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BIBLIOTECA

Forme materiali e ideologie del mondo antico


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Collana diretta da Enrico Flores

ENRICO FLORES

CN. NAEVI BELLVM POENICVM

Introduzione, Edizione critica e Versione italiana

Controfrontespizio

INDICE

Introduzione

p. 9

Cn. Naeui Bellum Poenicum

"

Fragmenta dubia

"

Conspectus librorum

"

Conspectus editionum

"

INTRODUZIONE*

Quasi sicuramente avevano ragione il polacco Strzelecki 1 ss. e Mariotti 83 s. a


pensare che il titolo originario fosse pressappoco Carmen belli Poenici, divenuto poi
a partire da Ottavio Lampadione, nella seconda met del II sec. a. C., Belli Punici
libri contemporaneamente alla trasformazione del carmen continuum in una divisione in sette libri. Questo poema trattava della I guerra punica, e comprendeva, a
partire da poco prima della met del I libro e continuando in buona parte del III, la
cosiddetta archeologia, con le vicende della fuga di Enea da Troia, l'incontro con
Didone e le successive origini di Roma, e fu iniziato a scrivere posteriormente
all'inizio della II guerra punica,

nel 218 a. C., presumibilmente anche come

memento, e sprone, per la intera res publica romana nell'immane scontro in atto
contro i Cartaginesi.
Finora si pensato che il carmen continuum dovesse comprendere non pi di

3.500-4.200 saturni, considerato che la divisione in sette libri effettuata da Lampadione doveva partire dalla dimensione all'epoca di un uolumen, corrispondente ad un
___________________
*Le pagine che seguono sono il frutto degli oltre quarantanni di insegnamento di discipline
quali Filologia classica, Letteratura latina e Storia della lingua latina. Con esse completo ledizione
critica del trio Ennio, Andronico e Nevio, secondo il mio ordine temporale di pubblicazione.

libro, di non pi di 500-600 versi quali in media i singoli libri omerici nel periodo
alessandrino. Ernst A. Schmidt1 ha riassunto nel 1979 ci che si sa sul problema
dell'estensione del B. P., ribadendo che si trattava di circa 4.000 saturni in origine in
un sol uolumen.
In questi ultimi tempi mi sono per andato convincendo che tale estensione
anche per il B. P. va ulteriormente ridotta a poco pi di quella, per me presumibile,
dell'Odusia andronichiana, anch'essa in un solo uolumen che non avr superato i
1.500 saturni = 1.100-1.200 linee di papiro, corrispondenti a poco pi di un paio di
libri omerici. Quindi il B. P. sar stato di circa 1.900-2.000 saturni = 1.400-1.500
linee di papiro, estensione compatibile con quella di un uolumen in papiro dell'epoca
e corrispondente ad un uolumen omerico abbracciante tre libri: su tutto ci vd. anche
Flores3 82 ss. e Suerbaum2 156 ss.
Come per l' Odusia di Livio Andronico, il B. P. fu un'opera scritta ma per una
destinazione eminentemente orale, e ci l' ho ripetutamente documentato nell'Introduzione alla mia edizione dell' Odusia e nei volumi pubblicati dal 1974 in poi (vd. in
Bibliografia).
Al riguardo, necessario innanzi tutto chiarire il quadro antropologico nel quale
inserita la scrittura di Nevio. Nel mondo antico era predominante, rispetto alla
scrittura assai rara in una societ in prevalenza completamente analfabeta, l'oralit
nella comunicazione. I processi che portano a qualcosa di scritto e alla sua
1

Das Problem des Catullbuches, "Philologus" 123, 1979, 217 s.


10

comprensione sono costosissimi, e all'epoca di Nevio, e gi qualche decennio prima


con Andronico, gli unici detentori della scrittura sono gli scribae con i quali si
identificano sino alla fine del III sec. a. C. gli stessi poeti. Questo vuol anche dire, in
generale, che i processi mentali possono organizzare il materiale verbale senza far
ricorso alla scrittura, mentre noi moderni, alfabetizzati fin dall'infanzia, organizziamo
il materiale verbale a partire da un universo scritto. Oggi c' una reversibilit dallo
scritto all'orale.
Il nostro pensiero quindi organizzato, in prevalenza, a partire da un sostegno
scritto, anche quando si manifesta in modalit orale. Nel mondo antico, invece, il
pensiero, manifestandosi oralmente, ha perci strutture di fondo che prescindono
dalla scrittura. E' noto che la memoria nelle popolazioni analfabete sviluppatissima,
e i processi di memorizzazione, nel mondo antico, sono aspetti vistosissimi proprio
nei poeti che, anche quando esiste gi la scrittura, compongono oralmente con il
sostegno delle strutture ritmiche e metriche. L' importanza di quest'ultime legata
cos, in buona sostanza, anche alle esigenze di raccogliere i materiali verbali e di
memorizzare ci che si va componendo. Le strutture metriche hanno la funzione di
organizzazione del pensiero poetico.
A livello conscio-inconscio le onomatopee, le allitterazioni, le assonanze, le
iterazioni e la formularit, le ridondanze, l'anafora e l'epanafora o l'epanalepsi, il che
lo stesso, insomma tutte le figure retoriche, sono i meccanismi con i quali un poetaorale organizza il pensiero in una societ orale, la quale gi di per s utilizza
normalmente tali meccanismi. Queste strutture, supporto per organizzare il materiale
linguistico, sono nel poeta intensificate al massimo, sono la forma di questo pensiero
e, in definitiva, il pensiero stesso. Non si pu prescindere nell'analisi del pensiero da
queste forme. Per la nostra cultura contemporanea tutto ci sembra posticcio,
artefatto, prodotto di un lavorio di secondo grado, mentre invece questi processi sono
irriflessi e inconsci nel poeta antico a composizione orale, anche se poi essa viene
affidata e consegnata alla scrittura, insomma il pensiero stesso che organizzato in
quel modo. Del resto sappiamo che anche la scrittura non poetica, o in prosa, veniva
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pi spesso dettata ad un copista da un autore antico, piuttosto che dallo stesso


manoscritta in persona prima.
La composizione scritta di un poeta latino-arcaico avviene, in conclusione,
prima nella sua mente ed oralmente, ed poi consegnata alla scrittura, anche
mediante la quale il poeta reciter a memoria, ci che ha composto, al pubblico degli
ascoltatori. Sorge perci un problema di fondo riguardo al Bellum Poenicum in
esame, cio che questo poema, come gi l' Odusia di Andronico, stato sempre
analizzato prescindendo dai dati su esposti, con un testo quindi che stato
organizzato in una forma orale, perch comunque destinato ad una comunicazione
orale.
A questo punto c' un discorso da fare sul 'popolare' nella lingua latina arcaica e
sulla lingua d'uso, e sulla definizione di questa categoria che ha, forse, un'estensione
maggiore che per es. in altre epoche pi acculturate. Nel latino arcaico fino a Nevio la
lingua d'uso non ha propriamente un livello dotto ed uno popolare. Si veda il caso
delle ventuno commedie di Plauto (un autore con il quale, giovane, collabor da
vecchio Nevio) il cui linguaggio sostanzialmente lingua d'uso, altrimenti non
sarebbe stato compreso dal pubblico di massa latino-italico che assisteva alle sue
recite. La lingua dei carmina sacrali ha dietro di s una lunga tradizione, e tuttavia
per quanto arcaica tuttora, all'epoca di Nevio, lingua dell'uso, e non solo sacrale, se
vero che ben viva nell'epica andronichiana e neviana, destinata eminentemente
all'oralit; cos come la lingua d'uso condiziona la lingua del dettato legale, si veda la
sinonimicit e la ridondanza ancora nel S. c. de Bacchanalibus.
L'arcaismo neviano (o andronichiano) non perci da intendersi nel senso di
un'espressione caduta del tutto in disuso, poich essa ancora viva nel livello del
linguaggio sacrale che con destinatario di massa e non elitario; l'arcaismo
linguistico tale non tanto rispetto all'uso contemporaneo di Nevio, quanto al carico
di tradizione linguistica latino-italica del quale gravato.

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Il testo di Nevio stato riscritto nelle epoche posteriori secondo le norme fonematiche e
ortografiche allora vigenti, e della grafia del testo originario perci ben poche tracce sono giunte
fino a noi. Si veda il pi recente lavoro di Safarewicz 1980 che ha confrontato la lingua del B. P.
con le testimonianze epigrafiche contemporanee, come aveva gi fatto nel 1965 per Andronico.

D'altro canto il letterario non ancora codificato in quanto tale, almeno finch il
testo, sebbene scritto, affidato all'oralit, ad una destinazione prevalentemente orale.
La vera cesura tra letterario e non-letterario a partire da Ennio. Nevio detto
poeta, e non pi scriba, al modo di Magna Grecia (Flores 2 118 ss.) almeno dal
207 a. C. E' questo probabilmemte il momento del trapasso, dal testo scritto per la
diffusione orale, anche al testo scritto per la diffusione scritta. Nevio tuttavia
appartiene ancora al primo versante, poeta in quanto compone, e consegna la sua
composizione allo scritto, non perch i suoi scritti siano destinati ad un pubblico
colto, ad una diffusione soltanto scritta ed elitaria. Allora il popolare, la categoria
dalla quale siamo partiti, a livello strettamente linguistico non facilmente separabile
dal dotto, dall'elitario. Il linguaggio che usano Andronico come Nevio non solo
inteso da un intero popolo (schiavi compresi, come avviene in Plauto), ma in
partenza una lingua d'uso nei suoi elementi fondamentali, una lingua d'uso di
determinate funzioni culturali, una lingua tuttavia di livelli funzionali ancora affidati
prevalentemente all'oralit, alla conoscenza di massa.
Se non si riconosce ci, si continuer ad immaginare un'acculturazione
linguistica affidata da Nevio o, prima, da Andronico ad un linguaggio dotto. Ancora
fino al S. c. de Bacchanalibus la lingua scritta il riflesso immediato di una cultura
orale di massa. Saltano cos, per intendere questa lingua, le categorie moderne di
popolare, di letterario, di arcaico, che presuppongono tutta una polarit oppositiva di
dotto, non-letterario, di contemporaneo e recente. E a partire da questo quadro
di considerazioni, allora, vanno riviste tutte le acquisizioni cui si finora pervenuti in
ordine al linguaggio di quest'epoca. Ridondanza e sinonimicit, epanafora, figure
etimologiche, omeoteleuto, l'importanza rivestita dal significante e dall'organizzazione formale, in una parola le strutture linguistiche di queste residue testimonianze,
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non sono da leggersi come lingua d'arte, prodotto linguistico dovuto all'intenzionalit
del poeta.
Questi, in una misura rilevante al massimo grado, parla una lingua gi data,
comune a lui e al suo ascoltatore di massa, sulla quale tutt'al pi interviene per
adeguarla alle strutture metriche del suo messaggio poetico, piuttosto che modificarla
profondamente o costruirla sempre ex novo in funzione di una presupposta, ed
inesistente, in realt, letterariet, anche se poi non sono mancate costruzioni o
neoformazioni linguistiche di Nevio e Andronico mutuate dalla cultura letteraria
greca. Esse sono letterarie, in quanto, certo, prodotto di alta filologia e capacit
linguistica di Andronico e Nevio, letterarie in quanto calco dalla letteratura greca,
ma la loro funzione non immediatamente e in modo riconoscibile letteraria.
Se tutto ci vero, almeno per questi aspetti, e rispetto a questi parametri, noi
possiamo rinvenire non solo, e non tanto, l'individualit di uno scrittore o di un poeta,
quanto la cultura, le categorie linguistiche, le strutture mentali di un'intera societ,
non soltanto quelle dello strato, o della classe, sociale dominante. E' la totalit
antropologico-culturale di tutta una societ quale espressa dalla lingua.
Di ci abbiamo pi di una verifica e controprova. Non a caso i linguisti e i
filologi hanno studiato i diversi livelli e le diverse funzioni della lingua latina di
questo periodo, partendo da un presupposto, mai dichiarato ma implicitamente
sottinteso. Cio la compatibilit fra loro di questi livelli, la loro interscambiabilit, la
fondamentale, starei per dire ontologica, omogeneit di testimonianze cosiddette
letterarie (Andronico, Nevio), sacrali, giuridico-legali, epigrafico-sepolcrali, rituali
ecc. Per quanto si individuino ben distinti livelli funzionali, oltre il bilinguismo e la
variet linguistica2, si scopre, da quest'altro punto di vista, una omogeneit di fondo
sul piano della lingua d'uso. La lingua dei carmina sacrali non sar stata molto
dissimile, strutturalmente, da quella dei carmina convivalia3 (quale per es. rinvenibile
2
32

La variet linguistica rispetto al complesso del sistema della langue coeva e della parole
ne-viana (per es. convivono la forma pi arcaica del gnt. in as e quella innovativa in ai), e talora
rispetto a diverse funzionalizzazioni d'uso. La variet linguistica pu persino essere in funzione
d'uso di differenti generi come commedia ecc.
Sui quali cf. anche N. ZORZETTI, Roma e la cultura greca, Tre interventi, Trieste 1988, 5 ss.
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persino nell'epigrafe per Lucio Scipione Barbato), ed ben presente nell'epica di


Andronico o Nevio, o ancora nel dettato del S. c. de Bacchanalibus. Certo
l'importanza del momento religioso in quest'epoca, come rilevato da noi (Flores 3
103-148) e da pi parti con larga documentazione 4, pu spiegare l'origine
dell'elemento unificante, di per s tuttavia insufficiente a chiarire tutto ci. Poich
in definitiva anche il linguaggio sacrale non che una particolare funzionalizzazione
di un linguaggio che rimane ancora parecchio indifferenziato e totale rispetto alle
complesse articolazioni del sociale, esso stesso in via di assestamenti al suo interno.
E' quindi, per questo verso, il linguaggio di una societ dominata dal valore
d'uso, anche se nei fatti il valore di scambio sta progressivamente allargando la sua
riproduzione (Flores2 passim). E si sa che le grandi trasformazioni linguistiche di
fondo intervengono solo gradualmente e con ritardi, soprattutto in questo periodo,
rispetto all'incalzare di quelle dell'economico e del sociale, il che ovviamente non
significa poi che non sia possibile cogliere anche lo svolgersi del processo laddove
questo trovi una pi o meno immediata registrazione linguistica. Qui si vuole soltanto
segnalare il problema delle persistenze dei relitti ideologici del passato anche nella
lingua: il famigerato Stalin5 diceva pressappoco "Compagni, attenzione! noi parliamo
ancora la lingua di Pushkin", con tutto ci che ne consegue. Qui si vuole soltanto
sottolineare una linea di tendenza della produzione linguistica rispetto alla
produzione dell'economico e del sociale. Omologie s, ma anche scarti dovuti ai
ritardi della registrazione linguistica che giunge in questi casi a processi gi definiti.
Del resto non sarebbe passata una generazione e il quadro linguistico si sarebbe
mutato in modo rivoluzionario, e corrispondente ed omologo alle profonde modifiche
dell'economico-sociale intervenute dopo la definitiva vittoria romana del 202 a. C.
Importantissima rimane, comunque, la testimonianza delle preces, con la presenza di
linguaggio neviano, pronunziate da Scipione nel 204 a. C. e riportate da Tito Livio a
4

N. ZORZETTI, La pretesta e il teatro latino arcaico, Napoli 1980, passim.

Cf. Giuseppe STALIN, Il marxismo e la linguistica, Nuova traduzione di B. Meriggi, Prefazione


di G. Devoto, Milano 1968, passim.
5

15

29. 27. 1 ss. certamente con parecchi adattamenti grafici e stilistici, ma sostanzialmente riproducenti il testo antico. Le preces, se lette nel senso da noi indicato finora,
sono una summa di tutti i procedimenti linguistici e strutturali di quest'epoca (vd.
Flores3 141-148).
A ci si aggiunga, in quelle analisi che tendono a scorgere una selezione
linguistica effettuata dall'autore, con la pi grande intenzionalit, in vista del raggiungimento di un massimo di letterariet, che mal fondata rispetto all'epoca neviana
sia l'istituita correlazione fra le tre categorie della selezione linguistica,
intenzionalit, e letterariet, sia il rinvenimento e la definizione di queste stesse
categorie, cos come nel corso di queste pagine ci siamo sforzati di dimostrare. Se le
cose stanno cos, allora non s potr parlare n di intenzionale o meno conseguimento
di uno stile elevato, n al contrario dello stile cronachistico. Per quanto frammentarie, le testimonianze neviane non sono leggibili rispetto a queste categorie valide a partire da altre epoche e da differenti momenti storici. La lingua del B. P.
descrivibile unicamente e soltanto come una lingua dell'uso, al cui interno pu essere
individuata una pluralit di componenti non gerarchizzabili rispetto ad una presunta
categoria della letterariet. Gli stessi strati linguistici, se di stratificazione in senso
diacronico si pu e si deve parlare, sono nel B. P. proprio quelli che si presentano
nella contemporanea lingua dell'uso, e identificabili unicamente rispetto alle funzioni
appunto d'uso, per cui parlare di stile elevato o meno significherebbe istituire
rispetto al referente letteratura una presunta gerarchia di tali funzioni d'uso, che a
mio avviso del tutto eccessivo ammettere per il B. P. di Nevio.
Ma si dir che Nevio era pure considerato dai suoi contemporanei prima un
uates e poi alla fine della vita un poeta, e che bisogner allora pure ammettere
che doveva essere autore di una qualche poesia. Premesso che sul valore per
quest'epoca del termine poeta, in riferimento proprio a Nevio, ci siamo gi
dilungati altrove, chiarendone a sufficienza tutte le significazioni storiche, va almeno
richiamato il senso ultimo che il far poesia assume per quest'epoca. Cio una
16

composizione scritta a destinazione eminentemente orale, di carmina, come in questo


caso del B. P. del genere epico-orale, che si innesti nel solco della tradizione latinoitalica, sfruttandone strutture metriche (il saturnio) e linguistiche (lingua dell'uso),
con il nuovo apporto del contatto linguistico con il greco contemporaneo. Nevio
infatti un bilingue, e c' in lui una presenza della cultura greca della tradizione
letteraria, che viene non tanto trasposta meccanicamente in ambito latino-italico (e
come poi, se i due momenti linguistici di partenza sono storicamente situati a livelli
cos differenziati?), quanto rifunzionalizzata, per quella parte che era possibile,
all'interno delle strutture, latino-italiche, metriche e linguistiche date. E' questo un
discorso che abbiamo gi affrontato per la cosiddetta traduzione di Livio
Andronico.
Nevio non un poeta greco dal V sec. a. C. in poi, e neanche un poetaletterato in lingua latina comparabile con i contemporanei poeti ellenistici. Persino se
avesse scritto poesia in greco, in latino non pu attingere che livelli di scrittura
completamente diversi, poich scrive in una lingua di una societ estremamente
diversa, e per un pubblico differente. Usare le categorie di stile elevato,
letterario, significa, in altri termini, ridurre le nostre possibilit di ricostruzione
della complessit di questa diversa societ e lingua. Significa magari poter cogliere
anche qualche singolo aspetto riducibile ad una mera letterariet, secondo i nostri
parametri di giudizio, tuttavia restringendo e completamente falsando il quadro
complessivo della ricostruzione.
Altrimenti bisogna riqualificare la funzione del letterario rispetto a quest'epoca:
per non finire in un circolo vizioso, si dovrebbe tutt'al pi puntare alla identificazione
di elementi di stile dell'epica ellenistica antecedente a Nevio, che abbiano in greco
funzione letteraria e che Nevio ha trasposto o tentato di trasporre in latino. Questa
pu essere la strada pi praticabile, perch quella teatrale troppo ambigua, anche sul
versante greco, rispetto alla funzione letteraria a causa della sua unica destinazione
orale. Ora, come epica ellenistica, Nevio potrebbe aver tenuto presente Apollonio
Rodio: su ci si veda in particolare Mariotti 2 10 ss. Comunque Mariotti 19 ss. e,
17

soprattutto, 54, insiste in prevalenza su aspetti strutturali, e meno su quelli di stile, per
i rapporti Nevio-Apollonio Rodio. Per il poema epico-storico poi, oltre il precedente
di Cherilo di Samo 6 del V a. C., che aveva parlato della guerra di Atene contro Serse,
c' Riano di Creta (Messeniache o Storia di Messene), coetaneo di Nevio, e che questi
pu anche non aver conosciuto7. Gli altri referenti storiografici per il Nevio epico non
servono a definire la sua presunta letterariet.
D'altro canto se si va ad analizzare il modo di organizzarsi dei contenuti dell'epica
neviana, per quanto scarsi siano i frammenti pervenuti, sono individuabili alcuni
nuclei di immagini pi ricorrenti che a loro volta trovano anche nella struttura
linguistica una corrispondente forma di iterazione. Sono per es. i nuclei dei temi del
pianto, dell'oro, del rituale religioso (Flores3 135-140). E' del poeta il fin la
meraviglia, ma in questo caso il far stupire tale perch c' un destinatario di massa
che ascolta e aspira ad esser stupito, le cui attese sono legate alla spettacolarit del
narrato, attirato da ci che gli pi consono, il pianto come manifestazione esteriore
del reagire agli eventi e che era gi parte della narrazione omerica, l'oro come
parametro pi elevato della materialit e del valore di scambio, il terrore e la
venerazione per il sacro e gli di in generale.
Come ho scritto nella mia Introduzione all'edizione dell' Odusia di Andronico, p.
XIX: "A ci si aggiunga il problema delluso prevalente della paratassi in Nevio,
anche se in questo attestata pure lipotassi. La mancata prospettiva in Barchiesi
369-370 di una lingua orale fattasi scritta in Nevio ma per un uso orale, comporta che
lillustre studioso sostenesse che la forte presenza della paratassi nel B. P. era non gi
il riflesso della lingua orale, e della struttura paratattica dominante, ma il riflesso
storico di una visione severamente stilizzata e schematizzata del mondo e dei suoi
valori. Nevio non condizionato nelluso della paratassi da nessuna visione del
mondo, ma soltanto dalla lingua duso dellepoca che in prevalenza paratattica".
6
7

Per quel che riguarda Nevio cf. MARIOTTI 17 s. e BARCHIESI 261 in nota 1145.
Su Riano cf. Ph.-E. LEGRAND, La posie alexandrine, Paris 1924, 143.

18

Il linguaggio epico di Nevio, in definitiva, va abbassato dal presunto livello epico- letterario al livello del linguaggio comico e lingua dell'uso, con derivazioni anche

dal linguaggio tragico, i cui contenuti in Nevio erano non soltanto quelli della
tragedia classica ma anche, presumibilmente, di quella ellenistica e pi spettacolare.
Allora si spiegano cos gli stessi elementi che caratterizzano come in una unit i tre
linguaggi: epico, comico, tragico. Essi si presentano come un'unica tipologia del
significante, funzionalizzata a diverse occasioni di spettacolo, a diversi contenuti.
Insomma non sono linguaggi intrinsecamente differenziati: stesso significante, stessa
lingua dell'uso. In proposito vorrei ricordare che la parola teatrale, comica o tragica in
Andronico e Nevio, e soltanto comica in Plauto, quella di un teatro gestuale che
coinvolge il corpo dell'attore ma non il volto coperto dalla maschera, che caratterizza
il personaggio. Non perci un teatro del volto e dello sguardo, ma del corpo e della
voce. E' un teatro della lingua parlata e talora cantata, per cui il gestuale pu anche
essere implicato nella parola dell'attore, come sar accaduto anche nella recitazione
dell'epos neviano per il fr. XXXV "dove i toni della voce ed il gesto, e persino lo
sguardo, accompagnavano la dizione epica, la sostanziavano rendendola pi esplicita
e variamente connotandola" (Flores3 140).
Lo svolgersi della dizione, quindi, suggerisce la gestualit scenica. Attraverso le
parole dell'attore l'autore fa passare ogni indicazione scenica. Il testo plautino, cos
come ci stato trasmesso, e sar stato anche per quello di Andronico e Nevio,
sempre un copione teatrale e non un testo per una lettura individuale a domicilio. La
sua socialit funzionale alla scena e al pubblico del teatro. Il plaisir del testo rinasce
ogni volta, in modo eminente, in questo spazio e per questo destinatario. Il canto e la
musica sono parte integrante del dramma come della commedia. Poich un teatro
della maschera, in conclusione, sono la parola e il gesto che veicolano sentimenti,
emozioni ecc. La parola a sua volta constata ed esplicita continuamente. E' un teatro
19

tautologico se letto senza la maschera. L'assenza del volto e dello sguardo rende
invece sempre necessaria la constatazione, l' iterazione. Il presupporre una recitazione
in coerenza con la maschera recupera il semantema di questo linguaggio, restituisce il
suo significato antropologico, lo sottrae alla banalizzazione linguistica.
Una testimonianza di Liu. 7. 2. 8-10 attesta che Andronico era suorum carminum actor8 ma, avendo persa la voce, fece ricorso ad un giovane che cantasse con la
musica di un flautista, cos accompagnando il 'canticum' con un gesticolare alquanto
pi espressivo, aliquanto magis uigente motu. Da questa testimonianza appare chiaro
che la gestualit, la quale era parte importantissima della recitazione, Andronico, si
presume da vecchio, la riservasse a se stesso. Ci si dice anche nel presupposto che
Andronico e Nevio recitassero persino i propri poemi epici, accompagnandoli con la
gestualit.
Dopo Nevio le distanze fra i tre linguaggi, della commedia, della tragedia e
dell'epica tenderanno ad aumentare in progressione, anche se ancora, almeno
all'inizio del II sec., il significante arcaico tuttora unificato. Ma con Nevio se il
processo di differenziazione gi iniziato, certo in corso per taluni aspetti, non
affatto concluso. Il significante permane tuttora unitario; finanche nella rivoluzione
letteraria enniana tende questo significante a condizionare ogni altra soluzione
ricercata dallo scrittore (Flores2 61 ss.). In genere, la scienza linguistica, e la critica
di questi ultimi cento anni o poco pi, tesi a cogliere il processo di costruzione di una
letteratura in lingua latina, hanno puntato l'obiettivo sempre e soltanto sulla
diffrence, sul progressivo costruirsi di linguaggi differenziati, su quanto vi era di
innovativo. E' in qualche misura sfuggito quale era il quadro unitario di partenza,
quanto rimaneva di tale quadro pur dopo la traslazione in lingua latina dei tre generi,
comico, tragico ed epico, a partire da Livio Andronico, quali erano infine i sistemi
linguistici e culturali che comunque condizionavano l'acculturazione. Quindi anche

Poco prima scritto:"Liuius post aliquot annos, qui ab saturis ausus est primus argumento fabulam
serere", e per lo pi s'intende in riferimento alla tragedia, ma parlandosi di satura potrebbe ben riferirsi anche alla commedia o a tutt'e due.
8

20

quale era il sistema di aspettative, linguistiche, mentali, antropologiche, al cui interno


si inserivano tali operazioni culturali.
Quanto al testo del B. P. iniziamo con il frg. nouem Ioues etc. come si fa tradizionalmente, pensando che Nevio si sia rivolto alle nove Camenae, al posto delle
Musae, invece che alla singola Camena, come gi Andronico, in base in particolare
anche alla testimonianza di Terenziano Mauro, riportata nell'intero contesto in
apparato, che eguaglia alle Camenae appunto le nouem sorores. Il concordes neviano
stato giustamente considerato un calco, anche semantico aggiungo9, dell' o|
mofronev di Esiodo, Theog. 60 e, se si mette in relazione alla dea Concordia, se
ne possono trarre anche conseguenze in ordine al momento nel quale il poema fu
iniziato. Infatti nel

216 a. C. fu dedicato un tempio alla Concordia (Liv. 23. 21.

3), sebbene gi nel 367 (cf. P.W.R.E. s. v.) il riconoscimento del suo culto si era
realizzato attraverso la promessa di un tempio, culto sanzionante la pace tra patrizi e
plebei, cos come nel 216 l'atto cultuale serviva a richiamare sentimenti di concordia
ciuilis o sociale dopo le catastrofiche sconfitte negli ultimi due anni.
Dopo una affermazione autobiografica del poeta, che diceva di aver militato
nell'esercito romano durante la prima guerra punica, materia del suo carmen,
poniamo come terzo frammento quello che consacra i Feziali 10 i quali dichiarano
la guerra a Cartagine nel 263 a. Cr. Al riguardo molto importante lanalisi di Liv. I
24. 6: Fetialis erat M. Valerius; is patrem patratum Sp. Fusium fecit, uerbena caput
capillosque tangens (Ogilvie ed.). Il passo contiene elementi chiaramente databili,
Contro Barchiesi 512 "impossibilit di delimitare esattamente l'immagine verbale", sono tendenzialmente per un calco, pur non potendosi escludere del tutto, per esigenze metodiche, che il
contesto neviano direzionasse altrimenti il significato di concordes. Questo termine compare,
comunque, nel latino arcaico, cf. Ter. Hecyra 617 e CIL I 2 1347 = 1071 con riferimento a due
coniugi morti che tali, concordes, furono in vita. Questa epigrafe, considerata in passato (ZANDER1 5) e ancora di recente (LUISELLI 191 nt. 73 e 253) con elementi in saturnio, e persino
neviani, stata variamente datata fra il II e il I sec. a. Cr.
9

Per uerbenae e sagmina fondamentale WAGENVOORT, in particolare 19, e sul valore simbolico nel rito feziale cf. SAMON 94 s.. e RIESCO ALVAREZ 153 ss. e 161.
10

21

con quel Fusium antecedente alla rotacizzazione della sibilante, che pu essere anche
di IV sec. a. Cr.; il feziale tocca con una uerbena capo e capelli creando Spurio Fusio
patrem patratum, cio capo dei Feziali. La uerbena ha quindi poteri sacromagici, in
questo caso gi sagmen; queste considerazioni valgono in favore di uerbenas nel
passo neviano come accusativo (e non genit., come vuole il Leo 35 in nt. 3, preceduto
dubitativamente dal Merry 23): presero i ramoscelli e le vermene come sagmina,
perch avessero le funzioni di sagmina. In sostanza nel frg. III si tratta di tre termini
interrelati, per la loro funzione, fra di loro e tutti perci in accusativo, in una
apparente ridondanza, giustificata dalla precisione linguistica elencativa del rituale.
Anche qui si pu parlare di lingua delluso, allitterazione (su- / sa-) e assonanza (men me men-) incluse, come per es. nel frg. tramandato da Frontone e riportato in
Morel p. 5 Flamen, sume samentum, e, ad avviso di Leo 31 in nt. 2 e di Morel,
possibile primo colon di saturnio. Comunque sui fondamentali rapporti dello storico
Tito Livio con lAnnalistica e la tradizione, anche linguistica, latino-arcaica, con
precise formule orali, cio del dettato orale, vd. anche quanto diremo infra.
Segue come quarto fr. il ricordo di Manio Valerio, il console appunto di
quell'anno, che guida una parte dell'esercito nella spedizione militare in Sicilia.
Poich il fr. dato da Carisio come appartenente al I libro, vale per questo caso, come
per tutta la nostra ricostruzione del B. P., attenersi ai dati della tradizione ms. (cf. al
riguardo Berchem 24, Strzelecki 7 ss. e

Mariotti 2 13)11, dove

questa indichi

esplicitamente i vari libri, come abbiamo sempre fatto, tranne nel caso del fr. su
Prochyta. E con ci penso che, a partire da Strzelecki, sia venuto il momento di
porre fine ad una pi che secolare discussione, prolissa, cavillosa e in definitiva
sterile, sulla possibile struttura del B. P., che ha poi condizionato, come evidente,
anche l'ordine dei frammenti stessi.
Il fr. di Manio Valerio ha richiamato in antico l'attenzione dei grammatici per
exerciti, come genitivo per exercitus, in sostanza una forma della lingua dell'uso,
---------------------------------------------------11

Contra Vahlen 6, gi nel 1854, convinto che "qui his testimoniis (scil. i dati della tradizione ms.)
superstitiosius adhaereat", e dava quindi inizio al libro primo con il fr. di Anchise che prende gli
auspicii, nel falso presupposto che il B. P. iniziasse con la parte mitica.
22

molto comune nel latino arcaico per influsso della II declinazione. Il frammento di
solito considerato come "prosa cronachistica", " 'prosa' appena segnata dal ritmo
quantitativo e verbale" (Barchiesi 395)12, e anche il resto dell'analisi di Barchiesi
individua due livelli stilistici, l'uno di "stile fattuale" l'altro di "elaborazione stilistica
pi o meno elevata [] una forma di oratoria nobile e scolpita che [] possiamo
designare col termine di 'poesia' ". Nonostante il metter le mani avanti rispetto a
negate "implicazioni crociane", in effetti qui si riproduce il classico schema di lettura
crociana, parti strutturali di livello non elevato, e nuclei poetici limitati e circoscritti.
Il pubblico di Nevio ascoltava, sentiva, la sua poesia con categorie di giudizio
che non sono quelle che i critici moderni vorrebbero attribuirgli. Qui pi che le
estetiche, romantiche e crociane o meno che siano, occorrono strumenti linguisticoantropologici. E quanto poi ai sentimenti, al pathos ecc., essi, se vi sono stati,
avranno interessato sia i contenuti cronachistici che quelli mitici, e per questo
riguardo, e per quel che ne sappiamo, poteva per Nevio e per il suo pubblico essere
elevata, e poetica (cf. anche Luck 270), persino la nuda esposizione dell'inizio
della I punica con quel "Manius Valerius / consul partem exerciti in expeditionem /
ducit"; ma apparir evidente come per questa strada di lettura critica non si va molto
lontano, anzi non si fa un passo avanti, per raggiungere acquisizioni che siano
incontrovertibili e non affidate alle n o s t r e categorie di giudizio (estetiche,
ideologiche ecc.): spunti in questo senso anche in Mariotti 71 s.
Seguono poi due frammenti che riguardano gli inizi della guerra, in particolare
l'assedio di Agrigento (Strzelecki 10 sq.) del 262 a. C., ai quali fa sguito il frammento sulla Gigantomachia che il tramite al passaggio alla vicenda eneadica, con
l'incontro con Didone e le origini mitiche del contrasto fra Cartaginesi e Romani. Il

12

E gi prima Leo1 80 "der gehobene Chronikstil", e Marmorale 180 per i frr. dei libri IV-VII "cronaca messa in versi".
23

pretesto presumibile il contesto con la descrizione (cf., ben prima di H. Frnkel 5961, Bergk1 191 che si fonda su Diodor. Sic. XIII 82. 4.), qui riportata nei tre versi
residui 8-10, del frontone orientale del tempio di Zeus Olimpio in Agrigento, mentre
in quello occidentale c'era descritta la caduta di Troia (cf. anche Frassinetti 246 s.
nonch Villa 141 e passim). I tre saturni si presentano interessanti rispetto al tipo di
lingua di Nevio. Per il Mariotti 57 ss. i nomi dei Titani, degli Atlantes, Runcus e
Purpureus sono "prestiti popolari" della "tradizione greco-italica", il che equivale a
dire che erano della lingua dell'uso. Per Barchiesi 291 s. in filii Terras la desinenza
arcaica intenzionale "nobilitando l'espressione", ma secondo Ong 77, nel suo libro
su Oralit e scrittura, un linguaggio poetico orale in qualunque paese e tempo si
presenta con arcaismi per compresi dagli ascoltatori finch vengono usati dai poeti,
segno che in qualche modo erano ancora parte della lingua d'uso, anche se nei singoli
testi orali erano parte essenziale della tradizione orale ereditata dal poeta orale.
Anche per Nevio, erede di tutta una lingua poetica orale in saturni, non si pu
parlare in questo caso per la forma di genitivo in as, pur ammesso che non fosse pi
della lingua d'uso del suo tempo, di un arcaismo intenzionale per ottenere effetti
letterari. Del resto lo stesso Barchiesi poi, e contraddittoriamente, ammette che per
l'espressione sopraddetta in Nevio "pu aver contribuito quello che sembra fosse un
vero e proprio schema tradizionale del saturnio, con la collocazione di filius (filia)
all'inizio del secondo colon", il che vale a dire che si trattava di un'espressione
formulare bella e buona, propria come infinite altre della dizione poetica orale e nel
solco gi di tutta una tradizione.
Verso la met del primo libro (Flores1 41) o poco prima, come oggi sono portato
a credere, era inserito linizio del lunghissimo excursus della cosiddetta 'archeologia',
che si protraeva fino ad oltre la prima met del terzo libro. Questa parte, riguardante
oltre due libri su sette, sopravvissuta in 31 frammenti, ed la pi ampia rispetto ai
poco pi di due libri che la conservano, evidentemente per il maggiore interesse che
la parte eneadica aveva per i grammatici postvirgiliani. Nei primi due frammenti (non
24

so con quanto fondamento considerati descrizione del frontone del tempio


agrigentino: cf. Villa cit.), resi noti nel 1600 da Pierre Daniel, in appendice
all'edizione di Servio, la scoperta dei quali si deve peraltro allo Scioppius, si possono
evidenziare gli aspetti fonici del significante, quali ad es. nel fr. VIII la prevalenza dei
suoni b e t con la ripetizione dello stesso termine in diverso caso, amborum-ambae,
tra questi poi intervallato exibant richiamato dal successivo, e di significato
analogo, abeuntes, mentre al v. 3 flentes rafforzato da lacrimis cum multis.
Queste, tutte caratteristiche di una dizione orale, con una ridondanza di fondo da
doversi leggere certo non come momento di "letterariet". Non posso qui che
ricordare quanto gi scritto nell'Indroduzione al mio Andronico, con l'esempio
dell'oralistica riguardante la poesia africana, quale raccolta da Leopold Senghor 13 che
insiste su queste iterazioni foniche, allitterazioni, assonanze ecc. 14, e quanto ha
riassunto sulla poesia orale Paul Zumthor 15, per il quale il momento delliterazione
un contrassegno costante. E tale iterazione si estende a ripetizioni di strofi, di frasi o
di interi versi, di gruppi prosodici o sintagmatici ecc. Nei primi dell'800, nel 1823,
Bothe 96 espungeva abeuntes

perch "putida explicatio" essendoci gi exibant,

soggiacendo cos all'ideologia estetica dominante, in pieno romanticismo tedesco.


Quanto al Troiad del v. 2 tutt'altro che "un arcaismo consapevole" (Barchiesi 353)
considerato che ancora nel S. c. de Bacchanalibus si registra sistematicamente la
presenza del -d finale all'ablativo, segno che nella lingua almeno scritta era la forma
diffusa e non certo ricercata "esclusivamente per fini d'arte" (Mariotti 64).
Se nel fr. VIII il nucleo tematico prevalente, oltre quello della fuga in un
"notturno" ben evidenziato da Barchiesi 352 s., quello del pianto, nel fr. IX c' l'oro,
fuggivano da Troia, exibant ripetuto, cum auro, il che se sul piano della realt poco
verisimile in una situazione di pericolo imminente e di fuga improvvisa, aveva la
funzione di impressionare gli ascoltatori. In tutti i frammenti residui, di Nevio e meno
_________________
3

14

L. SENGHOR,

LAfrica-madre, Alfabeta 6, 70, 1985, 3.

S'intenda, aggiungo in quanto italo-libico, anche la poesia araba popolare, e ovviamente orale.
25

15

P. ZUMTHOR, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale, tr. it. Bologna 1984 (ed. fr.
1983), 172 ss. e passim.

di Andronico, c' il richiamo, quasi ossessionante, all'oro16, in un periodo come quello


della seconda guerra punica nel quale l'oro non ancora usato a Roma per la
monetazione, per la quale in uso il bronzo e soltanto a partire dal 214 a. Cr.
compare il denaro d'argento, del valore di dieci assi di bronzo (teoria MattinglyButtrey, in Heurgon 334-5). L'oro monetato esisteva per gi a Cartagine, la rivale,
per influsso dall'area ellenistica, e questo ci fa capire come in Roma, in questo
periodo, l'oro era estremamente raro, e quindi il metallo nobile per eccellenza, oggetto dei sogni di tutto un pubblico.
Dopo lo scatenarsi della tempesta e la preghiera di Anchise (frr. X-XI), per
quest'ultima c' da notare che l'espunzione in passato di uno o due deum dimostra
soltanto la totale incomprensione della scrittura neviana e che la pietas prima che
dell'Enea virgiliano gi dell'Anchise neviano, ci sono i due frammenti XII-XIII nei
quali Venere si rivolge al padre Giove. Gli domanda perch mai ha permesso che la
sua stirpe, con il riferimento al fatto che Enea era in definitiva suo figlio, venisse cos
perseguitata, interpretando noi genus non in riferimento a Giove, alla linea GioveVenere-Enea, come inteso da altri. In tal senso la domanda di Venere al padre acquista
pi forza, e la minima correzione, sisti, dello Zander preferibile rispetto allo
scontato genuisti dello Scaligero (con la precedente integrazione me) e allodisti di
Leo, troppo forte in confronto alle testimonianze di Omero e Virgilio, ma che ha
avuto pi fortuna grazie al nome del grande studioso della latinit arcaica.
Problemi pi complessi pongono i due frammenti XIV-XV con la risposta di
Giove (vd. anche il fr. X). Nel primo lei di ei uenit in mentem potrebbe riferirsi ad
una divinit in opposizione ad hominum fortunas. Mi sembra pi congrua
lopposizione del soggetto logico ei rispetto alloggetto hominum, dando ad ei come
referente una divinit, piuttosto che una riflessione di un uomo sul destino degli altri
B. P. IX, 3 cum auro; XIX aureas; XXI ex auro; XXXIV, 3 auream; L. A. Odus. IV aureo. E'
chiaro che in Nevio la non verisimiglianza del fatto che i fuggitivi da Troia si tirassero dietro tutto
quest'oro solamente funzionale a destar meraviglia fra il pubblico degli ascoltatori.
16

26

uomini, come ha pensato Marmorale 241 s. in riferimento ad Enea nella sua allocuzione ai compagni dopo la tempesta. Inoltre il fr. XIV in discussione, e congruente
con il fr. X, tramandato da Prisciano come appartenente al I libro, e il dubbio di
Morel, seguito da Mariotti 112, sulleodem spettante ad totum carmen, non ad
librum I infondato, e infine ei riferito a Ioui ci sta alla perfezione in questo quadro
di rapporti fra di che si preoccupano degli esseri umani.
E c ancora un altro argomento contro lattribuzione ad Enea dellei, perch
nella sua presunta allocuzione ai compagni il passo dellEneide I 198 ss. richiamato
dal Servio Danielino (cf. fr. XVII) presuppone un discorso diretto, mentre qui siamo
in pieno discorso indiretto. Daltro canto nelleconomia del I libro una riflessione
siffatta potevano farla o una divinit come Venere o Giove 117, o tuttal pi Anchise
il capo della spedizione, lo stesso che nel fr. XVII rivolgerebbe lesortazione ai socii,
e non certo Enea. In tal caso si confronti Ioui uenit in mentem di Seneca Apoc. 9. 1,
in un contesto dove poco prima citato Ennio, e potrebbe lei neviano riferirsi
proprio a Giove, e da qui la ripresa in Seneca di un verso famoso del latino arcaico.
Lo stesso Strzelecki 36 s. aveva daltronde gi pensato a Giove che aveva volto
lanimo alle sventure dei Troiani.
Nel fr. XV, attribuito da Macrobio, si faccia attenzione, al libro primo, a nostro
avviso, come gi vide Klussmann 44, il sguito della risposta di Giove che rassicura
Venere che i Troiani allarrivo in Italia, loro destinazione finale, incontreranno
soltanto uomini che vivono nelle selve, con una scarsa acculturazione tecnica anche
nella guerra, per cui non sar difficile avere su di loro il sopravvento (cf. anche Godel
277). Nellinterpretazione vulgata belli inertes si riferisce ai pi antichi abitanti del
Lazio e di Roma (Schtte 74) o dell Italia (Vahlen, L. Mueller 165) Ma questi
abitanti, cos come gli Aborigeni del re Latino, saranno stati incontrati da Enea non
prima del libro III del B. P. Inoltre per Strzelecki 17 Nevio non poteva rappresentare
gli antichi abitanti del Lazio diversamente da Virgilio, Aen. 9. 603 ss., dove gli Italici
117

Contra cf. Barchiesi 472 lespressione non si addice al dio supremo che domina e penetra in
tutti i suoi aspetti la scena del mondo ecc. Qui il critico schiavo di unideologia che non vede il
primitivo in Nevio e la divinit con gli stessi movimenti mentali delluomo del III sec. a. Cr.
Quanto all' usuale espressione uenit in mentem cf. un lessico plautino o terenziano.
27

sono un durum genus; Scevola Mariotti 38 obietta per che il verso si pu riferire al
Lazio o allItalia di Saturno, mentre per Barchiesi 378 il carattere del biov e\pi
Kronou proprio lignoranza [in-ers] delle arti (quella bellica inclusa), e quindi
linesistenza delle citt e la vita nelle selve [silvicolae].
Strzelecki1 63 s. aveva per in precedenza ribattuto che nei poeti dell'et augustea
gli uomini dellet di Saturno non sono visti come silvicolae, ma come viventi nelle
citt. Iners tuttavia per Barchiesi 378 vale non tanto sine arte ma quanto privo di
a\reth, per cui si oppone a fortis, o fortissimus vir, come sinonimo di ignavus o
di imbellis.
Ma per noi potrebbe anche significare, se pensiamo che sia calco dal greco della
koin, cio un calco dalla lingua duso, privi della conoscenza delle tecniche della
guerra, perci non uguale a imbelli, ma senza il possesso delle tecniche di guerra
che portavano da Troia Enea e compagni che sono il referente oppositivo dei belli
inertes con la loro ars bellica18. Questo caso pu rientrare in quelli di bilinguismo in
Nevio o lingue in contatto (Weinreich) con connessa sensibilizzazione ai calchi e al
significante in genere. Si tratta in definitiva, e pi in generale, della cultura greca che
passa, viene trasferita, in una lingua non ancora di cultura, ma comunque per
unoperazione culturale, come il latino arcaico dellepoca di Nevio, e per di pi
anche attraverso mediazioni linguistiche contemporanee come quelle del greco di
Magna Grecia.
Nellambito di una possibile teoria del bilinguismo in Nevio e nel B. P. i calchi
dal greco, o interferenza, toccano tutti gli ambiti linguistici e culturali, e viceversa dove minore o nulla linterferenza associativa la lingua neviana latino-italica (cf.
Weinreich 105). C comunque da considerare un aspetto fondamentale: tutti i grecismi neviani sono della lingua delluso dello scrittore come dei suoi ascoltatori, perch
lingua scritta ma a destinazione orale, e quindi, lo ripetiamo per lennesima volta,
con la possibilit di comprensione, anche minima, da parte del destinatario.
Il Danielino (fr. XVI) al v. 1, 170 dell'Eneide, dove si dice che Enea ripara in un
18

Verso questa soluzione orientato anche E. Pasoli 70 ss., e vd. anche Serrao1 315-6.
28

golfo della Libia con sette navi superstiti, commenta che diversamente in Nevio si
diceva che Enea aveva unam navem fatta da Mercurio. Qui contrariamente a chi ha
pensato che ad Enea in Nevio fosse rimasta una sola nave, credo che bisogna
intendere che soltanto la nave di Enea era stata fatta da Mercurio (vd. anche
Klussmann 43 e Strzelecki2 XXIV s.), dal momento che tutte le azioni militari
successive presuppongono molti pi uomini trasportati da pi navi.
Quanto al fr. XVII, sembra alla fine che il peggio sia passato, con lallocuzione
di Anchise ai compagni, finita la spaventosa tempesta, e con il fr. XVIII la scena
cambia del tutto ed ormai Cartagine la prima duratura tappa del lungo viaggio. Con
i frammenti XIX-XXI, con i quali si conclude il libro primo, potrebbe alludersi alla
descrizione del banchetto dato ai Troiani dalla regina Didone (il fr. XIX stato
opportunamente confrontato da Kunz 13 con Omero, G 247-248: krhth%ra
faeinon cruseia kupella), e alle vesti di questa, mentre con il fr. XXII
siamo ormai nel II libro, se accettiamo uno dei dati di alcune centinaia di codd. di
Prisciano. Comunque anche la eventuale assegnazione al I libro (cf. Barchiesi 483 s.),
come in molte altre centinaia di codd., non cambierebbe la sostanza delle cose.
Il fr. dai pi, gi dall'800 (cf. Klussmann 50), riferito alla persona di Enea che,
dopo aver attraversato tante vicissitudini, grazie alla dea Fortuna si nello spirito
acquietato. Ma c stato chi come il Marmorale 247 dice che "in questo fr. , con
molta probabilit, il responso favorevole dato dalla Sibilla ad Enea"19, in ci
seguendo il Baehrens, ma il soggetto chiaramente la Fortuna e non la Sibilla, e
inoltre con questa ci verremmo a trovare nel III libro, anche se Marmorale non
esclude, con Alfonsi rec. alla sua I ed. in "Dioniso" 10, 1947, 322 (10 dell'estr.), che
la persona in oggetto possa essere Didone.
Nel fr. XXII compare per la seconda volta il lessema mens anche qui in
associazione alla fortuna. A me sembra che qui il soggetto agente sia personificato, e
che si tratti appunto della dea Fortuna e non della fortuna come caso o il buon
19

Ben diverso per il caso di Aen. 6. 95 s. "Tu ne cede malis, sed contra audentior ito / qua tua te
fortuna sinet", dove la Sibilla che parla ad Enea.
29

andamento (effettivo) delle cose (Mariotti 97: cf. anche Barchiesi 484 s.). Del resto
il culto della dea Fortuna risale gi all'epoca della monarchia, con Anco Marzio che
per primo a lei dedic un tempio (Plut. de fort. Rom. 5). Quanto alla mens, se pu
essere o diventare "quieta" oppure no, non una struttura statica ma ontologicamente
dinamica, qualcosa che organizza razionalmente il pensiero, ne pure il deposito,
ma anche soggetta alle passioni. Prisciano parte nel tramandare il fr. da inquies
come negativo di quies (simplex in usu), per cui possiamo rilevare gli aspetti dinamici
anche nella connotazione.
E' peraltro da notare che proprio in questi anni in cui Nevio scrive il B. P.,
nell'anno 217 a. C., dopo la clades del lago Trasimeno del mese di giugno si decise
che venissero votate "aedes Veneri Erucinae ac Menti", come annota Tito Livio a
XXII. 9. 10, per cui

"Menti aedem T. Otacilius praetor uouit", l. c. 10. 10, un passo

fondamentale per Mens. Poco prima, nello stesso paragrafo Livio scrive: "Veneri
Erucinae aedem Q. Fabius Maximus dictator uouit, quia ita ex fatalibus libris (scil.
quelli sibillini) editum erat, ut is uoueret cuius maximum imperium in ciuitate
esset"20. Questo il commento di Pastorino 41 al passo liviano: "Alla Venere di Erice i
libri sibillini associano una divinit astratta, Mens che sarebbe la riflessione e il
giudizio, contrari alla folle temerit. Mens sarebbe, cio, quello che mancato al console Flaminio [lo sconfitto del Trasimeno], ma che proprio di Quinto Fabio
Massimo". E c' di pi, perch per Schilling 252 poich i libri sibillini citano prima
la Venere di Erice e poi Mens, e con questa si deve intendere la saggezza di Enea, il
figlio della dea, c' quindi il seguire, da parte di quelli, un ovvio ordine di
importanza fra le due divinit.
Al riguardo inoltre importante il discorso di Mello sul culto della Mens Bona la
cui origine latino-italica, anche se compare soprattutto in ambiente magnogreco, in
particolare a Paestum, e si pu insistere sulla drammaticit di questa opposizione po-

20

A Livio XXIII. 31. 9 si dice inoltre che, meno di due anni dopo, "duumuiri creati sunt Q. Fabius
Maximus et T. Otacilius Crassus aedibus dedicandis, Menti Otacilius, Fabius Veneri Erucinae".
30

lare, razionalit (mens che si divinizza e si promette in voto e le si erige un tempio)


vs. caso, che in quest'epoca di scontri sanguinosi e di cocenti sconfitte contro il
Poenus sembra segnare la storia contemporanea a Nevio. Come ha scritto Mello 56
"fior cos il culto di Mens in relazione all' amentia che si attribu allo sconfitto C.
Flaminio e nella quale si volle riconoscere la causa essenziale della disfatta".
La divinizzazione di Mens a sua volta connotata come Bona, in opposizione a
una mens mala che si rifiuta e si vuole respinta dallo spazio umano. Anche per il
rapporto mens fortuna non mi sembra ci sia qualche precedente culturale greco a
partire da tuch , per cui si pu evidenziare la novit dell'antropologia di Nevio
della quale l'autore portatore e nello stesso tempo prodotto. La concettualizzazione
di mens non trova, infatti, un precedente, anche linguistico, immediato in greco. Cos
come la divinizzazione di Mens in quest'epoca una specificit del mondo culturale e
religioso latino, come con estrema attenzione ha evidenziato Mello.
Ci siamo indugiati nella ricostruzione storica di questi aspetti, coevi al momento
della composizione del B. P., per chiarire maggiormente il suo sostrato linguistico,
culturale, religioso e in definitiva antropologico, e nel caso specifico del fr. XXII la
verisimiglianza che il personaggio in questione sia Enea, figlio appunto di Venere, la
mens del quale stata quietata21 dalla Fortuna.
Quanto al fr. XXIII ha avuto una quache fortuna l'ipotesi, gi molto diffusa nell'
800, del Leo1 82 in n. 8 come quella che l'interrogante sia un ospite italico di Enea
(cf. anche Serrao 521 ss.), ma oggi si per lo pi concordi nell'individuare Didone
nel soggetto che interroga Enea (vd. in particolare tutta la discussione in Paratore 224
ss.), con un linguaggio dove blande anche per noi da assorbire piuttosto nel
linguaggio sacrale, e complessivamente nella semantica della preghiera, senza
pensare a linguaggio letterario, come ha mirabilmente chiosato Barchiesi 480
21

Per i movimenti della mens, peraltro in uno scrittore come Catullo, anche se di molto posteriore a
Nevio, interessante quanto scrive Valeria Gigante 77-85.

31

richiamando a giusta ragione il passo di Orazio, ep. II. 1. 134-5 "poscit opem
chorus docta prece blandus", che trova un precedente nel blanda uoce uocabam di
Ennio Ann. 51 Flores, citato da Mariotti 34 in n. 24.
Con i frr. XXIV-XXVII solitamente (cf. Leo 1 81 in nt. 4) si pensato ad un
Concilio degli di di tipo cosmico per decidere del futuro dei Troiani e di
Cartagine, e, contro le obiezioni di Mariotti 96 (non verosimile la partecipazione a
concili di una divinit infernale come Proserpina), valgono anche per noi le decisive
considerazioni di tipo storico-religioso e documentario di Barchiesi 424 ss., n in
verit si vede come tutto landamento dei frr., nel caso contrario ad un concilio,
possa accordarsi con uneventuale kfrasis rappresentata in qualche altra parte del
poema.
Ai due frr. tradizionali attribuiti a questo concilio se ne sono aggiunti altri due,
frr. XXV e XXVII, quello su Dite recuperato brillantemente da Barchiesi 1 e dalla sua
ed., e quello su Diana ripescato dallo Strzelecki3 65-68 sulla base di uneccezionale
testimonianza di Macrobio e alla rivalutazione fattane dal probo studioso tedesco
Fleckeisen nel lontano 1861, quasi completamente ignorata per circa un secolo.
E interessante nel fr. XXVI il sovraccarico di epiteti di Apollo contro luso
precedente omerico e successivo (virgiliano) a Nevio, per cui gli epiteti erano al
massimo due. Barchiesi 433 ss., in una perfetta illustrazione del fr., ricorda gli epiteti
della preghiera e anche gli esempi poetici di latino arcaico. Il procedimento in Nevio
per sospensione, per cui il nome del dio viene alla fine, e la paratassi, tutto ci
conferma loralit della tecnica, meglio: una tecnica che lavora su materiali destinati
alloralit e su materiali che sono gi di per s orali, perch gli attributi del dio cos
numerosi sono della lingua delluso sacrale, litanie ecc. La esatta comprensione di
questi frammenti va, ancora una volta, affidata pi che al mero confronto con la
grande cultura greca, confinandoli in una lettura direzionata sul letterario, ad una
ricostruzione di categorie linguistiche e antropologiche contemporanee a Nevio che li
immetta in un contesto di cultura orale piuttosto che di tradizione letteraria. Qui
analisi linguistica e analisi antropologica sono le facce della stessa medaglia.
32

Questi frr., comunque, riguarderebbero ancora il II libro. Dai frr. XXVIII e


seguenti si ricava che i Troiani sono giunti in Italia, sulla costa campana, e ci
troviamo pertanto nel III libro. Con il fr. XXVIII, scoperto dal Savage nel 1925, tra
gli scoli inediti di un manoscritto parigino di Virgilio, si tratta della figura di Anchise
al quale secondo Nevio Venere aveva dato dei libri futura continentes. Come ho
messo in rilievo in Flores3 132, Anchise perci un conoscitore del libro del futuro,
un libro che non tanto una metafora quanto la materialit di uolumina contenenti
profezie, che per lepoca in cui Nevio scrive hanno richiamato i libri Sibyllini che
tanta importanza ebbero in Roma nel periodo della II guerra punica, come sappiamo
da Tito Livio. Il poeta a composizione scritta Nevio, nellaffidare alla destinazione
orale del suo pubblico il testo scritto del B. P., costruisce la storia di un lontanissimo
passato dei Romani proiettando in esso la funzione primaria che il testo scritto era
venuto assumendo, per i poeti in lingua latina negli ultimi decenni, ma nella cultura
latina da tempo immemorabile I libri che contengono il futuro, affidati ad Anchise
da Venere, fanno rientrare Anchise e le origini pi antiche dei Romani in una civilt
della scrittura venuta nel Lazio insieme con i Troiani.
Il fr. in base allo scolio, e al passo virgiliano cui si riferisce, riguarda
lapprodo, in Nevio, di Anchise ed i suoi in Italia, destinata ad essere la fine delle loro
peregrinazioni. Seguono il frammento sulla Sibilla Cimmeria, o cumana (per il quale
vd. Flores3 103-118, in part. 108 dove ricordato, come gi in parte Spangenberg
192, Ps.-Aurelius Victor, Or. gent. Rom. 10. 1, dipendente in modo indiretto da
Nevio, per Enea venuto a chiedere de statu fortunarum suarum), quello su Procida, e
quelli con i successivi preparativi per la fondazione di Lavinio, in particolare il fr.
XXXI che, a torto condiderato da taluni, come Buechner e Blnsdorf, di opera
neviana incerta, per me chiarisce un aspetto del culto quale appare nel fr. XXXIV
sulla fondazione di Lavinio (i vasi sacri sulla mensa dei Penati) e infine il fr. XXXII.
In questultimo, praedicit castus viene solitamente riferito allastinenza dal
cibo, in realt in due epigrafi di et allincica di fine III sec. e inizio di II a. Cr.
castus si riferisce allastinenza sessuale, probabilmente da una puerpera: esse sono
33

CIL I2 360 P. Rutilius M. F. | Iunonei Loucina | dedit meretod | Diouos castud


dove castud sta per castum con caduta di m ed ipercorrettismo con d; CIL I2 361
Iunone Loucinai | Diouis castud facitud. Il saturnio neviano che a mio avviso
riguarda lattivit sacerdotale di Anchise, chiaramente riportato da Nonio in una
forma linguistica modernizzata, potrebbe nascondere, dietro lerroneo diuas dei mss.,
la correzione dinas dovuta al Leo 39 in n. 3 in base, erratamente, a Pl. Truc. 30722 (da
lui stesso ricostruito, non saprei con quanto fondamento, con dinarum contro duarum
dei codd., da Lindsay peraltro nelled. oxoniense respinto), ma potrebe finanche
nascondere, a mio avviso, loriginario Diouos = Iouis, la divinit che impone le
astinenze sessuali in onore di Giunone Lucina.
Per il fr. XXXIII da segnalare che la forma Lucetium, come epiteto per Giove,
e attribuita a Nevio da Gellio trova un esatto corrispettivo nel Carmen Saliare come
tramandato da Macrobio Sat. I. 15. 14. Il problema per nasce dal fatto che la
testimonianza di Terenzio Scauro, del II sec. d. Cr., per il Carmen d la forma
Leucesie che appare ben pi arcaica della prima. Come ha scritto Barchiesi 541
Lorigine osca dellepiteto ci ricorda che Nevio era certamente campano, come
osserva il Latte nellarticolo (RE XIII I, 1926, col. 1613) a cui si pu rinviare per una
prima indicazione (e per il rapporto col Leucesie del frammento Saliare). Quanto al
presunto oschismo per Lucetium, accreditato gi in antico da Seru. ad Aen. 9. 567
Lucetium solum hoc nomen est (perch in Virgilio nome proprio di persona), quod
dictum a Vergilio in nullo alio reperitur auctore. sane lingua Osca Lucetius est
Iuppiter, dictus a luce, esso era stato gi dimostrato falso da Enrico Cocchia 279-80
nel lontano 1924, e questo sgombra il campo dallipotesi che il termine in quanto
osco potesse essere stato scritto dal poeta campano. Sul termine sono pi di recente
tornati i linguisti Durante 199 che lo data allVIII-VII sec., e ritiene che il testo del
22

A favore di dinas posso per apportare la testimonianza del cippo di Spoleto, scoperto nel 1876, e
generalmente datato al III sec. a. Cr., che ha res deina e rei dinai ( CIL I2 366 = XI 4766 e H.
DESSAU, Inscr. Lat. Sel. n. 4911, nonch V. ARANGIO-RUIZ, Fontes iuris Romani anteiustiniani, III, Firenze 1943, p. 223, n. 71a), sul quale vd. S. PANCIERA, La lex luci spoletina e la
legislazione sui boschi sacri in et romana, in Monteluco e i Monti sacri, Spoleto, Centro italiano
di studi sullAlto Medievo, 1994, 28 ss.
34

carme ha subito interventi intesi a latinizzare caratteri sabino-italici, e Peruzzi 77


nt. 65 per il quale Leucesie potrebbe avere la sua fonte in Samotracia, da cui
provenivano i salii. Per quel che mi riguarda non escludo che Nevio possa aver
scritto Leucesium e non la forma pi recente, poi impostasi nella tradizione
grammaticale da Gellio in poi.
C poi la fondazione di Lavinio ad opera di Anchise (fr. XXXIV, su cui Flores 3
119-133). Questi un rex augur, che nel nostro fr. si appresta a compiere sacrifici per
i Penati i quali, a causa della loro solennit e per il modo descritto, fanno propendere
per un tipo di cerimonia pubblica che si svolge allaperto, con un rito dellimmolare
che ricollega alle Vestali e al connesso culto dei Penati a Lavinio. Dietro il gesto lento
e grave di Anchise, in questo caso quasi un rex sacrorum, tratteggiaato quindi un
rituale ed un culto romano coevo a Nevio, qui adattato per descrivere una cerimonia
che appunto quella della fondazione di Lavinio, con la dedica ai Penati venuti da
Troia: si veda per tutto ci anche Varrone, de l. L. 5. 144 oppidum quod primum
conditum in Latio stirpis Romanae Lauinium: nam ibi dii Penates nostri.
Quanto al fr. XXXV Mariotti 70 ha scritto: Nevio inizia invece (scil. col v. 40)
una nuova frase in asindeto, ripetendo con enfasi nome e titolo dellalto personaggio, e infatti manus supplito, a torto, fin dallo Stephanus, si pu sottintendere e va
senzaltro salvato isque della tr. ms. Anche importante il passaggio dal perfetto
allimperfetto, per il quale ultimo Mariotti ricorda casi anche in Nevio ed Ennio, e in
analogo contesto di descrizioni di scene religiose.
Qui la difesa del testo tradito e linterpretazione di Mariotti vanno benissimo con
loralit, e da essa sono perfettamente motivate, nel senso appunto che si presuppone
un ascoltatore, per cui la ripresa dopo isque, e al verso successivo, con titolo e nome
del re Amulio, si spiega nel quadro della recitazione orale, e in esso si deve intendere
il manus sottinteso a suas grazie al gesticolare di chi recitava il poema, fosse lAutore
stesso o un altro attore. C sempre un doppio livello in questepica ancora legata
alloralit, quello dellaedo o recitatore che narra, e quello dei suoi personaggi che
parlano o gestiscono, e col gesto o con lo sguardo, poich non cera la maschera
35

come nelle espressioni teatrali tragiche o comiche, alludono e sottintendono (cf.


Flores3 140 e leccezionale Bertolini 146 ss.).
Ancora a questo libro III appartengono i 3 frr. riguardanti le vicende fino alla
fondazione di Roma ad opera di Romolo, nipote di Enea per parte della figlia.
Nel fr. XXXVIII, Balatium usato da Nevio per Palatium sarebbe per Mariotti 65
un falso arcaismo, una ricostruzione appunto di Nevio, il che non credo, poich
respingo gli arcaismi intenzionali in questi primi scrittori, e meno che mai penserei
che Nevio abbia voluto crearne uno del tutto falso. Si sar trattato per Balatium di
una forma popolare dellepoca di Nevio.
Dal IV libro in poi seguo per lo pi, salvo contrario avviso, l'ordine dei frr. dato
da Morel che per questa parte storica si basava, giustamente, soprattutto sul
Cichorius. Per il fr. XXXIX va innanzi tutto ristabilita (Flores 3 143 s.) la lezione
concorde dei mss. proicerent, contro tutte le presunte correzioni, o meglio corruzioni,
dallUmanesimo in poi, avanzate a causa della totale incomprensione del verso.
Secondo Mariotti 102, infatti, il fr. XXXIX appartenente probabilmente allinizio
del IV libro, se non alla fine del III, data lincertezza dei codd. di Nonio che lo
tramandano, uno dei frammenti pi oscuri perch incerto se atrocia valga
cruda, come vorrebbe Nonio, o piuttosto infausta. In effetti (Flores3 145) ricerche
linguistiche anche recenti hanno dimostrato lo stretto rapporto, anche etimologico,
di crudus con cruor e il crudus in definitiva connesso a ci che ancora
sanguinante. Vittore Pisani aveva a sua volta fatto nel 1935 il passo decisivo,
mettendo in connessione atrox allarcaico *aser = sangue, per cui atrox = che ha
aspetto di sangue, sanguinolento, e quindi crudo . Inoltre in Tito Livio crudus
compare soltanto nella iunctura cruda exta di 29. 27. 5

che, caesa uictima,

Scipione Africano in mare proiecit al momento della partenza per lAfrica, nel 204.
a. Cr. Come ho scritto in passato (Flores 3 147), nel verso neviano il gettare a mare
(proicerent), da parte dei ministri del sacrificio, le viscere della vittima appena uccisa
(atrocia exta), si riferiva probabilmente a un atto sacrificale compiuto dal
36

comandante di una spedizione nel momento (simul) che si apprestava a mettersi per
mare. Il passo era incluso nellinizio della parte storica, in base alla trad. ms., e
quindi poteva essere relativo alla spedizione di C. Duilio del 260.
Come in tanti altri frr. anche nel fr. XL vi uno stretto rapporto fra il testo
trdito, e le varie interpretazioni che se ne danno, fino a cercare nuove soluzioni
attraverso la modifica del testo. Qui il problema linterpretazione di uirum e il
valore da dare a praetor. Per Mariotti 67 uirum giustamente da intendere come
uirorum e praetor nel senso arcaico di facente funzione di consul (cf. Varro de l. L.
V 87 praetor dictus qui praeiret exercitui) = capo dellesercito. Del resto Cichorius
33 aveva identificato negli avvenimenti del 260 a. Cr. il caso di un praetor che fu
messo a capo dellesercito a causa dellimpedimento dei due consoli, luno fatto
prigioniero e laltro a capo della flotta (per limportanza, comunque, del praetor nella
Roma arcaica si veda Dumzil 109). In favore dellinterpretazione di Mariotti
valgano anche queste mie considerazioni. Nevio era campano di Capua, e qui fino
allabolizione del municipio nel 211 a. C. il potere supremo e leponimia sono
detenuti da un praetor Campanus unico (Liv. 23. 7), interpretatio latina del titolo
epicorio di meddss tvtiks kapvans [= praetor publicus Capuanus per Vetter 80]
attestato nelle iscrizioni (Letta 38). Nevio qui potrebbe aver dinanzi il modello
contemporaneo della sua Capua. Tutto ci comporta che nel fr. il praetor potrebbe
essere appunto un meddss capuano alla testa di truppe ausiliarie romane, fra le quali
militava lo stesso Nevio. Cichorius 33 comunque assegna il fr. allanno 260. Quanto
all auspicat auspicium prosperum vorrei segnalare la voce auspicium della P.W.R.E.
c. 2580 (Stuttgart 1896) dove lo stesso G. Wissowa parla a giusta ragione di signa
impetrativa e si veda anche Catalano 79 ss. e passim.
Per il fr. XLI, considerato dai pi recenti studiosi quali Mariotti 138 s., Barchiesi
532, Buechner e Blnsdorf, di autore incerto, ma gi da Cichorius 33 ss., Morel,
Altheim 4 ss., Strzelecki1 73, attribuito con qualche fondamento, a nostro avviso, a
Nevio, c solo il problema dellattribuzione della corona navale a

C. Atilius

Sarranus dopo la battaglia navale di Mylae nel 260 a. Cr., come voleva appunto il
37

Cichorius, che aveva contribuito a ricostruire il passo di Nevio, o come sosteneva


lAltheim M. Atilius Regulus nel 256 o ancora A. Atilius Calatinus nel giro degli
stessi anni.
Nel fr. XLII il termine neutro Samnite, scil. probabilmente uolgus, coniato a dire
di Prisciano da Nevio, ha fatto pensare al Cichorius 36 s., sulla base di Orosio 4. 7. 12
e Zonara 8. 11. 8, ad un episodio del 259 a. Cr. in cui a Roma ci fu un complotto di
3.000 schiavi e 4.000 socii nauales che erano per Zonara appunto Sauni%tai (sic),
Sanniti.
Per il fr. XLIII, che si riferisce alla spedizione a Malta del console C. Atilius
Regulus nel 257 a. Cr., vd. Mariotti 72 nt. 46 per la difesa di exercitus contro Vahlen
e in polemica con Leo 39 in nt. 5, costituendo cos il fr. su due saturni e mezzo.
Quanto a Barchiesi 236, che riduce il frammento a due saturni dopo aver espunto
exercitus, li considera stilisticamente elaborati: allitterazione, omeoteleuto, paratassi
asindetica sono impiegati in funzione di un determinato effetto; la scelta e la
collocazione delle parole non casuale [] e qui vuole contribuire a dare il senso
incalzante degli avvenimenti, il piombare e il dilagare di una violenza rapida e
incontrastata. Non saprei quanto sia storica questa moderna lettura del frammento
tutta giocata a partire dai nostri valori estetici. Vorrei tuttavia sottolineare, ancora una
volta, che, se di s t i l e si tratta, era in sostanza lo stile di tutta una tradizione di
carmina latino-italici, epicizzanti o religiosi che fossero, e direi di tutta una lingua di
cultura

o r a l e nel suo complesso (allitterazioni, omeoteleuto ecc.: si veda

Durante 203 per il Carme Saliare).

Quanto poi al

trikwlon

di termini

sinonimici urit, populatur, uastat Barchiesi 240 (come gi Mariotti 72 in nt. 46)
ricorda giustamente il saturnio tramandato dallo Ps.-Cesio Basso VI 265. 28-29 = 10.
16-17 Keil1: fundit fugat prosternit maximas legiones come appartenente alle tabulae
triumphales, in particolare quella di Acilio Glabrione per il trionfo del 190 a. Cr., per
il quale saturnio vorrei ricordare anche Liv. 1. 10 exercitum fundit fugatque, che
dimostra come siffatti nessi allitteranti avevano una tradizione e una vita linguistica
antica e duratura.
38

Il richiamo di Barchiesi, ed altri consimili che si possono addurre per Nevio o per
altre testimonianze arcaiche, dimostra, dopo tutto, quanto la lingua dellepos neviano
fosse inserita in una tradizione linguistica data, rispetto alla quale abbastanza
impervio definire gli scarti individuali, nel caso neviani, per meglio caratterizzarne un
suo presunto stile. Per il quale ultimo, stante la scarsezza documentaria, ogni ipotesi
del tutto indiziaria, e con il rischio di partenza di assegnare al poeta categorie
estetiche, di giudizio, di intenzionalit, di selezione, ecc., non si sa poi fino a che
punto del critico moderno piuttosto che del poeta latino-arcaico, per cui Barchiesi 337
giudica un Nevio creatore di tradizione piuttosto che determinato dalla
tradizione.
Per tutto questo discorso sulle strutture di iterazione, non ci stancheremo di
ripeterlo, bisogna tener conto di una lingua orale riversata nella scrittura ma con
destinatario orale e di massa23. Meno che mai si tratta di una ripresa da una lingua di
cultura (Omero, epica postomerica in generale, per cui vd. Havelock passim e Gentili
30 ss.), di procedimenti che vengono perci adottati in unaltra lingua, tuttora ad un
livello dislocato a ben diversa altezza. Qualcosa del genere soltanto antistorico il
supporlo. Sono invece quelli della ripetizione, cos come altri aspetti tecnici che
stiamo illustrando, tipici procedimenti di una lingua a destinazione orale, che affida
alla memorizzazione, e quindi alle tecniche ad essa connesse, la sua sopravvivenza
nello spazio e nel tempo. Al momento del trapasso dalloralit alla scrittura tali
procedimenti vengono fedelmente registrati attraverso la letterale trascrizione dal
testo orale: vedi per es. le Tabulae Iguvinae per lumbro e le formule dei carmina cos
conservatesi anche nei testi scritti. Se quindi c qualcosa di meccanico nellautore di
un testo ormai scritto proprio questa strutturazione di base che Nevio,
-------------------------------23

Riprendo qui quanto detto in Flores 1 36 in nt. 15: Che il B. P. avesse un destinatario di massa
abbastanza scontato per S. A. Osrov in Vestnik Moscovskogo Universiteta I, 1958, 131 ss.:
contro una tale ricostruzione invece Barchiesi 232, al quale replica Paratore 1 131 e nt. 42,
difendendo la possibilit di una diffusione di massa con ulteriori osservazioni.

cos come Andronico, derivano dalla tradizione di cultura orale latino-italica, e nella
39

quale calano i nuovi contenuti di cultura. Infine, per quel che riguarda il termine
concinnat, su cui vd. Mariotti 143 ss., esso appartiene a mio avviso alla lingua
delluso marinaro (= stiva), da qui tutti i fraintendimenti nati.
Da un punto di vista linguistico direi che la scarsa fortuna successiva dellepos
neviano in saturni fu dovuta proprio allestremo condizionamento della tradizione che
continua con Nevio ma si interrompe, e abbastanza nettamente, gi con Ennio, o
almeno assume in questultimo forme cos innovative da far battere laccento su
queste pi che sul resto della tradizione latino-italica arcaica, in Ennio peraltro pure
presente (cf. Flores2 61 ss.).
Quanto al fr. XLIV, soltanto un frustolo, apparteneva a un contesto chiaramente
cultuale, ed tradito da Nonio per la forma arcaica danunt, in alternativa a quella
innovativa dant, che compariva anche in Plauto, Pacuvio e Cecilio Stazio. Barchiesi
534 sottolinea che danunt nella sede riservata (secondo la nota tesi di Jacobsohn)
alle parole estranee alla lingua viva. Barchiesi ricorda anche che in Nevio il gnt.
arcaico in -as compare in clausola e che appartengono allepos arcaico altre forme
similari come nequinont (Liv. Andr. fr. 12 Flores: in clausola di primo colon) e,
aggiungo: non sempre in clausola, prodinunt ad inizio di verso e redinunt forse in
clausola (Ennio Ann. 161 e 511 Flores). Ma credo invece che allepoca di Nevio il
gnt. in as e danunt fossero ancora vivi nella lingua delluso, coesistessero con le
forme innovative in ai e dant, essendo ancora un momento di notevole fluidit di
forme linguistiche, e quella innovativa non si ancora imposta in modo esclusivo e
normalizzante sul piano morfologico.
C anche da dire che molte volte, nella tradizione manoscritta, la forma pi
arcaica scomparsa a favore di quella innovativa, e per es. in Plauto se in Curc. 124
danunt correzione degli editori, escluso Lindsay, per dant attestato dalla tr. ms., in
Rud. 1229, invece, il cod. B, cio il Palatinus Vaticanus 1615, ha dant contro danunt
dant CD, con la scriptura duplex e la correzione che ha la forma innovativa (cf. ed.
del Leo, Berolini 1896), quindi c stato anche in Plauto, come in tutti i testi latinoarcaici, un progressivo ringiovanimento del testo. E c di pi, perch ancora intorno
40

al 150 a. Cr. in una epigrafe di tipo cultuale, CIL I2 1531, compare la forma danunt:
donu danunt Hercolei maxsume mereto, testo che per Warmington IV, pp. 82-83,
sarebbe un saturnio (vd. anche Kruschwitz 116 ss.).
In conclusione, la variet linguistica un carattere dominante nellepoca
neviana. Dant e danunt convivono, e il fatto che dant prenda il sopravvento in sguito
non deve per questo farci ritenere danunt gi arcaico al tempo di Nevio. Il testo
plautino, dove per lo pi maggiormente affermata la forma innovativa, che poi si
affermer definitivamente, rispetto a quella tradizionale, non pu essere addotto in
pro di un arcaismo di forme gi tale allepoca di Nevio. E ci anche per due ottime
ragioni: a) le frequenze maggiormente attestate per la forma innovativa sono basate
sul testo di Plauto che, almeno nel canone varroniano, si conservato pressoch
integralmente, mentre del testo neviano, o di altri testi contemporanei, sono
sopravvissuti soltanto dei relitti. Il calcolo delle frequenze, per le forme innovative e
no, quindi falsato in partenza, perch basato sul testo portatore delle frequenze
innovative e senza possibilit di riscontro di tali frequenze sugli altri testi coevi,
soprattutto, in questo caso, su Nevio e in particolare il B. P. b) Lo stesso testo
plautino, dal quale si ricavano le pi alte frequenze per la forma innovativa (dant
contro danunt), deve esser assai spesso sospettato di modernizzazione delle forme pi
tradizionali e ancora di epoca plautina. Poich il testo di Plauto fu continuamente
ripreso in teatro, e per un periodo di tempo molto esteso, possiamo dire con certezza
che molte forme pi arcaiche vennero ringiovanite per rendere il testo comprensibile
agli spettatori del tempo posteriore a Plauto. Gli stessi ardui problemi di prosodia e
metrica plautine, talora non facilmente risolvibili, spesso possono essere stati
originati da modernizzazioni delle forme linguistiche (su tutta questa materia cf.
Questa 98 ss.).
E quindi metodologicamente pi corretto assumere almeno un atteggiamento di
prudente sospensione del giudizio in ordine alla arcaicit, sentita come tale, della
forma danunt gi allepoca di Nevio, contro la forma dant in modo presuntivo
affermatasi definitivamente gi in questepoca. Da qui poi a trarne tutte le implica41

zioni di ordine estetico relative alluso della lingua presuntivamente arcaica da parte
di Nevio, per ricavarne effetti espressivi, di sottolineatura di particolari contenuti,
se il passo stato breve per i critici, si tratta ora di vederne chiaramente linconsistenza e infondatezza di partenza. Direi che in ordine alla presenza in Nevio di
diverse stratificazioni della lingua delluso, ivi incluse le alternanze morfologiche,
possiamo sostenere soltanto questo: le distinte tipologie di tale lingua, risalenti a
distinte tradizioni di lingua duso, sono linguisticamente e intrinsecamente funzionali
appunto a diversi ambiti e contesti, a diversi contenuti insomma. Se prevalgono quelli
cultuali allora prevarr una lingua duso cultuale, e cos via.
Di questo soltanto mi sembra si possa dire che Nevio fosse consapevole, e non
certo di una ricerca di effetti, che categoria del tutto moderna. E quello di Nevio
un funzionalismo non tanto ricercato programmaticamente, quanto dettato dalla forza
della lingua delluso nei singoli ambiti di cultura, e ci in termini anche strettamente
antropologici.
E in sostanza proprio questa la variet linguistica coeva, cio di differenti
livelli di lingua duso, persino di differenti morfologie ancora vive e contemporaneamente compresenti. Soltanto quando le strutture materiali, che poi significa essenzialmente economiche, ideologiche e culturali della societ romana tendono a unificare,
in qualche misura, i differenti livelli, a selezionare e poi imporre una lingua di cultura
stabile e normalizzata, si potr parlare di uso intenzionale di forme arcaiche o di
forme moderne. Ma siamo gi, e di molto, al dopo Ennio.
A proposito del fr. XLV Barchiesi 403 ha scritto: appare sintomatico che
vicissatim ricorra una sola volta in Plauto (se si trascura Poen. prol. 46, di autenticit
discussa), e per giunta in un passo di violenta espressivit, rilevata anche
dallallitterazione: Stich. 532 nos potius oneremus nosmet vicissatim voluptatibus...
Leccezionalit di questuso risulta evidente dal contrasto con i sedici esempi plautini
di uicissim, che la forma classica dellavverbio... Se ne pu concludere che la forma
in -atim era gi estranea al parlato quotidiano al tempo del Bellum Poenicum, e

42

poteva contribuire con una certa nobilt arcaica a sottolineare un effetto, fosse esso
serio o comico.
Stesso discorso da farsi, per Barchiesi, per contemptim del fr. XLIX (vd. infra),
ma allo studioso si pu rispondere che proprio il passo di Poen. prol. 46 autentico o
no che sia (se non autentico addirittura della met del II sec. a. Cr., cio di una
ripresa teatrale) dimostra che in Plauto c una tendenza a privilegiare nelluso
uicissim rispetto a uicissatim, e non che questultimo fosse ormai arcaico allepoca
dello Stichus, cio nel 200 a. Cr. Che uicissatim abbia vita meno lunga di uicissim
un dato di fatto, ma che su queste basi si possa sostenere che era gi estraneo al
parlato allepoca di Nevio non ritengo si sia autorizzati a pensarlo.
La tesi degli arcaismi neviani, ancora una volta, viziata com da considerazioni
di ordine estetico moderno (nobilt arcaica per la ricerca di certi effetti), riguardo alla
costruzione dello stile epico neviano, questa tesi si rivela improduttiva. E c infine
da notare che stato probabilmente luso poetico ad affermare uicissim a scapito del
troppo lungo uicissatim. Il saturnio neviano, comunque, sembrerebbe appartenere ad
un discorso indiretto e, per concludere, quanto al problema delle frequenze nelle
attestazioni, una frequenza pi bassa non significa necessariamente arcaismo.
Per quel che riguarda i frr. XLVI e XLVII ho parlato in Flores 2 46-60 del lessico
della violenza e la formazione dei valori che qui, ripetendomi, riassumo.
Lattenzione della critica si soffermata a lungo su queste due coppie di saturni e, sul
piano pi strettamente linguistico, su stupro/stuprum e loro contestualizzazione in un
ambito di valori militari e civili, del tutto inconsueto rispetto a quello nel quale il
termine vive la sua millenaria storia, con il valore di violenza sessuale, se non gi a
partire da Plauto certo da unepoca non molto posteriore. Lo stuprum secondo i
frammenti di Nevio colpirebbe, nel primo caso, le singole individualit dei soldati
romani se tornassero presso i loro concittadini, dopo essere stati riscattati una volta
arresisi al nemico; ancora lo stuprum, connotato di magnum, ricadrebbe nellaltro
caso sul populus, lintera collettivit quindi, se questa abbandonasse alla loro sorte
quei valorosi soldati, senza un intervento militare risolutore. Al limite, i due episodi,
43

se riferentisi alle medesime vicende della resistenza vittoriosa (anche per i


sopraggiunti rinforzi) di Clupea, nel 255 a. Cr., potrebbero essere anche collegati
fra loro.
Il termine stuprum riguarda un campo semantico di non-valori, denota un
rapporto illecito secondo la legge, civile o sacra che sia, e la moralit che questa
impone (cf. Flores2 49 ss.). Il trapasso quindi, come nel primo dei frammenti neviani,
ad unassolutizzazione di questo non-valore (stuprum) riferita a soldati sconfitti, fatti
prigionieri e poi riscattati, pi comprensibile. E il discorso vale anche per laltro
frammento neviano.
Il passaggio dal significato di stuprum come violazione di una norma giuridica
(illecito rapporto) a quello di violazione di una norma etica (disonore militare o
civile) si pu registrare in un corso di anni ben identificabile (cf. Flores 2 l. c.): dal
218 in poi, epoca della composizione del B. P. neviano, in effetti gli stessi anni per i
quali ci attestata la presenza di stuprum con il primo significato.
Si pu, a questo punto, tracciare una linea pi definita per stuprum che nei
quattro passi, di Appio (qui aequi corr. Baehrens- animi conpotem esse, nequid
fraudis stuprique ferocia pariat), nel Nelei carmen (foede stupreque castigor cotidie),
ambedue tramandati da Festo nel passo in oggetto (418. 8 ss. Lindsay), e in Nevio
sembra rientrare sempre e soltanto nei confini della Umgangssprache. Si tratta di
uno stuprum in passato come violenza fisica, materiale, non ancora sessuale, come in
Appio e nel Nelei carmen, e invece in Nevio si tratta della violazione di una norma di
comportamento, etica in senso lato (la legge dell onore militare o civile), che
comporta un valore negativo per chi la compie (un disonore).
La prassi del riscatto dei prigionieri di guerra non fu sconosciuta antecedentemente al 216 a. Cr., fu per respinta in quellanno, stando a Livio 22. 61 e a Polibio 6.
58, con argomenti anche ideologici, cos come durissima fu anche la condizione
successiva di quei combattenti di Canne salvatisi con la fuga, a causa della posizione
del senato nei loro confronti ancora negli anni seguenti (Livio 25. 5-7).

44

Verrebbe fatto di pensare che Nevio, scrivendo della I guerra punica in questi
primi anni di drammatiche sconfitte romane nella II, abbia avuto locchio al presente,
sia stato in qualche modo sollecitato dal seguito convulso degli avvenimenti
contemporanei. Non siamo perci daccordo con Barchiesi 443, sul fatto che come
documento spirituale e formale, il testo (scil. del primo frg. neviano) consente, e
quasi consiglia, una lettura che astragga dalloccasione contingente: parole di un
insigne studioso di Nevio, attento peraltro a tante interrelazioni fra testo neviano e
storia, in questultimo caso per concedente di nuovo credito, forse involontariamente, ad unastrazione di letttura che ha di continuo perseguitato i testi
frammentari in generale, e i frammenti neviani in particolare24.
(Aver astoricamente ipostatizzato tanta letteratura frammentaria del mondo
antico ha, fra laltro, contribuito al formarsi di deteriori ideologie del classico,
oscurando, o impedendo, la ricostruzione - o almeno il tentativo di ricostruzione,
seppure con tutti i limiti che ci comporta, anche per lo stato delle fonti - dei vettori
semantici, ideologici ecc. di questa letteratura, un compito che per certa latinit
arcaica ancora urgenza primaria).
Aver di mira il presente significava dire in quel fatidico 216 (o, al limite, negli
anni immediatamente successivi) che, di fronte alla piega presa dalla guerra, con il
susseguirsi dei disastri militari e con Annibale alle porte, non si sarebbero pi
riscattati i propri soldati fatti prigionieri. Che o morissero sul posto o ritornassero a
________________
24

Borghini nel suo articolo, dedicato a Barchiesi, partendo da questo e da Mariotti scrive che questi,
nel primo fr., cio 42 Morel = 46 Flores, vi riconoscono una tonalit epigrafica (p. 168), per cui
pu parlare del tono epico, da un lato, e il registro ufficiale o epigrafico di riferimento (quello che
crea lillusione dellobiettivit) (p. 169). Per la verit, non vedo nessun registro epigrafico, perch
al solito il complesso della lingua duso che va piuttosto tenuto presente, nonch tutto ci che ho
detto in Flores2 46-60. Larticolo di Borghini porta alla fine la data del 1976, anche se stato
pubblicato nel 1979, e sembra essere proprio in polemica con me, pur se qua e l sembra tener conto
del mio discorso senza peraltro citarmi.
In definitiva, il referente cos identificato (ilregistro epigrafico) tale per noi lettori moderni
per i quali si sono salvate solo alcune coordinate del sistema linguistico dellepoca neviana. Il
destinatario di massa di un testo scritto come il B. P., ma a destinazione orale, non aveva dinanzi
referenti epigrafici, che presuppongono unalfabetizzazione di massa del tutto inesistente allepoca.
Pi valido invece mi sembra il discorso di Borghini a proposito del movimento di ricomposizione
dei milites nellambito dei popularis (p. 167).
45

casa vincitori, n cerano altre alternative. Proiettare tale situazione del presente nel
passato della I guerra punica significava qualificare, anche per il presente, una prigionia di guerra con susseguente riscatto come disonore, stuprum, come appunto nel
primo frammento; ci non esimeva peraltro, il caso del secondo frammento
neviano, dallandare in soccorso, avendone le forze, alle truppe momen-taneamente
in difficolt, pena anche qui lessere colpiti da stuprum.
Se tutto ci vero, allora il segno stuprum viene a trovarsi, nellideologia neviana, al centro di un complesso sistema di significazioni: il reticolo a partire da un
nucleo centrale in cui si agglutina il potere senatoriale e statale, e nel quale convivono
e si scontrano anche opposte linee di intervento politico e militare relative allo
scoppio della II guerra punica e sua posteriore conduzione. Sappiamo che Nevio non
era, certo, schierato con i settori scipionici, pronti a cogliere o a creare loccasione
per rinnovare lo scontro con Cartagine in funzione dellegemonia mediterranea, ma la
vittoria del partito dellintervento e le successive sconfitte militari coinvolgono anche
lopposizione interna nella difesa contro il cartaginese. Pur permanendo nel B. P. una
polemica antioligarchica che prendeva a pretesto e a bersaglio protagonisti della I
guerra punica per denunziare quelli della II, c tuttavia in Nevio una accettazione
della guerra che da offensiva divenuta difensiva della res Romana, dellorganizzazione statale romana.
Nessun interesse in Nevio, che pure era Campanus, nei confronti di progetti,
alternativi a quello romano, di egemonia in Italia, quale questo che stava mettendo in
piedi il carataginese con le defezioni degli alleati di Roma anche pi tradizionali. La
produzione di valori e di ideologia non pu, quindi, essere direzionata nel testo
neviano che verso la difesa dellegemonia romana, nei fatti verso il suo consolidamento, anche se fino al termine della vita la lotta di Nevio contro gli Scipioni, il suo
esilio ecc., mostrano che per il poeta quel progetto di egemonia doveva significare

46

tuttaltro che unespansione oltre mare, un militarismo oltranzistico, e una gestione


del potere in senso oligarchico e antipopolare.
Quanto ai frr. XLVIII e XLIX, pur essendo di un solo saturnio, sono stati tuttavia
interessanti i vari tentativi di identificazione dei due personaggi soggetti dellazione
descritta. Per il primo, da Nonio assegnato al VI libro, si tratterebbe di avvenimenti
fra il 250 e il 246, per cui il Cichorius 43 ss. mostra con parecchio fondamento che
sarebbe il console L. Metellus che nel 250 attir il Cartaginese sotto le mura di
Panormo battendolo; per il secondo frammento sembra abbastanza pacifico per gli
studiosi neviani, soprattutto dopo la ricostruzione di Cichorius 45 preceduto da von
Scala25, che il console in questione quello del 249, P. Claudius Pulcher, che fu fra
laltro responsabile della sconfitta navale di Drepano.
Dal confronto quasi letterale con Diodoro XXIV. 3 si ricava che questo console
verso di ed uomini si comport in modo tale che u|peroptikov

h&

(=

superbiter) kai katefronei pantwn (= contemptim). (Detto fra parentesi,


qui Diodoro dipende da Filino ed probabile che anche Nevio conoscesse Filino, lo
storico che fu un ufficiale greco, mercenario di Cartagine, e nella sua opera storica
filocartaginese). C comunque anche un aspetto politico nelle parole di Nevio, in
qualche misura antipatrizio, e forse anche del risentimento personale se vero che,
come vuole lo stesso Cichorius, ci sarebbe stata da parte di Nevio una esperienza
diretta della superbia di Claudio Pulcro, avendo il poeta militato fra i socii romani,
proprio quelli che il console Claudio Pulcro faceva bastonare.
Quanto al termine contemptim secondo Eduard Fraenkel, in P.W.R.E., Supplbd.
VI 638, anche qui si tratterebbe di un arcaismo intenzionale di Nevio e confronta
Plauto, Poen. 537 ne nos contemptim conteras. Non escluderei, come vuole Fraenkel,
una imitazione plautina da Nevio, del discepolo e collaboratore dal maestro, ma
penserei anche ad unespressione abbastanza comune contemptim conterere, con un
nesso allitterante anchesso della lingua duso. Nel passo del Poen. 537 pu anche
---------------------------25

R. von Scala in Festschrift zur Wiener Philologen Versammlung, Innsbruck 1893: cito di riporto perch, nonostante le ricerche, risultato a me inaccessibile.
47

ammettersi che ci sia una imitazione, ma per questa via non possiamo sapere se
contemptim arcaico o no gi allepoca di Nevio e Plauto, ma in Persa 547, pure
addotto a confronto, Ut contemptim carnufex non c alcuna possibilit di imitazione
da Nevio, bens si tratta di una lingua compresa dalle masse che andavano a teatro,
quindi di una lingua duso comune: si veda come commenta Erich Woytek, nella sua
edizione con Kommentar, Wien 1982, p. 343, lintera espressione: Affektische Ellipse eines verbum dicendi.
Per lo stile del frammento, accusato di essere cronaca in versi, valgono le
considerazioni gi fatte per il fr. IV, alle quali si aggiunga che, come gi detto in
Flores1 42, la struttura poetica del saturnio assolve in Nevio a funzioni che noi siamo
soliti riferire anche alla prosa, che per allepoca in cui egli scrive non aveva ancora
raggiunto un momento di autonoma configurazione, tale da porsi come decisa
alternativa alla struttura poetica. In altri termini, Nevio aveva a disposizione
unicamente lo strumento della struttura poetica e in questa, e solo in questa, poteva
calare i contenuti pi diversi, compresa la cosiddetta cronaca, o il giudizio politico.
Per il fr. L la datazione dellepisodio storico cui si riferisce controversa
(Barchiesi 408): per il Cichorius 46, con il confronto puntuale di Diodoro XXIV 1.7,
ci si riferirebbe a navi da trasporto romane alla fonda nella rada di Finziade nellanno
249, tesi cui aderiscono sia Barchiesi che Marmorale 254. Laltra ipotesi, altrettanto
suggestiva, stata avanzata in una preziosa paginetta delle Wiener Studien 22,
1900, 137, da Josef Mesk che, con il sussidio di Polibio 1.60, Floro 1. 18. 33 e anche
Diodoro XXIX. 11, si riferisce alle ultime vicende della guerra cartaginese, 9-10
marzo 241, con Annone costretto con le navi stracariche e la bonaccia a stare alla
fonda a Hiera e lindomani attaccato e vinto da Lutazio Catulo. In questultimo caso
il fr. andrebbe spostato alla fine del VII libro del B. P.
Quanto ai problemi di stile, sono stati richiamati (Barchiesi 409) un paio di passi
di Tito Livio XXV. 31. 13 onerarias frumento onustas cepit e ibid. 14 cum centum
triginta onerariis navibus frumento praedaque onustis, che a nostro avviso sono
48

unennesima conferma della lingua duso dellepoca di Nevio, figura etimologica e


nesso allitterante inclusi, continuatasi fino a Livio, anche se in questultimo si pu
pure pensare che, in questo caso, derivasse dallannalistica di II sec. a. Cr.
Il fr. LI generalmente riferito, in base a Zonara VIII 16. 2 (cf. Cichorius 49 e
Tubler 157), al patto intercorso nel 247 fra i Romani e Ierone di Siracusa, mentre il
LII si riferisce al 247 e al fatto che i Romani occupano una localit non precisata, per
cui il Cichorius 50 ha potuto assegnare il discorso ad Amilcare Barca o ad un altro al
suo seguito. E da segnalare che nel fr. il significato del verbo sedent della lingua
delluso, come mostra il passo delle orationum reliquiae di Catone, frg. 23: omnia
tumultus plena, simul hostium copiae magnae contra me sedebant, usquequaque
lacessebamur (Sblendorio Cugusi).
Per gli altri due frr. LIII e LIV ci si riferisce, in genere, alle trattative di tregua del
241 che precedono la pace definitiva. Tuttavia, come appare dal mio apparato,
nellintero lemma di Nonio, che trasmette prima il LIV e poi il LIII, avvenuto nella
trasmissione manoscritta un comune errore di aplografia, con lomissione di un ut
reddant che nel testo neviano, riflettente

con precisione cronachistica il testo

dellaccordo firmato tra Lutazio per i Romani ed Amilcare Barca per i Cartaginesi,
serviva a meglio precisare la restituzione in primo luogo degli ostaggi siciliani e
quindi (id quoque), nel disposto finale del trattato di pace, quella di buona parte dei
prigionieri (ploirumos) romani. Lottimo Bcheler 334 sosteneva che si sarebbe
dovuto dire omnes e non plurimos, ma da che mondo mondo nella restituzione di
prigionieri di guerra il calcolo non mai stato dellanagrafe o notarile, stante la
morte, anche per le ferite, o scomparsa di tanti avvenuta nel frattempo nel corso di
lunghi anni, come fu nella prima punica. In pi c stato il problema del
fraintendimento dellidem del lemma di Nonio che, come gi intravvisto dal
Bcheler, si riferiva allo stesso Nevio, e non era parte dei versi neviani come era stato
inteso fino ad allora, e spesso anche nellulteriore corso dell800 (vd. per es. Havet
436, L. Mueller e Baehrens, il primo e il terzo travolti anche da un delirio emendatorio dei due frr. unificati).
49

Questi ultimi frammenti sono in particolare importanti per capire la natura dei
contenuti del carmen neviano, oltre gli aspetti mitologici, cultuali ecc. gi sottolineati. Questo seguiva con puntigliosa precisione gli avvenimenti pi rilevanti della
guerra, era annalistico (cf. anche septimum decimum annum del fr. LII), dava quindi,
e costruiva, uninformazione storico-annalistica della vicenda bellica della I punica. Il
modello romano del quale disponeva Nevio era quello dellannalistica pontificale
che, in questo caso, diventa unannalistica laica e pubblica, cio a destinatario di
massa, con una serie di funzioni nellambito della ciuitas romana, da quella politica
tout court a quella ideologica.
Il carmen era perci anche la versione neviana della I punica, con un continuo e
sottinteso richiamo alle vicende del presente nella II. I riscontri con le altre fonti
storiche per il periodo della I punica liquidano ogni tentazione di confronto con le
chansons de geste dellepopea medievale. Le dimensioni del carmen neviano non
sono, per questo aspetto, comparabili con nessun altro documento storico e poetico
analogo. Era il carmen neviano un potente strumento, usato con estrema
consapevolezza, di acculturazione di massa.
Con i frr. LV e LVI passiamo ai frammenti di sede incerta e dubbi, e qui ristampo
i due frr. XXXIII e XXXIV gi pubblicati fra i dubia della mia edizione di Livio
Andronico, perch gi allora ritenevo fossero da attribuire piuttosto a Nevio, come
spiego nellapparato. Quanto al fr. LVII, contro Barchiesi 539 che scrive che lo stesso
fr. vede per una volta concordi tutti gli editori sullimpossibilit di unattribuzione
ad un libro preciso, mi sento di aderire alla possibile ipotesi di Frassinetti 241, per cui
pu trovarsi un qualche riscontro nelle animate discussioni che ebbero luogo nel
senato romano a proposito, appunto, della richiesta di intervento presentata dai
Mamertini nel 264, con rinvio a Livio per. XVI auxilium Mamertinis ferendum
senatus censuit, cum de ea re inter suadentes, ut id fieret, dissuadentesque contentio
fuisset, nonch Pol. I 10. 9 polun men cronon e\bouleusanto.
Per quel che riguarda poi il fr. LVIII anche per me non liquet dove vada
collocato, e lo stesso dicasi per gli altri frammenti fino al LXII, per la genericit delle
50

espressioni. Quanto al fr. LXIII si sar riferito al ponte Sublicio in relazione a qualche
avvenimento o della parte mitologica o, pi probabilmente, della parte storica, cos
come sono portato a vedere nel fr. LXIV, con lintegrazione di aidis, un riferimento
allincendio del tempio di Vesta nel 241 proprio alla fine della guerra punica, quindi
siamo nel settimo libro del B. P., con il confronto della periocha del libro XIX di Tito
Livio: Rebus adversus Poenos pluribus ducibus gestis, summam victoriae tenuit C.
Lutatius consul, victa ad Egates insulam classe Poenorum, finemque bello imposuit.
Petentibus Carthaginiensibus pax data est, Cum templum Vestae arderet, Caecilius
Metellus pontifex maximus ex incendio sacra rapuit. La periocha, forse di epoca tarda
ma risalente molto in antico, (controlla) in proposito linguisticamente inesatta,
perch quello di Vesta non era in senso stretto un tempio, come scrive Gellio 14. 7. 7,
che si rif in questo caso a Varrone: templa esse per augures constituta, ut in iis
senatusconsulta more maiorum iusta fieri possent. Inter quae id quoque scriptum
reliquit non omnes aedes sacras templa esse ac ne aedem quidem Vestae templum
esse. (Detto fra parentesi, la periocha riassume i perduti capitoli finali sulla prima
guerra punica di Tito Livio, che ha alle spalle tutta lannalistica latino-arcaica e
talora, come credo, anche Nevio).
E, in conclusione, penserei che se la mia ricostruzione coglie nel segno, il nostro
Nevio potesse chiudere il suo poema con un evento, lincendio del tempio di Vesta,
quasi simbolico dopo una guerra cos spaventosa ed estenuante per il dominio del
Mediterraneo. Il tempio di Vesta era in un certo modo il simbolo di Roma, sincendia
al finire della guerra, come poi sar tante altre volte nel corso dei secoli, e di nuovo
nel 20 a. Cr. ancora durante la II punica, ma i sacra che indicavano la continuit
storica di Roma a partire da Enea sono sottratti al rogo dal pontefice massimo. Se
tutto ci vero, le parole del frammento, che finora in genere vengono considerate
non proprie del poeta (cf. Cichorius 42 s. che pensa ad unazione di guerra contro i
Romani a Lilibeo nel 250, quindi nel sesto libro, e a causa del tempo futuro pronun-

51

ziate da qualche militare nemico26), potrebbero invece essere proprie del poeta che
dice, nella conclusione del settimo libro, che dopo la fine della guerra brucer il
tempio di Vesta, ma la continuit di Roma permarr essendo stati portati in salvo i
sacra (per tutta questa materia vd. anche P.W.R.E. s. v. Vesta cc. 1724 ss.; Plin. n. h.
VII 141).

Controlla unedizione e commento delle periochae, Ogilvie?, + Pareti, e

Oros. IV 11. 9 ce lho in Mazzarino, Ovid. fast. VI 437 ss.


Dal fr. LXV si tratta di singole parole trdite sotto il nome di Nevio per le quali
ogni ipotesi di collocazione nel poema del tutto infondata.

26

Se non si accetta la nostra integrazione, qui potrebbe anche valere eventualmente quella con
topper turris, sulla base soprattutto di Pol. I 48: cf. Barchiesi 545.

52

CN. NAEVI BELLVM POENICVM

53

Liber I

I.
1.

Nouem Ioues concordes

filiae sorores

O nove di Giove concordi figlie sorelle


Metrum: k k || k k
I. Caes. Bass. De metr. GL VI 265. 30 266. 2-3 Keil: "apud Naevium poetam
hos repperi idoneos (frg. XIX) et alio loco: novem sorores"; Mar. Victor. Ars
gramm. VI 139. 7 Keil: "item (frg. XIX) et apud Naevium novem sorores";
Ter. Maur. De metris, vv. 2514-17 GL VI 400 Keil: "ut si vocet Camenas quis
novem sorores / et Naevio poetae sic ferunt Metellos, / cum saepe laederentur, esse
comminatos, / dabunt malum Metelli Naevio poetae ".
1. Naeui carmen ab hoc uersu docti iam tum a Spangenberg 188 sq. usque ad
Morel dubit. Marmorale Strzelecki1 Barchiesi, exceptis Klussmann Mariotti et
Mazzarino, coepisse putarunt / nouem Ioues Zander2 97 Thulin 30 et V. Pisani 68
probabil., ut genet.: nouei moues codd. Mar. Victorin. nauem Iouis codd. Caes.
Bass. nouem Iouis cod. N et omnes edd.

54

II.
II. Gell. 17. 21. 45: "eodemque anno (235 a. Chr. n.) Cn. Naeuius poeta fabulas
apud populum dedit, quem M. Varro in libro de poetis primo stipendia fecisse ait bello Poenico primo idque ipsum Naeuium dicere in eo carmine, quod de eodem bello
scripsit" (Ed. P. K. Marshall).
"Nel medesimo anno fece rappresentare dei lavori teatrali davanti al popolo il
poeta Gneo Nevio, che Marco Varrone, nel primo libro sui poeti, dice aver militato
nella prima guerra punica, e ci lo stesso Nevio lo diceva in quel carme che sulla
medesima guerra scrisse".

55

III.
2.

scopas atque uerbenas

sagmina sumpserunt

ramoscelli e vermene come consacranti presero


Metrum: l l || k

III. Paul. 425. 4-8 Lindsay: "Sagmina dicebant herbas verbenas, quia ex loco
sancto arcebantur legatis proficiscentibus ad foedus faciendum bellumque indicendum; vel a sanciendo, id est confirmando. Naevius: 'scopas sumpserunt' "; Fest.
424. 34-37 et 426. 1-4 Lindsay: "Sagmina vocantur verbenae, id est herbae purae,
quia ex loco sancto arcebantur a consule praetoreve, legatis proficiscentibus ad
foedus faciendum bellumque indicendum; vel a sanciendo, id est confirmando.
Naevius <scopas sumpserunt>". Saturnium ad legatos Romanos 'causas belli cum
Carthaginiensibus' aperientes pertinere primus Spangenberg 195 uidit.
2. Quod ad prioris hemistichii metrum attinet Leo 30 et 35 secutus sum sed ita
iam Bartsch 57 Wordsworth 294 L. Mueller Baehrens Reichardt 230 scandebant /
scopas Scaliger 175 Spangenberg 195 C. O. Mueller 320 Klussmann Bartsch l. l.
Wordsworth l. l. L. Mueller Baehrens Reichardt l. l.: scapos a Bothe 93 Schtte
Spengel 98 Korsch 133 Havet 439
scapas b / uerbenas deleu. Vahlen
secutus Hermann 637 qui uer. uideri interpretamentum falso monuit

56

IV.
3.
consul partem exerciti
ducit

Manius Valerius
in expeditionem

Manio Valerio
console una parte dell'esercito nella spedizione
guida
Metrum:

|| k k k
l l |l k || k k k

IV. Char. 163 9-11 Barwick: "Exerciti Gn. Naevius belli Punici libro I [III
falso Vahlen 14 corr. quem Morel plerique edd. secuti sunt; "an pro I m. ualerius
legendum est IIII ualerius ? " Baehrens 48 (praeeunte Dntzer1 53) quem 'nescio an
recte' dixisse Barchiesi 500 putauit et Bernardi Perini 10 secutus est]: Marcus
ducit".
Saturnios ita ut Leo 44 in nota 2 Diehl Morel Marmorale Mariotti et Barchiesi
constitui sed reliqui edd. aliter disposuerunt (cf. e. gr. Cole 18).
3. Manius (= M') Merula 92 et 398 plerique edd.: m. N Marcus K Vahlen
l. l. Spengel 104 Merry 28 Warmington
4. de prioris hemistichii metro cf. Leo 44 in nota 2 et Barchiesi 396

57

V.
6. fames acer augescit

hostibus

una fame dura s'accresce ai nemici


Metrum: k l || k ...
V. Prisc. I 152. 17 - 153. 6 Hertz: "Acer et alacer in utraque terminatione communis etiam generis inveniuntur prolata Naevius in carmine belli Punici:
fames hostibus"; Id. 229 sq. 20 - 230. 2 . Naevius in carmine belli Punici:
fames hostibus".
6. Ita iam L. Mueller Baehrens Reichardt 230 constituebant ac scandebant

58

VI.
7. apud emporium in campo

hostium pro moene

presso il mercato, nella spianata, dei nemici davanti alle mura


Metrum: w w || k w
VI. Fest. 128. 22-23 Lindsay: "Moene singulariter dixit Ennius [Naevius C. O.
Mueller 145 et 384 corr.]: apud moene".
Etsi frg. dubium putatur et pluribus auctoribus et operibus tribuitur (cf. praesertim Barchiesi 529 sq.), C. O. Mueller l. l. Schtte Vahlen Bartsch 58 Wordsworth
296 Havet 296 et 439 L. Mueller 142 Pascoli Diehl Cichorius 28 sq. Morel
Koster 336 Marmorale 235 Mariotti 117 sq. Luiselli 315 Pighi1 269 secutus sum.
7. De metro cf. L. Mueller l. l. Koster l. l.

59

VII.
8. Inerant signa expressa,
quomodo Titani,
bicorpores Gigantes
magnique Atlantes,
Runcus ac Porpurius,
filii Terras
Vi erano figure in rilievo rappresentate, in che modo i Titani,
dal doppio corpo i Giganti e i grandi Atlanti,
Runco e Porpurio, figli della Terra
Metrum: w w l |l k || k l l
w w w || l w w
w l w w || w l
VII. Prisc. I 198. 6 sqq. Hertz: "Eiusdem declinationis femininorum genetivum
etiam in as, more Graeco, solebant antiquissimi terminare Livius in Odyssia
Naevius in carmine belli Punici I: inerant Terras" pro ' Terrae'. in eodem (frg.
XIV); Id. I 217. 10-13: ' Titanus' quoque pro ' Titan' dicebant; unde Naevius in
carmine belli Punici primo: inerantAtlantes".
8. Quod ad metrum prioris hemistichii attinet Wordsworth 293 Leo 31 et
Barchiesi 326 secutus sum / Titani codd. et edd.: Titanes quodam errore Baehrens
(uid. is Klussmann 45) Pascoli Merry 27 Leo 69 Diehl V. Pisani 69 et Titanas
Thulin 31
9. bicorpores codd. correctores: bicorpore RB / Atlantes codd. sed uario modo corruptum, etiam in Athalantes: Telamones Bcheler1 340
10. Runcus Hermann 630 Vahlen Bartsch 56 Korsch 132 Dntzer 272
Wordsworth l. l. Havet 434 L. Mueller Baehrens 46 Zander2 100 Reichardt 230
Morel Marmorale Mariotti Barchiesi: Rhuncus aliqui codd. Stephanus 214 et edd.
usque ad Vahlen et postea Bergfeld Mazzarino Runchus cett. codd. / ac C. O.
Mueller Schtte Vahlen Zander2 Leo 69 Marmorale: atque codd. Spengel 102
Bartsch 56 Dntzer l. l. Wordsworth l. l. Havet l. l. Reichardt l. l. Mariotti
Barchiesi Mazzarino fort. recte / Porpurius Flores: porpureus uel purporeus codd.
Purpurius Koster 332 ex Porfuriwn de Groot 289 Porporeus Fleckeisen2 11
Dntzer 272 Baehrens l. l. Reichardt l. l. Pascoli Merry l. l. Purpureus plerique
60

edd. / post filii Terras fort. coniciendum sint / adgressi (cf. etiam Fraenkel 14-15),
quia quomodo intellegendum eo modo quo (scil. exprimi solebant Titani), ut
Mazzarino1 158 putauit (uid. etiam Mazzarino 26), mihi non uidetur

61

VIII.
11.

amborum uxores
noctu Troiad exibant
capitibus opertis,
flentes ambae, abeuntes
lacrimis cum multis
d'ambedue le mogli
di notte da Troia uscivano con il capo coperto,
piangendo ambedue, andandosene con molte lacrime
Metrum:

lll
l l l l || w w w l
l l |w w l || w w l l

VIII. Seru. Dan. ad Aen. 3. 10 Thilo: "litora cum patriae lacrimans amat
poeta quae legit inmutata aliqua parte vel personis ipsis verbis proferre. Naevius enim
inducit uxores Aeneae et Anchisae cum lacrimis Ilium relinquentes his verbis
amborum multis". Saturnios ut supra primus Klussmann 40 distribuit.
11. Quod ad metrum huius coli (cf. etiam Dntzer 271) et sequentium attinet
Leo 69 secutus sum
12. Troiad Vossius 76 interrogatiue Hermann 630 Ritschl 55 et edd. inde a
Vahlen:
Troiade codd. Schtte Klussmann l. l. Corssen 199 Thilo Baehrens
Troia de Seru. Dan. apud Vossium l. l. (cf. etiam Bothe 96 Barchiesi 179 in not. 994)
Troade Bothe l. l. et Spangenberg 191 Egger 124 praeeunte Vossio l. l.
13. ambae codd.: ambas (ut nominat.) Ritschl 55 in nota et 118 ad hiatum
uitandum / lacrimis codd. et edd.: lacrumis Vossius l. l. Bothe l. l. Dntzer1 54
Schtte Egger l. l. Korsch 131 Lindsay1 154

62

IX.
14. eorum sectam sequuntur
multi mortales,
multi alii e Troia
strenui uiri,
ubi foras cum auro
illi<n>c exibant
al loro sguito seguono molti mortali,
molti altri da Troia valorosi eroi,
quando fuori con l'oro da l uscivano
Metrum: l l w l || l l l
w w |l l || w w
w w w| l || l l l
IX. Seru. Dan. ad Aen. 2. 797 Thilo: "sane adamat poeta ea quae legit diverso
modo proferre. Naevius Belli Punici primo de Anchisa et Aenea fugientibus haec ait:
eorum mortales, ecce hoc est 'invenio admirans numerum' (Aen. 2, 797); multi
aliiuiri, ecce hi sunt 'animis parati' (ib. 799); ubi exibant, ecce et 'opibus'
instructi (ib. 799)".
14. Quod ad metrum huius saturnii et sequentium attinet Barchiesi 364 secutus sum / sequuntur codd.: sequontur Lindsay1 151 Zander3 98 Ernout Pighi1 268
fort. recte secuntur Bcheler1 1863, 333 = Buecheler I, 1915, 386 Bartsch 56
Dntzer 271 Diehl / multi codd.: plurimi (an ploirume ? Flores) Korsch 61 et 131
fort. recte etiam metri causa
15. Troiade Schtte
16. ubi codd. Bartsch l. l. Wordsworth 292 Lindsay1 151 et 318 Zander 36
Diehl Morel Koster Marmorale Mariotti Strzelecki 2 Pighi1 266 Cole: ibi Havet
434 L. Mueller 136 u<r>bi (= urbe) Baehrens 44 Zander2 98 Pascoli Thulin 31
Ernout Barchiesi / illi<n>c Vossius 77 Vahlen interr. in apparatu Havet l. l.
Bergfeld Morel Koster Marmorale Mariotti Strzelecki 2 Pighi 58 Cole Mazzarino:
illic codd. Spangenberg 190 Schtte Klussmann Baehrens l. l. Zander2 l. l.
Lindsay1 151 Reichardt 214 Pascoli Thulin 31 Diehl Ernout Barchiesi Pighi 1 266
illuc Masvicius 489 Dntzer1 50 Vahlen in textu Bartsch l. l. Wordsworth l. l. iluc
Korsch 131 ilico L. Mueller l. l. saturnios pessime distribuens et corrigens

63

X.
X. Macr. 6. 2. 30-31 Willis: "Sunt alii loci plurimorum versuum quos Maro in
opus suum cum paucorum immutatione verborum a veteribus transtulit In primo
Aeneidos tempestas describitur (1, 81-123), et Venus apud Iovem queritur de periculis filii (229-253), et Iuppiter eam de futurorum prosperitate solatur (254-296). Hic
locus totus sumptus a Naevio est ex primo libro belli Punici. Illic enim aeque Venus,
Troianis tempestate laborantibus, cum Iove queritur, et sequuntur verba Iovis filiam
consolantis spe futurorum".
"Vi sono altri luoghi di parecchi versi che Marone nella sua opera, con la modifica di poche parole, dagli antichi trasfer Nel primo libro dell'Eneide descritta
una tempesta, e Venere si lamenta con Giove dei pericoli del figlio, e Giove la
consola sul futuro dal buon esito. Tutto quanto questo passo stato tratto da Nevio
dal primo libro de La guerra Punica. L infatti egualmente Venere, essendo i Toiani
dalla tempesta travagliati, con Giove si lamenta, e seguono le parole di Giove che la
figlia consola con la speranza del futuro".

XI.

64

17. Senex fretus pietati


summi deum regis
regnatorem marum

deum adlocutus
fratrem Neptunum

Il vecchio forte della sua piet al dio si rivolse


Nettuno, del sommo degli di re fratello,
che regna sui mari
Metrum: w l w w l || w w l
l w l || l l l
llw
XI. Prisc. I 351. 25 352. 1-6 Hertz: "Inveni 'marum' pro 'marium', qui tamen
in raro est usu genetivus, apud Naevium in carmine belli Punici: 'Senex marum',
pro 'marium' ".
17. hunc saturnium et sequentes ut Leo 69 constituo et scando (cf. etiam Mariotti nec non Barchiesi 420; 493) / pietati B plerique codd. Havet 437 Baehrens
Zander2 99 Lindsay1 154 Thulin 31 Bergfeld Diehl Morel Koster Marmorale
Ernout Barchiesi Luiselli Pighi1 269 Cole Mazzarino: -e R rell. codd.. Stephanus
216 Hermann 636 Spangenberg 197 Dntzer 1 55 Schtte Klussmann Spengel 109
Wordsworth 292 Reichardt 227 Mariotti -ei Vahlen Hertz Bcheler1 335 =
Buecheler I 388 Bartsch 56 Korsch 131 Dntzer 271 L. Mueller in textu Pascoli
Merry 26 Warmington Strzelecki1 Buechner fort. recte -ed secludens deum L.
Mueller fort. in appar. praeeunte Schtte in secludendo qui recte tamen "ad Anchisem
haec verba spectare" putauit / deum codd.: deleuer. Wordsworth l. l. Baehrens
Lindsay1 l. l. Pascoli tum L. Mueller in textu Merry l. l. Warmington divom
Korsch l. l. deinde (ut dei = de) est insane Zander2 l. l.
18. deum regis ut glossam, et etiam metri causa, Thulin 34 in n. 1 false del.,
tantum deum Lindsay1 l. l.
19. marum codd.: marium Reichardt 227 absurde
aliter totos saturnios distribuens ac tempestatum suppl.

XII.
65

post marum Bartsch 56

20. patrem suum supremum

optumum appellat

il padre suo supremo ottimo chiama


Metrum: k k k l || k |l l
XII. Varro, de l. L. 7. 51. 15-16 Goetz-Schoell: N<a>evius: patrem appellat. Supremum ab superrumo dictum.
20. uerborum ordinem traditum C. O. Mueller 1 140 seruauit cum autem
hunc saturnium cum illo sequenti coniunxit L. Mueller 1 praeeunte Spangenberg 197
sq. / Quod ad metrum attinet hiatum iam Bartsch 56 Wordsworth 293 Baehrens
Reichardt 214 Leo 21 Bergfeld Mariotti exhibent

XIII.
21. summe deum regnator,
66

quianam genus <s>isti

o sommo degli di governator, perch mai la mia stirpe hai per/ messo
<che venisse perseguitata>
Metrum: k k l l || w w k l
XIII. Fest. 306. 25-28 Lindsay: Quianam pro quare, et cur, positum e<s>t
apud antiquos, ut Naevium in carmine Punici belli: summegenus isti.
21. de metro Bergfeld secutus sum / genus sisti ( = siuisti) Zander2 99
optime et ad corrigendum errorem aplographiae et ad sensum (sed ipse hunc uersum
in duos diuidit) Bergfeld (genu sisti Mazzarino interrogatiue sed haud male):
genus isti cod. Stephanus 216 Dntzer1 55 Klussmann 78 Korsch 134 Koster de
Groot 289 genuisti Scaliger 158 Merula 416 sibi tribuens Hermann 636 Schtte
Corssen 199 Vahlen Lindsay1 154 Mariotti forse a ragione Pighi1 267 me
genuisti Havet 301 L. Mueller1 Reichardt 218 Pascoli Merry 26 Warmington
genus odisti Leo 47 et in n. 2 Diehl Morel Marmorale Barchiesi Strzelecki 2
Buechner ursisti Baehrens (hoc Baehrensii coniecturarum specimine quanta
interdum auctoris insania demonstratur odio in magistrum suum Lucianum
Muellerum)

XIV.

67

22. ei uenit in mentem

hominum fortunas

gli venne in mente degli uomini la fortuna


Metrum: k l l l || w w l l
XIV. Prisc. I 198. 6 sqq. 199. 1- 4 Hertz: "Eiusdem [ id est primae]
declinationis femininorum genetivum etiam in as, more Graeco, solebant antiquissimi
terminare Livius in Odyssia Naevius in carmine belli Punici I: inerant Terras"
pro ' Terrae'. in eodem: ei uenitfortunas pro fortunae .
22. de prioris hemistichii metro cf. Zander2 108 Koster 334 / hominum
codd.: homonum Spangenberg 190 hemonum Klussmann 42

XV.
68

23. siluicolae homines

bellique inertes

che vivon nelle selve uomini e senza conoscenza delle tecni/ che di guerra
Metrum: k k | k || l w
XV. Macr. 6. 5. 9. 19-20 Willis: "Naevius belli Punici libro primo: silvicolaeinertes".
23. de metro prioris hemistichii Bergfeld et Mariotti secutus sum / homines codd. et
edd.: hemoones Merula 53 Schtte Klussmann 44 Spengel 106 homones
Spangenberg 196 Reichardt 228 (qui hiatum in priore hemistichio statuit) Zander 2
101 Koster de Groot 289 / mites uel segnes post homines Baehrens addidit /
bellique codd. et edd.: duellique Spengel l. l. Korsch 132 et duelli insane Zander2
metri causa belli Bergk1 192

69

XVI.
XVI. Seru. Dan. ad Aen. 1. 170 Thilo: "Novam tamen rem Naevius Bello
Punico dicit, unam navem habuisse Aeneam, quam Mercurius fecerit".
"Una diversa tuttavia cosa Nevio ne La Guerra Punica dice, che una sola nave
(scil. fra le altre) aveva Enea, che Mercurio aveva fatto".

70

XVII.
XVII. Seru. Dan. ad Aen. 1. 198 Thilo: o socii ordo est o socii, revocate
animos. . . et totus hic locus de Naevio [Naevii: malim Thilo in apparatu] belli Punici
libro translatus est.
Post tempestatem suos socios adlocutus est pater Anchisa ut expeditionis dux
apud Naeuium, quod memoro quia Morel et alii docti de Aenea falsissime locuti sunt.
o compagni lordine o compagni, riprendete animo e tutto quanto questo
passo da Nevio nel libro sulla guerra punica stato traslato.

71

XVIII.
XVIII. Seru. Dan. ad Aen. IV. 9 Thilo: Anna soror Cuius filiae fuerint Anna et
Dido, Naevius dicit.
Di chi figlie sarebbero state Anna e Didone Nevio dice .

72

XIX.
24. ferunt pulcras creteras,

aureas lepistas

portano bei crateri, doro boccali


Metrum: k l l l || k k l
XIX. Caes. Bass. De metr. GL VI 265. 30 266. 1 Keil: "apud Naevium
poetam hos repperi idoneos: feruntlepistas; Mar. Victor. Ars gramm. VI 139. 7-8
Keil: "[sine poetae nomine] item feruntlepistas; Mar. Plot. Sacerd. Ars gramm. VI
531 7 sqq. Keil: "apud nos Naevius sic ferunt pulchras creterrasaureas lepistas".
24. sic scandunt Bartsch 56 L. Mueller1 Zander2 98 Bergfeld Koster 332
Mariotti / creteras Zander2 l. l. (c r e t e r r a s, quod scripturae est ab aetate Naeuii
alienae): pulchras creterras plerique codd. Victor. et Sacerd. et edd. pulchros
pateras uel crateras (quae lectio facilior est pro creteras) aliqui codd. Bass. et
Sacerd. / creterras defendit Lindsay1 155 contra crateras Reichardt 247 et iam
Baehrens / recte putauit Klussmann 47 "Dido Aenean advenientem hospitaliter
excipit et conviviis in eius honorem celebratis ornat" probante Vahleno

73

XX.
XX
XX. Fest. 406. 8-15 Lindsay: "Supparus <puellare dicebatu>r vestimen<tum
lineum, quod et s>ubucula ap<pellabatur> <sup>parum puni-cat Naevius de
<bello Puni>co". Paul. 407. 6-7 Lindsay: "Supparus vestimentum puellare lineum,
quod et subucula, id est camisia, dicitur".
Post puni- sic suppl. Vrsinus 119: Puni<ceum vestimentum ita vo>cat
Supparus (sottana) veniva detta una veste di giovane donna di lino, che anche
subucula veniva chiamata cio camicia.

74

XXI.
25. pulcram <fibulam> ex auro

uestemque citrosam

la bella fibbia d'oro e la veste striata come la tuia


Metrum: l l k l || l w k l
XXI. Isid. Etym. XIX. 22. 20. 8-10 Lindsay: "Citrosa, quasi concrispa ad similitudinem citri. Naevius: pulchra quae excitrosam"; Macr. Sat. 3. 19. 5. 6-9: "et
quod ait Oppius inter vestem poni citreum, idem significat Homerus cum dicit
ei$mata d \ a\mfiesasa juwdea sigaloenta [e 264 et z 26]. hinc
et Naevius poeta in bello Punico ait citrosam vestem".
25. pulcram fibulam suppl. Flores3 101 coll. Aen. 4. 139 aurea purpuream
subnectit fibula uestem (scil. Didonis): pulchra (-cr-) quae (que) plerique codd.
Morel Marmorale Mariotti Barchiesi cum lacuna pulcra quem N pulchram (-cr-)
quae (que) rell. codd. pulchroque apud Leo 55 in n. 1 et Diehl ante pulchramque
duas syllabas longas Stephanus 216 ponit pulcram Hermann 635 Corssen 201
pulcramque Arevalus quem secuti sunt Spangenberg 196 Dntzer 1 56 Klussmann
81-82 (qui Didonis fortasse habitum hoc uersu haud male putat) Vahlen Bartsch 58
Korsch 134 Wordsworth 295 Zander2 99 Lindsay1 154 caluptramque Havet 402 (=
genus quoddam mitrae) uasa Reichardt 217 sq. suppl. Koster 332 Barchiesi
Strzelecki2 Buechner et torquem Bergfeld 120 paleraque Mazzarino2 235 sq.
pulchraque ex auro texta Baehrens Merry 26 et puram pulcramque ex auro Zander1
14 (et Warmington sibi tribuens) sic hemistichium legunt (puram pro pulcram iam
Osberni Lexicon XII saec. apud A. Mai, Classici Auctores, VIII, Romae 1836, 116) /
Lindsay1 l. l., quia apud Paul. Fest. 37. 19 L. citrosa vestis citatur uero sine nominis
auctore, opinatur tamen citrosamque uestem scribi potuisse quae quidam acceperunt /
quod ad citrosam attinet de eius significatu cf. Molinelli 87 ss. qui Isidorum defendit
fort. recte

75

Liber II

XXII.
26. Iamque eius mentem Fortuna

fecerat quietem

E ormai la sua mente la dea Fortuna aveva reso quieta


Metrum: l l l k || k k l
XXII. Prisc. I 242. 22-23 243. 1 Hertz: cuius (scil. inquies) etiam simplex in
usu invenitur trium generum. Naevius in carmine belli Punici II (incertum in codd. II
an I uidetur): Iamque quietem .
26. sic scandunt Bartsch 56 Wordsworth 293 Baehrens Zander2 109 Reichardt
215 Bergfeld 121 Koster 334 Mariotti / Fortuna iam Merula 425 Spangenberg
200 Leo 34 Bergfeld l. l. Diehl Cichorius 58 Warmington Ernout Champeaux 287:
fortuna plerique edd.

XXIII.

76

27. blande et docte percontat,


Troiam urbem liquerit

Aenea quo pacto

con dolcezza e accorgimento interroga, Enea in che modo


di Troia la citt abbia lasciato
Metrum: l l l l || k l l
llk
XXIII. Non. 527. 38 et 2-4 Lindsay: "Liquerit significat et reliquerit. Naevius Belli Poenici lib. II [sic omnes codd.; I falso corr. Merula 50 (uel potius
corrigendum scripsit) probante Lindsay3]: blande Aeneas liquisset"; Non.
760. 5 et 7-9 Lindsay: "PERCONTA Naevius [etc. ut supra]".
27. Aenea Fleckeisen 21 L. Mueller Baehrens Zander 2 101 Reichardt 215
Pascoli Merry 27 Leo 70 Diehl Morel Koster 334 Marmorale Mariotti Barchiesi
Strzelecki2 Luiselli 313 Pighi1 268 Cole Mazzarino Buechner: enas uel ae aliqui
codd. ut Harleianus Aenes Bcheler1 1863, 333 = Buecheler I, 1915, 386 Bartsch 56
Dntzer 271 Havet 344 Aeneas B (Aineeas) Merula 50 Mercerus 3353 Hermann
631 Spangenberg 193 Dntzer1 51 Schtte Vahlen Spengel 98 Korsch 132
Wordsworth 293 Zander 36 Lindsay3 Bergfeld 121 Warmington Aeneam aliqui
codd. Carrio III 10 apud Gruteri lamp. III (1604) pp. 74-75 (Aineam) Merula 115
Klussmann 47 Lindsay1 152 Thulin 31 Aennius manus altera cod. Harleian. ad
Non. 760 L.
Ennius Stephanus 214 qui fort. pendet a Nonii editione edita
Mediolani 1500 et Iohanne Baptista Pio curante f. XLIIII v (cf. etiam Barchiesi 163)
aut ab ed. Aldina 1513
28. quod ad metrum attinet Vahlen Zander 2 l. l. Leo l. l. Bergfeld l. l.
secutus sum / liquerit pars codd. Stephanus l. l. (apud Nonium in verbo Linquo, ut
scribit) et aliqui edd. inde a Mercero l. l. et Hermann: (reliquerit uel) reliquisset
rell. codd. Stephanus l. l. (apud Nonium in verbo Perconto, ut scribit)
liquisset
1
corr. Merula 50 et 115 L. Mueller Baehrens Lindsay l. l. Reichardt l. l. Zander1 15
Merry l. l. Koster l. l. Warmington Ernout Mariotti Luiselli l. l.

77

XXIV.
29. Prima incedit Cereris

Proserpina puer

Per prima savanza di Cerere la figlia Proserpina


Metrum: l l k l || k k k
XXIV. Prisc. Inst. I 231. 13 sq. 232. 4 sq. Hertz: Non est tamen ignorandum, quod etiam hic puerus et hic et haec puer uetustissimi protulisse
inueniuntur et puellus puella Naeuius in II [VI in quibusdam mss. inuenere
Nestor Novariensis 101 bis s. u. puer et P. Scriverius apud Hermann 631, quae
accipiens Cichorius 47 sqq. hunc uersum saturnium ad ludos saeculares anni 249 a.
Ch. n. referri haud inconsulte cogitauit ] belli Punici: primapuer.
29. Vt Mariotti et Barchiesi scando / incedit plerique codd. Stephanus 214:
-et GL / Cereris ante prima transposuit Koster 334 / puer Proserpna L. Mueller
Zander2 Merry Proserpna pouer Baehrens puer Proserpina L et Reichardt 227
Proserpna puer Pascoli, omnes hi metri causa

78

XXV.
30. magnam domum decoremque

Ditem uexerant

alla grande magione, ed elegante, Dite avevano trasportato


Metrum: l k k k k || l k
XXV. Prisc. I 235. 20-23 236. 1 Hertz: invenitur tamen etiam simplex
decor decris paenultima correpta apud vetustissimos, quando pro decorus decora
decorum accipitur. Naevius in carmine belli Punici: Magnamque vexerant, aliter
enim iambus stare non potest.
30. magnam BGLZ Korsch Wordsworth 295 Havet plerique edd.:
magnamque rell. codd. Stephanus 216 Hertz Hermann 636 Dntzer1 55 Corssen
200 Vahlen Bartsch Lindsay1 153 / decoremque codd. et edd.: decorem Schtte et
Koster 338 metri causa / Ditem Barchiesi Mazzarino Buechner Blnsdorf probante
De Nonno1 485 et nt. 83: ditem plerique edd. ditemque Zander1 diuitem Korsch
110 / uexerant plerique codd. Stephanus l. l. Spangenberg 194 Dntzer1 l. l.
Zander2 Diehl Morel Marmorale Barchiesi Strzelecki2 Mazzarino: uexarant H
Hermann Schtte Corssen Vahlen Bartsch Korsch Wordsworth l. l. Havet L. Mueller
Baehrens Warmington Koster l. l. Mariotti Luiselli duxerat lexicogr. Vat. [ scil.
Osberni Lexicon XII saec.] Class. Auct. VIII p. 165 ed. Maius [Romae 1836] Hertz
Reichardt 225 Lindsay1 153 probantibus -erant Upsala ms. apud Zander2 haud male
dixerunt Thulin 32 uexarent Mariotti in appar. interrogatiue

79

XXVI.
31. dein pollens sagittis
inclutus arquitenens
sanctus Ioue prognatus
Putius Apollo
poi possente per le saette linclito arciere,
il santo da Giove generato Pizio Apollo
Metrum: l k l || k l k l
l k l l || k k l
XXVI. Macr. 6. 5. 8. 9-11 Willis: hoc epitheto (scil. arquitenens) usus est
Naevius Belli Punici libro secundo: dein Apollo.
31. Hunc uersum ut Vahlen et Mariotti scando / uu. 31-32 cum u. 29
cohaerere primus Merula 53 et 411 uidit / dein Merula 53 et 410 Spangenberg
Dntzer1 51 Bergk1 192 Vahlen Fleckeisen 41 Wordsworth 294 Leo 70 Bergfeld
Morel Koster 334 Mariotti Strzelecki2 Buechner: deinde codd. Stephanus 215 et
Hermann Klussmann Corssen 200 Spengel 100 Bartsch Korsch Merry Havet L.
Mueller Baehrens Reichardt 215 Lindsay1152 Pascoli Thulin 31 Diehl Barchiesi
Mazzarino / inclutus Merula 53 et 410 Hermann Spangenberg Dntzer 1 l. l. Schtte
Klussmann Bergk1 l. l. Corssen l. l. Vahlen Fleckeisen l. l. Spengel l. l. Bartsch
Korsch Wordsworth l. l. L. Mueller Baehrens Reichardt l. l. Lindsay1 152 Pascoli
Merry Leo l. l. Thulin l. l. Diehl Morel Barchiesi Strzelecki2 Buechner: inclytus
codd. Stephanus l. l. inclitus rell. edd. inclutusque Zander2 pessime sed postea se
ipsum correxit clutus Koster l. l. / arcitenens codd. recc. T A Stephanus l. l.
Merula l. l. Spangenberg Bergk1 l. l.
32. sanctus Bergk1 l. l. Vahlen Spengel l. l. Bartsch Korsch Wordsworth l.
l. Havet L. Mueller Baehrens Reichardt 218 Lindsay 1 152 Merry Leo l. l. Thulin
l. l. Bergfeld Diehl Morel Koster l. l. Mazzarino Buechner: sanctusque codd.
Stephanus l. l. Zander1 Warmington / Ioue Buecheler in Jahrbb. fr class. Philol.
83, 1861, 822 = Buecheler I 324 Havet Baehrens Reichardt Leo l. l. Bergfeld Diehl
Morel Mariotti Barchiesi Strzelecki2 Luiselli Mazzarino Buechner: Delphis codd.
Stephanus l. l. Bergk1 l. l. Vahlen Spengel l. l. Bartsch Korsch Wordsworth l. l.
Lindsay1 152 qui, non accipiens Ioue, Reichardt tribuit Pascoli Merry Warmington
Delei Fleckeisen3 148 fort. recte sanctus Ioue Deli Zander2 insane Delo L. Mueller
(sed Delphis Mueller1 1884) Koster l. l. Ioue ipso Dntzer 272 / Putius Vahlen
in appar., conl. Gloss. Placidi ed. ab A. Maio Class. Auct. III 492 Dntzer l. l. Havet
365 Baehrens Zander2 Reichardt Pascoli Thulin l. l.: pithius A phitius T Pythius
plerique edd.
80

81

XXVII.
33. cum tu arquitenens
Dea<na>

sagittis pollens

quando tu tiratrice darco, per le saette possente


Diana ...
Metrum: l | k k || l l
k k ...

XXVII. Macr. 6. 5. 8. 9 et 12-14 Willis: hoc epitheto (scil. arquitenens)


usus est Naevius Belli Punici libro secundo idem alibi: cumdea.
33. alibi in lemmate Macrobiano ex Schtte 83 sententia impedit quominus
frg. cum frgg. XXIV et XXVI coniungatur, qua de re hoc frg. Baehrens 51 in libris
Saturarum, Buechner et Blnsdorf inter frgg. Naeuii incerti operis, Mazzarino inter
dubia, ponunt, et Barchiesi 509 scribit: neque de metro neque de origine satis
constat / frag. Bello Poenico, ut iam Schtte l. l. et Fleckeisen3 148 quos Havet et
Mariotti 88 dubitant. secuti sunt, Strzelecki2 restituit, probante Morelli 167 in n. 1 et
169, quod ipse sic distribui / cum codd.: tum Schtte l. l. Fleckeisen3 l. l. fort.
recte / arcitenens cod. rec. T et Scriverius 47 qui frg. in tragoediae reliquiis
collocat, ut postea Ribbeck 11, L. Mueller 145, Leo 61 in adn. 4 qui anapaestos
tragicos agnoscit, ut Marmorale 201 et fortasse Barchiesi
34. Deana Fleckeisen3 l. l. interrogat. Buecheler in Jahrbb. fr class.
Philol. 83, 1861, 822 = Buecheler I 324 Havet 438 Baehrens l. l. Zander2 Thulin 31
Strzelecki2: dea codd., et docti, quod in hoc uersu Lindsay 1 154 collocat dea Diana
(sic) Schtte l. l. fort. (cf. etiam Klussmann 82)

Liber III
82

XXVIII.
XXVIII. Schol. ad Aen. 7. 122 sq. (Cod. Paris. Lat. 7930, saec. X ex.; Laurent. Palatin. 69 saec. XV quos Savage primus edidit, Rowell et Barchiesi contulerunt): Genitor mihi talia Anchises fatorum arcana reliquit: Hoc autem non
praedixit Anchises, sed Celaeno (scil. Aen. III. 245 sqq.): unde vel catatosiopomenon
intellegendum est vel divinitatem Anchisae assignat, qui ubique divinus inducitur.
Naevius enim dicit Venerem libros futura continentes Anchisae dedisse, unde
reliquit aut mandavit signum significat aut libros reliquit qui haec responsa
continebant.
XXVIII. celeno codd. / catatosiopomenon codd. Savage Rowell: catasiopomenon Barchiesi / anchise codd. / assignat Paris.: designat Palat. / inducitur
Palat. Rowell Barchiesi: dicitur Paris. Savage / nevius codd. / enim dicit Paris.:
autem dixit Palat. / mandavit Palat.: magdavit littera n suprascripta Paris. / signum
significat Flores: tantum signum Palat. probante Barchiesi sed tantum significat
Paris. et Savage Rowell
Tali il genitore Anchise arcani segni dei fati mi rilasci: Ci invero non
predisse Anchise ma Celeno: per cui o con il silenzio si deve intendere o il potere
della divinazione ad Anchise assegna, che dovunque come divino introdotto. Nevio
infatti dice che Venere ad Anchise diede i libri che il futuro contenevano, per cui
rilasci o affid un segnale significa
contenevano.

83

o i libri rilasci che questi responsi

XXIX.
XXIX. Lact. Diu. Inst. I 6. 7-9: M. Varro in libris rerum diuinarum
ait Sibyllas decem numero fuisse easque omnes enumerauit sub auctoribus qui de
singulis scriptitauerint. Primam fuisse quartam Cimmeriam in Italia, quam Naeuius
in libris belli Punici, Piso in Annalibus nominet.
M. Varrone nei libri sulle cose divine dice che le Sibille nel numero
di dieci furono e tutte le enumer sotto il nome degli autori che di ciascuna avessero
scrtto. Prima fu quarta la Cimmeria in Italia, che Nevio nei libri sulla Guerra
punica, Pisone negli Annali nomini.

84

XXX.
XXX. Seru. Dan. ad Aen. 9. 712 Thilo = 9. 715 p. 130, 4-6 Ramires:
Prochyta hanc Naevius in tertio [corr. Flores: primo codd. sed cf. Schtte 72 ad
l.: in libri numero a librario ut saepissime erratum esse puto] belli Punici de cognata
Aeneae nomen accepisse dicit.
Procida questa Nevio nel terzo della guerra punica dice che dalla cognata
di Enea aver ricevuto il nome.

85

XXXI.
XXXI. C. Gl. Lat. II 17. 34 Goetz: Anclabres [corr. C. O. Mueller in Festi
ed. 11: angla ogev cod.] trapezai trigwnoi, w|v Nebiov; Paul.-Fest.
10. 18 Lindsay 1913: Anclabris mensa ministeriis aptata divinis et Paul.-Fest. 105
Lindsay 1930: Anclabris mensa ministeriis aptata divinis <Naevius> Vasa quoque
in ea, quibus sacerdotes utuntur, anclabria appellantur, sed in appar. Lindsay sic
scribit: In Gloss. Philox. AN
Nebiov

31 Anglabres: trapezai

trigwnoi

w|v

mihi videor talia Festi verba dispicere, ut puta: Alii anglabres eas

vocitatas esse putant quasi quae tres angulos haberent. Sed quia res incertior, unun
verbum Naevius addidi. Cf. etiam Bergk I 1884, 524, quod ad frg. XXXIV, infra,
sacra in mensa pertinet.

86

XXXII.
35. res dinas edicit,

praedicit castus

le cose divine indice, prescrive lastinenza sessuale


Metrum: l l l || l l l
XXXII. Non. 289-290. 12-17 Lindsay: CASTITAS et CASTIMONIA
generis feminini. Masculini Varro Rerum Divinarum lib. I... graeco castu... idem...
castus... Naevius Carmine Punici Belli: res divas... castus .
35. Quod ad metrum attinet Mariotti secutus sum et cf. Barchiesi 325 /
Anchisae saturnium Vahlen recte refert / is ante res posuit Baehrens probante Pascoli
/ dinas Leo 39 in n. 3 Mariotti Luiselli: diuas codd. Marmorale Barchiesi
Strzelecki2 Mazzarino qui de Romulo edicente cogitat Buechner Blnsdorf
diuinas Reichardt 228 Lindsay1 154 Diouos (= Iouis) uel Diiouos Flores fort.,
collato etiam frg. XXXIII / castus codd. et edd.: castud Flores fort.

87

XXXIII.
XXXIII. Gell. 5. 12. 1 et 6-7 Marshall: In antiquis precationibus nomina
haec deorum inesse animaduertimus: Diouis et Vediouis... Idcircoque simili
nomine Iouis Diouis [ Hertz et Marshall sed codd., ut supra, habent Diiouis fort.
accipiendum] dictus est et Lucetius, quod nos die et luce quasi uita ipsa afficeret et
iuuaret. Lucetium autem Iouem Cn. Naeuius in libris belli Poenici appellat.
Fort. Gellius etiam nomen Diiouis, ut Lucetius, apud Naeuium inuenit.
Nelle antiche preghiere questi nomi di di troviamo: Diouis e Vediouis... E perci con simil nome Giove detto Diouis e Lucetius, per il fatto che
del giorno e della luce quasi della stessa vita ci fornisse e giovasse. Lucezio poi
chiama Giove Gneo Nevio nei libri sulla Guerra Punica.

XXXIV.
36. postquam auem aspexit
88

in templo Anchisa,

sacra in mensa Penatium ordine ponuntur;


immolabat auream uictimam pulcram
dopo che un uccello scorse, in uno spazio di cielo definito,
/ Anchise,
i vasi sacri sulla mensa dei Penati nellordine del rito
/ vengono posti;
cospargeva di mola salsa laurea vittima splendida
Metrum: w | l || l l w
w w w || w l
w w w || w l
XXXIV. Prob. ad Verg. buc. 6. 31, 336. 9-12 Hagen: Naevius belli Punici
libro tertio sic: postquam... pulchram. Keil in Probi in Verg. Buc. et Georg. comm.
ad locum contulit Schol. Veron. ad Aen. 2. 687 Anchises: Peri>tum multarum
disciplinarum Anchisen fuisse <et divini quiddam habuisse probare po>ssunt
Naev<ius et Ennius>; cf. etiam Baschera 105.
36. De metro totius saturnii Leo 40 sqq. et alibi nec non et Mariotti, probante
Barchiesi 375-6, secutus sum / auem codd.: auim Scaliger2 124 Merula 49
Spangenberg 190 Egger 124 aues Keil 14 fort. Vahlen Bartsch Wordsworth L.
Mueller Zander2 Merry ad hiatum uitandum auium Hermann qui templa scripsit /
Anchisa codd. Scaliger2 l. l. Merula l. l. Spangenberg l. l. Vahlen Bartsch Korsch
Havet L. Mueller Baehrens Reichardt 214 Lindsay 1 152 Merry Leo l. l. Bergfeld
Diehl Morel Marmorale Mariotti Barchiesi Strzelecki2 Luiselli Mazzarino: Ancisa
Zander2 fort. recte Anchises V Hermann Dntzer1 55 Spengel 103 Wordsworth
37. sacra: cf. supra frg. XXXI / Penatium codd.: Penatum Buecheler I
388 metri causa L. Mueller / ponuntur codd.: ponebantur Dntzer 270 saturnios
denuo constituens ac rescribens
38. deein ante immolabat inseruit Korsch metri causa / auream codd.:
auratam Hermann Baehrens 43 sibi tribuens in appar. immolat auratam Bergfeld 94
in auream molabat Havet 388 Baehrens Pascoli / pulcram Hermann Dntzer1 l. l.
Vahlen Spengel 103 Korsch Zander 2 Lindsay1 l. l. Pascoli Diehl Strzelecki2:
pulchram codd.

XXXV.

89

39. isque susum ad caelum sustulit suas:


rex Amulius diuis gratulabatur
e quello in alto al cielo alz le sue (mani):
il re Amulio agli di rendeva grazie
Metrum: w l || w w
w l l || w l
XXXV. Non. 167. 31-35 Lindsay: Gratulari, gratias agere. Ennius Naevius
Belli Punici lib. III: isquegratulabatur divis .
39. De toto metro Mariotti secutus sum / isque codd. quod Lindsay1 152
Mariotti Barchiesi Mazzarino Buechner Blnsdorf recte retinuere (Flores 3 139-40):
manusque Merula 420 secutus Stephanum 215 (ud. infra) plerique edd. (h)irque...
suum Havet 338 sq. (ir = ceir, palma) nimis contortum tamen possibile sed cf.
Lindsay1 l. l. hisque Baehrens Thulin 31 itaque Morelli1 450, qui in u. 40 manus
post Amulius suppl. probante Mazzarino
40. rex corr. Stephanus suspicatus antea deesse uocabulum manus quod
omnes edd. (etiam Leo 35) recte dixisse putarunt (ud. etiam nunc Barchiesi 497 sed
contra Flores3 l. l.): res codd. Klussmann 65 Corssen 198 Reichardt 219 Lindsay 1
l. l. / rex a uersu 39 optime hic posuit (cf. Flores 3 l. l.; uide etiam quodam modo
Reichardt l.l.) Mariotti praeeuntibus Bergfeld 122 Zander1 de Groot 294 post rex,
in u. 39, ambas laetus inseruit Baehrens / Amulius corr. nescioquis apud Bentini
Castigationes Barchiesi l. l. Stephanus plerique edd.: ammullus codd. Mercerus 116
Spengel 98 Havet l. l. Attilius Merula 420 Klussmann l. l. Mamilius vel Aimilius
apud ipsum Merulam et aliquos edd. Romulus Mercerus 1614 in notis aemulus
Corssen l. l. non facilius, ut scribit, sed ridicule / diuis gratulabatur L. Mueller qui
diuis addid. que metri causa: gratulabatur diuis codd. Lindsay1 l. l. Mazzarino
gratulatur Hermann Schtte Vahlen Spengel l. l. Bartsch Korsch Wordsworth
Bergfeld / ... a<c> mul<ti>s (sc. uerbis) || gratulatur diuis Reichardt 220 ex.
gratia / gratulabat divis Havet l. l. Baehrens / Richter 64 cum insane argumentatus
esset saturnios pessime sic rescripsit: manusque...rex | superisque coram multus
gratulabatur

90

XXXVI.
Seru. Dan. ad Aen. I 273, 102. 11-22 Thilo: Sed de origine et conditore urbis
diversa a diversis traduntur Naevius et Ennius Aeneae ex filia nepotem Romulum
conditorem urbis tradunt.
Ma quanto allorigine e al fondatore della citt di Roma cose diverse da diversi
autori sono tramandate Nevio ed Ennio tramandano che dalla figlia di Enea sia
nato il nipote Romolo che fu il fondatore di Roma.

91

XXXVII.
Varro de l. L. V 43. 12- 14 Goetz-Schoell: Aventinum aliquot de causis dicunt.
N<a>evius ab avibus, quod eo se ab Tiberi ferrent aves, alii ab rege Aventino.
Aventino lo chiamano per varie cause. Nevio lo deriva dal nome degli uccelli,
poich l venendo dal Tevere si portavano gli uccelli, altri lo fanno derivare dal re
Aventino.

XXXVIII.

92

Varro de l. L. V 53. 16-17. et 1-3 Goetz-Schoell: Quartae regionis Palatium,


quod Pallantes cum Evandro venerunt, qui et Palatini Eundem hunc locum a pecore
dictum putant quidam; itaque N<a>evius Balatium appellat.
Della quarta regione il Palatium (il Palatino), poich i Pallanti con Evandro
vennero, i quali anche Palatini vennero chiamati Questo medesimo luogo dalle
pecore venir detto pensano alcuni; perci Nevio lo chiama Balatium.

Liber IV

93

XXXIX.
41. simul atrocia proicerent
<nauem soluerent>

exta ministratores,

non appena le crude gettassero (in mare) viscere i ministri,


<salpassero>
Metrum: w w w w w || w w l l
l w l controlla
Aut ex Lindsayana
coniectura:

simul atrocia
porricerent exta
ministratores, <nauem soluerent>
Metrum: w w w || w w l
w l l l || w controlla

XXXIX. Non. 106. 3-5 Lindsay: ATROX: crudum. Naevius Belli Poenici lib.
IV [tertiae familiae codd. CA DA ; III rell. codd.]: simul ministratores; cf. etiam
Paul.-Fest. 17. 11-12 Lindsay: Atroces appellantur ex Graeco, quia illi a"trwkta
appellant, quae cruda sunt.
41. uersum sic Reichardt 215 Barchiesi Strzelecki2 Luiselli et Mazzarino
constituerunt quem in tria cola Mariotti distribuit: simul atrocia | etc. / de hoc
saturnio cf. Flores3 143 sqq. / simul codd.: simitu L. Mueller 139 sed solum et ut
alterum colon probante Pascoli Zander2 sin Dntzer 273 et si Leo 52 nt. 6 scil.
metri causa eadem causa post simul Bergfeld inseruit atque / proicerent codd.
Spengel 98 Wordsworth 294 Zander2 per synizesin uulgarem trisyllabum Reichardt
Merry 28 Leo l. l. Thulin 32 Bergfeld Diehl Morel Koster 336 Marmorale Strzelecki2
Luiselli Mazzarino: porricerent Iunius 103 Hermann Vahlen Bartsch Korsch
Dntzer l. l. Havet L. Mueller Lindsay1 152 Pascoli Warmington Mariotti Barchiesi
in app. fort. recte proiecerunt Pomp. Laetus apud Barchiesi 500 Stephanus 215
Schtte porriciunt Merula 425 Spangenberg atra post atrocia addid. Baehrens qui
postea insane scribit prosicarent ex prosicerent Mercerus 76 et Klussmann, amoto in
u. sq. ministratores. Mutatis mutandis etiam Mariotti saturnium in duo uu. distribuit
s. a. / p. e. m. / exta codd. potiores: extra cett. codd.
42. nauem soluerent Flores ex. gr.
94

XL.
95

43. uirum praetor aduenit,


prosperum

auspicat auspicium

il pretore alla testa degli uomini sopravviene, auspica un


/ auspicio
prospero
Metrum: w l w || w l w l
w
XL. Non. 751. 20-30 sqq. Lindsay: AUSPICAVI, pro auspicatus sum. Plautus Atta Caecilius Naevius Belli Poenici lib. IV: virumprosperum.
43. De toto metro Leo Mariotti Barchiesi secutus sum / uirum codd. Havet
436 Lindsay1 153 Leo 35 et 45 Thulin 33 Diehl Morel Koster 336 Marmorale
Mariotti Strzelecki2 Altheim Barchiesi Buechner Blnsdorf: uerum Iunius 495,
plerique edd. inde ab Hermann
ubi cum Merula apud edd. nescio quo loco
Spangenberg (ubi quum) uixdum Baehrens uisum Skutsch per litteras apud
Strzelecki2 (et postea in LCM 13.5, May 1988, 79) Mazzarino Traglia / aduenit
Merula uide supra, plerique edd.: adueniet codd. Stephanus 215 Koster l. l.
Altheim adueniens Havet 345 sq. Reichardt 218 adueneit Baehrens Zander2
Lindsay1 l. l. Bergfeld Strzelecki2 fort. recte
44. prosperum deleuer., ut glossam, ueteres edd. inde ab Iunio l. l. usque ad
Havet l. l. et cett.

96

XLI.
XLI. Fest. 279 Lindsay 1930 = 156. 16-22 Lindsay 1913: [ex Paul.-Fest.
<Navali corona solet donari, qui pri>mus in hostium <navem armatus transilierit>]
<Primus eam accepit C. > Atilius [atillus codd., corr. C. O. Mueller sed praeeunte
Dacerio 272] bel<llo Punico primo, ut a Naevio narra>tum est in car<mine Belli
Punici> [suppl. Cichorius 34-35].
La corona navale suole avere in dono colui che per primo armato su di una
nave dei nemici sia balzato Per primo la ricevette C. Atilio nella prima guerra
punica, come da Nevio stato narrato nel carme su La Guerra Punica.

97

XLII.
XLII. Prisc. I 249. 7 Hertz: huius [ scil. uocis Samnis] neutrum Naevius
Samnite protulit in carmine belli Punici; Id. 338. 2 Naevius neutraliter hoc
Samnite protulit in carmine belli Punici.
Di questa voce Nevio il neutro Sannita ha creato nel carme su La guerra
Punica; Nevio al neutro questo Sannita ha creato nel carme su La guerra Punica.

XLIII.
98

1.
Romanus exercitus,
urit populatur uastat,

transit Melitam
insulam integram
rem hostium concinnat

passa a Malta
il romano esercito, lisola intera
brucia saccheggia devasta, la roba dei nemici stiva in ordine
Metrum:

lwl
l l w || w w
l w w l l || w l l

XLIII. Non. 129. 24-27 Lindsay: CONCINNARE, conficere uel colligere. Naevius Belli Poenici lib. IV: transit concinnat.
45-47. De uersuum constitutione (cf. etiam Baehrens Merry 28 Leo 70 et
Mazzarino) atque de metro Mariotti secutus sum
46. de metro prioris emistichii cf. etiam Leo 70 / exercitus codd. sed ut
glossam del. Vahlen, post int. addens omnem, quem secuti sunt Korsch Havet 436 L.
Mueller Reichardt 227 Lindsay1 153 Pascoli Zander1 Koster 336 Warmington
Barchiesi Buechner Blnsdorf sed contra ud. Mariotti 72 in nt 46 exercitus Romanus
invertit Baehrens / integram codd.: intemerat Havet l. l. (scil. intemeratam erroris
causa) / Lindsay1 l. l. cum uersum ita constituit: tr. Melit. Roman.; insul. integ.,
agnouit tamen esse an iambic senarius!
47. populatur uastat codd. plerique edd.: populat et uastam Merula 421
Spangenberg Egger 124 / de metro alterius coli cf. etiam Koster 337

99

XLIV.
48.

eam carnem

uictoribus danunt

quella carne ai vincitori danno


Metrum: w l || l w w
XLIV. Non. 138. 13-19 Lindsay:DANUNT, dant. Pacuvius Plautus Naevius Belli Poenici lib. IV: eamdanunt.
48. uerborum ordinem uulgatum seruans, rationem metricam alterius
emistichii secutus sum quam Mariotti et Barchiesi, inter alios, dederant, cum prioris
emistichii ex. gr. illam Mariotti dedi

100

XLV.
49. uicissatim uolui

uictoriam

che per alterne vicende volgersi la vittoria


Metrum: w l l || l w ...
XLV. Non. 269. 16-17 Lindsay: VICISSATIM, per vices. Naevius Belli Punici
lib. IV: vicissatim volvi victoriam.
49. De saturnii constitutione (cf. etiam Mazzarino) atque de metro Leo 54 in
adn. 1 et Mariotti secutus sum

Liber V

101

XLVI.
50. seseque ei perire mauolunt ibidem
quam cum stupro redire ad suos popularis
quelli di perir preferiscono sul posto
piuttosto che con disonore ritornar dai loro concittadini
Metrum: k k k || k k
k k k || k k k
XLVI. Fest. 418. 8-16 Lindsay:Stuprum pro turpitudine antiquos dixisse
apparet Naevius: seseque suos populares.
50. De frgg. XLVI et XLVII cf. Flores 2 46-60 / de priore hemistichio Vahlen et
Barchiesi 452 secutus sum metrum totius frg. iam constituerat Schtte 80 / ei
Vahlen Bartsch Korsch 133 L. Mueller Thulin 31 Bergfeld Diehl Barchiesi
Strzelecki2 Buechner Blnsdorf: i codd. Bcheler 1 (1863) 334 = Buecheler Kl. Schr.
I 387 Zander et Zander1 Warmington Ernout Mariotti Mazzarino ii ed. Ald. 1513
et Vrsinus Hermann 636 Spangenberg Dntzer1 57 Schtte Bergk1 192 Klussmann
Havet 438 Lindsay1 154 iei C. O. Mueller 1839 316. 27 uel, inuerso ordine
fragmentorum XLVI et XLVII, haud male Zander2 Pascoli, tamen haud inuerso
ordine
51.

102

XLVII.
52. sin illos deserant fortissumos uiros,
magnum stuprum populo fieri per gentis
che se quelli abbandonassero assai valorosi eroi,
un grande disonore sul popolo ricadrebbe attraverso le genti
Metrum: k || k k
k k || k
XLVII. Fest. 418. 8-18 Lindsay:Stuprum pro turpitudine antiquos dixisse
apparet Naevius item: sin illosper gentis; Anon. De dubiis nominibus, GL V
591. 12-13 Keil: Stuprum generis neutri, ut Naevius magnum stuprum fieri per
gentes.
52. Quod ad metrum attinet Leo 70 et Barchiesi 459 secutus sum / fortissumos
Spangenberg Klussmann 64 Vahlen Bartsch Korsch 133: fortissimos codd. plerique
edd. / uiros codd. et edd.: uirorum Scaliger Hermann 637 Schtte 81 Klussmann
Bergk1 192 Bartsch L. Mueller Merry 29 Pascoli
53. Saturnii metrum iam constituerat Vahlen / populo codd.: poplo Scaliger
Hermann Bergk1 l. l. Zander1 Koster / per gentis Huschke apud C. O. Mueller 1839
316-7. 31 Bartsch Korsch Havet 438 L. Mueller Merry (per -es Bergk1 l. l.
Klussmann Corssen 201): pergentis Farnesianus pergetis antiquiores edd. Festi et
Naevii inde ab ed. Ald. 1513 et Vrsino pergitis Vossius 76

103

Liber VI

XLVIII.
54. censet eo uenturum

obuiam Poenum

ritiene che l gli verrebbe incontro il Cartaginese


Metrum: k || k
XLVIII. Non. 408. 17-21 Lindsay: CENSERE significat existimare, arbitrari.
Naevius Poenici Belli lib. VI: censetPoenum.
54. censet plerique codd. et edd. / censent aliqui codd. Stephanus 215 Mercerus Hermann 634 Spangenberg Dntzer1 53 Schtte 82 Klussmann 74 Corssen
200 Spengel 102 Lindsay1 153
2

104

XLIX.
55. superbiter contemptim

conterit legiones

con superbia e disprezzo consuma le legioni


Metrum: k k || k k k
XLIX. Non. 828. 8-11:SUPERBITER Naevius Belli Poenici lib. VI:
superbiterlegiones; Idem 830. 1-3: CONTEMTIM, contemnenter. Naevius Belli
Poenici lib. VI: superbiter legiones.
55. contemptim plerique editores inde a Laeto: contemtim codd. Klussmann
72 L. Mueller Baehrens Lindsay1 153 Bergfeld

105

L.
56. onerariae onustae

stabant in flustris

le navi da carico, stracariche, si erano fermate nel mare in


/ bonaccia
Metrum: k k k |k ||

L. Isid. de nat. rer. XLIV. 3, p. 315. 12-16 Fontaine: Flustra motus maris
sine tempestate fluctuantis. Naevius in Bello Punico sic ait: onerariae in flustris, ut
si diceret: in salo.

106

LI.
57. Conuenit regnum simul

atque locos ut haberent

Si convenne che il regno e insieme i territori mantenessero


Metrum: k k || k k k
LI. Non. 311. 1-7 Lindsay: LOCA generis sunt neutri Masculini
Naevius Belli Punici lib. VI: convenit haberent.
57. Saturnium ut Mariotti scando: cf. conunit et atque monosyllabum (uide
etiam Barchiesi 536) / haberent codd. Hermann 635 Dntzer1 54 Schtte 82 Klussmann 73 Korsch sed antea simul ut regnum et locos scripsit Havet 436 Reichardt
220 qui uersum reputat ut Dactylische Hexameter qua de re regn. sim. conv. corrigit
Lindsay1 153: A dactylic hexam.: haberet Merula 439 et aliqui edd. usque ad L.
Mueller (et Cichorius)

107

LII.
58. Septimum decimum annum

ilico sedent

Gi son nel diciassettesimo anno che col stanno in campo


Metrum: k k k || k k

LII. Non. 510. 6-7 Lindsay:Ilico, in eo loco. Naevius Belli Poenici lib. VI:
septimumsedent.
58. sedent codd.: sederent Havet 436 sedentes L. Mueller Merry 29 Pascoli

108

Liber VII

LIII.
59. Sicilienses paciscit

obsides ut reddant

si convien che gli ostaggi siciliani restituiscano


Metrum: k k k || k
LIII. Non. 760-761. 17-21 Lindsay: PACISCUNT. Naevius Belli Poenici lib.
VII:.. idem [scil. Naevius]: Siciliensesut reddant.
59. Quod ad metrum attinet Mariotti secutus sum (cf. etiam Schtte 82 et
Vahlen)

LIV.
60. id quoque paciscunt, moenia sint quae
109

Lutatium reconcilient, captiuos ploirumos


<ut reddant>
anche su questo si accordano, i pagamenti siano tali
che riconcilino Lutazio Catulo, parecchi prigionieri
<da restituire>
Metrum: k k || k
k k k k k || k
...

LIV. Non. 760. 17-19 Lindsay: PACISCUNT. Naevius Belli Poenici lib. VII:
id quoque plurimos [scil. Romanos].
60. Quod ad metrum alterius coli pertinet cf. supra frg. XLVIII / paciscunt
E P: paciscuntur rell. codd. ex quo aliqui edd. faciunt paciscunt ut moenia sint quae
(ud. etiam infra) / sint quae pars codd.: assint quae Hermann 635 et Schtte 82
simulque Lindsay ut sint quae de Groot 290 (sed, inter alios, iam Bartsch et Merry
30) <quae> sint quae Mariotti sient quae Frassinetti praeeunte Zander (ut moenia
s. q.) sinant /quae Mazzarino3 644
crux desperationis apud Morel Barchiesi et
Luiselli
1

61. De metro Mariotti secutus sum / Lutatium plerique codd.: Lutatio


Lindsay / reconcilient Merula 439 plerique edd.: -ant codd. Stephanus 215 Thulin
31 Diehl Luiselli Mazzarino3 l. l. concilient de Groot 289 praeeunte Merry /
ploirumos Flores: plurimos codd.
62. ut reddant suppl. Flores codicum aplographiae errore, si uersum 59 conferas, nam aliter est reddere plurimos captiuos Romanos aliter obsides Sicilienses

Per ut moenia ? che per costringe a rifare la metrica: vd. anche cosa dice
Barchiesi

110

111

FRAGMENTA INCERTAE SEDIS ET DVBIA

LV.

112

63. <topper>
simul duona eorum
multa alia in isdem

portant ad nauis,
inserinuntur

subito
ad un tempo i beni di quelli portano alle navi,
molti altri nelle stesse son stivati
? x 263-5 (= r 432-4): qui locus saepe conlatus (uide Leo
47 in n. et Mariotti1 81) mihi nullo modo congruens uidetur
Metrum: ...
k k |k ||
k k |k || k k

LV. Fest. 482, 23-7 Lindsay: "in Odyssia uetere 'topper citiCircae, simul
inserinuntur' ".
Incertum an locus Homericus uertatur. Qua de re Naeuio haud male hoc frg.
Havet 307 tribuit, cum in lacuna eius nomen excidisset, et ita Lindsay1 155 putat.
Ipse fort. inserendum post B. P. frg. 39 Morel = XLIII Flores existimo (cf. etiam
Zicari 156), non post frg. 5 Morel = IX Flores ut Havet putat, quia duona eorum non
ad actionis subiectum referuntur. Quam ob rem quasi de integro, quodam modo
reficiens, repeto frr. XXXIII e XXXIV meae Andronici editionis.
63. topper suppl. Mariotti1 praeuntibus aliis doctis ut, exempli gratia, Havet l.
l. et Lenchantin 22
64. De metro Leo 69 secutus sum. De metro prioris hemistichii cum hiatu cf.
etiam Koster 330 / simul codd.: simitu Bothe 19 haud male et L. Mueller 129 sibi
tribuens / duona eorum codd.: duonorum Scaliger CCX et Hermann 625
duona coram C. O. Mueller 397 Egger 120 / prius hemistichium Buecheler I 385
(= "Jahrb. fr class. Phil." 87, 1863, 332), collato Hom. m 17 sqq., sic rescripsit
famulae dona deorum, sed contra philologiae leges Baehrens 41 simul aduenit,
seruae collato eodem Hom. loco, quo accepto simul duona dona escarum Zander2
91 / eorum del. Kunz 8 et post nauis add. sociorum
65. De metro Leo 69 secutus sum / uinum, carnis, ante multa Buecheler l. l
suppl. / multa Buecheler l. l.: millia codd. Lindsay1 l. l. Lenchantin 22 Anonymus
Leidensis 8
milia Scaliger CCX Dacerius 593 in textu C. O. Mueller 397
113

Wordsworth 291 Pascoli 5 Koster 330 de Groot 289 Pisani 66 Ernout 134 / millia
alia in contra philologiae leges Baehrens l. l. edulia alma, uina et Zander2 l. l.
camillae; culia uini sic rescripserunt simul milia alia Kunz 8 multo melius / post
isdem L. Mueller l. l. add. dona topper u. 40 a u. 39 seiuncto / inserinuntur codd.:
interserinuntur Ritschl1 Op. phil. IV 135 metri causa Wordsworth l. l.

LVI.

114

66. inque manum suremit

hastam

e nella mano afferr l'asta


f 433 a\mfi de cei%ra filhn balen e"gcei=
Metrum: k k k || ...

LVI. Fest. 382, 34-36 Lindsay: "<Suremit sumpsit: 'Inque> manum su<remit hastam';> i surempsit"; [ i (non u) Fc : fort. <alib>i ]; Paul. 383 15-16
Lindsay: "Suremit sumpsit (trag, inc. 235 Ribbeck 1897): 'Inque manu suremit
hastam'. Surempsit sustulerit".
Fragmentum festinum sine auctoris nomine traditum est, et Liuio uulgo
tributum inde a Buecheler I 1863 395, sed Naeuio tribuendum probabile est (cf. etiam
Buecheler l.l. et Mariotti1 63) sed incertum quo loco
66. De metro Buecheler l. l. secutus sum (uide etiam Bergfeld 118 Zander1
14 et Mariotti1 81) / manum Fu Fc : manu Epit. manu surremit A. Augustinus

115

LVII.
67. simul alius aliunde

rumitant inter se

ad un tempo chi da una parte e chi dallaltra discutono ru/ morosamente fra di loro
Metrum: w w w k k k || k
LVII. Fest. 332. 6-8 Lindsay: <.. Rumitant significat rumigera>ntur ut
Nae<vius: simul alius aliunde rum>itant inter <sese. ; Paul. 333. 2-3 Lindsay:
Rumitant rumigerantur. Naevius: Simul alius aliunde rumitant inter sese .

67. De interpretatione cf. Frassinetti 241 cui adsentior, rem autem metricam
Schtte 80 recte iam constituerat ut saepius / simul codd.: simitu Scaliger Dacerius /
alius ed. pr. Pauli: aluius L auibus MP / se Augustinus dubit.: sese codd.

LVIII.
116

68. quod bruti nec satis

sardare queunt

poich i bruti non abbastanza comprendere possono


Metrum: k || w
LVIII. Fest. 428. 33-36 Lindsay: Sardare> intellegere... <Nae>vius belli Pu<nici libro... quo>d bruti nec satis <sardare queunt >; Paul. 429. 8-9 Lindsay:
Sardare intellegere. Naevius: Quod bruti nec satis sardare queunt; Varro, de l. L.
7. 6 Goetz-Schoell: Multa apud poetas esse verba quorum origines possunt dici, non
dubito, ut apud Naevium in Asiona... in Bello Punico: nec satis sarrare ab serare
dictum, id est aperire.
68. Quod ad metrum attinet Leo 46 et 58 nec non Mariotti 115 et Barchiesi 541
secutus sum / sardare Pauli codd. et edd.: sarrare Varronis codd. Klussmann et
Mariotti dubit.

117

LIX.
69. magnae metus tumultus

pectora possidit

di una grande paura il tumultuar i petti occupa


Metrum: k k || k
LIX. Non. 315. 7-8 Lindsay: METUS masculino. Feminino Naevius: magnae... possidit .
69. magnae Lindsay et Leo 36 in nt. 1 Bergfeld Diehl Zander 1 Morel
Marmorale Mariotti Barchiesi Strzelecki2 Buechner Blnsdorf
magni codd.
1
Hermann 633 Dntzer 56 Schtte 79 Spengel 98 Korsch Havet 438 L. Mueller
Baehrens Zander2 Reichardt Pascoli magnei Merula 417 Spangenberg Egger 124
/ metus ed. pr. e lemmate: intus (uitus L1) codd. / possidit codd. plerique edd.:
possidet BA Merula Hermann Spangenberg Dntzer1 Schtte Egger Reichardt
possideit Baehrens

LX.
70. plerique omnes subiguntur
118

sub suum iudicium

quasi tutti son costretti al suo giudizio


Metrum: k k || k w
LX. Don. ad Ter. Andr. 55: plerique omnes... a\rcai=smov est ...
Naevius in bello punico: plerique... iudicium.
70. Quod ad metrum attinet Mariotti 109 secutus sum (sed cf. etiam Schtte 76
et maxime Vahlen) / plerique codd. recc. et edd.: plerumque A / subiguntur A et
edd.: subigunt C Havet 437 subiungunt Stephanus 216 Schtte Wordsworth 296 /
suum codd. recc. aliqui edd. inde a Stephano tuetur Mariotti 73 in nt. 53 Mazzarino:
unum A Pascoli Thulin 32 Bergfeld Diehl Morel Marmorale Strzelecki2 Barchiesi
defendit Buechner Blnsdorf

LXI.
119

71.

atque prius pariet


lucusta Lucam bouem
e prima partorir
la locusta un elefante
Metrum:

|| k w
k ||

LXI. Varro, de l. L. VII 3. 39 Goetz-Schoell: Apud N<a>evium Atque...


bovem. Luca bos elephas.
71. De uersuum constitutione atque de metro Ed.Fraenkel, in P.W.R.E.,
Supplbd. VI 639- 640 et Mariotti 115 secutus sum quod ad constitutionem et
metrum apud edd. antiquiores attinet cf. Barchiesi 543 cui adde Bergk I 270 in adn.
32: es ist ein iambischer Senar / atque edd.: at quae F
72. lucusta edd.: lucustam codd. et Spengel1 qui post et contra codd. scripsit
Luca bovis

LXII.

120

73. nemut..........

aerumnas

certo...........

sventure

Metrum: w a .........

LXII. Fest. 158. 8-10 Lindsay: <N>emut nisi etiam vel <nempe.

Naevius in carmine Bell>i Punici, cum ait: nemut............... aerumnas;


Paul. 159. 3 Lindsay: Nemut nisi etiam, vel nempe.
73.

121

LXIII.
LXIII. Fest. 374. 25-35 Lindsay: Sublicium pon<tem>.................. et meminit s<ublicii pontis Naevius> qui ait in belli <Punici libro....

LXIV.
122

74. <topper aidis > capesset

flammam Volcani

in un attimo il tempio (di Vesta) sar in preda alla fiamma di


/ Vulcano
Metrum: k ||
LXIV. Fest. 482. 7-11 Lindsay: Topper significare ait Artorius cito, fortasse,
celeriter, tem<e>re. Cito; sic in Nelei carmine... sic C. naevicapesset flammam
Volcani (lego: sic in Cn. Naevi carmine capesset).
74. Andronici frg. 39 Morel et ipse Naeuio tribuendum puto ut Klussmann 38
et Bcheler 1 (1863) 334 = Buecheler Kl. Schr. I 387 / topper suppletur e lemmate
aidis suppl. Flores: topper navis Bcheler 1 l. l. topper saevi Havet 439 Baehrens
Pascoli Bergfeld Diehl Morel topper rates uel domos L. Mueller / flammam
codd. Morel et edd. recc.: flamma Bergk 1842 apud Vahlen Buecheler1 l. l. L.
Mueller aliique

LXV.

123

75. runa
giavellotto
LXV. Fest. 316. 27-30 Lindsay: <Runa genus teli significat......
<ru>nas ... <runat>a re<cedit...... Naevi<us...; Paul. 317. 11-12 Lindsay: Runa
genus teli significat. Ennius [Ann. 595 Flores] Runata recedit, id est proeliata.
75.

124

LXVI.

Aenesi
Baehrens 44 dice che Buecheler ha riferito il passo di Paul. a Nevio

125

LXVII.
LXVII. Paul. 18. 27: Aenariam appellavere locum, ubi Aeneas classem a
Troia veniens appulit. Quae omnia Naeuio Buecheler tribuit ma dove?
Aenariam

Riportare fr. 17 Baehrens su Aenariam dato da Paulus-Festus


e attribuito a Nevio da Buecheler con molta verisimiglianza.
Vd. anche fr. 13 Strzel. e Verg. IX 715-716 per Inarime,
nonch mio commento manoscritto a Baehrens.

126

LXVIII.
LXVIII. Paul. 18. 23 Lindsay: Aerosam appellauerunt antiqui insulam
Cyprum, quod in ea plurimum aeris nascatur citare commento di Lindsay sulle
possibili attribuzioni Cf. etiam Barchiesi 542

127

LXIX.
LXIX. Seru. Dan. ad Aen. 1. 213 Thilo (= II p. 118, 9-10 ed. Harvard,
Lancastriae 1946): quidam autem aenum speciem uasi non utique aerei tradunt, ut
Naevius: aeneus plumbeus.
Hoc frg. Traina2 edidit scribens: aenus plumbus C, cruces apposui; ahenum
plumbeum Thilo in apparatu, fortasse recte, cum toto scholio de a(h)enis agatur; uix
conicias ahenus plumbeus, cui aenus subst. serioris aetatis (ud. ThlL. s. u. ahenus,
1446, 12) refragatur. Fragmentum, quod in nullis, quod sciam, Naeuianis editionibus
legitur, ad Bellum Poenicum pertinere inde elicias, quod Seruius auctus Naeuium
nisi epicum non profert (cfr. M. Barchiesi 99-103).
Klussmann 1843 tamen edendo hoc ipso frg. p. 81 scripsit: Carmini de bello
Punico restituenda videtur vox anum a Servio servata: quidam anum spesiem vasis
non utique anei tradunt, ut Naevius; aneus, plumbeus. Editores omnes hanc vocem
neglexerunt (sic!). Rebus sic stantibus, primus Klussmann hoc frustulum edidit et
Naeuii B. P. tribuit.

Vd. in Klussmann 81 per aenum e recensione di Gamberale a Traina +

128

LXX.

EPITAPHIVM NAEVII
76. Inmortales mortales
si foret fas flere,
flerent diuae Camenae
Naeuium poetam.
Itaque postquam est Orci
traditus tesauro,
oblitae sunt Romai
loquier lingua Latina.
Se agli immortali sui mortali fosse lecito piangere,
piangerebbero le de Camene su Nevio il poeta.
Pertanto dopo che stato dellOrco al forziere affidato,
non hanno pi saputo a Roma parlare in lingua latina.
Metrum: || k controlla
k || k k
Per la metrica vd. Cole
k k k || k
|| k k k
YCS 21, 1969, 24 citato
da Courtney 48
LXX. Gell. 1. 24. 1-2 Marshall: Trium poetarum inlustrium epigrammata,
Cn. Naeuii, Plauti, M. Pacuuii, quae ipsi fecerunt et incidenda sepulcro suo reliquerunt, nobilitatis eorum gratia et uenustatis scribenda in his commentariis esse duxi.
Epigramma Naeuii plenum superbiae Campanae, quod testimonium iustum esse
potuisset, nisi ab ipso dictum esset: inmortales Latina.
76. De toto epitaphio cf. Flores3 149-152 /
77.
78. Orci (Orchi) cod. Buslidianus (b) Havet L. Mueller Diehl Morel
Buechner Blnsdorf sed cf. Leo 41 in adn. 4: Orcho PR Marshall plerique edd.
horcho V / tesauro (thesauro) VPR Marshall an tensauro?: thesauri (b)
79. oblitae Gronovio tribuitur (cf. Flores3 149) Reichardt 216 Leo1 366
sq. in adn. 3 Brachmann: obliti codd. plerique edd. / Romai Brachmann: Romae
codd. et edd. del. Leo 57 in adn. 2
129

130

Conspectus librorum

Altheim
F. Altheim, Naevius und die Annalistik, in Festschrift Johannes Friedrich,
Heidelberg 1959, 1-34.
Anonymus Leidensis
Anonymus Leidensis, Livi Andronici Odissea. Con soltanto questo titolo, e senza
nessuna indicazione dell'Autore, la mia allieva Mariantonietta Paladini lo ha reperito
in data 16 gennaio del 2008, nella Universiteitsbibliotheek di Leiden (Olanda),
Collocazione 2013 A 8, entrato e inventariato nella biblioteca nel corso del 1992. Si
tratta di un fascicolo rilegato di un dattiloscritto di macchina da scrivere Olivetti o
Remington, di pagine 12, risalente a qualche decennio prima, a circa i primi anni
Cinquanta, sulla base della bibliografia citata, con un tentativo di edizione di
Andronico, in parte ben riuscito stando anche alla bibliografia utilizzata. Chi fosse
l'Autore, in base alle indagini esperite presso la biblioteca, non ci stato dato sapere.
Arevalus
Faustinus Arevalus, Sancti Isidori Hispalensis episcopi Opera omnia, recensente
F. A., Romae 1797, nova nunc et accuratiori editione aucta accurante J. P. Migne,
Paris 1850 (reprint 1979), Patrologiae Latinae tomus 82.
A. Augustinus
Antonii Augustini Archiepiscopi Tarraconensis Opera omnia, Volumen septimum
quo () Marci Terentii Varronis pars librorum quattuor et viginti De Lingua Latina
() Sexti Pompeii Festi De verborum significatione libri viginti () continentur,
Lucae 1772 (ho usato la copia presso la Biblioteca Nazionale di Napoli con segnatura
166 K 7; leditore dellOpera omnia ristampa led. di Varrone, Romae 1557 e quella
di Festo, Venetiis 1569).
Baehrens
Aemilius Baehrens, Fragmenta Poetarum Romanorum, collegit et emendavit Ae.
B., Lipsiae 1886.
Barchiesi
Marino Barchiesi, Nevio epico, Storia interpretazione edizione critica dei frammenti del primo epos latino, Padova 1962.
131

Barchiesi1
Marino Barchiesi, Personaggi neviani (Dite, Amulio), "Riv. di Filol. e di Istr.
class." Vol. 91, 1963, 302-322.
Bartsch
Citato erroneamente come Partsch da Blnsdorf ad Andronico frg. 19 = 20 Flores
per il suppl. venit prima di Mercurius. E' errore gi in Buechner e, prima ancora, in
Warmington 34 in n. controlla se errore anche in Nevio
Karl Bartsch, Der saturnische Vers und die altdeutsche Langzeile, Leipzig 1867.
Baschera
Claudio Baschera, Gli scolii veronesi a Virgilio. Introduzione, edizione critica e
indici, Verona 1999.
Berchem
Maximilianus Josephus Berchem, De Gn. Naevii poetae vita et scriptis disseruit
M. J. B., Monasterii 1861.
Bergfeld
Hermann Bergfeld, De versu saturnio, Marpurgi Cattorum 1909.
Bergk
Theodor Bergk, Kleine philologische Schriften, herausgeg. von R. Peppmller, 2
BB., Halle a. S. 1884-1886.
Bergk1
Theodor Bergk nella rec. a J. K. Kne, Ueber die Sprache der rmischen Epiker,
Mnster 1840, in "Zeitschrift fr die Alterthumswissenschaft", 9, 1842, cc. 183198.
Bernardi Perini
Giorgio Bernardi Perini, Sul fr. 32 Mor. del Bellum Poenicum di Nevio, in AA.
VV., Disiecti membra poetae, a cura di Vincenzo Tandoi, vol. III, Foggia 1988.
Bertolini
Francesco Bertolini, Odisseo aedo, Omero carpentiere: Odissea 17, 384-85,
Lexis 2, 1988, 145-164.
Blnsdorf
Jrgen Blnsdorf, Fragmenta poetarum Latinorum, Stutgardiae et Lipsiae
3
1995 ( E' la III ed., dopo quelle di Morel e Buechner, curata da J. B.).
Bleckmann
132

Bruno Bleckmann, Regulus bei Naevius: zu frg. 50 und 51 Blnsdorf, Philologus 142, 1, 1998, 61-70. Ridiscute aspetti storici dei due frr., senza molto profitto, e
sembra ignorare Flores2 e Borghini.
Borghini
Alberto Borghini, Codice antropologico e narrazione letteraria: il comportamento del soldato valoroso (Nevio, Bellum Poenicum fr. 42 M.), Lingua e Stile
XIV 1, 1979, 165-176.
Bothe
Fridericus Henricus Bothe, Poetarum Latii Scenicorum Fragmenta, recensuit F.
H. B., voluminis quinti Pars prior quae continet Fragmenta Tragicorum, Halberstadii
1823: i frammenti del B. P. sono riportati, fra altri non attribuibili a quest'opera, come
"ex incertis (tragoediis)" pp. 91-96.
Bothe1
Fridericus Henricus Bothe, Poetarum Latii Scenicorum Fragmenta, recensuit F.
H. B., voluminis quinti Pars posterior quae continet Fragmenta Comicorum,
Halberstadii 1824: i frammenti del B. P. sono riportati, fra altri non attribuibili a
quest'opera, alle pp. 24-27.
Brachmann
W. Brachmann, Die Grabschrift des Naevius, Philol. Woch. 42, 1922, c. 1126
sqq.
Buecheler
Franz Buecheler, Kleine Schriften, BB. 3, Leipzig 1915-1930.
Bcheler 1
Franz Bcheler, rec. a F. Ritschl, Priscae Latinitatis monumenta epigraphica,
Berolini 1862, "Jahrbb. f. class. Philol." 87, 1863, 325-342.
Bcheler 2
Franz Bcheler, Nvius' bellum Punicum bei den Grammatikern, "Rheinisches
Museum" 40, 1885, 148-150.
Buechner
Carolus Buechner, Fragmenta poetarum Latinorum epicorum et lyricorum,
Lipsiae 19822.
Bchner1
Karl Bchner, Humanitas Romana. Studien ber Werke und Wesen der Rmer,
Heidelberg 1957.
133

Caesius Bassus
Caesii Bassi Atilii Fortunatiani De metris libri, ... recensuit Henricus Keil,
Halis 1885 (I ed. 1874).
Campanile Letta
Enrico Campanile Cesare Letta, Studi sulle magistrature indigene e
municipali in area italica, Pisa 1979.
Carrio
Ludovici Carrionis Antiquarum Lectionum Commentarii III, Antverpiae 1576
(Sta a Leiden collocaz. 694 G 15).
Catalano
Pierangelo Catalano, Contributi allo studio del diritto augurale, Torino 1960.
Cato
M. Porci Catonis, Orationum reliquiae, Introduzione, testo critico e commento
filologico a cura di Maria Teresa Sblendorio Cugusi, Torino 1982.
Cavazza-Barrile
Albertina Cavazza - Anna Resta Barrile, Lexicon Livianum et Naevianum,
Hildesheim-New York 1981 (la parte su Nevio opera di Anna Resta Barrile).
Champeaux
Jacqueline Champeaux, Fortuna et le vocabulaire de la famille de fortuna
chez Plaute et Trence, Rev. de Philol., de Littr. et dHist. Ancien. 55, 1981, 285307.
Charisius
Flavii Sosipatri Charisii, Artis grammaticae libri V, edidit Carolus Barwick,
editio stereotypa correctior editionis prioris, addenda et corrigenda collegit et adiecit
F. Khnert, Lipsiae 1964.
Cichorius
Conrad Cichorius, Rmische Studien, Historisches Epigraphisches Literargeschichtliches aus vier Jahrhunderten Roms, Leipzig-Berlin 1922. Per Nevio pp. 2458.
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Francesco Citti, Dal Bchner al Blnsdorf. In margine alla terza edizione dei
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W. Corssen, Origines poesis Romanae, Berolini 1846.
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Edward Courtney, The Fragmentary Latin Poets, edited with commentary,
Oxford 1993 vd. con Giorgio per copia allIUO
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Sex. Pompei Festi et Mar. Verrii Flacci De verborum significatione lib. XX, notis
et emendationibus illustravit Andreas Dacerius, Lutetiae Parisiorum 1681.
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1934, 284-312.
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all'ed. Mariotti 2001).
De Nonno1
Mario De Nonno, Ruolo e funzione della metrica nei grammatici latini, in
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Urbino 1990, 453-494.
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alle pp. 122-124.
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Georgius Fabricius, Fl. Sosipatri Charisii Artis Grammaticae Libri quinque,
Basileae 1551. Ho tenuto presente la copia della Universiteitsbibliotheek di Leiden,
colloc. Dousa 764 E 9.
Festus
Festus, De verborum significatu, edidit, adnotavit W. M. Lindsay, Paris 1930
(repr. 1965): cf. anche led. teubn. di Lindsay con apparati del 1913, che ho seguito
anche per la numerazione dei frammenti di Festo.
Festus1
Sexti Pompei Festi De verborum significatione fragmentum, ex vetustissimo
exemplari Bibliothecae Farnesianae descriptum. Schedae quae Festi fragmento
detractae apud Pomponium Laetum extabant. Ex Bibliotheca Fului Vrsini. Notae in
Sex. Pompei Festi fragmentum, Schedas, et Epitomam, Apud Petrum Santandreanum,
1583 (ho usato la copia presso la Zentralbibliothek di Zurigo).
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tradition, University of Virginia, Charlottesville 1910.
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in "Jahrbcher fr classische Philologie" 93, 1866, 1-13.
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Alfred Fleckeisen, Zu dem Bellum Punicum des Naevius, "Jahrbb. fr class.
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Enrico Flores, Liui Andronici Odusia, Introduzione, Edizione critica e Versione
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Enrico Flores, Letteratura latina e ideologia del III-II a. C. Disegno storicosociologico da Appio Claudio Cieco a Pacuvio, Napoli 1974.
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Jacques Fontaine, Isidore de Seville, Trait de la nature, dit par J. F., Bordeaux 1960.
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Eduard Fraenkel, The Giants in the Poem of Naevius, "The Journal of Roman
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Hermann Frnkel, Griechische Bildung in altrmischen Epen, "Hermes" 67,


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Paolo Frassinetti, La struttura del Bellum Punicum di Nevio, Istituto
Lombardo. Accad. di Sc. e Lett., Rendiconti, Cl. di Lett. e Sc. Mor. e Stor. 103,
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Fruterius
Lucas Fruterius (Fruitiers 1542-1566), le cui correzioni manoscritte sui margini
delledizione dei Fragmenta dei poeti latini, 1564, dovuta allo Stefano, furono
pubblicate nel 1878 da W. Meyer (vedi sub nom.). Il valore delle correzioni, dovute a
questo giovane studioso morto prematuramente, inestimabile.
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Karl Galinsky, Aeneas, Sicily and Rome, Princeton 1969, pp. 142-189 per Lauinium.
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A. Gellii, Noctes Atticae, recognovit P. K. Marshall, Oxonii 1968, 2 voll.
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Bruno Gentili, Oralit e scrittura in Grecia (pp. 30-46) e Poeta e musico in
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Valeria Gigante, Mens e animus in Catullo. Forma poetica ed elaborazione
concettuale, "Annali della Scuola normale superiore di Pisa. Cl. di Lett. e Filos.",
Serie III, Vol. VIII. 1, 1978, 77-95.
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Robert Godel, Virgile, Naevius et les Aborignes, "Museum Helveticum" 35,
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Georgius Goetz et Fridericus Schoell, M. Terenti Varronis De lingua latina quae
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Sander M. Goldberg, Saturnian Epic: Livius and Naevius, in Roman Epic, Edited
by A. J. Boyle, London and New York 1993, 19-36.
J. Fr. Gronovius
138

Auli Gellii Noctium Atticarum libri XX () perpetuis notis & emendationibus


illustraverunt Johannes Fredericus et Jacobus Gronovii (), Lugduni Batavorum
1706 (ho visto la copia, segnata 763 C 7, cum notis mss. Jac. et Abr. Gronovii,
della Universiteitsbibl. di Leiden).
Haffter
Heinz Haffter, Untersuchungen zur altlateinischen Dichtersprache, Berlin 1934.
Hagen: uide s. u. Probus1
Havelock
Eric A. Havelock, Cultura orale e civilt della scrittura. Da Omero a Platone,
Introduzione di Bruno Gentili, Roma-Bari 1973 (ed. originale Preface to Plato
1963).
Havet
Ludovicus Havet, De saturnio Latinorum versu, Parisiis 1880: vi anche
l'edizione di tutti i frammenti in saturni.
Hermann
Godofredi Hermanni, Elementa doctrinae metricae, Lipsiae 1816.
Hermann1
Godofredi Hermanni, Epitome doctrinae metricae, Lipsiae 18442.
Hertz
Martin Hertz, A. Gellii Noctium Atticarum libri XX, ex rec. M. H., Berolini1883
(I) et 1885 (II).
Heurgon
Jacques Heurgon, Il Mediterraneo occidentale dalla preistoria a Roma arcaica,
tr. it. Bari 1972 (ed. fr. 1969).
Hosius
Carolus Hosius, ed. di Gellio, Lipsiae 1903.
Hbner
Ulrich Hbner, Zu Naevius' Bellum Poenicum, "Philologus" 116, 1972, 261-276.
Isidorus
Isidori Hispalensis Episcopi Etymologiarum siue Originum libri XX, recognovit
W. M. Lindsay, Tomus I et II, Oxonii 1966 ( I ed.1911).
139

Iunius
Nonius Marcellus, De proprietate sermonum, iam demum innumeris locis
restitutus, multis locupletatus, ope vetustissimorum codicum, et industria Hadriani
Iunij Medici, Antverpiae, Plantin 1565.
Keil: uide s. u. Probus
Keil1 : uide s. u. Caesius Bassus
Klotz
Alfred Klotz, Zu Naevius' Bellum Poenicum, "Rheinisches Museum" 87, 1938,
190-192.
Klussmann
Cn. Naevii poetae Romani vitam descripsit, carminum reliquias collegit, poesis
rationem exposuit Ernestus Klussmann, Ienae 1843.
Knoche
Ulrich Knoche, Recensione ai Frag. Poet. Lat. del Morel, "Gnomon" 4. Band,
Heft 11/12, 1928.
Koch
H. A. Koch, Exercitationes criticae in priscos poetas Romanos, Bonnae 1851.
Korsch
Theodorus Korsch, De versu Saturnio, Mosquae 1868. E' un libro, raro a trovarsi, di notevole interesse, scritto con fatica a Mosca.
Koster
W. J. W. Koster, Versus saturnius, "Mnemosyne" N. S. 57, 1929, 267-346.
Kruschwitz
Peter Kruschwitz, Carmina Saturnia Epigraphica. Einleitung, Text und Kommentar zu den saturnischen Versinschriften, Stuttgart 2002.
Kunz
Franz Kunz, Die lteste rmische Epik in ihrem Verhltnisse zu Homer. Nach
den erhaltenen Fragmenten zusammengestellt von F. K., in "Siebenter Jahresbericht
des k. k. Staats-Gymnasiums in Unter-Meidling bei Wien", Unter-Meidling 1890, 326.

140

Latacz
Joachim Latacz, Zum Musen-fragment des Naevius, "Wrzburger Jahrbcher
fr die Altertumswissenschaft", Neue Folge, 2, 1976, 119-134.
Lenchantin
Massimo Lenchantin de Gubernatis, Fragmenta Livi Andronici, Augustae
Taurinorum 1937.
Leo
Friedrich Leo, Der Saturnische Vers, Berlin 1905.
Leo1
Friedrich Leo, Geschichte der rmischen Literatur, I, Berlin 1913.
Leo2
Friedrich Leo, Plautinische Forschungen zur Kritik und Geschichte der Komdie, Berlin 19122 (I ed. 1895).
Letta: uide s. u. E. Campanile - C. Letta
Lindsay: uide s. u. Festus
Lindsay1
Wallace M. Lindsay, The saturnian Metre, "Amer. Journ. of Pilol." XIV, 1893,
139-170 e 305-334.
Lindsay2
Wallace M. Lindsay, Early Latin Verse, Oxford 1922 (rist. 1968).
Lindsay3 uide s. u. Nonius
Luck
Georg Luck, Naevius and Virgil, Illinois Classical Studies VIII, 1983, 267275.
Luiselli
Bruno Luiselli, Il verso saturnio, Roma 1967.
Lunelli
Aldo Lunelli, I fragmenta Latinorum poetarum inediti di Antonius Augustinus
con appendici di altra mano ora per la prima volta identificata: progetto di edizione,
Riv. di cult. class. e medioev. 20, 1978, 1007-19 (= Miscellanea di studi in
memoria di Marino Barchiesi, vol. III).

141

Macrobius
Ambrosii Theodosii Macrobii, Saturnalia, Apparatu critico instruxit Iacobus
Willis, Leipzig 19702.
Mariotti
Scevola Mariotti, Il Bellum Poenicum e l'arte di Nevio, Saggio con edizione dei
frammenti del Bellum Poenicum, Terza edizione a cura di Piergiorgio Parroni, Bologna 2001 (I ed. 1955).
Mariotti1
Scevola Mariotti, Livio Andronico e la traduzione artistica, Saggio critico ed
edizione dei frammenti dell' Odyssea, Urbino 19862 (I ed. 1952).
Mariotti2
Scevola Mariotti, Scritti di filologia classica, Roma 2000; le pp. 5-20 sono la
riedizione dell'art. Letteratura latina arcaica e alessandrinismo, in "Belfagor"
XX, 1965, 34-48.
Marmorale
Enzo V. Marmorale, Naevius poeta, Introduzione biobibliografica. Testo dei
frammenti e Commento, Firenze 19672 (I ed. 1945).
Masvicius
Pancratius Masvicius, P. Virgilii Maronis opera cum integris commentariis
Servii, T. I, Leovardiae 1717.
Mazzarino
Cn. Naevi belli Poenici carminis fragmenta collegit Antonius Mazzarino, Messanae 19732 (I ed. 1966).
Mazzarino1
Antonio Mazzarino, Appunti sul bellum poenicum di Nevio, "Helikon" 5, 1965,
157-158.
Mazzarino2
Antonio Mazzarino, Appunti sul bellum poenicum di Nevio, "Helikon" 6, 1966,
232-236.
Mazzarino3
Antonio Mazzarino, Appunti sul bellum poenicum di Nevio, "Helikon" 6,
1966, 639-644.

142

Mello
Mario Mello, Mens Bona. Ricerca sull'origine e sullo sviluppo del culto, Napoli
1968.
Mercerus
Nonius Marcellus, De proprietate sermonis. Additus est Fulgentius Planciades
de prisco sermone. Ex recensione et cum notis Iosiae Mercerii. Ad editionem
Parisiensem anni 1614 quam fidelissime repraesentati, Lipsiae 1826.
Mercerus1
(Josias Mercerus,) Nonii Marcelli Nova Editio, Parisiis 1614, su cui vd. E.
Flores, ed. degli Annali di Ennio (Libri IX-XVIII), Napoli 2003, p. 5, e G. Jackson
D. Tomasco, Sull'edizione noniana di Josias Mercier, "Vichiana" 4a serie, VIII 1,
2006, pp. 111-116.
Mercerus2
(Josias Mercerus,) Nonii Marcelli Nova Editio, Additus est libellus Fulgentii de
prisco sermone et notae in Nonium et Fulgentium, Sedani, Sumptibus Hadriani Perier
1614 (A Parigi e a Sedan, nello stesso anno 1614, fu stampata anonima la stessa
edizione).
Merry
W(illiam) W(alter) Merry, Selected Fragments of Roman Poetry. From the
earliest Times of the Republic to the Augustan Age, Oxford 18982.
Merula
Q. Ennii poetae cum primis censendi, Annalium libb. XIIX quae apud varios
Auctores superant, Fragmenta: conlecta, composita, inlustrata ab Paullo G. F. P. N.
Merula (), Lugduni Batavorum 1595.
Meursius
Ioannis Meursii Exercitationum criticarum Partes II, quarum Prima Curarum
Plautinarum commentarium; Secunda Animadversionum Miscellarum libri quatuor,
Lugduni Batavorum 1599. Ho usato la copia donata dal Meursius a Isaac Casaubon e
conservata a Leiden.
Meyer
Wilhelm Meyer, Des Lucas Fruterius Verbesserungen zu den Fragmenta
poetarum veterum Latinorum a. 1564, Rheinisches Museum 33, 1878, 238-49.
Molinelli

143

Marco Molinelli, Per linterpretazione dellaggettivo citrosus. Nota a Nevio,


Bellum Poenicum, fr. 10 Morel (22 Strzelecki; 19 Bchner), in Gttinger Forum fr
Altertumswissenschaft 7, 2004, 87-111.
Morel
Willy Morel, Fragmenta poetarum Latinorum, Stutgardiae 1975 (Ed. stereot.
della II ed. 1927).
Morelli
Giuseppe Morelli, recensione a Strzelecki2, Atene e Roma N. S. X, 1965,
167-173.
Morelli1
Giuseppe Morelli, Naev. Bell. Poen. 18 Mariotti (26 Strzelecki), Mnemosynum.
Studi in onore di Alfredo Ghiselli, Bologna 1989, 445- 450.
C. O. Mueller
Sexti Pompei Festi De verborum significatione quae supersunt, cum Pauli
epitome, emendata et annotata a Carolo Odofredo Muellero, Lipsiae 1839 (Editio
nova, Accedunt D fere coniecturae vv. dd. post Muellerum factae, Lipsiae 1880).
C. O. Mueller1
M. Terenti Varronis De lingua Latina librorum quae supersunt, emendata et annotata a Carolo Odofredo Muellero, Lipsiae 1833.
L. Mueller
Lucian Mueller, Der saturnische Vers und seine Denkmaeler, Leipzig 1885,
anche con l'edizione dei frammenti del B. P. di Nevio.
L. Mueller1
Lucianus Mueller, Q. Enni carminum reliquiae. Accedunt Cn. Naevi Belli
Poenici quae supersunt, emendavit et adnotavit L. M., Petropoli 1884.
Nestor Novariensis
Nestoris Dionysii Novariensis, sine titulo (vocabularium), editore Guiglielmo de
tridino de Monte Fera, Venetiis 1488 (per i frr. ho spesso tenuto presente anche l'ed.
Argentinae 1507).
Niebuhr
B. G. Niebuhr, Rmische Geschichte, Erster Theil, Berlin 18283.
Nonius
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Nonii Marcelli, De compendiosa doctrina libros XX, edidit Wallace M. Lindsay,


voll. III, Lipsiae 1903 (repr. 1964).
Ong
Walter J. Ong, Oralit e scrittura, Le tecnologie della parola, Bologna 1986 (ed.
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Onions
John Henry Onions, Nonius, De compendiosa doctrina, I-III, edid. J. H. O., Oxford 1895.
Onions1
John Henry Onions, Nonius Marcellus, De compendiosa doctrina, Harleian ms.
2719 collated by J. H. O., Oxford 1882.
Osannus
Fridericus Osannus, Analecta critica poesis Romanorum scaenicae reliquias
illustrantia, Berolini 1816.
Paratore
Ettore Paratore, Ancora su Nevio,Bellum Poenicum, fr. 23 Morel, in Forschungen zur rmischen Literatur. Festschrift zum 60. Geburtstag von Karl Bchner.
Herausgegeben von Walter Wimmel, Wiesbaden 1970, 224-243.
Paratore1
Ettore Paratore, La storia di Roma nella poesia epica latina, in Atti del Convegno Internazionale sul tema La poesia epica e la sua formazione, Accadenia
nazionale dei Lincei, Quaderno n. 139, Roma 1970, 117 ss.
Pascoli
Giovanni Pascoli, Epos, vol. I, Livorno 1897 (Cn. Naevius pp. 6-13).
Pasoli
Elio Pasoli, Sul frammento 21 Morel del Bellum Poenicum di Nevio, in "Poesia
latina in frammenti", Genova 1974, pp. 67-83.
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Giorgio Pasquali, Preistoria della poesia romana, con un saggio introduttivo di
Sebastiano Timpanaro, Firenze 1981 (19361).
Pastorino
Agostino Pastorino, La religione romana, Milano 1973.
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Perret
Jacques Perret, Les origines de la lgende troyenne de Rome, Paris 1942.
Peruzzi
Emilio Peruzzi, Aspetti culturali del Lazio primitivo, Firenze 1978.
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Giovanni Battista Pighi, Il verso saturnio, "Riv. di Filol. e di Istr. class." N. s. 35,
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Giovanni Battista Pighi, La metrica latina, Tomo II de La lingua latina nei mezzi
della sua espressione, Torino 1968, 257-282.
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Vittore Pisani, Testi latini arcaici e volgari, con commento glottologico, Torino
19602 (I ed. 1950), per Nevio pp. 68-70.
Priscianus
Prisciani grammatici Caesariensis Institutionum Grammaticarum Libri XVIII, ex
recensione Martini Hertzii, vol. I, Lipsiae 1855; vol. II ibid. 1859 (anche con
Prisciani opera minora ex rec. Henrici Keilii).
Probus
M. Valerii Probi, In Vergilii bucolica et georgica commentarius. Accedunt
scholiorum Veronensium... fragmenta. Edidit Henricus Keil, Halis 1848.
Probus1
Probi qui dicitur in Vergilii bucolica et georgica commentarius, in Appendix
Serviana, ceteros praeter Servium et scholia Bernensia Vergilii commentatores
continens, recensuit Hermannus Hagen, Lipsiae 1902.
Questa
Cesare Questa, Parerga plautina. Struttura e tradizione manoscritta delle commedie, Urbino 1985.
Quicherat
Nonii Marcelli De compendiosa doctrina ad filium, collatis quinque pervetustis
codicibus nondum adhibitis suisque notis edidit Lud. Quicherat, Parisiis 1872.
Ramires
146

Giuseppe Ramires, Commento al libro IX dellEneide di Virgilio. Con le aggiunte del cosiddetto Servio Danielino. Introduzione, bibliografia, edizione critica a cura
di G. R., Bologna 1996.
Reichardt
Alexander Reichardt, Der saturnische Vers in der rmischen Kunstdichtung,
"Jahrbb. f. cl. Phil." 19 Supplbd. 1893, 207-253 (un articolo alquanto confusionario
ma di notevole valore).
Ribbeck
Otto Ribbeck, Tragicorum Latinorum reliquiae, recensuit O. R., Lipsiae 1852.
Richter
Will Richter, Das Epos des Gnaeus Naevius. Probleme der dichterischen Form,
"Nachrichten der Akademie der Wissenschaften in Gttingen" I, Philol.-histor.
Klasse, 1960, 41-66. (in data 11/07/1984 mi sembr parecchio scadente, giudizio
confermato a distanza di tanti anni)
Riesco Alvarez
Hiplito-B. Riesco Alvarez, Sagmina, verbenae y herbae purae, "Helmantica"
45, 1994, 153-163.
Ritschl
Friedrich Ritschl, Neue Plautinische Excurse, sprachgeschichtliche Untersuchungen, Erstes Heft, Leipzig 1869.
Ritschl1
Friedrich Ritschl, Plautinische Excurse, in "Rheinisches Museum" N. F. VIII,
1853, 475 ss. = Opuscula philologica, vol. II, Lipsiae 1868, 476 ss.; di questi ultimi
ho citato il vol. IV, Lipsiae 1878.
Rowell
Henry T. Rowell, The Scholium on Naevius in Parisinus Latinus 7930, Amer.
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Rowell1
Henry T. Rowell, The original Form of Naevius Bellum Punicum, Amer.
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Jan Safarewicz, Uwagi o jzyku epickich fragmentw Newiusza, Meander 35,
1980, 15-25.
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SamonSamon
Giuseppe A. Samon, Gli itinerari sacri dell'aedo, Roma 1982.
Savage
John Joseph Savage, Notes on Some Unpublished Scholia in a Paris Manuscript
of Virgil, TAPhA 56, 1925, 229-241, per Nevio in part. 236-237.
Savage1
John Joseph Savage, The Scholia in the Virgil of Tours, Bernensis 165, Harvard
Studies in Classical Philology 36, 1925, 91-164, per Nevio in part. 100-102 e 159 s.
Savage2
John J. H. Savage, The Manuscripts of the Commentary of Servius Danielis on
Virgil, Harvard Studies in Classical Philology43, 1932, 77-121, in part. per Nevio
111 e 118.
Sblendorio Cugusi: vedi s. u. Cato
Scaliger
Iosephi Scaligeri () in Sex. Pompei Festi libros de verborum significatione.
Castigationes, recognitae et auctae. His accesserunt Annotationes ex Veneta editione,
Lutetiae 1576 (Ho visto la copia della Zentralbibliothek di Zurigo).
Scaliger1
Notae per lo pi inedite di Scaligero a Nonio pubblicate da Henry Nettleship in
The Journal of Philology XXI, 1893, p. 212 ss.; e XXII, 1894, p. 74 ss.
Scaliger2 : uide s. u. Varro
Scarsi
Mariangela Scarsi, Naev. "B. P." fr. 23 Mo.-Strz. in due lemmi di Nonio, in "Studi
Noniani" XII, 1987, 189-202.
Schilling
Robert Schilling, La religion romaine de Vnus depuis les origines jusqu'au
temps d'Auguste, Paris 1954.
Schtte
De Cnaeo Naevio poeta scripsit A. Schtte, Particula prima, Herbipoli 1841.
Sciarrino
Enrica Sciarrino, The Introduction of Epic in Rome: cultural Thefts and social
Contests, "Arethusa" 39, 2006, 449-469.
148

Scriverius
Petri Scriverii, Collectanea veterum tragicorum L. Livii Andronici, Q. Ennii, Cn.
Naeviialiorumque fragmenta; quibus accedunt singulari libello Castigationes et
Notae uberiores Gerardi Ioannis Vossii, Lugduni Batavorum 1620. I pochi frammenti
del B. P. sono ancora riportati come "tragoediae reliquiae" alle pp. 45 s. e 76 s.
Serrao
Gregorio Serrao, Nevio, Bellum Poenicum, fr. 23 Mo., "Helikon" V, 1965, 514531.
Serrao1
Gregorio Serrao, Didone, la Sibilla ed Ettore Paratore, "Dialoghi di
Archeologia" VI, 1972, 303-316.
Servius
Servii grammatici qui feruntur in Vergilii carmina commentarii, recc. Georgius
Thilo et Hermannus Hagen, voll. 3, Lipsiae 1881-1902.
Soubiran
Jean Soubiran, L'lision dans la posie latine, Paris 1966: un libro molto importante.
Spangenberg
E(rnestus) S(pangenberg), Quinti Ennii Annalium libri XVIII fragmenta. Post
Pauli Merulae curas iterum recensita, auctiora, reconcinnata et illustrata. Accedunt
Cn. Naevii librorum de bello Punico fragmenta collecta, composita et illustrata,
Lipsiae 1825 (il libro anonimo, ma universalmente attribuito allo Spangenberg: sul
nome Ernst, cf. Fr. A. Eckstein, Nomenclator philologorum, Leipzig 1871; nel 1824
lo Spangenberg [1784-1833] era Ober-Appellations-Rath in Celle; nelled. di Nevio
di Ernestus Klussmann, Ienae 1843, lo Sp. chiamato Esaias [p. 36]; possibile che
lo Sp. us il nome e cognome puntato perch non voleva essere a prima vista
identificato, essendo un alto magistrato).
Spengel
A. Spengel, Die gesetze des saturnischen versmasses, Philologus 23, 1866, 81113.
Spengel 1: uide s. u. Varro1
Stephanus
Fragmenta poetarum veterum Latinorum, quorum opera non extant: undique
a Rob. Stephano summa diligentia olim congesta; nunc autem ab Henrico
Stephano eius filio digesta, et priscarum quae in illis sunt uocum expositione
illustrata, Anno 1564 Excudebat Henricus Stephanus.
149

Strzelecki
Ladislaus Strzelecki, De Naeviano Belli Punici carmine quaestiones selectae,
Krakw 1935.
Strzelecki1
Wadysaw Strzelecki, Cn. Naevii belli Punici carminis quae supersunt,
edidit, Wrocaw 1959.
Strzelecki2
Wadysaw Strzelecki, Cn. Naevii belli Punici carminis quae supersunt,
edidit, Lipsiae 1964
Strzelecki3
Ladislaus Strzelecki, Miscellanea Naeviana, Eos, XLIX, 1957-1958, fasc. 1,
65-70.
Suerbaum
Werner Suerbaum, Untersuchungen zur Selbstdarstellung lterer rmischer
Dichter. Livius Andronicus, Naevius, Ennius, Hildesheim 1968, in part. p. 265 ss.
Suerbaum1
Werner Suerbaum, Die archaische Literatur von den Anfngen bis Sullas Tod,
herausgegeben von W. S., Mnchen 2002, in part. su Nevio pp. 111-119.
Suerbaum2
Werner Suerbaum, Zum Umfang der Bcher in der archaischen lateinischen
Dichtung: Naevius, Ennius, Lukrez und Livius Andronicus auf Papyrus-Rollen,
"Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik" 92, 1992, 153-173.
Tubler
E(ugen) Tubler, Naeviana, Hermes 57, 1922, 156-160: ristampa anastatica in
E. T., Ausgewhlte Schriften zur Alten Geschichte, Stuttgart 1987.
Thulin
Carl Thulin, Italische sakrale Poesie und Prosa, Eine metrische Untersuchung,
Berlin 1906.
Timpanaro
Sebastiano Timpanaro, Contributi di filologia e di storia della lingua latina,
Roma 1978.
Traglia
Antonio Traglia, Poeti Latini Arcaici, a cura di A. T., vol. I, Torino 1986.
150

Traina
Alfonso Traina, Vortit barbare, Roma 19742.
Traina1
Alfonso Traina, Dal Morel al Bchner. In margine alla nuova edizione dei
Fragmenta Poetarum Latinorum, "Riv. di Filol. e di Istr. class." 113, 1985, 96-119.
Traina2
Alfonso Traina, Supplementum Morelianum, confecerunt Alfonsus Traina, Monica Bini, Bologna 1986.
Turnebus
Adriani Turnebi Adversariorum libri triginta, in tres tomos divisi, I ed. Parisiis
1564-1573, ma cito dalla edizione della Nazionale di Napoli, 1573 per il III T. ed il
resto 1580.
Vrsinus
Fuluius Vrsinus: ud. sub Festus1.
Varro
M. Terentii Varronis opera quae supersunt. In lib. de ling. lat. coniectanea
Iosephi Scaligeri, Parisiis 1585.
Varro1
M. Terenti Varronis de lingua Latina libri, emendavit apparatu critico instruxit
praefatus est Leonardus Spengel... edidit et recognovit Andreas Spengel,
Berolini 1885 (rist. anast. New York 1979).
Vahlen
Cn. Naevi De bello Punico reliquiae, ex recensione Ioannis Vahleni, Lipsiae
1854.
Vetter
Emil Vetter, Handbuch der Italischen dialekte, I. Band, Heidelberg 1953.
Villa
Giovanna Villa, Problemi dellepos neviano: il passaggio dall archeologia
mitica alla narrazione storica, in Atti della Acc. delle Sc. dellIstituto di Bologna.
Cl. di Sc. Mor. Rendiconti LXVI, 1977-1978, 119-152.
Vossius
151

Gerardus Ioannes Vossius, Castigationes in C. Naevii fragmenta, vedi sub


Scriverius.
Wagenvoort
Hendrik Wagenvoort, Roman Dynamism, Studies in ancient Roman thought,
language and custom, Westport 1976 (reprint dell'ed. 1947, I ed. 1886).
Warmington
E. H. Warmington, Remains of old Latin, in part. vol. II, London 1967 (I ed.
1936).
Waszink
Jan Hendrik Waszink, Zum Anfangsstadium der rmischen Literatur, in Aufstieg
und Niedergang d. rm. Welt, hrsg. v. H. Temporini. I, 2, Berlin-New York 1972, 869
ss., in part. per il B. P. 902-920.
Weinreich
Uriel Weinreich, Lingue in contatto, tr. it. di G. R. Cardona, Torino 1974 (I ed.
inglese New York 1953).
Wigodsky
Michael Wigodsky, Vergil and early Latin Poetry, Wiesbaden 1972, pp.22-39
per Nevio.
Wimmel
Walter Wimmel, Vergil und das Atlantenfragment des Naevius, "Wiener Studien"
83, 1970, 84-100, avanza un'ennesima ipotesi su tale frammento, con un buon
repertorio bibliografico degli anni dal 1935 al 1970.
Wordsworth
John Wordsworth, Fragments and Specimens of Early Latin, Oxford 1874.
Zander
C. M. Zander, De numero saturnio quaestiones, Lundae 1895.
Zander1
Carolus Zander, Versus saturnii, Tertiis curis collegit et recensuit et examinavit
C. Z., Lund-Leipzig 1918.
Zander2
Carolus Zander, Versus Italici antiqui, collegit recensuit rationem metricam
explicavit C. Z., Lundae 1890.
152

Zicari
Marcello Zicari, recensione a Mariotti, I ed. 1952 di Livio Andronico, "La parola del passato" IX, 1954, 154-160.

Per la Quarta di copertina.


Questa nuova edizione di Nevio, nata nel solco delle altre edizioni dellinizio della
seconda met del '900 dovute agli studiosi italiani Marmorale, Mariotti, Barchiesi,
Mazzarino, e al polacco Strzelecki, ripropone i frammenti del Bellum Poenicum, il
primo epos romano, al quale s'ispir Virgilio per tutta la saga di Enea, amori di
Didone inclusi, e che a dire dei grammatici latini tardoantichi saccheggi abbondantemente. L'edizione critica tiene conto di tutto il lavorio filologico dal cinquecentesco
Stephanus in poi, inquadrando il B. P. nell'oralit e scrittura della latinit arcaica della
seconda met del terzo secolo a. Cr., e considerandolo per la prima volta come un
testo scritto per una destinazione orale, nell'ambito delle recitationes pubbliche e
teatrali.
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