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S.

Ambrogio Manlio Simonetti


De fuga saeculi
il problema del cristiano nella città
a cura di' Maria Grazia Mara cristianesimo antico
Le Beatitudini
a cura di Pietro Meloni
e cultura greca
Ilario di Poitiers
Trattato sui misteri
Per una lettura cristiana dell'AT
a cura di Luigi Longobardo

STUDI:

Gabriel Peters
I Padri della Chiesa (2 voll.)
Bertrand De Margerie
Introduzione alla storia dell'esegesi
l/Padri greci e orientali
P/Padri latini
3/Sant1Agostino orla
Vincenzo Loi
Le origini del cristianesimo
Manlio Simonetti
Cristianesimo antico e cultura greca

Vittorino Grossi
Lineamenti di .antropologia patristica AN.
Carmelo Curti
Il problema di Dio nella Chiesa antica
,
(: BIBLIOTECA j II
Vittorino Grossi - Angelo Di Berardino
La Chiesa antica: ecclesiologia e istituzioni
-
@ Edizioni Borla [S.I.L. s.r.1.) Introduzione
-
Via delle Fornaci, 50 00165 Roma

l.Cristianesimo e cultura
Per introdurre questa trattazione è necessario innanzitut-
to sgombrare il terreno dagli equivoci che possono sorge-
re a causa della pluralità di significati che oggi siamo
soliti attribuire al termine « cultura D. Se infatti assu-
miamo il termine nel senso socio-antropologico oggi tanto
di moda, e perciò con definizione e implicazione molto
comprensive, ad indicare, p. es., l'accumulazione di espe-
rienze proprie di un gruppo sociale (Tylor) o addirittura
la somma di tutte le attività usanze e credenze di un
gruppo (Dixon), è chiaro che il confronto fra cristianesi-
mo e cultura greca si pone come confronto globalefra la
società cristiana e il mondo greco. Perciò ai fini del di-
scorso ben più limitato che qui intendiamo svolgere, as-
sumiamo per lo più cultura nel senso più ristretto, e
tradizionale in campo umanistico, di complesso della
produzione intellettuale di un gruppo, una comunità, un
popolo.
Assumendo cultura D in questo più ristretto significato,
preliminarmente ci dobbiamo chiedere se e in quali limiti
i cristiani abbiano avuto intenzione e coscienza di pro-
durre una cultura alternativa rispetto a quella ellenisti-
co-romana con la quale quotidianamente si dovevano
confrontare, intendendo quest'ultima, alla maniera di Ci-
cerone (Tusc. I1 5,131, come « cultura animi », esercizio
della coltivazione dello spirito che 1'Arpinate demandava
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alla « philosophia » e che, prima ancora di lui, rimontava suno più mette in dubbio l'esistenza di una letteratura e,
alla paideia ellenistica (Bolgiani). Se esaminiamo questo parallelamente, di un'arte cristiana antica, cui appunto la
l
problema portandoci a livello individuale, è fuor di dub- novità dei contenuti assicura autonomia rispetto alla let-
bio che i cristiani non intesero fare cultura alternativa: teratura e all'arte di contenuto pagano. Ma ci si continua
l la conversione al cristianesimo del pagano colto, cioè
I
a chiedere se e fino a che punto l'influsso esercitato dai
formato all'ideale della paideia tradizionale, è conversione vari aspetti della cultura pagana su quella cristiana abbia
dalla cultura alla religione, da un modo di vita, esem~lato contribuito ad alterare i contenuti dell'originario messag-
!
su quell'ideale, a un altro del tutto nuovo; e di norma il gio cristiano di salvezza. Si insiste soprattutto sulla fon-
l trapasso si puntualizzava concretamente nell'abbandono damentale dimensione escatologica di tale messaggio, sia
t della professione fino allora coltivata: è il caso, p. es., di nel senso che i cristiani della prima ora avrebbero atteso
, i Tertulliano e Cipriano, che diventati cristiani smettono di a breve scadenza il ritorno di Cristo e I'instaurazione del
, praticare I'avvocatura e la retorica. Ma nonostante la sin- regno messidnico sia nel senso più-profondo per cui, pur
cerità con cui avveniva la conversione e veniva abbraccia- vivendo nel mondo, essi sentivano di appartenere ad
I
l
to il nuovo stato di vita, l'influsso della precedente for- un'altra patria e vivevano in quella mondana come stranie-
mazione culturale continuava a farsi sentire per diversi ri e pellegrini; e si fa notare come questa fondamentale
l
tramiti, creando una sorta di tensione fra continuità e impostazione ideologica, che escludeva nel modo più ra-
rottura, tensione alimentata oltretutto, come vedremo dicale che i cristiani potessero pensare a fare cultura
meglio in seguito, dalle esigenze della propaganda missio- alternativa rispetto a quella del mondo, abbia perso gra-
naria: Giustino, diventato cristiano, continua a fare il dualmente vigore col passare del tempo, a mano a mano
filosofo, insegnando ora però filosofia cristiana, in luogo che il ritorno di Cristo si proiettava in un futuro sempre
l
di quella pagana nella quale era stato educato. più lontano ed evanescente e parallelamente la comunità
I1 passaggio dal piano individuale a quello comunitario ci cristiana s'inseriva sempre più profondamente nella tra-
presenta puntualmente la somma dei casi individuali, nel ma del mondo circostante. In tale processo di adattamen-
senso che sia le lettere sia l'arte cristiana vivono e si to i cristiani tesero comunque a conservare e potenziare
alimentano proprio alla tensione fra vecchio e nuovo. la loro identità rispetto al mondo pagano, e in tal senso
Proprio l'apprezzamento di quanto sia stato forte, a parti- acquistarono gradualmente coscienza di sé e della loro
re all'incirca dal 130 d.C., l'influsso delle lettere greche originalità anche sul piano culturale, contrapponendo la
sulle opere cristiane ha spinto, p. es., Overbeck a rawisa- loro cultura a quella pagana. Sotto questo punto di vista
re in questo tempo una netta frattura e perciò a negare si può porre per il cristianesimo dei primi secoli l'alter-
la continuità fra gli scritti di età apostolica e subaposto- nativa: escatologia o cultura, in quanto di cultura cri-
lica da una parte e la successiva produzione letteraria stiana si potrebbe parlare soltanto come conseguenza e in
dell'altra, che sarebbe stata soprattutto d'imitazione clas- funzione del declino della sensibilità escatologica.
sica. Legato a una concezione tradizionale che attribuiva Vari punti di questa problematica saranno ripresi nel
dignità letteraria soltanto a opere di alto livello formale, corso di questa nostra trattazione. Qui mi limito a rileva-
Overbeck giungeva a negare tale dignità ai più antichi re quanto sia astratta la concezione di un primitivo mes-
I scritti cristiani, mentre altri, fra cui Wilamowitz, rivil le- saggio cristiano formulato allo stato puro, destinato poi a
I contaminarsi a contatto con la cultura greca: in effetti il
giando la forma rispetto al contenuto, sostenevano non
potersi parlare di specifica letteratura cristiana, bensì so- messaggio cristiano ha preso forma inizialmente in cate-
l gorie semitiche perché è stato inizialmente formulato in
lo di opere cristiane comprese nel più vasto ambito delle

1
l
l
lettere greche e latine.
Ai nostri giorni prevale una ben più comprensiva conce-
area semitica, sì che poi necessariamente, aspirando a
una propagazione universale e diffondendosi perciò in a-
ree di cultura greca, ha dovuto essere nuovamente formu-
l zione di letteratura, molto più attenta ai contenuti che
I
non ai pregiudizi di carattere formale, sì che ormai nes- lato secondo le categorie di pensiero tipiche dell'elleni-

1l
smo. Ritengo perciò che sia più nel giusto chi vede nell'el- 2. Caratteri della cultura cristiana
lenizzazione del messaggio cristiano non la sua deforma-
zione dovuta all'influsso della cultura.greca, bensì il risul- Come abbiamo sopra rilevato, la novità della letteratura e
tato di un processo di adattamento, processo inevitabile e dell'arte cristiana rispetto a quelle pagane fu soprattutto
naturale, ancorché molto laborioso e sofferto, in quanto novità di contenuti, in forza dell'articolazione che il mes-
svoltosi dialetticamente fra tensioni fortissime, al fine di saggio cristiano di salvezza assunse nei più svariati generi
cercare da una parte gl'indispensabili agganci col mondo letterari e forme artistiche in relazione alle svariate esi-
circostante e di rilevare dall'altra la novità dei contenuti genze della vita della comunità. Su tale novità di conte-
e perciò l'identità stessa della nuova comunità. nuto noi qui non ci possiamo soffermare. Ci interessa
Quanto al dilemma escatologia o cultura, mi sembra - invece anche soltanto accennare che tale novità di conte-
indubbio che col passare del tempo e la dilatazione della nuto ebbe profonde ripercussioni anche a livello formale,
comunità, questa si sia sempre più inserita nel mondo atte- cioè proprio là dove è più facile additare l'influsso della
nuando di molto la primitiva sensibilità escatologica, e cultura pagana su quella cristiana, nel senso che non
anche su questo avremo modo di ritornare. Qui mi limito soltanto essa determinò la creazione di nuovi generi let-
ad osservare che però non mi sembra del tutto esatto far terari (p. es., I'agiografia), ma soprattutto nel senso che
carico, come alcuni fanno, alla cultura greca di aver deci- anche preesistenti generi letterari vennero profondamente
samente contribuito col suo influsso allo svilupparsi di modificati e potenziati in funzione dei nuovi contenuti
tale processo. Precisato che oggi ben pochi credono che il che essi erano chiamati a esprimere e delle nuove esigen-
ritardo della parousia, cioè del ritorno di Cristo, abbia ze cui erano chiamati a far fronte. Solo per fare qualche
prodotto nella comunità primitiva quel radicale capovol- esempio, i Greci e i Latini praticavano un'attività esegeti-
gimento d'impostazione esistenziale di vita e pensiero che ca, dedicata all'illustrazione sia dei classici letterari sia di
troppo aprioristicamente certi studiosi hanno ipotizzato ' fondamentali testi filosofici delle varie scuole. A questi
alcuni decenni fa, e intendendo per escatologia soprattut- modelli, oltre che ad altri di provenienza giudaica, guar-
to la coscienza di vivere in questo mondo già proiettati in darono gli esegeti cristiani che si dedicarono all'interpre-
una dimensione ultramondana, basterà un esempio a farci tazione della Sacra Scrittura; ma dato che importanza e
capire quanto sia azzardato mettere in relazione come significato di tale testo erano per la comunità cristiana ben
più rilevanti che non quelli dei testi letterari e filosofici
causa ed effetto l'influsso della cultura greca e l'attenua-
zione della sensibilità escatologica: Origene fu partico- per i pagani, tale tipo di letteratura in ambiente cristiano
raggiunse sviluppo e significazione del tutto nuovi, anche
larmente sensibile a quell'influsso e fu l'esponente più
assumendo nuovi caratteri rispetto a quelli dei modelli
rappresentativo della cultura cristiana, largamente elle-
(maggiore ampiezza e puntualità rispetto ai commenti
nizzata, del suo tempo; eppure la tensione escatologica fu
sempre in lui vivissima, ed egli idealmente fu sempre pagani di carattere letterario, maggiore aderenza al testo
proiettato verso la vera patria, la Gerusalemme celeste. E commentato rispetto ai commentari pagani di carattere
filosofico).\Si può fare lo stesso discorso anche per la
possiamo ravvisare la conferma di quanto andiamo di-
cendo nella constatazione che proprio nel corso del I V e letteratura teologica, che ravvisava i suoi modelli nei
V secolo, cioè quando la mondanizzazione della chièsa trattati pagani di argomento filosofico ma assunse ben
relega definitivamente in secondo piano la sensibilità e- presto caratteri e dimensioni nuove rispetto a tali model-
scatologica, a seguito soprattutto delle controversie trini- li, in forza del particolare significato che le polemiche
tarie e cristologiche assistiamo a una più vigorosa presa teologiche assunsero nella vita della comunità cristiana,
di coscienza della irriducibilità dei contenuti teologici del Quanto alI1oratoria cristiana, essa mutuò da quella paga-
messaggio cristiano ai parametri offerti dalla filosofia , na modelli e forme espressive, a volte in modo pedisse-
quo; ma l'esigenza di illustrare nelle omelie soprattutto il
greca.
testo scritturistico impresse a questa oratoria una dimen-

O
sione esegetica del tutto nuova rispetto ai parametri re la moda o il tornaconto, anche la cultura cristiana
comincia a produrre qualche opera che possiamo definire
offerti dai modelli pagani. Lo stesso dicasi per l'apologe-
di disimpegno, se non ancora di evasione; alcuni scrittori,
tica cristiana, che alla lontana s'ispira alla letteratura
forense pagana; ma volta com'è non soltanto alla difesa soprattutto alcuni oratori (Gregorio Nazianzeno, Giovanni
Crisostomo), nella raffinatezza formale e nella ricercatezza
della religione cristiana dalle accuse che le venivano mos-
dello stile tradiscono anche la ricerca del successo e del-
se, ma anche alla predicazione del messaggio, assume
l'applauso: ma il tono complessivo resta ancora, e a lun-
caratteri che l'allontanano molto da quei modelli pagani
e, se mai, l'avvicinano alla letteratura protrettica. Per go, caratterizzato nel senso funzionale e comunitario che
abbiamo detto.
fare un esempio in campo artistico, la basilica cristiana si
Dalla funzionalità delle espressioni della cultura cristiana
esempla sulla basilica pagana; ma utilizzata per fini reli-
discende la loro, direttamente o indirettamente, larga ac-
giosi, che esulavano dalle funzioni del modello, si caratte-
cessibilità e perciò, in definitiva, il loro carattere popola-
rizza subito rispetto ad esso anche sul piano della strut-
re. A prima vista questa affermazione può apparire sor-
tura e dell'ornamentazione. * I n generale possiamo affer-
prendente. Infatti se le raffigurazioni pittoriche da sem-
mare che in quasi ogni campo sia della letteratura sia
pre ebbero, nella società cristiana, la funzione essenziale,
dell'arte l'esigenza di aderire sempre, in un modo o nel-
anche se non esclusiva, di istruire visivamente gli indotti,
l'altro, al dato scritturistico e alle concrete finalità della
proprio perché questi costituivano la maggioranza della
vita comunitaria fece sì che sotto l'aspetto formale le
espressioni della cultura cristiana, pur risentendo l'influs- comunità, le opere scritte si presentavano invece di ben
so di quelle pagane, ne risultassero vincolate solo in limi- scarsa accessibilità. Si aggiunga che i cristiani non senti-
rono nei primi secoli l'esigenza di avere scuole proprie
ti molto ristretti, che non pregiudicarono la fondamentale
originalità della nuova cultura anche sotto questo aspetto. per l'istruzione dei giovani e dei neofiti in genere, che
Da quanto abbiamo così rilevato emerge uno dei caratteri avrebbero assicurato il mezzo più idoneo per la diffusione
più distintivi della letteratura e dell'arte cristiana: la sua dei loro scritti.
funzionalità. Era stato questo un carattere distintivo delle Ma per intendere il senso della mia affermazione, si deve
lettere e delle arti pagane in epoca antica: basti pensare tener conto della facilità di comunicazione e circolazione
al significato civile e sociale dei poemi omerici e della delle idee che veniva assicurata dall'intensa vita comuni-
tragedia greca; ma in età romana in ambito sia greco sia taria che caratterizzò la cristianità nel I1 e I11 secolo, e,
latino lettere ed arti avevano largamente assunto caratte- pur in misura minore, nel tempo successivo. Per fare un
re di disimpegno e di evasione, espressioni molto spesso esempio, buona parte della letteratura esegetica (cioè,
non di esigenze comunitarie bensì di tendenze, ambizioni, d'interpretazione della Sacra Scrittura), catechetica (d'i-
gusti di singoli individui, sia autori in proprio sia commit- struzione sui dati di fede), parenetica (di esortazione alla
tenti a terze persone: è questo, solo per fare un esempio, fede e alla vita morale) derivava direttamente dalle ome-
il preminente carattere di tanta poesia ellenistica e ro- lie che venivano tenute ai fedeli. Proprio la predicazione,
mana. Invece nella comunità cristiana dei primi secoli le intensamente praticata, sempre e dovunque, teneva il po-
espressioni letterarie e artistiche recuperano in pieno polo in continuo contatto con tutti i problemi che ri-
significazione e finalità comunitarie: radicandosi diretta- guardavano la vita della comunità. Non molte persone a
mente o indirettamente sul fondamento della Scrittura, suo tempo avranno letto i 15 libri di Agostino de trinita-
esse hanno ragion d'essere in finalità diverse, didascalica te; ma gli argomenti approfonditi in quest'opera sono gli
parenetica liturgica, ma sempre orientate in senso comu- stessi che l'autore affronta in un gran numero di prediche
nitario. È impensabile in questo contesto lo scrittore che in forma più semplice e accessibile.
svolga la sua attività al fine di acquistare lustro e decoro D'altra parte, anche se soltanto pochi erano in grado di
presso i contemporanei e i posteri. A partire dall'avanzato accostarsi direttamente ai libri, il loro contenuto era
I V secolo, allorché molti si fanno cristiani solo per segui- spesso oggetto di discussioni e anche di contrasti in seno
alla comunità, e così, sia pur per vie traverse, essi rag- e soprattutto come e perché il rapporto fra loro si sia
giungevano un pubblico molto più ampio di quello costi- sviluppato attraverso momenti di tensione anche molto
tuito dagli alfabeti. Era questo il caso di opere di argo- forte, in modo assai dialettica e selettivo, sì che anche in
mento dottrinale: straordinariamente sensibili a tutto ciò forza di tale influsso la cultura cristiana ha potuto sem-
che riguardasse l'integrità della fede, i cristiani di allora pre più e meglio maturare la coscienza della sua fonda-
erano sempre disposti a discuterne con appassionato in- mentale originalità, in quanto fondata essenzialmente sul-
teresse, anche se non sempre con adeguata competenza. lo studio e la continua elaborazione dei dati scritturistici.
In tale stato di tensione gli argomenti anche sottili e E se lo studio della Sacra Scrittura fu approfondito
difficili trattati nei libri diventavano in breve tempo fin proprio grazie alle tecniche esegetiche in uso fra i Greci
troppo noti. Già Tertulliano lamentava l'ingerenza degli (allegorismo), il continuo richiamo ad esse fu sentito co-
ignoranti in questioni teologiche non alla-portata di tutti, me norma essenziale per garantire l'autenticità del mes-
e nella Costantinopoli del IV secolo, al tempo della crisi saggio cristiano di fronte a spinte deformanti provenienti
ariana, Gregorio di Nissa lamentava: « Se domandi infor- sia dall'esterno (influsso della cultura prima giudaica e
mazioni sulle monete, uno ti fa una dissertazione sul poi greca) sia dall'interno (pericolo rappresentato dall'e-
generato e l'ingenerato; se chiedi il prezzo del pane, ti resia),
rispondono che il Padre è più grande e che il Figlio gli è
sottomesso. Chiedi se il bagno è pronto, e uno si mette a
dissertare che il Figlio è stato creato dal nulla » (PG
46,557). Ancor più popolari erano le composizioni, come
gl'inni ambrosiani, destinate all'uso liturgico, che veniva-
no imparate a memoria dal popolo, e le opere di caratte-
re ascetico e monastico, diffusissime negli ambienti più
rigoristi, e qui anch'esse spesso mandate a memoria.
In sostanza, se l'ignoranza impediva ai più di conoscere
direttamente sui testi e di approfondire le opere della lette-
ratura cristiana, il fervore della vita comunitaria ne por-
tava le idee e i principi a contatto di un pubblico molto
più vasto. Né si dimentichi, quando si pensa alla comuni-
cazione della cultura nel mondo antico, che essa sempre
in buona parte awenne per tramite di apprendimento
orale. In questo senso si può parlare di popolarità anche
riguardo ad opere espressamente destinate a circolare,
nella loro integrità di scrittura, solo in cerchie ristrette di
competenti.
Esula dalla finalità delle pagine che seguono presentare,
nel contesto della problematica relativa alla cultura cri-
stiana nel mondo antico, anche la storia della letteratura
e dell'arte cristiana, perché ai fini del nostro discorso
sono sufficienti a orientare i pochi cenni di carattere ge-
nerale qui proposti. Avendo perciò fissato in modo som-
mario i concetti distintivi della cultura cristiana, nelle
pagine che seguono ci proponiamo di mettere in rilievo
l'influsso esercitato dalla cultura greca su quella cristiana
2apitolo primo e anche qualcosa di più verso il basso della società.
Questo quadro sommario sembra adattarsi soltanto alla
influsso parte orientale del bacino del Mediterraneo, perché la
della cultura giudaica parte occidentale, nel tempo che ci interessa, era ormai
sul cristianesimo romanizzata o in via di diventarlo rapidamente. Ma la
differenza fra cultura greca e romana, vista nel confronto
con le culture locali, appare pi,Ù formale che sostanziale.
Infatti, nonostante la differenza di lingua e una reciproca,
mai del tutto sopita, animosità e diffidenza fra Greci e
Romani, llellenismo aveva esercitato un'influenza così
profonda sulla società romana, sulle lettere, le arti, lo
stesso modo di vivere e di pensare, che la differenza di
lingua non aveva impedito lo stabilirsi di una koinè cul- ,
turale ,greco-romana di fondamentale impronta elleni-
ca (l). E il processo di ellenizzazione del mondo romano
-
si sarebbe ancora accentuato nel corso del I1 secolo d.C.
Perciò, nonostante i limiti che abbiamo messo in rilievo,
1. Ellenismo e giudaismo
ai fini del nostro discorso possiamo considerare I'ecurne-
L'ambiente in cui i primi cristiani cominciarono a svolge- ne greco-romana come un mondo culturalmente omoge-
re la loro azione missionaria era unificato politicamente neo nel nome di Atene, cioè di una cultura di alta caratu-
dall'impero romano e culturalmente dall'ellenismo. A se- ra e di grande tradizione, complessivamente ben radicata
guito delle conquiste di Alessandro e dell'impiantarsi del- e ramificata, anche se a diversi livelli, nelle varie classi
la stabile dominazione macedone, e favorite anche da sociali; che esaltava la razionalità del cosmo e, in esso,
numerose deduzioni di coloni, la lingua e la cultura greca l'autonomia morale dell'uomo; che era sostenuta da una
si erano largamente diffuse nel bacino del Mediterraneo buona organizzazione scolastica; e nel nome di Omero e
orientale. Non dobbiamo comunque pensare a questa fa- di Platone aveva perfetta consapevolezza del suo valore,
per cui ogni greco si sentiva superiore a chiunque non
cies culturale diffusa dai Greci in Oriente come ad un
parlasse la sua lingua e non condividesse le sue tradizio-
blocco del tutto omogeneo e monolitico; infatti se nelle - ni.
varie regioni la cultura greca, alimentata da una tradizio- Ma una crepa turbava la compattezza di questo armonioso
ne letteraria filosofica e artistica di altissimo livello, ave- mondo culturale, certo non rilevante ma neppure tale da
va dato molto, aveva però anche assorbito qualcosa dalle sfuggire anche a un occhio non esercitato: il giudaismo.
culture locali, soprattutto ma non esclusivamente in sen- Infatti i Giudei (2), adusi a tradizioni e a un modo di
so religioso, e non si era diffusa allo stesso modo nelle pensare e vivere lontanissimi da quelli dei Greci, avevano
varie classi sociali. Era infatti soprattutto cultura cittadi- opposto forte resistenza ai tentativi di ellenizzazione
na, sì che nelle campagne, anche a breve distanza dalle compiuti da Macedoni e Romani, e ad alto prezzo di
città, si continuavano a parlare le lingue indigene; ed sangue e sciagure di ogni genere erano riusciti a conser-
anche nelle città, soprattutto quando non erano di nuova vare religione, lingua, tradizioni, usi e costumi, che li
fondazione, i ceti più umili ne erano stati toccati appena i
o per nulla affatto. Non si deve comunque pensare sol- (1) Tanto pih che il greco era molto conosciuto in Occidente: era
tanto ad una cultura d'dite: greci o profondamente gre- la lingua del commercio, oltre che delle lettere e delle arti, e molti
cizzati erano non soltanto i ceti superiori, ma anche tutto romani di media cultura erano bilingui.
il mondo del commercio, dell'artigianato, della burocrazia (2) Ai fini del nostro discorso è indifferente parlare di Giudei o
Ebrei.
minore, insomma tutta la borghesia, dall'alta alla piccola,
diversificavano a fondo rispetto non solo ai Greci, ma sfo la Sacra Scrittura continuava a rappresentare l'orienta-
anche alle popolazioni della loro stessa area geografica. mento fondamentale della vita di ogni giudeo osservante,
Va qui precisato che ormai non si guarda più, come fino cioè della gran maggioranza e di quelli fra cui quasi
a non molto tempo fa, al giudaismo palestinese come a esclusivamente si reclutarono i primi adepti del nascente
un blocco culturale monolitico, impermeabile all'influsso cristianesimo: dalla Scrittura il giudeo derivava da una
greco. In effetti il lungo dominio di Macedoni, Romani e parte il senso di totale dipendenza dalla legge di Dio ma
sovrani comunque ellenizzati aveva favorito la penetra- dall'altra anche un senso di superiorità nei confronti del
zione dell'ellenismo, che soprattutto a livelli colti si era pagano che da essa rimaneva escluso. Proprio l'osservan-
notevolmente diffuso, nonostante la resistenza opposta
dai più tradizionalisti. La lingua greca tendeva a imporsi
nelle classi elevate, e perfino la religione giudaica, cioè il
patrimonio più gelosamente conservato dal popolo, subiva
alcune infiltrazioni da parte ellenistica, come già prima
era stata influenzata marginalmente dalla religione irani-
1 za delle tante pratiche, alimentari e di comportamento,
della Legge imponeva al g i x e o la separazione dallo stra-
niero, fonte di impurità; e le vicende politiche avevano
trasformato questo senso di distacco in odio per l'op-
pressore.
Anche tutta l'attività culturale dei Giudei s'incentrava sul-
ca: idea della rivelazione naturale di Dio, della provvi- la Sacra Scrittura, sul suo studio, la sua interpretazione,
denza, della retribuzione individuale soprattutto dopo la la sua comunicazione da parte dei maestri (gli scribi) ad
morte, dell'esistenza di angeli e demoni. Perfino un tradi- un più vasto pubblico. Sulle sue forme letterarie si mo-
zionalista come Ben Sira, che polemizza contro il diffon- dellavano gli scritti di più recenti composizioni, come le
dersi di questo influsso, non riesce a sottrarvisi nella Odi scoperte a Qumran, con predilezione per le f o r p e
concezione di un universo ordinato e permeato da un della letteratura apocalittica (4). Anche l'organizzazione
potere razionale e divino. Ma nonostante l'importanza di scolastica era in funzione dell'insegnamento della Sacra
tale influsso, vista nel suo complesso la cultura giudaica Scrittura: il maestro insegnava ai suoi discepoli a leggere
del .tempo di Cristo aveva conservato i suoi fondamentali e scrivere proprio per introdurli allo studio della parola
caratteri distintivi rispetto all'ellenismo e alle culture au- di Dio.
toctone delle regioni circostanti. I1 quadro che abbiamo qui abbozzato si riferisce al giu-
Infatti dopo l'esilio babilonese, usando della relativa li- daismo palestinese. Ma i Giudei da secoli prima del tem-
bertà concessa dai Persiani, la società giudaica si era po di Cristo avevano cominciato a diffondersi in altre
organizzata in senso teocratico: la Legge mosaica, ormai regioni soprattutto del bacino del Mediterraneo orientale,
giunta alla redazione definitiva e integrata dalle altre par- in cerca di migliori condizioni di vita (= diaspora). Anche
ti di quello che sarebbe stato poi definito come Antico nella diaspora i Giudei cercavano di conservare le loro
Testamento (= AT), aveva assunto assoluto valore non osservanze, soprattutto il culto della Legge; ma necessa-
solo religioso ma anche politico sociale morale economi- riamente, nonostante il contatto con la madre patria, non
co, sì che la sua osservanza, la sua interpretaziohe e potevano evitare che l'influsso della cultura greca si eser-
applicazione ai mille casi della vita d'ogni giorno condi- citasse su di loro in modo più rilevante rispetto a quello
zionavano in modo radicale ogni aspetto della vita del che si esercitava in Palestina. Dopo quanto abbiamo so-
giudeo, orientandone non solo gli atti ma anche i pensie- pra accennato sull'efficacia di tale influsso anche nella
ri. I1 dominio straniero, di Macedoni prima e Romani poi, madre patria, va ridimensionata la tradizionale opposi-
aveva modificato profondamente l'assetto politico della
Palestina, ma aveva scalfito poco più che marginalmente il
modo di vivere e di pensare dei Giudei (3). Al tempo di Cri- (4) Con questo termine s'indicano opere in cui importanti perso-
naggi veterotestamentari sono introdotti a fare previsioni e a rac-
contare visioni relative alla fine del mondo e alle vicende dramma-
(3) Anche se nel nord della Palestina, in Galilea, erano state dedot- tiche che l'avrebbero accompagnata. I1 modello veterotestamentario
te vane colonie greche, e il greco vi era abbastanza conosciuto. è il libro di Daniele.
zione che si rawisava fra il giudaismo palestinese, refrat- che si può attribuire a « giudeo »: etnico religioso cultu-
tario a quell'influsso, e quello della diaspora, disponibile rale. Qualcuno intende il termine in senso molto ristretto,
e aperto ad esso. Ma è fuori di dubbio che qui riferendolo soltanto a una setta cristiana, già nel I1 seco-
I'ellenizzazione del giudaismo fu più accentuata, e a noi lo considerata eretica, quella degli Ebioniti, la cui stretta
qui interessa rilevarne soprattutto un elemento caratte- osservanza giudaica aveva comportato importanti risvolti
ristico. Soprattutto in ambiente alessandrino, dove il giu- di carattere dottrinale (negazione della origine divina di
daismo era anche culturalmente sensibile e agguerrito, la Cristo). Altri considerano giudeocristiani tutti quei cri-
polemica con l'ellenismo suggerì tentativi di conciliazio- stiani che attribuivano valore permanente alla Legge mo-
ne: basterà ricordare il nome di Filone come rappresen- saica, ma incontrano difficoltà a definire con esattezza il li-
tante di un complesso movimento tendente a interpreta- mite dell'osservanza delle prescrizioni rituali giudaiche che
re, mediante il metodo allegorico, la Sacra Scrittura alla permetterebbe di considerare giudeocristiano un qualsiasi
luce di concetti fondamentali della filosofia greca, soprat- cristiano, indipendentemente dalla propria origine etnica.
tutto platonica e stoica, in modo da ammorbidire, per il Altri infine dà del giudeocristianesimo un'accezione lata-
greco interessato, l'impatto con un gruppo di opere, quel- mente culturale e considera tale « una forma di pensiero
le delllAT, lontane mille miglia dalla sua sensibilità. cristiana che non implica legami con la comunità giudai-
ca, ma che si esprime in un quadro modellato sul giu-
daismo (Daniélou). Rientra in tale definizione ogni aspet-
2. 11 giudeocristianesimo to della vita e del pensiero dei cristiani che abbia risen-
tito forte influsso della cultura giudaica, anche nel caso
La chiesa cristiana nacque e si sviluppò inizialmente in di cultori della nuova fede che erano fortemente critici
Palestina, cioè nel più autentico ambiente giudaico, ad nei confronti della Legge e della sua osservanza, quali, p.
opera di giudei convertiti, e ovviamente fu condizionata a es., Paolo; un influsso che continuò ad operare anche
fondo da questa sua origine giudaica sul piano non solo quando per tempo i Giudei si diedero ad avversare !i
religioso ma anche culturale in senso lato. Anche quando cristiani. Noi qui non abbiamo interesse ad approfondire
per tempo la nuova religione cominciò a diffondersi in la questione (5) e ci limitiamo a puntualizzare che, dato il
aree pagane, di lingua greca, lo fece ad opera di missio- carattere culturale del discorso che stiamo svolgendo, del-
nari di origine giudaica, che cercavano i primi contatti le varie definizioni di giudeocristianesimo sopra proposte
nelle comunità giudaiche, che incontravano durante i loro ci atteniamo all'ultima, anche se non ci sfuggono le per-
viaggi in terra straniera: anche se si esprimevano in gre- plessità che essa può suscitare sotto diversi punti di vi-
co, essi predicavano il messaggio secondo modi influenza- sta.
ti a fondo dalla loro cultura nativa, che compaginati con Passando a presentare gli aspetti più vistosi dell'eredità
i nuovi contenuti religiosi, venivano assimilati da quanti giudaica nel cristianesimo, rileviamo innanzitutto che il.
tali contenuti accoglievano. Ecco perché anche quando principale strumento per cui tramite questa eredità con-
nella società cristiana gli adepti di origine giudaica furo- tinuò ad operare anche in una chiesa ormai aperta so-
no soverchiati da quelli di origine pagana, influssi cultu- prattutto all'apporto di pagani, fu 1'AT. La lotta fra chi lo
rali giudaici, in senso lato, di vario genere conservarono voleva eliminare dalla chiesa, chi lo vole.va conservare
la loro vitalità come parte integrante della dottrina e del inalterato nello spirito e nella lettera e chi lo voleva
culto della nuova religione. Possiamo definire questi ca- adattare alle nuove esigenze della comunità e alla novità
ratteri come giudeocristiani, ma questo termine impone del messaggio cristiano rappresentò un momento fonda-
u n breve chiarimento.
Da tempo infatti si discute su che cosa si debba esatta-
( 5 ) Per informazione più dettagliata cfr. J . Daniélou, La teologia
mente intendere per giudeocristianesimo, con grande va- del giudeo-cristianesimo, Bologna 1964; Simon-Benoit, Giudaismo
rietà di valutazione, dovuta soprattutto al diverso valore e cristianesimo, Bari 1978, p. 236 ss.
mentale nella vita della chiesa primitiva, nella presa di simbolo di Cristo, la luna, la nave simboli della chiesa, il
coscienza della sua originalità rispetto alla religione giu- mare simbolo del mondo, ecc.), pur sviluppati con l'ap-
daica, dal cui ceppo nasceva ma con cui non poteva né porto della letteratura greca profana, hanno il punto di
voleva identificarsi. Una volta impostasi la terza di queste partenza in immagini veterotestamentarie ( 6 ) .
posizioni e confermato, pur con limitazioni, alllAT il valo- In ambito dottrinale, è di chiara impronta giudaica una
re normativo che esso aveva per i Giudei, la sua influenza primitiva riflessione trinitaria che cerca di spiegare il ca-
si fece sentire forte sia per azione diretta sia in modo rattere trascendente di Cristo, Figlio di Dio, e dello Spiri-
mediato, attraverso l'influsso esercitato sia sugli scritti to santo presentandoli in forma di angeli; e così dicasi di
che avrebbero costituito il Nuovo Testamento (= NT) sia alcuni importanti appellativi di Cristo: Nome, in quanto
più in generale sul modo di vivere e pensare dei cristiani Cristo è rivelazione di Dio; Legge, in quanto comando,
di origine giudaica. prescrizione di Dio. Alcuni passi delllAT si aggiungeranno
In ambito linguistico, anche se certi semitismi del NT ad altri del NT per fornire la base scritturistica indispen-
non ebbero seguito per la loro troppa evidenza (come, p. sabile di importantissimi sviluppi dottrinari: ricordiamo
es., fare la verità » di Gv 3,21) e fu ben rilevato da qui l'importanza, nello sviluppo della teologia trinitaria,
Dionigi d'Alessandria il carattere barbarico del greco se- di passi come Prov 8,22-25 e Sal 109,3; e soprattutto il
mitizzante delllApocalissi, il greco dei cristiani risentì di racconto della creazione del mondo e dell'uomo e quello
un certo apporto semitico. Si fece qui sentire anche l'in- del peccato di Adamo (Gen 1-3) che costituì il fondamento
flusso della traduzione dell'AT in lingua greca, detta dei della cosmologia e dell'antropologia patristica. La compo-
LXX, che i cristiani assunsero come testo ufficiale della nente giudaica si avverte decisiva anche su varie sette
Sacra Scrittura. Poche furono le parole riprese sic et eretiche: prescindendo da quelle, come gli Ebioniti, la cui
simpliciter dall'ebraico (gehenna, amen, Satan, ecc.), ma eterodossia fu avvertita proprio in una troppo rigorosa
buona parte della terminologia tecnica cristiana fu costi- adesione alla tradizione giudaica, ricordiamo la compo-
tuita da parole del greco comune, però assunte in acce- nente giudaica del complesso fenomeno gnostico, sempre
zione specificamente cristiana per l'influsso di corrispon- più rilevata dagli studiosi moderni, mentre gli antichi
dente terminologia ebraica. Basti accennare a termini sentirono come specificamente giudaica l'eresia adozioni-
fondamentali come apostolos, baptizein, eucharistia, ek- sta, in quanto riduttiva della divinità di Cristo a livello
klesia. Lo stesso nome Ckristos, = « unto D, si spiega in meramente umano.
quanto traduzione greca dell'ebraico « Messia », che indi- La liturgia è tendenzialmente più conservativa della teo-
cava l'Unto del Signore. E basterà appena accennare a logia; in questo ambito perciò l'eredità giudaica fu parti-
costrutti -come « secoli dei secoli, vanità delle vanità » colarmente vistosa: basterà ricordare che le due azioni -
(genit. elativo), « uomini di iniquità, terra di promessa » liturgiche fondamentali nella vita della chiesa, il battesi-
(genit. di qualità), a figure etimologiche del tipo « veden- mo e l'eucaristia, derivano recta via, anche se con si-
do vediamo, godendo godrò », la cui frequenza nel greco e gnificazione radicalmente modificata, da istituzioni giu-
nel latino dei cristiani va considerata come dovuta a in- daiche. Anche l'omelia, fondamento della liturgia della
flusso semitico; e così dicasi per vari costrutti preposi- parola, fu ripresa dalla liturgia sinagogale. I Salmi vete-
zionali, ecc. In ambito letterario ricorderemo la frequenza rotestamentari, oltre che influenzare per forma e sostanza
con cui nei Vangeli è adoperata la parabola, una forma tutta la più antica poesia cristiana (si pensi alle cosiddet-
narrativa ebraica; e la fortuna, nella letteratura cosiddet- te Odi di Salomone), vennero largamente utilizzati, come
ta apocrifa, di una forma letteraria tipicamente ebraica, nella liturgia sinagogale giudaica, così nella liturgia cri-
come l'apocalittica, nonché di scritti esemplati diretta- stiana, e col tempo si avviarono a diventare anche il testo
mente su libri delllAT o da questi fortemente influenzati,
come, p. es., I11 e IV Maccabei, I11 e IV Esdra, il Testa- (6) Su questo punto si veda J. Daniélou, Les symboles chrétiens
mento dei X I I patriarchi. La simbolica cristiana (il sole primitifs, Paris 1961.
fondamentale della devozione privata del credente. Anche capitolo secondo I
quando le preghiere cristiane non sono riprese come
blocco unitario da un solo contesto delllAT, ne riecheg-
giano spunti diversi con la massima frequenza: il Gloria,
un antico inno del mattino, èdin parte un centone di-,
espressioni tratte, oltre che dai Salmi, anche da Isaia, un'
libro profetico letto con particolare cura dai cristiani per
i numerosi passi messianici che presentava. Anche a livel-
lo di comportamento personale del cristiano la precetti-
stica veterotestamentaria si faceva sentire: il 1. 111 dei
Testimonia di Cipriano, un florilegio di passi scritturistici
scelti per costituire un breviario di natura morale e di-
sciplinare, affianca ordinariamente e senza fare distinzio-
ne passi delllAT e del NT. In tal modo I'AT ha contribui-
to in maniera notevole alla formazione di un legalismo
cristiano, certo molto meno oppressivo di quello giudaico
ma lontano anche dalla libertà di spirito predicata da 1 . Influssi ellenistici sugli scritti
Paolo. d'età apostolica e subapostolica
Nell'escatologia l'influsso giudaico si esercitò sulla dot-
trina della resurrezione dei morti e più specificamente su L'influsso della cultura e della filosofia greca si era fatto
quella millenarista, secondo cui, prima della catastrofe fi- sentire, e non solo marginalmente, perfino sull'imper-
nale e del giudizio, ci sarebbe stato per mille anni il re- meabile giudaismo palestinese, e in modo molto più con-
gno di Cristo in terra, descritto in Apoc 20-21, un regno sistente e produttivo su quello della diaspora, dalla Sa-
caratterizzato da ricchezza e godimenti materiali, di cui pienza di Salomone a Filone. A maggior ragione si fece
avrebbero goduto soltanto i giusti, essi soli risorti. sentire sul cristianesimo già appena nato, in cui fin dal-
Abbiamo sopra rilevato come il cristianesimo, nato e svi- l'inizio fu forte l'apporto dei giudei ellenizzati (Stefano
luppatosi inizialmente in ambiente giudaico e per opera Paolo) e subito dopo quello di neofiti provenienti dalle
di giudei, ne abbia assorbito l'influsso anche culturale nel file del paganesimo, ai quali dopo iniziali riserve la Chie-
modo più naturale, vorrei dire geneticamente. Non av- sa, consapevole dell'universalità del suo messaggio di sal-
venne lo stesso quando esso entrò in contatto con la vezza, si aprì con ben altra fiducia e decisione rispetto
cultura greca. alla diffidenza della Sinagoga. Il fatto stesso che il greco
divenne ben presto la lingua della chiesa favoriva I'appor-
to della sua cultura: se abbiamo rilevato i barbarismi del
greco dell'Apocalissi, dobbiamo ora aggiungere che altri
scrittori neotestamentari si sanno esprimere in greco ,
molto più corretto, p. es., Luca autore del terzo Vangelo e
degli Atti degli apostoli. E il prologo da lui preposto al
primo dei due scritti, concepiti l'uno come continuazione
dell'altro, nonostante la sua brevità, richiama in qualche
modo la tradizione storiografica greca, soprattutto nel-
l'accenno alla documentazione raccolta sull'argomento.
Del resto, le esigenze missionarie imponevano di presen-
tare il messaggio cristiano, per più aspetti tanto lontano
dalla mentalità del greco colto, in termini che gli riuscis- all'ora settima in cui guarisce il figlio del basilikds (4,52),
sero il più possibile familiari o almento non del tutto soprattutto ai sette miracoli, che sono presentati come
estranei. Recentemente si è detto che Marco ha cercato di segni (seméia) di realtà superiori. Una tale scrittura, che
presentare Gesù anche con i caratteri del taumaturgo, del esigeva un pubblico di una certa levatura culturale, è
theios anér tanto familiare ai Greci, proprio per renderlo comprensibile alla luce di una concezione dell'universo a
loro più facilmente accetto. E se non sopravvaluteremo due livelli, uno terrestre e uno celeste, di cui il terrestre
un'isolata citazione di un passo gnomico di Menandro in è pallida immagine, cioè una struttura cosmologica che era
Paolo (1 Cor 15,33), forse niente più di una lontana re- o comunque facilmente appariva di chiara derivazione
miniscenza di studi giovanili, la citazione di Arato (At platonica. Una struttura del genere sembra presupposta
17,28) contenuta nel discorso che Luca fa pronunciare da anche da Ebr 8,5, dov'è detto che il culto della Legge
Paolo sull'Areopago di Atene ha ben altro significato, in giudaica è immagine e ombra delle realtà celesti, e forse
quanto inserita in un contesto tutto orientato a presenta- anche dalla Gerusalemme di lassù di Gal 4,26 e dalla
re i1 kerygma cristiano secondo parametri familiari a un Gerusalemme celeste di Ebr 12,22, prototipo celeste della
greco anche di modesta cultura. Infatti il discorso, che si Gerusalemme terrena.
può considerare come uno specimen di quella ch'era la Anche 1'Apocalissi (C. 21) ci presenta una nuova Gerusa-
predicazione dei missionari cristiani rivolta a un uditorio lemme, ma è una Gerusalemme che scende dal cielo sulla
di pagani, contrappone al loro politeismo tradizionale il terra alla fine del mondo, una Gerusalemme materiale,
concetto di un Dio sconosciuto in sé ma conoscibile at- anche se di materia preziosa. Questa contrapposizione
traverso la sua opera di creatore e reggitore provviden- puntualizza bene una più vasta opposizione. Paolo è aper-
ziale del mondo e degli uomini, concetto questo allora to nei confronti del paganesimo e dell'impero romano, e
largamente volgarizzato dalla predicazione, a livello popo- il suo apprezzamento irenico, fatto non soltanto di oppor-
lare, dei filosofi itineranti. Passando dal contenuto alla tunismo, favoriva anche l'apertura alla cultura greca, no-
forma, nel NT, accanto ad una Apocalissi così legata alla nostante gli attacchi contro la sapienza di questo mondo
tradizione giudaica, le lettere di Paolo e altri richiamano (1 Cor 1, 17-21, ecc.). Invece l'atteggiamento dell'Apocalis-
invece un genere letterario largamente in uso nel mondo si, così legato alle tradizioni giudaiche e nutrito di spiriti
classico, ripreso dai cristiani forse anche per il tramite antiromani, fa presentire la chiusura anche sul piano cul-
del giudaismo ellenizzato. Paolo poi nell'uso di immagini turale.
e procedimenti argomentativi e nello stile risente in mo- Resta comunque da aggiungere che, anche dove c'è influs-
do notevole l'influsso della diatriba cinico-stoica (7). so della cultura, in particolare della filosofia, greca, que-
I1 tramite giudeoellenistico è stato proposto, in alterna- sto influsso mai è recepito passivamente ma è filtrato
tiva con la derivazione diretta dal!a filosofia greca del attraverso un'esperienza e una problematica già tipica-
tempo, anche per la definizione di Cristo come Logos mente cristiane: Paolo parla spessissimo di libertà (eleu-
all'inizio del quarto Vangelo: quale che sia la sua precisa theria), un termine raro nelllAT greco e invece di casa
derivazione, quest'appellativo avrebbe avuto importanza nella tradizione filosofica greca; ma la libertà greca è
incalcolabile nel promuovere e favorire il processo di ac- una proprietà della natura dell'uomo N (Lyonnet), men-
climatazione del messaggio cristiano nel mondo culturale tre quella di Paolo è l'elezione gratuita per cui ogni cri-
greco. Ma il quarto Vangelo qui ci interessa anche perché stiano è libero per grazia di Dio dalla schiavitù del pecca-
molti punti dell'opera presentano una scrittura di carat- to, che è trasposizione cristiana di un concetto centrale
tere simbolico: si pensi al pozzo di Giacobbe (4,5.12), della religiosità giudaica. E il Logos di Giovanni ha, si,
funzione cosmologica, come il Logos di Filone e della
(7) Anche l'incipiente tendenza di Paolo ad interpretare allegorica-
filosofia stoica; ma non si contenta, come questo, di reg-
mente figure e fatti dell'AT (Gal 4,22 ss.; 1 Cor 10,l ss.) è influenzata gere prowidenzialmente il mondo restando estraneo alla
dalla tecnica esegetica in uso nel mondo pagano. sua vicenda nella sua atemporale immobilità, bensì entra

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in modo diretto nella vita degli uomini, si fa carne (Gv (CC.59-61) è gremita di reminiscenze dei Salmi, di Isaia e
1,14), si storicizza in Cristo. Proprio questo Logos, in di altri passi delllAT; l'ordine che deve regnare nella co-
Cristo incarnatosi e morio in croce, che per i Giudei era munità cristiana è esemplato su quello che regola le ce-
scandalo e per i Greci pazzia (1 Cor 1,23), costituirà il rimonie del Terripio (cc. 40-41). Ma la bella descrizione
fondamento dell'esperienza cristiana, irriducibile all'in- dell'armonia che regna nell'universo (C. 20) è di chiara
flusso sia degli uni sia degli altri (8). matrice stoica, e dalla tradizione diatribica cinico-stoica
Nel periodo subapostolico, a cavallo fra la fine del I e derivano certi procedimenti tipici, come le metafore di
gl'inizi del I1 secolo, quando la chiesa si apre! sempre più carattere sportivo (5,l; 7,1, ecc.) e i cataloghi di vizi e
ai pagani e alla lingua greca ma la componente giudaica è virtù (30,l; 35,5; 62,2; 64). La forma della lettera risente
ancora molto forte, le poche opere scritte allora risento- di una buona conoscenza delle norme del bello scrivere, e
no molto l'influsso di quest'ultima. È il caso della Dida- tutta la prima parte è impostata sui concetti di concordia .
chè, largamente influenzata da un legalismo di tipo giu- e pace, ricorrenti nella oratoria politica greca. I1 termine
daizzante, anche se trasferito in un ambito nuovo; del paideia, forse il più qualificante della tradizione culturale
Pastore di Erma, così legato alle forme dell'apocalittica greca, ricorre più volte nel nostro testo, in varia accezio-
giudaica; della lettera dello Ps. Barnaba, anche se anima- ne (21,6.8; 56'2.16, ecc.). La similitudine militare di C.
ta, come le lettere dlIgnazio, da spiriti antigiudaici; degli 37,2-3 sembra risentire insieme influsso greco e giudaico;
Apocrifi del NT (9), che riproducono forme e temi di tra- e in questo senso è importante il procedimento composi-
dizione giudaica. Ma anche sulla letteratura di questo tivo messo in opera da Clemente all'inizio, dove le sue
periodo non è assente l'influsso della cultura greca: per considerazioni sui danni che produce la gelosia e il bene
rimanere nell'ambito degli Apocrifi, se le Apocalissi risen- che deriva dalla fede sono illustrati con esempi: infatti
tono l'influsso giudaico, gli Atti di Giovanni, Tommaso, l'uso di exempla è tipico della tradizione retorica greca,
ecc. risentono molto l'influsso della letteratura greca ma gli esempi addotti (Caino, Esaù, Noè, Abramo, ecc.)
d'argomento taumaturgico e soprattutto del romanzo el- sono tratti dalllAT, quasi a indicare emblematicamente la
lenistico. sintesi delle due culture (10).
Ma l'opera di questo periodo che più ora c'interessa è la
lettera scritta da Clemente di Roma ai cristiani di Corin-
to per esortarli a por fine alle discordie e a ritrovare 2. La crisi gnostica
unità e pace: infatti questo testo presenta un buon e-
sempio di fusione, o almeno di pacifica coesistenza, di La crisi gnostica sconvolse profondamente la cristianità
elementi d'origine rispettivamente greca e giudaica, che del I1 secolo, soprattutto in Egitto e in Siria ma anche a
sembrerebbe preludere a una graduale ellenizzazione del Roma e altrove, e provocò una serie di reazioni d'impor-
messaggio cristiano senza grandi scosse. I1 fatto stesso tanza a volte decisiva nella storia della chiesa a livello
che gli studiosi sono oscillanti nel valorizzare chi soprat- dottrinale e organizzativo, che si ripercossero in modo
tutto la componente giudaica dell'opera, chi invece quella notevole anche a livello culturale, il solo che qui ci inte-
ellenistica è riprova di quanto andiamo affermando. Cle- ressi. In linea generale basterà ricordare che le dottrine
mente conosce e utilizza parecchi libri delllAT e anche gnostiche, di carattere accentuatamente dualista nella
altra letteratura giudaica tarda: la grande preghiera finale contrapposizione fra il mondo materiale e quello divino
spirituale, e insistenti su miti a volte molto complicati,
L
.

(8) Su questo cfr. S. Lyonnet, Ellenismo e giudaismo nel Nuovo


Testamento, in AA.VV., Il /cristianesimo e le filosofie, Milano 1971, (10) Molti di questi influssi greci sono già riscontrabili negli scritti
p. 8 ss. giudeoeiienistici e in qualche caso hanno influenzato gli scritti
(9) Questo tipo di letteratura comincia a prender piede a partire del NT per questo tramite. Ma a noi interessa qui rilevarne co-
dal I1 secolo e si sviluppa soprattutto nel 111. munque la matrice greca.
presentano una facies tipicamente sincretista con apporti l'uno dall'altro nella presentazione dei principi costitutivi
di diverse culture e religioni, per cui solo alcune sette (archdi) dell'universo: p. es., il Salmo naasseno di Hipp.
gnostiche si possono a rigor di termini considerare cri- Refut. V 10,2 presenta uno schema a tre, nous-ani-
stiane, anche se di un cristianesimo per tempo considera- ma-chaos; Valentino invece uno schema a quattro, Dio
to eretico. Data questa complessità di forma, riesce -
sommo (Abisso) - Pleroma (= Logos) Anima del mondo
difficile allo studioso moderno individuare la lontana (= Demiurgo) - materia. Orbene, i vari schemi trovano tutti
matrice del pensiero gnostico: c'è chi ha valorizzato in riscontro preciso nella filosofia platonica dell'epoca (12).
modo particolare l'apporto greco, chi quello iranico, chi La concezione, solo di alcune gnosi, di uno spirito inter-
quello cristiano. Oggi s'insiste soprattutto sulla compo- medio fra la luce e le tenebre (Hipp. Refut. V 19, Sethia-
nente giudaica della gnosi per ravvisarvi il punto d'origi- ni) e di non autentica sostanza divina (Hipp. Refut. VI1
ne della grande efflorescenza dottrinale, e nessuno più 22,12, Basilidiani) deriva da concezioni filosofiche e medi-
condivide la definizione che dello gnosticismo dette Har- cinali greche, attestate nel I1 e I11 secolo d.C.,,che su-
nack quale ellenizzazione acuta del cristianesimo. Ma bordinavano lo spirito, inteso materialmente alla maniera
questa definizione è per noi di grande significato, perché stoica, all'anima spirituale (13).
effettivamente dai cristiani del I1 e 111 secolo lo gnosti- Per allontanarci dal campo strettamente filosofico, il co-
cismo fu considerato come una deformazione della reli- siddetto Trattato senza fitolo del cod. I1 di Nag-Hammadi
gione cristiana dovuta proprio all'influsso depravatore fa largo spazio (p. 109 ss) a un mito di Eros di origine
della filosofia greca, e la stessa origine fu assegnata a popolare, rielaborato anche con apporti biblici in modo
ogni altra eresia, anche all'infuori della gnosi. Vediamo da presentare il dio in posizione intermedia fra il cielo e
così Tertulliano affermare che le eresie sono provocate la terra, signore del cosmo, principio esplicativo degli
dalla filosofia e considerare Valentino un platonico e elementi e degli esseri. La cosiddetta Grande rivelazione
Marcione uno stoico (Praescr. 7,3). Ippolito di Roma ha dei Simoniani (Hipp. Refut. VI 9,3 ss.) presenta uno
sviluppato questo spunto e in modo sistematico ha fatto schema cosmologico bipolare e bisessuale, Cielo in alto e
corrispondere a un'eresia cristiana una filosofia greca: Terra in basso, con una larga esemplificazione tratta dalla
Valentino deriva da Pitagora e Platone, Basilide da Ari- Genesi e integrata da apporti omerici. I1 carattere sincre-
stotele, Marcione da Empedocle, Noeto da Eraclito (Re- tistico della gnosi è messo bene in rilievo dalla cosiddetta
fut. VI 21; VI1 14.29; IX 7). I1 procedimento è arbitrario e Predica dei Naasseni (Hipp. Refut. V 7,2 ss), in cui il
per lo più forzato; ma resta il fatto che effettivamente concetto fondamentale di una scintilla divina immersa
l'apporto della filosofia e anche della letteratura greca si nella materialità del mondo è presentato con larga e-
avverte molto evidente nei testi gnostici. semplificazione tendente a dimostrare che esso è presen-
Per forza di cose ci dobbiamo limitare a qualche esempio te, anche se in forma obnubilata e inconscia, nei miti, e
di particolare evidenza, e cominciamo col ricordare in nelle religioni dei popoli più diversi. I numerosi esempi
generale con quanta frequenza ricorrano nei testi gnostici giustappongono miti greci e orientali, passi di testi lette-
personaggi come il Nous e il Logos, quali principi divini rari greci, soprattutto di Omero, spunti tratti dalllAT e
subordinati al Dio sommo, il primo tratto dalla filosofia dal NT (14). L

platonica, il secondo da quella stoica (11). Al di là delle Lo gnosticismo, oltre la presentazione dottrinale in veste
complicazioni mitologiche con le quali gli Gnostici amano mitologica, difficilmente accettabile dai cristiani, presen-
ammantare le loro dottrine, la struttura di fondo si ridu-
ce a due o tre schemi fondamentali che variano poco (12) Cfr. H. J. Kramer, Der Ursprung der Geistrnetaphysik, Amster-
dam, 1964, p. 234 ss.
(13) Cfr. G . Werbeke, L'évolution de Za doctrine du Pneurna du
( I l ) Ma nella tendenza sincretistica che caratterizza le .varie filo- Stoicisrne à S. Augustin, Louvain 1955, p. 166 ss., 264 ss.
sofie greche a partire dalla fine del I secolo a.C. questi termini (14) Gli spunti tratti dal NT non sono affatto interpolazioni serio-
'
erano diffusi molto al di là dell'area di origine. ri, come qualcuno ha supposto.
tava almeno due dottrine che questi riconobbero come che le venivano mosse, esaminarono in modo globale il
incompatibili in modo assoluto col loro credo: distinzione rapporto fra il cristianesimo e la cultura greca.
fra il Dio sommo del NT e il Dio inferiore delllAT; di- La novità del messaggio cristiano, la sua semplicità e
stinzione degli uomini in tre (o due) classi distinte fra schiettezza contrapposte alla sofisticata cultura pagana, il
loro per natura e destinate a sorti diverse. Dopo quanto suo elevato impegno sul piano religioso e morale facil-
abbiamo sopra esemplificato, anche se lo gnosticismo - mente ispiravano anche a persone formate agl'ideali della
come vogliono gli studiosi d'oggi - non ha tratto origine paideia greca un moto di reazione, che poteva arrivare
dalla filosofia e dalla religione greca, ci spieghiamo per- anche al completo rifiuto della vecchia cultura insieme
ché i cristiani del I1 e I11 secolo lo abbiano interpretato con i vecchi dei: la vita nuova di chi è rinato per mezzo
come un cattivo prodotto di quella filosofia. del battesimo in Cristo deve rifiutare ogni contatto col
mondo vecchio in tutti i suoi aspetti, un mondo nel quale
il cristiano è pellegrino, straniero, in attesa di raggiunge-
3. Rifiuto della cultura greca e suoi limiti re la sua vera patria nei cieli. Perciò Taziano, valorizzan-
do un certo apprezzamento per la sapienza di Egiziani,
La lettera di Clemente ci ha messo di fronte a un isolato Indiani, ecc. attestato nel platonismo della sua età, arriva
(per noi) tentativo di utilizzare spunti derivati dalla reto- addirittura a capovolgere e ritorcere contro gli stessi
rica e dalla filosofia greca al fine di presentare in modo Greci quel sentimento di disprezzo che essi nutrivano per
più efficace un discorso specificamente cristiano. Il pro- i barbari, cioè per tutti quelli che non parlavano greco:
cedimento ha tutta l'aria di essere spontaneo, non fonda- sulla base di dati non solo storici ma anche mitici egli fa
to sulla considerazione della compatibilità o meno fra vedere che non sono stati i barbari ad aver dedotto le
messaggio cristiano e cultura greca. Ma nel confronto loro conoscenze dai Greci ma che è avvenuto proprio
quotidiano col mondo pagano, spesso ostile, e con la sua l'opposto: i Greci hanno derivato l'astronopia dai Babi-
religione politeista, nemica irriconciliabile di quella cri- lonesi, la geometria dagli Egiziani, l'alfabeto dai Fenici,
stiana, che spingevano gli adepti della nuova fede ad ecc. In questo contesto egli deride sia la retorica greca
approfondire il significato e anche il limite della loro sia la poesia: la prima serve a calunniare e a prevaricare
identità, anche quella questione non poteva tardare a im- nei tribunali, l'altra a descrivere battaglie e amori di dei
porsi a una riflessione critica. La crisi gnostica contribuì e a corrompere gli animi (adv. Graec. 1).
senza dubbio a metterla a fuoco e anche ad orientarla Ma è soprattutto contro la filosofia che Taziano e altri
verso una soluzione non certo favorevole alla compatibili- indirizzano i loro strali, come quella che, aspirando ad
tà delle due forze, in quanto di essa fu considerata re- additare all'uomo la via della verità, s'opponeva nel modo
sponsabile, come abbiamo visto or ora, proprio la filosofia più diretto alla rivelazione cristiana. In questo senso essi
greca. riprendono anche il motivo giudeoellenistico dell'anterio-
È perciò spiegabile una reazione negativa nei confronti rità della Legge di Mosè rispetto a Platone, della cultura
della cultura greca in generale, che s'indovina agevolmen- giudaica rispetto a quella greca, La finalità di tale spunto
te a livello popolare ma che è bene attestata anche fra polemico era di dimostrare che tutto quanto c'è di buono
cristiani di più alto livello culturale, accostatisi alla nuo- nella filosofia greca derivava dal giudaismo, ed esso pote-
va religione dopo avere ricevuto una formazione retorica, va essere addotto anche a scopo conciliativo, come ve-
a volte anche filosofica, di tipo tradizionale. Ma in questo dremo fra breve; ma Taziano (C. 31), Teofilo (ad Autol.
più selezionato ambito la risposta è varia e sempre un I11 17 ss.), lo Ps. Giustino (Cohort. 9 e passim) se ne
po' ambigua. La conosciamo grazie agli scritti degli Apo- servono solo in funzione polemica per deprimere il valore
logisti, che fra la metà del I1 secolo e gl'inizi del I11 in della filosofia e in generale di tutta la cultura greca: nel
Oriente e un po' più tardi in Occidente, nel contesto della racconto del diluvio gli autori greci non soltanto sono
difesa della nuova religione dalle accuse di vario genere posteriori a Mosè ma sono anche pieni di inesattezze
(Teoph. ad Autol. I11 18 S.); Platone ha derivato la sua della ricerca dopo il Vangelo (Praescr. 7,2). È questo
dottrina delle idee da un fraintendimento del racconto di atteggiamento antiintellettualista che lo porta a volte ad
Mosè relativo alla creazione del mondo e dell'uomo (Ps. esaltare l'irrazionalità della fede: credo quia absur-
Iust. Cohort. 29 s). dum (1.5)) e gli fa accomunare nella stessa condanna filo-
Molti altri erano i modi per deprimere il valore della sofia dialettica e retorica, che nel suo pensiero « vanno di
filosofia: Taziano rimprovera ai filosofi l'uso di farsi re- pari passo perché la costante di tutte è la ricerca di
tribuire (C. 19) e ricorda aneddoti poco edificanti che elementi formali più che sostanziali, privilegiando una
circolavano su di loro (C. 2). Ma il modo più impegnativo metodologia artificiosa che si affida alla congettura e ha
e più adoperato consiste nel mettere in rilievo le con- di mira la gloria classificatrice dell~uomopiù che la ricer-
traddizioni che si riscontravano fra un filosofo e l'altro, ca della verità » (16). Alla sua penna dobbiamo le affer-
cioè un metodo già messo in opera all'interno della s-tessa mazioni più efficaci e incisive dell'incompatibilità fra cri-
filosofia, soprattutto dagli scettici. Vi insistono variamen- stianesimo e cultura antica, ch'è di prammatica citare in
te, con citazione di esempi, Taziano (C. 3.25), lo Ps. Giu- un discorso come il nostro:
stino (Cohort. 6-7), Teofilo che, alle contraddizioni dei Cos'ha da spartire Atene con Gerusalemme? Che cosa
filosofi sul mondo e la provvidenza, unisce anche quelle 1'Academia con la chiesa? ... La nostra formazione è dal
dei poeti (I1 4-8). Un tal Ermia, non meglio conosciuto, portico di Salomone (Praescr. 7,9-10) (17). Che somiglian-
ha dedicato all'argomento un intero breve trattato, za ci può essere tra il filosofo e il cristiano, tra il disce-
Scherno dei filosofi pagani: egli mette in rilievo, p. es., le polo della Grecia e quello del cielo, tra chi cerca la fama
diverse concezioni che i filosofi avevano proposto sull'a- e chi cerca la salvezza, chi vende parole e chi realizza
nima: alcuni la definiscono mortale, altri immortale, altri opere, chi costruisce e chi distrugge, chi altera e chi
dicono che essa sussiste per un certo tempo; alcuni dico- tutela la verità, chi è ladro e chi è custode del vero? »
no che dopo la morte trasmigra in corpi animali, altri (Apol. 46, 18).
che si dissolve in atomi, altri sostengono che si reincarna Nulla di più esplicito di queste espressioni di rifiuto e di
tre volte, altri fissano a questa reincarnazione un tempo altre che abbiamo sopra ricordato: eppure in questi stes-
di 3000 anni (C. 2). Analogo il dissenso sull'argomento si scrittori il comportamento pratico non appare coerente
basilare dei principi costitutivi dell'essere: Anassagora con la posizione teorica. Teofilo, dopo aver rilevato le
l'identifica col nous, Parmenide con l'uno, Anassimene inesattezze e le contraddizioni dei poeti pagani, adduce
con l'aria, Empedocle con l'odio e l'amore, Platone con una serie di loro passi a confortare le parole dei profeti
Dio, la materia e l'idea, Aristotele con l'agire e il patire , (I1 38). Lo Ps. Giustino della Cohortatio prima presenta
(C. 3-5). Omero come divulgatore di genealogie e storie degli dei
In un secondo momento la polemica contro la filosofia, . (C. 2), ma poi lo cita a sostegno della concezione mono-
prima limitata al contesto apologetico nei confronti dei teistica di Dio o come avverso al politeismo e addirittura
pagani, viene estesa a un ambito interno alla chiesa stes- come assertore della dottrina della resurrezione dei corpi
sa, in quanto - come sopra abbiamo già rilevato - si fa (C. 17.24.28). Taziano stesso, questo eloquente derisore dei
della filosofia la matrice dell'eresia gnostica e di tutte le filosofi, allorché deve passare ad esporre la sua dottrina
altre eresie. Tertulliano, che abbiamo visto molto esplici- su Dio, il mondo e I'uomo, proprio a quei filosofi fa
to su questo punto, è particolarmente insistente nel colpire
e deprezzare la filosofia: egli ama contrapporre la curiosi- (15) Questa famosa espressione propriamente non si riscontra in
tas dei filosofi, cioè la ricerca cavillosa e sottile che non questa forma in Tertulliano ma sintetizza bene il senso di vari
conduce alla verità, alla semplicità della ricerca dei cri- suoi spunti, fra cui Carn. Chr. 5,4.
stiani illuminati dalla rivelazione di Cristo (Praescr. (16) L. Pizzolato, Tertulliano e fa dialettica, in Paradoxos politeia.
7,10.12; Apol. 23,7; Test. an. 5, l), e afferma che noi non Studi patristici in onore di G . Lazzati, Milano 1979, p. 170.
(17) L'Academia è la scuola platonica, il portico ricorda la Stoa
abbiamo più bisogno della curiosità dopo Gesù Cristo né ateniese da cui trassero nome gli Stoici.
l'esposizione Zenone e Cleante, in modo da presentare -la
ricorso. La sua definizione di Dio come spirito (C. 4) certo dottrina del Logos cristiano, nella sua originalità rispetto
deriva da Giovanni (4,24) ma è inserita in una tematica a quella stoica, come un perfezionamento, un completa-
di carattere stoico; e la sua dottrina dei due spiriti op- mento di quella. I1 De anima, la più antica trattazione
posti, uno spirituale e uno materiale, tra i quali si trova cristiana dedicata a questo argomento, è tutta fondata su
l'anima in posizione intermedia, risente fortemente I'ap- materiale dedotto dalla tradizione filosofica greca che su
porto della filosofia greca e, senza escludere apporti di questo punto presentava grande ricchezza di dottrina con
altra fonte, sembra fondere insieme motivi platonici e esiti diversi da scuola a scuola. Nell'Adversus Praxean,
stoici (C. 12 S.) Quando poi descrive (C.20) l'anima che per- riprendendo la dottrina-del Logos, Tertulliano l'incentra
de a causa del peccato le ali costituite dallo spirito perfetto, su una concezione materialistica di Dio ch'è di chiara
egli riecheggia da vicino il passo platonico delle ali del- impronta stoica: « Chi negherà che Dio è corpo, anche se
l'anima (Phaedr. 246 ss.), un passo che ebbe molta fortu- Dio spirito? Infatti lo spirito è un corpo di tipo speciale
na negli scrittori cristiani a partire dal I1 secolo. nel suo aspetto ... Anche le cose invisibili, quali che siano,
Dato il carattere di Tertulliano, pieno di punte e con- hanno presso Dio il loro corpo e la loro forma, per cui
traddizioni, questo atteggiamento non coerente nei con- sono visibili solo a Dio » (7,8-9).
fronti della cultura greca, e soprattutto della filosofia, è Terminiamo questa breve rassegna con Ireneo, un autore
abbondantemente testimoniato nei suoi scritti. Senza dar fino a qualche anno fa considerato fra i meno permeabili
s~verchiopeso al fatto che egli, che respinge anche la all'influsso della cultura greca e la cui opera più impor-
retorica, scrive in forma accentuatamente ricercata, anche tante, Adversus haereses, ha intenti antignostici e non
se un po' fuori dalle norme della scuola, e ama infiorare apologetici e perciò era destinata ad esser letta soprattutto
il suo dire con citazioni poetiche, soprattutto di Virgilio, all'interno della comunità cristiana. Orbene, anche Ireneo,
così come facevano Seneca e gli altri prosatori latini, che all'inizio affetta topicamente di non aver appreso I'ar-
rileviamo qui il ricordo laudativo di Seneca e Socrate te dello scrivere (I praef., 3) e non manca di inserire
(Anim. 20,l; Nat. I 4,6) e l'impegnativa dichiarazione che altrettanto topici attacchi alla filosofia greca, matrice del-
talvolta i filosofi concordano con i nostri (Anim. 2,l). la gnosi (I1 14.2; I1 33.2). oltre a far qua e là sfoggio di
Del resto, come lo abbiamo visto a volte esaltare l'irra- quella retorica che ostenta di ignorare (p. es., a V 13,2) e
zionalità della fede, altre volte lo sorprendiamo a propor- a servirsi di metodi di argomentazione tipicamente sco-
re la natura come maestra, prima della Sacra Scrittura lastici (dilemma, enthymema, paradeigma, ecc.) (19).
(Res. 12,8), i1 consenso fra religione cristiana e natura sfrutta per la polemica antignostica materiale dosso-
(Cor. 5, l), la possibilità che ogni uomo ha, grazie ai grafico (I1 28,2), all'occasione sa utilizzare il Timeo pla-
communes sensus - una sorta di conoscenza innata - di tonico nella presentazione della bontà del Dio creatore
conoscere naturaliter Dio e l'immortalità dell'anima (Res. del mondo (111 25,s; IV 38,3), e la sua difesa del libero
3, l (18). arbitrio deli'uomo contro il determinksmo gnostico risente
Alla pari di Taziano, neppure Tertulliano ha remore a temi ed espressioni di origine aristotelica e platonica (20).
ricorrere all'aiuto dei filosofi, allorché deve presentare la Queste discrepanze fra teoria e prassi che abbiamo messo
propria dottrina . In Apol. 21, nel proporre ai pagani una in rilievo presso Taziano. Tertulliano e altri circa il rap-
catechesi completa su Cristo, dalla nascita da Dio fino porto fra cristianesimo e cultura pagana, dimostrano
alla resurrezione dalla morte, riprende il theologoumenon quanto fosse difficile, per non dire impossibile, a un cri-
di Cristo Logos da Giovanni e per renderlo più familiare
ai lettori ricorda come anche la filosofia stoica conoscesse
il Logos creatore del mondo e cita proprio all'inizio del- (19) Cfr. W.R. Schodel, Philosophy and rhetorik in the Adversus
haereses of Zrenaeus: Vigiliae Christianae 1959, p. 22 ss.
(20) Cfr. E. P. Meijering, God Being History. Studies in Patristic
(18) In questo ordine d'idee Tertulliano afferma (Test. an. 4,111 Philosophy, Amsterdam 1975, p. 19 ss.
che l'uomo ha anche coscienza della resurrezione dei morti.

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stiano impegnato nel campo delle lettere evitare il contat- 4. Apertura (con riserva) alla cultura greca
to e l'influsso della cultura greca, anche se programmati-
camente rifiutati. Anche prescindendo dalla difficoltà di A questi scrittori che almeno programmaticamente rifiu-
deporre da un giorno all'altro un habitus mentale deri- tano il dialogo con la cultura greca se ne contrappongono
vante da formazione retorica e filosofica acquisita in lun- nello stesso periodo, cioè fra la I1 metà del I1 secolo e
ghi anni di studio, vari argomenti concorrevano a ridi- gl'inizi del 111, altri i quali, chi solo implicitamente chi
mensionare di molto quel rifiuto programmatico. In pri- anche in modo esplicito, si aprono al confronto con quel-
mo luogo sì avvertivano le esigenze della polemica contro la cultura. Fra i primi basterà ricordare il latino Minucio
il politeismo pagano, per la quale erano di massimo aiuto Felice che valorizza molto, in polemica con i pagani, ,le
gli argomenti in senso monoteistico ricavati proprio dalla affermazioni di poeti e filosofi greci a favore del mono-
filosofia e dalla poesia greca. Vi si aggiungeva l'esigenza teismo e awerse al politeismo (Oct. 19-21) e conforta la
di presentare il messaggio cristiano, almeno a livello di dottrina cristiana, d'origine giudaica, relativa alla fine del
media cultura, in forma che riuscisse in parte familiare mondo con similari teorie di derivazione stoica e platoni-
all'ascoltatore pagano, sì che, quando un concetto cristia- ca (C. 34). Anche Atenagora, fra i greci, è largo di testi-
no trovava riscontro nella filosofia soprattutto platonica e monianze tratte da poeti e filosofi circa l'unicità di Dio
anche stoica (trascendenza e bontà di Dio, funzione co- (Legat. 5-6) e conclude (C. 7) che poeti e filosofi, spinti da
smologica del Logos, libertà dell'uomo, ecc.), era buona una qualche ispirazione divina, hanno cercato e consegui-
politica stabilire il collegamento. Per di più, il messaggio to una certa conoscenza di Dio e del mondo, in cui il
cristiano, al fine di essere presentato a un pubblico colto, vero si mescola con l'errore. Tali conoscenze, invece, i
necessitava non soltanto di presentazione ma addirittura cristiani posseggono in modo più completo e integro gra-
di elaborazione adeguata. Esso infatti, in quanto messag- zie alla diretta rivelazione di Dio attraverso la Scrittura.
gio di salvezza, toccava solo sporadicamente e marginal- Quanto agli autori in genere più sfruttati per queste fina-
mente certi argomenti di natura metafisica cosmologica e lità apologetiche, essi sono Omero e Platone. Del primo
antropologica, che da secoli affaticavano la riflessione alcuni versi sembrano essere stati considerati di partico-
filosofica greca ed erano diventati familiari a ogni perso- lare significato, p. es., Il. I1 204 « Non è buona cosa la
na anche di modesta cultura. Se il cristianesimo voleva molteplicità dei capi: il capo sia uno solo D, molto utiliz-
conquistare simpatie e adesioni in tali ambienti, esso do- zato a confortare l'idea monoteista. Meno significativi ap-
veva allargarsi adeguatamente su quei temi e doveva farlo paiono Il. XVI 856 e XXIII 71, citati da Teofilo (I1 38)
secondo la problematica e la terminologia ormai usuali in come prova della sopravvivenza dell'anima alla morte: vi
tali contesti: né d'altra parte era possibile farlo in altro si parla infatti solo di anime di morti che vanno alllAde.
modo, stante la carenza degli scritti vetero- e neotesta- Ma l'interpretazione in quel senso era già stata proposta
mentari in argomento: quando Tertulliano ha voluto ap- dai platonici. Quanto a Platone, il dialogo più adoperato,
profondire l'argomento dell'anima, solo la filosofia greca come nella filosofia pagana dell'epoca, è il Timeo: certi
gli ha fornito il materiale adatto alla bisogna, e così passi come 28 C, difficoltà di conoscere Dio, e nello stesso
dicasi per la riflessione sul Logos, su Dio, ecc. Fu avverti- contesto particolarmente la definizione di Dio come padre
to subito il pericolo che tale rielaborazione del kerygma di tutte le cose, sono di uso generalizzato. Abbiamo già
primitivo potesse facilmente comprometterne la purezza, ricordato la fortuna della immagine delle ali dell'anima di
e difatti l'eresia che tale purezza comprometteva fu senti- Phaedr. 246 e. Ricorderemo ancora Thaet. 176 ab, in cui la
ta come conseguenza dell'intrusione della filosofia greca somiglianza con Dio è fatta consistere nella fuga dal
nel deposito di fede. Ma l'esigenza del confronto col mondo, un passo che nella tradizione cristiana di Ales-
mondo della cultura pagana imponeva di correre questo sandria avrà gran peso per porre i fondamenti della mi-
rischio. stica cristiana, che sarà tutta d'ispirazione platonica.
Tornando, dopo questo breve excursus, agli scrittori cri-
stiani più aperti alla cultura greca, il famoso passo di Per spiegare come mai la filosofia greca abbia conseguito
Melitone di Sardi relativo alla felice coincidenza della conoscenza parziale della verità, Giustino propone due
nascita di Cristo con la pace di Augusto qui ci interessa argomenti: uno è quello, già richiamato sopra, dei cosid-
perché l'autore vi definisce la religione cristiana come « la detti furta Graecorum, cioè della derivazione dei filosofi
nostra filosofia n: egli infatti lo fa non per ingraziarsi greci dalla Scrittura (I Apol. 44): esso è proposto non già
Marco Aurelio, l'imperatore filosofo, ma perché questa in senso polemico, come da Taziano e altri, ma proprio
definizione puntualizzava bene il confronto fra il cristia- per favorire il dialogo fra le due parti. Molto più impor-
nesimo e la cultura pagana: in quanto si poneva come tante è, comunque, l'altro argomento: esso si fonda sulla
principio e norma di verità, il cristianesimo guardava, definizione di Cristo come Logos, cioè ragione, principio
come termine di confronto, alla filosofia greca che della di razionalità universale, e lo sviluppo sulla base della
ricerca della verità aveva sempre fatto il suo fine e il cui tendenza, tipica di tutta la tradizione filosofica greca, a
ideale di sapienza cinico-stoica i predicatori itineranti a- identificare razionalità e divinith. Ogni uomo, in quanto
vevano diffuso anche a livello popolare, mentre escludeva razionale, partecipa in qualche misura del Logos divino,
ogni possibilità di dialogo con la religione politeista. La alberga in sé qualche sperma, cioè seme, germe, scintilla,
perdita delllApologia di Melitone, da cui Eusebio (HE IV del Logos (che viene perciò definito spermatikds, semina-
26,7-8) ha tratto quel passo, c'impedisce di conoscere le) e grazie a questa partecipazione può conseguire co-
come l'autore avesse ulteriormente sviluppato il suo noscenza parziale della verità; ma di fronte a questa limi-
spunto. Conosciamo bene invece la posizione programma- tata conoscenza:
tica e il comportamento pratico di Giustino, che pur evi- a La nostra religione appare più sublime di ogni insegna-
tando implicazioni di carattere politico sono singolarmen- mento umano, in quanto Cristo, apparso per noi, rappresen-
te aperti verso la cultura, e in particolare verso la filo- ta il principio di ragione nella sua totalità, cioè corpo,
sofia greca. Lo attesta, sul piano pratico, anche il fatto Logos e anima. Infatti tutto ciò che di buono in ogni tempo
che a Roma Giustino tenne una scuola di filosofia cristia- hanno affermato e trovato filosofi e legislatori, è stato
na, ad imitazione delle scuole filosofiche pagane dell'epo- realizzato dalle loro ricerche e intuizioni grazie a una
ca . porzione di Logos. E poiché non conobbero nella sua
I1 prologo del Dialogo col giudeo Trifone vuole essere interezza il Logos, che è Cristo, hanno anche fatto affer-
una presentazione del confronto in chiave di esperienza mazioni fra loro contraddittorie ... Infatti ciascuno di lo-
personale: l'autore ha peregrinato in cerca di verità fra ro, secondo la porzione di Logos divino seminale, parlb
varie scuole filosofiche, e solo nel platonismo ha creduto bene vedendo ciò che aveva affinità con quello D (I1 Apol
di aver trovato soddisfazione, perché quella filosofia, col 10.13, anche 8). Perciò - continua Giustino -, in forza di
suo spiritualismo, gli prometteva la visione di Dio; ma il questa partecipazione dei filosofi, come di ogni altro uo-
successivo contatto col cristianesimo gli ha fatto conosce- mo, al Logos divino, cioè Cristo, a tutto ciò che essi han-
re i limiti della filosofia platonica (dottrine della visione no detto di vero appartiene a noi cristiani n, che grazie
diretta di Dio, dell'anima naturaliter immortale, della me- all'incarnazione del Logos abbiamo avuto rivelazione non
tensomatosi, ecc.). Comunque il platonismo si presenta a più parziale ma completa (I1 Apol. 13) (21).
Giustino come il più riuscito tentativo della filosofia greca A maggior ragione che non Taziano e Tertulliano, Giusti-
di conoscenza della verità, conoscenza necessariamente no e Atenagora si ispirano spesso a dottrine e modelli
parziale, ma che basta a stabilire un collegamento con la offerti dalla filosofia greca per elaborare teologicamente i
religione cristiana, collegamento che invece Giustino rifiu- dati della rivelazione e della tradizione cristiana. Così,
ta con la religione pagana, spiegando certe superficiali per l'interazione di queste due componenti, grazie all'a-
somiglianze fra miti pagani e fatti di Cristo come dovute
a opera di contraffazione demoniaca (I Apol. 22.23.54.66, (21) E la stessa conclusione che abbiamo già rilevato in Atena,gora
ecc.). e che questi in effetti dedusse proprio da Giustino.
zione in complesso concorde degli Apologisti (22), si co- rire che il Logos è distinto dal Padre ma non separato da
mincia a delineare, fra gli ultimi decenni del I1 e i primi lui, questa concezione sembrava ridurre Cristo. al rango
del I11 secolo, un complesso di dottrine cristiane relative di un dio minore, estraneo alla autentica realtà del Pa-
a Dio mondo uomo, concepito al fine di contrastare con dre: perciò i loro sostenitori furono tacciati di diteismo e
una teologia cattolica le spericolate speculazioni degli il sospetto nei loro confronti alimentò le riserve che tanti
Gnostici e di dare una risposta non inadeguata alle criti- cristiani nutrivano, come sappiamo, verso la filosofia
che e alle richieste che certi pagani colti rivolgevano ai greca. Proprio da questo stato d'animo sorse la dottrina
cristiani. Nell'impossibilità di esporre qui in modo detta- monarchiana, che in diversi modi cercava di salvaguarda-
gliato tali dottrine, ci limitiamo a presentare in modo re più rigidamente di quanto non facessero i teologi del
sommario l'incidenza che sulla loro elaborazione esercitò Logos il monoteismo di tradizione giudaica.
l'influsso della filosofia greca e i limiti che a tale influsso L'altro fondamentale assunto cristologico, quello della in-
furono segnati (23). carnazione, era talmente estraneo alla mentalità filosofica
Nell'affermazione di un Dio unico e trascendente, giu- dei Greci che restò sostanzialmente immune da rielabora-
daismo e cristianesimo s'incontravano col platonismo e zioni del dato scritturistico, che qui risultava molto espli-
con molte affermazioni di filosofi e poeti greci, si che cito. Ma il deprezzamento di tutto ciò ch'è materia, tipico
soprattutto su questo punto, in polemica col politeismo della tradizione platonica, incise in certo modo sul doce-
tradizionale, l'incontro fu fruttuoso e privo di gravi con- tismo, diffuso anche al di là dell'area gnostica, che negava
trasti, una volta prese le distanze dal panteismo stoico. larealtà materiale del corpo assunto .da Cristo. Di contro
Di contro si presentava molto più complessa e difficile la il dato rivelato diceva ben poco in fatto di cosmologia, sl
problematica cristologica, vale a dire proprio quella che che, per quanto se ne sono interessati, gli Apologisti han-
fondava la specificità del cristianesimo nel duplice con- no ripreso a man salva dalla filosofia platonica e stoica,
fronto col giudaismo e col paganesimo, e che per tal soprattutto dal Timeo. L'unica preoccupazione è negare,
motivo non poteva essere elusa a lungo. Si trattava, in d'accordo con i Giudei, la preesistenza a& eterno della
sostanza, di conciliare l'istanza monoteistica con l'esigen- materia (24)) ma su questo punto la posizione cristiana
za di salvaguardare la piena divinità di Cristo. La specu- emergerà con chiarezza soltanto gradatamente: Atenago-
lazione di Giustino e altri apologisti su questo punto fu ra, p. es., è ancora influenzato dalla dottrina della pree-
influenzata da una concezione largamente diffusa in quel- sistenza della materia (Legat. 10).
l'epoca e di derivazione medioplatonica, che colmava lo Anche in ambito antropologico i dati scritturistici erano
iato fra il sommo Dio trascendente e il mondo per mezzo esigui, riducendosi in sostanza al racconto della creazione
di una o più entità divine minori intermedie. Questo fu il di Gen 1,26-27 e 2,7, ma qui la questione era più com-
posto assegnato a Cristo, in quanto Logos divino preesi- plessa perché la filosofia greca aveva dato diverse defini-
stente all'incarnazione, visto anche come anima mundi zioni dell'uomo e la scelta dei cristiani era condizionata
platonica (Athen. Legat. lo), e la sua generazione dal Pa- dal dogma, ereditato dai Giudei, della resurrezione dei
dre celeste fu presentata secondo la distinzione stoica di corpi alla fine del mondo, del tutto estraneo alla mentali-
Zogos endidthetos (= parola interna, immanente) e Iogos tà greca. Proprio perché si poteva armonizzare meglio
prophorik6s (= parola profferita) (Teoph. Autol. I1 10.22). con questa convinzione, fu inizialmente preferita la con-
Nonostante la preoccupazione di Giustino e altri, di chia- cezione aristotelica dell'uomo sintesi di anima e corpo a
quella platonica che distingueva nettamente le due com-
(22) Fra loro Taziano svolse una tematica più personale. Ireneo ponenti. Fu comunque respinta la dottrina platonica della
programmaticamente evita speculazioni teologiche troppo azzardate.
(23) Tale influsso comunque è rilevabile, oltre che in temi di fon-
do, anche in una quantità di spunti particolari, sui quali dobbiamo (24) Fu questa una convinzione pressocché concorde di tutte le
qui trascorrere: cfr. in proposito J. Daniélou, Message évangélique scuole filosofiche greche. Invece Giudei e cristiani sostenevano, su
et culture hellénistique, Tournai 1961, p. 73 ss. Gen 1,1, la creazione del mondo ex nihilo da parte di Dio.
metensomatosi, appunto perché inconciliabile col dogma vrapposizione don riuscì certo indolore; ma la tensione
della resurrezione dei corpi (25). da essa provocata deve aver molto contribuito all'appro-
Se mettiamo a riscontro qualcuno dei passi degli Apolo- fondimento del keryg'ma primitivo (26). Possiamo perciò
gisti sopra citati col dettato evangelico, la differenza di caratterizzare con la definizione di « asiatica » la facies
tono e di sensibilità balza evidente: eppure, a ben vedere, culturale tipica del cristianesimo delllAsia romana, ma
in questa dilatazione e sistemazione iniziale del primitivo ramificata - come abbiamo visto - anche altrove, fra il
dato di fede risultano ben tutelati i punti distintivi della I1 e il I11 secolo.
religione cristiana: soprattutto la storicizzazione del Lo- Questa definizione ha innanzitutto la funzione di caratte-
gos in quanto fattosi carne, e poi la creazione del mondo rizzare un tipo di cultura cristiana diversa da quella ales-
ex nihilo, la resurrezione finale dei corpi, la dipendenza sandrina, che sarebbe fiorita poco dopo, e ad essa per più
assoluta dalla grazia divina al fine della salvezza. La novi- aspetti in opposizione. Ma va subito rilevato che la cultu-
tà più consistente apportata dalla riflessione teologica ra asiatica non presenta la compattezza e l'omogeneità tipi-
degli Apologisti è la dilatazione della componente cosmo- che della cultura alessandrina: p. es., l'esegesi alessandri-
logica, originariamente secondaria nel dato neotestamen- na della Scrittura è caratterizzata dalla sovrapposizione
tario e che invece ora tende addirittura a soverchiarne la sistematica dell'interpretazione allegorica su quella lette-
fondamentale dimensione soteriologica e perciò storica, rale, mentre gli Asiatici sono a volte allegoristi a volte
incentrata sul fatto dell'incarnazione. Lo spostamento del letteralisti, a seconda dei passi che interpretano. La dot-
centro di gravità del messaggio è il tributo che la teologia trina trinitaria degli Alessandrini è la teologia del Logos,
del tardo I1 secolo ha dovuto pagare all'esigenza di uscire che accentua la personalità del Figlio rispetto a quella-del
dall'isolamento e stabilire il dialogo col mondo della cul- Padre, mentre fra gli Asiatici, accanto a questa dottrha
tura, cioè della filosofia, greca. (Gustino Teofilo), è largamente presente quella monar-
' chiana a livello sia ortodosso (Ireneo) sia eretico (Noeto,
i due Teodoti). Gli Alessandrini identificano rigidamente
5. Cultura asiatica: concetto e limite la Sapienza veterotestamentaria col Figlio, mentre gli A-
siatici attestano anche l'identificazione della Sapienza con
La cultura cristiana di cui ci stiamo occupando ha il suo lo Spirito santo (Teofilo, Ireneo). Sul piano della metodo-
centro di gravità nella provincia di Asia (Efeso Smirne logia e dell'attrezzatura tecnica, la cultura asiatica si pre-
Sardi): di qui sono originari Ireneo e Melitone, qui si senta meno rigorosa nell'approfondimento della ricerca e
forma alla nuova fede Giustino; l'influsso di questi scrit- meno unitaria negli indirizzi di base.
tori e di questo ambiente raggiunge Teofilo ad Antiochia Ma nonostante questa minore omogeneità della cultura
e Tertulliano a Cartagine. Questa fioritura letteraria è il asiatica rispetto all'alessandrina, è possibile rawisare in
corrispettivo, in ambiente cristiano, del grande essor cul- essa alcuni caratteri largamente diffusi che le danno una
turale delllAsia romana nel I1 secolo, caratterizzato dal certa fisionomia unitaria proprio in contrapposizione ad
movimento detto della Seconda Sofistica e certo favorito, Alessandria. Fra gli Asiatici è largamente attestato un
se non occasionato, dalla floridezza economica e sociale accentuato materialismo, in cui si mescolano, a diversi
della regione. In ambito cristiano terremo anche conto livelli, influssi popolari d'origine anche giudaica e influssi
della sovrapposizione dell'influsso dell'apostolo Giovanni, colti di carattere filosofico (stoicismo). Anche un dichiara-
a tinta fortemente giudaizzante, sulla primitiva stratifica- to platonista come Giustino professa un'escatologia mil-
zione paolina, decisamente antigiudaizzante, e tale so- lenarista, ch'è dire materialista. I riflessi di questa impo-

(25) So10 graduaImente invece i teoIogi cristiani giunsero a libe- (26) Fra gli scrittori asiatici sembra ravvisabile una tendenza di
rarsi della dottrina, comune a quasi tutte le filosofie greche, se- riserbo nei confronti di Paolo (Papia, Giustino), contrapposta a
condo cui il nous, parte razionale dell'anima, è di natura divina. una di piena adesione (Policarpo, Ireneo).
1

stazione materialista sono evidenti in ambiti diversi, in capitolo terzo


opposizione al più rigido spiritualismo alessandrino. Così, verso maggiore apertura
mentre gli Alessandrini sottovalutano la componente u- e consapevolezza critica
mana di Cristo rispetto a quella divina, gli Asiatici la
valorizzano in modo molto più pregnante: in quanto uo-
mo Cristo è immagine di Dio (Col 1,15) e mediatore fra
Dio e gli uomini (1 Tim 2, 5)' mentre gli Alessandrini as-
segnano queste funzioni al Logos divino preesistente al-
l'incarnazione. Sal 109,3 « Ti ho generato dal mio seno
prima della stella del mattino D, passo importante nelle
speculazioni trinitarie, dagli Alessandrini è riferito sem-
pre alla generazione del Logos divino dal Padre, mentre
gli Asiatici lo riferiscono anche alla nascita umana di
Cristo.
Mentre fra gli Alessandrini è prevalente la concezione
dell'uomo d'impostazione platonica, che giustappone ani-
ma e corpo, gli Asiatici preferiscono attenersi alla defini- 1 . I cristiani nel giudizio
zione aristotelica, secondo cui l'uomo è sintesi di anima e dell'intellettuale pagano: Celso 7
di corpo. Di conseguenza, mentre gli Alessandrini distin-
guono fra l'uomo a immagine di Dio di Gen 1,26 (= ani- Solo al tempo di Marco Aurelio i cristiani cominciano a
ma) e l'uomo di fango di Gen 2,7 (= corpo), gli Asiatici interessare seriamente il mondo intellettuale pagano. In-
identificano l'uomo a immagine di Dio con l'uomo pla- fatti le cursorie annotazioni di scrittori anteriori a que-
smato dal fango della terra, col risultato che alcuni di st'età, quali Tacito (Ann. XV 44) e Suetonio (Vit Ner. 16)'
loro (Melitone) immaginano Dio in fattezze umane (an- ambedue relative alla persecuzione di Nerone, riecheggia-
tropomorfismo). Tutta l'antropologia di Ireneo valorizza il no soltanto gli sfavorevoli giudizi e le accuse di carattere
plasma, cioè il corpo, dell'uomo rispetto all'anima. L'esca- popolare: i cristiani praticano una'superstizione nova exi-
tologia asiatica è prevalentemente millenarista, cioè ma- tiabilis malefica, odiano il genere umano, compiono azioni
terialista, mentre gli Alessandrini sono antimillenaristi. In abominevoli. Epitteto (IV 7,6) definisce il loro eroismo
diverso contesto va ricordata l'osservanza quartodecimana dinanzi ai supplizi frutto di abitudine, cioè di fanatismo
della Pasqua tipica degli Asiatici, come influsso di una indurito.
componente giudaica molto più rilevante che non nel Col tempo di Marco Aurelio (161-180) le testimonianze si
cristianesimo alessandrino. fanno non solo più numerose ma soprattutto più si-
gnificative, in quanto fondate su conoscenza più appro-
fondita della religione cristiana. Non è questo il caso di
Marco Aurelio in persona, il cui breve giudizio (XI 3)
ripete in sostanza quello di Epitteto: i cristiani affronta-
no la morte solo per ostinazione, spirito d'opposizione e
non per razionale valutazione. Ma Galeno (27)' che pure
rileva l'irrazionalità della loro fede, ammette che essi nel-
la vita pratica si comportino a volte da veri filos~fisia

(27) I1 passo ci è stato tramandato dallo scrittore arabo Abulfeda


(sec. XIV), ed. Fleischer, p. 109.
per la moralità sia per-il disprezzo della morte. Anche terpretare all\egoricamente le storie delllAT attenuandone
Luciano dimostra nel 'De morte Peregrini una certa co- l'irrazionalità, sono in massimalparte sciocchi e ignoranti,
noscenza dei cristiani e del loro modo di vita: ce li illusi di ritenersi al centro della creazione e oggetto privi-
presenta che si fanno ingannare ingenuamente dalle im- legiato della provvidenza divina. La loro fede irrazionale è
posturc di Peregrino, lo considerano uno di loro e lo ostile a tutta la tradizione culturale e religiosa bei Greci,
colmano di riguardi e onori di ogni genere, salvo a rima- fondata proprio sulla razionalità. Celso vede di malocchio,
nerne amaramente delusi. Anche Luciano sottolinea il insieme con i cristiani, anche i Giudei, ma questi almeno
modo acritico con cui i cristiani vivono la loro fede, ma hanno il merito di radicare la loro religione in un'antica
non calca la mano su di loro, ne rileva il disinteresse e la tradizione nazionale, mentre i cristiani non hanno tradi-
sollecitudine nell'aiutare i fratelli in difficoltà: in definiti- zione e fanno proseliti senza riguardo all'origine e alla
va li considera dei sempliciotti, pieni di entusiasmo per nazionalità: sono un popolo senza logos e senza nomos,
la loro religione e facile preda di ogni impostore. cioè estraneo alla ragione e privo di tradizioni.
Ma molto di più di queste testimonianze di un interessa-
mento che in definitiva resta marginale, ci interessa il 2. La risposta alessandrina
Discorso veritiero che il filosofo platonico Celso indirizzò
ai cristiani verso il 180 (28). L'esortazione finale ad ab- La risposta da parte cristiana venne a Celso solo circa 70
bandonare l'atteggiamento di disinteresse per la cosa anni dopo, quando nel 248ca. Origene ne confutò l'opera
pubblica e a venire in aiuto dell'impero, che necessita nel Contro Celso. Egli non soltanto confuta i singoli ar-
anche della loro collaborazione, non basta a riscattare il gomenti dell'awersario ma ne rifiuta anche il tono di
tono di un'opera aspramente critica nei riguardi della superiorità, di chi si rivolge a dei minus habentes, e gli
nuova religione, condotta con tono di sufficienza e di dimostra l'impossibilità di contrapporre paganesimo gre-
superiorità, sempre atteggiato fra l'irritato e il sarcastico. co e cristianesimo come espressioni rispettivamente di
Celso si è interessato parecchio a conoscere i cristiani: razionalità e irrazionalità. Intanto egli lo può fare in
ha letto per lo meno il Vangelo di Matte0 (non però gli quanto nei molti anni intercorsi fra le due opere il cri-
Atti e le lettere di Paolo), alcuni libri delllAT e qualche stianesimo si era molto evoluto sul piano culturale grazie
altro scritto di mano cristiana; è al corrente delle divi- soprattutto all'apporto della cristianità alessandrina, di
sioni che le eresie hanno provocato nella chiesa; non fa cui proprio Origene fu il più significativo rappresentante.
carico ai cristiani delle accuse solite di carattere popolare Essa intese porre riparo proprio alle deficienze che Celso
(incesti infanticidi, ecc.). Ma questa sua maggiore cono- aveva crudamente rilevato, e in tal senso maturò un'espe-
scenza non lo ha certo reso meglio disposto nei loro rienza decisiva per l'ulteriore vita della chiesa.
confronti. Per comprendere il carattere della cultura cristiana di
Rovesciando l'argomento dei furta Graecorum proposto Alessandria, dobbiamo tener presente la centralità di
da Giustino (contro cui forse polemizza in forma diret- questa città nel mondo della cultura greca: se Atene ne
ta) e altri, Celso fa carico ai cristiani di credere in un rappresentava la tradizione, Alessandria ne impersonava
patrimonio di dottrine assurde derivate da fraintendi- la vitalità più feconda nell'incontro delle più disparate
menti del politeismo pagano e assommantisi nella fede correnti, che lì confluivano fin dal lontano Oriente, e nella
nel Dio dellJAT, capriccioso e crudele, e in un Dio incar- poliedricità degli interessi, non limitati alla filosofia ma
nato, una vera assurdità incompatibile con l'armonia del- allargati alle lettere nel senso più.lato, alla filologia, alle
l'universo. Gesù è stato una specie d'impostore e i suoi scienze. Qui il giudaismo ellenistico aveva tentato la sua
seguaci, anche se non vi mancano persone capaci d'in- grande avventura nel tentativo di mettere d'accordo 1'AT
e Platone, e se il suo influsso si era già esercitato sugli
(28) L'opera di Celso si ricostruisce in buona parte dalla confuta-
Apologisti, esso fu molto più profondo sugli esponenti
zione (Contro Celso) che ne fece Origene nel 248 ca. della cultura cristiana d'Alessandria stessa.
Gl'inizi di questa cultura sono avvolti nell'oscurità che credito la Gotizia di Filippo di Side (PG 39,329) che fa di
circonda le origini cristiane nella metropoli d'oriente: Atenagora il primo scolarca, a vantaggio della successione
Apollo (At 18,24), il rivale/collaboratore di Paolo, è per Panteno, Clemente, Origene, ricavata da dati di Eusebio
noi poco piiz che un nome e l'origine alessandrina della (HE V 10,1.4; VI 6 ) . Ma è preferibile considerare quelli di
Lettera agli Ebrei e dello Ps. Barnaba sono ipotesi prive Panteno e Clemente come insegnamenti di tipo privato
di solido fondamento. Ma quanto ricaviamo da Clemente, (come quello di Giustino a Roma), e far nascere il vero e
Origene e altre fonti fa capire che nel I1 sec. fra i cri- proprio Didaskaleion solo nel momento in cui Origene,
stiani di Alessandria gli Gnostici la facevano da padroni, incaricato di dirigere la scuola catechetica della j i e s a di
almeno sul piano culturale; qui fiorirono le gnosi più Alessandria, divise l'insegnamento in due gradi e riservb
raffinate e insieme più cristianizzate (Basilide, Valentino e per sé quello di grado superiore, cui potevano accedere
seguaci), che si ponevano come rivelazioni di livello supe- anche i non cristiani. Poiché di Panteno, ammirato da
riore rispetto a1 deposito di fede ch'era patrimonio dei Clemente e Origene, sappiamo poco o niente, ci soffer-
semplici della chiesa cattolica, e perciò facevano presa miamo solo su questi due personaggi.
sui cristiani di maggior livello e ambizione culturale, che
erano di norma anche quelli di rango socialmente più eleva-
Clemente
to (29), relegando la massa dei fedeli nel ghetto dell'igno-
ranza e della rusticitas. Furono gli Gnostici i primi che Per avere subito idea dell'ambiente nel quale, fra il I1 e
approfondirono i temi centrali della dottrina cristiana il I11 secolo, Clemente opera e al quale si indirizza, basta
(Trinità, cristologia) e lo studio sistematico della Sacra accostarci al suo Quis dives salvetur, in cui i precetti
Scrittura. Solo lentamente, in ambito cattolico, si affila- evangelici che condannano la ricchezza sono interpretati
rono le armi per il contrattacco, un contrattacco teso al in senso accomodato: non è condannata la ricchezza in sé
recupero delle persone colte, sottraendole al monopolio ma l'uso della ricchezza non rivolto al bene, sì che il
gnostico, e che perciò doveva necessariamente venire in- cristiano ricco può continuare a dormire sonni tranquilli
contro alle loro esigenze culturali. Ne derivò una cultura perché non gli si pone il dilemma: o ricco o cristiano.
d'&e aperta soprattutto alla filosofia platonica e varia- Anche il Pedagogo, un trattato di morale che scende fino
mente influenzata proprio dallo gnosticismo che intende- a questioni spicciole, ci fa intravedere la sua destinazione
va combattere: essa grazie al suo elevato livello non sol- allorché tratta di vesti, calzature, gioielli, acconciature di
tanto contrastò le ambizioni intellettuali degli Gnostici lusso, e, se condanna il circo, non vi accomuna la pale-
ma cominciò a far presa in modo consistente anche fra i stra, come invece aveva fatto il più rigoroso Tertulliano.
pagani d'elevata condizione, restati fino allora poco per- Ma non si pensi a un ideale elitario fondato sul censo o
meabili alla nuova fede, in quanto da essi considerata, sulla nascita: anche Clemente contrappone lo gnostico,
come abbiamo già rilevato, poco sensibile ai valori e alle cioè il perfetto, al cristiano comune, ma il suo gnostico
esigenze della cultura greca. non è, come per Valentino e compagni, un privilegia-
Lo strumento fondamentale di questo essor della cultura to di natura bensì uno che, con l'ascesi e lo studio, sa
cristiana di Alessandria fu la cosiddetta Scuola di Ales- adeguatamente approfondire il significato del deposito di
sandria, comunemente considerata come un centro di fede e perciò della sua adesione ad esso, senza acconten-
studi superiori di esegesi scritturistica e di teologia, pa- tarsi della catechesi elementare che si accompagna col
trocinato e controllato dal vescovo locale. Gode di poco battesimo; e di tutti costoro Clemente vuole essere guida
e maestro. Orientato in questo senso, egli rifiuta la scelta
fra la raffinata deformazione del dato di fede, propria
(29) Da Origene (presso Eus. HE VI 2,14) sappiamo che, al tempo degli Gnostici, e il semplicistico, gretto oscurantismo di
della sua giovinezza, un eretico di nome Paolo era il centro d'at-
trazione del salotto di una influente matrona della comunità cat- tanti loro avversari, nella convinzione che un'oculata a-
tolica di Alessandria. pertura alla cultura greca possa fornire gli strumenti per
to, creava nel discente una disposizione d'animo favorevo- specifica preparazione filosofica e frequentò la scuola del
le all'accoglimento di quelle Scritture. Come tale, era de- filosofo platonico Ammonio Sacca.
stinata a larga fortuna. L'atteggiamento teorico di Origene riguardo alla filosofia
greca è drcospetto, forse ancor più che quello di Clemen-
Origene te: in Co. Cant. 75-76 Bae. riprende la dottrina dei furta
Graecorum, facendo derivare le parti della filosofia, etica
Nel replicare a Celso Origene difende i cristiani rozzi e fisica enoptica, dai libri delllAT attribuiti a Salomone,
illetterati che quello aveva spietatamente messo alla ber- Proverbi Ecclesiaste Cantico dei Cantici; e soprattutto
lina, e in forza delle loro doti morali li prepone anche ai riporta la capacità che ogni uomo ha di conoscere, alme-
filosofi pagani (Ctr. Cels. I 9, ; VI1 44.51); soprattutto non no in parte, la verità alla partecipazione di ognuno, in
ha remore ad opporre la sapienza di Dio alla sapienza del quanto dotato di ragione, a Cristo Logos, principio uni-
mondo, ch'è stoltezza presso Dio (VI 13): questa è opera versale di razionalità (Princ. I 3,8). Ma la filosofia in "
di uomini, mentre quella deriva da forza divina (VI 2). parte è d'accordo e in parte in disaccordo con la rivela-
Quando però egli scrive non per replicare ai pagani, ma zione di Dio (Ho. Gen. 14,3), sì che se ne usiamo in modo
per i cristiani - cioè, quasi sempre -, il suo atteggia- non prudente corriamo il rischio di cadere nell'eresia (ep.
mento verso la massa dei cristiani semplici e ignoranti è ad Greg. 3). Ma proprio in questo testo (C. 2) Origene
molto meno benevolo, e continuamente egli biasima la giustifica l'utilizzazione della filosofia greca da parte dei
loro pigrizia che li fa contenti dell'infarinatura di cristia- cristiani con l'allegoria dell'episodio dell'Esodo che rac-
nesimo appresa nella istruzione prebattesimale: anch'egli, conta come gli Israeliti, abbandonando l'Egitto, avessero
come Clemente, contrappone a questa maggioranza di portato con sé l'oro e l'argento che avevano sottratto agli
semplici l'élite dei perfetti (30), cioè di coloro che senza Egiziani (12'35 S.): come quelli si servirono del materiale
posa approfondiscono con lo studio e 1:ascesi la cono- sottratto agli Egiziani per preparare gli oggetti per il
scenza di Dio e perciò il significato della loro fede. Lo servizio divino, così i cristiani si servono della sapienza
strumento essenziale di questo studio è la Sacra Scrittu- pagana per approfondire la loro conoscenza di Dio, in
ra, ma anche Origene, come Filone e Clemente, è convinto quanto le scienze dei Greci possono introdurre allo studio
che lo studio della filosofia pagana possa costituire un delle Sacre Sritture:
buon avviamento per una migliore comprensione della « Io mi augurerei che tu prendessi dalla filosofia dei Gre-
parola divina. Tale convinzione fu maturata anche dal- ci quelle che possono diventare - per così dire - disci-
l'esperienza personale: quando divise la scuola catecheti- pline generali e propedeutiche per il cristianesimo, e an-
ca in due livelli e riservò a sé quello superiore, frequen- che dalla geometria, come dall'astronomia, le nozioni che
tato anche da pagani (31), Origene avvertì la carenza di potranno essere utili all'interpretazione delle Sacre Scrit-
ture (ep. ad Greg. 1).
Coerente con questo programma, sappiamo che Origene
(30) Ongene preferisce non chiamarli gnostici, come invece aveva nella scuola di Cesarea di Palestina iniziava i suoi allievi
fatto Clemente, per evitare equivoci con i veri e propri Gnostici allo studio della Scrittura mediante l'insegnamento pre-
eretici. Eusebio ( H E V I 6) presenta Origene come discepolo di Cle- liminare delle varie filosofie greche, ad eccezione di quelle
mente, nel contesto della sua presentazione delle diadochki dei
capi della scuola di Alessandria (cfr. sopra): ma c'è motivo di che negavano l'azione della prowidenza divina nel mon-
dubitare di questo discepolato, anche se è fuori di dubbio che do, cioè I'epicureismo e, a livello minore, l'aristotelismo.
Ongene conosca molto bene le opere di Clemente e ne sia in- Rispetto a Clemente Origene si caratterizza soprattutto
fluenzato. per aver dato a questi principi teorici, nonostante il ri-
(31) Cioè, da pagani che non avevano precisa intenzione di farsi
cristiani, come invece quelli che frequentavano la scuola di cate- schio ch'essi comportavano, un'applicazione molto più or-
chesi prebattesimale, e che si rivolgevano a Origene come a un ganica e di vasto respiro. La speculazione origeniana, ap-
maestro di filosofia cristiana. parentemente dispersiva, come trova concettualmente u-
nità nella dottrina di Cristo Logos, così la trova struttu- mondo, l'uomo, caratteristica della discussione filosofica
ralmente nell'articolazione platonica dell'universo a due d'allora. All'impegno filosofico si unisce quello filologico:
livelli: mondo intelligibile e mondo sensibile, che di quel- le divergenze fra il testo ebraico delllAT e la traduzione
lo è immagine e pallido riflesso. A Ser. Mt. 27 Origene greca dei LXX, adoperata dai cristiani, provocavano di-
sviluppa questa opposizione sotto tre aspetti: principianti scussioni fra Giudei e cristiani d j cui il Dialogo con Tri-
- umanità di Cristo - interpretazione letterale della fone di Giustino ci dà vari esempi. Origene affronta il
Scritturalperfetti - divinità di Cristo - interpretazione problema in maniera sistematica col ricorso ad altre tra-
spirituale (= allegorica) della Scrittura, nel senso che i cri- duzioni greche (e, per il NT, al confronto fra le varianti
stiani semplici e alle prime armi si contentano della co- di più codici) con senso critico che ricorda la migliore tra-
noscenza di Cristo qua homo e del senso letterale dei dizione grammaticale e filologica alessandrina: siamo lon-
sacri testi, cioè aderiscono alla realtà visibile, mate- tani mille miglia dai balbettamenti di Giustino.
rialmente percepibile, mentre i perfetti progrediscono alla I quattro libri sui Principi già col titolo vogliono inserire
conoscenza di Cristo qua deus, Logos Figlio di Dio, e del la u filosofia » cristiana nel dibattito che da secoli si svol-
significato spirituale della Scrittura, cioè passano dalla geva fra le varie scuole filosofiche sulle archdi, cioè sui
conoscenza sensibile a quella intelligibile, di cui la prima principi primi dell'universo, e sappiamo di opere con lo
è soltanto il momento iniziale, propedeutico. Possiamo stesso titolo scritte da filosofi pagani (Longino, Dama-
aggiungere che l'applicazione del modulo platonico non si scio). Nella prefazione Origene, presentando in breve il
ferma qui ma investe tutti gli aspetti della speculazione contenuto della regola di fede cristiana, osserva che su
origeniana, ch'è sempre tesa a passare dall'immagine al- alcuni punti gli apostoli « espressero in forma chiarissima
l'archetipo, dalla realtà sensibile a quella spirituale: Ori- il loro insegnamento a tutti i credenti, anche i meno
gene ha fondato, col Commento al Cantico, l'Omelia 27 su portati alla ricerca della scienza divina, ma lasciarono da
Numeri e altri testi, la mistica cristiana; ed è mistica di indagare la dimostrazione razionale dei loro enunciati » ai
chiara impronta platonica nel proporre il progressivo di- più dotati; su altri punti invece hanno fatto solo qualche
stacco dalle realtà terrene per poter gradualmente aderire accenno e ne hanno lasciato l'approfondimento alla ricer-
a Dio. ca dei più diligenti (I, praef., 3). Sulla base della solita
Per dare idea più concreta delle realizzazioni di Origene distinzione semplici/perfetti, gli enunciati del deposito di
in campo culturale, accenniamo brevemente ai Commen- fede, alcuni più, altri meno definiti, sono ad uso dei
tari scritturistici e ai Principi. Dei caratteri dell'esegesi semplici che si accontentano del minimo indispensabile;
origeniana non ci occupiamo in questa sede: qui richia- ma la spiegazione razionale, l'approfondimento di tali dati
miamo le sue opere più impegnative in questo campo è lasciato all'iniziativa di chi sente l'esigenza di vivere in
solo, per così dire, dall'esterno, in quanto già prima di lui modo più impegnato la sua fede. I Principi vogliono per-
si erano scritte opere dedicate in modo specifico all'in- ciò essere non un manuale di catechesi elementare ma
terpretazione di ampi contesti e di intere opere della una serie di studi volti ad approfondire questioni non
Sacra Scrittura (Eracleone, Ippolito), ma Origene superò ancora definite e lasciate perciò alla ricerca dei più vo-
di gran lunga tutto quanto si era fatto prima di lui. Già lenterosi. Sottolineiamo il termine ricerca: Origene sa di
le dimensioni enormemente dilatate (33 libri per com- addentrarsi in argomenti difficili e per i quali non è facile
mentare tutto il Vangelo di Giovanni, 12 libri per com- proporre una soluzione soddisfacente sotto ogni aspetto;
mentare solo i primi cc. della Genesi) ci mettono di fron- si contenta perciò di proporre più che di definire e a
te a un fatto nuovo nell'ambito delle lettere cristiane, a volte egli stesso propone più soluzioni alternative di una
un impegno che nell'approfondimento del testo sacro non stessa questione. Le archdi cristiane, Dio, il Logos, la
solo sa mettere a fnitto le conoscenze derivate dalla fa- Trinità, il mondo, l'uomo, la fine (Origene vi ha aggiunto
miliarità con la scienza e la filosofia greca ma soprattutto una trattazione sulla Sacra Scrittura, in quanto fonte di
sa inserire i testi biblici nella problematica su Dio, il quelle conoscenze), vi sono trattate in continuo confronto
/
con i paralleli esiti della filosofia greca: discussioni su alessandrino Demetrio di condannare Origene, costrin-
conoscibilità/inconoscibilità, corporeità/incorporeità di gendolo (230 ca.) a cercar riparo a Cesarea di Palesti-
Dio, natura del Logos, origine e natura dell'anima, libero na (32). Eppure la condanna e l'allontanamento di Orige-
arbitrio, destino dell'uomo, con confutazione del millena- ne non modificarono sensibilmente l'orientamento cultu-
rismo materialistico asiatico. Sia per gli argomenti sia rale esegetico e dottrinale che egli aveva dato alla Scuola
per il modo così libero di trattarli nessuno scritto di e di cui furono lasciati cadere solo alcuni punti che
autore cristiano fu mai così aderente al più autentico sembrarono troppo aperti al platonismo (preesistenza
spirito della tradizione filosofica ellenica. delle anime rispetto ai corpi, concezione troppo spiritua-
Origene aveva prospettato il pericolo che l'imprudente lizzante della resurrezione, apocatastasi): segno che, al di
uso della filosofia greca potesse essere fonte di eresia, e là di certi aspetti del tutto originali e personali, l'iniziati-
proprio lui vi incorse con i Principi, che sollevarono cri- va origeniana interpretava proprio le esigenze dell'élite
tiche già quando furono scritti e poi via via a mano a cristiana di Alessandria, quella che aveva il suo centro
mano che si precisavano sempre meglio le linee del dogma nella Scuola e riusciva a controllare anche l'episcopato,
cattolico, nonostante il loro saldo fondamento scritturi- cui adirono, dopo Demetrio, vari capi della scuola, Era-
stico. Torneremo su questo punto. Qui ci interessa rileva- cla, Dionigi, Achilla, Pietro. D'altra parte, il trasferimento
re l'eccezionale significato che tale opera ebbe in quel . a Cesarea, dove Origene aprì una scuola, impiantava un
delicato momento della storia della chiesa da un punto di attivo centro di cultura alessandrina in area siropalesti-
vista non solo dottrinale ma anche culturale: da una nese, fino allora retaggio della cultura che <abbiamo
parte rintuzzava ogni pretesa gnostica di superiorità intel- definito asiatica.
lettuale rispetto alla chiesa cattolica, dall'altra veniva in- Nella seconda metà del I11 secolo questo organico com-
contro alle esigenze di ogni colto lettore pagano, e si plesso di orientamenti filosofici teologici esegetici, che per
presentava come il coronamento della grande iniziativa comodità definiamo globalmente come cultura alessan-
volta ad elevare in modo sensibile il livello della cultura drina, tende a diffondersi, oltre i limiti della Scuola e dei
cristiana. È perciò con piena consapevolezza che in alcu- ceti colti di Alessandria, in Egitto e fuori d'Egitto a spese
ni punti del Commento a Giovanni, discutendo l'interpre- della cultura asiatica e comunque di strutture di pensiero
tazione dello gnostico Eracleone, Origene le rimprovera di molto più semplici e primitive, tipiche di un cristianesi-
essere troppo semplicista (XIII 41.53) e cosi rovescia l'ac- ,
mo di livello popolare (33). Le poche notizie che ci sono
cusa che proprio gli Gnostici usavano rivolgere ai cattoli- giunte sulla storia del cristianesimo in Oriente in questo
ci: il fatto che il grande amico di Origene sia stato Am- periodo concordano nel rilevare l'asprezza dello scontro
brogio, un ricco gnostico da lui stesso convertito al catto- sia in Egitto sia fuori d'Egitto. I duri contrasti che Dio-
licesimo, assume qui valore emblematico. Daremo lo stes- nigi incontrò in Egitto con i Millenaristi di Arsinoe e con
so significato, nel confronto fra cristianesimo e cultura i Monarchiani della Libia, gli episodi di Paolo di Samosa-
greca, ai contatti che ricercarono con Origene pagani di ta e di Luciano ad Antiochia, anche se ci sfuggono nei
altissimo livello come il governatore d1Arabia e l'impera-
trice Giulia Mamea (Eus. HE VI 19, 15; VI 21,3-4). (32) I1 motivo reale dell'allontanamento di Origene fu che il pre-
stigio di cui godeva e la libertà che usava nei confronti delle ge-
rarchie della chiesa non risultavano gradite al vescovo Demetrio,
fortemente accentratore.
3. Diffusione della cultura alessandrina

Abbiamo accennato alle critiche che incontrò in ambito


I (33) Letteralismo nell'interpretazione dei testi sacri, escatologia mil-
lenarista, materialismo in campo antropologico, tendenze monar-
chiane: sono questi alcuni caratteri del cristianesimo di livello po-
polare con cui Origene spesso polemizza nei suoi scritti. Abbiamo
cristiano l'iniziativa culturale di Origene, accusata di rilevato alcune di queste tendenze come caratteristiche della cul-
troppo concedere a Platone: esse ebbero il loro peso, tura asiatica, anche se sono troppo generiche per poterne inferire
anche se non determinante, nella decisione del vescovo un influsso diretto delllAsia sulllEgitto.
dettagli (34)) vanno interpretati tutti insieme in modo u- 17,543 ss.), nonostante la voluta genericità, ci dà chiara
nitario, come episodi della resistenza delle culture locali impressione non soltanto dell'asprezza della lotta in area
all'invadenza della cultura alessandrina, una resistenza siropalestinese agl'inizi del IV secolo, ma anche degli esiti
che, a seconda delle condizioni ambientali diverse da zo- confusi in quanto a posizione di singoli personaggi, tanto
na a zona, si polarizzò di volta in volta su punti diversi. più che la lotta tendeva ormai a polarizzarsi intorno alla
Ma alla base di tutti ci fu il contrasto fra lo spiritualismo personalità e l'opera di Origene.
platonico della Scuola e il materialismo di livello più o
meno popolare diffuso sia in Egitto sia altrove: di qui
discendeva in modo diretto la polemica antimillenarista; 4. Altra attività culturale
e ad esso si riconnettevano sia in parte il contrasto in e nuove critiche dei pagani: Porfirio
materia trinitaria, fra la dottrina delle ipostasi (35) della
Scuola e il monarchianismo degli awersari, sia soprattut- L'attività culturale della Scuola di Alessandria fu la sola
to quello di carattere esegetico, fra l'allegorismo della iniziativa organica, in questo ambito della vita cristiana,
Scuola e il letteralismo degli awersari: Nepote, il capo di cui siamo a conoscenza. Ma cib non esclude che a
dei Millenaristi di Arsinoe aveva scritto un trattato Con- livello individuale si sia operato da più parti sia al fine
tro gli allegoristi (Eus. HE. VI1 24,2). specifico di cercare un accordo fra fede cristiana e filo-
Tra la fine del I11 secolo e gl'inizi del IV la cultura della sofia greca sia al fine più generico di promuovere esigen-
Scuola, che possiamo definire indifferentemente alessan- ze culturali nella società cristiana. Ancora una volta ri-
drina o origeniana, domina in Egitto (Pierio, Teognosto) cordiamo la scarsa documentazione superstite sulla storia
ove è decisivo l'appoggio del vescovo di Alessandria, ed è del cristianesimo della seconda metà del I11 secolo per
vastamente diffusa in altre regioni d'Oriente, dalla Pale- spiegare la carenza di dati concreti; comunque, ai fini del
stina alllAsia Minore, dove però la cultura asiatica è tut- nostro discorso, è opportuno tener presente la grande
t'altro che morta, e anzi, a sua volta, è in espansione espansione che il cristianesimo ebbe nel I11 secolo, anche
verso l'occidente, tanto più ricettivo in quanto il cristia- in conseguenza della crisi dell'impero che metteva in for-
nesimo lì era in condizioni di arretratezza rispetto a11'0- se le radicate certezze su cui da secoli era fondata la
riente. Non bisogna comunque pensare in Oriente a due società pagana e spingeva a cercare altrove un ubi consi-
schieramenti rigidamente omogenei e contrapposti fra lo- stam, di fronte al disgregarsi delle strutture economiche
ro: ineluttabilmente si sono esercitati influssi reciproci, e sociali amministrative dello stato. Proprio in forza della
accanto a posizioni ben definite, come quella di Eusebio loro moltiplicazione, i cristiani non costituivano più un
in senso alessandrino e di Marcello in senso asiatico, corpo separato e appartato nella vita della società, ma
siamo in condizione di cogliere, nonostante la scarsa do- ormai vi si erano in gran parte integrati con una disin-
cumentazione, anche posizioni contaminate: Metodio d'O- voltura che scandalizzava i rigoristi, come Tertulliano. Ci
limpo è asiatico per il millenarismo e l'antiorigenismo di si aggiunga la politica di sincretismo religioso promossa
certe posizioni, ma risente l'influsso deli'esegesi allegoriz- da Alessandro Severo, con esplicita apertura anche verso
zante e dello spiritualismo platonico degli Alessandrini. il cristianesimo, e si capirà agevolmente come tutto que-
Una pagina dell'origeniano di Palestina Panfilo (PG sto intrecciarsi di rapporti abbia favorito anche il collo-
quio fra le due culture e abbia contribuito a innalzare il
(34) Su questo punto cfr. il mio art. Il millenarismo in Oriente d a
livello culturale della società cristiana fra reciproche ,in-
Origene a Metodio, in Corona gratiarum (Festschrift E . Dekkers), terferenze: se ancora agl'inizi del secolo Tertulliano e
Bmgge 1975, p. 333 ss. Ippolito di Roma non ammettono che un cristiano possa
(35) Questa dottrina, formulata da Ongene, considerava Padre Fi- fare il maestro di scuola perché questa attività lo co-
glio Spirito santo come tre ipostasi, cioè tre individualità sussi- stringerebbe al quotidiano contatto con gli dei di Omero
stenti nell'ambito della Trinità divina. Gli avversarsi le rimpro-
veravano di essere triteista. e di Virgilio, alcuni decenni dopo il prete Malchione in-
segna retorica nelle scuole pubbliche di Antiochia (Eus. prattutto il prologo del Vangelo di Giovanni. Di contro,
HE VI1 29,2) e Anatolio, futuro vescovo di Laodicea, se Plotino si limitò a polemizzare contro il dualismo de-
viene incaricato di insegnare filosofia aristotelica ad Ales- gli Gnostici, in quanto sprezzatore del mondo sensibile, e
sandria (VI1 32,6). Di contro, la Vita di Apollonio di Tiana si mantenne riservato nei confronti dei cristiani, il suo
(una sorta di santone, spesso contrapposto a Cristo dai discepolo Porfirio attaccò a fondo questi ultimi in uno
pagani) scritta dal retore Filostrato agl'inizi del 111 se- scritto che fu di gran lunga il più importante di quanti
colo risente in modo diretto l'influsso dei Vangeli. furono composti contro di loro nell'antichità. Egli, che in
Non si deve comunque pensare che sistematicamente un gioventù probabilmente ricevette una certa iniziazione
buon livello di cultura abbia implicato atteggiamento li- cristiana, già nella Filosofia degli oracoli si era occupato
berale nei confronti della filosofia greca; infatti, se questa di Gesù e dei suoi discepoli, ammirando quello come un
era la norma, non mancarono eccezioni, come ci dimostra théios anér, cioè uomo divinamente ispirato, e biasiman-
il caso di Ippolito, che abbiamo or ora ricordato. Da una do questi per averlo indebitamente onorato come Dio; ma
parte egli è rigorista su tutta la linea, non vuole perciò più tardi, intorno al 270, affrontò l'argomento in modo
contatti contaminanti col mondo pagano, e nella Confuta- ben più esaustivo, scrivendo il Contro i cristiani in 15
zione di tutte le eresie - lo abbiamo già ricordato - libri. L'opera è andata perduta, salvo alcuni frammenti e
mette in sistematica relazione filosofia greca ed eresia testimonianze, che ci permettono comunque di ricostruir-
critiana e fa derivare le varie eresie dalle diverse scuole ne i caratteri essenziali.
filosofiche. D'altra parte egli è uomo di cultura, in rap- Porfirio fonda la sua critica sulla conoscenza diretta delle
porto con la famiglia dell'imperatore Alessandro Severo, e Sacre Scritture, di cui aveva pratica ben superiore a quel-
questa sua cultura « scientifica D e filosofica volentieri la di Celso e che sottopone a una confutazione serrata.
mette in evidenza sia nei computi cronologici della Cro- Fra gli scritti delllAT si occupa a fondo del libro di
naca sia negli spunti platonici presenti nei pochi fram- Daniele, dimostrando che non era stato composto al tem-
menti superstiti del trattato Sull'universo (36). Con i Se- po di Nabuchodonosor, come l'autore voleva far credere,
veri fu in contatto anche Giulio Africano, palestinese no- ma al tempo della dominazione macedone. Egli è convin-
nostante il nome, che fu incaricato di organizzare una to che gli evangelisti siano stati non gli storici ma i
biblioteca pubblica a Roma e i cui Kestdi (= Ricami, falsari della vita di Gesù e sottopone le loro opere a un
opera di carattere miscellaneo) trattavano degli argomen- esame comparativo al fine di farne scaturire le contrad-
ti più vari, dall'arte militare all'agricoltura: caso pressoc- dizioni e le inverosimiglianze. I1 suo atteggiamento verso
ché unico, nell'epoca, di un cristiano che scrive non in Gesù non è più così favorevole come nella precedente
diretta connessione con le esigenze della vita della sua - opera ma, per quanto si ricava dai frammenti, sembra
comunità religiosa. essere abbastanza moderato pur nella negazione di ogni
La grande fioritura che ha in questa epoca la filosofia attributo divino. È invece particolarmente violento nei
platonica in ambito sia cristiano sia pagano - siamo al confronti di Pietro, ai cui danni adduce i passi neotesta-
tempo di Origene e Plotino, ambedue discepoli di Ammo- mentari che lo presentano in luce sfavorevole (negazione
nio Sacca, che sembra esser passato dal cristianesimo al di Cristo, incidente con Paolo ad Antiochia, ecc.) per
paganesimo - indubbiamente avrà facilitato i contatti rilevarne l'indegnità come capo, e di Paolo, che considera
culturali fra cristiani e pagani, e certi filosofi platonici, un ciarlatano pieno di vana gloria. Si occupa anche dei
come Numenio e Amelio, ebbero una certa simpatia per il riti cristiani, e aborre soprattutto l'eucaristia, che gli ap-
cristianesimo, della cui letteratura veniva ammirato so- pare una specie di atto di cannibalismo. Non disdegna di
gettare l'occhio anche sulla società cristiana del suo tem.
po, criticando il modo con cui venivano eletti i vescovi e
(36) Pur risiedendo a Roma, Ippolito scrive in greco, che del re- l'ingerenza delle donne nobili che disponevano a loro pia-
sto al suo tempo era la lingua ufficiale della comunità cristiana del-
la capitale. cere delle dignità ecclesiastiche. E se ammira Origene,
riporta il meglio del suo insegnamento1all'influsso della ditare sul passato, anche se sempre in vista del presente
cultura greca. In complesso Porfirio sfrutta contro il cri- e dell'avvenire; e questo ripiegarsi all'indietro è insieme
stianesimo proprio il suo rovesciamento dei correnti va- effetto e causa di sempre maggiore autoconsapevolezza;
lori mondani, la contrapposizione della sapienza di Dio coscienza critica del proprio esserci e operare nel mondo,
alla sapienza del mondo, l'absurdum della fede che tanto in concorrenza con altre forze.
esaltava Tertulliano: in una parola, egli, come Celso, vede
nel cristianesimo un'accozzaglia di miti irrazionali, che
costituiscono la negazione del razionalismo ellenico. Lattanzio
L'opera di Porfirio, per l'ampiezza e la documentazione In Occidente, stante la maggiore distanza rispetto alla
della sua critica, deve aver fatto profonda impressione zona d'origine, il cristianesimo si diffonde con ritardo e
allorché fu conosciuta, e tale impressione fu durevole, con maggiore lentezza che in Oriente, e questo ritardo si
come indicano le ben tre dettagliate confutazioni (tutte riflette anche in campo culturale. Finora infatti ci siamo
andate perdute) che da parte cristiana furono composte occupati quasi esclusivamente di personaggi e fatti del
fra la fine del I11 e la metà del IV secolo (Metodio, ci-istianesimo orientale, ad eccezione dell'Africa e di Ro-
Eusebio, Apollinare). La sua osservazione che i cristiani si ma, cioè delle due aree occidentali in cui la penetrazione
servivano dell'interpretazione allegorica dell'AT per elimi- del cristianesimo fu più rapida. Perciò, prima di venire a
narne certi tratti che, letteralmente intesi, risulterebbero Lattanzio basterà ricordare, alla metà del I11 secolo, Ci-
indegni di Dio, ha avuto il suo peso nella storia dell'ese- priano, il vescovo di Cartagine, in quanto perfetto esem-
gesi scritturistica. In ambiente pagano la sua iniziativa fu plare (o quasi) del cristiano colto così come lo voleva
seguita, qualche decennio dopo, da altre similari, allorché Tertulliano: Cipriano infatti, nonostante l'accuratissima
Diocleziano e Galerio scatenarono l'ultima grande perse- formazione classica e il suo classico modo di esprimersi,
cuzione, facendola appunto fiancheggiare da un'offensiva diventato cristiano ha messo da parte gli autori della sua
anche sul piano culturale. Lattanzio ci parla di due opere- giovinezza e si è tutto dedicato alla Sacra Scrittura e alla
del genere, senza nominare gli autori (Div. Inst. V 2): la vita della comunità. Non solo mancano in lui le citazioni
più importante, di cui da altra fonte sappiamo che fu di Virgilio e altri, che spesseggiano in Tertulliano, e an-
scritta da Ierocle, governatore della Bitinia, si ispirava in che i semplici riecheggiamenti sono rarissimi, ma è pro-
modo evidente all'opera porfiriana. prio il suo modo di pensare che ormai sembra prescinde-
re da quella formazione classica ed è totalmente penetra-
to di Sacra Scrittura e sensibile soltanto a problemi e
5. Apologia e storia tematiche cristiane: egli non polemizza - come invece fa
Tertulliano - con la cultura pagana, perché per lui è
Attivi nei primi anni del IV secolo, testimoni della svolta come se essa ormai non esistesse più.
costantiniana e da essa fortemente influenzati, Lattanzio Non è questo il caso del retore Lattanzio, il cui atteggia-
ed Eusebio, per quanto ben caratterizzati l'uno rispetto mento verso la cultura pagana assomiglia invece a quello
all'altro in modo inconfondibile, presentano però un lato di Tertulliano: rifiuto in teoria, ma larghe concessioni
in comune: in loro l'apologia si fa più matura, più rifles- nella pratica. Ma rispetto a quella di Tertulliano l'evolu-
sa e tocca la storia; e questo è un momento importante - zione politica di Lattanzio è stata perfettamente inversa:
nello sviluppo dell'attività letteraria e culturale in senso mentre quello era passato dal tiepido e già incrinato lea-
lato dei cristiani. Infatti mentre fino allora questa attività lismo di Apolog. 30-33 a un più radicale rifiuto dei valori
era stata rivolta, nelle sue diverse espressioni (apologia, della romanità (cfr. p. es., Idol. 18,8; 19,2), invece Lat-
esegesi, catechesi, polemica antieretica, ecc.), alle necessi- tanzio, dalla posizione critica delle Divinae Institutiones,
tà presenti della comunità e in proiezione sull'awenire, la in cui considera l'impero romano frutto di violenza e di
riflessione storica implica il rivolgersi all'indietro a rime- ingiustizia (VI 4,22; VI1 15, 15-17, ecc.), a seguito della
svolta costantiniana passa a un apprezzamento positivo ben scritta (rispetto a Teitulliano), coinprensibile anche
dei valori della romanità (37): nel De mortibus persecuto- dai pagani (rispetto a Cipriano): ma ancora una volta va
rum egli presenta gl'imperatori persecutori dei cristiani rilevata la capacità di creare una certa prospettiva stori-
come barbari estranei e nemici degli autentici valori della ca, tanto più significativa in quanto è di storia letteraria.
tradizione romana (9,2; 17,2; 23,5, ecc.). Di tale tradizio- Basta questo passo a mettere in chiaro l'ambizione di
ne, del resto, per influsso stoico filtrato attraverso Cice- Lattanzio di scrivere un'opera tale da offuscare quanto
rone e Seneca, nei 11. V e VI delle Institutiones egli aveva prima di lui si era scritto da parte cristiana in lingua
apprezzato soprattutto i principi di carattere morale e latina: in effetti i 7 libri delle Divinae Institutiones si
sociale, giustizia, equità, humanitas, cui l'apporto cristia- presentano come una sumuna della religione cristiana, con
no conferiva nuovo e più valido significato al fine del un'iniziale pars destruens (l 1.1-111) polemica nei con-
perfezionamento dell'uomo e della realizzazione delle sue fronti della religione e della filosofia pagane, seguita da
autentiche capacità e aspirazioni. Ma per tornare al De una pars construens (11. IV-VII), che tratta di dottrina
mortibus persecutorum, in questa opera, scritta nello spi- morale escatologia. Ma nonostante l'evidente ambizione
rito del nuovo rapporto fra impero e chiesa inaugurato l'opera è molto ineguale: meglio riuscita quando polemiz-
da Costantino, Lattanzio rimedita sulle persecuzioni subi- za con la religione pagana e tratta di morale, rivela sotto
te dai cristiani, da Nerone fino a Diocleziano e Galerio e l'aspetto dottrinale gravi carenze, confermate da altri
le descrive in modo da dimostrare una duplice tesi: 1) scritti lattanziani (De opificio dei). I1 fatto è che Lattan-
gl'imperatori persecutori sono stati cattivi imperatori; 2) zio ignora quasi del tutto I'AT (38) e conosce ben poco di
la provvidenza divina ha proweduto a punirli in modo letteratura cristiana, forse solo i tre autori su ricordati e
esemplare. L'opera ha evidente finalità apologetica ma il di Tertulliano non certo i trattati più tecnici, sì che
suo taglio è di carattere storico, sì che, nonostante le quando, come nel 1. IV, tocca argomenti teologici (il Lo-
inesattezze e le grossolane forzature di cui è gremita e la gos, ecc.), li illustra facendo ricorso proprio alla sapienza
stessa superficialità della tesi di fondo, va apprezzata co- profana le cui insufficienze aveva tanto eloquentemente
me inaugurante un momento nuovo, più riflesso, di va- illustrato nel 1. 111, soprattutto a Platone Corpus Herme-
lutare, da parte cristiana, il rapporto con l'impero, in ticum Oracoli sibillini. Apprezza lo spiritualismo platoni-
una visione globale che implica appunto una, sia pur co ma, influenzato dalla cultura asiatica, è millenarista e
embrionale, riflessione storica. addirittura presenta talvolta Dio con tratti antropo-
La stessa capacità di rimeditare, ma non più che super- morfi (39).
ficialmente, sul passato, riscontriamo in un contesto del Ci siamo soffermati a rilevare le carenze della formazione
tutto diverso, questa volta di carattere letterario, a Div. specificamente cristiana di Lattanzio, perché essa rappre-
Znst. V 1: per caratterizzare bene la sua grande opera sentò tutt'altro che un fatto isolato nell'ambito della cri-
apologetica, Lattanzio la mette a confronto con altri stianità di lingua e formazione latina del suo tempo:
scrittori cristiani anteriori a lui. Minucio ha fatto bene Arnobio rivela più o meno analoghe carenze, alcuni de-
ma si è limitato solo all'Octavius, Tertulliano pecca nella cenni dopo Mario Vittorino presenterà forti ' scompensi
forma e perciò risulta molto oscuro, Cipriano ha scritto fra una completa preparazione platonica e una difettosa
molto e bene, ma solo ad uso dei cristiani, sì che i pagani
non lo possono capire ed apprezzare. È ovvio che questi (38) Le sue uniche conoscenze in argomento sembrano per lo più
giudizi Lattanzio li ha dati al solo scopo di valorizzare, al ristrette ai passi selezionati da Cipriano nei suoi Testimonia ad
confronto, la sua opera, completa (rispetto a Minucio), Quirinum, che furono appunto un ampio florilegio biblico.
(39) Cfr. V. Loi, Lattanzio, Zurich 1970, p. 136 ss. e anche indica-
tivo delle scarse conoscenze di Lattanzio in materia di letteratura
(37) Nella Epitome delle Divinae Institutiones, che Lattanzio scris- cristiana il fatto che egli descrive il beato regno millenario con i
se in tempo successivo, gli spunti antiromani dell'opera sono at- colori dell'età dell'oro già usati dai poeti pagani e con citazioni
tenuati o soppressi. virgiliane.
preparazione scritturistica. Su questa base possiamo fa- ni (VI1 6,4); Giudei invece sono i loro discendenti, che in
cilmente ipotizzare situazioni più o meno analoghe in Egitto a contatto con gli Egiziani hanno smarrito le virtù
molti cristiani colti dell'epoca. I1 fatto è che il cristiane- dei padri e ai quali Dio ha inviato Mosè per liberarli
simo s'imponeva come fatto di religione e di morale, si dalla servitù degli Egiziani e assoggettarli alla servitù
che i pagani, che ad esso si convertivano, spesso non della Legge, necessaria per correggere i loro corrotti co-
awertivano l'esigenza di approfondirlo culturalmente, sul- stumi (VI1 8,37-39). Per altra via derivano da Mosè e
la base, cioè, dello studio della Sacra Scrittura e, al tem- dalla scienza dei patriarchi anche i filosofi greci che di lì,
po di Lattanzio, anche della specifica letteratura cristiana, e dalla forza della ragione, hanno attinto le loro cono-
ormai diventata ragguardevole per quantità e qualità. scenze, ma solo in modo parziale e infetto dall'errore (X
1,4; X 4,28-29).
Eusebio Mentre Giudei e Greci discendono dagli antichi Ebrei
attraverso un processo di degenerazione, i cristiani per
Non è certo questo il caso di Eusebio di Cesarea, che inve- mezzo dell'esatta interpretazione delle profezie delllAT si
ce ci dà la figura del cristiano dotto nello spirito ales- sono ricongiunti nel modo più puro e completo a quegli
sandrino: buona cultura pagana, ottima conoscenza della antichi progenitori, rinnovandone l'integrità religiosa: es-
Scrittura e delle lettere cristiane, da cui gli derivò la si sono la terza razza (triton génos ) (41), intermedia fra
capacità di operare sintesi più valide, ancorché non Greci e Giudei, più antica di tutte, che di recente il
sempre molto profonde. Salvatore ha fatto conoscere a tutte le genti (DE I 2,8).
Eusebio
-- avvertì molto le critiche rivolte da Porfirio (40) e Non è perciò inesatto definire cristiani anche quegli anti-
altri al cristianesimo: religione senza tradizione e senza chi Ebrei (HE I 4,s-6). Forte di questa convinzione, Eu-
razionalità, da professare solo per fede da parte di minus sebio non ha difficoltà a respingere l'altra accusa, quella
habentes, e intese confutarle con un'intrapresa apologeti- di irrazionalità, che veniva mossa ai cristiani: il cristia-
ca di inusitato impegno, articolata in due momenti nesimo si può dimostrare razionalmente (PE I 3,2), o-
(314-320 ca.): Preparazione evangelica, in 15 libri, contro i bietta Eusebio ed enumera: successo della predicazione )
pagani, per dimostrare l'irrazionalità della religione poli- evangelica, realizzazione delle profezie, benefici apportati
teista e le lontane autentiche origini del cristianesimo; all'umanità, purezza di costumi (I 3,7-I 4,13); può perciò
Dimostrazione evangelica, in 20 libri, contro i Giudei, per conchidere che credono per fede solo i semplici e gli
dimostrare la realizzazione delle profezie delllAT in Cristo ignoranti, mentre ognuno che sappia seguire una dimo-
e nella chiesa. Ambedue i temi erano tradizionali nell'apo- strazione logica deve accogliere la razionalità del suo ar-
logetica cristiana, ma nuova è la ricchezza di documenta- gomentare (I 5,2-3). In effetti, è talmente razionale la
zione, in PE dedotta soprattutto da fonti pagane, e so- presentazione della religione cristiana che dà Eusebio,
prattutto nuovo è il taglio storico della tesi svolta in che da essa è del tutto rimosso lo scandalo della croce, in
quest'opera, che qui più direttamente c'interessa. Eusebio armonia con la visione ottimistica della simbiosi chie-
sfrutta il duplice nome Ebrei e Giudei, ormai usati dai sa-impero ispirata al nostro autore dalla politica di Co-
cristiani come equivalenti con sfumatura peggiorativa in stantino.
Giudei, e opera fra loro una netta distinzione: col nome Tale convergenza, che prospettava ad Eusebio la realizza-
di Ebrei egli designa dieci antichi patriarchi, da Enos a zione terrena del regno messianico, s'innestava in lui su
Mosè, i quali nell'imbarbarimento dell'uomo seguito al una escatologia antimillenarista, che lo portò a scrivere la
peccato di Adamo, hanno conservato integro il rapporto Cronaca, serie di cronologie parallelè, ebrea, greca, egi-
con Dio e praticato una religione libera e senza costrizio-
(41) Questa definizione dei cristiani rimontava al I1 secolo: cfr.
(40) Si ricordi che Eusebio scrisse una confutazione del Contro i Arist. Apol. 2, Clem. Stram. V I 5,41, che cita la Predicazione di
cristiani di Porfirio, andata perduta come l'opera del pagano. Pietro.
ziana, ecc., corredata da alcuni dati storici, per controbat- capitolo quarto
tere le analoghe opere, di tendenza millenarista, di Ippo- la cultura cristiana
lito di Roma e di Giulio Africano. A noi qui interessa nell'impero cristiano
rilevarvi l'abbandono dei calcoli cronologici relativi alla
fine del mondo, tipici dei millenaristi, e l'esigenza di una
documentazione attendibile, per cui l'opera inizia non da
Adamo, ma da Abramo.
Ma Eusebio è soprattutto l'autore della Storia ecclesiasti-
ca (= HE), abbozzata già prima del 311 ma completata in
modo definitivo parecchi anni dopo, che idealmente si
collega con PE e DE per tracciare una storia teologica
dell'umanità, culminante appunto nella storia del cristia-
nesimo: nella prospettiva della svolta costantiniana essa
diventava la storia della vittoria del cristianesimo e del-
I'instaurazione, grazie a Costantino, del regno messianico
(X 9,8-9). Eusebio fu ben consapevole di scrivere un'opera
del tutto nuova (I 1 , 3 ) , che solo alla lontana si poteva 1. La svolta costantiniana e i suoi riflessi
rifare alle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, e all'i- sullo sviluppo della cultura cristiana
nizio delinea accuratamente i limiti della materia: suc-
cessioni episcopali, persecuzioni, eresie, contrasti con i Abbiamo già rilevato quanto la politica di collaborazione
Giudei, personaggi che si sono illustrati con l'azione e con instaurata da Costantino nel rapporto fra impero e chiesa
gli scritti ( I 1, 1-2). L'opera, che si fonda su una vastissi- abbia influenzato l'impostazione ideologica di Lattanzio e
ma documentazione relativa alla precedente letteratura di Eusebio: essa infatti fece sentire i suoi effetti in cam-
cristiana (42), addotta spesso in forma diretta, e mette a po culturale, così come in ogni altro ambito della vita
frutto una sensibilità, oltre che storica, anche filologica, cristiana. Ma per poterli valutare in modo adeguato, è
derivata dal contatto con le opere di Origene, può appari- opportuno qui rammentare di passaggio quello che fu il
re ineguale e anche superficiale all'esigente lettore mo- carattere distintivo della cultura tardo-antica, così come
derno; ma essa, col suo ripiegarsi a tracciare la tormen- si venne delineando durante la grande crisi del 111 seco-
tata storia della terza razza e l'inserire tale storia nella lo e si definì durante la ripresa del IV: è cultura essen-
trama della storia di tutta l'umanità (Cronaca PE DE), di zialmente scolastica e manualistica, nel senso che, pur
cui veniva a costituire il coronamento, apriva la via a una riecheggiando modelli e motivi classici, non li sa rivivere
concezione totalizzante e tipicamente cristiana della sto- a livello più impegnativo che non sia quello della scuola.
ria del mondo, vista appunto come storia della salvezza Le discussioni fra i dotti (Macrobio e altri) sono quelle
dell'uomo peccatore per volere e opera di Cristo, destina- tipiche della scuola, gli autori studiati si limitano in mas-
ta a larga fortuna. Ecco perché questa opera rappresenta sima parte a quelli in uso nella scuola, mentre si diffonde
un momento importante nella storia della cultura e del sempre p i ì ~l'uso di manuali e florilegi. La cultura si
pensiero cristiani. restringe a circoli ristretti, aristocratici, e si fossilizza in
compiacimenti esclusivamente formali. La scuola è molto
curata dall'autorità pubblica, ma è ristretta a pochi e
soprattutto finalizzata alle esigenze della burocrazia im-
periale, sì che l'entusiasmo con cui gl'ideali della classici-
tà vengono rivissuti da pochi non riesce a penetrare in
(42) Eusebio ricavava in gran parte questa documentazione dalla
biblioteca che Origene aveva costituito a Cesarea. profondità. Questi sono i caratteri tipici della cultura

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quando l'adesione è sincera, difficilmente l'abbandono del-
pagana dell'epoca; ma i cristiani, anche se i loro interessi la vecchia religione fa sentire il nuovo impegno in antite-
culturali erano di ben altra vitalità, ne furono variamente si inconciliabile con la vecchia cultura: si diventa cristia-
influenzati. ni per religione, ma si resta romani o greci per cultura,
Chiusa questa breve indispensabile parentesi, rawisiamo tanto più che la coincidenza fra impero e chiesa fa senti-
subito la conseguenza culturalmente più vistosa della re anche al cristiano l'orgoglio di essere greco o romano
svolta costantiniana in una permeabilità della società di fronte al barbaro. Si deve anche considerare che l'ade-
cristiana all'influsso della cultura pagana molto maggiore sione dei nuovi adepti al cristianesimo assumeva forme
di quanto non fosse stato prima. A prima vista questa diverse da caso a caso: c'era la conversione completa ma
constatazione può sorprendere, in quanto, almeno in linea c'era anche il compromesso fra antico e nuovo: pensiamo
astratta, si potrebbe pensare che il trionfo del cristiane- ai cosiddetti demichrétiens. Accanto a casi ben conosciuti
simo dovrebbe averne esaltato i più profondi motivi ispi-
ratori, che in campo culturale non spingevano certo all'a-
- Sinesio e il ben più superficiale Ausonio (43) - chissà
quanti altri ne dobbiamo immaginare; e se talora il
pertura verso il mondo pagano. Ma in realtà il senso compromesso era addirittura di natura religiosa, quanto
della politica di Costantino fu tutt'altro che quello di più facilmente sarà stato di natura culturale (44). Del
consegnare l'impero in mano ai cristiani; anzi, se mai, fu resto siamo ormai in un'età in cui molti non diventano
proprio l'inverso: tramite l'accordata libertà di culto, il ma nascono cristiani, per i quali la fede è un fatto di
cristianesimo viene inserito nella struttura dell'impero, vi abitudine più che di scelta e perciò, in molti casi, di mi-
diventa subito un elemento portante, vi esercita influenza nore impegno; è difficile pensare a cristiani del genere
anche notevole, ma non riesce a modificarne l'impianto, e come ad avversari della cultura pagana.
a sua volta ne subisce forte l'influsso. I1 fatto è che, se, In definitiva, soltanto dove c'è vera « conversione D, cioè
considerati in astratto, i principi informatori della chiesa non soltanto e non tanto passaggio da paganesimo a cri-
nascente, con la loro tensione escatologica, coll'invitare a stianesimo quanto passaggio da una vita mondanizzata a
vivere nel mondo come se non vi si appartenesse più, un totale impegno cristiano, si può porre il vecchio pro-
poco concedevano alle lusinghe della cultura pagana, nel- blema della compatibilità di questo impegno totale con
la realtà della vita d'ogni giorno - come abbiamo già l'attaccamento ai valori della cultura pagana. I1 dilemma
ampiamente rilevato - essi erano dovuti scendere subi- si pone ormai a livello personale: santità e/o cultura,
to a patti con quella cultura: lo aveva imposto, se non come puntualizza bene il rammarico del vecchio Agosti-
altro, la stessa esigenza di presentare il messaggio cri- no: « Mi dispiace di aver dedicato molto tempo alle di-
stiano in forma accessibile ai Greci, a greci, non solo scipline liberali: infatti molti santi le ignorano del tutto,
illetterati ma anche colti e perciò esigenti sul piano cul-
turale. Ci si aggiunga che la grande espansione che il
cristianesimo aveva avuto nel I11 secolo aveva ottenuto il (43) Sinesio, ricco cristiano di Cirene agl'inizi del V secolo, accet-
risultato di inserire più profondamente i cristiani nel tes- tò di essere eletto vescovo della città a patto di poter continuare
a professare alcune dottrine platoniche: è esempio di convergenza
suto della società pagana e aveva indebolito la forza di dello spiritualismo platonico con la religione cristiana. i1 poeta
quei principi ispiratori, soprattutto la tensione escatolo- gallo Ausonio, di poco anteriore, formalmente cristiano, continua
gica. nella sua poesia le tematiche tipiche della poesia pagana con solo
Con la svolta costantiniana la mondanizzazione della marginali aperture in senso cristiano.
(44) L'arte cristiana di questo periodo e anche del I11 secolo ri-
chiesa aveva avuto sensibile accelerazione perché l'afflusso vela analoghe, se non più evidenti, influenze pagane: basti pensare
di nuovi adepti diventava di giorno in giorno più massic- all'orante, la tipica figurazione catacombale, che deriva dalla tra-
cio; e se prima alla base della conversione al cristianesi- sposizione di un tema figurativo pagano, e a Cristo rappresentato
mo c'era per lo più una impegnativa motivazione esisten- simbolicamente sotto l'aspetto di Orfeo. Nell'ipogeo di Via Latina
l'uso del simbolismo è così esteso che in certi casi gli studiosi
ziale, adesso spesso si diventa cristiani per seguire la sono incerti se trovarsi di fronte a figurazioni pagane o cristiane.
moda o addirittura per interesse e opportunismo. Anche
e invece alcuni che le conoscono, non sono santi » (Retr. sica. Basilio, Gregorio di Nissa proclamano a chiare lette-
I 3,4). Esamineremo più in là alcuni esempi tipici di re I'incongruenza di celebrare il martire cristiano con i
questa perdurante tensione. Ora ci limitiamo a rilevare lenocini dell'eloquenza pagana (PG 31,489; 46,896), ma
che in definitiva la via del compromesso finì sempre, o essi stessi non soltanto continuano a farne uso scoperto
quasi, per imporsi anche là dove l'impegno cristiano era ma addirittura nella struttura dei loro panegirici risento-
profondo, lungo la linea tracciata da Clemente e Origene: no, sia pur saltuariamente, l'influsso delle norme che re-
le discipline della paideia greca costituivano per il gio- golavano la struttura dell'elogio pagano. Si avverte in
vane cristiano un ottimo avviamento allo studio delle Sa- loro l'esigenza di rinnovare i vecchi schemi ma anche
cre Scritture e perciò all'acquisizione di una cultura spe- l'incapacità di farlo. E se Giovanni Crisostomo è più libe-
cificamente cristiana. ro rispetto allo schema dell'elogio pagano, la sua adegua-
Abbiamo già avuto occasione di rilevare come, nonostante zione ai moduli stilistici della retorica tradizionale è
certe prese di posizioni in contrario (Tertulliano), gli completa (46). Ecco come un genere tipicamente cristiano
scrittori cristiani non avessero mai avuto remore ad e- si modifica in modo radicale adeguandosi a nuove esigen-
sprimersi secondo i canoni della retorica tradizionale, ze espressive che impongono il ricorso alla eloquenza
soprattutto là dove l'occasione imponesse elevatezza di classica: ennesima variazione di un tema di base, quello
tono. Ma ora il venir meno, in molti, anche delle residue che impone di adeguare la presentazione del messaggio
riserve nei confronti della cultura pagana e l'imporsi di cristiano alle capacità e alle esigenze degli ascoltatori per
nuove esigenze in campo letterario potenziarono di molto facilitarne l'assimilazione.
l'adeguamento dei nuovi contenuti cristiani alle forme In Occidente l'oratoria cristiana non assurse a tali fastigi.
della retorica e della poesia tradizionali, e il gran fiorire Qui ebbe invece fortuna la poesia, e ancora una volta
delle lettere cristiane greche e latine fra il IV e l'inizio assistiamo alla combinazione di contenuto cristiano e
del V secolo evidenziò al massimo. questo adeguamento. forma classica: Ambrogio, più sensibile e prudente, si
Lo illustriamo con due esempi significativi. limita a contenuti elementari espressi nella forma altret-
Nell'Oriente greco il gusto del bel parlare aveva da sem- tanto elementare del dimetro trocaico; ma altri, come
pre profonde radici, sì che l'oratoria cristiana, che s'in- Ilario e Prudenzio, fanno ricorso ai metri più sofisticati
centrava nell'omelia di origine giudaica, coll'avvento dei della tradizione lirica, in ossequio alle tendenze classiciste
nova tempoua fu chiamata a nuovi e più vari impegni. dominanti nella poesia pagana dell'epoca: Ilario nonL
Fra questi ebbe particolare rilievo l'annuale celebrazione sembra abbia avvertito alcuna remora ad esprimere, nel-
dei martiri nella ricorrenza del loro dies natalis (45). I l'inno Ante saecula qui manes, un contenuto di teologia
cristiani erano da più di un secolo adusi a celebrarlo in trinitaria tutt'altro che elementare in strofe tetrastiche di
forma semplice, a volte ricordando i fatti del loro marti- gliconei e asclepiadei minori alternati, mentre Prudenzio
rio con documenti scritti, che avevano dato origine a un di lì a poco avrebbe celebrato le glorie dei martiri in
genere letterario, quello degli Atti dei martiri, tipicamen- distici elegiaci e in strofe saffiche (Peristeph. carm. 4.8).
te cristiano. Ma nel IV secolo il culto dei martiri vide È evidente in questi tentativi l'intenzione di adeguare i
aumentare enormemente la sua popolarità, che giunse a contenuti cristiani ai livelli formali più elevati della tra-
provocare punte di fanatismo, e la semplice celebrazione dizione classica anche, se pur non esclusivamente, al fine
tradizionale si adeguò alla nuova esigenza: nasce così il di rimuovere il vecchio pregiudizio, che considerava il
panegirico del martire, che diventa un pezzo forte dell'o- cristianesimo religione di persone rozze e illetterate. Co-
ratoria cristiana, e lo diventa proprio mercé il più sco- me ben sappiamo, questo rilievo trovava fondamento
perto ricorso a tutte le risorse offerte dalla retorica clas-
(46) Su ciò cfr. M. 6imonetti. Sulla struttura dei panegirici di
(45) Cioè, nel giorno anniversario della loro morte ( = inizio della S. Giovanni Crisostomo, Atti dell'Istituto Lombardo di Scienze e
vita i,mmortale). Lettere, 1953, p. 159 ss.

73
modello di letteratura di evasione. Accanto a epistolari
soprattutto nella Sacra Scrittura, in complesso così ion- totalmente finalizzati all'impegno ecclesiale dei loro autori
tana dalla sensibilità classica per forma e contenuto. E se (Basilio, Ambrogio, Agostino) (47), quello di Paolino di
' ,
l'esegesi allegorica, p. es. di Ambrogio, rimuoveva al gio- Nola, nonostante il tono cristiano degli argomenti trattati,
vane Agostino le difficoltà di contenuto, restavano però si configura soprattutto come espressione del desiderio di
quelle provocate dalla forma, soprattutto delle rozze tra- intrattenere amicali rapporti con un certo numero di cor-
duzioni dal greco in latino: si pensi ancora al disgusto rispondenti di larga notorietà (48).
del giovane Agostino. Ad ovviare a questo inconveniente, Ma quando parliamo di sensibilità e tendenze nuove nelle
tutt'altro che trascurabile, se Damaso pensò saggiamente lettere cristiane non intendiamo affatto restringerci a
ad una revisione di queste traduzioni, altri si proposero questi casi di relativo disimpegno. In un ambito fonda-
addirittura di trasporre il contenuto scritturistico in versi mentale per la cultura cristiana, quale quello della esege-
esametrici: ecco il senso delle parafrasi bibliche, p. es. di si scritturistica, mentre gli Alessandrini portano avanti la
Giovenco, che a noi sembrano oggi esercitazioni scipite e loro esegesi improntata a spiritualismo e allegorismo, in
inutili e che però al tempo loro cercavano di venire in- altre regioni d'Oriente si reagisce in nome di maggiore
contro ad una esigenza realmente sentita. aderenza alla realtà immediata, vorrei dire materiale, del
Ma, al di là del classicismo della forma, le parafrasi testo biblico. Tratteremo altrove l'aspetto tecnico di
evangeliche di Giovenco e le poesie di Prudenzio, come di questa reazione: qui basti rilevare come essa sia appunto
Paolino di Noia e altri, sono soprattutto documento di un il risultato di un modo nuovo di vivere il rapporto col
modo nuovo di sentire l'impegno cristiano nelle lettere. testo sacro, nel quale le vaste aperture di carattere scien-
Fino allora, salvo rarissime eccezioni, la produzione lette- tifico che caratterizzano l1Esamerone di Basilio (p. es.,
raria dei cristiani era stata finalizzata completamente alle hom. 7 e 8) si danno la mano con l'evidente interesse di
esigenze della comunità, dottrinali, liturgiche, -apologeti- Teodoro di Mopsuestia per i fatti della storia d'Israele di
che, catechistiche, ecc., e a tali finalità era subordinato cui egli si occupa nel Commento ai profeti minori. Questi
anche l'evidente impegno stilistico di alcuni (Minucio, fatti interessavano l'alessandrino soltanto in quanto anti-
Tertulliano, Clemente nel Protrettico, ecc.). Ora invece, se cipazione o simboli dei fatti di Cristo e della chiesa; ora
gli inni di Ambrogio sono ancora destinati all'uso liturgi- invece l'esegeta antiocheno li apprezza di per sé, come
co, lo stesso non si può dire di tanta altra poesia, di mero fatto storico, anche se di storia sacra. Proprio que-
Prudenzio, Paolino, ecc. I1 contenuto è cristiano, ma la sto modo più « moderno » di sentire la propria fede in
finalità è, per così dire, privata, e a tale impegno eccle- aderenza al dato scritturistico inteso nel senso più sem-
sialmente più mediato si accompagna volentieri un pizzi- plice e diretto, senza tener conto di tradizioni anche con-
co per lo meno di esibizionismo e di terreno amore per il solidate, ch'è caratteristico dell'ambiente antiocheno tra
plauso dell'ammirato lettore e ascoltatore: si pensi, in tal la fine del IV e l'inizio del V secolo, porterà in campo
senso, a tanta poesia autobiografica di Gregorio Nazian- dottrinale a prese di posizione gravide di conseguenze,
zeno. E proprio il Nazianzeno ci presenta l'esempio più quali, p. es., l'avversione di Nestorio per il titolo di Ma-
tipico di come spiriti pur profondamente cristiani potes- dre di Dio tradizionalmente attribuito a Maria.
sero non soltanto ricercare anche il plauso personale ma Per precisare meglio i caratteri della cultura cristiana in
addirittura coltivare, accanto a forme letterarie diretta- questo momento di grande espansione del cristianesimo,
mente impegnate in senso .ecclesiale, anche una letteratu- è -opportuno
--- - -fermare in modo- più puntuale la nostra
-

ra d'evasione o comunque non al servizio diretto delle - - -- -- -


esigenze della comunità:, è il caso di tante lettere di
Gregorio, che nell'ep. 51 ha scritto addirittura un memo- (47) In Basilio non mancano, soprattutto per il tempo anteriore
randum su come si doveva comporre una lettera, secondo all'episcopato, lettere di carattere meno impegnato.
le sofisticate norme di questo genere lettei-ario che allora (48) Basilio e il Nazianzeno furono, fra l'altro, in rapporto episto-
lare con i famosi retori pagani Libanio e Temistio.
ebbe larga diffusione fra le persone colte proprio come

74
attenzione su due argomenti specifici, la scuola e il mo- Sacre Scritture troppo impegnativo, con i loro misteri,
nachesimo. per giovani in tenera età, che invece nella istruzione clas-
sica acquisteranno le attitudini necessarie per poter in
La scuola seguito affrontare quello studio, così come l'istruzione
ginnica deve precedere quella militare (C. 2):
Abbiamo avuto già più volte occasione di rilevare la buo- « Dato che alla nostra vita dobbiamo giungere per mezzo
na organizzazione scolastica greco-romana, che reggeva in della virtù, per spingerci ad essa molte cose hanno detto
complesso saldamente anche nel Basso Impero, nonostan- i poeti, molte gli storici, molte di più i filosofi, alla parola
te lo scadere della cultura pagana, che appunto in essa dei quali bisogna soprattutto applicarsi. Infatti è non
trovava il suo baluardo e la restante linfa vitale. I cri- poco utile che l'anima dei giovani acquisti familiarità e
stiani sentivano tale scuola come incompatibile con la abitudine con la virtù, poiché tali insegnamenti, se s'im-
loro fede, in quanto imperniata su Omero (in Occidente primono in profondità grazie alla malleabilità delle ani-
su Virgilio) e altri autori che erano veicoli dei tradiziona- me, diventano irremovibili » (C. 3). Dato però che negli
li miti politeisti; ma ben poco avevano potuto fare per autori classici si trova il bene misto col male, bisogna
contrastarla, salvo ad affiancarle una parallela istruzione saper scegliere, prendere la rosa ed evitare la spina (i-
privata cristiana fondata sullo studio della Scrittura: è il bid.).
caso di Origene, figlio di un maestro di scuola, che a In una situazione scolastica di tal genere diventava fon-
scuola riceve I'istruzione tradizionale e a casa viene ini- damentale, per la buona riuscita degli studi del giovane
ziato allo studio dei sacri testi. Del resto, se i rigoristi, cristiano, la scelta del maestro, cioè di un maestro cri-
come Tertulliano e Ippolito, negavano che un cristiano stiano in grado di operare sugli autori classici la selezio-
potesse fare il maestro di scuola, proprio il caso di Leo- ne auspicata da Basilio. Ecco perché gl'intellettuali cri-
nida, i1 padre di Origene poi morto martire, e quelli già stiani furono così profondamente sconvolti dal prowedi-
ricordati di Malchione e Anatolio dimostrano come anche mento di Giuliano che inibiva ai cristiani l'insegnamento
in questo campo l'incompatibilità sul piano teorico cedes- degli autori pagani e di fatto confessionalizzava una scuo-
se il passo al compromesso nella pratica. la che, nonostante gli autori che proponeva, nella pratica
Anche quando, nel corso del IV secolo, la chiesa diventò era agnostica. Ma quello di Giuliano fu solo un breve
sempre più influente fino a diventare religione di stato e intermezzo, e l'innovazione di Apollinare padre e figlio, di
perciò in teoria avrebbe potuto far qualcosa per mo- parafrasare in verso classico i Salmi per aggirare la proi-
dificare quella situazione, tutto restò immutato. Per bizione giulianea, non ebbe seguito, in quanto tutto tornò
spiegare questo atteggiamento dobbiamo tener conto di come prima: la scuola classica fu adattata alle esigenze
quanto sopra abbiamo notato circa l'integrazione della di una scolaresca cristiana attraverso la cristianizzazione
chiesa nella struttura della società di allora; e la scuola dei maestri, fermi restando i tradizionali programmi di
era componente essenziale di questa struttura, sì che la studio.
sua sopravvivenza stava a cuore non soltanto all'autorità Quanto all'istruzione specificamente religiosa, cioè fonda-
politica ma anche a tanti cristiani che non intendevano ta sullo studio della Sacra Scrittura, abbiamo notizia di
affatto rinunciare alla loro identità greca o romana. Or- scuole private, come quelle di Diodoro e Apollinare ad
mai anche là dove l'impegno cristiano era più profondo, Antiochia, ma l'esempio del Didaskaleion alessandrino,
l'esistenza della scuola pagana non era messa in discus- cioè di una scuola organizzata e gestita con l'intervento
sione: Basilio nel Ai giovani (49) considera lo studio delle diretto dell'episcopato, ebbe poche imitazioni: ricordiamo
la scuola di Nisibi, poi trasportata ad Edessa, nell'interno
(49) L'opera, che Basilio indirizzò a due suoi giovani parenti che della Siria; e la stessa scuola di Alessandria, nonostante
si accingevano ad intraprendere gli studi, ebbe fortuna immensa,
e stabili in modo definitivo per l'oriente anche bizantino i modi l'insegnamento di Didimo nella I1 metà del IV secolo, già
della utilizzazione cristiana degli autori classici. dagl'inizi di questo secolo era in decadenza. In complesso
abbiamo l'impressione che l'insegnamento della Sacra
Scrittura sia stato coltivato, anche se con interesse, non come la negazione stessa degli ideali dell'ellenismo: quel-
però dovunque con l'impegno e il rigore che ci saremmo la vita di rinunce, di sacrifici volontari spinti spesso fino
aspettati, soprattutto in Occidente, nonostante qualche all'eccesso, le stranezze di comportamento tipiche di mol-
lodevole eccezione. ti monaci si proponevano come l'antitesi del razionalismo,
del senso della misura e della compostezza, e anche della
gioia di vivere, tipici dell'ideale della paideia greca.
I monaci e la cultura Ma l'ideale di vita monastica per tempo si diffuse anche
Fra le varie cause che determinarono l'origine e il rapido fra i cristiani di condizione più elevata; e se in Egitto e
sviluppo del movimento monastico in Egitto a partire già in Siria la base del reclutamento monastico rimase popo-
dalla fine del I11 secolo e subito dopo in Siria e in altre lare, pur se con molte eccezioni, in Palestina, dove i
regioni d'oriente, fu fondamentale l'esigenza di vivere pellegrinaggi in Terra Santa attiravano cristiani d'ogni
l'esperienza cristiana in modo più integrale e radicale, e parte, spesso di elevata condizione, che poi lì si fermava-
perciò mercé l'allontanamento dalla società, in cui la chiesa no, la base monastica fu senz'altro di livello culturale più
si andava ormai inserendo in modo sempre più impegna- elevato. Queste persone di più elevata condizione sociale
tivo, mondanizzandosi sempre più. Tale stato d'animo già portavano anche nella vita monastica esigenze che impo-
di per sé non si' presentava favorevole all'apertura verso nevano almeno una certa acculturazione. Non si trattava
la cultura greca, che costituiva uno dei massimi fattori di di ambizione letteraria, esibizionismo e simili: il fatto è
quella integrazione; e di fatto i primi monaci egiziani e che certe esigenze intellettuali e culturali sono ormai
siriani erano di umili, spesso umilissime origini, perciò connaturate in queste persone, che perciò non possono
ignoranti del tutto, o quasi, a volte neppure capaci di vivere il loro ideale cristiano sulla falsariga della povera
esprimersi in lingua greca. Sappiamo che Antonio, I'ini- gente. Sentono l'esigenza non solo dell'ascesi, ma anche
ziatore della vita eremitica, era totalmente illetterato (A- della riflessione sull'ascesi, perciò di una dottrina spiri-
than. Vita Ant. 72). È owio perciò che in questo ambien- tuale, che possa indirizzarli meglio verso l'unione con
te non si guardasse di buon occhio alla scienza profana e Dio. Hanno bisogno di una guida non qualunque, ma
ai suoi cultori: anche un autore come Palladio, di simpa- sapiente; e a quel tempo (siamo più o meno alla metà del
tie origeniane, a proposito di Melania, dice che « ella poté IV secolo) il solo autore cristiano che potesse venire
liberarsi di quella che falsamente è detta scienza » (Hist. incontro a queste loro esigenze era Origene, la cui mistica
Laus, 55,3); e poi soprattutto la controversia origeniana a- di tipo platonico, impostata sul- distacco dell'anima dai
cuì la diffidenza, anzi spesso l'odio per la filosofia greca, ma- beni terreni, s'incontrava proprio con l'istanza fondamen-
dre di vanità che si oppone alla vera religione (50). Vera tale di ogni ideale monastico.
filosofia per il monaco è l'ideale di vita cristiana perse- Origene diventa perciò l'autore di questi monaci, e Orige-
guito con globalità e coerenza, ideale di perfezione asceti- ne significa una precisa scelta culturale, che necessa-
ca intesa in senso pratico più che teorico, mentre all'atti- riamente contemplava l'apporto della cultura profana.
vità intellettuale si rimprovera sia di «gonfiare » alla Contribuì ad accrescerne la fortuna l'opera di Evagrio
maniera paolina, cioè di provocare sentimenti di orgoglio Pontico, un allievo dei Cappodoci trapiantato a menar
e di autosufficienza, sia di occupare in modo troppo e- vita monastica in Egitto, nel deserto della Nitria, verso la
sclusivo lo spirito del monaco, distogliendolo da un più fine del secolo. Fu un origeniano entusiasta, che accentuò
diretto contatto con Dio. In effetti la vita monastica fu e radicalizzò le idee del maestro fino a professare l'annul-
vista non solo dai pagani ma anche da molti cristiani lamento dell'individualità dell'anima del monaco nel Lo-
gos come risultato della deificazione dell'uomo. L'influsso
che Evagrio esercitò sugli ambienti monastici d'Egitto e
(50) Su questo cfr. A. J. Festugière, Les moines dlOrient I , Paris Palestina fu grandissimo, e con lui I'origenismo s'impian-
1961, p. 75 ss. Sulla controversia origeniana vedi infra, C. 5 , l . tò saldamente in certi monasteri, mentre da altri veniva
respinto. Anche qui Origene diventò segno di contraddizio- ché solo così potevano prevalere sull'avversario, e insieme
ne, a puntualizzare due diverse scelte culturali, che a- dimostrare al lettore che la padronanza della strumenta-
vrebbero provocato in un prossimo futuro polemiche e zione filosofica non era vanto dei soli Ariani. D'altra par-
contrasti a non finire. te, in omelie predicate al popolo (Eusebio di Emesa, Ci-
rillo di Gerusalemme) gli stessi argomenti sono proposti
in forma più accessibile, con l'astensione, certo voluta, da
2. Tecnicisrno teologico e platonismo cristiano termini troppo tecnici. Si parla con linguaggi diversi in
relazione ai diversi destinatari del discorso, sì che la
I1 IV secolo fu il secolo della lunghissima e tormentosa stessa polemica si articola in due diversi livelli espressivi.
crisi ariana: i suoi esiti furono decisivi in campo dottri- Non siamo ancora giunti ad una vera e propria frattura,
nale, ma si fecero avvertire anche in ogni altro ambito perché la discussione resta sempre ben ancorata al fon-
della vita cristiana, anche quello culturale, che qui ci damento scritturistico, ma certo ci troviamo di fronte a
interessa. una sfasatura, destinata a potenziarsi progressivamente,
Già da tempo, più o meno dagli ultimi decenni del, I1 durante le discussioni cristologiche del V secolo e oltre,
secolo, le esigenze della polemica contro gli eretici di fino a sfociare, nel V I secolo, nelle astrazioni sillogistiche
varia estrazione avevano spinto i teologi cattolici, come di Leonzio e altri polemisti antimonofisiti, del tutto e-
del resto i loro avversari, a precisare in modo inequivoco straneee alla comprensione di un lettore non pienamente
i loro concetti per mezzo di un linguaggio di natura tec- specializzato e perciò avulse da ogni risonanza in ambien-
nica, dedotto owiamente dalla filosofia greca, platonica, ti più popolari.
stoica, aristotelica. Termini come physis natura, ousia I1 ricorso da parte sia ariana sia cattolica agli strumenti
essenza sostanza, hypostasis sostanza individuale, proso- offerti dalla tradizione filosofica greca ai fini dell'appro-
pon persona, hypokéimenon sostrato, sono solo alcuni fondimento delle rispettive dottrine è solo un segno del
di molti che danno a certi contesti di Ippolito, Tertullia- progressivo affermarsi della filosofia negli ambienti colti
no (51), soprattutto di Origene, tono squisitamente tecni- della società cristiana. Già dicemmo come la diffusione
co pur nell'ambito di una discussione che si fonda so- della cultura alessandrina in Oriente comportasse la
prattutto sulla interpretazione di certi passi-chiave della diffusione del platonismo, che a quella cultura forniva la
Scrittura. Durante la controversia ariana, ben più com- base filosofica; il complesso andamento della controversia
plessa e laboriosa di ogni altra precedente, e tale da ariana favorì l'ulteriore espansione di questa filosofia e di
impegnare teologi delle più disparate provenienze, neces- questa cultura a spese della cultura asiatica, i cui due
sariamente le discussioni tesero a diventare a mano a ultimi validi rappresentanti, Eustazio di Antiochia e Mar-
mano sempre più tecniche, in quanto solo il ricorso a una ce110 di Ancira, violentemente antiorigeniani, furono tra-
terminologia ben precisa era in grado di fissare bene i volti dalla reazione antinicena fra il 328 e il 336 (52). Alla
concetti delle parti in lotta. I cattolici s'indignarono per i fine della controversia, negli ultimi decenni del IV secolo,
procedimenti rigidamente sillogistici con i quali l'ariano predomina largamente nell'ecumene cristiana, da Oriente
Aezio, intorno alla metà del secolo, articolava il suo di- ad Occidente, una koinè culturale di forte impronta ales-
scorso, ma quando Basilio e Gregorio Nisseno replicarono sandrina (spiritualismo, allegorismo, ecc.), che però aveva
al suo discepolo Eunomio, non ebbero remore ad espri- dovuto attenuare le sue punte radicali nella dottrina tri-
mersi in forma altrettanto, o quasi, tecnica, proprio per- nitaria e trovava comunque forte opposizione in ambiente

(51) Tertulliano trasportò questa terminologia in latino: p. es., rese (52) Su questi due personaggi cfr. anche infra C. 5 , l . Per il contra-
il greco prdsopon con persona; e fissò così la terminologia tnnita- sto fra cultura asiatica e cultura alessandnna cfr. sopra C. 2 , s
ria e cnstologica in lingua latina. e 3.3.
antiocheno sia per la prassi esegetica sia per la dottrina
in breve come e quanto l'apporto della filosofia greca
cristologica (53). avesse contribuito allo sviluppo della dottrina cristiana.
Comunque, la diffusione del platonismo cristiano fu conse- Ora aggiorniamo altrettanto in breve quel consuntivo.
Fra il I11 e il IV secolo la riflessione teologica trinitaria
guenza non solo della diffusione della cultura alessandri-
si sviluppa sulla base di una terminologia e una tematica
na ma anche della grande fioritura del neoplatonismo impostate sui concetti di natura, sostanza, persona, cioè
pagano, di Plotino, Porfirio e altri, che influenzò larga- concetti essenzialmente statici, tipici della riflessione filo-
mente i teologi cristiani, mentre anche Filone incontrava
sofica greca su Dio, là dove il messaggio neotestamentario
buona fortuna. È ovvio che non mancarono neppure a-
presenta Dio in modo essenzialmente dinamico. Non so
desso gli oppositori della filosofia; anzi, proprio lo spetta-
quanto sia valida la decisa contrapposizione che certi
colo offerto dalla controversia ariana, con i suoi intermi-
studiosi affermano fra il dinamismo delle categorie di
nabili dibattiti largamente tributari di termini e concetti
pensiero semite e la staticità di quelle greche: la defini-
di origine filosofica, alimentava le diffidenze di chi conti-
nuava a considerare l'eresia un prodotto della filosofia zione di Trinità che Origene dà a Princ. I 4,3: « forza
greca. Epifanio di Salamina, nello scritto antieretico Pa- divina, capacità di creare e beneficare » è quanto mai
dinamica; e d'altra parte era naturale che il messaggio,
narion, presenta addirittura le varie filosofie greche come
giungendo fra Greci, fosse interpretato secondo le catego-
vere e proprie eresie cristiane, in quanto assume l'orto-
rie di pensiero in essi connaturate. Ciò che invece qui
dossia cristiana come parametro atemporale di verità. interessa rilevare è che gli esiti della controversia ariana
Ma nonostante queste resistenze, il platonismo dilaga nel modificarono in modo decisivo due punti della precedente
IV secolo: Origene diventa l'autore delle persone colte, e
riflessione. trinitaria che erano stati influenzati in modo
accanto a lui, in ambienti più filosoficamente selezionati, evidente dalla filosofia greca del tempo: 1) allo schema
Plotino e perfino Porfirio, nonostante il suo attacco al che subordinava il Figlio al Padre quale mediatore unico
cristianesimo: la comune matrice spiritualista favoriva fra Dio e il mondo si sostituisce uno schema orizzontale,
l'utilizzazione anche dei filosofi pagani da parte di chi
egalitario, in cui si affiancano le tre persone divine, Padre
sapeva distinguere e perciò selezionare ciò che in quelli Figlio Spirito santo, partecipi della stessa natura, azione,
vi era di accettabile o no da parte di un cristiano. Anche dignità (54); 2) in quello schema il Figlio, Logos divino,
l'occidente viene coinvolto da questa voga platonica, e era visto insieme creatore reggitore redentore del mondo,
qui l'interferenza fra platonismo pagano e cristiano trova
con accentuazione della componente cosmologica della
puntualizzazione emblematica nella conversione al cri- sua attività; invece ora l'attività creatrice è riportata al-
stianesimo di Mario Vittorino, retore famoso e traduttore l'intera Trinità, cioè a Dio nel suo complesso, e l'azione
in latino di opere di Plotino e Porfirio. Ma più di lui, specifica di Cristo è limitata alla redenzione, con maggio-
rimasto troppo estraneo alla più antica tradizione teòlo- re aderenza al dato neotestamentario. Insomma, su am-
gica cristiana, contribuirono a diffondere il platonismo in bedue questi punti la teologia cristiana giunge, alla fine
Occidente Ilario, volgarizzatore di Origene nel Commento del IV secolo, a risultati che ridimensionano l'iniziale in-
ai Salmi, e soprattutto Ambrogio, che fondò la sua prepa- flusso della filosofia greca.
razione culturale cristiana sulla lettura di Origene, Filone, Se passiamo alla cristologia, che fu al centro dell'interes-
Plotino. Nella stessa Milano di Ambrogio un altro centro se a partire dalla fine del IV secolo, più che certe discus-
di diffusione del platonismo fu costituito da Manlio Teo-
doro, che influì non poco sull'evoluzione culturale e spiri-
tuale di Agostino, ma del quale troppo poco sappiamo. (54) e qui sintomatico che Basilio riprese la f o ~ m u l a trinitana:
una ousia divina in tre ipostasi, da Porfirio, per cui le tre ipostasi
Già in precedenza (C. 2,4) abbiamo cercato di precisare erano l'Uno, il Nous e l'anima del mondo, e la poté applicare a
significare la Trinità cristiana solo a prezzo di un radicale acco-
modamento teso ad eliminare il subordinazionismo insito nello
(53) Si ricordi quanto abbiamo accènnato poco fa sul carattere schema platonico.
u moderno D della teologia antiochena.

82
sioni sul rapporto physis/hypostasis/prosopon in chiave divina ai fini della salvezza. Ancora una volta siamo lon-
aristotelica anziché platonica, c'interessa il movimento ge- tani mille miglia dal razionalismo e dall'ottimismo di
nerale del pensiero. Nella tendenza alessandrina a depri- marca ellenica.
mere significato e valore dell'umanità di Cristo a confron- In complesso possiamo dire che proprio l'apporto della
'
to della sua divinità è facile ravvisare una tendenza di filosofia greca, con i problemi che propose e gli stimoli
fondo della cristianità greca influenzata da secoli di che suscitò, contribuì a che i cristiani prendessero sem-
riflessione platonica tesa a deprimere la materia di fronte pre più coscienza delllirriducibilità del loro messaggio alle
allo spirito. Rawiseremo perciò nella tenace resistenza categorie del pensiero greco. Anche a prescindere da certi
che fu opposta a questa tendenza (variamente ricorrente aspetti, pur vistosi, della vita cristiana, quale il mona-
con diverse etichette: apollinarismo, monofisismo, mono- chesimo, del tutto aberranti da quelle categorie, la cultu-
telismo), e che culminò nel concilio di Calcedonia (451), ra cristiana nel suo complesso si presenta, alla fine del
la fondamentale aderenza al dato neotestamentario. IV secolo, largamente ellenizzata ma sempre in saldo
Tale aderenza in opposizione a tendenze tipiche del pen- possesso delle sue caratteristiche specifiche, fondate dal
siero e della mentalità greca è rawisabile anche in altri messaggio neotestamentario, e sempre pienamente co-
contesti. Ci limitiamo a due punti. Nella famosa polemica sciente della sua essenziale originalità.
fra Simmaco e Ambrogio in merito all'ara della Vittoria,
il pagano fonda il suo argomentare relativo alla validità
degli antichi riti su una concezione statica del mondo, 3. Giuliano e le ultime resistenze
tutta ripiegata sul passato; invece Ambrogio le oppone la della cultura pagana
concezione di un mondo proiettato in avanti, in continuo
progresso, ch'è la trasposizione, in campo cosmologico, Quando Costantino inaugurò la nuova politica verso la
della concezione del tempo tipica di Giudei e cristiani, chiesa, il paganesimo era ancora molto forte, anche a
che l'intendono come svolgimento lineare da un punto di livello culturale; ma la sua resistenza al nuovo corso si
partenza a un tempo di arrivo, concezione del tutto e- estrinsecò più attraverso il revival di sentimento religioso
stranea rispetto a quella del tempo ciclico prevalente nel a beneficio sia di vecchi sia di nuovi culti (Mitra), che
mondo pagano (55). non ostacolando in modo diretto l'ormai dilagante diffu-
Nel I1 e I11 secolo, in polemica col determinismo sione del cristianesimo. A tal proposito teniamo presente
gnostico i teologi cattolici avevano sostenuto il libero che la grande crisi del I11 secolo aveva profondamente
arbitrio dell'uomo con largo ricorso a temi e termini modificato lo status delle classi alte: la tradizionale ari-
della tradizione filosofica greca; avevano comunque sem- stocrazia di rango senatori0 continuava ad avere il suo
pre ben rilevato la parte fondamentale che ha l'aiuto della centro a Roma e a contare molto in Occidente, ma le si
grazia divina per la salvezza dell'uomo, mentre il plato- era affiancata una aristocrazia di nuovi ricchi, provenienti
nismo ammetteva nella natura umana la capacità di pu- soprattutto dall'alta burocrazia e perciò ossequiente al-
rificarsi gradualmente da sola fino a ricongiungersi al l'imperatore e alla sua politica; soprattutto in Oriente,
mondo divino. Nella polemica con Pelagio, che si fa in- dove ormai era spostato il centro di gravità dell'impero,
terprete della tesi, di lontana origine greca, della fonda- le classi socialmente più elevate erano molto composite,
mentale bontà della natura umana, Agostino fa prevalere largamente permeate di cristianesimo e, soprattutto dopo
in modo definitivo il concetto della natura umana irrime- la fondazione di Costantinopoli, che fu città cristiana,
diabilmente viziata dal peccato di Adamo, e perciò del- legate in modo strettissimo alla politica dell'imperatore.
l'indispensabilità e della gratuità dell'aiuto della grazia In complesso l'aristocrazia del IV secolo, ancora in buona
parte pagana in Occidente, era classe troppo poco omo-
genea per organizzare una concorde politica anticristiana:
(55) Cfr. ep. 18,22-26. molti aristocratici passarono al cristianesimo; molti altri
si attennero a un atteggiamento di neutralità, ben docu- una completa ristrutturazione del sacerdozio pagano, ma
mentato, a livello letterario, dall'opera storica di Ammia- dall'altra non manca di criticarne gli aspetti che più sfa-
no Marcellino, pagano, ammiratore di Giuliano, ma di- vorevolmente impressionavano l'osservatore pagano: la
staccato osservatore dei fatti della chiesa (56); pochi, con- diffusione del monachesimo, il culto esagerato dei marti-
centrati soprattutto a Roma, cercarono di contrastare, ma ri, l'influenza delle donne, l'intolleranza che provocava
solo indirettamente, come s'è detto, la diffusione del cri- all'interno della comunità beghe a non finire.
stianesimo. Dopo Giuliano e in proporzioni più modeste ricordiamo,
Solo con Giuliano il paganesimo organizzò una reazione negli ultimi decenni del IV secolo, l'attività svolta a Ro-
efficace e coerente contro il cristianesimo, che la prema- ma da ambienti di aristocratici pagani facenti capo a
tura morte dell'imperatore troncò sul nascere. A livello Simmaco, Pretestato e Nicomaco Flaviano a difesa della
letterario, il solo che qui ci interessa, essa si concretò religione e della cultura pagana. Quest'attività, che a livel-
soprattutto in uno scritto contro i Galilei (così Giuliano lo politico ebbe i momenti fondamentali nella polemica
chiamava con disprezzo i cristiani) cui l'imperatore attese per l'ara della Vittoria e nell'appoggio dato all'usurpatore
fra il 362 e il 363. Dal poco che ne conosciamo (57)) l'ope- Eugenio contro Teodosio, si concretò a livello culturale in
ra doveva essere largamente tributaria di Celso e soprat- un'iniziativa di ampio respiro tendente a fornire edizioni
tutto di Porfirio, ma si giovava inoltre della larga cono- rivedute dei testi classici delld letteratura latina, conside-
scenza che l'autore aveva di ogni aspetto della religione rati fondamento dalla cultura pagana (Virgilio, Livio, Ci-
cristiana, nella quale era stato educato. Egli la considera cerone, Terenzio, Quintiliano, ecc.). Nicomaco Flaviano
come un'invenzione di uomini dappoco, una malattia del- tradusse in latino la Vita di Apollonio di Tiana scritta da
l'intelligenza, una fede irrazionale buona per persone di Filostrato (cfr. C. 3,4), per assicurare maggiore diffusione
basso livello estranee agli ideali della paideia greca. Essa in Occidente a questo testo ormai tradizionalmente op-
condivide le infondate pretese della religione giudaica di posto, da parte pagana, ai Vangeli cristiani. La reazione
costituire una religione privilegiata, ma si è staccata pure cristiana a queste iniziative pagane si concretò, fra l'altro,
da questa radice che le assicurava almeno un retroterra in due poesie di ignoti autori, il Carmen contra paganos,
di grande antichità, col risultato di costituire un quid che attacca in modo speciale un capo del partito pagano
novum estraneo sia al giudaismo sia all'ellenismo. Giulia- sulla cui identità i critici moderni non sono concordi
no considera Gesù un pover'uomo, un illuso, predicatore (Nicomaco Flaviano?), e il Carmen ad quendam senato-
di una dottrina priva di applicazione pratica e anche rem, contro un senatore che da pagano era diventato
pericolosa dal punto di vista sociale; e nega che in lui si cristiano e poi era di nuovo passato al paganesimo.
fossero realizzate le profezie messianiche. Dei discepoli di Più o meno nello stesso tempo in Oriente Eunapio di
Cristo attacca soprattutto Paolo, in quanto primo artefice Sardi in una Storia generale, a noi non pervenuta, esaltava
dell'estensione del cristianesimo ai pagani e il solo che Giuliano e criticava i successivi imperatori cristiani. I
avesse proclamato apertamente il carattere divino di Ge- suoi sentimenti anticristiani traspaiono più volte anche
sù. Quanto al cristianesimo dei suoi'tempi, Giuliano da nelle Vite di filosofi e sofisti: attacchi ai monaci, al culto
una parte cerca di imitarne l'organizzazione a beneficio di dei martiri, e altro. Un altro storico greco, Zosimo, di
poco posteriore ad Eunapio, nella Nuova storia in cui
(56) Analogo atteggiamento pare riscontrarsi anche in alcuni punti non perde occasione per manifestare la sua avversione al
della Historia Augusta: ma qui la valutazione è resa difficoltosa cristianesimo, codifica l'accusa fondamentale che i pagani
dalla incertezza tuttora perdurante sulla cronologia e il modo di degli inizi del V secolo rivolgevano ai cristiani e che
composizione di quest'opera. conosciamo da Agostino e altre fonti: finché l'impero è
(57) Conosciamo questo poco dalla confutazione che ne scrisse Ci-
rillo di Alessandria vari decenni dopo (Contro Giuliano) giuntaci stato pagano, ha goduto di prosperità e potenza; da quando
incompleta. Essa testimonia la vitalità dell'opera giulianea in am- è diventato cristiano, è decaduto ed è afflitto da ogni
biente pagano. male.
I1 paganesimo, resistentissimo a livello religioso soprat- completo (58)) e nel contempo cresciuti in ambienti pro-
tutto nella campagna, a livello culturale oppose l'ultima fondamente cristiani, essi realizzarono l'ideale di un cri-
resistenza al cristianesimo nelle scuole filosofiche di Ales- stianesimo colto, che sapesse accettare tutto ciò che c'era
sandria e soprattutto di Atene. Quest'ultima, che nella di valido nell'ellenismo, senza sfigurare le linee portanti
seconda metà del V secolo fu illustrata dall'insegnamento del messaggio cristiano, in una sintesi che sarebbe rima-
del neoplatonico Proclo, fu chiusa nel 529 da Giustiniano, sta paradigmatica per la cristianità orientale.
e questa data può essere assunta a significare la fine della Temperamenti diversi, il Nazianzeno rappresenta, fra i
cultura pagana. tre, la tendenza letteraria; e la sua apertura alla tradizio-
ne classica è completa, senza quelle remore, seppure teo-
riche, nei confronti della retorica tradizionale che abbia-
mo colto in Basilio e nel Nisseno: il suo stile è del più
4. Alcuni protagonisti puro e sfrenato asianismo, la sua adesione ai modelli
classici, sia in oratoria sia in poesia, è totale, la grande
Nel presentare i caratteri della cultura cristiana nel I V conoscenza degli autori pagani traspare ogni momento
secolo, solo occasionalmente abbiamo fatto il nome di nel suo dettato sia per reminiscenze sia per citazioni pre-
qualche personaggio. Li potremmo agevolmente moltipli- cise. I1 Nisseno non è altrettanto dotato sul piano lettera-
care, tale fu la fioritura delle lettere cristiane in quest'e-
rio, ma è molto più approfondito su quello filosofico:
poca, sì da puntualizzare una gamma di diversi atteggia- Filone Plotino, soprattutto Origene sono i suoi autori, e
menti nei confronti della cultura greca: da Atanasio, che in tempi già tempestosi per il Fortleben di quest'ultimo
rivela nei suoi scritti, soprattutto apologetici, una buona
non teme di riecheggiarne temi già soggetti a critica e
formazione scolastica, ma in complesso si disinteressa del discussione. Basilio contempera le doti letterarie dell'uno
rapporto fra cristianesimo e cultura greca, a Epifanio, di ,
con la preparazione filosofica dell'altro in una sintesi di
cui abbiamo ricordato la chiusura nei confronti della filo- superiore livello, all'insegna di un senso della misura ch'è
sofia greca, a Giovanni Crisostomo, nel quale la più la quintessenza del classicismo e fa di lui l'insuperato
raffinata.conoscenza e messa in opera di tutta la tradizio- esemplare di cristiano ellenizzato. Tutti e tre insieme,
nale strumentazione retorica si accompagna al deprezza- nella varietà di atteggiamenti e nella omogeneità dei mo-
mento più radicale dei filosofi greci, « gente che non ha tivi ispiratori di fondo, stanno a significare la fecondità
né chiarezza né consistenza di pensiero D, le cui dottrine del felice incontro di cristianesimo ed ellenismo.
« sono piene di asserzioni ripugnanti ». Giovanni « barba-
--- . -- . -- - - L'ideale che essi propugnano, l'iniziativa che portano a-
ro pescatoreTco1 suo Vangelo si è impossessato di tutto il vanti sono sostanzialmente quelli di Origene, autore che
mondo D, mentre C le dottrine dei Greci sono morte e fu carissimo anche a Basilio e al Nazianzeno, ma aggior-
sepolte » (PG 59,31). nati ad esigenze nuove, che Origene non aveva neppure
Per forza di cose, dobbiamo limitare a pochi un cenno potuto immaginare. Con Origene infatti l'incontro fra
più disteso, ai Cappadoci per l'Oriente, a Girolamo e A- - kerygma cristiano e cultura greca era avvenuto in circo-
gostino per l'Occidente. stanze difficili, fra ostilità da una parte e dall'altra, e si
era proposto l'adeguamento di quel messaggio alle esigen-
ze del greco colto quasi esclusivamente a livello specula-
I Cappadoci tivo, al fine di fornirgli un adeguato fondamento dottrina-
Con Basilio, Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa le in linea con la riflessione filosofica dell'epoca. Al tempo
la fusione tra profondo sentire cristiano e paideia greca è dei Cappadoci la situazione è radicalmente mutata, il
completa e si realizza al livello più alto sia di spiritualità
cristiana sia di formazione classica. Di alta estrazione (58) Ciò vale soprattutto per Basilio e il Nazianzeno, che comple-
sociale, educati nel modo più tradizionalmente raffinato e tarono i loro studi ad Atene. I1 Nisseno non ebbe questo privilegio.
cristianesimo è diventato addirittura religione di stato, e lontanamento dal mondo per un più diretto e continuo
il problema è di carattere ben diverso: si tratta di vivere contatto con Dio, l'ideale monastico non solo non è in-
il cristianesimo non solo superficialmente ma con assolu- compatibile con certi valori essenziali della tradizione
ta sincerità, e insieme non rinunciare a quanto di bello greca, ma sa addirittura trar frutto dall'amor Dei intel-
nobile, anche raffinato aveva prodotto la civiltà greca; si Zectualis, che di quella costituisce una delle conquiste più
tratta, insomma, di sfatare con la realizzazione pratica la alte.
convinzione di chi ravvisava radicale inconciliabilità fra Come vedremo, la durezza dei tempi mise ben presto a
la fede irrazionale dei cristiani, nemica di ogni valore del dura prova l'ideale di cristianesimo ellenizzato proposto
mondo, e il razionalismo greco con la sua visione sostan- dai Cappadoci, ma non ne avrebbe scalfito il significato
zialmente ottimista del mondo. L'ambiente elevato da cui esemplare.
provenivano e col quale erano sempre in contatto per
mille tramiti rendeva i Cappadoci particolarmente sensi-
bili a questa esigenza; ed essi con la raffinatezza lettera- Girolamo
ria, con l'ardua speculazione filosofica, con politesse »
((

tipicamente ellenistica, spinta fino all'affettazione (si leg- Più volte abbiamo rilevato il ritardo culturale dell1Occi-
gano certe lettere di Basilio e soprattutto del Nazianze- dente cristiano rispetto alllOriente, conseguenza della più
no), nell'intrattenere rapporti sia con letterati pagani sia tarda e meno estesa evangelizzazione. Tra la fine del I11
con le più alte autorità sia con ogni altro ordine di cor- secolo e i primi decenni del IV la facies culturale del
rispondenti, dimostrarono la compatibilità dell'impegno cristianesimo qui evidenzia tratti che, in confronto con
cristiano con gli aspetti più raffinati della civiltà greca. l'oriente, si presentano come arcaizzanti, per lo più tipici
L'intransigenza della fede ispirò in loro, soprattutto in della cultura asiatica che qui si era ampiamente diffusa
Basilio, l'intransigenza più rigida ed eloquente nei con- nel corso del I11 secolo: millenarismo (Vittorino di Pet-
fronti delle mille ingiustizie che funestavano il mondo di tau, Lattanzio), antropomorfismo (Lattanzio, Potamio di
allora, ma non li rese sordi al richiamo dei valori essen- Lisbona), materialismo antropologico (Ilario prima dell'e-
ziali della civiltà classica, così come il saldo fondamento silio di Asia). La controversia ariana, che dopo il 350
scritturistico della loro formazione li rese aperti all'ap- coinvolse anche l'Occidente, impose un rapido processo di
porto della ricca tradizione filosofica greca. aggiornamento, che non fu soltanto dottrinale: Ilario, esi-
Questa sintesi operata dai Cappadoki fra cristianesimo ed liato in Oriente, non soltanto maturò qui la propria dot-
ellenismo è tanto più significativa in quanto la loro ade- trina trinitaria ma fu anche conquistato, attraverso Ori-
sione al cristianesimo si realizzò nella forma più spetta- gene, allo spiritualismo platonico; e la grande diffusione
colarmente estranea allo spirito greco, quella del mona- del platonismo, già ricordato (Mario Vittorino, Ambrogio,
chesimo. Soprattutto Basilio e il Nazianzeno sentirono a Manlio Teodoro), contribuì efficacemente ad affiancare la
fondo il sottile fascino della ricerca della perfezione nel- cultura cristiana d'Occidente a quella d'oriente. Gli ulti-
l'allontanamento dal mondo, e Basilio fu anche grande mi decenni del IV secolo vedono qui una grande fioritura
organizzatore di vita monastica. Ma essi compresero che delle lettere cristiane, con una quantità di rappresentanti
l'ideale monastico non s'identificava con gli eccessi asce- anche di peso, come Ambrogio, Prudenzio, ecc. Anche il
tici e le costumanze pittorescamente contestatrici di certo monachesimo, a Marsiglia e soprattutto a Lerino, si e-
monachesimo egiziano e siriaco; lo sfrondarono da queste spresse a livelli culturalmente molto elevati, ben lontani
sovrastrutture appariscenti, in cui l'ascesi si sposava da certo rozzo monachesimo orientale, stante l'estrazione
spesso ad un esibizionismo di poco significato cristiano; aristocratica di molti suoi rappresentanti. Le figure com-
dimostrarono che il rifiuto della sapienza del mondo non plesse e così ben caratterizzate l'una rispetto all'altra di
deve significare totale ignoranza. Ridotto così alla sua Girolamo e di Agostino assommano bene in sé la ricchez-
vera essenza, che è ricerca di perfezione cristiana nell'al- za di questa fioritura letteraria. Ne esaminiamo qui solo

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quegli aspetti che più direttamente interessano il nostro traduttore, quella delllAT direttamente in latino dall'ori-
discorso. ginale ebraico; ma su di essa non ci possiamo soffermare
Girolamo, appassionato cultore di lettere classiche alla in questa sede. Qui invece ricorderemo come Girolamo
scuola del grammatico Donato e poi convertito a vita abbia avuto familiarità - nell'ambito delle lettere greche
cristiana più asceticamente impegnata, data l'usuale tea- cristiane - oltre che con Origene anche con Eusebio,
tralità dei suoi atteggiamenti, espresse con particolare anche lui fervente origeniano; e proprio la lettura di
enfasi il contrasto fra queste due componenti della sua tante notizie di carattere letterario inserite da Eusebio
formazione nella visione avuta nel deserto di Calcide: nella sua Storia ecclesiastica lo spinse a concepire la sua
presentazione al tribunale di Cristo, la celebre accusa: opera più originale e, ai fini del nostro discorso, più
Ciceronianus es, non Christianus », la promessa di non significativa: il De viris illustribus, una serie di 135 brevi
toccare più le opere degli scrittori pagani (ep. 22,30). Ma, biografie di scrittori cristiani greci e latini, a partire dal-
come gli rimprovererà Rufino al tempo della controversia l'apostolo Pietro fino a Girolamo stesso. Se il materiale
origeniana (Apol. I1 6-11), la solenne promessa non fu utilizzato per le biografie è in buona parte eusebiano, il
mantenuta: non soltanto Girolamo ad ogni piè sospinto titolo ripete quello dell'opera di Suetonio, cui Girolamo
fa sfoggio, nei suoi scritti, di citazioni di classici, ma guardò come al modello più diretto per la sua storia
sappiamo che li insegnava pure nella scuola annessa al letteraria. Nel prologo, pur confessando i limiti d'infor-
monastero di Betlemme e ne faceva trascrivere le opere mazione del suo libro, lo inserisce consapevolmente nella
dai suoi monaci. Se nell'entusiasmo dell'ancor non lonta- tradizione biografica greca e latina, di cui ricorda alcuni
na conversione Girolamo aveva sentito incompatibili fra nomi importanti, Satiro, Varrone, Cornelio, Suetonio, e
loro impegno cristiano e attrazione per le lettere pagane, conclude:
col passare del tempo aveva attenuato quel contrasto fino Imparino dunque Celso, Porfirio, Giuliano, cani rabbiosi
a rimuoverlo del tutto. Ma è significativo che egli non contro Cristo, imparino i loro seguaci, che credono che la
abbia mai sentito l'esigenza di giustificare chiaramente in chiesa non abbia avuto filosofi, oratori, dottori, quanti e
linea teorica l'evoluzione del suo atteggiamento: è una quali uomini l'abbiano fondata, edificata, adornata; smet-
persistenza del comportamento ambiguo che abbiamo visto tano di tacciare la nostra fede di rozza semplicità; e
tipico di vari letterati cristiani nel confronto con la cul- piuttosto riconoscano la loro ignoranza ».
tura pagana. I limiti che abbiamo visto Girolamo riconoscere alla sua
Certamente Girolamo modificò l'iniziale atteggiamento di opera sono reali: rispetto alle ampie biografie del De
intransigenza verso questa cultura allorché entrò in con- poetis di Suetonio quelle del nostro autore sono poca
tatto, in Oriente, con l'opera di Origene, di cui divenne, cosa, e la Sua informazione resta molto al di sotto di
insieme con Rufino, appassionato propagandista e sulla quella di Eusebio, sua dichiarata fonte primaria. Ciò no-
quale affinò la sensibilità filologica acquisita alla scuola di nostante l'opera ha grande significato nella storia del
Donato. Per far conoscere Origene ai Latini Girolamo e rapporto sempre così dialettico fra cultura cristiana e
Rufino ne tradussero dal greco parecchi scritti, e anche cultura pagana: con essa infatti Girolamo da una parte
altri di autori più o meno con Origene apparentati. In un esprime orgogliosamente la consapevolezza che anche nel
tempo in cui la conoscenza del greco era in Occidente in campo delle lettere ormai i cristiani si sono portati al
grande regresso anche presso le persone colte, l'iniziativa livello dei pagani e ad essi li contrappone; dall'altra inse-
dei due amici (poi nemici) ebbe molto significato nel risce scientemente la sua opera nel solco della tradizione
processo di rapida acculturazione che portò, come ab- letteraria pagana, significando così insieme continuità e
biamo già detto, il cristianesimo d'Occidente ai livelli cul- originalità del nuovo rispetto all'antico,
turali di quello orientale.
Da altra esigenza, questa volta di carattere specificamente
filologico, Girolamo f u spinto alla sua massima fatica di
predicazione fondato suli'ampio uso di figure retoriche
Agostino elementari: ripetizioni, assonanze, costrutti simmetrici o
Di Agostino fin la vicenda personale, che lo vide prima contrapposti con regolarità, ecc., sì che lo studiato modo
allontanarsi dal cristianesimo e poi riaccostarsene, ha per di parlare non solo non sconcertasse l'uditorio ma gli
noi significato esemplare. I1 giovanile disgusto per la roz- facilitasse l'apprendimento dei contenuti.
zezza delle traduzioni latine della Sacra Scrittura; l'ambi- A livello più elevato Agostino propone un modello di
zione intellettuale che lo porta ad aderire al manichei- cultura cristiana, che col passare del tempo si radicalizza
smo (59); l'ascolto dell'esegesi allegorica di Ambrogio, che sempre più nei confronti della cultura pagana: l'accusa è
gli risolve tante difficoltà propostegli dal senso letterale la solita, quella di favorire il politeismo e l'immoralità, sì
delllAT; la lettura dei libri Platonicortim (traduzioni lati- che la poesia classica gli si presenta corrotta e corruttri-
ne di Plotino e Porfirio), che gli fa conoscere che Dio è ce (cfr., p. es., Conf. I 16,25-26). I1 passo di Retr. I 3,4,
spirito: in questa vicenda Agostino visse a livello esisten- che abbiamo citato all'inizio di questo capitolo, sconfes-
ziale momenti che ci sono apparsi tutti importanti nella sava il giovanile elogio che egli aveva fatto delle arti
storia del difficile rapporto fra cristianesimo e cultura liberali nel De ordine, conseguenza di un progressivo irri-
antica. Aver vissuto tale esperienza rendeva Agostino par- gidimento verso posizioni di un cristianesimo sempre più
ticolarmente sensibile al problema posto da quel rappor- intransigente nei confronti di un mondo che appare
to; il suo atteggiamento fortemente critico verso l'impero sempre più dominio del peccato e del male. Assimilando,
romano, da lui considerato suprema espressione della cit- come già Origene, le scienze profane all'oro e argento che
tà terrena, gliene rilevava in modo particolare la difficoltà; gli Israeliti avevano sottratto agli Egiziani, Agostino le
l'innata disposizione a filosofare 10 spinse ad affrontarlo considera ben poca cosa rispetto alle ricchezze accumula-
anche a livello teoretico, come nessuno prima di lui aveva te da Salomone (= scienza sacra). Qui si trova, multo
fatto. In effetti gli otia intellettuali di Cassiciaco, frutto abundantius, tutto ciò che di buono c'è in quelle, mentre
di una conversione cui l'apporto della cultura greca era vi si condanna il male che quelle arrecano (Doctr. Chr. I1
stato importante e che contemperavano l'ideale monastico 42,63).
È chiaro che Agostino non guarda alla paideia classica
e quello filosofico, furono un felice ma breve momento
della vita di Agostino, e l'impegno ecclesiale gl'impose in con l'ottimismo e l'amore dei Cappadoci: per lui la fede e
tutta la sua urgenza il problema del significato e dei limiti l'azione del cristiano si debbono fondare soltanto sulla
di una cultura autenticamente cristiana. Sacra Scrittura (Trin. XV 27,49). Ma egli è d'accordo con
L'ufficio della predicazione al popolo lo fece riflettere sul Basilio che lo studio della Sacra Scrittura non è semplice
come comunicare un messaggio non sempre d'immediata e deve essere affrontato soltanto con adeguata prepara-
evidenza ad ascoltatori di più che modesto livello cultura- zione. I1 De doctrina Christiana, che tratta appunto del-
le. Nel De catechizandis rudibus Agostino prospetta l'op- l'ideale della sapienza cristiana e dei modi della sua ac-
portunità di una catechesi diversificata in ragione del quisizione, propone il programma di studio che Agostino
diverso livello intellettuale degli ascoltatori, e propone ritiene idoneo per conseguire quella preparazione (1. 11):
egli stesso un modello di catechesi elementare, impostata grammatica, storia, scienze naturali, retorica, dialettica,
sul tema della storia della salvezza dell'uomo grazie all'o- matematica. È vero che Agostino aggiunge allo studio del
pera di Cristo (60). Di fatto egli mise a punto un modo di greco quello dell'ebraico e non contempla lo studio dei
classici pagani; ma in sostanza il programma di studio
agostiniano corrisponde a quello dell'insegnamento sco-
(59) 11 manicheismo, per molti aspetti collegato allo gnosticisimo, lastico del tempo; del resto, proprio in omaggio alle ten-
ne ereditò, nel IV secolo, la pretesa di superiorità intellettuale nei
confronti del cristianesimo. denze culturali di allora, Agostino stesso aveva intrapreso
(60) I1 tema, già tradizionale, è articolato in vari momenti: pec- a comporre un'enciclopedia delle arti liberali, lasciata in-
cato di Adamo, punizione, preparazione delllAT, opera redentrice compiuta dopo il De musica. Proprio prima del passo di
di Cristo, fine del mondo e relativo giudizio.
Doctr. Chr. I1 42,63 citato qui sopra, Agostino consiglia capitolo quinto
di prendere dalla scienza pagana tutto ciò che vi può decadenza culturale
essere di utile, e conforta il suo consiglio con l'esempio
di altri scrittori cristiani che avevano fatto così: oltre in- del cristianesimo anticg
numerabiles Graeci, cipriano, Lattanzio, Vittorino, Ila- '
rio.
In sostanza vediamo che Agostino ricalca il programma di
studio che Basilio aveva prescritto ai suoi due giovani
parenti. Ma rispetto ai Cappadoci e a ~irolàmo,l'impegno
di Agostino è più severo, in quanto per lui il cristiano
deve veramente prendere dalle scienze profane solo quel
tanto che può giovare allo studio della Sacra Scrittura, sì
che con lui si può parlare veramente di cristianizzazione
della cultura antica. In tal senso è fondamentale il 1. IV
del De doctrina Christiana, nel quale Agostino fa una
trattazione di retorica ad uso del maestro di Sacra Scrit-
tura il quale, oltre che comprendere, deve saper esporre. I1 termine « decadenza » non risulta gradito al lettore
Qui Agostino contesta l'opinio communis anche dei cri- moderno, ormai aduso, allorché si parla della storia di
stiani, che le lettere pagane fossero più idonee di quelle popoli e civiltà, a vederlo sostituito da K trasformazione D
cristiane allo studio della retorica (C. 6 ) ) e riportando di « sviluppo » e simili. Ciò sembra tanto più naturale a
questa alcune norme fondamentali le illustra proprio con proposito del periodo storico di cui stiamo per occuparci
esempi tratti prima. da Paolo e poi da Cipriano e Ambro- (V-VI secolo), in quanto esso sta proprio a cavallo fra
gio (cc. 20-21), al fine di dimostrare che quelle norme tardo antico e alto medioevo, cioè nel cuore di un'età
tradizionali potevano essere spiegate ed apprese anche (111-VI11 secolo) il cui carattere unitario gli studi più
sulla scorta di testi cristiani. L'innovazione era rivoluzio- recenti tendono significativamente a rilevare. Eppure mi
naria, e avrebbe avuto seguito con Isidoro e Beda, por- spinge ad adoperare quel termine la constatazione che i
tando alla cristianizzazione della grammatica. guasti prodotti in Occidente .dalle invasioni barbariche
provocarono quasi dovunque un netto abbassamento nel
livello culturale (61)) e che di tale stato di inferiorità
rispetto all'età passata i letterati di quest'epoca furono
dolorosamente consapevoli. Risulta meno agevole parlare
di decadenza per l'oriente: il VI secolo è l'epoca di Giu-
stiniano e della chiesa della Santa Sofia, la realizzazione
artistica più splendida di tutta l'antichità cristiana; e solo
alcuni anni prima lo Ps. Dionigi aveva fatto conoscere le
sue opere mistico-teologiche; alla cui elaborazione tanto
aveva contribuito l'apporto della filosofia platonica. Ma
se è vero che la decadenza letteraria e artistica si awerte
soprattutto dopo la morte di Eraclio (641), già nell'epoca

(61) Anche qui il termine va inteso, secondo il significato ristretto


adottato in queste pagine, come indicativo della produzione intel-
lettuale e più specificamente letteraria.

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in modo esasperato la coscienza di molti di fronte al
che ci interessa si avvertono segni non dubbi di inaridi- pericolo, vero o immaginario, dell'eresia. Dobbiamo ag-
mento rispetto alla fioritura del IV secolo: il ricorrere, giungere la crescente attività e influenza dei monaci: il
durante le controversie cristologiche, all'autorità dei teolo- fanatismo con cui vivevano l'esperienza religiosa soprattut-
gi delle età precedenti con la compilazione di grandi flori- to in Oriente dava loro coscienza di costituire l'élite della
legi dottrinali non è solo espediente polemico ma rileva, chiesa e quindi li faceva sentire investiti anche del dovere
nei teologi del nostro tempo, coscienza della propria infe- di preservarne l'ortodossia; e rozzi e ignoranti quali per
riorità rispetto ai grandi del passato (62); e l'emergere
lo più erano, facilmente erano spinti all'intolleranza più
delle culture autoctone (siriaca, copta) determinò il re- faziosa. Avevano grande influenza sul popolo, e questo ac-
gresso dell'ellenismo, che fino allora aveva costituito una cresceva il loro peso nelle controversie dottrinali. Tenia-
struttura portante della cultura cristiana. mo anche conto del sospetto con cui da sempre i cristiani
di basso livello culturale avevano guardato alle complesse
: elaborazioni dottrinali e all'apertura alla filosofia greca. .
1. La controversia origeniana Potenziati da tutti questi fattori, fanatismo e intolleranza
e il trionfo dell'intolleranza si dispiegarono in pieno nella controversia origeniana.
Già abbiamo accennato (C. 3,3) come nella seconda metà
Uno dei caratteri più distintivi della civiltà ellenisti- del I11 secolo e oltre i contrasti suscitati dal diffondersi
co-romana era stata la tolleranza nel campo delle idee, della cultura alessandrina in area siropalestinese si fossero
non soltanto in ambito religioso ma anche filosofico: le polarizzati intorno alla figura di Origene. All'inizio del IV
varie scuole polemizzavano fra loro, ma si trattava di secolo Eustazio e Martello, gli ultimi rappresentanti della
ambiti ristretti, dove non si eccedeva: a un cultore di
cultura asiatica, lo accusano, uno di aver allegorizzato
filosofia era offerta possibilità di scelta e anche di combi- tutta la Scrittura (PG 18,656)) l'altro di aver concesso
nare insieme dottrine di diversa estrazione (eclettismo). troppo a Platone (fr. 88 Klostermann). Ma in area d'in-
I1 cristianesimo invece non era propenso alla tolleran- fluenza alessandrina il giudizio era ovviamente ben diver-
za: la coscienza di fondare la propria fede sulla rivela- so, e l'abbandono di certe dottrine azzardate non aveva
zione divina non permetteva al cristiano scelte, possibili nuociuto all'apprezzamento complessivo. Durante la con-
solo fra dottrine proposte da uomini; e l'integrità della troversia ariana, pur se gli eretici cercavano di farsi forti
fede fu subito sentita come articulus stantis aut cadentis anche di certi concetti di Origene, Atanasio gli conserva tut-
ecclesiae: chi fosse riconosciuto attentare a questa inte- ta la sua stima e coglie acutamente il carattere di ricerca
grità e, richiamato, persistesse nel suo atteggiamento, era e proposta di gran parte della sua riflessione teologica
espulso dalla chiesa cattolica in quanto eretico. (Decr. 27). Abbiamo già detto dell'origenismo dei Cappa-
Verso la fine del IV secolo vediamo questo senso di intol- doci. Basilio e il Nazianzeno, proprio per facilitare I'ac-
leranza intensificarsi in modo ancor più preoccupante. cesso all'opera, tanto complessa, del grande alessandrino,
Spieghiamo, almeno in parte, questa accentuata sensibili- ne fecero un'antologia (Philokalia), che ebbe grande diffu-
tà come conseguenza della controversia ariana, che per sione. A nessuno di questi personaggi sfuggiva che c'era-
lunghi decenni aveva familiarizzato molti cristiani con la no aspetti discutibili negli scritti di Origene, rilevati so-
polemica dottrinale e aveva fatto percepire in modo pres- prattutto dal grande progresso che la controversia ariana
sante il pericolo che, a causa di tale polemica, aveva aveva determinato in ambito di teologia trinitaria; ma
corso l'integrità del deposito di fede, sì da sensibilizzare avevano saputo giudicare con discrezione e intelligenza,
apprezzando il grande valore dell'opera di Origene presa
(62) Lo dimostra il fatto che nel VI secolo anche in ambito ese- nel suo complesso.
getico comincia la voga delle compilazioni e dei florilegi (= Ca-
tene); senza alcuna esigenza di carattere polemico, nell'interpre- Ma adesso, cioè verso la fine del IV secolo, l'apprezza-
tare la Scrittura, si rinuncia quasi completamente a fare opera ori- mento cambia. Epifanio, uomo non sprovveduto di letture
ginale e si preferisce ricorrere agli esegeti del passato.
e non del tutto privo d'ingegno ma tipico rappresentante 2. Le controversie cristologiche e la reazione
di quell'intolleranza di cui ci stiamo occupando, ingigan- delle culture autoctone contro I'ellenismo
tisce il pericolo rappresentato dagli a errori D di Origene
per l'ambiente dei monaci, e parte, lancia in resta, per la In questo clima d'intolleranza e di fanatismo si svolsero
crociata antiorigeniana: qualcuno lo segue, fra cui Giro- le grandi controversie cristologiche che iniziarono con gli
lamo, fino allora fervente origeniano, altri lo respingono, anni 30 del V secolo: ne furono influenzate, non certo in
fra cui Rufino; i monaci si dividono; Teofilo di Alessan- senso distensivo, e contribuirono ad accentuarlo ancora
dria sfrutta l'occasione: continua in privato a leggere di più. Se guardiamo indietro all'arianesimo, esso ci si
Origene (Socr. HE VI 17), ma partecipa alla campagna presenta nettamente caratterizzato rispetto alla dottrina
contro di lui per poter rafforzare il suo potere sui mona- trinitaria cattolica: il testo che Eunomio sottopose a
ci. Si susseguono varie condanne all'indirizzo di chi ormai Teodosio nel 393 non lascia alcun dubbio in proposito ed
non poteva più difendersi; e fra alti e bassi la controver- Eunomio non aveva difficoltà a riconoscersi nelle accuse
sia si trascina fino al tempo di Giustiniano, che farà che gli venivano mosse. Ma Nestorio, che soprawisse
emanare la condanna definitiva (543) (63). lungamente alla condanna del 431, rifiutò sempre la pa-
A noi più che i dettagli di questa poco edificante vicenda ternità delle accuse che gli furono mosse; le incertezze
interessa il suo spirito: Origene col suo libero discutere della sua cristologia sono evidenti, ma altrettanto eviden-
lasciando spesso aperti i risultati e con l'ampiezza della te fu il suo spirito di conciliazione allorché iniziò la di-
sua apertura alla cultura greca incarnava un certo modo sputa con Cirillo: eppure fu condannato e la condanna fu
di sentire la religione cristiana: stretta adesione ai dati ripetutamente confermata, senza che gli venisse mai
fondamentali del deposito di fede e all'autorità della ge- offerta una reale possibilità di discutere le accuse di cui
rarchia, ma anche ampiezza d'idee, fiducia nella discus- gli fu fatto carico. Nella sua disgrazia una componente di
sione condotta ad alto livello. convinzione che il cristia- altra natura fu determinante, in ragione della politica
nesimo non dovesse temere il.dialogo con la filosofia gre- di potenza perseguita dal patriarcato di Alessandria; ma
ca, pur di approfondire i suoi contenuti; in una parola, Cirillo poté perseguire con successo tale politica proprio
nella sua professione di fede Origene si sente libero, alla perché strumentalizzò a suo vantaggio l'intolleranza e il
maniera di Paolo. Ma proprio questo modo di vivere l'e- fanatismo dei monaci e delle folle. In questo senso non è
sperienza cristiana è diventato incomprensibile ad Epifa- arbitrario parlare di a tragedia D di Nestorio.
nio e a quanti, come lui, respirano quel clima di crescen- La controversia monofisita è in argomento ancor più i-
te intolleranza: per loro il cristianesimo è soprattutto struttiva. Com'è noto, il monofisismo non fu movimento
autorità, rifiuto della discussione, miopia intellettuale, in- dottrinalmente unitario e certe presentazioni della dottri-
capacità di ricercare con libertà di spirito. È fuor di na contrastavano in modo evidente con la cristologia cat-
dubbio che il diffondersi di tale modo di vivere il cristia- tolica sanzionata a Calcedonia (451). Ma il monofisismo
nesimo determinava la chiusura più radicale nei confronti più importante, quello di Severo dlAntiochia, diversificava
di quella formazione ispirata ai principi della paideia dalla dottrina calcedonese più nell'apparenza che nella
greca, che i Cappadoci, eredi spirituali di Origene nel IV sostanza: l'umanità di Cristo era per lui integra e com-
secolo, avevano vagheggiato; e più in generale inaridiva pleta, e le sue proprietà restavano distinte da quelle della
ogni possibilità di operare in modo intellettualmente, e divinità, sì che Cristo era consustanziale al Padre secondo
perciò culturalmente valido. I1 trionfo dell'intolleranza la divinità e consustanziale agli uomini secondo I'umanità,
significò trionfo dell'oscurantismo. proprio come voleva la dottrina di Calcedonia. Da questa
Severo differiva solo perché non voleva definire come
(63) L'origenismo fatto condannare da Giustiniano in buona parte natura l'umanità di Cristo, e quindi continuava a parlare
non era tanto quello di Origene quanto quello dei suoi seguaci,
che ne avevano accentuato in modo radicale certi aspetti del di una natura, e non di due. Ma pur senza minimizzare
pensiero. l'importanza dei presupposti filosofici che sono alla base
dell'atteggiamento di Severo, gli studiosi moderni rico- lemme, durante le funzioni liturgiche, un traduttore tra-
noscono l'ortodossia della sua dottrina e parlano di mo- duceva in lingua locale il greco dell'officiante, anche dell'o-
nofisismo solo verbale, una constatazione alla quale giun- melia, invece ad Antiochia il Crisostomo, pur così solleci-
sero anche alcuni cattolici di quel tempo. Sarebbe bastato to verso i poveri e gli umili, riservava la sua predicazione
solo un po' di reciproco rispetto e di sincero amore per ai greci, senza preoccuparsi che una parte degli ascoltato-
l'unità della chiesa, e una franca discussione avrebbe po- ri non riuscisse a capirlo (64). Adesso invece il copto, il
tuto risolvere gli equivoci e ridurre le distanze. In effetti siriaco, l'armeno sviluppano una loro letteratura vigorosa
discussioni ce ne furono, a Costantinopoli nel 533, a Cal- e fiorente, la cui matrice è ben riconoscibile dai contenu-
linico nel 567, così come l'indomani del concilio di Efeso ti, che sono solo di natura religiosa. Solo adesso, alla fine
del 431 partigiani di Cirillo e di Nestorio si erano riuniti del V secolo, si può dare l'esempio di un personaggio
a Calcedonia: ma tutte queste riunioni si svolsero in un come Filosseno di Mabbug, che esercita una notevole in-
clima di esasperazione, d'intolleranza, di odio teologico fluenza in campo religioso pur ignorando, o affettando
che impedì un approccio efficace alla materia in discus- d'ignorare, il greco. Non è certo un caso che questa fiori-
sione. Facondo di Ermiane, uno scrittore latino del tempo tura di culture locali si abbia soltanto in regioni, come
di Giustiniano, rilevò acutamente (I 4,38) che presso i l'Egitto e la Siria interna, dove il monofisismo è domi-
Greci le contentiones aggravavano i contrasti teologici. nante.
Un fatto nuovo e importante che valse ad accentuare, da Nonostante il continuo crescere dell'intolleranza e del fa-
parte monofisita, il fanatismo e l'intolleranza fu la rea- natismo religioso e il risveglio delle culture locali, la politi-
zione delle culture indigene contro il fino allora dominan- ca culturale determinata dalla svolta costantiniana e co-
te ellenismo. Più volte nella storia della chiesa antica dificata dai Cappadoci non subì apparenti mutamenti. La
avvertiamo come le culture indigene dell'impero, represse scuola non modificò il normale indirizzo classico. Anzi,
a livello politico, sociale, economico, intellettuale, dalle nel 425 Teodosio I1 fondò a Costantinopoli una vera e
culture egemoni greca e romana, abbiano trovato proprio propria università, destinata a plurisecolare durata, orga-
ne1,cristianesimo l'elemento catalizzante, intorno al quale nizzata secondo il tradizionale curriculum di studi, dalle
si coagularono le frustrazioni degli oppressi, presero co- arti liberali fino a retorica, filosofia, diritto, dove non si
scienza di sé e sentirono lo stimolo della rivalsa. Esem- fece posto a un'istruzione di contenuto cristiano. Dato il
plare in questo senso fu, nel IV secolo, la reazione dona- tradizionale collegamento filosofia-eresia l'atteggiamento
tista al cristianesimo d'Africa, lealista e conformista. nei confronti della filosofia è spesso chiuso in teoria: non
Nel nostro caso solo tardi, in pieno VI1 secolo, i Mo- solo Cirillo ripete i soliti motivi circa i danni che arrecano
nofisiti di Siria e soprattutto d'Egitto esasperarono la loro la filosofia e le sue contraddizioni (PG76,543 ss., 773 ss.); ma
awersione a Costantinopoli al punto da preferire la domi- anche Teodoreto, che pure fu, rispetto a quello, intellet-
nazione araba a quella greca. Ma già molto prima, nel tualmente più aperto (PG 83, 560,828 ss., 947 ss.), nell'in-
tardo V secolo, in Egitto e in Siria le culture autoctone, traduzione al Commento al Cantico, dipendente dal com-
copta e siriaca, trovarono nella dottrina monofisita lo mento di Origene, omette il significativo accostamento
stimolo per reagire contro la dominante cultura ellenisti- che la sua fonte aveva istituito fra le partizioni della
ca. I1 nome di Melkiti (= imperiali) con cui i Monofisiti filosofia greca e i tre libri di Salomone. Ma nonostante
definirono i Calcedonesi difisiti è quanto mai emblematico
su questo punto. Da tempo la missione cristiana nelle
zone contadine di quelle regioni aveva fatto uso delle (64) Non comta che il Crisostomo conoscesse il siriaco; ma il fatto
lingue locali nell'evangelizzazione, e soprattutto in Siria che non abbia pensato ad utilizzare un traduttore è indizio della
speranogià avuti esiti letterari in lingua indigena. Ma di scarsa considerazione in cui ad Antiochia era tenuta la lingua in-
fronte al greco le lingue locali erano state fino allora digena. Cfr. su questo E. Dekkers, Limites sociales et linguistiques
de la pastorale liturgique de saint Jean Chrysostome, Augustinia-
tenute in condizione di assoluta minorità. Se a Gerusa- num 1980, p. 119ss.
queste riserve, proprio le esigenze della controversia cri- 3. Le invasioni dei barbari
stologica, che si svolgeva a livelli sempre più tecnici, e la decadenza culturale dell'occidente
imponevano una larga utilizzazione di termini e concetti
tipici della filosofia greca: è soprattutto la filosofia aristo- Le invasioni dei barbari, che provocarono la caduta del-
telica ad essere utilizzata per la dialettica e la logica, l'impero in Occidente, ebbero gravi conseguenze anche in
anche da parte monofisita. E qui va precisato che il mo- ambito culturale: determinarono infatti la frattura di
nofisismo, se fece larga presa sulle popolazioni indigene, quella koinè culturale di alto livello che dicemmo essersi
fu largamente rappresentato anche fra i Greci, e tutt'altro formata nelle regioni dell'impero verso la fine del I V
che a livello esclusivamente popolare. Anche se Severo secolo; e per frattura intendiamo non soltanto il distac-
dlAntiochia dichiara ripetutamente la sua intenzione di carsi dellrOccidente rispetto all'oriente ma anche il fra-
non tener conto dei filosofi e di attenersi solo alla Scrit- zionarsi della facies culturale dell'occidente in ragione
tura, egli si rivela ben ferrato anche in ambito filosofico; del frazionarsi dell'unità politica nei vari regni romano-
e non poteva essere altrimenti, dato che il fondamento barbarici. Infatti in questi si determinano situazioni di-
teoretico della dottrina monofisita, cioè la corrispondenza verse non soltanto politiche ma anche in ambito religioso
ipostasi - natura, derivava recta via dalla filosofia aristo- e culturale, e il generale abbassamento di tono culturale
telica; ed è superfluo insistere sull~aristotelismodi Gio- si concreta con intensità e modi diversi da regione a
vanni Filopono. regione. Di fronte a tale stato di cose la chiesa, unico
Ma nonostante queste manifestazioni di perdurante vitali- organismo restato valido della vecchia organizzazione del-
tà, la cultura greca cristiana, presa nel suo complesso, l'impero, per forza di cose viene ad assumere la difesa
tende ormai ad isterilirsi: quella alessandrina, che teneva della romanità e dei suoi valori anche culturali, di fronte
il campo dall'inizio del I11 secolo, già alla fine del IV al pericolo di un imbarbarimento generale; e lo fa con
comincia a dar segni di senescenza; quella antiochena, tanto maggiori spontaneità e naturalezza in quanto più
che in opposizione all'altra aveva preso a svilupparsi flo- che mai ora cristianità e romanità sono sentiti come va-
ridamente verso la fine del IV secolo, risente il durissimo lori coincidenti (65)) e di fronte alle nuove paurose esi-
contraccolpo della controversia cristologica, in cui la sua genze cadono anche le ultime remore e diffidenze dei
parte fu normalmente quella dell'accusato. L'intolleranza, cristiani nei confronti della cultura classica.
i1 fanatismo, il rifiorire delle culture locali spingevano Infatti una delle conseguenze più dannose delle invasioni
tutti in senso opposto agl'ideali della paideia greca che i fu il crollo della organizzazione scolastica tradizionale in
Cappadoci avevano voluto integrare nella cultura cristia- Occidente (66)) e la chiesa fu chiamata a sopperirvi con la
na per elevarne il tono. L'isterilirsi della produzione let- fondazione di scuole monastiche e vescovili. In effetti il
teraria dopo Cirillo e Teodoreto, ben significata dalla vo- cristianesimo è religione del libro, cioè fondato sul valore
ga di florilegi e compilazioni e dal continuo rifarsi all'au- normativo delle Sacre Scritture, che perciò debbono esse-
torità e alla testimonianza dei dottori del passato, fu re lette e studiate, se non si vuole che la religione decada
il segno evidente del più generale scadimento culturale. I1 al livello di superstizione e rito esteriore. Ecco perché fu
persistere delle istituzioni scolastiche e delle tradizioni allora, dal VI secolo in poi, awertita l'esigenza di queste
letterarie impedì un tracollo completo, assicurando la scuole, che con programmi ben più modesti di quelli
continuità col passato, in attesa che, col passare del tem.
po e il mutarsi delle condizioni politiche e sociali, si (65) La posizione critica assunta da Agostino nel De civitate Dei
ricreasse un ambiente più favorevole a un rifiorire della nei confronti dell'impero romano, e che comunque in modo espli-
cultura e delle lettere. cito prendeva di mira solo l'impero pagano, non ha praticamente
seguito in quest'epoca.
(66) Va comunque rilevato che in Africa e almeno in alcune grandi
città italiane l'organizzazione scolastica riuscì a conservare una
certa efficienza fino al VI secolo inoltrato.
della scuola antica assicurassero almeno un minimo di modesto standard culturale anche della haute intellettuale
acculturazione per il clero in formazione. E se il testo di romana per potersi imporre. In effetti neppure il progetto
base diventa ora la Sacra Scrittura, alcuni autori classici di Cassiodoro e papa Agapito (535-536) di fondare a Roma
continuano ad essere adoperati in ragione della loro tra- una schola di studi cristiani sul modello di quella di
dizionalmente riconosciuta utilità didattica. Alessandria poté realizzarsi; e anni dopo nel monastero di
Per focalizzare meglio il senso di questa politica cultura- Vivarium Cassiodoro, scrivendo le Institutiones a uso dei
le, è opportuno accennare brevemente alle condizioni cul- suoi monaci, si accontentava di un programma di studi
turali dei vari regni romanobarbarici. In Africa, nono- molto elementare, per assicurarne il minimo indispensa-
stante la durezza della dominazione dei Vandali, l'orga- bile di acculturazione: pur fatte le debite proporzioni, il
nizzazione scolastica non venne del tutto meno, come di- programma ricalca quello di Origene e dei Cappadoci,
mostrano la produzione poetica di tipo tradizionale conflui- con lo studio della Sacra Scrittura, integrato da quello di
ta nell'Anthologia Salmasiana e il fatto che Fulgenzio importanti autori cristiani e reso possibile da un minimo
poté ricevere, in una città dell'interno, nella seconda me- di cognizioni relative alle arti liberali. L'importanza an-
tà del V secolo, un'educazione che comprendeva anche la nessa da Cassiodoro all'ortografia testimonia il modestis-
conoscenza del greco. Qui il contrasto violento fra Vanda- simo livello dei destinatari del programma.
li ariani e Africani cattolici alimentò una notevole pole- I1 tracollo, comunque, si ebbe in Italia solo con la guerra
mica dottrinale che dette vita ad una produzione lettera- gotica e l'invasione dei Longobardi. Eppure il richiamo
ria di notevole livello. In pieno V I secolo il livello cultu- dei valori della tradizione era a Roma ancora tale da ali-
rale delllAfrica riconquistata dai Bizantini è, mediamente mentare in Gregorio Magno (68), alla fine del VI secolo,
considerato, superiore a quello di ogni altra regione d'Oc- pur in un clima veramente apocalittico, il vecchio fan-
cidente (67). tasma della cultura classica nemica della religione cri-
L'Italia vide l'instaurarsi dei regni barbarici più tardi che stiana: di qui il rimprovero a Desiderio di Vienne di aver
altrove e la politica perseguita da Teodorico fu illuminata insegnato la grammatica (ep. 11,34), la convinzione ch'è
anche sotto l'aspetto culturale, sì che almeno in alcuni indegno restringere verba caelestis oraculi sub regulis
centri, quali Milano e Ravenna, si ebbe una certa attività Donati e l'ingenuo vanto, da parte di chi sa maneggiare la
intellettuale: a Ravenna Venanzio Fortunato ricevette lingua come pochi, di non aver evitato nel suo dire bar-
l'istruzione poetica che tanto ammiravano i barbari Fran- barismi e metacismi (CCh 143'7).
chi fra i quali egli si trasferì. Un posto a parte ebbe I timori di Gregorio appaiono del tutto anacronistici se
Roma, dove i contatti religiosi con l'Oriente e la presen- rapportati alla condizione culturale della Gallia, travolta
za di un'ancora influente aristocrazia senatoria garantiva- dalle invasioni, afflitta dalle lotte tra Visigoti Franchi e
no un livello culturale altrove ormai scomparso. Solo Burgundi e caduta in massima parte in potere dei Fran-
Roma poteva ispirare l'isolata iniziativa culturale di Boe- chi, che erano privi anche di quel minimo di- accultura-
zio, un cristiano platonico molto più platonico che cri- zione che possedevano Visigoti e Burgundi. La conversio-
stiano, iniziativa tesa ad assicurare la conoscenza della ne dei Franchi dal paganesimo al cattolicesimo e non
filosofia greca in ambiente latino non mediante gli ormai all'arianesimo, come invece era stato per le altri genti
consueti manuali e florilegi ma grazie alla traduzione e germaniche, coinvolse subito la chiesa, diventata compo-
all'adattamento dei classici del pensiero filosofico greco, nente essenziale del nuovo stato, nelle complicate e caoti-
Platone Aristotele Porfirio. La tragica morte interruppe che vicende politiche che caratterizzarono la vita del re-
questa iniziativa, che comunque trascendeva di troppo il gno dei Franchi; ed essa, troppo politicizzata, risentì for-

(67) La decadenza comunque si avverte in Africa già sotto la do- (68) Su questo grande personaggio ci liimitiamo a questo marginale
minazione bizantina, dopo la metà del VI secolo, prima dell'inva- cenno, perché non rientra nei limiti cronologici della nostra trat-
sione araba, che cancellerà romanità e cristianesimo dalla regione. tazione.

1O7
te il contraccolpo della dilagante barbarie, smarrendo in della Spagna gotica e cattolica. La grande rinascenza let-
gran parte la coscienza di dover in qualche modo operare teraria che si ebbe a partire dalla fine del VI secolo
culturalmente per porre qualche riparo alla decadenza s'impersonificò in Isidoro di Siviglia: in lui la grammati-
dilagante. Già agl'inizi del VI secolo, se Avito di Xienne, ca, odiata da Gregorio ma dimostratasi saldo baluardo
di alta origine nobiliare, continua a vagheggiare un ideale contro la barbarie, assurge a criterio interpretativo ed
aristocratico di raffinata cultura ormai accessibile a po- espositivo di tutto lo scibile negli Etymologiarum libri, in
chissimi, Cesario di Arles sente tutta la gravità della si- cui gli elementi pagani integrano quelli cristiani in una
tuazione e cerca di ovviarvi mediante l'assiduo ufficio del- visione armonica della realtà che ormai è diventata tutta
la predicazione, sia sua, sia di altri colleghi da lui ripetu- d'impronta cristiana. Sono evidenti i limiti dell'iniziativa
tamente incitati e anche aiutati coll'invio di cicli di ser- di Isidoro, sia qualitativi (carattere manualistico e anto-
mones. I1 livello letterario di questi è tenuto volutamente logico delle conoscenze) sia quantitativi (accessibilità al-
basso per facilitare la comunicazione con gli ascoltatori. l'opera solo da parte di una sparuta minoranza quasi
L'aggravarsi progressivo dello status culturale è testimo- soltanto di chierici); ma ciò nonostante essa caratterizza
niato, negli ultimi decenni del secolo, da Gregorio di bene, alla fine del VI secolo e per tutto il VII, la posizio-
ne d'eccellenza della Spagna visigotica rispetto alle altre
Tours, di origine romana e dotato di non comuni doti
native di narratore e di storico, che però sente dolorosa- regioni delllOccidente(70).
mente i limiti della propria formazione culturale, ben
ravvisabili anche nei continui volgarismi che costellano le
sue pagine. E dopo di lui la situazione andrà vieppiù
peggiorando: la rinascenza carolingia è ancora molto lon-
tana.
In Spagna una diversa situazione politica e sociale de-
termina un diverso andamento anche in campo culturale.
Durante il corso del V secolo il continuo accavallarsi
delle diverse ondate di invasori (Goti Vandali Svevi) (69)
provocò i1 caos completo e determinò praticamente la
fine di ogni attività culturale anche di modesto livello. Ma
gradualmente la situazione politica si stabilizzò grazie al
consolidarsi della monarchia visigota, che nella seconda
metà del VI secolo fu grandemente amplificata e poten-
ziata da ~ e o v i ~ i l d omentre
, la chiesa, tenuta a distanza
ma in sostanza non molestata dai Goti ariani, non risentì
- come invece in Gallia - la dannosa ingerenza del
potere politico e seppe a n c h organizzare le scuole epi- '
scopali meglio che in Gallia. La conversione dei Goti al
cattolicesimo con Reccaredo (589), se da una parte dette
inizio anche qui al processo di politicizzazione della chie-
sa, sul momento ebbe ripercussioni favorevoli, determi-
nando la cooperazione dello stato e della chiesa nel nome
(70) Trascuriamo, in questo breve sguardo panoramico, l'Irlanda e
(69) Cui si aggiunsero, a partire dalla metà del VI secolo, le guerre la Bntannia, perché la fioritura letteraria in lingua latina si ha
provocate dalla invasione della Spagna meridionale da parte dei in questi paesi in epoca che .la nostra trattazione tocca solo molto
Bizantini. di sfuggita.
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Indice dei nomi

Achilla, 57 Atenagora, 37, 39, 41, 49, 50


Aezio. 80 Atene (scuola), 88
~ g a & o -papa, 107 Atti degli apostoli, 3
Agostino, 71, 74, 75, 82, 84, 87, 91, Atti apocrifi, 26, 27, 46
94-96, 105 Atti dei martiri, 72
Alessandrina (cultura, scuola), Augusto, 38
43, 44,47-59,67, 75, 77, 81, 84, 88 Ausonio, 71
Alessandro Severo, 59, 60 Avito, 108
Ambrogio, 73, 74, 75, 82, 84, 91,
94 Ps. Barnaba, 26, 48
Ambrogio (amico di Ongene), 56 Basilide,-iani, 28, 29, 48
Amelio, 60 Basilio, 73, 75, 76, 77, 80, 83, 88-
Ammiano Martellino, 86 91, 95, 96, 99
Ammonio Sacca, 60 Beda, 96
Anassagora, 32 Ben Sira, 16
Anassimene, 32 Boezio, 106, 107
Anatolio di Laodicea, 60, 76 Burgundi, l07
Anthologia Saimasiana, 106
Antiocheni, 75, 77 Cappadoci, 79, 8&91, 95, 99, 100,
Antonio eremita, 78 103, 104, 107
Apocaiissi, 24, 25 Carmen ad quendam senatorem,
Apollo, 47 87
Apollinare, 62, 77 Carmen contra paganos, 87
Apollinare il Vecchio, 77 Cassiodoro, 107
Apologisti, 30-42, 47, 50 Celso, 46-47,52, 61, 86, 93
Arato, 24 Cesarea (scuola), 53, 57
Ariani,-nesimo, 80, 81 Cesano di Arles, 108
Aristide, 67 Cicerone, 5, 50, 64, 87
Aristotele,-lismo, 28, 32, 35, 50, Cirillo di Alessandria, 86, 101,
53, 84, 104, 106 102, 103, 104
Arnobio, 65 Cirillo di Gerusalemme, 81
Asiatica (cultura), 4244, 47, 59 Cipnano, 6, 22, 63, 64, 65, 96
Atanasio, 88, 99 Cleante, 35
Clemente Alessandrino, 48, 49-52, Giovanni evangelista, 25, Marco evangelista, 24 Quintiliano, 87
53, 67, 72, 74
Clemente Romano, 26, 30
54. 61. 88 ,
~io;an;i Crisostomo, 11, 73, 88,
Mario Vittorino, 65, 82, 91, 96
Matteo, 46
Qumran, 17 /I
Cornelio Nepote, 93 1O3 Melania, 78 Reccaredo, 108 1
Costantino, 67, 68, 69, 70, 85 Giovanni Filopono, 104 Melitone, 38, 42, 44 Rufino, 92, 100 l
Crisostomo vedi Giovanni Giovenco, 74 Melkiti, 102
Giuliano, 77, 86-87, 93 Menandro retore, 24 Salmi, 21, 22, 27, 77
Damaso, 74 Giulio Africano, 60 Metodio, 58, 62 Satiro, 93
Demetrio, 57 Giuseppe Flavio, 68 Millenaristi,-ismo, 44, 57, 58, 65 Seconda Sofistica,
,, 42
Desiderio di Vienne, 107 Giustiniano, 88, 97, 100, 102 91 Seneca, 34, W
Didachè, 26 Giustino, 38, 39, 40, 42, 43, 50, Minucio Felice, 37, 64, 74 Sethiani, 29
Didimo, 77 51, 55 Monarchiani,-ismo, 57, 58 Severo di Antiochia,.-101, 102,
Diocleziano, 62, 64 Ps. Giustino. 31. 32, 33 Monofisiti, 101, 102 Sibillini (Oracolt),
, m- 65
Diodoro, 77 Girolamo, 91-93,' 96 '
Simmaco, 84, 61
Dionigi di Alessandria, 20, 57 Gloria, 22 Naasseni, 29 Simoniani, 29
Ps. Dionigi, 97 Gnostici, 21, 27, 30, 40, 48, 49, 51, Nepote millenarista, 58 Sinesio, 71
Donatisti, 102 52, 61 Nerone, 45, 64 Socrate, 34
Donato grammatico, 92, 107 Goti, 108 Nestorio, 75, 101, 102 - .
Stefano, 23
II
Gregorio Magno, 107, 109 Nicomaco Flaviano, 87 Stoici,-ismo, 18, 28, 33, 43
Gregono Nazianzeno, 11, 74, 88- Nisibi (scuola), 77 Suetonio, 45, 93
Ebioniti, 19, 21 91, 99 Noeto, 28, 43
Ebrei, lettera agli, 48 Numenio. 60 Svevi, 108
Gregorio Nisseno, 12, 73, 80, 88-
Edessa (scuola), 77 91
.-
Empedocle, 28 Gregorio di Tours, 108 Odi di Salomone, 21 Tacito, 45
Epicuro,-reismo, 50, 53 Taziano, 31, 32,- 35,
- - 34,
- . .- .
35, 39,
Epifanio, 82, 88, 99, 100 Omero, 15, 29, 37, 50, 59, 76
Hermeticum (Corpus), 65 Ongene, 47, 48, 49, 52-58, 60, 61, Temistio, 75
Epitteto, 45 Historia Augusta, 86 68, 72, 76, 79, 80, 81, 82, 83, 89, Teodoreto, 103, 104
Eracla, 57 Teodonco, 106
Eracleone, 54, 56 92, 93, 95, 99-100, 103, 107
Ierocle, 62 Teodoro di Mopsuestia, 75
Eraclio, 97 Ignazio, 26 Teodosio I, 87, 101
Eraclito, 28 Palladio, 78 . ..

Erma, 26 Ilario, 73, 82, 91, 96 Panfilo, 58 Teodosio


-
Teodoti, 43
11, 103 Il
Ippolito, 28, 54, 59, 60, 68, 76, 80 Panteno, 49
Ermia, 32 Ireneo, 35, 40, 42, 43, 44 Teofilo di Antiochia, 31, 32,
Eugenio, 87 Paolino di Nola, 74, 75 -
Isaia, 22,27 Paolo, 19, 22, 23, 24, 25, 42, 46, 47, 37, 40, 43
Eunapio, 87 Teofilo di Alessandria, 100
Eunomio, 80, l01
Isidoro di Siviglia, 96, 109 61, 86, 96, 100, 106 -
Teognosto, 5b
II
Eusebio di Cesarea, 38, 58, 62, Paolo di Samosata, 57
Lattanzio, 62, 63-66, 69, 91, 96 Parmenide, 32 Terenzio, 87
66-68, 69, 93 ,
Leonzio di Bisanzio, 81 Tertulliano, 6, 12, 28, 32, 33,
Eusebio di Emesa, 81 Pelagio, 84
Leovigildo, 108 Pierio, 58 35. 36. 39, 49, 59, 61, 63, 61,
Eustazio di Antiochia, 81, 99 Libanio, 75 72, 74, 76, 80
Evagno, 79 Pietro apostolo, 61, 93
Livio, 87 Pietro (Predicazione di), 67
Longobardi, 107 Pietro di Alessandria, 57 Valentino, 28, 29, 48, 49
Facondo di Ermiane, 102 Luca, 23, 24 Pitagora, 28 Vandali, 106,..108. .
Filippo di Side, 49 Luciano di Antiochia, 57 Platone,-ismo, 15, 18, 28, 31, 32, Vangeli, 23, 24, 46, 54, 61, 87, 88
.-
~

Filone, 23, 25, 51, 52, 82, 89 Luciano di Samosata, 46 35, 37, 38, 40, 41, 43, 47, 50. 54, Varrone, 93
Filosseno di Mabbug, 103 56, 57, 65, 81, 82, 84, 94, 99 Venanzio Fortunato, 106
Filostrato, M), 87 Macrobio, 69 Plotino, 60, 61, 82, 89, 94 Virgilio, 34, 59, 63, 76, 87
Franchi, 106, 107 Malchione, 59, 76 Porfirio, 61-62, 68, 82, 83, 86, 93, Visigoti, 107
Fulgenzio, 106 Manichei,-ismo, 94 94, 106 Vittorino di Petovio, 91
Manlio Teodoro, 82, 91 Pretestato, 87
Galeno, 45 Marce110 di Ancira, 58, 81, 99 Proclo, 88 Zenone stoico, 35
Galeno, 62, 64 Marcione, 28 Prudenzio, 73, 74, 91 Zosimo. 87
Genesi, 21, 41, 54 Marco Aurelio, 38, 54
indice

Introduzione
1. Cristianesimo e cultura
2. Caratteri della cultura cristiana

capitolo primo
Influsso della cultura gludaica sul cristianesimo
1. Ellenismo e giudaismo
2. I1 giudeocristianesimo

capitolo secondo
L'impatto del cristianeslmo con la cultura greca
1. Influssi ellenistici sugli scritti d'età apostolica e suba-
postolica
2. La crisi gnostica
3. Rifiuto della cultura greca e suoi limiti
4. Apertura (con riserva) alla cultura greca
5. Cultura asiatica: concetto e limite

capitolo terzo
Verso maggiore apertura e consapevolezza critica
1. I cristiani nel igiudizio dell'intellettuale pagano: Celso B 45
2. La risposta alessandrina
Clemente, 49 - Origene, 52
3. Diffusione della cultura alessandrina
4. Altra attività culturale e nuove critiche dei pagani:
Pofirio
5. Apologia e storia
Lattanzio, 63 - Eusebio, 66

capitolo quarto
La cultura cristiana nell'impero cristiano
1. La svolta costantiniana e i suoi riflessi sullo sviluppo
della cultura cristiana D 69
La scuola, 76 - I monaci e la cultura. 78
\ 2. Tecnicismo teologico e platonismo cristiano 80
3. Giuliano e le ultime resistenze della cultura pagana » 85
4. Alcuni protagonisti D 88
I Cappadoci, 88 - Girolamo, 91 - Agostino, 94

capitolo quinto
Decadenza culturale del cristianesimo antico D 97
1. La controversia origeniana e il trionfo dell'intolleranza x 98
2. Le controversie cristologiche e la reazione delle culture
autoctone contro l'ellenismo D 101
3. Le inlvasioni dei barbari e la decadenza culturale del-
l'Occidente . » 105

Bibliografia 110

Indice dei nomi » 113