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SILVIA RIZZO

IL LESSICO FILOLOGICO
DEGLI UMANISTI

ROMA 1973

EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA

IlDWONI Cl STORIA l U'l'TEIlATUIlA


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'...... ,I

Alla memoria
di mio padre

PREFAZIONE

Nella storia della trasmissione dei classici l'opera degli umamstl


ha importanza fondamentale: pochi sono gli editori di testi greci
e latini che non debbano fare i conti con documenti umanistici
riguardanti la storia di codici tuttora conservati o perduti o non
ancora identificati. Per una utilizzazione proficua di tali documenti
si richiede una conoscenza quanto possibile esatta delle espressioni
che gli umanisti usavano nel descrivere codici e per indicare le varie
operazioni della loro attivit filologica. Quanto sia insidioso interpretare il latino umanistico con l'aiuto di quello classico e quanto
sia difficile sfuggire alla tentazione di sovrapporre, magari inconsciamente, significati moderni a termini tecnici di allora, dimostrato dai fraintendimenti che avviene di trovare in scritti di studiosi
moderni (cf. per es. p. 25s., 36, 69s., 174, 183 n. I, 220 n. I, 241,
277s.) 1. La presente ricerca nata con lo scopo di fornire agli studiosi di ftlologia classica uno strumento che, nell'assoluta mancanza
di lessici particolari o generali, permetta d'intendere con sufficiente
precisione la terminologia tecnico-filologica degli umanisti. Lo studio
anche di un campo cos ristretto consente di aver quasi uno spaccato
del latino umanistico e della sua varia composizione, del mescolarsi in esso di termini classici e medievali e di latinizzazioni di parole
volgari e fornisce inoltre esempi delle preoccupazioni puristiche che
lo Aggiungo un esempio che mi venuto sott'occhio quando il libto era in
bozze. A p. 48s. ho parlato del formato 'reale' : l'espressione chartae reales o ' fogli reali' che compare in inventari stata fraintesa come riferimento alla qualit
della carta da C. Lupi, Manuale di Paleografia delle carte, Firenze 1875,44 n.: Un'altra differenza costituita dalla qualit o dal formato o da ambedue le cose era avvertita anche in antico: onde la carta migliore era detta carta bambagina reale
'Quaternos tres cartarum bombicinarum ... , librum unum cartarum bombicinarum realium quaternorum sex ... , vacchectam unam cartarum reaIium quaterni
unius et dimidii ' etc. (Arch. Pisano, Consilia Senatus etc., Il, c. II9t, I2or). 'Libro
di fogli reali con coverta et corregge rosse' (Arch. cit., Opera del Duomo, Conduttori
1461 . Dal vecchio manuale del Lupi l'errore passato di peso nel Wattenbach,
142 n. 2: Lupi, Man. p. 44 hebt die vortreffiiche Beschaffenheit des aus Constantinopel kommenden Papieres hervor; das beste hiess realis (regalis)).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

portavano ad evitare vocaboli di sapore medievale o di curiosi travestimenti classicheggianti di parole dell'uso comWle (si veda 1'Indice delle cose notevoli, s. v. latino umanistico). Inoltre, poich WlO
studio di parole anche necessariamente studio di cose, l'esame delle
espressioni tecniche usate dagli umanisti e delle enWlciazioni teoriche
sparse nei loro scritti mi ha portata ad osservazioni di carattere generale che si troveranno sparse sotto le varie voci o nelle brevi introduzioni alle singole parti: e alcuni capitoli sono dedicati a particolari aspetti della filologia umanistica (ad es. la restituzione dei
passi greci nei manoscritti latini, p. 295ss., o le teorie sulla genesi
delle corruttele e l'importanza data al criterio paleografico nel congetturare, p. 226ss.).
Ho preferito perci alla forma del lessico quella di Wla trattazione continua, distinta in cinque parti secondo Wl'ideale linea di
sviluppo, dalle varie fasi della formazione del codice o del libro a
stampa fino all'attivit critica sui testi. CiascWla parte distinta al
suo interno in capitoli dedicati a un vocabolo o a gruppi di vocaboli
affini per significato. L'indice delle parole, indispensabile complemento di Wl lavoro del genere, permetter di individuare rapidamente le trattazioni dedicate ai singoli termini.
I limiti cronologici che ho posto alla mia ricerca vanno dal Petrarca a tutto il quattrocento. Entro questi confini ho scelto alcWle
personalit pi significative e per ciasCWla di esse determinate opere,
dando la preferenza a quelle di argomento filologico e agli epistolari. Queste opere, che costituiscono il fondamento della ricerca,
sono state esaminate per intero. Le elenco qui brevemente, rimandando alla bibliografia per l'indicazione delle edizioni seguite: Petrarca, Familiari (per le altre opere non ho tentato un nuovo spoglio,
ma mi sono limitata a rintracciare e riesaminare i passi che gi avevano attratto l'attenzione del N olhac, Ptrarque et l' humanisme); epistolari del Salutati, di Guarino, dell'Aurispa, di Poggio; Traversari,
epistolario e Hodoeporicon; Valla, De falso eredita et ementita Constantini donatione, Elegantiae, Emendationes in T. Livium; Vespasiano da
Bisticci, epistolario; Filippo Beroaldo il Vecchio, Annotationes centum; Poliziano, epistolario, I centuria dei Miscellanea, soscrizioni e
note di collazione raccolte in Maler, Les manuscrits d'Ange Politien,
in Bandi_i, Ragion. e nel Catalogo del Perosa. La II centuria dei Miscellanea, recentemente tornata alla luce, era in fase di pubblicazione
quando cominciai il mio lavoro: mi limitai quindi a schedare i ca-

PREfAZIONE

XI

pitoli allora resi noti negli articoli di V. Branca e M. Pastore Stacchi


(vd. bibliografia) e in llila parziale edizione provvisoria dello stesso
Branca 1 destinata a un corso universitario. In seguito, per la cortesia del prof. Branca, che qui ringrazio, ho potuto vedere le bozze
dell'edizione definitiva licenziate per la stampa e controllare con
queste le citazioni del mio libro anch'esso gi in bozze. Parziale soltanto stata anche la lettura dell'epistolario del Filelfo nell'edizione
veneta del 1502, di cui ho schedato le prime cento carte. Ho inoltre
schedato interamente il materiale umanistico raccolto in Sabbadini,
Storia e critica di testi latini e mi sono valsa di quanto occasionalmente mi venuto sott'occhio nelle mie letture di argomento umanistico. Gli inventari, che rimangono al di fuori della
vera e propria produzione umanistica, escono dall'ambito della
mia ricerca e meriterebbero uno studio a parte. Tuttavia ne ho schedati ugualmente due, scelti fra i pi ampi nella descrizione e quindi
ricchi di termini codicologici: l'inventario della biblioteca Viscontea di Pavia del 14.26 e l'inventario dei libri di Leonardo Mansueti
di Perugia del 1474-78: mi sono inoltre servita dell'indice apposto
da Enea Piccolomini all'estratto del suo studio Intorno alle condizioni
e alle vicende delle libreria medicea privata, ove sono segnalati i termini
pi interessanti degli inventari da lui pubblicati. Non ho per inteso
studiare la terminologia di questi inventari in s e per s, ma me ne
sono valsa come termine di confronto in fllilzione della mia ricerca
sul lessico degli umanisti. Troppo tardi perch potessi giovarmene
uscito B. L. Ullman-ph. A. Stadter, The Public Library oJ Renaissance Florence. Niccol Niccoli, Cosimo de' Medici and the Library oJ San
Marco, Padova 1972 (Medioevo e umanesimo IO). Se avessi potuto
esaminarlo in tempo il mio materiale ne sarebbe stato arricchito:
ad es. le notizie date a p. 114s. sul formato effettivo corrispondente
alle espressioni magnus, mediocris, parvus ecc. usate nell'inv. di S.
Marco della fine del sec. XV vengono a integrare utilmente i dati
analoghi da me raccolti a p. 47S.
A conferma che di ricerche simili si avverte il bisogno uscita,
mentre il mio libro era gi in corso di stampa, la prima parte di un
lavoro molto simile riguardante l'epoca bizantina dal IX al xv sec:
B. Atsalos, La terminologie du livre-manuscrit 1'poque byzantine, lre

I.

A. Poliziano, Testi latini e volgari, Padova, Cleup, 1968.

XII

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

partie: Termes dsignant le livre-manuscrit et l'criture, Tessalonica 1971


('E"YjVLXcX, 1tCXpcXP"L7J!LCX 21).

In un lavoro del genere la scelta dei termini da prendere in esame


naturalmente un fatto soggettivo ed spesso difficile stabilire un

limite esatto fra termini tecnici e vocaboli generici. La mia raccolta


di materiale presenter quindi anche sotto quest'aspetto inevitabili
lacune e mancanze.
I lessici dovrebbero essere preceduti da buone edizioni. Nel campo
umanistico, dove ancora moltissimo da fare, tuttora -impossibile
lavorare senza ricorrere anche a vecchie edizioni o addirittura a manoscritti. Cos i testi su cui questo lessico si fonda non sono sempre
testi critici e spesso la lezione non sicura: alla difficolt di interpretare il latino umanistico si aggiunge non di rado l'incertezza della
tradizione. Quando mi accaduto di dover intervenire congetturalmente ho sempre, com'era naturale, segnalato il mio intervento.
Ho conservato l'ortografia delle edizioni da me seguite, riservandomi solo la libert di modificare la punteggiatura e di ammodernare
l'uso delle maiuscole. Ci ha determinato ovviamente discordanze
vistose nelle grafie, talvolta anche all'interno delle citazioni da opere
di un singolo autore: cos ad es. per il Petrarca, mentre le citazioni
dalle Familiari rispecchiano gli usi grafici dell'autore, quelle dalle
Senili presentano grafie cinquecentesche; per il Poliziano si ha la
stessa discordanza fra le soscrizioni e note di collazione, per cui si
adotta la grafia degli autografi, e le citazioni dai Miscellanea e dall'epistolario, per i quali ho usato una delle pi diffuse e maneggevoli cinquecentine. Tanto pi facile sar quindi trovare l'una accanto all'altra anche in citazioni dello stesso autore grafie come autor ed auctor,
litera e littera, sincerus e syncerus ecc.
Alcuni passi pi ricchi di termini tecnici, che andavano citati
in diverse occorrenze, sono talvolta ripetuti per comodit del lettore. In generale ho preferito largheggiare nei rimandi ai testi anche quando si trattava delle accezioni pi comuni dei vocaboli studiati e ho abbondato anche nel riportare passi in vario modo significativi, considerando che gran parte delle opere qui esaminate non
sempre facilmente accessibile.
Ho per lo pi presupposto, senza soffermarmi su dati bibliografici, le identificazioni comunemente accettate dei codici usati dagli
umanisti: in molti casi baster consultare il 'Riassunto filologico '
del II volume delle Scoperte del Sabbadini.

xm

PREFAZIONE

Nel separarmi, non senza un poco di rimpianto, da Wl lavoro


durato tanti anni, il pensiero corre riconoscente a tutti coloro che
mi hanno in vario modo assistita, anche se impossibile ricordar
qui tutti per nome. Primo fra tutti Scevola Mariotti, che mi propose questa ricerca come tesi di laurea in un lontano colloquio del 19
novembre 1966 e guid e incoraggi i miei primi passi: da allora
non mi mai venuto meno il suo appoggio e la sua collaborazione.
Di quella tesi fu correlatore nel 1969 Augusto Campana, da cui ho
avuto - anche durante la profonda rielaborazione successiva aiuti e consigli e soprattutto il prezioso contributo di quel patrimonio
di conoscenze rare e inedite che egli mette a disposizione degli altri
con candida generosit. Molto debbo anche a Guido Martellotti, che
ha seguito con interesse il lavoro, mettendo a mia disposizione tutti
i suoi libri, nonostante l'affetto geloso e possessivo che, come ogni
bibliofilo, nutre per essi. Infme ho avuto l'apporto cordiale e prezioso dell'esperienza e della dottrina di Alessandro Perosa. Non
possibile naturalmente lavorare in questo campo senza giovarsi degli
scritti di Giuseppe Billanovich, al quale sono anche ricorsa personalmente ricevendo immediatamente dalla sua cortesia i lumi richiesti, nonch incoraggiamenti e consensi. Di questo mio lavoro
parlai a lungo e proficuamente con un indimenticabile maestro,
Eduard Fraenkel. Un grazie particolare alle Edizioni di Storia e Letteratura e a Michele RotWldo che ha messo a disposizione del mio
libro la sua preziosa esperienza tipografica.
Colui che pi avrebbe potuto aiutarmi colla sua esperienza di
curatore di parecchie edizioni di Storia e Letteratura e la sua preparazione di filologo, mio padre Alfredo, non ha potuto vedere del
mio lavoro che gli inizi. Molte volte, dopo la sua scomparsa immatura, ho provato l'impulso di rivolgermi a lui per aiuto e consiglio
e si rinnovato il rimpianto che non avrebbe visto compiuto il mio
libro proprio lui che pi d'ogni altro ne avrebbe gioito. Alla sua
memoria dedico questa fatica, che attesta, fra lui e me, una continuit di interessi e di lavoro.
Roma, 12 dicembre 1972
SILVIA

Rizzo

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Sono citati in forma abbreviata e compaiono in questo elenco


libri e articoli cui si rinviato pi di una volta e i repertori. Per le
riviste pi note ho usato le abbreviazioni correnti. Gli scrittori latini
antichi sono citati generalmente col sistema del ThesautUs linguae
Latinae. Per gli incunaboli cito le carte con la lettera che contrassegna il fascicolo e il numero arabo (anche quando nell'originale
romano), e do il numero di Hain e supplementi con queste sigle:
H - L. Hain, Repertorium bibliographicum, Stuttgartiae-Lutetiae
Paris. 1826-31, 2 volI.
C = W. A. Copinger, Supplement to Hain's Repertorium Bibliographicum, London 1895-1902, 2 volI.
R = D. Reichling, Appendices ad Hainii-Copingeri Repertorium
bibliographicum, Monachii 1905-14, 6 fasc.
I di indici e un supplemento.
Altre opere (dove sia opportuno, per i testi umanistici indicato,
con un esempio, il metodo di citazione):
Arns = E. Arns, La technique du livre d'aprs Saint Jr8me, Paris

1953

Aurispa ep. 132 p. 155 = Carteggio di Giovanni Aurispa, a cura


di R. Sabbadini, Roma 193 I (Fonti per la storia d'Italia. Epistolari.
Sec. XV), epist. nr. 132 p. 155.
Avanzi emendo = Hieronymi Avancii Veronensis ... In Val. Catullum et in Priapeias emendationes .... , Venetiis 1495 (H 2185).
Bandini, Cat. = A. M. Bandini, Catalogus codicum Latinorum
Bibliothecae Mediceae Laurentianae, Florentiae 1774-77, 4 volI. (voI.
V Catalogus codicum Italicorum. Ace. Indices ... , Florentiae 1778).
Bandini, Ragion. = A. M. Bandini, Ragionamento istorico sopra
le collazioni delle fiorentine Pandette fatte da Angelo Poliziano, Livorno
1762.

Barbai"o cast. Plin. = Hermolai Barbari Castigationes Plinianae, Romae 1492 (H * 2421).
Barbaro ep. II p. 95 = E. Barbaro, Epistolae, orationes et carmina,

XVI

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

a cura di V. Branca, Firenze 1943 (Nuova collez. di testi umanistici


inediti e rari 5-6), 2 volI., voI. II p. 95.
Bembo ep. 6, 128 p. 398 = Petri Bembi Card. Epistolarum familiarium libri VI, Venetiis 1552, lib. 6 epist. 128 p. 398.
Beroaldo anno = Philippi Beroaldi Annotationes centum, Brixiae
1496 (H 2946).

Bertalot = L. Bertalot, Cincius Romanus und seine Briej, Quellen und Forsch. aus itaI. Arch. und BibI. 21, 1929-30, 209-255.
Billanovich, I primi umanisti = Gius. Billanovich, I primi umanisti e le tradizioni dei classici latini, Friburgo (Svizzera) 1953 (Discorsi
universitari n. S. 14).
.
Billanovich, Petrarch and... Livy = Gius. Billanovich, Petrarch and the Textual Tradition of Livy, Journ. of the Warburg and
Courtauld Inst. 14, 1951, 137-208.
Billanovich, Petrarca e Cicerone = Gius. Billanovich, Petrarca e Cicerone, in Miscellanea G. Mercati, Citt del Vaticano 1946, IV (Studi
e testi 124), 88-106.
Biondo Flavio Ita!. ill. p. 422 = Blondi Flavii Italia illustrata
in De Roma triumphante libri decem ... , Romae instauratae libri III,
Italia illustrata, Historiarum ab inclinato Rom. imperio Decades III,
Basileae 153 I, p. 422.
Birt = Th. Birt, Das antike Buchwesen in seinem Verh'ltniss zur
Literatur, Berlin 1882 (rist. Aalen 1959).
Boccaccio de montibus = Ioannis Boccacii De montibus, sylvis,
fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, de nominibus maris
liber, Venetiis 1473 (H *3326).
Botfield = B. Botfield, Prefaces to the First Editions of the Greek
and Roman Classics and of the Sacred Scriptures, London 1861 (Praejtiones et epistolae editionibus principibus auctorum veterum praepositae,
Cantabrigiae 1861).
Branca-Pastore Stocchi = V. Branca-M. Pastore Stocchi, La Biblioteca Vaticana nella Seconda Centuria dei Miscellanea di Angelo Poliziano, in Mlanges E. Tisserant VI, Citt del Vaticano 1964 (Studi
e testi 236), 141-159.
.
Briquet = C. M. Briquet, Les filigranes, Paris-Genve 1907, 4
volI. (rist. Amsterdam 1968).
Bruni ep. IO, 26 p. 234 = Leonardi Bruni Arretini Epistolarum
libri VIII, ree. L. Mehus, Florentiae 1741, 2 volI., lib. IO epist.
26 p. 234.

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

XVII

Campana, Contributi = A. Campana, Contributi alla biblioteca del


Poliziano, in Il Poliziano e il suo tempo, Atti del IV Convegno Internaz. di Studi sul Rinascimento (Firenze, Palazzo Strozzi, 23-26
settembre 1954), Firenze 1957, 173-229.
Casamassima = E. Casamassima, Per una storia delle dottrine paleografiche dall'Umanesimo a Jean Mabillon, I, Studi medievali s.
III 5, 1964, 52 5-57 8.
Casamassima, Trattati = E. Casamassima, Trattati di scrittura del
Cinquecento italiano, Milano 1966 (Documenti sulle arti del libro 5).
CIL. = Corpus Inscriptionum Latinarum, Berolini 1863-.
Dain = A. Dain, Les manuscrits, Paris 19642
Decembrio polito 103 C. 221V = A. Decembrio, De politia litteraria, cod. Vat. lat. 1794, pars CIII c. 221V (cito da questo codice
di dedica a Pio II anzich dalle due scorrette edizioni Augustae
Vindelicorum 1540 e Basileae 1562).
Dini Traversari = A. Dini Traversari, Ambrogio Traversari e i
suoi tempi, Firenze 1912.
Diz. lat.-ted. = Dizionario latino-tedesco, [Augshurg 1471-4]
(C 6326): citato secondo F. L. Hoifmann, Beschreibung eines der
iiltesten u11d sehr seltenen lateinisch-deutschen etymologischen Sachworterbuches, nebst Angabe des Inhalts und einer Probe, Serapeum 23,
1862, 273-281.
Du Cange = Glossarium mediae et infiniae Latinitatis conditum a
Carolo Du Fresne domino Du Cange ... , ed. nova aucta... a L.
Favre, Niort 1883-7 (rist. Graz 1954), IO volI.
Ehlers = W. Ehlers, Untersuchungen zur handschrifilichen Oberlieftrung der Argonautica des C. Valerius Flaccus, Mlinchen 1970 (Zetemata 52).
Facio invect. IV p. 550 = B. Facio, Invectivae in L. Vallam, in
R. Valentini, Rendic. dei Lincei, cl. di se. mor., V 15, 1906,
499-550, invect. IV p. 550.
Fava = D. Fava, Manuale degli incunabuli, Milano 1939.
Filelfo ep. C. 266r = Francisci Philelphi. .. Epistolarum familiarium libri XXXVII, Venetiis 1502, c. 266r.
Forcellini = E. Forcellini, Lexicon totius Latinitatis, curo F. Corradini et G. Perin, Patavii 1940, 6 volI.
Fumagalli = G. Fumagalli, L'arte della legatura alla corte degli
Estensi, a Ferrara e a Modena, dal sec. XV al XIX, Firenze 1913.

XVJII

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Garin = E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano,


Firenze 1961.
Georges = Ausfuhrliches lateinisch-deutsches Handworterbuch ausgearb. von K. E. Georges, 8. verbo und verm. Aufl. von H. Georges,
Hannover U. Leipzig 1913.
Grapaldo 2, 12 C. q5v = Francisci Marii Grapaldi De partibus
aedium libri duo, Parmae [1494] (H 7868), lib. 2 cap. 12 C. q5v.
Guarino ep. 934, 33 = Epistolario di Guarino Veronese, a cura
di R. Sabbadini, Venezia 1915-19 (Miscellanea di Storia Veneta III
8, II, 14) (rist. Torino 1967), epist. 934 lino 33.
Haebler = K. Haebler, Handbuch der Inkunabelkunde, Leipzig 1925.
Handb. der Bibl.-Wiss. = F. Milkau-G. Leyh, H~mdbuch der Bibliothekswissenschafi, Wiesbaden 1952-57, 3 volI. (Registerband bearb.
von R. Bellmann, Wiesbaden 1965).
Heumann-Seckel, Handlexikon = Heumanns Handlexikon zu den
Quellen des romischen Rechts, in 9. Aufl. neu bearb. von E. Seckel,
Iena 19262
Hofmann-Szantyr = Lateinische Syntax und Stilistik von J. B.
Hofmann neubearb. von A. Szantyr, Miinchen 1965 (Handb. der
Alt.-Wiss. II 2, 2).
Inv. Mansueti 454 = Inventario della biblioteca di Leonardo
Mansueti del 1474-78, segnato con D in Kaeppeli (vd.), nr. 454.
Inv. Visconti 988 = Inventario della biblioteca dei Visconti a
Pavia del 1426, segnato con A in Pellegrin (vd.), nr. 988.
Jahn = O. Jahn, Uber die Subscriptionen in den Handschrifien
romischer Classiker, Berichte iiber die VcrhandI. der k. sachs. Ges.
der Wiss. zu Leipzig , phiI.-hist. Cl. 3, 1851, 327-372: Jahn nr. 23
= soscr. nr. 23.
Josephson = A. Josephson, Die Columella-Handschrifien, Uppsala 1955 (Acta Universitatis Upsaliensis 8).
Kaeppe1i = T. Kaeppe1i, Inventari di libri di S. Domenico di Perugia (1430-80), Roma 1962 (Sussidi eruditi 15).
Kirchhoff = A. Kirchhoff, Die Handschrifienhiindler des Mittelalters, Leipzig 18532
Klotz = P. Papini Stati Silvae ed. A. Klotz, Lipsiae I9II2.
Krebs-Schmalz, Antibarbarus = Antibarbarus der lateinischen Sprache. .. von J. Ph. Krebs, 7.... umgearb. Aufl. von J. H. Schmalz,
Base! 1905-7, 2 volI. (rist. Darmstadt 1962).

-,
ABBREVIAZIONI 1I1l!UOCRAACUE

XIX

KIisteller = P. O. K.risteller, SuppletUtltum Ficinianum, Florentiae J937. 2 volJ.


Landino vera "ob. p. 113. 26 = Cristoforo Landino. De vera
llobilitate. CI cura di M. T. Liaci. Firenze 1970 (Nuova collez. di testi
umanisrici inediti o rari J5). p. II] lin. 26.
Lehmann, Blaurr = P. Lehmann. Blnttu, Seile", Spa!tro, Zei/erl,
in Erfo'5,hu.g (vd.) mI-59 (= Zentralbl. fu,. Bibliotheksw. 53.
1936. 333-361. 411-442).
Lehmann. Erforschung = P. I.. chutann, Erfimc1llmg des Mitte/afters, Stuttgart 1941-62, .5 volI. (rise del voI. I. Stuttgar[ (959).
Lehm.ann, F. Modius = P. Lehmann, Francisws Modi,,! als Hand-

sc.hriftenforscher Quellen und Unters. zw lat. philol. des Mittdalters- J. 1908, Heft I.
Lcnz = F. W. tem, Pa,erga Ol/jJiQlla, Rendic. dei Lincei .., cl.
di se. mor., VI n, 1937, 320-4IO.
Liddell-ScoH = Liddcll-Scott-jones-McKenzie, A Greek-English XiCOll, Oxford 19409
Lindsay = W. M. Lindsay. Collectan~a varia, t Palarographia
Latina _ 2., 1923, 5-55 e 3, 1924. 63--66
Lowe. Beneventa" Scrjpt = E. A. Lowe. The Beneventan Script.
A History of tlle SOluh Italia" Minuscule, Oxford 19[4.
Luiso = F. P. Luiso, Riordinametfto dell'epistolario di A. Traversari, con lettere inedite e note storico-cronologiche, Firenze 1898-1903
(estratto da Riv. delle bibl. e degli arch. .-s. 1897. H-51; 9. 1898.
91-109; lO. 1899, 105-112).
Maier = I. Maier, us manuscrits o' Ange Polirien, Genve 1965
(Travaux d'Hurnanisme et Renaissance 70 ) l.
Maler, Politietl = I. Maier, Ange Polirien. La formaciotl d'u'J pote
humaniste. Genvc 15)66 (Travaux d'Humanisme et Renaissance 81).
Marasroni = P. Papini Stati Si/vae, rcc. A. Marasroni, Lipsiae
1970'.
Mehus, Vita = L. Mehus, Vita Ambrosi; Traversari, Florentiae
1759 (vd. Traversari ep.).
Mercati = G. Mercati, M. TuIli Ciceronis De re publicQ libri ...
Prolegomt:na: De fatis bibliothecae monaster;; S. Columbani Bobiensis
ecC., ex Bibliotheca Apostolica Vaticana 1934.
I. Ho controllato ~uando era possibile su altre fonti o diretumente sugli odginali le lfascrizioni di soscrizioni o note, correggendo alcuni errori.

xx

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Mittellat. Worterb. = Mittellateinisches Wrterbuch bis zwn ausgehenden I]. Jahrhttndcrt, hrsg. von der bayer. Akad. der Wiss. und
der deutschen Akad. der Wiss. zu Berlin, Miinchen 1967-.
Nogara = B. Nogara, Scritti inediti e rari di Biondo Flavio, Roma
1927 (Studi e testi 48).
Nolhac = P. de Nolhac, Ptrarque et l'humanisme, Paris 19072
(Biblioth. littraire de la Renaissance, n. s. l), 2 volI. (rist. Torino
1959).
Nolhac, Biblithque = P. de Nolhac, La bibliothque de Fulvio
Orsini, Paris 1887 (Biblioth. de l'c. des hautes t., sco phii. et hist. 74).
Paoli = C. Paoli, Programma scolastico di paleografia latina e di diplomatica. II Materie scrittorie e librarie, Firenze 1913 3
Pasquali = G. Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo,
Firenze 19522 (rist. 1962).
Pastore Stocchi = M. Pastore Stocchi, Sulle curae Statianae del
Poliziano, Atti dell'1st. Vene di sc., letto ed arti , cl. di sco mor.,
125, 1966-67, 39-74.
Pellegrin = E. Pellegrin, La bibliothque des Visconti et des Sforza
ducs de Milan, au XVe sicle, Paris 1955 (Publications de l'Inst. de
rech. et d'hist. des textes 5).
Peri = V. Peri, Nicola Maniacutia: un testimone della filologia romana del XII secolo, Aevum 41, 1967, 67-90.
Perosa nr. 282 = A. Perosa, Mostra del Poliziano nella Biblioteca Medicea Laurenziana (Firenze 23 settembre-30 novembre 1954).
Catalogo, Firenze 1955, nr. 282.
Petrarca fame 24, 13, 61 = F. Petrarca, Le Familiar:, a cura di
V. Rossi, Firenze 1933-42 (Ed. naz. delle opere di F. P. 10-13), 4
volI. (IV a cura di U. Bosco), lib. 24 epist. 13 lino 61.
Petrarca invect. contra med. 4, 592 = F. Petrarca, Invective contra
medicum. Testo latino e volgarizzamento di ser Domenico Silvestri,
a cura di P. G. Ricci, Roma 1950, lib. 4 lino 592.
Petrarca remo 2, 132 p. 254 = Francisci Petrarchae De remediis
utriusque fortunae, in Opera quae extant ol1lnia, Basileae 1554, lib. 2
diai. 132 p. 254.
Petrarca seno 16, l p. 1070 = Francisci Petrarchae Epistolae rerum senilium, in Opera cit., lib. 16 epist. 1 p. 1070.
Petrarca varo 65 = Francisci Petrarchae Epistolae variae, in Epistolae de rebus familiaribus et variae, a cura di G. Fracassetti, III, Firenze
1863, epist. 65.

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

XXI

Petrarca, viro ilI., Scipio 12, 375 = F. Petrarca, De viris illustribus,


a cura di G. Martellotti, I, Firenze 1964 (Ed. naz. delle opere di F.
P. 2), De P. Cornelio Scipione Africano Maiore, cap. 12 lino 375.
Petrarca vita sol. 2, 15 p. 590 = F. Petrarca, De vita solitaria, ed.
G. Martellotti in F. Petrarca, Prose, Milano-Napoli 1955 (La letteratura italiana, storia e testi 7), lib. II cap. 15 p. 590.
Piccolomini, app. IV 103 = E. Piccolomini, Intorno alle condizioni ed alle vicende della libreria medicea privata, Firenze 1875 (estratto
dall' Arch. storo it. S. III 19, 1874, 101-129, 254-281; 20, 1874,
51-94; 21, 1875, 102-II2, 282-296; provvisto di indici): IV (p.
l09ss.) Appendice, IV nr. 103.
Piccolomini, doc. XXVIII 37 = E. Piccolomini, ibid.: II (p. 33ss.)
Documenti intorno alle vicende della libreria medicea privata dal 1494
al 1508, docum. XXVIII nr. 37.
Piccolomini, inv. 1039 = E. Piccolomini, ibid.: III (p. 63ss.)
Inventario della libreria medicea privata compilato nel 1495, nr. 1039.
Piccolomini (Pio II), BrieJw. IV p. 612 = Der BrieJwechsel des
Eneas Silvius Piccolomini, hrsg. von R. Wolkan, Wien 1909-18, 4
voll. (Fontes rerum Austriacarum, Diplom. et acta 61, 62, 67, 68),
voI. IV p. 612.
Pintor = F. Pintor, Per la storia della libreria medicea nel Rinascimento, It. med. e um. 3, 1960, 189-210 (= rist. con minimi ritocchi di La libreria di Cosimo de' Medici nel 1418, Firenze 1902 e
Per la storia della libreria medicea nel Rinascimento, Roma 1904): Pintor
nr. 66 = inventario del 1418, nr. 66.
PL. = J. P. Migne, Patrologiae cursus completus. Series Latina,
Parisiis 1844-.
Poggio ep. 14, 33 p. 294 = Poggi Epistolae, a cura di T. Tonelli,
Florentiae 1832-61, 3 volI. (rist. Torino 1964), lib. 14 epist. 33 p. 294.
Poggio ep. p. 460 Wilm. = A. Wilmanns, Aus humanistischen
Handschrifien. 1. Ober die Briefsammlungen des Poggio Bracciolini, Zentralbl. fiir Bibliotheksw. 30, 1913, 289-331 e 443-463, lettera a p.
460.

Polidoro Vergilio 8, 7 p. 699 = Polydori Vergilii Urbinatis

De rerum inventoribus lib. VIII, LugdWli 1561, lib. 8 cap. 7 p. 699.


Poliziano ep. 12, 50 p. 479 = Angeli Politiani Epistolarum libri
XII, in Opera, LugdWli 1533, I, lib. 12 epist. 50 p. 479.
Poliziano mise. I 100 p. 695 = A. Politiani Miscellaneorum centuria I, in Opera cit., I, cap. 100 p. 695.

XXII

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Poliziano misc. II 59, 9 = A. Poliziano, Miscellaneorum centuria


secunda, a cura di V. Branca e M. Pastore Stocchi, Firenze 1972, cap.
59 9 (Cf. sopra, p. xs.).
Poliziano, Prose = Prose volgari inedite e poesie latine e greche edite
e inedite di A. Ambrogini Poliziano, raccolte e illustrate da I. Del Lungo,
Firenze 1867.
Pontano, Actius 239 = I. I. Pontani Actius, in Previtera (vd.) p. 239.
Prete = S. Prete, Il codice di Terenzio Vaticano latino 3226. Saggio
critico e riproduzione del manoscritto, Citt del Vaticano 1970 (Studi
e testi 262).
Previtera = G. Pontano, I dialoghi, a cura di C. Previtera, Firenze 1943.
Questa = C. Questa, Per la storia del testo di Plauto nell'umanesimo. I. La recensio di Poggio Bracciolini, Roma 1968 (Quaderni
Athena 6).
RE. = Pauly-Wissowa, Realencyclopiidie der classischen Altertums~
wissenschafi, Stuttgart 1894-.
Riccardo da Bury, Philobiblon 20, 66 = Riccardo da Bury, Philobiblon, a cura di A. Altamura, Napoli 1954, cap. 20 lino 66.
Robinson = The Germania oJ Tacitus. A CriticaI Edition by R.
P. Robinson, Middletown, Connecticut 1935 (Philological Monographs 5).
Roman = A. Roman, Il codice degli abbozzi (Vat. lal. 3196)
di Francesco Pet,arca, Roma 1955 (Pubbl. della Scuola di Fil.
Mod. dell'Univo di Roma I).
Sabbadini, Class. e um. = R. Sabbadini, Classici e umanisti da
codici Ambrosiani, Firenze 1933 (Fontes Ambrosiani 2).
Sabbadini, Metodo = R. Sabbadini, Il metodo degli umanisti, Firenze 1922 (Bibliotechina del Saggiatore 3).
Sabbadini, Scop. I, II = R. Sabbadini, Le scoperte dei codici latini e greci ne' secoli XIV e XV, I, Firenze 1905; II, Firenze 1914 (Biblioteca storica del Rinascimento 2 e 5) (rist. con nuove aggiunte e
correzioni dell'autore, a cura di E. Garin, Firenze 1967).
Sabbadini, Scuola = R. Sabbadini, La scuola e gli studi di Guarino Guarini Veronese, Catania 1896 (rist. in R. Sabbadini, Guariniana, a cura di M. Sancipriano, Torino 1964).
Sabbadini, Storia = R. Sabbadini, Storia e critica di testi latini,
Padova 19712 (Medioevo e Umanesimo II).
Salutati de Jato 2, 6: vd. Appendice III, p. 34 1SS

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

xxm

Salutati ep. IV p. 271 = C. Salutati, Epistolario, a cura di F.


Novati, Roma 1891-19II, 4 voll., voI. IV p. 271.
Santangelo = Le epistole De imitatione di Giovanfrancesco Pico
della Mirandola e di Pietro Bembo, a cura di G. Santangelo, Firenze
1954 (Nuova collez. di testi umanistici inediti o rari II).
Santifaller = L. Santifaller, Beitriige zur Geschichte der Beschreibstoffe im Mittelalter. Erster TeiI: Untersuchungen, Graz-Koln 1953
(Mitt. des Inst. fiir osterr. Geschichtsforschung, ErganzWlgsband
16, Heft I).
Stauble = A. Stauble, La commedia umanistl"a del Quattrocento,
Firenze 1968.
Stroux = J. Stroux, Handschriftliche Studien zu Cicero De oratore, Leipzig und Berlin 1921.
Studies Ullman = Classical Mediaeval and Renaissance Studies in
Honor ofR. L. Ullman, ed. by ch. Henderson,]r., Roma 1964,2 volI.
Thes. 1. L. = Thesaurus linguae Latinae, Lipsiae 1900-.
Timpanaro = S. Timpanaro, La genesi del metodo del Lachmann,
Firenze 1963 (Bibliotechina del Saggiatore 18).
Traglia = A. Traglia, Sulla tradizione delle Selve!' di Stazio,
St. class. e or. }) 7, 1958, 60-76.
Traube, Vorles. und Abh. = L. Traube, Vorlesungen und Abhandlungen, hrsg. von F. BolI, Miinchen 1909-20 (rist. 1965), 3 volI. (I
Zur Paliiographie und Handschriftenkunde, hrsg. von P. Lehmann; II
Einleitung in die lateinische PhiIologie des Mittelalters, hrsg. von P.
Lehmann; III Kleine Schriften, hrsg. von S. Brandt).
Traversari ep. 957 col. II34 = Ambrosii Traversarii ... Latinae
epistolae a domno Petro Canneto. .. in libros XXV tributae. .. Adcedit eiusdem Ambrosii vita in qua hlstoria litteraria FIorentina ab
anno MCXCII usque ad annum MCCCCXL ex monumentis potissimum nondum editis deducta est a Laurentio Mehus, Florentiae
1759 (rist. Bologna 1968), 2 volI. (I Vita; II Epistolae et orationes),
epist. 957 (= XXV 45) col. 1134.
Traversari ep. Luiso 8, 33 = lettera edita in Luiso (vd.), lib. 8
epist. 33.
Traversari hod. p. 139 = Hodoeporicon B. Ambrosii Traversarii.
Nova editio corro a L. Mehus ... comparataque cum cod. Camaldulensi ... ab A. Dinio Traversario, in calce a Dini Traversari (vd.),

p. 139.

XXIV

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Ullman, Humallism = B. L. Ullman, The Humanism oJ Coluccio


Salutati, Padova 1963 (Medioevo e umanesimo 4).
Ullman, Origill = B. L. Ullman, The Origin alld Development oJ
Humanistic Script, Roma 1960 (Storia e letteratura 79).
Ullman, Studies = B. L. Ullman, Studies in the Italian Renaissance,
Roma 1955 (Storia e letteratura 51).
Valla Consto don. 99 p. 82 = Laurentii Vallae De Jalso eredita et
ementita Constantini donatione declamatio, ree. W. Schwahn, Lipsiae
1928,

99 p. 82.

Valla eleg. 6, 64 p. 235 = Laurentii Vallae Elegantiarum libri sex,


in Opera, Basileae 1540 (rist. Torino 1962), lib. 6 cap. 64 p. 235.
Valla el1le11d. p. 620 = Laurentii Vallae Emendatiolles sex librorul1l
Titi Livii de secundo bello Punico (in Recriminationes in B. Facium, IV),
in Opera cit., p. 620.
Valla in Fac. p. 6]2 = Laurentii VaIIae In Barptolemaeum Facium
Ligurem invectivarum seu recriminationum libri quattuor, in Opera cit.,

p. 6]2.
Valla in Pog. p. 366 = Laurentii VaIIae Antidoti in Pogium libri
quattuor, in Opera cit., p. 366.
Vespasiano ep. 42, 1]2 = G. M. Cagni, Vespasiano da Bisticci e il
suo epistolario, Roma 1969 (Temi e testi 15), epist. 42 lino 1]2.
Vespasiano, Vite, Poggio 9 = Vespasiano da Bisticci, Vite di uomini illustri del secolo XV, a cura di P. D'Ancona ed. E. Aeschlimann,
Milano 1951, Poggio Fiorentino, cap. 9.
Voigt = G. Voigt, Die Wiederbelebung des classischen Alterthums
oder das erste Jahrhundert des Humanismus, 3. AuR. besorgt von M.
Lehnerdt, Berlin 1893, 2 volI.
Voigt, Briefsammlungen = G. Voigt, Die Briefsammlungen Petrarca's und der venetiallische Staatskanzler Benintendi, Miinch. Abh.
hist. Cl. 16, 3, 1883, 1-101.
Walser = E. Walser, Poggius Florentinus. Leben und Werke,
Leipzig-Berlin 1914.
Wattenbach = W. Wattenbach, Das Schriftwesen im Mittelalter, Leipzig 18963 (rist. Graz 1958).
Wehmer = C. Wehmer, Die Namen der 'gothischen' Buchschriften, ZentralbI. fiir Bibliotheksw. 49, 19]2, 11-34, 169-176,
222-234

Wilkins = E. H. Wilkins, Vita del Petrarca e La fOrmazione del


Canzoniere, trad. di R. Ceserani, Milano 1964.

PARTE PRIMA

CODI CE E LIBRO A STAM PA

LIBRO

Sulla terminologia relativa al libro abbiamo, per l'et umanistica, un'importante discussione teorica in un capitolo delle Elegantiae del Valla 1. Questi, prendendo le mosse da Ulpiano, dig.
32, 52, I, critica il giurista antico per aver usato, nello stesso contesto, liber nel duplice significato di opera e partizione dell'opera
senza avvertirne il lettore e giudica inaudito l'uso di liber e volumen
al singolare per indicare un'opera in pi libri: in questo caso le-

1. 6, 43 p. 222 In eosdem (se. iurisconsultos) de liber et volumen. Si mi - Ulpianus inquit - centum libri sunt legati, centum volumina ei dabimus, non centum quae quis
ingenio suo metitus sit, quae ad libri scripturam sulficerent, utputa quum haberet Homerum
totum in uno volumine non quadragintaocto libros computabimus, sed hoc unum Homeri volumen pro libro accipiendum est (dig. 32, 52, I). Ulpianus Homeri opus nunc unum librum nunc quadragintaocto libros nominat nec tamen ait librum duo significare, ipsum opus
et certam operis partem. Praeterea opus sive opera Homeri librum appellat et volumen,
quorum utrunque inauditum est. Vergilii Aeneis non liber est, sed duodecim libri. Georgica non sunt item liber, sed libri quatuor. Bucolica unus liber est idemque unum volumen.
Georgica quatuor volumina, Aeneis duodecimo Ovidius (trist. 3, 14, 19): sunt mihi
mutatae ter quinque volumina formae l). Sed quid exemplis agimus quum nusquam plura
afferri possint ? At Ulpianus putat etiam si omnia opera Didymi, quo nemo plura scripsit,
in unum codicem conglutinarentur, unum tantum debere volumen appellarl, quod nemo
nec posset evolvere nec ferre vellet. Est enim volumen a volo quod in libris voluntas
apparet vel, quod magis sequerer, a volvo quod volvitur, quales libros hodie Hebraei quosdam habent qualesque in Veteri et Novo Testamento lectitamus fuisse. Et Romani, qui in
libris arborum, id est corticibus scribebant, quod libellos illos, quo fment commodius,
complicabant, volumina forte appellaverunt. Itaque volumina libellis similiora fuere quam
libris. Quod ex eo quoque loco apparet ubi Plinius de libris avunmli loquens ait (ep. 3,
5, 5): libri tres in sex volumina propter amplitudinelll divisi , quasi dicat in sex lIlinores libros, ut sint volumina aliquanto minora qualll libri. Quod etymologia quoque nonn.ihil probat ut ostendi. Unde adhuc durat verbum evolvere libros pro eo quod est aperire
Mros lectitandi gratia quasi rem complicitam explicare, quemadmodum revelare est rem
velatam detegere. Nisi dicamus evolvi libros propter numerulll paginarum. Accipitur
aut~m nunc evolvere /ibros sive autores pro eo quod est lectitare. Nec inficias eo libros
ac~'pi pro codicibus et in singulari librum pro quolibet magno codice, etiamsi is contineat
Il,ada et Odysseam: ut tenet rex manu librum et is sit Homerus: non tamen recte dicas
tenet librum Homeri l).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

gittima solo il plurale. Eppure Ulpiano crede che, anche se si riuscisse a riunire in un sol codice tutte le opere di un autore prolifico
come Didimo Calcentero, questo codice, che nessuno sarebbe in
grado di sfogliare n di portare, potrebbe chiamarsi volumen al
singolare. La frase quod nemo nec posset evolvere nec .ferre vellet serve
d'introduzione alle due etimologie di volumen, una da volo, l'altra,
che il VaIla dichiara di preferire, da volvo 1. Di libri avvolti in forma
di rotolo, continua il Valla, ci sono infatti esempi: ne hanno tuttora gli Ebrei e dai testi biblici ricaviamo che li usavano anche anticamente 2. I Romani, che scrivevano in libris arborum 3, per portare pi comodamente questi libelli li piegavano (complicabant 4) e
forse per questo Ii chiamarono volumina. I volumina quindi, dato
che si potevano ripiegare, erano pi simili a libelli che a libri: probabilmente il Valla pensa con libellus a qualcosa di molto esiguo
(con questo termine sono indicati, dall'antichit fino all'umanesimo,
anche lettere o documenti, cf. p. 9). A conferma del fatto che il
volumen era pi piccolo del liber il Valla reca un passo di Plinio di
cui deve essergli sfuggito il vero significato. Questa antica forma di
libro spiega perch si dica tuttora evolvere libros per aprire i libri
per leggerli : evolvere indica il dispiegamento di una cosa piegata
come revelare lo scoprimento di una cosa velata. A meno che non
si dica evolvere per il numero delle pagine (propter numerum pagina1. Isid. orig. 6, 13, 2 volumen liber est a volvendo dictus, sicut apud Hebraeos
volumina Legis, volumina Prophetarum. Isidoro ha probabilmente suggerito al Valla
anche l'accenno ai rotoli ebraici.
2. Sul libro in forma di rotolo presso gli Ebrei nell'antichit vd. Dziatzko,
RE. III 946, 15ss.; Koep, Reallex. fiir Ant. und Christ. II 668 e 681 (suII'attardarsi
di questa forma di libro presso gli Ebrei).
3. Plin. nato 13, 69 antea non fuisse chartarum usum. In palmarum foliis primo
scriptitatum, dein quarundam arborum libris; Hier. ep. 8, I ante chartae et membranarum
usum, aut in dedolatis e ligno codicellis aut in corticibus arborul1l mutua epistolarum adloquia missitabant. Unde ... scriptores a libris arborum librarios vocavere; Servo Aen.
II, 554 liber dicitur interior corticis pars . .. Unde et liber dicitur, in quo scribimus,
quia ante usurn chartae vel membranae de libris arborum volumina <.febant, id est> compaginabantur; Isid. orig. 6, 13. 3 liber est interior tunica corticis . .. unde et liber dicitur
in quo scribimus, quia ante usum cartae vel membranarum de libris arborum volumina
.febant, id est compaginabantur (cf. anche Cassiod. varo II, 38; orthogr., Gramm. Lat.
VII 213, IISS. K.). Con questi cortices arborum spesso identificato in et umanistica il papiro; vd. p. 28.
4. Complicabant pu esser nato da un fraintendimento di compaginabantur di
Servio-Isidoro.

CODICE E LIBRO A STAMPA

rum non mi del tutto chiaro: forse il Valla pensa allo sfogliare
le pagine di un libro quasi come ad un evolvere nel senso di 'sbrogliare, districare' ?). Ora si usa evolvere libros o auetores nel senso
di leetitare. Non nego, conclude il Valla, che si adoperi libri per
eodiees e anche liber al singolare per un codice quanto si voglia grande; ma non corretto dire liber Homeri per indicare l" opera' di
Omero.
Il Valla dunque forse il primo a porsi una questione tuttora
dibattuta dagli studiosi, cio se gli antichi usassero liber al singolare
per un'opera in pi libri 1: e risponde negativamente. Finisce poi
coll'ammettere (in contrasto con la pi recisa negazione iniziale,
che includeva, come appare dall'esempio dell'immaginario codice
di Didimo, anche il libro in senso materiale) l'uso di liber al singolare
per indicare il 'codice', cio per il libro considerato neI suo aspetto
concreto, ma ribadisce che non corretto liber (o volumen) per
un'opera di pi di un libro. Al capitolo delle Elegantiae il Valla si
richiamer poi criticando un passo di una lettera di Poggio (in Pog.
p. 314): redegi in parvum volumen nonnullas epistolas quas olim ad
te scripsi ... ) (Poggio ep. p. 289 Wilm.): iam volumen pro opere
multorum librorum... ostendi non latine dici.
La discussione del Valla testimonia indirettamente l'uso da lui
impugnato, cio liber o volumm al singolare per indicare un'opera
anche di pi di un libro; e difatti non ne mancano esempi: Petrarca
fam. 24, 7, 5 (indirizzata a QuintiIiano) Oratoriarum institutionum
liber. .. venit ad manus meas; nelle dedicatorie delle Fami/iares e
delle Seni/es il Petrarca d come titolo della prima raccolta Familiarium rerum liber, sebbene l'opera sia divisa in ventiquattro libri, divisione che par certo risalga al Petrarca stesso: liber sinonimo di
opus, come appare evidente da fam. 24, 13, 2SS. (Rossi, pref. a Petrarca !am. p. XI n. I); Salutati ep. I p. 157 destinato Macrobium De
Saturnalibus quia illum librum nunquam completum habui; Poliziano
mise. I 7 p. 521 alludit... ad Calvi poetae versiculos in Pompeium de
queis ita est apud Senecam in libris oratorum et rhetorum ecc.: se qui
usato il plurale, poco pi oltre la stessa opera designata con liber:
1. Lo negano Birt 30ss. e Sprockhoff, De libri voluminis ~l~o\). .. usurpatione, Diss. Marpurgi 1908; contra Landwehr, Studien iiber das antike Buchwesen,
Arch. fiir Lat. Lexk. 6, 1889, 22555.; Dziatzko, RE. III 940, 16ss. e Untersuch.
iiber ausgewiihlte Kapitel des antik. Buchw., Leipzig 1900, 172S.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

p. 522 quoniam autem Uber hie Seneeae, quem adducimus, rarissimus adhue
inventu, propterea quasi novum dignati sumus hune loeum nostris eommentationibus; ep. I, 18 p. 25 (risponde a una lettera di Pomponio
Leto, ibid. I, 17 p. 24s., con cui questi gli aveva chiesto indietro
Lucretii libros): Lueretium Petreio dedi quem tibi iam redderet ... Dilatus hie in quadriennium liber est, qui vel triduo poterat absolvi; Petrarca
Jm. 21, IO, 61 (Cicero) volumine integro deorum naturam traetat; 24,
13, 38 hie liber (cio la raccolta delle Familiari) satis crevit nee, nisi
iusti voluminis meta trascenditur, plurium eapax est (si noti la sinonimia di Uber e volumen usati entrambi nel senso di opus); Poliziano
mise. I I p. 5 I I Simplicius ubi Aristoteleum paris argumenti volumm
interpretatur (il De anima in tre libri). Liber usato, come gi nel
latino classico, anche per indicare le suddivisioni dell'opera. A volte
sembra essere una partizione ampia che pu a sua volta suddividersi
in traetatus e capitula: Gasp. Barzizza, lett. al Corner in Sabbadini,
Storia 81: divisi ... singulos libros in traetatus et eapitula (cf. p. 263).
Il Petrarca, viro ill., Scipio II, 14ss., rivolgendosi ai viri illustres
di cui la sua opera tratta, scrive: nee invideant nee moleste jrant si
miehi historieo in opere librum unum Scipio meus tenet, qui in Pyerio
(l'Africa) tenet omnes. Le singole vite sono dal Petrarca definite
traetatus: quella di Scipione, molto pi ampia e, a differenza delle
altre, suddivisa in dodici capitoli, costituisce evidentemente un
liber, cio una partizione pi ampia del traetatus: gli altri viri, dice
il Petrarca, non se ne abbiano a male se nell'opera storica occupa
un intero libro quello Scipione cui erano dedicati tutti i nove
libli dell' Africa.
Volumen nel senso di suddivisione dell'opera nell'antichit conservava sempre il riferimento alla partizione dell' opera in rotoli
(Dziatzko, RE. III 940, 60ss.); in et umanistica ha perduto naturalmente ogni riferimento materiale e quindi, quando usato in questo
senso, pienamente sinonimo di libero Ne d qualche esempio:
Petrarca seno 15, 7 p. 1059 (Livius) divino... stylo summaque diligentia. .. opus illud immensum totius ab origine Romanae historiae eentum quadraginta duobus voluminibus explieasset; Guarino ep. 403, IO
tuas humanissimas nuper aceepi litteras, eo gratiores quod una et Mariottanas afferebant epistulas, quae magna me impleverunt spe habendi quandoque Servii, quandoquidem iam sexti metam voluminis attigit (il copista Mariotto Nori era intento a trascrivere per Guarino il commento di Servio a Virgilio); Poliziano mise. I 18 p. 545 Cicero ...

CODICE E LIBRO A STAMPA

in primo epistolarum volumine ad Atticum (cita dall'ep. ad Att. I, 13).


Per indicare il libro in senso materiale gli umanisti dispongono,
oltre che degli stessi termini liber e volumen, di codex ed exemplar
(vd. p. 187s.), tutti e quattro usati indifferentemente sia per codici
che per libri a stampa (per codex detto di stampati vd. p. 69ss.). Per
indicare la suddivisione materiale di un'opera in 'tomi ' compaiono
codex e volumen: Niccoli, Commentarium V (Sabbadini, Storia 9) in
quodam monasterio Dacie... sunt... X decades T. Livii in quinque
codicibus; Poggio ep. 2, 9 p. 104 X decades Livii duobus voluminibus;
6, 19 p. 123 hoc ... affirmo, non esse in universa Italia qui duobus codicibus aut plures habeat aut pulchriores epistolas (sc. Hieronymi); Traversari ep. 243 col. 317 Vetus unum Testamentum... in duobus voluminibus; 315 col. 413 Plutarchi Moralia in duo bus voluminibus; ibid. Prophetas XVI in uno volumine 1; Poliziano, collaz. delle Pandette (Maler
342) primum volumen Pandectarum continet libros XXVIIII; a XXXnro
incipit secundum.
Da notare le espressioni ridondanti l i b r o rum c o d i c e s
(exemplaria, volumina): Petrarca vita sol. 2, I I p. 514 in eo libro quem
de Bragmanarum vita suo nomine inscriptum supra retuli. Qui... inter
Ambrosii. .. libros medius est ingenti quodam et venerabili et vetusto
volumine librorum eius < in un grande e venerabile ed antico codice
delle sue opere ) quod in archivo Ambrosiane Mediolanensis ecclesie
custoditur; Salutati ep. I p. 153 in tot librorum suorum voluminibus
quos provectiori etate composuit (<< in tanti libri di opere sue composte
in et pi avanzata l)) ex hoc divino opere nullum usquam versiculum
recitasse; I p. 183 sed quid ego huius clarissimi viri epistolaribus angustiis
laudes conor includere quas nec librorum infinita volumina caperent? II
p. 161 accedunt potius cartule cum litteris his que continentur librorum
codicibus quam e contra; II p. 187 scio quod in quibusdam illius libri codicibus (<< in alcuni codici di quell'opera l)) in primo versu reperitur
evangelium per duo u; de fato 2, 6 p. 343, 24; Gasp. Barzizza, letto al
Corner in Sabbadini, Storia 81: omnia quae potui antiquiora librorum
exemplaria collegi (cf. p. 263). In espressioni di questo tipo con liber
o libri si indica l'opera e con codex, exemplar, volumen il libro concreto, l'esemplare determinato che la contiene.
l. In ep. 439 col. 561 scrive invece: XVI Prophetas in uno c o r p o re. Per corpus nella terminologia libraria Thes. /. L. IV 1020, 62SS.; Birt 36ss. e 503; Watten-

bach 152.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Per l'espressione in volumen (o codicem, librum) redigo e altre


simili vd. p. 307.
Di codex e liber sono usati anche i diminutivi c o d i c i Il u s e
i i b e il u s. Guarino ep. 458, 42 accipies. .. Lactantium gemellis stipatum codicillis, De ira dei altero, De hominis formatione altero; 804,
68 ut non codicilli, sed grandioris operis corpus conficere foret necesse; in
ep. 679, 124ss. codicillus indica pi che un vero e proprio' codicetto "
qualcosa di simile a un quadernetto in cui prendere appunti durante
la lettura: has ad res salubre probatumque praestatur consilium, ut quotiens iectitandum est paratum teneas codicillum tanquam fidelem tibi depositarium, in quo quicquid selectum adnotaveris describas et sicuti collectorum catalogum jcias; nam quotiens visa placita delecta repetere constitueris, ne semper tot de integro revolvendae sint chartae, praesto codicillus
erit qui sicuti minister strenuus et assiduus petita subiciat. Non chiaro
il significato di codicillus nella descrizione che il Panormita d del
codice di Celso da lui scoperto (in Guarino ep. 355, 49): volumen
ingens perinde est atque F. Quintiliani Institutiones totumque in octo
codicillos diducitur: il Sabbadini, Scop. I 99 n. 52 (cf. anche St.
it. di fil. class. 7, 1899, 134) interpreta' fascicoli '.
Il diminutivo libellus si trova spesso usato per indicare operette
di breve estensione: Salutati ep. II p. 43 I exemplari (' trascrivere) ,
feci. .. libellum De viris illustribus quem Petrarca noster condidit abbreviatum; III p. 220S. mitto tibi libellum De quibusdam illustribus viris
novis auctoribus compilatum: parvum quidem corpore litterisque, sicut
videbis, exiguum, sed rebus et eloquentia magnum et opulentum (cf. Martellotti, pref. a Petrarca viro ilI., p. LI n. I); Guarino ep. 227, 2 misi
ad te libellum illum Ciceronis quem a Biondo susceperam (il Brutus trascritto da Biondo nell'Ottob. lat. 1592); Poggio ep. 3, 37 p. 284
portavi volumen hoc (per questo codice vd. p. 141) mecum ut transcribam libellum Frontini; 4, 14 p. 329 iibellus quidam a me contra avaritiam editus; in ep. 5, IO p. 35 Poggio indica con libellus le Differentiae
sermonum pseudociceroniane (Gramm. Lat. supp/. pp. 275-290) e pi
oltre precisa: liber parvulus est, paulo minor quam Lae1ius Ciceronis.
Ma talvolta libellus pu anche indicare concretamente un 'codicetto ': Poggio ep. 2, 6 p. 96 amo enim hunc libellum tum propter multa
tum in primis quia egomet scripsi (si tratta del Vat. lat. 11458 di mm.
215 X 150: vd. p. 31); Poliziano, nota al Laur. 35, IO (mm. 185 X
105), c. Uv (Maier 333) Ego Ang. Politianus emi hunc libellum de Antonio bibliopola.

CODICE E LIBRO A STAMPA

Il Poliziano usa libellus anche nel senso di 'carme, poesia' (uso


gi classico: Birt 24): proemio al commento a Stato si/v onel Magliab.
VII 973, c. 4r (Pastore Stocchi 60) latuere autem hi libelli multos
annos. o. Esse autem dimidiatum quod supersit Sylvarum volumen, vel
uno Sidonii testimonio intelligimus, qui dum aliquot singularum Sylvarum titulos enumerat, etiam de Flavii Fannii Cumis meminit, qui libellus
interciderit.
Per il Grapaldo (2, 9 c. o4r) libellus pu significare parvus
liber o epistola (onde, soggiunge, gli antichi chiamavano libelliones
quelli che si chiamano ora tabelliones) e, come termine legale, petitio in iudicio porrecta.

TEXTUS

Dall'uso figurato di textus nel senso di 'trama, tessuto, contesto' del discorso (Quinto inst. 9, 4, 13 verba eadem qua compositione vel in textu iungantur vel fine claudantur) si sviluppa nella tarda
antichit il significato di 'narrazione, esposizione, tema, argomento,
testo' (Amm. 15, 5, 4 peniculo serie litterarum abstersa, sola incolumi
relicta subscriptione, alter multum a vero ilio dissonans superscribitur textus; 22, 15, 8 Punicorum confisus textu librorum ecc.; vd. Georges

s. v.).
Nel medioevo la parola frequentemente usata per il contenuto
di un'opera contrapposto alle glosse o al commento (Wehmer 170s.);
textus per eccellenza inoltre il testo dei Vangeli e nell'uso medievale finisce coll'avvicinarsi molto al significato materiale di ' codice'
e quasi si specializza ad indicare i codici ecclesiastici riccamente decorati sia all'interno che nella legatura (Du Cange s. V Wattenbach 297 n. 2). Inoltre textus usato per indicare vari aspetti materiali del libro: derivato da tegere anzich da texere indica la legatura
(Wehmer 171); un formato assai usato viene indicato con modus
textus, textualis (Wehmer ibid.). Infine la parola textus passa a indicare la scrittura in cui scritto il testo, un'accurata e leggibile libraria, contrapposta alla scrittura d'uso corrente delle glosse, delle
lettere e dei documenti; in questo senso pu ricevere varie specificazioni: textus quadratus, semiquadratus, abscisus, rotundus, bastardus,
bifractus (Du Cange s. v. textus e scriptura; Wattenbach 297, 489,
490; Wehmer 17ISS.).
o ;

IO

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Nel latino umanistico textus pu indicare come in quello classico


il 'testo', il 'tenore' di uno scritto: ad es. Lamola in Guarino ep.
455,135 e 166 (vd. p. 180 e 280). Talvolta noi tradurremmo piuttosto
con 'passo': Guarino ep. 63 I, 7 delata est mihi facultas et copia textus inscribendi Graecos (si tratta di inserire i passi greci in Gellio, cf.
p. 298 n. 2); B. Guarini, comm. a Rhet. Rer. 2, 47 (quattuor locis uti
- in conclusione), nel cod. Firenze, Naz. II I 67 (Sabbadini, Storia 22):
multi vero et doctissimi viri . .. dixerunt hunc textum (cio questo passo;
poco pi oltre haec pars) non esse Ciceronis. Oppure indica il ' testo'
contrapposto alla glossa: Petrarca, nota al Paris. lat. 7880, 1, c. 55r
(Nolhac Il 176): ego, fateor, nec textum hunc intelligo nec glosam; Traversari ep. 398 col. 517 Decretales in parvo volumine, textus scilicet
et glossa. Questo significato si ritrova negli inventari, dove dal textus sono distinte la glosa e le rubriche (littera rubea) 1.
Spesso invece textus indica il 'testo' offerto da un determinato
codice, come in Poliziano, collaz. di QuintilianQ, c. I Ir (Mai"er
345) hic incipit textus vetustissimi et saepius intercisi codicis, e pu assumere talvolta un senso anche molto concreto avvicinandosi ad
'esemplare, codice': Salutati ep. III p. 246 rationabilius tamen est,
si varios invenerimus esse textus, illum qui sequitur ordinem eligere,
quam disturbatum atque distortum anteJrre, nisi perversionem ordinis
aliqua ratio vel convenientia persuadebit; III p. 373 ut mitlus admirere si tam ardenter me concupiscere videas aliquem textum (sc. Dantis) reperire correctum; III p. 626 unde diligentius reviso textu Plinii
quem habeo (<< il testo cio il codice di Plinio che in mio possesso ),
repperi rasuram in prima syllaba dictionis; IV p. 83 ut apud incorruptos
vel correctos Ciceronis textus legitur; de fato 2, 6 p. 342, 22 (librarii)
nullum omnino textum ... non corruptissimum reliquerunt; B. Guarini,
commento cito (Sabbadipi, Storia 22) tamen posteaquam in omnibus
textibus haec pars comperitur, ea hoc modo salvari potest (si tratta di
un passo di Rhet. Rer. 2, 47 che alcuni volevano espungere, ma
che si trova in tutti i codici); Traversari ep. 242 col. 3I7 textum Senterltiarum non despero habiturum commodioris voluminis pretiique mediocris quam veneat (veniat ed.) apud vos (anche qui textus
vicinissimo al significato di ' codice', dato che si parla del formato
e del prezzo); Poliziano, soscr. a Catullo (Maier 361) cum... eius
poetae plurimos textus contulissem moltissimi codici.
L

Vd. ad es. inv. Visconti 4, 9,53,55,59,65; inv. Mansueti 3,

28,

32, 34, 131.

CODICE E LIBRO A STAMPA

II

Si noti infine t e x t u r a in A. Decembrio polito 19 C. 42V43r (librarii) circumscriptas saepe interpositiones, quas glossulas vocant,
texturae scriptoris interserunt, ipsam pariter texturam et aliis corruptionibus contaminantes.
TITOLO

Per indicare il 'titolo' del libro esiste nel latino umanistico


una varia terminologia 1 :
e p i g r a m m a 2: F. Barbaro, letto al Traversari in Sabbadini, Storia 33 (il Traversari si era lamentato della poca diligenza con cui era stato redatto l'inventario di certi libri che Leonardo Giustinian si era fatto venire da Cipro): librorum epigrammata Leonardus Iustinianus scripsit nec diligentius exarare potuit. Libri
illi ex Cypro nondum sibi redditi sunt, sed indicem (' inventario') transcripsit,. quare sibi mihique facile veniam dabis; Guarino ep. 17, 384
nam dum hos in manu codices contrectat, si quis illum interea conspicatus. .. quisnam unus aut alter sit percontetur, iste non nisi inspecto
prius epigrammate respondebit (in ep. 39,21 epigramma invece la
, soprascritta' della lettera).
i n s c r i p t i o : Petrarca seno 15, l p. 1048 (narra come si
era illuso di aver trovato l' Hortensius, mentre si trattava invece degli Acad. priora con un falso titolo; vd. Nolhac l 244ss.) statim
enim affuit non liber, sed falsa libri ipsius inscriptio; ibid. p. 1049 (parlando del suo maestro Convenevole da Prato) quotidie... libros
inchoabat mirabilium inscriptionum (( ogni giorno ... cominciava opere
dai titoli mirabili ; non esatto Fracassetti: dai magnifici frontespizi ) et proemio consumato, quod in libro primum in inventione ultimum esse solet, ad opus aliud phantasiam instabilem traniferebat; Traversari ep. 313 col. 4II absque proemio et inscriptione solemni; Poliziano mise. I 33 p. 572S. (interpretazione di Iuv. 7, 154) cuius
(sc. Domitii) ex verbis haec denique colligitur confusa necessitate senL Nell'antichit la strisciolina di pergamena col titolo che pendeva dal rotolo
era detta index o titulus, gr. InAu13oc; (Birt 66; Arns 109s.; Thes. l. L. VII I, II43,
25 ss .). Per' titolo' era inoltre diffuso il termine inscriptio (Thes. /. L. VII I, 1850,
7ss .).
2. Un altro significato, pi comune, 'epigrafe': Poggio ep. 3, 12 p. 209s.;
3, 18 p. 217; 3, 20 p. 220S.; 3, 21 p. 22; Traversari ep. 321 col. 421; hod. p. 66 e 71.

J2

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

tentia, Cramben declamationem ab oppido Teuthraniae appellari. .. Iam


vero Cramben... esse inscriptionem, id nos pIane pernegamus (<< neghiamo risolutamente che Crambe sia il titolo [di una declamazione) ); Iacopo Antiquario in Poliziano ep. 3,18 p. 87 in primis
verbis, imo in ipsa inscriptione, quod in Laurentii Medicis nomine liber
apparuerit, animus valde coepit delectari: allude al titolo dell'ed. principe dei Miscellanea (Florentiae 1489, H * 13221), che si apre
con le parole: Angeli Politiani Miscellaneorum centujriae primae
ad Laurentium Medicem j praefatio. Accanto al sostantivo si trova
il verbo i n se r i bo' intitolo': ad es. Landino, vera nob. p. 96, IO in
libro qui De caelo et mundo inscribitur; Poliziano mise. II 6, I elegia
est Propertiana quae vulgo De Cynthia et dracone inscribitur; ep. IO,
9 p. 31 8 prorogare tu nostrae Mantus (ita enim inscribimus) non tam
vitam cupis quam dedecus.
n o m e n: Petrarca seno 2, 4 p. 843 librum Ctlius nomen est
De vetula; Guarino ep. 606, 4 nuper allatae mihi sunt nonnullae Plauti
comoediae . .. , quarum nomina tibi mitto; Poggio ep. 3, 29 p. 267 nomina autem comoediarum sunt haec (seguono i titoli delle dodici commedie nuove di Plauto); Traversari ep. 216 col. 284 curabis mihi
conficere diligentem indicem (' inventario '), qui librorum contineat nomina singulatim.
t i t u I u s: Petrarca seno 15, I p. 1048 legebam neque aliquid
de eo quod titulus pollicebatur inveniebam; Poggio ep. 2, 9 p. 104
in ritulo esse unius voluminis in eo contineri decem decades Titi
Livii; 3, 32 p. 274 non autem apposui titulum, ut non sciatur
meum esse antequam a te comprobetur (il titolo include il nome
dell'autore); 13, 12 p. 200 quemdam dialogum de miseria conditionis humanae a me duobus libris explicatum ad eum (Sigismondo
Malatesta) inscribere institui, si modo ea digna res videbitur quae edatur
nomine suo. Ideo mitto ad te quemdam contribulem meum mihi fidum
qui libellum ad te jrat, quem oro conjstim legas et diligenter notes singula. Et si tibi videbitur res quae sit futura grata principi, addas titulum
principio libri (il titolo include qui anche il nome del dedicatario
dell'opera; cf. la lettera di Iacopo Antiquario citata sopra); Traversari ep. 276 col. 365 nihil... aliud literis suis interserit praeter librorum titulos; 30 col. 398 Tertulliani volumen ingens in quo XXVII
illius libri continentur, quorum subiiciam titulos; 508 col. 622 (vd. p. 62S.);
Valla in Aurispa ep. 83 p. 102 jram et Elegantias meas cum titulis

in marginibus compendio comprehensis, omnia quae in opere ipso di-

CODICE E LIBRO A STAMPA

13

sputantur signantibus (qui titulus indica i titoletti marginali che segnalano brevemente il contenuto dell'opera); Poliziano mise. I 73
p. 641 fiagmentum quoddam Sexti Pompeii Festi (nam ita erat in titulo); II 3 I, 4 incidi in librum quendam veterem admodum qui principio
carebat atque ob id titulo ipso et nomine auctoris; ep. 5,9 p. 155 etiam
titulos numerumque librorum tibi perscribam.
Per littera rubea e rubrica vd. p. 59.

CARTA E PERGAMENA

Dopo aver prevalso sul papiro nel corso del IV sec. d. C., la
pergamena fu il principale materiale scrittorio del medioevo e tale
continu ad essere, in campo librario e per i manoscritti, anche
in et umanistica, nonostante la larghissima diffusione acquistata
contemporaneamente dalla carta. Si scrivono di regola su pergamena
i codici eleganti, destinati alla posterit; i manoscritti cartacei sono
non di rado copie provvisorie, di uso personale, scritte manu veloci;
cos ad es. 1'apografo del Festo Farnesiano eseguito dal Poliziano
(Vat. lat. 3368) e ben tre dei quattro manoscritti cartacei che compaiono nell'elenco di codici appartenuti a Poggio dato dall'Ullman
(Grigin 27SS.): i Matr. 3678 (gi M 31) e 8514 (gi X 81) e il
Vat. lat. II458 (autografi gli ultimi due; tutti e tre in gotica corsiva, mentre i codici scritti da Poggio nella sua elegante umanistica
sono tutti su pergamena) 1. Sia i due codici di Madrid che il Vaticano sono copie di codici scoperti da Poggio in terra straniera,
dove certo non c'era n il tempo n la possibilit di eseguire trascrizioni calligrafiche su pergamena. Tali copie su carta eseguite
frettolosamente erano destinate ad essere poi ritrascritte su pergamena in bella scrittura: lettera di Lombardo della Seta in
Studies Ullman II 235s. exemplaria in papiro cursim transcripta parata sunt, si scriptores adessent; Salutati ep. I p. 33os. cito a p. 16;
Poggio ep. 3, 12 p. 209 (al Niccoli,) expecto Valerium Flaccum,
Pedianum et Varronem, quae forsan transcribam, ni distuleris in hiemem 2 (Valerio Flacco e Asconio Pediano li aveva gi trascritti

I.
2.

Su tutto questo vd. Ullman, Origin 57.


Errata la punteggiatura del Tonelli quae farsan transeribam, ni distuleris,

14

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

durante il concilio di Costanza nel Matr. 8514 cito sopra; ora


evidentemente desidera farne una trascrizione definitiva). Sono su
carta libri di studio di uso personale: signiflcativo che la maggioranza dei codici di classici posseduti dal Poliziano siano cartacei 1.
Della preferenza degli umanisti bibliofili per i codici membranacei abbiamo testimonianze esplicite: Grapaldo 2, 9 C. 04r libri
olim ex papyro, nunc e charta: praeferuntur ut optimi ex membranis;
vd. anche p..16s. Essi hanno inoltre particolare cura che la pergamena dei loro codici sia della qualit migliore. Dei libri del Petrarca quelli eseguiti appositamente per lui presentano spesso una
pergamena finissima (Nolhac I 69). Poggio era molto esigente a
questo riguardo e lo vediamo dall'epistolario: 2, 26 p. 153 chartae
quas paravi ut plurimum albae existunt: tu quoque effice ut tuae sint
formosae; 3,28 p. 266 chartae quas modo habui et spurcissimae sunt
et admodum carae: tractavit Petrus in hoc ser Angelum nimium velut
rudem harum rerum. Habuissemus hic (a Roma) membranas meliores
viliori pretio: neque vero istis utar. Qualche volta per ha molta
fretta di avere la pergamena e allora si induce a chiudere un occhio
sulla qualit: ep. 2, J2 p. 165 expecto membranas: cura ut eas habeam
vel malas, dummodo quamprimum; 3, l p. 187 cura ut habeam ...
XX quinterniones membranarum ad mensuram folii, et si non sunt albae non est cura. .. Cura ut habeam chartas quantocius vel scribe te id
aut nolle aut non posse, nam parabo aliunde. Tutti i passi riportati
sono tratti da lettere indirizzate da Roma al Niccoli: evidentemente trovare pergamena di buona qualit a Roma era difficile
e Poggio se la faceva venire da Firenze, uno dei centri dell'industria
libraria d'allora 2, cos come del resto mandava a Firenze i codici,
una volta scritti, per farli miniare e rilegare (vd. p. 57). Le lettere degli anni 1423-31 (libri II-IV dell'epistolario), anni in cui
Poggio era tutto intento a formarsi una biblioteca 3, sono piene
di tali richieste di pergamene al Niccoli; e come si stizziva il buon

in hiemem; la lettera del 17 maggio; Poggio vuoI dire: (, se non aspetterai a


mandarmeli fino a quest'inverno .
I. Elenco della Maler (pp. 331-362): 17 mss. cartacei contro 6 membranacei.
2. Voigt I 396s.
3. Ep. 2, 7 p. 98 (Roma, 6 nov. 1423) cupio ... aliquam mihi suppellectilem

librorum parare, ut aliquando in ea, quam cupimus, quiete vivamus.

CODICE E LIBRO A STAMPA

Poggio quando 1'amico lo faceva aspettare troppo J 1 Il Niccoli


per, anche se era Wl po' lento, gli procurava pergamene di ottima
qualit 2, e di queste sue capacit d'intenditore nel campo delle
pergamene e in genere per tutto quello che riguarda 1'aspetto materiale del libro abbiamo una curiosa testimonianza nell'invettiva
di Guarino contro di lui, ep. 17, II3ss.: intelligant alii et sensa pernoscant, huic satis est picturas depasci. Quanam hominem istum professione dignabimur? quem tandem appellabimus? librorum virum an
librarium? litteris imbutum an imbrutum? Quanquam quid dissimulo
proprium ei referre nomen et artis suae vocabulum? Summum ego hunc
geometram vocitare nihil expavesco; nam cum eius artis officium circa
puncta lineas superficies ceteraque id genus versetur, nulli magis quam
isti festivissimo vel fistulissimo in primis viro eam adiudicari disciplinam
posse contenderim, qui, omissis reliquis librorum partibus ut supervacuis,
in constituendis codicis punctis solertiam et acumen suo iuri vendicato De
lineis vero quam accurate quam copiose quam eleganter disputet, operae
pretium est, quasi Diodorum aut Ptolomaeum, audire, cum eas acutissime
non plumbeo stilo sed ferreo potius deducendas esse demonstrat, et sicuti
frumento Ceres, Chiron medicina simul et Phoebus, ita et hoc iste suo
gloriatur invento. Circa chartas idest superficies non parum sua valet
sapientitudo in hisque laudandis aut improbandis suam ostentat eloquentiam. O consumptam per tot annos inaniter aetatem, cuius is denique
decerptus est fructus, ut de litterarum formis, chartarum coloribus, atramentorum varietate disputandum sit l
In questa invettiva, che un bell'esempio di quei bisticci di
parole un po' ingenui di cui tanto si diletta Guarino, sono ricorI. Ep. 2, 36 p. 171 si seriptor membranas tuas expeetasset, quievisset diu. Sed
tandem venerunt mihique plaeent; 3, 12 p. 210 expeeto membranas et libros; nimirum
tardiuseulus es. Alter scriptorum vaeat eulpa tua; festina, oro, nam tempus labitur quod
est optimum ad seribendum; hoe mihi est molesturn; 3, 13 p. 2II ehartae tuae dormiunt et scriptor meus vaeat iamdudum diligentia tua; eonfisus verbis tuis hoe novum
et praeter institutum meum tibi onus imposui: si id credidissem, olirn ehartae adessent
mihi! Et iam toties seribis: eras mittentur. Faciam eum libris et ehartis nostris,
postquam pIaeet tibi: nam hie vaearet per annum, si expeetarem negligentiam tuam.
2. Ep. 2, 36 p. 171 cito sopra e 2, 33 p. 165 heri habui saeeulum in quo
erant membranae . .. ; membranae summe plaeent. Si veda ad esempio la pergamena
finissima e bianca dei Vat. lat. 1843, 1849, 1852, che, se da dar ragione,
come credo, al Dunston piuttosto che all'Ullman (vd. p. 33s.), proprio quella
pergamena di dimensioni un po' troppo grandi che il Niccoli gli aveva mandato
da Firenze e di cui si parla in ep. p. 305 Wilm. e in ep. 3 38 p. 286 (cf. p. 53).

16

H. LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

date alcune operazioni preliminari cui doveva essere sottoposta la


pergamena prima di ricevere la scrittura: i forellini da segnare col
compasso (in constituendis codicis punctis) che servivano poi per tracciare la rigatura (de lineis vero . .. ) mediante uno stilo di ferro (rigatura a secco) o di piombo (matita); il Niccoli, com~ ricaviamo
da questa testimonianza, era un sostenitore del primo sistema.
Un'altra fase ancora precedente era la rasatura accurata per
togliere ogni traccia di peli, ricordata in Petrarca fam. 18, 5, 30
alii membranas radunt (cf. p. 64).
Nelle sue richieste di pergamena Poggio specifica anche il formato e parla di quinterni o quaterni (cf. p. 43): evidentemente le
membrane gli venivano inviate gi tagliate nelle dimensioni volute
e piegate a formare un bifolio. La misura pi frequentemente
richiesta la membrana in-folio (vd. p. 50S.). Ma compaiono
anche altre indicazioni pi generiche circa il formato (vd. ad es.
ep. 2,26 p. 153 e 3,38 p. 286 citt. a p. 53s.).
La carta agli occhi degli umanisti bibliofili un po' come la
sorella povera della pergamena: Salutati ep. I p. 332 hos vel in
papyro transcribi peto; Guarino ep. 649, 20SS. an Gellium habeam
quaeris? habeo quidem sordidum, veste pannosa et bombicina indutum
tunica, sed adeo veridicum et magna ex parte emendatum, ut eum pro
Croesi opibus et auro Midae mutaturus non sim; Traversari ep. 242
col. 317 duo illa volumina ... in papyro sunt, bonis t a m e n literis;
Aurispa ep. 7 p. 14 in Plutarcho sunt Parallela omnia et liber est correctissimus et volumen magnum, papyro tamen, quanvis hae chartae robustae
propinquae membranis sunt (una delle ragioni per cui preferita la
pergamena la maggiore robustezza). Non rara negli epistolari
umanistiei la richiesta di far trascrivere un libro, se necessario, anche su carta, ma, se c' uno scriba adatto, piuttosto su pergamena.
Salutati ep. I p. 330S. video quod librum De viris illustribus in papyro
facies exemplari . .. ,. sed... michi relatum fuit te in hoc mutasse consilium. De quo, si scriptorem habes qui possit in pergameno conscribere, longe magis contentor, ne ex nova exemplatione dolo, mendaciis
et inconstantie ftaudibus scriptorum... quasi mancipium dedar. Si
igitur in una potes transcriptione me expedire, ne ex altera pendeam te
totis affectibus rogo. La copia su carta sarebbe stata provvisoria e il
Salutati sarebbe stato costretto ad assoggettarsi alla molestia di una
nuova trascrizione. Il suo desiderio fu soddisfatto: la copia del
De viris del Petrarca fatta preparare da Lombardo della Seta

CODICE E LIBRO A STAMPA

17

per Coluccio oggi l'Ottob. lat. 1883, membranace01 Guarino


ep. 223, 31SS. (manda al Mazzolato, perch se lo trascriva, l'Ottob.
lat. 1592 contenente il De militia del Bruni e il Brutus di Cicerone di mano di Biondo) sed unum oro ut, si quis apud vos non
imperitus sit qui eum transcribat, et mihi exarari librum ipsum facias
vel papyro... Quanquam, si idoneus esset librarius, membranis transcribi posset. Da questi passi parrebbe che per scrivere su pergamena
fosse richiesta un'abilit specifica. O forse semplicemente non si
voleva sprecare pergamena e si esigeva perci uno scriba che sapesse
scrivere con bella grafia: se ci non era possibile, si faceva eseguire
provvisoriamente una copia su carta e si provvedeva poi con pi
agio alla trascrizione elegante su pergamena. Nella lettera di Lombardo della Seta cito a p. 13 la mancanza di copisti che impedisce
di trascrivere su pergamena gli esemplari gi pronti su carta.
In conclusione, trattandosi di materiale meno robusto e meno
pregiato, si scrive su carta ci che provvisorio, non defmitivo,
non destinato a sfidare i secoli: cos ad es. le lettere private 2, gli
abbozzi e le prime stesure di opere letterarie: solo una volta raggiunto l'assetto definitivo l'opera viene trascritta dai fogli sciolti
di carta nel codice membranaceo (vd. p. 22S. e 30 3) 3.
Una breve trattazione storica sui vari materiali scrittori e la loro
prima origine in Polidoro Vergilio 2, 8 4 (De primo usu scribendi
G. Martellotti, pref. a Petrarca viro ili., Firenze 1964, XVII e L.
Paoli II 56 Nel secolo XIV l'industria e l'uso della carta presero un grande
sviluppo; e nel corso dei secoli XV e XVI essa gi la materia predominante.
Si scrivono su carta le lettere private e gran parte delle pubbliche . Il Grapaldo
(2, 9 c. 04v cito a p. 18) distingue due specie di charta (' carta '), l'epistolaris pi sottile e la libraria pi robusta e mette in rapporto l'epistolaris con l'antica
charta Augusta, anch'essa pi sottile e riservata alle lettere. Per l'uso di papyrus nel
Petrarca, che conferma che egli scriveva le lettere su carta, vd. p. 2IS.
3. Una situazione analoga sembra essersi verificata per papiro e pergamena
nella tarda antichit: si veda Epigr. Bobiens. 57 con cui un poeta invia a Nonio Attico una raccolta di poesie scritta su papiro; solo se l'amico la riterr degna di divulgazione, essa potr essere trascritta su pergamena e destinata all'immortalit. Su
questo epigramma e la discussa questione dei rapporti fra pergamena e papiro in
epoca tardo-antica vd. W. Speyer, Naucellius und sein Kreis, Miinchen 1959, 77S.
Le lettere sono in quest'epoca scritte di regola su papiro: il motivo, fa osservare il
Dziatzko (Untersuch. iiber ausgewihlte Kapitel des antik. Buchw., Leipzig 1900, 137
n. 5), nel loro carattere di scritti pi leggeri e poco duraturi.
4 Su questo umanista e la sua opera D. Hay, Polydore Vergil, Oxford 1952.
I.

2.

18

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

apud priscos etiam per notas et quando primum inventa charta vel membrana). Il Vergilio procede principalmente sulla falsariga di Plin.
nato 13, 68ss., ripetendone non di rado le parole alla lettera, ma non
mancano citazioni da altri classici. Dopo aver ricordato vari altri
materiali scrittori, il Vergilio si sofferma sull'origine del papir()
(papyrus, charta) e della pergamena (p. 145ss.). Interessante l'accenn()
alla carta di stracci che posteriore al papiro di Cl 'i ha ereditato i
nomi (papyrus, charta) e di cui il Vergilio afferma di ignorare l'inventore.
Il Grapaldo dedica alla carta alcune interessanti righe del cap.
9 del L II del suo De partibus aedium, descrivendone la fabbricazione
e dandoci notizie sulle varie specie: C. 04V apud nos hodie charta e
lineis canabinisque pannis veteribus et attritis producitur. Secti in frustula
aqua inspersa per dies XI macerantur et in pila aquaria pilis ferratis minurim contusi addita calce in alteram transferuntur; exemptos deinde in
aquaria tina cum posuerint, formis aquam transmittentibus in singula extrahunt folia, quae laneis pannis alternatim commixtis proelo calcantur.
aedificioque ad id patulo prius siccata, mox glutino facto ex pellium quisquiliis sive ramentis, quae coriarii et membranarii reponunt ad hunc ustlm,
fervefactis intincta, rursus siccata et vitro levigata, aptissima redduntur ad'
tolerandos calamos et atramentum non transmittendum. In hoc Parmenses
chartae sibi principatum vendicarunt, cum in candore prae caeteris Fabrianae commendentur. Prima enim chartae datur adorea si non est bibula et atramentum non sorbet: quod si fuerit, siccandae scripturae, nefiant liturae, erit utilis. Fiunt autem plura chartarum genera. Caeteris
omnibus tenuior est epistolis dicata, nomine inde adepto (nel titolett()
marginale charta epistolaris; cf. Mart. 14, I I e Birt 62), quae et
Augusta dicebatur: Plinius in XIII ( 79): nimia quippe Augustae
tenuitas tolerandis non sufficiebat calamis ; et mox ( 8o): Augustae in
epistolis autoritas relicta ), Firmior est libraria, ad libros aptissima... (ricorda i due formati l reale' e l imperiale', vd. p. 49). Vilior est
emporetica, quae inutilis scribendo involucra segestrium vice mercibus
praebet (cf. Plin. nato 13, 76).
Per indicare la pergamena gli umanisti usano i termini mem-brana, pergamena (meno frequente) e charta (con o senza aggettivi

Il De rerum invento usc per la prima volta in tre libri a Venezia nel 1499; nella successiva edizione del 1521 l'autore aggiunse altri cinque libri (Hay 52).

CODICE E LIBRO A STAMPA

19

come vitulina, haedina ecc.; vd. p. 25s.). Quanto alla carta, nel medioevo erano stati trasferiti al nuovo materiale i nomi antichi del
papiro progressivamente scomparso dall'uso. Di questi papyrus, in
et umanistica come nel medioevo, non indica mai altro materiale
scrittorio che la carta, tranne i casi in cui ancora usato per l'antico
papiro, mentre charta pu indicare sia la carta che la pergamena
con uso che varia da umanista a umanista (ad es. per il Traversari
e l'Aurispa charta indica sempre la carta, per Poggio di solito la pergamena) e perfino nell'ambito dell'usus scribendi di uno stesso autore
(Poggio scrive una volta in chartis papyri. vd. p. 23). Analoga oscillazione, al di fuori dell'ambito umanistico, negli inventari: nell'inv.
Visconti sono in carta i codici membranacei e in papiro quelli cartacei (vd. p. 26 e 24); l'inv. Mansueti usa invece carta per entrambi
i materiali aggiungendo opportune determinazioni: 174 in cartis
vitulinis; 131 in cartis membranis; 33 in cartis de membrana; 14 in cartis de
papiro; 86 cartis partim de membrana et partim de papiro. Questi esempi,
cos come la citata espressione in chartis papyri di Poggio, mostrano
con chiarezza che talvolta anche nelle indicazioni di materiale scrittorio charta conserva l'altro suo significato di 'foglio' (vd. p. 28ss.)
ed ha quindi bisogno di ulteriori determinazioni.
m e m b r a n a : termine usato per indicare la pergamena nell'antichit (Thes. 1. L. VIII 630, 22SS.) e nel medioevo (Wattenbach
120, 126, 135, 136). Frequentissimo in et umanistica: Petrarca fam.
II, 12. 77 vetustissimis membranis tineas cariemque discutere; 13. IO,
44 omnes qui inertem calamum fuscis agimus membranis; 18, 5, 30
(vd. p. 64); invect. contra med. 2, 40s. qui papiros arte conficitis,
quique tenues in membranas cesorum animalium terga convertitis; Guarino ep. 223, 36 (vd. p. 17); Panormita in Guarino ep. 355, 45 membranarum color ex albo in pallidum diffusus (pergamena ingiallita);
Aurispa ep. 7 p. 14 membranae etiam pulcherrimae sunt; 7 p. 15
litteris pulcherrimis et membranis albissimis; 84 p. 104 e Florentia hic
membranae sunt: si mensuram et numerum ad me mittes. curabo ut quales
petieris habeas; Poggio ep. 2, 2 p. 88 curato ut habeam membranas ad
ea opera transcribenda necessarias; 2, 23 p. 150 (vd. p. 43); 2, 26
p. 153 (vd. p. 43); 2, 27 p. 155; 2, 29 p. 159; 2, 30 p. 161; 2,
31 p. 162; 2, 33 p. 165 (per tutti questi passi vd. p. 328); 2, 36
p. 171 (vd. p. 15 n. I); 3, I p. 187 (vd. p. 14); 3, 12 p. 210
(vd. p. 15 n. I); 3, 20 p. 221 para etiam membranas pro Agellio; 3,
25 p. 261 ego ad te scripsi . .. membranas quas ad me misisti inutiles et

20

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

ineptas esse pro Agellio; 3, 27 p. 264 an est dignum nota censorill qlllJd
scripserim membranas alteras maiusculas alteras paulo minores esse? 3,
28 p. 266 (vd. p. 14); 4, l p. 293 te rogo ut cures de membranis tam
PUnii quam reliquorum voluminum quas 1 ordinaveram apud eum qui
libros ligat; ep. p. 305 Wilm. (vd. p. 53); Traversari ep. 157 col. 215
orationes nostras quod tamdiu desideraris indigne et graviter tuli, quum
praecipue, antequam proficiscerer, absolutas (<< fmite di hascrivere ) in
membranis viderim; 167 col. 226 sexternos duos alios epistolarum nostrarum mitto . .. ,. quos oro solicite cures transcribendos ut possint reliquo
volumini inseri quod venustius in membranis Ariminensi episcopo curavimus transcribendum; 242 col. 316 dabatur spes unhts (sc. Testamenti
veteris) in membranis et bonis literis; 277 col. 368 (vd. p. 142); 291
col. 382 (vd. p. 26); 3II col. 408 volumen . .. gratum est, in membranis
et optimis literis; 315 col. 413 (vd. p. 54); 502 col. 618 (vd. p. 137);
502 col. 619 (vd. p. 65); 512 col. 626 (vd. p. 23); Valla Consto
don. 37 p. 33 e 66 p. 57 (vd. p. 24s.); eleg. 4, 85 p. 150 (vd. p. 21).
In ep. 321 col. 420 il Traversari narra di aver visto a Ravenna
un antichissimo codice di Concili in qua Niceni Concilii }idem in
membranis purpureis et aureis literis scriptam legi (cf. anche hod. p. 102;
ora il cod. A 5 della Vallicelliana, vd. p. 165).
Il Salutati usa una volta il diminutivo 111 e m b r a n u l a, ep.
III p. 97 (vd. p. II3) 2.
P erg a m e n a (- u m): nell'antichit il termine pergamena
cominci ad essere usato tardi: il primo esempio nell' Edictum de
pretiis di Diocleziano del 301 d. C. (Birt 52). La parola continu
ad essere usata nel medioevo (Wattenhach 1I7, 469; vd. anche
l'indice sotto le voci parchemin, parchment, pargamina, bergamena:
pergamena graeca indica la carta, Wattenhach 141).
Nel latino umanistico molto meno frequente del sinonimo
membrana: Petrarca, Vat. lat. 3196, c. 7r, Roman 1I9 (nota a Canzo
77 e 78): transcripti isti duo in ordine post mille annos. " et iam Jerolimus, ut puto, primum quaternum scribere est adortus pergamena pro

L Quae ed., ma del neutro membranum non ho altri esempi n in Poggio n


in altri umanisti; poco pi oltre, nella stessa lettera, sollicita membranas.
2. Nel cinquecento le espressioni membranae o codex membranaceus attenuano
il loro valore originario fino a diventare spesso solo termini per manoscritto',
anche cartaceo (vd. Lehmann, F. Modius 58).

CODICE E LIBRO A STAMPA

21

domino Azone, postea pro me idem facturus; Salutati ep. I p. 330s.


(vd. p. 16); III p. 132 (vd. p. 140).
Il Valla, eleg. 4, 85 p. ISO spiega l'origine del nome: Pergamum
ex qua Pergameni, in Asia: a qua urbe, quia ob penuriam chartae ab
Attalo rege missa est membranarum copia, membranae pergamenae sunt
nominatae 1: cf. Grapaldo 2, 9 c. osr membranarum usum Pergami
repertum fuisse tradit M. Varro 2, supprimente chartas Ptolomeo: unde
pergamenae dictae; Polidoro Vergilio 2, 8 p. 147 Varro scribit per
aemulationem circa bibliothecas Ptolemaei et Eumenis regum Pergami inventas (sc. membranas) fuisse, unde vulgo pergamenae vocantur.
p a p y r u s (- u m): in et classica indicava sia la pianta sia
il materiale scrittorio da essa ricavato. Nella cancelleria pontificia
l'uso di papyrus per il papiro si attarda fmo alla fine del sec. XIII 3,
mentre contemporaneamente lo stesso termine si trova altrove applicato alla carta: infatti il primo esempio di papyrus per 'carta'
in un documento di Federico II del 12314. In et umanistica l'uso
di questo termine per indicare la carta ormai largamente diffuso:
diz. lat.-ted. p. 277 papirus, papeier, est species cartae ex pannis inveteratis confecta, in qua homines solent scribere vice pergameni. Gli umanisti per sono consapevoli dell'origine del nome e della differenza
tra il materiale scrittorio antico e quello nuovo che ne ha ereditato
il nome: quindi papyrus designa talvolta anche l'antico papiro (vd.
p. 27s.).
Negli scritti del Petrarca il termine frequentissimo: la grafia
petrarchesca costantemente papirus. Compare ad es. in espressioni
simili alla nostra' carta, penna, calamaio' 5: fam. 13, 7, 4 papirus
calamus atramentum nocturneque vigilie somno michi sunt et requie gratiores; 13, 4, 238 se la scrittura della lettera non elegante, monI. Cf. Hier. ep. 7, 2 chartam defuisse non puto .. et si aliqui Ptolelllaeus maria
clausisset, tallletl rex Attalus membranas e Pergamo miserat, ut penuria chartae pellibus
pensaretur; ullde pergametlarum tlometl ad hunc usque diem. .. servatulII est.
2. Presso plin. tlat. 13, 70 mox aemulatione circa bibliothecas regI/m Ptolemaei
et Eumenis, supprimellte chartas Ptolemaeo, idem Varro membranas Pergami tradit repertas.

3. Wattenbach I08ss.; Santifaller 40s.


4. Santifller 41, 125s., 136 n. 22.
S. In Petrarca al calamaio si sostituisce l'inchiostro. La traduzione esatta della
nostra espressione la troviamo in una lettera del Salutati, ep. III p. 60 atramentaril/m,

papimm et calamum postiliavi.

22

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

tanum claudicans sedile et concretum atramentum et palustris papirus et


pastoralis calamus culpentur; 20, 9, 16 hec... inter jstinationem et
somnum et occupationem ... , papimm quoque et calamum ac lucernam
rebellantes, ut licuit scripsi; 20, 14, 16 non sunt ad scribendum instrumenta nec animus: hebes calamus, atramentum glaciale, papirus squalida,
manus rigens. Oppure in frasi in cui noi diremmo' foglio' o 'pagina' e in cui Poggio o Guarino usano charta: fam. 6, 2, 112 possumne tibi in hac parva papiro Romam designare? ibid. 168 epystolam
partiamur nec eadem papiro res diversissimas involvamus; 15, 9, 5 prior
papirus pIena; 18, 7, 30 seorsum altera perleges papiro; 20, IO, 6 papirus brevis de industria . .. assumpta est; 24, I, 232 deliberans . .. quid
dicerem amplius seu quid non dicerem, hec inter, ut assolet, papirum vaeuam inverso calamo jriebam; 24, 12, 261 calamo papirum sulcans;
varo 61 pro brevi papiro. .. totum mihi terrarum orbem in membranis
descriptum. " remisistis (cio una carta geografica su pergamena; si
noti la contrapposizione carta-pergamena, materiale vile e materiale
pregiato, che contribuisce alla retorica contrapposizione tra la lettera del Petrarca e il dono di una carta geografica con cui gli stato risposto). Cf. Poggio ep. 3, 19 p. 220 charta deficit et somnus premit; Guarino ep. 383, 3I tantum intermitte chartae vacuae, ut ecc. (anche qui a proposito di lettere). Anche Poggio usa una volta papyrus
in una frase molto simile a quella citata di Petrarca fam. 20, IO: ep.
p. 301 Wilm. sed vale, deficit pagella; nam sumpsi modicum papirum
existimans non inventurum me quid scriberem (si noti che mentre il
Petrarca usa papirus femm., Poggio preferisce il neutro). Come appare da questi esempi, nel latino umanistico papyrus pu avere anche
il valore di 'foglio di carta ' 1.
In tutti gli esempi citati si tratta di lettere: parlando di libri il
Petrarca invece usa di solito membrana. Quest'uso linguistico corrisponde a un dato di fatto: si scrivevano su carta le lettere (vd. p. 17),
mentre per i libri si dava ancora la preferenza alla pergamena. Un'altra consuetudine cui abbiamo accennato, quella di scrivere su carta
la prima stesura di un'opera e su pergamena la redazione definitiva,
riceve una conferma dall'uso petrarchesco dei termini papyrus, membrana e pergamenum: fam. 15, 3, 30 erat michi predulcis librorum sar-

I.

sodali

Per un uso simile nel latino classico cf. CatulI. 35,

I velim

Caeci/io, papyre, dicas.

poetae tenero meo

CODICE E LIBRO A STAMPA

23

inula et veterum libris immixtum pauxillum nugarum mearum quibus


ipse quoque Memphiticas papiros impleo (si noti che papyrus, pur indicando naturalmente nient'altro che la carta, riceve dal Petrarca
aggettivazioni che si adattano solo all'antico papiro: Memphitica 1
qui, palustris in fam. 13, 4, 238: ma il Petrarca certo non ignorava
che la carta dei suoi tempi non aveva origine da una pianta palustre 2); Vat. lat. 3196 (cartaceo), c. 15r, Roman p. 237s. (postilla
a Canzo 207): transcripsi in alia papiro post XXII annos, 1368 dominico
inter nonam et vesperas, 22 octobris, mutatis et additis usque ad complementum et die lune in vesperis transcripsi in ordine membranis: il 22
ottobre il Petrarca trascrisse questa canzone su un altro foglio di
carta con mutazioni e aggiunte fmo a darle l'assetto definitivo e il
giorno dopo la trascrisse in bella copia nel codice della redazione
defmitiva del Canzoniere, membranaceo (l'attuale Vat. 3195); vd.
anche la postilla a Canzo 77 e 78 cito a p. 20S..
L'uso del Salutati non presenta particolarit interessanti. Si tratta
di libri trascritti o da trascrivere in papyro in ep. I p. 330 (vd. p. 16)
e 332. Per ep. III p. 60 vd. p. 21 n. 5. Per un passo di Lombardo
della Seta vd. p. 13. Guarino ep. 223, 33 (vd. p. 17); Aurispa ep. 7
p. 14 (vd. p. 16); Poggio ep. 2, 7 p. 100 mittas mihi oro orationes TulIii in papiro; 9, 32 p. 375 Nicolaus Nicolus illum (sc. Ammianum Marcellinum) manu sua transcripsit in chartis papyri (questo codice di mano
del Niccoli il S. Marco 335, ora alla Naz. di Firenze, Conv. soppr.
I V 43, cartaceo); ep. p. 301 Wilm. (vd. p. 22); Traversari ep. 242
col. 317 (vd. p. 16); 387 col. 504 volumen quoddam Antonii de Butrio
super II Decretalium in papyro; 393 col. 512 Psalterium item illud Grae",um novum in papyro ilIi dabis; 512 col. 626 (vd. p. 26); ibid. volumina quae ex Calliis secum adduxerat, nova lrenei contra haereses in
papyro epistolasque Theophili de Pascha contra Origenem a Hieronymo
nostro traductas in membranis; Vespasiano ep. 5, 12S. opera Tertulliani
et Athanasii et Cregorii Nazanzeni in papiro scripta cum superioribus

I. Il Rossi rimanda a Lucano Phars. 3, 222s. 1I0lldum jlumineas Memphis COIItexere biblos I noverat. La frase petrarchesca in sostanza non significher altro se
non papiri egiziani'; del resto risulta chiaro da Lucano stesso (Phars. IO, 4-5 e
cf. anche 4, 136) l'uso di memphiticus per aegyptius~. Cf. anche Isid. orig. 6, IO, I
ove detto che il papiro fu inventato a Memfi.
2. Alla fabbricazione della carta accenna genericamente in illvect. contra med.
2, 40s. qui papiros arte conficitis.

24

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

litteris misi; Poliziano ep. 3, 17 p. 85 (a Cassandra Fedele) unicam


te. .. existere puellam, quae pro lana librum, pro fuso calamum, stylum
pro acu tractes et quae non cutem cerussa, sed atramento papyrum linas.
singolare come nelle mie schede degli scritti latini del Poliziano
figurino solo pochissimi termini riferentisi a materiale scrittorio.
Il Poliziano, che nel descrivere codici era accuratissimo, non si cura.
mai di rilevare se si tratti di codici pergamenacei o cartacei, particolarit che viene invece notata assai spesso da altri umanisti, come
appare dagli esempi citati e da quelli che verremo citando: il Panormita addirittura, nel descrivere un codice di Celso, ci informa del
colore ingiallito della pergamena (vd. p. 19).
Nella terminologia degli inventari non si notano differenze rispetto all'uso umanistico: in papyro l'espressione usuale per codici
cartacei 1.
Per l'aggettivo p a p y r e u s 'cartaceo' vd. Zenone Castiglioni.
letto cito a p. 132.
c h a r t a: nell'antichit indica 'foglio di papiro' sia come
materiale scrittorio sia come testo scritto (Thes. 1. L. III 996ss.).
Nel medioevo comincia ad assumere molteplici significati: l) per
un certo periodo continua a significare 'papiro' (Wattenbach
10%S.); 2) 'carta' (Wattenbach 103, 141, 142, 14.8,564; Santifaller
121); 3) 'pergamena' (Wattenbach II5, II9, 120, 123, 125, 13 1;
la maggior parte degli esempi sono del XIV sec.; vd. anche Santifaller 79); 4) 'documento' (Wattenbach 188, 192). La stessa molteplicit di significati nell'uso umanistico:
I) 'carta': Aurispa ep. 7 p. 14 (vd. p. 16); 30 p. 48 caeterum
Nonium Mareellum tuum inquirenti maximo opere mihi nondum inventus qui mea voluntate compleat; plures enim nonnulli pecunias aa
eius expletionem (petunt) quam aut .fragili cartae conveniat aut te velle
eredam; 96 p. 120 misi Fabrianum pro chartis (Fabriano era sede di
una delle pi antiche cartiere); Traversari ep. 460 col. 585 chartas
ad me Fabriano missas conserva usque ad nostrum reditum; Poggio ep.
9, 32 p. 375 in chartis papyri (vd. p. 23); Valla Consto don. 37 p. 32
ista. .. tam magnifica Constantini donatio. .. nul/is neque in auro neque in
argento neque in aere neque in marmore neque postremo in libris probari
I. Ad es. inv. Visconti 52. 59. 67, 89. 9'7, 386. 390 ecc.; inv. Mansueti 13,
46, 47. 279. 440 ecc. (cf. anche 14-17 e 19-21 in cartis de papiro); Piccolomini.
indice p. 139.

CODICE E LIBRO A STAMPA

documentis potest, sed tantum, si isti credimus, in charta sive membrana;


66 p. 57 chartane an membrana fuit pagina in qua scripta sunt haec ?
(polemizza contro l'uso medievale di pagina' documento '); eleg.
4, 85 p. ISO (vd. p. 21). Il Val1a usa anche l'agg. c h a r t e u s (cf.
Thes. 1. L. III 1001, 21SS.): Consto don. 67 p. 58 quia donatio Cons!an-

tini doceri non potest, ideo non in tabulis aereis, sed charteis privilegium
esse. .. dixit: nel contesto analogo di un altro passo dell'opuscolo
compare papyrus: Consto don. 37 p. 33 Constanti/1us .. orbis terrarum
donationem papyro tantum et atramento signavit. In alcuni di questi
passi (in particolare eleg. 4, 85; Consto don. 37) il Valla si riferisce a
tempi in cui la carta non era ancora apparsa e alla pergamena si contrapponeva solo il papiro; ma difficile dire se egli abbia di ci
chiara coscienza ed usi quindi charta e papyrus nel senso antico: in
eleg. 6, 43 p. 222 (vd. p. 3 n. I), parlando dei libri dei Romani, egli
ricorda fra i materiali scrittori i libri arborum, ma non il papiro.
2) 'pergamena': diz. lat.-ted. p. 277 carta, pergamenum, perment, est pelles per opus artificis dealbata, ut sit apta pro litteris ex incausto desuper scribendis et dicitur carta a careo, -es, quia caret pilis et
carnibus 1; Salutati ep. I p. 228 receptis pecuniis quas scriptor et carte
voluerunt; II p. 397 non . . libros, quia nitidi sint chartis 2, amplis spaciis (' margini ') et litterarum preciosissimis liniamentis, caros habeo nec
apprecio, sed quod pulcra contineant et auctoritate digna. Utinam in eisdem cartis et litteris reliquas (sc. epistulas Ciceronis) habeamus, quas scio
jisse in ecclesia Veronensi! E con 1'aggiunta di una specificazione in
ep. II p. 449 volo quod totum illum Platonis librum in cartis hedinis exemplari .facias diligenter; si non habentur istic carte, transmittam et quicquid
solveris restiiuam; Guarino ep. 17, 145 e 153 (vd. p. 15); 258, 4 (vd.
p. 52); 423, 7 cupio .. ut chartas illas
diligenter inspicias, earum
genus mihi llunties, mensuram et quinternionum numerum (cf. p. 52):
il Sabbadini nota in apparato: la carta era per uso di Guarino;
ma le chartae di cui qui si parla sono certo pergamene, come mostra
l'accenno al formato e al numero dei quinterni e come conferma
1'usus scribendi di Guarino, per il quale charta vale 'pergamena' o
'foglio' (vd. p. 30), mai' carta '. Poggio ep. 2, 26 p. 153 egomet
o

L Uguccione derivo (Vat. Chig. L VIII 289, Co 35vA) item a careo haec carta
qllod careat pilis et carniblls.
2. Si noti l'oscillazione fra le grafie carta e charta. A lIitidi si preferirebbe
lIitidis.

26

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

~utem

perqUIsIvI hic membranas... Chartae quas paravi ut piurimum


existunt; 2, 27 p. 155; 2, 36 p. 171 (vd. p. 54 n. l); 2, 41
p. 179; 3, l p. 187 (vd. p. 14); 3, 5 p. 195; 3, 13 p. 2II (vd. p. 15
n. 1); 3, 20 p. 221; 3, 28 p. 266 (vd. p. 14); 3, 38 p. 286 (vd. p.
53); Lucio Fosforo in Poliziano ep. 3, IO p. 73 ego Politianum nostrum. . . summopere amo et admiror. .. Et, ut libere quod sentio dicam,
non magis istum damnandum censeo quam ilIos Iaudandos, qui quadringentis abhinc annis papyros et chartas (' le carte e le pergamene') ve/ut
maculis praetextas et encausticas tabellas inusserunt potius quam uUa egregia forma atque imagine illustrarunt, praeter unum aut aiterum Laurentium Va Ilam, me puero, et nuper Domitium Calderinum.
Charta il termine usato regolarmente per' pergamena' nell'inv.
Visconti: ci ha tratto in inganno uno studioso, A. Thomas, che
ha rinunciato a identificare il nr. 908 dell'inv. del 1426 col Paris.
fr. 343, membranaceo, che corrisponde esattamente alla descrizione,
perch ha inteso in carta dell'inv. come indicazione di codice cartaceo
(vd. Pellegrin 21).
3) 'foglio, carta' (due facciate): vd. p. 28ss.
c h a r t a c e u s: anticamente significa 'papiraceo' (Thes. 1.
L. III 1000, 62SS.). Nel medioevo gli aggettivi cartaceus, carticius,
articinius valgono ancora 'papiraceo' e, a differenza del termine
harta, non sembrano mai usati per la pergamena (Santifaller 79) e
neppure, almeno fino a tutto il sec. XIV, per la carta (SantifalIer 43s. e 121). In et umanistica invece compare assai spesso chartaceus 'cartaceo' nel Traversari (si ricordi che per quest'umanista
anche charta indica sempre la carta): ep. 291 col. 382 quaeso mittas
.ad me unum operis ipsius volumetl: nam duo, si recte memini, sunt apud
te, chartaceum alterum, alterum in membranis; 512 col. 626 Thesauros
CyrilIi in papyro inter nostri Nicolai volumina perquiri diligentissime
facias . .. ; Athanasii quoque chartaceum itidem volumen (si tratta dei
Laur. S. Marco 683 e 695, entrambi cartacei: vd. A. Sottili, Rinascimento 16, 1965, 6); cf. anche 243 col. 317; 274 col. 360;
281 col. 376; 309 col. 404; 315 col. 413; 390 col. 508 (vd. p. 141).
Per charteus nel Valla vd. p. 25.
b o m b y x, b o m b y c i n u s : nel medioevo sono diffuse le
espressioni charta bombycina, charta bombacis, charta bambagina e simili per indicare la carta (Wattenbach 141, 142; Santifaller 121SS.) 1.
~lbae

I.

Il nome, che contribu al sorgere della leggenda della carta di cotone

CODICE E LIBRO A STAMPA

27

In et umarustlca compaiono ancora negli inventari (vd. ad es.

Piccolomini, indice p. 139), ma non sono frequenti negli scritti


umanistici: ho trovato solo un esempio di bombyx nel Salutati e di
hombycinus in Guarino: Salutati ep. I p. 167 inter libros magistri 10hannis erat in bombyce de littera parva 1ustinus et Suetonius De duode~im Cesaribus; Guarino ep. 649, 20SS. an Gellium habeam quaeris?
habeo quidem sordidum, veste pannosa (allusione alla fabbricazione della
carta dagli stracci) et bombicina indutum tunica.

PAPIRO

Come abbiamo detto, gli umanisti sono ben consapevoli della


differenza fra l'antico materiale scrittorio ricavato dalla pianta palustre e la moderna carta di stracci che ne ha ereditato i nomi: A.
Decembrio polito 27 c. 59v librarius a libris vel libellis dictus, quorum
diversa semper extat compositio. Antiquius autem ex arborum codicillis,
unde codices, et palustrium herbarum conglutinatione, ex quo p4pyri nostrae, tametsi linteaceae materiae, adhue extat appellatio; Grapaldo 2, 9
c. 04r libri olim ex papyro, nunc e eharta; ibid. hi (sc. libri) fuerant . ..
ex papyro nascente in Aegypti palustribus aut Nili aquis quieseentibus
(Plin. nato 13, 71) eum ex ea fierent chartae divisae aeu in tenuissima
folia (Plin. nato 13, 74) in quibus antiquiores scripserunt; ibid. C. 04V
ehartam ab urbe Tyri charta victoria magni Alexandri repertam autor
est M. Varro, condita in Aegypto Alexandria (Plin. nato 13, 69) ...
Apud nos hodie charta e lineis canabinisque pannis veteribus et attritis
producitur; Polidoro Vergilio 2, 8 p. 146s. (cf. p. 17s.), dopo aver
parlato del papiro, soggiunge: postea vero id genus chartae inventum
est quo nunc passim utimur, cuius autor haud palam est. Haec autem
fit ex linteolis eontritis: nihilominus tamen papyri nomen a frutice sumptum, veluti chartae ab urbe Tyri, retinet. Quindi, come ho gi osservato, il termine p a p y r u s nel latino umanistico pu indicare,
oltre che la carta, l'antico papiro. Ess.: Traversari ep. 321 col. 420
studiose percontanti an quidquam praeterea librorum lateret in scriniis
stato variamente spiegato: si veda, oltre al Santifaller eit., J. Karabacek, Das
arabische Papier. Eine historisch-antiquarische Untersuchung, Wien 1887, 43ss.; C. F.
Lehmann-Haupt, Bombyx, in Festschrift zu Ehren O. Redlichs, Innsbruck 1928
(Veroffentl. des Mus. Ferdinandeum in Irmsbruck 8), 407-439.

28

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

sive aliud antiquitatis monumentum, responsum a custodibus est complura


illic esse privilegia papyro exarata atque inter cetera Caroli Magni unum
cum aurea bulla; in hod. p. 102, menzionando gli stessi documenti
papiracei ravennati, il Traversari usa i u n c u s : esse intra ecclesiam
locum qui chartophylacium diceretur professi sunt, in quo privilegia plurima iunco inscripta servarentur; Beroaldo anno C. C5V (spiegazione
dell'enigma di Ausonio 393, 7lss. p. 248 Peiper) Melonis vero paginam papyntm nuncupat (nuncupant ed.), quae peculiariter nascitur in
palustribus Aegypti aut quiescentibus Nili aquis, ut docet Plinius libro
XIII ( 71), unde Niliaca et Nilotica papyrus appellatur ab idoneis scriptoribus; Poliziano mise. I 39 p. 584s. (spiegazione dello stesso enigma 1) literas igitur Cadm i Phoenicis munus et papyrum Niloticam et
atramentum scriptorium et calamum librarium... videtur mihi Ausonius
sub haec involucra complicasse; ibid. p. 586 Melonis vero albam
paginam ob id ait, quod papyrum Nilus producitur, ex quo paginae
fiunt candidae. Per il Valla vd. p. 25.
Ancora in et umanistica, come nel medioevo (Wattenbach 107S.;
Birt 13s.), il papiro viene confuso con quei c o r t i c e s a r b o r ti m
(libri) su cui si scriveva anticamente secondo le ricostruzioni degli
antiquari romani 2: l'umanista Cencio Rustici che ebbe occasione
di vedere a S. Gallo un codice in papiro, con tutta probabilit il
Sangallensis 226 dei Synonyma di Isidoro, cos lo descrive: erat praeterea in illa bibliotheca liber quidam ex corticibus arborum, qui cortices
Latino sermone libri vocalltur, unde, quemadmodum apud Hieronymum
(ep. 8, I) est, libri SIIHIII nomen adepti sunt (Bertalot 223) 3.

BIFOLIO, FOGLIO, PAGINA, COLONNA

c h a r t a: 'foglio, carta' (due facciate). questo il significato pi diffuso in et umanistica (per altri significati vd. p. 24sS.).
Il Petrarca nelle citazioni ad uso personale che fa postillando i
1.

tma delle coincidenze fra la prima CeIIluria dei Miscellanea del Poliziano

(1489) e le Annotatiotles centllm del Beroaldo (1488), a cui il Poliziano stesso accenna

nella Coronide alla fme dei Miscellatlea, mettendo le mani avanti contro eventuali
accuse di plagio (vd. Perosa nr. 27).
2. Vd. le testimonianze citate a p. 4 n. 3.
3. Sugli umanisti e i papiri eh. Perrat, Les humatlistes amatmrs de papyms.
~ Biblioth. de l'e. des chart. 109, 1951, 173-192.

CODICE E LIBRO A STAMPA

29

codici, rinvia spesso anche alla carta del proprio codice dove si
trova il passo citato: Virgilio Ambrosiano, c. 222r, ad Aen. 12, 144
(Nolhac I 153s.): attende versum sine cesura, non intolerabilis quidem,
sed rare licentie . .. Est et sine cesura ille versus Lucani in 8 (680) : Regibtts hirta coma et g. f d.; qttia pentimemeris qtte videtur cadit in sinalinpham. Est et alius in 3 3 carta: Procurrunt Laurentum et ceto cum sequenti
(Aen. 12, 280s.); Paris. lat. 5720 (Curzio Rufo), c. 5V: similis infra
carta 19 in fine (il rimando si riferisce a c. 19V: Nolhac II 96); Paris.
lat. 5054, c. I75r: in libro de temporibus est carta X/P (Nolhac II 206).
Talvolta la sua esattezza nella citazione giunge al punto di specificare se il passo si trova sul recto o sul verso e, se il codice scritto
in colonne, su quale colonna, numerando da uno a quattro le colonne
di ciascuna carta 1 e aggiungendo non di rado un' ulteriore determinazione con frasi come in medio, circa medium, post medium. Analogamente indica con pago 1 3 e pago 2 3 recto e verso di ciascuna carta,
secondo un sistema usato ancora posteriormente, ad es. dallo stampatore di Basilea Heinrich Petri nel 1528 (Lehrnann, Blatter 51),
dal Lambeck nel 1665 e dal Montfaucon nel 1708 (Lehmann, Blatter
40s.). Il pi antico esempio ricordato dal Lehrnann (Blatter 40) di un
sistema per indicare recto e verso della carta quello del priore Johannes Wythefeld di Dover che nel 1389 distingueva recto e verso
con le lettere A e B, uso conservatosi anche in et moderna. Ma
ancor prima il Petrarca aveva elaborato un suo sistema per designare
recto e verso della carta. Pal. lat. 1820, C. 38r: paria amicorum tria
ve! quattuor (Cic. Lael. 15). Tria dicit de finibus (I, 65) card. (= carta)
7 3 pago 1 3 post principium 2; Paris. lat. 6802, c. 56v Iustini 12, cart.
r pago 1 3 in principio (Nolhac II 79); Paris. lat. 5690, C. 96v huius
patris est mentio carta retro tertia col. 1 3 in medio (Nolhac II 27 n. I).
Il rinvio si riferisce alla prima delle quattro colonne di c. 94: l'uso
del Petrarca, sia che rinvii a un passo anteriore sia che rinvii a uno
posteriore, , come osserva il Nolhac, 1. c., di contare sempre, nel
numero di carte che indica, quella su cui fa la sua annotazione,
cos come nei calcoli di anni, secondo l'uso latino, fa sempre entrare
nel totale l'anno da cui parte; Paris. lat. 7720, C. 83v R. (= require)
infra, carta 100, col. 4 post medium (Nolhac II 87 n. 2); ibid. c. II2V
I. Questo sistema di numerazione delle cololUle ancora in uso in inventari del quattrocento, ad es. nell'inv. Mansueti.
2. Billanovich, Petrarca e Cicerone 96 n. 34.

30

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

'iunge quod est l. IX, c. 2, carta 5, col. I circa medium (Nolhac, l. c.);
Paris. lat. 5720, c. 25V de ipso autem infra, cart. 33, col. 4 et 38, col. 1 a
(Nolhac II 97 n. I).
Il Salutati ha l'abitudine di segnare sui suoi codici il numero dei
fogli con l'indicazione carte seguita da un numero romano: simili
indicazioni non sono rare anche altrove (Ullman, Humanism 130).
Ad es. nella soscrizione al Laur. 48, IO di mano di 3iovanni Aretino si legge: hoc volumen orationum XXVIII M. T. Ciceronis quod'
in CCC chartis redacttll1t est Ioannes Arretinus absolvit (Sabbadini.
Storia 24). Cos talvolta anche in inventari: inv. Visconti 979 Sovrayne in Gallico . . , in totum duarum cartarum et medie scriptarum (cio
tre carte di cui una scritta su una sola facciata, cf. p. 33); 986; inv.
Mansueti (vd. Kaeppeli p. 36).
La carta insomma ancora l'unit di misura del codice: la numerazione delle pagine in quest'epoca ancora poco diffusa (Lehmann, Blatter 51). Cos Poggio descrivendo un codice di Cic. de or. d.
il numero di righe di ciascuna carta (ma il Traversari descrivendo
il Laur. ]2, 9 d le righe della pagina, vd. p. 38).
Altri esempi di charta 'carta, foglio': Petrarca fam. 5, 17, 84
(parla del dolore che gli ha causato la perdita di una sua lettera}
nulle eius (sc. epistulae) apud me reliquie remanserunt; preter morem
enim meum totam eharte credideram, memorie nichil; Salutati ep. IV p. 86
aliter non exprimatur in charta quam fuerit conceptum in mente; Guarino
ep. 383, 3I cum dubitationes scripto mittis, tantum intermitte chartaevacuae ut adscribere liceat; nam non vacat mihi denuo quae petis seribere ;
679, 129 (vd. p. 8); 883, 14 (vd. p. 237); Panormita in Guarino
ep. 355, 49 (descrive un codice di Celso per noi perduto) integrum
est preter ultimam chartam, item tris circiter medium (si trattava in realt di
quattro, perch negli apografi troviamo notato, in corrispondenza di
questa lacuna: desunt in vetustissimo exemplari quatuor folia; vd. Sabbadini, Storia ]22: si noti come in queste indicazioni venga usato
indifferentemente charta o folium); Tobia dal Borgo, in Guarinoep. 759, 195: librum quidem recuperatum, sed multis cartis diminutum
canebant; Poggio ep. 3, 17 p. 217 (al Niccoli, Roma 1428) in tuoCornelio deficiunt plures chartae variis in locis 1; 4, 4 p. 305 de Agellio-

L Di questo codice si parla anche in ep. 3, 5; 3. 14; 3. 15, Si tratta.


dci celebre Mcd. II di Tacito. come vide per primo il Voigt I 250 n. 2; vd~

CODICE E LIBRO A STAMPA

et Curtio ridicula quaedam auulit: Agellium scilicet truneum et maneum.


. .. et unam ehartam quam eredebat esse principium Curtii; 8, 21 p. 233
hane epistolam eum in quemdam ehartarum eumulum eoniecissem . .. , oblitus sum ad te mittere. Nella descrizione autografa di un codice del De
oratore, contenuta nel Vat. lat. II458, c. 5U 1, Poggio usa pi volte
eharta nell'indicare il numero di fogli delle varie sezioni dell'opera:
hucusque VI charte . . , Sequuntur postea charte XVI usque ad III librum qui continet chartas VI... Continentur in qualibet charta CXII
versus (per indicazioni analoghe cf. p. 33). Biondo Flavio, soscr.
nell'Ottob. lat. 1592, c. 58v: non erat amplius in exemplari 2, a quo
abscisse sunt eharte due: quanquam, ut mihi videtur, nedum charte, sea
pauca admodum verba deficiunt (Nogara XXXVII).

Si notino infme certe formule conclusive di lettere in cui si dice


smetto di scrivere perch mi finita la carta (sono alla fine del
foglio) : Poggio ep. 3, 15 p. 214 contentor chartam deficere, ne longius philosophemur ad candelam; 3, 19 p. 220 charta deficit et somnus
premit. Vale; Guarino ep. 503, 34 ne plura scribam modestia suadet et
charta cogit; in Poggio ep. 4, 4 p. 305 e in Traversari ep. 43 col. 81
in analoghe espressioni a charta si sostituisce il sinonimo pagina (vd.
p. 36s.), in Poggio ep. p. 301 Wilm. pagella (vd. p. 22).
Non sar inutile aggiungere qualche esempio di charta per' carta.
geografica': Petrarca seno 9, 2 p. 944 consilium cepi ad eas terras non
navigio, non equo pedibusve per longissimumque iter seme! tantum, sed'

anche C. W. Mendell, Yale Class. Stud. 6, 1939, 43s. Nel Med. ci sono effettivamente due lacune causate dalla caduta di due carte; entrambi i passi ci sono
conservati dagli apografi. Il Sabbadini cerca di datare le lacune mediante gli apografi e giunge alla conclusione che sino almeno dal 1452 il Med. II aveva patito
le due perdite (Storia 191). Tenendo conto della testimonianza di Poggio, le due
lacune possono essere retrodatate almeno al 1428.
1. Ancora inedita: la pubblicher e illustrer A. Campana quando ci dar.
l'attesa descrizione e storia di questo ormai famoso codice, su cui esiste gi, a partire dal primo annuncio della scoperta dato dal Campana stesso nel 1950 (Nel'
cinquantesimo di Studi e Testi , 1900-1950, Biblioteca Apostolica Vaticana 1950~
79), una sorta di bibliografia fatta pi che altro di accenni: vd. T. Foffano in It.
med. e um. 12, 1969, II5 n. 1 e 122 n. 4 (alle opere ivi citate da aggiungere
Ullman, Origin 38 e 48s.). Ho avuto dalla cortesia del prof. Campana il permesso
di citare qui e in seguito alcuni passi di questa pagina di Poggio particolarmenteinteressanti per la sua terminologia filologica.
2. Segue una q cancellata.

'1

IL LESSICO fiLOLOGICO DECU UMANtsn

per brevlssimam ,hartam saepe libri! ac ingenio proficisti (vd. Nolhac


150) l, 'Per altri esempi petrarcheschi vd. Nelhac 11505. Poggio
ep. 2, 7 p. 98 vellem aliquam chartarn Pl%maei Geograp1Jiae.
,h ti r t u l a : iI Salutati usa spesso qu~to diminutivo: ep. [p.
254 in (ortuNs primi!, que men4ertmt 'am divino carmine (l'Africa del
Petrarca) inscribi; II p. 161 (vd. p. 7 e 80); p. 471: gli stato sottrat-

to un quaderno di sue lettere private; egli sperava che l'autore del


furto. Wla volta trascritte le lettere, gli restituisse il quaderno, ma
Ja sua speranza stata delusa: non incubuit iJJe dittamini, sed quaterno,
scd ,artulis et seriplu,e; III p. 97 (vd. p. II3); p. 514 sciscitatus
'l"idllam i/le perdite cartulc continebarlt ( sempre il quaderno di cui
sopra). Nel complesso ,hartula sembra essere usato dal Salutati nOI1
come- vero c proprio diminutivo, ma come sinonimo di ,J,arta (cf.
pagella, p. 39), a meno che non si voglia supporre che ad es. il quaderno con le lettere private o il codice di ep. III p. 97 fossero realmente di piccole dimensioni. Pu invece d.a.rsi che in qualcuno di
questi esempi il diminutivo assuma Wla qualche sfumarura di disprezzo: nel primo e nel secondo esempio alle charlulae contrapposta l'importanza di ci che vi scritto sopra. Si noti inoltre che
il Salutati ama l'uso del diminutivo: nel solo campo della terminologia libraria troviamo anche mcmbranula (vd. p. 20), quaternulus
(vd. p. 45) e formulac Iitteramm per formae littcrarum accanto a chartl~la in ep. II p. 161 (vd. p. 80). Per il ValIa, secondo un uso
gi classico (Thes. /. L. III 1ooa. 37SS.) e medievale (Mittdlat.
Worlcrb. II )26, 6ISS.), ,harlula significa documento ': COtlst.
don. 37 p. 33 non caves ne ii, qui Rotnalll Silvcstro cripercllt. chartulatll
quoque surripercm 1
f o l i u III : l) foglio. carta' (due facciate): nell'antichit in
questo significato si introdotto solo tardi (Thcs.l. L. VI 1013, 705s.;
Lehmann. Bliitter 7). il significato pi frequente fra gli umanisti:
Valla Consto don. 66 p. 58 paginam vocamus alteram faciem, ul diront.
folii. vduti qlll'tltemio habet folio deMa, paginas viceMas. In questo senso
folium sinonimo di charta e pagina 2: la medesima lacuna nel perduto codice S di Celso indicata dal PanOrnllb col termine charta,
dagli apografi con folium (vd. p. 30). Foliultl si trova usato, come

I.
20.

Per il concetto cf. Ariosto sot. l. 61SS.


Ma dUl(/Q ~ il termine pi usato. Pet pog;na ... ,harta vd.. p. 3655.

CODICE E LIBRO A STAMPA

33

harta (vd. p. 30s.), nelle descrizioni di codici, quando si indica il numero di carte del codice o di ciascuna delle opere in esso contenute:
Traversari, descrizione del Laur. 32, 9 in ep. 277 col. 368s. folia omnia CCLXVI sunt 1; P. C. Decembrio, descrizione dell'Hersfeldensis
-di Tacito nello zibaldone Ambros. R 88 sup. (Sabbadini, Storia
205s.) Cornelii Taciti dialogus de oratoribus . .. Opus foliorum XlIII in

olumnellis. Post hec deficiunt sex folia . . , Post hec sequuntur Jlia duo
.cum dimidio ecc. Come ha puntualizzato il Robinson (p. 12S.), Jlia
.duo cum dimidio non significa due fogli pi uno strappato a met,
ma due fogli pi uno scritto su una sola facciata l). Per l'espressione
d. dimidia pagina, semipagina (vd. p. 36 n. I e 2), inv. Visconti
'979 in totum duarum cartarum et medie scriptarum ed inv. Mansueti
139 est enim in fine aliquid de dialogo Cregorii, sciI. quinque carte
<lum dimidia. Il Niccoli, nel Commentarium, d per i codici di

Hersfeld l'indicazione del numero di carte di ogni singola opera


-con l'espressione continet (hic liber) XIII (oppure XI, XII ecc.) folia
'(Sabbadini, Storia 7s.).
Inventari: inv. Visconti 3IO aminiati auro in folio primo; 824 li.ber unus ... Jlliorum CXXXII; 829; 830; 849 habet in primo Jlio
duas viperas ad arma Vicecomitum; 862 incipit in secundo Jllio quia
primum ruptum est; inv. Mansueti 261 in principio est tabula libri in
.duobus foliis; 304 in carta sive folio 126; 308 folio 224.
Per folium usato ad indicare il formato in espressioni come mem.branae ad mensuram Jlii, Jlium commune, in 4 Jlio e simili vd. p. 50ss.
Sull'origine del termine Grapaldo 2, 9 c. 04v palmarum Jliis
primo scriptitatum est (Plin. nato 13, 69), unde ad hanc usque diem Jlia

hartae dicimus.
2) 'bifolio' (4 pagine: vd. Lehmann, Bldtter 14 e la nota
all'Orosio Laurcnziano cito a p. 44). Poggio ep. 3, 27 p. 265

primus et secundus libri quartae decadis sunt admodum parvi, quippe


qui non excedant septem folia: scribe an ita sit in vestris. Questa
lettera va inquadrata in tutta una serie indirizzata al Niccoli tra il
1428 e il 143 I in cui sono vari accenni ai codici delle tre deche di
Livio che Poggio si stava allestendo 2. Possediamo inoltre tre codici
gemelli di Livio, Vat. lat. 1843, 1849, 1852, che appartennero a
Probabilmente un errore per CCLXlV, attuale nwnero di fogli del Laur.
Ep. 2, 22 p. 149; 3, 14 p. 213; 3. 15 p. 214; 3, 17 p. 217; 3, 22 p. 223; 3,
27 p. 2645.; 3. 38 p. 285; 4,17 p. 340; ep. p. 305 Wilm.; vd. Ullman, Origin 45-47
l.

2.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

34

Poggio e corrispondono nelle loro caratteristiche alle notizie che ricaviamo dall'epistolario. Tuttavia l'Ullman 1, sia pure con qualche
cautela, afferma che la mano che ha scritto i tre codici quella di
Poggio e non quella di un copista che lo imita; qumdi essi sarebbero
diversi dai codici dell'epistolario, di cui detto chiaramente e a
pi riprese che furono trascritti dallo scriba di Poggio. Il Dunston
sostiene invece contro l'Ullman che i tre manoscritti vaticani sono
proprio quelli di cui si parla nell'epistolario (e nega quindi l'autografia) 2. A me i suoi argomenti sembrano del tutto persuasivi 3.
Ora nel Vat. 1852 il I e il II libro della quarta decade abbracciano
rispettivamente sedici e quattordici carte, vale a dire otto e sette
bifolii 4. C', vero, nel I libro una piccola eccedenza rispetto all'affermazione di Poggio quippe qui non excedant septem folia, ma a
me sembra, nel complesso, estremamente probabile che la frase
della lettera vada riferita al Vat. 1852 e che quindi Poggio usi folium.
nel senso di 'bifolio', tanto pi che per 'foglio, carta' egli usa
normalmente il termine charta: inoltre folium compare spesso nel-

Studies 307ss. (ripubblica e ampia un articolo del 1933); Origin 47.


~ Scriptorium & 19, 1965: pp. 63-70 The Hand of Poggio di A. J. Dunston;
pp. 71-75 Poggio's Manuscripts of Livy, replica dell'Ullman; p. 76 risposta del Dun~
stono
3. A tali argomenti vorrei aggiungere quanto segue. L'affermazione dell'Ullman basata in sostanza sulla sola grafia. Non vedo perch nel giro di pochi anni
Poggio avrebbe dovuto allestirsi ben due Livii, uno scritto di sua mano, uno di
mano del copista. Il Panormita, nella lettera di cui si vale l'Ullman (Studies 311),
pur affermando: Livium vendidit quem sua manu pulche"ime seripserat, non allude
necessariamente a un Livio diverso da quello dell'epistolario, che era, come sappiamo, di mano dello scriba: gli umanisti erano piuttosto sbrigativi nelle affermazioni di autografia (cf. l'inventario dei libri di Fulvio Orsini e il caso di alcuni
manoscritti attribuiti senza alCWl fondamento alla mano del Petrarca: N olhac I
108): al Panormita poteva bastare una nota di possesso Liber Poggii (come quella.
dei tre manoscritti Vaticani) e una bella antiqua quale poteva essere quella di un
copista istruito da Poggio stesso per concludere senz'altro che il libro era di mano,
di Poggio. In conclusione il Panormita pu benissimo alludere (come vuole l'Ullman) ai tre Vaticani che sono effettivamente pulche"ime seripti e di cui uno almeno,
il 1843, fu venduto (nella nota di possesso il nome di Poggio fu eraso e sostituito
da ' Aurispa '); ma ci non esclude affatto che i Vaticani siano stati scritti dal copista anzich da Poggio stesso.
4. Mentre ad es. i libri N e V della stessa deca sono pi lunghi, abbracciando
entrambi diciotto carte e una pagina.
L

2.

CODICE E LIBRO A STAMPA

35

l'epistolario di Poggio nell'indicazione di formato membranae ad mensuram folii ed anche in questo caso il folium evidentemente un pezzo
di pergamena di determinate dimensioni che piegato in due entrer
poi a far parte del fascicolo.
Il termine folium compare una sola volta nell'epistolario di Guarino, 563, 19 memento mittere folia, senza che si possa dire a che si
riferisca.
NelI'inv. Visconti folium, come abbiamo visto, usato per 'foglio, carta', ma ci sono anche inequivocabili esempi difolium 'bifolio' (Pellegrin p. 23): 764 quinterni (' fascicoli', cf. p. 42) duo quorum primus est fliorum quinque et secundus foliorum trium; 804 Iosephus
hystoriographus non ligatus sexternorum decem et fliorum duorum (=
Paris. lat. 1615, cc. II + 100, composto in effetti di dieci fascicoli,
quaternioni, quinioni e senioni, e di un binione, cc. 96-99: vd. Pellegrin ad 10c.). Quest'ambiguit nell'uso dello stesso termine all'interno del medesimo inventario fa s che in certi casi si possa rimanere in dubbio: 982 Ars artium quatuor foliorum absque copertura:
sar un quaterno (otto carte) o un binione (quattro carte) ? 1.
Nel complesso il termine flium non sembra molto amato dagli
umanisti, che gli preferiscono charta o pagina; ci pu essere determinato dal fatto che, come abbiamo visto, folium nel senso di ' foglio ' nell'antichit testimoniato solo in autori tardi: significativo
che compaia negli scritti di umanisti come Poggio o il Niccoli che
meno di altri si preoccupano della classicit del loro latino. Il termine sembra invece abbastanza diffuso fuori dell'ambito umanistico, come mostra la sua frequenza negli inventari.
Per s c h e da' foglio' vd. p. 305S.
p a g i n a: secondo i risultati cui giunge il Lehmann, Bliitter 2SS., indica nell'antichit una superficie scritta da una sola parte
(come ad es. la superficie della tavoletta cerata o il X6J..1)(l.lX nel rotolo di papiro); quindi anche la colonna di scrittura del rotolo (ae()
o del codice. Non mai usato al singolare per una superficie
scritta con pi di una colonna e neppure ha mai il valore di ' foglio'
con due facciate scritte. Nel medioevo continua ad avere il significato di superficie scritta, pagina di libro. Pu inoltre indicare il
foglio di un documento scritto su una sola facciata e il documento
stesso. Ci sono anche esempi di pagina per 'foglio', ma si tratta
1.

4 carte secondo Pellegrin p. 23.

iL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

sempre di fogli con scrittura o figure da una parte sola e quindi

pagina non assumerebbe senz'altro il significato di 'foglio' (Lehmann, Bliitter 4Iss.). Se le affermazioni del Lehmann sono esatte,
nell'uso umanistico si avrebbe un'importante innovazione rispetto
all'uso dell'antichit e del medioevo; infatti pagina, oltre che, 'facciata, pagina " pu significare' foglio' scritto da entrambe le parti
ed pienamente sinonimo di folium e charta. Ci stato notato,
per una postilla del Poliziano a un codice, dal Campana, Contributi
190 n. 5 1; e dalla mia ricerca risulta che anche altrove il Poliziano
usa costantemente pagina in questo significato (vd. pi oltre). un uso
diffuso abbastanza largamente nel latino umanistico; eppure il Lehmann, che ne cita un paio di esempi, li ritiene isolati 2. Il fatto di
non sospettare la sinonimia di foliwn e pagina ha messo in gravi
difficolt gli studiosi che si sono occupati delle testimonianze umanistiche sul codice di Hersfeld delle opere minori di Tacito. Infatt:i
di una lacuna del codice P. C. Decembrio d notizia con le parole:
post hec deficiunt sex folia (vd. p. 33), mentre gli apografi umanistici
parlano di sex paginae (o pagellae o parvae pagellae). Come gi i suoi
predecessori (qualcuno aveva addirittura pensato che pagina significasse 'colonna di scrittura '), il Robinson (p. 13s.) si trov gravemente imbarazzato, sembrandogli le due testimonianze irreconciliabilmente contrastanti, e pens dapprima a un errore del Decembrio, poi a un errore degli apografi; e ci lo costrinse a supporre
() che fosse avvenuta una contaminazione fra due famiglie di codici
o che uno dei copisti riportasse una notizia per sentito dire. Ma dato
che nel latino umanistico folium e pagina possono essere sinonimi,
le due testimonianze dicono esattamente la stessa cosa; rimane da
spiegare semmai l'uso del diminutivo pagella (vd. p. 39s.).
Gli esempi di pagina 'foglio, carta' sono abbastanza numerosi.
Poggio ep. 4, 4 p. 305 quia pagina deficit finem feci: in altre espresI. Nella stcssa nota il Campana segnala anche l'espressione dil1lidia pagina
equivalente alla nostra facciata'. Cf. p. 33.
2. Bliitter SI Als eigenartig ist bei Aldus (Manutius) noch das eine: er nennt
in der Vorbemerkung zur Cornucopia des Perottus 1499 das zweiseitige Blatt
pagina, die einzelne Seite semipagilla. Ihm schliesst sich der niederdeutsche Humanist
Joannes Murmellius an, der in seiner Pappa puerontl1l 1517 pagina durchfolium libri
deutet und mit 'ein blatt in dem buch ' iibersetzt, semipagina ein syt des blats '.
Weitere Verbreitung scheinen dicse Ausdrucke nicht gefunden zu haben. Semipagina da confrontare con dimidia pagina e dimidium foliul1l (vd. p. 33).

CODICE E LIBRO A STAMPA

37

sioni analoghe Poggio usa charta (vd. p. 31), dunque i due termini
sono per lui sinonimi e ci confermato da una nota da lui apposta
nel Vat. lat. II458, c. IIV: in exemplari vetustissimo deficit una pagina. Traversari ep. 43 col. 81 vale, mi pater; plura namque, ut cemis,
pagina impleta non capit: espressione analoga a quella poggiana cito
sopra. Poliziano misc. I 25 p. 557: il capitolo dedicato allo spostamento di un fascicolo nel cod. P (Laur. 49, 7) di Cic. fam., spostamento che ha determinato un grave perturbamento negli apografi
umanistici: hic posterior, quem dixi, codex ita est ab indiligente bibliopola conglutinatus, uti una transposita paginarum decuria, contra quam
notata sit numeris, deprehendatur. Paginarum decuria espressione ricercata per quinternio (vd. p. 45): dunque pagina = charta. Si trattava in realt di un quaterno 1. L'espressione paginarum decuria ricompare anche in misc. II I, dove ripetutamente usata la parola
pagina, sempre col valore di 'carta': 8 ubi... evolverimus instar
trium paginarum . .. ; IO evolvamus igitur undecim ferme paginas ecc.
Pi vaghe alcune espressioni dell'epistolario: 6, 7 p. 183 describi
protinus egregiis et notis et paginis Herodianum curaveris; 8, 15 p. 249
necesse habui curare. " ut errata . .. primis ibidem paginis imprimerentur;
9, I p. 262 commentarios ... multiplici pagina surgentes. Nel Laur. 49.
9 di Cic. Jm., alla fine del quat. 14, c' un'annotazione require signum * ad finem octavae paginae che il Bandini e 1'Anziani giudicarono del Poliziano. Il segno corrispondente si trova alla fine
del quat. 15, dopo otto carte (Kirner cito p. 402S.). Annotazioni
simili a questa si leggono in un codice di plauto del sec. XV, iI
Barb. lat. 146, appartenuto, fra gli altri, al Pontano 2. Ne do un
esempio. A C. I 76v, per una trasposizione di bifolii nell'antigrafo,
a Trin. 854 segue Truc. 301ss.3: il copista, confrontando con un
codice della biblioteca regia di Napoli a noi ignoto, si accorse della
differenza ed annot sul margine esterno: hic (sic) usque ad z4m paginam aliter quam in codice regio. La za pagina C. 178r, dove finisce,.

l. G. Kimer, Contributo alla critica del testo delle Epistolae ad familiares di Cicerone, St. it. di fil. cIass. 9, 1901, 405.
2. Cf. Sabbadini, Storia 257S. La nota di possesso del Pontano riprodotta
in Ullman, Potltano's Handwriting. , .. It. med. e um. 2, 1959, tav. XXV, I.
3. Questa confusione tra Trin. e Truc., come ha mostrato il Questa (p. 47ss.),

identica a quella che si ha nel Vat. lat. 1629 appartenuto a Poggio, da cui dunque
il Barberiniano discende per il testo di queste due commedie.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANlSTI

col v. 460, l'intrusione del Truc. e riprende il Trin. col v. 977:


quindi la seconda carta senza contare quella di partenza. Pi tardi
il copista si accorse della natura dell'errore e annot sul margine interno di c. 176v: require in sequenti comedia, hinc ad 9 paginam, versus
post illum versum: hec perire solet (Truc. 300) et in fine: ubi perdiderunt (Truc. 301): il rinvio si riferisce a c. 186r, dove si trova il
verso citato del Truc. e subito dopo riprende il Trin. col v. 855:
sul margine il copista ha annotato: require in priori comedia ad 9 paginam hinc; si tratta senza alcun dubbio di 'carte', non di ' pagine "
ma c' inesattezza di calcolo perch le carte sono nove solo se non si
conta n quella di partenza n quella di arrivo.
Nel latino umanistico pagina pu anche avere naturalmente l'altro pi normale significato di 'facciata': cos nella definizione del
termine data dal Valla Consto don. 66 p. 58 paginam vocamus alteram

faciem, ut dicunt, folii, veluti quinternio habet folia dena, paginas vicenas 1. Indeterminato invece eleg. 6, 43 p. 222 nisi dicamus evolvi
libros propter numerum paginarum. Pagina la ' facciata' nelle postille
petrarchesche citate sopra (p. 29) e quindi, probabilmente, anche

infam.20, 13, 145 possem sacramentis paginam implere: simile l'uso di


pagina in Salutati ep. IV p. 157 quid de te sentiat, tractu longiuscule
pagine demonstravit. In Guarino mi sembra che pagina abbia sempre
il valore di 'facciata': ep. 141, 28 voluminis forma in angustum quam
lata, ut eius in paginis ternae tendantur columnae (cf. p. 55); 366, 9 et
proftcto, ni lynceos aliquunde compararet oculos, impossibile foret litteras
quarundam paginarum perspicere; 742, 18 in ima paginae margine tuum
subscribis nomen; 806, 48 eomplures lectitans paginas. Il significato di
, pagina' evidente anche in Traversari ep. 277 col. 368 (descrizione
<lel Laur. 32, 9) XXXIX lineis quaque pagina signatur (per linea cf.
p. Il2) 2. Si noti che invece Poggio, nella descrizione di un codice di Cic. de or. (vd. p. IlO), d il numero delle righe non di
ogni pagina, ma di ogni eharta, cio, dato che charta non ha mai il
significato di 'pagina' e considerato anche l'elevato numero di
righe (1l2), certamente il numero di righe compreso in due facciate.
l. Il Valla polemizza contro l'uso medievale di pagina per 'documento':
in questo senso l'umanista usa chartula (vd. p. 32). Nel definire il termine il Valla
ha probabilmente presente Isid. orig. 6, 14. 6 foliae librorum . .. cuius partes paginae
dicuntur. Per facies vd. p. 40s.
2. Per pagina nel Traversari cf. anche ep. 508 col. 622 cito a p. 62S.

CODICE E LIBRO A STAMPA

39

p a g e Il a : credo che questo termine, oltre che come dimi-

nutivo, sia talvolta usato dagli umanisti come sinonimo di pagina.


Raggruppo gli esempi in due classi: nella prima i diminutivi sicuri,
nella seconda i casi incerti.
I) Poggio ep. 3, 3 p. 189 sunt plures qui e vestigio, eum legerint
-unam aut alteram orationem TuIlii vel Terentii pagellam, existimant se
()ratores: il diminutivo accentua il tono sprezzante della frase; ep.
p. 301 Wilm. sed vale, deficit pagella, nam sumpsi modieum papirum,
existimans non inventurum me quid scriberem: il chiarimento modieum
papirum mostra trattarsi di un vero diminutivo.
2) Per il Poliziano pagella, come pagina, indica la carta, non la
facciata: mise. I 23 p. 553 sed et Veronae mihi pagellas quaspiam antiquissimi item voluminis Bernardinus quidam... eommodavit: si tratta
di un codice di Marziale non identificato; difficile dire se con il diminutivo il Poliziano voglia alludere alle piccole dimensioni dei
fogli del codice. Molto simile il caso di mise. I 73 p. 641 nonnullas
quoque ex eodem fragmento Pomponius Laetus... sibi pagellas retinuerat. Anche qui si tratta di fogli staccati di un codice antichissimo,
ma in questo caso le pagellae sono giunte fino a noi: sono quelle del
celebre Festo Farnesiano e misurano mm. 270 X 205; non molto
grandi quindi, ma neppure tanto piccole: negli inventari del tempo
il Festo sarebbe stato probabilmente definito un volumen mediocre
(vd. p. 48). Per questo stesso codice abbiamo un'altra indicazione
che sembra riferirsi alle dimensioni e appare opposta a quella del
Poliziano: il quat. XVI, per noi perduto, si ricostruisce dagli apografi umanistici: a p. 502 L. c' una lacuna e i due codici contrassegnati con le sigle Y e V la notano con queste parole: desunt eartae
sex magnae 1; e si tratta di fogli che il Poliziano chiamava pagellae!
anche abbastanza sorprendente trovare in una nota del genere
questo accenno alle dimensioni delle carte cadute; forse allo scopo
di dare un'idea pi precisa dell'ampiezza della lacuna. Analogamente
gli apografi del codice di Hersfeld di Tacito segnalano una lacuna
coi termini pagellae, parvae pagellae (cf. p. 36): alcuni fogli del codice
di Hersfeld si sono conservati nel cod. Aesinas e misurano mm. 220

1. Si noti che nel testo il Lindsay scrive fra parentesi: (desunt sexfolia); 6 fogli =
24 colonne. Ma nella numerazione delle colonne il Lindsay assegna alla lacuna solo
16 colonne = 4 fogli.

40

Il lESSICO FilalO GICO DEGLI UMANISTI

X 273 (Robinson 16): anche questo dunque un codice non piccolo~


piuttosto di dimensioni medie. stata anche fatta l'ipotesi che questa
nota degli apografi non si riferisca alle condizioni dell'Hersfeldensis stesso, ma riproduca semplicemente una notizia che si trovava sul
codice antico e riguardava lo stato di un precedente manoscritto(Robinson 13). Tornando al Poliziano, va osservato che in tutti
c due gli esempi citati egli indica con pagella fogli staccati superstiti
di codici antichi; probabilmente l'uso del diminutivo ha un valore
stilistico e serve ad accentuare l'impressione di questi pochi e miseri
fogli sparsi, del frammento.
Altri esempi di pagella: Francesco Pucci in Poliziano ep. 6, 4p. 172 habemus in manus quotidie. .. hunc librum, legimus, decantamus,
ediscimus, ac nulla iam pagella est quam non decies revolverimus; Pietro
Crinito in Poliziano ep. 12, 21 (22) p. 404 haec igitur Politiani manu
inter exchartabula 1 quaedam deprehendimus. .. Subiiciam autem ut in pagella erant.
f a c i es: secondo il Lehmann, Blatter 44 termine in usoper 'pagina' in Italia, sebbene si sia potuto introdurre sporadica-o
mente anche altrove: usato nella latinit italiana degli scribi e bibliotecari, frequente negli inventari del sec. XV 2 ed passato
nell'italiano moderno come' faccia' e 'facciata '.
Valla Consto don. 66 p. 58 paginam vocamus alteram faciem, ut dicunt, folii: l'inciso ut dicunt mostra che l'umanista ha accolto nel suolatino una parola dell'uso comune. Simili espressioni parentetiche:
contraddistinguono spesso l'introduzione nel latino umanistico di
una parola che non ha i crismi della classicit o dell'equivalente volgare di un termine latino: ad es. Petrarca fam. 18, 5, 3l alii, ut vulgari verbo utar, illuminant; Guarino ep. 456, 45s. aliquas quoque librorum fibulas, quas scuta vocant, mihi mitteres vellem; 192, 7 Flavium
tlostrum, quem Blondum vocant; Poggio ep. 12, 30 p. 173 Vespasianus
cartolarius, ut dicunt. La stessa preoccupazione di giustificare con un

I. Si noti il neologismo exehartabulum, forse un tentativo di rendere il terminevolgare 'scartabeglio': Vespasiano, Vite, Poggio 2: Trov sei orazioni di
Cicerone e, secondo che intesi da lui, le trov in uno convento di frati, in uno
monte di scartabegli, che si pu dire ch'elle fussino tra la spazzatura ; cf. seartabelius (Wattenbach 178 n. 5; Du Cange s. v.).
2. Inv. Mansueti 326 iII prima facie est UtII4S homo pietus; 389 habet sex eolumnas
pro qualibet facie.

CODICE E LIBRO A STAMPA

inciso l'introduzione di un termine volgare mostra anche fra' Leonardo di ser Uberto da Firenze, l'autore dell'inv. Mansueti; ogni
volta che usa il termine stampa aggiunge espressioni come ut vulgoloquar, ut dicitur, ut vulgo dicitur (cf. p. 78) 1. A. Decembrio, polit.
27 C. 78r, deplora l'uso di parole volgari e non attestate nei classici
e soggiunge: quin ipse Cicero, cum in sermones aliquando duriores excidere necesse sit quibus abhorruit antiquorum auctoritas, verecundas quasdam in]rt excusationes ut ' sic aiunt, sic vocant, ut vulgo ]rtur '.
Traversari ep. 272 col. 357 quid... volumen illud Conciliorunr
contineat. .. scire cupis. .. Continet in prima facie Pauli apostoli statuta
brevia numero XV et hinc communia Petri et Pauli alia XV.
In ep. 275 col. 363 il Traversari, descrivendo lo stesso codice, parla
invece di prima frons libri (statim... in prima fronte libri eminent statuta
Petri et Pauli apostolorum nomine inscripta). L'espressione f r o n s l i b r i in
et classica indicava il margine superiore e inferiore del rotolo (Birt 67
e 365; cf. dello stesso Die Buchrolle in der Kunst, Leipzig 1907, 236; Thes.
/. L. VI 1362, 84; Arns III) o anche il principio del libro (Ov. tristo I,
7, 33 sex versus in prima fronte libelli / si praeponendos esse putabis; Thes.
l. L. VI 1363, ross.). In et umanistica usata spesso a indicare !'iniziodel libro: Poliziano ep. II, 6 p. 334 sed vitiosas deprehendi syllabas inquis
in nostris versibus. Rogo quas? An eas forte dices quas in fronte ipsa statim,
sicut alia errata librariorum, collegimus? (allusione ai due foglietti di Emetldationes ai Miscellanea che il Poliziano fece stampare in un secondo tempo;.
vd. Perosa nr. 29-30); II, 25 p. 362 quod et hoc pulcherrimum in fronte libr;
Graecum epigramma ostendit; Iacopo Antiquario in Poliziano ep. 6, IO
p. 186 (a Marsilio Ficino) libros quos graveis et copiosos de vita nuper
dedisti accepi. Prima eorum frons et indicium plurimum invitarunt ut capita
decurrerem; E. Barbaro cast. Plin. c. a2V sunt et alia quae praefari nos oporteret,
sed ea in calcem operis ex industria contulimus, ne in fronte posita modult1
excederent.

l a tu s 'pagina' si incontra fuori dell'ambito umamstlco.


Gli esempi sono stati raccolti dal Lehmann, Blatter 43 (cf. anche
Wattenbach 187): per uno di questi, un passo di una lettera di Vespasiano scritta per lui da Donato Acciaiuoli vd. p. 196.
c o l u m n a, c o l u m n e Il a : anche di questi termini il LehL cf. Hier. praef. vulg. Iob ex Hebraeis exemplaribus: habeallt qui vollmt
veteres libros ve! itl membranis purpureis auro argentoque Jescriptos, vel uncialibus, u t
v u I g o a i u n t, litteris, onera magis exarata quam coJices.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

mann (Bl'tter 7 e 5ISS.) ha tracciato la storia: la riassumo qui brevemente. Mentre nell'antichit le espressioni usuali per 'colonna'
di scrittura erano pagina, paginula, pagella, columna deve essersi introdotto assai tardi: il Thesaurus non ne reca alcun esempio, ma ce
ne sono due di columella, entrambi di Rufmo (Thes. l. L. III 1735,
46ss.). Columna diviene frequente dal XIII sec. in poi (l'et gotica
ama la disposizione del testo su due colonne).
In et umanistica columna (columnella) termine usuale per
, colonna' di scrittura. Abbreviato col. compare spesso nei rinvii
che il Petrarca annota sui margini dei suoi libri; come abbiamo
detto, egli numera da uno a quattro le colonne di ciascuna carta:
nota al Paris. 5816 dell'Rist. Aug., c. 7r post, proximo c. col. 3" in
medio (Nolhac II 54); nota al Paris. 5690, c. 188r (Liv. 22, 49, 15)

huic tamen coniecture obstat quod est infra, prope finem libri huius, antepenult. col. in principio (Nolhac II 28 n. 2); cf. anche le postille citate
a p. 29s. Guarino ep. 141, 29 (vd. p. 55); Poggio ep. 3, 17 p. 217
in tuo Cornelio deficiunt plures chartae. .. et in decade integra columnella; P. C. Decembrio, descrizione dell'Hersfeidensis di Tacito: opus
est foliorum XII in columnellis (Sabbadini, Storia 205).
Nell'inv. Mansueti usato il termine columna (I, 2, IO, 25, 26
ecc.), in quello della biblioteca viscontea colognellus: 864 in versibus
et duobus colognellis; 874; 877; 884 scriptus ad duos colognellos; 886 de
duobus colognellis.
FASCICOLO

Gli umamstl usano indifferentemente i termini quaternio, quaternus, quinternio, quinternus e sexternus nel senso di 'fascicolo',
, quaderno', senza necessario riferimento al numero dei fogli: ad
es. Poggio, parlando di un fascicolo di antiche epigrafi da lui trovato in Germania 1, lo chiama una volta quaternio (ep. IO, 16 p. 35
cito a p. ), un'altra quinternio (ep. IO, 17 p. 38 cito a p. 46); il Traversari lo indica con quaternio (ep. 393 col. 512 cito a p. 126s.); in
misc. I 25 il Poliziano con paginarum decuria (= quinterno) si riferisce a un quaterno (vd. p. 37). Lo stesso uso generico di questi
termini si riscontra anche fuori dell'ambito umanistico, ad es. nel-

I.

G. B. De Rossi, Inscr. Christ. urbis Romae II

!ISS.

CODICE E LIBRO A STAMPA

43

l'inv. Visconti: 764 quinterni duo quorum primus est Jliorum quinque et secundus Jliorum trium; 352 et in ipso volumine est unus quaternus in papiro (= Paris. lat. 4969: il fascicolo cartaceo qui chiamato
quaternus un senione); 804 Iosephus hystoriographus non ligatus sexternorum decem et Joliorum duorum (= Paris. lat. 1615 composto di
dieci fascicoli irregolari - quaternioni, quinioni e senioni - e di un
binione) 1.
I termini quinternio (-nus) e quaternio (-nus) compaiono frequentemente nelle ordinazioni di pergamena. La pergamena poteva essere venduta in pezzi, in pelli o in quaterni (Wattenbach 129): in
questi casi, trattandosi di commercio, il numero di fogli ha importanza e i termini avranno significato meno generico. Poggio ep. 2,
23 p. ISO cupio habere ... membranas, quaterniones XX mensurae Jolii 2; 2, 26 p. 153 egomet autem perquisivi hic membranas et ad XIIII
quaterniones confeci . . , Viginti vero alios quaterniones etiam mittas volo;
2, 36 p. 171 ex VIIII quaternionibus nullum volumen potest confici;
vellem alios novem aut decem; 2, 33 p. 165 cura . .. ut habeam reliquas
(se. membranas) pro Verrinis ... [tem perfice quinterniones quos paulo
antea scripsi nec adeo sis molestus opijcibus illis ut tecum irascantur.
Excedant paulum communem pulchritudinem et id satis est mihi, postquam nequit aliter fieri; 3, l p. 187 cura ut habeam Agellium et XX
quinterniones membranarum ad mensuram Jolii; Guarino ep. 423, 9
(vd. p. 52).
Il libro veniva scritto sui fogli sciolti e legato solo alla fine (vd.
p. 64); a volte anche il modello non era legato e i fascicoli venivano distribuiti fra pi copisti che lavoravano contemporaneamente
alla copia (vd. p. 196).
L'uso di segnare i cosiddetti 'richiami' alla fine di ogni fasci-

I. Qualche volta per le indicazioni dell'inventario corrispondono pi esattamente alla reale struttura del codice: inv. Visconti 908 quaterni quatuordecim (=
Paris. fr. 343, composto in effetti di quattordici quaternioni); 823 Aristote1es de
animalibus ... in sexternis XXIII (= Pans. lat. 6789, 23 senioni).
2. Quaterniones XX viene ad essere un'apposizione di membranas: pi normale
sarebbe stato membranarum quaterniones come in ep. 3, I p. 187 cura ut habeam . ..
XX quinterniones membranarum ad mensuram folii. 120 quaterni di ep. 2, 23, secondo
l'Ullman, potevano esser chiesti per le Verrine della cui trascrizione Poggio si
stava allora occupando e in effetti il Riccard. 499 delle Verrine, a lui appartenuto"
ha 165 carte, solo 5 pi di 20 quaterni, anche se in realt scritto su 16 quinterni
e parte di un quaterno (Ullman, Origin 39).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

colo ricordato dal Poliziano, che vi cerca la spiegazione di una.


corruttela: mise. II I, 21 quod autem bis paucula illa quae diximus verba
reperimus, causam puto hanc esse, quod imperitus ille librarius etiam illa
quae singulis paginarum decuriis veluti signa consequentium subscribi solent in contextum ipsum recepit orationis.
Nell'uso dell'uno o dell'altro termine ad indicare i fascicoli del
codice le preferenze variano da umanista a umanista: il Salutati usa
quaternio, quaternus e il diminutivo quaternulus; nel suo epistolarionon compaiono mai invece i termini quinternio, quinternus. Poggiousa pi spesso quaternio, ma anche quinternio. Nell'epistolario di
Guarino compaiono solo quinternio e quinternus, nel Traversari qua-o
ternio e quinternio, nell'Aurispa quinternio. A. Decembrio afferma che
a quaternio e quinternio, che propriamente sono termini militari,
vanno preferiti quaternus e quinternus: polito 27 c. 66v quaternio et
quinternio propriae vetustaeque militares sunt appellationes, non volurninum seu libellorum, qui melius pro communi usu quaterni quinterniquedicuntur (l'affermazione posta sulla bocca di Guarino, ma non
trova riscontro nell'uso di questo). Il Poliziano evita l'uso di quinternio perch non testimoniato nel latino classico e ricorre all'espressione paginanun decuria.
q u a t e r n i o: compare per la prima volta nell' Edictum de
pretiis di Diocleziano (301 d. C.). Gi nella tarda antichit pu indicare anche solo l'unione di pi fogli, senza riferimento al numero:
nell'Orosio Laur. 65, I (sec. VI) il copista ha annotato al quat. XVI:
iste quaternio quinque folia habet. Nel medioevo ci sono anche esempi
di quaternio per un intero manoscritto o per un solo foglio (Wattenbach 178; K. Preisendanz, RE. XXIV I, 848,5ss.). Salutati ep.
III p. 5 I I reminisci debes . .. qualiter tecum conquestus sum unum epistolarum mearum quaternionem michi fuisse scelere furtivo subtractum; III
p. 514; Poggio ep. 2, 5 p. 94 redditi sunt libri . .. et item quaterniOtleS
tui; 2, 23 p. ISO (vd. p. 43); 2, 26 p. 153 (vd. p. 43); 2, 34 p. 16~
(vd. p. 182); 2, 36 p. 171 vellem ut illae (sc. membranae) quae sunt
ad modurn jOlii essent plures j nam ex VIIII quaternionibus nullum volumen potest confici j vellem alios novem aut decern; 3, 38 p. 286 (vd..
p. 53); 6, 7 p. 97 (vd. p. 68); IO, 16 p. 35 unum... tantum quaternionem haud magnum abiectum neglectumque repperi apud Cermanos
(cf. p. 42); Traversari ep. 305 col. 396 Cregorii Nazianzeni vitam
ut Craecam haberem cardinalis S. Angeli ficit diligentia: erat enim in
illo Cincii volumine quod ex Crypta Ferrata acceperat, post opera ipsius:

CODICE E LIBRO A STAMPA

45

Cregorii duosque quaterniones ad me misit solutos ex volumine, in quibus


ipsa vita habebatur; 379 col. 492 quaternionem quoque epistolarum nostrarum Parentis nostri manu et alium manu nostra breviorem quaeso ut
mittas; 390 col. 508 (cf. p. 141) quaternionibus in fine vix eonsistentibus;
393 col. 512 (vd. p. 126); 501 col. 618 (vd. p. 54).
q u a t e r n u s : sembra essersi introdotto nell'uso pi tardi di
.quaternio (Wattenbach 177). Ne ho trovato esempi solo nel Salutati: ep. I p. 253 cum sciam dominum Franciseum post primam editionem
Africam in unum quaternum reduxisse; II p. 471 (vd. p. 32 e 339);
III p. 514. Il Salutati usa anche qu a t e r n u l u s: ep. I p. 252legi totum
.carmen (1'Africa del Petrarca) quod michi undecim quaternulis transmisisti; II p. 357 ex quo te rogatum velim ut exemplatos (' trascritti ')
.quaternulos colligas; IV p. 38.
q u i n t e r n i o : non compare prima del medioevo (Du Cange
s. v.). Nel latino umanistico molto frequente, ma il Poliziano lo
evita perch non classico e gli sostituisce la ricercata espressione
paginarum decuria 1: mise. I 25 p. 557 (vd. p. 37); II I, 20 (vd. pi
oltre). Nel primo caso si trattava in realt di un quaterno ed anche
nel secondo il termine vale genericamente 'fascicolo': quindi neppure questa espressione va presa come precisa indicazione di un fascicolo di dieci fogli (per pagina 'foglio' nell'uso del Poliziano
vd. p. 37), ma, al pari di quinternio, ch'essa sostituisce, indica un
, fascicolo', quale che sia il numero dei bifolii di cui si compone.
Il Poliziano ammette tuttavia, pur giudicandolo 'audace', anche
l'uso di quinternio sul modello di quaternio che attestato in uno
scrittore elegante come S. Girolamo: mise. III, 20 transpositis a bibliopola paginarum decuriis, quas etiam vocare quinterniones audacter possis,
siquidem etiam quaterniones usurpavit Hieronymus 2, homo non in vita
Demria per 'quintemo, fascicolo' compare anche in una lettera di EuScutario al Merula neU'ediz. di Plauto, Venetiis 1495 (H I307S), c. F4V:
expunximus haud paucos errores et quasi spongia delevimus, quos operarii dormitantes
et mancipes inmriosi commiserant j qui non tantum faIsas dictiones pro veris dum pommt
praevaricati culpam commernere, sed et paginas extra regiones suas et chartas in alias dcalTias perverse translatas inseruerant, ut iam omnia essent confusa, ne dicam contaminata.
2. I lessici non registrano esempi di quatemio come termine librario in S. Girolamo: ho anche consultato lo schedario del Thesaurus col gentile aiuto di una
redattrice, la Dr. Keudel, che qui ringrazio. Quatemio 'fascicolo' testimoniato
in et tarda, ad es. in Rufm. apol. adv. Hier. 2, IO (PL. 21, 59IC); Mar. Merc.
Cyr. ep. clero 4 (PL. 4S, SuB); Cassiod. inst. div. 2, 12; Ven. Fott. Mart. praef. I 4.
1.

~ebio

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

sanctior quam in scriptis politior. E difatti il Poliziano usa una volta.


quinternio, tuttavia non in uno scritto destinato al pubblico, ma.
in una nota ad uso personale nella collazione del codice fiorentino
delle Pandette: primum volumen Pandectarum continet libros XXVIIII:

a xxxmo incipit secundum. Sed ante trigesimum est quinternio qui, ut


mihi videtur, statui debuit imprincipio. Sed haec puto bibliopolae culpa
(Maier 342). Guarino ep. 248, 24 eum commoneJacito ut mihi quinternionem quendam mittat Academici fragmenti quod illi diu misi; volo enim
una cum reliquis librum unum facere; 258, 6 (vd. p. 52S.); 316,31 habel>
volumen quorundam Ciceronis opusculorum, in quibus Academica sunt;
nescio qua pacto unus evanuit quinternio, dum totiens agitare supellectileln
compulsus sum; 318, IO quosdam ex eo (sc. Firmico) quinterniones ad te
volitare faciam; quidam enim transcribi facit manu periti librarii; 319, 2aliquos accepi a te quinterniones Epistularum Plinii; 320, 15 cras prima
luce curram in urbem ut extorqueam illum Firmici quinternionem; 408,
6 expectabam ut librarius absolutas redderet Epistolas tuas, quibus desunt quinterniones tres ut ad portum tandem perducat; 423, 9 (vd. p. 52)~
510, 25 (vd. p. 196 n. I); 879, 8 (invia al Tortelli alcuni quinterni
della traduzione di Strabone) quia vero librarius oblitus est ultima.

postremi quinternionis verba, quem ante misi, rogo ne sit molestum annotari ea facere, ut librarius coeptum prosequatur scriptum; 880, 2 mittl>
ecce quinterniones tres (della traduzione di Strabone); Aurispa ep.
17 p. 27 opus grande non est, sed solum quinterniones tres; Poggio ep.
2, 33 p. 165 (vd. p. 43); 3, I, p. 187 (vd. p. 43); IO, 17 p. 38 unicus
parvus est quinternio quem inter pulveres repertum in manicas conieci
cum libros quaererem apud Alamanos (cf. p. 42); Traversari ep. 151
col. 210 quinterniones duos alios scriptos de VI synodo mitto ei (ad Eugenio IV) offerendos. SUltt autem modo apud vos octo; 274 col. 361
duodecim quinterniones ex eis (sc. Vitis Patrum) transcripsi; 414 col. 533
Antonio dedi quinterniones duos, in quibus homiliae quinque continentur
Chrysostomi a me inter tlegocia nostra traductae in epistolam ad Timotheum primam: eas ceteris copulato: si tratta di due fascicoli dell'attuale
Conv. soppr. I VI 6 (gi S. Marco 574) della Nazionale di Firenze, il primo di cinque bifolii, il secondo di tre (vd. A. Sottili,
Rinascimento 16, 1965, 9s.); ci conferma il valore generico di
quinternio; Valla Consto don. 66 p. 58 quinternio habet folia dena.
q u i n t e r n u s : come quinternio non antico, ma attestato nel
medioevo (Du Cange s. v.). Ne ho trovato esempi solo in Guarino:
ep. 89, 32 de membranis quid scribam Diano nostro nescio, nisi pritls

CODICE E LIBRO A STAMPA

47

quid desit intellexero; tune enim seribendi materia erit, cum de.ficientium
quinternorum numerum didieero (si tratta probabilmente di ordinazione
di pergamena); 365, 4 gratum est quod de ta(bula in A. Gellium) quinternum factum esse seribis; 514, 3 e 8 libenter quinternos omnes eollegissem . .. Ipsos quinternos in unum eolligam (si tratta dei fascicoli di un
codice che aveva distribuito fra pi copisti; cf. p. 196 n. 1); 621, 42
quinternos illos quinque retinebo; 654, 5 ecce primum Epistularum
quinternum; 879, 4 ecce mitto partem alteram Strabonis (la sua traduzione) ... ; eum in praesentia quinternos supra quatuor mittam, sunt
apud me supra octo; 888, 16 (vd. p. 250s.).
s e x t e r n u s : Du Cange s. v. e Wattenbach 179 per il medioevo. Traversari ep. 167 col. 225 (vd. p. 20).

FORMATO

I due termini tecnici per ' formato' in uso nel latino umanistico
cos come negli inventari dell'epoca 1 sono volumen (pi frequente)
e forma, cui si accompagnano aggettivi come magnus, mediocris, parvus, longus e simili. In qualche caso, quando i codici descritti sono
identificabili, si pu vedere a quali dimensioni effettive corrispondano queste indicazioni. Faccio seguire un piccolo elenco di indicazioni di formato e delle corrispondenti dimensioni basato sui due
inventari da me esaminati 2 :

voI u m e n In agnu In (fo r In a In ag n a ): inv. Visconti: 203 =


Par. lat. 7323, mm. 452 X 315; 284 = forse Cod. Astensis, 435 X 305;
494 = Par. lat. 1989, 600 X 390; 546 = Par. lat. 2219, 535 X 255. Si
oscilla dunque tra un massimo di 600 X 390 e un minimo di 435 X 305.
inv. Mansueti: 6 = Roma, arch. di S. Maria sopra Minerva,
330 X 240; 46 = codice in vendita presso J. Rosenthal, 480 X 290; 47 =
Perugia, Bibi. com. 1049 (N I), 404 X 292; 369 = Per., Bibl. com.
N. F. 46, 430 X 275. Si va da 480 X 290 a 330 X 240.
1. Per la terminologia degli inventari del xv sec. relativa al formato vd.
Paoli II 95s.
2. Per l'inv. Mansueti l'editore stesso indica le dimensioni dei codici identificati. Non cos la Pellegrin: quindi dell'inv. Visconti ho potuto utilizzare solo i
dati relativi a codici di fondi per i quali esistono cataloghi a stampa che forniscono
le dimensioni.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

volumen mediocre (forma mcdiocris): inv. Visconti:


Par. lat. 2066. 380 X 250; 501 = Par. lat. 165'). 320 X 230; 509 =
Par. lat. 2103. 245 X 165; 513 = Par. lat. 2104. 300 X 210; 524 = Par.
lat. 1727. 330 X 210; 526 = Par. lat. 1757. 290 X 210; 539 = Par. lat.
2540, 320 X 215; 544 = Par. lat. 225 2 , 3 IO X 25; 588 = Par. lat. 3271,
305 X 215; 59 1 = Par. lat. 147, 335 X 240; 593 = Par. lat. 390, 340 X
220; 599 = Par. lat. 183, 320 X 220; 682 = Par. lat. 3302, 305 X 215;
684 = Par. lat. 411, 320 X 215; 685 = Par. lat. 426, 290 X 215; 725 =
Par. lat. 3236 A, 345 X 240; 744 = Par. lat. 2591, 305 X 190; 417 = Par.
lat. 1566, 245 X 170; 665 = Par. lat. 2322, 250 X 170; 690 = Par. lat.
2151, 275 X 185. Si va da un massimo di 380 X 250 a un minimo di
166

245 X 16 5.

inv. Mansueti: I = Perugia, Bibl. com. N. F. 22, 311 X 210;


57 = Per., Bibl. com. 273 (E 20), 255 X 190; 71 = Vat. Ross. 166,
276 X 173; 166 = Per., Bibl. com. 996 (M 19), 294 X 219; 200 = Per.,
Bibl. com. 1077 (N 28), 281 X 193; 202 = Per. Bibl. com. I071 (N
22), 270 X 180; 236 = Per., BibL com. 1173 (N 124). 254 X 180; 280
= Barb. lat. 2743. 335 X 240; 307 = Per.. Bibl. com. 57 (B I).
288 X 25; 426 = Per., Bibl. com. 1054 (N 6), 333 X 235. Si va da un
massimo di 335 X 240 a un minimo di 254 X 180.
volumen parvllm (forma parva): inv. Visconti: 70=
Par. lat. 2923. 230 X 160; 273 = Par. lat. 1142. 225 X 185; 664 = Par.
lato 2323. 250 X IS0; 674 = Par. lat. 627. 260 X 165; 676 = Par. lat.
16 36, 245 X 155; 722 = Par. lat. 651, 220 X 135; 733 = Par. lat. 2494.
250 X 155; 739 = Par. lat. 2867, 175 X f20. Si va da un massimo di
260 X 165 a un minimo di 175 X 120.
inv. Mansueti: 34 = Vat. lat. 8121, 223 X 158; 59 = Perugia.
J3ibL com. 1002 (M 25), 235 X 173; 120 = Per., Bibl. com. 681 (I
75), 190 X 135. Si va da un massimo di 235 X 173 a un minimo di 190
X 135.
Nell'inv. Mansueti un volumen valdc parvum misura mm. 162 X
II5 (174 = Vat. lat. 10277).

Da pergamene troppo grandi Poggio ricava, rifllando i margini, un mediocre volumen: mm. 370 X 260 (vd. p. 53).
Nella fabbricazione della carta il formato determinato dalle
dimensioni della forma con cui il foglio viene prodotto, chiamata
appunto forma (vd. ad es. Grapaldo 2, 9 c. 04v cito a p. 18), e varia
a seconda dell'epoca e dei bisogni. Per l'Italia una preziosa epigrafe
non datata, ma forse della seconda met o della fme del sec. XIV,
ci fa conoscere i formati delle carte prodotte a Bologna: 'imperialle' mm. 740 X 500; 'realle' 615 X 445; 'meane' 515 X 345;

CODICE E LIBRO A STAMPA

49

~ reute' 450 X 3I 5 (Briquet 2). Questi formati si ritrovano ancora nel 1579 nella tariffa della Gabella grossa di Bologna (Briqut 4).
I formati 'reale' e 'imperiale' sono ricordati dal Grapaldo,
che identifica il primo con l'antica charta Claudia e ci testimonia
che il secondo era il formato usato per i grandi corali da chiesa:
2, 9 c. 04v regalis (sc. charta) magnitudine reliquas apud nos antecelIit,
unde nomen sortitur, olim Claudia appellata (cf. Plin. nato 13, 79s.). At
Bononiae regali maior est imperialis, libris templorum ad musicam idonea 1. Il formato 'mezzano bolognese', che compare nell'inventario del patrimonio mediceo compilato alla morte del Magnifico
(Piccolomini, app. IV I uno libro schritto in carta pechora, in penna,
mezano bolognese ), ricordato anche dal Poliziano in un passo,
successivamente cancellato, di misc. II I, 20, dove dice che le paginae
di un suo codice o incunabolo di Cic. nato deor. sono medianae bononienses.
Il formato 'reale' e il 'mezzano' o 'comune' sono i pi diffusi nei primordi della stampa (Haebler 39). Essi compaiono frequentemente negli inventari sia per codici che per opere stampate: Piccolomini, inv. 22 liber qui inscribitur Dogmatica panoplia, in volumine
reali, in papyro; inv. 44 Antonii Sabellici historia rerum Venetarum,
impressa, in papiro, in volumine reali et viridi; inv. 70 tertia pars Thome
Valdrensis in menbranis, in magno volumine reali (questo esempio dimostra che le indicazioni di formato nate per la carta venivano applicate anche alla pergamena); app. IV 100 uno libro in foglio
reale, di carta bambagina et in forma) (= a stampa). Il formato
, reale' compare anche nel latino di un'epistola del Ficino, ma l'umanista si sforza di nobilitare il termine, che gli appariva evidentemente poco 'classico', e, certo sotto l'influsso dellt chartae regiae di
CatulI. 22, 6 e giocando sul precedente regi, lo trasforma in volumen regium: op. 896, I (presso Kristeller I p. CLXX) Philippus
Valor
Plotini textus Commentariaque regi transcribit volumine regio;
quinterniones iam tres atque triginta grandes sunt absoluti. Il grandes conferma trattarsi di un formato superiore alla media.
o

o.

lo In una lettera di Michael Humme1berger a Dietrich Ungelter di Ulm


(Ravensburg, 18 giugno 1518), pubblicata da A. Horawitz, Wieno Sitzo-Ber. ,
phil. - histo Cl. 89, 1878, I07s., si legge: o' o nec passim extare tales formas, quas
imperia/es vocant, putarim, nisi forsan Bononiae, ubi pro libris temp/orum ad musicas
notas inscribendas hieraticam chartam (cf. Plino nato 13, 74) faciunt.
4

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Formato comune': inv. Mansueti I in volumine mediochri, satis magno et alto... Est autem ad mensuram quasi folii communis, sea
aliquantulum longior (oggi a Perugia, Bibl. com. N. F. 22, mm.
310 X 210); 21 in volumine mediochri, paulo maiore quam communefolium (= H *5036, mm. 330 X 225); 27 in volumine mediochri~
quasi ad mensuramfolii communis aut paulo maiori (= H *10010, mm.
280 X 200); 28 in volumine mediochri quasi ad mensuram folii communis aut paulo amplius (= H *3004, mm. 335 X 225); 55 in voluminemediochri quasi ad mensuram folii communis (= H *6726, mm. 250 X
190); 67 in volumine mediochri, quasi ad mensuram folii communis (= H
5879, mm. 375 X 200); 166 in volumine mediochri, ad mensuram folii
communis (= Perugia, Bibl. com. 996 (M 19), mm. 295 X 220)~
cf. anche 13, 30, 52, 53, 54, 142. Queste indicazioni sono evidentemente assai approssimative: se per l'autore dell'inventario un
formato di 295 X 220 equivale al folium commune, tuttavia quasi"
ad mensuram folii communis anche 250 X 190, il che pu spiegare il fatto abbastanza strano che uguale o poco maggiore gli potesse sembrare 280 X 200. Quanto siano soggettive queste valutazioni dimostra inv. Visconti 495 Augustini prima pars expositionis superPsalterio voluminis communis (= Paris. lat. 1994, mm. 390 X 270).
Si trova negli inventari come indicazione di formato anche il
solo folium non accompagnato da nessun aggettivo: Piccolomini, inv.
695 Sophoclis Aiax Mastigophoris (sic) et Electra simul, in papyro . ..
in volumine folii; cf. anche inv. 696, 701 ecc. Il folium indicazione di formato anche nell' espressione membranae ad mensuram
(modum) folii o mensurae folii (cf. inv. Mansueti 53, 55, 67 quasi
ad mensuram folii communis) frequentissima nell'epistolario di Poggio.
in ordinazioni di pergamena; essa ricalca con tutta probabilit qualche espressione volgare: ep. 2, 23 p. 150 (vd. p. 43); 2, 26 p. 15J
(vd. p. 53); 2, 27 p. 155; 2, 36 p. 171 (vd. p. 44); 3, 1 p. 187 (vd.
p. 43). Le pergamene ad mensuram folii richieste nelle prime tre lettere dovevano servire per le Verrine e nella terza Poggio manifesta
l'intenzione di trascrivere su pergamene dello stesso formato le Tusculanae e il De fini bus in un volume e le Epistulae ad Atticum in un
altro. In ep. 2, 36 p. 171 ha ricevuto dal Niccoli un lotto di pergamene di dimensioni leggermente superiori a quelle avute in precedenza; le metter dunque da parte e porter a termine la trascrizione
delle Verrine, gi iniziata, usando altre pergamene acquistate a Roma
(vd. Ul1man, Origin 38s.). Secondo l'ullman (Origin 38s. e 44), il

CODICE E LIBRO A STAMPA

SI

codice delle Verrine ora il Riccard. 499, quello delle Ep. ad Att.
per cui Poggio chiedeva pergamene in ep. 2, 27 p. 155 il Laur. 49,
24. I due codici misurano rispettivamente mm. 285 X 190 e 290
X 215. Con tutte le riserve sulle effettive vicende delle pergamene
ordinate da Poggio, si pu notare che queste misure rientrano pressappoco nell'ambito della forma mediocris.
Un altro sistema per indicare le dimensioni del libro, che avr
in seguito larghissima diffusione, gi in uso in inventari del quattrocento, cio quello che fa riferimento alle plicature del foglio:
nel volume' in-folio' il foglio piegato una sola volta a formare il
bifolio del fascicolo (Piccolomini, app. IV 101 uno libro in foglio
bambagino ... in forma (= a stampa))) e 102; a. 1492); il volume
invece 'in quarto' se il foglio stato piegato due volte, e cos via:
Piccolomini, doc. XXVIII 2 P(apyrus). Eurypidis quaedam, Hesiodi,
Pindari et Theocriti, in 4 folio (a. 1510); inv. 694 Odyssea Homeri,
in papyro, volumine 4.; folii, (a. 1496), ecc.; inv. Mansueti 134 in
volumine parvo, ad mensuram quarti folii communis (cf. anche 135).
Nell'inv. Mansueti il folium commune un volumen mediochre, cio
corrisponde al formato medio, mentre il quarto del folium commune
un volumen parvum, cio corrisponde al piccolo formato; tuttavia
il nr. I I detto in volumine mediochri... ad mensuram quasi quarte
partis folii communis.
Va tuttavia sottolineato che l'attuale sistema di formare i fascicoli del libro mediante plicature del foglio dopo aver stampato sulle
due facciate del foglio intero le pagine del libro (due, quattro, otto,
a seconda del formato che si vuole successivamente ottenere) si introduce solo verso la fine del quattrocento. Prima, anche negli incunaboli, i fascicoli erano formati, come nei codici, da fogli piegati
in due e inseriti uno dentro l'altro a formare quaterni, quinterni
ecc. Quindi si stampavano sempre solo due facciate alla volta e ci
rallentava notevolmente il procedimento. Tuttavia, quando si voleva ottenere un formato pi piccolo, il foglio prodotto dalle cartiere veniva tagliato a met nel senso della larghezza e le due met
venivano poi piegate a formare il bifolio del fascicolo; per avere
un formato pi piccolo ancora, il foglio veniva tagliato nel senso
della larghezza e poi dell'altezza ed erano i quarti di foglio ad essere
piegati. Si poteva cos parlare ugualmente di in-folio, in-4, in-8'"
ecc., anche se il procedimento era diverso da quello attuale. Su tutto
questo vd. Ch. Mortet, Le format des livres. Notions pratiques suivies

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

de recherches historiques, Paris 1925, 33ss. Il Mortet cita come esempio pi antico delle espressioni 'in-folio', 'in-4' ecc. un catalogo pubblicato a Venezia nel 1541 da Aldo Manuzio il Giovane
e ritiene che tali espressioni siano nate solo dopo che si era introdotto,
negli ultimi anni del quattrocento, il moderno sistema di formare
i fascicoli mediante plicature del foglio. Esse proverrebbero dal1inguaggio dei tipografi. Dagli esempi da me recati (i pi antichi sono
ne1l'inv. Mansueti, 1474-78) appare che la loro introduzione molto
pi antica e forse anteriore al diffondersi dell'attuale sistema di plicatura del foglio. Si noti infine che tali espressioni sono applicate
sia a incunaboli che a manoscritti, sia a libri su carta che a libri su
pergamena.
voI u m e n : accanto al pi normale e diffuso significato di
, libro, codice " assume spesso, specie negli inventari 1, il significato
di 'formato', tanto che si pu giungere ad espressioni come inv.
Visconti 372 plurimi libri valde pelegrini in uno volumine mediocris
voI u m i n i s 2 in un solo tomo di formato medio . Per questo
significato di volumen vd. anche Paoli II 94S.
L'uso di volumen in questo significato non classico 3 abbastanza
frequente negli scritti di quegli umanisti che non hanno eccessive
preoccupazioni classicheggianti: Guarino ep. 423, IO cupio... ut
chartas illas ex Florentia ad vos Bononiam delatas diligenter inspicias,
earum genus mihi nunties, mensuram et quinternionum numerunt. Id mihi
erit gratissimum; nam si sunt voI u m i n i s (minoris) , ut spero, fortassis partem Bononiae tibi dimittam, qui mihi volumen quoddam transcribendum cures. Dopo voluminis ci vuole un aggettivo di grandezza,
ma non mi sembra che l'integrazione minoris del Sabbadini sia pi
giustificata di un'altra qualsiasi (mediocris, parvi, magni ecc.). Ibid.
258, 6 chartae ut parentur ad volumen transcribendum curabis... Ibis

L Ne abbiamo gi citati parecchi esempi. Naturalmente volumen non voce


cos specializzata come il nostro 'formato ' e pu ricevere talvolta anche aggettivazioni riferentisi ad altre qualit materiali del libro: inv. Visconti 16 mediocris
voluminis (operti corio rubeo; inv. Mansueti 97 in volumine parvo, sedgrosso (spessore);
Piccolomini, inv. 44 in volumine reali et viridi ecc.
2. Qui e altrove volumen compare nello stesso contesto in due significati: ho
messo in rilievo con la spazieggiatura quello di cui ci occupiamo.
3. Non escluso che si fraintendessero espressioni come GelI. 14, 6, 1 dat
mihi librum grandi volumine.

CODICE E LIBRO A STAMPA

53

ergo ad Franciscum chartarium et ad huius voI u m i n i s spatium octo


quinterniones fieri facito: evidentemente Guarino, come Poggio (vd.
p. 54), aveva accluso un foglio delle dimensioni volute e perci
scrive fa' fare otto quinterni di questo formato . Aurispa ep. 94
p. II7 est hic Martialis pulcherrimus, voluminis parvi; allo stesso modo
si dovr intendere volumen in ep. 7 p. 14 in Plutarcho sunt Parallela
omnia et liber est correctissimus et volumen magnum. Poggio ep. p. 305
Wilm. ego commendo diligentiam tuam quam sumpsisti in parandis membranis . .. neque questus sum de precio, sed dixi voI u m e n (' formato ')
videri mihi maiusculum. Ponere duas decades simul non placet mihi. Nam
quo latiora erunt spatia (' margini '), eo maius volumen. Volo singulas
decades esse . .. Si quidem iungerentur, esset pondus ineptum et magnitudo
inconcinna intractabilisque. Poggio giudica troppo grande il formato
delle pergamene procurategli dal Niccoli e respinge la soluzione di
mettere insieme due deche lasciando margini ampi da rifilare perch il libro risulterebbe troppo grosso (eo maius voIUluen). Come
risolse poi il problema lo apprendiamo da ep. 3, 38 p. 285s. prima
et quarta decades ab eodem sunt scriptae: volo separatim cO lligentur ; et
cum volumen chartarum sit magnum, volo ut circum amputentur quia
spacia (' margini ') consulto}eci latiora, quo ad mediocre volumen (' formato medio') reduci possent: id curandum est in quarta praesertim decade, quae paucioribus quaternionibus continetur. Evidentemente a Poggio spiaceva che il libro avesse un formato troppo grande rispetto
allo spessore. La prima e la quarta deca sono contenute nel Vat.
lat. 1843 e 1852 che, insieme col 1849 della terza, raccolgono tutto
ci che allora si conosceva di Livio in tre splendidi codici gemelli
(cf. p. 33s.). I margini sono pressappoco uguali in tutti e tre i
volumi (mm. 87-95 l'inferiore; 31-34 il superiore; 76-78 il laterale
esterno; 30-37 il laterale interno) e cos pure le dimensioni delle
carte (mm. 365-375 X 260-265); dunque l'opera di riduzione raccomandata da Poggio fu eseguita e possiamo assumere che mm.
370 X 260 circa fosse per Poggio un mediocre volumen. Nella stessa
lettera, pi oltre, Poggio scrive: te rogo ut pares mihi chartas maioris
paulo voluminis quam sint eae in quibus sunt prima et quarta decades.
Queste lettere ci danno un'idea del gusto raffinato con cui
Poggio curava ogni particolare dei libri che si veniva allestendo.
Lo stesso ideale di armonia fra spessore e dimensioni del libro si
manifesta in ep. 2, 26 p. 153 postulavi a te primo membranas ad mensuram folii; postea cum decrevissem orationes Tullii... tranrcribi, visum

54

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

est mihi maius volumen esse debere pro orationum quwtitate. Petivi ergo
et sub alia mensura maiuscula, cuius postea schedam, quam oblitus eram
intercludere litteris, ad te misi. Prima aveva chiesto 'membrane in-folio '; successivamente ha deciso di trascrivere le orazioni di Cicerone
e, data la loro quantit, gli parso che il formato dovesse essere maggiore per non avere un libro di spessore sproporzionato; perci
ha chiesto membrane di misura pi grande. La scheda era naturalmente un foglio delle dimensioni volute (cf. p. 30S). Ibid. II,
I p. S6 Biblia maioris voluminis 1. Traversari ep. 242 col. 317
textum Sententiarum non despero habiturum commodioris voluminis (<< di
formato pi maneggevole ) pretiique mediocris quam (= magis quam)
veneat (veniat ed.) apud vos; 3IS col. 413 volumen aliud, in quo Ptolemaei Musica lib. III cum commento Porphyrii subsequente et Plutarchus
De musica, in membranis, brevi aptoque voI u m i n e ; ibid. Gregorii
Nazianzeni rariora opera triginta in volumine aptissimo; si noti in questi
due esempi voI u m e n a p t u m 'maneggevole', come sopra
c o m m o d u m; 398 col. SI7 inquiri facias diligenter an inveniantur
Decretales in parvo voi u m i n e. .. rescribasque celeriter adposito pretio
et expressa qualitate voluminis (<< del libro ); Sal col. 618 (oratio)
non est multum prolixa ut tribus aut quatuor quaternionibus mediocris
voluminis capi possit.
Ora che abbiamo visto la larga diffusione di quest'uso di volumen nel latino umanistico (e ancor pi, al di fuori dell'ambito umanistico, nella terminologia degli inventari), possiamo ritrovarlo in
un passo molto noto della celebre fam. 4, I del Petrarca (r. 193ss.):
visul1l est michi Conjssionum Augustini librum, caritatis tue munus,
inspicere; quem et conditoris et donatoris in memoriam servo habeoque
semper in manibus: pugillare opusculum, perexigui voluminis, sed infinite dulcedinis. Il Fracassetti rende perexigui voluminis con di piccioletta mole ; ma meglio sar tradurre: un libriccino che sta nel
pugno, di piccolissimo formato, ma d'infinita dolcezza l>. Per il
motivo del libro piccolo, ma di alto contenuto cf. Salutati ep. III

1. Volumen pu avere lo stesso significato (ma potrebbe anche essere vo/umen =


liber) a proposito della stessa Bibbia in ep. II, 6 p. 63 Bibliam emi XXV aureis ...
neque eius voluminis magnitudo me terret; manebit mecum si eam noles. Non chiara
l'espressione di ep. 2, 36 p. 171 si aliqllid accidit in manus chartarum pro vo/wnine maiori, eas pro me sumito.

CODICE E LIBRO A STAMPA

ss

p. 220S. cito a p. 8; Guarino ep. 458, 39ss. suscipe . .. Aug(ustinu)m


De spiritu et anima, pusiIlum quidem corpore, ceterum tantis sublimem
viribus, ut nunc serpat humi, nunc caput attollat in sidera (cf. Verg.
Aen. 4, 177) e una lettera di Cencio Rustici (Bertalot 223) repertus
est etiam liber quidam volumine parvus, magnitudine autem eloquentie
prudentieque excellentissimus, Lactantius scilicet De utroque homine.
f o r m a: usato nel medioevo per 'formato' (Paoli II 94).
Frequente nei cataloghi: inv. Visconti 203 Affedol iudiciorum et consiliorum liber forme magne (=Par. lat. 7323, mm. 452 X 315); 417
Cregorius de consuetudine mediocris forme (= Par. lat. 1566, mm. 245
X 170); 665 Isidurus super Genesi mediocris forme (= Par. lat. 2322,
mm. 250 X 170); 722 MoraUa cum Epistolis beati Pauli forme parve
(= Par. lat. 651, mm. 220 X 135); vd. anche Pellegrin p. 21.
Nel latino umanistico: A. Decembrio polito 19 C. 42v illuc ex
cmnibus libris Leonellus Salustium attulerat, minima forma compactum;
M. Hummelberger, letto cito a p. 49 n. I. Probabilmente da
vedere questo significato tecnico in Guarino ep. 141, 27 voluminis forma in angustum (magis) quam lata, ut eius in paginis ternae
tendantur columnae. la descrizione del perduto codice veronese delle
lettere di Plinio. Ho riprodotto il passo come lo stampa il Sabbadini.
Ma l'integrazione magis non soddisfa: il senso, a mio avviso, dev'essere proprio il contrario di quello che si ottiene coll'integrazione del
Sabbadini: non il formato del volume pi stretto che largo l>,
ma il formato del volume cos largo che nelle sue pagine trovano
posto tre colonne di scrittura ; solo cos si giustifica l'ut consecutivo.
Guarino rimasto colpito dalla forma particolare del codice;
raro infatti che un umanista dia indicazioni di questo tipo sul rapporto tra le due dimensioni, larghezza e altezza, di un codice. Doveva essere un codex quadratus, formato tipico soprattutto di codici
molto antichi. Angustus vocabolo appropriato per le dimensioni
e in particolare per la larghezza (Thes. 1. L. II 62, 68ss.); l'opposto di latus (ad es. Cic. ac. 2, 92 magna parva, longa brevia, lata angusta) e Guarino gioca sulla contrapposizione fra i due termini.
In angustum forse rifatto per analogia su espressioni come in longum, in latum ecc. (Thes. l. L. VII I, 746, 79ss.) e significa dal Iato
stretto, nel senso della larghezza . Fin dall'antichit quam col positivo
di un aggettivo poteva sostituire il superlativo (dapprima come
esclamazione; pi tardi va perduto anche il tono esclamativo: Hofmann-Szantyr 164). Quest'uso compare anche nel latino umani-

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

stico 1, sebbene gli umanisti teorici dello stile lo cO'idannino 2. Dunque quam lata = latissima e possiamo tradurre: il formato del volume dal lato stretto quanto mai largo .

MINIATURA

Il libro veniva trascritto sui fogli sciolti e il copista lasciava gli


spazi per le iniziali da miniare; quando la trascrizione era terminata
si provvedeva alla miniatura e legatura: Poggio ep. 3, 38 p. 285
laetor te habuisse decades meas et Agellium: volo minientur et ligentur:
le decadi sono attualmente i Vat. lat. 1843, 1849, 1852 (cf. p. 335.),
dalle iniziali elegantemente miniate in oro filettato di rosso su fondo
blu a bianchi girari; 4, 17 p. 33 8 ego . . , iam habeo ad centum septuaginta (sc. epistolas Hieronymi), quas mittam ad te, cum redieris Florentiam, miniandas ligandasque; ep. p. 305 Wilm. mittam tibi, cum primum
invenero qui diligenter ferant, commentaria Caesaris, quae et miniari facias et ligari. Lo stesso avveniva anche per il libro a stampa: Matteo
Bosso in Poliziano ep. 7, 9 p. 205 tum mihi saepe et amice illud suasisti,
ut nostra Salutaria gaudia imprimenda proferrem. ,. Impressa itaque sunt
et uno veluti partu volumina supra sexcenta in lucem edita sunt; de quibus
unum trasmittimus tibi . .. Quoniam vero nullis ornamentis adiunctis, sea
qualis duntaxat evasit ab arte, purus et nudus, proficiscitur ad te libellus,
L E. S. Piccolomini, Briefw. I p. 359 intuens igitur Eurialum quam sepe
transeuntem Lucretia ... ; Panormita in Poeti latini dci Quattroemto, Milano-Napoli
1964, p. 18 (Carmina varia I, 106) ergo vale, et nostro seribis si quando Guarino, I quam
salvum nostro nomine redde virum.
2. Valla eleg. I, 17 p. 22 (tit. De per' et ' quam' cum gradibus) idem . .. ponderi;
in eompositione habent ' per' et ' quam " sed alterum positivi proprium est, alterum superlativi. .. neque si quid aliter penes authores reperiatur mihi obesse debet, qui no" legem scribo quasi ntmquam aliter .factum sit, sed quod frequetltissime .factitatum est, praesertim a Marco Tullio Marcoque Fabio j apud quos si quando reperiatur quam' cum
positivo pro va/de' aut alm superlativo pro quantum " ausim a.ffirmare mendose
scriptul1l ecc.; A. Decembrio polito 29 c. 94v 'per' 'valde' significat et 'quam',
sed quam' vehementius est. Nam 'per' positivis adiungitur, ut perpulchra dona',
quam' superlativis, 1It' quam pulcherrima' ideoque cum adve.rbiis superlationis sepe-
numero ut 'cures quam studiosissime, quam diligentissime " Nam quod a Virgilio dicitur
quam dives nivei pecoris ql4am lactis abundans' (eel. 2, 20) putant quidam pro sllperlativis intelligi,. alii quam' pro qllantutll' simpliciter accipiendum. sicut tam' et
~ quam' relative eonseruntur.

CODICE E LIBRO A STAMPA

57

illum tu, Roberte, et ornare minio et amicire tegumento curabis, qui es


liberalis et dives. Si tratta della prima ediz. del De veris ac salutaribus
animi gaudiis di Matteo Bosso di Verona, Florentiae 1491 (H *3672),
che presenta, all'inizio del proemio e del dialogo (c. a3r e a5r),
gli spazi per le iniziali da miniare. Per gli incunaboli miniati vd.
pi oltre, p. 69.
I passi di Poggio citati appartengono tutti a lettere scritte da
Roma al Niccoli; come si faceva venire la pergamena da Firenze
(sopra, p. 14), cos mandava a Firenze i suoi libri per farli miniare
e legare. La rinomanza dei miniatori fiorentini era grande: un bibliofIlo come l'arcivescovo di Milano Bartolomeo della Capra mandava a Firenze un suo codice di Cicerone per farlo miniare (Bruni
ep. 2, IO p. 44s., indirizzata al Niccoli; Sabbadini, Storia 40 1): cum
igitur volumen habeat predare scriptum orationum Ciceronis contra Verrem et quarundam aliarum invectivarum, cupit ut capita cuiuscunque libri
splendore litterarum ornentur atque ea de causa Florentiam transmittit diligentie tue et artificio Sebastiani nostri. Il monastero camaldolese di
S. Maria degli Angeli a Firenze era celebre per l'abilit dei suoi
monaci nella miniatura (Dini Traversari 34ss., P. D'Ancona, La
miniatura fiorentina I 19ss.) e ne abbiamo un vivo riflesso nell'epistolario del Traversari: con l'ep. 235 restituisce a Leonardo Giustinian
un codice che quest'ultimo aveva inviato al convento per farlo miniare: col. 309 Mariottus noster mihi libellum abs te detulit, ut pulchre
quantum fieri possit in monasterio nostro. .. absolvendum curarem. Equidem. .. tanto id studio volui quanto maximo potui. Sed quum iam dejuncti sint hi qui erant huius operis maxime periti sintque superstites adolescentes qui proficiunt in eo quotidie studio, tuZi moleste satis quod minus
quam vellem polite opusculum illud exactum sito Accipies ex me adfectum potius quam rem; nam multum indolui quod ipse huic opificio nunquam operam dedissem,. cupiebam enim ipse mantI mea quod abs te scriptum fuisset ornare extremamque manum adponere. In altre lettere assistiamo a trattative per 1'acquisto di un azzurro di qualit scelta da
utilizzare nell'ornamentazione dei codici; il Traversari raccomanda
che sia bello il colore e che soprattutto la polvere sia sottilissima:
ep. 242 col. 317 (al Giustinian) eupio doceri abs te an sit penes vas eiusce
coloris qui azurrttm vulgo dicitur, transmarini scilicet illius optimi, copia
L Seguo il testo del Sabbadini. basato sul cod. Arezzo, Bibl. com. 14-5, c.
164-v e notevolmente diverso da quello del Mehus.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

.et quo item veneat (veniat ed.) et 1 quod sit electissimum pretio: quidam
.enim ex nostris adolescentibus pro monasterii consuetudine [et] 2 ornandis
voluminibus eleganter eo uti didicerunt, vellemque, si fieri posset, ve! unam
libram ipsius coloris nobis comparari, antea tamen pretium nobis signifi.cari, quod statim mittendum curabimus; 243 col. 318 (al Giustinian)
azurri quod sit lectissimi coloris et eximiae subtilitatis libram unam mitti
nobis cupio. Pretium quod ipse scripseris et cui iusseris dabitur. Tu velim
id cures diligentius, ut duo ista in illo praecipua sint, coloris gratia atque
subtilitas. Paullulum tibi ex nostro mittimus hisce inclusum literis, quod
est tenuissimum. Colore tamen quod ab (ad ed.) te mittetur praestare cupimus. Erit curae tuae ut id cautissime deferatur ad nos. Fuere semper in
nostro monasterio nec modo quidem desunt qui illo ornandis voluminibus
scitissime et venustissime utantur. Est quippe id ministerium otio religioso
non indignum. Sul termine' azzurro' vd. Wattenbach 368s.; per la
variet detta 'azzurro oltremarino' si veda l'anonimo trattato De
arte illuminandi del XIV sec., che espone anche il modo di macinarlo
e renderlo il pi possibile sottile 3.
Le miniature sono indicate col sostantivo m i n i u m. In et
dassica il minio era usato, nell'arte libraria, per i titoli e le rubriche
(Thes. l. L. VIII 1026, 83ss.; Ov. tristo I, I, 7 nec titulus minio ...
notetur; Plin. nato 33, 122 minium in voluminum quoque scriptura
usurpatur). In Traversari ep. 508 col. 622 (vd. p. 62S.) il termine
conserva il valore originario, tanto vero che egli usa come sinonime le espressioni ex minio ed ex rubro (si tratta delle iniziali e titoli
rubricati da apporre a un codice delle sue epistole). Ma il termine
pu avere in et umanistica, come gi nel medioevo (Wattenbach
347), significato generico e indicare miniature di qualsiasi tipo, anche figurate, senza pi riferimento al colore rosso 4; inv. Mansueti
I cum multis miniis inauratis, historiatis et floridis (oggi a Perugia,
Bibl. com. N. F. 22); 3 et habet pulcherrimum minium in principio
Regum, multis animalibus decoratum; 30 hie liber habet multa minia
aurea; 74 eum miniis de auro in principiis librorum (cf. anche 2, 5, 19,
I L'et mi sembra da espungere al pari di quello che espungo poco pi avanti;
il neutro quod sit electissimum si riferirebbe ad azurrum.
2. Per l'espunzione dell'et cf. ep. 243 col. 318 qui ilio ornandis voluminibus . ..
utantur, citata subito dopo.
3. L'arte della miniatura nel secolo XIV. Codice della Biblioteca Nazionale di
Napoli messo a stampa per cura di D. Saiazaro, Napoli 1877, 19 e 4955.
4. Cf. l'esplicito passo del Grapaldo a proposito di minio cito a p. 61.

CODICE E LIBRO A STAMPA

59

20,23,26, 34, 58,64,90, 125, 130, 153, 181, 185) e Filelfo ep. c. 73V

Satyrarum codex... est pulcherrimus cum litterarum notis tum miniis


et operculis. In A. Decembrio polito 3 c. 9V cito a p. 68 le lettere miniate sono indicate con litterarum picturae.
I titoli rubricati sono indicati con l i t t e r a r u b e a nell'inv.
Visconti: IO incipit in littera rubea: Publii Virgilii Maronis)) (cf.
anche 55); nello stesso inventario si trova anche rubrica (2 et incipit
in rubrica: Ars gramatice)); cf. 7, 79, 89), che per ha attenuato il
suo significato originario, perdendo il riferimento al colore rosso,
.come dimostrano espressioni del tipo di 136 incipit in rubrica et littera rubea, 823 incipit in rubrica de littera rubea, 833 qui incipit in ruhrica rubea (cf. anche 905 e 928). Per rubrica' titolo' cf. anche Salutati ep. II p. 301 scio quod de Greco in Grecum vulgare et de hoc in Aragonicum Plutarchum De hystoria XXXXVIII ducum et virorum illustrium interpretari feceris; habeo quidem rubricamm maximam partem.
Le illustrazioni dei codici son dette f i g u r a e : Salutati ep. II
p. 392 librum M. Varronis de mensuris orbis terre . .. , in quo sunt queJam geometrice figure (codice per noi perduto; cf. p. 138); Niccoli
omm. III b (Sabbadini, Storia 8) Iulius Frontinus Ce/so de agrorum
qualitate; qui liber est multis figuris Pictus ... Saeculi Fracci (cio Siculi
Placci) de conditionibus agrorum. Opus etiam figuris pictum (il codice gromatico qui descritto ora il PaI. lat. 1564); Raffaele Maffei da Volterra comm. urh. XXX (presso Mercati 95) mensuras limitesque agrorum
nunc actingam ex lui. Frontino et M. Iu. Nypso, quem figuris pulcherrime
<Jdnotatum mihi tradidit . . , Angelus Colotius; inv. Visconti 202 Aristatilis philosophia moralis in Galico cum figura unius doctoris in principio
hahentis ante se unum librum (= Paris. fr. 204; la miniatura di C. I
corrisponde alla descrizione del catalogo); inv. S. Domenico di
Perugia (Kaeppeli A 213) item Buccolica, Georgica et Eneidos Virgilii
... cum figuris ornatus; inv. Mansueti 34 in principio Sexti et in prin.cipio Clementinarum sunt pulcherrime figure pape, cardinalium et episcoporum (Vat. lat. 8121; le carte con le figure oggi mancano); 185
.eum miniis inauratis et valde ornatis cum figuris et foliis et florihus. Figura
in questi inventari sembra indicare in particolare miniatura con figura
umana 1. Sinonimo difigura p i c t ti r a : Aurispa ep. 7 p. 13 volumen . .. Athenaei Atheniensis mathematici cum picturis instrumentorum . .. ,.

I.

Un esempio di figurare' per' illustrare' in una lettera del Perotti a Vespa-

60

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

picturae non sunt satis aptae, sed facile intelligi possunt (Vat. gr. II64
di Ateneo meccanico); Traversari ep. 297 col. ~86 Archimedem se
habere de instrumentis bellicis et aquaticis cum pictura confessus est.
Nell'inv. Visconti compare anche il termine h i s t o r i a tu s, riservato a manoscritti ornati di miniature comportanti una composizine
con personaggi, scene ecc. (Pellegrin p. 22); cf. anche inv. Mansueti
I e 2.
Per 'miniare' troviamo usati i due termini m i n i o e i Il u m i n o : il primo il pi diffuso in Italia, il secondo comincia ad affermarsi, fuori d'Italia, a partire dall'XI sec. e si diffonde in Italia
nel XIII sec. per influenza francese; Salimbene da Parma, crono
p. 262, 23s. Scalia, dice di frate Enrico da Pisa: item sciebat scribere,
miniare, quod aliqui illuminare dicunt, pro eo quod ex minio libri illuminantur; cf. Dante Purgo II, 80S. (Paoli II 105, Wattenbach 363ss.).
Il Petrarca usa il verbo illuminare in una nota autografa su un foglio
di guardia della sua Iliade (Paris. lat. 7880, I; Nolhac II 166) domi
scriptus, Patavi ceptus, Ticini perfectus, Mediolani illuminatus et ligatus
anno 1369), ma quando si tratta non pi di una nota di uso personale, ma dell'elegante latino di una Familiare, introducendo questo
termine si preoccupa di aggiungere il significativo inciso ut vulgari
verbo utar (vd. p. 40s.):fam. 18, 5, 31 alii, ut vulgari verbo utar,
illuminant. Sull'uso che il Petrarca fa di questo termine possono aver
influito i suoi lunghi soggiorni in Francia. Il verbo illumino ha un
significato del tutto diverso e vicino all'uso classico (Thes. l. L.
VII I, 392, 20SS.) nella nota apposta da P. C. Decembrio sul foglio
di guardia dell'Odissea del Petrarca (Paris. lat. 7880, 2): F. P. decessit 1374 die 23 Iulii, dum volumen istud illuminaret (Nolhac II
167): il Petrarca morto mentre era intento a postillare quel codice. Cf. Gasp. Barzizza, letto al Corner in Sabbadini, Storia 82
quaedam. .. l u 111 i n a sel1tentiarum, ubi ve! aliqua obscura essent vel
minus anima adversa, collocarem e Guarino ep. 124, 28ss. nam, ut
vides, non modo ipsam (sc. pro Archia orationem) emendavi, verum
etiam quaedam adieci quasi l u m i n a quibus artis latibuIa i IIII strarentur.
Il termine pi diffuso in Italia era invece, come abbiamo
detto, 'miniare', minio, che dal significato minio tingere che aveva
siano (Vespasiano ep. 9, 15) "vorrei sapere se chost si trovcrrebbe chi potessescrivere et figurare bene quella Geometria et Musica .

CODICE E LIBRO A STAMPA

61

nell'antichit (Thes. 1. L. VIII 999, 245s.) allarga la sua area semantica fino ad indicare, come minium, ogni sorta di decorazione
dei codici, senza pi nessun riferimento particolare al colore
rosso. La storia del termine cos sintetizzata dal Grapaldo 2, 9 c.
06r: minium quoque in librorum seriptura usurpabatur, a Callia Atheniense primo in argentariis metallis inventum (Plin. nato 33, II3; cf.
anche III). Utimur et nos: hine miniari eodiees dieuntur eum litterae
in eis maiores non tantum ex illo, sed etiam ex alia materia diversieolores fiunt. un termine che compare spesso nelle lettere in volgare di
Vespasiano da Bisticci (ep. 16, IO; 17, 3 e 8 e 12; 18, 7; 30, 9) e,
in latino, nell' epistolario di Poggio, degli umanisti forse il pi vicino alla lingua parlata (ep. 3,38 p. 285; 4,17 p. 338; p. 305 Wilm.
citt. a p. 56). Anche il Petrarca usa una volta minio in varo 4 (vd.
p. 185). Minio e adminio sono termini in uso anche negli inventari:
inv. Visconti 310; 808 est totum adminiatum auro; 833 nundum admil1iatus; 850 adminiatus ad modum Parisinum; 918 adminiatus litteris
auri; inv. Mansueti 7 litteris valde pulehris et bene miniatis.
Si trova anche, nel latino non umanistico, il sostantivo a d m i n i a tu r a : inv. Visconti 93 I eum adminiaturis aliquibus deauratis et
aliquibus azuris; 964 eum aliquibus postillis et adminiaturis deauratis;
nota all'Ambros. L 91 sup., C. 60v iste liber Rhetorieorum M. T. C.
est mei Ambrosii de Crivellis emptus a Bertola de Cuticis pretio f II
ultra ligaturam et aminiaturam 1431 (Sabbadini, Storia III).
Altri umanisti preferiscono ricorrere per 'miniare' a perifrasi
pi eleganti e 'classiche'. Il Salutati accenna alle iniziali miniate
con queste parole (ep. III p. 572): eum libris quibus. " initiales littere
auro diversisque eoloribus adornate sunt; abbiamo gi visto orno minio
nella lettera di Matteo Bosso, splendore litterarum orno in quella
del Bruni (come in illumino, posto l'accento sullo splendore degli
ori e la luminosit dei colori) e il semplice orno (o exorno) nelle lettere del Traversari gi citate, cui sono da aggiungere: ep. Luiso 8,
33 fecit aestus molestissimus et imbeeilla valetudo fratris nostri, ne libellus ille Hyeronimi (sic) Contareni illustris viri haetenus sit absolutus
(' [mito di trascrivere ') ... Cum absolutus erit, quod prope diem futurum est, eurabimus ut ornetur quam fieri poterit accuratissime, lieet id
quidem erit perdiffieile. Namque Baptista diu abest, nee satis scio, cui id
munus iniungendum sit; ep. 303 col. 392 libellum Hieronymi Contarini
V. cl. fiater noster absolvit. Eum Miehaeli nostro... commendavi, ut
peregrinum illud exaeueret ingenium in eo exornando admonens; 305

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

col. 396 libellus Hieronymi Contareni 1. " dudum absolutus est ac venustissime ornatus. Dato che il Traversari usa normalmente orno per
, miniare', anche in hod. p. 30 traduximus Vitam Chrysostomi Pontificique ornatum volumen obtulimus, si tratter di un codice di dedica.
miniato. Per orno detto della decorazione del manoscritto cf. anche
Valla, soscr. al Vat. lat. 1801 della sua traduzione latina di Tucidide ~
nullus {codex)... ve1 scriptus ve1 ornatus est magnificentius; il codice,
esemplare di dedica per Niccol V, splendidamente miniato. Un
codice non ancora decorato detto i n o r n a t u s in una lettera di
Gasp. Barzizza al Landriani (Sabbadini, Storia 84s.) nunc ad te librum nudum ac inornatum mitto. Compare anche il sostantivo o r n atu s in una lettera di Guglielmino Tenaglia (Sabbadini, Storia 292) ~
munus abs te diutius dJlagitatum exhibeo (un codice di Quintiliano),
non ea fortasse scripturae ornatusque e1egantia decoratum sicut tua eiusveprincipis cui orator adsistis humanitas celsitudoque expostulat. In Aurispa.
ep. 12 p. 20 accepi Oratorem et Brutum, librum tanta diligentia, tanta.
cura ornatum, ut iam desperarim 7tpC; 't" cX.v't"L8wpov. Nam quod donum
huic contra comparem? Verum hoc potero: si non ita ornata, rara et forteunica dedam, si allude genericamente all'eleganza del codice. Per ornatus, orno riferiti alla legatura vd. p. 65.
Le iniziali miniate o rubricate delle varie sezioni del testo eranO'
chiamate nel medioevo litterae capitales (Wattenbach 345, 348, 359s.,.
363, 370, 563) o capitulares (Wattenbach 359, 362) o principales
(Wattenbach 363). Gli umanisti le chiamano l i t t e r a e i n i t i al e s (Salutati ep. III p. 572 cito a p. 61), P r i n c i p a l e s (Traversari ep. 502 col. 619 e 508 col. 622 citt. a p. 65 e qui sotto),
In a i o re s (Grapaldo 2, 9 c. 06r cito a p. 61). Tutti questi nomi
pongono 1'accento sul fatto che si tratta di lettere iniziali, tranne
litterae maiores che sottolinea il loro carattere di maiuscole.
A conclusione di questo capitolo sulla miniatura giover riportare per esteso un passo di una lettera del Traversari in cui l'umanista
d interessanti istruzioni per 1'allestimento di un codice del suo epistolario e in particolare per la disposizione e rubricatura di titoli e
lettere iniziali: ep. 508 col. 622S. epistolarum novarum libros quatuor
proxime misimus ad te... Sane volumus ut principiis librorum spatia
maiora sint, ut est solemne, et lineae quinque aut sex ex anteriore parte
paginae locum principali literae faciant, singulis autem epistolis {epistolae'
L

Conservo 1'oscillazione nella grafia del nome che trovo nel Mehus.

CODICE E LIBRO A STAMPA

ed.) lineae duae; namque singulis adponi ex minio 1 principales literas


placet, ut illae sunt Beati Ambrosii quas manu propria in monasterio
scripsimus. Piacet item ut inter epistolas linea una inanis relinquatur ubi
nomen eius ad quem sequens epistola dirigitur ex rubro ponatur vel communibus ve! maiusculis literis, ut v. g. Hieronymo fratri~. Quod si
minus quam dimidiam lineae partem finis occuparet praecedentis epistolae,
in eadem linea titulus ille poterit inseri... Et quum in uno eodemquelibro epistolae ad plures, seorsum tamen digestae, in eis maxime, quos
postea missurus sum, libris continentur, placebit ut fiat distinctio et, finitis
superioribus quae in capite libri praeponuntur, ex minio maiusculis literis
sequentium titulus inseratur in hunc modum: Eiusdem ad Eustachium
Abbatem Vallis Castri epistolae sitque prima litera modice reliquis maior.
Vides quae sit nostra intentio. Facito ut hanc librarius norit et opus adgredi studeat quamprimum. Il Traversari prescrive dunque che al principio di ciascun libro dell'epistolario si lasci fra lettera e lettera un
intervallo pi ampio (spatium evidentemente non qui il 'margine'
come negli esso citt. pi oltre, p. II3) e, sul lato sinistro della pagina
(ex anteriore parte paginae), uno spazio bianco di cinque o sei righe per
l'iniziale da miniare, mentre per l'iniziale delle altre epistole deve esser lasciato uno spazio di due righe. Fra una lettera e l'altra dovr rimanere in bianco lo spazio di una riga, dove verr rubricato, in lettere
maiuscole o minuscole, il nome del destinatario della lettera successiva, a meno che l'ultima riga della lettera precedente lasci lo spazio
necessario per la rubricatura. Quando uno stesso libro contiene
gruppi distinti di epistole indirizzate a diversi destinatari, la distinzione fra i gruppi dovr esser resa evidente da uno speciale titolo
rubricato a lettere maiuscole e da un'iniziale rubricata un po' pi
grande delle altre 2.
I. Per l'espressione ex minio c( Hier. praef. vulg. Esth.: alphabetum ex minio... fecimus.
2. Il codice curato dal monaco Michele vivente ancora il Traversari sar
forse da identificare con quel codice dell'epistolario conservato in S. Maria degli
Angeli e gi scomparso ai tempi del Mehus (Mehus, Vita IV) ? Questo codice conteneva appunto solo quattro libri e all'inizio della nostra lettera il Traversari afferma
di aver gi spedito finora quattro libri di epistole. Dopo la morte del Traversari,
il monaco allest per suggerimento di Cosimo de' Medici, una raccolta in 17 libri;
il suo codice oggi il Vat. lat. 1793 (Mehus, Vita m). L'ho esaminato: la disposizione delle iniziali e delle rubriche corrisponde solo in parte alle prescrizioni del
Traversari. Le iniziali di o~ libro, miniate in oro e a disegni floreali di vari co-o

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

LEGATURA

Dopo essere stato scritto, corretto e miniato sui fascicoli sciolti,


il libro veniva infine rilegato. In fam. 18, 5, 30ss. il Petrarca si compiaciuto di elencare, secondo la loro successione temporale, tutte le
operazioni che si svolgevano allora intorno al libro: sic apud nos
alii membranas radunt, alii libros scribunt, alii corrigunt, alii, ut vulgari
verbo utar, illuminant, alii ligant et superficiem comunt 1.
Come abbiamo gi visto (p. 57), Poggio spediva i suoi libri da
Roma a Firenze per farli miniare e rilegare. Una volta prescrive
di tagliare le carte tutt'intorno (ha lasciato apposta margini ampi)
per ridurre il libro a un formato pi piccolo (ep. 3, 38 p. 286; cf.
p. 53). Per 'legare' usa sei volte il termine I i go 2 e una volta
c o Il i go (ep. 3, 38 p. 286). In ep. 4, I p. 293 cito a p. 20 il legatore
di libri anche un venditore di pergamene (dunque un chartularius);
anche altre testimonianze mostrano che era spesso il chartularius o
bibliopola ad occuparsi della legatura dei libri (cf. p. 8IS.). Anche
il Petrarca, nella Familiare cit., in seno 13, IO p. 1021 (vd. p.
67), in varo 4 (vd. p. 185) e in una nota al Paris. 7880, I cito a p. 60,
usa ligo. Il Poliziano ricorre invece a un vocabolo pi ricercato e
, classico', c o n g I u t i n o : misc. I 25 p. 557 hic posterior . .. codex
ita est ab indiligente bibliopola conglutinatus, uti una transposita paginarum decuria, contra quam notata sit numeris, deprehendatur. La fonte da

lori, occupano cinque righe e quelle delle singole epistole due righe, ma queste
ultime sono fuori dal corpo della scrittura, sul margine, e non ex minio, ma in
blu. Inoltre solo talvolta si trova lo spazio di una riga e il titolo rubricato (in minuscole) fra epistola ed epistola e non sottolineata nel modo che indicava il Traversari la distinzione fra gruppi di lettere indirizzati a diversi destinatari.
L Non saprei dire a che cosa esattamente si alluda con supeljciem comunt:
forse alle borchie metalliche, alle gemme e simili con cui si arricchivano le legature;
oppure all'operazione di levigare con la pomice i bordi del libro, operazione che
veniva chiamata pumicacio (Wattenbach 342). Dalla struttura del periodo appare
comunque che un'operazione compiuta dalle stesse persone che si occupano della
legatura. Il NoIhac (I 70 n. 1) pone a confronto con l'enumerazione del Petrarca
un passo del Philobiblon di Riccardo da Bury: 8, I82SS. apuJ nos in nostris maneriis
multitudo non modica semper erat antiquariorum, scriptorum, correctorum, colligatorum,
illuminatorum et generaliter omnium qui poterant librorum servitiis utiliter insudare. Qui
l'ordine di successione miniatura-legatura invertito.
2. Ep. 2,38 p. 175; 3, 38 p. 285; 4, l p. 293; 4,17 p. 33 8 ; 6, 7 p. 97; ep. p.

CODICE E LIBRO A STAMPA

cui il Poliziano attinge questo termine probabilmente Ulp. dig.


32, 52, 5 sed perscripti libri nondum mal/eati vel ornati continebuntur
(sc. appel/atione librorum). Proinde et nondum conglutinati vel emendati
ontinebuntur. Sed et membranae nondum consutae continebuntur. Ulpiano
per usava tale verbo per i rotoli di papiro di cui si incollavano
insieme i singoli pezzi dopo che erano stati scritti (Wattenbach
175). Si noti che nel passo del Poliziano illegatore un bibliopola

,(cf. p. 8IS.).
In Traversari ep. 502 col. 619 cito qui sotto la legatura detta co m-

p a c t i o voI u m i n i S. Il sostantivo l i g a t u r a compare nella


nota all'Ambros. L 91 sup. cito a p. 61. La legatura o gli elementi
.di essa sono detti o p e r c u l a in Filelfo ep. c. 73V Satyrarum codex
. .. est pulcherrimus cum litterarum notis tum miniis et operculis 1.
Si trova anche il sostantivo o r n a t u s ad indicare probabilmente gli ornamenti della legatura in Traversari ep. 502 col. 619
scribes tu quoque ad illum diligenter omnem impensam, quid membranae,
<J.uid scriptura, quid principales literae, quid ipsa denique compactio voluminis et ornatus constiterint notans; cf. orno riferito alla legatura in
una lettera di Carlo Marsuppini in Aurispa ep. 90 p. II2 nec aliquid
his addendum video, nisi quod eum codicem quem ad nos nudum solutumque
misisti, tibi ligatum vestitumque remittimus; qui si pro voto tuo ornatus
.est, gaudeo.
La terminologia relativa alle varie parti della legatura ricchissima nella lingua degli inventari e dei documenti 2, trattandosi di
uno degli elementi pi vistosi e spesso preziosi del libro. Non altrettanto interesse per le legature hanno gli umanisti, che, in genere,
descrivendo un codice, si preoccupano assai pi di altri caratteri,
come la scrittura, l'et, la maggiore o minore correttezza e integrit
.del testo. Qui mi limiter ad esaminare, della terminologia relativa
~lla legatura, solo quanto pu servire a illustrare alcuni termini usati
dagli umanisti.
305. Wilm. la latinizzazione del volgare legare' che troviamo a pi riprese
nell'epistolario di Vespasiano (9, 5 e 7; IO, 7; 18,8; 30,9; rileghare' Perotti in
Vespasiano ep. IO, IO).
I. cf. Wattenbach 392 (da un testo del XVI sec.) hic eciam libros conventuales
retro carbones abiectos, in camera sacriste sub tecto stillante iacentes, recollegit et religavit
,ac clausuras et nova c o o p e r c u l a illis circumdedit.
2. Wattenbach 386ss.; Paoli II II7ss.; Fumagalli Xss. (cap. II Nomencla.tura medievale relativa alle leg~ture); Piccolomini, indice p. 139; Pellegrin 19s.

66

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

La legatura si componeva dei piatti e del cl ;:>rso. I piatti, per lo


pi di legno, sono chiamati negli inventari asseres, assides, tabulae;
gli umanisti danno la preferenza a quest'ultimo termine: Traversari
ep. 504 col. 620 aliud (sc. volumen), ni fallor, apud vos est Nazianzeni,
in quo plures longe sermones sunt quam in hoc, nigro opertum corio, habens extremitatem tabulae corrosam; Matteo Bosso, letto cito a p. 163 n. I.
n diminutivo t a beli a in Grapaldo 2, 9 C. 04r (libri) apud antiquos
binis umbilicis decorabantur . .. ; apud nos binis tabellis constricti additis
fibulis corio vestiuntur arte spetiosa insculpto. Le assi potevano essere
lasciate scoperte (la legatura aveva allora solo il dorso di cuoio:
inv. Visconti 6 in assidibus cum Jndo corii albi; 951 cum assidibus non
copertis cum cullata corii albi 1) o essere rivestite di cuoio o di altre
materie: tra gli umanisti ho trovato menzione di una legatura di
seta in Petrarca seno 13, IO cito pi oltre (cf. inv. Visconti 192 coperte seta alba; 234 coperti drapo sete rubeee [sic]; 301 coperti drapo site
azure abrocate auro) e di legature di cuoio (corium) , come nel passo
cito del Grapaldo e in Traversari ep. 274 col. 360 albo corio vestitum;
504 col. 620 nigro opertum corio. Espressioni di questo genere sono
probabilmente un'eco della terminologia degli inventari, dove sono
frequentissime (inv. Visconti 92 copertus corio azuro; 316 copertum
corio nigro crispo ecc.). n rivestimento delle assi detto te g m e n
o te g u m e n t u m 2: il Petrarca, seno 13, IO p. 1021, scrive che se
avesse potuto presenziare alla legatura di un esemplare del Canzoniere che manda in dono a Pandolfo Malatesta, il libro avrebbe
avuto un sericum tegmen, cio una lussuosa legatura in seta; P. C.
Decembrio in una lettera a Luigi Crotto (Sabbadini, Storia 306)
si lamenta che alcuni giudichino dell'eleganza di uno scritto
solo dall'aspetto antico del codice che lo contiene: qui de dicendi
venustate ista iudicant, si fumosa fuerint librorum tegmina, non autem
stilus ipse dulcis sit aut splendidus; A. Decembrio polito 3 C. 9v tabularum tegumentis (cf. p. 68); M. Bosso, letto cito a p. 56s. illum (sc.
libellum) tu, Roberte, et ornare minio et amicire tegumento curabis.
La legatura presentava spesso ornamenti metallici sui piatti ( bui l e t t a e in inv. Mansueti 8, c l a v i, c l a v a tu r a e nell'inv. Vil. Per fundus (fondus) cf. 'fondello ',funde11us (Paoli II 122). Per cullata,
termine di cui non ho trovato menzione nei trattati, cf. anche inv. Visconti 95.
32 3, 865, 955
2. Tegumentum 'legatura' gi in Cassiod. itlst. div. 30, 3.

CODICE E LIBRO A STAMPA

sconti) e veniva chiusa o mediante semplici corregge di cuoio (c o r r i g i a e) con puntale metallico o con serrami pi raffinati di vari
metalli. I fermagli son detti f i buI a e, 'fibbie', 'affibbiatoi',
, serrami " 'serratoi', 'lacci', 'azoli'; nell'inv. Visconti se r a t u r a e e r a m p i n i . Nel latino umanistico troviamo menzionate
le fibulae: Petrarca seno 13, IO p. 1021 si fuissem praesens dum in
libri formam ligaretur, et sericum tegmen et fibulas saltem argenteas
habuisset; Grapaldo 2, 9 c. 04r cito a p. 66. Particolarmente interessante Guarino ep. 456, 45ss. aliquas quoque librorum fibulas,
quas scuta vocant, mihi mitteres vellem formis et magnitudine varias et
quae magnis parvis mediocribusque codicibus convenirent; aliquas etiam
novas excogitares formulas vellem, ut hic videbis inclusam: non abnuo
et usitatas; l'inciso quas scuta vocant, confrontato con espressioni come
Flavium nostrum, quem Blondum vocant (cf. p. 40), fa pensare che con
scuta Guarino dia l'equivalente volgare di fibulae. Se u t u m compare infatti in inv. Visconti 821 copertus corio rubeo hirsuto cum duobus scutis argenti deaurati super assidibus cum vipera et arma communis
Perusii, videlicet unus griffOnus albus in campo rubeo. Il termine volgare
'schudito', che indicava gli ornamenti metallici dei piatti: Fumagalli p. XIII coverto de veludo carmexi cum quatro azuli et
quatro schuditi de ariento sovradoradi, belo da segnori (inventario
di Niccol III d'Este del 14-36); ibid. p. XXVII: l'orefice Amadio
da Milano, nel 1446 lavor 4 azuli e 4 schuditi e 14 razi fati per
Broche Ave Zuhane Batista da Urbino per Andrea Cartolaro per
meter a uno Libro chiamato Dante Coperto de veludo verde de lo
Illu. nostro S.. Nella descrizione dell'inv. Visconti detto chiaramente che i due' scudi' ornavano i piatti e in questi passi c' distinzione fra gli 'azuli', cio le fibbie che servivano a chiudere il
libro, e gli 'schuditi', applicazioni metalliche che decoravano i
piatti t. Pu essere che Guarino con fibulae indicasse l'una e l'altra
cosa e perci sentisse poi il bisogno di specificare quas scuta vocant,
quelle che chiamano scudetti, per dire che gli occorrevano non
fermagli, ma borchie. Anche il fatto che le richiede di forme svariate e originali e tali da potersi adattare a codici di varie dimensioni

l. Fumagalli p. XI Nel mezzo dei piatti pi spesso era uno scudetto d'argento
o d'ottone, che nei codici E~tensi rappresentava sempre l'arme del principe .

68

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

SI spIega meglio se si trattava di ornamenti metallici per piatti


piuttosto che di fermagli. Gli ornamenti dei piatti sono indicati
con u m b i l i c i e p h a l e r a e in A. Decembrio polito 3 c. 9v
una haec pars est . . " bibliothecae poliendae non omittenda, ut libri quarti
pulcherrimi sint et aptissima librarii manu descripti: non tamen omnis in
hoc politiae genere nec in umbilicis nitentibus aut phaleris litterarumve
picturis (i minii) et tabularum tegumentis nostra versatur intentio. Il
termine umbilicus compare nello stesso significato anche in una nota
del XVI sec. al Laur. 32, 46 di Teocrito (gi appartenuto al Poliziano, Maier 332), c. Ir: Angeli Politiani codex. Emi solutum l. 6 J"
Iora vero, umbilici, tabellae, corium, bibliopola constiterunt l. 2, d. 6.
Il codice presenta una legatura dell'ultimo quarto del XVI sec.,
evidentemente quella cui si riferisce la nota: i piatti sono costituiti
ognuno da due sottili assicelle (le tabellae, mm. 230 X 170) e sono
rivestiti di cuoio (corium). Su ogni piatto si trovano 4 borchie metalliche a forma di scudo (umbilici); il codice chiuso da affibbiatoi
formati da due strisce di cuoio intrecciato (lora).
Il libro non legato s o l u t u s, d i s s o l u t u s (Poggio ep.
6, 7 p. 97 si vis hos quaterniones ut sunt dissoluti, curabo ut ad te deferantur; sin vero expectare vis quod volumen perficiatur ac ligetur, age
ut libet l), oppure n u d u s (Petrarca fal1t. 18, 5, 46 de libro autem
hoc quid speres, ipsa te libri facies monebit: novus et nudus est et nullo
correctotis dente percussus; Gasp. Barzizza, lett.al Landriani cito a
p. 190; Matteo Bosso, letto cito a p" 56). I due sinonimi solutus e l1udus
e i rispettivi opposti l i g a t u s e ves t i t u s compaiono nella
lettera del Marsuppini cito a p. 65, dove probabilmente con ligatus
si allude alla legatura e con vestitus al rivestimento dei piatti (cf.
corio vestitum in Traversari ep. 274 col. 360 cito a p. 66). Un termine
dell'uso corrente doveva essere' squadernato ' che troviamo in una
lettera in volgare del Perotti in Vespasiano ep. IO, 23: el Polibio
mio non posso mandare perch non ho se non uno squadernato et
con quello ne fo scrivere uno pel signor Malatesta di Cesena et uno
per messer Piero da Noceto: si pu confrontare disquaternatus in
inv. Visconti 381, 740, 978.

I" Solutus compare anche nella terminologia degli inventari: Piccolomini, doc.
XXVIII 7 Philopotllls in Praedicamellftl, solutus; 20 Aldmus Avitus poeta de rebus

sacris, solutus.

CODICE E LIBRO A STAMPA

STAMPA

Il libro a stampa agli occhi degli umanisti non appariva diverso


dal codice. Gli incunaboli ripetevano fedelmente tutte le caratteristiche dei manoscritti dell'epoca, dalla scrittura alla disposizione della
pagina, dai sistemi di numerazione dei fogli alle iniziali miniate, dai
notabilia marginali alle sottoscrizioni ecc. e venivano anche talvolta
stampati su pergamena, cos che in certi casi l'illusione di trovarsi
di fronte a Wl manoscritto completa 1. Il libro a stampa non era
insomma per gli umanisti nient'altro che Wl codice scritto con tecnica diversa, novo scribendi genere (vd. il passo di Polidoro Vergilio
cito a p. 79).
Era quindi del tutto naturale che si estendessero ai libri a stampa
i medesimi termini in uso per i manoscritti, liber, volumen, exemplar
(cf. p. 188) e infine codex 2. Quest'ultimo termine, che noi siamo
abituati a riservare ai manoscritti, ha talvolta tratto in inganno gli
studiosi moderni. Cos il Keil e il Thilo cercarono invano Wl codex
con scolii di mano del Poliziano di cui l'Orsini dice di essersi servito
pubblicando Filargirio nel 1587; questo codex infatti l'esemplare
dell'edizione di Virgilio, Romae 1471 (C 6000) posseduto e annotato dal Poliziano, ora alla Nazionale di Parigi (Rs. g. Yc. 236):
l'identific il Nolhac (Bibliothque 210S.), chiarendo il malinteso. Un
altro errore, ormai inveterato, determinato da quest'uso di codex
stato segnalato dal Dionisotti in It. med. e um.) II, 1968, 180ss.:
i codices inemendati menzionati dal Calderini nella sua ediz. delle
Selve di Stazio (Romae 1475, H 14983) non sono, come si era
fmora creduto, dei manoscritti, ma proprio gli esemplari di quell'ediz. principe (Venetiis 1477, H *4758) che stata pi volte erroneamente attribuita al Calderini stesso, da ultimo dal Marastoni
(p. xLm). Per Wl analogo fraintendimento (il codex Mediolanensis
citato dallo Schott Wl' edizione, come aveva gi visto il Jordan.
lo L. S. Olschki, Incunables il[,~trs imitant les manuscrits. Le passage du manuscrit
au livre imprim, Bibliofilia 15, 1913-14, 245-257, 285-290, 325-328 (stampato
a parte, Firenze 1914); Rath- ]uchho/f, Handb. der Bibl. - Wiss. l 4225S.; Dain 13s.,

160; e da ultimo A. Petrucci, lt. med. e um. 12, 1969, 295-313, in particolare
p. 297 e 299ss.
"
2. Non direi quindi col Canfora (Inventario dei manoscritti greci di Demostene,
Padova 1968, 21) improprio' l'uso umanistico di codex per libro a stampa.

IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

non un codice, come scrive il Momigliano) vd. S. Mariotti, St.


class. e or. IO, 1961, 104 n. 8.
Va tenuto presente che non di rado nelle edizioni cinquecentesche con espressioni come codex Venetus o codex Lutetianus vengono indicate edizioni uscite in quelle citt, mentre i manoscritti
sono spesso designati col nome del proprietario: codex Pithoei, codex
Metelli e simili. Un esempio: nell'edizione dell'epitome dei Caesares di Aurelio Vittore, Antverpiae 1579, lo Schott enumera tre manoscritti (Scholia p. 63): I) M. S. Pithoei; 2) vetus codex Floriacensis,
qui est Pe. Danielis, che viene poi chiamato cod. Danielis; 3) antiquiss.
exemplum quod nuper Jac. Cuiacius... ad me misit (cod. Cuiacii).
Oltre ai codici ha poi usato quattro edizioni (ibid. p. 64s.): I) editio
Laur. Abstemii quae est Augustae edita, chiamata poi Augustana ditio,
Augustanus codex; 2) Veronensis editio longe optima, quam ego omnium
primam typis editam fuisse opinor, a Jo. Iucundo... erutam (Veron.
editio, Veron. cod.); 3 e 4) Basilienses editiones Frobenii et Andr. Cratandri. Analogamente nell'edizione wolfana di Demostene del 1604,
l'edizione parigina curata dal Morel viene chiamata codex Lutetianus
(Canfora, 1. c.). Con quest'ultimo esempio siamo gi nel sec. XVII:
si noti che, ancora nel XVIII, nel Catalogo del Bandini sono detti
, codici' tanto i manoscritti che i libri a stampa (ad es. II 679,
Laur. 54, 22: Codex chartac. impressus). Sarebbe interessante stabilire
quando e in quale ambito codex si sia specializzato per ' manoscritto'.
Gli umanisti ponevano esattamente sullo stesso piano varianti di
codici e varianti di stampe: un bell'esempio nella citata edizione
dello Schott, p. 84, nota a ps. Aur. Vict. epit. 4, IO: 'hic Agrippa' : conieceram legendum ' hinc '. Quam lectionem postea ab Augustano cod. confirmatam libenter accepi; il cod. Augustanus , come abbiamo visto, una stampa. Ed in realt, nei primordi della stampa,
un incunabolo era spesso null'altro che la fedele riproduzione di un
manoscritto e aveva quindi lo stesso valore di un apografo; viceversa un codice umanistico poteva essere una vera e propria recensio
del testo.
Do qualche esempio dell'uso di codex per libro a stampa fra gli
umanisti del quattrocento: Beroaldo anno C. b3v apud eundem (Liv.
28, 39, 19) 'lauticia' pro 'lautia' in omnibus codicibus impressum
est; C. ca impr~ssum legitur in omnibus codicibus; Poliziano ep. 6, I
p. 162S. (adnotationes) quas ego adulescens, vivente adhuc Domitio, marginibus domestici codicis adscripseram: il domesticus codex un esemplare

CODICE E LIBRO A STAMPA

di un'edizione di Stazio, silvae, forse quella curata dal Calderini nel


1475 (H 14983; cf. Marastoni LIXS.); soscriz. a Terenzio nell'edizione milanese del 1475 (H 15376; Marer 344) ego Angelus Politianus
contuleram codicem hunc Terentianum cum venerandae vetustatis codice
(cio il Terenzio Bembino, Vat. 3226); soscriz. a Properzio nell'edizione veneta del 1472, H *4758 (Mai:er 362) Propertium cum vetusto codice contulimus; sed quae de illo nobis sumpsimus haud ascripsimus
huic codici: anche qui chiamato codex sia l'antico manoscritto collazionato (il Neapolitanus di Properzio) sia la stampa su cui scritta
la nota. Il Poliziano esegu una collazione di Ovidio su un esemplare
dell'edizione parmense del 1477 (H *12140) ora alla Bodleiana,
Auct. P. 2. 2; un discepolo del Poliziano, il Pucci, riport tale collazione su un esemplare dell'edizione veneta del 1489 (H *12145)
ora a Monaco, Lib. impr. c. noto mss. in fol. 35, apponendo la seguente soscrizione: Contuli cuncta avida opera cum codice qui fuit
Angeli Politiani quem ille multis antiquis codicibus conlatis studiose emendaverat; is nunc adservatur in Divi Marci bibliotheca. Summam autem
adhibui diligentiam ne quid quod in illius chirographo notatum esset omitterem. P.l. Il codex Angeli Politiani un libro a stampa e cio l'attuale
Bodleiano, di cui sappiamo che, dopo la morte del Poliziano, fu
dato, insieme ad altri libri, al convento di S. Marco per risarcirlo
dei libri prestati all'umanista e andati dispersi alla sua morte (Perosa
nr. 74). E. Barbaro cast. Plin. c. a2V noscendum et illud, distinctionem
capitum per singula volumina eam nos tantum secutos quae in Venetis
codicibus secundae impressionis habebatur (cio la seconda edizione veneta di Plin. nat., H *13089). Iacopo Antiquario, in Poliziano ep.
3, 18 p. 87, narra come trov un gruppo di giovani intenti a leggere
i Miscellanea appena stampati e, preso da vivo interesse, mand un
servo a comprarne un esemplare: ex bibliopolae taberna codicem requiro.
Quando gli umanisti avvertono l'esigenza di distinguere i libri
a stampa dai manoscritti, ricorrono a specificazioni: codex calamo
scriptus, exemplarium manuscriptum 2, exemplar manu exaratum, codex
impressus e simili.
l. cf. A. KW1Z, P. Ovida Nasonis libellus De medicamine faciei, Dss. Vindobonae 1881, 25. La nota del Pucci anche in Bandini, Ragion. LXIII n. I; ivi un'acrotata descrizione dell'incunabolo allora in possesso della famiglia Vettori. Un
cenno anche in Lenz 32os.
2. Manuscriptum (~e:Lp6ypa.tpov) non compare che intorno al III sec. d. C. ed

72

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Esempi: Beroaldo anno C. b8v sive ' saaariam' legas, ut impressr


codices habent; C. c2r (vd. p. 75); C. qv impressi cedices pro' turdus'
habent ' tardus '; Poliziano ep. 12, I p. 366 scriptos calamo Plinianos
advocat codices; mise. II 31,2 ex(em)plaribus impressis; collaz. di Colu-
mella e Palladio, C. 155r (Maier 354) nisi cum manuscripto dissidebit
exemplario; Avanzi emendo C. a2r dum ... conferrem ... exemplaria
et meum praesertim iamdiu 1 manu exaratum; c. a2v sic habent codices
et antiqui et sine commentariis impressi.
Nel cinquecento per distinguere gli stampati dai manoscritti
usato anche il termine codices vulgati: cos ad es. nella citata edizione
dell'epitome dei Caesares curata dallo Schott (vd. S. Mariotti, St.
c1ass. e or. IO, 1961, 104 n. 8) 2 e nell'edizione dei frammenti di
Ennio del Colonna 3. L'espressione codices vulgati usata assai spessodal Poliziano e compare un paio di volte anche nelle Annotationes
centum del Beroaldo; converr esaminarla a fondo per stabilire se
gi nei primi decenni della stampa essa non servisse per distinguere
gli incunaboli dai manoscritti, dato che la caratteristica saliente della.
nuova invenzione era appunto l'enorme diffusione e divulgazione
che essa assicurava al libro.
Nei Miscellanea, quando vuoI restituire all'esatta lezione un passodi autore antico, il Poliziano segue per lo pi questo procedimento:
riporta dapprima la lezione errata con parole come (in) plerisque
codicibus (voluminibus) , plerique codices sic habent (1 IO p. 532; 26
p. 560; 32 p. 571; 39 p. 586; 66 p. 633; 78 p. 649; 97 p. 689), cunctis exemplaribus (1 87 p. 671), cuncta nunc habent exemplaria (I 93
p. 685), in omnibus (se. codicibus, 1 20 p. 549), in Plinianis codicibus,.
Vergilianis codicibus (1 61 p. 627; 71 p. 637), sic vulgo legunt omnes
(1 23 p. 552), mendose legitur (1 35 p. 576; 75 p. 643), ita scriptum
indica, prima dell'invenzione della stampa, il carattere 'autentico' o 'autografo' di un documento, non il fatto della sua scrittura a mano (Dain 13).
lo Con iamdiu si accenna all'antichit del codice, che pi oltre (ad es. c. a2v}
definito antiquus.
2. Ad es. p. 66, nota a ps. Aur. Vict. epit. I, 21 'studiosissimus': 'studiosus'

Pithoei codex et quatuor vulgati quibus usus sum, Augustanus, Basilienses duo et Gryphii; p. 81 (4, l) 'Cl. Tiberius': Cuiacii, Pithoei et Danielis MSS. et de vulgatisVeron. et Augustanus 'Claudius Titus' integre praeseferunt.
3. Cito dalla rist. Hessel, Amstelaedarni 1707: p. 135 ita duo codices calamoexarati habent, vulgati autem 'sudanti cortice' (CatulI. 65, 106); p. 157 impressi
Appulcii codices e poco pi oltre (p. 158) vulgata Appuleii exemplaria ecc.

CODICE E LIBRO A STAMPA

7J.

invenitur (1 53 p. 607), sic vitiose legitur (1 66 p. 633), sic (vulgo) legitur


(1 76 p. 645; 97 tit. p. 689; cf. 8 l p. 662), quod omnes habent hi ferme
libri qui sunt in manibus (1 41 p. 588), codices omnes qui sunt in manibus . .. habent (1 82 p. 663), (in) vulgatis (vulgariis, pervulgatis, vulgatioribus, pervulgatioribus, vulgatissimis) codicibus (exemplaribus, libris)
(1 17 p. 544; 35 p. 577; 39 p. 584; 41 p. 589; 50 p. 599; 53 p.
607; 68 p. 636; 89 p. 673; 96 p. 688; II 47, l e IO; 51, 6; cf.
anche ep. I, 2 p. 5; 12, I p. 367), in novis codicibus (exemplaribus)
(124 p. 555; 35 p. 578; II I, I), codices qui vulgo feruntur (II 25, 2);
quindi critica questa lezione e contrappone ad essa o una sua.
congettura o la lezione offerta da codici particolarmente autorevoli, che vengono descritti e indicati con grande esattezza (biblioteca dove si trovano o loro proprietario, tipo di scrittura, antichit) 1; la lezione manoscritta o la congettura viene poi corroborata argumentis et auctoritatibus (cf. p. 293ss.), cio col ragionamento.
e con testimonianze di scrittori antichi.
L'espressione codices vulgati ha dunque, nel discorso filologico
del Poliziano, funzione analoga a quella di altre espressioni pi generiche come libri qui sunt in manibus, plerique codices; sic vulgo legitur ecc.: con esse il Poliziano indica quella che noi diremmo la.
, vulgata " da cui la sua emendazione prende le mosse. Dobbiamo
pensare che gi dal Poliziano codices vulgati sia usato, come poi nel
cinquecento, a indicare i libri a stampa, distinti dai manoscritti e acl
essi contrapposti? Tale supposizione potrebbe essere confortata dal
fatto che in genere il Poliziano ha eseguito le sue collazioni su incunaboli e che quindi non illogico supporre che egli prenda come
punto di partenza la lezione della stampa su cui ha eseguito la collazione, lezione che naturalmente, per il fatto d'essere stampata,
era anche la pi nota e divulgata. In ep. IO, 4 p. 3I I hoc (sc. volumen; il celebre codice flOrentino delle Pandette)... mihi inspicere
per ocium licuit rimarique omnia et olfacere quaeque vellem excerpere diligenter et cum vulgatis exemplaribus comparare, il Poliziano potrebbe
anche alludere alla collazione delle Pandette da lui eseguita su tre
volumi a stampa, ma vd. p. 249.
lo Cf. Timpanaro s: il Poliziano nei mise. quasi sempre contrappone alla
lezione interpolata degli exemplaria quae sunt in manibus - codici recenti o stampe - la lezione genuina di un eodex pervetustus da lui trovato alla Laurenziana <>
segnalatogli da qualche altro umauista >l.

IO

74

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Tuttavia non ho trovato nel Poliziano nessun rasso che dimostri


con chiara evidenza, come nei gi citati esempi cinquecenteschi, che
i eodiees vulgati sono solo i libri a stampa contrapposti ai manoscritti:
in lui la contrapposizione sempre tra eodiees vulgati e codici di particolare antichit o autorevolezza recanti lezioni isolate e di valore.
Anche una breve ricerca su alcune delle lezioni attribuite ai eodiees
vulgati mostra che in genere non si tratta di lezioni presentate esclusivamente da incunaboli, ma di lezioni largamente vulgate anche
in manoscritti. In Columella 9, 2 la lezione Homerus invece di Euhemerus, che il Poliziano attribuisce ai pervulgati eodiees (mise. I 35
p. 577), si trova neli'ediz. principe Venetiis 1472 (H * 14564), da lui
usata per la collazione 1, ma anche in molti manoscritti (si veda
1'apparato del Lundstrom, Gotoburgi 1940). In Plin. nato 25, 47
(misc. I 50 p. 599) le lezioni dei vulgatissimi eodiees, pastores e parotidas, si ritrovano nell'ediz. Romae 1473 (H 13090) usata dal Poliziano
per la collazione 2 e in genere nelle edizioni antiche, ma anche in
manoscritti (si veda l'apparato del Mayhoff). In Catullo 66, 48
(mise. I 78 p. 636) la lezione dei vulgatissimi eodiees, eelitum, compare
nella stragrande maggioranza dei manoscritti.
In conclusione penso che non si possa vedere nell'uso dell'espressione eodiees vulgati (cui si sostituisce in mise. II 25, 2 eodiees qui vulgo
feruntur) un'esigenza di distinguere le stampe dai manoscritti che il
Poliziano certo non avvertiva: essa designa semplicemente la 'vulgata' ed quindi sinonima di espressioni come plerique eodiees, sie
vulgo legitur e simili. Si noti che in mise. II 8, 2 in vulgatis codicibus
stato poi cancellato e sostituito da nune omnes legunt. vero che
proprio l'introduzione della stampa fu determinante per il costituirsi di una vulgata 3, ma all'epoca del Poliziano il manoscritto fa
ancora concorrenza allibro a stampa e quest'ultimo considerato,
sar opportuno ricordarlo ancora, nient'altro che un codice scritto
con tecnica diversa: dal concetto di vulgata non possono quindi
essere esclusi i manoscritti.
I. Vd. Josephson tav. N, riproduzione di questa pagina dell'edizione con le
note del Poliziano. A margine con segno di richiamo su Homerus, si legge entrambe
le volte euhemerus (a ed n sono le sigle dei due mss. collazionati).
2. Si noti che tutto il lungo passo riportato dal Poliziano coincide con la lezione di questa edizione. Non vi sono tuttavia coincidenze in errori singolari e
isolati nella tradizione.
3. Dionisotti, It. med. e um. II, 1968, 182S.

CODICE E LIBRO A STAMPA

75

Non mi sembra invece che si possano trarre conclusioni defmitive dai due esempi di codices vulgati in Beroaldo ann.: c. b4v dicimus enim ' melicos' lyricos poetas, et ita a Plinio Simonides, qui scriptor fuit lyrici carminis, 'melicus' nuncupatur in septimo naturalis historiae ( 89 e 192), quamvis in pervulgatis codicibus non' melicum' legerimus, sed ' medicum' (ho consultato due delle numerose edizioni di
Plinio anteriori alle Annotationes, l'ediz. Romae 1470, H *13088 e
Venetiis 1487, H *13096, ed ho trovato in entrambe la lezione medicus in ambedue i passi); c. C2r (cf. p. 233 n. 2) apud eundem (sc.
Hieronymum) libro secundo contra Iovinianum in pervulgatis impressisque
codicibus haec verba leguntur ecc. (pi oltre, della stessa lezione,
detto ut passim legitur): se il Beroaldo ha sentito il bisogno di arricchire 1'espressione aggiungendo a pervulgati impressi vuoI dire che
il primo termine, pur includendo anche gli stampati, non bastava
da solo a designarli.
Il diffondersi del nuovo procedimento della stampa porta anche
al formarsi di una nuova terminologia. Il vocabolo pi fortunato
imprimo coi suoi derivati.
i m p r i m o : Beroaldo anno C. b3V (vd. p. 70); b6r; b7V (bis);
CII (vd. p. 70); C2r; qr; Poliziano mise. I 80 p. 651; II 31, 2;
ep. 8, 15 P.249 (vd. p. 37); B. Scala in Poliziano ep. 5, 2 p. 137;
A. Maffei in Poliziano ep. 6, 6 p. 181 nam mihi vere persuadeo Graecum virum Herodianum, quem ipse nuper civitate Romana donasti (cio
la traduzione latina di Erodiano del Poliziano), si in mille volumina
diligenter impressus transcriptusque ad manus literatissimorum hominum
. . . pervenerit ecc.: si noti il transcriptus, probabilmente sinonimo di
impressus, con 1'applicazione del concetto di trascrivere alla stampa.
B. Guarini in Poliziano ep. 1, 19 p. 27 nunc Martianum Capellam et
Senecae Quaestiones naturales opto... Bos si impressos emere possim,
gratius mihi erit; Baccio Ugolini in Poliziano ep. 7, 5 p. 200; Matteo
Bosso in Poliziano ep. 7,9 p. 205 (vd. p. 56s.); E. Barbaro cast.
Plin. C. a2V (vd. p. 127). Per codices impressi cf. p. 72..
i m p r e s s i o : E. Barbaro cast. Plin. C. a2V in Venetis codicibus
secundae impressionis (cf. p. 71); cf. anche inv. Mansueti 22 in reliquis. .. concordat cum superiori volumine, nam sunt eiusdem impressionis (= H * 5036; il nr. 21 dell'inventario era un altro esemplare
della stessa edizione).
i m p r e s s or: Beroaldo anno c. b4v pro 'Aius' , Arius' ab
impressoribus scriptum est corrupto nomine vetusto et sensu; C. b6r; c.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

b7V (vd. p. 275); C. CH ex librariorum (librorum ed.) impressorumque incuria menda facta est; c. C2r; c. C2V; c. c4r; c. qv; E. Barbaro ep. II p. 71; Parrasio, letto cito a p. 79.
e x c u do: Poliziano mise. II I, 3; ep. 8, 15 p. 249; Parrasio~
letto cito a p. 79. Per excudo formis vd. pi oltre.
e x c uso r: Poliziano ep. 5, 1 p. 131 excusores isti novorum
librorum Teutones; in II, 6 p. 334 gli operai tipografi sono chiamati semidocti ilIi qui librorum excusoribus operam navant.
Il telaio di ferro che contiene la composizione dei caratteri impaginata era detto f o r m a, termine ancora in uso ai nostri giorni;
il 'libro in forma' era quindi il libro a stampa: Poliziano, Prose78s. M. Manlio astronomo e poeta antiquo, el qual ho recato mecoa Vinegia, e riscontrolo con uno in forma (si veda anche la nota
di I. Del Lungo). Coi termini 'in forma' e 'lettera di form:l.'
vengono contraddistinti gli stampati negli inventari della libreria
Medicea (vd. Piccolomini, indice S. v. Codici a stampa ) e nell'inv. Mansueti si parla di litterae formatae et impressae (cf. p. 78).
Si hanno quindi per ' stampare' perifrasi come e x c u d o f o r In i s (Poliziano ep. 4, 13 p. 128 effiagitari scribis istic ab iis qui libros
excudunt formis Herodianum meum; 12, II (12) p. 384 nee vel eis omninO'
parcis quieunque suas vigilias formis istis novitiis exeudunt; Parrasio,
letto cito a p. 79), e x p r i m o f o r m i s (Poliziano ep. 12, 18 (l9}
p. 396 postremo quasi iubes ut exprimi formis et interseri epistolis epistolam tuam eurem), p r o p ago f o r m i s (Poliziano ep. 5, 3 p. 143
arrogantes temerariosque iudieas qui sua seripta publieent ae propagari
frmis patiantur; 12, II (12) p. 386 nos vigiliis nostris fidere nonnihil
ac dare formis propagandas; 12, 18 (19) p. 398 quid quod epistolam eupis
tuam quippe bellam propagari formis opera nostra ?) e verbi come f o r m o, i nf o r m o (Beroaldo, Commentarii... conditi in Asinum aureum Lucii Apulei, Bononiae 1500, c. 2r [presso Garin 365 n. Il
commentarii in Propertium, in Suetonium Tranquillum formati in publicum iam prodierunt; Poliziano ep. 4, 13 p. 129 eures ... ut quam.
minimum quasi degenerent ab origine quae mox volumina formabuntur;.
B. Scala in Poliziano ep. 5, 2 p. 137 quonam paeto feremus eos qui,
rerum ignari cunetarum, blacterant tamen et ipsi multa atque oblinunt needum finita informant l), nonch un sostantivo i nf o r m a t or' stampatore' (B. Scala in Poliziano ep. 5, 2 p. 136 contra illorum opinionem
qui, prius etiam quam atramentum, quod aiunt, exaruerit, informatores
habent librorum paratos et multa millia eiusdem seripti exempla per Ita-

CODICE E LIBRO A STAMPA

77

liam orbemque terrarum legenda disseminant; 12, IO (II) p. 383 non quod
posteritas custodiat et miretur cudo aut quod ditet injrmatores hos librorum, quorum tam cupide quidam implorant operam; 12, 16 (17) p. 395 adibo
informatores hos librorum et curabo ipse ut et mea impressa legantur).
Quella della stampa un'arte: a r s i nf o r m a t u r a e 1 in
una lettera di B. Scala in Poliziano ep. 5, 2 p. 137 (biasima che
.dotti e indotti si affrettino a stampare i loro scritti senza lavorare di lima, ut vel hinc facta nota aliqua videatur informaturae arti
.quae istam occasionem praebuerit indoctis doctisque ita insaniendi),
a r s senz'altro nella citata lettera di Matteo Bosso (vd. p. 56) e
nel passo del Grapaldo riportato sotto. Cos lo stampatore pu
.anche esser detto genericamente a r t ife x (in ep. II, 6 p. 33 5 il
Poliziano elenca alcuni errori di stampa della prima edizione dei
Miscellanea: Eulabiam... artifices isti pro ablabia, Sabadium pro Sabazio, Theodoritum pro Theodoreto subdiderunt), o p ife x (E. Barbaro cast. PIin. c. a2V in hac. .. editione nostra. .. consecuti sumus ut
cpifices haberemus et diligentes et doctos; Parrasio, letto cito a p. 79),
o, con pi precisione, a r t ife x l i b r a r i u s (Poliziano ep. 8,
15 p. 249 artificis librarii vitium, non autoris est). Si trova per' stampatore' anche l i b r a r i u s da solo (vd. p. 202) e il Grapaldo
usa il termine c h a l c og r a p h u s : 2, 9 C. 06v nuperrime coepit
utpote me puero in crepundiis ars olim, ut aiunt, a Germanis inventa
(Ure litteras componendi, qua tarltum una diecula notant quantum
librarius per annum vix posset exarare. Artifices ex re chalcographos
appellamus.
Della correttezza del testo da stampare si occupa il c o r r e c t o r (vd. p. 275s.); la correzione delle bozze in genere indicata col
verbo r e c o g n o s c o (vd. p. 279s.).
Anche negli inventari cominciano ad essere registrati accanto ai
codici gli incunaboli e si va quindi formando, anche in questo ambito, una terminologia relativa alla stampa. Ritroviamo i termini
imprimo (inv. Mansueti 14 litteris antiquis et pulchris, impressis; 15,
21, 25, 424 ecc.; Piccolomini, doc. XXVlII 19; inv. 622, 697 ecc.),
forma (inv. Mansueti 424 litteris pulchris, impressis per formam et stampam in papiro; Piccolomini, doc. XXVIII 9 Vitae Plutarchi, in forma e

I.

L. VI

Informatura non compare nel latino classico, ma esiste formatura (Thes. l.


1090, 2SS.).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

27 Servius in Virgilium, in forma; app. IV 100-l'J3 ecc.); ars (mv.


Mansueti 15 litteris antiquis. .. formatis de stampa, sive sculptis et impressis ex arte; 16 litteris ... impressis ex arte; 38 impressis in cartis de
papiro ex arte per stampam; 42; ars fictoria in 20). Nella ricca e varia
terminologia dell'inv. Mansueti compaiono anche altri termini; particolarmente notevole quello che poi si affermer defmitivamente,
s t a m p a: doveva trattarsi di un termine diffuso nel linguaggio
corrente, perch l'autore dell'inventario, fra' Leonardo, lo accompagna quasi sempre con incisi come ut dicitur, ut vulgo dicitur, ut
vulgo loquar (vd. p. 4OS.): 14 litteris antiquis et pulchris, impressis seu
fOrmatis, sive, ut dicitur, de stampa; 15 litteris antiquis et pulchris, formatis de stampa sive sculptis et impressis ex arte; 16 litteris antiquis magnis et pulchris, formatis sive sculptis aut impressis ex arte sive, ut vulgo
loquar, in stampa; 17 litteris antiquis magnis et pulchris, fOrmatis, sculptis et impressis, ut dicitur, in stampa; 20 litteris antiquis et pulchris,
formatis et impressis sive sculptis per stampam seu artem fictoriam in
anno 1472; 21, 23, 28, 38, 55, 259. Come appare da questi esempi,
gli incunaboli sono anche contraddistinti con l'espressione l i t t e r i s f o r m a t i s o s c u l P t i s: a litterae formatae corrisponde il
volgare 'lettera di forma' in un inventario mediceo (Piccolomini,
app. IV 80-85) 1. Si noti che alla scrittura degli incunaboli sono
applicate le stesse definizioni usate per i codici: litterae antiquae per
l'umanistica, litterae modernae per la gotica (cf. p. 122 e 146). Gli
incunaboli catalogati nell'inv. Mansueti sono tutti in papiro, cio su
carta, tranne 259 litteris sculptis et formatis per stampam in cartis
vitulinis ex utraque parte abrasis (= H * 1481).
Come per il codice il copista si occupava solo della trascrizione
e altri provvedeva poi alla miniatura e legatura, cos dalla tipografia il libro usciva senza essere ancora stato miniato n legato e a
ci provvedeva poi eventualmente il compratore: ce lo testimoniano la lettera di Matteo Bosso citata sopra (p. 56s.) e un passo di
una lettera di Iacopo Antiquario in Poliziano ep. 3, 18 p. 86s.: com-

I. Litterae fonnatae ha anche significato teClco-paleogra6co ed indica una.


scrittura gotica libraria calligra6ca (vd. p. 144s.). Nell'inv. Mansueti il termine compare in entrambi i significati, ma litterae formatae nel senso di lettere stampate'
sempre accompagnato, come appare dagli esso citt., da altre specificazioni e non c'
possibilit di equivoco. Per le parole forma, formo nella terminologia paleografica.
e in quella della stampa vd. Wehmer 223 Il. 1.

CODICE E LIBRO A STAMPA

79

plureis adolescentes. .. certatim intentos offindi ad legendum dispertitum


quem in manibus habebant inter se librum. Il libro che i giovani stanno
leggendo con tanto interesse l'edizione principe dei Miscellanea
appena venuta alla luce, evidentemente non rilegata se hanno potuto distribuirsene i fascicoli fra di loro 1.
Un'interessante testimonianza in una lettera di Giano Parrasio
alla fine della sua edizione di Sedulio e Prudenzio, Milano 1501,
c. P2V, fa pensare che in certi casi gli umanisti assumessero privatamente alle loro dipendenze i tipografi, cos come avveniva per i
copisti (vd. p. 195): nam quom nostras in Claudianum lucubrationes,
ut nosti, publicaremus nec possem tantum scribendo consequi quantum
quos d o m i c o n d u c t o s opifices habeo formis excuderent, ne tantisper illi, dum nos exemplar comparamus, male feriarentur, hos poetas,
quos in aliud tempus magis idoneum reservabamus, ut ab occupato tumultuarie recognitos, impressoribus dare coacti sumus; nel colophon della
medesima edizione si legge: impressum Mediolani sumptibus lani et
Catelliani Cottae, dexteritate Guillelmorum Le Signerre fratrum.
All'invenzione della stampa Polidoro Vergilio dedica parte del
cap. 7 del l. II del De rer. inv. (p. 144), ricordando fra l'altro che per
la stampa si usava un inchiostro particolare: fuit illud (l'apertura
di pubbliche biblioteche) igitur omnino magnum mortalibus munus,
sed nequaquam conferendum cum hoc, quod nostro tempore adepti sumus,
reperto novo scribendi genere: tantum enim uno die ab uno homine literarum imprimitur quantum vix toto anno a pluribus scribi posset ...
Joannes Cuthenbergus natione Theutonicus... primus omnium in oppido
Germaniae quam Maguntiam vocant, hanc imprimendarum literarwn artem excogitavit primumque ibi ea exerceri coepit, non minore industria
reperto ab eodem, prout ferunt, autore novo atramenti genere, quo nunc
impressores tantum utuntur. Decimo sexto deinde anno, qui fuit salutis
humanae MCCCCLVIIl, quidam nomine Conradus, homo itidem Germanus, Romam primo in ltaliam attulit, quam dein Nicolaus Jenson Gallicus primus mirum in modum illustravit.

I. Tuttavia alcuni editori mettevano in commercio i loro libri anche gi legati: cos ad es. Aldo Manuzio. Vd. H. Loubier, Der Bucheinband, Leipzig 19262,
100s. e 15Iss.; F. Bdiuninger, Verlegereinbtinde bei Aldus, Jahrb. der Einbandk.
3-4, 1929-30, 54-60 (non ho potuto vederlo); Fava 217ss.; M. J. Husung - F.
A. Schrnidt-Knsemiiller, in Handb. der Bibl.-Wiss. I 818.

80

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

COMMERCIO LIBRARIO

Col diffondersi del movimento umanistico aumenta enormemente


la richiesta di libri. A questa si supplisce in parte col prestito, diffu~issimo in et umanistica. Assai comune la nota di possesso che al
nome del proprietario fa seguire et amicorum 2. Il Salutati (ep. II
p. 160s.) inveisce duramente contro coloro che, ritenendo di posse<lere qualche opera rara, non la concedono in prestito a chi la chiede,
quasi libris occultatis possint aliis prevalere... Detestabile quidem est
- soggiunge - litteratos maiorum labores, qui prodesse posteris voluefunt, abscondere nec ipsis fame fructum qui debetur nec discere cupicntibus
legendi commodum exhibere. Hi sunt scriptoribus iniuriosi, studiosis invidi omnique cum acrimottia reprehendendi; hi, quantum in ipsis est,
tmtiquitatem obscurant, maiorum gloriam extinguunt, suis temporibus nol:ent et quasi doctrine cibum subtrahunt discere famescenti. .. Qui... libros occulit, omnibus iniuriosus est, nec sua recondit, sed aliena subtrahit
et furatur. Nam, si recte volueris attendere, libri quos habemus nostri
non sunto Nostre sunt, fateor, cartule nostreque formule litterarum; sed
que libris tradita sunt sub commertio nostro non cadunt. Queste nobili
parole del Salutati 3 danno espressione al sentimento che alla base
<lella liberalit degli umanisti nel prestare i propri libri: la cultura
un bene comune e il libro appartiene in un certo senso a tutti e
non va sottratto a una vitale circolazione. Un comportamento come
quello del cardinale Orsini, che a lungo sottrasse all'avida attesa
<legli umanisti il codice con le dodici commedie nuove di Plauto,
suscita l'esecrazione generale. questo principio che, proprio in
et umanistica, porta alla progettazione e a11'apertura delle prime
biblioteche pubbliche 4.
Gli umanisti spesso copiano essi stessi o fanno copiare le opere
<li cui hanno bisogno. Ma l'aumentata richiesta, anche da parte di
1. A. Kirchhoff cito a p. XVIII; Voigt I 396ss.; Wattenbach 535ss.; Paoli II
137ss.; E. Kuhnert - H. W idrnann, in Handb. der Bibl.- Wiss. I 871.
2. G. D. Hobson, Et amicoTllnI " The Library s. V 4, 1949""50, 87-99
3. E non erano solo parole; egli stesso era il primo a rnetterle in pratica: Poggio ep. 2, 41 p. 179 o noster Coluci, quam saepe eum desidero! cuil4s libri non
magis sui erant quam doetorum omnium.
4. Voigt I 403ss. Fra i primi che vagheggiarono l'apertura di pubbliche biblioteche fu proprio il Salutati (de fato 2. 6 p. 343. 18ss.).

CODICE E LIBRO A STAMPA

81

principi, signori, alti prelati, determina d'altro canto lo sviluppo


di un florido commercio librario. Questo nel medioevo non era
molto intenso: quasi tutto accentrato nelle sedi universitarie, era
rigidamente disciplinato. Ora invece, come stato pi volte osservato 1, si sviluppa maggiormente proprio al di fuori delle pi antiche sedi universitarie, nei grandi centri dell' umanesimo, Firenze
soprattutto, Milano, Venezia.
Il commercio si svolge per varie vie. Un umanista come l'Aurispa, ad esempio, svolge privatamente un'intensa attivit di vendita
e baratti di codici, tanto che il Filelfo gli rinfacciava di far commer cio dei libri piuttosto che leggerli 2. Esistono poi vere e proprie
tabernae librariae e librai, dei quali l'esempio pi noto Vespasiano
da Bisticci: un quadro molto chiaro della sua attivit, con la rettifica
di qualche tradizionale errore, in Ullman, Origin I3ISS. Vespasiano
curava l'allestimento di codici su ordinazione o faceva da intermediario nelle vendite di libri. Si ha in effetti l'impressione che i librai
siano spesso solo degli intermediari: Poggio ep. 2, 25 p. 152 (al
Niccoli) nosti Bartholomaeum de Bardis... Is cupit aliquos habere libros. .. Itaque suasu meo vult ut illi nonnulla compares volumina, quae
subscribam. .. inprimis Suetonium et item Terentium et Q. Curtium,
quos omnes libros reliqui venales apud Petrum tuum chartularium 3 .
Pretium vero sit ut videtur tibi; II, 6 p. 63 emi epistolas Hieronymi
quadraginta unum aureos novos, quorum unum voluit cartolarius.
Come osserva il Kirchhoff (p. 31), la vendita di libri non era
allora attivit sufficiente da sola e cos troviamo concentrate nelle
mani di una stessa persona parecchie attivit inerenti al libro. Ci
spiega perch compaiano spesso in veste di venditori di libri i cartolai " cio i commercianti di materiali scrittori, tanto che il termine
chartularius usato dagli umanisti come sinonimo di bibliopola e liL Kirclilioff 34S.; Wattenooch 556; Paoli II 138.
2. Filelfo ep. c. 22r (ali'Aurispa) totus es in librorum mercatura, sed in lectura
mallem; c. 32r (all'Aurispa) es tu sane librorum officina; sed ex tua ista tabema libraria
nullus unquam prodit codex nisi eum quaestu. Il Kirclilioff (p. 545S.) ha preso cos
alla lettera queste parole da mettere l'Aurispa insieme a cartolai e librai nel suo
elenco di commercianti di libri. Sul commercio di libri praticato dall'Aurispa si
vedano in particolare le sue epp. 30 p. 48; 91 p. II3s.; 94 p. II7s.
3. Questo Petrus chartularius sar tutt'uno col Petrus librarius menzionato in
Traversari ep. 298 col. 388 (al Niccoli) Lactantium tuum eupio; nam tibi redditum a
Petro illo librario iampridem comperi?

82

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

brarius 1; e i librai compaiono talvolta con funzioni di legatori di


libri (vd. p. 83 e 85). Un legatore di libri che vende pergamena in
Poggio cp. 4, I p. 293 (vd. p. 20).
Nelle universit del medioevo spesso i bidelli erano al tempo
stesso 'stazionari', cio praticavano il commercio dei libri. Perci
in et umanistica i librai sono talvolta indicati col nome di b i d c l l u s anche in citt dove non c'erano universit (Kirchhoff 22;
Wattenbach 556): particolarmente interessante la testimonianza offerta da una lettera del Filelfo, ove l'umanista cerca di dare un equivalente' classico' di bidellus rendendolo con librarius publicus: ep.
c. 35V (al veneziano Pietro Tommasi) quaesivi ex hoc homine, unde
eum sibi codicem comparasset. Respondit emisse ex publico librario quodam, quem vulgo vos (voi veneziani) bidellum appellatis (per espressioni
di questo tipo cf. p. 40s.). Esse autem eius tabcrnam librariam euntibus
ex Rivoalto ad forum divi Marci ad dextram.
b i b l i o P o l a 2: gli umanisti ripristinano il classico 3 bibliopola 'libraio' e si sforzano di sostituirlo al meno proprio librarius
(che in et umanistica usato di solito col significato di 'copista ').
e al volgare chartularius: A. Decembrio polito 27 C. 60r equidem vul-

gari scio appellatione a plerisque eum pariter librarium intelligi qui sit
sive librorum tabernarius sive custoditor apud dominos; sed inepte. Illud
enim primo cerdonarium genus bibliopolarum tantum Craeco vocabulO'
sit appellandum, nam libros vendit ut suos 4; alterum bibliothecarii, qui
domini sui libros observat; licet vulgari confabulatione uterque non possit
commodius quam librarius explicari; Traversari ep. 240 col. 314 (al
Giustinian, a proposito di libri sacri in volgare che gli sono stati

1. Vespasiano ad es. riceve indifferentemente tutti e tre gli appellativi:'


Poggio in ep. 12, 30 p. 173 cito a p. 84 lo chiama cartolarius e Vespasiano
stesso in ep. 16, 25s. si firma Vespasiano di Filippo cartoraio ; A. Decembrio.
75 c. 180r lo chiama bibliopola: solent igitur ex Hetruria Florentinaque civitate potissimum libri quam venustissime facti comparari feruntque ibi Vespasianum quendam eximium bibliopolam librorum librariorumque solertissimum ad quem omnis ftalica regio,.
longinquae etiam nationis homines confluunt quicunque libros ornatissimos venales optant;
l'Urb. lat 383 stato scritto dal copista Petrus de Traiecto sub VespasianCJo
librario (Ullman, Origill 132).
2. Paoli II 138.
3. Thes. I. L. II 1955, 32SS.
4. Questa frase probabilmente dovuta al fatto che. come ho osservOlto, i
librai allora erano spesso solo intermediari.

CODICE E LIBRO A STAMPA

richiesti) iam bibliothecas omnes et bibliopolas requisivi, ut si qua (sc.


volumina) veniant ad manus (eligam quaeque optima) mihi significent;
398 col. 517 oro ut convenias ~L~L01tWlXt; civitatis et inquiri facias diligenter an inveniantur Decretales in parvo volumine, textus scilicet et
glossa, rescribasque celeriter adposito pretio et expressa qualitate voluminis. Un po' diverso sembra il significato in Traversari ep. 305 col.
396 libellus Hieronymi Contareni... dudum absolutus est ac venustissime ornatus (' miniato '; cf. p. 61S.). Intercessit Michaelis nostri bibliopolae negligentia ne citius ad te mitteretur; si tratta di un frate del
monastero che compare spesso, anche come destinatario, nell'epistolario del Traversari (vd. Mehus, Vita II) e che, come appare da
ep. 303 col. 392, si era occupato di miniare il libellus Hieronymi Contareni; dunque bibliopola indica un monaco che si occupava di libri,
probabilmente incaricato anche del loro commercio. Poliziano, nota
al Laur. 35, IO, c. !Iv (Ma'ier 333) ego Angelus Politianus emi hunc
libellum de Antonio bibliopola 1; altre volte nel Poliziano il bibliopola
compare in veste di legatore di libri; mise. I 25 p. 557 (vd.
p. 64) e nota alle Pandette cito a p. 46. Un bibliopola che vende anche
libri a stampa compare in una lettera di Iacopo Antiquario in Poliziano ep. 3, 18 p. 87 ex bibliopolae taberna codicem requiro (si tratta
dell'edizione dei Miscellanea). Il celebre libraio e stampatore bolognese Benedetto di Ettore de' Faelli 2 si nomina spesso come Benedictus bibliopola nel colophon delle edizioni uscite dalla sua officina
e lo stesso appellativo gli d il Beroaldo in una lettera citata in
Garin p. 378: composui nuper libellum de terremotu quo civitas nostra
eoncussa est... Exibit impressus ex officina nostri Benedicti bibliopolae.
c h a r t a r i u s: gi nell'antichit significa anche qui ehartas
vendit, ma non doveva essere molto diffuso; ci attestato solo da
glosse e grammatici (Thes. l. L. III 1000, 82SS.). Un Augustinus eartarius figura in un documento del 1384 (Wattenbach 128) e un
Bacciameus cartarius compare a Pisa nel 1377 (Wattenbach 131).
Negli umanisti ho trovato un solo esempio, Guarino ep. 258, 5 (vd.

p. 52S.).
c h a r t u l a r i ti S

nell'antichit significa is qui chartas publi-

I. Per questo Antonio vd. Kirchhoff 47.


2. A. Sorbelli, Storia della stampa in Bologna, Bologna 1929, 55ss.; C. F. Biihler, The University and the Press in Fifteenth-Century Bologna, Notte Dame, Indiana U. S. A. 1958, 89ss.; F,J. Norton, Italian Printers 151-1520, London 1958, Il.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

cas tractat (Thes. l. L. III 1002, 41SS.). In et umanistica indica invece


il venditore di chartae (' pergamene', vd. p. 25S.) e in genere di materiali scrittori (come il nostro' cartolaio '), ma pu designare anche
il 'libraio " dato che assai spesso, come abbiamo detto, il commercio dei libri si associa al commercio dei materiali scrittori; cos
anche Vespasiano era detto chartularius (Wattenbach 558). Numerose
notizie sui chartularii ricaviamo dallo Statuto dell'arte dei medici,
speziali e merciai di Firenze del 1349, citato dal Paoli II 138s. Il
Wattenbach (p. 147) riporta un documento fiorentino del 1437 in
cui compare un Agnolo chartoraio; altri chartularii sono ricordati in Fumagalli p. xxss.; vd. anche Piccolomini, indice s. V., Kirchhoff passim. Doveva essere un termine frequente nella lingua d'uso:
lo troviamo ad es. in due lettere in volgare di Giannozzo Manetti in Vespasiano ep. II, 24 e 12, 24; nella seconda di queste vediamo svolgersi nella bottega di due cartolai romani un commercio
di codici: andamo alla bottega di Giovanni et di Francesco cartolai, et trovamo che non haveva l'Epistole (Cic. Att.), ma s el Cornelio (Celso) et era a vedere da chi ne dava ducati 18 . Tra gli umanisti lo usa Poggio, che pi di ogni altro si accosta, nel suo vivace
e colorito latino, alla lingua parlata; altri invece lo evitano, preferendo il pi classico bibliopola. Poggio ep. 12, 30 p. 173 Vespasianus
cartolarius, ut dicunt, ostendit mihi particulam tuarum litterarum (l'inciso
ut dicunt mostra che Poggio consapevole di trasferire nella sua epistola una parola volgare, cf. p. 40s.); 2, 25 p. 152 e II, 6 p. 63 citt.
a p. 81.
l i b r a r i u s : accanto al significato pi largamente diffuso di
, copista' (vd. p. 199ss.), ha quello di 'libraio', anche questo gi
classico (Bilabel, RE. XIII 138, 25ss.; Arns 63). A. Decembrio,
polito 27 C. 60r cito a p. 82, dichiara che per 'libraio' non da
usare questo termine, ma piuttosto bibliopola (cf. Krebs-Schmalz,
Antibarbarus II 21); ammette tuttavia che librarius termine della
lingua d'uso comune. Poggio ep. p. 301 Wilm. vaco ergo libris
plurimam partem diei, reliquam deambulando consumo, querens ac
volvens librariorum fasciculos 1, si quid reperirem boni; Filelfo ep.
C. 35v (vd. p. 82); c. 72r Familiares Ciceronis epistolas, quas petebas,
venalis invenimus. Eas si habere cupis, ducatos decem mittas opus; id
enim precii omnino se velle dicit librarius Melchior; C. 85v si nondutll
I.

L'espressione librariorum fasciculos deriver da Gelt 9, 4,

fasces librorum

CODICE E LIBRO A STAMPA

istinc abierit Xenophon, ei dicito meis verbis ut diligentissime odoretur,


siqui apud istos librarios Taurinatis sunt Graeci codices qui vaeneant.
In inv. Mansueti II7 appare un librarius come legatore: nota
quod post primum sequitur tertius, post tertium sequitur secundus liher,
quia librarius male ligavit (il Poliziano in notazioni analoghe usa
bibliopola; vd. p. 83).
t a ber n a I i b r a r i a : gi classico (Dziatzko, RE. III 982,
61SS.). Bruni ep. 4, 8 p. II9 Priscianum quem postulas omnes tabernas
librarias perscrutatus reperire nondum potui; File1fo ep. c. pr cito a
p. 81 n. 2; c. 35v cito a p. 82. In Iacopo Antiquario, letto cito a
p. 83 compare bibliopolae taberna. Sinonimo bibliotheca? (vd. qui
sotto).
In Poggio ep. 6, 20 p. 124 compare l'espressione librorum vendendorum officina, che indica evidentemente una bottega ove si cura
al tempo stesso l'allestimento e la vendita dei codici.

BIBLIOTECA

b i bI i o t h e c a : in et classica indica sia una raccolta di libri


sia il luogo dove la raccolta stessa custodita (Thes. 1. L. II 1955,
52SS.), tanto che i giuristi discutevano se, nel caso che fosse legata
la biblioteca, il lascito includesse il luogo o l'armadio o i libri (dig.
32, 52, 7). 111 et umanistica il termine usato allo stesso modo e indica quindi sia l'edificio sia la raccolta dei libri 1, anche se A. Decembrio preferirebbe riservare bibliotheca al luogo, coniando per indicare un complesso di libri il termine biblioplethis (polit.. 3 C. 8v
quid mirum . . , si in comparanda quoque bibliotheca seu dici mavis biblioplethi, quod hic sermo verius ad librorum multitudinem, superior autem
ad eorum repositionem magis attineat, modus idem sit opportunus). Salutati de fato 2, 6 p. 343, 18; Lamola in Guarino ep. 455, 127 in bibliotheca Laudensi; Poggio ep. 3, 37 p. 284 vidi bibliothecam monasterii
(di Montecassino); 8, 2 p. 188 coepi etiam aedificatiunculam quandatn
vctlalium expositos vidinll4s, dove per si trattava dei rotoli di papiro che componevano ciascun libro e che venivano legati insieme in forma somigliante a jasces
(Birt 33).
l. Secondo il Paoli (II 138) pu indicare anche la bottega del venditore
di libri, quella che normalmente chiamata t4berna libraria. Non ho trovato
alcun esempio di bibliotheca con questo significato.

86

IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

pro diversorio studiorum meorum, in qua libri .Mi absente me quiescant.


Appellarem bibliothecam, si librorum paucitas mereretur; 8, 7 p. 201 construxi. .. bibliotheculam quamdam, receptaculum librorum meorum; 8,
30 p. 249 cum in bibliothecula mea essem; 9, 32 p. 375 Ammianum
Marcellinum ego Latinis Musis restitui, cum illum eruissem e bibliotheds, ne dicam ergastulis Germanorum; IO, I p. 7 in bibliotheca mea Terranovae; 12, 2 p. 126 existimare se dixit esse Aristotelis Problemata in
bibliotheca Sancti Marci inter Nicolai libros (la biblioteca del convento
di S. Marco a Firenze cui passarono i libri del Niccoli); Traversari
ep. 214 col. 280 (vd. p. 88); 240 col. 314 (vd. p. 82S.); 277 col.
368 (volumen) dignum sane quod in bibliothecam tuam iampridem immigraret; 316 col. 415 eo duce bibliothecam conventus evolvi; ibid. Tarvisium quoque concessi ut bibliothecam inspicerem, ut ftrebatur, insignem;
319 col. 419 proftctus sum ut reviserem Victorinum Graecamque ipsius
discuterem bibliothecam; 321 col. 420 veni Ravennam neque prius
institutum opus peragere volui quam tempIa vetustissima... cernerem
praecipueque maiorem ecclesiam, ubi librorum aliquid delitescere . .. putabam. Ingressus bibliothecam... vix dignum te quidquam inveni; 33 3
col. 444 in conventus ipsius bibliotheca; hod. p. 64 ipsius... Joannis
domum. .. et bibliothecam non ignobilem sumus admirati; Poliziano
mise. I 17 p. 544 ex publica Medicae familiae bibliotheca (cf. 18 p.
545; 23 p. 552; 24 p. 555; 25 p. 557; 32 p. 57 1 ; 35 p. 576 ; 41 p.
589; 50 p. 599; 57 p. 612); 23 p. 553 Romae in Paiatina bibliotheca;
71 p. 637 in intima Vaticana bibliotheca; 77 p. 647 Romae in intima
Vaticana bibliotheca 1; ibid. in codice divi Augustini De civitate Dei ex

publica Medicae {amiliae bibliotheca neque non in Columellae ex privata


eiusdem gentis; 97 p. 690 Fiorentiae, ex divi Marci bibliotheca quam
gens Medica publicavit 2.
l i b r a r i a : meno frequente. Salutati ep. III p. 146 ftcit Au-

1. Per la partizione della Biblioteca Vaticana di allora in quattro sale, la Bibliotheca comm,mis, suddivisa in Latina c Craeca, la Bibliotheca secreta e la po'Uificia
o intima vd. Branca - Pastore Stocchi 154ss.
2. Colgo lo spunto da questi passi del Poliziano per ricordare che quando
negli scritti dell'epoca si parla di biblioteca Medicea pubblica, si tratta della biblioteca del convento di S. Marco, mentre quella che poi fU aperta al pubblico e divenne
la Laurenziana era allora la biblioteca privata dei Medici (vd. Piceolomini p. 6).
Le due biblioteche sono state talvolta confuse; cos ad es. il Lindsay nella pref.
all'ediz. di Marziale, Oxonii 19292, dice di un codice di Marziale ora perduto:

CODICE E LIBRO A STAMPA

gustinus septem, ni fallor, De musica libros, quibus Latium caret. Spero


quod istic sint in aliqua libraria; Poliziano, soscr. a Ovidio (Maier
351) ex Medica libraria; soscr. a Columella (Maier 355) ex publica
.eiusdem familiae (i Medici) libraria.
INVENTARIO

i n d e x : Guarino ep. 77, 38 librorum indicem illum accepi; Traversari ep. 213 col. 278 tu cura ut ad me librorum tuorum indicem mitLas; 214 col. 280 Plutarchi epistolas, quia in indice tuo non reperi, scire
.cupio an adhuc desideres; 215 col. 282 legi... indicem Graecorum vo.luminum tuorum; 216 col. 284 si dudum accepit ex Cypro libros suos
Leonardus Iustinianus, curabis mihi conficere diligentem indicem, qui lihrorum contineat nomina singulatim; 273 col. 358 librorum tuorum omnium qui sunt apud me brevem indicem facere adgressus sum; 274 col. 361
Philippus. .. adtulit... indiculum quemdam librorum ad se ab Antonio
Pistoriense missum, quos ille se invenisse in quodam monasterio scribit;
3II col. 406 ex indice (dei libri del cardinale Orsini) didici omnia
(sco volumina) esse communia nihilque inter illa singulare delitescere;
379 col. 492 indicem . .. illum voluminum iuris canonici ac civilis a Mi.chaele nostro confectum urla cum pretio adscripto mittas; in ep. 271 col.
353 il Traversari indica con indicem voluminum inquirendorum il Commentarium del Niccoli. B. Guarini in Poliziano ep. I, 19 p. 27 quod
.librorum meorum indicem petis, id mihi et laboriosum est et inutile.
i n v e n t a r i u m: Poggio ep. I, 6 p. 30 vidi pridem inventarium plurium librorum cuiusdam monasterii; I, 7 p. 38 procuravi ut
.haberem inventaria nonnullorum monasteriorum; I, 13 p. 61; 2, 34
p. 168; 3, 1 p. 187 dedi operam ut habeam inventarium cuiusdam vetustissimi monasterii in Germania ubi est ingens librorum copia; 3, 12 p. 207
.dixeram Cosmo nostro. .. monachum illum Hersfeldensem dixisse cuidam
se attulisse inventarium ... plurium voluminum ... Mitto autem ad te
nunc partem inventarii sui, in quo describitur volumen illud Cornelii
Taciti et aliorum quibus caremus; 3. 13 p. 210; 3. 29 p. 266s.; 3, 31

p. 271.
quem Politianus memorat Florentiae in bibliotheca Laurentiana fuisse e rimanda
mise. I 23 p. 552 in hac ipsa gentis Medicae bibliotheca publica codex habetur vetustissimus Langobardis literis; il codice si trovava dunque non in Laurenziana, ma a S.
Marco.

.a

88

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

X IX -r oc O Y O Ci: Traversari ep. 214 col. 280 XIX-rOCOYov tuae bibliothecae nunc primum accipio.
7t (VIX ~: Poliziano, ep. 12, 20 (21) p. 401 't'v 7t(VIXXIX a: 't'WV
A A">'

.,."

'.1.

t-'Lt-'I'oLCV oux. aLOV -re: GOL -ro ye: vuv 7te:fL'l'IXL.

r e p e r t o r i u m: Salutati ep. I p. 276 repertorium tuorum librorum habui; IV p. 265 tuorum librorum repertorium; Poggio ep. 12.
2 p. 126 legi... repertorium librorum Nicolai.
In ep. 213 col. 278 (a F. Barbaro) il Traversari si lamenta del1'eccessiva secchezza di un catalogo di libri del Giustinian 1 e d
interessanti istruzioni sulla redazione di un inventario: esso deve
quasi porre sott'occhio i libri che descrive; deve indicare esattamente
le singole opere di ciascun codice, il tipo di scrittura, il formato
ecc.: vidi sane indiculum illum c1arissimi viri Leonardi Iustiniani ...
sed mihi. .. desiderari in ilIo visa est diligentia. Sed nescio utrum tu i!lum
scripseris an alius quispiam. Quidquid illud sit, cupio te in hoc imitari
nostram diligentiam. Nam ego, si quid ad te tale scriberem, tibi pIane ac
penitus notum esse (esset ed.) datumque in conspectum quod abesset laetarere. Cupio enim, quum scribis ad me talem indicem, notari in eo quidquid in quolibet codice cotltinetur singulatim quanamque sit literarum facie,
cuius magnitudinis; ceteraque ipse (ipsius ed.) facilius intelliges, quam
ego scribere in hac hotae desideratione sub.ficiam (cf. :!.nche ep. 216 col.
284 Alexander ilIe Aphrodiseus cuiusmodi sit, qua magnitudine quave
literarum facie quosve Aristotelis libros exsponat scire plenius cupio). Di
come il Traversati stesso metteva in pratica i suoi precetti sono splendido esempio due ccurate descrizioni di codici da lui fornite nell'epistolrio, quelle del Laur. 32, 9 di Sofoc1e, Eschilo, Apollonio
in ep. 277 col. 368s. e del cod. Firenze, Naz. Conv. soppr. I VI IO
di Tettulliano in ep. 306 col. 398s. Per il primo fornisce le seguenti
notizie: elenco delle opere, materiale su cui scritto (in membranis),
giudizio sull'aspetto della scrittura (literis ... gratissimis) e datazione
della medesima, indicazione esattissima di lunghezza e larghezza
rapportate alle dimensioni del foglio su cui sta scrivendo la lettera,
segnalazione degli scolii marginali, della loro scrittura (compositissimis literis) e degli autori da cui sono desunti, numero di righe di
ogni pagina e numero delle carte, giudizio sulla correttezza del
I. Si tratta del catalogo dei libri che il Giustinian aspettava da Cipro: vd.
Traversari ep. 216 col. 284 cito a p. 87 e le due lettere del Barbaro al Niccoli e
al Traversari citate in Sabbadini. Storia 3I e 33s.

CODICE E LIBRO A STAMPA

testo. Per il secondo: elenco delle opere, scrittura e datazione della


medesima (novis et barbaris literis), giudizio sulla correttezza del testo,
indicazione sulla grandezza del codice (Tertulliani volumen duas fere
decades T. Livii magnitudine exaequat).
L'uso di fornire gli incipit era diffuso. Talvolta, come nell'inv.
Mansueti, si dava l'incipit della seconda carta, anzich dell'opera;
col fine, diverso da quello moderno, di individuare con precisione
il codice. Il termine usato dagli umanisti per indicare gli incipit
p r i n c i P i u m : Petrarca seno 2, 4 p. 842 scribis te vidisse opuscula
nuper aliquot et quaedam qlJoque vulgaria meo nomine inscripta, quorum
mihi principia misisti tantumque de singulis ut intelligerem meane essent
an alterius; Gasp. Barzizza, nota sul foglio di guardia del Vat. lat.
1773 di ps. Quint. deel.: infrascripta sunt principia declamationum prout
inveni in quodam codice multum antiquo (Sabbadini, Storia 301); Poggio
ep. 3, 29 p. 267 Nicolaus ille Treverensis scripsit litteras cum inventario
librorum quos habet. .. Habet volumen. .. in quo sunt XX comoediae
Plauti . .. Nomina autem comoediarum sunt haec amI principiis; 4, 17
p. 339 volui . .. ut ... peteret. .. librormn omnium principia.

SECON DA
PARTE SECONDA

CODICI
SCRITTURA
DATA ZION E DEI CODrCI
SCRIT TURA E DATAZIONE

SCRIVERE

s C r i bo: di questo termine gli umanisti si servono comunemente per indicare lo scrivere materiale, l'opera del copista (scriptor): Poggio ep. 2, 26 p. 154 scripsi librum De oratore; 3. 27 p. 264
laudo tuam diligentiam de quarta decade; ea nunc scribitur (cf. p. 259);
5, IO p. 35 (al Filelfo, sul De differentiis verborum dello pseudo-Cicerone) si volueris eum scribi, ego obsequar voluntati tuae; Traversari ep.
271 col. 352 (al Niccoli) quod item Asconium Pedianum et CorneIii
Celsi fragmenta et Lactantii De ira Dei et opificio hominis libros scripseris, pari laude prosequemur. L'uso doveva essere diffuso nella lingua
corrente: ne troviamo esempi nell'epistolario in volgare di Vespasiano: Niccol Perotti in Vespasiano ep. 9, 18 Non si potendo
chost scrivere la Geometria ; IO, 6s. Al facto dello Homero,
vi mando la lettera per parte di Nostro Signore (Niccol V). Presentatela voi medesimo et ditegli che Nostro Signore vi scrive domandiate el decto libro per farlo scrivere et cetera. Per Dio, se mai
mi faceste a piacere, fatemi questo: che lo facciate scrivere in acta
d come dicete. Et legatelo in carte incollate coperte di cuoio et
mandateme10 subito ; 10,23 e 25 (vd. p. 196 n. I e 135); Vespasiano
ep. 16, 17 Aspettane da Ferara tre (se. Vite di Plutarco tradotte)
da Guerino che mmi manchavano, che mmi dicie avelle fatte scrivere e
che lle rischontra, e subito 1 saranno finite le mander ; Iacopo Ammannati in Vespasiano ep. 40, 8 chiede in prestito opere di platone
tradotte da trascrivere, peroch qua su mi dilecta non meno lo
scrivere ch' el leggere; per scribo ad volumina e ad fragmenta vd.
p. 196. Talvolta scribo, usato in questo senso, ha per oggetto non
1'opera, ma il codice da cui l'opera copiata e quindi finisce coll'essere praticamente sinonimo di describo, transcribo: Poggio ep. 3, 27
p. 265 Josephus tuus scribitur extra domum; Traversari ep. 247 col. 322

lo Vespasiano omette assai spesso il che' pron. o cong.: il Cagni, qui


e altrove, lo integra. allo scopo, com'egli stesso dichiara (p. II2), di facilitare
la comprensione.

94

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANlSTI

instant apud me magni viri ... ut epistolas meas illis scribendas tradam;
277 col. 370 Apologeticus ille Tertulliani necdum scriptus est. Maximam
in spem sublatus eram ad vos ex Clariense monasterio haec eius viri opuscula emendatiora perferenda... Quocirea mendosissimum librum transeribere omiseram. Curabo tamen ut transeribatur quamprimum: la presenza di ilIe dimostra che qui il soggetto della frase non l'Apolo-.
getico di Tertulliano considerato astrattamente come opera, ma quel
determinato codice dell'opera che pi oltre detto mendosissimus
liber; quindi seriptus est equivale perfettamente ai successivi transeribere, transcribatur: quel codice dell' Apologetico non ancor finito
di copiare. Iacopo Ammannati in Vespasiano ep. 40, 3 e1 Phedone
di Platone che mi prestasti l'ho gi tutto scripto et ricorretto.
A. Decembrio, che biasima l'uso di scriptor per' copista " osservando che nel latino classico con questo vocabolo si indica solo lo
scrittore-autore (vd. p. 200S.), afferma che anche scribo anticamente
era detto solo dell'autore: polito 27 c. 59V ubi non de scriptore solo,
sed de seribendo etiam tanta sit a maioribus observata diligentia, ut nulli
praeterquam operis auctori id officium assignetur. Evidentemente si oppone all'uso contemporaneo di scribo per scrivere materialmente,.
trascrivere codici.
e x a r o : 'scrivo', gi classico (Thes. 1. L. V 2, II84, 52SS.).
Dante, de situ et forma aque et terre 1,3 in hae eedula meis digitis exarata~
Guarino ep. 223, 32 (vd. p. 17); 369, 35 Plautus tibi transeribitur,
opus . .. futurum perpulehrum et accurate exaratum; Poliziano mise. I 35
p.577 vetustissimus. .. libero .. literis Langobardis exaratus; Traversari ep.
275 col. 365 Philippus noster . .. adseruit sibi esse exploratissimum Arehimedem ilIum Bononiae apud Ranutium servari. .. Si venerit in manus
nostras, citius omni opinione exarabitur. Adsuefacio manum seribendis
literis Graecis ex tradueendi quam eepi exercitatione ilIumque mature absolvam. Talvolta, forse per la presenza del prefisso ex-, exaro assume addirittura un valore molto vicino a quello di exscribo; cos.
forse gi nella lettera del Traversari citata per ultima e pi daramente nei seguenti esempi: Guarino, comm. a Cic. S. Rose.
(Sabbadini, Scuola 91) ut... Franciseus Barbarus... dicere ac deplorare solet, oecaecatum adeo exemplaris codicem unde haec exarata est oratioFlorentiae viderat, ut nullo pacto inde transeribi verbum potuerit; A.
Maffei in Poliziano ep. 6, 6 p. 180 itaque invento. .. exemplari quodam, quamprimum iussi volumen ipsum, ut erat, exscribi atque exarari~
si noti che il soggetto del passivo exarari l'esemplare, il volwne

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

95

che deve essere trascritto; dunque exarare non pu avere qui altro
valore che quello di 'trascrivere'.
p e r a r o : 'scrivo' in Poliziano mise. I 77 p. 647 (vd. p. 128).
n o t o: significa sia 'scrivere' che 'annotare' (per questo
secondo significato vd. p. 97), entrambi significati gi classici. Poliziano mise. I 77 p. 647 (si deve scrivere Vergilius, non Virgilius)
invenies etiam Sutri nomen hoc ' Vergilius' ita notatum in mensa .
lapidea. .. In Pandectis. .. non aliter quam per ' e ' notatur id nomen .
Commentarium Tiberii Donati... grandioribus notatum vetustis characteribus; soscr. a Varrone (Maier 354) contuli et cum altero semivetere
codice, sed mendosiore, unde scilicet ea sumpta sunt quae videas rubrica
esse notata le cose che vedi scritte in rosso; tuttavia, trattandosi
di una collazione eseguita sui margini di un incunabolo, si pu interpretare anche: le cose che vedi annotate in roSSO.
, Scrivere sotto dettatura', 'prendere appunti' si diceva, con
parola del latino classico, e x c i P i o : Guarino ep. 813, 244 (vd.
p. 106); Traversari ep. 96 col. 127 deest enim nobis qui excipiat dictata;
171 col. 23IS.; 260 col. 339; 503 col. 619 librarios ... qui exciperent
ex ore nostro (per tutti questi passi, da cui appare che ai suoi copisti
il Traversari richiedeva di saper scrivere sotto dettatura, vd. p.
195 n. 3); Beroaldo anno C. c6r quae ut festinantius absolverentur . ..
non scripsi, sed dictavi, excipiente Rainaldo nostro; Poliziano ep. 6, I p.
162 (adnotationes) quas me praelegente studiosi exceperunt; ibid. p. 167
sed his... longe sunt et plura et meliora quae quartodecimo fere abhinc
anno, nobis easdem publice sylvulas enarrantibus 1, excepta sunto In quae se
diu iam casu incidisse... Tydeus Acciarinus... eleganti nobis epistola
significavit. Nactus autem fuerat. .. quae Franciscus Puccius Florentinus
collegisset. Si noti qui colligo detto del prendere appunti alle lezioni:
gli appunti stessi erano chiamati r e c o Il e c t a e (d i c t a t a nella
scuola romana del Leto; vd. Sabbadini, Metodo 43).
In mise. I 41 p. 588, descrivendo le Pandette fiorentine, il Poliziano usa e x c e p t o r nel senso classico di notaio, scriba che scrive
sotto dettatura (Thes. 1. L. V 2, I225s.): quibusdam etiam, saltem in
praefatione, velut ab autore pIane et a cogitante atque generante potius
quam a librario et exceptore inductis, expunctis ac superscriptis (cf. p. IO!)
n. 3); cf. anche Traversari ep. 96 col. 127 (vd. p. 205); hod. p. 76
I.

Il Poliziano tenne un corso su Stazio nel 1480-81. La lettera datata ca-

lend. April. MCCCCLXXXXIlII.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Gregorius noster Vincentinus... Florentiae superiori tempore cum Fantino remoratus fnctusque nobis aliquandiu exceptoris officio cum
chrysostomi quaedam converteremus ex Graeco.
Come appare dagli esempi citati per excipio ed exceptor, il Traversari spesso dettava anzich scrivere di sua mano. Lo stesso dichiara di aver fatto il Beroaldo per procedere pi rapidamente nella
stesura delle Annotationes centum. Dunque all'inizio della tradizione
di un testo umanistico pu esserci la dettatura da parte dell'autore
ad un exceptor (segretario, amico o discepolo).
Tutta una gamma di termini indicava particolari modi di scrivere: su p e r s c r i bo' scrivo sopra': PoIiziano misc. I 41 p. 588
(vd. sopra); II 5, 4 quodcunque suspicio trahat, deleta priore lectione,
superscribant; colIaz. delle Pandette: singula puncta singulis superscripta
notis (Bandini, Ragion. XL); postrema cancellata syllaba, superscriptum
o (Bandini cito XLII).
su b n o t o, su b s c r i bo' sottoscrivo': PoIiziano, soscr. autografa a un esemplare della prima edizione dei Miscellanea (Perosa
nr. 29) tibi habe, mi Petre Antoni, Miscellanea nostra, monumentum et
pignus amoris et fortasse gratiora futura posteris, quod auctoris manu subnotantur (per un diverso valore di subnoto cf. p. 97); Salutati de
fato 2, 6 p. 343, 23; Guarino ep. 742, 19 tu . .. in rescribendis post
omnem scriptorum seriem et in ima paginae margine tuum subscribis nomen; ValIa, soscr. alla traduzione di Tucidide: hec meo chirographo
subscripsi; Poliziano misc. II I, 21 (vd. p. 44).
c i r c u m s c r i bo' scrivo intorno, annoto': Guarino ep. 458,
3o libellum. " quem iam triennio. .. circumscripsi magna ex parte; A.
Decembrio 19 C. 42V (vd. p. 98).
a d n o t o, a d s c r i bo' scrivo in margine, annoto': Petrarca varo 65 (ha ritrovato un verso composto per il Bucolicum carmen e poi perduto) hunc (se. versiculum) tibi subscribo, quem sive adscribendum duxeris, sive ut intempestivum reiiciendum, tui erit arbitrii;
Salutati, de fato 2, 6 p. 343, 4s.; Poliziano misc. II 50, 14 crediderim .
hominem aliquem non indoctum, sed a re uxoria... abhorrentem .
ascripsisse. .. versiculum hunc posteriorem sui codicis marginibus; ep. 4,
13 p. 129 (vd. p. 98s.); soscr. a Varrone (Maier 354) contuli ... cum
vetustissimo codice... sic ut ne ea quidem non ascriberem siqua depravatiora viderentur; soscr. a Cic. Att. (Perosa nr. 43) in eo (se. libro) . ..
multa etiam Nicolai Nicoli et Ambrosii monachi manu ascripta erant;
ibid. est... hoc mihi solemne quasi institutum corrigendorum codicum,

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

97

ut nihil a probatioribus exemplaribus mutem certaque adscribam quae


haud dubie cognoscam prava esse. Dagli esempi riportati appare che
.adscribo era termine tecnico per lo scrivere sui margini dei codici.
n o t o 'notare, annotare': Lamola in Guarino ep. 455, 167
ut. .. notarem etiam marginibus ubique (al)legationes istorum logodae.daloru11l: probabilmente il Lamola, che dichiara di aver seguito scru-

polosamente il testo primitivo del codice antico (vd. p. 176), avr


poi trascritto a margine le interpolazioni recenti. Non credo che
'sia da intendere che il Lamola abbia contrassegnato a margine
con qualche segno critico le interpolazioni accolte nel testo.
Poliziano ep. l, II p. 17 en tibi igitur librum... Tu, cum fueris
.usus, ad me remittes, non tam, quae tua est diligentia, incolumem, quam
Joctissima ista notatum manu (<< annotato da codesta tua dottissima
mano ); 6, l p. 167 multa in Epicedio quoque pueri (Stat. si/v. 5, 5)
vel notavi vel emendavi (<< apposi note od emendazioni ); ibid. fere
.autem sunt hactenus quae notavimus adulescentes in libri nostri margine: il

Poliziano, ad evitare contraffazioni, ha comunicato al Beroaldo le


note da lui apposte, vivente adhuc Domitio, a un suo esemplare di
un'edizione delle Selve di Stazio (cf. p. 70S.). Interessante nella
:stessa lettera per il gioco di parole con pecori notas inurere (cf.
Verg. georg. 3, 158s.) il passo seguente (p. 167): sed vides ut notavi
10cos, non explicavi. Sane quoniam commentarios non faciebam, sed
epistolam quae meo quasi pecori notas inureret. Il Beroaldo rispondendo
(Poliziano ep. 6, 2 p. 170) riprende, variando notare con subnotare,
le parole del Poliziano: adnotatiunculae... illae tuae breves et
.concisae. .. quibus subnotantur magis quam explicentur loca reconditiora sylvularum adversus Domitii interpretamenta.

NOTA

Per indicare le note apposte ai codici il termine pi diffuso nell'uso comune doveva essere g lo s (s) a o g lo s (s) u I a, che gi
in et classica aveva perduto il suo valore di diminutivo ed era in
tutto sinonimo del positivo (Thes. l. L. VI 2109, 37ss.). Questi
termini sono infatti frequenti negli inventari: inv. Visconti 199 cum
glosa circumcirca (cf. anche 226, 480, 950); inv. Mansueti 30 cum
aliquibus glosis secundum modum antiquum (cf. anche 3, 4, 5, 32, 33,
34, 39, 100, 13 1, 137, 161, 303, 315, 326); Piccolomini, inv. 1008
7

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

leges quedam, cum glossis, in menbranis; glossule vero sunt in marginibus. Negli inventari compare anche l'aggettivo g l o s s a tu s: per
l'inv. Visconti vd. Pellegrin p. 23; inv. Mansueti 4, 5, 35, 13 I, 137;
Piccolomini, doc. XXVIII 35. Tuttavia il termine glossa, molto diffuso nel medioevo, soprattutto, come noto, nel linguaggio dei
giuristi, col significato pi ampio di 'commento', nel latino classico significava soltanto parola oscura o interpretazione di parola
oscura (Thes.l. L. VI 2108, 38ss.): perci gli umanisti, nel loro sforzo
di adeguarsi ai modelli classici, evitano questo termine: l'ho trovato
soltanto in note del Petrarca a codici scritte ad uso personale (Nolhac II 176 e 212), negli scritti del Salutati, che a differenza di altri
umanisti non aveva ritegno a mescolare nel suo latino anche parole
non classiche 1 (ep. I p. 153 in glosula, quam in Anneo Floro perlegi;
de fato 2, 6 p. 342, 21 librarii... dum plerumque glosulas ex librorum
l1larginibus et interliniis veluti scribenda recolligunt; come ho osservato
a p. 32, il Salutati ama i diminutivi) e in una lettera autografa del
Valla al Tortelli (Sabbadini, Storia 299): Quintilianum quem poscis . ..
iuberem tibi tradi per Ambrosium, si putarem eum mihi in hoc obsecuturum; tametsi nollem glosas quas illi fici ab aliis transcribi priusquam
recognorim et alias adhuc addidero. Nam, ut scias quo studio glosas eas
tacturus sim, certum est mihi omnes libros qui supersunt legendi evolvere,
eos praesertim qui ante Quintilianum extiterunt. Quid queris? Emi Hippocratem . .. , fire omnia illius opera, ubi aliquid ad ornamentum glosarum
inveni, quod est 1tCXL~0!J.CX.&e:;;c; vocari eos qui in sua quisque arte prestantissimi sunt; l'autografia ci assicura che il Valla scrivevaglosa. Un'implicita disapprovazione del termine l'abbiamo in un passo di A.
Decembrio dove il termine d'uso comune introdotto dopo l'espressione classica colla solita formula quas . .. vocant (cf. p. 40s.): polito
19 c. 42v-43r circumscriptas... interpositiones 2, quas glossulas vocant (cf. anche 29 c. 95r glossula . .. fuit ignorantis seu circumscriptio;
vd. p. 228). Oltre circumscripta interpositio e circumscriptio del Decembrio troviamo per 'glossa' i seguenti termini:
a d n o t a t i o, a d n o t a t i u n c u l a : Beroaldo in Poliziano
cp. 6, 2 p. 170 (vd. p. 97); Poliziano ep. 4, 13 p. 129 (pre-

Come exempIo (cf. p. 183).


Interpositio vale quasi parenthesis, potendo apparire la glossa (ad es. introdotta con id est) come un'inserzione parentetica.
I.

2.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

"

99

scrive di stampare fedelmente la sua traduzione di Erodiano) ne


illae ipsae quidem adnotatiunculae omittantur quas marginibus adseripsimus:
inter eas vero etiam locos, puto, treis quatuorve ad summum reperies ubi
fuit excusatione utendum corrupti apud Graecos exemplaris 1; 6, I p. 162
nostras adnotationes... in Statii sylvulas.
n o t a: Traversari ep. 272 col. 358 sunt praeterea per totum
codicem notae quaedam inspersae per margines pulchrae atque utiles; Valla
emendo p. 617 (Liv. 24, 42, 7) ne Petrarcha quidem veritatem scripturae
deprehendit, sed ut loco obscuro et inexplorato suam notam apposuit (per
questa nota del Petrarca vd. Billanovich, Petrarch and. .. Livy 141).
n o t a b i I e : Traversari ep. 277 col. 368 (descrizione del Laur.
32, 9) habet per totum in marginibus notabilia plurima et perutilia COInpositissimis literis atque ex nobilissimis auctoribus sumpta.
Altro termine di origine volgare, che non ho trovato in scritti
umanistici, p o s t i II a : inv. Visconti 875, 964 (cf. anche 897
postillatus); Anon., nota a Cc. de or. I, 80 nel Riccard. 506, c. I3r
(Sabbadini, Storia 81; vd. p. III).
I lemmi a margine che indicano 1'argomento trattato nel testo
sono designati con una circonlocuzione dal Valla in Aurispa ep.
83 p. 102 feram et Elegantias meas cum titulis in marginibus compendio
comprehensis, omnia quae in opere ipso disputantur signantibus.

AUTOGRAFO

Abbiamo visto In un passo di Dante cito


digitis exarata. L'espressione ricercata: negli
pi normale s c r i ber e m a n u p r o p r i a.
in una delle solite richieste di sovvenzioni, si

a p. 94 cedula meis
umanisti troviamo il
Ad es. il Traversari,
lamenta di non aver

l. La lettera indirizzata ad Andrea Magnanimo bolognese e datata in russeulo Faesulano, pridie Nonas Maias MCCCCXCIII. L'edizione di cui si parla us
a Bologna il 31 agosto 1493 (Perosa nr. 94). lo ho potuto vedere la ristampa Bologna, 30 settembre 1493 (Perosa nr. 95). La prescrizione del Poliziano fu osservata. Qualche esempio dei luoghi ubi fuit excusatione utendum corrupti apud Graecos exemplaris: C. e2V hic locus in Graeco uno exemplari cuius mihi copia interpretanti
fuit, intercisus interpolatusque est, ut sit remissa censura legendus; captanda enim velut
in tenebris sententia fuit; c. fsv hoc quoque 10co Graecum exemplar erat intercisum;
ut caute legas nec ab interprete exigas quod eum praestare non convenii.

100

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

neppure di che pagarsi un librarius e di ~ssere costretto ascriversi


tutto da s, tanto che per il troppo scrivere gli trema la mano: ep.
134 col. I87s. perpetuis. " angustiis urgemur, ut manu propria. .. seribere omnia sit opus, quae ex iugi exercitio tremoris iam indicia praeftrt
non negligenda. Poggio ha dovuto scrivere di sua mano una lettera
per l'assenza del librarius; la scrittura incerta e vacillante per 1'et;
la penna gli sembra ormai pi pesante di un palo; eppure ci fu un
tempo in cui superava tutti per l'eleganza della scrittura! ep. 8, 3
p. 189 est . . , haee (se. epistula) manu mea oscitanter informiterque seripta. Nam librarius meus, qui me reseribendi (' di trascrivere', vd. p.
18Is.) molestia levare solet, abest Ferrariae. Ego autem seribendo, accurate praesertim, admodum gravor, et smnptus ealamus pergrandis videtur
palus. .. Fuit quondam tempus eum omnes ferme elegantia litterarum
superarem; nune aetas elficit ut ab omnibus videar superari.
Cos la 'scrittura', il 'carattere' di una persona detto, con
uso gi classico (Thes. l. L. VIII 357, 19ss.), m a n u s : Traversari
ep. 415 col. 534 plaeuit. .. literarum facies, nisi margines libri ftedaret
plerisque in locis longe aliena manus; 453 col. 579 vellem honestiorem
literarum faciem, dum seribis, nitereris exprimere et ve! nostram imitari
studeres vel alterius doetioris manum. Gli umanisti usavano spesso due
scritture diverse; una corsiva gotica o cancelleresca per gli usi di
tutti i giorni e per i codici una scrittura calligrafica, l'umanistica 1.
Quest'ultima detta dal Traversari manus libraria (ep. 385 col. 501,
vd. p. 143; cC Cassiano inst. 5, 39, 2). Il carattere proprio, autografo
(cio la manus) o uno scritto autografo di una persona anche
detto, con altro termine classico 2, e h i r og r a p h u m : Valla Consto
don. 66 p. 58 et quid istud est ' roborare illam " ehirographone Caesaris
an annulo signatorio? ibid. 72 p. 62 Romae ex auetoritate papae ostenditur eodex Bibliae tamquam re!iquiae sanetorum, luminibus semper aceensis, quod dieunt seriptum ehirographo Hieronymi... Illum ego diligentius inspeetum eomperi seriptum esse iussu regis, ut opinor, Roberti, ehi-

I. Si veda ad es. per le due scritture del Niccoli, la corsiva umanistica libraria
e la corsiva cancelleresca delle lettere, T. Foflno, lt. med. e um. ~ 12, 1969, u8122 e tavv. VIII-XI. Per Poggio vd. p. 137 e Cencetti, Lineametlti di storia della
scrittura latina, Bologna 1954, 268.
2. Cic. fam. 2, 13, 3 extrema pagella pupugit me tuo chirographo; Suet. Nero
52 cum quib14sdam Ilotissimis versibus ipsius chirographo scriptis.

SCRIlTURA E DATAZIONE DEI CODICI

101

rographo hominis imperiti; soscr. autografa alla traduzione di Tucidide (vd. p. 312); F. Pucci, soser. cito a p. 71.
Per 'scritto autografo' si trova a u t o g r a p h u s, anch'esso
classico (Thes. l. L. II 1599, 79ss: come agg. gi in Svetonio,
come sosto in Simmaco): Poliziano ep. 6, I p. 162 eas ... (sc. adnotationes) se iactet ex nostris autographis descripsisse; Crinito in Poliziano
ep. 12, 22 (23) p. 409 ex Politiani autographis; ibid. p. 410 in Politiani autographis. Si incontra anche i d i og r ap h u s (Thes. l. L.
VII I, 220, 40ss; usato da Gellio): Poliziano ep. 7, 35 p. 229 nec
tamen fore unquam credidi ut haec ad obrusam sic exigerentur in literis,
praesertim non mea manu, sed meo duntaxat ingenio formatis, cum detur
idiographis quoque doctorum hominum venia, sed a doctis. Il Grapaldo
fa una distinzione fra i due termini: 2, 9 c. o6v idiographus liber propria alicuius manu scriptus sicut autographus manu autoris (c' probabilmente l'idea di una connessione etimologica fra autographus e autor).

SCRITTURA E LETTERA DELL'ALFABETO

Per 'scrittura' usato, con diverse sfumature, il termine sc r i ptu r a : Petrarca fam. 13, 4. 236 si oculos tuos artificiosis literarum tractibus
assuetos scriptura incultior offendit; Salutati ep. Il p. 471 (vd. p. 32);
P. C. Decembrio, letto al Pizolpasso (vd. p. 171) barbariem quandam
veteris scripturae; Guglielmino Tenaglia, letto cito a p. 62; Aurispa ep. 30 p. 48 cum plures (se. ducatos) in cartis et scriptura
expenderim; Traversari ep. 465 col. 588 pretium... et membranarum et scripturarum significet; 502 col. 619 (vd. p. 65); 503 coL
619 (vd. p. 253); 762 col. 876 pretium scripturae ac membranarum et
totius operis; Guarino ep. 344, 22 litterarum sive scripturae <Jaciem);
Valla eleg. 3 praef. p. 80 (vd. p. II5); Vespasiano ep. 2, 16 e 3, 5
(vd. p. 136). Ma scriptura forse pi largamente usato come termine filologico nel senso di 'lezione' (vd. p. 212S.), mentre in
espressioni in cui noi moderni usiamo 'scrittura' - 'codice in
scrittura carolina, beneventana' e simili - gli umanisti dicono di
solito scriptus litteris (o characteribus) antiquis, Longobardis e cos via.
Quindi tutti i termini usati per 'lettera dell'alfabeto' possono
indicare anche quello che noi diciamo 'scrittura'.
l i t t e r a : Valla eleg. 3, 6 p. 86 litera in singulari numero significat elementum ipsum, ut a et b, vel manum scribentis, ut ad Atticum

102

IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Cicero: tlam Alexidis manum amabam qlJod tam prope accedebat ad similitudinem tuae literae (Cic. Att. 7, 2, 3; variamente emendato
dagli editori moderni). 1) 'lettera dell'alfabeto': Poliziano misc. I
14 p. 537 etenim b literas et u ferme pro eisdem positas invicem saepe
veteribus monimentis adnotavimus; 53 p. 607s. si . .. de i litera I feceris;
57 p. 612 una tantum commutata litera; ibid. si ordinem duarum primarum literarum inter se commutes. 2) 'scrittura': Petrarca seno 5, l
p. 875 decies vel eo amplius retentavi ita scriptum mittere (sc. opusculum), ut, etsi stylus neque aures neque animum, litera saltem oculos
oblectaret; Panormita in Guarino ep. 355, 44 (della scrittura di un
antico codice di Celso ora perduto) pulchra etenim, vetusta littera;
Guarino ep. 344, 22 litterarum sive scripturae <Jaciem); Poggio ep. 2,
27 p. 155 scribit... iis litteris quae sapiunt antiquitatem; 3, 37 p. 284
pessimis litteris (cE p. 141); 3, 38 p. 286 vide an littera illius qui
scripsit Agellium tibi placeat; Poliziano, soscr. alle Pandette (Maier
341) est plurimis locis vetustis litteris emendatus liber; ecc. 1.
c h a r a c t e r: l) 'lettera': Boccaccio de montibus c. 74r cito
a p. 329 n. 1. 2) 'scrittura': Guarino ep. 304, 15 Craeci characteres;
713, 39 occaecatis... characteribus; Filelfo ep. c. 26v epigrammata
istiusmodi characteribus scripta (vd. p. 134).
n o t a: l) 'lettera dell'alfabeto': Poliziano, collaz. dellt. Pandette (Bandini, Ragion XL; vd. p. 96). 2) 'scrittura': Poliziano
ep. 6, 7 p. 183 deseribi protinus egregiis et notis et paginis Herodianum
curaveris. Per nota' abbreviazione' vd. p. 106s.
Talvolta per 'forma di lettera, lettera' viene usato f i g u r a o
litterarum figurae 2 : Lamola in Guarino ep. 455,134 (vd.
p. 180); il ValIa, emendo p. 610, chiama l'h figuram aspirationis (vd.
p. 232 n. 2); Salutati ep. III p. 219 mutate autem sunt littere sive litterarum
figure iam tot seculis; Gasp. Barzizza, letto cito a p. 263s.litterarum figuras;
Filelfo ep. c. 84v (a Bernardo Giustinian) singularum quoque litterarum
figuram ita tua epistola repraesentat, ut si scribentis nomen deesset, nescirem sane abs tene an a Leonardo Iustiniano . .. eae litterae ad me issent;
la tua epistola riproduce in modo tale anche l'aspetto delle singole
lettere ... ; litterarum figura ricompare in un'altra lettera del Filelfo
(c. 85r) col significato di 'scrittura': librario eiusmodi meum exem1.
2.

Altri esempi sia di littera che di characteres alle pp. II7-147.


Gi nel latino classico usato figura per' forma delle lettere': Thes. l.

L. VI 726, 67ss.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

103

plum tradidi exscribendum, quo ii libelli ornatiore litterarum figura ad te


irent. L'espressione da confrontare con altre perifrasi simili usate
per 'scrittura': l i t t e r a rum ef f i g i e snella soscr. di Francesco degli Ardizzi cito a p. 104; l i t t e r a rum fa c i es: Guarino
ep. 141, 25 litterarum facies perpulchra; 718, 40 scribit formosam litterarum faciem; 727, 8 vetusta... litterarum facies; 797, 30s. facies ipsa
litterarum vetusta quidem ac omni ex parte integra; Traversari ep. 213
col. 278 (vd. p. 88); 216 col. 284 (vd. p. 88); 237 col. 3II scriptorum qui sunt apud nos literarum facies plurimas mittemus, ut quam
ipse velis deligas ti manderemo vari saggi della grafia dei copisti
che sono da noi perch tu scelga quella che preferisci ; 3I I col.
406 literarum certe facies non grata est; 415 col. 534 placuit . .. literarum facies; 453 col. 579 (vd. p. 143); li tt e r a e (li t t e r a rum)
f o r m a: Salutati ep. III p. 556 iussi ser Poggio . .. quod hanc epi-

stolam preter nomen meum exemplet, ut littere forma percipias aliquid


coniecture cuius hominis patri sis serviturus; Antonio da Romagno,
letto cito a p. 135; Poggio ep. 7, 3 p. 150 si litterarum forma plurimum videbitur abesse a priori scribendi elegantia, nequaquam mireris;
nam et calamo scribo et oculi sunt paulo quam consueverunt hebetiores;
Vespasiano ep. 2, 16 forma scripture; l'equivalente volgare in una
lettera del Niccoli a Cosimo (pubblicata pi volte e da ultimo
dal Foffano in It. med. e um. 12, 1969, 120S.): egli le scriverr
di quella medesima forma di lettera che l'altre opere in minor volume . Il diminutivo formule litterarum in Salutati ep. II p. 161 (vd.
p. 80). Cf. anche forma Gallica in Poggio ep. 2, 29 p. 158 (vd. p.
13 1).
a p e x : I) 'lettera dell'alfabeto " nell'antichit (Macrob. somn.
I, 6, 70 apud quos (sc. Latinos) . .. si sonos voealium, non apices numeraveris, similiter septem sunt; cf. Thes. l. L. II 227, 70SS.), nel medioevo
(Wattenbach 187, 266-268; Mittellat. Worterb. I 741, 2ISS.) e in et
umanistica: Petrarca seno 13, IO p. 1020, inviando a Pandolfo Malatesta un esemplare del Canzoniere, chiede scusa per la rozzezza della
scrittura adducendo la scarsit di copisti: plebeios atque ineomptos
apiees scriptorum raritas absolvat; Beroaldo anno C. csr aenigma est
apud Ausonium in epistolio ad Theonem (393, 74ss. p. 248 Peiper), quo
litteras symboliee et obseure Cadmi filias appellat,. .. apices atrament(}
formatos notas furvae sepiae . Compare anche l'espressione l i t t e r a rum a p i c es' i tratti, la forma delle lettere' o anche semplicemente 'la scrittura', che gli umanisti riprendono forse da GelI.

104

13, 31,

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

IO:

P. C. Decembrio, letto al Pi~.olpasso (Sabbadini, Storia

167) modo litterarum apices (' i tratti delle lettere, la scrittura'?

vd. p. 171 n. 3), modo imperfectos rerum sensus derisuros; Beroaldo.


anno c. b4r quocirca nos et sensum et ipsos litterarum apices curiose speculati
ita emendavimus. Un'altra espressione simile litterarum notae, gi.
classica 1 e usata spesso dal Filelfo: ep. C. 73 v (vd. p. 59); c. 84r
etsi mihi es incognitus, tuae te tamen litterarum notae. .. non mediocrite,.
notum faciunt; C. 86r (vd. p. 135). 2) 'segno di abbreviazione ':
vd. p. 108.

SCRITTURA CONTINUA

Do qualche esempio di perifrasi usate dagli umanisti per indicarela scrittura continua. Il Poliziano, in tre diverse descrizioni del celebre codice fiorentino delle Pandette scritto in onciale, ricorre a tre
espressioni diverse: mise. I 41 p. 588 maioribus characteribus nullisqueintervallis dictionum 2; ep. IO, 4 p. 311 nullae in eo libro interpunctiones 3~
ep. II, 25 p. 362 sine ullis distinctionibus. Poggio, ep. 4, 17 p. 339,
descrivendo il Vat. lat. 3870 di Plauto, del sec. XI, scrive: est eis
litteris quibus sunt multi libri ex antiquis . .. , nulla verborum distinetione, ut persaepe divinandum sito Francesco degli Ardizzi, S05cr. all'Ottob. lat. 2057 di Cic. de or. (Sabbadini, Storia 955.) veterem et superiorem codicem, non sat a plerisque legibilem ob antiquarum litterarum
effigiem stilumque incognitum, in Latinas et explicatas bene litteras studioseque interpunctas summa diligentia renovavit. L'Ottob. un apografo tratto dal Laudense ad opera del vescovo di Como Francesco.

1. Cf. Cic. parto or. 26 ut illa (se. litteratura) eonstat ex notis litterarum et ex eoin quo imprimuntur ipsae notae; div. 2, 85 perfraeto saxo sortes erupisse in robore inseulptas prisearum litterarum notis.
2. Dietio il termine umanistico per parola '; la frase clausula; unit minori sono littera e syllaba: Salutati de fato 2,6 p. 342, 32s. aliquando litterarum, quandoque sillabe cuiuspiam et aliquotiens dietionum mutatione; Valli emendo p. 606 non intelligentes literam illam ad praeeedentem pertinere dietionem; Poliziano mise. I 53 p.
607 penultimae dietionis penultimam,literam.
3. Cf. Guillaume Bud, adnot. ad Pandeet. lib. I de il/St. et iure, Parigi 1536.
C. gr harum autem arehetypos Florentiae esse putant, quae littera Pisana vulgo dicitur;
et nos. .. vidimus; litteris iam multis in locis exoleseentibus verbisque non interpuneti$;
{cito dal Bandini, Ragion. XI n. I).

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

105

Bossi. Il confronto con le frasi citate precedentemente dimostra che


qui con studiose. .. interpunctas si allude alla separazione delle parole
che dovette fare il copista; il Laudense evidentemente o era in scrittura continua o non presentava una costante divisione delle parole,
com' il caso, ad esempio, del Vat. lat. 3870 di plauto di cui parla
Poggio. Lo Stroux (p. 22), dall'esame di un certo tipo di errori del
Vat. lat. 2901 (apografo diretto del Laudense), trae questa conclusione: L hatte eben keine durchgefiihrte Worttrennung t.

SCRITTURA SVANITA, SEMICANCELLATA

Per dire che una scrittura ha i caratteri in parte svaniti e logori


per il tempo gli umanisti dispongono di vari termini:
e a due u s : Poggio ep. 3, 15 p. 213 is est litteris Longobardis
et maiori ex parte eadueis (cf. p. 123) 2. cf. l i t t e r a e e a d e n t e s
in Traversari ep. 303 col. 392 cito a p. 283.
e x e s u s: Poggio ep. 3, 20 p. 220 id (sc. epigramma) quotI
est in aree fuit laboriosum (laboriosus ed.; forse laboriosius?) ad legendum tum propter altitudinem tum propter varia virgulta quae eooperiunt
litteras, et eae multis sunt in locis exesae propter vetustatem. Della stessa
epigrafe (= CIL. X 5840) detto in ep. 3, 19 p. 219 che le lettere
erano magna ex parte consumptae vetustate.
e x o l e tu s : Poliziano mise. I 77 p. 647 invenies... Volsinis'
mensam quampiam marmoream vetustissimis peneque exoletis charaeteribus; ep. 4, 9 p. 124 est in atrio Capitolino... marmor quoddam vetu-
stis ac iam pene exoletis incisum versieulis; collaz. delle Pandette (Bandini, Ragion. XXVIII n. 1) XXI versuum litterae in exemplari erant exoletae, sie ut legi exseribique non quiverint. Probabilmente sinonimoI. Il Sabbadini, Storia 96s., interpreta explicatas nel senso di parole ben divise
ed interpunctas come interpunte' nel senso moderno: divise le parole e inter-
punse diligentemente il testo . Explicatas, a mio avviso, si oppone a implicatus'
(per cui vd. p. 142) e significa lettere ben distinte , sciolte dai nessi e legature
dell'esemplare.
2. Questo aggettivo usato anche negli inventari: inv. Visconti 762 in'
principio prime pagine, que est multum caduca; 830 habens primum folium caduCIIm; 902 caducus et vetus; inv. S. Domenico (Kaeppeli A 223) littera veteri et
caduca; inv. Mansueti 377 litteris cadueis; 381 litteris aliquantulum caducis; 387 in:

principio sunt alique carte caduce.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

106

o b s O l e t u s in Poliziano mise. I 26 p. J60 de obsoletis mendosisque


exemplaribus.
o c c a e c a tu s : Guarino, comm. a Cic. S. Rose. cito a p. 94;
ep. 713, 39 cum audissem quendam mearum (sc. litterarum) ad vos fasciculum aut periisse aut occaecatis prorsus characteribus advolasse ve! verius annatasse: da una lettera di P. C. Decembrio (Guarino ep. 714)
apprendiamo che si trattava di un'epistola greca che era arrivata
semicancellata dal sudore (sudore obruta).

ABBREVIAZIONE

N o t a : usato fin dall'antichit classica per indicare sia le abbreviazioni, sia i segni di abbreviazione, sia infine segni non alfabetici come le notae Tironianae o le scritture cifrate. Anche per gli
umanisti conserva variet di significato. In Poggio ep. 3, 21 p. 223
(vd. p. 107) sono indicate con nota le abbreviazioni di un'epigrafe,
di cui anche citato un esempio: H. A. 1. R. Analogo l'uso del
termine in Guarino ep. 813, 239ss.: nonnulli ad nostram usque aetatem
venere commentarioli, ex quibus aliquos Constantiensis tempore concilii
Poggius invenit 1. .. Hi notas quasdam habent ad breviandi usum, cum
notarii, cum recitarentur ad populum vel exercitum orationes, ad verbum
per notas exciperent et exceptas excriberent, uti pauculis elementis dieta
prolixiora eolligerent: segue una lista di tali abbreviazioni che si apre
con S. P. Q. R. C' nel discorso di Guarino una confusione fra
notae iuris e notae Tironianae; era di queste ultime in realt che ci si
serviva per stenografare le orazioni.

Pi vario l'uso del Poliziano: in ep. IO, 13 p. 322 nota vale' sigla':
addam notas etiam quasdam quae legentem perturbent: sextarii nota haec
est~, scripuli.3, unciae~, semis~, librae ~. Valore analogo ha
nota nella soscrizione a Columella (Maier 355): contuli hos Columellae libros... eum duo bus exemplaribus, altero quidem vetustissimo
I. Sull'identificazione di questi commentarioli il Sabbadini (<< St. it. di fil. class. ~
9, 1903, 295-'7) restava in dubbio. n problema ora risolto dalla scoperta di A.
Campana cui ho accennato a p. 31 e n. I; infatti il Vat.lat. 11458, scritto in buona
parte da Poggio al tempo del concilio di Costanza, contiene fra l'altro le Notae
iuris di Probo.
Vat. 11458 fu certamente visto da Guarino, perch Poggio lo
prest al Barbaro che se lo tenne lungamente.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

107

Langobardis exarato litteris... cuius nota est a. Nel descrivere il celebre codice fiorentino delle Pandette il Poliziano nota l'assenza di
abbreviazioni o notae compendiariae: mise. I 41 p. 588 nullis . .. compendiariis notis; ep. II, 25 p. 362 sine ullis compendiariis notis; collaz.
delle Pandette (Maler 341) nullae sunt in toto libro compendiariae
notae tantumque in extremis versibus m nota exprimitur sic: Vergiliu, Petrii. In ep. IO, 4 p. 3II, sempre a proposito dello stesso
codice, il Poliziano nota che non vi sono seribendi compendia.
In Poggio troviamo un esempio di un vocabolo che finir poi
col trionfare sugli altri nella terminologia paleografica: a b br e v i a t i o. Nell'antichit esso significa soltanto redazione in breve,
compendio di uno scritto (Thes. l. L. I SI, 4ss.). Per il medioevo il
Mittellat. Wrterb. I 15, I3ss. registra un solo esempio (dell'anno
1280) di abbreviatio 'abbreviazione, compendio' nella scrittura. In
una lettera datata die XI septembris 1428 e indirizzata al Niccoli (ep.
3, 19 p. 219), Poggio narra con la consueta vivacit una sua gita
a Ferentino durante la quale, fra 1'altro, ha trascritto alcune epigrafi che ora invia all'amico 1: extra urbem, prope muros, in parte
praerupta montis excisum est saxum secus viam, ad quod ascenditur
cum difficultate, in hanc formam 2. Intus est epitaphium 3, quod ad te
transmitto quod, ut opinor, pIacebit etiam stomacho nauseanti. Sed vide
ut recte intelligas eas abbreviationes, sunt enim multae, et quid tibi
de eo videatur responde. In un'altra lettera al Niccoli di poco POsteriore (ep. 3, 21 p. 223) Poggio torna a parlare delle abbreviazioni di quest'epigrafe, servendosi questa volta del pi usuale
nota: quod prius (sc. epigramma) scribis difficillimis ad intelligendum
notis, ego omnia pIenissime lego, intelligo, exceptis quatuor litteris simul ordine positis, vide/icet H. A. 1. R. 4.
I. cf. ep. 3, 20 e 21. Nella silloge epigrafica poggiana queste epigrafi sono
i mr. 82 (intus tu"im arcis Ferentinatis = C/L. X 5840), 83 (in tu"i arcis Ferentinatis
= C/L. X 5837) e 84 (in monte lapideo prope Ferentinum; hodie vocatur 'la fata '
= e/L. X 5853; G. .B. De Rossi, Le prime raccolte d'antiche iscrizioni, Roma

1852, 171S.).
2. Nella lettera doveva seguire a queste parole WlO schizzo illustrante il modo
come era incavato il sasso; cf. Mommsen in C/L. X 5853 ~ extra Ferentinum,
sub ipsis moenibus tamen, rupi incisa, marginibus circumdata et superposito tympano.
3. C/L. X 5853.
4. Che vale: h(onore) a(ccepto) i(mpensam) r(emisit).

108

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISn

In un passo del Valla si trova a p e x per' segno di abbreviazione '. Con questo termine si indicava nell'antichit il segno usatoper contrassegnare vocale lunga (Thes. l. L. II 227, 43ss.). Nel medio-evo si trova usato per' abbreviazione' (Wattenbach 293). Valla emendo
p. 606 omnes igitur clausi undique commeatus erant, nisi quos Pado'
llaves subvehere temporium prope Placentiam fuit, et opere magno munitum et valido munitum praesidio (Liv. 21, 57, 5s.): vos 1 nihil aliua
quam dempsistis illud t, ut 'emporium' tantum esset, n~n intelligentes
literam illam ad praecedentem pertinere dictionem, vel, quia figurae maiusculae erat, fuisse apicem cum litera coniunctum scriptumque reliquisseautorem 'subveherent'; voi vi siete limitati a togliere la t, cos daottenere la parola emporium, senza capire che quella lettera apparteneva alla parola precedente o che, poich era scritta un po' grande,
il segno di abbreviazione (apex) si congiunse alla lettera e l'autoreaveva lasciato scritto subveherent . Il Valla fa notare che non bisognava espungere la t, ma solo dividere meglio le parole: subveheret
emporium. Ma Livio deve aver scritto in realt subveherent, dato che
il soggetto naves al plurale: secondo il Valla, il trattino di abbreviazione della nasale si congiunse con la traversa della t seguente, si
da non essere pi distinto da un successivo copista. Nel seguito il
Valla corregge il secondo munitum in militum e cos risana con mezzi
semplicissimi l'intero passo 2.

CANCELLARE

a b r a do, e r a do: indica il sistema di cancellare raschiandola pergamena. Lamola in Guarino ep. 455, 148 multa abraserunt
(cf. p. 176); Valla emendo p. 612 quae verba vos, quia emendare nescivistis, erasistis; Anon., nota a Cic. de or. 2, 91 nel Vat. lat. 2901, c. Br
(Sabbadini, Storia 98) vetus fuit abrasum quod credo dixisse 'fuerit';
al de or. 3, 187, c. 67V (Sabbadini, l. c.) vetus fuit abrasum et pessimereaptatum. Si trova anche il sostantivo r a s u r a: Salutati ep. III
p. 626 unde diligentius reviso textu Plinii quem habeo, repperi rasuram

Il Facio e il Panormita.

2. Riproduco l'apparato del Weissenborn (Lipsiae 1880): subveheret C, sub-

veheret p
firmatum: munitum recc., militum Valla. Nulla in Walters - Conway
(Oxonii 1929). Nel testo entrambe le edizioni leggono subveherent e firmatum~

SCRITTURA E DATAZIONE DEI comcl

19

in prima syllaba dictionis illius ' Tifemus' et infallibiliter credo originaliter scriptum fuisse ' Trifernus '.
c a n c e II o : Poliziano, collaz. delle Pandette: postrema can.celiata syllaba superscriptum o ab antiquo emendatore. Sic etiam supra
.in vocabulo 'pregnantem' n cancellatum (Bandini, Ragion. XLII).
d e I e o : Valla emendo p. 604 (Liv. 21, 31, 6) dictionem 'iure'
.de/estis rubra sive violacea linea. In una delle molte accurate descrizioni che d del codice fiorentino delle Pandette il Poliziano rende
conto anche dei sistemi usati nel codice per cancellare (cf. Mommsen,
pref. al Digesto, Berolini 1870, I p. XXXVI): collaz. delle Pandette
(Maier 341) quando de/etur littera super pungitur sic: d b; quando vro
.dictiones, tum ve/uti superne concluduntur sic: 'arma virumque'. Haec
.enim pro deletis habenda. Per deleo nel Poliziano cf. anche misc. I 25
p. 558 cito qui sotto; II 5, 4 cito a p. 96; ep. 8, 15 p. 249 cito a p. IlO;
collaz. delle Pandette: in prima pagina omnia sunt pene deleta (Maier
342); singula puncta singulis superscripta notis, qui 11I0S de/endi veteribus
(Bandini, Ragion. XL); hoc puto pro de/eto habendum, quia solet anti(juus codex quasi signo parentheseos de/eta notare (Bandini cito XLI).
i n d u c o : verbo usato per 'cancellare' gi da Cicerone e
molto frequente nei testi giuridici (Thes. l. L. VII I, 1236, 4ss.).
Induco significa originariamente 'sovrapporre, applicare' qualcosa;
i giuristi lo usano quindi nel senso di cancellare coll'inchiostro, mentre de/eo cancellare nel senso di 'eradere', asportare completamente la precedente scrittura 1. La stessa distinzione nell'uso dei due
sinonimi fa il Poliziano, nei cui scritti induco e deleo sono spesso
accoppiati: misc. I 9 p. 527 nam quod apud Priscianum fuit ad Tethyos undas) (periheg. 174), priore inducta interpolataque 2 scriptura, pro
eo supposuit attegias undas l); 25 p. 558 totum hoc . .. de/ebis aut induces, quoniam aliena piane huic loco; 41 p. 588 quibusdam etiam, saltem
in praefatione, ve/ut ab autore pIane et a cogitante atque generante potius
quam a librario et exceptore inductis, expunctis ac superscriptis 3; ep. 5,

I. HetIDlalUl- Seckel, Handlexikon p. 263 (s. v. inducere) 7) Ilt ctwas iibcrziehen ... daher 8) etwas Geschricbenes ausstreichen; indllCtio Ausstreichung 9; p.
132 (s. v. delere) I) etwas Geschriebenes verwischcn, auswischcn, ausloschen .
2. Per interpolo cf. p. 287.
3. Questo passo riecheggia assai da vicino nel concetto e nell'espressione
Suet. Nero 52 ut facile appareret non tralatos aut dictante aliquo exceptos, sed piane quasi
a cogitante atque generante exaratos; ita multa et de/eta et indI/eta et superscripta inerant.

IlO

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

3 p. 140 illa vero aetas. " centiens quoque pt milliens, item vicensimus,
tricensimus, interposita n litera usurpabat, quod in Pandectis ipsis archetypis Iustiniani principis ut erratum librarii semper inducitur; 8, 15 p.
249 is (lo stampatore dei Miscellanea) in exemplaribus nostris quaedam male, ut fit, aut inducta aut deleta repererat; II, 6 p. 334 nescis
quam saepe semidocti illi qui librorum excusoribus operam navant ita
explicare se soleant, ut in quoque haesitaverint, ut aut inducta pro recepeomsupponant aut ipsi ex tempore ad suum eommodum falsa quaepiam.
tis miniscantur?
j n t e r l i n o (vd. Thes. l. L. VII I, 2219, 20SS.; usato per
, cancellare' anche da Cicerone): Poliziano, collaz. delle Pandette
(Bandini, Ragion. XL; vd. qui sotto). Si trova anche il sostantivo
l i t u r a : Petrarca seno 15, I p. 1050 sentio autem nunc quam honestum
esset propter additiones et lituras hane rescribere (' copiare ').
Il sistema di cancellare mediante punti collocati sopra o sotto
la lettera o le lettere da eliminare descritto dal Poliziano in una
nota alle Pandette (Bandini, Ragion. XL): in Pand. est 'nisi " sed
prior syllaba interUta et singula puneta singulis superscripta notis; qui
mos delendi veteribus. Da questo sistema traggono origine i termini
p u n go, e x p un go: Poliziano, collaz. delle Pandette (Maier 341;
vd. qui sopra); mise. I 41 p. 588 (vd. qui sopra); per esempi di
expungo con significato pi vicino a quello tecnico-filologico moderno vd. p. 284s.
RIGA

v e r s u s : termine usuale per indicare la 'riga ' (cf. Wattenbach 187). Poggio, descrizione di un codice di Cie. de or. nel Vat.
lat. II458, c. 5U (cf. p. 31 e n. I) eontinentur in qualibet charta CXII
versus et quilibet versus constat ut plurimum XV dictionibus; Traversari
ep.206 col. 267 (vd. p. 181); Vespasiano ep. 2, 9 (vd. p. 196)~
Poliziano, collaz. delle Pandette (Maler 341; vd. sopra, p. 107) ~
La sostituzione di eXpUtlgo a deleo suggerita dal fatto concreto che nel codice dellePandette descritto dal Poliziano era usato, come egli stesso fa notare nella
collazione, il sistema di cancellare mediante punti soprascritti alle lettere da eliminare. La distinzione svetoniana tralatos aut dietante aliquo exceptos ha suggerito
al Poliziano l'analoga distinzione fra librarius copista' ed exceptor colui che scrive
sotto dettatura '.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

III

ibid. XXI versuum litterae in exemplari erant exoletae (Bandini, Ragion.


n. I); Beroaldo c. b3v ille quoque versus apud eundem (sc.
Livium) mendosus est in libro vigesimo secundo. Anche negli inventari
(inv. Mansueti IO sic incipit in ultimo versu prime columne secunde
carte scripte) e nel volgare (Donato Acciaiuoli in Vespasiano ep. I,
16 questi pochi versi ho scripto colla penna dell'ariento ).
Un po' curioso l'uso che fa di versus Gasp. Barzizza in una lettera a Giovanni Corner (Sabbadini, Storia 8IS.): quaedam etiam cum
deficerent supplevi, non ut in versum cum textu Ciceronis ponerentur . .. ,
sed ut ea in margine posita commentariorum locum tenerent: si tratta dei
supplementi che il Barzizza aveva fatto al De oratore di Cicerone
prima della scoperta del testo integro, perch servissero a mo' di
commento a riannodare il filo del discorso interrotto dalle lacune.
Si pu forse tradurre: ho anche supplito qualcosa che mancava,
non perch venisse a Il i n e a t o (messo in linea, cio inscritto)
col testo di Cicerone ... , ma perch, posto a margine, facesse le veci
di un commento . Si confronti la nota marginale a Cic. de or. I,
80 nel Riccard. 506, c. 13r (Sabbadini, Storia 81): hoc supplet Gasparinus, non tamen, ut proprio ex ore audivi, ea intentione ut textui annecteretur, sed ut esset quaedam postilla in margine quae utrosque textus de.ftctuosos coniungeret et cum aliqua continuatione et consonantia saltem intellectui legentis satisfaceret aliquantisper. All'espressione del Barzizza
in versum cum textu Ciceronis ponerentur corrisponde qui textui annecteretur 1.
XXVIII

I. Naturalmente ritroviamo nel latino umanistico anche l'altro significato di


versus, cio' verso '. Ad es. il Panormita in una lettera al!'Aurispa (in Aurispa ep. 98
p. 140) scrive: quae de Caesaris ltinere sCTipsimus, ita aecipe ut, nisi versibus compositum sit, lulii Iter non sit, sed A1ltonini j hic enim prosa oratione Iter edidit, lulius carmine. Cos il Poliziano, quando dice che il Terenzio Bembino erat . .. in ver5US
digestus (soscr. alla collazione di Terenzio, Maier 344), vuoI sottolineare che
in questo codice osservata la divisione in versi del testo terenziano, che non di
rado nel medioevo veniva scritto tutto di seguito come prosa: e nella sua collazione
ha infatti diviso sistematicamente il testo secondo la colometria del Bembino (Prete
12). Cos nell'inv. Visconti le opere in versi sono talvolta contraddistinte con itl
versibus (864, 869, 927). Si noti poi che in et umanistica, come nel medioevo
(Mittellat. Wiirterb. Il 290, 3ss.), si trova per' verso' anche carmen: Salutati ep. III
p. 178 scire oportet heroici carminis duodecim esse semipedes; Beroaldo anno C. aa4v docet
iIlud Martialis carmen non mavis quam ter Caius esse tuus (9, 92, 12); Poliziano
misc. I 9 p. 527 priore inducta interpolataque scriptu:ra, pro eo supposuit attegias undas D,
neutiquam, ut arbitror, IactuTUS, si rationem carminis aut si spatia morasque syllabarum

112

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

In Poggio, nella descrizione di un c0dice del De oratore, si trova


s e m i v e r s u s: deficiunt in II multa verba et semiversus (Vat. lat.
II458, c. 5U; cf. p. 31 e n. I).
l i n e a : Traversari ep. 277 col. 368 (descrizione del Laur.
32, 9) XXXIX lineis quaque pagina signatur (cf. H. Frankel, Einleitung
zur kritisehen Ausgabe der Argonautiea des Apollonios, Gottingen 1964,
57 n. I); 508 col. 622 (vd. p. 62S.); Valla in Fac. p. 603 vix inspeeta
primae lineae seriptura; Vespasiano ep. 2, 9 (vd. p. 196); Pomponio
Leto, comm. a Quint. inst. I, I, 27 (vd. p. 113). Anche negli
inventari: inv. Visconti 121 incipit in secunda linea; inv. Mansueti
II advertendum quod de expositione dicti Psalmi Dixit iniustus non
sunt nisi XIII linee.
Nel Salutati si trova il termine i Il t e r l i n e a : de fato 2, 6 p.
342, 21 (librarii) dum plerumque glosulas ex librorum 11larginibus et iHterlilliis veluti scribenda recolligunt.

MAR.GINE

m a r go: gi di uso antico per indicare i margini della pagina


(Thes. 1. L. VIII 394, 63ss.); assai comune fra gli umanisti: Petrarca
varo 65 in margine Africae nostrac
illum (sc. versiculum) scripsi;
nota al Paris. lat. 6802 di Plinio, C. 54r (Nolhac II 213) require quod
in margine Ugutionis scriptum est; Salutati de fato 2, 6 p. 342,21; Gasp.
Barzizza, letto al Corner (vd. p. 263s.); Lamola in Guarino ep.
o

o.

consuluisset (qui carmen si pu rendere esattamente con 'metro '); 73 po 642 nam,
ut de carminis residuo (<< circa il resto del verso ; Catuli. 17, 19) nihil mihi a"ogem
temere ecc.; P. Bembo ep. I, 7 p. 12 quanquam in illis ipsis quae desiderantur, non
valde multum amisimus. Nam ex versuum numero, quem eo in libro eique operi librarius
supputavit, Gigantomachiam omnem carminibus CXXXXV constare tutemet videbis
(si veda l'ediz. di Claudiano del Birt, Berolini 1892, MGH. AAo X p. LXXSo). L'epigramma Bobbiese 45 reca nelle edizioni dell'Ugoleto (1499), dell'Avanzi (1507 e
1517), dell'Ascensio (15II) e nella Giuntina del 1517 il seguente titolo: In Didonis imaginem ex Graeco. Quattuor ultima carmina huius epigrammatis non habentur
in Graeco codice (si vedano gli apparati di Munari e di Speyer); l'epigramma
traduzione di Anth. Palo 16, 151, ma gli ultimi quattro versi non hanno riscontro
nel modello greco. Il significato di verso ' sar da vedere in espressioni di inventari come inv. Visconti 48 Monobiblos Propersii Aurelii Naute ... in carminibus;
270 Allani Prosperi et Bemardi Silvestris liber in carminibus et prosa, da confrontare
con il passo del Panormita cito sopra.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

II3

455, 167 (vd. p. 97); Poggio ep. IO, 9 p. 22 seribens in eius (sc. epistulae) margine; Traversari ep. 218 col. 286 (passo lacwlOso) ut ****
* *** ubi visum fuerit, in marginibus adicias, dum leges; 233 col. 307
Graecos illos versus ex Homero qui deerant in marginibus scripsi; 272
col. 358 (vd. p. 99); 277 col. 368 (vd. p. 99); 415 col. 534 (vd.
p. 100); Valla in Aurispa ep. 83 p. 102 (vd. p. 12); emendo p. 613
vos tamen in margine ex purpureo colore ftcistis pro ' supplicatis' 'aliter
sublicis' (Liv. 23, 37, 2); Poliziano mise. II 50, 14 (vd. p. 96); ep. 4,
13 p. 129 (vd. p. 98s.); 6, l p. 162S. (adnotationes) quas ... marginibus domestici codicis adscripseram; ibid. p. 167 (vd. p. 97). Margo
nell'antichit usato sia al maschile che al femminile; fra gli esempi
umanistici da me raccolti possibile determinare il genere solo in
un passo di Guarino, dove margo femminile: ep. 742, 19 in ima
paginae margine tuum subscribis nomen. Si noti che qui margo indica
il margine inferiore della pagina; Pomponio Leto invece, commentando Quint. inst. 1, I, 27, cos definisce questo termine: 'marginibus ': margo dicitur spatium quod relinquitur ex utroque latere linearum (commento a Quintiliano, Venezia 1494, H 13654, C. blV).
Per margo negli inventari vd. ad es. inv. Mansueti 99 e 161 e Piccolomini, inv. 1008 (vd. p. 97s.).
s p a t i u m : indica fin dal medioevo il margine della pagina
(Wattenbach 189, 271, 283). Salutati ep. II p. 397 non enim
libros quia nitidi (cf. p. 25 n. 2) sint chartis, amplis spaciis et litterarum
preciosissimis liniamentis caros haheo nec apprecio, sed quod pulchra contineant et auctoritate digna; donde appare che gi allora uno dei caratteri d'eleganza del libro era d'avere margini ampi. Poggio ep.
3, 38 p. 286 (vd. p. 53); ep. p. 305 Wilm. (cf. p. 53) quo latiora
erunt spatia eo maius volumen, quanto pi larghi saranno i margini
tanto maggiore il formato l>. Spatium pu indicare non solo i mar-.
gini, ma anche genericamente tutti gli spazi della pagina, ad es.
quelli lasciati fra una sezione e l'altra del testo, come in Traversari
ep. 508 col. 622 (vd. p. 62S.).
Un significato quasi tecnico vicino a quello di volumen, mensura
, formato' sembra avere spatium in Guarino ep. 258, 6 cito a p. 52s.
e in Salutati ep. III p. 97 video quod Sidonium habes; michi vero parum
deficit. Deprecor ergo te quatenus complementum diligenter manu tua
scriptum in membranulis et spacio iuxta mensuram incluse cartule, in qua
capitulum et ultima voluminis mei carmina scripta sunt, mittere non graveris: evidentemente Coluccio manda all'amico una carta (o la copia
8

II4

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

di Wla carta) del suo codice di Sidonic al cui formato egli dovr.
uniformarsi per il supplemento da inserire poi nello stesso codice di
Coluccio. I diminutivi membranula, cartula possono far pensare che
il codice di Sidonio posseduto da Coluccio fosse di piccolo formato,
ma abbiamo visto che il nostro ha Wla predilezione per l'uso dei
diminutivi (cf. p. 32).

NOMENCLATURA DELLE SCRITTURE

La nomenclatura dei vari tipi di scrittura forse l'unico capitolo


della terminologia filologica degli umanisti che sia stato studiato e
su cui esista Wla ricca bibliografia. Oltre ad accenni sparsi negli
scritti del Traube e del Lehmann 1 e alle pagine del Lowe su litteraeLongobardae 2, sono fondamentali lo studio del Wehmer (cit. a p.
XXIV) e soprattutto quello recente del Casamassima (Per una storia
ecc., cito a p. XVII) 3, a cui far spesso riferimento: al Casamassima
rimando anche per la bibliografia sull'argomento.
Gli umanisti erano ben lungi da Wla sistematica classificazione
delle scritture: esaminando la loro terminologia paleografica, troviamo da Wl lato pochi termini tecnici ereditati per lo pi dalle
et precedenti e di ambito piuttosto vasto e non ben definito, dall'altro indicazioni generiche riguardo l'aspetto di Wla scrittura, la
sua maggiore o minore eleganza, la sua antichit. Un sommario
abbozzo di classificazione la grande distinzione fra litterae antiquae e litterae Longobardae o Gothicae, cio fra la carolina e la sua
derivazione umanistica da un lato, e dall'altro Wl complesso di scritture diverse, accomWlate dal loro carattere intricato e non di rado

I.

L. Traube, Mlinch. Sitz.-Ber. phi1os.-phi1ol. u. hist. cl. 1900, 470ss.

= Vorles. tlnd Abh. III 95ss.; Neues Archiv der Ges. flir alt. deutsche Geschichtskunde 26, 1900, 229s.; Mlinch. Abh. hist. Cl. 24, 1909, 25; Vorles. un!
Abh. I 24SS.; II 9S. e 31; P. Lehmann, Quellen und Unters. zur lat. Philol. des
Mittelalt. IV l, Mlinchen 191I, 84 e 171; F. Modius 58s., 71S., 79s.; Erforschung
I 12SS.
2. Beneventan Seript 22SS.
3. In questa nuova e pi ampia trattazione sono riutilizzati i due precedenti
articoli: Litterae Gothicae. Note per la storia della riforma grafica umatlistica, Bibliofilia 62, 1960, 109-143 e Lettere antiche. Note per la storia della riforma grafica llmanistica, Gutenberg Jahrbuch 1964, 13-26.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

1I5

di difficile lettura per un umanista, dalla corsiva romana di papiri


o scolii all'insulare, alla beneventana ecc. Questa distinzione va connessa con la concezione umanistica secondo cui i barbari (Goti o
Longobardi), come corruppero lingua, leggi e costumi dei Romani,
cos sostituirono alla scrittura romana una scrittura che con la sua
stessa deformit denunziava la barbarie di quelle genti: cifras pro
litteris adinvenerunt. Tale concezione chiaramente espressa in due
noti passi del Valla e di Biondo: Valla eleg. 3 praef. p. 80 Gothi
isti quidni et Vandali existimandi sunt? Nam, postquam hae gentes semel
iterumque Italiae influentes Romam eeperunt, ut imperium eorum, ita
linguam quoque - quemadmodum aliqui putant - accepimus, et plurimi
forsan ex illis oriundi sumus. Argumento sunt codiees Gothiee seripti,
quae magna multitudo est: quae gens si seripturam Romanam depravare
potuit, quid de lingua, praesertim relieta sobole, putandum est? Biondo
Flavio Ital. ill. p. 374 nam Longobardi, omnium qui Italiam invaserint
externorum superbissimi, Romani imperii et Italiae dignitatem evertere
ac omnino delere conati, leges novas, quae alicubi in Italia extant, condidere, mores, ritus gentium et rerum vocabula immutavere... Quinetiam
publicae administrationis et privatim vivendi instituta accuratissime ab
eisdem sunt mutata et eo usque ipsius gentis processit insania, ut, Romanorum charactere litterarum penitus postposito, novas ipsi et sua ineptia
gentis barbariem indicantes cifras pro litteris adinvenerint.
Ma non sempre l'uso dei termini litterae Longobardae o Gothicae,
dei quali il primo era oltretutto eredit di et precedenti, sar da
interpretare come un giudizio storico 1; e che ad es. il Poliziano li
ritenesse termini di comodo pi che espressioni storicamente fondate sembrerebbe suggerire la sua frase literis quas Langobardas vocant (vd. p. 124). D'altro canto le ricerche del Casamassima hanno
1. Traube, Vorles. und Abh. II IO SO erklart sich der Name der scriptura langobardica, der von den italienischen Philologen far eine Schrift gebraucht wurde,
die von der lateinischen sehr abwich. Der Ausdruck ist so ein Name ffu das Bizarre geworden. man dachte aber nicht unmittelbar daran, dass ein langobardischer
Schreiber, Monch oder Gelehrte diese Text geschrieben hatte ; Wehmer
15 wenn der Humanist von gothischer Schrift spricht, darf man stets zweifeln. oh
darnit iiberhaupt ein historisches Urteil abgegeben sein solI ; e p. 16 mochte
eine Schrift gotisch oder langobardisch genannt werden. der Humanist meinte
doch nur ihren barbarisch unschonen Charakter und auf historisch begriindete
Ansichten iiber die gotische oder langobardische Schrift darf man aus solchen
Benennungen nicht schliessen .

116

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

mostrato come la tradizionale opinior.e che gli umanisti vedessero


nelle litterae antiquae proprio la scrittura degli antichi Romani coglie
e irrigidisce solo un aspetto di una realt assai pi complessa. Il termine litterae antiquae non creazione umanistica, ma nasce nel XIII
sec. per indicare la scrittura dell' et precedente caduta ormai in
disuso di fronte alle litterae modernae, le nuove scritture gotiche che
si andavano allora affermando. Quindi esso, almeno inizialmente,
conserva nell'uso umanistico il suo valore tradizionale: cos ad es.
il Salutati, quando chiede un codice delle epistole di Abelardo de
antiqua littera, indica la carolina e non pensa naturalmente, trattandosi di autore medievale, alla scrittura degli antichi (vd. pi oltre,
p. II7). Anche se certamente gli umanisti vedevano realizzato nella
carolina un ideale di nitidezza, purezza ed eleganza 'classico', n~t
tamente contrapposto alla 'barbarie' delle litterae Longobardae, non
sempre 1 caddero nell'illusione che si trattasse veramente della
scrittura dei Romani: cos ad es. la classificazione di codici secondo
l'antichit che si pu ricavare dalla terminologia del Poliziano mostra che egli faceva risalire ad et romana i codici in capitale od oneiale e giudicava meno antichi quelli in carolina (vd. p. 147ss.).
Inoltre molti umanisti identificano la scrittura degli antichi con
quella testimoniata da epigrafi, monete e pochi venerandi codici, cio
la capitale (vd. p. 127ss. e Casamassima 530 e 576); e proprio in
et e in ambito umanistico nascono i termini tecnici per designarla:
litterae maiuseulae o maiores.
Quanto alla gotica, chiamata spesso negli inventari litterae modernae (e litterae formatae son dette le gotiche librarie), gli umanisti
distinguono nella loro terminologia le variet nazionali: litterae Italicae, Germanicae, Gallicae. Si noti a questo proposito che in et
umanistica il termine litterae Gothicae non m a i applicato alle
scritture che noi oggi chiamiamo 'gotiche'.

lo Ma ad es. il Vettori riteneva il Laur. 49. 9 di Cic. fam., in carolina, antico


quasi come il Virgilio Mediceo e le Pandette fiorentine (Mehus, Vita CCXIV;
Lehmann, Erforschung I 15 n. 4).

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

II7

LITTERAE ANTIQUAE

Abbiamo gi accennato (p. II5s.) alle conclusioni cui giunto

il Casamassima circa l'origine di questa espressione usata sia al plurale sia, meno spesso, al singolare. Nell'uso umanistico essa conserva il suo valore tradizionale e continua ad indicare la carolina;
ma, accanto a questa, indica anche l'umanistica che ne deriva. Tuttavia il termine usato talvolta anche con valore diverso da quello
tecnico tradizionale a designare scritture veramente antiche, di codici non in carolina o di epigrafi; e pu indicare anche le capitali
epigrafiche antiche ripristinate nelle iscrizioni umanistiche. Si noti
infinc che mentre il termine molto diffuso nella latinit degli inventari, compare solo nel latino di umanisti pi vicini alla lingua
corrente, come il Salutati, Poggio e 1'Aurispa, ma non l'ho trovato
mai ad es. negli scritti del Poliziano, mentre il Traversari l'usa solo
un paio di volte, di cui 1'una a proposito di un codice non identificato, l'altra con valore diverso da quello tradizionale, a proposito
di epigrafi. Guarino l'usa una sola volta per un codice non idcntificato e si servc, per indicare l'umanistica, di perifrasi analoghe.
Probabilmente al rigore filologico di un umanista come il Poliziano
il termine tradizionale, ereditato dal medioevo, appariva improprio
ed equivoco.
I) S c r i t t u r a c a r o l i n a : Salutati ep. III p. 76 interim te
rogatum velim quod epistolas Petri Abaialardi, si non habes, inquiri facias
et ex tuis vel repertis studeas meo nomine quanto correctius poterit exemplari. Sed si de antiqua littera haberi possent, libentius acciperem; nulle
quidem littere sunt meis oculis gratiores. Secondo l'Ullman (Origin
14 e n. IO) il Salutati desidera avere possibilmente un manoscritto
del XII sec. in carolina, dato che Abelardo mor nel II 42. Si noti
la predilezionc tipicamente umanistica per questo tipo di scrittura.
Poggio ep. 4, 4 p. 304 liber est illis litteris antiquis corruptis, quales
sunt Quintiliani: si tratta del celebre codice Orsiniano di Plauto, il
Vat. lat. 3870, in carolina del sec. XI. Il Quintiliano con cui viene
istituito il paragone il secondo scoperto da Poggio e per noi perduto. Il Sabbadini deduce da questa testimonianza che Poggio port
in Italia non un apografo, ma proprio il codice antico (Scop. I 82
n. 46); anche il Quintiliano era evidentemente in carolina. Sulla
scrittura del Plauto Orsiniano Poggio ritorna in un'altra lettera, ep.

II8

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

4, 17 p. 339 nullus, mihi crede, Plautum bene trallscribet, nisi is sit doctis-

simus; est eis litteris quibus multi libri e:x' antiquis, quos a mulieribus
eonscriptos arbitror, nulla verborul1l distinctione, ut persaepe divinandum
sit 1. Un altro codice in carolina il Vat. lat. 1873 di Ammiano
Marcellino, proveniente da Fulda (sec. X), di cui Poggio scrive
(ep. 9, 32 p. 375): Ammianum Marcellinum ego Latinis Musis restitui,
eum illum eruissem e bibliothecis, ne dicam ergastulis, Germanorum. Cardinalis de Columna habet eum codicem quem portavi, litteris antiquis,
sed ita mendosum, ut ni! corruptius esse possit.
In questi luoghi delle lettere di Poggio litterae significa 'scrittura' in un senso molto ampio; infatti, quando Poggio dice che le
lettere del Plauto sono corruptae, intende riferirsi non ad una maggiore o minore eleganza e leggibilit della scrittura (si tratta infatti
di una carolina chiara e leggibile), ma al modo scorretto in cui il
codice scritto (cf. p. 222); e ci chiarito molto bene dal secondo
dei passi citati (ep. 4, 17 p. 339). Cos anche nel caso del Bas. S.
Petri H 25 (vd. il passo cito innata e cf. p. 327ss.) Poggio non si lamenta della scrittura del codice (anche qui una carolina chiarissima),
ma degli errori di cui rigurgita: il codice non scritto male, ma
pueriliter, mendose. Si noti soprattutto questo mendose, che corrisponde
perfettamente al corruptus del primo passo citato (ep. 4, 4 p. 304):
entrambi sono termini tecnici per indicare presenza di corruttele
in un testo, non scrittura brutta e illeggibile (in questo secondo
senso Poggio dice pessimae litterae, ep. 3, 37 p. 284 cito a p. 141).
Ci quanto mai evidente nella descrizione del codice di Ammiano: litteris antiquis, s edita mendosum. Del tutto analoga a
litterae corruptae l'espressione litterae parum emendatae di cui si serve
il Traversari per indicare che il testo corrotto, mentre alla bruttezza della scrittura si riferisce con barbarae (ep. 306 col. 398, vd.
p. 18 7)2.

l. Per la scrittura della donna considerata esempio di scrittura puerile e brulicante di errori cf. ep. 3, 17 p. 216 Philippicas Ciceronis emendalli cum hoc antiquo
codice, qui ita puerili/er scriptus est, ita mendose, ut in iis quae scripsi non coniectura opus
fuerit, sed divinatione. Nulla estfemella tam mdis, tam insulsa quae non emendatius scripsisset. Il codice antico qui menzionato il Bas. S. Petri H 25. cf. anche il passo
del Boccaccio cito a p. 329 n. L
2. Ho ritenuto opportuna questa precisazione perch il primo dei passi di
Poggio (ep. 4, 4 p. 304) stato inteso diversamente, cio come un appunto mosso

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

II9

Il Petrarca, per indicare la carolina del Paris. lat. 1989 del commentario di S. Agostino ai Salmi (sec. XI) donatogli dal Boccaccio,
usa l i t t e r a ve tu s t i or: fam. 18, 3, 50S. preter eam quam loquor
magnitudinem, et libri decor et vetustioris litere maiestas et omnis sobrius
accedit ornatus (su questo codice vd. Nolhac Il 20IS.).
2) S c r i t t u r a u m a n i s t i c a : Poggio ep. 2, 29 p. 158
(a. 1425) de Plinio episcopi Vintoniensis quod quaeris, ille quidem antiquis est litteris, sed quae Gallicum redoleant (nosti enim quam vocemus
formam Gallicam}; ... sed illis litteris antiquis ad morem nostrum nequaquam est scriptus. Per l'interpretazione di tutto il passo cf. p. 13 IS.;
la precisazione ad morem nostrum nell'ultima frase mi sembra dimostri
.che litterae antiquae indica qui la scrittura umanistica, allora tipicamente italiana. Ibid. p. I59S. (a. 1425) hic scriptor meus, quem summo
labore litteras antiquas edocui; 2, 39 p. 176 (a. 1426) docui... quemJam Gallicum librarium meum scribere litteris antiquis; 2, 27 p. 155
(a. 1425) si potero hunc scriptorem tenere ne evolet, absolvet mihi multa;
nam et praesto seribit et iis litteris quae sapiunt antiquitatem, ad quod eum
trusi summo cum labore. Per avere un'idea della calligrafia di questi
scribi che Poggio pazientemente ammaestrava, si vedano alcuni dei
.codici elencati in Ullman, Origin 49ss. Tale era la perfezione cui essi
giungevano nell'imitare antiqua di Poggio che per alcuni codici,
.come i tre Vaticani delle deche di Livio, si discute se siano stati
scritti da Poggio stesso o da un suo scriba (cf. p. 33s.). Ibid. 3, 15
p. 213 misisti mihi librum Senecae et Cornelium Tacitum, quod est mihi

gratum: at is est litteris Longobardis et maiori ex parte caducis j quod


si scissem, liberassem te eo labore. Legi olim quemdam apud vos manens
litteris antiquis; nescio Coluciine esset an alterius. Illum cupio habere.
La lettera del 1427; il codice in
.comunemente fin dal Voigt (vd.
II di Tacito in beneventana del
nella seconda met del '300 1. Il

' longobarda ' , come si riconosce


sopra, p. 30 n. I), il celebre Med.
sec. XI, scoperto a Montecassino
codice in litterae antiquae letto da

all'aspetto esteriore della scrittura. Il Questa, dopo aver riportato il passo, soggiunge
(p. 23): veramente il codice scritto in una carolina di facile lettura, nel complesso,
anche se deve convenirsi che l'eleganza non ne il carattere distintivo soprattutto nella prima sua parte .
l. Dal Boccaccio secondo l'opinione tradizionale (Sabbadini, Scop. I 29;
il Boccaccio non lo possedeva ancora nel 1357). Secondo i recenti studi del Billanovich il primo attore nelle scoperte di testi classici a Montecassino sarebbe stato

120

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Poggio non pu essere che una copia del Med. della seconda met
del XIV sec. o dei primi anni del XV. <:;e veramente si trattava di
un codice di Coluccio (ovviamente anteriore al 1406 data della sua
morte) la cosa non sorprenderebbe perch la nuova scrittura umanistica si era gi formata prima della morte di Coluccio e forse
per suo impulso 1. L'affermazione della difficolt di far trascrivere
un codice in litterae Longobardae e la richiesta di uno in litterae antiquae un bell'esempio del fenomeno notato dal Pasquali (p. 61S.)
per cui le copie umanistiche soppiantano gli originali in scritture
difficili. Aurispa ep. 30 p. 48 (a. 1426) animo est, quam primum occasio
dabitur, id opus (Nonio Marcello) litteris antiquis transcribi facere.
Coll'espressione litterae antiquae viene indicata anche l'umanistica dei libri a stampa, ad es. nell'inv. Mansueti (vd. p. 122). Altri
esempi in Casamassima 542 n. 32.
Guarino per indicare la nuova scrittura umanistica non si serve
di litterae antiquae, ma ricorre a perifrasi analoghe: ep. 366, 17 hic
qui has tibi reddet, Mariottus nomine, natione Florentinus et honesto 10co
natus, mihi familiaris est ... ; est praeterea scriptor ornatissimus formae
vetustae; 499, 29, lodando una lettera dell'amico Agostino Montagna: de1ectatus sum vetusta litterarum facie.
Parallela alla restaurazione della minuscola carolina la restaurazione delle capitali epigrafiche antiche nei titoli, incipit, explicit,
tavole di contenuto e simili e nelle epigrafi (Ullman, Origin 545S.;
Casamassima 547ss. e Trattati 18ss.). I due alfabeti, maiuscolo e minuscolo, entrano a far parte di un medesimo sistema e il termine
'lettere antiche' si trova applicato anche ai caratteri capitali restaurati; cos ad es. in un passo di Lorenzo Ghiberti a proposito di
un'epigrafe (vd. Casamassima 550).
3) Altri esempi dell'uso tecnico riferiti a codici non identifiinvece Zanobi da Strada, che visse l con l'ufficio di vicario del vescovo Angelo.
Acciaioli dal 1355 al 1357 (I primi uttlatlisti 3lss. e 40).
Io Vd. Ullman, Origin 2ISS. per il pi antico manoscritto in umanistica. Laur.
Strozzo 96 con opere di Coluccio scritto da Poggio e databile forse al 1402-3 e 79ss.
per i pi antichi esempi datati (a partire dal 1405) della nuova scrittura usata da
altri scribi. I pi antichi esempi dell'espressione litterae antiquae riferita alla nuova
scrittura umanistica si trovano nelI'inv. di Cosimo de' Medici del 1418 (vd. Casamassima, Bibliofilia 62, 1960, 120). Il Casamassima cita come pi antico esempio umanistico una lettera del Niccoli a Cosimo del 1426. Le pi antiche fra 1('lettere di Poggio da me citate sono anteriori di un anno.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

I21

cati: Poggio ep. 2, 22 p. 148 mittas etiam libellum Nonii Marcelli ...
scriptum litteris antiquis; Guarino ep. 223, 52 (Giovanni Corvini di
Arezzo) habet Macrobium, ut audio, litteris antiquis, fidelem, emendatum
(questo l'unico esempio di litterae antiquae nell'epistolario di Guarino); Traversari hod. p. IOIS. vix... ibi quicquam dignum memoria
praeter unum Cypriani volumen invenimus, antiquis literis. Di un Valerio Massimo di buona lettera antiqua trovato da Poggio in
Francia, nell'abbazia di S. Vittore a Parigi, ci informa una letterina
del Niccoli a Cosimo de' Medici, scoperta e pubblicata recentemente
da T. Foffano (<< It. med. e um.) 12, 1969, II5sS.). Si tratta, come ricaviamo dalla lettera stessa, di un codice antico, quindi probabilmente di un codice in carolina: Acci ch'i' non ometta nulla di
quello credo sia utile a ricordarti, e' m'era uscito di mente che Poggio m'ha detto trov nella badia di San Victore in Parigi uno Valeria Maximo di buona lettera antiqua. Se Ilo potessi permutare
con nuove mercerie, sarebbe grande aquisto. E ben che qua abbia
Valerii assai, e' son s corrotti che gli una morte; e tutto questo
perch frati e pedanti e gente non usa a questi facti gl'nno tutti
raschiati e corropti, e mai vidi niuno Valerio antiquo 1.
4) Scrittura antica in generale o di tipo diverso dalla carolina:
Salutati ep. III p. 219, a proposito di un leggendario codice delle
deche di Livio (cf. p. 123 n. I), indica con littera antiqua una scrittura molto antica: in littera tam antiqua quod vix illius lector expeditus
et idoneus in partibus vestris haberi queat. Cf. anche antiquarum litterarum effigies riferito alla scrittura del codice Laudense di Cicerone
nella soscr. di Francesco degli Ardizzi all'Ottob. 2057 (sopra, p.
104). Per le iscrizioni si noti che in Traversari hod. p. 71 litterae antiquae riferito alla scrittura di iscrizioni antichissime (epigrammata
pervetusta) : attendimus in pariete ecclesiae ipsius inficta saxa, antiquis
insculpta literis. Epigrammata pervetusta erant.
5) Do infine un breve cenno su litterae antiquae nella terminologia degli inventari 2. Nell'inv. di Cosimo de' Medici del 1418

I. Si iloti che mentre qui il Niccoli indica con 'lettera antiqua ' una scrittura
antica, con tutta probabilit una carolina, in un'altra lettera (pubblicata pill volte
c da ultimo in Foffano, art. cito 120S.) designa l'umanistica con 'lettera all'antiqua '.
2. Vd. anche Casamassima 542.

I22

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

lettera antica' sia la carolina che 1'umanistica (Ullman, Origin


133s.; Casamassima 541). Nell'inv. Viscctlti la maggioranza dei manoscritti in littera antiqua identificati risale all'XI o al XII sec. (P ellegrin p. 21) 1. Nell'inv. Mansueti con litterae antiquae viene indicata
l'umanistica manoscritta (64, 71 ecc.) o a stampa (14-17, 21 ecc.).
In questo stesso inventario la littera antiqua contrapposta alle
litterae I/lodernae (cio la gotica; cf. p. 145s.): 63 litteris modernis,
in cartis membranis. Liber tamen Persii est de littera antiqua. Compare
anche l'espressione litterae (modernae) quasi antiquae, che conferma
una .volta di pi che non si tratta di indicazioni relative all'antichit,
ma all'aspetto della scrittura: 74 litteris modernis quasi antiquis et
bonis; 75 litteris quasi antiquis. In 78 con litteris antiquis cursivis et
pulchris si allude forse a un'umanistica corsiva: cf. lectere antiche
corsive in Piccolomini, app. II 89. Nell'inventario dei libri di Piero
di Cosimo de' Medici del 1456 l'umanistica indicata con lettere
antiche nuove (Piccolomini, app. II 4 e 6). Eccezionale l'uso di
lictera antiqua) per indicare la beneventana in un inventario del
XV sec. della cattedrale di Benevento (vd. A. Campana in Bulletto dell'Arch. PaI. It. n. s. 2-3, 1956-7, I p. 161).

LITTERAE LONGOBARDAE (LANGOBARDAE)

Anche litterae Longobardae un termine che gli umanisti hanno


ereditato dal passato; esso infatti testimoniato a partire dall'XI
sec. nell'Italia meridionale, dove indica la scrittura locale contrapposta alla minuscola ordinaria, la Francisca (Lowe, Beneventan
Script 22S.). Gli umanisti lo usano ad indicare scritture che per il
loro carattere intricato e difficile apparivano ai loro occhi frutto della
barbarie (Casamassima 564ss.; cf. anche il passo di Biondo Flavio

I. La Pellegrin scrive: Les rdacteurs ont parfois not soit 1'anciennet soit
le type de l'criture employe, mais, constatons-Ie une fois de plus, jamais d'une
manire systmatiqueo Si parmi les manuscrits retrouvs la plupart de ceux qui
sont qualifis dans 1'ancien inventaire in littera antiqua remontent en effet au Xle
<lU au xne sicle, bien d'autres, plus anciens encore, n'ont fit l'objet d'aucune
mention (cf. nOS 506, 557, 6140. o) >lo Sembra da queste parole che la Pellegrin
abbia scambiato littera antiqua per un'indicazione di antichit, mentre si tratta solo
di designazione di un determinato tipo di scrittura.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

12 3

<cit. a p. II5). Dall'esame di numerosi esempi il Casamassima


(p. 566s.) conclude che nei secoli XV e XVI con litterae Longobardae si designavano in genere le scritture appartenenti al sistema
grafico della minuscola corsiva, tra loro affini nella forma delle
lettere, nel ductus, nelle legature: dalla corsiva dei papiri della tarda
antichit e dei primi secoli del medioevo... alle cosiddette scritture semicorsive dei secoli VI-VIII, dalle minuscole documentarie. .. alle scritture che chiamiamo nazionali, alle precaroline. Tra
queste ultime scritture, il termine continu ad indicare appunto,
-come sappiamo, in ispecie la minuscola dell'Italia meridionale, la
beneventana .
Poggio ep. 2, 9 p. 104 idem retulit se vidisse X decades Livii, duobus
voluminibus magnis et oblongis, scriptas litteris Longobardis; di questo
stesso leggendario codice si riparla in ep. 5, 18 p. 59: is fuit Nicolaus quidam natione Gothus . .. , qui sancte iuravit esse in quodam monasterio ordinis Cisterciensium tria pergrandia volumina et oblonga conscripta litteris Longobardis et nonnullis praeterea Gothicis intermixtis, in
quibus continerentur decem Livii decades; ed ancora in ep. I I, 12 p. 70
est vetus historia... Nicolai cuiusdam Gothi asserentis has decades litteris Longobardis scriptas, nonnullis Gothicis admixtis characteribus, esse
in Dacia seu Norvegia in quodam monasterio. La descrizione di questo
codice pass anche nel Commentarium del Niccoli, V (Sabbadini,
Storia 9): in quodam monasterio Dacie ex ordine Cisterciensium sunt,
ut multi affirmant, X decades T. Livii in quinque codicibus, vetustissimae,
ex litteris Longobardis. Si noti come il numero dei volumi nelle varie
descrizioni passi da due a tre a cinque 1. In Poggio ep. 3, 15 p. 213
is est litteris Longobardis et maiori ex parte caducis si tratta del Med.
II di Tacito in beneventana (vd. p. II9) 2. Ibid. 4, II p. 321 audivi
esse in monasterio Cassinensi volumen litteris Longobardis, in quo sint
epistolae CCXXV (di S. Girolamo). Il dotto T. Foffano mi ha gentilmente comunicato di aver identificato questo codice col cod.
91 di Montecassino scritto in beneventana (Lowe, Beneventan

l. Per questa leggenda dell'esistenza di un codice contenente tutte le deche


di Livio vd. Voigt I 248s.; Lehmann, Erforschung I 280-306; Ullman, Studies 5579. Per l'interpretazione di Gothici. . characteres cf. p. 126.
2. Si noti la coincidenza fra la descrizione di Poggio e quella di un filologo
moderno, C. D. Fisher, pref. all'ediz. di Tacito, Oxonii 1906: scriptura cum ipsa
difficilis tum multis locis evanida .

124

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Seript 343). Traversari ep. 3I I col. 406 adii ad Sancta11l Caecilialll ...
oJfendique in volul1line vetusto Longobardis :iteris XXXIX Origenis in
Lucam homilias a Hieronymo traductas: forse Laur. S. Marco 610, in
insulare; 317 col. 417 offendi in volumine Longobardo quod erat
penes Marinum... VII AntonU epistolas... et aliud quoddam opusculum; Poliziano mise. I 23 p. 552S. in hac ipsa gentis Medicae
bibliotheca publica codex habetur vetustissimus Langobardis literis, quem
et Domitius olim Florentiae pcllegit... Neque non Romae quoque
volumen item Martialis Langobardis characteribus ostendit legendumque nobis indulxit Bernardinus Valla. Questi due codici di Marziale
non sono identificati; quello di Bernardino Valla ricordato anche
in mise. II 35, 5 in eo (sc. codice) quem mihi litteris Langobardicis perscriptum Bernardinus Vallensis ... ostendit. Mise. I 35 p. 577 acrius il1-

spiciendum est apud Columellam... bis Homerulll citari pro Euhemero in pervulgatis codicibus, quod et vetustissimus indicat liber de
privata familiae Medicae bibliotheca, literis Langobardis exaratus: 1'Ambros. L 85 sup. in minuscola insulare, sec. IX-X (Sabbadini, Scopo
I I5Is. n. 48; Josephson I59ss.) 1. Il Poliziano collazion l'Ambros.
col suo esemplare dell' edizione principe, Venezia 1472 (H *14564),
dove al principio del Liber de arboribus si trova la seguente nota:

hinc cepi confirre cum duobus exemplaribus, quorum alterum vetustum.


litteris perscriptum Langobardis, ex Medica bibliotheca, e alla fine del
testo di Columella: contuli hos Columellae libros ego Angelus Politianus cum duobus exemplaribus, altero quidem vetustissimo Langobardis exarato litteris ex privata Medicae gentis bibliotheca Uosephson 159;
Maier 3545.). Mise. I 44 p. 592 nos in vetustissimo commentario (un
commento a Persio non identifLcato) literis quas Langobardas vocant
perscripto. .. sic... invenimus: l'espressione quas Langobardas vocant
mostra, mi sembra, che l'umanista consapevole di usare un'espressione convenzionale della cui esattezza non vuoI rispondere. Ibid.
46 p. 595 quod item in vetusto codice Lal1gobardis exarato literis repe-

rimtls, cuius mihi potestatem legendi ficit Francisws Gaddius Florentilllls:


questo codice di Giovenale stato identificato dal Knoche (( Her-

l.

In un registro di prestiti della biblioteca medicea privata ilIo agosto

1482 risulta prestato al Poliziano Columella antico, lettera longobarda, coperto

di giallo, legato alla greca, de' libri di Lorenzo (Piccolomini, app. III 29).
Una nota apposta al codice da Antonio Olgiati nel 1609 comincia con le parole: hic codex litteris Lon.~obardicis CilIlScriptllS (Josephson 163).

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

"

125

mes 63, 1928, 342-363) col Vat. lat. 3286 in beneventana del sec.
XI 1; 77 p. 647 quod item in codice divi Augustini De civitate Dei ex
publica Medicae familiae bibliotheca neque non in Columellae ex privata
eiusdem gentis, literis utroque Langobardis exarato: il Columella
1'Ambros. di cui sopra, il codice di Agostino non stato identificato.
Per un passo del Crinito in cui compare litterae Longobardae riferito
alla minuscola insulare di un codice del commento di Tiberio Donato all'Eneide cf. p. 129s.
Do infine qualche esempio interessante dell'uso di questo termine paleografico nel cinquecento. Lo Scaligero considerava tipico
della' longobarda' lo scambio fra a ed ti (Timpanaro 9 n. 2), il
Modio quello fra s ed r (Lehmann, F. Modius 59 n. l). Un manoscritto fuldense di Giustino di cui il Modio dice che era Longobardica
littera scriptus era forse in insulare (Lehmann cito 59 n. 1 e 71S.). Degni
di nota i due passi del De arte critica dello Schoppe citati dal Lehmann (ibid. 79s.): lo Schoppe contrappone al Romanus character
(vetus, maiusculus) le litterae Langobardicae et minores vulgo fere hodieque usitatae. Le litterae Langobardicae sono evidentemente per lui
la minuscola contrapposta alla maiuscola, la vera scrittura romana.
Nella descrizione del Terenzio bembino data nell'inventario dei libri
di Fulvio Orsini chiamata ' lettera longobarda ' la minuscola corsiva romana degli scolii (vd. p. 128).
Inventari: nell'inv. della biblioteca di Cosimo de' Medici del
1418 il Giustino di lettera longobarda il Laur. 66, 21 in beneventana, proveniente da Montecassino (Pintor nr. 13 e p. 193; Ullman, Origin 134n. 15). Negli inventari Visconti e Mansueti il termine
non compare mai; numerosi esempi invece nel catalogo del monastero di S. Colombano di Bobbio (1461), ove si distingue fra littera Longobarda grossa et Iegibilis e littera Longobarda difficilis ad Iegendum; il termine indica fra l'altro l'insulare (Casamassima 565s.).
Piccolomini, inv. 83 liber de herbis, litteris Longobardis scriptus et in
menbranis; 419 Iustinus hystoricus, literis Longobardis, in pergameno
(evidentemente il Laur. 66, 21 di cui sopra); app. III 29 (vd.
p. 124 n. 1). Il termine compare, naturalmente per la beneventana, nell'inventario della Biblioteca Capitolare di Benevento del
lo Il codice appartenne poi a Fulvio Orsini; nell'inventario della sua biblioteca cos registrato: Iuvenale in lettera longobarda, coperto di corarne lionato
(Nolhac, Bibliotque 360, inv. ross. lat. nr. 31).

126

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

xv

sec. (A. Campana, Bullett. de!:'Arch. Pai. lt. n. s. 2-3~


1956-7, I p. 155 n. 4).
LITTERAE GOTHICAE

Quest'espressione per gli umanisti un sinonimo, pi raro, di


litterae Longobardae 1. Agli esempi raccolti dal Casamassima, p. 567ss.
(per i codices Gothice seripti del Valla vd. sopra p. 1I5) posso aggiungerne un paio da un inventario della biblioteca Medicea compilato forse da uno dei preti di S. Lorenzo circa il 1536, se non
prima: [E. Alvisi], Index Bibliothecae Mediceae, Firenze 1882, p. 16 Iustini Epitoma literis Gotticis (= Pintor nr. 13 Giustino di lettera longobarda e Piccolomini, inv. 419 Iustinus . .. literis Longobardis: Laur.
66, 2 l, in beneventana); Exordia regnorum antiquorum, Daretis Phrygii
De exitu Troianorum, Excidium Troiae, Historia Apollonii regis Tyri,.
literis Gotticis (= Laur. 66, 40 in beneventana, sec. IX ex.).
Ma, come fu visto gi dal Wehmer (p. 17) e confermato dal Casamassima (p. 573ss.), litterae Gothicae si trova anche specializzatoper indicare una scrittura maiuscola che si allontani dal modelloesemplare della capitale antica, cio in particolare quell'alfabetomisto di lettere capitali o onciali che gli umanisti vedevano usatonei titoli e nelle iniziali dei codici medievali e a cui essi sostituironomaiuscole di tipo epigrafico esemplate su modelli romani. Cos, secondo il Casamassima (p. 573), nei due passi di Poggio citati sopra
(ep. 5, 18 p. 59 e II, 12 p. 70; vd. p. 123) le litterae Langobardaeindicano la scrittura del testo, mentre i nonnulli Gothici admixti'
characteres sono la scrittura maiuscola di titoli, incipit, explicit e
iniziali.
LITTERAE MAIORES, MAlUSCULAE ECC.

Litterae (characteres) maiores, maiusculae, grandes, grandiores sonole espressioni usuali degli umanisti per indicare scritture maiuscole.
Il Grapaldo nel passo cito a p. 61 indica con litterae maiores le iniziali
delle varie sezioni del testo. Traversari ep. 393 col. 512 quaternionem
praeterea solum (' isolato, sciolto ') ac vetustissimum in quo plura epiL I due termini sono usati ad es. come sinonimi nel titolo di un inventari<>
del '500; cf. Casamassima 568s.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

12 7

grammata (' epigrafi ') Romanae urbis scripta sunt, non maiusCtllis, seti
communibus litteris, inquires: spesso nel trascrivere epigrafi si usava
una capitale imitante quella dei modelli e perci il Traversari mette
in rilievo il fatto che queste epigrafi (per cui cf. p. 42) erano scritte
in caratteri minuscoli. In Traversari ep. 508 col. 622 cito a p. 62S.
litterae maiusculae (contrapposto ancora a litterae communes) indica i
caratteri maiuscoli delle rubriche di un manoscritto. Altre volte si
tratta di capitale epigrafica: E. S. Piccolomini hist. Bohem. 36 (Opera,
Basileae 1551, I06D) fuit inter caetera monasterium Aulae Regiae 1 apu
ripam Multaviae, qua Mosa fluvius ilIi iungitur, situm in quo regum corpora condebantur, singularis excellentiae. Nam praeter aedem magni et
memorabilis operis, amplum dormitorium caeterasque monachorum officinas
magnifice constructas, habuere circuitum qui non parvum conc1usit hortum,
ambitum vocavere. In huius lateribus Vetus Novumque Testamentum a[,.
initio Genesis usque ad Apocalypsim Ioannis literis maiusculis in tabulis
scriptum continebatur, notis, quo altius irent, paulatim crescentibus, ita ut
a summo usque deorsum facilis lectio praeberetur 2. Oppure pu trattarsi
di un maiuscolo tipografico: E. Barbaro cast. Plin. c. a2V monendi
sunt haec legentes nos brevitatis causa hunc ordinem servasse, ut Plinii
verba in quibus aliquod erratum esset litteris maioribus imprimerentur..
reliqua de nostro subiicerentur.
Ma l'espressione litterae maiores (maiusculae, grandes, grandiores}
pu assumere anche un pi preciso significato tecnico-paleografico.
usata infatti per indicare la capitale antica, sia epigrafica che libraria, nonch l'onciale, che per gli umanisti non era una scrittura
distinta; scritture cio la cui caratteristica saliente per l'appuntoquella di essere maiuscole, cio iscritte in un sistema bilineare, come
rileva il Poliziano (ep. IO, 4 p. 3II) descrivendo l'onciale delle Pandette fiorentine: grandes ubique literae et compares. Esempi: Niccol
Tignosi, ad Cosman Medicem... opusculum: nihil enim refert utrum
antiquis ilIis maiusculis et veterrimis litteris codices conscribantur aut characteribus et notis quibus iuniores usos esse comperimus (cit. dal Casamassima, p. 546); trattato anonimo per la costruzione delle capitali romane (Monac. lat. 451, sec. XV): litteras antiquae formae deducturus quas plerique maiusculas appellant (cit. dal Casamassima, p. 54&

I.

2.

Zbraslaw in Boemia (]. G. Th. Graesse, Orbis Lat., Dresden 1861).


Il passo mi stato cortesemente segnalato dal Dott. Nicola Casella.

128

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

n. 46; questo esempio dimostra trat~arsi di un'espressione diffusa);


'maiuscole latine' = capitale di forma epigrafica nella Hypnerotomachia Poliphili (Casamassima 55! n. 53) 1. Per il Poliziano (e i
suoi discepoli) litterae maiusculae e simili indicano costantemente
la capitale libraria antica o l'onciale. Raggruppo gli esempi sotto i
codici cui si riferiscono, codici che sono tutti giunti fino a noi.
T e r e n z i o B e m b i n o (Vat. lat. 3226, sec. IV-V, in capitale); Poliziano, collaz. di Terenzio, c. 66v (Mai'er 344) ego Angelus Politianus contuleram codicem hunc Terentianum cum venerandae vetustatis codice maioribus conscripto litteris, quem mihi utendum commodavit
Petrus Bembus. .. Erat... liber in versus digestus paene litteris simillimis earum quibus et Pisanae Pandectae et Vergilianus Palatinus codex
est exaratus; P. Crinito in Poliziano ep. 12, 22 (23) p. 410 in Vf'tustissimo itaque Terentii codice, literis ut nostrae Pandectae maiusculis;
cf. inv. dei libri di Fulvio Orsini: Terentio di lettere maiuscole,
con scholii in lettera longobarda l> (Nolhac, Bibliothque 358, inv.
ross. lat. nr. I).
V i r g i l i o R O m a n o (Vat. lat. 3867, sec. V, in capitale):
Poliziano mise. I 71 p. 637 in volumine ilio quod est in intima Vaticana
bibliotheca 2, mire vetustum et grandibus charaeteribus perscriptum; 77
p. 647 in volumine Maroniano literis maioribus perarato 3, quod (qui nelle
edizioni) Romae in intima Vaticana bibliotheca mire vetus ostenditur; ep.
4, 9 p. 124 adstipulatur etiam huic scripturae ille codex antiquissimus
Vergilianus, qui istic in intima Palatina bibliotheca adservatur, maiuseulis
characteribus exaratus. In un inventario della Vaticana del 1484 il
nostro codice detto Virgilius antiquus litteris maiusculis (BrancaPastore Stocchi 155).
P a n d e t t e f i o r e n t i n e (sec. VI, onciale) ; Poliziano
misc. 141 p. 588 maioribus charaeteribus; ep. 10,4 p. 3II grandes ubique
literae et compares; II, 25 p. 362 eharacteribus maiusculis. Il Crinito,
nella lettera citata sopra, paragona i caratteri del Terenzio a quelli
delle Pandette. La somiglianza della scrittura di questi tre codici
esplicitamente rilevata dal Poliziano nella soscr. a Terenzio.
Ho lasciato per ultimo un caso un po' curioso. In mise. I 77 p.
I. Per le 'maiuscole romane' o 'latine' nella terminologia dei trattati cinquecenteschi di calligrafia vd. Casamassima, Trattati 17, 19, 32 n. 12.
2. cf. p. 86 n. I.
3. Cos l'Aldina; parato nell'ediz. da me usata.

SCRITIURA E DATAZIONE DEI CODICI

129

()47 il Poliziano sostiene che si deve scrivere Vergilius e non Virgilius, recando testimonianze di epigrafi e codici antichi. Dopo aver
ricordato le Pandette e il Virgilio Romano, cos prosegue: praetereaque commentarium Tiberii Donati nunc in manibus habet Landinus
-(seguono lodi del Landino) ... Is igitur, ut diximus, commentarium
Tiberii Donati habet in manibus et ipsum grandioribus notatum vetustis
~haracteribus. Il Sabbadini (Scop. I 169 e II 220) identifica questo
codice col Laur. 45, 15, sec. IX, che fu portato in Italia dalla Francia
<lallo ]ouffroy nel 1438 ed entr nella collezione di Piero de' Me<lici; il Landino ne pubblic estratti nelle sue edizioni di Virgilio,
Florentiae 1487 (C 6061) e Venetiis 1489 (C 6067; R III p. 208); inoltre il Crinito ne trascrisse nel 1496 copiosi estratti in un codice
-oggi a Monaco, ffiS. lat. 755, dando anche lui un'indicazione paleografica: miratus in hoc sum antiquitatem litterarum. Est enim exaratus
litteris Langobardis (Sabbadini, Scopo I 206). Le indicazioni del Crinito e del Poliziano sono in netto disaccordo fra di loro. La descri2ione del Poliziano non lascia dubbi: con grandiores characteres egli
.allude a una scrittura maiuscola simile a quella del Virgilio romano
e delle Pandette di cui ha parlato precedentemente (si noti l'et ip.mm), mentre con litterae Langobardae gli umanisti indicano scritture
.appartenenti al sistema della minuscola corsiva (cf p. 123). Dunque
il Poliziano e il Crinito non si riferiscono allo stesso codice? Sembra
<lifficile, perch il manoscritto da cui il Crinito trasse i suoi estratti,
il Laur. 45, 15, fu, come abbiamo detto, utilizzato dal Landino e
ci coincide con la testimonianza del Poliziano: nunc in manibus
.habet Landinus (la prima edizione dei Miscellanea del 1489 e nello
stesso anrio usciva a Venezia il Virgilio del Landino). In realt la
contraddizione solo apparente. Il codice scritto da due mani:
la prima, anglosassone, ha scritto i quadd. I-VII; l'altra ha scritto
i quadd. VIII-XX in una mistura di semionciale e di minuscola
carolina, con i passi del testo virgiliano in onciale scritti in rosso.
Inoltre anche nella parte in insulare le citazioni virgiliane sono da
principio in lettere onciali schiette e non artificiate, e una, a c. 9',
in lettere capitali rustiche fatte con molta precisione (VitelliPaoli, Collezione fiorentina di facsimili paleografici, tav. 37; vd. anche
Lowe, C.L.A. 297a-b). Dunque il Crinito con litterae Langobardae
.allude alla parte del testo scritta in insulare 1, il Poliziano con granI.

:9

Cf. Bandini, Cat. II 350s. characteribus Langobardicis conscriptus IHque ad

130

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

diores characteres all'onciale e capitale delle citazioni virgiliane. Certo


l'affermazione del Poliziano sbrigativa e l'accenno al manoscritto
non ha la precisione che contraddistingue di solito le sue descrizioni
di codici: egli non nota la variet delle scritture e inoltre con l'et
ipsum sembra accomunare un codice del IX sec. al Virgilio Romano e alle Pandette fiorentine nominate precedentemente. Pu
darsi che all'epoca in cui scriveva quel capitolo dei Miscellanea il
Poliziano avesse esaminato il codice solo superficialmente. Comunque mi sembra che anche qui con grandiores characteres il Poliziano
voglia indicare, come sempre, una scrittura onciale o capitale.
In Aurispa ep. 55 p. 72 in alio (sc. codice) sunt ECXyyLCX KUflLCXX~
in litteris maiusculis, opus mirae pulchritudinis et antiquitatis lucidae, il
termine indica evidentemente una maiuscola libraria greca.

LITTERAE GALLICA E, FORMA GALLICA

Sembra che con questo termine gli umanisti indichino la gotica


francese 1, cos come con litterae Germanicae ed Italicae sono designate rispettivamente la gotica tedesca e quella italiana. In gotica
francese scritto infatti il Laur. 30, IO di Catone, Vitruvio e Varrone cos descritto da Pier Vettori: aliud volumen non adeo vetustum
neque adeo fidele quod litteris Gallicis scriptum videbatur (Klotz LXXII).
Il termine usato un paio di volte dal Traversari a proposito di
codici non identificati: ep. 316 col. 415 Tarvisium quoque concessi
ut bibliothecam inspicerem, ut ftrebatur, insignem: nihilque omnino reperi praeter ea quae sunt celeberrima et apud nos ipsaque paucissima:
puta Augustini Epistolas in uno pulchro aptoque volumine, Gallicis literis; 376 col. 488s. Cardinalis item oravit ut Conftssionum Beati Augustini volumen pergens ad eum ftrrem. Est unus ipsius operis codex penes
amantissimum fratrem meum, fratrem Hieronymum ordinis Sancti Augustini, quem nuper emit, Gallicis literis. Qualche esempio anche nell'inventario dei libri di Piero de' Medici del 1456: Piccolomini,
app. II I Bibbia, di lettera gallicha; 8 Salterio di lectere gal-

dimidium libri semndi, reliquis alia manu mintlS antiqua, accurata tamen, et quae forlllam
characteris vetustioris imitata est, suppletis.
I. Presso i calligrafi del cinquecento il termine 'lettera gallica' o 'lettera
francesca' indica una scrittura gotica (Wehmer 18s.).

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

131

liche ; 14 una Bibbia mezana, lectera gallicha . Negli inventari


per la gotica francese usato anche il termine litterae Parisinae (vd.
pi oltre, p. 144).
ancora incerto quale sia il codice delle Silvae di Stazio collazionato dal Poliziano (cf. p. 155ss.), di cui ci viene detto che era
scritto Gallica ... manu (soscr. alle Silvae cito a p. 156; in mise. II 49,
4 il Poliziano aveva scritto et Gallicanis litteris descriptus; poi ha cancellato ed ha scritto utpote Gallicani cuiusdam indocti hominis manu
descriptus; vd. p. 157). Forse era un codice in scrittura non umanistica e l'affermazione del Poliziano che fosse di mano francese
fondata solo sul fatto che egli sapeva che Poggio aveva fatto trascrivere le Si/vae da un indotto scriba d'oltralpe; nella soscrizione il
Poliziano afferma che il codice veniva dalla Francia (questa la spiegazione del Klotz, p. LXXXIV).
Non identificato neppure il codice di Plinio di cui Poggio dice
che era scritto antiquis... litteris, sed quae Gallicum redoleant: ep. 2,
29 p. 158s. de Plinio Episcopi Vintoniensis 1 quod quaeris, ille quidem
antiquis est litteris, sed quae Gallicum redoleant (nosti enim quam vocemus formam Gallicam); aliqua tamen in re videtur melior 2, sed illis
litteris antiquis ad morem nostrum nequaquam est scriptus. De emendatione nescio aliquid testari: licet enim una quadam in parte emendatus sit,
quam legerim, potest tamen reliquis in locis esse corruptus. Itaque neque
suadeo neque dissuadeo: propter longas naves, quae annuatim eo dicuntur
proJcturae, facile potest haberi liber nullis expensis. In hoc nulla fiet
iactura 3. Con frma Gallica (per l'uso del termine forma cf. }'espressione litterae frma, sopra p. 103 4) Poggio allude probabilmente alla

Henry Beaufort, cardinale di S. Eusebio, vescovo di Winchcster.


Migliore della forma Gallica consueta, cio pi vicino all'umanistica (littera antiqua) ?
3. Si tratta probabilmente di Plinio il Vecchio: Vespasiano scrive che, non
essendovi a Firenze un Plin. nato intero, il Niccoli e Cosimo de' Medici ne fecero
venire uno da Lubecca (Vite, Niccoli 3), forse all'epoca del concilio di Basilea (vd.
Sabbadini, Scop. I H8 n. 18). La lettera di Poggio, indirizzata al Niccoli, del
1425: probabilmente gi allora il Niccoli si stava dando da fare per procurarsi la
Naturalis historia e aveva scritto a poggio per chiedergli informazioni sul plinio
del vescovo di Winchester, al cui servizio Poggio aveva trascorso quattro anni
in Inghilterra.
4 C' un altro uso pi tecnico, che non sembra essere quello cui si rif qui
Poggio, quello di littera formata 'lettera di forma' (francese 'lettre de forme',
I.

2.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

gotica francese. Le litterae antiquae ad morem nostrum sono certo


l'umanistica, allora scrittura italiana per eccellenza. Dalla descrizione
di Poggio sembra si possa concludere che il Plinio del vescovo di
Winchester era scritto in una gotica francese forse influenzata dall'umanistica italiana.
LITTERAE GERMANICAE, THEUTONICAE

la gotica tedesca: Zenone Castiglioni, letto a P. C. Decembrio pubblicata da V. Zaccaria in It. med. e um. 2, 1959, 201S.:
casu accidit die quadam, dum Basileae adhuc morarer, quod ad me
dilatum fuerit quoddam papireum (' cartaceo') volumen, implicita
quadam et corrupta Germanica littera conscriptum (si tratta della
traduzione del De re publica platonico di Uberto Decembrio);
Hermann Schedel, Briefwechs., hrsg. von P. Joachimsohn, Tiibingen
1893, Uf. 72 p. 167 scriptorum penuria omnimodo hic (ad Augsburg)
est, qui nec literas Germanicas bene exarare norunt; omnes lasciviis dediti sunto Negli inventari l i t t e r a e T h e u t o n i c a e : inv. Mansueti 80-84, II7 (il redattore dell'inventario era incerto; scrisse
litteris Parisinis, poi a margine sive Theutonicis) , 123 litteris Theutonicis variatis (oggi a Berlino, Staatsbibi. Lat. Foi. 661, sec. XV),
124, 142, 147, 157, 159, 174litteris Theutonicis, sed pulchris et bonis (si
noti il sed: la gotica non era in genere per il gusto umanistico una
scrittura pulchra; il codice attualmente il Vat. lat. 10277, sec. XIV,
in gotica libraria non italiana), 212, 231 (l'inventario stesso, riportando una notizia scritta sul codice, ci informa che era stato scritto
nel 1396). I calligrafi italiani del sec. XVI indicano con' lettera tedesca' una corsiva gotica di provenienza germanica (Wehmer 19).
LITTERAE ITALICAE

la gotica italiana: Salutati ep. III p. 146s. audio ... quod An-

dreuolus de Arisiis ... , qui moram in Gallia continuam trahit, repperit


totum Quintilianum De institutione oratoria, quem habemus admodum
diminutum. Quamobrem te exoratum velim quatenus hoc scisciteris,. sique
lettre formc '), molto usato negli inventari per indicare wu gotica libraria calligrafica e accurata (vd. p. 1445.).

SClUTTlffiA E DATAZIONE DEl CODICI

133

repeTlerts verum esse, fac ut idem .Bonaccursus ita copiaNl habeat quod
cum diligentia faciat exemplari. Utrumque librum (1'altro S. Agostino,
De musica di cui si parlava pi sopra), licet de priore maior michi spes
sit, in optima littera et quanto magis fieri poterit Italice similis summe
desidero. Secondo l'Ullman (Origin 14) con littera Italica Coluccio
indica una piana gotica simile a quella che usava lui stesso; egli
vuoI evitare che il codice venga scritto nell'indecifrabile scrittura
libraria francese. Inv. Mansueti 145 littcris modernis, id est ltalicis,
et grossis (le litterae modernae indicano nell'inv. Mansueti la gotica
dei secco XIV-XV; cf. p. 146).
LITTERAE BARBARAE

Quest'espressione usata ad indicare, evidentemente con notazione negativa, una scrittura moderna non italiana in Traversari
ep. 306 col. 398, dove, dando un'accurata descrizione di un codice
di Tertulliano che Lorenzo de' Medici, fratello di Cosimo, era riuscito ad ottenere in prestito, insieme al celebre Plauto, dal card. Orsini, dice ch'era scritto novis et barbaris literis 1. Il codice dell'Orsini
I. La lettera la 8, 37 nel Riordinamento del Luiso, datata Firenze, 23 giugno
1431. sullo stesso codice vd. anche Traversari ep. 271 col. 354 (8, 39 Luiso, Firenze, 8 luglio 1431); 307 col. 401 (8,40 Luiso, Firenze, I I agosto 1431); 310 col.
406 (8, 44 Luiso, Fontebona (?), seconda met del 1432); 42 col. 78 (2, 20 Luiso.
Poppiena, 23 ottobre 1433). Un altro codice di Tertulliano fu scoperto in Germania
nel 1433 dal Parentucelli; anche questo venne in possesso del Niccoli ed attualmente a Firenze, Naz. Conv. soppr. I VI 9; vd. Aurispa ep. 66 p. 82 e Sabbadini,
Biografia documentata di Giovanni AJ4rispa, Noto 1890, 66s. e Scop. I II5s. e II 256.
Con questo secondo codice il Traversari sperava di emendare quello dell'Orsini
(ep. 42 col. 78). Secondo il Sabbadini, Scop. II 255 il Niccoli aspettava le opere
di Tertulliano da Cluny; non so da quale fonte ricavi questa notizia, ma ho trovato un passo di una lettera di Poggio al Niecoli che dimostra che Poggio era
in trattative per avere copia del Tertulliano di Cluny: ep. 2, 32 p. 164s. quidam

ex monasterio Cluniacensi quamprimum discedet a Curia. Is, factus amicus mihi meritO'
meo, pollicitus est se curaturum ut Tertullianus transcribatur idque in fidem suam recepito
Spero aliql~id faciet, quia eget auxilio meo; tamen monachus est, sed minime videtur
malus: doctus quidem est et librum novit. Cum de pecuniis agerem et quo in 10co l/ellet
pollicerer paratas fore, dixit nequaquam velle pecunias; totum enim suscepit 01ll1S et
quidem libens, ut videbatur. Tempus hominem probabit (Roma, 29 settembre 1425).
Questa testimonianza umanistica sulla presenza di Tertulliano a Cluny si aggiunge a quella gi offerta da un catalogo del IIS8-61 (E. Kroymann, Wien.
Sitz.-Ber. phil.-hist. Cl. 143, 1900, 6 p. 14).

134

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

rimase tra i libri del Niccoli e alla sua morte pass al convento di
S. Marco; si trova attualmente alla Nazionale di Firenze, Conv. soppr.
I VI IO. Dalle soscrizioni alle due parti in cui distinto ricaviamo
che fu copiato per l' Orsini nel monastero francescano di pforzheim
in Germania nel 1426 da due monaci 1. La scrittura una brutta
corsiva gotica di mano tedesca, evidentemente ostica agli occhi di
un umanista (vd. anche p. 174s.) 2. Litterae barbarae avr lo stesso
valore anche in Traversari ep. 298 col. 388 a proposito di un codice
non identificato: opuscula illa Augustini literis barbaris a Ioanne Gregorio heri accepi.
Il termine compare una volta anche in inv. Mansueti 97 litteris
quasi barbaris: la presenza del quasi sembra confermare il carattere
tecnico dell'espressione.
LITTERAE A TTICAE

Filelfo ep. c. 26v (a Ciriaco d'Ancona) quod autem pIacere tibi


ostendis 7tE:pL ~!.l-Lv&Cc; (O"!.l-LVtXctte:CC; ed.) XtXL ~!.l-pv'Yjc; ea per z non per
s scribi et idem Ptolemaeum sensisse in suo de orthographia libro, ego
quidem neque tibi neque Ptolemaeo ipsi assentior, quieunque is tandem aut
alteruter Alexandrinus aut Asealonites aut Epithetes eognominatus aut
alius quispiam fuerit qui se grammatieum profiteri voluerit. Id enim ratio
prohibet, quae istiusmodi eonsonantium numerum simul esse non patitur;
id quod etiam apud Priscianum in primo de oeto orationis partibus (Gramm.
lat. II 41S. K.) intueri lieet. Quare quae tu epigrammata istiusmodi eharaeteribus seripta invenisti litteris Atticis, ut aiunt, seripta esse fatendum
est, vel ante Areadas potius quos XtXL 7tP (7tpe:L ed.) 't'oi) ~[ou xtXL -rijc;
o"e:~v'Yjc; extitisse fabulantur. Mihi tamen et epigrammata tua et quae
seripta abs te sunt iueundissima fuere; c. 86r (a Bartolomeo Bucinio)
L E. KroymaIUl, Die Tertullian-Ueberlieferung in Italien, Wien. Sitz.-Ber.
phil.-hist. Cl. 138, 1897, 3; Kritische Vorarbeiten fur den III. und IV. Band der neuen
Tertullian-Ausgabe, ibid. 143, 1900,6; pref. a CSEL. 47, Vindobonae-Lipsiae 1906,
:xx; Zur Ueberli~ferungsgeschichte des Tertulliantextes. Rhein. Mus. 68, 19I3.
128-152; Sabbadini, Scop. I II5 e II 255S.; Ullman, Origin 63. Nessuno, mi
sembra, ha finora citato l'importante testimonianza del Traversari sul codice.
2. Si noti che in ep. 271 col. 354 il Traversari, sempre a proposito del codice
dell'Orsini. scrive: curabimus ... ut transCTibatur, licet exemplar mendosissimum sit
et barbarum per imperitiam scriptoris: mendosus si riferisce evidentemente ai numerosi
errori. barbarus all'aspetto poco leggibile della scrittura.

SCRIITURA E DATAZIONE DEI CODICr

135

meum sit excogitare aliquid quod apud viros bonos non improbetur, librarii
vero ve! inventa acutius vel dictata subtilius arundinis officio caeteris
patefcere. Et, ut dilucidius tecum loquar atque familiarius, mihi domi
opus est aliquo adolescente librario, non omnino rudi imperitoque litterarum; hunc ego tractabo non humaniter solum, sed etiam liberaliter.
Delector autem iis litterarum notis quae ad Atticas quam proxime accedant. Nam quibus opifices tabernarique utuntur ac reliquum vulgus
indoctum, eae nullum sint apud me pondus habiturae. Litterae Atticae
rende 'A't"t'~)(a ypcX{-t[Loc't'oc riferito a caratteri epigrafici antichi in
Demosth. 59, 76 e Paus. 6, 19, 6 (cf. Hesych. s. v.). Nel primo
passo del Filelfo si tratta di maiuscole epigrafiche, nel secondo di
scrittura libraria: in entrambi l'espressione indicher genericamente
scrittura maiuscola greca (antica o restaurata).
LITTERAE ETRUSCAE

Il Landino vera nob. p. 103, 5ss. menziona iscrizioni in litterae etruscae: nam dum via Senensi in hanc urbem (sc. Florentiam) venimus,
vidimus ex nescio qua Semifonte, quod oppidum sane vetustum est, erutas
nuper statuas miro artificio sculptas et Etruscis litteris inscriptas; evidentemente in caratteri etruschi o creduti tali.
SCRITTURA CORSIVA

. In una lettera pubblicata dal Sabbadini in N. Archivio Veneto


99 (n. s. 59), 1915, 228 (lett. nr. 6, del 1403) l'umanista Antonio
da Romagno, a proposito di una trascrizione che gli era stata
richiesta, risponde: praesciri . . , opportet quam littere forma m 1 velis:
grossamne videlicet an gracilem, currentem, ut aiunt, nec magnopere cultam an e!aboratam industria. L'inciso ut aiunt (per cui cf. p. 4os.) dimostra che l'umanista ha latinizzato un termine del volgare, 'l e t t e r a c o r r e n t e " che troviamo difatti in una lettera del Perotti in Vespasiano ep. IO, 26: El Polibio mio non posso mandare
. .. Se vi paresse di scrivere a messer Giuliano Coppino che ve ne
facesse scrivere qui uno di lettera corrente io gli presterei l'exemplo .
Gli esempi che ho sia di l i t t e r a e c u r r e n t e s che di 1i t 1.

Per litterae jrtna vd. sopra, p. 103.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

t e r a e c u r s i v a e non sono propriamente umanistici. Per litterae currentes inv. Mansueti 93 in volu11'Jme parvo. " litteris currentibus; 193 in volumine parvo. .. litteris parvis currentibus; 305 in volumine parvo, antiquo, litteris currentibus. Si noti che si tratta in tutti
e tre i casi di codici di piccolo formato. Il primo dei tre codici
posteriore al 1436 perch contiene, fra l'altro, 1'Itinerarium Antonin
scoperto in questa data dal vescovo Pietro Donato nella cattedrale
di Spira (vd. Gius. Billanovich, It. med. e um. ~ 5, 1962, 122);'
il secondo, Postille sive commentum super librum lob, non databile;.
il terzo, defmito antiquus, contiene opere di S. Tommaso; quindi.
sar del XIII o del XIV sec. Per litterae cursivae inv. Mansueti 13;.
57 litteris cursivis, sed bonis (oggi a Perugia, Bibl. com. 273 (E 20],.
del sec. XV); 98 litteris cursivis et variatis (per litterae variatae cf.
p. 147; il codice contiene fra l'altro scritti di S. Bernardino da Siena
ed quindi databile al XV sec.); 188; 324 (del XIV o XV sec. perch
contiene opere di Niccol di Lira); 369 (oggi a Perugia, Bibl. com.
N. F. 46, del sec. XV); 376 (databile fra il XIII e il XV sec. perchcontiene scritti di S. Tommaso). Si notino inoltre le variet litterae"
Parisinae et cursivae in 60; litterae cursivae ultramontanae in 52 (S.
Tommaso), 61, 396 e litterae cursivae antiquae in 78 e 204 (quest'ultima forse l'umanistica corsiva). Nell'inv. Mansueti con litterae
currentes o cursivae sono evidentemente indicate scritture di carattere
corsivo di vario tipo e varia et, ma, mi sembra, prevalentemente
del XV sec. e non pi antiche del XIII.
In una lettera Vespasiano chiede che due Vite di plutarco tradotte vengano fatte trascrivere per suo conto fu s a s c r i p t u r al;.
una trascrizione solo provvisoria perch le due Vite accorrevano a
Vespasiano per inserirle nel corpus di Vite plutarchee tradotte che stava
allestendo per Piero di Cosimo de' Medici in due sontuosi codici, gli
attuali Laur. 65, 26 e 27 2. Di un codice di Lattanzio Placido Vespasiano scrive (ep. 2, 16) : forma scripture fusa est et ve1ox. Abbastanza frequente nel latino umanistico 1'espressione c u r s i m (r a p t i m) t r a n se r i ber e (s c r i ber e) per indicare trascrizioni, spesso provvisorie, eseguite manu veloci: letto di Lombardo della Seta in Studies UllL Ep. 3, 5 audio isthic esse Lycurgi et Numme vitas eleganter conversas. Eas egO'
habere cupio. .. Oro humanitatem tuam ut fusa scriptura ab aliqua ambas transcribi fadat certioremque me reddat de impensa.
2. Su questo P!utarco A. Campana, Una lettera inedita di Guarino Veronesee il Plutareo mcdiceo della bottega di Vespasiano, It. mcd. c um. S, 1962, 171-8.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

137

man II 235s. exemplaria in papiro cursim transcripta parata sunt (cf. p.


13); Traversari ep. 234 col. 308 Hieronynti opus iliud apud nos truncatum
est solaque prior ilia pars quam adnotasti literis apud nos habetur. Feceris
mihi gratissimum si reliquias ilias transcribendas vel raptim curaveris; 321
col. 422 ego nihil habeo ferme quod mittam novi praeter Lactantii Phoenicem versu elegiaco, quam ante paucos dies Bononiae mihi a studiosO'
adolescente traditam raptim scripsi; 502 col. 618 scripsimus ad te historiae iliae, quas petebamus, cursim satis esse nobis si a te transcriberentur,
quia et plures sunt et occupationum etiam tuarum oportet habere rationem.
Et modo itidem Jlagitamus, satis fore arbitrantes si in membranis raptim.
illae transcribantur; ibid. col. 619 ante annos ferme viginti utilitati ado-o
lescentulorum nostrorum consulentes breviavimus Donatum de VIII partionibus orationis isque a nonnullis transcriptus est. Oro ut illum diligenter inquiras cursimque transcriptum ad nos mittas. Queste trascrizioni

saranno state eseguite in una scrittura del tipo di quella che stata
chiamata la manus velox di Poggio 1, una gotica corsiva non calligrafica di cui gli umanisti si servono quando occorre trascrivere:
rapidamente, e spesso solo provvisoriamente, un esemplare.
ET E QUALIT DELLE SCRITTURE

Non di rado una scrittura defmita dagli umanisti antica o an-o


tichissima: Petrarca fam. 19, 3, II3 (ha donato all'imperatore Carlo
IV monete con l'effigie degli imperatori romani) aliquot sibi aureas
I. Scrittura del Matr. 8514 (gi X 81) e del Vat. lat. II4S8, entrambi su carta.
(cf. p. 13): vd. Ullman, Studies 316; Origin 48s. e Dunston, BulL Inst. Class.
Stud. 14, 1967, 99s. Non so chi sia stato il primo ad usare questo termine fortu-nato per indicare la corsiva gotica di cui Poggio si serve per trascrizioni rapide.
Esso sar stato probabilmente desunto dall'uso stesso di Poggio, le cui lettere si
chiudono assai di frequente con l'espressione vale, l1Ianu veloci o simili: ad es. ep.
2,9 p. 105; 2, 19 p. 144; 2, 20 p. 145; 2,29 p. 160; 2, 31 p. 163; 2, 34 p. 169'
vale, haee seripsi l1Ianu veloci; 2, 36 p. 173; 3, 3 p. 191 sUl1lpsi ealal1lul1l et haec ante
coenam ad te exaravi manu veloci; 2, 7 p. 100 habes epistolal1l longam et manu velociscriptal1l. Una variante l1Ianu festina, ad es. in ep. 2, 4 p. 94; 2, 5 p. 95; 2, IO p.
108; 2, 23 p. ISO; p. 460 Wilm. Cf. anche ep. p. 290 Wilm. (= Tonelli I p. x)
scripsi .. iIlas (se. epistulas) ex tempore ut plurimum et manu veloci, ut rescribendi"
(. copiare') neque ociUI1l esset neque voluntas; quo (Wilmanns; qui ToneIIi) accidit,
ut exemplaria earum nulla apud me remanerent; ep. p. 310 Wilm. abiieito litteras in
ignem ne efferantur. .. propter infantiam litterarum. Sunt enim scripte manu veloci et:
stilo incomposito ae rudi, ut illas nolim tievenire in aUorum manus.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

argenteasque nostrorum principum effigies .rzinutissimis ae veteribus literis


inseriptas, quas in delitiis habebam, dono dedi; Salutati ep. III p. 627
puto. " quod Tifernum per iotam, non per litteram Pythagorieam (= y)
sit seribendum; cui rei fidem faciunt antiquissime littere, quas vidi sumptas
ex marmoreo lapide, qui est in domibus eanonieorum illiusee eivitatis: si
tratta di un'antica iscrizione di et romana (vd. Ullman, Humanism
103); si noti che il Salutati applica la definizione di antiquissime littere, che a rigore potrebbe riferirsi solo all'originale, a una copia
(sumptas); Poliziano mise. I 77 p. 647 invenies igitur Volsinis mensam
quampiam marmoream vetustissimis peneque exoletis eharaeteribus intra
aedem Christinae Virginis, quae pro ara est apostoli Petri, ubi Vergili
legitur (non si riu$citi a rintracciare quest'epigrafe). Si tratta in

questi tre esempi di iscrizioni su monete o su marmo di et romana


e quindi di scrittura epigrafica e veramente molto antica. Iscrizioni
su monete in antichi caratteri greci sono menzionate in Traversari
ep. 314 col. 412 ostendit ... ipse argenteos nummos; sed nihil aeque ae
Alexandri effigiem sum admiratus, quam esse Maeedonis illius Magni
plurima sunt quae suadeant, ante omnia vetustissimae literae Graeeae.
Salutati ep. II p. 392 eeterum ex ore Franciscoli, generi quondam
eelebris memorie Petraree nostri, eertissimum habeo ex bibliotheea dieti
Petraree in manibus eommunis domini, illustrissimi principis domini Comitis Virtutum (Giangaleazzo Visconti) esse librum M. Varronis De
mensuris orbis terre, librum quidem magnum in antiquissima littera, in
quo sunt quedam geometrice figure,. quanvis Antonius Luscus noster michi
scripserit quod putet esse Varronem De lingua latina: si tratterebbe di

un'opera gromatica attribuita erroneamente a Varrone in una silloge a noi ignota (vd. la nota del Novati ad loc. e Sabbadini, Scop.
I 25). Il Billanovich (Petrarca e Cicerone 105) ritiene che il Loschi
avesse visto il codice di Varrone ling. autografo del Boccaccio
e donato da quest'ultimo al Petrarca (fam. 18, 4 e 15). Guarino
ep. 379, 30 ibidem (a Reggio) in ecclesia maiori Papiam quendam
litteris vetustissimis esse sensi et fidelitate praecipua: codice per noi
perduto. Un Papia trov a Reggio Ciriaco d'Ancona, probabilmente da identificare con questo (Sabbadini, Scopo I 123 n. 37).
Ibid. 727, 8 e Rhodo nuper ad me sacrarum scripturarum liber allatus . ..
mirum in modum et oculos ad legendum et mentem ad perdiscendum incitavit, adeo vetusta quidem litterarum facies venerationem, praeceptiones
vero vitae Christianae sanctitatem prae se ferunt (un codice di S. Basilio, vd. nota del Sabbadini ad loe.); 797, 3I additur ad muneris gra-

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

I39

tiam . .. facies ipsa litterarum vetusta quidem ac omni ex parte integra:


si tratta di un codice dei Salmi in greco. Poggio ep. II, l p. 56 est
insuper Biblia maioris voluminis, inscripta litteris antiquissimis ac pulcherrimis, prout sunt sermones priscorum doctorum; dello stesso codice si riparla
in ep. II, 6 p. 63 Bibliam emi XXV aureis. " neque eius voluminis magnitudo me terret J' manebit mecum, si eam noles, nam litteris est pulcherrimis. Di un codice di Marziale Poggio scrive invece (ep. 2,34 p. 167s.):
epigrammata Martialis sunt et mendosissima et litteris non admodum antiquis. Il codice di Tucidide portato in Italia dall'Aurispa e venduto al
Niccoli a Pisa nel 1417 era scritto, a detta del Niccoli, antiquissimis
literis: Traversari ep. 217 col. 285 Pisis quum esset (il Niccoli), cum
Aurispa congressus est atque ab eo Thucydidem antiquissimis, ut ipse
mihi scripsit, literis emit (cf. Sabbadini, Scopo I 46). Cos pure un codice greco dei Profeti donato al Traversari da F. Barbaro e un codice di Cesta conciliorum veterum trovato dal Traversari a Bologna
nella biblioteca dei Domenicani: Traversari ep. 315 col. 413 Franciscus noster Barbarus. .. mihi dono obtulit duo Craeca et egregia volumina, Prophetas XVI in uno volumine optimis et antiquissimis literis et
Gregorii Nazianzeni rariora opera XXX (cf. anche ep. 439 col. 561);
hod. p. 79 vidimus per eos dies denuo bibliothecam Praedicatorum reftrtissimam voluminibus sacris. Ibi, praeter notiora, volumen invenimus ubi Cesta
conciliorum veterum descripta erant, et imprimis Chalcedonensis Synodi
per actiones distincta, pulcherrimis et antiquissimis literis; altrove egli definisce lo stesso codice volumen . .. vetustissimum (ep. 333 col. 444) e
pervetustus codex (ep. 334 col. 445; vd. anche Sabbadini, Scopo I 94).
Nel Commentarium del Niccoli (Sabbadini, Storia 7) si legge di
un codice del commento di Tiberio Donato all'Eneide in litteris
vetustissimis che si trovava nel monastero di S. Marco a Reichenau.
Bruni ep. 3, 13 p. 88 Bartholomeus (Capra) Cremonensis michi hodie
affirmavit se Ciceronis epistolas ex vetustissima littera reperisse. Nel seguito della lettera il volume, per noi perduto, detto antiquissimum
sane et venerandum; conteneva le epp. a Bruto e a Quinto e i primi
sette libri delle epp. ad Attico (Sabbadini, Storia 59; cf. anche Pasquali 90). Il Pizolpasso scrive al Decembrio: habet vir iste peritus
Theutonicus (Niccol da Cusa). .. libros copiosos in Craeco etiam cum
Latino et vocabulorum et verborum et omnis grammaticae, seriosissime
litteris vetustis descriptos; uno di questi attualmente il cod. Harleian.
5792, sec. VII (Sabbadini, Storia 171S. e n. 1). Il codice antico di
Celso scoperto dal Panorrnita a Siena era scritto pulchra. .. vetusta

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

littera (Panormita in Guarino ep. 355, 43). La scrittura del codice


Laudense delle opere retoriche di Cicerone detta da Biondo Flavio
litterae vetustiores (Ital. ilI. p. 346); sappIamo inoltre, per concorde
testimonianza delle fonti umanistiche, che era di assai difficile lettura. Del codice fiorentino delle Pandette scrive il Poliziano: est
plurimis locis vetustis litteris emendatus liber, quae emendatio vera est
et compar scriptori (Maier 341).
Alle scritture antiche si contrappongono quelle moderne, se r i p t u r a n o va, l i t t e r a e n o v a e : Petrarca varo 45 ego... usqueadeo vetustati oculos assueftci ut novam scripturam qualemcumque fastidiam; P. C. Decembrio, letto cito in Sabbadini, Storia 306: utrumne ilIam (sc. epistolam Pompeianam) nuper editam (= messa in girodi recente, falsificata) esse censent quod novis litteris sit conscripta ? Traversari ep. 243 col. 317s. Vetus unum Testamentum... in duo bus voluminibus chartaceis, novis tamen ferme et, quantum ipse sentio, literis
non malis, emebam; 306 col. 398 (vd. p. 133); 315 col. 413 Plutarchi
MoraUa. .. novis et malis Uteris.

Altre indicazioni riguardano le dimensioni della scrittura. A Coluccio premeva molto avere libri scritti i n l i t t e r a g r o s sa,
dato che con la vecchiaia gli si era indebolita la vista: ep. II p. 386
quia quorundam reIatu percepi te multa Ciceronica in littera grossa habere,
quia illos libros, cum communes satis sint, quotidie possis habere, te deprecor. .. quatenus senectuti mee, que iam caligantibus laborat obtutibus,
velis illius libri iusto commertio subvenire; III p. 132 (incarica Iacopo-

Angeli da Scarperia di procurare libri per !'insegnamento del grecoa Firenze) emas et Homerum grossis litteris in pergameno; III p. 163
scio quod inter libros quondam domini Benedicti remansit Augustinus Decivitate Dei, qui liber, cum scriptus sit littera satis grossa, me iam senem
illexit ut illum habere desiderem. Et ob id. .. te deprecor et obtestor ut
me voti mei compotem facias, ita quod beneficio tuo possim a lectionelibri quem habeo, parvitate litterarum michi plurimum tediosa, ad gratiorem legendi laborem, quod prestabunt ampliores littere, iam caligantes
oculos applicare. Non si sa se Coluccio ricevette il codice che desi-

derava, ma quello di cui si lamenta esiste tuttora (Ottob. lat.


349) e la scrittura veramente piccolissima (vd. Ullman, Origi1l'
14). Il termine littera grossa compare anche nella lettera di Antonioda Romagno cito a p. 135 e negli inventari: inv. Visconti 956;
inv. Mansueti 175 litteris minutis in scripto Sententiarum, sed grossioribus it~ libro De generatione et corruptione; 197; 221; 222; 320 Appa-

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

-ratus Bernardi Compostellani super Decreta/es. Item quoddam commentum


.super libris Elenchorum Aristotelis. .. litteris grossis in apparatu et minutis in commento (oggi a Perugia, Bibl. com. 1057 [N 9]); 325 litteris modernis grossis et pulchris. Poggio ep. II, l p. 56 menziona un
.codice di S. Girolamo litteris crassioribus. Nella lettera di Antonio
.da Romagno alla littera grossa si contrappone la gracilis, ma normalmente, come appare anche dagli esempi citati, si parla di l i t t e r a e m i n u t a e : quest'ultima espressione, frequente negli inventari (inv. Visconti 43 l = Paris. lat. 7038; 465 = Paris. lat. 4539,
.di piccola scrittura; 722 = Paris. lat. 65 l, sec. XIII, scrittura
minuta e serrata; 892; 971 = Paris. lat. 7400, piccola scrittura; inv.
Mansueti 60, 175, 320; Piccolomini, inv. 702 = Laur. S. Marco
303), usata anche dagli umanisti: Traversari ep. 274 col. 360 minutissimis literis; 3 I I col. 408 in membranis et optimis literis, licet minutis; 390 col. 508 chartaceum volumen est, quaternionibus in fine vix
.consistentibus, minutissimis literis; Valla emendo p. 606 (Liv. 21, 61, 2)
vos emendastis pro 'classi' 'classis' supraque scripsistis minutis literis
has duas dictiones ' ubi erat '. Si trova anche l i t t e r a p a r va: in
ep. I p. 167 il Salutati ricorda un codice di Giustino e Svetonio de
littera parva; cf. inv. Visconti 958 cum littera valde parva e inv.
Mansueti 32 litteris parvis; 33, 79, 202 ecc.
Altre indicazioni generiche riguardano la maggiore o minore
eleganza e leggibilit della scrittura. Aurispa ep. 5 p. 8 habeo hic
ferme omnia quaecunque scripsit Demosthenes in volumine quodam vetustissimo, quod, etsi litteras speciosissimas habeat, prae antiquitate tamen
quandoque accentu,caret; 7 p. 14 aliud opus cOl1tinet ol1mia Platonis praeter Leges, Epistolas et De re publica: nunquam vidi pulchriorem litteram
Craecam; 7 p. 15 transcribi feci . . , duas Aristotelis Rhetoricas et aliud
(Jpus Ethicorum, cuius titulus est E~~!J.~O: ... , litteris pulcherrimis
et membranis albissimis; Poggio ep. 3, 37 p. 284 portavi volumen
hoc mecum, ut transcribam libellum Frontini, cum sit mendosus et
pessimis litteris, adeo ut vix queam legere. Si tratta del De aquae
ductibus, che fu scoperto da Poggio a Montecassino nel luglio
del 1429; all'opera di Frontino era congiunta la Mathesis di Firmico.
Poggio port con s il codice e si trascrisse Frontino; poi gli venne
richiesto ed egli lo restitu (ep. 4, 2 p. 295). Attualmente il Casino
361, sec. XII, in carolina, ma non delle pi leggibili: scrittura piccola e fitta (vd. l'ediz. fototipica Montiscasini 1930). Poggio ep.
12, 9 p. 138 volumen . .. optimis scriptum litteris (cf. p. 175); Guarino

142

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

ep. 628, 21 ecce mitto Lactantii opera duo, meo quidem iudicio emendata,
licet sordidiore litterarum facie; Traversari ::p. 242 col. 317 duo illa volumina, Medicina sci/icet cordis et Mystica theologia in papyro sunt,
bonis tamen literis; 243 col. 317s. Vetus... Testamentum ... literis non
malis; 277 col. 368 (descrizione del celebre Laur. 32, 9 di Eschilo,
Sofocle, Apollonio) in membranis literisque gratissimis et quae, pro antiquitate sua, meo quidem iudicio, ante sexcentesimum annum exaratae
sunt 1. .. Habet per totum in marginibus notabilia plurima et perutilia
compositissimis literis; 315 col. 413 Cregorii Nazianzeni rariora opera
XXX in volumine aptissimo et delicatissimis membranis ac literis; 439
col. 561 Cregorii Nazianzeni XXX opuscula peregrina pulchro aptissimoque volumine et optimis literis. Di un codice ora perduto, scritto

probabilmente in visigotica, del sec. VII, il Poliziano dice che era


scritto litteris vix legibilibus et implicatis maxime (Monac. lat. 807,
c. 63r cito in Sabbadini, Scop. II 221 n. 2): forse con l'aggettivo
i m p l i c a t u s si allude all'abbondanza di nessi e legature: si confronti, nella lettera di Zenone Castiglioni cito a p. 132, implicita quadam et corrupta Germanica littera conscriptum, dove si tratta di gotica
tedesca. Il contrario di implicatus e x p l i c a t u s : Francesco degli
Ardizzi da Vigevano nella soscr. all'Ottob. lat. 2057 dice che il vescovo di Como Francesco Bossi trascrisse il Laudense delle opere di
Cicerone non sat a plerisque legibilem ob antiquarum litterarum effigiem
stilumque incognitum in Latinas et explicatas bene litteras (Sabbadini,
Storia 95s.; cf. sopra p. 104).
Come stato notato dall'Ullman (Origin 12 ss.), uno degli elementi che determinano la riforma della scrittura l'esigenza fortemente sentita dagli umanisti di una scrittura che sia soprattutto leggibile,
Essi cercano l'eleganza e la chiarezza non solo nelle scritture librarie,
ma anche in quelle di uso quotidiano, ad es. nelle lettere private.
Il Piccolomini rimprovera vivacemente un amico che gli aveva scritto
una lettera illeggibile (Briefw. IV p. 475; cito integralmente):
Eneas episcopus Senensis Ambrosio Spannochie salutem plurimam dicit.
Cinturellus, pape tabellarius, tuas litteras ad me detulit, quas rectius dixerim lituras; nescio Crece an Hebraice scripsisti, Latine quidem minime.
Non intellexi unicurn verbum neque penes me quisquam fuit qui tuos
characteres cognosceret. Perinde est igitur ac si nihil ad me scripsisses.
I. Cf. Pearson, Sophoclis fabulac, Oxonii 1924, III vetustissimo libro, decimo
fere post Christum saeculo pulcherrime in membranis scripto >l.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

143

Reservo penes me scripturam tuam ut, cum Romam veniam, tibi reddam
et a te petam expositionem. Interim non est quod possim respondere,
nisi mihi glosulas miseris. Vale et scias me deinceps Latinas litteras,
non uncinos mercatorios didicisse 1. Ex Ratispona die 3. Maii 1454.
Il Petrarca giudicava troppo artificiosa e poco leggibile la scrittura contemporanea, opera di pittori pi che di scribi (vd. p. 198
n. 2), e le contrapponeva un'ideale di scrittura sobria, chiara
e osservante dell'ortografia come quella che vedeva nei codici
antichi in carolina (vd. Ullman, Origin 12S. e A. Petrucci, La
scrittura di Francesco Petrarca, Citt del Vaticano 1967, 62SS.). Par'ticolarmente significative le esortazioni del Traversari ai suoi corrispondenti: ep. 453 col. 579 (al monaco Agostino) vellem honestiorem literarum faciem dum seribis nitereris exprimere et vel nostram
imitari studeres vel alterius doctioris manum, ut bene ac pure dieta gratiores literae commendarent. Altra volta esorta il fratello a procurarsi
una scrittura libraria bella, veloce e corretta (fidelissimam), che imiti
il pi possibile la purezza e l'eleganza della scrittura antica; per far
ci gli consiglia di prendere a modello un codice antico e corretto
e di trascriverlo imitandolo fedelmente fin nei minimi particolari:
ep. 385 col. 501 nec illud quidem te admonere desistam uti non negligas
manum librariam quam optimam atque perquam celerem ac fidelissimam
tibi comparare studeasque priscam illam in seribendo imitari puritatem ac
suavitatem. Quod tunc adsequere facilius si ex emendatissimo antiquoque
codice quidpiam tibi transcribendum deligas totoque annisu ad unguem
exemplar fidum imitari,-{forse imiteris). Questa lettera del Traversari
quasi il manifesto della riforma umanistica della scrittura; l'ideale
calligrafico posto nell'imitazione della scrittura antica (la carolina)
in cui l'elega.nza dei caratteri si unisce alla correttezza ortografica.
Cf. anche Aurispa ep. 35 p. 54 (la lettera forse indirizzata al Francia,
celebre copista) si Officia Ciceronis absoluta sint, pergratum feceris mihi
et Iacobino si ad nos mittas. Nam dominus Angelus. .. scriptorem domi
habet qui litteras credo dignissimas atque aeternas scribit. Vellemus pro
emendatione manus tuae exemplari uti,. solus enim es aut (alter), ut de
me etiam loquar, qui castigatam illam antiquitatem imitentur: vien riI. Esisteva realmente una scrittura differenziata del ceto mercantile per cui
stato proposto il nome di mercantesca ': vd. G. Orlandelli, Osservazioni sulla
scrittura mercantesca nei secoli XIV e XV, in Studi in onore di Riccardo Filangieri, Napoli 19.59, I 445-60.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

chiesto 1'esemplare del Francia per Un<! nuova trascrizione perch


la sua scrittura imita l'antica non solo nell'eleganza formale, ma anche
nella correttezza, nell'osservanza deII'ortografia, due qualit che sono
per gli umal1isti strettamente connesse (vd. Casamassima 541 n. 28).
NOMENCLATURA DELLE SCRITTURE NEGU INVENTARI

Ecco un elenco dei termini relativi alla scrittura di cui ho trovato esempi negli inventari da me schedati, ma non in scritti umanistici 1:
l i t t e r a e P a r i s i n a e : indica la gotica libraria francese.
Per l'inv. Visconti vd. Pellegrin p. 22. Inv. Mansueti 3 litteris magnis
et pulchris Parisinis; 6 litteris Parisinis et pulchris (oggi a Roma, Arch.
di S. Maria sopra Minerva, cod. senza segnatura, fme del XIII);
9 litteris Parisinis et pulchris; 60 litteris Parisinis et cursivis et in fine
valde minutis et variatis; 88 litteris Parisinis et bonis; II7 litteris Parisinis (in margine sive Theutonicis); II8 litteris Parisinis quasi modernis, magnis et pulchris; per la variet litterae formatae Parisinae
vd. sotto.
I i t t e r a e A ng l i c a n a e : il1v. Mansueti 302 Summa Dul-

muntonis sive Duimiltol1is... litteris Anglicanis.


1i tt e r a ba s t a r d a o ba s t a r d i 11 a : inv. Visconti 836
in littera bastardina; 837 scriptus in carta et littera bastardina; 839 in
carta et littera bastardina = Paris. lat. 6408 (a. 1392); Piccolornini,
app. II 7 Un libro di chiesa, di lectere bastarde, coperto di velluto ;
24 Terentio, di lectera bastarda . Indicher probabilmente, almeno
in alcuni casi, il tipo di scrittura chiamato tuttora 'bastarda' (vd.
Wehmer 230ss.).
1i t t e r a e f o r m a t a e : il termine stato studiato dal Wehmer (p. 222SS.), di cui riassumo le conclusioni. Nel XIII sec. il verbo
formo usato anche col significato di 'scrivere calligraficamente "
signiflcato che passa in alcune lingue romanze. Forma il modello
di scrittura seguito dal copista (Wattenbach 274), 'escripvain de
forme' chiamato in Francia lo scriba professionista (Wattenbach
1. Parecchi esempi di terminologia paleografica degli inventari nell'articolo
del Casamassima cito a p. XVII. Uno spoglio dei termini riguardanti la scrittura di
un inventario del XV sec. della biblioteca capitolare di Benevento in A. Campana,
Bullett. dell'Arch. Pai. lt. n. s. 2-3, 1956-7, I p. 155 n. 4.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

145

478). Il significato fondamentale del termine litterae Jrmatae, che si


evolve poi variamente, dunque quello di 'scrittura accurata, calligrafica '. In Francia 'lettre forme' o 'lettre de forme' il termine usuale per indicare la scrittura libraria, contrapposta alla notula e alla bastarda. In Italia si indica di preferenza con questo termine la rotunda o la littera Bononiensis.
Esempi: inv. Visconti 802; 833; 835 = Paris. lat. 6069 I, sec.
XIV, in gotica libraria italiana (vd. Martellotti, pref. a Petrarca
viro ill., p. XXIV); 838 littera formata non bona; 844 = Paris. lat.
5840~ec. XIV, di origine italiana; 846 bona littera formata = Pariso lat. 6477, sec. XIV; 849; 850 in littera pulcerrima formata; 852;
-855; 856; 860; 86r; 932, forse Paris. lat. 8045, sec. XIV; Pellegrin
p. 22 La littera formata est videmment cette belle criture calligraphie ou lettre bolonaise que nous avons remarque dans la plupart
.cles manuscrits du XIVe sicle provenant de Pavie. Inv. Mansueti
r litteris Jrmatis et pulchris, quasi modernis (Perugia, Bibl. com. N.
F. 22, sec. XIV); 2 litteris parvis, sed pulchris et formatis, quasi modernis; 230 litteris modernis et formatis et pulchris (scritto nel 1422, come
.appare dalla soscrizione riprodotta nell'inventario); 281 litteris formatis modernis. La gotica libraria francese distinta con littera formata Parisina in inv. Visconti 854; inv. Mansueti 4 litteris f'nagnis
.et pulchris formatis Parisinis (codice scritto in Francia nel XIII sec.,
di propriet privata); 5 litterismagnis Parisinis et pulchris formatis. :In
-conclusione con questo ter~ne si indicano negli inventari scritture
gotiche di carattere calligrafico (vd. anche Kaeppeli p. 33 n. 2) 1.
l i t t e r a e m o de r na e: come si detto (p. II6),' questo
terininenacque nel sec. XIII per indicare la nuova scrittura che si
.and.ava allora formando, la gotica, contrapposta alle litterae antiquae,
la scrittura dell'et precedente, cio la carolina (Casamassima 537ss.).
Esempi: inv.Mansueti I litteris formatis et pulchris, quasimodernis
(Perugia, Bibl. com. N .. F. 22, sec. XIV); 2 litteris parvis, "sed pulchris
et formatis quasi modernis; 26 litteris modernis aliquantulum variatis;
48 litteris. fn'Odernis et bonis, que littere variariincipiunt paul<> post principium quinti libri; 49; 53; 54; 56; 58 (scritto nel 1449, come informa
l'inventario stesso}; 63 litteris modernis... Liber tamen Persii est de
littera antiqua; 74 (traduzione del Bruni dell'Etica di Aristotele)

I. :Da
st~mpa ';

lO

notre che nell'inv. Mansueti Utterae Jormatae indica anche 'scrittura


vd. p. 78.. '

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

litteris modernis quasi antiquis et bonis (probabilmente una gotica influenzata dall'umanistica); 85; 99 litteri" quasi modernis (Roma, Arch.
di S. Maria sopra Minerva, senza segnatura, sec. XIII ex.); II5;
II6; II8 litteris Parisinis quasi modernis; 120 litteris modernis et pulchris (Perugia, Bibl. com. 681 [I 75], sec. XIV); 121; 137 litteris
modernis maxime in glosis; 145 litteris modernis, id est Italicis, et grossis;
148; 153; 181; 230 litteris modernis et formatis et pulchris (scritto nel
1422, come si ricava dall'inventario stesso); 236 litteris modernis et
bonis (Perugia, Bibl. com. II73 [N 124], sec. XIV); 281 litteris formatis modernis; 304 litteris modernis, formatis et impressis per stampam
in papiro (H *2352); 308litteris modernis, formatis et impressis per stampam in papiro (H 1254) ecc. (le litterae modernae sono le pi frequenti
in quest'inventario); Piccolomini, app. II 12 Giovan Cassano, Collectione, di lectere moderne ; 13 Maestro delle sententie, di
lectera moderna l).
Appare da questi esempi che nell'inv. Mansueti il termine litterae modernae applicato alla scrittura di codici del XIV-XV sec.
o di incunaboli; un codice della fine del sec. XIII scritto litteris
quasi modernis. Ci sono inoltre litterae Parisinae quasi modernae, litterae formatae modernae, litterae formatae quasi modernae e litterae modernae quasi antiquae; in 145 stabilita un'identit fra litterae modernae e Italicae. Dunque per l'autore dell'inv. Mansueti il termine ha
un significato abbastanza preciso e indica la gotica italiana del XIVXV sec. sia manoscritta che a stampa.
l i t t e r a n o t a r i n a: questo termine, usato nell'inv. Visconti, indica secondo la Pellegrin (p. 22) una corsiva notariale: 618
Tullius de officiis in littera notarina = Paris. lat. 6353, sec. XIV-XV.
in corsiva italiana; 773 = Paris. lat. 6830 H, sec. XIV, in corsiva
come il 6353; 859 (contenente l'Amorosa visione e altri scritti che il
Boccaccio don al Petrarca; vd. Gius. Billanovich, in Giorn.
storo d. letto it. 123, 1946, 34); 868; 915.
l i t t e r a t e x t u a l i s: inv. Visconti 954 liber unus Biblie
... cum littera textuali ad colognellos = Paris. lat. 23, sec. XIV. Indica.
secondo la Pellegrin (p. 22), una scrittura del testo pi grossa e curata, contrapposta a quella delle glosse. Si confronti l'uso medievale
di textus nello stesso significato (vd. p. 9).
l i t t e r a e u l t r a m o n t a n a e : inv. Mansueti 8 litteris ultramontanis pulchris; 34 Sextus et Clementine, cum glosis in ordine textus post singula capitula, litteris ultramontanis aliquanto minoribus quam

SCRITTURA E DATAZIONE DEI COmCI

147

textus, sed eadem manu = Vat. lat. 8121 (a. 1444), in una gotica con
influenze italiane: l'autore dell'inventario ha letto la soscrizione da
cui si ricava che il codice stato scritto in Francia; 46 litteris ultramontanis bonis (ms. del xv sec. in gotica corsiva libraria, come risulta da Kaeppeli ad loc.); 47 litteris ultramontanis bonis (Perugia,
Bibl. com. 1049 [N Il, sec. XV; scrittura gotica grassetta, a due
colonne); 50 litteris ultramontanis et pulchris; 109; II3 litteris ultramontanis, quasi modernis; 122; 128; 141 litteris bonis, sed parvis et ultramontanis; 146 litteris parvis ultramontanis; 149; ISO litteris parvis
ulvamontanis; 178 ecc. C' anche la variet litterae ultramontanae cursivae: IO litteris ultramontanis cursivis; II litteris ultramontanis et cursivis; 12 litteris ultramontanis cursivis et bonis; IlO litteris cursivis ultramontanis et variatis. Queste espressioni indicano scrittura gotica
non italiana.
Con le espressioni l i t t e r a e d i v e r s a e o v a r i a e, v a r i a t a e l'inv. Mansueti nota cambiamenti di mano o di tipo di
scrittura: 156 litteris diversis; 143 litteris variis (cf. anche 168, 190,
192, 198); 26 litteris modernis aliquantulum variatis; 3I litteris modernis
variatis; 96 litteris variatis; 100 Lucanus poeta de bello Cesaris et Pompeii. .. litteris modernis et bonis. .. Hic liber habet multas glosas bonas
et variantur littere ab octavo libro usque ad decimum et ultimum; 101
litteris variatis quasi per singulos tractatus (si trattava di un codice miscellaneo); 109 litteris ultramontanis usque ad commentum S. Thome,
ubi sunt littere variate quasi moderne; IlO litteris cursivis ultramontanis
et variatis; Il5 litteris modernis et magnis, sed variatis circa finem secundi
libri; 127; 155; 160; 182 litteris bonis, sed variatis; 188 litteris cursivis
... Littere sunt variate in omni tractatu; 199 litteris bonis, continuatis
usque ad finem tertii libri, postea variatis; 214 Logica Aristotelis ...
Liber Posteriorum Aristotelis et,liber Elenchorum... litteris bonis, sed
variatis in libro Posteriorum et sequenti; 241 litteris var;at;s et pro parte
scriptis manu cuiusdam fratris Constantini de Nucera.
DATAZIONE DEI CODICI

A)

POLIZIANO

Non raro che gli umanisti, parlando di un codice, lo definiscano antiquus, vetustiss;mus, venerandae vetustatis o simili. Tra gli
altri si distingue il Poliziano per la frequenza di queste indicazioni

IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

e per la pi ricca gamma di aggettivi, tanto che il Sabbadini (Scop.


I 169s.), sulla base dei codici identificati, pot tentare una sorta di
cl~ssificazione

facendo corrispondere a determinati aggettivi determinati secoli. Poich altri codici noti al Poliziano sono stati identificati dopo gli studi del Sabbadini e la mia ricerca mi ha portata a
raccogliere un numero pi ampio di esempi, mi sembra utile riprendere l'argomento. Raggruppo gli esempi secondo l'ordine cronologico dei codici identificati.
S e c c. I V - V I : Terenzio Bembino (Vat. lat. 3226): sulla
parte superiore di c. VIr di questo codice il Poliziano scrisse: O
foelix nimium prior aetas! 1 Ego Angelus Politianus, homo vetustatis
minime incuriosus, nullum aeque me vidisse ad hanc diem codicem antiquum fateor (Prete II). definito vetustissimus codex e venerandae
vetustatis codex nella collazione c. 18v e 66v (Maier 344); cf. anche
Crinito, in Poliziano ep. 12, 22 (23) p. 410 in vetustissimo . .. Terentii
codice.
Virgilio .Romano (Vat. lat. 3867): (volulllen) mire vetustum (mise.
I 71 p. 637); mire vetus (mise. I 77 p. 647); eodex antiquissimus (ep.
4, 9 p. 124).
Pandette fiorentine: il Poliziano non usa mai per esse aggettivi
riferentisi all'antichit, ma dice pi volte di ritenerle uno degli esemplari pubblicati da Giustiniano (vd. soprattutto ep. IO, 4 p. 3Ios.
cito a p. 313).
S e c. I X : New York Academy of Medicine I (gi Phillipps
275), Apicio: vetusto ... exemplari (soscr. alla collazione, Maier 349).
Vat. Urb. lat. II 46, Apicio: vetustissimo... codice (soscr. alla
collazione, Maier 349).
Ambros. L 85 sup., Columella: vetustissimus... liber (mise. I 35
p. 577); (exemplar) vetustum (collaz., Josephson 159); (exemplari) vetustissimo (collaz., Maier 355).
S e c I X - X : Laur. 49, 9, Cic. fam.: libro pervetere (mise.
I 18 p. 545); volumen antiquissimum (mise. I 25 p. 557); eodieem ...
vetustissimum (mise. I 87 p. 671).
S e c. X: Laur. 73, I, Celso 2: vetusto codice; antiquus ... liber
Boeth. cons. 2 carm. S. I.
Datato al sec. IX o X dal Rostagno; prima era generalmente attribuito al
sec;. XII (A. Cornelii' Ce/si quae super51mt. ree. Fr. Marx, Lipsiae et Bcrolini 1915.
I.

2.

xxv).

SCRI'lTURA E DATAZIONE DEI comCI

149

(soscr. dell'Uberti alla collazione eseguita per il Poliziano; Mai'er


345).
Laur. S. Marco 257, Cic., opere filosofiche: antiquissimo . .. libro
(mise. I 53 p. 606) 1.
Laur. 29, 32, gromatici: librum ... vetustissimum (ep. I, 2 p. 4);
libro . . ' vetusto (collaz. di Stato silv.; Marastoni LVIII).
Vat. lat. 3294, Marziale: vetusto codice (mise. II 35, 5); in mise. I
23 p. 553 ricordato senza alcW1 cenno alla sua antichit, ma va
notato che al Pliziano qui non interessava sottolinearla perch
q~esto codice aveva la lezione da lui rifiutata.
Riccard. 488, Plin. nato : codice... vetustissimo (mise. I 50 p.
599); vetustissimo ... exemplari (mise. I 57 p. 612); vetustissimo ...
codice (mise. 161 p. 627); codice ... vetustissimo (mise. II 25, 3); nella
collazione (Mai:er 35IS.) detto vetustior rispetto al Paris. lat. 6798
(sec. XII) e al Laur. 82, 1-2 (sec. XIII) e eodex antiquissimus.
S e c. X I : Laur. S. Marco 190 (sec. X ex.) e 343 (sec. XI).
entrambi di Marziano Capella: libros... vetustissimos (mise. I 59
p. 626) 2.
Neapol. IV A 3, Festo: sane quam vetustum, vetus eodex (mise.
I 73 p. 64 1 ).
Vat. lat. 3286, Giovenale: vetusto codice (mise. I 46 p. 595).
Vat. lat. 1904, Svetonio: vetustissimus (ep. 7, 35 p. 228); antiquissimus (negli appW1ti su Svetonio del Monac. lat. 754, C. 216r;
Branca - PastoreStocchi 157 n. 36).
S e c. X I - X I I : Laur. 37, 13, Seno trag.: eodex . .. vetustus
(mise. I I7 p. 544)'S e c. X I I: Oxford, Bodi. Auct. T. 1. 27
Paris. lat.
6798, Plin. nato 3: regius antiquus (collazione, Perosa nr. 7); vetustus
... eodex (mise. II II, 4).
Guelferb. Gud. 224, Properzio (cod. Neapolitanus): vetusto codice (soscr. nell'incW1abolo Corsiniano, Mai'er 362).
S e C. X I I I : Laur. 82,1-2, plin. nat.: nella collazione, c. 388r
(Mai:er 352) detto minus aliquanto vetus rispetto al Riccard. 488 del

L'identificazione proposta dal Perosa (nr. 45).


Per questa identificazione vd. Perosa nr. 38-39.
_3. I membra disiecta di questo codice pliniano sono stati riuniti da R. W. Hunt,
A Manuscript from the Librar)' oI Coluccio Salutati, in Cnlligraphy and Paleography.
Essays presented to A. Fairbank, Cambtidge 1965, 75-79 e tav. 29;1.

2.

150

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

sec. X (antiquissimus); non aeque vetustus, sempre rispetto al Riccard., in mise. II 25, 3.
S e c. X I V : Laur. 30, IO, Varrone, Catone, Vitruvio: semivetere codice (soscr. alla collazione, Mai:er 354) 1.
Risulta in effetti possibile. come gi aveva tentato il Sabbadini,
stabilire con una certa approssimazione e ampiezza i limiti cronologici entro cui i termini si estendono, anche se naturalmente essi si
sovrappongono in pi punti e possono a volte essere usati genericamente. Espressioni come mire vetus, mire vetustus, venerandae vetustatis 2 sono riservate ai codici in capitale e in onciale dei secoli
IV-VI (gli umanisti non distinguevano fra le due scritture, vd. p.
127). Come nota il Sabbadini, questi codici erano datati dal Poliziano all'ingrosso al VI sec., giacch egli riteneva che le Pandette
fiorentine fossero uno degli esemplari pubblicati da Giustiniano.
Con l'espressione mire vetus si allinea pervetus, usato per un codice
del sec. IX-X, vetus per uno dell'XI e semivetus per uno del
XIV. Quest'ultimo, in particolare, d prova della precisione che
il Poliziano intendeva mettere in queste indicazioni cronologiche.
Ritengo probabile che anche i codici definiti mediae antiquitatis (vd.
pi oltre, p. 154) appartengano ai secoli XIII-XIV, ma nessuno di
essi stato identificato.
Molto pi vasto l'ambito dell'aggettivo vetustissimus, che si
riferisce a codici del IV o V secolo, in concorrenza con mire vetus,
ma pi spesso a codici dal IX all'XI secolo. L'aggettivo vetustus ha
qualche volta un uso piuttosto generico in quanto si parla di codices
vetusti per indicare collettivamente pi codici antichi d'et diverse;
all'infuori di questi casi esso serve ad indicare codici dei secco IX-X
in concorrenza con vetustissimus (mai codici pi antichi) e discende
pi in basso a comprendere anche codici del XII. Analogo al rapporto vetustissimus - vetustus pare quello tra antiquissimus e antiquus,
riferendosi antiquissimus a codici dei secoli V-VI e IX-XI, antiquus
a codici dei secoli X e XII. Credo che il Poliziano abbia usato
antiquus e antiquissimus come equivalenti di vetustus e vetustissimus
L Anche il Vettori lo definisce semivetus (M. Porci Catonis De agri cultura.
ed. A. Mazzarino, Lipsiae 1962. XXXII n. 3).
2. Di ispirazione gelliana: cf. GelI. 2, 3. 5 librum Aeneidos secundum mirandae
vetustatis; 9, 14, 26 in Iugurtha Sal1ustii summae fidei et reverendae vetustatis libro;
18, S. I I librum summae atque reverendae vetustatis.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

151

che peraltro preferiva (dalle mie schede risultano 29 esempi di


vetustissimus contro 8 di antiquissimus e 26 di vetustus contro 6 di
antiquus).
Nello specchietto che segue ho cercato di rendere visivamente
r ambito in cui si estende ciascuno dei termini considerati: i numeri
arabi indicano, per ciascun secolo, i codici qualificati coi singoli
aggettivi.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Faccio seguire Wl elenco di codici perduti o non ancora identificati sui quali il Poliziano ha dato indicazioni cronologiche.
Manilio, codice di Pietro Leoni (Sabbadini, Scop. I 154s.): libro che io per me non ne viddi mai pi antiqui (Prose 78s.). Ri-.
cordato anche nel diario odeporico-bibliografico (Monac. lat. 807..
c. 53r; Maier 212) e in mise. Il 21, 6 dove detto genericamente vetustum in opposizione a Wl altro codice recente di Manilio e antiquissi- (cancellato; vd. p. 157). Le parole di Prose 78 hanno fattopensare al Sabbadini (Scop. I 170) che questo codice fosse in capi-o
tale o comWlque anteriore al sec. IX.
Catone e Varrone, eodex Florentinus: venerandae vetustatis exem-
plari (mise. I 35 p. 576); vetustissimo codice (soscr. alla collazione di
Varrone, Mai'er 354) 1.
V e t u s t i s s i m u s, a n t i q u i s s i m u s: Adamanzio Mar-
tirio, de b muta et v vocali: il Poliziano lo trascrisse nel Monac. lat..
766 ex antiquissimo codice (Mai:er 210). Macrobio, codice di Bernardo
Michelozzi: definito vetustissimus in mise. I 61 p. 628. Marziale::
dei molti codici antichi visti dal Poliziano e per noi perduti due sonovetustissimi: il primo un codice di S. Marco Langobardis literis,
usato anche dal Calderini e qualificato vetustissimus entrambe le:
volte che viene nominato (mise. I 23 p. 552 e ep. 7, 35 p. 228s.). Secondo il Lindsay (Martialis epigrammata, Oxonii 19292, pref. p. 8.
non numerata) potrebbe anche essere l'archetipo (BA) della sua se-o
conda famiglia di codici. Il secondo un codice che il Polizianoconsult a Verona presso Bernardino Messanelo nipote dei Calderini e che proveniva fo~se da Bobbio (Perosa nr. 18); era Wl fram-
mento (pagellas quaspiam) ed qualificato antiquissimus (mise. I 2]
p. 553). Orazio: mise. I IO p. 532 quin apud Horatium quoque in Epo-.
dis (17, 56) ita legendum existimamus:- inultus ut tu riseris Cotyttia )}..
non, ut plerique eodiees, Coeytia '. Et in vetustissimo libro qui sit (?)
Georgii Antonii Vespuecii FIorentini. .. voeabulum id antepenultima syllaba t retinet, non c, vestigium, arbitror, unum adhue integrum verae in-o
tegraeque leetionis: la maggioranza dei codici ha la lezione eoeytitl'
e a quanto pare il solo y'(Paris. lat. 7975, sec. XI) legge eotycia. Quin-
tiliano: il Poliziano collazion un codice vetustissimus et saepius intercisus (Mai'er 345). Svetonio: misc. I 97 p. 690 utroque vetustioI. Il Vettori lo definisce antiquissimum, optimum et antiquissimum, pervetustunf'
vo!umen, vetustissimum fidelissimumque (Cat. de agr., ed. Mazzarilio cit., XXXII)~

SCRITTURAE DATAZIONE DEI CODICI

rem (pi antico di due codici svetoniani qualificati veteres) quem.


nunc ipsi domestieum possidemus; lo stesso codice detto antiquissimus
negli appWlti su Svetonio del Monac. .lat. 754, c. 216r (BrancaPastore Stocchi 157 n. 36).
p e r v e t u s, s a n e q u a m v e t u s t u s: Pelagonio: il Poliziano fece trascrivere l'Ars veterinaria nel Riccard. II79 de codie~
sanequam vetusto, secondo quanto afferma nella soscrizione (Maier
347). Secondo l'Ihm (Pelagonii Artis veterinariae quae extant, Lipsiae 1892, lS.) l'antigrafo del Riccard. doveva essere assai antico:
fra l'altro, Wla parte del cap. IV, omessa dal copista, fu aggiunta a
margin.e dal Poliziano in lettere pressappoco onciali ed anche altri
indizi confermerebbero che l'archetipo era in una scrittura pi antica del sec. IX, forse dei secco VII-VIII. Si noti per che un altrocodice qualificato dal Poliziano sane quam vetustus, il Festo Farnesiano, del sec. XI. Seneca: misc. I 77 p. 647 in Senecae
epistolarum libro pervetere cuius mihi copiam fecit Nieolaus Micheloetius 1.
Valerio FIacco: misc. I 5 p. 519 codicem proxime nobis Argonautieon'
Valerii Flacci perveterem Taddaeus Ugoletus ... ostendit, equo fluxisse
opinor et caeteros qui sunt in manibus; 89 p. 673 in vetustissimo codice'
de quo reliqui jluxere 2.
V e t u s, a n t i q u u s : Persio: misc. I 44 p. 592 (vd. p. 210).
Plauto: un eodex antiquus vaticano cita il Poliziano in mise. II 23, 9s.
(Manupretium)3: quod in Menaechmis (v.. 544) [est] erat fiat, cedo aurum;
ego manupretium dabo , pro eo [su sub] subd[iderunt]itum est ego manus
prius dabo . Astipulantur nostrae leetioni [codice.s] codex antiquus in Vaticana [altera] interiore bibliotheca et item ecc. (Branca-Pastore Stocchi 154).
Branca e Pastore Stocchi (p. 158 n. 39) non propongono identifica-

I.

Potrebbe trattarsi del Laur. 76, 40, sec. lX-X?

2. L'identificazione di questo codice col Vat. lat. 3277 (sec. IX), proposta
dal Sabbadini e generalmente accettata, stata dimostrata erronea daU'EhIers

(p.

102SS.),

secondo il quale il Pol,iziano avrebbe visto l'antigrafo antico del Laur.

39, 38 (codice del Niccoli), che sarebbe realmente il capostipite di tutti gli altri

manoscritti. Ci confermato ora dalla II centuria (cap. II), ove il Poliziano


dice che il codice antico mostratogli dall'Ugoleto presentava nei margini note
di mano del Niccoli, il quale ne aveva tratto copia, e che aveva 25 righe a
pagina (il Vat. ne ha 19-23, EhIers 18). Su tutto questo vd. ora V. Branca, in
Venezia e Ungheria nel Rinascimento, Atti del, Convegno II-14 giugno 1970~
Firenze 1973, 3475S:, che ho potuto vedere in bozze per cortesia dell'autore.
3. Fra parentesi quadre le parole cancellate;

154

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

zioni. Forse questo codice tutt'uno col Plautino codice citato a nobis
della I centuria (66 p. 633), di cui il Poliziano si vale per emendare

most. 830 1: in Mustelaria Plauti locus est mendose scriptus plerisque codicibus ad hunc sane modum: Viden ornamenta in foribus? Video. Specta
qua arte dormiunt. Dormiunt? Ille quidem ut convenit volui dicere . Sed
cum de his neque sensus eliciatur ullus et festivum Plauti dictum vitio
librariorum pereat, faciam, ut arbitror, operaeprecium si scripturam incolumem de Plautino codice citato a nobis iterum reposuero. Est autem prorsus
haec: Viden coagmenta in foribus? Video. Specta qua arte dormiunt.
Dormiunt? Illud quidem, ut connivent volui dicere. Faccio notare che
sia la Mostellaria che i Menechmi sono del numero delle dodici commedie venute alla luce colla scoperta dell'Orsiniano, che era quindi,
per queste commedie, l'unico codice antico noto agli umanisti; ma
Branca e Pastore Stocchi escludono che il codex antiquus della II centuria sia l'Orsiniano che non entrato in Vaticana che ai primi del
cinquecento 2. L'Orsiniano ha in Men. 544 manu pcium, in most. 830
contuent corretto da conivent. C' dunque nel secondo passo una divergenza dalla lezione citata dal Poliziano. Vitruvio: un codex vetus
Nicolai Tegrimi menzionato in mise. II 31 , 3.
m e d i a e a n t i q u i t a t i s, s e m i v e t u s : Cic. off.: il Poliziano aveva avuto in prestito un codice mediae fere antiquitatis per
opera del bolognese Andrea Magnanimo; si imbatt poi in librum .

non veterem admodum, sed omnino apud saeculum forte prius scriptum ,
qui scilicet publice in Sanctae Crucis bibliotheca servatur (mise. II
14, 6). Marziale: un codice mediae antiquitatis il Poliziano aveva visto
in Vaticana: mise. I 23 p. 553 in eo (se. exemplari) quod Romae, in
Palatina bibliotheca mediae antiquitatis; mise. II IO, 7 qui mediae forte antiquitatis in bibliotheca Palatina est; in mise. II 35, 5 lo definisce vetus,
ma poi cancella: [in vetere] in alio (se. codice) quem Vaticana [Romae]
bibliotheca [retinet] habet (i due passi della II centuria sono citati in
Branca-Pastore Stocchi 154); Pandolfo Rucellai gli aveva prestato un
codice semiveterem (mise. 123 p. 553). Ovidio: il Poliziano collazion
due manoscritti, uno pi antico (vetustior), appartenente alla bibliol. Si noti che nessun codice di Plauto citato altrove nella l centuria e
quindi quel citato a nobis sar una svista del Poliziano.
2. ti Plauto Orsiniano appartenne alla biblioteca di S. Pietro ed entr nella
Vaticana sotto Leone X; vd. G. Mercati, Codici latini Pico Grimani Pio, Citt del
Vaticano 1938 (Studi e testi 75), 144. 156, 157, 166 e n. 2, 288.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

155

teca di S. Marco, uno non perinde vetustus e mediae vetustatis della


Medicea privata (soscrizioni alla collazione, Maier 351).
In ep. 7, 35 p. 229 il Poliziano, a sostegno della lezione culcita in
sat. 5, 17, cita Iuvenalis codice pervetere quem doctissimus prineeps ac
dux Urbinatium Guido de pulcherrima sua librorum supellectile prompserit. Secondo il Campana (Contributi 214 n. 5) questo codice da
identificare con uno dei due Giovenali antichi, Urbe lat. 342 e 661,
ma non si pu dire con quale dei due, dato che entrambi hanno la
lezione culcita. Il primo dei due codici, pi bello, del sec. IX; il
secondo 1oll1 po' pi recente ( attribuito al sec. XI dagli editori
di Giovenale). lo propenderei pi verso il primo, perch al codice
pi antico meglio si adatta l'aggettivo pervetus, che, come abbiamo
visto, usato per codici dei secoli IX-X; inoltre un codice pi elegante meglio giustifica l'accenno alla pulcherrima librorum supellex.
Non si pu fare a meno di accennare qui a un problema molto
dibattuto e strettamente connesso con l'argomento della nostra trattazione, in quanto, almeno secondo alcune delle soluzioni proposte,
il Poliziano avrebbe definito antiquus e vetustissimus un codice del
XV sec. Si tratta della questione suscitata dalle note di collazione
nell'esemplare corsiniano delle Silvae di Stazio: su di essa un'ampia
bibliografia in Traglia 60S., note; altra bibliografia nella pi recente
trattazione di M. Pastore Stocchi (cit. a p. xx), che si avvale delle
nuove testimonianze desumibili dalla II centuria dei Miscellanea 1.
Mi limiter a pochi cenni essenziali. Nell'esemplare della biblioteca Corsiniana (50 F 37) dell'edizione di Catullo, Tibullo, Properzio e Stazio silv., Venezia 1472 (H *4758), il Poliziano collazion
le Silvae con un codice che viene cos descritto nella soscrizione
I. Si aggiunga inoltre: E. Courtney. On the Silvae of Statius. Bul!. Inst.
Class. Stud. & 13, 1966, 94-100, che fa una rassegna critica delle opinioni precedenti e ritiene che il codice visto dal Poliziano fosse antico; accoglie la spiegazione
del Postgate per la corruttela di si/v. I, 4, 86a e reca a conferma una corruttela
analoga in Valerio Fiacco; A. J. Dunston. What Politian Saw: Statius, Silvae 1,
4, 88, Bul!. Inst. Class. Stud. 14, 1967, 96-101 e tav. IX (riproduzione di Matr.
3678, c. 7IV e II4r). che critica alcune affermazioni del Courtney e propende per
l'ipotesi che il Poliziano abbia collazionato M, ma sottolinea come per la soluzione
del problema manchino ancora due elementi essenziali: un'esatta conoscenza delle
note del Corsiniano (egli dimostta l'incompletezza del pi recente apparato delle
Si/vae, quello del Marastoni) e uno studio della terminologia filologica del Poliziano. Non si pronuncia L. Hakanson. Statius' SiIvae. CriticaI and Exegeticai Remarks with Some Notes on the Thebaid, Lund1969. I4S.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

(Maler 362): Incidi in exemplar Statii Sylvarum quod ex Gallia Poggius Gallica scriptum manu in Italiam attulerat, a quo videlicet uno, licet
mendoso depravatoque et, ut arbitror, etiam dimidiato, reliqui omnes codices qui sunt in manibus emanarunt. Quare cautio mihi fuit ne quid in
corrigendo hoc nostro ab illo mutarem ne nimia, ut adsolet, diligentia aut
mihi aut ceteris studiosis noceret. Le lezioni di questo codice sono spesso
contraddistinte con le sigle Pog(gianus) o in an(tiquo); inoltre in due
note 1 il codice viene qualificato vetustus e vetustissimus. Alla scoperta di Poggio si accenna anche nel preambolo alla tumultuaria:
commentatio sulle Silvae, frutto del corso tenuto dal Poliziano nello
Studio fiorentino nell'anno accademico 1480-81 e contenuta nel
Magliab. VII 973 (Marastoni LXXXIV; Pastore Stocchi 60): latuere
autem hi libelli multos annos ad nostram usque memoriam atque et
Poggio viro doctissimo e Germania in Italiam tralati sunt, mendosi quidem ac mutilati et, ut verius dicam, dimidiati, sed quorum tamen summum
operae pretium constiterit. Esse autem dimidiatum quod supersit Sylvarum volumen, ve! uno Sidonii testimonio intelligimus, qui dum aliquot
singulanmt Sylvarum titulos enumerat, etiam de Flavii Fannii Cumis
meminit, qui libellus interciderit. Questo passo, anteriore alla soscrizione del Corsiniano, permette di comprendere perch il Poliziano
giudicasse dimidiatus il libro Poggiano (cf. p. 239).
Poggio scoperse nel 1417 in un monastero imprecisato dell'Europa centro-occidentale Silio Italico, Stazio e, in un codice diverso,
Manilio: li fece trascrivere in un unico codice da un indotto scriba
d'oltralpe e sped la copia al Barbaro, raccomandandogli di farla
trascrivere da un uomo dotto ed inviarla poi al Niccoli 2. L'apografo
spedito al Barbaro (il capostipite di tutti i manoscritti esistenti)
stato identificato nel Matrit. 3678 gi M 3 I (M), che contiene Manilio e le Silvae e da cui si staccata la parte che conteneva Silio
Italico. Il problema che si sono posto gli editori di Stazio : in che
rapporto sono le note di collazione del Poliziano (A*) con M?'
Esse presentano con M una stretta affinit, ma anche delle divergenze.
Due sono le principali soluzioni proposte e a lungo dibattute con
I. Silv. I, 4, 86a hic versus deest in libro vetustissimo Poggi qui e Germania in Italiam est relatus; 5, 5, 24-27 codex vetustus intercisos habet hos versus. Le diverse indicazioni sulla provenienza del codice (Germania-Francia) vengono generalmente
spiegate col fatto che il codice era stato trovato in Svizzera..
2. Si veda la lettera di Poggio al Barbaro, pubblicata per la prima volta dar
Clark, class. Rev. & 13, 1899, 125 e riprodotta pi volte, ad "es. in Klotz p. v.

SCRITI'URA E DATAZIONE DEI CODICI

157

vari argomenti: I) il codice che il Poliziano ha usato M, che corrisponde assai bene alle notizie date nella soscrizione al Corsiniano;
le divergenze sono da spiegare come errori, trascuratezza o congetture del collazionatore; le note del Poliziano hanno quindi lo stesso
valore di un codex descriptus e sono da eliminare dall'apparato; 2)
il Poliziano ebbe proprio l'antigrafo antico di M (n), che Poggio
in un secondo tempo avrebbe portato con s in Italia; in tal caso
le sue note si affiancano ad M come testimonianza diretta del codice
antico.
Entrambe le soluzioni presentano difficolt notevoli: con la prima
si accusa il Poliziano quanto meno di gravi trascuratezze nel collazionare, se non di malafede, e resta inspiegabile come mai nelle
note sia definito antico un codice del XV secolo, essendo escluso
.che il Poliziano potesse ingannarsi o volesse ingannare. Con la seconda si costretti a ricorrere alla romanzesca ipotesi che Poggio
abbia portato in Italia in un secondo tempo il codice antico; inoltre
sorprende non trovare nessun accenno all'antichit del codice nella
. .
'
soscnZlone.
Ma l'ipotesi del codice antico pu ormai essere definitivamente
accantonata alla luce delle nuove testimonianze della seconda centuria 1 : ,misc. II 49, 4s. verum Poggianus liber, quem viderat etiam ante 110S
idem Domitius, mendosus ille quidem [et Gallicanis litteris descriptus]
utpote Gallicani cuiusdam indocti hominis manu [per descriptus] descriptus, sed ex antiquo, ut arbitror - ita certe vestigia multa indicant merae
vetustatis- [et] a quo uno tamen cetera quae usquam sunt exemplaria enianaverunt? i'S {gitur Poggianus liber sic habet: et tua mitis I ora TaranSl>
(si/v: I; I, 102S.); quod ego' Taras' puto legendum potius (Pastore Stocchi 62); II 21, 6 sed ego [du,?s duos olim nactus] nactus duos [nactus]
Matllianos codices, mendosum utrumque, sed in quibus rectae lectionis vestigia
supersint, [alterum vetustum cuius mihi Petrus Leo Paiavii co 2 Spoletinus, medicus nostra aetate celeberrimus, olim Patavii Patavii fecit partem;
praetereaque librum ipsum alterum vero illum Poggianum qui primus in
Italiamfuit al1atus, invenio sic] Poggianum, qui primus [Italiae in] in Italiam
al1atus, et quem mihi Petrus Leo Spoletinus [antiquissij medicus [eius] hac
aetat[is]e celeberrimus Patavii ostendit, videor denique propemodum col1egisse quotiam pacto sit hic versiculus emendandus (Pastore Stocchi 64).
I.

2.

Fra parentesi quadre le parole cancellate.


Evidentemente aveva cominciato a scrivere copiam fecit.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Come si vede, il Poliziano afferma esplicitamente che il codice


era non antico, ma descriptus ex antiquo :: veniamo inoltre a sapere
che nei codice Poggiano del Poliziano era contenuto anche Manilio,
proprio come in M: mentre par certo che Manilio sia stato trovato
in un codice diverso da quello che conteneva Silio e Stazio (Klotz
LXXVI) e quindi, se il Poliziano avesse avuto il codice antico, non
vi avrebbe trovato anche Manilio (Pastore Stocchi 63SS.).
Da ci il Pastore Stocchi crede di poter concludere con certezza
che il Poliziano collazion M. Ma, a parte le altre divergenze tra A
ed M (acutamente messe in rilievo in Traglia, art. cito a p. XXIII), resta
sempre quello che gi il Klotz 1 aveva giudicato un ostacolo insormontabile all'identificazione di M col codice usato dal Poliziano,
cio la nota a l, 4, 86a: hic versus deest in libro vetustissimo Poggi qui'
e Germania in Italiam est relatus, dove il Poliziano afferma la mano
canza di un verso che si legge in M 2. Ma necessario esaminare
il verso nel contesto staziano:
Libyci quid mira tributi
obsequia et missum media de pace triumphum
laudem et opes? tantas nec qui mandaverat ausus 85
expectare fuit gaudet Thrasymennus et Alpes
86
attollam cantu: gaudet Thrasymennus et AIpes
86a
Cannensesque animae
Secondo il Pastore Stocchi relatus indicherebbe non un trasporto
materiale del codice in Italia, ma una diffusione tramite apografi (la
stessa interpretazione era stata proposta gi dal Traglia, p. 71 s.); il
Poliziano, avendo di fronte a s M, avrebbe fatto una congettura,
supponendo che nell'antigrafo antico mancasse un verso che nella
forma a~testata da M l:;li poteva apparire quale interpolazione recente l}
(Pastore Stocchi 70). Questa spiegazione artificiosa non convince:
difficilmente il Poliziano avrebbe potuto giudicare interpolato un
verso simile e comunque si sarebbe espresso in maniera diversa
(hunc versum puto deesse ... o simili). Spiegare il verso 86a come
l. Pref. alla prima edizione delle Si/vae (Lipsiae 1899), riprodotta nella
seconda, p. LXXI. Cambi poi idea, ritenendo che il Poliziano si fosse sbagliato

(p.

LXXXIX).

2. Non sussiste invece, secondo me, un'altra difficolt che ha dato molto da
fare a quanti si sono occupati della questione, cio la nota a S, S, 24-27 (vd. pi
oltre, p. 241).

SCRITIURA E DATAZIONE DEI CODICI

159

un'interpolazione (secondo il Phillimore sarebbe Wl verso ex glossa


atque dittographia conflatus l); vd. la sua ediz. Oxonii 19172, xvm)
sembra difficile 1. Mi pare indubbio che abbia ragione il Klotz,
secondo cui siamo qui di fronte a Wl tipo di errore non infrequente 2
per cui il copista, scritta la prima met del verso, corre coll'occhio
al verso successivo trascrivendone la seconda parte. Avremmo cos
un'ulteriore prova che il Poliziano non aveva di fronte l'antigrafo
antico di M. Se in esso il verso fosse mancato non si spiegherebbe
l'origine della corruzione di M: nel codice antico il Poliziano avrebbe
trovato o la ~tessa corruzione o il secondo emistichio di 86a per noi
perduto. Viceversa, una volta avvenuta la corruzione, il verso poteva facilmente essere omesso per omoteleuto e in effetti manca
in a1cWli degli apografi di M (Klotz LXXI). In conclusione mi sembra che l'ipotesi pi accettabile sia quella, affacciata dal Klotz, l. c.,
che il Poliziano avesse di fronte un apografo di M e per qualche motivo fosse stato indotto a pensare di aver trovato proprio
l'esemplare portato da Poggio in Italia 3. Si noti che in M, almeno
cos come ora l'abbiamo, non c' nessun segno evidente della sua
appartenenza a Poggio e infatti si discusso se fosse o no l'esemplare
poggiano 4. lo sono certa che il Poliziano, per affermare cos risolutamente di aver trovato l'esemplare poggiano, doveva essersi imbattuto in Wl codice che recasse una soscrizione del genere di quelle
che hanno altre opere scoperte da Poggio, in cui l'umanista, spesso
con tono solenne, d notizia della sua scoperta 5; di una soscrizione
1. Il Traglia (p. 71) fa notare che attollam cantu un'espressione di carattere
staziano.
2. AIClUli altri esempi di simili errori in KIotz LXXJWIU; vd. anche Courtlley,
Bull. Inst. Class. Stud. & 13, 1966, 96.
3. Il Traglia (p. 75S.) ritiene che, essendo le lezioni di A* spesso superiori a
quelle di M, pi facile spiegare queste come corruzioni di quelle che non il
contrario. Quindi pensa che A* ed M siano collaterali e discendano entrambi da
un codice perduto a. : a. e non M sarebbe stato l'apografo spedito da Poggio
al Barbaro; vd. anche, dello stesso autore, Appunti per una nuova edizione delle
Selve di Stazio, in Bollett. del Com. per la preparazione dell'ediz. naz. dei
class. & n. s. 8, 1960, 29-45.
4. Bibliografia su questa controversia in Pastore Stocchi 47 n. 14.
5. Soscr. a Valerio Fiacco e Asconio Pediano nel Matr. 8514 (gi X 81; KIotz
XLvm): C. Valeri Flacci Argonauticon. Hoc fragmentum repertum est in monasterio
Sancti Galli prope Constantiam XX milibus passuum una (Um parte Q. Asconii Pediatli. Deus concedat alteri ut utrumque 0pus reperiat perfectum. Nos quod potuimus egimus.

:r60

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

simile c' forse un'eco nelle parole stesse del Poliziano 1. Non si
pu escludere che il Matr. in qualche foglio per noi perduto 2 recasse qualche nota del tipo di quelle citate 3; simili soscrizioni passavano poi facilmente negli apografi 4. Oppure potrebbe darsi che
nella copia frettolosa dello scriba indotto Poggio non avesse apposto
nessuna soscrizione e l'avesse apposta poi lui stesso o il Barbaro o
il Niccoli a una copia eseguita pi riposatamente.
Come mai il Poliziano nelle note del Corsiniano chiama antiquus,
vetustus, vetustissirnus un codice di cui nella seconda centuria dice
esplicitamente che era un recente descriptus ex antiquo? Non resta che
accontentarsi della spiegazione del Traglia (p. 72) e del Pastore Stocchi (p. 67ss.), anche se essa lascia tuttavia un po' perplessi. Il Poliziano

Poggius Florentinus; soscr. a Cic. pro Caec. (Vat. lat. II458, c. 49V; tra parentesi
quadre le parole cancellate da Poggio nell'atto stesso di scrivere): Ranc orationem
antea culpa temporum deperditam Poggius Latinis viris restituit et in ltaliam reduxit
&/11 eam diligentia sua in Gallia [Iatent] reelusam in silvis [inter Ari] Lingonum adillvenisset conscripsissetque ad TuIli memoriam et doctorum hominum utilitatem; soscr.
alle altre sette orazioni di Cicerone da lui scoperte, ibid. c. 94r: has septem M. Tullii
~ratiolles, que antea culpa temporum apud ltalos deperdite erant, Poggius Florentinus,
perquisitis plurimis Gallie Germanicque [biblyotheci] summo cum studio ac diligentia
hiblyothecis, cum latentes comperisset in squalore et sordibus, in lucem solus extulit ac
in piistinam digllitatem decoremque restituetls Latinis musis dicavit (M. Tuili Ciceronis
In L. Calpurnium Pisonem oratio, ed. with Text, Introd. and Comm. by R. G.
M. Nisbet, Oxford 1961, xxv); soscr. a Quintiliano (nota da un apografo,
l'Urb. lat. 327; Sabbadini, Storia 285): Scripsit Poggius Florentinus lumc librum
Constantie diebus LIIII sede apostolica vacante. Reperimus vero eum in biblyotheca
mOllasterjj .Sancti Galli, quo plures litterarum stl4diosi perquirendorum librorum causa
accessimus j ex quo plurimum utilitatis eloquentie studiis comparatum putamus, C1lm
antea Quintilianum neque integrum Ileque nisi lacerum et truncum pluriblls locis haberemuso - Rec verba ex originali Poggii sumpta.
I. Ad es. un'espressione come perquisitis plurimis Gallie Germanieque biblyothecis (cf. nota precedente) pu essere all'origine dell'oscillazione Francia-Germania nelle notizie date dal Poliziano sulla localit della scoperta.
2. Dal codice si staccata la parte contenente i Punica che, come ha dimostrato
il Thielscher, philol. 66, 1907, 87ss. si trovava all'inizio; manca inoltre il primo
foglio di Manilio, che attualmente precede le Silvae, ma poteva originariamente
essere collocato anche dopo, secondo l'ordine in cui le opere sono citate nella lettera di Poggio.
3. Alla fine delle Silvae c' la soscrizione del copista: finis adest vere, precium
vult scriptor hebere (sic) (Marastoni VIII).
4. Ad es. le soscrizioni alle orazioni di Cicerone erano note dagli apografi
anche prima della scoperta dell'autografo di Poggio.

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

161

intenderebbe riferirsi con quegli epiteti non al codice del xv sec.


che ha davanti, ma all'antigrafo antico di esso, a cui riteneva di poter risalire, dato che, come dice egli stesso, l'esemplare poggiano
serbava vestigia multa. o. merae vetustatis. Su questi vestigia, anche se
non aveva altri elementi, il Poliziano poteva fondare la convinzione
che il codice scoperto da Poggio fosse vetustissimus. Altri casi in
cui il nostro, senza averlo mai visto, definisce vetustissimus 1'esemplare di un codice recente di cui dispone, non mancano: in mise.
I 41 p. 589 affarma che un codice di Gellio (Naz. Conv. soppr. I
IV 26, gi S. Marco 329) 1 fu copiato dal Niccoli ex vetustissimo
exemplari; il eodex Nieoli di Columella, per noi perduto, secondo
quanto si afferma in mise. I 35 e nella soscrizione alla collazione
(Maier 355), era descriptus ex vetusto. o. codice; ma non sembra, almeno per quel che si ricava dallo studio del Josephson cito a p. XVIII,
che il Poliziano nella collazione indichi senz'altro con in ant(iquo) o
simili espre.ssioni le varianti del codice del Niccoli, come invece
avrebbe fatto nella collazione del Corsiniano.
Concludendo, mi sembra che, nonostante i molti tentativi fatti
e l'enorme bibliografia accumulatasi sul!'argomento, la collazione
del Corsiniano resti ancora un problema aperto; nessuna delle soluzioni proposte risolve pienamente tutte le difficolt 2.
Dallo studio e dalla collazione dei eodices vetusti prende le mosse
1'attivit filologica del Poliziano: ai vetusti sono contrapposti i codices novi, che sono evidentemente i codici del XV sec., giacch
un codice del XIV per il Poliziano semivetus (vd. p. 150; in mise.
IJ 14, 6 scrive: in librum incidi non veterem admodum, sed omnino apud
saeculum forte prius scriptum). In mise. I 24 p. 555 (Plin. nato 22, 88)
il Poliziano attribuisce ai novi codices la lezione Recate: la lezione
pi vicina nell'apparato del Mayhoff (Lipsiae 1897) Reeatae, che
si trova nelle antiche edizioni (ma non si pu escludere che compaia anche in manoscritti). Nella solenne dichiarazione hoc enim
nobis emendandi novos codices institutum placuit ecc. apposta alla collazione di Catone e Varrone (vd. p. 162 n. I) i novi eodiees sono
gli esemplari su cui il Poliziano esegue le sue collazioni, incunaboli per lo pi (e un incunabolo anche quello su cui scritta
Io Non Magliab. 329 come lo chiamano erroneamente gli editori di Gellio.
Su questo codice del Niccoli vd. Ullman, Origin 66.
2. Vd. anche appendice, p. I 67S.

11

162

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

questa nota), ma anche manoscritti (ad es. quello su cui il Poliziano


ha eseguito la collazione di Apicio, vo. Maier 348s.). Certo chefra i novi codices sono inclusi anche i libri a stampa: ep. 5, 1 p. 131
excusores isti novorum librorum Teutones. Anzi in misc. II 14, 4 nel get-tar gi la frase il Poliziano aveva scritto e poi cancellato non veterem
admodum, se manu calamo tran manu scriptum. Il sed pu far pensareche codices novi possa esser espressione specifica per indicare i libri
a stampa. Il problema parallelo a quello posto da codices vulgati
e infatti l'espressione codices novi ha nel discorso filologico del Poliziano funzione analoga (vd. p. 72S.). Penso che alla questione
sia da dare la stessa risposta gi data per codices vulgati: probabile
che in effetti quelli che il Poliziano chiama novi siano per lo pi
incunaboli, data la gi larga diffusione della stampa, ma non da
vedere nell'uso di questa espressione un'esigenza di distinzione fra
stampe e manoscritti che il Poliziano e in genere i filologi del quat-trocento non avvertivano.
Di fronte ai codices novi il Poliziano ha un atteggiamento di diffidenza non dissimile da quello dei moderni verso i recentiores. I
motivi di questa diffidenza sono esposti in misc. I 57 p. 612: hoc inilIo vetustissimo Pliniano exemplari... pene legitur emendate, videlicetuna tantum commutata litera, qualia multa in vetustis omnibus voluminibus interpolata vocabula. Nam, cum ipsa quoque mendosissima plerisque sint locis, vestigia tamen adhuc servant haud obscura verae inda-gandae leetionis, quae de novis codicibus ab improbis librariis prorsus obliterantur: cio nei codici recenti pi facile che i copisti abbianoobliterato anche quelle poche tracce dell'esatta lezione preservateinvece nelle pur corrotte lezioni dei codici antichi. Quest'affermazione va illustrata con quel che il Poliziano ripete pi volte nelle
soscrizioni a collazioni o copie di manoscritti antichi 1: che egli
S05cr. a Catone e Varrone, a. 1482 (Maier 354) hoc enim nobis emendandt
codices institutum placuit ne quid ex nostro temere adiceremus neu quid omitteremus,_
quod in antiquioribus exemplaribus invenissemus. Quod si hoc priores librarii institututll"
probassent, non tantum profecto negocii laborisque posteris reliquissent. sicubi ergo no-strum adhibimus iudicium, relictis tamen antiquae lectionis vestigiis aliquibus, suum cui-que liberum reliquimus; a Pelagonio, a. 1485 (Maier 347; vd. pi oltre, p. 177S.);
alle Silvae di Stazio (Mai"er 362: non datata; il Pastore Stocchi, p. 625 e 66, la_
colloca dopo il 1481, probabilmente fra il 1489-90 e il 1493) cautio mihi fuit ne
quid itl corrigendo hoc nostro ab illo mutarem, ne nimia, ut adsolet, diligentia aut mihi autceteris studiosis noceret. Quem si modum tenerent ceteri librorum emendatores telluisscntquelo

1l0VOS

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

cio ha avuto cura di conservare anche le lezioni palesemente errate


senza osar mai di far intervenire il suo giudizio, e se altrettanto avessero fatto in passato i copisti e i correttori, avremmo oggi codici
molto meno corrotti. evidente che egli attribuisce allo sforzo
di dare ad ogni costo un senso ai passi corrotti 1'origine degli errori
pi gravi e difficili a sanare 1.
Tuttavia (recentiores non deteriores) il Poliziano non sdegna di
servirsi anche di codices novi quando essi gli appaiono autorevoli:
in mise. I 41 si vale di un codice di Gellio trascritto ex vetustissim&
exemplari dal Niccoli, di cui loda la fedelt al modello nel trascrivere 2; per il testo di Columella collazion non, solo un codice
antico, ma anche un codex Nicoli descriptus ex vetusto codice (Maier

priores, minus multo laboris in hac re quam nunc habemus haberemus; cf. anche l~
soscrizioni citt. a p. 261S.
L Un'analoga diffidenza per questo tipo di correzioni mostra il Merula.
pref. a Marziale cito a p. 289s. e a Plauto cito a p. 314. La predilezione del Poliziano
per i codici antichi era stata notata gi dai contemporanei, come testimonia un
passo di una lettera di Matteo Bosso cito dal Dionisotti, It. med. e Wll. ~ II,
1968, 185: de Ausonio obsequi tibi, Crasse, minime possumus. Transmisimus enim illum
ad Angelum Policianum superioribus iam tribus annis Plorentiam, qui per longum tempus de 1.'0 sibi mutuando non modo precari, sed et nos infestare improbis litteris et magnorum intercessu non destitit hominum. In quo quid optet et quaerat pamm video, praeter
antiquitatem, qual.' tanta est eius libri ut nigrescant situ ac senectute membranae et legi
ltequeat plerisque in paginis sintque tabulae exesae pertusaeque a tineis. Solet enim Po/icianus codices, quasi vina, magis vetustate quam ratione probare, ut cum 1.'0 ride/lS in-gessi quandoque ioco mordaci. Si noti che il Traversari, ringraziando F. Barbaro per
l'invio di un codice delle Epistole di Basilio, esprime un'analoga predilezione~
l'p. 226 col. 296 delector. .. cum erudito dicendi eius viri genere. .. tum eius vo/uminis
antiquitatl.', quam cum in rebus ceteris tum maxime in libris diligo observo et in honorehabeo.
2. Mise. I 41 p. 589 in codice GeIliano (cf. p. 161) ... quem vir haud indoctusr
ut tum /erebant tempora, sed diligens tamen in primis Nicolaus Nico/us ex vetustissil1W'
exemplari fideliter pro sua more descripserit. Due sono le .garanzie d'autorevolezza
del codice: l'esser copia di un codice antichissimo e l'esser copia fedele. Il Poliziano si vale della testimonianza del codice del Niccoli per restituire l'antico vocabolo diffissionibus non capito dai copisti e sostituito nella maggioranza dei codici
da definitionibus. Il Sabbadini, Metodo 56, concorda col Poliziano nel dare al Niccolit
la lode di trascrittore fedele. Va tuttavia osservato che proprio questo codice di
Gellio rappresenta, sembra, una vera e propria recensione del testo, con correzioni
e integrazioni (vd. p. 259s.); e si veda anche il giudizio negativo del Kroymann
circa la fedelt della trascrizione di Tertulliano eseguita dal Niccoli (<< Wien. Sitz.Ber. phil.-hist. Cl. 138, 1897, 3 p. 19).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANlSTI

355); per Plin. nato due codici recenti (un novus Aliorum e un novus
Nicoli, che egli indica rispettivamente ':on le sigle d ed e) furono
da lui collazionati insieme a tre codici antichi (vd. Perosa nr. 7);
per le Silvae di Stazio collazion, come abbiamo visto, l'esemplare poggiano, che non era antico, ma gli appariva fondamentale
per il testo sia perch lo giudicava il capostipite di tutti gli altri
manoscritti sia perch serbava vestigia multa. .. merae vetustatis.

B)

ALTRI UMANISTI

Da parte di altri umanisti non sono rari gli accenni all'antichit


di un codice con aggettivi come antiquus, vetustus, antiquissimus
ecc.: una datazione precisa in Traversari ep. 277 col. 368, dove il
Laur. 32, 9 dei tragici e di Apollonio Rodio (sec. XI in.) datato
ante sexcentesimum annum (cf. p. 142).
Il perduto Laudense delle opere retoriche di Cicerone concordemente defmito dagli umanisti che ne parlano vetustissimus, antiquissimus, pervetus, pervetustus 1.
L'Aurispa definisce mirae antiquitatis il Dioscuride di Vienna,
codice in maiuscola del sec. VI (ep. 52 p. 68), vetustissimus un codice
di Demostene (ep. 5 p. 8), antiquissimus uno dell'Odissea (ep. 16
p. 24), vetustus e antiquus il Vat. gr. II64 di Ateneo meccanico, sec.
XI (ep. 7 p. 13), vetustus il Vat. gr. 218 di Pappo, sec. XI (ep. 7 p. 13),
antiquus un codice di Virgilio che si trovava nel monastero del Traversari (ep. 52 p. 67 e 53 p. 69), un codice di orazioni di Cicerone
e di parte di Sallustio di propriet del Niccoli (ep. 55 p. 72) ed uno
delle Metamorfosi di Ovidio promessogli dal Panormita (ep. 91

p. 114).
Il Filelfo defmisce antiquissimus un suo codice di Cic. nato non
lo Vetustussimus: Gasp. Barzizza, letto al Landriani (Sabbadini, Storia 84);
Biondo Flavio, soscr. all'Ottob.lat. 1592, c. 58v (Nogara XXXVII); Francesco degli
Ardizzi, soscr. all'Ottob. lat. 2057 (Sabbadini cito 95); Anon., soscr. al Vat. Palato
lat. 1469 (Sabbadini cito 93). Pervetus: Francesco degli Ardizzi, soscr. cito Pervetustus: Biondo Flavio Ital. ili. p. 346. Antiquissimus: Gasp. Barzizza, Ortographia
(Sabbadini cito 92). Il Larnola, in Guarino ep. 455, 143s., scrive: hic autem ipse
lodex, summae quidem venerationis et antiquitatis non vu/garis eJfigies ecc. Il Laudense
~oveva essere effettivamente un codice molto antico, in scrittura preearolina
dell'Italia settentrionale, anteriore al sec. IX (vd. E. Malcovati, Athenaeum 46,
1958, 44s.).

SCRI'ITUllA E DATAZIONE DEI CODICI

165

identificato (ep. c. I4J:) e vetustissimus il Laur. 73, I di Celso, sec. X


(ep. c. 43r); novus invece un codice di Cic. fam. di cui propone
l'acquisto a un amico (ep. c. 72r).
Poggio definisce antiquus il Bas. S. Petri H 25 delle Filippiche
di Cicerone, sec. IX (ep. 3, 17 p. 216), un esemplare dell'Historia
tripl.rtita di Cassiodoro da lui acquistato a Londra (ep. p. 301 Wilm.)
e il perduto Cluniacense delle orazioni di Ceerone (ep. 4, 2 p. 294);
vetustissimum era 1'exemplar da cui trascrisse la pro Rabirio (nota
marginale nel Vat. lat. II458, c. IIV; cf. p. 37).
Battista Pallavicini chiama vetustissimum exemplar il perduto codice S di Celso (Sabbadini, Storia 217), di cui il Panormita scrive:
libri facies pre vetustate venerabilis et quasi numen quoddam pre se ftrt
(in Guarino ep. 355, 46s.).
Il Valla conosceva un codex vetustissimus delle Declamazioni di
Seneca (eleg. 3, 26 p. 97).
Il codice Orsiniano di plauto (Vat. lat. 3870, sec. Xl) definito
vetustissimus dal Traversari, che per ancora non 1'aveva veduto
(vd. pi oltre), pervetustus da Guarino (ep. 606, 4).
Frequenti gli accenni all'et dei codici negli scritti del Traversari:
antiquissimus, vetustissimus, pervetustus:
il Lattanzio trovato a Nonantola da Tommaso ParentuceIli, ora cod.
701 della BibI. Univo di Bologna, sec. VI-VII (ep. 296 col. 384 volumen illud Lactantii pervetustum mitto ad te; cf. Guarino ep. 357,
22SS. audio Nonantulae Lactantium esse pervetustum e 358, 8ss. stimulos etiam incussisti ut Nonantulam advolem, quo epitoma illud Lactantii
et reliquam visam vetustatem, quam Thomas ille . .. aperuit; Sabbadini,
Scopo I 90' e II 230); un codice di Concili nella biblioteca di Ravenna,
ora cod. A 5 della Vallicelliana, sec. IX 1 (ep. 321 col. 420; hod. p.
102); l'Orsiniano di Plauto, sec. XI (ep. 271 col. 354 e 306 col. 398);
il cod. Casino 361 di Frontino, sec. XII (ep. 312 col. 409); un volume
di Gesta conciliorum veterum con 15 libri di Facondo sulla sinodo di
Calcedonia che si trovava nella biblioteca dei Domenicani a Bologna
(vd. p. 139); il quaderno di antiche epigrafi scoperto da Poggio
(vd. p. 126s.); un codice della Cronaca di Eusebio (ep. 498 col.
616); un volume con dodici omelie senza nome d'autore della biblioteca di Montecassino (ep. 313 col. 410).

Io

A. Campana, Ir. mcd. c um.

I,

1958, 60s.

166

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

a n t i q u u s , v e t u s , v e t u s t u s: il presunto codice
autografo di Pier Damiani nella cattedrale di Faenza, oggi Vat. lat,
3797, sec. XI ex. (hod. p. 100; vd. G. Miccoli, Due note sulla tradizione manoscritta di Pier Damiani, Roma 1959, 40); un codice della
biblioteca di S. Cecilia a Roma con 39 omelie di Origene tradotte
da Girolamo, forse il Laur. S. Marco 610, sec. IX (ep. 3 II col. 406);
un codice di Cipriano a Ravenna (ep. 321 col. 420; cf. hod. p. 102
dove detto che era scritto antiquis literis); uno delle Confessioni di
Agostino (hod. p. 30).
n o v u s : un codice di Polluce speditogli dall'Aurispa (ep. 297
col. 386; per questo Polluce cf. anche ep. 272 col. 355 e Aurispa
ep. 5 p. 7); un codice del Contra vituperatores del Crisostomo o della
traduzione fatta dal Traversari (ep. 376 col. 488 cura ut mittas ad me
volumen illud Chrysostomi contra vituperatores novum; dono enim illud
dabo Pontifici); un salterio in greco (ep. 393 col. 512).
Nella Capitolare di Verona il Traversari vide volumina mirae
vetustatis (hod. p. 75). Anche della biblioteca del monastero di Nonantola aveva sentito dire che vi si trovavano codici mirae vetustatis (hod. p. 80).
A questi esempi vanno aggiunti quelli citati nel paragrafo relativo alle espressioni umanistiche sull'antichit delle scritture (vd.
p. 137ss .).
Infine due casi singolari in cui la definizione di antiquissimus o
vetustissimus applicata, a quanto sembra, a codici del XIV sec. o
dei primi del XV. Il Nolhac (I 192) cita una soscrizione a Terenzio
datata al 1470 del parmigiano Gianluigi Sacca, che dice di aver
trascritto ad quoddam exemplar scriptum et undique revisum per disertissimum et excellentissimum poetam Domitlum Franciscum Petrarcam de
tltlno mccclviii Iulii XV in sero. 111 quo quidem exemplari v e t u s t i s s i m o diligenter et accurate observato a praestantissimo viro D. Princivalo Lampugnano Mediolanensi ecc. Il Sacca poteva evidentemente
definire vetustissimus un codice scritto poco pi di un secolo prima.
Si noti che l'accenno al codice petrarchesco enfatico e si vuoI
dare importanza al manoscritto: vetustissimus vale quasi ' venerabile'.
In una lettera del Parrasio, scritta, sembra, a Milano verso il 1505,
si legge: quis hunc indicel1l (le Periochae) Livio praetexuerit in obscuro
est; aliqui tamen Florum suspicatltur. Ego nihil affirmo; sed quicumque
fuit, doctus certe fuit et plmus auctoritatis in scholis, ut quidam (forse qui) de suo multa addidisset, quae licet a Livio transcripta sint, adul-

SCRITTURA E DATAZIONE DEI CODICI

167

terant et vitiant alienarum lucubrationum sinceritatem, ut deprendimus in


antiquissimo codice, qui manavit ab exemplari Francisci Petrarcae (F. Lo
Parco, Aulo Giano Parrasio. Studio biografico-critico, Vasto 1899, 159;
cf. Nolhac II 36 n. 4). Il codice di cui parla il Parrasio alla Nazionale di Napoli, IV C J2: fu scritto al principio del XV sec. e reca
questo titolo: Incipit abreviatio quedam quam inveni in codice vetustissime litere manibus olim Petrarce lectam et postillatam (Nolhac II 36) 1.
Quindi il codice definito dal Parrasio antiquissimus stato scritto
circa un secolo prima.
Su valutazioni dell'antichit di codici da parte di umanisti del
cinquecento si vedano i cenni di Nolhac, Bibliothque II9; Traube,
Vorles. und Abh. II 15; Lehmann, F. Modius 58; Erfrschung I
15 n. 4 e 17; S. Debenedetti, Giorn. storo d. letto it. 50, 1907,
320s.: da quest'ultimo e dal Nolhac appare che nel cinquecento
pu esser definito vetus antiquus addirittura 'antichissimo' un
codice del secolo precedente.
Segnalo infme l'uso dell'espressione c o d i c e s r e c e n t i o re s
da parte dell'Avanzi, emendo c. a3r omnes tam antiqui quam recentiores

codices.

APPENDICE. In margine alla questione della collazione di Stazio


nel Corsiniano, vorrei fare un' osservazione che potr non essere inutile
a chi ancora torner ad occuparsene. La nota lacunosa e di difficile
lettura in cui il Poliziano afferma di aver collazionato il Laur. 29, 32,
sec. X, che conteneva silv. 2, 7 pu essere illustrata dal confronto con
la soscrizione del 1493 alla collazione di Ovidio. Nota al Corsiniano
(Marastoni Lvm): Ang. Inveiti hoc Genethliacon in libro quodam vetusto in

lo Anche le soscrizioni di altre due copie delle Periochae, il Cracoviense 416


CC II IO e l'Escurialense S III 21, fanno menzione della grande antichit dell'esemplare petrarchesco. sul codice napoletano, che appartenne a Gasp. Barzizza e poi
al figlio Guiniforte e fu successivamente acquistato dal Parrasio, e sulla questione
se le note marginali siano del Barzizza o siano copia di quelle apposte all'originale
dal Petrarca vd. R. Sabbadini, Le Periochae Liviallae del Petrarca possedute dai Barzizza, in F. Petrarca e la Lombardia, Milano 1904, 193ss. e G. Billanovich, Petrarca
letterato. I. Lo scrittoio del Petrarca, Roma 1947, 392, che ritengono anche le postille
marginali derivate dall'esemplare del Petrarca; invece U. Lepore, Postille petrarchesche o note del Barzizza? Giorn. ital. di filol. 3, 1950, 347-51, dimostra, credo
definitivamente, che le postille sono di Gasp. Barzizza.

168

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

quo e'at etiam libe, M. Juni Nypsi et contuli. E,at inscriptio ~ou. " 'P (~o
ypa:'P~(,)C; Wachsmut) Ge(nethliacon) Lucani ad Oppiam. Signatu, liber sic
A 1 quando non congruit. Soscr. ad Ov. tr:~t. (Maier 351) Contuli hos
quinque Tristium libros cum vetustis duobus codicibus, scilicet 2 vetustiore
non nihil altero ex Divi Marci FIorentina bibliotheca, quod a littera indicat,
altero autem non perinde vetusto ex Medica libraria, quod 3 b littera significatur.
Vbi uterque congruit codex nihil apponimus signi (cf. anche la nota apposta
all'inizio 4: a liber S. Mard, b Petri Med.: ubi nihil, concordant). Da questo
confronto chiaro che il Poliziano anche nella soscrizione al Corsiniano
afferma d'aver messo il segno A solo quando il Laurenziano aveva lezione
diversa dal Poggiano; dove non c' questo segno si tratta di lezioni comuni a entrambi i codici. Cf. anche la seconda soscrizione ad Apicio
(Maier 349) Iterum contuli cum vetustissimo altero codice de Vrbinatis Ducis
Guidonis bibliotheca signumque hoc apposui A quoties alicubi a prioribus variasset. Anno sal. MCCCCLXXXXIII, quarto nonas decembres, hora noctis
tertia et 1/2 in Pauli. Idem Politianus.

I. Qui e pi sotto uso col Marastoni questo segno convenzionale per


il piccolo segno obliquo, pressappoco a forma di goccia, usato dal Poliziano.
2. Ho corretto. Nell'incunabolo si legge se, che pu facilmente esser nato
dall'abbreviazione di scilicet (s seguita da punto); la soscrizione, come mi informa
A. Perosa, non autografa. Il Bandini (Cat. IV p. xxxvns.) propone sed, che
anche possibile. La Mai'er legge de senza avvertir nulla.
3. Il Bandini, l. c. corregge questo quod in qui e il precedente in quem.
4. La cito dalla copia del Pucci in un incunabolo monacense (L. impr. c. n.
mss. in fo1. 35, c. r3r) non avendo potuto vedere direttamente l'incunabolo oxoniense.

PARTE TERZA

LA TRASCRIZIONE

METODI DI TRASCRIZIONE

Il codice di Magonza del commento di Donato a Terenzio si


trovava a Wl certo pWltO nelle mani del Pizolpasso che lo mand a
P. C. Decembrio a Milano perch ne traesse copia. Il Decembrio
trascrisse anzitutto il commento al Phormio e sped la copia al Pizolpasso con questa lettera di -accompagnamento (Sabbadini, Storia
167s.; a. 1436): quod prius mihi ex Donato tuo placuit, excerpsi Phor-

mionis partem. .. Cuius laboris tempestivi admodum primicias ad te mitto;


jcile ex his cognosces quae deinceps sim exaraturus (' trascriver': cf.
p. 94s.). Nihil est enim tam arduum, tam obstrusum l, quod labori obstet
intenso. Quid enim his commentariis scriptum fallacius, quid ineptius 2 ?
Et tamen litterarum amor me cogit elicere quod paternitati tuae utile atque
iocundum futurum putem. Scio quamplurimos lecturos ea quae ad te mitto
nec secus (= e nondimeno) reprehensuros barbariem quandam veteris
scripturae et modo litterarum apices 3 modo imperfectos rerum sensus delo Per la confusione fra i prefissi ob- e ab- vd. J. SvelUlUng, Untersuchullgen
zu Palladius und zur lateinischen Fach- und Vo/kssprache, Uppsala 1935, 379 e Hofmann-Szantyr 257.
2. Come appare da queste parole e dal seguito (his infinitis erroribus), si lamenta non di una difficolt di lettUra dovuta a una scrittura poco nota, ma dell'alto grado di corruzione dell'esemplare; cf. le espressioni simili di Poggio citate
a p. 174 n. I. Non esatta quindi l'affermazione del Sabbadini: l'archetipo doveva
essere di lettura molto difficile, se il Decembrio sente il bisogno di invocare la
benevolenza del lettore (Storia 180): possiamo immaginare il codice di Magonza
simile a quelli di cui si la!.TIenta Poggio nei passi cui ho rimandato or ora.
3. L'espressione non Ini chiara: apex (cf. p. 103S. e 108) sia il 'segno di
abbreviazione' sia la 'lettera'. Se lo si prende nel primo significato, bisogna pensare
che il Decembrio avesse riportato di peso nella sua copia le abbreviazioni che non
capiva. Si noti che del codice C, che si pensa possa risalire direttamente o indirettamente all'apografo del Decembrio (Sabbadini, Storia 180s.), il Wessner, pref.
all'ediz. di Donato, Lipsiae 1902, XIV, scrive: commemorandum librariurn, similiter atque in T vidimus, compendia archetypi prave solvisse . Se si prende
apex nel secondo significato, l'espressione litteramm apices significherebbe i tratti
delle lettere, la scrittura (vd. p. I03s.). Ma il Decembrio sta parlando di colpe che
sono da imputare non a lui, ma allo stato dell'esemplare; e se la scrittura della
copia fosse stata brutta o ridicola la colpa sarebbe stata unicamente sua.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

risuros, quasi haec meae culpa sit negligmtiae. At vero si manum calamo,
si mentem his infinitis erroribus addiderint. si insudaverint carie vetusti
operis, ut ipse facio, et plerunque Tyresiam consuluerint 1, ut ego cum
dubito vehementer, erunt profecto modestiores in reprehendendo et quae
minus peifecte traducta (' trascritte " cf. p. 184) sunt a nobis conferent
his quae tolerabiliter fuere transcripta nec quid videant erroris restitisse,
sed quid deinceps sit elimatum magnipendent. .. Si quis forte tibi dixerit:
Tu qui Candidu11l tuum credis tam diligenter ab antiquis scripta traniferre
(' trascrivere " cE p. 184), nonne vides quot in Iocis frigide, quot inepte
ac ieiune Donati libros transcripserit?, Ita fit enim, inquies, ea siquidem vides, quae neutiquam ab illo alias interpretari queunt, sed ut inerant
scripturae fuere mandanda; ceterum nusquam vides quae, eius opera correcta, iugi Iabore atque industria sunt emendata.
C' in questa lettera tutta la teoria della trascrizione umanistica~
si trascrivono gli antichi codici mirando soprattutto ad avere un
testo intelligibile, correggendo ove possibile senza lasciare nessun
segno dell'operazione critica eseguita (nusquam vides quae, eius opera
correcta, iugi Iabore atque industria sunt emendata). L'umanista trascrive
fedelmente solo i Ioci desperati che non riuscito a correggere (quae
neutiquam ab illo alias interpretari queunt, sed ut inerant scripturae fuere
mandanda). Una lacuna incolmabile, una parola o un passo assolutamente incomprensibili sono per lui una spina nel cuore (nonne
vides quot in Iocis .frigide, quot inepte ac ieiune Donati libros transcripserit?). In conclusione la trascrizione anche da un unico esemplare
una vera e propria operazione filologica, un" edizione'. Il guaio
per noi moderni che il lavoro dell'umanista rimane per lo pi
invisibile, ci che rende difficile l'utilizzazione dei codici umanistici
per la ricostruzione della tradizione; ma non si deve dimenticare
che essi valgono anche come documento delle capacit filologiche
e in particolare emendatorie degli umanisti. Se, come si cominciato a fare nel nostro secolo 2, si approfondir lo studio del modo
di lavorare di ciascun umanista, delle collazioni, trascrizioni, com1. Quest'espressione pittoresca equivale certo a divinare, come altre analogheperifrasi mitologiche (cf. p. 293). Si noti che nei passi simili di Poggio citati
a p. 174 n. I si legge ut persaepe divinandum sU (ep. 4, 17 p. 339), 1/1 in iis qHac
scripsi non coniectura opus fuerit, sed divinalione (3. 17 p. 216).
2. Cito un esempio recentissimo, lo studio del Questa sulla recensione poggiana di plauto cito a p. XXII, particolarmente notevole perch viene da 1m filolog()o
classico, mentre in genere questi studi sono stati coltivati soprattutto da specialisti.

LA TRASCRIZIONE

173

mentari, appunti di lezioni, di tutto insomma l'enorme materiale


che giace in gran parte inesplorato nelle nostre biblioteche, diverr
finalmente possibile sceverar meglio la tradizione dalle congetture
e da un lato ne guadagner la nostra conoscenza dei codici antichi
posseduti dagli umanisti, dall'altro si moltiplicheranno le restituzioni ad umanisti di congetture che nei nostri apparati vanno sotto
il nome di studiosi moderni.
In questo quadro della trascrizione-correzione umanistica va vista
l'affermazione di Poggio che il plauto Orsiniano (Vat.l'!t. 3870) o va
emendato prima di essere affidato a un copista o deve essere trascritto
da un dotto: ep. 4, 4 p. 304s:non faciam transcribi nisi prius illas (sc.
comoedias) legero atque emendavero; nam, nisi viri eruditi manu scribantur, inanis erit labor (la trascrizione sarebbe fatica sprecata a meno
che non venisse eseguita da un dotto); 4, 17 p. 339 nullus, mihi
crede, Plautum bene transcribet, nisi is sit doctissimus (cf. p. II7s.; in
questo caso non si fa l'ipotesi di un'emendatio prima della trascrizione). Poggio non trascrisse personalmente Plauto, ma lo fece trascrivere da un copista; il suo plauto ora il Vat. lat. 1629. L'Orsiniano presenta alcune correzioni di mano pi recente: trattini che
dividono parole erroneamente unite e uniscono parole divise, lettere aggiunte a chiarire legature o nessi inconsueti, espunzione o
correzione di singole lettere fmo a interventi pi complessi, che sono
a volte vere e proprie congetture. Il Questa, nello studio cito
a p. XXII, valendosi anche del lavoro svolto da una sua allieva, Franca
Arduini, ha dimostrato con certezza che queste correzioni sono di
mano di Poggio, secondo un'ipotesi gi prospettata dal Ritschl.
Poggio ha dunque realmente eseguito, prima di affidare il codice
antico al copista, quel lavoro di correzione che si proponeva (non
faciam transcribi 1lisi prius illas legero atque emendavero).
Per il concetto ch della trascrizione aveva Poggio importante
un passo di una lettera scritta da Costanza al Barbaro alla fine del
1417 o al principio del 1418, pubblicata per la prima volta dal Clark,
Class. Rev. 13, 1899, 125: mitto ad te ... Silium Italicum, libros V
Statii Silvarum, item M. Manilium Astronomicum. 15 qui libros transcripsit ignorantissimus omnium t'iventium jit J' divinare oportet, non
legere. Ideoque opus est ut transcribantur per hominem doctum. Ego legi
usque ad XIII librum Silii, multa emendavi, ita ut recte scribenti facile
sit similes e"ores deprehendere eosque co"igere in reliquis libris: itaque
da operam ut transcribantur, postea mittas illos Florentiam ad Nicolaum

174

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

(Niccoli). Il copista straniero che esegu h. trascrizione per conto di


Poggio nella sua ignoranza ha commesso tanti errori da costringere il lettore non a leggere, ma a divinare. La frase divinare oportet,
non legere, giustamente interpretata gi dallo stesso Clark, fu poi>
fraintesa dallo Stangl seguito da altri, fra cui lo Housman 1. Per il
significato di emendo in questo passo vd. p. 264. interessante, ma
anche abbastanza naturale che Poggio presupponesse da parte del
dotto che avrebbe eseguito la nuova trascrizione la capacit di continuare ad emendare sull'esempio di quanto egli aveva fatto fina.
al XIII libro di Silio. Il codice spedito da Poggio al Barbaro statoidentificato col Matr. 3678 (gi M 31) 2. Dall'esame di esso risulta
che in effetti il copista non capiva nulla di quel che scriveva ed hac
trascritto macchinalmente, spesso corrompendo in modo grosso_o
lana o mal dividendo le parole dell'antigrafo 3. Il Matritense un
codice cartaceo e le copie su carta scritte manu veloci erano, come
abbiamo detto, provvisorie e destinate ad essere sostituite dal libroscritto correttamente ed elegantemente su pergamena (vd. p. 13).
Un caso analogo quello del Tertulliano trovato a pforzheim.
in Germania dal card. Giordano Orsini: egli lo fece trascrivere sul
posto da due monaci, Thomas von Lymphen e Johannes von Lau-

1.

Il passo va interpunto come nel testo. Th. Stangl, ~ Ber!. pI!. Woch.

&.

33, 1913, II8oss., fa di divinare oportet, non legere un'espressione parenttltica e l'in-o

terpreta come un precetto di carattere generale, in cui Poggio affermerebbe che


nel trascrivere bisogna esercitare Wl'arte divinatoria, non riprodurre materialmente l'esemplare. Lo Stangl assume addirittura questa frase come titolo del suo>
articolo che dimostra assai scarsa conoscenza del linguaggio degli umanisti (cf.
p. 277S.), dei quali parla in tono quasi astioso. L'interpretazione dello Stangt
accettata ancora, fra gli altri, dallo Housman (M. Mani/ii Astron., Cantabrigiae'
1937 2 , I 83) e, recentemente, dall'EhIers (p. II9). Ad escluderla bastano i seguenti
passi paralleli: Poggio ep. 3, 17 p. 216 Philippicas Ciceronis emendavi cum hoc antiquo codice, qui ita pueriliter scriptus est, ita mendose, ut in iis quae saipsi non conice/ura
opus fuerit, scd divinatione; 4, 17 p. 339 est eis litteris quibus multi libri ex antiquis . .. ,
/lulla verborum distinctione. ut persaepe divinandum sito Si tratta di espressioni pitto-
resche e volutamente esagerate dell'umaIsta stizzito per la scorrettezza di certi;
codici antichi.
2. CC. I-59 Manilio; 6o-1I5 Stazio. La parte che conteneva silio andata.
perduta (cf: p. 160 n. 2).
3. 1. van Wageningen, pref. all'ediz. di Manilio, Lipsiae 1915, !Vs.; A. E_
Housman, M. ManiJji Astron., Cantabrigiae 1937 2 , V p. v; A. J. DWlston, BulL
Inst. Class. Stud. 14, 1967, 96.

LA TRASCRIZIONE

175

tenbach e port in Italia questa copia che fin fra i libri del Niccoli
ed attualmente a Firenze, Naz. Conv. soppr. I VI IO. Si tratta.
di un manoscritto cartaceo in una brutta gotica corsiva (novis et
barbaris literis, Traversari ep. 306 col. 398; cf. p. 133). Lo ritrascrisse
il Niccoli, la cui copia attualmente alla Nazionale di Firenze,
Conv. soppr. I VI II. La trascrizione non fedele; il Niccoli
muta l'ortografia, elimina dittografie, corregge evidenti errori (E.
Kroymann, Wien. Sitz.-Ber. phil.-hist. Cl. 138, 1897, 3 p. 19). n
Traversari 1 era convinto, e certo il ])ficcoli ne avr condiviso 1'opinione, che le numerose e gravi corruttele presenti nel manoscrittoimportato dall'Orsini fossero dovute non tanto all'esemplare antico
quanto al copista; tanto pi si comprende che il Niccoli non si facesse
scrupolo di correggere nell'illusione di poter restituire lezioni del codice antico. La copia del Niccoli in umanistica corsiva, assai pi leggibile e corretta, soppiant naturalmente il suo esemplare (cf. quanto
detto a p. 120) e da essa derivano tutti gli altri manoscritti
umanistici eccettuato il Vat. lat. 189, che copia diretta, e pi fedele di quella del Niccoli, del codice Orsiniano (Kroymann, l. c.).
In conclusione: lo scriba ignorante che non capisce quello che
copia non solo non capace di correggere eventuali errori dell'originale, ma vi aggiunge i suoi; solo la trascrizione eseguita da un
dotto d garanzia di essere corretta: Decembrio polito 3 C. 9V equidem eam in primis ego dixerim librorum politiam ut quam correctissime
scripti sint, quod nisi doctus peritusque librarius nemo praestare poterit.. , Paucissimos autem huiusmodi librarios advertimus, cum malae sit
consuetudinis ab indoctis opera transcribi et doctissimum quenque pudeataliorum seribere volumina. Quorum tamen laborem postremo videmus inemendatos libros corrigendi; 75 C. I80r (cf. p. 228 n. 2) eninvero intelligere quae pingit, non pingere -tantummodo librarium decet; Poggio ep~
12, 9 p. 138 quod autem cupis habere Ciceronis orationes, perquisivi diligenter sicubi (sicuti ed.) essent venales; tandem repperi volumen quoddam elegans, perpolitum, optimis scriptum litteris et ab eo qui doctissimus
esset, ex quo coniicio omni menda carere.
Per Poggio come trascrittore di codici antichi vd. Appendice l,_
p. 334-ss .
Ma nel complesso panorama dell'umanesimo quattrocentesco s~

I.

E? 306 col. 398 cito a p. 187; 271 col. 354 cito a p. 134 n. 2.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

delinea nettamente un'altra tendenza, una teoria della traSCrIZIOne


del tutto opposta a quella fin qui illustrata. Nel maggio del 1428,
da Milano, cos scriveva il Lamola a Guarino (Guarino ep. 455, 136ss.):
sed prius tamen ultimam manum et septimam addam correctionem tribus
Ciceronis De oratore libris, Oratori quoque ipsi et Bruto, quos ex vetusto
illo 1, fautore Cambio (Zambeccari), traduximus (' ho trascritto', cf.
p. I 84) velimque hos ipsos non tihi minus caros jre Macrohio ipso,
quos quippe nondum vidisti proprios; et si te vidisse putas, falleris. Nec
credas inconstantiam illam et volubilitatem Arzignariam 2 illos proprios ad
nos detulisse, quoniam ille nos egregie fraudavit. Hic autem ipse codex,
summae quidem venerationis et antiquitatis non vulgaris effigies, ab istis,
in quorum manibus (fuit) quique ex eo accurato exemplari exemplum
quod vulgatum ubique est traduxerunt, summis ignominiis adfectus est,
quippe qui multa non intellexerunt, multa abraserunt, multa mutarunt,
multa addiderunt, ut, si essent, quemadmodum olim apud maiores, qui
de corruptis tabulis curam agerent, istos inaudita poena plecti necesse jret. .. Ego tamen quantum diligentiae ac ingenii peritiaeque in me fuit
et in nonnullo antiquitatis callentissimo viro mecum idem sentiente adhibui, ut omnia secundum priorem textum restituerem, notarem etiam marginibus ubique (al)legationes istorum logodaedalorum' et sane barharicarum belluarum 3. Curavi etiam ut usque ad punctum minimum omnia
ad veteris speciem exprimerem, etiam ubi essent nonnullae vetustatis delirationes; nam velim potius cum veteri illo delirare quam cum istis diligentibus sapere 4. Abbiamo in questa lettera una notevole affermazione di rigore scientifico nel trascrivere un codice antico: il Lamola
dice esplicitamente di aver conservato fin gli errori dell'esemplare,
ne avr con tutta probabilit conservate anche le grafie (ut usque ad

Laudense, che dopo la scoperta fu inviato a Milano e li rimase.


Giovanni Arzignano, alwmo di Guarino, era stlto mandato a Milano a
trarre copia delle opere nuovamente scoperte.
3. Il prior textus quello del Laudense anteriore alle correzioni e modifiche
apportate secondo il Lamola dai primi trascrittori; ad esso il Lamola si attenuto,
notando scrupolosamente a margine le aggiunte moderne (c( p. 97).
4. Col ricordo del passo di Cicerone confrontato dallo Stangl in Berl. phil.
Woch. ~ 33, 1913, 831 n. 9 (Tuse. I, 39 errare mehercule malo cum Platone . .. quam
eum istis vera sentire) si combina una reminiscenza terenziana (Andr. 18ss. qui quom
hune actusant, Naevium, Plautum, Ennium I aecusant quos hic noster auctores habet, I
quorum aemulari exoptat neglegentiam I potius quam i s t o rum obscuram d i l i ge n t i a m).
I.

2.

LA TRASCRIZIONE

177

punctum mmlmum omnia ad veteris speciem exprimerem) ed ha spinto


il suo rigore filologico fmo ad annotare in margine le modifiche
apportate nel codice da mani recenti. Tra gli apografi del Laudense
fondamentale per la ricostruzione del testo il Vat. lat. 2901 (V);
esso presenta a margine note contrassegnate con la sigla .v. (= vetus) in cui sono segnalate varianti ortografiche, lacune e perfino
rasure di L di cui V anche nel testo uno dei pi fedeli apografi
diretti 1. Tutto ci corrisponde talm~nte all enunciazioni teoriche
del Lamola che il Pasquali (p. 62) ha avanzato l'ipotesi che queste
segnalazioni risalgano alla cerchia del Lamola 2. Molta attesa aveva
suscitato l'annunzio, dato nel 1913 dal Durnham 3, della scoperta
di una copia dell'apografo del Lamola; ma questa copia, Cornell
University B 2 (U) 4, appare contaminata con la classe M ed inquinata da congetture umanistiche. Tuttavia U conserva talvolta,
insieme col solo V, la lezione corretta del Laudense. Inoltre in un
gruppo di cinque manoscritti, VOPUR, solo VU conservano la
grafia del Laudense nelle forme non assimilate dei composti. In
alcuni casi solo VU conservano fedelmente errori del Laudense
mentre altri manoscritti li hanno eliminati 5.
La lettera del Lamola precede di circa un cinquantennio le analoghe enunciazioni di scrupolosa fedelt al codice antico che troviamo
nelle soscrizioni del Poliziano. Esattamente cinquantasette anni dopo
il Poliziano cos sottoscriveva di sua mano la copia di Pelagonio da
lui fatta eseguire (Riccard. 1179; Maier 347): hunc librum de codice sanequam vetusto 6 Angelus Politianus. . . curavit exscribendum. Dein
ipse cum exemplari 7 contulit et certa fide emendavit, ita tamen ut ab illo
L Stroux 18ss. Ampi saggi di queste note in Sabbadini, Storia 98s.
2. Perch non tutto il codice anzich queste sole indicazioni ?
3. In un articolo di Th. Stangl, BerI. phi1. Woch. 33, 1913, 829ss. (vd.
Stroux 4). Cf. anche Sabbadini, Storia ro8.
4. Essa presenta la seguente soscrizione: Ex emendatissimo codice Johannis Lamole Bononiensis viri eruditissimi transcripsit hunc Alesius Germanus et ad eundem
postea emendatus est (Sabbadini, Storia ro8).
5 K. Kumaniecki, Rev. des t. lat. 44, 1966, 213ss.; pref. all'ediz. del De
oratore, Lipsiae 1969, XIVss. Vd. anche E. Malcolvati, Athenaeum 47, 1959,
1745s.
6. Il codice antico perduto; cf. p. 153.
7. Segue una parola cancellata, probabilmente ita. La Mai:er, senza accorgersi
della cancellatura, l'ha accolta nel testo interpretandola dubitativamente come
iterum.

12

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

mutaret nihil, set et quae depravata inveniret relinqueret intacta, neque


suum ausus est unquam iudicium interpone: f!. Quod si priores institutum.
servassent, minus multo mendosos codices haberemus. Qui legis, boni consule et vale. Florentiae anno MCCCCLXXXV, Decembri mense. E si
vedano anche le analoghe soscrizioni citate a p. 162 n. 1. Rispettoal Lamola c' nel Poliziano una pi chiara coscienza dei fmi a cui
deve servire questa esattezza nel trascrivere e collazionare codici antichi: una buona conoscenza della tradizione la base del successivolavoro filologico. Nel trascrivere o collazionare egli non osa scostarsi dall'esemplare antico e ne riproduce anche le lezioni palesemente corrotte per fornire a se stesso e agli altri la necessaria base
di partenza per la successiva riflessione critica. Il Poliziano dunque
arrivato ad affermare, almeno sul piano teorico, un'esigenza che
sar di fondamentale importanza nel successivo sviluppo della critica del testo, l'esigenza cio di tener distinto il momento del trascrivere o del collazionare da quello dell'emendare (vd. anche p~
261SS.), la tradizione dalla congettura, sia per lasciare ognuno libero di scegliere e giudicare (soscr. a Catone e Varrone, Mai:er 354,
sicubi ergo nostrum adhibuimus iudicium, relietis tamen antiquae lectionis
vestigiis aliquibus suum cuique liberum reliquimus 1), sia per porre un
freno, mediante la pi scrupolosa fedelt all'esemplare, al processoper cui, di trascrizione in trascrizione, il testo si allontana sempre
pi dalla lezione originaria (ibid. quod si hoc priores librarii institutum
probassent, non tantum profecto negocii laborisque posteris reliquissent).
Come metteva in atto il Poliziano i suoi principi? Lo si pu verificare esaminando la sua trascrizione del Festo Farnesiano nel Vat.
lat. 3368: la parte pervenutaci contiene la copia dei quatto XI-XVI
ed giudicata preziosa dagli editori di Festo per la ricostruzione del
quat. XVI oggi perduto. La copia del Poliziano caratterizzata da
un'estrema fedelt all'esemplare, fino a dare anche un'indicazione
I. Se in qualche luogo dunque abbiamo usato il nostro giudizio, col serbartuttavia traccia della lezione antica abbiamo lasciato ognuno libero di usare il
suo : il passo stato frainteso dal Pasquali (p. 74 n. 2), che mette due ptmti
dopo aliquibus e commenta: Vale a dire, nella collazione erano mescolate anchelezioni congetturali fondate sulla nuova lezione! . Ma relictis - aliquibus va unito
non a quel che precede, ma a quel che segue e vuoI dire non che il Poliziano nellesue congetture ha serbato qualcosa dell'antica lezione, ma che ha voluto, colla.
sua collazione, che rimanesse traccia delle lezioni antiche e tutti fossero in gradodi giudicare liberamente delle congetture da lui proposte.

LA TRASCRIZIONE

179

approssimativa dell'estensione delle lacWle 1. Bisogna per far notare che non mancano qua e l errori; si tratta di Wla copia eseguita
frettolosamente. Per dare un'idea dello scrupolo filologico del Poliziano ho preso come termine di confronto Wl altro apografo (diretto?) del XV sec. che , sembra, quel medesimo doctissimi viri
chirographum di cui Fulvio Orsini afferma di essersi servito nella sua
edizione di Festo, Romae 1581 (Lindsay cito XIV). Nel seguito
del discorso faccio uso delle sigle del Lilldsay, cio:
F = Festo Farnesiano (Nap. Naz. IV. A. 3);
U = Vat. lat. 3368 (apografo del Poliziano);
W = Vat. lat. 3369 (doctissimi viri chirographum).
Indico con L. l'ediz. del Lindsay. Faccio seguire qualche osservazione derivata da un sommario esame, che pu meritare ulteriore
sviluppo. Profondamente diverso il comportamento di U e W di
fronte alla lacune di F. F scritto su due colonne e le colonne esterne
di ogni pagina gi al tempo del Poliziano erano andate in buona
parte perdute. Il Poliziano trascrive la colonna integra fino all'ultima parola, supplendo eventualmente tale parola coi brandelli rimasti della colonna esterna; poi, dopo aver indicato la lacWla, riprende colla prima parola della successiva colonna integra, trascurando solo i minuscoli brandelli di parole rimasti delle colonne
esterne. W invece non indica la lacuna e salta tutto ci che non ha
senso compiuto. Ad es. la col. I del quat. XI finisce con convere nei brandelli della col. 2 si legge -sum iam. U scrive conversum
======, con Wla crux a margine e poi riprende con la prima
parola della col. 4, mentre W scrive conversum iam e fa seguire immediatamente, senza nessun segno di lacWla, il primo lemma della
col. 4, saltando le prime dieci righe di questa colonna riferentisi a
un lemma contenuto nella perduta col. 3. Alla fine della col. 29'
del medesimo quaterno, mentre U arriva fino all'ultima parola rimasta, W salta l'ultimo lemma, Punicum, il cui testo non era completo, e passa direttamente non alla prima parola della col. 32 come
fa U (che integra magistratus col brandello rimasto della col. 31),.
ma al primo lemma di questa colonna (plexa). U conserva grafie

1. Lindsay, pref. all'ediz. di Pesto, Lipsiae 1913, XIISS., con le precisazioni


sul modo usato dal Poliziano per indicare le lacune date da S. Mariotti, Enn. anno
353 V. 2 , in Studi di storiograjia antica in memoria di L. Ferrero, Torino 1971, 555.

180

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

ed errori di F, come scribta per scripta, estimant per aestimant, perepta


per perempta, comodi per comoedi, eubolcuM per euboicum, perpetat per
perpetrat, sirvi per servi, che vengono tacitamente eliminati da W.
U riproduce fedelmente passi che non danno senso, W cerca pi
o meno felicemente di correggerli: 238, 13 L. quaedam Naevi inscribitur: quaedamnae ut inscribitur FU quae Damni ut inscribitur W 238,
25 L. t inpetria t: inpetria FU in patria W
238, 26 L. t reponare t:
reponare FU reponere W.
Ho lasciato per. ultimo il caso in cui un umanista dispone nella
trascrizione di due o pi codici. Il Lamola scriveva a Guarino nel
1428 (Guarino ep. 455, 122SS.): nunc ad librarias accedamus res, ut
ea in re finiat epistula, in qua consumendam aetatem nostram duxerimus.
Quanquam Panormita noster mihi de Macrobio illo habendo nihil significasset tuo nomine, tamen certum mihi fuerat illum meliorem emendatioremque quam fieri quiret habere. Illum ab harpya evulsit Cambius; alium
item vetustiorem ex bibliotheca Laudensi habui. Ex his duobus unum
confecimus; verum in his ambobus non insunt nisi tres primi libri antiqui;
quattuor postremi in Laudensi desunt, in alio additi novi sunt: omnes VII
tamen transcripsimus. In his non est Graecum proprium, quin potius Graecarum umbra litterarum. Itaque separatim pinxi et notavi Graecum totum et emendavi invicem, ut nulla deesset figura; tu postea in illo interpretando Oedipus eris, in quo non nisi Davus esse potui. Nunc porro ad
Latinum textum corrigendum accedam. Sono descritte qui con chiarezza tutte le varie fasi. Dapprima la ricerca di manoscritti autorevoli: uno viene strappato da Cambio Zambeccari alle grinfie del}" arpia " cio Giovanni Corvini, che si era guadagnato questo nomignolo per l'ostinazione con cui era rimasto sordo e muto di fronte
ai reiterati tentativi di Guarino per ottenere in prestito quel codice
di Macrobio (cf. ep. 223, 224, 427, 428, 429,430). Il primo tentativo
era avvenuto ben sei anni prima di questa lettera del Lamola, con
una lettera del 1422 al Mazzolato in cui Guarino spiegava anche i
motivi per cui desiderava tanto quel Macrobio, pur possedendone
gi uno (cf. ep. 224, 20): ep. 223, 52ss. habet Macrobium, ut audio,
litteris antiquis, fidelem, emendatum, ita ut et Graecas habeat fide optima
insertas litteras. Un altro codice, pi antico di quello del Corvini,
il Lamola l'aveva avuto dalla biblioteca di Lodi. Entrambi questi
codici contenevano solo i primi tre libri; gli ultimi quattro erano
stati aggiunti nel codice del Corvini di mano recente; il Lamola
ha trascritto tuttavia anche questi. Nella sua trascrizione ha conta-

LA TRASCRIZIONE

181

minato i due codici di cui disponeva (ex his duobus unum eonfecimus).
Essi presentavano un" ombra' di lettere greche;.il Lamola, che non
sapeva di greco, le ha disegnate (pinxi) a parte confrontando un codice con l'altro perch non ne mancasse neppure una (et emendavi
invieem ut nulla deesset figura); a Guarino spetter poi ricavarne per
congettura le parole greche (per la metafora col nome di Edipo
cf. p. 293). Dalla risposta di Guarino (ep. 456, 2ISS.) apprendiamo
che da questi disegni del Lamola non c'era da ricavare gran che,
non per colpa sua, ma per la corruzione degli esemplari di cui si
era valso. Compiuta la trascrizione il Lamola si' accinge a correggere
il testo latino riconfrontandolo cogli esemplari (nune porro ad Latinum textum corrigendum accedam). Traversari ep. 206 col. 267 utor
quodam librario valde familiariter. 1s cum tres decades Titi Livii iam fere
absolvisset duo bus q u e e x e m p l i s 1 uteretur, offindit in altero
eorum, quod erat emendatius, unam syncopem versuum fere sexaginta,
quod animadvertit ex altero facile; cf. anche Poggio ep. 3, 27 p. 264cito a p. 259.
TRASCRIVERE

Il termine pi usato naturalmente t r a n s c r i bo; con la maggior frequenza in Poggio, Guarino e Traversari, spesso anche in
Petrarca e Salutati 2. Per l'espressione cursim (raptim) transeribo cf.
p. 136s. Altri umanisti mostrano preferenza per altri termini: cos
il Poliziano usa spessissimo d e s c r i b o (con ex e l'abI.); di tale
verbo, al di fuori degli scritti del Poliziano, ho trovato un solo
esempio in Traversari ep. 218 col. 286. Altro verbo molto usato dal
Poliziano e x s c r i b o (anch'esso con ex e l'abI.); exscribo anche
di gran lunga il verbo pi usato per trascrivere' nell'epistolario
del Filelfo e compare spesso anche in Guarino. I due verbi cari al
Poliziano, describo ed exseribo, sono naturalmente del latino classico
(anche di Cicerone): non classico invece l'uso di re s c r i b o per
trascrivere', testimoniato negli scritti di umanisti meno preoccupati della purezza del loro latino 3: Petrarca fame 7, 16, 36 MiloL Exemploribus nell'ediz. del Sabbadini, Guarino ep. 82, 6.
2. Il sostantivo t r a n se r i p t i o in Salutati ep. I p. 331 (vd. p. 16) e Poggio
ep. 3. 4 p. 192.

3. Nel medioevo tale verbo indica per lo pi il riscrivere su una pergamena


erasa (Wattebach 308, 316).

182

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

nianam Ciceronis cum reliquis accepi,. gratias ago. .. Rescribi faciam et


remittam; Salutati ep. II p. 389 tu... ing._ns illud volumen. .. michi
multa rescriptum diligentia transmisisti; III p. 515 reminisci debes quam
cupide te gravarim, ut Thimeum Phedonemque Platonis commentumque
Calcidii quoad rescribi ftcerem commodares; III p. 516; IV p. 104 litteras habui tuas, quas Poggius noster, ut arbitror, rescripsit; IV p. 157
quod de scismate scripsi in unum volumen reduci iussi et quia non habui
exemplantem (<< chi lo trascrivesse, c( p. 183), nondum mitto, sed e
vestigio rescribi ftciam et transmittam (cf. p. 307); Giovanni Conversino da Ravenna in Salutati ep. IV p. 314 deest mihi ea scriptorum
otiive commoditas que ad hanc rescribettdam... sufficeret; Aurispa ep.
105 p. 127 superiore hepdomada item ad te scripsi et certiorem feci me
iam commentum Donati in Terentium habuisse quod Carnoti ut rescriberetur curavi. Facio item transcribi, ut ipsius copiam secure amicis facere
possim. L'Aurispa ha ricevuto la copia del codice antico di Donato
che ha fatto eseguire sul luogo stesso del ritrovamento, a Chartres,
ed ora lo fa di nuovo trascrivere da questa copia (facio item transcribi)
per avere un esemplare da prestare agli amici senza timore di perdere il suo; si notino rescribo e transcribo usati come sinonimi nello
stesso contesto. Poggio ep. 2, 36 p. 173 exaravi aliquot versus quos
ad te mitto,. tu rescribe epistolam et ad eum destinato; 8, 3 p. 189 ego
rescripsi (' risposi ') ad Ducem et eam epistolam ad te mitto, primum ut
eam legas, tum ut rescribi (' copiare ') ftcias diligenter, ut exemplar
est ... et eam ad Ducem mittas volo... Est enim haec manu mea
oscitanter informiterque scripta: nam librarius meus, qui me rescribendi
molestia levare solet, abest Ferrariae; p. 290 Wilm. cito a p. 137 n. L
Non mi del tutto chiaro Poggio ep. 2, 34 p. 168 librarius ille, de
quo scripseram, mecum erit quoad Verrinas absolvat, quas post tres hebdomadas incipiet. Nam facio rescribi quatuor quaterniones primos orationum et in ultimis colloco, quia littera non placet. Si dovr intendere:
( faccio trascrivere intanto i primi quattro quaternioni delle orazioni e li metter poi alla fme del codice delle orazioni stesse perch
la scrittura di questo copista non mi piace. Forse, come in altri
casi (cf. ep. p. 305 Wilm. cito a p. 197 n. 2), prima di fargli cominciare la pi impegnativa trascrizione delle Verrine, Poggio vuole
che il copista migliori la sua scrittura cominciando la trascrizione
delle orazioni di Cicerone 1. Traversari ep. 134 col. 188 neque enim
l.

Poggio distingue sempre nell'epistolario Verrine, Filippiche e oratiotlCS

LA TRASCRIZIONE

possum tam multa rescribere, otio hactenus non suppetente et semitremula


praeter solitum manu; 226 col. 296 erunt apud me ipsae epistolae (Wl
<:od. delle lettere di Basilio prestatogli da F. Barbaro) quamdiu ipse
iusseris, vel rescribendae, si per Demetrii nostri occupationes licitum fuetit, vel perlegendae; 231 col. 303 Chrysostomum sibi tradere animus fuit
perferendum ad vos, nisi librarii tarditas, qui dudum rescribendum acceperat, fuisset impedimento; 272 col. 356 (vd. p. 251); 503 col. 619
(vd. p. 195 n. 3).

c o P i o : non classico, ma usato nel medioevo (Wattenbach


439, 55 0 ). Salutati ep. I p. 242S. scio illum divinum virum (sc.
Petrarcham) librum qui sine titulo titulatur... composuisse... Libenter itaque illum viderem... Si ergo fieri potest, obtestor et rogo quod
.copiari facias.
e x e m p lo : nel senso di exemplum (exemplar) describo questo
termine comincia ad apparire nella tarda antichit (a partire da Sidonio Apollinare, Thes. 1. L. V 2, 1326, 37ss.). Nel medioevo
termine usuale per 'trascrivere' (Wattenbach 263). il termine
pi usato da Coluccio 1, nelle cui lettere compare anche il sosto
e x e In p l a t i 0 2 e il parto sosto exemplatum 3. Mi sono anche venuti
sott'occhio un paio di esempi in Gasp. Barzizza 4 e in Wla soscrizione
di Gherardo del Ciriagio 5. Nessuna traccia invece di exemplo ' trascrivo ' in tutti gli altri umanisti da me esaminati, neppure nel pi

{clamate anche in ep. 2, 29 p. 159 orationes particulares, cio' orazioni singole'


contrapposte a quelle in serie come le Verrine e le Filippiche: vd. Ullman, Origin
38). E in effetti fece trascrivere in tre codici diversi,questi tre gruppi di orazioni:
il Laur. 48, 22 (Filippiche e Catilinarie), il Riccard. 499 (Verrine) e un codice
ora perduto cos descritto nell'inventario dei libri di Poggio compilato alla
sua morte: orationes numero XXXI in pergameno copertum corio nigro (Walser 419
nr. 8).
I. Ep. I p. 134, 222 (vd. Ullman in Studi Castiglion i I048s.), 228, 253, 330
{vd. p. 16), 33IS.; II p. IO, 327, 342, 357 (vd. p. 45), 391, 4II (vd. p. 195 n. 2),
43 1 tvd. p. 8), 444,449 (vd. p. 25); III p. 76 (vd. p. II7), 105, 144, 146s. (vd. p.
13 2S.), 220S., 239, 370 (vd. p. 270), 374, 391, 501, 505, 516, 556, (vd. p. 103: in
questo passo exemplo stato frainteso dal Walser che interpreta verfasste '; vd.
Ullman, Origin 23 n. 8),620 (vd. p. 270), 628; IV p. 157 (vd. p. 182), 158 (vd. p.
192). Notevole ep. III p. 75 exemplantium sive librariorum inopiam.
2. Ep. I p. BI (vd. p. 16); III p. 104.
3. Ep. III p. 533 exemplar et exemplata.
4. Lett. al Landriani cito a p. 190 e a Lodovico Cocco in Sabbadini, Storia 289.
5. Ulhnan, Origin I I 3.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

antico, il Petrarca: essi sdegnano evidentemente l'uso di un termine


non classico.
traduco, transfero, transumo (con ab, ex, de e
l'abl.): soscr. al cod. Ambros. E 67 sup., sec. XV, c. 31v (Sabbadini,
Storia II3) Traductus ab exemplari insignis oratoris d. Guuniforti Barzizii etc. per me Bartholomeum ***** de Vicecomitibus clericum etc. ac
litterarum apostolicarum abbreviatorem etc. die sabbati; Lamola in Guarino ep. 455, 139 quos ex vetusto illo ... traduximus (cf. p. 176); P. C.
Decembrio, letto al Pizolpasso cito a p. 171S. quae minus peifecte traducta sunt a nobis conftrent his quae tolerabiliter fuere transcripta; ibid.
tu qui Candidum tuum credis tam diligenter ab antiquis scripta transferre
ecc. Sui margini dell'Ottob. lat. 2057 delle opere retoriche di Cicerone ricordato un primo trascrittore del Laudense con le parole
primus translator, primus transftrmator (Sabbadini, Storia 97). Traversari ep. 232 col. 306 eius operis (Diogene Laerzio) duo sunt exemplaria . .. : alterum ex his de Guarini nostri volumine transumptum est (<< uno
dei due copiato dall'esemplare del nostro Guarino ). Simile la
frase exemplum traduco (La\llola in Guarino ep. 455, 146 cito a p. 176),
che per da confrontare anche con espressioni come exemplum
sumo o retraho (vd. p. 190).
Per scribo, exaro 'trascrivo' vd. p. 93ss.
Dal trascrivere viene distinta con un termine specifico l'operazione del riprodurre quasi disegnando, come in particolare nel caso
di un testo scritto in caratteri sconosciuti al copista, ad es. greci:
p i ng o, de p i ng o: Lamola in Guarino ep. 455, 132 (vd. p.
180); Guarino ep. 223, 57 (cf. p. 297 n. 3) curandum esset imprimis
ut quicunque transcriberet Graecas etiam depingeret (litteras) ea qua iacent jrma. Cos Poggio pu dire iperbolicamente che un supposto
codice di Gellio integro, un codice quindi di particolare importanza,
deve essere non trascritto, ma ridisegnato e soprattutto, aggiunge,
non deve mancare il greco: ep. 8, 24 p. 237 da te igitur huic operi
potissime, ut liber transcribatur vel pingatur potius ad alterius similitudinem, et id cura, ne quid desit litterarum Graecarum. Vd. anche A.
Decembrio polito 75 c. 180r cito a p. 175. In tutt'altro senso pictor
in Petrarca Jm. 23, 19, 48 e varo 15 (vd. p. 198 n. 2), dove
indica ironicamente la scrittura troppo artificiosa corrente al suo
tempo.

LA TRASCRIZIONE

EXEMPLAR (EXEMPLARlUM)

Nell'antichit pu significare sia genericamente 'libro, codice',


sia 'modello, esemplare' da cui viene tratta una copia, sia la copia
stessa (Thes. 1. L. V 2, 1324, 31SS.). Nell'uso umanistico ricorrono
assai spesso i due primi significati, del terzo non ho trovato esempi.
I) 'Esemplare di trascrizione, modello, antigrafo '. Thes. 1.
L. V 2, 1325, 9ss. (esempi di S. Girolamo, Rufmo e S. Agostino).
Diz. lat.-ted. 278: exemplar, exempel, da man ab schreibt, est principium formale ad cuius similitudinem fit res exemplata; Petrarca fim. 21,
IO, 106 est michi volumen epy~tolarum eius (sc. Ciceronis) ingens, quod
ipse olim m~nu propria, quia exemplar scriptoribus impervium erat (cio,
senza dubbio, era di difficile lettura per dei copisti), scripsi. Questo
esempio esclude che nel Petrarca la coppia exemplar-exemplum, normalmente ' modello-copia " sia usata con significato inverso ed exemplar significhi sempre 'copia' come vorrebbe il Voigt, Briefsammlungen IO. Il Voigt cita solo due esempi, varo 4 e fim. 23, 19,40. In
varo 4 per egli stato tratto in inganno dalla lezione corrotta dell'edizione del Fracassetti: nella corretta lezione del passo exemplar
ed exemplum hanno senza difficolt alcuna il loro normale significato: reliquum est ut rogem reculas illas meas vobis, frater carissime, cure esse, si vacat j saltem Vitam solitariam; que si transcursa erit (<< se sar
stata rivista , cf. p. 283), ut spero, minietur ligeturque solemniter per

magistrum Benedictum, et mittantur ad me exemplum et exemplar diligenter panno cereo obvoluta inter ballas Iobanno1i de Cumis 1. Anche
fam. 23, 19, 40 familiares epystolas meas... inter confusionem exemplarium. .. pene iam desperatas, non mi sembra confermi la tesi del
Voigt. Si tratta delle minute o delle transcriptiones in ordine delle sue
lettere che il Petrarca conservava presso di s e su cui veniva fa-

Io Il Fracassetti leggeva: quae si transcripta erit, llt spero, minietur ligeturque


solemniter per magistmm Benedictum et mittatur ad me exemplulII et exemplar diligenter panno cereo ohvolllta inter ballas Iohannolo de Como: qui sembra in effetti che
l'exemplllm che il Petrarca vuoI riavere sia il modello e l'exemplar che prescrive
di spedire accuratamente imballato la copia. La corruzione denunciata da obvoIuta che non si accorda col resto. Ho desunto il testo corretto dal Rajna, Il codice
Vaticano 3357 del trattato De vita solitaria di Francesco Petrarca, in Mise. Ceriani, Milano IglO, 673 n. I, che cita il nostro passo direttamente dall'autografo.

I86

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

.cendo via via correzioni e ritocchi in vista della pubblicazione della


raccolta delle Familiares (Rossi, pref. a Petrarca Jam. p. XII); quindi
non necessariamente' copie' (transeriptiones in ordine) perch in qual.che caso il Petrarca conservava la minuta. Exemplar avr qui significato generico (anche noi diremmo nella confusione degli esemplari ), ma va osservato che questi foglietti o fascicoli di lettere sono
anche exemplaria in senso tecnico perch da essi viene trascritto il
testo definitivo della raccolta. Elenco gli altri esempi petrarcheschi
<li exemplar ed exemplum da me raccolti rinviando, ove occorra,
alle pagine ove sono discussi. Fam. 22, 2, 7 (vd. p. 246): qui
exemplaria, se non ha valore generico, pu significare 'copie';
remo I, 43 p. 54 eonfusis exemplaribus et exemplis: il fatto che
exemplar precede fa pensare che indichi il modello. Infine in alcuni
passi delle Familiares citati a p. 190 exemplum, detto di lettere, ha
significato generico, senza riferimento diretto al rapporto modellocopia.
Il Salutati usa spesso exemplar ' modello' in coppia con exemplum
copia': vd. i passi citt. a p. 189. In ep. III p. 533 compare invece
la coppia exemplar et exemplata. Lombardo della Seta, letto cito a
p. 13; Guarino ep. 301, 4 libros illos aut eorum exemplar; 318, 12 Zenonem habere non potui, de exemplari loquor, quo emendatior ad te ,ediret noster; 456, 25 bone deus, quantum abs te servatum diligentiae! ut
eum sis mirifiee antiquitatis amator, illam in transeribendo elfingeres et
exprimeres, ut ve! minima omnia ab exemplari exeerpseris; comm. a
Cic. S. Rose. cito a p. 94 exemplaris eodieem unde haee exarata est oratio; Poggio ep. 2, 22 p. 149 nam scriptor illas seribit satis mendose propter exemplar; 4, 17 p. 340 (sollecita dal Niccoli l'invio di un Plinio
da far trascrivere perch il suo copista non resti inattivo) eum seriptor meus propediem eessaturus sit a seribendo propter inopiam exemplariorum; 6, 14 p. II3 eum laudatiuneulam hane transcripseris remittito
exemplar; 8, 3 p. 189 (vd. p. 182); 8, II p. 208 obtuli exemplar eapellano de quo seribis, modo ille onus suscipiat transeribendi; IO, 23 p. 46
in ea (sc. eedula) adnotabo opera Ciceronis quae requiris, quae quidem
apud nos reperiantur. Verum ista raro venalia sunt et si quis ea cupit,
necesse est ut faciat escribi (<< bisogna che se le faccia copiare ); in
quo dabo operam, si eui eam rem commiseris, ut exemplaria haberi possint (<< se affiderai a qualcuno la cosa, mi adoperer per procurare
gli esemplari ); Traversari ep. 271 col. 354 (vd. p. 134 n. 2);
296 col. 384 mittas opus illud Chrysostomi ceptum (probabilmente

LA TRASCRIZIONE

187

'" cominciato a trascrivere ) una et/m exemplari ac membranis; 306


-col. 398 novis et barbaris literis parumque emendatis, quod vitio potius
librarii quam exemplaris adscribendum censeo: il codice di Tertulliano
portato in Italia dal card. Giordano Orsini (vd. p. 174s.) di scrittura
recente e brutta e presenta numerosi errori che, a giudizio del Traversari, non risalgono all'antigrafo, ma sono stati commessi dal
-copista; 385 col. 501 (vd. p. 143); Biondo Flavio, soscr. all'Ottob.
lat. 1592 (Nogara XXXVII) non erat amplius in exemplari. .. Seripsi hunc Brutum Mediolani. .. ad exemplar vetustissimum repertum nuper
Laude; Filelfo ep. c. 70r (vd. p. 191); c. II6v eodiees omnes quotquot
ilio exemplari exseripti sunt; Poliziano mise. I 35 p. 577s. et item alter
(sc. liber)... quem de vetusto exemplari... Nicolaus Nicolus... sua
manu perseripserit; 41 p. 589 in--eodice Gelliano... quem... Nieolaus
Nieolus ex vetustissimo exemplari fideliter. .. deseripserit.
Una volta terminata la trascrizione, si era soliti correggere la
-copia confrontandola col modello da cui era derivata; tale operazione viene indicata con la frase ad exemplar emendare o corrigere
(vd. p. 251S. e 269). La stessa frase pu per indicare per gli umanisti
-anche la collazione di un codice con un altro diverso dal modello
(vd. p. 253).
2) Exemplar assume poi praticamente il significato generale
di 'libro '. Per l'antichit Thes. l. L. V 2, 1325, 20SS. (ad es. Suet.
grammo 24 multa... exemplaria contraeta emendare ae distinguere et
adnotare euravit); vd. anche, per l'uso di S. Girolamo, Arns 77. L'uso
di exemplar in questo significato generico diffusissimo fra gli umanisti: ne do solo qualche esempio pi significativo; molti altri se
ne potranno trovare nei vari passi citati nel corso dell'opera. Guarino ep. 633, 4 expeeto Plautum in dies integrum, exemplar ipsum vetus;
Poggio ep. 9, 26 p. 359 compendium tuum ... quidam in principio
(Jperis addi eupiunt,. non est meum praescribere aliis quid sint aeturi,. sed
multa exemplaria emanarunt ad Gallias, ad Hispanias, ad Italos absque
hac annotatione; 9, 30 p. 370 nomen de/evi ex eaeteris exemplaribus;
Traversari ep. 225 col. 294 (vd. p. 222); 233 col. 307 invento tandem
exemplari quo versus illi eontinerentur; 244 col. 320 exemplaria deeadum hie nisi mendosa non reperiuntur; Valla in Fac. p. 620 rem haud
dubie utilem iis qui sua Livii exemplaria hac in parte emendare eupiant;
Consto don. 37 p. 31 nos quoque mille et antique seripta exemplaria vidimus; Poliziano mise. I 52 p. 604 nisi mendum sit exemplarium; ep. 6,
I p. 164 eonquerimur et quod apud eundem (il Calderini) pro' Lucrinis

188

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

domibus' (Stat. silv. I, 3, 84) 'Laciniae' sint ... contra exemplarium


jidem (cf. ep. II, IO p. 344 contra omnium fidem exemplarium). Si noti
che, come tutti gli altri termini per ' libro', anche exemplar usato
indifferentemente oltre che per i manoscritti anche per i libri a
stampa: Poliziano, soscr. alla collazione di Plinio il Vecchio nell'ediz.
Romae 1473 (Maier 352) cum tribus vetustissimis codicibus contuleram
idem Politianus hoc ipsum exemplar; P. M. Uberti, soscr. alla collazione di Celso nell'ediz. Florentiae 1478 (Maier 345) erat ... is
ipse liber quem Fontius olim habuerat, cuius exemplo imprimenda haec
exemplaria curavit.
Aggettivi pi notevoli: antiquum, vetus, vetusttlm e altri indicanti
antichit (Guarino ep. 633, 4; Poliziano mise. I 34 p. 576; ep. 12,
I p. 367 ecc.); emendatum (Poliziano ep. IO, 4 p. 3 IO ecc.); impressum (Poliziano mise. II 31, 2); probatum (Poliziano, soscr. a Cic. Att.,
vd. Perosa nr. 43); unicum (Poliziano mise. I 59 p. 624 in Senecae libris
illis, qui iam diu delitueral1t, nuper il1 lucem, quanquam non admodum
synceri, prodiere quibusque oratorum et rhetorum sententias, divisiones,
colores suasoriarum complectitur, nisi forte mendosum credamus quod habetur exemplar unicum ecc. 1); vulgatum, pervulgatum (Poliziano ep.
IO, 4 p. 3II; II, 25 p. 362; 12, I p. 367 ecc.; vd. p. 72SS.).
Nel latino umanistico, come gi in quello classico (Thes. I. L. V
2, 1320, 43ss.; Arns 75 n. 3), usata sia la forma exemplar che il pi
raro exemplarium (vd. indice). Valla eleg. 6, 23 p. 215 reperitur etiam
exemplarium pro exemplari: Plinius libro 6: Iuba haec omisit in hoc
tractatu, nisi exemplarium vitiosum est l>. Si tratta di Plin. nato 6, 170,
dove per le edizioni moderne leggono nisi exemplarium vitium est.
Che il Valla fondava la sua affermazione su un testo corrotto si era
accorto gi il Poliziano, il quale cos scrive in un commento inedito
alle Filippiche di Cicerone contenuto nel Monac. lat. 755: c. 54I
errato .. Valla qui putat inveniri exemplarium pro exemplari. Nam mendose citat Plinii locum Iuba haec obmisit in hoc tractu, nisi exemplarium
vitiosum est l>, cum adhuc et il1 veteribus legatur nisi si exemplal ium
vitium est l>, tlt sit exemplarium vel pluralis genitivus ab illo ' exemplar ~
vel mobile ut 'exemplarius, a, um'; sed illud potius.
1. Per la scoperta di Seneca il Vecchio in et umanistica vd. Sabbadini. Scop.
I 112: l'esemplare scoperto dal Bussi, da cui deriva anche la copia del Poliziano(Riccard. II79. vd. Perosa Dr. 25, Maler 347), non era in realt l'unico testimone
della tradizione: Wl altro esemplare ne aveva scoperto il Cusano.

LA TRASCRIZIONE

Per la distinzione fra exemplar ed exemplum vd. Wl altro passo


del medesimo capitolo delle Blegantiae cito a p. 1915.

EXEMPLUM

Per l'uso di questo termine nel latino classico H. Kornhardt,

Bxemplum. Bine bedeutungsgeschichtliche Studie, Diss. Gottingen 1936,


in particolare p. 545. Ne riporto le conclusioni. Un significato ben
attestato in et classica ' formulazione, tenore, redazione' di WlO
scritto, non importa se copia o originale. Talvolta si tratta di copia
(Cic. Att. 13, 6, 3), ma l'origillle exemplum anch'esso. In epoca
pi tarda sorse una gran confusione nell'uso delle parole exemplum,
exemplar, exemplarium nei significati di 'tenore di WlO scritto',
, originale', 'copia', 'esemplare '. Cf. anche Thes. l. L. V 2, 1349,
39ss.
Per l'et umanistica ci sono esempi chiari dell'uso di exemplum
nel senso di 'copia'. Diz. lat.-ted. p. 278: exemplum, das man aL

schreipt, dicitur res ad instar, ad similitudinem alicuius Jcta, unde liber


dicitur exemplar originalis, sed liber ab eo transcriptus dicitur exemplum;
Salutati ep. II p. 471 exemplo sumpto . .. restitueret exemplar; particolarmente interessante III p. 373 dici quidem non potest quam molesta
michi sit ista corruptio que libros omnes. invasit. Vix enim invenitur iam
ex Petrarce Boccaciique libellis codex fideliter scriptus quique non multum
ab exemplaribus degeneravit: sunt quidem non exempla, sed exemplorum
similitudines. Vera quidem exempla vestigia sunt exemplarium atque sigilla: que vero pro exemplis habemus adeo dissident ab exemplaribus
quod plus ab eis de.ficiant quam statue deficere solent ab hominibus quorum
simulacra sunto Hec quidem, licet habeant ora, nichil dicunt; ilia vero,
quod deterius est, contraria suis exemplaribus sepe dicunt (vd. Ullman,
Humanism 104); III p. 514; IV p. 85 (al Vergerio) vellem etiam quod
exemplum, de exemplari quidem non dubito, de ortographia diligenter
revideas atque corrigas. Et inter alia nimius fuit ille scriptor in littera
pythagorea (l'y): si tratta di Wla copia del De ingenuis moribus del
Vergerio stesso; il Salutati gli raccomanda di correggere gli errori
di ortografia del copista, giacch dell'originale, com' egli dice con
Wla pWlta d'ironia, non dubita. Lamola in Guarino ep. 455, 146

ex eo accurato exemplari exemplum quod vulgatum ubique est traduxerunt; Tobia dal Borgo in Guarino ep. 759, 275 ab eo fide dignissimo

190

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

exemplari plura retrahantur exempla; Pontano, Actius p. 141s. (vd.


p. 318). In questi esempi exemplum sempre contrapposto ad exemplar. Ma nel senso di 'copia' si trova anche da solo: Salutati ep.
I p. 251 pluribus sumptis exemplis; III p. 105 velim autem dignetur
benignitas tua, si quos habueris poetas extra communes istos, vel hystoricos vel morales, qui discurrunt per omnium manus, ut scire possim, quO'
de sumendis exemplis valeam providere {si noti l'espressione exemplum
sumere trarre copia l); cf. sopra exemplum retrahere); Biondo FlavioItal. ill. p. 346 Cosmus quidam egregii ingenii Cremonensis tres De'
oratore libros primus transcripsit multiplicataque inde exempla omnem Italiam desideratissimo codice repleverunt; Merula, pref. a PIauto (Botfield 143) unum tantum fuisse librum a quo, veIut archetypo, omnia'
deducta sunt quae habentur exempla (cf. p. 314; nella stessa prefazione
compare anche exemplar nel senso di 'modello, antigrafo '). Anche
in una lettera di Gasp. Barzizza a Gerardo Landriani (Sabbadini,
Storia 84S.) exemplum sembra distinto e contrapposto ad exemplar:
feci autem ut pro illo vetustissimo ac paene ad nullum usum apto (il cod.
Laudense di Cicerone) novum manu hominis doctissimi scriptum, ad'
illud exemplar correctum, alium codicem haberes ... Nunc ad te librum
rltldum ac inornatum mitto; neque enim mihi aliter per occupationes meas
licuit nec prius exemplari a librario meo, qui hoc exemplo usus fuit, tarnetsi instarem, potuit. Il Sabbadini stesso (Storia 92S.) ha giustamente
interpretato questo passo. L' homo doctissimus che ha trascritto il Laudense Cosimo Raimondi; hoc exemplo va distinto da exemplar:
exemplar il Laudense, exemplum la copia eseguita dal Raimondi,.
di cui, a causa della difficolt di lettura del Laudense, si servito il
copista del Barzizza per allestire un'altra copia; ci ha cagionato.
un ritardo nell'invio del codice al Landriani.
Come per l'italiano 'copia " dal valore di 'riproduzione' al
valore pi generico di ' esemplare' il passo breve e la distinzione
non nemmeno sempre sicura. Petrarcafam. 4, 15, 9S (vd. p. 339)~
5, 16, II veriti... ne ... illius (sc. epistulae) etiam periret exemplum;
8, 9, 190 literarum quas Florentinis misi. .. exemplum his innexui; 24,
2, 92 exegisti. .. ut... exemplum tibi epystole utriusque transmitterem;.
Guarino ep. 666, 22 libellus, cuius exemplum olim transmiseras; Filelfoep. c. 52V tu mea omnia carmina ita habes apud te ut eorum mihi esse'
nullum reliquum exemplum velle videaris; c. 78r cuius epistolae exem-
plum ... ad te dabo; Poliziano ep. I, 1 p. I ita nec exempla (delle suelettere) mihi retinui, nisi quarundam; II, I p. 327 mitto exemplum..

LA TRASCRIZIONE

lpSlUS epistolae. Anche da questi pochi esempi scelti a caso apparecome exemplum sia assai spesso usato per lettere, come gi in Cicerone (Att. 3, 8, 4 litterarum exemplum, quas ad Pompeium scripsi, misi
tibi; vd. Thes. 1. L. V 2, 1349, 47ss. e, per il valore di exemplum in
questi passi, Kornhardt, l. c.).
Talvolta troviamo nello stesso contesto exemplum ed exemplar
come sinonimi: Vat. lat. 1958 (Tacito), soscr.: in exemplari tantum
erat. Si quispiam hinc descripserit novum, sciat me quantum repperi fideliter ab exemplo transcripsisse (Sabbadini, Storia 190 n. 2); Filelfo
ep. c. 70r Accursius Pisanus. .. cum esset ab me rogatus ut XII illas
Plauti comoedias... mihi exscriberet earumque exemplar a te peteret..
respondit . . , te nentini eiusdem exemplum crediturum.
Invece in Salutati ep. II p. 194 exemplum assume forse il significato di 'antigrafo, modello': Henricus de ** repetit quoddam scriptum
super Martiano Capella: non graveris sibi dicere quod illum (sic) fed
inchoari per quendam scriptorem... Sed me decepit et vix exemplum
potui rehabere. Nichilominus si librum desiderat, mox remittam.
Il volgare 'exemplo' col significato di 'modello, esemplare di
trascrizione' in Vespasiano ep. 16, 14 le Vite 1. .. si seguitano
chongrandissima dificult che cc' (a) 2 avere questi benedetti exempri ; 25, 5 manchami alchuni exempli per finire e libri della Badia.
di Fiesole; e sono suto a San Marcho e dicono non gli possono prestare sanza vostra licenza, sotto pena di scomunicatione; Perotti
in Vespasiano ep. IO, 26 (vd. p. 135).
Il Valla, eleg. 6, 33 p. 215 In Festum Pompeium, de exemplum et
exemplar, discute a lungo sul significato e stilla differenza di queste
due parole, partendo dalla definizione di PauI. Fest. p. 72 L. exemplum est quod sequamur aut vitemus, exemplar ex quo simile faciamus:illud animo aestimatur, istud oculis conspicitur. Il Valla scrive: exemplaria multa sunt, unius tamen exempli, ut redditae sunt mihi binae"
literae tuae eodem exemplo l), id est eiusdem formae, et duo vel tria exemplaria Aeneidos, hoc est multi codices eodem exemplo: et exemplar abexemplari sumitur, non ab exemplo: nam exemplum incorporale est, exemplar plerunque corporale. Segue citando esempi classici di exemplum
ed exemplar e conclude: hi de pagina scripta, quod corporale est, intelL Vespasiano stava allestendo per Piero di Cosimo de' Medici una raccolta delle Vite di Plutarco tradotte in latino; cf. p. 136.
2. L'integrazione del Cagni non mi sembra necessaria.

192

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

ligunt, ille de sententia quae in pagina (,;ontinetur vel potius ex pagina


perdpitur. Quod si indistinete his duobus libet uti, non sane repugnabo,
quum praesertim Ovidius dieat exempla plura unius rei pro exemplaribus.
Nam unius rei unum atque idem exemplum est proprie, ut dixi, in diversis licet exemplaribus. Loquens enim de opere suo Metamorphoseos,
libro primo De tristibus (I, 7, 24) ait: Pluribus exemplis seripta fuisse
reor .
Accanto ad exemplar-exemplum, che sono la coppia pi largamente diffusa, troviamo altri vocaboli per indicare il modello e la
copia. Per originale e archetypum nel senso di 'modello' cf. p. 317
e p. 319.
c o P i a : usato spesso nel latino di alcuni umanisti come sinonimo di exemplar, exemplum: vale' copia, apografo', ma talvolta
pi semplicemente 'esemplare', tanto che si pu parlare anche di
copia originalis. Compare anche spesso detto di lettere, in frasi in
cui Cicerone userebbe exemplum (cf. p. 191). Salutati ep. II p. 104S.
(a ser Guccio di Francesco Gucci) habui de manibus ser Laurentii tui
germani copiam originalem, ut arbitror, ad me sub nomine fratris mei
magistri Feltri stilo reprehensorio destinatam... Habui et copiam littere quam tu ipse videris ad meum ser Dionysium direxisse: la ' copia originale ' la lettera spedita al destinatario, mentre dell'altra lettera,
non diretta a lui, il Salutati ha ricevuto una semplice' copia " non
l'originale stesso; ep. III p. 158 eopiam littere ... tibi mitto; p. 363
eopiam unius littere quam magnifici domini mei super hae materia reeeperunt mitto abi presentibus interclusam; p. 392 vidi eopiam littere quam
populo tuo Pensauri seribis; p. 522 nunc autem audivi te Plutarehum in
Cieeronis nostri vita transtulisse, quod si te fecisse contigit, opto petoque
ut exemplum miehi mittas. Sin autem id non feeeris, eopiam in Greco
non invideas oro (si notino exemplum e copia usati come sinonimi);
p. 523 Philostratus Atheniensis... multos describit heroas. Volo quod
miehi. .. eopiam habitus Hectoris et quid circa eius personam, vestes et
arma describat, ut recitat, translatum mittas; IV p. 157 quid de te sentiat
tractu longiuscule pagine demonstravit; quod ut videas, eius feci copiam
intercludi; p. 158 (al Bruni) revidens epistolas tuas perpendi te non eius
(se. epistulae) quam putavi, cuique large respondi (<< e a proposito della
quale ?), principium de soloecismo corrigendum < liberarlo dall'errore
grammaticale) suadere. Sed et illam vidi, cui, cum recte sit, puto inter
exemplandum vitium aliquod irTepsisse. Mitto tibi principium, ut cum

LA TRASCRIZIONE

~opia

193

vel principali, quam ad illum scripseram, revideas corrigasque. Vel


indica michi vitium, quod fateor non videre. Il Bruni con la lettera IO,
5 (ripubblicata con lezione migliore dal Novati in Salutati ep. IV
p. 375ss.) aveva criticato l'inizio di una lettera del Salutati a lui diretta
(ep. IV p. I 13ss. Linus Colucius Salutatus Leonardo Ceccho Aretino summi
pontificis a secretis salutem dicit), biasimando come poco classica l'espressione Leonardus Cecchus per Leonardus Cecchi filius e l'aggiunta del
nome Linus davanti a Colucius. Inoltre, nella chiusa di un'altra lettera,
la 1, 3, chiusa conservata solo da alcuni codici (vd. Novati in Salutati ep. IV p. III n. 2), gli aveva scritto: tu autem, si vera scribere
~uras, istam partem epistolae corrigas; constructionem etiam quae est in
initio ut imperfectam ac male ornatam, anudendo a una lettera del Salutati indirizzata a Iacopo Angeli da Scarperia (ep. IV p. IIOSS.).
Coluccio difende l'uso di Leonardus Cecchus e Linus Colucius, ma
rivedendo le due lettere dell'amico (epistolas tuas) si accorge che
quello gli consigliava di correggere l'inizio non della lettera indirizzata a lui, ma di quella a Iacopo Angeli (quam ad illum scripseram;
vd. anche la nota del Novati, IV p. 148 n. 1). Rivistala, non vi trova
nessun errore e, supponendo che quello cui allude l'amico possa
essersi insinuato nella trascrizione, gli invia il principio della lettera
in questione perch egli corregga 1'eventuale errore presente nella
sua copia o anche nell'originale stesso che in mano al destinatario
(ut cum copia vel principali. .. revideas corrigasque). Ibid. IV p. 254
res . .. et epistolas meas miror quod tanti facias; procurabo tamen quod
.aliquarum copiam habeas; Lombardo della Seta, letto cito a p. 198 n. 5;
Guarino ep. 606, 5 cito a p. 254; Niccol Leonardi in Guarino
ep. 53, 23 cito a p. 306; Facio in Guarino ep. 849, 13 detulit ad nos
Cornelium CelsUI1l ... ; si mihi commoditas dabitur, curabo eutn tran.scribi ut eius apud nos copia relinquatur; Aurispa ep. 104 p. 126 (vd.
p. 319); Poggio ep. 7, 8 p. 160 libellus vero cave perdatur; nam nulla
est apud me iliius copia; 8, 19 p. 229 mitto tibi copiam litterarum; 9, 30
p. 370 mitto tibi exemplar duarum epistolarum, quas Bartholomaeo Facio
rerum suarum scriptori destinavi; et copiam insuper epistolae quam scrip.si nuper ad Ioannem Vayvodam Hungarum (si notino copia ed exemplar usati a breve distanza col medesimo significato); ep. p. 309
Wilm. mitto tibi copiam litterarum Aurispae; Traversari ep. 247 col.
322 instant apud me magni viri . .. ut epistolas meas illis scribendas tradam; et quum harum non esse penes me copiam respondeam, eas ut ex
his ad quos scriptae sunt colligendas curem, postulare pergunt avidissime;
13

194

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

in ep. 95 col. 126 (vd. p. 340) il Trave:-sari usa nello stesso significato exemplar.
L'uso di copia per exemplar o exemplum biasimato dal Valla
perch non della buona latinit (cf. Krebs-Schmalz, Antibarbarus
I 365): rivedendo le bucce a Poggio egli scrive (in Pog. p. 314):
Pog(ius): Redegi in parvum volumen nonnullas epistolas quas olim aa
te scripsi; id destinare constitui ad quendam Franciscum Ferrariensem et
epistolam addidi in principio, cuius copiam ad te mitto (= Poggio ep.
p. 289 Wilm.). Lau(rentius): Iam volumen pro opere multorum librorum et destinare pro mittere et copiam pro exemplari sive exemplo ostendi
non Latine dici. Non saprei dire a quale suo scritto egli voglia qui
alludere: alla parola copia dedica un capitolo delle Elegantiae (4.
65), illustrandone i significati, ma senza alcun accenno all'uso di
di copia per exemplar o exemplum.
a n t i g r a p h o n : nell'antichit greca pot significare genericamente 'manoscritto' (Liddell-Scott S. v.), ma anche, ' esemplare
di trascrizione' (soscrizione di Ireneo al 1te:pt by8o&.8ol;; in Wattenbach 321: xa.t xa.'t'0P.&6>O'"(lI;; a.'t'I;; 1tPI;; 't' &V't'typa.qlOV). Il significato
di 'esemplare di collazione' in una soscrizione latina del 402 d. C.
Oahn nr. 4) temptavi emendare sine antigrapho meum et adnotavi (cf.
Jahn nr. 8 Fl. Eutropius emendavi sine exemplario): il codice stato
cio emendato congetturalmente, senza collazione con altro esemplare. In et umanistica corrisponde perfettamente al latino exemplar
e indica esemplare di trascrizione in una lettera di Demetrio Calcondila 1: 't'WV IL&.La't'a. 8uva.'t'wv 't'LI;; ~OUe:'t'a.L ILe:'t'a.ypa.ql1jva.l o~
't'eX: 't'oi) ~'t'P&.~WVOI;; ~L~ta. &1; &V't'LYP&.qlWV Wl;; ot6v 't'e: bp.&wv. Nel
Poliziano troviamo una volta la coppia antigraphon-apographon
nel significato di 'modello' e 'copia', ma non in senso tecnico-librario: in mise. I 49 p. 598, paragonando l'epigramma sull'Occasione di Ausonio (12 p. 323s. Peiper) col modello greco di
Posidippo (Anth. Palo 16, 275), afferma la superiorit del greco:
nam in istis omnibus, ut ita dixerim, mangonissandis nescio quo pacto
Gfaeci belliores quam Romani nostri, tum velut ab antigrapho decidere
apographon erat necesse.

l.

H. Noiret, Ml. d'archol. et d'hist. de l'c. franaise de Rome 7.

188 7, 487.

LA TRASCRIZIONE

195

COPISTA

Il librarius (seriptor) era talvolta un vero e proprio segretario che


viveva in casa del suo datore di lavoro 1 e, oltre a trascrivere codici,
copiava in bella calligrafia le lettere 2. Talvolta doveva anche essere
capace di scrivere velocemente sotto dettatura 3. Quanto al pagamento, dalla testimonianza del Traversari cito nella n. 1 apprendiamo che un copista che lavorava a domicilio chiedeva 30 ducati
annui oltre vitto e alloggio. Altrimenti iI- copista si faceva pagare
in ragione del lavoro svolto: Traversari ep. 502 col. 619 duos aureos
mittimus pro seripto Cbrysostomi per te librario solvendos; oppure il
prezzo era fissato a un tanto al quinterno: Poliziano, Prose 78 (lettera del 1491) ho trovato ancora uno scrittore greco (cf. librarius
Graeeus, p. 202) in Padova e fatto il patto a tre quinterni di foglio

1. Aurispa ep. 35 p. 54 dominus Angelus


scriptorem domi habet; Poggio ep.
6, IO p. 103 cum ... scripsissem ad te epistolam
dedissemque eam librario meo, qui
ferme continuo domi manet, ut illi redeunti... traderet. Altra volta invece, Poggio
dice esplicitamente che stava facendo scrivere un libro fuori di casa (ep. 3, 27 p.
265; vd. p. 93). Traversari ep. 244 col. 320 putabam librarium optimum atque Iectissimum tibi comparasse . .. XXX ducatos annis singulis, adiecto honesto victu, postulabt;
Filelfo ep. c. 86r (cf. p. 135).
2. Salutati ep. II p. 4II, scusandosi per la grafia della lettera: parce si librarius meus non polite sicut oculi delicatiores exigunt exemplavit (' trascrisse 'l; Poggio
ep. 8, 2 p. 188 rescribendi (' del trascrivere ') ... laborem fugiens . .. distuli epistulam
diutillS quam aequum erat. Abest enim librarius meus, qui me ab huiusmodi molestiis
liberare consuevit; 8, 3 p. 189 cito a p. 182; 8, 45 p. 280, in un poscritto: superiora
sullt librarii manu.
3. Traversari ep. 171 col. 231S. si cupit Pontifex me transferendis Craecis Iibris
incumbere, paTUm soiatii adtulit, quia librarios saltem duos habere oportebit, qui dictata
excipiatlt. .. Respondeat fortasse tacitus et dicat ex pueris nostris debere adsumi qui transcribant. Ad quod ego: libenter id quidem facerem, sed lente nimis hactenus scrifnmt neque
adhuc su.fficerent dictata excipere; 260 col. 339 iniunxit Pontifex ut traducendis ex Craeco
sacris literis vacem atque ad hoc librarios quatuor conducam, ipso sumpluum ferente solIatia. .. Tuis curis ingentibus halle adiectam velim, Cosme noster j primo ut numerum
librariorum adsequar nostratium qui sint velocissimi neque imperiti excipiantque dictata
commode atque transcribant et sibi succedant invicem, ne ipse in scribendo laborare habeam; 503 col. 619 duos vel, si posset, tres vel quatuor librarios. .. nobis conducendos
curaret, qui exciperent ex ore nostro vel certe a nobis emendata rescriberent: il Traversari
dlmque componeva spesso dettando; poi rivedeva e correggeva (cf. p. 251) e infine il copista ritrascriveva tutto in bell'ordine.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

per ducato (Sabbadini, Scop. I 210 r. 3). Sul pagamento dei copisti e sui sistemi di trascrizione abbiamo un'interessante testimonianza di Vespasiano in una lettera stesa per lui in latino da Donato
Acciaiuoli: ep. 2, 6ss. (a Filippo Podocataro, a. 1448) superioribus
vero meis certiorem te reddidi Florentie neminem esse qui ad fragmenta
scribat. Reperirentur vero scriptores ad volumina eo pacto quo exoptas,
hoc est ut unumquodque latus quinquaginta lineas, versus vero singuli
elementa septuaginta continerent. Pretium unius voluminis essent grossi
sex. L'interpretazione di questo passo presenta qualche difficolt. La
curiosa espressione ad fragmenta scribere si oppone evidentemente all'altra scriptores ad volumina: si pu supporre che si alluda a un sistema di trascrizione diffuso anche in et umanistica (per il medioevo
vd. Lindsay 26ss.), quello per cui, per trascriverlo pi rapidamente
o per ottenere pi copie contemporanee, l'esemplare sciolto nei
suoi fascicoli era distribuito fra pi copisti che lavoravano simultaneamente 1. Una qualche somiglianza presenta il sistema della 'peeia' sviluppatosi nelle grandi universit medievali (Destrez, La pecia,
Paris 1935: per la sopravvivenza di quest'istituto fino alla prima met
del xv sec. ibid. p. 24s.). Si potrebbe anche fare un passo pi in l
e supporre che sotto l'aulico travestimento di fragmentum si nasconda
il termine medievale ' pecia '. Il Podocataro aveva forse chiesto copisti capaci di lavorare contemporaneamente trascrivendo ognuno
una parte (o pi precisamente una' pecia '?) dell'esemplare e Vespasiano risponde che si trovano solo copisti disposti a lavorare da
soli alla copia dell'intero codice. Essi potrebbero, come il Podocataro desiderava, scrivere in maniera che ogni pagina (latus) avesse

1. Esempi di quest'uso in et umanistica: Guarino ep. 510. 24ss. Athanasium


multis transcribendum distribueram, primo pro me retento quinternione quem transcribere
coeperam (sui quintemi di questo codice cf. anche ep. 514. 2SS. e 535. 18s.); Niccol Perotti in Vespasiano ep. IO, 22SS. el Polibio mio non posso mandare perch
non ho se non lIDO squademato et con quello ne fo scrivere uno pel signor Malatesta di Cesena et uno per messer Piero da Noceto ; Traversari ep. 512 col. 626
scribit ad nos paulus noster (il Toscanelli). si Donatus ille (Tib. Donato) mittatur, plures
fore qui transcribant, ut non totum onus tuum futurum sit celeriusque ea res exigatur. Il
codice M (Laur. 49, 9) di Cic.fam., quando nel 1392 fu fatto trascrivere da Pasquino Capelli per il Salutati, non era legato, ma disciolto nei suoi fascicoli e per approntare pi in fretta la copia (P = Laur. 49, 7) pi copisti lavorarono contemporaneamente: infatti P scritto da pi mani e i suoi fascicoli corrispondono esattamente a quelli di M (G. Kimer. St. it. di fil. class. 9, 1901, 400s.).

LA TRASCRIZIONE

197

cinquanta righe e ogni riga settanta lettere. Fa difficolt la frase pretium unius voluminis essent grossi sex: volumen sembrerebbe essere
un'unit di misura ben precisa, dato che serve a fissare il prezzo, e
inoltre sei grossi sembrano pochi per la copia di un codice intero.
Non so con quale fondamento il Sabbadini (Scop. I 210 n. 3) affermi:
con volumen intender un binio .
Non di rado un umanista aveva pi d'uno scriba al suo servizio 1. Poggio li istruiva personalmente a scrivere l'antiqua 2: per
tutti gli umanisti era importantissimo che la scrittura di un copista
rispondesse ai loro ideali di eleganza, chiarezz~, esattezza ortografica. Il Petrarca, facendo l'elogio del Malpaghini, che visse qualche
tempo presso il poeta, ne fu discepolo e gli prest la sua opera di
copista, cos loda la sua lrascrizione delle Familiares: quas tu olim
illius manu scriptas... aspicies, non vaga quidem ac luxurianti litera,
qualis est scriptorum seu verius pictorum nostri temporis, longe oculos
mulcens, prope autem afficiens ac fatigans . .. , sed alia quadam castigata
et clara seque ultro oculis ingerente, in qua nichil oTtographum, nichi[
omnino grammatice artis omissum dicas (ram. 23, 19, 46ss.). Guarino
(ep. 366, 14ss.) raccomandava a Giacomo Zilioli il copista fiorentino
Mariotto, scriptor ornatissimus JOrmae vetustae; il Filelfo in ep. c. 86r
chiede a Bartolomeo Bucinio di procurargli un librarius che si serva
non della scrittura del volgo indotto, ma iis litterarum notis quae
ad Atticas quam proxime accedant (vd. p. 134s.).

Un luogo comune degli scritti umanistici sono le lamentele


L Petrarca varo 15 soleo habere scriptores quinqlle ve1 sex; habeo tres ad praesens;
Poggio ep. 4, I p. 294 duos habeo seriptores; 4, 2 p. 295 nullum . .. scriptorem habeo.
nam is qui unieus erat abiit et duo qui venturi erant nondum vetlerunt; 4, I I p. 320 faciu
per unum de meis scriptoribus scribi epistolas Hieronymi ecc. Il Traversari ne voleva
assumere addirittura quattro (ep. 260 col. 339, vd. p. 195 n. 3).
2. Ep. 2, 27 p. 155 si potero hune seriptorem tenere ne evolet, absolvet mihi multa:

nam et praesto scribit et iis litteris quae sapiunt antiquitatem, ad quod eum trusi summu
cum labore: sed Neapolitanus est et ita levis, ut ad eum eomprimendum esset opus pistrino;
2, 29 p. 159s. hie scriptor meus, quem summo labore litteras antiquas edocui, Neapolitanus est; hoe eum scribo, putato eum hominem esse spurcissimum et turpissimae vitae;
ep. p. 305 Wilm. habeo scriptorem rudis ingenii et moriblls rustieanis. lam quatuor mensibusnil aliud ago quam eum doeere ut diseat seribere, sed vereor ne litus arem. Scribit
modo Valerium in quo experitur ruditatem suam, sed in diem fit stultior. ltaque damo, intono, iurgo, increpo. At is habet aures pieatas, plumbeus, eaudex. stipes, asinl4S et si quitl
stolidius ineptiusque dici potest. Dii eum perdant! Obligatus est mecum biennio, forsan
torrigetur.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

contro i COPIStI: essi sono i responsabili dei numerosi errori penetrati nei testi e hanno talmente corrotto gli scritti degli antichi che
gli autori stessi non li riconoscerebbero pi I; sono pittori, non
scrittori 2; sono incostanti, leggeri, ignoranti e malfidi 3; ah, potersi
liberare di simile molestia! 4. Frequentissimi inoltre gli accenni all'inopia librariorum 5.
Le cause delle difficolt che incontravano gli umanisti nel trovare
rispondenza alle loro esigenze fra gli amanuensi di allora (scribi delle
universit, monaci ecc.) sono egregiamente illustrate dal Wattenbach (p. 484). Troppo nuove e rivoluzionarie erano queste esigenze:
essi sdegnavano come poco leggibile e lontana da un ideale classico la
scrittura del tempo; pretendevano dalla copia scrupolosa fedelt all'esemplare e correttezza fin nelle minuzie ortografiche; i testi che
volevano far copiare, non di rado da codici antichi e di difficile
lettura, erano diversi dai soliti. Cos furono costretti a trasformarsi
in scribi essi stessi 6 e ad addestrare personalmente i copisti da tenere
al loro servizio.
L Petrarca rem. I, 43 p. 54S.; Salutati de fato 2, 6 p. 342, 19ss.
2. Petrarca fam. 23, 19, 48 scriptorum seu verius pictorum nostri temporis; varo
15 non inveniuntur scriptores, sed pictores, utinam tlOn inepti.
3. Petrarca fam. 23, 12, IIISS. quanta ... sit scriptorum fides, quanta constantia,
quantus denique intel/ectus, experti scimus: pol/icentur plurima, corrumpunt omnia, nichil expediunt; seno 5, I p. 875 decies vel eo amplius retentavi ita scriptum mittere (se.
opusculum) ut, etsi stylus neque aures neque animum, litera saltem oculos oblectaret, verum studio meo votoque obstitit illa, de qua totiens queror, nota tibi scriptorum fides, industria, nobilibus non ultima pestis ingeniis; Salutati ep. III p. 505 multotiens hactenus
expertus sum scriptorum vel, ut accomodatiore loquar verbo, librariorum cum fastidia tU/ll
infidelitatem atque mendacia, tum damnosas fugas et compilationes.
4. Poggio ep. 3, 27 p. 265 hi mei scriptores tanta molestia me afficiunt, ut persaepe
mal/em carere libris quam illos tanto fastidio parari.
5. Petrarca seno 13, IO p. 1020 plebeios atque incomptos apices scriptorum raritas
absolvat; Lombardo della Seta, letto edita in Studies Ullman II 235: de copia dictorum
librorum habenda tibi ... nullo modo consulere scio, cum hic scriptorum ingens inopia
sit; Guarino ep. IO, 45ss. quae ei transcribi curabo . .. , quamvis et rara et cara hic adsit
scribentium, hoc est librariorum opera; Poggio ep. IO, 8 p. 20 cito a p. 321; Hermann
Schedel, letto cito a p. 132; Traversari ep. 218 col. 286 per librariorum penuriam non
licet; 230 col. 303 scrt'ptorum inopia; 232 col. 306 tanta quippe librariorum penuria est.
6. Nellafam. 18, 12 il Petrarca narra come la mancanza di copisti capaci (scriptorum hec intelligentium ingens raritas atque penuria) lo abbia costretto a trascrivere
personalmente il codicetto di orazioni ciceroniane prestatogli da Lapo da Castiglionchio. Interessante il metodo che egli dichiara di aver seguito, cio di legger
trascrivendo: r. 30ss. nichillegi nisi dum scribo. Quid ergo? - dicat aliquis - scri-

LA TRASCRIZIONE

199

Faccio seguire i termini per copista ' cominciando dai due pi


usati, seriptor e librarius, ed elencando poi gli altri in ordine alfabetico.
s c r i p t or: nell'antichit significa soprattutto ' scrittore', ma
non perde mai completamente il valore pi antico di 'trascrittore,
copista' (Kornemann, RE., 2. Reihe, II A, 848, 52ss., s. v. seriba)
ed usato in questo senso ad es. in Cic. Brut. 88, Hor. ars 354, Tac.
anno 15, 63, nell'Editto di Diocleziano, in Girolamo (vd. Arns 62). In
et umanistica il termine ha grande fortuna: l'unIco vocabolo per
, copista' nelle Familiari del Petrarca 1 e nell'epistolario dell'Aurispa 2 ed frequentissimo, accanto ad altri termini, negli epistolari
del Salutati 3, di Poggio 4 e del-Traversari 5.
l i b r a r i u s: il termine pi usato nell'antichit per 'copista' (Bilabel, RE. XIII 137, 34ss.). Si trova nel Salutati 6 e in
Poggio 7 accanto a 5eriptor. Nell'epistolario del Traversari di gran
lunga pi frequente di 5eriptor (30 esempi contro 9) 8. Per Guabebas et quod scriberes ignorabas? Michi autem ab initio safis fuit nosse quod Tuili i
opus esset idque rarissimum; procedenti vero per singulos passus tantum dulcedinis occursabat tantoque trahebar impetu ut legens simul ac scribens laborem unum senserim, quod
lam _ve1ociter ut optabam calamus non ibat, quem verebar oculis anteire, ne si legissem
scribendi ardor ille tepesceret. Sic igitur calamo frenante oculum atque oculo calamum
urgente provehebar, ut non tantum opere delectatus sim, sed inter scribendum multa didicerim memorieque mandaverim. Quo enim tardior est scriptura quam lectio, eo altius imprimitur heretque tenacius.
I. Fam. 18, 12, 4 e 25; 21, IO, 107; 23, 12, 112; 23, 19, 48.
2. Ep. 35 p. 54; 86 p. 106.
_
3. Ep. I p. 228, 312, 3305.; Il p. IO, 194; III p. 505, 532; IV p. 85.
4. Ep. 1,21 p. 81; 2, 22 p. 149; 2,23 p. 150; 2,26 p. 153; 2, 27 p. 155; 2, 29
p. 159; 2, 36 p. 171; 3, 13 p. 211; 3, 14 p. 213; 3, 15 p. 214; 3, 22 p. 223; 3,
25 p. 261; 3, 27 p. 265; 3, 28 p. 266; 3, 38 p. 286; 4, I p. 294; 4, 2 p. 295;
4, II p. 320; 4, 17 p. 340; II, 22 p. 84; 12, 21 p. 153; 12, 25 p. 167; ep. p. 305
Wilm.
5. Ep. 44 col. 82; 45 col. 83; 49 col. 86; 216 col. 283; 230 col. 30 3; 237
col. 311; 271 col. 354; 503 col. 619 (bis).
6. Ep. Il p. 411; III p. 75, 505.
7. Ep. 2, 34 p. 1675.; 2, 39 p. 176; 2, 41 p. 1785.; 3, 20 p. 221; 6, IO p. 103;
7, 3 p. 150; 8, 2 p. 188; 8, 45 p. 280; IO, 8 p. 20; II, 30 p. 101.
8. Ep. 134 col. 187 e 188; 135 col. 189 e 190; 152 col. 211 (bis); I71 col. 231
e 232; 206 col. 267; 218 col. 286 (bis); 227 col. 297; 231 col. 303; 232 col. 306;
244 col. 320; 260 col. 339 (ter); 271 col. 353; 298 col. 388 (bis); 306 col. 398; 309
col. 404; 465 col. 588; 502 col. 619 (bis); 503 col. 619; 508 col. 622 e 623; 51}
col. 626.

200

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

rino 1, il Filelfo 2, il Valla 3, il Beroaldo l e il Poliziano 5 il termine usuale e seriptor compare solo Wla volta in Poliziano ep. 4, 9-

p.

125 6

Dunque nell'uso umanistico librarius si progressivamente af-


fermato su seriptor. Poich quest'ultimo termine nel latino classicocome in quello umanistico indica anche lo scrittore nel senso pi
alto della parola 7, a un certo pWltO gli umanisti avranno preferitolibrarius come termine meno ambiguo, pi 'appropriato' per dirla
col Salutati, ep. III p. 505 scriptorum vel, ut aeeomodatiore loquar verbo,
librariorum . .. ftstidia. Anzi in un interessante passo della Politia Iit-
teraria il Decembrio addirittura teorizza questa distinzione fra serip-.
tor 'scrittore' e librarius 'copista' e la fonda sull'uso dei classici,.
nei quali, egli afferma, non comparirebbe mai scriptor per' copista "~o
affermazione non del tutto esatta, perch non mancano, come abbiamo visto, esempi antichi di seriptor in senso materiale 8. Val la
pena di citare per esteso il passo del Decembrio, tanto pi che nelledue edizioni cinquecentesche sconciato malamente: 27 cc. 59r-60r
differt seriptor ab eo maxime quem seriptorem eorrupte appellare solent, hoc
est librario. Nam quem vulgo seriptorem dieunt, pro eo qui chartam aut
pugillares seu libellos aut ealamarias pigmentariasve theeas traetat, in exeribendis sciIieet aliorum auetorum operibus, eum nequaquam ego seripto--

lo Ep. IO, 46; 17, II7; 79, 22; 83,24; 223,36; 318, II; 366, 5; 408, 5; 578,.
41; 631, 7; 879, 8 e 9
2. Ep. c. 3V; 32r; 34r; 49r; 68v; 69r; 7IV; 85r; 86r; 86v; 88r; 95v; 96r.
3. Eleg. I, 17 p. 24; 2, I p. 47; 6, 48 p. 225.
4. Ann. c. C2r; C2V; c5v.
5. Mise. I 38 p. 582; 41 p. 588; 57 p. 612; 58 p. 617; 66 p. 633; 68 p. 635;':
II I, 21; ep. 2, 13 p. 58; 4, 13 p. 128; 5, 3 p. 140 ; 5, 9 p. 157; 8, 15 p. 249;.
II, 6 p. 334S.; 12, 2 p. 370; soscr. a Varrone (Maier 354).
6. In Guarino ep. 366, 16 est praeterea scriptor ornatissimus formae vetustae, scrip-tor non sinonimo di librarius, ma conserva tutto il suo valore di sostantivo ver-bale: sa inoltre scrivere elegantemente l'antiqua b.
7. Vd. ad es. Salutati de fato 2, 6 p. 343, 15: in questo capitolo del de fato.
il Salutati usa librarius per' copista' e scriptor per' scrittore '. Cf. Liv. 38, 55,8 in L. Scipione malim equidem librarii mendum quam mendacium scriptoris esse'

in summa auri atque argenti.


8. Si noti che col Decembrio sono sostanzialmente d'accordo Krebs-Schmalz,.

Antibarbarus Il 547 Scriptor ist in der gewoluichen Bedeutung Schreiber, als Ge~
gensatz vqn leetor ... , kommt aber nur selten als Benennung der Abschreibe,vor; diese hiessen librarii >l.

LA TRASCRIZIONE

20r

rem appellaverim, sed librarium aut scribam tabulariumve, cuiusmodi scriptionibus intentos videmus quotidiani usus sive ea antiquissimi temporis
sint sive novissimi: ne frustra putetis alium librarium esse alium antiquarium, ut quidam inepte distinxere. Potest autem fieri . .. ut idem utriusqueofficium simul exequatur, ve/ut aliquis forte sui ipsius opus excribat. Quoc1
saepe Pliniis meis Veronensibus contigisse solitum, minorique praecipue,
ut inter venandum aut piscandum opera sua ipsi mpnibus suis describerent, et mihi ipsi nonnunquam evenit librarium non habenti. Caeterum
scriptoris sermo ad operis duntaxat inventionem, librarius autem ad characterum exarationem pertinet . .. Nec enim exempla desunt egregia. De librariosane Tullius in familiaribus epistolis ita sentire videtur ut pro eo tantum
accipiendus sit qui opera Tulliana eius excriberet. In libris itidem civilis iuris
extat: Si librarius in transcribendis stipulationibus errasset, nihil obstare
quominus fideiussor et reus teneatur (dig. 50, 17, 92). Denique pro eo
semper qui alius auctoris libros excribit nullum apud scientissimos invenitur
praeter solius librarii vocabulum. Quod si forte transcriptorem simpliciter
dicere velimus, ne id quoque conveniet tametsi transcribat (nam potest quis
cani suo et famulo imperare, non propter id tamen imperator appellandus);
quod solis datur auctorum translatoribus seu traductoribus iisque interpretibus cum in alium sermonem alius linguae volumina transferuntur. Descriptore vero pro auctore solum omnia historicorum, poetarum, oratorum
referta sunt scripta: quo magis isti reprehendendi in tam antiquata tritaqueveterum consuetudine et regula qui semitam proprie scribendi non adhuc
videant (seguono esempi tratti dai classici)... O quam bene igitur
quidam Publius Leucus e nostris, qui in epistolarum suarum voluminibus
se omnia oratoris officia et scire et facere profitetur, in quadam epistola'
dixit: Quaeris cur liber ille meus minus limatus sito Id autem cum scriptoris vicio tum incuria mea potest accidisse. Videtisne, obsecro, quam callidissime sibi ipsi omnia virtutum officia designarit? Dum enim mentirf
nititur rem ipsam non magis potest aperire quam sui ipsius culpa qui libr;
scriptor fuerit contigisse. Quid quod idem Horatius utriusque nominis
exemplo est? Vt scriptor si peccat idem librarius usque / quamvis sit
monitus venia caret 1. Piacet adeo nunc de scriptore nunc de librariocommemorare quo magis unum ab altero nomen et officium discernatur.
I. Ars 354s.: interpretato diversamente dai moderni, che uniscono scriptorcon librarius: copiste nella trad. del Villeneuve; scriba Rostagni; = libra-rius D. Bo, Lex. Hor. s. v. scriptor; ambigui Kiessling-Heinze der Abschreiber..
gewissermassen der Setzer)}.

202

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Il discorso posto dal Decemb~io sulla bocca del suo maestro


Guarino e si tratta con tutta probabilit di dottrina guariniana;
come abbiamo visto, Guarino nell'epistolario si serve regolarmente
del termine librarius ed evita scriptor. Da un elenco di opere composte
o ideate dal Decembrio (Ambros. Z 184 sup., c. 49v) appare che
egli aveva scritto o aveva intenzione di scrivere un'opera intera sull'argomento: nr. 5 Ad Carolum Nuvolonum. De scriptore et librario
deque eorum variis officiis. l. II (Sabbadini, Class. e um. l00S.).
Gli umanisti chiamano talvolta librarius anche lo stampatore;
per loro, come sappiamo, la stampa non che un diverso modo di
scrivere e lo stampatore pu quindi ben essere considerato un copista: Poliziano ep. II, 6 p. 334 (risponde agli appunti che il Merula
aveva mosso ai Miscellanea) sed vitiosas deprehendi syllabas inquis in
nostris versibus. Rogo, quas? An eas forte dices, quas in fronte ipsa statim
sicut alia errata librariorum collegimus? Allude all' errata-corrige alla
prima edizione dei Miscellanea, quindi gli errata librariorum sono
gli errori degli stampatori l>. Altra volta il Poliziano usa l'espressione pi particolareggiata artifex librarius a distinguere lo stampatore, che un 'artigiano', dal copista propriamente detto (ep.
8, 15 p. 249; cf. p. 77).
Librarii greci: Traversari ep. 271 col. 353 iuvat quod librarium
Graecum illius (sc. Victorini) ope habituri sumus; Filelfo ep. c. 34r hos
(sc. Theophrasti libros) ego mihi exscribi cupio estque mihi commode
paratus librarius Graecus; c. 71v fac me quamprimum certiorem an istic
(sc. Romae) librarius Graecus sit ullus qui id operis (Diodoro Siculo)
exscribendum assumeret.
Con librarius viene anche indicato, nel latino umanistico come
gi in quello classico, il 'libraio' in senso moderno, il venditore
di libri (vd. p. 84s.).
a m a n u e n s i s : nel latino classico lo schiavo di cui ci si
serve per scrivere, una specie di segretario (Oehler, RE. I 1725,
68ss.). Anche nei due esempi umanistici da me raccolti compare
come copista di lettere: Poliziano ep. 7, 35 p. 228 '(ottidie' ... (
litera scripsit amanuensis meus, autore Quintiliano 1; B. Scala in Poliziano ep. 12, 14 (15) p. 389 quod erat aliquid mihi (um podagra negotii,

I. Poco prima nella stessa lettera (p.


nostet a m a n u scripserit. non 'quotidie '.

227):

reprehendunt ... quod ' cottidie

LA TRASCRIZIONE

23

quae dextram manum... cruciabat nec tum quidem amanuensis alicuius


copia erat, differebam in aliquod felicius tempus responsum.
a n t i q u a r i u s : mi occupo qui solo del significato di 'scriba '; per antiquarius 'studioso di antichit' vd. A. Momigliano,
Ancient History and the Antiquarian, Journ. of the Warb. and Court.
Inst.) 13, 1950, 285-315 = Contributo alla storia degli studi classici,
Roma 1955,67-106, in particolare p. 74 n. 15. Agli esempi umanistici ivi citati si pu aggiungere poliziano misc. I 47 p. 596 vidimus
item . .. marmoreum quoddam in urbe eaaem (sc. Roma) Palladis simulachrum gestans aegida squamoso draconum corio contectam, sic ut extremum ipsius ambitum dracunculi item ad limbi aut fimbriae vicem circunC!uderent. Erat ibi tum nobiscum Iulianus Bononiensis cui nunc ex re
eognomen Antiquario factum; e si veda anche 1'annotazione del Bud
cito in Sabbadini, Scopo II 242S.
Varie le opinioni degli studiosi sull'esatto significato di antiquarius nell'antichit: secondo alcuni solo sinonimo di librarius e
la distinzione di Isid. orig. 6, 14, I librarii sunt qui nova scribunt et
vetera, antiquarii qui tantummodo vetera, unde et nomen sumpserunt non
esatta (Thes.1. L. II 174, ISS.); altri ritengono invece che, almeno
in origine, il termine indicasse una classe di copisti in qualcosa diversi dai comuni librarii: secondo il Watte~bach (423ss.) e il Dziatzko (RE. III 969, 37ss.) essi possedevano la particolare perizia necessaria per copiare antichi manoscritti, si intendevano di antiche scritture e sapevano trascriverle od eventualmente integrarle imitandole.
Secondo il Gardthausen (Griech. Pal. II 163) la spiegazione di Isidoro
poggia sulla contrapposizione tra la scrittura libraria dell' antiquarius
che copiava calligraflcamente le opere degli antichi e la scrittura
della vita quotidiana, la corsiva, nella quale lo scriba e notaio soleva
scrivere i documenti della vita pratica. Il vocabolo per quanto non
frequente, continua ad essere usato nel medioevo (Wattenbach 425S.;
Mittellat. W6rterb. I 714, 5ss.).
In et umanistica Nicola di Clmanges stabilisce un'interessante
distinzione fra antiquarii e cursores: epist. 109 p. 306 (Opera omnia,
Lugduni Bat. 1613; cito in Sabbadini, Scop. II 77 n. 14) cessavit ...
una cum dictatu antiqua scribendi formula, qua perfectam ac rite formatam
litteram cum certa distinctione clausularum notisque accentuum tractim antiquarii scribebant et surrexerunt scriptores, quos cursores vocant, qui rapido, iuxta nomen, cursu properantes nec per membra curant orationem
discernere nec pieni aut imperfecti sensus notas apponere, sed in uno im-

204

IL LESSICO FiLOLOGICO DEGLI UMANISTI

petu, velut hii qui in stadio currunt, ita fugam celerant ut vix antequam.
ad metam veniant, sa/tem pro reereando spiritu, pausam ullam Jciant:
nel che - osserva il Sabbadini - egli doveva aver innanzi agli
occhi i graziosi esemplari carolini dei secoli IX e X.
Si rifanno alla defmizione di Isidoro sia Riccardo da Bury che
il Tritemio: Riccardo da Bury, Phi/obib/on 16, I7ss. sunt igitur transeriptiones veterum quasi quedam propagationes recentium filiorum . .. Sane'
huiusmodi transcriptores antiquarii nominantur, quorum studia inter eaque comp/entur /abore corporeo p/us sibi p/acere Cassiodorus confitetur,.
De institutione divinarum litterarum, capitu/o XXxo (segue la citazione);.
Trithemius, De laude scriptorum pulcherrimus tractatus, Magonza 1494.
(H * 15617), c. bv (cit. dal Casamassima p. 542 n. 33) scriptores duplici
apud antiquos appellacione habebantur. Primi dicebantur antiquarii qui
vetera tantummodo scriberent, nomen ab officio sumentes. Secundi appel-.
/abantur librarii qui et nova scribebant et antiqua. Antiquarii cum seriberent etiam antiquis litteris utebarltur. La distinzione di Isidoro respinta
dal Decembrio polito 27 c. 59r cito a p. 200S.; ma con quidam il Decembrio alluder non ad Isidoro stesso, ma a suoi contemporanei che
ne accettavano la definizione. In Petrarca remo I, 43 p. 55 la parola
un'eco dotta e gli viene dalla sua fonte (Cassiod. !listo 2, 16):
oblitis quid Eusebio Palestinae Constantinus iniunxerit, ut libri sci/icei'
non nisi ab artificibus iisque antiquariis et petfecte artem scientibus seriberentur. Si noti che, mentre Cassiodoro diceva soltanto artificibus'
antiquariis, il Petrarca mette in risalto la seconda caratteristica: l'antiquarius era probabilmente per lui qualcosa di pi di un normale
copista. Il termine si riferisce invece alla realt presente nella lettera.
del 3I dicembre 1493 con cui il Merula annuncia a Ludovico il Morola scoperta dei codici di Bobbio 1: fruere igitur, Ludovice, vivens
gloria tua, gratulare Jto et saeculo nostro quod te rempublicam gubernante'
salus litterarum et Medio/ano prodierit; iam desinant quidam ab superba'
iactatione antiquariorum nec obiiciat alius suas bibliothecas: allusione forseai Medici, ai copisti che lavoravano per loro (per lo pi, si noti,
eleganti scrittori di littera antiqua) e alle loro due biblioteche, la pubblica e la privata ?
n o t a r i u s: nell'antichit il tachigrafo (W. Morel, RE..
SuppI. VII 586, 18ss.; Arns 5IS.). Per l'uso medievale vd. Watten-
1. Pubblicata in G. D'Adda, Indagini... sulla libreria Visconteo-Sforzesca det
castel/o di Pavia, Appendice alla parte prima, Milano 1879, 94s.

LA TRASCRIZIONE

25

bach 42IS. Guarino ep. 813, 242 (vd. p. 106); Traversari ep. 96 col.
127 (manda a Cristoforo di S. Marcello, vescovo di Rillni, alcune
'sue lettere non ancora spedite ai destinatari perch se le faccia copiare
se gli interessano) quaeso autem ignoscas huic fiduciae meae, quam nemo
fire praeter unum te esset qui non levitatis aut vanitatis incusaret et merito quidem, quippe quum te notarium rerum mearum et exceptorem fe.cisse videar. Deest enim nobis qui excipiat dictata sive scripta transcribat;
134 col. 187 ut vix tenuissimi proventus suppeditent victum neque ve!
.notarium ve! librarium ... pretio possimus conducere.
s c r i ba: nell'antichit scriba , in opposizione a librarius ' copista', il segretari, colui che tiene i libri e i conti (Kornemann,
RE.,2. Reihe, II A 848, 33ss.). In S. Girolamo indica il copista (Arns
.62). Poco usato in et umanistica: compare in Decembrio polito 27
c. 59r cito a p. 200S. e in Traversari hod. p. 64 remanserat Venetiis in
nostro monasterio Dominicus scriba noster infirmus; obque id ipsimet scripsimus omnia, nequaquam passi alium secreto visitationis admittere: qui
sembra trattarsi di un segretario.

PARTE QUARTA

CRITICA DEL TESTO

Sezione I
LO STATO DEL TESTO

LECTIO

Il verbo lego spesso usato dagli umanisti in contesti fologici:

Poliziano mise. I 5 p. 520 ut vulgo legitur; 35 p. 576 in M. Varronis


libro primo rerum rusticarum mendose legitur illud ecc.; 69 tit. p. 636
, Oarion' synceriter esse apud Catullum (66, 94) quod 'Aorion' isti
l'egunt qui bonos violant libros; 89 tit. p. 672 quod Servius grammaticus
Bucolicos Maronis versus tam mendose legit quam falso enarrat ecc. (cf.
anche p. 223s.). Il verbo usato sia per lezioni manoscritte che per
congetture.
Analogamente il sostantivo lectio, gi usato c01l1:e termine
tecnico-filologico nell'antichit (Georges s. v.), il modo di leggere un testo, la 'lezione' sia manoscritta sia congetturale. Gli
esempi sono assai numerosi. Gli aggettivi pi frequentemente uniti
a lectio sono emendata, integra, recta, sincera, vera, corrupta, mendosa. A
parte vanno considerate le espressioni lectio antiqua o vetus.
Beroaldo anno c. a2r in veram, hoc est suam lectionem transducere; c. aa3v ita ... legunt hunc versum commentatores: quantum
ve! dare cereos arentes (Stat. silv. 4. 9, 40); ex qua lectione phalaecius
aperte claudicans efficitur in penultimo pede; c. a4v ita ... in omnibus
ferme codicibus scriptum est: is decies senos tercentum et quinque diebus
/ iunxit et e pIeno tempora quinta die (Ov. fast. 3, 163s.). Rane lectionem multi sequentes interpretationem implicatissimam attulerunt; Poliziano mise. I 2 p. 514; 5 p. 520 in un codice antico di Valerio FIacco (vd. p. 153) in 2, 572 si legge 'durica', non, ut vulgo
legitur, c dorica'. Quae certo aut vera et emendata lectio aut... verae
proxima; IO tit. p. 528 apud Iuvenalem et Roratium recta indicata lectio
enaTTatioque (la recta lectio che propone per Bar. epodo 17, 56 una sua
congettura); ibid. p. 532 vestigium . .. unum adhuc integrum verae integraeque lectionis; 20 p. 549 vestigium. .. incolumis veraeque lectionis;
24 p. 555 vestigium . .. verae lectionis; 34 p. 576 vera ex antiquis exem-

210

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

piaribus Iectio; 44 p. 592 propone di restituire in Perso pro!. 14 al posto del vulgato meIos, nectar, che afferma di aver letto nel lemma di
un antichissimo commento a Persio e soggiunge: et Pomponius Laetus. .. veterem se habere Persianum codicem... affirmavit huie nostraeIeetioni suffragantem; 57 p. 612 (vd. p. 162); 58 p. 616 quod ... Iegimus apud Herodianum trium spatio aetatum solitos (se. ludos saeeula-
res) instaurari, vereor ut emendata sit ibi leetio; 59 p. 626 (vd. p. 216) ~
63 p. 630 quam leetionem (la lezione di tutti i codici in Ter. Ad. II7}
etiam Donatus agnoscit; 71 p. 637 quae etiam verior esse Ieetio vel indeprobatur ecc. (la lezione potest del Vat. lato 3225 in Verg. Aen. 8,
402); 89 p. 672 Servius ... veram leetionem ... eontaminat; ibid. p. 673
(vd. p. 219); mise. II 1,9 haetenus integra leetio; 5, 3 vestigia . .. integraeleetionis; 5, 4 deleta priore leetione (vd. p. 96); 14, 5 vera et integra . ..
leetio; 14,9 (vd. p. 234); 25, 3 (vd. p. 218; lezioni manoscritte); 47.3:
codex bibliotheeae Marciae vetustior ' in Cresphonte' habet (Cic. Tuse. I,.
II5), quae verior esse leetio manifesto deprehenditur; ep. 6, I p. 164 in
Glaucia (Stat. si/v. 2, I) leetionem pluribus locis improbamus (si tratta
della lezione del carme nell'ediz. Calderiniana del 1475); 10,4 p. 312(vd. p. 277); soscr. a Cic. Att. cito a p. 292 veram leetionem conieetari;
F. Pucci in Poliziano ep. 6, 4 p. 173 (vd. p. 292; la leetio qui una
congettura); P. Crinito in PoIiziano ep. 12,21 (22) p. 405 haee ... vera~
et genuina leetio; E. Barbaro ep. II p. 90 (vd. p. 281); Avanzi emend.
c. a2V infra legit Christoforus Papallis inter caenam Asini) (Catull.
12, l) non autem Marucino; quae leetio mihi mimm in modum placet ~
c. a3r-v ignavum hominum genus parum pensitans ac omni quantumlibet
absona lectione eontentum; c. a3v quidam ut depravatissimam Apulef
leetionem imitent corruptissime legunt hunc versum (CatulI. 39, 19 defrieare V: pumicare Apu!' apol. 6); ibid. (vd. p. 214; lezione manoscritta); ibid. infra legerem: cum diva mater alites ostendit occinentes (CatulI. 25, 5); quae lectio caeteris mihi displicet minus; ibid. ibidem
(CatulI. 25, 7) utrique codices antiqui habebant cathagraphosque thynnos);
quae leetio mihi omnino placet; c. a4r infra (CatulI. 61, 213) aliqui
eodices habent sed mihi ante Iabello si l), aliqui sed hyante labello si):
neutram lectionem probo, licet Apuleius loquens de Bathyllo (fior. 15
p. 20S. Helm) secundam lectionem confirmet; ibid. infra legitur illaqueatque alia) etc. (CatulI. 64, 16), quam leetionem comprobamus; ibid.
(vd. p. 282; la lectio qui una congettura del Sabellico); ibid. (vd.
p. 282); c. a4v lege devolvit sibi lactes acuto pondera silice) (CatulI.
63, 5); quam lectionem aeeepi ex carmine Nasotlis hic a Parthenic>

LA CRITICA DEL TESTO

2II

assumpto (corregge pondere siliees dei codd. per il confronto con


Ov. fast. 4, 241 cito nel commento del Partenio); ibid. ubi mirum
in modum laetatus sum quom huiusmodi aptissimas leetiones utrasque rure
morans imaginatus fuerim (congetture) ; ibid. eodex antiquus habet
(fulguret oarion (CatulI. 66, 94); quam leetionem approbat Angelus
PoZitianus; c. a5v variam leetionem (vd. p. 213).
Da tutti questi esempi appare che nell'uso del termine leetio
non v' distinzione fra lezione manoscritta e congettura. In un paio
di casi tuttavia sembra che il Poliziano contrapponga la leetio alla
congettura: mise. II 15, I loeus esse eonieeturae solet ubi nilleetio suppeditat; ep. 6, I p. I6~~ iam genetrix Sipileia in Abaseantio (Stat. si/v.
5, I, 33) non Domiti fuit emendatio, sed publiea omnium diu leetio; cf.
anche Merula, pref. a Marziale (Botfeld 15 I) sed quo magis 011US
ho.e detreetabam, eo magis urgebant, quod non solum ex leetione falsa
mens poetae percipi non posset, sed inter varias et dissidentes quorundam
emendationes quam potissimum reciperent ignorarent. Ma la contrapposizione qui nel fatto che leetio indica un modo di essere del testo,
un modo vulgato di leggerlo, che pu essere tradizione, ma anche
risultato di congettura (publiea omnium diu leetio), mentre l'emendatio o la conieetura un'innovazione rispetto al testo tradizionale:
quest'interpretazione suffragata dal passo del Merula cito a p. 213
ove a frequens seriptura 'lezione vulgata' si contrappone nostra
emendatio.
Si trova invece specializzata ad indicare la lezione manoscritta
di codici antichi l'espressione l e c t i o a n t i q u a o v e t u s : Po-'
liziano, soscr. a Varrone (vd. p. 178); mise. II 35, 9 vetusest leetio (nobilis pyetae (Plin. nato 7,51); nel commento del Poliziano a Svetoni<>
contenuto nel Monac. lat. 754 antiqua leetio indica la lezione del Vat.
lat. 1904 (sec. XI; Branca-Pastore Stocchi 157 n. 36); Avanzi emend~
C. a2V ibidem antiqua leetio habet ( esse comparasti , non autem ( aere
(CatulI. I0, 15); euius leetionis hie erit ordo ae sensus ecc.; ibid. ex veteri tamen leetione ex verbisque Porphyrionis super illo versu te suis:
matres metuunt iuvencis (Porph. ad Hor. earm. 2, 8, 2I) legerem (( iuveneulorum (CatulI. 24, I); ibid. infra si legis ex leetione antiqua
Furi villula nostra (CatulI. 26, I); c. a3v in his versibus lege ex
antiqua leetione nee meum respectet ut ante amorem (CatulI. II, 2I) ;
c. a4r vel ut habet leetio vetus: (( quod eum sic carpunt tacita quam
mente requirunt (CatulI. 62, 37); c. a4v leetio mea antiqua (= eodex
meus antiquus) habet ' calasti' eum t; meZior autem leetio est 'ealatisei'

212

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

cum C 1. Si noti che l'Avanzi dispor.eva, come ci informa lui stesso


(emend. c. a2r), di due codici, entrambi definiti pi volte antiqui
o veteres, uno prestatogli da Christeiforus Papallis e uno di sua propriet; probabilmente quindi con leetio antiqua o vetus si riferisce
alla lezione di questi due manoscritti.
Per la frase in veram leetionem restituo vd. p. 282.
SCRIPTURA

Sinonimo del precedente. Come leetio un modo di leggere,


cos seriptura un modo di scrivere; quindi non necessariamente
una lezione manoscritta, ma anche una congettura. Seriptura per
, lezione' gi antico: vd. Georges s. v. e aggiungi Gell. 20, 6,
14 et idicireo importunissime . .. feeerunt qui in plerisque Sallusti exemplaribus seripturam istam sineerissimam eorruperunt. Per il significato
di 'scrittura' vd. p. IOI.
Valla eleg. I, 17 p. 22 vera seriptura erat boni perquam diu nulli ,
aut potius quum boni perdiu nulli (Cic. de or. I, 8; congetture);
in Fac. p. 601 quoties aut syneera seriptura esset obscura aut emendanda
corrupta; p. 603 sed procul aucupor scripturae veritatem; emendo p. 604
in eonieetanda seripturae veritate; p. 606 quasi mendosa seriptura sit;
p. 616 quanquam apud Columellam (si tamen vera seriptura est) reperitur
genere maseulino; p. 617 ne Petrareha quidem veritatem seripturae deprehendit; in Pog. p. 263 (vd. p. 213). Si noti l'espressione seripturae
veritas per' la vera lezione '. Poliziano mise. I 9 p. 527 (vd. p. I09);
9 p. 528 (vd. p. 285); 18 p. 545 eum verior seriptura maneat adhue in
libro pervetere; 23 p. 553 in quis utique singulis (se. eodicibus) hanc
quam dicimus scripturam reperias; ibid. quum superiorem illam veluti
constantem solidamque reperiamus in melioribus (se. eodicibus) seripturam; 24 p. 556 neque . .. ignoro depravatam fere ubique esse scripturam,
siquidem non Heeales anus l), sed Ales anus (Apul. met. I, 23) ...
scriptum plerumque invenies; 41 p. 589 si suspicio libera mi detur, malim credere equidem in dierum quam in rerum (Gell. 14, 2, I) veram habuisse et ineolumem seripturam; 44 p. 592 ex quo existimamus
veterem synceramque scripturam ' neetar' habuisse, novitiam vero et menI. CatulI. 64, 319: forse calasti errore di stampa per calatisti (calathisti V),
altrimenti non si capiscono le specificazioni cum t e cum c.

LA CRITICA DEL TESTO

213

dosam ' melos' (Pers. prol. 14, cf. p. 280s.; la lezione nectar dunque
per il Poliziano la pi antica e la genuina, mentre melos corruzione
pi recente); 50 p. 599 (vd. p. 294); 75 p. 643 (vd. p. 273). In
Merula, pref. a Marziale (Botfield 152) facilitate nostra fieti, quo
per nos castigatum fuit, id ut publice enarraremus effecerunt, videlicet ut
discerent quibus rationibus quave scriptorum veterum auctoritate, damnata
frequenti scriptura, nostram emendationem tueremur, f r e q u e n s s c r i p t u r a 'lezione vulgata' contrapposto a nostra emendatio: vd. quanto
detto per lectio a p. 21 L
Si noti che il Poliziano usa sia lectio che scriptura, ma pi spesso
lectio, nell'Avanzi e nel Beroaldo compare solo lectio, il Valla preferisce invece scriptura.

VARIETAS, VARIUS

Varietas 'variante' compare in Salutati de fato 2, 6 p. 343, 21


preponantur. .. viri peritissimi bibliothecis, qui libros diligerttissima collatione revideant et omnem varietatum discordiam recte diffinitionis iudicia
noverint removere. Nello stesso senso il Valla, in Pog. p. 263, usa
varia scriptura: Poggio lo aveva accusato di aver voluto arrogantemente correggere Sallustio stesso in eleg. I, 14 p. 19 dove, parlando
della costruzione di quisque con aggettivi in -Us la cui desinenza
preceduta da i od u, esemplificava con Sallust. Cat. 61 nam strenuus
quisque aut occiderat in proelio aut graviter vulneratus discesserat, e soggiungeva: ipse mallem dicere strenuissimus quisque, piissimus quisque l}.
Quidam tamen Sallustiani codices scriptum habent strenuissimus l}. Il
Valla ribatte che egli non ha corretto Sallustio, ma poich anche
strenuissimus attestato nella tradizione, ha solo detto quale gli pareva migliore fra varianti manoscritte: quomodo videri possum emen-

dare Sallustium, qui incertum est an sic scriptum reliquerit ut me tu ais


emendare voluisse? Ego tantullt ex varia scriptura quid mihi satius videatur pronuncio.
L'Avanzi indica con v a r i a 1e c t i o una serie di congetture
a CatulI. I, 9: emendo C. asv non meam, sed variam lectionem accipies
illius versus in primo carmine Cawlli: all'amico che gli aveva chiesto
chiarimenti su questo difficile verso non sa proporre alcuna soluzione sua, ma gli indica vari tentativi di sanare e interpretare il verso
fatti da altri.

21 4

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Varius pU anche esser riferito al testo offerto dai codici, come in


Salutati ep. III p. 246 si varios invtnerimus esse textus (cf. p. IO) o
ai cdici stessi per dire che presentano lezione diversa: Traversari
ep. 244 col. 320 exemplaria Decadum hic nisi mendosa non reperiuntur
et varia; Avanzi emendo C. a3v ibidem codices varii sunt in lectione unius
versus (CatulI. 59, 4).

EMENDATUS

uno degli aggettivi pi usati dagli umanisti nel senso di senza


mende, senza corruttele (cf. Thes. l. L. V 2, 466, 69ss.). Un codex
emendatus per gli umanisti generalmente non un codice che
stato corretto, ma semplicemente un codice che offre un buon
testo, non corrotto . Scelgo qualcuno dei pi significativi fra gli
innumerevoli esempi che ho raccolto: Guarino ep. 141, 31 aliquot
(sc. epistulas) transcurri; emendatissimae mihi visae sunt et. .. in tanta
vetustate et aetate iam decrepita nusquam delirare videntur (si tratta del
codice antico di Plinio il Giovane, ora perduto, scoperto da Guarino nella Capitolare di Verona); Aurispa ep. 91 p. II3s. habeo Ci-

aronis ad Atticum epistolas, codicem perpulchrum. .. Epistolae vero sunt


ompletissintae et minus quam ullae corruptae; inveniri enim solent plerunque incompletae, emendatae vero nunquam. Sed hic codex. .. omnes
sui generis pulchritudine vincit et emendatione, quamvis emendatissimae
non sint; Poggio ep. 2, 29 p. 159 (vd. p. 131); Traversari ep. 206
col. 267 (vd. p. 181); 385 col. 501 ex emendatissimo antiquoque codice;
387 col. 504 (vd. p. 256); Filelfo ep. C. I4f hi omnes quotquot in Tuscia sunt Gelli codices . .. , qui et emelldatissimi sunt et istorum omnium,
ut ita dixerim, parentes; Poliziano misc. I 41 p. 589 quod idem apud
Aulum quoque Gellium video depravatum, libro qui nunc vulgo tertiusdecimus, cum sit quintusdecimus emetldatis codicibus. Emendatus pu
anche essere riferito alle litterae, cio alla scrittura (Traversari ep.
306 col. 398 novis et barbaris literis parumque emendatis, cf. p. 187),
ma sempre un apprezzamento relativo alla maggiore o minore
correttezza del testo, non all'aspetto della scrittura (cf. corruptus
detto della scrittura, p. 222). Cos nel latino umanistico si dice spesso
che un codice emendate scriptus (opposto a mendose scribo; vd.
p. 223), riferendosi alla qualit del testo: ad es. FiIeIfo ep. C. 72r
codex ... hic epistolarum et pulcher est et novus et satis emendate scrip-

21 5

LA CRITICA DEL TESTO

tus; Traversari ep. 233 col. 307 invento tandem exemplari quo versus
i!li continerentur emendatius seripti. Anzi il Traversari parla addirittura di emendati... seriptores intendendo copisti che sanno scrivere correttamente (ep. 503 col. 619).
Naturalmente emendatus pu anche conservare il suo valore di
participio e significare che stato corretto : vd. p. 265.
Anche il sosto e m e n d a t i o si trova usato per indicare lo stato
<li correttezza di un codice, la qualit dell'esser senza mende: vd.
p. 267s.

CORRECTUS

Come emendatus, anche correctus pu significare 'senza mende "


senza implicare che il testo sia stato corretto: Salutati ep. III p. 373
ilt minus admirere si tam ardenter me concupiscere videas aliquem textum
(di Dante) reperire correctum; Aurispa ep. 7 p. 14 in Plutarcho sunt
Parallela omnia et liber est correctissimus; Poggio ep. 3, 39 p. 288 liber
est correctus et minime mendosus. Si noti la frase correcte exemplo (' tra'Scrivo') in Salutati ep. III p. 76 epistolas Petri Abaialardi... studeas
o. quanto correctius poterit exemplari.
Per correctus con valore di participio, che stato corretto vd.

p. 274
ALTRI AGGETTIVI PER CORRETTO', 'SENZA MENDE'

c a s t i g a t u s: come i sinonimi emendatus, correctus, emaculatus pu perdere l'originario valore di participio e significare corretto, senza errori' 1: Aurispa ep. 35 p. 54 (cf. p. 143) qui
.castigatam illam antiquitatem imitentur; Merula, preE a Marziale
(vd. p. 29I).
e m a c u l a t u.s : Poliziano mise. I 40 p. 587 si quis
emacuJatum habeat codicem; ep. II, 25 p. 362 emaculata omnia et vera haberentur; B. Guarini in Poliziano ep. I, 19 p. 27 Martianum Capellam
et Senecae Quaestiones naturales opto, si modo emaculati sint codices.
o

I. Vd. S. Mariotti, Rivo di fIl. c1asso l) 92, 1964, 384.

216

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

i n t e g e r : vd. p. 218.

f i d e l i s, f id u s:

Guarino p. 223, 52 habet Macrobiumlitteris antiquis, fidelem, emendatum, ita ut et Graecas habeat fideoptima insertas litteras; Traversari ep. 206 col. 267 (vd. p. 256); 225
col. 294 (vd. p. 255); 385 col. 501 exemplar fidum (cf. p. 143); Merula, pref. a Marziale cito a p. 291: incorrupta atque fidelia. Fidelis
pu essere anche il trascrittore: Traversari ep. 385 col. 501 non negligas manum librariam quam optimam atque perquam celerem ac fidelissimam tibi comparare. Si dice quindi fideliter scribo, transcribo e sim.:
soscr. al Vat. lat. 1958 (vd. p. 191); Salutati ep. III p. 373s. vix enim
invenitur iam ex Petrarce Boccaciique libellis codex fideliter scriptus quique non multum ab exemplaribus degeneravit; Poliziano mise. I 41 p.
589 (vd. p. 163 n. 2).
Sull'esempio di frasi gelliane come in libro speetatae fide i (1,7, I).
in Iugurtha Sallustii summae fidei et reverendae vetustatis libro (9, 14,
26), librum veteremfidei speetatae (13, 31,6) modellata l'espressione
di Guarino ep. 379, 31 Papiam quendam litteris vetustissimis ... et fidelitate praeeipua.
s i n e e r u s : pu esser detto di codici (Poliziano mise. I 59
p. 624, cito a p. 188; cf. GelI. 5, 4, I Fabii annales, bonae atquesineerae vetustatis libri), ma pi spesso si trova unito a leetio o
seriptura (cf. GelI. 20, 6, 14 cito a p. 212): Valla in Fae. p. 601
(vd. p. 212); Poliziano mise. I 44 p. 592 (vd. p. 212). Cf. anche
Poliziano mise. I 69 tit. p. 636 'Darion' syneeriter esse apud Catullum (66, 94).
Con significato analogo usato anche il sosto s i n e e r i t a s :
Valla in Fae. p. 599 saepe . . , synceritate earebat codex; Poliziano mise.
I 59 p. 626 si quis de syneeritate lectionis istius ambigat; ep. IO, 4 p. 3II
quoties de syneeritate leetionis ambigitur. Per in pristinam sinceritatem
restituo (reduco) cf. p. 28IS.
ve r u s: (cf. GelI. 18, 9, 5 librum verae vetustatis) Gasp. Barzizza, letto cito a p. 263: quod ex unoquoque (sc. libro) verius videbatur
attentissime in hunc nostrum transtuli; Merula, pref. a Plauto (vd.
p. 314); Poliziano mise. I 97 p. 689 veri integrique eodiees. Frequentissimo in unione a leetio e scriptura (cf. Servo Aen. IO, 244 ' spcetabit' est vera lcctio): ValIa eleg. I, 17 p. 22 ed emendo p. 616 (vd.
p. 212); Poliziano misc. I 5 p. 520 cito a p. 209; 9 p. 528 expungi
veram scripturam, supponi falsam; IO p. 532; 18 p. 545; 20 p. 549;
24 p. 555; 34 p. 576; 41 p. 589; 50 p. 599; 57 p. 612; 71 p. 637~

LA CRITICA DEL TESTO

217

89 p. 672; II 14, 5; soscr. a Cic. Att. (per tutti questi passi vd.
p. 209s. e 212). Per in veram lectionem restituo vd. p. 282.
Si trova anche il sosto ve r i t a s in Valla in Fac. p. 603 ed
emendo p. 604 e 617 citt. a p. 212.

INTEGRO

Gli umanisti hanno una ricca gamma di aggettivi per indicare


che un'opera integra, senza lacune o completa in tutte le sue parti.
c o m p l e t u s: Salutati ep. I p. 157 si commode tibi fieri potest, destnato Macrobium De Sa,turnalibus, quia illum librttm nunquam
completum habui; Aurispa ep. 7 p. 14 tandem Nicolaus noster iam pridem, dum in Constantinopoli essem, scripsit mihi completul1l Ciceronem
De oratore meo nomine scribi facere. " Incredibili... desiderio teneor
l~gendi et videndi illud opus finitum et emendatum: finitus sinonimo
di completus ed emendatus vale 'senza corruttele'; 91 p. II3 habeo
Ciceronis ad Atticum epistolas... Epistolae... sunt completissimae et
minus quam ullae corruptae; 94 p. I I 7 est hic Martialis. .. completus
et minus corruptus quam alii inveniri soleant. Il termine compare anche
negli inventari: inv. Visconti 152 liber ... non completus; 177 Dantes
completus.
i n t e g e r: pu significare 'integro, intero, completo', ma

anche ' inalterato, non corrotto, retto', venendo ad essere sinonimo


di emmdatus.
l) 'integro': Guarino ep. 210, 30 fama pertulit ad nos librum
ipsum integrum, absolutum et a vertice, ut aiunt, ad calcem usque nulla
ex parte diminutum repertum esse; 633, 4 expecto Plautum in dies integrum, exemplar ipsum vetus (il codice Orsiniano con le dodici commedie nuove); Panormita in Guarino ep. 355, 49 integrttm est preter
ultimam chartam, item tris circiter medium; Poggio ep. 3, 29 p. 267
(dicit se habere) Agellium, ut putat, integrum; Valla, letto al Tortelli
(Sabbadini, Storia 162) quaeras a domino Columnensi sive quis alius
est qui Donatum super Terentium habet, numquid integer Donatus reperiatur et an super omnes comoedias scripserit. Nam hic amiws melts apud
Carnotum vidit hunc auctorem, sed sine tertia cOl11oedia 'E(lu't"OV't'LfLwpou[.Lv<p et non integra quinta 'Ex.up~, item cum defectu in sexta, quae
dicitur <l>Op[.LLWV; Girolamo Donato in Polizano ep. 2, 12 p. 56 is
libellus (Alessandro di Afrodisia, 1tept ljJuX:7j) apud me fere post

218

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

prinCIplum mutilus est. Cupio me eertir rcm reddas, nunquid apud vos in
deleetissima ista Medieum bibliotheca totus 1 atque ineolumis sito Quod
si, ut spero, illaesus et integer, mihi gratissimum facies, si primum eius
libri eaput transcribi feeeris.
2) 'Intatto, non corrotto': Merula, pref. a Marziale cito a
p. 291; Poliziano misc. I IO p. 532 (vd. p. 152); 69 p. 636 in elegia
.eadem Catulli ex Callimacho 'Oarion ' legitur pro eo quod sit ' Orion '
(66, 94). Quam quoniam integram adhue inviolatamque dictionem nonnulli temere attentare iam incipiunt ecc.; 97 p. 689 locus apud Suetonium in Claudio (34) ita perperam legitur in plerisque voluminibus:
- si aut ornatum aut pegma vel quid tale aliud parum cessisset~, cum veri
integrique sic habeant codices: si automaton vel pegma~; II 5, 3 exemplaria locis multis adeo mendosa sunt ut ne vestigia quidem supersint integrae lectionis; II 14, 5 (vd. p. 242) vera et integra . .. leetio; II 25, 3
in codice... vetustissimo' sororientes " in altero non aeque vetusto ' sorientes' (Plin. nato 3I, 66) habemus, quarum altera integra est lectio,
.altera vero integrae vestigium.
A volte questi due significati di integer si sovrappongono, come
in Poliziano mise. II 31,3 e 7: in Vitruvio 8, 3, 21-23 sono citati degli
epigrammi greci al posto dei quali negli esemplari a stampa c' solo
uno spazio vuoto e nella maggior parte dei codici antichi dei segni
quasi del tutto privi di significato: sed ego veterem naetus Vitruvianum eodieem. .. non adeo turbata in eo vestigia repperi litterarum, quin
versieulum quasi ariolari unum aut alterum sparsimque voces aliquas potuerim, quae cum mihi esse e!egantissimae iueundissimaeque viderentur . ..
Jolebam nimis et angebar quod non eos versus habere integros et, quod
Jicitur, sartos teetos poteram. Poi trov un antico codice greco (Laur.
56, l) in cui erano contenuti epigrammata quoque illa quae desiderabam
prorsus integra emendataque.
Dal secondo dei due significati sopra illustrati deriva l'uso di
integro per' correggere' (vd. p. 276s.). Cos i n t eg r i t a s l e et i o n i s, del tutto equivalente a integra leetio: Gianfrancesco Pico
<lella Mirandola, letto al Bembo (Santangelo p. 30) ve! etiam quae
mancipes librarii 2 integritatem leetionis dum passim eorrumpunt aedidere,
I. cf. per totus in questo senso Salutati ep. I p. 203 petita de Agellio cum presentibus accipe. Attamen, quod audivi et credo non ignores, totus Agellius Bononie est
4pud heredes domini Iohannis Ca1darini.
2. Per l'espressione mancipes librarii, che indica evidentemente i tipografi,

LA CRITICA DEL TESTO

2 19

ipsi observent magna eum diligentia (gli imitatori di Cicerone imitano


anche le lezioni corrotte per colpa dei tipografi) 1.
i n c o l u m i s : usato in modo del tutto simile ad integer: nel
passo di Girolamo Donato cito a p. 217S. significa' integro'; in Poli:ziano mise. I 20 p. 549 in vetustis exemplaribus vestigium... extat
ineolumis veraeque leetionis e 41 p. 589 cito a p. 212 significa evidentemente 'intatto, inalterato, non corrotto'. Si trova anche
i n c o l u m i t a s l e c t i o n i s in mise. I 89 p. 673 quis autem dubitet

quin de Vergilianae leetionis ineolumitate Quintiliano eredendum sit


potius quam Servio?
p e r f e et u s : Aurispa ep. 7 p. 13 habeo et alium mathematieum
non perfeetum ... : caret quidem principitl( il Vat. gr. 218 di Pappo);
53 p. 69 Antonianas Cieeronis perfectas ut nuper inventae sunt (cf. p.
331 n. l) ... Si Philippicae non pulcherrimae, modo plenae et emendatae
arsent, etiam placerent (si noti il sinonimo plenus); Guarino ep. 888,
3 1 (vd. p. 237).

CORRUTTELA

Per indicare la corruttela gli umanisti si servono, accanto a paTole generiche come error, erratum, dei termini mendum e vitium,
.che hanno carattere pi specialistico e gi nell'antichit compaiono
.con una certa frequenza in contesti di carattere filologico-librario.
m e n d u m : Thes. l. L. VIII 696, 12SS. Fra gli umanisti: Salu-

cf. il seguente passo: Eusebius Scutarius Vercellensis Georgio Merulae Alexandritlo


{)mnium doctissimo s. Confecimus non minus sedulo quam libenter... quod nobis superioribus diebus iniunxisti: Plautinas enim comoedias... pro doctrina nostra satis diligenter recognovimus, ut scilicet emendatiores imprimerentur. Quod tu in primis, dcin
alii legentes, si has in praesentiarum impressas cum aliis exemplaribus conferre voluerint,
facile iudicabunt. Expunximus haud paucos errores et quasi spongia delevimus quos operarii dormitantes et m a n c i p e s incuriosi commiserant (ed. di plauto, Venetiis 1495,
H 13078, c. F4V).
L Il concetto molto simile a quello espresso dal Poliziano, ep. 5, l p. 131
male doctos quosdam ferre . .. non possumus qui tamen ipsi quoque omnia exigunt ad Ci~eronis gustum. Saepe enim hoc usuvenit. .. ut illa ipsa in nostris scriptis potissimum
reprehenderent quae in bonis emendatisque Ciceronis exemplaribus reperirentur, cum
lame!1 ipsi voces omnino barbaras pro Ciceronianis usurparent, quas videlicet excusores
isti novorum librgmm Teutones perversissime aliqllando effinxissetlt.

220

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTl

tati de fato 2, 6 p. 343, 4; Beroaldo arn. c. CH apud Quintilianullt . ..


turpe mendum deprehendimus inter legendum et etiam emendavimus; Poliziano misc. 161 p. 628 opinor mendum esse id exemplarium; 63 p. 630
quid hic ;gitur dicemus? mendumne esse in Terentianis omnibus codicibus
an . .. memoriola vacillasse Varronem ... ? 71 p. 637 pudet referre quam
manifstwn, sed nondum tamen a quoquam... nisi nobis indicibus animadversum mendum Vergilianis codicibus inoleverit; ep. 12, 1 p. 367
nec. .. animadvertit idem esse utrobique lubricum menduln n si accorge
che si tratta in entrambi i casi della stessa facile corruttela .
Si trova usata anche la forma 111 e n da: Valla eleg. 3, 5 p. 8S
(vd. p. 323); Beroaldo anno c. a3v menda est . .. in secundo versu; c.
b4v apud eundem (sc. Gellium) libro decimo nono menda pertinax inveteravit; ibid. (vd. p. 225); c. b5r apud eundem (sc. Ciceronem) pertinax menda irroboravit; c. CH (vd. p. 271); C. C4v (vd. p. 275);
Avanzi emendo c. a3r iam horum duorum carminum tum mendas tum
maximam syllabaru11l licentiam ostendamus.
v i t i u m: Salutati de fato 2, 6 p. 344, 1 e 3; Valla eleg. 2, I
p. 47 et quum omnia .. . exemplaria quae in Italia sunt mendosa et depravata hoc vitio essent; in Fac. p. 603 vitium libri nullidum . .. emendatum;
Poliziano misc. I 71 p. 638 et alter locus itidem vitio consimili laborat
apud eundem poetam; 93 tit. p. 685 vindicata Iustiniani principis praefatio quaepiam a vitiis mendisque aliquot; ep. 8, 15 p. 249 (vd. p. 77).
Questi sono i termini di uso pi comune, ma la ricchezza e variet del latino umanistico si manifesta nell'uso di metafore (vetustatis delirationes, Lamola in Guarino ep. 455, 170 cito a p. 176 1;
morbus, Bruni ep. 4, 9 p. 120 cito a p. 238) e di numerosi sinonimi di cui do qualche esempio.
c or r u p t i o : Salutati de fato 2, 6 p. 344, 2 pauci quidem del. L'espressione scherzosa, suggerita al Lamola dalla veneranda antichit del
codice di cui parla, il perduto Laudense di Cicerone, significa sciocchezze senili.
e quindi errori, corruttele, non grafie arcaiche come vorrebbe la Malcovati
(<< Athenaeum 47,1959,178 io credo che il Lamola volesse alludere alle forme
ridotte della terza persona singolare del presente di esse, indizio sicuro di antichit
... e fors'anche appunto alle forme quom quoius quoi, che nel Laudense dovevanoessere frequenti ). Come in analoghe affermazioni del Poliziano (vd. p. 261S.).
il Lamola vuoI sottolineare di aver riprodotto l'esemplare anche dove esso era
evidentemente corrotto. La metafora di sapore guariniano: cf. Guarino ep. 141.
33 (epistulae) iII tanta vetllstate et aetate iam decrepita nusquam delirare videntllr (cf.
p. 21 4).

LA CRITICA DEL TESTO

221

prehendunt vitia paucissimique, licet corruptionem viderint, sunt qui noverint relectis vestigiis illuc unde vitia ceperint remeare pochi si accorgono degli errori e pochissimi, anche se vedono la corruttela, sono
in grado, ripercorrendo le tracce, di ritornare al punto di partenza
dell'errore (cio alla lezione originaria); Beroaldo anno C. b4I apud
eundem locus est depravatus unius litterae inversione; quae quamvis sit
parva corruptio, totam tamen obscurat eloquutionem.
d e p r a v a t i o : Facio invect. I p. 525 (vd. p. 230 n. 2); Beroaldo anno C. CH quae nominis depravatio historiam pervertito
d e p r a v a t u m : Facio invect. I p. 525 in emendando aliquo
depravato (cf. p. 230 n. 2).
Si noti infine l a p s u s in frasi come le seguenti: Poliziano
mise. I 53 p. 606 nec sane lubricus ex literarum vicinitate sit in alterutrum nomen lapsus; 61 p. 628 lubricus... sane lapsus in 'aconitum'
d~ , conio' (cf. p. 235); II 14, 4 videlicet c et llitteris in d coagmentatis
parato lapsu; Bessarione, PC. 161, 625A facilis est enim ad errorml
lapsus quoties ecc. (vd. p. 235 n. 3).
Per indicare in generale lo stato di corruzione di un codice o
di un testo si trovano usati: c or r u p t i o (Salutati ep. III p. 373
dici quidem non potest quam molesta michi sit ista corruptio que libros
omnes invasit; p. 518 ago tibi gratias de orationibus ilfis quibus summe
delectatus sum, licet solita talium rerum corruptio minus iocundam fecerit
lectionem; IV p. 83 video ... quod corruptione librorum in errorem communiter imbibitum incidisti); i n c or r e c t i o (Petrarca seno 13, IO
p. 1021 incorrectionem operis, si qua occurret, mea excuset occupatio,
qua obsessus feci haec per alios revideri; Zenone Amidano, letto a P.
C. Decembrio (Sabbadini, Storia 272) placet mihi vehementer quod
. .. statueris... epistolas illas Plinianas emendare. Nam etsi minime
dubitem propter earum incorrectionem provinciam hanc non mediocri tibi
labori . .. Jturam ecc.); m e n do s i t a s (Poggio ep. 4, II p. 32 1
nisi esset mendositas exemplariorum; cf. Thes. 1. L. VIII 709, 74SS.).

CORROTTO

Per 'corrotto' gli umanisti possiedono una ricca gamma di aggettivi. I pi usati sono corruptus, depravatus, mendosus, che possono
indicare sia le condizioni del testo tradito sia lo stato di corruzione
di un determinato codice sia la corruzione di singoli punti del testo

222

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

(versi, frasi, parole: si trovano Spr3S0 in unione coi sostantiVi


lectio, scriptura). Per questi tre aggettivi, di uso larghissimo fra
tutti gli umanisti, do solo qualche esempio scelto fra i pi.
significativi.
c or r Il p tu s: I) Riferito a un testo: Salutati ep. I p. 52(vd. p. 239); E. Barbaro ep. II p. 79 in Pomponio ... Mela,.
quem nemo ignorat corruptissimum haberi; Pomponio Leto, pref. aVarr. ling. (Botfield 138) M. Terentius Varro ... XII libros De lingua
Latina scripsit. .. quorum omnium etate nostra sex corrupti in manibus
habentur.
2) Riferito a codici: Guarino ep. 649, 14 quod dtto alii codices
Lactantii apud te corrupti sunt ecc.; Poggio ep. 2, 29 p. 159 (vd. p.
131); Traversari ep. 225 col. 294 De ira Dei et opificio hominis semitruncos adtingere ausus non SUnt, quod eorum corruptissima tantum apua
110S exemplaria invenerim; Aurispa ep. 94 p. II7 est hic Martialis . ..
completus et minus corruptus quam alii inveniri soleant; Poliziano ep.
4, 13 p. 129 (vd. p. 98s.); Pomponio Leto, soscr. a Varrone cito a.
p. 260s.
3) Riferito alle litterae, alla 'scrittura' di un codice non
un apprezzamento estetico, ma indica che il codice scritto in modoscorretto: cf. quanto detto a p. n8 a proposito di Poggio ep. 4,
4 p. 304 liber est illis litteris antiquis corruptis, quales sunt Quintiliani,.
cui da accostare Zenone Castiglioni, letto cito a p. 132: implicita quadam et corrupta Germanica littera conscriptum. L'opposto litterae emendatae, cf. p. 214.
4) Riferito a lezioni particolari (versi, frasi, parole): Valla in
Fac. p~ 601 (vd. p. 212); Poliziano misc. I 68 p. 635 elegiam Callimachi de crinibus Berenices... vertit in Latinam linguam... Catullus,
quamvis pleraque sint in ea corrupta mendosaque et temere scripta librariorum inscitia; II 51, I in libro Aristotelis IIoL't'ELWv primo verba sunt
plerisque exemplaribus mutilata et corrupta; ep. 6, I p. 165 (vd. p.
276); IO, 4 p. 312 (vd. p. 277); soscr. a Plin. nato (Maier 352)
pro. .. instituto meo ne illa quidem quae liquebat esse corrupta de veteribus omisi; E. Barbaro ep. II p. 71 verba Plinii cormpta primo locO'
ponimus.
In Poggio ep. 5, 5 p. 13 recepi pridem a te litteras semilaceras atqueita corruptas multis in locis, ut vix legi possent; quod accidit culpa portitoris, ut puto, il corruptas indica una corruzione puramente meccanica.
ed esterna.

LA CRITICA DEL TESTO

22].

d e p r a v a tu s: I) riferito a codici: Guarino ep. 217, 39(vd. p. 295 n. 2); 366, 12 minus depravatum habebis volumen; nam
multis in locis emendavi; ValIa eleg. 2, I p. 47 (vd. p. 220); Poliziano
ep. 5, 9 p. 162 in eodicibus depravatis.
2) Riferito a lezioni: Beroaldo anno C. a4v versus est in III
Fastorum depravatus; c. b7V pauea ex plurimis depravata attingam; c.
C5V duae sunt iunetim dietiones depravatae; Poliziano mise. I 24 p. 556neque autem ignoro depravatam fere ubique esse seripturam; 34 p. 576
voeabulum alterum quod est I5pyocvov de Craeea seriptura depravatum mi-o
gravit in Latinam.
m e n d o s u s: gi anticamente detto de scriptura, mendis:
librorum (Thes. 1. L. VIII 710, 19ss.).
I) Riferito a testi: Beroaldo anno c. b7v (vd. p. 229); Poliziano ep. 12, I p. 366 quasi vero non eonstet hymnos istos, quos etiam

v4tis esse Homeri quidam dubitant, plurimis esse locis mendosissimos.


2) Riferito a codici: Poggio ep. 3, 37 p. 284 (vd. p. 141);.
3, 39 p. 288 (vd. p. 215); II, 22 p. 84 (vd. p. 270); Traversari ep.
42 col. 78 (vd. p. 254); 206 col. 267 (vd. p. 256); 216 col. 283 spondeo. .. me acrem operam daturum ut is, quem tu mendosissimum ad me
misisti, quam emendatissimus ad te proficiseatur; Valla eleg. 2, I p. 47
(vd. p. 220); Poliziano mise. I 57 p. 612 (vd. p. 162); 59 p. 624 (vd.
p. 188); 78 p. 649 mendosum. .. naetus eodieem.
3) Riferito a lezioni: Beroaldo anno c. CIV (vd. p. 226); c.
C3r duae dictiones iunetim locatae pariter mendosae leguntur; c. qr inter
legendum correximus locum mendosum et penitus depravatum; Polizianomisc.I44P, 592 (vd. p. 212S.); 68 p. 635 (vd. p. 222); 80 p. 652 (vd.
p. 271); II 47, IO versieulos autem hos Euripidi mendosos habemus in
vulgatis Agellianis codicibus; soscr. a Ovidio (Mai'er 351) observavi
autem quod soleo ... , ut... ne illa quidem interdum omitterem quae'
mendosa esse liquebat; soscr. a Terenzio (Maier 344) observavi autem
quod consuevi, ut ad unguem exscriberem etiam quae plane mendosa'
videbantur.
Si notino le frasi m e n d o s e s c Ti bo, t r a n seri b o (opposte
a emendate scribo, per cui vd. p. 214s.), m e n do s e l eg o (oppostoa emendate lego): Poggio ep. 2, 23 p. 150 qui liber transeribitur,.
sed nimium mendose; 3, 17 p. 216 (vd. p. 327); Traversari ep.
216 col. 283 animadverti seriptorem illum ... negligenter nimium at-
que mendose seripsisse; Poliziano mise. I 66 p. 633 (vd. p. 154); 35
p. 576 in M. Varronis libro primo Rerum rustiearum mendose legitur'

224

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

illud ecc.; 75 p. 643 locus ... qui sit mendose nune legitur ecc.; 81 tit.
p. 662 de Oeno et asello quodque apud Propertium mendose legitur ' orno';
89 tit. p. 672 qllod Servius grammatieus Bucolicos Maronis versus tam
mendose legit quam falso enarrat.
P. C. Decembrio usa la forma m e n d a t u s non testimoniata
nel latino classico: letto al Pizolpasso in Sabbadini, Storia 271 opus,
ut intelligo, aetate nostra mendatissimum.
Accanto a questi, che sono i termini di gran lunga pi usati,
troviamo nel significato di 'corrotto', 'scorretto' anche altri aggettivi.
i n c o r r e c t u s : gi nell'antichit usato col significato di
non correctus, non emendatus (Thes. l. L. VII I, 1030, 24ss.).
Petrarca fam. 18, 5 tit. ad Gerardum monachum Cartusiensem, sepe
doctorum hominum libros incorrectiores (' pi scorretti ') esse quam reliquorum; 22, 3, 25 (vd. p. 304).
i n e m e n d a t u s: gi anticamente dal significato originario
di 'non corretto', 'non riveduto' (Thes. l. L. VII I, 1292, ISS.)
si era sviluppato quello generico di 'scorretto': ad es. Hier. in
Ezech. 12, 40, 5ss. dum de inemendatis scribuntur inemendatiora de
verbis Hebraicis facta esse Sarmatica; prae! vulg. Par. iuxta LXX
(vd. p. 233 n. 4). I due significati coesistono anche nell'uso
umanistico.
I) 'Non corretto', 'non riveduto ': Guarino ep. 224, 23 is
... Macrobium De Saturnalibus (at)que Aulum Gellium De noctibus
Atticis habere dicitur; quos et ego habeo, sed cum eos emendare cupiam,
illos, te interprete, ab eo habere velim: indignum enim censeo ut qui me
in dies meliorem ]aciunt, ii apud me inemendati maneant; Valla emendo
p. 608 hoc vos in regio codice re1iquistis inemendatum, quod sic emendandum erat; Poliziano ep. IO, 9 p. 317 cogistu quidem me, Laurenti, carmen edere inconditum, inemendatum; cos pure in una singolare soscrizione a un codice del XV sec. di una traduzione del Menone di
Platone, finit Mennon inemendatus (Wattenbach 343 n. I), inemendatus allude senza dubbio al fatto che il codice non stato emendatus ad exemplar: nullo correctoris dente percussus direbbe il Petrarca
(!am. 18, 5, 46).
2) 'Scorretto' (sinonimo di eorruptus, depravatus): Guarino ep.
210, 28 hactenus apud nos obversabatur liber Ciceronis De oratore, ita
tamen obtruncatus et dilaniatus, ut eum maxima (pars) operis elegantissimi . .. perisset, inemendatum etiam quod reperitur extaret; Poggio ep.

3, 5 p. 195 die Leonardo Aretino ne obliviseatur mittere ad me opera


Seneeae et quamprimum. Nam epistolae iam sunt seriptae: reliqua restant,
iuae habeo inemendata 1; T. Fregoso in Aurispa ep. 75 p. 95 opinamur
illas (sc. eomoedias Plauti), quando quidem apud te sunt, aut emendatissimas esse aut inter inemendatas satis emendatas; Poliziano mise. I 57
p. 612 nisi Plinianos inemendatissimos haberemus eodiees.
i n v e r s u s: Beroaldo anno C. b7v quis non videt dietionem
,esse inversam et 'lanien' pro 'lanienam' fuisse perseriptum? (Apul.
met. 3, 3). Riferito a codici in Aldo Manuzio, preE. a Teocrito,
Esiodo ecc., Venetiis 1495 (Botfield 193): si qua tamen leges ineastigata. .. tam hie qllam in eaeteris libris quos ego ad eommunem studiosorum omnium utilitatem curo imprimendos . .. , non mihi imputes, sed exemplaribus. Non enim reeipio me emendaturum libros - nam in quibusdam
Oedipo eonieetore opus esset; ita enim mutilati quidam sunt et inversi
ut ne iRe quidem qui eomposuit, si reviviseeret, emendare posset - sed
.curaturum summo studio ut vel ipso exemplari imprimantur eorreetiores.
Si trova anche il sosto i n v e r s i o in Beroaldo anno c. b4f apud
.eundem (sc. Gellium) loeus est depravatus unius litterae inversione (propone di correggere Caspium in Cispium in Gell. 15, I, 2); C. b4v
.apud eundem menda est manifestaria unius tantum litterae inversion~
{medici per melici in GelI. 2,22, I).
v i t i a t u s : Poliziano mise. I 20 p. 549 vitiatideprehenduntur

lo Poggio aveva ripetutamente chiesto dapprima al Niccoli, poi direttamente


:al Bruni stesso un codice di Seneca gi del Salutati, poi del Bruni (vd. le epp. 2,
38; 2, 39; 3, 4). A Roma infatti non poteva avere che esemplari ita mendosa ut
nedum intelligi, sed ne legi quidem latine possint (ep. 2, 39 p. 176). Il 27 settembre
1426 scrive al Bruni per ricordargli ancora di mandargli le opere di Seneca, quibus permaxime indigeo tum ad emendationem eorum quae scripta sunt tum ad transcripJionem aUorum (ep. 3, 4 p. 192): da ci appare che aveva cominciato a far trascrivere Seneca dai mendosa exemplaria di Roma. Segue la nostra ep. 3, S, che conferma che una parte di Seneca, le ep. ad Lucilium, era gi trascritta: reliqua restant,
.quae habeo inemendata significa quindi che gli restano da trascrivere le altre opere
e che vuole il codice del Bruni perch a Roma ha solo i mendosa exemplaria di cui
sopra (Ullman, Origin 40: He now makes c1ear that the letters of Seneca are already copied and that he has an Wlemended copy of other works. Bruni's copy
is therefore needed to correct these manuscript ). Il codice di Seneca allestito da
Poggio attualmente il Vat. lat. 2208, che non deriva dal manoscritto di Coluccio
(Laur. Edili 161), ma pu essere stato corretto con questo in quanto alcWle correzioni si accordano col Laur. Su tutto questo vd. Ul1man, Origin 40s.

15

226

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Suetoniani codices in Nerone; 58 p. 617 vitiata ista ... in Censorini


commentario reperies.
Una serie di sinonimi per 'corrotto' in Poliziano mise. I 87
p. 671 codicem iIlum vetustissimum. .. sum nactus . .. , minus multo quam
caeteri deformatum, inquinatum, perversum, conturbatum: si tratta del celebre Mediceo di Cic. fam. (M); con p e r v e r s u s e c o n t u r b a t u s il Poliziano allude al turbamento nell'ordine delle lettere
che caratterizzava tutti i codici recenti, mentre M conservava il
giusto ordine. In mise. I 25 egli aveva restituito l'ordine delle lettere servendosi appunto di M: l ritroviamo il termine perversus e
insieme il sinonimo p r a e p o s t e r u s : mise. I 25 tit. p. 556 quam
multa in epistolis familiari bus, quae nunc habentur, Ciceronis praepo.:.
stera, tum quem in ordinem restituendae; ibid. p. 557 de hoc itaque uno
. " cuncti pIane quotquot extent adhuc epistolarum earundem codices . ..
manarunt inque omnibus praeposterus et perversus lectionis ordo (l'accoppiamento dei due aggettivi gi in Cic. Cluent. 71). Per praeposterus
cf. anche Beroaldo anno c. CIV in quarto apud Gellium (4, 2, II) locus
est partim mendosus, partim praeposterus. Ita enim scriptum est: demupope peri nodu quoque qui lustitiosus latine appellatur disensum est.
In his paucis verbis multiplex error est, quem nos ita emendavimus et
ita Gellium scripsisse opinamur: de myope qui lusciosus Latine appellatur peri nodu quoque disensum est ed A. Maffei in Poliziano ep.
6, 6 p. 181 quaedam in eo adeo corrupta, adeo varia et praepostera adnotavi ut nullo pacto sententiis verba congruere aut satis competere videantur.

TEORIE UMANISTICHE SULLA GENESI DELLE CORRUTTELE

Nell'antichit il maggior numero di osservazioni sulla genesi


degli errori nella trasmissione dci testi erano state fatte da S.
Girolamo (vd. Arns 68s. e 180ss.). Per il medioevo conosciamo
le interessanti enunciazioni sui modi come un testo pu corrompersi (corruptionis occasiones) di un sacerdote romano del XII
sec., Nicola Maniacutia (vd. Peri 77 e 86). Osservazioni simili
sono assai frequenti in et umanistica. Gi il Boccaccio, in un pass<>
in cui si scaglia contro i copisti, principali responsabili della corruzione dei testi, li critica perch leggono senza capire e in particolare cadono in omissioni per disattenzione o per ignorante arbitrio,
non curano l'ortografia (non indicano il dittongo), non mettono i

LA CRITICA DEL TESTO

227

segni di interpunzione e gli accenti, corrompono i vocaboli e, peggio


ancora, anche se si accorgono del loro errore, non lo correggono,
per non guastare con cancellature l'opera loro, anteponendo codici
belli a codici corretti 1. Ma la pi ampia analisi delle cause della
sempre crescente corruzione dei testi in un noto passo del Salutati, de fato 2, 6 (vd. Appendice III, p. 341SS.): responsabili della
corruzione dei testi sono in primo luogo i copisti, che possono compiere due tipi di errore: involontari (per evagationem mentis et capitis levitatem inadvertenter omittunt) e volontari per incomprensione del
testo (dum temerarie mutant quod non intelligunt). Altra causa di corruttela l'insinuarsi nel testo di glosse marginali o interlineari 2.
Ma gli errori non sono dovuti solo ai copisti, ma anche a interventi>
di lettori: e i 'Pi pericolosi fra questi ultimi sono i semidotti, che
ascrivono ci che riesce loro incomprensibile non alla propria ignoranza, ma ad errore dei copisti o forse addirittura (tanta la temerit dell'ignoranza) degli autori, e presuntuosamente mutano lettere.
sillabe, parole intere ed ora tolgono, ora aggiungono. Altri addirittura alterano a bella posta i testi per trovarvi sostegno ai propri er~
rori, come si dice facessero gli eretici per i libri di Origene 3.
Come rimedio a tanta corruzione il Salutati propone la crea-

I. Boccaccio de montibus c. 54r sic, dum potius visa quam intellecta designant quandoque vacillante memoria et nonnunquam dum ex non intellectis multa superflua arbitrantur et auferunt, aut casu aut eorum permutant iudicio: eo ante alia itum est ut sit (si
ed.) ortographia deiecta diphthongi aut sublatae aut debitis privatae notulis (<< -abbandonata l'ortografia del dittongo che o omesso o privato dei segni necessari ; il secondo caso forse quello dell'e cedigliata che viene trascritta come semplice e),
punctatio omnis ommissa et signa perdita quorum opere locutionum variationes percipi
consuevere ac insuper opere talium diminutis aut additis aut permutatis in dictionibus
litteris, aliter hodie legantur quam veteres illustresque scripserint auctores necesse est et,
quod longe perniciosius, esto huiusmodi scriptores advertant se minus recte pinxisse, ne
delentes errorem maculam operi suo iniecisse videantur, ultro praetereunt, correctis pulchros praeponentes codices (cf. Hier. praef. vulg. Iob iuxta LXX: tanta est enim vetustatis consuetudo ut etiam confessa plerisque vitia placeant, dum magis pulchros habere
malunt codices quam emendatos). Si confronti anche il passo del Clmanges cito a
p. 203S.
2. A questo tipo di corruttela ricorre il Poliziano per spiegare l'interpolazione di un verso di Esiodo (vd. p. 234).
3. Rufino, De adulteratione librorum Origenis, PG. 17, 6I5SS. (sulla questione
vd. ad es. G. Bardy, Faux et fraudes littraires dans l'antiquit chretienne, Rev. d'hist.
ecels. 32, I, 1936, 28ISS.).

228

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

zione di biblioteche pubbliche in cui esperti studiosi provvedano a


rivedere i testi collazionandoli e scegliendo con giusto giudizio fra
le molteplici varianti.
Enunciazioni di carattere generale sull'origine di alcuni tipi di
errore si trovano anche sparsamente nel De politia litteraria di A.
Decembrio: si tratta probabilmente di dottrina guariniana. Cos
sulle glosse penetrate nel testo: 19 c. 42v-43r (a proposito della
brevit dello stile sallustiano) nam si in stilo productior forte quibusdam
locis appareat, id aut praeceptorum temeritate superadditum aut librariorum inscitia 1 designari consuevit, qui circumscriptas saepe interpositiones,
quas glossulas vocant (cf. p. 98), texturae scriptoris interserunt; 29
c. 94v-95r 'postridie' est ut postero die non ut post tres dies, ita ut seeundo, non tertio die sit intelligendum. Nam licet in quibusdam Caesaris
Commentariorum exemplaribus circa principia de bello Gallico pro tertio
die ac praeceptorio more explicatum appareat, glossula quidem fuit ignorantis seu circumscriptio prius quae post a rudibus quoque librariis auctoris
lexturae conserta. Altrove lamenta l'abbandono dell'ortografia e la
presunzione dei copisti che, pur avendo di fronte testi correttissimi,
credendo di saperne di pi non si limitano mai a trascriverli fedelmente: . a questi errori dovuti a interventi coscienti dei copisti si
aggiungono i guasti causati dall'omissione del greco - ' fmestre'
che, al contrario di quelle vere, portano oscurit ai lettori -, dalle
parole corrotte, dalle dittografie; e il Decembrio conclude affermando che il copista. deve capire qud che trascrive, non trascrivere
come se disegnasse (pingere) 2.

Inscitiae cod.
Polito 75 c. 179v-I8or quis librarius tempestate nostra dabitur, Ilisi idem oratoriae sit poeticaeque fcultatis industrius, quantumvis librum ei des emendatissimum,
qui pari tenore prorsus excribat ut in exemplari constiterit? immo qlli non se doctius illtelligere putet quam auctor ipse vel libri domitlus, si quidem politius littcrarum characteres elfinxerit, in quorum sola .figuratione seu pictura orthographiam ipsam consistere
creditur? .. Solent ... ex Hetruria Florentinaque civitate potissimum libri quam venustissimefacti comparari feruntque ibi Vespasianum quendam eximium bibliopolam librorum librariorumque solertissimum, ad quelli omnis Italica regio longinquae etiam nationis homines confiuunt quicunqlle libros amatissimos venales optant. Qllem licet arbitramur
Leonardi (il Bruni) Carolique (il Marsuppini) Aretinorum diligentia exemplaria bona
conquircre, tamen, Ilt antea dixi, CUlli alio modo exemplaria sint, alio librariis excrib,mtur.
Quo satis eos percipitur neque syllabarum intensionem depressionemque cognoscere, quae
productae vel breves propter carminis ignorationem (<< per l'ignoranza del metro ~),
I.

2.

LA CRITICA DEL TESTO

229

Ricordo infme due singolari teorie. Per E. Barbaro e per il


Beroaldo i libri poco letti si corrompono di pi: il Barbaro in ep. II
p. 91S. afferma che Plinio il Vecchio fu poco letto e reca, fra l'altro,
il seguente argomento: alterum indicium quod nullus fire liber maio-

ribus et pluribus non dico vitiis, sed portentis scatet, nempe quia diu iacuit
infrequens et cunctanter aditus. Sunt libri eodem quo arva fato: si negligantur, sentes alunt et monstra quibus tollendis non unus Hereules sit
satis; Beroaldo anno c. b7v Apuleius Madaurensis plurimis scatet mendis propterea quod plurimi eius leetionis sunt infrequentes: quae res seriptorem luculentum atque eruditum non solum reddit serupulosum, sed etiam
in dies magis menJosum facit 1. Il Petrarca, giustificandosi con un amico
perch gli manda un codice delle Confessioni di S. Agostino non
corretto dopo la trascrizione, lo esorta a non aspettarsi dagli uomini
dotti libri pi corretti: infatti per gli indotti ogni pi piccolo errore
d'inciampo e perci essi si affannano a liberare i loro codici dalle
corruttele, ma i dotti, che han la mente a cose pi alte, agilmente
sorvolano su queste rninuzie (fm. 18, 5).
Il criterio paleografico largamente usato dagli urnanisti nell'emendare. Vi accenna esplicitamente gi Gasp. Barzizza a proposito dell'emendazione del De oratore (cf. p. 263s.): litterarum figuras
similitudine aliqua inter se commutatas multis locis correxi 2. Nel Facio,
come ora vedremo, troviamo addirittura un tentativo di elevare,
almeno in teoria, il criterio paleografico a supremo criterio di emen-

per quam etiam alias geminari litteras, alias simplices re!inqui opus sit, neque quando cum
eh ve! ph seu th aut y, quod Graeci psilon vocant (cio i-psilon), scribi conveniat, ipsis
duntaxat arbitrio suo describentibus. Ad quae incommoda sponte commissa auidit insuper
incommodius i n Graecornm sermonum defectiones frequenter incidere quasi fenestras, sei
contrario more obscuritatem legentibus opponentes, tum in sermones depravatos (nam de
superfluo geminatis tolerabilius). Eninvero intelligere quae pingit, non pingere tantummodo librarium decet. Si noti sermo 'parola' (cf. polito 3 c. 8v cito a p. 85 e 27
c. 78r cito a p. 41).
I. Questa teoria ripetuta ancora dal Robortello in Aeschyli Tragoediae, Venetiis 1552, c. [34v in aliis tragoediis coniatura opus non fuit, quod apte et recte fuerunt
a librariis descriptae. Videntur enim veteres illas in primis adarnasse,. quo factum est ut.
cum eas potissimum in scholis suis auditoribus interpretarentur, nulla in iis inhaeserU
macula. Conversa ratio in aliis fuit: cum enim a paucis legerentur et describerentur, amissis vetustis exemplaribus, vix unus et alter invenitur liber in quo illae descriptae sunt,
atque utinam rate! Cum enim minus tritae essent hominum lectione, filctum est ut minus
etiam splenderent plurimisque inficerentur maculis.
2. Pomponio Leto, pref. a Varr. ling. (Botfield 138), afferma di aver corretto

IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

dazione. Ma soprattutto nelle Emendationes liviane del Valla che


le larghe e sicure conoscenze paleografiche di questo umanista danno
i loro frutti pi splendidi, permettendogli di risanare con mezzi
semplicissimi corruttele che apparivano disperate. E, ci che pi
qui ci interessa, nelle Emendationes sono numerosi i casi in cui il
Valla accenna esplicitamente al criterio paleografico che ha usato
nel correggere, dando una spiegazione dell'origine dell'errore. Questa
preoccupazione di giustificare paleograficamente le sue congetture
ha qui anche un'origine polemica 1: il Facio lo aveva accusato di
congetturare arbitrariamente (corrigere proprio arbitratu atque iudicio)
e aveva enunciato il seguente principio: nell'emendare occorre che
la congettura non si discosti, per forma e numero delle lettere,
dall'errore che si vuoI correggere 2. Il Valla, rispondendo all'accusa,
accetta sostanzialmente il principio enunciato dall'avversario: dopo
aver narrato come P. C. Decembrio e lui stesso congetturarono
indipendentemente rectis saxis ut per rectis ac si istud dei mss. in Liv.
21, 36, I, sanando cos una corruttela su cui si erano affaticati invano il Panormita e lo stesso Petrarca, conclude trionfalmente (in
Fac. p. 603): adestne similitudo? constat numerus literarum in menda et
emendatione? Quid igitur, tanquam id a me non fiat, sed procul aucupor
(aucuper?) scripturae veritatem, me incessitis? E cos, soggiunge, sasolo ubi librarii litteras mutaverunt: non ha invece posto mano, nel timore di aggravarle, alle corruttele pi profonde (in his que inscitia penitus corrupit). La categoria
di errori che Pomponio si limitato a correggere , in sostanza, quella delle corruttele meccaniche aventi origine paleografica.
L Ma l'interesse per il problema della genesi dell'errore presente anche
altrove: a proposito della critica testuale neotestamentaria del Valla il Perosa osserva che nella redazione ~ della Collatio rispetto alla redazione Cl. rivolta maggiore attenzione alle molteplici sfumature dei processi che hanno portato alla
corruzione del testo, con particolare attenzione per gli ipercorrezionismi e per le
sviste mende di origine paleografca e fornisce un ricco elenco di passi (L. Valla,
Col/atio Novi Testamenti. Redazione inedita a cura di A. Perosa, Firenze 1970,

e n. 63).
2. Facio invect. I p. 525 ausus es profiteri... te emendaturum omnes depravationes

XXXIII

que in operibus Livii librariorum vitio ceciderunt. Quod nec Aretinus nec Guarinus nec
ante eorum etatem Franciscus Petrarcha nec multi alii nostre etatis doctissimi viri corrigere
ausi sunt, id tu, homo indocte, corrigere audebis? Si corrigi liceret proprio arbitratu atque
iudicio, quod a te fieri intel/igo, quot censes esse qui te hac parte superarent, a quibus ingenio et eloquentia vinceris, qui pudore ac modestia id facere desinunt? Sed nescis adhuc,
ut video, qua ratione textus corrigendi sint. At ego illud ostendam et gratis. Opportet enim
in emendando aliquo depravato ut similitudo et numerus litterarum conveniat.

LA CRITICA DEL TESTO

231

rarmo anche le congetture che proporr in seguito: ma ove CIO


nOn accadesse non sar cosa biasimevole, ma anzi degna di maggiore
.ammirazione 1. Non c' dunque nel Valla una rigida. accettazione
.del principio enunciato dal Facio, il quale veniva in sostanza ad. affermare che tutte le corruttele hanno origine paleografica: il Valla
sa bene che la corruttela pu essere dovuta anche a cause diverse
.che non un errore di lettura 2 ed allora una congettura che raggiunga
,d'un balzo il dettato originario degna di tanto maggior ammirazione quanto minori puntelli essa ha trovato nel testo tradito.
Non sar inutile esaminare brevemente-le osservazioni paleografiche sulla genesi ~ll' errore che si trovano sparse nelle Emendationes 3.
Al Valla era ben noto quel tipo di errore che noi moderni chiamiamo
aplografia': lo descrive in emendo p. 606 correggendo magis ea in
magis saeva (Liv. 21,59,7): pugna raro ulla magis ea ... : vos tollitis ea " ego muto in saeva ' : opinor enim s, quae ultima est in magis " fecisse ut sequens s excideret, sicut factum est in ilio superiore rectis ac si istud' pro rectis saxis' (Liv. 21, 36, I, vd. sopra). Vi accerma
<li nuovo brevemente in emendo p. 618 correggendo habuit res in
habuit tres (Liv. 25, 5, 3): manifestus est error praecedenti litera t: nam
tres' legendum est, non res " quod miror a nemine animadversum.
In Liv. 23, 6, 8, emendando ita ut in haud il Valla addita l'origine

1. Talia quoque emnt quae sequuntur. Aut sicubi id non fiet, non reprehensione
dignum erit, sed maiore miraculo. Pi oltre non manca di coglier l'occasione di alcune
arbitrarie correzioni degli avversari a Liv. 21, 3I, 6 per rinfacciar loro il loro stesso
principio cos male osservato e contrapporre i suoi emendamenti assai pi rispettosi del testo tradito: emendo p. 604 o lippi, o aliis quae vpbis multa est lippitudinem
exprobrantes, estne istud servare similitudinem, servare numerum literarum in coniectanda
scripturae veritate, alias dictiones eximere, alias adiicere? Videte quanto id a me syncerius
,ustoditur.
2. Cos ad es. in Liv. 22, 7, 14 emendando ab ortu in ab orto, non d una spiegazione paleografica dell'errore, ma lo considera un'arbitraria correzione di qualcuno che non aveva capito il testo: emendo p. 607 senatum praetores per dies a1(quot
,ab ortu ad occidentem solem in curia retinent}): opinor autorem 'ab orto' scriptum reliquisse, id est ab orto sole, idque aliquos vestri similes mutasse. Aliquos vestri similes
una frecciata agli avversari, che talvolta, non avendolo capito, avevano corretto
il testo dove non ce n'era bisogno.
,
3. Si veda anche R. Valentini, Le Emendationes in T. Livium di L. Valla,
- St. it. di fil. dass. }) 15, 1907, 262-302, in particolare le pp. 283-89 (Il criterio paleogreifico nelle Emendationes).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISn

dell'errore nella grafia haut per haud t. La grafia Annibai per HannibaI e l'erronea interpretazione dell'H iniziale (al principio del libro)
come abbreviazione di un haec l'origine dell'errore in Liv. 23, I,.
I, dove il Valla si avvide per primo che l'haec iniziale andava espunto 2.
Molti errori nascono da errata divisione di parole: cos subve-
here temporium per subveheret emporium in Liv. 21, 57, 5s. 3 , distrahendo per dis trahendo in 22, 2, I 4, utilis per ut illis in 22, S0, 2, vasis
erat per vas iis erat in 23, 24, 12, ecc. (vd. Valentini cito p. 2845.).
Quest'ultimo tipo di errore era largamente noto agli umanistL
Gi il Barzizza, parlando della sua edizione del De oratore, accennava.
fra l'altro alle correzioni apportate dividendo meglio le parole(multa divisa composui, plura composita divisi; cf. p. 263s.) e Poggio.
nelle sue revisioni o trascrizioni di codici antichi restituisce spesso
l'esatta lezione ridistribuendo meglio parole divise male (vd. p. 173e Appendice I p. 335s.). Per il Beroaldo vd. pi avanti.
L'errore pu nascere anche da un'abbreviazione fraintesa dal co_o
pista: in Liv. 23, 28, 4 il Valla emenda consentirent in consules sentirent
e spiega (emend. p. 612): consules una syllaba scriptum erat ut in plurimis verbis fit: la conoscenza di questo tipo di errore gli permettedi emendare in Cic. Jam. I, 2, 2 e 2, 7, 4 tyranno publio lentulo di tutti
i codici in tribuno plebis (eleg. 2, I p. 47). Questo tipo di errore era
ben noto anche a Bartolomeo della Fonte, che emendando Liv.
26, 15, 8 scrive: non 'populoque romano' sed 'praetore' dicendum.

I. Emend. p. 610 nam quidam haud' per t scribunt hincque fuit erroris causa.
Di nuovo corregge un ut in haud in Liv. 24, 8, 5 (einend. p. 615).
2. Emend. p. 610 haec Annibal . .. : .. , Caeterum quid sibi vult primum illud'
verbum haec '? Ego supervacuum existimo et hac de causa adiatum, quod ii qui"
Annibal sine aspiratione scribunt, ipsam figuram aspirationis in principio libri"
nonnihil distare a sequenti vocali et forte maiuscule scriptam videntes, non partem
huius nominis, sed aliud esse putavemnt. Igitur haec " quod vicinum in scriptura erat,
interpretati sunto
3. Emend. p. 606 vos nihil aliud quam dempsistis iIlud t, ut emporium ' tantullt
esset, non intelligentes literam illam ad praecedentem pertinere dictionem (cf: sopra, p.

108).
4. Emend. p. 607 dum consul placandis Romae distrahendoque de/ectu operam
dat . .. : vos sic emendatis: dum consul placandis diis Romae distrahendoque de/ettu

nescientes distrahendo ' duo verba esse: dis " quod fere veteres non gemino ii scribebant et trahendo " id est differendo; nam distrahere delectum nusquam Iegimus.

LA CRITICA DEL TESTO

est. Sed enim quoniam c praetore ' 1 duabus primis litteris c pr' antiquitus notabatur, inerudita saecula pro c praetore' c populum romanum ' multis in codicibus transcripserant (C. Marchesi, Bartolomeo della Fonte,.
Catania 1900, 163; Sabbadini, Metodo 60).
Anche il Beroaldo tien conto nel congetturare della similitudolitterarum: anno c. b4v ita ... in omnibus codidbus scriptum legitur:
elivorum quoque oculi ad easdem vices lunae maiores fiunt aut minores
(GelI. 20, 8, 6) ... Ex litterarum similitudine locum mendosum ita emendandum censeo ut pro c elivorum' legas c aelurorum '. Un paio di volte
egli sottolinea di aver corretto unius tantummodo Iilterae immutatione 2
e ripete spesso di aver tenuto presenti nel congetturare il senso e le
lettere 3. Anche a lui ben nota la categoria di errori originata da
errata divisione delle parole e richiama in proposito un'osservazione
di S. Girolamo: anno c. qv scribit divus Hieronymus in prologo Paralipomenon 4 quod saepe culpa scriptorum unum nomen in duo vel tria
vocabu1a dividitur; quod verissimum esse in compluribus aliis scriptoribus
tum in Plautino poemate deprendi ubi saepe duo ve! etiam tria nominasubtractis e medio syllabis in unum vocabu1um coagmentata deprendes vel
e regione unum nomen propter latitudinem suam in duo ve! tria vocabuhr
divisum. Legebam adeo nuper Persam P1autinam fabu1am in qua sic 10I. Cos il testo del Marchesi. Il Sabbadini, che desume la citazione dal Marchesi trascrive praetor, ma praetore va benissimo.
2. Ann. c. a3v: in Ov. fast. I, 454 la vulgata era Inache laute, ma il Beroaldo.
ritiene che sia da leggere Inachi vacca: ita hunc locum audentius (audientius ed.) emendavi nactus reverendae vetustatis codicem in ql40 ita scriptum legimus: Inachae vacca;
ubi unius tantummodo litterae immutatione versus emendandus fuit et in Nasonis fami-liam redigendus; c. C2r apud eundem (sc. Hieronymum) libro secundo contra Iovinianum
(cap. 36, PL. 23. 349A) in pervulgatis impressisque codicibus haec verba leguntur: nUl.le
restat ut Epicurum nostrum sudantem in hortulis suis inter adolescentulas et mulierculasalloquamur . Ego vero illud c sudantem ' emendandum esse censeo et unillS tantummodolitterae immutatione legendum 'subantem'.
3. Ann. c. b4r quocirca nos et sensum et ipsos litterarum apices curiose speculati
ita emendavimus (emenda oronus... ad apulos in Oratianus... atabulus in Gell. 2,_
22, 25); c. crr nos pensitato sensu et litteris non multum immutatis correximus ' varias
(Ascon. tog. cando p. 88 Clark. ove si leggeva vertias); c. C4r nos vero pensitatis
curiosissime et verbis et sententia, paulatim demutantes, ita correximus (corregge, in
Plaut~ mi/. 1178, causae hanc habeas furugene in causeam habeas ferugineam).
4 Prae! vulg. Par. iuxta LXX: scriptorum culpae ascribendum, dum de nemendatis inemendata scriptitant; et saepe tria nomina, subtractis e medio syllabis, in U/ll4m
vocabulum cogunt ve! e regione unum nomen propter latitudinem suam in duo vel triavocabula dividunt.

234

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

quitur Toxillus servus (V. 480): hU,le ego hominem hodie intra semina
doetis dueam dolis; ubi illud 'intra semina' ita emendandum est 'in
trasenna '.
Anche negli scritti del Poliziano non mancano spiegazioni dell'origine delle corruttele e cenni a vari tipi di errore. Cos ad es.
egli sapeva che i nomi propri e le cifre sono maggiormente soggetti
a corrompersi 1, che un'interpolazione pu essere originata da una
nota marginale penetrata nel testo 2, che turbamenti nell'ordine del
testo hanno spesso origine da quaternioni o fogli fuori posto nell'archetipo 3. In mise. II I, 21 (vd. p. 44), per spiegarsi l'erronea ripetizione di una medesima frase, pensa che il copista abbia distrattamente trascritto anche il richiamo in fondo al quaternione. In un
altro capitolo della II centuria, mettendo a confronto le due lezioni Stereocles e Stereodes, fa notare come la seconda derivi dalla
prima per una lettura erronea di cl 4. Il criterio paleografico occupa
un posto eminente nella ratio emendandi del Poliziano: le sue congetture sono in genere assai aderenti al testo tradito; talvolta egli
sottolinea come basti un lievissimo ritocco alla lezione tramandata
(mise. I 53 p. 607s. in codice . .. quem fuisse aiunt Francisci Petrarchae
primitus . .. sic adhuc extat: ne miniata ceruia tua. Quod si penultimae
dictionis penultimam literam paululum a summo produxeris, hoc est de i
litera l feceris, omne proculdubio mendum sustuleris; cf. p. 292) e in misc.
II 14 dopo aver proposto di emendare in Cic. off. I, 61 Stercocles
in noster Cocles o hinc noster Cocles (cf. p. 288), non ancora soddisfatto soggiunge: possis etiam lectionem non aspernabilem colligere de
litteris ipsis e ricava da Stercocles una lezione plausibile per il senso,
anche se decisamente brutta, senza apportare altro mutamento che
la divisione in tre parole e la facile correzione della r in t. Il discorso
del Poliziano un po' lungo, ma val la pena di riportarlo per intero: nam, quod multis locis auditoribus nostris ostendimus praesertimque
1. Mise. I 58 p. 617 at enim quoniam lubrieus in propriis nominibus et item in numerorum notis librariorum lapsus, vitiata ista... in Censorini commentario reperies.
2. Mise. lIso, 14 (vuoI espungere, adversum omnium eodicum fidem, Hes. op.
406) crediderim igitur hominem aliquem, non indoetum, sed a re uxoria . .. abhoffentem,
eum versieulum priorem legisset Hesiodi quo de domo, uxore et bove meminit, ascripsisse
ioeantem versieulum hune posteriorem sui eodieis marginibus.
3. Mise. I 25; II 1 e 2.
4. Mise. II 14, 4 reperiebam in antiquiore scriptum. .. 'Stereocles' j at in Bononiensi ' Stereodes '. vide/ieet c et l litteris in d eoagmentatis parato lapsu.

LA CRITICA DEL TESTO

235

-apud Terentium Plautumqu~ ex fide vetustissimorum codicum nec non in


Ciceronis Oratore, verbum illud 'est' adiungere praecedentibus amabant
veteres, uti 'factust' pro 'factus est', 'dictust' pro 'dictus est'. Ergo
si ad hoc exemplum primas duas litteras huius permixtae vocis quae re.stat adhuc in libris cum superioribus iunxeris ac legeris ' Leuctrist' id est
, Leuctris est', ut sit sensus 'hinc campus est rhetorum de Marathone'
Jeque ceteris quae secuntur et item de Leuctris, hoc inquam si feceris, superabit tibi illud ' ercocles '; tum si litteram quae secunda est, hoc est r,
in t demutaveris, qui paratissimus est transitus, legere ino.ffense iam poteris: et Cocles hinc, Decii hinc, Cn. et P. Scipiones hinc, Marcellus,
innumerabiles alii. Si tratta come si 'vede di un arzigogolio che forse

nella redazione definitiva il Poliziano avrebbe abbandonato, ma vale


come testimonianza dello-.sforzo di distaccarsi il meno possibile nell'emendare dalla lezione manoscritta. La ripugnanza per correzioni
-che si allontanino eccessivamente dal testo tradito traspare nelle
parole con cui il Poliziano respinge la possibilit che in Cic.. div 2,
<>3 Agamennone per Ulisse sia un errore dei codici anzich un lap.sus di Cicerone stesso 1. Altra volta, proponendo di correggere
tlconitum di tutti i codici in Macr. sat. 7, 6, 5 in conium, sottolinea
-che la corruzione di conium in aconitum facile 2.
Ricorder infine un'altra osservazione di carattere generale suggerita al Bessarione dall'esame di una corruttela particolare, la corruzione di si in sic in Ioh. 21, 22: 1'errore, egli osserva, facile quando
-con la semplice aggiunta o sottrazione di una sola lettera si passa
da una parola a un'altra avente anch'essa significato 3.
I. Mise. I 53 p. 606: Cicerone citando dei versi dal I. II dell'Iliade per
un errore di memoria li pone sulla bocca di Agamennone, mentre in realt
erano detti da Ulisse (vd. E. Malcovati, Cicerone e la poesia, Pavia 1943, 49s.):
nisi forte, quod avidius crediderim tanto intervallo, mendum fuerit exemplarium. Quamvis etiam in antiquissimo quoque libro non dispariliter scriptum inveniamus nec sane luhricus ex literarum vicinitate sit in alterutrum nomen lapsus.
2. Mise. I 61 p. 628 lubricus autem sane lapsus in 'aconitum' de 'conio'.
3. In illud Evangelii; sic eum volo manere quid ad te? , PC. 161, 625A: recte quiJem ab initio translatam (se. eam particulam) fuisse arbitror et si ' non ' sic' ab interprete scriptum extitisse; sed postea (quod accidere frequenter solet) vitio dormitantis librarii (cf. Hier. ep. 106, 30 vitium librarii dormitantis), , si' coniunctionem in adverbium sic'
.fuisse conversam, una littera addita. Facilis est enim ad e"orem lapsus quoties dictio aliquid significans in dictionem aliud significantem una duntaxat addita ve! detracta littera
~ommutari potest. L'originale greco dell'opuscolo del Bessarione stato pubblicato
da L. Moh1er, Paderbom 1942 (vd. Peri 67 n. 3).

236

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

LACUNA

Nei codici medievali deest o deficit erano i termini usuali per indicare lacuna (Wattenbach 274) e lo rimangono in et umanistica:
si vedano le note a codici riportate in Sabbadini, Storia 81 (hic
deficit una carta) e 217ss. (indicazione delle lacune nei codici di Celso);
Biondo Flavio, soscr. all'Ottob. 1592 (Nogara XXXVII) pauca admodum verba deficiunt (cf. p. 3I); Poggio ep. 3, 17 p. 217 cito a p. 327;
ep. p. 460 Wilm. septem reperi M. Tulli orationes . .. , octava pro RosciO'
comedo cui deest principium et finis; descrizione di un codice di Cic.
de or. (cf. p. 31) deficiunt in II multa verba et semiversus; nota al
Vat. lat. 11458 cito a p. 37; Traversari ep. 226 col. 296 (vd. qui sotto); 281 col. 376 (vd. p. 286); Avanzi emendo c. a3v lege: iam me
perdere, iam non dubitabas fallere, perfide (CatulI. 30, 3): aliis codicibus deficiebat 'fallere'.
Si trova anche de s i de r a tu r : P. Bembo ep. I, 7 p. 12 (d
notizia al Poliziano del ritrovamento della Gigantomachia di Claudiano frammentaria) quanquam in illis ipsis quae desiderantur non valde'
multum amisimus.
Si noti infine l'espressione m i n u s e s t (h a b e tu r) 'manca '.
Nel Vat. lat. 5951 (Celso) una mano del XIV sec. ha indicato le
lacune con note di questo tipo: hoc minus habetur usque huc; hoc
minus est; hinc habetur minus quam in nostro habetur (Sabbadini, Storia
223) 1.
Per 'lacuna' gli umanisti dispongono di vari termini.
d efe c t u s : usato gi nel medioevo (Wattenbach 274). Salutati ep. I p. 253s.: ha ricevuto l'Africa del Petrarca e vi ha trovato
una lacuna di almeno due libri: qui deJctus quomodo irrepserit ego
nescio; Guarino ep. 216, 19 statui . .. cum Iohanne Arzignano ut deJctus
Oratoris mei suppleat (l'Arzignano aveva portato da Milano l'arato,.
integro e Guarino si faceva completare da lui la sua copia); Traversari ep. 226 col. 296 (ringrazia il Barbaro per l'invio di un codice
antico delle epistole di Basilio) verum hanc meam voluptatem haua
parum obscurat eius operis deJctus non minimus ... : quatuor enim et

L Per esempi medievali di espressioni indicanti lacuna in cui compare mimls


(/oca in quiblls minus invenitur e siro.) vd. Wattenhach 322 n. 3.

LA CRITICA DEL TESTO

237

viginti epistolae statim a principio deficiunt; Valla, letto al Tortelli (cf.


p. 217); B. Pal1avicini, nota al Laur. 73, I (Celso), C. 133r (Sabba.dini, Storia 217) hinc usque ad finem huius libri corrigi bene non potuit
,defectu vetustissimi ac corruptissimi exemplaris.
d efe c t i o : Decembrio polito 75 c. 180r (vd. qui sotto).
f e n e s t r a: questo termine tecnico della filologia moderna
'si trova gi in Guarino che secondo il suo solito ci scherza su (vd.
Sabbadini, Metodo 58): ep. 883, 14 is partem unam Strabonis (la tra.duzione latina di Guarino) secum affert; mox succedet et altera quam
inter manus limandam habeo. Hoc tulit mihi eTux(oc, ut, cum vestrum
volumen (il cod. del cardinal Ruteno Isidoro, ora Vat. gr. 174) ali1.uas per fenestras afferat tenebras pluribus ex chartis, alterum volumen
.supplementum ficiat quod hic nactus sum; 888, 29 (sempre a proposito
.del suo lavoro di traduzione di Strabone) occurrunt multae ad obscuritatem ac defeetum nunc fenestrae, quae obstrusae plus luminis afferrent
"ontra reliquarum naturam, si perfeetius habere volumen possem. Guarino
doveva esser solito ripetere spesso questo scherzo, perch lo ritroviamo nell'opera di un suo allievo, in un discorso posto appunto
sulla sua bocca dal Decembrio: polito 75 C. 180r ad quae ineommoda
sponte commissa aecidit insuper incommodius in Graecorum sermonum
defeetiones frequettter incidere quasi fenestras, sed contrario more obseuritatem legentibus opponentes (il quasi mostra che il termine sentito
.ancora come metaforico); cf. anhe 80 C. 19Ir (pure in bocca di
Guarino) sed quia in cunetis fere Quintiliani voluminibus earum nomitla,
uti a se Graece posita fuerant, vel desint penitus relictis per intervalla
Jenestris vel corrupte sint seripta. Non tuttavia un uso particolare
dell'ambiente di Guarino, giacch in Filelfo ep. C. 7Ir si trova l'aggettivo f e n e s t r a t u s : facito quam primum adeas meo nomine cardinalem Nieaenum Bessarionem atque ab eo petas mihi ut commodet il,
mens.em unum Sextum Emperieum (sic) ... ; nam is etiam mihi est, sed
pluribus in locis, ut ita loquar, fenestratus; l'inciso ut ita loquar mostra
<:he il Filelfo non si vale di un termine tecnico o quasi tecnico, ma
di una metafora.
fra g m e n t u m : normalmente vale frammento': ad es. Guarino ep. 248, 25 eum commonefacito ut mihi quinternionem quendam
mittat Aeademici fragmenti; Traversari ep. 271 col. 352 (vd. p. 93);
Poliziano mise. I 73 p. 641 ostendit mihi Romae... Manilius Rallus
... fragmentum quoddam Sexti Pompeii Festi. Ma accanto a questo
significato pi comune pu avere anche quello di ' frattura del testo,

23 8

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTl

lacuna' (cE Thes. l. L. VI 1233, 3ss. sensu latiore et translate i. q~


fractio ): ne segnala due esempi M. Zicri in Riv. di fIl. class. 98, 1970, 455 (A. Guarini a proposito di C":atull. 2 scrive: post hoc
carmen in codice antiquissimo et manu scripto ingens sequitur fragmentum~'
si tratta non di un frammento sconosciuto al resto della tradizione,
come vorrebbe il Bardon in Catulli Carmina, Bruxelles 1970, 25,
ma di una lacuna, secondo un'accezione che compare anche sui
margini di un manoscritto catulliano, il Bodl. Can. lat. 34).
s y n c op e (-a): Bruni ep. 4, 9 p. 120 Quintilianus tuus laboriosissime emendatur. Permulta sunt enim in nostro vetusto codice quaeaddenda tuo videantur. Sed in quibus locis vetustus deerat, hoc est in sincopis illis grandioribus, plerisque in locis insanabilis morbus est; Traversari ep. 206 col. 267 (cit. a p. 181). Singolare l'uso che fa di questo
termine Poggio nella descrizione di un codice di Cic. de or. pi
volte citata (vd. p. 3 I): infatti dapprima syncopa sembra essere il
pezzo di testo conservato fIno a una lacuna, pi oltre invece significa
senza dubbio 'lacuna'. La descrizione comincia cos: finit primasincopa: Siquis sit forte tardior posse percipere animo et memoria custodire. Non queritur mobilitas lingue etc. In oratore autem acumen dialec-ticorum, sententia philosophorum, verba prudentum poetarum, memoriaiurisconsultorum, vox tragedorum, gestum pene sumo- l). Sequitur: Non'
sane mihi displicet adhibere, si consueris, etiam istam locorum simulacrorumque rationem, que in arte traditur etc. 1. La descrizione proseguepoi in modo analogo: Poggio introduce con la parola finit la finedelle parti di testo conservate e con sequitur le parole con cui il testo'
riprende dopo le lacune. evidente che prima sincopa la prima.
sezione, il primo frammento di testo conservato fino alla prima lacuna. Ma la stessa parola indica subito dopo la spezzatura, cio la
lacuna del testo. Dopo aver dato l'inizio di un nuovo frammentodi testo (I, 193 temptans), Poggio cos prosegue: sequuntur postea
charte XVI usque ad III librum qui continet chartas VI et in eo est una.
sincopa paulo post prohemium, que incipit post verba: Quid est, Crasse,
inquit Iulius, imusne sessum et ne admo- (3, 17). Sequitur: Non'
I. Uno dei mutili, H = Harleian. 2736, si interrompe a I, 128 con summo-
e riprende a I, 157 con la parola immediatamente precedente a non sane, -cita-tione. Le altre lacune indicate da Poggio nel seguito coincidono con quelle di H,
tranne quella di 3, 17, dove il cod. descritto da Poggio si interrompe con
admo(nitum), H con inclinato iam in.

LA CRITICA DEL TESTO

239

ut iure aut iudicio ut denique recupere amissam possessionem etc. Si


tratta della grande lacuna dei mutili che abbraccia 3, n-IlO.

LACUNOSO, MUTILO

Numerosi i vocaboli per dire 'mutilo, lacunoso', ma per lo


pi, come il gi citato finestratus, non veri e propri termini tecnici,
ma piuttosto aggettivi generici, spesso in coppia, che possono variare a seconda della fantasia d'ognuno.
de f e c t u o s u s : nota marginale al Riccard. 506 cito a p. I I l.
d i rm i d j a t u s: Poliziano, soscr. a Stato silv. cito a p. 156:
come tutti i termini usati dal Poliziano nella descrizione del codice
poggiano delle Silvae, anche dimidiatus stato interpretato nei modi
pi vari; il Klotz (p. LXXXIV) pens addirittura che il termine volesse
dire che il codice era non mutilo, ma diviso in due parti. Ma quel
che il Poliziano dice nel proemio al commento alle Selve (cit. a
p. 156), ove compare di nuovo il termine dimidiatus, mostra che egli
voleva alludere non all'aspetto materiale del codice, ma allo stato
gravemente lacunoso di conservazione del testo. In questo proemio,
dalla frase mendosi quidem ac mutilati et, ut verius dicam, dimidiati appare che il Poliziano faceva una distinzione di significato fra mutilatus e dimidiatus: qui dimidiatus indica una decurtazione pi grave e
radicale di quella indicata con mutilatus. Id., pref. ad Epitteto (vd.
p. 285); collaz. delle Pandette: tubi haec ponimus signa erant in exemplari verba quaedam dimidiata, in marginibus (.B'andini, Ragion. xxvn):
si tratta di passi omessi nella Consto Tanta circa nos (de confirmatione
digestorum) e aggiunti in margine dal correttore: essi sono mutili
per una rifilatura dei margini operata da un legatore (es. 5 nec
non praesumptionibus: **c non praef**mptionibus F2; vd. Mommsen.
pref. all'ediz. Berolini 1870, I p. XlIII).
d i m i n u t u s (= deminutus): Salutati ep. I p. 52 Titus Livius ... hystorie Romane, prout ex eius epithomate percipitur, centum
quadraginta duos libros dicitur compilasse, ex quibus vix tres decades, et
ee ipse corruptissime et diminute, in manibus nostris sunt; II p. 300 an
totum reppereris Q. Curtium De gestis Alexandri Macedonis; nimis equidem diminutum habemus; III p. 146 (vd. p. 132); Guarino ep. 210,.
3 I; (vd. p. 217); Tobia dal Borgo in Guarino ep. 759, 195 (vd~
p. 30) multis cartis diminutum.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

di s c e r p tu s: Petrarca fam. 24, 7, 5 (a Quintiliano) Ora.toriarum institutionultI liber, heu discerptus et lacer, venit ad manus meas.
fra g ltI e n t a tu s (non attestato nell'antichit): Poggio ep.
3, 29 p. 267 in his sunt multa volultlina quae longultI esset reftrre; dicit
se habere multoru1l1 operum Ciceronis, in quibus sunt orationes De lege
.agraria, In Pisonem, De legibus, De fato, et plura alia ex fragmentatis,
.quae si essent integra, magnum esset luerum ( dice di avere volumi di
molte opere di Cicerone, fra le quali le orazioni De lege agraria . ..
e molte altre fra le opere lacunose; se fossero integre sarebbe un gran
guadagno .
i m p e r f e c t u s : Petrarca seno 15, I p. 1049 libri De oratore
.ae De legibus imperfteti ut ftre semper inveniuntur (imperftetus qui vuoI
.dire non solo 'senza la fine', ma anche ' non completo, lacunoso';
infatti il De oratore, prima della scoperta del codice di Lodi, era interrotto in pi punti da ampie lacune); Salutati ep. I p. 33 3 non
possum credere quod libros De finibus bonorum et malorum non habeatis.
Si apud vos sunt, eum michi sit liber ille imperftetus, utpote qui usque
.ad quartum librum proeedat usque ibi: ( atque pIena eorum qui eum de
summo bono quererent et cetera (Cic. fin. 4, 36), nam ulterius non pro"edit, desidero habere eomplementum eiusdem quarti et totum quintum;
Poliziano, soscr. ad Ov. medie. (Bandini, Ragion. LXIII) puto hocimperJeetum esse opuseulum: nei due esempi del Salutati e del Poliziano
imperftetus vuoI dire 'mutilo della fine'.
i n c o m p l e t u s, i n e x p l e t u s: Salutati ep. I p. 332 (Milonianam) habeo adeo eorruptam et inexpletam, quod dici potest me illam
penitus non habere... Gratulationem ad senatum Pro reditu de exilio
habeo, sed, ut arbitror, ineompletam, non enim proeedit nisi usque ibi:
~ non omittam, patres eonscripti, ut eum ea miehi sint restituta ) et cetera
{p. red. in seno 39)... Gratulationem ad populum Romanum habeo
similiter inexpletam, videlieet usque ibi: ( neque solum ingratus et cetera
(p. red. ad Quir. 23); Aurispa ep. 91 p. II3 (Cieeronis ad AttieulII
.epistulae) inveniri ... solent plerunque ineompletae.
i n t e r c i s u s : nell'antichit intercido usato per indicare la
mutilazione intenzionale di uno scritto a scopo fraudolento (Thes.
1. L. VII I, 2162, 47ss.). Negli scritti del Poliziano compare pi
volte l'agg. intercisus 'lacunoso': collaz. di Plin. nat., C. 16u (Maier
352) hic intercisus erat vetustior codex usque ad principium XXI libri
(cf. p. 263): si tratta di fogli mancanti in IDIO dei codici collazionati,
il Riccard. 488. Di guasto materiale pu trattarsi anche nel codice

LA CRITICA DEL TESTO

greco di Erodiano intercisus interpolatusque (vd. le postille citt. a p.


99 n. l) e nel codice di Quintiliano per noi perduto di cui nella
<:ollazione detto (c. Ilr, Maier 345): hic incipit textus vetustissimi
et saepius intercisi codicis quicum hunc contulimus; ma in ep. 6, l p. 167
multa parum cohaerenter intercisa supplet, dove il Poliziano osserva che
il Calderini ha integrato malamente passi lacunosi in Stato silv. 5,
5, certo che non si allude a guasti materiali (ad es. laceraz~oni)
di un determinato codice, ma allo stato del testo. Del resto anche
aggettivi come lacer, laceratus (vd. sotto) possono riferirsi anzich
alle condizioni materiali di un manoscritto alla lacunosit del testo.
Tutto questo va notato anche perch intercisus usato dal Poliziano
nella taI1to controversa collazione di Stazio (cf. p. 155ss.) e, come
altri termini riferentisi al codice poggiano, stato spesso interpretato
arbitrariamente. A silv. 5, 5, 24-27 il Poliziano nota: codex vetustus
intercisos habet hos versus ( probabile che anche nell'epistola cito
sopra egli alludesse a questa lacuna). Questi versi in M sono cos
tramandati (Pastore Stocchi 68; vd. facsimile della pagina del cod.
in Dunston, Bull. Inst. Class. Stud. 14, 1967, tav. IX b):
Hic quoque cum ni . . . . . . ter dena luce peracta
acclinis tumul . . . . . . . . . nctus in carmina verto
discordique m . . . . . . . . . . singultantia verba
molior orsa ly . . . . . . . . . est, atque ira tacenti
In genere si pensato che intercisus potesse significare solo che
c'era in questo punto una lacerazione nel codice e di ci ci si valsi
come argomento per sostenere che il Poliziano aveva visto non M,
ma il suo antigrafo. Ma, come stato osservato anche dal Dunston,
art. cito 98s., intercisus 'interrotto, lacunoso' pu riferirsi allo stato
del testo, senza alludere necessariamente a un taglio materiale.
l a c e r, l a c e r a tu s : Petrarca fam. 24, 7, 5 (vd. p. 240);
Girolamo Squarzafico, letto dedicatoria dell'ediz. principe di Asconio Pediano (Venetiis 1477, H*1886) qui divinus auctor quamvis laceratus fere totus existat ecc. Un po' diverso Poliziano mise. II I, I
Ciceronis liber secundus De deorum natura non minus lacer in omnibus
novis, vetustis etiam exemplaribus reperitur quam olim fuerit Hippolytus
'turbatis distractus equis' (Verg. Aen. 7, 767). Dal seguito appare
che si tratta di un perturbamento nell'ordine del testo che il Poliziano riconduce a una trasposizione di quinterni nell'archetipo: dunque qui lacer non vuoI dire 'frammentario', ma piuttosto, come
16

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

conferma il paragone con Ippolito, 'fatto a pezzi ' e quindi 'turbato, disordinato'.
m a n c u s : Poggio ep. 4, 4 p. 30,5 d,' Agellio et Curtio ridieulaquaedam attulit: Agellium scilieet truneum et maneum.
m u t i I a t u s, m u t i I u s : Traversari ep. 232 col. 30,5s. eius
operis duo sunt exemplaria, neutrum perfeetum, sed utrumque, quantum
eoniieere possum, mendosum atque interdum mutilatum; Beroaldo ann.
c. b8v apud Pedianum Aseonium... multa mendosa et mutilata reperiuntur; Poliziano, collaz. di Plin. nat., c. 59r (vd. p. 247s.);.
mise. II 14, 5 (Cic. olf. I, 61): trovata nei codici la lezione Stereocles il Poliziano cominci a riflettere num vera et integra fort: leetio
eolligi de vestigiis illis paene eongruentibus posset, ae tandem sie aestimavi :trunea ibi esse quaepiam et mutilata reponendumque pro illo ' Stereocles ,.
'noster Cocles' aut, si magis audendum putas, 'hine noster Cocles';.
II 51, I (cf. p. 222); Girolamo Donato in Poliziano ep. 2, 12 p..
56 (vd. p. 2I7s.).
t r u n c a tu s, t r u n c u s (obtruneatus, semitruneus): Petrarca
fam. 24, 4, 94 (a Cicerone) quin et superstitum librorum magnas partes
amisimus. .. Hoc enim. .. in tuis maxime oratoriis atque achademicorum
et legum libris patimur, qui ita truncati fedatique evaserunt, ut propemelius fuerit periisse; Guarino ep. 2Io, 26 (vd. p. 224); 578, 46 (vd.
p. 253s.); Poggio ep. 4, 4 p. 305 (vd. qui sopra); Traversari ep..
225 col. 294 duos reliquos (se. libros) extremos, De ira Dei et opificio hominis, semitruncos adtingere ausus non sum (cf. p. 255); 234 col.
308 (vd. p. 137); Poliziano mise. II 14, 5 (vd. qui sopra).

SEZIONE

II

L'INTERVENTO SUL TESTO

LA CORREZIONE

Distinguiamo:
Il la revisione di un'opera da parte dell'autore stesso o di
altri mirante a migliorare il testo o ad eliminare errori di forma o
di sostanza. un momento della formazione dell'opera che si indica cogli stessi termini emendo e corrigo usati anche per la critica
del testo.
2) La revisione della copia dopo la trascrizione mediante collazione col suo modello. Fu praticata dall'antichit al medioevo all'et umanistica. La raccomandava vivamente Ireneo al termine dd
suo m:pt b'~ocX~o e la sua raccomandazione citata da Eusebio
nella Storia ecclesiastica (5, 20, 2), e da Girolamo, viro ill. 35 (vd.
p. 252) e compare anche in alcuni codici al termine della prefazione
di Girolamo al Chronicon (Arns 65s.). Per la ripresa di questa raccomandazione nel medioevo e in codici umanistici vd. rispettivamente
Wattenbach 26IS. e Ullman, Origin 82 n. 3. Frequente nei codici la
soscrizione contuli (vd. p. 246). Questa revisione della copia fa parte
della normale routine della produzione libraria: si vedano i due
elenchi di operazioni dati da Riccardo da Bury e dal Petrarca (vd.
p. 64), nei quali, subito dopo la scrittura dei codici e prima della
miniatura e legatura, ricordata la correzione (corrigunt nel Petrarca.
correctores in Riccardo). Come appare gi dalle soscrizioni della
tarda antichit, il correttore in genere persona diversa dallo scriba.

L Sulla correzione dei manoscritti nell'antichit romana: Lersch, R'misehe


Diorthosen, Mus. des rhein.-westphaI. Schulmanner-Vereins 3, 243ss. (che non
ho potuto vedere); Jahn, art. cito a p. XVIII; Arns 7055. ed anche la bibliografia.
cito sotto emendo. Per il medioevo: Wattenbach 317ss.; Lindsay 1055.; Lehmann.
Bueherliebe und BueherpJlege bei den Karthiiusern, in Mise. Ehrle, V (Studi e testi 41).
Roma 1924, 364-389; Peri, art. cito a p. )Q{.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Nelle universit italiane del medioevo erano impiegati correctores


(Wattenbach 337). In un conto del 1462 si legge: precium illuminacionis sive rubricacionis, pumicacionis, formacionis, correctionis et ligature
non est taxatum (Wattenbach 342). Dai numerosi esempi citati sotto
confero (p. 246s.), emendo (p. 25ISS.), corrigo (p. 269s.) appare come
gli umanisti di regola, trascritto un testo, lo emendassero sul modello. Per maggiore esattezza questa revisione poteva essere ripetuta
pi volte: in manoscritti medievali la soscrizione legi legi legi signifIca, secondo il Lindsay, p. IO, ho rivisto il manoscritto tre volte ;
il Lamola afferma di aver rivisto ben sette volte la sua copia dal
Laudense delle opere retoriche di Cicerone (Guarino ep. 455, 136;
vd. p. 176). Il numero sette lo ritroviamo nei versicoli di una
soscrizione medievale (Wattenbach 335):
Hoc 0pus ingenti constat sudore peractum,
quod nimio studio seribite, poseo humilis;
perseriptoque, peto, hoc sepe requirite, [ratres,
ne vaeuus noster sit labor iste pius.
Septies obnixe perscriptum exquirite, posco,
ut nullum errare bine sinat iste labor.
3) Da questo tipo di correzione va distinta un'altra attivit
assai pi ampia e importante che mira non a controllare la correttezza di una determinata copia e la sua fedelt all'esemplare, ma a
restituire per quanto possibile il testo genuino dell'autore liberandolo da errori e lacune penetrati nella tradizione. quel che noi
chiamiamo 'critica del testo' e che gli umanisti, come abbiamo
detto, indicano ugualmente con i verbi emendo e corrigo. I mezzi
di cui essi si valgono vanno dalla collazione di altri manoscritti al
confronto con la tradizione indiretta, o coll'originale nel caso di
traduzioni, alla congettura.
Non meravigli trovar raccolti in questa parte del nostro libro
anche i termini per 'collazionare'. Come osserva il Timpanaro
(p. 4), non si possono distinguere nella filologia umanistica recensio ed emendatio, ma solo due forme di emendatio, quella ope codicum
e quella ope ingenii. La collazione per gli umanisti un momento
dell' emendatio: essi collazionano codici, e pi spesso di quanto comunemente si creda 1, non per costruire stemmi e risalire allo stadio
l.

Il Salutati de fato

2,

6 p. 343,

1755.

fa della collazione il fondamento della

LA CRITICA DEL TESTO

245

pi antico della tradizione, ma per migliorare il testo di cui dispongono introducendovi le varianti che appaiano preferibili (Gasp. Barzizza, letto al Corner cito a p. 263s.: omnia quae potui antiquiora librorum exemplaria collegi; quod ex unoquoque verius videbatur, attentissime
in hunc nostrum transtuli; Leonello d'Este, letto all'Aurispa in Guarino
ep. III p. 307S. unum in primis te orare velim, ut prohemium Plinii in Historiam naturalem transcribi facias transcriptumque ad diversa exemplaria
tua ista eruditissima dextera emendes). Quando Poggio dice Philippicas ... emendavi cuni hoc antiquo codice (ep. 3, 17 p. 216) allude allo
scrupolosb confronto ch'egli ha fatto del suo codice con un altro
molto antico e autorevole, il Bas. S. Petri H 25; ma in questa collazione egli ha eseguito contemporaneamente tutto un complesso
di operazioni critiche: ha operato la scelta fra le varie lezioni, ha
corretto, nel trascriverne le lezioni, gli errori del manoscritto colzionato, ha introdotto talvolta congetture proprie (vd. Appendice
I, p. 33 lSS.). Un'eccezione costituita in un certo senso dal Poliziano, col quale si arriva a una distinzione fra il momento del conferre e quello dell' emendare (cf. p. 2615S.), prima confusi anche nella
terminologia (emendare ad exemplar infatti una delle espressioni
pi diffuse per 'collazionare' nel latino umanistico). Il Poliziano
ripete pi volte nelle soscrizioni a collazioni di aver riportato fedelmente tutte le varianti del manoscritto collazionato, anche i mani""
festi errori. Questo nuovo comportamento dettato dalla consapevolezza che spesso i manoscritti antichi serbano lezioni che, pur
corrotte, sono pi prossime alla vera (mise. I 57, cf. p. 162). Ci sono
anche, in lui, i primi accenni di classificazione dei manoscritti (vd.
p. 3I 5 n. 2). Tuttavia nella sostanza la sua critica testuale nei Miscellanea resta di tipo tradizionale: egli continua a prender le mosse
dalla vulgata e ad emendare o col ricorso ai codici o per congettura.

critica del testo, augurandosi, come rimedio alla crescente corruttela, l'istituzione
di pubbliche biblioteche a cui siano preposti uomini dottissimi qui libros diligentissima collatione revideant et omnem varietatum discordiam recte diffinitionis iHdicio
Iloverint removere. Il Billanovich ha mostrato quanta importanza ha la collazione
nella critica testuale del Petrarca, mentre si era perfino creduto che egli non
avesse mai fatto collazioni (Petrarch and. .. Livy 199 n. 1).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

CONFERO

Fin dall'antichit termine tecnico per 'collazionare', usato sia


per la collazione della copia coll'esemplare da cui deriva, eseguita
subito dopo la trascrizione, sia per il confronto di codici diversi
(Thes.l. L. IV 178, 63ss.; Arns 71). Cos anche nel medioevo (Wattenbach 326, 328s., 333, 335; Lupo di Ferrires ep. 69 Tullianas epistolas quas misisti cum nostris conferri faciam, ut ex utriusque, si
possit fieri, veritas exculpatur; per l'uso del Maniacutia vd. Peri 81).
Frequente soprattutto nelle soscrizioni di codici, dalla tarda antichit 1 attraverso il medioevo 2 fino all'et umanistica.
Distinguiamo dunque:
I) collazionare dopo la trascrizione la copia coll'esemplare.
Petrarca fam. 22, 2, 8 in opere tecum cepto amicum illum nostrum ...
detinui, Bucolici carminis . .. exemplaribus revidendis. Que dum confero
lum eodem illo utique viro bono priscique moris et lcetore quidem tardo,
sed non segni amico ecc. Il Petrarca ha confrontato le copie del Bucolicum carmen col loro esemplare, facendosi in ci aiutare da un amico
che leggeva l'esemplare mentre il Petrarca teneva davanti a s la
copia o le copie da correggere. Nel seguito della lettera egli narra
come proprio il cattivo modo di leggere di quell'amico gli fece
notare alcuni difetti dell'opera che gli erano sfuggiti sentendola
leggere da altri pi scaltriti. Cos finisce coll'apportare anche correzioni d'autore, ma confero indica solo la collazione coll'esemplare
allo scopo di eliminare gli errori di trascrizione. Anche il precedente revideo allude a un'opera di revisione puramente materiale,
tanto vero che il Petrarca parla di exemplaria del BucoliCtlm carmen
e non del Bucolicum carmen in s. Questo modo di eseguire la collazione, con un aiuto che legge il manoscritto da confrontare e il
correttore che segue la lettura sul codice da correggere ed esegue
le correzioni, ci noto gi dalle soscrizioni della tarda antichit 3.
Anche il Poliziano ricorda talvolta nelle soscrizioni l'aiuto presta-

Contuli annotavi distinxi (Jalm 370 n.).


Contulimus ut potuimus. fe/iciter COI/culi ut potl4l' (Wattenbach 328); in et
carolina si trova ancora la soscrizione conculi o percontuli (Wattenbach 326). Vd.
anche Lindsay IO.
L L. 3 Jalm p. 369; vd. anche Sidon. cp. 5. 15, L
L

2.

LA CRITICA DEL TESTO

247

togli da discepoli e nelle collazioni stesse compaiono mani di collaboratori; egli evidentemente leggeva il codice da collazionare (che
poteva talvolta essere di difficile lettura) e i collaboratori segnavano
le varianti o viceversa; e a volte gli aiutanti avranno anche lavorato
<la soli secondo le direttive del Poliziano. Si vedano ad es. la soscr. ad
Ovidio (Maler 351): adiutoribus Nicolao Baldello et Roberto Minutio
jamiliaribus e quella a Palladio e Columella (Maier 355): adiutoribus

Nicolao Baldello et Roberto Minutio ac Lactantio Politiano familiaribus


.meis. Sulla questione V'd. anche Campana, Contributi 203 e n. I.
Anche nell~ soscrizioni di Guarino compaiono frasi come Guilie1mo
Capello coadiutante, adiuvante lo. Lamola (vd. p. 258). Poliziano,
:soscr. a Pelagonio (cf. p. 177s.) ipse com exemplari contulit.
2) Collazionare esemplari diversi. Salutati ep. I p. 124 Tragedias tuas plus equo detinui; sed ipsas cum meis contuli ut de libro tuo
mei correctionem, quantum foret possibile, mutuarer; III p. 87: gli antichi,
<lice il Salutati, non curarono personalmente la pubblicazione dei
loro epistolari, infatti: confer simul omnium istorum antiquorum codices:

invenies aliquos tum in epistolarum ordine tum in numero non concorJes; III p. 625 viginti quidem (sc. volumina) contuli (per stabilire la
vera lezione di un passo dei Dialoghi di Gregorio Magno; vd. Ullman, Humanism I02S.); de Jto 2, 6 p. 342, 5 sciat me multos Epistolarum ad Lucilium et De civitate Dei codices . . , contulisse; ibid. p. 342, 15
.librorum penuria conferre quicquid ab aliis sumpsi non potui; Traversari
in Aurispa ep. 19 p. 28 noli expectare dum tibi gratias agam multis ver-

},is quod Diogenem clarissimi viri Leonardi nostri 1 ita sollicite et accurate ad me dimiseris. Conferam, quod inpresentiarum satis est, cum exemplaribus nostris; Traversari ep. 236 col. 3IO (al Giustinian) Diogenem
tuum Aurispa noster... misit significavitque se cupere propediem sibi
restitueretur. Ego ... facturum pollicitus sum ut opinione quoque ce1erius
illum reciperet. Contuli itaque iugi ac perpetuo studio (quod satis esse videbatur) cum nostro exemplari plurimaque nostri errata magna sub celeritate emendavi atque paucis post diebus restituendum ilIi codicem tuum
uravi; Merula, pref. a Plauto (vd. p. 314); Poliziano, soscrizioni o
note alle sue collazioni: di Plinio il Vecchio (Maier 352), c. 59r hac-

I. Si tratta di un codice di Diogene Laerzio che il Traversari aveva chiesto


in prestito a Leonardo Giustinian (Traversari ep. 232 col. 3055., vd. p. 249) e che
ebbe tramite l'Aurispa (Traversari ep. 234 col. 308; Aurispa ep. 20 p. 30).

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

tenus um utroque codice vetusto collatum,. relicum usque ad locum ita


signatum Cfl cum uno tantum, altero scilicet 1 mutilato; c. 401V cum tribus vetustissimis codicibus contuleram idem Politianus hoc ipsum exemplar; di Columella (Mai'er 354S.), c. 155r hinc 2 cepi conferre cum duobus exemplaribus; c. 239V contuli hos Columellae libros ego Angelus
Politianus cum duobus exemplaribus; delle Pandette (Mai'er 341S.), l
c. 317v contuleram cum Pisana littera; III c. 267r implevi hanc emendationem diligentissime collatis Pandectarum libris archetypis; di Terenzio
(Mai'er 344); di Quintiliano (Mai'er 345); di Apicio (Mai'er 349:
nelle due soscrizioni ad Apicio, una di mano dell'Uberti ed una
autografa del Poliziano, confero usato tre volte; la seconda volta
l'Uberti 3 aveva cominciato a scrivere corre(xit), subito cancellato e
sostituito da contulit (Campana, Contributi 202 n. I e qui, pi oltre,
p. 262); di Ovidio (Mai'er 350s.); degli Scriptores rei rusticae (Mai'er
354s.); di Catullo e Properzio (Mai'er 361S.); dei Fasti di Ovidio
(Bandini, Ragion. LXII); di Cic. Att. (Perosa nr. 43); ep. 12, I p. 365
vetusta diligenter exemplaria contulit; misc. II 14, 4cum domesticum codicem
cum duo bus quibusdam quandoque conferrem 4 ; Avanzi emendo C. a2r
nunc quum. .. in agellum meum... secedere vellern, Christoforus Papallis. .. Catullurn satis bonae vetustatis mihi sub certa fide commendavit :
inibi dum singula regustarem ac diligentius perscrutarer conferremque
exemplaria et meum praesertim iamdiu manu exaratum (cf. p. 72 n. I}
nonnulla alia restitui loca; Uberti, soscr. a Celso (vd. p. 262).
Come si vede, la stragrande maggioranza degli esempi di questo
vocabolo del Poliziano: egli infatti, come fu il primo fra gli uma-

l. Sciolgo l'abbreviazione .s. che la Mai"er accoglie tale e quale nel suo testo.
Invece di relicum la Maier legge est locum: la vera lezione mi stata gentilmente comunicata da A. Perosa. Ho aggiunto di mio anche la punteggiatura.
Il Poliziano ha collazionato il testo della stampa con entrambi i manoscritti
antichi solo fmo al punto dove si trova la nota; da quel punto fmo al punto
contrassegnato con ql ha potuto collazionare solo uno dei due codici perch
l'altro presentava una lacuna.
2. Adotto la lezione dello Josephson (p. 159): sicuramente errore di lettura
hUtlC della Maier (cf. p. 263 n. I).
3. La soscrizione fu scritta dall'Uberti, ma certamente dettata dal Poliziano
(Campana, Contributi 202S.).
4. Si tratta di Cic. off. Questo passo fa pensare che il Poliziano abbia eseguito.
anche una collazione del De officiis, di cui, per quanto so, non abbiamo altre testimonianze. Il domesticus codex pu essere anche Wla stampa.

LA CRITICA DEL TESTO

249

nisti a dare alla collazione rigore scientifico, cos fu anche il primo


a far uso, per indicare la collazione, quasi esclusivamente del termine
confero, laddove gli altri umanisti usano di solito i pi generici emendo, corrigo. significativo che nella soscrizione ad Apicio il Poliziano
abbia dettato in un primo tempo correxit e poi l'abbia fatto sostituire da contulit.

COLLATIO

'Collazione ': nell'antichit (Thes. l. L. III 1579, 7ss.; Arns 71),


nel medioevo (Wattenbach 332) e in et umanistica: Salutati de
fato 2, 6 p. 342, 9 adhibeat maiorem collationis diligentiam; ibid. p.
343, 20 preponantur . .. viri peritissimi bibliothecis qui libros diligentissima collatione revideant; Traversari ep. 232 col. 306 (chiede a Leonardo Giustinian, per la sua traduzione di Diogene Laerzio, un
altro esemplare da aggiungere ai due mendosi e mutili che gi possiede) fiet enim ex collatione trium exemplarium ut multum opis ac facilitatis in emendando ac limando opere adeedat (per il codice del Giustinian cf. anche p. 247 e n. I); Giovanbattista Pio, Commentarius in
viginti comoedias Plautinas, Mediolani 1500, c. cc6r haec sunt quae
pro eaptu nostro, leetor integerrime, partim ex collatione diversorum
exemplarium partim aerumnosa lectionis indagine posteritati commendavimus.
COMPARO

Di questo verbo ho un solo esempio: Poliziano ep. IO, 4 p. 3II


et cum vulgatis exemplaribus comparare (cf. p. 73). Pu darsi che il
Poliziano alluda qui proprio alla collazione delle Pandette da lui
eseguita su un'edizione a stampa; ma l'uso di comparo al posto dell'usuale e tecnico confero pu far pensare che egli voglia dire semplicemente di aver avuto pi volte l'occasione di confrontare il
testo del codice antico col testo divulgato sia a stampa che in manoscritti.
EMENDO

Come i nostri corrispondenti 'correggere, emendare', emendo ,


fin dall'et classica, un vocabolo di estensione semantica assai ampia,

.250

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

~mche solo come termine tecnico-filologico 1. Pu indicare ogni


sorta di attivit critica su un testo, dalla correzione di errori materiali od ortografici all'emendatio ope codicum o ope ingenii; o anche
tutte queste cose insieme, giacch emendo , fin dall'antichit classica, il vocabolo tipico per indicare l'attivit critica dell'editore di
testi. Per questo motivo uno dei termini che compaiono pi di
frequente nelle soscrizioni dei codici tardo-antichi, laddove ricol<lata l'opera di un correttore che ha esercitato la sua attivit critica
sul testo. Talvolta questo correttore dice esplicitamente emendavi ad
exemplum parentis mei Clementiani (Jahn nr. 6), ex mendosissimis
exemplaribus emendabam (Jahn nr. 13), oppure temptavi emendare sine
antigrapho (Jahn nr. 4), emendavi sine exemplario (Jahn nr. 8), ma
quando, ed il caso pi frequente, troviamo emendavi, legi et emendavi, senz'altra specificazione (Jahn nr. 3,6,9, IO, 18, 19), indicata
genericamente una revisione del testo che pu essere stata eseguita
mediante confronto coll'antigrafo o con l'aiuto di un altro esemplare,
ma anche senza far uso di altri codici e che naturalmente pu essere
stata pi o meno arbitraria, pi o meno superficiale o profonda
(vd. Jahn p. 366ss.). Per emendo nelle soscrizioni medievali vd.
Lindsay IO. Anche nelle soscrizioni umanistiche emendo uno dei
termini pi frequenti. Nell'uso di questo verbo troviamo la stessa
complessit di significato che il termine aveva nell'antichit: pu significare c correggere' un passo o un testo nel suo complesso coll'aiuto
<li altri manoscritti o congetturaImente o anche apportare correzioni d'autore all'opera propria. Ho tentato, per quanto possibile,
<li distribuire gli esempi in varie categorie. Distinguo:
I) Correzione d'autore.
II) Correzione della copia sul modello.
III) Correzione critico-testuale:
A) Correzione ope codicum.
B) Correzione ope ingenii.
e) Attivit emendatrice in generale.
D) Altri casi e casi dubbi.

I) Correzione d'autore. Guarino ep. 888, 16 de opere vero nastro (la traduzione latina di Strabone) id cXlj.&O''t'oc:t'ov, nullam occiI. vd. Thes. l. L. V 2, 462, 1155.; alla bibliografia ivi citata aggiungi:
366ss.; Timpanaro 4 n. I; Arns 70.

Jahn

LA CRITICA DEL TESTO

2sr

dere diem quin bonam traducam partem et crescere faciam opus in horas
pluresque esse quinternos traductos, quos et emendare et limare oportet:
emendare e limare sono sinonimi, come in 124, 2sS. (vd. p. 258) e
in Traversari ep. 232 col. 306 (vd. p. 249). L i m o ha qui il valore
.di rivedere e migliorare un'opera propria (o altrui; cf. elimo in
Salutati ep. I p. 251 cito a p. 269); in Guarino ep. 124, 16 priorem
.autem pro Archia limandam orationem cepi indica invece la revisione
.critica del testo di un autore classico. Di emendare la propria opera
si tratta anche.in Poggio ep. 3, 36 p. 283 tempus adhuc extat corrigendi
-et emendandi. Traversari ep. 218 col. 286 accipies itaque, mi Francisce
.suavissime, desideratum diu Chrysostomum nostrum (una sua traduzione
<la quest'autore) etsi non ornatissime . .. scriptum, fideliter tamen, quantum inter occupationes licuit, digestum et emendatum; 226 col. 296 Chrysostomi opus emendavi totum. Dum id transcribi fecero statim pervolabit
.ad te; 253 col. 330 quid sit quamobrem id opus (la traduzione di Diogene Laerzio) neque ad liquidum digerere et emendare neque edere iampridem instituerim, literis ... tecum agere necessario debui; 272 col. 356
partem illam SS. Patrum a me conversam mittere idicirco di.fferebam quia,
ut cupiebam, necdum emendaveram. Fatit enim occupatio molestissima
quaesturae ut neque hanc neque Basilium De vera integritate virginitatis
hactenus emendare nequiverim. Quando tamen tu ita vis, istam rudem et
indigestam mittam, sed ea lege ut nondum rescribas (<< a patto che tu an.cora non la trascriva ). Sunt mim quaedam quae emendatione opus
habeant, utpote quod quibusdam locis exemplar sequens posui (posuit ed.)
Theopolim; quod nomen, ut postmodum ex antiquo Conciliorum volumine didici, Antiochiam significat; et alia quaedam in hunc modum; 390
col. 509 Ioannis Chrysostomi vitam (la traduzione del Dialogus de vita
lohannis Chrysostomi di Palladio) absolvi atque emendavi transcribendamque dedi; 503 col. 619 (vd. p. 195 n. 3); 505 col. 621 exegimus ...
Dionysium (traduzione del De coelesti Hierarchia di Dionigi Areopagita). .. Dum erit emendatum opus totum . .. , mittemus ad te transcribendum sine mendis ut possit diligentius per alios faciliusque transcribi.
Dal complesso di testimonianze desumibili dall'epistolario appare
che dopo la prima stesura di un'opera (che veniva per lo pi dettata
allibrarius, cf. p. 195 n. 3), il Traversari, prima di farla trascrivere
deftnitivamente in bell'ordine, la rivedeva e limava accuratamente:
tale operazione indicata per lo pi con emendo.
II) Correzione della copia sul modello. indicata assaI spesso

252

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTl

con la frase ad exemplar emendo (che pu anche indicare collazione


di codici diversi fra loro, vd. p. 253s.). Quest'espressione attestata
gi nella tarda antichit: Hier. viro ill. 35 adiuro te, qui transcribis
librum istum... ut conferas postquam transcripseris et emendes illum ad
exemplar unde transcripsisti diligentissime; hanc quoque obtestationem similiter transferas ut invenisti in exemplari (cf. p. 243). Fra gli umanisti:
Palato lat. 1469, soscr.: ex vetustissimo codice libri tres De oratore ad
Quintum fratrem, item Orator ad M. Brutum transcripti perfectique expliciunt et ad exemplar emendati (Sabbadini, Storia 93); Guarino ep.
64, 23 tuum erit ut cum eos transcribi ad exemplarque emendare feceris
ad nos redire iubeas; Traversari ep. 306 col. 398 (Lorenzo de' Medici)
adtulit et Tertulliani volumen ingens... Dabo operam ut quanta fieri
poterit celeritate transcribatur emendeturque diligenter ad exemplar antequam restituatur (per questo codice di Tertulliano vd. p. 13 3s.); Alessio
tedesco, soscr. al cod. della Cornell University B 2 (vd. p. 177
n. 4) e al cod. del British Museum Add. 12012 (Giustino): ex
emendatissimo Guarini Veroneusis exemplari transcriptus ab Alessio Germanico anno domini MCCCCXXXIII. Post autem ad idem exemplar
emendavit Martinus Rizonus Veronensis, ipsius Guarini discipulus (Sabbadini, Storia 108).
In altri esempi emendo compare costruito con e, ex o a, ab: A.
Maffei in Poliziano ep. 6, 6 p. 181 ex depravato ilio archetypo sumptum
et emendatum (cf. p. 317); Anon., soscr. al cod. Estense VI D 6 (Sabbadini, Storia 102 n. 2) Orator ad M. Brutum feliciter explicit transcriptus perfectusque et ab eo exemplari emendatus quod a vetusto ilio codice
primum transcriptum correctumque fuerat. Pridie idus septemb. 1425. Mantuae. F. C.
Infine emendo pu esser costruito col solo complemento oggetto,
ma il contesto ci assicura che si tratta di un emendare la copia col
modello: Guarino ep. 227, 8 si librum absolveris emendaverisque se
avrai finito di copiare il libro e lo avrai corretto ) (coll'esemplare) ;
Traversari ep. 458 col. 583 Michaelem ex nobis admone ut Chrysostomi
vitam (cf. p. 251), quam dudum exactam significavit, emendare contendat; 506 col. 621 Dionysium, si est absolutus (<< se hai finito di trascrivedo l)), mittas utrumque (cio la copia e il modello) neque cures emendare. Nos enim illum hic emendare curabimus: cf. 505 col. 621 cito a
p. 251, dove si tratta della stessa opera ed emendo indica la revisione
dell'autore, mentre qui il controllo dopo la trascrizione. Per 1'autore che esegue egli stesso il controllo delle copie della sua opera

LA CRITICA DEL TESTO

253

cf. Poliziano ep. 4, 13 p. 128 rogas codicem (della traduzione di Erodiano) tibi ipsum tuum remittam aliquando nostra. .. manu emendatum:
remitto, sed. .. leniter potius quam severe castigatum; sic autem ut nostra
errata plura in eo quam librarii deprehendas; 6, 7 p. 183 exemplum certe
quod misisti libens emendabo (vd. p. 303 e n. 2). Filelfo ep. c. 74V repetivi abs te illum (sc. codicem: conteneva traduzioni del Filelfo da
Lisia e Aristotele) per id temporis interdum, cum diceres nondum exscriptum (<< trascritto ) esse, cum ego tamen audirem secus esse. Tuam cunctationem icci!co ftrebam patienter, quoniam putarem quae essent exscripta,
ea fortasse nondum esse abs te satis emendata. Un caso un po' particolare Traversari ep. 503 col. 619: (ha incaricato il Niccoli di procurargli dei copisti, ma questi si mostra di gusti assai difficili nella
scelta perch nessun copista, a suo giudizio, sa scrivere abbastanza
correttamente; il Traversari gli risponde di non preoccuparsi) nobis
minimus erit labor emendandae scripturae, quibus incumbit necessario
ipsa a nobis traducta corrigere non mi coster nessuna fatica correggere gli errori materiali del copista (emendare scripturam), toccando
necessariamente a me rivedere e limare le mie traduzioni (ipsa a
nobis traducta corrigere).
III) Correzione critico-testuale. A) Correzione ope codicum. Pu
essere indicata con la stessa espressione ad exemplar emendo che
abbiamo visto usata per la correzione della copia col modello.
La frase compare gi nell'antichit, in soscrizioni: Jahn or. 1
Statilius Maximus rursus emendavi ad Tyronem et Laetanianum et
Dom et alios veteres (I sec. d. C.; ad exemplar qui sostituito il
nome del recensore dell'exemplar stesso); Jahn or. 6 Nicomachus
Dexter v. c. emendavi ad exemplum parentis mei Clementiani. Fra gli
umanisti: Guarino ep. 141, 34 tuas (sc. epistulas PUnii) cum ventura
navi in dies expecto, quas ad illarum exemplar emendare constitui: aspetta
cio l'esemplare di Plinio posseduto dall'amico, probabilmente un
codice appartenente alla famiglia delle cento lettere, per collazionarlo col codice antico di Plinio da lui scoperto nella Capitolare di
Verona, l'archetipo della famiglia degli otto libri; ep. 578, 45 (a
Guarino giunta la notizia, che doveva poi rivelarsi falsa, della
scoperta di Curzio Rufo e Gellio integri; e mentre chiede una
trascrizione delle dodici commedie di Plauto recentemente scoperte, per questi autori pensa che possa bastare una collazione dei
codici gi esistenti con quelli ora scoperti) reliqui sunt libri quos antea

254

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

inemendatos habebamus. Idcirco si quem ad exemplar repertum emendare


liceret, minus esset laboris, de Q. Curtio et A. Cellio dico, quos truncato.>
habeo et laceros crudeliter ora . Analogamente quando ricevette l'Orsiniano di Plauto Guarino trascrisse le commedie nuove e si accontent di collazionare col nuovo codice quelle che gi possedeva:
ep. 606, 5 nuper allatae mihi sunt nonnullae Plauti comoediae in codice
pervetusto . .. ; ad earum exemplar quasdam emendo, reZiquas autem, quarum copiam nullam habebamus, excribi facio. Cos, quando nella badia
di Nonantola fu trovato dal Parentucelli un volumen pervetustum di
Lattanzio con le Divinae institutiones, il De ira Dei, il De opificio hominis e 1'Epitome (vd. p. 165), il Traversari lo invi al Niccoli consigliandogli di trascrivere i tre opuscoli e collazionare col testo offerto dal nuovo codice il suo esemplare delle Divinae institutiones:
ep. 296 col. 384 volumen illuti Lactantii pervetustum mitto ad te orans
atque obsecrans ut libellos ilios De ira Dei et opificio hominis et Epitomen quanta licet celeritate transcribas ac praeterea tuum ad hoc exemplar
volumen emendes. Leonello d'Este in Guarino ep. III p. 307S. (vd. p.
245); Traversari ep. 42 col. 78 ad quae (sc. volumina) tuum posset, quotl
mendosissimum est, volumen emendari.
Oltre che con ad, emendo si pu costruire anche con: e, ex (gi.
antico: Jahn nr. 13 ex mendosissimis exemplaribus emendabam, 535 d.
C.): Filelfo ep. c. 7u ex eius codice, si meZior fuerit, cupio meum emendare; Poliziano misc. I 27 p. 562 quod (sc. Ennianae tragediae principium) hic ex codicibus variis emendatum subscripsimus.
cum: Poggio ep. 3, 17 p. 216 Philippicas Ciceronis emendavi cum
hoc antiquo codice (vd. p. 327ss.); Poliziano, collaz. di Plinio il Vec-
chio, c. 16u (Mai'er 352), cito a p. 263.
Forse si ha anche la costruzione coll'abI. strumentale: Guarino>
ep. 217, 32 meum (sc. Aulum Gellium) ad te mittam . . , quo tuum emen-
des; 313, 6 excudas ... Iustinum quempiam quo meum emendem. Ma
potrebbe trattarsi anche di quo finale 1.
In altri casi emendo non accompagnato da complemento in
caso indiretto, ma il contesto che permette di stabilire che si tratta.
I. Per il quo fmale senza il comparativo Salutati ep. III p. 105 (vd. p. 190);.
Guarino ep. 124, 21SS. nee profeeto doleam, si quod ad quaestum adque pecunias tempus:
omiserim quo hisee studiolis meis, si quid sunt, euras impertirem; 358, 8ss. stimulos etiam
;ncuss;st; ut Nonantulam illam advolem quo epitoma illud Laetant;; et rel;quam v;sa/'lt!
vetustatem quam Thomas ille . . , aperuit; Poggio ep. 3, 38 p. 286 (vd. p. 53).

LA CRITICA DEL TESTO

255

di correzione con l'aiuto di codici. Bruni ep. 4, 9 p. 120 (vd. p. 238);


Guarinoep. 96, 32 Cyprius ille noster dulcissimus ita Epistulas a me
petiit ut ego pollicitus sim, si quando eas repetierit. Nam aliunde sese
habiturum sperabat, si rile audita recordor l), aut quia tunc emendandi
tempus non adera!,' causam ./Ortasse non teneo: Filippo di Cipro aveva
chiesto a Guarino le Epistole, probabilmente di Plinio, ma non le

aveva volute subito per un motivo che Guarino non ricorda bene:
o perch sperava di averne un esemplare da altra parte o perch
allora non ~v~bbe 'avuto tempo di eseguire la collazione dell'esemplare di Guarino col suo; 181, 37 epistulas Plinii non emendavi: difficile enim fuit illud exemplar extorquere, nam intercidit pestis quae universam ex urbe civitatem disturbavit; 456, 25 accepi ... Macrobium et
Oratorem Ciceronis (le trascrizioni del Lamola, per cui vd. p. 180s.
e p. 176s.). .. Meos igitur emendare horum adiumento coepi; Lamola in
Guarino ep. 455. 133 et emendavi invicem (cf. p. 180s.); Traversari
ep. 225 col. 294 (il Barbaro aveva mandato al Traversari un suo

codice di Lattanzio perch lo emendasse e vi inserisse il greco: vd.


Traversari ep. 214 col. 280; 215 col. 282; 216 col. 283s.; 224 coL
294) Lactantium tuum... emendatum ad te misi... Sane solos septem
Adversus genti/es libros emendare potui, quod horum tantum exemplaria
fideliora reperiantur apud nos. Duos reliquos extremos, De ira Dei et
opificio hominis, semitruncos adtingere ausus non sum, quod eorum corruptissima tantum apud nos exemplaria invenerim; 236 col. 3 IO (vd.
p. 247); Beroaldo anno c. aa3v in eodem hendecasyllabo (= carme in
faleci, Stato si/v. 4, 9) error est non magnae rei manifestus. .. Ita enim
legunt hunc versum (v. 40) commentatores: quantum vel dare cereos
arentes l), ex qua lectione phalaecius aperte claudicans efficitur in penultimo pede: quocirca emendandum ita est, sicut etiam in bonis codicibus
scriptum legimus: quantum vel dare cereos olentes l); Poliziano mise.
I 50 tit. p. 599 locus in Plitianis exemplaribus emendatus super nomine'
Proetidum (nat. 25, 47; cf. p. 294): restituisce la lezione di un codex
vetustissimus, Proetidas, contro la vulgata parotidas; 96 p. 689 quol
tamen a nullo est hactenus animadversum aut emendatum: nessuno aveva
ancora pensato a sostituire alla lezione vulgata vitam in Mart. I I.
29, 3 la lezione murem offerta dai codices vetustissimi; coIlaz. delle
Pandette (Maier 342) haec in Pandectis ita sunt semper notata, quare
a libro XXXIII non laboravi in emendandis: Titius, epistula, condicio,.
intellego ecc. (vale a dire che nella sua collazione, a partire dal L

XXXIII, non si curato di notare per quelle patole l'ortografia.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

del codice collazionato, limitandosi a darla una volta per tutte in


questo elenco.)
B) Correzione ope ingenii. Poggio ep. 4, 4 p. 304 non faciam
transcribi nisi prius illas legero atque emendavero: si tratta del codice
Orsiniano delle nuove commedie di Plauto. Siccome questo era
allora fonte unica per il testo di quelle commedie, chiaro che
Poggio si propone di emendarle di testa propria e non con l'aiuto
di fonti manoscritte. Si tratta per di un genere di emendazione
un po' particolare, volta soprattutto ad agevolare l'opera del copista cui verr successivamente affidato il codice antico per farlo
trascrivere (cf. p. 173). Si noti come l'espressione di Poggio riecheggi
l'antica soscrizione legi et emendavi (Jahn nr. 3, 14, 18, 19). Traversari ep. 206 col. 267 id ipsum exemplar adeo mendosum est ut nullus
interluceat sensus. Egit ille mecum iure nostrae amicitiae ut illud ego aut
emendarem aut exemplar illi alterum quod esset fidelius pararem: si tratta
di un passo della IV deca di Livio che nel codice in questione era
cos corrotto da non dar senso. Due le soluzioni: o correggerlo congetturalmente o cercare un altro codice. Il Traversari si appiglia a
quest'ultima, scrivendo a Guarino per procurarsi un altro esemplare.
Idem ep. 387 col. 504 scribis item Confessiones Augustini nusquam te
venales invenisse velleque volumen illud emendare: quod omnino ut facias nolo. Volumen quoddam Antonii de Butrio super II Decretalium in
papyro indice illo adnotatum oravi proxime ut mitteres ad me Confssionumque Augustini dimitteres curam. Si quidem huiusmodi volumen inveneris, facies quod rogavi, si tamen emendatum est. An vero sit emendatum permittes curam et iudicium Michaeli filio nostro. Sin vero id haberi
non poterit, volumen Confessionum quod dixisti mittere curabis ut est
neque eius emendandi subscipias curam; Valla eleg. 2, 1 p. 47 itaque
sicut nunc illud emendavimus, ita hoc quoque emendare et in pristinam
synceritatem restituere audeamus. uno dei verbi che si incontrano
pi frequentemente nelle formule introduttive delle congetture nelle
Emendationes in T. Livium. Do qualche esempio dalle emendazioni
ai libri 21-22 (con vos il Valla si rivolge al Facio e al Panormita contro cui polemizza): ego sic reor emendandum ut pro 'gener erat' ponatur ' genere erat' (p. 603; cf. anche p. 604); ego ' eJferatarum ' emendo
(p. 603); vos sic emendatis . .. ; ego... (p. 604, 605, 607, 608, 609);
emendare debuistis 'fuerit' (p. 604; cf. p. 608 e 609); sic fuit (era t)
emendandum (p. 605, 608); vos emendastis 'praeter' cum fuerit emendandum 'praeterea' (p. 605; cf. p. 606); ego sic emendo (p. 607, 609);

LA CRITICA DEL TESTO

257

sie emendandum puto (p. 608); sie emendandum erat (p. 608) 1. Facio
inveet. I p. 525 (vd. p. 230 n. 2); Beroaldo anno C. aa2r nam eum in
.omnibus passim eodicibus legeretur Ceterano inter Gallias eonstitit authoritas , nos emendavimus ' Ceretano' (Plin. nato 14., 68); c. a3v (vd. p.
233 n. 2); C. b4r (vd. p. 233 n. 3); c. b4v igitur quando dixit Gellius
.apud mensam legi solitum .fisse vetus carmen meliti poetae (2, 22, I) tu
.emenda' melici'; c. b4v (vd. p. 233); c. b5v illud quoque apud eundem
in tertio de oratore (Cic. de or. 3, 99) emendandum est, ut pro' eeram '
.emendes 't~rr.,.m': ita enim seriptum legitur: magis laudari unguentum
.quod eeram quam quod eroeum olere videatur ; C. b6v apud eundem haee
verba passim leguntur li. VIII: magna propter venatum eorum in terris
gratia est (Plin. nato 8, 218). Nos dietionem vulgariam et in hoc [in]
loeo Pliniano nihil signifieantem expunximus et in eius loeo latinissimam
.vetustissimamque substituimus: nam pro 'in terris' emendavimus 'viverris '; C. C2r (vd. p. 233 n. 2); ecc. Il Poliziano, mise. I I
p. 512, specifica con pro arbitrio il generico emendo per indicare
un emendare congetturale ed arbitrario: quos (sc. libros) ... ineonsultius supplere Apellieon... et pro arbitrio, quemadmodum quidem
putabat, emendare ausus plurimis temeravit erroribus: l'inciso quemadmodum ecc. si riferisce all'emendare che segue: credeva di correggere
il testo mentre invece lo guastava. Id. mise. I 75 tit. p. 642 emen.data vox in Ibide (Ov. Ib. 569): corregge congetturalmente Agenor
in aeerno. Una correzione che insieme ope eodieum e ope ingenii
in mise. I 20 tit. p. 549 emendata apud Suetonium (Nero 45) et enarrata
vox haee ' aseopera ': emenda in aseopera la lezione vulgata et scopa
:sulla base della lezione aseopa conservata da codici antichi. Macario
Muzio in Poliziano ep. 7, I p. 195 'Oenum' apud Propertium (4,
3, 21; cf. Poliziano mise. I SI) ex leetione PUnii iampridem emendaram
-(emendazione congetturale fondata sull'autorit di un altro autore
antico).
C) Attivit emendatrice in generale. Raccolgo qui i casi in
-cui emendo indica nel suo complesso una specifica attivit filologica
dedicata ad un autore.
1. Altre formule usate nelle Emendationes per introdurre congetture: credo
{p. 603, 604); credo (opinor) scribendum (p. 603, 605); credo (opinor, censeo. reor) legendum (p. 603. 604. 605, 608. 609. 610); scribendum est (p. 605); legendum est
(p. 604. 605); ego sic lego (p. 605); ego ' sed' muto in sedet' (p. 609. cf. p. 606);
ego' viribus' Teor mutaTi debere in 'quibus' (p. 605); sic mutandum (p. 604).

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IL LESSICO fILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Guarino: tutta una serie di soscrizioni pubblicate dal Sabbadini~


Scuola 107SS., si riferisce all'attivit di Guarino come recensore di
testi: soscr. alle orazioni di Cicerone in una rara stampa quattrocentina (Sabbadini cito I IO): finiunt orationes Tullii sumpte de exemplari vetustissimo diligentissimeque iam emendate ac correcte per d. Guarinum Veronensem (per emendo e corrigo accoppiati senza apprezzabile
distinzione di significato cf. p. 269); soscr. a Plin. nato nell'Ambros.
D 531 inf. (Sabbadini cito II5): emendavit c. V. Guarinus Veronensis adiuvante Guilielmo Capello 1 viro praestanti atque eruditissimo
Ferrariae in aula principis anno incarnati verbi MCCCCXXXIII, VI
kalendas septembres; soscr. a una seconda recensione di Plin. nato
nel Monac. lat. II301 (Sabbadini cito 117) C. Plinii Secundi Naturalis historiae volumen ab optimo exemplari editum, quod emendatum
fuit per praeclarissimos viros Guarinum Veronensem et Thomam de Vincentia, Guilielmo Capello coadiutante. Anno domini (M)CCCCLIX, nonis septembris explicit. Andreas de Caligis notarius; soscr. autografa di
Guarino a Cesare nel cod. Estense V C 2 (Sabbadini cito 120)
emendavit Guarinus Veronensis adiuvante Jo. Lamola cive Bononiensi
anno Christi MCCCCXXXII, IIII nonas iulias, Ferrariae. Alle soscrizioni sono da aggiungere alcuni passi di lettere di Guarino: 124, 2
e 28 accepi diebus proximis abs te nonnullas Ciceronis orationes quas
ut emendem vis; sunt enim depravatae nonnihil... Priorem autem pro
Archia limandam orationem cepi. .. Ut vides, non modo ipsam emendavi,
verum etiam quaedam adieci quasi lumina quibus artis latibula illustrarentur (cio vi ha aggiunto anche un commento, cf. p. 60); 224, 21 is
(Giovanni Corvini)... Macrobium De Saturnalibus (at)que Aulum
Gellium De noctibus Atticis habere dicitur; quos et ego habeo, sed cum
eos emendare cupiam, illos te interprete ab eo habere velim; 256, 132Oratorem Ciceronis emendare secundum lectiones coeperam; is quidem absolutus, sed non ad unguem emendatus est uti constitueram (non chiara,
e il contesto non aiuta a capire, l'espressione secundum lectiones, di
cui non conosco altri esempi); 366, 12 de transcribendo Plauto iam
institutum est; et profcto, ni Jllor, speciosum et minus depravatum habebis volumen, nam multis in locis emendavi, nec sine ratione et auctoritate veterunl (per ratio e auctoritas cf. p. 293ss.). Per l'emendare di
Guarino basti rimandare a Sabbadini, Scuola 107-123.
Poggio ricorda in una lettera come sua attivit quotidiana la
I.

Per questa e simili espressioni cf. p. 246s.

LA CRITICA DEL TESTO

259

lettura e la correzione dei testi: ep. 2, 27 p. 156 ego me reftro ad litteras et quotidie aliquid lego aut corrigo aut emendo. Non credo che sia
da vedere in questa frase una distinzione fra corrigo ed emendo: questi
due verbi sono altrove (ep. 3, I7 p. 216 cito a p. 327 e lettera al Barbaro cito a p. 173) usati da Poggio come sinonimi e pu trattarsi,
malgrado l'aut, di una semplice ridondanza come dev'essere in ep.
3, 36 p. 283 tempus adhuc extat corrigendi et emendandi (vd. anche
p. 268s.). Anche in ep. 3, 27 p. 264 emendo indica la revisione critica
di un testQ: Jaudo tuam diligentiam de quarta decade. Ba nunc scribitur;
non multumautem curo anteane an postquam scripta fuerit emendetur,
quamquam duo habeo volumina satis tolerabilia inter mendosa. Poggio
loda la diligenza del Niccoli riguardo alla quarta deca di Livio;
probabilmente lo aveva incaricato di procurargliene un esemplare.
Ora la sta facendo trascrivere; gli indifferente se la correzione avvenga prima o dopo la trascrizione (cio poteva essere emendato
l'esemplare da affidare al copista o la copia che questi ne avrebbe
tratto), sebbene il fatto di disporre di due esemplari tollerabili fra
tanti corrotti gli permetterebbe fin d'ora di eseguire l'emendatil'
(cf. Ullman, Origin 46). Il codice poggiano l'attuale Vat. lat. 1852(cf. p. 33s.), che presenta in effetti molte correzioni di sua mano.
Dai risultati del mio esame dell'attivit critica di Poggio sulle Filippiche di Cicerone (vd. p. 327ss.) e dalle conclusioni cui giunge il
Questa (p. 32SS.) circa la recensio poggiana di Plauto appare che
Poggio, come Guarino, corregge il testo collazionandolo, quando
possibile, con altri codici, ma non rifugge all'occasione dall'introdurre congetture proprie, senza distinguerle in nulla dalle varianti
attinte a fonti manoscritte. Le sue congetture non sono in genere n
arbitrarie n violente, quasi sempre paleograficamente vicine al testo
tradito e spesso felici.
Traversari ep. 271 col. 352 expectamus . .. XIV ilIos Age/Iii libros
ultimos quos diligentissime transcriptos a te emendatosque testaris: si tratta
del Gellio di mano del Niccoli coi passi greci aggiunti dal Traversari,
oggi a Firenze, Naz. Conv. soppr. I IV 26 (gi S. Marco 329;
cf. p. 161 n. l): secondo C. Hosius (A. Ce/Iii Noctes Atticae, Lipsiae
1903, XII) si deve all'emendazione del Niccoli il fatto che questo
codice talvolta non presenta errori comuni della famiglia cui appartiene e talvolta concorda con codici dell'altra famiglia. Anche il
Marshall (A. Gellii Noctes Atticae, Oxonii 1968, xvs.) afferma che
il Niccoli, pur disponendo di un ottimo esemplare, deve aver cor-

260

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

retto e mutato: ad es. il passo da 20, IO, 7 nam de qua re fino alla fine
di quanto ci conservato non doveva trovarsi nell'esemplare, ma
il Niccoli deve averlo trasferito nel suo testo da un codice del sec.
XIV o XV. L'umanista insomma, pi che una trascrizione, ha dato
una vera e propria recensione del testo, giovandosi anche di un altro
o di altri codici e questo lavoro indicato dall' emendare del passo del
Traversari.
Valla, soscr. a Quintiliano nel Paris. lat. 7723 da lui annotato:
Laurentius Vallensis hunc codicem sibi emendavit ipse millesimo quadringentesimo quadragesimo quarto, mense decembri, die nono (Billanovich,
Petrarch and ... Livy 139); cf., per l'attivit critica del Valla su Quintiliano, la lettera cito a p. 98.
Poliziano mise. II 25, 2 si Plinianos codices qui vulgo Jruntur itemque
quos docti homines emendarunt inspexeris totos; soscr. a Catullo (Maier
361) Catullum Vronensem librariorum inscitia corruptum multo labore
multisque vigiliis, quantum in me fuit, emendavi, cumque eius poetae plurimos textus contulissem, in nullum proJcto incidi qui non itidem ut meus
esset corruptissimus. Quapropter non paucis et Graecis et Latinis auctoribus comparatis, tantum in eo recognoscendo operae absumpsi, ut mihi videar consecutus quod nemini his temporibus doctorum hominum contigisse
intellegerem. Catullus Veronmsis si minus emendatus, at saltem maxima
ex parte incorruptus mea opera meoque labore et industria in manibus
habeatur. Tu labori boni consule et quantum in te est, quae sunt aut negligentia aut inscitia nostra nunc quoque corrupta, ea tu pro tua humanitate corrige et emenda 1 meminerisque Angelum Bassum Politianum quo
tempore huic emendationi extremam imposuit manum annos decem et octo
natum. Vale, iucundissime lector. Florentiae MCCCCLXXIII, pridie idus
sextiles. Tuus Angelus Bassus Politianus. Il Poliziano dunque, dopo
aver collazionato un gran numero di esemplari di Catullo, avendoli
trovati tutti ugualmente corrotti, si valse largamente per emendare
di altri autori greci e latini: l'emendazione si fonda quindi su codici
e auctores, due autorit cui il Poliziano si appella costantemente anche
nei Miscellanea. L'invito al lettore a correggere quanto ancora
rimasto corrotto un luogo comune: cf. Pomponio Leto, soscr.
a Varr. ling. (Botfeld 138) parce, qui legeris, si aliqua minus polita
inveneris: nam ita ex omni parte, sive seculum 2 Jcerit sive librarii, voluI. Per il nesso corrige et emenda vd. p. 269.
2.

Saeculum varr certo aetas, il tempo trascorso. Cf. Gasp. Barzizza, lett.

LA CRITICA DEL TESTO

men quodvis corruptum erat, ut necesse fuerit aucupari hinc inde sententias. Ideo sine rubore veniam dabis et errori manum imponas Pomponius
tuus orat. Vale; Merula, pref. a Plauto (vd. p. 294); vd. anche, per
esempi medievali, Wattenbach 337 e 339ss.
L'emendatio di Catullo fu dunque una delle prime fatiche del
Poliziano appena diciottenne, che gi nella soscrizione citata, nel
chieder venia di eventuali errori rimasti, poneva l'accento sulla sua
giovane et. Pi tardi gli sarebbe apparsa superata: cancell con lievi
tratti di p~1Yla la soscrizione a Catullo e cos ammon il lettore in
una nota nello stesso incunabolo, alla fme di Properzio (Mai:er 362):
Catlflli, Tibulli Propertique libellos coepi ego Angelus Politianus iam
inde a pueritia tractare et pro aetatis eius iudicio ve! corrigere ve! interpretari, quo fit ut multa ex eis ne ipse quidem satis, ut nunc est, probem.
Qui leges, ne, quaeso, vel ingeni ve! doctrinae vel diligentiae nostrae hinc
tibi coniecturam aut iudicium facito. Permulta enim infuerint, ut PlautinC'
utar verbo, me quoque qui scripsi iudice digna lini 1. E in un poscritto a una lettera ad Alessandro e Lattanzio Cortesi del 27 agosto
1486 (Vat. Capp. 235, cc. 83v-85r; cf. Perosa nr. I; Maier, Politien
118): his scriptis, rediit in mentem quod, cum in Catullum commentarium aliquod nostrum petieris, et quondam nonnihil pueri in Catullum
scripsimus: idque [quale] tamen, qualecunque jerit, marginibus libelli
nostri a.Jfiximus. Et quanquam nonnulla fortasse non inutiliter eruimus.
non tamen pIane profectum a nobis est, ut Catullum aut omnino emendatum aut non alicubi obscurum legere possimus (possumus cod.). Sunt et
nonnulla puerilia neque satis erudita tritisque auribus digna. Qua propter
nondum editione dignum putavi.
Il successivo raffinarsi del metodo filologico del Poliziano, che
si pu seguire attraverso le importanti enunciazioni teoriche delle
soscrizioni a collazioni, lo port a distinguere il momento dell'esame
della tradizione manoscritta (conferre) dal momento successivo della.
scelta fra le lezioni tramandate o della congettura (emendare). Si
veda la soscrizione del 1490 alla collazione di Plin. nato (Maier 352):
cum tribus vetustissimis codicibus contuleram idem Politianus hoc ipsum
cito a p. 263 quae ambigua erant, aut propter librariorum incuriam aut propter vetustateln,
interpretatus fui.
I. Ov. Pont. I, 5. 155. cum relego, seripsisse pudet, quia plurima cerno I me quoque,
qui feci, iudice digna lini. Il P[autinum verbum infuerint: solo Plauto usa il fut. anteriore infuerit (Thes. l. L. VII I. 2045. 665.).

262

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

exemplar. .. proque instituto meo ne illa quidem quae liquebat esse corTupta de veteribus omisi, scilicet ut coniectuTae locus emendaturo super
esset 1. Alla prima fase, quella del confirre, appartengono le numerose
collazioni eseguite dal Poliziano, alla seconda, quella dell'emendare,
quel capolavoro della filologia umanistica che sono le due centurie
dei Miscellanea, che derivano la loro solidit e rigore scientifico
dalla larga humus preparatoria di collazioni in cui affondano le radici. Colla distinzione fra confirre ed emendare al raffmamento del
metodo corrisponde un precisarsi della terminologia. Questa distinzione par di toccarla con mano nella soscr. a Celso di un discepolo
del Poliziano, l'Uberti (Maier 345): antiquus is liber, cum quo hunc
Politiani contuli, emendatus et ipse fuerat seu certe collatus cum codice
altero vetustissimo (a. 1490): col seu l'uberti anche se non oppone
distingue precisando emendo da confiro: fu anch'esso emendato o
almeno collazionato . Il risultato di questa collazione era, come dice
egli stesso pi oltre, una nova emendatio, ex antiquo tamen, ut apparet,
codice. Si ricordi inoltre che in un'altra soscrizione, scritta sotto dettatura del Poliziano, l'Uberti aveva cominciato a scrivere corre(xit)
(sinonimo per gli umanisti di emendo), subito cancellato e sostituito
da contulit (cf. p. 248; anche questa soscr. del 1490). Il senso pi
ampio di emendo rispetto alla pura collazione si scorge dalla soscr.
delPolizianoaPelagonio (Maier 347; cf. p. 177s.): ipse cum exemplari
contulit et certa fide (<< fedelmente, scrupolosamente l)) emendavit, ita
tamen ut ab illo mutaret nihil, set et quae depravata inveniret relinqueret
intacta, neque suum ausus est unquam iudicium interponere: dopo la
trascrizione, eseguita da un copista, il Poliziano stesso ha riconfrontato la copia coll'esemplare (contulit) e l'ha corretta scrupolosamente
(emendavit). Ma emendo ha un significato troppo ampio e potrebbe
includere anche correzioni congetturali, ed ecco che il Poliziano
sente il bisogno di precisare (ita tamen ut . .. ) che non si scostato

1. Cf. la soscr. a Cic. Att., del 1480 (Perosa nr. 43) est vero hoc mihi solemne
quasi institutum cO"igendorum codicum, ut Ilihil a pTobatioribus exemplaribus mutem
certaque adscribam quae haud dubie cognoscam prava esse, ut scilicet periculum faciam an
ex ipsis quoque male cohaerentibus litteris veram lectionem coniectari aut eminisci valeam.
Cf. anche quanto detto a p. 162S. e Timpanaro p. 6 c' in lui anche la consapevolezza che la congettura, quando necessaria, deve prender le mosse dallo
stadio pi antico della tradizione che noi possiamo raggiungere, non dalle
ingannevoli rabberciature che le corruttele hanno subto nei codici pi recenti~.

LA CRITICA DEL TESTO

<talI'esemplare, ne ha conservati anche gli errori e non ha introdotto


sue congetture. La novit di metodo si ripercuote nel fatto che
mentre prima di lui il conferre in un certo modo incluso nell'emenJare (cf. p. 2445.), il Poliziano fa un uso molto pi largo del verbo
~onfero che era il termine tecnico proprio della pura collazione. Tuttavia non c' da far affidamento su una rigorosa precisione di terminologia: il Poliziano, come abbiamo visto, sembra esser giunto a
una consapevole distinzione metodologica del conjrre dall'emendare
e tuttavia, in quella stessa collazione di Plinio nella cui soscrizione
(vd. p. 26IS.) tale distinzione chiaramente espressa, in una nota
a c,. I6rr (Mai:er 352) scrive: hic intercisus erat vetustior codex usque
ad principium XXI libri, sed et hinc emendavi cum regio c 1, dove ci si
sarebbe aspettati un contuli 2. Inoltre mentre nelle soscrizioni contemporanee o posteriori a quella di plinio il Vecchio (anni 1490-93)
costantemente usato il termine confero, in soscrizioni anteriori
compaiono ancora talvolta i termini corrigo o emendo: cos nella
soscrizione a Pelagonio del 1485 citata or ora, in quella a Catone
Varrone del 1482 (vd. p. 162 n. I), a Cic. Att. del 1480 (vd. p.
262 n. I) e a Stato silv. (vd. p. 156) 3.
A conclusione di questa sezione dedicata ad emendo nel significato pi ampio riporto un lungo passo di una lettera di Gasp.
Barzizza al Corner (Sabbadini, Storia 8IS.) che illustra tutte le accezioni del termine emendare nell'uso umanistico: Oratorem (il De
oratore) tuum emendatum ad te mitto, in quo aliis quantum profuerim tuum
sit iudicium, mihi certe non parum. Divisi enim singulos libros in tractatus et capitula; sententiam, quae in partes multas diffusa erat, in brevissimam summam et quasi in caput redegi; omnia qual' potui antiquiora
librorum exemplaria collegi, quod ex unoquoque verius videbatur attentissime in hunc nostrum transtuli; qual' ambigua erant aut propter librariorum incuriam aut propter vetustatem 4 interpretatus fui; multa divisa

Io Ho controllato su una fotografia la lezione di questa nota: la Maler omette


libri ed et e legge hunc per hinc (cf. p. 248 n. 2).
2. Si noti il costrutto di emendo con cum e l'abI. raro per emendo (cf. sopra,
p. 254) e normale con contuli.
3 Quest'ultima soscr. non reca data: la Maler, Politien II9s.la data fra il 148085; il Pastore Stocchi (p. 66) dopo il 1481 e probabilmente fra il 1489-90 e
il 1493.
4. Cf. nella soscr. di Pomponio Leto cito a p. 260s. ila ex omni parte, sive
seculum fecerit sive librarii, volumen quodvis corruptum erat.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

composui, plura composita divisi; litterarum jiguras similitudine aliqua


inter se commutatas multis locis correxi; quaedam etiam cum deficerent
supplevi, non ut in versum cum textu Ciceronis ponerentur (esset enim
id vehementer temerarium nec ab homine docto .ferendum), sed ut ea in
margine posita commentariorum loeum tenerent. Abbiamo qui 1'esposi-
zione teorica dell'attivit critica degli umanisti della prima met del
quattrocento. del loro emendare. Il Barzizza ha diviso il testo in
trattati e capitoli (cf. p. 6) e vi ha premesso dei sommari; ha raccolto tutti i possibili esemplari antichi e ha trasportato nel codice
le lezioni che gli sembravano migliori; ha chiarito (con interpunzione, segni diacritici, normalizzazioni ortografiche?) ci che poteva dar luogo ad equivoco; ha corretto gli errori nella divisione
delle parole; in molti punti ha emendato congetturalmente su base
paleografica; inoltre (il Laudense non era ancora stato scoperto) ha
colmato le lacune con supplementi destinati ad essere scritti in margine a guisa di commento. Il Corner fece poi trascrivere il De oretore emendato dal Barzizza in un elegante codice che esiste tuttora
(Ambros. E 127 sup.; Sabbadini, Storia 82S.).
D) Altri casi e casi dubbi. Poggio, letto al Barbaro (c[
p. 173) ego legi usque ad XIII librum Silii, multa emendavi: si noti
corrigo usato come sinonimo di emendo e anche qui. come in
ep. 4. 4 p. 304 (vd. p. 173), l'accoppiamento di legi ed emendavi.
Poggio avr emendato questi tredici libri dei Punica con o senza
l'antigrafo? Il Klotz (p. v) pensa che si sia trattato di un ad exemplar
emendare; lo Stangl (<< Berl. phil. Woch. 33, 1913, II82) ritiene
invece che Poggio abbia corretto di testa sua non avendo a disposizione a Costanza l'archetipo. Credo che lo Stangl abbia ragione:
se fu costretto ad affidare la copia a uno scriba ignorante anzich
eseguirla personalmente, vuoI dire che non poteva portarsi via il
codice e i suoi impegni gli impedivano di restare sul posto: le stesse
difficolt probabile che gli abbiano impedito anche di confrontare
successivamente la copia col codice antico. Si noti inoltre la somiglianza del legi ... , multa emendavi di questa lettera col nisi prius
illas legero atque emendavero usato a proposito del codice Orsiniano
di Plauto (cf. sopra, p. 173), per il quale siamo sicuri che Poggio
poteva emendarlo solo congetturalmente.
Traversari ep. 305 col. 395 quod tam graviter quereris Theophrastum
(il De plantis) a me negligi, cui transcribendo operam pollicitus fueram ..

LA CRITICA DEL TESTO

inique non fero . . , Sed nim quod ipse nequibam curavi ut Paulus noster 1
.. , exequeretur. Coepit iam opus suum in membranis tuis... Ego itl
per me emendabo, quando ipse transcribere non potui, ficiamque pro viribus ut ccdicem habeas emendatum; 306 col. 399 Paulus medicus Theophrastum fere absolvit. Eius emendandi curam mihi ipse subscipiam. Questa

emendazione che il Traversari si proponeva di fare personalmente


poteva essere forse qualcosa di pi di una semplice revisione della
copia sul modello. Poliziano ep. 6, I p. 167 (vd. p. 97).
Nei due esempi che seguono emendo ha il significato generico di
, correggere ~: Salutati de fito 2, 6 p. 343, II; Poliziano, soscr. alle
Pandette (M.aier 34IS.) est plurimis locis vetustis litteris emendatus libero
Per il participio (da distinguere da emendatus 'corretto', cf.
p. 214s.), Guarino ep. 293, 30 tuae igitur partes erunt ut eam (sc. orationem Ciceronis) transcribi ficias et emendatam nobis mittas (con quell'emendatam Guarino raccomanda che la copia venga corretta sull'esemplare dopo la trascrizione); Traversari ep. 61 col. 97s. diu
tenui apud me volumina tua... Fert ecce ille tibi tuos codices adcurate
satis et scriptos et, quantum licuit, emendatos; Filelfo ep. c. 72r scire ex
te cupio qua via Plinium De naturali historia mihi comparare queam.
Audio enim hunc esse apud vos doctissimi Aurispae Guarinique diligentia recte emendatum (cf. anche c. 68v): Guarino in effetti autore di
due recensioni del testo di Plinio (Sabbadini, Scuola II 5ss.); che in

una di esse avesse avuto per collaboratore l'Aurispa non sappiamo.


da altre fonti (Sabbadini cito 117); Poliziano mise. II 47, IO versiculos autem hos Euripidi mendosos habemus in vulgatis Agellianis
codicibus, quos ipsi nune ex vetustis emendatos adiecimus.

EMENDATIO

Secondo H. Frankel 2 nel lessico fIlologico moderno questo termine dovrebbe essere usato solo per una 'congettura' (eonieetura}
che si riconosca quale riuscita e convincente rettifica di un errore

I. Paolo dal Pozzo ToscanelIi; vd. G. Mercati, Ultimi contributi alla storia Jegli"
umanisti. I. Traversariana, Citt del Vaticano 1939 (Studi e testi 90), 10SS.
2. Testo critico e critica Jel testo, trad. di L. Canfora dalla Einleitung zur kritischenAusgabe Jer Argonautica des Apollonios, Firenze 1969, 44 n. I.

266

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

(emendatio) , e non per i semplici tentativi di correzione che uno


pu eventualmente rifiutare .
Nel latino sia classico (Thes. l. L. V 2, 456, 35ss.) che umanistico
emendatio pu conservare il valore di sostantivo verbale e indicare
l'azione del correggere un testo; oppure indica il risultato di questa
azione, la correzione, sia essa congettura o restituzione di lezione
manoscritta. In questo secondo senso appare spesso nei titoli di raccolte di emendamenti proposti da umanisti, come le Emendationes
in Catullum et in Priapeia dell'Avanzi, le Emendationes in T. Livium
del Valla ecc. Con emendatio si pu infine indicare la qualit dell'essere non corrotto, sine mendis. Faccio precedere per ogni categoria
esempi classici, dato che il Thesaurus non distingue.
I) Azione del correggere: per il latino classico Symm. ep. I,
24 si te amor habet naturalis historiae quam Plinius elaboravit, en tibi
libellos quorum mihi praesentanea copia fuit. In quis. .. opulentae eruditioni tuae neglegens veritatis librarius displicebit. Sed mihi fraudi non erit
emendationis incuria. Malui enim tibi probari mei muneris ce1eritate quam
alienis operis examine (la copia di Plinio che Simmaco spedisce ad
Ausonio presenta errori dovuti al copista, ma Simmaco non ha
provveduto a correggerla, preferendo soddisfare con la massima rapidit la richiesta dell'amico); 9, 13 munus totius Liviani operis, quod
spopondi, etiam nunc diligentia emendationis moratur; Aug. doctr. christ.
3, I, I codicum veritate, quam emendationis diligentia procuravit. Tra gli
umanisti: Poggio ep. 3, 4 p. 192 mittas ad me opera Senecae quibus
permaxime indigeo tum ad emendationem eorum quae scripta sunt tum ad
transcriptionem aliorum (cf. p. 225 n. I); P. C. Decembrio, letto al Pizolpasso (Sabbadini, Storia 271) dum nihil ago utilius perlibenter Plinii tui
libros inspicerem, praevisurus utique an emendatione magna indigeant ut (leggerei et) quid et quatenus per me fieri possit aestimaturus; Traversari ep.
214 col. 280: il Barbaro aveva mandato al Traversari il suo Lattanzio perch lo emendasse e il Traversari risponde: eius emendationi
totus incumbam; da ep. 225 col. 294 (cf. p. 255) apprendiamo che l'ha
emendato collazionandolo con altri esemplari. Id. ep. 272 col. 356
sunt. .. quaedam quae emendatione opus habeant (cf. p. 25 I); Valla
in Fac. p. 599 ex quo si non propter expectationem hominum, non propter iussum regis, non propter ipsius adversarii provocationem, certe ut
satisfizcerem irae meae interloqui atque interpellare debui, praesertim quod
non fuitfraudandus nec auctor emendatione operis sui nec rex vero librorum intellectu; Beroaldo anno c. CI v illud quoque in eodem scriptore . ..

LA CRITICA DEL TESTO

indiget emendationis; c. c5r ille quoque versus qui indiget emendationis


corrigatur; Poliziano, soscr. alle Pandette (Maier 342) implevi hanc
emendationem diligentissime collatis Pandectarum libris archetypis; soscr.
a Catullo (cf. p. 260) quo tempore huic emendationi extremam imposuit
manum.
2) Risultato dell'azione, c correzione' (gi classico: Hier. praef.
vulg. Ezr.: nihil enim proderit emendasse librum, nisi emendatio librariorum diligentia conservetur): Salutati de fato 2, 6 p. 343, 4 o
quotiens vidi magistros nostri temporis non emendationes, sed menda
suis annr,tasse manibus! Valla in Fac. p. 602 (Petrarcha) in nonnullis em~ndationibus felix; p. 603 constat numerus litterarum in menda
et emendtione? (cf. p. 230); ibid. sed iam omnium emendationum classem e portu emittamus; emendo p. 606 hunc locum Poggius ... , CUnl
superioribus diebus has emendationes ostenderem, dixit... sic emendasse
ecc.; p. 608 Cardinalis Columna . .. , qui has plerasque emendationes suo
codici addi a me mea manu voluit; p. 609 ita tota emendatio erit singulis dictionibus in binas separatis: c utilis' in c ut illis', c. nanque' in
c nam quae ' et c leviora ' mutato in c levior'; p. 610 hanc meam emendationem probat esse veram conclusio quae sequitur: si tratta in tutti questi

esempi di congettura. Merula, pref. a Marziale cito a p. 21 l e 213;


Beroaldo anno c. c4f priusquam emendationi nostrae applaudamus (congettura); Poliziano, collaz. delle Pandette (Maier 341) est pluribus locis vetustis litteris emendatus liber: quae emendatio vera est et
compar scriptori; ep. 6, l p. 166 (vd. p. 2II); mise. II 5, 5 Hermolaus
Barbarus in Plinianis emendationibus; II 14, 12 nomen . .. ipsum Coc1itis,
quod huius emendationis nostrae caput esse voluimus (congettura, cf.

p. 288s.); nellasoscr. a Properzio (Maier 362) il Poliziano dice di aver


annotato le lezioni ricavate da un codice antico in un quaderno
Antiquarum emendationum, cio di correzioni desunte da codici antichi. P. M. Uberti, soscr. a Celso (Maier 345) quicquid erat novae
emendationis (<< correzione di mano recente ), ex antiquo tamen, ut
apparet, codice (cf. p. 262); Avanzi emendo C. a3v quam vel consimilem
emendationem vidimus modo manu Christophori Papallis. Per la distinzione fra emendatio e lectio o ftequens scriptura c lezione vulgata'
vd. p. 2II.
3) Stato incorrotto del testo, c correttezza': per il latino classico Suet. de notis p. 141, 3 Reifferscheid $.fi et ro: haec apponuntur
qllotiens vel emetidatio vel (sensus) eius versus sollicitius est inspiciendus
queste

note si appongono quando ci sono dubbi sulla correttezza

268

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

del verso o sul suo senso . Il Wattenbach (p. 341S.) riporta una soscrizione di et umanistica in cui si legge: ab exemplari cuius summaemendatio erat esse corruptissimum (<< di cui la massima correttezza era.
l'esser corrottissimo, cio dove era pi corretto era corrottissimo) ..
Poggio ep. 2, 29 p. 159 (vd. p. 131); Aurispa ep. 35 p. 54 (vd. p.
143); 91 p. II4 (vd. p. 214); P. Summonte, letto a Francesco Puderico premessa all'Actius del Pontano (Previtera 124) (Actius, cio
il Sannazaro) advexit nuper ex Heduorum usque finibus atque e Turonibus. .. Martialis, Ausonii et Solini codices novae atque incognitaeemendationis (<< di inusitata e ancora non conosciuta correttezza ) .

EMENDATOR

Fin dall'antichit termine tecnico per indicare il correttore di


codici (Thes. 1. L. V 2, 457, 23ss.). Poliziano, soscr. a Stato silv.
vd. p. 162 n. 1) librorum emendatores; collaz. delle Pandette (Bandini,
Ragion. XLII) postrema cancellata syllaba, superscriptum o ab antiquo
emendatore.

CORRIGO

Nel latino umanistico perfettamente sinonimo di emendo e ne


ha la stessa complessit di significato. Reco qualcuno degli esempi
pi evidenti a conferma che per gli umanisti non v' differenza
nell'uso di questi due termini: Bruni ep. 2, 13 p. 49 mitto tibi orationes Ciceronis in Verrem, recte quidem scriptas, sed, ut videbis, male emendatas: qui enim corrigere voluit eas pIane corrupit (il cod. delle Verrine
oggi il Laur. Strozzo 44; vd. Sabbadini, Storia 40); P. C. Decembrio, letto al Pizolpasso (cf. p. 171S.) nusquam vides quae, eius opera'
correcta, iugi labore atque industria sunt emendata: quae eius opera
correeta una perifrasi per le sue correzioni e sunt emendata'
non fa che riprendere il concetto gi incluso nella perifrasi che
fa da soggetto: la frase ridondante e significa in sostanza le
correzioni da lui apportate con fatica e applicazione continua.
Noto qui per inciso che si tratta in questo caso di emendamenti
congetturali perch il Decembrio aveva davanti a s un solo codice.

LA CRITICA DEL TESTO

269

J3eroaldo anno C. C3r apud Tranquillum in GaIba (Suet. Galb. 15)


dictionem depravatam correximus... Verba Tranquilli haec sunt: (l ut
siquid scaenici aut histrici donatum olim vendidissent auferretur emptoribus : nos pro 'histrici' emendavimus 'xystici'. Si veda infine la
serie di sinonimi nella soscr. di Francesco degli Ardizzi cito qui
sotto. frequente il nesso corrigo et emendo, una sorta di duplicazione dell'espressione: Anon., soscr. a un incunabolo delle orazioni di Cicerone (vd. p. 258); Poggio ep. 3, 36 p. 283 (vd. p. 259);
Poliziano. soscr. a Catullo (vd. p. 260). Come ho gi detto (vd. p.
259), ritengo che non sia possibile basarsi sull'aut di Poggio ep. 2,
27 p. 156 per dedurne una distinzione di significato fra i due termini.
Distribuisco gli esempi secondo lo schema seguito per emendo
{vd. p. 250).
I) Correzione d'autore. Poggio ep. 3, 36 p. 283 (vd. p. 251);
3 p. 12 vaco ... ad corrigendum Diodorum quem iam traduxi; Traversari ep. 503 col. 619 (vd. p. 253).
IO,

II) Correzione della copia sul modello. C o r r i g o a d e x e mp l a r: Guarino ep. 578, 56 unum memineris oro, ut, si transcribi
]eceris, ad exemplar corrigantur; Gasp. Barzizza, letto al Landriani
(vd. p. 190).
C o r r i g o cu m: Francesco degli Ardizzi, soscr. all'Ottob. lat.
2057 qui tres oratorii libri correcti auscultati collecti emendati conformati
(?t iustificati fuerunt cum codice illo vetustissimo (Sabbadini, Storia 95:
l' Ottoboniano fu trascritto dal Laudense dal vescovo di Como Fran,cesco Bossi nel 1422 e fu poi collazionato da Francesco degli Ardizzi
<:01 Laudense medesimo nel 1425).
Salutati ep. I p. 250Ss. venit tandem Aftica . .. Certe cogitabam revidere librum et, si quid, ut seribis, ve! absonum vel contra metrorum
regulam intolerabile deprehendissem, curiosius elimare . . , et exinde, pluribus sumptis exemplis (' copie ') et per me ipsum correctis et diligenter
revisis, unum ad Bononiense gignasium, unum Parisius, unum in Angliam . .. destinare: le correzioni di sostanza che il Salutati intendeva
apportare all'Africa del Petrarca sono indicate qui con elimo (cf.
p. 251), la correzione materiale degli exempla con corrigo e reviso;
ma si noti che poco pi oltre, nella stessa lettera, corrigo usato
per correzioni di sostanza: p. 254 ego me offero laboraturum ut
euncta revideam, et quae corrigenda videro, corrigam. Ibid. II p. 43 I

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

exemplari (' trascrvere ') feci nomine tuo libellum De viris illustribus.
quem Petrarca noster condidit abbreviatum; sed quia valde corruptus est,
non potui ipsum domino decano tradere, eurabo, quam primum potero,
quod corrigatur et habeas: la copia era risultata molto corrotta e doveva quindi essere corretta; III p. 37os. libellum meum De fato et
fortuna si videre cupis, pete nomine meo commoditatem eius a. .. Thomasio de la Spina, qui fecit ipsum exemplari (' trascrivere ') et ego correxi; III p. 620S. tibi... grave non sit donec exempletur eorrigaturque
paululum expectare. Diligentia quidem adhibenda rem hanc aliqualiter protrahet, sed emendatum habebis; Lamola in Guarino ep. 455, 135 (cf.
p. 180) nunc porro ad Latinum textum corrigendum aeeedam. In volgare
si diceva 'r i c o r r e g g e re' (Iacopo Ammannati in Vespasiano
ep. 40, 3; vd. p. 94) o 'riscontrare' (Vespasiano ep. 16,
17; vd. p. 93).
III) Correzione critico-testuale. A) Correzione ope codicum. Gasp.
Barzizza, soscr. a Cic. de or. (nel cod. Napoli, Naz. IV A 43)
eorrectus exemplo tnultorum codicum antiquorum summo studio ac summa
industria adhibita. Casparinus (Sabbadini, Storia 80); Poggio ep. 3,
17 p. 216 (vd. p. 327); II, 22 p. 84 miseram dudum ad Urbem pro
Diodoro (la sua traduzione latina) quem tibi reliqueram, ut qui hic erant
admodum mendosi eorrigerentur; Poliziano mise. I 17 tit. p. 543 correctus in tragoedia Seneeae locus atque ex Craeca remotiore fabula declaratus
super Nemiaeo leone (Rere. 83): restituisce la lezione dell' Etruscus
(Laur. 37, 13) alias contro la vulgata altas; 32 p. 571 corrigendus apud
Plinium loeus ex libro octavo et vigesimo Naturalis historiae, capite secundo (28, 25): contro la vulgata fulgetras adorare consensus gentium est
restituisce la lezione di due vetusta exemplaria (Riccard. 488 e Laur.
82, 1-2) fulgetras autocare poppysmis eonsensus gentium est; 96 tit. p.
688 locus apud Martialem (II, 29, 3) correctus et enarratus: restituisce
la lezione murem dei eodices vetustissimi contro vitam della vulgata.
B) Correzione ope ingenii. Gasp. Barzizza, letto al Corner
(vd. p. 263s.); Pomponio Leto, preE a Varr. ling. (vd. p. 284); P. C.
Decembrio, letto al Pizolpasso (vd. p. 171S.); Poggio, letto al Barbaro (vd. p. 173); Valla in Fac. p. 601 et quomodo tu corrigert~
me doces et corrigendi legem tradis? Roc nihil aliud est nisi non
omnium eorrectionem reprehendere, sed malam. Vides... ut contraria
proposito tuo loqtleris, ut me non dehortaris a corrigendo, sed magnopere
adhortaris ad corrigendum? Doces qua ratione libros corrigam: audio, si

LA CRITICA DEL TESTO

modo ratio ista satis docet: si tratta dell'emendare congetturale, per il


quale il Facio aveva enunciato il principio illustrato sopra, p. 230.
Poco pi oltre il Valla usa il sinonimo emendo. Anche nelle Emendationes in T. Livium i due verbi sono usati come sinonimi. Il Beroaldo
usa frequentemente corrigo (sinonimo anche per lui di emendo, vd.
p. 269) nelle Annotationes centum: nella sua critica testuale prevale
l'emendatio ope ingenii e accade perci che corrigo nelle Annotationes
indichi setppre correzioni congetturali: anno c. a4v tu illud ' tempora
quinta die' ita corrigito: 'tempora quarta', prout scripsisse Ovidium
haud dubie credimus (Ov. fast. 3, 164); c. b3v apud eundem (Liv. 28,
39, 19) 'lautitia' pro' lautia' in omnibus codicibus impressum est; ita
enim libro vigesimo octavo scriptum est: locus inde lautitiaque legatis
praeberi iussa: nos correximus ' lautia '; c. b6r nos pro 'cistis' correximus ' cisiis' (Cic. S. Rosc. 19); c. b8v nos . .. , re diligenter pensitata,
pro 'minime' correximus ' Mutine' (Ascon. in Pison. p. 13 Clark);
C. CH (vd. p. 233 n. 3); c. CIC ex librariorum (librorum ed.) impressorumque incuria menda facta est in eo verbo 'apheresim', cum legendum
sit 'phrasin' (Quint. inst. IO, I, 42), sicut et nos correximus; c. C2V
ego vero pro 'cinericiis tenebris' correxi 'cimeriis' (Hier. c. Joh. 44,
PL. 23, 412B); c. CJr (vd. p. 269); c. qr (vd. p. 233 n. 3); c. c5r
corrige illum cuius quoque locum nunc in mentem venit. Namque apud
eundem seriptorem (Curt. 8, II, 2) petram 'dorinin' nominari leges:
tu 'aornin' emendato; ecc. Poliziano misc. I 34 p. 575 (Cic. fam.
II, 14, I) quod quidam tamen hactenus corrigunt ut dica"t: tanquam
si iam adnihilatae esse videantur (alcuni tentavano di correggere congetturalmente la lezione corrotta dei codici); 66 p. 633 corrigendum
puto locum alterum ex Plautino milite (v. 321): corregge congetturalmente mirus oleo in mirust lolio; 80 p. 652 (pubblica l'inno quinto di
Callimaco accompagnato da una traduzione latina) tantum... nunc
admonemus lectorem, paucula videri mihi adhuc mendosa in Graecis exemplaribus quae non erat pudoris nostri corrigere: si tratta qui naturalmente
di un correggere congetturale; 90 p. 678 ego sie arbitror legendum
corrigendumque (corregge congetturaImente un passo di Aristotele).
Correzioni che sono insieme ope codicum e ope ingenii in mise. I 53
tit. p. 605 tum in tr,lnseursu locus in epistolis ad Attieum non inelegans
super miniatula cera correetus et enarratus; ibid. p. 607 quod autem incidit
ut de miniata eerula meminerimus, eorrigendus obiter et itlterpretandus
nobis hie ex epistola ad Atticum libro penultimo loeus est (15, 14, 4):
la vulgata leggeva nimia tua; il Poliziano corregge miniata eerula

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

sulla base della lezione miniata ceruia del Laur. 49, 18 (cf. p. 292);
57 tit. p. 612 correctum .. erratum Plinianis exemplaribus (nat. IO,
56): la vulgata leggeva Erythrotaonas, il Poliziano corregge tetraonas partendo dalla lezione et traonas di un vetustissimum exemplar
<Iella Medicea di S. Marco (ora Riccard. 488). Macario Muzio in
Poliziano ep. 7, I p. 195 cum oratores, poetae atque historici eorumque
interpretes studium tuum ac doctrinam singularem necessario testentur. Hoc
Cicero, hoc Quintilianus, Catullus, Propertius, Plinius, Livius ac caeteri
aemum qui centuriam implent ve! inviti prac se ferent. Nemo sane leget
illorum monumenta qui, ubi eos locos attigerit quos tu aut correxeris aut
restitueris ve! fidelius fueris interpretatus, nominis tui possit oblivisci: mi
sembra che il Muzio intenda alludere al triplice contenuto dei Miscellanea, congetture (correxeris), restituzione dell'esatta lezione di co<lici antichi (restitueris), interpretazione di passi oscuri (ftdelius fueris
interpretatus) .
C) Attivit emendatrice in generale. Anon., soscr. a un incunabolo delle orazioni di Cicerone cito a p. 258; Guarino ep. 256, 134
Terentium habeo idoneum satis, sed nondum more meo correctus est; Poggio
ep. 2, 27 p. 156 (vd. p. 259); Poliziano, soscr. a Tibullo, Catullo e
Properzio (vd. p. 261): ep. II, 25 p. 362 vellem, Ludovice vir darissime, caeteris quoque iureconsultis quae tibi est corrigendis restituendisque
legibus in veram atque eam ipsam lectionem qua ab imperatore Iustiniano
publicatae sunt et olim fuisset et nunc esset diligentia.
D) Altri casi e casi dubbi. In Poliziano ep. 8, 15 p. 250 corrigo
usato per la correzione di un errore di stampa: ibi igitur (cio nell'errata-corrige premesso ai Miscellanea) primo statim capite correctum hoc
a nobis erratum reperies. Negli esempi che seguono corrigo vale genericamente ' correggere': Salutati de fato 2, 6 p. 343, 5 ea, dum corrigere cupiunt, ascripsisse de quibus, si in discussionem venerint, nullam
possent reddere rationem; ep. III p. 533 (comunica a Pietro Turchi
alcune correzioni da apportare al suo De nobilitate legum et medicine)
fac igitur, obsecro, librum tuum corrigas et ut exemplar et exemplata, si
qua sunt, cura moneque quod illis tribus locis fideliter corrigantur (cf.
anche cp. III p. 551).
Nelle collazioni del Poliziano compaiono talvolta le note cO, ce,
c' 1. Esse sono senz'altro da interpretare coi pi corrigo, corrige e
o

I. Vdo Klotz LI; Marastoni


1962, XXXIVso; Lenz 3440

LXVII;

A. Mazzarino, pref. a Caro agro, Lipsiae

LA CRITICA DEL TESTO

273

non, come vorrebbero alcWli, come forme del verbo' conicio (il
Marastoni interpreta addirittura ce come conieci), giacch questo termine non fa parte del lessico fIlologico del Poliziano (che usa solo
un paio di volte il termin coniecto), mentre assai usato corrigo. Il
KIotz (1. c.) pWltualizz, di fronte all'opinione allora dominante
<:he con questa nota il Poliziano contrassegnasse solo le sue congetture, che nella collazione di Stazio dell'incWlabolo Cotsiniano essa
apposta sia a lezioni che si accordano con l'edizione del Calderini
sia a lezioni che si trovano in M, il codice di Poggio: trasse quindi
la conclusione che le note co, ce, c'indicano consenso a Wla lezione
manoscritta (cf. anche Pasquali 70 n. 3), ammettendo tutt'al pi
<:he il Poliziano abbia contraddistinto le sue congetture con ego CO.
Ma neanche la tesi del KIotz accettabile: in realt il Poliziano
<:ontrassegna con queste note a n c h e sue congetture. Ad esempio
nella collazione di Ovidio il Poliziano contraddistingue con c' 1 la
sua congettura acerno ad Ibis 569 (vd. Lenz 344), che in misc. I 75
p. 643 viene presentata con queste parole: mihi sane recta esse et
emendata scriptura videtur, si rationi libera coniectura sit, non 'Agenor " sed ' acerno '. Ma anche nella collazione stessa. del Corsiniano
ci sono congetture accompagnate dalla nota ce (vd. Marastoni LXIx:
ad es. Stato silv. 4, 6, 39 stet mensura pedem: ita puto legendum nel
<:ommentario; ce pedem nel Corsiniano; i codd. hanno pedum). Illuminante il confronto con l'uso del verbo corrigo nei Miscellanea.
Infatti questo termine adoperato sia quando si tratta di congetture
(vd. p. 271S.) sia quando si tratta di restituzione di lezioni manoscritte
(vd. p. 270). In conclusione, nel Poliziano la nota ce (co, c') contraddistingue tutti gli interventi critici del collazionatore, sia che si tratti
di consenso a Wla lezione manoscritta sia che si tratti di congettura;
insomma qualcosa che va al di l delle pure e semplici note di collazione e appartiene alla fase successiva dell'emendare.
La sigla c' 2 non peculiare del Poliziano: compare ad es. nel

1. Si tratta di una c con un segno generico di abbreviazione e non di eS = e(ortiga)s come vuole il Lenz. Cf. quanto osservato qui sotto per le note c' del Laur.
'49, 18.
2. Si tratta sempre, almeno nel Laur. 49, 18 che ho visto personalmente, di
una c con un trattino ondulato all'esponente, segno generico di abbreviazione,
che stato confuso con una s dalla maggioranza degli studiosi. La sigla vale dunque e(orrige), non e(orriga)s (cf. quanto detto nella nota precedente per il Poliziano).

18

274

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Matr. 8sr4 (gi X 81) di Asconio e Valerio FIacco appartenuto a


Poggio 1 e nei Laur. 36, 49 di Properzio 2 e 49, 18 di Cic. Att. entrambi appartenuti al Salutati, nei quali la nota c'introduce correzioni di sua mano. Le note c' del Laur. 49, 18 (M) sono state raccolte
e studiate da O. E. Schmidt 3, secondo il quale si tratta di congetture.
Il Sjogren 4 fa notare invece che la sigla c' contrassegna talvolta.
lezioni peggiori di quelle offerte da M e conclude che le varianti
introdotte da c' sono tratte da uno o pi codici della fam. . Come
si vede, la vicenda delle opinioni degli studiosi simile a quel che
abbiamo visto per l'uso di c' nel Poliziano. La questione meriterebbe
d'essere ripresa e approfondita, ma sar lecito affacciare l'ipotesi che,
come per il Poliziano, la sigla c' possa contrassegnare sia congetture
sia varianti manoscritte.
Per il participio (da distinguere da correctus 'corretto', cf. p.
215) Petrarcafam. 18, 5,23 sed ne ab illis quidem (se. doctis hominibus)

semper correctos ad unguem codices expectes (per correctus ad unguem cf.


anche fam. 18, 14, 80 e ad unguem emendatus in Guarino ep. 256.
133); Salutati ep. IV p. 83 ut apud incorruptos vel correctos Ciceronis
textus legitur: probabilmente vuoI indicare due categorie distinte di
codici, quelli che presentano di per s un testo non corrotto e quelli
che presentano un buon testo per essere stati riveduti e corretti.

Aveva visto giusto, per il Laur. 49, 18, F. Hofmann, Der kritische Apparat Z14 Ciceros Briefen an Atticus, Berlin 1863, che si fondava su una collazione del Mommsen; gli si oppose recisamente O. E. Schmidt, Die handschriftliche Ueberli~rer14ng
der Briefe Ciceros an Atticus, Abh. der k. sachs. Ges. der Wiss. phil.-hist. Cl.
IO, Leipzig 1888, 283: Was aber Hofmann fiir c mit einem Hakchen ' ausgiebt, ist in den allermeisten Fallen ein c mit einem iibergeschriebenen deutlichen
s, also CS = Colucius . Eppure una delle sigle da lui interpretate come eS visibile proprio in una delle riproduzioni che accompagnano la trattazione (tav. 3,
r. 24 nell'interlinea; cf. Schmidt, p. 290) ed chiarissimo che si tratta solo di un.
trattino ondulato, come mi conferma anche il Prof. Campana. La sicumera dello
Schmidt ha trascinato con s gli studiosi successivi, che hanno proposto per questa.
sigla altre fantasiose interpretazioni: c(redim14)s Clark, Class. Rev. 13, 1899,
120; c(odice)s Leo presso Sjogren, pref. a Cic. Att. I, Upsaliae 1916, xv n. J.
L Vd. A. C. Clark, l. c., che suggerisce che le note c' in questo codice e nel
Laur. 49, 18 siano del Niccoli.
2. P. Fedeli, pref. a Properzio, Elegie, libro IV, Bari 1965. XXXIU.
3. Die handschr. Ueberlief. cito 304ss.
4. Commentationes T14l1ianae, Upsaliae 19IO, 46s.

..
LA ClUTICA DEL TESTO

CORRECT/O

Come il verbo corrigo pu indicare sia correzione mediante collazione sia correzione congetturale.
l) Azione del correggere: gi antico: Symm. ep. 3, II, 4
carminum tuorum codicem reportandum puero tradidi et quia eglogarum
confusus ordo est, quem descripsimus simul misi, ut et correctio a te utrique praeste~r et aUorum quae nunc pangis adiectio. Tra gli umanisti:
Salutati de fato 2, 6 p. 344, 6 correctionis labor ipsos gravat; Lamola.
in Guarino ep. 455, 137 (cf. p. 176) septimam addam correctionem
tribus Ciceronis De oratore libris (correzione della copia coll'esemplare dopo la trascrizione).
2) Risultato dell'azione, 'correzione': Salutati de fato 2, 6
p. 343, 16 ineptis et inconsideratis suis correctionibus, imo corruptionibus;
Vana emendo p. 613 nonnihil reminiscebaris correctionis meae (congettura).

CORRECTOR

Indica il correttore di codici (sinonimo di emendator): Riccardo


da Bury, Philobiblon 8, 182SS. (vd. p. 64 n. I); Petrarca fam. 18,
5, 46 de libro autem hoc quid speres ipsa te libri facies monebit: novus
et nudus est et nullo correctoris dente percussus.
Coll'avvento della stampa nasce una nuova categoria di correctores, con un compito ben pi largo e impegnativo che gli odierni
correttori di bozze: a loro affidata la revisione critica e la prepara-o
zione del manoscritto da riprodurre nella stampa: hanno il compito
di fornire un testo il pi possibile corretto e sono in genere umanisti
di larga cultura; noi li diremmo oggi editori (vd. Haebler 132ss.;
Fava 150s.). Li menziona spesso il Beroaldo: anno C. b6r qui tamen
error non tam impressoribus est ascribendus quam correctoribus; C. b7V
cuius (sc. Callimachi) testimonium citat Plinius in XXII ( 88), quain loco impressores, ne quid acerbius dicam in correctores, pro ' Recale
, Becate' impresserunt; C. qv has ... mendas ... impressoribus ascribimus, non autem correctori Georgio Alexandrino: si tratta di errori ne)
testo di Plauto; l'edizione cui allude il Beroaldo la principe (H
13 074), uscita a Venezia nel 1472 e curata dal Merula. Probabil-

IL ..ESSICU FILOLOGICO DEGLI UMANISTl

mente anche in anno c. b7V nonne in primo De asino aureo mendum


est quod correctores dissimulanter praeterierunt? si allude ai correctores
di incunaboli.

CASTIGO, CASTIGATIO

Il verbo castigo 'correggo' compare in Merula, pref. a Marziale


cito a p. 213, Poliziano ep. 4, 13 p. 128 (vd. p. 253) e in un2 lettera di
A. Maffei in Poliziano ep. 6, 6 p. 182 quibusdam... in locis tentavi
depravatas libelli partes si qua possem lima ve! ingenii ratione castigare.
Per castigatus vd. p. 215. Il sostantivo castigatio, usato dagli umanisti
come sinonimo di correctio, emendatio, indica sia 1'azione del correggere che il risultato dell'azione, la correzione.
l) Azione del correggere: Beroaldo anno C. qv illud quoque
apud eundem in mentem venit quod indiget modice castigationis; Avanzi
emendo C. a2r quis enim ante laboriosissimam Calphurnii castigationem
Catulli scripta non stomachosus attingebat? (allude all'ediz. Vicentiae
1481, H *4760, curata da Giovanni Planza de' Ruffinoni detto Calfurnio) 1.
2) 'Correzione': Avanzi emendo C. a2r quorum omnium castigationibus ac inventis prorsus candorem reparabit vatum doctissimus Catullus. Il termine compare nel titolo di una celebre opera della filologia umanistica, le Castigationes Plinianae del Barbaro.

INTEGRO, IN INTEGRUM RESTITUO ECC.

Poliziano ep. 6,

p. 165 in Lucani Genethliaco (Stat. si/v. 2, 7,

14s.) duos ita versiculos corruptos integramus: et si qua patet aut diem

recepit, I sertis mollibus expleatur umbra): integro non ha qui il moderno senso di 'integrare' (in questo senso il Poliziano usa suppleo,
~fficio, vd. p. 286), ma quello di 'correggere' 2: i due versi non
presentano nessuna lacuna, ma solo una corruttela (pater aut L; pa-

I. Vd. M. Zicri, Calfurnio editore di Catullo, Atene e Roma)} n. s. 2, 1957,


157-59
2. Da ricondurre forse al significato classico di Thes. l. L. VII I, 2087, 60ss.
(<< integrantur utcumque debilia: A invalida, corrupta, vitiata sim. ).

tera ut M) e il Poliziano li dice infatti eorruptos, mentre poco pi


oltre (p. 167) di versi lacWlosi scrive: quae parum eohaerenter i n t e re i s a supplet. Simili le espressioni in integrum restituo, integritatem
restituo, integritati reddo ecc. (vd. Thes. 1. L. VII I, 2080, I ISS.): esse
significano, nella terminologia filologica degli umanisti, riportar~
allo stato originario Wl testo corrotto, correggere . Poliziano ep~
IO, 4 p. 312 eommentarios (alle Pandette) ... quibus in integrum eorrupta diu leetio restitueretur; A. Maffei in Poliziano ep. 6, 6 p. 182
(invia al Poliziano la sua copia della versione latina di Erodiano
perch la corregga, cf. p. 303 n. 2) eum... eupiam... nostro huie
volumini suum ius suamque integritatem restitui; E. Barbaro ep. II p. 83mendosa loea non parum multa integritati suae reddidi. Cf. anche redin':'
tegratio in Poliziano mise. II I, 3 ftcimus idem antea in ipsius epistolis
(aveva cio restituito in mise. I 25 il giusto ordine di alcWle delle
Epistulae ad fam. di Cicerone turbato nei codici umanistici da uno
spostamento di fascicoli nell'archetipo), eaque nostra quasi dixerim
redintegratio iam reeepta est: il quasi dixerim mostra che l'uso di redintegratio per ' correzione' sentito dal Poliziano come Wla metafora.

RECENSEO

Nel senso di 'esaminare, passare al vaglio, sottomettere a un


esame critico un testo' usato nell'antichit da San Girolamo e
da Rufmo (Arns 71) e compare nella nota soscrizione di Calliopio
al testo di Terenzio (vd. Jahn nr. 22 e p. 370 e Leo, Plautinisehe
Forsehungen, Berlin 19122, 50S.).
Negli umanisti da me esaminati non ho mai trovato reeenseo
come termine filologico, ma solo nel senso di 'enumerare, passare
in rassegna, elencare' 1. Questo il significato che la parola ha anche in Poggio ep. 4, 4 p. 304s., dove lo Stangl, Berl. phil. Woch.)}
33, 1913, II84, interpreta erroneamente reeenseo come termine tec-

I. Ad es. Crinito in Poliziano ep. 12,22 (23) p. 403 rogas IIt locus tibi aliquot recetlseam de quibus in secundam eenturiam Politianus retulerat; Guarino ep. 861, 38 memini. .. grandius tibi volumen ex plurimis eonfeetum et auetum epistulis, iII quibus si
qua est ad Chrysoloram ipsum aut de ipso suisque laudibus, rogo ut recenseas et eius inventae mihi facias copiamo Pereu"endae nanque sunt cursim et eius generis exeribendae
et scriptae ad me per diligentem nuntium mittendae.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

nico-filologico; ma se avesse letto pi attentamente l'intero passo


avrebbe dovuto accorgersi che Poggio voleva dire semplicemente
gli autori che ho elencati. In questa lettera l'umanista si lamenta
che il Niccoli, coll'intenzione di trascriverIi, tenga presso di s buona
parte dei suoi libri per anni ed anni, privandolo cos della possibilit
di leggerIi: Lueretium tenuisti iam per annos quatuordecim, eodem modo
Asconium Pedianum; sie et Petronium Arbitrum et Statium Silvarum orationesque illas quas habes ex meis; non solo, ma, non contento dei
libri che ha gi, il Niccoli ne chiede ancora; n io te li nego, risponde
Poggio, ma prima trascrivi e restituiscimi i libri che hai: eum non
possis nisi unieum librum seribere 1, quid haee tam erebra tamque frequens
librorum postulatio sibi ve/it nescio, praesertim eum multi restarent a te
seribendi. .. De Frontino et fragmento Arati quod seribis, iili apud me
sunt, quos ad te mittam, eum scivero te priores, quos reeensui, eonseripsisse.
Un uso singolare del termine reeenseo appare in alcune soscrizioni a commedie umanistiche 2: Savucius edidit, Hugo reeensuit (Ianus Saeerdos); Mereurius Ranzius Vereellensis reeensui. Acta studiis Papiensibus 1437 die 14 Aprilis (De falso hypocrita); Alphius recensuit
(Philogenia); Calisius recensuit (Polidorus). L'origine di queste soscrizioni va ricondotta al Calliopius recensui dei manoscritti terenziani:
nel medioevo (e ancora in et umanistica) 3 questo recensere era spesso
glossato con recitare, cio si attribuiva a Cailiopius la funzione del
recitator secondo la diffusa teoria che nella commedia romana un solo
personag~io leggesse tutto il testo mentre gli attori si limitavano alla
mimica. E dunque possibile che nelle soscrizioni citate si volesse indicare il recitator, o forse in qualche caso anche il vero e proprio attore.
A queste soscrizioni va aggiunto un passo del Salutati, de fato 2,
6 p. 343, 19ss. di cui lo Stiiuble (p. 190), che lo conosce incompiur. Per quest'uso di scribo per indicare l'opera del copista vd. p. 93s.
Riassumo la trattazione dello Stauble, p. 188ss.
3. Alle testimonianze citate dallo Stauble si aggiungano, per il '400, quelle
recate da M. Herrmann, Albrecht von Eyb und die Friihzeit des deutschen Humanismus, Berlin 1893,88: in appunti presi da Albrecht von Eyb a lezioni accademiche
il recensere di Caliopius recensui glossato con recitare e un discorso di Davo nell'Andria posto sulla bocca del recitator Caliopius; in rielaborazioni tedesche di
drammi terenziani uscite a stampa nel 1486 e 1499 si danno consigli circa il tono
di voce, la mimica e i gesti che devono accompagnare la lettura. Vd. inoltre
Guarino ep. 380, I I con la nota del Sabbadini ad 10c.
2.

LA CRITICA DEL TESTO

279

tamente dalla citazione di altro studioso, si giova solo come testimonianza della retta interpretazione della soscrizione ai manoscritti
terenziani: esso per testimonia anche l'esistenza non solo dell'interpretazione che vedeva in Calliopius t'attore, ma di altre che vi
vedevano il nome dell'autore stesso o di un suonatore: preponantur. .. viri peritissimi bibliothecis qui libros diligentissima collatione revideant et omnem varietatum discordiam recte diffinitionis iudicio noverint
removere. Cui rei maximos quondam viros invenimus fuisse prepositos,
qui gloriosissimum reputabant se libris subscribere quos revisissent, sicut
in antiquis librorum codicibus est videre. Et hoc est quod communiter in
Terentii fabulis post omnia reperitur Caliopius recensui; que quidem
subscriptio nec poete fuit nec actorum vel modulatorum, quorum nomina
reperiuntur expressa, sed solum, ut sonat littera, recensoris.

RECOGNOSCO

Gi nell'antichit classica poteva significare 'rivedere, correggere' (Plin. ep. 4-, 26, l): compare anche nelle soscrizioni Uahn
nr. 3 e 19). Ricompare, e con una certa frequenza, nelle soscrizioni
umanistiche: sembra non differenziarsi per il significato dai sinonimi emendo e corrigo. Pu esser detto esplicitamente che nella
revisione ci si valsi del confronto con uno o pi codici: Poliziano, soscr. a Svetonio (Maier 343) recognovi cum vetustis duobus
exemplaribus; soscr. ai Fasti di Ovidio (Bandini, Ragion. Lxn) recognovit Ang. Politianus cum vetusto codice collatos Fastorum libros. Ma
pu anche non esservi specificazione alcuna: P. C. Decembrio, nota
a un codice di Tacito (Gud. lat. 2. II8; Sabbadini, Storia 187) est
P. Candidi. Ab eodem recognitus et emendatus; Valla, soscr. alla
traduzione di Tucidide (cf. p. 312) hunc Thucydidis codicem ...
idem ego Laurentius... recognovi cum ipso Ioanne; per l'accenno all'aiuto di Giovanni (il copista Giovanni Lamperti de Rodenberg)
nella revisione cf. p. 246s.: uno dei due avr tenuto davanti a s e
letto 1'esemplare da cui il codice era stato trascritto e 1'altro avr
seguito la lettura sulla copia ed eseguito le eventuali correzioni; il
caso che l'autore stesso riveda copie della propria opera non raro
(vd. p. 303 n. 2). Recognosco si trova anche usato per indicare la
correzione delle bozze: colophon dell'ediz. principe dei Miscellanea
del Poliziano (Firenze 1489, H * 13221) impressit ex archetypo Antonius

28Q

IL LESS1CO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Miscominus. Familiares quidam Politiani recognoVere. Politianus ipse nec.


hortographiam se ait nec omnino alienam praes.tare culpam. Florentiae,
anno salutis MCCCCLXXXIX, decimo tertio kalendas octobris; l}eroaldo, letto cito in Garin 377: commentarii Apuleiani iam imprimuntur.
Quotidie paginas impressas recognosco ut opus fiat quam emendatissimum.
Pu indicare inoltre la revisione e correzione sostanziale di un'opera
da parte dell'autore: Valla, letto al Tortelli (Sabbadini, Storia 299)
nollem glosas, quas illi (sc. Quintiliano) feci, ab aliis transeribi, prius..
quam recognorim et alias adhuc addidero. Infme, come emendo e corrigo,
anche recognosco pu indicare tutta 1'attivit del critico del testo (dalla
collazione dei codici alle correzioni congetturali o fondate sull'autorit, di altri autori antichi): Poliziano, soscr. a Catullo (vd. p. 260);
Merula, pref. a Plauto (vd. p. 314); Parrasio, letto cito a p. 79, dove
con tumultuarie recognitos indicata la revisione critica del testo di
Sedulio e Prudenzio eseguita dal Parrasio in vista dell'edizione a
stampa. Lo stesso valore ampio avr recognosco nella soscr. del
Poliziano a Plin. nato (Maier 352) recognovi. XVIII kal. septembris,
anno a Christiana salute MCCCCLXXX.

RE8TITUO, REPONO l

Gli umamstl usano restituo, con significato analogo al nostro


, restituire', per indicare che vien ripristinata la lezione originaria,
sia ch'essa venga ricavata da fonti manoscritte sia che venga restituita per congettura.
I) Restituzione della lezione di un codice: Lamola in Guarino
ep. 455, 166 (cf. p. 116): i primi trascrittori del Laudense delle opere
retoriche di Cicerone lo hanno sfigurato eradendo, mutando, aggiungendo; ego tamen quantum diligentiae... in me fuit. .. adhibui
ut omnia secundum priorem textum restituerem; Poliziano mise. I 32 tit.
p. 570 restituta Plinianis codicibus abolita pridem vox (restituisce, giovandosi di due vetusta exemplaria, una parola caduta nella vulgata);
44 p. 593: in Persio prol. 14 alcuni codici antichi leggevano non

L Restituo, retldo compaIOno nella terminologia fIlologica del Maniacutia


(Peri 82).

LA CRITICA DEL TESTO

281

meios. che era allora la lezione vulgata. ma nectar; meIos oltretutto


impossibile metricamente; quare nihil dubitandum quin sit illud ' meIos . .. tanquam verruca deformis reeidendum restituendumque 'neetar';
95 p. 688 libet in gratia iureconsuitorum restituere Craeeum quoque proverbium sublatum piane de ipsorum libris (cio dalla vulgata dei Digesto). sed integrum adhuc in archetypo.
2) Restituzione della vera lezione per congettura: Valla emendo
p. 619 opinor hic perturbatum verborum ordinem ideoque sic restituendum
ecc.; E. Barbaro ep. II p. 90 sed verba quae sequuntur ad aUum sensum
me trahunt, ut lectionem eius loei corruptam arbitrer atque ita restituendam
putem; Poliziano mise. II 1, 18 possum equidem falli, sed certe ad hunc
modum (locus hic) restituendus videtur (restituisce per congettura i' ordine di un passo di Cic. nato deor. turbato da uno spostamento di
fascicoli nell'archetipo); ep. 6. 1 p. 166 illud quoque sie ipse restituo:
quod eupis ipse iuberi. / da Capitolinis et caetera (Stat. silv. 5. 1.
188s.).
3) In qualche caso non possibile distinguere: E. Barbaro
ep. II p. 71 mille et quingenta et amplius... Ioea manifestissime depravata restituimus; II p. 79 iam ipse Plinius, si quemadmodum restitutus
fere creditur ita redire posset ab inferis ecc. In Poliziano mise. I 26 p.
560 (cf. p. 298) nunc agnoseendo nune restituendo literas. agnoseo indicher il riconoscimento delle lettere conservate, restituo la correzione o
integrazione di quelle corrotte o cadute. Avanzi emendo c. a2r tunc
tenuitate ingenii vix quadraginta Ioca aut paulo piura perversa o.ffenderam ac anxius restitueram; ibid. nonnulla alia restitui Ioca.
Restituo sembra distinto da corrigo in una lettera di Macario Muzio
(Poliziano ep. 7, 1 p. 195), dove, come abbiamo detto (p. 272).
sembra che corrigo indichi le correzioni congetturali e restituo la
restituzione di lezioni manoscritte.
Si notino le seguenti locuzioni con restituo:
(s u o) lo c o : Poliziano mise. I 25 p. 557 in ... omnibHs (sc.
codicibus) praeposterus et perversus lectionis ordo. qui mihi nunc lot:o restituendus quasique instaurandus (cf. p. 226); ep. 7, 32 p. 219 scribis
in exemplaribus Digestorum iuris vestri civilis desyderari verbum quo
Craece nominetur edulis uva... simulque petis ut scribam quo pacto
denique res ea Craece dicatur ut restitui suo loco possit.
i n p r i s t i n a m s i n c e r i t a t e m : Valla eleg. 2. 1 p. 47 hoc
quoque emendare et in pristinam synceritatem restituere audeamus (cf. in

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

Fae. p. 602 hune (sc. loeum) aiebat Mediolani a Candido viro perdoeto
ad pristinam syneeritatem reduetum).
i n ve r a m l e e t i o n e m : Poliziano ep. II, 25 p. 362 (vd.
p. 272); cf. in veram leetionem redigo in Merula, pref. a Marziale cito
a p. 289.
i n i n t egru m : vd. p. 277.
Sinonimo di restituo r e p o n o: I) restituire la lezione di un
codice: Poliziano mise. I 39 p. 584 postremus versieulus (Auson. 393,
77 p. 248 Peiper) libris quidem vulgatioribus mendose legitur 'modos'
habens vel ' meos ' pro eo quod nos reposuimus 'nodos'. Sie autem invenio
~um in aliis nonnullis tum in libro Ioannis Boccaeii manu perseripto; 66
p. 633 seripturam ineolumem de Plautino codice citato a nobis iterum
reposuero.
2) Restituire la vera lezione per congettura: Poliziano mise.
I 73 tit. p. 640 voeabulum quod est ' expernata' Catullianis videri exemplaribus reponendum (propone expernata al posto di separata o superata
<li codici e stampe in CatulI. 17, 19 sulla base di una citazione di
Festo, p. 396, 27ss. L.); II 14, 5 reponendum . .. pro ilio ' stereocles' 'noster Cocles' (cf. p. 288s.); Avanzi emendo C. a4r (ritiene che in CatulI.
64, 16 sia da leggere illaque atque aUa, ma ricorda e loda anche una
congettura del Sabellico) aliter reponitur istud emistichium illaque
haud alia et tune intelleetus ilIustrior est. Huius lectionis auctor est Mar~us Antonius Sabellus; ibid. infra (CatulI. 64, 178) aliqui legunt Idmenaeos ne petam montes; quae lectio non parum dispUeet, quia Idomenaeus penultimam producit ratione manifesta. Parthenius, ut plaeraque
alia, sane reposuit id verbum (congetturando Idaeosne).

REVIDEO, REVISO

Corrisponde esattamente al nostro 'rivedere' nel senso di esaminare attentamente un'opera allo scopo di correggerla. Nel Salutati frequentemente in unione con corrigo. La revisione pu essere
puramente materiale: revisione dell'ortografia in Salutati ep. IV
p. 85 (vd. p. 189); revisione della copia coll'esemplare in Petrarca
fam. 22, 2, 8 (vd. p. 246) e in Salutati ep. I p. 251 (vd. p. 269). Oppure pu essere una vera e propria attivit di critica del testo: Salutati de fato 2, 6 p. 343, 23.

LA CRITICA DEL TESTO

283

ALTRI VOCABOLI PER 'CORREGGERE'

Per dare wdea della ricchezza del latino umanistico anche nell'ambito ristretto del linguaggio tecnico-filologico ricordo ancora
qualcllilo dei molti vocaboli usati per ' correggere, rivedere'.
e m a c u l o : Poliziano mise. I 24 p. 556 ut in transcursu etiam
Apuleianos codiees emaeulemus.
r e c u r r o : Guarino ep. 880, 4 mitto ecce quinterniones tres (della
:sua traduz. di Strabone) qui s. d. nostro reddantur. Sunt et alii, qui mox
sequentur J' sunt autem limandi paululum et denuo reeurrendi; cf. anche
t r a n s e u r r o in Petrarca varo 4 cito a p. 185.
r e p u r go: Valla, letto al Tortelli cito a p. 304; A. Maffei in
Poliziano ep. 6, 6 p. 182 operaepretium ... arbitratus sum illud (sc.
volumen) ad te qualeeunque transmittere, quod bene in primis abs te perlustratum atque omni ex parte diligenter repurgatum ad suum quamprimum dominum serena fronte et cute eandidula revertatur.
re s a r e i o : Traversari ep. 303 col. 392 Iosephum tuum accepimus resarciendum. plus habere visus est eadentium litterarum quam ut
possit cito et facile absolvi.
Un'eredit classica 1 sono termini come r e l eg o e p e r l e go: Traversari ep. 274 col. 361 Vitas Patrum, quas eonvertere institui,
prosequi propositum est faciamque quamprimum. Tu velim. .. eis interim
ilequanimiter eareas, quoad illas semel relegam; 505 col. 621 (cf. p. 251)
exegimus . .. Dionysium. Et quoniam epistolae desunt quas primo transtulimus, oramus eas ad nos mittas manu nostra reliquo inserendas operi et
.relegendas: si tratta, in questi due esempi, di revisione dell'opera
propria da parte dell'autore; 507 col. 622 accepimus Bononiae Dionysium abs te transcriptum eum exemplari nostro (<< la copia del Dionigi
eseguita da te insieme col nostro esemplare ) dimisimusque apud
nostrum Thomam relegendum (si tratter di rivedere la copia coll'esemplare del Traversari); Poliziano, soscr. all' Rist. Aug., Vita di Carino
(Maier 343) relegi eursim Faesulis, iulio mense, anno 1482. Ang. Poli-

l. Legi o relegi sono assai frequenti nelle soscrizioni: legi et emendavi (Jalm
nr. 3, 14. 18, 19); legi et distincxi (Jalm nr. 12); relegi (Jalm nr. 15,21); legi (Jalm
nr. 17). Cf. anche Sidon. ep. 5, 15.1 librum ... hic ipse deportat Heptateuchi scrip.n,m velocitate summa, summo nitore, quamquam et a nobis relectum et retractatum. Per
relego 'collaziono' in una lettera di Paolo (Diacono?) vd. Lindsay II IO.

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISTI

tianus; Traversari ep. 97 col. 128 mittas oro epistolas illas quas transcribi
ex nostris Jeisti a me perlegendas. Cupio enim ut eas quam emendatissimas habeas; Poliziano, soscr. all'Rist. Aug. (Maler 343) perlegeram in
Faesulano iugo: anno MCCCCLXXXII, iulio mense, in Laurentii
Medieis suburbano. Angelus Politianus.
Pomponio Leto usa la perifrasi errori manum impono: pref. a
Varr. ling. (Botfield 138) ubi librarii litteras mutaverunt correxi; in
his que inscitia penitus corrupit non ausus sum manum imponere ne forte
magis depravarem; soscr. al medesimo (vd. p. 260s.).

DEFENDO, TUEOR

Si trova gi in et umanistica un uso di deJndo simile a quello


dei moderni apparati critici. Poliziano ep. 6, I p. 166 nec qui Lybiam doceant l), sed qui deceant) defendo (Stat. si/v. 4, 5, 48; deeeant
la lezione dei codici); 12, I p. 366 'melos' quoque deJndi apua
Persium (prol. 14, cf. mise. I 44, cito a p. 2805.) posse putat. Sinonimo
t u e or: Poliziano ep. II, 6 p. 336 nam et ipse posterioribus seriptis
non dubitem quaedam interdum e prioribus".. retractare; sicuti 'pitylisma' illud apud Juvenalem (II, 175), quoniam 'pitysma' quoque pulchre videor posse tueri: pitysmate la lezione manoscritta; il Poliziano
(mise. I 38) aveva proposto pitylismate, che ora ritratta.

ESPUNGERE

In et umanistica si trova spesso il verbo expungo (il cui significato originario 'cancellare' mediante punti sopra o sotto le lettere da eliminare) usato in contesti filologici, quando si parla di
eliminare una determinata lezione e sostituirla con un'altra: Beroaldo anno C. a3v illud ' Inaehe laute' expungendu11l est et in eius loeum
substituendum ' Inaehi vacea' (Ov. fast. I, 454); c. b6v nos dietionem
vulgariam et in hoc [in] loeo Pliniano nihil signifieantem expunximus et in
eius loeum latinissill1am vetustissimamque substituimus; C. C5r expungas illud 'videre'... et in eius loeum substituas 'molere' (Auson.
123,2 p. 343 Peiper); Poliziano mise. I 2 p. 514quidam autem .. ", vetere
expuncto vocabulo, neseio quas supponunt aut 'Cercopythas' aut 'Coprotinas' ex hara productas, norl sehola (CatulI. 98, 4); 5 p. 519 at

LA CRITICA DEL TESTO

enim epici homines dictionem sibi incognitam expungere proque illo quod
est ' durateus' reponere nugamenta quaepiam, vel ' dura tuens' vel ' dira
tenens' occeperunt (Lucr. I, 476); 9 p. 528 expungi veram seripturam,
supponi falsam; Avanzi emendo C. a3r omnes tam antiqui quam recentiores
codices habent ({ niceaeque ager ruber estuosae) (CatulI. 46, 5), quum
tamen 'uber' non 'ruber' legendum sit, ut patet ex syllabae et loci congruitate. Expunge igitur r. Sinonima l'espressione o be lo c o nf od i o in Beroaldo anno c. b7V legendum est 'Hecales anus' et illud
.' ales' obelo conjdiendum (Apul. met. I, 23). Il Poliziano usa l'espressione o b e lo i u g u l o o i u g u l o soltanto: pref. alla traduz. di
Epitteto, Opera, Bas. 1553, p. 393 hoc ego opus cum Latinum facere
aggrederer . .. in duo omnino mendosissima exemplaria incidi pluribusque
locis magna ex parte mutilata. Quapropter cum et caetera quaecunque
usquam exemplaria extarent non dissimilia esse audirem, permisi mihi ut
sicubi aliqua capita aut deessent aut dimidiata superforent, ea ego de Simplicii
verbis, qui id opus interpretatus est, maxima, quantum in me esset, fide
supplerem. Quod si non verba ad unguem (id nullo modo fieri poterat),
at sensum certe ipsum purum sincerumque Latinum a nobis redditum arbitrar. Quod ne quempiam fortasse perturbet, quemadmodum Aristarchus
Homeri versus quos ipse non probaret, ita nos singula ipsa capita quae
nostris quidem verbis explicentur obelo, hoc est veru, iugulavimus 1;
mise. II 50, 13 (dimostra che da espungere Hes. op. 406 che non
compare in una citazione che del passo fa Aristotele) plus . .. fortasse
boni faciam Aristotele defenso quam mali iugulato uno versiculo: qui il
pittoresco iugule, che, come mostra il confronto col passo precedente, equivale ad obelo iugulo, indica esattamente quel che i filologi
moderni indicano con 'espungere'.

INTEGRARE

Per 'integrare' il termine usuale s u PP l e o : Gasp. Barzizza,


letto al Corner (vd. p. 263s.) quaedam etiam cum deficerent supplevi;

I. Cf. Hier. praef vu{g. Dan.: haec idcireo, ut dljJcultatem vohis Danihelis ostenderem, qui apud Hebraeos nec Susannae hahet historiam nec hymnum trium puerorum
nec Belis draconisque fabulas, quas nos, quia in toto orbe dispersae sunt, veru ante posito
easque iugulante subiecimus, ne videremur apud inperitos magnam partem voluminis
detruncasse.

286

IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI UMANISn

Anon., nota al Riccard. 506 (vd. p. III) hoc supplet Gasparinus (si
tratta per, come abbiamo visto, non di vere e proprie integrazioni,
ma di supplementi exempli gratia, che fan quasi le veci di un commento, riallacciando il filo del discorso interrotto dalle lacune);
Guarino ep. 216, 19 (vd. p. 236; si tratta di colmare le lacune di un
codice con 1'aiuto di un altro); 871, 21 ad Strabonem vero ut redeam,
mirum est dictu quam cadat interdum ingenium simul et industria, CUtn:
incohato plerunque sermonis capiti pedes ipsi succidantur et media mutescat oratio. Tamen ire pergo, sperans aliunde supplere quod intercipitur; Traversari ep. 281 col. 376 ipsum. .. librum (se. Eusebii Chroni-con) sperabam quotidie recipere ut quod deesset in nostris exemplaribus et 1
suppleri possit; Poliziano misc. I l p. 512 (vd. p. 257); ep. 6, I p. I6T
(vd. p. 241); collaz. delle Pandette (Bandini, Ragion. XXVIII n. 1)XXI versuum litterae in exemplari erant exoletae sic ut legi excribiquenon quiverint; poi ha aggiunto coll'inchiostro rosso: inveni deinde has:
geminas epistolas in codice Iustiniano atque inde quod deJerat supplevi;
pref. ad Epitteto (vd. p. 285). In Poliziano mise. I 80 p. 652 si trova
s uffi ci o (vd. p. 291). Come si vede gli umanisti non fannonella terminologia distinzione alcuna fra integrare per congettura eper collazione.

CORROMPERE

c o n t a m i n o : Poliziano misc. I 89 p. 672 (vd. p. 210).


c o r ru m p o : Petrarca fam. 23, 12, II3s. (vd. p. 198 n. 3);
Salutati de fato 2, 6 p. 343, 12 non emendari .. ., sed eorrumpi; P. P..

Vergerio in Salutati ep. IV p. 368 nisi credimus Graecorum libros a


suis scriptoribus multis iam seculis corrumpi non potuisse; Pomponio.
Leto, pref. a Varr. ling. (vd. p. 284); Beroaldo anno C. qr quamvisimpressores pro 'thalassieo' (Plaut. mil. II79) , Thessalinis' impresserint, eorrupto verbo et sententia; Poliziano mise. I 9 p. 527 eorrumpit
eos (se. versus) ... Domitius atque depravat; 87 tit. p. 671 quod erat
in Ciceronis epistola (fam. 7, 16, I) vocabulum 'philotheoron' eorruptum dein improbe in nomen quod est ' Philocteten '.

1.

L'et sar

cf. p. 58.

da espungere: per altri et da espungere in lettere del Traversari

LA ClUTICA DEL TESTO

d e p r a v o ; Valla emendo p. 612 vos ... regium codicem ... vd


emendatis vel depravatis; Pomponio Leto, pref. a Vano Ung. (vd.
p. 284); Poliziano misc. 19 p. 527 cito sopra; ep. 5, 9 p. 157 sed Maetiani nomen in Marcianum depravatur a librariis.
i n t e r p o l o : Poliziano misc. I l p. 5I l libri omnes Aristotelei . .. interpolati plenique multis erroribus olim sunt editi; 9 p. 527 prioreinducta interpolataque scriptura (<< cancellata e corrotta la precedentelezione} pro eo supposuit 'attegias undas' (cf. p. 109); 57 p. 612.
hoc in illo vetustissimo PUniano exemplari. .. pene legitur emendate, videlicet una tantum commutata litera, qualia multa in vetustis omnibus
voluminibus interpolata vocabula; postilla alla traduz. di Erodiano (cf.
p. 99 n. I) hic locus in Craeco uno exemplari, cuius mihi copia interpretanti fuit, intercisus (' lacunoso ') interpolatusque est. Come si vededagli esempi, per il Poliziano interpolo vuoI dire semplicemente corrompere: la nozione di manipolazione intenzionale del testo che il
termine ha assunto nell'uso moderno 1 si pu forse ravvisare nel secondo dei passi citati, ma non ad esempio nel terzo, dove si parla
di corruttele meccaniche.
v i o l o : Poliziano misc. I 69 tit. p. 636 'Oarion' synceriteresse apud Catullum (66, 94) quod ' Aorion' isti legunt qui bonos violant libros 2.

CONIECTO, CONIECTURA, DIVINO, DIVINATIO

Emendatio, correctio, castigatio, come i verbi da cui derivano, son<>


usati indifferentemente dagli umanisti per indicare correzione ope
codicum e ope ingenii. Ma gli umanisti usano anche coniectura 3 (e il
verbo coniceto 4) con significato vicino al moderno 'congettura'.
sebbene non si tratti ancora per lo pi di termine tecnico e sia sem-pre presente il valore di 'supposizione, ipotesi, deduzione logica' 5._

L vd. P. Maas, Critica del testo, trad. Martinelli, Firenze 1952, 19.

I termini corrumpo, depravo, violo compaiono anche nella terminologia_


filologica del Maniacutia (sec. XII; vd. Peri 80).
3. Termine usato gi nel XII sec. dal Maniacutia (Peri 82).
4. Non ho esempi di conicio in senso critico-testuale.
5. Nel cinquecento coniectura sembra essere ormai termine tecnico a giudi-care da questi esempi del Robortello, Aeschyli Tragoediae, Venetiis 1552: C. (311"
2.

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IL LESSICO FILOLOGICO DEGLI 'UMANlSTI

Per gli umanisti la congettura corrisponde ad uno dei due canoni dell'emendare (vd. p. 293ss.), alla ratio (Poliziano mise. I 75
p. 643 si rationi libera eonieetura sit; cf. p. 273): il frutto di un ragionamento, di una deduzione appoggiata da argumenta e vi si ricorre quando nessuna delle fonti manoscritte (l'auetoritas) offre una
lezione soddisfacente: Poliziano mise. II 15, ISS. ' oeellatae' quae sint
apud Suetonium in Augusto (83) nondum equidem ausim deeernere. Sed
quoniam loeus esse eonieeturae solet ubi nil leetio suppeditat variaque a
diversis a1feruntur, non ab re videor mihi faeturus si eeterorum eonieeturis
ego quoque aliquid velut aJfixero. Neque autem in re dubia perplexaque
reftllam quod alii dixerint, sed ipse afferam simpliciter, non dixerim quid
sentiam, sed quid suspieer. Verba Suetonii sunt haee: animi laxandi
eausa piseabatur hamo, modo talis aut oeellatis nucibusque ludebat eum
pueris minutis. An igitur, sieuti alibi ostendimus pro illo 'automatum'
legi iam 'aut ornatum' (Suet. Claud. 34, cf. mise. l 97), sie hoe
loeo pro 'aut oeellatis' legendum sub una voee sit 'autoeyllistis' ?
Autoeylista enim diei Graeee possunt quae ipsa per se moventur, sieut
etiam voeantur automata. Ma ques