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I n copertina :

L a battagl i a dI sso fra Dari o e


A lessandro (M osaico pompei ano) -
M useo Nazi onal e - N ap o l i .
(Alinari)
B. RIPOSATI L. ANNIBALETTO
VATUM PRINCIPES
ANTOLOGIA DELLE OPERE DI VIRGILIO E ORAZIO
Tersa edizione
MILANO ROMA NAPOLI . CITT DI CASTELLO
SOCIET EDITRICE DANTE ALIGHIERI p. a.
(ALBRI GHI , SEGATI E C.)
1972
PROPRI ET L ETTERARI A RI SERVATA
STAMPATO I N I TALI A - PRI NTED IN I TALY
P R E F A Z I 0 N E
La poesia di Virgilio e di Orazio quanto di pi bello, di pi
vivo e di pi duraturo lo spirito umano abbia donato nellet di
Augusto, et pur cos ricca di fertili ingegni e di opere splendide.
Nessuno canter mai pi, come Virgilio, la dolce malinconia dei
campi e il sereno richiamo della natura, mentre la religiosa grandezza
dellEneide consacra ad una gloria che certo non morr la Citt
dominatrice del mondo.
Daltro canto, le Grazie di Grecia non trovarono pi mai lar
tefice superbo che ne facesse rivivere in altra lingua, come fece Orazio
nelle Odi, Vimpeccabile perfezione del verso, la profondit del pen
siero, la felice immediatezza delle immagini e la dolcezza della frase
melodica, mentre dalle Satire e dalle confidenziali Epistole il Poeta,
con arte insuperata, ripete nei secoli quegli aurei precetti che, a dirla
con Voltaire, ci insegnano a uscire da una vita o triste o fortunata,
ringraziando gli Dei di avercene fatto dono .
Non facile, in tanta ricchezza e variet di forme e di argomenti,
restringere in breve spazio quanto vorrebbe con prepotenza traboccarne,
ma ci sorride la speranza di poter offrire dei due Poeti {ai quali ri
spettivamente ci siamo dedicati) un breve saggio di tutte le opere; un
saggio breve, ma tale che valga a farne intuire, almeno, la profondit
e la grandezza. Per le inevitabili mancanze, ci valgano di scusa presso
i lettori il lungo studio e il grande amore .
B. R i po sa t i - L. A n n i ba l et t o
P. VIRGILIO MARONE
V i t a
P. V i r g i l i o M a r o n e nacque il 15 ottobre del 70 av. Cr. ad
Andes, presso Mantova, da una sana famiglia di possidenti ter
rieri. Comp i primi studi di grammatica a Cremona ; da qui, presa
la toga virile, pass a Milano, per intraprendere gli studi di reto
rica, che avrebbero dovuto aprirgli la via alla carriera forense.
Vi rimase non molto, perch poco dopo si rec a Roma, alla scuola
del rtore Epidio. Ma Roma, Vurbs illa tumultuosa, accolse lumile
ed impacciato campagnolo di Mantova non per farne un perso
naggio del Foro, per cui egli non aveva n vocazione n attitudini
naturali, sibbene il suo pi grande poeta. Diede presto un addio
alle vuote *declamazioni dei rtori, si ritir a Napoli, attiratovi
dalla fama dellinsegnamento deirepicureo Sirone, che lo apr alla
meditazione del grande mistero della vita. Qui contrasse le prime
amicizie con Vario Rufo e PJozio Turca, che rimasero i suoi pi
intimi confidenti fino alla morte.
Non si sa quanto tempo Virgilio rimase a Napoli, la citt che,
in seguito, come Mantova, visse sempre nel suo nostalgico ricordo ;
n possibile stabilire se, lasciata Napoli, abbia fatto ritorno alla
sua terra natia, o se si sia trattenuto a Roma. Tutto fa supporre,
stando specialmente alla temprie storica della prima e nona egloga,
che Virgilio sia stato presente alla tragedia, che, dopo il 42, si ab
batt su Cremona prima, e poi su Mantova, con Fespropriazione
dei territori locali, destinati ad essere distribuiti ai veterani, che
avevano preso parte alla battaglia di Filippi contro Bruto. Si crede
altres che Virgilio, in un primo tempo, sia riuscito a conservare
1
2 P. VI RGI LI O MARONE
il suo poderetto, mediante i buoni uffici di Asinio Pollione, allora
al governo della Gallia cisalpina, ma che poi sia stato anche lui
colpito dalla sventura, che gli apr una ferita irrimarginabile nel
cuore. Scacciato dai suoi dolci clivi , travolto e confuso tra
i victi tristes, lasciando dietro di s ogni cosa pi caramente
diletta , si trasfer definitivamente a Roma, dove par che avesse
avuto da Mecenate una casetta sullEsquilino. Ma Roma non
era la ' dimora ideale per il suo animo mite ; ne altern il sog
giorno con la dulcis Parthenope, dove forse ebbe in eredit
la villula del maestro Sirone.
Da questo momento Virgilio vive in s, per s, con la poesia,
la divina serenatrice dei suoi giorni. A Roma port compiuti,
o quasi, i suoi carmi bucolici, che gli aprirono subito la via alla
notoriet e lo rivelarono poeta ; le Georgiche seguirono di l a poco,
e suscitarono l ammirazione di Mecenate, come le Bucoliche ave
vano entusiasmato Pollione. Quando si accinse, dal 29 in poi,
sotto lo stimolo di Ottaviano, alla laboriosa composizione del-
l Eneide, il suo nome era ormai in ore omnium ; e lui, il mite
che non aveva mai forse pensato di scrivere un verso per l immor
talit, si sent salutato tra gli immortali, a fatica non ancora com
piuta, dalla bocca stessa di Properzio : Indietro, romani, indietro,
greci scrittori : qualcosa sta per nascere, forse pi grande del
l Iliade . Terminata, attraverso innumerevoli difficolt e ripen
samenti, la prima stesura del poema, di cui, nel 22, lesse alcuni
canti ad Augusto, Virgilio decise di fare un viaggio in Grecia,
per controllare i luoghi descritti, raccogliere materiale utile alla
stesura definitiva e ristorare il suo spirito pensoso alle pure sor
genti del pensiero filosofico. Ad Atene si incontr con Augusto,
di ritorno dalle province orientali ; questi trov il poeta stanco
ed emaciato, e lo persuase a tornare con lui in Italia. Il male, che
gi da tempo forse lo minava, scoppi inesorabile e lo stronc,
sbarcato a Brindisi, il 21 settembre del 19 av. Cr.: l anno stesso,
in cui moriva un altro grande poeta, Tibullo. Il suo corpo fu tra
sportato a Napoli e sepolto sulla via di Pozzuoli. Sulla sua tomba
P. VI RGI LI O MARONE 3
si trascrisse il distico, che si vuole dettato da lui stesso prima di
morire: Mantua i1) me genuit, Calbri rapure: tenet nunc / Par
thenope : cecini pascua, rura, duces. Lasci suoi eredi Mecenate
ed Augusto, al quale, come aveva fatto gi con Vario e Tucca,
prima di lasciare l Italia, espresse anche la volont che l'Eneide
venisse bruciata. Ma Augusto, che conosceva sia la modestia del
poeta sia i pregi del capolavoro, non obbed ; affid proprio
a Vario e Tucca l incarico di pubblicare il poema, con l ordine
di rispettarne scrupolosamente l integrit sostanziale. E fu gesto
sapiente di uomo magnanimo, il dono pi ricco chegli lasciasse
al suo impero e al mondo intero.
O pe r e
Il periodo della ininterrotta attivit poetica di Virgilio va dal
40 circa alla sua morte : poco pi di un ventennio. Che per le sue
prime esperienze risalgano pi addietro, forse al primo periodo
romano, facile supporlo. Ma quella decina di componimenti,
giunti a noi sotto il nome di Appendix Vergiliana, oltre a non incon
trare unanimit di consensi circa la paternit, valgono poco pi
di semplici esercitazioni poetiche : rivelano troppo vivo sapore
di scuola. La vera, grande poesia di Virgilio comincia con le Buco
liche o Ecloghe : dieci carmi pastorali o idilli , tutti in esametri,
composti nel triennio tra il 42 e il 39 o il 41 e il 38, secondo
la testimonianza degli antichi commentatori di Virgilio.
Dopo le Bucoliche, Virgilio si accinse ad impegno pi grave :
alla composizione delle Georgiche, un poema in quattro libri. La
data precisa della composizione non c nota, ma, se si deve prestar
fede agli antichi biografi, che affermano aver Virgilio impiegati
sette anni in questa fatica, e aver letta lopera intiera ad Augusto
(!) Mantova mi diede i natali, i Clabri mi tolsero ai vivi, tiene ora le
mie ceneri Partnope : cantai i pascoli, la campagna, i duci .
4 p. VI RGI LI O MARONE
nel 29a, possiamo ritenere che le Georgiche siano state scritte tra
il 37 e il 30 : cio, subito dopo le Bucoliche e prima e\VEneide.
LEneide, poema epico in dodici libri, fu cominciata nel 29a
e pubblicata postuma, due anni dopo la morte del poeta (avve
nuta il 21 settembre I9a) ad opera di Vario e 4ucca. La mancanza
dellultima mano si avverte non solo nella struttura del poema,
ma anche nelle non poche contraddizioni e ripetizioni, che ivi si
notano. Comunque, V Eneide rimane il pi grande poema epico
della latinit e quello che ha latto di Virgilio il poeta pi umano
ed universale di tutti i tempi.
LE B U C OL I C HE ()
Sono dieci componimenti bucolici, o carmi pastorali, che recano,
per lo pi, come titolo il nome dei protagonisti principali che vi
agiscono : I ( Tityrus) : il pastore felice nella pace del suo campi-
cello, mentre Melibeo va esule dalla sua terra, spingendo ango
sciosamente innanzi l assottigliato gregge ; II (Alexis) : il servo,
che, prediletto da un ricco possidente, non cura le pene amorose
del pastore Coridone ; III (Palaemon) : arbitro della sfida poetica
tra i due pastori, Dameta e Menalca ; IV (Pollio) : Asinio Pollione,
amico e ammiratore di Virgilio, padre del puer prodigioso, che
porter una ra nuova nel mondo ; V (Daphnis) : il pastore deifi
cato, di cui Mopso canta la morte col pianto delluniverso, Me
nalca celebra lapoteosi divina ; VI (Silenus) : il vecchio stiro,
che legato, ubbriaco comera e addormentato, dai giovani Cromide
e Mnasillo, canta, svegliatosi, l origine del mondo e leggende varie
con le lodi di Gallo; VII (Meliboeus) : il pastore musico e poeta, che
ha assistito ad una gara di canto tra Tirsi e Coridone, che ne riusci
vincitore ; VIII (Pharmaceutria) : titolo greco = gli incantesimi ,
praticati da una donna innominata per riconquistare il suo amore ;
IX (Moeris) : il servo del pastore poeta Menalca, che, incontra
tosi per strada con l amico Lcida, gli narra le tristi vicende del
padrone, che, cacciato dal suo poderetto, poco manc che non ci ri
mettesse la vita ; X (Gallus) : il poeta Cornelio Gallo, amico di Vir
gilio, che ne canta la infelice vicenda damore con linfedele Licride.
La silloge, come oggi noi la possediamo, fu ordinata dal poeta
stesso secondo criteri in parte cronologici, in parte razionali ed
artistici (egli bad, soprattutto, al principio dell alternanza ),
< fu pubblicata circa il 38 av. Cr. Un poema nuovo, rivelazione
(x) Dal greco bkolik canti di mandriani, di pastori , canti pastorali ;
sono dette anche Ecloghe (o Egloghe), anchesso termine greco, che vale com
ponimenti scelti, distinti da altri.
6 P. VI RGI LI O MARONE
di poesia, darte e di spirito, un mondo ricco di temi e circostanze
varie, che, innestate, in parte, nella vicenda stessa della vita del
poeta, si intrecciano e si ampliano nella trama dei dieci componi
menti e diventano espressione universale ed umana. il mondo
bucolico virgiliano, vivo di colori, di immagini, di paesaggi, di
persone e cose care, di significati nuovi, di riflessi allegorici, di
accenti lirici, epici, pastorali. Sono pastori idealizzati, che non
vivono e non sfogano nel canto se non la loro amara sofferenza,
il loro amore e il loro dolore, incarnando gli ideali arcadici del
poeta : quelli dun mondo sognato nella pace, nella felicit e nella
fratellanza umana, lacerato invece dallodio e dalle passioni, op
presso dallingiustizia e dal destino. Di qui quel tono di malin
conia e di dolore, che tutta pervade la poesia delle Bucoliche, vela
di tristezza le pi belle immagini poetiche e si sintetizza in quelle
espressioni singolari dello spirito pensoso ed amareggiato del poeta :
Fors omnia versat. . . , nos victi tristes . . . , omnia vincit amor. . .
Gli che a Virgilio tocc di vivere nellepoca pi travagliata
di Roma : quella che segn il trapasso dalla Repubblica allIm
pero. Una civilt in crisi, che, sotto lurgenza delle lotte politiche
e delle guerre civili, e dietro la spinta di nuovi orientamenti filo
sofici e culturali, andava conquistando faticosamente se stessa.
Gli agitati avvenimenti di quegli anni accompagnarono la giovi
nezza del poeta e turbarono la sua semplice spiritualit di pro
vinciale , gi incline, per natura, alla meditazione, allisolamento
e al pessimismo. Pur negli agi di Roma e nelle delizie di Napoli,
egli risogn sempre la sua terra mantovana, dove, in contrasto
con le allaganti discordie nazionali, ebbe a sperimentare le dol
cezze di una vita arcadica, scevra di ambizioni e di lotte, ricca di
tranquillit e di pace. E quando anche l arriver la guerra fra
tricida a seminare discordie e miserie, il sogno non svanir ; anzi,
alimentato dallesperienza amara della vita, dal contrasto con
la realt, tra le speranze concepite e le delusioni sofferte, dar
impulso al canto, che raccoglier le note pi vive dellanima buco
lica virgiliana: si ripensi alla I e alla IX egloga. E tutto si com
porr in questo anelito solo, vario eppur continuo, verso la vita
pacifica dei pastori-cantori, cui par che la natura abbia elargito
in abbondanza i doni pi puri della vita. La stessa alta intona
zione della poesia del puer prodigioso (IV egloga), che porter
unra nuova di felicit e di pace nel mondo sconvolto, si ammorbi
disce in immagini ed accenti pastorali e sfuma nelle vezzose note
di una ninna nanna, cantata sulla culla dello stesso puer.
LE BUCOLI CHE 7
Vien da s che in questa sua prima esperienza poetica Virgilio*
pur rimanendo saldamente ancorato ai suoi ideali poetici e alle
sue sensibilit spirituali, si piega ad accogliere le varie voci che
a lui vengono dalla tradizione letteraria, greca e romana. La dot
trina di Epicuro appresa nella sua formazione culturale prima
a Roma, poi a Napoli dal suo maestro Sirone, gli aveva insegnato
a vivere nascosto , lontano dai pubblici intrighi, beato della
propria voluptas, a contatto della libera natura. Pi tardi altre
esperienze filosofiche, quali la stoica, la neopitagorica e la mistrica*
si affiancheranno o si sostituiranno a quella epicurea, ma Virgilio
rimarr sempre il nostalgico assetato di pace e di serenit cam
pagnola, l ammirato contemplatore della semplice vita dei pastori.
E qui gi la nota della sua originale personalit poetica.
Che Virgilio nella sua prima produzione si sia mosso sotto gli
stimoli dello spirito e della tecnica neoterica romana, caratteriz
zata da spontaneit e freschezza di ispirazione, da levit e raffi
natezza di ritmi e di forme, innegabile ; come innegabili sono
in lui gli influssi della poesia greca alessandrina, segnatamente
di Teocrito. La lettura degli Idilli palese nelle Bucoliche : ne rie
cheggiano quadri e scene pastorali, immagini, sentimenti, situa
zioni, persino nomi di pastori (17 volte), espressioni e frasi poe
tiche. Eppure ognuno di questi elementi in Virgilio cambia, per
cos dire, tono e colore : c in lui la tendenza ad introdurre motivi
storici, autobiografici e arcadici, a smaterializzare le cose, a viverle
e riviverle in vagheggiamenti, pensosit, idealizzazioni, ricche delle
modulazioni della sua anima, che d vita e sapore alle scene, ai
personaggi, alle creature, insomma, del suo canto. In ciascuna
ili esse, anche quando riecheggia toni, frasi, abitudini tradizionali*
si avverte Virgilio, con le sue sensibilit poetiche, con le sue predi-
lezioni agresti, con i suoi pastori e le loro zampogne, in una parola*
r o n il suo divinum rus. Di qui la radice del simbolismo e del-
I allegoria nelle Bucoliche, a cui occorre badare con molta accor
tezza per non offuscare i contorni degli elementi reali e ridurre
tutto, o quasi, a simbolismo nel vario mondo delle Bucoliche.
8 P. VI RGI LI O MARONE
Ec l o g a pr i ma : TITIRO E MELIBEO
Ar g o men t o
Due pastori, Titiro e Melibeo, si incontrano, in un tardo pome
riggio di autunno, in una contrada della pianura mantovana :
Titiro attende alle sue giovenche, che pascolano placidamente
nel suo poderetto, e, sdraiato allombra di un faggio frondoso,
trae dalla zampogna allegri motivi pastorali ; Melibeo, ' invece,
costretto dalla iniqua sorte ad abbandonare la sua dolce terra,
spinge desolato innanzi a s, verso le ignote vie dellesilio, il mi
sero suo gregge, unica ricchezza rimastagli. La serena tranquillit
di Titiro suscita stupore, pi che invidia, nellinfelice Melibeo,
che chiede allamico la ragione di cos grande fortuna in mezzo
a tanto scompiglio. stato un dio risponde Titiro che ha
fatto per me questa pace ; un dio benigno, che egli conobbe tempo
addietro, quando and a Roma per affrancarsi dalla schiavit,
dopo che, abbandonata la capricciosa Galatea, fu preso dallamore
della tenera Amarillide. Fu proprio quel dio, che allora gli disse
di ritornare tranquillo al suo campicello e di continuare a pascere
le giovenche. Il racconto del fortunato amico acuisce la dispera
zione e lo smarrimento dellinfelice Melibeo, che, pur compiacen
dosi della di lui felicit, non pu non compiangere il proprio destino:
vede innanzi a s le mte dellesilio, ai confini dellImpero, tra
gente inospitale e sconosciuta, donde mai potr pi sperare di
tornare a riveder la sua terra e il tetto della sua misera capanna.
Lo sfogo amaro del povero Melibeo commuove il buon Titiro,
che si fa pensoso e triste, immedesimandosi della sciagura del com
pagno : nullaltro pu far per lui che invitarlo a sostare. sera,
cade la notte, che gli uomini affratella; l, nella sua capanna, c
posto e c cibo frugale per tutti e due : rimanga.
questo, insieme al IX, uno dei carmi pi ricchi di motivi
bucolici virgiliani, dove si concentrano voci interiori, che vengono
dal mondo del sogno e della realt, dal dramma della vita e della
storia, elementi tutti che concorrono a formare il suo tessuto
poetico e storico.
LE BUCOLI CHE 9
Il momento storico quello che si verific dopo la vittoria
di Filippi (42 av. Cr.), quando il triumvirato di Antonio-Lepido-
Ottaviano decret a favore dei veterani l esproprio dei territori
di circa 18 citt, cadute nella condizione di urbes dediticiae fin dal
tempo della guerra sociale, per essersi in quella compromesse.
Cremona e Mantova subirono la stessa sorte. Qui si innesta il
momento biografico del poeta e della sua famiglia, cui tocc di
soffrir la tragedia di tanta altra gente dei campi. Ma in un primo
tempo, per l interessamento di Asinio Pollione, che nel 41 presiedeva
alla Gallia Cisalpina, Virgilio riusc ad ottenere da Ottaviano lesen
zione dalla confisca del campicello ; di qui l inno commosso di
riconoscenza al deus, che tanto gli fu generoso.
evidente che su questo sfondo giuochi non poco lelemento
allegorico, che fin dai tempi antichi ha consigliato a riconoscere
in Titiro Virgilio, in Melibeo uno dei colpiti dalla dura legge
espropriatoria e nel deus, che benefic Virgilio, il giovane Otta
viano. Estendere per a tutta lecloga il significato allegorico non
si pu n si deve, perch ripugna ai caratteri stessi del carme,
dove parecchi particolari (come quello della servit di Titiro, della
sua passione per Galatea, della libert ottenuta soltanto nella vec
chiaia, ecc.), non convengono n al poeta n al padre di lui. Del
resto gi Servio, commentatore di Virgilio, pur sempre generoso
in fatto di allegoria, avvertiva che qui, sotto la figura di Titiro,
dobbiamo riconoscere la persona di Virgilio, non tuttavia dapper
tutto, ma solo dove un motivo plausibile lo esige .
M. Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui musam meditaris avena :
1. Tityre: di etimologia incerta,
passato a significare tradizionalmente
pastore , uomo di campagna .
patulae... fagi = sdraiato allombra
di un ampio faggio ; non colta
solo l ampiezza protettiva del faggio,
ma anche la tranquilla sicurezza go
duta allombra dellalbero ; il termine
fagus (cos platanus) sentito come
elemento figurativo arcadico, espres
sione bucolica indeterminata. recu
bans : indica la posizione di chi se ne
sta disteso, sdraiato ; diverso da
recumbre = porsi a sedere . teg
mine (da lego) copertura, vlta,
cielo , quindi ombra .
2. silvestrem... avena vai mo
dulando sulla tua esile zampogna un
canto pastorale ; silvestrem... mu
sam : canto agreste, boschereccio, in
genere ; 1 pastori, nell'estate, sogliono
condurre le greggi vicino alle selve,
dove pi fresca lerba e pi con
fortevole lombra. avena : ndica,
metaforicamente, la zampogna o il
flauto , che i pastori si costruivano
10 P. VI RGI L I O MARONE-
nos patriae finis et dulcia linquimus arva :
nos patriam fugimus : tu, Tityre, lentus in umbra
formonsam resonare doces Amjiryllida silvas. 5
T. O Meliboee, deus nobis haec otia fecit.
Namque erit ille mihi semper deus, illius aram
saepe tener nostris ab ovilibus imbuet agnus.
Ille meas errare boves, ut cernis, et ipsum
ludere quae vellem calamo permisit agresti. 10
con lo stelo dellavena per accompa
gnare le loro canzoni.. meditaris :
pu significare aver cura, eserci
tarsi e, come meglio, comporre,
modulare .
3-5. nos... arva = noi (invece) ab
bandoniamo i confini della patria e i
dolci campi ; nos: lui, Melibeo, e le
sue pecorelle, fortemente contrapposto
al tu del v. 1, e ripreso poi dal nos
del v. 4, a cui segue, chiasticamente, un
altro tu. fi ni s (= Jines) = confini,
territori . arva : sono i campi
coltivati , diversi perci da agri.
fugi mus : adoperato transitivamente
siamo costretti a fuggire ; c nei
verbi e nei loro complementi unacco
rata gradazione di concetti : lasciare,
per allontanarsene, prima il suolo na
tio, poi i dolci campi, quindi la pa
tria. l entus i n umbra : lentus si
gnifica per s flessibile, elastico ,
poi ozioso, pigro, indolente ; qui,
completato da umbra, disteso allom
bra . formonsam... si lvas = in
segni alle selve a far ri suonare (il
nome della) bella A marillide; silvas
resonare retto da doces, costruito
con due accus.; Amarylliia (accus. di
forma greca) comp, oggetto interno
di resonare ; formonsam (con la n in
fissa) pi musicale di formosam.
6-8. Meliboee : , come Tityrus,
nome tipicamente pastorale. deus :
un dio , in senso epifonematico,
Ottaviano. nobis : anche qui, come
nel nos precedente, un plurale, che
nel verso seguente si attenua in mihi.
otia : nellampia accezione di riposo,
vita tranquilla, pace . Namque
( = quam ob rem) = perci . i l l e :
soggetto, con deus predicato. il li us :
con la seconda i breve (illius).
aram : laltare sacrificale ; in
senso reale o allegorico, qui tutto
dimostra la profonda gratitudine del
beneficato pastore verso il dio bene
fattore. tener... agnus : espressione
frequente nelle offerte sacrificali, come
tener haedus ; le carni degli animali
giovani e teneri erano pi gradite
agli di. ab ovilibus : abl. di pro
venienza. imbuet (sott. sanguine) =
spesso un tenero agnello (tratto dai)
nostri ovili bagner di sangue la
sua ara .
9-10. Ille... permisit: costr.: ille
permisit meas boves errare, ut cernis,
et ipsum ludere quae vellem calamo
agresti ; permisit : con due oggettive :
meas boves e ipsum ludere ; in prosa
ut e il cong. meas boves = le
mie giovenche ; bos : per s maschile,
pu essere usato, specie in poesia,
anche per il femminile. ut cer
ni s = come vedi ; incidentale.
et ipsum : sott. me, che risulta facil
mente dal quae vellem (= e a quae v.)
seguente. ludere (nella sua signifi
cazione bucolica, specialmente unito
a calamo, esprime il poetare, il
comporre a piacere un carme pa
storale) = egli permise che le mie gio
venche vagassero qua e l, come vedi,
e che io stesso giocherellassi a piacere
con la mia agreste zampogna . La
L E BUCOLI CHE 11
M. Non equidem in video ; miror magis : undique totis
usque adeo turbatur agris. En, ipse capellas
protenus aeger ago : hanc etiam vix, Tityre, duco.
Hic inter densas corylos modo namque gemellos,
spem gregis, ah ! silice in nuda conixa reliquit. 15
Saepe malum hoc nobis, si mens non laeva fuisset,
de caelo tactas memini praedicere quercus.
Sed tamen, iste deus qui sit, da, Tityre, nobis.
gioiosa, esultante risposta di Titiro
rende pi amara la nota del contrasto
e pi profonda la tristezza del povero
Melibeo.
11-13. Non... i nvi deo: sott. tibi
non ti invidio di certo . magi s :
nel senso di potius piuttosto .
undi que = dappertutto, dovunque ,
anticipa la desolata visione di totis
agris : abl. locale per tutti i campi ,
per ogni punto della campagna .
usque adeo : l etterata. sino a tal
punto . turbatur : forma imper
sonale, assai efficace c scompiglio .
En,... duco = Ecco, io stesso,
affranto, spingo innanzi le mie ca
prette : anche questa, o Titiro, devo
trascinarmi dietro . protnus :
forma pi arcaica di protinus ed ha
valore pi di luogo ( innanzi ) che
di tempo. ago_ duco : ago pi
forte ed indica la spinta a cammi
nare; duco include quasi il significato
di accompagnare e par sottolineare
la cura pietosa del pastore per la ca
pretta stanca. aeger : sia dellanimo
che del corpo. vix = a stento,
con fatica .
14-15. Hic... rel i qui t: generalmente
si intende qui, tra i folti noccioli,
or ora (modo) infatti partor due ge
melli e li lasci, ah, speranza del
gregge, sulla nuda pietra ; pare per
preferibile : qui tra i folti noccioli,
lasci or ora due gemelli, ah, spe
ranza del gregge, dopo averli parto
riti sulla nuda pietra ; in questa
interpretazione spicca maggiormente la
nota di tenera e commossa umanit
del pastore, nel senso che egli, dopo
che la capretta ebbe lasciati lungo
la via (silice in nuda) i due gemelli,
li abbia raccolti e deposti pietosa
mente tra i noccioli ai margini della
strada. namque : nel centro della
proposizione ; pi frequente in prosa.
spem gregis : apposizione di
gemellos. silice : femminile in
poesia. conixa : participio con
giunto, da conitor ; in cortixa c lo
sforzo dellatto di natura e lo stato
della capretta anche dopo di esso.
questo il momento nel quale la
piet ed il dolore diventano lacrime,
che paiono concentrarsi in quel ah,
che, posto al mezzo, nellultimo verso,
raccoglie ed accentua, anche nella
successione ritmica, l onda del sen
timento, che investe tutto il brano.
16-18. Saepe... quercus : costr.: me
mini saepe quercus, tactas de caelo,
praedicere hoc malum ecc. = mi sov
viene che spesso le querce, colpite dal
fulmine, ci predicevano questa scia
gura, se la mente non fosse stata
cieca . malum : cio l esilio, l a
fuga. laeva : stolta, insensata ,
lopposto di dexter scaltro, ingegno
so . de caelo tactas : cio f u l
mine tactas. praedicere : cio por
tendere, proprio del portentum ( pro
digio ). Sed tamen : doppia par
ticella oppositiva, che interrompe bru
scamente il discorso, come spesso nel
parlar familiare. qui sit : quale
sia ; a Melibeo non importa tanto
sapere il nome del dio, quanto le sue
qualit. da : nel senso di die.
12 P. VI RGI LI O MARONE
T. Urbem quam dicunt Romam, Meliboee, putavi
stultus ego huic nostrae similem, quo saepe solemus 20
pastores ovium teneros depellere fetus :
sic canibus catulos similes, sic matribus haedos
noram, sic parvis componere magna solebam.
Verum haec tantum alias inter caput extulit urbes,
quantum lenta solent inter viburna cupressi. 25
M , Et quae tanta fuit Romam tibi causa videndi ?
T. Libertas, quae sera tamen respexit inertem,
19-25. L a risposta di Titiro uno
dei momenti pi belli della poesia
bucolica virgiliana, dove per la prima
volta si sente risuonare il nome di
Roma, che si perde in una visione
fantastica, che sa di favola grandiosa,
colorita di immagini e similitudini
contadinesche : Roma pi grande
delle altre citt come le capre pi
dei capretti, e il cipresso pi dei vi
burni. Qui egli, Titiro, incontr per
l a prima volta quel dio , causa
della sua felicit. urbem : in
posizione enfatica, rafforzata dal quarti
dicunt seguente, che d tono favoloso
alla narrazione = quella citt, che
chiamano Roma, o Mei., io stolto pensai
simile a questa nostra ; huic nostrae :
cio a Mantova . quo : avv.
di moto a luogo. ovium : pu
essere retto tanto da pastores quanto
da fetus : una delle costruzioni pre
gnanti dello stile poetico. depel
lere : propr. spingere gi dai monti
verso la citt, i teneri piccoli delle
pecore, portandoli a vendere. sic...
s i c : in prosa: ut... sic; qui per
giuoca lesigenza anaforica. no
ram = noveram (da novi) sapevo .
canibus... similes = che i cuc
cioli (catulos) sono simili ai cani .
componere : nel senso di conferre,
comparare paragonare le cose grandi
alle piccole , espressione diventata
proverbiale e sfruttata anche spropo
sitatamente. V erum = invece .
haec haec urbs questa citt
tanto lev il capo tra le altre, quanto
sogliono i cipressi tra i flessuosi vi
burni ; extlit equivale ad elatum
gerit con valore di stato presente in
seguito ad azione passata. l enta =
flessibili 5>. viburna : sono albe
relli ramosi in genere striscianti o
rampicanti, opposti perci a cupressi,
alti, maestosi.
26. E t : posto allinizio del verso
esprime efficacemente la meraviglia
dellinterrogante. tanta causa =
s grande ragione, cos importante
motivo di visitare Roma.
27-30. I n questa risposta di Titiro
alcuni studiosi vogliono vedere sol
tanto allegoria, altri soltanto storia :
c luna e laltra, ma soprattutto molta
poesia. Bene intende lAlbini : Titiro
un servo che ha bisogno di mettere
da parte di che redimersi in libert ;
nella sorte di lui designata quella
di Virgilio, che ha bisogno di pro
tettori per fiancheggiarsi nel possesso
del suo campo... . Libertas : sott.
causa f u i t ; la L ibert qui perso
nificata, divinizzata : la stessa dea
romana, che, compiacente e tenera,
sia pur dopo lungo tempo, volge lo
sguardo allo schiavo gi incanutito
ed impigliato prima, da giovane, nei
lacci dellamore di Galata, che non
gli permetteva risparmio alcuno.
sera : con valore concessivo bench
tardi , ripreso poi da tamen. re
spexi t: nel significato tecnico di guar
dare attentamente con piet e com
prensione, come nel linguaggio litur
gico. inertem = neghittoso, av-
L E BUCOLI CHE 13
candidior postquam tondenti barba cadebat :
respexit tamen et longo post tempore venit,
postquam nos Amaryllis habet, Galatea reliquit. 30
Namque, fatebor enim, dum me Galatea tenebat,
nec spes libertatis erat nec cura peculi.
Quamvis multa meis exiret victima saeptis,
pinguis et ingratae premeretur caseus urbi,
non umquam gravis aere domum mihi dextra redibat. 35
M. Mirabar quid maesta deos, Amarylli, vocares,
cui pendere sua patereris in arbore poma :
Tityrus hinc aberat. Ipsae te, Tityre, pinus,
ipsi te fontes, ipsa haec arbusta vocabant.
vilito ; compendia in s il signifi
cato di segnis ( pigro ) e di socors
( vile ). candidior : comparativo
giustificato daHimperfetto continua
tivo cadebat : quasi a dire quando
mi radevo la barba, mi cadeva sem
pre pi bianca . nos : plurale
maiestatis : poi subito me, nel verso
seguente. Galata : la candida, la
lttea, termine pastorale, come Ama
ryllis.
31-35. fatebor enim (incidentale)
= infatti te lo confesser candida
mente ; prima namque poich .
dum me... tenebat = finch mi te
neva quasi legato. nec spes l i ber
tatis : i servi diventavano liberti
mettendosi da parte per dote i piccoli
risparmi, che invece Titiro si lasciava
consumare da Galata. cura pe
culi : quella che gli occorreva per
il riscatto ; peculium, come pecunia,
da pecus ; designava, in origine, la
piccola parte del gregge, lasciata in
proprio dal padrone ai servi ; si ricordi
che lantica moneta era costituita
dallo scambio delle pecore e di altri
generi di natura. Quamvis : dice,
esemplificando, il suo misero stato di
prima, sotto l oppressione dellavida
Galata = e, sebbene molte vittime
uscissero dai miei recinti e pingue
cacio fosse da me premuto per l in
grata citt, non mai la destra mi tor
nava a casa pesante di denaro .
multa... victima : sing. poetico ; indica
la qualit , oltre che la quantit
- - meis... saeptis : (da saepio) abl.
di provenienza con la preposiz. nel
composto exiret. - pinguis... caseus :
sing. poetico. ingratae... urbi : da
tivo di vantaggio con premeretur, che
rid labituale maniera campagnola
di fare il formaggio ; nota il signifi
cato attivo di ingratae, non per s,
ma perch pagava poco la fatica del
contadino. aere : qui = denaro ;
aes il bronzo , con cui si conia
la moneta.
36- 39. M irabar = mi meraviglia
vo ; la meraviglia di Melibeo in
ordine ad Amarillide, che egli vedeva
soffrire, perch Titiro era assente
e distratto da altre cure. quid...
vocares perch tu, mesta, invo
cassi gli di ; interr. indiretta, come
cui... patereris (da patior) e per
chi lasciassi tu pendere dallalbero
i suoi frutti . - sua : abl. con r
bore. aberat : la a finale lunga
perch ictata e in cesura. Ipsae...
ipsi... ipsa : efficace ripetizione (an
fora) che accentua la nota del desi
derio e di questo momento lirico
cosmico bucolico : l amante assente
non desiderato soltanto dalla sua
donna, ma anche dalla natura tutta ;
cos, nella V ecloga, la natura piange
14 P. VI RGI L I O MARONE
T. Quid facerem ? neque servitio me exire licebat 40
nec tam praesentis alibi cognoscere divos.
Hic illum vidi iuvenem, Meliboee, quotannis
bis senos cui nostra dies altaria fumant.
Hic mihi responsum primus dedit ille petenti :
pascite ut ante boves, pueri : submittite tauros . 45
M. Fortunate senex ! ergo tua rura manebunt.
Ia morte di Dafni, e nella V I I , alla
dipartita di Alessi, i fiumi si dissec
cano, mentre il bosco si allieta e ver
deggia intorno a Fillide.
40-41. Nota la naturalezza di que
sta risposta : Titiro non pot evitare
un cos lungo viaggio e, per conse
guenza, il dolore di Amarillide ; non
poteva, daltra parte, conoscere al
trove gli di benefici , che diri
gevano le sorti del mondo romano :
Ottaviano, Pollione, Mecenate, V aro :
i personaggi della storia, ingigantiti
dalla mente del pastore, sono diven
tati altrettanti di. Quid facerem =
che avrei dovuto fare ? ; poten
ziale passato, piu che dubitativo :
Titiro, pur desiderandolo, non poteva
agire diversamente. neque... lice
bat = non mi sarebbe stato lecito
uscire (diversamente) di schiavit .
nec : prima neque pi per ragioni
metriche che stilistiche. praesen
ti s = praesentes, cio faventes, propi
tios benigni .
42-45. Hi c; a Roma, dove Titiro
si porta con la fantasia ; fissare qui
la successione cronologica dei fatti
storici impossibile ; tutto sentito
e detto poeticamente. illum... iu
venem : Ottaviano, che aveva allora
circa 22-23 anni ; illum ; la figura
ingrandita di lui nella fantasia del
pastore. quotannis... fumant ==
per cui dodici giorni allanno fu
mano i nostri altari ; bis senos :
propr. due volte sei allanno , cio
dodici volte , quindi una volta
al mese. cui : nota la posposizione
del relativo, che qui un dat. di
vantaggio ; nota anche il valore reli
gioso del verso : Ottaviano ricor
dato nel sacrificio di Titiro come uno
degli di L ari, a cui i Romani erano
soliti sacrificare una volta al mese.
Hi c : con il valore del precedente :
qui a Roma. mi hi petenti :
a me che lo supplicavo . pri
mus : con valore predicativo per
primo, spontaneamente . ante =
antea. boves : diversi da tauros ;
i primi sono i buoi , o meglio,
i bovini, maschi e femmine, da pa
scolo e da lavoro ; i secondi soprat
tutto da allevamento ; di qui il va
lore di submittite sottoponete , iugo
et veneri, come intendono i commen
tatori antichi ; pensate, cio, a lavo
rare le terre e a far riprodurre la
specie. pueri : i servi, in genere,
qualunque fosse la loro et. Stando
al rigore logico dei fatti, Titiro va
a chiedere la libert e gli viene
concesso invece il privilegio di rima
nere, indisturbato, nel suo poderetto ;
gli che qui l elemento bucolico
e quello biografico di Virgilio si fon
dono e si compenetrano poeticamente.
46-50. Fortunate senex : ripreso
poi a v. 51 ; fortunatus il favorito
dalla fortuna ; senex nel suo signi
ficato pi semplice di vecchio ;
lesclamazione, accentuata dalla cesura
pentemimera, esprime lo stupore estre
mo di Melibeo. ergo : particella
conclusiva dunque . tua rura :
tua con significato predicativo ( dun
que i campi rimarranno tuoi ) o attri
butivo ( d. i tuoi campi rimar
ranno ) ; questa seconda interpreta-
L E BUCOLI CHE 15
Et tibi magna satis, quamvis lapis omnia nudus
limosoque palus obducat pascua iunco.
Non insueta gravis temptabunt pabula fetas,
nec mala vicini pecoris contagia laedent. 50
Fortunate senex ! hic inter flumina nota
et fontis sacros frigus captabis opacum.
Hinc tibi, quae semper, vicino ab limite saepes,
Hyblaeis apibus florem depasta salicti,
saepe levi somnum suadebit inire susurro ; 55
hinc alta sub rupe canet frondator ad auras :
zione preferibile non solo per la
collocazione delle parole, ma anche
perch quel manebunt, cos indeter
minato, raccoglie tutto il sogno buco
lico del pastore. et... satis =
e per te grandi abbastanza ; signi
ficativa e familiare qui la congiun
zione et. quamvi s... iunco = seb
bene nuda ghiaia e palude ricoprano
tutti i pascoli di giunchi limacciosi ;
lapis nudus : indica la natura roc
ciosa del terreno. palus : quelle
formate dallo straripare del Mincio ;
nel limo di esse cresce il giunco.
obducat : quasi tegat ricopra .
Non... fetas : costr.: non insueta pa
bula temptabunt graves fet as : i pa
scoli non conosciuti possono essere
anche nocivi ( possono insidiare )
alle pecore pregne. gravis = gra
ves. nec... laedent = n mal
contagio di vicino gregge le offen
der ; si sa quanto funeste sono
le malattie epidemiche e contagiose
per gli animali.
51-52. Fortunate s e n e x : riprende
l esclamazione iniziale, che apre an
che il motivo pi lirico del brano,
tutto musica di ritmi cullanti in un
susseguirsi di elementi bucolici dol
cemente carezzevoli, quali il tubare
delle colombe e il refrigerio delle
fonti. hic : nella tranquillit del
poderetto. fl umi na nota : sono
i canali della pianura padana, par
ticolarmente del Mincio, ben noti
al giovinetto Virgilio. fontis (= f o n
tes) sacros : per gli antichi ogni fonte
era sacra, quasi un dono della divi
nit, e divinit essa stessa. fri
gus = frescura captabis =
godrai : frequentativo, e pun
tualizza l avidit del godimento.
53-58. Hinc... salicti : costr.: hinc,
ab lmite vicino, saepes, quae semper,
depasta florem salicti apibus Hyblaeis,
saepe suadebit tibi inire somnum levi
susurro = di qui, dal vicino con
fine, come sempre, la siepe, succhiata
nel fiore del salice dalle api ible,
spesso ti concilier il sonno col suo
lieve sussurro ; un passo difficile
dai nessi studiati. quae semper :
sottinteso suasit. Hyblaeis apibus :
dat. di agente ; le api sono dette
cos dal monte I bla, in Sicilia, ricco
di rbe aromatiche, che producevano
miele pregiato. fl orem depasta :
florem : accus. di relazione ; depasta :
da depascor : forma e significato pas
sivi (= cui (saepi) flores depasti sunt).
salicti : specifica florem. saepe
ecc.: un verso ricco di musicalit
per la presenza delle molte vocali
dolci, liquide e sibilanti ; il che si
ripete nei versi seguenti, specialmente
in 57 e 58 : l si risente il ronzio
delle api, qui il tubare e il gemere
delle colombe. hinc : coglie, come
sopra, la nota felice del paesaggio
di Titiro. alta sub rupe = sotto
il ripido greppo . frondator : il
16
P. VI RGI LI O MARONE
nec tamen interea raucae, tua cura, palumbes,
nec gemere aeria cessabit turtur ab ulmo.
T. Ante leves ergo pascentur in aethere cervi,
et freta destituent nudos in litore pisces, 60
ante, pererratis amborum finibus, exsul
aut Ararim Parthus bibet aut Germania Tigrim,
quam nostro illius labatur pectore vultus.
M. At nos hinc alii sitientis ibimus Afros,
pars Scythiam et rapidum cretae veniemus Oaxen 65
et penitus toto divisos orbe Britannos.
potatore delle viti. raucae... pa
lumbes = le rauche colombe , cio
il tubare rauco di esse. tua
cura amor tuo traduce lAl
bini, cio a te care : apposizione
di palumbes. gemere tubare .
riferito anche a palumbes. aeria...
ab ulmo =- dallalto olmo .
59-63. Sfogo di riconoscenza di
ri ti ro, che, reso pi conscio della
sua fortuna dalle parole d Melibro,
torna ad esaltare il suo giovani bene
fattore ; e si serve di immagini ricer
cate in un parlare paradossale pro
prio della semplice gente dei campi :
sono i cosi detti ' adunata cio
cose impossibili ad avverarsi. A nte :
ripetuto due versi dopo, sta con
il quatti del v. 63: antequam prima
che... e governa tutto il periodo.
leves... cervi gli agili cervi pasco
leranno nellaria . freta... pisces =
flutti idei mare ritirandosi) lasce-
ranmi nudi sulla riva i pesci ; f r e
tum, propriamente, il braccio di
mare pi ristretto, contro cui esso
urta, quasi ribollendo. desti tuent
(futuro come pascentur)', pi forte
di relinquo. nudos : cio non pi
avvolti di acqua. pererrati s...
Tigrim : costr.: ante, aut Parthus bibet
exsul Arrim aut Germania (bibet exsul)
Tigrim, pererratis amborum finibus =
<<>il Parto, esule, berr lacqua del
hume Arar o il Germano quella del
I tgri, ultrapassati i territori di en-
itiiinhi 'dopo avet percorso le terre
di entrambi i popoli) ; i Part,
cio, ed i Germani, emigrando gli
uni nel paese degli altri, percorre
ranno tutta la propria regione e l al
trui. A rrim : fiume della Gallia,
corrispondente allodierna Sane.
Tigri m : in Mesopotamia ; il poeta
non intende fare precisazioni geogra
fiche, ma solo menzionare due punti
estretpi del mondo romano ; nota
ancora che Parthus, singolare, e Ger
mania, collettivo, stanno per i rela
tivi plurali : Parthi, Germani.
quam... vultus = (prima) che la sua
immagine cada dal mio cuore ;
labatur : congiunt. con antequam (da
labor-ris-labi).
64-66. 11 trasognato lirismo di Ti-
tiro riconduce Melibeo alla realt :
vede dinanzi a s le mete dellesilio
ai confini dellimpero, tra i barbari,
e il suo dolore si incupisce. L a no
stalgia della patria lo riprende e scop
pia in un delirante soliloquio : e si
chiede se mai un giorno, dopo lungo
errare, potr rivedere i confini na
tivi, il povero tugurio, il regno della
sua arcadia. -- At : fortemente oppo
sitivo ma noi di qui, alcuni (olii
correlativo di pars) andremo nellin-
fuoeata Africa , propr. presso gli
assetati Africani accus. di moto
senza prepos. - pars : <caltri giun
geremo nella Scizia e alle rive del-
l'Oasse, che trascina creta ; altro
accus. di moto (veniemus) senza pre
pos. cretae : nome comune (non
L E BUCOLI CHE
17
En umquam patrios longo post tempore finis,
pauperis et tuguri congestum caespite culmen,
post aliquot mea regna videns mirabor aristas ?
Impius haec tam culta novalia miles habebit, 70
barbarus has segetes : en quo discordia civis
produxit miseros : his nos consevimus agros !
Insere nunc, Meliboee, piros ; pone ordine vites.
Ite meae, felix quondam pecus, ite capellae.
Non ego vos posthac viridi proiectus in antro 75
dumosa pendere procul de rupe
di isola !) e genit, oggett. di rapi
dum quod rapii cretam. Anche
qui indicazione di regioni senza pre
cisazioni geografiche : lOasse fi un
fiume dellAsia e vuole indicare le
regioni orientali, come i Britanni
del tutto (penitus) separati dal
resto del mondo indicano quelle
occidentali.
67-72. En... ari stas : sono tre versi
di non facile interpretazione ; una
delle pi probabili la seguente :
mai pi dunque, tornando a rive
dere, dopo tanto tempo, la terra
natia (patrios fines) e il tetto, fatto
di zolle, del povero tugurio, che mi
fu regno, potr contemplare col una
traccia di spighe ? . longo post
tempore : vedi v. 29. fi n i s ( = fines) =
confini, territorio . congestum :
partic. pass, di congiro (-ssi -slum
-rire). post aliquot aristas : altri
intende dietro a poche spighe ,
oppure dopo alcuni raccolti , cio
dopo alcuni anni . Impius...
miles : i due termini investono tutto
il verso. nvalia = i maggesi ,
non nominati a caso, ma perch
terra arata di recente (culta : part.
pass, di colo) dallafflitto padrone.
haec : Titiro porta nel cuore i suoi
terreni coltivati. has segetes :
dopo i campi (i novalia), le messi .
barbarus : con significato gene
rico : uno dei tanti barbari delle sol
datesche mercenarie di Ottaviano.
videbo ;
en quo discordia... mi seros = ecco
dove la discordia condusse gli scia
gurati cittadini ; esplosione di do
lore, quasi scatto di ribellione ; ed
nota umana della poesia di Vir
gilio. his... agros per costoro
(cio il miles e il barbarus) noi semi
nammo questi campi! . - hi s : dat.
di vantaggio. consevi mus : da
ronsero -is -ivi -tum -erire (da non con
fondersi con consiro -is -serui -consrtum
-erire < intrecciare ).
73-74. Insre nunc... vites = in
nesta ora, o Melibeo, i peri, disponi
in filari le viti ; un momento di
disperata riflessione, piena di amara
ironia, dove gli imperativi, rivolti
prima a se stesso (insire, pone), poi
alle caprette (ite, ite), rendono il
brano affectus plenus et quam maxime
ad miserationem factus (F orbi ger).
insre : in ordine agli innesti delle
piante, impegno assai gradito ad ogni
agricoltore. ordine : indica lalli
neamento di due o tre filari, in cui
gli antichi disponevano le viti.
Ite : (da eo) : ripetuto in anastrofe,
ma sempre riferito a capellae ; il
f e l i x quondam pecus = un giorno
gregge felice espressione apposi
tiva di capellae.
75-78. N o n ego... videbo = non
io dora innanzi, sdraiato sotto un
verde antro, vi vedr pi da lontano
pendere dalla balza ricca di rovi ;
continua il soliloquio del povero Meli-
2
18 P. VI RGI LI O MARONE
carmina nulla canam ; non me pascente, capellae,
florentem cytisum et salices carpetis amaras.
T. Hic tamen hanc mecum poteras requiescere noctem
fronde super viridi : sunt nobis mitia poma, 80
castaneae molles et pressi copia lactis ;
et iam summa procul villarum culmina fumant,
maioresque cadunt altis de montibus umbrae.
beo, nel quale le visioni felici dei
passato diventano ombre sinistre per
l avvenire. ego vos : nota l acco
stamento dei due pronomi. pro-
iectus = sdraiato, disteso (da proi-
cio), con lo stesso valore di lentus
del v. 4. procul : rivela l attenta
compiacenza del pastore che rimi
rava ' di lontano brucare le sue
caprette ; i due versi, letti ritmica-
mente, sono un sospiro. carmina
nulla canam (fut. di can) = nes
sun carme pi canter : sono le
canzoni pastorali. non : .sta con
carpetis (fut. di carpo) del v. seguente.
me pascente : forte abl. assoluto,
dove il verbo pasco in funzione del
sostantivo pastor ; come a dire : me
pastore = sotto la mia guida di pa
store . cytisum : una specie di
trifoglio dal fiore bianco, cibo gustoso
ai greggi, come le amarae salices
( i salici amari ; l ultima battuta
fonde in un sol tono di sconforto
pastore e caprette : non pi lui, non
pi esse.
79-84. Titiro si fa pensieroso e tri
ste, ascoltando la dolorosa storia del
povero Melibeo. Dimentica i suoi
carmina, la sua felicit, e si immede
sima della sorte del compagno. Nul-
laltro pu fare che invitarlo a so
stare : sera, cade la notte, che gli
uomini affratella ; l, nella sua ca
panna, c posto e cibo per tutti
e due : rimanga. Cos, questo canto
che sera aperto per Titiro con un
tono di baldanzosa sicurezza e di
limpida serenit, si chiude con note
di dolorosa compassione, quasi di
pianto. poteras : una .forma vi
vace di indicativo, che altri rende con
un condizionale passato = avresti po
tuto ; meglio, per, intenderlo come
semplice indicativo = potevi pur fer
marti , col quale colta la per
sona di Melibeo gi avviata mesta
mente verso il suo destino ; e Titiro,
che lo vede gi incamminato, gli
rivolge quel poteras, pur sapendo
che Melibeo non si fermer.
hanc... noctem : accus. di tempo
indet. fronde... vi ri di = sopra
verdi fronde , il giaciglio dei pa
stori. nobis : dat di possesso.
mi ti a = maturi . mol l es = te
nere , perch cotte. pressi lactis :
propriamente = latte cagliato , cio
formaggio . summa... culmina :
sono, propriamente, le sommit dei
tetti , ma trad. = comignoli : surit-
ma ha valore predicativo. vil la-
rum = le fattorie del luogo.
mai oresque... umbrae : le ombre di
ventano sempre pi grandi , allun
gandosi, col declinar del sole. Sono
due versi di insuperabile bellezza,
pieni di musica e di incanto. una
pittura di poche pennellate : som
mit di tetti che fumano di lontano,
ombre che cadono dai monti sempre
pi fitte. lora delle cure fami
liari, quando le massaie preparano
la cena agli stanchi mariti. Molti
hanno cantato lora del vespero, ma
in due semplici versi virgiliani, noi
sentiamo, come mai altrove, la tri
stezza duna sera dautunno, che
scende sui casolari nelle aperte cam
pagne (M archesi ) .
LE BUCOLI CHE 19
Ec l o g a n o n a - MERI E LICIDA
Distaccandoci dallordine tradizionale, leggiamo subito qui
questa IX ecloga.
Ar g o men t o
Fuori del paese, sulla via che va alla citt, il giovane pastore
Licida incontra Meri, gi castaido di Menalca, che porta due
capretti al veterano, il quale, in seguito alla spartizione delle terre,
diventato padrone del suo poderetto. Il colloquio si avvia con
accenti dolorosi in Meri, con tono di curiosit in Licida, che
nulla sa dellaccaduto. E quando Meri tutto gli racconta, aggiun
gendo che poco manc che Menalca non ci rimettesse la vita per
difendere i suoi diritti, Licida rimane, pi che meravigliato, stu
pito, perch aveva sentito dire che Menalca, proprio in virt dei
suoi carmi, aveva potuto conservare i suoi averi. Ma a che val-
gqno i carmi in tempi cos difficili ? , risponde Meri, eccitando
ancor pi lo sdegno di Licida, che non riesce a persuadersi del
lenormit di tanta scelleratezza ; e chi pi allora avrebbe can
tato Ip Ninfe ? Chi avrebbe ripetuto quei motivi pastorali, cos
ricchi di armonie, come egli li aveva raccolti dalla bocca dello
stesso Menalca ?
Ed ecco sorgere, quasi spontanea, la gara al canto, ispirata
al ricordo dei carmi di Menalca : tenui e semplici frammenti lirici,
che ricantano la campagna con la sua serenit, aspirazione arca
dica di bellezza, di pace, di bont, di amore. tutto un perdersi
in queste dolci rievocazioni menalchee, in questabbandono al canto
serenatore, s da dimenticar quasi il movente della gara, quello
della sciagura del povero Menalca. Ma la realt li riprende : Meri
ridiventa triste, riconosce che lombra del duro destino ha avvolto
uomini e cose, tutti affratellando nel dolore : tutti victi tristes.
Cade il canto ; alle insistenze di Licida, Meri mestamente risponde :
basta per ora, ragazzo ; facciamo quel che preme di pi ; can
teremo meglio i nostri canti, quando sar tornato Menalca .
Con questo lieve accento di speranza si chiude il carme,
che senza dubbio tra i bellissimi, se non proprio il pi bello
di tutti, dove il dolore umano ha trovato nella poesia bucolica
20 P. VI RGI LI O MARONE
di Virgilio le note pi vive e commosse, e dove lelemento biogra
fico perde i suoi contorni, si volatilizza, per cos dire, e diventa
dramma universale, martellato dai colpi della prepotenza umana
e dellavversa fortuna, che sovverte ogni cosa, stroncando ogni
aspirazione alla felicit.
Questa ecloga in connessione occasionale con la prima,
in quanto si muove sullo stesso sfondo storico e riproduce, come
quella, un momento particolare della vita del poeta : la prima, nel
privilegiato possesso del suo poderetto, la nona, nella disperata
angoscia della perdita di esso. una situazione rovesciata : il Titiro
felice diventato l infelice Melibeo nella persona di Menalca, o, se
si vuole, di Meri e di Licida.
Poco possiamo dire della cronologia dellecloga, scritta forse
nel 39 av. Cr., quando nel governo della Gallia Cisalpina ad Asinio
Pollione, protettore di Virgilio, era succeduto Alfeno Varo, cre
monese, che, nella spartizione delle terre ai veterani, alle sorti
di Cremona un quelle di Mantova ; e Virgilio ne rimase vittima.
L. Quo te, Moeri, pedes ? an, quo via ducit, in urbem ?
M. O Lycida, vivi pervenimus, advena nostri
quod numquam veriti sumus ut possessor agelli
1. L a battuta iniziale sottolinea la
desolata condizione di Meri. Quo...
pedes ? sott. : ducunt, oppure ferunt
(portant), intendendo allora : quo te,
Moeri, pedes (ferunt) ? an in urbem,
quo haec via ducit ? Nota comunque
il tono semplice, familiare e discor
sivo di due che si incontrano in viag
gio : dove vai ? forse in citt, dove
conduce la via ? . an : con ri
sposta evidentemente affermativa ; non
nonne, perch L icida, non ha la cer
tezza assoluta che Meri arrivi pro
prio fino in citt, che qui Mantova,
siccome chiarito dai vv. 27 e 59.
2-3. L a risposta di Meri non lo
gica : egli divaga volutamente e con
duce il suo interlocutore nel mezzo
dell a tragedia, che turba la sua ani
ma e sconvolge i suoi pensieri : tono,
quindi, di tristezza, che esprime lo
stato del duplice avvilimento, fisico
e morale, proprio del vinto dalla
sfortuna. E vinti, sopraffatti son tutti
dallavversa fortuna (fors), che muta
e sconvolge arbitrariamente le cose
degli uomini. O L ycida... diceret :
intendi : O Lycida, vini pervenimus ut
advena, possessor nostri agelli, quod
numquam veriti sumus, diceret...-, il
nostro sconfortato modo di dire :
a questo ci ha condotto la vita ;
oppure : siamo vissuti tanto per
vedere ; il plurale pervenimus acco
muna nella infelice sorte di Meri
quella degli altri coloni. advna =
uno straniero , che qui il vete
rano , divenuto padrone (posses
sor) del campicello (agelli). nostri :
il servo affezionato considera come
sue le cose del padrone, affidate alle
sue cure. quod... sumus = cosa
che mai avremmo temuto ; una
proposizione incidentale. agel l i :
nel diminutivo la nota affettiva del
LE BUCOLI CHE 21
diceret : haec mea sunt ; veteres, migrate, coloni .
Nunc victi, tristes, quoniam fors omnia versat, 5
hos illi quod nec vertat bene mittimus haedos.
L. Certe equidem audieram, qua se subducere colles
incipiunt mollique iugum demittere clivo,
usque .ad aquam et veteres, iam fracta cacumina, fagos,
omnia carminibus vestrum servasse Menalcan. 10
M. Audieras, et fama fuit ; sed carmina tantum
padrone per la terra che ha dovuto
abbandonare.
4-6. ut... diceret : consecutiva vo
luta dalleo sottinteso con pervenimus.
haec mea : efficace accostamento
del dimostrativo-possessi vo. veteres
coloni : in opposizione alYadvena pos
sessor : e dire che gli espulsi erano
essi, da decenni, i padroni di quei
campi coltivati ! victi, tristes =
sopraffatti dalla forza e perci
tristi , avviliti fisicamente e mo
ralmente. fors... versat : la
causa della rovina, il motivo del
dolore. questa una delle amare
espressioni del pessimismo virgiliano.
hos... haedos : in dono ali'advena
possessor (illi) ; amara ironia che
esplode nellimprecazione parentetica :
quod... bene : che mal pr gli fac
cia , mal gliene venga ; nec :
pi forte del ne deprecativo.
7-10. L icida risponde con tono di
stupore alle sconfortate parole di
Meri ; aveva sentito dire, invece, che
Menalca (Virgilio) aveva conservato
intatti quei luoghi, che egli va ricor
dando, in virt dei suoi carmi.
Certe equidem = eppure , espri
me meraviglia e trasognato stupore.
qua se subducere... demittere
clivo = l, dove i colli cominciano
ad abbassarsi ed a digradare con
dolce pendio ; lavverbio relativo
di moto (qua), l abbondanza delle
liquide e delle vocali dolci, la strut
tura stessa del periodo, con quell in
cipiunt allinizio del verso, collegando
luna e laltra pennellata descrittiva.
conferiscono un che di vivo e di
morbido al paesaggio, rievocato in
tanta dolcezza musicale dalla fan
tasia trasognata di L icida. aquam :
del Mincio, nel suo corso principale
0 nei suoi canali dirrigazione ; cfr.
EcL, I , 48 : limosoque palus obducat
pascua iunco. fracta cacumina :
apposizione di veteres fagos ; i faggi
ormai vecchi hanno le cime mozzate ;
nota anche qui laccorta collocazione
degli elementi : lapposizione tra lag
gettivo veteres ed il sostantivo fagos.
omni a : con significato compren
sivo: casa, poderi, greggi; e il tutto
in virt dei carmi (carminibus abla
tivo strumentale), dellalto prestigio
poetico di Menalca. vestrum : il
possessivo sottolinea l affettuosa sud
ditanza dei servi al proprio padrone.
- M enalcan : forma greca di accus.
11-16. L a dura realt diventa rim
pianto accorato e ricordo pauroso
nelle parole di Meri : a che valgono
1carmi di fronte alla forza bruta della
violenza scatenata ? Poco manc che
Menalca non perdesse la vita nelloc
cupazione violenta del suo poderetto.
(Una tradizione informa che Virgilio
si salv a, stento, attraversando
a nuoto il Mincio, dalla brutalit di
un veterano, Arrio, divenuto padrone
del suo poderetto). Fu una cornac
chia, ammonitrice di tristi presagi,
a consigliare moderazione e arrende
volezza. Audieras : riprende e con
ferma, con fam a f u i t ( ed era corsa
questa voce ), il detto da Licida
(audieram v. 7) circa lincolumit di
22 P. VI RGI L I O MARONE
nostra valent, Lycida, tela inter Martia, quantum
Chaonias dicunt aquila veniente columbas.
Quod nisi me quacumque novas incidere lites
ante sinistra cava monuisset ab ilice cornix, 15
nec tuus hic Moeris nec viveret ipse Menalcas.
L. Heu, cadit in quemquam tantum scelus ? heu, tua nobis
paene simul tecum solacia rapta, Menalca ?
quis caneret Nymphas ? quis humum florentibus herbis
spargeret aut viridi fontes induceret umbra ? 20
Vel quae sublegi tacitus tibi carmina nuper,
Menalca. sed : forte contrapposi
zione, accentuata dalla similitudine
assai significativa. tel a i nter Mar
tia = inter tela Martia : 1aggettivo
comune nella tradizione poetica.
Chaonias : cio dellEpiro. di cunt :
la solita costruzione impersonale del
nostro si dice . aquil a veniente :
dice il repentino tuffarsi del rapace.
Quod : introduce un nuovo con
cetto, sottolineando il precedente. -
quacumque : sott. ratione = in qua
lunque modo . novas : allude
alla nuova serie di soprusi e di vio
lenze sofferte da parte dei nuovi co
loni. incidere = troncare, finire
ad ogni costo . ante = antea :
con monuisset. sinistra cornix :
sinistra ha qui significato pregnante =
infausta , malaugurante o dal
lato sinistro, da sinistra ; in en
trambi i casi, la cornacchia sem
pre uccello di infausto presagio.
cava... ab ilice : la presenza di un
uccello nel cavo di un albero era
ritenuto triste presagio. tuus hic
Moeris : familiare, affettuosa peri
frasi per ego : hic pronome o agget
tivo dimostrativo, in richiamo aHtpr
{Menalcas). viveret : dislocato nel
secondo emistichio, conferisce unit
ritmica e spirituale a tutto il verso.
17-21. L icida non crede quasi ai
suoi orecchi. Stupore e costernazione
lo prendono : al dolore per la per
di ta di una persona cara si sarebbe
aggiunto il rimpianto di un poeta
impareggiabile. Nessuno pi avrebbe
cantato le Ninfe e i sereni spettacoli di
natura. Heu : esprime dolore e me
raviglia insieme. cadit = venit : l in
dicativo indica la dura realt, pi del
congiuntivo potenziale, che qui ci
aspetteremmo. quemquam : l in
definito delle frasi retoriche negative
= pu mai cadere in testa a qual
cuno o meglio qualcuno capace
di pensare.... tantum scelus =
s enorme misfatto cio luccisione
di Menalca-Virgilio. paene : da
unire a rapta {sunt) ; d lidea della
gravit del pericolo corso = per poco
non ci furono rapiti . tua... sola
cia : il conforto dei tuoi canti, chia
rito nei due versi seguenti. cane
ret, spargeret, induceret : sono apo-
dosi irreali di una protasi sottintesa :
si raptus esses, si periisses = chi
avrebbe cantato pi le Ninfe ? Chi
avrebbe pi cosparsa la terra di erbe
fiorenti o coperte di verde ombre le
fonti ? . vel quae : passaggio sot
tilissimo, che presuppone un caneret,
come nel v. 19. sublgi : sublgo
significa raccogliere di nascosto :
quei carmi, che furtivamente rac
colsi , ascoltai. tacitus = in si
lenzio , zitto, zitto , calcando
l azione di sublgi.
22-25. Per prima torna viva in
L icida leco di quel canto, che Me
nalca test {nuper) ripeteva tra s
L E BUCOLI CHE
23
cum te ad delicias ferres, Amaryllida, nostras ?
Tityre, dum redeo brevis est via pasce capellas ;
et potum pastas age, Tityre, et inter agendum
occursare capro cornu ferit ille caveto. 25
M. Immo haec, quae Varo necdum perfecta canebat :
Vare, tuum nomen, superet modo Mantua nobis,
(Mantua vae miserae nimium vicina Cremonae !)
cantantes sublime ferent ad sidera cycni .
e s, quando si recava a trovare
Amarillide, la pastorella amata e Tin
eanto dei pastori ; L icida raccolse
furtivamente quegli accenti, dove si
riascoltano il Titiro (Virgilio) e l Ama-
rillide della I ecloga. delicias...
nostras : apposizione di Amaryllida
(accus. greco), detta cos o perch
cara a L icida e Meri o perch diven
tata delizia di tutti i pastori in
virt dei canti di Menalca. T i
tyre : il primo dei frammenti dei
canti menalchei. dum redeo : dum
con lindicativo indica la certezza del
ritorno, che avverr tra breve = fin
ch ritorno . et potum pastas
age = e, dopo averle pascolate, por
tale a bere ; potum supino di
poto (che ha potum e potatura) con
valore finale ; pastas : participio
congiunto da pasco, accordato con
capellas. inter agendum : forma
arcaica e del parl ar familiare = nel
condurle . occursare... caveto =
bada di non scontrarti col capro -
egli d di cozzo ; occursare un
frequentativo di occurrere e funziona
da complemento oggettivo di caveto.
26. Immo : con sfumato valore av
versativo o correttivo = piuttosto,
anzi ; Meri che propone un altro
frammento lirico, ma incompiuto, di
Menalca : Varo, il tuo nome i cigni
porteranno alle stelle con il canto,
purch tu riesca a salvare Mantova ;
Alfeno Varo (non Quintilio Varo),
che sostitu Pollione nel governo della
Gallia Cisalpina e che aveva rela
zione non solo con Virgilio, ma anche
con Catullo. necdum perfecta =
non ancora ultimati, rifiniti .
Varo : dat. di vantaggio = in onore
di Varo .
27-29. Vare : qui, allinizio, con
ferisce a tutto il verso tono epico
e solenne. tuum, ecc.: costr.: cycni
cantantes ferent tuum nomen sublime
ad sidera, modo superet Mantua nobis,
vae Mantua, ecc. superet (= su
persit) = purch ci rimanga .
nobis : dat. di vantaggio, assorbito
nel significato di superet. Mantua :
la spartizione dei territori di Cremona
non sazi le brame dei veterani di
Ottaviano, e ne and di mezzo la
povera Mantova, data la sua vici
nanza regionale ; il grido del poeta
Mantova, ahim, troppo vicina al
l infelice Cremona . cantantes...
cycni = i cigni col loro canto ;
qui lo stesso Virgilio. sublime :
usato avverbialmente in alto ; oc
corre ricordare che il cigno canoro
rappresentava presso i Greci la poe
sia di tono elevato.
30. L a risposta di L icida unemu
lazione al canto di Meri : non pre
sunzione o gelosia, ma esaltazione
della poesia. Egli perci prega il
compagno di ripetergli altri canti di
Menalca e gli augura, in compenso,
ci che pi gli sta a cuore : api non
intossicate dai tassi, che rendono
amaro il miele, e mucche pasciute
di citiso, che produce abbondanza
24 P. VI RGI L I O MARONE
L. Sic tua Cyrneas fugiant examina taxos, 30
sic cytiso pastae distendant ubera vaccae :
incipe, si quid habes, et me fecere poetam
Pierides, sunt et mihi carmina, me quoque dicunt
vatem pastores ; sed non ego credulus illis.
Namque neque adhuc Vario videor nec dicere Cinna 35
digna, sed argutos inter strepere anser olores.
M. Id quidem ago, et tacitus, Lycida, mecum ipse voluto,
si valeam meminisse ; neque est
Huc ades, o Galatea ! quis est
di latte. Sic... sic : particelle de
precative e augurali, che mandano
perci il verbo al congiuntivo : f u
giant, distendant = cos i tuoi sciami
(examina) fuggano..., cos le tue muc
che rigonfino... . Cyrneas... ta
xos : i tassi crescevano in abbon
danza nella Corsica (Cyrneas).
31-34. distendant... ubera : spiega
Servio, commentatore di Virgilio (I V
sec. d. Cr.) : plurimum lactis reportent.
cytiso... pastae : (part. da pasco)
= pasciute di citiso, trifoglio .
i nci pe : l invito al canto da parte
di I ncida = incomincia, se qualche
suo canto ricordi . et... et =
etiam... etiam, dinanzi agli insistenti
pronomi personali me, mihi, me, ego.
me fecere poetam : anche I ncida
sente in s lafflato poetico, e la pro
tezione delle Muse (Pierides) ; anzi
ha con se alcuni carmi (sunt et mihi
carmina), in virt dei quali i com
pagni pastori lo dicono poeta ; ma
egli riconosce la propria inferiorit di
fronte a Vario e a Cinna, quasi come
lo strepito di unoca starnazzante tra
cigni canori. credulus : sott. sum.
35-36. Nam : costr.: nam neque vi
deor adhuc dicere digna Vario nec
Cinna, sed (videor) strepere inter argu
tos olores = infatti non mi pare an
cora di cantare cose degne di Vario
n di Cinna, ma di strepitare come
oca tra canori cigni ; onde chiaro
che Vario e Cinna (abl.) dipendono
ignobile c.armn :
nam ludus in undis ?
da digna, e strepere, come dicere, da
videor, costruito personalmente.
anser : oca , predicativo del sog
getto. olres : termine poetico di
cigni . Occorre ricordare che L .
Vario Rufo fu grande amico di V ir
gilio ; fu lui, insieme a I ucca, a pre
sentarlo ad Ottaviano e ad eseguire
le disposizioni testamentarie per la
pubblicazione dellEneide. Cinna, poi,
era uno dei poeti pi noti del cir
colo neotrico, autore del poemetto
Zmyrna, celebrato da Catullo nel
carme 95.
37-39. quidem : asseverativo, in ri
sposta al i 'incipe, si quid habes = que
sto appunto vado facendo e tacita
mente (tacitus, predicativo), Licida
sto tra me ripensando (mecum ipse
voluto) se riesco a ricordarmene ; n
canto spregevole . ~~ si valeam :
interr. indiretta. memini sse : da
memini, costruito assolutamente.
neque = non enim. huc : a que
sto avverbio di moto fanno riscontro
i tre hic dei vv. 40 e 41, nonch laltro
huc del v. 43. ades : imper. di
adsum veni. quis est nam :
una tmesi, cio un taglio tra quis
e nam quisnam est... = che piacere
mai rimaner nelle onde ? . Qui si
apre un altro dei pi vivi passi delle
Bucoliche : la campagna clta nella
pienezza della primavera, con tutte
le sue pi belle coloriture, e intesa
come rifugio di amore : scenario fan-
L E BUCOLI CHE 25
hic ver purpureum, varios hic flumina circum 40
fundit humus flores, hic candida populus antro
imminet, et lentae texunt umbracula vites :
huc ades ; insani feriant sine litora fluctus .
L. Quid, quae te pura solum sub nocte canentem
audieram ? numeros memini, si verba tenerem. 45
Daphni, quid antiquos signorum suspicis ortus ?
Ecce Dionaei processit Caesaris astrum,
astrum, quo segetes gauderent frugibus et quo
duceret apricis in collibus uva colorem.
tastico di elementi campestri e sen
timento amoroso compongono sempre
lidillio bucolico in Virgilio ed in
Tibullo. L invito rivolto a Galatea
(forse la bella sdegnosa di Ecl., I ,
30-35) e ripete le parole che il Ci
clope teocriteo dice ad unaltra Ga
latea, non meno vezzosa e forosetta
(X I , 42 sgg.) : Ma vieni tu da me
e non avrai nulla di meno, lascia
il glauco mare frangersi contro la
riva ; meglio passerai la notte nella
grotta presso di me. L vi sono allori,
svelti cipressi, ed edera oscura, ed
una vigna dai dolci frutti .
40-45. purpureum = smagliante,
splendente , tutto un color di por
pora. flumina circum : anastrofe :
circum flumina. fundit : immagine
viva questa della terra che versa ,
effonde, sparge fiori sulle rive dei
fiumi. antro imminet = si leva
sullantro ; altra pennellata pitto
rica. lentae = flessuose , pro
prio delle viti. insani = furiosi ,
violenti. feriant : dipende da sim
(imperativo di sinre), che di solito
si costruisce con linfinito. Quid,
quae : intendi : quid dicam de illis
carminibus, quae...-, ma il costrutto
poetico introduce con un tono pi
spontaneo il nuovo argomento.
quae : oggetto di canentem. pura
solum sub nocte = solo, nella notte
serena , quando il canto pare pi
intimo e puro. numeros memini.
si verba tenerem : tocco pieno di
spontaneit e naturalezza, che si pre
sta a due interpretazioni, a seconda
del modo di intendere si : ricordo
laria (il ritmo musicale), potessi al
meno ricordare anche le parole (si
ha valore desiderativo) ; oppure: ri
corderei laria (il ritmo), se mi venis
sero in mente le parole (si ipote
tico, con l apodosi allindicativo).
46-50. Daphni : vocativo di que-
staltro nome di pastore, celebrato
nella V ecloga. antiquos... ortus =
antiquorum signorum ortus ( unipl-
lage) : il sorgere degli astri antico,
perch sempre uguale. suspicis :
suspicere significa propr. guardare
dal basso in alto . I l canto di L icida
si ispira ad epica celebrazione : ri
torna il motivo tipicamente romano
della V ecloga : Cesare sognato come
pacificatore universale. Si allude alla
famosa cometa del 43 av. Cr., in cui
viene ravvisata la figura stessa di
Cesare, il grande discendente di
Dine, madre di Venere, (perci Dio-
no) . Quante speranze allora di
lieti raccolti ! E Dafni (Cesare) sim
bolo di tante meravigliose attese !
processit : verbo solenne : c non
solo l idea dello spazio, ma anche
quella del trionfo. quo... quo... :
ablativi poetici, che noi diciamo di
mezzo o di causa = per influsso del
quale . gauderent... duceret : con
giuntivi consecutivi con valore di
26 P. VI RGI LI O MARONE
Insere, Daphni, piros: carpent tua poma nepotes. 50
M. Omnia fert aetas, animum quoque : saepe ego longos
cantando puerum memini me condere soles :
nunc oblita mihi tot carmina, vox quoque Moerim
iam fugit ipsa ; lupi Moerim videre priores.
Sed tamen ista satis referet tibi saepe Menalcas. 55
L. Causando nostros in longum ducis amores.
necessit. duceret... colorem =
prenda luva colore . insre : ver
bo tecnico agricolo = innesta .
carpent : i nipoti coglieranno i
tuoi frutti ; un verso che ripete, ma
con significato rovesciato, laltro quasi
simile della I ecl. (v. 73).
51-55. I l frammento di L icida ri
porta Meri bruscamente alla amara
realt : tante speranze sono cadute ;
la pace non venuta; gli animi non
si sono placati ; la violenza al con
trario imperversa ed infuria. Solo gli
anni rimangono ad accrescere la delu
sione e la sfiducia ; Meri, vecchio
e stanco, non si sente pi di cantare ;
eppure, da giovane, passava le lun
ghe giornate cantando, n mai gli
faceva difetto lispirazione canora.
Ora l et ha portato via tutto, anche
la memoria ; la voce stessa venuta
a mancare : par che i lupi lo abbiano
visto prima che egli se ne accor
gesse. Questo elemento fiabesco rompe
l amara meditazione di Meri. Dagli
scoli di Teocrito e da Plinio spie
gata la credenza che la vista di un
lupo togliesse la voce ; o, pi preci
samente, che perdesse la voce colui
che il lupo aveva visto per primo.
Da qui il detto : lupus in fabula :
quando si parla di uno, bene o male,
e questi sopravviene, tronca con la
sua presenza la conversazione.
fert (= aufert) porta via, toglie .
animum : lo spirito intellettivo,
qui la memoria , diverso da anima,
lo spirito vitale. cantando : effi
cace ablativo di mezzo. condere :
propriamente mettere in riposo ,
ma qui far tramontare , cantando,
il sole (soles) nei lunghi giorni destate.
oblita : sott. sunt : forma di depo
nente passivo, alquanto rara ; quindi
mih dativo di agente. priores :
in ordine a Meri, perci non primi ;
predicativo del soggetto. Sed ta
men = ma tuttavia canti di tal genere
(ista) te li potr cantare abbastanza
spesso (lo stesso) Menalca, quando
egli torner.
56-65. Causando : da causor : abl.
strumentale del gerundio = adducen
do pretesti . amores : al plurale ha
significato comprensivo ; qui = sod
disfacimento di ardente desiderio .
in longum : sott. tempus ; ma pu
essere anche espress. avverbiale.
Et nunc : i versi che seguono sono
tutti pieni di dolcezza e di malin
conia : lora vespertina, quando,
nel graduale passaggio dal giorno alla
notte, la natura si abbandona dolce
mente al riposo. L a distesa dellacqua
tranquilla e silente, ogni mormorio
di vento caduto ; tutto invita alla
pace serena, anche se un po malin
conica, di un dolce tramonto. Aequor
indicherebbe propriamente la distesa
del mare : a che cosa allude Virgilio ?
Poco probabile appare l ipotesi che,
in un passo di cos commossa e viva
descrizione di un paesaggio caro al
suo cuore, egli abbia voluto intro
durre un elemento di pura imitazione
letteraria ; n appare soddisfacente
la spiegazione suggerita da Servio,
per cui il poeta alluderebbe alla pia
nura coltivata, che si distende a per
dita docchio come un gran mare
L E BUCOLI CHE
27
Et nunc omne tibi stratum silet aequor, et omnes,
adspice, ventosi ceciderunt murmuris aurae.
Hinc adeo media est nobis via; namque sepulcrum
incipit adparere Bianoris ; hic, ubi densas 60
agricolae stringunt frondes, hic, Moeri, canamus,
hic haedos depone ; tamen veniemus in urbem.
Aut si, nox pluviam ne colligat ante, veremur,
cantantes licet usque minus via laedit eamus ;
cantantes ut eamus, ego hoc te fasce levabo. 65
M. Desine plura, puer, et, quod nunc instat, agamus :
carmina tum melius, cum venerit ipse, canemus.
verde. Aequor pu invece indicare
lampio corso del Mincio, e, meglio
ancora, le larghe paludi di acqua sta
gnante, tipiche del paesaggio manto
vano. omne stratum... aequor =
ogni superficie dacqua distesa in
silenzio ; stratum ; part. congiunto da
sterno (is -stravi -stratum -sternere).
adspice : usato assolutamente: noi ren
diamo con ecco. ceci derunt
caddero, si placarono anche i soffi
pi vivi del vento. hi nc = di
qui , da questo punto rimane an
cora met strada ; ed il sepolcro di
Ilinore, il mitico fondatore di Man
tova, comincia gi ad apparire.
stri ngunt = strappano, potano ;
ina il verbo coglie l atto del potare
nel suo effettuarsi. - tamen = in
ogni modo , cio : arriveremo lo
stesso, pur sostando. ante = pri
ma di giungere in citt. licet :
regge eamus con cui da unire usque
possiamo continuare il nostro cam
mino cantando . fasce : termine
comprensivo : qui il peso, il far
dello dei capretti. - cantantes : la
ripetizione sottolinea l insistenza di
Lcida.
66-67. L icida disposto ad alleg
gerire lamico del suo carico, pur di
continuare a cantare ; ma Meri non
si lascia piegare : non pi il tempio
dei canti, ormai ; la realt, la tri
ste realt, si impone ; e bisogna
affrontarla. Desine plura : sott.
dicere. et, quod... agamus =
e facciamo ci che ora incombe .
tum... cum : correlative --- allora...
quando . venerit : fut. anteriore
con canenus (da cano-cecini), fut. sem
plice. ipse : Menalca, ipse ha
valore epi fonematico, ma anche tono
affettuoso. E Menalca, cio Virgilio,
dopo la bufera, venne ancora con
i suoi carmi.
28
P. VI RGI LI O MARONE
Ec l o g a q u a r t a : POLLIONE
Ar g o men t o
Il poeta chiede alle Muse della poesia pastorale un canto di pi
alto significato, degno della lode di un console, che caratterizza
unepoca. Sotto di lui, infatti, si avverano le predizioni della Sibilla
cumana : si chiude lultimo grave, disastroso periodo della sto
ria umana, e prende lavvio un nuovo lungo decorso di secoli,
che vedr una nuova generazione di uomini discesa dal cielo,
vedr il ritorno della Giustizia nel restaurato regno di Saturno :
vita felice nellabbondanza di ogni bene di natura.
Linizio di questa novella et delloro coincider con la nascita
di un puer prodigioso, che, forte delle virt paterne e posto dai
fati sulla sca degli eroi e degli di, eroe e dio egli stesso, regner
sul mondo pacificato e canceller le ultime tracce della scellera
tezza umana. Durante le tappe della sua lunga vita egli vedr
attuarsi gradatamente la palingenesi della novella et, sullo sfondo
di un meraviglioso succedersi di prodigi divini. Dapprima sar
la terra a produrre spontaneamente fiori e frutti in abbondanza :
si estinguer tutto ci che nocivo, mansuete diverranno le fiere,
scompariranno i serpenti e le erbe velenose, dovunque spunter
lammo. Poi, col progredire degli anni, pi vigorosa e decisa
apparir nel mondo l impronta della riconquistata felicit : bion-
deggeranno le messi nei campi, pender l uva dai rovi selvatici
e miele rugiadoso stilleranno le querce ; le poche tracce dellantica
colpa, che spinger ancora gli uomini audaci ad affrontare rischi
e pericoli per terra e per mare, non nuoceranno allarmonia della
universale felicit. Al vertice di questa si perverr pi tardi, quando
il puer, divenuto uomo, avanzer sui cammino della gloria ad
assumere le pi alte cariche dello Stato, tra lesultanza festosa
delluniverso intero. Il poeta stesso si allieta di questa visione pro
fetica, e, commosso della prodigiosa fortuna del puer, si augura
che gli di concedano a lui tanta vita, quanta basti a cantare le
imprese gloriose delleroe, caro agli uomini e ai celesti. A lui il pi
L E BUCOLI CHE
29
intimo e soave inno di gioia, con linvito a rendersi degno dellet,
che lo attende, e a meritare sin da ora con il suo sorriso vezzoso
l'amore dei suoi genitori, pegno della sua futura grandezza.
questo un carme che per la sua complessa struttura e per
la sua natura profetica e oracolare ha richiamato sin dallanti
chit lattenzione dei critici che lo hanno variamente interpretato :
ora un epillio (narrazione di un fatto storico e mitico), alla
maniera alessandrina, ora un carme genetliaco o natalizio
ama ninna nanna cantata sulla culla del fanciullo, destinato a grandi
successi), ora un carmen compositum (misto di elementi di vario
genere) o addirittura messianico .
Ma, pur con tutte queste varie tonalit, il carme deve ritenersi
sostanzialmente bucolico , perch tutto in esso si muove sullo
sfondo di una natura pastorale e quasi idillica, cantata in tono
di vaticinio e di fiaba. evidente, comunque, che l interpretazione
della natura del carme condizionata allindividuazione della
ligura del puer, che al centro di esso. Per gli scoliasti antichi,
il puer C. Asinio Gallo, il primogenito di Asinio Pollione, nato
nel 40 av. Cr., oppure iJ secondogenito, Salonlno, nato un anno
dopo. Altri invece vedono in esso un rampollo della stirpe augustea :
o il figlio di Ottaviano e di Scribonia (che invece fu una figlia,
la famosa Giulia), o il figlio di Ottavia, sorella di Ottaviano,
M. Claudio Marcello, ricordato da Virgilio nel VI libro de\V Eneide,
n Ottaviano stesso, oppure altri personaggi del tempo. C poi
chi pensa piuttosto ad una personificazione simbolica e ad una
astrazione cella tanto decantata pace di Brindisi (40 av. Cr.), che
spinse il poeta a sognare la pacificazione dellImpero, dopo tante
lotte intestine. Fra tanta variet di interpretazioni la pi proba
bile quella che tende a identificare nel puer il primogenito di Asinio
Pollione, grande amico di Virgilio, che ebbe una parte importante
nella vita romana di allora, e, console proprio nel 40 av. Cr., diede
tutta la sua intelligente collaborazione per il patto di Brindisi fra
Ottaviano ed Antonio, salutato dai contemporanei come linizio
di un lungo periodo di tranquillit e di pace per la tormentata
societ del tempo. Nulla vieta di supporre che Virgilio, prendendo
((astone e spunto dalla nascita del figlio di Pollione, avvenuta
m quellanno, raccogliesse nellecloga augurale il sentimento col
lettivo dei contemporanei e laspirazione della sua anima sognante
un mondo migliore nellattuazione degli ideali sublimi della giu-
30 P. VI RGI LI O MARONE
stizia e della pace universale. In questo tessuto storico sentimen
tale il poeta innest elementi di varia derivazione culturale, del
profetismo ebraico e delle religioni misteriche, pitagoriche, orfi
che, sibilline, che conferiscono al carme quel tono di ispirato liri
smo poetico, che eleva e proietta in un mondo di sogno e di fiaba
la prodigiosa figura del puer. Qui il suo fascino e il suo incanto
musicale, ricco delle pi pure variazioni melodiche dellarte e del
l anima virgiliana.
Sicelides Musae, paulo maiora canamus :
non omnes arbusta iuvant humilesque myricae ;
si canimus silvas, silvae sint consule dignae.
Ultima Cumaei venit iam carminis aetas ;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo. 5
1-3. la protasi del carme, nella
quale il poeta dichiara il suo nuovo
proposito di innalzare il tono del
canto, degno della nobilt del con
sole Pollione, al quale dedicata
l ecloga. gi preannuncio di visioni
profetiche, che andranno via via
acquistando forma e concretezza nella
fantasia accesa del cantore. Sice
li des = Sicilienses o Siculae. ma
iora (sott. carmina) : il termine
di paragone di quelli cantati fin
qui . canamus : un plurale poe
ticamente espressivo : lui, il poeta,
e le Muse, sue ispiratrici. my
ricae = tamerischi : umili piante
come gli arbusti del paesaggio
bucolico teocriteo. iuvant : nel
senso di piacciono . si : con
sfumato valore causale = dal mo
mento che, poich . vnit : per
fetto : la -e- lunga. Ultima...
aetas = l ultima et .
4-5. l inizio del carme propria
mente detto : il primo quadro della
visione profetica, sul cui sfondo pal
pitano speranze di avveramenti di
vini : sta per finire lultimo periodo
del grande anno , per cedere il
posto ad una nuova serie di secoli
pi fortunati e felici. L a Sibilla Cu
mana, infatti, aveva predetto che le
vicende del mondo avrebbero riper
corso un nuovo ciclo, identico al
precedente, quando si fosse compiuta
l ultima et. Virgilio qui ha presenti
non solo gli oracoli Sibillini, ma anche
le dottrine orfico-pitagoriche, cos dif
fuse nellI talia Meridionale a quel
tempo. I l magnus saeclorum ordo com
prendeva vari periodi (4 o 10 a se
conda delle dottrine) e da una prima
et prospera e felice tendeva a dege
nerare in periodi pi calamitosi ed
oscuri. L a vergine Astra, figlia di
Giove e di Temi, inorridita dalle
scelleratezze di questi secoli, abban
donando la terra, sera rifugiata tra
le costellazioni celesti : ora la prima
a ritornare nella terra rinnovata.
Cumaei... carmini s : genitivo sogget
tivo = vaticinata dalle profezie cu-
mane . saeclorum : forma arcaica
per saeculorum : saeculum indicava pri
ma lo spazio di una generazione, poi
di un numero determinato di anni.
ab i ntegro : corrisponde a denuo,
rursus = di nuovo, da capo .
LE buc o l i c he 31
Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna ;
iam nova progenies caelo demittitur alto.
Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina : tuus iam regnat Apollo. 10
Teque adeo decus hoc aevi, te consule, inibit,
6-7. redit... redeunt : presenti ac
canto al vnit precedente : colgono
loccasione nel suo avverarsi. redit
et = et redit. Virgo : forse la ver
gine Astra, personificazione della
Giustizia., Saturnia regna = i re
gni Saturni , la serena et delloro .
iam... alto e ormai dallalto
del cielo una nuova progenie discende
(dimittitur) : la progeni e, la gene
razione dellordine, della giustizia,
della tranquillit e della pace.
8-10. Tu modo : come una rugiada
per la nova progenies il nascimento
del puer, su cui si invoca la prote
zione della casta L ucina : la nascita
del bambino coincide con il rinnova
mento di tutta la vita degli uomini,
alla quale egli stesso collaborer pi
lardi. Lucina un appellativo di
Diana, la dea italica, identificata con
Artmide : questa dea lunare eserci
tava una speciale protezione sulle
madri e sui bambini al momento del
parto. modo nascenti = che sta
per nascere, che nascer tra poco .
- quo : con valore strumentale o di
causa ( = per opera del quale ), se
si intende in ordine alla azione restau
ratrice del puer. Non escluso per
un significato temporale ( insieme
<on il quale ), puntualizzando poe
ticamente la sincronia dei due avve
nimenti : la nascita del puer e lav
vento della nuova et. ferrea : coh
il gens del verso seguente = let
o la generazione del ferro . desi-
net... surget : i due futuri sottoli
neano oppositivamente quel che av
verr dopo lapparire del puer.
mundo : sinonimo di oriis terrarum
= terra : sut utta la terra rifiorir
let delloro. fave : termine e for
ma rituale di preghiera. tuus :
perch Apollo era fratello di Diana-
L ucina. regnat : con lo stesso
valore ingressivo di redii (v. 6) e di
dimittitur (v. 7).
11-14. L a celebrazione della nascita
del figlio porta con s le lodi del
padre : proprio nel 40 av. Cr., sotto
il consolato di Pollione, intermediario
dellaccordo di Brindisi tra Ottaviano
ed Antonio, avr inizio questa splen
dida et ed incominceranno a svol
gersi i grandi mesi (cio i diversi
periodi di prosperit e di pace), che
compongono il grande anno, previsto
dalla Sibilla. E Pollione sar il for
tunato iniziatore di questa et, che
vedr riconciliati gli di tra loro e gli
uomini finalmente liberati dalla colpa
antica e dal terrore di un castigo
incombente sullumanit. Anche Ora-
zio non solo nell/todo X V I (v. 9),
che spesso viene accostato a questa
ecloga), ma anche in altri passi (cosi,
ad esempio, Ep., V I I , 17-8-; Odi,
I , 2, 29) allude ad uno scelus antico,
foriero di rovine e di lutti. Meno
chiaro storicamente lo scelus a cui
qui allude Virgilio ; se a quello anti
chissimo di Romolo, uccisore di Remo,
o alla pi recente uccisione di Ce
sare, oppure, in generale, alle guerre
civili, che quasi da un secolo insan
guinavano le terre dI talia. Teque :
ripreso efficacemente dal te consule
seguente, caratterizza la presenza ope
ratrice di Pollione in questa nuova
gloriosa et. adeo : avverbio =
proprio . decus hoc aevi =f= hoc
32
P. VI RGI LI O MARONE
Pollio, et incipient magni procedere menses :
te duce, siqua manent sceleris vestigia nostri,
inrita perpetua solvent formidine terras.
Ille deum vitam accipiet, divisque videbit 15
permixtos heroas, et ipse videbitur illis,
pacatumque reget patriis virtutibus orbem.
At tibi prima, puer, nullo munuscula cultu,
errantis hederas passim cum baccare tellus
aevum decorum = questa gloriosa et .
inibit : con valore intransitivo
incomincer . magni menses
i grandi mesi , che componevano
il magnus annus. procedere -
svolgersi, succedersi . te duce :
parallelismo sintattico con te consule.
si qua = si aliqua. sceleris
nostri : la colpa nefanda delle guerre
civili. inrita : riferito a vestigia
= rese vane , cancellate con la
riconquistata pacificazione degli uo
mini. perpetua formidine = dal
continuo spavento di altre terri
bili guerre.
15-18. Nella luce del padre proiet
tata la figura del figlio ; anzi, no
vello eroe e partecipe di una vita
divina, egli governer il mondo or
mai pacificato con le virt del padre
(allusione evidente alla pace di Brin
disi) ; perci i meriti e le virt del
padre, iniziatore della nuova et, sa
ranno premessa sicura ed esempio
luminoso per le affermazioni gloriose
del figlio. Ille : il tanciullo.
deum : poetico per deorum vitam
accipiet = avr in dono ricever
una vita . divi s : divus per s
aggettivo, spesso sostantivato, come
qui, specialmente nel vocativo singo
lare : dive. videbitur : passivo
di video, contrariamente alluso pro
sastico ; quindi vedr agli riti me
scolati gli eroi, ed egli sar visto
da essi . il li s : dativo di agente.
patriis virtutibus : se posto in re
lazione con reget, intendi == regger
il mondo con virt degne del padre ;
se invece con pacatum = regger il
mondo pacificato dalle virt del pa
dre . At : spesso in Virgilio, pi
che congiunzione energicamente anti
tetica, particella di passaggio, quasi
un autem, che allarga o rincalza il
concetto precedente (cfr. I , 64).
prima munuscula = come primi pic
coli doni , quelli che convengono
a bimbi in questo sfondo pastorale,
quali le errantis hederas e colocasia.
Da questo momento tutte le atten
zioni del poeta si concentrano sul
puer, direttamente apostrofato (at libi...
puer) ; di lui si cantano i prodigiosi
eventi, che accompagneranno nel tri
pudio le diverse tappe della sua vita,
l infanzia, ladolescenza, la virilit :
meraviglie sempre nuove nella sua
ascensionale carriera ; e il canto si
allarga, si colorisce e si flette in toni
quasi fiabeschi di arcane melodie.
Dapprima lo spettacolo festoso della
terra che dar spontaneamente in ab
bondanza fiori e frutti di vario ge
nere. Occorre notare che la bota
nica virgiliana presenta pi di un in
terrogativo ; non sempre perci pos
sibile, oggi, lidentificazione delle varie
piante nominate dal poeta.
19-21. passim : completa errantis
(= errantes). cum baccare = in
sieme con lelicrisio , pianta dai fiori
L E BUCOLI CHE 33
mixtaque ridenti colocasia fundet acantho. 20
Ipsae lacte domum referent distenta capellae
ubera, nec magnos metuent armenta leones :
ipsa tibi blandos fundent cunabula flores :
occidet et serpens, et fallax herba veneni
occidet ; Assyrium vulgo nascetur amomum. 25
At simul heroum laudes et facta parentis
iam legere et quae sit poteris cognoscere virtus :
molli paulatim flavescet campus arista,
incultisque rubens pendebit sentibus uva,
et durae quercus sudabunt roscida mella. 30
gialli dorati. colocasia : neutro
plur., retto da fundet = fior di colo
casia , che cresce nei luoghi umidi
c palustri. Ipsae : trad. sponta
neamente , come pi sotto ipsa
(v. 23). domum : qui 1ovile .
di stenta = gonfie ; partic. pre
dicativo da distendo. Qui la natura
animata a rinnovare i prodigi del
let delloro : le caprette ritorneranno
a casa alla sera con le mammelle
gonfie di latte, ed i grandi leoni non
faranno pi paura agli armenti ; scom
parir il serpente e le erbe velenose
c dovunque nascer l amomo. Que
sta nota di pacificazione universale,
che affratella uomini, animali e cose,
il segno pi caratteristi co della
nuova ra, dove si appagano, quasi
messianicamente , le ansie del mondo
sconvolto e le aspirazioni del poeta.
22-25. armenta : greggi ed altri
animali esposti ai pericoli. ipsa...
cunabula (la strutturazione del verso
c identica a quella del precedente :
ipsae... capellae) = soavi fiori sparge
r per te spontaneamente la culla .
occidet et... et : nota la simultaneit
dei due avvenimenti, sottolineati dal
duplice et e rincalzata dalla ripeti
zione di occidet = scomparir e il
serpe e l erba velenosa (veneni genit,
di herba) ingannatrice scomparir .
vulgo comunemente, dapper
tutto , in opposizione ad Assyrium,
che vale qui esotico . amo
mum : pianta dal pregiato aroma
orientale.
26-31. At : come sopra, al v. 18.
simul ( = simul atque) non ap
pena . facta parentis = le im
prese del genitore ; qui il puer
messo a contatto con la gloria degli
eroi e con la fama del padre ; e sa
ranno manifesti i segni della felicit
umana : non pi sudore n fatica
per guadagnarsi il pane ; biondegge-
ranno di messi i campi, l uva rosseg
giante pender dai pruni, dal tronco
duro delle querce stiller il miele
rugiadoso. quae sit : qualis o quanta
sit : propos. indiretta. virtus : non
quella degli heroum e del parentis,
ma la virt in s, quasi a dire
appena potrai conoscere lessenza
della virt. flavescet : un in
coativo delle maniere virgiliane = in-
comincer a biondeggiare , che l av
verbio paulatim ( = a poco a poco )
determina nel suo carattere continua
tivo. molli arista = di spighe
flessuose , oppure di spighe tenere .
sudabunt roscida mella = sude
ranno, stilleranno il rugiadoso miele ,
verbo intransitivo con l accusativo
delloggetto interno.
3
34 P. VI RGI LI O MARONE
Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis,
quae temptare Thetim ratibus, quae cingere muris
oppida, quae iubeant telluri infindere sulcos.
Alter erit tum Tiphys, et altera quae vehat Argo
delectos heroas ; erunt etiam altera bella, 35
atque iterum ad Troiam magnus mittetur Achilles.
Hinc, ubi iam firmata virum te fecerit aetas,
cedet et ipse mari vector, nec nautica pinus
mutabit merces : omnis feret omnia tellus.
Non rastros patietur humus, non vinea falcem, 40
31-33. subrunt = resteranno na
scoste le tracce dellantico male.
quae... quae... quae : efficace ripe
tizione incalzante i singoli concetti.
T heti m : qui detto per mare
e corrisponde a Teti, la Nereide madre
di Achille = avventurarsi con navi
sul mare . iubeant : con valore
consecutivo ; nelle infinitive dipen
denti mancano i soggetti espressi.
tel l uri sulcos : la lezione pi co
mune = aprir solchi nel seno della
terra . Tutto questo sta a dimo
strare che vi saranno purtroppo an
cora tracce dellantica colpa : l a bra
mosia di guadagni, la quale spinge
gli uomini ad avventurarsi con le
navi sui mari, il timore dei nemici,
che fa cingere le citt di mura, lavido
sfruttamento della terra avara, sca
vata faticosamente con l aratro.
34-36. A lter eri t : come nellet
eroica, cos vicina allet delloro, vi
sar un altro Tifi (il pilota della
nave Argo , che condusse gli Argo
nauti nella Colchide alla conquista
del vello doro), e di nuovo sorger
unondata di guerre, e il grande
Achille sar fatto partire una se
conda volta per Troia. quae ve
hat : con valore consecutivo = la
quale porti . delectos heroas :
fiore di eroi . altera : non alia,
perch non indica altre guerre ,
ma una seconda ondata di guerre .
ad Troiam = alla volta di Troia ;
il che spiega la presenza della pre
posizione. magnus : per quanto
la leggenda ci ha tramandato di l ui .
37-40. Ma quando il puer, fatto
adulto, entrer nel pieno della sua
maturit, cesser ogni pericolo e ri
schio. Nessuno pi si avventurer
sullaperto mare in cerca di fortuna :
ogni terra produrr tutto per tutti
senza la penosa fatica delluomo ; la
natura stessa provveder allarmonia
dei colori, nella variet degli esseri
e delle cose. H i nc : con valore
temporale = poi , come lubi se
guente = quando , determinanti la
terza tappa dellet del puer. fi r
mata aetas = let divenuta adulta ,
ti avr formato uomo . mari :
ablativo di allontanamento retto da
cedet = si allontaner dal mare . -
vector : secondo Servio il navi
gante in genere : lam is qui vehitur
quam qui vehit, dicitur, id est et natda
et mercator ; altri intende per arma
tore della stessa nave. nauti ca
pi nus : indica la nave fatta di pino.
mutabit merces = servir a scam
biare le merci . patietur : nel
senso di subire . rastros = ra
strelli ; al singolare neutro (rastrum,
da radere sarchi are). vinea:
singolare poetico = le vigne in gene-
L E BUCOLI CHE 35
robustus quoque iam tauris iuga solvet arator ;
nec varios discet mentiri lana colores,
ipse sed in pratis aries iam suave rubenti
murice, iam croceo mutabit vellera luto ;
sponte sua sandyx pascentes vestiet agnos. 45
Talia saecla suis dixerunt currite fusis
concordes stabili fatorum numine Parcae.
Adgredere o magnos aderit iam tempus honores,
cara deum suboles, magnum Iovis incrementum !
Adspice convexo nutantem pondere mundum, 50
terrasque tractusque maris caelumque profundum,
rale. tauris... sol vet = scioglier
il giogo dai buoi ; tauris dat.
etico, pi che abl. con solvet.
41-49. robustus : detto dellaratore
ha una sua efficacia pittorica dispi
razione lucreziana (V, 933) ; qual
che codice ha robustis, riferito a tau
ris. mentiri : con valore transitivo
= simulare; regge varios colores-, gi
Lucrezio (I V, 492 :) varios rerum men
tiri colores. ipse : come spesso
da s , spontaneamente ; nota
liperbato (= sed ipse). suave :
c:on valore avverbiale (suaviter) in or
dine a rubenti. rubenti murice...
croceo luto : ablativi di mezzo, retti
da mutabit muter il vello nella
porpora {murice), soavemente rosseg
giante, e nel giallo colore della bion
della . iam... iam (= modo... modo)
- ora... ora. vestiet = tinget ;
sogg. sandyx lo scarlatto ; non
chiaro se si tratta di una pianta
<> di una ti nta minerale. talia
saecla ( = saecula) : accusativo interno,
retto da currite affrettate : let
fortunata che le Parche fileranno.
stabil i numine : ablativo di causa
clic spiega concordes = concordi nel
limmutabile volont dei fati .
adgredre : forma imperativa che l in
cidentale aderit determina nella sua
effettuazione futura = appressati ad
assumere . E qui riappare sulla scena
il puer, di nuovo direttamente apo
strofato, ma ormai gi uomo dai
pi splendidi destini, degno di assu
mere al pi presto le pi alte cariche
e gli onori che gli competono come
discendente di di, rampollo di Giove.
Se il carme rivolto al figlio di Pol
lione, il valore di questi epiteti pura
mente simbolico : il nascituro sarebbe
il primogenito della nuova gens, di
scesa dal cielo nella nuova ra.
cara... suboles = cara prole degli
di ; deum = deorum. magnum...
incrementum = grande rampollo d
Giove ; la prole intesa come ac
crescimento del prestigio e della
potenza del padre ; nota l efficacia
del verso spondaico, che conferisce
al ritmo un andamento sostenuto
e solenne.
50-54. L universo intiero freme nel
lesultanza di cos fausti avvenimenti :
terra, mare e cielo tornano a solle
citare la fantasia del poeta in armo
niosi accenti di alta poesia cosmica,
che richiama da vicino L ucrezio.
Adspice : ripetuto per anafora due
versi dopo, ma qui con l oggetto
nutantem = tremante, vacillante ; al
v. 52 con l irt e lindicativo. con
vexo pondere : ablativo di mezzo
o di qualit = il mondo nellimmensa
sua mole convessa . terrasque :
il -que lungo, perch in arsi e se-
36
P. VI RGI L I O MARONE
adspice, venturo laetantur ut omnia saeclo !
O mihi tum longae maneat pars ultima vitae,
spiritus et quantum sat erit tua dicere facta :
non me carminibus vincet nec Thracius Orpheus 55
nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit,
Orphei Calliopea, Lino formonsus Apollo.
Pan etiam, Arcadia mecum si iudice certet,
Pan etiam Arcadia dicat se iudice victum.
Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem : 60
matri longa decem tulerunt fastidia menses :
guito da due consonanti. ut lae
tantur : ci aspetteremmo il congiun
tivo dellinterrogazione indiretta, regi
strato da alcuni codici ; ma l indica
tivo, efficacissimo, dice che il poeta
sente lazione come presente (cfr. Ecl.,
V, 6-7). omni a : tutto l uni
verso : gli elementi enunciati pocanzi :
la terra, il mare, il cielo. longae
vitae = senectutis. tum : quando
cio rinascer l et delloro con la
venuta del puer. I l poeta par che
si perda in un abbandono di lirico
entusiasmo, che si effonde in accenti
sublimi di sentimenti augurali : vivere
tanto egli desidera e con tanto inge
gno, quanto basti per cantare le paci
fiche. e gloriose imprese del nascituro.
spiritus = et quantum spiritus (ge
nitivo partitivo) inteso pi comune
mente per ingeni vis vigorque poe
ticus ; per altri = il fiato . sat
eri t dicere : l infinito con valore fi
nale : ad dicenda tua fact a e quanto
afflato sar sufficiente a cantare le
sue gesta .
55-61. La lunga sequela dei nomi
mitici (il Tracio Orfeo, Lino, suo
fratello. Calliope, Apollo, Pan, il dio
del canto pastorale) allargano s, ma
stemperano letterariamente il mo
mento poetico, che toma a risentirsi
commosso e vivo nella chiusa del
carme, uno degli squarci pi puri
della poesia virgiliana. huic...
adsit : int.: quamvis huic mater adsit
atque huic pater (in prosa : huic...
illi, oppure alteri... alteri), intendendo
sebbene alluno (Orfeo) porga aiuto
la madre (Calliope), allaltro (Lino)
il padre (Apollo) . Orphei : bi
sillabo e spondeo (Orphei) per sini-
zesi. Calliopea : sul tipo greco ;
di solito per si ha Calliope. for
monsus = splendido (cfr. nota Ecl.,
I , 5). Pan... victum : un pe
riodo ipotetico della possibilit = an
che Pan, se, giudicando l Arcadia
(iudice Are.: abl. ass.). con me compe
tesse, anche Pan... darebbesi vinto.
risu s un ablativo intensamente
potico indeterminato, che si presta
ad essere inteso come strumentale
con il sorriso o come causale
e limitativo dal sorriso , a seconda
che il sorridere del bambino alla
mamma o viceversa ; migliore la se
conda interpretazione. cognoscere :
vale dimostrare di conoscere .
tulrunt = arrecarono ; ha la --
breve, propria del linguaggio arcaico
e popolare. decem menses : gli
antichi contavano il numero di par
tenza e quello di arrivo ; il bambino
nasce al nono mese finito, cio al
decimo.
L E BUCOLI CHE 37
Incipe, parve puer : cui non risere parentes,
nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.
62. Incpe : ripresa affettiva, che
allarga e completa poeticamente la
delicata immagine precedente. ri-
sre, digi tata est : sono perfetti di
abitudine = a chi (cui) non sorrisero
i genitori n un dio stim lui degno
della sua mensa, n una dea del suo
lalamo , escludendo laltra lezione:
qui non risere parenti = quelli che
non ebbero una madre cui sorri
dere . un ritornare alla realt del
momento : il bimbo ricontemplato
nella sua vaghezza infantile, con il
primo sorriso di consapevole cono
scenza alla madre, che in esso racco
glie il premio pi ambito per ci
che ha sofferto nei lunghi nove mesi
di attesa. Nellincontro incantato di
queste due tenerezze e di questi due
sorrisi, e nel tepore di sereni affetti
familiari gi il segno di predesti
nazione alle gloriose affermazioni del
futuro pacificatore del mondo : per
ch a chi non cresce sotto laffettuoso
sorriso dei genitori (chi non patri
mus atque matrimus) non concesso
dessere innalzato allamicizia di un
dio n allamore di una dea. Finale
degna del carme, la quale, se pur,
come si diceva, ha lasciato perplessi
non pochi studiosi, raccoglie tutta
via il meglio della delicata sensibilit
virgiliana, che ha voluto raffigurare
nel puer pi che leroe inaccessibile
e disumano, l uomo ricco delle pi
consapevoli ed umane esperienze.
38 P. VIRGILIO MARONE
E c l o g a q u i n t a : DAFNI
Ar g o men t o
Due pastori, Menalca e Mopso, poeti e musici insieme,
si incontrano fuori dellabitato e si invitano al canto : entrati in
una grotta fresca e adorna di tralci di una vite selvatica, incomincia
Mopso, il pi giovane, intonando commosso un canto composto
pocanzi sulla morte di Dafni, compianto da tutto l universo, ma
da nessuno pi che dai pastori. Menalca, ammirato per il canto
dellamico, risponde da par suo, celebrando l apoteosi divina
di Dafni e la sua vita tra i celesti. I due amici, commossi, si com
plimentano a vicenda, scambiandosi doni, prima di separarsi.
Largomento non era nuovo ai tempi di Virgilio: il mito
di Dafni, il bellissimo poeta pastore, che, amato e perseguitato
poi dalla ninfa Naide, privato della vista precipit e mor in un
burrone, era stato gi cantato da Teocrito (I, 64* sgg), e, qualche
secolo prima di lui, anche da Stesicoro ; ma Virgilio domina gli
elementi tradizionali, rivive il mito con sensibilit sua propria,
10 scompone, lo allarga (la parte di Menalca, l apoteosi, non sono
in Teocrito), vi immette elementi elegiaci, bucolici, morali e con
templativi con tale potenza e ricchezza di stile e con tale fre
schezza di immagini e di sentimento, che fanno di questecloga
se non un capolavoro, una delle pi belle e commosse.
La critica antica e moderna si intrattenuta a lungo sullinter
pretazione del carme e molti hanno voluto vedervi unallegoria
dalla prima parola alla fine : la morte di Cesare e la sua apoteosi,
come in altri documenti poetici del tempo (Orazio, Ovidio, ecc.).
Altri, fuori dal simbolismo cesariano, hanno individuato, sotto
11nome di Dafni, o un fratello di Virgilio, Valerio Fiacco, o un poeta
neoterico, Quintilio Varo, e perfino Salonino, il secondogenito
di Asinio Pollione.
Ma siamo proprio costretti a nascondere tutto sotto il velo del
lallegoria ? A parte lammirazione di Virgilio per Cesare, che egli
riteneva liniziatore di quello stato di pace e di benessere sociale,
tanto da lui vagheggiato, sta il fatto che, quando il poeta ha voluto
LE BUCOLI CHE 39
celebrare la sua morte e i prodigi che laccompagnarono, non
ricorso allallegoria o al simbolismo, come nel primo libro delle
(eorgiche (v. 466 sgg.) ; n pare che argomento cos solenne potesse
convenientemente rientrare nella tenue trama di temi bucolici.
Non pu essere, invece, Dafni la figura simbolica di un pastore
idealizzato ? Quella figura ideale, vagheggiata da Virgilio, sim
bolo della bellezza campestre e dellamore pastorale, anima e vita
di tutto il suo mondo bucolico, espressione e sospiro dei suoi ideali
arcadici ? quel che pi ci persuade al riguardo, senza pretesa
di voler qui impostare e tanto meno esaurire una questione di tanta
gravit, che vide, per di pi, schierati a favore dellinterpretazione
tradizionale virgilianisti di nome, come lAlbini e il Funaioli.
ME. Cur non, Mopse, boni quoniam convenimus ambo,
tu calamos inflare lvis, ego dicere versus,
hic corylis mixtas inter consedimus ulmos ?
MO. Tu maior; tibi me est aecum parere, Menalca,
sive sub incertas Zephyris motantibus umbras, 5
1-8. Menalca e Mopso sono pa
stori abili luno nel cantare, laltro
nel suonare la zampogna; il canto
amebo, cio alterno, a botta e ri
sposta, caratteristico della poesia
pastorale, n nuovo il motivo della
sosta in un luogo, dove olmi e noc-
<inoli compongono una macchia varia
<pittoresca ed offrono unombra pari-
menti gradita. Cur non : formula
interrogativa, che conferisce qui, al
l'inizio, vivacit e freschezza al dia
logo ; va con consedimus del v. 3.
boni : regge i due infiniti inflare
< dicere del v. 2 ; costrutto alla
greca entrambi bravi luno n!
suonare, laltro nel cantare. con
venimus : perfetto = ci siamo in
contrati . dicere versus : nel
senso di cantare . inflare : pro
priamente soffiar dentro , quindi
<suonare . lvi s : le canne della
zampogna sono lievi, leggere, sot
tili , come il suono ed il canto pa
storale. consedimus : un perfetto
con valore aoristico di azione gi
conclusa = (perch non) ce ne stia
mo seduti . Altri, meno bene, cor
regge in considimus, non attestato da
codici. corylis... ulmos : intendi :
inter ulmos mixtas corylis. Nota nel
limpostazione del periodo un che di
volutamente dimesso, un tono di affa
bile conversazione, che va conservato
nella traduzione. Perch, o Mopso,
una volta che ci siamo incontrati,
tutti e due bravi, tu... ed io..., non
ce ne stiamo seduti qui, sotto gli
olmi, frammisti di cornioli ? .
I l paesaggio sempre in Virgilio
sfumato tra la fantasia e la realt :
le tremule ombre degli alberi conti
nuamente agitate dai venti o la quieta
frescura di una grotta, creano la
cornice poetica dellecloga ; la grotta
adorna dei radi grappoli di una
vite selvatica : grappoli rossi su foglie
chiare. maior : sott. natu. est
aecum (= aequum) = giusto , con
la soggettiva me parere. Zephyris
motanti bus : sott. umbras ; ablativo
assoluto con valore causale e tem-
40 P. VI RGI LI O MARONE
sive antro potius succedimus. Adspice, ut antrum
silvestris raris sparsit labrusca racemis.
ME. Montibus in nostris solus tibi certet Amyntas.
MO. Quid, si idem certet Phoebum superare canendo ?
ME. Incipe, Mopse, prior, si quos aut Phyllidis ignes 10
aut Alconis habes laudes aut iurgia Codri.
Incipe : pascentes servabit Tityrus haedos.
MO. Immo haec, in viridi nuper quae cortice fagi
porale insieme ; motare frequenta
tivo di movere e ben riproduce il
continuo stormir delle fronde allo spi
rare degli zefiri. succedimus : pre
sente, ma parallelo a consedimus del
v. 3, con variatio di costrutto e con
significato pregnante = sia che vo
gliamo adagiarci sotto le ombre...,
o riparare piuttosto nella grotta .
Nota che assai rara in Virgilio la
ripetizione della preposizione nei verbi
composti. ut... sparsi t : lindica
tivo e non il congiuntivo, perch qui
l espressione sentita come coordi
nata, e non come interrogativa indi
retta. sparsit : regge lablativo me
diale raris racemis = di rari grap
poli , con una costruzione parallela
a quella di altri verbi, per esempio
abducere. tibi certet : costruzione
poetica alla greca ; in prosa gene
ralmente lablativo con cum. certet :
congiuntivo potenziale = potrebbe
gareggiare ; unaltra lezione certat.
Aminta un altro pastore abile nel
canto ; Menalca esprime il suo parere
modestamente, con il congiuntivo :
secondo lui. Aminta il solo che
potrebbe gareggiare con Mopso.
9-15. Quid = e che ? . certet :
altro congiuntivo potenziale, che con
tinua il pensiero precedente ; regge
linfinito superare, come spesso in poe
sia ; in prosa normalmente con ut.
A Mopso la rivalit di Aminta non
piace; perci risponde con un po
di mal umore = Che ci sarebbe di
strano, se gareggiasse con me, dal
momento che egli si metterebbe i:i
gara di canto persino con Febo ?
Non si tratta quindi di un rivale, per
cui il pastore nutra n stima n sim
patia. pri or : perch due soltanto
sono i pastori in gara. ignes :
cio : amoris ignes, quindi amore . -
iurgia : pu significare tanto gare
poetiche , quanto ingiurie, invet
tive . I nci pe : insiste sullavvio
al canto. Gli argomenti del canto sono
vari : gli amori di Fillide, le lodi della
bellezza di Alcone, i certami poetici
di Codro. Fillide, Alcone, Codro sono
nomi fittizi, come il Titiro del v. 12,
che adombrano figure convenzionali
del mondo pastorale. A proposito- di
Codro, i pareri dei critici sono vari
e discordi : chi pensa si tratti di un
poeta contemporaneo, chi, addirittura,
del mitico re di Atene ; c, infine, chi
interpreta iurgia per ingiurie con
tro Codro, in contrapposizione alle
lodi di Alcone. Ma Mopso questa
volta si scoster dai temi tradizionali
e prover a cantare in una volta sola
quei carmi, che incise nella verde
corteccia di un faggio : alle parole
ha aggiunto la notazione musicale,
alternando suoni e ritmi nellarmonia
del canto. Il pensiero di Aminta ritorna
con una punta di ironia : coman
dagli di gareggiare con questo mio
canto, se gli piace . I mmo : in po
sizione fortemente avversativa = al
contrario . haec : sta con carmina
del verso seguente, ed indica insieme
note e parole ; di qui il valore di
descripsi = ho inciso (le parole), con
il de intensivo, e di notavi = ho se-
L E BUCOLI CHE 41
carmina descripsi et modulans alterna notavi,
experiar : tu deinde iubeto ut certet Amyntas. 15
ME. Lenta salix quantum pallenti cedit olivae,
puniceis humilis quantum saliunca rosetis,
indicio nostro tantum tibi cedit Amyntas.
Sed tu desine plura, puer : successimus antro.
MO. Exstinctum Nymphae crudeli funere Daphnin 20
llebant vos coryli testes et flumina Nymphis
innato con note. alterna : come
complemento predicativo delloggetto
pu rendersi alternandoli , cio luno
appresso allaltro. experiar = ten
ter, prover , con l oggetto in haec
carmina del v. precedente. deinde :
bisillabo per sinizesi (deinde). iubeto
ut : contro l uso comune di iubeo con
linfinito, d al comando un tono pi
reciso. certet : sempre nel senso
di gareggiare .
16-20. I paragoni sono i pi sem
plici e i pi ovvii per un pastore :
il salice flessuoso ed il pallido ulivo,
la lavanda, che non si innalza gran
che da terra, e le rose rosse come
la porpora fenicia (perci punicee )
o, secondo unaltra interpretazione, di
una specie particolare ad alto gambo,
propria della regione cartaginese.
Lenta salix = il flessibile salice
(vd. I , 4). quantum... quantum...
tantum : la posizione degli avverbi
sempre al mezzo dei tre versi accen
tua il parallelismo dellespressione.
pallenti : detto dellolivo per il suo
colore pallido grigiastro, come puniceis
dei roseti, perch porporini .
cedit = la cede . saliunca : una
specie di erba lavanda ; ma traduci
saliunca . iudicio nostro = a
nostro parere , formula restrittiva del
parlar familiare. cedit = infe
riore . desine plura = non insi
stere pi oltre . _ successimus an
tro = siamo entrati nellantro . Ge
neralmente questo verso attribuito
a Menalca : l appellativo puer sta bene
in bocca al maior natu, qui Menalca,
che bene esorta il compagno a lasciar
cadere largomento Aminta e a dare
inizio al canto ; e il canto di Mopso
sublime. Raffigura Dafni perito di
morte violenta (crudeli funere exstinc
tum : nota la bellezza del verso, chiuso
tra exstinctum (pkrtic.- da exstinguo)
e Daphnin). I l cadavere straziato del
giovane giace tra le braccia della ma
dre : piangono intorno le Ninfe ; la
madre in preda al dolore, va gridando
che crudeli sono gli astri, crudeli gli
di. Chi accetta il significato allegorico
del carme, identifica la donna ango
sciata addirittura in Venere, madre
degli Eneadi : ella soffrirebbe cos per
lassassinio di Cesare : ma, a dire il
vero, la dea diventa creatura falsa
e convenzionale nella identificazione
suddetta. Si noti ancora che Venere
anche nei rari momenti, in cui nel-
VEneide si mostra madre di Enea, ap
pare distante, distaccata, sempre pi
dea che madre, n si saprebbero qui
riconoscere in lei siffatti atteggiamenti.
L a madre di Dafni invece assai pi
vicina alle altre madri dellEneide,
quali Ecuba, Andromaca, A mata, la
madre di Eurialo, creature tutte di
sfatte dal dolore, non daltro lacri
manti che dei figli in pericolo o pre
maturamente scomparsi. N in Teo
crito poteva comparire ima tale figura,
intensamente patetica, durante la lunga
e forse un po troppo loquace agonia
delleroe pastorale.
21-24. vos... testes... N ymphi s: il
dativo Nymphis retto da testes, sott.
estis o f u i s t i s foste testimoni alle
42
P. VI RGI LI O MARONE
cum, complexa sui corpus miserabile nati,
atque deos atque astra vocat crudelia mater.
Non ulli pastos illis egere diebus
frigida, Daphni, boves ad flumina ; nulla neque amnem 25
libavit quadrupes, nec graminis attigit herbam.
Daphni, tuum Poenos etiam ingemuisse leones
interitum montesque feri silvaeque loquuntur.
Daphnis et Armenias curru subiungere tigris
Ninfe , cio del dolore delle Ninfe.
complexa : pennellata di risalto,
resa pi viva dal miserabile corpus
la pietosa salma del figlio.
atque... atque (per et... et) : accorgi
mento poetico, che, con il cumulo delle
vocali, rende pi eufonico il ritmo.
vocat : contrapposto a flebant : il la
mento della madre pi vivo e pre
sente. astra... crudelia s quae accele
raverunt Daphinidis mortem, commenta
Servio ; quindi crudelia ha valore pre
dicativo. N on ul l i : intendi : nulli,
sott. pastores ; noi nessun pastore .
pastos... egre : le azioni sono citate
in ordine logico = port a pascolare
e poi a bere , o meglio port a
bere... dopo il pascolo . T utta la na
tura partecipa al dolore comune : i pa
stori in quei giorni non portarono gli
armenti al pascolo, n li abbevera
rono alle fresche correnti dei fiumi :
n, daltra parte, le bestie, conscie
pur esse della irreparabile perdita,
vollero toccare con le labbra lacqua
corrente, n i teneri germogli del
l erba pur mo nata.
25-29. nulla... quadrupes : agget
tivo femminile ; qui sottintende bestia,
oppure un aggettivo sostantivato al
femminile, come in molti casi simili (p.
es. volucres). nulla... neque... n e c :
costruzione alla greca : le negazioni
non si elidono, ma si intensificano.
libavit... attigit : i due verbi espri
mono il solo accostare le labbra alla be
vanda (amnem acqua corrente) e al
cibo (herbam). gramini s... herbam :
letter. sarebbe proprio = erba dello
stelo , ma noi = un filo derba .
ingemuisse : regge tuum interitum :
costruzione audace per analogia a
quella propria dei verba affectuum : di
solito ingemiscere si costruisce con
l ablativo. Anche i leoni si commuo
vono alla morte di Dafni : dei loro
gemiti sono testimonii i boschi sel
vaggi, loro abituali dimore. L agget
tivo Paenos non ci autorizza a pen
sare ad un paesaggio africano, pi
adatto, se mai, allarida distesa del
deserto che a monti e selve. Si tratta
qui di un termine puramente esorna
tivo nel senso pi comune : i leoni
sono cartaginesi o africani ,
perch lAfrica la loro sede natu
rale pi consueta. feri : detto dei
monti selvaggi, paurosi , ed accen
tua le note di commiserazione nella
scena pietosa. loquuntur : nel senso
di affermano, attestano . et =
etiam. curru : la forma arcaica
e classica del dativo della quarta decli
nazione ; dal I secolo d. Cr. si sta
bilizza la forma in -ui. ti gri s =
tigres. Dafni ebbe anche il merito di
introdurre il culto bacchico e la col
tivazione della vite : di qui la men
zione delle tigri armene, aggiogate al
carro del dio, nel suo ritorno trion
fale dalloriente, e dei tisi (ossia riu
nioni di persone intente a celebrare
un qualche dio) in onore di Bacco,
e dei tirsi (bastoni intrecciati di pam
pini e di edera), propri dei baccanti,
durante il rito. Dafni non invent
L E BUCOLI CHE 43
instituit, Daphnis thiasos inducere Bacchi 30
et foliis lentas intexere mollibus hastas.
Vitis ut arboribus decori est, ut vitibus uvae,
ut gregibus tauri, segetes ut pinguibus arvis,
tu decus omne tuis. Postquam te fata tulerunt
ipsa Pales agros atque ipse reliquit Apollo. 35
Grandia saepe quibus mandavimus hordea sulcis,
infelix lolium et steriles nascuntur avenae ;
pro molli viola, pro purpureo narcisso
carduus et spinis surgit paliurus acutis.
queste cose, ma le introdusse in occi
dente, rendendosi cos ben meritevole
anche dei culti misterici, che con quello
bacchico erano strettamente connessi.
30-37. instituit = insegn .
inducere = introdurre, importare .
Bacchi : alcuni codici danno Bac
cho, che sposterebbe profondamente
il senso del passo. foliis... hastas :
intexhe regge lablativo del mezzo
(foliis mollibus) e l accusativo dellog
getto (lentas hastas) = e a intessere
con molli foglie le flessibili aste ,
quelle del tirso dionisiaco. naturale
che luomo dei campi ricorra alle im
magini a lui consuete per cantare il
suo eroe. Vitis... arvis : quattro
doppi dativi successivi, che hanno in
comune il dativo di effetto decori ;
nota la delicatezza del processo para-
gonativo, di pretto sapore pastorale,
che si conclude con la stupenda espres
sione: tu... tui s= (cos) tu ogni splen
dore sei per i tuoi . tuis : Servio
spiega : si Romanis, Caesar ; si pasto
ribus, Daphnis. tulerunt : nel senso
di abstulerunt portarono vi a; viene
a mente la frase del Vangelo nel pianto
ili Maria Maddalena al sepolcro : tule
runt Dominum meum. Scomparso Dafni,
strappato da Un destino avverso, an
che Pale, l antica dea romana della
pastorizia, ed Apollo, protettore egli
pure dei pastori, lasciarono disgustati
la terra. L a morte di Dafni dolore
e desolazione anche per le sue rovi
nose conseguenze. Grandia... sul
cis : int. (ex illis) sulcis quibus grandia
hordea saepe mandavimus = da quei
solchi, ai quali affidammo (nei quali
seminammo) spesso orzo scelto ; il
plurale hordea dovuto, secondo Ser
vio, ad esigenze metriche ; in realt
esso rende bene la pluralit dei chicchi
affidati alla terra dal seminatore. I l
contadino con attenta sollecitudine af
fida, come sempre, ai solchi le sementi
selezionate (grandia) dei cereali ; ma
da quei solchi nascono ora soltanto
infeconde gramigne e sterili chicchi
di uva selvatica. infel i x : significa
sterile, infecondo , il contrario di
f e l i x ; steriles soprattutto in rapporto
allorzo che era stato seminato = na
scono la perniciosa zizzania e la sterile
avena .
38-43. Anche i fiori non sono pi
quelli di un tempo : non viole delicate,
non purpurei narcisi ; ora crescono
solo cardi e marruche, dalle spine
lunghe e pungenti. m ol li = deli
cato . purpureo narcisso : il verso
spondaico, e con la forte cesura
semiquinaria rende con certo lan
guore il rimpianto della vaghezza per
duta (Al bi ni ) . carduus... paliurus:
erbe spinose ed irsute. spinis... acu
tis : complemento di qualit = dalle
spine pungenti . surgit : il sin
golare per il plurale, applicato ai due
44 P. VI RGI LI O MARONE
Spargite humum foliis, inducite fontibus umbras 40
pastores mandat fieri sibi talia Daphnis
et tumulum facite, et tumulo superaddite carmen :
Daphnis ego in silvis, hinc usque ad sidera notus ;
formosi pecoris custos, formosior ipse .
ME. Tale tuum carmen nobis, divine poeta, 45
quale sopor fessis in gramine, quale per aestum
dulcis aquae saliente sitim restinguere rivo.
Nec calamis solum aequiperas, sed voce magistrum :
fortunate, puer, tu nunc eris alter ab illo.
soggetti singolari. fontibus : dativo
retto da inducite = ombreggiate le
fonti con alberi frondosi . L o stesso
Dafni ha raccomandato, morendo, in
che modo si dovesse onorare la sua
memoria : i pastori copriranno la terra
di foglie, le fonti di ombra, costrui
ranno una tomba e su di essa inci
deranno uniscrizione funebre. A que
sto proposito comunemente si cita un
passo omerico {II., V I , 419), in cui
si parla della tomba di Eezione, padre
di Andromaca, per dimostrare quanto
sia antico luso di piantare alberi alti
accanto alle tombe. mandat fieri :
costrutto con l infinito sul tipo di
iubeo ; in prosa mandare con ut e il
congiuntivo. carmen : Servio nota :
duos versus carmen vocavit, nec mirum ;
in realt il carmen uniscrizione fune
bre, un epigramma, linsieme, cio,
di pi versi. Daphnis ego : manca
il verbo, come nel passo citato di Teo
crito ; si pu sottintendere f u i .
hi nc = di qui , cio dalla terra.
L epitafio riprende le ultime parole
di Dafni presso Teocrito (I , 120) :
io ero quel Dafni che fin qui faceva
pascolare le giovenche, quel Dafni
che conduceva a bere tori e vitelli .
L a venust delle forme era molto
importante per gli antichi, certamente
pi per i Greci che per i Romani.
difficile, ad ogni modo, che qui
Virgilio, pur nellipotesi del carme alle
gorico, alludesse alla bellezza di
Cesare.
44-50. Menalca fa del canto di
Mopso un elogio famoso ed indimen
ticabile = il tuo canto, o divino poeta,
per me cos gradito come il ripo
sare su un prato per chi stanco o,
nellestate, lestinguere la sete al fresco
zampillo dacqua sorgiva . I l para
gone preso dallesperienza quotidiana
dei pastori in uno sfondo di sapore
ellenistico. I l Carducci chiude con il
verso di Menalca il sonetto A V ir
gilio , a caratterizzare la sua di
vina poesia. formosior : sottin
tende il gregge come termine di pa
ragone. tale... quale : cio una
cosa tanto gradita come ; tale pre
dicato nominale neutro non concor
dato con sopor. fessis : dativo di
vantaggio = per chi stanco .
restinguere : secondo un procedimento
consueto al greco, l infinito adope
rato sostantivamente, come sopor del
verso precedente. saliente : in pro
sa, salienti, perch funge da aggetti
vo = zampillante, saliente . cala
mi s... voce : ablativi di limitazione.
magi strum, cio Dafni ; Mopso, che
ha uguagliato Dafni, il maestro, non
solo nellarte della zampogna, ma an
che in quella del canto, sar dora
innanzi secondo dopo Dafni. ab
i l io : cio : post illum = secondo, a
partire da lui, dopo di lui . quo-
L E BUCOLI CHE 45
Nos tamen haec quocumque modo tibi nostra vicissim 50
dicemus, Daphninque tuum tollemus ad astra ;
Daphnin ad astra feremus : amavit nos quoque Daphnis.
M. An quicquam nobis tali sit munere maius ?
<t puer ipse fuit cantari dignus, et ista
iam pridem Stimichon laudavit carmina nobis. 55
ME. Candidus insuetum miratur limen Olympi
sub pedibusque videt nubes et sidera Daphnis.
Ergo alacris silvas et cetera rura voluptas
Panaque pastoresque tenet Dryadasque puellas.
cumque modo : adoperato assoluta-
mente, sott. poterimus = come potr,
secondo le mie possibilit . vicis
sim = a mia volta ; non si tratta
li una rispondenza precisa di motivi
da un carme allaltro. Comincia qui
la seconda parte del canto lirico per
Dafni : quella di Menalca, che cele
brer la sua apoteosi, lo innalzer alle
stelle, poich anche a lui Dafni aveva
concesso la sua amicizia. I l canto di
Menalca perci, anche esso di 25
versi, ripercorrer i motivi di quello
di Mopso, ma risolver in chiave di
esaltazione quello che prima era stato
motivo di pianto.
51-58. tuum : cio, Dafni a te caro,
in quanto tuo modello e maestro.
Daphnin : altri legge Daphnim, ma
la finale -im darebbe con l elisione
uno iato assai spiacevole. tol lemus
ad astra : il concetto rincalzato dal
lemistichio del verso seguente, co
struito chiasticamente. quicquam :
la frase ha un implicito valore nega
tivo = niente potrebbe essere pi am
bito di un tale dono , cio della cele
brazione dellamico. sit : congiun
tivo potenziale. cantari dignus :
dignus costruito poeticamente con
linfinito, in luogo della consecutiva
relativa col congiuntivo. puer :
cos chiamato Dafni per la sua morte
immatura. iam pridem == gi da
tempo . nobis : dativo etico. Se
condo la consuetudine bucolica, Mopso
fa appello al parere di un altro pa
store, intenditore di canti, Stimicone,
che ha gi ascoltato il canto di Me
nalca e ne ha fatto lelogio. Can
didus... Daphnis = luminoso mira
la soglia inconsueta dOlimpo e vede
sotto i suoi piedi nubi e stelle Dafni .
l apoteosi di Dafni, che si annunzia
gi con un periodo solennemente co
struito (complemento predicativo del
soggetto, candidus, allinizio e il sog
getto, Daphnis, alla fine di esso) ; e
Dafni, splendido di luce, come in un
soglio di gloria, rimira sotto i suoi
piedi l universo stellato e la terra.
Ergo = perci, per questo motivo
una gioia vivace pervade le selve e
tutta la natura, Pan, i pastori e le
Driadi : tutti i luoghi, che Mopso
aveva rappresentato in lacrime e lutto
per la morte di Dafni, esultano ora
nel canto di Menalca. Manca solo
la madre (le madri sempre presenti
e vicine ai figli che soffrono, riman
gono nellombra nei momenti del
trionfo).
59-65. Pana... Dryadas : accusativi
con desinenze greche, tenet = pos
siede, domina , sogg. alacris volup
tas = una viva allegrezza ; ricorda
che Pan il dio dei pastori e le Driadi
sono le ninfe dei boschi, distinte da
quelle dei fiumi e del mare. L apoteosi
di Dafni riporta addirittura la terra
alla prosperit e alla concordia del
let delloro : il lupo non pi insidia
46
P. VI RGI LI O MARONE
Nec lupus insidias pecori, nec retia cervis 60
ulla dolum meditantur ; amat bonus otia Daphnis.
Ipsi laetitia voces ad sidera iactant
intonsi montes, ipsae iam carmina rupes,
ipsa sonant arbusta : deus, deus ille, Menalca !
Sis bonus o felixque tuis ! en quattuor aras : 65
ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phoebo.
Pocula bina novo spumantia lacte quotannis
craterasque duo statuam tibi pinguis olivi,
et multo in primis hilarans convivia Baccho,
ante focum, si frigus erit, si messis, in umbra, 70
il bestiame, n le reti del cacciatore
tendono agguati ai cervi ; Dafni, divi
nit propizia, ama la pace. Spontaneo
e commosso quindi risulta a lui il
grido di tutta la natura : un dio,
un dio, Menalca, quel Dafni che tu
vai cantando ! ul l a : riferito
a retia, personificato, per ipallage,
perch logicamente ci si aspetterebbe
ullum dolum. bonus : nel senso
di propizio, favorevole . otia =
pace . laetitia : ablativo di causa
o modo. iactant : il frequentativo
indica efficacemente il ripetersi del
l eco tra i monti. Ipsi... ipsae...
ipsa : accentua il concetto = anche,
persino . intonsi = non tocchi
da mano duomo, selvosi : la na
tura nel suo vergine splendore.
sonant : regge il carmina del verso
precedente= ripetono. deus i l l e :
sott. est. bonus... fel ix = propi
zio, datore di prosperit . tuis : da
tivo di vantaggio = ai tuoi devoti :
una preghiera e quindi linguaggio
e stile liturgico. en : con laccusa
tivo equivale ad ecce del verso se
guente.
66-73. aras... altaria : Servio, com
mentando questo verso, dice la dif
ferenza che passa tra ara ed al
tare : quella comune agli di in
feri e superi , questo proprio solo
degli di superi, (dictum ab altitudine) ;
quindi qui altaria complemento pre
dicativo di duas (sott. aras) prece
dente ; rendi ecco quattro are : ecco,
due a te, Dafni, due come altari ad
Apollo ; altri intende diversamente.
bina : perch sono due tazze di
latte per ciascuna ara. spumantia :
attribuito a pocula, per ipallage, lo
spumeggiare del latte. duo : per
duos, forma arcaica ; i crateri sono
uno per ara, quindi due in tutto.
pinguis oli vi : sott. plenos. hila
rans : vocabolo derivato dal greco =
rallegrando il convito. multo...
Baccho = con molto vino . s i r
corrisponde ad unindicazione tempo
ral e: quando. m e s s i s : per de
terminare l estate. T ra le offerte an
nue sacrificali ricordato il vino
di Ariusia, promontorio dellisola di
Chio, celebre per i suoi vini pregiati.
L occasione propizia per fare lelogio
del vino, che scioglie le lingue al canto
e muove i corpi alla danza : due pa
stori Dameta ed Egone, cittadino di
L itto (citt dellisola di Creta), cante
ranno, Alfesibeo danzer, imitando i
Satiri, queste tipiche divinit orgia
stiche, mezzo uomini e mezzo capri,
simbolo delle pi prepotenti forze vitali
della natura. Siamo ormai nel clima
di entusiastica esultanza di una festa
agreste, che ci richiama, tra le altre,
le celebrazioni oraziane di Fauno
L E BUCOLI CHE 47
vina novum fundam calathis Ariusia nectar.
Cantabunt mihi Damoetas et Lyctius Aegon ;
saltantis Satyros imitabitur Alphesiboeus.
Haec tibi semper erunt et cum sollemnia vota
reddemus Nymphis, et cum lustrabimus agros. 75
Dum iuga montis aper, fluvios dum piscis amabit,
dumque thymo pascentur apes, dum rore cicadae,
semper honos nomenque tuum laudesque manebunt.
Ut Baccho Cererique, tibi sic vota quotannis
agricolae facient : damnabis, tu quoque votis. 80
M O . Quae tibi, quae tali reddam pro carmine dona ?
nam neque me tantum venientis sibilus Austri
(Od., I I I , 18) e gli Ambarvalia di T i
bullo (I I , 1). novum... nectar :
apposizione di vina Ariusia un
nettare straordinario, singolare ; cos
intendo novum, e non vino nuovo ,
che non ha senso. cal athi s : abla
tivo strumentale; pi comunemente
fundere ab o de. mi hi : non ne
cessario sottindere sacra facienti ; ba
sta ritenerlo un dativo etico.
75-81. I l culto di Dafni-Bacco ri
marr sempre e si rinnover anche
nei Liberalia (feste autunnali dopo la
vendemmia in onore di Bacco : si ri
cordavano per in essi anche le Nin
fe ) e negli Ambarvalia, feste prima
verili di purificazione dei campi, del
cui smagliante rituale liturgico rimane
splendido documento poetico la prima
elegia del secondo libro- di Tibullo.
Haec : riassume tutti i riti precedenti
- questi onori sempre saranno per
te . sollemnia : propriamente sol
lemnis = ci che avviene ogni anno ,
quindi : solito, consueto ; poi, per
la straordinariet del rito, solenne .
- lustrabimus = purificheremo ; si
(ratta di una specie di processione
propiziatoria attraverso i campi, con
riti particolari. dum = finch ,
ripetuto successivamente quattro volte
conferisce vivacit patetica alle sin
gole immagini poetiche. iuga mon
tis : pi propriamente : iuga montium.
semper... manebunt : il verso, che
ripetuto in A e n . , I , 609, a propo
sito di Didone, ha tono solenne e mi
rabile struttura epigrafica. damna
bis... votis : sott. agricolas ; damnare
votis espressione solenne e sacrale
= obbligherai (i contadini) ai voti
a mantenere, cio, le promesse che
ti hanno fatto. Dafni ricever ogni
anno dagli abitatori dei campi la me
desima offerta che essi sono soliti
fare a Bacco ed a Cerere ; anchegli,
come loro, sar in grado, ora, di esau
dire i loro voti. Allepitafio di Dafni
che chiudeva senza speranza il com
pianto di Mopso, qui fa riscontro la
visione di un dio sereno e propizio
ai mortali. ; reddam : cong. poten
ziale = ti potrei dare in cambio .
Anche Mopso si congratula del de
butto poetico di Menalca e gli pro
pone in ricompensa un dono ; in un
crescendo di immagini meravigliose, va
paragonando il canto di Menalca a
quel che di pi hello avesse fino allora
udito tra i fenomeni pi sublimi e
musicali della natura. C in questa
tirata di Mopso un che di esagerato,
ma c anche lespressione estatica
del pastore, che, commosso, sente e si
esprime alla sua maniera.
82-90. venientis : nel senso di sur-
ge h ti s ; ma lascia in italiano la fre
schezza del latino veniente .
48
P. VI RGI LI O MARONE
nec percussa iuvant fluctu tam litora, nec quae
saxosas inter decurrunt flumina valles.
M E . Hac te nos fragili donabimus ante cicuta. 85
Haec nos : formonsum Corydon ardebat Alexim ,
haec eadem docuit : cuium pecus ? an Meliboei ?
M O . At tu sume pedum, quod, me cum saepe rogaret,
non tulit Antigenes et erat tum dignus amari
formonsum paribus nodis atque aere, Menalca. 90
iuvant : nel senso di piacciono
(cfr. O r., Od., I, 1-4). tam : ripete
il tantum del verso precedente.
saxosas inter... valles : anastrofe:
i nte r s a x os a s .. . valles. ante : ha
valore avverbiale = prima che tu
mi faccia alcun dono. Menalca pre
viene il desiderio dellamico e gli dona
per primo la fragile zampogna, quella
con cui cant la I I e la I I I ecloga,
delle quali qui cita i due inizi. Si
molto discusso sul dono di Menalca
a Mopso, offerto con cosi candida
modestia : forse lintenzione del poeta
fu pi semplice di quelle attribuitegli
dagli esegeti, volendo solo significare
di aver superato con la ecloga V,
pi complessa e felice, lo stretto m
bito bucolico, per toccare elementi e
motivi di pi ampio respiro. haec :
sott. docuit del verso seguente= questa
mi ispir , e, segue il primo mezzo
verso dellecl. I I . docuit = com
pose , con costruzione analoga a quella
di fabulam docere, detto dellautore
rispetto agli attori. At : pi forte
di sed. pedum : il bastone noc
chieruto dei pastori. cum : conces
sivo = sebbene . tulit : nel senso
di : consecutus est= ottenne . - e t :
con un lieve valore avversativo = ep
pure, e s che... . dignus amari :
costruzione poetica alla greca come al
v. 54 (= dignus qui amaretur). for
monsum..., Menalca = bello per noc
chi uguali e per bronzeo puntale . Cos
Mopso non si lascia vincere in gene
rosit e a sua volta dona allamico
il suo bel bastone pastorale : un ba
stone ornato di guarnizioni di bronzo
e di simmetrici nodi. Egli lha rifiu
tato ad Antigene, che glielo aveva
chiesto pi volte (eppure Antigene
meritava di essere amato !) ; anche
per questo il dono tanto pi pre
zio). Con questa nota affettuosa e
con questo sincero e semplice scam
bio di doni tra i due pastori, musici
e poeti, termina questa bella quinta
ecloga.
LE GE O R G I C HE
L e Georgiche sono, in certo senso, la continuazione delle B u c o l i c h e ,
ma su un piano di pi viva partecipazione alla natura e di pi ac
corta padronanza di tecnica compositiva e di mezzi espressivi. Fu
rono scritte tra il 37 e il 30a, subito dopo le B u c o l i c h e e prima del-
Y E n e i d e . Il poema consta di circa 2200 versi esametri; diviso in
quattro libri, dei quali il primo tratta dellagricoltura in genere, il
secondo della coltivazione delle piante, specialmente della vite e del
l olivo, il terzo dellallevamento degli animali, il quarto delle api.
Ogni libro si apre con una pi o meno breve invocazione alla di
vinit, preposta all attivit, a cui consacrato il canto, contiene la
dedica a Mecenate, e si chiude, secondo la tecnica alessandrina, ri
sentita anche in Lucrezio, con un episodio o con un inno di pi alta
intonazione lirica ; varie digressioni, interposte qua e l, servono
a far circolare entro la materia didascalica un pi mosso soffio
di poesia.
Il poema, pi che essere di preciso carattere d i d a s c a
l i c o , rivela vere e proprie finalit artistiche, sostanzialmente
diverso da tutte le opere, prosastiche e poetiche, che lo avevano
preceduto (da Esiodo a Varrone Reatino) o che lo avrebbero seguito
(da Columella a Palladio). Virgilio si trov a comporlo in un periodo
assai favorevole, quando Augusto, nel piano delle sue riforme
sociali, rivolgeva l attenzione al l agricoltura e alla terra, richia
mando la coscienza dei Romani agli antichi costumi agresti, alla
benefica prosperit dei campi, fonte inesauribile di benessere col
lettivo e individuale. E quel h a u d m o l l i a i u s s a (I I I , 41) di Mece
nate recava senza dubbio allamico non solo la voce del tempo,
ma anche l invito, il suggerimento suo e di Ottaviano di inserirsi
con la sua opera poetica nel piano delle riforme, diventandone
l espressione pi autorevole. E Virgilio, nella sua innata passione
alla terra, scrisse unopera darte, fresca ed originale, nella quale
il suo spirito si allarga ad una visione pi sincera della natura,
ad un pi profondo e clto interesse umano, ad un senso reli
gioso del lavoro e della vita ; anche la tecnica compositiva vi si rin-
4
50
P. VI RGI LI O MARONE
nova e si perfeziona sotto l urgenza del sentimento del poeta, che
mai imposta scientificamente l argomento, mai assume toni ammo
nitori coi verbi allimperativo (f a c i t e , tento, ecc.), mai si prolunga
in litanie di precetti, e, quando questi ci sono, paiono discendere
dalla stessa natura delle cose. Vi si nota, vero, lo sforzo del poeta
nel dare una veste adatta a questa materia poeticamente spesso
ribelle, a piegare a forma darte concetti rigidamente tecnici, ma
proprio qui egli si rivela dominatore dellargomento, rendendolo
attraverso l afflato poetico in forma tersissima ; basta a volte
un aggettivo, un verbo a dare colore e sapore a cose sbiadite.
Cos la i u s t i s s i m a t e l l u s cantata con una spiritualit pi ele
vata e moderna : indagata nei suoi misteri, esplorata nelle sue
virt prodigiose, illuminata e celebrata nelle sue immutabili e prov
videnziali leggi ; il lavoro stesso non sentito pi una legge
ferrea di Giove ma dovere di tutti i mortali, strumento di reden
zione umana, fonte di ricchezza e di felicit individuale e sociale :
sul ritmo di esso viene misurata e proclamata la dignit stessa del
l uomo. In tal maniera Virgilio ci appare gi il poeta pi vicino
alla, natura, il pi ricco di spiritualit precristiana, i l pi sensibile
ai problemi stessi del lavoro umano, il pi dotato di quella musi
calit interiore, di quella trasparenza e maturit stilistica che fecero
delle G e o r g ic h e il capolavoro di Virgilio e il poema pi perfetto
del pi perfetto ed elegante poeta latino (L eo pa r d i ).
I NTRODUZI ONE E L ODE DI AUGUSTO
(Georg., I , 1-28; 40-42)
S iam o a l p r i m o li br o delle Georgiche, nel quale Vir g i li o canta i l a v o r i
c a m p e s t r i , dall a semina a l raccolto, con tale ricchezza d i p a r t i c o l a r i ,
d a f a r p e nsar e che d ott ri na e d e s p e r ie n z a p e r s o n a l e - s i siano mirabilmente
a r m o n iz z a te , p e r f a r e d i lu i , p i che d i ogni altro, i l p o e ta dei ca m p i .
I l brano un vero e p r o p r i o pro e m io d i tutto i l p o e m a georgico : contiene
i n f a t t i V e s posi zione del! argomento generale con i l nome del ded ic a t a r i o .
M e c e n a t e (vv . 1 - 9 ) , Vinvocazione a g li d i (v v . 6 - 2 3 ) , part icol arment e
a l Sole e all a Luna, che regolano i l corso delle st agioni , e da ultimo
( v v . 2 4 - 4 2 ) Velogio a d O tta v i a n o , vibr ante d i ammir azione e d i lode, p e r
ess ere egli, t r a t u t t i g l i di, i l nuovo nume , destinato a consumare
l e a s p e t t a z i o n i d e llumanit nella p a c e e nel benessere sociale, d i cui
l a r i c c h e z z a d e i c a m p i costituisce l elemento f o n d a m e n ta l e . V i r g i li o con
questo p roem io ubbidisce a d una t r a d i z i o n e costante nella let ter atura
a n t i c a e moderna, che esige una p r t a s i a d ogni genere d i poema. f a c i l e
LE GEORGI CHE
51
per s u p p o r r e , che d ata l a p a r t i c o l a r e s e n s i b i l i t v i r g i l i a n a , l'elemento t r a
d iz io n a l e s i colorisca d i fr es c h e z z a e d i sentimento nuovo, non solo
in ordine alla invocazione degli di, dove p u r s i pu cogliere parecchio
della s p i r i t u a l i t re l ig i o s a del p o e ta , ma anche in ordine a d Otta v i a n o ,
dove g l i accenti d i lode e d i a mm ir azione, se non s i s a p es sero d e t t a t i
da cuore sincero, potrebbero sembrare i s p i r a t i qua e l a l tono solenne
e convenzionale d ell a celebrazione a d u la t o r i a .
Quid faciat laetas segetes, quo sidere terram
vertere, Maecenas, ulmisque adiungere vites
conveniat, quae cura boum, qui cultus habendo
sit pecori, apibus quanta experientia parcis,
hinc canere incipiam. Vos, o clarissima mundi 5
1-4. Nei primi quattro versi Vir
gilio riassume l argomento del poema,
nel quale si propone di cantare la col
tivazione dei campi, quella delle viti
e degli alberi in generale, l allevamento
del bestiame e lapicultura. laetas =
liete , pia meglio : fertiles, fecundas :
uno dei tanti aggettivi virgiliani,
cosi ricchi di significati ampliati, an
che umani. Servio commenta al ri
guardo : nam fimus (=. il concime )
qui per agros iacitur, vulgo laetamen
vocatur, perch rende fertile la
terra. qui d faciat : come le due
successive interrogative indirette (con
veniat, sit) sono oggettive della pri n
cipale canere incipiam (v. 5). E un
periodo strutturalmente complesso e
faticoso per il cumulo degli incisi e
delle proposizioni, ciascuna delle quali
contiene l argomento dei singoli libri
del poema ; occorre leggerlo attenta
mente e scomporlo nei suoi elementi
a partire dalla proposizione principale.
segetes : seges , secondo Varrone,
il campo seminato a grano o a biade ;
si distingue dall 'arvum, che indica il
campo arato, il maggese, non ancora
seminato ; ma qui seges ha significato
comprensivo. quo si dere = sotto
quale costellazione , cio in qual
tempo dellanno. terram vertere ==
arare. Maecenas : il vocativo
dedicatorie, che figura quasi sempre
nelle protasi dei poemi. adiungere :
quello che i contadini dicono m a r i
tare (Servi o). quae cura boum =
quale debba essere la cura per i
buoi , il bestiame grosso, in opposi
zione a pecus, quello minuto. qui
cultus habendo sit pecori : cio : qui
cultus sit p e co r i ut habeatur = quale
trattamento sia necessario per tenere
bene il gregge ; il dativo del gerun
divo indica lo scopo. pecori : la
cesura tritemimera mantiene lo iato
con il seguente apibus. apibus...
parcis : sott. habendis = quanta espe
rienza ci voglia per le sobrie api
dativo di scopo come sopra.
5-6. hinc = da qui , non dalle api,
ma da tutti gli argomenti prima accen
nati ; altri = da questo momento.
clarissima mundi lumi na : il sole e
la luna. L invocazione incomincia dal
sole e dalla luna, splendenti numi
delluniverso, che guidano nel cielo
il corso dellanno : poi essa si allarga
a L ibero ed a Cerere, il dio del vino
e la dea delle messi. A rbitraria
lidentificazione tra questa coppia di
di e la prima : solo molto pi tardi
tali divinit si sovrapposero e si con
fusero. L ibero corrisponde al Dioniso-
Bacco dei Greci, e per merito suo
lacqua si mescol al vino nelle tazze
52 P. VI RGI L I O MARONE
lumina, labeptem caelo quae ducitis annum ;
Liber et alma Ceres, vestro si munere tellus
Chaoniam pingui glandem mutavit arista,
poculaque inventis Acheloia miscuit uvis ;
et vos, agrestum praesentia numina, Fauni, 10
ferte simul Faunique pedem Dryadesque puellae :
munera vestra cano; tuque o, cui prima frementem
fudit equum magno tellus percussa tridenti,
Neptune ; et cultor nemorum, cui pinguia Ceae
ter centum nivei tondent dumeta iuvenci ; 15
dei convitati. L Acheloo era un fiume
tra lA carnania e l Etolia ; gli Etoli
per i primi avrebbero beneficiato della
invenzione di Dioniso. Cerere, iden
tificata poi con la greca Demetra,
avrebbe introdotto la coltura del gra
no : gli uomini per merito suo avreb
bero sostituito il pane alle ghiande
caratteristiche della Caonia (lodierno
Epiro), ricca di querce. labentem =
currentem, cito t ranseuntem (Serv.).
7-10. alma : dal verbo alere; in L u
crezio (I , 2) alma Venus, che d a
tutti la vita . si : equivale a siqui
dem, asseverativo proprio della pre
ghiera = se vero che... . L iber...
u v i s : la disposizione a chiasmo: si
nomina per primo L ibero, ma in ultimo
il suo dono. Chaoniam : esornativo.
glandem : singolare poetico, come
pingui arista = sostitu le ghiande con
le ricche spighe . pocula... Ache
l oi a : propriamente = bicchieri Ache
loii ; ma qui significa semplicemente
acqua dellAcheloo . Ed ecco nella
litania virgiliana la volta dei Fauni,
numi propizi ai contadini, e delle
Driadi, Ninfe dei boschi : assistano
essi il poeta che si accinge a cantare
i loro doni. Servio si domanda perch
qui Virgilio parli di pi Fauni (Fau
ni), dal momento che Fauno uno
solo. I n realt per al Fauno origi
nario, divinit benigna (da faveo),
venerata anche con il nome di Luper
cus ed identificata in seguito con il
Pan dei Greci, si aggiunse ben presto
una schiera di simili divinit minori,
suoi figli, o, comunque, suoi discen
denti. agrestum : la forma arcaica
dellaggettivo sostantivato. praesen
ti a = propizii , favorevoli .
11. ferte pedem : inteso in due
modi = venite oppure = assiste
temi nellelaborazione del canto ;
lespressione grammaticalmente si rife
risce solo ai Fauni ed alle Driadi, ma
nella seconda interpretazione, logica
mente, anche agli di nominati prima.
12-19. I ncomincia ora la serie degli
di greci : ' innanzi a tutti Nettuno,
al quale la terra, percossa dal grande
tridente, gener per la prima volta
il cavallo, fremente di forza e di vita,
prezioso aiuto per il contadino. Dopo
viene Aristeo, figlio della Ninfa Cirene
e di Apollo, venerato specialmente a
Ceo. Ecco Pan, il dio dellarcadica
Tegea, protettore del bestiame e dei
gioghi del Menalo ; ecco Minerva :
i Romani identificarono tale divinit
italica, dea intelligente ed ingegnosa,
con la bellicosa Pallade dei Greci,
che per ottenere il possesso dellAt
tica fece spuntare dalla terra l ulivo
con un colpo di lancia. tuque :
nota lefficacia dello iato con o invo
cativo al centro del verso. cui :
dativo di vantaggio, come poi al
v. 14. frementem equum = il
focoso cavallo . ter centum : nel
L E GEORGI CHE 53
ipse nemus linquens patrium saltusque Lycaei,
Pan, ovium custos, tua si tibi Maenala curae,
adsis, o Tegeaee, favens, oleaeque Minerva
inventrix, uncique puer monstrator aratri,
et teneram ab radice ferens, Silvane, cupressum; 20
dique deaeque omnes, studium quibus arva tueri,
quique novas alitis non ullo semine fruges,
quique satis largum caelo demittitis imbrem ;
tuque adeo, quem mox quae sint habitura deorum
concilia, incertum est, urbisne invisere, Caesar, 25
terrarumque velis curam, et te maximus orbis
auctorem frugum tempestatumque potentem
accipiat cingens materna tempora myrto . . .
senso di innumerevoli . dume
ta = frutices (Servio). si : cfr. al
v. 7. ti bi... curae : doppio dativo.
M aenal a : neutro plurale ; c
anche la forma. Maenalus, -i, che indica
complessivamente tutto il massiccio.
adsi s : congiuntivo di preghiera
= sii presente, favorevole .
19-21. Anche Trittlemo, inventore
dellaratro ricurvo, ha il suo onore ;
anche Silvano, che porta con s un
cipresso ancor giovane, strappato con
tutta la radice : questo dio essenzial
mente italico ha alcuni tratti comuni
con Fauno e Pan. monstrator :
un neologismo virgiliano = e il fan
ciullo (Trittlemo) che mostr l uso
del ricurvo aratro . dique... om
nes : invocazione riassuntiva ; nota il
que anche nel quique seguente.
tueri : infinito presente con studium
= cura , invece del gerundio tuendi.
22-23. non ull o semine (- nullo se
mine) senza alcun seme ; abl.
strumentale ; sono qui indicate le
piante che nascono spontaneamente.
satis = seminagioni : un dat.
di vantaggio, nonch poetico, per in
sala (da sero, is, svi, satum, ere).
24. I ncominciano le lodi di Otta
viano in un tono di tanta solennit
da rasentare l enfatico e l adulatorio
(cfr. Argomento). Ottaviano ancora
vivo ed il poeta non sa in quale cate
goria sar posto quando otterr gli
onori divini. T utto, comunque, nella
possibilit del giovane Ottaviano, n
si sa se egli sceglier la cura delle
citt e delle terre e se limmenso orbe
della terra lo riconoscer padre delle
messi e signore delle stagioni, cingen
dogli il capo con il mirto sacro a Ve
nere, progenitrice degli Eneadi e quindi
di Ottaviano stesso. adeo = spe
cialmente . quem : int.: quem
(retto da habitura) incertum est quae
concilia deorum mo x habitur a sint.
mox = presto : non allude allapo
teosi di Augusto, ma agli onori divini,
che gli furono tributati in vita.
25-26. urbis = urbes. ne : il
primo termine della lunga interroga
tiva disgiuntiva che continua nei versi
che seguono. invisere = visitare
retto insieme a curam da velis, che ha
quindi due oggetti, verbale e nomi
nale. maximus orbis : sott. ter
rarum.
27-28. auctorem (da augeo) fru
gum = padre delle mssi . po
tentem : participio sostantivato con il
genitivo oggettivo tempestatum = si
gnore delle stagioni ; tutti e due gli
accusativi sono predicativi di te.
cingens... myrto : sott, l i b i = cin
gendoti il crine di mirto materno .
54
P. VI RGI LI O MARONE
da facilem cursum atque audacibus adnue coeptis, 40
ignarosque viae mecum miseratus agrestes
ingredere, et votis iam nunc adsuesce vocari.
40-42. da facilem cursum : con
serva la metafora = concedi felice
rotta : il momento conclusivo della
preghiera. audacibus... coepti s =
allaudace impresa : lo stesso poeta
avverte le difficolt dellargomento da
cantare. viae : cio quella dellarte
di coltivare i campi. mecum : si
riferisce a ingredere (imper. di ingre
dior avnzati ) e a miseratus, non
ad ignaros ; intendi e, commiserando
meco gli agricoltori, ignari della via (di
tale arte), fatti innanzi (avnzati) e av-
vzzati fin dora (etiam nunc) ad essere
invocato con voti; etiam nunc: perch
Augusto ancora vivo. Con queste
battute finali del brano introduttivo, il
poeta invoca Augusto ad assisterlo
nella sua nuova fatica ed a considerare
benevolmente gli umili agresti, ignari
ormai dellarte della coltivazione dei
campi, perch oppressi e sconvolti dalle
tragiche vicende della guerra civile, da
poco spenta. E qui si risente la piet
virgiliana per quanti soffrono nellumil
t della vita la tragedia della storia.
LE GEORGI CHE
55
PRODI GI PER LA M ORTE DI CESARE
(Georg., I , 461-508)
questo i l celebre e p is o d io dei p r o d i g i che accompagnarono la morte
d i Cesare. Es s o innestato con abile accorgimento nella cornice del li b r o :
i l p o e t a sta illus trando i segni i n d i c a t i v i del sole in ordine a l tempo e alle
stagioni ; con una domanda retorica chi oserebbe d ir e bugiardo i l
s o l e ? . . . (v. 4 6 3 ) , egli allarga la vis ione, e d a i c asi f i s i c i p a s s a a quelli
umani e, p i p r e ci sament e, s t o r i c i e leggendar i d i Roma ; egli ( i l sole)
spesso avverte anche che sovrastano cieche a g i t a z i o n i e in s i d i e , e che
stanno p e r s c o p p i a r e nascoste guerre (v. 4 6 5 sgg. ) . E q u in d i chiarisce
i l concetto con l e p is o d io in questione, che, p e r po te n z a d e s c r itt iv a e colo
ritu r a d i im magi ni, p e r v i v e z z a d i sentimento e d r a m m a t ic i t d i toni,
uno degli squarci p i ele v ati delle Georgiche.
L argomento qui cantato da Vir g i li o comune all a p o e s i a augustea
e p o s t e r io r e . M a ci che in a l t r i non s i tr ova quella commossa p a r t e c i
p a z i o n e , quella s e n s i b i l i t umana, quel p i a n t o f r a t e r n o , quella commise
r az ione d e lloscuro avvenir e d i Roma, che dnno un tono inconfondibile
a l canto d i V i r g i li o e g l i s t r a p p a n o l accorata p r e g h i e r a f i n a le , dove,
lungi d a l l e n f a s i d e l f o r m a l i s m o retorico e, tanto p i , del v il e accento adu
latorio, l a p o e s i a tocca i l punto p i alto e p a t e t i c o : D i p a t r i i , I n d i g e t i
e Romolo, e tu. Vesta m a d r e . . . non vogli ate i m p e d i r e che questo giovane
( O tt aviano) venga i n soccorso a ll a generaz ione in rovina ! A b b a s ta n z a g i
d a tempo lavammo col sangue nostro g l i s p e r g i u r i della T r o i a Laome
dontea . . . ; tante guerre p e r i l mondo, cosi numerosi a s p e t t i d i colpa,
nessun degno onore a l l a r a t r o ; s q u a l l i d i i c a m p i senza i coloni, e le curve
f a l c i son f u s e a f o r m a r e l a r i g i d a s p a d a (vv. 4 88, sgg.).
Con queste ultime pensos e p a r o l e , i l p o e t a ter mina i l brano e chiude
con esso i l p r i m o li bro, che s i era a pert o, ma con ben a lt r a intonazione,
con una stessa invocazione a g li di. Vien f a t t o d i chiamare a confronto
l a chiusa dellode 1, 2 d i O r a z i o , dove s i riascoltano, dopo la narrazione
dei p r o d i g i d i v i n i p e r la morte d i Cesare, accenti id e n t i c i d i celebrazione
e d i invocazione a ll a g i u s t i z i a vendicatrice degli di.
56 P. VI RGI LI O MARONE
Denique, quid vesper serus vehat, unde serenas
ventus agat nubes, quid cogitet umidus auster,
sol tibi signa dabit. Solem quis dicere falsum
audeat ? ille etiam caecos instare tumultus
saepe monet fraudemque et operta tumescere bella. 465
Ille etiam exstincto miseratus Caesare Romam,
cum caput obscura nitidum ferrugine texit
impiaque aeternam timuerunt saecula noctem.
Tempore quamquam illo tellus quoque et aequora ponti,
461-462. Deni que : conclusiva
temporale = da ultimo, infine ; il
poeta chiude lesposizione sulle pre
visioni del tempo, indicate nei versi
precedenti e rivelate dai segni offerti
dalla luna e dal sole. Questo, il sole,
particolarmente mostrer al contadino
che tempo far a sera inoltrata {quid
vesper serus vehat) e se verr o meno
la pioggia, quali intenzioni abbia
l umido scirocco : Virgilio personifica,
come spesso, l u m i dus auster. serus :
complemento predicativo del sogg.
v es per = sul tardi . vehat =
apporti ; interrogativa indiretta, co
me poi agat, cogitet, dipendenti dalla
principale sol dabit. serenas : si
pu rendere con serene ; il Fo
scolo lo riecheggia con limpide nubi
nel sonetto A Zacinto . ti bi :
allagricoltore.
463-464. Sol em... audeat = chi
oserebbe dire ingannevole il sole ? ;
come un preparare la giustificazione
di quanto si dir poi : nessuno ose
rebbe affermare che il sole possa dare
indicazioni sbagliate ; talvolta anzi av
verte- che stanno per scoppiare rivol
gimenti ancora nascosti e che covano
occulti focolai di guerre, pronti a di
vampare. audeat : cong. poten
ziale. f al sum : con valore attivo =
falso, ingannatore . eti am : lega
tivo e rafforzativo insieme. - cae
cos = clandestini, occulti , quindi,
per metonimia = ciechi . tumul
tus : le guerre sociali, le agitazioni
popolari.
465-466. monet = svela . frau
dem = linsidia . operta : con
10 stesso significato di caecos = na
scoste . tumescere = fermentare,
scoppiare . Ille : riprende con
etiam il v. 464. exstincto... Cae
sare : abl. assol. con valore tempo
rale e causale insieme. miseratus :
sott. est = ebbe piet ; la nota
umana, contenuta nel verbo, nella
personificazione del sole.
467-468. cum... noctem = quando
nascose il fulgido capo con la nera
caligine e le empie generazioni temet
tero una notte eterna ; obscura niti
dum : rende con l antitesi pi viva
limmagine. impia... saecula : aeter
nam... noctem : nota la collocazione
chiastica delle parol e. con il verbo
al mezzo e il ritmo solenne di tutto
11 verso. L a tradizione storica ci parl a
di due eclissi parziali di sole, nellann o
in cui fu ucciso Cesare : in maggio
e in novembre.
469-471. Tempore... dabant: anche
altri strani ed inconsueti fenomeni
atterrivano gli uomini sulla terra e
sul mare : cagne infauste e ripugnanti
si aggiravano per le strade ed uccelli
notturni, come gufi e civette, svolaz
zavano di giorno riempiendo di ter
rore ogni cosa. L Etna sembr scate
nare la sua furia eruttiva, traboc
cando dai rotti crateri e vomitando
fiamme e lava incandescente sulla
terra dei Ciclopi. L Etna era consi
derata la fucina di Vulcano ed i Ci
clopi i suoi aiutanti. quamquam :
L E GEORGI CHE
57
obscenaeque canes importunaeque volucres 470
signa dabant. Quotiens Cyclopum effervere in agros
vidimus undantem ruptis fornacibus Aetnam,
flammarumque globos liquefactaque volvere saxa !
Armorum sonitum toto Germania caelo
audiit, insolitis tremuerunt motibus Alpes. 475
Vox quoque per lucos vulgo exaudita silentes
ingens, et simulacra modis pallentia miris
visa sub obscurum noctis, pecudesque locutae
infandum ! Sistunt amnes terraeque dehiscunt,
et maestum inlacrimat templis ebur aeraque sudant. 480
con valore correttivo avverbiale = se
non che . aequora ponti = di
stese del mare ; espressione lucre-
ziana (I , 8). obscenae : nel senso
di immonde o di ominosae = di
malaugurio ; determina il genere di
canes, femminile che, come spesso nei
poeti, ingrandisce l immagine del di
sgusto e del raccapriccio. impor
tunae = fuori tempo , quindi sfa
vorevoli . quoti ens : sott. ilio
tempore.
undantem : cio exundan
tem = traboccante , con unimma
gine tolta dalle acque : regge ruptis
fornacibus = dai crateri rotti , che
pu essere anche un ablativo asso
luto = squarciati i crateri . l i
quefacta... saxa : la lava. Ger
mani a : singolare collettivo. toto...
caelo = per tutto il cielo . I pre
sagi funesti furono numerosissimi :
unaurora boreale probabilmente ter
rorizz le popolazioni Germano-Cel
tiche e le legioni romane di guardia
sul Reno : per tutto il cielo si ud
uno strepito di armi e gli uomini
credettero di scorgere un combatti
mento di di in cielo. L e Alpi furono
turbate da insolite scosse di terremoto.
Presso gli antichi radicata era infatti
la credenza popolare che i monti,
anche a causa della loro pesante mole,
non fossero soggetti a scosse telluriche.
475-480. insolitis... motibus : abi.
causale = per insolite scosse .
vulgo = saepe, crebro. lucos : lucus
per s il bosco sacro , ma sta
normalmente per bosco in gene
rale. exaudita silentes : in efficace
contrapposizione = una terribile voce
fu udita nel silenzio dei boschi :
tutto il periodo chiuso da vox e da
ingens. Questa voce paurosa il gioco
delleco nelle montagne selvose, che
ha sempre qualcosa di misterioso e di
impressionante anche per noi, che co
nosciamo le leggi dellacustica. Gli
antichi lattribuivano addirittura agli
di dei boschi e linterpretavano come
segno di sventura. simulacra...
mi ri s : un emistichio di L ucrezio
(I , 123) = fantasmi stranamente pal
lidi . sub obscurum nocti s = nel
profondo della notte , espressione poe
tica non consueta in prosa, perch
obscurum non aggettivo sostantivato,
come p. es. reliquum {noctis), ma di
verr regolare nella prosa postclas
sica. infandum ! : interiezione =
orrore ! . Sistunt... dehiscunt :
efficace allitterazione, in forma chia-
stica con i relativi sostantivi. maes
tum : complemento predicativo del
soggetto = tristemente . tem
pli s = in t e m p li s ; per altri un da
tivo di commodo. ebur aeraque :
sono le statue degli di fatte di avo
rio e di bronzo . Questo parlare
delle bestie, questo fermarsi dei fiumi
58 P. VERGILIO MARONE
Proluit insano contorquens vertice silvas
fluviorum rex Eridanus camposque per omnes
cum stabulis armenta tulit. Nec tempore eodem
tristibus aut extis fibrae adparere minaces,
aut puteis manare eruor cessavit, et altae 485
per noctem resonare lupis ululantibus urbes.
Non alias caelo ceciderunt plura sereno
fulgura, nec diri totiens arsere cometae.
Ergo inter sese paribus concurrere telis
Romanas acies iterum videre Philippi ; 490
nec fuit indignum superis, bis sanguine nostro
Emathiam et latos Haemi pinguescere campos.
e spalancarsi della terra, questo pian
gere nei templi le statue indice che
lordine della natura rotto e sov
vertito. Nota in tutti questi versi di
squisita fattura una mirabile armo
niosit.
481-483. Prol uit... si lvas : altro
straordinario avvenimento : trabocca
dal suo letto il Po e trascina nella
piena delle acque armenti e stalle
intiere. prol ui t : luscire dagli
argini, il dilagare . contorquens
s. = schiantando le selve . i n
sano vertice = con gorghi furiosi .
f l uvi orum: trisillabico; flu-vio-
rum, per la consonantizzazione della
-i-, Eri danus : il Po, detto rex, per
ch il pi grande dei fiumi dI talia ;
spesso anche Padus, termine pi po
polare, come in Georg., I I , 452 ed in
Aen., I X , 680. camposque... tul i t :
questo trascinare con le stesse stalle
gli armenti , la iattura pi grave
delle acque devastatrici. Nec :
unito a cessavit, che regge adparre,
manare, resonare con il soggetto cruor,
che propriamente il sangue ver
sato dalle ferite.
484-486. tristibus aut = aut tristi
bus. extis (sott. in) : exta erano le
viscere delle vittime sottoposte al-
Vextispicium, cio allosservazione
di esse da parte degli haruspices ; an
che di qui tristi presagi ! altae =
alte in confronto ai villaggi ; ma
anche grandi, vaste , oppure in senso
predicativo profonde , cio fin nel
cuore di esse . lupis ululantibus :
ablativo assoluto con valore causale =
dagli ululati dei lupi .
487-490. N o n alias : per nunquam =
mai in altre circostanze . caelo
sereno : ablativo assoluto con valore
temporale. diri... cometae : come
tae maschile. arsre = rifulsero
con strano bagliore. ergo : con
clusivo del detto innanzi : lavverarsi
cio dei prodigi infausti, quali il ri
bollire dai pozzi il sangue, l ululare
notturno dei lupi per le vie della
citt, lo scatenarsi dei fulmini a ciel
sereno e il brillare nel cielo di s nu
merose e minacciose comete. pari-
bus... tel i s : abl. assoluto o strumen
tale con armi uguali ; sono le
guerre civili. iterum... concurrere :
iterum va con concurrere non con v i
dere ; la prima volta lo scontro fu
a Farslo, nel 48 av. Cr., in Tessa
glia, relativamente vicino a Filippi,
in Tracia, dove la battaglia avvenne
nel 42 av. Cr.; Tessaglia e Tracia
facevano parte di ununica provincia
romana, la Macedonia.
491-492. nec fuit indignum supe
ris : int.: nec d i s iniquum v is um est =
n parve ingiusto agli di , con log-
gettiva E m a t h i a m pinguescere = che
LE GEORGI CHE
59
Scilicet et tempus veniet, cum finibus illis
agricola incurvo terram molitus aratro,
exesa inveniet scabra robigine pila, 495
aut gravibus rastris galeas pulsabit inanes,
grandiaque effossis mirabitur ossa sepulcris.
Di patrii, Indigetes, et Romule Vestaque mater,
quae Tuscum Tiberim et Romana Palatia servas,
hunc saltem everso iuvenem succurrere saeclo 500
ne prohibete ! satis iam pridem sanguine nostro
Laomedonteae luimus periuria Troiae.
Iam pridem nobis caeli te regia, Caesar,
l Emazia e la vasta distesa dellEmo
si imbevessero del sangue nostro ,
cio, dei Romani. L Emzia una
parte della Macedonia, ma qui desi
gna tutta la regione ; l mo la catena
dei monti che attraversano la Tracia,
detti oggi Grandi Balcani ; qui desi
gnano la Tracia in generale.
493-497. Scilicet : particella ge
neralmente ironica e sarcastica ; qui
nasconde un senso di amarezza =
oh ! certo . terram mol itus (da
m olior) aratro : cio : terram vertens
aratro = smuovendo la terra con il
ricurvo aratro . exsa = cor
rose , sta con p i l a = le armi .
scabra = aspera. effossis... sepul
cris : ablativo assoluto = e mirer
grandi ossa negli scavati sepolcri .
Alla fantasia del poeta si apre la vi
sione spettrale del futuro : armi cor
rose dalla ruggine ed elmi vuoti, am
maccati dai pesanti rastrelli del con
tadino, mentre lavora la terra, e tombe
scavate, con gigantesche ossa di ca
duti. Era credenza popolare che gli
eroi antichi fossero di proporzioni
smisurate: allo stupore misto a timore
del contadino non estranea tale in
genua tradizione.
498-502. Dopo questa macabra vi
sione, naturale scende l invocazione
agli di : a quelli protettori della pa
tria, anzitutto, che gli antenati vene
ravano (prima di tutti Vesta, dea del
focolare) e poi agli I ndigeti, i geni
protettori del paese o gli eroi diviniz
zati (come Romolo) : essi favoriscano
le sorti di Roma e proteggano parti
colarmente Ottaviano, ormai nel fiore
dellet, perch possa scongiurare la
rovina che minaccia tutta la presente
generazione. Tuscum = il Tevere
tosco per la sua origine etni sca;
rE truri a era detta anche Tuscia.
Romana Palatia = il romano Pala
tino , dove la pi antica espressione
di Roma. everso... saeclo : equi
vale a perditis rebus = alla presente
generazione che va in rovina .
ne prohibete : lo stile poetico della
preghiera con il ne e limperativo alla
greca, invece del pi comune perfetto
congiuntivo. i am pri dem = gi
da tempo , ripetuto, ma con altro
senso spirituale, al v. 503. luimus
= lavammo , nel senso di scon
tammo . L episodio di L aomedonte,
re di Troia e padre di Priamo, ad
dotto a giustificare la meritata prote
zione divina. Si sa infatti che quel re
spergiur due volte e neg prima ad
Apollo ed a Poseidone, e poi ad Er
cole la mercede pattuita. I Romani,
discendenti dei Troiani, e quindi fatal
mente destinati a scontare le conse
guenze di siffatte colpe, hanno gi
soddisfatto, secondo il poeta, con il
sangue versato, alla loro pena.
503-504. nobis caeli te regia... invi -
60
P. VI RGI LI O MARONE
invidet atque hominum queritur curare triumphos ;
quippe ubi fas versum atque nefas, t0t bella per orbem, 505
tam multae scelerum facies ; non ullus aratro
dignus honos : squalent abductis arva colonis,
et curvae rigidum falces conflantur in ensem . . .
det : invidet regge nobis (oggetto indi
retto) e te (oggetto diretto) = la reg
gia del cielo (= gli di) a noi cerca
di toglierti , nel senso che egli degno
di essere tra gli di. Caesar : Ot
taviano. queritur curare : sott.
te del verso precedente = si lamenta
che tu ti interessi dei trionfi terreni .
505-506. quippe ubi ( = quippe ap ud
quos : fortemente causale) = dal
momento che presso di loro . fas
versum atque nefas : cio : f a s in
nefas, nefas i n f a s versum (sit).
facies : cio genera aspetti di ne
fandezze. aratro : pu essere tanto
un dat. di vantaggio quanto un abi.
retto da dignus.
507-508. squalent = giacciono ab
bandonate le campagne. abduc
tis... colonis : ablativo assoluto con
valore causale. conflantur : ter
mine tecnico del trattare i metalli,
vetri, ecc. = soffiar insieme , gon
fiare ; quindi forgiare , detto delle
arrpi = le curve falci son fuse a
forgiare rigide spade . i n ensem :
singolare poetico e collettivo per
enses. L a triste visione di guerra fra
trici da torna a turbare la fantasia
del poeta. Quando Virgilio scriveva,
la pax Augusta era ben lontana dal
l essere una realt, perch Ottaviano,
A ntonio, A grippa conducevano guerre
in tre regioni distinte e gi si stava
delineando il conflitto finale tra Otta
viano ed Antonio. Ai tristi presenti
menti di guerra fa riscontro, come
conseguenza, lo squallore della cam
pagna e l abbandono dellagricoltura :
incolti i campi, le falci rifuse a for
giare rigide armi di battaglia. E
qui lamarezza, del poeta, che si
sente pi profonda nei versi quando
descrive la desolazione delle guerre
civili, che egli chiama empie ,
perch contrarie alle leggi divine
ed umane.
L E GEORGI CHE 61
I L CANTO DEL L A PRI MA VERA
{Georg., I I , 323-345)
M o l t i p o e t i a n ti c h i hanno cantato l a p r i m a v e r a , ma f o r s e nessuno
con ta n t a s e n s i b i l i t p o e t i c a e con tanto calore d i sentimento quanto Vir
g i l i o . E g l i non s i , a t t a r d a a cogliere d i p r o p o s i t o nella descr izione solo, p e r
cos d ir e , i l lat o color istico esterno, ma entra nello s p i r i t o del f enomeno,
scruta l' a n i m a della p r i m a v e r a , i l perch d i questo r i n n o v a r s i della v i t a ,
d i questa m i s t e r io s a m e r a v ig l ia dell'universo.
Anche Luc r e z i o, che V i r g i li o tiene qui pres ente, a p r e i l suo p o e m a
con un inno g r a n d i o s o a ll a p r i m a v e r a , all a virt g e rm inal e d ell a natura,
che, sotto l a s p i n t a dellamore (Venere), chiama t u t t i g l i e ss eri a ll a v i t a ,
e nella v i t a rende gioconda l ' e s i s te n z a , fe c o n d a n d o l universo ; ma in Vir
g i l i o l a contemplazione del risveglio della natura ha p a l p i t i d i tenerezza
p e r le creature p i f r a g i l i e delicate, p e r le f o g l i e d e i boschi e delle
selve , r i s onanti d i uccelli canori, p e r i c a m p i che aprono i l grembo all e
t e p e n t i aure dello zefiro , p e r l a tenera vite, p e r i nuovi g ermogli e i p i c
coli a n im a li . E qui a differenza d i Lucrezi o riaffiora uno dei
momenti p i v i v i della concezione georgica v i r g i l i a n a : i l veder d a p
pertutto l a bont d i v i n a , d is p e n s a tr ic e d i doni all a natura e a g l i u o m i n i :
tutto ci che d i mer aviglioso, d i benefico e d i v i t a l e s i scorge nella r i n a t a
p r i m a v e r a , non se non p a r t e c ip a z i o n e della v i t a l i t d i v i n a : Giove
in Lucrezio, Venere che determina i l risorgere e lo s v i l u p p a r s i d i ess a.
Tutto i l brano, che ha una sua mus ic a l it int im a e commossa,
s i muove senza i m p a c c i d i strutture d o tt r i n a li e mitologiche.
Ver adeo frondi nemorum, ver utile silvis,
vere tument terrae et genitalia semina poscunt.
323. I l poeta ha introdotto il di
scorso sul tempo pi opportuno per
le seminagioni, e, giunto alla stagione
della primavera, si sofferma a descri
verne i meravigliosi effetti : in essa
che le terre, gonfie di succhi vitali,
attendono i semi fecondi adeo :
con valore asseverativo = special-
mente, appunto . nemorum... si l
vis : nemus indica le piante ad alto
fusto non coltivate, silva gli alberi
coltivati ; ma su tale differenza di
significato spesso si equivoca ; nota
l insistenza sul termine ver, vere.
324-327. vere = a primavera .
tument = si gonfiano di succhi vi
tali. - geni tal i a semina = i semi
germinatori . fecundis imbri bus =
62 P. VI RGI LI O MARONE
Tum pater omnipotens fecundis imbribus Aether 325
coniugis in gremium laetae descendit et omnes
magnus alit magno commixtus corpore fetus.
Avia tum resonant avibus virgulta canoris
et Venerem certis repetunt armenta diebus ;
parturit almus ager Zephyrique tepentibus auris 330
laxant arva sinus; superat tener omnibus umor;
inque novos soles audent se germina tuto
credere, nec metuit surgentes pampinus austros
aut actum caelo magnis aquilonibus imbrem,
sed trudit gemmas et frondes explicat omnes. 335
con le piogge fecondatrici . Giove
Etrio (pater Aether) per mezzo delle
piogge fecondatrici discende dal cielo
nel grembo della Terra (Hera), sua
prospera sposa ; egli d cos vita ad
ogni creatura, unendosi nella sua gran
dezza al grande corpo di lei. co
niugi s : la Terra, personificata in
Hera (Giunone). laetae : nel senso
di prospera, feconda . magnus :
attributivo di Aether = e, grande,
commisto al gran corpo di lei , d
vita alle creature.
328-329. il canto del creato al
risveglio della natura ; labbondanza
delle liquide e delle vocali aperte,
composte in agili dattili, conferisce
a questi due versi una musicalit ve
ramente canora . Avia = soli
tari , perch appartati, lontani dalle
vie frequentate e rumorose. vir
gulta : la parte per il tutto = bo
schetti . certis = determinati .
di ebus : qui periodi determi
nati per la riproduzione.
330-331. il miracolo della rina
scita primaverile : al tiepido soffiar
dello zefiro i campi aprono il seno ;
il tenero umore trabocca dovunque,
spuntano freschi e sicuri i germogli
ai raggi del nuovo carezzevole sole.
partrit : desiderativo di pario ;
quindi si accinge a produrre .
Zephyri : genitivo di tep. auris,
che abl. di causa = al tepore delle
aure primaverili . laxant... sinus
= i campi dischiudono il grembo ,
in opposizione a rura gelu claudit hiems
del v. 317. superat = abundat.
tener... umor = il tenero umore ,
il nuovo succo vitale, che scorre facil
mente dalla terra. omnibus : sott.
arvis.
332-333. inque novos soles... cre
dere : cio : i n lucem prodi re = e i
germi osano sbocciare sicuri ai nuovi
soli di primavera ; questo signifi
cato di credere, che normalmente regge
il dativo, giustifica qui la presenza del
l accusativo. tuto = sicuri, senza
pericolo dessere bruciati dalla ca
lura. I l pampino ancor tenero sulla
vite novella non deve temere i venti
invernali : n Austro, n Borea tur
bano pi la primavera, le piante di
ogni genere si ingemmano e dispie
gano le foglie.
334-335. actum = mosso, agitato
riferito ad imbrem. caelo : abl. di
luogo, entro il quale avviene il mo
vimento ; altrimenti actum avrebbe ri
chiesto pi propr. per caelum. tru
di t = fa spuntare .
336-337. Alla fantasia del poeta si
apre la visione della prima et del
mondo : uneterna primavera per tutto
luniverso : n soffiarono mai geliid
venti, quando i primi animali videro
la luce e la stirpe degli uomini, nati
dalla terra, alz il capo dai campi, non
L E GEORGI CHE
63
Non alios prima crescentis origine mundi
inluxisse dies aliumve habuisse tenorem
crediderim : ver illud erat, ver magnus agebat
orbis et hiberni parcebant flatibus euri.
Cum primae lucem pecudes hausere virumque 340
terrea progenies duris caput extulit arvis,
immissaeque ferae silvis et sidera caelo.
Nec res hunc tenerae possent perferre laborem,
si non tanta quies iret frigusque caloremque
inter, et xciperet caeli indulgentia terras. 345
ancora dissodati, e nelle selve nac
quero le fiere e nel cielo le stelle.
Anche qui Virgilio, come gi anno
tava Servio, segue la credenza natu
ralistica antica, che faceva venire gli
uomini dalla terra. N o n alios :
sott. ac vernos, riferito a dies = non
altrimenti che di primavera ; letter.
non altri che giorni primaverili... .
prima... mundi = al primo na
scere del mondo . dies : sogg.
di inluxisse ed habuisse, retti da credi
derim. tenorem = andamento .
338-342. crediderim : congiuntivo
potenziale = propenderei a credere .
ver... e rat = primavera era quel
la... . ver... agebat = faceva pri
mavera , costruito per analogia su
agere vitam. parcebant flatibus :
cio : abstinebant flatibus = rattene-
vano gli spiriti , il soffio invernale ;
soggetto euri = i venti . pri
mae... pecudes = le prime creatu
re . lucem... hausere : vivace tra
slato -= bevvero la luce . virum =
virorum. terrea: uno dei soliti ag
gettivi virgiliani, a qualificare la stir
pe umana, nata dalla terra. du
ris = incolti , perci duri .
immi ssae : pro innatae, intende Ser
vio, chiarendo : neque enim ab alio
immiss ae sunt. silvis... caelo : da
tivi poetici, retti da immissae.
343-344. res... tenerae = i pro
dotti ancor teneri . hunc... labo
rem : la faticosa vicenda del caldo
e del freddo secondo le stagioni.
si... caloremque : verso ipermetro : il
-que finale si elide con l iniziale del
verso seguente. tanta quies : desi
gna la stagione della primavera, ricca
di calma . iret... inter = inter
veniret : inter in posizione anastrofica
e regge frigusque caloremque. exci
peret : nel senso di favorisse bene
volmente ; il soggetto la beni
gnit del cielo . L e creature, appena
aperte allesistenza, non avrebbero po
tuto affrontare il duro travaglio delle
variazioni climatiche, se al brusco al
ternarsi del caldo e del freddo non
si fosse interposta una cos placida
stagione e la mitezza del cielo non
avesse favorito benevolmente la terra.
64 P. VI RGI LI O MARONE
LA PESTI L ENZA NEL NORI CO
{Georg., I l i , 478-566)
Altro celebre e p is o d io , che va letto tenendo presente un identico sublime
squarcio lucreziano {VI, 1 1 3 6 sgg.) , quello che chiude i l terzo li bro,
dedicato a g li a n im a li , dove descr itt a con p o te n z a terrif icante una mora
dei medesimi, dovuta, secondo i l p o e ta , a d effetti a t m o s f e r ic i . Varrone
Reatino a r r i v a v a a d ammettere r e s i s t e n z a nell'acqua e n e ll 'a r ia d i p i c
c o l i s s i m i corpuscoli, che, se r e s p i r a t i , possono riu s c ir e f a t a l i . V i r g i l i o non
dice questo, p a r l a solo della p e s t e e d e i suoi m i s e r a n d i effetti, come aveva
f a t t o Lucrezio. E che molto d i Lucrezio qu i ci s i a , innegabile : per
V o r ig i n a li t d i Vir g i li o a p p a r e evidente non solo nella tecnica e s p r e s s i v a ,
ma anche in certi a tt eggiam enti s p i r i t u a l i , che, mentre nulla hanno d ell a
s p i e t a t a a n a l i s i s cientifica, a cui Lucrezio sottopone nervosamente i l f e n o
meno d e i morbi, s i allargano in accenti d vera compassione umana, dove
s i risente vivo quel sentimento d i f r a t e l l a n z a universale, che c a r a t te r i z z a
la s p i r i t u a l i t v i r g i l i a n a . C e r ti vers i, come quelli i n i z i a l i ( qui muoiono
dovunque, tr a le erbe f e l i c i , i v it e ll i, ed esalano p r es so le g r e p p i e ricolme
le dolci anime i), cos f l e b i l i d i p i e t o s a mus ical it , r i d a l a anche nell'agget
t i v a z i o n e tr a s l a t a ed anti te t ic a , sono l espressione p i eloquente d i questo
stato d'animo v i r g il ia n o , che sente le p o v e r e bestioline c o m p a r te c i p i d i
ununica sorte f a t a l e , comune a g li uomini e alle cose. Questo senso d i com
p a s s io n e v o le f r a t e r n i t u m a n i z z a t a s i is p e s s i s c e con i l procedere del canto :
e l a tosse affannosa squassa i m a i a l i amm a la t i l i s t r o z z a alla g ola . . . ,
senz a p i voglia dell'erba cade i l cavallo tr ionfatore, ha nausea del
l' acqua, spesso batte con lo zccolo la ter ra, abbassa le orecchie e versa
un sudore ambiguo e f r e d d o , come quello d e i mor ibondi ; e cos via, fino
a l lamento del povero giovenco, che, ignaro della cieca f o r z a d is truggitr ice,
p i a n g e i l suo morto compagno : va mesto l'a r a t o r e , tolto da l giogo i l g i o
venco, che pia n g e i l suo compagno morto, e l a s c i a l ' a r a t r o confitto nel
suolo, a. mezzo del lavoro {vv. 5 1 5 sgg.) . Tutto qui s p i r i t u a l i z z a t o , pi
che umanizzato, e s quisitamente v i r g il ia n o .
L E GEORGI CHE 65
Hic quondam morbo caeli miseranda coorta est
tempestas totoque autumni incanduit aestu,
et genus omne neci pecudum dedit, omne ferarum, 480
corrupitque lacus, infecit pabula tabo.
Nec via mortis erat simplex ; sed, ubi ignea venis
omnibus acta sitis miseros adduxerat artus,
rursus abundabat fluidus liquor, omniaque in se
ossa minutatim morbo conlapsa trahebat. 485
Saepe in honore deum medio stans hostia ad aram,
lanea dum nivea circumdatur infula vitta.
478-481. A proposito delle pesti
lenze, che possono diffondersi per
Tinquinamento dellatmosfera, Virgilio
ricorda la moria del bestiame avve
nuta nel Norico. Servio ne d una
spiegazione assai curiosa : l epidemia
si sarebbe propagata dallAttica al Ve
neto ed allI llirico e di qui al Norico,
una regione che comprendeva parte
della Stiria, della Carinzia e della
Carniola, ma avrebbe avuto origine
in Egitto. I n seguito ad una piena
del Nilo, pi grande del solito, dal
l acqua stagnante, per effetto del ca
lore, si sarebbero prodotti animali vari
(idiversa et plurima e lmo ammalia
creata sunt), ma, al rientro del Nilo
nel suo letto, dalla putrefazione di tali
organismi si sarebbe verificato linqui
namento dellaria. Di qui l epidemia,
i cui effetti furono terribili, contagiando
animali selvatici e domestici, inqui
nando acque ed infettando pascoli.
Hi c : cio : In regione Norica. morbo
cael i = per l infezione dellaria .
mi seranda = malsana . tempe
stas = atmosfera ; per altri, una
terribile sciagura . i ncandui t : il
soggetto tempestas = si infuoc
con lablativo di mezzo (toto aestu) ;
Servio spiega : exarsit prima autumni
parte. pecdum... ferarum : gli ani
mali domestici (pecudes) e quelli sel
vatici {ferae). corrupit = inqui
n le acque. infecit... tabo = in
fett i pascoli .
482-485. I segni premonitori del
contagio sono prima una terribile
arsura, poi linfezione, che consuma
le membra. si mpl ex = ordina
ria . ignea si ti s = una sete ar
dente causata dalla febbre. acta =
penetrata . veni s omni bus =
per tutte le vene . adduxerat
(= contraxerat) = avevarattrappi to .
rursus : con valore avversativo: con
tra = invece . f l ui dus l i quor
( = umor sordidus, Servi o) = li quido
infetto . i n se mi nutati m trahebat
= macerava pezzo a pezzo . con
lapsa : part. da conlbor collabl. di
causa morbo.
486-488. Comincia di qui la lunga
serie delle misere vittime del morbo
fatale, con un crescendo di terrore
e di morte, che genera raccapriccio
e compassione. dapprima la stessa
hostia ( vittima sacrificale), che Cade
proprio mentre viene offerta alla divi
nit. Gli antichi preparavano in modo
speciale le vittime del sacrificio, bian
che per gli di superi, nere per quelli
inferi, annodando intorno al capo un
panno di lana (i n f i l a ), legato con una
candida benda ( v it t a ) . Saepe... me
dio = spesso, nel mezzo dei sacri
fici offerti agli di (deum = deorum) .
lanea... vi tta : costr.: dum lanea
i n f u l a circumdatur (sott. ca p it i ) nivea
v it t a mentre le viene cinta intorno
al capo linfula di lana con la bianca
benda , secondo il costume sacrifi-
5
66 P. VI RGI L I O MARONE
inter cunctantes cecidit moribunda ministros,
aut si quam ferro mactaverat ante sacerdos,
inde neque impositis ardent altaria fibris, 490
nec responsa potest consultus reddere vates ;
ac vix suppositi tinguntur sanguine cultri
summaque ieiuna sanie infuscatur harena.
Hinc laetis vituli vulgo moriuntur in herbis,
et dulces animas plena ad praesepia reddunt ; 495
hinc canibus blandis rabies venit, et quatit aegros
tussis anhela sues ac faucibus angit obesis.
Labitur infelix studiorum atque immemor herbae
victor equus, fontesque avertitur et pede terram
cale. cunctantes = lenti i mi
nistri dei culto nel compiere il sacri
ficio, oppure esitanti per lo stato
pietoso delle vittime.
489-491. s i quam = s i aliquam (ho
stiam). ante = antequam (caderet).
Tale era lo scempio miserando di
quelle povere carni, che, secondo
unantica credenza, non bruciavano
neppur se poste sullaltare. Non era
possibile allindovino trarre da esse
vaticini (extispicium) ; appena appena
si tingevano di sangue i coltelli, che
i sacerdoti puntavano alla gola delle
vittime (il rito comportava infatti un
tale sistema di uccisione) e il suolo
si macchiava soltanto in superficie di
poca ed infetta materia. inde =
ab hac causa = per causa della ma
latti a , oppure : ex hac hostia, inten
dendo : neque ardent fibrae sumptae ex
hac hostia (= inde). consultus :
part. predicativo di constilo con va
tes l indovino consultato . sup
posi ti : altro part. predicativo di sup
pono con cultri = coltelli posti sotto
la gola.
493-495. ieiuna sanie = sicca et
exigua = di poca e rappresa mate
ri a . infuscatur = si macchia .
Hi n c = perci . vulgo (=
ubique) = dappertutto . laetis...
i n herbis = nei prati rigogliosi ; fa
contrasto cori moriuntur. dulces...
reddunt : nota di umana compassione
= rendono le dolci anime . Qui la
scena di orrore si allarga ed investe
tutta la natura animale : cadono sui
prati lussureggianti i teneri vitelli col
piti dal morbo o esalano davanti alle
greppie ripiene la dolce vita : la nota
di contrasto tra la vita rigogliosa e la
morte spietata rende pi acuto il senso
di umana piet, che pare concentrarsi
in quel dulces animas.
496-497. Si allineano cani diven
tati rabbiosi e maiali strangolati dal
langina, ed il baldanzoso cavallo, che,
abituato alle brillanti vittorie nelle
corse, fugge ora le fonti e picchia con
il piede la terra ; ha basse le orecchie,
un ambiguo sudore, simile a quello
dei moribondi, gli scorre per il corpo ;
l a pelle arida e dura a toccarla. L a
precisione della descrizione dei sin
tomi della malattia accresce lorrore
della morte imminente. blandis
rabi es : nota lo stridente contrasto di
significato nelle due parole ravvici
nate. quati t = fa scuotere .
tussis anhel a = una tosse affan
nosa . faucibus... obesis (= tumen
tibus) : abl. strumentale o causale =
li soffoca facendo gonfiare le fauci .
498-502. infelix studiorum = in
felice ! ; studiorum va con herbae ; os
sia : immemor st udiorum ( = corse)
atque herbae. fontes avertitur :
L E GEORGI CHE 67
crebra ferit ; demissae aures, incertus ibidem 500
sudor, et ille quidem morituris frigidus ; aret
pellis et ad tactum tractanti dura resistit.
Haec ante exitium primis dant signa diebus :
sin in processu coepit crudescere morbus,
tum vero rdentes oculi atque attractus ab alto 505
spiritus, interdum gemitu gravis, imaque longo
ilia singultu tendunt, it naribus ater
sanguis, et obsessas fauces premit aspera lingua.
Profuit inserto latices infundere cornu
Lenaeos ; ea visa salus morientibus una. 510
Mox erat hoc ipsum exitio, furiisque refecti
ardebant, ipsique suos iam morte sub aegra
avertor deponente di valore mediale,
regge il complemento oggetto = fugge,
schiva le fonti . crebra : vale cre
bro ; un accusativo plurale neutro
con valore avverbiale ripetutamen
te . f eri t = batte, percuote .
i ncertus = cuius causa non apparet
(Servi o) = mutevole , ora freddo,
ora caldo, ora molto, ora poco.
mori turi s : dativo di possesso quel
sudor freddo che proprio di chi sta
per morire . tractanti = a chi
la palpa ; retto da resistit.
503-508. Se la malattia dilaga, i sin
tomi si aggravano : occhi ardenti, re
spiro affannoso, interrotto talvolta da
gemiti.: dalle nari esce sangue nero
e la lingua scabra e secca preme la
gola gonfia ed ostruita. Haec...
dant signa : il soggetto equi peste
correpti = i cavalli colpiti dalla pe
ste . signa = sintomi . cru
descere = v a li di or f i e r i (Servi o) ag
gravarsi . ardentes oculi : sott.
sunt. attractus... spiritus = il re
spiro si tira dal profondo del petto .
ab alto : sott. pectore. tendunt : il
soggetto equi. naribus : ablativo
di provenienza : sott. de = cola dalle
nari . obsessas = clausas (Servi o)
= ostruite . aspera : con valore
predicativo = divenuta scabra .
509-510. Pietosi gli uomini som
ministrano del vino a quelle gole
riarse, sperando cos almeno si
credeva che esso possa essere
efficace rimedio contro la morte ; ma
spesso proprio questo rimedio che
accelera la fine : rinvigoriti dal vino,
avvampano in un nuovo delirio e con
i denti scoperti dilaniano e straziano
le proprie membra. L orrore della
macabra scena spinge il poeta ad
invocare gli di che tale funesta paz
zia sia riservata ai nemici e che mi
glior sorte possa toccare ai buoni.
Profuit... infundere = giov il
versare . inserto... cornu : abl.
assol. con valore strumentale = con
l inserirvi un imbuto di corno .
Lenaeos : cio di Bacco ; lns in
lingua greca vale propriamente il tor
chio. ea... una = quella parve
la sola . morientibus : dativo di
vantaggio = per le bestie moribonde .
511-514. ex i ti o: dativo di effetto
= riusciva fatale . refecti : sott.
vino. ardebant : con f u r i i s del
verso precedente = ardevano di
furore , diventavano furiosi.
68 P. VI RGI LI O MARONE
di meliora piis, erroremque hostibus illum !
discissos nudis laniabant dentibus artus.
Ecce autem duro fumans sub vomere taurus 515
concidit et mixtum spumis vomit ore cruorem
extremosque ciet gemitus; it tristis arator
maerentem abiungens fraterna morte iuvencum,
atque opere in medio defixa reliquit aratra.
Non umbrae altorum nemorum, non mollia possunt 520
prata movere animum, non qui per saxa volutus
purior electro campum petit amnis ; at ima
solvuntur latera atque oculos stupor urget inertes.
Ad terramque fluit devexo pondere cervix.
Quid labor aut benefacta iuvant ? quid vomere terras 525
di mel i ora pi i s : sott. mittant. erro*
rem : pro furore posuit (Servi o).
di sci ssos... l ani abant : cio : laniabant
et discindebant ; l azione 'dei dilaniare
precede quella dello straziare. nu
di s = scarniti oppure scoperti .
515-520. E cce: ed ecco il tocco
finale : il torello stramazza a terra
sotto l aratro e, fumante di sudore,
vomita, gemendo, dalla bocca bava
e sangue. Triste il contadino distacca
dal giogo l altra bestia, addolorata
per la morte del compagno, e la
scia l aratro piantato a met del
solco. tutto un quadro di deso
lata, raccapricciante tristezza, ad ac
crescere la quale concorre la nota
di contrasto con la natura, l a qua
le rimane inalterata nella sua bel
lezza ; le ombre fresche dei boschi,
i prati digradanti al basso, i ruscelli
scorrenti tra le rocce, pi puri del
lelettro (lega di tre parti doro ed
una dargento) non hanno pi attrat
ti va alcuna : tutto ha colore di morte.
fumans : sott. sudore. conci
di t = si abbatte , stramazza .
ci et = dat ; quindi : ultimum gemuit
(Servio). i t tri sti s = va triste
mente . fraterna morte : abla
tivo causale retto da maerentem ; qui
lumanizzazione della scena tocca
lapice e commuove. opere in
medio = a mezzo del lavoro .
aratra : plurale poetico. defixa :
con valore predicativo. umbrae...
nemorum = gli ombrosi boschi , il
primo richiamo allinfelice giovenco :
poi i mollia morbidi prati, deli
zia del suo pascolo.
521-524. movere animum: vale:
in suum desiderium inlicere = attrarre,
sollevare l animo . volutus : par
ticipio perfetto di volvo con valore
mediale = scorrendo tra i sassi.
electro : termine coniato sul corri
spondente greco a significare origi
nariamente un misto doro e dar
gento. ima : predicativo = in bas
so . solvuntur : ha valore me
diale = si afflosciano i fianchi.
oculos... inertes : intende bene Ser
vio : stupor urget oculos et inertes
f a c i t : una specie di stupefazione rende
fissi e smarriti gli occhi dellinfelice
giumento. fluit = ciondola , si
piega : il movimento caratteri
stico, che precede la caduta. de
vexo pondere = ti rata gi dal suo
peso ; letteralmente per il peso,
che la tira gi ; un abl. assoluto
con valore causale.
525-528. Quid : con il plurale iu-
vant un vero accusativo = in che
L E GEORGI CHE 69
invertisse graves ? atqui non Massica Bacchi
munera, non illis epulae nocuere repostae :
frondibus et victu pascuntur simplicis herbae ;
pocula sunt fontes liquidi atque exercita cursu
flumina, nec somnos abrumpit cura salubres. 530
Tempore non alio dicunt regionibus illis
quaesitas ad sacra boves Iunonis, et uris
imparibus ductos alta ad donaria currus.
Ergo aegre rastris terram rimantur, et ipsis
gli hanno giovato... ? . i nver
ti sse : sott. i u v a t = l aver rivoltato .
graves = pesanti, dure .
atqui : in senso ironico = eppure .
i l l i s : sott. iuvencis. repostae =
repositae prelibate . victu... sim
pli cis herbae s i m p l i c i herba : il pi
frugale dei cibi. Un senso di prote
sta e di amaro sconforto muove
l animo del poeta : a nulla giov al
povero giovenco l aver faticato a ser
vizio degli uomini : unica ricompensa
la malattia e la morte ; eppure sono
essi, gli animali, che non hanno colpa
alcuna di tante calamit, non pro
vocate da gozzoviglie e stravizi, a cui
spesso si abbandonano gli uomini.
I giovenchi si cibano solo di fronde
e di semplice erba : pura acqua cor
rente basta a soddisfare la loro sete
e nessuna preoccupazione turba, come
negli uomini, il loro sonno sereno.
Qui il momento bucolico riprende il
poeta, che vi si abbandona con no
stalgico compiaci mento.
529-530. pocula = bevande in
senso predicativo. sunt : sott. illis.
l i qui di = limpide . exercita
cursu fl umi na = le acque correnti
dei fiumi ; letteralmente i fiumi
stimolati dalla corrente . cura =
affanno . sal ubres = sereni,
ristoratori .
531-533. Da questo punto vengono
descritte le tristi conseguenze della
pestilenza : nelle regioni del Norico
tanta fu la moria del bestiame che
vennero perfino a mancare le gio
venche per la festa di Giunone ed
i carri delle sacerdotesse furono tra
scinati al tempio da bufali selvatici
di disuguale statura. Servio riferisce
a questo proposito il ben noto epi
sodio erodoteo di Cleobi e Bitone,
attribuendo alla moria del bestiame,
qui ricordata, l imbarazzo in cui
venne a trovarsi la madre sacerdo
tessa ; ma in Erodoto non appare
cenno alcuno che ci consenta la pos
sibilit di un tale collegamento.
Tempore... I unoni s : int.: dicunt non
alio tempore (in) regionibus illis quae
sitas (esse) boves ad sacra Iunonis =
si racconta che in nessun altro
tempo in quelle regioni si cercarono,
tanto le giovenche per le feste di
Giunone ; tanta era la desolazione
della mortalit !. uri s = bufali .
i mpari bus = sparigliati, disu
guali . ductos... currus : tutto
retto sempre dal dicunt precedente.
donaria : propriamente era il luogo
destinato ai doni votivi ; qui vale
tempia.
534-536. Alla fatica degli animali
si sostituisce lopera delluomo, co
stretto a fendere con i rastrelli la
terra, a piantare con le mani i semi
ed a trascinare con il collo teso i carri
cigolanti su per gli alti monti.
E rgo : conclusivo = perci . ae
gre = a fatica . rastri s = ra
strelli . ri mantur = in rimas agunt
(Servi o) = fendono : il soggetto
70 P. VI RGI L I O MARONE
unguibus infodiunt fruges, montesque per altos 535
contenta cervice trahunt stridentia plaustra.
Non lupus insidias explorat ovilia circum,
nec gregibus nocturnus obambulat ; acrior illum
cura domat ; timidi dammae cervique fugaces
nunc interque canes et circum tecta vagantur. 540
Iam maris immensi prolem et genus omne natantum
litore in extremo ceu naufraga corpora fluctus
proluit ; insolitae fugiunt in flumina phocae.
Interit et curvis frustra defensa latebris
vipera, et attoniti squamis adstantibus hydri. 545
agricolae ; nota l allitterazione tra
r a s tr is e r i m a n t u r ed ii cumulo delle
-r- che d al nesso un ritmo stri
dente e pesante. infodiunt =
piantano . contenta cervice :
ablativo di modo = con il collo
teso , per la fatica di tirare, essi,
i contadini, i carri stridenti .
537-540. I l pericolo comune rende
mansuete persino le fiere : il lupo
non tende pi di notte insidie agli
ovili ; le damme paurose ed i cervi
veloci girano ormai senza timore tra
i cani e in mezzo alle case. N o n :
con il valore di non iam = non pi .
insidias explorat: int.: locum
explorat ad insidias parandas, per
mancanza del bestiame. noctur
nus : complemento predicativo = di
notte . obambulat = gira in
torno , insidia , con il dativo gre
gibus. acrior... cura una preoc
cupazione ben pi forte . timidi
dammae : pi frequentemente fem
minile : qui maschile serve ad evi
tare lomoioteleuto. ti mi di... fuga
ces : dicono qualit che ben si armo
nizzano insieme ; nota la disposizione
chiastica del semiverso. inter
que = et inter. circum tecta =
intorno alle case ; anche questo
verso ricco di elementi eufonici.
541-543. L onda rigetta sulla riva,
come cadaveri di naufraghi, le caro
gne ed i relitti degli animali marini ;
le foche, abitatrici del mare, cercano
scampo nellacqua dolce dei fiumi.
Muore la vipera, invano difesa dai
tortuosi nascondigli del suo covo,
muoiono gli intorpiditi serpenti, pur
protetti dalle irte loro squame.
genus omne natantum = ogni spe
cie di pesci ; la forma arcaica so
stantivata per natantium. li tore
i n e x tr e m o = sullorlo del lido .
ceu naufraga corpota = come
cadaveri di naufraghi . prol ui t =
getta fuori . i nsoli tae : con va
lore predicativo = contro la loro
abitudine .
544-545. Interit et = muore an
che . curvis latebris : ablativo di
mezzo = dai tortuosi nascondigli in
vano difesa. attoniti : predicativo
storditi . squamis adstantibus :
ablativo di modo a con le squame
irte . hydri : serpenti dacqua.
546-550. Neppure gli uccelli rie
scono a cercare scampo con le agili
penne in aria meno ammorbante ;
cadono allimprovviso morti a preci
pizio gi dalle nubi. Non serve a nulla
mutare pascolo, n escogitare rimedi :
anche i maestri della medicina si
confessano vinti : Chirone, il cen
tauro, figlio di Saturno e Fibra, fa
moso per larte medica e maestro
di Esculapio, e Melampo, figlio di
Amitaone, medico ed indovino.
L E GEORGI CHE 71
Ipsis est ar avibus non aequus, et illae
praecipites alta vitam sub nube relinquunt.
Praeterea iam nec mutari pabula refert,
quaesitaeque nocent artes ; cessere magistri,
Phillyrides Chiron Amythaoniusque Melampus. 550
Saevit et, in lucem Stygiis emissa tenebris,
pallida Tisiphone Morbos agit ante Metumque,
inque dies avidum surgens caput altius effert.
Balatu pecorum et crebris mugitibus amnes
arentesque -sonant ripae collesque supini. 555
Iamque catervatim dat stragem atqu aggrat ipsis
in stabulis turpi dilapsa cadavera tabo,
donec humo tegere ac foveis abscondere discunt.
Nam neque erat coriis usus, nec viscera, quisquam
Ipsis... avibus = persino agli uc
celli . non aequus (= iniquus) =
avverso , micidiale. praecipites :
complemento predicativo = piom
bando a precipizio . alta sub
nube = sotto le alte nubi .
refert : nel senso di prodest giova .
quaesi taeque... artes = nuoc
ciono i rimedi escogitati . ces-
sre magi stri : sott. artis medicae =
per vinti si son dati i medici .
Phyl l yri des = Phylyrides, per ragioni
metriche.
551-554. L a pallida Tisifone, una
delle Furie, propriamente la vendi
catrice , vien fuori alla luce dalle
tenebre Stigie e semina strage sulla
terra : spinge innanzi a s le Malat
tie ed il Timore, che appaiono qui
nella loro personificazione tradizio
nale. Saevit... tenebris : nota lo
spostamento : prima esce alla luce,
poi incrudelisce. Tisiphone : nomi
nativo nella forma greca. agit
ante = spinge innanzi . surgens :
sta con caput = che si drizza ;
altri lo riferiscono ad in dies = e
(Tisifone) leva pi alto il capo che si
drizza insaziabile di strage. pe-
crum : sono le greggi, come il mu
gitibus designa i bovini. L a visione
del dolore diventa cosmica : dovunque
lamento incessante, incontenibile
sofferenza di greggi a branchi intieri :
sono ammucchiati nelle stalle cada
veri su cadaveri, si da non permet
tere agli uomini possibilit di sot
terramento.
555-558. arentes = riarse : lef
fetto della calura ; riferito sia ad
amnes, sia a ripae, sia a colles. su
p in i = in dolce declivio . dat...
aggrat : soggetto Tisifone se
mina strage a branchi e accatasta
nelle stesse stalle le carogne disfatte
dalla ributtante putredine . do
nec = fino a che : il soggetto
homines sottinteso. discunt =
riescono a coprirle di terra e
a nasconderle nelle fosse ; perch,
come si vedr subito, nulla degli
animali periti pu essere utilizzato
dagli uomini : non la pelle, non la
lana, non la carne : tutto infetto
e corroso dal marciume ; e se qual
cuno aveva osato maneggiare alcun
ch di codesto, ne veniva subito con
tagiato, e pustole fetide, sudore im
mondo ed altro laceravano e con
sumavano le membra.
559-566. cori is : dativo di pos
sesso = le pelli non avevano la
possibilit di essere usate . vi
scera = carnes : contrapposto a coria.
72 P. VI RGI L I O MARONE
aut undis abolere potest aut vincere flamma ; 560
n e tondere quidem morbo inluvieque peresa
vellera nec telas possunt attingere putres ;
verum etiam invisos si quis temptarat amictus,
ardentes papulae atque immundus olentia sudor
membra sequebatur, nec longo deinde moranti 565
tempore contactos artus sacer ignis edebat.
undis... fl amma = non si pote
vano n pulire con acqua, n cuo
cere . morbo i nl uvi eque : retti
da persa (da perdd) formano unen
diadi : morbi inluvie corrose dalle
sozzure del morbo . possunt :
come sopra, il soggetto sottinteso
homines e richiama il quisquam pre
cedente. tel as... putres = le tele
putri de. temptarat (= te mptave-
rat) = avesse osato maneggiare o
indossare quei sozzi vestiti. arden
tes papulae... immundus sudor =
ardenti pustole ed immondo su
dore si diffondevano per le fetide
membra ; nota il periodo ipotetico
della real t, ad indicare l a certezza
della cosa. membra sequebatur =
per membra diffundebatur. moranti :
riferito ad un ei sottinteso, che si
richiama al si quis del v. 563 = ed
a lui, senza che aspettasse molto
tempo, il fuoco sacro consumava le
membra contagiate ; il sacer ignis
quello che i Greci chiamavano ier
nsos = malattia sacra .
L E GEORGI CHE 73
I L V ECCHI O DI CRI CO
(Georg., I V , 116-148)
uno squarcio stupendo del IV libro : esso tocca uno dei momenti
pi alti della poesia georgica virgiliana, in quanto v adombrato il tipo
ideale, il simbolo pi genuino e puro delluomo di campagna, dellagri
cola, felice come un re, perch ha saputo costruire con loperosit (labor)
delle sue mani il regno della sua pace e della sua fortuna in quellangolo
benedetto di terra, in tanta semplicit di natura. Ha saputo crearsi
un Eden, un giardino di gioie recondite e di felicit, il sognato paese
dellArcadia. Non a caso il fortunato senex viene dal paese dellarcdica
Cilicia, e sceglie come sua sede beata Taranto, quel lembo estremo dItalia,
favorito dalla natura e dagli di.
Dal punto di vista artistico questo brano tecnicamente perfetto
e ritmicamente rifinito nella musicalit del verso, che rid i diversi
momenti poetici della descrizione. Ed assai importante, per definire
la evoluzione spirituale di Virgilio : un congiungimento tra mondo buco
lico e georgico ; il poeta infatti vede cumulati nella figura del vecchio
di Crico i suoi ideali arcadici morali, politici e religiosi, le gioie della
vita campestre, frutto della semplicit di natura e della santit del lavoro.
Atque equidem, extremo ni iam sub fine laborum
vela traham et terris festinem advertere proram,
forsitan et, pingues hortos quae cura colendi
116. I l poeta indica che l a sua
opera volge ormai al termine : se
egli non si apprestasse a raccogliere
le vele e non volgesse con premura
la prora a terra, gli sarebbe assai
gradito cantare i giardini, o meglio
quellinsieme di orto e di giardino
che gli antichi, soprattutto nelle citt
meridionali, solevano coltivare sul re
tro delle case, troppo anguste e buie,
perch dessero una gradevole pro
spettiva di verzura e di fiori e in
sieme il vantaggio di frutti freschi
e saporiti. ni = nisi : periodo ipo
tetico misto.
117-119. traham (per contraham,
colligam)... festinem = mi affret
tassi la protasi data come pos
sibile, almeno per un istante : il
poeta non ha la certezza di essere
alla fine, ma lo ritiene probabile.
terri s : dativo poetico di moto
per : in terras. forsitan... cane-
rem : forsitan ha ormai perduta la
sua influenza sul modo del verbo ;
l apodosi qui irreale, perch il poeta
sa che non canter i giardini, come
pure gli piacerebbe ; canerem regge
a sua volta tre interrogative indirette
(ornaret, gauderent, crescerei) ed coor-
74 P. VI RGI L I O MARONE
ornaret, canerem, biferique rosaria Paesti,
quoque modo potis gauderent intiba rivis 120
e t virides apio ripae, tortusque per herbam
cresceret in ventrem cucumis ; nec sera comantem
narcissum aut flexi tacuissem vimen acanthi
pallentesque hederas et amantes litora myrtos.
Namque sub Oebaliae memini me turribus arcis, 125
qua niger umectat flaventia culta Galaesus,
di nata con la seconda apodosi tacuis
sem (v. 123), pure di terzo tipo.
pi ngues = fecundos : int.: quae cura
colendi (= arte di coltivare) ornaret
pingues hortos. biferi = che d
frutto due volte . I l poeta si dilun
gherebbe a cantare come vanno
coltivati i giardini fertili ed i rosai
di Pesto, che danno due fioriture
allanno, in primavera ed in autunno :
celebre la citt di Pesto, nella L u
cania, non solo per i suoi templi,
ma anche per la feconda bellezza
naturale della sua terra, ammirata
ancor oggi.
120-123. quoque... ri vis : cio : et
quo modo intiba gauderent potis rivis =
e come goda di ber l acqua cor
rente lindivia ; intiba, orum neu
tro plurale, accanto ad un intibus,
i, m. e f. tortusque... cucmis :
cio : et cucmis tortus per herbam
cresceret in ventrem, in cui tortus, che
ha valore mediale, si riferisce al
gambo e cresceret al frutto del coco
mero = e come si arrotonda il coco
mero, che si avvolge per l erba .
sera : un neutro plurale usato
assolutamente alla greca, con valore
avverbiale = che tardi mette la
chioma . fl exi = flexibilis. vi
men : indica = il fusto del fles
suoso acanto .
124.125. pal l entesque (= et pallen
tes) = pallide , detto delle edere.
amantes l i tora : in prosa pi pro
priamente con il genitivo oggettivo
litorum. Virgilio non intende svol
gere ora largomento, ma toccher
solamente un ricordo, rimastogli im
presso profondamente nellanimo. I n
un suo soggiorno tarentino vide un
vecchio Concio, a cui era toccato
un pezzetto di terreno, disdegnato da
tutti, non buono da arare, n adatto
al pascolo, n propizio alle viti. I din
torni di Taranto, ricchi di ogni ben
di Dio, erano prediletto soggiorno di
signori Romani. L a rocca di T aranto
qui detta Oebalia, cio L acone,
perch lo Spartano Falanto avrebbe
fondato la citt, o meglio, avrebbe
ampliata e rafforzata la citt gi
esistente per opera di Taras, figlio
di Nettuno. Corico citt della Ci
licia : da un passo di Svetonio sap
piamo che Pompeo, dopo la vittoria
sui pirati, avrebbe distribuito ai ne
mici, ormai sottomessi, dei terreni
in Grecia ed in Calabria : volle V ir
gilio alludere ad uno dei pirati, or
mai vecchio, trasformatosi in attento
ed esperto coltivatore di un terreno
incolto, o volle semplicemente allu
dere ai metodi ed alla perizia agraria
dei Cilici, famosi nellarte del giar
dinaggio ? Certo che nel paziente
e laborioso vecchio Cilicio non vi
nulla di piratesco : la coincidenza
storica pu quindi essere pi che
altro casuale.
126-127. umectat : cio : f l u i t umec
tans bagna fecondando ; il verbo
frequentativo indica la continuit del
lazione. ni ger : per il colore delle
acque. fl aventi a = biondi, col
tivati , uno dei tanti aggettivi cari
L E GEORGI CHE 75
Corycium vidisse senem, cui pauca relicti
iugera ruris erant, nec fertilis i lla iuvencis,
nec pecori opportuna seges nec commoda Baccho.
Hic rarum tamen in dumis olus albaque circum 130
lilia verbenasque premens vescumque papaver,
regum aequabat opes animis, seraque revertens
nocte domum dapibus mensas onerabat inemptis.
Primus vere rosam atque autumno carpere poma,
et, cum tristis hiems etiamnum frigore saxa 135
rumperet et glacie cursus frenaret aquarum,
i l l o comam mollis iam tondebat hyacinthi,
aestatem increpitans seram zephyrosque morantes.
a Virgilio. vidi sse : retto da me
mini, con il soggetto nel me precedente ;
Servio stesso avverte per che am
messa anche la forma : memini videre
con il medesimo valore ; il poeta
pare denunziare unesperienza per
sonale, n occorre con altri pensare
che si tratti di un puro espediente
poetico. relieti : cio = abban
donato , terreno che nessuno vo
leva , perch sterile ; per altri =
lasciato in eredit .
128-129. iuvencis : dativo retto da
f er ti li s = apta ; per altri un abla
tivo causale o strumentale = per il
lavoro dei giovenchi . pecori :
singolare poetico. seges : qui
termine generale ; intendi pr terra =
terreno da coltivazione . nec...
Baccho = non adatto per la vite .
130-133. I l vecchio piantava e col
tivava un po dinsalata qua e l tra
i rovi, dove il terreno meno in
grato, e intorno bianchi gigli e ver
bene e papavero commestibile : quanto
bastava a renderlo beato e a non
fargli invidiare ricchezze di re, con
tento del suo lavoro e di quanto la
terra gli produceva per le esigenze
della vita. qui incarnato lideale
di serenit georgica, il pi alto delle
aspettazioni virgiliane. Hi c : pro
nome di senex. rarum = sparso
qua e l , perch il terreno non
consentiva una pi ftta piantagione.
circum : avverbio intorno .
premens : nel senso di piantare ,
come in I I , 346 : premens virgulta.
vescum = commestibile , di
fronte allaltra variet soporifera ; al
tri intende sottile , in ordine allo
stelo. ani mi s = nei sentimenti ;
ablativo di limitazione e segna il
punto pi sensibile della serenit
spirituale del senex. dapibus...
i nempti s = cibi non compri ; pa
role ricordate da Orazio, da Tasso
e da altri ancora.
134. Pri mus : tra tutti. carpere :
infinito narrativo in luogo dellim
perfetto dabitudine = carpebat. Non
solo le rose in primavera e la frutta
in autunno raccoglieva il laborioso
agricoltore, ma anche quando lin-
verno squallido spaccava le pietre
con il freddo, e con il gelo (altrove,
non certo a Taranto !) frenava il
corso delle acque, egli era consolato
da una continua primavera.
135-138. tri sti s hi ems = l orrido
inverno . eti amnum = ancora .
saxa rumperet : anche noi siamo
soliti dire che il gelo spacca le
pietre . glaci e : strumentale, co
me prima frigore. tondebat : 1'-at
finale lunga, perch in arsi.
i ncrepi tans = schernendo l a len-
76 P. VI RGI L I O MARONE
Ergo apibus fetis idem atque examine multo
primus abundare, et spumantia cogere pressis 140
mella favis ; i l li tiliae atque uberrima pinus ;
quotque in flore novo pomis se fertilis arbos
induerat, totidem autumno matura tenebat.
Ille etiam seras in versum distulit ulmos
eduramque pirum et spinos iam pruna ferentes, 145
iamque ministrantem platanum potantibus umbras.
Verum haec ipse equidem, spatiis exclusus iniquis,
praetereo atque aliis post me memoranda relinquo.
tezza delTestate e degli zefiri, cio
la bella stagione.
139-141. Ergo = e cos, perci .
fetis = pronte a sciamare .
abundare... cogere : infiniti storici,
come carpere v. 134. i l l i : dativo
possessivo (sott. erant) ; secondo unal
tra lezione, illic. uberrima: int.:
p l u r i m a .
142-143. Non si schiudeva fiore
primaverile sullalbero fertile che non
si tramutasse in frutto autunnale :
la pianta corrispondeva alle fatiche
del contadino quasi con umana gra
titudine. quot... pomis : abla
tivo retto da induerat. in fl ore
novo : complemento di tempo = di
quanti frutti con la nuova fioritura
si era rivestito lalbero fecondo, al
trettanti . ancora una lode allin-
dustre operosit del vecchio e alla
generosit della natura per lui : riu
sciva persino a trapiantare e a di
sporre a filari olmi gi adulti e il
pero dalla corteccia ormai dura, e
i pruni , quando gi portavano le
susine, e il platano confortevole di
ombra per chi beve alla sua frescura.
144-146. serasi = adulti . in
versum dis tuli t = riusc a trapian
tare in filari . eduram : la e accen
tua il valore dellaggettivo = molto
dura . s p i n os : Servio avverte
che spinus, il pruno, maschile.
ministrantem : detto del platano
= che offre .
147-148. i n i q u i s (=angustis) = i na
deguato, insufficiente . ali is : o da
tivo di termine con relinquo, o dativo
di agente con memoranda. Si sente
che l argomento appassiona il poeta,
ma la ti ranni a dello spazio lo co
stringe a lasciare ad altri il compito
di cantare i n sua vece cose cos ric
che di poesia e di vita. Si sa che,
subito dopo Virgilio, riprese il tema
dei giardini un poetucolo di media
statura, Sabinio Tirone, e pi tardi,
nel I secolo d. Cr., L . Giunio Mode
rato Columella volle colmare con il
X libro, in esametri, del suo De re
rustica la l acuna virgiliana.
L E GEORGI CHE 77
L A L EGGENDA DI A RI STEO
(Georg., I V , 315-337; 345-360 ; 374-352)
Grande questione ha suscitato tra i critici la presenza di questo epi
sodio nella struttura del IV libro, dedicato alla cura delle api, non solo per
il suo contenuto artistico e poetico, ma anche per la sua eccessiva lunghezza,
occupando esso poco meno della met del libro. Giova intanto ricordarlo.
Il pastore Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene; aveva perso
il suo sciame, a causa di una malattia infettiva; disperato ed inquieto,
lascia la valle di Tempe e raggiunge le sorgenti del fiume Peneo, dove
abitava la madre, per esporle piangente e risentito l'accaduto e chiederle
aiuto. Cirene accoglie, insieme con altre Ninfe, nel gorgo profondo del
fiume, il figlio, lo ascolta e lo invia allo sfuggente dio marino, Prteo,
insegnandogli le arti per poterlo afferrare. E Prteo gli rivela la causa
della moria delle api : non un morbo occasionale, ma lira delle ninfe
e degli di lo ha in tal modo perseguito e punito, per essere stato egli
causa della morte di Euridice, che, per sottrarsi alle sue fichieste, venne,
nella fuga, morsa da un serpente, nascosto tra lerba. Scomparso lindo
vino, appare Cirene, e aggiunge, a conforto del figlio, quel che Prteo
aveva taciuto : potr placare le ninfe e riprocurarsi lo sciame, solo a patto
che immoli nel loro santuario quattro torelli e quattro giovenche, facen
done colare il sangue dalle gole ferite ; lasci per otto giorni intatti i cada
veri nel bosco; al nono, quando torner per altri sacrifici, vedr brulicare
e uscir fuori dagli aperti fianchi sterminati nugoli di api, che formeranno
il suo nuovo sciame. E cosi avviene. evidente che Virgilio credeva
alla generazione spontanea.
Stando a Servio, commentatore di Virgilio, tutto questo episodio sarebbe
stato introdotto dal poeta, in un secondo tempo, nella stesura del
libro, per sostituire, dietro volere di Augusto, un lungo elogio di Cor
nelio Gallo, quando questi cadde in disgrazia del Principe. crto
comunque che la lunghezza d esso non pare armonizzarsi con la tecnica
compositiva di Virgilio, sempre vigile e proporzionata, e, se pur si pos
sono ritrovare elementi del tessuto connettivo tra la prima e la seconda
parte, che salvano il valore poetico del brano, rimane sempre da spiegare
come mai Virgilio abbia voluto chiudere in tale maniera un poema, che
si muove generalmente su elementi tecnici e sperimentali, e, dove appare
il mito, questo sempre in funzione del lmpido pensiero georgico del poeta.
78 P. VI RGI LI O MARONE
Quis deus hanc, Musae, quis nobis extdit artem ? 315
unde nova ingressus hominum experientia cepit ?
Pastor Aristaeus, fugiens Peneia Tempe,
amissis, ut fama, apibus morboque fameque,
tristis ad extremi sacrum caput adstitit amnis,
multa querens atque hac adfatus voce parentem : 320
t Mater, Cyrene mater, quae gurgitis huius
315-316. I vv. 315-6 collegano
l episodio di Aristeo con l a prima
parte del libro. I l poeta ha appena
descritto come si pu far riprodurre
10 sciame delle api dalle viscere di
un vitello ucciso ; ora vuol risalire
eziologicamente allorigine delluso :
alla moda ellenistica introduce perci
la favola di Aristeo, che incornicia
a sua volta quella ben pi poetica
di Orfeo ed Euridice., Quis deus :
11 pronome (quis), non l aggettivo
(qui) : perci non quale dio , ma
chi in quanto dio , chi tra gli
di . nobis : dativo di vantaggio
= per noi . extdi t = scopr ,
da extundo, verbo proprio dellarte
statuaria ; vale originariamente far
balzar fuori ; quindi ricavare ,
scoprire . unde = donde .
experi enti a : Servio spiega : nullo do
cente a r s p e r usum reperta ; quindi
arte empirica, acquisita dagli uomini
per via di esperienza pratica. i n
gressus... cepi t = prese le mosse ,
per via di esperienza pratica.
ingressus : equivale ad i n i t i u m cepit.
317-319. Aristeo detto pastor con
significazione generica, sebbene figuri
qui piuttosto nella sua qualit di
apicultore (e pi avanti anche di
contadino : v. 327). L a localizzazione
di questo dio pastore varia
a seconda delle sue attribuzioni : ora
a Geo, con il nome di Aristeo No
mio, ora in Arcadia, con il nome di
Giove Aristeo. Qui il poeta lo pone
in Tessaglia, nella valle di Tempe,
lungo le rive del fiume Peneo : sca
turito tra i monti della Tessaglia
settentrionale, quasi ai confini della
Macedonia, esso percorre tutta la
pianura tessala, luogo di meraviglie
e di favolose amenit per i poeti
antichi. Aristeo quindi dalla valle di
Tempe risale alla sorgente del Peneo,
dove, secondo la tradizione virgiliana,
ha dimora la madre Cirene, che era
ritenuta figlia del fiume stesso. Qui
si svolge la scena dellincontro tra
madre e figlio (v. Argomento).
Peneia Tempe : un accusativo neu
tro plurale, complemento oggetto di
fugiens. amissis... apibus : abla
tivo assoluto con valore temporale
e causale insieme = in seguito alla
perdita dei suoi sciami . morbo-
que fameque : complementi di causa :
la malattia impedisce alle api di nu
trirsi, causandone la morte. ex
tremi : attributo di amnis, riferito
per logicamente a caput = alla lon
tana sacra sorgente del fiume .
adstitit = ristette , si ferm .
320-323. multa : con valore avver
biale, ma complemento delloggetto
interno di querens - molto gemen
do . adfatus : participio perfetto
con valore di presente = invocando ;
il prefisso ad giustifica l accusativo
parentem (cio matrem). Cyrene :
Servio annota cosa odiosa chia
mare per nome i genitori ; tale
appellativo contrario alluso, rivela
perci, pi che arroganza, amarezza
e risentimento nel figlio, quasi un
atto di accusa alla madre, che invano
gli aveva fatto sperare onori divini,
mentre ora lo priva persino dellunico
L E GEORGI CHE 79
ima tenes, quid me praeclara stirpe deorum
si modo, quem perhibes, pater est Thymbraeus Apollo
invisum fatis genuisti ? aut quo tibi nostri
pulsus amor ? quid me caelum sperare iubebas ? 325
En etiam hunc ipsum vitae mortalis honorem,
quem mihi vix frugum et pecudum custodia sollers
omnia temptanti extuderat, te matre, relinquo.
orgoglio della sua vita mortale, le
sue api. gurgi ti s : la parte per
il tutto = di quel fiume . ima
tenes : sott. loca = abiti le profon
dit ; altri intende ima come agget
tivo neutro plurale con il suo geni
tivo partitivo in gurgitis : costruzione
poetica per quella pi comune in
prosa imos gurgites. qui d = per
ch . praecl ara stirpe : ablativo
di origine generica. si modo =
se almeno ; con venatura ironica,
che pervade tutto il verso. per
hi bes : il presente d lidea della
continuit = vai dicendo continua-
mente . pater est : sott. mihi =
mi padre , ho per padre .
Thymbraeus : da Timbra, pia
nura della Troade, celebre per un
tempio di Apollo.
324-325. I l lamento di Aristeo pro
segue con tono volutamente dram
matico nelle tre incalzanti, nervose
interrogative : perch mi hai gene
rato inviso ai fati ? o dove hai cac
ciato lamore per me ? perch mi
esortavi a sperare ri mmortalit ? ,
Qui lo sdegno ed il dolore delloffeso
paiono sorpassare ogni misura, n
accennano a diminuire nelle ultime
quasi insolenti invettive, incitanti la
madre a compiere lopera nefanda,
distruggendo con il ferro e con il
fuoco messi e raccolti, boschi, be
stiame e viti. , invisum fatis : com
plemento predicativo delloggetto.
tibi t dativo di agente con pulsus
(sott. est) dove hai cacciato lamo
re per me ? . nostri : genitivo
oggettivo con il pl ural e ma i e st a ti s.
qui d = perch ? , come al v. 322.
iubebas : con significato e tono
autoritativo = mi esortavi . cae
lum : cio = l immortalit e la
divinizzazione toccata a tanti figli
di di.
326-328. E n : esclamazione ec
co ! . hunc ipsum honorem
proprio questo vanto , che Servio
vede nel bene pascere, bene arare, apes
etiam habere. vi tae mortal i s : alcuni
intendono della mia vita terrena :
Aristeo accennerebbe cos al proprio
ideale di vita. Altri invece = della
vita mortale di un uomo ; in que
sto caso Aristeo non concepirebbe
altro ideale di vita per luomo. L a
prima interpretazione pare pi con
sona con laccenno precedente allim
mortalit, promessagli dalla madre.
mi hi ... omni a temptanti : dativo
di vantaggio. frugum et pecu
dum = delle messi e del bestia
me ; Aristeo pure contadino. cu
stodi a sol lers = la cura operosa .
extuderat - mi aveva conqui
stato ; rende lo sforzo dellimpegno
e della conquista (cfr. v. 315).
te matre : ablativo assoluto con va
lore concessivo = sebbene tu mi sia
madre ; oppure = con una madre
come te . rel i nquo = perdo ;
la collocazione del verbo, alla fine
del verso, lontano dal complemento
oggetto (hunc i p s u m honorem), d
un tono di solennit drammatica al
lamento.
80 P. VI RGI L I O MARONE
Quin age et ipsa manu felices erue silvas,
fer stabulis inimicum ignem atque interfice messes, 330
ure sata et duram in vites molire bipennem,
tanta meae si te ceperunt taedia laudis .
At mater sonitum thalamo sub fluminis alti
sensit. Eam circum Milesia vellera Nymphae
carpebant hyali saturo fucata colore, 335
329-332. Qui n age == anzi, ors ,
con tono sarcastico. i psa : no
minativo = tu stessa . felices
= fiorenti , ri gogli osi. ente
- sradica . si l vas : non pro
prio = i boschi , ma gli alberi
fruttiferi coltivati da Aristeo.
ini mi cum : qui riferito ad ignem
devastatore . i nterfi ce = di
struggi ; il verbo propriamente si
gnifica uccidere ; le messi sono
come creature per Aristeo e pi per
Virgilio (cfr. Argomento). sata =
i seminati , diverso da agri ed
arva. duram = dura , spie
tata per le tenere viti. mol i re :
imperativo di molior = adopra .
tanta... taedi a : taedium = disgu
sto , fastidio : se ti ha preso
tanto disgusto del mio vanto ; non
mi pare che qui taedium significhi
invidia ; Cirene potrebbe disinte
ressarsi del figlio, ma non deside
rarne la rovina per invidia.
333. L a madre dal profondo del
fiume ode la voce del figlio ( son i t um ) ,
ma non percepisce le parole. Accor
gimento quanto mai sapiente e poe
tico ; a parte la giusta ragione del
l ubicazione, le parole del figlio avreb
bero offeso, se comprese, terribilmente
la madre. L a descrizione che segue
della sotterranea reggia fluviale, ri
finita con abilit tutta* alessandrina :
grazia femminile di Ninfe, che filano
la l ana milesia intorno a Cirene,
riflessa nelle iridescenze delle profon
dit acquatiche. I nomi delle Ninfe
sono vari e di diverse derivazioni,
rapportati per lo pi alle loro qua
lit fisiche e morali o al carattere delle
cose, cui esse sovraintendono : cos
Drymo (= quercia), Xantho (= bion
da), Ligea (= armoniosa), Phyllo-
doce (= raccoglitrice di foglie), ecc.
Virgilio, come in genere gli altri
poeti antichi, pone indifferentemente
le Nereidi e le Oceanine accanto alle
Oreadi ed alle Naiadi. A parte le
ragioni di indeterminatezza poetica,
si sa quanto in questi cataloghi fosse
complicata e congestionata la mito
logia greco-romana. Comunque Vir
gilio riferisce qui nomi comuni ; ag
giunge spesso brevi tocchi descrittivi
e qualificativi, che, mentre rompono
la monotonia del catalogo, rivelano
la tipica tendenza alla caratterizza
zione, propria della poesia romana.
A t : fortemente avversativo intro
duce un nuovo quadro ed un nuovo
personaggio. soni tum : il suono
cio la voce del figlio, senza perce
pirne le parole. thal amo sub fl u
mi ni s al ti : anastrofe : il sub va con
flumen = nel talamo, sotto il pro
fondo fiume ; thalamus qui una
stanza, una dimora in generale.
334-337. Eam circum : anastrofe =
circum eam. Milesia vellera : cio
preziose , come erano ritenute le
lane di Mileto. carpebant = fi
lavano ; propriamente carpere signi
fica strappare , che unopera
zione che precede immediatamente
la filatura : si strappavano cio i fili
di lana avvolti intorno alla conocchia.
hyali ... colore = tinte di un in
tenso (saturo) color verde ; fucare
significa propriamente tingere di
L E GEORGI CHE 8L
Drymoque Xantoque Ligeaque Phyllodoceque,
caesariem effusae nitidam per candida c o l l a ...........
Inter quas curam Clymene narrabat inanem 345-
Vulcani, Martisque dolos et dulcia furta,
aque Chao densos divum numerabat amores.
Carmine quo captae, fusis dum mollia pensa
devolvunt, iterum maternas impulit aures
luctus Aristaei, vitreisque sedilibus omnes 350
rosso ; qui tingere semplicemente.
Drymoque : il -que in ictus ed
lungo per posizione, perch seguito
da consonante doppia (x) ; nota la
successione delle enclitiche che, in
sieme alla strutturazione dei nomi,
conferiscono al verso un ritmo ral
lentato e solenne. caesariem effu
sae nitidam : accusativo di rela
zione = con la lucida chioma spar
sa o meglio sparse (le Ninfe) le
lucide chiome sui candidi colli ;
lucide per il colore e per gli un
guenti.
345-346. L a scena ha sapore, ar
monia e rifinitura ellenistica in am
bientazione romana con quellatten-
dere al lavoro muliebre, favoleggiando
di storie damore ; viene alla mente
Ovidio (Met., I V , 34-41) : la ninfa
Climene, figlia di Oceano, narra gli
amori furtivi di Venere e Marte, il
vano affanno di Vulcano e, in genere,
tutti gli amori degli di dal princi
pio del mondo. L a nota di schietta
sensibilit virgiliana qui lumaniz-
zazione di questi delicati esseri di
vini, di queste giovani ninfe in vaghe
e belle fanciulle, intente al quotidiano
lavoro e che discorrono damore :
vien fatto di pensare ai tiasi di donne
e di fanciulle ed a qualcuna di quelle
rituali riunioni muliebri, cos frequenti
a Roma nel I secolo av. Cr. Carat
teristica questa delleducazione fem
minile romana, continuata nei secoli :
basta ripensare a Dante (Par., XV,
124-6) : j l altra traendo alla rocca la
chioma / favoleggiava con la sua
famiglia / de Troiani, di Fiesole e di
Roma. curam... inanem : cio
il vano affanno , perch lamore
non corrisposto di Vulcano per Ve
nere fu solo un inutile tentativo del
dio, volto ad impedire altri amori
della dea. dolos... furta : sono gli
inganni amorosi del dio Marte.
347-354. aque Chao et a Chao,
cio dal principio del mondo.
densos = crebros, p e rmu l t o s = i fre
quenti amori . divum : pi fre
quente di deorum, usato nelle Geor
giche due volte soltanto (I , 20 ; I V ,
322) e meno di deum. I l sereno
raccoglimento viene bruscamente rotto
dal grido di Aristeo ; ne sbigottiscono
tutte, corrono alla superficie delle
onde, prima tra tutte A retusa, che
di lontano ne d, concitata, l annun
cio a Cirene. Carmine quo : iper
bato : quo carmine captae, sott. N y m
phae (le Ninfe) prese da questo
canto . pensa = pennecchio ;
il pensum da pendere indica la quan
ti t di lana assegnata, ogni giorno,
da filare alle ancelle. iterum : la
prima volta al v. 333. impu
li t = colp ; pi forte di percussit,
indica il dolore che il grido di Ari
steo suscit nel cuore materno.
luctus = il pianto lamentoso .
vitreis sedilibus : complemento di
luogo senza in = sui seggi verdeaz-
6
82
P. VI RGI L I O MARONE
obstipuere ; sed ante alias Arethusa sorores
prospiciens summa flavum caput extulit unda,
et procul : e o gemitu non frustra exterrita tanto,
Cyrene soror, ipse tibi, tua maxima cura,
tristis Aristaeus Penei genitoris ad undam 355
stat lacrimans, et te crudelem nomine dicit
Huic percussa nova mentem formidine mater :
duc, age, duc ad nos ; fas illi limina divum
tangere ait. Simul alta iubet discedere late
flumina, qua invenis gressus inf erret. . .
zurri , cio cristallini (cfr. v. 335).
obstipuere s dice sorpresa insieme
e terrore per un fatto inaspettato e
non del tutto chiaro = sbigottirono .
ali as : qui per ceteras = prima
delle altre . sorores : tutte le
Ninfe sono sorelle tra loro ; il
termine ritorna spesso in questo brano.
summa unda : ablativo retto da
extlit = sollev il capo biondo dal
sommo dellonda ; il verso ritorna
tale e quale in Aen., I , 127. et
procul : sott. il verbo ait, inquit,
come spesso in poesia = grid da
lontano , senza avvicinarsi a Cirene.
non frustra = non senza mo
tivo , trattandosi di un figlio. -
tua maxi ma cura : apposizione del
seguente i p s e t r i s t i s A r i s t a e u s : il
verso, tutto pause, e strutturalmente
perfetto con ravvicinamento al cen
tro dei pronomi ed aggettivi perso
nali ( i p s e , l i b i , tua) rende laffanno
dellannuncio angoscioso. ti bi :
dativo di causa = per te , per
causa tua , con il verbo l a cr im a ns
(v. 356) = lui, il tuo primo affetto,
il triste Aristeo, sta per te pian
gendo presso... .
355-359. Penei : spondeo per sini-
zesi ( = Pe-nei). Peneo detto qui
genitor o perch ritenuto padre
di Cirene (cfr. v. 317) o perch nella
tradizione poetica appellativi del ge
nere {pater, genitor, ecc.) accompa
gnano spesso nomi venerandi di fiumi
e di eroi eponimi (cfr. v. 360 : Tibe
rinus pater ; Aen., I I , 2 : pater Aeneas ;
ecc.). I l che chiarisce anche il ter
mine soror che ricorre spesso in que
sto brano in ordine alle. Ninfe : esso
non comporta una cognazione di san
gue, ma termine affettivo, che serve
ad esprimere solidariet affettuosa tra
loro. et... dicit = e te chiama
con il nome di crudele ; altri sot
tintendono appellans e rendono e te,
chiamandoti per nome, dice crudele .
Huic... mater : int.: huic {= Are
thusae) mater percussa mentem nova f o r
midine = a lei la madre con lani
mo sconvolto da un nuovo timore ;
percussa mentem : costruzione alla gre
ca ; huic retto da ait, in fine di
periodo. fas : sptt. est. di
vum = deorum ; tutto il verso ha un
ritmo spezzato ed affannoso, dovuto,
oltre che alle pause, alla sequela
dei monosillabi e dei bisillabi ; un
solo trisillabo al quinto piede accen
tua il senso della frettolosa premura
materna. Nota la geminazione del
due. Aristeo, in quanto figlio di una
Ninfa e di Apollo, ha diritto di en
trare nella casa degli di. Simul =
nello stesso tempo . qua... i n
ferret : relativo con valore finale =
per dove il giovane potesse portare
il passo . Gli ordini della madre son
precisi e la discesa del figlio sul fondo
del fiume ha qualcosa dell 'horror sacer
e dello stupore attonito di Enea nella
discesa allAverno {Aen., V I , 262 sgg.).
LE GEORGICHE 83
Segue p o i in un disordine poetico, ma ellenisticamente curata l' enu
merazione del corso sotterraneo dei f i u m i : il poeta, riprendendo alcune
teorie greco-orientali, immagina una f o n t e comune, una specie d i grande
lago sotterraneo, dal quale sgorgherebbero tut ti i f i u m i , che s i volgono p o i
in varie dir ezioni : il Fasi, attraversando la Colchide, s i gettava nel
Ponto ; i l L ie o non f a c i l m e n t e determinabile, poich un Lieo s i trovava
in Fenicia, uno in Armenia e un altro in M i s i a ; Servio lo colloca
in Syria. L ' E n i p e o , detto da Omero i l p i bello dei f i u m i (Od., X I , 238),
era in Tessaglia e s i gettava nel Peneo, l ' I p a n i era un affluente del
Dnieper nella Sarmazi a, i l Caico nella M i s i a . A i f i u m i greco-orientali
seguono i l Tevere, I' Ani ene ed i l Po. I l Tevere e I' Ani ene sono caratte
r i z z a t i con a p pe ll ati v i p r o p r i e t r adizi onali : pater i l pri mo e fluenta
il secondo, a d indicare la sua corrente impetuosa ; sul Po invece i l poeta
s i attarda in una compiaciuta descrizione, rivelandone l'aspetto simbolico
e l ' im p e tuo s i t della corrente: come le d i v i n i t f l u v i a l i , i l Po rappre
sentato da una testa taurina con le corna dorate : era credenza dif fus a
presso g l i anti chi che le corna fo s s e r o emblema d i f e r t i l i t , quella che i
f i u m i apportavano alle campagne, che ess i attraversavano. C' anche chi
ha voluto vedere nell'aggettivo auratus un'ant ici pazione della notizia p l i -
niana (N. H . , X X X I I I , 4, 21) che le acque del Po trasportassero
pagli uzze d'oro (vv. 360-374).
Postquam est in thalami pendentia pumice tecta
perventum, et nati fletus cognovit inanes 375
Cyrene, manibus liquidos dant ordine fontes
germanae, tonsisque ferunt mantelia villis ;
pars epulis onerant mensas et plena reponunt
374-379. est... perventum : l im-
personale mantiene efficacemente il
tono favolistico. in... tecta : int.:
in tecta thalami pendentia pumice =
sotto la volta del talamo, fatta di
roccia ricurva , ossia di stalattiti ;
lablativo quindi di qualit.
fletus... inanes : Servio dice inu
tile il pianto, perch versato per
cose futili, facilmente rimediabili (pr
levibus et quibus succurri potest) ; per
altri vano , perch con le lacrime
a nulla si rimedia ; ma non esclusa
lidea dellinanit del pianto, perch
la madre pronta ad esaudire i desi
deri del figlio. manibus : dativo
= danno acqua limpida (liquidos
fontes) alle mani ; ordine : abla
tivo di modo = secondo il rito ;
altri, meno bene = ordinatamente ,.
in relazione ai singoli compiti delle
Ninfe. Nota la precisione della descri
zione dei preparativi del banchetto
e lumanizzazione delle Ninfe nella
loro premurosa funzione di ancelle.
tonsisque... villis = portano asciu
gamani dal pelo rasato ; non chiaro
se si tratti di vere e proprie pelli
dal pelo raso o di tessuti morbidi
e perci non pelosi ; n facile defi
nire la natura del complemento abla-
tivale, forse di qualit, comunque
poeticissimo, nella sua indetermina
tezza. reponunt : nel senso di
84 P. VIRGILIO MARONE
pocula, Panchaeis adolescunt ignibus arae.
Et mater cape Maeonii carchesia Bacchi : 380
Oceano libemus ait. Simul ipsa precatur
Oceanumque patrem rerum Nymphasque sorores,
centum quae silvas, centum quae flumina servant.
Ter liquido ardentem perfudit nectare Vestam,
ter flamma ad summum tecti subiecta reluxit. 385
Omine quo firmans animum sic incipit ipsa :
Est in Carpathio Neptuni gurgite vates
caeruleus Proteus, magnum qui piscibus aequor
et iuncto bipedum curru metitur equorum.
riempiono . Panchaeis... arae =
gli altari odorano di arabo in
censo ; ignibus sta per ture incenso,
cio incenso bruciato ; la Pan-
caia, ricca di profumi e di incensi,
era una regione dA rabia, come la
Meonia della L idia, o meglio il
nome antico della L idia stessa ; pre
libato era il suo vino (Maeonii...
Bacchi).
380-385. carchSsia : latinizzazione
di parola greca, che significa coppe
profonde a due manici = coppe di
Meonio Bacco (Bacchus = vinum).
Oceano libemus : la prima azione
rituale : era necessario libare allOcea
no, il padre di ogni cosa secondo
unantica teoria flosofico-religiosa (gi
in Talete) ; poi l invocazione alle
Ninfe fluviali e silvestri. Tutto con
venientemente preparato per l inso
lito incontro, tutti gli auguri sono
propizi per una sorte felice. Si
mul = nello stesso tempo . cen
tum quae : quae centum, numero inde
finito per dire molte ; la struttura
musicale del verso sensibilissima.
servant = proteggono . T er :
numero rituale anche presso gli an
tichi. l i qui do = limpido .
V estam : come di consueto con il
significato di ignem o focum. su
biecta : con valore mediale = solle
vandosi fino alla volta del tetto.
reluxit : il prefisso re- qui quanto
mai intensivo = mand un vivo
bagliore .
386-387. Ornine quo quo ornine :
complemento di mezzo = e per que
sto buon augurio . sic incipit
ipsa : in verit questo improvviso
aprirsi del discorso di Cirene,, senza
una battuta iniziale tra lei ed il figlio,
sorprende non poco ; ma la dea,
appunto perch dea, sa il cruccio
che tormenta il cuore del figlio ed
in grado di indicarne subito il ri
medio. Il discorso di Cirene si inizia
con unampia visione ' marina, quella
del mare Carpazio tra Rodi e Creta,
che Proteo, il ceruleo vate, figlio di
Oceano e di Teti, solca veloce con
i pesci ed il carro tirato da ippo
campi, cavalli forniti solo delle zampe
anteriori e terminanti a forma di
pesce. Linvio di Aristeo a Proteo
da parte della madre invenzione
di Virgilio ; almeno gli elementi com
positivi sono tutti virgiliani, elaborati
con quella scaltrita tecnica pittorica,
cara ai poeti alessandrini e romani.
388-394. magnum... equorum : int.:
qui metitur magnum aequor piscibus
et curru iuncto bipedum equorum =
che percorre il grande mare con
i pesci ed il carro tirato da cavalli
bipedi ; altri invece intende : pisci-
bus legato come endiadi allespres
sione seguente con il carro tirato
da pesci, che sono per met cavalli .
LE GEORGICHE 85
Hic nunc Emathiae portus patriamque revisit 390
Pallenen ; hunc et Nymphae veneramur et ipse
grandaevus Nereus ; novit namque omnia vates,
quae sint, quae fuerint, quae mox ventura trahantur;
quippe ita Neptuno visum est, immania cuius
armenta et turpes pascit sub gurgite phocas. 395
Hic tibi, nate, prius vinclis capiendus, ut omnem
expediat morbi causam eventusque secundet.
Nam sine vi non ulla dabit praecepta, neque illum
orando flectes ; vim duram et vincula capto
tende ; doli circum haec demum frangentur inanes. 400
Ipsa ego te, medios cum sol accenderit aestus,
cum sitiunt herbae et pecori iam gratior umbra est.
metitur t nel senso tradizionale di
percorre . Pallenen : accusativo
i n -n alla greca. Proteo ritornato
dal mare Carpazio in Macedonia,
precisamente alla patria Pailene, porto
della penisola Calcidica, dove era
posta la prima dimora del dio. Egli,
amareggiato per l uccisione di due
suoi figliuoli, avrebbe lasciato la pa
tri a e sarebbe andato in Egitto, dove
lo colloca Omero : di l, pi tardi,
avrebbe fatto ritorno a Pailene, cac
ciato dalla crudelt di Busiride. Net
tuno gli diede il dono della profezia
e Proteo conduceva al pascolo, a guisa
di pastore, lo sterminato gregge delle
brutte foche. grandaevus : nel
senso di antico . quae... tra
hantur : con valore mediale-riflessi-
vo = si svolgono, si avviano .
quippe ita : causale = poich cos
piacque a Nettuno .
395-401. immania armenta et tur
pes phocas : ripete nelle due propo
sizioni lo stesso concetto a meglio
significare la bruttezza delle fo
che ; turpes = brutte, deformi .
tibi : dat. di agente con capiendus =
lo devi afferrare . prius : con
valore assoluto = prima di tutto,
per prima cosa . vinclis = vin
culis. I l Proteo della tradizione
rifugge dal rivelare segreti : vi si
piegher soltanto con la forza e cos
dovr fare Aristeo. Cirene insiste
sulla necessit di mezzi coercitivi
adeguati : il vecchio dio metter in
opera tutti gli inganni di cui capace
prima di dichiararsi vinto ; poi Ari
steo sapr la causa del male ed i ri
medi necessari. expediat... secun
det : prima spieghi , poi renda
favorevole . non ulla : pi espres
sivo di nulla. vim duram et vin
cula : sono due momenti della lotta
per piegare Proteo : la forza per
tenerlo stretto ed i lacci per le
garlo. capto = dopo averlo affer
rato . circum haec = di fronte
a ci riferito a vim duram et vin
cula, cio ai mezzi necessari per im
mobilizzare Proteo. - inanes : in
posizione predicativa = divenuti inu
tili . - Ipsa ego = io in per
sona , proprio io . medios...
aestus = i calori del mezzogiorno .
cum : temporale. accende
rit : futuro anteriore in correlazione
col ducam del v. 403. I l mezzogiorno
lora pi propizia allagguato,
quando il vecchio dio sfugge la ca
lura e si ritira per il riposo.
402-404. si ti unt : un tipico tra
slato virgiliano nellumanizzare la vita
delluniverso. grati or : con valore
assoluto = pi gradita che nelle
86 P. VIRGILIO MARONE
in secreta senis ducam, quo fessus ab undis
se recipit, facile ut somno adgrediare iacentem.
Verum ubi correptum manibus vinclisque tenebis, 405
tum variae eludent species atque ora ferarum :
fiet enim subito sus horridus atraque tigris
squamosusque draco et fulva cervice leaena,
aut acrem flammae sonitum dabit atque ita vinclis
excidet, aut in aquas tenuis dilapsus abibit. 410
Sed quanto ille magis formas se vertet in omnes,
tam tu, nate, magis contende tenacia vincla,
donec talis erit mutato corpore, qualem
videris, incepto tegeret cum lumina somno
Haec ait, et liquidum ambrosiae diffundit odorem, 415
quo totum nati corpus perduxit
altre ore del giorno. i n secreta :
sott. loca = nel rifugio . du
cam : quasi per mano, pietosa e te
nera preoccupazione materna. quo :
avverbio di moto, con se recipit.
fessus ab undi s : se ab undis
ablativo di provenienza = si ri
ti ra (uscendo) stanco dal mare ; se,
come altri crede, ablativo di causa =
stanco di mare ; ma uno dei
soliti ablativi poetici virgiliani inde
terminati, con significato pregnante.
facile... iacentem: int.: ut facile
adgrediare (= adgrediaris) (eum) somno
iacentem = affinch tu possa facil
mente assalirlo mentre immerso nel
sonno .
405-408. ubi : temporale = quan
do . correptum... tenebis : sott.
eum ; il participio congiunto dice la
priorit dellazione : corripueris et te
nebis lavrai afferrato e lo terrai
stretto . tum variae eludent spe
c i e s : sott. te = allora varie forme
(e volti di fiere) cercheranno di trarti
in inganno ; in eludere c il senso
dellinganno e della fuga. su
bito = improvvisamente . hor
ridus = ispido, irsuto . atra
que = crudele, terribile . fulva
; at illi
cervice : ablativo di qualit = dalla
fulva criniera .
409-417. acrem flammae sonitum
= un aspro crepitio di fiamma .
vinclis excidet = uscir ( = si scio
glier) dai lacci . tenuis ( = te
nues) = scorrevoli , quindi pi fa
cilmente Proteo sfuggente, inaffer
rabile. s e vertet = si trasfor
mer . contende = tendi, strin
gi . tenacia : con valore predi
cativo = in modo che non si allen
tino . tam... magis : in prosa me
glio : tanto magis. donec erit =
finch tale sar . mutato cor
pore : ablativo assoluto con valore
causale e mediale insieme = con
(o per) la trasformazione del cor
po . vidris : perfetto congiun
tivo = quale lhai visto . in
cepto... somno : ablativo di mezzo =
con il prendere il sonno, con il
primo sonno . liquidum ambro
siae... odorem = un fluente profumo-
di ambrosia , intendendo liquidum
(con odorem) nel senso che si dif
fonde facilmente ; ma pu riferirsi
anche ad ambrosiae = il profumo di
liquida ambrosia . quo : stru
mentale = con cui . perduxit =
unse, cosparse . i l l i : dativo-
Xjfi GEORGICHE 87
dulcis compositis spiravit crinibus aura
atque habilis membris venit vigor. Est specus ingens
exesi latere in montis, quo plurima vento
cogitur inque sinus scindit sese unda reductos, 420
deprensis olim statio tutissima nautis ;
intus se vasti Proteus tegit obice saxi.
Hic iuvenem i n latebris aversum a lumine Nympha
collocat ; ipsa procul nebulis obscura resistit.
Iam rapidus torrens sitientes Sirius Indos 425
ardebat caelo, et medium sol igneus orbem
hauserat ; arebant herbae et cava flumina siccis
di vantaggio. compositis... cri
nibus : c chi lo intende come dativo
unito con illi = (verso) tra i ben
pettinati capelli , intendendo spira
vit come expiravit ; altri, come abl.
di allontanamento = dai ben petti
nati capelli ; la prima interpreta
zione sembra la migliore.
418-419. habi l i s = attivo, ope
roso ; altri traduce pieno, adatto,
conveniente ; comunque uno degli
aggettivi virgiliani difficili a rendersi
in altra lingua. Est : la solita
maniera virgiliana di iniziare una
descrizione. La descrizione dellan
tro di Proteo richiama alla mente
quella dellantro della Sibilla (Aen.,
V I , 42-3) : Excisum Euboicae latus
ingens rupis in antrum, / quo lati ducunt
aditus centum, ostia centum. La grotta
scavata nel fianco del monte acco
glie gran copia di onde che, divi
dendosi nelle sinuosit dellantro, per
dono la propria violenza : rifugio sicu
ro per i marinai sorpresi dalla tempe
sta. exesi : da exedo corroso .
420-423. quo... reductos : int.: quo
plurima unda vento cogitur et sese
scindit in sinus reductos = dove l on
da copiosa vien spinta dal vento e si
frange contro riposte insenature .
deprensis : forma ridotta per depre
hensis = sorpresi dalla tempesta ;
sta con nautis, dativo di vantaggio.
olim = da tempo ; oppure un
tempo , prima cio che divenisse
dimora di Proteo. statio = rifu
gio . vasti... obice saxi = al
riparo di unenorme rupe dal mare
e dal sole ; altri intende obex ma
cigno e traduce e vi si chiude (se
tegit) con un gran sasso . iuve
nem : Aristeo. i n latbris = in
agguato . Cirene invece pone il figlio
direttamente nellantro, contro luce,
in modo che possa vedere, senza
essere visto, e nasconde sotto un
velo di nebbia la propria persona
per assistere al colloquio tra il figlio
e Proteo.
424-429. nebulis obscura = resa
invisibile dalla nebbia ; nebulis :
ablativo di causa o di mezzo.
resi sti t = si ferma . rapidus =
rapido , perch Sirio (la costella
zione del Cane) una stella, il cui
moto apparente assai veloce.
torrens sitientes Indos = che bru
cia gli I ndi assetati ; per Indi in
tende i popoli della zona torrida
orientale in genere, essendo Sirio ad
oriente del sole. caelo : ablativo
di luogo senza in. medium... orbem
hauserat = aveva compiuta (hause
rat = emensus erat, come intende lo
Heyne) la met del suo corso .
cava... coquebant : int.: radii coque
bant cava flumina siccis faucibus tepe
facta ad limum. cava = incavati,
profondi , perch senzacqua. si c-
88 P. VIRGILIO MARONE
faucibus ad limum radii tepefacta coquebant,
cum Proteus consueta petens e fluctibus antra
ibat ; eum vasti circum gens umida ponti 430
exsultans rorem late dispergit amarum.
Sternunt se somno diversae in litore phocae.
Ipse velut stabuli custos in montibus olim,
Vesper ubi e pastu vitulos ad tecta reducit,
auditisque lupos acuunt balatibus agni; 435
consedit scopulo medius numerumque recenset.
Cuius Aristaeo quoniam est oblata facultas.
ci s faucibus : ablativo di qualit rife
rito a flum ina = dalle foci asciutte ,
quindi senzacqua ; altri lo sente
come complemento di mezzo di radii
con le fauci secche : il sole, cio,
come un drago dallalito infuocato,
soffia calore da molte aride bocche.
A ltri infine come un ablativo assolu
to = essendo aride le bocche o di
luogo senza in nelle aride bocche ;
uno dei tanti poeticissimi nessi
indeterminati virgiliani che meglio mi
par reso nella prima interpretazione.
ad li mum - fino al fango
e quindi fino al fondo del fiume.
cum = quandecco ; un esempio
di cum inversum, cos frequente nelle
narrazioni epiche. petens = diri
gendosi verso . antra : plurale
poetico.
430-436. eum circum = circum eum.
gens umi da = lumida razza
del mare, cio il gregge marino di
Proteo. L e foche escono dal mare,
saltellando alla loro buffa e goffa
maniera, e spruzzano tutto intorno
lacqua salata prima di distendersi
per largo raggio sulla piaggia a dor
mire. exsul tans = saltando ,
sobbal zando. rorem... amarum
= lamara rugiada , cio lacqua
salata del mare. l ate = per
ogni dove intorno . di spergi t =
spruzza, sparge ; vivezza di par
ticolari descrittivi di Proteo e del
suo gregge di foche. somno : da
tivo di scopo = per il sonno , per
dormire ; il nesso finemente poe
tico. diversae : complemento predi
cativo del soggetto = in ordine spar
so , qua e l . Ipse : in posi
zione di rilievo e distinto dal suo
gregge. stabuli custos = un cu
stode di stalle cio un pastore ;
in questo paragone riaffiorano ele
menti bucolici, sempre cari a Vir
gilio. olim = talvolta . Ve
sper : personificato : lui che ricon
duce dal pascolo alle stalle gli
agnelli ed i vitelli. ubi : tempo
rale = quando . auditisque...
agni : int.: et agni acuunt lupos audi
tis balatibus = e gli agnelli acui
scono la brama dei lupi, facendo
udire i loro belati ; tutto il verso
un tipico esempio di armonia imi
tativa, che si accentua in balatibus.
consedit = si pose a sedere ;
altri codici hanno considit, presente,
in relazione al successivo recenset.
scopulo : ablativo locale senza pre
posizione. medium : complemento
predicativo del soggetto = in mezzo .
437-440. Aristeo lascia al vecchio
appena il tempo di disporsi al riposo,
e, forte dei consigli della madre, si
lancia allattacco con alte grida, cer
cando di costringere in lacci e catene
le membra del dio. Cuius : cio
Protei, sott. capiendi, oppure facinoris
perficiendi, retto da facultas = ad
Aristeo si offerse la possibilit di
impadronirsi di lui . quoniam t
con valore causale e temporale insie-
LE GEORGICHE
89
v i x defessa senem passus componere membra
cum clamore ruit magno manicisque iacentem
occupat. Ille suae contra non immemor artis 440
omnia transformat sese in miracula rerum,
ignemque horribilemque feram fluviumque liquentem.
Verum ubi, nulla fugam reperit fallacia, victus
in sese redit -atque hominis tandem ore locutus :
Nam quis te, iuvenum confidentissime, nostras 445
iussit adire domos ? quidve hinc petis ? inquit. At ille :
4 scis, Proteu, scis ipse ; neqvie est te fallere quicquam ;
sed tu desine velle. Deum praecepta secuti
venimus hinc lassis quaesitum oracula rebus .
me = non appena . passus : da
patior-, participio congiunto con Ari
staeus, soggetto sottinteso = lasciando
appena (il tempo) che il vecchio com
ponesse . cum clamore... magno =
con grande clamore si avventa :
un particolare che rivela lirruenza e la
simultaneit dello slancio. mani
ci s = con manette che Aristeo
evidentemente aveva preparato per
l occasione. occupat = previene
lui, che giaceva. contra : con va
lore avverbiale = per parte sua .
441-445. omnia... rerum : int.: sese
transformat in omnia miracula rerum
{= in omnes miras res) = si tra
sforma in tutte le cose pi strane .
ignem... liquentem = e in fuoco
e in orribile fiera e in acqua scor
rente : apposizione epesegetica di
in omnia miracula. Verum : piu
forte di sed. nulla... fallacia = nes
sun inganno . fugam : qui =
scampo . in sese redit : cio
in pristinam formam = ritorna in
se stesso , nel suo vero aspetto. L a
reazione di Proteo, prima di rasse
gnarsi a profetare, ricorda la rilut
tanza della Sibilla a rivelare il futuro
ad Enea. Nam quis : sott. deo
rum = chi mai ? . confiden
tissime = audacissime.
446-452. i ussi t = ti ha permes
so , ti spinse , perch Proteo sa
che da solo un uomo non poteva
osare tanto. hinc = di qui ,
quindi da me . scis... scis =
lo sai... lo sai , tono pi di sup
plica che di protesta. Protu :
vocativo alla greca. neque... quic
quam : due interpretazioni : neque est
(potest) quicquam (soggetto) te (og
getto) fallere = non possibile che
alcunch ti inganni ; cio tu non
puoi essere ingannato da nessuno ,
perch sai tutto ; oppure : neque est
te (oggetto) fallere quicquam (accusa
tivo di relazione) : non possibile
ingannarti in cosa alcuna : tutte
e due le interpretazioni sono giusti
ficate, pi la seconda che la prima,
in ordine a quel che segue ; in en
trambe est, nel senso di lecito,
possibile , seguito da una propo
sizione oggettiva, costrutto alla greca.
desine v ell e : sott. fallere me ~
smetti di voler ingannare me ;
altri intende = ma tu smetti di vo
lere che ti si possa ingannare ; ma
un sottilizzare fuori posto.
deum = deorum. praecepta : sono
gli ammaestramenti di Cirene.
venimus : perfetto (vnimus) = son
venuto . hinc : retto da quaesi
tum da te . quaesitum : su
pino con valore finale = a chie
dere . lassis rebus : dativo di
90 P. VIRGILIO MARONE
Tantum effatus. Ad haec vates vi denique multa 450
ardentes oculos intorsit lumine glauco
e t graviter frendens sic fatis ora resolvit.
scopo = per i miei interessi in ro
vina , cio per le mie sciagure ,
la perdita delle api. effatus : sott.
est ~ tanto egli disse . Ad
haec = a queste parole . vi
denique multa : complemento di mo
do = alla fine, con molta violenza ,
cio cedendo (a malincuore) alla
grande violenza per costringerlo a
parlare. lumine glauco : comple
mento di qualit o di causa; retto
da ardentes oculos = gli occhi fiam
meggianti dalle azzurre pupille .
graviter frendens = digrignando
rabbiosamente i denti . fatis : da
tivo di scopo : ad f a t a pandenda.
LE GEORGICHE 91
L A FAVOL A DI ORFEO ED EURI DI CE
{Georg., I V , 453-529)
N e l l episodio di Aristeo s i innesta e s i chiarisce la bella f a v o l a
d Orfeo ed Euridice, anch'essa lbera creazione di Virgilio, il solo tra
i poeti antichi che collega tra loro queste due leggende, ponendo Vuna
i n dipendenza dell'altra. E s s a i n f a t t i nella risposta di Proteo ad A r i
steo : la giustificazione che i l dio d al pastore della perdi ta delle sue a p i .
A base del f a t t o sta la morte di Euridice, la bella sposa d i Orfeo,
e causa d questa morte f u lo stesso Aristeo, che, invaghitosi di lei
e inseguendola un giorno lungo le sponde del fi ume Ebro, la espose
a l morso letale d i una vipera, nascosta nell'erba. L ' inconsolabile Orfeo,
non potendosi rassegnare a tanta perdi ta, era disceso nell'Ade e col suono
della sua cetra, incantando i mostri inf ernal i, aveva ottenuto da Proser
p i n a d i ri portar si sulla terra Euridice, a condizione che egli non s i vol
tasse a guardarla, p r i m a di raggiungere le aure superne ; condizione accet
tat a, ma non rispettata da Orfeo, che, vinto dall'amore, s i volt, i nnanz i
tempo, indietro a rimirare la tenera sposa. Un atto di f o l l a , che g l i cost
l a perdi ta irrimediabile di lei : come rapi ta da una f o r z a misteriosa,
Euridice scomparve per sempre dinna nz i a i suoi occhi, dileguandosi come
f u m o nell'impalpabile aria. L ' i n f e l i c e Orfeo cerc d i riafferrarla, tentando
invano una nuova discesa n e l l ' A d e ; ma, risospinto dal f a t o sulla terra,
p e r sette mesi, lungo le correnti del deserto Strimone, p i a n s e disperato
e inconsolabile la sua sventura, fi n o a quando le indi spet ti te ed offese
donne dei Cleoni, i n una f e s t a notturna d Bacco, fecero scempio del suo
giovane corpo, gettandone nel f i u me Ebro la testa, che, mentre veniva tra
volta dalla corrente, ri pet tre volte con la f r e d d a lingua i l nome soave
della misera Euridice.
Cos termina questa bellissima f a v o l a d i Orfeo e d i Euridice, elabo
rata da Virgilio con le pi. tenui sfumature della sua arte, anz i , con
le p i u vive sensibilit della sua anima i n quel contemperamento di mo
derno e d i classicstico, che costituisce uno dei caratteri p i sp i cca ti
della sua poesia.
Non te nullius exercent numinis irae ;
magna luis commissa : tibi has miserabilis Orpheus
453-457. Sono le prime parole della
confessione di Proteo, strappatagli
a forza da Aristeo. Non... i rae :
int.: te irae exercent, numinis non nul
lius = ti perseguita lira di un dio
non da poco ; non nullius per litote
equivale a non humilis non trascu
rabile e quindi magni ; la -us di
nullius lunga, perch in arsi.
magna... commissa = una grave
colpa . mi serabi li s = degno- di
compassione , quindi infelice .
92 P. VIRGILIO MARONE
haudquaquam ob meritum poenas, ni fata resistant, 455
suscitat et rapta graviter pro coniuge saevit.
I l l a quidem, dum te fugeret per flumina praeceps,
immanem ante pedes hydrum moritura puella
servantem ripas alta non vidit in herba.
A t chorus aequalis Drydum clamore supremos 460
implerunt montes, flerunt Rhodopeiae arces
altaque Pangaea et Rhesi Mavortia tellus
atque Getae atque Hebrus et Actias Orithyia.
Ipse, cava solans aegrum testudine amorem,
Orpheus: bisillabo (Orpheus).
haudquaquam ob meritum = ca
stighi non commisurati alla colpa ,
quindi troppo lievi. n i fata re
sistant : la protasi di secondo tipo
indica che possibile che il caso si
verifichi = a meno che gli di si
oppongano , dispongano cio diver
samente. rapta = strappatagli ,
sia perch morta, sia perch Aristeo
aveva tentato di rapirla ; qui tutta
la ragione dellira di Orfeo. dum
te fugeret : dum con il congiuntivo
qui ha valore temporale e finale in
sieme = mentre ti fuggiva , op
pure per fuggirti . per fl u
mina ... lungo il fiume prae
ceps : con valore predicativo = a
precipizio . Nota come Euridice non
venga nominata, ma Aristeo sa la
sua colpa.
458-460. immanem = immane,
crudele , nel senso di pericoloso,
velenoso . moritura = destinata
alla morte . servantem ripas =
che stava sulla riva , quasi come
un guardiano. chorus... imple
runt : constructio ad sensum ; aequalis
concordato con chorus, ma rife
rito a Drydum il coro delle com
pagne Driadi riemp . supre
mos (= summos) = alte vette . I l
compianto unanime della natura ri
corda da vicino Virgilio bucolico
(cfr. p. es. Bue., V, 21, sgg.; X ,
11, sgg.) : la piangono i luoghi della
Grecia settentrionale : il Rdope e la
catena del Pango in Tracia ; la
marzia terra di Reso, cio la Tracia
stessa, patria di quel Reso la cui
morte, per mano di Diomde e di
Odisseo, ci narrata nel X del-
VIliade ; ' poi i Geti, che abitavano
a nord del Danubio, verso i Carpazi,
ed ancora lEbro, fiume di Tracia,
ed infine la ninfa attica Oriza, che
Borea rap e port con s appunto
in Tracia.
461-464. Rhodopeiae : il dittongo
finale abbreviato alla greca, perch
davanti a vocale. arces - le
cime . altaque Pangaea : un
neutro plurale. Mavortia : lag
gettivo della forma arcaica Mavors
per M a r s = sacra a Marte . Ge
tae : per effetto della cesura semiter
naria dopo Getae si ha uno iato.
Actias : aggettivo da A de, antico
nome dellAttica. Orithyia : qua
drisillabo : O-ri-thyi-a ; il verso per
ci spondaico. cava... testudine =
con la cetra , che Mercurio aveva
ricavata dal guscio vuoto di una
testuggine. aegrum : cio maestum.
Solo la musica pu addolcire l aspro
tormento del desolato sposo : la mu
sica come serenatrice del dolore ri
cordata continuamente nellarte e nel
pensiero antico, fin dal tempo degli
aedi omerici. Questi versi del canto
di Orfeo, tra i pi musicali della
musa virgiliana, nella eufonica suc
cessione dei suoni vocalici e conso
nantici, nella collocazione delle pa-
LE GEORGICHE 93
te, dulcis coniunx, te solo in litore secum, 465
te veniente die, te decedente canebat.
Taenarias etiam fauces, alta ostia Ditis,
et caligantem nigra formidine lucum
ingressus, manisque adiit regemque tremendum,
nesciaque humanis precibus mansuescere corda. 470
At cantu commotae Erebi de sedibus imis
umbrae ibant tenues simulacraque luce carentum
quam multa in foliis avium se milia condunt,
vesper ubi aut hibernus agit de montibus imber,
matres atque viri defunctaque corpora vita 475
magnanimum heroum, pueri innuptaeque puellae,
rote, nella insistenza anaforica dei
quattro te con quel dulcis coniunx,
chiuso tra due di essi, sottolineano
espressivamente linsanabile dolore del
linfranta gioia damore.
465-467. dulcis coniunx : voca
tivo ; lapostrofe ad Euridice rende
pi drammatiche e desolate le invoca
zioni di Orfeo. solo in litore =
nel solitario lido . secum =
tra s . te... canebat : l accu
sativo te ripreso quattro volte la
nota dominante di tutta la frase che
si conclude con un unico verbo.
veniente, decedente die = te al
sorgere del giorno, te al cadere :
un verso ricco di mesta musicalit.
edam : con valore intensivo = per
sino . alta ostia D iti s : apposi
zione di Taenarias fauces alte porte
di Dite . Si sa che c nel mondo
antico unintera letteratura sul tema
della discesa agli Inferi, da Omero in
poi. Virgilio, data anche la sua pen
sosa sensibilit, vi si ispira, fondendo
in uno tradizioni classiche ed elleni
stiche, orfiche ed omeriche, ma impri
mendo su tqtto il proprio inconfondi
bile accento. Pi tardi riprender, con
non poche fraseologie, il medesimo
motivo nel VI deliEneide. Il quadro,
nel suo insieme, in perfetto accordo
con latmosfera squallida e cupa dei
regni infernli, come la presentava la
fantasia popolare. Lrebo, che la
parte pi profonda dei regni inferiori,
il Cocito, fiume paludoso, che circonda
con la palude Stigia i regni di Averno,
sono lo scenario abituale delle discese
agli I nferi, cui Virgilio riuscito a
conferire contorni e sfondi di paesaggio
e di ambiente.
468-470. caligantem nigra formi-
dine lucum = bosco oscuro di un
buio pauroso ; laggettivo logicamente
riferito a lucum invece concordato
con formidine. manis = manes :
i Mani, le anime dei morti. nescia...
mansuescere = che non sanno im
pietosirsi ; il nescius con l infinito
frequente in poesia.
471-480. tenues : con valore predi
cativo = venivano leggere . ca
rentum : arcaico per carentium.
quam multa milia : sottintende : tam
multa milia umbrarum = numerose
quanto gli uccelli che a mille a mille :
paragoni cari a Virgilio risentiti in
Dante. ubi : con valore tempo
rale - quando . defunctaque
corpora vita = corpi ormai privi di
vita , in quanto hanno gi concluso
la loro carriera mortale. I bellissimi
versi 475-7 saranno ripetuti tali e quali
nellden., V I , 306-8 e sono tra i pi
significativi della pietas virgiliana per
ogni sorta di umana sventura, per la
morte in . particolare. magnani
mum : forma arcaica e poetica per
magnanimorum = di generosi .
94 P. VIRGILIO MARONE
impositique rogis iuvenes ante ora parentum,
quos circum limus niger et deformis harundo
Cocyti tardaque palus inamabilis unda
alligat et noviens Styx interfusa cofircet. 480
Quin ipsae stupuere domus atque intima Leti
Tartara caeruleosque implexae crinibus angues
Eumenides, tenuitque inhians tria Cerberus ora,
atque Ixionii vento rota constitit orbis.
Iamque pedem referens casus evaserat omnes, 485
redditaque Eurydice superas veniebat ad auras,
pueri innuptaeque puel l ae = fan
ciulli e giovanette non ancora spose .
imposi ti rogi s = posti sul rogo ,
dinanzi agli occhi dei genitori, quadro
di commovente piet. quos : retto
da altgat del verso 480 = che il
nero fango trattiene ; perci circum
avverbio = tuttintorno . de
formi s harundo = le deformi can
ne . tarda... unda : ablativo di
quali t = dalla pigra corrente .
inamabilis palus = linamabile,
l odiosa palude . noviens... inter
fusa = nove volte scorrendole in
torno .
481. ipsae = persino . Leti :
retto da domus = le dimore della
Morte . La mitologia infernale si li
mita a poche figure : le Eumenidi,
le Furie, cio, divenute benevole ,
dopo l assoluzione di Oreste matri
cida ; Cerbero, che con tre gole cani-
namente latra , ed Issione, condan
nato a girare eternamente, legato ad
una ruota, per espiare loltraggio fatto
a Giunone. La presenza di Orfeo,
ancor vivo, nellAde, sospende per
un momento anche le pene infernali
e desta generale stupore : se ne ricor
der Dante in pi di un passo del-
Ylnferno, in ordine alla sua reale per
sona, accanto allombra di Virgilio.
482-485. caeruleos... angues = con
oscuri serpenti intrecciati nei capelli ;
caeruleos angues accusativo di rela
zione ; crinibus dativo retto pure da
implexae. tenui t... ora : int.: Cer
berus tenuit tria ora inhians = Cer
bero trattenne le tre bocche, rima
nendo con la bocca aperta ; e quindi
rimase con le tre bocche aperte per
lo stupore per il canto meraviglioso
di Orfeo. atque... orbis : int.: atque
rota Ixionii orbis vento constitit e
la ruota in movimento di Issione si
ferm con il vento : rota orbis let
teralmente il movimento girevole
della ruota . casus evaserat om
nes : evado qui adoperato transiti
vamente = era sfuggito a tutti i pe
ricoli , che il poeta non enumera,
badando allessenziale dellepisodio.
486. redditaque Eurydice : sog
getto : Eurydice trascrizione del no
minativo greco. superas ad auras =
all e aure superne, la terra, detta
tale rispetto allabitazione degli I nferi.
L e condizioni di resa stabilite tra Or
feo e i numi infernali sono implicite
nellinciso : namque hanc dederat Pro
serpina legem ; la generosit degli di
esige da Orfeo una prova di ubbidienza,
lieve in s, ma grande ed insopporta
bile per un cuore amante. L amara
condanna della spietata inflessibilit
degli di, tanto pi grave, perch
pronunziata da Proteo, dio egli stesso ;
qui il senso di compassione umana
di Virgilio si rivela nella sua pienezza,
anticipando quello ancora pi pro
fondo e tragico del V I dell 'Eneide.
LE GEORGICHE
95
pone sequens, namque hanc dederat Proserpina legem
cum subita incautum dementia cepit amantem,
ignoscenda quidem, scirent si ignoscere manes.
Restitit Eurydicenque suam, iam luce sub ipsa, 490
immemor heu ! victusque animi respexit. Ibi omnis
effusus labor atque immitis rupta tyranni
foedera, terque fragor stagnis auditus Avernis !
Illa quis et me inquit, miseram et te perdidit, Orpheu,
quis tantus furor ? en iterum crudelia retro 495
fata vocant, conditque natantia lumina somnus.
Iamque vale : feror ingenti circumdata nocte
invalidasque tibi tendens, heu non tua, palmas !
487-490. pone : avverbio = die
tro . legem : nel senso di patto,
condizione . cum cepit : il co
siddetto cum inversum = quandecco,
unimprovvisa pazzia prese . igno
scenda : gerundivo concordato con
dementia, invece della forma imperso
nale richiesta dal verbo intransitivo
cui ignoscendum erat. scirent si :
iperbato = si scirent ; protasi di terzo
tipo, la cui apodosi implicita in
ignoscenda. manes : sono qui non
le anime, ma le stesse divinit infer
nali ; riaffiora qui una punta dellama
ro sconforto e del pessimismo del
poeta. Eurydicen : accusativo alla
greca. iam luce sub ipsa = ormai
quasi alla luce . Il ritmo incalzante e
spezzato di questi versi con la stu
diata cadenza delle singole parti, rid
brevemente la drammatica scena della
separazione, dove ogni elemento si
compone nello sfondo di un cupo,
tragico dolore. dapprima il dile
guarsi dellombra di Euridice, accom
pagnato da tre rombi di tuono, la
tremenda sanzione degli di infernali ;
poi le sue estreme parole, che rivelano
nel tocco delicato del rimprovero la sua
rassegnata desolazione, che fa pensare
ad un momento simile Ac\\Alcesti euri
pidea (v. 250 sgg.) ; ed infine la de
solata disperazione di Orfeo, che trion
fa con il suo dolore nel tragico sfondo.
491-493. immemor : del patto con
cordato con Proserpina. victus
animi : un locativo = vinto nel
cuore , quindi sopraffatto dal de
siderio di vedere l a sposa. effusus :
sott. est = and perduto . rupta :
sott. sunt = furono infranti . -
stagnis... Avemis : ablativo di stato
senza in = negli stagni di A vemo .
494-499. quis : ripreso dal quis
tantus fur or del verso seguente : ado
perato prima genericamente come pro
nome chi ? , poi come aggettivo
riferito a furor = quale pazzia ? .
Orpheu : vocativo alla greca ; bisil
labo (Or-pK) ; il ritmo spezzato del
verso rende l affannosa angoscia di
Euridice. en : interiezione = ecco
che . iterum... retro : ribadiscono
la medesima idea = di nuovo, in
dietro . natantia = nuotanti ,
quindi vacillanti , che si muovono,
cio, qua e l incerti e spauriti, come
quelli di un moribondo ; un verso
di inesprimibile efficacia pittorica.
Iamque vale = ed ora, addio , il
saluto estremo. feror : usato asso
lutamente senza complemento dagente
sono trascinata . circumdata =
avvolta da unimmensa notte.
invalidas = ormai deboli , illan
guidite . tua : riferito al soggetto
sottinteso (ego) di feror. ceu : forma
arcaica per ut = come, quale.
96 P. VIRGILIO MARONE
Dixit et ex oculis subito, ceu fumus in auras
commixtus tenues, fugit diversa, neque illum, 500
prensantem nequiquam umbras et multa volentem
dicere, praeterea vidit, nec portitor Orci
amplius obiectam passus transire paludem.
Quid faceret ? quo se rapta bis coniuge ferret ?
quos fletu manes, quae numina voce moveret ? 505
Illa quidem Stygia nabat iam frigida cymba.
Septem illum totos perhibent ex ordine menses
rupe sub aria deserti ad Strymonis undam
i n auras tenues : complemento di
moto a luogo retto da commixtus =
come fumo, che si perde nelle lievi
aure, fugg . L o svanire improvviso
di Euridice, proprio come fumo che
si dilegua per laria sottile (nota la
successione rapida dei dattili, fermata
da un solo spondeo al quarto piede)
lascia linfelice Orfeo brancolante nel
buio, con un vano flusso di parole,
che il dolore vieta di pronunciare,
anzi di gridare ; lo smarrimento an
goscioso ridato dal ritmo pesante
del verso, quasi tutto di spondei.
500-501. diversa : predicativo del
soggetto = in diversa direzione . -
prensantem : il frequentativo prensare
d lidea del tentativo infruttuoso =
che invano cercava di afferrare .
umbras = le ombre in generale,
non solo quella di Euridice, che ormai
si confusa con le altre ed dileguata.
502-507. praeterea = in seguito ,
poi . portitor : propriamente
colui che addetto alla gestione del
porto ; quindi anche traghettatore ,
come qui Caronte, che guida le anime
sulla palude Stigia ; la sua figura com
pare soltanto qui, nel rifiuto opposto
ad Orfeo, che ritenta disperatamente
l ingresso nellAde, per riafferrare l om
bra dellamata, che, avvolta nel gelo
di morte, attraversa, sulla barca lo
Stige, la ormai invalicabile palude.
nec... ampl ius = non pi . pas
sus : sott. est = permise che .
transire : il soggetto sottinteso eum.
oppure Orphea = non permise che
egli passasse , con Euridice. obiec
tam = interposta . rapta bi s co
niuge : con valore temporale = dopo
che la sposa gli era stata rapi ta due
volte : i congiuntivi imperfetti (face
ret, ferret, moveret) indicano linutilit
di ogni sforzo. manes... numina :
qui manes significa di inferi ; nu
mina invece di superi . frigida :
attributivo di i l la= ella, gi fredda.
Stygi... cymba : complemento di
mezzo = sulla barca Stigia ; questo
un verso conclusivo di tutta la scena
precedente, e risolve tutti gli affan
nosi interrogativi di Orfeo, inesorabil
mente. perhibent : introduce il
tono distaccato del racconto favoloso,
quasi incredibile. ex ordine = sen
za interruzione . totos = com
pleti ; nota linsistenza su questi
elementi durativi del pianto di Orfeo ;
il suo dolore non ha limiti n para
gone. Di nuovo solo, e per sempre,
giace prostrato sotto unalta rupe, lun
go le correnti dello Strimone, fiume
tra la Tracia, sua patria, e la Mace
donia ; egli piange la sua sventura
e ripete per sette mesi sulla cetra
laffanno del cuore ; canti e suoni tali
che riuscivano ad ammansire persino
le tigri : animali questi, che, in verit,
non fanno parte della fauna tracica,
ma qui stanno ad indicare gli animali
pi feroci.
508-511. rupe sub ari a = sotto
unalta rupe . deserti : accentua
LE GEORGICHE 97
flevisse et gelidis haec evolvisse sub astris
mulcentem tigres et agentem carmine quercus ; 510
qualis populea maerens philomela sub umbra
amissos queritur fetus, quos durus arator
observans nido implumes detraxit ; at illa
flet noctem ramoque sedens miserabile carmen
integrat et maestis late loca questibus implet. 515
Nulla venus, non ulli animum flexere hymenaei,
solus Hyperboreas glacies Tanaimque nivalem
arvaque Rhipaeis numquam viduata pruinis
lustrabat, raptam Eurydicen atque inrita Ditis
dona querens ; spretae Ciconum quo munere matres 520
il concetto di solitudine disperata.
haep evol vi sse = abbia cantato e
ricantato queste vicende . mul
centem = mansuefacendo, commo
vendo . agentem = trascinan
do persino le piante : sono i prodi
giosi effetti del flebile canto di Or
feo. phi l omel a : lusignuolo, ma
qui sta pro quavis ave, come notava
gi Servio. - populea sub umbra =
sotto lombra di un pioppo : la
espressione analoga a rupe sub airia
del v. 508 : qui per, trattandosi di
un uccello, bene tradurre tra il
fogliame di un pioppo . I l paragone
dellusignuolo gi in Odissea (X I X ,
518-23), nello sfogo doloroso di Pe
nelope a colui che ella non sospetta
che sia il suo Ulisse : ma Penelope
come l usignuolo soltanto nl tono
di mestizia, non nello spirito del canto.
Comunque il tocco virgiliano ha una
sua particolare dolcezza di sentimento,
che ricollega il poeta alle sue pi
tenere sensibilit " ucoliche.
512-513. fetus = i suoi piccoli ,
non pennuti ancora, come sente il
Tasso (Gerus., X I X , 519). arator :
il contadino in genere, detto durus, cio
spietato, crudele . observans =
spiando . nido : retto da detraxit :
port via dal nido . at : oppositi
va sfumata in et e, a sua volta.
514-516. noctem: accusativo del
tempo continuato = per tutta la not
te . ramoque sedens : sott. in
= e stando su un ramo . i ntegrat :
Servio chiarisce con renovat ripete
un lamento senza fine. non ul l i
(= nulli)... hymenaei = nessun ime
neo riusc a piegare il suo animo ;
non si lasci vincere da attratti ve di
nozze. I luoghi delle peregrinazioni
di Orfeo sono nel settentrione, in terre
desolate tra nebbie e gelo, scenario
adatto alla tristezza della sua pena;
le gelide regioni degli I perbrei nel
l estremo nord, ai limiti di terre ine
splorate, il Don nevoso e le regioni
Ripee o Rifee alle sorgenti del Danu
bio o dello Strimone, pur esse ai con
fini tra favola e realt.
517-521. solus = solitario ; due
soli nomi bastano a caratterizzare
questa desolata e gelida solitudine,
teatro del pianto di Orfeo. arva-
qu... pruinis: int.: et arva numquam
viduata (= carentia) Rhipaeis pruinis =
e le regioni Ripee non mai prive
di nevi ; l aggettivo sta con pruinis,
ma va inteso logicamente con arva.
lustrabat = percorreva . Eury
dicen : accusativo alla greca. i n -
rta = vani , perch Euridice gli
stata di nuovo rapita. quo mu
nere : complemento di causa retto da
spretae = sentendosi disprezzate da
questo, tributo di amore e di dolore
7
98 P. VIRGILIO MARONE
inter sacra deum nocturnique orgia Bacchi
discerptum latos iuvenem sparsere per agros.
Tum quoque marmorea caput a cervice revolsum
gurgite cum medio portans Oeagrius Hebrus
volveret, Eurydicen vox ipsa et frigida lingua 525
ah! miseram Eurydicen anima fugiente vocabat :
Eurydicen toto referebant flumine ripae .
Haec Proteus, et se iactu dedit aequor in altum,
quaque dedit, spumantem undam sub vortice torsit.
ad Euridice, con il conseguente disde
gno per ogni altra donna. matres :
in genere per mulieres. i nter sacra
deum (= deorum) = durante le ce
rimonie sacre degli di , determinate
dallorgia notturna in onore di Bacco.
522-526. discerptum... sparsere :
cio: discerpserunt et sparserunt = lo
dilaniarono e ne dispersero le mem
bra . I l culto orgiastico di Bacco
non nuovo a scempi del genere :
basti citare, per tutti , quello di Pen-
teo nelle Baccanti euripidee. Tum...
volveret : int.: tum quoque cum Oeagrius
Hebrus medio gurgite portans (= por
taret et) volveret caput a marmorea cer
vice revolsum = ed anche allorquando
l agrio Ebro trascinava e travolgeva
nel mezzo della corrente il capo strap
pato dal collo marmoreo ; medio gur
gite ablativo di luogo pi che stru
mentale. Oeagrius : aggettivo de
rivante da Eagro, antico re della T ra
cia, ritenuto, in unantica tradizione,
padre di Orfeo. miseram Eury
dicen : oggetto di vocabat = invo
cava sott. Orfeo ; per altri accu
sativo esclamativo con ah ! anima
fugiente = mentre gi fuggiva il
soffio vitale . Con il nome di Euri
dice, ri petuto tre volte, dalle esangui
labbra del mozzo capo del cantore
divino, trascinato dalla corrente, Vir
gilio chiude quasi improvvisamente
questo bellissimo episodio.
527-529. toto fl umi ne : ablativo di
stato = lungo tutta la corrente del
fiume . H aec P roteus : sott. dixit,
cecinit. i actu : ablativo di modo
= con un salto ; poetica la peri
frasi se iactu dedit per se proiecit.
quaque (= et qua) = e l dove; qua
avverbio di moto attraverso luogo.
dedi t : sott. se = si lanci . sub
vorti ce torsi t = gir a vortice l ac
qua spumeggiante , form un vor
tice di acqua spumeggiante . Pare
che lo stesso Proteo sia commosso
della pietosa vicenda : non sa o non
vuole dire altro ; si getta dun balzo
nel mare tra un ribollire di vortici
spumeggianti. Quel che tace lui, per,
lo dir la madre Cirene : Aristeo per
riavere i suoi sciami, deve placare
le Ninfe irate, s, ma arrendevoli alle
preghiere e inclini al perdono : immoli
nel loro santuario quattro giovenche
e quattro torelli e offra una pecora
nera ed una vitella e obliosi papaveri
alle ombre di Euridice ed Orfeo. Lasci
per otto giorni intatti i cadaveri delle
vittime nel bosco ; al nono vedr uscire
fuori dagli aperti fianchi sterminati
nugoli di api. Aristeo esegue imme
diatamente i precetti materni. I l pro
digio si verifica : le api sciamano dalle
membra putrefatte dei quattro buoi
e delle quattro giovenche con tale
vigorosa vitalit da cancellare ogni
rimpianto ed ogni lugubre pensiero
di morte. Aristeo torna a ricomporsi
nella sua pace serna (vv. 530-558).
L E N E I D E
Questo poema di 12 canti, per circa 10.000 esametri comples
sivi, cominciato nel 30 av. Cr., fu pubblicato due anni dopo la
morte del poeta (21 sett. 19a), nellanno stesso in cui Orazio com
poneva il Carmen Saeculare. Virgilio attese dunque alla stesura
del poema per parecchi anni e mor senza apporvi lultima mano ;
fu Augusto a volerne la pubblicazione, per opera degli amici del
poeta : Vario e Tucca.
Il poema doveva essere originariamente unepica celebrazione
di Augusto, descrivendone le gloriose battaglie e dandogli fama
immortale nei secoli. Ma, in seguito, Virgilio ridimension il piano
dellopera, facendone un'Eneide, un poema epico-mitico-storico,
che, partendo dai pi remoti fatti delleroe troiano, Enea, figlio
di Venere e progenitore della stirpe latina, raccogliesse le vicende
storiche del popolo romano dalle sue origini fino allesaltazione
della famiglia Giulia, con al centro Cesare Augusto. In tal modo
Virgilio riassumeva, per grandi tratti, tutta la storia romana : dalle
mitiche origini ai fulgori dellet augustea, il cui fascino lo aveva
rapito del tutto.
NellEneide confluiscono esperienze dellepica omerica e ales
sandrina, come pure di quella romana arcaica ; neviana ed enniana ;
qui si innestano elevate concezioni etico-storiche, connesse con
la visione gloriosa della Roma repubblicana ed augustea, nonch
elementi mitici, storici, narrativi, drammatici in un verso (lesa
metro) e in uno stile adeguato allaltissimo e vastissimo argomento
(poema di circa 50 giorni di eventi l'Iliade, di 40 giorni circa
l'Odissea, di centinaia e centinaia di anni YEneide, sul modello
degli Annales di Ennio).
Dopo una prima stesura sommaria in prosa il gramma
tico Donato del IV secolo d. Cr., che ce ne informa , il poeta
elabor le varie parti senza alcun ordine prestabilito, sicch dif
ficile, anzi quasi impossibile, ricostruire oggi con precisione lori-
ginaria composizione . cronologica AlY Eneide, come impossibile
100
P. VIRGILIO MARONE
qui correre dietro le diverse opinioni dei critici al riguardo. Giova
invece osservare subito che dello stato dincompiutezza del poema
per la sopravvenuta morte dellautore sono prova evidente non solo
il disordine cronologico dei libri o di parti di essi, ma anche i difetti
di linea, la mancanza di organicit, le incongruenze e le contrad
dizioni della narrazione, le zone opache e povere della spiritua
lit virgiliana, nonch i circa 60 versi incompiuti.
Ma, anche in questo stato, V E n e i d e costituisce la maggior glo
ria di Virgilio. Qui egli infatti mette a profitto la sua sconfinata
cultura greca e romana, sacra e profana, liturgica e mitica, sto
rica ed annalistica e quanto Varrone Reatino aveva esplorato
circa le A n t i c h i t umane e divine ; qui egli accoglie e fa suo il meglio
dellepica omrica e dellantico e p o s latino, qui riascolta le com
mosse intonazioni liriche di Lucrezio e di Catullo. Ma su tutti
si eleva, e, pur restando spesso sulle orme di Omero, in tutto
immette un nuovo afflato di poesia, una nuova sensibilit umana,
uno spirito pi delicato e pi puro. In Omero sono schiettezza, inge
nuit, fervore, fantasia creativa, immediata capacit di raffigurare
eventi ed eroi, in Virgilio palpitano sentimenti pi intimi e com
mossi, che lo portano a quelle penetrazioni e a quegli arricchi
menti psicologici, a quella compartecipazione umana, che lo fa
vivere, sentire e piangere con le creature del suo canto. In questa
ricchezza di umanit e in questa commossa sensibilit introspet
tiva sta l originalit e lattualit d e l l ' E n e i d e .
N basta. L' E n e i d e anche poema nazionale, perch canto
di Roma : con i suoi fascini dellantico, con le sue glorie del pre
sente e con le sue aspettazioni del futuro ; altres poema s a c r o ,
perch tutto in essa visto e celebrato nella luce di una predesti
nazione divina, nella inflessibile volont del F a t u m , che guidava
Roma fin dal suo nascere alla sublime missione di unificare lIta
lia e le genti tutte nellimpero della giustizia, della civilt e della
pace ; ed poema r e l i g i o s o : non solo perch in esso il poeta
canta e venera e prega gli di, che spesso intervengono, come
in Omero, a risolvere disperate situazioni umane, ma perch sca
turisce da una sensibile coscienza religiosa, che fu tormentata dal
l ansia del divino e che pose il concetto di p i e t a s in cima alle sue
persuasioni epiche e morali ; non a caso il protagonista stesso del
poema reca con s un epiteto nuovo, con significato nuovo : p i u s
A e n e a s . Egli infatti una delle figure pi schiettamente virgiliane
e lontane dal modello degli eroi omerici ; lincarnazione delleroe
vagheggiato dal poeta, la cui grandezza non sta tanto nelle gesta
l en ei d e
101
che egli comp pi o meno eroicamente, quanto in quellalto pos
sesso di piet e di umanit, che ne sensibilizza leroismo e lo rende
rassegnato allaspro destino { F a t u m ) , fino al sacrificio e alloblo
di se stesso ; qui il segno della sua predestinazione alla vittoria,
della sua superiorit di uomo e di eroe.
cos che n e l l E n e i d e Virgilio rivela se stesso e costruisce
il monumento imperituro della sua grandezza di uomo e di poeta.
La sua vera grande poesia non sta tanto nella divina modulazione
dei toni ritmici e stilistici, nei mille tesori espressivi o nella robu
sta coscienza di romanit imperiale, quanto nella molteplice ric
chezza di sentimenti umani, che lo immedesimano nelle creature
del suo canto : creature accompagnate tutte da una viva nota
di malinconia e di dolore, tutte senza sorriso, ma pulsanti di vita
interiore ; anche le cose hanno le proprie lacrime e le sventure
umane toccano il cuore : questa unesclamazione di Enea,
una delle espressioni pi alte della poesia d e l V E n e i d e e dellanima
del poeta.
102
P. VIRGILIO MARONE
CANTO PRIMO
A r g o men t o
Dopo una breve protasi e linvocazione della Musa, il Poeta
comincia a narrare gli eventi del settimo anno delle peregrina
zioni di Enea. La sua flotta, partita dalla Sicilia, diretta verso
l Italia, viene investita da una tremenda tempesta, scatenata
da olo, re dei venti, per comando di Giunone, nemica acerrima
dei Troiani e protettrice di Cartagine. Si salvano appena sette navi,
che approdano, malconce, in un porto dellAfrica, dopo che Net
tuno ha sedato i venti e le onde furiose del mare. Venere si lamenta
con Giove per le sciagure toccate al figlio Enea, ed ha da lui assi
curazioni circa l immancabile avvenire degli scampati di Troia.
Manda intanto Mercurio a Cartagine, per predisporre una beni
gna accoglienza ai Troiani ; Venere stessa, sotto mentite spoglie,
incontra Enea ed Acte, li informa di molti particolari e li intro
duce, non visti da nessuno, in Cartagine. Qui Enea rimira nel
tempio di nuova costruzione le gesta del suo popolo, ritrova i com
pagni creduti perduti per il naufragio, e viene accolto generosa
mente dalla regina Didone. Durante il banchetto, Venere, sosti
tuendo ad Ascanio Cupido, ottiene che Didone si innamori del
l Eroe troiano.
L A TEM PESTA
(I , 81-143)
Due divinit, Giunone ed olo, note nella tradizione epica come dea
vendicatrice e punitiva runa, signore dei venti e perturbatore dei mari
Valtro, preparano l'antefatto del dramma in una cospirazione di fini
ai danni degli esuli Troiani. Pronto olo ad ascoltare le parole della
dea e ad eseguire la sua volont di gettar furore nei venti e sprofondar
nell'abisso le navi (r. 69).
Dapprima sono i venti che, dal monte spalancato da olo, piom
bano turbinosi sul mare, sconvolgendolo fino agli abissi profondi; poi den
sissime nubi oscurano subito il sole e cala una notte profonda ad avvol
gere uomini e cose; guizzano i lampi, rombano i tuoni e tutto par minac
ciare una morte imminente. Da questo orrore alta si eleva la voce d Enea,
l e n e i d e 103
s u p p l i c e e sconvolto, ma non imprecante a ll a volont deg li d i : egli a p p a r e
q u i p e r l a p r i m a volta in quella sua g r a n d e z z a d i eroica umanit, che
tr o v a i l fo n d a m e n to nella consapevolezza delle sue r e s p o n s a b il it e nella
sua pietas.
I l momento div e n t a sempre p i tr agico : le n a v i squassate vengono
ingoiate d a i f l u t t i ; quella del f i d o Oronte c o l p i t a a p o p p a da una
immensa ondata , che, dopo averla f a t t a g i r a r e p e r tr e volte su se s t e s s a ,
l a i n a b i s s a vorticosamente nel mare. Visione d i terrore ! t r a i l r i b o l l i r
delle onde a p p a io n o f r u s t u l i d i remi, rot ta m i d i n a v i e rari nantes, nau
f r a g h i d i s p e r s i , l o t t a n t i d is peratam ente con la morte, che sarebbe s i c u r a ,
se N e ttuno non intervenisse in tempo a d i s p e r d e r e le onde, a calmare i
m a r o s i e a r i d o n a r bonaccia allo sconvolto mare.
Haec ubi dieta, cavom conversa cuspide montem
impulit in latus : ac venti velut agmine facto,
qua data porta, ruunt et terras turbine perflant.
Incubuere mari totumque a sedibus imis
una Eurusque Notusque ruunt creberque procellis 85
Africus et vastos volvont ad litora fluctus.
Insequitur clamorque virum stridorque rudentum.
81-83. dicta : sott. sunt da olo
a Giunone (vv. 76-80), accogliendone
la preghiera di scatenar una tem
pesta sui Troiani. cavom (= ca
vum) : predicativo di montem = il
monte che era vuoto allinterno , per
ch conteneva la massa dei venti.
conversa cuspide (hastae) : abl. ass.
con sfumatura mediale. implit
in latus : l espressione, che rid la
rapidit del gesto, vale colp late
ralmente, aprendovi un varco .
venti : tutti, ad un tempo, in colonne
serrate, come un agmen, la schiera ,
che marcia in senso rettilineo.
ac ( ac statim) = e subito . qua :
sott. parte, via. data : sott. ti r
est. porta : qui vale passaggio,
varco, uscita . ruunt : con valore
intransitivo (= erumpunt) = si sca
tenano , mentre pi sotto (v. 85)
transitivo. terras... perflant :
lett. = soffiano a mo di turbine sulla
terra , col per transiti vante di f i o ;
ma rendi : percorrono turbinosa
mente la terra .
84-96. I ncubuere mari si abbat
terono sul mare . a sedi bus i mi s =
dai pi profondi abissi , dove essi.
Euro e Noto, sogliono abitualmente
starsene calmi e tranquilli. - que...
- que... - que : il polisindeto presen
ta e fa agire in modo simulta
neo e vigoroso i diversi venti.
creber : collabl. di abbondanza pro
cellis = col frequente avventarsi delle
sue procelle . vastos : ripresa
e ampliamento di imis : profondit
e vastit, queste le proporzioni enormi
dei marosi. vol vont ( = volvunt) =
sospingono , ma clto il movi
mento intero dei cavalloni, che, men
tre avanzano fragorosi, si curvano.
87-89. Insequitur = ne segue im
mediatamente... : un verso mira
bilmente onomatopeico, soprattutto per
il frequente ricorrervi dei suoni den
tali, e dellr e del duplice -que poli-
104 P. VIRGILIO MARONE
Eripiunt subito nubes caelumque diemque
Teucrorum ex oculis ; ponto nox incubat atra.
Intonuere poli et crebris micat ignibus aether, 90
praesentemque viris intentant omnia mortem.
Extemplo Aeneae solvontur frigore membra ;
ingmit et duplicis tendens ad sidera palmas
talia voce refert : O terque quaterque beati,
quis ante ora patrum Troiae sub moenibus altis 95
contigit oppetere ! o Danaum fortissime gentis
T ydide ! mene Iliacis occumbere campis
sindetico, nonch della triplice sequela
di dattili -+- spondeo. eripiunt : con
regolare costruzione simmetrica (ex
oculis). subito = dimprovviso, di
colpo . caelumque diemque = l a
luce del cielo ; il polisindeto encli
tico -que par martellare la gravit della
situazione. ponto... incbat = si
distende sul mare ; il dat. indica
effetto rapido di moto, come gi al
v. 84 ; la nox qualificata per la sua
spaventosa nerezza (atra).
90-91. Intonuere pol i = ri ntrona
rono di tuoni i cieli , cio le parti
estreme (poli) della vlta celeste, che
si pensava girare tra luna e laltra
di esse. micat = balena , guiz
zando quasi ininterrottamente di lam
pi (ignibus ; ablat. causale). prae
sentem... mortem = e tutto fa pre
sagire una fine imminente ; alle
note insistenti e paurose della scia
gura, conferisce tragicit quel neutro
plur. omnia, misterioso e indefinito.
92-94. Per la prima volta nominato
l eroe, presentato in questo atteggia
mento di ieratica umana grandezza.
sol vontur = solvuntur, di senso me
diale: lazione viene avvertita appena
dal soggetto, pi che subita consape
volmente dallo stesso. frigre : frigus
indica il gelido brivido che preannuncia
l a morte stessa. ingmit : solita
mente intransitivo, come qui (in-
intensivo) = un gemito leva , istin
tivamente, anche se tantus vir.
duplicis = ambas. palmas : le mani,
ma coglie il gesto del supplice con
le palme rivolte al cielo (ten
dens). ad sidera : ad caelum, in
altum. voce refert : gli antichi pre
gavano ad alta voce. terque...
beati : il numero definito sta per il
superlativo felicissimi ; noi oggi
usiamo dire cento e cento volte,
mille e mille volte felici .
95-101. qui s = ii, quibus, retto da
contigit del v. seguente. ante ora
patrum = sotto gli occhi dei propri
genitori , espressione cara a Vir
gilio. r conti gi t : tocc in sorte ;
la frase indica una morte consapevol
mente eroica, affrontata per la Patria,
sotto gli occhi dei genitori che
stanno a guardare i combattenti, im
pegnati in dura lotta sotto le alte
mura della citt, che essi difendono
(sub moenibus altis) : ora, invece, la
morte appare subita e ingloriosa.
oppetere : sott. mortem ; oppetere, pi
che obire ed occumbere, dice morte
volutamente affrontata per uh sacro
ideale. o : ripetuto, a breve distanza :
accento di preghiera desolata e stra
ziante. Danum = Danaorum ; il
genit, dipende da gentis, partitivo di
fortissime. T ydi de : vocat, del
patronimico Tydid ; il Tidide Dio
mede, fortissimo campione degli Achei,
con cui avrebbe voluto contendere
Enea, per riceverne magari anche
morte gloriosa. mene etc.: infinitiva
l e n e i d e 105
non potuisse tuaque animam hanc effundere dextra,
saevos ubi Aeacidae telo iacet Hector, ubi ingens
Sarpedon, ubi tot Simis correpta sub undis 100
scuta virum galeasque et fortia corpora volvit !
Talia iactanti stridens aquilone procella
velum adversa ferit fluctusque ad sidera tollit.
Franguntur remi ; tum prora avertit et undis
dat latus : insequitur cumulo praeruptus aquae mons. 105
Hi summo in fluctu pendent, his unda dehiscens
esclamativa, spesso aperta dallaccus.
del pronome personale collaggiunta
dellenclitica -ne. campi s : senza
la prepos. in del normale stato in
luogo ; vien designata la pianura di
Troia, dove si combatt la decen
nale guerra. tua... dextra = e per
la mano tua esalare questanima .
saevos (= saevus) : qui in senso lau
dativo = forte, bellicoso ; stupen
damente rilevato dalla collocazione
iniziale antitetica allingens = gigan
tesco, smisurato , detto di Sarp-
done o Sarpedon te, figlio di Giove e
di L aodamia, conduttore dei Liei
in aiuto di Troia e ucciso da Pa
troclo. ubi : ripresa alquanto lon
tana di Iliacis campis e ripetuta per
ben tre volte. A eacidae : patro
nimico di Achille, in quanto nipote
di aco ; il genit, va con telo, che
indica qui la lancia , poich era
anche arma da getto (telum, da tendere;
cfr. missile da mitto ; proittile
da proicio, pr + iacio). iacet =
giace sepolto . Hector : a dif
ferenza degli altri, ricordato col solo
suo nome semplice. tot : va con
scuta, galas e corpora. Simis :
costr.: ubi Simis corripuit sub undis
et volvit tot scuta virum, etc. = dove
il Simoenta inghiott e travolse sotto
le onde tanti scudi e armi e cadaveri
di forti eroi ; il Simoenta solca,
con lo Scamandro, di cui affluente,
la pianura di Troia. ; virum (= viro-
rum) = di eroi . fortia corpora :
vale fortium virorum corpora. - volvi t :
con un tcco di piet, alla fine del
verso.
102-103. iactanti (sott. Aeneae) :
part. appositivo con valore tempo
rale connesso con f e r i t mentre
(Enea) emetteva questi accorati ac
centi . stridens aquilone : per
sonifica procella ; lablat. di causa ;
Aquilo un vento del Nord, che com
pie la serie dei nomi di venti dei
vv. 85-86. velum : sintende navis
Aeneae. adversa = di fronte, a
prua ; predicativo di fe r i t , che
dice colpo violento. ad sidera :
uniperbole, ad indicare la smisu
rata altezza delle onde.
104-105. Franguntur = si spez
zano : azione pi mediale che pas
siva ; sono questi i primi disastri di
una catastrofe totale : prima le cose,
poi gli uomini : remi spezzati, vele
lacerate, imbarcazioni in balia della
furia dei venti. averti t (= sese
avertit) vira, si rivolta . dat =
obicit, offert. latus : sintende della
nave (sogg. prora). insequi tur...
mons = si rovescia (sulla nave) con
tutta la sua mole unerta montagna
dacqua . cumulo : abl. strumen
tale.
106-112. Hi . .. his : dopo le cose,
gli uomini : quelli che formano lequi
paggio delle navi, gli eroi, tutti in
preda al pericolo di morte. summo
in fluctu : singol. collettivo, in ant
tesi con terram inter fluctus. pendent
= galleggiano sospesi sui flutti.
dehiscens = spalancandosi ; de-
106 P. VIRGILIO MARONE
terram inter fluctus aperit, furit aestus harenis.
Tris Notus abreptas in saxa latentia torquet,
(saxa, vocant Itali mediis quae in fluctibus Aras,
dorsum immane mari summo), tris Eurus ab alto 110
in brevia et syrtis urguet (miserabile visu)
inliditque vadis atque aggere cingit harenae.
Unam, quae Lycios fidumque vehebat Oronten,
ipsius ante oculos ingns a vertice pontus
i n puppim ferit: excutitur pronusque magister 115
volvitur in caput ; ast illam ter fluctus ibidem
vale, specialmente, in fondo ed
indica movimento dallalto in basso.
terram : qui propriamente i l fondo
del mare. fl uctus : parola tema
ti ca in questa grandiosa descrizione
della tempesta, perci ripetuta qui ad
ogni momento. apri t = mette
a nudo, lascia vedere . furit...
hareni s = il ribollimento infuria fin
nelle sabbie del fondo . aestus :
propriam. calore e quindi ribol
limento come effetto di calore, in
rapporto al mare in tempesta.
T ri s (= tres, sott. naves) ; le navi
di Enea erano venti : ne rimarranno
superstiti solo sette. abreptas
(part. congiunto)... torquet : intendi :
abripit {naves) et torquet = investe
e scaraventa . i n saxa l atenti a =
contro scogli nascosti, invisibili
per laccavallarsi dei marosi. saxa :
costr.: quae saxa mediis in fluctibus
(latentia) It ali vocant (= appellant)
Aras = scogli, che gli I tali, ecc. .
dorsum, etc.: la relativa appositiva
del v. 109 precisava il loro nome ita
lico, questal tra apposizione ne rileva
l a qualit e ne definisce meglio lo
sfondo : quae saxa sunt quasi dorsum
elatum ex superficie undarum. ab
al to : cio mari. i n brevi a et Syr
ti s : in brevia Syrtium = nei bassifondi
delle Sirti , cio le secche della Pic
cola Sirte (o Golfo di Gabes) ; altri
invece i ntende syrtis ( = syrtes) per
nome comune e traduce : nei bassi
fondi e nelle secche . urguet
(= urget) = sospinge, getta le tris
(naves). visu : il supino in - suole
accompagnarsi ad alcuni aggettivi,
compreso miserabilis miserevole,
miserando . inlidit = (le) sbatte
scompaginandole. vadis = in vada ;
il dat. poetico di moto a luogo pre
senta gi leffetto di tal movimento.
cingit : con uggire del linguaggio
militare e sa di assedio vero e pro
prio : le navi restano come imprigio
nate nella sabbia.
113-117. fidum = leale . Oron
ten : accus. alla greca ; era capo dei
Licii. ipsius : cio di Enea ; il pro
nome dattilico nella forma (la i
breve per sistole). a vertice : l espres
sione vale dallalto della grande
distesa arcuata del mare. ingens
pontus = unenorme ondata .
in puppim ferit = colpisce a poppa
la nave. excutitur... volvitur :
hanno per sogg. comune magister =
sbalzato fuori viene il pilota e a
capo fitto ruzzola in gi . - ast :
particella invariabile, avente gi valore
aggiuntivo in frasi ipotetiche e poi
diventata simile ad at. i l l a m :
riprende unam (v. 113), la nave di
Oronte. ter : va con agens, men
tre ibidem con torquet, e circum defi
nisce pure agens = ma il flutto
la turbina, facendola girare per tre
L* ENEIDE
107
torquet agens circum et rapjdus vorat aequore vertex.
Apparent rari nantes in gurgite vasto,
arma virum tabulaeque et Troia gaza per undas.
Iam validam Ilionei navem, iam fortis Achatae 120
et qua vectus Abas et qua grandaevos Aletes,
vicit hiemps ; laxis laterum compagibus omnes
accipiunt inimicum imbrem rimisque fatiscunt.
Interea magno misceri murmure pontum
emissamque hiemem sensit Neptunus et imis 125
volte . rapidus... vertex = e il
vortice nella sua rapina 1inghiotte
nellacqua ; rapidus : predicativo,
di senso attivo, di vorat. aequore :
abi. strumentale, dello stesso vorat.
118-123. Apparent = si scorgono,
spuntano . rari : con valore pre
dicativo ( sparsi qua e l ) del
participio sostantivato nantes, i nau
fraghi . - in gurgite vasto = tra
i vasti gorghi tempestosi ; verso mira
bile, lapidario, diventato proverbiale.
arma : sintendano esattamente gli
elmi di cuoio e gli scudi, facilmente
galleggianti sul mare, degli infelici
eroi (virum = virorum). tabulae:
i rottami di legno : assi e traverse,
di cui si componevano le navi.
Troia : parola trisillabica, di conio
e prosodia greci ; aggettivo del sing.
costante e collettivo gaza, indicante
la stanza del tesoro del re per
siano = oggetti preziosi portati via
da Troia . per undas : fa vedere
tutto ci posto in bala delle onde,
fatto passare dalluna allaltra. vali
dam = robusta , con valore con
cessivo. Il ionei : con sinizsi di
-ei : uno dei capi della flotta troiana.
fortis Achatae : sott. navem ; Acte
inseparabile e degno compagno di
Enea. et qua = et (eam navem)
qua vectus : sott. erat, per Enea che,
purtroppo, lo considera gi vittima
del naufragio. Abas (genit. Aban
tis) : altro compagno di Enea. gran-
daevs : grandis natu, senex. Ale
tes : nome proprio di timo greco :
il V iandante . vicit hiemps =
la tempesta gi riuscita a sopraf
fare : la collocazione iniziale del
verbo, il suo tempo perfetto, la pospo
sizione e personificazione di hiemps
dicono trionfo rapido, completo, defi
nitivo ; in hiemps il -p- eufonico
ed epentetico e si trova solo nel nomi
nativo. laxis : col valore di laxa
tis = attraverso le compagini dei
fianchi sconquassate . - omnes :
sott. naves. inimicum... accipiunt =
fanno rovinosamente acqua (Iet
terai. accolgono londa rovinosa ).
rimis : ablat. di causa = per le
falle . fatiscunt : nel senso di sol
vuntur si aprono, si sfasciano ;
di qui fatiscente , nel senso di
crollante , che tutto crepe .
124-127 : Interea : particella spesso
di passaggio da una scena allaltra :
qui dalla tempesta alla bonaccia,
fatta ritornare da Nettuno sul mare
sconvolto. magno... murmure : ablat.
di modo opp. di causa = con grande
fragore . miscri : infin. ogget
tivo mediale (non passivo), che ha
per sogg. pontum, retto da sensit del
v. seg. = si accorse che il mare
era sconvolto . emissam : sott.
esse, come poi refusa (esse) del v. seg. =
e che era stata scatenata una tem
pesta . imis... vadis : uno dei
tanti ablativi poetici virgiliani con
funzioni espressive molteplici inde-
108 P. VIRGILIO MARONE
stagna refusa vadis, graviter commotus ; et alto
prospiciens summa placidum caput extulit unda.
Disiectam Aeneae toto videt aequore classem,
fluctibus oppressos Troas caelique ruina.
Nec latuere doli fratrem Iunonis et irae. 130
Eurum ad se Zephyrumque vocat, dehinc talia fatur :
Tantane vos generis tenuit fiducia vestri ?
iam caelum terramque meo sine numine, venti,
miscere et tantas audetis tollere moles ?
Quos ego . . . ! sed motos praestat componere fluctus. 135
terminate. stagna refusa (esse) =
e che il fondo del mare era stato
rimescolato . gravi ter commo
tus = con suo grave turbamento.
ait : pu valere per altum, opp. in
altum, in relazione a prospiciens =
spingendo in alto (cio sulla super
ficie del mare ) lo sguardo .
summa... unda = trasse placido il
capo fuori dallonda ; extlit : qui
da effero. L atteggiamento del dio,
sdegnato nellintimo, ma sereno nel
vlto, quello degno dun immortale ;
si noti comunque l accostamento di
summa a placidum (si sente ormai pros
sima la fine della tempesta : summa...
unda fa vedere gi il mare chetato nella
distesa delle acque e rifinisce la vi
sione di quel vlto placido, che emerge
a fior dellonda).
128. Disiectam... clas sem=( vede)
dispersa (part. cong.) la flotta dEnea
su tutto il mare ; il primo quadro
della cupa visione. fluctibus op
pressos = e oppressi dai flutti del
mare i Troiani e dagli elementi del
cielo scatenati .
130-131. fratrem: Nettuno fra
tello di Giunone = che le fra
tello . doli et irae : bene l Al-
bini le insidiose ire ; noi diremmo
il colpo mancino . Eurum...
Zephyrumque : venti di Est e di
Ovest, per dire tutti ad un tempo
i venti. vocat = fa chiamare .
dehinc : monosillabo per sinizsi.
132-135. Tantane : apre con forte
accento di meraviglia e di sdegno
il breve discorso, del dio = vi prese
forse (tenuit) un s smisurato... ;
la domanda interrogativo-esclama
tiva. fiducia = eccessiva confi
denza . generis... vestri? = della
vostra discendenza divina? . I venti
erano figli di Eos (lAurora) e del
titano Astro ; i T itani poi erano
nemici dei Numi, ma Nettuno non
sente n mostra nessun rispetto verso
siffatta dignit. caelum... terram
que : con miscere suscita unidea di
sconfinata vastit e grandezza.
meo sine numine = sine meo numine
(anstrofe) = senza il mio consenso ;
parola augusta, passata ad indicare,
addirittura, la divinit (Nume).
venti = (voi, semplici) venti ;
predicato vocativo del soggetto.
mol es = masse dacqua. tan
tas : ripresa, con altro riferimento
per, del Iantine iniziale. audtis :
presente, che fa sentire la colpa
come persistente e immanente.
Quos ego... ! : il relativo si riferisce
al soggetto di audtis, ed equivale a vos
quidem ; sottintndi un verbo di pena
come ulciscar, poena afficiam o pu
niam. Sbito dopo il dio cambia tono
e parla, come fra se stesso. praestat :
impersonale = meglio , seguito
dallinfinito soggettivo componere nel
senso di rimettere in ordine, ab
bonacciare .
L ENEIDE 109
Post mihi non simili poena commissa luetis.
Maturate fugam regique haec dicite vestro :
non illi imperium pelagi saevomque tridentem,
sed mihi sorte datum. Tenet ille immania saxa,
vestras, Eure, domos ; illa se iactet in aula 140
Aeolus et clauso ventorum carcere regnet .
Sic ait et dicto citius tumida aequora placat
collectasque fugat nubes solemque reducit.
136-141. Post (= postea) = poi, in
sguito . non si mi li = con una
punizione {poena) tuttaltro che cos
lieve , come la mia presente ripren
sione. commissa : neutro plurale,
alquanto generico. M aturate : con
l evidente valore transitivo di celerate,
properate = affrettate . fugam :
addirittura, e non profectionem ve
stram, dice il dio. regi... vestro :
olo. haec : prolettico dellinfini-
tiva seguente. imperi um pelagi...
tri dentem : si notino imperium, non
regnum ; pelagi non maris ( un genit,
oggettivo) ; saevom (= saevum), nel
senso di terribile, potente , a per
sonificare il tridente, simbolo della
dominatrice potenza del dio. sorte...
datum = ma a me tocc in sorte .
tenet = egli ha il dominio ;
il verbo indica un possesso ed un
dominio incontrastati. immania
saxa : nota di disprezzo per la regai
sede di olo. Eure : nomina un
solo vento, intendendoli tutti, come
fa capire il plurale vestras domos.
illa... in aula : con forte irrisione.
se iactet = si pavoneggi pure .
clauso... carcere : ablat. locativo, forse
anche assoluto con valore concessivo.
142-143. ait : normalmente di uso
poetico, inquii prosastico, dicto
citius = in men che non si dica .
tumida = in burrasca ; ora le ac
que si ridistendpno uguali (aequora
da aequus). placat : dapprima si
placa il mare, poi il cielo. collec
tas = (gi) addensate ; con fugai
serba uneco del linguaggio di lotta
e di guerra. reducit s nel senso
di fa tornare a splendere .
110 P. VIRGILIO MARONE
CANTO SECONDO
A r g o men t o
Enea, invitato da Didone, narra (nei canti II e I I I del poema)
gli eventi occorsi ai Troiani durante la caduta della citt e nelle
successive peregrinazioni per terra e per mare. II racconto prende
la mossa dal giorno che precedette la rovina. Stanchi ed affranti
dai lunghi dieci anni di guerra, i Troiani si lasciano ingannare
dalla gigantesca costruzione di un cavallo di legno, che i Greci
dicevano di lasciare sul lido come dono a Minerva per il ritorno.
Vano riusc allinsensata cecit dei Troiani il coraggioso inter
vento di Laocoonte : vincono le astuzie del fraudolento Sinone
e il cavallo viene introdotto nella citt.
Di notte, mentre tutti dormono, i combattenti greci escono
da l cavallo, e, daccordo colla flotta salpata da Tnedo, mettono
a ferro e fuoco l intera citt. Enea, in sogno, viene ammonito da
Ettore a salvare s, la famiglia e i penati. Dopo aver tentato qual
che resistenza, saputo che la reggia era stata occupata e che Priamo
era stato ucciso dal figlio di Achille, col vecchio padre e il figlio
letto Ascanio ed altri superstiti alla strage, ma senza la moglie
Gresa, che aveva test smarrita, si dirige verso il monte Ida a pre
parare la fatale partenza per gli ignoti lidi dellOccidente. Questo
II canto, pur con le sue inevitabili deflessioni e limitazioni, uno
dei pi belli dell 'Eneide, dove la poesia tocca spesso il sublime
e il tono epico tende a diventare lirico, elegiaco e drammatico.
L A OCOONTE E I L CAVAL L O
(I I , 40-56)
questo uno dei pi noti episodi del secondo canto ; esso, assieme
a quello di Sinone, si innesta nella leggenda del cavallo di legno, escogita
zione ed inganno degli astuti Greci, che, non essendo riusciti a piegar Troia
con la forza, la vincono con lastuzia e con la frode. Nella redazione vir
giliana esso ha una sua fisionoma ed una sua linearit. Laocoonte,fratello
di Anchise (o figlio di Priamo, secondo altre fonti) e sacerdote di Nettuno,
appare sulla scena quando incerti e discordi sono i Troiani circa la sorte
l e n e i d e
111
da dare allenorme cavallo : se introdurlo, qual dono di Minerva, entro
la citt e collocarlo sulla rocca, oppure distruggerlo e precipitarlo nel mare,
perch sospetto di insidie e di inganni. Laocoonte interviene a favore di questa
tesi, rimprovera acerbamente la cieca follia dei suoi cittadini e scaglia furi
bondo lasta contro il fianco del cavallo. Punizione immediata, che fa credere
sacrilego il suo gesto : due serpenti, movendo da Tnedo, sul mare, pun
tano difilati contro Laocoonte, mentre compie un rito sacrificale, e, dopo aver
fatto scempio di lui e di due suoi figliuoli-, corrono a nascondersi sotto
lo scudo di Minerva, sulla rocca. Qjiesto terrificante prodigio, sopraggiunto
inaspettatamente a confermare le blande insinuazioni dello spergiuro Sinone,
che aveva affermato essere il cavallo un dono propiziatorio, offerto dai
Greci a Minerva, vince definitivamente lestrema resistenza dei Troiani,
che aprono festanti le porte ed accolgono il dono fatale entro le mura.
Primus ibi ante omnis, magna comitante caterva, 40
Laocoon ardens summa decurrit ab arce
et procul : O miseri, quae tanta insania, cives ?
creditis avectos hostis aut ulla putatis
dona carere dolis Danaum ? sic notus Ulixes ?
Aut hoc inclusi ligno occultantur Achivi, 45
aut haec in nostros fabricatast machina muros,
40-42. Primus... ante omni s (= om
nes) : Primo, innanzi a tutti ;
L aocoonte procede alla testa di un
gran sguito di cittadini, essendo uno
dei capi (princeps) del suo popolo.
ibi = allora , con valre tempo
rale. magna... caterva = accom
pagnato (comitante da comitor : propr.=
accompagnandolo ) da una grande
turba di cittadini ; l espressione un
abl. assoluto. ardens : sott. ira :
predicativo di decurrit. decurrit =
si precipita gi dallalto della
rocca (summa ab arce) di Pergamo,
dove forse egli aveva la casa e donde
si apriva la visione verso il lido.
Di qui quel suo precipitarsi sdegnoso,
quel ?uo gridar di lontano : mosse, gesti
e voce di chi consapevole e responsa
bile della gravit del caso. procul =
ancor di lontano , sott. clamat
grida, urla . O mi seri = infe
lices, per quel che stanno per com
mettere. insania : sott, vobis est
o in vobis inest = qual si grande
follia ( la vostra) ? .
43-44. creditis : senza lenclitica
-ne come nelle domande rapide ed
affannose. avectos : sott. esse, di
senso mediale ; a ve hi indica il par
tire per nave . hostis : accus.
sogg. dellinfinitiva. dona : va con
Danaum = Danaorum. sic = cos
poco , detto con forte intonazione
ironica. notus : sott. vobis est.
Ulixes : leroe astuto ed inganne
vole, per eccellenza, e in Virgilio
sempre presentato come macchinatore
di inganni ; la frase diventata pro
verbio.
45-49. hoc... li gno : in senso dispre
giativo per equo ; abl. strumentale,
opp. locativo di uso poetico. occul
tantur : con valore mediale ; il verbo
implica nascondimento e silenzio.
i n nostros... muros = (a spiare)
dentro le nostre mura . fabri
cata est : qui passivo. inspec-
112 P. VIRGILIO MARONE
inspectura domos venturaque desuper urbi,
aut aliquis latet error : equo ne credite, Teucri.
Quidquid id est, timeo Danaos et dona ferentis .
Sic fatus validis ingentem viribus hastam 50
in latus inque feri curvam compagibus alvom
contorsit. Stetit illa tremens, uteroque recusso
insonuere cavae gemitumque dedere cavernae.
Et si fata deum, si mens 'non laeva fuisset,
impulerat ferro Argolicas foedare latebras 55
Troiaque nunc staret, Priamique arx alta maneres.
tura, etc. : con valore intenzionale =
per esplorare l interno delle nostre
case e per piombare dallalto sulla
citt , agevolando ai nemici la sca
lata alle mura. aliquis : nel suo
valore pi antico = qualche altro
(alius + quis). error = fr aus, do
lus = inganno . ne credite =
ne credideritis ; forma dimperat. poe
tico e familiare. Quidquid id
est : checch sia ci ; ma id
detto in senso fortemente indicativo
e dispregiativo insieme. et = an
che (quando) ; persino . feren
tis = ferentes, con valore concessivo.
dona: plurale, per il riferimento a
tutti i Troiani ; uno dei versi dive
nuti sentenze o proverbi.
50-53. fatus : partic. da for, fari.
val i di s... vi ri bus (= magna vi)
= con grande forza . i n l a
tus, etc. =x contro il fianco e il ven
tre ricurvo di giunture dellanimale;
alvom (= alvum) : propr. l a pan
cia grande e cavernosa ; f e r i : vale
qui animale mostruoso. i n
que : anzich alvumque ; % piuttosto
poetico e in ripetuto sottolinea la
potenza del gesto di L aocoonte ;
curvam compagibus : nesso allittera-
tivo, esso pure usato per indicare la
mostruosit delle proporzioni del ca
vallo ; nota la minuziosit della de
scrizione. contorsi t = la sca
gli , dopo averla fatta roteare (con
torqueo) in aria. Stetit... tremens
infissa rest oscillando . uteroque
recusso : ahi. assol. di valore cau
sale = <<nel ventre fatto rintronare ,
oppure alla scossa del ventre .
insonuere... cavernae = risuonarono
le cavit tenebrose e mandarono un
cupo rimbombo : verso di efficace
armonia imitativa.
54-56. si fata deum ( = deorum) :
sott. non laeva fuissent : laeva perci
predicato sia di f a t a sia di rnens,
ma in ordine a fa t a vale avversi,
sinistri , mentre con mens significa
maldestra, malaccorta, stolta .
impulerat : sott. nos = avrebbe in
dtto ; un periodo ipotetico misto
con impulerat al posto di impulisset.
foedare : infinito di tipo poetico dopo
impello, su analogia di cogo. I l verbo
vale qui fare a pezzi , riducendo
il cavallo ad una massa informe di
assi e di tavole. latebras : non
latbras, per la positio fortis. - nunc =
etiamnunc, detto con rimpianto vivis
simo. staret = si reggerebbe, sta
rebbe in piedi , alta e potente.
manres : riprende lidea e limma
gine di staret, nel forte colorito del
lapostrofe =* e tu, rocca di Priamo,
alta rimarresti . Nota il passaggio
dalla terza persona (staret) alla se
conda (maneres) : alla fase narrativa
succede lapostrofe.
l e n e i d e 113
SI NONE DAVANTI A PRI A MO
(I I , 67-75)
S i osservava d i a n z i che l ' e p i s o d i o del greco Sinone s i innes ta in quello
d i Laocoonte, divi dendolo in due p a r t i e f o r m a n d o con queste, p e r cos dire,
i l secondo atto del dramma. Es s o comprende 141 v e r s i { 5 7 - 1 9 8 ) , s p i e g a t i
i n un racconto lungo, abilmente s o s p i r a t o , contesto d i lam e nte v ol i reticenze,
e a rt icol ato in tre d iver se p a r t , corr is p o n d e n t i a i tre d i v e r s i momenti della
p i e t o s a vicenda della sua ingannevole s t o r i a , e, d i conseguenza, a i tr e d i v e r s i
s t a t i d'animo deg li a scol tat ori. Mella p r i m a p a r t e Sinone narra i p r ece
d e n ti della i n i m i c i z i a t r a l u i ed U l i s s e , causa dell a sua sventura ( v v . 6 9-
1 0 4 ) , suscitando c u r i o s it e stupore nei T r o i a n i ; nella seconda i l trionfo
d e ll a p e r f i d i a d i U l i s s e , l a p r o p r i a condanna a morte e p o i l' avventu
rosa f u g a { vv. 1 0 5 - 1 4 4 ) , toccando l a commiserazione e l a p i e t d e i p r e
se nt i ; nella ter za, su ri c h ie s t a d i P r i a m o , r i v e la i l segreto della costru
z i one e dell'offerta v o t i v a del cavallo a M i n e r v a da p a r t e d e i Greci, p i e
gando definitivamente g l i a n im i a l perdono verso d i l u i e all'unanime deci
sione d i accogliere i l cavallo entro le mura : un p i a n o abilmente s t u d ia t o ,
astutamente condotto, pienamente riuscito.
Namque ut conspectu in medio turbatus inermis
constitit atque oculis Phrygia agmina circumspexit :
Heu quae nunc tellus inquit, quae me aequora possunt
accipere ? aut quid iam misero mihi denique restat ? 70
cui neque apud Danaos usquam locus, et super ipsi
67-68. ut : temporale. conspectu
i n medi o = davanti, sotto gli occhi
di tutti . turbatus : solo in appa
renza ; soggetto Sinne. i ner
mi s i di fronte ai Troiani presenti,
numerosi e tutti armati, L aocoonte
compreso. consti ti t (da consisto) :
forma verbale indicante arresto istan
taneo ; si noti il rapido dattilo ini
ziale. Phrygi a = Troiana : in quanto
i Frigi erano alleati dei Troiani ;
la Frigia era assai ampia e il suo
nome poteva anche indicare la Trade.
69-72. tellus : poetico e sacro per
terra ; questa era occupata dai Troiani,
il mare invece (aequora) dai Greci ;
qui sono entrambi personificati.
inquit : solennemente posto in mezzo
alle due domande, al centro esatto
del verso. iam... denique = or
mai . cui = mihi, cui. neque :
correlativo asimmetrico di et. locus :
sott. est, datur ; locus vale ricovero,
rifugio ; et : si aggiunga a quo,
opp. quem {posco pu stare con due
accusativi). super (avv. = ins-
8
114
P. VIRGILIO MARONE
Dardanidae infensi poenas cum sanguine poscunt \
Quo gemitu conversi animi compressus et omnis
impetus. Hortamur fari, quo sanguine cretus
quid ve ferat, memoret quae sit fiducia capto. 75
per) = per di pi . ipsi : rile
vato dalla collocazione : proprio i
Troiani (Dardanidae, forma patroni
mica) non dovrebbero farsi riguardo
di uccidermi, essendo nemici miei
legittimi (infensi = da nemici).
poenas cum sangui ne = una ven
detta sanguinosa per i mali subiti
da noi Greci.
73-75. conversi : sott. sunt, volgen
dosi dallira ostile alla curiosit bene
vola. compressus et : togliendo
liprbato, avremmo et compressus est.
- Hortamur fari : linfinito sta al
posto di ut e congiuntivo. san
guine : qui stirpe . cretus s sott.
sit, (da cresco) ; cretus natus. ferat :
interr. indiretta. memoret : sott. ut
collegato ad hortamur. quae...
capto = quanto poca fiducia sia ad
un prigioniero cio si debba accor
dare ad un prigioniero.
l ' e n e i d e
115
L A M ORTE DI L A OCOONTE
(I I , 199-245)
Conosciamo g i l'antefatto, d i questo doloroso epilogo del dramma, che
vede p a d r e e f i g l i accomunati t r a le st esse s p i r e d i morte : g r u p p o stu
pe n d o , s t a tu a r i o , che conosce tut te le r i fini tur e dell'ar te v i r g i l i a n a e raccoglie
l e voci della sua commossa umanit, scena lugubre e r a ccapr icci ant e, che
Enea va ripensando e rivivendo t r a l' orror e e lo s pavento d e i su o i ascol
ta t o r i .
E d in v e r i t un f a t t o umanamente i n s p ie g a b i le che un uomo f o n d a
mentalmente g i u s t o , espr essione d i s aggez za e d i amor p a t r i o , un p r i n c i p e ,
un eroe, un sacerdote, veda ricadere su se stesso, s u i f i g l i e s u l p o p o lo tutto
d i T r o i a le conseguenze d i quel colpo ass estato a i f i a n c h i del cavallo, che
doveva svelare invece l a f r o d e d e i nemici e segnare l a f i n e d e i condottieri
d e i Greci. M a in ballo la volont deg li d i a s p i e g a r l' enigma. Se i l
destino aveva detto Enea , se l a mente non f o s s e r o s t a t i a v v e r s i . . .
(z>. 54) : anche i l destino ( i fata deum !} e l a t r a g e d ia d i v i n a s'incarnano
in Laocoonte, come l'umana in Sinone. Laocoonte vede e s a l i n s i d i a
d i S i mine, e contrasta, ignaro, i l volere d e i celesti su T r o i a . . . Solo
i l sopr avvento div i n o , che p o i non manca mai nei g r a n d i momenti del-
ZEneide, travolge senza eccezione i T r o i a n i : allora, s, erompe unanime
e p r e c i p i t o s a l azione, che sembrava r i s ta g n a t a , e i l cavallo introdotto . . .
E cosi s ugl i i n t r i g h i e le f r o d i d i un greco, i l genio della si mul azione, sulla
im pert urbata tenacia d un troiano, i l genio della s aggez za eroica, trionfano
g l ' i n v i n c i b i l i decreti d i v i n i (Funai ol i ).
Hic aliud maius miseris multoque tremendum
obicitur magis atque inprovida pectora turbat. 200
199-200. Hic = a questo punto .
ali ud = un altro spettacolo,
evento . maius = pi tremendo,
straordinario ; nota la paurosa serie
allitterante con miseris multoque tre
mendum... magis; ed ordina la frase:
et multo magis tremendum ; tremendus,
come gerundivo, ammette un com
parativo di forma perifrastica : ma
gis tr. mi seri s : sott. Troianis o
nobis. obicitur : con valore mediale
= <i si presenta, si offre e include
l idea di repentinit . inprovida :
non incauti , ma piuttosto impre
videnti , in quanto non se laspetta
vano . pectora turbat = scon
volge le menti ; turbat chiude il verso
in ' bel contrasto simmetrico collini
ziale obicitur.
116 P. VIRGILIO MARONE
Laocoon, ductus Neptuno sorte sacerdos,
sollemnis taurum ingentem mactabat ad aras.
Ecce autem gemini a Tenedo tranquilla per alta
(horresco referens) immensis orbibus angues
incumbunt pelago pariterque ad litora tendunt ; 205
pectora quorum inter fluctus arrecta iubaeque
sanguineae superant undas, pars cetera pontum
pone legit sinuatque immensa volumine terga.
Fit sonitus spumante salo ; iamque arva tenebant
201-202. ductus... sacerdos = trat
to in sorte a sacerdote , dove sacerdos
predicativo di ductus. Morto il sacer
dote addetto al tempio di Nettuno,
gli fu sostituito, in tal caso, per sor
teggio (sorte), L aocoonte, che era
invece sacerdote regolare del tempio
di Apollo ; questo sorgeva sullacro
poli di Troia, donde labbiamo visto
scendere di corsa al v. 41. I l pre
sente sacrificio avviene presso il mare,
di cui dio Nettuno, forse allo scopo
di ringraziare questo dio per la libe
razione test avvenuta. Neptuno :
dat. di destinazione = per un sacri
ficio a Nettuno . ' sollemnis...
ad aras = presso laltare consueto ,
in cui si facevano tali sacrificii, fuori
della citt, prima della guerra con
tro i Greci ; aras plur. con sollem
nis (= sollemnes : da soliuse e annus).
203-208. Ecce autem = quandec-
co ; maniera frequente per richia
mare l attenzione su un fatto che
interviene inaspettatamente. g e
mini : non vale il semplice duo, ma
indica due accoppiati, pari pari ,
in coppia, due . a Tendo :
a col nome di piccola isola indica la
provenienza, il punto di partenza ;
Tenedo unisoletta antistante alla
Trade e domina lingresso allEl-
lesponto. tranqui l l a per alta =
attraverso lalto (che vale anche
profondo ) mare tranquillo ; erano
perci visibilissimi ; pi usato il singol.
col sostantivato altum. horresco =
mi vengono i brividi . immensis
orbibus = dalle smisurate spire ,
se abl. di qualit da unire ad angues ;
con immense volte, mosse ondeg
gianti , se ablat. strumentale da
unire con incumbunt. Si tratta di pro
digiosi serpenti dacqua, non ulte
riormente voluti definire. pari ter =
di conserva . quorum : pospo
sto a pectora, per iprbato. arrecta :
partic. da arrigo = erti . iubae
que sangui neae = le creste di color
sangue (rosse) ; era opinione degli
antichi che i serpenti, specie se marini,
avessero le creste. pars cetera =
il resto del (loro) corpo ; in pars
toma lallitterazione del p rispetto
a pontum e a pone; avverbio ( dietro )
da mettere in relazione con pectora
e con iubae. l egi t = sfiora ;
il contrario di superant = sover
chiano, sovrastano . si nuatque...
terga: togliendo lipllage abbiamo
et sinuat immenso volumine terga
incurva le sue vertebre in volte,
in spire smisurate ; volumine abla
tivo modale.
209-211. Fit sonitus : Si avverte
uno scroscio , opp. con senso pas
sivo : si ingenera, si produce .
spumante salo : ablat. assol. cau
sale ed allitterativo, chiuso fra due
cesure forti ; salum il mare, in
quanto agitato, pi che salato.
arva : qui = il (terreno del) lido .
tenebant = stavano raggiungendo .
l e n e i d e 117
ardentisque oculos suffecti sanguine et igni 210
sibila lambebant linguis vibrantibus ora.
Diffugimus visu exangues. Illi agmine certo
Laocoonta petunt. Et primum parva duorum
corpora natorum serpens amplexus uterque
implicat et miseros morsu depascitur artus; 215
post ipsum auxilio subeuntem ac tela ferentem
corripiunt spirisque ligant ingentibus, et iam
bis medium amplexi, bis collo squamea circum
terga dati superant capite et cervicibus altis.
Ille simul manibus tendit divellere nodos, 220
perfusus sanie vittas atroque veneno ;
ardentis... oculos : va con suffecti ( =
infecti) tinti, iniettati ed accus.
di relazione ; sanguine et igni dice
il rosso e ardente colore proprio di
chi in preda allira. sibila :
aggettivo di forma rara che, col suo
sostantivo ora, costituisce loggetto di
lambebant ed investe il verso intero =
le bocche sibilanti, fischiami .
212-213. Diffugimus : presente di
istantaneit : dis- indica le varie dire
zioni in cui i Troiani si disperdono
fuggendo. visu = a quello spet
tacolo . exsangues = sbianca
tici . agmine certo = con dire
zione di marcia sicura, difilati ;
agmen da agere e dice la colonna
marciante ma anche la direzione
presa da questa. Laocoonta : accus.
di tipo greco. petunt = si diri
gono, si avventano su . duo-
rum : i due figlioletti innocenti, che
forse erano l come ministri del padre
per il sacrificio del toro.
214-215. a m p l e x u s . . . implicat =
avvinghiando... vi si avviluppa .
morsu... artus = a morsi fanno scem
pio delle misere membra ; altri
rende, meno bene, divorano con
morsi... .
216-219. ipsum: il sacerdote e pa
dre di essi, L aocoonte. auxilio :
dat. di scopo ; sott. iis. spiris =
nodis. bis medium amplexi =
pur dopo averlo cinto ben due
volte a mezzo il corpo ; medium
predicativo di eum sottinteso. collo :
va con circumdati, staccato per tmesi
a scopo descrittivo = pur dopo essersi
attorti ben due volte al suo collo col
loro dorso squamoso . superant :
sott. eum = lo sovrastano ; supero
per fu dapprima intransitivo : so
pravanzare, star sopra, sporgere al
di sopra . capite, ecc. : ablat. di
misura o di relazione. Quel che qui
pi commuove quel disperato inter
vento del padre, che non pi ministro
del rito ma protettore e difensore dei
figli si sente ; e poi anche lui avvin
ghiato coi figli. Viene subito a mente
il famoso gruppo marmoreo del Mu
seo Vaticano, e l stesso si rivede lo
sforzo disperato del padre per strap
pare se stesso e le sue creature dalle
strette dei serpenti.
220-224. simul : correlativo al suc
cessivo ; perci = mentre si sforza
(tendit sta per contendit ed ha l infi
nito normale proprio di questo suo
composto) di rompere, di far saltare
le spire (nodos, in quanto lo avvilup
pano sempre pi strettamente)..., in
nalza fino al cielo urla spaventevoli .
perfusus... veneno = cosparso
le sacre bende (sacerdotali) di bava
e di nero veleno ; vittas accus. di
relazione con perfusus e sanie propr.
118 P. VIRGILIO MARONE
clamores simul horrendos ad sidera tollit,
qualis mugitus, fugit cum saucius aram
taurus et incertam excussit cervice securim.
At gemini lapsu delubra ad summa dracones 225
effugiunt saevaeque petunt Tritonidis arcem
sub pedibusque deae clipeique sub orbe teguntur.
Tum vero tremefacta novos per pectora cunctis
insinuat pavor, et scelus expendisse merentem
Laocoonta ferunt, sacrum qui cuspide robur 230
laeserit et tergo sceleratam intorserit hastam.
Ducendum ad sedes simulacrum orandaque divae
numina conclamant.
Dividimus muros et moenia pandimus urbis.
Accingunt omnes operi pedibusque rotarum 235
il sangue commisto a bava pesti
lenziale (atro veneno). qualis mu
gitus = quali (sono i) muggiti (che)
innalza, emette ; tollit sottinteso,
facilmente ricavabile dal v. prece
dente. ffigit cum : cum forma ipr
bato ; f g i t perf. gnomico, frequente
nelle similitudini. saucius : pro
priamente vale crivellato, coperto
di colpi . et... excussit = dopo
avere scossa dal suo collo la scure
non bene saputa calare, vibrare ;
il che personifica la securis.
225-227. At = ma intanto .
lapsu : va con effugiunt col loro
avanzare strisciando riescono a rifu
giarsi . delubra ad summa =
sulla sommit della rocca ; il nesso
viene tosto precisato da arcem, legato
per con petunt = si dirigono verso .
Tritonidis : epiteto di Minerva,
detta anche Tritogenia ; entrambe le
denominazioni sono oscure per noi.
deae : intendasi = della statua della
dea . c l i p e i sub orbe = sotto ,
cio dietro il cerchio dello scudo
rotondo. teguntur : mediale = si
nascondono .
228-231. T um vero, ecc.: costrui
sci : tum vero ( allora s che ) pavor
novus ( di nuovo genere ) insinuat
(se) per pectora tremefacta cunctorum
(= cunctis, dat. energicus, appoggiato
cio al verbo insinuat). scelus : per
scelerum poenas. merentem : sen
timento dei Troiani, i quali dicevano
di L aocoonte : Ben gli sta , perch
ritenevano sacrilego il gesto compiuto
(Ma ggi ). ferunt = dicono, van
ripetendo . qui : con valore cau
sale, perci col perf. cong., laeserit.
robur : metonimia = equum ligneum ;
il fatto a cui si allude quello dei
vv. 50-51. tergo : per corpori.
scel eratam : detto dellhasta, anzich
di colui che laveva vibrata, seppur
sacerdote. i ntorseri t : un altro
cong. subordinato causale (da intorqueo).
232-234. Ducendum : sott. esse, come
con oranda (= exoranda). ad sedes :
sott. deae o Palladis deae, cio Minerva.
divae numina : espressione astratta
anzich la concreta, che preferiamo
noi = la potente dea . concla
mant = gridano ad una voce .
Dividimus = apriamo tosto una
breccia nelle . moenia... urbis =
= e mettiamo allo scoperto la cinta
fortificata .
235-239. Accingunt : intransitivo,
con valore mediale, sott. se ; anche
noi si accingono allopera (operi)
tosto descritta. pedibus = alle
zampe del cavallo. rotarum...
L ENEIDE 119
subiciunt lapsus et stuppea vincula collo
intendunt. Scandit fatalis machina muros
feta armis. Pueri circum innuptaeque puellae
sacra canunt funemque manu contingere gaudent.
Illa subit mediaeque minans inlabitur urbi. 240
O patria, o divom domus Ilium et incluta bello
moenia Dardanidum ! quater ipso in limine portae
substitit atque utero sonitum quater arma dedere :
instamus tamen immemores caecique furore
et monstrum infelix sacrata sistimus arce. 245
lapsus : equivale a rotas labentes, quin
di veri e propri rulli scorrevoli .
stuppea vincula : descrive la natura
{stuppea) e la funzione {vincula) dei
cnapi , ad un tempo. collo :
cio del cavallo. i ntendunt : nel-
V intendere c anche l idea del tirare,
trascinare con sforzo . Scandit,
ecc. = ascende , sale su .
muros : propriamente le macerie del
muro fatto diroccare . feta atmi s :
metafora doppiamente umana e per
il predicativo ft a (= piena, ma propr.
gravida ) e per il valore di armis
guerrieri armati . circum : av
verbio. innuptaeque : laggiunta
rileva l innocenza rituale dei parte
cipanti, tra cui spiccano i pueri.
sacra canunt : sott. carmina = inni .
conti ngere : linfinito con gaudeo
della poesia. gaudent = si allie
tano, fanno a gara : tragica ironia !
240-245. Illa : int. machina.
subit = si avanza . minans =
sporgendo sempre pi alta , ma
anche minacciosa , o minacciosa
mente . inlabitur = penetra scor
rendo sui rulli fino al centro della
citt {mediae urbi). divom domus :
I lio era realmente ricca di templi.
incluta bello : in questa guerra i Greci
non erano riusciti a piegarla. L apo
strofe segna il momento culminante
nella rievocazione di nea : gloria
e rovina di Troia vivono mestamente
nel ricordo. Dardanidum : coi pa
tronimici di norma l antico genit,
plur. in -um. quater : numero sacro,
ma di natura funesta ; indicava e pre
sagiva morte. substitit : qui da
subsisto. utero = dentro la pan
cia del cavallo. I l verso, olodattilico,
(formato, cio, di tutti dattili) di
mirabile evidenza descrittiva. arma :
dei guerrieri nemici rinchiusi nel ca
vallo. instamus = noi persistia
mo nella nostra sciaguratissima opera.
immemores = senza porre atten
zione a tutti quei malaugurosi in-
dizii. caeci... furore == nel nostro
pazzo accecamento . inf li x = in
fausto, funesto ; in contrasto col
successivo sacrata... arce {= in s. a.).
sistimus : dice collocazione ed as
sestamento definitivo.
120
P. VIRGILIO MARONE
I L SOGNO DI ENEA
(I L 268-297)
anche questo un brano poeti co ricco d i pathos e d i azione : i l
momento della g r a n d e ora d i T r o i a . G l i eroi g r e c i , u s c i ti d a l cavallo, inva
dono l a cit t e seminano morte dovunque. Enea, ancora ignaro d i ogni cosa,
vede nel sogno E tt o r e , che g l i svela l orrore del pres ente, l incertezza del
f u t u r o , lo esorta a f u g g i r e e a l i b e r a r s i dalle fi amm e con i P e n a t i e i suoi ,
mentre g l i f a balenar e una luce confortatrice lontana, i l miraggio d i mura
s u b l im i, che dopo lu n g h i t r a v a g l i finalmente p o t r erigere p e r l a p a c e
e l a g l o r i a della s t i r p e d i T r o i a (F u n a i o l i ).
Tempus erat, quo prima quies mortalibus aegris
incipit et dono divom gratissima serpit :
in somnis ecce ante oculos maestissimus Hector 270
visus adesse mihi largosque effundere fletus,
raptatus bigis ut quondam aterque cruento
pulvere perque pedes traiectus lora tumentis.
268-273. T empus erat, ecc.: lat
tacco di mirabile semplicit e pa
catezza, e si rif, determinandolo, al
lepisodio precedente (v. 250) ; ivi era
stata descritta la fl otte che, precipi
tando, aveva avvolt nella grande sua
ombra uomini e cose, cielo e terra
e frode dei Greci. Dalla nota univer
sale di tempo si passa tosto a quella
individuale ; dalla gran quiete not
turna al dramma umano. Ettore, il
purissimo patriota, dal regno delle
Ombre giunge dimprovviso, attra
verso le vie misteriose concesse agli
Spiriti, a vegliare ancra e a guidare
le sorti della patria sua. pri ma
quies : il primo sonno, quello che
pi profondo e ristoratore. di vom
(= divorum, deorum). grati ssi ma:
predicativo di serpit ~ serpeggia, si
insinua . i n somni s : derivante da
somnus, usato spesso nel plur. per
indicare i vanii tratti , le riprese di
esso. ecce - -- quandecco .
maesti ssi mus = in atteggiamento di
grave dolore ; predicativo di adesse
miki mi apparisse dinnanzi .
largos = abbondante, dirotto ; al
pianto di Ettore risponde quello di
Enea (ultro flens) : nelle lacrime dei
due eroi la pi alta comptisera-
zione del destino della patria. visus :
sott. est. raptatus, ecc.: ordina :
ut quondam (mihi visus erat, in tal
caso, passivo) raptatus, ecc.; in rapta
tus c anche lidea di trascinato
(tractus), gi cadavere. atet = in
sozzato, lordato ; dice color nero
ed accostato a cruento evoca una scena
terribile anche alla vista. perque...
tumentes = e per i piedi gonfi tra
passato da corregge ; loro acc.
di relazione.
l e n e i d e
121
Ei mihi qualis erat, quantum mutatus ab illo
Hectore, qui redit exuvias indutus Achilli 275
vel Danaum Phrygios iaculatus puppibus ignis,
squalentem barbam et concretos sanguine crinis
volneraque illa gerens, quae circum plurima muros
accepit patrios ! ultro flens ipse videbar
compellare virum et maestas expromere voces : 280
O lux Dardaniae, spes o fidissima Teucrum,
quae tantae tenuere morae ? quibus Hector ab oris
exspectate venis ? ut te post multa tuorum
funera, post varios hominumque urbisque labores
defessi aspicimus ! quae causa indigna serenos 285
foedavit voltus ? aut cur haec volnera cerno ?
274-280. Ei mihi... erat : esclama
zione di dolore. mutatus = reso
diverso , per lo scempio fatto del suo
corpo. ab i l io : staccato da Hectore
ed in fine di verso rilevantissimo :
l animo di Enea corre al passato e si
fissa sulla figura fulgida e gloriosa di
Ettore, riveduto nei momenti pi sfol
goranti della sua vita eroica. re
dit = se ne torna . exuvias : nor
male accus. di relazione col part. pass,
di valore mediale indutus. Achilli
= Achillis. Danaum = Danaorum ;
va con puppibus, dat. di termine con
verbi di moto, come aculari.
ign i s : sono i tizzoni fiammeggianti ed
ardenti. squalentem = sordidam.
barbam... crinis volnera : vanno tutti
con gerens, che ha qui il senso atte
nuato di habens, praebens. concre
tos = rappresi, raggrumati , da con
cresco, pur se intransitivo. volne
raque, ecc. = portando quelle ferite.
circum : da unire con muros.
plurima = in grandissimo numero ,
predicativo di accepit, qui usato al
posto di acceperat-, le parole vulnera...
circum... patrios sono lepigrafe pi
degna da apporre sulla tomba di un
eroe, quale Ettore. ultro = di
mia iniziativa . fl e n s ipse =
piangendo anchio . vi debar :
mihi sott. = avevo limpressione di .
compellare : non solo adlqui.
cio rivolgere la parola , ma anche
un chiamare a nome e pi volte .
virum = lui, leroe . expro
mere = emettere, cavar fuori con
fatica, tra il pianto.
281-286. lux : qui difesa, sal
vezza, vita : lapostrofe, dove cul
mina il sentimento e il pathos di
Enea. Dardaniae : sott. terrae :
designa lintera Trade, non la sola
citt di Troia. fi di ssi ma : perci
saldissima, fondatissima ; il genit.
Teucrum (= Teucrorum) soggettivo.
quae... morae ? = quali si lun
ghi indugi ti tennero ? . ab oris :
ora la riva (dal suo diminutivo
deriva il nostro brio) ; qui indica una
delle zone del paese, dove Ettore fa
ceva sentire la sua presenza e bra
vura. exspectate = oggetto per
noi di cosi lunga attesa ; poeti
camente concordato col vocat. Hector.
ut : fortemente esclamativo, da allac
ciare con aspicimus = in quali mi
serande condizioni . tuorum : so
stantivato. funera : pi ampia e com
prensiva di neces o mortes. labores :
indica lotte , travagli e, perfino,
sciagure , in quanto accompagnate
da sforzi e da disagi. defessi =
ormai stremati, spossati . causa :
res. i ndi gna = immeritata , opp.
crudele ; la parola in vivo con
trasto con serenos. foedavi t = ha
122 P. VI RGI L I O MARONE
Ille nihil, nec me quaerentem vana moratur,
sed graviter gemitus imo de pectore ducens
Heu fuge, nate dea, teque his ait eripe flammis.
Hostis habet muros, ruit alto a culmine Troia. 290
Sat patriae Priamoque datum : si Pergama dextra
defendi possent, etiam hac defensa fuissent.
Sacra suosque tibi commendat Troia penatis :
hos cape fatorum comites, his moenia quaere,
magna pererrato statues quae denique ponto . 295
Sic ait et manibus vittas Vestamque potentem
aeternumque adytis ecfert penetralibus ignem.
deturpato, sciupato . voltus = vul
tus : plur. poetico. cerno : dice, a
differenza di v i d e o , una visione distinta,
anche nei minuti particolari.
287-290. I l le ni hi l : con sott.: ad
haec verba mea respondet, perch ben
altro urge rivelare ora. vana =
cose, notizie inutili ; ogg. di
quaerentem. moratur = curat nel
senso di bada, porge ascolto .
de = ex. ducens = traendo .
Heu fuge : questa la cosa pi im
portante : salvarsi. nate dea : lett.
= nato di da , cio figlio della
dea Venere. fl ammis : dat. oppure
abl. con ex sott. = e sottriti a queste
fiamme . habet = tiene, occu
pa . rui t... T roia = precipita
dal sommo della sua vetta Troia ;
in un sol verso contenuta tutta la
tragedia di Troia.
291-295. Sat : forma piuttosto poe
tica per satis ; il sogg. di datum
{est). Pergma : n. plur. dextra :
per dire da una mano mortale
qualsiasi. possent : in questo mo
mento, ancra. etiam hac = gi
da questa mia sola. defensa
fuissent : fuissent, anzich essent, pare
rendere ancor pi impossibile e re
mota codesta eventualit. Nota il par
lare rapido e conciso delleroe, quasi
senza legami logici. Sacra : sott. sua,
desumibile dal suos che segue, da
unire con penatis (gli di pubblici ed
ufficiali di Troia). Con queste parole
Ettore d ad Enea come uninvesti
tura ufficiale, religiosa e politica ad
un tempo. ti bi : la parola riceve
laccento logico dellintera frase.
fatorum : scii, tuorum. comi tes :
predicat. di hos. hi s = per questi
pi che per te stesso , osa dirgli ora
Ettore. moeni a : cio una citt
murata e sicura, che sar L avinio,
donde i Penati trasmigrarono nel
lUrbe stessa, loro sede eterna.
pererrato..., ponto = dopo avere er
rato a lungo sul mare . deni que :
voca appunto lidea della tappa defi
nitiva ; si lega con statues = fon
derai .
296-297. mani bus = di sua ma
no . vi ttas... potentem = le sacre
bende e Vesta possente . ; adyti s,
ecc. = dai riposti penetrali .
ecf ert ( = effert) = trae ; cio Ettore
consegna ad Enea la statua di V esta
ornata di bende, e il fuoco inestin
guibile e sacro, tratto dai segreti pe
netrali del tempio, che sorgeva sul
lAcropoli. Vesta era la dea del foco
lare, della casa e, pi tardi, dello
stesso Stato. Perci con la consegna
ad Enea degli oggetti pi sacri, da
parte di Ettore, sia pure in sogno, il
figlio di Anchise diventa il depositario
e il continuatore del genuino culto na
zionale, quale sar, in piena et storica.
Augusto : anche per questo egli sar
costantemente considerato ed altres
chiamato pius da Virgilio.
l EN EI DE 123
CASSANDRA PRI GI ONI ERA
(I I , 402-430)
Siamo nel furore della mischia, nel cuore della notte crudele, che fu, come
disse il Racine, per tutto un popolo una notte eterna. Un corfuso cozzar
di armi, bagliori sinistri di fiamme, urli e scene di morte dappertutto. Enea
e i suoi si distinguono per valore, alimentato dalla disperazione, e fra tutti
il giovane Corbo, audace per temperamento, smanioso di vendetta, ardito
di consiglio, come allora, che esort i suoi a rivestirsi senza scrupolo (dolus
an virtus, quis in hoste requirat ?) delle armi dei nemici caduti, per poterli
pi facilmente aggredire.
Ed ecco un nuovo pietoso spettacolo attirare l'attenzione ed accendere
maggiormente il furore degli eroi troiani : Cassandra, la pi bella delle
figlie di Priamo, la infelice sacerdotessa di Apollo, non umquam eredita
Teucris, strappata violentemente dal tempio, vien trascinata dai Greci mise
ramente per le vie. Sparsi ha i capelli e legate le mani, ma gli occhi vlti
al cielo, come se solo di l a lei potesse venire salvezza. Visione di dolcezza
e di orrore insieme. Bast questa vista a Corbo, ardentemente innamorato
di lei, perch piombasse d'un balzo sopra i nemici, per liberare la sven
turata fanciulla. Accorrono anche i compagni, e nella mischia furibonda,
che ne segui, caddero molti Troiani, anche perch nell'equvoco travestimento
delle armi greche, vennero colpiti dagli stessi patrioti dall'alto del tempio
di Minerva : cadde per primo proprio Corbo, sotto gli occhi di Cassandra,
cadde il giusto Rifo, caddero il sacerdote Panto e molti altri, sopraffatti
dal numero maggiore dei nemici, col accorsi in difesa dei propri.
La figura di una Cassandra, sacerdotessa di Apollo, che diede a lei
il dono della profezia, ma che poi, per non averlo essa voluto sposare, fece
s che nessuno mai credesse a quel che preannunciava, era gi conosciuta
prima di Virgilio ; ma nella tradizione virgiliana essa acquista una sua
luce di purezza ed un suo fascino interiore da dominare tutta la scena.
Heu nihil invitis fas quemquam fidere divis !
Ecce trahebatur passis Priameia virgo
crinibus a templo Cassandra adytisque Minervae
402-406. ni hi l : avverbiale, da unire
colPindeclinato f a s = non per nulla
lecito che alcuno confidi . invi
ti s... di vi s : o dativo da collegare
con fidere = negli di avversi , o,
meno bene, abl. assol. temporale.
fi dere : non privo dellidea acces
soria della speranza. Ecce : la so
lita particella, che in Virgilio intro
duce drammaticamente un nuovo ele
mento di narrazione (ricorda Sinone,
il sogno di Ettore, ecc.). trahebatur :
a forza, come prigioniera, con doppia
offesa in quanto donna e sacerdo
tessa. passi s : da pancire ; va con
crinibus = con i capelli sparsi . -
Pri amei a virgo = la vergine figlia
di Priamo . a templo... adyti sque ;
124 P. VI RGI L I O MARONE
ad caelum tendens ardentia lumina frustra, 405
lumina, nam teneras arcebant vincula palmas.
Non tulit hanc speciem furiata mente Coroebus
et sese medium iniecit periturus in agmen.
Consequimur cuncti et densis incurrimus armis.
Hic primum ex alto delubri culmine telis 410
nostrorum obruimur oriturque miserrima caedes
armorum facie et Graiarum errore iubarum.
Tum Danai gemitu atque ereptae virginis ira
undique collecti invadunt, acerrimus Aiax
et gemini Atridae Dolopumque exercitus omnis : 415
adversi rupto ceu quondam turbine venti
adytis ribadisce templo, e fa sentire
come sacrilega l azione dei Greci =
dai penetrali del tempio , ove essa
erasi rifugiata. ardenti a : di ira
e di dolore, ad un tempo. frustra :
aggiunto interiettivamente e collocato
allestremo del verso con efficace evi
denza. nam : giustifica la ripeti
zione di lumina. teneras : di gio
vane donna, bellissima ed ora sola, fra
tanti e tanti nemici efferati. arcebant
(= prohibebant) trattenevano dal
gesto di levare le palme in alto : un
verso di tenera sensibilit virgiliana.
407-409. N o n tulit hanc speciem =
non seppe resistere a codesta vista .
f uri ata mente = con animo fu
rente : abl. assoluto con valore tem
porale causale ; furiatus part. del
v. furiare, come intende Servio, n
va esclusa dal suo significato l azione
accecante delle Furie. et : vale
quasi anzi . medi um : sta con
in agmen = tra la schiera avanzan
te dei nemici. peri turus = pron
to, risoluto a morire , oppure de
stinato, purtroppo, a... . C onse
qui mur (con sott. eum), ecc.: densis
con armis costituisce un abl. strumen
tale opp. modale = in schiera com
patta . i ncurri mus : corrisponde
a sese... inicit e sottintende in hostes.
410-412. H i c = a questo punto.
pri mum : in rapporto a tum, che
indica un momento successivo.
del ubri : di Minerva ; Cassandra di
l appunto era stata trascinata fuori
prigioniera. obrui mr : l ultima
allungata per tribrachismo, per icta-
zione, per la cesura forte ; il verbo
chiastico con oritur e tutto il verso
suona orrore per linsistenza della r.
ori tur = ha inizio . mi serri ma :
perch fra Troiani ; facie et errore sono
ablativi di causa, ognuno accompa
gnato dal proprio genitivo soggettivo ;
facies indica qui aspetto ; trad. la
frase = per l aspetto delle armi e per
l errore suscitato dai cimieri greci .
413-415. gemitu = per il dolore .
ereptae virginis : genit, oggett. di
ira. undique : va sia con collecti,
che ha valore mediale ( raccoltisi ),
sia con invadunt = ci assalgono ;
dapprima il Poeta presenta la massa,
poi i singoli e pi importanti capi.
acerrimus = limpetuosissimo ;
Aiace Oilide, omnimo del Telamnio.
gemini : duo, ma anche collidea di
appaiati, inseparabili , Doldpum s
capitanati e guidati da Neottlemo.
416-419. adversi = soffiando lun
contro laltro ; va con venti, elemento
dominante nella presente comparazione.
Si ordi ni : ceu quondam, turbine tupto,
venti confligunt adversi ; cet. parti-
cella dellalto linguaggio epico ; quon
dam appartiene alle similitudini, in cui
assume il raro senso di talvolta ,
a vol te; rupto turbine ha il va-
L ENEI DE 125
confligunt Zephyrusque Notusque et laetus eois
Eurus equis ; stridunt silvae saevitque tridenti
spumeus atque imo Nereus ciet aequora fundo.
Illi etiam, si quos obscura nocte per umbram 420
fudimus insidiis totaque agitavimus urbe,
apparent ; primi clipeos mentitaque tela
adgnoscunt atque ora sono discordia signant.
Ilicet obruimur numero ; primusque Coroebus
Pendei dextra divae armipotentis ad aram 425
procumbit ; cadit et Ripheus, iustissimus unus
qui fuit in Teucris et servantissimus aequi
(dis aliter visum) ; pereunt Hypanisque Dymasque
confixi a sociis ; nec te tua plurima, Panthu,
labentem pietas neque Apollinis infula texit. 430
lore temporale di quando scoppia,
si scatena luragano ; confligunt sot
tintende secum. eois... equis = dei
cavalli orientali . Nota come dopo
laccenno generico, vengano nominati
specifici venti in Zefiro, vento del
l Ovest, Nto, del Sud, Euro di Sud-
Est. tridenti : si noti come Nreo
abbia qui gli attributi stessi di Net
tuno : sono entrambi divinit marine.
spumeus : vale spumosus ed ha
senso attivo = sollevando schiumanti
tempeste . imo... fundo : sott.
ex = sin dal fondo . ciet =
sconvolge, mette sossopra .
420-423. I l l i : sintende. Greci.
eti am = perfino . si quos : con
Il li equivale ad omnes illi, quos(cum-
que). obscura nocte : ulterior
mente precisato dal per umbram.
f udi mus = fugavimus, profligavimus =
facemmo scomparire mediante lin
ganno delle armi scambiate (in
sidiis). tota... urbe = per totam
urbem. agi tavi mus : dando loro
una vera e propria caccia ; agitare
feras del linguaggio venatorio.
appSrent = riappaiono ancora ; la
collocazione in rimando suona qui
come unatroce beffa. pri mi : di
ogni altro gruppo nemico greco.
menti ta : con valore attivo (va anche
con clipeos) = che li avevano tratti in
inganno . ora... di scordi a si gnant
= fanno notare (ai compagni Greci)
la differenza dellaccento ; discordia,
sott. esse, aggettivo ; sono ablat.
di limitazione.
424-427. Ilicet = immediatamen
te . obruimur = veniamo sopraf
fatti, soverchiati . Peneli : nome
greco, gi usato da Omero, presso il
quale figura come capo dei Beoti
(II., I I , 94). armipotentis : in
quanto guerriera ; l epteto dato pi
di frequente a Marte. ad aram :
dunque al tempio, sui gradini anti
stanti al tempio, ma in terreno co
munque sacro. Ripheus : nomi
nato solo qui. iustissimus unus =
lunico, il pi giusto , poi il pi
giusto di tutti . servantissimus =
rispettosissimo del diritto.
428-430. dis... visum : sott. est.
confi xi = trafitti . a sociis : cio
dai Troiani, s odi di Enea. te : ogg.
di texit (= protexit) da sottintendere
anche con pietas, che ha in L atino un
senso molto diverso dal nostro piet.
labentem : ha il valore prolettico
e subordinato di quin labereris = dal
cader ucciso, opp. con senso tempo
rale mentre cadevi ucciso . i n
ful a : sacra benda sacerdotale.
126 P. VI RGI LI O MARONE
CANTO TERZO
A r g o men t o
Enea continua la narrazione della sua dolorosa vicenda, dopo
la partenza da Troia, esponendo singolarmente le varie peripezie
occorsegli, prima di giungere ai lidi Africani. Con una flotta di
venti navi punta sulla Tracia, ma, atterrito dal caso di Polidoro,
fugge di l a Deio, dove l oracolo di Apollo gli suggerisce di cer
care l antica madre . Anchise pensa sbito a Creta e col fa driz
zare il corso, ma una pestilenza, ivi scoppiata, costringe i pro
fughi ad allontanarsi al pi presto, alla volta dellItalia. Appro
dato alle Strfadi, una delle Arpie, la terribile Celno, predice
loro altri funesti avvenimenti, prima di toccare l Italia. Muovono
verso il lido di ctio, celebrano col dei ludi e poi sbarcano in
Epiro, dove, a Butrto, Enea incontra Andrmaca ed leno, da
cui attinge altre rivelazioni sul suo futuro destino. Partito di l,
naviga oltre Taranto e lungo le coste della Sicilia : ivi accoglie
il supplice greco Achemnide, scampato a Polifmo, poi tocca
Drpano, dove gli muore il padre Anchise. A mezza estate salpa,
finalmente, per l Italia, ma una tempesta sbatte i Troiani sul lito
rale libico, dove la regina Didone li accoglie con generosa ospitalit.
Grande la differenza di tono poetico e di struttura artistica
tra questo canto e il precedente : si ha l impressione di trovarsi qui
dinanzi ad un copione di bozza, dove il materiale gi tutto rac
colto, ma manca l elaborazione, perch sia ordinato e reso incande
scente. Quel che senza dubbio avrebbe fatto Virgilio, se la morte
non lo avesse sorpreso. Ma, pur con tutte le limitazioni del caso,
pur in mezzo alle lunghe, minute, e spesso superflue descrizioni
di scene e di luoghi, che raffreddano l impeto e la freschezza del
l ispirazione, e ci fanno ripensare a certe spiccate tendenze del
l arte alessandrina, non mancano episodi di rara bellezza, dove
si ritrovano vive le impronte della pi pura poesia virgiliana, con
quelle sue intime vibrazioni spirituali, che ci fanno esclamare,
come nellepisodio di Andromaca : qui Virgilio .
l e n e i d e 127
L EPI SODI O DI POL I DORO
(I I I , 19-57)
Lepisodio di Polidoro una delle gemme del III canto dellEneide.
In circa 50 versi Virgilio, sempre attraverso la commossa rievocazione di Enea,
narra la pietosa storia di questo ultimo figlio dellinfelice Priamo, che,
quando vide in pericolo le sorti di Troia, pens di affidarlo alle cure del
re di Tracia, Polimstore suo genero ed amico (aveva sposato la figlia Ilione),
il quale per, tradendo ogni pi sacro vincolo di parentela e di amicizia,
lo fece trucidare, per impadronirsi delloro, che egli portava seco.
Lepisodio impostato sulla tecnica epico-drammatica : il poeta ci porta
sbito in medias res, in quello sfondo misterioso di realismo e di sopran
naturale, che costituisce la prima parte dellepisodio, posta in bocca allo
stesso Polidoro, (vv. 19-48). Da un ramoscello divelto, per adornare laltare
sacrificale, per tre volte, nellesperimento successivamente ripetuto, stilla
rono gocce di lvido sangue ; finalmente dallo strappo dellarbusto usc fuori
una voce di pianto, che scongiurava Enea di avere piet di un morto e di non
voler contaminare le sue pie mani con quel sangue, che, non da un tronco
sgorgava, ma da uomo, non a lui estraneo : da Polidoro, suo cognato, caduto
col trafitto da una selva di dardi, che, alimentandosi del suo corpo, erano
cresciuti in acute aste. Qjiesto soprattutto gli raccomandava : di fuggire,
al pi presto, da quella terra di scellerati e di avari.
La seconda parte (vv. 49-57) narrativa, o meglio, -esplicativa di alcuni
particolari indicativi circa la persona d Polidoro e i motivi della sua
morte, per concludersi con la descrizione di un rito funebre, che Enea
e il seguito (qui comprese le donne) compiono ai Mani di Polidoro, racchiu
dendoli finalmente nella pace del sepolcro (vv. 58-68).
noto come da Virgilio abbia tratto Dante ispirazione per il non meno
famoso episodio del suo Pier delle Vigne (Inf., XIII, 22-45), lAriosto per
quello di Astolfo, mutato in mirto (Ori. Fur., VI) e il Tasso per Poltro
di Clorinda nella selva incantata (Ger. Lib., XIII).
Sacra Dionaeae matri divisque ferebam
auspicibus coeptorum operum superoque nitentem 20
caelicolum regi mactabam in litore taurum.
19-20. Sacra... ferebam = recavo
unofferta, facevo un sacrificio .
Dionaeae... matri : Venere, madre del
parlante, indicata col nome della pro
pria madre Dione. auspi cibus : qui
aggettivo ( = faustis, propitiis) e con
valore prolettico : ita ut faus ta auspicia
portenderent operibus inceptis (a nobis).
superoque : -que vale et praesertim.
ni tentem = pingue , splenden
te ; la parola va con taurum.
21-23. mactabam: imperft. di co
nato = mapprestavo ad immolare .
i n l i tore : siamo sulla spiaggia della
128 P. VI RGI L I O MARONE
Forte fuit iuxta tumulus, quo cornea summo
virgulta et densis hastilibus horrida myrtus.
Accessi viridemque ab humo convellere silvam
conatus, ramis tegerem ut frondentibus aras, 25
horrendum et dictu video mirabile monstrum.
Nam quae prima solo ruptis radicibus arbos
vellitur, huic atro liquuntur sanguine guttae
et terram tabo maculant. Mihi frigidus horror
membra quatit gelidusque coit formidine sanguis. 30
Rursus et alterius lentum convellere vimen
insequor et causas penitus temptare latentis :
alter et alterius sequitur de cortice sanguis.
Multa movens animo nymphas venerabar agrestis
Tracia. taurum : la pi solenne
delle vittime sacrificali. Forte
fuit = sorgeva per caso . quo...
summo = in quo s u m m o ( t u m u l o ) con
valore predicativo ( sulla sommit
del quale ). cornea... virgulta :
sott. e r a n t , come poi e r a t con m y r t u s .
densi s hasti l i bus horri da = irto
di dense, fitte asticciole , cio di
rami rigidi come aste (dal n. h a s t i l e , - i s ) .
24-26. Accessi : parallelo al pre
sente storico v i d e o del v. 26. ab
humo : a b sottolinea lidea dello sforzo
e determina il luogo. convell ere :
con isforzo { c o n - ) . si lvam = un
arbusto, un cespuglio , in quanto
di rigogliosa vegetazione. ramis,
ecc.: ord.: u t t e g e r e m a r a s . . . ' , era co
stume adornare di rami frondosi gli
altari ; per Venere era quanto mai
indicato il mirto, a lei consacrato.
horrendum : tale da mettere i brividi
per il sacro orrore ; ripreso da m i r a
b i l e (con cui si allaccia d i c t u ) e retto
da v i d e o .
27-30. quae, ecc. = quellalbero
(pi esattamente : quella piantina
opp. quellarbusto), che, rotte le ra
dici, primo viene svelto dal suolo,
gocciola di nero sangue (Vivona).
solo : abl at., va con v e l l i t u r . - rapti s
radicibus : abi. ass. con valore cau
sale. hui c = ex hac. atro : in
quanto ha avuto contatto collaria ;
con sanguine forma un ablativo di
materia. guttae : quasi personifi
cate. terram... macul ant = chiaz
zano il terreno vicino allaltare.
tabo = sanguine corrupto. frigidus :
come poi gelidus, ha valore attivo.
horror = un brivido . gelidus
que... sanguis = e il sangue per la
paura mi si condensa e ristagna ; la
sequela eufonica delle vocali e delle
consonanti accompagna lesattezza delle
sensazioni e dei fenomeni fisiologici.
31-33. R ursus: alquanto ridondante
con insquor, poeticamente usato qui
collinfinito. alteri us : sott. arbo
ris. lentum : descrittivo del vimen
(ramo flessibile e pieghevole).
temptare : meglio tradurre come se
avessimo un semplice tempto, in quanto
rursus insquor non si pu logica
mente collegare al secondo infinito.
l atenti s : quasi misteriose . et =
etiam. sequi tur = scorre , come
liquitur. de cortice = dalla cor
teccia della radice.
34-36. Multa... animo = agitando
nella mente mille pensieri ; animo
(come animis) abl. locale ; la frase
rivela la forte agitazione di Enea, il
quale comincia col cercare di propi
ziarsi subito le Ninfe dei campi (una
di esse poteva essere quella del ramo-
L ENEI DE
129
Gradivomque patrem, Geticis qui praesidet arvis, 35
rite secundarent visus omenque levarent.
Tertia sed postquam maiore hastilia nisu
adgredior genibusque adversae obluctor harenae,
(eloquar an sileam ?) gemitus lacrimabilis imo
auditur tumulo et vox reddita fertur ad auris : 40
Quid miserum, Aenea, laceras ? iam parce sepulto,
parce pias scelerare manus. Non me tibi Troia
externum tulit aut eruor hic de stipite manat.
Heu fuge crudelis terras, fuge litus avarum,
nam Polydorus ego ; hic confixum ferrea texit 45
telorum seges et iaculis increvit acutis .
scello strappato) e Marte, dio pro
tettore del paese intero ; ricorda le
diverse denominazioni delle Ninfe ;
qui sono le A madriadi, quelle degli
alberi. venerabar = supplicai .
Gradivom (-um) : Marte era per
i Romani un antico dio dellagricoltura,
a cui Virgilio d qui i tratti di Ares,
nume della Tracia. Geticis : qui sta
per Traci , che abitavano sulla riva
destra del basso Danubio, dove si
estendeva la Tracia. qui : posposto
per iprbato. rite = debitamente,
felicemente ; va col finale secunda
rent. visus (acc. plur. poetico =
viso) = le cose viste , cio il pro
digio . levarent = alleggerisse
ro il presagio {omeri).
37-40. T erti a : Enea ritenta la prova,
sperando ora che la sua preghiera
venga esaudita. hasti l i a : con ag
gredior vale metto mano ad un altro
virgulto . el quar an si l eam :
duplice domanda interrogativa diretta,
di brevit elementare, con valore du
bitativo = parl ar chiaramente dovrei
o restarmene zitto ? . tumul o : sott.
ex. vox reddi ta = la voce resa ,
cio l a relativa risposta .f ertur=
giunge , cio ex imo tumulo. ad
auri s : sott. meas.
41-44. mi serum : indefinito = un
povero sventurato . l aceras = in
sisti a dilaniare, a straziare . i am -
ormai . parce sepul to : era an*
che un vecchio motto dettato dalla
piet verso i defunti. costruzione
poetica quella di parco + infinito {sce
lerare = polluere). pi as = lagget
tivo proprio di Enea viene attribuito
alle mani, le quali sarebbero state
contaminate, se leroe avesse conti
nuato a fare strazio del mirto (e del
corniolo) cresciuto su dal corpo di
Polidoro (Vivona). me: va con
externum nel senso di straniero ; il
non agisce anche sul successivo manat.
tulit = produsse, fece nascere .
de sti pi te = da un tronco , in
tendendo pi propriamente per radici
rotte di piante che vivono abbarbi
cate al corpo di Polidoro. crudelis :
con personificazione del suolo, ove fu
perpetrata la strage ; del pari detto
avarum il lido, in quanto causa di tale
strage era stata lavarizia di Polim-
store, re dei Traci.
45-46. nam P. ego = poich son
Polidoro io . confixum... texit :
noi traduciamo come da confixit et
exit. ferrea... telorum seges =
una msse di aste di ferro ; seges
fa pensare, con una certa anticipa
zione, al nembo dei dardi, che ivi
appunto attecch e germogli. iacu
li s. .. acutis : va inteso e sopra le
aste acuminate germogli e crebbe :
i dardi, micidiali per Polidoro, emet-
9
130 P. VI RGI L I O MARONE
Tum vero ancipiti mentem formidine pressus
obstipui stetruntque comae et vox faucibus haesit.
Hunc Polydorum auri quondam cum pondere magno
infelix Priamus furtim mandarat alendum 50
Threicio regi, quom iam diffideret armis
Dardaniae cingique urbem obsidione videret.
Ille, ut opes fractae Teucrum et fortuna recessit,
res Agamemnonias victriciaque arma secutus
fas omne abrumpit : Polydorum obtruncat et auro 55
vi potitur. Quid non mortalia pectora cogis,
auri sacra fames !
tono sopra il suo stesso corpo dei ger
mogli e crescono fino a diventare seges.
47-48. T um vero = allora s che .
ancipiti : in quanto poteva essere
causata dal sangue oppure dalle parole
di Polidoro. mentem : accus. di re
lazione. pressus = oppressus.
obstipui, ecc.: verso efficacemente de
scrittivo e caro a Virgilio : obstipui
da obstupesco opp. obstipesco.
stetrunt (volgare e poetico) ; sta per
obriguerunt ( mi si rizzarono ).
haesit = mi si inchiod nella stroz
za {faucibus).
49-52. Hunc = codesto ; Enea
apre come una parentesi per rendere
edotti gli ascoltatori dei fatti rela
tivi a quei due personaggi. i nfl i x :
il pius Enea non pu non avere un
accento di piet per le sventure di
Priamo. alendum : partic. gerun
divo con valore predicativo e finale,
tipico dei verba dandi et accipiendi :
da mantenere. T hrei ci o regi
(Threicio = Thraciae) ; si tratta di Poli-
mstore. armis : cio sulle sorti
della guerra, per i Troiani (Dardaniae).
c i n g i : con triste presagio per le
sorti della citt.
53-54. f ractae : sott. sunt. T eu
crum = Teucrorum, e va, ex communi,
sia con opes ( la potenza ) sia con
fortuna. recessi t : nel senso di
scostarsi , fare un passo indie
tro . res... arma : in ordine chiastico.
55-57. f as... abrumpi t = calpesta,
viola ogni pi sacro dovere , cio la
legge umana e il diritto divino, perch
Polidoro, come ospite regolare, era
sotto la protezione di Giove e perch
legato a Polimstore con vincoli di
parentela. obtruncat : nel senso
generico di uccidere . vi po
ti tur : anticamente il verbo era anche
della 3a coniugazione. Segue ora l epi-
fonma famoso : Quid non mortalia,
ecc., in cui cogere sta con due accu
sativi, di cui quid avverbiale o di
moto (cfr. ire viam) e fam es reso
meglio con sete , mentre sacra vale
esecranda, maledetta . Nei vv. 49-57
Poro nominato per tre volte : esso
l elemento dominante in questo atroce
delitto. questa una delle tante note
di commento del poeta, raccapricciato
della efferatezza del delitto. L apstrofe
virgiliana risentita nelle letterature
posteriori.
l e n e i d e 131
L I NCONTRO CON ANDROMACA
(III, 300-355)
unaltra gemma di questo canto, forse la pi fulgida, dove non
si sa se ammirare di pi il tono patetico e doloroso che pervade tutto
il brano, oppure la sublimit del sentimento e l'elevatezza morale di questa
ideale figura d sposa e di madre antica, tutta moderna : Andrmaca, figlia
di Eezione, re di Tebe, sposa di Ettore, il pi prode dei Troiani, e madre
di Astianatte, leggiadro come una stella , che il crudele Neottlemo le aveva
strappato dalle braccia, trucidandolo.
Enea, sbarcato a Buthrotum (oggi Butrnto), nellEpiro, la sorprende
inaspettatamente presso la riva del falso Simoenta, dove ella aveva segreta-
mente eretto un altare e li stava sacrificando ai Mani del suo indimenticato
Ettore. La triste vicenda della vita laveva portata, ora, ad essere sposa
di leno, un altro figlio di Priamo, e re dellEpiro. La vista di Enea
la sconvolge e turba; poi sbito si riprende ed esplode in domande tronche
e saltellanti: vero aspetto il tuo?. . . vivi tu? o, se lalma luce ti fu
tolta, Ettore mio dov ? (v. 310 sgg.) ; e basta quel nome, perch ella
scoppi in un dirotto pianto. Enea risponde poche parole, e solo alla prima
domanda, rassicurandola che, si, vivo egli, in carne ed ossa; poi piega
sbito il suo discorso a cose, che interessano direttamente la vicenda della
vita di lei. Con voce sommessa e col volto abbassato, quasi che le domande
di Enea giungessero improvvise a risvegliare in lei il pudore di un senti
mento mai assopito, la fedelt spirituale allamore di Ettore, ma contami
nato dalla tragedia della vita, inizia la sua confessione con un rimpianto, che
termina invidiando tutte le fortunate donne troiane, le quali ebbero in sorte
di morire sotto le rovine della patria; a lei tocc invece passare di servit
in servit, di umiliazione in umiliazione, da Pirro ad leno. Pi non dice,
lascia sottintendere, per ricollegarsi alla prima domanda circa la vicenda
di Enea, associando sbito, con finissima sensibilit materna, alla figura
del padre quella del piccolo Ascanio. Anzi, da questo punto, al centro delle
attenzioni di Andrmaca Ascanio : un ricomporre in visioni di affetto
le virt del nipotino, che pensa cresciuto sugli esempi del padre e dello
zio Ettore alla virt ed al valore=N le lacrime cessarono di accompagnare
le parole.
132 P VI RGI LI O MARONE
Progredior portu classes et litora linquens, 300
sollemnis cum forte dapes et tristia dona
ante urbem in luco falsi Simototis ad undam
libabat cineri Andromche Manisque vocabat
Hectoreum ad tumulum, viridi quem caespite inanem
et geminas, causam lacrimis, sacraverat aras. 305
Ut me conspexit venientem et Troia circum
arma amens vidit, magnis exterrita monstris
deriguit visu, in medio, calor ossa reliquit,
labitur et longo vix tandem tempore fatur :
Verane te facies, verus mihi nuntius adfers, 310
300-305. Progredior portu = mi
avanzo, mallontano dal porto verso
ia citt. classes : le navi. l i n
quens = relinquens. sol lemnis : cio
anniversarie, annuali . dapes =
inferias, cio latte, vino e miele, come
si usava. tristia : qui funebri ;
riferito ai doni quanto proprio
del l animo della donatrice, sempre ri
volta a sacri affetti ; dona pu indi
care fiori, sangue di vittime immolate.
ante urbem : cos nelluso romano
che Virgilio estende alla Grecia.
l uco : luogo sacro e protetto da ombre
misteriose, pieno di raccoglimento.
falsi = del fittizio , artificiale ,
in luogo e memoria di quello genuino
e della Troade. ad = apud.
undam : sing. collettivo ; in questo
verso delimitato e delineato un pae
saggio veramente tipico ed anche sa
cro. l i babat = veniva ad offrire .
ci neri : cio Manibus ; tosto pre
cisato con Hectoreum ad tumulum.
A ndromche : con terminazione greca.
M ani s : del padre e del figlio.
Andromaca voca ed invoca i Manes
dei suoi cari, perch vengano a gu
stare e a gradire dapes et dona.
viridi... caespi te ; ablat. di luogo =
sopra erbose zolle . i nanem =
vuoto ; allude allerezione del ce-
notfio o tomba vuota. gemi nas :
a ricordarvi i suoi due cari : il ma
rito e il figlio. causam lacrimis :
apposizione ; pi vivo di caus. lacri
marum ; nel verso et vale ed anzi .
306-309. venientem = mentre mi
accostavo ; Andrmaca ed Enea era
no fra loro cognati oltrech concitta
dini. T roi a circum arma = e
guerrieri troiani intorno (a me) ;
Troia un trisillabo, misurato secon
do la prosodia greca. amens
fuori di s per lo stupore.
vi di t : dice anche not , a diffe
renza del precedente conspexit.
magni s exterri ta monstri s = atter
ri ta dallo strepitoso caso occorsole .
deriguit : da derigesco : il nostro
rest di sasso , divent una sta
tua di colpo . visu in medi o =
dum me cernii ( S erv i o) . calor ossa
reliquit = un brivido le raggel le
ossa . labitur = vacilla , cio
sta per cadere, dopo cos forte emo
zione e stupore.
310-315. Verane, ecc.: vera facies
e verus nuntius sono predicativi del
sogg. di adfers, e te va sottinteso anche
con nuntius adfers, come mihi adfers
appartiene pure a facies. Possiamo
cercar di tradurre il tutto : Vero
aspetto tu sei ? e qual vero messag
gero mi ti offri...? Dalla meraviglia
stupita del primo momento Andr
maca passa a dar corso al suo pen
siero dominante, relativo ad Ettore
Ettore ov ? Naturale
interrogazione : se Enea veniva per
un qualunque motivo dai luoghi in
feri, perch non veniva anche Ettore
L ENEI DE
133
nate dea ? vivisne ? aut, si lux alma recessit,
Hector ubi est ? Dixit lacrimasque effundit et omnem
implevit clamore locum. Vix pauca furenti
subicio et raris turbatus vocibus hisco :
Vivo equidem vitamque extrema per omnia duco; 315
ne dubita, nam vera vides.
Heu quis te casus deiectam coniuge tanto
excipit aut quae digna satis fortuna revisit
Hectoris Andromache ? Pyrrhln conubia servas ?
Deiecit voltum et demissa voce locuta est ; 320
O felix una ante alias Priameia virgo,
hostilem ad tumulum Troiae sub moenibus altis
iussa mori, quae sortitus non pertulit ullos
nec victoris eri tetigit captiva cubile !
per vedere la consorte? (Viv o na).
nate dea : cio figlio di Venere. -
Dixit... effundit... i mpl evi t : tre mo
menti successivi : parole, lacrime, stri
da. V ix pauca : siccome conveniva
ad una f u r e n t i = a lei folle di dolore .
subicio : conativo = tento di con
trapporre quale risposta. raris...
vocibus : dativo ; raris pu valere
dette ad intervalli . turbatus :
domina l intero verso, cosi simmetrico,
dal centro. Vivo... duco : dolorosa
autopresentazione delleroe, che con
trappone la sua alla tragedia di lei.
316-320. ne dubi ta : imperativo poe
tico = n dubitaveris. quis = qui,
qualis. casus = triste sorte :
Enea pensa ad Andromaca, forzata
sposa di Pirro-Neottlemo, il figlio
crudele di Achille. deiectam = ri
masta privata, orbata . coniuge
tanto : allude, antonomasticamente, ad
Ettore. excipi t = ti accoglie .
satis : va con digna. revi si t =
a te fa ritorno , con idea desidera
ti va (viso, rispetto a video). Hectori s
A ndromche: Andromche pu essere
abl. legato a digna, oppur vocativo, da
staccare magari coni a virgola dopo re
visit ; comunque questo un binomio
che si risente pi volte qui, in questo
squarcio di alta poesia, a sottolineare
che nellamore di Andromaca viva
e palpitante sempre la figura di
Ettore. Pyrrhi n conubia servas ? =
continui sempre ad essere sposa di
Pirro ? ; delicata la domanda di
Enea : come schiava, Andrmaca non
poteva essere che concubina forzata,
non legittima moglie di Neottlemo;
Deiecit, ecc. = abbass il volto .
queste parole nascondono una sfuma
tura di delicatezza femminile inaffer
rabile, quella di dover chinare di
rossore la testa per dire cose, che
non vorrebbe confessare ; di qui il
parlar sottovoce frettoloso e vere
condo e quel rimpiangere e invidiare
la sorte di Polissena (Priameia virgo).
321-324. O : fortemente patetico.
una ante alias : costrutto ultrasuper
lativo = sopra ogni altra . Pria-
mela virgo : Polissena, figlia di
Priamo, sacrificata presso il tumulo
di Achille. iussa mori = fatta
morire , con iussa apposiz. di virgo ;
eppure Andrmaca la invidia, anche
ora che diventata sposa del fratello
di Ettore, leno. sortitus (sostan
tivo)... pertulit = non dovette sop
portare sorteggio alcuno . tetigit =
n, fatta schiava, dovette toccare il
letto del padrone vincitore ; era la
sorte delle donne schiave.
134 P. VIRGILIO MARONE
Nos patria incensa diversa per aequora vectae 325
stirpis Achilleae fastus iuvenemque superbum,
servitio enixae, tulimus ; qui deinde secutus
Ledaeam Hermionen Lacedaemoriiosque hymenaeos
me famulo famulamque Heleno transmisit habendam.
Ast illum ereptae magno flammatus amore 330
coniugis et scelerum furiis agitatus Orestes
excipit incautum patriasque obtruncat ad aras.
Morte Neoptolemi regnorum reddita cessit
pars Heleno, qui Chaonios cognomine campos
Chaoniamque omnem Troiano a Cha5ne dixit 335
Pergamaque Iliacamque iugis hanc addidit arcem.
Sed tibi qui cursum venti, quae fata dedere ?
aut quisnam ignarum nostris deus appulit oris ?
325-329. N os : quasi a dire : io e le
altre donne troiane. patria ; non
Troia od altro sostantivo : pi strug
gente il ricordo doloroso. di
versa : vale Puna lontana dallal
tra . vectae (da veho) = tra
sportate . stirpis Achilleae : cio
Pirro. fastus = gli atti di alte
rigia . servitio : abl. temporale :
in schiavit . enixae (da enitor) :
i n assoluto = dopo avergli partorito,
dato un figlio (che si chiam Mo
losso) . qui : si riferisce ancra
al giovane Neottlemo. secutus =
perdutosi dietro a : ecco la suc
cessione dei fatti : Em one, nipote
di L eda, dal padre suo Menelo fu
data in isposa a Pirro, mentre i
nonni della medesima, Tndaro e L eda,
l avevano formalmente promessa ad
Oreste. Costui per uccise Pirro da
vanti allaltare di Achille, a Delfi,
e spos Ermone : tutto questo con
tenuto e narrato nellAndromaca di
Euripide. Ledaeam Herm. = Er-
mione nipote di L eda . Lacedae
monios hym. : non senza una punta
di scherno per le donne spartane,
che, come Elena, furono spesso fatali
ai loro mariti. famulo = com
pagno di schiavit era leno -per An-
drmaca, ed essa pure nei confronti di
lui {famulam). Heleno = perch
la tenesse come schiava, a sua volta.
330-332. il l um : Pirro ; sta con in
cautum ( di sorpresa, alla sprovvi
sta ), retto da excipit, ed anche con
obtruncat, che indica una brutale de
capitazione . ereptae... coniugi s t
allude ad Ermone, promessa ad Ore
ste, che la considerava gi sua sposa
(coniugis). excipi t = lo coglie .
patri as = paternas : allude al sa
crificio fatto a Delfi in onore del
padre suo, Agamnnone.
333-336. Neoptol emi : lo stesso che
Pyrrhi. regnorum : va con pars.
pars : unaltra parte spettava a Mo
losso; figlio di Pirro e di Andrmaca.
cessit = pass , tocc in retag
gio . Chaonios, ecc.: si ordini :
campos (illos) cognominavit (= cogno
mine dixit) Chaonios et omnem (regio
nem) dixit Chaoniam a ChaSne Troiano ;
il quale era fratello di leno, ucciso
da costui durante una caccia per sba
glio. iugi s... addi di t = aggiunse
ai monti , cio costru sul monte .
337-340. cursum : sintende fausto,
prospero . venti : anche noi tut
tora diciamo ad uno, arrivatoci di lon
tano, qual buon vento ti porta ? .
dedre : sott. faustum 'cursum ; an
che . a f a t a si dia il senso di fausti
destini . qui snam = quinam ; ag
gettivo con deus. i gnarum : sott.
l en ei d e 135
quid puer Ascanius ? superatne et vescitur aura,
quem tibi iam Troi a............................................... ? 340
ecqua tamen puerost amissae cura parentis ?
ecquid in antiquam virtutem animosque virilis
et pater Aeneas et avonculus excitat Hector ?
Talia fundebat lacrimans longosque ciebat
in cassum fletus, cum sese a moenibus heros 345
Priamides multis Helenus comitantibus adfert
adgnoscitque suos laetusque ad limina ducit
et multum lacrimas verba inter singula fundit.
Procedo et parvam Troiam simulataque magnis
Pergama et arentem Xanthi cognomine rivom 350
adgnosco Scaeaeque amplector limina portae.
Nec non et Teucri socia simul urbe fruuntur ;
illos porticibus rex accipiebat in amplis ;
aulai medio libabant pocula Bacchi
impositis auro dapibus paterasque tenebant. 355
te = a tua insaputa . - appuli t :
appello va con navem, ma si usa bene
anche colle persone che approdano,
come qui. quid : sott. agit o si
mili. superatne : nel senso di stipe
r e s t e sopravvive . vescitur aura :
vaghissimo modo poetico, variazione
di vivit. quem... Troia : uno dei
58 versi incompiuti dellEneide, che
gli antichi e gli umanisti hanno cer
cato di completare variamente, per es.
con peperit fumante Creusa.
341-343. ecqua : forma arcaica per
cquae = qualis ; un pronome di par
ticolare vivacit e passione. est...
cura = quale rimpianto, ricordo ;
puerost = est puero. ami ssae : eufe
mismo gentile. ecquid : pron. neutro
che equivale ad una formula intro
duttiva di interrogazione diretta : E
riesce ad eccitarlo, effettivamente,
a... ?. pater... A eneas t qui pater
in rapporto diretto con Ascanius.
avonculus = zio materno , in quan
to Ettore era fratello di Cresa, la
madre di Ascanio. excitat : sot
tinteso eum, cio Ascanio.
344-345. lacrimans longos : allit
terazione patetica. ciebat = edebat.
in cassum : cassum il partic. pas
sato accusativo di carco ; un ge
mito delleroe sul destino immutabile
della sventura (Viv ona) .
346-351. adfert: va-col precedente
sese. leno, naturalmente, gi stato
avvertito delParrivo dei Troiani.
adgnoscitque... ducit : solita colloca
zione calcolata e simmetrica dei due
verbi. limina : del palazzo reale.
multum, ecc.: anchegli dominato da
un dolore pari alla gioia provata.
verba inter singula = durante l a
parl ata di entrambi , sia di Enea
che di leno. simulatque magnis
Pergma = una Prgamo fabbricata
a somiglianza della grande che sor
geva nella Trade lontana. Xanthi
cognomine = soprannominato X an
te . adgnosco = riconosco .
portae : sono le Porte Scee , quelle
occidentali di Troia ; nota il singolare
per il plurale.
352-355. Nec non : nesso copulativo
caro a Virgilio = ed anche, ma an
che. aul i i : genit, arcaico per aulae.
medi o = in medio, sostantivato.
auro : dativo ed indica i piatti
doro su cui erano state poste le
offerte (impositis dapibus). tene
bant : sott. manibus.
136 p. Vi r g i l i o marone
I DONI DI ANDROMACA
(I I I , 482:505)
Le tenere effusioni di affetto tra gli stessi cittadini di una patria per
duta hanno avuto gi luogo ; leno, linterpres Phoebi, annunzia il mo
mento del commiato. Si scambiano dni. Al centro della scena ancora
Andrmaca e questa volta, pi che VAndrmaca di Ettore, la infelice madre
di Astanatte, il cui sembiante ella va ricomponendo teneramente sullimma
gine del cuginetto Ascanio, al quale consegna i doni pi belli : vesti rica
mate in oro e una clmide frigia. Prendi questi doni, e siano per te, o pic
colo, ricordo delle mie mani e testimonio del lungo amore di Andrmaca,
la sposa di Ettore. Tinili come pegni estremi dei tuoi parenti, o tu, l'unica
immagine che mi resti del mio Astianatte : proprio cosi egli aveva gli occhi,
cosi le mani, cos il sembiante; ed ora sarebbe come te giovinetto della
tua stessa et (vv. 486-491). Anche qui lacrime di dolorosa tenerezza scan
discono le parole e accompagnano l'abbraccio finale, nonch il saluto di Enea,
che promette un perenne ricordo di amicizia e di fraternit coi cittadini
lontani, quando fonder la citt nella terra indicata dal Fato.
In questo brano data l'ultima pennellata alla figura di Andrmaca,
gi cos ricca di umanit nell'episodio precedente : quel ricomporre in una
contemplazione estatica le fattezze del figlio sull'immagine di Ascanio, quel
desiderare dessere ricordata sempre come consorte di Ettore, sono le due
note pi belle ed espressive di questa musicale figura, che col nome di Ettore
aveva avviato il suo colloquio con Enea, col nome di Ettore e di Astianatte
chiude il suo soliloquio con Ascanio e con esso il suo segreto mondo inte
riore di sposa fedele e di madre affettuosa.
Nec minus Andromache digressu maesta supremo
fert picturatas auri subtemine vestes
482-485. Dopo una breve sosta dei
Troiani e dopo che leno ha prean
nunciato ad Enea molti particolari
del futuro viaggio periglioso verso
l I talia, dicendogli altres che il resto
lo verr a conoscere dalla Sibilla stessa
di Cuma, avviene l offerta dei copiosi
doni da parte di leno, il quale rivolge
parole, particolarmente fauste, pro
prio al vecchio Anchise. Anche An
drmaca vuole aggiungere doni suoi
propri per Enea e per Ascanio.
Nec mi nus = non certo in misura
minore di quella di leno ; cos pas
siamo ad una scena di altro tono e
contenuto. A ndromache : forma
greca. digressu... supremo : tem
porale = al momento dellestremo-
distacco dei Troiani da Butrto ;
opp. causale = costernata (maesta)
per quellestremo... . pi cturatas
auri subtemi ne vestes = drappi a fili
l e n e i d e 137
et Phrygiam Ascanio chlamydem, nec cedit honore ;
textilibusque onerat donis ac talia fatur : 485
Accipe et haec, manuum tibi quae monumenta mearum
sint, puer, et longum Andromachae testentur amorem,
coniugis Hectoreae. Cape dona extrema tuorum,
o mihi sola mei super Astyanactis imago :
sic oculos, sic ille manus, sic ora ferebat 490
et nunc aequali tecum pubesceret aevo .
Hos ego digrediens lacrimis adfabar obortis :
Vivite felices, quibus est fortuna peracta
iam sua ; nos alia ex aliis in fata vocamur.
doro istoriati ; picturatas risale a
pictura, a pingere, che con acu vale
ricamare ; non esiste per, in L a
tino, il verbo stesso picturo, corri
spondente al nostro pitturare. nec
c ed it honore : la buona prosa direbbe
neque cedit honore ( non resta infe
riore (ad leno) nellonorare gli ospiti
troiani, opp. non inferiore ai me
riti (di Ascanio).
486. Accipe et haec = prendi an
che questi , cio : oltre la picturatam
vestem e la Phrygiam clamydem, An
dromaca dona al nipotino oggetti pre
parati dalle sue mani e destinati al
cuginetto A stianatte ; quindi preziosi
daffetto e di ricordi. quae : va
con haec (= haec quae) e regge sint
e testentur del v. seguente, con valore
consecutivo o finale = che possano
esserti, perch ti siano . monu
menta : da moneo e vale ricordo .
487-491. longum = imperituro .
Andromachae : poi : coniugis Hec
toreae : tutto in terza persona, affet
tuosamente, a confondere i n un unico
sentimento persone presenti e scom
parse. Cape : riprende Accipe, ma
in tono pi effusivo. extrema :
parola piena di strazianti allusioni ;
all a famiglia ai parenti alla Patria
{tuorum fa pensare e vedere, di colpo,
la distruzione e dispersione di tutta una
intera famiglia). o mi hi , ecc.: il
momento culminante dellabbandono
materno alla accorata rievocazione del
figlio, fatta risentire nelliniziale escla
mativo o, nella cumulatio di mihi, mei,
e poi sic, sic, sic ! sic oculos, ecc.:
par di vedere la carezza materna ac
compagnata dalle dolci parole cosi
egli aveva gli occhi, cos le mani, cos
il volto ; ed ora sarebbe un giovi
netto della tua stessa et . pube
sceret : imperf. cong. (3a ipot. irreale)
con sottinteso s i viveret ; lett. cre
scerebbe fanciullo . tecum : va
con aequali. aevo = aetate, abl. di
causa o di qualit.
492-494. Hos : retto da adfabar
(= ad-fcibar). digrediens : indica
il momento del distacco, e va con
ego. lacrimis... oborti s = tra le
lacrime che mi velavano gli occhi .
Vivite felices : semplice e commo
vente augurio a due persone cos tre
mendamente provate dalle sventure.
quibus : va con oos sottinteso ed
dativo di agente con peracta {est),
cui si riferisce sua = vivete felici
voi, che gi avete trascorso la vo
stra propria fortuna . nos : con
trapposto al sott. vos precedente.
alia, ecc. : ci attenderemmo ex aliis
fatis in alia fata.
138 P. VI RGI L I O MARONE
Vobis parta quies, nullum maris aequor arandum, 495
arva neque Ausoniae semper cedentia retro
quaerenda. Effigiem Xanthi Troiamque videtis,
quam vestrae fecere manus melioribus, opto,
auspiciis et quae fuerit minus obvia Grais.
Si quando Thybrim vicinaque Thybridis arva 500
intraro gentique meae data moenia cernam,
cognatas urbes olim populosque propinquos
Epiro Hesperia, quibus idem Dardanus auctor
atque idem casus, una faciemus utramque
Troiam animis ; maneat nostros ea cura nepotes . 505
495-499. V obis : dat. di commodo ;
l a parola forma Io spondeo dei primo
piede : Enea si indugia in essa, e sot
tolinea la parta guies di leno e di
A ndrmaca. parta : sott. est.
qui es : che tanta parte del Vivite
felices detto pocanzi. arandum :
con bella immagine gi omerica. L e
navi solcano la distesa del mare, come
l aratro quella dei campi (aequor pu
indicare entrambe le distese) ; con
arandum, sott. un altro vobis. arva,
ecc.: si ordini: neque semper (vobis)
quaerenda (sunt sott.) arva Ausoniae
cedentia semper retro. Ausoniae :
sostantivato, sott. terrae ; arva dice
terreni arabili o arati ; cedentia
calcolato in vista di quaerenda ; retro
si lega solo a verbi di moto, come
cedo (cfr. il nostro retrocedere) ; in
cedentia retro, gli arva sono personifi
cati. videtis : sotto i vostri occhi,
ogni giorno ( assai pi di habetis
o simili). melioribus, ecc. = con
auspicii pi favorevoli oh me lau
guro ! e tale che possa essere meno
esposta ai Greci , alludendo ad even
tuali pericoli che potessero ancora ve
nire da parte di essi. Si notino l im
provvisa inserzione di opto parente
tico, f u e r i t sostituito poeticamente a sit
c la forma epica Grais per Graecis.
Altri, leggendo fuerint, d ima diversa
interpretazione al passo.
500-505. Si quando = se mai, un
bel giorno ; equivale a in qual
siasi momento io entrassi... . T hy
brim : forma di accusativo per Tibe
rim altrettanto dicasi del genitivo
Thybridis. vici na : sostantivo
( le vicinanze, i paraggi ), apposi
zione anticipata di arva. intraro :
(= intravero) transitivo come piacer
di usarlo anche ai prosatori post
classici. data : sott. a dis, f a l i s .
cernam : il fut. I dice azione poste
riore a quella del fut. I I intraro.
Epiro Hesperia = ex Epiro et Hespe
ria per accennare ai rispettivi abi
tanti. auctor : sott. f u i t , rispetto ai
Troiani e a Butrto epirotica come
pure a Roma italica. casus : sott.
sunt; idem = iidem. utramque Tro
iam : apposizione e ripresa logica di
cognatas urbes e di populos propinquos.
animis : o ablat. di stato in
luogo ( nel nostro cuore ), in quanto
le due citt erano lontane, geografica
mente parlando, oppure di modo
o relazione ( anche di cuore : citt
sorelle, noi diremmo). maneat,
ecc. = il compito duna tal fusione
sia riservato ai nostri discendenti .
Si noti la solennit dellimperativo
maneat, costruito, come qui e spesso,
transitivamente colla personificazione
del sogg. astratto cura.
l en ei d e 139
CANTO QUARTO
Ar g o men t o
Il canto quarto, il tanto noto libro di Didone , occupa nel
l economia del poema un posto importante ed ha una sua fisio
nomia particolare, che lo caratterizza nelle linee di un episodio :
un episodio di amore , che ha per lestensione di un dramma,
e tanta parte illumina e giustifica dello svolgersi dellazione epica,
della vita e della figura di Enea.
Largomento ne semplice e lineare. Didone, innamoratasi
di Enea, dopo un contenuto e mal celato riserbo, apre l animo
suo alla sorella Anna, che la esorta e la spinge (in realt non ne
aveva bisogno !) a bandire ogni scrupolo, e a non chiudere il suo
cuore alla realizzazione di un nuovo sogno damore con un perso
naggio tanto nobile e famoso. Vince l amore, che diventa passione.
Giunone e Venere si accordano per affrettare le nozze, che vengono
suggellate in una grotta, dove Enea e Didone si erano rifugiati
durante una caccia, per ripararsi da una tempesta, scatenata dim
provviso da Giunone. Iarba, re dei Getli e pretendente di Didone,
informato del fatto, se ne lamenta presso Giove, che manda Mer
curio ad Enea, con lordine che egli lasci al pi presto Cartagine
e drizzi la rotta verso l Italia. Stordito e addolorato leroe obbe
disce, e, compiuti in segreto i preparativi, salpa con la flotta. Lin
felice regina, a cui non erano sfuggiti i nascosti disegni di Enea
e chi pu ingannare una donna innamorata ? lo scon
giura, desolata, a rimanere, a non compiere un inqualificabile tra
dimento. Ma, riuscito vano ogni tentativo di trattenere l eroe,
vinta dalla disperazione, si fa erigere un rogo e si trafigge su di
esso con la spada stessa, donatale da Enea.
140 P. VI RGI L I O MARONE
DI DONE I NNAMORATA
SI CONFI DA CON LA SOREL L A ANNA
(I V, 9-30)
Enea ha terminato il suo lungo racconto, ma comincia il tormento della
regina. Essa gi in preda ad un turbamento indicibile : risente le parole,
rivede lo sguardo delleroe, ripensa al valore delle sue gesta, alla grande
fama della sua stirpe, ripercorre con Vaccesa fantasia le tappe del suo
periglioso cammino, fino al suo giungere in terra dAfrica, al suo primo
incontro con lei. Nel ricordo di quello che di Enea lha soprattutto colpita,
prevale quanto c in lui di spirituale : laltezza del suo eroismo, la nobilt
del suo linguaggio. Il volto, le fattezze fisiche sono una piccola parte del
fascino delleroe e anchesse viste, per ora, come espressione del suo nobile
spirito. Durante la notte Didone atterrita da strani sogni e da terribili
visioni, sente che al fondo del suo turbamento c qualcosa di strano, dinso
spettabile : c un sentimento nuovof che non pi compassione o piet,
tenerezza, amore. Non sa rendersene conto e ne parla con la sorella Anna.
Ha bisogno di confidarsi, danalizzare insieme con lei, che sa comprenderla,
i suoi sentimenti, di ridire a se stessa, pi che alla sorella, che colui per
il quale cosi tormentata, un eroe di forte animo e di illustri avi, di stirpe
divina : lo hanno rivelato le sue parole, il suo aspetto, la nobilt del suo
spirito. Si ha qui la prima confessione dellamore di Didone, veramente
prima , anche nella sua forma cosi volutamente indiretta e cosi pudica
mente paurosa.
Anna soror, quae me suspensam insomnia terrent !
quis novos hic nostris successit sedibus hospes, 10
quem sese ore ferens, quam forti pectore et armis !
Credo equidem, nec vana fides, genus esse deorum.
Degeneres animos timor arguit. Heu quibus ille
9-11. A nna soror: il vocativo pre
messo a tutto il discorso rivela gi
il bisogno intimo, confidenziale della
regina. quae... i nsomni a terrent !
= quali sogni mi atterriscono, tur
bandomi ! . quis, ecc. = quale
insolito ospite questo, che entrato
nella nostra reggia ! ; quis, quem,
quarti sono tutti di valore esclamativo,
ma con funzione sintattica e morfo
logica diversa. quem : qualem, pre
dicativo di sese = che aspetto egli
ha ! .
12-14. equidem = senzaltro, di
certo . vana = infondata , sott.
est. fi d e s : corrispondente a credo =
quel che io penso ; la mia cre
denza . genus = progenie .
Degeneres : qui anche piccoli ; gli
antichi avevano un alto concetto della
l e n e i d e 141
iactatus fatis ! quae bella exhausta canebat !
Si mihi non animo fixum immotumque sederet, 15
ne cui me vinclo vellem sociare iugali,
postquam primus amor deceptam morte fefellit ;
si non pertaesum thalami taedaeque fuisset,
huic uni forsan potui succumbere culpae.
Anna, fatebor enim, miseri post fata Sychaei 20
coniugis et sparsos fraterna caede penatis,
solus hic inflexit sensus animumque labantem
impulit. Adgnosco veteris vestigia flammae.
nobilt dei natali. i actatus = in
calzato, perseguitato ; torna a mente
quel che Otello dice di Desdemona :
ella m'am per le sventure mie, ed
io lamai per la piet che nebbe .
canebat : canere il verbo tecnico del
cantare epico ; ma Didone vi sentiva
la voce soave, ispirata, affascinante
del narratore ; gi qui Virgilio ci d
un esempio di processo artistico fem
minilmente sofferto, psicologicamente
intuito, poeticamente cantato.
15-19. Si mihi, ecc. = se a me non
istesse fermo ed inconcusso nel cuore
(il disegno) di non volermi pi unire
ad alcuno di nodo maritale, dopo
che il primo amore mingann con
la morte e mi deluse ; se non mi fossero
venuti in odio e tlamo e tede... .
animo : abl. locativo, spesso usato con
sedet, plasticamente indicante sta fer
mamente decretato, stabilito ; di esso
predicativo fixum immotumque ; sogg.
la sostantiva soggettiva ne "cui (sott.
viro)... vellem... vinclo... iugali :
abl. mediale ; indica il matrimo
nio . huic uni... culpae = forse
per questuomo solo sarei potuta sog
giacere alla colpa ; altri intendono
invece huic uni... culpae = a questo
solo amore, bench colpevole .
pertaesum fuisset (non esset) : da
pertaedere. succumbere: rende lidea
dun grave peso a cui una crea
tura debole soggiace ; per lei, che ha
giurato eterna fede al marito, unirsi
ad un altro uomo sarebbe grave colpa,
imperdonabile fallo. Questa confes
sione induce Didone ad aprire inte
ramente la sua anima turbata alla
sorella. Ella le si rivolge affettuosa
mente, chiamandola pi volte per
nome, quasi che nel momento pi an
goscioso e vibrante senta in quel nome
come una luce di consiglio, un leni
mento allangoscia.
20-23. fatebor enim = te lo con
fesser in verit ; opp. dovr pro
prio riconoscerlo . sparsos... pe
natis = e dopoch di sangue fraterno
furono intrisi i penati ; si allude qui
al' sangue di Sicheo straziato dal fra
tello Pigmalione. solus hic : solus
uneco precisa di uni. sensus =
i sentimenti del mio cuore .
labantem : con valore proiettici, ita
ut labaret. Adgnosco, ecc.: nota
il valore di adgnosco riconosco di
verso da cognosco conosco per la
prima volta. L a frase pass i n pro
verbio e fu cos tradotta da D ante
(Purg., XXX, 48) : conosco i segni
dellantica fiamma . I n queste parole
di Didone culmina londeggiante con
fessione della donna, che appare anzi
gi vinta, nonostante le giurate affer
mazioni di immutata fedelt alla me
moria di Sicheo... Ella sente nascere
in s una nuova vita, un tumulto di
affetti, unindicibile . dolcezza, quale
aveva sperimentata quando era andata
sposa a Sicheo (R i posati ).
142
P. VI RGI L I O MARONE
Sed mihi vel tellus optem prius ima dehiscat,
vel pater omnipotens abigat me fulmine ad umbras, 25
pallentis umbras Erebo noctemque profundam,
ante, Pudor, quam te violo aut tua iura resolvo.
Ille meos, primum qui me sibi iunxit, amores
abstulit ; ille habeat secum servetque sepulcro .
Sic effata sinum lacrimis implevit obortis. 30
24-27. mi hi : va con dehiscat, con la
prima sillaba abbreviata. optem :
costruito colle sostantive oggettive
dehiscat e poi abigat. pri us : preci
sato poi meglio e ripreso da ante.
Pudor : improvvisamente evocato e
personificato.
28-30. I l le : Sicheo, contrapposto al
precedente hic (Enea). si num:
indica la piega che la veste faceva
sopra la cintura. Si noti il concor
rere dei pronomi : Ille meos... qui me
sibi, che rivela un parlare appassio
nato ; nota anche il plurale amores,
intensivo e poetico. lacrimis : il
pianto dovuto specialmente al ri
cordo di Sicheo, suo primo amore .
questo pianto una delle note pi
efficaci che larte di Virgilio abbia
saputo scorgere nel cuore di una donna
innamorata. Da queste lacrime, pi
ancra che dalle parole, A nna com
prender l angoscia e il turbamento
della sorella, e cercher con gli accent:
pi dolci e persuasivi di consolarla i
o pi cara del giorno alla sorella... .
l e n e i d e 143
I L DRA MMA I NT I M O DI DI DONE
(I V , 80-89)
Il dramma interiore di Didone segue il suo fatale svolgimento, fino all' epi
logo, e il poeta ne rivela con tocchi finissimi gli approfondimenti spirituali.
Ormai la regina vive sola in Enea e per Enea : anche assente egli le pre
sente e nel silenzio ne riascolta la voce : sola si tormenta nella deserta
reggia, e si abbandona sui tappeti lasciati da lui ; lontana, lu lontano ascolta
e vederi (v. 82 sg.). Tragico isolamento in quel tragico sfondo, che par
preparato alla solennit dei ricordi. Con un gesto di compiaciuta femmi
nilit, stringe tra le braccia il piccolo Ascanio, ed in lui, immagine del
padre, va ricomponendo, con carezzevole tenerezza, i tratti e la fisionomia
dellassente : non lieve conforto al suo infandus amor, che tutta ormai assorbe
la sensibilit del suo cuore, gettandola in un torpore ed in uninerzia ine
sprimibile. Perfino la cura della costruzione della nuova citt non ha pi
significato per lei : tutto langue, i lavori sono rimasti interrotti, la giovent
non si esercita pi nelle armi n prepara opere di difesa : pendent opera
interrupta : il torpore della regina prende uomini e cose.
Post ubi digressi lumenque obscura vicissim 80
luna premit suadentque cadentia sidera somnos,
sola domo maeret vacua stratisque relictis
incubat. Illum absens absentem auditque videtque,
80-83. Post : avverbio. digressi :
sott. sunt convivae dopo il banchetto,
a cui han preso parte Enea, Didone
ed altri. obscura-: ha valore pro-
lettico rispetto a lumen premit = oscu
randosi (o impallidendo ) nasconde
la sua luce ; altri diversamente.
vicissim = a sua volta , rispetto
alloscurarsi della luce diurna.
suadentque, ecc. = e gli astri vol
genti al tramonto invogliano al sonno .
sola: cio senza pi la presenza
e la compagnia di Enea. domo
maeret vacua = sabbandona alla
tristezza nella reggia rimasta vuota ,
cio priva di Enea : la solitudine crea
un senso di vuoto, a volte perfino
pauroso. strati sque rel ictis inc-
bat = si va nuovamente a sdraiare
sul letto (tricliniare, pocanzi) lasciato
da lei, se il poeta vuole alludere al
suo ; da Enea, se quello occupato
prima dalleroe, come par meglio in
tendere con Servio (nota il costrutto
poetico di incubat col dativo, al posto
del regolare ablat. con in). absens
absentem : efficacissimo polyptton (ri
petizione di parola morfologicamente
diversa), che l Albini conserva tradu
cendo : lontana lui lontano ascolta
144 P. VIRGILIO MARONE
aut gremio Ascanium, genitoris imagine capta,
detinet, infandum si fallere possit amorem. 85
N on coeptae adsurgunt turres, non arma iuventus
exercet portusve aut propugnacula bello
tuta parant : pendent opera interrupta minaeque
murorum ingentes aequataque machina caelo.
e vede ; fa ripensare al verso manzo
niano dellAdelchi (1229) : i figli pen
sosi pensose guatar .
84-85. gremio : va con detinet ; abl.
strumentale. capta = tutta pre
sa , sintende Didone. infandum =
ineffabile , cio inesprimibile
quindi straziante . s i : con va
lore desiderativo o di conato = per
vedere semmai le riesca dingannare
(fallere) .
86-89. N on : qui e dopo vale non
pi . adsurgunt : intransitivo
e personifica turres : ci aspetteremmo
extolluntur passivo. exercet - ma
neggia . bell o : dat. di destina
zione. tuta : con senso attivo e rife
rito al futuro - (mezzi, costruzioni
di) sicurezza futura . pendent t
con interrupta vale restano sospese .
- opera : indica le costruzioni in
genere . mi naeque murorum =
minantes muri, ecc. = le minacciose
mura pur cos colossali e le impalcature
tirate su fino al cielo ; minae sono
propr. le prominenze delle mura o
pinnae, sporgenti per linterruzione
del lavoro e quindi costituenti una
minaccia continua per i passanti ;
per altri esse indicano i merli
enormi dei muri.
l en ei d e
145
M ERCURI O ORDI NA AD ENEA DI PA RTI RE
DA CARTAGI NE
(I V, 554-570)
qui descritta la seconda apparizione di Mercurio ad Enea, e questa
volta in sogno, mentre egli dorme sulla nave, ammonendolo di salpare al pi
presto, per evitare la vendetta di Didone, decisa ad incendiare, all'alba,
tutte le navi troiane. La prima discesa del messaggero di Giove portava
ad Enea l'imperioso naviget : l'ordine cio di seguire senza indugi le vie
del destino verso i lidi del Lazio. Bench leroe non pensasse mai di tra
sgredire lordine divino e gi tutto predisponesse per la partenza, pure pro
vava un profondo smarrimento, un umanissimo rimpianto di quanto doveva
lasciare, un acuto dolore per loptima Dido (v. 291), che egli sentiva di
amare e che l'abbandono avrebbe certamente gettata nella pi cupa dispe
razione. Qjiesto stato danimo, il procedere cauto e segreto dei preparativi
della partenza, il cercar la maniera migliore per acquietare lanimo furi
bondo di Didone, decisa a tutto osare, preghiere, minacce, imprecazioni,
vendette ed anche la morte per impietosire e flettere lanimo delleroe, certus
eundi (p. 554), avevan creato rallentamento ed indugio agli ordini di Giove.
E intanto la regina, certa mori (v. 564), minacciava la sua tremenda rap
presaglia. Di qui la giustificazione del secondo intervento divino, che scuote
Enea, pi che dal suo sonno, dal suo spirituale torpore. Cosi per un
nuovo inganno del cielo, egli si ritrova nella sua fondamentale vibrante pas
sionalit di patriota, di esule, di obbediente (Fi o r e). la fatalit che
torna a dominarlo. Con la folgorante spada taglia la fune della nave, i com
pagni lo imitano, il mare si copre di vele, il lido rimane deserto.
Aeneas celsa in puppi, iam certus eundi,
carpebat somnos rebus iam rite paratis. 555
Huic se forma dei voltu redeuntis eodem
obtulit in somnis rursusque ita visa monerest,
omnia Mercurio similis, vocemque coloremque
554-559. certus eundi = risoluto
di parti re. somnos carpebat'=
dormiva placidamente .. ri te =
debitamente, esattamente . for
ma = l immagine , beninteso nel
sogno. voltu redeunti s eodem =
che gli si ripresentava col medesimo
aspetto che ai vv. 265-266. visa
monerest = (forma) visa est (eum) mo
nere. omni a = in tutto e per
tutto , simile a Mercurio : voce so
vrumana, colorito roseo e fresco, ca
pelli biondi, membra fulgide di gio
vinezza (decora, collabl. di causa
10
146 P. VIRGILIO MARONE
et crinis flavos et membra decora iuventa :
Nte dea, potes hoc sub casu ducere somnos 560
nec quae te circum stent deinde pericula cernis,
demens, nec zephyros audis spirare secundos ?
Illa dolos dirumque nefas in pectore versat,
certa mori, variosque irarum concitat aestus.
Non fugis hinc praeceps dum praecipitare potestas ? 565
iam mare turbari trabibus saevasque videbis
conlucere faces, iam fervere litora flammis,
si te his attigerit terris Aurora morantem.
Heia age, rumpe moras ; varium et mutabile semper
femina . Sic fatus nocti se immiscuit atrae. 570
inventa), in quanto si tratta del dio
enagnio, cio del dio tutelare degli
esercizii della palestra (il verso ipr-
metro: il que va eliso con l iniziale
del verso seguente).
560-564. potes = potsne, ma pi
pressante ed affannosa la domanda
senza -ne enclitico. hoc sub casu =
nel presente e critico momento .
ducere : nel senso di producere pro
lungare , godere fino in fondo .
nec : va con cernis, seguito dallinterr.
indiretta, in cui te circum sta per cir
cum te e stent d lidea duna barriera
di pericoli innalzata attorno alla per
sona e deinde vale dopo, a causa di
ci . zephyros : indica qui i venti
favorevoli, in genere. di rum... ne
fas : sing. collettivo che determina
dolos = spaventevoli scelleratezze .
versat = gira e rigira cio va
tramando . - certa mori : mentre
Enea era certus eundi (v. 554).
565-568. N on= Nonne ; cfr. la nota
a potes v. 560. dum praeci pitare
potestas ? : sott. tibi datur, est ; con
potestas ci aspetteremmo, classicamen
te, praecipitandi. turbari : si dice
del mare agitato, in tempesta; trabi
bus sta per navibus, sintende carta
ginesi. faces : allude a fiaccole
incendiarie, suscitatrici di feroci (sae
vas) distruzioni. conlucre = bril
lare luminose . fervre : arcaico
per fervere = ribollire , quindi di
vampare . te : va con morantem
che ne predicativo. his terris =
in his terris. attigrt : con idea di
sorpresa = sorprender tuttora .
569-570. Hei a age : forte formula
di esortazione conclusiva = suvvia,
dunque . - rumpe = tronca .
varium... femina = essere variabile
e mutevole sempre la donna ;
frase sentenziosa ; nota la sostantiva-
zione dei due aggettivi e la soppres
sione della copula. noeti se im
mi scui t atrae = dilegu, scomparve
nel buio della notte .
l e n ei d e 147
L I NV ETTI V A E L E M A L EDI ZI ONI DI DI DONE
(I V, 607-629)
il punto culminante della tragedia; dopo di che, la morte. Didone>
che attende con ansia il giorno, per spiare le mosse della flotta troiana,
scorge, alle prime luci dell'alba, le ultime vele tese sul mare lontano. Vede
davanti a s l'irreparabile, il tradimento, l'irrisione, linganno ed esce
in grida disperate, rivelazione del suo animo sconvolto e ferito. Dapprima
si risente regina: costui, un forestiero, un ospite accolto per compassione
e piet, ha osato sfidare e schernire la mia dignit regale? Qjii armi
e fiamme e navi : lo si insegua a perdizione . Poi cade il furore della regina
e subentra lo smarrimento della donna tradita, che compiange con profonda
commozione il suo triste destino; riconosce amaramente che essa stessa
stata causa del suo male, vittima della sua generosit. In un processo
psicologico, fatto di pentimenti, di riflessioni, di delusioni e di amarezze,
il furore la riprende ed inizia la serie delle sue invettive e delle sue male
dizioni : vengano intanto gli di a vendicarla per lingiustizia e lumilia
zione patita : Giove, Giunone, cate, le Furie tutte ; arrivi pure il perfido
fino alle coste del Lazio, se questa la volont di Giove, ma subisca guerre
micidiali e veda la morte di tutti i suoi valorosi compagni ; fondi pure
il regno, ma non riesca a goderlo e perisca di morte violenta; odio eterno
sia tra i Tirii e i discendenti di Enea; sorga dalle sue ceneri un vendi
catore e siano sempre lido contro lido, armi contro armi, flutti contro flutti.
Qui linvettiva tocca il suo apice e si colora di quelle nere tinte apocalit
tiche, che gettano una luce sinistra sulla realt storica avvenire.
Sol, gui terrarum flammis opera omnia lustras,
tuque harum interpres curarum et conscia luno
nocturnisque Hecate triviis ululata per urbes
et Dirae ultrices et di morientis Elissae, 610
accipite haec meritumque malis advertite numen
607-610. terrarum : va con opera
le azioni degli uomini quaggi .
fl ammi s = coi raggi tuoi luminosi .
tuque... I uno : Giunone, che gene
ralmente conosciuta come dea del
matrimonio ( interprete degli affanni
matrimoniali ), qui invocata, anche
perch protettrice di Cartagine, come
nume vendicatore. conscia : perch
partecipe delle responsabilit di quan
to avvenuto tra Didone ed Enea.
noctumi sque, ecc. = e tu, cate,
invocata con urla di notte lungo i
trivii ; si noti ululata con valore
passivo ed uso poetico. di... E l i s
sae : di particolarmente collegati con
la vicenda damore di Didone.
611-612. accipite haec = ascoltate
questa mia preghiera . meri tum-
que... numen = drizzate la potenza
148 P. VIRGILIO MARONE
et nostras audite preces. Si tangere portus
infandum caput ac terris adnare necessest
et sic fata Iovis poscunt, hic terminus haeret :
at bello audacis populi vexatus et armis, 615
finibus extorris, complexu avolsus Iuli
auxilium imploret videatque indigna suorum
funera : nec, cum se sub leges pacis iniquae
tradiderit, regno aut optata luce fruatur,
sed cadat ante diem mediaque inhumatus barena. 620
Haec precor, hanc vocem extremam cum sanguine fundo.
Tum vos, o Tyrii, stirpem et genus omne futurum
exercete odiis cinerique haec mittite nostro
munera : nullus amor populis nec foedera sunto.
punitrice sui malvagi che ne son ben
meritevoli . audite = exaudite.
preces : vale qui imprecationes.
portus : sintende d Italia.
613-615. i nf andum caput = quel
l essere innominabile . terri s ad
nare approdare ; terris = ad ter
ras. f ata I ovis = gli incrollabili
detti , cio voleri , relativamente
ad Enea. hi c termi nus haeret =
questo termine quello fissato dal
destino . at = almeno . bei
l o : come armis, abl. di strumento
ed anche di causa. audaci s : allude
ai Rutuli, capeggiati da Turno.
616-620. finibus extorris : -torris
va collegato con terra, quasi obbli
gato a lasciare il suo territorio, cam
po . complexu avolsus Iuli =
strappato (a viva forza) dalle brac
cia di Iul o . auxilium : cio da
Evandro e dagli Etruschi. indi
gna = miserande . suorum s ivi
compreso Pallante ed altri alleati di
Enea. funra = neces. cum se...
tradiderit = anche quando si sar
acconciato, sottoposto . iniquae =
ignominiosa . luce : cio la
vita . harena : non lungi dal mar
Tirreno, lungo la costa sabbiosa del
Lazio.
621-624. Haec = questo solo chie
do con la (presente) imprecazione.
vocem extremam = espressione, gri
do ultimo . T um = e poi , ed
inltre . exercete = spossate,
portate allo stremo. cineri... no
stro = alla mia ombra . munera
offerte, doni funebri o inferiae.
popul i s : cio fra questi due popoli
dAfrica e dI talia. sunto : limpe
rativo futuro eloquentemente impe
gnativo, perch parla qui una mo
rente, poi perch si tratta di un odio
trasmesso in doverosa eredit, infine
perch il linguaggio solenne come
sempre quello delle formule giuri
diche e testamentarie. L a imprecazione
di Didone sorpassa ogni limite di
tempo e di spazio e si ripercuote nei
secoli futuri-: tutto il popolo discen
dente da Enea porti il peso della di lui
colpa ; ella, tornata regina in tutta la
sua dignit e potenza, esorta impe
riosamente i Tirii a perseguitare con
odio feroce e inestinguibile la stirpe
nemica e a non stringere con essa patti
dalleanza. Venga un vendicatore che
faccia giustizia del torto ricevuto.
una visione tragicamente grandiosa
di odio e di vendetta, voce che rie
cheggia nei secoli, tremenda di fata
lit : exorare aliquis : sorgi, qual
cuno : lurto sintattico rid nelle pa-
l e n e i d e 149
Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor, 625
qui face Dardanios ferroque sequare colonos,
nunc, olim, quocumque dabunt se tempore vires.
Litora litoribus contraria, fluctibus undas
imprecor, arma armis : pugnent ipsique nepotesque .
role la convulsione interiore dellani
ma, poeticamente, drammaticamente.
Si profila... Annibaie, il vendicatore
fatale, e tutta la storia di guerre e di
sciagure che nei secoli venturi travol
geranno i due popoli. L implacabile
ostilit terminer con grandiosit apo
calittica, anche sugli elementi della
natura, per cui spiagge avverse a
spiagge, flutti cozzanti contro flutti.
E lodio durer in eterno... L arte di
Virgilio eccelle qui in tutta la sua
grandezza e perfezione (Riposati).
625-629. Exoriare (= exoriaris), ecc.:
che tu possa sorgere, chiunque tu
sia, dalle mie ossa a procurarmi ven
detta ; nota l urto sintattico dellrw-
riaris (2a pers.) con lindefinito aliquis,
che nominativo e vocativo ad un
tempo e ha ultor come suo predica
tivo : dimprovviso emerge, minaccioso
e solenne, il profilo di Anni baie : qui
storia e leggenda si danno la mano.
face... ferroque : sta per il pi comune
ferro ignque. sequare = persequa
ris. colonos : delle varie citt e
municipii di fondazione dei Romani,
discesi dai Troiani (Dardanios).
quocumque... vires = in qualsiasi
occasione possano offrirsi le forze di
questo mio regno. Litora... con
trari a : sott. esse ; laggettivo contra
ria, con le opportune modifiche, vale
anche per undas e per arma. ips i :
i popoli contrapposti, in quanto con
temporanei della parlante. nepo
tes : i rispettivi loro discendenti, an
che a grande distanza di tempo (il
verso iprmetro).
150 P. VIRGILIO MARONE
L A M ORTE DI DI DONE
(I V , 693-705)
Gli ultimi momenti della vita di Didone paiono contrassegnati da un'ap
parente calma esteriore, che permette a lei di impartire alla nutrice Barce
e alla sorella Anna le pi caute disposizioni per l'erezione del rogo fatale,
sotto il pretesto di compiere riti sacrificali a Giove Stigio e offrire a lui
leffigie e le exuviae di Enea, per averla liberata dal suo martirio. Tutto
viene eseguito a puntino. E allora linsana (ffera) Didone, con gli occhi
sconvolti e nel volto il pallore di morte, sale il rogo, afferra la spada, che
un giorno Enea le aveva donato come pegno di amore, bacia per l'ultima
volta le dulces exuviae e pronuncia i novissima verba, dove l'ultima
disperata confessione di una vinta dalla inesorabilit del destino, sul quale,
pi che su Enea, con sensibilit di donna ancora innamorata, fa ricadere
ogni colpa : Vissi e percorsi il cammino, che Fortuna mi diede ; ora la mia
ombra se ne andr sotterra. Fondai una splendida citt, vidi le mie mura . . .
Felice, ahi, troppo felice, se navi Dardanie non avessero toccato i miei
lidi . . . (v. 653 sgg.). Un mesto ripiegarsi sul passato, quasi a cercare
in esso scampo e giustificazione al suo funesto proposito : l'ultima con
fessione della sua grandezza e della sua infelicit, affidata ai secoli. Poi
latto insano : Morr invendicata, ma morr ; sic, sic iuvat ire sub
umbras : veda coi suoi occhi dall'alto mare il crudele Drdano queste
fiamme e porti con s il triste presagio della mia morte (v. 659). Ci detto,
si gett sulla spada.
Tum luno omnipotens longum miserata dolorem
difficilisque obitus Irim demisit Olympo,
quae luctantem animam nexosque resolveret artus. 695
Nam quia nec fato, merita nec morte peribat,
sed misera ante diem subitoque
693-695. dolorem = la sofferen
za . difficilis... obitus : il plur.
poetico ed intensivo. I ri m : mes
saggera della dea Giunone. Olym
po = de Olympo. quae = ut haec
{dea). luctantem : nella agonia, che
la lotta ultima tra la vita e la morte.
animam : indica lo spirito vi
tale . nexosque... artus : nexos
accensa furore,
sottintende cum anima ; resolvere vale
liberare .
696-699. fato : cio per una morte
inviatale dal destino . meri ta
nec morte = nec morte merita ( meri
tata , con valore passivo). diem :
stabilito dalla natura. subito... fu
rore : lespressione implica una recisa
condanna del suicidio da parte del
l e n ei d e 151
nondum illi flavoni Proserpina vertice crinem
abstulerat Stygioque caput damnaverat Orco.
Ergo Iris croceis per caelum roscida pinnis 700
mille trahens varios adverso sole colores
devolat et supra caput adstitit : Hunc ego Diti
sacrum iussa fero teque isto corpore solvo .
Sic ait et dextra crinem secat : omnis et una
dilapsus calor atque in ventos vita recessit. 705
poeta. i l l i : a Didone. vertice =
dal capo . Stygioque, ecc. =
consacrandone la persona (caput)
allo Stigio (cio infernale) Orco .
700-702. Ergo : indica l azione con
clusiva dellobbedienza prestata da
I ride a Giunone. croci s... pi n
ni s = sulle ali sue crcee cio del
color giallo della luce dellaurora.
roscida = rugiadosa , trahens :
fa vedere l aerea scia luminosa del
l arcobaleno. Hunc : sintende cri
nem. D i ti : il dio delle regioni
infernali.
703-705. sacrum : riprende il dam
naverat del v. 699 e vale consa
crato . iussa = in conformit
degli ordini di Giunone. te : cio'
la tua anima. dextra : abl. me
diale. omnis et = et (ed ecco
che ) omnis. una : avverbio = in
sieme . dilapsus (sott. est) calor =
scomparve ogni calore vitale e su
bentr il gelo della morte. in ven
tos... recessit = e l anima (lo spi
rito) si dilegu nellari a , secondo l e
credenze filosofco-religiose degli An
tichi.
152 P. VIRGILIO MARONE
CANTO QUINTO
Ar g o men t o
Lasciate le coste della Libia, la flotta troiana naviga verso
l Italia. In lontananza un insolito bagliore illumina le mura della
citt di Cartagine : le fiamme del rogo di Didone. Ed ecco intanto
annunziarsi unimminente tempesta, di cui il nocchiero Palinuro
scruta i segni e ne riferisce ad Enea. Ad evitarne le penose con
seguenze (ne avevano sperimentata gi la terribile violenza), de
cidono di cambiar rotta e puntare sulle vicine ed ospitali spiagge
della Sicilia, dove aveva buon nome e larga generosit il re Acste,
figlio della troiana Egsta. Lo sbarco felice, generosa ed affa
bile l accoglienza di Acste. Il giorno dopo, Enea, ricordando,
commosso, ai compagni che proprio in quella terra, un anno prima,
era morto suo padre, Anchise, stabilisce di celebrare solennemente
l anniversario della triste e cara ricorrenza con cerimonie religiose
e ludi funebri. Allalba del nono giorno, alla presenza di una folla
esultante, si iniziano i ludi novendiales nella coreografia spettaco
lare di una ricca serie di gare sportive : sono in plio vistosi premi
per i vincitori. La prima gara quella della regata, riservata ai
Troiani : la seconda, la corsa a piedi, fra Siculi e Troiani ; la terza
il pugilato tra il siculo Entello e il troiano Darte ; la quarta ed
ultima gara, il tiro alla colomba, legata alla cima di un albero maestro.
Ma ecco un cambiamento di scena, triste e preoccupante. Le
donne troiane, rimaste, durante i giuochi, sole e sconsolate sulla
spiaggia, con nel cuore la doglianza di Anchise e il ricordo della
patria, della casa lontana, aizzate da Iride, mandata da Giunone,
appiccano fuoco alle navi : desiderano porre fine alle loro peregri
nazioni, avere finalmente un lembo di terra, rifarsi una casa, una
famiglia. Il pronto intervento di Ascanio e dei suoi e un provvi
denziale acquazzone, mandato da Giove, valgono a scongiurare
la totale rovina della flotta, ma rimane il turbamento e l incer
tezza sul da farsi. Il vecchio Nute consiglia Enea di lasciare in
Sicilia le donne, gli invalidi ed i vecchi, e di proseguire al pi presto
la rotta per l Italia. Anchise, apparso in sogno ad Enea, ricon
ferma il saggio consiglio : si fonda Segesta, si innalza un tempio
a Venere sul monte Erice, e poi, compiuti i rituali sacrifici, con
l e n ei d e 153
venti propizi e con buoni auspici, si salpa verso l Italia, appro
dando a Guma. , Durante la traversata. Enea perde Palinuro,
l esperto timoniere della sua nave.
I PREPA RA TI V I PER L A PRI M A GARA
(V, 124-138)
quella della regata. Vi partecipano soltanto i Troiani con quattro
delle 19 navi superstiti, denominate Pristis, Chimaera, Centaurus e Scylla.
Stabilita la mta (uno scoglio emergente dal mare), fissato il percorso ed asse
gnate per sorteggio le posizioni di partenza (.corsie), ad uno squillo
di tromba, le quattro navi scattano tra le onde sconvolte, accompagnate
dagli applausi scroscianti degli spettatori. In un primo momento Chimaera,
pilotata da Gi, a condurre la gara. A met percorso, unerrata manovra
del timoniere di Chimaera, che gira troppo al largo, permette alla Scylla
di balzare al primo posto, mentre fra le altre tre accanita si accende la lotta
per il secondo posto. Chimaera non riesce pi risalire Scylla, e a Cen
taurus, stringendo troppo a sinistra, cpita la sfortuna di incagliarsi
nelle rocce, che sono intorno allo scoglio. Ordine di arrivo : prima Scylla,
seconda Pristis, terza Chimaera, quarta Centaurus. Proclamato a gran
voce dallaraldo il vincitore, si procede alla distribuzione dei premi, che
il poeta descrive minutamente.
Est procul in pelago saxum spumantia contra
litora, quod tumidis submersum tunditur olim 125
fluctibus, hiberni condunt ubi sidera cori ;
tranquillo silet immotaque attollitur unda
campus et apricis statio gratissima mergis.
124-138. Est = sorge, sporge .
procul = ad una certa distanza
dalla spiaggia. saxum : qui vale
uno scoglio : l isola degli Asi-
nelli, presso Trapani. spumanti a
contra = contra spumantia. submer
sum : ita ut submersum appareat.
oli m = a volte , talvolta .
fluctibus : con tumidis ablat. di
causa efficiente. condunt = abscon
dunt ; con sidera vale rendono annu
volato il cielo . ubi = allorch .
cori : cio cauri, venti invernali
(hiberni) ; propr. il maestrale , che
soffia da Nord-Ovest. tranqui l l o =
cum tranquillum (sott. mare) est.
si let : va riferito a saxum, sogg. sot
tinteso. immota... unda : ablat.
causale. attoll itur... campus = si
presenta, sinnalza via via scoperta
una spianata . apricis... mer
gi s = soggiorno quanto mai deli
zioso per i gabbiani amanti del sole .
154 P. VIRGILIO MARONE
Hic viridem Aeneas frondenti ex ilice metam
constituit signum nautis pater, unde reverti 130
scirent et longos ubi circumflectere cursus.
Tum loca sorte legunt ipsique in puppibus auro
ductores longe effulgent ostroque decori ;
cetera populea velatur fronde iuventus
nudatosque umeros oleo perfusa nitescit. 135
Considunt transtris intentaque bracchia remis ;
intenti exspectant signum exsultantiaque haurit
corda pavor pulsans laudumque arrecta cupido.
129-131. Hi c = sopra questo sco
glio . Aeneas : va con pater del
v. seguente. constituit signum =
fece piantar come segnale . nau
tis = per i regatanti . unde =
ut inde, come poi ubi = ut ibi.
longos circumflectere cursus = ese
guire ampi giri , opp. girare al
largo per evitare lo scoglio.
132-135. Tum = deinde. loca...
legunt = tirano a sorte (sorte
ablat. strumentale) il proprio posto .
ductores : non sono i piloti, bens
i padroni, i comandanti delle navi
i n persona (ipsi). cetera... i u
ventus : cio la ciurma, l equipag
gio. vel atur : mediale e sottin
tende tempora. ol eo perf usa : per
f u s a ha valore riflessivo ; laccus. di
relazione.
136-138. transtri s : abl. locativo, ma
forse anche strumentale. i ntenta :
sott. sunt ; in- intensivo e remis
dativo. exsul tanti a = palpitanti,
sobbalzanti . hauri t = svuota
del sangue. arrecta : noi diciamo
invece ardente ; il L atino vede la
cupido personificata.
l e n ei d e 155
LA L OTTA FRA DA RETE ED ENTEL L O
(V, 426-449)
descritta qui la gara del pugilato fra il troiano Darete e il siculo
Entello, giovane l'uno, spavaldo ed audace, pi avanti negli anni l'altro,
ma anche pi controllato nei movimenti e tecnicamente pi sicuro. I due
campioni dapprima si assaggiano a vicenda, si studiano nelle mosse e negli
atteggiamenti di. guardia . Il primo ad assalire Darete, ma Entello para
abilmente i colpi violenti dell'avversario, e, a sua volta, decide di passare
al contrattacco. Nel tentativo di vibrare il suo poderoso colpo, schivato tem
pestivamente da uno scarto di Darete, Entello perde l'equilibrio e cade
a terra. un attimo : subito si rialza, riprende l'offensiva, attaccando con
tanta violenza e furore, da ridurre presto l'avversario in misere condizioni
al tappeto. Allora Enea, in qualit di arbitro, decide di troncare il com
battimento, assegnando piena vittoria ad Entello per k. o., donandogli in pari
tempo in premio un toro, che egli, nell'entusiasmo del trionfo, d'un sol colpo
f a stramazzare a terra, e poi consacra vittima ad rice, dio del luogo.
Constitit in digitos extemplo arrectus uterque
bracchiaque ad superas interritus extulit auras.
Abduxere retro longe capita ardua ab ictu
immiscentque manus manibus pugnamque lacessunt,
ille pedum melior motu fretusque iuventa, 430
hic membris et mole valens ; sed tarda trementi
genua labant, vastos quatit aeger anhelitus artus.
Multa viri nequiquam inter se volnera iactant.
426-427. in digitos... arrectus : (da
arrigo) = ritto sulla punta dei pie
di : tutto il peso del corpo viene a ca
dere sulle dita dei piedi ; non va
collegato con constitit, che verbo di
stato, non di moto. interritus =
intrepidus ; dipinge lo stato danimo di
entrambi gli agonisti. extlit : qui
da extollo, non da effero = sollev .
428-432. Abduxere, ecc. = ecco
che gi tratta indietro hanno la testa
(minacciosamente) eretta . immi
scent : con lacessunt contiene il verso
intero e presenta collocazione chia-
stica : dapprima essi vengono alle
mani (immiscent... manus manibus)
poi si provocano lun l altro .
i l l e : Darte, troiano. fretus iuven
ta = aitante di, fiducioso nella sua
giovinezza . hi c : Entello, il lot
tatore siculo. membri s et mol e =
membrorum m o l e : si tratta di un vero
gigante. val ens = gagliardo ,
superiore allaltro. trementi :
sott. ei = le ginocchia di lui non
molto fermo . l abant : intransi
tivo, come il corrispondente lbor :
vacillando . aeger anhel i tus =
il respiro affannoso . arts :
cio di Entello.
433-436. viri : i due agonisti o pu
gilatori. nequiquam : va con iac
tant. volnera colpi . iac
tant = continuano a vibrare .
multa : eco precisa del multa (vol
nera) precedente. cavo lateri =
156 P. VI RGI L I O MARONE
multa cavo lateri ingeminant et pectore vastos
dant sonitus, erratque auris et tempora circum 435
crebra manus, duro crepitant sub volnere malae.
Stat gravis Entellus nisuque immotus eodem,
corpore tela modo atque oculis vigilantibus exit.
Ille, velut celsam oppugnat qui molibus urbem
aut montana sedet circum castella sub armis, 440
nunc hos, nunc illos aditus omnemque pererrat
arte locum et variis adsultibus inritus urguet.
Ostendit dextram insurgens Entellus et alte
extulit : ille ictum venientem a vertice velox
praevidit celerique elapsus corpore cessit ; 445
Entellus viris in ventum effudit et ultro
ipse gravis graviterque ad terram pondere vasto
concidit, ut quondam cava concidit aut Erymantho
aut Ida in magna radicibus eruta pinus.
in latus. ingeminant : sott. viri =
raddoppiano i due lottatori.
pectore : abi. di strumento : la cas
sa... di risonanza dei colpi stessi.
errat = saggira . auris... cir
cum = circum auris et (circum) tem
pora : orecchi e tempie sono punti
assai vulnerabili. crebra manus =
di continuo, le mani di entrambi
i lottatori. duro... sub volnere =
sotto gli implacabili colpi ; volnere
singol. collettivo. mlae = le
mascelle .
437-438. gravis : sott. pondere =
in tutta la sua pesante mole .
nisu... eodem = nello sforzo che
lo inchioda al medesimo posto .
corpore... modo = solo con un lieve
scarto della persona, del tronco ; modo
avverbio. tel a : ogg. di exit (qui
transitivo) = evita, schiva cio i
colpi dellavversario.
439-442. I l l e, velut, ecc. : ord. velut
qui oppugnat urbem, ecc., ille (cio
Darete) pererrat et urget nunc hos...
omnemque... locum. celsam : pi
duro perci e pericoloso l assalto, dal
basso. mol ibus = con macchine
da guerra (belli sottinteso).
sedet ci rcum (= circumsedet) = serra
da ogni parte . aditus : dovremmo
qui avere il verbo regolare temptat.
arte : indica laccorgimento e lastuzia.
adsul ti bus : sta ad adsilire come
il nostro assalto ad assaltare .
i nri tus : detto qui avverbialmente del
la persona = senza alcun risultato .
443-445. Ostendi t, ecc. == fece
latto di colpire con la destra driz
zandosi in tutta la persona . et
al te extl it : meglio subordinare =
alzandola in alto ; extlit qui da
extollo. i l l e : Darte. a ver
tice = dallalto . velox : predi
cativo di praevidit = in un attimo,
di colpo . celeri... corpore = con
agile mossa della persona . el ap
sus = sfuggendo al colpo (ictum).
cessit = si ritrasse , scansandolo.
446-449. viris : acc. plurale. i o
ventum effudi t = butt, sparse al
vento . ultro = per di pi . -
ipse = da s . gravi s gravi
terque = egli, gi pesante, stramazz
(concidit) perci con pesante tonfo .
quondam = a volte, talvolta .
cava : riferito a pinus. I da i n
magna : in magna Ida, famosa catena
di montagne nella Trade ed altrove.
radi cibus erta = sradicato .
l e n e i d e 157
CANTO SESTO
A r g o men t o
Enea, sbarcato a Cuma, si reca tosto al tempio di Apollo per
interrogar la Sibilla sul suo futuro destino. La profetessa gli con
sente la discesa allTnferno per consultare al riguardo il padre
Anchise, purch soddisfi ad alcune condizioni, quali il ricercare
nella selva circostante un ramoscello doro da offrire a Proserpina
e rinvenire e dare sepoltura al cadavere di Miseno. Enea si accinge
ad eseguire gli ordini ricevuti e a far sacrifici agli di inferi.
Incomincia la catbasi, o discesa, di Enea e della Sibilla al-
l Averno ; nel vestibolo incontrano mostri dogni genere. Giunti
presso l Acheronte, Enea riconosce Palinuro e lo consola. Vien
quindi traghettato da Caronte. Nellantinferno si trovano dinanzi
a Cerbero. Entrano nei Campi del Pianto e vedono molte altre
anime, tra cui Didone e Deifobo. Poi giungono al bivio che porta
da un lato nellElisio e dallaltro al Tartaro, il quale ultimo viene
soltanto descritto ad Enea dalla Sibilla. Arrivati finalmente alla
reggia di Plutone e di Prosrpina, Enea offre a tale dea il ramo
scello doro. NellElisio Enea vede Orfeo e Museo e, finalmente,
si incontra col padre Anchise. Questi fa al figlio la rassegna delle
anime dei personaggi, che daranno lustro e gloria a Roma : da
Silvio a Numitore, da Romolo ad Augusto, da Numa a Bruto, da
Marcello maggiore a Marcello minore. Conclusa la rassegna, Anchise
si congeda da Enea e dalla Sibilla. Leroe torna dai suoi compagni
e si prepara a salpare con la flotta verso Gaeta.
Questo VI canto ha, col II e con l VIII, un suo fascino parti
colare, che i contemporanei, a partire dallo stesso Augusto, che
ne gust la lettura, sommamente ammirarono e i posteri celebra
rono nella critica, nella poesia e nellarte.
158
P. VI RGI LI O MARONE
L A SI BI L L A E I L RA MO DORO
(VI , 136-155)
La Sibilla d finalmente ad Enea la sua risposta, precisando le con
dizioni richieste per scendere nellAde: munirsi anzitutto di un ramoscello
doro da offrire ad cate-Prosrpina, la divinit infernale, dare sepoltura
allamico Miseno, rimasto insepolto e fare sacrifici agli di dellAverno.
Qjiesto bellissimo squarcio ha quasi sapore di fiaba, dove Virgilio sembra
aver fatto rivivere le raffinatezze simbolistiche e le preziosit dellarte delle
Bucoliche : soprattutto nella descrizione, tutta immagini, suoni, luci e colori,
del bosco arcano e misterioso, che nasconde il ramoscello doro, che opporr
energica resistenza a chi lo tocca, non guidato dai fati, e che Enea non
recider, secondo lordine della Sibilla, col ferro, ma strapper con la
mano.
Accipe quae peragenda prius : latet arbore opaca
aureus et foliis et lento vimine ramus,
Iunoni infernae dictus sacer ; hunc tegit omnis
lucus et obscuris claudunt convallibus umbrae.
Sed non ante datur telluris operta subire, 140
auricomos quam qui decerpserit arbore fetus ;
136-139. A ccipe, ecc. = ascolta
quel che devessere compiuto punto
per punto, in precedenza ; la Si
billa che parla. arbore opaca =
dentro un albero ombroso , ma
il Pascoli intendeva nelloscurit della
foresta . aureus... ramus = un
ramo che doro presenta sia le foglie
sia i flessibili gambi . dictus sacer :
consacrato, sacro ; la dea Pro
serpina, sovrana dellAverno. hunc :
sia tegit sia claudunt fan capire di che
preziosit esso sia; il v. 139 tutto una
pittura di segreti e di ombre miste
riose ed impenetrabili. L origine della
offerta del ramo doro ignota, ma cer
tamente da cercare nel campo della
dottrina misterica, nella quale Proser
pina aveva tanta importanza, e della
quale Virgilio manifesta tanto evidente
influsso in questo libro della discesa
nellOltretomba... L a credenza orfica
del ramo era assai diffusa e non c
da pensare a uninvenzione di Virgilio,
com stato creduto. Per alcuni il ramo
doro una specie di talismano. Pu
essere notevole in proposito la simili
tudine col vischio (205-209), che sin
contra pi avanti : nei tempi antichi,
il vischio era per i popoli dellEuropa,
un talismano contro certi pericoli, come
quelli dellacqua e del fuoco ; esso
cresce anche sulle querce (vischio quer
cino), e tra le fronde duna quercus ilex
(leccio, v. 209) Enea vedr risplen
dere il ramo cercato (A l berti ni ) .
140-141. ante : va col seguente
quam. datur = consentito, con
cesso . tel l uri s operta subire =
di penetrare negli occulti segreti della
terra . auricmos = laureo vi
luppo di fronde e di rami traduce
il plur., in cui fet s qui non indica
frutti . qui = si quis.
l e n e i d e 159
hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus
instituit ; primo avolso non deficit alter
aureus et simili frondescit virga metallo.
Ergo alte vestiga oculis et rite repertum 145
carpe manu ; namque ipse volens facilisque sequetur,
si te fata vocant ; aliter non viribus ullis
vincere nec duro poteris convellere ferro.
Praeterea iacet exanimum tibi corpus amici
(heu nescis) totamque incestat funere classem, 150
dum consulta petis nostroque in limine pendes.
Sedibus hunc refer ante suis et conde sepulcro.
Duc nigras pecudes ; ea prima piacula sunto.
Sic demum lucos Stygis et regna invia vivis
aspicies . Dixit pressoque obmutuit ore. 155
142-144. hoc : saccorda col predi
cato munus ; predicativo di hoc munus
suum = come a lei gradito, dovuto ;
sogg. di f e r r i sibi hoc munus.
Proserpina : figlia di Cerere, fu rapita
da Plutone, mentre coglieva fiori sulle
balze della Sicilia. i nsti tui t = di
spose . pri mo : sott. ramo, avolso,
abl. assol. di tempo ed anche di va
lore ipotetico. non defi cit = se
ne presenta tosto un secondo (alter).
aureus = esso pure doro .
si mi li : vale uguale, identico .
145-148. alte = nel fitto, profon
do delle foglie della foresta. vesti
ga = investiga, pervestiga. ri te :
precisato da manu, ma accostato a
repertum = come il rito prescrive .
carpe manu = staccalo con la
mano . ipse = da s, da solo
sequStur = seconder il gesto
della tua mano. si te fata vocant =
se tu sei proprio un essere predesti
nato . ali ter = in caso diverso .
viribus : in giuoco allitterativo sia
con vincere ( obbligarlo a lasciarsi
staccare) sia con convellere (qui vale
recidere ). ul l i s : con non, dice
con nessuna forza al mondo .
poteris : unico futuro di tutto il brano
presente ; sa di assoluto ed implica
una legge insopprimibile.
149-152. Praeterea = e poi .
iacet... corpus amici = giace fredda
la salma dun tuo amico , che Mi-
seno. incestat : da incastus ed
indica, eufemisticamente, la conta
minazione ; funere significa qui il
corpo insepolto, il cadavere , in quan
to oggetto di doveroso funus. petis :
a me sottinteso. limine = in limine
(antri). pendes : pi espressivo
di moraris, cunctaris = incerto tin
dugi . Sedibus... suis : dat. con
refer ; indica alla madre terra da
cui, come ogni essere vivente, ve
nuto e a cui deve ritornare. ante =
antea. conde sepulcro : sepulcro
ablat. strumentale, pi che locativo.
153-155. Due, ecc. : due sottintende
ad aras. nigras : si osservi la posi
tio fortis. pri ma pi acul a = i primi
sacrifizii espiatorii . demum =
soltanto alla fine . Stygfs : voca
il dio stesso. invi a vivis = im
percorribili a creature viventi .
aspi cies : dipinge unattesa finalmente
potuta appagare. pressoque ob
mutui t ore : presso vale compresso,
liberamente = e chiuse ad ogni ulte
riore parola la sua bocca ; dice poe
ticamente che, dati gli ordini, non
aggiunse parola.
160 P. VI RGI L I O MARONE
ENEA ENTRA NEL REGNO DEI M ORTI
(V I , 255-267)
Dopo i funerali di Miseno, i Troiani si accingono a compiere solleci
tamente i sacrifici espiatori e propiziatori alle divinit dellAde, allimbocco
della stessa caverna, che condurr Enea al regno dei morti. Per tutta la notte
le fiamme degli altari mandano vividi chiarori, che fanno suggestivamente
contrasto con la tetra oscurit di quel luogo, circondato da livide acque
stagnanti e da brune foreste, inaccessibili a qualsiasi vivente. Allalbeg
giare una scossa di terremoto, accompagnato da cupi boati e da ululati
di cagne, dimostra il gradimento delle offerte sacrificali da parte degli di
infernali e annunzia il sopraggiungere di cate, regina dellAde. Limma
gine della dea non si vede, ma essa rivelata dai segni premonitori, soprat
tutto dal grido concitato della Sibilla agli Enadi : Lungi, o lungi, pro
fani e dallintimazione al Troiano di sguainare la spada, dessere danimo
fermo e di seguirla : momento grave, solenne, che Dante ripete con le parole
di Virgilio alle porte delllnkrno : qui si convien lasciare ogni sospetto :
I ogni vilt convien che qui sia morta. Ci detto, in preda alla furente
potenza del nume, ella, la Sibilla, irrompe frettolosa nella caverna; Enea
le tien dietro, sbigottito, ma senza vacillare. La catbasi ormai al suo
inizio, il mistero dellinvisibile si squarcia ormai alla mossa fantasia del
poeta : conscio della sua missione di rivelatore dei segreti ultramondani,
egli invoca gli di delle ombre e le ombre stesse e il Caos e Flegetonte
e le tacite lande immensurate nella notte, perch gli sia lecito di confidare
agli uomini quello che apprese dalle Musei>(Fu n a i o l i ).
Ecce autem primi sub lumina solis et ortus 255
sub pedibus mugire solum et iuga coepta moveri
silvarum visaeque canes ululare per umbram
adventante dea. Procul o procul este, profani
255-261. Ecce autem: 1accostarsi
della dea cate, rappresentato me
diante indizi e portenti improvvisi
e paurosi. pri mi sub... et ortus
= al primo appressarsi, spuntar del
sole . iuga... si lvarum = le
giogaie selvose , cio iuga montium
siluis consita (Sabbadi ni ) ; consita vale
letteralmente coperte, ammantate
di . canes, ecc. = e figure di cagne
si intravvidero ululanti nellombra ;
sono il degno ed immancabile corteggio
di cate. adventante dea : Tabi,
assoluto stupendamente collocato ed
espressivo, suggellando la potenza di
una forza sovrumana (dea allude ad
cate), clta nel momento del suo
arrivo. - Procul... profani = via.
l e n e i d e 161
conclamat vates, totoque absistite luco ;
tuque invade viam vaginaque eripe ferrum : 260
nunc animis opus, Aenea, nunc pectore firmo .
Tantum ecfata, furens antro se immisit aperto ;
ille ducem haud timidis vadentem passibus aequat.
Di, quibus imperium est animarum, umbraeque silentes
et Chaos et Phlegthon, loca nocte tacentia late, 265
sit mihi fas audita loqui, sit numine vestro
pandere res alta terra et caligine mersas.
via di qui, o profani ; sacra for
mula liturgica e misterica ; la Sibilla
vuole assicurarsi che il regno dAverno
non sia profanato da intrusi e da cu
riosi non purificati (ivi compresi gli
accompagnatori di cate). vates :
anche femminile (qui indica la Si
billa). absi sti te = tenetevi disco
sti, lontani da . luco : il bosco
sacro messo a difendere l ingresso
allAverno. tu : qui ella parla al
solo Enea. i nvade = ingredere.
ferrum : con eripe vale = strappa
la spada ; la Sibilla qui impone
ad Enea di sguainare la spada, poi
gli dir chessa inutile : la contrad
dizione palese, ma trova la sua
spiegazione nella diversa situazione in
cui viene a trovarsi l eroe. ani
mi s : plur. intensivo e poetico.
opus : sott. tibi est. fi rmo = sal
do, coraggioso .
262-263. Tantum == questo sol
tanto . ecfata = dicens : partic.
da ecfor -ari, accordato con Sibylla
= dopo aver detto . furens =
invasata dalla dea cate. an
tro = in antrum. ducem : la Si
billa, la sua guida ; come vates,
dux pu essere anche femminile.
haud timidis... passibus= che avan
zava con passo risoluto . aequat =
muove a fianco .
264-267. Di, ecc. : imperium dice
dominio assoluto ; silentes qui indica
dimoranti nel regno silenzioso di
laggi. Chaos : il padre della
Notte. mi hi : pu stare con fas
sit. loqui = narrare, describere.
sit = liceat. numine vestro = col
beneplacito vostro . pandere =
rivelare o svelare le verit se
polte laggi entro la terra tenebrosa
(res... mersas) . Sono quattro versi,
una preghiera : una delle tante, a cui
ci apre spesso lanima religiosa di
Virgilio. Gi il Tommaseo osservava :
Oh ! come si prega nell 'Eneide !
l anima di Virgilio era profondamente
religiosa, e la religione d al poema
di lui non so che di arcano, di sacro .
I l
162
P. VI RGI L I O MARONE
ENEA E L A SI BI L L A I NCONTRA NO CA RONTE
(V I , 298-316)
Il viaggio attraverso il cupo mondo delle tenebre incominciato. Dal
vestibolo dellAverno, rigurgitante di ombre, di figure allegoriche e di astratte
personificazioni, Enea e la Sibilla si avviano verso le rive dell'Acheronte,
le cui acque si scaricano, lutulente e vorticose, nel Cocito, ristagnante e mel
moso. II l'incontro con Caronte, la prima persona viva dell'Averno vir
giliano, figura demoniaca non conosciuta nel mondo omerico, ma entrata
presto nella leggenda popolare etrusco, di origine volgare, di cui nel ritratto
virgiliano conservato pi di un particolare pittorico : orrido aspetto, irsuta
canizie, lurido mantello, annodato sulle spalle, pertica, non remo, per la rozza
sua barca. Dante riprender non pochi di questi elementi pittorici virgiliani,
ma ne trarr una figurazione pi vigorosa, anche se pi ringentilita; e del
nocchiero infernale resta nota dominante, la gravit, direi la maest;
resta il vecchio bianco per antico pelo , dalle lanose gote , dagli occhi
di bragia , un po' lesto a gridare e a percuotere s, ma scevro affatto di quel
tal quale sapore grottesco, che nell'altro non disconoscibile ( F u n a i o l i ) .
Portitor has horrendus aquas et numina servat
terribili squalore Charon, cui plurima mento
canities inculta iacet, stant lumina flamma, 300
sordidus ex umeris nodo dependet amictus.
Ipse ratem conto subigit velisque ministrat
et ferruginea subvectat corpora cumba,
298-301. Porti tor = il nocchiero,
traghettatore . horrendus : espri
me una prima impressione, in sn
tesi. has... aquas = queste acque
e il (relativo loro) corso ; sono le
acque dellAcheronte che si riversano
nel Cocito (il fiume del pianto )
dalla corrente fangosa e lentissima ;
il Cocito, ristagnando, d probabil
mente luogo alla palude dello Stige
(il fiume dellodi o). servat =
sorveglia opp. occupa stabil
mente . i ncul ta: predicativo
di iacet ~ gli sta sul vlto, non
pettinata . sordidus... amictus :
non ha un vestito = un pezzo di
stoffa lurido gli fa da mantello.
nodo : non fibula : tenuto fisso
con un groppo . dependet :
un mantello che ciondola.
302-304. I pse : vale da solo .
ratem : imbarcazione quasi improv
visata. conto con una per
tica , non coi remi. subi git =
sospinge . veli sque mi ni strat :
sott. ratem ; ministro reso transitivo.
ferruginea .= ferrigna . sub
vectat = traghetta, trasporta .
corpora = parvenze di corpi .
L ENEI DE 163
iam senior, sed cruda deo viridisque senectus.
Huc omnis turba, ad ripas effusa, ruebat, 305
matres atque viri defunctaque corpora vita
magnanimum heroum, pueri innuptaeque puellae
impositique rogis iuvenes ante ora parentum:
quam multa in silvis autumni frigore primo
lapsa cadunt folia aut ad terram gurgite ab alto, 310
quam multae glomerantur aves, ubi frigidus annus
trans pontum fugat et terris immittit apricis.
Stabant orantes primi transmittere cursum
tendebantque manus ripae ulterioris amore ;
navita sed tristis nunc hos nunc accipit illos, 315
ast alios longe submotos arcet harena.
senior = gi piuttosto innanzi con
gli anni : comparativo relativo.
cruda = vegeta , opp. fiera .
deo : Caronte considerato tale anche
da C i c e r o n e (jV . d., I l i , 43) . viri
dis = ancor fresca , rigogliosa :
sottinteso est.
305-308. Huc : definito tosto da ad
ripas (plur. poetico). effusa =
(dogni parte) riversandosi . rue
bat : dice fiumana che avanza preci
pitosa. defunctaque corpora vita
= e le sembianze, figure senza pi
vita, di eroi magnanimi . pueri
= ragazzi . innuptae : perci
nel vivo fiore degli anni. iuvenes :
ancor giovani, bench giovani . Gli
stessi stupendi versi si leggono in Georg.,
I V , 475 sgg.; elencazione, a gruppi,
senza mai un proprio verbo : in testa
a tutti stanno le madri, poi i mariti
(i padri : viri), quindi gli eroi, i ra
gazzi e le ragazze, nonch i gio
vani nel fiore dei loro anni : la pie
tas del poeta per tutti.
309-312. quam mul ta, ecc. = (nu
merosi) quanto (son) numerose le
foglie (che)... staccandosi (lapsa) ca-
dqn gi a terra. frigore pri mo =
al primo freddo autunnale .
ad terram, ecc. = quanto (son) nu
merosi gli uccelli (che) sulla spiag
gia (ad terram)... saddensano a stor
mi . frigidus annus = il freddo
della stagione invernale . tran-
pontum fugat = fa ad essi attra
versar di corsa il mare , sospingen
doli verso terre solatie. Questa simia
litudine ha tutta una storia nells
tradizione letteraria : si va dalla Bib
bia ad Omero, a Semnide, a Bac-
chilide, a Mimnermo, ad Apollonio
Rodio, a Virgilio, a Dante : identico
sempre il motivo, ma diversa la colo
ritura spirituale nella diversa rap
presentazione poetica ed artistica.
313-316. ripae... amore = per il
vivo desiderio di raggiungere l altra
sponda . navta s ed = sed nauta ;
Caronte (navita forma rara ed
arcaica). tristis = severo, ine
sorabile . accipit : cio fa im
barcare . submotos arcet = li
respinge (arcet), ma anche li cac
cia assai lontano (submotos) dalla
riva (harena) sabbiosa ; ed una
scelta arbitraria, perci crudele. Nota
negli oranti il tormento dellattesa
e il bisogno di uscir da questa incer
tezza, inquieta e vagante, finch non
han sede nel Tartaro : il dolore mag
giore perch Caronte sceglie, acco
glie e rifiuta i bramosi del passag
gio (Bignone).
164 P. VI RGI L I O MARONE
I L RACCONTO DI PA L I NURO
E L A SUA PREGHI ERA AD ENEA
(V I , 340-371)
Siamo ancora sulla spiaggia dAcheronte : tra i tanti ricacciati indietro
dal nocchiero infernale. Enea scorge, triste nel vlto e tarda nellincedere,
la figura di Palinuro, il fido timoniere della sua nave, della cui repentina
scomparsa si disse alla fine del canto V; ma delle sue ultime peripezie
nessuno mai seppe nulla. Qjii appunto il poeta fa raccontare drammatica-
mente dallo stesso Palinuro la sua triste vicenda : come, rapito nel mare
col timone, divulso, preoccupato pi, per la nave priva di governo e del
nocchiero che per s, per tre notti e per tre giorni and vagando sulle onde
procellose, e solo allalba del quarto giorno gli si discopri in lontananza
la terra ; era la costa italica, verso cui punt speranzoso, e gi erasi aggrap
pato ad uno scoglio della spiaggia, allorch fu sopraffatto dalla gente del
luogo, che ne fece scempio. Da quel giorno i suoi resti mortali sono in balia
delle onde. Di qui la preghiera accorata ad Enea di voler provvedere alla
sua sepoltura, perch pace possa finalmente avere nelle sedi dei morti :
o tu, se una via c, se una te ne mostr la tua diva genitrice. . . ,
tu porgi ad uno sventurato la destra e teco toglimi dalle onde, affinch almeno
dopo morte io abbia placido riposo (vv. 367-371). Un desiderio stanco,
un dolce abbandono sonnolento, un languore anelante di pace c nel verso :
sedibus ut saltem placidis in morte quiescam . . . : quel saltern la storia
di unintera esistenza (Fu n a i o l i ). La preghiera dellinfelice naufrago non
poteva non essere esaudita : la stessa Sibilla a raccogliere i pietosi accenti
e a promettergli con tono di veggente che non solo avr le onoranze estreme,
appena tornati essi sulla terra (il che possibile non nellAverno), ma
volont degli di che il suo nome sia serbato in eterno tra quella stessa
gente e in quella stessa terra, che furono causa e teatro della sua morte.
Hunc ubi vix multa maestum cognovit in umbra, 340
sic prior adloquitur : Quis te, Palinure, deorum
eripuit nobis medioque sub aequore mersit ?
340-342. H unc: Enea, ha visto Pa
linuro e lo ha riconosciuto di coipo.
ubi : temporale. vix : va con
cognovit = a stento ebbe ricono
sciuto . mul ta... i n umbra = in
mezzo alla fitta ombra . adl o
qui tur : Aeneas Palinurum. nobis :
allamore di Enea e di tutti i suoi
compagni. medi oque... mersi t =
et medio ( in) aequore submersit ;
nel verso i due verbi stanno agli
estremi.
l e n e i d e 165
dic age ; namque mihi, fallax haut ante repertus,
hc uno responso animum delusit Apollo,
qui fore te ponto incolumem finisque canebat 345
venturum Ausonios. En haec promissa fides est ?
Ille autem : Neque te Phoebi cortina fefellit,
dux Anchisiade, nec me deus aequore mersit ;
namque gubernaclum multa vi forte revolsum,
cui datus haerebam custos cursusque regebam, 350
praecipitans traxi mecum. Maria aspera iuro
non ullum pro me tantum cepisse timorem,
quam tua ne, spoliata armis, excussa magistro,
deficeret tantis navis surgentibus undis.
Tris notus hibernas immensa per aequora noctes 355
343-346. dic age : i due impera
tivi accostati asindeticamente espri
mono una preghiera calda ed insi
stente. mihi : va con delusit, ma
logicamente con animum. haut =
haud, con fal lax hoc uno : preci
sato tosto dal contenuto del verso
seguente ; di questo oracolo di Apollo
non fatta parola prima di questo
punto : comunque, esso si era avve
rato per quanto riguardava il rag
giungimento dellI talia da parte di
Palinuro. ponto = sul mare .
finisque venturum Ausonios =
venturum esse ad fines A., cio Itali
cos o Italiae. canebat = vaticina
batur. En haec... est : tradisce
unindignata sorpresa fatta sentire an
che dal monosillabo est in clausola
anmala.
347-351. cortina = loracolo ;
propr. indica il trpode, sul quale sta
va la speciale caldaia, presso cui la
Pitia emetteva gli oracoli. Anchi
siade : termine patronimico. nec
me deus... mersit : era stato ucciso
dagli abitanti della costa, ma in
realt era stato il dio Sonno a som
mergerlo ; per Palinro, personal
mente, non lo sapeva ; aequore ablat.
strumentale, o di stato in luogo.
gubernaclum : oggetto di traxi.
multa vi : per alcuni ablat. di
causa ( in sguito ad una potente
ondata ), per qualche altro di ma
niera. forte = Dio sa come, per
caso : Palinro continua ad igno
rare il sinistro intervento del Sonno.
cui : va con gubernaclum, e il da
tivo aderisce sia a custos (predicativo
di ego, sogg. sottinteso) sia ad haere
bam. cursus : sott. maris. rege
bam : in rima col preced. haerebam :
la frase vale et quo regebam cursus
(l a rotta). traxi mecum: ed
invece era stato il timone a trasci
nare gi lui : continua lequivoco di
Palinro. Maria aspera iuro =
per le collere del mare io faccio
giuramento .
352-357. non ull um = che non
ho avuto tanto alcun timore per
me . quam : correlativo asimme
trico di tantum = quanto che la tua
nave si perdesse . armis : negli
attrezzi della nave compreso
specialmente il timone. excussa
magi stro = privata di colpo del pi
lota . tantis... surgentibus un
dis : abl. di causa = per il solle
varsi dei furibondi marosi . Tris...
aqua => per ben tre notti tempestose
(hibernas ; altri traduce intermina
bili, lunghissime ) attraverso le smi
surate distese dellacqua sospinse me.
166 P. VI RGI L I O MARONE
v ex it me violentus aqua ; vix lumine quarto
prospexi Italiam summa sublimis ab unda.
Paulatim adnabam terrae : iam tuta tenebam,
ni gens crudelis madida cum veste gravatum
prensantemque uncis manibus capita aspera montis 360
ferro invasisset praedamque ignara putasset.
Nunc me fluctus habet versantque in litore venti.
Quod te per caeli iucundum lumen et auras,
per genitorem oro, per spes surgentis Iuli,
eripe me his, invicte, malis : aut tu mihi terram 365
inlce (namque potes) portusque require Velinos ;
aut tu, si qua via est, si quam tibi diva creatrix
ostendit (neque enim, credo, sine numine divom
flumina tanta paras Stygiamque innare paludem),
da dextram misero et tecum me tolle per undas, 370
sedibus ut saltem placidis in morte quiescam .
in tutta la sua violenza, il vento
sullacqua (ablat. di moto per luo
go), opp. colle sue violente ondate
(abl. di strumento). prospexi =
in lontananza, avvistai . sum
ma... ab unda = levato in alto,
dalla sommit dunonda .
358-361. adnabam terrae : vale
maccostavo a nuoto. ni , ecc.:
et evasissem certe incolumis, nisi gens
crudelis : i rozzi abitanti costieri della
L ucania. madi da... gravatum =
su me, che non potevo difendermi,
appesantito comero dal vestito in
zuppatosi dacqua e che mi sforzavo
di aggrapparmi, con la morsa delle
mani, alle sporgenze rocciose del pro
montorio, non fosse arrivata addosso
colla spada (opp. colle sue armi )
e non mi avesse ritenuto, nella sua
ignoranza, carico di preda .
362-371. Nunc m e : me vale cor
pus meum = la mia salma .
habet = ha in sua balia . ver
sant = voltolano e rivoltolano .
Quod : accus. di relazione = e
quanto a ci ; perci . genito
rem : Anchise, il padre morto.
surgentis = riposte nel tuo crescente
Iulo : in nome dunque della vita
e degli affetti pi sacri della razza
e della famiglia. his... mal is :
di non poter scendere al regno dei
morti ; ... qui si tratta dellanima,
non del corpo ; questo doveva essere
sepolto perch 1anima potesse aver
pace (M aggi ). terram == un
pugno di terra . via : di andare
agli I nferi, oltre quella della sepol
tura. di va creatri x = la dea,
madre tua , Venere, opp. la divina
tua genitrice . numi ne = la vo
lont . divom = deorum. tan
ta = cos vasti, paurosi ; da innare
dipendono sia flumi na sia paludem
(che precisa e spiega flumina).
da dextram mi sero = porgi la de
stra allinfelice ; misero generico, an
zich mihi, suona altamente patetico.
tol l e : quasi levandomi di peso
da questo squallore che annienta ;
anche qui tecum me accostati come
tu mihi del v. 365. sedi bus ut
ut sedibus. sal tem : da legare a in
morte : allagitata vita di Palinro
succeda, almeno in morte, la pace.
Nel verso quasi ogni parola dice
pace ; e lepisodio si conclude con
questo anlito desolato, a cui non
pu essere dato conforto ed ascolto.
l e n e i d e 167
L I NCONTRO DI ENEA CON ANCHI SE
(V I , 679-702)
questo senza dubbio uno dei brani pi. importanti e commoventi
di tutto il canto, non solo per la tensione spirituale che lo anima, ma anche
per le grandi cose che padre e figlio si dicono, per le rivelazioni di Anchise,
che investono i futuri destini di Enea. Era questo il fine della discesa
dellEroe nellAverno.
Lincontro avviene nella vailetta fiorita del Lete, dove la Sibilla ed Enea
erano stati accompagnati dal mitico cantore tracio. Muso, e dove sono
trattenute le grandi anime, destinate a riprendere forma e vita in nuovi
esseri umani. Qjii sta Anchise, tutto assorto, proprio in quel momento,
a meditare attentamente sulla numerosa serie dei suoi cari nepoti, che trar
ranno origine dal figlio, sui loro destini, sulle vicende, le virt e le gesta
eroiche, che li immortaleranno nei secoli. Lincontro di Enea con Anchise
caratterizzato dalla pi tenera effusione di amore paterno e di piet filiale,
che potesse mai immaginarsi in quellangolo fiorito, tra quella schiera di spi
riti magni.
At pater Anchises penitus convalle virenti
inclusas animas superumque ad lumen ituras 680
lustrabat studio recolens omnemque suorum
forte recensebat numerum carosque nepotes
fataque fortunasque virum moresque manusque.
Isque ubi tendentem adversum per gramina vidit
Aenean, alacris palmas utrasque tetendit 685
effusaeque genis lacrimae et vox excidit ore :
679-683. At : coglie il contrasto tra
lansia del figliuolo, che desidera rive
dere il padre e la calma meditativa
di questo. penitus... animas = le
anime raccolte (inclusas) in una vai
letta verdeggiante . superumque...
ituras = e destinate a salire alla
luce superna del mondo . lustra
bat : sott. oculis passava in rasse
gna . studio recdl ens = con
passione vagheggiandole pi e pi
volte (-re) . suorum sostantivato
pu valere anche i discendenti .
forte = appunto allora . nu
merum la gran folla .
684-686. I s : Anchise. ubi : tem
porale. tendentem... A enean =
che Enea si dirigeva alla sua volta,
incontro a lui . per grami na :
lerba soffice e fresca della convallis
virens del v. 679. alcris (= ald-
cres) = con subitanea allegria : un
gesto che rivela tutta l anima.
pal mas utrasque = palmam tram-
que. effusae : sott. sunt, collabi.
di origine genis ( dalle gote cio
dagli occhi ), parallelo al succes
sivo ore ( dalle labbra ).
168
P. VI RGI L I O MARONE
Venisti tandem tuaque exspectata parenti
v icit iter durum pitas ? datur ora tueri,
nate, tua et notas audire et reddere voces ?
Sic equidem ducebam animo rebarque futurum 690
tempora dinumerans nec me mea cura fefellit.
Quas ego te terras et quanta per aequora vectum
accipio, quantis iactatum, nate, periclis !
quam metui, ne quid Libyae tibi regna nocerent !
I l l e autem : Tua me, genitor, tua tristis imago 695
saepius occurrens haec limina tendere adegit ;
stant sale Tyrrheno classes. Da iungere dextram,
da, genitor, teque amplexu ne subtrhe nostro .
Sic memorans largo fletu simul ora rigabat.
Ter conatus ibi collo dare bracchia circum, 700
ter frustra comprensa manus effugit imago,
par levibus ventis volucrique simillima somno.
687-689. V enisti, ecc. = venuto
sei finalmente . tuaque, ecc. =
e codesto tuo gesto affettuoso di
figlio da me, tuo genitore, tanto
atteso . durum = penoso, dif
ficile . datur : poetica la serie
degli infiniti soggetti di datur.
reddere voces = rispondere .
690-694. ducebam animo = pen
savo nel mio intimo . rebarque
futurum = e credevo che potesse
avvenire . tempora = i giorni .
mea cura = la mia ansiosa, sol
lecita attesa. Quas, ecc.: per
posposto ed unito poeticamente solo
al secondo sostantivo. Anchise intende
alludere a tutti i viaggi di Enea dal
lAsia allI talia. vectum (da veho)
= dopo che hai attraversato oh !
quante mai terre e percorso su nave
oh ! quanto mai vasti mari non tac
colgo (ora) io . quanti s = da
quanto gravi. quam = quantum.
L ibyae... regna : espressione ben
diversa da l amore per Didone, la
regina di L ibia .
695-698. Tua... tua... saepius : le
apparizioni in sogno al figlio non
sono state vane per il pius Enea ;
saepius vale il nostro spesso sem
plicemente. " occurrens = venen
domi innanzi i n frequenti visite,
haec limina : allude allElisio, dove
ora si trovano. adgit = coigit,
di cui ha la costruzione infinitiva.
stant = ancorate son l le mie navi
(classes) nel mar Tirreno , di fronte
a Cuma. Da iungere : giro sintat
tico greco = permettimi di strin
gerti la mano . amplexu : dat.
arcaico. ne subtrhe = ne subtra
xeris ; l a risposta di Enea breve
e concisa come richiedeva la cir
costanza.
699-702. memorans = dicens.
largo : in origine era epiteto detto
di acque sgorganti, a cui assomiglia
il fletus. simul = nel contempo .
ora : plur. poetico. conatus :
si pu sottintendere sum. ibi =
in quel momento . collo : da
tivo. dare = gettare . ci r
cum : avverbio. frustra : va col
partic. comprensa. manus : sott.
meas. imago = lombra, la par
venza di Anchise. L a ricca serie
dei dattili rende al vivo quel rapido
ed inavvertibile dileguare.
l e n e i d e 169
LA FI GURA DI MA RCEL L O
(VI , 860-886)
La rassegna dei grandi personaggi della leggenda e della storia di Roma
stava per terminare nella visione profetica di Anchise con le solenni parole,
che hanno lintonazione di unepigrafe sacrale e che racchiudono il succo
del codice morale e civile di Roma nella sua fatale missione di conquista
trice del mondo : reggere con limperio le genti, imporre leggi di pace, aver
clemenza dei vinti, debellare i superbi (vv. 851 sgg.). Lultima grande
figura della schiera gloriosa M. Claudio Marcello, che s'avanza tra gli
altri, insigne per le spoglie opime, e per gloria a tutti sovrastante. Accanto
a lui, ecco un giovane, bello nellaspetto e dalle armi fulgenti, ma triste
nel vlto e con gli occhi a terra. Chi quegli che accompagna il passo
di Marcello ? forse un qualche figlio della grande stirpe dei nepoti ? ,
chiede ansioso Enea al padre, che, gi commosso da quella apparizione,
con gli occhi umidi di pianto, proiettando il futuro nel passato, risponde :
0 figlio, non domandare un immane lutto dei tuoi ; i fati mostreranno
appena costui alla terra, e non permetteranno che viva pi oltre . Parole
sconsolate, che, pur senza alcun moto di ribellione, additano nella ineso
rabilit del destino limmatura fine di questo delicato fiore di Roma,
M. Claudio Marcello, figlio di Ottavia, sorella di Ottaviano, e di
C. Claudio Marcello, rapito dalla morte a soli 19 anni, il 23 a. Cr. E qui
il compianto di Anchise per questa giovinezza stroncata anzi tempo, vanto
ed orgoglio della gente di Romolo, e qui anche lelogio delle sue romane
virt, la piet, l'antica fede e il valore invitto, e poi il saluto, l'augurio
dellavo, che pronuncia riverente il nome del suo glorioso discendente :
0 miserando giovane, se in qualche modo riuscirai ad infrangere i fati,
tu sarai Marcello. Date gigli a piene mani : che purpurei fiori io sparga
e lanima del nepote di questi doni almeno io onori e un vano dovere
io compia (v. 883 sgg.). Qjii si risente tutto Virgilio : con la sua commossa
umanit e con la sua piet profonda, con gli occhi fissi e smarriti negli
imperscrutabili voleri del fato, con le sue lacrime per le morti immature
e con i sensi della sua romanit.
170 P. VI RGI L I O MARONE
Atque hic Aeneas (una namque ire videbat 860
egregium forma iuvenem et fulgentibus armis,
sed frons laeta parum et deiecto lumina voltu)
Quis, pater, ille, virum qui sic comitatur euntem ?
filius anne aliquis magna de stirpe nepotum ?
qui strepitus circa comitum ! quantum instar in ipso ! 865
sed nox atra caput tristi circumvolat umbra .
Tum pater Anchises lacrimis ingressus obortis :
O gnate, ingentem luctum ne quaere tuorum.
Ostendent terris hunc tantum fata neque ultra
esse sinent. Nimium vobis Romana propago 870
visa potens, superi, propria haec si dona fuissent.
Quantos ille virum magnam Mavortis ad urbem
Campus aget gemitus ! vel quae, Tiberine, videbis
funera, cum tumulum praeterlabre recentem !
860-866. A tque hic : sott. ait
e allora Enea disse . unS =
a fianco del console Marcello,
leroe di Nola e di Clastidio (a. 222a).
ire = euntem. egregi um = in
comparabile, ineguagliabile per la bel
lezza fisica {forma) e per il fulgore
delle armi (fulgentibus armis)... .
parum = ben poco , sott. ei eroi.
deiecto l umi na voltu = deiecta
lumina voltu = e il suo sguardo era
abbassato sul vlto , cio teneva
il vlto e gli occhi bassi per me
stizia. Quis : sott. est. virum...
euntem = l eroe che cammina .
qui : andrebbe preposto a virum.
sic = in tale atteggiamento di me
stizia. fi l i us, ecc.: ordina : an est
aliquis ( = aliqui) filius... nepotum =
forse un qualche figlio dellec
celsa stirpe dei discendenti di lui ? .
qui... comi tum ! = quale sus
surrar di genti, di compagni, intorno
a lui! . quantum... ipso = e
quanta nobilt, maest di vlto, nella
sua stessa persona ! . nox atra =
un fosco velo di mestizia .
867-871. i ngressus : sott. est ( exor
sus est) = cominci a dire. obor
ti s : con lacrimis vale scoppiando
in lacrime, fra le lacrime . gnate
= creatura mia . ne quaere =
ne quaesieris. tuorum : sostanti
vato. Ostendent... fata = vorr
soltanto mostrarlo al mondo, costui,
il destino, quale rapida meteora.
neque... si nent = ma poi non lo
lascer quaggi oltre tal limite.
N i mi um : va collegato con potens,
predicato di vis a (esset) = troppo po
tente sarebbe apparsa . propria...
fui ssent = se stabilmente duraturo
fosse stato un tal dono .
872-874. Quantos = quanto gravi
gemiti di persone far giungere, man
der il Campo (Marzio) alla grande
citt di Mavorte , cio di M arte,
Roma. quae... funera = quali
funerali . Tiberine : il dio del
fiume, lungo il quale sfilava il cor
teo funebre. cum = allorch .
praeterlabre : transitivo, in virt
di praeter = avrai a scorrere presso
il recente tumulo ; il cadavere del
l infelice giovane sar sepolto nel
Mausoleo di Augusto eretto lungo
il Tevere.
L ENEI DE 171
Nec puer Iliaca quisquam de gente Latinos 875
in tantum spe tollet avos nec Romula quondam
ullo se tantum tellus iactabit alumno.
Heu pitas, heu prisca fides invictaque bello
dextera ! Non illi se quisquam impune tulisset
obvius armato, seu cum pedes iret in hostem 880
seu spumantis equi foderet calcaribus armos.
Heu miserande puer, si qua fata aspera rumpas,
tu Marcellus eris. Manibus, date, lilia plenis,
purpureos spargam flores animamque nepotis
his saltem accumulem donis et fungar inani 885
munere .
875-877. N e c puer... quisquam =
e nessun giovane ; quisquam ha
qui valore aggettivale ; puer ha senso
ampio in latino : bimbo ragazzo ado
lescente giovane. Iliaca de gente =
disceso, discendente da stirpe troia
na . Latinos... avos = gli avi
suoi latini sollever a cos elevata
altezza colla speranza che far con
cepire di s, cio innalzer a cos
grandi speranze che la gloria degli
avi possa essere portata tanto in
alto. quondam = aliquando, rife
rito al futuro. ullo... alumno =
di alcun altro suo figlio .
878-881. Heu pi tas = ahim sa
cri affetti (Cast igl i oni ) di Marcello,
verso gli di, verso Augusto, verso
lo Stato intero. pri sca fi des =
lealt di taglio antico, di tempra
antica . invi cta... bell o dextera :
rende l idea del valore invitto in
guerra . Non... qui squam = no,
nessuna persona al mondo . i l l i :
a Marcello. tul i sset : sottin
tesa la protasi se egli pi a lungo
fosse vissuto . obvius : predica
tivo di quisquam. seu : accompa
gnato ai congiuntivi iret e foderet,
in quanto dipendenti dallirreale tu
lisset. pedes = (umile) soldato
a piedi . seu spumanti s... ar
mos = sia che del suo cavallo
schiumante spronasse le spalle , cio
i fianchi .
882-886. miserande = degno di
piet . puer : qui giovinetto .
si qua... rumpas = sol che tu
possa in qualche modo spezzare line
sorabile (legge del) fato ; qua sot
tintende via, ratione. M arcellus =
il Marcello , opp. un Marcello ,
degno della nobilissima tua stirpe.
M anibus... pleni s : ablat. di mo
do = a piene mani . purpu
reos = (dagli) smaglianti colori .
spargam = voglio spargere .
animam = l ombra. nepoti s =
del discendente mio . accumu
lem = voglio onorare , letteralm.
ricoprir tutta . i nani : niente
potr infatti prolungare la vita a Mar
cello. munere = dono, tributo
damore . Anchise immagina di com
piere egli stesso sulla tomba di quel
lontano nipote gli estremi atti della
cerimonia funebre ; e ne commosso
e per questo, la voce dellavo, in
cui per tutto il canto traspira qual
cosa di tronco e di sospeso, si spe-
gne, come strozzata, in principio di
verso (F unai ol i ) .
1 72
P. VI RGI LI O MARONE
CANTO SETTIMO
A r g o men t o
Partiti da Cuma e costeggiata la terra della maga Circe, i Tro
iani si dirigono verso il Tevere, alla cui foce giungono dopo una
notte di felice navigazione. Era allora governatore del Lazio un
oriundo di antica stirpe troiana, Latino, che accolse benevolmente
gli ospiti e giunse perfino ad offrire in sposa ad Enea la figlia
Lavinia, gi quasi promessa dalla regina Amata a Turno, re dei
Rutuli. Tutto sembrava procedere felicemente per i Troiani, che
gi pensavano alla nuova costruenda citt ; ma ecco scatenarsi
l odio ostile di Giunone, che, valendosi d ellopera della Furia
Allecto, fa impazzire dapprima la regina Amata, e provoca poi,
per varie vie, una lotta aperta contro i Troiani invasori della
regione ; anche Latino, che prima aveva resistito alle pressioni
della moglie, cede finalmente il potere alla regina e a Turno. Immi
nente ormai la guerra, apportatrice di grandi stragi da ambe
le parti. Ecco intanto sfilare, davanti ai nostri occhi, le schiere dei
guerrieri italici, coi loro capi, fra cui Mezenzio, Aventino, Cculo,
Messpo, Clauso, Also, Ufente, Virbio ; ultimi, Turno e Camilla.
Il canto V I I ha una sua funzione importante nelleconomia
dellopera, perch il libro chiave della seconda parte o sezione
del poema, quella pi propriamente italica e romana : il canto
dellItalia preromana, dei suoi uomini e delle sue terre, della sua
arcadica vita di pace e di tranquillit, dei suoi istituti primitivi
e della sua religione ; dei suoi baldi giovani, che per, non si sa
come, diventano ad un tratto audaci guerrieri, frementi di vittoria
e di vendetta. In questo sfondo bucolico e sentimentale prima, poi
torbido e arroventato di guerra, il poeta compone alcune delle
sue figurazioni e dei suoi episodi pi caratteristici : Latino, Amata,
Allecto, il cervo di Silvia, Turno, Camilla, che non sono se non
l espressione fantastica e poetica di una realt storica, la quale
costituisce il tessuto connettivo di tutto il canto.
l e n e i d e 173
ENEA , COSTEGGI A TO I L PAESE DI CI RCE,
A RRI V A ALL A FOCE DEL TEV ERE
(V I I , 8-36)
T e r m i n a te le esequie della sua nutrice C a ie t a , Enea l a s c i a le coste della
C a m p a n i a e p u n t a con l a sua f l o t t a verso i l i d i d e l L a z i o . una c a ndida
notte,lunare e N e ttuno concede vento f a v o r e v o l e : segno certo d i buon augurio,
che t r a n q u i l l i z z a e rincora a ll a mta g l i e r r a n ti T r o i a n i . Costeggiano l ' i s o l a
d i Circe, l a bella maga incantatrice, che l a leggenda vuole l a s c i a t a d a l p a d r e
Sole in quel luogo d i sogno, dove, sola, in una s p l e n d i d a reggia, circon
d a t a d a un bosco inacces sibi le, canta e tes se continuamente una te l a s ot ti le.
M a a questa p a c e , a questo s or ris o d'i ncanto f a n n o contrasto g l i i n d i s t i n t i
rumori d i es s e r i umani, a t t i r a t i d a ll a carez zevole voce della m a l i a r d a e d a l e i
conv e r t it i magicamente in be s t ie selvagge. Pericolo g r a v e p e r g l i E n a d i ,
come f u p e r i compagni d i U l i s s e ; per l a notte lunare e i l vento p r o
p i z i o spin s e r o in n a n z i g l i esuli s e n t o tentennamento alcuno. A l l ' a l b a l i atten
deva l a s o s p i r a t a mta, l a f o c e del Tevere. Sotto un cielo sereno, un p a e
saggio arcadico stupendo s i a p r e d i n a n z i a i loro occhi : un bosco immenso,
solcato d a l Tevere e allietato d a l canto g i u l iv o d i m o l t i s s i m i uccelli, che
p a io n o dare cos i l benvenuto a i f o r t u n a t i o s p i t i , a i q u a li Enea or d i n a d i r i s a
l i r e a l p i p r e s to l a corrente del fiume.
Adspirant aurae in noctem nec candida cursus
luna negat, splendet tremulo sub lumine pontus.
Proxima Circaeae raduntur litora terrae, 10
dives inaccessos ubi Solis filia lucos
adsiduo resonat cantu tectisque superbis
8-9 A dspirant aurae i n noctem
favorevoli spiran le brezze durante
la notte . cursus = Ia rotta ;
il plur. dovuto alla presenza delle
quindici navi. negat : col pre
cedente nec = e consente agevole .
spl endet... pontus = risplende
al tremolio dei raggi il mare ; sub
fa capire che il tremolio sentito
come dovuto ai raggi lunari. Dante
si ricordato di questo passo in
Purg., I , 117 : il tremolar della marina.
Non isfugga la bellezza poetica di
questo viaggio nel mare leggermente
mosso, sotto il chiaro della luna, per
correndo un paesaggio pieno di ri
cordi e di suggestioni omeriche.
10-14. Proxi ma : va con raduntur,
di cui predicativo = assai dap
presso vengono (da essi) costeggiati ;
si pensaya fosse stata prima una
isola ; si tratta del promontorio Cir-
co. inaccessos = impenetrabili,
inaccessibili . resnat = fa .riso
nare . tectis... superbis = in
t. s. nel magnifico suo palazzo .
174 P. VI RGI L I O MARONE
urit odoratam nocturna in lumina cedrum,
arguto tenuis percurrens pectine telas.
Hinc exaudiri gemitus iraeque leonum 15
vincla recusantum et sera sub nocte rudentum
saetigerique sues atque in praesepibus ursi
saevire ac formae magnorum ululare luporum,
quos hominum ex facie dea saeva potentibus herbis
induerat Circe in voltus ac terga ferarum. 20
Quae ne monstra pii paterentur talia Troes
delati in portus neu li tora dira subirent,
Neptunus ventis implevit vela secundis
atque fugam dedit et praeter vada fervida vexit.
Iamque rubescebat radiis mare et aethere ab alto 25
Aurora in roseis fulgebat lutea bigis :
cum venti posuere omnisque repente resedit
flatus et in lento luctantur marmore tonsae.
uri t = fa bruciare . odo
ratam profumato, odoroso .
arguto, ecc. = facendo passar rapi
damente (opp. da capo a fondo ,
per- di percurrens) il risonante pettine
sulla sottile (perch ben distesa) tela .
Circe era figlia del Sole e di Perse,
sorella di Eta, re della Clchide.
15-20. Hinc : cio dal palazzo di
Circe. exaudiri : anche saevire ed
ululare sono infiniti descrittivi o sto
rici = chiaramente si udivano .
gemitus iraeque = i ruggiti fu
riosi . leonum : gi uomini, mu
tati da Circe in tali animali. vincla
recusantum che non volevan pi
saperne di restare incatenati .
sera sub nocte = nel cuor della
notte . rudentum : fa assonanza
con recusantum e sono genitivi poe
tici. saetigeri... sues : sono i cin
ghiali . in praesepibus = nei
loro chiusi , o meglio nelle lor
fosse . formae... luporum = lupi
di smisurata grandezza, enormi .
hominum ex facie = da esseri uma
ni . saeva = spietata , po
tentibus = di magico effetto .
i nduerat = aveva travestiti .
terga : qui vale corpi .
21-24. ne = per evitare che i Tro
iani, uomini pii (pi i), subissero que
ste cosi tremende (tedia) trasforma
zioni (Ouae... monstra = et... haec mon
stra) . delati = qualora fossero
stati portati . portus : plur. poe
tico. neu = e perch non .
fugam = fulmineo scampo .
praeter = oltre . fervida = ri
bollenti, agitati come son sempre,
vicino ad una spiaggia rocciosa.
25-28. radi i s = ai (mattutini) rag
gi del sole. aethere : indica il
cielo . bi gi s : plur. poetico ; an
che allAurora, come al Sole e alla
L una, la mitologia attribuiva un
cocchio alato. l tea : da ltum ;
predicativo di fulgebat = tutta
doro. cum = quandecco.
posuere = posarono , si calmaro
no . f l atus = alito, brezza .
i n l ento... marmore sulla super
ficie rabbonacciata del mare scintil
lante . tonsae = i remi , per
ch fatti di legno tagliato (tondeo).
l e n e i d e 175
Atque hic Aeneas ingentem ex aequore lucum
prospicit. Hunc inter fluvio Tiberinus amoeno 30
verticibus rapidis et multa flavos harena
in mare prorumpit ; variae circumque supraque
adsuetae ripis volucres et fluminis alveo
aethera mulcebant cantu lucoque volabant.
Flectere iter sociis terraeque advertere proras 35
imperat et laetus fluvio succedit opaco.
29-34. A tque hi c = ed ecco, a
questo punto . prospi ci t = av
vista in lontananza . H unc i n
ter = inter hunc. f l uvi o... amoeno :
ablat. descrittivo, o di qualit.
verti ci bus, ecc.t ablat. strumentale o di
modo ; vertex = vortex. f l avos :
biondo per la sabbia e per
i detriti che trasporta. vari ae =
screziati, di color cangiante .
alveo : disillabico per sinizsi.
aethera mulcebant = accarezzava
no, deliziavano l aria . luco =
per il bosco .
35-36. Flectere... advertere : impe
rat ha qui, poeticamente, la costru
zione di iubet. terrae = ad terram.
succedit = avanza entrando .
opaco : per i molti alberi sorgenti
lungo le sponde.
176 P. VI RGI L I O MARONE
I L CERV O DI SI L V I A
(V I I , 483-502)
Allecto continua f u r i b o n d a l a sua opera in c e n d i a r i a : dopo A m a t a ,
e s u l l esempio d i A m a l a , l a Fama f a J che le donne d i Laurento s i d i s f r e -
nino in un clamoroso baccanale. P o i viene l a volta d i Turno, clto nel sonno
d a l l a F u r ia e d a i z z a t o prepotentemente alle a r m i . L a gue r r a s i a v v ic in a :
g l i a n i m i sono t e s i , g l i s p i r i t i p r e p a r a t i ; b a s t a un nonnulla, come i l bana
l i s s i m o e p i s o d i o , qui narrato, p e r provocar ne l accensione. I n una p a r t i t a
d i caccia sulle ri ve del fiume, As c a n io , i l f i g l i o d i E nea, detto o r m a i g i
Iulo, f e r i s c e , p e r is bagli o, gravemente un cervo, a ppart enente all e mandre
d i T i r r o , p a s t o r e d i L a t i n o , e a s s a i caro a S i l v i a , l a g i o v a n e f i g l i a dello
stesso p a s t o r e . Geme l a b e s t i a f e r i t a , tornando all e s t a l l e ; s i d i s p e r a , a t a l
v i s t a , l a p a l l i d a f a n c i u l l a e g r i d a aiuto ag li agr e s ti d intorno. E d ecco sbucar
d ogni lat o i v i l l i c i a r m a t i ( i l p e s t i f e r o f lagello della F u r i a , i n f a t t i , s i anni
d a v a nelle taci te selve , commenta i l p o e t a ) , con a capo lo stesso T i r r o ,
s m a n i o s i t u t t i d i p r e n d e r s i g i u s t a vendetta d e llaffronto ricevuto.
Cervos erat forma praestanti et cornibus ingens,
Tyrrhidae pueri quem matris ab ubere raptum
nutribant Tyrrhusque pater, cui regia parent 485
armenta et late custodia credita campi,
Adsuetum imperiis soror omni Silvia cura
483-486. Nota la semplicit del
tocco narrativp, con quell erat, quasi
inizio di una fiaba vera e propria.
Cervs = cervus. forma prae
stanti : abl. di qualit asimmetrico
col successivo ingens ( smisurato
nelle corna, cio dalle corna smi
surate ). pueri : Tyrrhidae non
Tyrrhidae (patronimico di Tyrrhus)
per evitare il eretico. quem : po
sposto, con poetica libert, al suo
soggetto. raptum : quindi assai
tenero ancra. nutri bant = nutrie
bant. cui, ecc.: unintera propos.
relativa perifrastica di pastor, col
lindicativo presente di valore sto
rico. l ate = per vasto tratto .
eredita : sott. est. campi : sot
tinteso tegii, come per armenta era
detto regia cui affidata l a vi
gilanza delle campagne per vasto
tratto .
487-492. Adsuetum imperiis : sott.
hunc cervum : Silvia stessa lo aveva
addomesticato . soror : puero
rum, cio dei Tyrrhidae. cura =
l e n e i d e
177
mollibus intexens ornabat cornua sertis
pectebatque ferum puroque in fonte lavabat.
Ille, manum patiens mensaeque adsuetus erili, 490
errabat silvis rursusque ad limina nota
ipse domum sera quamvis se nocte ferebat.
Hunc procul errantem rabidae venantis Iuli
commovere canes, fluvio cum forte secundo
deflueret ripaque aestus viridante levaret. 495
Ipse etiam, eximiae laudis succensus amore,
Ascanius curvo derexit spicula cornu ;
nec dextrae erranti deus afuit actaque multo
perque uterum sonitu perque ilia venit harundo.
Saucius at quadrpes nota intra tecta refugit 500
successitque gemens stabulis questuque cruentus
atque imploranti similis tectum omne replebat.
cultu = con premurosa attenzione .
i ntexens : va collagg. cornua (eius).
ferum = la bestiola . ma
num pati ens = lasciandosi accarez
zare, lisciare ; manum = manuum
(patiens sta coi genit, in Virgilio).
mensaeque... eri li = abituato
a cibarsi coi padroni , mangianti
spesso, come usa tra pastori, a terra.
si lvi s = in silvis. ad l i mi na
nota = dirigendosi verso la sua abi
tazione, dimora , precisata meglio
da domum. i pse = da s .
quamvi s : aderisce a sra sia pure
a tarda , per quanto inoltrata .
ferebat : con se dice un rincasare
tranquillo e sicuro.
493-495. rabi dae : rese tali da Al
lecto. commovere = stanarono .
fluvio... secundo = assecondan
do la corrente . defl ueret... leva
ret = ora scivolava gi, ora tempe
rava gli eccessi della calura stenden
dosi sopra la verde riva .
496-502. Ipse etiam : va con Asca
nius lui stesso, per di pi, Asca
nio . succensus = tutto acce
so . curvo : l arco costruito'
con due coma (cornu) unite fra loro.
spicula = una freccia . er
ranti = soggetta a sbagliare il col
po . deus : cio l aiuto, l inter
vento dun dio , naturalmente qui
Giunone. actaque : va con harundo
e vale scagliata . mul to = mol
tiplicato, echeggiante a lungo il
s o n i t u s della freccia (harundo).
Saucius : dice pi che vulneratus =-
quasi ferito a morte . at : po
sposto, per dar pi rilievo a Saucius.
successit, ecc. = penetr, ecc. .
questo : lablat. va con replebat.
imploranti = a persona che
stesse chiedendo aiuto . tectum :
cio stabula. replebat : non re
plevit : il gemito continuava, insi
stente e vano.
12
178 P. VI RGI L I O MARONE
L E GENTI DEL L A ZI O I NCI TA TE AL L A GUERRA
(V I I , 511-518)
i l momento p i p ie n o e p i drammatico della nefasta opera della
F u r i a infernale. L a s c i n t i l l a del pic c o l o e p i s o d i o del cervo d i S i l v i a s t a
divent ando un incendio p e r tutte le g e n t i del L a z i o . l a F u r ia stessa a chia
mar le a raccolta, volando s u i t e t t i delle case, e t u t t i adunando i p a s t o r i
c o l rauco suon della ta r t a r e a tromba : ne trem ogni bosco e ne r i n
tronarono le selve p r o f o n d e ; lo udirono i l N a r (o g g i : Nera, affluente del
T e v e r e ) , dalle acque bian c a s tr e d i z o l f o , e i l lago d i T r i v i a ( oggi : lago
d i Nemi) e le f o n t i del Velino, e le tr e p i d e m a d r i strinsero i p i c c o l i
a l seno (v. 5 1 5 sgg. ) .
At saeva e speculis tempus dea nacta nocendi
ardua tecta petit stabuli et de culmine summo
pastorale canit signum cornuque recurvo
Tartaream intendit vocem, qua protinus omne
contremuit nemus et silvae insonuere profundae ; 515
audiit et Triviae longe lacus, audiit amnis
sulpurea Nar albus aqua fontesque Velini,
et trepidae matres pressere ad pectora natos.
511-515. saeva... dea = Allecto.
e speculis = dal suo luogo di ve
detta , tra le selve. tempus...
nacta nocendi = cogliendo il de
stro per provocar dei mali . sta
buli : cio della capanna di Tirro,
padre di Silvia. summo : riprende
ardua allaltro capo del verso ; cul
mine non vale comignolo , anche
perch allora non esistevano. pa
storale canit signum = fa squillare
il segnale di raduno dei pastori .
cornu... recurvo : va con inten
dit = intona a tutta forza col corno
ricurvo ; il corno di un animale
bovino (donde buccina = bovi-clna) era
per gli antichi una specie di alto-
parlante. protinus = senza pi
sosta . omne... nemus = ogni
bosco adatto a pascolo. pro
fundae = fino al profondo .
516-518. et = etiam. T ri vi ae
lacus : si tratta del lago di Nemi.
Trivia detta la dea, in quanto as
sume tre aspetti e tre nomi diversi :
L una in cielo, Diana in terra, cate
o Prosrpina nellinferno. N ar :
la Nera odierna, che attraversa
Narnia (la citt di Narni) e poi sbocca
nel Tevere. detto albus per il co
lore biancastro delle sue acque sul
furee. fontesque V elini : i luo
ghi donde scaturisce il Velino, un
affluente della Nera, che scorre nella
bella valle di Rieti e, presso Terni,
forma la famosa cascata delle Mar
more. trepi dae : riferito a matres,
dice sentimento e gesto, ad un tempo.
pressre ad pectora = si strin
sero al petto i figli per gesto di
istintiva difesa.
l e n e i d e 179
TURNO E LA V ERGI NE CAMI L L A
(V I I , 783-817)
Sono le ultime due figure della rassegna delle schiere italiche, le p i
f u l g i d e e g lor iose d i t u t t e : un uomo e una donna. Turno, re dei R u tu l i,
che incontrammo g i nel sogno d i Allecto, ha i l comando della guerr a :
i l capo d i Stato maggiore d i tutte le m i l i z i e italiche. A i suoi o r d i n i marcia
un esercito d i f a n t i : i g i o v a n i d i A r d e a , e p a r t e degli Aurunci, i Rutul i,
i S ic a n i , i S a crani , ed a l t r i ancora. E g l i , i l c apit ano, s p i c c a su tu t t i e p e r
bell e z z a e p e r f i e r e z z a eroica e p e r la sua s p l e n d i d a armatura : un elmo
d a l t r i p l i c e cimiero, sormontato da una Chimera, s p i r a n t e fi amm e, e uno
scudo, i s to r i a to con decoraz ioni d oro.
N meno ins igne Ca m i ll a , a capo della c a v a ll e r i a dei Volsci, p e r
sonificazione della g r a z i a e della bellezza f e m m i n i l e , che leggerezza e f l e s
s i b i l i t d i movenze rendono p i armoniose e pure. F i g l i a d i M t a b o , lo s p o
destato re d i P r iv e r n o , era cresciuta nelle s o l i t a r i e f o r e s t e l a z i a l i , educata
a ll a caccia, alla dura f a t i c a dei c a m p i , a l tr a v a g li o delle a r m i e all a corsa
v eloc issi ma, da super are, novella Pen te s i l a , g l i s t e s s i venti. Vita ricca
d i f a s c i n o , t e m p r a autentica d ell a s t i r p e i t a l i c a , anche nel nome (Camillus
era i l g io v i n e tt o che a s s i s t e v a a l s a cr ifi cio i l f l m i n e ) , a cui i l p o e t a ha voluto
a t t r i b u i r e alcune car a t te r i s t ic h e delle t r a d i z i o n a l i A m a z z o n i . Cosi essa q u i
c i a p p a r e in te s ta a l suo d r a p p e l l o d i c a v a li e r i . O r n a ta d i p o r p o r a regale,
con una f i b b i a d oro t r a i c a p e l l i e l a f a r e t r a a tr acolla, questa vergine guer
r i e r a , am m ir a ta da t u t t i , s eguita entus iasticamente d a i suoi, p r e s e n t a t a
d a l p o e t a in tutto lo splendore della sua f a s c i n o s a g i o v i n e z z a , l , all a fine
d e l canto, q u a s i a f a r dimenticare g l i o r r o r i d i Allecto e g l i s p a v e n t i della
guerr a. E s s a con Turno un simbolo delle tante creature v i r g i l i a n e , che,
f a t t e p e r l a luce, p e r l amore e p e r la g l o r i a , l inconscio destino e l a rea l t
della s t o r i a tr ascinano nel gorgo della v i t a e della morte. E d i l p o e t a ha p e r
ognuna d i esse una l a c r im a .
Ipse inter primos praestanti corpore Turnus
vertitur arma tenens et toto vertice supra est ;
783-788. i nter pri mos : si collega
con vertitur = si avanza in prima
fila volgendo in giro lo sguardo
dominatore. praestanti corpore =
dallaitante persona ; abi. di qua
lit. toto vertice supra est =
sopravanza ogni altro dei suoi
combattenti ; Tabi, di misura.
180 P. VERGILIO MARONE
cui triplici crinita iuba galea alta Chimaeram 785
sustinet, Aetnaeos efflantem faucibus ignis :
tam magis illa fremens et tristibus effera flammis,
quam magis effuso crudescunt sanguine pugnae.
At levem clipeum sublatis cornibus Io
auro insignibat, iam saetis obsita, iam bos 790
(argumentum ingens), et custos virginis Argus
caelataque amnem fundens pater Inachus urna.
Insequitur nimbus peditum clipeataque totis
agmina densentur campis, Argivaque pubes
Auruncaeque manus, Rutuli veteresque Sicani 795
et Sacranae acies et picti scuta Labici ;
qui saltus, Tiberine, tuos sacrumque Numici
litus arant Rutulosque exercent vomere colles
tri pl i ci ... gal a al ta = in alto ,
opp. in cima, 1elmo dal triplice
crinito pennacchio . susti net =
regge . A etnaeos = simili
a quelle dellEtna son le fiamme
( i g n i s ) che spira il mostro. tam
magi s : e poi q u a m m a g i s secondo
un costrutto arcaico (per t a n t o m a g i s . . .
q u a n t o m a g i s ) . i l l a: la Chimra,
contemplata a s e descritta con va
riazione di costrutto come un essere
prodigioso ; era raffigurata come leone
nella testa, come capra nel mezzo,
come serpente nella coda ; fu uccisa
dalleroe Bellerofonte. f remens
sott. est. tri sti bus = nocive, di-
struggitrici ; ha valore attivo.
ef fuso... pugnae = si fan sempre
pi crudeli le lotte per il sangue
versato .
789-792. At = ed inoltre .
lvem levigato e quindi splen
dente . sublatis corni bus = gi
erte, con gi erte le corna . auro =
con aureo rilievo . i nsi gni
bat ( = insigniebat) = decorava, fre
giava ; sta collabl. strumentale.
iam saetis obsita (partic. da ob
sero) = gi tutta coperta di peli
ruvidi . iam bos = gi diven
tata giovenca ; I o era figlia del
fiume I naco, da Giunone trasfor
mata in giovenca ed affidata ad
Argo, il mostro munito di cento oc
chi. argumentum ingens = sog
getto per una trattazione grandio
sa per lartista stesso. virgi
nis = della giovane donna , I o.
Argus : omnimo della famosa
citt greca. Con pater Inchus, si col
lega esso pure con insignibat.
amnem = acqua scorrente in gran
copia; cio tutta quella dellomnimo
fiume. urna : va con calat,
sott. ex.
793-802. Insequitur : sott. eum =
vien sbito dopo di l ui . nim
bus = un nugolo . totis... cam
pis = iu totis campis. densentur :
arcaico per densantur. Argiva...
pubes : la giovent guerriera di Ar
dea, ritenuti compatrioti di Turno.
Auruncae... manus = le schiere
degli Aurunci , corrispondono ai guer
rieri provenienti dalla zona di qua
del Garigliano o L iri. picti scuta
Labici = i L abici dipinti sugli scu
di , cio i L abicani dallo scudo
dipinto . qui = ii, qui. sa
crum : per la positio fortis. arant :
immagine viva, al posto di colunt.
exercent = lavorano, coltivano .
L ENEI DE
181
Circaeumque iugum : quis Iuppiter Anxurus arvis
praesidet' et viridi gaudens Feronia luco ; 800
qua Saturae iacet atra, palus gelidusque per imas
quaerit iter vallis atque in mare conditur Ufens.
Hos super advenit Volsca de gente Camilla
agmen agens equitum et florentis aere catervas,
bellatrix, non illa colo calathisve Minervae 805
femineas adsueta manus, sed proelia virgo
dura pati cursuque pedum praevertere ventos.
Illa vel intactae segetis per summa volaret
gramina nec teneras cursu laesisset aristas,
vel mare per medium fluctu suspensa tumenti 810
ferret iter, celeris nec tingueret aequore plantas.
Illam omnis tectis agrisque effusa iuventus
turbaque miratur matrum et prospectat euntem,
attonitis inhians animis, ut regius ostro
iugum il promontorio .
quis = quibus, va con a r v i s e vale
a r v a , quibus. Iuppiter Anxurus :
il dio protettore della citt volsca
Anxur, oggi Terracina. Feronia :
antica divinit dei Volsci, venerata
con un bosco sacro ( l u c o ) ed una
fonte . presso Terracina. qua =
luoghi in cui . per imas...
vall is = attraverso il fondo delle
valli . quaerit iter : pi vivo
ed animato del semplice f l u i t .
803-807. super = p r e t e r , opp. p o s t ;
l a posposizione ad H o s ( v i r o s ) poe
tica. Volsca de gente : dice l ap
partenenza. florentis aere cater
vas = gli squadroni sfavillanti di
bronzo . bellatrix = guerriera .
non illa... mans = non gi
creatura che . avesse abituato le sue
mani di donna ad affrontare il ma
neggio della conocchia e del cestello
di Minerva ; v i r g o ha senso con
cessivo bench giovane donna ;
d u r a va meglio con p r o e l i a , che come
predicativo di p a t i . praevertere =
sorpassare ( v e r t e r e gi rare).
808-811. vel intactae segetis =
dun campo di frumento magari
non ancra falciato . per -sum
ma... grami na = attraverso la cima
dei gambi . volaret : limperf.
sta per volasset ed , propriamente,
un potenziale del passato. tene
ras = (sempre cos) tenere . lae
si sset : parallelo di volaret, a cui si
allineano, morfologicamente e sin
tatticamente, sia ferret sia tingueret.
fl uctu suspensa tumenti = in
piedi sui flutti gonfi . ferret
i ter : avrebbe potuto portare in
nanzi i suoi passi , cio camminare.
nec ti ngueret : senza (con ci)
bagnarsi . pl antas : con celeris
vale le piante dei celeri piedi .
812-817. I l lam : riprende, anafori
camente, illa dei vv. 805 ed 808, ma
in caso diverso. tecti s gri sque
ef f usa = dalle case e dai campi
riversandosi fuori . i uventus : so
prattutto maschile. prospectat :
sott. longe : Camilla seguita via via,
fino in lontananza, dagli sguardi al
suo passare (euntem). i nhi ans =
a bocca spalancata ammirandola
con lanimo pieno di stupore (atto
nitis... animis). ut : avvia linter-
182
p. VI RGI LI O MARONE
velet honos levis umeros, ut fibula crinem 815
auro internectat, Lyciam ut gerat ipsa pharetram
et pastoralem praefixa cuspide myrtum.
rog. indiretta, dipendente da miratur
e da inhians. regius... honos =
il regale ornamento di porpora .
lvis = deli cate. fi bul a, ecc.
= la fbbia doro trapunga e tenga
annodati i capelli . ipsa = la
sua intera persona . phartram r
per positio fortis. pastoralem, ecc. =
il mirteo bastone dalla punta guar
nita di ferro per usarne come di
un giavellotto : questa unultima
nota di grazia e di femminilit.
l e n e i d e 183
CANTO OTTAVO
A r g o men t o
Turno inalbera il vessillo di guerra sulla rocca di Laurento
e manda Vnulo a cercare alleati presso Diomede, in Apulia. Grande
il turbamento di Enea, incerto sul da fare di fronte a tanti pre
parativi nemici. Durante la notte, gli appare in sogno il dio Tibe
rino e lo incoraggia e lo sprona a recarsi da Evandro, re Arcade
nella vicina Pallanto e nemico dei Latini. Al mattino, fatti i sacri
fici alle Ninfe del fiume e allo stesso dio Tiberino, con due biremi
si dirige alla volta di Pallanto. Qui Evandro lo accoglie benevol
mente e, stabilita unalleanza militare, consegna ad Enea quattro-
cento cavalieri, comandati dal figlio suo Pallante, e lo esorta a cer
care aiuti presso gli Etruschi, che da poco hanno detronizzato
e cacciato il loro crudele re Mezenzio. Nel frattempo Venere porta
la stupenda armatura, fabbricata da Vulcano, al figlio. Nello scudo
era rappresentata, nei momenti pi salienti, la futura storia di
Roma, fino al trionfo actiaco di Ottaviano : da Romolo e Remo
al ratto delle Sabine, al supplizio di Mettio Fufezio, a Porsenna,
a Manlio Capitolino, ai riti pi sacri ed augusti, alla sede infer
nale, alla lotta fra Occidente ed Oriente sul mare, in cielo, in terra,
fino al trionfo conclusivo di Augusto, che trionfo legittimo del
l intero popolo Romano.
Il canto V i l i , con il II e il VI, tra i pi belli del poema,
perch ha un suo timbro artistico e stilistico, che non si riscontra
negli altri, e un suo particolare mondo epico, dove la leggenda di
venta storia, la grande storia di Roma. Esso riprende ed eleva
quel che di misterioso e di fiabesco, di paesano e di divino, v
nella canzone, che celebra gli uomini, le citt, e le terre dellItalia
preromana, e i colli di Roma, rimasti sinora nellombra ; appaiono
austeri e solenni, in unatmosfera vasta e luminosa, e diventano,
essi, i protagonisti del canto. . . Il canto di Roma tutto gran
dezza e solennit di presagi, e l orgoglio sicuro del condottiero
vi cede il posto allumilt del credente, che sa oscure ed infallibili
le vie del Signore (A r n a l d i ).
184 P. VI RGI L I O MARONE
I L DI O TI BERI NO A PPA RE I N SOGNO AD ENEA
(V i l i , 18-80)
L'i m m a n e spiegamento d i f o r z e la t in e p one i T r o i a n i in un g r a v e p e r i
colo e g e tt a Enea in un angoscioso turbamento. Forse ma i come a ll o r a
s i senti solo, col manipolo d e i su o i eroi, in una ter ra nemica, incen d i a ta
d a o d i umani e d i v i n i , decis a a stroncare ogni tentativo d i invas ione d i gente
s t r a n ie r a . E r a notte, e, turbato nel p ett o da t r i s t i p e n s i e r i d i guerra,
i l p a d r e E n e a s'abbandon s ul la sp o n d a d e l Tevere, las ciando che i l sonno
g l i p r e n d e s s e finalmente le membra . E d ecco i l p r o d i g i o , uno d e i t a n t i
n e ll 'es perienz a normale dell'Eroe, che acquis ta per qui un significato quanto
m a i serenatore e decis ivo : i l dio del luogo, i l biondo Tevere in p e r s o n a ,
venerando nel volto, coronato d i f r o n d e d i p i o p p o , g l i a p p a r e in sogno
e lo esorta a non l a s c i a r s i sgomentare d all e minacce d i guerr a, p e r c h
f i n i t a ormai l ' i r a f u r i b o n d a degli d i e d egli giunt o a l termine delle
sue p e r e g r i n a z i o n i : quella l a sede d e s t in a t a a i suoi P e n a ti , l sorger
l a nuova T r o i a , l l a sua s t i r p e v i v r g l o r i o s a nei secoli. N e a v r con
f e r m a d a l l a vis ione d i una bianca scrofa, giac e n t e sotto i lecci, con tr enta
p o r c e l l i n i : col A s c a n io f o n d e r , dopo tr e n ianni, l a c i t t d i A lb a . S i rechi
intanto a ll a v ic i n a Pa ll a n te o , e s o l l e c i t i d a E v a n d r o g l i a i u t i n e cess ari
e r i c o r d i d i rendere a l u i , g r a t i s s i m o a g l i d i, l'onore dovuto.
Talia per Latium. Quae Laomedontius heros
cuncta videns magno curarum fluctuat aestu
atque animum nunc huc celerem, nunc dividit illuc, 20
in partisque rapit varias perque omnia versat :
sicut aquae tremulum labris ubi lumen aenis
sole repercussum aut radiantis imagine lunae
omnia pervolitat late loca iamque sub auras
erigitur summique ferit laquearia tecti. 25
18-21. T al i a : sott. fiunt, geruntur.
L aomed. heros : Enea, in quanto
discendente da L aomedonte, padre
di Priamo. cuncta = con un sol
colpo docchio . cel erem = in
un baleno . parti s = partes.
versat : intensivo-iterativo rispetto agli
altri due verbi.
22-25. sicut aquae, ecc. = come
quando lo splendore dellacqua, tre
mulo entro un vaso (labris indica,
propriamente, gli orli di esso) di
bronzo, per il rifrangersi dei raggi
solari (sole repercussum) o pel radioso
fulgore della luna, in ogni direzione
si porta per ampio tratto e gi in
alto (sub auras vale sursum) si drizza,
andando a colpire i cassettoni del
l eccelso soffitto ; laquearia lo
stesso che lacunaria. L a similitudine
si sviluppa secondo i modi e i toni
pi schiettamente virgiliani e rende
fino allevidenza lo stato danimo,
quanto mai incerto, di Enea, por-
l e n e i d e 185
Nox erat et terras animalia fessa per omnis
alituum pecudumque genus sopor altus habebat :
cum pater in ripa gelidique sub aetheris axe
Aeneas, tristi turbatus pectora bello,
procubuit seramque dedit per membra quietem. 30
Huic deus ipse loci fluvio Tiberinus amoeno
populeas inter senior se attollere frondes
visus : eum tenuis glauco velabat amictu
carbsus et crinis umbrosa tegebat harundo ;
tum sic adfari et curas his demere dictis : 35
O sate gente deum, Troianam ex hostibus urbem
qui revehis nobis aeternaque Pergama servas,
exspectate solo Laurenti arvisque Latinis,
tato da un primo dubbio via via
fino allangoscia. Virgilio, da auten
tico artista, dipinge lo spettacolo natu
ral e in conformit della visione in
tima chegli ne ha, in modo sintetico :
il riflettersi dei raggi nellacqua gli
parso lelemento pi vivo e saliente
dellintero fenomeno.
26-30. N o x erat, ecc.: descrizione
della notte, svolta qui in modo sin
tetico. terras... per omnis = per,
in tutto il mondo . animalia :
tutti gli esseri viventi, richiamati poi
nel verso seguente. altus = pro
fondo . habebat = teneva in
suo potere. cum : si riallaccia
allindicazione temporale Nox erat.
in ripa : sott. del Tevere .
g eli dique... axe ( = sub divo della
prosa) = sotto la fredda vlta del
cielo . tristi = funesta, sciagu
rata . turbatus pectora = col
l animo sconvolto ; pectora neu
tro plurale poetico e accus. di rela
zione. procubuit = si butt gi
a terra . seram : avverbiale =
finalmente .
31-35. Huic : ad Enea. loci
(protettore, tutelare) del luogo .
fluvio... amoeno : ablat. descrit
tivo del sogg. Tiberinus. populeas
inter... frondes = inter frondes popu
leas (da populus, non da ppulus).
seni or = in sembianza di gran
vecchio . vi sus : sott. est = fu
visto da Enea. eum... carbsus =
era appena coperto da un velo,
da un lino sottile di ti nta azzurrina ,
opp. color dellacqua . et cri
ni s... harundo = ed aveva i ca
pelli coperti di ombrose canne .
adf ari : sott. eum e demere sono infiniti
descrittivi o storici.
36-41. sate = nate ; da serere
seminare ; come tale, sta collablat.
di provenienza (gente deum deorum :
Enea figlio di Venere, figlia di
Giove). ex hostibus = di tra
i nemici ; va con revhis ricon
duci riporti a noi che siamo I ta
lici. Questo ritorno, effettuato per
via di mare (tale il valore di revehis),
dovuto al fatto che Drdano, pro
genitore di Enea, era partito, se
condo unantica tradizione, dallI ta
lia : ora, dunque l eroe troiano riporta
i Penati allantica loro sede. Per-
gma : , propriamente, il nome del
l acrpoli di Troia, la cui citt figu
rava come fondata da codesto Dr
dano. aeterna : prolettico = per
ch resti in eterno . solo... arvis-
que : dativi di agente con exspectate
passivo = qui exspectatus es. hic :
186 P. VI RGI L I O MARONE
hic tibi certa domus, certi (ne absiste) penates ;
neu belli terrere minis : tumor omnis et irae 40
concessere deum.
Iamque tibi, ne vana putes haec fingere somnum,
litoreis ingens inventa sub ilicibus sus,
triginta capitum fetus enixa, iacebit,
alba, solo recubans, albi circum ubera nati ; 45
[hic locus urbis erit, requies ea certa laborum]
ex quo ter denis urbem redeuntibus annis
Ascanius clari condet cognominis Albam.
Haud incerta cano. Nunc qua ratione quod instat
expedias victor, paucis (adverte) docebo. 50
Arcades his oris, genus a Pallante profectum,
avverbio. certa : sott. est. ne
absiste = ne absistas, noli absistere
non ti lasciar distogliere dalla mis
sione che hai. penates = dimora
stabile . terrere = terrearis ; raris
sima forma di imperativo negativo.
tumor... et irae = ogni ribollimento
dira da parte degli di (deum =
deorum). concessere: intrans. =
dileguato, svanito .
42-45. I amque = e fra breve .
vana : predicativo di haec, oggetto
dellinfin. fingere, di cui sogg. som
num. li toreis... sub il ici bus = sotto
i lecci della riva del Tevere.
tri gi nta, ecc. = sgravatasi del pro
dotto . di ben trenta porcellini .
iacebit : va con inventa trove
rai gi acente; di iacebit dat. di
interesse tibi del v. 42. alba...
albi : 1 iterazione fa pensare al nome
di Alba L onga, fondata da Asca
nio. solo recbans = sdraiata
a terra .
46-50. hic locus, ecc. : per alcuni
si tratta di verso interpolato. urbis :
sintende. Alba L onga. ea : con
cordato con requies. e x quo : sott.
loco. ter denis... annis = col
ritornare di tre volte dieci anni ,
cio, passati i trentanni , sim
boleggiati dal fatto che i porcellini
sono appunto trenta ; denis forma
distributiva. condet : ha per og
getto il precedente urbem, di cui clari
cognominis genitivo qualificativo
(dal nome insigne). Haud in
certa cano = infallibili sono i miei
presagi . victor : prolettico = ut
v i c t o r s i s . paucis : sott. verbis e va
con docebo. adverte : sott. ani
m u m (t u u m m i h i ) = rivolgimi la tua
attenzione .
51-56. Arcds : soggetto di dele
gere locum (in) his o r i s ; di Arca
des apposizione genus a Pallante.
profectum = razza discesa da Pal
lante , figlio di L icone ed antenato
di Evandro. Gli Arcadi venivano
dallArcadia ( la terra degli orsi ),
regione interna e montuosa del Pelo-
ponnso. I l loro re Evandro si sa
rebbe trasferito in I talia, importan
dovi l uso delle lettere e di certi stru
menti musicali e fondandovi Pal-
lanto dal nome di Pallante, mutato
poi in quello di Palatino (il colle
Palatino), nel cuore della futura Roma.
Evandro, figlio, a sua volta, di Mer
curio e della ninfa Carmenta, fu
l accolto ospitalmente dal re Fauno:
una figura di re patriarcale, a cui
Virgilio ha conferito parecchi tratti
della sua stessa anima, proclive alla
l e n e i d e
187
qui regem Euandrum comites, qui signa secuti,
delegere locum et posuere in montibus urbem
Pallantis proavi de nomine Pallanteum.
Hi bellum adsidue ducunt cum gente Latina ; 55
hos castris adhibe socios et foedera iunge ;
ipse ego te ripis et recto flumine ducam,
adversum remis superes subvectus ut amnem.
Surge age, nate dea, primisque cadentibus astris
Iunoni fer rite preces iramque minasque 60
supplicibus supera votis. Mihi victor honorem
persolves : ego sum, pleno quem flumine cernis
stringentem ripas et pinguia culta secantem,
caeruleus Thybris, caelo gratissimus amnis.
Hic mihi magna domus, celsis caput urbibus exit . 65
vita semplice ed arcadica. comi
tes = come, in qualit di com
pagni pi che di sudditi. si gna :
Euandri. secuti : sott. sunt. po
suere : da pono, col valore di fon
darono . i n montibus : propria
mente, sul Palatino ; Pallanto dun
que fu costruita sul posto stesso su
cui sorse pi tardi Roma. Pal
l anti s proavi : va con de nomine.
H i : gli Arcadi. bellum... du
cunt : vale qui sono in perpetua
guerra . hos, ecc. = questi devi
tu prendere come alleati in campo
(castris vale qui exercitui), e con essi
devi stringere patti di alleanza po
litico-militare.
57-61. ipse ego te = i o in per
sona ti . ripis et recto flumine =
lungo le mie sponde e facendoti risa
lire direttamente la corrente ; sono
due ablativi di moto per luogo.
adversum, ecc. = perch tu possa,
andando contracqua, superare, por
tato su dai remi, la corrente di esso .
nate dea = o figlio della dea
Venere. primisque... astris = al
primo tramontar degli astri , cio
allo spuntar dellaurora, in un mo
mento particolarmente fausto. Iu
noni : in quanto l unica dea tut
tora ostile ai Troiani. fer rite =
innalza secondo il rito , opp. una
rituale . iramque minasque =
la sua ira tremenda, minacciosa .
victor = quando avrai trionfato
di ogni ostacolo. honorem persol
ves = pagherai il (dovuto) onore
con un sacrificio ; si noti il futuro,
proprio delle predizioni solenni.
62-65. ego sum, ecc. = a par
larti sono io, il ceruleo Tevere, quello
che tu ben vedi venir rasentando
(s t r i n g e n t e m ), colla sua copiosa cor
rente, le sponde ed attraversare i pin
gui campi coltivati, fiume quanto
mai gradito al cielo ; il che allude
alla protezione degli di per Roma.
Hi c : cio in questo fiume. ma
gna = ampia, spaziosa . cel
sis... exit =* e la mia fonte ha le
sue scaturigini ( e x i t ) nelle citt ec
celse . Nota come la rivelazione
teofanica posta con solennit alla
fine del discorso del dio, pieno di
certezza profetica : il fiume gode di
additare ad Enea la propria maesto
sit, la copiosit della sua massa
dacqua (p i e n o . . . f l u m i n e ) , la peren
nit del suo fluire fecondo (p i n g u i a
c u l t a s e c a n t e m ) , la colorita bellezza
delle sue acque (c a e r u l e u s ) ; solita-
188 P. VI RGI L I O MARONE
Dixit, deinde lacu fluvius se condidit alto,
ima petens ; nox Aenean somnusque reliquit.
Surgit et aetherii spectans orientia solis
lumina rite cavis undam de flumine palmis
sustinet ac talis effundit ad aethera voces : 70
Nymphae, Laurentes nymphae, genus amnibus undest,
tuque, o Thybri tuo genitor cum flumine sancto,
accipite Aenean et tandem arcete periclis.
Quo te cumque lacus miserantem incommoda nostra
fonte tenet, quocumque solo pulcherrimus exis, 75>
semper honore meo, semper celebrabere donis,
corniger Hesperidum fluvius regnator aquarum :
adsis o tantum et propius tua numina firmes .
Sic memorat geminasque legit de classe biremis
remigioque aptat, socios simul instruit armis. 80
mente fl a vu s per l abbondanza del
larena. Dixit : sogg. fl uvius
seguente. lacu... alto = nel suo
profondo gorgo , abi. strumentale.
ima petens - dirigendosi verso le
profondit , dove si pensava che il
Tiberino avesse dimora. rel i qui t :
va collegato con nox come con somnus.
Surgit = si leva dunque Enea,
pronto ed obbediente. aetheri i :
sfolgorante, eccelso ; epiteto de
scrittivo del sole, lumi na = i
raggi . rite = conforme al rito .
cavis : fa vedere le mani disposte
in modo da contenere e sostenere
lacqua tolta su dal fiume {de flumine),
a simbolo dello stesso. talis = le...
seguenti. ad aethera: ogni parola
{voces) sale e si dirige verso Palt.
71-80. Nymphae : nelliterazione del
nome si avverte il calore dellinvocazio
ne. genus... undest = donde viene
il nascimento ai fiumi , che son tut-
tuno con queste dee. tuque, ecc. =
et tu, o Thybri genitor {= pater), cum
sancto flumine ( la corrente del fiume
sacra al pari del dio stesso) tuo.
Aenan : ha ben al tra forza espres
siva di un semplice me. tandem =
finalmente . arcete = tenetelo
lontano, immune. Quo te cum
que, ecc. = con qualsiasi fonte ti
sia ricetto... , cio : qualunque sia
lantico antro entro cui hai dimora ;
quo... cumque fonte (si noti la tmesi).
incommoda nostra : Enea accenna
alle sventure di tutta la sua gente
{nostra). quocumque solo... exis
= qualunque sia il terreno da cui
tu sgorghi : in tutta la tua bellez
za . honore meo = con gli
onori che ti render io sotto for
ma di sacrifici. celebrabere = ce~
lebraberis. corniger... aquarum =
o cornigero fiume, sovrano dei corsi
di acqua dI talia , chiamata dai poeti
Espria, in quanto, per i Greci, po
sta ad Occidente. adsi s o tantum =
deh sii tu propizio, soltanto .
et propi us, ecc. = e, in modo a noi
pi vicino, conferma la tua volont
di portare a compimento quanto hai
promesso. memorat = dicit.
gemi nas = duas. remigi oque ap
tat = le provvede, fornisce di rema
tori . armis = degli arnesi do
vuti, comprese le armi.
l e n e i d e 189
ENEA I MMOL A AL L A DEA GI UNONE
L A SCROFA E I PORCEL L I NI
(V i l i , 81-101)
Enea, destatosi dal sonno, appena che il dio Tiberino era scomparso
nel gorgo profondo del fiume, tendendo le mani e gli occhi verso loriente,,
rivolge alle ninfe lamentine e allo stesso dio del luogo la sua preghiera
riconoscente e devota, e si accinge a risalire sbito con due biremi il Tevere.
Ed ecco sul verdeggiante lido la bianca scrofa, predetta gi da leno {III,
389 sgg.) e indicata test dal Tiberino; lEroe si affretta ad offrirla, coi
suoi trenta piccoli, in sacrificio alla terribile Giunone. Poi il Tevere
li attende in una rinnovata elargizione di favori divini : le onde del fiume,
gonfie per tutta la notte, ristettero allora silenziose e miti simili a stagno
tranquillo e a placida palude, si da rendere inutile lo sforzo dei remi .
questo il momento pi pittoresco del brano; scivolano rapide e leggere
le due navi sulle onde tranquille, dove si rispecchiano gli alberi delle
sponde e il verde delle rive; dopo aver superato le tortuosit del fiumey
eccole, sul mezzogiorno, in vista di un monte non alto n troppo scosceso,
punteggiato di rare capanne : Pallanto, il povero regno, allora, dellrcade
Evandro, ora nota il poeta rocca superba della potenza di Roma.
Ecce autem subitum atque oculis mirabile monstrum,
candida per silvam cum fetu concolor albo
procubuit viridique in litore conspicitur sus.
Quam pius Aeneas tibi enim, tibi, maxuma luno,
mactat sacra ferens et cum grege sistit ad aram. 85
Thybris ea fluvium, quam longa est, nocte tumentem
81-85. per silvam = i n s i l v a .
cum fetu concdlor = che aveva lo
stesso colore dei figli . procu
buit si presenta al suo sguardo
sdraiata , facendo dei due verbi una
espressione unica. litore = la
sponda . - sus : il monosillabo
finale dice apparizione inaspettata.
enim : vale appunto, precisamen
te . mactat = immola, sacrifi
ca . sacra ferens = portando
l i sacri arnesi del sacrificio, opp.
come vittime sacre offrendole alla
dea stessa. cum grege : cio coi
trenta porcellini. si sti t = fa so
stare ; logicamente, andrebbe prima
sistit e poi mactat.
86-90. ea... nocte : la notte in
cui Enea si reca, finalmente, da Evan
dro. est : non erat, al calcolo del
Poeta. fluvium... tumentem = i l
suo corso (quasi sempre) impetuoso .
190 P. VI RGI L I O MARONE
leniit et tacita refluens ita substitit unda,
mitis ut in morem stagni placidaeque paludis
sterneret aequor aquis, remo ut luctamen abesset.
Ergo iter inceptum celerant rumore secundo. 90
Labitur uncta vadis abies : mirantur et undae,
miratur nemus insuetum fulgentia longe
scuta virum fluvio pictasque innare carinas.
Olli remigio noctemque diemque fatigant
et longos superant flexus variisque teguntur 95
arboribus viridisque secant placido aequore silvas.
Sol medium caeli conscenderat igneus orbem,
cum muros arcemque procul ac rara domorum
tecta vident, quae nunc Romana potentia caelo
aequavit, tum res inopes Euandrus habebat : 100
ocius advertunt proras urbique propinquant.
refluens = scorrendo a ritroso
con onda fattasi silenziosa (t a c i t ,
dopo l intervento del dio stesso).
ita substi ti t = cos si arrest, si
ferm . mi ti s ut = ut m i t i s ; m i t i s
predicativo di s t e r n e r e t = distese,
spian la superficie alle sue acque .
remo... abesset = per evitare
ogni intoppo ai remi ; pi che con
secutiva, finale. cel erant : con
uso poetico transitivo. rumore
secundo = mentre li accompagnano
gli evviva , opp. lavorando a ca
denza di remi .
91-96. L abtur = scivola .
unct : sottintende p i c e . vadis : p e r
v a d a = attraverso le acque placide .
abies = n a v i s , spesso costruita con
legno dabete. mi rantur, ecc.: or
dina : et u n d a e m i r a n t u r ( scorgono
stupite ) et n e m u s i n s u e t u m ( non
abituato ) m i r a t u r s c u t a v i r u m { v i
r o r u m) f u l g e n t i a l o n g e et p i c t a s c a r i n a s
i n n a r e f l u v i o ( i n f l u v i o ) . Olli =
illi ; arcaico e solenne. remigio,
ecc. = nel manovrare i remi essi
spossano (fatigant, qui transitivo), la
notte e il giorno . longos supe
rant flexus = le interminabili curve
oltrepassano agevolmente per la cal
ma della corrente. teguntur = re-
stan sempre coperti di giorno, pro
vando cos un minor disagio. viri-
desque... silvas = le verdeggianti
selve vengono solcando, sullimmobile
specchio delle acque .
97-101. conscenderat : fa vedere
il cocchio alato del Sole, intento alla
sua eccelsa scalata. igneus = coi
suoi raggi di fiamma . cum =
allorch, quando . prcl : pa
rola giambica. rara = sparse, dis
seminate . vident : il tempo pre
sente dice improvvisa scoperta.
ocius : comparat, isolato ; indicante
in tutta fretta . advertunt :
sott. ripae.
l e n e i d e 191
EVANDRO MOSTRA AD ENEA I L UOGHI
DEL L A FUTURA ROMA
(V i l i , 351-368)
Vaccoglienza di Evandro ad Enea non poteva essere pi cordiale
ed umana : banchetti, canti liturgici e processioni rituali caratterizzarono
quel giorno di festa, destinato a sancire unamicizia duratura. A sera, ter
minati i riti festivi e ritornata la calma su Pallanto, Evandro conduce
lospite donore in visita per quei colli, dove sorger la citt quadrata,
mostrandogli i luoghi pi famosi legati a culti antichissimi : la porta Car
mentale, la selva, che diventer lAsilo di Romolo, il Lupercale, il bosco
dell'Argileto, la rupe Tarpeia e il Campidoglio oggi splendido doro
nota il poeta , ma orrido allora di silvestri spineti , tra cui pasco
lavano gli armenti. Poi si avviano verso la modesta casa di Evandro, mentre
tuttintorno si odono muggire i buoi per il foro di Roma e per le splendide
Carene. Ed qui il punto pi toccante di questo episodio, anzi di tutto
il canto : Qjiando furono giunti alla sede : sotto larco di questa porta
disse Evandro si pieg lAlcide vincitore, e lui questa reggia accolse.
Osa, ospite, disprezzar le ricchezze, e mstrati degno del dio, e adttati
benevolo alla nostra povert . Cos detto, introdusse il grande Enea sotto
la porta angusta della casa, facendolo sedere su di uno strato di foglie,
ricoperto dalla pelle di unorsa di Libia .
Hoc nemus, hunc inquit frondoso vertice collem
(quis deus incertum est) habitat deus : Arcades ipsum
credunt se vidisse Iovem, cum saepe nigrantem
aegida concuteret dextra nimbosque cieret.
Haec duo praeterea disiectis oppida muris, 355
reliquias veterumque vides monumenta virorum.
351-354. i nqui t : Euandrus il sog
getto ; egli parla ad Enea. coll em :
come Hoc nemus, oggetto di habitat.
quis deus = qui deus (habitet) :
si tratter, nientedimeno, di Giove
Capitolino. A rcads : misurazione
prosodica greca. ipsum... I ovem =
Giove in persona . cum saepe =
tutte le volte che . nigrantem
aegida = l gida fosca di nembi
e di tempeste, impugnata con la
destra {dextra), a guisa di arma
offensiva. nimbosque ciret =
scatenando i nembi , subordinando.
355-358. disiectis... muris = dalle
mura rovinate , abl. descrittivo di
oppida', con Evandro siamo nella
preistoria, ma egli ci parla di epo
che ancor pi antiche. rel iqui as
veterumque... = reliquias ( avanzi )
192 P. VI RGI L I O MARONE
Hanc lanus pater, hanc Saturnus condidit arcem :
Ianiculum huic, illi fuerat Saturnia nomen .
Talibus inter se dictis ad tecta subibant
pauperis Euandri passimque armenta videbant 360
Romanoque foro et lautis mugire Carinis.
Ut ventum ad sedes : Haec inquit limina victor
Alcides subiit, haec illum regia cepit ;
aude, hospes, contemnere opes et te quoque dignum
finge deo rebusque veni non asper egenis . 365
Dixit et angusti subter fastigia tecti
ingentem Aenean duxit stratisque
effultum foliis et pelle Libystidis
e t m o n u m e n t a ( ricordi ) v e t e r u m v i
r o r u m . Saturnia : concordato con
a r x , mentre I a n i c u l u m va forse com
pletato con o p p i d u m (cfr. P a l l a n t e u m ,
sott. o p p i d u m ) .
359- 361. inter se = scambievoli .
subibant = venivano accostan
dosi . Romano... foro : sott. i n =
in quello che poi sarebbe stato il
Foro Romano . videbant : vede
vano e udivano mugghiare ; e proprio
in quel luogo sarebbe sorto poi rel e
gante (lautis) quartiere delle Carene,
sullestremit orientale dell Esquilino,
abitato da uomini celebri della vita
pubblica romana.
362-368. ventum : sott. est. ad
sedes : sott. Euandri. victor : di
Caco. Alcides : il patronimico
di Ercole. subiit : misurazione pro
sodica arcaica. haec illum : questa
reggia cos modesta, lui tanto glo-
locavit
ursae.
rioso. aude = abbi il coraggio ,
come gi l ebbe Ercole. opes = le
ricchezze . te... deo = e sappi
mostrare anche te stesso , cio sap
piti mostrare anche tu degno del dio
Ercqle. rebusque... egenis = ri
solvendoti ad entrare con vlto lieto
nella nostra casa povera , traducendo
colla subordinazione. Dixit = ces
s di parlare . subter fastigi a =
sotto il tetto a spioventi, per dire
sotto le intravature dellumile abi
tazione , quasi capanna . stra
ti s (da sterno)... foliis = sopra uno
strato di foglie ; altra dimostrazione
di povert. effultum ==ita ut effidtus
esset, ma stratis fo l i i s , in tal caso,
diventa ablat. strumentale. L ibysti
di s = Libycae ; la forma dellaggettivo
strana ed esotica, adatta comunque
al linguaggio epico.
l e n e i d e 193
ENEA CONTEMPL A A MMI RA TO
L A RMATURA PREPA RATA DA VUL CANO
(V i l i , 617-629)
Vulcano, cedendo alle preghiere di Venere, ha fabbricato, nelle fucine
dei Ciclopi, una invulnerabile armatura per Enea. Le armi divine vengono
consegnate a lui dalla madre Venere, che apparisce in tutto il suo splen
dore e dice al figlio parole cariche di sicuro destino. Enea non si sazia
di contemplare, ammirato, le singole parti di quella stupenda fattura divina :
l'elmo, terribilmente cristato, la fiammeggiante spada, la bronzea corazza
dai riflessi sanguigni, gli eleganti schinieri d'elettro e d'oro, l'asta, e soprat
tutto lo scudo mirabilmente effigiato : un capolavoro di tecnica raffinata,
dove figurano, disposte in due ordini, le pi significative rappresentazioni
della storia di Roma : otto quadri nella fascia periferica e nella zona supe
riore e inferiore, con fatti e leggende note della stirpe romana, a partire
dalla lupa di Romolo e Remo, fino alla descrizione del Tartaro e degli
Elisi, sede rispettivamente di Catilina e di Catone Uticense; tre nella parte
centrale, intorno all'umbone, con i pi memorabili avvenimenti dei fasti
imperiali, la battaglia di Azio e il trionfo di Augusto. Qjieste le glorie
che Enea sta rimirando, come estasiato, nello scudo di Vulcano, dono della
genitrice, e sebbene ignori i fatti, gode della loro rappresentazione, e sol
leva sull'mero la fama e il fato dei nepoti. il commento del poeta,
in soli tre versi, che sembrano riecheggiare, quanto a sentimento e a con
cetto, le parole di Evandro ad Enea, sul limitare della sua povera reggia,
e che riprendono e conchiudono il motivo diffuso in tutto il libro, motivo
di umilt, di fede, di una grandezza misteriosa, a cui bisogna credere, che
gi nelle cose e sar presto negli eventi (A r n a l d i ).
Ille, deae donis et tanto laetus honore,
expleri nequit atque oculos per singula volvit
miraturque interque manus et bracchia versat
terribilem cristis galeam flammasque minantem 620
fatiferumque ensem, loricam ex aere rigentem
617-625. Ule : Enea. doni s et
honore = dono honestissimo ( magni
fico, onorifico), expl eri s mediale,
e sottintende tuendo = saziarsi di guar
dare . versat = gira e rigira ;
l a parola in rima logica col prece
dente verbo volvit. cri sti s : abl. di
causa o di limitazione con terribilem.
fl ammas : in quanto manda riflessi
di fuoco. fatiferum = apporta
tore di (sicura) morte . ex aere
ri gentem = rigida per la materia
13
194
P. VI RGI L I O MARONE
sanguineam ingentem, qualis cum caerula nubes
solis inardescit radiis longeque refulget ;
tum levis ocreas electro auroque recocto
hastamque et clipei non enarrabile textum. 625
Illic res Italas Romnorumque triumphos
haut vatum ignarus vnturique inscius aevi
fecerat Ignipotens, illic genus omne futurae
stirpis ab Ascanio pugnataque in
di bronzo , cio fatta di rigido
bronzo . sanguineam = rossa
come il sangue . ingentem : pro
porzionata quindi alla gigantesca sta
tura di Enea. qualis cum = come
quando . caerula = scura .
inardescit = sinfiamma, prende fuo
co . refulget = ri scintilla .
tum = in sguito prende ad esa
minare ; le assai levigate (lvis) gam
biere . recocto : purificato, per
essere stato messo pi e pi volte
al fuoco . non enarrabile tex
tum = l intera composizione (quasi
trama ) dello scudo, di cui non
possibile la descrizione .
626-629. I llic = su tale scudo ,
ordine bella.
da unire con fecerat. res Italas =
le storiche imprese dI talia .
haut... ignarus... inscius : duplice li
tote = ben conoscendo il contenuto
degli oracoli dei vati e il corso del
tempo avvenire. Ignipotens = deus
ignis; ossia Vulcano. futurae =-- de
stinata a discendere . pugnata s
pugnari passivo personale di uso
poetico : ci aspetteremmo pugnanda
ma il poeta pensa ai propri tempi,
riguardo ai quali quei fatti sono pas
sati (M aggi ) . Qui come altrove, evi
dentemente, parla il poeta stesso : lepo
pea assume voci ed espressioni eminen
temente soggettive. in ordine =
successivamente, luna dopo laltra .
l e n e i d e
195
L A BATTAGL I A DI A ZI O NEL L O SCUDO DI ENEA
(V i l i , 671-684)
al centro delle varie raffigurazioni dello scudo, e, per la sua impor
tanza, campeggia su tutte le altre : non solo perch dal terribile scontro
tra le navi di Ottaviano e di Antonio, in quelle acque del mare Ionio
(2 seti. 31 a. Cr.), dipendevano le sorti dell'Impero, ma anche perch
questo grandioso avvenimento prepara il clima e la giustificazione poetica
all'apotesi di Augusto, fine e convergenza di tutti gli altri gloriosi eventi,
precedentemente descritti. stato ben detto: Ci che nel finale del L. Vili
colpisce come elemento di netta discriminazione, rispetto a tutte le altre
contemporanee celebrazioni della vittoria di Azio, il concetto che in bat
taglia Augusto si profilato come condottiero degli Italici (Augustus agens
Italos in prelia Caesar) . . . Il supremo cimento della guerra aziaca
apparso al poeta come la difesa dell'Italia contro un nemico esterno . . .
Nella lotta contro Cleopatra e le mostruose deit egizie Augusto ha cemen
tato insieme di nuovo Roma e l'Italia ( P a r a t o r e ).
Haec inter tumidi late maris ibat imago
aurea, sed fluctu spumabat caerula cano ;
et circum argento clari delphines in orbem
aequora verrebant caudis aestumque secabant.
In medio classis aeratas, Actia bella, 675
cernere erat totumque instructo Marte videres
fervere Leucten auroque effulgere fluctus.
671-674. Haec i nter = inter haec,
cio come figurazione centrale dello
scudo. tumi di ... aurea = per lar
go tratto si estendeva l immagine in
oro del mare rigonfio . caerul a
cano = ma di spuma dargento (Fluc
tu... cano) essa, tutta dazzurro, spu
meggiava . circum, ecc. = tut-
tintorno (quasi disegnando un cer
chio), in argento, bianchi (opp. bian
chi, in quanto eran dargento ) del
fini (delphines con prosodia greca) in
cerchio fuori dallacqua sbattevano la
coda (l etterata.: la distesa dellac
qua spazzavano colle code ), fen
dendo le onde agitate (sostituendo,
anche qui, la subordinazione ; fra
verrebant e secabant assonanza, sul
tipo della rima dei versi leonini).
675-681. In m e d i o : sott. mari.
aeratas : in quanto scolpite, effigiate
in bronzo . Actia bella = Acticam
pugnam : apposizione di classes aeratas.
erat : qui predicato verbale :
era possibile . videres : corri
spondente asimmetrico di e r a t .
Marte = c l a s s e , ma con in pi lidea
della battaglia imminente. fervre =
f e r v e r e , come poi e f f ul g e r e . Leuc
ten : il promontorio dellisola L eucte,
196 P. VI RGI L I O MARONE
Hinc Augustus agens Italos in proelia Caesar
cum patribus populoque, penatibus et Magnis Dis,
stans celsa in puppi ; geminas cui tempora flammas 680
laeta vomunt patriumque aperitur vertice sidus.
Parte alia ventis et dis Agrippa secundis
arduos agmen agens ; cui (belli insigne superbum)
tempora navali fulgent rostrata corona.
nel golfo di Ambracia, nelle vicinanze
di Azio. H i nc : parallelo a quello
del verso 685. I talos = Italiae gen
tes. patri bus : cio coi Senatori.
M agni s Di s : oltre ai Penates, gli di
indigeti, stanno con Augusto i 12 po
tenti D ei Consentes- (Giove, Nettuno,
ecc.), in quanto sono in giuoco le
sorti della stessa patria. stans =
eretto , come si conviene ad un
grande ammiraglio. celsa i n puppi
= in cima, sullalto della poppa .
gemi nas... si dus = e a lui le tempie
fulgide (neUimminenza .della vittoria,
oppure fiorenti di giovinezza) sprigio
nano (vomunt) due uguali fasci di luce
e la paterna stella appare, in cima allel
mo . patrium... sidus : sintende la
stella di Cesare.
682-684. Parte alia = in alia parte
(clipei). ventis et dis... secundis :
abl. assoluto. ardus : predicativo
di agens ( = qui agebat, con agmen
accus. interno) : anche Agrippa figura
posto in alto. cui : dat. energico,
per cuius, da collegare a tempora.
belli ins igne superbum == magnifica
insegna di guerra . navali... ro
strata coronS = duna corona di oro
ornata cogli speroni delle navi nemi
che ; tale corona si chiamava anche
classica, da classis flotta .
l e n e i d e 197
I L TRI ONFO DI OTTA VI A NO
(V i l i , 714-731)
Segna il punto culminante delle celebrazioni epiche dello scudo, nonch
di tutto il canto di Roma : Augusto al vertice della suprema autorit impe
riale, redimito di triplice trionfo, il dalmatico, Vaziaco e Ialessandrino,
nellosanna del mondo conquistato e composto nella felicit della pace romana.
Le singole fasi del trionfo, con i suoi elementi coreografici e decorativi,
le varie liturgie sacrificali, i canti di giubilo, i giuochi sacri e profani,
la lunga teoria dei popoli vinti, recanti trofei di armi e corone doro per
il trionfatore, che giganteggia sulla nivea soglia del tempio di Apollo,
e, sciogliendo un voto imperituro, consacra agli di itali i cento e cento
templi di Roma : tutto qui vivo e palpitante di attualit e descritto con
tecnica espressiva e delicata, che, pur rifuggendo da qualsiasi accento men
che sincero, tradisce i sensi della compartecipazione spirituale del poeta,
la sua ammirazione e la sua lode per il Dominator gentium, il Princeps
pacis e il conditor aut restaurator omnium templorum ( L i v i o) della
citt eterna.
At Caesar, triplici invectus Romana triumpho
moenia dis Italis, votum immortale, sacrabat 715
maxuma ter centum totam delubra per urbem.
Laetitia ludisque viae plausuque fremebant;
omnibus in templis matrum chorus, omnibus arae ;
ante aras terram caesi stravere iuvenci.
Ipse, sedens niveo candentis limine Phoebi, 720
714-719. tripl ici : allude ai tre trionfi,
riportati, nelle guerre contro Antonio,
contro i Dalmati e contro gli Egizii.
i nvectus : ha valore mediale e sottin
tende curru triumphali: abl. strumen
tale votum i mmortal e = come
voto immortale in quanto si riferisce a
Roma immortale, eterna e fa pensare alle
opere immortali di Augusto stesso.
ter centum = trecenta, per dire un nu
mero stragrande : nel solo 28a, Augusto
restaur e costru ben 82 templi.
Laetitia = di giubilo ; questo e gli
altri due ablativi sono di causa.
fremebant = echeggiavano, risona
vano . matrum chorus : est sott.,
come poi sunt con arac. stravere =
coprono tutto , il perfetto indica
l effetto dunazione (da sterno).
720-728. Ipse = Ottaviano in per
sona . niveo... Phoebi = sulla
nivea ( indicato un marmo di color
bianco) soglia (del tempio) di Apollo
splendente (in quanto il Sole
198 P. VIRGILIO MARONE
dona recognoscit populorum aptatque superbis
postibus ; incedunt victae longo ordine gentes,
quam variae linguis, habitu tam vestis et armis.
Hic Nomadum genus et discinctos Mulciber Afros,
hic Lelgas Carasque sagittiferosque Gelonos 725
finxerat ;. Euphrates ibat iam mollior undis,
extremique hominum Morini Rhenusque bicornis
indomitique Dahae et pontem indignatus Araxes.
Talia per clipeum Volcani, dona parentis,
miratur rerumque ignarus imagine gaudet, 730
attollens umero famamque et fata nepotum.
stesso). dona recognoscit = passa
in rassegna i doni di corone doro .
aptat = appende . ordine =
in fila . tam : andrebbe preposto
ad habitu. Nomdum = dei Nmi
di . L elgas Carasque : accusa
tivi plurali di forma greca, per popo
lazioni esotiche dellAsia Minore.
Gelnos s corrispondenti allodierna
Ucraina, stanziati presso lodierno
Dnieper. fi nxerat : verbo tecnico
delle arti plastiche. mol l i or undis =
pi molle nelle onde , cio con
pi placida corrente . Morlni :
questo e gli altri soggetti sotttinten-
dono lespressione eran col raffigu
rati . Dahae : stanziati in prossi
mit del Caspio. pontem indignatus
Araxes = l Arasse (in Armenia) in
sofferente del (giogo del) ponte , cio
del dominio romano. attollens...
ecc. = levando sullmero i gloriosi
destini dei discendenti .
729-731. Talia = tali figurazioni
distribuite per lo scudo ; di talia
apposizione dona. parentis : di
Venere, sua madre. rerumque
ignarus imagine gaudet = e, ben
ch ignaro del valore di quegli eventi,
gioisce di tale figurazione .
l e n e i d e 199
CANTO NONO
A r g o men t o
Mentre Enea ancra presso Evandro, Iride, messaggera di
Giunone, eccita Turno alla guerra. Egli attacca furiosamente il
campo troiano, per le navi vengono prodigiosamente trasformate
in Ninfe. Come un lupo attorno allovile, Turno rivolge ai Troiani
minacce blasfeme, ma i Troiani fanno buona guardia, imperterriti.
Due giovani, Eurialo e Niso, concepiscono laudace progetto di re
carsi ad informare Enea di quanto sta accadendo e comunicano ai
capi troiani, radunati a consiglio, le loro intenzioni. Avutone il con
senso, attraversano la linea delle difese dei Rutuli, abbandonandosi
ad una vera strage di nemici, col favor della notte ; ma, allarrivo
di Volcente, Niso si smarrisce in una selva ed Eurialo viene sorpreso
ed ucciso; anche Niso, accorso in aiuto dellamico, resta sopraffatto.
La Fama annuncia alla madre di Eurialo la luttuosa notizia, get
tandola in una profonda disperazione. un momento grave per i
Troiani : Mezenzio e Messpo muovono, furiosi, allassalto. Tra i
vari atti di valore degli eroici Troiani spiccano le prime gesta mili
tari di Iulo, elogiato da Apollo, e le eroiche imprese di Pndaro
e Bitia, entrambi vittime di Turno, il quale, dopo aver attraversato,
impavido e provocante, il campo troiano, si ritira, alla fine, e si
salva tra i suoi, gettandosi a nuoto nel Tevere.
questo un canto di guerra, echeggiante tutto di battaglie,
di stragi, di morti : i temi meno cari alle delicate sensibilit virgi
liane, che paiono qua e l subire, anzich patire, la narrazione
degli scontri disumani, delle mostruose e sacrileghe violenze.
200
P. VI RGI LI O MARONE
L AUDACE PROGETTO DI EURI A L O E NI SO
(I X , 176-223)
L'audace avventura di questi due giovani troiani, i primi che bagna
rono di sangue la terra laziale, nell'eroico tentativo di uscire dal campo
assediato dai Rutuli, per raggiungere Enea, presso Evandro, una delle
pagine pi ricche di poesia e di umanit di tutto il poema : un inno
ardentissimo allamicizia, spinto fino alleroismo, alla bellezza e alla gio
vinezza, che sfidano il destino, alla vita, che si infutura oltre la morte
( F i o r e ). Sono queste le note pi pure della poesia virgiliana, che si irro
bustiscono qui di un altro potente sentimento, quello dellaffetto familiare,
da cui lepisodio prende le mosse, il tono e la celebrazione conclusiva.
Le battute introduttive servono a condurci nellantefatto del dramma,
con quel presentare le vigorose figure dei due giovinetti, eroico, ardimen
toso Niso, figlio di rtaco, pi giovane e di rarissima bellezza Eurialo,
figlio di Ofelte, consociati sempre da uno stesso amore e da una stessa
ortuna di armi, sentinelle allora della stessa porta del campo, nel mede
simo turno di guardia. qui che preparano segretamente il loro piano,
in una nobile gara di affettuosa amicizia : Niso vuole essere solo nella
pericolosa impresa e risparmiare il giovane amico, che egli intende per
rendere altruisticamente partecipe degli onori e dei vantaggi, che ne segui
ranno. Ma Eurialo non la pensa cosi : uno solo laffetto, unico il pericolo,
identica la fortuna. Neppure laccenno pietoso alla madre, che, dopo averlo
seguito fino ai lidi del Lazio, rimarr sola, se unavversa sorte li coglie,
vale a far deflettere dallardito proposito il giovane amico, che in verit
una cosa soltanto rattrista : il pensiero della mamma, che egli teneramente
ama e che forse mai pi rivedr. Lo dir pi tardi, ad Ascanio, quando
i due eroi andranno a prendere da lui congedo : io ho una madre del
lantica schiatta di Priamo, che, infelice, n liliaca terra trattenne dal par
tire, n la citt del re Aceste. Io la lascio ignara di questo mio rischio,
qualunque esso sia, e senza il mio bacio. La notte e la tua destra mi sono
testimoni che io non potrei reggere a vederne le lacrime. Consola tu, te ne
supplico, quella poveretta, ed abbi piet del suo abbandono : lascia che
io possa questo sperare da te : mover con maggiore ardimento (audentior
ibo) contro qualsiasi pericolo (vv. 284-293).
questa una scena di tanta trasparenza e freschezza spirituale, di cos
intima concentrazione e squisitezza di affetti, di cosi vivo ed intenso senti
mento filiale, che, dopo venti secoli, ancora suscita commozione e rapimento
e piet. la voce umana ed universale delleterna poesia di Virgilio, che
qui tocca la sua pi alta vibrazione. Cosi, come in tutto questo stupendo
episodio. '
l e n e i d e 201
Nisus erat portae custos, acerrimus armis
Hyrtacides, comitem Aeneae quem miserat Ida
venatrix iaculo celerem levibusque sagittis :
et iuxta comes Eurylus, quo pulchior alter
non fuit Aeneadum Troiana neque induit arma, 180
ora puer prima signans intonsa iuventa.
His amor unus erat pariterque in bella ruebant :
tum quoque communi portam statione tenebant.
Nisus ait : Dine hunc ardorem mentibus addunt,
Euryle, an sua cuique deus fit dira cupido ? 185
aut pugnam aut aliquid iamdudum invadere magnum
mens agitat mihi nec placida contenta quietest.
Cernis, quae Rutulos habeat fiducia rerum.
Lumina rara micant ; somno vinoque soluti
procubuere ; silent late loca : percipe porro, 190
quid dubitem et quae nunc animo sententia surgat.
Aenean acciri omnes, populusque patresque,
exposcunt mittique viros, qui certa reportent.
177-181. Hyrtaci des... Ida: il pri
mo vocabolo del verso ci d, impli
citamente, il nome del padre ; l ul
timo, esplicitamente, il nome della
madre ; ella, ninfa montana, caccia-
trice e desiderosa di gloria militare
per il figlio, lo aveva mandato
(miserat) da Enea. Aeneae : dativo.
quem : il relativo in terza sede si
trova solo in poesia. et... Eurylus :
indivisibile compagno di Niso era
e sar appunto, in tutto l episodio,
Eurialo. quo, ecc. = quo neque pul
chrior alter f u i t Aeneadum, neque p. a.
induit arma Troiana. ora... iuventa :
puer signans ora intonsa prima iuventa ;
puer dice il Poeta e, sbito dopo, pri
ma iuventa (abi. : la prima pelurie gio
vanile) trad.: portando, da adole
scente comera, il volto segnato dalla
peluria intonsa nella prima giovinezza.
182-183. Hi s amor unus erat
avevano un cuore solo (Pascol i ) ;
difatti pariter ( l un di fianco al
l altro ) muovevano, slanciandosi agli
assalti (in bella). tum quoque,
ecc. = anche allora, insieme, vigi
lavano a difesa duna porta .
184-187. N i s u s ait : con improvviso
prorompere del pensiero dopo il silen
zio reciproco e intento di entrambi ;
naturale liniziativa del progetto in
Niso, in quanto costui appare ed mag
giore di et. Dine = forse gli
di . mentibus = ai miei pen
sieri . addunt = comunicano,
ispirano . an... cupido = o la
nostra propria brama imperiosa per
ognuno (di noi) diventa un dio ? .
pugnam : sott. invadere = ingaggia
re . aliquid - aliquid, cio aliud
quid, di cui magnum predicato: qual
che altra impresa... che sia grande.
mi hi : non mea, come se la mens fosse
alcunch di diverso dalla sua persona.
- placida : son giovani generosi quelli
che parlano. quietest = quiete est.
188-192. fiducia rerum = fidanza
negli eventi . percipe porro =
apprendi inoltre . quid dubi
tem, ecc. - quali siano i miei timori
e quale proposito ora mi salga spon
taneo dal cuore . populusque p. :
indica qui i gregari e i condottieri ,
i giovani combattenti e gli anziani .
193-196. reportent = che vadano
202
P. VI RGI L I O MARONE
Si, tibi quae posco, promittunt (nam mihi facti
fama sat est), tumulo videor reperire sub illo 195
posse viam ad muros et moenia Pallantea .
Obstipuit magno laudum percussus amore
Eurylus ; simul his ardentem adfatur amicum :
Mene igitur socium summis adiungere rebus,
Nise, fugis ? solum te in tanta pericula mittam ? 200
non ita me genitor, bellis adsuetus Opheltes,
Argolicum terrorem inter Troiaeque labores
sublatum erudiit, nec tecum talia gessi,
magnanimum Aenean et fata extrema secutus :
est hic, est animus lucis contemptor et istum 205
qui vita bene credat emi, quo tendis, honorem .
Nisus ad haec : Equidem de te
a riferigli messaggi precisi , nella pre
sente condizione. Si noti come Niso si
esprima con poche frasi staccate, ac
compagnate da gesti appropriati e da
un tono di voce convincente : dap
prima egli vede il campo nemico fa
sciato di tenebre,! poi immagina i ne
mici in preda al vino e al rilassamento
totale del sonno, infine accenna al gran
silenzio che favorisce l impresa pro
gettata (silent late loca), e non sac
corge che cos Eurlalo sar sbito
conquistato dallidentico ardore di glo
ria (fam a) da cui mosso egli stesso.
Si... promittunt = se i compensi che
io richiedo per te essi promettono (di
darmeli) . nam, ecc. = ch per
me basta la gloria di (aver compiuto)
questa impresa . tumulo... i l i o =
ai piedi di quel poggio laggi credo
di... ; era notte di luna, come ve
dremo. muros et moenia : muros
pare voce generica, moenia specifica,
quasi ad indicare l abitato racchiuso
entro le mura. Pallanta : agg.
= di Pallanto , dove per Enea,
partito per 1Etruria a cercarvi aiuti,
non si trovava pi. I l verso spondaico.
197-200. Obstipuit : non solo
stupore , ma anche ammirazione.
magno laudum jpercussus amore
= percorso da unacutissima brama
di gloria . simul = e tosto . =
nil tale verebar
his : verbis. ardentem... amicum :
acceso di entusiasmo Niso, ma
non meno ardente di lui Eurialo.
Mene... fugis = Proprio me, dunque,
di assumere come compagno a codesti
rischi supremi, o Niso, tu ti rifiuti ? .
mittam = dovr lasciar andare .
201-206. non ita = non per que
sto , cio : non per farti partire ora
cos . Argolicum : il verso di
epica risonanza ed ha l ardita traspo
sizione di inter. C chi intende Argo
licum terrorem come gli orrori della
guerra combattuta contro i Greci ,
opp. dai Greci . - sublatum eru
diit = sustulit et erudiit = <<mllev
ed educ ; secondo il costume Ro
mano, il bambino veniva posto a terra,
nel nono giorno, e di l veniva alzato
e preso tra le mani (tollere, suscipere)
dal padre, se questi lo riconosceva
come figlio suo. talia : da meritare
ora che tu non mi prenda teco.
fata extrema = nelle ultime fortu
ne . est... honorem : hic, agg., va
con a n i m u s , ma il pronome accom
pagnato dal gesto; costr. : ... et q u i
c r e d a t ( = e tale da ritenere ) istum
honorem, quo tendis, bene emi vita', nota
il significato di lucis per vita , e
il valore della frase bene emi = com
prare a buon prezzo.
207-212. ad haec = a tali argo-
l e n e i d e 203
nec fas, non : ita me referat tibi magnus ovantem
Iuppiter aut quicumque oculis haec aspicit aequis.
Sed si quis, quae multa vides discrimine tali, 210
si quis in adversum rapiat casusve deusve,
te superesse velim ; tua vita dignior aetas.
Sit qui me raptum pugna pretio ve redemptum
mandet humo, solita aut si qua id Fortuna vetabit,
absenti ferat inferias decoretque sepulcro. 215
Neu matri miserae tanti sim causa doloris,
quae te sola, puer, multis e matribus ausa
persequitur, magni nec moenia curat Acestae .
Ille autem Causas nequiquam nectis inanis,
nec mea iam mutata loco sententia cedit : 220
adceleremus ait. Vigiles simul excitat, illi
succedunt servantque vices ; statione relicta
ipse comes Niso graditur, regemque requirunt.
menti . verebar = av^ei mai
temuto . nec fas, non -= n sa
rebbe (davanti agli di) ammissibile,
no . ita : va completato ideal
mente cos : come vero che io
non ho dubbi sul tuo valore : quasi
che il ritorno di Niso ad Eurfalo sia
per lui la gioia e l aspirazione pi alta,
egli, invocando il magnus Giove anche
come augurio, per entrambi, di gloria
e di vittoria, cerca di fugare dal-
l animo di Eurialo ogni dubbio, ogni
possibile malinteso. aequis =
uguali , cio giusti , e quindi
benigni . in adversum : sott.
fat um, exitum = a un successo con
trario a quello che io desidero , cio
alla morte. rapiat : detto bene di
cosa fulminea. te s. velim = te
almeno vorrei salvo ; tur altro
argomento dettato da squisita gene
rosit, ma anche mezzo atto a pre
parare laccenno alla madre, a cui
Eurialo, giovanilmente spensierato, li
per l non aveva pensato.
213-218. Sit = resti uno che .
solita... vetabit = o se, come spesso
suole, in qualche modo, ci la For
tuna non vorr permettere . ferat
inf. : quando non si ricuperava un
cadavere disperso, si facevano alla
memoria dellassente (absenti) offerte
funerarie e gli si innalzava un ceno-
tafo ( tomba vuota ). matti =
alla mamma , non a mia ma
dre , perch, dato l affetto fraterno,
ella era considerata madre per
tutti e due. quae, ecc. = ella,
che... : l elogio di quella madre,
che, veramente unica (sola : con
trapposto a multis), aveva osato (ausa)
seguire il figlio. magni ... A cestae :
si tratta della citt di Segesta, dove
Enea aveva lasciato le donne e gli
uomini invalidi (V, 711 sgg.).
219-223. Causas... inanis ( = ina
nes) = (puri) pretesti tu, invano,
vuoi mettere insieme a vuoto .
nec... iam = e non pi . sen
tentia : personificata militarmente nel
l efficace frase loco cedit si d per
vinta , lett. si ri trae dal proprio
posto, abbandona la sua posizione .
adceleremus : efficace e vibrata esor
tazione sulla bocca di Eurialo. suc-
cdunt... vices = questi subentrano
a loro e sguitano a fare la guardia .
statione = il posto di guardia .
N i s o : traduci tutta la frase : in
sieme con Niso savvia a gran passi.
204 P. VI RGI L I O MARONE
L E I M PRESE DEI DUE GI OV A NI EROI E L A L ORO M ORTE
(I X , 381-449)
Siamo a l l a p a r t e centrale d e lle p is o d io , cui tien dietro i l t r i s t e epilogor
l a morte. Qjtel che i due g i o v a n i s epper o dir e, d i n a n z i allo Stato M a g
g i o r e tr oiano, quel che, nel campo nemico, s epper o f a r e , ottenuto i l p e r
messo delli m p r e s a , narrato d a l p o e t a con une vide nz a d i p a r t i c o l a r i , con
un giuoco d i ombre e d i l u c i , con una v a r i e t d i immagini e r a p i d i t
d i movimenti da f a r e d i questa una delle p i belle p a g i n e d i im p r e s e guer
resche. N i s o p a r e un leone affamato in quel bivacco d i nemici, v i n t i d a l
sonno e d a l v i n o ; l impeto cresce col sangue, e neppure E u r ia l o , ed quale
era affidato i l cmpito' della s or veglianz a, s a rinunciare a ll a sua p a r t e
d i g l o r i a e a ll a sua p r e d a , cingendosi p e r s in o d i unarm atura nemica.
t a r d i : cessa l a strage p e r consiglio d i N i s o ; s t a p e r f a r s i gior no,
e d anche l avventura s i a v v i a miseramente a ll a fine. Sopraggiunge i n f a t t i
una schiera d i c a v a l i e r i nemici, g u i d a t a d a Volcente, che, richiamato d a g l i
s t r a n i r i f l e s s i d i luce dello scudo d i E u r ia l o , s i la n c i a f u r i o s o contro i due.
N i s o riesce a f u g g i r e ; ma E u r ia l o , i m p a c c ia t o dall e tenebre e d a quella
s t r a n a armatura non sua, rimane indi etr o, s i turba e vien p r e s o . E qui
i l momento della catas trof e, che suggella l a p i p u r a e spr essi one della r d i
mento e della m i c i z i a . N i s o corre indietr o, rinunciando a ll a p r o p r i a s a l
v e z z a , e, gettando un g r i d o d i dolore : Sono io, sono io che ho colp i to
esclama , volgete s u d i me le vostre a r m i , o R u tu l i. M i a l a colpa
tu t ta , costui nulla os, nulla p o t e v a osare. Chiamo i n tes timonio questo cielo
e le conscie stelle, egli colpevole solo d i a v e r tr o p p o amato i l suo inf elice
amico ( v v . 4 2 6 - 4 2 9 ) . M a l a mano d i Volcente non s i a r r e s ta a questo
g r i d o s u p p l i c e e d i s p e r a t o : Eur ia l o r i p i e g a i l b e l capo s u l lomero e cade
come quando un fi o r e purpur eo, ta g l ia t o d a l l a r a t r o , i l la n g u i d is c e morendo,
o come quando i p a p a v e r i , g r a v a t i d a ll a p i o g g i a , p i egano ta l v o lt a , sullo
stanco stelo, l a t e s ta . T e r r i b i l e momento, che vede N i s o l a n c i a r s i f u r i
bondo contro i l Rutulo e immergergli nella bocca l a s p a d a ; e p o i , tutto
tr af it to, g e t t a r s i s u l l esanime amico, e t r o v a r v i finalmente nella p l a c i d a
morte i l riposo . Ver s i m i r a b i l i p e r movimento e p a s s io n e .
Silva fuit late dumis atque ilice nigra
horrida, quam densi complerant undique sentes ;
rara per occultos lucebat semita calles.
381-385. late dumi s : con horrida = e del mistero. sentes = rovi ,
per un largo tratto i rta di cespugli pruneti (complrant = compleverant)
e di ombrosi lecci ; tanto basta a dare = avevano finito per ricoprire ).
alla selva il senso della vastit rara = qua e l . per... call es =
205
l e n e i d e
Eurylum tenebrae ramorum onerosaque praeda
impediunt fallitque timor regione viarum. 385
Nisus abit. Iamque imprudens evaserat hostis
atque locos, qui post Albae de nomine dicti
Albani (tum rex stabula alta Latinus habebat) :
ut stetit et frustra absentem respexit amicum :
Euryle infelix, qua te regione reliqui ? 390
quave sequar, rursus perplexum iter omne revolvens
fallacis silvae ? simul et vestigia retro
observata legit dumisque silentibus errat.
Audit equos, audit strepitus et signa sequentum :
nec longum in medio tempus, cum clamor ad auris 395
pervnit ac videt Euryalum, quem iam manus omnis
tra gli occulti viottoli biancheggiava
il sentiero . tenebrae ramorum =
il fittissimo intrico dei rami .
onerosaque praeda : la strana e in
gombrante armatura nemica. fal
li tque, ecc. = e il timore lo fa sba
gliare sulla direzione del cammino ,
cio lo fuorvia ; ragione nel senso
etimologico, ed abl. di relazione.
386-389. imprudens senza pen
sare ad altro , in senso assoluto.
evaserat : costruito collacc. per ana
logia con effugio, vito, di cui sino
nimo (il ppft. lo mostra gi lontano,
al sicuro ; il Poeta pu, giustamente,
a dare il senso della rapidit, acco
stare un presente (abit) con un ppft.).
hostis = hostes. locos : poetico
per loca. post = in sguito .
Albae... Albani : si allude ad Alba
L onga. stabula alta - pascoli
vasti per alcuni, per altri spaziose
stalle . ut stetit... : ut vale qui
cum = quandecco ristette . re
spexit : con senso pregnante = si
volt indietro (re-) a chiamare , pi
che a guardare .
390-393. qua s in qua. regi one
rel i qui : con dolorosa allitterazione ;
regio vale qui localit . sequar :
sott. te ( per dove ti cercher ? opp.
ti dovrei cercare?). rursus...
silvae ? = di nuvo rifacendo tutto
l intricato cammino attraverso lin
gannevole selva ? . Niso sente che
la selva concorre allinganno. simul
et = et simul, ma Cosi simul ha tutto
il suo rilievo = e in cos dire .
vestigia... legi t = attentamente ri
conosce, ricerca le orme (del suo pas
saggio) rifacendolo a ritroso ; retro
obs. vale quae retro observat = rintrac
ciate , insomma. d. silentibus =
nel silenzio della macchia .
394-398. Audit, ecc. = ode il ga
loppar dei cavalli, ode frequenti scal
piti e gli squilli (opp. le grida di
richiamo ) degli inseguitori . nec
longum... tempus : in medio indica
lintervallo trascorso dal momento
in cui Niso ud cavalli ecc. a quello
in cui -scorse Eurialo; a tempus si
sottintende interiectum erat. cum =
quandecco . clamor : gioioso
dei Rutuli o, angosciosissimo, di Euria
lo? Forse meglio questultimo senso.
ad auris = ad aures. ac = ed
ecco che . quem, ecc.: si ordini il'
passo : quem iam manus omnis ( = tut
ta la banda nemica ) rapit oppressum
f r a u d e loci e f noctis ( sorprende e mal-
206 P. VI RGI L I O MARONE
fraude loci et noctis, subito turbante tumultu,
oppressum rapit et conantem plurima frustra.
Quid faciat ? qua vi iuvenem, quibus audeat armis
eripere ? an sese medios moriturus in enses 400
inferat et pulchram properet per volnera mortem ?
Ocius adducto torquens hastile lacerto,
suspiciens altam Lunam, et sic voce precatur :
Tu, dea, tu praesens nostro succurre labori,
astrorum decus et nemorum Latonia custos. 405
Si qua tuis umquam pro me pater Hyrtacus aris
dona tulit, si qua ipse meis venatibus auxi
suspendive tholo aut sacra ad fastigia fixi :
hunc sine me turbare globum et rege tela per auras .
Dixerat, et toto conixus corpore ferrum 410
conicit : hasta volans noctis diverberat umbras
mena, sopraffatto e tradito dal buio
e dai luoghi ) subito turbante tumultu
( i n mezzo allimprovviso trambusto
di quel rumoroso assalto ) et conan
tem pi. f r cos tutto evidenza di
momenti e di particolari per gli occhi
sbarrati dello smarrito Niso.
399-409. an : la prima alternativa
gi implicita nelle tre precedenti
interrogazioni. medios... in en
s es = tra le spade f ch tra
italiano di moto a luogo a ci corri
sponde i n L atino. moriturus : do
vremmo qui trovare morifurum : ma,
cos, il Poeta commenta lui linten
zione e l esitazione di Niso, esprimendo
anticipatamente la sua, e nostra, com
mozione = pur destinato (comera)
ad incontrar la morte . Ocius =
rapi damente , tosto . ad
ducto... lacerto : (= addcens [per
ch il colpo sia pi potente trae
a s , indietro, il braccio] lacertum
et torquens hastile) ; hastile il gia
vellotto. Lunam : identificata con
la dea Diana. e t = ecco che ,
meno bene, inoltre.- v o c e ad
alta voce , come solevano gli Antichi,
pregando. praesens : e quindi be
nigna , opp. va riferito a succurre,
sullistante . labori : ha il senso
di unimpresa diffcile, in un mo
mento angosciosissimo. astrorum
decus = splendore degli astri .
Latonia : in quanto figlia di Giove
e Latona. umquam t non numquam,
appunto per il valore limitativo e quasi
negativo della frase. pr me : pre
gandoti a vantaggio mio . si
qua (dona sott.), ecc. = ... se li ac
crebbi io stesso w con le mie cacce
e te li appesi al tetto o ai tuoi
sacri fastigi io li confissi (V i tal i ).
venatibus : allude a tutti i frutti delle
sue cacce passate ; abl. mediale.
hunc... auras': si costruisca : sine
(= lascia , concedi ) me turbare
kunc globum (= schiera, nugolo
di nemici : massa raccolta, insomma ;
cfr. glomerare).
410-413. dixerat : ppft. di istan
taneit. conixus (partic. da co
nitor) corpore... = facendo forza
collintera persona . conicit =
scaglia . diverberat = trapas
sa sferzando e fi schiando.----noctis :
L ENEI DE 207
et venit adversi in tergum Sulmonis ibique
frangitur ac fisso transit praecordia ligno.
Volvitur ille vomens calidum de pectore flumen
frigidus et longis singultibus ilia pulsat. 415
Diversi circumspiciunt. Hoc acrior idem
ecce aliud summa telum librabat ab aure.
Dum trepidant, it hasta Tago per tempusu trumque
stridens traiectoque haesit tepefacta cerebro.
Saevit atrox Volcens nec teli conspicit usquam 420
auctorem nec quo se ardens immittere possit.
Tu tamen interea calido mihi sanguine poenas
persolves amborum inquit ; simul ense recluso
ibat in Euryalum. Tum vero exterritus, amens
conclamat Nisus, nec se celare tenebris 425
amplius aut tantum potuit perferre dolorem.
non pi fonda, ch gi savvicina
lalba. adversi = vlto (comera)
verso di lui , Sulmone. tergum :
qui lo scudo metallico di Sul
mone : lasta coglie Sulmone in pieno
petto ( a d v e r s i ) , trapassandoglielo (t r a n
s i t p . ) , penetrando (colla sola cspide,
di metallo) oltre lo scudo di lui ;
per a questo punto l asta (di legno)
si spezza. l i gno : dellasta ; f i s s o
(part. di f i n d o ) . . . U g n o un vero e
proprio abl. assol.: = e gli trapassa i
precordii, spezzatosi (cio mentre si
spezz) il legno .
414-417. cali dum : con sensibile op
posizione antitetica al seguente frigidus,
che vale (ormai) irrigidito (dalla
morte) . longis... pul sat = con
lunghi sussulti scuote i fianchi .
Diversi c. = chi qua chi l volgen
dosi (diversus lopposto di universus !),
guardano attorno a s . Hoc
(abl. di causa) = da esso reso pi
audace (acrior) . idem : cio Niso.
418-421. Dum trepidant, ecc. =
durante questo subbuglio dei ca
valieri nemici. it : pres. o perf.
indicativo contratto ? Preferiamo la
seconda interpretazione : il colpo gi
arrivato. T a g o : dativus energicus
per Tagi ; Tago nominato solo qui.
stridens : il ronzare (con
tale verbo tradusse il Caro) del colpo.
traiectoque... cerbro = e gli
rest conficcata dentro il trapassato
cervello, calda (di sangue) . Saevit
= inviperisce . atrox = nero
di rabbia , se si voglia serbare ancra
lidea prima di atrox. teli = del
colpo di asta . conspicit = ravvi
sa . usquam : posposto al verbo,
per maggior rilievo : pi figge gli
occhi, meno vede e pi sinviperisce,
smaniando di vendicarsi. nec :
sott. videt. ardens : non arden
tem = furioso (comera) ; ardens
visto come circostanza a s.
422-426. Tu tamen, ecc.: le parole
dirette, sbito rivolte ad Eurialo (in
quit detto alla fine della frase, nel
verso successivo 1) fanno sentire la
rapida risoluzione, ed implicano un
precedente pensiero non espresso, ma
fatto intuire da tamen = se non posso
scovare l autore del colpo (o simili),
almeno tu, per intanto, col tuo caldo
sangue mi pagherai il fio, per en
trambi . recluso = sguainata .
ibat = gi savventava . tan
tum... dolorem = n seppe pi reg
gere a cos straziante dolore .
208 P. VI RGI L I O MARONE
Me me ! adsum qui feci, in me convertite ferrum,
o Rutuli ! mea fraus omnis ; nihil iste neque ausus
nec potuit (caelum haec et conscia sidera testor),
tantum infelicem nimium dilexit amicum . 430
Talia dicta dabat ; sed viribus ensis adactus
transabiit costas et candida pectora rumpit.
Volvitur Eurylus leto pulchrosque per artus
it eruor inque umeros cervix conlapsa recumbit :
purpureus veluti cum flos succisus aratro 435
languescit moriens lassove papavera collo
demisere caput, pluvia cum forte gravantur.
At' Nisus ruit in medios solumque per omnis
Volcentem petit, in solo Volcente moratur ;
427-430. Me me ! ecc. = Me, me !
son qui ! Son io che il colpo feci !
I n me volgete, Rutuli, le spade !
mia la trama ! Nulla os costui
n gi poteva ; per il Ciel lo giuro
per gli astri consapevoli ! Soltanto,
troppo egli am lo sventurato
amico (Vit al i) . adsum qui feci =
sono io qui ad aver commesso tal
colpa . mea fraus o. = solo mia
tutta questa trama . haec : pi
che riferirsi a sidera, deve reputarsi
complemento interno di testor (= di
ci ). tantum : vale soltanto :
ultimo tcco di squisita, e pur vana,
delicatezza. Cos le ultime parole di
Niso sono e suonano dolcissimo elogio
per lamico (a m i c u m l ultima parola
del periodo e del verso !), che non
aveva voluto lasciarlo solo . i n
felicem = sciagurato in senso at
tivo intendeva, squisitamente, il Pa
scoli : Niso ha, voluto l impresa, e cos
ha causato la morte, di Eurialo.
431-437. dicta dabat = dicebat.
viribus a viva forza . adac
tus : digo fa sentire, la spinta
(agere) della mano di Volcente.
transabiit : verbo indicante la prima
azione, rapidissima (perfetto). rum
pit la conseguenza (presente!).
c o s t a s = i l costato. Volvitur... le
to = provolvitur in letum e simili = si
lascia cader su se stesso verso la mor
te , <<nella morte ; leto personifica
to: esso significa l annientamento della
morte. pulchrosque, ecc.: si noti
il contrasto vivo tra l orrido e il de
licato, tra la bruttura del sangue e la
leggiadria della persona fsica. i t vale
scorre . inque... recumbit = e
sulla spalla il capo, reclinato (con
lapsa : partic. da conldbor), si piega ,
in un atteggiamento per cui Eur. so
miglia a un angelo che dorma, sotto
i nostri occhi. succisus = tagliato
sotto alle radici. languescit m. =
illanguidisce nella morte , assumen
do il pallore e la sfatta stanchezza di
chi muore. lassove p. c. = i pa
paveri, indebolitosi il collo (cio il
gambo) ; come nel successivo caput,
c unidea tutta umana ; il poeta
guarda, pi che al fiore del campo,
al fiore umano spezzato, Eurialo.
demisre lascian cadere gi .
438-445. solumque per omnis
(= omnes) : con voluta antitesi fra
solum e omnis ; Niso non pensa a difesa
alcuna, ma solo alla vendetta. mo
ratur = sattarda collostinazione
l e n e i d e
209
quem circum glomerati hostes hinc comminus atque hinc 440
proturbant. Instat non setius ac rotat ensem
fulmineum, donec Rutuli clamantis in ore
condidit advorso et moriens animam abstulit hosti.
Tum super exanimum sese proiecit amicum
confossus placidaque ibi demum morte quievit. 445
Fortunati ambo ! si quid mea carmina possunt,
nulla dies umquam memori vos eximet aevo,
dum domus Aeneae Capitoli immobile saxum
accolet imperiumque pater Romanus habebit.
della vendetta. circum : anastro
fi) rispetto a quem (cio Niso).
gl omerati = addensatisi in cerchio.
hinc comminus a. h. : per indi
care la caccia lluomo e il suo
esito fatale. proturbant = cerca
no di allontanarlo sospingendolo lon
tano da Volcente. non setius =
ciononostante . rotat = fa mu
linar attorno ai nemici che lo strin
gono dappresso. Rutuli = finch
nella bocca del Rutulo che gli stava
di fronte (advorso = adverso), spalan
cata a gridare, non lebbe tutta con
fitta e cos, gi morente, l anima g li
tolse . confossus (riferito al sog
getto e ben rilevato) = crivellato (co
mera) di colpi ; morte eroica, dun
que. ibi = super exanimum... amicum.
placida... quievit = e cos fin pla
cidamente . Nota come quel demum
da ultimo e quel quievit dnno
alla vicenda drammaticissima un epi
logo fascinoso : quasi un dono che
trasforma eroicamente la morte in un
dolce sonno.
446-449. Fortunati ambo : in quan
to caduti insieme e per la Patria ;
ecco l apotesi. dies : quasi = tem
po , et . umquam : staccato
da nulla. domus Aeneae : la casa
Giulia, discesa da Enea. acclet...
habebit : assai salda ed energica la
simmetrica e terminale posizione dei
due verbi ; cos traduce il Carducci
questi quattro stupendi versi : For
tunati ambedue ! se alcun valore hanno
i miei carmi, niun giorno rapir voi
dalle memorie dei tempi, fino a che
la discendenza di Enea abiter la in
crollabile rupe del Campidoglio e il
padre della patria romana terr l im
pero . (Per la inaugurazione dun mo
numento a Virgilio).
14
210 P. VI RGI LI O MARONE
I L PI A NTO DEL L A MADRE DI EURI A L O
(I X , 473-502)
La madre di Eurialo una donna senza nome : lunica che Virgilio
nel poema non denomina, quasi ad elevarla nei secoli a simbolo di amore
e di dolore materno. Da quale strazio sia stato lacerato il suo cuore alla
inaspettata notizia della morte del figlio, il poeta lo dice con versi, che
toccano profondamente lumana commiserazione : alla misera venne sbito
meno il sangue nelle vene, caddero di mano la spola e il filo e, come for-
sennata, strappandosi i capelli, sprezzando pericoli, armi e nemici, si pre
cipit verso gli spalti. Alla vista di quel macabro spettacolo, due teste
mozzate, di cui una del figlio, proruppe in grida strazianti : Cos io ti
rivedo, Eurialo ? E tu, ultimo sostegno della mia vecchiaia, hai potuto
lasciarmi sola, crudele ? E andando incontro a tanto pericolo, non fu dato
alla sventurata madre tua di dirti lultimo addio ? Tu ora giaci in terra
sconosciuta, preda abbandonata ai cani e agli avvoltoi, ed io non potei
accompagnare il tuo funerale, io, madre tua, n chiuderti gli occhi
n lavare le ferite, coprendoti con la veste, che notte e giorno, conforto
dei miei tardi anni, mi affannavo a lavorare per te. Dove ritrovarti?
Qjtale terra ha ora le tue braccia, le tue membra mozze, il tuo lacero
corpo ? questo (il capo) che di te mi riporti, o figlio ? Qjtesto, che
io ho seguito per terre e per mari? Trafiggetemi, se in voi piet, o Rutuli;
su me scagliate tutti i vostri dardi, me trucidate per prima col ferro.
Ovvero tu, gran padre degli Dei, muviti a piet, e col tuo fulmine ina
bissa nel fondo del Tartaro questo odioso capo, se altrimenti non mi
dato troncare questa vita crudele (vv. 480-497).
Intere pavidam volitans pinnata per urbem
nuntia Fama ruit matrisque adlabitur auris
Euryali. At subitus miserae calor ossa reliquit, 475
excussi manibus radii revolutaque pensa.
Evolat infelix et femineo ululatu
473-476. I nterea, ecc. - frattanto,
trasvolando alata, attraverso l atter
rito campo (Troiano), messaggera la
Fama scende a precipizio, giungendo
allorecchio della madre di Euria
lo . adl abi tur : sta qui con lacc.
auris. subi tus = dun colpo ,
sullistante . ossa : per dire le
intime fibre . excussi m. r. =
le fu come gettata fuor dalle mani
l e n e i d e 211
scissa comam, muros amens atque agmina cursu
prima petit, non illa virum, non illa pericli
telorumque memor ; caelum dehinc questibus implet : 480
Hunc ego te, Euryale, aspicio ? tune ille senectae
sera meae requies potuisti linquere solam,
crudelis ? nec te, sub tanta pericula missum,
adfari extremum miserae data copia matri ?
Heu, terra ignota canibus data praeda Latinis 485
alitibusque iaces, nec te, tua funera mater
produxi passive oculos aut volnera lavi,
veste tegens, tibi quam noctes festina diesque
urguebam et tela curas solabar anilis.
Quo sequar ? aut quae nunc artus avolsaque membra 490
et funus lacerum tellus habet ? hoc mihi de te,
nate, refers ? hoc sum terraque marique secuta ?
Figite me, si qua est pietas, in me omnia tela
conicite, o Rutuli, me primam absumite ferro ;
la spola . revol utaqu p. = e le
si disciolse cadendo la lana, ecc. ;
ella stava lavorando per il figlio.
477-480. scissa c. : mediale =
strappandosi la chioma . agmi
na = le file pi prossime alla vista
del campo nemico. telorumque :
sono i dardi micidiali dei nemici che
potevano benissimo colpirla. cae
lum... i mplet : ora che ha visto il
capo del suo figliolo, le parole di
dolore riempiono l aria , il cielo
come dice il Poeta. dehinc : mo
nosillabo, come spesso in poesia.
481-484. Hunc... aspicio cosi
dunque debbo io te, Eurialo, rive
dere . tune... solam = e tu,
quella creatura che era l ultimo con
forto alla mia vecchiaia, tu potesti,
crudele, lasciarmi qui sola ? ; e la
parola crudelis arriva a parere giusta
nellimpeto della pietas materna.
nec te... matti ? = n a te, in mezzo
a cosi tremendi pericoli mandato, di
dar l ultimo addio, a me sventurata
fu possibile, a me, tua madre ? .
adfari : data (est) copia vale logica
mente licuit, normale con linfinito.
extremum : cio col triplice vale al
morto, dopo la sua sepoltura.
485-489. Heu, terra ignota, ecc.: si
ordini : (tu) iaces heu, (in) terra ignota
praeda data canibus Latinis alitibusque.
mater : come il matri di due versi
prima, vale pi di un semplice ego,
o simili. pressive (= compressive) t
compito riservato alle persone pi
care. veste = con quella veste .
quam : va con urguebam = a finir
la quale attendevo con ismaniosa pre
mura . tela = al telaio .
anilis = aniles.
490-492. Quo sequar? : cong. potenz.
sott. te dove cercarti . quae :
va con tellus, cos lontano. artus,
ecc. = le altre tue membra, le tue
membra staccate e il tuo povero corpo
lacerato ; avolsa : part. pass, da avello.
493-497. Figite = trafiggete, col
pite . est : sott. vobis, nei nemici,
ch sono uomini anchessi ! pie
tas : era piet levarla da s grande
affanno (Sabbadini) ; una madre pu
essere rispettata, venerata, ascoltata
212
P. VI RGI L I O MARONE
aut tu, magne pater divom, miserere tuoque 495
invisum hoc detrade caput sub Tartara telo,
quando aliter nequeo crudelem abrumpere vitam .
Hoc fletu concussi animi, maestusque per omnis
it gemitus : torpent infractae ad proelia vires.
Illam incendentem luctus Idaeus et Actor 500
Ilionei monitu et multum lacrimantis Iuli
corripiunt interque manus sub tecta reponunt.
anche dai nemici. magne : a cui
tutto possibile e facile ; tanto pi
che una madre che prega. mise
rere : sott. mei. tuoque : si costrui
sca cos : et detrde hoc caput invisum
(dis, opp. tibi, ma anche mihi !) sub
Tartara telo tuo. quando : causale.
crudelem a. v. = troncare per
sempre una cos crudele esistenza .
498-502. concussi s assai pi del
nostro commossi ; vale squas
sati . it : rapido e generale l ef
fetto di quel pianto, ch fletu chiama
appunto il Poeta tutto il discorso della
madre, giustamente. torpent, ecc. =
fiaccate e rotte son le forze per la
battaglia . I l lam... reponunt =
Allora lei, che destava vivissimo
compianto in tutti . I do ed Attore,
per consiglio di I lineo e di I ulo,
che era tutto in pianto, traggono
via a viva forza e, sorreggendola
fra le loro braccia, riportano alla
sua dimora. I l i nei (tetrasilla-
bico per la sinizsi finale) : un capto
di grande autorit.
l e n e i d e 213
CANTO DECIMO
A r g o men t o
Si raduna il concilio degli di sullOlimpo, e vi si esprimono
opposti pareri : Giove, riuscito vano uri tentativo di accordo fra
Giunone e Venere, dichiara di voler dare libero corso ai Fati.
AI campo, i Rutuli rinnovano l assalto. Intanto, mentre Enea,
stretta alleanza con Tarconte, capo degli Etruschi, fa. ritorno dai
suoi, conducendo aiuti di soldati e di navi, le Ninfe-Navi gli annun
ciano i pericoli corsi dai Troiani. In vista del campo, alza lo scudo
e fa schierare i combattenti. Ne segue una lotta accanita, con l in
tervento di Turno, che, eccitato dalla sorella Iuturna, punta l asta
contro Pallante, il nobile figlio di Evandro, e l uccide. Ardente
dira e di dolore, Enea si getta sui Rutuli in cerca di Turno ; ma gli
viene sottratto per uno stratagemma di Giunone. Ecco intanto
apparire il feroce Mezenzio, nemico odiato degli Etruschi ; nella
lotta rimane ferito ; Lauso, suo figlio, subentra ad alleggerire
il padre, ma viene ucciso da Enea. Ritorna nella mischia
Mezenzio per vendicare la morte del figlio, ma rimane anchegli
vittima di Enea.
Anche questo un canto di Marte, e il meno felice di tutti
i canti di guerra. Ma anche qui figurano squarci epici di alta poe
sia e di potente drammaticit, come nella figurazione di Mezenzio
e come negli episodi umanissimi e commoventi di Pallante
e di Lauso, che, come fiori gentili, strappati da improvviso tur
bine, piegano il capo e muoiono, tra il furore delle armi omicide,
invano irrorati dalle lacrime del cielo e del poeta, che non sa stac
carsi senza dolore dalle dolci creature della sua fantasia e del suo
cuore (A r g en i o ).
214 P. VI RGI L I O MARONE
L AUSO UCCI SO DA ENEA
(X, 803-832)
Lepisodio di Lauso e Mezenzio una delle pi suggestive creazioni
virgiliane, e d tono e spicco a questo Canto, per molta parte poetica-
mente incolore. Mezenzio figura eschilea, gigantesca, grandiosa ; Lauso,
il figliuolo, una delle pi tenere e delicate creature del mondo virgiliano.
Luna si illumina e si completa nellaltra; accanto, nello sfondo di
entrambe, la figura di Enea, leroe e il pio.
La fatale apparizione di Lauso sulla scena provocata dallinevita
bile duello tra il padre ed Enea. I due eroi si attendevano, si spiavano.
Il primo a sfidare e a lanciare il dardo fu lui, il gigante Mezenzio, che,
sprezzante perfino degli di, invoca la sua destra e la sua arma come suo
unico dio e si ripromette di offrire a Lauso come trofeo le spoglie rapite
al ladrone troiano. Ma il dardo, rimbalzando dallaureo scudo di Enea,
colpisce a morte il giovinetto Antre, che cade guardando il cielo e la
dolce sua Argo ricordando . Ora la volta di Enea, che, vibrando lasta,
perfora lo scudo d Mezenzio, ferendolo allinguine. E gi gli sopra per
finirlo con la spada, quando Lauso, in preda a disperato dolore, si getta
,in mezzo e raffrena il colpo del Troiano. Accorrono i compagni delleroico
giovinetto, e con clamori e con aste e con dardi tentano di ricacciare il nemico
e sottrargli, protetto dal piccolo scudo del figlio, il ferito Mezenzio. Enea
si tiene al riparo da quel nembo di guerra, come un aratore o un vian
dante da una violenta grandinata. Ma, passato il nembo, rimprovera
a Lauso la sua temerit e cosi lo minaccia : Dove corri a morire ed osi
al di l delle tue forze? Incautamente tinganna la tua piet filiale. Vor
rebbe risparmiarlo ; ma Lauso incalza baldanzosamente. un attimo :
la spada di Enea si conficca, profonda, nel petto del giovane, attraver
sando le armi leggere e la tunica, che, con fili doro, gli aveva ricamato
la mamma . Un gemito mand il figlio di Anchise quando vide trascolo
rare il vlto, e, mentre tendeva la destra, come a scongiurare linevitabile,
gli corse alla mente limmagine di Ascanio e si senti nel petto tremare
il suo affetto di padre. Parole di pianto accompagnano limmatura morte
del generoso giovane, che avr, in ricompensa, conservate le armi, di cui
egli andava fiero, lonore del sepolcro e la memoria confortatrice dessere
caduto per mano del grande Enea.
In tutto lepisodio lanima di Virgilio si rivela in s e nella figura
del suo pi us A eneas come poche altre volte : nel suo umano turbamento
davanti alla morte di un giovane, nella sua piet e commiserazione, fatta
di delicatezza e di lacrime, nei suoi gemiti e in quellirrompere del-
L ENEI DE 215
Vimmagine del padre e del figlio, in quel richiamare con la veste insan
guinata del figlio la dolorosa figura della madre ; tutto un mondo, dove
il tono epico sammorza in quello elegiaco, e dentro vi palpitano le pi
pure voci dell'arte virgiliana-.
Ac velut effusa si quando grandine nimbi
praecipitant, omnis campis diffugit arator
omnis et agricola et tuta latet arce viator, 805
aut amnis ripis aut alti fornice saxi,
dum pluvit in terris, ut possint sole reducto
exercere diem : sic obrutus undique telis
Aeneas nubem belli, dum detonet omnis,
sustinet et Lausum increpitat Lausoque minatur : 810
Quo moriture ruis maioraque viribus audes ?
fallit te incautum pietas tua . Nec minus ille
exsultat demens : saevae iamque altius irae
803-810. effusa... grandine = coi
riversarsi della grandine, rovesciandosi
gi la grandine , ablt. modale in cui
effusa ha valore di partic. presente.
praecipitant : sott. se. omnis : va
coi tre sostantivi seguenti. cam
pis = e campis. omnis et = et
omnis. et tuta... viator = e in
un sicuro rifugio gi sta al coperto
il viandante ; il paragone di pro
porzioni vaste e variato : Enea sab
bandona alla strage, pur badando
a tenersi ben riparato sotto l ampio
scudo : la tempesta atmosferica, nella
fantasia di Virgilio, tuttuno colla
tempesta di dardi che piovono sul
capo troiano dopo il tremendo sfogo.
ripis = in ripis, da pensare in pen
dio e recettive di esso. fornice =
sotto l arcuato riparo . dum
plu(v)it = finch dura la pioggia .
in terris = per, nellaperta cam
pagna , in contrapposto ai luoghi
ben riparati. reducto : noi tor
nando . exercere diem = svol
gere tutto (ex-) il loro cotidiano lavoro .
obrtus undique telis = sepolto
da ogni parte sotto un nugolo di
dardi espressione iperbolica. nu
bem belli = quel nembo di giavel
lotti ostili . dum detdnet omnis =
finch non cessi del tutto (omnis,
avverbiale) di tonar quel temporale
(nubes, sottinteso, ha qui senso con
creto) . sustinet : mirabilmente
collocato nel verso che presenta, a rego
lare distanza, anche increpitat (= in
veisce su ) e minatur.
811-816. moriture : ci aspetteremmo
moriturus che ha qui valore intenzio
nale : dove vai a morire ; il vo
cativo fa sentire di pi la piet di
Enea. viribus = delle tue (de
boli) forze , ablat. di comparazione.
fallit... tua = rendendoti incauto
(incautum ha valore prolettico), ti in
ganna il tuo vivo amor filiale .
Nec minus ille = ma .non certo in
misura minore (dopo codeste parole
benevole di Enea) quel giovane .
exsultat = continua ad agitarsi, ad
imbaldanzire nella sua follia (demens),
perch non sufficientemente contento
di aver salvato suo padre. saevae...
irae (plur. forse poetico) = tremendi
accessi di collera . altius... sur-
216 P. VI RGI L I O MARONE
Dardanio surgunt ductori extremaque Lauso
Parcae fila legunt : validum namque exigit ensem 815
per medium Aeneas iuvenem totumque recondit.
Transiit et parmam mucro, levia arma minacis,
et tunicam, molli mater quam neverat auro,
implevitque sinum sanguis ; tum vita per auras
concessit maesta ad manis corpusque reliquit. 820
At vero ut voltum vidit morientis et ora,
ora modis Anchisides pallentia miris,
ingemuit graviter miserans dextramque tetendit
et mentem patriae subit pietatis imago.
Quid tibi nunc, miserande puer, pro laudibus istis, 825
quid pius Aeneas tanta dabit indole dignum ?
gunt = in pi alte ondate si levano ,
per conservare Pimmagine del mare
in tempesta. ductori = nellanimo
del capo . extremaque... legunt =
le Parche gi raccolgono per Lauso
le sue ultime fila di vita . exi
git = caccia, spinge . namque =
enim. per medium... iuvenem =
attraverso il corpo del giovane .
recondit = la sprofonda, immerge .
817-820. Transiit = trapass fa
cilmente, come indica la collocazione
iniziale del verbo, accompagnato da
due oggetti legati da polisindeto (et
parmam... et tunicam), a dare il senso
di unazione simultanea ; la parma era
uno scudo rotondo e leggero. lvia
arma minacis = troppo deboli armi
di difesa (di fronte alla potente spada
di Enea) del giovane pur tanto mi
naccioso . molli : in contrapposto
al duro brando (ensis) di Enea : de
stinato alle ornate vesti di una vita
pacifica in confronto alle spietate armi
della guerra, filato o tessuto (quam
neverat : da neo) da tenere mani di
mamma per la propria giovane crea
tura. sinum : della veste stessa.
sanguis : nomin. soggetto posposto.
vita : cio l anima. concessit : in
transitivo, contrapposto a reliquit tran
sitivo, che conclude, allaltro estremo,
il verso intero. maesta = coster
nata . ad mani s = verso (il
regno del) le ombre .
821-824. ora, ora: epanalessi alta
mente poetica : un viso di giovane,
bello e fresco pur nel pallore della
morte. modi s... pal l enti a mi ri s =
lineamenti soffusi di un pallore
straodinario . ingemui t : da inge-
mesco o ingemisco = proruppe in un
profondo (graviter) gemito . mi
serans = preso da un senso di
piet . dextram tetendi t (da
tendo) : anche questo un segno istin
tivo di soccorso, rivelatore della piet
di Enea. mentem, ecc. = e gli
venne in mente l affetto per il padre ,
rappresentato dallamore di L auso per
Mezenzio e di Ascanio per Enea.
825-832. Quid ti bi : da unire con
dabit. pro laudi bus isti s = per
codesta tua azione gloriosa , e in
queste parole, come pure in tanta...
indole Enea riconosce la grande pietas
di L auso per il padre. pi us A eneas :
leroe cos accenna a se stesso, in
terza persona, come se si sentisse
investito dal dovere di premiare, pro
prio lui, codesta pietas. tanta...
i ndol e = di cos alta nobilt dani-
l e n e i d e
217
arma, quibus laetatus, habe tua, teque parentum
manibus et cineri, si qua est ea cura, remitto.
Hoc tamen infelix miseram solabere mortem :
Aeneae magni dextra cadis . Increpat ultro 830
cunctantis socios et terra sublevat ipsum
sanguine turpantem comptos de more capillos.
no . laetatus : sott. es. habe
tua : presuppone ancra nel morto la
consapevolezza delle sue azioni ; tua
predicativo di arma ; va tenuto pre
sente il fatto che la concession di
Enea di alto valore : i cadaveri dei
nemici venivano solitamente spogliati
delle vesti e delle armature. Enea
rinuncia a questo suo diritto ed onora,
per primo, il giovane caduto. Ancor
oggi a soldati o a gruppi di combat
tenti che, dopo essersi battuti con
estrema bravura, son costretti ad ar
rendersi, il vincitore consente lonore
delle armi e non procede allaspor
tazione e spoliazione di queste. Si
noti che anche Turno aveva fatto
cos con Pallante, da lui ucciso.
patentum... te : sintende, la tua
salma intatta e non spogliata di
armi e di vesti. parentum = avorum,
maiorum tuorum. manibus et cineri :
dat. di commodo = per il rogo .
si qua... cura = se questa mia (for
ma di) sollecitudine vale qualche cosa ,
di fronte alla morte che ti ha tolto
tutto ; ea vale eius rei, huius rei.
Hoc : abl. con forte valore prolet-
tico. i nfl i x : con tono interiet
tivo = tu infelice . A eneae, ecc.
la destra del grande Enea quella
che ti ha tolto la vita , ma il L atino
pi conciso e fa di dextra un abl.
strumentale. ul tro = di sua, ini
ziativa , opp. inoltre . - socios :
sott. Lausi. terra = da terra .
ipsum : la salma di L auso. san
gui ne, ecc. = che col suo sangue
andava insozzando i capelli pettinati
alla solita maniera (degli Etruschi) ;
lultimo tratto che dipinge e ricorda
la bellezza di L auso, pur se accom
pagnata da un tcco di orrore (san
guine turpantem) ; il Pascoli (Laqui
lone) rinnover, da par suo, il parti
colare : ti pettin, co bei capelli
a onda, / tua madre, adagio, per non
farti male .
218
P. VI RGI LI O MARONE
LA M ORTE DI M EZENZI O
(X, 873-908)
Qjiesto episodio narra la fine del tracotante Mezenzio, che, trascinato
dai suoi giovani sulla riva del Tevere, dove s' lavate le ferite, ansima
affannoso, turbato da un triste presentimento per la sorte del figlio. Chiede
insistenti notizie di lui, manda anzi messaggeri a richiamarlo, perch
sa che non potr reggere a lungo alla forza di Enea. Sono questi i primi
sintomi di un intenerimento paterno, che, pur senza incidere affatto sul
suo temperamento fiero e sulla sua spavalda ed orgogliosa tracotanza,
vanno approfondendosi in un dramma interiore, dove cozzano sentimenti
umani, rapimenti di vendetta, brividi di disperazione. E, quando al gigante
ferito viene recata dai compagni in pianto la salma del figlio, ogni altro
sentimento cade, per dar luogo ad una profonda commozione paterna, che
si effonde in un gesto e in un grido di disperato dolore : si brutta di pol
vere i bianchi capelli, e, tese le mani al cielo, si getta angosciato sul cada
vere del figlio, pronunciando parole, che hanno sapore di confessione, di
pentimento e di redenzione. Non solo si rimprovera d'essere stato lu,
il padre, causa della rovina del figlio e di vivere ora per la sua morte
(morte tua vivens), ma si accusa, pentito, di averne macchiato il nome
e gli chiede perdono di averlo defraudato del regno, da cui venne cac
ciato per la sua trista vita a furore di popolo : quella vita, che'ora intende
offrire a lui in riconoscimento delle proprie colpe.
Sono, queste, parole di chi sente ormai in odio la luce e il peso della
squallida solitudine, che lo circonda. Non gli rimane che un unico affetto,
quello di Rebo, il cavallo delle sue confidenze e delle sue vittorie : con esso
vuole affrontare di nuovo il nemico, per vendicare con lui il figlio, ritor
nare con lui vincitore o con lui finalmente cadere. Ed eccolo sul cavallo,
con le mani cariche di dardi e con il cuore di nuovo ardente di orgoglio,
d'insania e di disprezzo. gi li, dove pi ferve la mischia; chiama
per tre volte a gran voce Enea, e, dopo avergli gridato un ingiurioso
saevissime, o crudelissimo , quasi a smascherare la sua proverbiale
pitas, gli gira attorno col cavallo, tempestandolo d dardi. Enea
si difende dapprima come pu, ma poi, stanco ed attediato dal baldan
zoso atteggiamento del tiranno, vibra fortemente l'asta fra le tempie del
cavallo, che sbalza Mezenzio di sella e gli cade ruinosamente addosso.
la fine. Il gigante nulla chiede per s, se non d'essere sottratto all'ira
dei suoi e di venire collocato nel sepolcro accanto all'unico suo vero
affetto, il figlio: et me consortem nati concede sepulcro (v. 906).
l e n e i d e 219
Atque hic Aenean magna ter voce vocavit.
Aeneas adgnovit enim laetusque precatur :
Sic pater ille deum faciat, sic altus Apollo, 875
incipias conferre manum .
Tantum effatus et infesta subit obvius hasta.
Ille autem : Quid me erepto, saevissime, nato
terres ? haec via sola fuit, qua perdere posses.
Nec mortem horremus nec divom parcimus ulli ; 880
desine, nam venio moriturus et haec tibi porto
dona prius . Dixit telumque intorsit in hostem ;
inde aliud super atque aliud figitque volatque
ingenti gyro, sed sustinet aureus umbo.
Ter circum adstantem laevos equitavit in orbes 885
tela manu iaciens, ter secum Troius heros
immanem aerato circumfert tegmine silvam.
Inde ubi tot traxisse moras, tot spicula taedet
873-877. hic : pu essere di tempo,
ma anche di luogo. voce vocavit :
nellallitterazione fatto sentire il grido
poderoso e triplice (ter = per tre
volte ). enim : confermativo =
benissimo . laetus : di potersi
disfare di tal nemico. Sic : per
alcuni va con ut sottinteso = come
tu volevi che combattessimo insieme .
ille = il gran . deum =
deorum. altus = potente, eccelso
come il sole, quando al sommo del
cielo. incipias : pu stare, paratat-
ticamente, con fa c i a t precedente =
faccia s che tu ingaggi la lotta
da me tanto attesa. - Tantum effa
tus : sott. est = solo questo egli
disse . subit obvius = gli si
getta contro .
878-884. Ille s Mezenzio aveva ascol
tato la preghiera di Enea, ed ora pa
lesa la propria empiet. Quid :
avverbiale = a che scopo . erep-
to... nato = ora che mi hai strap
pato il figlio ; perci chiama il pius
Enea saevissime. haec... posses =
codesta era l unica via per potermi
infliggere la morte . parcimus =
risparmio nel mio senso di di
sprezzo. desine = basta colle
parole ! ; passiamo ai fatti. haec...
dona : allude ai giavellotti che scaglia
su Enea con entrambe le mani.
intorsit = vibr, scagli . inde,
ecc.: aliud sottintende telum, super =
insuper ; figitque volatque vale figit
volans = scaglia mentre galoppa a
volo intorno ad Enea. - ingenti
gyro = con ampio giro , per col
pire Enea in pi parti. sustinet =
regge benissimo . umbo : cio
lo scudo di Enea, soprattutto perch
opera di Vulcano.
885-891. adstantem : Enea che gli
stava di fronte, ritto . laevos...
in orbes = con giri verso sinistra ,
cio per trovarsi di fronte alla destra di
Enea, esposta ai colpi. secum, ecc.
= seco... reca intorno, sotto il suo
bronzeo riparo, la selva immensa
dei dardi di Mezenzio. ubi tot...
moras (come tot spicula... vellere,
soggetto dellimpersonale taedet sott.
Aeneam) quando Enea prov fa
stidio di protrarre cos a lungo gli
indugi, e di continuare a strappar
220 P. VI RGI L I O MARONE
vellere et urguetur pugna congressus iniqua,
multa movens animo iam tandem erumpit et inter 890
bellatoris equi cava tempora conlcit hastam.
Tollit se arrectum quadrupes et calcibus auras
verberat effusumque equitem super ipse secutus
implicat eiectoque incumbit cernuus armo.
Clamore incendunt caelum Troesque Latinique, 895
advolat Aeneas vaginaque eripit ensem
et super haec : Ubi nunc Mezentius acer et illa
effera vis animi ? Contra Tyrrhenus, ut auras
suspiciens hausit caelum mentemque recepit :
Hostis amare, quid increpitas mortemque minaris ? 900
nullum in caede nefas, nec sic ad proelia veni,
nec tecum meus haec pepigit mihi foedera Lausus.
Unum hoc, per si qua est victis venia hostibus, oro :
corpus humo patiare tegi. Scio acerba meorum
tante frecce (dallo scudo) . et
urguetur, ecc. = e sente tutto il peso
di dover misurarsi in una lotta m
pari . multa movens animo =
cercando ogni via, modo per con
cludere la lotta. erumpit = effet
tua il suo balzo improvviso .
bellatoris, ecc. : nel primo spondeo
lo sforzo del gesto, e nei seguenti
dattili la rapidit dellasta gettata
(P ascol i ).
892-894. Tollit se arrectum (da
arrig) sinalbera . calcibus =
di zampate con gli arti anteriori.
effusumque... secutus = e, per di
pi, esso stesso piomba tosto addosso
(secutus) al cavaliere gi caduto e for
ma un groviglio unico con esso.
eiecto... armo : abl. assoluto = slo
gatasi una spalla , ricade sul padrone
(Mezenzio) con la testa in avanti
(cernuus).
895-899. incendunt = infiamma
no . eripit : le- spiega l abl. pre
cedente. super haec = insper dicit
haec. Ubi = dov (andato a fini
re) . acer = cos aspro, minac
cioso . effera vis animi = fieris
simo ardire . ---- Tyrrhenus : cio
Mezenzio, etrusco. auras, ecc.: qual
cuno intende : ut suspiciens caelum
hausit auras ( = tir il respiro) ; altri
invece : ut suspiciens auras (= caelum),,
hausit (oculis) caelum ( = mir la volta
celeste ), prima di morire. men-
temque recepi t = dopo essere tor
nato in s .
900-906. Hostis amare = o ama
ro nemico . increpitas = vai
sbraitando spavaldamente. in
caede = nel tentativo di uccidere
un nemico come me ; va riferito
ad Enea. sic = con tale convin
cimento . nec tecum, ecc. = n
il mio Lauso strinse con te, a mio
vantaggio, un simile (haec) patto ,
cio che io fossi risparmiato. per
si, ecc. = in nome di quella anche
piccola bont che nel cuore dei nemici
pu ancra albergare verso i vinti ;
si qua est... venia = per eam parvam
veniam quae... corpus : sott. meum.
patiare = deh ! lascia . cir
cumstare (sott. me) = mi serra dogni
L ENEI DE
221
circumstare odia : hunc, oro, defende furorem 905
et me consortem nati concede sepulcro .
Haec loquitur iuguloque haut inscius accipit ensem
undantique animam defundit in arma cruore.
parte . hunc = horum. defen
de = tieni lontano da me. et
me, ecc. : ordina : et concede me (esse)
in sepulcro consortem nati mei ; poe
tico luso di concede con linfinito,
anzich ut sim consors... I l rigido
Mezenzio diviene umanissimo e si
redime nella morte con lamore.
907-908. haut inscius : era ad essa
preparato. accipit ensem : del
linguaggio gladiatorio. undanti,
ecc. = e, fra il gorgogliare dei fiotti
di sangue tra le armi, esala (disperde)
il soffio della vita (lanima) .
222
P. VI RGI L I O MARONE
CANTO UNDICESIMO
A r g o men t o
Offerto a Marte un trofeo con le spoglie di Mezenzio, Enea
accompagna in mesto corteo al re Evandro la salma di Pallante,
che tutti i presenti amaramente compiangono. Viene concessa
ora una tregua per la sepoltura dei caduti di entrambi gli eserciti.
Vnulo, tornando dalla citt di Diomede, comunica ai Rutuli
notizie negative sullarrivo di altri rinforzi.
Il re Latino, in una pubblica assemblea, propone trattative
di pace : Drance inveisce contro Turno, autore del conflitto ;
Turno ribatte con foga, dichiarandosi pronto a venire a singoiar
tenzone con Enea, per decidere in tal modo le sorti della guerra.
Alla notizia che Laurento in pericolo, Turno accorre, assieme
con Camilla e Messpo, comandanti della cavalleria, e provvede
a tendere uninsidia ai Troiani. Nello scontro di cavalleria, Camilla
cade sotto il colpo di Arrunte, ma presto vendicata dalla ninfa
Opi, che ferisce a morte l uccisore della compianta Camilla.- Udita
la triste notizia, Turno scende in campo aperto, mentre Enea
si prepara con i suoi allultima battaglia.
In questo canto il tono poetico si risolleva, riacquista movi
mento e drammaticit epica, freschezza di fantasia, liricit di sen
timento ; su tutto un senso di profonda, commossa umanit, che
piange sul cadavere di Pallante e sulla morte della vergine
Camilla, che prega con Mtabo ed Arrunte, che inorridisce delle
efferatezze e delle tracotanze dei violenti, che si china sullinfe
licit dei deboli e dei vinti. Anche il verso par modulato su corda
pi intima.
SI A RESO ONORE AI CADUTI !
(X I , 22-28)
Laurora sorge a illuminare la piana di Laurento, discoprendo il maca
bro spettacolo dei due campi, rigurgitanti di cadaveri caduti durante
la carneficina della notte. Enea, bench profondamente turbato per la morte
di Pallante, rende grazie agli di della vittoria conseguita, dedica a Marte
il trofeo delle armi di Mezenzio, ed esorta i suoi a bene sperare nella
l e n e i d e 223
imminente ripresa della lotta. Ma intanto ordina di seppellire i morti
e di rendere onore ai caduti, che quella vittoria suggellarono con il loro
sangue generoso : Affidiamo alla terra gli insepolti corpi dei compagni,
unico onore che resti nel profondo Acheronte. Ors, dunque, le nobili
anime, che col loro sangue ci han procurato questa patria, onorate coi
doni supremi, e, primo fra tutti, sia mandato alla mesta citt di Evan
dro Fallante, che, di valore non privo, un nero giorno rapi e immerse
anzi tempo nel buio (vv. 22-28).
Interea socios inhumataque corpora terrae
mandemus, qui solus honos Acheronte sub imost.
Ite , ait, egregias animas, quae sanguine nobis
hanc patriam peperere suo, decorate supremis 25
muneribus maestamque Euandri primus ad urbem
mittatur Pallas, quem non virtutis egentem
abstulit atra dies et funere mersit acerbo .
22-28. I nterea : in attesa di ripren
dere, fra breve, il combattimento.
soci os i nhumat& que corpora = le
salme dei compagni finora rimasti
insepolti . mandemus : la terra,
gran madre di tutti, custodir come
un tesoro codeste salme ad essa affi
date. qui solus, ecc. = onore que
sto, che lunico riservato a chi sta
laggi, presso l Acheronte . I te :
Enea parla ai compagni, o anche
ai capi loro. egregi as ani mas =
le ombre senza pari di coloro
che : il culto e la rimembranza dei
Caduti per grandi ideali trovano gi
qui le espressioni pi sublimi ed augu
ste nella loro semplicit ; esse invi
tano i sopravvissuti a ricordare, ad
ammirare, a commuoversi intimamente,
davanti al sacrificio supremo. san
gui ne... suo = a prezzo della loro
vita. hanc patri am = questa ter
ra (come nostra nuova) patria.
peperre = ci procurarono (propr.
partorirono, da parlo)-, nessun dono
pi augusto di quello della madre che
d una creatura (parere) ; nessun sa
crificio pi grande di quello di chi,
morendo, genera o difende o rassicura
una patria : dal sangue versato sboccia
una vita, una realt immateriale.
supremis muneribus : allude al fune
rale. primus : predicativo di mit
tatur. quem : oggetto di entrambi
i verbi seguenti. non virtutis egen
tem = tuttaltro che scarso di va
lore . abstulit, ecc. = strapp
via (a noi) il giorno tenebroso (della
morte), inghiottendolo con una morte
prematura ; verso che esprime sia
lineluttabilit della morte sia latro
cit della fine immatura di una gio
vane vita, bella, aitante, generosa ;
sentiamo in mersit lo sprofondamento
e lannullamento, in acerbo la tragedia
delle giovani vite troncate nel fiore
e nella bellezza degli anni : linguag
gio di sublime altezza e di commossa
piet; cosi lo sent il Carducci.
224
P. VI RGI L I O MARONE
PAL L ANTE, DEPOSTO SUL FERETRO,
RI CEV E L UL TI M O A DDI O DI ENEA
(X I , 29-99)
Il brano appartiene allampia descrizione dei funerali di Pallante, ese
guiti con tutta la pompa del cerimoniale romano, che si usava al tempo d
Virgilio. L'eroe accompagnato dalla commiserazione e dal compianto di
tutti, segnatamente dalle lacrime di Enea, che ne tesse l'elogio funebre, acco
rato di dover ricondurre all'infelice Evandro non il figlio vincitore, ma le
sue spoglie mortali. Mille guerrieri faranno scorta d'onore al cadavere del
primo eroe di Roma , fino a Pallanto. Il corpo di Pollante viene
intanto adagiato su un alto feretro, intessuto d virgulti e di fronde, sim
boli della giovinezza recisa : . anche morto era bello, simile ad un fiore
di delicata viola o di pallido giacinto, che non ha pi il suo splendore n
ha perso ancora la propria bellezza, ma pi non lo alimenta la terra madre,
n pi gli dona i succhi vitali . Con una delle due vesti, ricamate d'oro, dono
caro di Didone, Enea ammanta il feretro, intorno al quale viene ammucchiata
molta preda bellica. Si snoda il corteo funebre : seguono le spoglie un gruppo
di prigionieri, destinati ad essere immolati sul rogo d Pallante, trofei strap
pati al nemico, l'infelice vecchio Acete, nonch il cavallo Etone, che piange
anch'esso la morte del suo padroncino ; vengono poi tutti gli altri com
battenti troiani e i loro alleati. Dopo un lungo tratto, il corteo si arresta,
e, tra il pi profondo silenzio. Enea pronuncia lestremo saluto : Noi
di qui ad altre lacrime chiama lorrendo destino della guerra : io ti saluto
per sempre, o grande Pallante, e per sempre ti do il mio addio .
In questo episodio tutto commovente e lutto ritmato sulla pi deli
cata sensibilit del poeta, che si effonde in accenti lirici, i quali dnno
luce perfino al pianto del cavallo, accanto alla stupenda similitudine della
delicata viola e del pallido giacinto. l'anima di Virgilio, che piange,
freme, si ribella e prega dinanzi al mistero della morte in genere, ma
soprattutto dinanzi a quello delle giovinezze violentemente stroncate. E qui
la poesia diventa inno e celebrazione, meditazione e pianto.
l e n e i d e 225
Sic ait inlacrimans recipitque ad limina gressum,
corpus ubi exanimi positum Pallantis Acoetes 30
servabat senior, qui Parrhasio Euandro
armiger ante fuit, sed non felicibus aeque
tum comes auspiciis caro datus ibat alumno.
Circum omnis famulumque manus Troianaque turba
et maestum Iliades crinem de more solutae. 35
Ut vero Aeneas foribus sese intulit altis,
ingentem gemitum tunsis ad sidera tollunt
pectoribus maestoque immugit regia luctu.
Xpse caput nivei fultum Pallantis et ora
ut vidit levique patens in pectore volnus 40
cuspidis Ausoniae, lacrimis ita fatur obortis :
29-35. ait : Enea. recipitque..'
gressum = volge di ritorno i suoi
passi verso la sua dimora {ad limina,
sintende sua) : siamo nella tenda
del capo militare supremo, in cui si
fa la veglia funebre, di fronte ed in
torno alla salma di Pallante. po-
siMm s sopra la bara. Acoetes :
vecchio scudiero a cui Evandro aveva
affidato i n custodia il figlio Pallante.
servabat : dice custodia ed anche fu
nebre veglia. senior : segna il con
trasto tra il vecchio sopravvissuto e il
giovane eroe stroncato. Euandro : il
nome proprio preceduto da uno iato
in quinta sede; detto Parrhasio da
Parrhasia, citt dellArcadia o da Par-
rasi o/ nome del monte pi noto della
regione. ante (= antea) : durante gli
anni giovanili di Acte e di Evandro.
aeque ; sott. ac fuerat prius Euandro.
datus : sintende, da Evandro. ibat :
non lo stesso di eroi, perch con
tiene l immagine : moveva , perci
viveva . alumno : si traduca
cos tutta lespressione = assegnato
allora (dal padre) come compagno al
caro suo allievo (darmi, alumno), ma
con auspicii non allo stesso modo for
tunati , come invece era gi avve
nuto per Evandro. Circum : sin
tende, corpus {mortuum) Pallantis.
famulum = famulorum. manus =
la schiera , compatta ed unita, a
differenza di Troiana... turba = una
folla disordinata di Troiani .
maestum... crinem... sol utae = coi
capelli sciolti a lutto ; l accus. di
relaz., con solutae che qui partic.
passivo, o meglio mediale.
36-41. Ut s ha valore temporale.
f ori bus al ti s : dat. poetico con sese
inferre ; altis indica laltezza dellaper
tura della tenda pi importante di
tutto il campo : quella di Enea.
tunsi s... pectori bus : vale o dai petti
percossi in segno di lutto, o dopo
essersi battuto il petto , come abl.
assoluto. i mmugi t = lugubrmen
te risuona , come cupo muggito bo
vino. regi a = la tenda del co
mandante . I pse : Enea. f ul
tum = appoggiato ad un cuscino ;
opp. sorretto da uno scudo (part.
pass, da fulcio). ora : va con nivei
il cereo vlto . l evi = delicato ,
giovanile . patens = aperta,
ed anche visibilissima . cuspi di s
A usoni ae (genit, soggettivo) = infer
ta dalla lancia ausonia , cio italica
di Turno ; cuspis propriamente la
punta della lancia. l acri mi s...
oborti s = mentre le lacrime gli fa
cevano velo {ob-) agli occhi , quindi
colle lacrime agli occhi .
15
226 P. VERGILIO MARONE
Tene inquit, miserande puer, cum laeta veniret,
invidit Fortuna mihi, ne regna videres
nostra neque ad sedes victor veherere paternas ?
non haec Euandro de te promissa parenti 45
discedens dederam, cum me complexus euntem
mitteret in magnum imperium metuensque moneret
acris esse viros, cum dura proelia gente.
Et nunc ille quidem spe multum captus inani
fors et vota facit cumulatque altaria donis : 50
nos iuvenem exanimum et nil iam caelestibus ullis
debentem vano maesti comitamur honore.
Infelix, nati funus crudele videbis !
42-48. T ene, ecc.: inizia 1interro-
gazione-deplorazione = te, dunque,
e dipende da invidit, anticamente tran
sitivo anche colla persona = ha tolto
a me ; gli antichi credevano allinvidia
degli di, nel caso nostro della Fortuna.
cum l aeta veni ret = quando lieta
stava giungendo a portarci la no
tizia della vittoria. ne... vi deres
impedendoti di vedere . regna...
nostra = il dominio da me affer
mato , collaiuto vostro, sullI talia. -
ad sedes... paternas : allude a Pal
lanteo. neque = neve. vehe
rere = vehereris : sul cocchio, come
un trionfatore (victor). de te =
riguardo a te . di scdens = al
momento del commiato . dede
ram = avevo fatto ; ma in dede
ram c l idea di un dono prezioso,
e quanto mai volontario, voluto la
sciare allospite degnissimo. eun
tem = nel congedarsi affettuosamen
te da me, diretto (euntem) alla con
quista di un grande dominio . mi t
teret = dimitteret. metuens = con
aria preoccupata, Evandro. acrs =
bellicosi, guerrieri. proel i a:
sott. fare ; sia viros sia gente alludono
agli I talici.
49-58. i l l e : Evandro. mul tum
captus = gravemente ingannato, il
luso . fors = fortasse, o meglio.
forte ; si riallaccia esso pure con cap
tus. et... -que : polisindeto, in cui
si assomma l ansiosa passione del
vecchio re e padre, accentuata dallor
dine chiastico. altari a doni s : noi
traduciamo come se fosse dona super
altaria (deorum). n o s : espresso per
la necessaria antitesi al precedente
ille. nil... debentem = di nulla
pi debitore ad alcun nume celeste ;
in quanto morto, sono cessati i suoi
doveri verso gli di, e le sue sacre
e doverose offerte ai medesimi.
vano : in quanto n Pallante pu
tornar vivo, n il padre pu essere
consolato. honore : allude al corteo
funebre. Inflix : Enea si rivolge
ad Evandro, come se lo avesse dinanzi
a s. nati = della creatura tua ,
tu, gi vecchio. funus : allude so
prattutto alla sepoltura e allo stra
ziante (crudele) compianto. cosi che
il parlare di Enea si fa ora sempre pi
doloroso e concitato. L apstrofe ad
Evandro, le esclamazioni, le interro
gazioni senza risposte, sono mezzi
espressivi della pi alta disperazione ;
alla fine viene l elogio indiretto del
giovane guerriero Pallante (55-58).
Nota insistente qui sempre il rim
pianto (hi, haec fides, aspicies, pater,
ei mihi, tu. Iute), per s, per Evandro,
per I ulo stesso. videbi s = dovrai
l e n e i b e
227
hi nostri reditus exspectatique triumphi ?
haec mea magna fides ? at non, Euandre, pudendis 55
volneribus pulsum aspicies nec sospite dirum
optabis nato funus pater. Ei mihi, quantum
praesidium Ausonia et quantum tu perdis, Iule ! .
Haec ubi deflevit, tolli miserabile corpus
imperat et toto lectos ex agmine mittit 60
mille viros, qui supremum comitentur honorem
intersintque patris lacrimis, solacia luctus
exigua ingentis, misero sed debita patri.
Haut segnes alii crates et molle feretrum
arbuteis texunt virgis et vimine querno 65
exstructosque toros obtentu frondis inumbrant.
Hic iuvenem agresti sublimem stramine ponunt,
qualem virgineo demessum pollice florem
vedere coi tuoi occhi. h i : sott.
sunt. reditus... triumphi nel plu
rale espresso il vagheggiato ritorno
trionfale sia di Enea che di Pallante. -
exspectati... triumphi = questo il
trionfo che di noi ti aspettavi ? .
haec : sott. est. mea magna fi d e s =
il solenne impegno preso da me ,
sulla vita di Pallante. pudendis
volneribus = da, con vergognose fe
ri te ricevute fuggendo ; si noti che
anticamente pudeo era personale e tran
sitivo, come torn ad essere nel L atino
tardo. pulsum = ricacciato, fatto
fuggire , nec sospite... pater =
n, proprio tu, il genitore, taugu
rerai una morte anche crudele, essen
dosi salvato il figlio a prezzo del
suo onore ; si noti la forte contrappo
sizione fra nato e pater. Ausonia :
lI tali a ; vocativo, con perdis che
vien dopo. perdis : la perdita
duratura, perci il presente.
59-63. Haec ubi deflevit = ap
pena che tra il pianto ebbe pronun
ciato codeste parole . misera
bil e = miserandum. imprat : pu
stare collaccus. e l infinito passivo
come qui. lectos : va con viros.
agmine = exercitu. qui... hono
rem = che siano di scorta alle estre
me onoranze , cio al funerale.
int&rsint... patris lacrimis sian
presenti al (com)pianto del padre .
solacia, ecc. (apposizione dellintera
frase precedente) = a inadeguato, ma
pur doveroso conforto dun immenso
lutto . misero sed debita = sed
debita misero.
64-66. Haut segnes = con tut-
taltro che pigra manovra . crates
et mol le fertrum = una barella ap
prestano soffice, intessuta di fronde d
corbezzoli (arbutHs texunt virgis) e di
ramoscelli di quercia (vimine querno) :
il che simboleggiava la gloria dovuta
alleroe. exstructosque... inum
brant = e linnalzata barella (toros
plur. poetico, accennante al feretro)
ricoprono di un velame di foglie .
obtentu da obtendo, sostantivo verbale.
67-71. Hic : avverbio di luogo.
iuvenem : cio la salma di Pallante.
agresti... ponunt adagiano alto so
pra un (cio sopra un alto ) gia
ciglio fatto di fogliame agreste .
qualem = talem, qualis est flos. Vir
gilio, in una serie di notazioni visive,
trasfigura la scena tristissima, ind-
228
P. VI RGI L I O MARONE
seu mollis violae seu languentis hyacinthi,
cui neque fulgor adhuc necdum sua forma recessit : 70
non iam mater alit tellus virisque ministrat.
Tum geminas vestes auroque ostroque rigentis
extulit Aeneas, quas illi laeta laborum
ipsa suis quondam manibus Sidonia Dido
fecerat et tenui telas discreverat auro. 75
Harum unam iuveni supremum maestus honorem
induit arsurasque comas obnubit amictu
multaque praeterea Laurentis praemia pugnae
aggerat et longo praedam iubet ordine duci ;
addit equos et tela, quibus spoliaverat hostem. 80
Vinxerat et post terga manus, quos mitteret umbris
giando nella similitudine del fiore, re
ciso s, ma ancra bello e profumato :
sono quattro versi che hanno in s
una soavit di ritmo veramente arcana,
entro cui avvolta limmagine, con la
quale" gi Omero e Saffo avevano rap
presentato un guerriero che muore. Si
militudini come questa sono il linguag
gio stesso di Virgilio ; nel libro ve ne
sono altre otto (M aurano). virgi
neo, ecc. = spiccato dal pollice, dal
l unghia di una fanciulla (cio senza
che ne venga sciupata la fresca e pro
fumata bellezza). seu, ecc.: i geni
tivi dipingono e, specificano il fiore.
I l verso ha prosodia speciale in lan
guentis ed tutto intessuto di suoni
molli e delicati ; il languentis sar pre
cisato meglio da tutto il verso suc
cessivo. cui , ecc. = che non ancra
ha perduto il suo vivo colore e nem
meno la bellezza sua caratteristica .
non iam = non pi . vi risque =
e i succhi vitali .
72-80. geminas = due , ma an
che uguali, come usava spesso coi
doni ; le vestes sono drappi o co
perte . auroque... rigentis = ru
vide , cio ricamate in oro e por
pora . extlit = fece portar fuo
ri dalla tenda. i l l i : per Enea.
laeta labdrum = lieta dei suoi affan
ni damore ; il genit, di relazione
ed di uso poetico ; secondo altri
un genit, causale. ipsa = di sua
iniziativa , opp. lei stessa .
Sidonia : Didone era propriamente na
tiva della citt di Tiro, colonia d
Sidone. et tenui ... auro = quarum
telas (= il cui tessuto ) discreverat
(da discerno) auro (= aveva trapunto,
ricamato in fili doro ) ; discreverat
vale quasi distinxerat : il ricamo fa ri
saltare il motivo sulla tela. unam =
una sola di queste vesti {Harum) ;
di queste parole spiegazione esplicita
supremum honorem. arsuras = de
stinate a bruciare ' sul rogo. ob-
nbit amictu = avvolge come entro
un velo . praedam = oggetti
predati nella ; Laurentis aggettivo
e vale combattuta sotto, contro
L aurento . longo... ordine = in
lunga fila . spoliaverat : sogg.
Pallas, opp. Enea ( ambigue po
situm est osserva Servio).
81-88. quos = eorum (captivorum),
quos. mitteret umbris inferias =
Evandro doveva sacrificare come
offerta alle ombre dei morti, o me-
l e n e i d e
229
inferias, caeso sparsurus sanguine flammas,
indutosque iubet truncos hostilibus armis
ipsos ferre duces inimicaque nomina figi.
Ducitur infelix aevo confectus Acoetes, 85
pectora nunc foedans pugnis, nunc unguibus ora :
sternitur et toto proiectus corpore terrae ;
ducunt et Rutulo perfusos sanguine currus.
Post bellator ecus positis insignibus Aethon
it lacrimans guttisque umectat grandibus ora. 90
Hastam alii galeamque ferunt, nam cetera Turnus
victor habet ; tum maesta phalanx Teucrique secuntur
Tyrrhenique omnes et versis Arcads armis.
Postquam omnis longe comitum praecesserat ordo,
substitit Aeneas gemituque haec addidit alto : 95
glio ai mani di Pallante ; mitteret
ha valore finale. sparsurus =
quando si sarebbe accinto a spar
gere . sangui ne : con caeso vale
col sangue degli uccisi . indu
tosque ecc. = e d ordine che i capi
(dellesercito) in persona portino i trofei
(propriamente i tronchi dalbero, ri
vestiti a mo di trofei, di ) ricoperti
delle armi strappate (da Pallante) ai
nemici e che i nomi di essi vi siano
inscritti . Ducitur = vien con
dotto fuori e poi sorretto ; con senso
mediale, invece, vale : Si trascina
fuori . aevo = aetate, che va con
confectus ( = spossato ). pectora :
il plurale poetico, come va detto
per il successivo ora. foedans =
coprendo di sangue . sternitur
et = e stramazza ; va con terrae =
i n terram. proiectus = lungo di
steso . ducunt : sogg. sono gli
appositi incaricati. curtus : plur.
poetico se il carro da guerra solo
quello di Pallante. Rutulo : Turno,
re dei Rutuli.
89-93. Post (avverbio) = dietro .
bellator ecus (= equus) : anche il
cavallo da guerra di Pallante piange
il morto eroe. positis insignibus =
privato delle fulgide sue flere, bar
dature , in segno di lutto ; positis
vale depositis. Aethon : dal greco :
l Ardente , pi per il colore del
mantello che per la foga della corsa.
guttis... umectat... ora = bagna le
froge {ora) di grosse stille , che son
le nostre lacrime umane ; come
Rebo, il cavallo di Mezenzio, all a
notizia che stato ucciso il figlio del
re stesso. L auso ; non solo le cose
hanno lacrime, in Virgilio, ma anche
gli animali, che pi partecipano della
vita stessa dei padroni. Hastam...
galeamque : di Pallante. cetera r
lo scudo e, certamente, il blteo. -
habet = possiede di fatto, ha
nelle sue mani . maesta pha
lanx = in mesta schiera : l ap
posizione anticipata dei tre nomi pro
pri che seguono, indicanti i tre po
poli. versis... armis = colle armi
rivolte verso il basso , in segno di
lutto.
94-99. longe... praecesserat = si
era portata per lungo tratto distante
dal campo. ordo : proprio il
corteo , in quanto procede in lunga
ed ordinata fila. substitit = si
ferm dun tratto . addidit : a
quanto gi aveva detto nella sua tenda.
230 P. VI RGI L I O MARONE
Nos alias hinc ad lacrimas eadem horrida belli
fata vocant : salve aeternum mihi, maxime Palla,
aetemumque vale . Nec plura effatus ad altos
tendebat muros gressumque in castra ferebat.
presente l a , salma di Pallante.
al to = profondo . edem =
medesimi , che gi spensero Pal
l ante ; una considerazione pessimi
stica suggerita ad Enea dalla presente
situazione. horri da = orrendi ;
i n ogni caso, per il pius Aeneas ; ad
al tro compianto gli stessi orrendi destini
della guerra ci chiamano . sal ve :
l estremo saluto usuale per i de
funti ; si noti la semplicit e brevit
di esso. aeternum = per sem
pre . Pall a : forma di vocativo
greco. mi hi = da parte mia ;
un dat. etico. altos... muros :
del campo troiano ; moenia sono solita
mente le mura della citt. ferebat :
fa rima con tendebat e con esso incor
nicia il verso e conclude lepisodio
delladdio di Enea a Pallante.
l e n e i d e 231
I L PI A NTO DI EVANDRO SOPRA L A SALMA DI PA L L A NTE
(X I , 139-181)
I l corteo f u n e b r e d i P o ll a n te giunge s u l P a l a t i n o , dove g i l a F a m a
h a d if fusa l a f e r a l e n o ti z i a , f a c e n d o r i v e r s a r e dalle case g l i A r c a d i
tu t ti , che s i recano proces sionalmente incontro a l f e r e t r o . U n g r i d o ,
un p i a n t o solo ; ma p i amaro e prof ondo d i t u t t i quello d e l vecchio
p a d r e , che, f a t t o s i largo t r a l a f o l l a , cade d un colpo s u l cadavere d e l
f i g l i o , e, dopo un p r i m o sfogo d i lacr im e, s i abbandona a d un tenero,
doglioso lamento, nel quale i l p o e ta ha raccolto accenti s u b l im i d i p o e s i a .
tutto un p e r d e r s i d i un p a d r e nei r i c o r d i d e l p a s s a t o , un r i vedere
l a b a ld a g i o v i n e z z a del f i g li o a p e r t a alle p i si cure conquiste, l a sua sor
ridente bellezza, le sue virt, i suoi sogni, le sue sper a n z e . Lo attendeva
vincitore cosi g i lo dicevano i p r i m i eventi ; invece, eccolo muto
e f r e d d o cadavere. Oh ! avesse potuto l u i f a r dono della p r o p r i a stanca v i t a
p e r la sua fiorente g i o v i n e z z a ! Fortunata l a mamma, che non ebbe almeno
i l dolore d i a s s is t e r e a questa tremenda s ci agura ! N o n questo g l i a v e v a
prom esso lo stesso E nea. Vadano ora i T r o i a n i a d annunciare a l loro duce
amico che egli v i v r solo p e r veder vendicata l a morte del f i g l i o , a l quale
e g l i stesso recher p r e s t o l a consolante novella laggi, nel regno d e i m o r ti.
Et iam Fama volans, tanti praenuntia luctus,
Euandrum Euandrique domos et moenia replet, 140
quae modo victorem Latio Pallanta ferebat.
Arcades ad portas ruere et de more vetusto
funereas rapuere faces ; lucet via longo
139-147. Fama : al solito, perso
nificata. tanti ... luctus : genit,
oggettivo. Euandrum = lanimo
di Evandro . quae modo = quella
(stessa) che poco prima . A rcds :
misurazione prosodica greca. rure=
eccoli precipitarsi ; infinito descrit
tivo. de more vetusto = se
condo il costume antico . Virgilio
poeta archeologo, specialmente nella
seconda parte del poema : Varrone
infatti ci fa sapere che era costume
tradizionale quello di andare incon
tro alla salma dun giovane caduto
riportato in citt ; chi accendeva in
tal caso le fiaccole di cera davanti al
feretro e lo accompagnava al luogo
della sepoltura eran soprattutto i li
berti e gli amici del padre ; le donne
restavano in citt : ai Troiani vanno
ora incontro gli rcadi. funereas :
in quanto usate per l accompagna
mento dun morto (anticamente, di
notte). rapure = gi hanno af-
232 P. VI RGI L I O MARONE
ordine flammarum et late discriminat agros ;
contra turba Phrygum veniens plangentia iungunt
agmina. Quae postquam matres succedere tectis
viderunt, maestam incendunt clamoribus urbem.
At non Euandrum potis est vis ulla tenere,
sed venit in medios ; feretro Pallanta reposto
procubuit super atque haeret lacrimansque gemensque,
et via vix tandem voci laxata dolorest :
Non haec, o Palla, dederas promissa parenti,
cautius ut saevo velles te credere Marti :
haut ignarus eram, quantum nova gloria in armis
et praedulce decus primo certamine posset.
Primitiae iu venis miserae bellique propinqui
dura rudimenta et nulli exaudita deorum
vota precesque meae ! tuque, o sanctissima coniunx,
felix morte tua neque in hunc servata dolorem !
contra ego vivendo vici mea fata, superstes
145
150
155
160
ferrato . longo ordine flamma
rum = per la lunga fila delle fiaccole
accese. discriminat 3 g r o s = ren
de distinti e visibili i campi . con
tra : va con veniens: dal l altra parte,
o meglio incontro . Phrygum =
Troicorum. plangentia iungunt
agmina = uniscono le schiere intente
a battersi il petto , in segno di lutto.
Quae : cio agmina. matres :
le donne di Pallanto. succedere
tectis = avvicinarsi alle case della
citt . incendunt = sconvol
gono .
148-155. poti s est = potest. ulla :
con non vale nessuna... al mondo.
tenre = trattenere . in me
dios (sott. homines) = in mezzo alla
folla . feretro... reposto : ablat.
assoluto ; reposto sta per reposito.
procubuit = sabbatt . super :
va con procubuit. haeret = inhae
ret, con passione, perdutamente, a
lungo. via vix... voci = vix via...
voci ; in tutto il lungo lamento di Evan
dro risuonano accenti di toccante tene
rezza e di fiero orgoglio per la morte
eroica ; ma il vecchio re esprime an
che pi nobili e dignitosi accenti d,
consapevole ardimento ed eroismo!
conformemente al suo stesso carat
tere. N o n haec, ecc. = o Pal
lante, non certo al genitore tuo pro
messe di tal sorta avevi tu dato, di
volerti con una certa cautela esporre
a Marte crudele . Palla forma
di vocativo greco. haut ignarus
eram = dovevo ben sapere .
nova gloria = la gloria delle prime
gesta. praedul ce = graditissimo .
decus = desiderio di onore .
posset : potere avesse su di te.
156-161. Pri mi ti ae... mi serae = o
prime prove di giovanile eroismo
ben funeste . propi nqui = com
battuta qui presso , opp. per dei
vicini . dura rudi menta = o ben
dure iniziazioni a . nul l i : dat.
di agente, che va col genit, partitivo
deorum. sanctissima = di santa
memoria : Evandro era rimasto ve
dovo di lei ; non ne sappiamo il nome
e non ne intravvediamo la concreta
figura. morte tua ! per esser tu
morta . vici mea fata = ho
oltrepassato le leggi naturali , per cui
l e n e i d e 233
restarem ut genitor. Troum socia arma secutum
obruerent Rutuli telis ! animam ipse dedissem
atque haec pompa domum me, non. Pallanta, referret.
Nec vos arguerim, Teucri, nec foedera nec quas
iunximus hospitio dextras ; sors ista senectae 165
debita erat nostrae. Quod si immatura manebat
mors gnatum, caesis Volscorum milibus ante
ducentem in Latium Teucros cecidisse iuvabit.
Quin ego non alio digner te funere, Palla,
quam pius Aeneas et quam magni Phryges et quam 170
Tyrrhenique duces, Tyrrhenum exercitus omnis.
Magna tropaea ferunt, quos dat tua dextera leto ;
tu quoque nunc stares immanis truncus in armis,
esset par aetas et idem si robur ab annis,
Turne. Sed infelix Teucros quid demoror armis? 175
un padre suole premorire al figlio, non
viceversa. superstes... genitor =
di dover sopravvivere alla tua morte
io, che ti ho dato la vita . Troum =
Troicorum. secutum : causale, sot
tintende me.
162-168. obruerent : sta per obruis
sent = mavessero sepolto sotto .
pompa = corteo funebre. me s
fortemente accentato, anche per la con
trapposizione a Pallanta. N e c vos
arguerim = ma non voi certo io
intenderei di accusare per tale mia
sciagura. foedera = lalleanza
pattuita con voi. quas iunximus
dextras = la stretta di mano che ci
siam data per un vincolo dospitalit
(hospitio). sors ista... nostrae =
codesta sorte era fatalmente asse
gnata alla vecchiezza mia . mane
bat = era riservata a . gna
tum (= filium, arcaismo) = alla mia
creatura . caesis... iuvabit =
sar una gioia per me (iuvabit, sott.
me) che egli, dopo aver abbattuto
cento e cento Volsci (cio moltissimi
L atini), sia caduto mentre guidava
contro il L azio i Troiani ; non manca
i n questo passo qualche elemento reto
rico, che rende meno fluente l a poe
sia. i n Latium : sintende il Latium
vetus, tra il Tevere e Circio, con citt
principali Tusculo, Ardea, Preneste, ecc.
169-175. Q ui n: sott. etiam. non
alio, ecc. = non certo meritevole ri
terrei te, o Pallante, di una sepoltura
(funere) diversa da quella di cui ti giu
dicarono meritevole il pio Enea e i valo
rosi Frigi e i capi Etruschi... . Si noti
il -que di Tyrrhenique sfuggito al Poeta
per una svista : un neo, nel poema
rimasto incompiuto. Tyrrhenum :
genit, plurale arcaico. ferunt : i
tuoi compagni darme e di lotta.
quos = eorum hostium (genit, oggetti
vo), quos. dat - dedit. tu : va uni
to a Turne. stares immanis truncus
in armis = ti rizzeresti (sotto forma
di) gigantesco trofeo coperto di armi .
esset, ecc.: ordina : si par ( ea
dem atque Pallantis) esset aetas (tua) et
si idem robur esset (tibi, od anche utri
que oestrum) ab annis ( = dovuto agli
anni, maturato dagli anni ). infe
l i x = ahim infelice ! . demd-
ror : con Teucros = io tengo lontani,
estranei alla guerra (armis) i Troiani .
234 P. VI RGI L I O MARONE
vadite et haec memores regi mandata referte :
quod vitam moror invisam Pallante perempto,
dextera causa tuast, Turnum gnatoque patrique
quam debere vides. Meritis vacat hic tibi solus
fortunaeque locus ; non vitae gaudia quaero, 180
nec fas, sed gnato manis perferre
176-181. haec: mandata. memo-
tes : noi = in termini precisi .
tegi = al vostro re (Enea) .
quod vitam, ecc. = la causa per cui
io prolungo (moror anche transitivo)
una vita per quanto ormai odiosa,
dopo che Pallante mi stato ucciso,
la destra tua (o Enea) ; essa tu
vedi bene che verso un figlio e verso
un padre debitrice di Turno ,
cio deve darci morto Turno (come
vendetta per Pallante ucciso). Me
f i tis , ecc. = ai meriti tuoi (verso
di me) e alla gloriosa fortuna rimane
sub imos .
liberamente affidato questo solo cm-
pito ; locus pu aver senso meta
forico e generico. - non vitae...
imos = io non chiedo al vivere
mio (altre) gioie, n mi sarebbe con
sentito, ma solo di poter recare tal
gioia laggi fra le ombre del pro
fondo Averno . L a parl ata del
veccho re finisce evocando loltre
tomba stesso, presentando ancra al
proprio animo le sembianze del figlio
(,gnato), confermando pubblicamente
quello che resta ormai l unico e su
premo suo desiderio.
l e n e i d e 235
L A M ORTE DI CAMI L L A
(X I , 816-831)
Abbiamo g i f a t t o conoscenza con questa deli c a ta f i g u r a f e m m i n i l e
e d audace eroina del mondo v i r g il ia n o (c fr. f i n e canto V I I ) , creatura
d eccezione, cui tanto diede natura e che i l fi e r o Arrunte p ieg con
un colpo solo, distruggendo un mondo d i sogni, un monumento d i bellezza.
L a cercava d a tem po, l Etrus co, l a s c i a t a da Turno a d i f e s a delle mura,
e quando l a scorse f a r e strage t r a le schiere tr oiane, non p i le tolse g l i
occhi d i dosso, f i n quando, venutagli a ti r o , scagli l asta, che penetr p r o
f o n d a m e n t e nel tenero corpo della g i o v a n e amazzone. Fu un attimo : ebbe
a p p e n a tempo d i raccomandare a d Acca, l a p i f e d e l e delle donzelle,
d i correre a r i f e r i r e a Turno la n o t i z i a della sua morte, p e r c h subentrasse
a l l a d i f e s a delle m u r a ; p o i , abbandonate le br i g li e , scivol a ter ra,
n p i diede segno d i v it a .
Illa manu monens telum trahit, ossa sed inter
ferreus ad costas alto stat volnere mucro ;
labitur exsanguis, labuntur frigida leto
lumina, purpureus quondam color ora reliquit.
Tum sic exspirans Accam ex aequalibus unam 820
adloquitur, fida ante alias quae sola Camillae,
quicum partiri curas ; atque haec ita fatur :
816-819. I l l a: Camilla. manu =
con I a sua mano . trahi t =
extrahit, con valore conativo ; lul
timo tratto, vigoroso e volitivo, della
fiera virago. Di fronte tanto corag
gio il Poeta delinea, con ogni delica
tezza, l approssimarsi della morte :
mancano le forze, dilegua il bel colo
rito del volto, gli occhi si velano e si
irrigidiscono. ossa sed, ecc.: ordina:
sei mucro ferreus stat (= si erge
sporgendo dal punto colpito) inter ossa
ad costas (= presso le costole ).
alto... volnere = data la profondit
della ferita (opp. sott. in). labi -
tur = comincia a venir meno, a man
care di forze . frigida - or
mai vitrei, immobili . purpureus
quondam color il suo roseo colo
rito dun tempo . ora reliquit =
gi s dileguato dal suo vlto .
820-824. Tum = a questo punto .
sic : va con adloquitur. ex aequa
libus : solitamente lespressione parti-
tiva sta dopo il numerale. fida, ecc. :
ordina : quae sola ante alias (erat ,fui t)
fida Camillae (dativo). quicum : qui
sta per quacum. partiri : dipende da
un sottinteso solebat, consuerat = con
sueverat. haec ita fatur = e le
236 P. VI RGI L I O MARONE
Hactnus, Acca soror, potui ; nunc volnus acerbum
conficit et tenebris nigrescunt omnia circum.
Effuge et haec Turno mandata novissima perfer : 825
succedat pugnae Troianosque arceat urbi ;
iamque vale . Simul his dictis linquebat habenas,
ad terram non sponte fluens ; tum frigida toto
paulatim exsolvit se corpore lentaque colla
et captum leto posuit caput, arma relinquont, 830
vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.
rivolge proprio queste parole nelle
quali vibra unanima generosa di don
na, preoccupata soltanto della sorte
dei suoi. Hactnus = solo fin
qui . soror : termine affettivo :
A cca era solo unintima amica di
Camilla e a lei coetanea (aequalis).
potui = ho cercato di resistere ,
fisicamente e moralmente. volnus :
personificato. conficit : sott. me =
mi d il colpo di grazia , mi
finisce. tenebris nigrescunt om
nia circum = nelle tenebre tutto mi
comincia ad affondare, qui intorno .
825-831. Effge = scappa, corri
via . novissima = ultimi .
perfer : riferisci . succedat pu
gnae = prenda (sbito) il posto mio
nella battaglia . iamque vale =
ed ormai, addio . Simul his
dictis = in cos dire . l i nque
bat habenas = gi lasciava andare
le briglie . non sponte fl uens =
non certo scivolando gi di sua
volont . fri gi da = ormai clta
dal brivido mortale. se = ani
mam suam, cio si abbandon con
tutto il corpo . lenta... caput = e
il collo senza pi vigore (lenta... colla
plur. poetico) e il capo vinto dalla
morte abbass (posuit vale depo
suit, reposuit). relinquont ==relin
quunt : si noti il particolare : sono le
armi ad abbandonare lei, non lei le
armi. - vitaque, ecc. = e l anima
con un sospiro e con dolore sdegnoso
via se ne fugge laggi, tra le om
bre, come far Turno, morendo (nel
lultimo verso del poema, uguale per
fettamente a questo).
l en ei d e 237
CANTO DODICESIMO
A r g o men t o
Tra lo scoraggiamento palese dei suoi, Turno si accinge
al duello con Enea. Invano tenta di dissuaderlo Latino, invano
vorrebbero trattenerlo Amata e Lavinia. Vengono fissate con giu
ramento le condizioni del duello. Ma Iuturna, sorella di Turno,
mischiatasi nella folla, mira a scompigliare ogni cosa, suscitando
commiserazione per Turno. Intanto Tolumnio, violando i patti,
assale dimprovviso i Troiani. Enea, nel tentativo di mettere pace,
viene ferito e costretto ad abbandonare il campo, mentre Turno
si disfrena nel massacro dei nemici. Guarito per opera di Venere,
Enea provoca Turno a riprendere lo scontro, rimasto interrotto.
Iuturna, intervenendo per la seconda volta, sottrae il fratello allav
versario. Enea risolve di dar la scalata alla citt nemica, gettan
dovi tizzoni incendiarii. Amata allora, credendo tutto perduto,
si toglie la vita con un laccio al collo. Turno, per evitare la caduta
di Laurento, si risolve allo scontro definitivo con Enea. Lalterna
vicenda si conclude con la superiorit del Troiano, che gi domina
l avversario ; questi lo supplica di volerlo risparmiare o di con
cedergli almeno onorata sepoltura. Enea 11 11 per cedere alle
di lui invocazioni ; ma poi, visto sulle spalle di Turno il blteo gi
appartenuto a Pallante, acceso dira, d il colpo fatale.
Il canto XII segna l epilogo dellepopea guerresca e di tutto
il poema ; chiude perci una vicenda immane, fatta di morti,
di sangue, di dolore, di lacrime, di eroismi, di pericoli, di rasse
gnazione e di speranza, dominata dalla inesorabile volont del
Fato, dallinizio alla fine. I due ultimi eroi del destino campeg
giano sullo sfondo di questo canto ; gli altri personaggi vi riman
gono nascosti o non si inseriscono almeno efficacemente nello svol
gimento dellazione ; la quale, perci, si immobilizza e ristagna,
conferendo una certa fissit e monotonia a tutto iJ racconto.
238 P. VI RGI L I O MARONE
GI UNONE PARL A A I UTURNA
(X I I , 134-160)
Tutto pronto per il duello : fissate sono gi le formalit e una
grande folla di guerrieri, di donne, di vecchi, di bambini assiepa le torri
e i tetti delle case, nellattesa angosciosa dellincerto cimento. Ma Giunone,
preoccupata per le sorti del suo protetto, escogita un estremo espediente :
si presenta alla ninfa Iuturna, sorella di Turno, e, con parole insinuanti
e pietose, la scongiura di correre sbito in aiuto del fratello, cercando
di far naufragare il duello : assuma sembianze di guerriero, si aggiri tra
le file dei Rutuli, istigandoli a riprendere il combattimento, faccia risuo
nare il segnale della battaglia: essa stessa, la dea, le sar vicina a dare
appoggio al suo ardimento. Sbigottita e turbata a queste imperiose parole
aveva gi pianto prima, allannunzio del grave pericolo del fratello
e terque quaterque manu pectus percussit honestum , Iuturna entrer
immediatamente in azione, gettando scompiglio nel campo. Prodigi divini
accompagnano i suoi incitamenti; si riprender la lotta, destinata, si,
a dilazionare, ma non ad evitare rincontro fatale fra Turno ed Enea.
At luno e summo, qui nunc Albanus habetur,
(tum neque nomen erat neque honos aut gloria monti) 135
prospiciens tumulo campum aspectabat et ambas
Laurentum Troumque acies urbemque Latini.
Extemplo Turni sic est adfata sororem
diva deam, stagnis quae fluminibusque sonoris
134-141. A t : vivo il contrapposto
a quanto stato finora pattuito per
la preparazione del campo del duello.
e summo... tumul o dall a som
mit di quel, colle che ora vien chia
mato (habetur vale perhibetur, o me
glio appellatur) A lbano , ed oggi
detto Monte Cavo. I vi si celebravano
ogni anno, per quattro giorni, le f e
riae Latinae o feste della confedera
zione latina in onore di Iuppiter La
tiaris, a cui veniva immolato un
toro (durante tali feste non si intra
prendevano oppure, si sospendevano
tutte le ostilit) ; Yhonos aut gloria
allude a tutto ci. prospiciens...
aspectabat = spiava guardando da
vanti a s in lontananza . ambas =
utrasque. L aurentum = Laurentium
o Laurentinorum. urbem... L ati ni :
L aurento. T urni ... sororem : si
tratta di I uturna. diva deam :
lei, dea, a quella divinit ; diva
forma arcaica e solenne, pi adatta
ad indicare Giunone. stagnis =
laghi, specchi di acqua , in ge-
l en ei d e 239
praesidet (hunc illi rex aetheris altus honorem 140
Iuppiter erepta pro virginitate sacravit) :
Nympha, decus fluviorum, animo gratissima nostro,
scis ut te cunctis unam, quaecumque Latinae
magnanimi Iovis ingratum ascendere cubile,
praetulerim caelique libens in parte locarim ; 145
disce tuum, ne me incuses, Iuturna, dolorem.
Qua visast Fortuna pati Parcaeque sinebant
cedere res Latio, Turnum et tua moenia texi :
nunc iuvenem imparibus video concurrere fatis.
nere. sonoris : espresso l ampio e
fragoroso precipitare o fluire di grandi
masse dacqua. hunc : quello di
praesidere stagnis et fluminibus.
i l l i : luturnae. rex aetheris altus :
Giove, nominato espressamente, con
epica solennit, sbito dopo. erepta
pro vi rgi ni tate : gli amori di Giove
con I uturna sono cantati da Ovidio
(Fasti, II, 583-616). sacravit =
don come sacro .
142-146. Nymph (il nome greco,
ma il vocativo ha la sillaba finale
breve propria del vocat; singolare
della I a declin. latina) : Giunone parla
a I uturna, come a divinit pi giovane
e ne riconosce i titoli e le prerogative
( onore, ornamento dei corsi dac
qua per la bellezza e la salubrit).
animo... nostro dilettissima al no
stro cuore . scis ut = sai come
e perch , invece delle propos. ogget
ti va ; il te retto da praetulerim.
cunctis : determinato dalla relativa
generica quaecumque Latinae. ma
gnanimi Iovis : in senso per iro
nico e subdolo. ingratum: sott. mihi ;
si tratta, in tal caso, di rivali in amore
di Giunone. cubile = tlamo ;
espressione epica e solenne quella
di ascendere cubile. praetulerim...
locarim (incorniciano il verso intero,
ed hanno in comune l oggetto te
unam) = come io ti abbia preferita
a tutte le vergini L atine, che... . -
caeli = divinitatis. disce = ascol
ta, apprendi . tuum = che ti
riservato , che incombe su te
per l eventuale morte del fratello
Turno ; la frase studiatamente inde
finita. ne me i ncuses = affinch
tu non faccia ricadere su di me la
colpa di non averlo protetto a suf
ficienza e per tempo. L e parole di
Giunone sono astute e insincere : ella,
mediante l opera di I uturna, vuole
sfogare ancora una volta lodio contro
i Troiani.
147-153. Qua = quatinus opp. quam-
diu. Fortuna : la dea della sorte,
secondo la mitologia, figlia di Oceano
e di Teti ; assai venerata, anche du
rante l et classica, ad Anzio, a Pre-
neste, altrove ; rappresentata col cor
nucopia (segno di abbondanza) e col
timone (in quanto ella pilota la vita
degli uomini), spesso bendata agli
occhi. Parcae : erano le tre sorelle
che filavano il destino degli uomini :
Cloto filatrice , L chesi sorte ,
tropo inflessibile , rispettivamente
per trarre il filo della vita, per svol
gerlo, per troncarlo : dapprima lina
sola, diventarono poi tre per influsso
delle Mire dei Greci. pati = per
mettere, consentire . cedere =
feliciter procedere, evenire per il L azio
(Latio). texi = protexi, soprattutto
in odio ad Enea e ai Troiani. iuve
nem : non altra indicazione per Turno.
L a dea fa sentire il suo rammarico per
codesta giovane vita destinata, fra
240 P. VI RGI L I O MARONE
Parcarumque dies et vis inimica propinquat. 150
Non pugnam adspicere hanc oculis, non foedera possum ;
tu pro germano si quid praesentius audes,
perge : decet ; forsan miseros meliora sequentur .
Vix ea, cum lacrumas oculis Iutuma profudit
terque quaterque manu pectus percussit honestum. 155
Non lacrumis hoc tempus ait Saturnia luno ;
adcelera et fratrem, si quis modus, eripe morti,
aut tu bella cie conceptumque excte foedus :
auctor ego audendi . Sic exhortata reliquit
incertam et tristi turbatam volnere mentis. 160
breve, ad essere troncata. concur
rere = concursurum esse. Parca
rum = mortis ; il genit, soggettivo
( = fissatogli dalle Parche ). foe
dera s il patto precedente il combatti
mento, stretto fra i due contendenti.
tu pr germano, ecc. = tu invece,
se ti senti, puoi osare qualcosa di pi
efficace a vantaggio del fratello tuo ;
praesens : vale immediato, efficace
e simili ; audes ha il senso antico di
desideri . perge = affrttati,
avviati , poi diventa una semplice
esortazione. decet = per te
ben decoroso ; ti lecito di farlo ,
come sorella. f orsan : forma rara
e poetica, al posto di fortasse qui,
o di forsitan. mi seros : sono Turno
e i suoi compagni di lotta che forse
ne trarranno conseguenze migliori .
154-160. V i x ea : sott. dixerat.
cum = quandecco . I uturna vede
oltre le parole di Giunone : capisce
linanit del proprio tentativo e line
luttabilit del destino mortale di Turno ;
se qualcosa tenter, sar per unultima
prova di amore fraterno e perch,
in ogni caso, l a dea potente ha preso
su di s ogni responsabilit (auctor
ego audendi). ocul i s s abl. stru
mentale, come il successivo manu, ma
noi diciamo riversa dagli occhi a pro
fusione . honestum (= decorum)
= leggiadro . l acrumi s ; dativo,
che equivale al lacrim andi della buona
prosa. adcel era : con valore intran
sitivo. si quis modus : sott. est.
morti : la dea pronuncia la parola
orribile per fare adcelerare di pi
I uturna. bel l a ei e : questo inte
ressava a Giunone, anche se lo dice
per ultimo. conceptum... foedus -
annulla, rendi vano del tutto il
patto concluso . auctor... au
dendi = sono io a consigliarti que
st(atto di) audaci a; auctor pu es
sere anche femminile, come dux, vates,
sacerdos e simili ; audendi uneco
precisa di audes del v. 152. rel i qui t :
sott. luturnam . incertam : anche
perch Giunone non aveva accen
nato alcun mezzo concreto e partico-
colare e non aveva dato nessuna vera
e propria assicurazione di buon risul
tato. vol nere : di carattere mo
rale. menti s : se fosse accus. plur.,
andrebbe con turbatam, come accus.
di relazione ; va invece legato con
volnere, come genitivo. Grave la con
dizione di I uturna, che ora dovr
agire da sola.
l e n e i d e 241
ENEA, GUA RI TO DAL L A FERI TA , TORNA A COMBA TTERE
(X I I , 411-440)
La battaglia, aizzata da Iuturna, sorella di Turno, riprende furiosa,
immane, allo scoccar della freccia dell'ugure Volunnio contro i Troiani.
Dimentichi del patto, test solennemente concluso, i due eserciti si scon
trano qua e l sanguinosamente. Lo stesso Enea, per la prima volta
in tanti combattimenti, colpito da una freccia d'ignota provenienza
ed costretto a ritirarsi, dolorante, dalla mischia, mentre Turno si fa pi
baldanzoso e crudele fra i Troiani, che oppongono debole resistenza.
Accorre frettolosamente il medico Ipige (figlio di Iasio, fratello di Pali
nuro), senza riuscire ad estrarre l'arma dalle carni delleroe ferito.
Ma proprio allora Venere, misurata la gravit del momento, con unerba
salutare, clta sul monte Ida, corre frettolosa, circondata da una nube,
a consegnarla al figlio; bagnata dellacqua, in cui la pianta medicamen
tosa stata immersa, la ferita di Enea rimargina prodigiosamente,
e leroe, riprese le sue armi, torna pi vigoroso in battaglia, salutando
gioiosamente il figlio e cercando tra le file nemiche il suo accanito rivale,
che per Iuturna riesce abilmente ad allontanare.
Hic Venus indigno nati concussa dolore
dictamnum genetrix Cretaea carpit ab Ida,
puberibus caulem foliis et flore comantem
purpureo (non illa feris incognita capris
411-419. H i c = a questo punto,
allora . ' i ndi gno = immeritato,
iniquo , perch dovuto ad un colpo
sbdolo e proditorio. dictamnum :
su questerba prodigiosa ed esotica
il Poeta accumula, giustamente, molti
particolari : una specie di origano,
detto vulnerario, in quanto arresta
il sangue di una ferita e ne fa uscire
il dardo ; il nome veniva collegato
col monte Diete in Creta ; per avere
ogni efficacia, tale erba doveva pre
sentar le foglie ampie e lanuginose {pu
beribus... f o l i i s ) e un bel fiore dallo sma
gliante colore {flore comantem purpu
reo). Cretaea ab I da : Aristtele di
ceva che in tal isola le capre selvatiche,
se rimaste ferite, cercavano, per loro
spontaneo istinto, proprio codesterba
guaritrice. gentri x = nella sua
premura materna per Enea. Cre
taea = Cretensi- puberi bus... pur
pureo = stelo dalle foglie lanugi
nose e sormontato da fiori purpu
rei (culem apposizione descrittiva
di dictamnum ; puberibus indica pro
priamente adulti, maturi ). non :
forma litote con incognita. illa...
16
242 P. VI RGI L I O MARONE
gramina, cum tergo volcres haesere sagittae) : 415
hoc Venus obscuro faciem circumdata nimbo
detulit ; hoc fusum labris splendentibus amnem
inficit occulte medicans spargitque salubris
ambrosiae sucos et odoriferam panaceam.
Fovit ea volnus lympha longaevos Iapyx 420
ignorans, subitoque omnis de corpore fugit
quippe dolor, omnis stetit imo volnere sanguis ;
iamque secuta manum nullo cogente sagitta
excidit atque novae rediere in pristina vires.
Arma citi properate viro ! quid statis ? Iapyx 425
conclamat primusque animos accendit in hostem ;
non haec humanis opibus, non arte magistra
proveniunt neque te, Aenea, mea dextera servat ;
maior agit deus atque opera ad maiora remittit .
grami na = quellerba ; gramen
propriamente il gambo, il fusto .
feris... capri s = alle capre selva
tiche . tergo : dat., sott. earum ;
va con haesre, perf. di valore ite
rativo. hoc : sintende dictamnum.
obscuro... ni mbo = colla faccia av
volta in una nube che la rendeva invi
sibile . hoc : abl. strumentale da
unire con in f ic i t = mescola . f u
sum l abri s spl endenti bus = infusum
in labro (l orlo del vaso, poi i l
vaso stesso ) splendenti. amnem -
acqua pura di fiume . occul te
medi cans = donando (allacqua stes
sa) cos un segreto potere medicinale,
medicamentoso . spargi t = vi
infonde . odori f eram : in quanto
si tratta, anche qui, di unerba.
panaceam : parola greca, come la
precedente ambrosia ; si conoscevano
panacee diverse : quella di Chirone,
di Eracle, di Esculapio, ecc.; ad esse
si attribuivano poteri e virt medi
camentose.
420-424. Fovi t : qui vale cur,
bagn . longaevs (nom. sing.) :
eco del senior del v. 401. ; ignorans
= nulla sapendo delle prodigiose
virt di tale acqua. de corpre : di
Enea. qui ppe = come ben na
turale, naturalmente . dolor : con
allungamento per ictus, davanti a
cesura forte e ad interpunzione.
omnis : la guarigione non solo
istantanea, ma anche totale. steti t
i mo vol nere = si ristagn nella parte
pi interna della ferita . ---- i am
que = ed ecco che . manum :
sott. Iapygis. nul l o cogente =
senza (bisogno di) sforzo alcuno
di I pige o di altri ; abl. assoluto.
novae = rinnovellate . i n pri
sti na : avverbiale (si sottintenda offi
cia, munera) = alla consueta loro at
tivit, funzione .
425-429. A rma... properate = le
armi portate in fretta ; properate
qui transitivo, con valore pregnante ;
la fretta fatta sentire anche da
citi. viro = allEroe . sta
ti s = non vi movete ancra.
animos : di tutti i guerrieri di Enea.
non haec, ecc. = non gi da umano
potere viene questa guarigione {haec),
non gi dal magistero della mia arte
(chirurgica) . servat = ha fatto
salvo ; vivace il presente : il me
dico contempla, ammirato, l effetto
delllopera di altri pi che sua.
mai or, ecc. = un dio ben pi potente
(della mia destra) qui intervenuto, ha
L ENEI DE 243
Ille avidus pugnae suras incluserat auro 430
hinc atque hinc oditque moras hastamque coruscat.
Postquam habilis lateri clipeus loricaque tergo est,
Ascanium fusis circum complectitur armis
summaque per galeam delibans oscula fatur :
Disce, puer, virtutem ex me verumque laborem, 435
fortunam ex aliis ; nunc te mea dextera bello
defensum dabit et magna inter praemia ducet.
Tu facito, mox cum matura adoleverit aetas,
sis memor et te animo repetentem exempla tuorum
et pater Aeneas et avunculus excitet Hector . 440
qui operato e ti rimanda a pi grandi
gesta .
430-434. I l l e : Enea. suras i ncl u
serat auro = chiuso aveva gi i pol
pacci entro i dorati schinieri .
hi nc atque hi nc : il L atino con hinc
indica il punto di partenza dellazione.
odi tque = e pi non sopporta .
coruscat = agita, squassa .
habi l i s = adattato, accomodato ,
sott. est = f a c t u s est, come gi con
lorica sott. fa c t a . tergo : cio
al torace . f usi s ci rcum = cir
cum fusis ; con arm is (maschile, qui)
si traduca : cingendolo colle sue
braccia . summaque... oscul a
sfiorandogli le labbra con un bacio
impresso di sfuggita attraverso l'elmo ;
delibans indica lo sfiorare, lassaggiare
appena appena.
435-440. D i sce = apprendi .
verum... l aborem = la genuina es
senza della fatica . f ortunam =
ad esser solo fortunato , dipende
ancra da disce. nunc : cio fin
ch tu, giovanissimo, hai tuo padre
che ti difende. def ensum dabi t =
defendet. praemi a : allude alla ri
compensa del regno ; inter significa
a vivere fra le ambite ricompense .
f aci to : limperativo futuro si oppone
al nunc precedente. matura : pro-
lettico e predicativo di adoleverit, di
cui aetas soggetto personificato.
ani mo repetentem = mentre nel tuo
intimo andrai ricordando . avun
cul us = zio materno (Ettore).L esor
tazione nobile e grave di Enea al figlio
come un testamento di alta spiri
tualit, che l eroe lascia prima di ri
prendere il combattimento : in essa
tutta l esperienza morale dellEroe,
valoroso, ma pur anche assai tra
vagliato.
244 P. VI RGI L I O MARONE
LA M ORTE DI TURNO
(X I I , 919-952)
l'atto conclusivo del canto e di tutto il poema: la fine di un eroe
e il trionfo dellaltro, nel quale trovano finalmente compimento i fati.
La lotta si era concentrata attorno alle mura di Laurento, e Turno
si accorse che ormai, nonostante le buone intenzioni della sorella luturna,
10 scontro tra lui ed Enea era inevitabile. E si ebbe fragoroso, decisivo.
11 primo fu lui a vibrare un colpo di spada, che per si infranse contro
lo scudo di Enea, che egli riusc ad evitare fuggendo. Ma ormai egli era
in dominio del Troiano, come ghermito dal destino. In cielo intanto
c labbandono della protezione divina : Giunone si dichiara vinta e ras
segnata alla vittoria di Enea e Giove manda, in forma di gufo, una delle
Furie a luturna, perch cessi di proteggere il fratello. Turno ha chiara
la percezione della gravit del momento : smarrito e disperato, afferra
un gran sasso, per scagliarlo contro il furente inseguitore, ma il colpo
fallisce. Enea risponde con un vigoroso lancio di asta, che colpisce
Turno ad una coscia, facendolo stramazzare a terra. Il Rutulo si vede
allora perduto ; non gli resta che invocare piet dal vincitore e chiedergli
di volere almeno restituire le sue spoglie al vecchio genitore. Qjiesta pre
ghiera, questo nome commuovono Enea, che sta l l per cedere; ma, alla
vista del blteo di Pallante sullomero di Turno, si sente fremere dira,
e senza pi esitare immerge la spada nel petto di lui e lanima (di
costui) gemendo fugge sdegnata verso il regno delle ombre .
Cunctanti telum Aeneas fatale coruscat
sortitus fortunam oculis et corpore toto 920
eminus intorquet. Murali concita numquam
tormento sic saxa fremunt nec
919-925. Cunctanti = contro Tur
no, clto in un momento di esitazione .
coruscat = fa partire, scaglia ;
altri intende punta . sortitus,
ecc. = profittando del momento e
del punto opportuni, con unocchiata .
corpore toto... i ntorquet = ten
dendosi con tutta la persona, lo sca-
fulmine .tanti
glia da lontano . murali ... tor
mento : allude alla ballista, mac
china da guerra di forma arcuata, tesa
con nervi e funi, per il lancio di sassi
ed altri proiettili contro le mura ne
miche. concita : va con saxa =
scagliati . fremunt = ronzano,
rimbombano . ful mi ne... crepi-
L ENEI DE
245
dissultant crepitus. Volat atri turbinis instar
exitium dirum hasta ferens orasque recludit
loricae et clipei extremos septemplicis orbes. 925
Per medium stridens transit femur : incidit ictus
ingens ad terram duplicato poplite Turnus.
Consurgunt gemitu Rutuli totusque remugit
mons circum et vocem late nemora alta remittunt.
Ille humilis supplex oculos dextramque precantem 930
protendens : Equidem merui nec deprecor inquit
utere sorte tua ; miseri te si qua parentis
tangere cura potest, oro (fuit et tibi talis
Anchises genitor), Dauni miserere senectae
et me seu corpus spoliatum lumine mavis 935
redde meis. Vicisti et victum tendere palmas
Ausonii videre ; tua est Lavinia coniunx ;
ulterius ne tende odiis . Stetit acer in armis
tus = cos tremendi fragori si spri
gionano in sguito al fulmine .
V ol at : sogg. hasta, quella di Enea.
-atri... i nstar = a guisa di nero tur
bine ; instar indeclinato e solita
mente specificato dal genitivo, come
qui. exitium = mortem, ogg. di f e
rens. orasque recl udi t = e squar
cia i lembi . extremos = i pi
bassi . septempl ici s = a sette
strati di cuoio o di metallo . Come
noto, la corazza era usata per co
pri re e proteggere il petto e il ventre :
da essa scendevano delle piastre mo
bili di metallo, attraverso le quali il
giavellotto pass andando a ferire il
femore di Turno, che stramazz a
terra di colpo.
926-929. transi t = trapassa .
i nci di t = sabbatte . i ngens...
T umus : cade sul ginocchio pie
gato , cio piegando le ginocchia .
Consurgunt gemi tu = balzano
i n piedi con un urlo di dolore.
al ta = profondi , opp. fin nel pro
fondo . remi ttunt = fan riecheg
giare .
930-938. I l le : Turno. humi l i s :
se nomin. singol. vale da terra ;
se acc. plur. va con oculos. pro
tendens : attribuito anche ad oculos.
merui : la parola odiosa, mortem,
sottaciuta. nec deprcor = e non
intendo allontanarla da me con le
preghiere . utre sorte tua = tu
vliti del diritto che ti concede la tua
buona fortuna . mi seri , ecc. =
se mai il dolore di un povero padre
(Duno, padre di Turno, ancor gio
vane danni) ti pu toccare il cuore .
tal i s = in tale et . senectae =
della vecchiaia di Duno. Com
moventi sono queste parole pietose
di Turno per il vecchio padre, e toc
cano senzaltro il cuore di Enea.
me seu, ecc. = vivo o morto .
mei s = ai miei . Turno sente or
mai di non appartenere pi ai Ru
tuli, ma solo ai suoi familiari .
vici sti : parola terribile e generosa
sulle bocca di un eroe. victum,
sott. me. A usonii : i miei sudditi,
quelli a cui io comandavo. vidre
= viderunt. tua est : a te appartie
ne come moglie. ulteri us... odii s :
non andare pi oltre col tuo odio :
questo, una volta che L avinia tua,
non ha pi motivo di essere. ne
tende = ne tetenderis, a guisa di arco.
246 P. VI RGI L I O MARONE
Aeneas, volvens oculos dextramque repressit ;
et iam iamque magis cunctantem flectere sermo 940
coeperat, infelix umero cum apparuit alto
balteus et notis fulserunt cingula bullis
Pallantis pueri, victum quem volnere Turnus
straverat atque umeris inimicum insigne gerebat.
Ille, oculis postquam saevi monumenta doloris 945
exuviasque hausit, furiis accensus et ira
terribilis : Tune hinc spoliis indute meorum
eripiare mihi ? Pallas, te hoc volnere Pallas
immolat et poenam scelerato ex sanguine sumit .
Hoc dicens ferrum adverso sub pectore condit 950
fervidus ; ast illi solvuntur frigore membra
vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.
rimasto teso gi per troppo lungo
tempo. L avinia, premio della lotta,
suggella la parl ata di Turno.
939-944. Stetit... i n armi s = ritto
saderse con espressione sdegnosa, con
le armi in pugno . volvens : verso
il caduto. et iam, ecc.s ordina :
et sermo (Turni) iam iamque coepe
rat flectere (= piegare alla piet)
eum magis cunctantem ( = sempre pi
esi tante). cum = quando, ad
un tratto . alto : ha il valore av
verbiale di in alto , in luogo visi
bilissimo. baltus : con infelix ;
vale il fatale blteo . notis :
sintende, ad Enea. cingula s plu
rale poetico, variazione di baltus.
volnere - colpo . atque = et
cuius. inimicum in s ign e = tro
feo appartenente al nemico . Anche
in questo ultimo momento Enea
conserva la sua pietas ; egli uccide
Turno per vendicare Pallante ; Pal
lante che esige vendetta e guida la
mano di Enea ; e la vendetta, secondo
la mentalit degli antichi, era sacra
e legittima. quello di Enea un rito,
che placher Pallante, non imo sfogo
brutale di forza e di odio.
945-952. oculis : va con hausit.
monumenta doloris = quelle spo
glie (exuvias) ricordo dun tremendo
(saevi) dolore , per la morte di Pal
lante. hinc = da queste mie
mani (M aggi ), accostato a Tune
per un contrapposto terribile. in
dute = indutus. eripiare : congiun
tivo dubitativo. hoc volnere =
con questo mio colpo . san
guine : sott. tuo. fervidus : sott.
ir. ast = ed ecco . frigore =
morte. vitaque... umbras = e
l anima gemendo fogge sdegnosa verso
il regno delle ombre ; come quella
di Camilla (X I , 831) : sono entrambi
guerrieri nel pieno fiore di giovinezza
e di forza ; e passano dalla luce dell a
vita al gran buio delloltretomba.
Q. ORAZIO FLACCO
Vit a
Orazio nacque nel 65 av. Cr. (8 dicembre) a Venosa, alle falde
del monte Vulture, tra la Lucania e lApulia, sulle rive dellOfanto,
e conserv sempre del paese natio un grato e nostalgico ricordo,
anche se fu costretto a lasciarlo molto presto. Suo padre (della
madre, forse morta prematuramente, non si sa nulla) era un liberto
(da affrancato aveva preso il nome di Orazio, perch gli abitanti
di Venosa appartenevano alla trib Horatia) che, esercitando
lumile professione di esattore delle imposte {coactor), era riuscito
ad acquistare un magro podere e a mantenere cosi la sua famiglia.
Forse allet di 7 anni Orazio fu portato a Roma : il padre non
voleva mandarlo alla scuola di Flavio, nella citt natia, per non
esporlo alle insolenti frecciate dei nobili di provincia, che la fre
quentavano, e di questa delicatezza il poeta gli fu sempre grato.
Cosi nella grande Roma il giovane Orazio, preceduto e seguito
da uno schiavo, passava da un mastro allaltro, sempre assi
stito e confortato dal padre, come se i mezzi gli venissero fomiti
da grandi poderi aviti. Come scolaro doveva essere un po indi-
pendente e non molto disciplinato, se prov sulle sue carni la ferula
e lo scudiscio di Orbilio dalla pronta bastonata. Comunque, egli
fu costretto a commentare gli scrittori dellet arcaica (contro
i quali poi mostr di avere una vecchia ruggine), ma lo studio
dei poeti arcaici non gli imped di leggere anche i capolavori della
letteratura greca ; e con tanta partecipazione e profitto che i suoi
primi versi furono scritti in greco.
A 20 anni (nel 45 av. Cr.), seguendo il costume dei giovani
di buona famiglia, anche Orazio pass ad Atene, per completare
la sua cultura con pi approfonditi studi di retorica e di filosofia:
ascolt Accademici e Peripatetici ; ma, pur dedicandosi con spe-
250 Q. ORAZIO FLACCO
ciale interesse ai problemi morali, non si leg ad alcuna scuola
e soprattutto a nessun maestro. Il soggiorno ateniese fu certa
mente piacevole (E pisi., II, 2, 46) ; ma gli avvenimenti politici
10 distolsero ben presto dalle dolci occupazioni per portarlo sul
campo di battaglia. Infatti dopo il marzo del 44 av. Cr., Bruto,
11 principale responsabile della uccisione di Cesare, era passato
ad Atene : il suolo dItalia non era troppo sicuro per lui, ora che
M. Antonio aveva preso le redini della cosa pubblica, e quindi
cercava nella filosofia greca il conforto alle deluse speranze. Quando
poi si indusse a contrastare con le armi in pugno il terreno ai suoi
avversari, trov falangi di giovani, infiammati dagli ideali repub
blicani, pronti a schierarsi al suo fianco : tra i primi, il figlio del
liberto di Venosa, che Bruto apprezz dandogli il grado di tribuno
dei soldati, carica che, di solito, si riservava ai cavalieri o ai discen
denti di nobili famiglie. Cos Orazio partecip alla battaglia
di Filippi (ottobre del 42 av. Cr.) e alla disfatta delle armi repub
blicane : coinvolto nella fuga generale, anchegli cerc, come
poteva, la via della salvezza. Approfittando poi dellamnistia con
cessa da Ottaviano, ritorn a Roma. Le condizioni di vita per lui
erano mutate : suo padre era morto ; il podere gli era stato con
fiscato e assegnato a qualche veterano di Filippi. Sicch la povert,
facendolo audace, lo spinse a cercare occupazione come scriba
quaestorius (segretario del tesoro) e a scrivere versi. Dal momento
in cui vennero conosciuti i suoi versi fu per il provinciale di Venosa
una costante ascesa nel mondo dei potenti e, soprattutto, nel mondo
della poesia. Gli amici Virgilio e Vario, apprezzandone le doti
di intelligenza e di fantasia e i non pochi pregi morali, lo presen
tarono a Mecenate (nel 39 av. Cr.) e dal 38, libero da ogni neces
sit di lavoro, il poeta si leg a Mecenate con una tenerissima
amicizia, che solo la morte valse a interrompere. Con la pubbli
cazione del primo libro delle Satire (35 av. Cr.) il suo nome comin
ci a correre sulla bocca di tutti, mentre Mecenate gli donava
(34-33 av. Cr.) una magnifica villa in Sabina, sulla riva destra
della Digentia (oggi Licenza), a circa otto Km. da Mandela (oggi
Bardela), alle falde del monte Lucretile.
Q,. ORAZIO FLACCO
251
Orazio, innamorato della campagna, della sua serenit e della
vita semplice che vi si pu condurre a contatto con le gioie della
natura, divise dallora in poi il suo tempo fra lunghi soggiorni
in Sabina e brevi apparizioni in citt. Amante dellindipendenza,
rifiut l invito di Augusto di essere suo segretario, pago di quello
che la generosit dellamico Mecenate gli offriva. Mor il 27 novem
bre dell8 av. Cr. allet di 57 anni, duna malattia cos violenta
e rapida, che non gli permise nemmeno di sottoscrivere il testa
mento : fu sepolto sullEsquilino, accanto a Mecenate che l aveva
preceduto nella tomba di qualche mese.
Oper e
Lattivit poetica di Orazio nel primo periodo (41-30 av. Cr.)
ha carattere prevalentemente giambico-satirico ; ma l innata mode
razione del suo animo e un istintivo senso della misura lo ten
nero lontano dalle intemperanze dei suoi modelli greci (Archi-
loco e Ipponatte, oltre che i poeti della Commedia Antica) e dal
lutulento verseggiare del suo immediato predecessore Lucilio.
Nel 35 av. Cr. pubblic il primo libro delle Satire, com
prendente dieci componimenti. Nel 30 av. Cr. fece seguire un
secondo libro di Satire (che ne comprende otto) e contempora
neamente un libro di 17 componimenti, che egli denomin Giambi,
ma che poi presero il nome di Epodi, perch composti, in mag
gioranza, secondo il sistema epodico (un verso breve che ne chiude
e completa uno pi lungo).
Nel 23 av. Cr. videro la luce i primi tre libri delle Odi
(38 nel I ; 20 nel II; 30 nel III).
Nel 20 av. Cr. uscirono le 20 composizioni del I libro delle
Epistole, che avrebbero dovuto segnare la fine dellattivit
poetica oraziana. Senonch nel 17 av. Cr., in occasione dei Ludi
Saeculares, egli ebbe da Augusto l incarico di comporre il Car
men, che degnamente concluse la straordinaria solennit. Fu que
sta la vera consacrazione di Orazio Vates : quel carme, cantato
252
Q. ORAZIO FLACCO
da nobili fanciulli e caste fanciulle sul Palatino e sul Campidoglio,
doveva risvegliare la musa assopita del poeta di Roma
e indurlo a nuovi canti.
Si ebbero cos le odi (15) del libro IV, in cui pare che Orazio,
allambizione di essere l Alceo romano, volesse aggiungere il vanto
di un confronto con Pindaro, per quanto, di fronte al cigno tebano
dal volo possente, egli proclami di essere soltanto una piccola ape
operosa. Infine, dopo l anno 13 av. Cr., fu pubblicato il 2 libro
delle Epistole che, oltre alle due indirizzate ad Augusto e a Floro,
comprendeva, forse, anche la lunga epistola (476 versi) ai fra
telli Pisoni, che pi tardi fu pubblicata a parte con il titolo
improprio di Ars poetica e che non si sa con precisione quando
sia stata composta.
Mondo p o e t i c o
Forse nessun poeta che si conosca fu, come Orazio, padrone
non solo della tecnica espressiva, ma addirittura della fonte stessa
di ispirazione ; egli, unico, invece di lasciarsi dominare dallestro,
lo domina e lo piega alle esigenze dun controllo e dun'a misura,
che, in qualunque altro, avrebbero soffocato ogni pi sorgiva
fonte di poesia. Al contrario, dal felice connubio di una fantasia
aperta ad ogni ardimento (ma arginata da un tenace, vigile e con
sapevole autocontrollo) e di una intelligenza che non rinuncia al suo
ruolo di guida, anche sotto limpulso del sentimento, sbocci unopera
di poesia mirabile, la cui perfezione, splendidamente distaccata, ma
non tale da apparire fredda, ne conserva la vita, sottraendola agli
elementi disgregatori che denunciano, a lungo andare, lopera
distruttrice del tempo.
La prima forma espressiva della sua giovinezza fu indubbia
mente il giambo : la delusione subita a Filippi, le strettezze duna
vita dallincerto domani e le intemperanze dellet stessa lo spin
sero ad una poesia di invettiva che, forse, non sempre superava
lepisodio per assurgere a voce di vera poesia. Ma questi primi
Q. ORAZIO FLACCO 253
componimenti non furono pubblicati che molto pi tardi, certa
mente rimaneggiati o addirittura rifatti. Ricco di pi sicura
ed esperta maturit, Orazio allora si volse a contemplare il mondo
che lo circondava, le follie umane, cogliendone con bonomia
e signorile superiorit il lato ridicolo, sorridendo e facendo sorri
dere. Ed un delizioso aggirarsi, or qua or l, come in una vasta
galleria di tipi e di situazioni, vicine a lui e nello stesso tempo
a noi, in cui palpita un perpetuo e sommesso respiro di saggezza
e di buon senso, in un verseggiare ora discorsivo e scorrevole, ora
spezzato e ostacolato, come scosso dallempito dun flusso interno
di verve e dumorismo. Egli stesso chiamer queste sue satire
sermones, ossia conversazioni , per il loro tono dimesso e quasi
prosastico ; ma da esse, divulgate in tutto il Medio-Evo (cfr. Dant e,
Inferno, IV, 89 : Orazio satiro ), trarranno i secoli preziosi
consigli e saggi ammonimenti atti a rendere l uomo pi consape
vole della propria natura e della necessit di adempiere meglio
la propria missione.
Ritenuta sufficiente e adatta allo scopo l opera compiuta in tal
campo, Orazio si accinge a far risuonare in Roma il canto che,
sei secoli prima, dallisola di Lesbo aveva ammaliato il mondo
greco.- Ricreare in lingua latina i motivi e i ritmi di Alceo e di Saffo
fu la sua pi alta ambizione, soddisfatta con una perfezione tale,
che non fu mai pi raggiunta. Egli si vanta di essere stato
il primo a fare questo dono agli Italici e, in verit, non gli
si pu dare torto, anche se Catullo, prima di lui, aveva espresso
pure con il metro di Saffo il tormento del suo insano amore per
Lesbia. Tale la variet dei motivi, l abbondanza dei metri, lele
ganza dellespressione, che troviamo delVOpus oraziano, che ancor
oggi resta valido il giudizio di Quintiliano (I sec. d. Cr.) essere
Orazio, non Catullo, il solo poeta lirico romano che valga la pena
di leggere. A ci si aggiunge che la ricca e prepotente lira di Alceo
trov solo in Orazio la prima e pi valida risonanza in Roma
e, dallarte di Orazio, la sua vita attraverso i secoli. pur vero
che la forza, la schiettezza e la spontaneit di Catullo ci conquistano
subito al primo incontro, mentre in Orazio il primo furioso
254 Q,. ORAZIO FLACCO
impeto cede a qualcosa di pi meditato e pi complesso ; ma
appunto questa meditata misura che allontana dal canto di Ora-
zio ogni superfluit e ogni scoria e ci d lessenza incorrotta
e incorruttibile della vera poesia : egli passa dal gaio al serio, dal
solenne al leggero, anche nella stessa ode, con una tale eleganza
che d l impressione di spontaneit pur nella pi elaborata com
posizione. Nella poesia di Orazio troviamo una concisione mera
vigliosa, una inevitabilit per cui ogni parola si trova ad essere
al suo giusto posto, immutabilmente sistemata secondo un pre
ciso ordine. Questo il maggior pregio di Orazio, la sua dimostra
zione che la grande poesia, nel senso classico, richiede non sol
tanto ispirazione, ma anche un perfetto quanto paziente lavoro
di cesello ; ed Orazio possedeva il dono naturale di tale attraente
tormento, in misura geniale (M. Gr ant ).
Convinto assertore del giusto mezzo e della ragionevole
misura, sia che canti l amore o l amicizia, sia che esalti i valori
tradizionali della patria o invochi la protezione degli di, sa ele
vare l ode lirica a dignit e solennit fino allora ignote non solo
in Roma, ma anche in Grecia. Perfino quelle che sembrano le pi
leggere espressioni dun edonismo bonario e sorridente, che invi
tano a dimenticare gli affanni della vita nella gioia del banchetto,
fra le tazze di vecchio Massico che dona l oblo, o a rifugiarsi
allombra ospitale dun pioppo, presso il ruscello dalla gorgo
gliante cantilena, rivelano una cos aristocratica propriet di lin
guaggio e unabilit espressiva cos consumata, che le rendono dei
veri capolavori. La loro struttura cosi perfetta, cos personali
sono gli effetti, anche fonici, dei versi, che A. Manzoni sosteneva
Orazio non potersi tradurre : siffatta bellezza non si pu trasfe
rire in altra lingua, senza che perda il profumo pi intimo, il ritmo
pi vivo, l espressione pi pura.
Le Odi non furono molto popolari nel Medio Evo, la cui
religiosit rifuggiva dal tono, un po spregiudicato, di alcune, scar
samente informate al senso della Provvidenza o un po troppo
consacrate al piacere, comunque non abbastanza rivolte ad argo
menti morali ; ma, forse, anche la loro cristallina perfezione con-
Q,. ORAZIO FLACCO
255
tribui a incutere quel riverente timore, che solo lo splendido Rina
scimento valse a dissolvere ; fu questa l et dellode oraziana, che
poi, nel 600 e 700, inform di s tanta degna e nobile letteratura,
in Italia e in Europa.
Pubblicato il grande ciclo lirico nel 23 av. Cr., Orazio ritorna
al genere satirico, ma con stile pi alto, con maggiore intimit,
e si accinge a trattare un genere letterario che Roma ancora non
conosceva, l epistola in versi, con la sicura convinzione di porre
il definitivo sigillo allopera sua. Il poeta ha poco pi. di 40 anni ;
ma, di salute cagionevole, malato agli occhi e sofferente di sto
maco, precocemente invecchiato, intende affidare alle Epistole
l ultimo suo messaggio. Sono venti, ognuna indirizzata a ben defi
nita persona, con la quale il poeta conversa amabilmente su i pi
vari argomnti : la vera saggezza delluomo e la sua stoltezza ;
quale senso si debba dare alla vita ; come n il piacere, n il dolore
debbano turbare l anima nostra ; l eterna vicenda del mondo ;
le gioie dellamicizia ; l intima insoddisfazione di ogni individuo ;
precetti per vivere bene ( con navi e con quadrighe noi corriamo
dietro alla felicit ; ma quello che cerchiamo qui a due passi,
magari in uno squallido villaggio delle paludi, se non ci vien meno
l equilibrio dellanimo ) ; le delizie della vita agreste ; come com
portarsi con i grandi, ecc. Lesametro, molto pi accurato che
nelle Satire, ha una levigatezza e una armonia mirabili e la sua
piena aderenza alla variet del tono, ora scherzoso ora sostenuto,
qualche volta malinconico, talaltra sentenzioso ; ma sempre vivo,
schietto e spontaneo, ne fa unopera squisita, duna perfezione
stilistica e concettuale che suscit l unanime ammirazione. Molti
vedono nelle Epistole il meglio della poesia di Orazio, l opera
del sereno equilibrio : indubbiamente esse sono l espressione
duno spirito nobilmente educato, vi si sente, cio, quella che
i Romani chiamavano urbanitas. Deccellente gusto, come eccel
lente il loro equilibrio, argute piene di fascino, le Epistole
hanno una grazia tutta nuova, di lingua e di metro (M. Gr ant ).
Congedando questo libro (nel 20 av. Cr.), Orazio tracciava
il proprio ritratto fisico e morale, quasi sottoscrivesse il suo testa-
256
Q,. ORAZIO FLACCO
mento, l addio alla poesia. Vennero, vero, la celebrazioni seco
lari del 17 av. Cr., a risvegliare la sua Musa, in seguito alle
pressanti insistenze di Augusto ; quindi usc il secondo libro
delle Epistole e fu composto il quarto libro delle Odi, in cui
vengono cantati, tra l altro, i trionfi di Druso e di Tiberio con
accenti pindarici. Ma, non ostante questo ritorno di fiamma,
il poeta aveva ormai dato il meglio di s : sia quei Carmi che gli
permetteranno di restare nei secoli, anche indipendentemente dagli
scritti posteriori, 1 Alceo romano ; sia quel dovizioso tesoro
di Satire e di Epistole nel quale, soprattutto, per dirla con Vol
taire, egli ci insegna a sopportare la povert, a godere saggia
mente duna onesta agiatezza, a vivere con noi stessi e a render
servigi agli amici. . . a uscire da una vita o triste o fortunata, rin
graziando gli di di avercene fatto dono , insomma, a disprez
zare la morte, pur assaporando la vita (1).
(1) Dagli alessandrini in onore di Orazio.
ODI A SCL EPI A DEE
Sono le odi che meglio si prestano a rendere con obiettiva con
cretezza la variet dei casi della vita : quelle, nel corso delle quali,
il Poeta si astrae in una pacatezza superiore e quel .che vede, pur
vivo e animato in se stesso, riesce a trasferire nel verso come defi
nito e circoscritto entro limiti invalicabili.
Asclepiadei sono i metri delle odi che cominciano (I, 1) e che
chiudono (III, 30) il grande ciclo lirico pubblicato nel 23 av. Cr.
(i primi tre libri) e della IV, 3 (affine per argomento alla I, 1) :
i metri, in particolare, che nella I, 1 permettono ad Orazio di offrire
una cos ampia rassegna delle attivit umane, tutte svolgentisi
secondo arcane leggi che le costringono a ripetersi e a reiterarsi
senza mai consentire loro sostanziali mutamenti, e nella III, 30
gli danno modo di presentare, con uno sconcertante distacco, anche
s medesimo e la sua opera lirica come immutabilmente pi alti
della stessa mole delle Piramidi, quasi fossero divenuti entit ormai
intangibili della vita del mondo. Sono asclepiadee l ode al Fons
Bandusiae (III, 13), che perpetua il miracolo di unacqua senza
fine zampillante pur entro lassedio dellatroce Canicola ; quella
(I, 3) che deplora le intemperanze dell audax omnia perpeti. . .
gens humana , e, in particolare, con queste parole dominate dal
l anafora {audax. . . audax), ritma la rampogna contro il non saper
accettare i limiti; quella, celeberrima, a Leuconoe (I, 11), che
ammonita a costringere spatio brevi. . . spem longam ; quella
(I, 24) che prospetta l inutilit per Virgilio (frustra pius) di pian
gere il perduto Quintilio ; quella, altresi, che svolge in un canto
amebeo (III, 9) l amabile e petulante simmetria degli opposti
e insieme consonanti sentimenti di due innamorati. Sono anche
asclepiadee la I, 14, che contempla con controllata sollecitudine
le perigliose sorti della nave di Roma e quella che, con ironico
distacco, considera le vicende damore dello stesso poeta (I, 5).
Infine non inopportuno, forse, rilevare che egualmente a metri
asclepiadei ricorsero quei due perfetti signori dello spirito e delle
17
258 Q. ORAZIO FLACCO
forme della Latinit che sono stati il Petrarca e il Poliziano, quando
vollero esaltare con ammirante e quasi attonita obiettivit i meriti
di Orazio lirico (Regem te lyrici carminis Italus, il Petrarca ; Vates
threicio blandior Orpheo, il Poliziano).
1. - OGNUNO HA UN SUO SOGNO
(I, 1)
Tutti, o Mecenate, hanno le loro aspirazioni, pi o meno nobili,
pi o meno utili; io desidero ardentemente di essere poeta lirico: se il
tuo giudizio me lo confermer, nessuno potr attribuirsi una felicit
superiore alla mia .
Lode, composta nellestate del 23 av. Cr., costituisce la dedica e la pre
sentazione dei primi tre libri di Carmi : i suoi motivi saranno, in parte, ripresi
nella IV, 3.
Maecenas atavis edite regibus,
o et praesidium et dulce decus meum,
sunt quos curriculo pulverem Olympicum
collegisse iuvat metaque fervidis
Me t r o : strofa asclepiadea I.
1-4. Maecenas : C. Cilnio Mece
nate, amico intimo di Orazio e suo
protettore, era nato ad Arezzo nel
69 av. Cr. Conosciuto Ottaviano ad
Apollonia, divenne ben presto suo
confidente e consigliere. Uomo di ec
cezionale cultura e destremo buon
gusto, protesse letterati e artisti, tanto
che il suo nome pass poi nei secoli
a indicare ogni munifico appassio
nato darte. Non volle mai cariche
pubbliche, pur avendo avuto talvolta
in mano le sorti di tutto limpero,
pago slo di essere chiamato eques
romanus. Mor a Roma nell8 av. Cr.,
pochi mesi prima di Orazio. ata
vis... regibus = discendente di an
tenati regali (edite = nate ; ma pi
raffinato ed elegante) : Mecenate van
tava tra i suoi ascendenti etruschi
vari lucumoni (o re) di Arezzo (atavi,
erano gli ascendenti di quinto grado,
dopo pater, avus, proavus (= bisnon
no e abavus). o et : c iato (fre
quente con la esclamativa o) che
mette in rilievo i due sostantivi
praesidium (= difesa ) e decus
(= vanto , onore ). sunt
quos... iuvat (pi comune, il con
giuntivo-consecutivo) = vi sono di
quelli cui piace : d inizio ad una
serie di esempi, che mettono a nudo
i vari gradi dellumana ambizione.
C chi aspira alla vittoria atletica,
chi al successo elettorale ; uno vuole
tutto il grano dellAfrica, laltro, in
vece, coltivare i propri campi, altri
ancora godono a percorrere il mare
in lungo e in largo, ecc. curri-
culo = col cocchio . Olympi
cum : i giochi ad Olimpia, nellElide,
erano i pi celebrati dellantichit,
anche se non gli unici (ricordare
i Pitici, gli Istmici e i Nemei) e dura
rono fino al IV sec. d. Cr. col
legisse (soggetto di iuvat) = racco-
LE ODI 259
evitata rotis palmaque nobilis 5
terrarum dominos evehit ad deos :
hunc, si mobilium turba Quiritium
certat tergeminis tollere honoribus ;
illum, si proprio condidit horreo
quicquid de Libycis verritur areis. 10
Gaudentem patrios findere sarculo
agros Attalicis condicionibus
numquam demoveas, ut trabe Cypria
gliere ; nel senso di sollevare nu
vole di polvere semplicemente, an
che se linfnito passato ci riporta
a vittoria gi conseguita. meta :
si chiamavano mete due colon
nette che delimitavano la spina ,
al centro dello stadio. Attorno a que
sta spina correvano i carri ; sicch
la principale cura degli aurighi era
di fare il giro stretto senza per toc
care le mete , il che avrebbe pro
vocato la rottura del cocchio. Di qui
lespressione oraziana la mta scan
sata con le ruote infuocate (fervidis) .
5-8. palma : un ramoscello di palma
veniva solennemente consegnato ai
vincitori dei giochi Olimpici (in ori
gine essi ricevevano una corona di
oleastro) ; per questo la palma di
venne simbolo di vittoria. nobilis
(da notabilis, ma in senso attivo) =
che rende illustri . terrarum
dominos apposizione di deos : per
comprendere lespressione innalza
fino agli di , dobbiamo riportarci
alla mentalit e alluso corrente fra
i Greci, per i quali ottenere una vit
toria nei giochi era prova duna spe
ciale predilezione degli di, una com
partecipazione della divinit stessa ;
1' olympionikes era considerato al di
sopra della fragile natura umana.
hunc (sott. iuvat) = questi lieto .
mobilium = dei volubili .
Quiritium : i Romani, nei loro rappor
ti civili. certat... tollere (costrutto
derivato dal greco) = va a gara per
innalzarlo con i triplici onori (que
stura, pretura e consolato) : tergeminis
poetico per triplicibus.
9-12. illum (sott. iuvat). con
didit = riuscito a riporre nel pro
prio granaio (horreo) . quicquid
(intendi frumenti) = tutto il grano
che . Libycis... areis = si spazza
sulle aie di Libia : i Romani attin
gevano il grano necessario a inte
grare la produzione della Penisola
dalla Sicilia, dallEgitto e dalla pro
vincia dAfrica, che comprendeva lat
tuale Algeria orientale, la Tunisia
e una parte dellodierna Tripolitania.
A questa Provincia dAfrica, detta
poeticamente Libya, si riferisce in
particolare Orazio. Gaudentem
(oggetto di demoveas) = colui che
gode a rompere con lerpice (sarculo)
i campi paterni . Attalicis con
dicionibus = a condizioni degne di
Attalo ; si allude ad Attalo I I I ,
re di Pergamo, il quale, morendo nel
133 av. Cr., aveva lasciato il suo
regno, con le sue immense ricchezze,
in eredit ai Romani. Tale genero
sit aveva fatto tanta impressione,
che era diventata proverbiale.
13-16. numquam, ecc. = non lo po
tresti mai distogliere (dal suo campo),
per fargli solcare (ut... secel, cong. di
seco, secui, sectum, secare) con una
260 . ORAZIO PLACCO
Myrtoum pavidus nauta secet mare.
Luctantem Icariis fluctibus Africum 15
mercator metuens, otium et oppidi
laudat rura sui ; mox reficit rates
quassas, indocilis pauperiem pati.
Est qui nec veteris pocula Massici
nec partem solido demere de die 20
spernit, nunc viridi membra sub arbuto
stratus, nunc ad aquae lene caput sacrae.
Multos castra iuvant et lituo tubae
permixtus sonitus bellaque
nave (trabe, per metonimia) di Cipro
(isola ricca di legname, molto ricer
cato per la costruzione di navi) il
mare Mirtoo ; ossia, dellisola di
Mirtos , a sud dellEubea (qui sta,
per, per un mare qualunque pieno
di pericoli). pavidus nauta =
divenuto pauroso nocchiero .
Luctantem... metuens = il mercan
te, quando teme lAfrico in lotta
con i flutti Icarii : Icariis si rife
risce allEgeo occidentale, dovera
lisola Icaria, presso la quale sarebbe
precipitato Icaro ; qui, per, in senso
generico, per flutti tempestosi .
Africum : il vento di Sud-Ovest
(Libeccio), spesso apportatore di tem
pesta ; per vento in generale.
otium = la tranquillit . oppi-
di... sui = i campi del suo paesello .
17-20. mox = ma tosto (lomis
sione dellavversativa mette maggior
mente in rilievo la rapidit del mu
tamento). reficit rates (= navim) =
riatta la nave malconcia (quassas,
plur. poetico) . indocilis pati =
incapace di sopportare la povert :
linfinito retto da un aggettivo co
strutto irregolare, ma frequente in
greco e non ignoto alla prosa latina.
Est... spernit (meglio il cong.) =
c chi non disprezza (litote, per
ama molto ) le coppe di vecchio
matribus
Massico : era un vino famoso del
monte Massico, a confine tra Cam
pania e Lazio. partem... deme
re (oggetto di spernit) = sottrarre
una parte della giornata lavorativa
(solido) .
21-24. viridi... arbuto = sotto un
verde corbezzolo . membra (accus.
di relaz.) stratus (da sterno, stravi,
stratum, sternere) = con le membra
adagiate : il tranquillo abbandono
alla dolcezza pigra dei campi, presso
il gorgogliante ruscello, era un ele
mento epicureo, che Orazio riceveva
dalla diffusa infatuazione per Epicuro
della cultura romana del tempo.
ad... lene caput = presso la zam
pillante sorgente duna fonte sacra
(per enallage, detta sacra lacqua,
mentre lo era la sorgente) . lene
(= leniter fluens) = che scorre dolce
mente mormorando . lituo... so
nitus =' il suono della tromba (pro
pria della fanteria) mescolato a quello
del lituo (tromba ricurva della caval
leria) . lituo, per sonitui litui,
costituisce una comparatio compen
diaria.
25-28. matribus (dat. dagente) de
testata (con valore passivo, anche se
il verbo deponente) = odiate dalle
madri (il linguaggio poetico usa
molto il dativo dagente con i parti-
LE ODI 261
detestata. Manet sub love frigido 25
venator tenerae coniugis inmemor,
seu visa est catulis cerva fidelibus
seu rupit teretis Marsus aper plagas.
Me doctarum hederae praemia frontium
dis miscent superis, me gelidum nemus 30
Nympharumque leves cum Satyris chori
secernunt populo, si neque tibias
Euterpe cohibet nec Polyhymnia
Lesboum refugit tendere barbiton.
Quodsi me lyricis vatibus inseres, 35
sublimi feriam sidera vertice.
cipi passati). Manet = passa la
notte . sub... frigido = sotto il
freddo cielo ; ricordata la divi
nit per lelemento che le sacro.
tenerae = giovane . visa
est (passivo) = sia stata avvistata ,
sia apparsa . catulis = canibus
(dativo dagente). teretis... pia-
gas = le ben ritorte reti . Mar
sus aper = un cinghiale della Mar-
sica , regione montuosa intorno al
lago Fucino, ricca di boschi e di cin
ghiali particolarmente selvaggi.
29-33. Me... frontium = quanto
a me, ledera (hederae, plurale poe
tico) che cinge premiando (praemia)
la fronte dei poeti . dis... supe
ris = rende uguale agli di del
cielo . Me... me : ripetizione (ana
fora) enfatica, che segna profonda
mente il distacco fra il poeta, dal
nobile destino, e tutti gli altri... pa
titi, di cui fino ad ora ha parlato.
gelidum = fresco . leves...
chori = le agili danze . Nym
pharum... Satyris : Ninfe e Satiri
costituivano il classico corteo gioioso
di Bacco-Dioniso, il dio dellispirazione
poetica. secernunt populo = di
stinguono dal volgo . tibias (sott.
geminas) = il flauto a due canne.
33-36. Euterpe (= colei che ral
legra ) : era protettrice della musica,
cui saccompagnava lantica melica
corale. cohibet = trattiene , ri
fiuta di concedere . Polyhymnia
(= dai molti canti ) : era la musa
del canto lirico, della poesia mono
dica. Lesboum... barbiton = non
concede di accordarmi la cetra di
Lesbo : la cetra di Lesbo, dunque,
desidera il poeta ; quella che accom
pagn i canti di Alceo e di Saffo,
ambedue dellisola di Lesbo, e dei
quali Orazio si considera erede, unico
degno, fra tutti i Romani. lyricis
vatibus tra i poeti lirici : per
la prima volta troviamo qui lagget
tivo lyricus a indicare tutto ci che
espressione personale dun poeta,
senza pi distinzione di strumento
(lira o flauto) con cui si accompa
gnavano gli antichi cantori ; ossia
lirico nel senso nostro, moderno,
della parola, mentre fino a Cicerone
lirico era sinonimo di melico .
inseres = mi annovererai .
sublimi... vertice = con lalto capo
toccher le stelle : la frase tradi
zionale passata in proverbio presso
i Greci, ma introdotta fra i Latini
da Orazio per la prima volta, lo fa
grandeggiare fra cielo e terra, con la
fama immortale dei Grandi.
262
Q. ORAZIO FLACCO
2. - NON OMNIS MORIAR
(I II, 30)
Il poeta ha la consapevolezza di aver compiuto un'opera superba,
dalla quale avr fama duratura; e, a conclusione della sua esaltante
fatica, chiede alla Musa la sognata corona d'alloro.
Lode, congedo ai tre primi libri dei Carmi, fu scritta nel 23 av. Cr. nello
stesso tempo della prima del libro primo, della quale ha identico il metro
e, sotto un certo punto di vista, pu considerarsi la logica integrazione.
Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non Aquilo inpotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum. 5
Non omnis moriar multaque pars mei
Me t r o : strofa asclepiadea I.
1-4. Exegi = ho compiuto (sui
monumenti, di solito, si legge absolvi,
feci). perennius = pi duraturo
(secondo letimologia, perennis per
annos, cio destinato a passare inde
finitamente attraverso gli anni ).
regali... situ = della regale mole
delle piramidi ; le piramidi dEgitto,
superbe tombe dei Faraoni, erano
esaltate fra le pi grandi meraviglie
del mondo, costruite a sfida dei se
coli, contro le insidie del tempo e del
deserto. Ma del bronzo dogni altro
monumento (aere) e del marmo egi
ziano pi duratura sar la gloria del
Poeta (chi interpreta situs = muf
fa , forte dun esempio oraziano in
Epist., I I ; 2, 118, e traduce del
regale squallore mettendo in risalto
gli elementi disgrega tori, quali tempo.
sabbia, salsedine, che operano a danno
delle piramidi, giunge a una con
clusione opposta a quella voluta dal
poeta). edax = che corrode ,
aggettivo caro ai poeti (cfr. Virgi
lio, En., I I , 758), ora riferito al
fuoco, ora allacqua, ora agli affanni
che rovinano lanimo . Aquilo :
lAquilone, o Tramontana, vento
del Nord ; qui, per un vento furioso,
in generale. inpotens = sfre
nato , prepotente . dimere =
sgretolare , abbattere .
5-8. Non omnis moriar = non
tutto io morr (omnis = totus) : solo
il corpo del poeta soggiacer al mi
sero destino delluomo e si ridurr
in polvere da sperdersi al vento ; la
miglior parte (multa... pars) di lui,
il suo spirito, il suo nome, la sua
LE ODI 263
vitabit Libitinam : usque ego postera
crescam laude recens, dum Capitolium
scandet cum tacita virgine pontifex.
Dicar, qua violens obstrepit Aufidus 10
et qua pauper aquae Daunus agrestium
regnavit populorum, ex humili potens,
princeps Aeolium carmen ad Italos
creazione poetica sfuggiranno alla
morte, per vivere in eterno con il
sole. multa = magna. Libiti
nam = la morte : appellativo di
Venere, come dea della morte. Lac
costamento veramente significativo
(amore-morte) pare sia derivato dal
fatto che, accanto al tempio di Ve
nere a Roma, cera quello di Libi
tina, dove si denunciavano le morti
e si provvedeva ai funerali. usque
= sempre , riferito a crescam.
postera... laude = per la lode dei
posteri (= posterorum) . tecens =
sempre giovane . dum = fin
ch . Capitolium : simbolo del
leternit, perch sul colle fatidico
era il tempio di Giove e della Triade
Santa ; ivi si conducevano i trionfi,
ivi si appuntavano tutte le aspira
zioni di gloria e di grandezza dei
nobili Romani.
9-12. scandet = salir (come
ascendet, ma pi solenne). cum...
virgine : sono le Vestali, che com
parivano accanto al pontefice mas
simo nelle pi solenni cerimonie reli
giose e, completamente staccate dal
mondo, incedevano maestosamente
raccolte in un religioso e venerato
silenzio. Dicar, qua (avverbio di
moto per luogo)... obstrpit = si
dir, l dove vorticoso rumoreggia :
dicar (costruito personalmente) si rife
risce a princeps... deduxisse. - Aufi
dus : lOfanto, il fiume che bagna
Venosa, il fiume della giovinezza del
poeta e che egli spesso ricorda con
nostalgia in parecchi luoghi, sempre
chiamandolo violento , tremen
do ; a noi invece risulta asciutto
per gran parte dellanno. Si noti lef
fetto di armonia imitativa che il
verso consegue con la successione dei
tre sdruccioli (violens, obstrepit, Au
fidus). qua, qua : intende la Pu
glia, la sua regione dorigine. Gran
vanto sar per gli abitanti di essa
poter ricordare che il pi grande
poeta lirico di Roma era nato tra
loro. Sembra quasi che Orazio, dopo
aver sognato una fama e una longe
vit pari a quella del Campidoglio,
con improvviso ripiegamento di mo
destia, voglia ridurre il campo della
sua gloria, almeno, al suo paese natio.
pauper... Daunus : Dauno era il
re mitico della Puglia settentrionale,
figlio di Pilumno e di Danae. qui
attribuita al re la scarsit dacqua
che propria della regione, ancora
oggi sitibonda . agrestium...
populorum = regn sopra popola
zioni dedite allagricoltura (regnavit
costruito con il genitivo, secondo
luso dei Greci per i verbi che indi
cano superiorit e comando). ex...
potens = da umile origine dive
nuto illustre .
13-16. princeps... deduxisse (= tran