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Cristianesimo primitivo e Paideia greca

INDICE

Cristianesimo e letteratura greca Le forme della letteratura Cristiana La lettera di Clemente Romano ai Corinzi Cultura greca e mondo Cristiano Una nuova idea di Uomo Cristianesimo e generi letterari Bibliografia o Vedi anche: Storia del Cristianesimo delle origini

CRISTIANESIMO E LETTERATURA GRECA


Il Cristianesimo fu, da principio, un prodotto della vita religiosa dellEbraismo tardo. Scoperte recenti, come quella dei cosiddetti Rotoli del Mar Morto, gettano una luce nuova su quel periodo della religione ebraica. Si sono cos potuti stabilire dei parallelismi fra la piet ascetica della setta religiosa che viveva a quel tempo sulle rive del Mar Morto ed il messaggio messianico di Ges. Si colpiti, per, soprattutto dalla grande differenza : il kh@rugma di Cristo non si arrest al Mar Morto o ai margini della Giudea, ma super il suo isolamento geografico penetrando nel mondo circostante, che era il mondo dominato dalla cultura e dalla lingua greca. Questo processo di cristianizzazione del mondo di lingua greca, tuttavia, non fu certo unilaterale, perch allo stesso tempo esso signific lellenizzazione della religione cristiana. Al tempo degli apostoli troviamo una prima fase di ellenismo cristiano nelluso della lingua greca che osserviamo negli scritti del Nuovo Testamento. Esso si prolunga nel tempo successivo alla predicazione degli Apostoli, nellet dei cosiddetti Padri apostolici. Questo dunque il significato originario del termine ellenismo@v : questo sostantivo, derivato dal verbo elleni@zw ( parlo greco ), indicava luso corretto della lingua greca ed in questo senso sembra essere stato utilizzato per la prima volta dai maestri di retorica ; Teofrasto, ad

esempio, che, come il suo maestro Aristotele, rese la retorica una parte del suo insegnamento al Liceo di Atene, dava grandissima importanza a quelle sue cinque parti che chiam virt del dire : di esse la prima e la pi importante era lellenismo@v, cio luso grammaticalmente corretto della lingua greca. Questa esigenza era tipica di un tempo in cui - la Grecia del IV secolo - stranieri di ogni strato sociale erano divenuti cos numerosi da esercitare uninfluenza deteriorante non solamente sulla lingua parlata ma anche su quella letteraria degli stessi Greci. E evidente, dunque, che ellenismo@v originariamente non signific ladozione di un modo di vivere o di maniere greche, senso che assunse inevitabilmente pi tardi, specialmente fuori dallEllade, ma solo della corretta lingua greca. Laspetto linguistico del problema tuttaltro che irrilevante : assieme alla lingua penetr nel pensiero cristiano tutto un mondo di concetti, categorie di pensiero, metafore e sfumature sottili di significato proprie di quella cultura. Il fatto che la prima generazione di Cristiani assorb immediatamente la cultura greca trova spiegazione se si pensa che il Cristianesimo era un movimento giudaico ed i Giudei erano ellenizzati al tempo di Paolo non solo nella Diaspora, ma anche nella stessa Palestina ( questo era vero soprattutto per laristocrazia e la classe colta degli Ebrei, perch, come fa notare anche Flavio Giuseppe, la gran massa del popolo giudaico era meno portata di altri popoli ad apprendere le lingue straniere ). Fu proprio a questa parte ellenizzata del popolo giudaico che si rivolsero i primi missionari cristiani. Fu quel gruppo di apostoli della comunit di Gerusalemme, che negli Atti vengono chiamati Ellenistai#, a spargersi per tutta la Palestina ed a dare inizio alle attivit missionarie, dopo il martirio del loro capo Stefano. La parola ellenistai# compare sempre in opposizione a Ebrei, ma non significa Greci, perch designa piuttosto il gruppo dei parlanti greco fra gli Ebrei e poi allinterno della primitiva comunit cristiana. Il nome della nuova setta, Cristiani, nacque nella citt greca di Antiochia, dove questi Giudei ellenizzati ebbero il primo grande campo dazione per la loro opera missionaria. La lingua greca era parlata in tutte le sinagoghe sparse attorno al bacino del Mediterraneo, come appare evidente nel caso di Filone Alessandrino, che non scrive nel suo greco letterario per un pubblico di gentili, ma proprio per i suoi correligionari Giudei provvisti di uneducazione elevata. E di fondamentale importanza comprendere che non si sarebbe mai formato un largo seguito di proseliti fra i pagani se questi ultimi non fossero stati - come invece furono - in grado di capire la lingua parlata nelle sinagoghe della Diaspora : tutta lattivit missionaria di Paolo basata su questo fatto. Le sue discussioni con i Giudei, ai quali si rivolgeva durante i suoi viaggi, erano sostenute in lingua greca, con tutte le sottigliezze della logica greca ed entrambe le parti citavano lAntico Testamento non dalloriginale ebraico, ma dalla traduzione greca dei Settanta.

Le forme della letteratura Cristiana

La diffusione del Cristianesimo :in verde sono evidenziate le regioni ad alta presenza di Cristiani, in giallo quelle a scarsa ( minoranze rilevanti ) presenza di Cristiani

Per quanto riguarda le forme della prima letteratura cristiana, escludendo i Vangeli, quella pi usata fu lEpistola, ereditata direttamente dal modello dei filosofi greci ; evolvendosi poi ulteriormente, vennero impiegate anche altre forme, come la Didach, lApocalisse ed il Sermone : questultimo riprendeva la diatriba e la discussione propria della filosofia popolare greca dei precetti cinici, degli Stoici e degli Epicurei. Nel Cristianesimo primitivo insorse, dunque, spontaneamente unesigenza di missione che spinse i predicatori e gli apostoli ad usare i generi letterari propri della lingua greca, poich si dovevano rivolgere per primi proprio ai Giudei ellenizzati che incontravano in tutte le grandi citt del Mediterraneo. La stessa forma protrettica assunta dalla predicazione cristiana era una caratteristica gi propria della filosofia greca dellet ellenistica : le diverse scuole cercavano di trovare seguaci mediante allocuzioni durante le quali raccomandavano il proprio dogma come unico mezzo per raggiungere la felicit. Persino la parola conversione ( meta@noia ) deriva da Platone, perch accettare una filosofia significa in primo luogo cambiare vita. Linsegnamento cristiano parlava, come la maggior parte delle filosofie greche dellet ellenistica, dellignoranza delluomo e prometteva una conoscenza migliore, garantita attraverso un maestro che possedeva e rivelava agli altri la verit : il parallelismo fra filosofi greci e missionari cristiani fu ampiamente sfruttato e fin per avvantaggiare i secondi. Il dio dei filosofi era molto differente dalle divinit dellOlimpo pagano tradizionale ed i sistemi filosofici dellet ellenistica, ben lungi da essere una roccaforte del formalismo religioso, costituirono piuttosto una sorta di rifugio spirituale per i loro seguaci : i missionari cristiani ricalcarono direttamente le loro orme e giunsero talora a prenderne in prestito gli argomenti, soprattutto quando si rivolgevano ad un pubblico greco colto. Da questo incontro e da questo assorbimento dipese largamente lavvenire del Cristianesimo stesso : questa considerazione doveva essere ben presente allautore degli Atti quando descrisse Paolo in visita ad Atene, il centro culturale ed intellettuale della

Grecia classica ed il simbolo della sua tradizione storica, e lo raffigur mentre ( Atti 17,17 ) predicava su di un dio ignoto davanti ad un pubblico di filosofi stoici ed epicurei nella sede venerabile dellAreopago. Paolo cita il verso di un poeta greco Noi siamo la sua stirpe ( da Arato o da Cleante ) ; le sue argomentazioni sono stoiche e volte a persuadere menti filosoficamente educate. Sia che questa celeberrima scena sia storica, sia che sia stata concepita al fine di rappresentare drammaticamente linizio della battaglia intellettuale fra Cristianesimo e mondo classico, la scelta del palcoscenico rivela chiaramente in quale senso la intendesse lautore degli Atti. Lautore degli Atti dellapostolo Filippo ( Atti apocrifi ) fa venire ad Atene il suo protagonista, come Paolo, con chiaro intento imitativo e cos gli fa dire : Sono venuto ad Atene per rivelarvi la paideia di Cristo. Questo imitatore sottolinea lintenzione dellapostolo di far apparire il Cristianesimo come una continuazione della paideia classica dei Greci, cos che fosse logico, per coloro che possedevano la pi antica, accettare laltra.

LA LETTERA DI CLEMENTE ROMANO AI CORINZI

Il pi antico documento letterario della religione cristiana che possa essere datato, immediatamente posteriore al tempo degli apostoli, la lettera di Clemente Romano ai Corinzi scritta nellultima decade del primo secolo. E interessante osservare il mutamento avvenuto nel modo di pensare dei Cristiani ad appena trentanni dalla morte di Paolo. Questultimo aveva scritto alla comunit dei Corinzi nellintenzione di appianarne le controversie ; Clemente, vescovo di Roma, si rivolge alla medesima comunit perch essa rifiutava di riconoscere lautorit del proprio vescovo : nelle forme della antica arte retorica, adducendo molti esempi, dimostra loro gli effetti tragici della sedizione ( sta@siv ) e della disobbedienza. Quando poi arriva al punto in cui necessario introdurre il topos pi terrificante, che, cio, le discordie intestine travolsero grandi regni, Clemente si astiene dal dare esempi per timore di addentrarsi eccessivamente nella storia pagana e profana, ma applica senza esitare le regole delleloquenza politica : il tema da lui suggerito, ad esempio, sempre stato propagandato dai poeti, dai sofisti e da moltissimi uomini di governo della polis greca classica ( omo@noia ).

In et romana la Concordia persino diventata una dea, raffigurata sulle monete ed invocata alle nozze ed alle feste : i filosofi lavevano celebrata come potenza divina che regge luniverso e mantiene nel mondo la pace e lordine. Clemente nel capitolo XX della lettera fa esplicito riferimento a queste concezioni, quando nomina la concordia come ordine cosmico del Tutto. Lesempio di Paolo in I Cor.12 deve aver incoraggiato Clemente a ricorrere in questa congiuntura alla tradizione classica greca. Paolo aveva raccontato ai Corinzi lapologo famoso della lite fra le parti del corpo umano : come essi rifiutarono di compiere le funzioni che erano loro proprie allinterno dellorganismo, sino a che furono costretti a comprendere che erano tutte parti di un corpo e solo come tali potevano esistere. Era la stessa favola che Menenio Agrippa aveva raccontato alla plebe quando questa aveva lasciato la citt di Roma e si era ritirata sul Monte Sacro, dopo aver deciso di non voler pi vivere con i patrizi. Tutti conoscono questa storia da Livio, ma compariva anche in diversi storici greci, perch sembra risalire ad un discorso simile pronunciato da un sofista greco. Il discorso affrontato da Clemente, per, diverso : sicuramente si serv per il suo racconto di una fonte stoica, soprattutto nellentusiastico elogio dellarmonia, signora di tutta la natura. E significativo che Clemente, per sottolineare il concetto di coralit e di collaborazione fra tutti i Cristiani faccia uso del termine ekklesia, che rimandava sicuramente la mente del lettore al suo significato pi arcaico ed originale, lassemblea di tutti i cittadini della polis greca. Clemente ricorre con grande frequenza nella sua lettera alla tradizione della paideia classica, nella quale ha saldissime radici. La concezione organica della societ, che egli riprende dal pensiero politico greco, acquista nelle sue mani un significato quasi mistico, di unit nel corpo di Cristo. Dopo aver sottolineato, nel capitolo XXXVII, il parallelismo con lesercito romano e la sua disciplina gerarchica, Clemente osa attingere persino alla tragedia greca, citando Sofocle ed Euripide : i grandi non possono esistere senza i piccoli ed i piccoli senza i grandi ( famoso il coro di Sofocle nellAiace, al v. 158 ). Clemente sottolinea limportanza delle parti pi piccole del corpo umano per la vita del corpo intero, affermando al termine della sua argomentazione che tutte respirano insieme ( sunpnei^, latino conspirant ) e dunque subordinano se stesse alla conservazione dellimpero. Il verbo greco sumpne@w significa avere in comune il pne@uma, cio lo spirito. Il fatto che Clemente usi questa parola per le parti del corpo implica che un solo spirito permea e anima tutto lorganismo. Questidea veniva direttamente dalla medicina greca ( su@gkrasiv ) e poi dalla filosofia stoica. Clemente aveva bisogno per i suoi fini di un ordo christianus, per rinsaldare la Chiesa in rapida espansione : chiaro lintento educativo rivolto nella lettera a tutti i membri della comunit, dai diaconi ai laici, perch rispettino ciascuno il proprio posto. Fondamentale , allinterno della lettera di Clemente, lutilizzo del termine paideia, utilizzato generalmente nellespressione paidei@a tou^ Kuri@ou. Ci che di meglio egli ha desunto da una vastissima tradizione filosofica e culturale propria di numerosissime fonti pagane da lui citate indirettamente

stato magistralmente inserito entro questo vasto concetto di paideia divina, perch, se cos non fosse, non avrebbe potuto servirsene per il suo scopo, che quello di convincere il popolo di Corinto della verit del suo insegnamento. Le verit e le sententiae dei poeti e dei pensatori greci che egli incorpora nella sua paideia cristiana hanno lo scopo di dare la forza dellevidenza a tutta lopera. Lalto valore dato alla paideia in questultima parte della lettera, nella quale Clemente cerca di far comprendere a coloro cui si rivolge il fine ( sko@pov ) del suo scritto, non pu essere interamente spiegato dalla parte che tale idea ha avuto sino ad allora allinterno del pensiero cristiano esso stato senza alcun dubbio enormemente accresciuto dalla valutazione che della paideia stata data nella civilt greca.

CULTURA GRECA E MONDO CRISTIANO

E possibile intendere lo sviluppo storico della religione cristiana nei primi secoli come un processo continuo di traduzione delle sue fonti, teso a dare al mondo una comprensione sempre pi profonda. Questo processo ebbe inizio quando i primi Evangelisti, risalendo ai pi antichi resoconti orali o scritti dei detti e delle opere di Ges, li tradussero dalloriginale aramaico in greco, adattandoli alla forma attuale. Un ulteriore passo avvenne quando uno scrittore come Luca, fornito di una migliore cultura greca, trov manchevoli sia nella lingua che nella presentazione del materiale quelle primitive traduzioni e tent di adeguare la loro forma al suo pi alto livello culturale. Tuttavia la traduzione in quel senso letterale era solo un primo sforzo di restituire il senso delle parole originarie : presto venne richiesta una nuova specie di interpretazione, per concentrarsi sui problemi fondamentali del Cristianesimo. Allinizio queste interpretazioni si mossero nellambito delle categorie ebraiche della Legge, dei Profeti e della tradizione messianica di Israele : dopo non molto, tuttavia, si tent di adattarle allocchio e allorecchio di persone che parlavano greco, per farle meglio accogliere nel mondo ellenico. Gli Apologisti del II secolo erano uomini di livello culturale rispettabile, ma ora il Cristianesimo richiedeva i servizi di intellettuali maggiormente formati, come quelli che si potevano trovare nellambiente culturale di Alessandria, che era la

vera capitale del mondo ellenistico. Oriente e Occidente vi si erano incontrati ed affrontati sin da quando Alessandro Magno aveva fondato la citt. Qui, al tempo di Ges e di Paolo, il filosofo ebreo Filone tent di dimostrare che la religione ebraica poteva essere rappresentata e compresa in termini di filosofia greca, dandone cos una giustificazione ancor prima di un giudizio razionale. Conseguentemente, non fu una novit quando due secoli pi tardi la tradizione ellenica e quella cristiana vennero a porsi luna di fronte allaltra in questo crocevia della storia. Tanto a lungo Greci e Cristiani avevano vissuto nel medesimo ambiente in stato di ostilit non dichiarata e solo occasionalmente avevano comunicato fra loro opinioni ed argomenti. Questo scambio doveva essere condotto, dora in avanti, non solo su pi larga scala, ma anche ad un livello pi alto, come appare dai famosissimi esempi di quella grande controversia fra dotti greci e cristiani, che si identifica nel Contra Celsum di Origene e nel Contro i Cristiani di Porfirio. Questi attacchi testimoniano la nascita di una vera e propria scienza cristiana e di una teologia filosofica, che mai avrebbe potuto svilupparsi se fede cristiana e tradizione filosofica greca non si fossero incarnate in due importantissimi protagonisti di questa integrazione e commistione reciproca, cio Clemente Alessandrino ed Origene. Fu appunto questa unione di due mondi in una sola persona a produrre una sintesi altamente complessa fra pensiero greco e cristiano.

Una nuova idea di Uomo

Quando si cerca di rispondere alla domanda perch il Cristianesimo, che fu originariamente un prodotto della vita religiosa del tardo giudaismo, sub questa completa trasformazione, o perch lantica cultura greca adott alla fine questa fede orientale che sembra cos remota dalla forma classica della mente greca, tanto gli umanisti classici che i Cristiani si trovano di fronte a grandi difficolt. Il classicista moderno tende a vedere nelleredit greca una cultura autosufficiente ed essenzialmente antropocentrica e non riesce facilmente a comprendere che certo essa non si trovava pi ad essere cos nel tempo in cui il Cristianesimo giunse ad offrirle un nuovo concetto di uomo e di vita umana : ci si dimenticherebbe che la citt di Atene, dove Paolo trovava ad ogni passo i

segni di un grande timore di Dio, descritta negli Atti degli Apostoli proprio con le stesse parole usate da Sofocle nell Edipo a Colono ( ei ta@v g Aqh@nav fasi@ qeosebesta@tav / einai ). Idee monoteistiche erano penetrate nellantica fede attraverso una discussione filosofica che al tempo di Paolo durava gi da secoli, raggiungendo ormai anche gli uomini comuni. Gli ideali greci di cultura, dunque, e la fede cristiana si mescolarono nonostante tutti i tentativi che molti intellettuali operarono per tenere separati ciascuno di questi due elementi. Nelle due parti esisteva un potente desiderio di mescolarsi, senza considerare quanto repugnanti allassimilazione fossero questi due linguaggi, ognuno dei quali possedeva diversi modi di sentire e di esprimersi metaforicamente. Entrambe queste parti, cos, devono alla fine essere giunte al riconoscimento che, alla base di tutto, esisteva fra di esse una fondamentale unit, un nucleo comune di idee che potremmo chiamare umanistiche. Linterpretazione di una religione, che impiegava come simboli lIncarnazione e lEcce homo, seguiva unineluttabile logica storica e conduceva alla rinascita di alcuni concetti fondamentali, le ideae innatae della mente greca, che le devono aver dato nuovo vigore e nuova sicurezza, nonostante sembrassero allapparenza sconfitte. Daltro canto, lincontro del Cristianesimo con queste idee portanti della tradizione greca diede alla mente del cristiano la sicurezza della sua universalit. Veniva ora realizzato il sogno di Alessandro al tempo della fondazione della citt che porta il suo nome : due sistemi universali venivano ad essere finalmente uniti.

Cristianesimo e generi letterari

La colonna di Marco Aurelio a Roma ( 180 192 )

E evidenziato il bassorilievo che raffigura il miracolo della pioggia, che salv e poi disset i soldati romani

Da questo momento in poi, la fede cristiana entr a far parte del grande processo storico del pensiero greco e a far parte del suo flusso continuo. Il pensiero greco non si riprese pi da questo colpo e non dette pi vita ad una grande filosofia nel senso antico del termine : le scuole filosofiche tradizionali poco alla volta organizzarono una strana specie di autodifesa, congiungendo le loro forze e concludendo una grande alleanza alla quale dettero il loro contributo platonici, stoici, pitagorici e, in grado minore, anche peripatetici. Questo poteva avvenire soltanto trascurando le differenze esistenti tra di loro, sulle quali molto avevano insistito gli scettici nella loro polemica, e tentando di trovare una base comune. Mentre le antiche scuole continuavano a ripetere le loro argomentazioni, Cicerone nel dialogo Sulla natura degli dei mostrava come una religione positiva come quella romana, di antica tradizione, poteva trarre profitto dallo scetticismo sfiduciato dei filosofi greci. In effetti, gli uomini di elevata educazione preferivano essere scettici sul piano filosofico piuttosto che accettare gli argomenti della teologia naturale degli stoici, mentre in materia religiosa si limitavano ad accettare lantica tradizione romana, in quanto parte integrale ed indispensabile di tutto il sistema politico della res publica. Anche quando, tuttavia, i filosofi oltrepassarono questo limite e ricorsero a posizioni di metafisica pi positiva, come gli stoici ed i platonici, ricorsero alla religione ed al culto antico che ancora erano in vita e si diedero ad interpretare allegoricamente i suoi miti. Un interesse speciale mostrarono anche verso le religioni dei cosiddetti barbari, soprattutto quelli orientali, che comprendevano i Giudei ed il loro culto iconoclasta. Le parti tecniche della filosofia divennero sempre pi cultura circoscritta di un piccolo numero di commentatori, le cui vaste opere nessuno pi leggeva. Al tempo di Cicerone, ad esempio, nessun filosofo - egli afferma con una certa esagerazione - era in grado di leggere Aristotele : la forma letteraria del pensiero filosofico doveva essere resa intelligibile al pubblico dei lettori ; per questo motivo che si scivolava sempre di pi verso la forma del saggio o della diatriba popolare, fatta eccezione per i problemi teologici. Persino i custodi della tradizione del classicismo formale sentirono che il tema centrale delle loro declamazioni doveva essere necessariamente religioso, perch era appunto questo che la gente desiderava soprattutto udire : nellet classica, quando la retorica era alla ricerca di un contenuto pregiato, Isocrate si volse alla politica. Al tempo dellimpero romano, invece, nei primi secoli della nostra era, la religione prese il posto della politica, in quanto essa veniva a costituire il problema che si presentava sempre pi di primaria importanza ad un vastissimo pubblico di gente colta : venuta a mancare la libert politica, tutto ci che si desiderava era ordine e pace e tale ricerca poteva trovare uno sfogo solo nella libert personale e nella religione, per la quale - perso ogni altro

ideale - lindividuo era disposto anche a sacrificare la vita ; trovare un parallelo per il periodo della grecit classica molto difficile, anche se a quel tempo tale attaccamento fino alla morte si poteva riscontrare negli ideali politici. Accanto alla letteratura che indagava la religione, non mancavano le satire, ma gli arguti componimenti di Luciano sono leccezione che conferma il quadro estremamente realistico della superstizione e della bigotteria che dovevano essere molto diffusi alla sua epoca. Non c da stupirsi, allora, che la filosofia delle scuole di quel tempo seguisse la moda generale : se ne pu riscontrare un esempio nel modo in cui questo comune sentire si riflesse nel cosiddetto platonismo medio e nella rilettura che esso diede della filosofia di Platone. La grande rinascita del pensiero platonico in questi tempi in tutto il mondo di lingua greca fu dovuto non tanto ad un intensificarsi di studi eruditi, quanto al ruolo assunto dal divino Platone come suprema autorit religiosa e teologica, che giunse al suo culmine con il Neoplatonismo. Se non fosse stato per Platone, il resto della cultura greca avrebbe potuto morire assieme agli antichi dei dellOlimpo : gli umanisti greci instillarono nel corpo della cultura greca lo spirito di Platone, per dare nuovo calore e luce al freddo marmo di nobili forme. Quello che si proponevano di realizzare attraverso questo filosofo non era unelaborazione sociale della sua Repubblica, che per i popoli soggetti alla pacificazione coatta dellImpero troppo sarebbe venuta a coincidere con lo spirito irrequieto dellantica citt-stato. Le Idee di Platone, che un tempo Aristotele aveva attaccato, poich vedeva in esse il punto essenziale della filosofia del maestro, vennero ora interpretate come atti dellintelletto divino : Clemente ed Origene si formarono entro questo sistema intellettuale, che veniva a dominare in tal modo non soltanto le scuole filosofiche del loro tempo ma anche la paideia greca tradizionale. La cultura greca venne, dunque, fatta iniziare con Omero e concludere con Platone : questa era la via della spiritualit che venne ampiamente sfruttata dal Cristianesimo come anello comune di tutte le religioni pi elevate e come fonte di sentimenti religiosi, in base alla quale tutte le tradizioni pagane furono nuovamente interpretate per renderle accettabili agli uomini dellet nuova . I Cristiani si adoperarono per ricordare che era stato Platone il primo a rendere visibile allocchio delluomo il mondo dellanima e quanto questa scoperta avesse profondamente rivoluzionato la vita umana. Cos, nel loro cammino verso lalto, Platone divenne la guida che volgeva i loro sguardi verso il mondo immateriale nel quale gli uomini di pi nobile spirito intendevano porre la loro dimora ed in tal modo si trasform nel pi importante e nel pi prezioso punto di contatto con la paideia greca della quale era diventato simbolo. Andrea Zoia BIBLIOGRAFIA STORIA

M. Sordi,

I Cristiani e lImpero Romano, Jaca 1984 I Cristiani nellImpero Romano precostantiniano, Ed.

A. Barzan, Ancora PAIDEIA

W. Jaeger, Cristianesimo primitivo e paideia greca, La nuova Italia P. Wendland, La cultura ellenistico romana nei suoi rapporti con Giudaismo e Cristianesimo