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DANIELE ARNESANO ERMOGENE E LA CERCHIA ERUDITA.

MANOSCRITTI DI CONTENUTO RETORICO IN TERRA DOTRANTO

Lo studio prolungato arreca grande giovamento a coloro che lo praticano. Preparare le tavolette un comportamento che procura un grande onore ai ragazzi. Fanciullo, cerca e uccidi i pidocchi; se infatti tu stermini loro, io stermino e anniento la rovina, lottusit e lo stordimento della mente. Come i braccianti si affaticano e sudano tutto il giorno per ricevere il compenso del lavoro dai padroni, cos anche voi, ragazzi, impegnatevi e sudate nei discorsi, nelle letture e nelle regole, per ottenere la ricompensa dal vostro maestro e prendere la corona della gara 1. Con queste parole un salentino del sec. XIV si rivolgeva ai suoi allievi: li esortava a dare il meglio di s nelle letture, nelle regole grammaticali e , cio nei discorsi. Queste parole rispettano un , quello della alla , cio dellesortazione ad uno studio condotto con assiduit ed abnegazione, ma diventano ben pi concrete quando si pensi ai numerosi manoscritti salentini che sono pervenuti, contenenti autori come Omero o strumenti come gli : questi ultimi si trovano ad esempio nel Crypt. Z. . II, nel quale ho rinvenuto la firma del Giorgio, possessore e fruitore del manoscritto 2. Dunque classici da leggere e regole da studiare. Ma cosa possiamo dire dei ? Abbiamo testimonianze tangibili per il Salento di quellarte di rivolgersi ad un uditorio che fu loratoria? Si potrebbe ricordare il famoso palinsesto di Archimede 3, realizzato con pergamene provenienti, oltre che dal codice dello scienziato di Siracusa, da un manoscritto del secolo X-XI contenente orazioni: nello strato inferiore si legge un passo del discorso di Iperde 4. Lo strato superiore del palinsesto, datato al 1229 5, contiene un eucologio, la cui scrittura stata attribuita ad un amanuense di educazione grafica salentina, attivo per fuori dalla propria regione 6: il testo liturgico, infatti, non appartiene alla tradizione locale 7. Bisogna attendere i secoli XV e XVI per trovare testi1 2

Laur. Plut. 57.36, f. 106r; cfr. Arnesano-Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36, p. 117. Arnesano-Sciarra, Libri e testi di scuola, pp. 464-468, tav. 16. 3 Wilson, Archimedes. 4 Tchernetska, New fragments of Hyperides; Ucciardello, Hyperides in the Archimedes Palimpsest. 5 Lowden, Archimedes into Icon, p. 234. 6 Luc, Su due sinassari, pp. 56-57 e n. 18. 7 Parenti, The Liturgical Tradition; Parenti, La tradizione liturgica.
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monianze degli oratori antichi collegabili al Salento 8. Al 1501 risale il Vindob. phil. gr. 3, contenente i di Isocrate 9, con dello pseudo-Plutarco e di Filostrato e l di Dionigi di Alicarnasso 10. Esso fu vergato dal copista Angelo Costantino di Sternatia, ma probabilmente non nel Salento bens in Abruzzo, poich il Costantino era al servizio di Andrea Matteo III Acquaviva dAragona, duca di Atri 11; il manoscritto, inoltre, fu esemplato direttamente sullincunabolo del 1493 12. Si pu insomma affermare che in Terra dOtranto non attestata alcuna tradizione degli oratori antichi 13. Angelo Costantino, in circostanze analoghe a quelle in cui aveva vergato il Vindob. phil. gr. 3, lavor anche a due copie della di Aristotele, il Monac. gr. 176 (a. 1516 circa) e il Vindob. phil. gr. 29 (sec. XVI in.). Il trattato aristotelico ci conduce al cuore del nostro argomento, i manoscritti salentini di retorica, quellantica disciplina del parlare e dello scrivere che era alla base della stessa arte oratoria e che da secoli si insegnava tanto nel mondo pagano quanto in quello cristiano, sia in ambito greco sia in quello latino 14. La , tuttavia, pur rimanendo un punto di riferimento e di confronto per gli scrittori successivi, non ebbe a Bisanzio la diffusione che ci si potrebbe aspettare 15: in Terra dOtranto non riscosse alcun successo, a differenza di altre opere aristoteliche, in particolare quelle di logica, che furono lette, studiate e commentate 16. Il trattato di Aristotele fu soppiantato da manuali veri e propri, scritti da retori di fama o rimasti anonimi, quasi sempre impegnati nellattivit didattica: in queste pagine vorrei passare in rassegna le pochissime e per questo significative testimonianze salentine a loro riconducibili.

1. I manoscritti salentini di contenuto retorico Il Vat. gr. 316 fu vergato nella seconda met del secolo XIII; contiene il trattato Sul mondo di Aristotele ma noto soprattutto quale testimone pi antico ed autorevole dellopera di Giovanni Italo, intellettuale vissuto nel secolo XI, di origini italo-meridionali
8 Nel secolo XV era fiorita la raffinata cerchia erudita di Sergio Stiso (sul quale si torner alla fine), dove si copiarono, tra gli altri, Platone, Aristotele e Aristofane ma non gli oratori n i retori; cfr. Arnesano, San Nicola di Casole, pp. 132-138 (con bibliografia). 9 Unorazione di Isocrate, , contenuta in un codice del sec. XV ex., Ambros. E 26 sup., dagli studiosi ritenuto salentino, ma che non ho avuto modo di esaminare; cfr. Martini-Bassi, Catalogus codicum, I, pp. 306-310 (precisamente p. 306); Pasini, Bibliografia dei manoscritti greci, p. 238. 10 Pinto, Per la storia del testo di Isocrate, pp. 58-60. 11 Cfr. A. Jacob in Canart-Luc (edd.), Codici greci dellItalia meridionale, p. 152; Arnesano, Copisti salentini del Cinquecento, pp. 89-90. 12 Menchelli, Isocrate commentato, p. 19 e n. 63; Martinelli Tempesta, Per lidentificazione delle fonti manoscritte, p. 239 n. 13, p. 251. 13 Sulla loro trasmissione si veda Cavallo, Conservazione e perdita dei testi greci, pp. 120-130 (Gli oratori) [rist. pp. 104-117]; Canfora, Le collezioni superstiti, pp. 164-184 (Gli oratori). 14 Si veda il recente contributo di Stramaglia, Come si insegnava a declamare?, dove si potr reperire ampia bibliografia. 15 Cfr. Conley, Aristotles Rhetoric, p. 30; ma dello stesso autore si veda anche Notes on the Byzantine Reception. 16 Cfr. Arnesano, Aristotele.

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ma trasferitosi a Costantinopoli, dove fu allievo di Michele Psello 17. Ai ff. 141v-145r si legge un trattatello scritto per il giovane Costantino Duca e intitolato 18. Il Marc. gr. 265 gemello del vaticano: ha contenuto pressocch identico (il trattato retorico si legge ai ff. 187r-199v) e fu vergato dal medesimo amanuense del vaticano 19. Questultimo esibisce la tipica scrittura salentina del secolo XIII-XIV, la minuscola barocca, e ho proposto di chiamarlo Anonimo di Aristotele A 20. La circolazione del trattatello retorico di Giovanni Italo nel Salento, tuttavia, mi pare debba essere ricondotta non tanto ad un uso pratico, di studio o di insegnamento, ma piuttosto ad esigenze di conservazione del testo, nel quadro dellopera omnia di questo intellettuale. invece su altri tre manoscritti salentini di contenuto retorico che vorrei soffermarmi, poich ci tramandano i trattati pi diffusi e concretamente utilizzati nel mondo bizantino 21, alcuni dei quali, non a caso, furono anche raccolti in un corpus gi nel V secolo d.C. 22. Il Par. gr. 1304 un codice in carta italiana non filigranata, contenente, fra gli altri, uno scritto intitolato o (ff. 40-44). Si tratta di unintroduzione generale allo studio della retorica, composto da un autore anonimo non pi tardi del V secolo d.C. 23. Il codice risulta vergato in minuscola barocca da un solo copista, che ho chiamato Anonimo 7 (tav. 1) e al quale ho attribuito, su base paleografica, parte del Vallic. C 7, contenente il commento di Teofilatto ai Vangeli e databile al 1292 circa 24. Ci consente di assegnare anche il manoscritto dei agli ultimi anni del secolo XIII. Il Par. gr. 1304, non registrato nelledizione di Walz 25, ha ricevuto la sigla P nelle edizioni di Rabe 26 e di Patillon 27; appartiene alla medesima famiglia di Ph 28, il notissimo Par. gr. 3032, prodotto in Calabria nel secolo X e vergato in minuscola ad asso di picche 29;
Romano, Per la fortuna di Giovanni Italo. Crtli (ed.), Johannis Itali Opuscula, pp. 33-46; Conley, John Italos Methodos Rhetorik. 19 Harlfinger, Die Textgeschichte, p. 147. 20 Cfr. Arnesano, La minuscola barocca, p. 78 nr. 17 (Vat. gr. 316), p. 119 nr. 167 (Marc. gr. 265). 21 Per unintroduzione generale alla retorica nel mondo bizantino si vedano Jeffreys, Rhetoric in Byzantium e Whitby, Rhetorical Questions. 22 Cfr. Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. V-XI. Le opere del corpus attestate nel Salento sono: o (anonimi), i di Aftonio, il di Ermogene ed il dello pseudo-Ermogene. Non sappiamo se nella regione circolasse lintero corpus o solo alcune parti di esso: i di Aftonio, ad esempio, ebbero una fortuna propria ed una diffusione autonoma (su cui cfr. ibid., p. VIII n. 3). 23 Sullopera cfr. Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. 3-19. 24 Arnesano, La minuscola barocca, risp. p. 110 nr. 138, p. 117 nr. 159 (con bibliografia); si tratta esattamente della mano A di questo codice, responsabile dei fogli 1r-9v, 52v-129v (uno specimen in Arnesano, Il Copista del Digenis Akritas, tav. VI). 25 Walz (ed.), Rhetores Graeci, VI, pp. 4-30 (cfr. ibid., pp. 2-3). 26 Rabe (ed.), Prolegomenon sylloge, pp. 18-43 nr. 4. 27 Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. 20-45; cfr. ibid., pp. 13, 19. 28 Su cui cfr. ibid., pp. VII, XXXV-XXXVII. 29 Cavallo, La trasmissione scritta, pp. 166, 186-187; Irigoin, La tradition des rhteurs, pp. 75-77 [rist.
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esso anzi ne fa le veci dove laltro illeggibile ed quindi un testimone di non secondaria importanza 30. Il Vat. gr. 1408 un codice in carta filigranata di origine fabrianese, databile ai primi anni del secolo XIV 31; contiene dei , cio esercizi preparatori 32, esattamente quelli composti da Aftonio, celebre sofista fiorito nel IV secolo d.C. 33. I sono accompagnati nel codice vaticano dal commento di Giovanni di Sardi, vescovo e agiografo vissuto nel secolo IX 34; per questa ragione il codice contrassegnato dalla sigla Sard.v nelledizione di Patillon 35. Nel proprio commento Giovanni di Sardi cita letteralmente altri , attribuiti dalla tradizione ad Ermogene 36 e quindi il manoscritto vaticano tramanda simultaneamente anche questi ultimi 37. Il codice, unica testimonianza della circolazione di Aftonio e dei dello pseudo-Ermogene nel Salento, fu vergato in minuscola barocca da due mani molto abili; una delle due a mio avviso identificabile con quella del copista Giorgio di Aradeo (tav. 2), il quale nel 1295/96 sottoscrisse il Par. gr. 2572, contenente componimenti schedografici 38. La decorazione del codice vaticano , sebbene meno abbondante, stilisticamente del tutto simile a quella del parigino 39. Lultimo dei tre manoscritti salentini di contenuto retorico il Par. gr. 2970 40. Il codice stato ricondotto al Salento poich nei ff. 80-100, contenenti la Batracomiomachia, stata riconosciuta la mano del copista Nettario di Casole, attivo nel sec. XV e omonimo del celebre egumeno vissuto in epoca federiciana (sul quale si torner pi avanti) 41. In questa sede ci interessa la prima parte del codice (ff. 1-79), cartacea e attribuibile grazie alla filigrana allinizio del secolo XIV 42. Essa costituisce lunica testimonianza della circolazione nel Salento dei trattati di Ermogene di Tarso, vissuto fra il 160 ed il 225 d.C. 43. I ff. 1-30 contengono il 44, i ff. 31-79 il (da alcuni spepp. 583-585]; Frstel-Rashed, Une rencontre dHermogne; cfr. anche Cataldi Palau, Gian Francesco dAsola, pp. 481-482, 785 tav. 62, p. 786 tav. 63. 30 Cfr. Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. 13-14 n. 36. 31 Arnesano, Il Copista del Dioscoride, p. 48 n. 137. 32 Sui si veda ora Fernndez Delgado, Influencia literaria. 33 Walz (ed.), Rhetores Graeci, I, pp. 59-120; Rabe (ed.), Aphthonii progymnasmata, pp. 1-51; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. 112-162. Sullopera cfr. ibid., pp. 49-111. 34 Rabe (ed.), Ioannis Sardiani commentarium. Non mi stato possibile consultare il volume di Alpers, Untersuchungen zu Johannes Sardianos. 35 Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, p. 111. 36 Rabe (ed.), Hermogenis opera, pp. 1-27; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. 180-206. 37 Cfr. ibid, pp. 175, 179 (sigla Sard.v). 38 Arnesano, La minuscola barocca, pp. 81-82 nr. 30 (Vat. gr. 1408), pp. 112-113 nr. 145 (Par. gr. 2572), con bibliografia. 39 Su questultima si veda Hoffmann, La dcoration du Parisinus. 40 Il codice brevemente descritto da Omont, Inventaire sommaire, III, p. 76. 41 Jacob, Deux copies salentines, p. 8. 42 Arnesano, Il Copista del Digenis Akritas, p. 147 n. 69. 43 Su Ermogene cfr. Lindberg, Hermogenes of Tarsos. 44 Walz (ed.), Rhetores Graeci, III, pp. 1-64; Rabe (ed.), Hermogenis opera, pp. 28-92; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, pp. 1-81. Sullopera cfr. ibid., pp. XVIII-LVII.
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cialisti considerato spurio) 45. Il primo trattato contenuto in tre quaternioni ed un ternione (ff. 1-30), il secondo in cinque quaternioni ed un quinione (ff. 31-79) 46: lo snodo presente nella struttura del codice (tra f. 30 e f. 31), consente di individuare due blocchi, copiati contestualmente e con ogni probabilit ben presto assemblati 47. Il manoscritto fu vergato da otto mani 48:
A (= Giorgio di Aradeo) B C (= Anonimo 13) D (= Anonimo di Aristotele C) E F G (= Anonimo di Aristotele E) H ff. 1r-6r (r. 21) ff. 6r (r. 21)-6v f. 7r f. 7v f. 8rv ff. 9r-16r ff. 16v-28v, 30r-51v, 52v-79v f. 52r

Quattro fra queste sono note solo grazie a questo manoscritto: si tratta dei copisti B (tav. 3), E (tav. 4), F (tav. 5) ed H (tav. 6). Gli altri quattro copisti sono invece conosciuti grazie ad altre testimonianze, alle quali lavorarono da soli o in sinergia con altri amanuensi 49. I primi fogli del codice sono attribuibili alla mano del copista Giorgio di Aradeo (tav. 7), responsabile, come si visto, anche della schedografia Par. gr. 2572 e dellAftonio Vat. gr. 1408 (tav. 2) 50. La mano D va invece identificata con lelegante copista Anonimo di Aristotele C (tav. 8), al quale dobbiamo una copia del trattato Sullinterpretazione con il commento di Psello (Oxon. Magd. Coll. gr. 15), una degli Analitici primi con il commento di Giovanni Filpono (Laur. Plut. 72.19) ed una del Dialogo contro i giudei di Nettario di Casole (Par. gr. 1255, tav. 9) 51. Il copista principale dellErmogene salentino identificabile con lAnonimo di Aristotele E (tav. 10), cui si deve anche la maggior parte dei marginalia nel resto del codice: varianti testuali 52 e annotazioni di
45 Walz (ed.), Rhetores Graeci, III, pp. 65-188; Rabe (ed.), Hermogenis opera, pp. 93-212. Sullopera cfr. Patillon, Le De inventione. 46 Ff. 1-24 (3 quaternioni), 25-30 (1 ternione), 31-70 (5 quaternioni), 71-79 (quinione; f. 71 privo di riscontro): ringrazio Christian Frstel per aver rilevato questo dato (comunicazione personale del 2 ottobre 2010). 47 Sulla coincidenza di sezione materiale e sezione testuale nei manoscritti e sulla relativa terminologia si veda Maniaci, Il codice greco non unitario, p. 79. 48 Cfr. Arnesano, La minuscola barocca, p. 114 nr. 149. 49 I rapporti di collaborazione fra gli amanuensi che citer sono schematizzati nella tabella sinottica pubblicata ibid., pp. 123-128. 50 Nel vergare questultimo manoscritto egli ricevette la collaborazione di un copista che ho chiamato Anonimo 11 e al quale ho attribuito la copia dellIliade Vindob. phil. gr. 49 (ibid., p. 120 nr. 170); specimen in Arnesano, Il Copista del Digenis Akritas, tav. X, fig. 2. 51 Arnesano, La minuscola barocca, p. 91 nr. 59, tav. XXVII (Laur. Plut. 72.19), pp. 107-108 nr. 129 (Oxon. Magd. Coll. gr. 15), p. 110 nr. 137 (Par. gr. 1255). 52 Il Par. gr. 2970 non compare nelle edizioni di Ermogene (solo il Rabe lo registra nellelenco dei manoscritti esaminati: Hermogenis opera, p. XVII, sigla Pr). Non questa la sede per definire lesatta posizione del codice parigino nello stemma, ma si pu offrire un esempio del lavoro filologico che esso ospit nei propri margini. Da un breve saggio di collazione che ho condotto su alcuni capitoli del

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natura esegetica (tavv. 3-5, 7-8, 12) 53. Con la sua scrittura informale, rapida, minuta, questo copista verg numerosi codici. Collabor anzitutto alla realizzazione del Laur. Plut. 5.10 (tav. 11) 54, testimone indispensabile per la conoscenza della produzione poetica di scuola otrantina (e sul quale si torner fra breve). tuttavia nella copia di testi aristotelici che egli si spese maggiormente, contribuendo in modo determinante ad una copia dellOrganon con commenti, realizzata allinterno di una cerchia erudita 55. La mano C del Par. gr. 2970, infine, identificabile con quella del cosiddetto Anonimo 13 (tav. 12): questi verg parte delle Omelie di Filagato da Cerami nel Vat. gr. 1912 II 56, due fogli del miscellaneo Par. gr. 1087 e parte dellantologia poetica Vat. gr. 1276 57. Forse non un caso che in questultimo manoscritto, oltre ai diversi componimenti poetici, si trovi un trattatello di natura retorica, il di Trifone (sec. I a. C.) 58, ricopiato ai ff. 82v89v proprio dallAnonimo 13 (tav. 13) 59.
, risulta che il parigino, nel testo, concorda sempre con i testimoni Py (Par. gr. 2923) e Vb (Vat. gr. 104), appartenenti al ramo x, e che dunque esso debba a questi essere direttamente o indirettamente ricondotto (sui due manoscritti cfr. Patillon [ed.], Corpus Rhetoricum, I, p. XL [descrizione], II, p. LXXXVI [stemma]). Nei margini, tuttavia, lAnonimo di Aristotele E intervenuto annotando di volta in volta la lezione propria dellaltro grande ramo della tradizione, y nello stemma di Patillon. Ecco tre esempi. In I.16.8 (tav. 7, r. 2), il testimone salentino ha , la lezione propria di Py e di Vb; il ramo y ha invece e proprio questa variante riportata nel margine esterno, introdotta dal consueto . In I.22.5 (tav. 7, r. 2), troviamo un altro : in corrispondenza della lezione del ramo x e del nostro parigino, annotata la lezione propria del ramo y. In I.23.3 (tav. 7, r. 5) presente solo nei manoscritti del ramo x, manca invece nel ramo y; nel codice di Parigi la parola stata erasa (sul valore critico-testuale della variante in I.22.5 e dellaggiunta / omissione in I.22.3 cfr. Patillon [ed.], Corpus Rhetoricum, II, p. XC). Questo dimostra che lerudito ha personalmente collazionato e corretto un testimone del ramo x (il nostro parigino) con uno del ramo y (evidentemente disponibile sul suo tavolo di lavoro). 53 Ad esempio in I.22.4 Ermogene porta come paradigma di questione che egli definisce squilibrata la vicenda del tiranno Crizia, rifugiatosi, per trovare immunit, presso le statue di Armodio e di Aristogtone (cfr. Patillon [ed.], Corpus Rhetoricum, II, pp. XLI, 8 n. 1): uno scolio riportato nel margine inferiore (tav. 7) introdotto dalla formula narra nel dettaglio la vicenda dei due celebri tirannicidi (il primo per un lapsus chiamato ). 54 Arnesano, La minuscola barocca, p. 87 nr. 46 (con bibliografia), tav. XXVII. 55 Egli verg Sullinterpretazione con il commento di Ammonio (Ambros. D 48 sup., cfr. ibid., p. 100 nr. 98, tav. XLIII), Confutazioni sofistiche con il commento dello pseudo-Alessandro (Mutin. gr. 86 + Par. gr. 2019, cfr. ibid., risp. p. 105 nr. 120, p. 110 nr. 139), alcuni commenti allOrganon (Par. gr. 2062, cfr. ibid., pp. 118-119 nr. 165), Topici con il commento di Alessandro di Afrodisia (Marc. gr. 256, cfr. ibid., pp. 118-119 nr. 165) e Sullanima con il commento di Temistio (Vallic. B 93, cfr. ibid., p. 117 nr. 158). Fra i diversi copisti che lavorarono a questa impresa va ricordato lAnonimo di Aristotele D, forse identificabile con Droso di Aradeo, che fu poeta e professore di filosofia: sulla ricostruzione del corpus aristotelico rinvio ad Arnesano, Aristotele, pp. 163-179. 56 Arnesano, La minuscola barocca, p. 82 nr. 31. In questo codice (in cui la sua scrittura presenta un ductus pi corsivo) egli fu coadiuvato da un copista al quale Andr Jacob ha attribuito il frammento di eucologio Vat. Barb. gr. 102 I e che ho chiamato Anonimo 18 (ibid., pp. 74-75 nr. 4, con bibliografia). 57 Ibid., risp. p. 109 nr. 134, tav. XV, pp. 80-81 nr. 26. In entrambi i casi egli fu aiutato dal copista Anonimo 14 (sul quale cfr. ibid.). Altri specimina si trovano in Arnesano-Sciarra, Libri e testi di scuola, tavv. 4-5. 58 Su Trifone cfr. Baumbach, Tryphon; Schirren, Tropen im Rahmen der klassischen Rhetorik, pp. 1489-1491 nr. 3 (Die Tryphones de tropis ( / peri tropon) und andere Grammatiker). 59 Il testo nel manoscritto mutilo in fine (corrisponde a Spengel [ed.], Rhetores Graeci, pp. 191-204);
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2. Ermogene e la cerchia erudita Da tutto ci possiamo dedurre che il manoscritto parigino di Ermogene fu prodotto allinterno di un sodalizio erudito, fiorito allinizio del secolo XIV nella zona di Aradeo, interessato alla poesia epigrammatica ed impegnato nella trascrizione dellOrganon aristotelico, secondo le modalit proprie del circolo di scrittura 60. Il codice, inoltre, costituisce lanello di congiunzione nellattivit di numerosi scribi salentini, ritenuti sinora indipendenti, poich si colloca al centro della fitta trama di rapporti di collaborazione cui essi diedero vita:

Il Par. gr. 2970 gode dunque ai nostri occhi di una certa preminenza storico-culturale, sia sui codici ai quali direttamente collegato sia sul resto della produzione libraria salentina e, pi in generale, italo-greca 61. A Bisanzio, infatti, lo studio dei trattati di retocfr. Acconcia Longo-Jacob, Une anthologie salentine, p. 214 nr. 30. Si noti che il testo contenuto in altri due manoscriti salentini, pi tardi, il Laur. 56.16 (ff. 48r-59r), ultimato nel 1450 da Nicola Antonio Pinella per Giovanni Antonio Orsini del Balzo, ed il Par. gr. 2558 (ff. 160r-165r), attribuito (per i ff. 55168) alla mano di Tommaso di Casole, attivo nel secolo XV: Jacob, Un copiste du monastre de Casole, pp. 205-206; cfr. anche Arnesano, San Nicola di Casole, pp. 114 (sul parigino), 126-127 (sul laurenziano). 60 Sul circolo di scrittura nel mondo bizantino si veda Cavallo, Foglie che fremono sui rami, pp. 606, 615, 619, 621-622. 61 In Italia meridionale, infatti, lo studio della retorica dovette essere raro, se non addirittura eccezionale. Il gi citato Par. gr. 3032, prodotto in Calabria nel secolo X, un corpus retorico straordinario ma, di fatto, isolato. La localizzazione di alcuni manufatti di contenuto retorico, gi indiziati di origine italo-greca e risalenti ai secoli XI, XII e XIII, in alcuni casi stata discussa, in altri persino rigettata: per i dettagli si veda Luc, Su due sinassari, p. 55 n. 15 e Luc, Note per la storia, pp. 57-58. Non si conoscono manoscritti di contenuto retorico per la Calabria del secolo XIV n per il XV, su cui cfr. Luc, Il libro greco. Un caso eccezionale costituito dal Vat. Ottob. gr. 178 (Retorica di Aristotele, Aftonio, Isocrate), che tuttavia si inserisce in un contesto culturale del tutto particolare, essendo stato vergato a MesLa tradizione dei testi greci in Italia meridionale - 2011 Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it

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rica in particolare quello di Aftonio e, ad uno stadio superiore, quello di Ermogene costituiva la vetta dellistruzione superiore e rappresentava unoccupazione senzaltro elitaria 62. Questi autori, infatti, anche nellepoca di cui trattiamo, conobbero unampia diffusione nei pi importanti milieux culturali dOriente 63: per citare solo alcuni esempi, ricorder Nicea nel periodo del regno latino, dove fu verisimilmente prodotto il Vat. gr. 105 (a. 1244-1254, Aftonio ed Ermogene) 64, Costantinopoli ai tempi di Massimo Planude, il quale cur unedizione commentata del corpus hermogenianum 65, Tessalonica durante la fioritura della cerchia tricliniana, cui va ricondotto lOxon. New Coll. 258 (a. 1308, Aftonio ed Ermogene), autografo del grande filologo 66. Tutto ci spiega perch di Ermogene il Salento ci abbia lasciato un solo testimone, a fronte delle numerose copie di autori come Omero, Esiodo, Aristotele, Licofrone, Gregorio Nazianzeno e Giovanni Damasceno, oppure di strumenti come il trattato grammaticale di Michele Sincello e i diversi 67. Gli scolari che lessero e studiarono il Par. gr. 2970 erano tra i pochi ad aver intrapreso e superato il livello di istruzione elementare, quello dedicato ai rudimenti della grammatica e accessibile ai pi; avevano superato il livello medio di apprendimento, che anche nel Salento poggiava sui manuali di grammatica tradizionali ed era imperniato sulla schedografia 68. Alla nostra cerchia, come si visto, legato il Par. gr. 2572, copiato da Giorgio; componimenti schedografici sono presenti anche nel Laur. Plut. 5.10 (Teodoro Prodromo) 69 e nel Vat. gr. 1276 (Droso di Aradeo) 70. Superata l , per il ristretto gruppo di studenti salentini il processo di apprendimento si era fatto pi difficile: ora i erano indispensabili ad acquisire unistruzione di livello retorico (ed per questo che gli unici esercizi preparatori copiati nel Salento, trditi dal Vat. gr. 1408, sono riconducibili proprio alla nostra cerchia erudita). Dopo i fu possibile affrontare i complessi trattati di Ermogene e vantare una preparazione intellettuale di alto livello: il gruppo selezionato
sina nel 1485 dal monaco Gioacchino, fuggito da Casole in seguito allassalto turco, per conto di Costantino Lascari: Re, Copisti salentini, p. 109. Una conferma a questo stato di cose giunge da quellimportante documento per la conoscenza del patrimonio librario italo-greco che il Liber Visitationis di Atanasio Calceopulo, in cui si annoverano codici di contenuto grammaticale e schedografico ma non retorico: si veda Laurent-Guillou (edd.), Le Liber Visitationis. 62 Browning, Linsegnante, pp. 135-142 (La figura e la funzione del retore). 63 Sui quali si veda Constantinides, Teachers and students of rhetoric. 64 Prato, La produzione libraria, pp. 115, 145. 65 Walz (ed.), Rhetores Graeci, V, pp. 212-576; cfr. Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, pp. LXXIIILXXV. 66 Bianconi, Tessalonica nellet dei Paleologi, pp. 106, 180. 67 Si veda linventario dei codici greci salentini in Mazzotta, Monaci e libri greci, cui si aggiunga Arnesano, Il repertorio dei codici e Arnesano, Manoscritti greci. 68 Sulla schedografia cfr. Efthymiadis, Lenseignement secondaire, pp. 267-271, 274-275. Numerosi sono i manoscritti salentini di contenuto schedografico: cfr. Arnesano, La minuscola barocca, p. 10 e n. 36. Si aggiunga ora il Monac. gr. 272, a mio avviso salentino (come lHorologion Monac. gr. 320; su entrambi torner in altra sede). 69 Vassis, Graeca sunt, p. 3, sigla L. 70 Acconcia Longo-Jacob, Une anthologie salentine, pp. 167, 190 nrr. 9.6-9.14. Su Droso di Aradeo si veda ora Reinsch, Einige Verse.
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di era finalmente in possesso degli strumenti per accedere alla lettura degli autori classici e postclassici, pagani e cristiani, una lettura, quindi, di tipo retorico 71. Ampia era la scelta che offriva loro la vivace produzione libraria, da Omero a Gregorio Nazianzeno, da Sofocle a Giovanni Damasceno (pur con qualche assente illustre, come Platone e gli storiografi) 72. Oggetto della maggiore attenzione, per, fu Aristotele, soprattutto le opere di logica, che furono trascritte, lette e commentate in concomitanza con il manuale di Ermogene. Ci avveniva anzitutto in virt dellantico legame fra retorica e logica 73, portava poi al completamento del trivium costituito per lappunto dallo studio della grammatica, della retorica e della filosofia 74 ed infine era funzionale ad una pi solida formazione teologica, quindi alla composizione e alla pratica omiletica 75: il copista Giorgio di Aradeo e il Droso, figure centrali nella vicenda culturale di cui trattiamo, erano entrambi sacerdoti. A questo punto c da chiedersi se lo studio della retorica nel Salento fosse destinato anche alla stesura di declamationes originali, a performances in presenza del maestro o di un uditorio qualificato: sembra di no, almeno per il sodalizio erudito di Aradeo, del quale non pervenuto alcun esercizio retorico o pice oratoria. I suoi membri, tuttavia, non hanno mancato di tramandare delle testimonianze interessanti sotto questo aspetto, le composizioni di tre famosi conterranei, vissuti alcuni decenni prima, che furono ricopiate in un manoscritto cruciale come il Laur. Plut. 5.10 e delle quali non si avrebbe altrimenti traccia.

3. Testi retorici di scuola otrantina Nel margine inferiore dei ff. 215v-221r del Laur. Plut. 5.10 (tav. 14) una mano secondaria ha vergato un breve testo in prosa di Nettario di Casole ( 1235) 76, esattamente una 77. Si tratta della descrizione di una 78, la fontana coperta da una cupola collocata nel cortile del monastero della Theotokos Evergetis a Costantinopoli, che Nettario visit di persona 79. Un commento puntuale del testo travalicherebbe i limiti del presente lavoro: ai nostri fini conta rilevare come lautore, cogliendo uno spunto autobiografico, si sia prodotto in una sorta di divertissement retorico i cui precetti erano espliSulla quale cfr. Cavallo, Leggere a Bisanzio, pp. 51-52. Il Diodoro Siculo Par. gr. 1665 fu annotato dallotrantino Giovanni Grasso (sul quale si torner pi avanti), ma un manoscritto costantinopolitano del secolo X che peraltro nel secolo XIV ritorn nella capitale, dove fu annotato da Niceforo Gregora: si veda Mazzucchi, Diodoro Siculo; Prez Martn, Lectores y pblico, p. 140. 73 Si veda in proposito Allen, Rhetoric and Logic. 74 Cfr. Markopoulos, De la structure de lcole byzantine, pp. 88-90. 75 Cfr. in proposito Jacob, La formazione del clero, p. 231. 76 Su Nettario si veda Hoeck-Loenertz, Nikolaos-Nektarios von Otranto. 77 Sulla come esercizio retorico si veda ora lampio studio di Webb, Ekphrasis. 78 Cfr. Bouras, Phiale. 79 Per i dettagli si veda Magdalino, The Evergetis fountain, con edizione e traduzione inglese alle pp. 442-447.
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citamente indicati nei 80. Nettario inserisce la descrizione dellopera darte nel racconto della visita al monastero, specificando le circostanze che lo portarono alla composizione della 81, della quale sottolinea il carattere narrativo attraverso il verbo 82:
, , , 83.

Dopo l vera e propria, nella quale descrive ed esalta i dettagli della , lautore esprime la propria meraviglia nel contemplare lopera darte e sottolinea la mancanza di parole nellesprimerne tutta la bellezza: 84. Labate di Casole conclude il racconto ricordando i fatti scaturiti dalla visita al monastero: decise di scrivere dei versi 85, perch desiderava elogiare lopera ( ) e per quanto possibile, ricambiare lartista ( ) che affresc la cupola della fontana, il conterraneo Paolo di Otranto 86. Questi versi, inseriti allinterno del racconto, sono seguiti da quelli composti da un monaco dellEvergetis di nome Marco, che li dedic a Nettario, vantandone le doti di abile interprete greco-latino 87. La genesi del secondo testo trdito dal codice laurenziano ricopiato dal copista principale ai ff. 183r r. 15 - 184r r. 6 parimenti legata ad un : lincontro diplomatico tenutosi a Gallipoli fra Federico II e Giovanni Comneno Vatatze, governatore di Corf 88.
Aftonio, XII.1-3 Patillon. Sembra quasi che egli abbia tenuto conto di quanto stabilivano Teone e lo pseudo-Ermogene a proposito della descrizione di un avvenimento, cio di non limitarsi al fatto specifico, ma di narrare anche quanto accaduto sia prima sia dopo lavvenimento stesso: (pseudoErmogene, X.4 Patillon). Si ricordi che i dello pseudo-Ermogene sono attestati in Terra dOtranto, essendo indirettamente tramandati dal commento di Giovanni di Sardi ad Aftonio nel Vat. gr. 1408 (cfr. supra, nn. 36-37). 82 Su questo verbo cfr. Webb, Ekphrasis, p. 39; cfr. anche Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, I, p. 94, II, p. 203 n. 151. 83 Magdalino, The Evergetis fountain, p. 442. 84 Ibid., p. 444. questo un artificio retorico presente anche nellesempio di riportato da Aftonio, relativo allacropoli di Alessandria: , , (XII.12 Patillon). 85 Ed. in Sola, De codice Laurentiano, p. 381; Hoeck-Loenertz, Nikolaos-Nektarios von Otranto, p. 141 nr. X; Gigante, Poeti bizantini, p. 77 nr. X; Magdalino, The Evergetis fountain, pp. 444, 446. Essi si trovano anche nellaltra antologia poetica prodotta allinterno della nostra cerchia erudita, il Vat. gr. 1276 (f. 35r): Acconcia Longo-Jacob, Une anthologie salentine, pp. 171, 196 nr. 19.2. 86 Sul pittore Paolo di Otranto cfr. Falla Castelfranchi, Pittura monumentale, pp. 111, 212; Falla Castelfranchi, Sul Bosforo dOccidente, pp. 306, 309. 87 Ed. in Magdalino, The Evergetis fountain, p. 446; Hoeck-Loenertz, Nikolaos-Nektarios von Otranto, p. 141 nr. XI; essi sono trditi anche dal Vat. gr. 1276 (f. 35rv): Acconcia Longo-Jacob, Une anthologie salentine, pp. 171, 196 nr. 19.3. 88 Sul personaggio si veda Acconcia Longo, Per la storia di Corf, pp. 230-243 (Giovanni Comneno Vatatzes: nota prosopografica).
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Per loccasione il poeta Giorgio di Gallipoli 89 compose un encomio, intitolato 90, nel quale esalta tutte le virt del destinatario e la stessa abilit nel parlare 91. Loratoria epidittica a Bisanzio si fondava sui precetti di Aftonio, di Ermogene e di Menandro di Laodicea 92: su questa manualistica si doveva essere formato anche Giorgio di Gallipoli, che a mio avviso realmente declam tali versi in presenza dellillustre ospite, prima che questi si congedasse da Federico 93. Aftonio, ad esempio, conclude sia lencomio di Tucidide sia quello della saggezza esprimendo limpossibilit di proseguire nel discorso, perch troppo ci sarebbe ancora da dire e perch le sue forze non glielo consentono 94. Giorgio di Gallipoli rispetta questo e, prima di salutare il Vatatze, cos si esprime: , / (vv. 26-27) 95. Lultimo dei tre testi nei quali si riflette chiaramente leducazione retorica dellautore quello copiato ai ff. 188r r. 13 -189v r. 2 dalla mano principale del manoscritto laurenziano (tav. 15). una , cio un esercizio oratorio 96 e ne autore Giovanni Grasso 97, poeta e notaio (fu al servizio di Federico II, fino al 1250). Il titolo esatto nel codice laurenziano il seguente:
, 98
Cfr. DallOco, Giorgio di Gallipoli. Ed. in Gigante, Poeti bizantini, pp. 165-166 nr. I. In un altro componimento, conservato sempre nel Laur. Plut. 5.10 (ff. 180v r. 10 - 183r r. 8), Giorgio esalt limperatore svevo (ed. ibid., pp. 175-179 nr. XIII). Nellambito della produzione poetica otrantina si ricordi anche lencomio in onore di Teodoro di Cursi nellepitaffio composto da Teodoto di Gallipoli (sec. XIII), trdito dal Laur. Plut. 58.25 (ff. 4r A r. 1 - 5r B r. 6); ed. in Acconcia Longo, Un nuovo codice, pp. 158-162 nr. I (sullautore e sul destinatario cfr. ibid., pp. 123-124, 133-137); nellelogio Teodoto sottolinea anche le virt oratorie del destinatario: / / / / / , , / , , / (vv. 46-53). 91 Cfr. v. 8: . 92 Essa raggiunse lapice nei tardo-bizantini, sui quali cfr. Angelov, Imperial Ideology, pp. 51-77. 93 Questo encomio allo stesso tempo un discorso di commiato: , / , / (vv. 2931); la breve performance oratoria di Giorgio ebbe quindi luogo a conclusione della visita diplomatica. 94 Aftonio, VIII.9 Patillon: , ; VIII.15 Patillon: , . 95 Gigante, Poeti bizantini, p. 166. Il anche nel citato epitaffio di Teodoto di Gallipoli per Teodoro di Cursi (vv. 80, 97-101): / [...] / / , , / / (Acconcia Longo, Un nuovo codice, p. 161); del resto Giorgio di Gallipoli fu il modello principale di Teodoto (cfr. ibid., pp. 149-150). 96 Cfr. Civiletti, Melte. 97 Cfr. DallOco, Giovanni da Otranto. 98 Ed. in Gigante, Poeti bizantini, pp. 108-111 nr. IX.
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Si tratta dunque di unetopea 99, incentrata sulla figura di Ecuba e sul suo lamento davanti alle rovine di Troia; pi precisamente, quindi, essa di tipo patetico 100. Fra i molti che nel mondo greco e latino scrissero di etopea, Aftonio lunico che abbia suggerito per quella patetica il pianto di Ecuba 101:
, , . . 102

Questa analogia, certamente non casuale, di per s sufficiente a dimostrare che il poeta otrantino studi i di Aftonio. Devo a questo proposito notare come letopea di Giovanni Grasso sia stata giustamente classificata come poesia di argomento profano103, accanto a quella devasione classico-mitologica 104, ma senza distinzione diacronica rispetto a componimenti di ben altro spessore, scritti in et matura 105. Essa, cio, non stata sinora contestualizzata nella biografia culturale del personaggio: non si spiegherebbero, altrimenti, le critiche tanto aspre mosse sul piano formale a questo componimento 106. Credo invece che, rispetto alla di Nettario e allencomio di Giorgio, scritti in occasione di circostanze ufficiali, questa debba essere considerata piuttosto un esercizio scolastico 107: lo dimostra lo stretto legame fra lo spunto offerto dallo studio di Aftonio e la sua diretta realizzazione nella fictio retorica, esperienze contestuali di un giovane studente 108.
Sulletopea rinvio in generale ai saggi contenuti in Amato-Schamp (edd.), . Su questo tipo di etopea cfr. Amato-Ventrella, I Progimnasmi di Severo di Alessandria, pp. 22-23. 101 Questo almeno quanto si evince dalla consultazione del repertorio completo curato da Ventrella, Letopea (la definizione di Aftonio a p. 182 nr. 3). Cfr. anche Hawley, Female Characterization, p. 259 e Kraus, Rehearsing the other Sex, p. 457 e n. 7. Giovanni Grasso, peraltro, risulta lunico autore di unetopea patetica con questo soggetto: si veda il ricco repertorio stilato da Amato-Ventrella, Lthope dans la pratique scolaire (il componimento di Giovanni Grasso registrato a p. 220). 102 Aftonio, XI.2 Patillon. 103 Gigante, Poeti bizantini, p. 48. 104 Ibid., p. 51. 105 Ad esempio il carme politico contro Parma (ed. ibid., pp. 117-118 nr. XIII). 106 Il tessuto fitto delle antitesi, il linguaggio-mosaico, i termini tragici banalmente accozzati, tutto linsieme prosaico e pedestre (un molto lieve soffio di poesia ai vv. 48-49 a male pena si percepisce) del carme IX non riescono ad imprimere alle letterarizzate espressioni della povera regina il moto patetico che lautore voleva ottenere. Il saccheggio dei motivi euripidei (Troiane, Ecuba) ha dato solo un appiglio al pi bruto artificio (ibid., p. 50). Lo stesso avvenuto per alcuni , trditi sempre dal codice laurenziano (ff. 191v r. 15 - 193r r. 1), in cui lotrantino immagin un dialogo tra Afrodite ed uno straniero (ed. ibid., pp. 111-113 nr. X); ne stato rilevato il livello tutto sommato modesto: Il dialogo comincia con la descrizione dellalba, raffazzonata dalla in cinque versi troppo artificiosamente ricalcati sul modello [...] Il dialogo , in genere, prolisso (ibid., p. 50). 107 Pi oggettivo e benevolo del giudizio di Gigante quello di Lanza, Il carattere etico-politico: si tratta di esercitazioni per nulla spregevoli (p. 67). 108 Rilette sotto questa luce, le suddette critiche non solo appariranno meno lesive della figura del poeta, ma anzi saranno funzionali alla comprensione del procedimento seguito dallo studente dei . Ci vale anche per alcuni versi, attribuiti a Giovanni Grasso, in cui lautore d voce a personaggi mitologici come Apollo, Ero e Leandro (conosciuti probabilmente nei propri studi), conservati nel gi citato Ambros. E 26 sup. (cfr. supra, n. 9): ed. in Gigante, Poeti bizantini, pp. 113-117
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Come si sa, Giovanni Grasso fu scolaro di Nettario di Casole 109 e non difficile immaginare che sia stato proprio il otrantino ad assegnare al suo discepolo questa . Egli, del resto, ne aveva le capacit, era uno studente modello, visto che, attraverso il suo maestro, godeva della stima del metropolita di Corf, Giorgio Bardane, il quale, al termine di una lettera del 1220/1221 indirizzata a Nettario, ricorrendo ad un gioco di parole (Grasso / sagino), cos si esprime: Saluto etiam optimum Ioannem, vitulum sapientia tua saginatum 110. Dunque gi nei primi anni del secolo XIII nel Salento circolavano i : quelli di Aftonio sicuramente, quelli dello pseudo-Ermogene probabilmente. Sappiamo che proprio Nettario introdusse nella regione diversi autori greci 111 ma non tutto si deve a questo grande personaggio 112, pertanto pu darsi che alcuni manuali di retorica sia gli esercizi preliminari sia i libri di testo avanzati circolassero nella regione anche prima del suo magistero e della sua attivit diplomatica e culturale. Le reminiscenze classiche presenti nellesercizio retorico di Giovanni Grasso contribuiscono a formulare unultima, pi generale, osservazione. In esso abbondano naturalmente i loci euripidei, in particolare da Ecuba e da Troiane 113, per cui egli aveva accesso anche ad una copia di questi drammi. Euripide realmente attestato nel Salento, eppure, come Aftonio, non in epoca normanno-sveva bens pi tardi, da due manoscritti della fine del secolo XIII e dellinizio del XIV 114. Colpisce, a tale proposito, che nel Par. gr. 1087 (cimelio, come si visto, riconducibile al sodalizio erudito fiorito nella zona di Aradeo) vi sia una testimonianza euripidea, i primi 31 versi dellOreste (ff. 49r-50r) 115. Una serie di elementi convergenti, cio, sembra confortare lipotesi che, a distanza di alcuni denrr. XI-XII (cfr. ibid., pp. 51-52). Ricordo che il codice ambrosiano tramanda anche gli (cio laltercatio) composti da Ruggero di Otranto, in cui dialogano le citt di Otranto e di Taranto, personificate secondo lartificio retorico della (su cui cfr. Aftonio, XI.1, Patillon; pseudoErmogene, IX.1 Patillon): ed. in Zuretti, , pp. 173-183 (II. Contrasto fra Taranto e Otranto); Mercati, Note critiche. 109 Cos infatti definito nel titolo di un suo componimento dedicato allo stesso Nettario: (Gigante, Poeti bizantini, p. 103; cfr. anche p. 104, titolo del carme nr. II). 110 Ed. in Hoeck-Loenertz, Nikolaos-Nektarios von Otranto, pp. 176-177 nr. 2. Di tono ben diverso il saluto contenuto in una lettera scritta oltre un decennio pi tardi: Saluta meo nomine dominum Ioannem (ibid., pp. 193-195 nr. 11, a. 1232). Si conservano inoltre le lettere di Bardane a Giovanni, testimonianze preziose per la ricostruzione del rapporto umano e culturale intercorso fra i due; ed. ibid., pp. 181-182 nr. 5 (a. 1229), 184-186 nr. 7 (a. 1230), 187-188 nr. 8 (a. 1230/1231), 189-190 nr. 9 (a. 1231), 197-198 nr. 12 (a. 1235), 214-216 nr. 19 (a. 1236), 218-220 nr. 21 (a. 1236). 111 unopinione radicata (e in parte vera), che risale al noto passo di Antonio De Ferrariis (14441517), detto Galateo, autore del De situ Japigiae; cfr. Paone (ed.), De Ferrariis: Fuit temporibus proavorum nostrorum stante aula Constantinopolitana, vir Philosophus Nicolaus Hydruntinus, cuius ante Turcarum transitum plures libri de Logica, et Philosophia in hoc monasterio habebantur [...] Hic sumptui minime parcens, quos per universam Graeciam invenire potuit librorum omnis generis bibliothecam, in hoc coenobio congessit (pp. 106, 108). 112 Si veda in proposito quanto notato da Jacob, Une pigramme, p. 203. 113 Cfr. Gigante, Poeti bizantini, pp. 108-111 (note di commento al testo). 114 La triade Ecuba, Oreste e Fenicie trdita dal Vat. gr. 1135 (secolo XIII ex.-XIV in.) e dallAmbros. F 74 sup. (sec. XIV in.); cfr. Arnesano, La minuscola barocca, risp. p. 79 nr. 20, p. 102 nr. 105. 115 Turyn, Euripides, p. 353; Irigoin, La tradition manuscrite des tragiques grecs, pp. 133, 135, 139, 140. Uno specimen del f. 49v in Arnesano, La minuscola barocca, tav. XV.
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cenni dalla fioritura della scuola otrantina, un gruppo di copisti attivi nella zona di Aradeo, alcuni dei quali membri di una raffinata cerchia di filologi, fosse venuto in possesso o almeno avesse avuto accesso diretto a fonti letterarie non solo classiche (Aristotele, Euripide) ma anche scolastiche e di sicura provenienza otrantina (Aftonio), alcune peraltro di non facile reperibilit e di limitata diffusione (composizioni retoriche della scuola di Nettario). Essi dunque cercarono e raccolsero leredit di una stagione culturale da poco trascorsa, difficilmente ripetibile, i cui strumenti originali sono in buona parte andati perduti: i libri, la scuola, le poesie di allora rivivevano negli interessi di questa nuova generazione e attraverso di essa sono giunti sino a noi.

4. Un appunto di Giano Lascari Nel secolo XV circolava in Terra dOtranto un raro commento ad Ermogene 116. Nel 1491, infatti, Giano Lascari (1445-1534), umanista al servizio dei Medici 117, visit alcune biblioteche presenti nel Salento, tra cui quella dellerudito di Zollino Sergio Stiso 118. Al f. 80r del proprio taccuino, oggi Vat. gr. 1412 119, il Lascari annot gli autori e i titoli di alcune opere possedute da Stiso. Al primo posto compaiono, secondo leditore degli appunti, 120:

Non si tratta, in realt, di un monaco di nome Giorgio, bens di Giorgio Mono 121, o pi
116 Ermogene godette di una lunga teoria di commentatori; per limitarsi a quelli di cui ci pervenuto il testo (in parte ancora inedito), si dovranno rievocare per i secoli IV e V Sopatro di Atene, Siriano, Marcellino, Troilo di Side e Giorgio di Alessandria (cfr. Patillon [ed.], Corpus Rhetoricum, II, pp. LVIILXXIV; si aggiunga Duarte, The transmission of the text), per il secolo XI quello, molto diffuso, di Giovanni Dossapatre (cfr. Kazhdan, Doxopatres, John), per il secolo XII i di Giovanni Tzetze, che fu molto critico nei confronti del sistema retorico ermogeniano (cfr. Wendel, Tzetzes, coll. 19891990), a la di Michele Psello (Westerink [ed.], Pselli Poemata, pp. 103-122 nr. 7). Anche in Italia meridionale ci sono tracce di esegesi ad Ermogene, se coglie nel vero la proposta avanzata da alcuni studiosi di identificare il commentatore Nilo monaco con Nilo di Rossano; status quaestionis in Romano, La teoria della retorica, pp. 111-114. 117 Cfr. Ceresa, Lascaris, Giano. 118 Su Sergio Stiso cfr. Jacob, Sergio Stiso de Zollino. 119 Cfr. RGK, III, nr. 245. 120 Mller, Neue Mittheilungen ber Laskaris, pp. 402-403. Il testo degli appunti relativi alla biblioteca di Stiso anche in Speranzi, Per la storia della libreria medicea, pp. 86-87. 121 Su Giorgio Mono cfr. Rabe, Georgios; Hunger, Die hochsprachliche profane Literatur, p. 82; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, p. LVIII e n. 2, pp. LXIII-LXV, XCIII-XCVI.

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semplicemente Giorgio, maestro di retorica di Alessandria (sec. V) 122, e del suo commento al di Ermogene, trascritto dallo scolaro Zenone (cio durante le lezioni) 123. Del commento tuttora inedito 124 la prima parte, relativa alla delle (trattata da Ermogene nei capitoli I-II), andata perduta, mentre pervenuta la seconda, relativa appunto alla delle (contenuta nei capitoli III-XII) 125. Il commento di Giorgio trdito solo da tre testimoni, per cui Stiso era in possesso di unopera senzaltro di difficile reperibilit 126. Il primo il Par. gr. 2919, tradizionalmente assegnato al sec. X, latore del solo commento (il testo di Ermogene citato saltuariamente) 127. Il secondo il Vat. gr. 1328, contenente sia il commento sia il 128, ultimato nella seconda met del secolo XIII da un certo Giovanni Atychates, copista di chiara formazione grafica orientale 129. Il terzo testimone il Vat. gr. 1298, un esemplare delle orazioni di Elio Aristide, copiato da due mani della fine del secolo X probabilmente a Costantinopoli 130, dove fu rilegato prima del 1421 131; a questanno, infatti, risale la nota apposta al f. 1v da un monaco di nome Macario, il quale restaur alcuni fogli del codice, vergandoli in una minuscola di marca italo-greca e facendo ricorso a pergamena palinsesta proveniente da diversi codici 132. Nello strato inferiore del palinsesto si leggono alcuni brani della Politica di Aristotele, limportantissimo dialogo , scritto nel 532/533 dal patrizio Mena, prefetto di Costantinopoli 133,
122 Secondo il Duffy non sarebbe parte del nome del retore ma un epiteto elogiativo: Duffy, Philologica byzantina, pp. 265-268 nr. IV. 123 Su questa espressione cfr. Richard, . 124 Alcuni brani si possono leggere in Schilling, Quaestiones rhetoricae selectae. 125 Il Lascari visit anche la biblioteca del prete Giorgio di Corigliano e quella di un non precisato abbas di Montesardo (cfr. Mller, Neue Mittheilungen ber Laskaris, risp. pp. 403-404, 404-405), ma nei relativi appunti non compaiono manoscritti di contenuto retorico. Lo stesso vale per le altre due fonti sulle collezioni librarie salentine, cio lelenco dei prestiti della biblioteca di San Nicola di Casole (il che tuttavia non esclude che essa ne custodisse qualcuno) e linventario di una biblioteca scolastica; sul primo cfr. Omont, Le Typicon de S. Nicolas de Casole, pp. 389-391; Cozza-Luzi, Lettere casulane, pp. 58-64; sul secondo cfr. Jacob, Une bibliothque mdivale, pp. 296-299. 126 Ci daltra parte non desta meraviglia, visto che nella sua biblioteca cerano persino le Lettere di Aristeneto, di cui il Lascari prese nota: Bianchi, Appunti sulla tradizione manoscritta, pp. 138-139, con uno specimen dellappunto lascariano a p. 143 fig. 2 (Vat. gr. 1412, f. 80r). Lesemplare di Stiso va probabilmente identificato con lattuale Vindob. phil. gr. 310, codex unicus delle Lettere (Mazal [ed.], Aristaeneti epistularum libri), acquistato nel 1561 in Puglia da Giovanni Sambuco: Gerstinger, Johannes Sambucus, pp. 313, 328; Hunger, Katalog, pp. 402-403. 127 Omont, Inventaire sommaire, III, pp. 59-60; cfr. Schilling, Quaestiones rhetoricae selectae, pp. 667-669 (sigla P); Rabe, Georgios, p. 517 (sigla P); Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, pp. XCIV, CVI, sigla P. 128 Cfr. Rabe, Georgios, p. 518, sigla V; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, pp. LXXXVI, LXXXVIIILXXXIX, XCIV, CVI, sigla V. 129 RGK, III, nr. 265. 130 Orsini, Minuscole greche informali, p. 57 e n. 79. 131 Grosdidier de Matons-Frstel, Quelques manuscrits, pp. 379-380. 132 Janz, Palinsesti greci, p. 92 nr. 1. 133 Mazzucchi (ed.), De scientia politica dialogus. Per lattribuzione dei fogli tardi alla mano del monaco Macario e per la localizzazione di questultimo in Italia meridionale cfr. ibid., p. VIII.

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DANIELE ARNESANO

ed alcuni brani del commento di Giorgio al (ff. 332 / 335, 345 / 348, 353) 134. Supponendo che lesemplare posseduto da Stiso non sia andato perduto e che tutti i testimoni di questo commento ad Ermogene siano ormai stati individuati, ci si pu chiedere quale dei tre manoscritti appena ricordati sia quello appartenuto allintellettuale salentino. Partiamo dallultimo, il palinsesto Vat. gr. 1298: sembra un buon candidato, visto che nel 1421 si trovava in Italia meridionale, ma in realt il commento ad Ermogene si legge nello strato inferiore di alcuni suoi fogli palinsesti e il Lascari lo avrebbe piuttosto registrato sotto il nome di Elio Aristide. Anche il secondo testimone, Vat. gr. 1328, deve essere escluso: in questo manoscritto, infatti, il commento non attribuito esplicitamente al retore alessandrino 135, per cui difficilmente il Lascari avrebbe potuto assegnarlo proprio a questo autore. Lesemplare in questione potrebbe invece essere il Par. gr. 2919, nel quale lopera intitolata (tav. 16) 136. Tale ipotesi, gi ventilata dal Rabe 137, inficiata da tre differenze fra il titolo del parigino e lappunto lascariano. Le prime due costituite dallassenza in questultimo di e di non sembrano gravi, poich si possono spiegare con una volont da parte del Lascari di abbreviare lannotazione. La terza un po pi problematica, poich, rispetto al titolo del Par. gr. 2919, il Lascari precisa correttamente : si pu certamente pensare ad unintegrazione dellumanista, al fine di rendere pi perspicuo il promemoria, ma il problema rimane aperto. Unultima considerazione, tuttavia, si impone: se questa ipotesi di identificazione risponde a verit, come potrebbe essere arrivato il manoscritto di Sergio Stiso nella biblioteca dei re di Francia? Liter che si pu ricostruire tuttaltro che improbabile, poich attraversa la biblioteca di un grande collezionista, il cardinale Niccol Ridolfi (1501-1550), al quale il codice di Parigi certamente appartenne 138. Conosciamo la provenienza di appena la met dei numerosi manoscritti ridolfini 139 ed il Par. gr. 2919 non purtroppo fra questi; ciononostante, lecito chiedersi chi potrebbe aver procurato il manoscritto di Stiso al cardinale. Nel 1527 il prelato aveva acquistato dei codici proprio da Giano Lascari 140, tutta-

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Cfr. Rabe, Georgios, pp. 518-519, sigla V; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, p. XCIV, sigla

V.
135 Nellinventario dei manoscritti di Fulvio Orsini, al quale il codice vaticano appartenne, questo registrato come commentario dinnominato scrittore, sopra la Rhetorica dHermogene: Nolhac, La bibliothque de Fulvio Orsini, p. 342 nr. 75. Sullinventario dei manoscritti orsiniani cfr. ibid., pp. 116142. 136 Cfr. Schilling, Quaestiones rhetoricae selectae, pp. 667, 676; Rabe, Georgios, p. 517; Patillon (ed.), Corpus Rhetoricum, II, p. XCIV n. 2. 137 Rabe, rec. Gerstinger, p. 187. 138 Muratore, La biblioteca del cardinale Ridolfi, II, p. 161 (in seguito la collezione Ridolfi pass alla regina Caterina de Medici: ibid., p. 608 nr. 70). 139 Cfr. ibid., I, pp. XIX, 176. 140 Ibid., I, p. 157.

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ERMOGENE E LA CERCHIA ERUDITA

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via fra questi non solo non compare il Par. gr. 2919 od altro testimone di Giorgio alessandrino 141 ma non ho rinvenuto neanche un manoscritto di origine o provenienza salentina 142. Eppure nella biblioteca del cardinale giunsero poi dei libri dalla Terra dOtranto, e non pochi, oggi conservati tutti nella Bibliothque Nationale 143. Quando vi giunsero? Certamente non prima del 1525-1527, periodo al quale risale il catalogo del primo nucleo della biblioteca 144, ma con ogni probabilit verso la met del secolo, poich compaiono regolarmente nel catalogo pi completo della collezione ridolfina, attribuibile alla met o al terzo quarto del Cinquecento 145. Ora, proprio negli anni Venti si trasferiva a Roma uno scolaro di Sergio Stiso, Niccol Maiorano da Melpignano (1491/1492 ca.-1584/1585) 146, custos della Biblioteca Vaticana dal 1532 al 1553 e sodale del Ridolfi 147. Dunque fu probabilmente il Maiorano a procurare i manoscritti greci del Salento al potente cardinale 148: fra questi, forse, cera anche il Par. gr. 2919.

141 Come si evince da una lista dei manoscritti lascariani conservata nel Vat. gr. 1414, ff. 99r-103v (post 1544), sulla quale cfr. ibid., I, pp. 157-163 (ed. alle pp. 164-173). 142 Compare, vero, il Par. gr. 1665 (ibid., p. 165 nr. 20), manoscritto di origine orientale poi annotato nel Salento (cfr. supra, n. 72), ma il Lascari non si procur questo manoscritto in Italia meridionale (cfr. ibid., II, pp. 170-171). 143 Si tratta dei Par. gr. 3 (ibid., II, pp. 268-269), 161 (p. 271), 175 (p. 272), 549 (p. 272), 1002 (pp. 265-266), 1165 (p. 270), 1255 (pp. 270-271), 1304 (pp. 269-270), 1370 (p. 286), 1371 (p. 271), 1685 (p. 177), 2019 II (pp. 68-69), 2057 (pp. 58-59), 2062 (pp. 45-46), 2089 (p. 59), 2572 (p. 114), 2631 (p. 106) e 2841 (p. 201). 144 Vat. gr. 1413, ff. 65r-69r, sul quale cfr. ibid., I, pp. 92-104 (ed. alle pp. 104-122). 145 Par. gr. 3074, su cui cfr. ibid., I, pp. 187-215 (in part. p. 188); ed. ibid., II, pp. 3-398. 146 Sul Maiorano si veda Paschini, Un ellenista del Cinquecento; Ceresa, Majorano, Niccol. Alcuni manoscritti greci del Maiorano, esattamente 18, entrarono nel 1554 nella Biblioteca Vaticana, ma nessuno fra questi ha contenuto retorico: si veda lelenco in Batiffol, La Vaticane, pp. 129-130 nrr. 274-291; cfr. anche Lilla, I manoscritti Vaticani Greci, p. 13 e n. 88. 147 Cfr. Muratore, La biblioteca del cardinale Ridolfi, I, pp. 71-73. 148 Un accenno a questa ipotesi gi in Jacob, Les annales du monastre, p. 134.

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