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ICibraries

Corjcettp

Marchesi
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^^

L'Etica J^icomachea
^
latina
s^Mi

nella tradizione

Medievale
(])ocumenfi ed appunti)

MESSINA
LIBREJRIA EDITKICE ANT.
231
-

TKIMARCHI
-

Corso Cavour

231

1904

3%^'i

PROPEIETA LETTERARIA

\_Jl/\j.

Q.\i^<

Messina, Tipi F. Nicastro

1188508

PREFAZIONE

La
una

storia

dell'

aristotelismo ancora

da

farsi

e sar

storia grandiosa.
si

umano
finale

Ricercare le vie per cui il pensiero lasci condurre nella successione di molti secoli
il

rivelare la genesi lo sviluppo la lotta giovanile e


d'

trionfo

una

civilt

nova che procede

alle conquiste del

vero.

Oggi pare gran trionfo di verit, e ne colga letizia e fiducia; ma non strappiamoci dal passato da cui non pos-

emancipar l'opera nostra n ci lecito trarre profondi rammarichi o soverchi entusiasmi. La mente pi. vasta della
sibile

antichit, Aristotele, concep e in talune

un sistema che

fu universale
storia di

parti

definitivo
il

e ci vanto della

G-reci che attrasse

pensiero di molti secoli posteriori e

segn un'orma indelebile e profonda nel cammino dell'umanit. Una lunghissima et di uomini e di pensatori attacc

ad Aristotele

suoi tentacoli intellettuali e

ne trasse succhi

vitali a' bisogni

supremi dell'intelligenza; e ci appartiene

alla tradizione aristotelica.

un distacco dall'aristotelismo, non un movimento brusco di rivolta, non fu l'intervento di


Il

metodo

scientifico fu

principio

la tradizione

nuovo balzato su dal cervello degli uomini avverso poi che la verit non scaturisce mai repen,

una insperata sorgente ideale. La storia non ha interruzioni ne novit ha periodi di elaborazione e di ritina da
:

velazione

questa

de' risultati

impone con 1' evidenza e la seduzione recenti e non lascia scorgere la tentezza utel
s'

PREFAZIONE

procedimento anteriore ohe


co.

la riconnette al

punto

di distac-

La

storia dell' aristotelismo storia del pensiero

neo-

latino, e

della

va indagata e scritta senza lo sguardo ombroso scienza moderna che bada solo alle sue applicazioni

presenti, e senza l'ammirazione stolida degli idolatri scolastici.

lungo e penetrante sguardo sereno che abbisogna alla storia di ci che fu necessit secolare nel pensiero delle genti. Forse quando sar messo da parte tra i tumori ma-

un

organismi novelli, il vecchio ingombro scolastico, quando la materia aristotelica cesser con la sua stasi mortale di aduggiare nel suo rigoglioso fiorire l'albero
lefici, recisi dagli

quando la scolastica sar documento del passato, allora


della scienza,
sit di

finir d'esser precetto e

forse apparir la neces-

indagare fin dalle origini questa grandiosa immortale azione che il genio di un filosofo e la sua tradizione
continuata ed evoluta ha esercitato sulle genti.

occorreranno prima molte ricerche minuziose e molti elementi positivi e sicuri. Io ne somministro uno umile e
,

Ma

modesto. Lascer d'indagare o congetturare per quali


le

vie
:

opere d'Aristotele giunsero in occidente e

si

diffusero

che

questo argomento largo e complesso cui gere attraverso 1' esame particolare delle
nella tradizione e nel contenuto
;

si

deve giunopere
rias-

singole

del resto

un buon

che tennero letterati e studiosi per pi secoli fino a noi, dato dal Jourdain che per il primo rivolse le sue ricerche a indagare l'epoca e l'origine delle
sunto
delle

opinioni

traduzioni latine d'Aristotele

(1).

poi de' sistemi filosofici

che nei primi secoli della chiesa la patristica accolse e ridusse a sostegno del dogmatismo cristiano delle vicende
,

(1)

Amable Jourdain,

Recherches critiques surVge

et l'origine

des

traductions latines d'Aristote, Paris 1842, nouv. edit.

PREFAZIONE
diverse che accompagnarono la tradizione della logica e della
metafisica, dell'influenza

araba sulla cultura d'occidente e


dare alla

dell'impulso che la presa di Costantinopoli pot


,

conoscenza diretta delle opere aristoteliche e in fine dell'ampio vigoroso abbraccio cattolico con cui la chiesa si
tenne strettamente avvinta sV Organo, da quando l'aristotelismo parve penetrato nelle menti e rifuso col sangue delle

generazioni neo-latine, di tutto questo ov', dico, che non


si

tratti in

una

storia della filosofia o nelle tante pregevoli

opere scritte intorno alle origini delle nostre letterature?


Io, ripeto,

ho

fatto

opera umile e modesta esponendo


alle traduzioni e
a'

risultati di

lunghe ricerche intorno


lettore

ri-

facimenti latini dell'Etica nicomachea, e presentando di essi

un novissimo saggio. Cosi

il

avr un documento

si-

curo della tradizione etica aristotelica nei secoli XIII e

XIV:

epoca memorabile questa per


fatto

l'indirizzo del pensiero in tutta

la produzione letteraria nostra.

Non

potr sperare di aver

opera compiuta o tale che possa con signorile larghezza sodisfare alle esigenze e a' bisogni degli studiosi; ma tenen-

domi lontano
restando

dalle congetture e dalle ricostruzioni ideali, e


alla presentazione

pago

ed alla illustrazione sem-

plice e coscienziosa del documento,


fatto

ho fiducia

di

non aver

opera inutile: e in ogni modo ben certo che questi


il

ignorati o trascurati rifacimenti costituivano allora

ma-

nuale etico delle genti latine.

La
r
ria.

bibliografia,

che mi sarebbe stato assai facile introdurlavoro


:

re a profusione, assai scarsa nel presente

pe-

alcuno

potrebbe accusarmi

d'

impreparazione letterascritto intorno

Di questo non mi lagner. Molto stato


alla sua influenza per tutto
il

ad Aristotele e

medioevo

fino

a Dante, anzi specialmente nei riguardi


di

dell' Alighieri.

Ma

mezzo

al

cumulo

di opinioni e di notizie

ho preferito sce-


gliere la via pi

PREFdfZIONE

diretta e sicura

ho raccolto

la

voce dei

documenti.

se

gi espressa o

mi toccher esporre pi volte una opinione dare una notizia gi conosciuta mi valga la
ha sempre
il

scusa
gio di

d'

essere ricorso alla fonte che


Io

vantagini-

una decisa conferma.


;

ho solo tentata V opera


altri

ziandola
tro a

del resto

mi auguro vivamente che

dire-

me

con miglior voce

possa rispondere ampiamente

alle necessit del

grave argomento, analizzando e spiegando


il

la tenacia storica dell'aristotelismo e

suo svolgersi e tra-

sformarsi nell'eterno laboratorio delle forze ideali.

INTRODUZIONE

La

tradizione aristotelica

si

presenta

come uno

di quei

mirabili fenomeni storici


loro complesso ci rivelano
e dei grandi

che indagati accuratamente nel


i

grandi percorsi della civilt

fenomeni
;

storici

ha

la continuit

la

progresse-

sione la universalit

dell'aristotelismo
i

non

possibile

gnare
sero

le origini o gli arresti o

centri particolari di cultura


il

e di sviluppo: il^suolo cattolico e


il

musulmano ne

accol-

seme e ne maturarono larga


di

e rigogliosa in diversa

stagione la messe.

Lasceremo

enunciare

le opinioni diverse

agitate in

questi ultimi tre secoli specialmente intorno alla conoscenza


e alla divulgazione delle

opere

aristoteliche

in
:

occidente. l'una che


Sicilia
il

Ci basti dire ch'esse

si

dividono in due correnti

conferisce intero agli arabi della

Spagna

della

merito di aver presentato all'occidente Aristotele, l'altra che guarda con occhio desioso a Costantinopoli donde vede venire
i

testi originali greci alla

cognizione e

all'

intelligenza

diretta dei dotti latini,

questo un argomento poderoso che va trattato

fin

dalle origini e proseguito attraverso le vicende storiche e


la fortuna del tempo.

La

storia

dei rapporti preceduta


si

dalla storia degli individui.

Quando

sar ben conosciuta

la genesi e la progressione e la consistenza storica del pen-

siero orientale, allora si potr

ben volgere

lo

sguardo dai
si

luoghi ove

il

vigore

filosofico

musulmano

si

consolid e

potranno percorrere

le tracce

che lasci la sua influenza

nel movimento ideale d'occidente. Per ci che

riguarda il nucleo della questione osserviamo soltanto che n gli arabi

INTRODUZIONE

rimangono evidentemente estranei opere aristoteliche in occidente n


cogliere e ritenere

alla

divulgazione delle

le genti latine

eran

d'al-

tra parte rimaste cosi digiune di greco

da non potere accul-

un tenue legato della vastissima eredit


rimase sempre la cognizione e la

aristotelica. In Italia

tura della lingua greca, e tra gii scrittori greci, di Aristo-

procediamo sicuramente su questa affermazione ora che abbiam visto dileguare il barbaro pregiudizio della barbarie medievale.
tele:

diciamo pure, ininterrotta nella storia del passato. Gi bisogna notare che il periodo dell'eclettismo neo-platonico il quale mirava a conciliare
tradizione aristotelica
,

La

tutte le dottrine filosofiche greche

tendeva sopratutto ad
;

unire quelle di Platone e di Aristotile


telica,

l'

influenza aristodi

sebbene tenue e indiretta, fu l'unica forza capace

imporre un ritegno alla vaporosit


e,

di quei sistemi teosofici

pi tardi, alle esagerazioni dell'ascetismo. Durante i primi secoli della chiesa i santi padri si eran levati contro la
dottrina di Aristotele e gii
tone, ch'era
si

avevan
ai

preferito quella di Pla-

ben pi conforme

dogmi del cristianesimo;

che

lo studio di Aristotele si
,

era fermato a qualche parte

della logica

cui trattati sotto Carlo

Magno

suoi sueesposti.
il

cessori furono con


Il filosofo di

maggiore ampiezza conosciuti ed

Stagira prevalse nelle scuole solo


dell'arte di ragionare;

come

maedei

stro

supremo
Boezio

ma

ben

altre opere ave-

vano particolarmente destata l'attenzione


dotti.
si

e lo studio

accingeva a tradurre letteralmente Aristo-

tele

non

solo nelle sottili finezze della logica,

ma
,

nelle pro-

fonde conoscenze della morale e nelle acute verit dell'in-

dagine naturale

(1)

e nel

secolo

Gonzone

nella sua

(1)

A. M. S. BoBTHii,

Opera omnia, Basileae, 1570,

t.

I,

p. 318.

INTRODUZIONE
invettiva
S. G-allo

amara contro Ekkehardo


aveva ricevuto acerba

da cui passando per

offesa, dice ch'egli

seco ben cento volumi

armi

di

portava pace che l'invidioso nela

mico ha tramutate in istrumenti


verit di Marciano
,

di furore:

compendiosa

la profondit quasi imperscrutabile di

Platone, l'oscurit pressocch ai di nostri intentata di Aristotele, la

dignit veneranda di Cicerone erano tra questi

(1).

D'altra parte la cognizione e lo studio del

greco

non

erano mai venuti

meno

in Italia,

ed anche alla

fine del se-

colo nono e nel decimo a canto ai latini continuarono a


tenersi in onore gli studi greci, e questo, dice non soltanto nella parte inferiore della penisola ,
il

manla

Novati,

dove

tradizione bizantina vigoreggiava mirabilmente nelle


di Salerno, di Napoli, ne' frequenti cenobi basiliani,

corti

ma

nella

media ancora e nella superiore


alla

in

Roma

grazie sopratutto

Schola cantorum, in Modena

(2).

forse, certo in Milano, in

Pavia, in Parma, in Verona

Ma
La

certamente nel secolo XIII che Aristotele trionfa.

come il gran maestro della logica; e ad altre parti del suo sistema solo avea volto l'attenzione e lo qualcuno filosofo ed erudito
,
,

scuola occidentale Favea ritenuto finora

studio; ora invece sui nuovi testi originali e attraverso

le

interpretazioni arabiche Aristotele

si

presenta intero

nella

grandezza del suo sistema che diffuso, per via delle traduzioni, in tutte le scuole d'occidente, letto e

commentato pub-

blicamente, prende funzione direttiva delle coscienze e delle idee e diventa il solo obietto degno di meditazione.

Volgiamo intanto uno sguardo


Martbnb
e

alla tradizione latina ari-

(1)

DuRAND, Veterum
t.

script, et

monum.
cfr.

histor. et

coUectio, Parisis 1724, flusso del pensiero latino

nova

dogm.
L' inediz.,

I,

e.

294

sg.,

F.

Novati

sopra la civilt italiana del medio evo,


"

2-

Milano 1899, pp. 37-38.


(2)

Op.

cit.

p. 50.

8;

INTRQDFZIONE

stotelica,

appare compiuta nella seconda met del secolo XIII. Alberto Magno che per il primo si accinse a
quale
ci

far conoscere la dottrina dello


di logica,

Stagirita,

oltre

a'

trattati

coelo

e>t

conobbe ed espose i libri de physico auditu, demuado, de natura locorum, de proprietatibus ele-

meitorum, de generatione et corruptione, Metheorum, Mineralium,. de- anima, de nutrimento, de sensu et sensatu, de

memorila et reminiscentia

de intellectu et

intellegibili

de

sonano et vigilia, de iuventute et senectute, de inspiratione et respiratione, de motu animalium, de plantis, de animalibus, de causis et de natura et origine aniraae ]Mjetapliysicae
,.

processa universtatis, de principiis motus, Ethicorum, Poliibicorum


.

Vincenzo
riale

di

Beauvais dedic nel suo Speculum


,

histole

un

articolo al filosofo di Stagira

di cui

enumera
,

opere
lecito
il

com' pur doveva in buon numero possedere dedurre dalle tre parti dello Speculum rnaius. Ecco
ebb'ei

brano

Scripsit Aristoteles de arte logica librum Catheid est

goriarum

praedicamentorum,
:

et

secundum quosdam,
intei-pretatione
,

libros sex principiorum

libros

quoque de

libros analytieorum
et

priorum elenchorum. Porro de physica

et posteriorum,
,

topicorum etiam
,.

id est naturali scientia

libros edidit de physico auditu, generatione et corruptione,

de anima, de sensu et sensato, de memoria et reminiscentia, de somno et vigilia, de morte et vita, de vegetabilibus et etiam de animalibus; secundum quosdam de quatuor eiementis libros quoque Metheorum et Metaphysicorum. Extat
;

etiam liber Perspectivae Aristotelis, et


dicitur Rhetorica
;

alius, ut fertur, qui

eiusdem

est ipsius Epistola

ad Alexan-

drum de

dieta servanda
>
(1).

Praeter hos scripsit etiam libros

Ethicorum quatuor
(1)

ViNOBNTii Bellovacbnsis, Speculum Historiale, Duaci, 1624,


84.

lib.

Ili,

e.

INTRODUZIONE
Il

lourdain che volle estendere le sue indagini a tutte

le versioni latine di

opere aristoteliche, afferma che prima della conquista di Costantinopoli e dell'emigrazione dei Greci
ci
:

in Italia, esistevano quivi delle versioni di Aristotele fatte

immediatamente dal greco (1). E di potuto mai legittimamente dubitare


traduzioni e l'autore, la

nessuno

avrebbe

ma

circa l'epoca delle

mente del

critico

deve abbando-

narsi alla^congettura o arrestarsi all'anonimo del codice; e

per questo

le

conclusioni del lourdain

vanno ora

in qualche

parte modificate e corrette.

esporre i risultati del critico franmie dar le cese n conclusioni, giacch in materia siffatta,

Non mi fermer ad

che deve scaturire dagli elementi sparsi e indeterminati delle


fonti storiche manoscritte,

non mai

lecito

giungere ad una
di

affermazione decisiva e

finale.

Far soltanto descrizione

quei codici aristotelici che ho potuto finora esaminare per


le biblioteche d'Italia: da' quali gli studiosi della tradizione

aristotelica potranno ricavare qualche notizia nuova, e

ad

ogni

modo nuovi motivi

d'indagine.

Antoniana (Padova) XVII,


39

370(2).

Membran.

sec.

XIV,

dice. 162, cm.


si

25, a due colonne. Nella carta membranac. di custodia


filli

Liber francisci

legge magistri petri de sacilo cuius carte sunt 184 .

(1) (2)

Op.

cit.

pag. 41.

Di questo codice d una notizia imperfetta ed errata il P. M,, Antonio Josa [ codici mss. della Biblioteca Antoniana di Padova^ Par dova 1886, p. 34]. Il descrittore non d l'elenco completo dei trattati, afferma che il'^at.tribuzione della versione a Bartolomeo di Messina rir
tutte le opere contenute nel codice, sbaglia qualche volta nella trascrizionefdeir incipit. Il codice Antoniano molto importante per la storia delle traduzioni e dei traduttori latini d'Aristotile. Il Jourdain (Op. cit. pp. 71 e

guarda

Bartolomeo di Messina solo come traduttore dei libri magnar moralium', dice che il suo nome si legge su tina traduzione dei magna moralia, eh' egli viveva sotto il regno di Manfredi, a cui aveva dedicato la sua traduzione. Il Jourdain, che si vale della testimonianza
181) cita

rum

10
Contiene
:

INTRODUZIONE
I)

Prohlemata. Gom.

Propter quid
si

magne

superabiin-

dantie eg-ritudinales sunt

(1).

Alla fine

JRex Manfrede mei scriptum lege


micJii

legge in caratteri rossi: Bartholomei portus et ala dei sis

causa

spei. II) Incipit liher aristotelis

de principiis translatus

de greco in latinum a Magistro Bartliolomeo de Messana in curia


illustrissimi

Manfredi Serenissimi Eegis

Sicilie

Scientie amatoris,

de mandato suo: in rosso. Com.


qualiter speculatur
.

Quomodo determinare

oportet et

Ili) Incipit liher Aristotilis

de mirahilhus au-

ditionibus translatus de greco in latinum a m,agistro BartJiolomeo de

Messana

etc. etc.

come sopra. Com.

Fertur circa tiana

(?)

aquam

esse.. . IV)

De Eupragia. Com.:

Quoniam autem non

solimi... .

V) Incipit liber physiagnomonoie (sic) Ar. translatus de greco in laUnum, a magistro Bartholomeo de Messana etc. etc. e. s. Com.

Quoniam et anime sequuntur corpora


Bartholomeo de Messana
etc. etc. e.

et ipse

secundum se

ipsas.. (2).

VI) Incipit liber de signis translatus de greco in latinum a magistro


s,

Com.
sic
aliis

Signa aquarum et

uentorum

et

tempestatum et serenitatum

Inundatione Nili. Com.


VIII) De Mundo. Com. il libro de Mundo un
il

Propter quid

scripsimus ... . VII) De fluminibus in yeme.. .

Multoties mihi, o Alexander.. (3). Dopo foglio bianco. Nel seguente comincia (IX)
,

trattato de

Animalibus

dal libro

nono

Circa

omnem

specula-

del Tiraboschi

{St.

della

leti, it., t.

opere aristoteliche avea tradotto, per incarico speciale {de mandato suo) di Manfredi, dal greco in latino Bartolomeo di Messina.
il

Ora

codice Antonano

ci

IV, p. 170), rivela quali altre

non aggiunge pi

nulla.

(1) Il JouKDAiN in come saggi [specimind)

ultimo, neir appendice alla sua opera, pubblica i principi delle traduzioni latine da lui conop. 461)

sciute

blematum

traduzione greco-latina dei ProproblematibuS' que sunt circa medicinalia. De bis que sunt circa sudores. De bis que sunt circa ebrietatem. De bis que sunt circa uenera. De bis que sunt a labore. De
:

ecco

il

brano
{Op.

al principio della

libri

cit.

De

que sunt ex modo iacendi. Propter quid magne superhabundantie aegritudinales aut quare superbabundantiam ... . Pare dunque sia la stessa versione.

bis

(2)

la stessa traduzione greco-latina della

Physiognomia,

riferita

dal

JouRDAiN
(3)

[Op.

cit.

p. 431)

come anonima.

L'unica traduzione greco-latina di quest'opera, riferita dal JouRDAiN [Op. cit. p. 417), cosi comincia Multociens mihi diuina quedam ac mirabilis quippe res, Alexander... .

INTRODUZIONE
tionem
et

11
il

artem similiter
morte
et ulta
\

(1);

poi segue (X)

libar de respira-

tione et de

de iuuentute

et senectute^

senza alcuna

in-

dicazione di traduttore. Alla fine


spiratione
et

Explicit Aristotilis liber de reet

expiratione
,

de iuuentute

senectute et de causis
:

mortis et ulte

Pi sotto, in inchiostro rosso

Explicit totius liber

de^Animalihus. XI) Incipit liber de diiferentia spiritus et anime. Com. Interrogasti me ... Xll Incipit liber aristotilis de motu anima.

lium. Com.

De motu

eo qui animalium ...


sec. XII, dice. 127,
libri

(2).

AntonianaXX,
marginali.

428.

Membran.
I)

cm. 30 21, di mani

diverse. Contiene

Physicorum

VIII, con molte annotazioni


(3).

Com.

Quoniam autem

intelligere et s cir

Parec-

chie lacune sono colmate con alcuni fogli cartacei e


di

membranacei

De anima libri III. Com. Honorum honorabilium notitiam (4). Ili) De memoria et reminiscentia lib. I. Com. Reliquorum autem primum considerandum de memoria et memosupplemento.
II)

rari

(5).

IV)

De

causis

lib.

I.

Com.

Omnis causa primaria

plus
re,

V) Metheororum libri IV. Com. Postquam precessit (6). memoratio (7) Quest' ultima opera scritta di mano diversa
est

due colonne.

(1)

di

cui

omnem
(2)
cit.

affinit con la traduzione greco-latina t^epariz&wsammaZmw brano al principio (Jourd. Op. cit. p. 429) comincia Circa theoriam et methodum, similiter humiliorem et honorabiliorem ..
il
.

p.

Corrisponde alla traduzione greco-latina, di cui ilJouRDAiNfO^?. 427) riferisce il brano iniziale De motu autem eo quidem aniexi.

malium, quecumque quidem circa unumquodcumque genus ipsorum


stunt
...
(3)

Quoniam quidem
(4)

Corrisponde alla traduz. greco-latina (Jourd. p. 406) che com. igitur intelligere et scire ... . Di quest'opera sono
la ti-aduz. greco-latina (Jourd. p. 418)
:

altre dtie versioni arabo-latine.

ce n' un'altra arabo-

latina.
(5)

Non

corrisponde con l'unica traduzione greco-latina riferita al

principio dal Jourd ain, p. 421. (6) Non tra gli specimina del

Jourdain alcuna parte riguardante

la tmxLz. elliber de causis; v' solo riprodotto un estratto da Alberto relativo a questo libro e che afi'atto diverso dal cominciamento del
,

codice antoniano.
(7)

Corrisponde alla traduzione arabo-latina (Jourd. p. 414). Di que-

st'opera un'altra traduzione arabo-latina e

una greco-latina.

Il

codice

l2

INTRODUZIONE
sec.

AsHEURNHAMiA-NG 1674. Membraii.

XIY, a due colonne, con

le ini-

ziali dei capitoli e delle opere colorate e con fregi in tutte le pag-ine.

Contiene la MethapMsica
et

(libri

XIIII), la Phisica

(libx'i

Vili), de celo
,

mundo

(libri

IV)

de generatione et corruptione
,

(libri II)

de molibri

tihus^ de causis longitudinis


III, de sensu
et sensato,

Metheororum

libri IV,

de anima

de memoria et reminiscentia, de sompno et

uigilia, de uuentut& et senessa (sic),

de bona fortuna, de coloribus,

de progressu animalium, d& differentia corporis et anime, de plantis, de causis con commentario continuato; in fine Explicit liber de causis

e pi sotto

completus est Seruio Afaralium de cena pe

bonicacii; de proprietatibus elementorum, de substantia orbis.

Capitolare (Padova) D.
tapliysicorum, libri

41.

Membran.

sec.

XIII, con

le iniziali colo:

rate e dorate e con glosse interlineari e marginali. Contiene

I)

Me-

XIV.

II)

Physicorum,

libri Vili.

Ili) de genera-

tione et corruptione libri II. IV) de sensu et sensibilibus.. V) de lon-

gitudine et breuitate

uite.

M'ARGiANO [Mss. latini] VI, 33. Membr. sec. XIV ine. a due colonne di ce. 343. Contiene la Metafisica, la Fisica, de celo et mundo translatus de latinum (indie, nella soscrizione finale), in greco
, :

Meteororum,

de nona translatione

de generatione

et

corruptione;

de anima; de sensu et sensato; de memoria et reminiscentia; de


et uigilia;

somno

de longitudine
uita
',

et breuitate uite;

de iuuentute et senectute; de m,otibus animalium;


:

de

ifmrte et

de spirita

et respiratione ;

de uegetabilibus: et plantis; de differentia spiritus et anime


cipio in rosso

al prin-

Incipit

liber

differentie Inter

animam

et

spiritum

constabe
et

(sic)

luce cuidam amico scriptori cuiusdam regis edidit


thole-

Johannes Hispolensis ex arabico in latinum ramundo

thano. archiepiscopo transtulit

(1)

de causis; de proprietatibus

antoniano in gran parte un documento dell'opera e della cultura occidentale fino al secolo XII, ne' riguardi aristotelici. Sono tutte traduzioni greco-latine fanno eccezione i libri delle Meteore. Ci pu significare che dei libri meteorici al sec. XII si conosceva questa sola tra;

duzione
(di

dall'
il

arabo

dal greco

cui
tardi..
(1)

principio riprodotto dal

non ce n' erano Iourdain

p. 415) fu

e quella greco-latina fatta molto

pi

Questa traduzione contenuta pure in un ms. francese della Soubona, 1545, dove si legge la medesima notizia, posta per alla fine del tx'attato invece che al principio; riprodotta dal Jgurdain (p. 117

INTRODUZIONE
elementorum
;

13
indiusihitihus ; de

de progressu animalium\ de
;

liieis

nundafione Nili; de coloribus


Aristotelis

de phisonomia'^ de
Aristotlis
\

mundo ;

epistola

ad Alexandrum; de uita

de morte Aristotelis;

de inteligentia; de boia fortuna.

Il codice,

e miniato, fa acquistato nel 1437 da Giovanni


et

splendidamente fregiato Marchanova artium

medicine doctor
[mss.
latt.]

Marciano

VI, 47.

Membr.

307, scritto

elegantemente e
:

XIV, mm. 256X188, di ce. nitidamente, con fregi e miniature. Di


sec.

opere aristoteliche contiene

Ph/sicorum

libri Vili;

de celo et

mundo;
de

de anima; de memoria et reminiscentia; de generatione et corruptione;

Meteoreorum ; de plantis; de morte

et uita ;

de sensu et sensato

sompno

et uigilia: finisce

e.

255; a

e. 225',

vuota, questa nota

in alto d' inchiostro

molto sbiadito

Frater continus de marnate


[lib.

studuit fortiter 1348; Metaphysicorum

I-X; XII;

manca

l'unet

decimo].

Il

codice fu donato da Giovanni

Marchanova artium

medicine doctor
nel 1467.

al

cenobio di S. Giovanni in Viridario di Padova

Marciano

[mss. latini] VI, 49.

Membr.

sec.

XIV; mm. 268X

19^1 di ce.
celo

334. Contiene: de physico auditu ; de indiuisibilibus lineis; de


liber:

com.
;

De

celo liber

primus

incipit

slatus

de generatione et corruptione; meteorologicorum

ex greco in latinum tran1. de inun;

datione Nili; de anima; de sensibus et sensibilibus; de

memoria

et re-

miniscentia; de sompno; de longa et breui uitabilitate ; de iuuentute


et senectnte;

de uita et m,orte; de respiratione


;

de

m^tu animalium;

de progressu animalium

de physionomia

de astrologia nauali ; de

nota)

Explicit textus de differentia spiritus et anime. Costa ben luca cuidam amico, scriptori cuiusdam regis, edldit; et Johannes Hispolensis ex arabico in latinum Ramundo Toletane (sedis) archiepiscopo transtulit . Afferma il Jourdain (pp. 116 sg.) che questo piccolo trattato

preceduto nella maggior parte dei mss. dalle seguenti parole In dei nomine et eius auxilio. Incipit liber de differentia Inter animani et spiritum quem fllius Lucae medici, nomine Costa ben Lucae , cuidam amico suo scriptori cuiusdam regis, edidit. Johannes Hispanensis ex
,
,

arabico in latinum reuerendo Toleta.no archiepiscopo transtulit In un altro ms. si legge un po' diversamente Et Johannes Hispanensis ex arabico in latinum Ramirando toletano archiepiscopo transtulit Osserva giustamente il Jourdain che le parole reuerendo e Ramirando sano una corruzione di Raimundo.
.

14

INTRODUZIONE

mundo:

alla fine

Finis Ar. de

mnndo a Nicholao
Il

Siculo ex greco

in latinum translatus

drum de

pac

suis ; Epistola de universo

ad Alexan-

bona fortuna

(1);

de coloribus.

codice appartenne a'

canonici regolari d S. Griovanni in Viridario, di Padova.

Marciano
tiene
:

[mss.

latt.]

VI, 142.

Membr.

sec.

XIV, mm. 265X186. Con-

te] (2);

Porphyri Isagoge ad Categorias Aristotelis [Boethio interpreArist. Liber praedicamentorum, [eodem interprete] perierme,

nias [eodem interprete]; topicorum libri 8;


terprete]
;

[Abramo de Balmes
;

in-

elenchorum, libri 2

analyticorum priorum

analyticorum

posteriorum,.

Marciano

[mss.

latt.]

VI, 143.

Membr.

sec.
\

XV, 250X195. Contiene:


Arist. Liber praedicamen-

Porphyrii Isagoge ad
torum,'^

categorias Aristotelis

[Glberti Porretani] Liber sex pincipiorum; Arist. Perierme8",

nias\ topicorum libri


libri 2
;

analyticorum, priorum, libri 2; eleichorum


libri 2.

analyticorum posteriorum
latt.]

Marciano

[mss.

VI, 146.
,

Membr.

sec.

XIV, 256

X 180,
;

di ce. 294,

presenta elegantemente molte note marginali e interlineari. Contiene: Porphyrii Isagoge ad

scritto

ricco di fregi

colorati e miniati

praedicamenta Aristotelis; Arist.


Porretani] sex principiorum

liber

praedicamentorum
elenchorum

[Gilberti

liber\ Aristotelis Periermenias ; analyti-

corwn priorum

libri 2;

topicorum

libri 8;

libri 2;

analy-

ticorum posteriorum

libri 2.

Nazionale

[Napoli] VIII. E. 21.


:

Membr.

sec.

XIV, a due colonne, mide coelo libri 4


et

niato, mutilo. Contiene


pit liber

Phisicorum

libri 8;

Inci-

secundus de corporibus circulariter motis

de proprietatibus elementorum ; de generatione

et corruptione;

primo de coelo; Methaucon


ittis
;

rorum; de
de causs.

dfferentia spiritus et
,

anime; de anima
;

libri 3,
;

sime note marginali

de sensu et sensato

de memoria

de somno

Nazionale [Napoli] VIII. E.


Metaphisica
libri

24.

Membr.

sec.

14

de celo et

mundo

libri 4;

XIII, in fol. Contiene: de anima libri 3 Phi;

(1) (2)

Questi due trattati sono scritti di mano diversa. Nel codice non alcuna indicazione dei traduttori.

nomi sono

aggiunti nella notizia stampata, attaccata alla guardia del codice, estratta dalle illustrazioni del Valentinelli.

INTRODUZIONE
sicormn
slatione
libri 8

15

Explicit liber phisicorum Aristotelis de


libri 3
;

noua

tran-

Methaurorum

de

sompno

et uigilia ;

de motibus

anTnalium; de longitudine

et breutate;

de iuuentute et senectute; de

respiratione ; de morte et uita; de sensu et sensatu; de


Tnini'icentia; liber

memoria et re-

de finosomia

(sic);

de plantis; de generatione et cor-

ruptione; de bona fortuna; de proprieiatibus elementorum,; de causis;

de morte; de intelligentia; de progressu anim,alium\ de lineis; de inundacione Nili; differenta inter animam, et spritmn; de colorbus; de

mtndo. In fine vi una biografia latina di Aristotele [de Aristotelis

uita].

Nazionale
libri 8
libri 3;
5

[Napoli] Vili. E. 27.

Membr.

sec.

XIY

Contiene: Phisicorum
4;

de celo libri

de generatione; Metheororum libri

de

anima

de sensu; de memoria; de sompno; de longitudine

et breuitate

uite; de iuuentute et senectute ;

de inspi[rafione] In fine
.

qui legit

hoc scriptum benedicat sepe rogerum

Nazionale

[Napoli] Vili. E. 43.


14',

Membr.

sec.
;

XIII. Contiene
de celo
et

Metaphi

sica libri
tilis

Liber phisicorum

(libri 8)

mundo

Aristo-

phi. de celo et mundo liber primus incipit translatus de greco in latinum de generatione et corruptione ; metheororum libri 3
,

de

anima

libri 3

de sensu et sensatu; de memoria et remnisceritia; de


de
longitudine et breuitate; de m^rte et uita;
de,

sompno
causis.

et

uigilia;

Nazionale
phisica

[Napoli] Vili. F. 12.


libri 1
1
,

Membr.

sec.
il

Fisica libri 8 : dopo

Xni(l). Contiene: Metaexplicit de morte et uita


^Ze

et sequitur sextus liber


et sensatu;

phisicorum immediate*,

anima;

<Ze

sewsw

de memoria et reminiscentia; de uegetabilibus; de genera-

tione et corruptione; de celo et

m,undo; de causis; dedifferentia spi-

ritus et anime; de proprietatibus elementorum,;

metheororum.
:

RiccARDiANO
cipiorum
libri 2.

126.
libri

Membr,
2;

sec.

XIV,
libri

di ce. 133.

Contiene Pn'orwm ^rmlibri 2;

topicorum

elenchorum

posteriorum

RiccARDiANO

160.

Membr.

sec.

XIV

di

ce,

306

miniato

Contiene

Isagoge Porphyirii in categorias Aristotilis; liber perihermeneias; liber

(1) Il codice scritto da mani diverse , e presenta molte slegature e qualche sconnessione nell'aggruppamento della materia.

16

INTRODUZIONE
diuisionwm oetii
pici); liher
;

tiber

topicorum BoeUi\\ logica utus


liber

et

noua

(i

to-

lenchorum\

pnonim,', liber postenorum.


ce.

Universitaria [Padova] 848. Membr. sec. XIV, di con le sigle dei paragrafi colorate e con fregi
Contiene
molte e
:

194

267

X 196,
pnn-

alle iniziali dei libri.

liber Porphirii

(l'

isagoge alle Catsgorie d'Aristotele) con


sex

fitte

annotazioni marginali nelle prime pagine;


\

cipiorum\ Di[uisionis] liber


libri 2; elencliorwm libri

Tho. libri

IV

(la retorica) (1);

prorum
libri 2.

2-,

topicorum

libri 8;

posteriorum

Nel secolo XIII


dir cosi
,

esiste

ufficiale

la

dunque una raccolta aristotelica, quale si era venuta costituendo fin


i

dal secolo precedente. Essa comprende


e deUa Metafsica, de
celo et

libri della

Fisica

mundo, de generatione et corruptione, de motibus, de causis longitudinis, i libri Metheororum (2), de anima, de sensu et sensato, de memoria et
de iuuentute et sede sompno et uigilia nectute, de tona fortuna, de coloribus, de motibus animalium, de progressu animalium, de differentia corpor is et anireminiscentia
,

mae, de plantis, de causis, de longitudine et breuitate, de respratione, de morte et uita, il libro della fsonomia, de mundo,
de proprietatibus elementorum, de intelligentia, de de inundatione Nili.
lineis,

questa raccolta, che abbracciava la

filosofia

naturale

d'Aristotele, si era aggiunta l'altra delle opere logiche.

Essa
gii

comprendeva

gli otto libri

topicorum,
il

due elenchorum,,
di Porfirio. la

analitici priori e posteriori,

liber perihermeneias, seco prin-

cipiorum e praedicamentorum con V isagoge


terza raccolta finalmente costitu nel sec.

Una
tra-

XIV

nuova

(1)

Comincia

Omnis

ratio disserendi

quam

logicen veteres pery-

patetiei appellauerunt in duas diuiditur partes : unam inueniendi, alteram iudicandi . In fine ricordata la tojnca di Cicerone [M. TuUius]

ad Trebatium. solo (2) Nel sec. XIII eran conosciuti


giunto nel secolo seguente.

tre libri

il

quarto fu ag-

INTRODUZIONE
**Wfc****l*

17
I

"

H mMBIIIWMM

l^-^

III

II

-i.i.i-^i

Il

duzione che Bartolomeo da Messina avea fatto

(1)

dei

pr-

blemattf, del liber de principiis, de mirahilibus


bus, phisiognomie,

auditioni-

de

signis.

In queste e in altre raccolte parziali di opere aristoteliche V Etica non compresa: pare dunque ch'essa abbia
seguito

una tradizione
tutti

singolare, separata

da

tutto

il

resto

del patrimonio filosofico dello Stagirita.

In

manoscritti delle opere aristoteliche latine

come
c'

s' visto,
il

che

titolo

una lacuna affannosa quella del nome; non dell'opera e una solitaria indicazione di aucompendi tradusse o riprodusse resta una ragione larga e generale e comil

tore: Aristotile; chi


in

ombra.

Di

ci

plessa nella storia, dia

Medio evo

ci

rappresenta un pro-

cedimento collettivo nell'arte nella dottrina, fino al collettivismo sociale del comune. I nomi scomparivano dinanzi
alle cose
;

il

sistema prestabilito, universalmente riconosciuto,


l'enciclopedia as-

chiudeva

la via all'attivit intellettuale:

sorbiva lo scrittore. In quel lungo periodo non

campo a
:

monografie o a ricerche particolari su uomini; rimangono i fenomeni grandi e complessi. Il primo nome fu Dante
egli la

massima

risultante del
i

movimento ideale
sistemi.

del tempo,

di tutti gli scrittori e di tutti

E bisogner pur bava


alla

dare al processo evolutivo della nostra cultura neo-latina;

giacch

si

tratta di

una vera

e propria evoluzione che

dall'indistinto al distinto, dalla divulgazione

anonima

impronta personale dello

scrittore,

dall'abbandono della coindividuale del

scienza nelle verit stabilite alla funzione

pensiero, dalla scuola unica alla scelta dei metodi, dal quie-

tismo dogmatico all'ansiosa energia


storia dalla

della critica;
della

e nella
signoria.

massa corporativa all'individuo

(1)

Questa raccolta ci presentata dal solo codice Antoniano XVII, 370.


2

C.

Marchesi, L^Mica Nicomachea.

18

INTRODUZIONE

dalla primordiale collettivit del

comune

all'affermato diritto

cittadino di partecipazione nello stato.

primitivo popolare di una nuova letteratura. Del passato rimanevano frantumi ridotti e viziati gli ultimi prodotti originali del romanesimo eran ve;

Fu quello come un periodo

nuti su con veste cristiana scolastica,

si

era fatto

loro

buon
di

viso.

Comincia

il

periodo lento, che sembra indeciso,

elaborazione di riflessione di sviluppo della civilt neo-

latina. Grli

avanzi della letteratura classica trovarono custodi

appassionati e severi ne' conventi, dove rimase salda tenace costante l'attivit intellettuale: ma fu quella un'adorazione

fredda

silenziosa

monastica;

gli autori antichi

furon tra-

mandati, non rivissero:

essi attraverso la

lunga vita ane-

mica del

chiostro, rivivranno, fuori dell'ospitale cerchia

mo-

nastica, pi tardi alla


fuori

pura gloria del quattrocento. Intanto


il

premeva

la vita feudale e

dogma

della confessione
rigidit d'in,

religiosa che

imponeva soggezione per

tutti,

tendimento e immutabilit di principii a tutti amore per la verit stabilite da tutti. Pertanto sulle riduzioni sulle
,

manipolazioni, sui compendi, sugli indici, su tutta quanta quell'opera collettiva, si venne costituendo la nuova scuola

per la nuova gentej e quando gi la folla laica, depostele si fu stretta attorno a' manuali e a' compendii, alle armi
,

grammatiche e

a' trattati di

logica e di morale,

si

senti la

necessit di formulare la via del procedimento logico, delle

norme

del parlare, dei principii etici, della conoscenza.


il

E
tutti;

sistema fu un solo

testi

furono additati

per
pi

ogni tanto ne veniva fuori un altro ampliato o


,

spesso semplificato

per quella stratificazione

o condensa-

zione di materia, propria di allora in cui prevaleva la necessit dell'intendimento

comune.
il

Si

andava innanzi con


,

quei sistemi

si

allargava

campo

alle interpretazioni

si

INTRODUZIONE

19

ampliava o si riduceva la materia; e l'opera dell' individuo diveniva ben presto strumento della scuola o libro d' interesse pubblico; e le copie
l'autore
si

moltiplicavano e
il

il

nome

del-

scompariva o cedeva

posto a quello del trascrit-

magari del possessore del codice. L'originale, poi rimaneva in ombra; esso ha valore ora per noi e allora per i pochi rifacitori che avevano la possibilit d' intenderlo direttamente per il lettore non esitore e
;

steva.

Tornando

alle versioni aristoteliche notevole

il

fatto

che l'anonimo trovasi in particolar

modo

nelle

traduzioni

che provengono dal greco direttamente, e quindi di origine


occidentale: proprio questo
il

carattere della letteratura

d'occidente invecchiata per molti secoli nell'uso della scuola


e nel

maneggio del
i

trattato scolastico.

Sono

di

gran lunga
ci natudi

pi noti

traduttori dall'arabo, e tra questi ci sono di ve;

ramente famosi
rale
:

pi di tutti Michele Scoto.

lo studio aristotelico

era manifestazione

energia

nuova nella

storia del pensiero e della

letteratura

musul-

mana, e del nuovo ci


l'efficacia

ha

l'

impronta personale dell'opera e

maggiore e

l'interesse della produzione pi recente.

raccogliamo un po' da fonti indirette e dalle dirette dei manoscritti gli scarsi indizii che valgano a indicarci con
sicurezza
latino.
i

Ma

traduttori delle opere aristoteliche dal greco in


il

Boezio fu

completa

delle opere aristoteliche.

primo a divisare una traduzione quasi Egli avea concepito il


tutti
i

progetto di ridurre fedelmente in latino

prodotti della

sapienza greca, e nel suo commentario del libro de Inter-

pretatione dichiara
la

di

voler tradurre con ordine la logica,

morale e

la fisica di Aristotele, e
i

gramma
egli

di traduttore

dialoghi di

includeva nel suo proPlatone che entrambi


:

vagheggiava

di conciliare in unico

consentimento idea-

20
le

INTRODTTZIONfi

abbia condotto a fine per intero il suo divisamento non possiamo stabilire con certezza. Abbiamo testi(1).

S'egli

stesso

monianze sicure per la Logica (2) della Fisica parla egli una sola volta a proposito dei suoi libri de Interpre;

de quibus melius in physicis tractavimus (3). Quanto alla Morale, la sola testimonianza, molto recente invero
tatione

e indeterminata

dell'

Aventino

il

quale dice che Alberto


della

Magno

si

valse per la sua


ci lascia

esposizione

traduzione

boeziana,

molto perplessi.

Ma

di ci di

avremo da par-

lare appresso. Resta

ad ogni modo fuor

dubbio che Boe-

zio tradusse la Logica di Aristotele, e questa fu l'opera che


gli

valse maggior merito e maggior fortuna


;

come
gli

tradut-

tore

e di questa sopratutto
il

Roggero Bacone

d vanto,
i

ponendolo come
padri
(4).
,

primo traduttore d'Aristotele dopo

santi

Seguono a molta distanza altri due. Griacomo chierico di Venezia che fece una nuova traduzione dal greco
,
,

dei libri di logica

cio la Topica gli Analitici gii Elen-

io)

Op.

ct. 1. e.

ego orane Aristotelis opus quodcumque in

manus

venerit, in romanum stylum vertens, eorum omnia commenta latina oratione perscribam, ut si quid, ex logicae artis subtilitate, et ex moralis

grauitate peritiae, et ex naturalis acumine ueritatis ab Aristoconscriptum est, id omne ordinatum transferam, atqueid quodam lumine commentationis illustrem omnesque Platonis dialogos uertendo, uel etiam commentando, in latinam redigam formam . (2) In una lettera di Teodorico a Boezio, scrive il re al filosofo de'
tele
,

benefici che questi con le sue traduzioni aveva reso alle lettere latine aggiunge che per le sue translationes , Plato teologus , Aristoteles

e
lo-

gcus Quirinali uoce disceptant

Magni Aurelii Cassiodori Opera omnia,

Rotomagi

1769,

t.

I, p.

21.

(3) Il JouRDAiN {Op. cit. p. 55], che non si mostra inclinato a prestar fede a queste traduzioni boeziane, sospetta che si debba leggere tractabimus.
Boetius quidem fuit longe post SS. doctores (4) Opus Maius p. 19 qui primus incepit libros Aristotelis plures transferre. Et ipse aliqua logicalia et pauca de aliis transtulit in latinum .

INTRODUZIONE
chi
ai

21-

quali aggiunse

un commento

(1).

Di Bartolomeo da
fin

Messina vissuto alla corte di Manfredi stata


codice Antoniano XVII

adesso

conosciuta la sola traduzione dei libri Magno?'um

Morail

lium
tolo e

(2)
il

ora

il

370

ci

ti-

contenuto delle altre traduzioni fatte per mandato


:

de principiis de mirabilibus auditionibus physionomie de signis. Occorun rono finalmente i nomi di altri due traduttori minori
di re

Manfredi

Problemata
,

il

liber

Nicholaus Siculus, indicato dal cod. Marciano VI, 49


traduttore del liber de

mundo,

e maestro

come Durando d'Aver-

nia

il

cui
(3).

nome

si

legge in nota a una versione degli Eco-

Sono poche indicazioni personali scampate all'enorme naufragio dei nomi per l'inconsapevole virt di una semplice notizia di cronaca o della soscrizione
nomici
qui basta.
di

un

sol codice.
tutto

Di traduttori dall'arabo

un elenco numeroso

for-

tunato sicuro, formato dal concorso di tutte le nazioni destate al

gran

soffio della

cultura musulmana. Alfredo di More traduce


i

lay, inglese,

commenta
;

libri

Metheororum e de
i

uegetabilibus
libri

Tarcidiacono Domenico Gundisalvi traduce

de celo et

mundo

commentari

di

Averroe

ai libri

de

animay Physicorum (quattro) e Metaphysicorum

(dieci), aiu-

(1) La cronaca di Roberto d Torigny dice di lui sotto l'anno 1128 Jacobus clercus de Venitia transtulit de graeco in latinum quosdam libros Arstotelis et commentatiis est, scilicet Topica, Analyticos priores et posteriores et Elenchos quamvis antiqua translatio super eos

,
,

[Roberti de Monte, abbatis S. Michaelis Chronica etc. ap. Opp. Guiberti de Novigenfce, Parisiis 1651, p. 753], Arstotelis (2) Magnorum Ethicorum liber seupotius libri duo^ translati de greco in latinum a magistro Barptolomeo de Messana in Curia Il.
^

haberetur

lustrissimi

Maynfredi Serenissimi
si
t.

datu suo. Questa traduzione


DiNi, Catal.
(3)

regis Cicilie scientie amatoris de trova in due codici laurenziani,

manBan-

IV, pp. 106, VI; 690 VII.


Cit.,

JOURDAIN, Op.

p. 71.

22

INTRODUZIONE

tato nella interpretazione

da Griovanni Avendeath

ebreo

traduttore della logica di Avicenna.

poi due g-randi

universalmente noti

Gherardo

di

Cremona
del XIII

l'antesignano di quanti dotti, assetati di scienza,


sul declinare del sec.

hanno intrapreso
il

XII e

sui

primordi
(2)
:

pellegrinaggio di

Spagna

(1),

e Michele Scoto

traduttori e pensatori.

Tripoli

un

ecclesiastico, Filippo, traduce in latino

il

Secreti, che fu tra le opere aristoteliche pi fortunate per l'enorme popolarit affidata alla diffusione dei

Secreto dei

primi volgarizzamenti toscani.


Cosi mentre l'occidente salva e ritiene pei secoli la tradizione
cielo di

della

Logica, dal caldo suolo sotto


di Sicilia di Castiglia si

lo stellato
il

del

Arabia

vede sorgere
cose.

lume
che

della sapienza naturale e astronomica del filosofo greco


tutta abbracci la filosofa delle

umane

Ho

gi notato

come

nelle diverse raccolte di opere ari-

non compresa. Essa ebbe una tradizione isolata, pi complessa e soggetta a vari accidenti di forma e di sostanza, con uno sviluppo proprio e indipendente da
stoteliche l'Etica
tutto
il

resto del patrimonio aristotelico tramandato e affia'

dato in unico corpo


della
dici

bisogni ideali e alle necessit storiche

mente e
si

della cultura neolatina. Che, se in taluni co-

r Etica

trova unita con altre opere aristoteliche

(3),

Su (1) Cos con molta efficacia e verit il Novati [Op. cit. p. 99]. Gherardo scrissero il Boncompagni, Della vita e delle opere d Gherardo Cremonese, Roma, 1851; il Rose, Ptolem. u. die Schule von Toledo in
Hermes, Vili, pp. 328 sg\ Gfr. Giorn. Suor. leti. it. IX, 1887, pp. 157 sg. (2) La nomenelatara delle sue opere data dal Bal3 {Scriptorum illustrium Maioris Britanniae Calai. Basileae, 1557, p. 351) e dal Pits [De rebus anglicis, p. 374]; ma incerta ed oscura. Cfr. Jourdain, Op.
cit, p. 120.
(3)

Come

nei codd. Laurenz. XIII Sin. 6; 11; XII Sin. 7: del sec.

XIII; Biccard. Ili; Ambros. F. 141

Sup.

Capitolare

Marciana VI, 39; VI, sec. XIV.

43: del sec.

XIV;

Assisi, Bibl. di S.

(Padova) C, 54; Frane. 280: del

INTRODUZIONE
specie con la Metafisica e la Politica, ci
si

23'

deve attribuire

a interesse privato o a coordinamento logico voluto dal trascrittore


ne.
,

anzi che a tradizione


(1)

letteraria e storica

comuestratti

in alcuno degli indici

e dei

prontuari

nel sec. XIII e

XIV

dalle opere latine aristoteliche, al-

cuna traccia del trattato a Mcomaco.

doveva procedere isolata. Nella prima met del sec. XIII Aristotele
studiosi di

U Etica

occidente.

Ma
il

svelava agli non possiamo dire davvero che


si

sia stato quello

un risorgimento
di

aristotelico. II filosofo

greco

nell'ampiezza di tutto

suo sistema apparve pi tardi e in


,

un abito speciale
alle

tendenze e

a'

dopo che fu assicurato e bisogni della scolastica nel sec. XIV"


,

adattamento

nel sec.

XV, quando

testi greci dello Stagirita

furon ricer-

cati dall'ansia dotta degli umanisti, e

ammessi

alla signorile

premura
il

dei filosofi e alla critica interpretazione degli eruditi.


,

Nella prima met del sec. XIII

Aristotele era ancora

gran
,

fiume, di cui si

piezza

ma

da cui

si

ignorava l'origine e il corso e l'amtraeva per appositi canali 1' energia


le

sufficiente

ad alimentare

tendenze spirituali del tempo e

a disciplinare il movimento delle idee prevalenti. levano allora in occidente due correnti ideali.

E prevafermava
agi-

Una che
nell'

spirava

dall' oriente, dall'Arabia, e si


d'

ultimo mezzogiorno

Europa ad alimentare e ad

(1)

Uno

assai notevole si conserva nel cod. della Nazionale di Na13,

sec. XIII-XIV, di ce. 119 non num. 24, 5 con aggiunte suppletive intercalate nel testo di mano diversa che occupa le ultime 17 e una tabula alla fine carte. Nella prima carta vuota scritto di mano molto recente: Index Aristotilis. Il ms. napoletano assai importante perch un rarissimo esempio di prontuario aristotelico di cultura geneiale, fatto certamente ad uso privato, tratto dalla Raccolta comune delle opere latine di Aripoli, Vili. F.
;

membr.
;

X
,

16, 5

iniziali colorate
,

stotele

e ci dimostra

come queste

fossero

allora considerate

come

il

massimo fondamento

della scienza e della sapienza.

24

3JJTI10I)1?ZIPNE

tare nel!' aria calda e molle e sotto


notti di

il

sereno stellato delle

Spagna

e di Sicilia le fantasie astrologiche dei dotti


a' signori
i

die svelavano alle corti ed

misteri di una

madi

thematica

filosofica

sospinta da queir enorme impulso

superstizione cortigiana e popolare.


il

in

Ispagna Alfonso X,

Saggio,

promuoveva

gli studi

astronomici e riuniva nella

sua capitale molti ebrei convertiti e cristiani esperti nelle matematiche, impiegandoli a tradurre molte opere dall'arabo,

a Toledo e alle corte di Federico II, Michele Scoto,


flosofiev

uno dei pi grandi divulgatori in occidente della naturale e matematica di Aristotele (1), dar mano

alla tra-

duzione delle opere meteorologiche astronomiche astrologiche chiromantiche fisiognomiche.


D'altra parte le scuole d'occidente

avevano sempre

te-

nacemente serbato e fomentato


retorica
,

lo studio della logica e della


d' inaffi-

spiegandolo in una serie larga e complessa

dirizzi, di cui la

Rinascenza poi tenne sojo una parte


umanistica.

dandola

allo sviluppo rapido della scuola

Quindi r incremento degli studi aristotelici che fu nella

prima met, del


viene dal

sec. XIII, ci

rappresentato dalla maggiore


l'

divulgazione delle opere logiche e naturali;


giore

impulso magdalla Spagna,

dalla Sicilia,
stituito

mezzogiorno dove un largo centro


,

dall' Italia

di

studii

aveva

co-

Federico II

(2).

Solo pi tardi, nella seconda met,

p. 36 Et licet alia log-icalia fuerunt per Boetium de graeco, tamen tempori Michael! Scoti qui annis 1230 transactis apparuit, deferens librorum Aristotelis partes aliquas de naturalibus et mathematicis cum
(1)

Roggero Bacone, Opus Maius,

et qti,aedain alia trasjlata

expositoribus sapientibus, magnificata est Aristotelis pMlosophia apud


latinos
(2)

Abul-Fda parlando

di Federico,

dice

l'

imperatore un prin-

cipe pieno di eccellenti qualit, egli ama la filosofia la logica e la medicina, ed essendo stato allevato in Sicilia ha molta inclinazione per i

musulmani. Annales muslemici, Hafniae, 1789-1794,

t.

IV, p. 348.

INTRPD^ZIONE
del secolo
di
vS.

25
1'

a Colonia e

nell'

Universit di Parigi

ordine

Domenico per bocca


i

di Alberto

Magno

e di

Tommaso
nella

d'Aquino schiuder
storia di

nuovi orizzonti
filosofico

dell' aristotelisiuo

un avviamento

che non pur anco tra^


curior.

montato.

La

dottrina morale

non ha ancora mosso la


di traduzione in

sita dei principi

l'

attenzione delle genti n^

V interesse
occidente,

vivo dei

dotti.

un

frantume
(1);

dimenticata e occulta
il

e solo nel 1240 a Toledo, Erm^.nno


il

Tedesco

si

accinger a tradurre
,

cemento

di

Averro^
alessan-

alla

Nicomaohea

e pochi anni dopo un riassunto

drino, accolto e divulgato presso gli arabi.

Quando
,

la chiesa,

per opera di uno dei suol pi grandi


conciliarsi

devoti

cercher di

Aristotele e d chiamarlo
teistica., allora
i

a fondamento comodo

sicuro di

una morale

Tommaso
frati del

d'

Aquino,

neir ultima met del 2Q0, inviter

suo ordine a

tradurre dal greco

libri

a Nicomaco.
filosofia

Ci

si

comprende bene, La
,

naturale

prestava

spontaneamente

anzi aderiva perfettamente alle tendenze


l'

astrologiche e favoriva
dal pensiero orientale
il
;

influenza esercitata in quel

tempo
la

la logica e la retorica costituivano


;

vecchio e saldo patrimonio scolatico d'occidente


(1)

mo-

Non

ci

pare sia questo

il

luogo di discutere intorno a quella

famosa traduzione latina completa delle opere aristoteliche promossa da Federico II, di cui bau parlato il Tieaboschi (t. IV, p. l!69) il Mbiju il Ba^dini {Op, cit. t. Ili, col. 233). La. lettera famosa diretta a* maestri e ag-li scolari dell' Accademia di Bologna la quale del resto non tale da essere accolta con piena sicurezza dalla critica, parl^^dl opere appartenenti a s^rmoniales e mathematicae di^qiplinm, e non ben chiaro se la traduzione sia stata fatta da testi greci o arabi. Il JourDAiN (Op. cit. p. 165) conclude bene affermando che in quella lettera sono
,

indicate solo traduzioni di opere relative

alla,

logica e alle ma-teinatiche.

anche rimovendo ogni sospetto circst. l'autenticit e la seriet della materia contenuta in quella epistola, allo stato dei documenti e degli studi attuali ci par lecito affermare che alla corte di Federico II nessuna traduzione latina fu fatta, n dal greco n dall'ftrabo, dell'Etica Nicomachea.
sia,

Ma comunque

26

INTRODUZIONE
si

rale

offriva

come
all'

la parte

nuova

del
,

sistema

non

si

accompagnava
attraverso
il

interesse delle genti


;

se ne togli quello
in veste latina,

di pochi studiosi isolati

e allora
,

comparsa

tramite arabo

o escussa

sulF originale greco


ribelle,

per opera di un vescovo indipendente e


indifferenza.

Roberto di

Lincoln, venne diffidata dalla chiesa e quel eh' pi dalla

Le traduzioni

arabo-latine di

Ermanno

il

Te-

desco solo pi tardi avranno credito e saranno ampiamente sfruttate, presso gli studiosi laici del 1300 e presso gli editori delle

opere aristoteliche del sec.


di

XV

XVI;

il

lavoro

del vescovo

Lincoln

ci

noto per la semplice testimo-

tendenze e

nianza di Ermanno. Di ci la ragione storica evidente. Le le produzioni letterarie di un periodo debbono


delle
idee.

corrispondere al movimento contemporaneo


allora la morale aristotelica

non poteva aspirare


nelle

all'interesse

e alla diffusione delle altre opere logiche e naturali, perch

non era ancor sorta una dottrina morale


si

nazioni, n

sentiva ancora

il

bisogno

di

estrarre dalle
finalit

societ

una

formula etica o di stabilire una

morale nel mondo.

Ci fece poco pi tardi, signoreggiando e avviluppando


le coscienze, il cattolicesimo.

conoscono cinque redazioni latine nel 1300; delle quali tre derivano direttamente dal greco: V Etilica uetus che comprende solo il secondo e il terzo libro, VEthica nona che contiene il primo

Concludiamo.

Della Nicomachea

si

libro, e

il

Liher Ethicorum che abbraccia

tutti

libri e al

posto dei primi tre inserisce con frequenti ritocchi e modificazioni


il

testo dell' Ethica

noua

e dell' Etlica uetus. Il liber

Ethicorum, che fu commentato da Tommaso d'Aquino, ebbe larghissima diffusione, come pare anche dal numero e dalla
importanza
de' manoscritti

che

lo

contengono, e insieme col

commento

tomistico servi di testo fondamentale

per

l'insti-

tuto filosofico etico del tempo.

INTRODUZIONE

27

Per

il

tramite arabo

ci

latini della

Nicomachea, d'indole

son pervenuti due rifacimenti beh diversa il liher Ethi:

corum, eh'
fiorentino

il compendio volgarizzato da maestro Taddeo e servi di fonte al VI libro del Tresor; e il liber

Minorum Moralium
in latino per

o liber Nichomachie, tradotto dall'arabo


di

opera

Ermanno
questa la

il

mannus] nel 1240.


Averroes.

Tedesco [Hermannus Aleparafrasi .eV Etica fatta da

Cominceremo

dalle traduzioni greco-latine.

PARTE

I,

LE TRADUZIONI GRECO-LATINE

a)

V Ethica

uetus

e V Ethica

noua.

Codice

Ashburnhamiano 1557, membr.


;

sec.

ce. 153, con le iniziali colorate precedono tre contengono una darte del commentario di Alberto sopra

1^8, d carte membranacee, che


la
fisica
:

XIII, 192

Albert, super.

VI. phisicorum.

Anepigrafo.

Contiene tre diverse reda-

zioni dlV Etica: 1) h' Ethica


alla fine (e. 14')

noua che comprende solo il primo libro; Ethica uetus (e. 16^-47'); Explicit ethica noua . 2)

alla fine Explicit Ethica Aristotilis


3 libro.

uerum

est; comprende

il

2 e

il

Seguono due carte


et uita. 3)
Il liber

de morte
libro al

(48-49) che cont(mgono frammenti del liber Ethicorum, del comm. di Tommaso dal 4
,

(e.

50*

147*).

Nessuna soscrizione

finale.
,

Il testo dell' Etica nei primi tre libri , nel 1 sopratutto presenta molte chiose marginali e interlineari, di cui alcune puramente illustra-

tive, altre tendenti

a correggere o a supplire o a sostituire la lezione del

codice in base al Hber Ethicorum del


indicato dalla soscrizione

commento

tomistico. Il libro primo,

come

1'

Ethica noua, scritto con molta tra-

scuratezza, con frequenti omissioni e strani


Il

sconvolgimenti di parola.
;

codice Ashburnh.
il

scritto da

mani diverse

una per
sec.

il

libro

una per

2 e

il 3,

tre diverse pei

rimanenti dal

4 al 10.

Cod. Laurenziano Plut. XIII. Sin. 12,


di ce. scr. 192,

de anim,a libri
et uigitia,

XIV, 200 155, con le iniziali colorate, miseellan., anepigr. Precedono 3, de generatione et corrutone (sic) libri 2, liber de somno
:

membr.

Metaphysica

primi due libri e


,

il

principio del

3),

devege-

tabilibus libri 2, Isaac de elementis

Uber de phisico auditu AristoteUs).


Aristotilis seriptus per

In fine

explicit octauus liber

physicorum

manus
si ita

fratris Riccardi

de pede monte Corbino anno domini

MCCCLX

est .
altre

e.

141* segue V Etica anepigr.

Solo a capo del foglio tra

le

Ar. Ethica uetus . Comaggiunte marginali si legge il titolo prende il 2 e il 3" libro. Nessuna soscrizione finale. A e. 155 seguono i 4 libri delle Meteore.

LE TRADUZIONI GftEOO-LATINE
Cod. Laurenz. Pluf. Vili Dext. FI,
138.

^9
XIII-XIV, 190

membr.

sed.

Consta di vari codici


del sec.

di

mano

e di et

diversa.

La

trascrizione
est con-

A&W Etica

XIV. Nell'ultimo
ordinis

foglio segnato
.

Iste

ventus S. Crucis
Contiene
libri
:

flor.^

minorum
,

Postillae super leviticum


,

Postillae

super paralipomenon

(e.

25)
31),
(e.

Postillae super Ecclesiasticum

secundum frairem Guerlibrum


Po(e. 122),

ricum

(e.

Summa
Ili),

de divinis
beati

ofjciis

(e.

104), Postillae super

threnorum,
stillae

Sermo

Bernardi in Sinodo prima


ex Falcone

super Danielemper fratrem Ioannem, de Rupella


,

frat. m,in.^
,

Excerp-

ta
S.

quaedam de rebus astronomicis

theologicis

Hugone de
200),

Vittore etc.^ Postillae super prophetas

minores secundum, cancellarium,

Postillae super Apocali/psim, Panili Orosii libri

VII cantra Paganos {e


{o.

Narratio de Indorum Patriarcha qui Pomam uenit

284).

Seguono
il

ser-

moni, temi di questioni teologiche, epigrammi sacri.

A
libro
;

e.

325 comincia

1'

Ethica anepigr. che cotaprende

2 e il 3"

al

margine
istius

superiore di
libri

mano

pi recente scritto

Me

deficit

principiutn

Alla fine del


rbil
cit
.

per omnia equidem seeula seculorum amen . secondo libro la seguente soscrizione esplicit primus .
.

nel

ribel

Nel margine in fine del


,

3" libro

notato

Expli-

Ethica uetus Ar.

e pi sotto

hic explict Ethica Aristotilis

hic explicit Ethyca Aristotilis

Deo

gratias

Amen

Segue

d' altra

mano, un

Tractatus de gramatica, in versi.

Come
parsa
di
dell'

si

vede dal contenuto dei codici

la
si

Etica nicomachea in occidente

prima comebbe per via


Cer-

due successive traduzioni


si

parziali, di cui nella tradizione


il

manoscritta

smarr ben presto

nome

dell' autore.

cheremo appresso di spiegarci lo stato ridotto di queste due traduzioni latine. Dell'anonimo nella produzione letteraria medievale

abbiamo dato ragione


al

ed evidente che
di notizie sicure

dinanzi al silenzio dei mss. e alla

mancanza

contemporanee non alcun rimedio


resta solo
il

difetto

del

nome

campo

alla congettura la verit.

che non abbia per la

pretesa di
Il

proclamare

numero

dei traduttori di opere aristoteliche dal greco


:

in latino, in occidente, assai limitato

Boezio, nel sec. VI,

30

PARTE PRIMA

poi un lungo

periodo silenzioso di nomi fino a Giacomo chierico di Venezia del sec. XII, e a' due maestri Bartolodi

meo
storo

Messina e Durando d'Alvernia del


sia per la

sec. XIII.

co-

non da pensare
sia

mancanza

di

qualunque
della
ri-

notizia che possa

farceli

sospettare

come

traduttori

Nicomachea,

per lo

stile stesso dell' Ethica

uetus che

monta

un periodo anteriore alla scolastica. Resta Boezio. Questi matur un grande progetto tradurre in latino con ordine e intendimento letterale {id omne ordinatum
certo a
:

transfe'am)

(1)

tutti

prodotti della sapienza antica, e va-

gheggi di potere conciliare Aristotele con Platone, che molto pi tardi il Ficino tenter di conciliare con la Chiesa. Di
Aristotele egli nel

commentario del

libro de interpretatione

dichiara apertamente di voler tradurre tutte le opere di lo-

gica di morale e

trattati di filosofia naturale.


il

La

dichia-

razione di Boezio ha

difetto di contenere

una promessa,
testi-

non

di constatare l'opera fatta.

ci

soccorrono altre

monianze. Cassiodoro, scrivendo


di Teodorico, lo esalta

al filosofo

romano

in

nome

come

interprete la,tmo di Plato theo-

logus e di Aristoteles logicus, e lo stesso Boezio una volta

accenna

alla sua traduzione della Fisica.

Di una versione

della Morale nessun indizio, tranne quella promessa.

Ma

se

pur v' luogo al dubbio, non tuttavia lecito negare recisamente che Boezio solo per la morale sia venuto meno alla sua solenne promessa n lo stato ridotto in cui ci giunta
;

la

prima latina occidentale versione della Nicomachea faccia

impedimento: Boezio stesso ci dice di voler tradurre tutto ci che al suo tempo si conosceva di Aristotele, e vedremo

come

del trattato a
il

Nicomaco nei primi


il

secoli

del

cristia-

nesimo

secondo e

terzo libro soltanto poterono godere

(1)

Op.

cit.

1.

e.

LE TRADUZIONI GRECO-LATINE
di conoscenza, d' interesse, di diffusione.
indizi.

31
altri

E passiamo ad

Roggero Bacone (I. e.) a proposito dei libri aristotelici afferma che Boezio aliqua logicalia et panca de aliis transtulit in latinum Un'altra testimonianza molto tardiva,
.

ma

notevole sempre per le fonti cui attinge l'autore


di

negli
Ari-

Annali
stotele

Baviera Aventino dice della traduzione


il

di

che

domenicano Enrico
Usus
est Albertus

(1).

di

Brabante compi per

incarico di

Tommaso

d'Aquino, e aggiunge una notizia di Alueteri translatione

berto

Magno

quam

Boethianam uocant

In questa prima parte vedremo


siasi

come Alberto Magno

appunto servito, nell'esposizione dei primi tre libri della

Nicomachea, dVEthica uetus e deVEthica noua. La testimonianza dell'Aventino non fondata su una
astrazione
,

ma

su una tradizione

e le tradizioni che cor-

rono pei secoli possono talvolta, anche a dispetto dei critici diffidenti, avvicinarsi molto alla verit. Aventino non pu
essere accusato di

menzogna;

egli raccoglie solo la

fama

del

tempo, che fra duzione latina

l'altro attribuiva
dell' Ethica

comunemente a Boezio

la tra-

uetus.

Pu darsi che Boezio avesse

compiuto la promessa e sodisfatto al desiderio di tradurre la parte morale di Aristotele, e che la tradizione raccolta dall'Aventino e la testimonianzia di Bacone
e corrispondano alla verit. Certo
si

estendano all'Etica
we^i^s,

V Ethica

pervenutaci

in codici del sec. XIII e

XIV, presenta tracce di maggiore


libro, e

antichit che

non

il

primo

non eccessivamente

arri-

schiato pensare che questa traduzione letterale dal greco, per-

turbata magari profondamente nella trasmissione manoscritta

(l I.

AvBNTiNi, Annallum Boiorum^ Lipsiae, 1710,

lib.

VII,

e.

9,

p. 673.

32

PAME PMM
una fatica

e neir uso della scuola , ci rappresenti davvero

smarrita dell'illustre senatore

filosofo, in

mezizo a quell'infinito
di

smarrimento della lingua e della coscienza Si osservi ancora come le parole di Bacone
transtulit in latinum

Roma

antica.
aliis

pauca de

pare si accordino mirabilmente allo stato ridotto deVEthica uetus. Ad ogni modo se per V Etilica uetus si pu molto vagamente sospettare un' attribuzione
boeziana, V Ethica nona resta ugualmente esclusa dal conforto di qualsiasi congettura.

Prima dunque che


della

avessero

le
si

traduzioni complete

dall'arabo e dal greco, in occidente

duzioni dei primi tre

morale a Nicomaco per via di libri. Gi nel 1215 troviamo autorizdell'

avea gi conoscenza queste due parziali traEtica d'Aristo-

zata presso talune Universit la lettura


tele
(1),

e nelle opere di Guglielmo d'Alvernia


si

(2),

specialmente

trovano frequenti citazioni deltratti evidentemente l' Etica e vi sono inseriti molti brani
silVEthica uetus e nona. Verso la

nel trattato de Virtutibus,

met

del secolo decimo-

terzo Vincenzo di Beauvais divideva la scienza morale aristotelica in

Ethica uetus e in Ethica noua

all'anima

mezzi

di

reggere

il

prima insegna corpo nel quale risiede e le


:

la

l'abito della virt (m'r^ws consuetudinalis); l'altra la con-

duce alla conoscenza del bene supremo, delle sostanze superiori, e la facolt di elevarsi a questa conoscenza si chiama
uirtus
titolo di

intellectiua {Spec. doct. lib.

XIV,

cap. 11).

Sotto

il

Ethica noua Vincenzo cita poi una traduzione grecodi cui


il il

latina della

Ncomachea, mente a quella che sotto


lib. IV).

principio corrisponde pietitolo ci

medesimo

rimasta

{Ivi,

Vincenzo

di

Beauvais

ci

schiude la via.

il)
(2)

Cfr.

IouRdain, Op.

cit.

pp. 76-77.

Nominato vescovo nel

1228,

morto nel 1248.

LE TRADUZIONI GRECO-LATINE

33

L
il

traduzione greco-latina pi antica della morale


,

iari-

stotlica

r EtMca utus
il

coiriprendeva

solo

due

libr-i

scoiido e
piarti

ferzo.

Badando

al lorO contenuto

vedremo

quali

dell'Etica era pei*messo alla civilt neolatina u'e-

devale di accogliere allora


'

come materia corrispondente

bisogni sociali e al fiinzionmento ll coscienza etica.


iion
ci

pare jprobabie mniettere cli di tutta l'opera aristotelica il secondo e il terzo libr soltanto fossero allora tramandati e conosciuti. Ad ogni modo siano qitei due
Gi'ccii
libri

un estratto proprio dell'anno in cui la traduzione fu compiuta, od anche un avanzo del patrimonio morale aristote,

lico
il

essi

ci

danno tuttavia
solo

formula etica del temjpo

a quella parte dell'opera di po(iuafe tersi diffondere. E poi bisogna pur dire che nella itrsinissione dei testi classici non si deve sempre pensare puri accidenti di fortuna
,

aveva permesso

ma

occorre ricercare piuttosto

bisogni
il

ideali del

tempo

che indicano sempire V oscurarsi b

dif-

fondersi del patrimonio letterario del passato.


I

due

libri,

secondo e terzo,

ci rajppreseritario

l parte

pi generale, pi astratta della Niconichea, e coilt'n^ono


i

principii etici fondamentali.


II

cijpio

secondo libro che tratta della virt, iponehd il priiiche la virt morale si acquista con 1' abito col co, ,

stume

che non

si

nasce buoni o cattivi

ma

si

diventa

r esercizio, d il presupposto necessario alla matria del terzo libro, che parla della libert del volere; h.el secondo libro son poste le norme pratiche della virt, del
tali ipei"

ben operare, che consiste nel tenere il mezzo fra il troppo e il poco, ed data una visione pratica degli abiti nostri
viziosi nel cui

mezzo

sta la virt.

questa ultima parte,

cbii

le suie partizioni e divisioni, quella

altra aderire allo


e.

che poteva pi d'ogni schematismo logic e retorico della scuola


3

Marchesi, L'Mica Nicomachea.

34

PARTE PRIMA

medievale.

Ma

diciam pure
libri

isolamento di questi
tutto rintracciare nei

una ragione probabile dello della Nicomachea si deve pi di


,

due principi

ivi

stabiliti

della

ir re-

sponsabilit della

natura e della responsabilit nostra nel-

l'opera del bene e del male.

questo principio della volonil

tariet dell'azione allora costituiva chiesa, assoggettando le

punto fisso su cui la coscienze, se ne veniva costruendo il


di

suo regno d'oltretomba, razionalmente, parlando alla ragione


delle genti in
tutti

nome

di

un principio,
1'

un presupposto, che

intendevano come
;

enunciato indiscusso e fondamen-

tale della verit


si

come
Il

pi tardi su questo principio la chiesa

afforzer prepotente per resistere alle pressioni instancadella scienza.

bili

secondo e

il

terzo

libro

costituivano
unifi-

dunque da s un

trattato

morale, che comprendeva


era valsa per dominare

candoli e spiegandoli gli elementi, dir cosi, razionali, dei


quali la morale cattolica
si
il

mondo

con
il

lo

sgomento

infinito della responsabilit


dall'

propria e con

formidabile terrore

oltretomba

e per additare alle

genti la via di salvazione.

Tutto

il

resto

dell'

opera dal libro IV al

in cui si

parla delle virt etiche particolari, della giustizia e delle


virt mentali, di alcune disposizioni naturali alla virt, della

amicizia del piacere della felicit, abbraccia la parte pi


sottile della

morale, per
,

le distinzioni particolari
,

1'

analisi
,

fine dei giudizi

le connessioni logiche
offrire

V elemento critico

non

offriva

n poteva

nessuno

di quei principi queti,

immoti, circoscritti,

tali

che non dessero alcun addentellato


;

alla ragione per spingersi su


fini dell'etica

e del resto

andava

oltre la

con-

del

tempo che ancora non ha trovato

formula

individuale e politica.
Il

primo libro

si

pone una questione pi astratta

e gene-

rale,

ma

pi elevata: quella del fine wwawo,

e stabilisce la

LE TRADUZIONI GREOO-LATINE

35

Y oggetto di una tendenza e del sommo bene umano, la felicit, che sta nell' operare dell'animo secondo virt perfetta. Era anche questa senza dubbio una
,

formula del bene

eh'

parte vitale ai bisogni della fede;

ma
,

era di un interesse

licit e indicarlo

meno immediato, giacch collocare in dio il concetto di fecome il sommo bene come 1' oggetto di
tutte le tendenze, certo
il

fondamento pi necessario nella

teorica del pensiero religioso;

ma nell'assoggettamento
fede
l'

della

coscienza avea un interesse

pi immediato e una ragione

naturale di precedenza nello sviluppo della


zione del principio di responsabilit
;

imposi-

del resto tenuto conto


,

del procedere del pensiero nella storia delle religioni si nota com' cosa pi naturale e anteriore, nelle fasi diverse

e successive della coscienza religiosa, provare lo

sgomento

della divinit e notarne le cause e sentirne intimamente le

ragioni nel proprio essere, che non sollevarsi alla contem-

plazione di un concetto di felicit riposto nel concetto di dio.

Pi tardi dunque al secondo e terzo libro {Ethica uetus)


si

aggiunge

il
i

primo {Ethica nona)


si

la

coscienza
si

etica

progredita e

bisogni ideali

sono allargati,

da permet-

tere che un' altra


colta.

parte

dell'

opera aristotelica venisse ac-

Poco dopo abbiamo la traduzione completa letterale ma questa un effetto del contraccolpo naturale e necessario
:

che in occidente avea suscitato tutto


lismo arabo.

il

fiorire dell'aristote-

wv>v>.r,r,/vs/>w%Arf

h)

Il
I

Liber Ethicoirum.
GODICI AMBROSIANI.
in
fol.

F. 14 Sup.
ce. 22,

Membran.

del sec.
:

XIV-XV, a due colnne

di

con note marginali di niano divrsa. Precedono due carte membranac. di un' opera di materia giule iniziali fregiate e colorate
,

con

ridica

contenenti notzie storiche circa le

norme

legali

del possesso
:

e della

donazione de' beni.

Contiene
libri
,

Ij

Libri

Ethicormn

manca

la

particolare indicazione dei

eccetto
10"

quella

continuata a capo di
(liber

ogni foglio

soltanto

il

lib.

S e

il

sono indicati
igitiir

Vili; liber

X)
.

a inchiostro rosso. Alla line:

Dicamiis

incipientes. ExplicU

Pi sotto
linus

di

mano

quattrocentina
e. 68^.

L'Etica va sino a
,

2)

deo gratias 1436 12 Augusti HugoA e. Qi^^ seguono gli tto libri Po-

liticorum

con numerose note marginali, di

mano
83*

e di tempo diversi.
:

3) e. 157*

due

libri

Magnorum MoraliuTn
4)

(nella soscriz.
e.
i

explicit liber

magnorum, tliicorum Ar. Stragerite).


torica
;

tre libri della

Re-

alla fine

Explicit rethorica Ar. translata a greco in latinum. Sul

retro dell'ultima carta: XJgoLinus Pisanus parmensium. decus.

A. 204 Inf.

Membran.

in

fol.

sec.

XIV, con

il

le iniziali

fregiate e
a'

colorate, di ce. 86 n.

num. In mezzo
il

testo

latino

dell'Etica;
,

margini superiori

laterali inferiori

commento

tomistico

scritto in

caratteri molto minuti.


rosso).
rata, e
Il testo

Comincia a

e.

1*: Incipit liber Ethicoirum Ar. (in

diviso in tanti paragrafetti, indicati dalla sigla colo:

in capitoli indicati dalla iniziale fregiata


,

alla indicazione
,

dfe'

capitoli

.argomenti.

quella degli aggiunta pure negli spazi in carattere rosso I libri sono indicati dalla iniziale fregiata e miniata e

dalla inscrizione rubricata.

Diamo

le indicazioni

particolari.
e.
\

A
:

e.

9*

Explicit
liber

primus Ethicorum.
liber tertius
\

Incipit secimdus

liber

16*

Explicit
e.
\

secundus.
Explicit

Incipit liber tertius

de uoluntario et inuoluniario

26^

Ethicorum. Incipit quartus de

liberalitate et

prodigalitate

e.

35

Incipit liber

V
\

44'

Explicit liber quirUus.

Incipit liber sextus de contemplationis perfectione. de recto medio ratio-

nis

e.
\

50*: Incipit liber

septimus

e.

60^:

Incipit

liber

octauus de

amicitia et ostendit quod

est necessaria

ad uitam humanam

e.

68*:

Explicit liber octaims.

Incipit liber

nonus in quo determinat de impedi-

mentis amicicie cicius XIII sunt capitula. Caput primum in quo ostendit e. 77 quod impedimentum amicicie est ex non debita recompensacione
\

IL LIBER

ETHIOORUM

37

L. 10 incipit in quo determinat de ddectatione et de felicitate contemplata


cuius IV. sunt capitula. Caput j necessitate determinandi de delectatione.

Finisce a

e.

86'

Dicamus

igitur incipientes politicam.

s.

et

moralem
. Il

dctrinam. Explicit liber Ethicorum. Ar. Explicit liher Ethicorum Ar.

commento

tomistico finisce pure a

e.

86'

Quod quidem
libri

est continuatio

ad

librum politice et terminatio

summe

totius

Ethicorum. deo gratias

amen. Expliciunt expositiones fratris Thome de aquino ordinis fratrum predicatorum super decem libros Ethicorum Aristotilis phylosophy, E
poco pi sotto nello stesso margine a carattere pi grande,

ma della
scrip
|

stessa

mano
CITBR

e dello stesso inchiostro:

johbs db cbr
1

taldo
|

sit fbli(

e pi gi
.

HOC OPUS EX

PLBVT

TBMP

ORE CREDO B

REVI

BT CBT.

un autografo di Giovanni Boccaccio. B. 50 Sup. Membran. del secolo XV. Manca al principio ogni
questo dunque
divisione della materia
e.
:

libri

sono indicati

dalla

iniziale rossa

da

32 in

poi r argomento indicato da rubriche aggiunte

posterioril

mente

nelle interlinee e al margine.


si

A' margini trascritto pure


25^. L' Etica finisce a e. 83*

testo

greco dell'Etica che


cit

arresta a

e.

Expli-

die

textus Ethicorum Aristotilis. Incepi scribere p Januarii et compleui xmj. febr. in festo catie. Anno a natiuitate domini MCCCCXIII.
<>

Sotto, nella stessa carta:


lis . Il

Incipit liber

primus Iconomicorum Aristoti-

cod. const. di ce. 91 n.

num.

I Bihliot. del

CODICI DI ASSISI

(1).

Convento di S. Francesco 280, membr. sec.


b)

XIV,

di ce.
e.

216, miscellaneo. Contiene: a) liher metapJiisice 1-77;

V Etica, da

79

mss. francescani, membranacei, del sec, XIV, l'uno commento di Gerardo all' Etica {Incipit scriptum magistri Gerardi super librum Ethicorum Aristotelis. Qui liber est domni nostri Jhesu christi concessus ad usum fratris nichole de burgo fratrum seri{,oruni sancte marie et amicorum suorum fideliitm), il quale presenta
(1)

Di due

altri

(cod. 283)

contiene

il

qualche variante con il testo della edizione quattrocentina (Impressa Brxie ad expensas dni. Bonifacii de manerda CCCC LXXXII die ultima Aprilis). L' altro codice (285) contiene il commentario di Torn-

d? Aquino. Queste notizie sui codici d'Assisi e sul loro eonteniito mi furon comunicate dal prefetto della Bibl. di S. Francesco, il chiaro prof. Leto Alessandri, al quale rendo pubbliche grazie.
ili a{jp

38
(Incipit liber

IL

LIBER ETHICORDM

primus textus ethicorum) a e. 145 (Explicit textus Ethicocon alcune rare glosse marginali e interlineari; e) de celo et mundo rum),
(de greco in latinum) e. 147-182; d)
Ily^282,

Metheororum
fine
:

lib.

I-IV,

e.

183-216.

memb.
\

sec.

XIV, anepigr. Alla

explicit liber

Ethicorum

deo gratias

Qui scripsit scribat semper cum domino uiuat. come apparisce chiaramente dall'alterazione delle lettere e

Un burlone,
dall' inchio-

stro diverso,

ha cambiato

il

uiuat in hibat.

CODICI FIORENTINI.

Laurenz. Plut. 89 Sup. Cod. 44.


il

Contiene

il

testo dell'Etica

con

commento

di S.

Tommaso. Membran.
le lacune;

in fol. del sec.

XIII di

ce. 127;

anepigrafo; presenta qualche aggiunta interlineare di

mano

posteriore,

che supplisce per lo pi


zione tomistica

il

testo aristotelico, posto nel

mezzo

del foglio, scritto a caratteri molto pi grandi che quelli dell'espositrascritta a' margini. Nella carta 1* si legge di mano ,

antica: Textus ethicorum aristotllis

cum

scripto sancii

tornine (sic) con


\

uentus sancii marci de ftorentia ordinis predicatorum. quem, emit cosmas de medicis pr dicto conuentu. Nella carta 1^ che serve di tegu-

mento

al codice si legge

frater

Alamannus

in tota philosophya in

uno uolumine

Scriptum
.

habet comentum, Auerroys


libri

Physicorum et Me-

taphysicorum sancii thomae in duobus uoluminibus. Ser lacbus martini


de

Sulmona habet comentum

Alberti super libitum, de

anima

et

tractatum
collealto

ipsius Alberti de operationibus

anime separate

frater

Oddo de

Inquisitor habet secundam partem de ciuitate dei. In fine: explicit scriptum,


to'

(totius) ethice Anstotilis

per sanctum thomam de Aquino.

I libri

sono

nel contesto indicati dalla iniziale grande colorata e fregiata.

Laurenz. Plut. XIII Sin. Cod. 11, membran. in

4., sec.

XIII, di ce. 179.


(e.
1'

Precedono 14

libri della Metafisica e

il

liber

de causis

92) col

com-

mento frapposto.

Seguono due

fogli

scritti in pirte e

ultimo porta

un'indicazione, forse del


et magister in theologia

nome

del possessore: Antonius de


te.

Massa massa

quod ad

pag. 103^ segue l'Etica {Ethi-).

Manca
i

la indcaz. de' libri nel contesto,

ove son

lasciati gli spazi vuoti

libri

sono indicati a capo delle pagine. Nessuna spscrizione. Prove:

nienza Santa Croce


neari, di

il

testo presenta molte chiose marginali e interli-

mano

d'

inchiostro e di tempo diversi,


di

Laurenz. PI. 79. Cod. 13, col commento


fol.

Eustratius

[s2c],

membran,

in
:

min. del sec. XIII, a due colonne^

di ce. 377,

con

le iniziali colorate

IL LIBEE

ETHICORUM

39

il

testo aristotelico scritto a caratteri pi grandi che quelli del


:

com-

mento

con annotazioni marginali


super

di

mano

diversa. Inc.

Lih.

1.

comen.

Eu.

statti

Uhrum

Ethicoru7n\ la soscrizione finale che constava di


si

cinque versetti, erasa:

pu leggere appena

il

principio: liber ethico-

rum
il

il

resto affatto illeggibile. I libri 2-5 sono indicati nel testo con

titolo di:

Moralium

Aristotilis

ad Nicomachum

liber....\ il

commento
com-

indicato

come: enarraUo
3 libro:

eustratti\ divei'sa la indicazione del

mentario al
in tertium
il

ObscurioruTn uerhorum studiosa interpretatio eusfratii


Aristotilis
il

Ubrum moralium

ad Nichomacum,.

testo del 5 libro dell'Etica e

commento

di Eustrazio,

Micliaelis Ephesiiin

va sino a
VII,

e.

172.

V Ubrum moralium aristotilis Manca una parte del commento

dopo segue un com. ad Nichomachum che


,

e.

150'

al libro VI. I libri VI,


Il libro
:

IX

non hanno alcuna

particolare indicazione.

VIII in
incipit

luogo della indicaz. latina: moralium^ ha la greca pi comune Vili ethicorum Aristotilis. 11 testo dell' Etica finisce a e. 336*.
Laurenz. Plut. XIII Sin. Cod.
tilo
(e.

6^

membran.
i

in fol. sec. XIII,


libri della

mu-

in pi parti
1-75'; in fine

di ce. scr. 241.


e. 75':

Precedono

14

Metafisica

Explicit liber Methaphisice Aristotilis


il

secundum
Ale-

nouam

translatonem) e

Tractatus Aristotilis de dieta ad


Aristotilis liber
:

magnum,

xandrum.

A
il

e.

77^

Ethicorum

primus

incipit.

Capitulum

primum
di

testo dell' Etica mutilo

manca

della fine del libro

(si

arresta alla lez.

XV e).
,

Seguono

libri della Politica,

mancanti del

1" e

una parte
1<*

del 2 (in fine del lib. Ylll: Reliqua huius operis in greco
i

nondum
lum
(il

inueni)

due
il

libri degli

Economici
2"*)
,

libri

Magnorum
,

m.ora:

libro e

principio del

libri

rhetoncorum
il

(in fine

explicit Methorica Aristotilis

translata de greco in latinum)


il

liber

de

mundo, un frammento

del libro de' colori,

liher de
,

inundatione Nili.
,

Nella prima pagina fra


liber fuit

le altre iscrizioni

erase

si

legge

Iste

emtus a matre magistri lohannis de Tasso pretio florenorum trium per fratrem Monaldum guardianum fiorentini conuentus pr
armario
libri e

dicti

conuentus anno domini


:

MCCCXIX

L' Etica divisa


iniziali

per

per capitoli

questi

ultimi

sono segnati dalle

pi

grandi, colorate.

Laurenz. Plut.
del sec.

XII

Sin. Cod. P,

membran.

in 4 maior. del principio in carte scr. 68, con

XIV, a due colonne. L' Etica compresa

molte chiose marginali e interlineari nelle prime pagine (e. 1-16) e nelle ultime dove diversa la mano del trascrittore. Precedono e seguono
,

alcune pagine disoi-dinate di un testo d'Aristotele commentato, ove.sono

40
parecchie tracce

IL LIBEJp

ETHIGpRUM
il

d' indicazioni circa

testo
I.

a dirittura

illegg-ibili.

per

le raschiature. l^'Etica

com. a

e.

4^:

L.

Ethicorum,. In fine di mai^q

dteUp stesso cppista

explicit. textus
iV.

ethicorum\ pi sotto di

mano pi

re;

cente: ad usuTfi rnagistri

de SpinelUs. Nella prima pagina la indi:

cazione della proyenienza e del contenuto del codice IJber conuentus Ethica Arisfotelis secundum Saricte Crucis de fioxentia ordinis minorum
\

trady-ctionem antiguam. Entro


le iniziali colorate e

il

testo
l'

nessuna indicaz.

di libri, tranne

rabescate e

indicaz. a capo del foglio.


in fol. min. delsec.

Laurenz. Plut. XlISi,n. Cod.


dj^^

FU, membran.
:

XIV,

ce.

scr. 2,66.

Precede una vita di Aristotele

Incipit geoius et uitg,

AH-

stptilis pMlosophi-, in cui si tratta della vita delle opere e dell' attivit

filpsofipa di

rubrica

segue la Metafisica^ eh' preceduta da qxiesta notevole hunc librun primum oranes homines natura scire etc. (1)
;
.

A.

Andronicus hemippus ignorant, Neque enim ipsius memoriam faciuntomnino in enumeratione lihrorum Aristotilis. Nicholaiis outem in theoriea
methaphisice Aristotilis Tnemorattir ipsius^ dicens
stilus eius in greco

eum

esse theoprasti, et

non assimilatur

stilo aristotilis.

Quia tamen uulgus

habet

eum pr eum a

libro Aristotilis et

Olimpiadorus in commento super gor-

giamplatonis inducit
limus
libri

quaedam
75^.

verba ipsius

metaphisica Aristotilis
3 a
e.

tamquam sint Aristotilis noMe deesse La metafisica in dodici


.

va da

e.

Mancano

due ultimi

libri.

e.

1^^ segue
libri della

l'Etica, in

libri: Eth.\ finisce a

e. 142*'.
:

Seguono

gli

Vili

Politica [143-258*,

in fine al libro Vili


il

reliqua huius operis in greco


:

nondum
liber

nueni] e

liber

de causis (259-266': a pie del foglio


Il cod.

explicit

de causis quem, Gunradus Napragarius scripsit).

contiene

dei fregi e delle pitture al principio di ogni opera: le iniziali colorate.


Il testo

dell'

Etica diviso per tre

libri
1'"

le sigle

a colore segnano

le

partizioni di ciascun libro. Nella e.


fratris thedaldi

si

legge

Iste liber fuit

ad usum

de casa

quem uiuens
. I.

assignauit armario fratrum mino-

l'um fiorentini conuentus 14P6

Biocard. Ili (Vecch. segn. L.


sec.

n.

25).,

membran.
lib. Ili

in

fol,

min. del

XIV, a due colonne, di ce, 131 n. num. Acefalo.


(e.

Il testo dell'Etica,
:

comincia

1^)

a met della

lectio

IV

del

puta instrumen-

tum

et gratia cuius
e. 52''
:

puta salutis et qualiter puta quiete uel uehementer.


Il testo dell'Etica diviso,

Finisce a

Explicit liber ethicorum.

come

inchiostro nero, sono il principio della (1) Queste parole, scritte in Metafisica latina. Era uso allora citare il libro dal suo cpminciamento.

11^

hi^f^n

ET};B,;po^jjffi

4.1-

al.

solito, in

libri

presenta alcune note marginq,li e

inter|i^eq,ri.
pri'fri,if,pjib^$x

della Metafisica {^S-lBl); incipit S.eg;u9no all'Etica 114 libri


-T^etapysice aristotilis.

I CODIC]:,

MARCIANI
exc. a

[Ms?, latini].
le iniziali dei libri

Vii 39, menibr. sec.

XIV

due colonne, con

miniate e fregiate

e le indicazioni dei paragrafi a colore.

La

lettera

iniziale miniata e fregiata


liber

con entro

l'effigie del filosofo.

Com. Incipit

Ethicorum Ar.

stragirite

nessuna soscrizione
cui
recto

alla fine.

ad Nichomachum de genere felicitatis ; Segue al liher Ethicorum una carta nel


diversa
:

una

scrittura di

mano
e.

contenente alcune esplicade motibus animalium


senectute
|

zioni
69' de

aristoteliche.

Segue a
\

^5

il

liher et

e.

morte

et uita
\

e.

72* de iuuentute

e.

81* de aihoe. 134*;

nomis animalium
le

e.

SS' Rethorice Aristotelis libri 3;


|

va sino a
e.

carte 135-136 vuote

e.

137* Politicorum

libri.

204* di

mano

diversa e d' inchiostro pi sbiadito


e.

segue la Yconomica che finisce a


translata de greco in latinum

206*

Explicit yconomica Aristotilis

per

unum

archiepiscopum

et

unum episcopum

de Grecia et ma,gistrum

durandum de Aluernia latinum procurato rem uniuersitatis Parisiensis (Paisien) tunc temporis in curia romana actum Anagie (Anagnie) in
mense
aug^usti pontificatus dni. Bonifacii pp. octaui

anno primo

(1).

Seguono due carte bianche. Sono aggiunti in fine alcuni fogli cartacei. Nel 1 un elenco delle opere contenute nel cod. nel 2 un' epistola
;

f.';

Sixtus Medices dominicanus theolpgus pio et studioso lectori

Sunt
,

mercatoi'es

quidam ne latrones appellem ....


va da
e.

(2)

data da Venezia

24 Gennaio 1558.
'L' Etica

5 a

e.

63*,

e presenta qualche nota marginale.


le iniziali

CI. VI, 41,

membr.
le

sec.

XIV, 246X1'76, con

grandi colorate, e

indicazioni de' paragrafi a colore.

U Etica

d'ogni libro
finisce

ms. francese (Bibl. Roy., Eonds de Sorbonne, 841) es.amin^lo contenente la versione latina degli Ecqcit., p. 71) nomici presenta presso a poco la, stessa soscrizione, (2) L'autore della dissertazione critica intorno a' commentari aristo(1)

Un

dal.

JouEDAiN [Op.
,

telici

1872 pag.
le stesse

impressa nel primo volume delle opere di S. Tommaso (Roma CCLXI) ebbe notizia di un codice veneto della Biblioteca di S. Giovanni e S. P9.0IP, che forse lo stesso del Marciano, cQntenejite
,

opere e la medesima epistola in fondo.

42
a
e.

IL

LIBER ETHICORUM
,

131*

dicamus igitur incipientes

poco pi sotto
Stragerite ad

si

soscrizioni

hinc [huic] teneatur nostras anchora rates

Explicit liber
.

leggono alcune
deo

de instructione

morum

Aristotilis

Nichomachum

ploratur gracias.
La
liher
il

lacrimis amissa pecunia ueris

Seguono

tre carte

bianche.
dice;

parte contenente l'Etica affatto separata dal resto del co-

Ethicorum presenta

delle note marginali.

All'Etica seguono scritte di

mano

diversa traduzioni latine di altre


;

opere aristoteliche

e.

35-207 Topicorum libri otto

208-261 Analytico-

rum

priorum,'^ 261-293 Analyticorum posteriorum libri due; 294-317 Eleiilibri

chorum

due. In fine di questa seconda pai te del cod.

explicit
le ini-

tota logica noua.


CI.
ziali di

VI. 43,

membr.

sec.

XIV, 340X^40, a due colonne; con


il

ogni

libro miniate e dorate, e le indicazioni de' paragrafi colo-

rate. Miscellan.

Comincia con

liber

Ethicorum,

il

quale finisce a

e. 55*:

Dicamus
:

igtur incipiamus. Explicit textus

Ethicorum
e,

Seguono

al-

VEtica

a) e. 55*, i tre libri

della Retonca

in fine a
6)

2S^
i

Explicit
libri otto

rethorica Aristotelis translata a greco in latinum.


della Politica
i
;

e. 98',

infine a

e.

170*
:

Explicit textus politicorum


e.

e) e. 170*,

libri

Magnorum Moralium
lib. II.
e.

infine a

191

Explicit

Magnorum

Ethi-

corum
Nella

Aristotelis Stragerite. d)

a. 191*, liber

de problematibus;

in fine a

258^

Explicit liber Aristotelis de problematibus

amen

membrana

(retro) di

guardia a caratteri rossi un indice della

materia preceduto da questa iscrizione 1440. Joannes Marchanoua artium et medicine doctor. P. S.Pec. Em. (pr sua pecunia ertiit) Il co.

dice fu poi pi tardi, nel 1467, dal


di S.

Marcano va donato

agli ecclesiastici

Giovanni in Viridario.

CI.

VI

44

membr.
,

sec.

XIV
,

233

^^^

^ ^^^ colonne

con

rozze iniziali dei libri

colorate

e le indicazioni dei

capitoli a colori.

Anepigrafo

manca ogni soscrizione finale. Misceli. I primi tre libri dell' Etica mancano di titoli questi cominciano dal libro IV (rubriEthicorum presenta molte note marginali V ulcati). Il testo del liber
;
; ;

tima finisce

et propter

quid similantur leges in usu earum consueet

tudinibus.

Incipiamus ergo

dicamus

sono brani tratti dalla versione arabo-latina di


della quale ci sono anche delle

Le aggiunte marginali Ermanno il Tedesco


,

lunghe trascrizioni continuate. La mano


sec.

che ha riempito

margini del
a

XIV, contemporanea

alla trascri-

zione del testo del liber Ethicorum, e pu darsi che sia del copista stesso.
L' Etica va da
e.

e.

35.

IL tiIBER

ETHICORUM

43

Seguono a) Problemata 88. Inc. Propter quid mag-ne superhabundancie egritudinales, aut que superhabundanciam uel defectum faciunt (e. 35-77). 6) Ler de arte fidei catholicae (97-100). e) [Augusttni] liber de
:

spiritu et

anima

{100-108)

d) et

[Augustin] Manualis liber (108-113).

e)

M.

Tulli Ciceronis

paradoxa

de amicita (113-122). f) [Augustin] Enchiri-

dion ad Laurentiwm (123-135). g) [Augusttni] Liber de quaestionius ad

Orosium

(135-141).

Il

codice scritto

dalla stessa

mano,

eccetto

fogli 97-100.
CI.

VI^ n. 122,

membr.

see.

XIV

in fol.
all'

la
;

prima pagina
il

ricca-

mente miniata. Contiene un commento


alternato a caratteri pi grossi col in duas diuisa partes dico
il

Etica

testo
:

Aristotelico

commento. Cora.

Pbilosophia
.

autem

in theoricam et praeticam
et timocratia.

Finisce

comra. a

e.

204

Similiter et aristocratia

Hic qui-

dem finem habent

meam
et erit

que in decimum interpretationes. Hec secundum sententiam. Si autem aliquis habet meliora et puleriora dieere
et

utique
.

domine

et

conditor crucifixe propter ineffabilem


et

phi-

lantropiam
et

in

amorem hominum pr nobis


.

amicorum omnino optimus

mihi et mea quidem fuit igni tibet iste uenerabilissimus curem animab. bonum amantibus et dei formissimus . illius semper que Il commentario molto esteso. Una targhetta apposta alla guardia car-

doctorum

ni

tacea, recente, d
EthicoruTti.

il

contenuto del codice

Michael. Ephesii in

Arist.

CODICI NAPOLETANI.
11,

Nazionale Vili. G.
scr. 48,

membran.

del sec.

XIV

ex.,

305X210 di ce.
in fine: Expli-

a due colonne, con

le iniziali e le sigle dei paragrafi colorate.

Anepigrafo. In capo
cit liber

al foglio, in caratteri rossi: ly.

Ehc,

ethicorum.

Presenta moltissime aggiunte marginali di

mano

diversa e pi recente, tranne quelle suppletive del testo, che sono con-

temporanee.
l'

Le note marginali

che in massima parte contengono


il

esposizione sommaria

de' capitoli in cui

testo diviso,
libri
,

vanno

fino

al libro VII. Il testo dell'

Etica diviso in

singolarmente in-

dicati.

Ndz. Vili. G. 27, membran. del


,

sec.

XIV

exc. di

e.

50,

240

160,

a due colonne, con note marginali di cui talune tratte da' commenti pi noti; con le iniziali e le sigle colorate. Com. Incipit liber Etico:

rum

Aristotelis de

noua translaUone. Segue

all'

Etica un' aggiunta,

iti

44

IL LIBER

ETHIOORUM

caratteri poco pi grandi:

utique et ut oportet

curare

dicamus igitur incipientes sed ut sanentur Dopo la e, 25 una grande lacuna che
principio del

va

dalla

met

della lezione

libro VII, di cui

Naz. Vili.
130.

XV- del 4" libro sino a tutto il mancano poche righe iniziali. G. 25, membran. del sec. XIV exc., 260
de' libri e de' capitoli
,

180, di ce.

Mancano
da'

le iniziali

tratte

commentatori

specialmente da

Tommaso. Anepigrafo

con note marginali da


:

mano molto pi recente apposto un titolo: Ansfotelis ethicorum libri. Manca la indicazione dei libri a e. 126^ segue il trattato de bona for;

tuna

anepigr.

finisce

e.

127^

explicit illud capitulum et incipit


ethi-

aliud capitulum aristotilis de

bona fortuna translatum ex octauo

corum
tutem

Quoniam autem non solum prudencia facit eiipragiam et uir finisce a e. 130^: Quoniam autem segregare uoluimus
;

* impotentiam ipsarum ut de uirtute articulatim ea que ex bis quam uocamus kalokagachyam. Explicit de bona fortuna. In fine, di mano
:

molto pi recente

Aristotilis

ethicorum

libri.

CODICI PADOVANI.
n. 466,

Antoniana, Scaff.
270

XX,

membr.

sec. XIII, di ce.

98 non numer.

X 200,

le iniziali dei capitoli a colori.

con elegante iniziale colorata e con le sigle dei paragrafi e Nei margini, grandi, un'altra mano di-

stese delle brevissime e rare annotazioni, di cui alcune suppliscono le

lacune del testo, altre sono illustrazioni tratte in parte dal commento
tomistico. Alla fine Explicit liber

Ethicorum

Manca

nel codice ogni

particolare indicazione di
di

libri.

Nella

membrana
,

attaccata alla custodia


il

legno prima un indice dei


;

libri

dichiarati secondo

loro con-

tenuto

d'altra

mano

poi scritto
il

un voto a

S. Griovanni Battista fatto

nel 16 aprile 1354, con cui

fedele promette
il

una

visita quotidiana per

un anno

Nella digiuno erasa tutto seguente di guardia era una iscrizione ora del
al,

tempio del santo e

alle vigilie.

membrana
,

che come

pare ricordava

il

possessore del codice.

Capitolare, C. 54,

membr.

del sec.

XIV,
le
e.

di e. 200

non numer. 314 X22.2,


dei
dei
capitoli a fregi e

con la iniziale colorata e dentro l'effigie


libri

del filosofo; le, iniziali

riccamente

miniate e dorate

iniziali
1

colori.

Anepigrafo. L'Etica va da

e.

65', senza alcuna soscri-

zione alla fine.


libri.

Manca pure

nel contesto ogni particolare indicazione di


la Politica;
finisce a e. 148'

Al

liher

Ethicorum segue anepigrafa

IL LIBER

ETHICORUM

45

Huc usque

immediate de greco in latinum frater guilielmus de ordine fratrum predicatorum (1) residuum autem huius operis in
transtulit
.

greco nondum inuenitur ,

della stessa

mano. Sotto

Explicit Vili liber

polithicorum Ar. secundum quod in lingua latina habetur.


148* vuota; a e. 149=^ di

Amen. La
e.

e.

segue la

Rethorica che va sino a

198'.

Nel

margine sono spesso


di guardia, si lgge

mano

dello stesso copista colmate le brevi lacune

del testo. In principio del codice, nel retro della


Iste liber in

prima carta membranacea

quo

est testus philosophie moralis fuit

quondam reuerendi
Septembris, cui

Petris domini Henrici de Scarampis de Ast Ep.

Feltrensis et Bellunensis atque comitis qui obiit

MCCCOXL die XXVllt

immediate successit Rev.dus Pater dominus Thomas

Thomasins origine uenetus, qui die XV octobris eiusdem anni fuit per dnm. Eugenium qiiartum de Ecclesiis acanatensi et Maceratnsi
simul nitis trnslatus ad dictas Ecclesias Feltrehsem et Bellu'nensem

etiam simul unitas. Cui d.no


presens liber

Thomae de bonis

dicti defunct

remahsit

aliis uoluminibus et fere nihil aliud. Qui d.nus uolumina anno d.ni MCCCCXLII in feste sancseptem torum apostbiorum Simonis et Inde dedit librarie Ecclesie Feltrensis

cum

sex

Thomas

dieta

cum hac conditione, quod non possint uendi nec alienari, sed semper ad usum et commoditatem cleri seruari. Predicta autem uolumina hec sunt Primum Postilla super libri Prouerbiorum, Ecclesiastes et CanI

ticorum
sine

secundum Textus philosophie naturalis


libris

tertium

Scriptum
]

nomine super

phisicorum

quintum textus Aristotilis eisdem libris sextum Unum


|

quartum Valerius Maximus librorum de anima cum commento super


|

pontificale

nouum quidem

sed dictus D.

T
|

recepit

non ligatum nec miniatumymo


est

spptimum

presens liber.

in pluribuslocis

balneatum

Reseruauit autem sibi dictus D. T.


.

Ep.us usum dictorum librorum ad placitum suum in nita sua


ultimi due fogli

Gli

membranacei contengono varie

scritture; prima

una

indicazione

Iste liber est d.ni d.ni

Odonis de Scalampis quem coiicessit

mihi

fratri

Petrino de Corterolis anno d.ni

MCCC

XX

Quindi viene un'epistola mandata da Henricus de Scalampis Eps. Feltrensis et Bellunensis ad fratreni Sebastianum
die octubris.

quinquagesimo sext

(1)
si

Il tx-aduttore

Guglielmo

di

Moerbeka.

Il

nome

del traduttore

trova pure indicato


1'

al principio e alla fine di la

un ms.

fr,nces dlia
:

Biblioteca de
Arts^ 19. Cfr.

Arsenal contenente
cit.^

Politica aristotelica

Sciences et

Jourdain (Op.

pg. 70).

46

IL LIBER

ETHIOORUM

de Lanzauegiis ordnis nxinorum, niagistrum in sacra pagina , nella quale il vescovo di Feltre e di Belluno risponde a varie questioni mossegli
,

d'

ordine morale filosofico ed ecclesiastico.

questa

segue

un'altra lettera molto lunga priva di titolo e di soscrizione, forse dello


stesso Enrico. In essa si trattano pure questioni morali. In fine a
si
e.

200

legge la stessa notizia eh' nella


,

guardia membranacea
intero.
di ce. 70

in principio

del codice

e che

abbiamo riprodotta per


679^ membr.
sec.

Universitaria^

XIV-XV,

non numerate;
,

330

215

-,

con

le iniziali de' libri


le sigle dei

splendidamente

miniate

a diversi

motivi ornamentali, con


lonne.

paragrafi a colore e fregi alle co-

La prima pagina ha
il

belle miniature, con la iniziale


filosofo

lorata (dentro v' dipinto

grande coche espone la sua dottrina a un frate


rappresentanti motivi

intento ad ascoltarlo)

e con

graziose vignette

animali

di cui quella posta al

di caccia. I libri

margine inferiore raffigura una scena sono particolarmente indicati. Nel margine superiore
scritto, a colori

della

prima pagina sta

Ethicorum

Alla fine
.
;

Di-

camus

igitur insipientes. Explicit textus libri

Ethicorum

Univ. 788,

membran.

sec.

XIV-XV,

di ce. 74

non numerate
'

234

160; con le iniziali dei

libri colorate e fregiate, e le sigle dei paragrafi

colori. Titolo

Incipit
'.

I L. Ethicorum Ar. Alla


Sotto a lettere pi minute

fine

Dicamus

igitur

incipentes. Explicit

Eustchius. exposit.

septem primos
ni rn

libros.

Aspasius octauum.
lettere

Michael ephesius

quintum.

9.

X. .

Pi sotto ancora a

grandi,

ma

con inchiostro sbiadito


|

Qui

scripsit

et

manus

sint

seribat semper cum domino uiuat Scribentis scripta pes benedicta. Considerans enim his forte utique magis

conspicieraus et qualis politia optima et qualiter unaqueque ordinata et

quibus legibus. Dicamus igitur incipientes.


aristotilis
.

Explicit

liber

Ethicorum

deo gratias.

Amen

(1).

d'

Questa traduzione, che servi al commento di Tommaso tutti autorevoli Aquino contenuta in molti codici
,

per antichit e bont di


nella lezione e nell' ordine
torit

lezione.

La

notevole

concordia

della

materia

ci attesta

V au-

generalmente riconosciuta del liber Ethicorum.


Dq\
liber

Ed

(1)

Ethicorum

\\

3 ovm) km {Op.

cit. p.

438) vide parecchi mss. 919, 1780.

nella Biblioth. Royale: Anc. Fonds, 6307;

Fonds de Sorbonne

IL LIBER

ETHICORUM

47

diuna bella e limpida tradizione questa e fortunata ciamo cosi giacch cosa molto rara, in quel tempo, che

un' opera

goda

il

favore e susciti F interesse degli

studiosi

senza perder molto del suo stato primitivo ed assoggettarsi

ad interpolazioni e
di ogni copista
:

tagli,

concessi al gusto o

all'

ignoranza
diffu-

come
codici

del resto ne fa fede la


dell'

prima

sissima redazione volgare

Etica.

Non

voglio tuttavia
di le-

affermare che

non presentino alcuna variet

zione (ci non avviene neanco in alcuno dei classici antichi,

dove pure

la tradizione morta, vaie a dire pi rigida

e tenace),
d'

ma

rispetto
d'

ad

altri rifacimenti e

ad

altre opere

uso immediato e

interesse vivo, in quei secoli di lenta


testi
,

ma

continua elaborazione ed alterazione de'

essi

ci

danno idea

di tante voci concordi nell' affermare la rigorosa

unit del testo aristotelico commentato da

Tommaso

unit

resa necessaria dall'importanza e gravit della materia, dall'

interesse suo generale e dal testo


l'

gi fissato in un cominstituto
filosofico etico

mento ritenuto fondamentale per


del tempo.

Poche omissioni che

si

trovano in qualche codice sono


,

quasi sempre supplite in aggiunte marginali


tografia
la
si

e anche l'ortutti
i

presenta abbastanza corretta. In

codici

materia divisa regolarmente in dieci


lo

libri

che sono
o sono

per

pi segnati al margine superiore del foglio,

nel contesto indicati

dalla iniziale grande colorata o dallo

spazio vuoto; in alcuni codd. abbiamo


;

che per libri per capitoli in altri le anche una divisione della materia in paragrafi. L' opera porta costantemente al principio il titolo liher Ethicorum
: ;

una partizione oltre sigle colorate danno

\T\

alcune soscrizioni

finali

ha

un' indicazione diversa


si

tex-

tus

Ethico'um. Alla fine del Marciano VI, 41

legge con

espressione latina: explicit liber de instructione

m^rum,

IL

LIBER ETHICRUM
iiel

nella indicz. dei libri

Lairenz. 79, 13

sempre detto

Mralmm

Uher.
si

l^nca ogni notizia che

riferisca alla traduzione. ii


:

accenno particolare nel ISTap. Naz, Vili. Gr. 27 ncipit Uher EtMcorum ristotelis de nua translatine; nella prima
pagina del Laur. XII. Sin. 9 si legge Etilica ristotelis secundum traduciionem antiquam\ ma la indicazione di
:

mano
Il

assai pi recente, della seconda

met

del sec.
;

XV.

Uher Ethicorum nei manoscritti anoninio per questa parte dalla tradizione diplomatica e' nulla d trarre. Occorrono pero alcune testimonianze
:

la

prima quella

di

Leonardo Bruni che tradusse dal greco in latino chea dedicandola al pontefice Martino V (1).

la Nicoiha-

Kel proeni'o l'Aretino parla con molto dispregio di lina antica traduzione fatta da un frate dell'ordine dei predicatori,

ignaro, secondo ch'ei giudica, di greco e di latino, e

cosi ragione della necessit di quella sua

nuova versione

dell'opera aristotelica.

ristotelis ethicorum libros facere

latinos institui,

non quia prius traducti non essent, sed

quia traducti erant ut barbari magis


uiderentur. Constat

quam

latini

effecti

enim

illius traductioriis

auctorem, qui-

cumque tandem is fuerit, quem tamen ordinis predicatorum fuisse manifestum est, ncque grecas neque latinas
litteras satis sciuisse.
pit, et

Nani

et

greca multis in

locis

male

acci-

latina sic pueriliter et indocte reddit ut uehementer

pudendum sit tam supine crasseque ruditatis. Quin etiam frequenter uerborum que optima et probatissima latinitas
Il

(1)

Mehus [Leonardi Arretini Epistolarum


degli scritti del

libri Vili,

Florentiae,

Bruni (tom. I, p. 76) dice della versione 1741] parlando dell'Etica huius uersionis meminit Manettus ac Pog-gius, editamque faisse per Henricum Stephanum Paris. 1504 et anno 510, testatur ci. Nicerohs. Ascensianm Parisiensem ann. 1516 adinxit Gas. Oudinus ete. .

IL LIBET?,

ETHTCORUM

49

habet ignarus, atque in opulentia nostra mendicans cum greco nerbo latinum recidere nesciat, qui desperans et consilii

inops ut iacent greca dimittit. Ita semigrecus quidem


ft;

et semiltinus

in utraque

defciens lingua, in neutra'

integer. Quid

est

dicam de transformat.ione orationis ? qua nihil turbatius, nihil perversius (1), E riferisce un esempio
maniera
di tradurre:

di quella

In

illa diligenti Aristotelis

mediorum extremorumque
inquit: circa delectabile

descriptione, quibus uirtutes et

uitia contineri ostendit, iste interpretans

quodam

loco sic

autem quod quidem

in ludo

me-

dius

quidem eutrapelos

et dispositio eutrapelia.

Superhaqui

bundantia bolomochia et qui habet

eam bomolochus,

autem
di

deficit agricos quis et

habitus agrichia
!

E aggiunge

pieno

sdegno

ferreum hominem
.

non possum quidem


il

legns

me

continere!

Da

questo luogo risulta chiara-

mente che

la traduzione latina. cui

accenna

Bruni ap-

punto il liber Ethicorum commentato da Tommaso d'Aquino: il passo citato appartiene di fatti a quel testo [Lib. II
lect. IX].

L'Aretino conobbe questa sola versione greco-latina. Nell'ep. I

del

lib.

(2),

a Ugo Benci medico senese, esponendo con

le

ragioni per cui al principio dell' Etica aristotelica ei pens


tYa-a-v

doversi tradurre l'espressione greca

summum

bonum
dove
il

accennare 2iXVantiqica interpretatio greco TaYa^v era stato malamente reso con bonum
,

ha motivo

di

sempliceniente; e riporta la frase di quel

primus interpres

bonum

qiiod

Ethicorum.
La
il

nell' epistola

omnia appetunt. IV del

eh'

libro

appunto del liber VII a Francesco


,

(1)

tratto

F.

9,

versione dell' Aretino contenuta in molti oodd. rnss. Ho brano da un codice della Nazionale Braidense di Milano: A. cartac, della seconda met del sec. XV.
cit.,

(2

Op.

part. 2 pp. 1-8.

C. Marohksi,

L'Mica Mcomachea.

'

50

IL*

LIBER ETHIOORUM

Piccolpasso, arcivescovo di Milano


il

(1), polemizza aifermando della merito traduzione sua rispetto a quella angrande tica, di cui riferisce a proposito della stessa espressione x-

Ya8v , oltre quella citata,

una frase del


.

lib.

(lectio II)
altri

se

bonum quod omnia appetunt


11

notevolissimi.

Seguono primo una lettera che Leonardo scrisse

per documenti

dopo aver pubblicata la traduzione dell'Etica. La lettera di carattere polemico molto acerbo (2) diretta a un Demetrio (3)
il

quale aveva attaccato con molta vivacit, pare,

l'Aretino, per alcuni giudizi

da questo espressi nel Prologo della sua traduzione, in cui aveva dato ad Aristotele lode di grande maestro dell'eloquenza e di artefice squisito del dire e aveva affermato che Fautore dell'antica versione era stato

un cattivissimo

interprete.

La

lettera importante per molti riguardi e merita di

esser qui riferita per intero.

Leonaedus Demetrio
Tria, ut

S.
te in

ex

litteris tuis

animaduertere potui, a
libris

crimen uocantur

ex

illa

prefatione

mea

quam

Ethieomm
quem

adscripsi.

Unum

quod

Aristotelem do eloquentia commendarim,

tu asseris nec eloquen-

tem

curauisse quidem ut eloquens esaet. Alterum, quod interpreter illum , qui ante me hunc librum traduxit , ordinis
fuisse

unquam nec

Predicatorum fuisse dixerim.


libri

Tu

nero
,

antiquiorem interpretem eius

putas esse
ipsi
,

quod buie
nullo

quam ordinem ipsum exquo fuisse affirmo. Tertium , interpreti maledixerim indignaris. Sunt et alia quedam
sed mehercle ita caliginose
et illa ipsa
,

in litteris tuis

scripta ut
retuli
,

sensum eruere

modo potuerim

que supra

allucinando potius

deprendi te dicere uelle,

quam

tu dicas.

Ad

hec igitur tria nunc: ad

(1)

Ivi,

pp. 81 sgg.

Ep. 22, lib. IV, pp. 137 sgg. non si ricava chi sia: dice solo ch'egli (3) Dalla lettera del Bruni era discepolo di un maestro famoso per cultura teologica, ma non let(2)

teraria.

IL LiBER ethioorum:

51

alia

uero

si

forsan id cupies,

cum

apertius scribes, respondebo. Primiim

ig-ifcur

de Aristotele uehementer erras.

An non

curauit

ille

ut eloquens

esset?

nam

utriim fuerit

mox

uidebo. Sed ita cxirauisse illuni constat,

ut nerainem mag-is. Testes sunt artes rhetorice


labore

ab

eodem philosopho
,

summo

diligentiaque perscripte

nec semel tantum

sed rursus

atque iterum pluribus uoluminibus explieate. Nec est quicquam in ea sed etiam alios facultate , quod non illum non modo pr se didicisse
,

docere uoluisse

appai-eat.

Tanta uero
scrutari

in eo cura

eloquentie

fuit

ut

etiam minutissima

queque

et indagari niteretur.

Quis enim

queso ante hunc pedes


ostendit?

et syllabas

etiam soluta in oratione seruandas


reiiceret, alterum ut

Ut dactylum iambumque

elatum nimis,
,

alterum ut depressum: peana uero illum duplicem probaret qui est aut ex longa, quam tres breues subsecuntur, aut ex tribus breuibus et

longa postrema
gnavit.

quorum alterum

principiis

alterum

clausulis
,

assi-

An non

curauisse illum dicis ut eloquens esset


,

qui eloquen-

minutissima queque tanta diliperscripsit est? certissime scio nec te nec praecepAtque ego gentia perscrutatus torem illum tuum hominem, ut audio, magna tbeologie scientia, sed
tie artes

tam curiose

et

nullarum penitus litterarum

quid sit pean

quid iambus intelligere,

nuUum

denique uestigium prehendo non est enim cuiusque


:

eloquentie intueri.

Nec

id

sane in uobis

re-

ista discernere:

sed

id reprehendo,

quod tam
est igitur
fuerit

leuiter de rebus uobis incognitis iudicium proferatis.

Falsum

non curauisse illum ut eloquens esset, sed an quod uidendum est. Nam fieri potest ut curauerit quidem eloquens
scribis
,

nec tamen
dicii,

eloquentiam consecutus. Equidem quantum est in me iunon uideo quo modo, quas Aristoteles tractauit, aut aptius aut
sit

suauius aut copiosius scribere

quisquam
quibus

potuerit.

Lege eius

libros

nec morales solum

et ciuiles, in

magna

eloquentia coheret, sed

eos qui physici aut metapliysici scribuntur. Inuenies locos nuUius elo-

quentie capaces eloquentissime ab eo tractatos, rebusque obscurissimis

splendorem

et

claritatem per eloquentiam attulisse.

De quo

si

non miCicero

chi credere uis, at Ciceroni credas.

Quamquam
,

nec tu forsan

qui fuerit

intelligis

egoque fatuus

tamen Cicero
piam
et

vir acerrimi iudicii

sum summus

qui tecum ista dissero. Sed


ipse orator suauitatem et cotribuit, fluir enque

omnia scribendi ornamenta Aristoteli

aureum

illius scripta appellat.

Ex quo magis

translatoribus indisertis irasci so-

lco,

quod huius philosophi libros admirabili facundia suauitateque in greco scriptos, tam absone nobis conuerterunt. Sed non sunt illi Ari-

52
stotelis libri,

IL LIBER

ETHICORUM
tielit,

nec

si

niuat ipse suos esse

sed mere coniiersorum


uoluit
,

ineptie. Ille

enim

et politissimus scriptor esse

et qiiod iiohiit

curauit, et qxiod curauit assecutus est.

Quid ergo me in crimeia uocas? Quid eloquentissimum infatitie condemnas ? An non pudet de rebus tibi incog-nitis ita louiter asseuerare? Sed satis de hoc. Ad aliud transeamus.

Eum

qui librum Ethicorum ante

me

conuertit ordinis Predica-

torum

fuisse dixi.

Hoc

tu ita derides, quasi erratum manifestum. Ecce


interpre-

rursus fatua crassaque opinio uix pueris digna. Putas enim

tationem illam Boetii fuisse, qua quidem in re perquam pueriliter aber-

Nullam enim Boetii interpretationem habemus preterquam Porphyrii et Predicamentorum et Perihermenias librorum, quos si accurate
ras.

leges, uidebis
lisse
:

siimmum illum uirum


est

sine ullis ineptiis

libros

transtu-

respondens. At enim in Ethicis et Physicis quid tandem est praeter ineptias meras? Non nerba in bis latina, non dicendi figura, non eruditio litterarum: preterea ab
textus
nitidus et planus et greco

ipso greco male accepta complura.

Hec a Boetio longe absunt


ille

uiro in

utraque lingua docto et eleganti.

architectonicam^ numNumquam quam eutrapeliam^ numquam homolclios, numquam agricos, quorum uocabula in latino habemus grece reliquisset. Numquam tristiciam pr dolore posuisset, numquam honestuon cum bono^ eligere cum expetere con,

duo fuerunt ante me, quod equidem uiderim, intei'pretationes Ethicorum. Una, quam ex arabe lingua traductam confudisset.

Atque ut

scias,

star post Averrois Philosophi

tempora

que quoniam anterior est ue-

tus appellatur. Altera hec posterior et novior a Britanno

quodam

tra-

ducta

cuius

Prcdicatorum

in quo et fratem se ordinis etiam proemium legimus scribit et rogatu confratum de his transferendis labo,
,

rem

suscepisse.

ipse institutus

Quomodo igitur interpretatio ista prius fuit, quam Ordo est? Aut quomodo Boetii fuit ista nona interpretatio, cum
]

uetusta
culis

illa et

anterior post

Averroim

fuerit,

Boetius nero aliquot se-

Auerroim antceat? Keliquum iam crimen est quod buie interpreti si mores si genus insectatus maledixerim. Equidem si vitam illius essem tunc faterer me illi maledixisse. Sed nichil tale attigi neque
, ,

attingerem. At enim de

litteris

studiisque

contendere,

ac interdura

uehementius urgere,
id

et si res exigat,

aduersarium pungere: disserere


tota vis in co uersatur
,

quidem

est

non maledicere. Denique

iure

tine lingue ab eo relieta

an iniuria illum repreheuderim. Dixi greca uerba ob ignorationem lapr quibus latina uel optima hiberemus.
,

Nec

dixi

modo

sed et probaui et uerba ipsa estendi.

Cetera quoque

IL lbe
errata, nec ea

thicorum
Atitig-i turista

53
defende
si

pauca nec leuia redargu.


,

potes,

aut

me

pupugisse illum

qus fecem proiiceret, pati


cidere,

cum

Aristotelis

Equidem non possem. Quid ergo existimas mihi aclibros omni pictura preciosiores tanta traductiosi

non moleste

feras.

in pictura Yotti

nis fece

coinquinari uideam?

An non commoueri? An non


,

turbari

Maledictis

tamen abstinui

sed rem ipsam redargu

ac

palam

feci.

Vale

(1).

Oltre a questa

va ricordata un'altra

epistola lunghissi-

ma
un

(lib.

VII, ep. IV), diretta all'arcivescovo di Milano,


il

Fran-

cesco Piccolpasso di Bologna,

uno spagnuolo aveva criticato acerbamente


libello di

quale aveva inviato al Bruni Alfonso di S. Maria (1) che


,

la

traduzione

Bruniana

moIl

strando di preferire quella antica del liber thicorum.

Bruni anche questa volta ha parole di alto rammarico e di profondo disprezzo per coloro che di fronte alla sua noua
ac nera tradiictio osavano farsi ancora
illius
i

difensori ueteris

non traductionis sed


:

delirationis. Alfonso

aveva detto
,

al

Bruni

Confero antiquam interpretationem ad tuam


.

quod possum, et illam longe antepone


(1)

l'Aretino gli
sua
ediz. d

M. BuHLB

(cfr.

JouRDAiN, Op. cU.


,

p. 234) nella

Aristotele {rist. Opp. t. I, p. 910) applica a torto a una versione araboe ag'g-iung-o hec quidcra {se. latina le parole d Leonardo d' Aresjzo

nerbai ad ueterem illum interpretem latinum spectant cuius uersione^ non tamen e graeco sed ex arabico aut hebraco facta, plerique ante Leonardi Aretini et Joannis Argyropoli operam usi fuerunt. Queste

parole danno a vedere

come

l'autore della GescJdchte

dei'

neuem

2}ilo-

prime versioni aristoteliche e quanta presophie ignorasse sunzione avesse per andar contro a un documento ch'egli stesso allega
lo stato delle
:

la lettera del Bruni.

Alfonso di S. Maria o di Cartagena episcopus Burgensis . La e sul polemica seguit a svolgersi largamente sugli stessi argomenti medesimo tono in un' altra lunghissima lettera (lib. X, ep. 24 pp. 195-,
(1)

217 tom.

stesso Francesco Piccolpasso, in cui l'Aretino II] diretta allo Johanni Niribatte le crtiche di Alfonso; e nell'epist. 26 del libro in cui torna a sostenere la necessit di tradurre txaGv con colae

summum bonum

Pi tardi l'Aretino pare


IX, ep. XI, p. 158).

si sia

conciliato con

il

vescovo Alfonso

(lib.

54

IL LIBER

THICORUM
in
di

rinfaccia un cumulo di spropositi da lui colti


tica traduzione
;

queir an-

di pi
:

lo
il

spagnolo riteneva

Boezio la
,

traduzione

dell'

Etica

Bruni

gii fa osservare

come

si

visto anche nell' epistola precedente, quanto disti lo splen-

dore della frase boeziana

ab

illius interpretis deliratione

E
<

poi ripete presso a poco le stesse parole della lettera a


II

Demetrio (tom.
ante

pag. 89):

Atque ut

scias

due fuerunt

me, quod equidem uiderim, interpreta tiones Ethicorum: una quam ex arabe lingua traductam constat post
tempora que quoniam anterior est uetus appellatur. Altera hec posterior et nouior a Bri,
,

Auerrois philosophi

tanno quodam traducta, cuius etiam proemium legimus Ma lasciamo ora da parte lo spirito agitato e ombroso
i

dell'Aretino, l'altera posa e

superbi giudzi e

1'

aspre cridella sua

tiche

sue

lasciamo eh'

ei

meni vanto

signorile

conoscenza e del giudizio fine su Aristotele retore e maestro della parola e dalle epistole sue ricaviamo quel che e'
,

d'

importante e sicuro per la questione nostra. Il Bruni conobbe dunque due versioni latine della Ni:

comachea

l'antica [uetus o uetusta] proveniente dall'arabo


(1)

e posteriore ad Averroe; l'altra pi recente [nouior] greco,


il

dal

liher

Ethicorum che

ci

giunto con

il

commen-

tario di

Tommaso

d'Aquino. L' autore di questa versione

un inglese [Britannus guida'm], frate dell'ordine dei predicatori. Su questo ultimo particolare bene insistere l'Are:

tino, nel proemio alla versione dell'Etica, lo annuncia

come
an-

r unica notizia sicura eh'


tica traduzione; lo

ei

possedesse

sul!'

autore

dell'

epistola polemica

annunzia con particolari maggiori nella il traduttore un domenicano che si ac-

cinse a queir opera per istanza dei confratelli dell' ordine.


In un cod. della Nazionale di Napoli [Vili, G. 27, della fine del
il

1^1)

sec.

XIV]

liber

Ethicorum

citato

come noua

translatio.

IL LIBER

ETHICORUM

55

La

testimonianza dell'Aretino ha grande valore in questa

sua lettera di risposta nella quale egli chiamato, costretto anzi, a riferire tutti i particolari conosciuti intorno
all'autore della nouior translatio, giacch

una

delle critiche

mossegli lo incalzava precisamente sul tempo e sull'autore


della versione.

l'Aretino obbligato a dire tutto quello


tutti
i

che sa e ad allegare
letterari e dialettici,

documenti che pu documenti storici.


i

oltre quelli

E bene fermare l'attenzione sulla


lationis]

frase
,

cuius

[scil.

trans-

etiam proemium legimus la quale non significa come potrebbe sembrare: e di quella versione ci siamo
degnati di leggere perfino
il

proemio

giacch non avrebbe

ragione di dir questo l'Aretino: di un'opera va letto tutto, anche il proemio, anzi prima di ogni altra cosa questo

quando
presso

e' .

naturale che ci avvenga in tutti

tempi, e
gli

tutti
i

lettori,

specialmente quando questi erano

umanisti,

quali sopra tutto

badavano

alla parte soggettiva

da quella smania di critica scontrosa ed acerba delle persone. La frase va intesa dunque
dell'opera, mossi com' erano
:

il quale abbiamo potuto leggere anche il proemio tutte le del liher Ethicorum copie per non accompagnava

possiamo confermarlo noi che in tutti i manoscritti, veramente numerosi, l'abbiamo invano cercato. Ma ce ne diamo
facilmente ragione
presto col
:

il

testo della

traduzione

s'

imbagagli

commento

tomistico e servi a questo unicamente

Bruni pot leggere anche il proemio della versione e ce ne riferisce; la sua relazione ripetiamo ancora ha molta importanza. G-li
e
si diffuse

solo in grazia di questo.

Dunque

il

umanisti, e in ispecie gli umanisti

come

il

Bruni, non scen,

dono quasi mai a pure e semplici constatazioni di fatto come facciamo noi moderni educati al pi grande rispetto della
storia e della verit
;

essi

amano

discutere originalmente sulle

IL

LBR tHICGRUM
'

questioni 6 far brillare

il

grado di elevazione e di acutezquesto

za del loro

ingegno.

Per

una grande

fortuna

quando

li

vediamo scendere dal loro

piedistallo e darci quelle

notizie ch'essi potevano cogiierecosi vive sui testi che ave-"

vano per
pi.

le

mani
colto

e che ora in

Abbiam

buona parte non possediamo l'Aretino in uno di questi momenti for-

tunati, e la

sua testimonianza senza dubbio autorevole e

vera. Dalle parole del Bruni rsulta.no due notizie positive


sicure:
dell'
l'

autore

della

versione

aristotelica

fu

un

frate

ordine dei predicatori e fece la traduzione ad istanza dei

suoi confratelli.

Un

dato negativo aggiungiamo noi:

il

nome

del traduttore
risulta

non doveva

affatto apparire nel proemio; ci

chiaramente dall'epistola dedicatoria a Martino V:


il

{quicumque tandem is fuerit ....), e poi avesse scorto V avrebbe indubbiamente


,

Bruni, se ve

lo

riferito.

E
Il

passiamo ad altre testimonianze. Jourdain (1) ebbe in esame mi ms. della Biblioteca Reale
(2)

di

Francia

contenente la traduzione latina che

Ermanno

il

tedesco avea fatto di


tele,

una parte della Retorica


(3)

di Aristo-

dall'arabo. Nel prologo

Ermanno
traduzione

giustifica
,

F oscuresto

rit e la ineleganza

della sua

che

del

quell'opera era stata tradotta dal greco in arabo,

monca

imperfetta non solo,


ogni modo
fatica;
il

ma inoltre
s

multo

difficilius et rudius>.

Ad
sua

traduttore

ripromette qualche

utilit dalla

giacch preferibile aver quei

libri sic translatos


il

qiiam

derelictos

e spera nell'aiuto degli altri per

compimento

dell'opera sua; che cos era appunto avvenuto diQlV Etica. Eiportiamo il brano fondamentale Quemadmodum contine

git in libro

Nicomachie

quem

latini

Ethicam

Aristotelis

(1)

(2)

Op. cit, p. 59. Bibl. Eoyale, Fonds de

Sorbonne, 1779.
cit.,

(3)

riportato dal Jourdain^ Op.

p. 140.

'

il'- tiiBfit?

f HibRtr^

7
in latinuiii eloquiiini

ajppeilanti'isram et

hunc prout potui

ex arabico redegi. Et postmodo reuerendus patei^ magistr Robertus Grrssi capitis, sed subtilis intellectus, Linkolniensis

episcopus
,

ex primo fonte unde eraanauerat

ipsum est completius interpretatus et grecorum commentis precipuas annexens notulas cmmentatus .
greco

uidelicet

Ermanno
l'

jE'^eca

Tedesco avea compiuta la sua versione delnell'anno 1240, e nel 1256 secondo che il Jouril
,

dain afferma, la versione dii Retorica. In questo tempo, dal 1240 al 1256, Robert Grostbead vescovo di Lincoln pare

dunque che abbia interpretato Y Etica mente sultesto greco.

aristotelica,

diretta'

La

testimonianiza di

Ermanno

la sola; nessuno dei mss;

contenenti qualcuno dei vari rifacimenti latini della Nico-

machea fa il nome del vescovo di Lincoln. Ma quella del nome appunto la lacuna pi molesta dei codici. N il proemio di Ermanno ci d della traduzione di Roberto Grosthea,d indicazioni che possano rivelare particolarrhente
il

contenuto: ci dice solo

completius interpretatus:

Ora

se la traduzione del vescovo inglese ci rimasta, essa

non pu esserci rappresentata che dal liber Ethicorum, commentato da Tomma,so, l' i^mca traduzione completa grecolatina. Ci
il

tino,

sarebbe da aggiungere la testimonianza dell' Ar'quale dice che la traduzione greco-latina, da lui

conosciuta, appartiene a un ecclesiastico inglese ed pi recente [nouior] dell'altra arabo-latina, fatta in tempo posteriore ad Averroe: Ermanno dice appunto che la tra-

dopo quella sua arabo-latina, che con molta probabilit la m^^ws o we^wsif a versione coduzione del Grosthead fu
fatta,

nosciuta dal Bruni.


I dati raccolti fin

adesso potreMero indurci a risolvere

58

IL LIBER

ETHIOORUM

la questione, attribuendo la traduzione del liber

Ethicorum

a Roberto Grosthead, vescovo

di

Lincoln
Il

(1).

Ma

sorge un grave dubbio.

Bruni

ci

d un particoe il

lare sicuro, per la costanza con cui ripetuto nel Prologo


della sua versione e nella epistola a

Demetrio

tradut-

tore un frate dell'ordine dei Predicatori, e tradusse l'opera

ad istanza dei suoi confratelli

>.

Poniamo mente che


di

il

liber

Ethicorum fu
no, frate

la base del

commentario

Tommaso

d'Aqui-

domenicano, ed avremo una bella e chiara conultima asserzione dell'Aretino.

ferma

dell'

Roberto Grosthead appartenne a queir ordine ? Il Jourdin che sta per il vescovo di Lincoln dice a tal
, ,

Ma

proposito
e' <

La

seule objection valable qu'on puisse


n' est point

me

faire,

est

que Robert de Lincoln

compt parmi

les

frres de l'ordre de Saint-Dominique. Mais ne sait-on pas qu' il rgne quelque confusion dans l'histoire des premiers

de cet ordre, et qu' on ne possed point un catalogue complet de tous ceux qui en ont fait partie ? En
sicles

resum, la tmoignagne
rain
,

d'

Hermann

crivain contempo-

n' est dtruit

on doit r adopter

par aucune autorit du mme ge, et Ora Roberto Grosthead non solo (2).

non appartenne
chiesa romana.

all'ordine di S.

Domenico,

ma

fu

uno degli

avversari pi risoluti ed eloquenti contro l'onnipotenza della

quale pubblic una nota posta in fine a una versione dell''^^ca contenuta in un ms. della maison Saint-Honor (3).

Una nuova

testimonianza

ci

data

dell' Echard, il

in maniere diverse: Grosthed Grosthead, Gra(1) Lo si appella des Sciences Philosotheard, e in francese Grosse-tte; efr. Dictonnaire phiques, Paris, 1885, p. 1486.
,

(2)
(3)

Op. cit,

p. 62.
,

Scriptores Ord. Praedicat.

t. I,

p. 469; cfr.

Jourdatn, Op.

cit.,

p. 60.

IL

LIBER ETHICOEUM
:

59

La nota

cosi concepita

Finit liber
(ut

Ethicorum Ariet

stotelis

ad Nicomachum, interprete

nonnulli astruunt)

F. Henrico Kosbien, Ord. Frat. Pred.

quem

omnes textus

eiusdem philosophi traduxisse dicunt, adjuncta familiari explanatione litterali per totum, ac per primos sex libros

ad singulos tractatus, interjectis questionibus et dubiis non minus fructuose quam succinte discussis. Ex Parisiis,

VI Kal.

oct.

1500

L'Echard

fa osservare

che la versione quella che


sotto
il

si

legge nelle opere di


uetus: dunque
si

Tommaso

nome

di

translatio

trattava del liber Ethicorum-, e la soscri-

zione pare venga a completare e confermare la testimonianza


dell'

Aretino dandoci

il

nome

dell'autore

Enrico Kosbien.

Tommaso
si

d'Aquino, a diiferenza di Alberto Magno, pare


di versioni derivate direttamente

sia

unicamente servito

dal greco. Guglielmo Tocco, nella vita di

Tommaso,

dice po-

sitivamente: Scripsit etiam super philosophiam naturalem


et

moralem

et

super metaphysicam, quorum librorum pro-

curauit ut fieret
lis

nona translatio quae sententiae


> (1).

Aristote-

contineret clarius ueritatem

Aventino,
cedenti, ci dice

il

quale trae senza dubbio da scrittori anteche Henricus, domenicano di Brabante, fece

nel 1271, sul testo greco, a preghiera di

versione di tutti
tino:

libri di Aristotele.

Tommaso, una nuova Ecco le parole di Aven-

Haenricus Brabantinus, dominicanus, rogatu D. Thomae e graeco in latinam linguam, de uerbo ad uerbum, transfert omnes libros Aristotelis (2).
Christi 1271,

Anno

importanza fondamentale, ci richiama subito il luogo dell'epistola a Demetrio, nella quale il Bruni afferma di aver letto il proemio del liber Ethicorum^ dove
Questo brano,
d'

(1)
(2)

Ada

Sanctorum^ Antuerpiac, 1643, mensis Martii,


Lipsiae, 1710, lib. VII,

t.

I, p.

665.

Annalium Boiorum,

e. 9, p. 673.

B
il

11 LlBER RtrtlCORUM

traduttore

frat rem

se ordinis

Praedicatorum

scribit

rogatu confratrum de his trasferendis [se. libris] laborem suscepisse . E un riscontro che porta la luce.
et

Di questo frate Enrico di Brabante, che alcuni identificano con Enrico Kosbien, mentre altri ne fanno uno scrittore distinto (1);

ben certo che nel

sec.

XIII furon pub-

blicate delle traduzioni latine.

Oltre la testimonianza cosi


il

positiva di Aventino

abbiamo una nota che

Jourdaiii

lesse in pi manoscritti alla fine del quarto libro della ver-

sione arabo-latina delle Meteore

(2)

Completus

est liber

Me-

theoruni, cuius tres libros transtulit magister Girardus de

arabico in latin um
in latinum
:

quartum

transtulit

Henricus de greco

tria

nero ultima Auicenne capitula transtulit

Aurelius de arabico in latinum

La

testimonianza addotta,

autorevolissima per la provenienza sua, basta ad assicurarci

che Enrico

di

Brabante aveva
;

fatto delle traduzioni dal greco,

di opere aristoteliche d'altra parte la notizia dell'Aventino merita tutta la nostra fede, per le fonti cui attinge lo scrittore, e viene ancora confermata dalla nota apposta al ms.

della

maison Saint-Honor

, in

cui cenno di

una ver-

sione completa di Aristotele fatta dal Kosbien.

Ora, stabilito per certo che Enrico di Brabante fece una

traduzione greco-latina delle opere di Aristotile e che a tale


traduzione fu spronato da

Tommaso,

frate dello

stescso

or-

dine; stabilito questo, dico, naturale supporre, anche in

mancanza
di quella

di altri dati, eh" egli

possa essere stato V autore


si

traduzione greco-latina di cui

servi l'Aquinate
(3).

per
'

suoi

commentari
Cit.,

al testo

morale

aristotelico

(1) (2)

JOURDAIN, Op.
Op.
ciY.

p. GQ.

a p. 66; ne cita due, uno della biblioteca di Reims, 682;

della Bibl. Eoyale, Ancien fonds, 6325. da osservare che accanto a Enrico sorge un altro autore (3) di traduzioni aristoteliche g-reco-latine", anch' egli frate brabattno ,

uno

IL

UBER ETHICORUM

61

Jourdain nega valore alla nota del ms. della maison Saint-Honor il tenore della nota pare a lui troppo indeciso; l'attribuzione, egli dice, fatta a Enrico Kosbien riposa
Il
;

su una semplice astrazione: ut nonnulli astruunt

{!).

poi

l'Ecliard ci fa osservare che l'autore della esposizione

non

quello stesso che tradusse

sono citati

1' Etica; giacch ne' commentart due traduttori umanistici dell'Etica, Leonardo Aretino e Giovanni Argiropulo.

Il

tenore della nota lascia certo luogo a qualche dub-

bio

ma
)

scrittore
eie

pu essere (ed naturale che sia cosi) che il sonon abbia inteso riferire la seconda parte {adiunct'a
ed abbia voluto soltanto accennare alla
il

al Kosbien,
libro,

materia del

quale conteneva oltre la versione

del"

Guglielmo di Moevbeka. Roggero Bacone dice dilu: ut notum est omnibus Parisiis literatis, nullam nouit scientiam in ling-ua graeca de qua praesumit, et ideo omnia transfert et corrumpit sapientiam latinorum {Opus Maius, ap. lebbi Praef.) . Parecchi altri scrittori fanno di lui, onorevole testimonianza e confermano eh' egli avea fatto una traduzione d.i tutti i libri d'Aristotele, dal greco in latino uerbura ex nerbo , usata molto nelle scuole, e fatta ad istanza di Tommaso d'Aquino.
res
p.

Questa notizia si legge nella Cronica slava (ap. Lindenbrog Scripforerum germanicarum septentrionalium eie. ex edit. Fabric. 1706 ed Enrico di Hervordia riferendo lo stesso fatto aggiunge 206)
,

che Guglielmo tradusse tutti i libri d'Aristotele di filosofia naturale e morale e della metafisica e compose un libro de Ajnhus gi-atiosus e uno de Naturis Rerum. (Ap. Gel. Bruns Beitrage fase. 1, p. 43',
, ,

Cfr. Schneider, Arist. de Anim. Hst. Epim. IV, t. l,p. CXXXIV). intorno a questo scrittore molta confusione ed incertezza. Il Jourcit., pp. 67 sqq.) d l'attribuzione a Guglielmo de

Ma

dain {Op.

un

elenco delle opere di cui


;

non

dubbia

Morbeka

fra queste

tre libri della Re-

torica e gli otto libri della Politica: deV Etica nessun cenno. Del resto non abbiamo alcun motivo di agitare una nuova questione

Guglielmo di Moerbeka la traquando la nota del ms. Saint-Honor parla di un Henricus^ e noi sappiamo di una larga traduzione aristotelica fatua ad istanza di Tommaso da Enrico di Brabante. (1) Il ms. and smarrito e forse distrutto per la dispersione avven\ita, d'.irante la rivoluzione, della biblioteca dei Giacobiiii della maison S. Honor .
intorno
alla

possibilit di attribuire a
,

duzione del liber Ethicorum

62

IL LIBER

ETHICORUM

Kosbien un commentario che pu non avere alcun rapporto di tempo con il traduttore dell' Etica. Per la perdita del ms.
Jourdain pot naturalmente pronunciarsi allora circa r indole di quella esposizione n ora noi lo possiamo. Ma
il
,

lecito supporre che essa sia

nota giacch niente

ci

contemporanea all'autore della obbliga a supporre con il Jourdain

come
Il

interpolate le citazioni del Bruni e dell' Argiropulo.

Jourdain nel sostenere la sua opinione ricorre a mezzi


;

eccessivamente sbrigativi egli ritenuta falsa solo perch tradizionale ed affidata all' opinione di taluni, 1' attribuzione
,

al

Kosbien

ritenute interpolate le citazioni dei luoghi del


,

Bruni e deir Argiropulo trova il modo di accordare l'epistola dell' Aretino con la nota dell' Echard e col prologo di

ravvisando nella familiaHs explanatio e nella questiones interiectae della nota del ms. di S. Honor, le pt^aecipuae notulae del prologo di Ermanno.
,

Ermanno

E
Il

questo un correr troppo, lasciando per via la parte

essenziale del carico.

Jourdain

fondandosi
la

sul

prologo

di

Ermanno

at-

tribuisce

senz' altro

traduzione del
ci

liber Ethicoi^um a
di

Robert G-rosthead. Ermanno non


Roberto alcun indizio

d della traduzione

che possa farci identificare il liber Etkicorum con l' opera del vescovo di Lincoln. Egli dice solo che appresso a lui, Roberto sul testo greco aveva interpretato (interpretatus) V Etica. Un lieve dubbio pu sorgere
circa questa parola
:

lo

esponiamo senza dare per ad esso

alcuna importanza.
sta sola volta
il

come Ermanno adoperi quevocabolo interpretavi comunemente egli


notevole
;

usa transferre tinum uertere

qualche volta (nello stesso prologo) in lae

altrove in eloquium

latinuri

redigere.
dall' anti-

Vero che tra

vocaboli usati pi comunemente


il

chit classica per significare

tradurre appunto hiter-

IL LIBER

ETHICORUM

63

pretari e Grerolamo il re dei traduttori distingueva r interpres, traduttore letterale, dal paraphrastes traduttore libero (1); ma altres vero che per fissare il significato
,

delle parole bisogna

badare

all'

uso loro nelle diverse epoche

ed in quel tempo la parola generalmente usata per indicare il tradurre era trans ferre (2). Di pi queir espressione completius

non troppo chiara, specie

se riferita con valore

comparativo alla precedente versione di Ermanno, la quale rispetto al testo originale abbastanza larga ed estesa non
che completa
;

d' altra
si

parte

si

potrebbe obiettare che in

una traduzione non


ti,

tratta di essere pi o

meno comple-

ma

pi
il

meno

fedeli e chiari, e potrebbe quindi rafforsi tratti


l'

zarsi

dubbio che

di

una dichiarazione

ma

si

potrebbe rispondere che


nel significato di

avverbio va inteso assolutamente

compiuto del tutto , qualit ritenuta certo importante e notevole da Ermanno traduttore dei rifacimenti arabi non sempre perfetti n compiuti, come quello della Retorica.

Quanto

al

subtilis intellectus

>,

questa frase eviden-

temente un' antitesi retorica al nome del vescovo inglese G-rossum caput ; ma potrebbe anch' essere intesa a mettere in rilievo le qualit, particolari del dichiaratore.

Del

resto, ripetiamo, queste osservazioni circa l'inten-

dimento delle parole non hanno per noi alcun serio valore; giacch si potrebbe sempre rispondere che Ermanno parla
di

due opere

distinte

una interpretatio

e delle notulae prae-

cipuae. Si pu intorno a questa affermazione di

Ermanno
in Atene e

(1)

Sabbadiki, Del tradurre


n. 19-20, 1900, col. 205.

classici antichi

in Italia,

Roma,
(2)

Alberto

Magno

nel

comm.

al Uh.

de uegetabilibus et plants ac:

cennando alla imperizia del traduttore latino dice ex uitio transfec rentium librum Aristotelis de plantis cuius ego interpres et relator in capitulis inductis. Lib. I, tract. 1, cap. 4 , adoperando evidentemente la parola interpres nel significato di commentatore.

64

IL LIBER

KTHieORUM
-

muoyer qualche dubbio, proveninte dal


scrittori

silenzio di altri

anche contemporanei, i quali si occuparono molto onorevolmente di Robert Grosthead, senza far cenno d'alcuna
sua particolare versione. Roggero Bacone lo pone tra gli scrittori del sec. XIII che si distinsero pi per la conoscenza
delle lingue classiche
(1);

tra le opere che attestano la sua:

cultura

classica

un
e

breve compendium in octo libros

Physicorum
riora
(3);

(2)

una esposizione

in Analytica Poste-

sappiamo invece che per ordine suo Nicola chierico dell' Abbazia di Saint- Alban tradusse in latino il testa-

mento

dei dodici Patriarchi

(4).

Del resto nessuna notizia

di

sue traduzioni letterali dal greco; l'attribuzione a Roberto


G-rosthead della versione greco-latina
del

commentario di

Eustrathius una supposizione o una presunzione del Jourdain*

Ma veniamo
d'

agli argoii enti pi gravi.

Leonardo
l'

autore

della

parlando con alto disprezzo delnova traslatio in due epistole, lo chia-

Arezzo

Britannus quidam: e questo il sostegno principale, del Jourdain. Ora noi non sappiamo come il Bruni abbia fatto a sapere che l'autore era inglese; giacch nel proe-.

ma

mio

il

nome non
troppo
il

e'

era.

Ma
in

Roberto

di

Lincoln

fa

un

personaggio

illustre

Inghilterra e in Francia e
nel proemio o

altrove, perch

suo

nome non comparisse

non ispirasse un certo riguardo all'Aretino, il quale se ne sbriga con un Britannus quidam; e poi l'Aretino certamente,
superbo com'era,
si

sarebbe compiaciuto

di quella

sua grande

Mathieu Paris lo chiama uir in latino et graeco. peritissitnus.\ffisto''a Major Avxjloriim, Londini 1784, p. 538.
(1)

Op.

cit.^ p.

48.

(2)
;

Venezia, 1498-1500; Paris, 1538.

1497, impressa pi volte a Venezia nel sec. Cfr. Dictionnaire de. sciences Philosophiques^ p. 1486.
(3).
(4)

Padova

XV e

XVI.

Mathieu

Paets., P/?;

pif,

,,,1.

c.

IL LIBER

ETHICORUM
d'

65
ri-

superiorit di ellenista, di scrittore latino e


spetto a
lettere.

interprete

un vescovo famoso nella

storia della Chiesa e delle

D'altra parte, ripetiamo ancora, Roberto di Lincoln non

appartenne all'ordine dei Predicatori. E pure necessario che il traduttore del Uber Ethicorum appartenga a quell'ordine
per sodisfare alla testimonianza dell'Aretino e alle esigenze
storiche.

Noi sappiamo che la Chiesa avea lanciato


le versioni aristoteliche diifuse in

suoi

anatemi contro
fatte

quel tempo,

per

lo

pi sul testo arabo, in parte per le teorie dello

Stagirita che ancora

dovea essere conciliato con

la Chiesa,

in parte per le teorie panteistiche de' suoi interpreti.

sap-

piamo ancora che alla severissima condanna pronunciata contro le traduzioni latine aristoteliche dal concilio di Parigi nel 1209, e

rinnovata da papa Gregorio


l'

IX

nel 1231,

avea, con tutto


lica,

interesse e

il

fervore della sua fede catto-

aderito

Tommaso

d'Aquino.

E per va

accolta senza al-

cuna limitazione
l'Aquinate avea

la notizia data

fatta intraprendere

da Guglielmo Tocco, che una nuova versione pi


naturale, morale e

chiara ed esatta delle opere di

filosofa

metafisica; notizia ripetuta poi con particolari di

nomi

dal-

l'Aventino, dalla Cronica slava e da Enrico di Hervordia.

Questo possiamo asserire fermamente: Tommaso, pieno di scrupoli ortodossi per la traduzione del testo aristotelico che

accingeva a commentare, non si era fidato che de' confratelli dell'ordine. Egli osserva bene uno studioso dell' opera sua,
si
,

volle provvedersi di

una traduzione eseguita a

dirittura sul

testo greco e la cui fedelt scrupolosa gii venisse garantita dalla

persona stessa del traduttpre (1). Insomma, volle un testo nuovo per s. Per dare ragione al Jourdain bisognerebbe senz'altro
(1) Carlo Jourdain, La filosofia diS. Tommaso d'Aquino^ tradotta da Nicola Nicodemo. Napoli 1860, p. 47.

Marchesi, L'Utica Mcomachea.

66

IL LIBER

ETHICORUM
all'

ammettere che Roberto


dine dei
dell'

di

Lincoln sia appartenuto


quella
,

or-

Predicatori

che avesse fatto

versione

Tommaso. Or bene eh' egli sia stato dell'ordine di S. Domenico non risulta per nessuna testimonianza, e nella nota di Ermanno non alcuna parola
Etica per incarico di

che possa farci sospettare l'influenza lavoro del vescovo inglese.


di Enrico

dell' Aquinate in

quel

Invece abbiamo sicure testimonianze

sulle

traduzioni
fulet-

rono

Guglielmo di Moerbeka, i quali incaricati da Tommaso a quel lavoro di nuova

Kosbien e

di

terale traduzione aristotelica.

Una
;

traduzione di Roberto di
e in ogni

Lincoln, se ci

fu,

non corse molto

modo non pot


Ermanno
il

essere utilizzata da

Tommaso.

Questi nettamente contro gli Averroisti.

Tedesco, che traduce l'Etica di Averroe, fa onorevole menzione


del lavoro del vescovo di Lincoln; e questo ci fa sospettare

che Roberto Grosthead non avesse assunto posizione di battaglia nella sua interpretazione di Aristotele contro la precedente comune scuola averroista. Ma c' un argomento molto importante.
Il

vescovo di Lincoln, persona coltissima, mostr


,

sempre recisa indipendenza dalla chiesa di Roma cui assunse e mantenne una posizione apertamente

verso
ostile.

Sappiamo che dalla curia


minaccia
di

di

Roma

gii

venne una volta anco

scomunica, e dopo la sua morte avvenuta nel 1253, dicesi che il pontefice ne avesse ordinato il disseppellimento. Sappiamo ancora che Roberto Grosthead appartealla setta dei realisti, e nell'universit di Parigi,
le dottrine

neva

dove

avea esposto
riti (1).

sue e dichiarato Aristotele, aveva

certo esercitato qualche influenza sulla direzione degli spi-

Ora,
(1)

Tommaso

d'Aquino, che fu cosi fedele e scrupoloso

Dictioinaire des Sciences Philosophiques, p. 1487.

IL LTBER

ETHIOORUM
della

67

devoto

della

curia papale e
alla

chiesa di

Roma

che

aveva aderito pienamente


G-regorio
si

condanna lanciata dal papa

IX

contro

traduttori e le traduzioni di Aristotele,

sarebb' egli servito della traduzione latina di un prelato

che la curia romana aveva seriamente in sospetto ? E poi la traduzione di Roberto non pot essere posteriore al 1253 (l
;

noi sappiamo che

Tommaso quando pens

all'esposizione aristotelica, ordin una traduzione latina spe chiaro che quest'incarico egli non pot darlo prima ciale
:

del 1253,

una volta che

solo al 1261

si

accinse alla esposi-

zione delle opere dello Stagirita.

Una
fatta dal

traduzione greco-latina della Nicomachea o non fu

vescovo

di

Lincoln o non

si

divulg.

Una

testimo-

nianza notevole ricaviamo dal cod. Marciano VI, 44, del sec.

XIV, contenente

il

testo del liber Ethicoriim. Il codice sti-

pato di aggiunte marginali le quali riproducono molte espressioni e spessissimo presentano delle

continuate di luoghi tratti

vere e proprie trascrizioni dalla versione arabo-latina di Eril

manno

il

tedesco

(2). Il

copista o

possessore del codice volle

evidentemente completare e chiarire il testo del liber Ethicorum con quello di altre versioni pi chiare e pi estese
:

si

valse

della
il

traduzione

dell'arabo. Ci

significa

che al tempo in cui


plete della
la

codice fu trascritto, di versioni comse

Nicomachea non

ne conosceano che due sole


l'

domenicana greco-latina e

arabo-latina di Ermanno.

Poich se un' altra ne fosse esistita o almeno ne fosse stata


divulgata, di essa, con molta probabilit,

avremmo

traccia

in quelle aggiunte fitte e continue del codice

Marciano.

Premesso questo, torniamo


questo La mano
anno in cui
i

alla

nota pubblicata dallo

(1)

1'

(2)

che riempi

moi'l il vescovo di Lincoln. margini del tempo in cui

il

cod. fu

trascritto.

68

IL

LIBR ETHcoRUM
si

Eciard.

Il

Jourdain dice che

fonda su una tradizione


si

ma

nella

stessa

dubbiezza parmi

debba
dell'

trovare
,

una

prova della seriet e dello scrupolo non afferma ma raccoglie e certo


, ,

in

quale base a documenti


l'

autore

il

una tradizione abbastanza


tore di quella

diffusa

1'

unica anzi circa


dell'

au-

particolare versione

Etica;

tradizione

che aveva certo, come l'ha, la sua base storica e alla quale il soscrittore dava molta importanza, come la diamo ora noi.

E
manno

poi

e'

da osservare che mentre

la

nota

di

Er-

parla di una interpretazione fatta da Roberto sul testo

greco, essa

d alcun particolare che possa dirci sicuramente quale esso sia; la nota del ms. S. Honor apposta invece al testo del liber Ethicorum. Vero che il ms.
ci

non

non

ci

rimasto

ma

possiamo star sicuri delle indicazioni

dateci dal padre Echard che a giudizio dei competenti in

materia ecclesiastica, tratt l'opera sua con molta erudizione e con vero scrupolo critico (1). Accresce poi molta autorit
alla nota
l'

il

fatto eh' essa anteriore alla notizia dataci daldi

Aventino nei suoi Annali


il

Baviera che

egli

compil

dopo

1512,

quando

si

fu recato a

Monaco, servendosi degli


incontro tra

Archivi e delle Biblioteche dei monasteri.


D'altra parte non trascurabile
di
l'

il

passo

Leonardo Aretino e Leonardo

la nota del ms. dell' Echard. Questa,


si

per quanto tardiva, non


role di
;

pu ritenere derivata dalle pagiacch ha qualche cosa di pi ha il


:

liome.
l'

quindi da ritenersi indipendente dal proemio e dalepistole dell'Aretino, le quali restituiscono alla nota il suo

valore di documento autorevole.

Tuttavia
,

ci

sono due punti che bisogna chiarire.

Il

primo

se Enrico di Brabante, citato dall'Aventino, sia lo stesso


Il fatto

che Enrico Kosbien.

che nei mss. francesi contenenti


pp. 39-40.

(1)

Carlo Jourdain, Op.

cit.^

IL LIBER

ETHICRUM

69

la versione delle

Meteore appare un Enrico traduttore di opere aristoteliche, che l'Aventino ci d un Enrico di Brabante domenicano traduttore di tutte le opere di Aristotile
e la nota del ms. S.

Honor

riferisce Enrico
,

Kosbien come

autore del
carli

liher

Ethicorum
un
si

tutti e tre in

solo

potrebbe indurci a identifiEnrico Kosbien domenicano


,

e brabantino.
di

Non

tratta di modificare o sostituire,

ma

colmare soltanto la lacuna del nome in due

testimo-

nianze, servendoci della terza; lacuna cotounissima nei se-

XIII e XIV, in cui si era soliti dare soltanto delF individuo, omettendo quello della famiglia, che
coli

il

nome
trova

aggiunto invece nella nota del ms. vSaint-Honor, scritta nesl 1500, quando quell'usanza era da parecchio tempo comu-

nemente cessata
Il

(1).

maggiormente perplessi. Leonardo Bruni, nelle epistole da noi ricordate, dice che 1' autore della traduzione del liher Ethicorum un Britannus.
Questo particolare circa la patria compare solo nell'epistola nel proemio alla versione a Demetrio e al Piccolpasso
;

secondo punto

ci lascia

oiV Etica, non se ne fa cenno

quem tamen
il

ordinis
si

quicumque tandem is predicatorum fuisse manifestum


:

fuerit
est

dalla quale frase

rileva che circa l'autore di questa tra:

duzione

poteva affermare eh' era un frate dell'ordine dei predicatori. E che fosse un
solo

Bruni non poteva dir niente

inglese
liher

non dovea comparire nemmeno dal proemio

del

Ethicorum] perch la frase del Bruni su questo pare che non lasci luogo a dubbio. Egli dice parlando delle due versioni una la vecchia altera hec posterior
:

quodam traducta cuius etiam proemiumlegimus, in quo et fratrem se ordinis Predicatorum


(1)

et nouior

a Britanno

L'Aventino dovette attmg'ere a

fonti del sec. XIII, o di

poco po-

steriori.

70

IL

LIBER ETHICOEUM

scribit et rogatu

confratrum de his trasferendis laborem

suscepisse
si

>
;

dunque dal proemio della traductio nouior


donde l'abbia ricavato
il

pare

potessero cavare queste sole indicazioni circa l'au-

tore. Ch'egli poi fosse inglese

Bruni

e in che

modo non potremo

affermare.

Ma

stando nel campo

delle congetture ci sia lecito arrischiare

una spiegazione che


dubbio sulla
Brabante.
Il

possa per avventura rimuovere


attribuzione del
libe"

quest' unico
di

Ethicorum ad Enrico

Bruni pieno di sprezzo per 1' autore di quella traduzione che ha trattato il testo aristotelico in modo veramente barbaro
;

egli

non sapeva certo n


i

di

greco n di latino.

Fra

tutti gli stranieri,

superbi e sdegnosi umanisti italiani nug' inglesi.

trivano molta antipata e un grande disprezzo per

Fin da quando apparvero i magnifici albori dell' umanesimo, il Boccaccio notava la tardezza e la freddezza britanna
per
gli studi

nuovi

\\).

G-li

umanisti italiani non


le

si

curarono

mai

di conoscer

bene gT inglesi e

cose loro

di essi anzi

avevano un concetto del


gio,

Pogche in Inghilterra ebbe lunga dimora, non parla di questo

tutto sfavorevole, e lo stesso

popolo certo in maniera cortese e lusinghiera; Enea Silvio Piccolomini che si rec in Inghilterra con una missione di-

plomatica ne riport pure un' impressione poco favorevole. Il duca Umfredo di G-locester fu 1' unico che gli umanisti
italiani ritennero
;

degno della loro attenzione e del loro

ri-

guardo anzi con esso era in relazione il Bruni, largamente famoso in Inghilterra questi dal duca avea ricevuto grande lode per la sua traduzione dell'^E'^zca, che si era rapidamente
;

diffusa,

anche fuori

d' Italia.
il

Ma

pi tardi

il

Bruni

si

guast

col semibarbaro duca


di

una parte

della

quale non avea risposto all' invio Politica (2). Del resto questo concetto
, : ;

p.

stitdiis tardusque Britannus p. 243 (1) Lettere ediz. Corazzini 363: sernH Britannus. Cfr. Voigt, voi. Il, p. 241. ed. cit. (2) Epp. Vili, 6, pp. 119 sqq.
,

IL LIBER

ETHICOEUM

71

della rozza freddezza inglese era affatto d aturale agli umanisti


italiani, ai quali
l'

Inghilterra appariva

come

fuori del globo

terraqueo

(1). Il

Bruni, molto noto in Inghilterra specie per la


di

dei pochi persoche naggi ragguardevoli quella nazione, pur gli furono amici non parla mai senza molte e curiose riserve. Cosi

sua

condizione

Segretario di
di

Stato

presentando, al Niccoli forse (2), uno studioso inglese, Tommaso, egregio amico suo e amantissimo, quantum Illa natio
capii
,

delle lettere

aggiunge eh'
libri

egli

era venuto in Italia

vago

delle nostre cose pi frivole {ineptias cupientl) e dedi poeti

sideroso di acquistare

contemporanei

[lihros

nouorum poetarum
e qualche veduta
i

emere). Tuttavia prega l'amico che l'assista e r avverte a non aversi a male qualche espressione
speciale
dell'

inglese che potesse urtare


:

giacch vecchio adagio con taluni bisogna far pazienza e pigliarli cos come sono (Vetus est enim: ut homo est, ita morem geras) (3).
suoi sentimenti
,

Ora a me non sembra eccessivamente arrischiato supporre che


il

Bruni, convinto coni' era della ignoranza semiil

barbara del traduttore,


straniero
all'

quale a

lu

appariva evidentemente

zione

d'

per una naturale e spontanea associaidee abbia potuto facilmente ritenerlo inglese una
Italia
, ;

volta che fra tutte le genti straniere


degli altri ritenuti

g'

inglesi

erano pi

senza gusto e senza cultura.

(1)

vano

alla scuola di suo padre

Battista Guarino accenna alla moltitudine di g-iovani che affluianche dai paesi pi lontani ex Britan:

nia ipsa, quae extra orbem terrarum posita est (nella lettera al fratello Leonello del 24 dicembre 1460 pubblicata nelV Egyetemes pdlologai

Kozlony 1880,
(2)

p. 633).
:

L' intestazione della lettera semplicemente


.

Leonardus Ni-

colao S.
(3)

Ep.

II, 18,

t.

I,

p. 55.

72

IL

LIBEE ETHICORUM

* *

Alcuni scrittori, fra

quali

il

Touron
G-.

(1),

hanno sup-

posto in base alla testimonianza di

Tocco che Tommaso

avesse commentato la morale

d'

Aristotele negli anni della

sua dimora a Colonia, sotto la disciplina di Alberto Magno, vale a dire non oltre il 1254, Ma G. Tocco dichiara che Tom-

maso raccolse accuratamente


e ne fece
di

le lezioni di

Alberto

sull'

Etica

un sunto che per acume


cosi

e profondit era
e'

degno

un maestro
si tratti

grande

(2)

non

ragione di pensare

che

del

commento

fatto su

una

nona

translatio

(3).

Carlo Jourdain asserisce con molta precisione che la

maggior parte dei commenti


Italia a datare dal 1261, sotto

di
il

Tommaso

fu composta in

pontificato di

Urbano

del successore Clemente IV. Intorno a questo tempo, mentre

professava a

Roma

Tommaso

espose Aristotele e ne rias-

sunse tutta la

filosofia

naturale e morale,

ma

fermossi spe-

cialmente sopra i libri dell'Etica e della Meta-fisica (4). Ed fors' anco vero che l'Aquinate abbia indugiato tanto nelVie de Saint-Thomas^ Paris, 1737, p. 91 ; l'errore del Touron Carle, Histoire de la vie et des crits de S. Thomas^

(1)

stato ripetuto dal

Paris 1846, p. 62.


Post haee autem (2) Vit. S. Thomae, Ad. SS. Martii., t. I, p. 663 praedietus magister Albertus cum libi'um Ethicorum cum quaestionibus legeret, Frater Thomas magistri lecturam studiose collegit et re-

degit in scriptum, opus stj^o disertum, subtilitate profundum, siout a fonte tanti doctoris haurire potuit , qui in scientia omnem hominem
in sui temporis aetate praecessit . L' EcHARD, in un ms. della Sorbona, del sec. XIII, trova questo (3)

titolo

Scripta siue Glossa super


.

nouam

translationem Ethicorum Tho-

mae
(4)

Op.

cit.,

t.

I,

p. 286.

Tolomeo [Hist. Eccles. lib. XXII, cap, XXIV] Isto autem temfrater Thomas tenens studium Romae quasi totam philosophiam pore Aristotelis siue naturalem siue moralem composuit et in scriptum siue
compendium
siug-ulari et

redegit

sed praecipue Ethicam et Mctaphisicam


.

quodam

nouo modo tradeudi

IL LIBER

ETHICORUM

73

l'intraprendere l'esposizione aristotelica perch volle prima

aspettare una versione latina che rendesse, a suo giudizio,

pi fedelmente

il

pensiero dello Stagirita.


il

Dunque
Enrico
di

nel 1271, secondo Aventino che fa

nome

di

Brabante, e nel 1273, secondo la Cronaca Slava


,

che attribuisce la traduzione a Guglielmo di Moerbeka opere di Aristotele furono tradotte uerbum de uerbo
richiesta di
si

le

>

Tommaso

d'Aquino. Naturalmente

le

due date

compimento ammettere che un' impresa cosi ampia e faticosa sia stata compiuta in un anno. Carlo Jourdain osserva giustasibile

riferiscono al

del lavoro, giacch

non pos-

mente che

la

nuova traduzione

delle opere aristoteliche

non

risale al di l dell'anno 1261, e nota

che
e

al principio della

sua carriera

Tommaso come
dei

scrittore

come

professore

non aveva
tele
;

materiali necessari per scrivere sopra Aristo-

commentari va riportata per ci al tempo della sua dimora in Italia e agli anni susconforme al racconto di Tolomeo (1). Nelle noseguenti
e la composizione
,

tizie

dell'
:

Aventino e della Cronaca Slava non contrad-

dizione

sono

due indicazioni diverse, che affermano en-

trambe

la verit.

Tommaso non

pot certamente dare solo


l'

ad uno dei
stotele
tire
il
;

confratelli

domenicani

incarico di tradurre Ari-

quando pens

alla sua esposizione egli dovette sen-

bisogno di ricorrere a coloro dei confratelli ch'erano pi adatti per la conoscenza del greco a fornirgli i testi letterali aristotelici tra questi furono i due brabantini En, ,
:

rico

Kosbien e Grugiielmo

di

Moerbeka

(2).

(1)

Op.

cit.,

p. 52.

Guglielmo di Tocco ci dice solo che Tommaso volle procurarsi uua nuova traduzione latina delle opere aristoteliche {procurava quod unifieret nona translatio), e non fa cenno di alcuno cixi queg-li avesse camente affidato r incarico dell' impresa.
(2)

74

IL LIBER

ETHICORUM

L'autore della dissertazione sui commentari aristotelici, premessa alla novissima edizione pontificia delle opere di

Tommaso, chiede
nate
(1),
il

di quale traduttore

ebbe a valersi l'Aquidi Cantipr, esperto

e passa in rassegna le varie testimonianze: l)Tri-

temio,

quale afferma che


i

Tommaso

del greco, tradusse


cosi tradotti
il

libri di Aristotele

che poi servirono


Natalis Alexander

all'

uso

della scuola
di

(2)

2)

Cantipr condiscepolo dello Aquinate alla scuola di Alberto Magno fece a istanza di
,

quale dice che

Tommaso

quello la versione di 'Aristotele

3)

il

passo

dell'

Aventino.

La testimonianza
la versione di cui

di quest" ultimo senz'altro rigettata dal

critico prelato: l'Aventino sbaglia


si

quando chiama boeziana

valse Alberto

Magno; sbaglia quando


Enrico Braban-

mette innanzi un nome nuovo


tino
;

di traduttore,

giacch

Tommaso non

pot in nessuna maniera ser-

virsi della antica traduzione latina aristotelica ordinata

da

Federico

n pot conoscerne alcuna altra: e ci perch Gruglielmo di Tocco parla chiaro: S. Tommaso
II imperatore,

ordin un' apposita traduzione di Aristotele. Sbagliano inoltre


Natalis Alexander e Tritemio e tutti gli altri
i

quali

son

d'avviso che l'autore della traduzione di cui

si

valse l'Aqui-

nate

sia
;

Tommaso

insomma in mezzo a tanta incertezza


affermazioni ci

Cantipr brabantino. Sbagliano tutti e sarebbe grande ventura per noi se potessimo
di
,

e a tanti errori,

f.darci al

giu-

dizio infallibile del critico pontificio.

Ma

pare che alle sue

sia invece qualche cosa da opporre. L'Aventino

a proposito del

testo

latino che
,

dice eh' esso era la translatio

ad Alberto Magno quam Boethianam uocant:


servi

(1)

S.

XIII. P.

Thomae Aquinatis, Opera omnia iussu impensaque Leonii> M. edita Romae 1882, a cura dei cardinali Antonio De Luca
^

Giovanni Simeoni
(2)

Tommaso Maria

Zigliara domenicano; pp. 258


e,

sg'g-

De

Scriptoribus Ecelesiasticis,

469, in Bibl. Eccles. Fabricii.

IL

LIBER ETHICORUM

75

quindi non afferma nulla per conto proprio; la seconda obiezione circa Enrico di Brabante a dirittura spoglia di se-

primo perch l'esser nuovo il nome del dotto domenicano di Brabante non un argomento sufiiciente per rigettarlo, mentre un Enrico appare come trariet e di coscienziosit:

duttore dal

greco

in

latino

di

una parte
ci

delle Meteore.

Non

comprendere duzione imperiale sveva


poi
il

so

cosa
di

abbia da

fare la tra-

Aristotele e le altre, che po-

terono per avventura esser fatte in quel tempo, con la nota

dell'Aventino:
traduzioni

quale non parla di Federico n di altre


anteriori all'Aquinate, ma di una Enrico di Brabante per incarico di da

aristoteliche
fatta

traduzione

Tommaso. Quanto a Tommaso di Cantipr, certo che la sua opera come traduttore di Aristotele appare molto
dubbia e confusa.
editore

Ma

1'

errore fondamentale del novissimo

romano

sta nel volere

interprete delle

ad ogni costo pensare a un solo opere aristoteliche Guglielmo di Moerbeka.


:

Questo evidentemente un' affermazione


del critico ecclesiastico
si

dogmatismo una quando accenna, senza mostrare dubbio alcuno, alla dimora in Italia di G-uglielmo di Moerbeka, il quale vi si do-

dogmatica e del hanno diverse prove:


;

veva trovare prima ancora


curata una nuova versione

del 1868: ce lo attesta


i

G-.

Tocco,

affermando che l'Aquinate per


;

suoi

commentari s'era proil

e Tolomeo

quale

ci dice

che

a tempo di Urbano IV, Tommaso aveva esposto la filosofa Urbano IV mor nel 1264 morale naturale e metafisica
; :

dunque prima
termini
il

di quest'anno Gruglielmo

traduceva

libri di

Aristotele, e l'Aquinate

ne illustrava

le traduzioni.
:

In

altri

ragionamento cardinalizio questo

Tommaso

pri-

ma
tele

del 1264
;

commentava

in Italia

il

testo latino d'Aristo-

questo doveva essergli necessariamente fornito da Gu-

glielmo di Moerbeka, perch non

ammettiamo che possano

76

IL LIBER

ETHICORUM

esserci stati altri traduttori

dunque

mo

di

Moerbeka era

in Italia.

in quel tempo Gugliela noi non resta che con-

solarci di questo genere di critica, se


fastid

non

altro per

pochi

che arreca. Dalle notizie raccolte non possiamo dire se Tommaso d'Aquino abbia dato a' due domenicani di Brabante V incarico per tutte
le

opere aristoteliche o se avesse

loro rispettivamente assegnata


sia egli si serv delle versioni

una parte
i

distinta.

Comunque
:

che

confratelli

componevano
ed Ensua
versione.

per
rico

lui,

secondo che

gli

erano

allestite

ed inviate

complet due anni prima

dell'altro la

Se Guglielmo di Moerbeka abbia fatto qualche traduzione


della
la

Nicomachea non possiamo giudicare. La notizia Cronaca Slava molto vaga essa accenna alla
:

delfilo-

sofia

morale; e

non sappiamo

se

Tommaso abbia avuto


morale
aristotelica,

in

mente

di esporre le altre parti della

e di abbracciare,

come aveva

fatto Alberto

Magno,

tutta la

estensione delle opere dello Stagirita. In ogni

modo

se pure

Nicomachea, di questa versione non sappiamo nulla, n per documento originale n per testimonianze. E e' motivo di sospettare che neanco
Guglielmo
il

di

Moerbeka tradusse

la

liber

Ethicorum sarebbe
ci

forse

sopravvissuto o almeno

che non

sarebbe pervenuto in un numero cosi abbondante

di copie, se

non

fosse stato collegato e affidato alla fortuna

della esposizione tomistica.

Un'obiezione, in apparenza assai grave,

muove Amable
e,

Jourdain

(1).

Egli rilevando la grande somiglianza

in ta-

luni punti, la identit quasi perfetta eh' tra

il lihe'

Ethi,

corum

il

commento
di

di

Alberto

Magno

alla

Nicomachea

con l'evidenza

esempi
,

tratti dal

primo

libro,

giunge ad
,

affermare che Alberto

oltre le versioni arabo-latine

ebbe

a sfruttare quella greco-latina del liber Ethicorum, la quale


(1)

Op.

cit.,

pp. 351

sg-g.

IL LIBER

ETHICOEDM

77

dev' essere cosi

assegnata in un tempo

molto anteriore a

quello da noi supposto.

Ma non
Ethicorum
tizie

ci

pare lecito ammettere la precedenza del liber

al

commento
intorno

di

Alberto

si

oppongono

le

nola

pervenuteci
di

alle

traduzioni
ci

tomistiche e

mancanza
le
l'

documenti
traduzione

che
della

attestino di

una

letteraal-

completa

Nicomachea precedente

esposizione dell' Aquinate. I motivi d'indole interna addotti

dal Jourdain, con esempi tratti dal primo libro, appaiono ef-

fettivamente gravi.

Ma

la difficolt
il

pensi che nei primi tre libri

viene risoluta quando si traduttore del liber Ethico-

rum, non fece che accogliere e rimaneggiare le versioni precedenti ^elV Etlica
e

nona

e dell' Etilica uetus

a queste quindi
i

non

al liber

Ethicorum bisogna pensare


si

nello stabilire

testi

aristotelici di cui

valse Alberto per la sua esposiliber Ethicorun

zione.

Vero che l'autore del


la

non accolse
e in molti

immutata

lezione

delle precedenti

versioni
,

punti rimaneggi per lo scrupolo di fedelt


questi rimaneggiamenti

e che molti di

albertino

ma

si

hanno pieno riscontro con il testo badi che l'autore del liber Ethicorum ac,

catta da altre traduzioni greco-latine quello che pu

lad-

dove vede un riscontro fedele con


menicano, che attendea a tradurre

l'originale;
1'

egli poi, do-

opera per incarico di Tommaso d' Aquino, dovea indubbiamente conoscere la parafrasi albertina e riguardarla con amore ed osservanza
speciale
al
,

sfruttandola in quella parte ove la modificazione


latino

vecchio testo

rappresentava una esposizione pi

letteralmente fedele

dell' originale.

Del resto osserviamo che Alberto sebbene facesse una


dichiarazione continuata, un'esposizione organica del testo
eh' fuso

con

il

commentario

pure

nel

riferire
di

il

con-

cetto

aristotelico

ha

cui'a

tante

volte

renderne

con

78
la

IL LIBER

ETHICORUM
espressione
:

pi

scrupolosa

fedelt

la

e in questo

la

fatica gli era oltre

modo agevolata

dal riscontro assai co-

modo che
avea
dietro

nelle

precedenti

traduzioni

greco-latine

egli

col testo

originale.

dello scrupolo con cui

andava
d una

ci all' intendimento dell' opera aristotelica testimonianza diretta nel prologo del suo trattato sulla Physica in cui dichiara volere Aristotelis ordinem et senten-

tiani seqid {Pliysic. lib. I, tract. I,

e.
,

1).

Il

frate

domeni-

cano

traduttore del liher

Ethicorum
dall'

oltre

che dalle due

precedenti traduzioni parziali greco-latine, trov l'opera sua


resa grandemente agevole
esposizione albertina
,

alla

pur poteva pienamente affidarsi senza alcuno scrupolo di religioso e senza alcun sospetto d' interprete. Concludiamo. Il liber Ethicorum fu senza dubbio tradotto,
quale
ei

ad istanza
predicatori.

di

Tommaso
di

d'Aquino, da un frate dell'ordine dei

una traduzione greco-latina fatta appunto per incarico dell' Aquinate, dal domenicano Enrico di

Sappiamo
cui

Brabante,

il

cognome era con molta probabilit


,

quello di

Kosbien; e ad Eurico Kosbien frate dell'ordine dei predicatori, una nota apposta a un codice del libe7^ Ethicorum
attribuisce la traduzione di questo trattato aristotelico. Sap-

piamo che

il

liber

Ethicorum

fu

dopo Enrico avrebbe appunto tradotto Aristotele trentun anno pi tardi: Nella concordanza di questi dati non arrischiato
,

la versione arabo-latina di

composto parecchio tempo Ermanno il Tedesco ed

ritenere Enrico Kosbien


sta,

come autore
ci

della traduzione.

Que-

nell'assieme delle probabilit,

sembra

la congettura

migliore.

Ma
;

fin

ora non

possibile definir tranquillamente

la questione

a far questo necessaria la indiscutibile conferma del documento contemporaneo che indichi particolar-

mente

l'autore di quella versione greco-latina.

La

traduzione del liber Ethicorum pedantescamente

IL LIBER

ETHIOORUM

79

letterale:

de uerbo ad uerbum
di

dicea l'Aventino della ver-

sione di Enrico

Brabante

non

si

pu dare una conletterali ci rivelano

ferma migliore. Le versioni strettamente


la preoccupazione scrupolosa del

traduttore che dovea so-

disfare a sua volta gli scrupoli ortodossi del commentatore.

Aristotele era giunto a' latini per la trafila araba, per

una

via dunque molto sospetta e diffidata dalla chiesa. Si voleva

ora una traduzione di una fedelt immobile, rigida: il traduttore doveva abbandonare tutte le pretese di buon gusto
latino, di

eleganza di espressione
il

non

si

trattava di avvi-

vare precisandolo

pensiero originale con la sostituzione

lessicale o stilistica pi adatta nella lingua latina. Forse di

buon gusto nel tradurre non ancora da parlare nella seconda met del secolo XIII; ancora si pu dire che esistano le due correnti che mossero dal ristagno della lingua latina,
quando questa cess
ratura
:

di essere

Tergano vivente della

lette-

r una,

il

latino farneticante e irrigidito della scuola;

r altra, il latino popolare, piazzaiuolo, vivace, mobilissimo, che gi volgarizzato nel contenuto morfologico e lessicale

avea

solo dell' antica lingua conservato le lettere finali

(1).

Ora

la traduzione di Aristotile scolastica, parola a parola;


inflessibile nella tenacit scolaresca e fors'anco nella

procede

inconsapevolezza logica del traduttore. Di traduzioni strettamente letterali

si

conta un buon
,

numero

nella

smania latinizzatrice del

quattrocento, queste

tutte inedite, accanto alle traduzioni letterarie eleganti e clas-

sicamente

latine, ci

rappresentano uq sussidio scolastico,

sosti-

tuiscono nella scuola pratica del quattrocento le grammatiche


e
il

lessico

sono fatte per dare un prospetto comparativo della

(1)

letto

Cfr. su questo argomento il memorabile discorso inaugurale da Remigio Sabbadini nella R. Accademia Scientifico-letteraria di

Milano, nel 25

Novembre

1902

Lo stadio

dal latino^ Milano, 1903, pp. 3-4

).

80

IL LIBER

ETHICORDM

lingua greca con la latina. Nella seconda met del sec. XIII

non

possibile

ammettere

quest' uso didattico del tradurre,


il

giacch nelle scuole di retorica

greco non

si

studiava. I

primi traduttori medievali badarono


si

soltanto alla parola e

emanciparono dalla fatica del comprendere e del rendere con propriet e perfezione il pensiero ci che la fatica
;

merito maggiore di chi traduce. Nel caso nostro da osservare poi che ci troviamo di fronte a un'intrapresa dee
il

licata

guidata da

tutti gli scrupoli e

condotta con
si

il

pro-

posito della

maggiore
del resto

fedelt. Allora

non

poteva comprentraduttori

dere

come

non
,

tutti gli

umanisti

dal

greco avevano inteso

tutta V agilit

sorprendente e vera-

mente privilegiata
il

della lingua ellenica, qual' per es. nel-

l'uso delle particelle, che servono a colorire mirabilmente

pensiero rivelandolo nei suoi pi squisiti e delicati atteggia-

rendere in qualsiasi altro idioma, senza alterarne l'organismo. Cos avviene della comunismenti,

ma che non possibile

sima particella S resa costantemente dal traduttore con autem nero o Uaq%ie, di |j.v con quidem, di av con utique. Dice il Sabbadini a proposito della traduzione guariniana di Strabone:

certo lodevole lo sforzo di concretare latinamente quelle

sfumature,
traria
all'

ma in tal modo

s'

ingenera una spezzatura con

indole del periodare latino

(1).

Di

fatti

nella

traduzione letterale uno scrupolo malinteso che in un au tore

come

Aristotele produce la degenerazione dello stile e

del pensiero, perocch alla cattiva connessione delle frasi,


al

guasto della pura latinit,

si

aggiunge l'oscurit o la de

pravazione del senso.


Tuttavia
il

liber

Ethicorum

un documento notevolis-

simo di traduzione letterale in un tempo in cui la conoscenza

(1)

La

Scuola

e gii

studi di Guarino Veronese^ Catania, 1896, p. 128.

IL LIBER

ETHICORUM
e
il

81
latino rappresentava
fio-

del greco costituiva

un privilegio
di cultura,

un avanzo persistente

prima che tornasse a


umanisti.

rire clssicamente sulle labbra signorili degli


di questa scrupolosa fedelt in

una delle pi antiche traduil

zioni dal greco

diamo subito un saggio, ponendo

raffronto

con

l'originale.
Tsx.^7] /.al

llaa
l(tq

uaa

|j,s9'o5og, 5|j,o-

Llb. Eth. 1^ lecflo.

Omnis

ars et

5 upc^ig xsv.al upoaipsaig ya^-oO Si aoi.X&c, Tcsiivoq cpCsa^'ai So/.e ou Tidvx' cpisxat,. cpYjvavTO xyafl'v 5iacpop 5 xic, cpaivexai, x3v xsXiv
,

'

omnis dottrina similiter autem et actus et clcctio boniim quoddam nppotero uidotiir. Ideo bene enunciaiierimt bonnm qnod omnia appetunfc.

x |isv ydp stoiv svspysiai, x STrap'axg spya xivd. (ov 5'sJat xXv) xw uap xg Ttpdgeig, v xouxoig psXxto) Ticpuy.s xcv vepYELcv x spya. uoXXwv S Ttpdgecov

Differenza nero quedam uidetur fninm hi quidem eniin snnt operati ones hi nero preter
,

oacSv >cal

xe^vw

y.ac

iriax y)|jl(v
.

TtoXX ytvExa!, xat x xsXy)


|j,v

laxpixYjs

uyLEia, vauTcvjyi.x'^c; 5 uXcov, oywovo jaix'^g 5 oxpaxYjyiy.Yji; 6 vxt]

yp

has opera quedam. Qnorum autem sunt fines quidam preter operationes, in his meliora existnnt operati onibus opera. Multis autem operationibus entibus et artibus et doctrinis multi sunt et flnes. Medicinalis quidem enim sanitas, nanifactiue nero naui^atio, militaris

TiXoxoi;.
ixiav

oaai

5' stoc x(v

xoioxtov uix
uti
xtjv

xiv. 5uva|uv,

xaS'doiEp

luuLXYjV xo'-^-t'VOTionrjxiy.T) xac oaai XXai xcBv muty.wv pydvwv eIov, auxY) 5 "/al

nero uictoria, yconomice xiero


lli tie.

di-

up^ig uti xy)v oxpaxv axv 5 xpTtov XXai, x'/iyw^v v ndaaiq 5 x xwv pucp' IxEpag
,

7T;aa uoXe|j.ixy)

)(i,xExxovi,x(v

xXy) TTidvxcDv oxlv atpeuTc'

Quecumque autem suiit talium sub una quadam uirtute, quemadmodiim sub equestri frenifactiua et quecumque alle equestrium
insti'umentoi'um sunt
et
;

xtbxEpa xtv

piv y.y-sva oiibxsxai,. SiacpEpEi 5'

axd. xouxwv yp x.oSv

omnis
,

bellica operatio

hec autem sub mi-

Ttp^EtjDV

xg vspyEtag axg elvcci x xXt] xcv XXo xi, xar) uap xauxag
ETt

litari

secundum eundem itaque

S-duEp

x)v XE)(0sta3v

TCt,axT)|i.t5v.

alie sub altris. In mnibus itaque architectonicarum fines

modura

omnibus sunt desiderabilores hiis que sub ipsis. Horum enim g'ratia' et illa prosecuntur. Differt enim
nihil operationes ipsas essci fiiis

actuum aut preter has aliud quoddam, quemadmodum in


trinis.

dictis doc-

Una

fedelt maggiore

non

possibile:

ma

una fedelt

grammaticale; e alla grammatica sfuggono corrispondenze esatte che ci d il lessico.


Il

tante volte le

le

Bruni che pieno di bile per il traduttore, tinche per critiche che a lui furono mosse e per le polemiche che
sostenere
,

a causa di esso dovette


e. Marchesi,

gli

rimprovei'a sempre
6

V Etica

Mcomachea.

82

l'ethioa nova

un gravissimo sproposito: l'aver tradotto l'espressione greca r^aGv con bonum, invece che con summum bonum. E cita
l'autorit gravissima di Eustrazio

composto da
il

summum
(1).

il quale distingue TYaOv, che significa il primum bonum o bonum, dal semplice Ya6v che una scientia

t e ^aOcv

una uirtus

e aggiunge le citazioni di Boezio, Lattanzio e

Cicerone

Per certo

il

Bruni, soffermandosi con tanta insistenza e


critico e dimostrativo solo su questo punto,
tutti

con tanto ardore

d a vedere

di

non aver trovato nella traduzione antica


di

quegli errori che avrebbe potuto, o


ticata e giudicata

averla

almeno

cri-

prima

di scorrerla per intero.

* *

Il

traduttore deVEthica

noua

fa

una ricerca meno pre-

cisa del significato letterale della parola originale.


testo

Ma

dal

che pubblichiamo in appendice appare evidente quanto uso il frate domenicano abbia fatto, per il primo libro, delV Etlica noua di cui, sostituendo qualche vocabolo e riempochissime e insignificanti lacune, accolse del resto quasi integralmente le espressioni. L' autore dell' Etilica noica bada, pi che a mantenere scrupolosamente

piendo qua e l

le

l'ordine e la costruzione verbale greca, a tutelare in parte


i

a rispettare in qualche modo l'organismo della lingua in cui traduce quando 1' espressione
buoni
diritti del latino e
,

greca non
:

trovi riscontro nell' uso grammaticale latino.


:

Un
,

esempio il testo greco ha (I, IV, 3) alrtv soti zoo etvat '^a.b che il traduttore dell'^. N., con giusto riguardo alla sintassi latina, traduce: est causa ut sint bona\ l'autore del liber

(1)

Op. ciL,

lib.

V, ep. 1; VII, ep.

4.

h'

ETHICA NOVA

83

Ethicorum. riproduce ad ogni costo T espressione grecca zob slvai e butta gi un genitivo verbale: essendi.
D'altra parte, ripetiamo, nel liber Elhicorurn uno stu-

maggiore della corrispondenza lessicale pi solita e comune. Eccone alcuni esempi: voixoOstoo-/]? E. N. legem iubendio
,

legem ponente; oc.'Cs'-v, 7CE7ra'.5eoiJivo'), E.N. prudenti^, L. E.

te, L. E.

E. N. custodire, L. E. saluare;
disciplinati.

non possiam dire che lo scrupolo della traduzione letterale sia sempre a vantaggio della propriet e del lessico. Qualche volta
l'espi'essione
(ow
i

s;

come per

7f*s(v (1, II, 6)

tradotta nell'E". N. con utile, nelL. E.

deh tu m. l primo traduttore a vea creduto di dover rilevare


il

l'idea dell'utilit,

secondo invece quello della necessit che


al

meglio corrisponde
sione
:Laf/

concetto aiistotelico; e cosi pure l'espres-

ar?

(E.

1.2),

che serve a indicare


resa

gii

'pva

come
{se.

un

effetto delle vp^siat,

tqWE.N. con circa hos


preter has
in questo
(se.

actus),

mentre l'autore del

L. E. interpreta:

ope-

rationes), badando a rilevar meglio il Trap che denota una certa distanza

significato letterale di

caso

il

concetto deiropera la quale sta

come

fuori dell'operazione

medesima,

dell' atto.

Qualche volta no, come l'attesta per es. TroXiT-.y-fj tradotto con polltic'i, mentre nell'/s. N. con buona espressione
latina detto: ciuills doctrinct] e nella ti-aduzione dei versi

Esiodei

(T,

IV,

7)
il

il

primo traduttore intende giustamente con


stTcvc.
il
,

bene docenti
tore del
L.

significato particolare di so
sti'etto
:

ma

l'au-

E.

alla parola

sostituisce

corrispon-

dente letterale

bene dicenti, e pi sotto neVE. N. cvn stato


[iXX'c|T7.'.
,

beninteso

sv

8o[j/])

in

mente

iacit] nel

L.

E.

con

riguardo al col-rispondente lessicale pi

comune

detto, in

animo.
Quelle espressioni greche che eran di pi penetrate nell'uso

comune

della lingua

sono lasciate intatte nel L.

E.

84

l'

ethioa nova

senza alcun riguardo questa volta al lessico latino, che


pure assai trascurato nell' E. N.
(1)
,

sopra tutto per ci

che riguarda la parte finale delle parole composte. E in questo anche una prova della grande alterazione e del profondo sovvertimento che il latino aveva subito e continuava a subire per l'azione direttamente e inconsciamente
modificatrice del volgare,

come pure per

neologismi d'uso
la

letterario e filosofico che la conoscenza e

lettura

delle

poche opere greche venivano allora largamente diiondendo nel linguaggio scolastico. 'NelVE.N. c' per questo un maggiore riguardo alla parte etimologica latina; cos Tupax-raa? in essa tradotto con operathds; nel L. E. rimasta la parola greca, ormai d'uso
L' Etilica

comune

nel volgare: practicis.


latina
;

noua ^bada
il

di pi alla frase

si

sente

nel traduttore lo sforzo,

tentativo di tradurre, fedelmente,

ma

anche nel miglior modo che gli sia possibile. E pi volte noi lo vediamo scostarsi dalla ristrettezza letterale a un pi
largo intendimento del testo e ad una certa libert esplicativa.

C' insomma l'uomo educato alla scuola di retorica.

Nel liber Ethicorum grava

la

preoccupazione unica ed

eccessiva della traduzione letterale ,^grammaticale; "si trat-

tava di dare un travestimento latino all'opera greca senza spostarne la minima particella e senza alterarne in nessun

modo

la

forma.

Il

latino offre nient' altro che

la

sostitu-

zione verbale, della parola alla parola', nell'organismo suo


proprio affatto trascuratolo sacrificato o ignorato dal tra-

vede bene, ha prefisso lo scopo di non dover nulla concedere al latino sotto la sollecitudine
duttore. Chi^traduce,
si
'1) Il traduttore dell' ^. N. qualche volta non si d pensiero della parola latina quando non riesce a trovarla e lascia intatta l'espressione greca; cosi avviene con izpooLigeoiq^ TUTtcp, cppvYjaLg, che nel L. E.
, ,

hanno invece
dentQ,,

il

proprio corrispondente latino

electio, figuraliter^

pru-

L,'

ETHICA VETUS

85

timorosa di non toglier nulla di fedelt alla forma e quindi al pensiero greco. Quella traduzione il prodotto dell' incarico grave dato, con l'annuncio solenne della

nuova opera

da compiere, da
sibile rigidit

Tommaso

d'

Aquino

al dotto frate dell' or-

dine suo, e compiuto fedelmente con la pi tenace e infles-

domenicana.
* * *

UEthica

uetus, pur

mantenendosi assai fedele


,

al testo,

che rende senza

alcuna aggiunta alquanto libera nella scelta dell'espressione che non sempre il sostituto lessicale

dove pure il latino dell' Et hica uetus fu pienamente accolto con talune modificazioni che dessero una corrispondenza maggiore con l'origipi diretto
nel
,

come

Mber Ethicorum

nale. Eiferiamone alcuni


L. E. potentias
;

esempi

x.c,

Dv[xei(;,

E. u. virtutes,
;

owcppova, E. u. casta, L. E.
;

temperata

ta^?

E. u. uirtus, L. E. fortitudo
stis;
s7rrctvo(jiv'/]v
jE/.

p'(ol%oi,

E.

io.

ruricale, L. E. agre-

w. flentem, L.
il

E. superuenientem, etc. etc.

Per ci che riguarda


dell'

lessico

da

notare che

1'

autore

E.

ti.

conia moltissimi vocaboli latini in conformit alla


greca.
;

espressione

Es. oDvau6avo[ivY]
,

coaucta

auvcpxstwoeat

coappropriari
Il

olaxLCovTsc

oeacizontes etc.
la-

tino

domenicano accolse quasi integrahnente il dell' ^. l. ritoccandolo con gli stessi intendimenti
frate
1'

coi

quali avea corretto

Etlica

noua

ma

scostandosi questa

volta assai

quella prima versione che gli offriva un modello abbastanza comodo e scrupoloso di traduzione

meno da

letterale.

Alcuni vocaboli modificati sempre nel latino delV Etilica noua sono rimasti nel secondo e terzo libro; come
per
es.
il

greco

ttci.)

{typo) reso nel

libro

sempre con
il

figuraliter.

Nel liher Elliicorum sono mantenuti assai fedeli

mente

tutti

costrutti della

lingua greca, anche oltre

li-

80

l'

ethica vi:tus
latino,

mite,

non

dir solo del

buon uso

ma

dei confini che la

assegnando alla funzione classica della lingua. Tutto questo pu non compromettere il buon gusto e la cultura grammaticale del traduttore
,

imitazione e la scuola venivano

come non riguarda


si

affatto

la cultura del

tempo,

il

quale

veniva bene

atteggiando a compostezza
si

stilistica,

per

quanto era consentito, e


del trecento,
pui'e
ficio
il

quando

a'

eleganza formale primi albori dell'umanesimo si trov


all'
1'

avviava

latino

pi adatto del volgare ad esprimere


la

arti-

pi fine del pensiero e a sodisfare

rinascenza

del

gusto nella forma e nell'arte.

Ripetiamo il libe' Ethcoruin non un documento letterario, un documento storico; riguarda pi il pensiero che la forma; anzi l'asservimento della parola all'idea,
:

che

si

temeva compromessa da una cura anche

lieve della
se
il

forma.

Non vogliamo n possiamo indagare

frate

domenicano avrebbe potuto dare un travestimento latinamente migliore all' opera aristotelica ma certo prima del trecento il latino aveva pure stormito frescamente tra le
;

frondi talvolta verdeggianti dell' albero della scuola lora


,

e al-

nel dugento,

e'

era chi poteva e sapeva ben servirsi

della lingua di

Roma.
la differenza

Tra V Ethica nona e V Ethica uetus corre


eh' data dal

tempo.
il

Ambedue sono un
latino
si

prodotto della ci-

vilt nuova,

quando

circoscrisse nei confini della

storia del passato e si port nell'ambito della cultura,


,

come

per la cui conoscenza doveano disciplina da apprendersi escogitarsi i mezzi e si dovea trovar la via pi adatta. Da

quando

il

latino rest solo consegnato ai testi scritti la co-

noscenza della lingua di Roma fu affidata alla fortuna dei tempi, che trascorrevano incerti per la cultura e all' evo,

luzione della scuola.

l'

ethica vetus
stilistico

87

Nelle traduzioni

V organismo

deve apparire
per ren-

pi delicato e sensibile nel suo vario

atteggiarsi

pensiero concepito in una lingua diversa. Ora questa penetrazione della frase e della parola latina non poteva

dere

il

darci la scuola negli

che precedettero il declinare delle origini nostre. L' Ethica uetus ci rivela pi della scuola. che r Ethica noua lo sforzo diciam cosi
ultimi
secoli
,

Questo

si

vede
all'

nella

fedelt pi

scrupolosa con cui

si

tiene stretta
sicale,

originale, 2) nella

maggiore incertezza

les-

che produce tante volte confusione neirintendimento. ^qW Ethica noua la frase latina pi complessa, si move
meglio, e pare talvolta avvivata da
di classicismo.

un melanconico ricordo

L'autore del liher Ethicorum approfitt delle precedenti

fatiche.

Dovendo

fare

una traduzione strettamente

letterale,
alla,

in cui la parola
rola,

dovea inflessibilmente rispondere


egli volle costringere
il

pa-

da una parte

latino delle

due

versioni a disporsi

rigidamente sotto ogni singola espressione del testo: e ci era tenue fatica, come s' visto, e un
;

lavoro meccanico d adattamento che trov quasi gi fatto


d' altra parte

bad

alla corrispondenza

letterale latina

dovendosi tradurre uno scrittore come Aristotele, la ricerca


della espressione letterale

avviava a sua volta l'interprete

anche incosciente verso la propriet del tradurre. poi da osservare che il liber Ethicorum fu compilato nella seconda met del secolo XIII, quando molte espressioni erano
gi state fissate dall' incremento degli studi
filosofici.

Con-

cludiamo.

La
zioni
d'

tradizione dell'Etica nicomachea nelle prime tradu-

occidente

assai
,

meschina
1'

1'

Ethica uetus
in

ci
,

rimasta solo in tre codici

Ethica noua
le

un

solo

fra

quanti ne abbiamo potuto esaminare per

maggiori biblio-

88

l'

ethica vetus

teche d'Italia; e

si

trovali tutti a Firenze,

dove dal trecento


altissimo organo

in poi era cominciato

ad

affluire

come ad un

centrale d'intellettualit ogni prodotto letterario. Per V Ethica

uelus a questa presenza isolata e scarsa di mss.


la condizione

si

aggiunge

del testo

guasto

nei
,

codici reciprocamente

lacunosi e insanabilmente discordi


nella dizione, sgrammaticato.

profondamente alterato questo in un periodo molto

prima traduzione completa greco-latina ci dice qualche cosa. Ci dice che 1' Etica di Aristotele in Italia, in occidente, non aveva scavato ancora
anteriore
alla
,

comparsa

della

alcun solco nella conoscenza e


e

nell' interesse del


il

pubblico

non

1'

avrebbe

fatto forse

senza

il

vomere benefico
in

della cultura araba che


il

germe sarebbe fruttato doveva in


,

Italia e

Europa

fruttare

gran movimento religioso

scolastico, etico.

Diciamolo pure francamente, giacch


statare

si

tratta di con-

Magno, e poi la prima traduzione completa greco-latina della Nicomachea


:

un

fatto

la esposizione di Alberto

col

commento
si

tomistico apparvero quando in Occidente per


,

r influenza delle opere arabe


diffuse
,

gi latinizzate e largamente
d'

era sviluppato

il

bisogno

un intendimento

di-

retto d'Aristotele;

come pi

tardi ancora, nonostante l'opera

fondamentale

di Alberto e di

Tommaso,

la schiera dei let-

terati dei dotti dei filosofi laici

dalle compilazioni e

dalle

traduzioni arabo-latine traevano la conoscenza dello 8tagirita e dei

suoi

precetti.
le

affermazione circa

Senza arrischiare dunque alcuna probabilit di uno sviluppo indipen,

dente

dell'

aristotelismo in occidente

tuttavia necessario

riconoscere l'operosit e la produzione filosofica araba


l'unico veicolo che condusse in

come

Europa

Aristotele a

una co-

noscenza veramente popolare.

PARTE
I

II.

RIFACIMENTI ARABO-LATINI.

a) Il

liber

minorum moralium

liber Nichomachiae.

Questo rifacimento, eh' la versione latina della parafrasi di


roe, trovasi di

A ver-

impresso in tutte le edizioni di Aristotele con il commento Averroe [Venezia, Andrea d'Asolo, 1483; Giunta, 1550, 1560, 1562, 1574], ed pure contenuto in due autorevoli codici della biblioteca Mediceo-laurenziana.

Sup. cod. 49, membran, del sec. XIII, in fol. min., con molta dilig-enza, a due colonne. Nel margine superiore della prima pag-ina si leg"g-e il nome del possessore Joannis abbastanza Gaddii . Il foglio di g-uardia contiene un istrumento
.1)

Plut.

LXXXIX

di oc. 43; scritto

lung'o

con cui un re di Sicilia concede in feudo terre e castella,


:

lar;

liber primus in gamente enumerate. Com. Incipit liber AristotiliH fine a e. 43* Explicit liber rainorum moralium. seciintur post quem magna moralia uidelicet poUitica et yconomica La materia distribuita
. .

in dieci

lbici

o tractatus

ogni libro diviso in tituli che

enunciano

il

contenuto della trattazione.


II) Plut.

LXXIX,

cod. 18,

membran.

sec.

XIV,

in 4 major., di ce.

73, a

due colonne; trovasi legato con un

altro codice del sec.

XV con-

tenente alcune versioni latine aristoteliche di Leonardo d'Arezzo. Anepigrafo. In fine dell'opera, a e. 61'"^, dopo un breve spazio vuoto, r epilogo di Averroe che si legge pure nell' edizioni a stampa del parafraste arabo (1): Et hic explicit sermo, in hac parte huius scientie.

Et est ea que habet se in scientia

ciuili

habitudine notitie quid est

(1) Tanto, l'epilogo di Averroe quanto la soscrizione finale, a e. 73', sono di mano dello stesso copista che trascrisse tutto il codice. Questi a giudicare dalla scrittura verticale e stentata e da taluni spazi vuoti,

per cui pare eh' egli non comprendesse talune parole o indicazioni, fu
certo

uno straniero

e molto probabilmente

un

tedesco.

90

IL LIBEB

MINORUM MORALIUM

LIBER NICOMACHIAE

Et illa quam promisit est pars in habet se hac scientia habitudine effectiue sanitatis et distribuque
sanitas et egritudo in arte medicine.
tiue eg-ritudinis in medicina
,

ut est in libro eius

qui

nominatur de

regimine

uite.

Et

nondum

peruenit ad nos qui sumus in hac insula.


,

Quemadmodum non
uir nobilis

pervenerant ad nos primitus de isfco libro nisi primi quatuor tractatus donee perduxit eum ad nos amicus noster
,

domnus Omar
ei

flius

martini rogatu amicorum suorum. Et


ei

deus retribuat

retributione nobilissima, et regratietur

pr nobis

regratiatione completa. Et fortasss ert aliquis amicorum qui adducat librum in quo est complementum huius scientie, si deus uoluerit. Ap-

paret enim ex sermone


in
illis uillis.

Aby
non

Narrin Alfarabij, quoniam inuentus est


contigerit et deus contulerit inducias uite

Si nero hoc

perscrutabimur de hac intentione iuxta mensuram nostri posse. Nam apparet ex sermone philosophi in hoc loco, quoniam quod est in libro
Platonis de regimine uite incompletum
est
,

et

uidetur quod sic se

habeat res in se ipsa.

Nam

in ilio libro perscrutatur Plato de


et sapientes
.

duobus
deinde

modis hominum tantum. Et sunt conseruatores


ostendit

quomodo permutantur ciuitatessimplices ad inuicem. Sedperscrutatio artificialis exigit ut rememorentur leges et fori communes ciuitatibus siraplicibus
.

deinde rememoretur post hoc quod appropriatur

singulis ciuitatibus ex eis, intendo


nobili honorabili et aliis

ex aggregationibus. Et

quod appropriatur aggregationi similiter rememoretur

quod mpedit univeisas aggregationes et quod impedit modos sinsingulos ex ipsis. Et inquirantur exempla huius in uita inuenta in ilio
tempore. Et hoc est illud ad quod innuit Aristoteles hic.

Et

est res

que non copletur

(Z.

completur) in libris platonis. Qualiter ergo dixit

aggregatione nobili iam expedita erat in libro platonis et quod loqui de eo in quo iam locutum est, dummodo inueniatur, est superfluitas aut ignorantia aut malitia.

Abugekrin

flius aurificis

quod

locutio de

Verumtamen non peruenerat ad ipsum completum istorum tractatuum.


Et ego quidem expleui determinationem istorum tractatuum quarto die Jouis qui arabico dicitur ducadatin anno arabum quingentesimo septuagesimo secundo. Et grates deo multe de hoc dixit traslator. Et
.

ego compleui eius translationem ex arabico in latinum tertio die Jouis

anno ab incarnatione domini


pella Sancte
trinitatis.

MCOXL. apud urbem Toletanam


sit

in ca-

Unde
e

domini nomen benedictum

Segue a

e.

62'
il

un largo

lungo sommario
(o.

di libri e di capitoli in
73^):

cui distribuito

testo dlV Etica] in fine

Expliciunt

summa-

IL

LIBER MINORUM MORALIUM O LIBER NIOHOMACHIAE

91

Ubrorum moralium ad JsfichomacJium. Unde inscribitur libar Nicholamachie (sic) quem transtulit hermannus Alematinus ex arabico in latinwm.
ria

La
mento

lezione perfettamente

uguale ne' due codici

e appare

una

certa costante precisione nella trasmissione manoscritta di questo rifaci;

giacch sebbene

codici siano

due soltanto

essi ci rappresen-

tano ad ogni

modo due

et.

Di questa versione latina della parafrasi d'Averroe dunque autore Ermanno il tedesco ne danno fede la data,
;

l'entit della

versione proveniente dall'arabo, l'indicazione


si

esplicita del traduttore, che

trova nel Laurenz. 79, 18 e

nelle edizioni a stampa.

Di Ermanno
il

il

tedesco [Hermannus Alemannus] scrisse

Jourdain
si

(1),

e da ultimo

compiutamente

il

Luquet
:

(2).

Di
ta-

lui

luni

ebbe notizia molto confusa in passato giunsero a confonderlo con Ermanno, figlio

si

che

del conte

Wolferad, morto nel 1054, soprannominato Contractus per la sua costituzione rachitica ed il Morelli (3) e FHarles (4) avean
;

perfino supposto eh' ei fosse tutt'


dis
,

uno con Ermanno de Schil-

di cui si

pone

la

morte nel 1357.

Ma

ora grazie alle

indaghii del Jourdain e alle

premurose attenzioni del Luquet, egli ci appare nella sua vera entit. Della vita si conosce ben poco. Visse molti anni, tra il
1240 e
il

1256, a Toledo, dove


,

si

accinse a tradurre dallo


,

poteva procurarli dei testi ignorati fin allora alle genti occidentali. Molto incerte si fanno le notizie della sua vita dopo il 1256. V. Cousin, seguito dal

arabo in latino

via

via che

Renan

ritenne che

Ermanno abbandon Toledo

(1)
(2)

Op. cit., pp. 135, sgg. G. H. Luquet, Hermann l'AUemand in Revue de

l'

liistoire

des

Religions, Paris, 1901, t. 44, p. 407-422. (3) Biblioth. Mapheii Finelli, Venetiia, 1787, t. Ili, p. 3. (4) Introd. in Hist. linguae grecae , t. I, p. 440; cf. Jourdain
cit.^

Op.

p. 142,

92

IL LiBER

MINORUM MORALIUM O LIBER NICHOMACHIAE


ufficio di
(1).

per continuare il suo cilia, presso Manfredi

traduttore alla corte di Si-

falsa interpretazione di

Questa opinione riposa certo sulla un passo di Bacone {Opus tertium


,

cap. 25, ediz. Brewer, p.

9)

Infinita quasi conuerterunt in

latinum

Gerardus Cremonensis, Michael Scotus, Aluredus Angiicus, Hermannus Alemannus et translator Mein. .
.

nuper a domino rege Carolo deuicti . Il Cousin intende Ermanno, tedesco e traduttore di Manfredi ; il
fredi

Luquet

(2)

invece d V unica spiegazione che sia possibile


tedesco e
il

Ermanno

traduttore di Manfredi

costui

molto probabilmente Bartolomeo di Messina. Nel Compendhm Studii philosop/iiae, scritto nel 1271, Roggero Bacone annota Hermannus quidem Alemannus
:

adhuc

uiuit episcopus .

Toledo Ermanno
di

si

era trovato

in intima relazione con Griovanni vescovo


celliere del re di Castgiia e di Leon.
egli sia

Burgos, canquindi naturale che


di

stato

nominato a un vescovado

questo
di

reame

dove

infatti

troviamo un Ermanno vescovo


;

Asterga dal

1266 al

1272

ed questo
Il

il

solo tra

vescovi spagnuoli

che abbia nome tedesco.


per la identificazione

Luquet osserva giustamente che necessario trovare un Ermanno no-

minato vescovo dopo il 1256, poich fino a questo tempo il nostro non era ancora stato innalzato a tale dignit egli
:

lavorava a Toledo

e poi che fosse gi vescovo nel 1271


il

quando Bacone scriveva


scovo
di

Compendiitm. Ora Ermanno ve,

Asterga sodisfa appunto a questi due requisiti


la conclusione del

possiamo ^accettare
D'un ouvrage
Il

Luquet

il

quale riu-

(1)

inedit de R.

Bacon

in Journal des Savants, 1848.

Luquet oppone due ragioni, molto evidenti. Una gTammaticale per cui non si uniscono mediante la congiunzione e,t due qualificazioni relative a una medesima persona, enuncianti 1' una la nazionalit l'altra la funziono sociale; una ragione storica: nel medioevo
(2)
, ,

il

nome

della nazionalit era

un vero nome

proprio.

IL LIBER

MINORUM MORALIUM O LIBER NICHOMAOHIAE


il

93

nisce nella stessa persona

vescovo

di

Astorga morto nel

1272 e

il

traduttore delle opere aristoteliche.

Delle sue opere la prima, compiuta nel 1240, la tra-

duzione della parafrasi che Averroe fece dell'Etica nicomachea.


Il

testo della Retorica, tradotto

da Ermanno, non coril

risponde all'originale aristotelico, n pu essere


tario di Alfarabi,

commen-

poich

nell'opera di

Ermanno

citato molte

volte Averroe

eh' di pi

secoli posteriore
al

ad Alfarabi
di

n d' altra parte


che
ci

da pensare

commentario

Averroe

rimasto impresso nelle edizioni a stampa insieme


di Aristotele.

col testo

probabile invece

che sia la trail

Renan, con una felicissima congettura, designa il contenuto: Expos des opinions d' Alfarabi dans son traile de logique et de

duzione di un'opera perduta di Averroe, di cui cosi

celles d'Aristotele sur le

mme
Non
si
il

sujet

avec un jugement

sur leurs opinions

>

(1).

sa la data di questa ver1250.

sione,

che

il

Luquet pone circa


,

Ermanno

dice nel
del

prologo
testo

eh' essa

per

la

mutilazione e la corruzione
gli

che avea tra mano,

fatica.

Ancor prima

egli

rimasta incompiuta, della

tempo e molta avea intrapreso una traduzione Retorica di Alfarabi, come ci fa


costata molto
{2).

sapere in fine del Prologo alla RetoHca


la

Poco tempo dopo

prima traduzione, che per

lui
,

corrispondeva al contenuto

compose su quest' opera un commentario: Didascalia in Rhetoricam Aristotelis ex glosa


del testo originale aristotelico

Alfarabii

(S)

tratto dalle] glosse

d'

Alfarabi.

La versione

(1)

Averros et

Z'yluerroi'.smfi," 3.

eclit.,^ Paris,'!

1866, p. 69.
{la Retorica)

(2)

Omnia haec enim

in glosa saper
;

hunc librum

exquisite Alfarabins portractaiiit cuiiis g-iosae plus quam duos quintornos ego quoque transtuli in latinum. Il prologo riprodotto dal
di

JoURDAix, Op. clt., pp. 139-142. (3) Si conserva in un ins. lat. della Bibl. Nat.
f.

Francia, n. 169975

188 sgg.

94

IL LIBER

MINORUM MORALIUM
(1)

LIBER NICHOMACHIAE

comprende il commentario di Averroes (2) accompagnato da un prologo e da im epilogo dove Ermanno parla in suo nome. Il prologo ci dice che la trarelativa alla Poetica

duzione quella del commentario d'Averroes e


scere
i

ci fa

cono-

criteri

del traduttore
il

(3)

l'epilogo porta la data in


del 1256
(4).

cui l'opera fu compiuta:

marzo

Di un'altra ad

versione

dell'Etica

die

appartiene quasi certamente


di questo capitolo.

Ermanno, diremo nella seconda parte

(1) Questa traduzione, di cui la Bibl. Nat. di Francia possiede due mss. [rune, mss. lat. 16709, che contiene solo il principio; l'altro, niss. latt. 16673, che la contiene intera], stata impressa nella ediz. della Retorica e della Poetica di Venezia, presso Filippo, 1481. Intentio nostra est in hac editione (2) Com. Inquit Ibinrosdin determinare quod in libro Poetriae de canonibus universalibus ;
:

finisce

Sed exempla redarg-utionum non reperiuntur apud nos, cum poetae nostri non distinxorint neque etiam perceperint istas poetriae

maneries
(3)

Postquam cum non modico labore consummaueram

transla-

tionem Rhetoricae Aristotelis, uolens manum mittere ad eius Poetriam, tantam inueni difficultatem propter disconuenientiam modi metrifcandi in g'raeco cum modo metrifcandi in arabo et propter vocabulorum obscuricatem et plures alias causas, quod non sum confisus me posse sane et integre illius operis translationem studiis tradere latinorum. Assumpsi ergo editionera Avenrod determinatiuam dicti operis Aristoet modo telis, secundum quod ipse intelligibile elicere potuit ab ipso latinum >. in eloquium redegi quo potui Anno Domini millesimo ducentesimo Explicit deo gratias (4)
;
,

quinquagesimo sexto, septimo die Marcii, apud Tolodum urbem no bilem . A proposito di questa data alcuni critici hanno sollevata la questione se si debba riferire all' era cristiana ordinaria o all' era di Spagna, che avanza la prima di 3b anni; secondo la quale l'anno 1256 verrebbe a con-ispondere all' anno 1218 dell' era cristiana. Il Luquet ha dissipato vittoriosamente ogni dubbio dimostrando la impossibilit che si tratti dell'era di Spagna. Fra gli altri porta un argomento decisivo. Ermanno nel prologo della Retorica dice che Giovanni

vescovo di Burgos e cancelliere del re di Castiglia lo consigli a tradurre in latino la Retorica e la Poetica. E questi Giovanni III Dominguez de Medina, il quale, vescovo d'Osma nel 1231, divenne arcivescovo di Burgos nel 1240. Dopo il 1240 adunque va messo il tempo di quelle
traduzioni.

IL LIBER MIN-QRUM

MORALIUM O LIBER NICHOMACHIAE

95

Riguardo al metodo che Ermanno teneva nel tradurre, Roggero Bacone dichiara eh' egli nec arabicum bene sciuit,

ut confessus est, quia magis adiutor fuit translationum


translator; quia Sarascenos tenuit

quam

secum

in Hispania, qui

fuerunt in suis translationibus prncipales. Compend. Stud,


e.

phiL,

ed.

Brewer
hi

p.

472

torica infatti l'autore

medesimo

lo

confessa

Nel prologo della Re Usque hodie


nix

apud arabes
laborare
.

duo

libri neglecti sunt, et

unum

inue-

nire potui qui,

raecum studendo, in ipsis uellet diligentius Del resto era metodo comune ai traduttori
di latinizzare
;

del

medioevo questo

il

testo

arabo attravei'so

tini si

i traduttori launa prima versione volgare valevano molto degli ebrei convertiti: raro invece

e a tal uopo

che ricorressero, come fa Ermanno, agli arabi stessi. Sul merito di queste traduzioni di Ermanno grava
giudizio severissimo
del

il

Renan che

le

ha stimate presso a
gli studiosi di

poco

illeggibili

(1).

Noi lasceremo giudici

quel

periodo di cultura latina. Tuttavia nelle stesse aspre parole

grande critico francese il quale indicava come specimen de la barbarie una frase della Poetica, a me pare di dover notare pi che una condanna isolata del traduttore,
del
,

il

riconoscimento fastidioso di un fenomeno storico che ab1'

braccia la conoscenza e

uso

in

Occidente

della lingua

latina; la quale ristretta alla terminalogia e al lessico

me,

schino delle poche opere retoriche e morali

nelle scuole

tratta per lo pi, nell'uso letterario, all'adattamento

barocco

e servile della traduzione de verbo

ad verbum, non poteva comunemente dare, in quella prima met del secolo XIII che tutto si schiudeva alle riconosciute nuove forme volgari, il
prossima gio-

latino dei vecchi risorgimenti italici o della

ii)

Op. cit, p. 215.

96

IL LIBER

MINORUM MOBALIUM O LIBER NIOHOMACHIAE


Nelle
versioni di

riosa rifioritura umanistica.

Ermanno

si

trovano molte forme che non sono latine, pur non essendo
depravazioni individuali di gusto o di cultura: sono espressioni volgari.

curioso

come
il

il

Renan,

di

mente

cosi vasta

ed acuta, non abbia per


storica della lingua
;

secolo XIII badato alla funzione

farneticato
delle

per molto tempo la lingua latina avea coi gramatici o s'era imbizzarrita rivestendo

vecchie forme grammaticali espressioni nuove. Oi'a nel secolo XIII trionfo di volgare. E questo volgare gio-

vane

sviluppato, vicino a

nobilitarsi

magnificamente, podal classicismo

trebbe forse ad alcuno apparire


latino ?

infrenato

Fra

le traduzioni di
;

giore fortuna

essa fu tenuta

Ermanno, questa godette come il testo unico


con

la

mag-

ufficiale

della parafrasi araba, e per trovasi impressa sino al 1574


in
tutte
le

edizioni

di

Aristotele
,

il

commentario
,

di

Averroes.
di

Leonardo Bruni

nell' epistola

a Demetrio

dice

aver conosciuto due traduzioni latine oiV Etica: una proveniente dall' arabo fatta in tempi posteriori ad Averroe
, ,

la quale per esser, la

prima, uetus appellatur.

h' ntrEi
et

il

liber

Ethicorum

del

commento

tomistico, posterior

no-

uior\

Le

espressioni del Bruni sono poco precise, tanto pi


il

che allora correva gi da molto tempo sotto


Etlica uetus
l',

titolo

di

traduzione letterale incompleta della

Mcoper
ci
,

machea
tino

greco-latina.

Pure molto probabile che l'Areliber

intenda parlare del

Minorum Moralium
arabo
la quale
,

quell'accenno cos distinto ad Averroe, e poi perch non

era che

un' altra versione


dell'

dall'

al

Bruni

conoscitore profondo

originale aristotelico

dovea

evi-

dentemente apparire come un semplicissimo compendio. Comunque sia il liber Minorimi Moralititi ebbe fortuna e ci
:

naturale. In quei primi ardori aristotelici esso, appagando

IL LIBER

MINORUM MORALIUM O LIBER NICHOMAOHIAE

97

bisogni della mente, sopperiva a uno stato ancora informe

e indeciso di cultm^a.

Prima ancora della traduzione e dell'esposizione domenicana Averroes aveva schiuso i segreti dell'Etica aristotelica alla intelligenza delle genti d'occidente. Aristotele apri
la palestra dell' esercizio intellettuale
diosi,

alla

mente

degli stu-

che tenne impegnata per


L'indagine
si

la storia del pensiero di pi

secoli.

si

venne man
:

appunt su una parte del suo sistema mano allargando ed estendendo a tutto
usciva da quei
il

quanto

ma

non

si

limiti, in cui

il

pensiero

umano sembrava

che, per
il

genio di un solo, avesse comsi

piuto definitivamente

suo giro e

fosse rivelato nell'ul-

timo atto della sua potenza.


e la

La lunga

instituzione retorica

mole teologica del medio evo avean preparato le menti ad esercitarsi attraverso gii schemi o in calce al dogma della
fede; e attorno alla partizione retorica e al
siero

dogma

il

pen-

avea svolto

la

sua trama

preparandosi

alla succes-

sione scolastica, in cui tutto


si

mover da

Aristotele e tutto

ricondurr a

lui.

rifacimenti ci fanno notare questo prosi

gresso nell'indagine filosofica che


cleo centrale
,

svolge intorno a un nututte le

contenente
i

germi

di

questioni
,

principii di tutti

fatti

le vie del

processo logico

il

fon-

damento
sempre

della l'icerca e della verit. In Aristotele

si

trov

la verit fondamentale, anzi tutte le verit, solo saper cogliere

che bi-

sognava talvolta
dimostrazione sta
gione di quei

ed applicare

insomma

in questo passaggio del


il

vero aristotelico dall'enunciato alla

lavoro intimo della scolastica e la ra-

lfaciraenti arabi e della fortunata loro tras-

missione in occidente.
Il

lihcr Miioruin

Moralium ha
,

il

carattere di una trae gli


i

duzione

larga dichiarativa
di

con

le

illustrazioni
,

am-

pliamenti propri
e. Makchksi,

una explancUio

snodando

muscoli
7

L'Mica Mcomachca.

98

IL LIBEE

MINORUM MOBALIUM O LIBER NICHOMAOHIAE

contratti del pensiero aristotelico, facendo apparire chiara-

mente con

la serie delle spiegazioni continuate

singoli

fili

che costituiscono la trama del ragionamento.


il

chiaro che

rifacitore

non ha voluto

solo tradurre Aristotele,

ma ha

inteso altres chiarirlo e spiegarlo accrescendo e sviluppan-

do

dati

dimostrativi

che nel testo sono


enunciazioni
dei

semplicemente
risultati
logici.

accennati o ridotti

alle

Oltre l'ampliamento dell'idea nella sua espressione e lo svi-

luppo ampio del concetto ne' suoi minimi elementi e


denti, alcune aggiunte

motivi

particolari che di solito son tratti dall'esempio o da' prece-

hanno

il

carattere di vere e proprie

dichiarazioni personali, introdotte nel testo e fuse nel corpo


della trattazione
il

(1).

Aristotele dice

fi/ni

sono diversi

traduttore aggiunge: non solo perch le arti sono diverse,


i

cio

fini

non variano

col variar delle arti,

ma

perch

essi

stessi si

possono dividere in due categorie: acta et actiones,

e d l'esempio.

rifacitore sovente
il

aggiunge
dell'

di suo la di-

mostrazione

dice Aristotele che

vizio

andar dietro
,

al proprio desiderio

fraste spiega:

non dipende mica dall' et e il paranam si esset sic non inueniretur senex perseMolto spesso
il

cutor desiderii

rifacitore definisce

larga-

mente

la semplice espressione in

dere tutta la propriet del

modo da farne comprensignificato (2). La definizione non


una larga
for-

mai

lasciata nell'asciuttezza originale, priva di

aggiunta

dichiarativa che serva a completarla e chiarirla


il

nell'intelligenza del lettore: e


nito

complemento sempre
con

da

altre opere aristoteliche e connesso

le dottrine

Aristotele parla dell' importanza che la co(1) Cosi per OS. quando gnizione del fine nmano ha riguardo alla vita ( upg xv ptov A. II, 2) il
rifac.
(2)

aggiunge: intelligo per ultmn ciuilitatem. Come avviene per il voc. xutccj), che il parafr. qualche volta

tra-

duce

secundum uam

descriptionis et exempli scilicet serunone uniiier'

sali .

IL LTBER

MINORUM MORtiTUM
(1).

LtBER NIOHOMA.0HIA.E

99

stesse

del filosofo

Il

rifacitore spesso si richiama alle

dottrine esposte principalmente nella Logica. Cosi dopo avere

molto chiaramente reso

il

pensiero aristotelico nella confu-

tazione platonica intorno ai diversi

intendimenti

del

bene

secondo

diversi

modi

dell'

ente

enunciati da Aristotele

nei predicati di

sostanza qualit
:

quantit

relazione

tem-

po e luogo
quibus
mentis,

aggiunge

Eodem modo de
entis uidelicet

reliquis rebus de

dicitur

de decem p^edicanel resto della confutazione platonica seguita a


il
l'

nomen

svolgere ampiamente

concetto
idea
,

Aristotele dice
si

il

bene

non pu esser
volte
dell'

1'

ente

poich

predica altrettante

ente

essere un quid, universalmente


lora
tutte
si
;

ed quindi manifesto eh' esso non pu comune ed uno, giacch al,

dovrebbe predicare in una sola categoria non in ed ecco il motivo Nam natura una communis non
:

est nisi in predicaraento uno.

Et cum non

sit

hic

natura

communis omnibus rebus


lis
.

tunc non

est hic idea

uniuersa-

extra

animam
il

una.

E pone
si

la designazione storica

del

sistema

confutato:

secundum quod hoc uidebat


rifacimento
,

Plato.

In molti punti per

tiene vicino e stretto,

anche nella forma


semplicit e con
cio con

al testo
;

chiarezza
o

che pure talvolta reso con ed notevole il modo accon1'

cui resa

ampliata o dichiarata
agli

espressione

originale; anzi in
alle
lito

ampliamenti alle dichiarazioni aggiunte possiam dire che il concetto aristotelico di sosi rivela molto chiaro nella parafrasi araba, e qualche

mezzo

(1) Valga quest'esempio. Arist, (A. 2, IV, 5) dice delle coso note in doppio modo, molto seccamente: toc |iv yp '^nv x. S'.nk&Q. Il parafr. svolge ampiamente il concetto quedam earum [se. rerum] sunt mani feste secundum nos tantum et sunt ille ex qubus procedimus ad principia absolute, et quedam earum sunt manifeste simpliciter, et sunt ille que manifeste sunt secundum nos et secundum naturam. Et ex bis equidem procedimus a priori ad posterius .
,

100

IL LIBER

MINORUM MORALIUM O LIBER NIOHOMACHIAE

volta balza fuori

con limpidezza e con una precisione

di

linguaggio non superfluamente verbosa. Qualche volta real-

mente

alterato;

un esempio:

alla fine dell'opera Aristotele

parlando della esperienza dice che chi pratico di una cosa sa giudicarla rettamente e sa per quali mezzi e in che modo condotta a termini, e conosce la convenienza tra le varie
cose
:

chi

non ha esperienza pu stimarsi bene avventurato

quando giunga a conoscere che 1' opera sia stata bene o male compiuta il rifacitore nega in modo assoluto Qui nero
;

non habent' experientiam de aliquo


turae eius occultatur ab
eis si est

et

habent notitiam nain flne

ex actione bona

aut mala

In parecchi punti la parafi'asi vizia la sem-

plicit dell' intendimento. Aristotele dice che

V attivit vir-

tuosa dell'anima, nella quale sta


garsi
v

il

sommo
;

bene, deve spie-

pup

-csXsiti)

{in

Ulta completa)

il

rifacit.
si

nei periodi isolati della vita

non sempre
di

aggiunge avverte il gio:

vamento
trova
:

di questa attivit virtuosa, anzi tante volte

non

si

e se pure

accade talvolta

riscontrarsi

ci in

pochi istanti e di rado, se

che infarcisce
sua chiarezza
,

il

sola; aggiunta alcuno alla contributo senza portare testo, disturbando anzi nella sua limpida connes-

non

forse

una volta

sione la seguente facile e bella dimostrazione del concetto.

D' altra
troversi
citore
,

parte

nell'
a'

interpretare
giorni
,

alcuni

passi

molto conil

anche

nostri
le

notevole

come

ri fa-

opponevano alla interpretazione pi semplice e abbia dato una spiegazione sodisfacente del brano. Al cap. VII del lib. IP Aristotele dice
difficolt
si

abbia previsto

che

bene perfetto e compiuto, che non viene mai desiderato, come mezzo ad altra cosa, e non ha mai bisogno d' altro, ma sufficiente a se stesso: e agdella felicit (sSatjAcvia) che

giunge che essa non connumerata con


ultima aggiunta ha dato
luogo alla

gli altri beni.


Il

Questa
para-

controversia.

IL

LIBER MINORUM MORALIUM

LIBER NICHOMACHIAE

101

fraste interpreta in

modo da

evitare la contradizione facile

che verrebbe dall'ammettere un bene perfetto e pur capace d' aumento, come avviene seguendo la interpretazione dello
scoliaste
:

la felicit la cosa a tutte preferibile

anche se

non

le si

aggiunga nulla

di fuori delle
il

sue parti.
si

Possiamo ben dire che

parafraste

accinse solo a

comprender bene Aristotele e a trasmetterne il pensiero nella maniera pi chiara ed agevole: e al rifacimento dell'Etica
trasse gli
altri

elementi del sistema aristotelico che con


all'

l'Etica

si

connettono e sono indispensabili

intelligenza

di questo trattato; trasse questi

elementi aggiungendoli passo

passo sotto forma di apposizioni dichiarative e qualiticative

a ogni singolo vocabolo che avesse bisogno di essere illua ogni singola espressione pronominale riassuntiva strato
,

di cui fosse necessario

conoscere e notare in maniera prel'

cisa

il

riferimento e sviluppare

idea. Si che qualche volta


il

manipolazione vera del concetto che

rifacitore svolge

per conto suo, dichiarandolo con nuovi esempi, ampliandolo nei particolari distinguendolo e facendone un' analisi pi
,

minuta del contenuto. Qualche accenno ed esempio storico richiamato da Aristotele omesso dal rifacitore, addotto
che altre volte invece ne adduce di
,

suoi, in

forma

di

larghe

aggiunte dichiarative traendoli dal corredo di cognizioni pi comuni. Cos quando Aristotele parla dell' uomo divino
eh' raro a trovarsi nelle societ

umane, come pure l'uomo


i

bestiale,

che

si

trova facilmente tra

bai'bari,

il

parafraste

dal concetto generale della natura

umana poco
:

evoluta, rac-

chiuso nella espressione

sv

-coi?

papppot? (H.

1, 3),

passa alla

enunciazione delle razze


{se.

uiri ferini uel sunt in distantia nota ex parte australi et sunt nigri siue

umane inferiori lupini) secundum plus


et

et sunt

quidem

in

hominibus qui

ethiopes et

eorum contermini

etiam ex altera parte

102

IL LIBER

MINORUM MORALIUM O LIBER NIOHOMAOHIAE


coiiterraini
1'

sclaui

et

eorum

Ci forse desiderio di
;

chiarezza

maggiore con

esempio pi disteso e spiccato

forse bisogno d'infarcimenti e d'interpolazioni erudite che


si

era manifestato allora, nella sua pi larga ed inorganica

esplicazione, sotto la pressione dell' enciclopedia.


8i trova

trattazione

anche qualche spostamento nell' ordine della che possiamo attribuire al rifacitore il quale
,

volle coordinar meglio la materia aggruppandola in

maniera
di

pi organica e di pi stretta dipendenza

ma

prima

pen-

sare a un nuovo ordinamento della materia, voluto dal parafraste, bisognerebbe riflettere sulle probabili inversioni dei
testi greci aristotelici.

La

omissione di qualche costrutto partaluni


:

ticolare

si

nota

altres

in

zione greca rimane incerta

dove pure la lee probabilmente la causa della


punti
,

omissione deve ricercarsi in tale incertezza.

Quanto

alla

forma
all'
il

e'

da osservare eh' essa strettamente subordinata

indole larga e prolissa della explanatio. Qualche volta


si

rifacitore

scosta dal significato proprio della parola ories.

ginale,

come per

quando interpreta

Tcpaxxv

con inuenibile.

Talune espressioni greche poste come definizioni speciali sono rimaste nel rifacimento e accanto ad esse il tradut;

tore latino

ha pure dente. In un luogo

lasciato

1'

espressione araba corrispon-

del 11 libro (cap. 7, 6) Aristotele parla

dell'eccesso nella magnificenza eh' profusione senza gusto


e volgarit (TrstpoxaXta xa |3avaooia), e
il

rifaci toi'e

excessus
{sic)

autem

dicitur grece

quidem apeirocalia
{sic) ;

et

uanausalia
si

arabice nero albadachu


l'

e al 13 in cui

parla del di

urbano

(suTpTueXoc) e dell'

urbanit

(sTpaTusXta) eh'
,

mezzo

tra la rustichezza e la scurrilit

(P(0|AoXoxta)

il

concetto
:

cos espresso dal parafraste

arabo e dal traduttore latino

Medius

in

hoc dicitur arabice addarfu, grece autem eu-

trapelus et potest latine apte dici iocans, et dispositio grece

IL

LIBER MINORUM MORALIUM

LlBER NICHMACHIAE

103

eiitrapelia

arabice addarafa. Superfluitas autem gTece uoarabice uero almiramu


%am7cX'/]e ( 14)
.

loochia

{sic),
:

verecondo

diviene in

La denominazione del mano dei copisti caco-

plex e cocopleo);
(v^eaiq) eh'

al 15 A.

segue a parlare dell'indignazione

mezzo
:

tra la malignit (sTrt/atpexaxta) e la invi-

dia

il

rif.

Est hic etiam dispositio media

Inter inui-

ephycherechacliiam et arabice. schemetin que grece dicitur nemesis Le parole greche, cos stranamente contorte, rimasero negli altri rifacimenti latini e volgari a
et grece
.

diam

testimoniare quanto strani ed esotici apparissero nelle origini delle

nostre letterature

segni della lingua ellenica


le

che un secolo appresso rinverdir


suolo italico.

classiche fronde sul

Concludiamo. Nella parafrasi d'Averroe un'opera continua di richiamo. Attraverso il rifacimento arabo Aristotele
crebbe a dismisura; e l'opera dello Stagirita alle menti ignare
e inadatte agli esercizi di quella logica rigorosa, fu presen-

tata

nella

serie

primitiva
Il

dei

suoi

abbozzi

nella

pi

larga estensione ideale.

nesso dei concetti principali e dei


i

concetti intermedi che ne esplicano


aristotelico
d'

legami gi nel trattato


e talvolta pe-

una stringatezza logica arida


i

sante. L' arabo slarg r aggruppamento cosi

nodi di quella connessione, di quel,

ftto
:

ma

ne

tolse le asperit

il

opera dichiarandola rifacimento arabo tolse all'Etica


e dilu
1'
,

l'aspetto serio e solenne dell'opera

grave

di applicazione e

condensazione che
trattato

il

filosofo fa dei suoi

sistemi

in questo
la filo-

morale che con

la politica

dovea assolvere

sofia delle cose

umane

(1)

ma

per questo appunto la pa-

rafrasi sodisfece al bisogno della intelligenza

comune

e alle

necessit dell'opera, la quale, in

mancanza

di

compendi ge-

li) Etlica.

K.

10,

IX, 22.

104

IL

LIBER MINORUM MORAIAVU

LIBER NICHOMACHIAE

nerali dei sistemi, nelF ignoranza dei concetti filosoflci fon-

damentali

neir inesperienza del

processo

razionale di

ri-

chiamo

di

coordinazione e di integrazione delle idee, avea


,

come opera bisogno di presentarsi completa e dichiarata a s, alla capacit intellettiva, all' interesse attento e vivo
nuovo pensiero che ignaro sorgeva dal grembo delle nuove confessioni religiose, e si destava all' indagine timida
del

e confusa delle finalit

umane.

b) Il

Compendio Alessandrino' arabo


e la sua tradizione volgare.

Mediceo-laurenz., Plut.89
del sec. XIII, a

inf., 41,

gk Gaddiano

(1),
,

membr. 328
e

X 240
una

due colonne,
1)

di ce. ser. 219, misceli.

non

tutto di

mano; contiene:
rete frigio,

una Cronica

i
:

smonimo]

2}

la.

Histo ria ti^oiana di Da-

premessa un' epistola

Cornelus Nepos Sallustio Crispo suo

salutem ;

3)
;

anonimo

Graphia aureae urbis lioniae seu antiquitates urbis Romae di 4) Eutropi liistoria romanae Civitatis dilatata a Paullo Dia'^

cono; 5) Liber Alexandri regis


tele

6)

un'epistola di Alessandro ad Aristodelle


;

intorno

alle

regioni e alle cose notevoli

Indie
9)

7)

Liber

Sibyllae, di

Beda; 8) un'epistola dell'abate Ioachim


;

un'orazione di

Seneca a Nerone

10)

Libn de
e.

re

militari
e.

di
;

Ethicorum^ d'Aristotele; va da
in ventidue capitoli indicati
divisione.

131 a

142

Vegezio / 11) il Liber la materia distribuita

Com.

Incipit liber

manca ogni altra ; Ethicorum. alla fine primus R] Incipiadalla iniziale colorata
:

mus
per
tice.

ergo et dicamus. ExpUcit


et restai

modum theorice
Et
est

prima pars nichomachie Ar. que se habet secunda pars que se habet per modum 2}raexpleta eius translatio ex arabico in latinum. Anno incarnaM." CC." XL.
III.

tionis uerbi

Octaua die Aprilis.

La soscrizione, importantissima per la storia di questa redazione, mano dello stesso copista scritta con lo stesso inchiostro e coi medesimi caratteri di tutto il testo aristotelico. Seguono di mano pi
di
,

recente e in carattere minuto alcune citazioni AeVAndria e

dell' J57it-

nuco

di Terenzio.

La

lezione dLeW Etica verso la fine molto incerta e

ih taluni punti a dirittura insanabile.


le orazioni catilinarie e
il

Dopo

il

Liber Ethicorum vengono


1'

trattato de Senectute,

orazione di Sallustio
,

contro Cicerone

l'
,

invettiva di Cicerone contro


i

Sallustio

le oi-azioni

pr Marcello, pr Ligario, pr Deiotaro,


poi la Catilinaria e
sec.
il

libri de Officiis,
;

Paradoxa e
di

Giugurtino di Sallustio

seguono

mano

del

XIV, alcune

bolle di

papa Bonifacio VIII.

(1)

Cfr.

Bandini

Catal. eodd. lat.

III

402-408.

Anticamente era

segnato col N. 267.

106
Il testo di

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
il

questo compendio, che


(1)

Jourdain in base a
la versione

una nota del Bandini

ha confuso con

del

Laurenz. 79,18 (2), trovasi pure in parecchi mss. delle biblioteche di Francia. Di questi mss. francesi ci d la notizia

Luquet, il quale, insieme col Jourdain, trascura r epoca a cui i mss. apparteng-ono e questo motivo che ci rende pi cauti e meno sicuri nei giudizi e nella conpi recente
il
:

clusione.

Secondo

le indicazioni del

Luquet

(3)

questo com:

pendio si trova nel cod. 12954 della Bibl. Nation. col titolo lihros Eihicorum; il Luquet Translatio Alexandrina in scritta non ci avverte se la sia di mano dello stesso copista.

In fine

il

cod. presenta la

medesima soscrizione
:

del Laui'en-

ziano, con

una lieve differenza nella data


Nichomachie
Aristotelis

Explicit prima

pars

(4)

que

se habet per

theorice et restat secunda pars que se habet per

modum modum

practice. Et expleta est eius translatio ab arabico in la-

tinum anno Incarnationis domini M. CC. XL.


Aprilis
.

IIII, VlII^^die

Un

altro ms. francese della Bibl. Nation., 16581,


titolo

contenente la stessa opera, ha un


libro Aristotelis nominato.

pi largo: Incipit

summa quorundam Alexandrinorum quam


minUm

excerpserunt ex

Nichomachia, quam plures hoEthicam appellauerunt et transtulit eam ex arabico


(5).
,

Hermannus Alemannus
corda
il il

Dalle soscrizioni dei due codici francesi

con cui conr

ms. fiorentino, possiamo dedurre con sicurezza che compendio traduzione latina dall'arabo, compiuta nello

(1)
(2)

Op. Op. Op.

cit.,
cit.,

t.

Ili,

p.

178.

p. 144.

(3i
(4)

cit.,

p. 410.

trois mots entre Mi CC. XL. IIII VIII die Aprilis; l' interversion est manifeste . di cui parlali (5) forse questo lo stesso ms. della Sorbona, 1771, ci riferisce la inscrizione. che identica Jourdain,

Anuota il Luquet: Le ms. donne ces

et

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
i

107

aprile del 1243 o del 1244; di pi

codici francesi ci attearistotelico


il
,

stano r origine alessandrina del ristretto

il

ms. 16581 ci d esplicitamente neV incipit


duttore
:

nome

del tra-

Ermanno

il

Tedesco.

Il

Jourdain che conobbe questo

incipit (nel cod. della Sorbona) ci assicura eh' esso scritto


in caratteri rossi
'

fort

anciens

'.

Ad

ogni

modo non abbiadateci da'


il

mo

motivo

d'

infirmare la verit delle

notizie

codici

francesi.

Ammesso come

certo che

rappresenta la traduzione latina di


posto su una
sia alcun

un

ristretto
,

compendio ci arabo com-

compilazione alessandrina

non pare che vi

motivo per rinnegare 1' attribuzione di questa versione, compiuta nel 1243 o 44, ad Ermanno il Tedesco, il quale appunto in quel tempo a Toledo faceva le sue
, ,

traduzioni di opere aristoteliche dall'arabo.

Ma

in tal caso

ad Ermanno, come fa senz' altro il Luquet, non pi una ma due versioni dell'Etica Nicomachea e di carattere affatto opposto una lunga ed estesa
bisognerebbe attribuire
,
:

della explanatio di Averroe, ed

del ristretto

una semplicissima popolare alessandrino-arabo. In realt non v' alcun


ipotesi

ostacolo n logico n storico perch questa

debba

rigettarsi. Si potrebbe obiettare che nel prologo della Reto-

rica

Ermanno accenna

alla sua versione dolV Etica] per cui

sembra naturale supporre che scrivendo dell'opera impiegata intorno alla Nicomachea in un tempo vicino al 1256, egli avrebbe dovuto accennare a questa sua duplice versione,
,

qualora ne avesse realmente fatto due


quella del 1243.
L' obiezione

quella del 1240 e


forte e

sarebbe

decisiva se

Ermanno
chea

Prologo della Retorica avesse esplicitamente affermato di aver fatto una sola versione della Nicomaliei

dall'

arabo

ma

egli anzi ci dice


(se.

con una espressione

molto larga

et

hunc

tui in latinura

uerti

librum Nlcomachiae) prout j>oeloquium ex arabico . Con questo

108

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
tutte
le

dichiara di avere impegnato

sue
latina

forze e la sua
della morale a
distinto

volont intorno alla

interpretazione

Nicomaco, senza fare alcun cenno particolare e


e

alcuna limitazione
quindi
eh' egli

rale

opera sua. Niente di pi natuavendo trovato due redazioni arabe


dell'

dell'Etica, una larga ed estesa, poderoso lavoro di analisi e d' interpretazione l'altra limitata a un succinto chiaro e
,

facile

compendo, abbia latinizzate ambedue ed offerte alla


allo studio delle genti occidentali, ignare del

conoscenza e
greco e
dell'

arabo.
;

Egli ci dice di aver reso latino

{hunc

librum) V Etica
re
il

testo cosi

per hunc librum non bisogna intendecom' era nella materia originale aristotecaso non
si

lica (giacch in tal

potrebbe

applicare nem,

meno alla versione del commento di Averroe) ma cosi come 1' avea trovata ampliata o ridotta nella
tura filosofica araba.

1'

Etica

lettera-

eh' egli

logo alla Retorica volgesse la

quando scriveva quel Promente anzi intendesse par,

ticolarmente accennare alla posteriore traduzione latina del

compendio alessandrino-arabo pi che


e'

alla

induce a crederlo
seguente
,

1'

espressione

prima del 1240, completi us del


merito
la
,

periodo

con cui accenna


,

al

maggiore

che

rispetto alla sua precedente

aveva

interpretazio-

ne

dell'

Etica fatta dal vescovo di Lincoln


,

Robert Grost-

a quest' ultima del 1243 anzi che alla prima del 1240, la quale rappresentava pi che la Il Renan si domateria d' Aristotele 1' opera di Averroe.
,

Ed naturale che l' Etica Ermanno pensasse


head.

trattandosi di

traduzione del-

manda
senti

Compendio tradotto da Ermanno rapprel'Abrg d'Averroes, che non giunto fino a noi (1).
se questo

Ma

il

Luquet

ritiene

inutile

questa supposizione

poich

(1)

Op.

cit.,

p. 213.

IL

COMPENDIO ALESSANDRIN-ARABO
il

109

compendio a filosofi Alessandrini (1). C per da rispondere che Averroes pot servirsi del comil

ms.

attribuisce

pendio alessandrino; d'altra parte

il

fatto

che Ermanno

il

trattati

Tedesco pare abbia tradotto Aristotele solo per via de' di Averrroe ci autorizza ad accogliere con una
,

spensieratezza e
critico francese,

una diffidenza minore

il

sospetto del grande

che pu esser molto vicino alla verit.


* * *

Trattasi

dunque

di

una traduzione

latina

gi com.

piuta nell'anno 1243 o 44, di un compendio

alessandrino-

arabo della Nicomachea, elementarissmo, semplice e piano, ridotto a una esposizione riassuntiva molto breve e talvolta

anche

efficace, nonostante

l'

incertezza e la poca fedelt di

talune espressioni e le frequenti inversioni nell'ordine della

materia. Molti luoghi fondamentali, anzi diciam pure tutte


le parti pi notevoli

per gravit e seriet di enunciati, per


,

difficolt

di

contenuto critico

vengono senz'

altro

omesse

interamente o ridotte alla loro ultima e pi semplice espressione. Cosi, per dare qualche esempio, del
il

libro saltato
in cui Aristo-

passo importante al principio del cap.

Ili,

tile

nega

la possibilit di ottenere

una precisione assoluta

nei giudizi e pone la necessit del giudizio per approssima-

zione

altra omissione

considerevole quella della prima

met

del cap. IV, in cui Aristotele passa alla definizione del


de' beni, alla critica del concetto di felicit, e si
la dottrina platonica del

supremo

accinge a discutere

bene assoluto;
pla-

tralasciata pure tutta la confutazione della dottrina

tonica delle idee (cap. VI) e

1'

astrusa enunciazione

fonda-

ci,

Ojj.

cit.

p. 411.

110

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO -ARABO


aristotelica considerata

mentale

dell' ESat{i,ovia

come bene

vero ed assoluto che comprende in s, unificandoli, tutti gli altri beni necessari all'autarchia della vita e della seguente
;

trattazione intorno a' princpi (cap. VII)

non

alcun

cenno

nel compendio. Qualche lacuna d luogo talvolta a un tur-

bamento

dell'

ordine logico

cos

quando

Aristotile

pone

il

concetto della beatitudine eh' compiuta e sufficiente a se


stessa, e poi

avverte che questa sufficienza non

si

limita nel

l'egoismo

d'

una vita

solitaria poich

1'

uomo per natura


il

sociabile, e quindi ribadisce di

nuovo

il

concetto della com-

piutezza e della sufficienza della felicit a se stessa,

com-

pendiatore, che coglie quest' ultima afi'ermazione, omettendo

non d pi ragione di quell'osservazione sulla natura socievole umana. Non mancano tuttavia le aggiunte dila prima,

chiarative, e dei brani accolti anzi spesso vero e proprio

ampliamento; come per es. in principio Aristotele dice che se delle azioni umane e' un fine voluto per se stesso,
,

supremo, questo si il bene per eccellenza il compendiatore si richiama al concetto metafisico che d un

un

fine

fine

ad ogni ente e per cui ogni


il

finalit l'attuazione di
dall' interno,

un concetto,
ciali.

quale pu muovere

come

nelle

produzioni naturali, o dall'esterno, come nelle opere artifiFin dal principio si nota una frase suppletiva omnis

solHcUudo uel propositum, con cui il compendiatore intese fuor di dubbio completare la serie delle attivit che aspirano al
arti

fine

e poco appresso
speciali

si

trova una definizione delle

generali

e individuali
le ragioni

che tende a spiegare

con maggior chiarezza


e la seguente

dell'

divisione aristotelica delle arti.

esempio precedente Alcune ages.

giunte hanno

carattere dichiarativo

come per
t

laddoaTv

ve

si

dice della

scienza

politica
il

stcsiStj

tXos

Yvwot?

XX

Ti^jiK;,

rende

latino

non enm intendit ars

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO -ARABO

111

ista sceritiam sed

conuersionem hominis ad bonitatem

Altre

invece sono vere esplicazioni; cosi costantemente il greco xa-c XYov reso con secundura quod oportet et quantum oportet et quando oportet etc. etc... Altrove un largo am.

pliamento e un vero arruffio del pensiero aristotelico (1). Ad ogni modo il testo si prestava benissimo all' intelligenza co-

mune per
mento
scito
;

r intendimento pi facile e semplice e la forma pi piana che non V oscurissimo liber Ethicorum del comtomistico.

Come compendio poteva

anzi dirsi ben riu-

proporzioni V Etica Nicomachea, eh' da per s una condensazione poderosa delle norme logiche e de' principi esposti nel!' Or-

giacch per ridurre allora in pi brevi

bisognava appunto sfrondarla di ardui a spiegarsi e a comprendersi senza

gano

tutti

luoghi

pi

l'aiuto di richiami

e di collegamenti e semplificarne e chiarirne il contenuto eliminando la rassegna delle opinioni e la parte critica, sop,

primendo le divisioni minori, togliendo il carico degli argomenti favorevoli o contrari ad ogni problema e riducendo
questo alla sua pi semplice ed elementare espressione.
in molti punti difatti
spigliato,
il

compendio procede assai limpido e e rende abbastanza chiaramente l'idea fondamenil

tale

anzi tutto

gruppo delle idee principali. La fedelt


mostra generalmente viziosa

dell'espressione latina rispetto a quella del primitivo origi-

nale greco non

si

come ne

fa

fede, sin dalle prime vghQ ,. incessus equivalente a


II t. (A, 4, 7) : pxrj (l * b 8v TTpoaSei^asi, toO Siti.

(lGoSo?,

yp x Stt xal si xQto (paivotxo pxotJV'cws, oyp ToioTOg 17 sxet y] \<i.^o\. v pxg pqc5tt)?. Il compend.: Opiniones autem recte sunt ut in arte ciuili incipiatur a rebus apud nos eognitift et in consuetudinihus pulcris et honestis facta sit assuetudo, principium enim est et inceptio a qua res est. Ex manifesto exisfenfe sufficienter^ quia res est,

autem homo ad promtifudinem

non indigetur propter quid res est. Indiget hdbitationis ueritatis rerum honarum.aut

aptitudine bone instrumentalitatis eoe qua sciai uerum,, aut form,a per quam accipianfur principia rerum, ab eo facile. Cfr. il testo (in App.)

dove pure

la lezione assai incerta.

112

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
il

greco ch' nell'intendimento aristotelico l'azione vpYsta appunto

e r espressione actio ipsamet con cui bene reso

medesima.

Ma

tante volte fa difetto,

come

nella definizione

dell'arte constitutiva et instructiva in luogo del greco p/tTsxTovtx*/]

che ha in s non solo


dominare. Del resto

il

significato di informare,

ma
ci

anche

di

il

che la conseguenza viziosa


terata, la quale allora

d'

gran un difficile intendimento

difetto della parola pi

rivpla r uso contemporaneo della lingua profondamente al-

etimologico che
tivo aTpaTTTjYaT]
di
:

si

permetteva a un infantile rispetto rendesse per es. con exercitualis V agget-

n del resto mancano esemp d'incertezza e poca fedelt; ma dobbiamo altres osservare che il trasi

duttore latino aveva dinanzi un testo arabo; ci


fin

avverte
:

dalle

prime parole.

i\.ristotele definisce
Tcvr'
'-pistai,

il

bene
il

quello

cui tutte le -cose desiderano, oo

latino dice:

quod intenditur ex mod omnibus] chiaro che all'espressione latina siamo giunti attraverso la espressione araba,
che
ci

sarebbe necessario conoscere per giustificare

il

pas-

saggio di significato.
:

gii

esempi

si

potrebbero moltiplicare.
;

ben fatta tale che Ripetiamo pure compendio avrebbe dovuto richiamare particolarmente l'attenzione degli
il

cosa

studiosi
altro

che

l'

han creduto fattura

di

Brunetto o

di

qualunque

compendiatore toscano. Ai compilatori latini del medella esatta condio evo mancava il criterio della misura
,

temperanza nelle varie parti e il-senso rispettoso di conservazione del concetto originale. Traevano quanto volevano e amplificavano o modificavano quanto loro piaceva. Ci

non avviene

in quest' unico e caratteristico

compendio

della

Nicoraachea, eh' un esempio originale e onesto


filosofica

di riduzione

contenuta nei

limiti delle facolt e dei bisogni ideali

comuni..
Dall'arabo
ci

vengono dunque due rifacimenti, due espo-

IL

COMPENDIO LESSANDRlNO-ARBO

113

sizioni diverse della

Nicomachea; l'una che ricongiunge l'Etica


passaggi
traduzione e

a tutto l'Organo, impegnandosi nell'ampliamento dei concetti


particolari
,

nella esplicazione dei


stesso

commentario nello

tempo;

l'altra

che sfronda, T Etica

dei riferimenti metafisici e logici e la spoglia dell' analisi critica


,

dei giudizi e dei particolari accessori aderenti al si,

stema
all'

che recide insomma

cordoni che legano

1'

Etica

Organo

presentandola nella forma pi elementare, nello

enunciato pi sbrigativo. Dell' Etica non potevan darsi traduzioni


rigorose che bastassero ad essere interpretate da

sole; quindi, o

ampliamento o riduzione: bisognaYa o


il

iiljpe-

gnarsi a capire Aristotele in tutto

suo sistema^ o

lirtiitarsi

a comprenderne ed accoglierne nella maniera pi seniplice e piana il pensiero contenuto in una sola parte; quindi la

explanaiio di Averroes, eh' un contributo


larga di Aristotele, o
il

all'

intelligenza
;per

il

Compendio abbastanza comodo

intenderlo senza gravi difficolt e di molte senza esigenze penetrazione e di cultura (1).

pubblico che poteva

Il

Compendio ebbe grande


Francia
il

popolare fortuna

rivestito

dal volgare italico, dal volgare francese, fu,


in Italia e in

come vediremo,

manuale
* * *

etico del tempo.

Nel secolo XIII in

Italia della
dall'

Morale a Nicomaco erano


arabo
,

note le due traduzioni latine


e tra
i

le tre dal greco

commentari,

1'

esposizione di Alberto

e le postille di

(1)

Un

avidissimo e superficiale riassunto della Nicomachea trovasi

codice della Biblioteca di S. Francesco in Assisi (Cod. 584: Uber di del sec. XIII. Questo compendio Aristotelis EtJcorum ahreuiatus)
in
,

un

cui diamo in fine pi ampia notizia (cfr. Docum, I), ha solo importahza locale e individuale. Esso ci dice che nel sec. XXII nell' Umbria fii chi
lesse la

Nicomachea

ne volle

fissati

principi

ritenuti

di

maggiore
8

importanza.
C. Marchesi, JJ'Mica Nicomachea.

114

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
il

Tommaso
mano,
tali
il

che pi tardi

Boccaccio trascriver di sua


le classiche

si

consideravano come

opere fondamen-

per la retta intelligenza del trattato aristotelico. Ma secolo XIII, verso la fine periodo di grande risveglio
,

del laicato: risveglio di cittadini e di letterati, politico e intellettuale. Il volgare,

oramai

nobilitato, pretendca l'ammis-

sione garbata alla espressione della


e

mente

e della

cultura

avea

le

sue pretese sul nuovo e sul vecchio; esso servir


,

alle

nuove produzioni del pensiero neo-latino


fin allora
,

ma

vorr
il

bens penetrare nella tradizione, ed accogliere e rivestire

pensiero antico avviluppato


gnorile della

nel chiuso

manto

siil

gramaticha

la lingua dei dotti.

Everr

periodo magnifico dei volgarizzamenti delle opere classiche.


I

volgarizzamenti delle opere classiche nel sec. XIII e


di

XIV

son serviti gran tempo alle voglie sonnolente

acca,

demici impoltriti 0, bersaglio di parole aspi-e e di risa al malessere degli insofferenti. E i primi vollovo con essi mostrare qual fosse
il

nostro

buon favellar toscano


l

ignari

che la lingua viva di una nazione non tollera ('onfni del lessico r imbavagliamento dinanzi c'illo hvo1.>':m;sl dello idee che chieggono la formula nuova
per dispetto hanno negato
zioni volgari
,

deli' cs;).i-csslone.

Gli altri

il

valore storico di quelle tradu-

come

allora Voltaire per colpii'o

un

falso
il

ed

eri'oneo concetto teologico che facoa della


di

Bibbia

libro
1'

Dio

respingeva ostinato e deridea meschinamente


;

e-

popea grande e complessa del popolo ebraico e come oggi taluni tra i moderni pensatori legano Aristotele con gli
scolastici,

movendo
I

la

sferza stanca della vecchia e gra-

vosa tolleranza.
1200
e

nel

volgarizzamenti delle opere classiche nel trecento hanno solo un grandissimo valore

storico. Oltre
tori antichi

a mostrarci parte della fortuna che gli scritessi ci rapebbero attraverso il medio evo
,

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

115

presentano

il

movimento ideale e

la cultura e lo stato della

lingua nel tempo in cui furon composti. Per quanto -riguarda gii scrittori di filosofia chiaro eh' essi furono largamente

ed ebbero Tonore de' primi volgarizzamenti, in quanto aderivano o facean di sostegno alla morale cristiana. Allora gii scrittori di filosofia ebbero
accolti e
studiati,
difi'usione e popolarit

tenacemente

non

solo perch

sembravano aderenti

air esigenze morali cristiane del tempo,

ma

perch sodisfa-

cevano anche

alle condizioni psichiche degli individui. Essi


gli

non soltanto contenevano


storiche de' principii etici, tatorio della gente dotta.
alla lettura della

enunciati e le dimostrazioni
costituivano bens
il

ma
E

conforsa

per dare un esempio

si

come

Consolatio philosophiae di Boezio e del de


si

Amicitia di Cicerone
morta.

trov Dante consolato di Beatrice

E
e le

cosi sui volgarizzamenti delle opere classiche

non

si

ancora studiato

con larghezza d'intendimenti, notizie che ne abbiamo non sono affatto sufficienti ad
e

con seriet

illustrare
latina.

argomento tanto grave per la nostra cultura neoOccorre attraverso uno studio accurato dei volgariz-

zamenti pre-umanistici svelare la cultura letteraria e le condizioni ideali di un periodo che per la massima grandezza

gran nome di Dante tutti pretendono di conoscere senza che siasi ancora da tutti trovata una suffiitalica e per
il

ciente giustificazione a tale pretesa.

farebbe certamente

opera buona chiunque volesse connettere le sue ricerche con la pratica della scuola e con le tendenze della vita. Poich
cos

troveremmo

principi di quelle rapide conquiste e di


il

quei trionfi ideali onde

parve ^chiudere sorgenti della vita intellettuale moderna.


sec.

XV

le

nuove

L'

umanesimo

(e

su questo ha tante volte

insistito

Re-

migio Sabbadini) non ha portato rivoluzione,

ma

ha rapi-

116

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
i

damente sviluppati

germi anteriori

e nella rapidit dello

sviluppo e nella scelta degl' indirizzi precedenti sta quella che agli occhi nostri appare come una rivoluzione.

Tra

primi volgarizzatori toscani maestro Taddeo,


di

il

famoso medico fiorentino, pubblico professore

medicina

nell'Universit di Bologna, uno dei personaggi pi notevoli del suo tempo; egli pure il primo traduttore italico della

che volgarizzata entra oramai a far parte della cultura generale. Di traduzioni della Mcoma,

morale a Nicomaco

chea, c'eran le due greco-latine dell'Etilica uetus e doiV Etili-

ca nona, frammentarie
pleta letterale
servirsi di
;

e quella del liher

Ethicorum com-

ma

il

volgarizzatore non potea certamente

un

testo incompleto o di traduzioni letterali che

avrebbero evidentemente lasciato Aristotele oscurissimo nel


volgare come lo era neir originale greco e nelle traduzioni
latine.
di

C'erano
;

le traduzioni
si

arabe

quella del commentario

Averroe

ma come

prima volta a' laici, stema filosofico, Aristotele con


Kestava

sarebbe potuto presentare per la incapaci di comprendere un vasto situtto


il

bagaglio delle sue


all'

dottrine logiche e metafisiche che servono' di base


il

Etica ?
difatti

compendio alessandrino-arabo

e questo

ammesso
morale

alla facile diffusione del volgare

divenne

il

testo

aristotelico di

moda

pi recente

(1).

Al principio della seconda met del decimoterzo secolo maestro Taddeo ridusse in volgare toscano il compendio alessandrino-arabo della morale a Nicomaco poco pi tardi
;

Ho in un lavoro precedente trattato dell' Etica volg-aro e frana cese; quel lavoro modesto richiamo il lettore il quale, trattandosi di una questione gi molto controversa, voglia con sicurezza accogiiere le nostre conclusioni giacch ora alle conclusioni sono costretto dalle necessit e dall'economia dell'argomento. (C. Marchesi, Il Compendio
(1)
;

volgare dell'Etica Aristotelica e


Stor, della
leti,
it.^

le

fonti del
1-74).

VI libro

del Tresor in

Giorn.

voi.

XLII, pp.

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
nella seconda parte del

117
il

Brunetto Latini

Tresor accolse

volgare di Taddeo, modificato secondo il testo originale latino eli' ei conobbe e a cui port contributo di novissime meditazioni.

renza
netto

due compendi una notevole diffeuna diierenza che va tutta a favore di ser BruSicch tra
i

il

quale

ebbe

il

vantaggio di lavorar dopo in un

secolo in cui, per quella energia naturale delle letterature

novelle,
cultura.

si

progrediva assai rapidamente nel gusto e nella

La

traduzione di Taddeo in gran parte fedele al conte-

nuto, nella forma condotta con


rispetto alla frase latina, e
eh' neir

una notevole indipendenza non di rado si vede la sicurezza

intendimento del traduttore e la buona conoscenza


del linguaggio filosofico
:

eh' egli

ha

spesso compendia la
il

ma-

teria, d'

altra parte allarga tante volte la frase o


il

concetto

e diluisce nel volgare

testo

latino per bisogno di ripeti-

zioni e di esemp o di ampliamenti, servendosi,

come

fa in

principio, di qualche altro rifacimento, e aggiungendo dichia-

razioni proprie.

Taddeo non un traduttore


egli solo

letterale che

si

preoccupi dalla frase e voglia mantenersi fedele alla parola


al tenore dell' esposizione
;

un interprete
acconciare
,

occupato del

contenuto che pur vuole spesso

dal lato espositivo nella maniera pi rispondente


lui,

secondo
General-

a'

bisogni della chiarezza e della semplicit.


libert nel

mente palesa una certa


dere
il

compendiare e nel ren-

concetto con espressioni diverse dall'originale,


es.

come
iiita

quando per
dersi

traduce uita scientiae et sapientiae con


difficili

conte mplatiua; delle parti pi confuse e

a inten-

fauna parafrasi invertendo anche

l'ordine delle idee

e disponendole in maniera pi
finale,

agevole per la intelligenza seguito in questo naturalmente da Brunetto. Ecco un


:

esempio

118

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

Rerum quodam sunt coapud nos et quedam sunt cognite apud natugnite

Sono cose

le quali

Il

a choses qui sont


et

sono manifeste alla


natura, e sono cose
le quali

connues nature

ram. Oportet
sit

erg-o ut

ama-

sono mani;

sont choses qui sont conneues nos par


;

tor scientie ciuilis proratus

feste a noi
ili

onde

ad res eximias
rectas.

et sciat

Opiniones autem recte sunt ut in

opiniones

si

elee

questa scienza cominciare

quei nos devons en ceste science commeneier as choses qui sont

dalle cose le quali

conneues nos

car

arte oiuili incipiatur a re-

sono manifeste a
noi.
le si

bus apud nos cognitis, et consuetudinibus pulcris


honestis facta
do, principium
sit

in
et

L'uomo lo quadee studiare in

qui se vuet estudier savoir ceste science, il


doit user

des choses

assuetuest et

enim

questa scienza ed apprendere, si dee

justes, droites et bon-

inceptio a

qua

res est.

Ex
non

ausare nelle cose

li

nes et honestes, o il coviont avoir Fame

manifesto existente
cienter quia res est

suffi,

buone
oneste

e giuste
;

e
g-li

naturaament ordene
ceste science
cil
:

onde

mais

indigetur propter quid res


est.

conviene avere

l'a-

Indiget autem

homo

nima sua

natural-

qui n' a ne 1' un ne r autre regarde


ce que

ad promtitudinem habitationis ueritats

mente disposta a
quella scienza:
quello

Homerus
premiers

dist:

rerum bonarum aut aptitudine bone


instrumeutaltatis ex

ma
di

Se

li

est

uomo che

bons,

sciat

qua uerum, aut forma per

non hae neuna

autres est appareilliez estre bons:


li

accipiantur principia rerum ab eo facile. Qui nero neutram babuerit ha-

quam

queste cose, inutile a questa scienza.

mais qui de soi ne set


neaiit, et quin'aprent de ce qiie hom li en-

seigne,

il

est

dou tout

rum aptitudinum
sermonem Homeri
Hesiodi) poete ubi

audiat
(

mescheanz.

corr.

dicit:

quidem bonus est, liic autem aptus itt bonus fiat.

Qualche volta invece


a cliiarirne

il

concetto pi largamente defi-

nito per raggiunta di qualche


il

breve dichiarazione che serve

contenuto e a precisarlo di pi rispetto alle


il

considerazioni precedenti; cos

testo dice

che l'uomo

ri-

fugge dai luoghi solitari o deserti o ermi, e Taddeo aggiunge: percli 1' uomo naturalmente ama compagnia ; altrove
detto che beatitudine cosa

completa che non abbisogna

IL

COMPENDIO ALEStANDRINO-ARABO

119

d' altra

cosa

Taddeo chiarisce

di fuori

da s

Altre

aggiunte, come quelle di aggettivi, tendono solo ad accrescere r efficacia del concetto
;

d'altra parte

il

volgarizzatore

coordina spesso
dell'

le frasi sciolte e le considerazioni staccate

originale latino nella continuata semplicit di un solo

periodo.

Brunetto riempie

le

lacune

molte espressioni

trascud' in-

rate da Taddeo o tralasciate a dirittura per difficolt

tendimento sono supplite nel Tresor


triplice

per

es.

il

testo fa

una

divisione

delle arti:

quedam

liabent se habituet

dine generum et

quedam habitudine specierum

quedam

habitudine individuorum
tegoria delle
arti,

Taddeo omette

quest' ultima ca-

notando solo
aii."'nc

le generali e le particolari;

Brunetto, traducondo
loLvica,
(.'om)ic!:a,

con finezza letterale ed ctimosont sanz deuision


.

et

.'iiic.iines
ti

Altrove

sono

intei'i

bi-ani del

Ilo

omessi nel volgare che Brunetto

resuitui3(ie alla, cs])osizioiio del

compendio
da

aristotelico.

Dia-

mone un esemnio.
Av.s chiilis
inici'o

nmi

i)Cvti.noi;

L;i

scienza
1

La

science de

cit

g-o-

no([ac

j.a-oscH-.n.to-

]'Ofj,'i;'ere

a ci ttade

verner ne aHert pas enA, home qui vueille ensuirre sa volont, porce que andui sont nonsa-

ri (icsidoi'ii

ai:.{[uc

uicto-

iou

conviene a

fant no

rie,
ri

eo quod amjo ig'ua-

g'ai'/one

n a uo-

sunt rerum secali


ipsis.

mo

che

seg'Liiti le

nequeproflcit
e/aim

Non
ista

intendit ars

sue volontadi, per che non son


savi nelle cose del
secolo.

chant des choses dou

sie-

de

scientiam sed conuersio-

car ceste ars ne quiert |:)fl.s' la science de l'o:

nem hominis
tem.

ad,

honita-

me

mais que

il

se

toriie

bont.

Taddeo non vide nel compendio alessandrino


tra le due considerazioni, e omise
1'

il

ultima

difatti

legame il com-

pendiatore o

il

traduttore latino butta gi una frase fuor di


;

senso che non ha rapporto alcuno con l'originale


dice:

Aristotele

non acconcio

1'

uditore giovane perch inesperto


i

delle azioni che riguardano la vita, e

discorsi della nostra

120

Iti

GOMFENPJ0 ALESPAJSrpRINOrARABG
si

scienza da queste
(ot

tolgono e intorno a queste


Tcspt,
:

si

aggirano

X^ov

S' sx- ToTov

ocai

ToTwv).

Non per

tutte le lacune

sono supplite

dia

Brunetto

la omissione di qualche concetto


,

importante nel volgare e nel francese


fatto- eh'

giustificata

dal

esso si trova, altre volte particolarmente espresso

e dalla facilit di richiamarlo alla mente nei luoghi ov'esso


ripetuto; cosi avviene per
della
il

principio pi volte enunciato


,

eccellenza del bene voluto per s

rispetto al

bene

voluto per altro. Brunetto elimina pure qualche ridondanza


del volgare; cosi

ars directiua

ciuitatum

che Taddeo

trad,uee l'arte civile la quale insegna reggere la cttade

resa nel Tresor l'art qui enseigne la cit governer;


altre volte invece la espressione pi estesa in Brunetto
,

come quando traduce con


ne
il
il

principaus et

dame
.

et soverai-

semplice

princeps

riferito all'arte civile,

mentre

volgare dice solo

principale e sovrana

L' aggiunta

comunemente: fatta per maggiore precisione e per un pi sicuro intendimento dell' espressione dice il testo che
:

la.

beatitudine
virt

come

1'

uomo che dorme, non manifesta


la possiede in abito e

al-

cuna
atto
,

quando V uomo
ne
le fait

non

in

e Brunetto aggiunge
fa.ire et il

ce est dire quant

il

porroit

bien

mie

e poco

prima

alla defini-

zione della, potenza razionale eh' pi degna


in atto, aggiunge

che
il

il

bene non bene se

quando si non fatto

(car se

il

ne

le fait,

n' est

me bons)

Talune espressioni
i

proprie del traduttore francese vanno oltre

bisogni
il

della
testo

chiarezza e la necessit dell'intendimento; laddove


latino dice del bene dell'anima eh'
il

pi degno

di tutti,

Brunetto inserendo
la

il

concetto della divinit mette di suo


li

ragione
il

car
d

ci est

biens de Dieu
il

evidentemente
il

per

bisogno

ribadire

principio che pone in dio

sommo

bene- e di asservire

il

trattato aristotelico alle idea-

TL COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

121

lit

contemporanee della
il

fede.
testo,

G-eneralmente Brunetto ha

maggiori riguardi per

per ci che riguarda

con-

cetti semplici e le singole espressioni. Cosi egli

corregge la

frase talvolta

malamente resa
si

o ingiustamente

compendiata

e confusa da Taddeo. Questi

restringe talora a molto sem-

plice espressione, impropria, che


latino
,

mal

si

adatta al concetto

come quando traduce


con

periti agonistae

atque rofrancese

busti
si

colui

che sta

nel

travito

il

riconduce

all'
.

esatta

interpretazione

li

sages

cham-

pions et fors

Nello sfrondare le ridondanze del volgare

e nel ridurre la materia alle proporzioni dell' originale latino


,

Brunetto non sempre riesce a cogliere


,

1'

esatto inten-

dimento della parola e riducendo smarrisce V idea che vi racchiusa; il t. ha quemadmodum periti agonistae atque

robusti coronantur

agonis et uictorie

quidem et accipiunt palmam apudactum Taddeo traduce somigliante di


;
;

quello che sta nel travi to a combattere che solamente quelli che combatte et vince, quelli la corona della vittoria , e fa vera illustrazione della frase finale e se alcuno uomo
sia pi forte di colui

che vince
s'

perch' egli sia pi forte,


egli

egli

non perci la corona non combatte, avvgna che


,

abbia

la potenzia di vincere ;

Brunetto

si

ferma

alla

prima parte combat et vaint emporte


il

si

comme

li

sages champions

et fors qui se

la corone de victoire

trascurando
post.

significato particolare

deVapud che qui sta per


il

Pure nella intelligenza della parola latina


cese generalmente pi fine del volgare
volta
si
(1),

testo fran-

nel quale tal,

trova sconvolto

1'

ordine delle frasi e delle idee

(1)
t.

in

Un esempio: t. difflcile: Tadd. impossibile^ Brunet, dure cIiose\ omnibus artificbus, T. nelle cose artificiali, B. choses de mestier et

de, art..

122

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO -ARAB

deviazione dal retto intendimento del latino. Riporto un brano.


I3er
T. difficile
est

eiiim

Tadd. perci che non

possibile
all'

Brun. car
cliose

il

est dure

hominixit opera decora exerceat absque materia ut pot qixod ha-

uomo
abbia
convita
,

que

l'on face beil

ch'egli faccia belle o-

les oevres, se

n'

pere

e eh' egli
si

beat partem competen-

arte la quale

gran part des choses avenables bon(3 vie


et
et

tem rerum bone uite


pertinentium etcopiam
familie et

venga e abbondanza d'amici


e di parenti, e prospe-

a buona

habondance d'avoir
d'amis
et

de parenz,

parentum

et

et pr speri t

de fortu-

prosperitatem fortune.

rit di
li

ventura sanza

ne

..

beni di fuori.

Taddeo traduce

la

seconda parte del periodo: ut


:

pot...

come

se fosse esplicazione del concetto gi espresso


\

opera

decora exerceat

Brunetto la riferisce invece al precedente:

absque materia. Nel volgare italico e talvolta ancliC; in maniera alquanto diversa, nel francese V espressione latina

modificata quando apparisca troppo cruda. In fine del compendio aristotelico

possono correggere con parole, per cui occorre assiduatio uerberum taraquam in bestia Taddeo traduce vagamente pena
; ;

si

parla di uomini che non

si

Brunetto

pi civile

ancora

v<

menaces de torment
il

Il
fio-

volgarizzatore francese tende spesso, pi che


rentino, a modificare quelle che a lui

medico

sembrano asperit

di
,

giudizio o durezze
de' delinquenti

d'

espressione.

Cosi, nello stesso

brano

per natura, di coloro che non possono coril t.

reggersi con parole n per castighi, dice

toUendi sunt
*;

de medio

Taddeo letteralmente
tei

son da torre di mezzo


estre chasti

Brunetto

meno severo

home doivent

si

ne demourent avec autres gens. E un riscontro casuale; ma si noti ad ogni modo come 1' urbanit dell'espres-

que

il

sione francese e la temperanza cortese di giudizio pare

si

accordi coi principi

positivi di
si

un

diritto

criminale molto

recente!

Brunetto

accorda talvolta con Taddeo nel mo-

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
del testo

123
fieri

diflcare le opinioni

come quando
il

atnendue

della loro vita comunale, rinnegano

detto d'Aristotele che


il

r ottimo governo sia nel principato, affermando migliore

governo delle comunit. Un' osservazione finale.


tagli al

Brunetto qualche volta fa dei

testo

latino e

al volgare
di

espressioni

non per amore


di

sopprimendone talune ma evidentemente brevit


,
,

perdi'

ei

si rifiuta

accoglierne

il

giudizio.

Ci

risulta

chiaro

dalla

costanza
si

con cui
nell'

1'

espressione

soppressa
dal-

ogni
l'

qualvolta

presenti
:

intendimento

voluto

autore.

Una prova
il

al

principio del

IP

libro (cap.

VII

ediz. Gaiter)

compendio

latino e con esso


:

Taddeo
,

fa

una
sa-

duplice divisione della virt

virt

intellettuale

come

pienza scienza e prudenza, e virt morale come castit lar-

ghezza umilt

e poi lo

esempio

un uomo

di virtude intellettuale
:

quando noi volemo lodare diciamo questo un savio


:

uomo uomo

intendevile e sottile
di virtude morale,

diciamo

quando volemo lodare un altro questo un casto uomo


:

umile e largo

(l.

Neil'

uno e

nell'altro caso
il

Brunetto sopconcetto della

prime a dirittura l'espressione che racchiude


umilt.

La prima

volta dice della virt morale, ch'essa

chaste et largesce

e soggiunge

un

po' infastidito e
;

non-

curante del testo

et autres choses

semblables

nella se-

conda parte dice semplicemente


et larges .

ce est uns

hom

chastes

Ed

curioso e notevole

tra
po,

i3

illustri

documento questo d'uno rappresentanti del laicato dotto del teme


d'

uomo

di

parte
si rifiuta

azione tenace e bellicosa e

guelfo

ardente, che

cos

chiaramente

di accogliere l'umilt

tra le virt morali, ribellandosi al giudizio che

uomo umile

uomo

virtuoso.

qui

1'

alto sentire del laico e lo spi-

(1) ex parte morulium largum nel eastum uel humilem nel modestum eum appellamns .

124
rito

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

sdegnoso e la boria cavalleresca del tempo, che si annidava bens nella fierezza solitaria e nella severa integrit
dell' dell'
il

Qom uom

casto

o sorrideva nel
,

magnifico gesto
si

signorile

largo e cortese

ma

non

acconciava a indossare

saio dell' umile curvato.

Quale dei due traduttori abbia merito maggiore non possiam dire. Taddeo ha il merito della priorit ma egli
;

compendia troppo
zioni e di

abbrevia

toglie
;

parte di

considera-

esempi
lui

al testo latino
fine e

Brunetto che lavor ap,

presso a
cese
si

pi

completo

e poi

anche

il

franitalico.

prestava allora assai meglio del volgare


o riduce la materia
,

Taddeo molte volte amplia

Brunetto

traduce con maggiore fedelt sia nelF evitare le ripetizioni inutili del volgare sia nel colmarne le lacune rispetto all'originale
latino
,

le

cui

espressioni

segue

con

attenzione e

riproduce spesso con esattezza. Siamo nel periodo dei com-

pendi e

dell'

enciclopedia.

Un compendio

fatto fatica ri.

sparmiata al maestro che deve dire le chose universali Brunetto, che aveva intelligenza fine, trasse il compendio
italico alla lingua di

Francia e
i

l'

incluse nell' opera

sua e

ne colm
al testo
tratto,

le

lacune e ne affin

contorni e lo ripul di fronte


di
di

pompeggiandosi dicea la parte morale del Tresor. E non fa cenno


latino
egli

da cui

aver

Tad-

deo

egli accoglie, corregge, assimila; d'altra parte tutta

una letteratura e una divulgazione anonima quella che dale i diritti di propriet l' ultimo medio evo va al trecento
,

letteraria

per da osservare che sorti. materia nel ritocco della volgare Brunetto non va oltre

non sono ancor

qualche singola espressione o frase, trascurata o ridondante. Egli non si attenta mai a rimaneggiare e ad acconciare la

materia nel contenuto ideale, per


furono

il

modo con

cui le

idee

esposte nel volgare o compendiate o disposte in-

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

125

terpretate. Questo

dunque testimonia onorevolmente che Tad-

deo era allora ritenuto autorevole intenditore del trattato ari-

anche da un uomo per cultura famoso come ser Brunetto, sebbene al grande discepolo di costui non appastotelico
risse

ugualmente

felice dicitore del volgare.

Tuttavia

le

mo-

dificazioni introdotte

netto non sono tali

da Taddeo e assai pi ancora da Bruda farci notare la presenza di nuovi

elementi

etici o

V azione modificatrice diretta del tradut-

tore spinto da
scrittori

una evoluta coscienza sociale del tempo. Gli del medio evo accolgono e credono sono ansiosi di
;

notizie
il

come sono
anzi pi
il

pieni di
falso

fede.
il

Si accetta tutto,

il

vero e

falso,

che

vero
(1)

a Taddeo che scrive

un sonetto

sulla pietra filosofale

risponde Brunetto che


il

ragiona sulle virt delle pietre.


ficio

ancora intatto

morto edi-

secolare della fede

trocento ridurr nei

che pi tardi la critica del quatfrantumi donde sorger la nuova co,

scienza degli individui e delle genti.


Il

teria
la

compendio alessandrino-arabo prest dunque la maetica aristotelica al volgare d' Italia e di Francia e
;
.

morale a Mcoraaco pot cosi divenire libro

di attualit

adoperato e sfruttato, nella valutazione dei principi etici e nella decisione delle finalit umane, dai nuovi scrittori volgari
:

tra questi

Dante

Alighieri, a cui

Taddeo

die motivo

cartac. sec. XV. Carmina mag'istri (1) Magliabboii. XVI, 7, 75 Tadei de floreutia super scientiam lapidis philosophorum ex Alberto Magno edita feliciter, Soluete i corpi in aqiia a tuti dico Voi che intendete di far sol et luna Delle duo aque poi prendete l'una Qnal pi vi piace e fate quel chio dico Datella a ber a quel nostro inimico Senza manzare 1 dicho cosa alg'una Morto larete e riuerso in bruna Dentro dal cuore del lion Anticho Poi su li fate la sua sepoltura Si e in tal modo che tuto si sfacia La polpa e lossa o tuta sua .g'iuntura La pietra arete e da poi questo si facia {sic) De terra aqua et daqua terra fare Cos la pietra uuol raultiplicare E qual intender ben sto;
|
|

sonetto

Sera signor de quel a chi e suzetto

126

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO -ARABO


il

volgar di Toscana (1), e Brunetto Latini avea ad ora ad ora insegnato come V uom
s'

di presentare in pi nobil veste

eterna

La

fortuna degli scrittori morali

nel

medio evo vale


medio evo sus-

qualche cosa; un dato storico, anzi Ja migliore testimonianza di cui deve servirsi
lo storico.

Attraverso

il

siste dell'antico pensiero latino la

parte formale della lingua

irrigidita nell'uso letterario o spiritosamente briosa nello adat-

tamento volgare. La morale, languente ne' brevi frammenti


aristotelici, ripresa nella

sua nova acconciatura cattolica, in


patristica cristiana
,

quello che

fu magnifico periodo della

da Tommaso d'Aquino, allorch la Chiesa att'reddata e sorpresa si destava alle pressioni instancabili

da Alberto Magno
di quella

vigorosa e giovanile insurrezione della mente ara-

ba, che mostrava

maturo

tra le frondi novelle

il

frutto del

pensiero.
tificia,

La morale

ritorta, tra

un Concilio

una bolla pon-

dagli acuti interpreti d'oriente alla dottrina larga della

interpretazione d'x4.1berto e alla calma postilla di

Tommaso

amico dello

vStagirita e di Dio, e tratta su

scrupolosamente,

attraverso l'acqua morta della sanzione cattolica, all'irrigidi-

mento
i

scolastico; la

morale antica,

ripeto,

contorceva appena

muscoli fiacchi delle sue

membra

spezzate, nell'ora triste in

cui la storia delle genti parve consegnare alla potenza oc-

cidentale di

Roma

cattolica e a' dottori della chiesa

il

do-

minio delle coscienze umane.

Alla fine del 1200 la morale

vecchia e zoppicante ne' libri, vagiva tra '1 popolo. Diciamolo pure francamente. Dalla coscienza sociale del

tempo non

possibile estrarre la formula etica.

Tra

il

Cobi-

mune

e la Chiesa V individuo spariva.

la

morale ha

sogno dell'individuo, d'una interpretazione e d'un riconoscimento soggettivo; ammeno che non si voglia pensare agli
(1)

Convito^

tratfc.

I,

ca}).

10.

IL

COMPENDIO ALESSANDEINO-ARABO

127
di
fatti

stadi

confusi

della

morale popolare ed aforistica

attraverso questi stadi primitivi pass la coscienza

italica

popolare fino al 1200, sorretta ed alimentata nella scuola dall' apologo esopiano e dagli aneddoti di Valerio Mas-

sovrappose la Chiesa poi l'imitazione. Non indaghiamo quale sarebbe stato lo svolgimento del pensiero etico neo-latino abbandonato a una ipotetica evoluzione stosimo. Poi
si
;

rica indipendente.

La

storia

non

tollera ipotesi

n va sog-

getta a rimpianti.

Dante
stica del

un'altra cosa. In lui fermenta tutta la linfa scola-

medio evo, e produce: produce l'uomo. Intendiamoci, l'uomo, non il miracolo; il genio non gode privilegi da dio. I tempi in cui visse l'Alighieri potevano darci un individuo forte
e complesso, e questo fu lui.

La

dottrina scolastica della retorifisica della

ca della gramatica della storia della teologia della


poetica, del trivio e del quadrivio,
lico
l'

immenso sogno

catto-

od imperialista,

tutti

vaneggiamenti astrologici freschi

alloi'a

e fecondi nelle cabale fantasiose del popolo, tutta la

dottrina chierica e la novella energia laica, briosa di vita,


di

poco rimossa

dalle

armi e imbizzarrita
si

di

cultura
;

no-

vella nella boria giuliva del pensiero che

desta

la rigi-

dezza logica inquadrata nel sillogismi, Y idealit


zia racchiusa nel concetto sociale di dio
,

di giusti-

la

scienza della

acque e de' cieli i possenti dubbi logici e il quetismo ammonitore teologale la dottrina dello stato che piegava a Signoria e lo smarrimento del valore umano nel
terra delle
,
,

mondo,

l'attivit civica e

1'

abbandono
lui,

ineffabile nell' al di
si

l, tutto tutto

fece impeto in

e afflu e

umanizz. Dante
del

umanizz

la

enorme fantasmagora ideale


quanti

medio evo, e
grammatici e

fu lo scolaro pi glorioso di

retori e

interpreti

fluirono

dal latino farneticante del

VP

secolo al
a'

latino preoccupato del sec. XIII.

il

poeta raccoglievasi

128

IL

COMPENDIO ALESSNDRINO-ARABO
raccoglievasi a pensare

barlumi della morale aristotelica


fra

Taddeo

e Brunetto; questo che gli fu maestro e gli schiuse

vie larghe di affetto e d riflessione e lo consol di autorevoli

ammonimenti

e di secura

dottrina

Taddeo che

fu

il

primo presentatore di Aristotele in veste volgare: e il volgare fu diletto a lui. Dante appartenne alla minoranza dotta e pensosa dell' ultimo trecento che attanagliata dal
ferreo avvolgimento
dell' aristotelismo
,

viziato

nell' inten-

dimento forzoso della chiesa


sulti e

di

Roma, ebbe talvolta dei


;

sus-

assurse a vere contemplazioni

umane contemplazioni

che ora hanno potuto dar luogo ad insensate applicazioni e a riscontri farnetici. Dante ricevette quel poco che pot
della morale aristotelica, e di quel poco fece potenti appli-

cazioni umane; e dentro


e

il

suo verso una folla intera

si

agit

una societ

si
:

contorse.

Tommaso
affiss
i

d'Aquino trasse Aristotratti

tele alla chiesa

Dante ne

fondamentali, sestorico delle sue

vero, e lo trasse alla vita e al

commento

giornate comunali.

Concludiamo. La conoscenza e l'apprezzamento dell'Etica Nicomachea in occidente rimasero affidati a due testi il
:

liher Etliicorum, letterale dal greco, e

il

liher

Ethicorum

dall'arabo, compendiato.

L'

uno

eh'

ebbe

il

battesimo dalla
suggestiva
,

chiesa e una discendenza patristica altamente


quella di

Tommaso

d'

Aquino

servi largamente ad uso di

raccoglitori e teologi ed ebbe sanzione ufficiale

dal
il

patri-

ziato, dir cosi, ecclesiastico. L' altro che ricevette

batdif-

tesimo del laicato dotto, di Taddeo e di Brunetto, ebbe


fusione popolare, attraverso
cia
,

volgare di Toscana e di Frane prest materia alla bella schiera di quanti maestri
il
,

poeti e novellieri

volgevano allora, nel trecento, ai .principi

dottrinari e all'espressione dell' arte gli elementi storici del

Comune

italiano.

EPILOGO
Veniamo a un documento latino pi recente. In un codice della Biblioteca Marciana (1) si conserva
una
scelta di sentenze di ventidue sapienti, seguita
:

da un'al:

tra raccolta

Dieta sapientium. L' opera cosi intitolata


qui
intitulatur dieta et opiniones

Incipit

libe?"

philoso-

phorum eompilatus ex

diuersis et antiquis lihris extractus

per serenissimum prineipem dominum Robertum dei gratia regem Jherusalem et Cecilie coniitemque p?'ouincie et forcalquerij
1.

Seguono
et

le sentenze.
fuit

Sedechias primus

per

cepta natus

fuit

sapientia intellecta.

quem nutu dei 2. Hermes in


3.
|

lex reegipto.

fuit et

hermes

in

greco

dicitur mercurius et in he2').

brayco Enoch qui


dixit

fuit flius lared. (e.

Taeh. Tac

iram

Qui non continet sensum sub posse suo non continet 4. Maehalquin dixit Qui diem cognoscit non (e. 7*).
|

obliuiscitur apparatus
antiquio[r/s]
fuit post

(e.

S'').

5.

Homerus

fuit

uersificator

apud grecos
(e.
8-).

et maioris

status Inter

eos

qui

moysen
fuit

6.
\

Zalon Athenis leges

statuit.

Za|

lon composuit libros plures predicationum


7.

bonorum
fuit

(e. 9^). (e. 9').

Rbion

magnus

deffensor

suorum proxiraorum
secundi et
uidit
|

8.

Ipocras

fuit discipulus esculapij


(e.

de genere
esse

esculapij

primi

10').

9.
)

Pictagoras

bonum

negligere

mundum

et seruire

deo

(e.

12'').

10.

Diogenes dic(e. 14").


(e. 16").
|

tus caninus fuit sapiencior sui corporis


11. 11.

abhominator

Socrates in greco uult dicere iustitie obseruator

Plato interpretatur completus


(1)

qui fuit de bono genere

Mss.
il

con

le sigle
;

fregiate
C.

203, di ce. 68 ; latini, ci. VI, 144, membr. sec. XIV, 280 dei parag'raf a colori e le iniziali dei capitoli colorate e codice assai scorretto.
,

Marchesi, JJ^Mioa Nicomachea.

130

EPILOGO
(e.

grecorum

24).

13. Aristotiles interpretatur


.

in

ydomate

grecorum completus bonitatibus qui patrem habuit nomine nichomachus et interpretatur disputator uincens hic fuit
. .

ualde sapiens in arte medicine et


p.ris philippi p.re {sic)

medicus epichi {sic) Alexandri. Natus fuit idem Aristotiles


extitit
(e. 34*).
.

in uilla
fuit

quadam

dieta stagira etc. ete.


filius
41*).
.

14:.
|

Alexander

Regis philippi
.

f
|

fllii

epichi

qui philippus VII


fuit

annis regnauit
intelligens
(e.

(e.
|

15.

Ptholomeus
dixit
.

homo ualde

50').

16.

Assaron
17.
|

quinque de causis
nigerin ethiopia

Rex dampnifcatur
natus
(e. 52*).

(e. 51').

Loginon
.

fuit

18.
|

Euesius dixit

Cum

deteriorantur tempora
(e.
Q"").

despitiuntur

uirtutes

decidunt utilitates

16.
\

Mac-

dargis fuit remissi coloris

magnarum aurium magni


persone
(e.

captis

paruorum oclorum
dixit.

gracilis

56*).

20.
|

Thesilus

locundis

eloquiis
(e.

non frauderis
21.

et dulcibus
.

que pr
stafuit

malo feruntur

57*).

Gregorius dixit
(e.

In

deum

tue principia negociorum tuorum

57*).

22.
|

Galenus

unus ex octo medicis preeccellentioribus


e. 59'' i

(e. 57*).

Seguono a
hec.

detti

dei sapienti

Sapientium dieta sunt

Interrogauerunt prothegum de

quodam qui

suos capillos

procurauerat nigros
ut

fieri

qualiter hoc faciebat. Respondit


etc. .

non scrutarentur ab eo sapientiam senum


il

Fi-

nisce

codice

e.

68''

Explicit
latina fu

dieta philosophorum.

Questa compilazione
francese, seguendo

pi

tardi

voltata

in

la sorte di altre
Il
,

raccolte tradotte poco

per volta nelle lingue romanze.

Sundby, che ignora


parla di una, raccolta

r esistenza della redazione latina


molto
sophes
bizzarra
(1)
,

di

sentenze

Dicts

moraulx des

philo-

che secondo

Paulin Paris

sarebbe stata tra, ,

Firenze 1884 (1) Della vita e delle opere di Brunetto Latini pp. 47 sq. Questa raccolta fu stampata col ttolo: Cy commence un petit trattie moult prouffltable intitule les dicts "moraulx des philosophes Et
,

primierement de Sedechias. Impressum Brugis per Colardum Mansionis,

EPILOGO
dotta
()$<

131

dal

latino
(1).

per opera

di

Gruillaume

de Tignon ville
auto-

1414)

Vi sono inserite sentenze dei seguenti


,

ri

Sedechias, Hermes, Vac

Zaqualquin

Homer, Zalon,

Zabion, Ipocras, Pitagoras, Diogenes, Socrates, Platon, Ari-

Alexandre, Ptholomee, Assaron, Longinon, Anese, Sacdarge Thesille G-alien Prothege. A queste seguono sentenze spicciolate di Azee Discomes Mconnia Figance
stote,
,

TMmetus, Amonius, Dichomates, Oricas, Saraaron, Gregoire, Thales Milesius, Pigones, Eugene, Adrian, Hermes, Quirianus, Dimicrates, Molens, Phelippe roy de Masedonne, ArsiAnaxagoras. Vengono poi oltre uno scritto su Aristote qui fut le souverain philosophe alcuni estratti Plusieurs bonnes parolles de dall'Etica ed altre Moralits
des, Pitagoras
,

Seneque, Les enseignemens de Cathon e in fine

le livre

des

moeurs de Seneque,
miensis.

eh'

il

liber de

morbus

Martini

Du-

Una

parte delle sentenze riferite in quest'opera trovasi


,

pure nel Fiore di filosofi che taluni attribuiscono a Brunetto Latini e che presenta per altro molte differenze e specialmente minori fantasticherie.
,

Il

codice

Marciano

ci

offre

nale latino della traduzione francese


di autori sono
rotti. DaCir

appunto il testo origidove parecchi nomi


,

pure sensibilmente modificati e pi spesso corsi

incipit

apprende che
opera

la
di

compilazione fu fatta

su

diversi antichi libri per

Roberto re

di

Ge-

rusalemme e

di Sicilia e conte di

Provenza e

di Forcalquier.

Non abbiamo

notizie particolari su questa raccolta, oltre la

indicazione del codice.

Angi com' egli avesse una cultura speciale nel campo della teo,
;

Sappiamo

di

re Roberto

d^

logia e della scolastica


S. a. in fol.

e parecchie biblioteche ci conserlitt-

Questa stampa molta rara. Cfr. Brunbt, La France


Paris, 1865, p. 67.
clu Boi, voi.

raire clu
(1)

XV siede,

Les mss. frangais de la Bibl.

V, pp.

1-3,

1S2

EPILOGO
di lui

vano

buon numero

di scritti, fra

prediche e sermoni.

La
non

Raccolta, che ne abbiam noi, sciocca ed infantile,


ci fa
,

ma

poi meraviglia n dispiacere che siaci rimasta che de' principi si tramandano ed hanno interesse anche le

Roberto d'Angi ebbe smanie da frate domenicano, e compose e recit sermoni e prediche che allora i sudditi suoi ebbero la pazienza di ascoltare e la cura di
sciocchezze.
,

raccogliere.

Per questa logomania morale e specialmente religiosa egli ebbe occasione di rendersi variamente famoso e tra i contemporanei ci fu chi ne alz le spalle e ne
,

sorrise

Dante

Alighieri, forse, tra questi


,

(1).

Della Raccolta d una breve notizia


il

e assai leggera

dello

Siragusa che giunse nientemeno a sospettarne come moValerio Massimo (2).


!

La
una

parte che riguarda Aristotele

(3)

in

molti punti

caratteristica

fantasia del raccoglitore sui motivi pi

volgarmente
estratte
di

diffusi della

morale a Nicomaco. Le sentenze

dalla

Nicomachea presentano una notevole variet


le

forma con

redazioni latine

sono evidentemente

estratte a dirittura da compendi o piuttosto raccolte dallo

stesso compilatore e sviluppate nel giro compiuto dell' afo-

risma.

molto probabile che provengano da un testo arabo, ed alcune espressioni e la riduzione stessa della materia oriil

ginale ci ricordano qualche volta

compendio alessandrinola dipendenza


ci

arabo

tuttavia non .possibile affermarne


testi latini,

per la diversa natura dei due


spettare che
il

dato so-

nuovo compilatore abbia potuto direttamente


sentenze
gli
dall' originale

raccogliere

le

arabo.
tali

Ma

altres

vero

che presso

arabi correvano di

raccolte

ed

(1) (2)

Paradiso^ Vili, vv, 145 sg-g. Gr. B. SiEAGUSA, Roherto d'Angi, Palermo, 1891, pp. 32.
Cfr.

sqq,

(3J

Docum.

U.

EPILOGO
estratti di sentenze

133

morali

(1)

e nella corte di Napoli e di

Sicilia

ove la conoscenza delle lingue orientali avea dato

largamente interpreti alla cultura musulmana, dall'arabo si traeva ampiamente e continuamente nuovo tesoro di pensieri

e di opere.

Il

Siragusa

sospetta
(2);

che la Raccolta sia


sia
,

lavoro giovanile di Roberto


.preso

comunque

lo stile

ha

r andatura del volgare; la lingua imbastita di elementi romanzi.

Le
-poi

sentenze, estratte generalmente dalla

Nicomachea

anche dalla nota epistola ad Alessandro e dal Ltber de

coelo et

mundo, contengono, com' naturale,


della

la parte prai

tica aforistica

morale

che racchiude

precetti vol

gari di felicit di virt di saggezza umana.


la parte aneddotica. L' aneddoto
,

Ed

ammessa
fcil-

che

s'

impone tanto

mente

comune, che riduce alla pi semplice esposizione pratica l'ammaestramento di virt, nel trecento
all'intelligenza

era rimasto tale quale era servito nella filosofica pratica e

popolare di
stiana
gerire
:

Eoma
uomini

e in tutta quanta la dottrina morale cridi esporre, di

il

mezzo pratico
i

commentare
virtuosa
;

di sug-

agli

precetti

della vita
i

e nello

aneddoto sono pure racchiusi

motivi comuni e

gli

esem-

plari consueti della sapienza. In ultimo accennata ripetu-

tamente la saggezza nel governo del mondo, e


del reggimento degli uomini.
(1)

la necessit

il

solito fatale e sconfinato

stampa apposta alla g-uardla membranacea, avverte molto opportunamente che le sentenze d questa raccolta Marciana, contenuta pure nel cod. laurenziano 29, 8 (cfr. BanDiNi, Op. cit., Il, 9), corrisponde in molti punti ad alcuni brani pubIl

Valentinelli, nella nota a

blicati

dal

WoLF

(Bihliotheca Hebraca)

estratti dalle Institutones

pM-

fil. Isaac, e poi tradotte losophomm, in ebraico da R. luda f. Saloraonis Charisii, pubblicate nel 1562 a Riva di Trento. Nell'opera di R. Chanania sono riferite sentenze di Solone,

scritte in

arabo da R. Chanania

Ippocrate, Diogene, Socrate, Platone, Aristotele, Alessandro, Tolomeo,

Galeno.
(2)

Op.

cit.^

p. 35.

iSi

EPILOGO
vuole saggi e prudenti
i i

precetto delle monarchie che

re,

obbedienti

popoli. I re sono

maestri dei popoli

questi
:

se ne aduggiano

ma

garzoni dei loro precettori attendano essi V ora buona che verr dal saggio reggii

come fanno
e

mento

dei principi

esperienza.

Ed

lunga era tale allora la morale utilitaria delle mo,

dimentichino

le fatiche della

narchie, presso cui soltanto era la forza delle armi, la volont di dio
,

la felicit spirituale e la sal\rezza dei popoli.


alla

Ma

monarchi siano anche abituati

sofferenza che

li

distoglie dal godimento del male. Aristotele bastona, verberi-

bus magnis,

il

suo regale discepolo, Alessandro, e interrogato


iste habilitatus est

risponde
<

eum

ad regnandum, et ideo uolui horrendum gustare saporem ut ab iniusti se frui:

puer

tione refrenet

Cos dinanzi alle necessit storiche e agli


si
,

stati confusi di

educazione civile e politica nel trecento


la stessa
diffusa
:

smarrisce e
tradotta,

scompare

precettistica

aristotelica

commentata,

di Aristotele
gli

punto pria di ogni cosa correggere

che voleva apuomini con parole.


:

La
il

scolastica

avea abituati

gli

uomini a sillogizzare

sillogisma procede nella ignoranza dal dogma, nella scienza

dalla esperienza. Allora nessuno sperimentava, tutti crede-

vano.

la fede assorbiva ogni cosa,

come una
all'

visione, che

la realt della vita e della

morte era morte


;

intelligenza nedi

cessit fuori della vita e della


denti.

era visione

cre-

Dio moveva
i

volont divina,
e
i

monarchi rappresentavano la popoli V eseguivano Dio virt suprema


tutto
,

popoli compivano le pratiche della virt nell'obbedienza

mondo. Nel dugento e in parte anche nel trecento impossibile trovare una formula etica che non
ai reggitori del

sia soggetta ai doveri di sudditanza e di fede.


il

Ma

spesso

sapiente sillogizzava
,

invidiosi veri

e ci che proce-

deva dal dogma

nel sec.

XIV,

si

risolveva talvolta incon-

BPIL

&o

135
secoli appresso far

sciamente in una critica che quattro

strage di sangue principesco e padronale. L'ultimo aforisma

suggello air inflessibile necessit del dominio tra gli uomini ed un' affermazione cieca senza dubbio ed innocua, ma pur positiva della sovranit popolare: il mondo un
;

che accolgono la semenza stabilisce il re il i regni si mantengono con le leggi che re sostenuto dalla milizia che bisogna governare col deorto, e
i

regni ne sono

fossati

naro

il

denaro dato dal popolo

eh' servo della giu-

stizia, e la giustizia
,

appunto regna sul mondo . Potrebbe a un curioso sillogismi; ma nella e torto sembrare oggi calma infantile e rassegnata della parola, smarrita dietro il miraggio d' una virt che sta fuori del mondo, si vede tutto
,

il

cupo fatalismo

di
il

un popolo che
suo re.

si

crede obbligato a pa-

gare la milizia per

Cos di mezzo alle fantastiche esposizioni dei raccoglitori e le dicerie dei moralisti e
il

commento
diretta,

raccolto e

ti-

moroso
il

delle genti se 'n

venne per via


all'

naturalmente,
del sonetto e

precetto d'Aristotele

artificiosa gravit

alla

sonora canzone toscana


di

del

dolce
il

stil

nuovo

Ed

ebbe gloria
trecento.

sentenze e di rime

libro a

Nicomaco, nel

Intanto
sacrificio
crificio
;

si

esumano
l'

classici

con un

fervore
il

pieno di

difatti

ultimo

trecento

prepara
occupato

grande saeleganza

del pensiero italiano

che

dell'

formale del dire, spoglio di originalit o di sincerit, si volse tutto all' imitazione e all' adorazione ipnotica dei classici
antichi
,

dimentico delle
,

sue giornate e

della

sua

storia.

Nel medio evo


soltanto

del

patrimonio

classico

era rimasto

ci a cui la

ragione storica potea

dare funzione

viva sociale, in mezzo all' affluire di tutti i nuovi elementi che se 'n vennero tracciando e svlgendo il pensiero

me
neo-latino
gnoria.
Il
,

p ti/ &
attraverso
il

feudo e

il

comune

verso la Sidi

medio evo visse d'armi

di

credenza

sapienza

ma

non

ci fu

soverchio di cultura nelle consuetudini della


i

vita. Il quattrocento accolse tutti

germi

intellettuali e let-

terari del

medio evo, elaborandoli; ma si ebbe uno sviluppo assai rapido, un accrscersi vertiginoso e smanioso d' inte;

rsse letterario

e gli

umanisti vollero pensare


fatto quattordici secoli

sentire

comporre, come avean tori di Koma.

prima

gli scrit-

Con

gli albori
;

dell'umanesimo comincia la rivolta allo


1'

aristotelismo

e gi

amore per Platone

fomentato dalla

lettura di Cicerone e dei Padri della Chiesa,


le

opere del

filosofo attico

anche quando non eran conosciute, aveva spinto

contro la rigida fede scolastica e l'autorit incontestata di

come il Pequalcuno dei pi grandi letterati trarca. Ma diciam pure per quanto col progredire della cultura classica anche gii scrittori e i filosofi greci siano
Aristotele
,
,

per quanto nella met del 400 si fossero accese dispute molto elevate tra platonici ed aristotelici e Marsilio Ficino traduceva e prosestati

diligentemente

ricercati e studiati

guiva Platone, tuttavia la gran


pi illuminati, che

massa

degli umanisti

anche

pubblicavano

traducevano
si

commenta-

vano

le

maggiori opere dell'antichit,

tenne attaccata

alla forma, alla elocuzione.

cosi

avvenne

d'Aristotele.

Acccanto

alla traduzione
(1)
;

dell' Argiropulo sta

quella di Leonardo

Bruni

l'Aretino

(1)

La

traduzione

del Bruni ci

rimasta im

molti

codici

oltre

quelli conservati in

nelle Biblioteche di Firenze, sono degni di nota tre mss. Marciani (mss. latt.) [1) ci. VI, cod. 40, membr. sec. XV, 69 ; 2) ci. VI, cod. 244, cartaceo, di ce. 90; manca il prologo; 259

buon numero

in fine

Decimus
'finiuit

et

ultimus Ai-istotelis liber feliciter

finit:

dem

Anfconius Laurus sacerdos Venetus sexto idus latiuarii M.


.

quem quiCCCC.

LXXXXI

primaque

uigilia noctis

cometa crinita apparente

EPILOG
mena gran vanto
de.

1^37

dell'opera sua e magnifica

ed esalta

il

suo autore, che tenne in grande altezza l'eloquio dell'Elia-

L'Etica a Nicomaco
,

tradotta dal Bruni verso


,

il

1417,

sollev

come abbiam
sollecita
stile

visto

gli

attacchi
e

acerbi di coloro

che alla

eleganza formale

al periodo

armo-

nioso dello

umanistico preferivano le vecchie traduaristotelica

zioni latine che dell' opera

aveano con
g'

la pi

scrupolosa fedelt letterale tramandato


operosit
degli
de'

intendimenti alla

commentatori e

alla predicazione dottrinaria

Osserva assai giustamente il Rossi che la preoccupazione del periodo armonioso e fiorito il prin cipio cui si informano in generale i traduttori latini del
scolastici.

sec.

XV

pi curiosi degli ornamenti


i

stilistici

che della

fedelt,

intenti a riprodurre

concetti piuttosto nel loro

insieme che nelle particolari determinazioni, pi desiderosi che imdi offrire al pubblico libri di piacevole lettura
,

raagini esatte del pensiero greco

(1).

La
,

traduzione dell'Aretino corse con buona fama l'Eual

ropa e a Firenze fu chi la trasse Bernardo di ser Francesco (2).

volgar di Toscana

sereno celo spectantibus omnibus

due padovani [ In fai'iis anno


ls

1)

3) ci. VI, cod. 251, memb. [e. 1-134=^] ], Biblioteca Universitaria, cod. 881, membr. In fine LXIIII CCCC millesimo IX Kl. Apribisextili
;
. .

XXXVIIl
(1) Il

luce

ieiuni

Xriani

2)

Biblioteca
i

del

Seminario

cod. 114, cartac. sec.


Il
,

XV:

all'Etica tengon dietro

libri

degli Economici].

(2)

Quattrocento^ Milano, Vallardi, p. 65. traduttore con molta probabilit Bernardo di ser Francesco
^

Nuzzi maestro fiorentino [cfr. C. Marchesi, Bartolomeo della Fonte Catania 1900, pp. 15 segg. 190-192]. Il volgarizzam. toscano contenuto in pi codici 1) Ashburnham. 493, cartaceo, sec. XV, di ce. 174; com. Proemio di messer Lionardo d'Arezzo nella tradutione de greche
, ;
;

in latino

Bernardo

e.

d'Aristotile tradutta di latino in toschano da Francesco ciptadino fiorentino 1' Etica comincia a 7*^ Eticha d'Aristotele tradocta di grecho in latino da messer Leonardo d'Arezzo e di latino in toschano da Bernardo di ser Francesco ciptadino fiorentino . Finisce a e. 174'^ Qui finisce l'ethica d'Aridell'

eticha

di ser

188

EPILOGO
L' Etica

non

si

tenne alla traduzione di Bernardo

ap-

presso lui venne maestro Nicol Anglico nella seconda met


del quattrocento
(1);

ma come

ridotto e alterato e abortito


!

questo nuovo tentativo di volgarizzazione aristotelica


stro

Mae-

Nicol trasse
,

co eh' ei volle

un compendio dal libro a Nicomanel novo volgare elementarmente ridotto


solo
,

ammodernato

volgarizzamento dell'Anglico ebbe umile esistenza e meschina diffusione; fu infelicemente comchiarito. Il

piuto senz' arte e senza bisogno


plari:

se ne conservano due
(2),

eseml'altro

uno nella biblioteca dell'Oratorio a Napoli

stotile

traducta di grecho in latino da Lionardo Aretino et di latino

da Bernardo di ser Francesco ciptadino fiorentino et finita di copiare questo di II di febbraio 1493 da me Luigi di giovanfrancesco de pazzi . A e. 174* si legge questo ricordo f Xhs 1494.
in toschano

Richordo questo
il

di

XVII de nouembre 1494

ore 23 in Lunedi

chome

mila huomini armati di diuerse armi et huomini robusti et si bella et floi'ita gente che nessuno de nostri uiuenti antichi si richorda auer mai uisto chosa simile et alloggio in sul chanto della uia lar gha, nella chasa per l'adrieto di piero di Lorenzo de medici et par tissi addi XXVITI di detto per ire all'acquisto del reame di Napoli 2) Marciano (mss. ital.) ci. II, 1, del sec. XV. Sulla guardia membran. mano recente not traduzione dell'Etica d'Aristotile di Leonardo AreC."

Re

charlo di Francia entro nella citta di flrenze chon

in circha

tino fatta

non

si

sa da chi

Finis die

quale potrebbesi riferire al compimento dell' opera anzi che alla sua trascrizione 3) Palatino 24 E, 5, 1, 26] cartac. sec. XV, 287 200, di ce. 411 [vecch. segn. 291
^

X Sectembris

In fine del testo questa soscrizione


la
.

MGCCCLXIII
.

a e. 28; seguono alcune opere sacre di Gioda S. Vittore Ugo Agostino 4) Riccardiano 1690, membr. sec. XV, 230X155) di ce. 212, con rubriche d'inchiostro rosso ed eleganti iniziali dorate. A terg-o della seconda guardia dentro un tondo fregiato il titolo dell' opera In questo uolume si contiene r etica d' aristotle tradocta da meser Lionardo d' arezo di greco in latino e tradocta in Firenze di latino in uolgare . Nel catalogo generale dei mss. il volgarizzam, indicato come opera di Filippo Adimari.
e.

num. L'etica va da
vanni Crisostomo
,

(1)

Di questo volgarizzamento, ignorato


Pil.

finora,

diamo {Docmn. HI)

un

largo sagg-io.
(2)

XV,

n. VII,

membr.

del sec.

XV,
:

di ce. 64

non num., mi-

Nella parte inferiore della prima carta a lettere grandi colorate in rosso, si legge Incomincia l'ethica de aristoniato
nelle lettere iniziali.

EPILOG
nella biblioteca

139

Marciana

imbastito di venezianismi
filtrar tutto
(1).

per

quella caratteristica

tenacia veneta nel

attra-

verso la morfologia e V ortografia dialettale

In quest' ultimo

volgarizzamento
;

sussiste
,

soltanto la
di

reminiscenza
di

aristotelica
Si

del resto scoria

lingua e

pensiero.
degli

sente tutta la riluttanza nel volgarizzare,

propria

umanisti sdegnosi e incapaci di affidare il pensiero antico ad altra lingua che non era il latino. Nel
quattrocento volgarizzare funzione ignobile
,

se ne togli

pochi esempi

di umanisti

illuminati che

si

chinarono alla

lingua del popolo: Guarino Veronese, Bartolomeo Fonzio,

Antonio Loschi,

di cui si aspetta
il

mente studiare

ancora chi voglia degnavolgarizzamento quintilianeo, a torto di(2).

menticato nelle biblioteche di Firenze

Scorse le belle giornate del Concilio fiorentino, Aristotele rest per gli umanisti

uno

scrittore eloquente, e
:

come

tale fu tradotto in latino e

che prostrazione nei volgarizzamenti rari e dispersi, senza vanto e senza nome, e che sonnolenza disonorevole di fronte al trecento che fu tutto lieto del suo
volgarizzato

ma

pensiero e del suo linguaggio novello

Cosi fu tramandata ai latini V Etica di Aristotele pei secoli

traducta in uolgare da maestro Nicolao Anglico. Neil' ultima carta legge la seguente soscrizioae, pure in caratteri rossi Petri Strozae Fiorentini discipulus orundus Magnanimae Ducissae Andriae Neapoli Anno salutis 1466 18 aug. Valeas qui legis. tranquille transcripsit Marciana (mss. latt.) ci. XIV n. 43 , cartac. del sec. XV , di (1) ce. 171 n. num., 270 215, misceli., sono pi quaderni rilegati assieme contenenti opere diverse non tutte di una mano. Da e. 13 a e. 35* contenuto il riassunto della Nicomachea: Incipit ethica anstotilis libar primus. Il testo diviso in molti capitoletti rubricati ; a e. 31* intercalato un lungo brano latino in luogo del principio del libro VII
tile
,

si

Gapitulum septimum quod legis positiua ed precipua circha res humanas de manifestacioie cuiusdam dicti supra et de comparacione prudencie

ad scientiam
(2)

et intellectum.

Palat. 100; Kiccard. 1340.

(140

/EPl-LGO

che pi^ecedettero la rinascenza del nostro pensiero, che dal


cinquecento imprender a svolgere quella sua gloriosa operosit critica e creatrice.
Il

secolo
,

XIV
il

raccoglimento
evo;
l'

e di conclusione
fa

pone

un periodo di suggello al medio


fu

umanismo

vibrare

il

pensiero

medievale nella

imitazione appassionata e nell'analisi accurata della civilt antica il cinquecento, trarr da quella assimilazione e da
;

queir analisi la gloria italica delle


iNel secolo di

lettere e delle scienze.


di fede, nella

Dante gran bisogno

mancanza

di

una valutazione reale ed utilitaria della vita; nell'et del Bruni e del Filelfo smania di nominanza, .nell'affermazione boriosa
delle individualit e nella elaborazione dei

principi estetici dell'arte.

Ma

tra

l'

interprete penitente che


il

innalza le braccia umiliate verso

il

cielo e

traduttore

pom-

poso che volge l'ampio gesto solenne alla posterit, la morale ancora esclusa, dalla coscienza e dalla dignit degli uomini
.

ricadeva
fede.

miseramente nel dogma

dell'

obbedienza e della

DOCUMENTI

AVVERTENZA
Nel curare la stampa dei documenti e, in modo speciale, dell'Appendice, ho dovuto incontrare gravi difficolt prima la scarsezza dei manoscritti, che mi ha tolto di scorgere
:

la lezione originale nei luoghi incerti o discordi, e di


i

sanare

frequenti guasti dei codici o di colmarne le lacune; poi


:

la lontananza dai centri di studio


inediti sa

e chi ebbe cura di testi

per prova quanto mal sicura e fastidiosa ne sia la stampa priva del riscontro continuo con 1' originale ms.
il

Solo per

riscontro di
,

una parte,

al princpio, del

compendio

ho potuto valermi dell'aiuto prezioso del prof. Enrico Rostagno nel resto ho cercato di supplire con la rassegnazione e con la buona volont.
alessandrino-arabo
;

per
;

testi

che presento non potranno certo

dirsi

definitivi

ho inteso tuttavia la necessit di pubblicarli per-

ch la scoperta di nuovi codici non toglier nulla al contenuto di quelle traduzioni e di quei rifacimenti n potr modificare il giudizio che ne abbiam dato quanto alla forma:
,

potr servir, solo a una maggiore perfezione e compiutezza


diplomatica, editoriale.

questo non certo poca cosa;


il

ma

non

il

primo, a parer mio, n

pi notevole intendimento

nella produzione filologica.

Mi ha poi lusingato
evo
si

la speranza di far cosa utile agli

studiosi della vita medievale, oggi specialmente

che al Medio
filologi

appuntano con maggiore acutezza

gli

sguardi dei

destati dallo

autorevoli.
rino,

esempio e dalla parola dei nostri critici pi una novella assai buona ci viene ora da Todi

dove una Rivista

Studi Medievali sta per nascere

sotto

migliori auspici

diretta

da due studiosi eminenti

Francesco Novati e Rodolfo Renier; e all'augurio dei buoni possa degnamente rispondere la fortuna per Y incremento
,

dei nostri studt

e per

il

buon nome

d'Italia.

Tornando a

me

vorrei scansare o almeno prevenire


critici giusti e severi

un'aspra censura che

potrebbero muo-

vere all'imperfezione del presente lavoro, vorrei prevenirla dichiarando eh' io non ho pensato di potere svolgere com-

piutamente l'argomento: ho rivolto solo un invito e un aiuto ad altri che voglia e possa trattarlo in maniera pi

compiuta e pi degna.

DOOUME^TI

I.

Assisi: Biblioteca del Conv. di S. Francesco, cod. 584, memb., sec. XIII, misceli. (1) Contiene in principio (fl.1-2^) pa-

recchie narrazioni ed alcune favole esopiche con intendimento ascetico e morale, poi VElucidiario attribuito a S. Anselmo
e alcuni sermoni.
Il

compendio

dell'

Etica

scritto

a due

colonne in

mina
<

modo assai scorretto, va da e. 49 a e. 52''; terinterrotto col riassunto del cap. 2 del libro IV. Com.

Incipit liber Aristotelis ethicorum abreuiatus In nomine domini. Sciendum quod secundum philo-

sophum ethicorum primo operationes humane diuersificantur ex parte principii et ex parte finis. Ponit autem quod sunt
principia humanarum operationum', scilicet doctrina que pertinet ad intellectum practcum
tria
,

ars que

pertinet

ad intellectum speculatiuum actus in electione que pertinet ad appet tum; et diuersificantur que[dam] ex parte finis dicitur cnim quod quedam operationes terminantur
,
:

quod finis philosophi est philosophari et uenatoris uenari. Sciendum quod auditor bonus in morali philosophia est ille qui uult uiuere secundum rationem et ille qui est expertus in moribus. Unde dicit quod oportet consuetudinibus duci bene. Malus autem auditor est qui est nimis iuuenis. Item qui sequitur passiones, unde quod non differt iuuenis secundum etatem iuuenilem. Item malus auditor est ille qui est incontinens. Nota quod omnia hec adaptari posProbat philosophus quod sunt ad auditum scientie diuine. felicitas non consistit in uita uoluptuosa quia sequeretur quod ammalia bruta essent felicia cum secundum istam opinionem felicitas consistit solum in delectatione sensuum. Finisce:
,
\ |

et in particulari

(1) Questa notizia Leto Alessandri.

cIqI

cod. di Assisi

mi fu comunicata dal

prof.

C. Maiicuesi,

VEtica Nitiomachca.

10

146

DOCUMENTI

Determinai pliilosophiis de magniflcentia que differt a liberalitate quia, licet ipsa magniflcentia sit circa pecunia (sic) scut liberalitas, tamen in expendendo et dando semper est
circa magniflcentia (sic) servato medio rationis. Ultra dicit quod uitum deflciens opponitur nerbo paruitcentia; superlia-

bunda[n]s

nerbo baunisia

j^er

banausia

Ulterius

dicit

et ponit sex pro^Drietates sive

conditiones magniflci: prima

in opere
biliter

est quia debet esse proportionatus in expensis, sicut artifex secunda est quia debet con sumere sua propter ;
tertia est quia debet expendere delectaet pro[m]pte; quarta est quia magniflcus est etiam

bonum honestum;
liberalis.

cundum quod

Sexta est quia cum opus reputetur magnificum seapretiatur in pecunia ideo in opere pr magniflcus (multis ponit de pecunia.) sic. dicit philosopliLis quod magniflcus debet facere su(m)ptus

circa

eam

(sic)

que sunt maxime honorabilia

scilicet nel

circa diuina uel circa

honorem politicum

ultra dicit

quod

multi non possunt esse magniflci uel propter paupertatem uel

propter persone indecentiam quia [expendere] debent secundum condictionem persone uel pecunie. Ultra dicit quod primo in liiis magniflcus secundario expendi t in tribus
:

que contingunt semel circa ipsum puta quando efficeretur miles uel aliquid tale. Secundo in hiis in quibus comuniter
;

insciscitur (sic) puta

quod
IL

VI, 144, memb., sec. XIV, 280X203, di ce. 68; titolo Incipit liber quii ntitula tur dieta et opiniones p hilo sopii or um compilatus ex diuersis et antiquis libris extractus per sereni s s i m u m p r i n e i p e m d m i n u m R o b e t um d e i g r a[Mss. latini], CI.
i*

MarcAana

tia

regem Iherusalem

et

Cecilie comitemque
e.

prouincie etForcalquerii. A
di Aristotele.

34* ^ien la volta

Prcde una breve vita

Aristotiles interpre-

tatur in ydiomate

grecorum completus bonitatibus qui patrem


.

habuit nomine nichomachus

cens

et interpretatur dispiitator uinhic fuit ualde sapiens in arte medicine et extitit

DOCUMENTI
meclicus epichi p.ris philippi p.re
(sic)

147

Alexandri Natus
.

fuit

idem
39'
si

aristotiles in uilla

quadam dieta stagira. etc. etc. trova una parte estratta dalla morale a Nicomaco
:

e.

Et

gubernare populum non conuenit puero nec ei qui est mundanorum negociorum ignarus nec suam imitanti concupisoentiam nec ei qui sine deliberatione agenda presumit, nec ei qui pluriraum uincere concupiscit. Et dixit non est
dixit
. .

differentia

Inter

puerum

etate et

puerum

raoribus

quare

mores liominura non pendent ex tempore sed ex eo quod in suis actibus semper [concupiscent] nisi quando et quantum et ut conuenit f imitatur bonus ad gubernandum. Et dixit necesse est quamquam ad hoc ut sit bonus uel quod sit per se liabilis ad ueritatem sciendam et actum operandum per eam uel quod ab alio discat, quare qui per se intelligere non potest nec per alium apprehendere bonus non potest esse. Et
.
.

dicitur dupliciter unum appetitur propter se, aliud propter aliud. Illud quod propter se appetitur eo quod propter aliud appetitur melius est. Et dixit. Bonum diuiditur
dixit.

Bonum

unum consistit in corpore secundum in anima et tertium extra corpus. Nobilius tamen Inter omnia est anime bonum, cuius boni forma in bonis apparet operibus. Et in
tj'iplici ter,

acquirendo liuiusmodi bono et usu ipsius felicitas consistit. Et dixit. Necesse ha.bet anime felicitas bonis existentibus extra corpus quod difficile est homini pulcra opera agere
,

que sunt materialia negligere. Sicut divitem esse et parentatum* et propterea sapientia indiguit gubernantium auxilio,utsuam nobilitatem ostenderet et ueritatem. Et dixit. [procreatur] in liomine sapientia longo tempore a discendo et boni mores ex bonis consuetudinibus. Et dixit. Superhabundantia et defectu opera corrumpuntur quare sicut paucitas et multitudo ciborum formam sanitatis corrumpunt et ipsorum temperantia sanitatem efflcit auget et conseruat similiter mores corrumpuntur superhabundantia et defectu sicut timore et audacia. Nani aliquis ad omnia timidus est et alter intrepidus et audax ad omnia et temperantior est Et dixit. Oportet uos ad nullum extremorum accedit. qui hominum ex delectamores ostendunt agnoscere signaque tionibus et tristiciis que suis recipiunt operibus. Nani qui
et
|

148

DOCUMENTI

hic dictur temporatiis. Et qui


bitiosus, et alii

delectationibus ooi'poralibus abstinet sibi ex hoc piacendo ills abstinet dolendo est am-

mores omnes eodem modo se habent. Et dixit. Quidam plures bona cogiioscentes opera et operantes bonos extimant, sed tales sunt uelut infirmi qui attendentes ad Consilia medicorum niliil operantur ex eis. Et propterea sicut eorum corpora sunt a sanitate remota ita anime predictorum sunt a felicitate long-inque. Et dixit bene agere est res terminata, tamen est graue peruenire ad eam, et ad male agere
.

quare recedere a signo est facile et difficile peruenire ad ipsum pluribus enim modis esse possumus mali, boni uero non nisi uno modo. Et dixit. Mors acceptadeffectus bilior est quam turpibus operibus uti. Et dixit sciencie maliciarum est causa eo quod per ignorantiam eorum
facile peruenitur
: ; .

que agere conuenit et que fugere plures errant illicitis operibus abutentes. Et dixit senes constantes se inuicem diligunt
quare mutuis amoribus proflciunt sibi pueri uero ex oblectamentis pluribus amantes se inuicem cito abhorrent nam delectabilium imperio ipsorum annorum mutatur cum delectationes sint in eis mutabilitatis festine. Et eodem modo bonorum amor stabilis est et firmus quare sibi inuicem assimilari nituntur in bonis abstinentes a malis prauorum uero amor deficiente delectatione carnali deficit. Et dixit felicitatis hominis complementum est amicos acquirere. Quis enim solus poterit esse felix, cum felicis perfectio sit bene
,
:

facere aliis

quernadmodum

infelicis indigere beneficiis alio-

rum? Et

dixit.

Cui male succedit aut bene huic etiam amici

est opus; quare cum male successerit amicorum eget auxilio, cui uero bene indiget solatio eorundem. Et dixit. Non delectatur in iusticia nisi iustus et in sapientia nisi sapiens; in

scitur amicicias

amicitia non nisi amicus exultat et qui bene agendo adipiest boni successus, et qui hoc acquirit ob

corporales delectationes decipitur, quare corporalium delectationum cupiscentia censetur ex moribus puerorum. Et dixit.

Deum

recto

amore

diligens et

amans

sapienti am ipsius

opera bona deus honorat eum et curiosus eius benefacit eidem. Et dixit. Mali fortitudine corporis pericula sustinent. Boni uevo fortitudine anime ea patiuntur. Boni enim patientia
et

DOOUMENT]:
in

149

manuum
{sic)

ac

uelaliorura membr-orum fortitudine non consistit enim patientia bruta participant sed anime patientia
|

bona

grauia cupiditatum et uoluntatuni sustnere pericula propter boni finis fiduciam quam intendit. Et scripsit
est

Alexandro dicens. Et quoniam deus quod optasti et quantum obtinere concessit suis in parcendo acquiesce manet ideo datis. Et dixit. Scire est uiuere et ignorantia mori uiuificat quare opera que agit intelligit. Et iussiens qui non intelligit que agit opera mortifcat et annullat. Et dixit homines absque discipline inforni atione intelligere non possunt sicut eorum uisus formas uisibilium absque luce uidere non possunt. Et dixit antiquitas temporis opera facit senescere, linit uestigia famam delet nec renlanet nisi amor qui ex
uoluisti
,

bonis gestis preualuit hominum cordibus et que fllii a patribus suis hereditant * igitur ad bonam famara que nunquam

nec abest a cordibus hominum f cum hac enim bona Et dixit insipiens est similis caduti in aqua. Igitur a longe munias eum ei non approximans, quare si euadet lucraberis et si moriaturnil perdes, quare a te remotus ad moriendum cum eo te trahere non potest. Et dixit. Mendacium est anime infirmitas que ratione mediante curatur, quare nunquam mentitur ratio. Et quodam introeunte ad eum uidit coram eo sportam cum passulis et interrogauit eum quo modo emisti. At ille mensuram dari hac mensura metiti sunt eas sibi precepit dicens et posuerunt in sporta. Cui dixit ille non de esse quero sed pr quanto emisti. Et tunc respondit Aristotiles pr tanto,
deficit

fama

et nobilitas perdurabit.

sed scias qualitatem aliud


libet

eorum

quam quantitatem esse et quodproprio responso egere. Et dixit firmior sapiens

non acceptat prius quam intelligat et allegator melior est qui non refert referenda donec uerbum peruideat. Et melior artifex est qui ad opus non accelerai prius quam
est qui scibilia

ipsum bene discutiat nec est aliquis qui in cogitando tantum rancoris habere debeat sicut sapiens in sapienta quam intendit Nam necesse habet preuidere bene in illa prius quam sapiens teneatur et conetui* agonizare in ea donec fructum
.
.

uolitum consequitur
uenerit

et

cum

collectionis fructus

tempus ad-

eum

dolere non convenit eo quod qui labores

mundi

150

DOCUMENTI
fecit pr

acquirende substancie sustinet detrimenta, mortem retrbutionem accipiat et deinde cum morti approximat dolet in ea quod de eo rideant et uituperent e uni mereri autem ex bonis operibus censetur, uelut qui arbores plantat et edifcat aliquam
quos
et

semet ipso perdi f permutai


ut post

domum

et tristis et dolorosus efficitur

perficitur

de labore suo dum Et illius anxius miror de morquod expectabat. qui


,

te tristatur. Scito certe


fieri

sperabat. Et

suis operibus rctributio dixit. Discipulis. Maius quod possunt attin-

per

eum quod

gere suis inquisitoribus querentes soientiam est quod docentes eos conentur nera proferre. et audientes eos non nsi in recipienda[m] ueritate[m] nitantur. Moliar igitur in ueritate dicen-

da etuos ad eam appreliendendara moliamini toto posse. Et pluribus liominum uincunt concupiscentie rationem; quare cupiditates ab infantia concomitantur eisdem ratione nero non assecuntur nisi etate perfecta propter quod ad se Et dixit conuertunt. populi pocius reges sicut cupiditates liora qua disciplinantur bona pueri magistros abliorrent, quare ex:inde prouentura non attendunt set sentiunt discendi Jabores. Et uocauit Alexandrum, ex quo destitit a docendo eundem,
.

dixit. in

faciens ei questiones super regimine

magnatum

et populi

qui Alexander bene respondit; tamen. Aristotiles uerberauit eum uerberibus magnis. Quare interrogauit eum quidam quare hoc fecit. Respondit puer iste habilitatus est ad regnandum et ideo eum uolui horrendum gustare saporem ut ab iniusti se fruitione refrenet. Et dixit aliumreccifirare(6"/c) si potest cupias sicut cupis te ipsum quare honor est et nobilitas anime tue. Et dixit ei quidam iuuenis. Quare es pauper? respondit Ar non oiendit in ea paupertas, nec aliquid protulit malj et tibi mala plurima pertulerunt. Et dixit in libro celi et mundi, conuenit ratione indicare nolenti non odire sibi con. . .

tradicentem.

Imo

sic si est cognitor ueritatis et sic pr alio

iusticiam eligat ueluti pr se ipso. Et dixit. Mundus est quidam ortus et fossata eius sunt regna. Regna nero manute-

nentur per leges; rex statuit. Rex nero per miliciam manumilicia nero pecunia gubernatur; pecunia autem tenetur a populo colligitur populus nero est iusticie seruus. lustitia
; ;

uero regitur mundus.

DOCUMENTI

151

HI.

Napoli: Bibliot. dell'Oratorio, Pil. XV, il. VII, del sec. XV, membr. di ce. 64 non num. con le iniziali miniate prov. forse dal fondo Vallettiano. Alla parte inferiore della
,

prima pagina

si legge: Incomincia lethica de Aristotele traducta in uolgare da maestro Nicolao Anglico (1).

(1)

Marciana [Mss.
ce.

latt.]

ci.

14, n. 43, cartac.^ del sec.


e.

XV, mise,
>.<

270
e

X -15, di

171 n.

num.

13

il

cipit etilica Arisfotilis liber

2>nmuH. Tute

volg-arizz. dell'Anglico: le cose desiderano alcun

In-

bene

bene quello che tute le cose domandano, e sono molti beni seg'ondo diuerse cose, ma tutte so redueono ad uno il qual principal de tuti
il quale sempre da elegere per si medesimo e no per altro, e questo la felicita la quale portiene a l'optima disciplina cio ai gouernamento

de le citado, sotto il quale g-oucrnamento sono tatti gli altri beni, e lo conoscimento de esso bene io grande accrescimento a la ulta che per esso s'aquista, si come il saetatore conosciendo il segno se li fiori. Alora manifesta la cosa chiaramente quando ella mostrata segondo che la rechiera d'esser mostrata grossamente, prima per la certanza de le opere humane, segondo che nui diciamo azo che l'omo adoperi non per che l'omo sapia, e le ragioni sutili degli aluminati t lo intendimento che grosse ensegnano ad operare; terzo dice che '1 populo e lagrossagiente la intenda; e gli omeni snuii li qual sono siguorizatori de la lor uoluiitade sono propri uditiiri di questa scicncia e non gli garzoni ne li seguitatori do le loro uoUintade malvagie; e garzoni sono di due mainiere segondo etade et segondo costume. Segondo il nome ciascuno confessa la felicita ma qual sia ella in zo molti discordano, nude alquanti la pongono ne le cose aperte sicome nei dilocfci corporali e chi nelle richeze e ne l'onore et in somiglianti et alcuni in alcuna cosa di fori da tute queste si come nella idea. De principio operis. E douemo comenziare da le cose conosciute a noi zo essere amacstrati o adotrinati delle bone cosse e delle
1' omo '1 principio il quale non a misteri di perche de sapere da si et impar da altrui. De sunimo bene. El summo bene par che sia nei dilletti corporali prima por lo so contrario zoe tristicia, segondo che nulla cosa bona senza dilletto, terzo ch'esso cosa naturale che tutti lo dexiderano. De felicitade. La felicita non ni delletti ne ui de esser posta: prima ch'essa bene perfetto, il diletto corporale no. etc. Il testo diviso in molti capitoletti rubricati. Nel testo volgare a e.

giuste e questo

31

intercalato

un lungo brano
et

leyis (sic) positiua est

latino Cajntulum septimum quocl rea hiunanas de manifestacione cuicircha precipua

usdam

elicti

swpva

de comparaclone prudencle

ad sclentlam

et in-

152

DOCUMENTI
Segue
il

primo che tracia de felicitade. (1) Tutte le cose desiderano alcuno bene et bene quello che tutte le cose domandano. Et sonno molti beni secondo diuerse cose: ma tutti se adducono ad uno el quale principale de tutti, el quale sempre da llegiare por se medesimo et non per altri et questo la felicit. la quale
testo
:

Incomincia

el libro

pertiene all'optima disciplina cio al gouernamento della cita, sotto el quale gouernamento sonno tutti gii altri beni. El

conoscimento d'esso bene fa grande accrescimento alla vita che per esso s' acquista, si come el saettatore conoscendo il segno si lo fiere. Del modo dell' operatlone in questa scientia. Allora manifesta la cosa chiaramente quando ella mostrata secondo che ella rechiede Questa scientia richiede d' essere mostrata grossamente et per la incerta uanita dell' opere humane: et che noi dicemo accioche l'iiuomo adoperi:
.

non perche

l'

intendimento

huomo sappia et le ragioni sottili allummo {sic) lo esse muouono ad operare: et accio che '1 popolo
]

et la grossa gente lo intenda. Et gii homini sauii gii quali sonno signorgiatori della loro uolunta sonno propri uditori di questa scientia et non gii garzoni ne gli seguitatori delle loro uolunta malvagie. Et gli garzoni sonno in due maniere: secondo citta {sic) et secondo costume. Del nome della felicit.

tellectum.

e.

35

finisce

il

latino

e seguita

il

libro

VII nel

testo
:

volgare.

Il

riassunto diviso in 10

libri.

Come lo homo sia perfedo

regitore de le

L'ultimo capitolo il seguente citacle. (e. 62'"^) E ne le arti tute

le

homo

quali sono per alcuna operacione due sono le cosse per le quali lo n' perfecto operatore, zo sapere li modi e le ragion de l'arte e poi

li diti modi e le dite ragioni auer prouate per zo che le arte si sono in generale * e cusi quelli che noie esser perfecto rectore de la cita [conjuene auer le dite cose: prima sapere e cognosere el bon stado e meglioramento de

la terra ouer

de la citade e per quele cosse essa se corompe e se salua

e sapere le mainere de la iusticia e generali e particulari e quele sieno le bone legi e le rie, e la segonda cessa si ched eli abia proua[te] et

esperimentate le dite eosse in fra diverse mainere de genti e uedute le condicion e li modi de uiuere e li costumi de le diuersita de li homeni et en zo sia esercitado per longa usanza, et alora sera perfecto ni la sapiencia de gouernar la citade. Espllcit dea yratias amen.
cod. Antoniano pieno zeppo di errori di che rendono a dirittura insanabile la lezione. senso,
(1) Il

trascrizione e di

DOCUMENTI
Secondo
il

153

modo ciaschuno confessa la felicita: ma quale essa sia, in ci se discordano. Onde alquanti la ponghono nelle cose aperte si come negli dilecti corporali et ancho nelle
:
,

richeze et negli lionori et de somiglianti. Et alcuni in alcuna cosa di fuori di tutte queste si come nella iddea. Del
'principio.

Et douemo incominciare dalle cose conosciute ad


,

buone cose et delle et questo lo principio el quale non ha mestiere giuste de perche: che V huomo de sapere da se o imparare d'altrui. Del sommo bene. El sommo bene pare che sia negli dilecti
noi cio amaestrati et addoctrinati delle
:

corporali idest per lo suo contrario cio tristitia et che nulla cosa buona senza dilecti et che esso cosa naturale che
tutti el

lecti

De felicitate. La felicit non negli didie essere idest, che dessa bene perfecto et satia el dilecto corporale non ; che gli dilecti non sonno
desiderano.
ui

ne

secondo ragione
discono
,

turbano e la turbano et impeche la felicita bene dell' anima et non ordinato ad altro et gli dilecti sonno ordinati al corpo et sonno contro l'anima. Che 'l sommo bene non e dilecti. Ancho uiuere in dilecto corporale ulta di bestie:
,

che

essi la
:

et la

felicita si

et

chel'huomo ne perde lo essere, ci e perdendo la ragione: che quelli che segueno debbono essere semi per natura. Ancho non nelle ricchezze el sommo bene. Non el sommo bene nelle richezze che d'esse sonno due maniere ci sonno dinari et biada, e denari non possono per loro fornire e bisogni de l'huomo se non per l'ordenanza degli huomini: molti hanno dinari che morono di fame: et non sonno per se. Del grano non bisogna ad un huomo pi ch'esso ne possi mangiare. Ne die essere posto el sommo bene nelle richeze idest che non se saranno expendere per amore de essi, et doneranno l'huomo de misero animo dottando di perderli, et faranne l'huomo molto sconueneuole negli guadagni per hauere richeze et cessare dall'opere de uirtu. Ancho non nello honore i che lo honore ordinato ad altri ma la felicita non et che lo honore de fuori dallo huomo ma la felicita non. Non ui die essere posta la felicit che 1' huomo amara di pare buono, et non d'essere; et accioche l'huomo non ne prenda ne faccia cosa ch'elli non debbia, et accioche
et et
: : :
. .

154

DOCUMENTI

rhuomo
.

doni agii buoni et non agii buffoni, perche u ciano portando parole. Ancho non in hauere forza o signoria di i la signoria per forza et contro natura et le cose gente contra natura non bastano et molti possono essere signori di gente et essere de maluagia uita et che l'huorao ne lassa Anche l'opere della uirtu, auezandosi a quelle dell' arme.
.

che essa e bene del corpo et la sonno mutama la felicita no. La uerita magiormente de amare bili che lo amico: che la propria uerita lo uero dio: et che esso sia magiormente d'amare che l'iiuomo manifesto. El conoscimento del bene uniuersale o uero seperato ad alchuna cosa non utile all'artefice della lana o delle statue et perci nullo debbe pi uolere sappere che bisogni. El bene di ciaschuna cosa quello per la cui gratia l'altre cose sono operate per la fine dunque el sommo bene de tutti sar la felicita: per ci ch' '1 fine de tutti gli beni operati. Essere felice et essere per se sofflciente quasi tutto uno entendo per se sofficiente: non nasse solo secondo uita solitaria ma dalli parenti et dagli amici et dagli uicini per ci che l'huomo ciuile per
la felicita
in sanit
felicita nell'anima; et sanit belleza forteza
,
.
j

non

natura. Sonno le ulte princijjal tre: cio uita uoluptuosa et

La prima della quale el uita ciuile et uita contemplatiua fine suo si luxuriare mangiare et somigliante cose che pertengono a bestia. El fine della seconda si honore. El
.

fine della

terza

conoscere la uerita

uita diuina.

La

come

dell'odilo

propria opera deU'huomo '1 uedere: et questa diuisa in due: l'una

et questa quasi si la ragione si

nello intendere et nel conoscere, la seconda nell'operare et questa pi principale. Ciaschuna cosa ha la perfectione

del bene, secondo la sua propria Uirt si come el perfecto bene del cavallo il bene correre, el perfecto bene dell'echio il bene uedere: et cosi degli altri. La propria uirtu del-

l'huomo

si

come

que sua perfectione, sar operatione d'anima secondo uirtu, et de uita perfecta. Et dicemo quasi essere equiuoci, onero uniuoci lo bene uiuere et lo bene operare alla felicita: et o uero pochi discordano. El da questo tutti concordano
|

la felicita la quale

dicto l'operatione secondo ragione. Dunet la somma il sommo suo bene

DOCUMENTI
bene diuiso
nima,
si

166
dell'a-

in tre
le

maniere: che alchuni sonno beni

come

uirtii; et alcuni del corpo, si

come

sanit

belleza et somiglianti, et in

questi

beni dimora la felicita

ma

principalmente magiormente in quelli dell'anima. La ulta de felici delectabilissima et non lio bisogno di ninet
:

na agionta

quello che a llui amico, et delecteuole per natura de se medesimo. Et quelli ad cui non pare cosi infermo et ha corructo el gusto si come

che

ciascuno

ama

lo

'nfermo che giudica altrimenti de sapori che non sonno. Ancho la felicita optima et bellissima et delectabilissima

ma

essi

delle richeze et degli beni di fuori non per per potere magiormente operare le virt et accio ch'essa non sia laidita. Et pare che la felicita sia dono di

ha bisogno

ma

dio se alcuno dono dato agii huomini da llui: et se questo d'ai eh una virt sar per disciplina et per exercitatione: et sar comunissima ad bavere aiuti, gii quali non sieno

non

et sarebbe pericolosa cosa ponerla nella per ci ch' meglio essere cosi beato se le cose che sonno secondo natura et secondo arte sieno possibili

orbati per natura


,

fortuna

essere optimo

(?).
,

Ancho la felicita non pu essere nelle bestie che non sonno operatine de cotali operationi, ne

per ci

possibile a loro: ne anche gii fanciulli possono esser felici perla et:

per experienza [ne non (?) loda da operare cotali opei^ationi della quale gii felici abisognano possono essere dicti]. La fecosa stabile et non permutabile in alchuno modo alcuno superabunda in gran beni essendo beato abelllsce magiormente la felicita: et se a lini devenghono molti
licita
:

ma

et se

infortuni!

splende la sua uirtu

se muta de bene operare et allora che nelle fortune non il bene o vero el male, ma bisogna d'esse la ulta umana, che l'operationi sonno donne della ulta onde nessuno beato se transmuta in miserato esso aduiene non legiermente douenta felice. E beni o nero gii mali degli amici pare che facciano alchuna cosa agii morti et se fanno non intanto che perci faccia felice lo misero: n Ilo misero felice. Ciaschuna cosa che se loda in rispecto ad alcuna altra o nero essendo quale
,

non perci
:

ad alcuna

altra, si

come

lo giusto alla giustitia et lo forte

156
alla forteza.

DOCUMENTI
Onde deiroptime
:

et perfectissime non laude uomini si come perfectissimi et diunische Ila laude relata simi, delli quali non conuiene laude ad essi, si come ad magiori beni od a precipuo d'essi: ma conuiene alchuna maggior cosa ci honorare, et cosi la felicita delli beni honorabili magiormente che de gli laudabili per ci ched principio, et desso ponemo honorabile et diuino. Douendo sapere dell'anima li politici dicemo che essa ha due potentie. L' una la quale dicemo intendimento, per la quale conosce et giudica. L'altra dicemo essere la uolunta o nero l'appetito lo quale nelli buoni obediente allo intendimento o alla ragione et nelli maluagi no et allora somigliano alle bestie. Le Virt sonno de due Alchune maniere. et morale alchune intellecfcuali ragione La sapientia e Ilo intellecto et la prudentia diremo intella giustitia liberalit et somiglianti morali lectuali si come nelle laude delli costumi de gii huomini. Finisce el primo libro. Incomincia el secondo libro el quale tracia de la uiriu generalmente. Le uirt intellectuale se acquistano

degli dei et degli

per doctrina et per sollecitudine et perci abisognano de longo tempo e d'experimento et le morali s'acquistano per usare la boutade e con quelli [non] ch'amano la boutade. Perci si mostra che noi non siamo ne buoni ne rei per natura ne centra natura id est che le cose naturale non si mutano ne si possono transmutare, et che delle cose natu,
: :

rale prima hauemo le potentie et poi le operationi ma nelle uirtu hauemo prima l'operationi si come ne le altre arti, che per molte uolte sonare deuenimo sonatori et non per molto
:

che da une medesime cose se fa che per ogni uertu et corrempesi somigliantemente 1' arte citarizare aduenimo buoni cytharsti, e se non fosse cosi non sarebbe mistieri di docienti che tutti adiuerrebbero buoni o nero rei et cosi delle uirtu che usate quelle che sonno
udire deuenimo uditori
;

et

negli pericoli

deuenimo
|

forti o

nero timidi. Onde non

le-

giere a mutarsi se poi che 1' huonio e' ha usato nella giouentu eh' in ci statuita la bontate et la malitia. Segno che noi non siamo ne buoni ne rei per natura si el ponere delle legge per le quali molti per la paura de esse aduen,
:

DOCUMENTI
:

157

ghono buoni et cosi manifesto si come dicto. Ma semo apti nati ad receuere le uirtu et le malitie per usanza. Et douemo sapere che le uirtu sonno nate ad corrompersi dal troppo et dal pocho si come quelli che non amano nessuna delectatione magiormente saluaticho che temperato, et per
:

lo raezo se saluano.

El segno dell'abito dslla uirtu et della

malitia et della delectatione la tristitia superuegnente all'opere che quello che se parte dalla uolupta et de ci s'al:

legra e n' temperato et se atiista e n' intemperato, per ci che la uirtu morale intrno alle uolupta et le tristite
:

idest, che per la uolupta operiamo li mali et per la tristitia dipartiamo dalli beni etc. etc. etc. Finisce il decimo libro. Ma sonno utili cotali sermoni ad prouocare et ad mouere gli huomini che sonno di buona natura et amano la bontate naturalemente Et quelli che non sonno nati alla bontate conuiene che ui sieno menati per pena et per paura. Et al.

non

quanti huomini sonno che essendo indurati nella maluagitate possibile per alcun modo cessameli. Ponendo le cose

per le quali pare aduenire l'huomo uirtuoso extimiamo alchuni deuenire buoni per natura et alchuni per consuetudine et alchuni per doctrina: et la bontate ch' per natura non in noi ma aduiene per alcuna gratia diuina, si come agli boni infortunati. Et lo sermone et la doctrina non sempre p in
tutti

per ci che conuiene

1'

anima

dell'

auditore

essere apparecchiata et accontia ad amare la bont et odiare la malitia, si come la terra che dee receuere el sieme. Et

perci conuiene che gli giouani sieno nutriti secondo buone

legge le quali usano per modo de piacere et non per abstinentia senza dilecto in fine ad tanto debuono stare
:

in doctrina et in castighamento degli buoni costumi habbiano facto abito et buoni menare alla uirtu mostran:

del bene et quelli che sonno inobedienti per punimenti et per pena et quelli che sonno in tutto insanabili in tutto destruggere. Et accio che gli huomini adoperino secondo drictura, conuiene che essi uiuino secondo el giudicio dello intendimento, el quale contiene ordine diricto senza permutatione, et habbia potentia de essere ubidito: et

dolo le ragione

in ci fare gii

comandamenti de

gii

padri non hanno podere

158
si

DOCUMENTI
tutti

che

operino secondo dirictura.


sententia

Onde conuiene che


tutti
,

sie
si

sermone quello che a ccio conduchi, che abbia fenneza


,

come conuiene

dotata et honorata da

contra la quale nessuno possa senza pena uenire. Et questo non pu essere altro che '1 sermone el quale chiamato lege,

per ci ch'esso procede dalla drictura dello intendimento. Dunque l'optima uia de fare gli huomini buoni si de hauere

commune regimento generale, et dricto prouedimento del uiuere degli homini, per gli quali possono essere dirizati; et quello che ci pu fare si il ponitore della legge o nero el
trovatore di essa. Et nell'arti tutte le quali sonno per alcune operatione due sonno le cose per le quali l'huomo u'perfecto operatore. Ci sapere gli et poi gli dict modi et le diete

modi

et le ragioni dell'arte

ragione

hauere prouate

per ci che l'arte si fanno in generale et operansi in particulare. Et cosi quelli che uole essere perfecto regitore della citta conuiene auere le diete due cose i sapere et cono.
.

scere el buono stato e

'1

miglioramento della

citta

et pei"

quelle cose ella se corrompe et si salua. Et stipere le maniere della lustitia et generali et particulari et quali sieno le buone lege o le rie. Et la seconda cosa si ch'egli habbia prouate et experimentate le diete cose infra diuerse maniere de genti et ueduti gli modi del uiuere et gli costumi
,

et in ci sia exercitato per degli huomini usanza et allora sar longha perfecto nella sapientia de gouernare la citta. Finisse el libro del' Etica d'Aristotile.

delle diuersit

APPENDICE

ETHICA

VETUS
II.

(1)

Duplici atitem iiirtute existonto

consiietudinali, ea quidem que intellectuali s est


et
ra.

hac quidem intellectuali hac nero multum ex doctrina habet


et et

g'onerationem et

augmentum

et

ideo

Ea autem que

cDiisuetudinalis est

oxperimento indiget ex assuotudine fit, unde

tempo-

nomen

ex quo et manifestum quoniam accepit paruin decliiians ab assuetudine; nulla consuetudinalium uirtutum natura in nobis fit. Niliil eorum que
natura sunt nere assuescitur
:

uerbig-ratia lapis
ferri,

doorsum natura

latus

numquam
sum
ter

assuescetur sur.^um
;

nec

si

milies

eum

assuescet quis surali-

eiciens

neque

ig-nis

deorsum neque aliquid aliud eorum que

innata sunt aliter assuescet. Neque igitur natura neque preterna-

turam sunt uirtutes sed innatis quidem nobis suscipere eas, porfectis autem per assuetudinem. Adhuc quecumque natura nobis adueniunt
uirtutes

horum primitus ferimus postca reddmus, quod in sensibiNon enim ex sepe uidere et sepe audire sensus accepimus, sed e conuerso habentes usi sumus non utentcs accepimus.
,

libus manifestum..

Virtutes a.utem
aliis.

accepimus agentes prius quemadinodum


facei'e

et in artibus

Que enim oportet discentes

hec facientes discimus. Verbi

g'ratia,

fabricantes fabri iiunt et citharizantes cithariste

sic

ig'itur

et

iusta facientes insti


sti fcatur

sumus, casta autem


fit

casti,

fortia

nero fortes. Te-

autem

et

quod

in ciuitatibus.

Legislatores enim ciues asleg'islatoris hec.

su'jscentos faciunt bonos, et uoluntas

quidem omnis

Qui-

ciiniue
ciailit'ite,

igitur hoc

non bene faciunt peccant;

et diffort

hec ciuilitas a
et
fit

bona a mala. Adhuc ex isdem


et

ipsis et per
;

eadem ipsa

omuis uirtus

corrumpitur. Similiter et ars

ex citharizare aut boni

aut mali funt cithariste; proportionaliter autem et fabri et rcliqni omnes: ex bene enim fabricari boni funt fabri, ex male autem mnli. Si enim

non

sic

haberet nulla neccssitas docentis esset et omnes ficrontboni

uc^l

(1)

Il

tosto dell' Elhina niUas noi tre

iiiss.

foroiitini

insaufibilniente giiaslo

ed incerto por lo coiitiuuo reciproclie discropanzo. Dalla collazione accurata dei codici Lo tentato di ricavare, jier quanto nA era poBsilnlc, la lezione a parer mio

meno
C.

discosta dall' originale.

Makchesi.

Aristotelis Elhica uelvs-

II

ARISTOTELIS

mali. Sic et in viirtutibus habet. Facientes enim permntationes

cum

ho-

minibus

hii

vero

insti, hii

vero iniusti fimus; facientes enim ea que in


hii

periculis et assueti
similiter et ea

audere nel timere,

quidem

fortes hii vero timidi;

dem
hii

casti et huniiles sunt

que circa concupiscontias et ea qiie circa iram, hii quihii autem incontinentes et iracundi fiunt,
,

quidem ex sic in eis conuerti, hii vero ex sic. Et uno utique sermone ex similibus actibus habitus fiunt. Propter quod oportet actus
,

quales attribucre
tus.

secundum enim horum


differt sic uel sic

diiferentias

sequuntur habi-

Non parum igitur autem omne. Quoniam

ex iuuentute assuesci, magis

opus non contemplationis gratia est quemadmodum alia (neque enim ut sciamus quid est uirtus scrutamur sed ut boni faciamur quoniam nulluin esset proficuum eius)
igitur presens
,
,

necessarium est scrutari ea que circa operationes quomodo faciendura eas. Hee enim domine ut quales fiant habitudines, quemadmodum diximus.

Secundum
cetur

igitur rectam rationem operari

commune

et

supponatur. Di-

autem postea de eo et quid est recta ratio et quo modo se habet ad alias virtutes. Illud autem prius confiteatur qxioniam omnis qui circa ea que facienda sunt sermo typo est, non certi tudin ali ter oportet dici
, ,

ut in principio diximus
rendi.

quoniam secundum materiam sermones

inqui-

Ea autem que sunt in operationibus et conferentia nihil habent, quemadmodum neque ea que sana. Tali autem existente et

stans
totius
;

sermone, adhuc magis qui de singulis sermo non habet certitudinem neque enim sub arte neque sub narratione inciditur; oportet autem eos

semper qui operant ea que ad tempus intendere quemadmodum et in medicina habet et in gubernatione. Et si talis sit presens sermo temptandum auxiliari. Prius igitur hoc inspiciendum quoniam hec innata
,

sunt ab indigentia et superfluitate corrumpi. Oportet enim in obscuris


apertis testibus uti,

quemadmodum
:

in uirtute et sanitate uidemus. Su-

perflua

enim gymnasia
et cibus et facit et

et indigentia

que potus mensuratum

amplius uel

corrumpunt uirtutem, similiter utiminus flens corrumpit sanitatem, comSic


igitur
in castitate et foret

auget

et saluat.

titudine et aliis uirtutibus habet.


nil

Qui enim omnia fugit

timet et

sed ad omnia fit, qui autem omnino nil timet uadit audax; similiter autem et qui omnem uoluptatem habet et a nulla semotus est incontinens; qui autem omnes fugit ut ruricale insensibisustinet

timidus

lis.

Corrumpitur enim castitas

et fortitudo

a superfluitate et indigentia,

a medietate autem saluatur. Sed non solum generationes et augmenta


et

corruptiones ex isdem ipsis et ab ipsis isdem fiunt, sed actus in ipsis

ETHICA VETUS
erunt. Et

HI
Qui

enim

in aliis manifestis sic habet, uerbigratia, in uirtute.

multum

cibiim accipere et miiltum laborem sufferre et Sic

test facere uirtuosus.

autem habet

et in

maxime hoc poiiirtutibus. Ex remoueri


tei'ribilia et suf-

enim a uoUiptatibus fimus


ab
ferre ea flmus fortes

casti, et fientes

maxime possumiis remoueri


contempnere
sufferre
terribilia.

eis; similiter et in fortitudine: assueti


,

et fientes

maxime possumus
,

Sig'num autem oportet facero habituum fientem uoluptatem uel tristitiam in operibus. Qui enim quiflem remouetur a eorporalibus uoluptatibus et hoc ipso gaudet castus; qui

autem

tristatur incontinens,

et qui

quidem
lis

sustinet pericula et g-audet et

non
et

tristatur, fortis
tristitias
,

qui autem

tristatur timidus. Circa uoluptates


virtus.

enim

est consuetudina-

Propter uoluptatem mala facimus


;

propter tristitiam a bo,

nis

remoueinur

ideo

oportet

ag'i

qualitercumque ex iuuentute
:

ut

Plato inqui, ut gaudeant uel tristentur in quibus oportet


disciplina hec est. onini

recta

enim

Adhuc autem
et

si

uirtutes sunt circa passiones et actus;

autem passioni

omn

action!

sequitur dilectio et

tristitia

et

propter hoc
fientes

pene per hec ad inuiceiri. Et medicine enim quedam sunt; medicine autem per contrarium innate sunt fieri. Adhuc, ut prius diximus, omnis

erit uirtus circa dilectiones et tristitias.

Demonstrant

et

anime habitus a quibus innatus est fieri deterior et melior, ad hec hec [naturam] habet. Per delectationes nero et tristitias boni non
persequendo has et in fugiendo, aut quas non oportet oportet aut quot modis aliter a sermone determinantur
terminant
uirtutes
axit

et circa

fiunt in

quando non

inpassiones

quoniam
quando

multipliciter dicunt.
et

quasdam et Sed ut non oportet

Ideoque dequietes. Non bene autem


alia.

et [non] ut oportet et

quanto

alia

non adiciuntur. Supponitur

igitur uirtus esse

talis circa dilectiones et tristitias

optimorum operatiua. Malitia autem


eis. Tri-

contrariorum. Fit autem nobis et ex bis manifestum adhuc de

bus autem existentibus que in uoluptatibus


conferente
delectabili et

tribus

contraris

que malo non conferente


,

et tribus

in fugis

bono
tristi.

Circa hec omnia quidem bonus directus est

mag'is autem circa delectationem. omnibus que sub uoluntate seqxiuntur. Etenim bonum
delectbile
tritur.

malus autem peccans Communis enim hec animalibus


et

et

et

conferens et

uidetur.

Adhuc autem ex

pueritia

omnibus nobis connu-

Ideo difcillime repellere hanc passionem contemporaneam ulte.


hit

Regulant autem operationes Mi quidem magis lectationis et tristitie propter hoc ergo necesse
;

uero

minus

de-

est circa

hoc totum
delec-

operandum

non enim parum

in operationes uel

bene uel male

IV
tari uel tristari.

ARISTOTLIS

Adhue enim

difficillimum delectationi bellar

quam

ire,

qiiemadmodiim dicit Eraclitus. Circa difficillima autem semper et ars fit et uirtus. Etenim bonum melius in hoc. Quare et propter hoc circa delectationes et tristitias [orane negotium] et uirtutis et ciuilitatis. Qui

quidem beet

ne

bis utitur

bnus

erit,

qui uero male malus.


,

Quoniam
fit

igitur uirtus circa

deloctationes et tristitias

et

quoniam ex quibus
,

ex ipss aug-etur

corrumpitur non similiter fientibus


et circa

et

quoniam ex quibus genita est


dici-

hec et operatur, dictum

est.

Queret autem aliquis quo modo


,

mus quod
stos. Si

oportet quidem insta facientes iustos fieri casta autem caenim faciunt iusta et casta iam sunt insti et casti, ut si gra-

maticalia et musicalia gramatici et musici.

Sed neque

in artibus sic

habet. Contingit enim gramaticale aliquid facore a casu et alio suppo-

nente
et

quidem igitur gramaticua si quid gramaticale feeerit hoc autem estsecundum eam que in ipso gramaticam. Adhuc gramatice,
;

tunc

erit

autem neque
ab artibus
fieri,

simile est in artibus et in uirtutibus.

Ea quidem enim que


nisi illa qualiter ha-

fiunt,

bonum habent

in eis; sufficit igicur qtialiter babentia

Ea autem que secundum


,

uirtutes fiunt
si

non

bent iuste et caste operantur

sed

quis operatur qualiter habens ope-

ratur: prius si sciens, deinde si uolens propter hoc, tertium

autem

firme et immutabiliter habens

habendum

artes

operatur. Hec autem quidem ad alias non connumerantur preter scire. Ad habendum autem

uirtutes scire quidem parum aut nil potest; alia uero non parum sed totum esse potest quia et ex multotiens operari iusta et casta adue,

niunt. Ees

quidem

iuste et caste dicuntur

quando sunt
et

tales

quales

iustus et castus operarentur.

lustus

autem

castus est non qui hec

operatur sed et qui sic operatur ut insti et casti operantur; bene ergo

quoniam ex iusta operari iustus fit ex non operari autem hec nullus [functus] est fieri bonus. Sed multi quidem hec non faciunt; ad radicitur
,

tionem autem confugientes existimant philosophari et esse bonos; simile autem aliquid facientes egrotantibus qui medicos audiunt quidem studiose, faciunt

autem

nil

operandorum

bene habebunt corpus sic curati , philosophantes. Post hec autem quid est uirtus scrutandum. Quoniam igitur ea que in

quemadmodum nec isti animam sic


:

igitur

neque

illi

anima

fiunt tria sunt, passiones potentie habitus,

horum autem

aliquid

Dico autem passiones quidem concupiscenti am iram timorem audaciam inuidiam gaudium odium amicitiam amorem zelum mierit uirtus.

sericordiam
tentias

uniuersaliter quibus sequitur delectatio uel tristitia


,

po-

autem secundum quas passibiles horum dicimur

uerbigratia

ETHIOA VETUS
secxmdum quas potentes irasci nel tristari uel misereri; habitus autem secundum quos ad passiones habemtis bene nel male nerbigratia ad irascendum si qnidem uehementer nel remisse male habemus, si autem
,

ig-itur qnidem non non dicimur secundum quoniam uel malitias diuel uirtutes autem mali uel secundum boni; passiones cimur et quoniam secundum passiones qnidem neque laudamur neque uituperamur: non enim laudatur qui timet et irascitur, neque uitupe-

medie bene

similiter

autem

et

ad

alia.
;

Passiones

sunt ncque uirtutes neque malitie

ratui'

qui simpliciter irascitur

set qui qualiter:

secundum autem

uir-

laudamur nel uituperamur. Adhuc irascimur quidem timemus inuoluntarie; uirtutes autem uoluntates quedam uel non sine uoluntate. Adlxue autem secundum quidem passiones moueri dicimur,
tutes uel malitias
et

secundum

uirtutes

et

malitias

non moueri
,

sed

adiaceri

qualiter.
,

Propter hoc autem neque potentie sunt

possumus pati

simpliciter

nee mali

neque boni dicimur quare neque laudamur neque uitu,

boni autem uel mali peramur. AdhUG potentes quidem sumus natura de non sumus natura. Diximus hoc priiis. Si igitur neque passiones
sunt neque potentie uirtutes relinquitur eas esse habitus. Quid qui-

dem genere
quoniam
reddit

est uirtus

dictum

est.

Oportet autem non solum dicere


igitur

sic,

habitus, set et qualis.

Dicendum

quoniam omnis

uirtus,

cuiuscumque
,

fuerit uirtus id et

bene habens

perfcit, et

opus eius bene

nerbigratia
;

oculi

uirtus et oculum

bonum

reddit et opus eius

enim uirtute bene uidemus; similiter autem et equi uirtus equum bonum facit etbonum ad currendum et ferendum ascendentcm et expectandum bellantes. Si utique in omnibus hec sic se habet et hooculi

bonum

minis uirtus
reddit

erit habitus a quo bonus homo fit et a quo opus suum bonum. Quomodo autem hoc erit iam quidem diximus. Adhuc autem et sic erit manifestum si inspexerimus qualis est natura eius.

In omni continuo
et

et discreto est accipere hoc quidem plus hoc vero rem aut hoc secundum secundum nos. Equale autem medium equale superfluitatis et indigentie. Dico autem rei mcdiiim quod equaliter re, ,

mouetur ab utraque extremitatum quod est unum et idem omnibus. Ad nos autem quod neque superhabundat neque deficit. Hoc autem non unum neque idem omnibus: nerbigratia si decem multa duo panca sex
,

media accipimus; equaliter enim secundum rem superhabundant et superhabundantur. Hoc autem medium secundum arithmeticam proportio-

nem. Quod autem secundum nos, nec


eni

sic

accipiendum: non enim

si ali-

decem minas coraedere multum, duas autem parum, doctor sex minas

"^I

ARISTOTELIS

iubet est enlm forsitan et hoc miiltum accepto nel parum. Miloni quideni enim parum, dominanti autem gymnasiorum multum. Similiter aiitem in circu o et in palestra. Sic itaque omnis sciens superfluitatem
;

quidem et deficientiam fug-it, medium autem querit et hoc uult. Medium autem non quod rei, sed quantum ad nos. Si utique omnis doctrina sic opus bene perfcit ad medium respiciens et ad hoc ag-ens opera, unde
assueti sunt dicere bene habentibus operibus,

quoniam ncque auferencorrumpit

dum ncque addendum,


medietas conseruet,
si

ut

si

superfluitas et indig-entia
artifices ut

bonum

diximus ad hoc respicientes operantur: virtus autem omni arte certior et melior est quemadmodum
et natura, medii utique erit inspectrix.

autem boni

Dico autem consuetudinalem.

Hecenim

est circa passiones et operationes: in hiis

autem est

superfluitas

et indigentia et

medium; uerbigratia

et

timore et audere et concupiscere

et irasci et misereri et universaliter delectari et tristari; est

magis
et

et

minus
quos

et

utrumque non bonum; sed quando oportet

et in

quibus

ad
est

et

cuius g-ratia et ut oportet et

medium

et

optimum, quod

autem circa operationes superfluitas et indigentia et medium. Virtus autem circa passiones et operationes est, in quibus suuirtutis. Similiter

perfluitas

quidem

uitiatur et defectio uituperatiir

medium autem

lau-

datur et dirigi tur.

Hec autem ambo

uirtutis.

uirtus inspectrix existens medii.

Adhuc

Medietas aliqua igitur peccare quidem multis modis.


pitagorici existimant;
et

Malum autem
autem
fluiti;

est influiti

quemadmodum

bonum

dirigere autem uno modo. Ideo

hoc quidem

facile

hoc nero

diffcile: facile

quidem

diuerti a signo, difficile


et

hoc

inalitie

quidem superfluitas

autem inuenire, et propter indigentia, uirtutis autem medietas.

Boni quidem enim simpliciter, mali autem omni fariam. Est igitur uirtus habitus uoluntarius in mediotate existens quo ad nos, determinata ratione,
et ut sapiens determinabit; medietas autem duarum malitiarum,huius quidem seeundum superfluitatem, huius nero secundum indigontiam. Et adhuc

quoniam hee quidem


et uult. cat,

deflciunt hoc

tet, et in passionibus et in operationibus; uirtus

quidem superhabundant eiiis quod oporautem medium et inuenit

medietas autem

Ideo secundum subioctam et rationem, quod quid est esse signiflest uirtus; secundum perfectum et bonum extromitas.
suscipit

nequo omnis passio medietatem. Qnedam enim mox nominata sunt, coniuncta cum malo uerbigratia in malorum gaudio et inuerecundia et inuidia et in operationibus aduloperatio omnis
; ,

Non autem

terium

furtum homicidium.

Omnia hec enim


eorum

et similia

dicuntur esse

ipsa mala, sed

non

superfluitates

et defcientias.

Non

est igitur

ETHICA VETUS

VII

umquam

circa hec dirigere sed circa hec

semper peccare

ncque

est

bonum

nel

non bonum

umquam

ut oportet uel quando uel

quomodo

adul-

terando; sed simpliciter facere aliquid

horum peccare

est.

Simile igitur

est attribuere et circa iniusta facere et timere et

medietatem et super-

fluitatem et defectionem. Erit

enim

sic superfluitatis et deficientie

me-

dietas et superfluitatis superfluitas et indigentie indigentia.

Quemadmo-

dum autem non

est castitatis et fortitudinis superfluitas et indigenta,


est

quoniam medium
fluitas et defectio,

extremorum,

sic

nec illorum medietas nec super-

sed quomodocumque aliquis operatur peccat. Uniuer-

ncque medietatis est superfluitas et indigentia. Uportet autem hoc non solum uniuersaliter dici sed et singulis aptari. Idcirco operationes in sermonibus
saliter

enim nec

superfluitatis et indigentie medietas est

uniuersales quidem inanes sunt


riores.

particulares

autem

circa

singula ue-

Operationes autem oportet in bis concordari, Suscipiendum igitur hoc ex descriptione. Circa timores igitur et audacias fortitudo medietas, superhabundantium autem ille quidem qui in timiditate innominatus.

Multa autem sunt innominata. Qui autem in audendo superhabundat audax, qui in timendo quidem superhabundat, in audendo deficit timidus. Circa delectationes
circa tristitias, medietas
tinentia.

quidem et tristitias non omnes, minus autem autem castitas, superhabundantia autem incon-

Deficientes
isti

ideoque nec

nomen

autem circa delectationes non multi inueniuntur; inueniunt: sunt autem insensibiles. Circa autem
,

dationem pecuniarum et acceptionem medietas quidem liberalitas superhabundantia autem et defectio prodigalitas et illiberalitas. Contrarie

autem superhabundant et deflciunt. Prodigus quidem in emissione superhabundat in acceptione autem deficit; illiberalis quidem in acceptio,

ne superhabundat, in emissione autem


et in capitalo

deficit.
,

Nunc quidem

igitur typo

dicimus contenti hoc ipso

postea autem certius de hoc

determinabitur. Circa pecunias autem et alle dispositioncs sunt. Medietas

quidem magnificentia
circa

magniflcus quidem

differt

a liberali

hic qui-

dem
ab

magna

hic uero circa parua.

Superhabundantia autem apy-

rocalia et uanausia, defectio


eis q\ie circa liberalitatem.

autem micro[pre]peia. Differunt aiitem hec Quo modo autem differunt postea dicetur.
quidem magnanimitas
, ,

Circa autem honorem et inhonorem medietas

superhabundantia autem chaunots quedam dieta defectio autem pusillanimitas. Quemadmodum autem diximus babere ad magnificentiam
lberalitetem circa parua differentem, sic habet

quedam
et circa

circa

magnaniexisten-

mitatem circa honorem existentem magniim ea

paruum

vili

ARISTOTELIS
Est enim ut oportet desiderare honorem et inagis

teni.

quam

oportet et

minns. Dicitur qui siiperhabnndat quidoiu desiderila filotimus, qui auteiu delcit alilotimus
;

medius auteui innoininatas.

Innounnate autem
litig-ant extrenii

et didpositioues

uisi

quod ea que

(iloti

mia.

Un de

de

media regione; et nos aiitem est quando medium filotimum uocamus, est autem quando alilotimum. Propter autem quam causam hoc facimus in antea dicetur. Nunc autem de reliquis dicamus secundum enarra-

tum modum. Est autem


dietas.

circa iram superiiabundantia et defectio et


eis,

medi-

Fere autem innominatis existentibus

medium humilem

centes, medietatem humilitatem

habundat iracundus

ft

malitia autem

uocamus. Extremoruin autem qui superiracvmdia qui deficit autem


,

inirascibilis, defectio inirascibilitas.

Sunt autem

et alie tres

medietates
diffe-

habentes quidem aiiam similitudinem ad inuicem et communionem,


runt autem ad inuicem; omnes
et

enim sunt circa uerboriim

et

operationum
circa

communionem;
quod
in eis,

differunt

autem quoniam hec quidem sunt

uerum

hec autem circa delectabile; huius autem hec quidem in lusu,

hec quidem in omnibus que circa uitam. Dicendum igitur de his ut magis cognoscamus quoniam in omnibus medietas laudabile^ extrema autem

ncque recta neque laudabilia, sed estiniurandum. Sunt igitur et horum multa innominata. Temptandum autem ut et in eis aliis nomina fingere, ut aptius et leuius intelligamus. Circa quod nero medius igitur quidem
uerus, et medietas ueritas dicatiir. Fictio quidem ea que ad maius su-

perbia et qui habet eam sxiperbus

autem

delectabilia qui in

que autena ad minus ludo quidem medius eutrapelus


;

ironia.
et

Circa

dispositio

cutrapelia; speri3uitas

autem bomolochia

et qui

habet eam bomolochus;-

qui autem deficit agroicus et habitus agroichia. Circa reliquum aTitem


delectabile

quod in ulta

ilio

amicus

et

medietas amicitia

quidem qui prout oportet delectabilis est qui superhabundat autem qui nullius
;

autem gratia placidus, qui autem emolumenti sui ipsius autem deficit et in omnibus indelectabilis litigiosus et autem
tes.

blanditor.
discolus.

Qui

Sunt

et in aliis et in

passionibus et in

eis

Verecundia enim quidem uirtus [non]

que circa passiones medietaest, laudatur autem et uerecun-

quidem dicitur medius; qiii superhabundat autem ut ille qui cataplex qui omnia uerecundatur qui autem deficit uel nequaquam inuerecundus medius autem uerecundus. Nemesis autem medietas indus; et in his hic
; ,

uidie et epichairekakie. Sunt


in eis

que que accidunt proximis fiunt. Nemesetichus quidem enim tristatur in his qui indigne bene agunt. Invidus autem superhabundans huuc

autem

circa tristitiam et delectationem

ETHICA VETUS
in

IX

omnibus

tristatur;

epichairekakus aufcem in tantum deficit tristari ut


alias

et letetnr; de his

quidem

tempus

erit.

De

iustitia

autem quoniam

non

simpliciter dicitur, post hoc disputantes de utraque dicemus quo-

modo

medietates sunt; similiter autem et de logicis uirtutibus. Tribus

utique dispositionibus existentibus duabus quidem malitiis, hac quidem

secundum
iiirtute

superflui tatem, hac nero

secundum indig-entiam

una autem

medietate omnes omnibus aduersantur qualter; extreme quidem

et

medie ad inuicem opponuntur, media autem extremis. Quemadmodtim enim equale ad minus mag-num ad maius autem minus, sicmedii
deflciunt et in passionibus et in operationibus.

habitus ad defectiones quidem superhabundant, ad sxiperhabundantias

autem

Fortis
sic

enim ad
et ca-

timidum quidem audax uidetur, ad audacem timidus,


stus ad insensibilem
;

autem

quidem incontinens ad incontinentem autem insensibilis liberalis autem ad illiberalem quidem prodig'us, ad prodigum autem illiberalis. Ideo et proiioiunt medium extremi alter ad alterum
, ;

et

fortem uocat audacem autem timidus, timidum autem audax, et in


Sic aduersantibus ad inuicem istis maior contra-

aiiis proportionaliter.

quam ad medium. Longius enim hec distant ad inuicem quam a medio, quemadmodum mag'num a paruo et paruum a magno, quam ambo ab equali. Adhuc ad medium aliquibus
rietas est extremis ad

inuicem

extremis similitudo aliqua uidetur ut audacie ad uirtutem


litatis

et prodiga-

ad liberalitatem. Extremis ad inuicem multa dissimilitudo.


diffniuntur.

Ea

autem que multum discedunt ab inuicem contraria


et

Quare

magis conti-aria, que multum discedunt. Ad medium autem opponuntur in hiis quidem magis defectio, in hiis autem superhabundantia:
uerbigratia fortitudini quidem non ]n*ocacitas superhabundantia existens
sed timor defectio existens; castitati autem non insensibilitas indigentia
existens sed incontinentia superhabundantia existens.

Propter autem
est.

duas causas hoc contingi';, una quidem que ex ipsa re


,

Quoniam

proximius est et similius alterum extremum medio non hoc sed contrarium opponimus. Que enim discedunt multum a medio contraria magis esse uidentur.

Una quidem
que enim

igitur causa hec ex ipsa re, alia

autem

ex nobis

ipsis.

Ad

ipsi innati

magis sumus qualiter magis

hec contraria medio uidentur; uerbigratia


delectiones, ideo habiliores ferri

ipsi magis innati sumus ad sumus ad incontinentiam quam ad de-

corem. Hec igitur magis contraria dicimus ad que magis incedimus, et


propter hoc incontinentia superhabundantia existens
est castitati.
,

magis contraria

Quoniam

igitur

quidem

est uirtus consuetudinalis medietas,

ARISTOTELIS
et

quomodo

et

quoniara medietas duarum malitiarum, haius quidem seeun-

dum superhabundantiam,
talis est qiiare

huius uero seciindiim defectionein, et qiioniam

inspeetrix medii est, quod in operationibus et in passioest.

unoquoque medium accipere non enim medium accipere difficile, uerbigratia omnis sed sapientis; sic utique et irasci quidem omnis et facile et dare
difficile

nibus, siifficienter dietum

Ideo

bonum

est esse; in

circuii

pecuniam
et qualiter

et

consumere, set cui

et

non omnis ncque

facile;

et quando enim bonum est quod

quantum

et cuius gratia et rartim et lau-

dabile et optimum.

Ideo oportet illum qui intendit ad

medium quidem
Calipso suadet
:

prius segretari a mag'is contrario,


sic

quemadmodum

et

a fumo et proeellis extra prohibe


est

quidem
inuenire

nauem. -Extremorum enim hoc maius peccatum, hoc uero minus. Quoniam igitur medium
difficile

summe

secundum secundam dicunt nauigationem, mi-

nima percipiendum mala est. Hoc autem erit magis hoc modo quo diximus. Intendere autem oportet et ad que et ipsi habiles duci sumus.
Alii

autem ad

alia apti nati

sumus. Hoc autem


In

erit

notum ex

delecta-

tione et tristitia flentibus circa nos. ipsos trahere oportet


: ,

contrarium antera delectioni

multum enim seiungentes nos a peccato ad me-

dium ueniemus quod qui tortuosa lignorum dirigunt faciunt. In omni autem magis cauendum est delectabile et delectationem; non enim indecepti iudicamus eam. Quod igitur plebis senes passi sunt ad Helenam hoc oportet pati et nos ad delectationem et in omnibus eorum di,

cere uocem.
facientes
Difficile
,

Sic

enim eam proicientes minus peccabimus. Hoc


,

igitur

ut in capitulo dicamus
et

autem forsan hoc


et

magis poterimus medium inuenire. magis in singularibus. Non enim facile et

magis determinare
tempus
sit

damus

et

et quibus et in quolibet et quantum etenim nos quaiidoque quidem deficientes lauhumiles dicimus quandoque autem grauantes uiriles uo-

quomodo

irascendum

camus. Set qui quidem parum a bono secedit nel detrahitur non uituperatur neque ad maiu.s neqtie ad minus. Qui autem plus hic enim non
latet
;

sed usquequo et in quantum uituperandus non facile sermone

determinare; non enim aliquid aliud sensibilium. Hec enim in singularibus et in sensu iudicium.

Hoc quidem

igitur ostenditur

quod medius

habitus in omnibus laudabilis, Inclinat autem utique quandoque quidem

ad superhabundantiam quandoque quidem ad defcientiam. Sic enim


facillime

medium

et

bonum inueniemus.

ETHICA VETUS

XI

III.

Virtute iitique circa passionss et operationes existente, et in uoluntariis

qiiidem laude et iiitiiperatione fiente, in inuoluntariis qiiidem igno-

scentia et misericordia, uoluntariiim et inuoluntarium necesse est forsan

determinare
et

eis

qui de uirtute intendunt. Utile autem est legislatorbus

ad honores

et

lentia aut per ignorantiam flunt. Violentia


rius tale existens in

ad penas. Videntur autem inuoluntaria esse que uioautem cuius principium extequo
nihil coiifert qui operatur ut qui patitur; uerbi-

g-ratia si spiritus tulerit alicubi uel

homines domini existentes. Quecumque


fiunt aut propter

autem propter timorem malorum maiorum


quod, uerbigratia
si

bonum

ali-

tyrannus iubet in parentes

malum

aliquod facere,

dominus existens
tur,

et

non

facientes

parentum et natorum, quidem facientes saluabunautem morientur, dubitationem habebunt utrum inTale aliquid accidit
et circa eos qui in

uokmtaria

sint aut uoluntaria.

tempestatibus iactant, simpliciter quidem enim nullus iactat uolens, in


salute

autem

sui ipsius et

reliquorum omnes intellectum liabentes. Mixte

quidem igitur sunt hee operationes; uoluntariis autem magis assimilantur. Voluntarie

enim sunt tunc cum operantur,


est.

finis

autem operatonis

secundum tempus
pcU'tes in talibus

Et uoluntarium
et

tur dicendum; facit

autem uolens,

operationibus in

et inuoluntarium quando operaenim principium mouendi offieiales ipso est. Quorum autem in ipso prin:

cipium, in

13S0 et operari uel

non

uoluntaria propter hec utique que

tala sunt; simpliciter

autem
In

forsitan inuoluntaria. Nullus

enim

eligeret
et
:

per se aliquid

horum.

operationibus

autem

talibus

quandoque
et

laudantur quando turpe aliquid uel


si

triste sustinent pr

magnis

bonis

autem

e conucrso

uituperantiir.

Turpissima enim sufferre pr nullo

bone aut mensurato mali. In


sccntia

aliquibiis
talia

autem quando propter

que

humanam

naturani excedunt et
,

autem laus quidem non flt, ignooperatur aliquis que non oportet nulhis utique sufferret Quedam autem
,
,

non est cogi sed magis moriendum patientem (1) pericla et enim ea que Euripidis Alcimeona cogunt matrem occidere derisoria uidentur. Est autem difficile quandoque indicare quale pr quolibet eligendum, et quid pr quo sustinendum. Adhuc autem difficilius immoforsitan
rari cognitis; sepius

enim sunt

tristia

que expectantur, que autem cogunt

(1)

I codfl.

et

paUendum.

XII

ARISTOTELIS

turpia:

unde laudes nel tiituperationes sunt


iiiolenta nel simpliciter

circa coactos, uel non.


caiisa in bis

Hec

habendum
rius fiunt
,

et qui operatur nil confert.

quidem quando Que enim per

que exte-

se

quidem inuofa-

luntaria sunt

nunc pr

bis uoluntaria,

[quorum] prncipium in se

ciente per se quidem inuoluntaria sunt,

Magia autem assimilantur uoluntariis. Hec autem uoluntaria, Qualia autem pr qxiibus eligendtim non facile tradere; multe enim differentie sunt in singularibus. Si quis autem ea
que delectabilia dixerit uiolenta esse, cogunt enim exterius entia, omnia erunt sic uiolenta borum enim gratia, omnes omnia operantur. Et ut
:

nunc autem pr bis uoluntaria. Operationes enim in singularibus.

quidem

et

non

uolentes

tristitia,

qui

autem propter

delectabile

cum

de-

Ridiculum autem causari que exterius set non se ipsum habilem ut capiatur a talibus [se ipsum redditionem] et bonorum quidem
lectatione.
,

se ipsum

turpium autem

delectabilia. Videtur

autem utique uiolentum

esse cuius exterius principium nil conferente passo.

Quod

aiitem per

ignorantiam non uoluntarium quidem omne


est

esse; inuoluntarium autem

quod tristitiam offert et penitudinem. Qui autem per ignorantiam operatur aliquid non autem tristatur in operatione uolens quidem non

operatur quod nesciuit, neque rursum nolens


qui per ignorantiam
ille

cum non

tristatur; eius

utique

quidem qui penitet nolens uidetur: qui autem


sit,

non
lius

penitet,

quoniam

alius

non uolens, quoniam enim

dijffert [ut]

me-

babet nomen proprium. Aliud autem uidetur et [per] ignorantiam operari et ignorans operari, Ebrius enim uel qui irascitur non uidetur per

ignorantiam facere sed propter aliquid predictorum, non sciens autem set ignorans. Ignorat quidem enim omnis malus que oportet operari et
a quibuslibet secedendum est et propter hoc peccatum iniusti et simpliciter

mali

fiunt.

Inuoluntarium

autem

dicitur

non

si

quis ignorat

quidem quod

confert.

Non enim

qvie in electione
;

ignorantia causa in-

uoluntarii sed mali, neque uniuersalis


in singularibus in quibus et circa

uituperatur per banc. Set que

que operationes. In bis enim mise-

ricordia

et

ignoscentia; qui enim

operatur. Forsitan igitur non

borum aliquid ignorat inu.oluntarie malum determinare e a que et quotsunt et


operatur
,

ad quid et quis utique

et

quid et circa quid aut in quo

quandoque autem
et
,

et

quo, uerbigratia instrumento, et gratia cuius, salutis,

quomodo uerbigratia quiete aut uehementer. Hec quidem igitur omnia nuUus ignorabit non insanus manifestum autem quod nec facientem, quo modo enim se ipsum? Quod autem operatur ignorabit quis,
;

uerbigratia dieentes

inqiiiunt

occidisse se ipsos aut ignorare que in-

ETHIOA VETUS
effabilia

XHI
ant estendere nolens

sunt

quemadmodum

Eschilus mistica

emisisse ut qui telum. Estimabit autem aliquis flium inimicum esse, ut

Meropen

et

obtusam infixam lanceam aut lapidem puraicem esse


;

et

qui pr salute percussum occidit

qui estendere uult ut pugillator quiig-norantia existente


,

dem

percutit. Circa

omnia utique hee

in quibus

operatio, qui

horum

aliquid ig-norat, noleus uidetur operari, et

maxime

in principalibus. Principalia

autem esse uidentur

in

quibus operatio et
,

cuius gratia

secundum itaque talem ignorantiam inuoluntario dicto adhuc oportet operationem tristem esse et in penitudine. Ente autem
;

inuoluntario et ui et per ignorantiam, uoluntarium uidebitur esse cuius

prineipium in se ipso cognoscente singula, in quibus operatio. Forsitan autem non bene dicuntur inuoluntaria esse ea que propter furorem uel
desiderium; prius quidem enim
tarie operabitur

nuUum adhuc ex

aliis

animalibus uolun-

neque pueri. [Deinde utrum] eorum que per dsiderium aut irara aut bona quidem uoluntarie, mala autem inuoluntarie ? sed ridiculum una causa existente. Inconueniens

nil

uoluntarie operatur

autem
autem

forte inuoluntarium
et irasci in

dicere ea que oportet desiderare.


et desiderare

Oportet

quibusdam quedam, uerbigratia sanitatem et disciplinam. Videntur autem inuoluntaria quidem et tristia esse: ea
autem que secundum dsiderium
ferunt quoniam
inuoluntaria
delectabilia.

Adhuc autem

aliquid dif-

fiiiut

ea que secundum

notionem

aut

iram peccantur? fugienda quidem ambo. Videntur autem non minus humaue esse irrationales passiones; operationes alicuius hominis ab ira et
desiderio. Inconueniens utique ponere inuoluntaria hec. Deterrainatis au-

tem uoluntarie

et inuoluntario

de prohereseos

[sic;

sequitur ut dicamus.

Valde enim proprium uidetur esse uirtutis et fmagis] consuetudines indicare operationibus. Proheresis autem uoluntarium quid uidetur-, non

autem

illud

pueri et

idem sed magis uoluntarium dicitur. Voluntari a quidem enim alia animalia comunicant proheresim non autem. Et repen;

tina uoluntaria

quidem dicimus, secundum proheresim non autem. Qui-

dam autem

dicunt

eam dsiderium

aut iram aut uoluntatem aut

aliir-

quam opinionem; non uidentur

dicere recto.
ira; et

Non enim

proheresis et

rationabilium, dsiderium autem et


operatur, preiudicans autem non
;

incontinens desiderans autem

continens autem. e contrario, preiu-

desiderans autem non est. Et eligentie quidem dsiderium aduersatur; dsiderium autem desiderio non. Et dsiderium autem dolectabile et triste eligentia autem ncque tristis neque delectabilis ira autem adirne minus: nequaquam enim ea que per iram secundum
dicans quidem
,
,

XIV

ARISTOTELIS

eligentiam esse uidenfcur. Sed neque ixolinitas est eligentia, etsi prope esse
uideatur. Elig-entia
rit eligi iiidebi tur

quidem non

est impossibilium,uerbig'ratia si quis dixe-

esse demeiis. Voluntas

autem impossibilium,

iierbigratia

immortalitatis. Et uolimtas est [quidem] circa ea que


,

nequaquam per eam


:

operantiir uerbigratia jpocritam aliquem uincere aiit athletam eligit hec nullus, sed quecnmquo exisSimat fieri per se ipsiim. Adhiic uoluntas quidem finis est magis; eligentia autem eorum que sunt ad finem, uer-

bigratia sanos esse uolumus


uersaliter

eligimus autem dicere nonconuenit: uuicirca ea que in nobis


circa
esse.
et

autem uidetur
erit;

electio

utique opinio

opinio enim uidetur

omnia esse

Neque non minus


mendacio

circa eternalia et impossbilia

quam

circa ea que in nobis: et


;

autem

et ueritati diuiditur,

tem bis
aliqxiis.

neque bono aut malo eligentia [nam] auUniuersaliter magis. igitur opinioni idem forsitan neque dicit Neque alieni. Cum eligimus enim bona uel mala quales aliqui

Eligimus quidem accipere aut fuautem opinamur quid est autem cui confort uel quomodo. Accipere uel fiigere non ualdo opinamur. Et eligentia qui,

sumus

cum opinamur autem


;

non.

gere aut aliquid horum

dem
esse,

laudetur quoniam

est,

cuius rei magis oportet aut

quonam

recte;

opinio autem quoniam nere. Et eligimus quidem que

maxime scimus bona

opinamur autem quo non ualde scimus; et uidetur non idem ipsa eligere bona et opinari; set quidam opinar! quidem melius, propter malitiam

autem

eligere

que non

oportet. Si
differt.

autem prius opinio

sit

quam
si

eligentia aut subsequatur nil

Non hoc enim

intendimus, sed
est,

idem

est opinioni alieni.


?

Quid igitur uel quale quid

quoniam

igitur

Voluntarium utique uidetur, uoluntarium autem non omne eligendum, sed quod autem est consiliatum. Eligentia autem cum
ratione et intellectu. Subsignare
aliis lecturn.

predietorum non

autem uidetur

Consiliamur autem utrum de omnibus

quibusdam non est consilium. quo non consiliaretur aliquis insanus uel demens, sed pr quibus qui intellectum habent. De sempitornalibus autem nullus cmsiliatur uei'bigratia de niundo aut diametro et latere quoniam non
bile est, set de

nomen ac si ens ex et omne consiliaDicendum autem forsan


et

consiliabile pr

eommensurabiles.

Set neque de bis que in

motu

semper autem

circa

idem ipsum fientia siue ex necessitate siue ex natura siue propter aliam causam talium, uerbigratia solstitiis aut ortibus; noque de bis que ex
fortuna, uerbigratia thesauri inuentione, nec autem de

humauibus om-

nibus, uerbigratia qiiomodo Scitlie


consiliatur: fiet

opfcime uiuant nullus lacedemonioriim


uil.

enim horum per nos

Consiliamur autom de bis que

ETHICA VETUS
in nobis et operabilibus; hec

XV

autem

et

sunt reliqua. [Cause] enim uidentur

natura

esse, et necessitas et fortuna;


:

adhuc autem

intellectus et

omne

quod per homines hominum autem singuli consiliantur de bis que per eos operabilia. Et de cunctis quidem artibus non est consilium, uerbigratia de litteris: non litigamus quomodo scribenda; set quecumque sunt
per nos.

Non autem eodem modo semper de

bis consiliaraur, uerbigratia

de bis que circa negotiationem et circa gubernationem magis quam circa gymnasium in quantum minus certificamur, et adhuc de reliquis simiiter.

Magis autem

circa artes

quam

circa disciplinas,

magis autem circa

eas dubitamus.
certis]

autem in bis que sepius uel multotiens [in et in quibus indeterminabile*, consiliarios aceuenient quomodo
Consiliari

cepimus in magnis; non credimus enim nobis ipsis quasi non suffici entibus dinoscere. Consiliamur autem non de fine set de bis que ad finem;

non enim medicus


ciuis si

consiliatur

si

sanabit

nec rethor

si

suadet ncque

bonam diuisionem
fieri

faciet,

nentes fnem aliquem quomodo et

ncque reliquorum quis de fine; set poper que erit intendunt. Et si videtur
si

per multa

per quod facilius et melius intendunt;

autem per unum

perfieitur quomodo per hoc erit et illud per [quid] quousque peruenerint ad primam causam, quod inuentione ultimum erit. Qui enim consiliatur

uidetur

querere

et

dissoluere

predicto

modo quemadmodum

autom non omnis quidem questio esse consilium mathematica. Consilium autem omne questio et quod quemadmodum ultimum in dissolutione primum autem erit in generatione; et si imposflguras exponere. Videtur

quidem inuenerint discedunt, uerbigratia si pecuniarum est necessitas, eas autem non possibile- est inuenire; si autem possibile uidetur incipiunt operari. Possibilia autem per nos fiunt; ea enim que peramisibile

cos per nos qualiter fiunt

similiter

quandoque quidem autem et in

principium enim in nobis. Quenintur autem instrumenta quandoque autem necessita.s horum
:
:

reliquis

autem quomodo autem per


est,

q\iid.

quandoque quidem per que quandoque Videtur autem quemadmodum dictum


quod ab
altcrius gratia.

homo

esse principium operationum; consilium autem de eo

homine operationes operantur; operationes autem


erit consiliabilis finis
,

Non
,

sed ea que circa finem

uerbigratia
hoc. Si

si

panis

hoc uel

digestus

est

ut oportet:

ncque utique singuia sensus enim

autem semper consiliabitur in infinitum deueniet. Consiliabile autem et eligibile idem. Set tamen determinatur iam eligibile. Quod
Consilio proponitui- eligibile est; requiescit

enim ex

enim unusquisque

quorens quomodo operatur, quando

in se

ipsum reduxerit pi'ineipium et

XVI
in antecedente id,

ARISTOTELIS

hoc est enim quod eligitar. Manifestum autem hoc ex antiquis civilitatibus qnas Homerus seciitus est reges enim que eligebant annunciabant plebi. Existente autem eligibili consiliabili deet
:

leetabili

eorum que

in nobis.

Ex

consiliari

enim iudicantes desideramus


,

Eligentia quidem igitur typo dieta est et circa et eorum est que ad fncm. Voluntas enim quoniam quidem quoniam que iinis est dictum est. Videtur autem his [quidem per se boni esse, his
consiliura.

secundum

autem apparentis boni; et contingt quod] qui uoluntarium quidem esse bonum dicimt, non esse uoluntarium quod tiult qui recte non uult. Si
enim
et erit

uoluntarium

et

bonum

erit,

aiitem
,

si sic

contingit raalum.

Eis autem [rarsus] qui quod uidetur [bonum]

uoluntarium dicunt non


alii

esse natura aliquid uoluntarium, set quod unicuique uidetur;

autem

alterum uidetur

et si sic

contingit ea que sunt contraria. Si autem utique

hoc non placeret dicendum igitur simpliciter quidem et secundum veritatem bonum uoluntarium osse. Unicuique autem uidetur. Bono quidem

quod secundum ueritatem

est

modum

et in

corporibus eis

malo autem quodcumque quemadquidem que bene disposita sunt, sana sunt
, ,

Similiter

que secundum ueritatem talia sunt, infirmis autem existentibus [altera]. autem et amara et dulcia et calda et horum singula. Bonus
;

enim singula iudicat recte et in sngulis ei uerum uidetur secundum enim unumquemque habitum propria sunt bona et delectabilia. Et differt

multum

forsitan

bonus

et

enim uerum

in singulis uidet ut

regula

et

autem deceptio propter delectionem fit; non enim existens bonum uidetur. Volunt autem delectabile ut bonum,
existens. Multis
tristitiam

mensura eorum

quidem

finis

autem ut malum fugiunt. Existente autem quidem uoluntario consiliabili autem et eligibili eorum que ad finem que
, ,

secundum eligentiam erunt et uoluntatem uirtutum autem actus circa hef.. In nobis autem uirtus. Similiter autem et malita; m quibus enim est oporari ec non operari, et in his utique et
circa hec operationcs
;

tamen; quare

si

operari

bonum
est

ens

in iiobis est et operari

turpe ens et

in nobis est. Si

autom
;

in nobis

et

non operari

hoc autem

bona operar! et turpia, bonos uel malos esse

similiter

autem

in nobis igitur

decentes uel indecentes esse.

Set dicere

quod nullus uolens malus

est

ncque nolens beatus, uidetur hoc quidem mendacium, uidetur hoc autom uerum. Beatus quidem enim nullus nolens, inalitia autem uoluntarium. Set in his que nunc diximus dubitandum et hon'inem non di-

cendum principium
et

esse, ncque generatorem operationum quemadniodum natorum. Si autem hec udentur et non habemiis ad alia principia

ETHICA VETUS
reducere preter ad ea que in nobis sunt

XVII

quoram
:

ig-itur

principia in

nobis et ipsa in nobis et noluntaria. Hiis autem uidentur testificari

puniunt enim operanmala non ui aut secundum ig-norantiam cuius non ipsi causa bona hos autem autem operantes honorant quasi hos quidem instigantes
et singulariter unusquisqiie et ipsi legislatores tes
;
,

Quecumque autem nec in nobis sunt nec uoluntaria nullus instigat operari. Non enim conueniens est suadere non calefieri aut dolere aut famem pati aut quodcumquo aliud tale. Non enim minus
prohibentes.

patiemur hec. Et enim in ipso ignorando puniunt,


in ipso est

si

causa uidetur esse


:

ignorantie: uerbigratia ebriis duplices maledictiones

principium enim

non inebriandi; hoc autem causa ignorantie. Et ignorantes


in legibus sunt,

aliquid eorum que

que

oporfcet scire et [non] diffcilia sunt,

puniuutur. Similiter

autem

et in aliis,

quecumque per desidiam igno-

rare uidentur quasi in ipsis ens


forsitan talis est aliquis

quoniam non

non ignorare; studer enim domini sed studuit. Sed tales non ipsi causa
hee enim que

uiuentes desides et iniustos et incontinentes esse. Hii quidem mala facientes, hii nero in potatonibus et in talibus degentes
;

circa singularia sunt operationes tales reddunt;


et

hoc autem manifestum


:

ex

his qui

insudant

[de]

ciunt enim operantes. Ignorare

qualitercumque agonia uel operatione perfiquidem igitur quod ex operari circa

singula habitus fiunt pene insensibilis; adhue irrationale iniusta facien-

tem noUe iniustum esse aut stuprantem incontinentem

esse. Si

autem

non ignorans quidem operatur ex quibus


erit iniustu.s.

erit iniustus

uolens utique
;

Non

taraen

si

uult iniustus ens quiescet et erit iustus


,

non enim qui egrotat sanus et si sic contingit uolens egrotat incontinenter uuens et non credens medicis tunc igitur quidem inerat
, ;

ei

non egrotari [emisso] autem non adhuc quemadmodum emittenti lapidem adhuc enim impossibile recipere sed tamen accipere et eicere:
: ,

principium enim in ipso. Sic utique iniusto

et

incontinenti: in principio

quidem

erat tales

non

fieri, et ideo uolentes sunt.***Set

quoniam quibus-

que corporis quibus et iniuriamur, eis quidem enim qui per naturam sunt mali, eorum nullus iniuriatur, set his qui propter desidiam et ingymnasium. Similiter autem et circa imbecillitatem et
et

dam admodum

debilitatem

nullus enim improperabit ceco natura aut

egritudine aut

ex plaga,

magia miserabitur; ei autem qui ex nini bibitione aut alia incontinentia omnis iniurabitur. Earum igitur que circa corpus malitiarum que in nobis iniuriantur, que autem non in nobis non si auset
,

tem

sic et in aliis malitie

que iniuriantur
uetvs,

in

nobis semper erunt. Si


b

Marchesi.

Aristotelis

Mhica

XVIII

ARISTOTELIS

autem quis dicit quoniam omnes desiderant id quod uidetur bonum fantasie autem non domini sed qualiscumque iinusquisque est talis et finis
uidetur
ei.

Si

quidem

ig-itur

causa

et fantasie erit [et] qualitei- ipse

unusquisque sibi causa

ipsi habitus est qualiter


;

si

autem nuUus

sibi ipsi

causa mala facere, sed propter ignorantiam finis hec operatur per hee existimans sibi ipsi esse bonum finis autem desideriiim non per se uo:

luntarium, innasci aportet,.

bene

et id

quemadmodum uisum habentem quo iudicabit quod seeundumueritatem bonum uolet; et erit bene natus cui hoc
est.

bene innatum

Quod

eniin

maximum

et

possibile est accipere nec discere, set quale

optimum, et quod ab alio non innatum est **et bene et optime

hoc innatum esse, perfecta et nera erit utique bona natiuitas. Si utique hec sunt nera quod magis uirtus quam malitia erit uoluntarium; utrique

enim

similiter boiio et

malo

finis

natura

[uel]

qualiscumque uidetur
;

iaoet;

reliqua autem ad hoc referentes operantur si enim utique finis unicuique natura non uidetur qualemcumque sed quidam et preter ipsum
est sii^e
finis,

num,
erit.

si uirtus

quidem naturjalis .reliqua autem operatur uoluntarie bouoluntarium est non minus et malitia uoluntarium utique
:

Similiter

enim

et

malo

[existit]

per se ipsum in operatonibus et

in fine. Si igitur ut dicitur uoluntarie sunt uirtutes, et enim [habituum]


similiter et causa qualiter ipsi

sumus,

et ut tales

simus talem finem posunt.

nimus, muniter .quidem


typo
,

et malitie uoluntarie erunt. Similiter

enim utraque

Com-

ig'itur de uirtuibus dictum est et [quoniam] habitus in qiiQuiam medietas et habitus ex quibus fiunt, quoniam horum

operatiue

secundum
.

cas et

rectus sermo iubet.


bitus;,

Non

qaoniam in nobis et uoluntarie et sicut similiter autem operationes uoluntarie et hainitio

qperationum quidem enim ab


*,

usque ad finem domini sumus,


in.

principio. Singularium aucognoscentes singulara tem adieetio non. quemadmodum cog-nita in eg'rotationibus. Set quoniam in nobis sic uel non, sic, propter hoc adhibendum habitum. Sed

habitus atitem

post oa et in uoluntario possidet

propter hoc uoluntarii.

Resumentes

itaque de unaquaquQ dicamus


Similiter

que sunt et circa qualia et quomodo.


et quot

autem

erit

manifestum

sint et prius de

fortitudine.

festum

Quoniam quidem igitur medietas circa timores et audacias iam manihec nero sunt simpliciter dieta est. Timemus autem terribilia mala: ideo et timorem dif&niunt suspitionem mali. Timemus que mala
;

omnia, uerbigratia malam opinionem inopiam egritudinem inimicitiam

mortem. Set non circa omnia uidetur esse


tet

fortis.

timere ot bonum, non autem malum, uerbigratia

Quedam enim et opormalam opinionem

ETHICA VETUS
quoniam qui
fcimefc

XIX

deceiis et iierecandus, qui


fortis

autem non timet inuere-

cundus. Dicitur autem a quibusdain


ig'itur aliquid simile forti
;

secuudum metaphoram; habet


fortis.

intimidus enim quis est et qui

Ino-

non oportet timere neque egritudinem neque uniuorsaliter quidem quecumque non a malo neque propter se ipsum. Set neque circa liec quidom intimidus fortis dicimus autem et hunc secunforsitan
;

piam autem

dum

similitudinem fortem

quidam

enim

in bellicis

periculis timen;

tes liberales

sunt et ad pocuniarum emissionem audacter se habent


fortes sunt aut liberales:

ncque tamea
ros

neque siquis iniuriam circa puetimidus


qualia
,

aut mulieres timet aut inuidiam aut aliquid eorum ideo


si

neque
tur

audet

futurus
fortis ?

iierbera exspectare
circa

fortis.

Circa

ig'i-

terribilium

timenda quam
[nequa] circa

fortis;

nuUus enim magis sustinet terribilissimum autem mors; finis enim unicuique,
?

maxima

sed non amplius mortuo uidetur

bonum

uel

malum

esse. Videbitur

autem

mortem que
mari
uel

in

omni loco
;

est fortis, uerbigratia si intimi-

dus

est
:

in
talis

eg'ritudinibus

in

quibus
et

ig'itur?

in

optima

morte

autem qui

in legione et in

maximo

optimo periculo. Conintimidus et

cordes autem hiis sunt et honores qui ciuitatibus et circa monarchias.


Principalitcr

autem dicetur

fortis

qui circa

bonam mortem

quecumque mortem inducunt, repentina entia. Talia autem maxime que circa bella; sed tamen in mari et egritudinibus intimidus qui fortis, non
sic,

autem

ut marinarii
hii

[et]

qui desperant

de salute et

mortem talem
Similiter

aspernantur,

autem bene sperantes


quibus

circa experientiam,

autem

et uiriliter ag'it in

opoL'tet uelut

bonum

mori. In talibus

autem corruptionibus neutrum existit. Terribile autem non omnibus idem; dicimus autem quid et super hominem; hoc quidem igitur omni terribile habenti intelloctum. Quod autem secundura hominem differt
magnitudine et in magis et in minus; similiter autem et audacia. Fortis autem inammii-abilis xit homo; timebit quidem et igitur hec ut oportet
et ut ratio

suffert

boni gratia

hoc enim

finis

uirtutis.

Est autem

et adhuc ea que non terribilia sunt ac si autem peccata quedam que non oportet quedam autem quoniam non ut oportet quedam autem quoniam non quando similiter autem et circa ea que oportet timemus aut aliquid talium

magis

et

minus hec timere

terribilia timere: flunt

audacia. Qui quidem igitur quo oportet et cuius gratia suffert et timet

ut oportet et quando,

similiter

autem

et

qui audet fortis est, ut decet

enim

et

sccundum rationem
est qui

patitur

et

operatur
forti

fortis.

Finis

autem
,

omnis actus

secundum habitum,

autem fortitudo bonum

XX
tfilis

ARISTOTELIS
est utqtie et finis.
foi'tis

Diffinitur

enim unumquodqiie a
ille

fine

boni

utique gratia
sunt.

suffert et opei'atur ea

que secundum fortitudinem

Eorum autem

qui superhabundant

quidem in

timiditate

in-

nominatus. Dictiim est autem a nobis in superioribus quoniam multa sunt innominata. Sit autem quidem inanimosus aut indoloratus si nil timet;

neque terremotus ncque fluctus quemadmodum apud [amw^?] Celtas. Qui autem in audendo circa terribilia audax et superbus audax uidetur
,

esse et fictor fortitudinis; ut igitur


deri.

[ille]

circa terribilia se habet, ita uult ui-

In quibus igtur potest imitatur quapropter multi eorum sunt au-

et timidi. In hiis igitur audentes terribilia non sufferunt. Qui autem in timendo superhabundat timidus et enim que non oportet et ut non oportet et omnia que terrent talia assecuntur eum; deficit autem

daces

audendo sed in tristiciis superhabundans magis timore manifeMale confidons utique quis timidus, omnia enim timet fortis autem contrarius audet enim bene sperans. Circa hec quidem timidus
et in
stus.
;

et

audax

et fortis

diiferenter

autem ad hec habent

se.

Hii enim qui-

dem superhabundant
tet
:

et deficiunt, hii

nero medie se habent et ut opor-

et audaees quidem preuolantes et uolantes ante pericula, in ipsis autem desistunt; fortes autem in operationibiis acuti, primitus autem
taciti.

Quemadmodum dictum
;

est fortitudo medietas circa

audacia et

quibus dictum est quoniam bonum uult et sufi'ert et quoniam turpe non mori autem fugientes iuopiam aut egritudinem * turpitudinem aut quiddam turpe non fortis sed timidi mag'is est. Molterribilia in
,

enim fugere laboriosa, malum. Est igitur fortitudo


lities

et

non quoniam bonum sufFert set fugiens tale quid, Dicuntur autem et alle secun-

dum quinque modos


et

primus quidem ciuiUs maxime enim assimilatur. Videntur enim sufferre pericula ciues et propter legum iniurgationes
:

improperia

et propter honores; et pi'opter

hoc fortissimi esse uidentur


et

apud

qiios timidi inhonorati sunt. Tales


[et]

enim

Homerus

facit,

uerbigratia

Diomedem

Hectora: Polydamas mihi primitus redargutiones imponet;

etDiomedes: Plectoretiam quandoqueut adTroianos concionans est, Tidides me. Assimilatur autem hec maxime ei, quo primitus dieta est, quoniam propter uirtutem fit propter uerecundiam enim et propter desi,

derium honoris

et propter

necessitatem improperii turpis existentis. Ponet

sub principibus coacti sunt in idem: deteriores autem in tantum quod non propter uerecundiam sed propter timorem id operantur et fugientes non ttirpe sed triste. Cogunt enim eos domini que-

autem eos

et qui

madmodum

Hector:

quem enim seorsum a

bello

cedentem sentiam non

THICA
sibi sufficiens erit

VttiS
si

XXi
decedant percu-

fugere canes. Et qui percipiunt et


et

tientes

Id operantur
isti

qui ante ciiiitates

foueas et similia statuunt,

Omnes enim
esse sed

cogunt. Oportet autem non propter necessitatem fortem

est fortitudo esse;

quoniam bonum. Videtur autem experientia que circa singula unde existimauit Socrates disciplinam esse fortitudi-

nem. Tales autem


tur

alii quidem in aliis, in bellicis autem milites; uidenautem multa inania in bello que maxime uiderunt isti .Viden tur antera

fortes

quoniam nescierunt

alii

qualia sunt; deinde facere et pati possunt

ex experientia et custodire

et percutere potentes uti armis, et talia ha-

bentes qualia erunt ad faciendum et ad [non] patiendum optima; quemadmodum igitur non armatis armati bellan tur et athlete idiotis. Etenim in
talibus agonibus

non qui

fortissimi [pugnacissimi] sunt sed qui

maxime;

possunt

et

corpora optima habent. Milites autem timidi fiunt quando super-

extenditur periculum et deficiunt raultitudine et preparatione

magna

primi enim fugiunt, ciuilia autem permaner! tiamoriuntur: quod inHermeo contingit; his quidem fugere turpe et mors tali salute eligentior. Hii

autem ex principio perieli taban tur ut meliores entes; cognoscentes aufortis autem tem fugiunt mortem magis quam turpe timentes
,

non

est

talis.

Et furorem
et

autem ad uirtutem ferunt

fortes

enim

uidentur esse

qui propter furorem ut fere ad insurgentes feruntur, quoniam et fortes irascibiles mobilis enim furor ad pericula unde et Homex'us uirtutem immitte furori et uirtutem et furorem erige
: ,

per nares eiciebant iram et ebulli uit sangis. Omnia enim uidetur significare furoris exigentiam et motum. Fortes quidem igitur
et fortes

propter

bonum

operantur; furor autem eis cooperatur. Fere autem propter


:

ti'istitiam:

propter percutere enim aut timere

quoniam
nil

si

in silua uel

paludibus essent

non percuterentur; neque


sic asini essent fortes

igitur fortitudo propter fu-

roris et doloris instgationem

ad periculum tendere

periculorum pre-

uidentes.

Quoniam

famem

patientes: percussi

enim

non desistunt a pascuis;

et adulteri propter desiderium

audacia multa
,

operantur. Naturalissima autem uidetur que propter furorem esse si suscipiens eligentiam et cuius gratia fortitudo. Ethomines irati quidem
dolent, puniti
fortes

autem delectantur. Qui autem propter hec

bellicosi

sunt

autem: non enim propter bonum neque ut ratio sed propter non passionem. Simile autem habent aliquid. Neque utique bone spei sunt fortes enim qui sepe et multos uicerunt audent in periculis. Consimiles

autem quoniam ambo audaces sed fortes quidem propter ea que primitus dieta sunt, audaces autem hii quoniam optimi esse putant et nil
,

XXfl

aRISTOTELIS

putant centra pati; tale aliquid faciunt et qui inebriati: enim bone spai

quando autem eis non conting'unt talia fugiunt. Foitis autem erit que terribilia homini et que uidentur suteere quoniam bontim, et turpe
sunt:

non. Et ideo fortioris esse uidetiir in repentinis timoribus esse intimiet intiirbatum magis quam in manifestis, et ab habitu magis quam ex preparatione. Manifestum quideni enim saltim ex mente et ratione elig'et repentina autem secundum habitum. Fortes autem uidentur et
;

dum

qui ignoranti et sunt


in

non longe ab

hiis qui

bone

spei; deteriores

autem

quantum dignitatem nullam habent. Illi autem habent ideo et permanent aliquo tempore decepti autem si cog-nouernt quoniam aliud
,

quam

suspicanttir fugiunt:

quod Argii passi sunt occurrentes laconibus

credentes esse sieionios. Utique fortes diotum est quales et qui existimantur fortes. Circa audacias autem et timores fortitudo
stens circa

non

similiter exihiis

ambo

est sed

magis circa

terribilia

est.

Qui enim in

inturbatus et circa hec ut oportet se habens fortis magis


audacias.

quam

circa

Quoniam

igitur tristia sufferunt ut dictum est fortes dicuntur,

et ideo tristitiam afPert fortitudo et iuste laudatur. Difficilius


tristia sufferre

enim

est

quam a

delectabilibus retineri. Sed cuin uidetur esse sedelectabiJis


fit
; ,

cundum
scit

fortitudinem
in

tnis

ab

liiis

que

in circuitu euane-

quale

nudis agonibus

pugillatoribus quidem finis dulcis


;

est; cuius gi-atia

corona

et

honores

perenti

autem dolorosum

si

sunt

carnales et triste et omnis labor.

Quoniam hec multa sunt paruum ens


;

si utique tale est quod habere mors quidem et uulnera et tristia forti et nolenti erunt. Suffert autem ea quoniam bonum et non quoniam turpe. Et in

id cuius g'ratia nil delectabile uidetur circa fortitudinem

omnem et felicior est tanto magis enim maxime dignum uiuere, et iste maximorum priuatur honorum sciens falli autem nescientes sib bonum, scientes autem se inopes non miruni si contempnunt mortem]: triste autem hoc
quantum magis utique
uirfcutem habet
tristabitur in morte: tali

sed non minus fortis


ipro eis eligit.

forsitan

Non

utique in

autem magis quoniam in bello bonum omnibus uirtutibus delectabiliter opei'ari


fini

existit

preterquam in quantum

appropinquat. Milites autem nil prohi-

bet qui

non

tales

optimos esse, sed eos qui minus fortes; aliud autem


:

bonum non habentes parati enim hii ad pericula et uitam ad parua proficua permutant. De fortitudine quidem igitur dictum sit. Quid autem
non
difficile

suscipere tj'po ex hiis que dieta sunt. Post hoc de castitate

dicamus. Videntur autem irrationabilium partium hec uirtutes esse.

Quoniam

igitur medietas circa delectationes et tristitias castitas dictum

ETHICA VETUS
est

XXIII

a nobis; miiius autem

et

non

circa trisfcitias similiter est; in

eisdem

autem

ipsis et incontinentia. Circa

quales igitur deleotationes nunc deter-

minabmus. Defcerminenfcur autem et corporales et animales, nerbigratia honoris amor, doctrine amor; utroque enim horum gaudet in quo amet,
nil patiente

corpore sed magis mente. Qui autem circa tales deleotationes


,

nque
alias
et

neque incontinentes dicuntur similiter autem neque circa quidem quecumque non corporales sunt. Fabularum autem amatores
casti

narratores et in talibus consumentes diem exeritatores incontinentes'


dicim'us,

autem non

neque qui

coritristantur in pecuniis amissis et aM|sl'

Circa corporales autem erit castitas, non autem circa


dentes autem in hiis que uisus sunt, uerbigratia
figuris et scripturis

omnes

haS. G-ait^'
et

sictit

in coioribus

neque

casti

uideantur esse in hiis et


et defectionem. Similiter

[ut]

oportet gaudere et
in hiis

neque incontinentes dicuntur, quamuis secundum superiuitatem


que secundum auditrum*; superflue'

autem

et in melodiis et ypocrisi nuUus incontinentes dicit; neque eos qui gaudent ut oportet dicimus castos, neque qui gaudet seundum odoratum

nisi

secundum

accidens. Graudentes

enim maloru'm aut incensi aut


,

ro-

sarum odoribus non dicimus

incontineiltes

sed 'niagis eoS

qtii

oleris'

pulmentorum. Gaudent enim qui incontinentes quriianl propter hoc flt eis memoria desiderabilium. Videbit enim quis et aliquos quando faniescunt letari odore ciborum. In hiis autem letari incontinents
:

huic
d-

enim

delectabilia hec.

Non autem aliis

[anirnalibus]

secundum sensus

lectatio nisi

tantur,

secundum accidens; non enim odoribus leporumcnes delecde uoratione autem: sensum autem odor facit: rique leo uoceboquoniam autem prope esD[bti]peru"ocem sehtit et letari Similiter autem neque canis uidens neque inueniens ceruum
tales igitur delectationes castitas est

uis sedcomestione,

hac uidetur. sed


si

cibum eum habebit. Circa

et incontinentia

cum

parum tiel nil iiti; guenim saporum iudicium, quod faciunt qui pr'obant pulmenta et uina: non multum letantur animo hiis, sed non hii incontinentes sed usu qui dictis. Et orabat quis Filoxefit [per] tactum in cibis et potibus et ueneriis
stus

persequentes et sunt tactus et gustus. Videntur autem et gustu

animalia comunicant, Uvide qiiidem contemptibiles et nullius inomenti uidentur': hee autem
qtiibus et reliqua

nus

et enixiiis

piscium uoratores fauces longores grue

fieri

ut qui delcta-

bitur tactu.

Maxime utique communis omnium sensuum secundum quem


fit,

incontinentia

et uidebitur iuste

iniurandum esse quoniam non

se-

cundum
bus

id

letari

quod homines sumus sed secundum id quod animalia; sed taliet maxime diligere ferarum est, quoniam libralissime omnium

JCXIV

AtlSTOTEiit

qtie

pertactum delectationum ablate suntjUerbigratia

ille

quein gymnasiis

per frigescionem et ealefationem fiunt*, non enim circa omne corpus tactus incontinentis sed circa alquas partes. Desideriorum hecquidem communia

uidentur esse hec nero propria

et adiectiua

uidentur esse, uerbigratia quod

cibi quidem naturale: omnis enim desiderat indigens siecum uelhumidum cibum quandoque autem ambos, nel leetulum, sicut inquit Homerus, et iuuenis et senex. Sed taleni uel talem non omnis neque eundem ipsuni

et ideo uidetur esse

nostrum

sed tamen aliquid habet naturale

alia

enim

aliis

sunt delectabilia

et

quedam quibusdam magis

desiderabilia.

"'m naturalibus quidem desideriis non pauci peccant,

immo

plurimi,

dofnedere enim que apponuntur et bibere usque quo superimpleatur est

perhabundare eo quod est super naturam


indigentie naturale desiderium,
ultra
et ideo

multitudiiieij repletio
hii

enim

dicuntur

^astrides quasi

quam

oportet uentrem implentes. Tales enim flunt qui

multum

uoluptuosi. Circa proprias autem delectationes multi multis modis peccant: eorum enim qui talia diligunt aut in gaudendo in quibus non oportet

aut magis [aut quomodo] multi gaudent aut ut non oportet.


odiosa enim sunt

Secundum

hec omnia incontinentes superhabundant et omnes gaudent in quibus

non oportet

quidem magis quam


rabilis

quibus oportet gaudere talium oportet et magis quam multi gaudent. Que quidem
:

et si in

circa delectationes superhabundantia

manifestum.

Circa

tristitias

quoniam uoluntaria est et uitupeautem non sic ut in fortitudine


;

in sufferendo dicitur castus

non incontinens

in non; sed incontinens qui-

dem
eius

in tristando

et tristitiam facit ei delectatio.

magis quam oportet quoniam delectationes non inuenit Castus autem in non trist and absentia
quidem
igitur desiderat

quod

est delectabile. Incontinens

omnia
hec

deeli-

lectabilia aut ea

que maxime

et dueitur

a desiderio ut pre

aliis

gat ideoque

et tristatur

non inueniens

et desiderans;

cum

tristitia

enim

desiderium. Inconueniens autem uidetur propter delectationem


Deficientes

tristari.

autem
fiunt,

circa delectationes et

non ualde

neque enim humana

est talis

minus quam oportet letantes insensibilitas. Et enim

reliqua animalia diiudicant cibos et his quidem delectantur, his

autem

non. Si cuique

autem

nil est delectabile

neque

diifert aliquid

ab alio

longe utique erit ab hominis esse, non autem nomenuero habet hic talis propter ea quod non ad ualde fit. Castus autem medie circa hec habet,

neque enim delectatur

his quibus

maxime

incontinens, sed magis trista-

tur, neque uniuersaliter quibus non oportet neque uehem enter tali nullo; neque absentibus his tristatur neque desiderat aut men surate aut neque

T.HOA

VTUS

XXV

oportet in nullo neque quando non oportet neque uniuersalihorum; quecumque autem ad sanitatem sunt uel bonam habitudinem, delectabilia entia, hec cupit mensurate et ut oportet et alia
niagis

quam

ter aliquid

non impedimenta hiis existentia aut preter bonum aut super substantiam. Qui enim sic se magis habet magis diliget has delectatones quam. dig'num castiis autem non talis sed ut recta ractio exigit. Voluntario
:.

autem magis incontinentia uidetur quam timor. Hec quidem enim propter delectationem, hic autem propter tristitiam. Quorum hoc quidem uoluntarium hoc autem fugibile
habentis naturam
;
;

et tristitia

quidem extare

facit et

corrumpit

delectatio

autem

nil

horum

facit

luntarium. Ideoque iniurabilius; etenim assuefieri est

magis autem uoad hoc facile. Multa


:

enim

in ulta talia et

usus

tales sine peri ci: tristibilia

autem

e contrario;

uidetur autem non similiter fugiendus timor in singularibus esse, hic

quidem enim sine ut et arma eiciant

tristitia,

hec autem propter tristitiam extare facunt


,

et secundum alia deformes efficiantur ideoque uidentur esse uiolenta. Incontinentia autem e contrario. Singularia enim quidem uoluntaria desideranti et cupienti totum autem minus. NuUus
:

enim desiderai incontinens esse


rilia

nomen autem

incontinentie et ad pue-

transferimus peccata.

Qui
il

si

arrestano

due codici laurenziani


Il

e pare sia questo

appunto

limite elVEthica uetus.

cod.

Ashburnhamiano giunge

sino alla fine

del terzo libro.

Habent enim

simile;
et si

si

horum utriim sumptum ab


sit
.

altero sit

non

est

necessarium dicere
esse
:

ultimum a primo transumptum ab his remoueri uidetur enim bonum Oportet enim penas infligi
manifestum
:

turpia cupientbus et desiderantibus et in his crescentibus

talia

autem
In

sunt desiderium et puericia


hiis

pueri enim

magno

desiderio uiuunt.
in

enim maxime

est desiderare delectabilia

unde excedunt

querendo

delectabilia nis doctoribus obediant.

Non habent enim

intellectum.

nino insatabilis est appetitus delectabilis. Actus autem desiderii


simile augmentat et
si

Omsuum

magna

et fortia sint desideria,


et

rationem f habe-

bunt, et

secundo mensurare oportet

ut sint panca et non centra ra-

tionem, talis enim dicitur obediens et disciplinabilis.

Quemadmodum

au-

XXVI

ARtSTOTELlS
ita

tem pueri desiderium oportet esse quemadmodum doctor precpit


concordat rationi; utrumque enim
stus utique appetii

pars desiderabilis habere se debet ad rationem. Ideo hec pars in casto

bonum

intendit et castus et ratio

Ca-

quod oportet

et ut oportet et

militer ratio preordinai hec.

De

castitate

igitur

quando oportet et sitantum dictum sit.

Explicit ethica Aristotilis

uerum

est.

Ayws/s/\^>r>x*s^v^rf\

ETHICA NOVA
I.

a)

Omnis

ars et

omnis doctrina

et

omnis

simlter proheresis et operatio

operatrix alicuius boni esse iiidetur. Ideoque optime enunciant bonum quod omnia desiderant. Differentia autem quedam uidetur flnium : hii

quidem enim snnt actus hii quidem circa hos opus aliquid; quorum autem sunt fines circa operationes quidam autem in hiis consistit me,

lius actibus opus. Multis

autem operationibus entibus

et actis et doctri-

nis multi sunt fines


ture nauig'atio
,

medicine quidem est sanitas, nauium autem strucmilitaris uictoria yconomice nero diuitie. Quecumque
; ,

autem sunt talium sub una


frenorum
et

uirtute,

quemadmodum sub

equestri faetrix

quecumque

alie

equestrium instrumentorum. In omnibus

utique architectonicarum fines omnibus desiderabiliores hiis que sub


ipsis.

Horum enim

gratia et

illa

secuntur.

Differt

autem

nihil

actus

ipsos fines esse

operationum aut preter hos aliud

quoddam quemadmo:

dum
mus,

in dictis doctrinis. Si iitique finis


alia

operatorum quem per se uolupro:

uero propter illum et non illum propter aliud optamus

cederet enim ita in infinitum

manifestum utique
cog-nitio

erit

quod esset uanum et inane desiderium hic bonus et optimus; ac si sibi adiuncta quod
incrementum,
et

maximum

sibi erit

quemadmodum

sagittatores
[sic]

sig'num habentes, mag-is utique adipiscemur quod oportet. Si autem

temptandum typo suscipere


autem
et

id quid est et cuius disciplinarum aut uir


talis

tutum. Videtur autem utique magis principalis esse archi tectonioe,

que

ciuilis est.

Quas enim

esse utile disciplinarum in ciuita-

tibus et quales

unumquemque

addiscere et usque quo ipsa preordina-t:

uidemus

et clarissimas uirtutes

sub hac esse ut puta militarem ycono-

micam

rhetoricam. Utente autem hac reliquis operatiuis disciplinarum,

(1)

La

lezione del ms. Asliljurnb. 1557 assai disperata per

frequeatissimi e in-

sanabili errori di trascrizione e per le

numerose lacune prodotte comunemente

mi fu

agevole non ritenendo opportuno alterare ancora con nuove intrusioni un r indicazione testo inedito cos malamente ridotto nella sua tradizione manoscritta.
,

dalle espressioni consimili che si succedono a breve distanza. Ho corretto, laddove delle lacune, che per la grande affinit possibile, gli errori di trascrizione colmare con la traduzione tomistica, lyj dato solo dei due testi mi era
;

XXVII

AIRISTOTELIS
oportet operari et a

amplms autem legem iubente quid


nere

quibus absti-

huius

quidem

complectitur utique catisam aliarum. Quapropter erit hic humanum bonum. Si enim uni est idemquo ciuitati mafinis
,

ius et perfectius

quod
,

ciuitatis uidetur suscipere et custodire.


et diuinius

Amabile

quidem
utique

et

uni

soli

magis autem

gentibus et ciuitatibus.

Subposito

quidem igitur, hoc concupiscit

ciuilis

quedam

ens. Dicetur

sic sufficienter si

secundum subiectam materiam manifestabitur.

Certum enim que dicuntur non similiter in omnibus querendum. Bona autem et insta de quibus ciuilis scrutabitur tantam habent differentiam
errorem *** quod multis contingunt detrimenta ab ipsis. lam enim quidam perierunt propter fortitudinem; amabile ergo de talibus quidem ex hiis dicentes grosse et typo ueritatem demonstrareetex eis que sepius
et

ex talibus concludere. Eodem autem modo explicare unumquodque eorum quo dicuntur utile. Prudentis enim est interius certitudinem inquiet

rere

secundum unumquodque genus in quantum natura recipit; par enim uidetur mathematicum probabilia dicentem placare et rethoricum demon strati onem experiri. Unusquisque enim bene iudicat que cognoSeit
,

et

horum
circa

est

optimos index

singula igitur doctus

simpliciter

omnia edoctus. Ideoque ciuilis doctrine non est puer expers enim est earum que ad uitam sunt operatiopToprius auditor num. Rationes autem ex hiis et circa has. Amplius autem et passionum autem qui
;

iisecutores sunt inaniter audentes et infructuose, quare finis


tio

non cogni:

sed operatio. Differt aut autem nil puer etate aut moribus piieris

ncque enim a tempore defecto intellectus sed quod secundum passiones uiuere et persequi singula. Talibus enim hec cognitio inutilis fit quemadmodum incontinentibus. Secundum rationem autem desideria facien-

multum utique erit et de hiis scire; et de auditore et qualiter demostrandum et quid proposimus de proemio in tantum. Dicimus autem resumentes quoniam omnis cognitio et proheresis bonum
tbus et operantibus

quod dicimus ciuilem desiderare et quid summum omnium operatorum bonum. Nomen qiiidem pene a pluribus concordatum est: felicitat[em] enim et multum excellentes dicunt: bene autem
uiuere et bene operari existimant idem
felicitati.

aliquid exoptat, [quid] hoc est

De

felicitate

autem
:

qe est altercantur, et non similiter multi philosophi tradiderunt

hii

diuitias

quidem apertorum et manifestorum, ut puta uoluptatem aut honorem aut multotiens antem et idem ipse aliud egroalii autem aliud
;

tans autem sanitatem


ipsis ignorantie

mendicans autem

diuitias

conscii

autem

sibi

magnum

quid et super se dicentes admirantur. Quidam

ETHIOA NOVA

XXIX

tamen existimant
quod
quas
cipiis

preter multa hec

bona aliiid quidem secundum se esse

hiis

omnibus

est causa ut sint bona.

Omnes
*

igitur opiniones sunt

forte inanes; sufficiens

autem existimantes

superflcietenus habere ali-

rationes.

sunt

et

autem nos quod differunt rationes que a prinad principia. Bene enim et Plato inquisiuit hoc utrum a
lateat

Non

principiis aut ad principia

idem

iter esset

est

enim queraadmodum
quidem a hec autem simpli-

in stadiis ab athlotetis ad finem et e contrario, Incipiendum


cognitis.
citer.

Hec autem

dupliciter

hec equidem nobis

Forte igitur incipiendum a nobis cognitis. Ideoque oportet consuetudinibus bene instinctiim esse de bonis autem et iustis et uniuersaliter civilibus

auditurum

sufflcienter.
,

Principium enim est hoc, qua-

re

si

hoc uideatur sufflcienter

non indigemus. Ideoque autem qui

talia
stit

habet suseipiet utique principia facile, cui neutrum hoiaim ex:

audiat Hesiodum
intelligit,

hic enim uir quidem optimus est qui a se ipso


et reliquus ille qui

omnia
audit
;

bonus autem

a bene docentibus hoc

qui autem ncque ipse intelligit neque alium audiens in mente

jacit hic inutilis uir.


et felicitatem

Nunc autem unde recessmus reuertendum. Bonum

non

irrationabiliter uisi sunt [ex ulta] exitimare. Multis

enim

et

grauissimi uoluptatem, idcirco et uitam diligunt uoluptuosam,

et que dieta est, que ciuilis, simique contemplatiua. Quare multi quidem omnino bestiales uidentur uitam peeudum eligentes. Adipiscuntur tamen gloriam f et
liter et tertia

Tres autem sunt maxime excellentes

multi magistratum similia patiuntur Sardanapalo, qui gratiantur et qui


haustores honorem; ciuilis est pene ulte hic finis. Videtur superflcietenus hoc esse magis bonum qu[oni]am quod querimus; uidetur autem honor in honorantibus magis quam in eo quod honoratur esse. Bonum autem

proprium existimamus quod non

leniter aufertur.

Amplius uidentur ho-

norem querere
igitur

enim et a sapien[ut] credant se ipsos bonos esse. Querunt tibus honorari et a quibus cognoscuntur et ob uirtutem. Mauifestum quod
et

secundum hos

uirtus est melius. Porsitan

autem

et

ma-

gis utique quis flnem ciuilis uite hanc existimabit; uidetur


perfectior et

autem imuirtu-

hec

uidetur enim secedere et dormire

habentem

non operari multa et cum hiis multa mala pati et infortiinatum esse plurimum ita autem habentem nullus felicitabit nisi positionem custodiens et de hiis quidem sufflcienter. Satis enim et in Enchidiis
tem
et
;

dicuntur de

ipsis.

Tertia autem contemplatiua de qua scrutationem in

sequentibus faciemus.

Pocuniosus autem uiolenter


;

est quis, et diuitie

non quod queritur bonum

utiles

autem

et alterius gratia.

Ideoque ma-

XXX

ARISTOTELIS
:

gis que prius dieta sunt, fn[ein] iitique [aliquis] existimabit


diliguntur. Videntur
fusi

per se enim
ills

autem neque
ig'itur

illa et si

multi sermones de

ef-

sunt.

Hec quidam
etsi

relinquantur.

Quod autem uniuersale

commodius

forte scrutari et querere qualiter, si secuudura

unam ideam
uiri introdii-

dicatur uel non,

obuia questio nobis

fiat,

qunre amici

xerunt ideas. Videbitur autem forsitan melius oportere pr salute ueritatis et familiares destruere, aliter

atque philosophos entes. Ambobus enim entibus amicis sanctam magis honorare ueritatem. Qui autem indu-

xerunt secundum opinionem hancnon faciebant ideas in quibus prius et posterius dicebant; ideoque neque numerorum ideam constituerunt. Bonum

autem

dicitur in eo
in eo

quod quid

et in quali et in

quanto

et in

ad aliquid ****

Et enim

quod quid

dicitur,

utputa deus
et in

et intellig'entia, et in quali

uirtutes, et in

quanto mensuratum,

ad aliquid quod

utile est, et

Manifestum quod non erit commune quid utiliter et unum; non utique diceretur in omnibus praedicamentis sed in uno solum. Amplius autem eorum que secundum unam
in tempore*, et in loco dieta et alia talia.

ideam una
doctrina
;

et doctrina et

niinc
et

bonorum quidem omnium erit una quidem autem sunt multe non solum diuersorum bonorum ge,

nerum sed
temporis
:

bonorum quidem sub uno predicamento


quidem
militaris in egritudine

ut puta boni
et

in bello

autem medicinalis

mensurarum
mine una

in cibo et [mensurari] laboribus ars gimnastica. Queret au;

tem quis quid uolunt dicere per se unumquodque semper enim de hoet eadem ratio est que hominis secundum enim hoc quod
;

homo

nil differt, si

autem neque secundum hoc quod bonum; non

ta-

men

in

turnius eo quod

perpetuum eundo magis bonum erit, sed neque albius quod diuuna die. Probabilius autem uidentur pithagorici dicere

de ipso bono ponentes in bonorum sistica quod unum* f qui utique sepaBona autem dixerimt secunratiui, de omni bono sermonem fecerunt
.
|

dum unam ideam que secundum


bitiua propter hec dicuntur et
citer dicetiir

se persecuntur et diliguntur bona.

Factiua autem horum aut custoditiua qualiter aut contrariorum prohi-

modo

alio.

Manifestum autem quod dupli-

bonum,

et

dentes igitur ab utilibus que

hec quidem per se altera nero propter hec. Divisecundum [se] intueamur [si] dicunt[ur] secun-

dum [unam]
que

et solitaria

ideam. Secundum se autem qualiaponit quis utique? quecumsecuntur ut puta scire et uidere et uoluptates quidem et
et si

honores? hec quidem enim

propter alia persequimur tamen secun-

dumse ponet bona


inanis idea
erit.

utique aliquis; neque aliud quid pretor ideas? Quare

Si

autem hec sunt eorum que per

se

bona boni

ratio-

ETHICA NOVA

XXXI

nem
rusa

in
et

omnibus
niue

illis

eam que

eandem apparere oportebit quemadmodum in cealbedinis. Honoris autem et sapientie et uolupta-

tis alie et

diuerse sunt rationes secundum quod bona.


fit

Non

est igitur

secundum unam ideam; sed qualiter dicuntur bona? Non enim uidentur hiis que a casu equiuocis; sed [omnia]. utique eo quod ab uno esse aut ad unum omnia proficere et conuenire aut magia

bonum commune quod

secundum proportionem?
et alia utique in alio.

Sic

enim in corpore uisus

in

anima

intellectus

enim de
idea. Si

hiis alterius

Sed forsitan hoc relinquendum nunc. Certificare erit philosophie proprium similiter autem et de
;

enim

est

unum

quid predicatutn aut separabile

bonum non
et

est"^

neque habendum homini. Nunc autem quid nidetur utique commodius esse cognoscere
bilia
et [si]

tale qu[eritur]; alieni forsitan

illud

ad sensibilia

opera-

bonorum
sciemus

uelut hoc enim

et

exemplum sciemus et que nobis bona inueniemus ea. Probabilitatem quandam sermo uidetur

omnes enim bene concupiscenquo indigent inquirentes relinquunt cognitionem eius; sedtamen auxilium tale omnes artifices ignorare et non inquirere non rationabile.
habere; uidetur autem disciplinis dissonare;
tes et

Ignotum autem et quid proficiet textor aut rector ad suam artemcognoscens id bonum? aut qualiter medicus uel magis miles erit et qui ideam
hanc contemplatur? Videtur autem neque sanitatem ita scrutar! medicus sed hominis * forsitan eam que huius; singulare enim medicatur; et de hiis

quidem

in
,

tantum dictum
sit
;

sit.

Eursus autem reuertamur

et

ad quesitum
similiter.

bonum
arte
;

quid utique

uidetur quidem enim aliud in opere aliud et

aliud

enim

in medicinalibus et militaribus et relquis

Quod utique unicuique bonum aut cuius


nes
;

gratia*** reliquaoperan tur om-

quare

si

quis operationum finis est

omnium

hic utique erit ope-

bonum, si autem plura hec. Pertransiens utique sermo ad hoc deueniat; hoc autem magis adhuc explnare temptandum. Quoniam aurabile

tem plures uidentur


aliud
,

fines,

horum autem quedam eligimus, quod propter


,

ut puta diuitias citharas et uniuersaliter organa

manifestum

quod* sunt omnes fines, sed optimus perfectus quis uidetur; quare siquidem est unum solum quod perfectum, utique hoc erit quod queritur; si nero plura quod perfectissimum horum. Perfectius autem dicimus
quod per se prosequibile eo quod propter
simpliciter utique perfectius
* aliud; et per aliud eligibile*.

quod per

se eligibile

semper

et

numquam
eli-

propter aliud

tale

autem

felicitas

maxime

esse uidetur; hanc enim

gimus

propter se ipsam semper et

uero et uoluptatem et intellectum et

nunquam omnem quidem uirtutem eligimus

propter aliud.

Honorem

XXXII
propter se

ARISTOTELIS
nullo enim utiqiie aciaeuiente optaremus sing'ulum
et

eorum.

lgimus autem

he

felicitatis gratia,

per hec stispicantes

beari-, feli-

eitatem uero nullus eliget

horum

gratia neque xiniuersaliter propter alud.

Videtur autem et autarchia

perfectum enim

bonum

per se suffieientia idera conting-ere ** enim dicimus non se solo per se sufflciens
i
;

uiuente uitam solitariam scd et parentibus

filiis

et uxori et

uniuersis
su-

amicis et ciuibus, quoniam natura ciuilis est homo. scipiendus est tcrminus quis
;

Horum autem

quos et amicos amicorum

in infinitum procedit;

extendonte enim [se sermone] ad propinhoc quidem rursus scru-

tandum

est

per se sufficiensj ponimus quod solum


facit et nullo

modo affectum
et

(?)

eligibilem [uitam J

indigentem. Talem autem felicitatem

existimanius esse. Amplius autem eligibilissimam

omnium

non con-

numeratam

aliis uirtutibus,

sod per se solam entem. Connumerata uero

manifestum quoniam olig'ibilior se ipsa ente sola cum numero honorum, superaugmentatio habundantia enim fit quod adicitur. Bonorum au,

tem quod
ficiens

in se raagis eligibilius

semper

perfectum utique
finis.

et ipse suffelici-

uidetur felicitas operationum existens


*

Sed forsitan

tatem quidem optimum

confessum uidetur. Desideratur manifestius quihoc


si

dem
rum

dici; forte

quidem

fiet

sumat[ur] opus hominis;

quemadmodum
esse uidetur,

cythariste et statuarum struetoris et omnis artificis et uniuersaliter quoest

opus aliquod

et operatio in artis
si

opere

bonum

ideo bene uidebitur utique in horaine

tamen

est

opus aliqud secun-

dum quod homo


admodum
aliquod
?

quidem,

igitur textoris aut coriaril sunt opera aliqua

aut operationes, hominis autem nullum est sed pigruminnatum?* Quemoculi

manus

et pedis

et uniuersaliter singule partis uidetur

aliquod opus ita et hominis preter hec omnia ponet

quis

utique opus

hoc

erit

utique proprium
et

f Viuere autem uidetur


"

communo

quidem horum esse dem sibi nutritiuam


aliqua
erit

arboribus

et

queritur enim huius proprium quiuegetabilem uitam sequens autem sensibilis


;

ulta

uniuersaliter

autem uidetur

et

hec

communis

et

equo

et

homini

et o nni

quam rationem

ammali. Relinquitur utique uita operatiua alihabcntis: huius quidem ulte hoc uelut obaudiens
,

rationem ut irrationabiles uirtutes

hoc autem ut habens

et

intclli:

gens. Dupliciter autem et h<anc, eam que secundum actum ponendum principalior enim hec uidetur dici. Si autem est opus hominis anime [ope]ratio

secundum rationem aut non


Huius quidem enim

sino ratione id autem inquimus opus

esse generis huius et huius studiosi


cithariste.

quemadmodum
;

citharisto et boni

est cithariigare

studiosi

autem bene.

Si

ETHJOA NOVA
{lutem* hominis uitam ponimus
npni et operationem

XXXIII

quandam
;

optime.

cum ratione Unumquodque bonum autem et secundum propriam v^iftuteiii perflcitur. Si autem* humanum bonum anime actio fit secijndurn iiirtu;

opus et hanc anime actiqstudiosi uero hominis bene hoc et


(?)

autem plures uirtutes secundum optimam et perfectissjnijam, Amplius autem et in uita perfecta. Una enim yrundp non facituer ncque una dies; ita neque beatum et felicem ncque una dies neque p3,ruum tempus. Circumscribitur autem sic bonum. Oportet enim sic forsitan prefisi

tem

gurare primitus, deinde describerc. Videtur autem utique Jipminis esse;

producerc
et

et particulatim

disponere que bene se hobent circumscriptione


;

tempus talium inuentor et cooperator esse

mule

et

artium facta sunt

additamenta. Omnis enim a[pponcrc] est detcions: meminisse autem et predi ctorum in

exquirere, in singulis

omnibus oportet et certi tudincni non in omnibus similiter secundum matcriam subiectam et in tantum in quan
doctrine. Etenim tector
[et]

tum proprium

geometra

dilerenter inquirupt
est,
qTj,{}.Ie

rectam linoam; hic enim quidem

* iitile

ad opus; hic autem quid


operi bus plura flant.

quid; ivispector enim est ueri. Secuiidum

eundem uero modum


f

facien-

dum

et

in

aliis

ne[que] extra

opera

autem

similiter in omnibus; sed suffir quibusdam aliqud determinare bone ut puta et circa principia; secundum quod est aliquid primum et principium ut quod inferiores

neque re[quir]endum neque causam

cicns in

genas omne animai mouet. Principiorum quidem hec


tempi antur
,

inductione
aliqtia
;

conalia

hec autem sensibus


Pertransire

hec autem assuetudine

autem

aliter.

temptandum enim singula secundum quod

studendum ut terminentur bene. Maguum enim influxum habent principia et auxilium ad sequentia uidetur autem amplius quam
[innata] sunt et
:

manifesta fieri que sciunautem de co non solum ex conclusioTemptandum nibus [et] ex qubus serrao, sed ex /lictis de eo uero quidem enim omnia consonant existentia; uerum dissonat autem falso. Triplici ter autem
totius esse principium et

dimidium

multa

in co

tur propter idem.

[bonis] distributis et hiis


et corpus,

quidem exterius
et

dictis, hiis

autem

circa
et

que

circa

animam sunt

principaliora dicimus bona


circa

animam maxime
;

bona. Operationes autem

actus animales

animam opponimus

quare utique bene dicetur secundum hanc opinionem ueterem entem et confessam a philosophis. Recte autem et operationes que anime sunt et actus dicuntur fines. Ita enim [honorum] circa animam fit et non in
exterioribus bonis. Concordat enim rationi et bene uiuere et bene operjiri

felicem; fere enim. bona uita et bona operatio aliqua dicitur


C.

telicitas.
C

Makcuesi.

Arislo^elis

Mhicu

notia,

XXXIV

ARISTOTELIS

Vdentur autem omniu que qtieriraiis circa felicitatem existere in hiis que dieta sunt hiis qiiidem uirtus hiis autem prudentia aliis autem
;

sapientia esse uidetur qiiedam: hiis autem hec ant


luptate
*.

horum quid cum uo-

Alii uero exteriorem

autem hec multi quidem et uiri. Neutros autem horum rationabile


aliquid uel plurima directa esse.

habundantiam coraprehendunt. Horum ueteres dicunt, hec autem pauci et nobiles


est

peccare uniuersis

sed et

Dicentibus quidem uirtutem


;

commuque

nem

esse uel uirtutem

quandam concordat sermo


actio. Differt

huius enim et

secundum ipsam rem

autem non parum


,

forsitan in pos;

sessione uel usu quod

optimum existimare

uel in habitu uel in actu


,

habitum quidem non contingut ullum bonum perfcere existentem ut actum uero non possibilem puta dormienti uel alifcer qualiter ocioso
;

non
tur

bonum. Operabitur enim ex necessitate et bene operabitur; quemadmodum enim in Olimpiadibus non optimi et fortissimi coronanfacere
,

sed ag'onizantes

horum enim quidam uincunt

et ita

eorum qui

sunt in ulta honorum et optimorum operantes bene illnstres sunt uel fiunt. Est autem ulta eorum per se delectabilis. Delectari enim quidem

ex animalibus uirtutibus
dicitur

unicuique autem delectabile est id ad quod


dilig'enti

amicus talium, puta equus

oquum

inspectiones autem

diligentibus eas.
uersaliter

Eodem autem modo

et insta

diligeutibus ea et uniigitur

secundum uirtutem

dilig'enti

eam. Pluribus quidem


:

delectabilia aduersantur quia

non natura hec sunt


;

bonum

sunt delectabilia que sunt eligibilia


uirtutes operationes
se. Nihil
;

tales

diligentibus autem autem sunt que sunt


[et]

secundum
secundum
nuUus

quare

et hiis

que sunt delectabilia

utique indiget delectatione ulta eorum quasi adiuncta


in se ipsa.

aliquo, sed habet

quandam delectationem

Cum

predietis

enim

est bonus qui non delectatur in operatione bona ncque utique iustum nuUus dicet eum qui non operatur in operatione bona ncque liberalem non delectantem liberalibus operationibus, similiter et in aliis.

Si

autem in

hiis ita per se

utique erunt secundum uirtutem operationes

delectabiles.
si

Quin immo bene et optime*, et maxime horum unumquodque enim bene iudicat de hiis studiosus. ludicat autem ut diximus. Optimum igitur et deleetabilissiinum felicitas; et non determinata sunt hec
'*'

secundum Deliacum epygramma


[sanum
existunt operationibus

habere. esse], deleetabilissiinum uero quod quis optat

optimis

bonum (?) Omnia enim has autem siueunam optimam harum


optimum quod
iustissimura

inquimus esse felicitatem. Videtur autem exterioribus bonis indigens, quemadmodum diximus. Impossibile enim operari bona indigentem en-

ETHIOA MOVA
tein;

XXXV

et per diuicias et ciuili ni.

multa quidem operantur qnemadmodum per organa et per amicos Quibusdam enim denudati coinqtiinantbeatitufiliis

dinern, puta nobilitate bonis

pulchritudine.

Non enim miiltum


filiis:
filii

felix

qui specie turpivSsimus uel ig-nobilis uel solitarius uel sine


forsitan

aniplius

minus

felix

si

cui

sunt

fllii

pessimi et

amici et

optimi

entes moitui sunt.

Quemadmodum
;

ig-itur

diximus uidebitur

felix indi-

gere

tali felicitate

unde

in

idem quidem ordinant quidam


uii'tutem.

felicitatem

et prosperitatem,

quidam nero

Unde

quesitutn

est

utrum

est

discibile

uel

assucscbile

uel aliter qualiter possibile

aut secundum

quandam

diiiinam prouidentiam uel fortunam aduenit. Siquidem igitur

aliquid est deoruni

datam esse

et

donum hominibus rationabile felicitatem diuinitus maxime humanorum in quantum melius sed hoc qui;

dem

erit

utique

alterius scrutationis
est sed propter

proprium

uidetur autem et

si

non diuinitus missa

uirtutem et

quandam

disciplinam et
et

assuetionem aduenit diuinissimorum esse. Virtutis enim [premium]


finis

optimum quidem uidetur et beatum. Erit utique et multis commune;


enim existere in omnibus non claudicanti bus ad uirtutem per disciplinam et studium. Si autem ita melius quam propter
beari, rationabile

possibile

quandam
fortunam

habere

ita;

siquidem ea que secundum natu-

ram ut

possibile est haberi optima, ita sunt innata. Similiter


et

secundum artem
Ma.ximum autem
erit.

autem que communem causam et maxime que secundum optimam.

et

Manifestum aulem ex sermone

optimum concedere fortune ualde peruitiosum utique erit quod dicitur. Dictum est enim
;

qualis acfcus quis

anime

reliquorum autem bonorum hec quidem exi-

stere necessarium est

hec autem cooperatiua et utilia innata sunt or-

ganice. Concessa autem hec utique erunt etiam hiis que in principio dieta sunt. Ciuilis eiim doctrine finem optimum ponimus. Ipsa autem

plurimum studium facit ut quales quosdam bonos facit ciues et operatores bonorum. Decenter igitur ncque equum * neque aliud nullum felix dicimus. Nullum enim eorum possibile est participare taliactu; propter hanc

causam neque puer felix: nondum enim et operator talium propter etatem deficientem. Quidam autem propter spem dicuntur beatificari. Indiget enim ut diximus et uirtute perfecta et ulta perfecta. Multe quidem enim
transmutationes tunt
et

omnimode fortune secundum uitam. Contingit


est et est

autem qui maxime directus


senectute
talibus
,

quemadmodum
i^i;i(;ur

de Priamo in Heroicis.
miserabiliter

magis calamitatibus succumbere in Eum autem qui


nullus

usus fortunis

et deficientem

utique beain

tificabit. Utviui

ncque nli"m nullum beatificandum usqiiequo

^XXVI
Tiita
,

ARISTOTELIS

secnndum Solonem nero optimum finem inspicere ?


f dicit denobis actum

Si

autem

utique ponendtim ita [ergo] est felix tiinc cura morietur; aut hoc omnino

inconueniens et

ali[ter]

quondam

felicitatem. Si

autem

* dicimus

quis infallaciter

morientem felicem, non autem * hoc uult, * tunc utique beatificabit hominem ut extra iam mala entem et infor-

tunia; habet quidem et hoc dubitationem quandam. Videtur quidem enim


esse morienti

bonum

et

malum
et

si

utique uiuenti non

sentienti

autem

puta honores conuicia

fliorum et uniuersaliter pronepotum prospe-

ritates et infortunia. Questiones et

hec tribuunt:

ei

autem qui bene

ui-

xerat usque ad senectutem

et

deficit

secundum rationem
;

conting[it]

multas transmutationes accidere circa nepotes et hos quidem eorum et bonos esse et habere uitam secundum dignitatem, hos autem e coiiuerso; manifestum

quoniam

et

interuallis
si

ad patres omniphariam eos


simul transmutetur et mor-

esse contingit. Inconueniens utique erit

tuus fiat quandoque quidem felix rursus autem miser. Inconueniens autem nequiquam neque in aliquo tempore redundare que nepotum ad forsitan patres. Sd reuertendum ad id quod prius est quesitum
:

enim inspicietur

et

quod quesitum

(5st

nunc ex

ilio

soluto

si

oportet

uidere finem et tunc beatificare

unumquemque non
si

ut entem beatum
felix,

sed quare prius fuit qualiter non inconueniens

quandoque

non

nere de eo dicetur existere

quia noluraus uiuentes beatificare propter

transmutationes quare quicquid permanens felicitatem estimamus et

nequaquam
et

transmutabile: fortunas autem multotiens reluctari


si

^?)

circa

eosdem. Manifestum ergo quod

sequamur fortunas
-,

eundem

felicem

miserum esse diceremus multotiens

camaleonta felicem

quondam

nunciantes et [egritudijnaliter constitutum. Has igitur fortunas quidem sequi nequaquam rectum. Non enim in hiis bene uel male, sed indiget hiis
exterioribus

humana

vita

qnemadmodum

diximus*,

[domini] nero sunt

qui secundum urtutem actus felicitatis: contrarli uero contrarli. Testatur auteoa sermoni et quod nunc quesitum est. Circa nil enim ita existit humanarum operationum constantia, ut circa actus qui secundum uir-

tutem

permanentiores enim bis disciplinis uidentur osse


et

harum uero
et certis-

ipsarum honorabilissirae que pormanentissime t sime uinunt beati in ea. Hoc enim uidetur causa ut non
obliuio. Existet utique

maxime
fit

a pud

eam

quod queritur

felici et erit in ulta talis.

Semper

enim

et

maxime

***

quod

uiuit in bonis et quadrangulus sine conuitio.

Multis ** itaque prosperitates, similiter autem et oppositorum manifenon faciunt influxionem ulte; magna uero et multa Sentii gtum

quoniam

ETHIOA NOVA
bene uitam beatiorem faciimt. Etenim
e ondecorare

tt^ii
innata sunt
si

su

eorum bonus

et

studiosus

fit

e coniierso tiero
,

contingere

accidentia

tribulant et conturbant
tibus
,

beatitudinem
hiis

et

tristicias inferunt multis ac-

sed tamen et in
et

refulget

bonum cum

utiqiie

quis

ferat

multa

magna

infortunia
et

sed generosus ens

non propter uidolositatem et insensibilitatem magnanimtis. Si autem sxxnt actus domini uit
fit

quemadmodum diximus

nullus utique beatorum

[miser].

Nunquam enini

operabi[tur odibijiia mala. Vere enim

bonum

et

sapientem existinamuS

omnes fortunas decenter fer re et existentibus semperoptima operari: quemadmodum et ducem presenti exercita uti bellicose et coriorum incisorem ex
artifices

datis coriis facere calcium

optimum. Eodem antera modo

et alios

omnos. Si atttem
si
;

ita

miser

numquam

flet

felix

non tamen

beatus utique

paucis

(1)

fortunia succumbat,
felicitate
(2)

transmutabili s

neque enim ex
in

quibuslibet iniuriis sed magis ex multis


fiet

neque uarius et facile mouebitur facile neque a et ex talibus non utique


di-

rursus
et

felix

paruo tempore sed in multo aliquo et perfecto, et


fiet

bonoram
cere

magnorum

consiliator.

Quid igitur prohibet, felicem

secundum uirtutem operatur perfectam et extrioribus non in quolibet tempore sed in ulta perfecta? aut apponendam et uicturum ita et finiturutti secundum rationem ququi

eum

habundat

sufficienter

niam futurum nobis immanifestum. Felicitatem autem finem


fectum ponimus ubique
tium
,

et per-

et

omnino. Si autem

ita

beatos dicemus uiueni-

quibus

existunt que dieta


hiis in

sunt. Beatos

autem

ita
sit.

homines ut

angelos dicemus. De nero fortunas et amicorum

tantum determinatum
in

Pronepotum

omnium

nichilum conferre ualde inimi;

cabile uidetur et opinionibus contrarium

multorum

[uel multis inducit]


hiis

et omnimodas accidentbus difi'erentias habentibus et singula quidem gis redundantibus hiis autem minus
,

quidem maet

igitur [di]uidere

longum

et

infinitum uidetur. Universaliter

autem dictiim

forsitan
et circa

t.ypo utique sufficienter habebit. Si utique [est]

quemadmodum

que contra eos infortunia hec quidem habent aliquod pondus et inflUxum ad uitam. * Nam facilius assimilantur ita et ea que circa amicos
omnes. Differre autem passionum unamquamque uiuos uel deficientes
contingere multo magis
iniusta ed odibilla preexistere in tragediis

quam

(1) Il t.
(2)

npiaiiwag.

Il

t.

uno iisydXm xal uoXXwv

forse

magnis

et multis.

XXXVni
et operari
;

ARISTOTEMS
sillog-izandum utique et sic differentias
,

mag'is

autem

in-

quirendo dubia circa eos qui defecerunt si aliquo [bono] participant aiit oppositis. Videtur autem et ex hiis et si i*edundat ad eos quodcumqiie siue

bonum

siue contrarium fragrile

esse, et si iiiuentibus

quoddam et paruum et simpliciter nel illis mag-uurn. Si autem non tantum utique et tale ut
hiis qui

faciat felices qui

non sunt ncque

sunt auferat beatitudinem. Con-

ferre [est]

mag-na ut neque felices fiant neque contrarium neque aliud talium nichil. Determinatis autem hiis scrutemur de felicitate utrumne laudabilium est aut magis honoramiliter
talia
et tani

quidem autem et infortunia:

ig-itur *hiis qui defecerunt prosperitatibus amicorum,si-

autem

bilium. Manifestum

autem quoniam uirtutum non

est.

Videtur autem

omne

laudabile esse in quale quid et aliquid qualiter habendo laudari,


et et

lustum enim

uirilem et uniuersaliter

bonum

et

uirtutem laudamiis

aliorum unumquodque in quale [et] propter opera in habendo et esse qualiter ad bonum aliquod [et] stuquiddam iunatum
fortem
et

cursorem

diosum. Manifestum autem hoc et


uidentur ad nos relati
[fortes],

[circa]

deos laudibus. Derisibiles enim

hoc autem conting-it quia laudes propter


est in qui f

relationes ut diximiis. Si

autem laus

non optimorum laus

est

sed maius

quiddam

et melius,

quemadmodum

uidetur, et

quod beatica-

mus deos
autem
autem
et

uiroram dig'uissimos (1) beatificamus. Similiter optimorum unumquodque. Nullus autem feiicitatemlaudat quemet felicitamus et

admodum etiustum:
et

sed ut diuinius et melius quid beatiflcat. Videtur


uirilitatem uoluptati.

Eudoxius bene attribuisse

Non

laudari

enim honorum entem


bilium. Tale[m]

fg'urare existiiuabat
et

quoniam melius

est laudare-

autem osse deum

bonum.

Ad

hec quidem et alia

autem honorum ab hac; laudes ferri; laus quidem est uirtutis. Operatores autem operum corporum et corporalium et animalium. Sed hoc quidem
proprium certificare forsitan hiis qui circa autem manifestum ex his que dieta sunt quoniam
et

laudes insurg-unt

(2).

Nobis

est felicitas in

numero

honorabilium et perfeetorum. Videtur autem et ita se habere et omnia operamur ompropter principium; huius enim gratia reliqua nes: principium autem et causam honorum honorabile quid et diuinum secundum uirtutem perfecponimus. Si autem felicitas [est] actus quis ita enim forsitan utique de felicitate contam, de uirtute scrutandum
;

templabimur melius. Videtur autem

et

quod secundum ueritatem ciuilem

(1)

Il

t.

Tog deiaxA-zonq
Ti;sTCovYj[j,svot,c;

cliuinissimos.

t. (2) Il

il

Uh. Eth.: insudau&mnt.

THICA NOVA
circa

XXXlX

hanc enim maxime

studiose.

Vult enim ciues bonos facere et

Exemplum autem horum habemiis Creticonim et Lacedemoniorum leg'islatores, et si qui alii tales sunt facti si autem ciuilis
legis obauditores.
:

est hec scrutatio, manifestura

quoniam

fiet

utique questio secundum

eam

que a principio est electionem. De uirtute axitem scrutandum, [non qualibus sed] humana. Manifestum enim quoniam humanum bonum que-

rimus

et felicitatem

humanam

uirfcutem
;

autem dicimus humanam non

corporalem sed eam quo anime


Si

autem

nem

anime actum ponimus. habent manifestum est quoniam oportet ciuilem homisciro de anima quemadmodum et oculorum medicatorem oportet
et felicitatem
ita se

scire oculos et
bilior ciuilis ars

totum corpus,
medicinali.

et magis in quantum melior et honoraMedicorum autem nobiliores multum insu;

dant circa corporis cog'nitionem contemplandum autem horum gratia et in quantum sufficienter se habent ad quesita. Ad plurimum enim de hiis operabilius forte est propositorum. Dicendum de hiis ** puta dictum est hoc quidem inrationabile eius esse, hoc autem habens
certificare

rationem.
cule et

Hec autem determinata snnt quemadmodum


diuisibile aut ratione
.

corporis parti-

omne quod
periferia

duo

indiuisibilia *

dum
muni

in

in

circumflexo linee

curuum

et

quemadmoconcauum nil

diifert
.

ad presens ut uidetur. Inrationalis quidem hec assimilatur comi piantatine. Dico autem plantatiuum quod causa nutriendi.
.

nutritiuis ponet quis uti[Dico autem] talem uirtutem anime in omnibus in et eandem hanc in et perfectis. Rationabilius autem infantibus, que

hanc quam aliquam aliam. Hec

humana quedam
rari particula hec.

uidetiir.

communis quidem uirtus et non Existimatur autem in sompnis maxime opeigitur


et

Bonus autem

malus minime

secundum sompnum,

unde

tigitur

inquiunt in nullo differre in dimidio ulte felices a miseris. Conautem hoc decenter. Quies enim sompnus anime que dicitur stu-

diosa et mala nisi qualiter paulatim pertranseant quidam

motuum,

et ita

meliora sunt fantasmata iustorum


,

quam quorumlibet. Sed de

hiis qui-

dem sufficienter dictum sit et nutritiuum relinquendum quoniam mane uirtutis expers innatum est. Videtur autem et alia quedam

huna-

tura inrationalis esse partici pans quidem qualiter rationem. Continentis enim et incontinentis rationem laudamus et quod anime habet rationem

optima deprecatur sermo. Videtur auLem eis obuiat et contrarie mouetur raaliquid preter rationem innatum quod tioni. Similiter autem quemadmodum paralitice particule corporis ad

laudamus. Recta enim

et

dexteram eligentibus moueri in contrarium ad sinistram deferuntur

XL
ita et in

ARISTOTELIS
anima.

Ad

contraria enim permotiones incontinentium


,

sed in

corporibus uidemus
ts et

quidem quo deferuntur in anima uero continenincontinentis non uidemus forsitan autem et in anima nichil
;

minus intelligendum
tione

esse quid preter rationem aduersans buie rati cui et

contradieens. Qua[liter] autem

alterum nichil ratione condidisset.

Ra-

autem

et

hoc inrationabile uidetur participare ut diximus. Obedit


continentis.
et

ig'itur rationi

quod

toni et

quod honesti
Videtur itaquc

Amplius autem forsitan subiectius rafortis. Omnia enim que honesti concordant
plantatiuum enim quidem
et uniuer.saliter desiet

rationi.

et inrationabile duplex;

nequaquam communicat
derabile parfcicipat
obedibile. Ita

rationi. Irascibile

autem

qualiter secundum id quod est exaudibile oius utique et patris et amicorum inquimus habei-e rationem

et

non quemadmodummathematicorum. Quoniam autem suadetur


a ratione irascibile
sig-nificat

qualiter

suasio

"*'

iucrepatio et deprecatio. Si autem

oportet hoc dicere rationem habere, duplex igitur quod habet rationem,

hoc quidem principaliter in se ipso hoc autem ut pa[tre] audibile quid. Detorminatur autem et urtus secundum differentiam hanc. Dicimus

autem harum

et

has quidem intellectuales has autem

et

morales
;

sa-

liberalipientiam quidem et fronesini et intelligentiam intellectuales tatem autem et honestatem morales. Dcentes igitur et moribus non

dicimus quare sapientes uel intclligentes sed quare humilis uel honesfcus Laudamus autem et sapiontem secundum habitum. Habituum
.

autem eos quos laudabiles dicimus uirtutes

et intellectuales.

./^A.A.AJ\A^^.^./"^r^./

Il

Compendio Alessandrino -Arabo


lAher Ethicoruin.

(i)

Oninis ars et omnis


et quelibet

incessus et oninis

sollicituclo

uel proposituin
uidetiii-.

aetionum

et

omnis

electi

ad bonurn aliquod tendere


ipsiira est

Optime ergo

diffinierunt bonvim dieentes

ditur ex modis omnibus. Siint

quod autem intenta per

quod intendiuersa.

artes multas

Qiiedara enim sunt


qiie sint artes ac

actio ipsamot et

quedam sunt psnin aetuin. Cnin-

Ac

tanien actum in ipsis existit melius actione. Est

ipsarum actiones multe, erunt intenta per ipsas multa. iji,'itur intentum per
nauig-atio et per

niedicinam

sanitas et per artem regitiuani uel reductuam exerctuum

uietoria et per

nauium structiuam

domus rectiuam
se

diuitie; et ista sunt acta honorabilia.

Quedam autem artium habent


aliis

habitudine generum et quedam habitudine specierum et quedam habitudine indiuiduorum. Ideoque


militari
et

quedam ipsarum sunt sub

ut sub

factum frenorum

et cetere

artium instrumento riim militarium,


litigatorie.

sub arte exercituali cetere omnos bellice siue


honorabilissima

Et simpliest perfec-

citer

omnium artium

est constifcutiua et instructua ce-

terarura.
tio

Et quemadmodum quibiasque rebus a natura productis


per se natura intendit
,

quam

et intelleg'ibilibus est perfectio

quam

intendit por se intellectus,

eodem modo rebus

effectis

ab arte est perfectio


perfectio est bo-

quam
ipsum

per se intendit artificium

humanum. Hec autem

niim ad quod intenditur, et est optimum eornm que queruntur propter et ipsius causa. Scientia ig'itvir istius est scientia diuina niaximi
existens iuuamenti in uita
et

conuersatione humana. Habentes

ig'itur

intentionem ac propositum dignum ualde est ut inueniaraus inquisitione rem que est perfectio uoluntatis. Ars igitur directiua ciuitatum
princeps est artium
lide consistentie
; ,

eo quod sub hac continentur res honorabiles ua-

ut pot ars exercitualis et ars familie

domus

dispen-

(1)

Il testo del liher


:

Etliicorum tratto da

di errori e di lacune

il

tuto rinvenire in Italia.


ristabilito

un sol codice, non privo Laurenz-Gadd. 89 inf. 41, 1' unico che ho poLaddove l'emendamento era chiaro e sicuro ho
ho indicato
le

la lezione;
i

del resto

lacune e rinchiuso tra

luoghi evidentemente guasti e qualche aggiunta necessaria al senso, non volendo prevedere, per semplici congetture, la lezione originale qiiale potrebbe ottenersi con l'aiuto di altri mss. a me ignoti.
parentesi

XLIl
satina ac rethorica
et eo

ARISTOTELIS

componit

et orrlinat leges

quod ipsa utitur artibus actiuis omnibus et carum atqiie iiiclicia et distinguit iiiter laudapropositum adpro-

biJes et illaudabiles. Hiilus itaqtie artis perfecfco ac

omnium artium reliquarum. Bonum igitur usitatum secundum suum modum est bonum humanum ipsum namque effectiuum est ceterorum bonorum omnium artium et saluat artiflces ne quid
priat

proposita

Et saluatio quidem unius laudabilis existit, quanto magis gentium ac ciuitatum. Recta doctrinatio est inquirere in unoquoque genei'um iuxta mensuram quam sustinet natura

agant horridum

aut illaudabile.

illius

generis

et ut exigtur

rethore sufficientia
iudicat de eo

quidem a mathematico deraonsti'atio et a persuasiua. Unusquisque enim artificum recto iudicio


est infra

quod
ciuilis

habitum sue

science

et in lioc est per-

spicax ipsius scientia. ludicans

autem de omni sapiens

est

omni

peritia

imbutus. Ars
,

non

pertinet puero
ignai'i

que uictorie eo quod ambo ipsis. Non enim intendit ars

neque prosecutori desiderii atsunt rerum seculi , neque profcit


conuei'sionem hominis
in

ista scientiam sed

ad bonitatem

neque

differt

puer etate aut

moribus pueris

non

enim aduenit quidem defectus ex parte temporis sed propter usum uite in moribus puerilis pueri ergo dissoluti et desideriorum prosecutores
;

non proficiunt penitus ex

arte ciaili.

Qui autem utitur desiderio secunet

dum quod
tet,

oportet et

quando oportet
ex scientia

quantum
nos
et

oportet et ubi opor-

hic

plurimum

proficit

artis ciuilis.
,

Rerum quedam sunt


apud naturam.
in arte ciuili

cognite apud

quedam sunt cognite


promtais sit ad
recte sunt ut

Oportet ergo ut amator scientie ciuilis


rectas.

res eximias et sciat opiniones

Opiniones

autem
,

incipiatur a rebus
sit

apud nos cognitis

et in consuetudi-

nibus pulcris et honestis facta


ceptio a

assuetudo, principium enim est et inest,

qua

res est.

Ex

manifesto exi stente sufficienter quia res


est.

non

indigetur propter quid res

Indiget autem

homo ad promtitudinem

habitationis ueritatis l'erum


litatis

bonarum aut aptitudine bone instrumenta-

ex qua sciat uerum, aut forma per quam accipiantur principia rerum ab eo facile. Qui nero neutram habuerit harum aptitudinum audiat

sermonem Homeri poete ubi


aptus ut bonus
fiat.

dicit

Ille

quidem bonus
sunt.

est

hic

autem

Vite famose tres

Vita concupiscentie et
;

uoluptatis, ulta probitatis et honoris, ulta scientie et sapientic

plures

nero

hominum

serui sunt uoluptatis uitam bestiarum eligentes in exe-

cutione delectationum. Sunt autem termini

harum uitarum

distantes et
est

bona ipsarum bona

diuersificata. Sicut ergo

bonum quod

in

arto

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
quod
est in

XLIIi

exevcituali est aliaci a boiio

arte medicinali

sic

ab inuiest

cem

alia
,

sunt bona trium uitarum. Et bonura

quidem medicine

bonum exercitualis est tiictora. Est autem bonum secundum duos modos bonum per se et bonum propter aliud et quesitum quidem propter se melius est quesito propter aliud. Nos uero beatitudinera ultimam propter se uolumus, cum sit finis noster et intentum a nobis
sanitas
:
;

honores autem

et uirtutes

propter beatitudinem, eo quod per ipsas perconuiuit hominibus et societates

tingimus ad illam.

Homo
exercet

naturaliter

ciuilis

est

et

cum

artiflcibus decenter,

neque appetii solitudinem neque de-

sertum neque heremum. Beatitudo est res comjjleta, nullius indigens, per

quam

ulta homi-

nis laudabilis existit. Beatitudo igitur excelleiitissimum est eligibilium


et

optimum bonorum, cum


artium

sit

perfectio

rerum operabilium. Sicut igitur


intendit
,

est in qualibet
libet
cat,

bonum quod

illa ars

et sicut est cui-

merabrorum corporis actus proprius in quo ei aliud ncJn comunisic est homini actus proprius in quo alkid ei non comunicat. Ho-

mini autem secundum animam uegetabilem comunicant terre nascentia, et secundum animam sensibilem comunicant ei animalia actus uero
;

ei

proprius, in quo nullum


et discretionem.
;

aliud ipsi

comunicat

est actus

secundum

rationem

Ratio uero duplex

est: ratio uidelicet actualis


et

et ratio potentialis

dignior autem ad intentionem rationis

magis

cognita est ratio actaalis, ut pot actus


tis.

hominis discernentis et agen-

Et omnis actio quara agit actor aut est bona aut est mala. Actor
,

autem bene agons in omni arte meretur' intentionem uirtutis ut bene citharizans autem male malus. Actus cthavizans cifcharedas bonus
,

igitur hominis
scilicet

una estuitaruin famosarum trium prenomiuatai'um, ulta rationis et sclentie et sapientie. Et omnis quidem res bona
decora propter uirtutem sibi propriara.
Vita
;

existit et

ergo
sed

bominis
uirtuet

actus est anime intelleetiue per uirtatem sibi propriam


tes

cum

anime multe

sint

erit

per optimam

et

honoratissimam in

fine

dignisshnam sic nec uita non pi'onosticatur uer neque dies unica temperati aeris certum sunt Bonum beatitudinis. panca et tempus modicum signum
,

in fine perfeetionis et complementi.

Una nempe hyrundo

tripliciter

diuiditur;

est

bonum anime

et

bonum

corporis

et

extra

corpus.

Bonum

ergo quod dignissime bonum

dicitur est

bonum bonum

anime, neque apparet forma istius boni, nisi in actibus qui sunt a uirtute. Et beatitudo quidem est in acquisitione uirtutum et in usu earum

XBIV
simul.

ARISTOTELIS

Gumque

fuerit beatitudo in
,

homine tamquam

in possessione et

habitu et non actu

tunc est tainquam uirttiosus clormiens cnius non

apparet actio neque uirtus. Beatns autem actu necessario exercet beatitudinem. Et

quemadmodum

periti

agoniste atque robusti coronantur


et uictorie, sic uirtuosi

quidem
electi

et accipiunt

palmam apud actum agonis

boni ac beati laudantur et premia uiitutura suscipiunt

dum

ap-

parent operationes ipsorum secundum ueritatem; et istoruvn uita est in


se ipsa delectabilis.
est

Unnsquisque enim hominum delectatur

in eo

quod

amatum apud ipsum;

delectetur ergo iustus in institia et uirtuosus


])er

in uirtute et sapiens in sapientia. Et actiones fientes


se ipsis 3unt delectabilcs uenuste ac docore.

uirtutem in

Beatitudo autem

omnium

rerum
que

est

est hic bonis exterioribns indiget; difficile est

optima iocundissinia atquc delectabilissiaia. Beatitudo tanien enim homini ut opera

decora exerceat absque materia ut pot quod habeat partein conipetentem

rerum bone uite pertinentium et copamfamilie et parentum et prosperitatem fortune. Et hac quidem de causa indiget ars sapientie arte regnandi, ut
apparer faciat honoi-ificentiam sui atque ualorem. Et
si

aliqua rerum
est ut beati-

donata est hominibus a deo excelsa et gloriosa


tudo siue

dignum

felicitas donum sit diuinuni secundum quod ipsa est optima omnium rerum humanarum est igitur de rebus prehonorabilibus, cum
;

complementum autem do equo neque de


sit

uirtutis siue

forma

et fructus ipsius

alio aliquo

animalium huiusmodi

[Non] dicitur neque de


,

pueris,

quod

sint beati, eo

agant op(jra uirtutis.


spositionem

quod neque huiusmodi animalia neque pueri Et beatitudo est ree firma stabilis secundum di-

unam

in

quam non

cadit alteratio et permutatio

et

non

comitantur ipsam euentus uarii, et nunc


bonitas et malicia est in opere hominis
;

bonitas nunc malitia. Etenim


et

columpna beatitudinis

est

opera secundum tiirtutem opera secundum contrarium

columpna nero contrarli beatitudinis est


uirtutis
;

uirtutem est stabilissima earuni in


est

optima opcrationum secundum anima et uita beatorum continua


et
; ;

semper per actiones honorabiles bonas


extollentia speculatur
et toUerat in

et

uirtuosus perfectus abs-

que mala

rebus uirtualibus et snbstinet irruentia


et

ea tollerantia decenti

non turbatur cor neque formioccurrcntibus


;

dat ex magnis calamitati bus ex

temporis malitia

nisi

enim eas decenter sustinuerit conturbabitur


super ipsum meror et
tristitia

eius felicitas et inducentur

que impedient secundum uirtutes operationes. Quedam autem actionum malitie diffciles sunt ad sufferendum sed quando acciderint homini et eas sustinuerit, demonstrant eius ma:

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

XLV

gnanimitatem. Alie nero quedam facile possunt sufiFerri et hee cum inciderint homini et eas sustinuerit, non demonstrant eius mag-nanimitatem et mortuis ex bonitate actioniim filiorum et ex malitia ipsarum
;

contignt
felices a

[modioum
sua

aliquid tante

inquam
,

quantitatis]
infelices a

** transrnittet

felicitate

ad infelicitatem
et
felici tas

ncque

sua infelicitate

ad

felicitatetn.

Bonum

atque

felices et

deus benedictus et

excelsus

dig'niora

sunt et honoratiora

quam
cum

ut laudentur.

Immo

con-

uenit quidem uenerari

deum

et

ipsum

sing-ulariter mag'nificare et eius


sint res diuine
,

intuita felicitatem et felices et bouutn,

et g-ratia

quorum omnia
bonoruin
et

alia ag'untur;

et creditur

de eo

quod

est

priucipium

ipsonim causa, quod sit res diuina. quidem actus anime procedens a uirtute perfccta, non corporis sed anime. Necessarium est ergo artifci scientie ciuilis specuFelicitas est
lari in re

habituum anime. Nani

et

cxcellentiores medicoriim
et

soliicite

inue.stig'ant corporis humani dispositiones causa curandi

consernandi

forraam

sanitatis in ipso

et studiosi

ciuitatum rectores inuig'ilant et


feli-

sollicitantur
citatis

quomodo acquirant ciuibus atque conseruent formam

humane que anime pertinet intellectiue instig-antes eos ad tutum exercitia, quarum finis et fructus est felicitas nominata. Est
,

uir-

au-

tem uitium anime hoc inrationabile

hoc autem rationale. Inrationalis


i

autem hoc quidem plantatiuiTm comunicans plantis et animalibus deo que non proprium est homini. Et hpc quidem potentia actiones suas
agit
,

etiara

attenditur

bonitas

homine dormiente. Potentia autem anime secundum quam uel malitia in homine bora sompui non operatur

manifeste, ideoque dicitur non esso differentia inter felices et miseros in

medietate ulte ipsoruin. Sompnus igitur est uacatio anime ab actione secundum quam uirtuosa uel uitiosa dicitur, nisi fortasse quod niotiua
ipsius interdum faciant ymaginationes

nes nero malorum peiores.


aliquo

bone essemeliores, ymaginatioAliud autem partis inrationalis participat

modo
et

rationein, sclicet

tamquam obediens
fortassis

ei,

et est pars coneu-

piscibilis cuius obedire rationem signifcat effectus in

nobis

redarga-

tionis

corruptionis.

Verumtamen

oportet

non ignorare

in
in

anima

aliquid esse coniiirans et contradicens ratoni,


,

quemadmodam
occultatur.

centra in anima et membris hoc quidem manifestum una Manifestum igitur est quod uis rationalis duplex est
,

rationalis
si

nere

scilicet

apprehensiua discretiua

et altera obediens huic


flli

recti-

ficabiliter se habucrit.

Ad

similitudinem

qui patris castigationem

recipit nisi naturaliter

nequam

fuerit rebellis. Virtus ergo

duplex est, uide-

XLVI
licet intellectualis et

ARISTOTELIS
moralis
intellectiialis,

ut sapientia et pi-iidentia et
ni riun intellectualium sa;

similia.

Laudantes enim hominem ex parte

pientem eum

dicimus aut scientem aut [secunduna aliquid huiusmodi] sed ex parte moralium largam uel casfcum nel humilem uel modestum

eum

appellamus.

Et uirtutum quidem intellectualium g-eneratio et incrementum iit in homine per doctrinam et disciplinara ideoque in eius acquisitione
\

expei'imento indig-et et tempore longo. Generatio autem

uirtutum moin no-

ralium est per bonara et honestam conuersationem


bis per naturam.'Res

noque sunt

enim naturales non eg'rediuntur a natura sua per

ut petra, que semper tendit ad ceiitrum naturaliter, ad circumferentia, numquam assuescunt huiusmodi oppositiim; neque aliaruin rerum uUa assuoscet oppositum nature sue. Attamen cog'nationem aliquam habet consuetudo eum natura et cog'nationem ali,

assuetudnem

et ig'nis

quam

cura intellectu.

Non sunt
;

Itaque in nobis uirtutes morales natu-

sed nati sumus ad earum receptionem raliter, neque preter naturam et perfltiuntur in nobis ex bona consuetudine. Item omne quod in nobis
est naturaliter preextitit in nobis potentialiter, deinde apparet actualiter.

Et hoc manifestum

est in sensibus.

Sensus enim in nobis non fiunt


flt

eo quod uideamus uel audiamus multociens, sed e contrario


bis.
eis.

in no-

Habemus enim
lusti

eos prius naturaliter et

Virtutes autem acquirimus ex frequentatione

postmodum exercitamur in aetuum habitus induiustitie, et casti similiter


,

centos.
seilicet
biis.

ctenim sumus ex usu aetuum


castitatis
,

ex usu aetuum

et

hoc modo est in omnibus


et

artiflci-

Nani hediflcatoros sumus ex usu hediflcandi


;

cytharedi ex usu.
in hiis
,

cytharizandi

ex bene quidem facere hoc boni

sumus

ex male

autem mali.

Ex eisdem

erg'o et per

eadem

fit

uirtus

et

corrumpitur

autem

similiter (sanitatis).

Et actiones laudabiles corrumpuntur propter su,

perfutatem aut diminutionem

ut exercitia superflua aut diminuta et

nutrimenti susceptio
,

superflua aut diminuta

tbrmam

sanitatis corrum-

punt aug'et et conseruat. Et uirtutes morales corrumpuntur ex paucitate et multitudine, ut timiditas et procacitas. Timidus enim fugt omnia procax autem omnia inuadit. Fortitudo autem in bis est habitus medius Inter extrema dieta,
sanitatera facit et
,

equalitas autem ipsorum

et inest fortitudo ei qui scit fug'ere


et hic

a fug-iendis et inuadere inuadenda,


(sic)

habitus

acquiritur

ex consuetudine ulipendi

tcrribilia. Sic

castitatis

habitus acquiritur ex consuetudine retrahendi se a uolupta-

IL
tibus

COMPENDIO ALESSANDEINO-ARABO

XLVII

et similiter se

habet in ceteris hrabitibus laudrabilibus. Oportet


inter habitus qui uirtuales et qui

autem ut distinguamus
les

non uirtua-

sunt per dilectionem aut tristitiam fientem circa operationes. Qui


se abstinet

enim

a uoluptatibus
;

corporalibus et ex hoc gaudet castus


:

uel modestus est

qui vero tristatur incastus est

et similiter qui ter,

ribilia sustinet et

non prosternitur ex hiis quidem fortis est qui nero tristatur hic timidus est. Et omiiera quidem actionem et morem sequitur delectatio aut tristitia et signum hoc est quod faciunt rectores ciuita;

tum

debito uero

modo

uel deleetantes f delectationes honorant, indebito


afficiunt.

uero modo uel deleetantes delectationes tormontis

Ees quas uult


et

homo
luin

et

ad quarum laborat acqusitionem

tres

sunt: decens et delecta-

bilo et
;

bonum

et hiis contrarie tres


recfce

indecens et contristabile

mapec-

et uir

cans est

quidem bonus est perverse habens se in


st

se habens in hiis,

malus uel

ipsis,

precipue uero in delectatione


;

cum

hec coniuncta
circa

nobis a natiuitatis primordio

ideoque diffcillima est


huius
libri intentio.

hanc f

rectificatio.

Centra ipsam igitur

erit tota

Nam utaitEraclitus

circa dif&cilia precipue arte indigemus. Potissima ergo

artisciuilisestintentio ut faciathominesdelectari in quibus oportet etquan-

tum oportet et quando oportet etcuiusgratia oportet et qualiter oportet et ceterahuiusmodi. Circa enim omnia hec directus bonus
est, indirectus

uero

malus. Quomodo dicitur quod ex operibus


insti sumus et casti, sicut

iusttie et

ex

castitatis operibus

calia

musicus

est,

sic

enim gramaticalia agens gramaticus est et miisiinsta agens iustus est et casta castus. At non simile

est in artibus et uirtutibus bonitas


sfcit,

namque actionum artium in

ipsis exi-

cum que
;

artifex ad bonitatem rei effecte ab arte sua pertigerit f


,

iam habet quod intendit neque exigitur ab eo in arte sua nisi scire solum artifex uero uirtutis indiget in actione sua ut sit sciens et sit
eligens actionum uirtutis propter se ipsam, et ut sit eius uoluntas stabilis

ac perpetua; plures autem

hominum non agunt

aotiones uirtutum

sed ad scientiam earum se conuertunt existiraantes quod philosophando

de ipsis uirtuosi efSciantur,

et in

hoc similes existunt infrmis qui nerba


,

medicorum diligentes animaduertunt eorum autem que mandant operantur. Et quemadmodum huiusmodi inflrmorum corpora longe
stantia sunt a salute, sic et taliter philosophantium

nil
di-

anime remote sunt

a salute. Considerandum itaque quid uirtus. In anima autem tria inue-

niuutur

habitus potentie et passiones

passiones sunt ut gaudium


sequitur voluptas aut

amor
lestia

et inuidia et hiis siinilia, et


-,

omne quod

mo-

potentie uero sunt ea per que possimus irasci miserer gaudere

XLVIII
et similia

ARISTOTELIS

huiusmodi facere; habitus autem sunt ea propter que lauda,

mur
tutes
psas

nel iiituperamur

ut superfluitas in ira aut diininiitio in ipsa aut

mediocri tas in ipsa, que est habitudo optima. Et non sunt quidem uiripse

passiones neque potentie

eo

quod non laudamur propter


et habitus

neque uituperamur, Sunt autem uirtutes dispositiones


,

permansiui et stabiles per quos ft homo uirtuosus bonus et actiones ipsius bone. Et iam. determinauimus uiam perdueontem ad hoc. Qui
ergo sciuerit naturam uirtutis sciet uiam ad ipsain, et est quidem hec

que habent cxtremitates addens super equalitatem et res defciens ab equalitatc et res distans equa diatantia ab extremis. Ethoc est medium et est dictum dupliciter s medium in re et meet

scientia in rebus continuis et in rebus discretis

media. In

hiis

quippo inuonitur

res

dium
tioiie

in j'elatione

((uo

ful

t ab extremis suis

medium quidem equaliter, et est unum in


iios.

FA

per se siue in rela-

rebus et non plura

medium autem

in relatione

quo ad nos est neque excedeus neque

def-

ciens respectu nostri. Et unicuqae )iostrum est

medium

per

suam

sinsit

g'ularitatem

-,

et

mediiim per se est secuudum quod dicitur decem


:

quod decem excedunt sex tanto excessu quanto excedunt sex duo. Non autem sic se habet medium quo ad nos. Quidam enimhominum modico nutrimento indi-

multum

et

duo parum

sex nero

medium

inter \itraque, eo

geni,

alii

nero multo; neque est deterrainatum medium paucitatis et multi-

tudinis nisi

tem quidem cauet

quantum sapiens expertus ipsum determinai, qui superfluitaet defectum, medium autem inquirit. Ideoque homines
quod superfluitas
et

dicunt quod actiones laudabiles et recte sunt actiones que non recipiunt
mag'is neque minus. Sciunt enim
;

diminutio corrum-

punt rem medium autem conservat ipsam. Et uirtutis quidem artificum omnibiis artibus aliis subtiiius est et ocirtius omnibus et honorabilius
:

dignum

est ergo ut

medium

uelit et inquirat.

Et moralis uirtus

est quideii

circa actiones et passiones. Et superfluitas in ipsis pecca-

tu)n est et defectus uituperabilis et

medium

laudabile et rectum. Virtus

igitur est habitus uoluntatis in determinata existens inedietate

quo ad

nos secundum potentiam terminatum est et rectum


,

et est

extremitas
est,

(!t

finis

bonum

finitum et

intluitum.
et

unum Et bonum quidem cum


;

malum

jiutem multipharium et
lit,

labore et difficultate
fiunt multis

malum nero

absque labore

et

homines mali

modis

boni nero uno

modo. Actionum quedam male sunt secundum suam totalitatem, neque inueniuntur in eis cxtremitates laudabiles neque laudabilia media, ut
furta adulteria et homicidia. In hiis i^ero non est dicere

quod aliquando

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

XLIX

boTiUTTi ali quando

non, et cetera htiitismodi. Sunt enim dispositiones in

se ipsis male
sitonibus
,

et similiter

medmm

non innenitur

in hixiusmodi dispo-

siciit in

dispositionibus landabilibns

non innenitur

extre-

mitas. Castitatis enim


dinis

non superfluitas neque dimimitio neque fortituneque alicuius hniusmodi, fortitudo medium est timiditatis et audatie et castitas medium inter uoluptatum persecutionem et ab hiis
,

penituR cessationem
litatem
tiono,
,

et larj^itas est

medium

inter auaritiam et prodiga-

et pfodig'us

quidem

superfluit in

datione et deicit in accep-

auarus autem

e contrario: sed larg-us

equalitatem tenet

et

hee
et

sunt dispositiones

cii'ca

acceptioneni et

dationem in rebus paruis


est

mediocribus. In grandibus autem


tates tiero

medium

magnificentia

extremi-

innominate sunt. Medius autem circa appetitum honoris et eius priuationem nominatur equanimus, suporhabundans autem in hoc
nel auditiosus

magnanimus
irascitur
cui f

et deficiens in

hoc pusillanimus

et

man-

suetus

est

qui

quando omnibus laudabile est etrectum. kSuperfluus


:

oportet et

super quod oportet et quantum oportet et huiusmodi medius enim est et medium in
in hoc iracundus est, et de-

ficiens iurascibilis. Veritas


tatis et deflcientie; et

medium

est inter

duas extremitates superfluiet de-

nero

modo

se

habens inter superfluentiam


est

fcientiam est uerax

superfluens et arpullosus ille


solatio et ludo

superbus, deficiens
,

nero humilis

et

medius in

apte iocans

et super-

fluens in hoc potest dici ioculator, deficiens nero


grestis
(sic)

homo

uel incultus ag-

dicitur.

Et medius quidem in conuiuendo hominibus uir ac-

autem sed minus commodi causa potest placidus nominari propter commodxtm autem superfluens adnlator dicitur qui nero deficit discolus est. Verecundia passio est non laudabilis neque
ceptabilis, superfluens
; ;

urtus, et

medius circa hanc

est

uerecundus
:

superfluens autem cacoet circa passiones

plex, deficiens uero irreuerens uel infreni tus

in hiis

que contingunt de malo uel bono proximis f medium est extrema. Et medius quidem est qui gaudet quod bonis bene confcing'at neque tristatur quod mali penis mentis affitiantur, inuidus autem est qui tristatur

de bono cuicumque contingenti misericors autem qui tristatur de malo cuicumque contingenti. Et tam circa actiones quam passiones omnes tres
;

sunt

uirtus.

due extremitates que sunt malitie et unum medium quod est Et omnes contrariantur sbi ad inuicera quoquo modo et extre,
:

mitates

namque medio
alteri
;

contrariantur et

medium

ipsis, et

utraque extre-

enim equale paruo comparatum magnum est et magno comparatum paruum sic dispositiones medie comparate extresicvxt
,

mitatum

C.

Makchesi.

Arslotelis Liher

Mhicorum.

ARISTGTEWS
mitatibus deficientibus superflaentes sunt, et comparate superfluentibus
deficientes. Fortitudo

enim

timiditati

comparata audati a uidetur

et

com-

parata audatie tiidetur timiditas et in ceteris


habet- Atljamen
cpi;itrarietate
%^b.

uirtutibus similiter se
est

contrarietas

extremovum ad inuicem uehementior

utriusque eorum ad medium. Amplius


:

enim
et

distant extrema

inuicem quam utrumque eorum distet a medio extr^fflo^um f quod[dam] ipsius appropinquat medio

cum

uidetur quod

et sit similius

ipaum

quam
l^itas

a^terum. Audatia enim propinquior esse uidetur fo rtitudini

quam

timiditas, et prodigalitas largitati

quam

auaritia

attamen insensibi-

que contraria
rei et

est uoluptuositati

propinquior uidetar esse castitati


ut timiditas ma-

quan^ uoluptuositas. Et conting-it quidem istud propter duas causas, siue

^x parte
dio

ex parte nostri.

Ex

natura quidem

rei

gis cpntjFariatur fortitudini


;

quam

audatia eo quod distantior est a me-

ex parte uero nostri eo quod extremitas ad quam uos proniores u,mu.s amplius contrari atur medio. Cum ergo iiaturaliter simus ad eoncupiscentias proniores et ad uoluptatum perseeutionem erit uoluptuositas magis contrarians castitati

quam
et esse

inson.sibilitas.

Cum

ergo

ut

di-

ximus, uirtus sit


ualde
difificile

medium
fieri

in suraptione medii tot et tanta sint necessaria

est

aliquem

uirtuosum. Sumptio enim medii


;

in qualibet re
in circulo

ut sumptio medii in et ad similiter instructura geometria, pertinet pertinet ad instructum et exeicitatum in unaquaque manerie actionum aut passioest
,

non cuiuslibet

sed periti in hoc

num

ut mediocriter se habeat in hac. Agere

autem

quaslibet actiones
et

quolibet

modo

facile est,

agere uero eas debito


;

modo

omnibus

debitis

circumstantis prudentis est


et actio
ria, et

qui in

omni actione sua medium

intendit,

quidem obseruans medium laudabilis est et decora et meritohac de causa oportet ut quilibet nostrum animam suam inclinet

ad oppositum desideriorum donec uergat ad medium etei appropinquet. Initium enim rectitudinis attingere laboriosum et difficile , unde multi
errant 9t pauci tenent recti tudinem.

nibus

Medium ergo est laudabile in ommodo excedendo modo deficiendo intendimus quod oportet est enim uia attingendi ipsum. hec rectitudo. attingatur quousque ipsius Quedam actionum humanarum sunt uoluntarie et quedam iiaturales
;

et g.d

et

quedam composite ex
in

utrisqi^e. Voli^ntarie

itaque sunt principium

quibus mouemus nos membra nostra, et animas nostras proprio arbitrio ut in acquisi ti 0J3,e uel inqusitione iiirtutum atque uitiorum laudamur ergo in his et uituperamur
rriotionum quavuin

nobis est et in

in

illi^.

Naturales

Jtii,te.m

et

inspontanee sunt

ille

priucipiiu'p mptiouTJiEi,

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
et

LI

quarum extra nos


tanee
;

est,

ad quas nos ducit alius


aliud pretei' uoluntatem

iiiolenter nel nspon-

ut uentus turbinis qui leuat hominem


cog'it

siile uelifc

siue nolit,

efc

ut

rex qui

hominem ad

suam

et (h.oe sit) in qui-

bus absolute datur indulgenza; et fortassis culpa et uituperium non cadit in ipsis et hoc modo se habet ras in. conferendis premiis uel infigen:

dis penis a

legum

tura est: sicut

autem composita a uoluntate et nacum iubet tirannus potestatem habens ut fllii parentes *
latoribus. Actio

interficiant * aut parentes filios aut

quodcumque
:

aliud crudele factum

exerccant

ipsos ad inuicem, dicens aut facietis hoc aut diuersis moriemini. penis [Sunt autem in hoc facto fedo intra spontaneum] (1). Attamen propinquiores uidentur spontaneo et remotiores ab inin
>se

spontaneo eo quod huiusmodi actiones in bora qua quis agit eas spontanee sunt quamuis uiolentia duxerit ad eas. Ideoque uituperatur qui
permittit se cogi ut occidat patrera aiit
iilium,

Coactus autem aut


ab extrinseco
potior est
est.

in-

spontaneus secundum ueritatem est


electio mortis uel

ilJe,

actio cuius

Et

cuiuscumque
et

horribilis

tollerantia

quam

perpetratio facti ignominiosi. Paucitas nero scientie et discretioms occasio est malitie
eius a quo

omnis malus ignoransest eius quod agendum et fugiendum est. Et ex hoc modo peccati multiplicantur ini,

qui et per ersi. Et de ebrio et irato


;

dum

facit

factum aliquod putatur

quod ignoranter faciat ipsum et si fuerint ignorantes in factis suis non tamen occasio malitie extra hominem est, et quod non euadit eius scientia ab aliquo nisi fuerit demens uel qualiter est possibile ut euadat

hominem
ire
,

scientia sui ipsius.

Homo

igitur occasio est concupiscentie et


:

et est actio

malorum omnium uoluntarie


et

et est impossibile

aut

inconuenicns ut agat bona uoluntarie


sua. Voluntas

agat mala absque uoluntate

communior
et

est electione eo

munes sunt animalibus


electio nisi eius qui

pueris

electio

quod uoluntatis actiones coautem non. Non est enim


Et interdum

retinct se ab ira et

concupiscentia.

uult

impossibile aliquid, numquam autem eligit aliquid impossibilium. Et uoluntas proprie finis est electio autem eorum quo ad finem
;

homo

sunt. Sanitatem

nempe uolumus atque

felicitatem

eligimus autem
:

ea

per que attingamus ad hoc. Sed nec opinio


antecedit aut sequitur electionem.
aliqualiter
fit,

electio est

hec enim aut

Et homo ex electione boni aut mali


. .

ex opinari autem sic uel sic non fit aliqualiter i bonus uel malus. Et opiiiio neri uel falsi est, electio autem boni uel mali.

(l)

Al marg.

et

nspontaneum-

LII

ARISTOTELIS
est qiiod
electio

Et item opinio eius


certi est;
talis

non ualde
st

scitur

electio

autem alicuius
est cniuslibet
et ra-

et

quamuis

spontanei non tamcn


fit

sed preconsiliati. Electio et enim

quidem per intellectum


in hiis
,

tionem, neque etiam quodlibet est indifferenter consiliabile sed in quo


consiliatur prouidns et
discretus.; sic

autem

que agenda sunt


ut pot et in arte

a nobis et difficultatem habent et incertos euentus

medicine

et ceteris eis similibus.


,

In omnibus enim nobis inpertnentinullus


consiliatur qualiter

bus non consiliamur


Gete
(1)

ut lacedemoniorum
;

optime iuuant

et in artibus facilibus et

omnino

certis

nemo
non
non

consiliatur, ut

artibus; et in

quomodo scribendum sit litteras et omnino certis atque necessariis ut


in

in similibus huiusmodi
in rebus perpetuis

consiliamur
tione.

neque Neque de fine sed de


,

omnino dubiis ut
hiis
et

in thesauri

absconditi inuen;

que ad iinem sunt consiliamur

enim de sanitate que

finis est

complementum

consiliatur
,

medicus,

neque rethor de persuasione neque legis lator de felicitate sed uuusquisque horum finem supponit. Et ea que in consequendo finem necessaria
sunt, consiliando inquirit a principio usque ad

tans

et si aliquid impossibile

occurrert desistit.
:

ultimum media pertracNon est autem imin amicis aliquo

possibile

quod expleri potest per amcos

que enim

modo

in nobis sunt. Utitur ergo eis que ad finem et

complementum du-

erni t, et relinquit

ea que non dueunt ad ipsum.


:

Etiam diximus quod uoluntas finis est finis ergo uolitum est. Videtur nero quibusdam quod uolitum sit bonum aliis autem uidetur
;

quod uolitum
ritatem est id

sit id

quod apparet bonum. Bonum autem secundum uequod uidetur sic esse uiro bono. Homo enim uirtuosus

uidet in re hoc quod in ipsa est et sic iudicat de ipsa.

Quemadmodum
;

sanus iudicat de dulci quoniam dulce, et de amaro quoniam amaruni eger uero opposito modo se habet uel iudicans dicens amarura non

amarum

et

non amarum amarum

et sic

malus

similiter

uerse anime iudicat in agendis dicens

omne nempe
malo
,

delectabile

lectabile inquirit
et

malum bonum et bonum iudicat et indelectabile tamqxiam bonum et ab indelectabili fugit tamquam a
:

homo perbonum malum malum et de,

hoc peruersitatis morbo laborant plures homines, eo quod ippotestate

sorum actiones sunt in


et in arbitrio.

eorum

et in

uoluntate
,

et in

electone

Et

res

quas

agere in nobis est

non agere
testo

eas in nobis

(1)

Nel volgare: la terra di Gedemonia


Aa>ce5a,{j.ovia)v

il

ha

olov utg av

SxGai (Xpiota TcoXneoivxo o5ec$

pouXeexat.

IL

COMPENDIO ALSSANDRlNO-ARABO

Llt

est.

Si ig'itur agere actiones pulci-as in nobis est, etiam res turpes ag-ei'e

in nobis est.

Attamen non uult homo malum

eligere

autem

et

melius

reputat frequentor id quod

malum

est.

Et

est

homo

genitor actionum

suarum

sicut est genitor fliorum: principi[um] ergo

earum

in ipso est;

cuius nero priucipium in nobis


hiis

est, et ipsiim quoque in nobis est et de que fiunt sponte. Testifcantur autem buie facta latorum legum

quod turpia agentibus penas infligunt et bona agentes honorant, instigantes hoe modo homines ad appetitum et opera uirtutum ad respui,

tonem uitiorum.

Nomo autem
quod non

instigat

hominem ad

quod non
et

est in

eius potestate, ut

sentiat dolorem a rebus calefacientibus aut


in nutrientium defectione
;

non patiatur

sitim aut

famem

hoc modo

in similibus puniunt

ignorantes pr
in adiscendo

ignorantia cuius ipsi sunt causa


{sic)

propter pigritiam

suam

et

precipue in rebus facilibus


transgressores puniuntur

ad sciendum

et uecessariis in lege.

Leges

igitiir

cum

in ipsis fuerit per actiones uoluntarias habitus acquirere per quos

essent habiles ad

operandam (?) legis impletionem. Inconueniens enim est ut dicant quod iniustus non uolens iniustus

est,

cum

sciat opera
,

per que

fit

quis iustus

et

potestatem habeat faeger uo-

ciendi ea uolens
luntarie eger est

igitur iniustus est.

Quemadmodam quidem

cum

noluerit credere
;

medicis et recipere ab eis res

conseruatiuas sue sanitatis

a principio ergo in eo erat non infirmari ; iam in eo non est ut cum uelit sanetur: ut pot uero facta egritudine a principio quidem in ipso erat non procere in proiciente lapidem
,

ipsum
facile

Eodem modo
spontanee,

resumet aut retinebit ipsum. quocumque peruerso habitu confirmato non est a malitiis abstinere. Non solum autem malitie anime sunt
,

emisso autem non

cum

uoluerit

in iniusto uel

sunt

immo

in

quibusdam hominum etiam corporales. Attacausa est natura, ut in de;

men
cit

prohibitio non

profict in malitia cuius

formitate et eccitate et claudicatione naturaliter coutingentibus

profi-

que a uoluntate est et que fit per negligentiam et per dimissionem rerum conferentium et por uoluntariam ingestionem sui unde cecitas uel quecumque alia occasionum non rebus pernitiosis
in ea
;

autem

accidentium ipsi non improperatur sed potius misei-entur sui homines et benefciorum impensione ipsum supportant. Ceco autem propter nimiam uini potationem uel quacumque alia
propter sui culpamhomini

occasione ex propria sui culpa laboranti homines improperant et uix


aliquis ipsius miseretur.

Unicuique hominum

talis finis

uidetur qualis habitus ipse fuerit.

LlV
Si erg-o habitus sui

ARiSTOTELiS

unusquisque quodam modo sibi causa est et ymaaut g'natonis sue quam de fine habefc quodam modo sibi causa erit
,

certe indiget

homo

ut preter

omnem

in bonis

exercitationem
et

aliquid

natum habeat priucipium


et illius

habile ad inter

bonum

malum discvetionem

appetitum et huius respuitioneni. Optima enim rerum est quam non est possibile accipere per assuetudinem uel doctrinam sed naturaliter nsita est
,

et hee est perfecta et uera bonitas nature.

Non

igitur
:

mag'is uirtutes spontanee uel

inspontanee

quam
;

uitia

eis

opposita

non eodem modo actiones spontanee et habitus actiones enim spontahabitus autem in principio solum. De unoquoque autem habitutim deinceps dicendum et primum de fortitudine. Et est forttudo
nee semper
,

quidem
hominis

ut predictum est

inter timiditatem et audatiam

et

quedam
est

timere decens est ut actiones ignominiosas et uniuersaliter quecumque

famam

denigrant

talia

enim non timens


,

infi'onitus

et

uituperio dignus, timens autem laudabils existit


circa
bellicosa
;

et

quidam hominum
nec magis quam

timidi
fortis

existunt et habent

audatiam circa pecuniarum


oportet

expensionem
oportet, et
tet et

non timet minus quam


est
et ut oportet et si

promptus

ad tollerandum quod oportet et quantum oporque sunt


est et est
talia; et

quando oportet
est res

audax

su-

perfluit in hiis, timidus

autem deficiens

homo malus

et uilis.

Et non

timorosa una et eadem homini omni.

Quedam

tiero ta-

nis

lium rerum absolute excedunt naturam hominis et expauoscit eas omhomo intellectum sanum habens alia autem quibusdam sunt pro;

pria

elig'ere

mortera tristiciam fugiendo aut paupertatem aut amandi


:

miseriam de natura timiditatis est


ferentes muliebre est. Et sunt
fortitudo ciuilis
:

fugere

namque
.

res

molestiam

inest

alii

modi

fortitudinis V,

quorum primus
i
.

ciues enim fortitudinem exercent

opera

fortitu-

dinis propter leges ponere uel propter

honorum consecutionem uel prop-

enim in

teruerecundie euasionem. Secundus est propter peritiam agendi: edocti bellis de sua confidentes peritia opera fortitudinis exercent
;

frequenter autem raortis uidentes instantiam fugiunt

mortem

ampliurf

quam uerecundiam metuentes


procedens furoris ut
ciunt in
se
est

uero non

fortis persistit

plusquam rem

extrinsecam intimum animaduertens uirtutis. Tertius est ex instinctu


uidere in ferarum iracundia que insultum fa-

pi'ouocantes.

Quartus

est qui

ft

propter uehementem ex-

ag-itantem concupiscentiam ut patet in animantibus qui causa explende


cupiditatis audacter
ft

quelibet terribilia

aggrediuntur. Quintus est qui

propter securitatem ex frequenti uictoria acquisita unde tales opera

IL
fortitudinis

COMPENDIO ALSSANDRlNO-ARABO

LV

cere

consueuerint

exercent qua[re] diu opinantul' bellar contra eoa quos uinperseuepercipieates uero alios adesse fugiunt
; ;

raater autem agere in rebus periculosis uero fortis est. Attatnen


tudinis circumstante contristantes sunt.
est fortitudo

fotfci-

Arapliori ig-itur laude, digna

quam

castitas

difficilras

est

enim

tristia

tollerare

quam^

retrahere se ab delectationibus.
Castitas
est medietas in delectationibus
,

non.

autem in omnibus.
et picturarura

Qui enim gaudent ex inspectione colofum et figurarum


uel incasti
*

aut delectantur melodis et fabulis aut suauibus odoribus non dicuntur


casti
^

licet

raro

oportet et

quantujn

oportet et

ncque coutingat minus quam oportet

delectari
et ctefa

in

hiis ut

huiusmodi.

Sed ncque circa horum_trium

sensibilia sensuum. cetera

ammalia sunt

ualde delectantia. Incastitas igitur et castitas circa duos sensus attenditur residuos in quibus ceteris animalibus commuiiicamus, sed maxime
circa tactum

secundum quem sensum


igitur inhyare
,

potius animalia

mines.
bestiale
,

Vehementer
et

hiis sensibilibus

sumus quam hoinhumanum est et

precipue tactualibus

et

de
;

hiis in eis

tactui

quorundam membrorum
secundum quod

corporis

in
est

lectantur
re

taotus

quidem

que propizie sunt autem modicum degustu et secundum quod [est] ex

gustata durat delectatio cactualis. In desideriis naturalibus nutrien-

tium peccant quidem more bestiarum replentes se; in non naturalibus autem multis modis peccavi contingit Incastitas ergo excessus est in
.

delectationibus

hiis potius attenditur fortitudo

quibusdam corporalibus in tristitiis autem non, nam in Interdum tamen incastus dicitur qui
;
.

plus q\iam oportet tristatur propter carentiam desiderati, et uix contingit

inueniri

tationibus.
est in hiis.

hominem qui minus quam oportet gaudeat ex delecUndo neque nomen huic positum est. Castus itaque medius
superflue gaudet ex del-^ctabilibus noe ultra
;

Non enim

modum

tristatur in

ex ipsorum ablatione

uult uero ea secundum

moderantiam

quantum expediunt
si

et eius

nam
coacti

ad bonam uifce consistentam productionem. Reluctari enim oportet desideriis dclectubilium preualuerint uiam absorbent rationis uel hebetabunt et tunc
et necessaria sunt
,,

insatiabilis

remanebit appetitus. Et sicut

peruerse uiuunt parui nisi


sic

fuerint ad

bene uiuendum

a pedagogia

ad insolentiam nos

ducet sensualis appetitus nisi fuerit a rationis regula coartatus. Valde

conandum
subiecta

est igitur atque

laborandum ut uirtus nostra concupiscibilis


ut

sit rationi. Ita uidelicet

ambe bonum

uelint et intendant, et

tunc stabit in appetitu debito

et

operibus laudabilibus concordia castitatis..

Lvi
Liberalitas

Aristotels
est mediocritas in datione

pecuniarum

et

ipsarum

ac-

ceptione. Liberalis igitur utitiir eis

usu decenti

uirtuali acquirens eas

unde oportet
tet et

et

secundum quantitatem quam

oportet, et dat

quod oporoportet
,

ut oportet et ubi oportet et cui oportet et

quantum
in

et

catara huiusmodi observans. Prodigus nero superfluit


ficit

dando

et delibe-

inaccipiendo, et auarus e contrario. Attamen

dignius est ut

ralitas siue longitas in datione sit

quam

in acceptione; facilius est

enim

non accipere quam dare


acceptione

et laudabilior existit
;

abstinens ut oportet

et utiliter
;

dans ut oportet quam ab potius natura uirtutis est


est de via
,

rectum operari quam a recto abstiuere utcunique tamcn equalitatis. Modicum tamen laudatur mediocria accipiens
laudatur ualde propter utilitatem

dans uero

ne

et

dans scraper diligitur

quam habent homines ex eius dationon unquam uero recte accipiens odio
:

autem largus qui ex datione tristatur non enim eius datio ex largitate sed propter uerecundiam uel quamlibet aliam passionem ylaris igitur dator est largus et modico nititur esse contentus in
habetur.
est
;

Non

propria
siue

necessitate ad
siue

hoc ut multorum possit inopie subuenire

et

multum possideat opera secundum possessas facultates et fere non

modicum

Jargitatis exercere nititur

contingit inuenire diuitem


crescit

eum

qui largus est autopulentum.

Non enim
mirabile

opum aceraus

spar-

sione sed aggregatione et retentione. Et consueuit quidem cause esse


largitatis faeilis diuitiarum habitio
;

nempe uidetur

sicut anxie-

tate acquisite, si anxetate opcs distribuentur.


tie est

quam auarus
nulli

multis enim

proficit
et

idcoque diligitur

Prodigus minoris maliauarus


:

autem

ncque etiam sibi ipsi

ideo ab omnibus odi tur. Et pro-

digus multis modis corrigibilis

est ut

ad medium reducatur

auarus

autem nulluni habet remedium, et fere quicumque uel quilibet humane nature defectus ad uitium auaricie faciunt declinare. Et sumus naturaliter

proniores ad auaritiam

quam

prodigalitatem

plus igitur a medio-

critate recedit.

Et sunt quidom plurimi modi


similis in
,

liberalitatis et adeo diuersi

ut nix uel

numquam

enim quis auare sua retinet enim e contrario ut in hiis quorum animo
cupiditas habendi et

codem uno aliquo reperiantur. Aliquando sed non concupiscit aliena aliquando
;

insatiabilis est

appetitus uel
illi

omnibus

igitur

modis

uiis lucrandi inhiant, ut

qui manutenent

px'ostibula

sectantur lenocinia et aleas et

quecumque
offi-

hiis similia lucra illicita et

ignominiosa. Et
et

modicum

hiis distant

ciales

exeniorum extortores

tyranni

omnium

indifPerenter occupa-

tores et similiter fures et latrones, et in hoc cupiditats genere amplius

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-AEABO
in prodigalitate.

LVII

peccant hotnines

quam

Et mag'nificentia uirtus est


ut

qiie

circa opes opcrationem habet. Atfcauien circa expendere tantum, et hoc


in arduis negociis.

Et de natura quidem magnifici

est

maior

sit

eius sollicitudo ut honorifice et laudabiliter pertractetur negocium

quam
ad

ut modicis expensis compleatur.


latus

Nimia cnim circumspectio

in hoc

uergit parcitatis.

Et hec quidem uirtus proprie attenditur circa

ut in templorum constructionibus et eorum ornatibus que circa cultum diuinum impenduntur et in nuptiarum celebrationibus et extraneorum hospitationibus et exeniorum oblationires spectabiles
et in ceteris
,

bus

et similibus
;

est

enim magnificus non

in expensis sui ipsius

sed

aliorura

et in

magnificentia non solum oportet ut suppetat copia re-

rum expendendarum sed expensorem conuenit aliqualem uel ex seuel ex progenitoribus horum autein utroque carens * de magnificentie ope:

ribus se intromiserit dignus est derisione. Circa talia igitur qualia

dieta

sunt raediocritates custodiens magnificus

nominatur. Superfluit autcm ab isto qui circa hoc ultra debitum expendit et plerumque in rebus ubi
suificerent

modica

expensa inmensurate expendit, ncque

facit

hoc amore

uirtutis,

sed ut in conspectu

hominum

gloriosus atque mirabilis uidea-

tur. Deficit

nero magnifico qui in rebus quidem grandibus que eximias

exigunt expensas solertiam querit


;

que

possit quantumlibet

modicum

expendendorum retinere sicque corrumpit decorum ac deflorat et pr modica parcitate multariim expensarum grates amittit. Dieta igitur extrema malitie sunt, non tamen uidentur uituperabiles ualde cura non
sint

dampnose

uicinis.

Magnanimus autem

est ille qui

ad res arduas
Qui autem se

aptus ens ex ipsarum gaudet


ipsis ingerit ineptus

et delectatur tractatione.

ens ad eas hic est ambitiosus. Qui uero ad


dignitatis

omncm

trepidat honoris aut

susceptionem

hic est pusillanimus et

precipue

si sit

dignus. Et est quidem


.

respectu rerum quibus coniparatur

magnanimus finis et extremum Medium uero quantum in ipsarum


rebus que sunt in
fi.ne stre-

operatione. Et uera magnanimitas est in

nuitatis et venustatis scilicet in rebus per quas servitur deo excelso et

glorioso. Et recta habitudo

iti

hiis

honor

est

summus

et

optimum

eo-

rum que ab

extra sunt.
est,

Cum

igitur

quod optimum

optimus hominum
inclinabit

magnanimus erit ipse Ncque mouebit ipsum


.

dignus existat

eius

modicum quid ncque

animositatem eius
et

ad

aliquid turpe

agendum
neque
est

Videtur igitur magnanimitas quasi decor

corona uii-tutum,

magnanimitas
uero.

nisi per uirtutes,


sit

ideoque non facile inuenitur

magnanimus

Cum

necesse talem

bonum

esse in se et bene-

LVlll

ABISTOTELIS
si

ficum erga alios et

quis talis iiiueniatur

rem

sibi

exhibitum;

ham
ei

non magnum reputai honomerito uirtutis perfecte potest uix quecumque


Itetn

reuerentitt exhiblta cdequari.

raagnanimus equelatice

{sic)

leuat

extrinsecus neque elatus in prosperis ncque in aduersis inuenitur. Et nobilitas quidem generis et potestas depressus

quecumque contingant
et

opes uidentur conferre ad magnanimitatem,


est.

At magnanim.us

uero.

solum bonus
honoretur.

In quo uero utreque res reperiuntur dignior est ut Et magnanimus peruipendit discrimina nam uitam suam
:

et gaudet ingruente necessitate quidam beneficio impendendo uerecundatur autem ex impenso sibi beneficio. Actio enim nobilior est passione. Recipiens autem beneficium
,

non dubitat olaudere

fine

laudabili
;

retribuii

et studet

ne piger

sit

in retribuendo

et
:

consueuit morosus: manifeste odit uel

esse in expediendis preter

amat,

nam

celare

quam in suam uoluntatem


et

factis arduis

et

uile reputat, et

seuerum se exhibet
uiuapt homines
,

preterquam in solatio

ludo et sustinet ut seeura


;

quorum

ulte deducilo solatio ndiget

et

abhominatur adulatores tamreputans


:

qUam
plebei

seruos conductiuos

ac mercenarios eos
;

et

homines

maxime

adulatores inueniuntur

neque illatarum iniuriarum ma;

gnanimus seruat
neque sui
deiractor est
pulcris

memoriam sed

dissimulai eas et auertt se ab eis

ipsius laudator erit quanto

minus aliorum

neque uerbosus

umquam
utilibus
,

quam

inimicorum suorum qui instant amplius rebus ut pot sibi sufficiens; et est morosus in moiu,
loquendo
:

graiiis in nerbo, [moderatus] in

cui

enim

nichil inulium est

cordi multa

egei agilitate.

Descriptio [utriusque]

Superhabuiidat autem ab hoc ut dixiraus gloriosus et est qui rebus supremi honoris se ingerii
ens
,

magnanimi hec est. superambitiosus siue uana^

tamquam dignus
honorabilem se
reciteutur et

preciosis

uestibus ei

ceteris apparantibus nitens

exhibere hominibus ei iniendens modis t ut facta sua


predicantur Inter
rat.

homines

et per

hoc quidem proprium fauorem acquiidoneus enim


,

Discreti uero

eum

stultuin reputani et inanem. Pusilianimus uero


est a

deficit

quidem ut dictum

magnanimo

honorabilia existens trepidai ei quasi abscondit se ab eis


liiia est.

efc

ad aliqua hec ma-

Omnis enim homo appetere debet

sibi

bonum

proportionaium;
:

errai igitur uterque diciorum in

non reputaniur ualde mali.

quantum a medio receduni ueruntamea Hec igitur que dieta sant medium et exireextrema
est

ma circa
etiam ia

honores eximios considerantur. Circa honorem uero in rbus mi-

noribus similiter

medium

est et

enim

appetiiio

honorum
oportet.

hiia ut oporiet. et plu.6<juam

oporiei et

minus quam

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LX

Non

sunt autem certa nomina posita hiis habitibus, preter


:

quam quod

consueuimus medium amatorem honoris nominare


;

et

interdum eodem

nomine superhabundantem nominamus defcientem nero nominamus non amatorem honoris. Intercedentibus autem dieta est comparatio larg
ad magnanimum et amatoria honoris ad magnifioum, et similiter extremorum estrema non hec quidem circa maiora illa nero circa minora
;

considerantur. Et media laudabilia, extrema uero uituperabilia existunt.

fere

Et quidem etiam in hiis que circa iram medium et duo extrema et tam medium quam extrema innominata sunt nominamus uero
; ;

medium mansuetum

et

mediocritatem mansuetud inem

superhabundan-

tem autem iracundum dicimus, deficientem uero inrascibilem; etmansuetus quidem qui irascitur ex quibus oportet et cui oportet et quantum
oportet et ut oportet et

tem

est qui sibi

quomodo non seruat modus


:

oportet et ubi oportet. Iracundus auin hiis, et ut plurimuin est in [locis]

ire et facile sedabilis

et

congregantur omnes mali in malo uno


rabile est eo

hoc est melius quod in ipso est. Non enim et eodem hoc enim tale intole:

quod malum

sui ipsius corruptiuum est

omnibus

sui parti-

bus aggregatis. InirascibiUs autem est qui nec irascitur ex quibus oportet et cui oportet et in similibus hiis. Et hec quidem illaudabilis
est tollerantia
.

illati

uituperii indebite sibi uel

suis, et

non com-

moueri ad uindictam uituperabile nidetur. Attamen


tales pios esse

interdum laudamus

nominantes; et fortassis laudamus iracundos uirilitatem


;

eis attribuentes

ex

difficillimis

enim

certe est

sermone determinare

ira-

scendi uel non irascendi circumstantias particulares. Uniuersaliter uero

dicendum quod ut

in aliis mediocritas laudabilis quidem,

extrema uero

uituperabilia existunt.

Post hoc dicendum de hiis que in conuitibus


locutionibus dispositiones
;

et societatibus et col-

nam

in hiis

quidem media laudabilia inuehiis est ut

niuntur

extrema nero

illaudabiiia.

Et medium quidem in

homo
et in

affabilem et sociabil em et comunicabilem se exhibeat cui oportet

quibus oportet et gratia cuius rei oportet et quantum oportet et ut oportet et quando oportet et ubi oportet, et fere dispositio hec similis

amicitie existit

diuersificatur
et

tamen ab ea eo quod non inuenitur

inhumanitas uel humanitas

compassio per

quam

amicitia

subsistit;

superhabundans autem ab isto est qui ndifferenter cuilibet tractabilem se offert tam ignoto quam noto et tam extraneo quam uicino. Et agens

quidem hec proprie nature

flexibilitatis
5

causa blandus dicitur


deficiens uero

emoluagre-

menti uero causa hec faciens adulator

tamquam

LX
stis est et

ARISTOTELIS
seueritatem inculti hominis pretendlt, nulli contractabilis ens et uel discolus appellari. Veritas uel falsitas uel mendaelum

potest

mordax

contradicunt sibi iuuicem modis omnibus et fiimt usitate aut in dicto


aut in facto aut in utrisque simul. Et ut honorabilis
tur ueritate in facto suo et in dcto similiter,
et utitur eius

magnanimus

uti-

sic uilis contradicit

buie

contrario scilicet mendatio.


et

Vir uerax medius est inter


se

pomposum
eo

qui ostentat se
et se

aptum

qui simuiat

rebus similibus

que non suntin eo


et minorai.

est, et inter recte

ipsum quod in humiliantem se qui neg-at bonum quod in ipso est

extollit et magnificat ultra id

Verax igitur concedit et affirmat inesse sibi quod in ipso nec plus nec minus asserens esse quam quod est. Et est rectus quidem melius dispositus pomposo, hic enim mentitur qudem in suo dicest
to
,

pomposus autem ostentator mentitur in


est
est
;

facto et

in dicto
est,

simul.

Utroque nero istorum peior

qui opintur de se quod non


;

ens pertinet et non intelligit bec

uerax quidera bonus est et laudabili s bilis. Et uerax existens ueritatis amore melior est eo qui ueritatem seet qui quitur circa eorum concessionem que spectant ad inixiriam ostentat de se plus quam in ipso sit non emolumenti causa minus ma,

neque ex hoc uituperabilior. Et ergo mendax autem malus et illauda-

lus est eo qui facit hoc

causa emolumenti, ut puta propter lucrum auri

enim uituperabilis existit. Qui autem ostentat se honorandi causa minus uituperabilis eo qui seeundum suam opnionem
uel argenti
:

talis

pomposus. Et quidam hominum mentiuntur eo quod alacritatem habent ex mendatio alii .'lutem quia desiderant per hoc exalintrandus
(?)

est

tari et

consequi lucra turpia que


;

ipsos

delectant f mateiiam

preten-

dentes et quidam medicorum

alii

aiitera

delectationis causa. Rectus


et contentiones

autem negat de se res sublimes fugiendo per hoc rixas


ut faciebat Socrates causa
tranquillitatis in uita
;

et

qui
f; et

se

ostentat

quidem rebus minimis apparentibus potest appellari

quemadmo-

dum quidem
etagrestis;

iudicatur de corporibus per motus ipsorum. Superhabundans

igitur in risu uituperabilis est, similiter

omnino

deficiens uidelicet seuerus


socio in ludi-

alacer
:

autem

conueniens
et agt

et tractabilis

cris laudabilis est

loquitur enim

ea que
;

similantur liberalitat-

neque

contristai

aut prouo<.-at

quidem in uituperium uergunt


in legibus

et

interdum enim ioca aliquem iocando detractionem huiusmodi uetita sunt


:

in uita.

quare est quidem f in consensu et concordia tranquillitatis Verecundia quidem passio est et g^eneratio eius generationi timoris similis existit propter res terribiles. Et enim qui uereeundatur

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO
efficitnr
:

LXI
metut ex

ex omni re rubeus

pallet

autem eius

imltiis [qui]
,

omni re; et cundia non


ter

utraqiie istorum est

passio corpoi*alis

et passio

ex uere-

est decens nisi pueris uel adolescentibus.


;

Tales enim prop-

tur propter uerecundiam

uerecundiam "prohibentur a peccando seniores axitem non laudancum non pertineat eis ag'ere aliquid unde sit
:

uerecundia
das turpes

et propter hoc non oporfcot ut uirtuosi agant actiones feque ducant ad uerecundiam. Et sunt quidem iste uirtutes liberalitatis.
fit

omnes de speciebus

lustitia habitus est laudabilis a qua

quis iustus

et peragit ac-

tiones iustitie et uult res iustas [et ab hiis uolunt

omnes de bine
;

uir-

tualem

cumque
malus

fuerit uirtualis
ei

bonus apparens
habitus quidem

erit

etiam habitus

bonus apparet siue manifestatur ex uirs bonis]. lusticia tribus modis dicitur et iustus similitcr dicitxir enim iniustus aduersans leg'i, et dicitur iniustus qui
contrainus

apparens. Et

acquirit

possossiones mtiltas per rapinam et uiolentiam, et dicitur iniu-

stus qui transgreditur

naturam

equalitatis.

Obseruator ergo legis et

consistens
stus est, et

secundum naturam
lex quidem

equalitatis

et eontentus lucris licitis iu-

iusta est et res leg'ales iuste sunt.

Lex etcnim

mandat bonum

uirtuosis dominantibus et
et beatitudinis

mandat

res que efficiunt et

conseruant beatitudinem
et

opera secundum suam formam,


,

prohibet mala ciuilia; et


et stabilitatem in

mandat

actiones strenuitatis
et

ut seruatio-

nes ordinis

aciebus agonis,
,

fornieationem et cetera incastitatis opera


tiat

et

mandat casto ut fugiat mandat pacifico ne percuet,

nec obloquatur cuiquam

et ut

caueat a turpiloquio,

ut in

summa

dicatur,

mandat

uirtutes

omnes

et prohibet malitias

omnes que uolun-

tarie fiunt.

Et quidem

iustitia fortior ciinctis uirtutibns et eius actiones

amplius mirantur homines et delectabilius conspitiunt quam stellam lucidam rutilantem ante solis ortum uel post eius occasum. Hec enim
uirtus
est

perfecta et inter ceteras uirtutes

bonum extraneum. Nam


non
est iustitia pars
ei

hac uirtute utitur iustus in semetipso et in suo participe, et iniustus


utitur iniusticia in semetipso et in suis amicis. Et
uirtutis sed ipsa tota uirtus
,

neque malitia contraria


species

pars

uitii est

imo
et

toturn uitium est.

Quedam

congregationum uoluntaric sunt


et fide

apparentes ut que fiunt in emendo et uendendo et mutuando


et
et

iubendo
furtum

accomandando

quedam nero inuoluntarie


,

et

latentes ut
et perditio

adulterium et incantatio

et

falsum testimonium

et defrandatio [mag"istratuum].

Et quedam

sunt uehementer iniutiose

ut uuhieratio et ininculatio

et interfectio

et hiis similia. Iustus

autem

IjXII

aristotelis

est coequatio aut

commendatio aut
,

in relatione se

habens; iustus ergo


;

commendator

est

commendator

inter res paucas et multas

et iustus

est prout est coequator inter duos; et iustus in relatione se habens est

inter

quatuor res et iustus est iustus quidem ad minus in rebus quatuor. Res etenim in quibus iustus est coequans due sunt et res ex quibus est iustitia dtie sunt ot sit quidem coequatio una pluribus. Res in qui:

bus

fit

coequatio sunt
fieri

ille in

quibus etiatn

ft

non coequatio.
coequatio
in
et

Nisi

enim

possit

in eis

non coequatio non

erit in eis

ex bine

contrarietatem

i-ecipiunt

connegationis

cnm

fuerit

equatione non
proportio-

coequatio et in non coequatione coequatio.


nalis et

Iustitia est res

quidem de natura numeri

est proportionalitas eo

quod propor-

tionalitas est equalitas uniuersalis et

ad minus

erit in

quatuor siue sint

discreta siue sint continua. Nara

si

continua fuerint ut pot in tribus


ut

tunc sumentur
sic se

unum

ipsorum

bis,

eum

dicitur sic se habet a


,

ad h

e, hic ergo h bis siimptum est quare proportionalia huius sunt in ratione pvoportionis qiiatuor quidem quamuis tantum tria sint in subiccto Si autem discreta fuerint tunc fiet hoc modo pi'opor-

habet h ad

tio

sieut

se habet a

ad &,

sic se

habet

ad d^

et est

quidem

ratio

proportionis
tionis.

utrobique eadem qualitereumque aceepto ordinis

proporsiue

Et

iustitia

que est

in

connegotiationibus res
.

equalis est

equalitas, iniustitia
tie ut

autem
:

res inequalis

Conatur etiam domnus iustiet

coequet inequalia

exilium mittit donec uidctur inferenti

hunc ergo percutit illum interfcit (?) uicem rependat


superfluentie et

alium in
uidetur

et

passo

satisfaciat, et sic

inequalitates
,

diminutionis ad

medium

equalitatis reducat
illine

commoditates quorumdam aliorum incom-

subtrahendo equiparendo et illinc addendo, Oportet ergo ut sciat ubi et quantum addendum maiori et ubi et quantum addendum minori et ubi et quantum subtrahendura maiori et ceteras
moditatibus et

iuducendam

huiusmodi circumstantias reliquas ad repellendas iniurias et iustitiam et ad conservandos hoc modo subditos in bona mediocritatis consistentia.

Ciuitatum habitatores
alii et

sibi

inuicem seruiunt
,

et obse-

CLintur et

dmt

alils

petnnt

alii

ab

aliis

et

exigant retributio-

secundum oppositionem ad moium oppositorum que aggregat commedians dyameter. Sic ergo f fabricator habens o, artifex calciamentorum II, et domus III, et calnes seeundum proportionem cogitationis, que
est

ceus

mi:

oportet ergo ut aecipiat fabricator


et

calceamentorum

artifice

opus suum

etiam opus suum ipse exhibeat

artifici

calceamentorum. Et

non

est quod prohibcat

quoniam opus unius opero

alterius melius existat,

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LXIH

Oportet igitur ut aliquid statuatur quod equans sit inter eos ipsorum conservans in inedia consistentia participationem et conneg-otiati onera. Huinsmodi itaque causa statutus est denarius ut sit mediator inter con-

negotiantes ut imparitates
igitur

redueat ad
:

paritatem

sui mediatione. Est

tamquam

iusticia

animata

erit igitur

proportio fabricatoris ad

artificem calciamentorum
narii mediatione

tamquam

proportio

domus ad calceum

et de-

reducentur ad equalitatem et dirigetur modus eorum


et dandi et recpiendi modo debito. Et erit tamquam instrumentum iuuans in [consequendo]

conuiuendi
denariu.s

et

connegociandi

in hac uia

intentionem suam iudicem qui iustitia animata est; denarius ergo est
lex inanimata et index est lex animata.
blimis
et exeelsus

Lex autem maior

est
;

deus supropter

cum

ipse

ductor

sit

legum uniuersarum

legum ciuilium obseruantiam consistit uigor equitatis et augmentatur numerus ciiiium et crescunt habitationes et in bona consistentia perseuerant
,

et extenditur

aruorum cultura
,

propter iniurias nero exube-

rantes opposita predictis contingunt

et

tandem habtationes ad

here^

mum

rediguntur. Princeps conseruator est iustitie et [per consequens]


equitatis.

conseruator
sibi ipsi

Cumque

fuerit equitatis
:

conseruator non dabit

de bono commediato plusquam alii ideoque dictum est quod honores siuc principatus patefaciunt hominem. Et populi quidam ponunt

[animum] principatus Iibei*alitatem et quidam eorum causam eius ponunt diuicias alii uero generis nobilitatem. Sapiens uero intelligens
;

discretus

causam
est

in

hoc ut quis dignus


et

sit

principatu ponit uirtutem.


uei'ita-

Hec enim
tem.
bet

que confort dominium

priucipacum secundum

Quedam
quidem

iustitia ciuilis et naturalis est et

iustitia

naturalis uirtutem

unam

in

quedam legalis. omni loco quemadmo-

Et ha-

dum

ignis qui

Iustitia uero legalis positioncs habet diuersas atque

semper tendit naturaliter ad superiora et petit equo. manieres multiforanimalium etperspecies


Qui ea que apud

mes ut

in sacrifitis fientibus per coll[ecti]ones


,

plantarum

et

ambe tendunt ad naturani


restituit

equalitatis.

ipsum deponuntur

aut inspontanee aut timoris causa non no-

minatur quidem factor iustitie nisi per accidens; qui uero restituit ipsum honostatis causa atque spontanee hic uero iustus est. Dampn.a

quecumque contingunt in conuitibus et connegociandi modis trium sunt specierum. Non quedam fiunt ex errore siue ignorantia alia autem ex
;

negligentia sed

non connocendi uoluntate

alia

uero ex premeditata

maltia et nocendi uoluntate. Infert igitur


tia
ouflfi

ignorauerit cui aut

homo dampuum ex ignoranaut [uero] huiusmodi rei instrumento quo

LXIV

AEISTOTELIS

aut percutieiis lapidem

causa ut occidens patrem extimans ipsum aliquem ex hostibus esse pumicom esse existimans aut ut [medcari] uolens
,

iiulnus mortale inferat.

Dampnum

nero quis infert ex nej^Iigeutia,


;

cum

quidem
cauit
potuit
iniusti

in facto suo

non habuit nocendi noltintatem


non

ueruntamen non

quantum
oriri.

potuit uel debuit a circumstantiis ex quibus


dicti

dampnum

Et uterque quidem nunc

simpliciter dicendi sunt

cum non processerint facta ipsoruin ex malitia. Cum nero infert homo dampnum ex precogitata malitia et spontanee re nera iniustus est omiii carons circumstantia excusante factum ipsius. Unde malus et absolute uituperabilis est. Non enim sic iniuriam irrog'at (juis alteri
nisi quia egressus est a nr.tura temperantie et equalitatis.

Quidam

au-

tem ignorantium excusuntui" cum casioiiem aliquam naturalem ex


preter

fuerit
hiis

ipsorum ignorantia propter ocque possunt accidere hominibus

quam quod

ipsi sint

causa occasionum. Ignorali tes antem qui

sibi ipsi

causa sunt sue ignorantie mnime excusantur, quemadmodum circa ebrietatem so habet et circa obmissionem studii in hiis que pertinent ad neri

cognitionem

et

appetitum

boni.

Supererogatio iustitie
]

melior est ipsa iustitia. Veruntamen non est accipere plus uel minus
in nero
est
.

Tale autem medio ndiuisibilo enim est quod sic medium est iustitia. At non est huius iustitie supererogatio, sed isticie posite

in lege cuius

prememorata

iustitia rectificatrix

est; hec

enim

iustitia
fieri
.

solum

in diuinis est et eius

bonum

intendi potest ncque

melius

Optimum enim est tainquam a deo glorioso donorum suis seruis, ut per hanc sibi assimilentur et deo quidem assimilari uirtus diuina est.
;

Virtutum duo sunt


sensibili

species

uirtus
,

udelicet tiguralis pertinens


et uirtus
et

anime

que non habet ratiouem que habet

intellectoalis

que

pei'tinet

anime

rationali

rationem

discretionem et intellectum.

Anima
tione

igitur scnsibilis agit et fugit et prospquitur absque preconsilia-

et electione.

Anima nero

rationalis agit et afifrmat et


et
,

assentit et discernit ex

consiliatione

electione.

ncgat et est dictum Ideoque


affirraat et

quod concupiscentia quidem appetii


fit
:

intellectus

autem

non

electio nisi ab intellectu principium ergo electionis intellectus est. Et electio est desiderium intellcctualo alieni us gratia. Et ille quidem

qui bene

utituf

electione

non

consiliatur

de re

preterita

(non

enim

eam non preterisse) ncque de eo quod impossibile est aliter neque de eo quod impossibile est contingere ncque de eo cui non est compleraentum. lies in quibus anima ueritatem accipit afpossibile est
se habere
,

irmando

et

nog/mdo qainque sunt: ars scientia prudcutia sapientia

et

IL
intellectus.

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LXV
impossibile

Et est scientia demonstrationem habens

quam

est

aliter se habere.

Et scibile est

quid perpetiium necessariutn nec

g-encrabile nec

corruptibile.
;

et scibile discibile

et

orane discibile ex rebus est

Et iiidetur scientia omnis disciplina esse quarum iam precessit

scientia

tionem

et

ex principiis notis per se. Et est scientia per demonstranon est demonstratio in rebus quarum principia possibile

est esse per

raodum alium. Et demonstratio semper uerax


impossibile est
,

est
,

nec um-

quod enim principia necessaria sunt et ars est dispositio artificialis cum ratione ueridica. Consultus autem et prudens est ille qui potens
tionis

quam

mentittir eo

aliter

se

habere

demonstra-

est

ad uersandum intellectum suum

uiuendi uersatione debita.


artificialis

in regimine bonitatis modorum Prudentia ergo est dispositio nel habitudo

cum

ratione ueridica que uersatur

circa

bona

et

mala hu-

mana,

et consiliatur circa

eadem. Sapientia est excellentia

et prerog-atiua

in artificiis; dicitur erg"0 talis sapiens, in arte sua, et signatur per hoc

bonitas

ipsius in arte sua.

Intellectus

autem

est

qui intelligit rerum


igi.

principia

atque initia

formans finem atque complementum. Ratio

tur et scientia et intellectus de rebus honorabilibus

sunt naturaliter

Et inuenimus adolescentes ingeniosos


nalibus et sapientes in rebus
eos prudentes
et

ili

geometricis et ceteris discipli:

aliquibus certis

non antera inuenimus

co

quod prudentia plerumque

est circa res particulares


;

in cog*nifcionem per experientiam multam et multa expemulto sed non ricntia adolescentes habent temporis tempore indiget longitudinem. Prudentia in uia rerum f earumque exitum utque finem

ueniunt

commetitur. Et ex intellectu sollercia est et iustitia; et sollercia quidem


uelociter iudicat iudicium rectum cito acquiescens Consilio sano. Astutia

autem que a dexteris


et

est
,

propositi

bonum
tur
:

proprie astutia dicitur

cum

nero ad
;

cumque fuerit propositum ad malum calliditas nuncupaet istas

ex eo

est incantatio et diuinatio

habentes non inue(sic)

niuntur scientes nec sapientes, ucruntamen inueniuntur consului


et solertes et astuti intellectu naturaliter
bilis propter se
.

Sapientia felicitas est eligi-

ipsam

-,

non

ipsamet sanitas. Actiones


ralis
et

sicut res que inducit sanitatem sed sicut anime sunt secundum mensuram iiirtutis mosolertie et prudentie
et

secundum mensuram

astutie. Virtus

igitur dii'igit propositum ad rectitudinem et prudentia firmat res et ponit eas bonas et instaurai ad iustitiam. Virtutes figuratine siue morales sunt

tamquam mores
et iustos

naturales. Interdum

enim inuenimus homiet

nes castos et fortes


C.

ab adolescentia sua,
Mhicorum.

hec sunt habitudnes


e

Makchksi.

Aristotclis Liber

LXVI

ARISTOTELIS

naturales irniente in pueris et quibusdam animalium, Videntur ergo a

natura esse
electio

cum

sint absqiie intelleetualibus directiuis.


intelleefcu

Neque enm

est
;

sana sine

neque

completa in
fieri
:

actu nisi per uirtutem

prudentia structvix est eius


ducit ad finem et

quod oportet

uirtus nero moralis per-

complementum

operatonis.

Fortitudo est habitus laudabilis et bonus ex speciebus


timidi tatis.

audacie

et

Vermi tamen uir


excessu

foi-tis

ex rebus terribilibus homini


eis superfluo
:

et

ex quo homo est intevdum terretur attamen non patitur ab patitur ab eis
;

uilipendit

enim mortem in agg'rediendo quod


,

oportet agg-redi et in derelinquendo quod oportet derelinqui


fortitudinis
dii.

et

opera

non honoris aut uoluptatis causa sed amore


conflictus se exponere

urtutis aggreet

Fortitudinem eiuilem exercent homines uerecundia coacti


,

impro-

peria fugientes

preeligentes

discrimini

quam

uite ignominiose. Fortitudo feralis est

quam

exercet

homo

furoris causa

cum

uindicte iniuriarum

dampnum cet homo causa explende uoluptatis ardenter concupite. Fortitudo spiritualis est quam exercet homo causa eonsequendi honorem et famam
.

inhyat uehementer anxiatus propter illatum aut nocumentum Fortitudo autem animalis est quam exer-

et

sublimationem
,

Et fortitudo diuina amata

est propter se

ipsis fortibus

et diuini

quidem suot

uiri

fortes.

ipsam ab Castitas moderantia


ceteris corporali-

est in cibis et potibus et uestibus et delectationibus

bus uel secularibus. Et enim moderate habere in


Superfluitas nero in predictis malitia est
est.
:

hiis

laudabile

est.

deficientia nero in ipsis ira

Et castitas quidem pulcra siue bona

est.

Nam

per ipsam delectatur


oportet et

castus in quo oportet et

quantum

oportet et

secundum quod

quando oportet

et

ubi oportet.

Et delectatio quidem secularis egressa


malitialu-

a nature motibus, ut

cum

masculis concubitus tripliciterignominiosior

est fornicatione. Incastitas

autem multiformes habet maneries


et ebrietatibus est
et ceteris

rum

in commessationibus

inquinamentis

xurie.

Mansuetudo habitus

laudabilis inter

superfluitatem ire et

ipsius deficientiam, mediocris existens. Et ira

seuerans est longo tempore

quidem melancolica permalitiosa autem ira uindictam uehementer

exquirit pr rebus paruis. Qui

autem non commouetur neque

irascitur

pr

illatis sibi,
,

[Alio]

conuiciis aut suis parentibus est

homo mortui

sensus

imprimunt dolores. Liberalitas et magnificentia et magnanimitas ad unam naturam tendunt et concomitantiam habent ad inuicem sunt enim acceptio pecuniarum et datio earum unde oportet
cui

intus

et

quantum

oportet et

quando oportet

et cui

oportet.

Et est quidem

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LXVII

apud habentem istos habitus datio pulcrior et decentior quatn acceptio. Et uifcat lucra turpia Et avarus inhyat acceptionem denarij amplius
.

quam
auri.

faciant hoc liberales

ncque

est

multe possessionis f sed multi

Magn animus meretur


quod ipse conueniunt
in quibus
ei
,

uirtutes compi etas et decorem


et

affert

eis eo

animam suam

parat ad res grandes et per-

sonas uiles peruipendit

qui autem dissipat et

expendit res

eximias

non oportet

hic prodigus est. Inuidus

autem

est qui de ho-

norum
horum
Qui se

tristatur prosperitatibus siue

malorum

indifferenter.

Et huic con-

trarius est qui letatur de


est qui

quorum cumque successibus bonis. Et medius de malorum autem succesde honorum quidem gaudefc
,
.

sibus bonis

tristatur

Qui de omnibus uerecundatur infronitus


in se habeat

est.

ostentat

tamquam

omnia bona
sunt

alios

aspernans

et

uilipendens hic superbus est.

Hominum quidam

difficiles
;

ad con-

uiuendum

sibi

et

intractabilis

nature rixarum amatores

alii

autem
;

sunt blanditores indifferenter ciui[li]bus se

tamquam amicos
et hic

offerentes

horum nero medius


quando
bilie
est.

est qui talem se

exhibet quibus oportet et ubi et


,

et qualiter et

siqua aliqua sunt huiusmodi


in

nero lauda-

Histrio est ridiculose se habens


et filios

omnibus donec se ipsum


qui semper seuerum
:

et

uxorem

derideat
aliis

et huic

contrarius

uultum pretendit nec

horum uero mecolloquitur nec eos audit dius est qui mediocriter se habet in hiis. lustus est equalis siue equans. Equans autem duobus modis est
:

aut enim dedit pocunias et honores aut


tiationes.

sanat contractus et connego-

Et connegotiationum quedam uoluntarie sunt ac ipsarum prin;

cipia in nobis sunt

quedam autem
ab
aliis

inuoluntarie, ut que per uiolentiam


si-

aut per fraudem


milia.

aliis

inferunt ut rapina et furtum et hiis

Et legis lator sanat contractus et equat inter defectus et superfluitates. Et iustus equans qui dedit pecunias et honores facit hane diuisionem ad minus inter duos. Erit ergo commendatio in rebus et
per res.

Et

iustitia

diuidit in
tertii

quatuor rebus in quibus est propOrtio


;

ad quartum est igitur ipsorum equatio secundum proportionem ipsorum ad se inuicem. Et iudicat iustitia in ipsis secundum mensuram uirtutis et meriti. Sanator autem qui sanat

primi ad secundum sicut

modos connegotiationum
et

et legis lator et

iudex

hii

nempe discernunt

iustitiam faciunt inter

iniuriantes et iniuriam passos. Et heredibus

suam

abiudica[n]t hereditatem et peruersos possessores exhereda[n]t et


[torquent] in personis et alios in pecunia affligunt, hoc

quosdam

modo

LXVIII

ARISTOTELIS
et superfluentes.

adequando diminutos
perfluit super id

Qui autem iniuriam irrogat su-

eo quod ei

quod suum est, ec cui irrogatur iniuria diminutur ab pertinct et index quidem adequai inter eos secundum men:

suram seu moderamen proportionis arithmetice, et propter hoc accedunt homiries ad itidicem. Index enim per modum transumptionis est iustitia
est.

animata. Ordinat enim iusttia secundiim

moderamen quod
fiat

possibile

Et non

est

quidem
,

iustitia

in

omni loco ut
ei

factori

tantum

quantum
stulit.

ipse facit

ncque ut auferatur
consistit
est contrarius

Non enim

in hoc

semper

tantum quantum ipse abequalitatis moderamen. Et


simliter

quemadmodum
alteri

iustus

iniusto

medius equalis

medium quidem oppositum interdvim amplius extremorum; extremorum oppositio ad se inuicem maior est oppositione ipsoiiim ad medium. Iustitia in ciuitate est medium intra
contrarius est inequali. Et

perditionem et lucrum, et non est possibile ut fit absque acceptione et datione et concambio; ut textor qui dat pannos pr rebus aliis et ferrarius

qui dat

fei-ramenta

pr rebus

aliis.

cambia

incidit difficultas

statuerunt in ciuitatibus
:

Et quare circa huiusmodi rem unam mediante


hoc est nummisma. Hoc
suo
artifici

qua adequatio fiat inter connegotiantes enim mediante structor domus adequatur

et

in opere

calcea-

mentorum
condigna
iustitia
.

et

medicus agricole

et sic

de ceteris modis

omnium

eritque

reti-ibutio

iuxta meritum

offitii.

Supererogatio est abditio in


;

plus est

Qui ergo bone melior est bonus est modis omnibus et qui quam iustus iustxis est modis omnibus et iustitia naturaliter
,

dulcius * eximelle quod positione dulce est; et iustus uiuit uta diuina

secundum

eius

ampliorem declinationem ad iustitiam naturalem. Hic

enim rebus
legis lator

iustis utitur

amando

eas propter se ipsas.

Non

oportet ut

ponat leges uniuersales in omnibus actionibus; nam non est possibile ut dicantur sermones uniuersales in rebus non uniuersalibus.

Sermones

igitur latoris legis particulares erunt

cum

iudicet

et sentiat

in rebus particularibus singularibus corruptibilibus.

Vitia moralia detestabilia a quibus


rocitas
incastitas.
castitas.

fugiendum

tria

sunt: malitia
:

fe-

Et uirtutes

hiis

opposite tres sunt

benignitas cle-

mentia

Et sunt quidem hominum quasi diuine nature propter


uirtutis in ipsis: et talis habitus proprie contrarius

multam excellentiam

est ferocitati, et tales

homines angelici dicuntur

sitie

diuini propter in,

tensionem uirtutis in ipsis ultra solitimi modum in omnibus quemadmodum diuina bonitas omnem mensuram bonitatis excedit. Alii autem
sunt crudeles
et ferini in

morbus elongate nature a uirtutibus, Et

alii

Il

compendio ALSSANDRNO-ARABO
et

LXlX
assi-

sunfc bestialis

nature in desideriorum

uoluptatum persecutone
pertinentes

milandi simiis et porcis

et iioluptatibus

Epicuri.

Et

uir

quidem divini [et] morum feralium pauci sunt, iiterque in omnibus qui morantur in extremitatibus habitationum ut pot australes s ethiopes,
. .

et septentrionales ut sclaui

(1).

Et dicitur de uiro diuino quoniam ca-

stus et continens et tolerans eo

intellectiuam a concupiscentiis grauis

quod continet se secundum potentiam Qui nero non coutinet se uin.

citur a uoluptatibus et transg'reditur terminos legis.

Homo

liabet

metas

suas ad quas mouetur naturaliter et centra quas reuoluitur circa ipsarum centrum nisi acciderit nature sue occasio ad mores bestiarum ipsum

que solutis habenis secundum morem proprii appetitus uagantur per pascua ncque continent se ab aliquo eorum ad que ducit eas natura sua. Et hoc modo fcransgreditur ambitum metarum suarum.
inclinans
,
,

Qui immo peior tunc


Natura humana
scit

efficitur bestiis

propter sue

eligentie prauitatem.

est scientia uera et operatio nera.

Qui ergo addiscit

et

et utitur eius scientia in eo in quo mandat.sententia diuina sequens naturato uirtutis moralis et uirtutum diuinarum et uirtutum intellectualium^ hic quidem mouetur ad metam suam et girat circa centrum

suum, et utitur propositionibus utilibus concludentibus conclusionem sanam. Quedam rerum delectabillum sunt secundum neccssitatem, quedam
nero secundum electionem:
alie
et
.

harum quedam

electe sunt propter se ipsas,

nero gratia alterius

rei

Delectationes necessarie

sunt ut nutri-

mentum

et coitus et cetere

corporee delectationes in quarum commen-

suratione et acquisitione est

homo

castus continens et tollerans aut in-

castus incontinens et non tollerans.

Et delectationes propter semetipet

sas eligibiles sunt ut intellectus et certitudo

sapientia et ratio dieliguiifcur

uina que delectaut delocfcationc diuina. Delectationes nero que alicuius alterius causa sunt ut uictoria et honor et diuitie

et

cetera

bona

comunicant. In quibus mediocritas semper laudatur, superfluitas nero et deficientia uituperatur. Delectationum quein quibus bestie

dam

sunfc nafcurales et

quedam

besfciales et

quedam

ferales et

quedam

ratione temporis et
,

quedam

rafcione egritudinis et

quedam propter con-

suetudinem quedam propter naturas malas. Mores ferales delectantes sunt ut mores quorundam hominum qui flndebant uentres pregnantium

(1)

L' esempio

manca
;

nel testo alessandrino


frasi di Averroe.

nell' originale greco ed escludiamo che fosse qui da notare piuttosto l' influenza della para-

txx

rsttls

ut saturarentur embrionibns et aliorum qui uescebantur carnibus hu-

manis

et

carnibus crudis

delectantes

autem egritudinis causa aut con-

stio luti et

suetudinum sunt ut euulsio pilorum aut corrosio unguium aut commecarbonura; delectationes uero propter naturam malam sunt

ut concubitus

cum

masculis et cetera buusmodi ignominiosa.


egritudines sunt ut

Quedam
ille

que contingunt in freneticis maniacis et melanconieis et eonsimilibus hiis. Vir furibundus quasi pr sententia tenet quod ei bellandum sit contra

malitie crudeles ferine que sunt propter

omnes homines
irascendum esse
multe

Cum

ergo aliquantulum dictauerit

ei ratio intellectus

statini prosilit

ad iram

ad similitudinem seruientium

properant ad obsequendum ante quam percipiant ad modum canum latrantium ex quacuraque noce quod man datar et non diiudicantium an sit uox amici an inimici. Et hec quidem inconagilitatis qui
,

tinentia in ira est propter

naturam

caliditatis et

uelocitatem motionis

sue

Ideoque amplius meretur ueniam

quam

incontinentia circa con-

cupiscentias. Concupiscentia

enim statim ubi cognouerit quoniam hoc delectans non expectat iudicium aliquod a ratione sed incumbit ei. Nalatebras

turaliter igitur incontinentia ire concupiscientie uero incontinentia uo-

luntaria magia et concupiscentia magis


est

querit

Ideoque dieta
**

Venus dea concupiscentiarum

et

dictum est de ea quoniam prosteret

nit natura et tradit ipsum.


.

Qui peruerse agit

non penitet

aliquas

Carentes [initium] meliores sunt habentibus inhabet spei reliquias tellectum et discretionem et non agentibus seoundum ea. Qui enim
propter intellectus
similes sunt eis
sui debilitatem a concupiscentiis prauis uincuntur

qui propter cerebrorum


Intellectura

suorum debilitatem a modico


et

uino inebriantur.

habens continens frmatur

perseuerat
recto.

in ratione ueridica et eligentia sana nec egreditur a

moderamine

Permutatio

consuetudinis facilior est permutatione nature. Attaraen


diffieilis est

consuetudinis permutatio
bet
sit

propter similitudinem

quam

ha-

cum natura. Quibusdam hominibus uidetur quod nulla delectatio aliis autem uidetur quod bona ncque per se neque per accidens bona sed aliis uero uidetur aliqua plures male; quod omnes delectationes bone sint Delectatio absolute non est bona eo quod fit in natura
;
. ;

sensualitatis

non

est igitur

cognata complementis

Castus

fugit

de-

lectationes, delectationes impediunt intellectum et deducunt in obliuio-

nem honorum
non
requirit

pueri et fere et bestie requirunt delectationes


.

Quedam
et

delectationes egrotare faciunt et molestias inducunt


delectationes corporales
nisi

Intelligens igitur

moderato usu. Castitas

ai

1^^

IL

COMPENDIO ALESSANDRIN-ARABO
MI
111
I

LXXt
II
HW
I

Il

...Il

coutinenfcia non sunt idem neque eius opposita sunt eadem, Castitas

enim habitus
luptatum

est eius qui

iamdudum

uictor extitit irruentis


.

pugne uo-

et quasi

arreptionum insultum non patitur

Continentia nero
,

est habitus eius qui graues

temptationum sustinet moleatias consulte tamen rationis existens uoluptatum persuasioni resistens ad ultimum
.

consensus actum non deducitur


differt

Differunt sibi inuicem

quemadmodum

uincere a non uinci

Incastitas

autem

est

habitus a quo quis

uehementem temptationum instantam peccat circa uoluptuosa sed proprie malitie causa quasi uenando delectationes. IncontiIncastus autem non imnens igitur a uiolenter impugnante uincitur
non
proptei'
.

pugnanti

se susternit.

Et incontinens pleruraque incontinens est prop.

ter rationis

sue debilitatem et modicam experieutiam

Non

igitur simrectifcari

pliciter,

sed quasi

secundum dimidiam malitiam malus ens


.

poterit confortata ratione et experientia augmentata

Incastus

autem

fere

hoc quod in uirtute ratio sana

Et discernitur quidem uirtus a malitia per et plerumque est, in uitio nero corrupta uehementiam Constantie sunt tres concupiscentie corrumpitur propter modi unus s in eo qui constans est in omni opinione siue uera siue
.

non habet remedium

falsa
est in

bono

Et alius oppositus huic (1). Et tertius qui est in eo qui constans et a malo facile conuertitur Et simpliciter constans sim.

pliciter incostanti melior est

Nam

hic ad

uariatur

ille

nec propter fortes

cuiuscumque leuis aure flatum mutatur concupiscentias interdum


,

tamen propter delectationem bonam nobilem mutatur ut cum falsam suam credulitatem mutat acquiescens et condelectans ueritati Impossi.

bile est ut

sit

quis simul prudens

et

incontinens

Non

in scientia so-

lum sed
ficantur

in operatione prudentia

consistit.
;

Frequenter autem astutia et

incontinentia conueniunt in

eodem

quidem in bonitate beat sagacitatem astutus autem in bonis


,

nam astutia et prudentia diuersieligendi, cum prudens solum in bonis ha-

et

et malis. Et sciens quidem secundum suam operans scientiam uiro uigilanti similatur, non operans autem secundum suam scientiam dormienti similatur aut ebrio.

Inconfcinentem enim rationis actum absorbet desideriorum abissus quem-

admodum

in dormiente

sensuum

ligat

principia

cerebro

transmissa

uaporosa fumositas et in ebrio mala nini superfluitas rectum subue'rtit

(1)

In margine aggiunto di

mano

pi recente: s

instans in

omni

opinione siue uera siue falsa.

tXXli
iudicium
tione et

RISTOTELIS
Fraudolentus est quiiniuriam infert ex premeditata consiliaelectione rationali. Et mala que sic fuerint pessima sunt et ip.

sorum actiones minime remedia consequuntur. Amor siue dileetio est una uirtutum nostrarum
ductioni uite necessariis. Et
bonis, et potentes atque

et est

de rebus deceteris

homo

indiget amicis

quemadmodum

principes ac diuites

amicis

quidem indigent

quibus impendent beneficia et a quibus recipiant honorationes et actiones gratiarum. Decora nempe sunt maxime beneficia amicis impensa
et seeuritas

hominum

in amicis est, et
est

quanto fuerit dignitatis gradus


.

altior tanto periculosioris

precipitii si ruat

Sustentatione

igitur

que ab amicis est indiget et cuiuscumque calamitatis refugium uersus Et est quidem homo solus sine amico cum amico uero est amicos
. ,

ens adiutorium habet ad perflciendum suas actiones

Ex duorum enim

coniunctione perfectior

amplius

est

Legis latoris studixim ad induc'endum caritatem siue dilectionem inter homines


fit

operatio et intellectus.

quam inducendum
dileetio

iustitiam

Oum enim

fuerint

homines amici ad

in-

uicem non indigent

iustitia. Insti

uero entes adhuc dilectione indigent;

ergo amatrix conseruatrix amicitie secundum suam naturam et tutrix ipsius ab inimicitiarum incursu et tollit discordias et rixas inter

homines

Dilecta uera siue amata tria sunt

Dilectionum species cognoscuntur per species dilectorura delectabile bonum et utile. Et non
.

inuenitur quidem dileetio in animato.

Non enim
-,

est

in eo

ncque

reci-

pendi dignitas ncque condigna retributio


amicis.
tiones

oportet ut
.

uelimus bona

Verumtamen
bona uolunt

in hoc solo
aliis

non saluatur amicitia


est eos

Nam

castiga,

non tamen necesse

amicos esse
equalis in

et

castigatio dileetio

est

cum

exigentia corrotributiohis

actio-

nibus

',

oportet ergo ut se castigent ad inuicem et uelint sibi bona sedilectiouis


.

cundum modum sue


tionis oportet ut

In unoquoque trium
debita

modorum

dilec-

sit corretributio

non

latens. In

coamantibus

enim

se oportet ut uelint sibi


.

bona ad inuicem secundum


causa
et dilectionis

modum

coa-

mationis

Qui ergo amant


,

utilitatis

amant quidem

utile et delectabile

et hec dileetio facilis est dissolutionis et passionis.


;

Et ueterani ut plurimum amant se inuicem propter utilitatem iuuenes autem propter delectationem ideoque cito funt amici et rescinduntur
:

cito

amor enim mutatur mutatione


mutationis
.

delectationis

delectatio uero est

Et perfecta quidem dileetio est honorum dileetio cite inter quos uera est amicitia, consimilium in uirtute hii nempe uolunt bona sibi inuicem per se ratione sue consimilitudinis in eo quod boni
:

li.

COMPENDIO ALSSANDRIlSfO-ARAB
ex se
ipsis

httit

et proficiunt sibi et delectantur

inuicem simpliciter

Et hec

quidem

dilectio

diuina aggregai in se ipsa omnia pertinentia se in.

uicem diligentibus neque recipit detractationes Boni ergo sunt amici per se Amicitia autem que est propter iitilitatem et dilectionem potest
.

esse inter malos et inter bonos et


utili

malos

attamen dissoluitur soluto


est

aut dilectabili

est

enim amicitia per accidens. Et

tia ornatus

laudabilis et

quidem amicoamicitia actus sunt uersantes inter amicos


interimuntur eorum quidem ad

associantes se inuicem associatione decora in ulta et acquirentes sibi

bona. Eis uero ab inuicem

separatis

inuicem actiones

animal[es] autem habitud[ines] f


.

eorum ad inuicem

non interimuntur

Attamen

si

diuturna nimis fuerit separatio tepescet


:

amicitia et in obliuionem labetur


grinatio multas uel multotiens

ex bine igitur dictum est quod pere.

dissoluit amicitias

Amatum

siue dilecsit

tum
sit

nobile absolute est

bonum

absolute. Et uir

bonus cum

amicus

eius amicus

bonus
.

et diliget

uterque alterum habitus causa non

causa passionis
tribuit

Uterque ergo ipsorum amat bonum suum et correcum equalitate et uoluntate. Et ista amicitia est equalitatis ami-

citia, et

secundum hanc amicus

est in

nera mediocritate amici tie, que

est amicitia

bonorum coitinerantium

participatio t in

bono

et in malo.

Et conuersatio[nes] ipsorum ad inuicem cause consueuerunt esse amicitiarum. Et quod amicorum est et confratrum et sociorum comune
est.

Amicitia enim quedam comunitas


et

est

et

omnis

comunitas

ap-

conueniens in concupiscentia et uictoria et sapetit pientia .'Ideoque statate fuerunt sollempnitates pascales et sacrifitiorum oblationes et uictimarum immolationes et ciuiles aggregationes ut ex
desiderai
sibi
,

hiis

nascatur

societas

et

generetur amor
et

et amicitia
.

inde procedat dei honoratio


sollempnitates
certis

exaltatio
uidelicet

proximorum et Et fiebant antiqui tus hec


,

temporibus

post

frugum coUectionem.
querendum amicitias
benefciis.

Tunc enim magis exoccupati


et
-

erant homines ad

ad exhibendum gratiarum actiones deo pr acceptis


Principatus ciuiles tres sunt, principatus regum et
et

principatus boest

norum

principatus comunitatum
et

Et

omnium

optimtis

regum

omnis principatus contrarium habens corrumpet ipsum principatus, et tollet a forma sua. Eegum ergo principatus contrarium habet tyrannidis principatum
.

Nam
cum

intentio regis

non

est sui

ipsius utilitas sed


talis

subiecti sibi gregis intendit utilitatem. Et

quidem

est

rex secun-

dum

ueritatem

sed

peruenit ad
;

tyrannidem propriam requirit

utilitatem

non

utilitatem gregis

permutatur ergo regni principatus ad

LXXiV
tyrannidis principatum^
et est

ARtSTOTELl

quidem tyrannides
.

(1)

malitia huiusmodi

principatus et eius corruptela

Et similiter boni siue magnates quando


procurauerint ut
sit

dimiserint sibi ipsis bona et

principatus semper

eorundem non egrediens eorum genealogiam, neque considerauerint honorabilitatem aut meritum et dignitatem siue ydoneitatem transfertur
iste

principatus ad comunitatis principatum. Et principatus comunitatis

usuum legum laudabilium Et secundum hune modum habet regnum domus siue familie Nam patris conuersatio cum filiis est sicut conuersatio regis cuoi grege suo linde
tollitur

a sua forma per deletionem

dicitur

quoniam

oportet

quod

sit

principatus regis principatiis paternus,

et principatus

fratrum

est sicut principatus


:

bonorum

siue

magnatum

et sicut principatus

honoris

fratres in etatibus differunt


. .

tantummodo.

Et in unoquoque istorum uiuendi modorum s prelaturarum et subiectorum est de iustitia et delectione sepundum mensuram bonitatis et

bonorum
et

Cum

enim prelatus bonus


,

fuerit est beneficus circa subditos

curiosus boni status ipsorura


.

quemadmodum bonus
:

pastor

gregis

quidem regis prelatura a prelatura patris, eo quod hoc in pluribus est istud atitem in paucioribtis genere nero unum sunt Et pater causa est generationis fliorum et enutritionis ipsorum et docsui

Et

difFert

trinations

est ergo
.

dominus

fliorum naturaliter

et

amat eos amore


et

exuberante
regio
ipso
;

Ideoque pater honoratur honore paterno,

rex honoratur

et iustitia uniuscuiusque est secundum mensuram uirtutis in Debetur igitur de bonis et honoribus meliori plus quam cuilibet eo quod indifPerenter, Et amor fratrum similis est amori sociorum
.

uterque simul conuictum habuerunt et compassionum similitudines Ubi aduenit tyrannides ibi deperit iustitia et dilectio dominus et sub.

ditus habent se

tamquam

artifex et

instrumentum

et

tamquam anima

et corpus. Et utens quidem instrumento proficit per ipsum in tantum quod ipsum diligit in instrumento autem. non est dilectio circa uten;

tem se

neque corpore erga animam. Et


est

est

instrumentum tamquairi
suura et
filius

seruus inanimatus,

et e contrario pater diligit filium


.

pa-

trem suum eo quod alter ab altero


;

Veruntamen

patris dilectio
,

tus

erga filium magis propria est filius enim factura patris est et cogniei statim a natiuitatis primordio; pater uero incipit cognosci a filio
post processum

suum

in

tempore

et

sensuum suorum roborationem

et

(1)

Agg. marg.

IL

compendo ALESSANDRlNO-ARAB
Et pater
diligit fllium per se

LXXV cum
sit

discretionis confortationem.
alter ipse
sit.
:

quasi

filius

autem

diligit

patrem tamquam eum


est

a qua esse sump-

Fratres uero diligunt se inuicem eo quod ab unis eisdem [g'enera-

tiones]

acceperuut et ex hinc dictum

quod sunt sang'uinis unius


sint distincti

eo quod sunt res

cem

quamuis Et coniunctiones in enutritione, ut pot caballoi'um in eisdem


,

una modo quodam

ab inui-

stabulis et sociorum in eisdem gignasiis, hereditare faciunt conuenien-

tiam in dilectione.

Dilectio

rentes eiusdem generis sunt


beneficii recordationem et
tio

hominum erg^a deum et filiorum erga pacum sit utraque dilectio propter accepti
,
.

Attamen dei dilecgratiarum exhibitionem patris dilectioni prepollere debet iuxta collati benetcii nobilitatem
;

et

amplitudinem propinquorum dilectio siue fratrum siue sociorum siue uicinorum extraneorum dilectioni preponderai Et quanto cause
.

dilectionum effectiue ueliementiores fuerint tanto dilectio et dilectionis


etfectus uehementior. Dilectio
lectio naturalis

que

est

Inter

uirum
.

et

mulierem

est di-

et est antiquior dilectione ciuili


.

Et in hac dilectione

est dilectio et utilitas


lieris et

Viri

nempe

operatio alia est ab operatioie


.

musunt

Et ex utrisque conficitur indigentie supplementum et eos metiens lig-amentum coniungens ipsorum colligationem
derans eo quod

flli

et confe-

bonum comune

eis

flii

sunt siue proles. Et comunicatio

coniungit et eonnectit bonos qui gratia uirtutis amant benefacere sibi


inuicem,
et Inter

eos non conting"it querela ncque contentio neque uin[nisi]

cendi aut [iudicandi] uoluntas


participatione
.

in beueficiorum exhibitione aut in

Amicus enim gaudet cum cognouerit

se

beneficium

gratum impendisse suo amico.

Quedam amicitiarum sunt

querimoniales ut que sunt questus causa.

Cum enim
stratur

alfceruter altero utitur

causa consequendi utilitatem


et

et

fru-

sue intentione nascuntur iurgia commoditatis

contentiones et lterque as-

serit se plus

alteri contulisse et

non

se recepisse talionem.
.

Huiusmodi ergo amicitie durare modicum consueuerunt


stitie similatar,

Dilectio iu-

quemadmodum
sic
,

igitur iustitia

quedam

est legalis

quidem

alia

autem naturalis

est et dilectio.

Quedam

qiiidem legalis alia

autem naturalis

et dilectio
ft

monialis tota ut ea qui


inora
.

quidem legalis {1) particularis est et merciper dationem et receptionem manualem sine
siue decens uolunt, preeligunt

Plures
utile
.

hominum bonum quidem

autem

Et decens est ut faciat beneficii impensione non habito

(1)

Agg. marg.

hlX^t
respectu ad retributionem
.

BlSTOTELtS
Utile uero
est per

intuitu eius cui impenditur, uel iinpendend

impensum beneflcium uel modo uenari responsionem

ampliorem

et

huius intentionis est dare


est

buendum

Honor

premium

uirtutis

et
.

luerum est supplementum indgentiarum impendatur a minoribus honor et reuerentia. Minores uero a maioribus
neitates

qui potens est ad retrimerces aecepti beneflcii et Oportet ig^itur ut maioribus


ei

consequuntur lucra releuandi inopias, et hoc secundum merita et ydohoc enim modo fiunt et conseruantur repertas in utrisque
:

amicitie

secundum suum debitum. Non sunt autem honores

debiti deo

et patribus ydoneitate
ficit

quemadmodum

ceteri honores. Nullus

enim

suf-

condigne honorare eos [eorum consideratio] merito siue ydoneitate quamuis ad ultimum sui posse pertin^at seruiendo et honorando. Unde

huiusmodi aliquid condignum ponendum non est nisi ultimum posse in obediendo et obsequendo et cauendo ne unquam in aliquem modum
incidant ingratitudinis.
Dilectiones que

secundum
artifox

species suas diuersificantur coequat pro.

portionalis conueneutia inter eas


stitutionibus ciuilibus
;

Quemadmodum repertum
cai ciamentorum

est in co-

enim

uendit calciamenta
et inter eos est

secundum ipsorura ualorem


aliud comunicabile
,

et similiter ceteri artiflces,

quod ipsorum coequatur et firmatur connegotiatio uidelicet argentum et aurum. Quando amasius amauerit amasiam ratioue delectionis et amoris, amasia autem amauerit
:

amatum apud

eos per

amasium

utilitatis

amor

uelociter

causa neque amauerit uterque alterum per se, talis Et quecumque dilectiones sunt propter dissoluetur
.

causas facile dissolubiles facile dissoluuntur.


siue perseuerare faciunt dilectiones
est perseuerat
,
.

Cause

iiero

permanent

Dilectio uero que-propter urtutem

Virtus enim

[difficile]

mobilis est que uero propter utile


;

soluitur utili sublato uel modo quo ipsum cupitum finitur ut si cantantem sub spe muneris cantatione similiter uelis remunerare non et satisfacies ipsi, non enim hanc remunerationis speciem expectabat
,

in reliquis similibus
steterit

Non ergo

stabit

concordia connegotiantium nisi


fit

uoluntatum conuenientia. Quod maxime

cum uterque

aceipit

Et interdum opere non querebat pretium est reuerentie et honoratius repensi quemadmodum aliud Pictagoras a suis discipulis pr sue doctrine emolumento. Interpr eo quod dat desideratum et

modo

desiderato

dum

uero pecunia queretur uel eius simile ut ab eis qui in mechanicis

desudant; secus est enim in philosophica et in mechanica contractione. Nobili orum enim contractuum nobiliores merito sunt corretributiones ;

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LXXVII

nieretur sapientie instructor repensionem reuerentie et subiectionis a dscipulis qualiter debent

patribus

atque deo.

Oportet

ut cognoscatur
tribuatur honor

dignitas

hominum ad hoc
;

ut secundum debitum
alii
alii

suum

unicuique

honores impendendi patribus impendendis et honores debiti philosopho


exercitus
et alii
alii

ab honorbus matribus

ab honorbus debitis duci

debiti sociis ab bis qui debentur uicinis et qui deben-

tur uicinis

citiam facit et dilectionem est sicut


uel argentum. Et

ab bis qui debentur extraneis Qui fraudem circa amiille qui fraudem facit circa aurum
.

quemadmodum

falsus denarius cito corrumpitur sic


.

simulata amicitia cito dissoluitur

Et quemadmodum amicitia omni

auro est pretiosior sic [committator] fraudis circa ipsam deterior est
defraudatore circa
deus,

aurum et argentum Equus distributor honorum est secundum sue capacitatismensuram impertiens. Bonus unicuique
.

et emeritus

sibi et sibi simili

omne bonum sue nature proportionale appetit et desiderai eo quod bonum bonus in se ipso delectatur ipse se
;

ipsum associando et in bonis cogitando et similiter in amico suo

quem
a

tamquam alterum
uiis
salutiferis
et

se

ipsum reputat. Malignus nero teretur


nobilibus
;

et fugit

ab operationibus

immo

superfluens in
.

malitia etiam a se ipso fugit et aliorum innititur solatio


rius

Nam

solita-

ens cogitatione scelerum saorum obruitur et malorum suorum re;

miniscentia molestatur

sibi ipsi

ergo horribilis

efficitur

nec amat se
profundo sue

ipsum nec
iniquitatis

alios
.

Nam

omnis boni maneries absorta

est in

Et etiam delectans in malo non bene nec saporose delecnatura mali distrahit ipsum in contrarium delectationis
in se ipso diuisus continua
et
;

tatur

nam

unde quasi
amaritudine
p[ecu]nia.

laborat inquietudine
et

repletus

inebriatus

tabe

peruersitatis

distortus

medicata

Nulli ergo taliter se habonti potest esse amicus

cum

in eo nichil sit

amabile aut amicabile,


infelicitatis
.

talis

ergo irremediabilis est miserie et ultimate


est

Valde ergo cauendum


et

iniquitatis

et malitie

homini ne in principium ueniat conandum semper ut ad finem connaturate


et in se ipso proprie dilectionis

pertingat bonitatis per

quam

premia posInitium

sideat et ex amico superlucretur

complementum

delitiarum, Exhortatio
ei
.

quidem amicitia non


citia

est et si

uideatur intordum assimilari

amicitie delectatio est pregustata sensus cognitione ut est uidere in ami-

amasiorum quam precedit delectans intuitus

Vinculum amicitie

et ipsam iuseparabiliter concomitans est delectatio; habitus a quo procedit cxortatio transumpto nomine poterit dici amicitia dura per tem-

LXXVIIl
poris assiietudinem sumpserit

ARISTOTELIS

incrementum

Viro bono et emerito


et
.

exor-

tandi
et

pertinet

officium

cum morum

grauitas

uirtutixm

exercitia

habitus scientialis te stimonio snnt auctoritatis

Opinioniira

ydemp.

titas et

concordia introductiua est et conseriiatiua dilectioniim

Ideo-

que eliminanda sunt sciamata opinionum ag-gregationi nobili ut permaneat in pacis unitatc concordia uoluntatum: quodueram confert regnandi
dignitatem uirtutes sunt
peritur proprie in bonis
:

et

earum opera

opinionum conuenientia

re-

hii autera in se ipsis


-,

constantes sunt ad ininpermtitabiliter

uicem et in desiderio rerum extrinsecarum


iudicant

bona enim

atque uolunt

Mali raro eandem concordant opinionem et


.

expertes sunt amicitiarum

Et causa explendi suas concupiscentias mulsubtilitatis

tos labores discrimina sustinent, sed uirtutis et honestatis causa nichil.

Mali multe sunt


contra agt
:

astutie

et

ad circumueniendum
est et iurgiis
.

eum

qui

unde

tota uita

ipsorum in rixa

Beneftioipsi
isti

rum impensores amplius amant


diligunt

eos quibus benefaciunt


illi

quam

amen-

tur a receptoribus beneficiorum. Nani

ex mera liberalitate

autem

ex debito

regratiandi

et

illi

tamquam
suspicatur

creditores sunt, isti

uero

tamquam
debitori

debitores.

Et non

umquam

debitor ex creditoris turba.

tur occursu
ditor

dum

receptionem

crediti

Letatur uero

cre-

occurrens

quia iam
et

eius beniuolentiam

compai-auit et

ipsius saluti con gratili atur;


se amplius diligere beneficos
.

interdum beneficii receptores simulant quam diligunt ne ex ingratitudine redar-

guantur Receptio beneficii est tnmquam factura beneficii et omnis factor facturam suani diligit naturaliter Et potissime cum factura
.

Et poete ualde tenere amant carmina quorum sunt ipsi factores. Et causa quod omnis homo naturaliter amat facturam suam

animata

sit

est

quod ultima factoris

perfectio existit in sua operatione

Ens enim

cum
in

t absque operatione propria est

tamquam potentiale ad actura redu.

citur per operationem. Tripliciter contingit delectari: utendo in presenti,

futuro sperando

in preterito reminiscendo
et

Actiones nobiles bone

diutius

perseuerant ulto
.

temporis diuturnitatem et delectabiles sunt

ad recitandum
et

Voluptates uero et utilitates naturales modicum extant

eorum memoria breuiter absorbetur


acquisiei'int et

quod cum multo labore

Nam

hec laboriose acquisite ut

Omnes homines amant plus cum difficultate ut pot diuitias. plurimum studiose custodiuntur, et cum
.
.

multo discretionis moderamine expenduntur


aliquo difficultatis conamiiie
ullo

Ab

eo uei'o qui eis sine

supposi tur ut plurimum libere et absque


.

moderamine expenduntur

Et etiam hac de causa matres plus

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO -ARABO


:

LXXIX
anxietatis

amant prolem quam patres


absque labore est
neficiati

ipse

nempe multum

laboris et

in gignendo sustinuerunt. Decenter se habere in recipieiTdo beneficlum


;

decenter nero beneficia conferre opera multa


.

indi-

gefc et circumstanciis difficilibus


.

Plus ergo amant benefici

quam

be-

Quidem homines tamen nimis amant se ipsos ideoque nominantur suimet amato res, tamquam hoc turpe sit. Malus namque omnia que agit propter se ipsum agit bonus autem et uirtuosus honorabilis
;

operatur

bonum

gratia boni

intenditur operatio uirtuosa.

secundum uirtutis intensionem in ipso Quidam homines bonum operantur pertiet

nens amico posponentes proprium bonum propter nobilitatem animi sui et animaduertentes quoniam actiones decore permanent in memoria
permanentia diuturna
alter tui est
,

Et quod
in

significit

tibi

quod amicus tuus

est

prouerbium quo quod amici sunt anima una et unus et ea Sunt communia sunt secundum amicorum sanguis quod que
dicitur

equalitatem

Et quod amicus est amico sicnt genu

tibie et sicut

nasus

faciei et sicut digitus

manui

ideoque oportet quod amicus uelt bona

amico propter amicum. Debitum est ut homo amet se ipsum ueraci ter, non ad honores et delicias corporales et passiones animales que pertinent parti eius bestiali
ergo amat
se
et

ad ea que sunt extra ueritatem eius

Qui

ipsum

ueraciter agit actiones pertinentes uirtuti proprie

sue essentie secundum meliora excellentiora bona

proportionata sibi

secundum ueritatem

et agit

bona per que


gratia

proficiat

proximo

et elargi-

tur pecunias et ceteraque possidet

amicorum,

et si necessitas

exegerit moritur pr ipsis

Et obedit rationi
.

et intellectui et

omni quod
hu-

agi tur quatenus lucretur bona sibi ipsi

Complementum

felici tatis

mane
omnia
stat

est

in

amicorum acquisitione
et cui

Nullus fortasse uellet habere

ita ut ulta

solitaria uiueret in eis.

Beatus enim indiget cui exifelicitatis


.

beneficus

comunicet usum sue


necessarium
ei

Homo namque
se, et de-

ciuilis est naturaliter et est

multas indigentiarum suarum

explere per uicinos et amicos

quasi non ualeat explere per

lectabile est ei deducere dies suos

cum

amicis et comunicare eis bona


est et per

sua

Bonum
.

agere modis

omnibus nobile
;

se delectabile

clam uirtuosi bonum agentes sunt pauci utiles autem et delectantes Et ex amicis qui sunt delectationis causa pauci sufficiunt demulti
;

bent enim esse tamqiiam condimenta cibariorum Amicus autem uirtuosus amatus propter se ipsum unus est Impossibile namque est ut
. .

uni amasio plus una amasia, eo quod amor est exeessus siue superhabundantia dilectionis, et quod in superhabundantia est uni soli consit

LXXX

ARISTOTELIS

uent; conuenientia autem et consilium et honestas conuiuendi omnibus

debitum
ritatibus

est exhiberi ratione uirtutis.

quam
et

in

Amico indigcfcur tam in prospeut in aduersitatibus, prosperitate bonis partici pet et


.

in aduersitatc malis subueniat

Et

est uita

amicorum simul conuersanet exerctia et

tium iocosa

delitiosa ideoque

conueniunt ad ludos

uenationes et ad cetera huiusmodi, ut utantur bone in quo comunicant, et ut fiat uterque melioi- ex alterius conuictu per assimilationem utrius-

que suo socio

in bonis conspectis in ipso et actionibus decoris

cent utrique in altero. Volu-ptas

siue

delectatio
.

que piaconnata nobis est et

connutrita ab ipso natiuitatis primordio

Ideoque instruendi sunt pueri


et

a primeuo
tristari
;

sui

crementi ut assuescant delectari in quibus oportet


moralis
,

hoc enim fundamentum est uirtutis


;

et in

processu

hoc nempe delectans appetit et fug'it a contristante Et plures hominum semi sunt uoluptatum, unde oportet ut eoruni intentiones distrahantur ad conti*arium ipsarum: conuertentur
temporis auget iute beatitudinem
,

ergo per hunc


et

modum

ad medium laudabile

Qui uituperant uolitptates


et

tamen utuntur

eis credi faciunt


.

de se quod amant eas


et crediti

quod non

uere uituperauerunt eas


cognitione et melioratione

Sermones ueridici
iiite
.

proficiunt in

modorum
et

Operatio magis persuasiua est

quam

dictio

Vir discretus informat uitam suam secundum actiones in


operatio
.

quibus concordant et dictio

Optimum

est

desideratum
eligibilis
;

propter se ipsum. Vita delitiosa


delectatio propter se appetitur
:

cum

intellectu
est

est per se
tristitia et
;

ergo

bona

molestia de

numero malorum sunt

et

opponuntur delectationi

ergo delectatio est

homo quia mala, delectationem ergo apbona Delectatio et laudabilis cuicumque honorum addita facit petit quia addictum bono facit ipsum melius bonum melius. Omne ipsum quod fortassis qui dicunt quod est, Plato negat delectationem esse bonam
honorum
;

et a predictis fugit
.

bonum insufficienter dicunt In rebus malis fortasNichil prohibet ut in delectatione sis est aliquid bonum naturaliter sit aliquid bonum naturaliter possibile est ;it contrarietur malum malo Ab utroque consimilium in malitia fugiendum est. Et in bonitate cousimilia eque sunt appetenda. Non solum in genere qualitatis bonum
nulla delectatio est
.

que bona sunt non sunt qualitates: habitxis uirtutum latitudinem habent Contingit enim magis et minus iustum esse et castum et similiter in cetoris Et sanitas corporalis
est
.

Actus enim uirtutis

et beatitudo

terminata ens magis et minus recipit


in

et nichil similiter

prohibet esse
rei

delectatione

Delectatio

non

est niotus

nam

unicuique

mobili

IL

COMPENDI ALESSANDRINO-ARABO
propria
.

LXXXI

per se est uelocitas propria et tarditas


mofcus per se, ex quibus est res in

In relafcione non est


,

eadem

rcvsoluitur
.

Cuus generatio
est aut sen.

delectansesthuius corruptio est contristans sualis aut intellectualis, et ubi fuerit sensus

Delectatio

ibi est delectatio

Sensus

autenvnon
sibilis est
.

est

absque anima

sensibili, igitur et delectatio


[est]

anime senratio-

Et ubi fuerit intellectus


,

delectatio
.

Sed anime

nalis

intellectus

igitur

et eius

delectatio

Delectationem sensualem

plerumque precedit
tandi
sitis

contristatio ut

cibandi delectationem fames et po-

precedit.

Delectationes autem que fuerint per odoratum et


precedit tristitia
.

auditum

et

uisum non
tristitia

Et delectationes intellectuales

non. precedit
et

ut que fuerint per scientias disciplinales et alias

quascumque apprehensiones intellectuales. Delectabilia apud naturas peruersas non sunt delectabilia secundum ueritatem, quemadmodum non

quecumque
lia

infirmi dulcia iudicant


.

aut alterius cuiuslibet qilalitatis

ta-

sunt in ueritate

Omnis actus habet delectationem


.

sibi propriam" et

et

proprium delectatorem Unde ex actu iustitie proprie deleetatur iustus, ex sapientia sapiens et ex amioitia amicus Omnes homines natu.

raliter student

ad agendum aetiones decoras cum non semouerunt eos


;

ab eis allquam molestiam in gerenti a quanto magis cum habent sibi coniunctam delectationem ut est speculatio uirtutum et earum operatio!
Delectatio est forma completa in se

non egens
;

in sui

que tempore ncque motu


i

Non

est possibile ut existat


:

complemento ncmotus completus

secundum formam in aliquo tempore lcet enim motus omnis in tempore sit eius tamen complementum extra tempus est: nisi fortassis motus sit circularis totius Homo percipit delectationem in actu et
.

motu

et

tempore

Delectatio sensualis: est

secundum

m en sur am

forme

sensus

et bonitatis rei sensibilis.

Erit ergo delectatio melior, consensus

extiterint:fortiories et sensata. babiliora et

ipsorum utrorumque habitudo ad inuicem expressior.. Bonitas enim actionis omnis circa tria hec
:

existit

uidelicet circa agentis fortitudinem et patientis receptibilitatem


;alterius

et

debitam

ad alterum cor relation em


.

Delectabilior actionum

egt ea

que completior fuerit. atque perfectior Et est quidem delectatio perfecta actionum sed modo alio quam quo passibilia perflciuiit ,ipsam
sensus
.

et

Delectatio jnueftitur in omnibus;

[hastentia?]

deleetationis

causa: est ut perficiatur


et

secundum quod

res sequens est

complementum
et actionis

secundum quod

existit pulcritudo in iuuentute durante actiuo et pas-

siuo. !ln coordinata correlatione durat

ex actione delectatio
debilitatis soluitur

unitas naturaliter; et hiis

solutis uel

delectatio et

C. Marchesi. Aristotelis Liber

MMcorum.

LXXXII
debilitatur
.

ARISTOTELES
Ideoque non continuantur neque perpetuantur humane deet debilitantur in senio a statu in quo erant in iuuontute
.

lectationes

Vitam desiderantes delectationem desderant


tionum ulte
;
.

Est enim

completio

ac-

Delectatio intellectualis

diuersa est ab ea que sensualis

est delectatio cuicumque actionum propria intendit et adaug'et ipsam. Et per hunc modum multiplicata ,est scienti arnm atque artium adimientio. Et quarundam actionum delectatio aliarum est impeditiua ut inter-

dum

sonitu cithare delectatus obliuisctur eius quod inter


.

manus

versat.

Et hoc intenditur secundum delectationis intentionem


bilium delectatio nobilis
est, et

Actionum no-

insequendauilium
differentium
.

uilis est et abicienda.

Actionum genere diilerentium delectationes genere


lectuales a sensibilibus
,

diiferunt

ut intelui-

et specie

specie differunt ut

suales a tactualibus

et theorice
,

a praticis

Unicuique animalium
5

est

actio propria naturalis ei

naturaliter

delectans ipsum

et
.

nobiliorum
dic-

actionum

est actio intellectus et

uehementius delectans
intelligibiles

Ideoque

tum

fuit

ab antiqus quod apprehensiones

delectabiliores

sunt auro. Delectationes

hominum

diuersantur diuersitate non modica.

Verumtamen

recta dilectandi uia est

que uidetur uiro bono salue na-

Unde dictum est quod uirtus est moderatrix rerum omnium. Non ergo malum uel ipse delectans nisi eos quibus accidit corruptio in natura. Et in generationibus hominum corruptiones multe
ture sane uirtutis.

sunt et inequalitates et egressiones a naturalitate

Delectatio delectans
si

uirum perfectum

et

approbata ab

eo, uel delectationum collectio

plu-

res fuerint, est nero delectatio pertinens homini, et huius certitudo co-

gnoscitur cognito quis est actus hominis appropriatus


est

ei

actus qui

complementum omnium actuum humanorum.


Post uirtutes et dilectiones
et delectationes

perficiamus uerbis de

cum ipsa sit completiua totius complementi actionum humanarum. Etiam quidem diximus quod felicitas in habitu non est sed est ipse actus ad quem intenditur propter se non propter
felicitate siue

de beatitudine

aliud. Felicitas

enim in
.

egens ab extrinseco

sufficiens est nullius ipsa completa est Qui non habent sufficientiam intra eo quod
, ,
,

se

non

umquam

gustauerint pi-oprie naturalis delectationis suauitatem que

est delectatio

actuum intellectuum pertinentium

nobiliori parti hominis,

ad delectationes corporales confugiunt , quorum propinquior est experientia Sed neque delectabilia sunt nero que tales delectabilia iudicant
.

quemadmodum neque

eligibilia a uiris

reputantiir que pueri eligibilia


uiri nobilis nobile

dicunt et factis aiirmant.

Quod autem approbat natura

IL
est

COMPENDIO ALESSANDRlNO-ARAB
non
est in ludo

LXXXII

efc

iiile

quod

[concorclat] nature uili. Felicitas

neque in

iocosis operationibus sed in hiis in quibus

studium

et labor et soUicitudo

Et neque requies quidem habitudo est sed propteirequirtur actum requirtur. Et patens est quod uita fecontinuandi impotentam
.

maxima

licis est

que

fit

cum

uirtute et est

quidem

in [intellectu]
.

non

in lud-

cris

bilius est nobiliorem

Ideoque dicitur quod intellectus melior risu Membrum quod noactum exercet et homo melior meliora operatur
.

Ex quo

felicitas actus uirtiitis est,

dig-num

est ut sit uirtutis perfectisest uirtutibus

sime que in nobis existit nibus que in nobis sunt

et

que naturaliter preposita

om-

et est uirtus diuina aut diuinissima


.

omnium

earum
dictum

que in nobis sunt


sibi

dum actum

proprium

felicitas et

Et constantia quidem huius uirtutis secunhee est essentialis ut iam prius

est et est forsitan sic

actio continua est ualde in scibilibus

conccssum ab antiquis Et huius uirtu.tis Actus enim intellectus maxime


.
.

et dig'iiissime proportionatur oontinuitati

agendi

perfectissima delec-

tationum

existit in actu felicitatis

Mirabiliores nero delectationes re-

perto sunt in pbilosophia propter id quod in actione eius existit de certitudinis soliditate et intuitu. ueritatis est actu scientibus
.

Et hee quidem delectatio saporosior


.

quam

eis qui

sunt inquirentes semitas scientiarum

Actus itaque diete


sariis indiget

uirtutis ultima et

suprema
.

est felicitas. Vite neces-

sapiens ut alius quicumque


;

Et plereque uirtutes indi-

gentiam habent alicuius ab extrinseco ut iusiitia castitas fortitudo et Materia enim operationis sue extrinserelique que ad operationes sunt
.

cus

est,

sapientie uero actus intus habet in

quod

ag-at.

Attamen
adiutores
;

perfectius operabitur etiam ^pse

sapiens
.

cum

habuerit

huius itaque potentis actus felicitas est

Actus uidelicet sa-

pientie et speculationis. Et est

quidem presens

felicitas in colluctatione

salutis causa et pacis et ex hoc expresse patet in uirtutibus moralibus


et ciuilibus

uniuersis

Bellamur enim ut acquiramus nobis


et similiter

et ciuibus

pacem
nisticis

et tranquillitatem;

ag'imus in ceteris uirtutibus ago.

culatus

semper ad aliquod extrinsecum iutendentes Actus autem spemaxime in tranquilli tate et pace existit attamen spatio uite
;
.

completo indig'ct Non enim comparatur felicitati aliquod incompletum. Et homo quidem cum liunc g-radum felicitatis attig'erit non est eius
uita

pure uita omnis sed uita

illius ,diuini

quod

est in

homine

Est

ergo uita que huic pertinet actui diuina et que ceterarum uirttum pertinet actibus uita

huvuana

aut ipsius sollicitudo

Non decet igitur \xt sit desiderium hominis humana neque eius appetitus mortalis et si ipse
.

LXXXIV
mortalis appareat,
litatem nature
,

ARISTOTELES
conetur ad immortalitatem iuxta sue ppssibisemper contendat ad uiuendmn uita nobiliore que

immo

et

est in ipso; licet

positus

est aliis

enim homo paruus sit corpore, premio ethonore supercuiuscumque enim hominis in quantum homo est
,

essentia per intellectum est et uita


lectui

sui dignissima est uita huic intel-

proportionata
est.

Unde
sunt

delectabilissimum naturaliter quidem in


.

homine

Actus est huius intellectus


sollicitudine
et

Virtutes

morales siue ciuiles


intellectuales siue

in ampliori

turbatione

quam

speculatione.
stitie

Nam
,

liberalitas operibus indiget et iustus anxiatur a iu-

exactoi'ibus

noque enim

iustitia in uoluntate

sola est

sed in

actu reddendi unicuique quod


terribilibus

suum

est

Et

similiter fortis in resistendo

laborat et similiter

castus

turbas concupiscntiarum
.

eum

aliquo conatu abigit uel abegit,

et similiter in similibus

Virtutes nero
extriu-

speculatine
seeis,

non indigent in complemento suarum actionum rebus


:

imrao fortissime potius impediuntur ab ipsis


.

simi considerato statu atque dignitate

hominis perfectisSi uero fuerit homo tantum non

habens huius perfectionis eminentiam uitam suam eligens exercere cum


multitudine conuiuentium oportet ut sequeretur modos uiuendi cetero-

rum hominum neque


tem perfectus actus

eget huiusmodi actione

perfecta

Quod iam aufelicitatis et

intellectus speculatiui finis sit

humane

exemplar nere beatitudinis p[onetur] ex hoc quod per hunc assimilatur homo deo glorioso et angelis eius. Nam omnium aliarumuirtutum actiones exiles sunt neque digne dici de deo
et celcstibus
.

Cum autem uitam,


nobilissi-

immo nobilissimam Non enim decet ut

uitam, habeant actum habcnt aliquem necessarium.


sint

dormientes

Actum

igitur
et

habebunt

mum

talis

enim decet uitam nobilissimam

est speculandi actus et


et

continuus intuitus intellectualis et delectabilis


igitur perfectius

indefessus

Homines

hunc actum habentes

et

magis usum

eius continuantes

sunt feliciores

cum

sic

quia uere felicibus similiores. Veruntamen fclix homo indiget in uite deductione commoditate rerum ab extrinseco;

natura nemjje non dedit

omnem harum rerum

sufficientiam

intra

ut

corporis indiget sanitate et ceteris que circumstant necessariis et obse-

Noe tamem opinandum quod dictarum rerum non sufficiat moFelix enim potest esse quis et opera felicitatis agere derata quantitas
quiis
. .

complete, licet

non

sit

dorninus terre

et

maria

Immo

fortassis inferio.

res aptiores sunt actionibus nobilibus

quam domini potestatum


mirandum quod plures

Unde

neque Anaxagoras
testates consistat
,

sensisse uidetur quod felicitas circa diuitias et po-

dum

dixit

non

est

reputa-

IL

COMPENDIO ALESSANDRINO-ARABO

LXXXV

bant inconueniens esse diuitias et potestates non esse felicitatem cum Et meretur quidem ipsi numquam aliquid potius hiis gustauissent
.

dictorum sapientum ut credant f ei in eis cum dictioni eorum testmonium prohibeat concordia operatonum Verax namque eius assertio
.

ereditar cuius dicto opera

non

conti'adicunt

Homo

actiones suas or-

dinans et dispositioues suas componens secundum obedtionem suam Et si quidem dignum est credi intellectui uidetur amator dei existere
.

ciiram
plius

esse deo

dc>

hominibus

amplior est eius cura de

hiis

qui amet in

nituntur

ei assimilari et hiis

potiora beneficia impertitur

eis delectatur

sunt in

tamquam amicus hoc libro de uirtutibus

in amico.

Secundum

igitur ea que dieta


,

et amicitia

et ceteris
,

in operatione est.

Nam

decus natura est ut agatur


;

complementum non sufficit scire

solum
citur
.

et 'dicere

sed et facere

Notitia nero uirtutum potens est

hoc modo nerape bonitas humana perfimouere ad earum operationts

eos qui bene nati

sunt et amant

bonum secundum
,

ueritatem

Alios

autem uix ducit ad eas metus aut pauor neque deserunt uitia quia mala sed timore pene, neque uero bonum eogitant solum quanto minus
operantur ipsum Impossibile est induratos in malitia facile per sermonem ad melius transmutare Hominum quidam uidentur boni per naturam, alii uero per doetrinam Et hoc quod natura est non a nol)is
.

gratiam quandam diuinam, et horum fortuna est bona ueCuius ergo anima imbuta est in bono et amore recti et odio mali in hoc efficax est doctrina et persuasio ad generandum in ipso
est sed per
.

raciter

uirtutes,

terram bonam proiectum semen germinat et bonos mores substerni uirtutum superplantamultiplicatur Oportet tioni et assuescere amare pulcrum et turpe detestari.

quemadmodum
.

in

Educatio pucrorum secundum nobilem legem necessaria est ad in-

ducendum
delectabilis

eis

per

modum
est

castitatis et

non per modum

continentie. In-

continentie.

apud plures hominum usus uirtutum per modum Neque abstrahenda est eis manus statim post pueritiam
enim
,

sed continuanda est eis usque ad consistentiam et robur uirilitatis. In


rectificando
aliis stia.

quosdam

sufiBcit

redargutio et castigatio
assiduatio

sermocinalis

in

autem quibusdam uix

sufficit

uerberum tamquam in beefficit

Neutro uero horum modorum rectifieabiles tollendi sunt de medio.


,

Nobilis et strenuus rector ciuitatis ciues nobiles


tores habentes

et

boni operaeis qui

legem

et

opera legis

cxercentcs aduersantur

contraria agunt, etsi bona agant. In pluribus ciuitatibus

iam

abiit re-

gimen

ulte

hominum ideoque

dissolute

uiuunt

et

proprias sectantur

LXXXVI
uohiptates.

aristoteles
Et regiinen quidem conuenieutius est communis prouisio usum obseruare possibile est et non summe difficile
:

moderata

cuiiis

et quod cupit quilibet seruari in se et amicis et

iliis

et f amili a.
ille

Et presciuei'it

cipue ydoneus ad

talis reg'minis

constitutionem

est

qui

quod dictum

est in

hoc libro. Sciet enim canones uniuersales ad parti-

cularia distrahere.

Communis namque
et

ciuilitas diifert aparticulari

queminten-

admodum

in

medicina

ceteris potentiis

operatiuis

in

hac

tione non modica est differentia. In omnibus ergo huius necessaria co gnitio uniuersalium simul et particularium. Experieiitia
est sufficiens in hiis
,

enim sola non

ncque scientia uniuersalium in ipsis secura est absque experimento. Multi ergo medicorum sola freti experientia in se ipsis quidem intendunt bene uidentur operari et in aliis
et certa
.

non profciunt quicquam

eo

quod naturam ignorant.

Considerandum

est itaque qualiter et per que erit quis peritus legislator. Erit autem hoc per noticiam rerum ciuilium que subiectum sunt huius potentiese in habet ceteris artibus consimilibus huic Quemadmodum posse
,
,

experientie in inuentione legis

non

est
et

modicum.
idem
:

Quidam putauerunt

quod

liec ars et rethorica sint

unum

in

uno ctiam putau.erunt


in arte qualibet actus
:

esse uiliorem

hanc rethorica
est

et lene
-,

quid reputarunt scientiam con-

dendi leges.

Non

autem

sic

electio

namque

nobilis est, et

quidem per duo

est,

siue per scienti atn et experientiam

et per scientiam

quidem

est actus illius inuentio et per

experientiam est

ipsius directio et certiflcatio. Et uniuersaliter conditio


potentiis ciuilibus, nec potest esse conditor

legum similatur
scien-

legum qui non habuit

tiam istius

artis.

Qui uero habuit eam

profciet per experientiam et qui


,

non, non.. Et

cum

inceperint imponere legem absque habitu scientiali

non

recte discernent.

Neque bene iudicabit


defectum scientie.

nisi bonitas et excellentia

multa nature

suppleat

At quantumcumque natura

bene disposita sit, est tamen promtior et expeditior in nere indicando, cum secum habuerit certudinem artifcialem. Quoniam itaque propon-

mus

speculari in rebus

humanis modo, philosophico


;

substinemus

pri-

mitus dieta antiquorum in hoc


qui extant
;

deinde considerabimus modos uiuendi,

qui ipsorum corruptiui sint consortii ciuilis in ciuitatibus


et rectificatiui in
et qui corruptiui in omnibus quibusdam omnibus et que est causa bone ulte quarundam que causa quarundam habentium se e contrario et qua, , ,

quibusdam
ciuitatum

et qui rectificatiui in
et

rum

leges consuetudinibus similantur. Incipiamus ergo et dicamus.

INDICE DEI NOMI

Abramo de Balmes
Abug'Gkrin 90 Abul Feda 24

14

Cicerone
136

7,

16, 43, 51, 82, 105, 115,

Agostino 43, 138 Alberto Magno 8,


Alfarab 90, 93 Alfonso X 24

Clemente IV, 72 Contimis (fra de Marnate 13


10, 20, 24, 28, 31,

38, 63, 72, 74, 7G-78, 113, 126

Cornelio Nepote J05 Costa ben Luca 13

Cousin 91

Dante Alighieri
128, 140

3, 17,

115, 125, 127,

Alfonso di S. Maria 53 Alfredo di Morlay 21 Aluredus Anglicns 92 Andria (d') dnchossa 139

Demetrio

50, 58, 59, 69, 96

Durando d'Avernia 21, 30, 41 Echard 59, 58, 61, 62, 68, 72
Ekkelardo 7
Enrico di Hervordia 61 65 Enrico [Kosbien] di Brabante 31,
59-62, 66, 68-70, 73-75, 78, 79

Andronicns 40 Antonio de Massa 38


Argiropnlo Giov. Aspasius 46
53, 61-62, 136

Avendeath G. 22
Aventino
75,79 Averroe
20, 31, 60, 65, 68, 69, 73-

Enrico do Scalampis 45

21, 24, 27, 38, 52, 54, 57,

Ermanno Contratto 91 Ermanno de Schildis 91 Ermanno il Tedesco 24, 26,


56, 57, 63,

27, 42,

66, 89, 91, 93-94, 96-97, 103, 108,

67, 68, 78, 91-96, 106,

113, 116

107, 109

Avicenna 22, 60 Bacone Koggero


64, 92, 95

Esiodo
20, 24, 31-32, 61,

83.

Eugenio IV, 45
' Eutropio 105 Eustrazio 38, 39, 46, 82 Falcone 29

Bandini F. Bartolomeo
21, 30

21,. 25,

105-106
9, 10, 17,

di

Messina

Federico II 24, 25, 74, 75


Ficino Marsilio 30, 136 Filelfo Francesco 140
Filippo di Tripoli 22
.

Beda

105

Benci Ugo 49 Bernardo (San) 29 Boccaccio Giovanni 37, 70, 114 Boezio 6, 14, 16, 19-20,29-31, 52,54,
74, 82, 115

Bonifacio Vili 41, 105 Bonifacio [de Manerda] 37

Bruni Leonardo
140

48-50, 53-59, 61-62,

Fonte (della) Bartolomeo 139 Gaddi Giovanni 89 Gerolamo 63 Gherardo Cremonese 22, 37, 92 Giacomo di Venezia 20, 21, 30 Gilberto Porretano 14
Giotto 53

64-65, 68-71, 81-82, 89, 96, 136-138,

Buhle M. 53
Carle 72
Carlo Vili 138

Giovanni Crisostomo 138 Giovanni vescovo d Burgos 92,94 Girardus 60

Gonzone

Carlo

Magno

Cassiodoro 20, 30

Gregorio IX 65, 67 Guarini Battista 71

G-tiarini Gtiarino

139
,

Nicol Siculo 14, 21


57, 58, 62-

Grostheacl Roberto 26
68, 108

Novati Francesco 7, 22, 144 Nuzzi Bernardo 137, 138

Guerricus

(raj

29

Guglielmo d'Alvernia 32 Guglielmo di Moerbeka 45,


73, 75, 76

Oddone (fra) di Collealto 38 Oddone de Scalampis 45


61, 66,

Olimpiadoro 40

Omar
Tocco
59, 66, 72-75

90

Gugiieltio di

Orosio Paolo 29

Guillaume de Tignon ville 131 Gundisalvi Domenico 21 Harles 91

Hemippus 40 Joachim 105 Johannes Hispolensis

12, 13

Paolo Diacono 105 Paris Mathieu 64 Paris Paulin 131 Petrarca Francesco 136 Petrinus de Corterolis 45 Piccolomini Enea Silvio 70
Piccolpasso Francesco 49, 53, 69 Platone 6, 7, 19, 20, 30, 40, 99, 136

Johannes de Rupella 29 Johannes de Tasso 39 Jourdain A. 2, 9-13, 20,


93, 106, 107

21, 25, 41,

Poggio 70
Porfirio 14-16

46, 56, 60-62, 64, 68, 76, 77, 91,

Jourdain C. 65, 68, 72, 73 Josa Antonio 9 Jsaac 28 Laurus Antonius 136 Latini Brunetto 112, 117, 119-126,
128, 131

Raimondo vescovo di Toledo Renan 93, 95, 96, 108, 109

12, 13

Renier R. 144, Riccardo (fra) di Piediraonte Corbino 28

Lattanzio 82

Roberto d'Angi 129, 131-133 Roberto di Torigny 21 Rossi Vittorio 137

Loschi Antonio 139

Luquet 91, 92, 94, 106-108 Manfredi (re) 9, 10, 21, 92

Rostagno E. 143 Sabbadini Remigio


-

63, 79, 80, 115

Sallustio 105

Marcanova Giovanni

13,

42

Sebastiano de Lanzavegiis 45

Marciano 7 Martino V 48 Martinus Dumiensis 131 Medici (de') Cosimo 38

Seneca 105
Siragusa G. B. 132, 133 Sixtus (fra) Medices 41
Spinellis (de) N. 40

Mehus L. 48
Michele Efesio 39, 43, 46 Michele Scoto 19, 22, 24, 92

Strabone 80
Strozzi Pietro 139

Monaldo

(fra)

39

Sundby Thor 130 Taddeo (maestro)

fiorentino

116-

Morelli 91

Napragarius Conrado 40
Natalis Alexander 74

122, 124, 125, 128 Teo dorico (re) 20, 30

Teofrasto 40

Nicola di Veiaezia 64 Nicola


(fra)

Thedaldo
37

(fra)

de Casa 40
45

de

Burgo

Thomas Thomasinus
Tiraboschi 25

Niccoli Niccol 7J

Nicol Anglico 138, 139

Tolomeo

72, 73

Tommaso d'Aquino

24-26, 28, 31,

37, 38, 44, 46, 54, 57-61, 65-67, 72,

Ug-o da S. Vittore 138 Ugolino di Pisa 36

Tommaso Tommaso

73-78, 85, 88, 126, 128 di Cantipr 74, 75

ianglicus

quidam) 71

Umfredo (duca di) G-Iocester 70 Urbano IV 72, 75 Valerio Massimo 45, 127, 132
Vegezo 105

Touron 72
Tritemio 74

COEREZIONI.
Pag. 15

lin.

32 Porphyirii
9 affannosa quella 25 delle norme

si

17

corregga Porphyri affannosa: quella


le

18'

norme

20 nota 2 benefici 28 lin. 3 darle 32 27 piemente 42 35 delle lunghe 50 23 exquo 72 12 Urbano 79 25 quattrocento, 81 16 TEX,V(5

benefici

parte

pienamente lunghe ex quo Urbano Iv


quattrocento
tsxvttiv

Da

p. XLII a pg. di Arislotelis.

LXXX

nell' indicaz.

a capo di pagina leggi Aristoteles invece

Altri errori , che lettore indulgente.

mi sono

sfuggiti per la fretta della

stampa

corregger

il

UNIVERSITY OF

44 753

-.-.^Satn

sjff

WM
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0-^)3