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Gaspare Galati Centanni di radar

Ricerca, sviluppi, persone, eventi Prefazione di Benito Palumbo

Ne elle foto: 1 Ugo Tiberi io 2 Christian Hlsmeyer H 3 Robert Wa atsonWatt 4 Arturo V. C Castellani 5 Luigi Sacco o 6 Nello Carra ara 7 Henry Tiza ard 8 Francesco Vecchiacchi 9 Guglielmo Marconi Fotografie d da sinistra e dalla alto: Aerofono (1920) Il radiotele emetro EC 3ter "G Gufo" (1943) /SPS68 (1974) Il radar in gamma a millimetrica in Il radar MM/ funzione all'aeroporto di Ven nezia (2000). piano: alcune pag gine del Brevetto di A. Castellani. In secondo p

Realizza azione grafica di d Se ergio Pandiscia a

Alla memoria di

Annamaria Mucci [Roma, 11 febbraio 1920 - Roma, 8 giugno 2006] Roberto Galati [Vallelonga (CZ), 17 gennaio 1919 Torvajanica (frazione di Pomezia - Roma), 15 agosto 1961]

Le scoperte nel campo della fisica si verificano quando il tempo per compierle maturo e non prima. La scena pronta, listante giunto e levento accade il pi delle volte in luoghi molto distanti, quasi nello stesso momento.
(Giancarlo Vallauri, 1939)

Premessa

Questa premessa contiene tre elementi principali. Primo, un breve cenno alla genesi del presente volume ed alla sua collocazione nella letteratura specifica; secondo, una sintetica descrizione della struttura dellopera, riassunta per comodit nella breve guida per il lettore che segue; infine, ultimo come posizione, non per importanza, il doveroso ringraziamento, non formale ma sincero, a tutti coloro che hanno reso possibile, o comunque agevolato, il non semplice lavoro di preparazione del libro (fatte salve le spiacevoli, sempre possibili, omissioni involontarie, delle quali lautore si scusa). Loccasione per la scrittura di un libro storico sul radar (con particolare attenzione allItalia, il cui ruolo nella letteratura internazionale ed in particolare angloamericana regolarmente trascurato o ignorato) stata liniziativa della nuova monografia sulla Storia delle Telecomunicazioni, con un capitolo a cura dellautore intitolato Lo sviluppo del Radar in Italia ed allestero (si veda anche la Postfazione). La grande quantit di informazioni originali e di spunti interessanti ottenuti nel corso della stesura del capitolo ha indotto lA., a dicembre 2010, a scrivere un testo di pi ampio respiro. Ogni opera letteraria risente del particolare punto di vista del suo autore; in questo libro si ritenuto corretto rendere palese tale dipendenza1 collocando in opportune Note (numerate progressivamente e poste da pagina 317 in poi, alla fine del volume2), e nella sezione Complementi su Internet (v. sotto), gli elementi che pi ne risentono, insieme a tutto ci che pu essere trascurato in una prima lettura, come le parti specialistiche. Gli elementi accessori di maggiore estensione sono contenuti nelle Appendici e, come Complementi AL, pagina xix, nel sito Web: http://radarlab.uniroma2.it/stscradar.htm. Sono stati pubblicati, dal 1945 ad oggi3, numerosissimi libri ed Atti di convegni connessi in maniera pi o meno stretta allo sviluppo storico del radar4 ed alle sue applicazioni (si veda a riguardo la Bibliografia al termine del volume) spaziando da volumi orientati alla storia della tecnologia radar, primo e pi pregevole tra i quali [Swo 86]5, o alla storia, sempre su base tecnica, di sviluppi

di specifiche nazioni, come nei notevoli lavori [RDN 04] e [Bla 04] pubblicati in occasione del centenario del radar (2004), a opere orientate agli aspetti pi strettamente storici e/o operativi, come in [Cas 87] dedicato ai radar italiani del periodo bellico o in [Pri 89] che contiene interessanti dati relativi alla difesa elettronica ed ai radar di superficie tedeschi e giapponesi. Un libro pi recente, molto ricco e piuttosto completo (purtroppo con immagini a bassa definizione) [Wat 09]. Tra i diversi testi dedicati agli sviluppi anglo/americani, non sempre esenti da visioni parziali (in alcuni testi di autori inglesi si trova ancora scritta lassurda affermazione che gli inglesi, con Robert WatsonWatt, abbiano inventato il radar, una vecchia questione ben chiarita in vari documenti tra cui spicca [Cla 97]) e da alcune tendenze autocelebrative gi dai titoli e sottotitoli, come ad esempio nel pur pregevole [Bud 97], che tratta la storia del Radiation Laboratory del MIT, culla del radar negli USA, e in [Con 03] che narra linteressante storia dellimprenditore, ed inventore del Loran, Alfred L. Loomis e del suo centro privato di ricerca a Tuxedo Park, vicino New York. Infine [Bow 87] e [Lov 91] descrivono gli sviluppi dei radar avionici ed a microonde, mentre probabilmente il volume pi antico della serie [Row 48]. Salvo [Wat 09] e [Swo 86] che dedicano in media meno di cinque pagine sintetiche ma ragionevolmente complete allItalia, negli altri volumi storici prodotti nel mondo anglosassone il contributo italiano praticamente ignorato6. In alcuni testi sussiste ancora il vecchio errore di attribuire agli inglesi un inesistente primato nelle tecniche radar7. Tra i pochissimi libri in lingua italiana sullo sviluppo del radar, e particolarmente sugli sviluppi italiani, si segnala [Mus 90] ormai fuori commercio, [Dav 90] dedicato alla navigazione aerea ma ricco di notizie anche sui radar e [Lom 04] dedicato alla storia della Selenia/Alenia/AMS e allo stabilimento del Fusaro. Infine, unintroduzione ai sistemi radar contenuta in [Sko 01], unintroduzione al radar in lingua italiana a livello universitario, con alcuni cenni storici, presentata in [Gal 09], una raccolta di presentazioni sullo sviluppo del radar in Italia in [Gal 09 b] e un quadro di alcuni fondamentali sviluppi tecnicoscientifici internazionali in area radar aggiornato allinizio degli anni novanta del secolo scorso presentato in [Gal 93]. Infine vanno citati [Mar 09] e [Fov 12], dedicati a due significative figure connesse allindustria ad alta tecnologia in Italia, quelle di Carlo Calosi e di Franco Bardelli. In sintesi, i testi storici sul radar possono esser suddivisi in due grandi categorie (ma in realt si hanno molti casi intermedi): (a) applicazioni (principalmente, nella seconda guerra mondiale), (b) apparati e relative tecnologie. Nella prima prevale laspetto storico, nella seconda, quello tecnico

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scientifico. Le poche, assai interessanti, opere che costituiscono una possibile terza categoria, quella dei ricordi dei protagonisti (spesso, ma non sempre, scritti dai protagonisti stessi), possono collocarsi di fatto in una o laltra delle precedenti. In realt la storia del radar anche una storia delle persone che hanno sviluppato, nel corso di oltre un secolo, questa complessa tecnologia: oltre agli aspetti storicoapplicativi e a quelli storicotecnologici esistono quindi quelli legati alle persone e loro azioni, una storia non solo individuale ma anche corale, cio di gruppi ed organizzazioni. Nel presente volume, una volta fatta la scelta di evitare una trattazione strettamente tecnica, apprezzabile solo da un ristretto numero di specialisti, si deciso di cercare di privilegiare il terzo aspetto, senza per ignorare le teorie e le tecniche proprie del radar e le relative applicazioni, che costituiscono la ragione stessa dello sviluppo del radar. Nel secondo capitolo la descrizione del radar Gufo di Ugo Tiberio utilizzata anche per introdurre, in modo auspicalmente non pedante, le pi basilari, non rinunciabili cognizioni relative ai radar in generale. Lauspicio che il libro sia apprezzato dai nonesperti delle tecniche radio e radar ed anche dagli specialisti. Non viene seguito un ordine rigorosamente cronologico; molti capitoli, infatti, prendono le mosse da elementi particolarmente significativi quali una persona (o gruppo di persone), un fatto o una realizzazione. In tale quadro, una serie di Testimonianze di alcuni significativi protagonisti permette di rendere pi vivace la narrazione della storia pi recente con particolare attenzione ad una realt industriale, quella della Selenia Industrie Elettroniche Associate S.p.A. che forse ha contributo pi di ogni altra allo sviluppo del radar in Italia8. Tali testimonianze sono state cortesemente scritte dagli ingegneri Francesco Musto, Marcello Biagioni, Franco Bardelli, Benito Palumbo, Sergio Sabatini e Francesco Caltagirone. Un doveroso e sincero ringraziamento va alle Ditte (IDS Ingegneria dei Sistemi, Rheinmetall Italia, Selex Sistemi Integrati, Selex Galileo e Thales Alenia Space), che hanno fornito materiale utile, in particolare fotografie, ed ai singoli Ricercatori quali Edoardo Mosca per le notizie ed immagini sullo sviluppo del primo Phased Array nazionale. Per la parte pi propriamente storica (anni trenta e quaranta dello scorso secolo) un notevole contributo di immagini e di notizie proviene dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci attraverso diverse persone di grande disponibilit e cortesia alle quali va un sentito grazie (lista probabilmente incompleta: Fiorenzo Galli, direttore del Museo; Giovanni Cella, del Coordinamento Scientifico il quale si prodigato per rendere possibili le ricerche dellautore nellarchivio storico del Museo Laura Ronzon, responsabile del

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patrimonio storico, Paola Redemagni, referente dellarchivio storico, Paola Mazzocchi, responsabile della Biblioteca ed infine Carlo Pria, consulente del Museo e segretario dellAIRE Associazione Italiana Radio dEpoca). Per altri importanti contributi, in termini di immagini spesso inedite, lautore grato ad Erminio Bagnasco, direttore della Casa Editrice Albertelli Edizioni Speciali s.r.l., a Fabio Zeppieri, coordinatore dellAIRE per Roma ed il Lazio, al cortesissimo Ian White, autore di The History of Air Intercept Radar & the British Nightfighter 19351959 [Whi 07] ed a Franco Iosa per la console ATC. Riguardo al primo radar italiano, il Gufo, e al suo artefice Ugo Tiberio, numerosi elementi (dati, immagini, documenti originali) sono stati gentilmente forniti dal figlio, il collega Paolo Tiberio che qui ringrazio sentitamente e cordialmente. Nel corso delle ricerche sulla storia dei radiotelemetri (radar) italiani nel periodo bellico LA. riuscito ad entrare in contatto con Donatella Castioni, figlia di quel Luigi Carilio Castioni che per un ventennio ha svolto sue personali ricerche in merito; ad essa e al fratello Pier Angelo un vivo ringraziamento per aver concesso i diritti di riproduzione del principale lavoro del loro genitore. Un sincero grazie va, inoltre, al collega Giovanni Carboni per le notizie sulla ditta SAFAR e sulling. Castellani, ed a Paolo Tellini e Lorenzo Fiori per le notizie sulla FIAR. Per realizzare il presente lavoro lautore ha dovuto sospendere per un semestre facendosi sostituire lattivit istituzionale (o almeno quella parte che poteva essere sospesa) presso lUniversit di Roma Tor Vergata, cosa che stata possibile grazie allimpegno di Mauro Leonardi e Gabriele Pavan; nello stesso periodo di tempo gli impegni organizzativi dellautore per la Conferenza ESAV11 (Capri, 1214 settembre 2011) sono stati grandemente alleviati grazie alla magnifica opera del collega Piet van Genderen (Politecnico di Delft), responsabile del Comitato di Programma, e del borsista postdoc Emilio Piracci. Ad essi va un sincero grazie. Inoltre, un grazie di cuore allamico Andrea Adriano De Martino, collega di lavoro nellindustria per molti anni, che ha attentamente e cortesemente riletto la versione quasi finale dellintero libro indicando alcune necessarie correzioni. Infine un sentito ringraziamento sicuramente non ultimo per importanza dovuto a Sergio Pandiscia dellUniversit di Roma Tor Vergata, che ha curato gli svariati, quasi mai banali, aspetti di editing ivi incluse ricerca, raccolta, archi viazione delle immagini e realizzazione grafica di diversi schemi e disegni, mettendo a punto questo volume nella sua veste definitiva9.

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La struttura generale del libro la seguente. Nel capitolo 1 descritta la nascita del radar, sia come concetto che come prototipo, avvenuta nel 1904 grazie a Hlsmeyer, che tuttavia non ebbe successo sul lato industriale e la cui storia confrontata con quella di Guglielmo Marconi, l'inventore fortunato. Le ricerche e gli sviluppi italiani degli anni trenta e dei primi anni quaranta, dovuti al genio di Ugo Tiberio, sono descritti nel secondo capitolo, mentre gli studi e le realizzazioni nel resto del mondo sono sintetizzati nel capitolo 3, partendo dall'epoca in cui visse Hlsmeyer. Nel successivo capitolo 4 viene analizzata la difesa aerea territoriale, un sistema che forse pi di ogni altro ha richiesto sensori di nuovo tipo, costituendo un potente motore allo sviluppo dei radar terrestri. Naturalmente, come illustrato nel capitolo 5, la spinta divenuta molto forte con lo scoppio della seconda guerra mondiale, creando anche le premesse per gli sviluppi successivi alla guerra. Non si trattava solo dei radar di superficie, terrestri e navali, ma anche di quelli avionici, che grazie allo sviluppo del magnetron a cavit risonanti hanno raggiunto, gi dall'inizio degli anni quaranta, le prestazioni necessarie all'avvistamento dei bersagli navali, alla caccia notturna ed al bombardamento notturno, come illustrato nel capitolo 6. Nei capitoli da 7 a 10 si analizza la situazione italiana dal dopoguerra fino ai nostri giorni, con particolare attenzione agli sviluppi industriali. Infine, nei due ultimi capitoli, pi tecnici dei dieci precedenti, si riassume la situazione attuale della tecniche e dei sistemi radar con le sue linee evolutive, che nei futuri sistemi potranno portare alla scomparsa del radar come elemento autonomo e individuale dei sistemi.

Gaspare Galati, novembre 2012

Lista delle principali abbreviazioni e dei simboli


A. (lA.) ABM ACC Aereo AEI AESA AEW&C AI Radar AN ASDE ASMI ASV ASW ATC BER c c.d. CIA CNR COTS CS CV CW DAB DARPA DeTe (anche: Dete, DETE) DSSE DVB DVBT ECM, ECCM EIRP EM (anche: em) EMC EMI Autore (lautore) del presente volume AntiBallistic Missile Automatic Cruise Control Antenna (nella letteratura fino agli anni quaranta) Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana Active Electronically Scanned Array Airborne Early Warning and Control Air Intercept Radar: radar aeroportato contro bersagli aerei Armi Navali Airport Surface Detection Equipment Airport Surface Movements Indicator Air to Surface Vessel radar aeroportato contro bersagli di superficie AntiSubmarine Warfare Air Traffic Control Bit ErrorRate Velocit delle luce nel vuoto, 299 792 458 m/s, approssimata in 3108 m/s cosiddetto/cosiddetti Central Intelligence Agency, agenzia statunitense di spionaggio per lestero Consiglio Nazionale delle Ricerche Commercial Off The Shelf, cio componenti o parti disponibili sul mercato Compressive Sampling (o anche Compressed Sampling o Compressive Sensing) Capitano di Vascello Continuous Wave in Onda Continua Digital Audio Broadcasting Defense Advanced Research Projects Agency: agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti Detector Telemetro, nome usato in Italia, durante la seconda guerra mondiale, per gli apparati radar degli alleati tedeschi Direzione Superiore Studi ed Esperienze (Aeronautica Militare Italiana) Digital Video Broadcasting DVB Terrestrial Electronic Counter Measures, Electronic Counter Counter Measures Effective Isotropically Radiated Power Elettromagnetico Electromagnetic Compatibility Resistenza ai disturbi elettromagnetici Electromagnetic Interference

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ESAV ESM EU FADR Fascio (riferito ad aereo o antenna) f.e.m. FM FM CW, FMCW GEC GMT GPR H2S (anche: H2S) HSPA IEEE IFF IMST ISR JPL LPI (radar) LRR Marinelettro Mariteleradar MFRF MIMO MIT MMI M.O.V.M. MPAR MSLC m.s.l.m. MTD MTI NASA NdA NRL

Enhanced Surveillance of Aircraft and Vehicles Metodi e strumenti avanzati di sorveglianza per aeromobili e veicoli (nome di una serie di Conferenze) Electronic Support Measurements misure di supporto alla Difesa Elettronica European Union Fixed Air Defence Radar Intervallo di angolo solido (azimut, elevazione) in cui lantenna emette/riceve la maggior parte dellenergia associata alle onde elettromagnetiche forza elettromotrice Frequency modulation Modulazione di frequenza Frequency Modulated Continuous Wave Ad onda continua modulata in frequenza General Electric Corporation (U.K.) Greenwich Mean Time Ground Probing Radar Home Sweet Home oppure idrogeno solforato: nome in codice dei radar per bombardamento notturno High Speed Packet Access Institute of Electrical and Electronic Engineers Identification Friend or Foe Sistema di identificazione amiconemico Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Jet Propulsion Laboratory (USA) Low Probability of Intercept (radar) Radar con bassa probabilit di essere intercettato Long Range Radar Nome abbreviato di Mariteleradar (dallindirizzo telegrafico) Nome abbreviato dellIstituto per le Telecomunicazioni e lElettronica G. Vallauri ex R.I.E.C. Livorno MultiFunction Radio Frequency Multiple Input, Multiple Output Massachussetts Institute of Technology Marina Militare Italiana Medaglia doro al valore militare Multifunction Phased Array Radar Multiple SLC Metri sul livello del mare Moving Target Detector Moving Target Indicator Indicatore (rivelatore) di bersagli mobili National Aeronautics and Space Administration, USA (www.nasa.gov) Nota dellAutore Naval Research Laboratory (USA)

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NWR PCL PPI PRF, prf, p.r.f. R. Marina RCS, r.c.s., RAN RAT RaRi (anche: Rari) RaRo (anche: Raro) RDF RDT (anche: RdT) RSRE R.I.E.C., RIEC RTN SAM SIMO SLC SMR SRR STAP TMA TRE, T.R.E. TRL

National Weather Radar (USA) Passive Coherent Location Plan Position Indicator Indicatore planimetrico della posizione Pulse repetition frequency Frequenza di ripetizione degli impulsi Regia Marina (Italia) Radar cross section Superficie equivalente radar dei bersagli Radar di Avvistamento Navale Radar di Avvistamento Terrestre RadiotelemetRi RadiotelemetRo Radio Direction Finder (usato in Inghilterra prima del 1943 al posto di Radar) Radio Detector Telemetro (anche: Radiotelemetro) Royal Signals and Radar Establishment (U.K.) Regio Istituto Elettrotecnico e delle Comunicazioni (MMI) Radar di Tiro navale Surface Air Missile, missile superficiearia Single Input, Multiple Output SideLobe Cancellation Surface Movement Radar Short Range Radar SpaceTime Adaptive Processing trattamento adattivo del segnale nello spazio e nel tempo Terminal Manoeuvre Area Telecommunications Research Establishment (U.K.) Technology Readiness Level, Livello di maturit tecnologica, variabile da TRL 1 (ricerca tecnologica di base) a TRL 9 (sistema pronto alluso, superamento delle prove in ambiente operativo); TRL 4 corrisponde alla verifica dei componenti o del breadboard in laboratorio. Tonnellate di stazza lorda Traveling Wave Tube, Tubo ad onda progressiva Unmanned air vehicles/Unmanned air systems Velivoli a pilotaggio remoto United Kingdom, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord UltraWide Band United States Air Force Weather Service Radar (USA) Watt, kilowatt Angolo bistatico Angolo azimutale o Azimut (inglese: Azimuth) Lunghezza donda Microvolt, milionesimo di Volt

t.s.l. TWT UAV/UAS U.K. UWB USAF WSR W, kW V

Prefazione

A chi ha avuto la fortuna di partecipare a lungo ed intensamente agli sviluppi delle tecnologie radar e delle loro applicazioni inevitabile che sorga la domanda sulla opportunit di un pesante impegno per la stesura di un nuovo libro sulla storia del radar, quando nella letteratura internazionale (tecnica e storica) sono gi apparsi libri ampiamente documentati e di ottimo livello sull'argomento, oltre a numerose pubblicazioni su rivista. La spiegazione mi fornita indirettamente nel testo da alcune motivate considerazioni dellautore sul materiale gi pubblicato, in quanto posto in evidenza che esso spesso non fornisce una rappresentazione globale del feno meno della evoluzione della tecnologia radar, ma assai frequentemente focalizzato sul contributo di singole nazioni o di singole realt nazionali o locali. Questo approccio, assolutamente legittimo, soffre purtroppo di un punto di vista che si potrebbe definire campanilistico e con respiro limitato. Il presente volume si sforza invece di offrire una rappresentazione equilibrata e completa dei contributi forniti dai vari Paesi del mondo e dalle organizzazioni industriali, governative e di ricerca impegnate negli anni in questo settore, con una valutazione degli eventi che appare significativamente libera da vincoli e condizionamenti. Anche per quanto concerne il contributo italiano, il libro fornisce un quadro di eventi, persone ed organizzazioni coinvolte decisamente pi ricco di quello, assai limitato, che la letteratura estera, specialmente nel caso di autori anglosassoni, presenta. Il libro contiene inoltre un numero rilevante di informazioni e di immagini assolutamente nuove, raccolte da documenti e testimonianze non apparsi prece dentemente nella letteratura del settore. Lo stile del racconto riflette il ben conosciuto spirito vivace, rigoroso, a volte ipercritico, dell'autore, che pu vantare nel campo della tecnologia radar una profonda competenza, derivante dalla sua esperienza industriale di analista di sistema e di progettista, seguita da un'ampia ed impegnativa attivit di ricerca e didattica universitaria. Non vi si racconta solo

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la storia di importanti eventi e di obiettivi scientifici ed industriali raggiunti, ma si analizzano le condizioni e le particolari caratteristiche degli ambienti che hanno consentito la straordinaria velocit di evoluzione della tecnologia e delle capacit operative del radar, in tutto l'ampio spettro delle sue applicazioni. Per questo il libro anche una storia di persone dotate di visione lungimirante nell'esplorare nuove vie e animate da viva passione per la loro area di attivit. Non manca la indicazione di decisioni che hanno talvolta condizionato in maniera negativa sviluppi promettenti o ostacolato indirizzi e soluzioni che solo successivamente si sono affermati. L'autore, attraverso alcune testimonianze dirette di persone di primo piano, protagonisti italiani dello sviluppo della scienza e della tecnica del radar, rende vivo ed affascinante quasi come un romanzo il racconto della storia del radar e degli ambienti che ne hanno favorito, ma talvolta anche ritardato, lo sviluppo. Nel libro, che pure non trascura gli aspetti tecnicoscientifici, non vi una trattazione puramente tecnica dell'evoluzione della tecnologia radar, destinata solo ad esperti del campo; viceversa, prevale la rappresentazione dell'intreccio delle vicende di uomini, istituti universitari, aziende, centri di ricerca, ai quali si devono lo straordinario ritmo del suo avanzamento e lottenimento di alcuni fondamentali risultati. I personaggi e gli eventi sono descritti con ricchezza di particolari, ponendo in risalto la dinamica delle relazioni esistenti, il confronto tra posizioni spesso diverse e il loro impatto sulle decisioni pi determinanti. Il testo parte dalle scoperte e sperimentazioni che hanno fornito le basi del funzionamento e lo sviluppo dei dispositivi concepiti agli inizi e nella successiva evoluzione della tecnologia radar, ponendo chiaramente in evidenza il ruolo trainante della ricerca. Emerge vividamente dalle pagine iniziali il ruolo svolto da uomini del mondo scientifico e tecnico che hanno intuito con chiarezza la possibilit di utilizzare le caratteristiche della propagazione delle onde elettromagnetiche per la localizzazione ed identificazione di oggetti distanti. Viene evidenziato che il periodo bellico della seconda guerra mondiale ha visto accrescersi in maniera impressionante la velocit dellevoluzione della tecnologia radar in tutti i paesi impegnati in questa area di attivit. Ma anche nei periodi seguenti l'evoluzione ha proceduto ad un ritmo molto sostenuto ed interessante rilevare nel succedersi degli eventi descritti nel libro quante soluzioni tecniche e settori di applicazione siano stati talvolta abbandonati, in quanto non apparivano sufficientemente consolidati per un utilizzo immediato, e ripresi con successo solo successivamente. La molteplicit di aree tecnologiche coinvolte nella realizzazione di sistemi radar ha richiesto fino dalle origini e dalle prime attivit un elevato grado di

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integrazione e di interattivit fra i vari attori. Trovo che questo aspetto messo in giusta evidenza nei riferimenti a quelle soluzioni organizzative che si sono dimostrate pi efficaci nei processi di concezione, realizzazione e nella gestione della operativit dei sistemi e che hanno caratterizzato i successi nell'evoluzione del radar. L'autore agisce in tutto questo da guida esperta con una visione ad ampio angolo lungo le vicende che hanno segnato finora lo sviluppo del radar; ma la storia continua e penso che con il libro venga aperta una finestra con una vista affascinante su quelli che potranno essere gli sviluppi futuri di questa bella avventura tecnologica.

Benito Palumbo, maggio 2011

Breve Guida per il Lettore

Al lettore che, come spesso accade, avr evitato di leggere la necessariamente lunga Premessa, sono dedicate queste sintetiche note. Questo libro organizzato, su quattro livelli, in modo da renderne agevole ed efficace almeno nelle intenzioni dellA. la lettura. Il primo livello di lettura ovviamente il testo di ciascun capitolo, rivolto ad una platea la pi ampia possibile; in esso sono richiamate le Note che costituiscono un secondo livello per chi desidera approfondire aspetti tecnici ed operativi dei radar o elementi di specifico interesse (pagina 317). Ulteriori elementi ausiliari sono costituiti da documenti di interesse storico (pubblicazioni alcune di difficilissimo reperimento brevetti, e parti di un rapporto tecnico Selenia) che, riprodotti nelle cinque Appendici (pagina 443), creano un terzo livello di lettura. Infine, sul world wide web, alla posizione http://radarlab.uniroma2.it/stscradar.htm stato aggiunto un quarto livello che contiene i dieci Complementi AL. Essi sono equamente suddivisi in riproduzioni di articoli storici sul radar non facilmente disponibili e in considerazioni dellA., alcune delle quali volutamente fuori dal coro.

Complementi
SITO WEB: http://radarlab.uniroma2.it/stscradar.htm

A. I RADAR INDUSTRIALI ITALIANI di Luigi Carilio Castioni http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/radar industriali.pdf B. MARCONI A TUTTO TONDO MARCONI E LA IONOSFERA http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/marconi.pdf C. RADAR IN RETROSPECT di Tom Ivall (Report on IEE Seminar,1985) http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/iee seminar 1985.pdf D. CRISI DELLA FISICA E DELLE ISTITUZIONI SCIENTIFICHE http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/crisi della fisica.pdf E. PREMI NOBEL E COMITATO http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/comitato nobel.pdf F. THE INVENTION OF THE CAVITY MAGNETRON AND ITS INTRODUCTION INTO CANADA AND THE U.S.A. http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/tizard canada.pdf G. VITTIME http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/vittime.pdf H. SULLA CONOSCENZA DELLA CULTURA RADAR IN ITALIA http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/cultura radar italia.pdf I. MISURA DI DISTANZE PER MEZZO DI ONDE ULTRACORTE Estratto da ALTA FREQUENZA 1939 di Ugo Tiberio http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/tiberio.pdf

L. DOCUMENTI SAFAR http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/archivio safar.pdf

Testimonianze

Box N. 1 Il Manoscritto Ritrovato di Ugo Tiberio, 1936 ....................................................... 15 Box N. 2 Testimonianza dellA. sulla difficolt di scrivere riguardo alla storia del radar italiano..................................................................................... 55 Box N. 3 Testimonianza delling. Francesco Musto ..................................................................... 189 Box N. 4 Box N. 5 Box N. 6 Box N. 7 Box N. 8 Marcello Biagioni ..................................................................... 205 Franco Bardelli........................................................................... 218 Benito Palumbo ........................................................................ 223 Sergio Sabatini ......................................................................... 229 Francesco Caltagirone ..................................................... 247

INDICE

Premessa Lista delle principali abbreviazioni Prefazione Breve guida per il lettore Complementi Testimonianze 1. Linventore sfortunato e quello fortunato lUrradar, apparato primordiale ......................................................................................................................................................... 1

2. I gufi ed il Gufo nascita del radar italiano ......................................................................................... 13 3. Uninvenzione simultanea i primi sviluppi ....................................................................................... 57 4. La difesa da attacchi aerei e il presunto padre del radar ..................................................... 81 5. La seconda guerra mondiale e le tecnologie radar
gli apparati di superficie ed i radar industriali italiani ............................................................. 99

6. Il radar vola: nascita e sviluppo dei sistemi radar avionici..............................................139 7. La situazione nazionale nel dopoguerra: FIAR, SMA,
Microlambda, Sindel, Selenia............................................................................................................................ 179

8. Il consolidamento delle conoscenze Selenia e le crisi degli


anni settanta e novanta...........................................................................................................................................201

9. Dai radar terrestri ai radar spaziali: l'avventura del SAR nazionale......................239 10. Non solo Finmeccanica: lo sviluppo di Contraves, GEM, IDS ....................................251

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11. Assiuoli e pipistrelli sviluppi recenti del radar.......................................................................261 12. Integrazione nel sistema: (dis)soluzione finale per il radar? ....................................299
Note .......................................................................................................................................................................................................... 317 Postfazione ......................................................................................................................................................................................441 Appendice A 1. Lultima lezione del prof. Ugo Tiberio: Commento tecnico alle principali esperienze di Guglielmo Marconi.........................................................443 2. The Wireless Engineer, 1939 ............................................................................. 457 Appendice B Brevetti di interesse storico .............................................................................................. 459 Appendice C Alcuni documenti dellarchivio storico del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci ...................................................................488 Appendice D Prima pagina e figure del Rapporto Tecnico Selenia S.p.A. N66/218 deling. Eduardo Mosca relativo al primo radar a Phased Array sperimentale ........................................................................................... 505 Appendice E Trascrizione di un documento dellArchivio SAFAR/Castioni, presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, che riassume la situazione dei radiotelemetri italiani a fine 1942 ........................................................................................................................ 509 Bibliografia ......................................................................................................................................................................................515 Fonti iconografiche ................................................................................................................................................................539 Indice dei nomi ............................................................................................................................................................................547

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Linventore sfortunato e quello fortunato lUrradar, apparato primordiale


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La scienza non fa veri progressi se non quando una verit nuova trova un ambiente pronto ad accoglierla
Ptr Kropotkin

Linventore sfortunato La definizione di inventore sfortunato riferito all'ingegnere Christian Hlsmeyer di Dsseldorf va intesa soltanto in termini relativi10: Hlsmeyer fu assai meno fortunato, in termini di accettazione della propria invenzione (lambiente non era ancora pronto ad accoglierla) e quindi di risultati economici, del poco (precisamente, di 7 anni) pi anziano Guglielmo Marconi. Bench in assoluto meno noto di Marconi, Christian Hlsmeyer11 (si veda la figura 1.1) tuttavia conosciuto benissimo nella comunit radar12 quale indiscusso inventore del radar, dato che il 30 Aprile 1904 deposit il brevetto n. DE 16554613 (si vedano le figure 1.2 e la 1.3) dal titolo Telemobiloskop, relativo al sistema da lui sviluppato per rilevare la presenza di oggetti metallici. In esso sono chiaramente descritti i principi del radar, infatti nelle Rivendicazioni scritto: Apparato che trasmette e riceve onde hertziane14, adatto ad indicare, o dare allarme per, la presenza di un

Centan nni di radar

oggetto me etallico quali u una nave o un n treno, nella direzione d di tr rasmissione de elle dette onde e, e pi avanti: La mia a invenzione .. si pu co omprendere im i maginando o, in un dato p posto, una staz zione trasmitte ente ed una ri icevente fianco oa fianco in modo tale che le e onde trasme esse dalla prim ma possono att tivare la secon nda solo se rifle esse da un ogg getto metallico o, che, a mare e, pu ragione evolmente esse ere unaltra na ave. Il mio a apparato com mprende una stazione s trasm mittente ed una u ricevente s simili a quelle e usate in rad diotelegrafia, con la differe enza che le due d stazioni son no assai prossime luna alla altra e sono dis sposte in mod do da non pote ersi influenzare e direttamente e dove si intuisce il desiderio di differenziarsi d dai d brevetti di Guglielmo Marconi, che av vevano creato o un monopolio di fatto ne ella radiotelegr rafia. Inoltre, nel Brevetto o si evidenzia la necessit t del moto di rivoluzione delle antenne in maniera da coprire lin ntero angolo giro attorno alla a nave per e evitare le collis sioni con altre e navi; a tal fine il brevetto o comprende un sistema per la rotazione continua delle e antenne, e per p lindicazione dellangolo o di to, antesignano dei moderni i indicatori planimetrici PPI, figura 1.4. puntament

(a)

(b)

F 1.1 Fig. (a) Hlsmeyer giovane (circa 1904); ta sulla facciata della casa di Hlsmeyer a Dsseldorf. (b) Targa post

Capitolo 1

Linventore sfortunato e quello fortunato

Fig. 1.2 Prima pagina del brevetto 165546 di Hlsmeyer, 1904.

Centanni di radar

Fig. 1.3 Lattestato italiano di privativa industriale del 1908 (brevetto di Hlsmeyer).

Conscio dei problemi dovuti ai moti di rollio e beccheggio della nave, linventore propose una sospensione di tipo cardanico ben visibile nelle figure 1.2 e 1.5 per lintero apparato, in modo da mantenerne orizzontale lorien tamento15 e pens anche ad una copertura con materiale elettromagneticamente trasparente per proteggere lapparato dagli agenti esterni: una sorta di Radome ante litteram.

Capitolo 1

Linventore sfortunato e quello fortunato

Fig. 1.4 Dal brevetto di Hlsmeyer: meccanismo di indicazione dellangolo di puntamento e di sincronismo con la piattaforma rotante.

Fig. 1.5 Misura della distanza nel radar di Hlsmeyer, dal brevetto N. 169154, che sostitu il N. 165546.

Centanni di radar

Secondo i ricordi della figlia di Hlsmeyer raccolti da Pritchard [Pri 89], lepisodio che indusse linventore a cercare un mezzo per prevenire le collisioni tra navi, anche di notte o nella nebbia, fu la disperazione di una madre che piangeva il figlio scomparso in una collisione tra battelli sul fiume Weser. In ogni modo, il 5 maggio 1904, pochi giorni dopo il deposito del brevetto16, fu costituita la Societ TelemobiloskopGesellschaft Hlsmeyer & Mannheim17: il 22enne inventore, dimostrando una tenace volont di realizzare un prodotto industriale, si associ con un commerciante di Colonia, Heinrich Mannheim, che contribu con 2000 marchi. I due associati organizzarono una prima presentazione e dimostrazione del nuovo sistema anticollisione del quale dichiararono una portata tra i 3 ed i 5 km il 17 maggio, nel cortile del prestigioso Dom Hotel di Colonia, alla presenza di rappresentanti delle principali compagnie di navigazione e di alcuni assicuratori. La dimostrazione18 fu descritta sulla stampa locale del giorno seguente, e anche sul New York Times del 19 maggio e sullinglese Electrical Magazine. Secondo quanto rifer Hlsmeyer (ma mancano documenti a riguardo) la dimostrazione continu sul Reno, sotto lantico Dombrcke19, assai vicino al Dom Hotel: al passaggio di una imbarcazione, suonava un campanello collegato al ricevitore. Questi risultati suscitarono linteresse del direttore della HollandAmerikaLine, Wierdsma, il quale, in quanto organizzatore della Conferenza tecnica sulla sicurezza marittima del 9 giugno 1904, chiese a Hlsmeyer & Mannheim di partecipare20 presentando linvenzione. La dimostrazione, svolta a Rotterdam il 9 giugno con lapparato installato sulla vedetta fluviale Columbus, ebbe successo21. Dopo la conferenza di Rotterdam, Hlsmeyer e soci cercarono di rispondere alla giusta obiezione dellassenza di misura della distanza, e depositarono un ulteriore brevetto, il 169154, accettato l11 novembre 1904 (si veda la figura 1.5). Occorre aggiungere che lintraprendente Hlsmeyer cerc di coinvolgere anche le autorit militari, le quali, come avvenne in altre nazioni, non reagirono positivamente: lammiraglio von Tirpitz fece rispondere sdegnosamente al giovane inventore I nostri Servizi hanno idee migliori; in sostanza, non segu un grande interesse delle Marine militari per questa scoperta, dato che mancava (e sarebbe mancato fino agli anni trenta) un pressante requisito. Neppure le compagnie di navigazione manifestarono interesse, e alcuni delegati inglesi mostrano unevi dente e preconcetta ostilit22: questo insuccesso commerciale indusse in breve tempo Hlsmeyer a chiudere la societ23 e a cercare altri settori in cui applicare la propria creativit, cosa che fece con efficacia come descritto nelle sua biografia, riportata dettagliatamente nella Nota 11.

Capitolo 1

Linventore sfortunato e quello fortunato

La storia dellinventore sfortunato potrebbe concludersi qui, ma ai fini della storia del radar interessante cercare di analizzare, come hanno fatto Pritchard [Pri 89], Bauer [Roh 05], e altri ancora, le possibili cause di questo specifico insuccesso, che, dai documenti disponibili e dalle testimonianze raccolte, risulta di natura commerciale piuttosto che tecnicoscientifica. Segue la lista delle cause; occorre precisare che essa basata su deduzioni logiche e tecniche piuttosto che su precise evidenze documentali: i. la diffidenza dei possibili clienti riguardo alla tecnologia che pareva non ancora sufficientemente matura per raggiungere portate apprezzabili (i radar, rispetto ai sistemi di radiocomunicazioni, richiedono una assai pi alta potenza in trasmissione a causa della legge della quarta potenza di propagazione nello spazio libero) ; il disinteresse per le possibili applicazioni militari, giudicate non urgenti e non prioritarie (in fondo, si in quella Belle Epoque nella quale lEuropa sembra avviata a un periodo indefinito di pace e progresso); lostilit di armatori che avevano gi installato il radiotelefono di Marconi e non intendevano sostenere altre spese24; lostilit della Compagnia Marconi, che non desiderava concorrenti neppure nel settore complementare del radiorilevamento (dei c.d. radar marconiani degli anni trenta si tratter in seguito); e, parzialmente complementare ai punti iii. e iv., v. la mancata selettivit in frequenza dellemissione (che oggi definiremmo a larga banda) del Telemobiloskop, con il rischio di disturbare le altre applicazioni radio, prima delle quali la radiotelegrafia. Alcuni brevetti25 impedivano di applicare la naturale soluzione di sintonizzare lantenna trasmittente su una data lunghezza donda.

ii.

iii. iv.

Quindi, anche se non si ha notizia di contatti diretti tra linventore sfortunato, Hlsmeyer, e quello fortunato26, Marconi, i punti terzo, quarto e quinto possono mostrare un conflitto indiretto, con un vincitore ed un vinto, almeno a livello concettuale. Nellassai accurata e ben documentata ricostruzione del prof. A.O. Bauer27, riportata alle pagine 1357 della rassegna [Roh 05], si evidenziano due elementi normalmente ignorati da praticamente tutti gli autori italiani, che, per una sorta di orgoglio nazionale28, sono, almeno tendenzialmente, filo marconiani29. Tali elementi sono (a) i brevetti citati nel quinto punto sopra e nella Nota 25, e (b) quanto segue, tradotto alla lettera (dalle pagg. 47 e 48 di [Roh 05]):

Centanni di radar

..La Compagnia Marconi prov, con ogni mezzo, a monopolizzare lindustra wireless mondiale. Iniziarono col rivendicare qualsiasi cosa fosse collegata al trasferimento di onde elettromagnetiche (EM). Egli (Marconi), allobiezione che non aveva certo inventato lui le onde Hertziane, reag affermando che il suo sistema senza fili non si basava sulle onde Hertziane, ma su onde di diversa natura. A questo punto, Bauer cita un brano dal capitolo 2, pag 39 del libro [Sun 01] dello storico Sungook Hong30 che tratta del wireless, da Marconi alla prima valvola. Anche di questa citazione segue la traduzione letterale: Venne coniata e pubblicizzata la dizione Onde di Marconi e Marconi lapprov. In unintervista al McLures Magazine, Marconi osserv che la sua onda (emessa) da unantenna verticale era cosa diversa da quella di Hertz. Egli (Marconi) sostenne che la sua onda poteva traversare praticamente qualsiasi cosa31. Linventore fortunato Linventore sfortunato, come si visto, lascia completamente il settore radar nel 1905 cercando (e trovando) una strada diversa, mentre delle sue dimostrazioni del Telemobiloskop non si parla per molti anni. Una pressante esigenza operativa riguardo il radar, militare o civile, ancora in fieri. Le navi sono prive di strumenti capaci di individuare e segnalare ostacoli con nebbia o di notte32. In sostanza, fino agli anni 20 del secolo scorso manca un grande interesse per il radar come prodotto industriale. Guglielmo Marconi ripropone il concetto33 in un discorso allAmerican Institute of Electrical Engineers e allInstitute of Radio Engineers il 20 giugno 192234, che poi richiama in un articolo [Mar 22] dello stesso anno. In realt il famoso discorso, qui riportato nella Nota 34, non dice nulla di nuovo non solo rispetto al lavoro pubblicato da Nikola Tesla (10 luglio 1856 7 gennaio 1943) nel 1917 (un brano riportato nella Nota 33) ma anche rispetto agli esperimenti, alle pubblicazioni ed ai brevetti di Hlsmeyer, anzi contiene diversi elementi che sembrano presi da documenti di Hlsmeyer, tra cui: luso navale, lo schermo tra trasmettitore e ricevitore e infine lassenza di necessit di apparati radio a bordo35. Lo stesso Marconi non si interess di nessun tema connesso al radar per lungo tempo dopo il discorso, precisamente fino al 1933, quando, come era gi avvenuto anni prima ad altri sperimentatori36, rilev delle interferenze tra unonda diretta e una riflessa37. Svolgendo esperimenti con un ponte radio38 fra la Citt del Vaticano e Castel Gandolfo, Marconi riferisce di aver notato delle perturbazioni ritmiche nel ricevitore, e di aver scoperto che esse

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Linventore sfortunato e quello fortunato

avvengono solo quando un giardiniere (che sta rasando lerba del prato antistante il balcone sul quale sistemata lantenna trasmittente, con una falciatrice a rullo metallico39) entra, con il suo movimento di va e vieni, nel fascio donde emesso dal trasmettitore. Va detto che di questo episodio e di quelli che seguono questa scoperta si hanno diverse versioni, vaghe ed imprecise. Pi in generale, e stranamente, non semplice trovare documenti storicamente rigorosi relativi a Marconi, ancor meno riguardo ai radar, dato che la letteratura, in particolare quella in lingua italiana, ingolfata da testi nei quali lintento celebrativo40 prevale sulla corretta e documentata informazione. Comunque, da alcune fonti41 risulta che a gennaio del 193542 Marconi ordin alla Officine Marconi di Genova un piccolo trasmettitore sui 50 cm di lunghezza donda ed un ricevitore, e che con essi, alcuni esperimenti radar furono condotti da Marconi insieme a Solari43 il 15 aprile 1935 al Centro Radio Sperimentale del CNR a Torre Chiaruccia (sul litorale tirrenico a nord di Roma nel comune di Santa Marinella). Purtroppo di tutti gli esperimenti appena citati lA. non stato in grado, malgrado le ricerche fatte, di trovare ulteriori elementi44. La figlia Degna Marconi Paresce racconta [Par 08] che Marconi ordin al suo autista di andare lentamente avanti e indietro, un paio di km in entrambe le direzioni, lungo la strada litoranea, visibile da Torre Chiaruccia, mentre Solari e Marconi si alternavano al ricevitore e al trasmettitore, tenendo il proiettore costantemente puntato sulla macchina. Il racconto prosegue: Ogni volta che il fascio delle microonde colpiva lautomobile esse ne erano riflesse facendo un suono sibilante, come fra il Vaticano e Castel Gandolfo45. Risulta che altri esperimenti, riguardanti la rivelazione di automobili e pedoni, ebbero luogo ad Acquafredda (vicino Roma) il 14 maggio 1935, presenti il Gen. Arturo Giuliano, il Gen. prof. Luigi Sacco e il capo del Governo, Benito Mussolini. Gli esperimenti furono ripetuti il 17 maggio 1935 sullautostrada Roma Ostia e il 20 maggio 193546 sulla Via Boccea Roma. Degli esperimenti svolti ad Acquafredda oltre ad alcuni divertenti echi sulla stampa dellepoca47 restano solo due fotografie48, una delle quali mostrata in figura 1.6. Gli apparati "radioecometro" di Marconi (qualsiasi cosa essi fossero; ragionevolmente, doveva trattarsi di ponti radio modificati per operare come radar bistatici in onda continua (come accennato nella Nota 44), o barriere a microonde49) furono poi asportati o distrutti durante la Guerra: la stessa Torre Chiaruccia fu completamente distrutta il 1^ febbraio 1944. Questi "radioecometri" erano comunque posteriori agli esperimenti di Taylor e Young (1922) e di Gutton (anni venti) e alle prove in ambiente operativo svoltesi a partire dal 1934 in Francia, nellunione Sovietica e negli Stati Uniti dAmerica, di cui si tratter in dettaglio nel terzo capitolo, da pagina 62.

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Centanni di radar

Fig. 1.6 6 Una delle du ue foto (fronte e ret tro) che documentan no gli esperimenti di Marconi in lo ocalit Acquafredda a.

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Per completare il quadro degli esperimenti iniziati nel 1935 da Marconi (che come noto venne a mancare due anni dopo) vanno aggiunti due elementi, uno personale e uno tecnicooperativo. Il primo: gi da quellanno Marconi era in condizioni di salute assai precarie, con una forte riduzione della sua notevolissima capacit di sperimentatore. Infatti la cardiopatia che Guglielmo ebbe in comune col fratello Alfonso e col padre, manifestatasi con una grave crisi nel 1928, si aggrav nel 193350 (contro il parere dei medici egli fece il viaggio in Brasile nel 1935). Il secondo elemento: i radioecometri di Marconi furono proposti per risolvere quello che allepoca era un problema mal posto, cio la rivelazione di veicoli terrestri o di truppe51. Viceversa, come fu ben compreso dagli operativi delle diverse nazioni, i problemi reali erano inizialmente due: la difesa di una nazione da attacchi aerei (difesa aerea territoriale: si veda il capitolo 4) e la difesa navale (si veda il chiarissimo incipit del Manoscritto Ritrovato di Ugo Tiberio nel capitolo 2), ai quali presto si aggiunse quello delluso dei radiolocalizzatori a bordo degli aeromobili, per difesa, attacco e bombardamento. Non deve quindi stupire che tali esperimenti, malgrado la presenza di Benito Mussolini ad almeno uno di essi, non ebbero alcun seguito, se non forse (e qui il cerchio potrebbe chiudersi con quanto illustrato nel capitolo 2) quello di stimolare il Generale Sacco a far trasferire Ugo Tiberio (che a quanto risulta non conobbe Marconi) presso lAccademia di Livorno iniziando di fatto lo sviluppo del radar italiano. Per indiscutibili motivi cronologici, resta priva di qualsiasi fondamento laffermazione presente in varie fonti che la presenza del segretario di Marconi, ling. Gaston Mathieu della societ inglese Marconi (si veda la figura 1.6), abbia permesso il trasferimento dellidea del radar al governo britannico e quindi lo sviluppo della Chain Home della quale si parler dettagliatamente in seguito52. Riguardo alle fonti marconiane di cui sopra, interessante, e anche socio logicamente istruttivo, rileggerne almeno una53, [Pou 60], che, insieme a [Ban 60] ed a [Ban 64] fa parte di un gruppo degli articoli sulla nascita del radar italiano apparsi su riviste ad ampia diffusione negli anni sessanta dello scorso secolo, il cui denominatore comune che gi dal 1938, ben prima dellinizio della seconda guerra mondiale, lItalia aveva il radar, migliore di quello degli inglesi, ma i vertici delle forze armate ne ostacolarono o impedirono il successivo uso bellico54. Si sono riportati nella Nota 53 ampi stralci di [Pou 60] anche perch parti di esso sono riportate, citando la fonte, nel lungo articolo di Luigi Carilio Castioni [Cas 87]55, un lavoro di ben 44 pagine, con molte notizie sui radiotelemetri (radar) italiani, unico tra la pubblicazioni in lingua italiana per la sua ricchezza di informazione e per lampia bibliografia. Pubblicato nel 1987 su Storia Con temporanea56 ed irreperibile per il comune pubblico, [Cas 87] qui allegato, come

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Complemento A in http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/radar industriali.pdf, in una trascrizione integrale e senza commenti o correzioni57. Il lettore potrebbe, a questo punto, essere interessato ad uno sguardo a un soggettivo e parziale ritratto a tutto tondo di Guglielmo Marconi basato su tre elementi: le pubblicazioni, i rapporti con i Reali e col fascismo, i rapporti con la scienza, per i quali si rimanda al Complemento B, sul sito Web: http://radarlab.uniroma2.it/stscradar/marconi.pdf. Dallesame delle fonti oggi disponibili, e salvo eventuali smentite (improbabili ma sempre possibili, se si decidesse di analizzare a fondo quanto presente negli archivi marconiani, uno dei quali in Inghilterra) si pu concludere questo capitolo con un risultato non ovvio (e comunque mai pubblicato), purtroppo di tipo negativo58: il contributo allo sviluppo del radar da parte di Guglielmo Marconi, come ricercatore, come sperimentatore pratico ed infine come maestro59 stato, per i diversi motivi illustrati, di entit del tutto trascurabile, se non nulla60. Il lato positivo dello sviluppo del radar in Italia grazie allopera di pochi ma validissimi ricercatori e tecnici, primo dei quali Ugo Tiberio, illustrato nel capitolo seguente.

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I gufi ed il Gufo nascita del radar italiano


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Sous les ifs noir qui les abritent, Les hiboux se tiennent rangs Ainsi que des dieux trangers, Dardant leur oeil rouge. Ils mditent 61.
Charles Baudelaire

I gufi di Charles Baudelaire e il Gufo di Ugo Tiberio I gufi e le civette, inquietanti e misteriose presenze notturne, hanno ispirato gi dallantichit classica diversi autori, in particolare poeti come Baudelaire62 che considera i gufi testimoni di una vita meditativa il cui imperativo temere il tumulto ed il movimento (Quil faut en ce monde quil craigne /Le tumulte et le mouvenent). Dal secondo verso risulta chiaro che il poeta acuto osservatore ha registrato labitudine (unica tra i rapaci notturni) per la quale in inverno i gufi comuni trascorrono le proprie giornate appollaiati in fila sullo stesso albero dal quale poi sinvolano la sera per andare a caccia. Baudelaire (non da solo) stato anche impressionati dalla fissit e dallapparente profondit del loro sguardo63. Molto appropriatamente, un notevole Italiano chiam Gufo il radar da lui con cepito e realizzato in forma di prototipo funzionante: si trattava del solo mezzo, utilizzato dagli inglesi e dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, che rendeva possibile il combattimento navale notturno. Come meglio spiegato nel seguito, nessuno pu rivendicare lintegrale e assoluta paternit di uninvenzione

Storia e Scienza del Radar

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L'esperienza non falla mai ma sol fallano i nostri giudizi


Leonardo da Vinci

NOTE
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che spesso mascherata sotto una veste di apparente obiettivit ed imparzialit; di questo aspetto, e dei miti da sfatare, si parler meglio in seguito. LAutore confessa di non aver mai capito il motivo delluso - purtroppo assai frequente nei libri degli ultimi decenni, con alcune meritevoli eccezioni tra cui [Cer 95] - della numerazione e collocazione per capitoli delle Note che non sono a pi di pagina, cosa che rende difficile (ovviamente, nel volume fisico, o come si suole dire, nel cartaceo) il reperimento immediato della Nota stessa e ancora pi difficile il reperimento del testo dove richiamata una data Nota, se ci fosse necessario. Gran parte di essi sono di Autori inglesi o statunitensi: la ragione evidente, trattandosi dei vincitori del secondo conflitto mondiale, nel quale il radar ebbe un ruolo importante e secondo alcuni, fondamentale e risolutivo. Nel seguito mostrato che una caratteristica essenziale del radar la capacit di misurare la distanza degli oggetti (i c.d. bersagli) di interesse; in lingua inglese la misura della distanza (Range) chiamata Ranging, da qui lacronimo: RAdio Detection And Ranging (RADAR, oggi spesso usato come sostantivo: radar). Al lettore non esperto delle tecnologie radar si segnala il capitolo 2, chiaro, conciso e rigoroso di [Swo 86], o, tra i testi in lingua italiana, il capitolo 1 di [Gal 09]. [Bro 99], un volume di quasi seicento pagine, cita gli sviluppi radar italiani in sole 10 (dieci) righe, ignorando del tutto lEC 3/Gufo e gli altri radar industriali italiani. Nella lunga (11 pagine) lista alfabetica dei nomi non indica Ugo Tiberio e, tra gli Italiani, ne indica uno solo: Marconi; infine si limita ad un solo riferimento bibliografico per i radar italiani, cio un, peraltro modesto, capitolo di [Bur 88]. Lo stesso [Bla 04] scritto in lingua francese da Y. Blanchard che nella parte introduttiva del primo capitolo afferma La Gran Bretagna e gli USA si sono trovati ad essere gli attori principali di una fase particolarmente importante della storia del radar. Ma tale fase stata preceduta e seguita da altre che meritano di essere riportate in quadro equilibrato delle vicende. In mancanza, tale situazione di quasimonopolio porta a inevitabili distorsioni, che si traducono, ad esempio, in un (pressoch generale) mancato riconoscimento dello sforzo tedesco, particolarmente significativo negli anni immediatamente precedenti il conflitto. Per non parlare della situazione francese, del tutto ignorata, sebbene la nostra industria sia una delle prime del mondo in tale settore!. Va aggiunto, per completezza, che dopo queste considerazioni, in gran parte condivisibili (e completamente corrette per quanto riguarda il ruolo tedesco), nelle ben 428 pagine del suo volume Blanchard dedica allo sviluppo del radar in Italia lo spazio di una pagina e due righe (pp. 162-163), meno dello spazio dedicato a qualsiasi altra nazione.

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Centanni di radar

Ad esempio alla pagina 127 di [Gou 10] si trova: France, Germany, Japan and the US had each in their different ways investigated the detection of aircraft from reflected electromagnetic waves. It was only in Britain that the significance of the technique was realized at the highest level cio si sovrastima il contributo inglese, e si ignora totalmente il contributo italiano (insieme a quelli, assai rilevanti, russo ed olandese, e a quelli australiano, neozelandese, ungherese, sudafricano e canadese, vedere [Wat 09]). e che ha visto lo scrivente tra i suoi analisti e progettisti radar nel periodo 1970-1985, prima del suo passaggio allUniversit. Per la verit, il contributo di Sergio Pandiscia stato pi ampio pi qualificato di quanto si riesce a scrivere in una Premessa. Leliminazione di svariati errori, imprecisioni ed incongruenze si deve a lui, mentre la responsabilit degli inevitabili residui interamente dellA.

NOTE DEL CAPITOLO 1

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Note del Capitolo 1


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Altri furono gli inventori sfortunati in senso assoluto: forse il primo di essi stato, in Italia, Antonio Meucci (Firenze, 13 aprile 1808 Staten Island, 18 ottobre 1889), la cui storia ben nota anche al vasto pubblico grazie anche ai due fortunati originali televisivi (oggi chiamati Sceneggiati o Fiction) del 1970 (con la notevole interpretazione di Paolo Stoppa) e del 2005, e la cui paternit dellinvenzione del telefono, sottrattagli fraudolentemente da A.G. Bell, e stata riconosciuta anche negli USA (risoluzione 269 del Congresso degli Stati Uniti, giugno 2002) seppure assai tardivamente e solo grazie allenorme lavoro dellingegner Basilio Catania, documentato su http://www.chez basilio.it/meucci.htm. Di molti altri inventori geniali e sfortunati, come Eli Whitney, che alla fine del Settecento invent la macchina per mondare il cotone, nota come cotton gin, con la quale si arricch una buona parte del Sud degli Stati Uniti, oppure come un altro statunitense, Christopher Latham Sholes, a cui si deve il primo tipo di macchina per scrivere praticamente utilizzato (e anche lattuale tastiera QWERTY), o ancora il colonnello inglese Henry Shrapnel, da cui ha reso il nome il tipo di munizione ancor oggi ben noto - ma non di Meucci n di Nikola Tesla - si parla in [Lor 37]. Nato a Eydelstedt, piccolo villaggio a sud di Brema, il 25 dicembre 1881, Hlsmeyer ebbe nome di battesimo Johann Christel; allievo della locale scuola (1887-95) fu subito notato per la vivacit dellingegno; su consiglio dei professori, entr nel Collegio di Brema nel 1896 per diventare professore di fisica; il Collegio aveva un laboratorio per esperimenti sulle onde di Hertz, che probabilmente attrasse molto linteresse del giovane Christian. Incoraggiato dalla direzione del Collegio, fece esperimenti di riflessione - da parte di superfici metalliche - delle onde radio (allora chiamate Hertziane) generate con dispositivi di scarica a scintilla. Lasci, per motivi mai ben chiariti, il Collegio nel 1900. Tra il 1900 ed il 1901 perse entrambi i genitori, e per decreto del tribunale reale, fu dichiarato adulto indipendente a settembre 1901, prima dei 21 anni della maggiore et; la sua professione, riportata nel decreto, era Mechaniker, tecnico meccanico, presso la Siemens-Schucketr in Brema. In aprile 1902 lasci la Siemens-Schucketr e raggiunse il fratello Wilhelm a Dsseldorf; la figlia Annelise ricorda (ma il ricordo potrebbe essere stato falsato dal sentimento) che in quelloccasione Christian aveva solo due marchi in tasca. Deposit il suo primo brevetto il 20 marzo 1902; linvenzione, dalla descrizione non troppo chiara, chiamata, nel deposito di brevetto negli USA del 13 ottobre 1902, Telephonogram Apparatus. Deposit in seguito numerose domande di brevetto, non tutte trasformate in brevetto. Anche la domanda N. H 31 800 del 21 novembre 1903, della quale noto solo il titolo: Telemobiloskop, che fa pensare al radar, fu respinta. Dopo lepisodio del brevetto sul radar, e del fallito tentativo di commercializzazione (1904-1905), del quale si parla nel testo, applic il suo indubbio e multiforme talento ad altri campi (nel corso della sua esistenza, includendo le estensioni allestero dei suoi brevetti e le domande non accettate, ha prodotto oltre 150 tra brevetti e domande di brevetto!). Ebbe successo con un filtro anticalcare per caldaie e macchine termiche in generale, e verso il 1910 cre unindustria a Dsseldorf-Flingern, che fu attiva fino al 1953, con qualche difficolt durante la crisi nel 1923 e anche nel 1934, quando i nazisti misero in carcere per qualche tempo Hlsmeyer. Sposatosi nel 1910 con una ragazza di Brema, Luise Marie Petersen, ebbe sei figli tra il 1911 e il 1924. Come gi detto, dimentic il radar, ma non per sempre: allinizio degli anni Cinquanta in Germania ebbe luogo la riscoperta di questo settuagenario scienziato che fu costruttore di un Ur radar (radar preistorico) e in aprile 1954, quindi nel 50 anniversario del brevetto Telemobiloskop, lIstituto germanico di navigazione (il noto DGON, Deutsche Gesellschaft fr Ortung und Navigation e.V., con sede a Bonn) organizz un convegno che incluse un (si racconta: commovente) incontro tra Hlsmeyer e Sir Robert WatsonWatt, creatore della Chain Home e padre del radar inglese (ma secondo lui: padre inglese del radar), il quale, si racconta, ebbe qualche difficolt a riconoscere che la paternit del radar andava quantomeno spartita con Hlsmeyer!

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Christian Hlsmeyer, inventore sfortunato per la parte relativa al radar ma, probabilmente, uomo fortunato e felice, e sicuramente intraprendente e coraggioso, muore per crisi cardiaca il 31 gennaio 1957 a Ahrweiler presso Bonn, alla notevole (per quei tempi) et di 75 anni.
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La comunit radar ha ricordato Hlsmeyer in diverse occasioni, tra cui quella del Colloque international sur le radar - Radar 2004, conferenza organizzata dalla associazione culturale e professionale francese SEE a Tolosa, ottobre 2004, che si aperta con una sessione storica (analoghi incontri ebbero luogo, sempre nel 2004, in Germania e in Olanda) dedicata al centenario del radar. Dal lavoro di unapposita commissione, che includeva degli esperti radar (Yves Blanchard, presidente; Marc Lecomte, segretario; Jean Claude Boudenot; Arthur O. Bauer, Jean Marie Colin, Hermann Rohling) e uno storico (Pierre Eric Mounier-Kuhn) emersero numerosi nuovi elementi sullinvenzione del radar. LA. ha particolarmente apprezzato le pubblicazioni, ed il minuzioso lavoro di indagine documentale, di Arthur O. Bauer e di Yves Blanchard, che ha permesso la stesura di questo capitolo; non va dimenticato a riguardo il precedente lavoro di ricerca fatto da David Pritchard, che ha scritto la relazione probabilmente pi completa sul contributo tedesco alle origini del radar, [Pri 89]. Pochi mesi dopo sostituito dal successivo, equivalente brevetto DE 169154. A tal fine,venivano usate le rudimentali tecnologie dellepoca, le stesse utilizzate con successo da Marconi (vedere anche lAppendice A): emettitore a scintille (alimentato da un rocchetto di Rhumkorff) del tipo messo a punto da Righi, e ricevitore a coherer di Branly e Calzecchi-Onesti. Lantenna ricevente, con riflettore cilindrico, era posta sopra quella trasmittente, a riflettore di sezione circolare, e separata da essa da una grande piastra metallica orizzontale. Gli sperimentatori di allora, da Hertz in poi, non potevano certo immaginare che un secolo dopo un fisico teorico, Jerrold Franklin della Temple University, avrebbe dimostrato che le onde elettromagnetiche (EM) non possono trasferire energia nel vuoto (o nellaria, dal comportamento assai simile al vuoto), e quindi i loro esperimenti non avrebbero dovuto condurre ad alcun risultato! Riportiamo qui di seguito - saltando i relativi calcoli, banali per qualsiasi ingegnere che si occupa di elettromagnetismo applicato - stralci delle conclusioni del lavoro [Fra 08] di Jerrold Franklin, le quali (incluse le correnti indotte sulla retina dellocchio) sono talmente grottesche ed incredibili che preferiamo lasciarle nella lingua originale per evitare una pur minima distorsione: That is, we have shown that EM energy cannot leave a volume unless there is a charge or current distribution outside the volume. This means the energy cannot actually appear outside the volume until an antenna (or retina) detects the radiation by means of induced currents e poco pi avanti, con unardito paragone con una nota interpretazione della meccanica quantistica, sulla quale si discusso e si discute ampiamente in tantissime sedi, tra le quali [Acc 97] The situation is similar to that in quantum mechanics, where the square of the wave function gives the probability of a particle interacting at a particular position, but the particle is not physically there until it is observed (della serie: la Luna che costituita da tante particelle elementari - cessa di esistere se smetti di guardarla), fino alla categorica conclusione finale: Our conclusion, from the specific and general cases studied above, is that electromagnetic energy can exist only within matter, and there is no EM energy density in empty space. Della serie: se il bersaglio radar non c, manca anche il segnale irradiato dal radar, oppure: il raggio laser acceso solo quando ti entra nellocchio. Evidentemente, e per fortuna, chi per primo si occupato di radar spaziali e li ha fatti funzionare non ha letto n questo lavoro n il paragrafo 16.4 del libro Classical Electromagnetism (Addison Wesley, San Francisco) dello stesso Franklin, altrimenti magari si sarebbe demoralizzato ed avrebbe desistito, e quindi non avremmo mai avuto (si veda il capitolo 9) immagini radar della superficie della Terra e di altri corpi celesti! Dellattuale crisi sia della fisica teorica che di quella sperimentale, una crisi grave, di lunga durata e poco nota ai non

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addetti ai lavori, si torner a parlare nel Complemento D, http://radarlab.uniroma2.it/stsc radar/crisi della fisica.pdf, incontrando di nuovo J. Franklin nella sua nuove veste di esperto di neutrini.
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La stabilizzazione meccanica della piattaforma dellantenna normale negli attuali radar navali, salvo che in quelli di navigazione, che operano con un fascio dantenna largo nel piano verticale, e in quelli del tipo Phased Array, dove la compensazione elettronica. Viceversa secondo un documento trovato da A.O. Bauer la societ fu costituita il 15 marzo, alcune settimane prima del deposito del brevetto. Ai due si associ, il 12 agosto 1904, un banchiere di Hannover, Hermann Gumpel. Secondo la testimonianza di uno dei presenti, Koelner Tageblatt, la dimostrazione consiste nel rivelare le riflessioni delle onde radio da parte di una griglia metallica, a una dozzina di metri dallapparato; la rivelazione avviene anche quando la griglia coperta da una tenda o posta dietro un muro di mattoni. La rivelazione attivava laccensione di una lampadina o di un meccanismo che faceva esplodere delle cartucce. Tale ponte, chiamato anche Fester Brcke, fu sostituito nel 1911 dal Hohenzollern Brcke, citato da Pritchard. Una pre-condizione fu lestensione allestero del brevetto, che, ricorda la figlia Annelise, cost ben 23000 marchi! Tuttavia non chiara la portata che fu effettivamente raggiunta, anche se alcune pubblicazioni indicano 5 km. Negli Atti della seconda conferenza Nautical Meeting di Londra del 1905, compare la laconica nota : The Telemobiloskop: a new trial at the Hook of Holland has been a failure e pi avanti si afferma - senza fornire spiegazioni - che il principio stesso di funzionamento dellapparato erroneo. L11 ottobre 1905 il nome Telemobiloskop-Gesellschaft Hlsmeyer & Mannheim fu fatto cancellare dal registro della Camera di Commercio di Colonia. Questo tipo di problema esiste anche oggi, per il trasporto marittimo e per quello aereo. Tra i principali brevetti in questione ne emergono due. Il primo il N. DE 111578 (14 ottobre 1898) del ben noto inventore del tubo a raggio catodici, che rese possibili le prima presentazioni dei segnali radar: Karl Ferdinand Braun (Fulda, 6 giugno 1850 New York, 20 aprile 1918). Il brevetto di Braun, prevedeva come, in realt, O. Lodge aveva fatto qualche mese prima - un circuito accordato di accoppiamento induttivo sul primario del trasformatore tra il generatore di scintille, o spark gap, e lantenna (aumentando moltissimo il trasferimento di potenza allantenna stessa). Il secondo il brevetto N. 7777 (ben noto come sintony patent) di Marconi (26 aprile 1900) che sviluppa una soluzione analoga, per con sintonia sia del circuito primario che del secondario del trasformatore. Lo stesso Marconi riconobbe di aver preso in prestito dai brevetti di Braun sulla sintonia. Un inventore fortunato muore ricco, in contrapposizione ad un inventore sfortunato (e ovviamente a un non-inventore sfortunato).Come illustrato in [Sol 11], nel 1935 La Compagnia Marconi ader al desiderio espresso da Marconi stesso.e gli vers tutto il compenso fissato dal contratto.sino a tutto il 1938. Egli cos ricevette allora la somma di alcuni milioni di lire in aggiunta alle somme gi ricevute. per brevetti e stipendio (circa 2 milioni di lire allanno). La Compagnia Marconi si impegn inoltre a pagargli un vitalizio di

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un milione allanno e di lire 500.000 allanno per larmamento dellElettra (Nota dellA.: si visto che per lo sviluppo del radar lItalia, attraverso il RIEC, invest annualmente, nello stesso periodo storico, meno di un decimo dellappannaggio annuo di Marconi). Sempre in [Sol 11], parlando di Alfonso Marconi, il fratello maggiore (evidentemente, un noninventore fortunato con cui si completano i quattro casi possibili) di Guglielmo venuto a mancare il 25 aprile 1936: Alfonso era . completamente diverso dal fratello Guglielmo. Egli era molto meno facoltoso di lui, ma ci nonostante lasci un cospicuo patrimonio costituito dal magnifico palazzo posseduto a Bologna, da un ingente capitale in titoli industriali italiani ed esteri, e da una preziosa collezione di violini dautore altamente valutata.
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Si tratta dellautore di documenti di rara completezza e notevolissimo rigore tecnicoscientifico tra i quali [Bau 92] e [Bau 04], oltre che di moltissimo materiale storico disponibile su siti Web come www.cdvandt.org, ricchissimo di informazioni sulla storia della tecnica tedesca (radio, radar, navigazione). Daltra parte la priorit dellinvenzione della radio ancora contestata: in Russia (e, prima, in Unione Sovietica) Aleksandr S. Popov [Sus 62] celebrato come inventore della radio, in U.K. stato celebrato, nel 1994, il centenario dellinvenzione della radiotelegrafia (wireless telegraphy) attribuita al fisico Oliver Lodge (1851-1940) insieme a George M.Minchin, altri indicano tra gli inventori il fisico indiano Jagadish Chandra Bose, e nel 1943 la suprema Corte degli Stati Uniti dAmerica ha riconosciuto la priorit, su quelli di Marconi,dei brevetti di Nikola Tesla, che come noto era un serbo-croato naturalizzato americano, un altroinventore sfortunato, che mor, povero, nello stesso anno 1943. Il brevetto U.S. Patent 645,576 di Tesla presentato il 2 settembre 1897 e assegnato il 20 marzo 1900, comprende un sistema di quattro circuiti, con ogni trasmittente e ricevente di due circuiti, ed operati in modo che tutti e quattro i circuiti siano sintonizzati alla stessa frequenza. [... Egli] riconobbe (nel brevetto) che il suo apparato poteva, senza alcuna modifica, esser usato per comunicazione senza fili" Prendendo questa decisione la Corte not che chiaro che tra due inventori la priorit dell'invenzione sar raggiunta da chi, soddisfacendo le prove, pu mostrare che per primo concep l'invenzione. La stessa IEEE celebra la figura del canadese Reginald Aubrey Fessenden (1866 1932), gi dal 1892 professore di electrical engineering alla Purdue University, che secondo la Sezione Storica della IEEE [web 16] nel suo laboratorio a Cobb Island sul fiume Potomac, riusc a trasmettere, via radio, un messaggio vocale intelligibile il 23 dicembre 1900, alla distanza di ben cinquanta miglia. Il noto collegamento transatlantico di Marconi avvenne solo un anno dopo. La vexata quaestio, ormai centennale, della paternit dellinvenzione della radio (o radiotelegrafia o wireless) in realt un problema mal posto, e comunque fuori dal contesto del presente volume, del quale vale, a riguardo, la citazione di Vallauri allinizio insieme a quella allinizio del capitolo 3. Un parere autorevole, recentemente espresso e auspicabilmente definitivo quello espresso nel ben documentato articolo [Gar 11] del prof. Gardiol del Politecnico Federale Svizzero (EPFL), uno studioso che ha scritto nove libri ed autore/coautore di oltre 300 lavori scientifici. Gardiol, tra laltro, preso atto che lepisodio del collegamento radio di settembre 1895 a Villa Griffone sulla distanza dei 2,5 km del tutto assente negli appunti di Marconi, il quale lo narr ai suoi biografi molti anni dopo, si pone (alla pag. 395) la legittima domanda: Marconi realizz davvero una trasmissione a distanza prima di recarsi in Gran Bretagna nel 1896? Esiste la sola testimonianza dello stesso Marconi per lepisodio del colpo di fucile a Villa Griffone? La testimonianza di una sola persona sufficiente a certificare un episodio storico? Marconi era un assiduo lettore del settimanale LElettricit; perch non rifer un episodio cos importante? ed osserva: Lapparecchiatura di Marconi che egli utilizz sui tetti di Londra il 27 luglio 1896 non era completamente la stessa che egli aveva portato dallItalia. Immune, forse anche per la sua nazionalit neutrale, da ogni preconcetto in un senso o

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nellaltro, Gardiol uno dei pochi autori che narra in maniera oggettiva anche la formazione di base di Marconi, che .. raccolse qualche nozione di fisica e matematica a Livorno, sotto la guida di Vincenzo Rosa, professore del Liceo Niccolini;. Tuttavia, la sua preparazione scientifica di base aveva molte lacune, per cui sia lAccademia Navale in Livorno che lUniversit di Bologna respinsero la sua domanda di iscrizione (al contrario di quanto comunemente si crede, Marconi non fu mai studente di Righi, anche se fu presente ad alcune sue lezioni).
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Tuttavia, ben pochi arrivano agli eccessi di [Gua 09], un curioso volumetto, qui citato come elemento di costume, tutto dedicato a criticare, uno per uno, un gran numero di fonti (articoli su riviste, voci di enciclopedie, trasmissioni radiotelevisive..) in cui, secondo il suo autore, non si riconosce in modo netto e indiscusso la paternit esclusiva di Marconi per tutto quanto riguarda la radio, e in cui magari si osa parlare di altri personaggi quali Popov, Branly, Tesla, Chandra Bose.... Di esso andrebbe letta almeno la pagina 174, che riporta una Petizione, chiamata Petizione Marconi, presentata da L. Gualandi il 16 gennaio 2002 al Parlamento italiano (lautore della petizione precisa: tramite Raccomandata A.R.) ai sensi dallarticolo 50 della Costituzione (che recita: Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessit). Nella Petizione si afferma che ..prestigiosi testi di Storia della scienza e quotate Enciclopedie trattano lopera di Marconi distorcendo la verit storica e la realt scientifica delle sue invenzioni e scoperte; segue la proposta .lintervento di almeno un Parlamentare che assuma la responsabilit di fare presente alle Commissioni permanenti delle Camere competenti nelle materie Pubblica Istruzione, Ricerca Scientifica e Poste e Telecomunicazioni, lurgente necessit di intervenire affinch . venga divulgata una corretta informazione sulle sue prime originali invenzioni e scoperte.. Come esempio di scorretta informazione, nella Petizione si cita, dallEnciclopedia Zanichelli, voce Guglielmo Marconi, la frase: Comp i suoi primi esperimenti nella villa paterna di Pontecchio Marconi utilizzando gli apparecchi messi a punto dal francese E. Branly e dal russo A. Popov (sic!). Concludendo, si nota che la pagina 174 fa parte del tredicesimo capitolo di [Gua 09] - dal significativo titolo Segnalazioni inascoltate. Attualmente, professore ordinario di Storia e filosofia della scienza presso lUniversit Nazionale di Seoul (comenius@snu.ac.kr). Qui, non stupisce il seguente giudizio di A. O. Bauer (duro, ma perfettamente giustificato) che segue la citazione: No further comment is necessary to prove Marconis arrogance and his scientific incompetency. Alle 02:20 del 15 Aprile 1912 il transatlantico Titanic, orgoglio della Marina britannica, si inabissa, durante il suo viaggio inaugurale, dopo aver urtato un iceberg non visto. Anche Nikola Tesla, in un suo articolo su The Electrical Experimenter pubblicato nellagosto del 1917, preconizz luso del radar scrivendo: we may produce at will, from a sending station, an electrical effect in any particular region of the globe; we may determine the relative position or course of a moving object, such as a vessel at sea, the distance traversed by the same, or its speed. In vari documenti si trova il testo del discorso di Marconi: "Come mostrato da Hertz, le onde elettriche possono essere completamente riflesse da corpi conduttori...In alcuni dei miei esperimenti ho notato effetti di riflessione di queste onde da parte di oggetti metallici a distanza di miglia Mi sembra che dovrebbe essere possibile progettare apparati per mezzo dei quali una nave potrebbe irradiare o proiettare in qualsiasi conveniente direzione un fascio divergente di raggi i quali, se incontrassero un ostacolo metallico, ad esempio unaltra nave, ne sarebbero riflessi ad un ricevitore posto sulla nave che esegue lemissione e protetto da uno schermo dal trasmettitore, rivelando cos immediatamente la

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presenza e la posizione dellaltra nave, nelle nebbia o in cattivo tempo, anche se queste navi fossero sprovviste di qualsiasi tipo di radio".
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Tuttavia, lo stesso Ugo Tiberio e molti testi, tra cui [Swo 86], anche non di natura storica (come il diffusissimo [Sko 01] alla pag. 15), citano questo ovvio e non originale discorso come se costituisse una sorta di nascita, o almeno, rinascita del radar. Questo fatto, che non cessa di stupire lA., potrebbe essere un ulteriore segnale della profonda differenza antropologica che passa tra gli inventore fortunati e quelli sfortunati (lo scritto anno 1917, su The Electrical Experimenter, Nota 33 - di Tesla - che tra questi ultimi non viene quasi mai citato)! Tra i primi fenomeni di interferenza emergono quelli analizzati da Albert Hoyt Taylor e Leo C. Young a settembre del 1922 (11 anni prima delle osservazioni di Marconi a Castel Gandolfo e al Vaticano), dovuti al passaggio di una nave di legno, il Dorchester, sul Potomac, a sud di Washington, che cre la ben nota successione di massimi e minimi di intensit su un radiocollegamento sponda-sponda sulla lunghezza donda dei 5 m. Nel suo rapporto del 27 settembre 1922, Taylor prefigura luso delle interferenze (battimenti) per rivelare navi nemiche che attraversino la linea congiungente lemettitore al ricevitore: una barriera a radiofrequenza. Il termine onda riflessa non rigoroso: in termini pi esatti si dovrebbe parlare di multipropagazione (in inglese, multipath). Secondo [Cas 87], il fenomeno fu rilevato da Marconi nel 1932, secondo altri, nel 1933. Anche sulla lunghezza donda utilizzata dal ponte radio non vi concordanza delle varie fonti, nelle quali essa varia da 45 a 90 cm. Secondo altre fonti, il giardiniere non stava falciando ma piuttosto stava trasportando della ghiaia con una carriola metallica. In [Swo 86] si parla di modulazione ritmica del segnale di monitoraggio la cui causa un rullo compressore a vapore (quindi, un oggetto ben pi grande di una falciatrice e di una carriola). Pi sinteticamente, in [Bla 04] si parla di riflessioni senza indicare le cause (ma pur vero che, delle sue oltre 400 pagine, questo libro dedica alla nascita e primi sviluppi (1933-1943) del radar in Italia ben una pagina e due righe!). In [Cer 95] le interferenze sono, invece, dovute al passaggio di autoveicoli e da altri ostacoli posti su una strada che correva tra le due antenne del ponte (si intende: ponte radio), mentre in [Bar 07] sono dovute alleffetto riflessione provocato dal passaggio di autovetture e mezzi militari e al fenomeno assistette un gruppo ristretto di autorit civili e militari, cio in [Bar 07] si ha una sorta di mescolanza con lesperimento di Torre Chiaruccia, almeno per quanto riguarda i presenti.

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A volte, per motivi che sfuggono alla comprensione dellA., lo scopo del documento solo quello elogiativo. Esempi, presi dalla parte conclusiva di [Pol 76], pp.4246, sono qui riportati di seguito senza commenti (il testo scelto tra i tanti perch a cominciare dal titolo: Marconi Inventore del Radar? trasferisce al lettore non esperto limpressione che Marconi abbia dato un contributo significativo allo sviluppo del radar, cosa totalmente falsa). Il prof. Beniamino Segre ha illustrato alcuni documenti della epoca nei quali, disse: Marconi spieg dettagliatamente tutto ci che stava sperimentando nel 1935-1936 e se ne pu facilmente dedurre che lo scienziato bolognese era alla vigilia della scoperta del radar. E probabilmente. verosimile che gli inglesi abbiano sfruttato questa corrispondenza per mettere a punto il radar..Tutte le applicazioni derivanti dalla radio sarebbero state impossibili senza Guglielmo Marconi, la cui opera era articolata in alcune ricerche fondamentali.la localizzazione degli oggetti a cominciare dalle navi e dagli aerei. Tre anni prima di morire, Marconi aveva praticamente inventato il radarBologna che gli dette i natali ..ha il vanto di conoscere come alla invenzione della radiotelegrafia,

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aggiunse quella del radar, dett limpiego della radioterapia (marconiterapia), apr la mente agli scienziati che lo seguirono verso il favoloso concepimento delle fuel-celle (pila a combustibile destinata ad affiancarsi ai generatori di energia termonucleare), dett le premesse del fantastico potere del laserMarconi stato un impareggiabile maestro sia della tecnica che della scienza.
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tra le quali [Mon 91], [Par 08] ed il Sito Web della Societ Marconi inglese. Come riferimento di tempo, si osserva- vedere il capitolo 3 - che le prime rivelazioni di aeromobili con questa tecnica bistatica in onda continua si ebbero in Francia (Pierre David) il 27 giugno 1934, in Ucraina (Kharkov) e negli Stati Uniti gi nel periodo 19341936. Luigi Solari stato un ingegnere ed ufficiale di Marina; rimasto noto come segretario particolare di Marconi e suo amico di una vita. Si riporta qui di seguito, previa autorizzazione dellautore, Carlo Bramanti, la sua biografia: Luigi Solari da http://www.carlobramantiradio.it/solari.htm Luigi Solari (Torino, 1873 Roma 1957). Nel 1900 fu incaricato al laboratorio radiotelegrafico a La Spezia. Nel 1901 consegn a Marconi il famoso coherer a mercurio chiamato "della regia marina italiana", realizzato per primo dal semaforista Castelli, che permise a Guglielmo la prima ricezione transatlantica e che Marconi, quella volta, adott al posto del suo sistema a coherer a limatura e relais. Nel 1903 fu delegato italiano alla conferenza di Berlino sulla radiotelegrafia. Progett e realizz con la collaborazione della "Italiana Scale" una stazione radiotelegrafica montata su automobile. Tra il 1904 ed il 1905 fu in carico al ministero italiano delle poste e telegrafi e nel settembre 1904 delegato italiano al congresso internazionale di elettricit a St. Louis, USA durante la quale lesse una memoria sullo sviluppo della radiotelegrafia. Insieme al prof. Lori delluniversit di Padova ottenne un brevetto per un relais magnetico. Dal 1906 si dedicato allo sviluppo del sistema Marconi in Italia, Spagna, Portogallo, stati balcanici ed altri. Nel 1913 era segretario particolare di Marconi. Fu tirapiedi di Marconi e si scagliava ai polpacci di tutti quelli che ne dicevano male. Nel 1922 Marconi lo fece presidente della Societ Betulander, una societ svedese di costruzioni telefoniche legata alla Marconi. Infine, si riporta per completezza il messaggio e-mail dellA. a Carlo Bramanti, datato 9/6/2011 (il cambio delleditore illustrato nel Complemento D): Gentile Sig. Bramanti, ho letto con interesse il Suo volume Carlo Bramanti Con Marconi allisola di Wight, Sandit Libri, Albino (BG), 2007. e pur non conoscendola di persona mi permetto di scriverle. Per conto del CNR sto scrivendo il volume Storia e Scienza del Radar e nel corso delle ricerche ho analizzato l'archivio Castioni/SAFAR al Museo della Scienza di Milano (che mi ha concesso di riprodurne parti) e conosciuto Carlo Pria, persona assai simpatica, segretario dell'AIRE da Lei presieduta. Per la doverosa obiettivit storica, nel mio volume vorrei, tra tante altre cose sfatare definitivamente la leggenda di Marconi inventore del radar, propagata da Luigi Solari (quotidiano Il Tempo, prima pagina del 9 settembre 1948 (se vuole Le mando il PDF)), una vera e propria falsificazione della realt in ambito "nascita del radar" (non si capisce davvero a che scopo, essendo Marconi mancato 11 anni prima ed essendoci stati di mezzo una guerra mondiale, un armistizio ed una guerra civile). Tale falsificazione ripresa poi da Fernando Pouget (Articolo su Candido), e acquisita e fatta propria, non si sa quanto in buona fede, dallo stesso Luigi Carilio Castioni. E' chiaro che riguardo al radar italiano nella II Guerra Mondiale esistono 2 partiti, i denigratori della MMI fino all'accusa di tradimento nel 1941-42 (primo di essi, Piero Baroni; con a seguire Franco Bandini e in parte anche Castioni ...) e i difensori della MMI, spesso alquanto tiepidi (la Rivista Marittima, Enrico Cernuschi, Alberto Santoni, lo stesso Ugo Tiberio quando era in vita..), questo ben strano dato che parliamo di storia, non di un campionato di calcio ... Lei cosa

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pensa di tutto ci? (A margine: su Marconi si raggiunge il grottesco nel libro "Dossier Marconi" di Gualandi sempre della SANDIT: non so perch n a che scopo) Tra l'altro i "Radiotelementri marconiani" da quanto capisco erano dei banalissimi ponti radio a microonde della Marconi di Genova (chi dice sui 50 cm, chi sui 40, chi sui 60..) in cui si manifestava l'effetto, noto da almeno 30 anni, di interferenza tra il segnale diretto e quello "scattered". Sistemisticamente e operativamente essi erano ben inferiori al radar di Huelsmeyer (1904)! Tra l'altro, di essi mancano, e forse non sono mai esistiti, schemi, disegni, foto (salvo quelle dell'archivio Castioni, le due con Mussolini, per intenderci, prive di ogni dettaglio sugli apparati). Infine, dovendo citare Solari, Le chiedo se posso - citando la Fonte - inserirne la biografia presa dal Suo sito, che riporto di seguito, e della quali mi piace particolarmente il giudizio che - dopo aver letto Il Tempo del 1948 - credo non esagerato, semmai benevolo.
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Si riporta di seguito un messaggio di posta elettronica, oggetto: Marconi ha fatto qualcosa di serio sul radar? Non pare.. inviato dallA. il 5 giugno 2011 al prof. Stefano Selleri dellUniversit di Firenze, docente di elettromagnetismo e cultore della storia delle telecomunicazioni (vedere anche: http://www.cem.unifi.it/CMpro-v-p-191.html): Caro Selleri, dopo un capitolo del volume, che ben conosci, "Storia delle Telecomunicazioni" (edizioni Firenze University Press), sto scrivendo un libro sulla Storia e Scienza del Radar per conto del CNR. Purtroppo non trovo nulla di significativo sui Radiotelemetri (radar) provati da Marconi (Boccea, Acquafredda, Torre Chiaruccia) nel 1934-35, e accennati alle pp. 12 e 13 del libro di Luigi Solari (Odoya, 2011). Nulla di utile nel lavoro di Pietro Poli Marconi inventore del Radar?, Istituto Storico e di Cultura dellArma del Genio N. 129, gennaiogiugno 1977, 46 pp., che in sintesi un omaggio pedestre privo di reali informazioni. Mi viene il dubbio che quelli di Marconi non fossero neppure dei veri radar, ma solo dei ponti radio sulle lunghezze d'onda del mezzo metro modificati per ricevere echi (di persone, autoveicoli) in onda continua, senza la misura della distanza che caratterizza il radar.. So che gli apparati marconiani sono stati trafugati o distrutti durante la guerra, che la Torre Chiaruccia stata completamente distrutta, ma, insomma, possibile che (a parte le due foto in cui compaiono Marconi, Mussolini, il generale Sacco, Mathieu ed altri) non sia rimasta nessuna documentazione: schemi, disegni, foto degli apparati? Forse gli esperimenti non hanno prodotto ulteriori sviluppi da parte di Marconi (ovviamente su Tiberio, sul Gufo, sulla SAFAR...ho tantissimo materiale), per altro gi assai debole - per il noto problema cardiaco - dal 1935? Mi permetto, quindi, di chiederTi lumi, delle indicazioni bibliografiche e, se possibile, del materiale in PDF che ovviamente userei solo col permesso della fonte, e citandola nel libro. Un cordiale saluto. E la risposta del 7 giugno (il grassetto dellA.): Temo di poter esserle di poco aiuto, non ho documenti riguardanti gli esperimenti di torre Chiaruccia oltre a quelli da lei gi citati ed analizzati. Nelle nostre ricerche all'archivio storico della MMI, alcuni anni fa, riuscimmo solo a trovare la foto dell'Ammiraglio Bottini, comandante di Torre Chiaruccia, il che, ovviamente, non una grande testimonianza sul radar... Non per niente anche noi non ci siamo mai sbilanciati troppo sui risultati di Marconi. L'idea che potessero essere ponti radio - quindi radar bistatici a onda continua - compatibile con il fatto che ci fosse un'antenna su una torre di legno fissa ed un'altra antenna (anzi due) su un'automobile. Mi dispiace di non poter aggiungere altro. Cordiali saluti. Ad un analogo messaggio - con lo stesso oggetto Marconi ha fatto qualcosa di serio sul radar? Non pare... inviato dallA, a giugno 2011, alla Fondazione Guglielmo Marconi (FGM), la cortese risposta della FGM ha indicato che:. al momento non abbiamo documentazione utile per approfondire la questione. Potrebbe saltare fuori qualcosa di nuovo dallarchivio Solari sul quale potremmo prossimamente fare indagini. In attesa di ci la persona che sa di pi certamente Paolo Tiberio (con il quale per altro lA. in

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contatto da molti anni) con lulteriore consiglio di consultare il volume Mondo senza fili di Gino Montefinale [Mon 91] alle pp. 262-265, e la disponibilit della FGM inviare allA. queste pagine (LA. ha ringraziato ma poi ha preferito acquistare il volume per averlo completo) e la conclusione:Per il resto, non c' dubbio che la questione non sia mai stata analizzata accuratamente e dunque merita approfondimenti. Successivamente, nel mese di luglio, la FGM invia cortesemente allA. copia (PDF) delle pp. 49-51 dellarticolo "L'opera scientifica di Guglielmo Marconi" scritto da Gino Montefinale e pubblicato su Rivista Marittima, marzo 1974 pp. 13-52 (Anno CVII - n. 3), lavoro che purtroppo dello stesso tipo di [Pol 76]; ad esempio, in esso si legge, riferendosi al Centro di Capo Linaro, .. il 15 aprile 1935 Marconi, (secondo quanto ne riferiva la stampa) vi scopriva leffetto radar e successivamente, riguardo al collegamento radio Vaticano - Castel Gandolfo: ..oggetti mobili, che venivano a trovarsi sul tragitto del fascio producevano alla cuffia fischi dinterferenza, che invece cessavano ad oggetto fermo (per il noto effetto Dppler) [NdA: sulla o di Doppler come noto non c lumlaut!]. Ora, se questi oggetti mobili erano costituiti dal tagliaerba (o dalla carriola o dal rullo compressore a vapore) spinti dal giardiniere, o dalloperatore, a velocit certamente non superiori a pochi km/h, chiaro che leffetto Doppler (che, comunque, a quelle velocit ed a quelle lunghezze donda produrrebbe un tono di frequenza non superiore a pochissimi Hz, ben sotto la minima frequenza udibile dalluomo) non ha nulla a che fare con i fischi di interferenza sentiti da Marconi, e descritti nel lavoro di Englund, Crawford e Mumford, pubblicato proprio nel 1933. Al massimo, il movimento del giardiniere avrebbe potuto creare un affievolimento periodico (con periodo intorno al minuto secondo) del segnale in cuffia. Dello stesso fenomeno (limpossibile fischio) si parla anche in un documento scientificamente pi rigoroso, il volume [Mon 91], scritto dallammiraglio ing. Gino Montefinale (Portovenere, 1881 - Genova 1974: uscito dall'Accademia Navale di Livorno, fece carriera nella Marina diventando uno specialista della radiotelegrafia, fino a dirigere il Servizio Radio presso il ministero delle Telecomunicazioni), di sette anni pi giovane di Marconi e che con lui collabor, fino a dirigere le Officine Marconi di Genova dal 1935 al 1944. Alla pag. 264 di [Mon 91] scritto: gi nelle prove di messa a punto del ponte radiotelefonico a microonde collegante la villa papale di Castel Gandolfo con il Vaticano, Marconi aveva avuto la prova che oggetti mobili che venivano a trovarsi sul tragitto del fascio con onde di 45 cm (NdA: in altri documenti, come [Bla 04] e [Tib 79], si parla di 90 cm) producevano disturbi (fischi di interferenza) di tono tanto pi acuto quanto pi rapido era il loro spostamento, che per cessavano ad oggetti fermi. Va osservato che, nel ponte radio di Marconi operante a mezzo metro di lunghezza donda (ancor pi se a 90 cm), perch il battimento tra segnale diretto e segnale riflesso dalloggetto in movimento produca un suono di frequenza solo 440 Hz (ancora bassa per chiamarlo fischio, e poco udibile: una buona sensibilit dellorecchio va dai 2 kHz in su) loggetto deve muoversi nella direzione del ponte radio con velocit di 220 m/s, quella di un moderno aereo di linea in aerovia, oggetto che difficilmente si poteva trovare nel 1933 sulla linea che congiunge Castel Gandolfo con la Citt del Vaticano! Insomma, riguardo lepisodio dei fischi in cuffia e dellignaro giardiniere, sono plausibili solo quattro ipotesi, (a) un narratore ha cercato di rendere pi attraente la sua narrazione aggiungendo particolari non veri, poi propagatisi da autore ad autore (col rischio di rendere poco credibile il tutto, come nella vicenda della Regia Marina e dellincrociatore da 10000 tonnellate, Nota 54); (b) per motivi ignoti, persone di origine ed estrazione diversa si sono accordate per narrare la stessa, infedele versione dei fatti; (c) chi indossava la cuffia soffriva di disturbi alludito o infine (d) chi indossava la cuffia mentiva . Si veda anche la Nota 58.
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Si ritrova, cio, il fischio (suono sibilante) che, non poteva essere generato da un veicolo alla velocit relativamente bassa dellautovettura di Marconi, salvo che Marconi utilizzasse la tecnica FM-CW dei primi radar di Tiberio, descritta nel capitolo 2. Ma questo non compatibile col fatto che, come si tramanda, trasmettitore e ricevitore erano in due luoghi diversi. E curioso, inoltre, notare che di tali esperimenti il libro dello stesso Solari [Sol 11] non fa alcun cenno, mentre descrive in dettaglio la visita agli impianti radio di Torre

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Chiaruccia operanti sui 55 cm svoltasi il 26 novembre 1936 per analizzare delle interferenze con la stazione di Daventry.
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Secondo [Pou 60] le date sono diverse: 16 e 17 maggio. Bench gli esperimenti di Acquafredda, come gli altri relativi ai radioecometri marconiani, fossero segreti, una delegazione come quella mostrata nelle foto del 14 maggio (figura 1.6) non poteva non attirare numerosi giornalisti; si scaten la fantasia di alcuni di essi che arrivarono a parlare di "raggio della morte" scambiando come carbonizzati dalle radiazioni dell'apparato realizzato da Marconi (che scrisse una smentita dopo luscita della notizia, pubblicata, curiosamente, non sulla stampa italiana, ma su quella statunitense: il New York Herald Tribune) i resti di una pecora che in effetti pare fosse stata arrostita da alcuni pastori dell'Agro romano. esaminate dallA. a Milano, nellarchivio Castioni/SAFAR presso il Museo della Scienza Leonardo da Vinci, queste stampe fotografiche (riprodotte anche in [Cas 74]) hanno la data del 14 maggio 1935 scritta sul retro. Occorre ricordare che alla data di maggio 1935 le barriere e.m. erano state provate in vari Paesi, tra i quali Francia ed Unione Sovietica, da un anno o pi, e negli USA Hyland e Young avevano osservato i battimenti dovuti al passaggio di un aereo gi dal 1930, con una dimostrazione ufficiale fatta da A.H.Taylor a dicembre 1930, e una pubblicazione IRE di C. Englund et al. nel 1932, vedere la cronologia in [Bla 04], pag 410. Quindi, pare assai poco attendibile, e non suffragata da nessun documento e da nessuna testimonianza, laffermazione riferita a Marconi, alla pag. 51 di [Bar 07], secondo la quale Quando improvvisamente (NdA: La morte di Marconi non fu improvvisa, vedere, tra i tanti documenti, [Par 08]): mor, 20 luglio 1937, stata (che evidentemente va letto: stava, NdA) lavorando ad un radiotelemetro ad impulsi (!!). Per altro, praticamente impossibile a quei tempi, mancando generatori di radio frequenze ad alta stabilit e non essendo ancora stata inventata la funzione di soppressione (cancellatore MTI) degli echi disturbanti dovuti ad oggetti fissi: terreno, vegetazione etc, A questo riguardo, si veda lesemplare spiegazione del Radiotachimetro in [Tib 45 b]. Infatti il memorandum segreto di Robert Watson-Watt che fu inoltrato al Rettore dellImperial College of Science and Technology del 4 febbraio 1935 ed i primi esperimenti a Daventry, con rivelazione di un bombardiere della RAF usando i segnali trasmessi dalla BBC, avvennero nello stesso mese, febbraio 1935, circa tre mesi prima degli esperimenti di Marconi. Larticolo [Pou 60] dal titolo Come nacque la leggenda del raggio della morte, una delle fonti di [Cas 87], stato scritto dal Tenente colonnello del Genio Fernando Pouget, combattente dAfrica e della seconda guerra mondiale, che riferisce quanto segue. Allinizio del 1935, allora sottotenente, fu assegnato al Centro Studi del Servizio Speciale del Genio, ed a febbraio ebbe lincarico di sperimentare il funzionamento e la portata di uno speciale dispositivo segreto per il quale avrebbe avuto dettagliate istruzioni personalmente da S.E. Guglielmo Marconi; Pouget narra che prese in consegna due automezzi militari che Marconi aveva fatto allestire nelle sue officine di Genova Cornigliano esteriormente i mezzi non differivano da quelli regolamentari in uso per le stazioni radio ed i radiogoniometri auto portati, ma in ciascuno di essi erano contenuti, poggiati su treppiedi, due grossi specchi parabolici in lastra di rame, verniciati in grigio verde (NdA-1: se erano verniciati, come faceva Pouget a sapere che erano di rame, anzi di lastra di rame? NdA-2: per costruire il paraboloide di unantenna va bene qualsiasi metallo: forse alla Marconi inglese, officine di Genova, utilizzavano il rame, allo scopo di

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gettare il denaro dalla finestra?). Al centro, o meglio nel fuoco dei paraboloidi, due dischetti metallici grandi quanto una moneta, sostenute da asticine centimetrate ed isolati con una boccola di quarzo (NdA: sic!! Tenere presente che si tratta di un ponte radio operante sul mezzo metro di lunghezza donda!). Nella primavera del 1935 .. nei dintorni di Roma si effettuarono .. esperienze per stabilire la possibilit di avvistare, seguire, localizzare oggetti specie se in movimento purch metallici .... o parzialmente conduttori dellelettricit uomo compreso.., e Pouget continua: .io sperimentavo a scopo militare diventando cos il capo della prima squadra radaristi dellesercito italiano (NdA: una squadra siffatta non risulta sia esistita). La narrazione procede: sotto il comando di Pouget, un drappello di militari dotati di automezzi, biciclette e di cavalieri con bardatura di guerra (sic !!) effettuarono manovre su strada e per i campi in terreno scoperto al tiro. A distanza di circa 1 Km in posizione dominante era lapparato con gli specialisti operatori (tra cui Cagnetti, Notabili, Paradisi). Alcuni soldati si sbarazzarono dellequipaggiamento militare. Uno degli operatori teneva la cuffia dascolto (NdA: Pouget non fa riferimento a nessun altro strumento, evidentemente il sistema di Marconi, dotato di antenne paraboloidi auto portate la cui larghezza del lobo principale stimabile tra i quaranta ed i settanta gradi circa, non poteva in alcun modo localizzare i bersagli, ma solo fornire un segnale di allarme in cuffia), e prendeva appunti, gli altri tenevano puntati i proiettori sui vari protagonisti, come si sarebbe fatto di notte coi fari delle fotoelettriche. Infine, dopo aver rievocato il fenomeno delle interferenze sul collegamento radio Castel Gandolfo Vaticano dovute al ben noto giardiniere (che, secondo Pouget, spingeva una falciatrice a rullo), Pouget torna agli esperimenti fuori porta: Il 16 maggio 1935.dimostrazioni ebbero luogo alle 10 del mattino al 5 Km della Via Boccea. Erano presenti: Marconi, il generale Guasco, ispettore del genio; il generale Baistrocchi; numerosi ammiragli e alti ufficiali dellAeronautica. Le prove terminarono a mezzogiorno.. Il giorno successivo le prova ebbero luogo sulla Via del Mare per sperimentare il radar sui mezzi motorizzati. La strada, e quelle che la intersecavano, furono chiuse al traffico. Mussolini partecip a quelle esperienze. Segue il noto episodio della leggenda del raggio delle morte: i giornali riferirono che Marconi aveva sperimentato un raggio capace di bruciare le persone e di bloccare i motori delle automobili e degli aerei, cosa che Marconi stesso sment sul New York Herald Tribune del 25 giugno. Segue laffermazione, mai supportata da nessun documento:..nella primavera del 1935 il dispositivoradiotachimetro fu ufficialmente ceduto al governo italiano in un modello completo per uso campale di indiscussa, provata efficacia. I due radar autoportati erano stati infatti assunti in carico regolamentare dal Centro Studi ed esperienze del genio e le descrizioni tecniche: ..lapparecchio che sperimentai nel 1935 era un vero e proprio radar ad interferenza ad onde centimetriche persistenti, con emissione in classe A e con dispositivo di modulazione telefonica. poteva contemporaneamente funzionare sia come radar che come ponte radio (sic!!). Usava valvole oscillatrici sistema Barkhausen della potenza di 35 Watt. Aveva un raggio di azione di qualche Km come localizzatore e una portata di oltre 50 Km come ponte radio. Nella parti non qui riportate dellarticolo di Pouget ci sono ci sono altre affermazioni che lasciano molto perplessi, come questa, riferita ad Ugo Tiberio: .linspiegabile allontanamento delling. Tiberio dal Centro Ricerche della Marina alla Spezia (sic!!).
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Su questa polemica si innesta la ben nota critica, riportata da molti storici e giornalisti e che il lettore potr trovare anche nel Complemento A, [Cas 87], secondo la quale la Marina non ader alla richiesta di un gruppo di tecnici (fatta in data non precisamente indicata, comunque nel periodo 1933-35) di rinunciare alla costruzione di un incrociatore da 10.000 tonnellate (previsto negli accordi con la Germania) e di destinarne limporto (non specificato) per creare le infrastrutture didattiche necessarie alladdestramento del personale e allacquisto dei materiali per preparare la nascente guerra elettronica. In [Cer 95] si fa per osservare, alla Nota (14), che tra il dicembre 1933 e il 1939 la Regia Marina non programm nessun ..incrociatore di nessun tipo e che LItalia non diede corso a nessun accordo militare di rilievo con la Germania prima del maggio 1939. Questo sembra chiudere la questione, ma in realt non cos: la notizia iniziale, esatta nella

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sostanza, solo male esposta, dato che da [Tib_P 11] risulta che la proposta venne dal RIEC e fu il superiore di Ugo Tiberio, gen. Carlo Matteini (allora colonnello delle Armi Navali) a sollevare il problema. Non risulta che ci fosse una alternativa all'incrociatore da 10.000 tonnellate (cade quindi lobiezione di Cernuschi) bens fu valutato che il costo che la Marina si sarebbe dovuta accollare era equivalente ad un incrociatore di quel tonnellaggio (NdA: Quando leffettopunto di vista cos potente, una ricerca storica si complica terribilmente, vedere la Box n. 2 a pag. 55).
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Precisamente alle pp. 1225-1227 di [Cas 87]. Storia Contemporanea stata fondata da Renzo De Felice e da lui seguita fino alla morte, con termine della pubblicazione nel 1997. Le copie di Storia Contemporanea non sono oggi reperibili come arretrati preso leditore (Il Mulino) e sono di difficile reperimento sul mercato dellusato. Occorre tuttavia aggiungere che in alcuni punti il lavoro perviene a conclusioni palesemente inattendibili, che tuttavia sono ampiamente giustificabili dalla formazione dellautore, non tecnica e a fortiori non specifica del settore radiotecnico e radar. Seguono due esempi. Alla pag. 1228 di [Cas 87], riferendosi al 1935, scritto che ..da quel momento, ben due apparati del tutto simile a quelli che gli inglesi adoperano nei primi tre anni di guerra sono operanti a Roma, dove gli apparati sono quelli per radiosondaggio ionosferico dellIstituto Superiore delle Poste (Viale Trastevere, Roma) e del Centro Sperimentale del CNR (Torre Chiaruccia a Santa Marinella), che nulla hanno in comune coi radar militari inglesi del 1940-43, ed usano tecniche note dal 1925-26. Alla pagina 1247 si parla di circa sedici radar di costruzione nazionale pronti e funzionanti in Italia al momento dellentrata in guerra (10 giugno 1940), precisamente: i due misteriosi radioecometri marconiani e i due sistemi per radiosondaggio ionosfericodelle Poste e del CNR - (che non sono radar, tanto meno operativi per scopi militari: di entrambi i tipi di apparato si detto), tre prototipi del RIEC (EC 3, EC 3 bis, EC 3 ter, vedere il capitolo 2), e infine dieci complessi Del Vecchio, ipotetici esemplari di un apparato indicato come sempre ignorato dalle sfere militari responsabili alla pag. 1233, senza altri dettagli e con un unico riferimento a [Ban 60], dove per non si parla di complessi Del Vecchio (si accenna solo a un radar francese riprodotto su licenza dalla Allocchio Bacchini, apparato che per non ebbe alcun successo). In realt allingresso in guerra lItalia non aveva radar realmente operativi. Anche i risultati negativi sono necessari, almeno per cercare di fermare il pernicioso fenomeno della propagazione degli errori, cos frequente nella stampa (e, come lA. deve constatare suo malgrado, anche nelle Tesi di laurea). Un esempio larticolo [Sol 48] apparso sulla prima pagina del quotidiano Il Tempo di gioved 9 settembre 1948 a firma Luigi Solari, intitolato La via del radar aperta da Marconi - nel 1935 il grande scienziato comp sulle micro-onde esperimenti che gli inglesi svilupparono con successo. In esso si racconta, con maggior dettaglio di altri documenti, lesperimento di cui gi si gi discusso - svoltosi, a cura di Marconi e dello stesso Solari, a Torre Chiaruccia, il 15 aprile 1935; una prima parte di [Sol 48] merita di essere qui riportata. Infatti si evince (dalle parti qui sottolineate dallA. per maggiore chiarezza) che il sistema, che operava alla modeste potenze di un ponte radio (a) era bistatico, con trasmettitore separato dal ricevitore di decine o centinaia di metri (b) fu provato a piccole distanze, dato che la distanza dellautovettura-bersaglio era dello stesso ordine della separazione trasmettitore ricevitore (c) il bersaglio si muoveva a velocit molto modeste (quindi con bassi valori di scorrimento Doppler) tali da permettere il puntamento manuale dellantenna su di esso

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Segue il testo di Solari: A turno Marconi ed io ci mettevamo la cuffia telefonica dellapparecchio ricevitore. Uno di noi due puntava il proiettore del trasmettitore verso lautomobile. Quello dei due che era allapparecchio ricevitore udiva al telefono un sibilo quando il fascio di micro-onde proiettato colpiva lautomobile. Le onde elettriche proiettate contro lautomobile venivano riflesse indietro e venivano ad influenzare il ricevitore. A mano a mano che lautomobile si spostava occorreva naturalmente spostare la direzione del trasmettitore e del riflettore del ricevitore La parte fuorviante, o per essere pi precisi, storicamente non vera, la successiva, che segue la descrizione dellesperimento : Lo scienziato comunic allora lesito delle sue esperienze alla sua Compagnia di Londra, la quale le continu in Inghilterra daccordo col governo britannico.. Questi fatti provano come le prime esperienze che portarono allinvenzione del Radar, basata sulla riflessione delle micro-onde, sono state eseguite da Marconi in Italia Lo stesso Italiano ( Guglielmo Marconi) ha contribuito a salvare lInghilterra nella seconda guerra mondiale grazie ai suoi esperimenti sviluppati poi da abili radiotecnici inglesi.. E ben noto che il memoriale di Robert Watson-Watt indirizzato a H.E. Wimperis del 12 febbraio 1935; tale memoriale, riportato in [Bur 88] alla pagina 513, non solo mostra i vantaggi di illuminare i velivoli nemici con onde corte per localizzarli tramite le loro riflessioni ma descrive, indicandone i valori dei principali parametri, un sistema radar adatto allo scopo. Anche Castioni contribuisce alla confusione tra gli esperimenti marconiani e il reale sviluppo del radar in Italia, arrivando a scrivere in [Cas 74]: Il 14 maggio 1935 viene effettuato, ad Acquafredda presso Roma, il secondo esperimento pratico di radiotelemetria. Lapparato usato ad onda continua metrica. Nel 1936, con qualche lieve modifica, diventer lE C 1, quando ormai dovrebbe essere chiaro che lapparato provato da Marconi ad Acquafredda, basato su un ponte radio di modesta potenza (decine di W) operante sui 50 cm di lunghezza donda, nulla ha a che vedere con lE.C.1, il primo prototipo di radar del tipo ad onda continua modulata linearmente in frequenza, operante sul metro e mezzo di lunghezza donda con potenza ben maggiore (200 W iniziali).
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Non risulta che ci sia mai stato nessun contatto tecnico-scientifico tra Marconi e il padre del radar italiano Ugo Tiberio; da [Tib_P 11] risulta che essi non si sono mai conosciuti. Quando Tiberio era nell'esercito il suo comandante era il gen. Luigi Sacco che conosceva bene Marconi dai tempi della guerra di Libia e che, come si visto, era presente agli esperimenti di Acquafredda. Si pure visto che Sacco chiese (ordin) a Tiberio di approfondire il problema e visti i risultati ne consigli il trasferimento in Marina. Per completezza va ricordata lintervista fatta a Ugo Tiberio dal giornalista Piero Baroni a settembre 1978 (quindi, molti anni dopo i fatti rievocati) con stralci riportati alle pag. 22 e 23 di [Bar 07]: Vi erano due strade da seguire per realizzare il Radio-Detector-Telemetro. Marconi optava per le onde continue, ora utilizzate per il tiro contraereo (NdA: I radar di tiro antiaereo, salvo qualche sporadico illuminatore per guida semiattiva di missili tipo Aspide, anni 1980, sono stati principalmente ad impulsi, dal Wrzburg del 1937 fino ai nostri giorni, possibile che nel 1978 Tiberio, professore di Radar, abbia detto questo?), io per gli impulsi. Purtroppo si opt per la tesi di Marconi (NdA: non stato possibile reperire nessun documento in cui Marconi riporti questa sua tesi o almeno vi accenni), e pi avanti Il colonnello Sacco sugger di seguire entrambe le strade. Io ero convinto profondamente della validit della mia tesi, della sua superiorit, particolarmente per . la possibilit di determinare le distanze... Viceversa, la Societ da lui fondata dette un significativo contributo industriale allo sviluppo del primo radar inglese: a dicembre 1935 il governo britannico ordin alla Marconi le antenne trasmittenti delle prime cinque stazioni radar 'Chain Home' che permisero la copertura dellestuario del Tamigi e delle possibili aerovie di avvicinamento a Londra. I ricevitori e le unit di visualizzazione furono commissionati alla Cossor Ltd ed i

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trasmettitori alla Metropolitan Vickers. A maggio 1937 venne emesso un ordine per altre 20 stazioni.

Bibliografia
I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo
Ludwig Wittgenstein

NB. I libri attinenti al radar sono indicati in grassetto se prevale il contenuto storico, e con il contrassegno  se prevale il contenuto tecnico. Nessuna indicazione particolare associata ai libri nei quali il radar non elemento centrale, agli articoli su rivista o su atti di convegno e alle altre voci della Bibliografia. [Acc 97] Luigi Accardi Urne e camaleonti, Il Saggiatore (Collana: Teoria), 1997, ISBN 8842804266. Ben Allen, M. Ghavami Adaptive array systems: fundamentals and applications, J. Wiley & Sons, Chichester, England 2005, ISBN 0470861894. Odile Adrian M3R Aesa Technology for Extended Air Defense, IEEE Aerospace and Electronic Systems Magazine, August 2010, pp 1116. C. Alimonti, E. DAddio, P. De Marco Surveillance Systems in Air Traffic Management, Polaris Innovation Journal, 07/2011, pp. 3349. Luis W. Alvarez: Adventures of a Physicist, Basic Books, New York, 1987. Ivan Amato Pushing the Horizon Seventy Five Years of High Stakes at the Naval Research Laboratory Science and Technology, ca. 1998 no ISBN disponibile su: http://www.nrl.navy.mil/content_images/horizon.pdf. Andrea Amici Una tragedia italiana 1943: laffondamento della corazzata Roma Longanesi 2010. Moeness Amin ThroughtheWall Radar Imaging, CRC Press, 2011, 604 pp. ISBN 9781439814765. IEEE Antennas and Propagation Society International Symposium, 813 July 2001, 4 Volumi. David Atlas Radar in Meteorology Battan Memorial and 40th Anniversary Radar Meteorology Conference Academic Press for the American Meteorological Society, January 1990 ISBN 9780933876866. Nino Arena Il radar La guerra sui mari (Vol. I), Modena, STEM Mucchi, 1976.

[All 05]  [Adr 10]

[Ali 11]

[Alv 87] [Ama 98]

[Amc 10]

[Ami 11]  [APS 01]  [Atl 90] 

[Are 76]

TAVOLA FUORI TESTO 1 Foto della cosiddetta "pentola", un trasmettitore progettato e costruito da Nello Carrara nel periodo bellico, con funzionamento equivalente al magnetron. Se ne conserva un solo esemplare presso il Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" in Milano. (per gentile concessione di Eugenio Carrara)

TAVOLA FUORI TESTO 2 Il prototipo del MFR 1C/Empar nel laboratorio Alenia (primavera 1993). Da sinistra: Giuseppe Di Gesaro, Francesco Valdivia, Benito Palumbo, Carlo A. Penazzi, Sergio Sacchi e Giuseppe Ilacqua. (immagine gentilmente fornita dall'Amm. Ing. Giuseppe Ilacqua).

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(a) TAVOLA FUORI TESTO 3


Radar bicanale (ricetrasmettitore ridondato) in gamma millimetrica (95 GHz) per la sorveglianza aeroportuale a corto raggio e con alta definizione, installato presso l'aeroporto "Forlanini" a Milano Linate. Nell'immagine (marzo 2009) sono mostrati (a) l'interno dello shelter che contiene l'apparato e le sue interfacce, (b) il riflettore ad unghia illuminato dal basso. Esso lunica parte rotante dell'antenna: una soluzione innovativa di Rheinmetall Italia, particolarmente efficace per ridurre le perdite a radiofrequenza. (foto dellA.)