava gli spa-

Il

modo

loro

di

sorti

cavalcare e combat-

sembrava avesse dell'asiatico o dell'africano *.


anche quello il tempo delle grandi riforme accadute

tere a cavallo

fu

nel
si

modo

degli

per

di combattere,

le

vicendevoli imitazioni che

fecero dei ritrovati e degli ordinamenti degli spagnuoli,


svizzeri,

scienza

Ma non

francesi,

dei

per l'adoperamento della

militare accumulata dai condottieri italiani.

immaginare che gl'italiani a quel


tempo se ne stessero inerti, o come giudici di campo, assegnando Iodi e biasimi e nemmeno che tutto finisse in
teorie o in sogni, come quelli del Machiavelli, che tra
l'altro vagheggiava una nuova milizia italiana, la quale,
bisogna

evitando

difetti cori'ispettivi degli si)agnuo]i e degli sviz-

zeri, resistesse a' cavalli e

Accadde piuttosto

non avesse paura

Lo

Relazione di

Arte della guerra,

Commedia

si

ritrova ancora nelle Satire del

Spagna
1.

De

<

Cortese,

Principe, cap. 26.

Rosa

accadde nei prin-

(L'Invidia).

cit.

II, e

in versi senza titolo,

^.

qualcosa di analogo a ci che,

allora

fatta ragione della differenza dei tempi,

dei fanti

Principe,

IV,

cardinalatu,

f.

cap.

26.

Cfr.

la

cosiddetta

2.

lxxiv, e cfr. Guicciakdini,

1.

e.

SPIRITO MILITARE E RELIGIOSIT

X.

della Rivoluzione e del-

nelle guerre

cip dell'Ottocento,

l'Impero, in cui gl'italiani sentirono

stranieri,

ad emulare quegli stranieri e a far onore

spinti

tempo

nazionale. Certamente, al
e

la loro inferiorit

pur combattendo negli eserciti

litare e,

Francia

in Italia gli stranieri

glione,

il

da un tempo

la

qua

come

la

Casti-

il

cosa era

sebbene procuri temperarla osservando

perpetuo biasimo a

tutti gli altri

secondo lor natura,

francesi;

ma

forse pi di tutti

al

gran danno,

\ Insolentissimi erano,

anche

quello

spagnuoli, pi

gli

gravi e prudenti, talora facevano sentire

marchese

affermavano

dice

colpa d'alcuni pochi ha dato, oltre

orgoglio:

frizzi

aver mostrato poco va-

quale non ricusa di riconoscere che

pi che vera

che

in

nome

al

non risparmiavano

gl'italiani col loro saper lettere

lor nell'arme

mi-

furono

guerre di Spagna

delle

e disprezzi agli italiani; e francesi e spagnuoli

201

il

peso del loro

spagnuolo

rifatto

che

Pescara
Torquato Tasso ritraeva {)0i,
uno dei primi abbozzi della Gerusalemme, un castigliano Hernando, insultatore dei signori italiani e della
era

il

di

in

serva Italia

dendo

il

^.

Anche

in quel

tempo

si

andava

diffon-

proverbio della poca bellicosit italiana, ed Erasmo

come esempio di espressioni paradositaiiis hellax


al Gran Capitano si attribuiva
Espana las annas y Italia la piuma'-'. Ma que-

nei suoi Adagi citava


sali

dire

il

l'aforismo
sti

motti erano stimoli di

reazioni, e essi stessi indizi di

reazioni e contrasti; e gli italiani mantennero o piuttosto

affermarono allora innanzi agli stranieri

il

L'o-legiano, I, 4'.

Giovio, Vita del Pescara, ed.

Cauducci, in Tasso, Opere minori, ed. Solerti,

laceni

Myconius

Krasmum
^

valore italiano

cit.,

f.

254.
III,

.'il4.

calvus, velut si guis- Scijthavi dical erudittnn, Italiim bel-

contro del qual motto fu scritta una Defensio Italia adverstts


(cfr. Sabiauini, Storia del ciceroniauisvio,

Floresia tspatiola del

Santa Ckuz,

cit.,

f.

'J7.

Torino, 18SG,

j).

67).

202

con

compagnie

loro

le

da

cai)itanate

mimtakk

siMinro

X,

italiani,

k ikluiosita

uomini d'armo

di

e di

fanti, che,

entrarono a parto degli eserciti spa-

Basterebbe a mostrare ci una qualsiasi delle grandi

f,niuli.

imprese guerresche della prima met del Cinquecento, e


una qualsiasi delle famose battaglie allora combattute,

come

quelle di liavenna o di Pavia, e l'assalto di

Koma

l'assedio di Firenze; e taluni dei singoli fatti d'arme, co-

me

l'assalto dato

Pescara, dove

San Colombano sotto

gli

spagnuoli e

cavalieri napoletani,
tutti

il

comando

il

e,

uccisi

parecchi

un grido da ogni parte

alzato

del

gara per con-

italiani a

mura

salirono alle

coi'renza di lodo

cendo

gli

debito loro, fu presa la rcca

'.

e fa-

Singolare

spettacolo dette codesta emulazione guerresca nell'impresa

Tunisi del 1535, quando a Napoli

di

gno raccolsero milizie

l'

l'in-

e la

il

sulla terra d'Africa,

Sanseverino, principe di Salerno. Si se-

napoletani alla presa della Goletta, dove molti

di quei gentiluomini

lettera,

perirono, e tra gli altri

soldati

conte di Sarno, del quale

una sua

baroni del re-

comandando

fanteria italiana

gnalarono

tutti

apparecchiarono a loro spese galee

ispano-napoletano marchese del Vasto

e seguirono Carlo
tero esercito

Giovio narra

il

osservando che

le

gli italiani

prodezze

il

in

per ordinario

vogliono sforzarsi di ricuperare l'honore antico e prendono


pi volte dure imprese

le

^.

aveva goduto fama nelle armi

La
al

nobilt napoletana, che

tempo dei condottieri,

in

quella prima met del secolo crebbe in questa reputazione


e la conserv per

un pezzo

italiani dell'Italia alta, e

il

nominato proverbialmente a
degli italiani

si

vedono

n certo parvero da meno

guerrier di

gli

era

titolo di eccellenza^. I ritratti

collocati accanto a quelli degli spa-

Giovio, Vita del Pescara, S. 231-2.

Giovio, Lettere,

Mauro, in Opere

f.

Lombardia

76 sgg.
burlesche,

I,

261.

SPIRITO MILITARE E RELIGIOSIT

X.

gnuoli e di

militare di quel tempo, che


in libri spagnuoli di

del Valles

grande galleria della virt

nella

altri forestieri

203

libro del Giovio', e altres

il

consimile argomento,

come

quello

-.

Di questo punto d'onor militare, che gl'italiani riaccesero

all'esempio

rinnovellarono

degli

spagnuoli,

come

sul loro

forme del garbo sociale

le

esempio

e assunsero

il

fare galante-cavalleresco, sono prove le tante sfide e duelli

che

soldati italiani allora

nazionale, delle quali la

ha reso popolare

<he

lamente

la

nome

il

celebre

pili

sostennero in difesa del valor

pugna

dei tredici presso Barletta,


di Ettore

Talvolta

^.

Fieramosca, fu

l'appunto italiani contro spagnuoli, come

il

so-

erano per

duellanti

caso di quel

soldato ferrarese Rosso della Malvasia, che fu eletto cam-

pione dei soldati italiani nell'accusa di tradimento da essi


lanciata ai
uccise

il

spagnuoli del duca di Urbino, e che

soldati

suo avversario spagnuolo, ed celebrato in un

sonetto dell'Ariosto:

Tra

ignudo

ferri

e sol di core armato,

con l'altero inimico a fiera fronte,

quanto

Elorjia

virorum

valor

il

d' Italia

bellica virtute

hai dimostrato^.

illustrium (li), pi

volte ristam-

pati noi testo e tradotti in italiano.


2 Pedho Valles, Historia del fortissimo
y
Hernando de A valos marqus de Pescara con los

siete excel entissimos

capitanes del

que fueron en su tiempo,

es

prtidenlissimo capitan don


he^Jios

memorables de otros

Emperador don Carlos V

d saher Prospero Coluna,

JReij

etc.

de Espaila,
etc.

(Sara-

goza, 1557).
3

Ettore

Intorno ad esso
e la

si

veda

la ricordata

della disfida di Barletta (Napoli,

Opere minori, ed. Polidori,

p. 179. Si

monografia del Faraglia,

casa Fieramosca, con appendice e

veda anche, fra

Morano,
I,

documenti sui cavalieri

188;-}).

807: Bakui'faldi, Vita

dell' Ariosto,

tanti episodi simili, Venturino da Pesaro,

Narrazione d^una disfida fra italiani


Nuti, per nozze, Siena, 1876).

spagnuoli (pubhl. da G. Palmieri

201

Sl'lUrid MIM'IAI^K K l.'KLKilOSlT

X.

isc'lilif'TK^

versare

il

Italia,

il)

mandassero l'accusa
che

certo, e qui

alliiliuisse

si>a^''imoli

ajrli

'

l'

imper-

e costoro ri-

agli italiani e affermassero

principi italiani assai

sappiamo,

(Jalatfo, conio,

duelli

(lei

con l'Urrea

favoreggiavano^, quel che

li

giova notare,

ravvivata sensibilit del-

la

l'onor militare, che allora ebbe luogo in Italia, e che do-

veva riputarsi non piccolo

l)ene

pur

tra

le

sue esagera-

zioni ed abusi.

notabile effetto della venuta degli spugnuoli in Italia

Pili

fu

formarsi della nuova milizia, dopo

il

fine delle vec-

la

chie milizie comunali, che indarno alcuno sogn o tent


di

ricostituire, e

di

condottieri.

il

graduale estinguersi delle compagnie


guarnigioni di fanteria e di uomini

Alle

d'arme spagnuoli

si

aggiunsero

dominarono,

in cui essi

nel regno di

liani, e

le

infatti, nelle parti d'Italia

compagnie d'uomini d'arme

Napoli

il

cosiddetto

o milizia provinciale, del quale qualcosa di simile fu


tuito in Sicilia. L' Italia riebbe allora, se

nazionale, poich

mancava unit

le

isti-

non un esercito

indipendenza

zione, corpi di soldati nazionali, che gi

ita-

battaglione

di na-

abbiamo accen-

nato come prendessero parte nelle guerre della prima met


del Cinquecento e comparissero poi su tutti
taglia

Europa nei

di

secoli

Spagna. E, a simiglianza
militari

si

di

seguenti, sotto

campi
le

di bat-

insegne di

quelle spagnuole, ordinanze

formarono nei vari stati e principati d'Italia;

e tutte rappresentarono quella forma di esercito delle

narchie

assolute,

che doveva persistere quasi

moimmutata

sino alla Rivoluzione francese.

Si

de

stlencia

Italia,

veda sopra

Dialogo

cit.,

ff.

1-4.

los duelos di

Madrid, 1887,

nafios di

p. IKJ.

In Napoli fu stampato

il

libro Contra la pe-

Pedko de Tolosa (Picatoste, Los

II, 56-7_).

Un

expanoles en

Tractatiis de duello. Reviedios de de-

Iacobo Castillo fu stampato a Torino nel 1525.

X.

205

tipo del cavaliere spagnuolo, proposto a modello agli

Il

da pi tempo desueti dalle armi, era certamente

italiani

nobile e degno.

assai

SPIRITO MILITARE E RELIGIOSIT

gli italiani lo

pregiarono sempre

tennero a vanto di combattere accanto a quei soldati

si

per la gloria, come allora


Esperia

contro

contro

rani,

motto

Por

diceva,

dell'una e l'altra

barbareschi, contro

lute-

Usava tra i soldati spagnuoli il


honra pon la vlda^ y pon los dos, honra y

francesi.
la

Vida, por tu Dlos

come

si

turchi e

si

celebravano

valenti di Spagna,

nel proverbio che corse per l'Italia:

Non

c' altro

capitano che Juan Dorbina, e altro alfiere che Santillana

^,

e simili. Sicch deve dirsi affatto cervellotico quel che da


taluni

scrittori stato

che

sarebbe manifestato in

si

quella nazione, per


e

Questo

codardo.

quanto finora

si

asserito -dell 'odio e del disprezzo


Italia,

durante l'egemonia di

soldato spagnuolo, tenuto vantatore

il

che sarebbe

sentimento,

mostrato,

non

esistette

contrario a

giammai presso

g' italiani.

vale a prova dell'asserzione addurre la caricatura o

maschera

teatrale

del

capitano spagnuolo

quale

del

qualche accenno gi nel tipo teatrale dello spagnuolo


nella

commedia cinquecentesca,

e particolarmente nel ri-

cordato Don Ignico dei Hi vali del Cocchi.

Perch

il

per-

sonaggio comico del bravaccio millantatore e codardo di


tutte le letterature,

come ovvio

e sollazzevole contrasto psi-

chico; e anche in quella antica spagnuola appare nel Centurio della Celestina, nel

Brumandiln della Tragicomeda

de Lisandro y Rosella, nei Fieros que hace un rufidn llamado

Mendoza

^,

form parte da attore

cobarde) per opera di

un

tal

{la figura de

Fkanciosini, Did/offos apacibles,

PlCATOSTE, Op.

Canciowro de obras de burlas, pp. 233-6.

cit.,

II,

un

Naharro, successore

p.

169.

105.

di

rufidn

Lope

20()

x.

si'iKiTo Mii.riAiii': k hklkiosit

do Ruotine In
piena come
(juel tipo

Ilalia,

ai

comico; e

si

dd

i)riiicipi

Cinquecento,

anni, abbondavano

essa era di

pu dire che esso

sia

occasioni a

le

gi.'i

tutta

delineato in

alcune descrizioni del Boiardo*, del Castiglione^, e dell'Aretino ^ e in

quel capitan Coluzzo che Annibal Caro

incontr a Vcllctri

sempre aliando intorno


in una sua lettera"';

con vivi colori

e ritrae

all'osteria >,

e gik alcuni

nomi, come quello di Fracasso, che fu soprannome


pitano italiano di casa Sanscverino, sembravano

di

un

fatti

ca-

appo-

alla commedia, alla quale


nomi del Fieramosca o Ferramosca^, e
Maramaldo o Marramao ', e dei Cardona *. Onde

sta per passare

(come passarono)

passarono altres
forse del

commedia del capitano vantatore e covede nello Spampana della farsa di Ventu-

l'introduzione in

dardo, come

si

rino da Pesaro

^,

nel capitan

Tinca da Napoli della Talanta

dell'Aretino, e in altri, presto moltiplicati dall'imitazione

commedia

latina che invalse nella


gloriosus, se di solito

di quel

tempo.

minato come napoletano, talvolta era forestiero


spaguuoli davano in Italia

gli
\

Il

miles

era italiano e regionalmente deter-

il

e poich

maggior contributo

alla

vita militare, e la lingua spagnuola era fecilmente intesa,

naturale che, accanto al capitano italiano, sor-

affatto

Ceuvantes, Ocho comedias (Madrid, 1615), prologo.


Lettera in cui descrive un don Girolamo, capitano di balestrieri

di Carlo Vili, cit. dal


^
'

Qortegiano,

I,

Novati, in Giorn.

Ragionamenli, ed.

Lettera da Velletri, 30 aprile 1538.

Nella Philenia del Mabiconda, 1547.


Cfr.

Il

>

gi

neW Anfiparnaso

Riprodotta in Quadrio, Storia


II,

leti,

ital.,

V, 279-82.

miei Teatri di Napoli, nuova ediz., p. 32.

Capitan Cardona

ed- inciso nei Balli di Sfessania del

parte

d.

cit., II, 66.

"'

'

stor.

17-18.

pp. 217-9.

del Vecchi (1594)

Callot.
e ragione d^ogni poesia, voi. Ili,

SPIRITO MILITARI-: E RELIGIOSIT

X.

gesse

come

comico

tipo

capitano spagnuolo

il

207
:

tanto pi

che nel gi disegnato tipo dello spagnuolo in genere c'era


l'addentellato della vanteria, vanteria di fortuna in
e di nobilt e ricchezza, e nel parlare degli

amore

spagnuoli era

comunemente notata l'ampollosit. Si el cielo se cayesse


(diceva un capitano spagnuolo ai suoi, che esitavano,
uscendo in campo, al vedere numero soverchiante di nemici), lo

havemos de tener con

role

Ma

hrazosf ;

los

Si

el

mttndo

diceva un altro': e queste pa-

tuviesse asas, lo cdgaria ,

venivano ripetute con compiacimento e ammirazione.


la

ricca letteratura comica

capitano spagnuolo,

tipo del
drillo,

che

form intorno

si

capitan Cardona, Cocco-

Sangre

Matamoros, Corlarincones, Rajabroqueles,

y Fuego

al

che ebbe attori specialisti come Fabrizio

de Fornaris e Silvio

P"'iorillo

luogo a speciali

e dette

qui

non ci riguarda, non solo perch appartiene alla seconda met del Cinque e alla prima
del Seicento, ma anche perch affatto meccanica e poco
repertori di bravate

significante, senza relazione

con

senza freschezza

la vita e

inventiva^. Senonch, a mostrare quanto questo tipo fosse

del

Floresta e.ipaioa, p. 207.

Le

principali

De Fornaris

commedie,

in cui

il

(1584), la Fantesca del

tipo

ha parte, sono: V Angelica

Porta,

il

musicale Anfiparnaso

del Vecchi (1594), Li tre capitani vanagloriosi del Fiorillo (1621). Capi-

tani napoletani e spagnuoli

si

vedono

nelle

Rucci {Li diversi linguaggi, Venezia, 1609;


la descrizione
se. 2.

Pel suo

commedie

di Virgilio

Ver-

Il servo astuto, ivi, 1610).

Buonarroti, La Tancia, giorn.

Per

II, a.

IH,

repertorio, le lodomonladas caslellanas o espaolas

(ri-

del

tipo, cfr.

scontro alle Bravure del capitatio Spavento dell'ANDREiNi), stampate a

Parigi nel 1607, e ristampate nel 1627 a Venezia dal Franciosini con

aggiunte, e pi

alti'e

volte.

Per

il

costume, Riccoboni, Histoire du

thdtre ithli'in (Parigi, 1728, pp. 314-15, e figg. 9 e 10):

Dell'arte rappresentativa, p.

veda

(Parigi, 1867), p. 18: e

si

me

ital.

in Saggi sulla

leti.

''i;
il

Molanti, Molire

et

la

cfr.

Pehrucci,

comdie

italicine

ritratto di Silvio Fiorillo, riprod.

del Seicento, p. 204.

da

208

X.

fuori

ilcll.i

vita

degli italiani

dei

pili

MiMiArn-; k rkijgiosit

si'iiirro

poco rispondesse

<|uaii(o

(j

verso

gli

grandi e addirittura

che mai fosso

Ira

pi grande odiatore di costoro

il

scrittori

gli

osservava amai'amcnte essere


introdotto

brutta sproporzione l'avere

vanta

si

operando

alla

muta

che

spa-

che non ha

quello

di

non dice quello che vuol fare

nega o ricuopre; e prima mena


la bocca,

Traiano Boccalini,

italiani,

<c

commedie per millantatore quello

nello

gnuolo, che intanto non


fatto e

sentimento

al

spagnuoli, giova ricordare che uno

mali

fatti

mani che minacci con

le

che parole

piti fatti

'

per-

sonaggio insomma piuttosto da tragedia che da commedia.

a riconfermare

nessun veleno di quella rappresenta-

il

zione comica conviene citare dal precettista della


dell'arte l'avvertenza: che

quando

il

capitano

commedia

si fa

in spa-

gnuolo, bisogna farlo con decoro, perch questa nazione,

per ogni verso gloriosa, non patisce esser derisa come


soffrono l'altre...

ma

vure,

cavalieri

ma

finta,

d'un

-.

guerrieri

in Italia,

un

spagnuoli

avevano, prima di

forte tratto religioso, per effetto della

secolare guerra da essi condotta contro

contro

lo

rider, nell'ascoltare le bra-

non vuol vedere nella parte, bench

soldato codardie

giungere

spagnuolo

lo

g' infedeli,

Mori, quasi a guadagnare non gi

ossia

beni terreni

la gloria eterna.

Dicevano appunto

le coplas del

El vivir

no

se

qiie es

Manrique

perdurable

gana con estados

mundanales,
ni con Vida deleiiable

donde moran

los

pecados

infernales.

Harjguagli di Parnaso (ed. di Venezia, 1680),

Perrucci, DeWarte rappresentativa,

letter.

del Seicento cit., p. 242.

242-B.

I,

p. 274. Cfr.

miei Saggi sulla

X. SPIRITO

Mas

MILITARE E RELIGIOSIT
los

209

buenos religiosos

gdnanlo con ornciones


y con lloros :
los caballeros

pimosos

con trnbajos y nflicciones


cantra Moros.

Ma

questo tratto religioso, che

militari o quasi
liere

li

faceva degni

li

rendeva quasi monaci

nome

del

don Kirieleisonne da Montalbano

quel cava-

ammirato da

perse presto in Italia, dove gli spagnuoli

don Quijote,

si

furono

affatto

visti

di

mundanales, a cose

intenti a estados

mondane, e persino a combattere pi volte contro il pontefice di Roma, commisti ai lanzichenecchi luterani, nel famoso sacco del 1527, quando cantarono sotto le finestre del
papa prigioniero un burlesco Paternoster ^. Certo, essi seguitarono altres a combattere, unitamente con

quantunque

glia,

questa guerra o guerri-

talvolta venisse

idealmente ricongiunta

vecchia missione del popolo di Spagna,

alla
il

gli italiani,

ma

contro turchi e barbareschi;

e,

per esempio,

Tansillo celebrasse Ferrante di Toledo, morto nell'im-

presa di Africa del 1551, dicendolo nato

s'impara come
e che

stiano
tro

tal
-

Uom

vinca o pra, quando

morio qual

visse,

visse

questa lotta era non per

del sangue
il

Moro

onde

assale ,

cavalier, visse cri-

la religione,

ma

con-

corsari che devastavano le coste d' Italia e di Spagna,

ne impedivano

il

dominio, ne turbavano

commerci,

e die

luogo a patteggiamenti e a intese politiche con gli infedeli.

Insomma,

Lo

il

tipo del

cavaliere spagnuolo, militare e

riferisce (dal Dilogo de Lactancio)

A. RodrIguez Villa, Me-

morias para la mtoria del asallo y saqueo de

Roma

en

1527 (Madrid,

1875), p. 43G.
2

Liriche, ed. Fiorentino, p. 67.

H. CitociK,

La Spagna

nella vita italiana

14

210

X.

piiizoclu-ro,

non

SriIUTti

Mll.nAHK K UKMCIOSIT

(^'a dog'li

spa^Minoli die

Cinciuccento, n

ai principi del

fanui

la

si
li

sporsero

in It;ilia

dipinj^eva allora

a quel modo.

Che
tosto

che,

Italia,

che

sospetto

dossia; e ci
rani,

fama che

anzi, se mai, la

il

doveva

si

prima

in

tanti

ai

Spagna,

dalla

scacciati

facevano pensare che

accompagnava, o

li

piut-

avvolgeva, era di malsicura orto-

li

di tal

si

giudei e mar-

erano rifugiati

in

genia assai ancora ne

restasse nel loro paese di origine e contaminasse la restante

popolazione, e di pi, che molti sedicenti cristiani fossero


in realtfi
in

cuor

mori o giudei mal

loro,

ingiuria di
gli

marrano

spagnuoli

marrano!

loro

clic
,

si

Onde questa

Judio, marraio (diceva un gramle tre

rivolga

parole che entrano in ogni

Ah, mancator di

f,

esclama l'ombra di Argalia contro Ferra,

che l'Ariosto denomina


recare un

marrani, e insomma,

divenne allora comunissima contro

loco,

matico del tempo) sono

motteggio

convertita.,

miscredenti nella fede cristiana.

altro

il

esempio

cavalier di

letterario,

Spagna

tra

-.

E, per

gl'innumerevoli,

negli Ingannati, a Giglio spagnuolo che dichiara di dire


suoi paternostri, Pasquella risponde:

Che n'ho a

fare io

non vostri paternostri? Vorreste forse


una marrana come voi, e imparassi a dirgli
ancor io? ; e pi oltre la medesima: Voi, spagnuoli,
non credete in Cristo, non che in altro
Nella realt
storica poi, papa Paolo IV, facendo eco a Giulio II, non
parlava mai di Sua Maest e della nazione spagnuola, che
se voi

non

dite se

eh' io diventassi

'.

non li chiamasse eretici, scism.atici e maledetti da Dio,


seme di giudei e di marrani, feccia del niondo, deplorando
la

miseria

d' Italia,

che fosse costretta a servire questa

Miranda, Osservazioni

Orlando furioso,

Atto IV,

6,

I,

V,

della lingua castigliana, p. 341.

26; cfr. XII, 45.


4.

X. SPIRITO

MILITARE E RELIGIOSIT

gente cosi abietta e cosi vile

211

\ Si assomm anche circa

quel tempo la capitale accusa o sospetto intorno alla

motto del

giosit spagnuola nel

reli-

peccadiglio di Spagna

che l'Ariosto ricorda nelle satire, spiegandolo col non credere degli spagnuoli
glio

-',

in unit di Spirito

ed arabi malconvertiti nel


glio

il

Padre e

si

domma

chiamava ironicamente

della Trinit.

(e

fi-

aneddoto
i

di

uno spagnuolo, che,

quando

Peccadi-

questo diminutivo spa-

gnuolo pass nella nostra lingua), perch correva

di tutti

il

cio con l'ascosa e profonda miscredenza degli ebrei

si

il

burlesco

fu confessato

suoi peccati, ritorn al confessore a dire che s'era

dimenticato d'uno peccadiglio, e questo era di non credere


a Dio

^.

N erano

fatte per abolire o mitigare codeste opinioni

componevano dagli spagnuoli in difesa


del cristianesimo, come quel libercolo che si pubblic in Bologna nel 1513 contro li perfidi Judei e medesimamente
contro li Eretici infedeli Christiani , che un magnifico
venerabile e cattolico Dottore Maestro Jeronimo Spagnuolo
le scritture

che

si

per la gratia di Dio e de

gloriosa Vergine Maria, e in-

la

fuso dell'amore e charit di Jesu Christo sancto, lasata la

perfidia e iniqua

a la

F judaica

f cattolica , scrisse

Thalichristia, che gi

mediante

el

Baptismo venuto

con ardore di neofito ^

abbiamo avuto occasione

Relaz. di Bernardo Navagero, in Relaz.

deijli

am.

O come
di

la

mento-

ve>ieti,

ed. Al-

beri, serie II, voi. Ili, p. 377 sgg.


2

Satira a Pietro Bembo, vv. 34-6.

Lo narra

il

Caro

nel

Commento

P. Pino nel Dialogo di pittura (1548)

Mele, in Giorn.
''

stor. d. leti, ital.,

ci

In/deleit,

di ser Agreato (1538), e

entrambi

LXIII,

Gali.akdo, Ensaijo, IV, 1400 02.

Judaeos, Sarracenos

Un

anche

luoghi notati dal

462-3.

Traclatus zelus Chrisli contra

composto nel 1450 da un dottor Pedro

de la Caballeria di Saragozza, fu poi stampati^


rezzi, nel 1592 (op. cit.,

IH, 299).

in Venezia, dal Ba-

212

X.

vare \ del

MIUTAIiK K

SI'IIM'I'O

(iiwoy. di

Ciudad Kfal,

giudicava cristiana

di

l(i;M(;iOSl'l

cdic

il

.Mintiii'iio

dichiarando

sciiliiiicnU,

clic gli spaglinoli

nome

lil)ro

gente loro istessa

deljbia loro

si

per coprire

il

della

ma

la loro Christiana fede

potrebbe riputarli meno

loro marranesiino,

devoti di Christo

ma

trovatore, che s'alcuno istiraasse quello

il

non per manifestare

esser fatto

trre

marrani, del quale non fu italiano

di

ma

siano buoni e pietosi cliristiani...

tanto di lungi che per quristo


il

tcinpf)

non disputare,

stcyso di esser disposto a credere, tanto per

1534

ii(-l

al

'.

E nemmeno giovava

onde

lo zelo

essi si

diedero prima

a perseguitare e poi a cacciare dalle terre italiane gli ebrei

indigeni o rifugiati, perch di quelle cacciate s'intravve-

devano facilmente
dei stessi

avevano

motivi ora

fiscali

ora politici, e

sui procedimenti

delle persecuzioni religiose

e d'altronde

ebrei,

cetti e

gli

giu-

istruito gli italiani sugli intendimenti e

almeno

in Napoli,

spagnuole^;

erano bene ac-

furono rimpianti come utile elemento di vita eco-

nomica"'. E, infine, nocevano addirittura, e accrescevano la

mala fama,

le notizie

paurose che

si

bucinavano della

se-

verissima repressione usata in Ispagna dal tribunale della

Santa Inquisizione, perch (sillogizzavano gl'italiani)

provava che

gli

ci

spagnuoli avevano bisogno, per conservare

la purit della fede, di vigilanza e di castighi,

non erano necessari: onde


costantemente e violentemente
liani

il

che agli

popolo di Napoli

si

tumulto del 1510

(col

ita-

oppose
e

con

quello pi grave del 1547) allo stabilimento dell'Inquisi-

zione di Spagna nel suo paese, uon solo per istinto di


bert,

ma

anche per dignit

veda

Si

MiNTURNO,

Si

Cfr.

Si

buoni cristiani

li-

^.

sopi'a p. 167.
Lettere, ed. cit.,

veda Top.

di

cit.

Castaldo,

ff.

29-30.

del Ferorelli, pp. 220-40.

Istoria, ed.

Gravier,

p. 66.

vedano in proposito Guicciardini,

Relaz. di Spagna, p. 283;

SPIRITO MILITARE E RELIGIOSIT

X.

Perfino

loro

cavalleria

di

libri

213

sembr che traman-

dassero un profumo poco ortodosso e poco morale

tamente pi

e cer-

proposto di mettere all'in-

tardi, nel 1572, fu

dice tutta la serie degli Aniad/'gi e Palmarini insieme con

amori, sogni e vanit, per non dire che qual-

altri libri di

che secolo dopo

prelato Fontanini scopriva

il

connessione tra la lettura

eWAmadigi

cipe di Salerno e l'eresia a cui


in

preda

La fama

secolo.

eresia

di

Dolce

in

Sempre

nella

Italia

and scemando

^,

ultimo

dette

si

solo nella

prima met del Cinseconda met di quel

spagnuoli hanno nel capo qualche poco


un personaggio di una commedia del
una forma attenuata del precedente giuli

dice

che

in

miscredenza spagnuola, cosi diffusa e

della

Poi, la parola

dizio.

questi

'.

fermamente creduta
quecento

una riposta

alla corte del prin-

marrano

rimase come semplice e

vuota ingiuria, della quale via via

smarr finanche

si

il

significato preciso.

Tristano Gakacciolo, De
Tansillo, CapifoH,
Cfr,

Amabile,

1/

p.

Santo

inquinitione epistola (in

63: T, Tasso,

//

Gonzaga

Ufficio deir Inquisizione in

Opusc, ed, Gravier);

o vero del piacere onesto.

Napoli (Citt di Castello,

1892),
1

Cfr.

De

Dejob,

un memoriale

diretto nel 1572 al cardinal Sirleto, in Cn,

Vitifluence dii Concile

1884), pp, 172-3; e Fontanini,


2

In

una

1,

de Trente sur la liUrature, ecc, (Paris,


e,

infilzata di detti proverbiali sulle nazioni:

sco per briaco, Francese per dissoluto, e Spaguuolo per


(nella
a,

V,

commedia
s.

3 li

di

Tede

Nic. Carione, Gli amorosi inganni, Napoli, 1559,

6),

ragazzo

incredulo

(15'Jl),

II, 3.

XI
Aspetti dkl dominio e della popolazione spagnuola
IN Italia.

.1

abbiamo

descritto,

si

svolgeva ne-

anni stessi in cui la potenza politica di Spagna univa

gli

al

vario inflnsso, che

dominio delle due

isole

secoli per eredit o per

continentale,

italiane,

che possedeva da pi

conquista, gran parte

dell'Italia

restante la sua preponde-

stabiliva nella

vincendo in un'incalzante sequela di guerre la


Francia rivale. La prima terra, che divenne nuovo pos-

ranza,

sedimento spagnuolo, fu per l'appunto quel regno


poli,

che era stato

la

di Naprima mira della cupidigia francese:

quel regno che, gi contrastato nel secolo precedente tra


principi di casa

d'Aragona

e pretendenti angioini, era dai

legami familiari della dinastia

con

gli

e dalla

consuetudine sociale

spagnuoli come disposto alla sua nuova sorte.

sebbene negli anni immediatamente seguiti


del

Gran Capitano

si

conquista

avvertisse ancora qualche incertezza

e malsicurezza (lo stesso Consalvo

gione

alla

a torto di voler cogliere

il

venne sospettato a

ra-

destro della morte della

regina Isabella per rendersi assoluto signore del paese

affi-

convenne con prudenza menarlo via), un vero e


proprio pericolo non sorse se non nel 1528, per l'assedio
datogli, e

posto dal Lautrec


tentativo

dei

francesi

Napoli,

l'ultimo vigoroso

diretto

per riprendere l'eredit angioina.

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

Superato non senza sforzo


Pietro di Toledo,

nitivamente
il

il

grave pericolo, giunse vicer

il

cui lungo governo valse a dare defi-

regno l'assetto

al

spagnuola, onde

di provincia

Toledo fu ornato dai contemporanei del

Vicer

215

\ Napoli formava in Italia come

titolo di
il

gran

quartier gene-

rale delle milizie spagnuole, che vi erano raccolte e tenute

pronte per

le

guerre della penisola; negli

spagnuoli

gli

si

pata quella citt.


al

di

gi nel 1504

si

Spagna

quale

presentava in Napoli

Gran Capitano un'ambasciata dei

dandose a sua

affari della

frammischiarono tosto che ebbero occu-

pisani,

raccoman-

illustre signoria da parte del Cattolico

mand

e quegli

loro

Re

un governatore, Fedro

Ramirez, e seicento fanti spagnuoli col colonnello Nnez


Nel 1509, approfittando della lega di Cambrai,

gli

gnuoli strapparono ai veneziani le terre che da loro

nevano

nelle

Puglie.

nell'occasione della

si

Lega

^.

spasi

te-

sparsero poi per tutta Italia

santa,

andando Pedro Navarro,

famoso nell'opera delle mine, ad assaltare Bologna, che


nel febbraio del 1512

de Foix:

e poi

venne liberata dai francesi

di

Gastone

congiungendosi col grosso dell'esercito, gui-

dato dal vicer Cardona, a Ravenna, dove ebbe luogo l'il


aprile la grande

che

battaglia,

perduta dagli spagnuoli senza

francesi raccogliessero frutto dalla vittoria.

En

aquella de Rateila,

do tanta sangre se rida,


tv te llevaste el sonido.

nosotros la dicha buena

diceva una canzone musicale del tempo, che rison a lungo


nelle aule signorili di

Si

veda

voi.

IX,

s. I,

Spagna

la vita di lui scritta


p. 89.

Passa Ro, Giornnli,

p.

143.

e d'Italia,

da

S.

e nella

Miccio, in Ardi.

quale

si

slor. ita!,,

SIC)

DOMINIO K l'OI'OLAZlONK

XI.

tulle le sroi-iiiiic

;inii()V("i'av;iii()

SrAfiN'Li LA

rr.;iii(;csi

in

Itnlia

Infatti,

'.

l'esercito del f'ardoua, tornato a Na](ili, ii].arti alla riscossa


sul (iiiirc del

Toscana

magano, e dal

aver tentato

Pescara e

il

versarono

e,

dopo

spinse lino a Genova; e nel

si

e fecero

ingrossati da altre schiere,

guadagnarono

Borbone, sconftto

il

Piemonte

il

oper variamente in

riprendere Parma, rimise nel ducato di

di

Milano Francesco Sforza,


1524,

]r)12 al 15ir>

Loml)ardia. Qui ricomparve nel 1521,

e in

il

il

una punta

Bonnivct, attrain

Provenza;

e,

25 febbraio dell'anno seguente

la battaglia di Pavia.

Il Milanese, nel corso


queste guerre, dato, ritolto e ridato allo Sforza, nel

di

1535, con la morte di costui,

venne riunito

al

dominio spa-

gnuolo, e form la provincia spagnuola dell'Italia setten-

(come

trionale

il

Regno

da un governatore.
suggello

le

quali

conquiste posero

il

paci di Crespy del 1544 e di Chteau-Cambrsis

del 1559. Intanto,

il

papato tentava, con Paolo IV, per

tima volta di scuotere


al

di Napoli, della meridionale), retta

tutte le

la stabilita

egemonia;

in

l'ul-

Toscana,

duca Alessandro, che era gi una creatura degli spaCosimo dei Medici, che vi esercit con

gnuoli, succedeva

fermezza

la politica dei re Cattolici, e al

quale l'aiuto spa-

gnuolo procur nel 1555 l'acquisto di Siena; Genova, che


nel 1514 aveva concluso un trattato con re Ferdinando,
fu da

Carlo

ridotta quasi a stato vassallo, e coadiuv

sempre fedelissima gl'intenti


tanto che

si

politici dei successori di lui,

soleva ingiuriarla

meretrice di Spagna

dagli

mentre

gli

italiani col titolo di

spagnuoli la conside-

ravano abile sfruttatrice delle loro forze economiche


1

Di Joanes Ponce, in Barbieri, C'ancionero munical

cit.,

Ve-

n. 342,

pp. 173-74.
2

Si

vedano

Spagna (Genova,
(ivi,

1913); ed E.

della domenica,

in

proposito A. Eestori, Genova nel teatro classico di

1912), e

Ancora di Genova

Mele,

1 genovesi descritti dagli spagnuoli, in Fanfulla

XXXVII,

n. 23, 6

giugno

nel teatro classico di

1915.

Spagna

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAG^'UOLA

XI.

aveva perso nell'Italia continentale

iiezia

cora vi spiegava

ai

di Savoia,
di

il

che an-

la forza

principi del secolo, e non poteva ormai

nuova potenza straniera;


il duca
mezzo spagnuolo Emanuele Filiberto, vincitore

far pi opposizione valida

come per un

217

alla

non

altro verso

San Quintino, intento

la

poteva fare ancora

ricostituire e rassodare

suoi

stati ereditari.

Divenuta

un cosi importante campo della po-

l'Italia

litica e delle

armi

di

Spagna,

si

pu ben immaginare che

in essa, e particolarmente, per le ragioni ora dette, in Na-

oper, dimor pi o

poli, giunse,

vi

si

stabili definitivamente,

il

meno a

fiore della

dei suoi uomini di guerra e di stato e

lungo, e talora

gente di Spagna,

della sua nobilt/l.

Per avere notizie generali intorno a ci basta sfogliare

tempo

storie di quel

n, d'altra parte,

le

pu essere nostra

intenzione (come non stata di tracciare la storia della


politica

spagnuola

in Italia) illustrare

di quei famosi spagnuoli

nemmeno

principali

venuti nel nostro paese, e con-

tribuire con le ricerche eseguite negli archivi e nelle bi-

blioteche d'Italia alle loro biografie lavorate dagli eruditi

connazionali:
^si

il

che materia d'indagini monografiche. Se

volesse guardare ancora

societ italo-spagnuola, al

Napoli circa

Luigi

Tansillo

dell' imi)resa di

il
'

modo

1510,

per

la

si

spiraglio in quella

stesso che ci

amor per conoscere

della Questin de
in

come per uno


i

siamo valsi

componenti

potrebbero scorrere

genei-azione seguente,

le

di essa

poesie di

del

tempo

Tunisi, per la societ che attorni Carlo

nel suo viaggio e dimora nell'Italia meridionale e fu stru-

mento od ostacolo
si

alla

politica del suo vicer Toledo. Vi

vedrebbero campeggiare, oltre

Garzia

Si

nipoti,

vedano

del Volpicella.

le

tutti

il

vicer

gente di guerra,

Liriche nell'ed. del Fiorentino o

il

il

figliuolo

m.irchese del

Capitoli in quella

218

DOMINIO

XI.

I<:

I'OI'()I,AZIONK Sl'A(JNi:OLA

Vasto Allbiiso (l'Avalos;


sato

vivo

il

ricordo o

degno successor

salvo *;

poi

tro

turchi.

vi

venuto

che era

tanti

altri

Capitano e ne rappresentava

i)rima

minor Con-

capitani

della guar-

Consalvo

militali,
di

il

reggimenti spagnuoli con-

volta

in

sul

Italia

l'imperatore

logna, aveva servito nella

come

tradizione, celebrato

la

s'incontrerebbe Garcilaso de

la

acconipagnaiido

1529,

aveva spo-

(luca di Scssa, che

del gran

comandanti

castellani,

dia,

il

rii-an

(lei

fif^diiioia

Napoli

in
il

la

congresso

al

campagna

Vega,

la

del

finire

Bo-

di

del 1530 contro Fi-

renze, e dopo alcuni mesi di esilio in un'isola del Danubio,

aveva accompagnato a Napoli, nel settembre del 1532,


amico

e collaboratore,

il

Toledo.

fido

qui strinse relazioni coi

con Scipione Capecc, con

letterati del paese, col Tansillo,

Mario Galeota, col Seripando, col Minturno, con Bernardo


Tasso, Antonio Telesio, Girolamo Borgia ed

cant

la

marchesana

di Padula,

Maria

altri

e qui

Cardona, unica

di

che abbiamo visto cor-

figliuola di quel conte d'Avellino,

Giovanna Villamarino e cadere giovanissimo nella battaglia di Ravenna: Rustre honor del
nomhre de Cardona, Decima inoradora de Parnaso e qui
compose un'ode per un Galeota innamorato d'una Sanseteggiare e sposare

la

verina-; e di Napoli fece un nido d'amore pel suo cuore:

AHI ini corazn


un tiempo ya

E dopo

turo su nido

aver adempiuto varie missioni del Toledo presso

Carlo V, e dopo essersi recato nel 1533 a Barcellona (dove


rivide

l'amico

BoscAn ed ebbe con

La duchessa mori

nel 15B5 in Napoli

a Pietro Carnesecchi, accenna al

mzzo disperato Pianse


^

dei'e

la

la fior de Guido,

Nido

(il

<

seggio di

lai

il

buon duca

un

Mauro,

uno

allor che

{Op. buri.,

intitolata nelle edizz.,


,

nel suo capitolo

di Sessa

morte della sua duchessa

come
Nido

colloquio, fe-

ma

I,

243).

da inten-

dei seggi nobili di Napoli).

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

condo

conseguenze per

di

219

spagnuola e per

la letteratura

la

imitazione in essa della italiana), partecip, con tanti dei


suoi amici

napoletani, alla improsa di Tunisi, durante la

quale dal napoletano Federico Carafa

battimento salvata
en

la

parte que

gli fu

un com-

in

torn a Napoli ferito

la vita; e

mano

diestra

la

gobierna, y en aquella que declarn


el

alma

conceio del

Segui poi l'imperatore nell'alta


sioni a

Genova presso

Italia, e

ademp

altre mis-

Doria, a Milano presso

il

Leyva,

il

e mori, di ferite ricevute, presso Frjus, nell'ottobre del


1530 ^
ci si

Il

mostra anche

letterati,
Coli,

Tansillo (che era egli stesso continuo del vicer)

il

come

Marziale,

in

dimestichezza e amicizia con

Boscn

il

con

'^j

]Minadoi,

il

il

altri

magistrati spagnuoli,

alti

Minoz,

il

Fonseca;

il

con una

corona di dame spagnuole, cosi delle vecchie case gi da


lungo tempo trapiantate nel Regno come delle nuove: tra
le

quali splendevano allora la IMaria d'Aragona, moglie del

marchese del Vasto,

e la sorella

Giovanna, moglie

Asca-

di

nio Colonna, e la ora ricordata Maria di Cardona, e Costanza

d'Avalos

due

e le

la

giovine, moglie del Piccolomini duca d'Amalfi,

sorelle de

cublet, moglie del

moglie

di

Mario

Leyva,

duca

figliuole di Antonio, e la

di

Loffredo,

Kocera, e
e

conte di Simari,

Colonna e poi

aveva sposato

Si

veda

di
il

e la Vittoria

un Mormile,

la biografia

l'Isabella

che

di

d.

l.

da

me

un

pubblicata nella

V. in Italia (Napoli,

E. Prcopo, Giovanni lioscdn e Luigi Tansillo, in liass.

XVII

di

Brisena, che

Garcilaso scrisse E. FernAnpez de

1850), e la lettera inedita

nota Intorno al soggiorno di G.

ital.,

Marina Borja, moglie


Ayerbe, moglie

capitano Garcia Manriquez, e altre e altre

Navarkete (Madrid,
2

Giovanna Carlin,

Lucrezia' Borja, moglie

la

del marchese di Castel vetere, e la


del

la

Con-

(1915), p. 198 sgg.

189]\
crit. d. letter.

220

DOMINIO K l'OrOLAZIONK Sl'Af.MOLA

XI.

ancora

*.

Nuove

matrimoni nel regno,


nica,

Kequesens,

ledo,

Borgia,

spaf^nuolc

raini^^lic

tra

si

stabilirono con sittatti

gli

Alnrcn,

diinorarono

sogna dimenticare Juan de Valds, che


'33',

Roma

chiamato

negli ultimi giorni del


al

1541.

Il

pili colti

vi

:>'2

in

Napoli

venne

la

morto

in

quel frat-

Vald.s suscit nella societ ch'egli frequentava dei

napoletani l'interessamento pei problemi religiosi

cazione per

la

fede; e da

lui

di cristianesimo

ebbe origine tutto

napoletano della Riforma, e tra


Briseila, costretta poi a fuggire

non rimangono
anche, tra

il

non

se

l'appunto fecero

'34 e

il

moto

suoi adepti fu l'Isabella

parecchi dei

d'Italia. Di

traduzioni italiane che allora per

le

amici; e in Napoli egli compose

suoi
il

giustifi-

delle Centodieci considerazioni,

suoi scritti, e tra gli altri

'36,

di cui sono interlocutori

Ma

bi-

prima

o nei primi del

intimo e intenso, fondato sul principio della

pili

Zu-

To-

rimase poi fino alla sua morte, accaduta nel

vi

tempo, e l'aspirazione a una forma

di quel

posto di arcliivario della citt che gi era

stato assegnato a suo fratello Alfonso,

tempo, e

gli

Leyva,

Quifones, gli Enriquez, e via discorrendo.

tra gli spagnuoli clic allora

volta da

tempo,

osse, in <|uel

Kevertera,

il

celebre Dialogo de la lengna,

due

italiani e

due spagnuoli

^.

questi brevissimi cenni riescono affatto inadeguati a

un quadro generale degli spagnuoli in Napoli, e pi ancora


in Italia, nella prima met del Cinquecento. Per tracciare
il

quale converrebbe indagare

la

composizione della societ

Per questa societ femminile, Cuoce-Ceci, Lodi di dame napoh'


< Aoi- prigioniero > di Mario di Leo., con

tane del neccio decimosesto {dall'

note storiche (Napoli, 1894).


2

Per questa data,

XXVIII,
3

cfr.

da me pubbl.

doc.

in Arch. stor. napoL,

151-3.

Sul Valds in Italia, oltre

(Madrid, 1875),

si

rodoxos espan.,

Il,

vedano

il

il

Caballero, Alonso

Menndez y Pelavo,

164-90, e I'Amabile. Il Santo

tj

Juan de Valds

Eisloria de

Ufficio cit.

los hete-

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

spagnuola di Roma, dove

mero \

221

concorrevano in gran nu-

essi

Lombardia e di Venezia e delle altre parti


che dominavano o pi frequentavano; e dar no-

e della

d'Italia,

spagnuoli dotti e letterati, che furono allora in

tizia degli

relazioni coi dotti e letterati italiani; e degli

che

italiani

viaggiarono in Ispagna e discorsero di cose spagnuole

^
;

degli artisti spagnuoli che venivano a studiare nella nostra

terra

Cospicua quanto significante

^.

Hurtado de Mendoza, poeta

basciatore in Venezia e dal 1547 al 1555

prese parte

al concilio

dava

prudenza

alla

degli spagnuoli

negli affari di stato, alla quale

tantos

En

Guia del Cielo


ceva che

Italia

si

alla loro sagacia

*,

notava accompagnarsi

si

Roma, y agora liaij


Paulo de Leon nella sua

aquel tiempo no hahia dos espanoles ea

{^Lozana andaliiza,

am-

e che

amanti

siffatti, politici e

che comunemente in

lode

la

Roma,

in

Trento e fu governatore della

di

Toscana. Dalla pratica di uomini


delle lettere, sorse

figura di Diego

la

e storico, dal 1539 al 1547

(1553),

I,

84-6).

frate

Il

fulminando contro

la chiesa era tutta

Roma, de obispos
Menndez y Pelato,

piena

<

la corruttela

di

Roma,

di-

de los que airvieron fueron cria-

dos en

de hijos de parientes 6 sobrinos

ecc. (cit.

dal

Hist. d, los heterodoxos, li, 28-9). Il

Tansillo

parlando di persona esperta della vita, dice

{Captoli, p. 148),

uom

Roma

che nasca in Spagna e invecchi in


2

Ross,

Sui viaggi degli Italiani in Ispagna,


VII, 272

bibl.,

Portugal, in Revista

5),

crit.

in Revista de archivos,
offerts
3

Picot

de

bibl.

hist.

liter. esp. ecc.,

come

Farinelli (oltrech in

cfi\

in Apuntes sobre viajes

viajeros

1898;

por Espafia y

Mas

apuntes ecc.,

e le Aggiunte ecc. nei Mclanges

y mus., 190B;

(I91B).

Vicente Juans, Francisco de Rivalta, Luis de Vargas,

Pelegret, Pablo de Cspedes,

Juan de

las

Tomas

Roelas, Alonso Berruguete,

Francisco de Holanda, Gaspar Becerra, Juan Fernndez Navarrete


detto

il

Muto

danza, dove

ed altri molti.

milanesi, dov'ei
francesi

la

Vinitiani la maest et la virt,


(Doni,

La

vanno s'impara a conoscer l'abboni


Tedeschi la ricchezza, dove i

liberalit,

dove

zucca, ed. di Venezia, 1597,

f.

spagnuoli
27).

la

prudenza

222
(li

DOMINIO K POPOhA/.IONK SI^VGNl'OLA

XI.

solito la

anche

tardit

>

nel l'isolvcrsi e,

caiattei'istica,

1'

ostinatezza

incarnazione delle virt

Perfetta

pareva

lentezza

ma

lodevole,

politiche

meno
^

spagnuole

Tansillo don Pietro di Toledo, che egli present

al

modello vivo a chi volesse apprendere


S'io desio di saper

un regno od un
ci

che nei

come
farsi

si

una

regga

ne legga,

come s'arme,

terra,

un signor,

impararme

libri antichi se

s'orni

corno possa

come

esercito, e

la politica

s'egli discreto,

immortale, ancor che cessin l'arme,

mirer l'opre del maggior Toleto,

ne

man pu

le cui

Cesare deporre

non che uno,

mille regni

e star quieto^;

e altrove, nell' indirizzarsi a lui, notava:

Perch
elle

tutte le cose di voi nate

son con misteri

guida

ci

o,

e la

prudenza

che voi dite e ci che fate

^.

Assai avventurosa era spesso la vita degli spagnuoli

che venivano in Italia

i^or

experimentar su ventura

una commedia uno di costoro ^. Valga in esempio quella di Juan de Espinosa, che
nel 1580 pubblicava in ^Milano uu Dialogo en laude de las
mugeres, innanzi alla quale opera un amico fornisce no-

come diceva per l'appunto

pi ostinato che una mula spagnuola

come spagnuol va tardo

a. Ili);

loso,

in

>

lento

(Bentivoglio,

Il ge-

(Madbo, in Opere

buri., I, 230).
2

Capitoli, p. 156.

3 Capitoli,

la "parola

perch
^

tali

p. 285.

saracone

Cfr.
:

<

il

Vocah. napol. (ed. Porcelli), II, 75, sotto

uomo

di

profonda accortezza e prudenza,

erano certi grandi spagnuoli che venivano a governarci

L'amor

costante, II, 1.

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

tizie circa

l'autore

Rojas in Castiglia,

'.

l'

223

Nato a Belorado nella provincia

di

Espinosa era per parte di madre con-

giunto del colonnello Cristoforo Samudio, che nell'agosto


del 1511 sbarc in Napoli con tremila fanti spagnuoli-,

e,

poco stante, combattendo coi suoi a Ravenna, cadde dopo

aver compiuto prodigi


prese cura
e

Del fanciullo

di valore.

grande amico del Samudio, ed educatolo

a diciassette anni
nisi,

Espinosa

capitano Fernando Alarcn, compagno d'armi

il

lo

in

sua casa,

condusse seco alla spedizione di Tu-

e lo tenne carissimo durante tutta la sua vita.

l'AIarcn,

l'

Fedro Gonzalez de Mcndoza, e


questi

Morto

Espinosa pass a segretario del genero di

tenne

in

Basilicata,

in

Sicilia,

segui negli

lo

uffici

lui

che

Piemonte;

in

e,

Mendoza, fu dal governo spagnuolo adoil


perato per varie missioni a Venezia ed ebbe comandi di
morto anche

capitano in pi terre del Milanese e indi


nella Valle Siciliana; e

non sappiamo

grinazioni e vicende dopo

cora vivente.

In Italia

spagnuoli alla loro

il

le

1580, nel qual

cosi

Abruzzo

cosi

anno era an-

campo trovavano

vario

operosit,

in

sue altre pere-

ricca

gli

soddisfazione

dei loro gusti, da non sapersene pi distaccare


onde si
vedevano (al dire di un altro di questi spagnuoli, l'Urrea)
molti uomini
venire in Italia,
quali stanchi e sazi
:

Spagna pensando ed avendo


per certo che nella patria e case loro debbano trovar
lunga e comoda vita; e appena vi sono giunti, e cominciano a godere il contento e riposo, che muoiono o per

delle cose di quella tornano in

qualche altro accidente tornano a imbarcarsi per Italia

^.

talvolta passavano solamente per l'Italia, recandosi poi a

Avvertenza

geres, intilidado

di

Jernimo Serrano

al

Dilogo eh laude de

Gina'pcvnos (Miln, Tini, 1580).

Passaro, Giornali,

Dialogo deWhonor mililare,

p.

176.
cit.,

f.

1.

las viu-

224

DOMINIO K POPOI.AZIONK SPAONUOLA

XI.

cercare anche

piii

vai-ia

l'oiMuua

lulle Fiaiulre o nel

Mondo, come

caso

di

don Alonso Enriqu'-z

che narr

Guzm.-'in,

serbato

al

intitolato:

libro

(jual

el

Cesar magno,

<|u<'I

sua vita

la

Biblioteca

nella

ticamente
sente

il

el

di

sabre

fu hecho

poi'

i\c-

un manoscritto, orn

in

Nazionale
Dios

nuovo

Napoli

lodo.

ed enfa-

'

del pre-

Titillo

un cavallero yraitando

guai cavallero sal de su patria por

muido partido para vellas y adquirir gloria ij


fama para dexar de si perpetua memoria
. Era (per
del

las

quel ch'egli

vanto spagnuoloj nato

dice col solito

ci

in

don Garcia Enriquez de Guzmn, tiglio del


Jigon e nipote per quel lato del re Enrico di

Siviglia da

conte di

Portogallo;

rimasto senza

e,

padre, con la sola

madre,

donna Catalina de Guevara, muy hahladora, aunque honrada muger y buena cristiana , trovandosi nobile di lignaggio e scarso

retaggio, senza alcun

di

bramoso

dalla povert e

flitto

sostentamento,

della ricchezza,

deliber

d buscar

nel 1518, nell'et sua di circa diciannove anni,

sus aventuras

e usci di Siviglia

af-

si

con un cavallo, una mula,

un letto e sessanta ducati. E cosi, dopo aver


preso parte da venturiero a un combattimento alle Gerbe
un

asino,

presso Tunisi, pervenne,


vestido de presuncin

desnudo de roba y de dinero y

a Napoli, dove aveva molte cono-

scenze e sapeva di essere raccomandato dal suo titolo di


capitano,
poli,

que

es

una

cosa m,uy honrada en Italia

scendendo a un'osteria nella Rua Catalana,

da un criado di un gentiluomo della sua terra, che

mava don Alvaro Perez de Guzmn


cer ed era venuto

que hacienda;

Segnato

I.

sce della Naz. di


tizie

di

?nss.

il

anche

lui

in

si

e stava presso

Italia

quale ne avverti sabito

Na-

fu scorto

chiail

vi-

con pi honra
il

marchese

di

F. 47, assai pi completo dell'altro che pp ne cono-

Madrid:

si

veda per

neolatini delle bibl. di

la

descrizione A. Miola, No-

Napoli (Napoli, 1S95), pp. 61-66.

E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI. DO.MIXIO

225

Lucito, molto ospitale al forestieri, e specialmente a quelli


del

cognome

tre

don Alonso se ne stava

una mano
ed

di

di sua moglie,

la

quando

valcarla e scampare;

era a capo della frotta,


Senor,

marqus de Luchito,

Guzmdn

commesso

si

una

finestra per sca-

marchese

il

Lucito, che

di

die a conoscere, dicendogli

alguazil que os viene d prender soy yo, que soy

Perez de

al trionfo,

coscienza troppo netta per essere

stato rufidn, ossia bravaccio, corse a

el

giocando

gente entr in furia, dando voci per arrestarlo;

che non aveva

egli,

Maria Enriquez. Sicch, menall'osteria,

po7-

e vi arresto (soggiunse) per aver voi

mala azione

la

tnandado del Senor don Alvaro

di recarvi all'osteria in

dove avete parenti e servitori

il

una

citt

carcere a cui vi

as-

mia casa.
In questa casa signorile fa assai
festeggiato dal marchese e dalla marchesa, e messo a dormire in un letto di tela d'oro e di velluto e alla mattina venne un mercante con molte pezze di broccato e
segno

la

sete di ogni maniera, ed egli

tolse

un

saio e

una cappa.
e, quando

Rest a Napoli sessanta giorni assai lietamente;


contro

il

loro desiderio parti,

suoi ospiti lo fornirono di

vesti e stoffe e gli dettero cento

ducati, coi quali

si

rec

Roma, dove non lo seguiremo, come non lo seguiremo


al Per, dove incontr le maggiori sue fortune.
a

Uno

spettacolo tra disgustoso, pauroso e triste

offriva

l'arrivo delle truppe dalla Spagna, di quei soldati di

arruolamento che

chiamavano

si

bisogni

bisognevole di tutto.

come

dicevano

Il

>^,

los visohos

unendovi

il

Bandelle vi allude sprezzantemente

a quei spagnuoli plebei che chiamano Bisogni, che

vengono

in

Italia

con

le

giatore napoletano descrive

B.

e gl'italiani

pensiero che era gente

scarpe di corda

contadini quali erano, strappati alla marra.

nuovo

il

',

da poveri

E un

verseg-

soldato spagnuolo, senza un

Nov., IV, 25.

Ciiocii:,

[m Spaijna nella

vita italiana

15

XI.

l'2(j

DOMINIO K

l'<)I>(j|,.\/IO.NK

Sl'AfiNUOI.A

soldo in tasca, con al fianco la .spada clic non pu cavare


dal fodero per la ruggine,

misero, aniitto e stanco, dal

troppo aspro digiuno macilento

con quel volto suo

1535 (scrive un cronista)

del

soldati novi

la

andorno mangiando per

le

allegramente,
gli

K Nel maggio

navi portarono tremila

le

da Spagna, che loro chiamano Bisogni,

per aver mal patito per

Anche

che smonta dalla galera,

ispida cera

afflitto,

ma

di

Napoli, e bevendo

pagare erano sempre

allo

(juali,

ismontare a Napoli

strada, in

taverne

li

in contrasto

*.

spagnuoli riconoscevano la compassionevole mi-

seria di queste loro soldatesche, che erano

tropas de nueva

infanteria y corno tal dbil, achacosa y casi desnuda, que

mal piceden

tanto padecer en tal largo viage

nidos despojos

di

dati, spediti sotto

il

modo che una

comando

resistir

tan

ma-

volta di duemila sol-

Diego Manrique de Aguarso,

di

a Napoli, poco dopo sbarcati, morirono settecento. Si ag-

mala forma por los nano solo para con los ci


turales , li movevano a disprezzo
quien miran en tal vii panos, sino tamhin Juntamente para
con los demds de la nacin, pareciendoles ser todos (juicio
en particular proprisimo de los vulgares) de una mi.<<ma

giungeva che, mostrandosi

e7i

tal

condlcin y metal
Oltre
d' Italia,

le

^.

soldatesche regolari,

si

aggiravano per

particolarmente in quelle soggette a Spagna, se-

dicenti soldati, individui che stavano

dicevano arrolati

si

ma

e sul

sempre per

punto di partire per

che intanto spacciavano chiacchiere

Del Tufo,
G. Eosso,

1576 in Ardi.

ff.

arrolarsi

la guerra,

bubbole

Eitratlo di Napoli, ras. della Bibl. Naz.

segn. XIII. B. 93,


2

le citt

non

di Napoli,

103-4.

Istoria,

p. 55. Cfr.

star. itaL, s.

I,

voi.

anche un dispaccio dell' 8 marzo


p. 212; e ivi anche la cronaca

IX,

dello Zazzera, p. 531.


3

Christval Surez de Figueroa, Posilipo, Ratos de conversacin

en los que dura

el

passeo (Npoles, por Lazaro Scoriggio, 1629), pp. 290-1.

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNDOLA

XI.

si

astenevano da furfanterie: soldados chorilleros o churril-

come li chiamavano. E perch li chiamodo? Era in Napoli un'osteria assai


ancora una via ne serba il nome e ne indica il

churrulUros,

leros

mavano
famosa

a questo
(e

posto) detta del


il

227

Della Porta)

devano

il

Cerrig-lio

un'osteria nella quale (dice

concorrevano a capitolo

dando caccia

nete, scritture, processi, e la notte

assalti alle porte de' palazzi e batterie alle

sette

loro

le

cappe

alle

sentinelle per le strade, per dare

e ai ferraiuoli, facendo

sono

quanti spen-

giorno insidiando alle borse e falsando mo-

liberali

arti

botteghe

La fama

che

questa

di

che fu cantata un secolo dopo in un'egloga napo-

osteria,

letana dal Basile-,

si

trova sparsa sin dai primi del Cin-

quecento anche fuori Napoli,

nel

mondo

internazionale,

come ora accade

di certi

gado annoverava

tra le celebriti, accanto al Rialto di Ve-

luoghi famosi di Parigi:

Chorrillo de Ndpoles

^.

Ora

il

nome

di chorilleros

dato primamente a coloro che passavano

chiacchierando

l'osteria

di milizia,

Del-

Roma, il
venne

nezia, alle gradas di Siviglia e alla Sapienza di

il

il

tempo

in quel-

discutendo coi capitani

circa condizioni e patti, e trincando e gozzovigliando per

mai marciare

intanto, senza
rischio, e

ben

vestiti

L'astrologo, III, 1,
il

Talia o vero

alla

anche

met

11",

guerra e porre

la vita

con grandi arie sembravano uo-

mini d'onore'*; e poi anche

II, 1. Cfr.

alla

al

fecciume soldatesco,

ai di-

e dello stesso Tabernaria, III, 8, Furiosa,

Candelaio del Bruno, III, 6 (ed. Spampanato,


lo Cerriylio,

nelle

Muse napolitane (Napoli,

di quel secolo era in decadenza, al dire di

p. 95).

1635).

un umorista

Ma
spa-

Fui d visitar la taberna principal del Chorrillo, y hallla tan


y tan en bajo eslado, que llegu dudar si era aquella la misma
solia (E, Gomzlhz, Estebanillo Gonznles, 1652, ristampa di Pa-

gnuolo:

diferente
qiie ser

rigi, 1912,

pp. 217-18).

Lozana andaluza, ed.

Ci attesta Cristhal de Villalcn, che venne a Napoli poco dopo

cit., II,

140.

228

DOMINIO K POPOI.AZIONK SPAGNUOhA

XI.

seriori

ed altra inarnuiglia simile: e

'

nome

ginato da un

vocabolo, cosi ori-

il

di Napoli, pass, infine, nella

locale

lingua spagnuola col significato pi generico

di chiacchie-

rone e insieme d'imbroglione^.

Scendendo ancora alquanto pi gi

nella rassegna della

immigrazione spagnuola, non lascei*emo

di ricordare quella

donne non meno avide di vita e disposte


avventure degli uomini del loro paese, e che segui-

assai copiosa di
alle

vano

Roma

la

sediamo un libro

Madrid,
i

per

pu servir

di

guida in questa societ;

clic

1905, della Ntieva Uhi.

luoghi notevoli di Napoli

degli interlocutori)
ln:

de.

aul. espar..), p. 91,

(Ihorillo:

il

Uaman

que

lo

Deso mesmo; que

Roma appunto

dei Borgia.

pos-

suo Viaje de Turquia (nel volume Autohiografias y memorias,

1550, nel

il

Napoli degli

la via gi calcata dalle loro pari verso la

Aragonesi e

soldados

ac

es corno

dove, ricordato tra

Es de hai (domanda uno

chorilleros?

ll/zmais los bodegones,

il

Villa-

y hai muchoa

galanes que no quieren poner la vida al tablero, sino andarse de capitan


en capitan

con

ellos,

saver quando pagan su

y beber y borrachear por

la calle tan bien vestidos

son hombres de bien

para pasar una pinza y partir

jente

y si los topais en
y con tanta crian^a, os harn picar pensando que
Fantastica dunque la etimologia basca proaquellos bodegones:

posta da J. Cejador y Frncia, La lengua de Cervantes (Madrid, 1906),


II, 34-1-5.

Per questo senso,

di

Madrid,

sua

ediz. di

1913), p. 247.

v.

El casamiento enyanoso y
che

1912, pp. 570-3), sostiene

adopr a volte per


2

45

Si
;

veda por

1'

p. 329,

Coloquio de

in

los

una nota

alla

perros (Madrid,

parola equivale sempre a

borrachos, hablad^ores y charlatanes

uso di questa parola

nel Fedro de

(ed. cit.,

la

el

soldados

allontanandosi poi da questo primo significato,

desertores , e che,

II,

dia. Sdrez de Figueroa, El pasajero (ed.

A. G. de Amezua y Mayo,

Urdemalas, giorn.

nota

cit.);

nel

Cervantes nel Don

il

nel

Licenciado

si

Coloquio de

Quijote,

los

perros

Vidriera (ed. di N. A.

Cortes, Valladolid, 19L6, p. 48): e nell'intermezzo El ruftn viudo, ed.

dell'Hazaiias

che cita anche


nel

la
i

E,ua (Sevilla, 1906),


passi del

Delgado

p.

QuEVEDO, Las Zahurdas de Plutn

Michaud,

s.

a,,

III, p. 65).

184; e cfr. ivi la nota dell'ed.,

e del Villaln.
(in

Los

La

sueflos,

parola anche
ed. di

Paris,

XI.

ed

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

pi volte da noi adoperata Lozana andaluza di Fran-

la

cisco Delicado o Delgado,

dimor
il

229

tra

il

1523 e

il

medico

Roma

e letterato, che in

1527. C'erano allora in

Roma

(scrive

Delgado con lunga enumerazione scherzevole) donne di

ogni parte della Spagna:

hay espaholas, castellanas,

vizcai-

nas, montahesas, gcdicianas, asturianas, toledanas, andahizas,

granadinas, jjortugiiesas, navarras, mallorqulnas ecc.


,

persino,

pietas

correvano

mozaraves de Zocover

in tanto

numero?

E come mai

e,

vi con-

Vienen al sahor y al olor: de

Alemania son traidas y de Francia son venidas^ las duehas


de Espaha vienen en romeaje, y de Italia vienen con carruaje

quali sono

las tnds

buenas en hondad

Oh

teso nella bont del loro mestiere?

las 7nejores y las mcis perfectas

E ancora

occasione, la notizia

in altra

espafiolas,

tienen

benin-

las espafiolas
si

son

aggiunge,

Son venidas a Roma mil

que saben hacer de sus nianos inaravlUas y no

un pan qne corner

^ Del resto, delle cortigiane

spagnuole in Italia ricordo nei Ragionamenti dell'Aretino e in quello dello


e

una

Zoppino e

in pi capitoli berneschi ';

Luna,

delle loro oi'oine, Isabella de

novelle del Bandelle

lia

parte nelle

^.

Sar, infine, da accennare ai numerosi giudei spagnuoli,

che per pi decenni persistettero in Napoli, donde furono

Lozatia andaluza, ed. cit.,

Rag.

I,

188, 191-G, 200, II, 204.

dello Zoppino, p. 329: nei Ragion. dell'Aretino si discorre di

anche Lettere di cortigiane del secolo XVI,


Pur alcune altre di esse anche dimoranti a
Roma, si veda il capitolo del Coitetta alla signora Ortensia Greco,
in Opere burlesche, II, 50: e cfr. intorno all'innamoramento per una
spagnuola. Dolce, capitolo al Buonriccio, ivi, I, 389, e per un altro
consimile, Mauro, ivi, I, 227. Altre notizie raccoglie il Farinelli, in

una spagnuola Nicolosa:


ed. Fei'rai, pp. 9

Ross,

bill.,

MOLLO,

?i

cfr.

e 11.

VII, 285.

Novelle, II, 51, IV, 17. Cfr. per


Il

carnevale di

Roma

cit.,

una

p. 20.

Joanna spagnuola

>,

Ade-

2:50

DOMINIO K

XI.

IMI

dctinitivaincnte cacciati solo noi

masero

goga dei
juderia

Roma

in

confinati

castlgliani

Sl'AGNCol.A

l'')V()LA'/A()SE

dei

',

cagli

Su questo

catalani.

personaggio del

dramma Amor

l'nltro,

un

(dicf*

y ceAos di Tirso de Molina;

pot dare cosi rapida informazione;

accaduto? E

ri-

glietto

ripetevano leggende paurose. Chi mai

si

che

altri

ghetto, dove era la sina-

nel

di

me

che a

f|ue'l

ronicro, risponrle:

il

Una redoma
con

(o

diablos encerrados.

que hay demonios redomados


en
I

la

juderia de Jioma

Roma

giudei trattavano in

^.

liberamente coi cristiani,

erano costretti a portare un segno rosso:


d'ordinario andavano per la citt

le

adohando novias y ven-

diendo solimdn labrado y aguas por la cara

anche col molti

falsi

ma ,y^

donne

loro

^.

c'erano

cristiani o marrani, contro

quali

procedeva l'Inquisizione^; e talvolta vi accadevano strane


perversioni mistico-erotiche,

come

fu

il

caso della setta di

spagnuoli e portoghesi, scoperta e punita col rogo nel 1578


I

secondo delle forme

me

^.

sentimenti delle popolazioni italiane erano assai diversi


rappresentanti delle diverse for-

e dei

dell'immigrazione spagnuola con cui esse venivano in

contatto.

Cfr.

se

Fekorelli, op.

Napoli ebbe

il

potevano ammirare

guerrieri e cavalieri

Guevara

cit.,

p.

2B3 sgg.

nel 1535; si

vedano

Dispute con giudei di

le

sue

Lettere, trad. ital.,

ed. del 1611, libro II, pp. 184-9, 215-31.


2

Amor y

Lozana andalnza,

Per

Mo.NTAiGNE, Journal, de voijage en

Anche

es.,

celos,

II, 6.

ed. cit.,

I,

60.

nel 1513: cfr. Passaro, Giorn., p. 187.


Italie, ed.

D'Ancona, pp.

in Napoli nel 1571 facevano pubblica ritrattazione nel

291-3.

duomo

dodici donne catalane, viventi segretamente alla giudaica (Costo, Memoriale, p. 56).

la

prodezza

SPAGNUOLA

DOiMINIO E POPOLAZIONE

XI.

231

e lo spirito cavalleresco dei loro avversari, dei

loro vincitori o dei loro

d'arme

fratelli

pre-

politici

giare l'accortezza dei diplomatici e governatori, che la Spa-

gna inviava;

il

popolo doveva dolersi, lamentarsi, sdegnarsi

e gridare anzitutto per le devastazioni e stragi alle quali


assisteva, e delle quali era vittima, nelle guerre condotte
in Italia

spagnuoli.

dagli

Bentivoglio, nelle sue satire,

Il

narra uno di questi episodi di crudelt

Da

otto (e

che spagnuoli eran, m'avvidi

un

dal iDarlar e dal volto)

villanello

legato fu, non senza amari gridi

che, partito dal suo povero ostello

a vender biada e fieno iva a Fiorenza,

che era carco un piccolo asinelio.

di

Quivi

misero fecer restar senza

il

membro

viril,

che

gli tagliar di botto,

sordi a mille miei preghi, in mia. presenza.

sazi fur di tal martir quegli otto

sangue

ladri, del

italico si ingordi,

che l'arsero ancor

come
ne

lo

fa

tutti

col pillotto,

mastro Anton

schidone

starne e

le

dai capitani fr rigidi e sordi...


Il

Mauro ricorda

loro saccheggi:
lanzi

li

con certi ladroncelli

saccheggiaron per

di

Le

satire

et

tordi

li

fin ai

come

il

i.

tempo

in cui

spagnuoli,

italiani,

orrenda memoria rimasero

assalti e prese di terre,

non per puniti

".

vignaruoli
le

loro

ferocie

in

certi

nel sacco di Prato nel 1512,

altre rime piacevoli (Venezia, 1550):

a M. Pietro An-

tonio Acciaiuoli.
'^

Mauio, in Opere burlesche,

mutinamenti, op.

cit.,

I,

287.

I, '253:

cfr.

circa

loro terrilli

iini-

232

XI.

DOMINIO K roI'OLAZIONK SPAONUOLA

(lovo iifllo truppe assaltanti

mori

assai
sazi

lare

di

erano

in

sangue

quanti

Prato poterono raggiungere,

tutti

davano

genti, che e' primi colpi

diceva)

fa ciuci clic si

quella ora non

marrani, che

a)itatori

vedevano

si

della

misera

furono morti da quelle

sulla testa

Un

rimatore

lamentava:

Non

tanta crudelt turchi infedeli

usaron mai cotanto

quanto eh' a Prato


Spagnoli no,

ma

nemici a Cristo e

cristiani,

alli

spagnoi crudeli.

gli
si

arrabbiati cani,

pien di

tutti

vizi,

anzi piuttosto bestie che umani.

E un

altro

aveva ancora negli occhi

simili ai crocetssori di Cristo,

colore

il

loro terribile aspetto,

con barbe

folte

ed orrido

lordi, neri, sparuti, orridi e strani,

spagnoli no,

ma

rinnegati cani

Senza dire del famoso sacco

di

Roma,

'.

in cui quelle solda-

tesche a gara coi lanzichenecchi straziarono, devastarono,

bruciarono, avvilirono l'eterna

citt, la

sede del vicario di

Cristo, tra l'attonita maraviglia dei contemporanei.

seb-

bene sorgesse allora da pi parti una voce che spiegava

come

e giustificava quegli orrori

castigo divino per la cor-

ruttela della corte pontificia (tesi sostenuta da Alfonso di

Valds nel suo Dialogo de Lactancio

^,

e alla quale

anche

l'Aretino sarcasticamente accenna nel prologo della Cortl-

Tre narrazioni del sacco di Prato (1512), in Arch.

t. I,

stor. ital.. s.

I,

1842.
2

Contro questo opuscolo lev rimostrante

gato pontificio in Ispagna:

cfr.

Hist. d. los Jieterodoxos, II, 111-28

Villa, op. e loco

cit.

il

Castiglione allora

le-

intorno ad esso Menxdes y Pelavo,


',

ed estratti in append.

al

Eodrguez

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

Roma

giana, dicendo che

mano

cati in

era

stata a purgare

degli spagnuoli

i),

opposta religione

si

un

ZO
suoi pec-

sentimento di

altro

fece strada: che tutti coloro, che ave-

vano partecipato a

C[uel

sarebbero

sacco,

mala

di

finiti

morte. Conferma di ci parve la morte del connestabile di

Borbone, ammazzato mentre dava

Ugo

quella di

scalata alle

la

Moncada^ affogato

di

in

mare

mura;

nella batta-

capo d'Orso; quella di Giovanni Dorbiua, a Spello;

glia di

quella del principe di Grange a Gavinana. Ancora nell'oc-

casione dell'eccidio, che degli spagnuoli fece nel 1539 a

Castelnuovo

il

corsaro Barbarossa, Sperone Speroni giudi-

cala che quella impresa era stata

ma

turchcsche,

efiFetto

del giudicio di Dio,

il

non delle forze

quale, vendicandosi,

com'egli suole, dell'un nemico con l'altro, diede in bocca


di questi cani, quasi reliquie della sua ira, certi insolenti

spagnuoli avanzati alla peste di

cheggiarono

Meno

le

ma

erano questi soldati


detti

alloggiamenti

pur sempre assai vessatori ed

esosi,

e di queste

-.

ai popoli

in

tempo

di

pace, pei

cosi

nelle citt alle quali erano assegnati;

vessazioni e oppressioni

nel capitolo con cui

in dispregio

e sac-

sue chiese

violenti,

Roma; poich

empiamente violarono

della religione cristiana molto

il

un vivace

ritratto

Tansillo nel 1551 supplicava

il

vi-

cer Toledo a liberare dagli alloggiamenti la sua patria

Venosa. La quale da pi di ventiquattro anni era stata di


continuo travagliata ora da una ora da due compagnie di

uomini d'arme da mantenere. Quei soldati,

un vecchio
>

statuto,

Dove aceadder

cosi dolci burle?

voi qui?

Questa

nosciuta.

Io vi ricordo ch'ella stata a

mano
stessa
2

Koma?

degli spagnuoli, e

commedia,

I,

ai

termini di

non solo compravano tutto

Non

In E,onia.

la

franco

vedete

Misericordia! Io non l'avrei mai rico-

ben u'

ella ita a

purgare

suoi peccati in

non star peggio

>. Cf'r.

nella

23, V, 15, 22.

Orazione contro Barharossa, in Opere (Venezia,

17-JO),

III, 2-i5.

234

DOMINIO E roJ'OLAZKJNlC SrA(;Nl

XI,

<)L\

ma a prezzo inferiore a qiu-.llo del mercato, e si


no pagavano; ed esenti dalle gabelle, ne esentavano altri che con loro se l'intendevano, lasciando cadere tutto il

di fio ,
e

peso fiscale sulle spalle dei dcl)oli.

poi, c'era la gelosia:

Come, signor, credete che martello


la g-elosia nei petti dei villani,

che vanno

E come

al

campo ed

mogli bolle?

lian lo

trepidavano, vedendo girare quei soldati galanti

intorno alle loro case!

Massimamente

se v' alcun per sorte

che soni di liuto o di chitarra:


questo

li

par

O almen

morte!

la falce della

che ande vestito alla bizzarra,

n sajjpia cosa amar che troppo

costi,

gir dietro ai palazzi ed alle carra... ^

Gli alloggiamenti erano cosi vessatori che venivano usati

come modo

talvolta

di

castigo per citt indocili

abbiamo avuto occasione


che

vecciarsi,

per

di ricordare

effetto

il

costume

del

dei

togliendo

spagnuoli

cappa

la

proverbiale

cappeare, ossia l'andare in

il

il

^ N

Poesie

Per Marsala

ai

rubare

le

cappa

cappe soltanto.

va

ed. Fiorentino, p.

liriclie,

di notte

giro di notte

divent

come fanno

spagnuolo

spae qui

talch

cittadini,

pacifici
la

gi

soldati

gnuoli in Italia passarono nel nostro vocabolario

aggiungeremo

-.

buscare e Vappro-

gli

costui

sgg.

Termini, Palmeri, Storia di

Sicilia

(Palermo,

1865), p. 384.

veda sopra

Si

Per

es.,

sera lo trovo

strade
s.

I,

voi.

p.

154.

L. Domenichi, Facezie (ed. del 158S), pp. 382-3.

che va a cappe per

contorni

detto nell'URREA, Dialogo

IX,

p. 259, disp.

sono accomodati

al

cit.,

f.

et

di notte, e

Ogni
per le

60. Nell'.4rc/j. star, ital.,

da Napoli, 5 luglio 1605:

cappeare

assassinando

Li spagnoli

come imbrunisce non

si

si

puole

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

XI.

cerca di voi

fatevi

in

costai

non

d'amore:
levi

ponga
frate, eh?

Ohim, costui

il

Similmente in un'altra:

inganni e non

e'

paggio a un

il

Spagnuolo? non v'accostate

Spagnuolo

quell'oro.

mi

];\

una commedia^

dice in

borghese; e questi:

ZO

tanto,

Dio voglia che

occhi addosso a

gli

Intrighi

negli

^;

spagnuolo! Dubito che non

cappello colle piume...

Perfino

^.

loro baciar

il

mani era interpetrato sarcasticamente come un modo


di rubare, di succhiar le anella come zingane ^. Spagnuoli e napoletani, cfelle soldatesche che andarono in guarle

nigione a Siena, erano del pari discreditati per la loro ra-

pace e trista vita; e due di

compaiono

delle loro ruberie,

essi,

che

si

vantano a gara

una novella del Fortini

in

Innanzi a certe splendido apparenze, seguite da


fetti,

si

ripeteva

il

proverbio allora formato:

magagna

di fuori bello e dentro ha la

andare pi sicuri per

la citt

>

veda anche

Si

La

fantesca, IV, 6; e cfr. in quella del

la

scena di quattro soldati che

della

"

cappa

il

La

la

Spagna,

*^.

commedia

accingono a capear.

si

^.

ef-

del

Porta,

Caldern, Dar tiempo al tiempo,

Varciif, descrivendo

tini ai suoi tempi, scrive:

tristi

il

modo

proposito

di vestire dei fioren-

notte, nella quale

si

costuma

in Fi-

renze andar fuori assai, s'usano in capo tcchi e in dosso cappe, chia-

mate

alla spagnuola, cio

porta

il

colla capperuccia

giorno, solo che soldato

di cattiva vita

(Storia fiorentina

Kaineri, UAltilia, V,

DoMENiCHi, Le due cortigiane,

Atto IV,

'

se.

non

sia,

IX,

17, ed.

di

dietro,

la

quale chi

riputato sbricco e

Le Mounier,

uomo

voi. II, 84).

6.
II,

'.

Ib.

Dovizi, Calandria,

II,

7; Cecchi,

Il

corredo, III, 6; Ammirato,

Delle cerimonie, in Opiisc, III, 454-5.


5

Nov.

II, ly.

Loretta detta:
finissimo argento
^

Ne LHdropica
di

del Guarini, III, 10,

madre spagnuola

e di

la

cortigiana

padre napoletano, lega di

gi ricordato dal Tuissino, nella Poetica (Venezia, 15G3), VI di-

visione, p. 34.

23(1

XI.

da pensare

quenti

le risse

(lurnnle

DOMINIO K

l'<)l'i)l,A7A(>SE

dovessero

elio

STAliNfOLA

esst-re

non

perci

tra popolani e spagnuoli,

infre-

come a Napoli,

l'assedio del Lautrec, o ivi stesso al giungere di

bisogni

esempio,

affamati

vennero

mani

all(!

molta occisione dell'una


glio per la citt,

(Toledo),

il

clie

il

quale incontro una volta, per

nel

S[)agnuoIi e napoletani con

dell'altra

fu di

parte e gran

gran dispiacere

quale non puot, conforme

la

allo

bisji-

vicer

sua rigorosit,

farne dimostrazione di castigo per non aver potuto verificare

da chi venisse

letani

\ Anche

popolari,
le

ai

in

la

colpa, se dalli soldati o da napo-

altri

casi

seguirono

feroci

primi moti dei tumulti del 1517

vendette

dentro

taverne del Cerriglio furono diciotto spagnuoli crudel-

mente senza proposito uccisi e tagliati a pezzi, e dalle


gittati in mezzo la strada; e nella piazza della
Kua Catalana, e dentro le case di quella, molti vecchi e
donne spagnuole furono uccisi ^. Il Tansiilo, ripensando
finestre

a quei furori di due anni prima, dice che allora


eran
del

si assetate,

sangue

di

eran

si

ingorde

spagnuoli e de la carne

genti ch'ira e furor fean cicche e sorde,

onde volean con

lor tutti tagliarne

a pezzi, e del mio fegato e del tuo


agli avoltoi mille potagi farne

Dal canto
che

si

loro, gli

^.

spagnuoli lamentavano la poca autorit

conferiva ai soldati spagnuoli nei luoghi d'Italia

dove erano mandati

Che pensate voi (diTurco se non


giannizzeri, che uno solo fa tremare

in guarnigione.

cea rUrrea) che tenga cosi quieti

gli stati del

l'autorit che hanno i


una citt? Che valore volete voi che abbia un

Rosso,

Isteria, pp. 18, 55.

Gr.

Castaldo,

Capitoli, ed. cit., p. 296.

Istoria, pp. 83-4.

soldato.

DOMINIO E POPOLAZIOXE SPAGNUOLA

XI.

237

vedendosi stimar poco ed oltraggiare dal villano che


i

un tempo

in

lui o

conquistarono? Io so bene che voi vedeste

suoi passati

Trapani ed

in

luoghi d'Italia amazzar

altri

per leggiere cagioni trenta e cento soldati, e con una mi-

nima compositura

di danari,

con

la

quale ne pagarono un

quattrino dei debiti del re sopra le sue rendite, perdonare

che a questo prezzo pensano

gl'insolenti

popoli,

nelli soldati

maggior danno;

mando poco

di fare

e di queste sfacciatezze, sti-

popoli la gente di guerra, sogliono

\ Assai ordinarie erano

venire

scandali maggiori

sanguinose che

accendevano tra soldatesche italiane e

si

spagnuole nei medesimi eserciti

altres le risse

'^

In queste occasioni, al grido di Spagna Spagia!

udiva

si

risonare dall'altra banda quello un'Italia Italia! e allora gli


,

spagnuoli erano pi che mai insultati come


o anche, allargandosi,

prendere

il

sentimento

oltramontani, spagnuoli

tutti gli

come

svizzeri e francesi, tutti alla pari (giudicava

mici del sangue

italiano

*.

Ma

la

^^;

il

tedeschi,

Berni)

ne-

estensione stessa di

questo giudizio comprova che esso non


specifico contro gli spagnuoli in

marrani

veniva a com-

di odio

aveva nulla

di

quanto spagnuoli, in fondo

pi sopportabili e realmente meglio sopportati degli insolenti e donnaiuoli francesi, o pi stimati

barbari tedeschi;

ma

Dialogo

155.

Giovio, Vita del Pescara,

cit., f.

che non

goffi e

esprimeva l'aborrimento generico pel

t.

186, per

una

terribile e

sanguinosa

questione che sorse agli alloggiamenti presso Milano durante la guerra


della lega santa; A.
32, per

M. Bandini,

IL

Bibbiena (Livorno, 1758), pp. 29-

un'altra accaduta nel 1517 nel

campo

presso MonJolfo, du-

rante l'impresa di Urbino.


3

Quando ne faremo una


un popolano, riferito

grido di
cfr.

Ardi. dor. napot.,


'

Opere burlesche,

I,
I,

135.
79.

marrani? >:
una cronaca napoletana del 1585:

salata di questi spai^nuoli

in

238

XI.

DOMINIO K POPol. AZIONI-: SPyVfJNLOI.A

dominatore straniero,

clic s'

incontni presso tutti

popoli,

o c|Ujllo nnclie pi generico contro gli agenti tscali o militari 0])pr('ssori,

gna, tutt'al pi, figurava

in

piano, perch, secondo

})riino

Pietro Nelli disse in un bisticcio, era


V

La Spu-

forestieri o nazionali elie l'ossero.

spugna

la

di quella

la trionfatrice e dominatrice e sfruttatrice.

et\ era

\X.. Che se ora si domandasse se questo trionfo e dominio fu un bene o un male, ci converrebbe rispondere che
la risposta stata per un verso gi data dalla nuova coscienza italiana che lo consider

ma

zione;

come obbrobrio

e abie-

che, per ci stesso, questa risposta b stata gi

implicitamente negata dalla storia, la quale non pu giudicare col sentimento della coscienza nuova italiana, degli

risorgimento,

del

italiani

della rinascenza.

ma

deve

trasferirsi

nell' Italia

poich l'Italia, per note cagioni, non

pot allora costituirsi in istato unitario nazionale

poich le

mutate condizioni di Europa non le permettevano di continuare a vivere come nel Tre e Quattrocento; poich era
pur necessario che in qualche modo uscisse dal municipalismo del tardo medio evo e

si

venisse plasmando sulla for-

monarchie moderne; il dominio della Spagna fu


maggior bene o il minor male che si voglia

ma

delle

per

lei, allora, il

La Spagna cominci a raccoglierne gli stati in grandi


masse; la Spagna ne ordin in qualche misura le forze e
dire.

concorse con
turco;

la

gett gi

vano

le

sue milizie a difenderla contro

Spagna represse l'anarchia


i

pericolo

della vita italiana,

turbolenti baroni e signorotti che non conoscedelle loro case; e col suo dominio,

non gl'interessi

se

il

le

opposizioni che suscit,

venne formando o preparando negli

italiani certi sentimenti

con

libri
s.

sua egemonia, perfino con

la

Spagna, spugna de

di satire di L. Ariosto,

VI,

f.

112).

la

nostra etate

H. Bentivogli,

ecc.,

Nelli, Satire (in Sette


Venezia, 1583,

I.

IV,

XI.

devozione

di

DOMINIO E POPOLAZIONE SPAGNUOLA

Re

al

non furono

e allo Stato, che

rono e all'Italia pur servirono quei tanti

governo spagnuolo

il

campi

privi di

pel futuro svolgimento civile e politico. Italiani fu-

effetto

rono

239

di

Europa

sparsero

il

che servi-

italiani

sangue su

loro

stimavano cosi non traditori

si

anche

deli alla loro patria. Certo,

tutti

ma

fe-

prima met

allora, nella

non pochi opponevano Italia a Spagna; ma


tempo passato, della vita

del Cinquecento,

o erano vani rirapiangitori del

che

menava

si

tempo dei Taliani

al

non dei Francesi

degli Spagnuoli *; o utopisti, sebbene quasi vaticinatori,

come

grande autore della esortazione a liberare

il

dal barbaro

l'

Italia

dominio, Niccol Machiavelli-; o pi meno

ritardatari partigiani di Francia contro Spagna,

due nomi

che a lungo perdurarono come simboli di opposte simpatie politiche

^.

momenti che parvero pi propizi per

Aretino,

Nel cap. 26 del Principe.


contrasto

3 II

guerre

di casa di

durante
secolo,

V.

Ipocrilo,

si

10.

protrasse nel Seicento:

Savoia e nei partiti che

la rivoluzione del 1647-8:

si

navarrini nostrani erano detti

che

napoletani,

raunano,

<

Fratello, io

ho

il

fanno assemblee,

giglio

nelle

e dei

Navarrini; e

fautori di Francia (cfr. ^rc^. sior.

Nel Forastiero del Capaccio (1634)


si

pu vedere

si

mostrarono in Napoli

nel Milanese, ai principi di quel

zione francese con affetto indicibile


dire:

come
si

atteggiava come quello degli Spagnuoli

lomb., VI, 99-103).

li-

>; e di

petto

nel

uno
>

si

accenna a

certi

ragionano della na-

al

quale l'autore udi

(p. 217). Il vestire alla

francese o alla spagnuola era professione di affetto all'una o all'altra


parte: nel 1628 l'ambasciatore spagnuolo di Torino
nel veder vestito alla francese

(Ferrer,

conte Fulvio Testi,

Il

onde fu colpito nel 1640

moda

vestire alla
e cfr.

il

Milano, 1865, pp. 78-9)

duca

il

francese

p. 55.

(Filamondo,

Francesi

di partiti locali nelle citt italiane: cfr.

cn

Italie, ed.

D'Ancona, pp.

156-7.

scandalizzava

tra le accuse

Nocera Francesco Carafa era di

di

Il

genio bellicoso, p. 265):

per altri casi simili, Capecelatro, Annali,

Comte de Modlle,

si

giovane principe Francesco d'^Este

127; Mmoires

p.

spagnuoli

citi

divennero nomi

Montaigne, Journal de voyage

Chi pu accordare

la

Spagna con

240

DOMINIO K l'Ol'Ol.AZIoNK spa<;nuola

XI.

riagli spagnuoli e rend(M'la agli italiani, come


memorando anno 152(>, passarono senza efielti, percli in
Italia mancava la forza morale a quell'impresa*; e fal-

bcrarc l'Italia
il

lirono niisoramonte

macchi

vari

Toscana, dei

in

tentativi

posteriori

Genova,

Fiesclii in

Burla-

del

del princii)e di

Salerno nel Regno, dei fuorusciti fiorentini in Siena: tentativi

che contavano quasi

sopr'esso

contava

Paolo IV.

Il

il

Francia,

tutti sull'aiuto di

come

papa antispagnuolo per eccellenza.

quale anche

invocando

lui,

libert d'Ita-

la

lia (cio gli stranieri messi fuori della terra italiana e la

nessuna preponderanza dell'uno sull'altro stato

rimpiangeva
quattro corde

armonia

l'antica

la Chiesa, la

Milano

poli e lo Stato di

d'Aragona e

di Alfonso

guastarono

Serenissima,

il

malediceva

le

d'Italia

particolarmente la Spagna, perch


cose passate

ritraeva

si

Regno
anime

Ludovico Sforza, che

di

nobile strumento

si

italiano),

provincia

questa

di

che

in

Na-

infelici

primi

E avversava

dall'esperienza delle

non sapevano

francesi

di

n potevano lungamente fermarsi in Italia , laddove la


nazione spagnuola come la gramigna, che dove si attacca
ferma

sta

e,

possedendo

desiderava anche

il

resto

di

-.

Ma

la

gramigna

cava cosi ferma, perch era vigorosa e


e

antica armonia d'Italia

parte d'Italia,

gi tanta

il

si

attac-

terreno adatto;

la lira a

quattro corde,

era oramai infranta, e apparteneva al passato, al passato

che non torna.

la
(si

Francia?

Non

veda Pixr, Prov.

mescolare Spagna e Francia


sic, III, 142), nei quali

sono proverbi

ancora echeggia

chia secolare divisione.

veda

De Leva,

Storia di Carlo V, II, 329-33.

Si

Belazione di Bernardo Navagero, citata di sopra.

il

la vec-

XII

Conclusione.

La decadenza

P,ure,
descritto

l'epoca che ora

il

fine

Roma

di

d'Italia, paragonabile in
e agli

effetti

delle

guerra per

Italia

successione di Spagna, in cui

la

fu spenta, la cultura

accompagnatrice,
potere ora

ruina e form
il

comincia-

manc

in

impoveri, la letteratura

fece manierata e goffa, le arti figurative e architettoni-

che imbarocchirono.

il

ai

Chteau-Cambrsis

di

ogni vita politica e sentimento nazionale, la libert

di pensiero
si

certa guisa

invasioni barbari-

che: l'epoca dalla met del secolo decimosesto

menti del decimottavo, dalla pace


alla

abbiamo

apre, e della quale

periodo delle origini, reputata una delle pi

infelici della storia

alla

si

ispano-italiana.

ma

aperto
il

la

Spagna

non

considerata

ora arcano

che

deserto in Italia non

compi

meno che

la

vita, in

quella economica e morale non

nella religiosa, intellettuale

spagnuolo in Italia (prendo

non

ed artistica.

la citazione

solo distrusse l'antica floridezza

la vita

B. Croce,

della

La Spagna

Il

le .parti

meno che
despotismo

da un libro recente)

economica; ma, pene-

trando come veleno in tutto l'organismo

ruppe

grande

altrove; e

suo malvagio influsso stato accusato in tutte

della

solo

decadenza, come

autrice di questa

nazionale, cor-

nazione nelle sue stesse sorgenti, ne

nella vita italiana

16

242

XII.

a<lultci

spirito

lo

'oncllskjnk

tutte le sue

in

manifestazioni, guast

rantico e schietto stampo del carattere italiano. Onde milizie,

d'onore;
i

istituzioni,

uffici,

opinioni, vesti

usi,

ducili

alte

all(!

stessi

vita, vizi, frutto

ozi,

il

dolce far niente; alle grandi

frutto

d'ignavia e

di

mestiche; alle nobilt


fastosa per vani titoli

compagnie

alle

ed incomposte milizie nazionali,


parere;

il

corrotta dai

allo

ipocrisia;

le

fatti

Stato la corte.

le

il

una nobilt
de' banditi

la famiglia fu
;

la

religione

sentimento e l'educazione dal-

dai

relazioni

di

ventura, prime

di

compagnie

fdecommessi e dal cicisbeismo

dalle pratiche esteriori

l'igoglio

vergognose sventure do-

per egregi

illustri
;

un grande

debolezza; alle grandi e

di

nobili sventure nazionali oscure e

all'essere

punto

il

ambizioni luescliine vanit; alle battaglie

alle industi'i fatiche

ed agli

virt,

l'

foggiarono

si

spagnuola; all'amore della patria successe

alla

titoli

e dal snssiego',

fasto e

bagliore di fuori; miseria e sordidezza di dentro; e della


falsit, della

specchio

il

gonfiezza e del degradamento morale e sociale

linguaggio,

Ora, quadri

come

storici
tive, si

le lettere,

le arti

'.

questi di forti e cupe tinte, squarci

nega-

questi tutti intcssuti di caratteristiche

dimostrano subito, come gi


perch invece

storici,

mono

come

si

accennato, poco

di criteri intrinseci ai fatti

di estrinseci (quale

ne assu-

sarebbe l'ideale di un'Italia

di-

versa, antica o nuova, del passato o dell'avvenire); e poi-

ch tra quel criterio e quei

fatti vi

discrepanza,

invece di essere intesi, vengono condannati, e

ristiche, invece di riuscire positive, riescono negative.


t'altro

deve essere

che auguriamo

il

F.

pp. 65-6.

P.

Tut-

compito dello storico, del vero storico

all' Italia

Seicento, nella quale

fatti,

le caratte-

per

la nostra

vita del

bisogner proporsi

Cestaro, Studi

storici e

letterari

Cinque

d' investigare la

(Torino,

E.oux,

1894),

XII.

crisi della

vecchia societ italiana e

nuova

della

lento e nascosto,

per tutte

CONCLUSIONE

il

il

243

germinare,

sia

pure

che da raccomandare

parti di quella storia, persino pel tanto vili-

le

peso costume sociale di allora, persino per

la

tanto sbeffeg-

giata letteratura secentistica K

Ma

intendere la qualit e

chi poi voglia

quello appunto che

si

le

ragioni di

convenuto chiamare decadenza

ita-

liana (e tale fu veramente per certi rispetti o sotto certi


aspetti)
di

ha l'obbligo strettissimo di liberarsi dal fantasma ^

una Spagna, fonte

di nequizia e corruttrice di un'Ita-

incorrotta; perch questa concezione e logicamente as-

lia

surda, non essendovi alcun influsso esercitabile dove non

animo disposto ad accoglierlo ed elaborarlo e a rinmeno profondamente


modificato. E che la Spagna non rappresentasse una potenza
nemica e malefica dimostrato dalla coscienza dei contemc' un

viarlo a sua volta potenziato e pi o

poranei, che nella sua generalit era soddisfatta, e persino


orgogliosa, che

l'Italia

fosse

congiunta

con

Spagna.

la

Carlo V, l'Imperatore, che sembr attuare l'antico sogno,

facendo (come diceva


cramentale) nel

il

mondo

Tansillo, che ripeteva la frase sa-

un pastor solamente ed un

ebbe ammirazione dappertutto


di

lia;

con

le

in Italia,

che sono ingenua attestazione

le

*,

d' Ita-

parole che quasi

lagrime agli occhi scriveva nella sua cronaca un bor-

ghese napoletano

Savio e benigno imperatore

stro Signore gli dia tanta felicit in cielo,


gli

ovile

come signore

che no-

quanto dominio

concesse in terra. Con quanta circospezione tratt sem-

pre

le

cose

Io

mi reputo

felicissimo per essere nato al

suo tempo, e molto pi per averlo tante volte veduto in

Si veda,

come avviamento a uno studio

positivo delia lettera-

tura di quel tempo, ci che detto nei miei Sat/gi sulla letteratura
liana del Seicento, prefaz., pp, vii-xxiii.
2

Canzone a Carlo V, in Poesie

liriche, ed. cit., p. 90.

ita-

244

(jonclusionp:

xii.

Napoli...

'.

medesimo sentimento

il

ammirandosi

successori,

rabile maest, con

come

con raf^ionc

fa conoscerla

si

Re

del terzo Filippo, dal fatto che

animi

j^li

rive-

di

conserva con dignit

al

il

la

teinpo

Napoli oggi ubbidisca

Monarca del mondo,

suoi

idolo adorato da prencepi e si<4noii e

sua real grandezza *; o traendosi compiacenza,

maggior Re

grave e vene-

la

empiendo

(juale,

la

renza, quasi

serb verso

si

Filippo II

in

al

re di Napoli e delle

Spagne, dell'augustissima casa d'Austria, discendente della


famiglia Giulia, del gran Giulio Cesare primo Imperatore

Romano...

^.

cognome

stria,

fu oftiso

il

popolo cantava anch'esso di

valoroso.

Che mai

e le attribuiva

il

dallo

possesso di

digioso e di altri talismani e recondite virt

unione degli

della

che con

italiani

altri popoli fu

con

gli

Casa d'Au-

Gran Turco non


un crocefisso pro^.

La

utilit

spagnuoli a preferenza

sostenuta dai politici del tempo, e

aveva cospirato conSpagna non per l'indipendenza d'Italia ma per la


sua utopia di una repubblica comunistica, di una Citt del
tra essi dallo stesso Campanella, che
tro

Sole, e questa utopia riprese poi accordandola col

Spagna, che sperava

di

si

L'atteggiarsi alla spagnuola suon vanto:


colui che

spagnolato

avvezzo secondo

''.

dice

il

ed

costumi di Spagna, che non potr esser se non galan-

Franciosini,

dominio

sarebbe esteso al mondo tutto

tuomo ":

si

lo stile

viaggiava alla Spagna per conoscere quella

Castaldo, Istoria

S.

napolitana (Napoli, 1634J, p. 50.


Croce, Canti politici del popolo napoletano (Napoli, 1892), p. xxv.

F. de' Pietri,

derava

il

cit.,

p. 106.

Guazzo, Civil conversatione,

Cfr., del resto, sul

il

ff.

131-2.

DeW hitoria

sentimento di reverenza

e di fiducia

re di Spagna, lo stesso Cestaro, op.

cit.,

onde

Nella Monarchia di Spagna e nei Discorsi ai principi

>

Nel suo Vocabolario espanol

voc. esjMfiolado

e italiano (1.* ed.,

si

consi-

pp. 58-9.

Roma,

italiani.

1620), sotto

CONCLUSIONE

XII.

gran corte, Madrid

*
;

per apprendere

e di percorrere le vie degli uffici

riempivano

gli

-.

245
i

modi

di

comportarsi

gentiluomini italiani

eserciti del re e vi s'illustravano^:

sol-

napoletani, e poi gl'italiani in genere, avevano per

dati

privilegio di Carlo

posto fsso della retroguardia e

il

corno sinistro della vanguardia, tenendo

la

gnuola come primogenita

Il

spagnuola

alla

vigore

alla

spagnuola

corno destro ^

il

configurava

si

punto d'onore

prove di dignit e di

parve'ro

duelli

il

nazione spa-

il

costume degli uo-

mini e delle donne, queste tenute nell'ignoranza e appartate dalla vita sociale, con lode, che, cosi facendo,

tenesse l'austerit nelle famiglie

spagnuolo divenne
e cortigiani

Solo

*^.

la

Un

^.

es

Cortes y

en

el cort.esano

Ez DE Castro, coronista de Su Magestad.

alle

lettera di

Eugenio de Salazar,

impre-

Madrid por Alonso N-

Ne ho innanzi

la terza edi-

zione di Madrid, 1675. Si veda sul imiltiloquio nella corte di

una

man-

lingua di conversazione dei signori

N bisogna dar valore profondo

Madrid

si

curioso gergo italo-

Madrid

scritta intorno al 1560, in episto-

lario espanol (nella Bibl. RivadeneN'ra), I, 288-6.


2

Sono da vedere in proposito

Ricordi mss. (che

si

trovano in

parecchie biblioteche pubbliche e private di Napoli) del giureconsulto

Francesco d'Andrea. Cfr. anche F. de Foktis, Governo

politico

(Na-

poli, 1755).
3

Il

11

Napoli l'opera del Fii.amondo,

libro d'oro delle loro gesta per

genio bellicoso di Napoli, memorie istoriche d'alcuni Capitani celebri

politani, c'iian militalo

per

la Fede,

per

lo

Na-

Re, per la Patria (Napoli, Par-

rino e Muzi, 1694}. Cfr. anche G. Carignani, Le truppe napoletane durante la guerra dei Trenl'anni (Firenze, 1888: estr. d. Rassegna nazionale).
*

Filamondo, op.

cit.,

discorso prelim., e cfr.

discurso sobre las diferencias que

hay

entre

I,

470, 222.

Un

Breve

y napoper ordine di

las naciones espaola

letana por las pretensiones de la vanguardia ecc. scrisse,

Filippo IV, Faikizio de llossi nel 1668.


5

Di singolare importanza

la Descrizione dei

composta nel 1713 da Paolo Mattia Doria


star, nap.,
^ Si

55-58.

XXIV,

costumi napoletani,

(ed. dello

Schipa, in Arc/i.

25-84, 329-50).

vedano esemp

raccolti in

La

lingua spagnuola in Italia, pp.

240

xii.

che

cazioiii

coNor.rsiDNK

oflono a volte contro

si

spagnuoli in i)articolare,

gli

sono per

pi affatto rcttoriche; n togliere dal suo ter-

lo

reno storico e trasportare oltre


tura antispngnuola che
la

Boccalini,

lo

di Savola;

n esagerare

sdegno, una sorta di stupore, tanto (juella sua

che

gli

qu

e irragionevole,

scagli contro

che

come

Lope de Vega:

ebbero qua

si

e l,

che conti-o

gli

spagnuoli, e

si

ostilit

vede nel sonetto

Sehores Espaholes,

'.

Anche

come quella famosa

Napoli, furono piuttosto mosse contro


tale

si

Al Rocalino 6 boca del infierno?...

le hicistes

le rivolte

come

quale ne^li spagnuoli suscitava, insieme con

pareva singolare

la lettera-

sui primi del Seicento

(|ualchc antispagnuolo di professione

di
il

sua cerchia

la

accompagn

dd duca

politica e le guerre

l'importanza
il

stranieri o contro

j^li

quali, oltre che generiche,

le

il

di

fiscalismo in quanto

rivolgevano altrettanto

conlro la noljilt indigena quanto contro

il

mal governo

dei vicer e dei governatori. In realt, anche a voler chia-

mare adulatoria

tutta la congerie di scritti in prosa e in

versi che allora in Italia celebravano la gloria del dominio

spagnuolo, da riconoscere che un vero odio nazionale


contro la Spagna e

gli

spagnuoli non

fu in Italia du-

ci

rante quel secolo e mezzo, e sta di fatto che la loro potenza cadde e disparve dall' Italia per cagioni non gi nazionali

ma

internazionali. Del pari, salvo

rettorici o sporadici,

Spagna

d' insidiatrice e corruttrice del

siero italiano
il

soliti

accenni o

nessuno accus allora veramente

la

costume e del pen-

o se alcuno form quest'accusa, vi aggiunse

comento che quell'opera deleteria era compiuta con

cal-

colo sottilissimo, senza darla a divedere, con arte infernale,


cosi infernale

famose

p. 391.

da doversi tenere alquanto inverisimile. Le

massime

di

Spagna

suoi

arcani d'impero

Obras no dramaticas en 2H'sa y verso (Bibl. Rivaden., XXXVIII),

XII.

ai quali talvolta

credevano

CONCLUSIONE

247

sovrani stessi di Spagna e

loro ministri

inculcavano come regole da osservare con

li

rigore e con piena sicurezza di successo, erano nient'altro

che

condizioni e andamenti di fatto, atteggiati

riflesso di

il

a ingegnosi disegni
La verit circa
altro verso;

prestabiliti.
la vita di

quei secoli da cercare in

nel riconoscere che l'Italia e la Spa-/

ossia

gna erano entrambe, a quel tempo, paesi in decadenza,


Cosa chiarissima per l'Italia, essendo ben noto che essa,!
in

parte per ritardo,

di sviluppo, non

modo da

parte

in

per precocit e rapidit'

era giunta a formarsi politicamente in

resistere alle

compatte monarchie dei popoli

tempo stesso, per il cangiamento


commercio aveva sentito inaridirsi le

costanti, e che, al

linee mondiali di

come altres,
era pervenuta, mancava

della sua prosperit,

tura a cui

e religioso, necessario ai

con

la

nell'alto

grado

cir-

delle
fonti

di cul-

di quello spirito

etico

nuovi tempi, che s'inauguravano

riforma religiosa e dovevano poi essere di religione

del libero pensiero.

Ma anche

la

Spagna, che

la

conqui-

stava e faceva sentire la propria forza politica e guerriera


in tutta

Europa, se aveva dello stato moderno l'unit mo-

narchica e

le

milizie, era

per

altro

troppo

mancava soprat-

feudale nella sua composizione sociale, e


tutto

di

striali e

potenza

(luella

medievale e

preparazione e di quelle attitudini indu-

commerciali, indispensabili alla conserv^azione della


nei

tempi

moderni;

e ci

avvertivano

nostri

osservatori del llinascimento, notando, insieme con la osti-

nata ignoranza degli spagnuoli,


e nell'agricoltura

*,

come

la loro

poi notarono

il

ignavia nelle arti

rapido spopolarsi

del paese per effetto della miseria, della emigrazione e delle

Per

es.,

Guicciardini, Rdaz. di Spagna; e

VAGERO, entrambi gi citati di sopra.

il

Viaggio di A.

Na-

248

XII.

guerre
\
'

]l

K medievali

'.

popoli vivono,

la

CONCLUSIONK
le

er.-iiu)

sue idee, quelle idee di cui

sua religiosit ch'era superstizione,

il

suo sentimento monarchico che era devozione

al

suo non saper cosa

filosofia;

sic-

quando uni

allo

quando

ch,

si

farsi della

scienza e della

stese- vittoriosa sull'Italia,

sue forze quelle dell'Impero, cjuando aggiunse

signore,

ai suoi

mini del vecchio quelli del nuovo mondo, non entrava


in
il

un periodo
fiore della

di crescente potenza,

ma

coglieva

ma

dogi;i

frutto e

il

sua civilt guerresca e cavalleresca; non

ziava uno svolgimento

il

piuttosto lo concludeva.

ini-

poi-

Spagna si era nutrita della lotta contro gl'infedeli


aveva nel suo cuore la Chiesa cattolica, questa
potenza internazionale, quando fu minacciata dalla Rich
e

la

l'Italia

forma, trov nell'una Esperia

le

sue armi

e nell'altra

mezzi della cultura per costituire l'alleanza reazionaria


Kluropa meridionale contro la settentrionale, alla quale

dell'

man mano

pass la guida del

present

progresso in ogni

il

mondo moderno, e che rapcampo di operosit, contro il

regresso e la decadenza ispano-italiana.

Di qui l'impropriet
malefica, esercitata dalla

di

raffigurare

Spagna

come

un'efficacia

sull'Italia, quella

che fu

comunanza di processo storico; lungo il quale,


certamente, la Spagna diede ma ricev anche, e l'Italia ricev e diede a sua volta. Le libere unioni dei cittadini, le

analogia o

accademie napoletane, per esempio, furono

ma

ci era fatto, in Italia

perch non

si

rinnovassero

di baroni contro
si

sciolte

da Pietro

Toledo e per lungo tempo dipoi fermamente proibite;

di

il

come
le

in Ispagna,

da una parte

vecchie congiure di nobili o

potere regio, e "dall'altra perch non

coltivassero le novit religiose (che dell'una o dell'altra

cosa

si

erano rese colpevoli o erano sospettate

Per

es.,

le

Campanella, Monarchia di Spagna, capp. si

accade-

e sx.

mie napoletane), ossia

obbedienza

in

narchico e cattolico, accettato in


d'inviare in

come

Italia,

249

CONCLUSIONE

XII.

nuovo ideale moLa Spagna, invece

al

Italia.

primi tempi, nomini di guerra

ai

arditi e avventurosi, inviava magistrati esperti nello spre-

mere

tenerli a freno

popoli e nel

accorgimenti e

le

non pi campo

di lotte fra le sue

blandizie e la

gnorie,

non pi campo

l'Italia

dormente

rigore

col

grascia

repubbliche o

contesa tra

di

gli

con

ma

';

gli

l'Italia,

le

sue

si-

stati europei,

pace, non meritava altra qualit di

in

governatori, n troppo dissimili dagli spagnuoli erano di-

venuti quasi tutti

suoi principi indigeni, e perfino

pa-

delle superstiti repubbliche. La Spagna, invece dei

trizi

galanti e spesso spregiudicati cavalieri della rinascenza e


dei gentiluomini aperti alla cultura, popolava

ora l'Italia

dei suoi gesuiti e predicatori; invece dei cane ioneros e dei


libri di cavalleria, la

spirituali
ticali

ci

le

offriva

la

concetti

la

casistica

gli italiani tutti allora

in

libri di

nuova scolastica dei


dei Medina e degli
era promosso dalla chiesa di Roma, alla

Mariana,

dei

ma

Escobar:

bene

dei suoi mistici,

Suarez e
quale

inondava dei suoi

invece delle speculazioni ardite e talora ere-

consentivano, tanto che, seb-

Napoli fosse sempre respinta per ragioni politiche

l'inquisizione di Spagna, vi rimasero e vi trovarono favore


altre

forme di

(^uel

lazioni e spesso

Sotto

il

le

tribunale, alle quali lloccavano

autoaccuse per iscrupoli

dominio spagnuolo crebbero nelle

plebi oziose e cencioso

coi luridi

lingua spagnuola forni allora


parole,

che

Circa

il

gli

de-

citt italiane le

miseria, e la

vizi della

al dialetto

le

di coscienza.

napoletano

le

tre

rimasero a lungo caratteristiche, lazzaro,

favore che, diversamente da Carlo V,

dettero all'elemento spagnuolo sull'indigeno,

GUEROA, Posilipo, pp. 87-9, Boter, Relazioni,


nische Monarchie, pp. 125, 159.

si

p.

suoi successori

vedano Surez de Fi17; e cfr. Ranke, Spn-

MI.

L'af)

ONCI.IsKjNK

ma

Spagna era anch'essa il paese


come non era pi, ricca
e operosa, avrel)be agevolmente scosso il dominio dei cenci
spagnuoli, come fecero
Paesi bassi 2. La Spagna, d'altra

(jaappij

camorrista

(;

';

Ja

dei cenci, e se l'Italia fosse stata,

parte, colori alla spagnuola

precedenza, merc

di

Spagna,

suo fasto,

il

il

suo

il

patria,

'

societ italiana,

ma

la

Per

medesimo

il

la

prima,

si

dignit

verso l'estrinseco era

mancati

ideali

gli

gli

della
ozi.

per la letteratura e la poesia, ridotta

veda

dimostrazione nel mio voi. Aneddoti

la

aggiungo che nel Laza-

profili HeltecenLesr.hi {Y?a.\Qvmo, 1915), pp. 283-43:


rillo

suoi grandati di

scemata l'operosit dei commerci, cresciuti

dica

si

gare

verso l'estrinseco e distac-

forma dalla sostanza^;

la

gi avviata la

modo d'intendere

e la gravita, portando la vita

cando

lusso, le ambizioni, le

suoi cerimoniali,

de Tormes (1554), c' lazeria e lazerado (ediz. dei Clfiicos castella-

Madrid, 1914, pp. 95,


Las Casas (1570), f. 209:

112, 185, 140, 147, 201), e nel Vocabolario de\

vos,

Per guappo,

cfr.

lazeria

una cronaca

viiglia di Masaniello,

(miseria, scarsezza) e

Seicento,

del

Napoli, 1898, p. 60 n):

et smargiasso alla napoletana

lazerado

Capasso {La

dal

cit.

guappo

fa-

spagnuola

alla

A. de Castro, Discurso acerca

las

codiimbres de los espnnoles (Madrid, 1891), pp. 76-8. Camorrista, dal gioco
della camorra (arabo: gioco d'azzardo): cfr. Capasso,

dal dirimere autorevolmente

1.

c.

dubbi del gioco, prelevando

derivava
alla fine

una percentuale, come usava quell'uomo senza oficio ni beneficio >,


che Sancho Panza ritrov nell'isola di Barataria e che scacci con
minaccia di maggior pena {Don Quijote, II, 49).
2 II DouiA stesso, che tutto sembra attribuire all'arte politica di
Spagna, esce in fine a dire (Descriz.
se la sola

cit., p. 66;:

causa di tanti

vizi, o se

non

vi

stante a traviar cosi profondamente

Per

necessario vedere

abbia cooperato anche

flusso del clima. Perch, infine, la malizia

malizia di chi ha governato questo regno sia stata unica

le

il

spagnuola non

Fiamminghi

maligno

in-

stata ba-

rovine cagionate dal lusso e fasto nella nobilt napole-

tana, V. G. Kosso, Istoria

CELATKO, Annali,

p. 75:

dato di Spagna,

p.

153.

cit.,

p. 70, e cfr. pel secolo

seguente Cape-

qui anche un esempio di aspirazione

al

gran-

Sul disprezzo delle professioni liberali nella

nobilt napoletana, cfr. Tansillo, Capitoli, p.

5.

251

CONCLUSIONE

XII.

al

gioco delle forme

alla

Spagna giovarsi

airunica ispirazione della sensualit e


rese estrinseche

onde fu possibile

(come

delle pastorellerie e frascherie italiane


fino in

vede per-

si

una parte dell'opera del gran Cervantes)

profittare di alcune invenzioni spagnuole circa

e all'Italia
i

modi del

concettare e metaforeggiare ^

Era una decadenza che s'abbracciava a una decadenza


se

il

e travedere

ancora

ai

principi

del

Seicento nella Spagna

dominatrice e unificatrice del mondo,

la

fantasioso Campanella poteva farsi illusione su ci

pochi decenni

dopo, nel 1641, un pi pratico osservatore, Fulvio Testi,

un suo parere

duca

svelava

la

Modena

a proposito della ribellione del Portogallo, ch'egli

giudicava

realt in

maggior

la

a cosi gran Monarchia


Catalogna e ora

la

il

infelicit
.

scritto

che potesse succedere

Portogallo,

due regioni pi

cio le

la Castiglia,

appunto nel mezzo, infelicissima, e tutte

ma

desolate

Avverse erano

perdizione

mulano

il

le altre

le

vi resta

Provin-

cose di Germania, di Fian

lo stato di IMi-

regno di Napoli desolato,

, e la miseria

la Sicilia in

eie soverchie gravezze vi accu-

motivi di prossima rivolta;

diftidenti o

che

Andalusia, sono non solamente esauste,

dra, delle Indie e dell'Italia stessa, dove

lano distrutto,

di

Perch (continuava), ribellata

ricche e popolose della Spagna,

cie, trattane la sola

pel

nemici o titubanti. Sicch

vari stati
le

italiani,

conseguenze, che

possono emergere da una sollevazione portoghese,

sono

tanto grandi ed importanti, che non sarebbe forse temerit


il

dire che potessero dare l'ultimo crollo a cotesta gi tanto

tempo combattuta ed ormai vacillante macchina della


Monarchia di Spagna. So che la potenza del Re Cattolico
Regni e tutti do vasta, immensa, infinita. Ma tutti
i

Si

vedano

sgg., 189 sgg.

miei citati Saggi sulla

lelter. ital.

del Seicento, pp. 161

'ISl

1)1

XII.

ini

anno

11

roNCI.l SloNK

loro periodi. .Maggiori

Maggiore

la

Repubblica

di

Roma,

perio de' Cesari, e pur cade.

e pur

tini.

fermarsi sui ge-

troveremo forse

nerali,

perch, se verremo

ai particolari,

grandezza austriaca

non

sua declinazione '. Clic


(meno di un secolo e mezzo),

udimmo

Maggiore l'im-

Non bisogna

clu!

la

Curoiio lo moriar-

Medi, Persi e Macedoni, e pur andarono a traverso.

cliic de'

era,
il

molto lontana dalla


a non

lunga distanza

grido inverso a quello che

dal Galateo, del Venere vestra tempora, Ilispanif

E, infatti, jjochl anni dopo


tutto, e,

tumulti scoppiarono dapper-

sebbene con grandi fatiche fossero pure repressi,

met del secolo la potenza politica della Spagna precipit, rimanendo in suo luogo una mera ombra.
Anche gli eserciti spagnuoli non ricevettero pi capitani
e reggimenti dall'Italia come pel passato, e soli rinforzi vi
s'inviavano compagnie formate di banditi e galeoti. L'innella seconda

flusso sociale della

Spagna diminu anch'esso rapidamente,


dopo il 1680: le mode delle vesti ven-

e fini quasi del tutto

nero dalla Francia,

maniaco duellare

il

minciarono a partecipare
e nelle conversazioni

^,

cess, le

alla vita sociale nelle

la lettei'atura

donne

co-

accademie

spagnuola quasi non

produceva pi nulla che suscitasse interessamento, la lingua spagnuola cadde in disuso sostituita dalla francese.
1

1641:

Al duca di Modena, da Castelnuovo di Garfagnana, 8 febbraio


docum. edito dal Di Castro, Fulvio Testi e le corti italiane nella

jjrima met del

XVII

secolo

(Milano, 1875), pp. 220-6.

Il

Tassoni nelle

Filippiche (ed. di Firenze, 1855, p. 72, cfr. 97) aveva detto


di simile:

qualcosa

Quella monarchia, che gi fu corpo tanto robusto, ora

intisichito nell'ozio lungo d'Italia e nella febbre etica di Fiandra,

un elefante che ha l'anima d'un pulcino, un lampo che abbaglia ma


non ferisce, un gigante che ha le braccia attaccate a un filo >.
~

Si legga in proposito la citata descrizione

l'abolizione dei duelli

per compagnia

del

Doria

e circa

Valbarano o impegno preso

nel 1673 da trecentosessantanove cavalieri della nobilt napoletana,

edito da

me

in Ai-ch. sto7\ napol.,

XX,

543-58.

Xir.

Fu

quello anche

si

tempo

il

un aspetto

sero

CONCLUSIONE
in cui le cose di

spagnolata

Spagna assun-

quasi ridicolo;

caricato,

vieto, gonfio,

coni la parola

253

in senso spregiativo, per

significare tutto ci

che prima era stato ammirato e allora

veniva rigettato,

fasto a vuoto, le cerimonie fastidiose,

il

La nuova cultura e la letteratura frane


protestavano contro il mal gusto ispano-italiano

ghirigori letterari.

cese

pur difendendosi

gli italiani,

alla

meglio dalla taccia, ac-

coglievano l'ammonimento e ne profittavano


Io

Spagna

in

vorr

che alcuno

spero

particolari

secondo verit
dal

Italia

del

perseguendo

fine del Seicento,

disegnare e colorire

nei

quadro dell'influsso della

il

mezzo

*.

Cinquecento

altres

sino

alla

varie tracce di

le

spagnolismo sopravanzanti nell'Italia dal Settecento.

una

ricerca da compiere, indispensabile alla storia della morte


della vecchia Italia e della genesi
sabile

alla

della

stessa

storia

della

Spagna

nuova: indispene

E certamente

ropa meridionale e cattolica.

a questa ricerca non vorr per

la

di

chi

comunanza

tutta
si

l'Eu-

accinger

e le analo-

gie del processo storico perdere del tutto di vista le persistenti diversit tra

due paesi. Perch

in

queir infiacchirsi

della vita pratica, in quel vuotarsi della vita intellettiva,


la

Spagna, che era stata militarmente cosi

cora a lungo serbare

il

forte, pot an-

vanto dei suoi eserciti e soprat-

tutto della sua finteria, e

.insomma

le

sue virt e attitu-

dini militari; e, popolo di eroica tradizione, far valere fin


oltre la

met del Seicento, accanto

alla letteratura cortigiana

e frammischiata ad essa, la schietta ispirazione popolare e

nazionale, che ebbe l'estrema sua forma nella grande

fio-

ritura della poesia drammatica. In compenso, l'Italia, tra


le

frivolezze della sua vita, serb qualcosa di alto e virile

'

Si

vedano

le

nire de bien jpenser, e

polemiche tra
i

il

padre Bouiiuurs, autore della Ma-

letterati italiani (le Considerazioni dell'Orsi, ecc.).

254

XII.

('ONCMKIONK

neiropci'a del i>ensicro, anzitutto nei grandi


di

Spagna, Bruno, Campanella

positiva e
giurisiti

naturale

scuola

della

dd

e giurisdizionalisti, sostenitori

la Chiesa, e nei suoi tecnici e letterati

l'estero,

mentre dava

col

filosofi .sudditi

e Vico, e poi nella scienza

poema

Galilei,

nei

suoi

dello Stato contro

che

sparsero

si

al-

del Tasso, con la i^oesia

pastorale, idillica ed erotica, con l'opera musicale, con le

sue scuole di pittura e di scultura e di decorazione del Seicento, l'ultima forma

della

poesia e dell'arte della rina-

scenza, spesso singolarmente attraente nei suoi colori autunnali, e

qua

Iti

percorsa da qualche lampo dell'avvenire.

tenace in

Italia, le rese po.ssi-

accogliere essa, politicamente

serva, prima della

la fede nel pensiero, cosi

bile

di

sua dominatrice

nuovo moto

il

che veniva dalla Francia;

racemente

di cultura,

e di svolgerne,

di quella, tutte le

il

razionalismo,

prima

e pi fe-

conseguenze, anche pratiche

e politiche, riformistiche e rivoluzionarie, sicch,

mentre

la

Spagna nel secolo decimottavo giaceva ancora esausta e


come rimbambita, l'Italia gi risorgeva, nel governo degli
stati,

nell'economia, nella scienza, nella letteratura, e co-

minciava a

risvegliarsi, o piuttosto a formarsi

virt di pensiero,

rante

il

il

in

lei,

per

sentimento nazionale-unitario, che du-

dominio spagnuolo non fu nemmeno oppresso per-

ch effettivamente non esisteva.

Fine

APPENDICE

Una passeggiata per la Napoli spagnuola.

Per

me

che soglio andare volentieri in giro guardando e fan-

tasticando per le vecchie vie

di

Napoli, ed

entrare nello

sue

tombe e contemplare tutti gli


altri svariati monumenti della citt, un singolare piacere ritrovare le vestigia, che rimangono qua e l ancora impresse, del
chiese e leggero

le

scritte delle

popolo straniero che cosi a lungo convisse con noi, e quasi udire

rimormorare dalle pietre

la storia,

che ho di sopra narrata.

poich molti dei ricordi, che un tempo

personaggi

si

vedevano

cose spagnuole, sono stati distrutti o dispersi o hanno

cangiato luogo, mi piace altres reintegrare

cano
dei

al libro

scrittori delle
il

le

pagine che man-

che vengo sfogliando, col ricercare

monumenti serbano
Forse

in Napoli di

le

notizie

che

topografi, e descrittori della citt e tra-

sue epigrafi.

pi antico vestigio spagnuolo in Napoli era la chie-

San Leonardo in insula maris, presso la spiaggia di Cliiaia,


che fu abbattuta ai primi del secolo passato per dar luogo alla
loggotta a mare , abbattuta a sua volta nella formazione della
via Caracciolo. Quella chiesa di San Leonardo sarebbe stata eretta,
secondo una tradizione, nel 1028 da un maestro Leonardo d'Orio,
gentiluomo castigliano, per voto fatto in una tempesta che lo colse
in mare, di costruire una casa al santo del suo nomo nel luogo
dove egli sarebbe approdato in salvezza '. E questa origine fortunosa sta quasi a simboleggiare le rare e accidentali relazioni
che il nostro paese aveva, in quei tempi remoti, con quello di
Spagna.
setta di

Si

veda per

la storia

della chiesa la rivista

(1892), pp. 6-7.

B. Croce, La Spai/na nella vita italiana

Napoli

nobiliss,,

258

AI'l'KNDK'K

Ma gi mono accidentali sono ricordi dei catalani che appartennero alla corte di re Roberto: della regina Saiicia di Mai

iorca,

morta nel

Croco

di

cui

la

IP 15,

Palazzo, da

tomba

si

vedova nella chiesa della

fondata'; di Giovanni do Aya, che fu

lei

reggente della corte della Vicaria, consigliere e familiare del


e

fond circa

dei

Rhat

il

i;530 la chiesetta di

re,

santa Caterina dei Celani';

o Larhat di Barcellona (Della Ratta all'italiana), che si

estinsero nel Ioli nel

ramo primogenito con Caterina

loro

della

Ratta contessa di Caserta, della quale rimane nella chiesa di san

Francesco delle monache il mausoleo (la scritta mentova, tra l'altro, il suo antenato Diego della Ratta, gran camerlengo di Roberto) ^, e che nel ramo secondogenito ebbero le tombe nella chiesa
dell'Annunziata^; e, infine, dei Mayrada, ai quali si riferiva una
lapide, mezzo consunta, nel pavimento di Santa Chiara con le parole: Hic iacet nob. tir Raymundus de Mayrada catalanus clarce
^: proprio uno di quei protetti e cormemorice Reyis Roberti
tigiani del re, che a costui procurarono la fama di avido e avaro
alla catalana. E, come si detto, esste ancora la strada, che prese
nome da quella colonia, la Rua Catalana.
Abbondantissimi poi i monumenti della casa aragonese di Napoli; principale tra essi il grandioso arco trionfale di Alfonso il
Magnanimo, ancora incastrato tra due delle torri di (/astelnuovo,
e che esprime nelle sue lince e nelle sue sculture l'unione della
potenza militare spagnuola con la rinascenza classica italiana.
.

Nella sagrestia di San Domenico Maggioi'e, in quella strana so-

vrapposizione di casse funebri, che ha


di

una biblioteca

corpo del

di scheletri, la

Magnanimo

l'aria di

un magazzino o

cassa vuota che gi contenne

(trasportato in Ispagna nel 1667), e le

vuote del vecchio Ferrante, di re Ferrantino, della moglie di


Giovanna, d'Isabella d'Aragona duchessa di Milano, e di

il

non
lui
al-

cuni discendenti o appartenenti alla rea! discendenza, come della


marchesana del Vasto Maria d'Aragona, moglie di Alfonso d'Avalos, e degli

Aragona duchi

di

Montalto. Nel coro di San Pietro

Martire sono sepolti Pietro d'Aragona, fratello di Alfonso, ucciso

1 De Stefano, Descrizione dei luoghi


D'Engenio, Napoli sacra (Napoli, 1623),
2 D'Engenio, p. 259.

D'Engeni(5,

p. 254.

D'Engenio,
D'Engenio,

p. 414.

p. 250.

sacri (Napoli, 1560),


p. 557.

ff.

129-30;

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA

259

di Napoli; Isabella di Chiaromonte, prima


moglie di Ferrante il vecchio; Beatrice, loro figliuola, regina
d'Ungheria. A Monteoliveto, oltre le tombe di alcune dame e gen-

nel 1439 all'assedio

tiluomini, bastardi della casa,

nefattore del convento,

il

un ricordo messo

dai frati al be-

secondo Alfonso, morto in Sicilia (come

lungi da Napoli morirono, in Francia, re Federico, e a Valenza,


figliuolo Ferrante, l'ultimo

rante, l'altra

Giovanna

duca

triste

di Calabria).

regina

il

di Fer-

sorella del Cattolico, fu

sepolta in Santa Maria la Nuova, e la lapide


andata dispersa

La vedova
con

la

sua

etfigie

'.

se cancellata anche ogni traccia del pozzo di Santa Sofa,

pel quale

soldati

di Alfonso

penetrarono in Napoli

della

chiesa di Santa Maria della Pace che egli fece edificare in

Cam-

povecchio in memoria dell'assedio

^,

^,

moltissimi dei compagni di

conquista e nel governo del Regno dormono in questa


terra, che gi calcarono in lietezza di vittoria. A Monteoliveto fului nella

rono tumulati

conte camerlengo ^,
gran paladino ^, il
miglior cavalier di quell'etade ", ucciso presso Castelnuovo, combattendo per Ferrantino; laddove Innico de Guevara, morto per
le ferite riportate a Troia, ebbe sepolcro in Ariano ". Anche in
Monteoliveto sono le tombe dei Cabanilla ^ e dei Sanz ^ e del
capostipite di costoro, Arnaldo, per lunghi anni castellano del Castelnuovo, l'iscrizione tombale celebra la fedelt, perch, messo
a capo di quel castello, stretto di assedio per terra e per mare,
per non macchiar la sua fede, sprezzando i pericoli di morte, non
disdegn di mangiar la turpe carne dei muli e dei cani, n si
lasci rimover dal suo proposito per tormenti e minacce fatte a
due suoi fratelli caduti in mano del nemico, prevalendo la fortezza dell'animo ai vincoli del sangue, e di nuovo, morto re Ale

il

gli

Avalos, e tra essi Innico,

primo Alfonso, marchese del Vasto,

il

il

1 SuMMONTE,
Historia, ed. del 1675, IV, 15-6; De Lellis, Agg. al
D'Engenio, ms. Bibl. Naz., X. B. 23, ff. 18-9.
2 Croce, Leggende napoletane (Napoli, 1905), pp. 83-42.

e cfr.
'
>

MiNiEiu Riccio, in Arch.


Colombo, ivi, X, 188-9 n.
Passako, Giorn., p. 44.
Passako, op. cit., p. 81.

XXXIII,

slor.

nap.,

VI

(1881', pp. 34, 248, 417:

Orlaiulo furioso,

De

D'Engenio, p. 512; De Lellis, Aggiunte, parte a stampa,


D'Engenio, pp. 510-11.

33.

Leli.is, Discorsi, I, 66-9.


p. 122.

2G0

Al'l'ENDICE
ricche oiTorte elio gli furono fatte perch rom-

lo

sclieriii

l'oiiso,

I^esse fede all'inclito Ferrante


le

tombe

in Santa

Maria

la

Nuova sono

Diaz Garlon, conte di Alifc, e di alcuni della

di Pascasio

famiglia Siscar'; iu San Severo Maggiore erano quello dei Bi-

sbal"; in Santa Chiara e nello Spirito Santo, dei Claver d'Arago-

na^; nel
in

San

Duomo

Fontano

del

"
;

Ayerbe
Jaumot Torres, onorato da un epitaffio

e nella chiesa dogli Incurabili, degli

Pietro Martire, di
in

Moutcoliveto, di Galceran Martin di Valenza,

Sant'Angolo a segno, di Garzia


de Vera, tesoriere dello stesso re ~ in San Domenico Maggiore,
del cavaliere maiorchino Giovanni Poo, vicer di Sessa e comandante in terra e in mare dei 'due re Ferrante ^ e, ancora, in San
consigliere

di

re Ferrante^; in

Lorenzo era ricordo dei Peres^, e in San Domenico della Blancina di Barcellona, gi da noi mentovata '". La lapide di Mariella
Minatolo, morta nel 1430, che si legge in Santa Barbara di Castelnuovo, riporta a

un tempo anteriore

essendovi cenno del marito di


fonso, re di

Aragona

e Sicilia

lei,

alla conquista di Napoli,

Egidio Sasirera, vicer di Al-

^i.

Vengono, dopo costoro, i capitani e i guerrieri della conquista spagnuola: dei quali giova con qualche particolarit ricordare
la rude soldatesca figura di Fedro Navarro, nato nella Navarra di
povera gente, dapprima marinaio, recatosi in Italia a cercar fortuna come staffiere del cardinale Giovanni d'Aragona, e indi
ascrittosi alle milizie fiorentine del capitano Pietro del

Monte, col

quale prese parte alla guerra della Lunigiana. Uscito da quei


finch ricomparve
servigli, torn al mare e si die al corseggiare
;

nella seconda impresa di Consalvo

come capitano

di fanti.

Qui

si

una sua invenzione o specialit delle mine negli


ottenne Dar tal mezzo la resa di Castel dell' Ovo, atter-

rese insigne per


assedi, e

D'Engenio,

De
De

3
4

5
6

7
8
V

9
10

p. 492: cfr.

De

Lellis, Discorsi,

I,

285-6.

Lellis, Affg., p. 371.


Lellis, Agg., p. 147: D'Engenio, pp. 252, 519.

D'Engenio, pp. 33, 188, 192.


D'Engenio, p. 460. Si veda sopra in questo voi., pp. 52-3.
D'Engenio, p. 50G.
D'Engenio, p. 79.
D'Engenio, p. 278.
De Stefano, f. 138.
De Stefano, f. 117: D'Engenio, p. 272. Si veda sopra in questo

voi., p. 59.
11

D'Engenio,

p.

477; cfr. la rivista Napoli nobiliss., II, 119.

TNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SFAGNUOLA

261

rendo la guarnigione francese, che vide, per quella miracolosa


macchinazione, alzare in aere 1 bastioni dell'isola posti sugli scogli

rompersi dalla furia della fiamma


'. Ancora
in Castel dell' Ovo c'
memoria di quegli scoijpi di mine, perch nel 1693 il vicer conte
di Santo Stefano, avendovi introdotto le acque potabili, non seppe
difendersi dall'attrattiva di contrapporre, nell'epigrafe che si legge
sul fonte, la sua largizione rinfrescante ai torrenti di fuoco, che un
tempo fece scorrere col il vecchio guerriero spagnuolo ^. Quest'uomo delle mine, questo diabolico padroneggiatore dell'igneo
ed ogni cosa tremare,

con

la

mina

di

ai^rirsi e

molte persone

elemento, col suo aspetto mezzo contadinesco di abito e di volto,


il suo nuovo
aveva creato conte)
lo invi sulle coste dell'Africa, giunsero l'una dopo l'altra le notizie
delle sue vittorie e l'Europa intera sper che la potenza spagnuola
l'avrebbe definitivamente liberata dalla minaccia turca. Ma, andata a male in ultimo quell'impresa e tornato in Italia il Navarro

grosso, di statura tozza, and portando per l'Italia

artificio; e

quando poi

il

Re

Cattolico (che lo

a caiJo della fanteria spagnuola, a lui

si

Ravenna per aver voluto la battaglia


vole, e per non essere valso a spezzare
di

die la colpa della rotta


in

un momento sfavore-

la resistenza

della fan-

teria tedesca; e, caduto egli stesso in quella giornata prigioniero

dei francesi,

si

chiuse allora

il

periodo splendido e fortunato della

sua vita. Perch, condotto prigione in Francia e non riscattato


dal

Re

Cattolico,

il

rozzo e violento soldato fu preso da tanta ira

ai servigi del nemico, sotto le cui insegane


combatto negli anni segr.enti. Prigioniero una prima volta degli
spagnuoli nel 1522, fu ricevuto dal Pescara con singolare umanit , e non come nemico, per rispetto all'antica gloria della

che accett di passare

sua virt tanto volte conosciuta ^, e, dopo esser giaciuto tre anni
nelle segrete di Castelnuovo, venne liberato in vino scambio di
prigionieri. Infine, nella

A versa,

nuova guerra dei Lautrec

si

lasci sor-

nuovo
dove mori o fu ammazzato, che non si seppe
mai bene. Ma il nipote del Gran Capitano, il duca di Sessa, parecchi anni dopo, provando anche lui generosa indulgenza e insieme reverenza per quella traviala gloria di Spagna, fece tra-

prendere

in

e ricadde prigioniero e fu rinchiuso di

nello stesso castello,

Parole del Giovio,

Navarro.
- Celano,
3

Elorji, traci.

ed. Chiaini, IV, 530-1.

Giovio, Vita del Pescara,

f.

204.

Domenichi,

ft'.

226-9, elogio

del

202

AI'l'KNUICK

Sportalo il corijo del Navarro dalla cliiosa del castello, dove giaceva senza onoro, alla sua cappella in Santa Maria la Nuova, alla
cappella del Gran Capitano, insieme col corjio del Lautrec, morto
collocare in due tombe, scol])ite da
li lece
Annibale Caccavello, con le iscrizioni composte da Paolo Giovio, il
quale in quella del Navan-o celebr ]a pray-hn-r' rlrin:: '-ri in hoste

durante l'assedio, e

admirabilis

^.

'

Nuez Deamico del Gran

chiesa di Piedigrotta una lapide ricordava

Nella

morto nel 1506, compagno e


si faceva consegnare da Cesare Borgia la spada dichiarandolo prigioniero del re di Spagna,
e che fu castellano di Castelnuovo e ben voluto, come sappiamo,
dai nostri umanisti, perch amico della cultura italiana -. Ivi anche
erano le casse dei Cardona, e la tomba di Bernardo Villamarino,
conte di Capaccio e luogotenente genei'ale del regno, morto nel
151() ^. Raimondo di Cardona, vicer di Najjoli e generale a Ravenna, fu sepolto nella chiesetta di Monserrato i Blanch di Bar-

campo

di Saragozza,

Capitano, colui che nel maggio 1504

cellona,

il

primo dei

quali, Francesco, segui la spedizione del Car-

dona, nella chiesa di San Domenico


nella cappella della

il

vicer Carlo di Lannoy,

famiglia, che in Monteoliveto

Isabella di

Cardona, moglie del Villamarino, nella chiesa di San Sebastiano,


".
e Isabella di Requesens, moglie del Cardona, nell'Annunziata

Ed ecco ancora nella sagrestia di San Domenico la cassa funebre e la spada del marchese di Pescara, Fernando de Avalos,
vincitore di Pavia; e in San Giacomo la cappella degli Alarcn^;
e nella chiesa di Piedigrotta levarsi al nostro ricordo il non pi
esistente

monumento

di

di fanti spagnuoli del

Giovanni Dorbina,

il

pi valente capitano

tempo suo, che, dopo avere a lungo militato

Roma

in Italia, e aver avuto gran parte nell'assalto di

del 1527

e nella presa di Castel Sant'Angelo, m.or di ferita ricevuta all'assalto di Spello nel 1529, nella spedizione del principe di

Si

veda su queste tombe

Gjovio, Lettere,
2

Si

6
*

la

Napoli

nobiliti.,

V, 179-80; e

".

cfr.

51.

veda in questo

Cesar Boryia,
3

f.

Grange

voi., p. 112: e cfr.

D'Enge.nio,

p. 661,

Yriarte,

II, 209, 228-9.

D'Engrnio, p. 660; Paruino, Teatro dei vicer, I, 139.


D'Engexio, p. 287.
De Stefano, ff. 178, 48; D'Engenio, p. 410.
Cfr., anche per altre tombe degli Alarcn, D' Eugenio, p. 55B.
Si vedano intorno [a lui Gl'icciardisi, Storia d'Italia, 1. xix, e

Gio.vio, HixtoricE [ed. d Basilea, 1575), II, 112-13.

UNA PASSEGC4IATA PER LA NAPOLI SPAGXUOLA


Quel monumento

bronzo, erettogli da Rodrigo Ripalta, fu

di

fuso in occasione di guerra e rifatto

marmo scomparve

Ma

del tutto

in

marmo,

anche

riil

i.

di Toledo,

al vicer Pietro

quale, oltre le

il

tribuite di proprio e le elemosine raccolte, lev

con-

il

luogo e fece

nel 1540 dall'architetto Ferdinando Manlio-.

la chiesa

edificare

somme

per essa una spe-

soldatesca spagnuola, e compr

ciale tassa sulla

e poi

soffermiamoci alla chiesa di San Giacomo degli Spagnuoli,

dovuta

Qui

263

il mausoleo che il vicer stesso si


da Giovanni da Nola ^, messo a posto defl.ni-

dietro l'aitar maggiore,

fece scolpire in vita

tivamente dal figliuolo del Toledo, Garzia, nel 1570, ma non chiudente il corpo di lui, che mor e fu sepolto in Firenze ^. un
gran sarcofago di forma quadra, imitato, a quanto sembra, da
quello di Francesco

in

mento anche quadrato,

San Dionigi, sorgente sopra un basacui ripiani sono adorni di fregi e figure

emblematiche. Nella faccia anteriore l'epigrafe, affiancata dagli


stemmi degli Alvarez di Toledo e dei Pimentai Osorio; e nelle
altre tre, bassiriliovi figuranti l'uno l'impresa del 1538 contro i
turchi che avevano saccheggiato Ugento e Castro
l'altro quella
'',

1544 nelle acque di Baia contro

del

corsaro

il

terzo, del lato posteriore, l'entrata di Carlo

Barbarossa, e

il

in Napoli nel 1535.

Sulla cassa cosi decorata, e circondata dalle quattro Virt, sono


inginocchiate

statue di

le

don

Pietro,

armato

e grave, e della

consorte Maria Pimentel, che legge compunta in

Fu
litica

il

Toledo,

ridusse

il

come

regno

si

detto, colui

un

che con ferma e abile po-

Napoli a provincia, reprimendo

di

sua

libro di preci.

il

baro-

naggio, soffocando l'eresia, procurando perfino d'introdurre l'In-

una ben magra


una rendita assai abanche ampli ed orn la

quisizione, e che di questo paese, che era stato

rendita per Ferdinando

il

bondante pei successori


citt di Napoli, la

cui

Cattolico, costitu

di lui

Ed

^'.

egli

strada principale chiamata

ancora dal

suo nome; e die principio alle molte opere che vi vennero compiendo, spesso con gran senso di magnificenza, gli altri vicer

De Stekano,

ff.

Celano, ed.

cit.,

XV,

82-3,

D'Engenio,

p. 661.

IV, 377: cfr. Capasso,

iu Ardi. ufor.

631.

3
*

Tansif-lo, Poenie liriche, ed.

Ardi.

stor. ital., s. I,

voi.

cit.,

IX,

Cfr. Tansillo, op. cit., p. 10.

'^

Si

veda

il

p.

12: cfr. p. 7.

p. 86.

Reumont, Die Carafa von Maddaloni,

I,

49-50.

napoL,

APPENDICE

2G4
non

quali

le

bl)a<fniioli,

varrebbe fare
di duo secoli

possiamo

la storia toi)ogTaflca

Ma

'.

via Meilina

perchA

oiiumerure

(jui

tanto

ed edilizia di Napoli noi corso

ni

dico ancora '^sebbene la fon-

tana

sia

mona

a San Giuseppe; e Porta Medina, dallo stesso vicer, duca di

Medina

stata

trasferita al

Rettifilo) la via

fino al 1860, sorgeva ancora una


da Antonio Alvarez di Toledo, duca
porta che ancora si apre presso piazza Dante;

las Torres,

di Alba, l'altra

luogo dove,

il

porta della citt; e

Pcir<'.4/^,

del conte Olivares, la via e piazza presso

dal vicer di quel titolo. Eurico di

come

in disuso

cho dal Municipio

il

Gusmn.

Mantracchio, aporte
Altri

nomi caddero

di strada Ribera o di Alral per la via detta poi

aperta dal vicer duca di Alcal

di Monteoliveto,

di strada di

Medinacct'li, pel passeggio "alberato di Ghiaia, che era


la Villa,

dovuto

Medinaceli

ponte Monterei/, per

di

dal vicer Monterei'

dove

ora

cure del vicer Luigi de la Cerda, duca di

allo

di ria

il

ponte di Ghiaia, costruito

Gusmana, per ]a discesa, del Gigante;


Ossuna Pietro Girn, per quella che

duca di
cupa di Sant'Antonio abate .
La popolazione spagnuola, dal mezzo del Ginquecento in poi,
soleva abitare di preferenza le case sorte lungo la via Toledo, e

di via Girona, dal

ora

si

chiama

nella regione confinante che

diceva dei Gelsi, la quale in quel

si

tempo fu dai suoi proprietari data a censo a costruttori ^. Ivi anche,


e propriamente nel tratto che da Sant'Anna di Palazzo va sino
a Magnocavallo,
seimila, del

si

allogarono

soldati

spagnuoli, da cinque a

presidio, onde quella regione fu detta dei Quartieri

spagnuoli o semplicemente dei Quartieri'^, e uu suo vicolo

si

chia-

ma

ancora del Sergente maggiore, e una sua piazza Largo delle


baracche. Ma non gi che vi fosse propriamente un edifzio per
i soldati
abitavano sparsi in case private, e pi propriamente nelle case delle meretrici, che s'erano annidate in
quel luogo e gli procurarono mala fania^. Solo nel 1651, ossia
dopo la rivoluzione di Masaniello, il vicer conte de Oliate ap-

quartiere

port rimedio all'usanza indecoi'osa, trasferendo

Le enumera,

del resto, diligentemente

il

soldati a Piz-

Parriko nel suo citato

Teatro dei vicer.

Gelano, ed. cit., IV, 636.


Capasso, Sulla circoscrizione civile ed eccles. di Napoli (Napoli,
1883), pp. 43-4, 46: cfr. Sdrez de Figueroa, El pasajero, 1G17 (nei
~

Dociim.
<

-p.

la Idd.

de Esp., XXII), p. 25.

Celano, IV, 543-4.

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA


zofalcone

chese

adattando

di Trevico,

quartiere

gran

il

palazzo

265
mar-

del

che poi fu ampliato ancora noi 16G8 dal vicer

Pietro d'Aragona. Ma, sebbene un adulatore di questo vicer vantasse che egli avesse ridotto
ligiosi

ad altrettanti

soldati

romiti re-

un maledico contemporaneo postillava che erano

piut-

mendicanti , perch, con gli abiti tutti laceri


e mezzo ignudi, chiedono supplicando l'elemosina a chiunque per
di l s'incontra ^: soldati, insomma, della piena decadenza di
Spagna, gi simili a quelli che doveva incontrare in Ispagna Giutosto

religiosi

seppe Baretti, e che, mentre egli desinava all'osteria,


vano l'insalata dal p)iatto. Innanzi a Castelnuovo, presso
che

diceva

si

dei Cavalli marini

fontana

era la Garitta della guardia

Non molto

spagnuola, con una compagnia di fanti

^.

la chiesa dell' Ospedaletto, e dietro

presente

nevra

ruba-

gli

la

il

lungi, presso

Albergo

di Gi-

de Genve), ancora la via del Cerriglio, priva


per altro delle famose osterie che i soldati spagnuoli, veri e falsi,

(Hotel

frequentavano e che dettero origine, come


dei chorilleros

si

detto, al

nome

^.

Nella via di Toledo erano, tra

gli

altri

palagi di spagnuoli,

quello di Egidio Tapia, costruito intorno al 1560 da Giovan Fran-

cesco

Palma

detto

il

Mormando,

all'angolo

del vico del Baylivo

Uries* (detto cos, quest'ultimo, da un magistrato spagnuolo,

come

Ponte di Tnppia si disse l'altro vicolo, dal ponte che vi fece costruire il reggente Carlo Tapia per passare dalla sua casa grande
alla piccola ^);

palazzo dei Ceballos, poi Stigliano, fatto edificare

il

su disegno di Cosimo Fansaga da Giovanni de Ceballos, duca


di

Ostuni

"
;

presso Santa Brigida,

le

case di Francesco de Tovar,

fattane da Carlo V,
ondo la strada di Sajita Brigida si chiam dapprima la Giditta di
don Francesco
al vico Nardones, quella di un cavalier Nardones
piuttosto Mardones ^ e in quei contorni ancora, il vicolo
del conte di Mola rammenta le case dei Vaez, che portavano quel

governatore della Goletta dopo

la

conquista

~'

Napoli
Gelano, IV, 399.

Si

FiLANGiEiu, Indice degli

Celano,
Celano,
Celano,
Celano,

'

<"

Si veila la

veda

nobiliss., I,

131.

in qviesto voi., pp. '22G-8.

IV, 637.
IV, 631.

IV, 627.
IV, 618.

artefici,

I,

18, 115,

IBI, 310.

Al'rKNlJlCK

lutili

la vi'i del

titolo;

Colsi), le

(lei

nomo

rdinmendalor Aviin (conrera delta noi lHl quella

cose degli Avila

alla stratn del

barone

ile

e lo case dcg-li Aldana davano


Aldnna. comprosa nella j)arrocchia
'

Sant'Anna di Palazzo *. Scendendo verso il l^argo del Castello,


vedeva il palazzo della famiglia Moles, poi Sirignano 2, e all'estremo di via Montoolivoto, presso il Ges, l'altro dei Vargas,
duchi di Cagnano *; e presso San Giovanni Maggioro, quello dei
Sanchez, ora dei Giusso^. Salendo a Pizzofalcone, presso Santa
Maria degli Angeli erano due palazzi del reggente Diego Zufia'"';
di

si

presso

il

'

rillo

ponto

Ghiaia, quello dell'altro reggente Stefano Car-

di

la sti'ada di

Ghiaia e

la

prossima

cora di S. Carlo a Mortelle dalle


di tal

che

si

dice an-

nome, avevano case dei Robles, dei Borges d'Aragona, dei


Manriquez, dei Loyva e

De

Soto, dei Morrera, dei Gardena, dei

di

altri

^.

Ghiaia era

Nella regione di

Garzia di Toledo, figliuolo del vicer;


ora Sirignano

portoghesi

dei

collina,

case e giardini della famiglia

quello del reggente


I*"'leyta

il

il

palazzo e la villa di

palazzo degli Alarcn,

Mattia di Gasanata; quello

Finto, principi

d'Ischitclla

^.

Gapodi-

monto, una casa e villa del reggente Miradois 1 dava il nome al


Miradois, e nei contorni sono ancora i vicoli dei Fonsecaii; il
su2portico Lopez detto cos dalla casa del reggente Pietro Lo palazzo dello spagnuolo si dice una casa di fronte
Congrega dei Vergini, che appartenne gi a un ricco pro-

pez'-; e
alla

prietai'io di quella

nazione

''.

Oltre alle parecchie chiese e sacre case dovute alla piet di


singoli spagnuoli,

come

la chiesa di

per opera del vicer conte

di

San Vincenzo, sorta nel 1590

Miranda, quella

Loreto con l'annesso conservatorio per opera

100.

Filangieri, Indice degli

Registri parrocchiali del 1651.

Celano, ed. cit., IV, 372.


Celano, ed. cit.. Ili, 340.
Celano, ed. cit., IV, 72.
Celano, ed. cit., IV, 584-5.
Celano, ed. cit., IV, 566.
Napoli nobiliss., VI, 147.
Celano, ed. cit., V, 561.
Celano, ed. cit., IV, 382, cfr. III, 99.
Celano, V, .579.
Celano, V, 403.
Chiarini, in Celano, ed. cit., V, 397-8.

4
''

G
"
8

9
10
II

12

13

artefici,

I,

di
di

Santa Maria di
Giovanni Tapia,

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA


quella di Santa Brigida pi'incipalmente per

vanna de Quevedo

267

le largizioni di

Gio-

erano alcune chiese e istituzioni rivolte pili


propriamente agli spagnuoli. Tale la chiesetta di Santa Maria del
Monserrato, in onore della bruna Vergine che si venera su quel
della Catalogna, eretta nel 1506 con le elemosine dei na-

monte

poletani,

ma

monaci

due

^,

che stata ed tuttora governata da un priore e


dalla Spagna ^. Tale quella di San Giacomo,
discorso, che era sede di una congregazione di

inviati

di cui

gi

nobili

spagnuoli e aveva

si

un ospedale per gl'infermi


un monastero, detto della Conce-

accanto

della nazione, e poi dal 1583

zione, per figliuole di ufficiali spagnuoli e di altre

spetto
di

pegni e depositi

vavano anche
alla

^.

genti di

ri-

un banco
San Giacomo si tro-

^.

capo della strada di


per gli spagnuoli ^ e all'uscita di esse,
eseguivano le sentenze di morte per quei

le carceri

guardiola

soldati

e dal 1597, per disposizione del vicer Miranda,

si

Un'altra congregazione di spagnuoli era quella della

Soledad o Solitaria, fondata nel 1581, e per la quale due suoi


confratelli, il cappuccino Fedro Trigoso e il maestro di campo
Luis Henriquez, costruirono la chiesa della Solitaria sulla collina
di Pizzofalcone, aggiung'endovi un conservatorio per le orfane dei
militari spagnuoli, pel cui

mantenimento rilasciavano

le

soldate-

sche spagnuole un tanto sulla loro paga, e che era governato da

un cavaliere

da un capitano di fanteria, da un tenente


da un eniretenido (ossia soldato pensionato), eletti
dal vicer
Similmente, in uno dei vicoli presso Toledo sordi Santiago,

di cavalleria e
tutti

''.

geva un conservatorio

di convertite

spagnuole, detto della Madda-

lena o Maddalenella, fondato dalla marchesa della Valle, Isabella

Alarcn y Mendoza, e col trasferito nel 1634 dalla vieeregina contessa di Monterey, che ne fece costruire la chiesa ". In Santo Spirito
di Palazzo una lapido del 1620 ricordava il lascito fatto a quel convento dalla catalana Geronima Fernandez per dotai*e ogni anno

D'Engenio, pp. 47n-7, 543, 648.


G. Ceci, in Arch. star. napoL, XVI, 747-S.
De Stefano, f. 60; D'Engenio, p. 511; Celano, IV, 379: Pak-

niNO, Descr. di Napoli, pp. 88-90.


*

Celano, IV, 639; Capasso, op.

S.

fi

GuEKUA, Diurnali,

cit.,

G. Ceci, in Napoli nobiliss., I, 107.


Celano, IV, 621; cfr. D'Engi:nio,

p. 117.

p. 117.

ed. Montenia^'or, pp. 105, 131-2.

p. 543,

Cai-asso,

op.

cit.,

Al'PKNDICE

208

duo donne jjoveio dcll.i sua provincia o,


un'altra, del 1050, nella chiesa
mancanza, spagnuole in genere
San Francesco Saverio, il lascito di duo Klvire de Montenegro,

nel giorno del Rosario


in
di

'

zia e nipote, in aiuto d' indigenti spagnuoli

''.

parecchi conventi

rc'iccogliovano particolarnionto frati spagnuoli, carmelitani o ago-

mercedar o di altro ordine". Due chiesette alla maFilar di Saragozza furono costruite, l'una nel 1682
presso Sant'Elmo dal castellano Luis Espluga, e l'altra presso il
Altre
Molo, per devozione dei marinai. Santa Maria del Filiere
chiese erano detto della Trinit degli Spagnuoli o di Santa Terestiniani o

donna

del

sclla degli Spagnuoli. E, poich parlo di istituzioni, ricorder quel-

l'accademia degli Oziosi, che

adunava nel chiostro

si

di

Santa

Maria a Caponapoli, e che nel ijrimo quarto del Seicento uni gl'ingegni poetici di Napoli e di Spagna, frequentata tra gli altri dagli Argensolas, dal Quevedo, dal conte di Villamediana ^.
Ma, tornando alle memorie sepolcrali, quanto o quante altre
se ne leggono o se ne leggevano nelle chiese di Napoli, di gente
d'acme, gente di toga, gente di zimarra e di cocolla! E, cominciando
dalla gente d'arme, dar un catalogo di alcuni nomi di militari che
ilo raccolti,

ordinandoli cronologicamente. Nella chiesa di Fiedi-

Viacampo, aliere imperialo e capitano di


morto a Bologna nel 1530 durante l'incoronazione di Carlo Y,
e l'altro capitano Rodrigo Ripalta, colui che elev la tomba al
Dorbina, e che mori di un'archibugiata nel 1536 all'assedio di Ceri:
a entrambi i quali pose il monumento Francesca Viacampo, moglie
prima dell'ano e poi dell'alti'o, che volle essere sepolta, ne! 1554,
in San Giovanni dei Fiorentini, Diego
accanto al primo marito ^;

grotta, l'aragonese Luigi


fanti,

di

Sarmiento,

figlio

conte

del

di

Rivadaria, capitano di genti

d'arme, castellano di Manfredonia, morto nel 1534";

nell' An-

nunziata, Ferdinando Gardena, grande ammiraglio, che pose col


nel 1535

De
De

una lapide

alla sorella

Beatrice^;

in

Santa Maria

Lellis, Agg., ms., p. 241.

Lellis, op.

cit.,

p.

131.

Celano, IV, 567, 627, V, 272, e passim: cfr. pei frati della Merced,
Napoli nobiliss., VI, 146-7.
^ Celano, IV, 744, 567.
5 Croce, Saggi sulla letler. Hai. del Seicento, pp. 145-7, 155-6, 158.
D'Engenio, p. 661.
"
D'Engenio, p. 524.
^ D'Engenio, p. 410.
3

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA


la

Nuova, Fedro de Yciz,

di cavalleria,

alfiere

che milit per

venticinque anni nelle guerre d'Italia e mor nel 1535

Santa Caterina a Formello,

il

269

i;

Capuana

cavaliere del Cristo e castellano di

in

(1536)

in

Mon-

Giovanni Ribera, cavaliere sivigliano, che per venti anni


Re Cattolico e pel resto di sua vita Carlo V (1536)^;

teoliveto,

servi

portoghese Luigi Alfonso de Silva,

il

nella chiesa degli Incurabili,

il

capitano Juan de Salinas, continuo

in San Giacomo, Alfonso


de Su Magestad, morto nel 1544 *;
Basuerta, di Toro, per diciotto anni capitano di fanteria sotto

Carlo V, morto preside di Basilicata^; Federico Uries, aragonese,


maestro di campo, bailo o baglivo di Santa Eufemia, consigliere
di Carlo V, morto a settant'anni nel 1551 Cristoforo Toralva, di
Toledo, capitano di fanti, che guerreggi in Italia, Africa e Francia, e per diciassette anni fu castellano di Gaeta
Alfonso Manriquez Laquilar, che, per amor di guerra, lasciata la corte dell'imperatore a cui era carissimo, venne a Napoli contro i francesi e qui
mori
in San Giovanni Maggiore, Nicola de Vargas e suo zio
;

"^

Giovanni, capitano di fanti (1553)


nell'Ospedaletto, Tommaso
Nugresio, nobile spaglinolo, della guardia reale, e Bartolomeo Diez
'

Daux, che

si

trov in tutte

le

guerre di Ferdinando e di Carlo

V :

Andrea segui a Napoli


Galzerano servi per mezzo secolo Ferdi-

in Monteoliveto, la famiglia Scala, dei quali


il

magnanimo Alfonso

nando

e Carlo

e nella battaglia di
rato l'ostacolo di

Francesco

in Italia, nelle Fiandre, in Africa e in Ungheria,

capo dei guastatori,

Pavia, essendo

un muro, fu autore precipuo

Livio Scala combatt a Lepanto,

vide la morte di due suoi figliuoli


Orioles, capitano, che

anche

lui al

^
;

tempo

in

atter-

della presa di re
e,

ferito

a morte,

San Giacomo, Diego

di Carlo

combatt in

Africa e in Francia, e al quale pose la lapide nel 15G1 la moglie;

1 De Stefano, f. 127: cfr. D'Engenio, p. 539, per un altro Fedro


de Yciz, m. nel 1581.
2 D'Engenio, p. 152: cfr. De Lells, Fam. io., 1, 93, 195, e spec.

96-97.
3
*

5
6

D'Engenio, p. 510.
Celano, II, 707.
D'Engenio, p. 538.
D'Engenio, pp. 533-4.

"

De

D'Engenio,

De

Lellis, p. 50.
Lellis,

p. 484.

A {/[/.,

p. 221.

270
e

Ari'KNiJicr:

Diego

Xarqtiiii

li

Aquila (1569)';

alenza, castollano di

nella Croco di Palazzo, Pedro Miidarra, generalo dell'artiglieria di

noi regno di Napoli e continuo del re di

Spagna, morto
combatt a Rodi e mori a
in San Giacomo, Diego Valdes di Villavioiosa, che
Napoli^;
milit sotto Carlo e Filippo per rpiarant'anni, morto nel 1575; Pedro
Carlo

1569, e Gabriele Tarragona, che

nel

Castina, sivigliano, che por trent'anni milit sotto

mori governatore

di

gcnorale della

1581, contabiln

re Cattolici e

Taranto; Sancio Zorroza di Bilbao, morto nel


flotta

cristiana

di

don Giovanni

d'Austria e soprintendente delle fortificazioni del Regno*';

in

Santo Spirito, Francisco Difonti, capitano, morto nel 1583''; Martino Alvaroz Ribera, generale delle galee, morto nel 1588; Stefano
de Pisa Osorio, capitano e ispettore delle milizie spagnuole del
Regno (1588) ^;
in San Giacomo, cinque fratelli Salinas, nativi di

Burgos, vissuti

tutti

cinque servendo Carlo

e Filippo II,

uno

professore di filosofa e di musica nell'universit di Salamanca,


gli altri quattro

morti in guerra

in Santo Spirito,

Francesco

Diez Daux, di Daroca nell'Aragona, che edific una cappella nel


1598,

dopo aver servito per (juarant'anni

in

pace e in guerra

Filippo II in Italia e l'imperatore Massimiliano in Germania e


in Ungheria, ed essere stato continuo dei vicer Ossuna e Minella Solitaria,
randa e capitano della guardia alemanna
Francesco de Valds, che per cinquant'anni servi nelle armi
Filippo II e giunse al grado di generale, e a cui pose la lapide
la figliuola, moglie del capitano Blasco de Avalos y Ayala; e
Ventretenido Alvaro Gonzalez de Santa Cruz, di Burgos, che servi
a su Rey quaranta anos en los estados de Flandes y en otras
in Santo Spirito, l'alfiere
muchas ocasiones, e mori nel 1610 *
Fernando Ortiz Caldern, morto nel 1602 ^, e Miguel de Vilchey,
tenente generale dell'artiglieria del Regno, morto nel 1811 i'';
'''

D'Engenio, pp. 532, 539.


D'Engexio, p. 559.
D'Engenio, pp. 534-5.

De

D'Engenio, p. 549.
D'Engenio, p. 536.
D'Engenio, p. 545.
D'Engenio, pp. 560-1.
D'Engenio, p. 548.

10

De

Lellis, p. 242.

Lellis, p. 242.

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA


in

San Giacomo,

gli Ortiz, tra

capitano entreteniclo

^
;

quali Alonso, che nel 1615

nella Solitaria,

Garcia Pefia de Quinones, di Tor-i (1615)

un

271
era

altro entretenido,

2;
in Santo Spirito, Giomorto nel 1624, al quale pose
monumento il figliuolo fra Pietro, maestro di sacra teologia e priore
in Santa Maria degli Angeli, il capitano Frandel convento ^
cesco Picarte, di Cocentayna nel regno di Valenza, morto nel 1625,
e Geronimo de Oloriz y Assaj^a, cavaliere d'Alcantara, capitano di
fanteria, cavallerizzo del vicer duca d'Alba, morto nel 1628*;
nel Carmine, Pedro de Arze y Gamboa, castellano di Barletta, che
servi il re per cinquantadue anni en muy grandes ocasiones y en
diversas partes, morto nel 1634 ^
in Santa Maria degli Angeli, Manuel Carrillo y Toledo, maestro di campo del terrio di
Napoli, morto nel 1636; il capitano Pedro de Prada j Losada, di
Otalero in Galizia, che, servendo il re per quarant'anni continui,
di cui venticinque nell'armata, iizo en este tiempo muchas cosas
sehaladas cantra encmigos de la f catholica , morto nel 1642;
Luca Guttierez, contatore della gente d'arme del vicer, morto
nel 1646 ^
Filippo de Zunica Enriquez, commissario generalo
della cavalleria, morto nel 1602
in San Giacomo, Diego
Ramirez Montalvo, marchese di San Giuliano, che represse i tumulti popolari di Aversa, morto nel 1662
in Monte di Dio,
Diego Quiroga }' Faxardo, generalo d'artiglieria durante i tumulti
del 1647, morto nei 1680 .
Sono queste, di certo, alcune solamente dello memorie di militari spagmioli, sepolti nelle chiese di Napoli, ma pur ci danno coi
loro nomi, coi titoli delle cariche e col vanto dei loro servigi come
il profilo di quella societ. Della quale documento curioso l'iscrizione sepolcrale, che si legge sulla tomba del maestro di campo
Dionisio de Guzman nella chiesa di Santa Maria degli Angoli, e
che qui riferisco correggendo solo alcune delle sue stravaganze
ortografiche: D. 0. M.
Guarda este niarmol las famosas zeni-

vanni de

Gofii,

comandante

di navi,

'''

3
*

s
fi

'

**

D'Engenio, p. 542.
D'Engenio, pp. 560-1.
De Lelms, p. 241.

De
De
De

Lelt.is, pp. 277, 237.

Lellis, p. 101.

Lellis, pp. 310, 237.

Celano, ed. cit., IV, 565.


Ceci, in Napoli nobilins., I, 106.

21'2

aus

Ai-ricNuicK

(Jf

uquel eron imhenciUtc Dionisio de (Juzniun

del abito de

Santiago

de

los consejos

maestro de campo general de

arniada real y
militii

44

Italia,

este lieyno

(liios

a todos

los

fortalezas

ror de los

Falleci en

ronliiKos en guerra viva

C'avaller

Su Magestad

24 de julio de

^G5-I

en las provinrias de

Reynos de Espana y armadas macomenz de soldado y subi a fuerza de su merito


gan a su liey ireinta y una.
grados de la milira
socorrin i8 plazas, pelc y bend a veces
f'u^ teraversarios, exeuplo de los anigos
asombro de los

Estados de Flandes

ritimas

los exercitos

de Milan y Lombardia,

de guerra de

constante en los travajos,


templado en las costumbres y modesto
dio noble oriente
en las felicidades La antigua Castilla
la sociedad Christiana dichosa vida su proceder eroicos obras,
naci para honrra de su patria vivi para servir a su Rey
quedara immortai a la memoria de
y haviendo muerto para
exercitos y enbidia de las naciones

intrepido en los peligros

le

si

Sembra una pagina smarrita delle Rodomandel Capitan Matamoros o Cortarincones

los siglos fiituros .

tadas castellanas

Altre iscrizioni

che

ci

danno

si

possono vedere nel Castello di Sant'Elmo,

notizie di quei

castellani

dal

tempo

cer Toledo lo fece ampliare e rafforzare secondo

in

cui

il

vi-

nuovi bisogni

militari dall'architetto Pietro Antonio Scriva di Valenza e vi pose


a custodirlo un suo omonimo cugino, via via sino alla fine nel
secolo decimottavo. Sono da notare, tra gli altri. Martino Galiano
y Granulles, di padre italiano e di madre spagnuola, che giovanissimo milit nelle Fiandre, fu generale, castellano della rocca
di Milano, difensore della citt di Valenza sul Po contro un esercito tre volte superiore, sinistra ab hoste debilis, dextra semper
fortiter in hostes usus , per ventitr anni castellano di Sant'ElGiovanni Buides di Valenza, che per olmo, morto nel 1662:
tre mezzo secolo combatt nelle guerre del Portogallo, a Messina,
nel Piemonte, nel Cremonese, e per le tante ferite riportate era
diventato quasi senza sangue, ma non mai senza animo {centenis
Mavortis ictibus pene exanguis, non exanimis), e pass gli ultimi
venti anni suoi in Sant'Elmo, dove mori ottantenne nel 1721;
Francesco Vazquez, nato nella vecchia Castiglia, che, da semplice
soldato alla venuta di Carlo Borbone, sali all'ufficio di vicecastellano e mori nel 1776, di ottantotto anni ^

L. Salazar, Castellani di Santehno [2.^ ediz., Napoli, 1899).

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA

273.

Pi rapidamente accenner alle memorie spagnnole dei magiamministratori e altri funzionari del governo spagnuolo:
come dei Sances in Santa Maria la Nuova e nelFAnnunziata, dei
quali un Alfonso, oriundo aragonese, paggio di Ferdinando il
Cattolico, capitano e poi tesoriere generale del regno di Napoli
strati,

mori nel 1504, e un altro dello stesso nome comjji varie missioni
per la regina Giovanna d'Aragona, inviato da lei al duca di Savoia
e al fratello Re Cattolico, fu per sette anni oratore di Carlo V
presso la repubblica di Venezia e conchiuse la pace con questa
in tempi atrocissimi per l'Italia, in ultimo tesoriere anch'esso del
Regno, morto a ottant'anni nel 1564 i dei Minadoi in San Lorenzo,
;

dei quali Petruccio servi re Federico e poi


ritto civile in

il

Pisa e mori nel 1517, e Giovan

Cattolico, lesse di-

Tommaso

scrisse opere legali e lesse diritto canonico in Napoli

(1505-56)

dei Solanes

di Valenza, nella chiesa di Sant'Antonio, dei quali Giambattista,

matematico

filosofo,

volendo guarire di una malattia d'occhi

remedium qucerens

mortem inMaria della


Consolazione a Posilipo ^ dei Marziale e dei Maiorca in San Giacomo^; dei Bastida in Sant'Agostino^; dei Mardones in San Giacomo"; dei Morgat di Huesca in San Luigi di Palazzo^; dei Tapia,

contratta per gli assidui studi,


currit, nel 1545, a trent'anni

in

dei da Coli in Santa

dei Maiorca, dei Santa Cruz, dei Quadros, degli Aldana, degli Her-

mosa, dei Ribera, dei Santa Maria, in San Giacomo ^ dei Moles
e dei Ribera in Santo Spirito-"; e lascio andare gli altri molti,
non senza per altro trascrivere questa lapide che era in Santa
Seras
Maria la Nuova: Fay el que no soy
Soy el que no fuy
Espania me dio la cuna
Ytalia suerte y benel que yo soy
tura
Y aqui es mi sepultura Es de Roderigo Nuflez de Palma, anno D. 159/' ".
;

D'Engenio, pp.

405, 411, 488.

De Stefano,

1B7

sillo,
3
-

5
6
7
8

10
11

f.

cfr. Volpicei.la,

note ai Captoli del Tan-

p, 2B0.

De Stefano,
De Stefano,

ff.
f.

28-9,

158,

D'Engenio, p. 640.
D'Engenio, f. 666.

D'Engenio, p. 554: cfr. Tansillo, Captoli, p. 123.


D'Engenio, p. 392.
D'Engenio, p. 539: cfr. Tansillo, Capitoli, pp. 378,
D'Engenio, p. 555.
D'Engenio, pp. 536-40, 542.
D'Engenio, pp. 546, 548.
D'Engenio, p. 490.

B. Ckoci:, La Spagna nella vita italiana

386-7.

18

APPENDICE

274

anche pi brove menziono sar (juella dulie 8crizioni sepoluomini pii, trascegliendo pochi nomi;
o, in primo luogo, s'incontrer il nomo di uno dei fondatori della
Compagnia di Ges, socio d'Ignazio di Loyola e di Giacomo
Laynez in Parigi, Alfonso Salmern di Toledo. Il quale, venuto a
Napoli la prima volta nel lol e adoperatosi con le prediche e le
crali di prelati, frati, teolog-i,

private conversazioni a strappare

germi

dai
si

ritrasse

che gi

si

lasciativi

lo ci^bacce dell'eresia

dal Valds, vi stabili

pullulanti

suoi gesuiti

e qui

poi gi vecchio e infermo e vi mori nel 1585, dopo

era messa

mano su disegno

del

jjadre

costruzione della chiesa del Ges nuovo, dove

il

Proveda

alla

corpo del Sal-

mern fu tumulato ^ Oltre l'epigrafe del Salmern, si leggeva


nel Ges qnoUa del padre Cristoforo Rodriguez, legato pontifcio
sull'armata reale a Lepanto, confessore di don Giovanni d'Au-

Calabria

stria e persecutore

degli

Tostado, lisbonese,

carmelitano, dottore

eretici di

di

2.

Un

fra

Girolamo

Parigi, generale

del

suo ordine, consultore in Ispagua del grande Inquisitore, morta


Napoli nel 1582, fu sepolto nella chiesa del Carmine un fra
Bartolomeo Miranda di Cordova, domenicano, predicatore celeberrimo, prefetto degli studi in Roma e in Ispagna, morto nel 1590,
un fra Marco Antonio Camas y
nella chiesa di Santo Spirito
Requesens, barcollonese, governatore d'Iglesias e di altre citt
della Sardegna, e, dopo la morte della moglie, frate agostiniano,
maestro di teologia, predicatore, autore del Microcosmia y govierno universal para todos los estados e di altri libri, morto nel
1606, nella chiesa di Santa Maria della Speranza 2; un fra Giovanni di Cartagena, francescano, autore di moltissimi volumi teoiu

morto nel 1617, in Santa Maria la Nuova ^. Nella chiesa


Santo Spirito era la tomba di un fra Tommaso Ramirez, domenicano, maesti'o di teologia, consultore della Inquisizione, venuto a Napoli per gravissimi affari di stato, e morto nel 1624
confessore del vicer duca d'Alba, il quale lo tumul, ossia, come
logici,

di

suonava la barocca iscrizione, cwi vivo arcano, corporis sepelierat, eidem mortuo condidit sepulcrum ^. Nella chiesa delle Convertite spagnuole una lapide del 1685 tramandava ai posteri il

2
3

*
5

D'Engenio, pp. 309-12: cfr. Summonte, Htoria, IV,


D'Engenio, p. 312.
D'Engenio, pp. 437, 548, 576.

De
De

Lellis, Aggiunte rass., Ili, 27.

Lellis, p. 240.

258-9.

UNA PASSEGGIATA PER LA NAPOLI SPAGNUOLA

nome

di

una suora Angelica

di

San Giuseppe,

Zevallos, nata in Messina, la quale


res et cadestes

Neapoli mirabiliter rnpta

mundi
est ,

275

secolo

al

deliciis

ad

Anna
nielio-

facendo penitenza

in quel luogo, che volle arricchire delle sue largizioni

'.

In San

Giacomo, sulla tomba del canonico Ruiz di Otalara, che fu per


ventidue anni cappellano di quella chiesa e mor novantenne nel
1602, era inciso: choro assiduus. musica Celebris: adeguato en-

comio a un canonico

^.

In Napoli lavorarono talvolta

artisti s^jagnuoli; e, oltre quelli

che gi abbiamo ricordati pel tempo aragonese ^, un Pietro Frandocione, che i nostri scrittori chiamano lo spagnuolo e
i

cumenti presentano come -magster Petrus hispanus pictor hahiiator Neapolis, il quale nel 1510-12 eseguiva pitture pei monastero
di San Gregorio Armeno e altre opere fece in San Gaudioso e
in Santa Maria Egiziaca all'olmo, tutte perdute *;
e Francesco
Ruviales, detto il Polidorino, del quale anche le maggiori e pi
lodate opere sono i^erdute, ma rimane il quadro della Piet nella
cappella di Caslelcapuano ^. Un Pietro Prato o de la Prata o la
Piata (come variamente si trova chiamato) esegu molte sculture,
e forse l'architettura stessa, della capjjella dei Caracciolo, marchesi di Vico in San Giovanni a Carbonara, costruita e adornata,
com' noto, dal 151G al 1557'^; e probabilmente fu il medesimo
che edific nel 1547 la chiesetta parrocchiale di castel Sant'Elmo,
opera et artificio Petri Prati hispani '. Lo Scriva, gi mentovato,
che rifece quel castello e costru anche l'altro dell'Aquila, com-

pose un libro in propria difesa circa codeste fabbriche

^
J

Celano, IV, 622.


D'Engenio, p. 535.
Si veda in questo voi.,
FiLANGiEKi, Indice degli

199, 426;
">

Celano,

Celano,

III,

III, 60;

B22;

De

p.

59

^.

Ma un

n.

artefici, I, 228, II,

522; D'Engenio, pp.

Dominicf, Vile, 2.^ ediz,,

II, B75, 396,

B99;

De

II, 285-6.

Dominici, op.

cit.,

II,

254-55.
"

D'Engenio, pp.

Capaccio, Forastiero,
"

160,
p.

326; De' Pietri, Historia

napoL,

p.

209;

856; Celano, II, 487.

Celano, IV, 739-40.


Apologia en escusacin

>/ favor de. las fdricas que ne Iiacen por deComendador Scriba en el Rei/no de Ndpoles y principalmetUe
de la del Castillo de San Telmo, compuesta en dilogo enlre el vulgo que
la reprueva y el Comendador que la defiende, a cura di E. Mariiltegui

signo del

(IVIadrid, 1878;.

27()

Al'PENDICE

grande artista la Spagna ciotte a Napoli solo nel secolo seguente:


Giuseppe Ribera, lo Spagnoletto , del quale molte tele si ammirano nelle nostre chiese e pinacoteche. Tuttavia le tracce dell'arte spagnuola di Napoli sono, com' natuiale, ben lievi rispetto
alle altre lasciatevi da quel [)opolo, che ancora dai monumenti e
dalle epigrafi sparse tramanda i gesti e le voci della sua forte
vita militare, politica e religiosa.

NOTA BIBLIOGRAFICA

Le memorie

sparsamente pubblicati e ora rifusi


1. Primi contatti tra Spagna e Italia
(in Alti delVAccad. Pontaniana di Napoli, XXIII, 1893); 2. La corte
spagnuola di Alfonno d'Aragona a Napoli (ivi, XXIV, 1894); '. Versi
e gli articoli, gi

in questo volume, sono

seguenti

spagnuoli in lode di Lucrezia Borgia e delle sue damigelle (Napoli, 1894:


estr. dalla

Passegna pugliese)

4.

Di un

antico

stona di Napoli, La Cuestin de


sAVArch. stor. napoL, XIX); 5. La corte

tivo alla

romanzo spagnuolo

Amor

rela-

(Napoli, 1894: estr.

delle Tristi

Peg ine

(ivi,

1894:

Di un poema spagnuolo relativo alle imprese


Regno di Napoli. La
Historia Parthenopea >

estr. dallo stesso Arch.)\ 6.

del
(ivi,

Gran Capitano
1894:

estr.

laso de la Vega

nel

dallo stesso Arch.)\


in Italia

7.

(Napoli, 1894)

autori spagnuoli (ivi, 1894);

9.

Di alcum versi italiani di


De educa tione di AnXXIV, 394-406); 10. Memorie

8.

Intorno ai trattato

tonio Galateo (nel Giorn. stor. d.

degli spagnuoli nella citt di

Intorno al soggiorno di Garci-

lelt. ital.,

Napoli (Napoli, 1895:

estr. dalla

rivista

Napoli nobilissima, voli. III-IV); 11. L'avversario spagnuolo del Galateo


(in Rassegna pugliese, 1895); 12. La lingua spagnuola in Italia, appunti,
con appendice di A. Farinelli (Roma, Loescher, 1895); 18. Picerche
ispano-italiane. I. Appunti sulla letteralm-a spagnuola in Italia alla fine del
e nella prima met del XVI (in Atti delPAccad. Pontan., voi.
secolo

XV

XXVIII,

1898); 14. Ricerche ispano-italiane.

II.

1.

La

citt della

galan-

Spagna. 3. Gli spagnuoli descritti dagli italiani.


4. Lo spagnuolo nella commedia italiana. 5. Il tipo del Capitano in commedia e gli spagnuoli in Italia. 6. Il tipo del Capitano spagnuolo (in Atti
teria. 2. Il peccadiglio di

cit., voi.

XXVIII,

1898); 15. Il giuoco delle canne o

rivista Napoli nobiliss.,

XV,

il

carosello (nella

1906); 16. Un'osteria famosa di Napoli e

una parola della lingua spagnuola (ivi, XV, 1906).


Debbo non poche indicazioni e aggiunte alle recensioni che di parecchi di questi miei scritti fece, con copia grande di notizie, Akturo
Farinklli; e altre all'amico Eugenio Mele, che ha voluto cortesemente assistermi nella revisione delle bozze del presente volume.

INDICE DEI NOMI

Alvarez Gato J.,


Alvarez di Toledo

84.

A., duca d'Alba,


vicer di Napoli, 264, 271, 274.

Abd-ur-Rahman
Abrabanel

I.

v.

III,

Alvarez Ribera M., 270.

5.

Leone

Alvaro,

ebreo.

Acerseras, 166.
Acquaviva G. F., marchese di Bitonto, 144.

Acuna

(de)
139, 144.

R,

67, 133, 134, 136,

Aderno (di) contessa,


Agustin A., 166 n.
Alagno fam., 89.
Alagno (d') Lucrezia,
Alagno (d') M., 52.
Alagona fam., 20.
Alamanni L., 169.

47.

39, 47.

>?.

64,

169,

Andrea da Barberino, 7.
Andrs G., 12.
Andjar (de) J., 45, 46, 47, 48.
Anghiera (d') P. M., 90-1, 92.
Anna, contessa di Modica, 66.
Antonio (s.) da Padova: v. BoIhen F.

poli, 264.

Aldana

fam., 266, 273.


Alessandri G. M., 159 n.
13.

28, 75-9, 82,

83, 86, 115.

Alfonso X, re di Castiglia,

Pietro

I,

Giacomo
18,

re d'Aragona, 13.
re d'Aragona, 14.

I,

Pietro, re
lia,

38, 39.

d'Aragona

Sici-

19.

Federico d'Aragona, re di Si19.


^ Giacomo, re di Sicilia, 24, 26.
Pietro IV, re d'Aragona, 24,
63.
Ferdinando, d'Aragona, 33,
70.
Pietro, fratello di Alfonso V,
258.
Alfonso V d'Aragona, re di
l'o

12,

14-5, 18.

Henriquez, sovrano

cardinale, 34.

(d')

Aquino (d') Antonella,


Aragona (d')

cilia,

Alfarabi, 10.

Alfonso

59

161, 162, 168,


170, 171, 186, 197, 213.
Ancona (d') A., 68, 69.

Aquilea

Alarcn fam., 220, 262, 266.


Alarcn F., 134, 142, 223.
Alarcu y Mendoza Isabella, 267.
Albornoz cardinale, 14.
Alcal (di) duca, vicer di Na-

Alessandro II, papa,


Alessandro VI, papa,

j^ittore,

Amadis,

di

Portogallo, 13.
Altissimo (1'), poeta, 69, 170.

Napoli, 20, 28, 29, 30, 32-53, 54,

Alvarado

105, 115, 172, 240, 258, 259, 269.

J.,

133, 134, 139, 144.

55, 57, 66, 67, 75, 76, 87, 92, 104,

INDICI-:

DEI NOMI

d'Ai'ayona, re di
50, 54-74, W'>,
104, 108, 109, 118, 258.

Ariosto

280

Fcri-aiito

Napoli, 42,

4!),

Alfonso JI d'Aragona, re di
Napoli, 97, 259.
Ferrante li d'Araj^ona, re di
Napoli, 99, 258, 2G0.
Federico d'Aragona, re di Napoli, 63, 108, 109, 123, 259.
Ferrante d'Aragona, figlio di
re Federico, duca di Calabria,

109, 111, 118-9, 259.

Atauifo, re dei Visigoti, 4.


Atella (di) marchef-e, 133.
Atri (di) duca, 133.
Avalos fam., 35, 00.

Avalos

Avalos

57, 134, 140-1, 258, 273.

Giovanna d'Aragona, moglie

(d'j A., 35, 36, 38, 39, 100,

259.

108, 119, 121, 125, 133,


198, 199, 216, 2G1, 203, 269, 270,
273.

A.,

(d')

marchese

del Va-

sto, 123, 202, 218, 259.


(d')

Costanza, seniore, 123,

134.

Avalos (d') Costanza, iuniore, duchessa di Amalfi, 219.


Avalos (d') L, 35, 36, 37, 48, 55,
88

59,

Avalos
Avalos
Avalos

., 259.

(d')

I.,

123.

(d') R., 36, 136.


(d')

F.

F.,

marchese

di

di Ferrante II, 134, 140-45, 259.

Pescara, 64, 106, 123, 133, 135,

Eleonora d'Aragona, duchessa

136, 137, 138, 139, 140, 201, 202,


216, 2iil, 262.
Avalos (de) y Ayala B., 270.
Avellino (di) conte, 133, 134, 139,
144, 218.
Averrois, Il n.
Avicenna, 11 n.
Avila fam., 266.
Avila (de) D. G., 81, 83, 94 n.
Avila (de) L., 164.
Aya (de) G., 23, 2.08.
Averbe d'Aragona, fam., 38, 59,

di Ferrara, 84.

Isabella d'Aragona, duchessa


di Milano, 131, 142, 144, 258.
Beatrice d'Aragona, regina di
Ungheria, 142, 259.
Giovanni d'Aragona, cai'dinale,
85, 260.
Carlo d'Aragona, marchese di
Gerace, 133, 145.
Maria d'Aragona, principessa
di Salerno, 124, 134, 140, 144.
Maria d'Aragona, marchesa

210-211.

Avalos

Carlo d'Aragona, principe di


Viana, 56.
Giovanna d'Aragona, regina
di Napoli, moglie di Ferrante I,

73, 98, 139, 154, 158,


177, IHl, 190, 203,

Argensolas (fratelli), 268.


Arrigo di Castiglia, 15.
Arze y Gamboa P.. 271.

Ferdinando d'Aragona, re di
Spagna, il Cattolico, 92-3, 95-G,
99, 102,

L,
109,

101,

del Vasto, 219, 258.

Giovanna d'Aragona, princi-

"'260.

Ayerbe
Ayerbe

S., 39.

Vittoria, 219.

pessa di Tagliacozzo, 219.


duchi di Montalto Aragona,

258.
Pietro
Napoli,
Tullia

d'Aragona, vicer di
265.

Bac

d'Aragona, cortigiana,

Bai'ardo, 199.
Baldi B., 170.

162, 166.

Arbus P., 87 n.
Arcano (d'), 180.
Arena (d') conte,
Aretino

Balhen

F., 29.

Baltasino, 70.
51.

P., 73, 150, 175, 178, 195,

206, 229, 232.

J., 41.

Balzo (del) Antonia, 161 u, 186.


Bandello M., 71, 72, 175, 225.
Barbarossa, corsaro, 233, 263.

281

INDICE DEI NOMI

Borgia Lucrezia, marchesa di Ca-

89, 166.

Barbosa A.,

stelvetere, 219.

Baretti G., 265.

Borgia P. L., 77.


Borgia R. v. Alessandro VI.
Borja: v. Borgia.
Borja (de) G., 45.
Borra mossen: v. TaUancler.

170.
Bargagli
Baroncelli, 165 n.
Barzizza G., 90.
Basile G. B., 227.
Bastida fam., 273.
Basuerta A., 269.
S.,

Boscn

Leonora, 142, 145.


Becerra G., 221 n.
Bembo P., 84, 154 i>.
Bentivogiio E., 172, 231.
Benvenuto da Imola, 26, 27.
Berni F., 179, 237.
Berruguete A., 221 n.

Beaumont

(di)

Bettinelli S., 12.


Beuter, 164.
Bini, 150.
Birgos F., 59 n.

seterino.

{los

Visoros),

225-6.

Bisticci (da) V., 71, 87, 93.


Bitonto (da) A., 88.
Bitonto (di) marchesa, 133, 134.
Blanch fam., 262.

Blanch

R., 23.

Blancina, di Barcellona, 59, 260.


Bleza P., 59 n.

Boccaccio
Boccalini

G.,

13,

(di)

Caiado E-, 81, 89, 166.


Calcerando fam., 20.
Caldern P., 78.
Caldera G. A., 55.
Callisto ni, papa, 27, 34, 40, 75-6,
80, 87, 115.
B., 18.

Calvo

Camas y Requesens M.

connestabile,

Campanella

216,

d'Aragona fam., 266.


fam., 220.

Alfonso: v. Callisto IH.


Angela, 80.
Cesare, 78, 79-80, 133, 262.
Giovanni, 77.

Girolamo, 105-6, 218.


L., cardinale, 133, 134, 137,

140.

Borgia Lucrezia, duchessa di Ferrara, 78, 80, 81-2, 84.

A., 274.

T., 244, 248, 251, 254.

Camorrista

250.

G. A., 29, 30.


Cancioneros. 159, 170.
Cantalicio, 125, 199.

Campano

233.

Borges
Borgia
Borgia
Borgia
Borgia
Borgia
Borgia
Borgia

P., 211 n.
Caballeria
Cabanes maestro, 40.
Cabanilla fam., 38, 59, 259.
Cabanilla G., 38.
Cabrer fam., 20.
Caccavello A., 262.
Caccia del toro, 43, 80, 94, 188-9.
Cagliostro, 9.

19, 26, 29, 168.

T., 208, 246.

Boiardo M. M., 65, 206.


Boyl R., 39.
Bondi V., 165 n.
Bonifacio Vili, papa, 19.
Bonnivet, 216.

Borbone

29, 30, 32.

Bracelli, 17, 25.


Bnsegna Isabella, 219, 220.
Bruno G.. 254.
Buides G., 272.
Burabe, re di Maiorca, 6.

Bisbal
Bisceglie (di) duca, 133, 134.
Bisignano (di) principe: v. San-

Bisogni

158, 167, 218, 219.

(de la)

fam., 38, 59, 260.

I.,

Bouhours, 253 n.
Braccio da Montone,

Canlelmo F., 144.


Cantelmo Maria, 142, 144.
Capaccio (di) contessa, IM.
Capece S., 218.
Caporali C, 179. 180.

Cappe

cappeare

234-o.

Caracciolo Maria, dei conti d'Arena, 50-1.


Caracciolo T., 32, 34, 54, 58, 9i.

Carafa D., 57, 68.


Carafa F., 219.
Carafa F., duca di Nocera, 239

n.

182

INDK

Caranza P., 78.


Carbone N., 2i;>.
Cardenas fam., JJ8,

I'.

">!).

202, 266.
Isabella, vicorog-ina,

fani., 38,

(di)

262.

Cardona

Maria,

(di)

marchesa

della Padula, 218, 219.

Cardona

(di)

capitano del ro

Roberto, 24.

Cardona
poli,

vicer

R.,

(di)

di

Na-

130, 133, 216, 262.

Cardona F., 268.


Cardona G., 79.
Cardona J., 136 n.
Cardona J.: v. Avellino (di) conte.
Cardona L., 40.
Cardona capitano, tipo comico,
206.
Cariati (di) conte, 133.
Cariteo, 35, 60, 68, 69.
Carlin Giovanna, 219.
Carlo I d'Ang-i, re di Napoli, 15.
Carlo II d'Angi, re di Napoli, 24.
Carlo
imperatore, 177, 188, 189,
202, 216, 217, 218, 219, 243, 245,
249, 263, 268, 269, 270. 273.
Carlo Vili, re di Francia, 99, 123,
126, 131.

Carlo Magno,

Caro

v.

Giov., 78.

Casarsagia li., 60.


Casas (de las) C, 159 n.
Cassarino A., 89.
Castanlieda (de) F. L., 16.5,
Castelvetro L., 168.
Castelvi G., 124 n.
Castiglione B., 149, 185. 190, 201,
206.
Castillo (del) D., 45, 50, 56,
Castillo P., 270.
Castriota Giovanna, 142, 143.
Castriota Isabella, 144, 145.
Cavalcanti B., 194.

Cavalcanti G., 8.
Cavaniglia: v. Cahanilla.
Ceballos Anna, 275.
Ceballos (de) G., 265.
Cocchi G. M., 177, 205.
Celestina

(la),

162, 170, 196.

Celio, 166.

Centellas fam., 38, 88 n.


Centellas A., 38, 39, 58.
Centellas G., 23. 167.
Centellas (di) Violante, 142, 144.
Cerda (de la) Luigi, duca di
Madinaceli, vicer di Napoli,
264.

Cerdano

A., 87.

Cerriglio, osteria, 226-8, 236, 265.

Giuoco

delle

canv.
Carrasio R., 71, 72.
Carretto (del) G., 159.
Carrillo A,, vescovo di

Cervantes G., 87.


Cervantes M., 209, 228

n,

250

n,

251.

Pamplona,

81, 87.

Carrillo S., 266.


Carrillo v Toledo M., 271.
Carroz Maria, 142, 144, 145.
Cartagena A., vescovo di Bui'gos, 88.
Cartagena (di) fra Giov., 274.

Cartagena, ijoeta, 84.


Carvajal B., cardinale, 82, 83.
Carvajal G., 87.
Carvajales, 45, 47, 48, 49, 52, 53,
65.

Casanova

Ceriol F. T., 165.

7.

A., 183, 2U6.

Carosello

NOMI

Casa (della) G., 107, 150, 180.


Casanata (di) M., 266.
Casanova Giac, 9.

Cardinal di Verona, 87 n.
Cardinal di Portogallo, 87 n.
Cardinal di San Sisto, 87 >?.

Cardona
Cardona

|)KI

Cespeds (de) P., 221 n.


Chiaromonte (di) Isabella, regina
di Napoli, 53, 259.
Chigi A., 153 n.

Chorilleros , churilleros
{soldados), 226-8.
Cinico G. M., 61, 62.
Claver d'Aragona fam., 260.
Coli fam., 219, 273.
Coli (da) G., (iO.
Colombo C, 96.
Colombo F., 164.
Colonna C, 109, 111, 118, 131.
Colonna F., 133, 134.

INDICE DEI NOMI

Colonna P., 133.


Colonna Vittoria, 134, 140, 144 n.
Consalvo di Cordova: v. Gran

Doria

283
A., 219.

Duenas (de) J.,


Duran A., 148.

45, 46

Capitano.

Consalvo Hernandez:

v. Sessa (di)
duca.
Concublet, duchessa di Nocera,

Ebrei spagnuoli, 9-10, 95-6, 97,

219.

229-30.

Contile L., 163, 166, 185 n.

Coppola
Cordova

Emanuele

F., 118.
(di)

C.

Gran Capi-

v.

tano.

Cordova
Cornaro

(di) F., 40, 88-9.

181.
190.
Corso R,, 184.
Corella (o Coreg-lia)

Cortese

L.,

P.,

Ruiz

G., 39,

57.

Corella M., 79.


Corradino, 15.
Cortes M., 40.
Costanza di Svevia,

Aragona,

Filiberto, duca di Savoia, 217.


Encina (de la) J., 81, 156, 157.
Enrico III, re di Castiglia, 35.
Enrico IV, re di Castiglia, 50, 57.
Enrico, re di Portogallo, 224.
Enriquez de Guzmn A., 224-5.

Enriquez de Guzmn G., 224.


Enriquez fam., 220.
Enriquez Maria, 77, 142, 143, 145,
225.

regina

di

26.

Cortigiane spagnuole, 61, 74, 166,

Enxenplario etc, 164


Epila (maestro), 40 n.
Equicola M., 159-60.
Erasmo, 167, 201.

Ermanno,

228-9.

Covarrubia (del
Cuello

P., 45.

Dante,

7,

12,

traduttore, 10.

Escobar (dei F. P., 50.


Espinosa (de) J., 222-3.
Esplandian, 171.
Espluga L., 268.
17,

18, 26, 31, 114,

F., 157, 164.

Delfino D., 165 n.

Dezpuch

Este
Este
Este
Este
Este

(d')

Alfonso, 80.

(d')

B., 49.

(d') F.,

84, 85.
239 n.

(d') S.,

84, 85.

(d") E.,

Tanco, 165.

Eugenio IV, papa,


Exarch D., 40.

Gai'lon fam., 38.


Garlon Maria, 144.

Exea (d') F. L., 60.


Eximenes Perez de Coreglia,

L., 39.

Garlon

P.,

conte

di

65, 260.

Di fonti

F., 270.

Docampo

N., 112, 262.

161, 163, 166 , 213.


A. F., 158, 168, 171 i.
L.,

Doni
Dorbina

J.,

88.

Alile,

Diaz Garlon F., 144.


Diego spagnuolo, 40.
Diez Daux H., 269.
Diez Daux F., 270.
Diez M., 62.

Dolce

n.

Escobar, 249.

P., 165.

168.

Delgado

Dias
Diaz
Diaz
Diaz

205, 233, 262, 268.

P
Facio (o Fazio)
Fagadell F., 4.

B., 64, 88.

Fansaga C,

265.
Farinelli Arturo, 277.

Farrer F., 45.


Fascitelli O., 179.
Fazio degli Uberti, 29.
Federico

II,

imperatore, 10.

40.

INDK K HKI

284

Federico di Castiylia, 15.


Foltrja Gentile, 102.
Fenollet G., 134, 144.
Ferdinando il Santo, re di
stiglia,

Gal.jota

Ca-

14.

Fernandez Geronima, 267.


Fernandez Navaricte J., detto

Muto

il

221 n.
Forramosca v. Fieramoscn.
Ferrandina (di) duca, 133.
Ferrantino: v. Ferr/oHc II d'Aragona.
Ferrariis (de) A.: v. Galateo.
Ferrer Ippolito, 41.
Ferrer Iacopo, 59.
Ferrer Vincenzo (San), 34.
Ferrera P., 23.

Ferrillo Beatrice: v.

Gravina

N<i.MI

(di)

duchessa.

Fieramosca G., 134, 145.


Fieramosca E., 134, 145, 203, 206.
Fieramosca, capitano, tipo comico, 206.

Fiesca Barbara, 163.


Figueras B., 41.
Filelfo F., 88.
Fiorillo S., 207.
Filippo II, re di Spagna, 244, 270.
Filippo III, re di Si)agna, 244.
Fleyta Finto, fam., 266.
Flores (de) J., 163.
Fiorisci, 171.
Foix (de) Germana, vedova di
Ferdinando il Cattolico, 118.

Foix
Foix

(dei Odetto: v. Lautrec.


(de) G., 215.
Fontanini G.. 12, 170, 213.
Fornaris (de) F., 207.
Fonseca fam., 266.
FoDseca, 219.
Fortini P., 235.
Francione P., 275.
Franciosini L., 159 /(, 244.

G
Ga'brieletto, buffone, 79.
Galateo, 63.

Galateo A., 63. 107-120, 122, 123,


125, 149, 150, 190, 204, 252.

.\.,

144.

Galcota F., 65, 66, 67.


Galeota .VI., 218.
Galliano y Granulles M., 272.
Gambacorta Diana, 142, 144, 145.
Garcia G. do Sancta Maria, 102.
Gareth B. v. Caritco.
Gatzelu (di) D., 158.
Gauberte F., 40 n, 102-105, 108 n,
:

110, 111, 116.

Garzia G., 40.


Garzoni T., 174.
Gentil B., 153.

Gerardo da Cremona,
Gerona fam., 76-7.
Gerona Saturno, 76.

Giacomo

10.

(san) apostolo, 8-9.

Giambullari F., 164.


Gibralen (dei L., 83.
Gilio Kogico, pittore, 59

n.

Giolito G., editore, 158, 163.


Giovanna II, regina di Napoli,
46, 105.
Giovanni II, re di Castiglia, 31, 36.

Giovanni d'Angi, 23.


Giovanni (don) d'Austria, 270, 274.
Giovanni da Nola, 263.
Giovanni Ispano, 166.
Giovio P., 32. 106, 138, 158, 176,
19.'),

203.

Giraldi Cintio G. B., 169, 170, 192-4,


196.

Giraldino A., 91.


Giraldo Lilio, 89, 166.

Girn

P.,

duca

di

Ossuna,

vi-

cer di Naooli, 264.


Giulio II, papa, 28, 86, 162, 210.
Giuoco delle canne, 43, 80, 94,
113-4, 137-8, 190-1.
di Ciudad Real A., 167,
212.
Goni (de) G., 271.
Gonzaga Isabella, marchesa di
Mantova, 161 n, 163.

Gomez

Gonzaga L., 49.


Gonzaga Lucrezia, 166.
Gonzaga V., 189.
Gonzalez de Mendoza P.,

223.

Gonzalez do Santa Cruz A., 270.


Gottiero: v. Guiteriez F.
Gran Capitano (il), 83,98-100, 106,

285

INDICE DEI NOMI


109, 112 n, 120, 122, 123, 125,
199, 201, 214, 215, 218, 260, 262.
Gravina (di) duca, 133.
Gravina (di) duchessa, 134, 142.
Gregorio VII, jjapa, 13.
Groto L., 165.
Guappo (f/uapo), 250.
Gueriti meschino (il), 162.

Guevara fam., 35, 59.


Guevara A., vescovo

di

Innocenzo III, papa, 13.


Innocenzo IV, papa, 7.
Innocenzo Vili, papa, 80,

85.

lonata M., 44.


Isabella di Castiglia, la Cattolica,
regina di Spagna, 92, 93, 214.

Ixar

L., 134.

Mondo-

ledo, 164, 165, 196.

Guevara A.: v. Potenza (di) conte.


Guevara C, 136.
Guevara (de) Catalina, 224.
Guevara F., 35, 36, 37, 48, 60.
Guevara I., 35, 36, 39, 259.

Jordi, 17 n.
Juan de Dios, 13.
Juans V., 220 n.
Jarava (de) J., 165.

Guevai'a (de) L., 47.

Guevara P., 58, 63.


Guglielmo II, re di

Sicilia, 6.

Guicciardini F., 96, 121, 200, 247.


Gusmano N., 71, 88 n.
Guttierez F., 152 n.
Guttierez L., 271.

Laino (di) marchese,


Lampillas S., 12.

Guzman
Guzman

Lancia

(de), 271-2.

conte di Olivares,
vicer di Napoli, 264.
(di) E.,

134.

Lampugnani, 163.
Lana (della) I., 27.
B.,

14.

Land O., 166, 171.


Lannov (di) C, vicer

di Napoli,

262."^

Lasca

(il),

169,

Latini Brunetto,

Lauria

(di)

186, 188.
8, 12, 13, 15.

R., 18.

(de), 60.

Lauro

F., 61.

Lautrec, 188, 214, 236, 261, 262.

Heredia
Heredia

Hermosa

Laynez

fam., 273.

Hernandez

A., 82-3, 100-102, 108

n, 123.

Hernandez de Ixar J., 45.


Henriquez F., g-rande almiraute
di Castiglia, 90.
Henriquez L., 267.
Holanda (de) F., 221 n.
Hordeez A., 162.
Hurtado de Mendoza, G5.

Hurtado de Mendoza

P., 161, 165.

D., 167, 221.

G., 274.

Lazarillo de Tormes, 163-4, 176.


Lazzari {Inzaros), 249.
Leyva fam., 220, 266.

Leyva
Leyva

(de) A., 133, 134, 209.


(de) sorelle, 219.
Leonardo aretino, 88.

Leone ebreo,

86.

Leto P., 78.


Liburnio N., 158.
Lillori fam., 20.
Lloriz G.. 134.

Loffredo M., 29.

lennaro (de) C., 62.


lennaro (de) P. I., 60, 67.
leronimo spagnuolo, giudeo convertito, 211.

Lopez D., 80.


Lopez G., 78.
Lopez P., 266.
Lopez R., 187 n.
Lopez de Haro, 84.
Lorca (de) R., 79.

INDICE DKI NOMI

2H{\

Lorris (de)

Loyola (de)
Lucano, Gb.

Medici (de'; Alessandro, duca di

F., 78.
1.,

Firciizo, 173, 216.

274.

Medici
Modici

Luceua

(de) J., G4, 81, 112.


Lucilo (di) iiiarcheso, 22o.
Luna (de) Isabella, 229.

(de')

(de')

Cosimo, il vecchio, 92.


Cosimo, duca di Fi-

renze, 216.
(de'j Contessina,

Medici
Modici

Medina
Medina

153 n.

(do') G., 153 n.

249.

H.,

Torres (di) duca, viNapoli, 264.


Melo Eugenio, Vili, 277.
Melfi (di) principe, 133.
Mella, cardinale, 87 /*.
las

cei-6 di

Machiavelli N., 121,

2U(),

239.

Maiorca fam., 273.


Malferit M., 40, 87 h.
Maiete G., 102.

Manetti G., 34.


Manfredi, re di Sicilia, 15, 26.
Manfredi L., 161, 163, 166.
Manlio F., 263.

Manrique G., 160, 208.


Manrique de Aguarso I).,

226.

Manriqviez G., 219.

A., 12, 48, 166 n.

Marcolini R, 158.
fam., 265, 273.
di Castiglia, regina d'Ara-

gona, 46, 48.


Mariana, 249.

no, tipo comico, 206.


Marrada (de) R., 258.

142, 145.

Marziale, 68, 70, 71.

Marziale fam., 219, 273.


Masaniello, 190.
Massimiliano, imperatore,

104,

270.

Masuccio salernitano, 9, 27, 70.


Matamoros, capitano, tipo comico, 207, 272.
(di) conte, 122, 133.
(di) contessa, 134.

G., 178.

Mila L 75.
Minadoi fam., 219, 266, 273.

Minadoi G. T., 273.


Minadoi P., 273.
Minturno

A., 124, 167.

168, 212,

218.

Mimitelo Mariella, 260.


Mirafonte (di) G., 79.
B., 274.
(di) conte, vicer di

Na-

poli, 266, 267, 270.

Martino G., 86 n.
Martino sarto, 41.
Martorell, SS n.

Mauro

Mondoza, cardinale, 87 n.
Murcader M., 61-2.
Merliano G. v. Giovanni da Nola.
Messia P. v. Mi-jia P.
Michele scoto, 10.
Mila (Milano), fam., 36, 38, 60.
Mila A., 39.

Miralles M., 40.

G., 78.
Martin G., 260.

Matera
Matera

114, 160, 166 //, 168.


D., 112.

Mondoza

Miranda
Miranda

Marades

(la signora),

164, 165.

Minoz, 219.

Marineo L., 90, 91, 102 , 190.


Marino G. B., 69, 167 n, 187.
Marramao o Maramaldo, capita-

Maruxa

(de) J., 63, 64, 81, 83, 112,

Mardones
Maria

P.,

Mena

Manriquez fam., 266.


Manriquez Laquilar A., 269.

March

Mejia

Miranda G., 159 , 161.


Moles fam., 266, 273.
Molina (de) J., 102 n.
Molina (de) T., 37, 230.

Moncada
Moncada
Moncada
Moncavo

fam., 20.
(di) G., 47.
{di) U., 79, 233.

(de)

I.,

45.

Moute'(del)

P., 260.

Monteleone

(di)

Montemayor

conte, 133.

(de) 6., 163.

Montenegro (di) Elvira. 268.


Monterev (di) conte, vicer
Napoli,

2M.

di

287

INDICE DEI NOMI

Monterey

(di) contessa,
g-ina di Napoli, '267.

vicere-

Morgat fam., 273.


Morrera fam., 266.
Muleassen, re

di Tunisi, 190.

Ortaff (de) R., 39.


Ortiz A., 271.
Ortiz Caldern F., 270.
Osorio N. A., 87 n.
Ossuna (di) duca, vicer di Napoli, 270.

Muioz, 145.

Oviedo, 164.

Mudarra P., 270.


Muzio G., 158, 170.
Muxique F., 45.

Oviedo

Oyeda

(di) P., 79.

124

(d') G.,

n.

N
Pace o Pacell, 79.
Padula (di) marchese, 133,

Naharro, attore, 205.


Nardones v. Mardones.
Narvaez, 83.
:

Navagero

Palma

A., 93-4, 247.

P., 85, 215,

260-2.

Nebrija A., 89, 90, 158 , 166, 167.


Nebrissense (il): v. Nebrija A.
Nelli P., 238.

Nemours

(di)

duca, 199.

il

Mormando,

Palmerin, KU, 162, 171, 186, 213.


Panigarola F., 153.

Panormita

A., 30. 41, 87, 88, 91.

Paolo IV, papa, 210, 216, 240.


Paolone, musico, 136.

Parabosco
Pardo G.,

Niquel B., 40.


Nocito (di) marcliesa, 134.
Nocito (di) marchese, 133.
Notar Giacomo, 141.
Nugrcsio T., 269.

165.

G.,

60.

Pelegret T., 221 n.


Pena de Quii^iones G., 271.
Peralta fam., 20.

Nnez colonnello, 215.


Nvmez de Guzmn, 64.
Nnez de Palma R., 273.
Ninez de Reinoso A., 163, 168.

Nuze

G. F., detto

265.

Navarra, 165.

Navarro

134.

Palencia (de) A., 81.

(de la) M., 39.

Prcopo E., 68, 69.


Perez fam., 260.
Perez A., 40.
Perez de Guzmn A., 224, 225.
Perez F., 41.
Perez G., 158.
Pescara (di) marchesa: v. Colon-

mi

Vittoria.

Petrarca

12, 17 m, 31,

F., 8,

114,

168.

Ocampo

(de) F., 164.

Oloriz y Assaya G., 271.


Oliate (di) conte, vicer di

Na-

poli, 264.

Orango

principe, 233, 262.


Orio (d') L., 257.
Orioles D., 269.
(di)

Orlando, 7, 9.
Orsi G. G., 253 n.
Orsini cardinale, 81.
Orsini G. G., 179.
Orsini Catarinclla, 52.
Ortal F., 41.

Petruciis (de) A., 58.


Pia Emilia, 179.
Picarto F., 271.

Piccolomini A., 173, 174.


Piccolomini E. G. v. Pio IL
Piccolomini Leonora: Bisicpiano
-

{(i)

jirincipessa.

Alfonso, 10.
arcivescovo pisano, 6.
ispano: v. Francione P.
Martire v. Ancjhiera.
Pietro, pittore, 59 n.
Pigna G. B., 169.
Pietro
Pietro,
Pietro
Pietro

288

INUlf'K LKI

i^i-riiati'iii

!:,

i;',i.

Pimentai Osorio Maria,


gina di Napoli, 2G8.

v^icore-

Pintor P., 79.


Pio II, papa, 81, 92.
Pirro, 16G.

Pisa Osorio (de) S., 270.


Piata: v. Prato P.
Platamoiio B., 88 n.
Poliziano A., 79.

Pomar

G.,

i;-54,

144.

52, 53, 58, 61,


70, 71, 72, 73, 105, 176, 192.
Poo G., 260.
Popoli (di) conio, 133.

Porlda (donna), 142, 144, 145.


Porta (della) G. B., 178, 227.

Potenza

(di) conte, 109, 133, 134.

(de)

y Losada

P.,

Ilaniiroz P., 79, 215.


Hamiroz T., 274.
Ratta (della) fam., 23, 258.
Ratta (della) Caterina, 258.
Ratta (della) D., 23, 26, 258.
Robollota, 71.
Remolines l\, cardinale, 78, 133.
Reniolines M., 78.

Renato d'Angi, 55.


Requesons fam., 220.
Requescns ''di) Isabella, vicere-

Ponce I., 216 n.


Pontano G., 25, 28.

Prada

NOMI

271.

Prato (di) sacco, 231-2.


Prato (o della Prata) P., 275.
Primalenn, 161, 162, 171, 186.
Prior di Messina (il) v. Acuha P.
:

Proaza (de) A., 72.


Proveda (padre), 274.
Proverbi sui catalani, 28.
Proverbi sugli spagnuoli,

gina di Napoli, 135, 262.


Resende, 166.
Revertera fam., 220.
Riario, cardinale, 94, 96.
Ribellas J., 45.
Ribera i'am., 273.
Ribera G., detto lo Spagnoletto , 276.
Riberas (de) S., 44, 47.

Riccardo, arcivescovo di Toledo, 7.


Riccio M., 70, 91.
Ripalta R., 268.
Rivalla (de) F., 221 >?.
Rhat: v. Della Ratta.
Roberto d'Angi, re di Napoli,
23, 26, 258.

235,

238, 239.

Puigdorfila (de* G., 56.


Pulci L., 9, 11, 65.

Robles fam., 266.


Rodriguez C., 274.
Rodriguez del Padrn J.,
Rodriguez Giovanna, 80.

66.

Rodriguillo, 71.

Roelas (de

las) F.,

22 n.

Rosa (de) L., 41.


Roseo M., 161, 164.
Rosso della Malvasia, 203.
Rovere (della) Felicia, 179.
Rovere (della) G. v. Giulio
Rueda (de) L., 285.

Quadros fam., 273.


Quadros (de) G., 45.
Quevedo F., 268.
Quevedo (di) Giovanna, 267.
Quinonos fam., 220.
Quiones (de) D., 134, 186.
Quiroga y Faxardo D., 271.

Ruffo Enrichetta, 39.


Ruiz di Otalara, canonico, 275.
Ruscelli G., 182.
Ruviales F., 275.

R
Raimondo, arcivescovo

di Tole-

do, 10.

Raimondo, conte

Raimondo do

di Barcellona,
Peafort, 13.

Ramirez D., 79.


Ramirez Montalvo

6.

Sabbio

S.,

157.

Sacchetti F., 11.

Sa de Miranda,
D., 271.

IT.

Salazar

P.,

164.

153.

INDICE DEI NOMI

Sess (de) J., 45.


Sforza Bona, 118, 130, 131-2, 144.
Sforza F., 50.
Sforza F., duca di Milano, 92.
Sforza F., ultimo duca di Milano,

Salinas (de) J., 269.


Salinas fratelli, 270.

Salmeron A., 274.


Salviati L., 69.
Samudio C, 223.
Sanchez fam., 266, 273.
Sancbez F., 64.
Sanchez Maria,
Sancia

di

142,

216.

144.

Maiorca, regina di Na-

(di)

133, 135.

contessa, 134.

Sannazaro I., 95, 120. 167.


San Fedro (de) D., 147, 163.
Sanseverino fam., 124.
Sanseverino Bianca, 39.
Sanseverino di Bisignano, principi, 63,

123, 133, 140, 144.

Sanseverino F., principe di Salerno, 124 n, 136, 202, 213.


Sanseverino Violante, 218.
Santa Cruz fam., 273.
Santa F (de) P., 45, 46.
Santa Maria fam., 273.
Santa Maria (di) A., vescovo di
Cartagena, 43.
Santillana, alfiere, 205.
Santillana (di) marchese, 46, 160.
Santo Stefano (di) conte, vicer
di Napoli, 261.
Sanz fam., 38, 259.

Sanz Alfonso, 39.


Sanz Arnaldo, 38, 39, 259-60.
Sarava G.: v. Jarava {de) J.
Sarmiento (di) D.. 268.
Sarno (di) conte, 202.

P., 112.

Tallander A., 41.

TansiUo

L.. 124, 151-2, 153 n,


179, 209, 217, 218,219,
222, 223-4, 236, 243.
Tapia fam., 273.
Tapia, 83, 153-4.

160

P., 81.

Seripando G., 218.


Sessa (di) duca, 218, 261-2.

Spagna nella

Surez de Figueroa C, 189.


Suera M., 79.

Surgente M. A., 191.

Seneca, 33 ?k
Sepulveda, 166.
Serafino aquilano, 69, 170.

B. Cuoce, La

di Polonia, 131-2.

Silva, 166.
Silva (de) L. A., 269.
Simoni B., 62.
Siscar fam., 38, 59, 260.
Siscar liaura, 39.
Sisto IV, papa, 85.
Sobrar G., 81.
Solanes fam., 273.
Solanes G. B., 273.
Soler G., 40.
Soler I., 65.
Seria, 81.
Soria (de) L., 158.
Soriano (di) conte, 133.
Soriano (di) contessa, 134.
Soto (de) fam., 266.
Sotomayor (de) A., 199.
Spampana, tipo comico, 206.
Spannolio di Maiorca, 78.
Speroni S., 169, 194, 195, 233.
Spina, gramatico, 193.
Spinello F., 65.
Stniga (de) L., 45, 48.
Stiga, poeta latino, 166.
Surez F., 249.

Summonte

Sasirera E., 260.


Scala A., 269.
Scala G., 269.
Scala L., 269.
Schack (conte di) A., 189.
Scobar, di Siracusa, 158 n.
Scriva L., 157.
Scriva P. A., 272, 275.

Segnino

Sforza 6. G., 131.


Sforza Ippolita, 50, 62.
Sforza L., 240.

Sigismondo, re

poli, 23, 25S.

Sandoval (de) D., 45.


San Marco (di) conte,

San Marco

289

n,

Tapia C., 265.


Tapia (de) J.,

vita italiana

52, 84.

45,

46, 47, 50, 51,

290

INDICI-:

Urios fam., 2')5.


Uries F., 269.

Tajia E., 265.


Tajjia a., 2(5(5.

Tarragona (J., 270.


Tasso B., K;], IG,
218

100,

Tasso" T., 162,

201.

liJO,

Tassoni A., 12.


Tobaldoo A., 60,

18:3,

195,

Terracina Laura, 161.


contessa, 134.

(di)

Testi F., 251-2.

Texeda

(do) G., 163.

Tinca, capitano, tipo comico, 206.


Tirante el Bianco, 161, 186.
Toledo (di) fam., 220.
Toledo (di) Ferrante, 209.

Toledo
Toledo

(di) G.,

151, 217, 263.

(di) Pietro,

vicer di Na-

poli, 151, 188, 215, 217, 218, 222,

223, 236, 263, 264, 272.


Tolomei C, 183.
Toralva C, 269.

Torella G., 79.

Torquemada
Torre (de
Torre (de

G., 87.

la) A.,

la)

Urrea
Urrca

G., 165.

(de) G., 158, 165, 197, 204,


223, 236-7.
Urries (do) II., 45.

170.

Telesio A., 218.


Tensira, 89, 166.
Teodorico, re degli Ostrogoti, 4.
Termoli (di) duca, 1H3.

Terranova

DKI NOMI

165 n.

Fernando, 47, 48.

Vacz, conti di Mola, 265.

Valds (de)
Valds (de)

Valenti

Vargas
Vargas
Vargas

u
Ugo, re

d'Italia, 5.

Ulloa (de) A., 135, 163, 158, 161,


165.

Unico (!'), poeta, 69, 70.


Urbino (di) duca, 203.
Urgel (di), vescovo, 40.

(de) G., 269.


(de) L., 221 .

(de) N., 269.

Vargas, duchi di Cagnano, 266.


Vasto (del) marchese, 134.
Vazquez, 140, 147-8.
Vazquez de Avila, 148.

Vazquez
Vazquez

Vega
Vega
Vega

(di) duchessa, 134.


Trigoso P., 267.
Trivento (di) conte, 133.
Trivento (di) contessa, 134.
Troiano M., 174 n, 152, 159 n.

20.

Valla L., 33, 88, 91.


Valladolid (de) J., 49-50, 65, 84.
Valles P., 203.
Varchi B., 168.

Torres I., 52-3, 260.


Torres Naharro B., 153, 157.
Tostado G., 274.
Tovar (de) Costanza, 36.

Traetto

F., 55, 88.

Valguarnera fam.,

Vecchi

(de) F., 265.


Traetto (di) duca, 133.

157, 220, 232.

157, 160, 162,


166, 220, 270.
Valds di Villaviciosa D., 270.

Torrollas P., 45, 48.

Tovar

A.,

J., 150,

F., 272.

G., 148.

0.,

206 n.

(do la) G., 218-9.


(do la) Garcilasso, 167.
(de) L., 246.

Velasquez G., 81.


Venafro (di) contessa, 134.
Venturino da Pesaro, 206.

Vera
Vera

(di) G., 260.

(de)

I.,

78.

Verardi C., 94.


Verardi M., 96.

Verdun N., 59 n.
Viacampo Francesca,
Viacampo L., 268.

268.

Vico (de) G., 41.


Vico G. B., 186, 254.
Vidal de Noya F.. 63.
Vilche}' (de) M., 270.
Villaln (de) C., 227-8 n.

Villamarino
39.

B.,

ammiraglio, 24,

INDICE DEI NOMI

291

Villamarino

B., luogotenente di
Napoli, conte di Capaccio, 133,

262.

Villamarino Giovanna, contessa


d'