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Mercato librario, alfabetizzazione e letteratura per linfanzia in Italia, nellOttocento Consideriamo alcuni dati generali sullevoluzione delleditoria e del

pubblico in Italia nel XIX secolo: - Le grandi iniziative editoriali crescono grazie alla protezione dello Stato. Sono infatti i governi a sovvenzionare, spesso sotto forma di acquisto di un buon quantitativo di copie di libri, iniziative editoriali quali la Societ tipografica dei classici italiani, che si costituisce a Milano nel 1802 (et napoleonica) e che presenta un piano di pubblicazione di autori classici, secondo un canone fissato da Parini; le pubblicazioni di opere divulgative di letteratura agraria (allevamento, enologia), che escono tra il 1804 e il 1815 in tirature che arrivano alle 5.500 copie. Finanziato in parte dal governo anche il Vocabolario della crusca, stampato nel 1806-07 a Verona in 1.200 esemplari. 1815-1848: gli anni della Restaurazione. In questi decenni si assiste ad iniziative editoriali volte alla produzione di libri di lusso, destinati ad una clientela facoltosa: ad esempio, una collezione di classici antichi, destinata ad un pubblico scelto e criticata aspramente da Leopardi per laspetto filologico. Un altro genere, sempre di lusso, sono le strenne pubblicate da Vallardi, a Milano: volumi rilegati che raccolgono novelle, articoli di variet, poesie con illustrazioni. Sempre nello stesso periodo, si registrano i primi tentativi di collane economiche, destinate al popolo e a svolgere una funzione educativa. Un esempio di alta divulgazione a livello popolare La storia universale, uniniziativa editoriale degli anni 40, che ha una vasta diffusione. Molto diffusi sono anche i libri religiosi e di edificazione (vite dei santi, raccolte di prediche, catechismi). Negli anni 40 cambia anche la qualit tipografica dei libri e aumenta il loro prezzo. Tuttavia, va ricordato che la circolazione di libri e di riviste ancora molto stentata: riescono a sopravvivere solo giornali e riviste che si avvalgono di finanziamenti ed appoggi indipendenti dal mercato, come la rivista del gesuiti Civilt cattolica. I Promessi Sposi, editi dallo stesso Manzoni nella seconda pubblicazione del 40 e del 42 in una veste tipografica lussuosa e costosa, vendettero solo 4.600 copie, a fronte delle 10.000 stampate. Dopo lunificazione, Lo sforzo dellindustria del libro quello di penetrare in un mercato sempre pi ampio, e quindi di favorire i settori della produzione destinata al largo consumo. I maggiori successi di vendita editoriale riguardano la cosiddetta letteratura per linfanzia: Cuore (1886); Il corsaro nero (1898); ma anche libri e periodici per le donne, costituii in gran parte da romanzi dappendice. La cosiddetta letteratura amena. Negli anni 80-90, gli editori pi importanti sono: a Milano, Sonzogno e Treves; a Roma, Edoardo Perini; a Firenze, Salani. Per interpretare correttamente lespansione della lettura e del mercato librario, bisogna tenere presente landamento dellanalfabetismo in Italia. Nel Regno
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dItalia esisteva un alto tasso di evasione scolastica di fanciulli, impegnati nel lavoro industriale e nei campi, mentre la scolarizzazione femminile era nettamente inferiore a quella maschile. Tenendo conto di questi fattori, si pu dire che la diffusione dei libri e della stampa avviene soprattutto nel CentroNord e nelle classi medie. qui che si forma quel pubblico nuovo al quale si indirizzano enciclopedie, opere di divulgazione, riviste: e che, nel tardo ottocento, consuma romanzi, letteratura per linfanzia, letteratura per le donne, accogliendone anche i modelli di comportamento. In molte zone del Paese la cultura del libro e della scuola penetra marginalmente e permangono forme di tradizione orale, che presentano elementi di forte differenziazione. Rispetto al grande incremento europeo dellalfabetizzazione, nel corso dellOttocento, lItalia si colloca agli ultimi posti, subito prima della Spagna e dellImpero russo. Al momento dellunificazione, il sistema scolastico migliore in Italia era quello lombardo, anche se il Veneto era pi arretrato della Lombardia. Al primo censimento, del 1865, circa il 75% della popolazione italiana era analfabeta: l80% della popolazione rurale; il 71% della popolazione urbana e la percentuale dellanalfabetismo femminile superiore in entrambi i casi a quello maschile. Se il Piemonte e la Lombardia registrano nel 1861 il 54% di analfabeti, la Sardegna ne registra il 90%, la Sicilia l89%. Nel 1871 solo larea piemontese-lombarda registra un abbassamento dellanalfabetismo al di sotto del 50%, e si avvicina ai livelli europei; nel sud permangono situazioni di gravissimo ritardo con tassi superiori all80%; nellarea centrale i dati sono fermi. Si registrano pertanto: differenze regionali; differenze per sesso; differenze tra citt e campagna. Il processo di acculturazione delle classi subalterne avviene pi rapidamente nelle grandi citt: esse erano collocate quasi tutte al nord e al centro. Sette regioni ne erano prive. Agli inizi del Novecento, lItalia aveva, tra i Paesi europei, uno dei tassi pi alti di analfabetismo (32,61, contro il 2,30 dellOlanda, il 4, 38 della Francia, lo 0,05 della Germania). Tra i fattori che contribuiscono a mantenere scarsa la produttivit dellistruzione primaria, alcuni dipendono dalla politica attuata per la scuola: - assenza di interventi rivolti ad assicurare il reclutamento di maestri e a favorire la loro formazione; a migliorare le condizioni economiche dei mastri (insufficienti per numero e non qualificati professionalmente); - limpossibilit dei comuni - vedi legge Casati - ad assumersi lonere finanziario dellistruzione primaria, soprattutto nelle zone rurali e depresse; - il maggior interesse della classe dirigente (destra storica) per listruzione superiore, a cui venivano devolute le spese stanziate per listruzione. Altri fattori sono esogeni e dipendono dalle condizioni ambientali, economiche e di cultura: - limpiego e lo sfruttamento della manodopera infantile;
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- le resistenze delle famiglie, che diffidavano dellistruzione, soprattutto femminile; - la presenza di zone ad economia statica, in cui la scolarizzazione non veniva considerata come bisogno sociale, perch non determinava alcun effettivo cambiamento di condizione socio-economica. La linea vincente nella politica scolastica fu quella dei gruppi moderati e liberali che vedevano nellistruzione sia una componente di graduale ammodernamento, sia lo strumento di una socializzazione delle classi subalterne e quindi un mezzo attraverso il quale dirigere e controllare il Paese. Accanto a questo orientamento, per tutto il secolo emerge anche lorientamento opposto, tipico di gruppi pi conservatori: ossia lidea che la scolarizzazione delle masse avrebbe portato alla diffusione di un atteggiamento di indocilit delle masse stesse. Un problema specificamente italiano costituito dalla Chiesa e dal monopolio che essa deteneva in campo educativo dai tempi della Controriforma. Basti pensare che al momento dellUnit una buona parte degli insegnanti, nelle stesse scuole pubbliche,erano ecclesiastici. Da segnalare un paradosso del sistema scolastico italiano: mentre lalfabetizzazione e la scuola primaria procedevano a rilento, si svilupp invece in misura notevole listruzione superiore. Negli ultimi due decenni del secolo, lItalia aveva uno tra i tassi pi alti di analfabetismo in Europa e un numero di studenti universitari e di sedi universitarie (in numero davvero eccessivo) percentualmente uguale o superiore a quello dei paesi economicamente pi avanzati. Per quanto riguarda la scuola secondaria, la legge Casati si muove in direzione di allargare e acculturare i ceti medi, per creare un consenso intorno allo Stato. Il sistema scolastico superiore strutturato gerarchicamente: liceo classico, per la formazione della classe dirigente; istruzione tecnica, per i ceti medi, con accesso ad alcune facolt universitarie, e quindi come canale di mobilit sociale.

La letteratura per linfanzia in Italia nellOttocento


Il paternalismo: atteggiamento comune a tutto il secolo XIX secolo: secolo in cui si diffuse una cultura borghese, da intendere anche come insieme di valori, mentalit, comportamenti. Ci fu, nel corso dellOttocento una particolare preoccupazione educativa nei confronti del popolo: essa si concret, oltre che nellattenzione al problema della scuola, in un nuovo interesse per la cultura popolare, nel tentativo di penetrarla e di guidarla dallinterno. Attraverso questo tipo di letteratura, i letterati si assunsero il compito di intervenire nei processi di formazione della moralit di vari strati sociali. Quali erano i contenuti delle proposte educative e quali immagini della societ si volevano trasmettere? In Italia, il 1860 segna non solo la nascita di uno Stato unitario, ma anche una scansione - un cambiamento - nellimpostazione dei modelli educativi. Si tratta di un cambiamento di dimensioni e di prospettive, perch ai problemi specifici, collegati alle singole realt regionali, subentra il problema di unificare queste realt difformi luna dallaltra; il problema di acquisire principi e orientamenti comuni. Dopo lunit, per vari ragioni, tra cui anche quella economica, inerente al decollo della debole industria italiana, cambiano le tematiche dei modelli educativi: al concetto guida di popolo si sostituisce progressivamente il concetto di nazione e una buona parte degli intenti persuasivi si concentra nel raccogliere consenso intorno alle istituzioni, come lesercito e la scuola, che sono appunto elementi unificanti e nazionali. Ci sono per anche delle linee di continuit rispetto al passato: - preminente in tutto il secolo un atteggiamento paternalistico, che si riassume in un tratto fondamentale: viene rappresentato un tipo di societ in cui chi dirige si assume la responsabilit del destino umano e sociale dei sottoposti (a cui non spetta, quindi, provvedere a s ed emanciparsi). Il tratto caratteristico quindi quello del paternalismo filantropico: la riprova data dal fatto che per parecchio tempo non si fece una grande differenza tra la letteratura per linfanzia e la letteratura educativa per gli adulti. Come correttivi delle sperequazioni - delle disuguaglianze - si prevedono la beneficenza e la benevolenza. - I valori proposti insistentemente a fondamento della moralit sono: lavoro, risparmio, igiene e soprattutto la propriet. Prevale limmagine di una societ organica, in cui gli individui sono chiamati ad integrarsi, collaborando reciprocamente, ciascun per la sua funzione. Per questa ragione, unaltra idea-forza delleducazione ottocentesca fu quella della famiglia: microcosmo che, nella sua struttura fondata sulla gerarchia, sulla spartizione dei compiti, sulla cooperazione, esemplifica lordine sociale. Coerente con questo modello lostentazione dei buoni sentimenti, che fa da supporto anche ad una visione dei rapporti sociali da cui si tende a rimuovere la
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conflittualit. Se la forza sociale pi temibile che emerge nella seconda met del secolo la classe operaia, delloperaio si tende ad evidenziare la buona indole, che lo distinguerebbe dalloperaio inglese. - Accanto a questa visione tradizionale, si incomincia a diffondere anche limmagine attivistica della societ moderna, intesa come societ atomizzata, in cui gli individui perseguono i propri interessi individuali; in cui, grazie alla competizione, possibile ottenere il successo. La diffusione di queste idee si deve soprattutto alla circolazione dei libri dello scrittore e giornalista scozzese, Samuel Smiles (1812-1904). Smiles autore anche di libri e di saggi sulleducazione, ad esempio Physical Education, or the Nurture and Management of the Children, 1837. - la cultura italiana non riesce ad essere interamente liberale e borghese; non si stacca dalla tradizione, ma ladatta via via al particolare tipo di sviluppo del Paese. Il Giannetto di L.A.Parravicini Luigi Alessandro Parravicini (Milano, 1800 - Vittorio di Treviso 1880): pedagogista e scrittore, diresse nel 1826 la scuola elementare di Como e svolse poi incarichi come consulente della pubblica istruzione in Canton Ticino e nellImpero austriaco. Diresse la scuola tecnica di Venezia. Autore di Nuovo sillabario (1831); Manuale di pedagogia e di metodica (1842-45); Metodo di insegnare a scrivere e a leggere litaliano fondato sulle sillabe naturali (1846); Ordinamento della educazione popolare (1851). Parravicini orient la scuola elementare verso un indirizzo agricolo-industriale e propose che le venissero annessi un orto e unofficina. Il libro che gli diede fama e notoriet il Giannetto, del 1836. Il Giannetto. La pi fortunata tra le proposte educative indirizzate al popolo nellItalia preunitaria fu il Giannetto, edito per la prima volta nel 1837. La struttura del Giannetto semplice: parti didattiche si alternano a raccontini edificanti che hanno la funzione di esempi morali. Le parti didattiche riguardano il corpo umano, ligiene, i mestieri, le macchine, il commercio, la geografia, la storia. Fa da filo conduttore alla parte narrativa la vicenda di Giannetto, che da povero riesce a diventare ricco grazie alloperosit. Parravicini si propone scopi pratici e divulgativi: evita di addentrarsi su questioni quali il diritto di propriet e le differenze sociali, nonch sulla loro giustificazione teorica; insiste su una casistica di tipo deterrente: mostra gli effetti funesti del furto, anche di piccola entit; mostra che si pu essere contenti anche senza troppe ricchezze. La preoccupazione per i furti, soprattutto campestri, era molto accentuata nellItalia dellOttocento. Il furto campestre era considerato una violazione pericolosa del diritto di propriet. Nella seconda met dellOttocento, il furto campestre si configura anche come forma di resistenza contadina: il furto non era solo dettato dalla necessit di
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sopravvivenza, ma anche da una resistenza alla proletarizzazione, alla disciplina del lavoro salariato e alletica del lavoro salariato (il riferimento agli studi di Bozzini, sulle campagne venete tra il 1870 e il 1880). La famiglia di Giannetto una famiglia modello: ognuno svolge il compito assegnato secondo il proprio ruolo; il lavoro come espressione della natura umana, come appagamento di un istinto naturale; le punizioni che toccano a chi rifiuta il lavoro. Questi aspetti sono evidenti dalla lettura diretta dei testi: si dice, per esempio, che il padre di Giannetto, Antonio, siccome era onesto, economo e diligente negli affari, le sue cose prosperavano. Lasciando cos ad intendere che la prosperit economica conseguenza immediata e diretta dellonest. Allo stesso modo, la madre, dal nome significativo, Gioconda, quando si leva la mattina dal letto ha come primi pensieri Dio e la famiglia: e questo allo scopo di indicare e di sottolineare quali sono i valori pi importanti per la donna. Sin dallinfanzia sono definiti in modo chiaro i ruoli femminili e maschili: nel testo si pu osservare che Rosalia, sorella di Giannetto, sin da piccola svolge mansioni legate allandamento domestico e alla cura e si occupa, allegramente, della casa e dei fratelli; mentre di Giannetto e di Menicuccio (il fratello pi piccolo) si dice che studiano volentieri e vanno volentieri a scuola, poich hanno compreso limportanza del lavoro e che la contentezza consiste nello svolgere il proprio dovere, nelleseguire le mansioni richieste. Sempre nel testo, vengono esaltati i valori delligiene personale e della pulizia: persone, abitazione e bottega sono puliti e la pulizia faceva allegria. Interessante anche il passaggio testuale in cui si narra la visita di Giannetto alle carceri: durissime sono le pene che i carcerati devono scontare per i reati commessi, sebbene spesso si tratti di infrazioni alla legge che potrebbero considerarsi lievi (un anno di detenzione, ad esempio, per chi ha rubato un fazzoletto; due anni per chi ha rubato una libbra di pesche). Non solo: si dice che nel carcere i detenuti sono obbligati a lavorare, e qualora non lo facessero, incorrevano in pene corporali. Viene pertanto ribadito il valore del lavoro e della fatica e il disvalore dellozio: il lavoro, come del resto la pena, vengono per considerai anche secondo unottica riabilitativa, in modo tale che il detenuto possa imparare a guadagnarsi da vivere quando usciranno dal carcere. Il critico letterario Umberto Carpi ha evidenziato, in un suo saggio dedicato alla letteratura e alla societ toscane nel Risorgimento, che il Giannetto va collegato alle iniziative economico-culturali della Toscana negli anni Trenta; tuttavia, proprio per il fatto di essere un testo esemplare venne utilizzato come strumento di educazione popolare anche al di fuori della Toscana. Il Giannetto pu quindi essere considerato lespressione dellideologia borghese: famiglia, Dio, lavoro, operosit, onest. Non appare casuale, allora, che il filosofo napoletano Benedetto Croce, nel 1911 (crisi dello Stato liberale e campagna di Libia), di fronte allo sfaldarsi dei valori borghesi e liberali della societ e delle istituzioni italiane, propone proprio un ritorno al Giannetto e agli ideali positivi di cui era portatore. ( necessario sapere chi era Benedetto Croce, quindi obbligatorio leggere sul manuale di
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filosofia le pagine dedicate a questo pensatore. Critico letterario, pensatore liberale, Croce fu insieme a Giovanni Gentile protagonista della vita intellettuale italiana della prima met del Novecento. A differenza di Gentile, ministro dellistruzione durante il ventennio e autore della riforma organica della scuola del 1923, Croce fu antifascista convinto: fu uno dei pochi intellettuali che si rifiut di giurare fedelt al regime. Data la sua notoriet anche allestero, non venne per incarcerato n mandato al confino, ma fu costretto ad abbandonare linsegnamento). Dal mondo anglosassone viene il modello delluomo che ha successo grazie alla volont LItalia unita prende progressivamente atto del suo ritardo economico rispetto agli altri paesi. Per tentare di colmare questo ritardo, si diffonde in Italia negli ultimi decenni dellOttocento un orientamento ideologico-educativo incentrato su una morale attivistica e improntato allottimismo, idoneo a favorire, come in Inghilterra e negli Stati Uniti, uno sviluppo pi dinamico delle iniziative individuali. Le indicazioni per lacquisto di libri per le biblioteche (per autori smilesiani: Stafforello, traduttore di Smiles; Lesiona, Mantegazzi, Lioy), i concorsi a premi indicano che, a partire dal 1867, presente in Italia lesigenza di diffondere un modello di uomini che, nati poveri, grazie alla propria laboriosit, superano ostacoli e riescono a raggiungere una elevata posizione sociale. Interessante a questo proposito il libro di Francesco Lessona (1823-1894), Volere potere. Lessona cerca di diffondere lidea del self-made man anche attraverso un uso della cultura popolare: il ricorso ai proverbi (Chi non vuol piedi sul collo, non si inchini; vince colui che soffre e dura; fortuna i forti aiuta e i timidi rifiuta), rinforzati da enunciati ideologici. Polemizza nei confronti di alcuni mali atavici della tradizione italiana: aspra la polemica nei confronti dellidea che lozio e vivere di rendita siano segni del prestigio sociale (mentalit latifondista e nobiliare); nei confronti della caccia agli impieghi governativi, della scarsa propensione agli studi scientifici, della paura di un allargamento dellistruzione alle masse e alle donne. Pinocchio e Cuore Due libri che si propongono di insegnare modelli di comportamento ai ragazzi, ma il cui significato va ben oltre sono Pinocchio e Cuore. Le date sono significative: Cuore viene pubblicato nel 1883, Pinocchio nel 1886. Entrambi questi libri nascono da alcune esigenze e preoccupazioni: i problemi delleducazione, della scuola, dellintegrazione tra i diversi strati sociali e tra le diverse regioni dItalia; la necessit di offrire libri di lettura per i ragazzi della nuova scuola; la necessit di diffondere un unico sistema di valori di riferimento in tutto il contesto sociale. Sarebbe riduttivo, tuttavia, leggere questi libri, in modo particolare Pinocchio,
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solo nellambito dei problemi pedagogici. Si tratta di libri che raccolgono e concentrano alcuni temi e atteggiamenti significativi dellimmaginazione sociale del loro tempo e che hanno la capacit di rivolgersi allimmaginazione collettiva di societ lontane (come dimostra il loro successo allestero). I due libri sono differenti: Pinocchio collegato alla realt culturale e sociale della Toscana agricola e municipale. Cuore legato al Piemonte: a Torino, capitale dello Stato; alle strutture di consolidamento dello Stato italiano, alle prime industrie, allelaborazione di un sistema di valori che vuole essere egemone e diffondersi in tutta Italia. Pinocchio affonda le sue radici in una tradizione orale e teatrale di tipo popolare e riesce a combinare con grande disinvoltura i modi fiabesco, picaresco, realistico-mimetico, tipici della tradizione popolare, con risultati originali. Cuore aderente ai modelli della letteratura contemporanea, anche di consumo, e ai modelli giornalistici della cronaca di costume. molto pi impegnato nellelaborazione di modelli di comportamento per i ragazzi della nuova Italia. Dal punto di vista dei procedimenti narrativi, combina insieme il modo pateticosentimentale (per assecondare il sentimentalismo del pubblico, sfrutta al massimo le potenzialit del sentimento) e quello realistico-mimetico. Cuore. Questo libro fotografa in modo impietoso la realt dura e mediocre della vita quotidiana della piccola e media borghesia italiana nellItalia post-unitaria. Cuore era pensato dal suo autore come un libro destinato ad un pubblico di ragazzi di 10 anni poveri. costruito come diario di un anno scolastico, vissuto in una scuola di Torino da una classe terza elementare (corrispondente ad una quarta di oggi, perch la prima, - come si sa dallo studio della legislazione sulla scuola nel Regno dItalia - era divisa in prima inferiore e superiore. In realt questo avveniva solo nelle scuole che avevano numerosi alunni o che avevano sufficienti risorse finanziarie, quindi in realt in pochissime scuole). Il protagonista Enrico, colui che scrive il diario, nel quale sono annotati ricorrenze, episodi della vita familiare, scolastica e cittadina; lettere del padre, della madre, della sorella e i racconti mensili del maestro, che seguono un ordine preciso: hanno come protagonista un ragazzo eroico e per sfondo, ogni volta, una diversa regione dItalia. A proposito degli interventi dei genitori e della sorella nel diario di Enrico, si pu rilevare la scarsa delicatezza pedagogica di queste interferenze del mondo degli adulti nella vita privata del ragazzo: i familiari leggono di nascosto il diario; dialogano con lui sulla pagina scritta (e non a voce, dando cos al ragazzo la possibilit di un contraddittorio), enunciano principi e distribuiscono rimproveri e ammonimenti in modo rigido e assoluto. Incidentalmente, su questa base, si pu anche osservare che, nonostante siano passati pi di 100 anni dalla pubblicazione di Cuore e il dibattito pedagogico relativo al dialogo genitori e figli, al rapporto tra universo scolastico giovanile e famiglia, sia stato approfondito soprattutto nella seconda met del XX secolo, in concomitanza con lo spirito anti-autoritario degli anni 70, che ha prodotto anche una maggiore
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presenza dei genitori nel mondo della scuola, attraverso listituzione nel 1974 dei decreti delegati e di forme di democrazia diretta allinterno degli istituti scolastici (consiglio di classe con la partecipazione di tutte le componenti delluniverso scolastico, assemblee di classe e di istituto, collegio docenti, etc.), oggi vengono avanzate proposte, anche a livello istituzionale, discutibili sul piano pedagogico, quali ad esempio listituzione del registro elettronico per poter visionare dal computer presenza dei figli a scuola e valutazioni; o linvio di sms alle famiglie per denunciare lassenza dei figli. Interventi che dimostrano come lassunto di partenza sia un sistema di controllo spionistico e non una relazione improntata sul dialogo aperto, sulla fiducia, sullassunzione di responsabilit dei figli. Una relazione, quindi, che si muove sulla linea di riesumazione di forme di neo-paternalismo istituzionale e che, avvalendosi delle pi moderne tecnologie, istituisce anche a livello delle micro-relazioni sociali (giovani, famiglia, scuola) una sorta di grande fratello. In ogni caso: tornando alla struttura narrativa del libro, possiamo osservare che, allinterno della cornice del diario si collocano anche i nove racconti mensili, uno per ogni mese del calendario scolastico, dettati dal maestro in classe e ricopiati fedelmente da Enrico. La loro costruzione narrativa vede un ragazzo come protagonista esemplare; patetismo abbondante; descrizioni ed effetti pittoreschi; suspense; conclusione a sorpresa. La cornice del diario contiene, a sua volta, una storia, che si frammenta in numerose sotto-storie, ma che ha come linea narrativa principale Enrico, i suoi compagni di classe, il maestro, i genitori. Nel diario si susseguono vicende di successi e di fallimenti: la logica operante quella vincitori /vinti, secondo un rigido sistema di premi e di castighi, di graduatorie e medaglie, che ricordano il codice militare (del resto De Amicis autore anche di un libro intitolato La vita militare). Sul piano narrativo questa opposizione si traduce in un sistema di relazioni dei personaggi in cui i buoni si collocano da una parte e i cattivi dallaltra, seguendo le funzioni narrative classiche utilizzate da Vladimir Propp nelle sue analisi sulla struttura narrativa della fiaba: protagonista, antagonista, aiutante, etc. Per quanto riguarda il registro stilistico - in modo conforme al contenuto tematico - si pu osservare che il modo dominante quello pateticosentimentale. Storie e personaggi sono funzionalizzati a sviluppare e rafforzare il messaggio ideologico generale del libro e dei valori che lo dominano: lo studio, il lavoro, il merito, il rispetto delle gerarchie sociali, lo spirito di corpo e di patria, la dignit, lonore. Sono tutti valori tipici della borghesia in ascesa, elaborati in una citt, Torino, che stava subendo rapidi mutamenti sociali. Si tratta anche di valori totalmente laici: mancano, infatti, nel libro, se non per accenni, riferimenti alle cerimonie religiose. E questa scelta consona agli interessi e allimpostazione ideologica delle classi dirigenti di quel decennio. Il registro patetico-sentimentale non lunico registro stilistico presente nel testo. Esso si mescola spesso anche al registro mimetico-realistico: la descrizione della piccola borghesia italiana degli impiegati, dei professionisti,
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dei maestri di scuola, della famiglia di Enrico; la descrizione delle classi popolari e dellalta borghesia, secondo unottica - quella di Enrico e dei suoi familiari - piccolo-borghese. Leggendo con attenzione il testo, si possono rilevare le leggi di comportamento precise che regolano i rapporti sociali: tra scolari,; nella relazione genitori-figlio; genitori-maestro; maestro-direttore etc. Si tratta di regole di comportamento che tengono conto delle gerarchie, delle differenze economico-sociali; delle differenze di ruolo e di funzioni allinterno delle istituzioni sociali. indubbio che in alcune pagine De Amicis riesca a rappresentare con efficacia la vita di certi ambienti e di certe fasce sociali torinesi, ad esempio, quelle della piccola borghesia italiana; in altre, invece, la rappresentazione viene manipolata per adattarla allesposizione di tesi precostituite e che comunque circolavano nella societ italiana tardo-ottocentesca. Un esempio la visione edulcorata del conflitto di classe o latteggiamento paternalistico nei confronti della povert e della miseria. Infine, per quanto riguarda la lingua, De Amicis si schier a favore della proposta manzoniana. A questo proposito, merita richiamare che lItalia dellOttocento fu attraversata anche dal dibattito noto come questione della lingua. Si tratta di un dibattito che, gi presente nel contesto culturale italiano del 700, si riacceso nell800 e ha visto come protagonisti i maggiori letterati e intellettuali italiani del secolo. Nel XIX secolo, la questione riguardava, nelle sue linee essenziali, il problema della lingua parlata, allinterno del problema pi grande dellunificazione politica e sociale italiana. Della questione della lingua si occup per tutta la sua carriera di scrittore Alessandro Manzoni (1785-1873). La sua proposta pu essere sintetizzata nei seguenti punti: fare lItalia linguisticamente una, e quindi sostituire alla pluralit dei dialetti una parlata unica, in modo da consentire una comunicazione efficace. Manzoni riteneva che si dovesse assumere uno dei dialetti parlati in Italia al tempo, una lingua vivente e non una lingua morta (come proponevano, ad esempio, i puristi, anche secondo le indicazioni di Antonio Cesari), e la si dovesse far diventare la lingua di tutti gli italiani, trasformando cos tale dialetto in una lingua vera e propria. Per Manzoni, il dialetto fiorentino rispondeva meglio di ogni altro allo scopo, e questa fu il modello linguistico che propose mediante la prosa de I promessi sposi. Dopo lunificazione dItalia, nel 1867, fu ministro dell0istruzione Emilio Broglio, lombardo e amico di Manzoni, il quale nomin una commissione, presieduta dallo stesso Manzoni, che aveva il compito di ricercare i modi pi facili per diffondere tra il popolo il lessico e la pronuncia corretta della nuova lingua italiana. Tra i meriti di Cuore, va quindi riconosciuta la sua funzione di efficace diffusione del manzonismo linguistico, anche se va segnalato che, ancora nelle trincee della I guerra mondiale, le difficolt comunicative sul piano linguistico tra i soldati semplici, provenienti da ogni regione dItalia, e tra soldati e vertici militari, erano enormi e spesso ebbero anche conseguenze drammatiche. Un veicolo efficace di unificazione linguistica, ma al contempo di impoverimento lessicale, fu la diffusione della TV a partire dalla seconda met degli anni 50 del
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Novecento. Umberto Eco, Elogio di Franti, in Diario minimo, 1975. Guida alla lettura Umbro Eco, nato ad Alessandria nel 1932, ha insegnato a lungo semiotica allUniversit di Bologna. In conformit con la moderna semiotica, Eco ritiene che ogni atto comunicativo sia dominato dallesistenza di codici, che si possono rintracciare e ricostruire anche laddove non sono evidenti (cinema, pubblicit, fotografia o architettura). Oltre alla sua attivit di studioso della comunicazione, va ricordato che Eco autore di uno dei capolavori letterari della seconda met del Novecento: Il nome della rosa (1980). La tesi di fondo di questo intervento, piuttosto polemico del semiologo e critico letterario, nonch scrittore, Umberto Eco, che Cuore esprima lideologia piccolo borghese dellItalia del secondo Ottocento: unideologia dolciastra, permeata di valori quali lesaltazione della mediocrit, lammirazione per lordine e per la gerarchia, il culto della personalit forte, il socialismo umanitario (posizione che fu anche di Giovanni Pascoli), la violenza e la retorica nazionale, linterclassismo corporativista, il nazionalismo patriottico, lumanitarismo paternalistico e demagogico. Valori e atteggiamenti che tessono un filo di continuit tra questa ideologia piccolo-borghese e il fascismo (ma, si potrebbe aggiungere, aggiornando linterpretazione di Eco, anche tra fascismo e certi aspetti della vita dellItalia repubblicana, soprattutto nella fase della cosiddetta seconda repubblica, ossia dal 1992 ad oggi). Interessanti a questo proposito sono le proiezioni, proposte da Umberto Eco dei protagonisti di Cuore: Eco si immagina cosa faranno e come si comporteranno questi bambini, ormai adulti quarantenni, nellItalia del primo dopoguerra, alle soglie del ventennio fascista e mostra come il fascismo, sul piano ideologico-culturale, pi che su quello politico-istituzionale, non possa essere considerato - come sostenne, secondo uninterpretazione assai discussa e discutibile, Benedetto Croce - una parentesi, una sorta di malattia, ma abbia avuto le sue radici profonde nellItalia della seconda met del secolo. Eco traccia invece un elogio di Franti, il personaggio pi negativo di Cuore. Attraverso una sapiente smontatura degli episodi in cui compare la figura di Franti, Eco mostra come limmagine di questo ragazzo, personificazione del male secondo la visione di Enrico, debba essere invece riabilitata. Eco mostra latteggiamento demagogico di Enrico: fa valere il fatto che il muratore e lerbivendola sono poveri e proprio per questa condizione sociologica dovrebbero essere rispettati (umanitarismo paternalistico), ma non estende tale giudizio nei confronti di Franti: non giustifica in termini sociologici la perfidia di Franti, pur accennando al fatto che il ragazzo proviene da una situazione socio-economica disastrosa, con il padre disoccupato. Il gretto, ambiguo, mediocre, indeciso Enrico, secondo lottica di Eco, non
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capisce nulla di Franti: del suo orgoglio, rivendicato di fronte alla madre che con impudicizia feudale, e quindi non consapevole dei suoi diritti come di quelli del figlio, si getta a terra, prona di fronte allautorit del maestro e del direttore; della sua contestazione nei confronti delle gerarchie dellordine costituito; del suo antimilitarismo. Latteggiamento di Franti in realt, secondo Eco, smaschera - perch li mostra nella sua vera natura, cio come disvalori - quelli che invece erano considerati valori dalla societ piccolo borghese dellItalia mediocre del secondo Ottocento: il culto per lordine e il rispetto per la gerarchia, per la patria e per il re; lesaltazione della violenza e della guerra in nome della patria; il paternalismo. Eco smonta lideologia di Cuore anche ricorrendo ad una terminologia e ad un ragionamento logico di tipo dialettico (dialettica e hegeliana in senso specifico): nella dialettica di Cuore, Franti costituisce il momento negativo; ma attraverso la negazione operata da Franti - che prende le forme del riso e della dissacrazione - che emerge la falsit del punto di partenza iniziale, definibile sempre in termini logici, come il positivo: la societ borghese e i suoi valori di fine secolo. Soprattutto, emerge la contraddizione tra quello che Enrico vorrebbe mostrare e la realt, invece, mediocre della societ borghese italiana. Una volta compresi questi elementi, come momenti di un processo dialettico, si assiste allora al superamento delle due posizioni iniziali (positivo: Enrico e il suo mondo; negativo: Franti): ci che era inizialmente positivo, cio lottica di Enrico sul mondo, mostra tutta la sua fragilit e falsit, la sua ipocrisia; e ci che viene considerato negativo da Enrico (Franti e il suo atteggiamento nei confronti delle convenzioni sociali, dellordine e delle istituzioni) si rivela essere uno sguardo critico sullesistente, aperto alle possibilit di un nuovo e diverso ordine sociale, culturale, politico. Il riso di Franti - osserva allora Eco - non espressione di malvagit, ma di buon senso; espressione di unintelligenza e di una logica estranei alla logica comune e la figura di Franti ricorda, per questo, Panurge, uno dei personaggi della grande opera di Francois Rabelais, Gargantua et Pantagruel. Lo stesso De Amicis, secondo Eco, non indifferente a questo personaggio titanico: la scrittura, quando si parla di Franti, presenta uno stile asciutto, di rara efficacia narrativa, che ricorda lo stile dello storico latino Cornelio Tacito.

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Pinocchio. Consideriamo ora il libro di Carlo Lorenzini, che trasse dal nome del paese della madre lo pseudonimo Collodi, Pinocchio. Questo testo venne pubblicato a puntate sul Giornale per i bambini dal 1881 al 1883. La prima parte di Pinocchio aveva come titolo La storia di un burattino e la vicenda si concludeva con limpiccagione di Pinocchio. Si pu quindi parlare di un Pinocchio 1, unopera di per s completa, cui si aggiunse, a partire dal febbraio 1882 il Pinocchio 2: le avventure di Pinocchio, anchesso con una interruzione di alcuni mesi, che ingloba la prima parte amplia le vicende in una storia pi ampia e complessa. Leggendo attentamente il libro, si possono notare le tracce delle diverse fasi di composizione, nonostante labilit dellautore di riadattare tutto il materiale entro una costruzione unitaria. Uno dei procedimenti seguiti da Collodi nellinventare nuove situazioni e nuove scene quello classico della attivazione di metafore, modi di dire, proverbi, spesso fortemente impregnati di contenuti pedagogici. Lo sviluppo delle nuove situazioni e la progressione delle avventure di Pinocchio viene quindi affidato spesso ad espressioni quali avere la testa di legno, fare il burattino, chi non studia diventa un asino. Uno dei problemi pi delicati e controversi quello dei valori di cui Pinocchio portatore. I valori e gli insegnamenti per voce del Grillo parlante e della fata non sono privi di ambiguit e la loro trasmissione a Pinocchio avviene non senza momenti di gratuita crudelt. Tendenzialmente positivo il giudizio sui sistemi di valori riferibili alla famiglia mentre negativo appare quello nei confronti di altre istituzioni: giustizia, medici, scuola, etc. Probabilmente, queste valutazioni sono anche da collegare al contesto storico in cui vive Collodi e al suo atteggiamento critico nei confronti della realt del suo tempo. Le interpretazioni di Pinocchio: 1. Italo Calvino e il posto di Pinocchio nella letteratura italiana Di questo libro sono state date moltissime interpretazioni: in chiave fiabesca, in chiave popolaresca, in chiave realistica e in chiave simbolistica. Particolarmente rilevanti e significative appaiono le considerazioni svolte da uno dei pi grandi scrittori del Novecento: Italo Calvino. Intervenendo a proposito del segreto della fama di Pinocchio, Calvino evidenzia come questo testo debba essere collocato tra i grandi libri della letteratura. Non un classico della letteratura per linfanzia, ma un classico della letteratura tout court. Inoltre, questo libro pu essere considerato - e Calvino lo considera come un modello di narrazione davventura. Secondo Calvino, Pinocchio compensa tre lacune della letteratura italiana: 1. la mancanza, nella letteratura italiana, del romanzo picaresco. Il termine picaresco deriva da picaro, un termine spagnolo che viene fatto risalire al nome con cui venivano chiamati i servi pi vili o erano designati i soldati di fanteria quando disertavano. Esso veniva tradotto con pitocco in
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italiano, mendicante e ladro in francese, canaglia e birbone (rogue e knave) in lingua inglese. Nel Cinquecento, in Europa, era in grande fioritura la letteratura furfantesca, costituita da vari libri dei vagabondi, biografie di ladri e di criminali, lessici del gergo furbesco. Essa penetr in vari modi anche nel mondo della letteratura. Ma fu in Spagna che nacque, come vero e proprio genere a s, il romanzo che raccontava vita e avventure di un furfante, cio il romanzo picaresco, che si presentava come antigenere del romanzo cavalleresco o di avventura cortese. Esempi di romanzi picareschi sono Lazarillo de Tormes e il Guzman de Alfarache: il primo anonimo, il secondo opera di Mateo Alemn. Le caratteristiche essenziali di questo romanzo - riassunte anche da Cervantes nel Don Chisciotte - sono: il racconto, in forma autobiografica la vita di un criminale ormai condannato; la struttura aperta, senza finale. Il modello del Guzman venne ripreso pi volte nel corso del XVII secolo e numerose furono le traduzioni nelle altre lingue europee. Pinocchio, libro di vagabondaggio, fame, locande malfamate, sbirri, forche impone anche alla letteratura italiana il ritmo dellavventura picaresca. 2. la mancanza, nella letteratura italiana dellOttocento, del genere goticoromanzesco e del genere fantastico. Per quanto riguarda la produzione romanzesca gotica, si tratta di un genere che ha avuto come proprio luogo di origine lInghilterra e la Scozia tra il 1760 e il 1830. Basti ricordare la fantasia notturna dellinglese Ann Radcliffe, autrice de I misteri di Udolfo (1794); Litaliano (1797); Horace Walpole, autore di The Castle of Otranto (1764); Matthew Lewis, The Monk (1776); gli scozzesi Tobias Smollet, Walter Scott, James Hogg. A proposito del romanzo gotico, sembra importante ricordare che gli elementi che caratterizzano questo genere letterario sono: - un gusto antiquario ed estetistico per quello che era ritenuto lo sfondo storico, lo stile e lornamentazione del tardo medioevo e del Rinascimento italiani ; - un gusto per le manifestazioni del sovrannaturale, di fenomeni quali la parapsicologia, delle visitazioni e presenze di spiriti e fantasmi; - unattrazione affascinata per il mistero della malvagit umana, delle perversioni degli istinti e del carattere; - una preferenza retorica per lo stile e le ambientazioni elevate e sublimi. Limmaginario gotico ricevette un particolare arricchimento nella Francia prerivoluzionaria (pre 1789), soprattutto attraverso lopera del marchese De Sade e del suo rovesciamento pessimistico e perverso dellottimismo illuminista. Queste tendenze si riunirono in una sintesi nuova e pi equilibrata, producendo un nuovo modo letterario, quello della letteratura fantastica, a partire dalla fine del Settecento e nel primo romanticismo. Temi e modelli della letteratura fantastica si trovano soprattutto nelle opere di Ernst T.A. Hoffmann (17761822) a cui si devono anche riflessioni sul meraviglioso, lo strano, il fantastico. Allopera di Hoffmann fa esplicito riferimento Sigmund Freud in un breve quanto importante saggio del 1919 dedicato al fenomeno del perturbante, ossia qualcosa che suscita spavento, inquietudine, perch non noto familiare,
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quotidiano. In realt il termine tedesco utilizzato da Freud difficilmente traducibile: Das Unheimlich. Esso lantitesi dellaggettivo heimlich che significa confortevole, tranquillo e che a sua volta rinvia al sostantivo Heim, casa, focolare domestico, e Heimat patria. Un altro esponente del genere fantastico, richiamato da Calvino, al quale si deve (molto prima di Freud) una grande consapevolezza, intuitiva, della presenza di zone misteriose e profonde della psiche, Edgar Allan Poe (1809-1849). Tra le immagini pi interessanti della narrativa di Poe ci sono quelle dellabisso, dello sprofondamento e della vertigine vissuti come esperienza limite della coscienza. Di Poe si possono leggere i Racconti; Una discesa nel Maelstroem; Le avventure di Gordon Pym. Numerose le interpretazioni in chiave simbolica, psicologica e sociologica degli scritti di Poe nel corso del Novecento: famosa linterpretazione della Lettera rubata da parte dello psicoanalista Jacques Lacan; linterpretazione delle logiche di coinvolgimento e distacco da parte del sociologo Norbert Elias. Da ricordare, sempre nellambito della letteratura americana anche Nathaniel Hawthorne (1804-1864), scrittore che ha sintetizzato elementi della tradizione dellimmaginario gotico e di quello fantastico con elementi suggeriti dalal realt sociale del New England. Hawthorne autore di The Scarlet Letter; The House of the Seven Gables. 3. Secondo Calvino, la terza ragione per cui Pinocchio pu essere posto tra le grandi opere della letteratura italiana la qualit della sua scrittura, paragonabile alla prosa de I promessi sposi di Manzoni o delle Operette morali di Leopardi. Con Pinocchio - osserva Calvino - ha inizio, nella letteratura italiana, il romanzo tutto scandito sul dialogo. 2. Individuazione psicologica e pedagogica del personaggio di Pinocchio (approfondimento della prof.ssa Donella Pellegrini) Il successo di Pinocchio - il secondo libro letto in Occidente, dopo la Bibbia - si spiega anche attraverso unanalisi degli aspetti psico-pedagogici del racconto. Attraverso la trasposizione fantastica e la fitta rete di personaggi simbolici, riassunti per lo pi negli animali parlanti - grillo, tonno, lucciola, capra, merlo, pappagallo, gatto, volpe, che assolvono la funzione di richiamo al senso del dovere, allobbedienza, allonest - il libro di Pinocchio esprime un intento moralistico e pedagogico direttamente riferibile alle vicende della vita reale grazie alle quali gli esseri umani assumono progressivamente consapevolezza della propria crescita e della propria personalit. Secondo Luigi Volpicelli e Bruno Cassinelli, la storia di Pinocchio, che da ragazzino istintivo si fa gradualmente uomo razionale e consapevole, riassume un percorso che porta allobbedienza alle leggi morali e civili. Laspetto pi interessante che questo processo di formazione della personalit si compie in modo molto diverso rispetto ai canoni della pedagogia tradizionale, che guardava al fanciullo ideale come un modello di studio e di obbedienza. Da questo punto di vista, il libro di Collodi allapparenza il pi antipedagogico
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(nel senso tradizionale) che si conosca. Pinocchio un personaggio ribelle; non segue consigli e precetti. Tuttavia, attraverso difficili esperienze di vita, riesce ad autoeducarsi e a far maturare la propria personalit. Pinocchio vince da solo le tentazioni e i pericoli, supera le umiliazioni e fa conquiste che lo rendono uomo. Osserva Flores DArcais che alla pedagogia tradizionale, fatta di moralismo parolaio e di nozionismo strumentale, Collodi contrappone la vera essenza spirituale delleducando che si realizza in modo spensierato, innocente, socialmente aperto e diventa fondamentalmente umano. Pinocchio cresce grazie alle sue esperienze di vita e diventa un cittadino del mondo. Leducazione alla vita mediante la vita fa s che Pinocchio prenda coscienza dei principi di libert, di amore, di solidariet e affettivit schietta e profonda e li segua. Questo il filo conduttore dellitinerario pedagogico di auto-educazione morale del piccolo Pinocchio che gradualmente diventa adulto. Numerosi sono nellopera gli esempi di questa maturazione nel senso di responsabilit di solidariet verso gli altri: Pinocchio entra nella balena per cercare il padre Geppetto; si sacrifica fino allumiliazione per sostituire lasino morto del contadino; si offre a Mangiafuoco per essere arso al posto di Arlecchino; salva dallannegamento il cane Alidoro e perdona perfino il gatto e la volpe che lo avevano impiccato allalbero. Secondo Piero Bargellini e lo stesso Gianni Rodari, Pinocchio pu essere interpretato, dal punto di vista pedagogico-educativo, come la storia dellamore paterno verso il figlio per quasi tutta lestensione della vicenda. Nella parte finale, la storia sembra trasformarsi in quella del figliol prodigo che alla fine torna dal babbo. Da notare, inoltre, lassenza di una madre in carne e ossa: la fatina dai capelli turchini una madre simbolica, assente-presente solo per ammonire o per trarre il burattino fuori dai pericoli. Secondo il profilo psicologico, si pu dire che il libro allude a due temi di fondo: - quello del rapporto tra genitore e figlio, per cui - secondo linterpretazione spiritualistica di Piero Bargellini - la prima parte dellopera sarebbe improntata alla ribellione e alla fuga dal Padre e la seconda a una Redenzione, cio al ritorno al Padre con la Madre-fatina che assolve a un ruolo di tipo moralistico e affettivo; - quello che i medici chiamano la sindrome di Pinocchio, un modus vivendi la realt che si manifesta con segni di irrequietezza, impulsivit e voglia di fare di testa propria, sfuggendo, come nel caso del burattino Pinocchio, agli obblighi che la vita ci impone, da quelli con la scuola a quelli della famiglia e del lavoro. Pinocchio continuamente ora sospinto ora contrariato da questi impulsi. Manifesta a tratti momenti di esaltazione seguiti da sensi di colpa. Ha un padre anziano e benpensante; ha una madre che appare come figura assente e distaccata (anche se protettiva) e che solo nel sogno finale gli concede un bacio affettuoso. Pinocchio egocentrico e comunicativo - osserva il pedagogista Franco Cambi - strutturato da bisogni e desideri forti nel cercare sempre nuove avventure. indipendente nel fare, ma come sbaglia diventa dipendente nel
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correggere gli errori. continuamente animato da desideri di fuga dettati da bisogni primari come la fame, o da inesauribili desideri di scoperta del mondo. Quando si sente solo, sconfitto e abbandonato, diventa soggetto a tentazioni di morte. Un aspetto psicologicamente rilevante il continuo desiderio di Pinocchio di poter superare la sua natura di burattino di legno per diventare persona in carne e ossa. Altro motivo interessante, sempre dal punto di vista psicologico, riscontrabile nellepisodio dellOmino di burro che canta il famoso ritornello tutti la notte dormono e io non dormo mai, il tentativo di contrastare certe pulsioni regressive che man mano Pinocchio riesce a riconoscere e a fronteggiare. Numerosi sono i personaggi della vicenda. Essi possono essere suddivisi, secondo Bargellini, in due schieramenti: - quelli che rappresentano la tentazione, la ribellione, la libert di fare tutto quello che uno desidera, come ad esempio Lucignolo, lOmino di burro, il Gatto e la Volpe; - quelli che, come il Grillo, il Merlo, il Pappagallo, la Lucciola, il Granchio, il Ciuchino, rappresentano la voce della coscienza, insomma il richiamo del bene. * (integro con unaltra possibile interpretazione (la metto tra **); un po azzardata, forse, ma mi sembra che si possa sostenere. Tra laltro vedo nelle note che Jervis in una introduzione a Pinocchio del 1968, che per non ho mai letto, si muove su questo terreno. Verificate anche voi se vi convince, oppure leggete Jervis che sicuramente pi autorevole di me. A.B.) Questa ripartizione dei personaggi potrebbe anche essere letta, secondo la terminologia freudiana, come rappresentazione simbolica dei due principi che, secondo il tardo Freud, regolano i meccanismi della vita psichica: il principio di piacere e il principio di realt. Volendo azzardare una interpretazione, in termini psicoanalitici, lintera vicenda di Pinocchio potrebbe essere vista come formazione di un soggetto che, attraverso le proprie avventure e le esperienze di vita, riuscito a porre in equilibrio le istanze dei meccanismi che regolano la vita psichica: Io, Es, SuperIo. La trasformazione da burattino a bambino coinciderebbe dunque con una fase iniziale in cui si hanno una preponderanza dellEs e una incapacit dellIo di far fronte alle richieste provenienti dallEs, nonch una pressoch totale assenza o comunque debolezza del Super-Io (secondo Freud, questa parte morale della nostra personalit si costituisce intorno ai 3-5 anni di vita). Nella fase finale, invece, la strutturazione della personalit di Pinocchio sarebbe equilibrata: non solo un Io strutturato e forte, ma anche un Super-Io ormai formato. Pinocchio, al termine delle sue avventure, ha assimilato i valori morali della societ che lo circonda e si regola, nellagire, secondo la voce della coscienza (Super-Io, per Freud). Nei termini, invece, della pedagogia kantiana, si potrebbe pensare ad un passaggio dalla anomia ad una eteronomia continuamente contestata e inascoltata fino ad una forma matura di autonomia.*
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Poich tutta lopera del Collodi una allegoria del graduale e difficile trapasso dallinfanzia alla prima maturit - che si snoda attraverso il viaggio, scandito da fughe e ritorni: dalla casa al mondo esterno, compreso il paese dei balocchi (luogo che rinvia allimmaginario infantile del gioco e del libero arbitrio) -, i personaggi, insieme reali e simbolici, nonch il luoghi, anchessi con una forte valenza simbolica, assolvono, ciascuno, ad una precisa funzione psicologica, educativa e morale: - il paese dei balocchi il luogo dove i desideri vengono sempre appagati; - la notte degli assassini il regno inconscio della paura e della propria morte; - la Balena-pescecane la trasformazione e la rigenerazione dellinfanzia e anche il ritorno nel ventre della madre; - Geppetto, con il suo amore fatto di dedizione assoluta nei confronti di Pinocchio, pi una figura materna che paterna; - la fata, simbolo materno, tanto distaccata e pedagogica da assumere la fisionomia di un precettore, di un padre che insegna il dovere: - il gatto e la volpe simboleggiano le pulsioni alla devianza sociale; - Acchiappacitrulli e lisola delle Api industriose rappresentano il clima repressivo della societ e il lavoro; - il ciuchino simbolo della regressione e della condanna per gli errori e le trasgressioni commesse; - Lucignolo la tentazione che non sa riscattarsi e quindi, chi la segue, destinato al peggio. Pinocchio riuscir a riscattarsi seguendo - dopo averli dapprima rifiutati - i buoni consigli delle voci della coscienza, rappresentate via via dal Grillo, dalla Lumaca, dalla Lucciola, dal Pappagallo e dal Granchio. Pinocchio il fanciullo nel quale tutti si riconoscono nel cruciale passaggio dalla libert spensierata dellinfanzia ala difficile assunzione delle responsabilit della giovent e dellet adulta. Un libro esemplare, che molte generazioni a venire continueranno a leggere con interesse e gioia. Bibliografia di riferimento: Luigi Volpicelli, La verit su Pinocchio, Roma, Armando, 1954 Bruno Cassinelli, Lo difendo, Milano, DallOglio, 1951 Giuseppe Floris DArcais, Attualit pedagogica di Pinocchio, in Studi collodiani, Fondazione Collodi, 1976 Piero Bargellini, La verit di Pinocchio, Morcelliana, 1942 Gianni Rodari, Pinocchio e la letteratura per linfanzia, in Studi collodiani, Fondazione Collodi, 1976 Franco Cambi, Collodi, De Amicis, Rodari, Dedalo, Bari, 1985

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3. Carlo Alberto Madrignani, Fiaba magica o parabola esoterica?, in AAVV, Cera una volta un pezzo di legno. La simbologia di Pinocchio, Atti del Convegno organizzato dalla Fondazione nazionale Carlo Collodi di Pescia, 1980, Milano, Emme Edizioni, 1981. Guida alla lettura del testo. Madrignani muove numerose obiezioni alle interpretazioni di Pinocchio in chiave simbologia. Secondo Madrignani, presente nel testo di Pinocchio una simbologia, ma necessario non stravolgerne il significato. In modo specifico, Madrignani non approva le letture del testo che tendono a rilevare in Pinocchio simbologie di carattere religioso, siano esse cristologiche (esisterebbero, secondo questa interpretazione, analogie segrete tra Pinocchio e Ges, per cui limpiccagione di Pinocchio viene letta in analogia con la crocifissione di Ges) o misteriche o esoteriche (il riferimento ai miti orientali). Si tratterebbe, a suo parere, di interpretazioni che non trovano conferma, se non marginale, in unanalisi filologica e testuale del racconto. Attraverso questa critica, Madrignani offre al lettore anche dei suggerimenti sul metodo da perseguire nellesegesi (interpretazione, ermeneutica) critica di un testo: ogni interpretazione rappresenta un approccio parziale, e quindi dello stesso testo si possono dare numerose interpretazioni, spesso anche molto diverse. Tuttavia, il criterio da seguire, nellinterpretazione dei testi, sempre il testo stesso, con i dati che esso ci offre. Non solo: quando si opera uninterpretazione in chiave simbolica di un testo, il simbolo deve essere congruo rispetto al contesto. Cos linterpretazione dellimpiccagione come simbolo della crocifissione appare a Madrignani incongrua al contesto paesano e patriarcale delineato da Collodi, dove limpiccagione pu essere invece letta e interpretata come simbolo di una giusta punizione. lo stesso registro linguistico e stilistico di Pinocchio - realistico e popolare - , legato a sua volta a forme di cultura orali e teatrali, a rendere incongrue le interpretazioni simboliche di carattere metafisico-religioso. Il patrimonio di riferimento del testo , piuttosto, il fiabesco e il magico: questo il tracciato da seguire per rinvenire il sostrato simbolico del testo. Il simbolismo di Pinocchio quindi un simbolismo popolaresco, totalmente laicizzato, percorso da immagini e pensieri della morte che si pongono al di fuori dei valori religiosi tradizionali. Anche secondo Madrignani, come per Calvino, Pinocchio un esempio tipico di romanzo picaresco, come dimostra latteggiamento di Pinocchio nei confronti delle istituzioni (famiglia, scuola, carabinieri etc.). Daltro lato, come fiaba popolare, Pinocchio presenta molti elementi mitici (la fata, la balena), ma inseriti in un contesto di quotidianit rurale, in unatmosfera di saggezza patriarcale che li smorza. Non presenta invece toni sapienziali tipici della parabola mistica.

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