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EDIZIONI UNIVERSIT DI CASSINO COLLANA SCIENTIFICA 26 STUDI ARCHEOLOGICI, ARTISTICI, FILOLOGICI, FILOSOFICI, LETTERARI E STORICI

Copyright 2010 Edizioni Universit di Cassino Via G. Marconi 10 Cassino ISBN 978-88-8317-052-2 Il presente volume stato stampato con un contributo della Provincia di Frosinone.
vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo eettuata, compresa la fotocopia, se non autorizzata. L'Editore si dichiara disponibile ad assolvere eventuali obblighi nei confronti delle Istituzioni e degli Enti che detengono i diritti sulla riproduzione delle immagini. Si ringrazia, inoltre, la Biblioteca Casanatense di Roma, la Biblioteca Laurenziana di Firenze, il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, l'Egypt Exploration Society, l'Imaging Papyri Project (University of Oxford).

Elaborazione: Centro Editoriale di Ateneo Distribuzione: Universit degli Studi di Cassino Centro Editoriale di Ateneo Campus Folcara Via SantAngelo in eodice I 03043 Cassino (FR) Acquisto online: http://www.unicas.it/cea E-mail: editoria@unicas.it Tel. +39 07762993225 Fax: +39 07762994806 Finito di stampare nel mese di marzo 2010 presso Rubbettino Industrie Grache ed Editoriali Srl Viale Rosario Rubbettino, 8 I - 88049 Soveria Mannelli (CZ)

Libri di scuola e pratiche didattiche


DallAntichit al Rinascimento
Atti del Convegno Internazionale di Studi Cassino, 7-10 maggio 2008
Con la collaborazione di: CUSL - CONSULTA UNIVERSITARIA DI STUDI LATINI
(UNIVERSIT DI BUDAPEST, CASSINO, IOANNINA, EHESS PARIS, SALAMANCA)

CONSORZIO EUROPEO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA

a cura di Lucio Del Corso e Oronzo Pecere

Tomo II

EDIZIONI UNIVERSIT DI CASSINO


2010

DANIELE ARNESANO ELISABETTA SCIARRA

Libri e testi di scuola in Terra dOtranto

INTRODUZIONE Linventario di una biblioteca, scoperto oltre ventanni fa, ci consente di conoscere gli autori e i testi studiati in una scuola salentina tardo-medievale: ricorderemo fra gli altri Omero, Esiodo, Licofrone, i tragici, Aristotele, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Damasceno e la schedografia1. stato possibile ritrovare questi autori e le loro opere nei numerosi testimoni salentini che di esse ci sono pervenuti2; eppure, studiando tali manufatti, ben pi arduo si rivelato il tentativo di individuare gli esemplari che potessero essere stati utilizzati sia in quella sia in altre scuole, poich il loro contenuto non era in questo senso un elemento sufficiente. Ci siamo trovati di fronte alla necessit di individuare tracce di una fruizione scolastica persino in codici contenenti testi nati e suscettibili di essere utilizzati in un contesto didattico, come ad esempio i componimenti schedografici3. noto che i testimoni pi importanti
Si devono a Daniele Arnesano il capitolo 3 e parte del 4 (462-469); si devono ad Elisabetta Sciarra i capitoli 1, 2 e parte del 4 (454-462); Introduzione e Conclusione sono stati scritti da entrambi gli autori. 1 A. Jacob, Une bibliothque mdivale de Terre dOtrante (Parisinus gr. 549), RSBN, 22-23 (1985-1986), 285-315: 296-299. 2 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 299-312. 3 E. Gamillscheg, Zur handschriftlichen berlieferung byzantinischer Schulbcher, JByz, 26 (1977), 211-230: 213-214. Sulla schedografia si veda ora S. Efthymiadis, Lenseignement secondaire Constantinople pendant les XIe et XIIe sicles: modle ducatif pour la Terre dOtrante au XIIIe sicle, in . Studi di amici e colleghi in onore di Vera von Falkenhausen, II, Roma 2005 (= , 2 [2005]), 259-275: 267-271, 274-275; A.

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della tradizione schedografica furono vergati in Terra dOtranto e che nella stessa regione furono composti degli 4. Tali testimoni non recano indizi di uno studio intenso, di una fruizione sincronica da parte di pi lettori: forse furono delle raccolte ad uso dei docenti, per approntare esercizi e lezioni5. Un altro esempio costituito dalle , che indagano su questioni di natura logica, teologica, religiosa e polemica. Esse si configurano come un prodotto trasversale a molti generi letterari, che riconduce lopera stessa alla funzione di Gebrauchsliteratur, rivolta allapprendimento e allistruzione, dal livello pi elementare a quelli pi elevati6. Nei manoscritti salentini le si uniscono a testi di altra natura, come grammatiche, omelie, raccolte di precetti e sentenze, raccolte di definizioni, sezioni della di Giovanni Damasceno, per formare prontuari
Markopoulos, De la structure de lcole byzantine. Le matre, les livres et le processus ducatif, in B. Mondrain [d. par], Lire et crire Byzance, Paris 2006 (Monographies, 19), 85-96: 93-95. 4 Ad opera per esempio di Droso di Aradeo, di Nicola di Soleto e di Stefano di Nard; sul primo cfr. infra (cap. 3); sul secondo cfr. A. Acconcia Longo, Un nuovo codice con poesie salentine (Laurent. 58,25) e lassedio di Gallipoli del 1268-69, RSBN, 2021 (1983-1984), 123-170: 155; Stefano di Nard citato tra i maestri della scuola e autori di schedografia nel Laur. Conv. Soppr. 2 (fol. 204r), su cui cfr. R. Browning, Il codice Marc. gr. XI.31 e la schedografia bizantina, in Miscellanea Marciana di studi bessarionei, Padova 1976 (Medioevo e Umanesimo, 24), 21-34 (rist. in Id., Studies on Byzantine History, Literature and Education, London 1977 [Collected Studies, 21], nr. XVI): 23, 25, 32. 5 Si tratta delle ponderose sillogi di Laur. Conv. Soppr. 2, Par. gr. 2572, Par. gr. 2574, Vat. Barb. gr. 102 e Vat. Pal. gr. 92. Questultimo, tra i pi interessanti, organizzato secondo il crescente grado di difficolt che i singoli presentano; i primi, infatti, sono destinati ai principianti (, e ), gli altri agli allievi che hanno raggiunto un grado pi elevato di competenze ( ); cfr. I. Vassis, . Vaticanus Palatinus Gr. 92, , 52 (2002), 37-68: 39-42. Vi sono poi codici salentini che contengono singoli componimenti, mescolati ad altri testi pure di natura scolastica (sui quali cfr. infra, 437-439). 6 A. Garzya, Appunti sulle erotapocriseis, in Id., Percorsi e tramiti di cultura. Saggi sulla civilt letteraria tardoantica e bizantina con una giunta sulla tradizione degli studi classici, Napoli 1997, 143-152 (gi VetChr, 29 [1992], 305-314); Id., Per lerudizione scolastica a Bisanzio, in Byzantino-sicula, III. Miscellanea di scritti in memoria di Bruno Lavagnini, Palermo 2000 (Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici. Quaderni, 14), 135-151: 143-144; A.-L. Rey, Les erotapokriseis dans le monde byzantin: tradition manuscrite des textes anciens et production de noveaux textes, in A. Volgers C. Zamagni [ed. by], Erotapokriseis. Early Christian Question-and Answer Literature in Context. Proceedings of the Utrecht Colloquium (13-14 October 2003), Leuven-Paris-Duddley,

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di competenze basilari, summae del sapere e delle conoscenze indispensabili. Non tutti i codici che trasmettono queste opere, tuttavia, presentano caratteristiche che li riconducano allambito scolastico, sebbene alcuni rechino chiari indizi di essere stati, se non prodotti, almeno utilizzati a fini didattici, forse in ambito privato7. Questo problema metodologico, fondamentale in una ricerca volta allindividuazione dei libri oltre che dei testi di scuola, ha fortemente ridimensionato il materiale da prendere in esame, nonostante la produzione libraria locale sia stata, come noto, molto intensa8. Emblematico appare il caso di Gallipoli, sede nel corso del secolo XIII di una massiccia produzione manoscritta e di una consistente attivit filologica9. Nelle testimonianze riferibili alla cittadina ionica mancano citazioni di , di studenti, o espressioni esplicitamente legate alla ; ci sono invece prove del fatto che alcuni dei copisti riconducibili a Gallipoli lavorarono su richiesta di una committenza privata10. Uneccezione forse costituita dallattivit del
MA 2004, 165-180; Y. Papadoyannakis, Instruction by Question and Answer: The case of Late Antiquity and Byzantine Erotapokriseis, in S. F. Johnson [ed. by], Greek Literature in Late Antiquity. Dynamism, Didacticism, Classicism, Aldershot 2006, 91-105. Ancora nel secolo XVI si faceva uso di per linsegnamento della dottrina religiosa; il pi antico Interrogatorio a stampa pervenuto vide la luce a Venezia, presso Agustino Bindoni nel 1551 o nel 1552; cfr. P. F. Grendler, La scuola nel Rinascimento italiano, Roma-Bari 1991, 370-378. 7 Ad esempio il codice di Karlsruhe, Ettenheimmnster, 6, che al fol. 1v reca una sul tema della frazione del pane, vergata da un copista del tutto inesperto tanto dal punto di vista grafico, quanto da quello linguistico e ortografico; cfr. Ph. Hoffmann, Une lettre de Drosos dAradeo sur la fraction du pain (Athous Iviron 190, A.D. 1297/1298), RSBN, 22-23 (1985-1986), 245-284: 271-275, tav. VII. Per altri manoscritti contenenti cfr. infra (454-461). 8 Per un elenco dei manoscritti greci salentini cfr. O. Mazzotta, Monaci e libri greci nel Salento medievale, Novoli 1989 (Scriptorium, 2); D. Arnesano, Il repertorio dei codici greci salentini di Oronzo Mazzotta. Aggiornamenti e integrazioni, in M. Spedicato [a cura di], Tracce di storia. Studi in onore di mons. Oronzo Mazzotta, Galatina 2005 (Societ di Storia Patria. Sezione di Lecce. Quaderni de LIdomeneo, 1), 25-80. 9 Alla Gallipoli degli stessi anni si deve ricondurre lelaborazione della quarta classe dellEtymologicum Gudianum: cfr. E. Sciarra, Note sul codice Vat. Barb. gr. 70 e sulla tradizione manoscritta dell Etymologicum Gudianum, in R. M. Piccione M. Perkams [hrsg. von], Selecta colligere, 2. Beitrge zur Technik des Sammelns und Kompilierens griechischer Texte von der Antike bis zum Humanismus, Alessandria 2005 (Hellenica, 18), 295-342: 387-389. 10 Si pensi a copisti come Costantino Firate, il cosiddetto Nicola di Gallipoli e al Copista del Dioscoride. Su Costantino Firate cfr. E. Gamillscheg D. Harlfinger H.

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copista Ciriaco Prasiano e dei suoi collaboratori. Egli responsabile del Laur. 71.35 (a. 1290/1291), di contenuto aristotelico, ma sono soprattutto i due codici attribuiti alla sua mano, Par. gr. 2556 e Laur. 58.25, ad essere ipoteticamente riconducibili ad un impiego didattico, per le associazioni testuali che presentano11. Il Laur. 58.25 contiene le poesie di Teodoto di Gallipoli12, il De encliticis di Giovanni Carace13, alcuni frammenti grammaticali in parte estratti dal De orationis constructione di Michele Sincello14, due lessici sintattici15 e una serie di lemmi omerici organizzati in unopera originale, forse allestita dallo stesso Ciriaco16. Il Par. gr. 2556 contiene il trattato di Sincello17, apparati esegetici allIliade imparentati con la tradizione di Gallipoli18 e alcune schedografie19. Gli scol al trattato grammaticale contengono un estratto che descrive lallievo, paragonato a un
Hunger, Repertorium der griechischen Kopisten 800-1600, Wien 1981-1997 (sterreichische Akademie der Wissenschaften. Verffentlichungen der Kommission fr Byzantinistik, III.1-3), 3, nr. 372. Sul cosiddetto Nicola di Gallipoli cfr. D. Arnesano E. Sciarra, Il copista Nicola di Gallipoli e la tradizione manoscritta dellIliade in Terra dOtranto, S&T, 1 (2003), 257307; A. Jacob, Il committente, il destinatario e lanonimo copista. Una rilettura critica del colofone metrico del Vindobonense Suppl. gr. 37 (Gallipoli, an. 1265), RAL, s. IX, 15 (2004), 747-765; sul Copista del Dioscoride cfr. D. Arnesano, Il copista del Dioscoride. Un anonimo salentino del secolo XIII, BollClass, 24 (2003), 29-55. 11 Su questi manoscritti cfr. ora D. Arnesano, La minuscola barocca. Scritture e libri in Terra dOtranto nei secoli XIII e XIV, Galatina 2008 (Universit degli Studi di Lecce. Dipartimento dei Beni delle Arti e della Storia. Fonti Medievali e Moderne, 12), 41-42, 54, 89 nr. 54; 90 nr. 56; 112 nr. 143; 127. 12 Acconcia Longo, Un nuovo codice (cit. n. 4), 129 nr. 4; 133-137. 13 Acconcia Longo, Un nuovo codice (cit. n. 4), 130 nr. 7.1; esso presente anche nel Laur. 57.26 (cfr. infra, 463-464). 14 Acconcia Longo, Un nuovo codice (cit. n. 4), 131-132 nr. 8. 15 Presenti anche nel Crypt. . . XXIX e nel Guelf. 30 Gud. gr. 16 E. Sciarra, La tradizione degli scholia iliadici in Terra dOtranto, Roma 2005 (Bollettino dei classici. Supplemento, 23), 218-227. 17 D. Donnet, Le trait de la construction de la phrase de Michel le Syncelle de Jrusalem, Bruxelles-Rome 1982 (tudes de Philologie, dArchologie et dHistoire Anciennes Publies par lInstitut Historique Belge de Rome, 22), 22, 115, 124-128, 143, 146, 149, 156 (sigla N). 18 Sciarra, La tradizione degli scholia (cit. n. 16), 111-128. 19 Browning, Il codice Marc. gr. XI.31 (cit. n. 4), 24; G. Cavallo, Il libro come oggetto duso nel mondo bizantino, in XVI. Internationaler Byzantinistenkongress (Wien, 4.-9. Oktober 1981), Akten, I.2 (= JByz, 31/2 [1981]), 395-423: 405.

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in potenza, che apprende dal suo maestro; tale estratto proviene dal commento di David allIsagoge di Porfirio20 e vale la pena ricordare che proprio lIsagoge di Porfirio uno dei testi trditi dal Laur. 71.35. Lo scolio, descrivendo il rapporto tra maestro e allievo e la crescita di questi sino a divenire a sua volta maestro, lunica suggestione di natura didattica riferibile a Gallipoli. In altre parole, tra i manoscritti che ci proponevamo di esaminare, molti sembravano e magari furono libri di scuola, eppure pochi presentavano elementi inequivocabili sui quali fondare la nostra ricerca: selezione e associazione delle opere copiate, microtesti di natura didattica e note di possesso, modalit di allestimento e circostanze di fruizione. Elementi di altra natura (paleografica, codicologica, storico-artistica) hanno di volta in volta completato i precedenti, in qualche caso affinando la conoscenza di mutevoli scelte editoriali, ma, nellinsieme, non hanno certo contribuito allindividuazione di una peculiare tipologia libraria. Ci che conosciamo sono cio dei libri di scuola, ma non il libro di scuola, che nel Salento, come altrove, forse non ebbe mai una propria, stabile, fisionomia21. Questo stato di cose, per certi versi sconsolante, ha allontanato da noi la pretesa di offrire un quadro esaustivo di tutte le esperienze di natura didattica che pure, senza dubbio, si concretizzarono nei ben cinque secoli di produzione libraria salentina, spingendoci invece ad approfondire alcuni dei casi pi interessanti22. In particolare, abbiamo dedicato il primo capitolo allesame di un
20 Ch. Frstel, Materiali grammaticali di provenienza italogreca, in M. Feo V. Fera P. Megna A. Rollo [a cura di], Petrarca e il mondo greco. Atti del Convegno internazionale di studi (Reggio Calabria 26-30 novembre 2001), Firenze 2007 (= Quaderni Petrarcheschi, 12-13 [2002-2003]), I, 109-126: 118-125. 21 Analoghe considerazioni valgono per il mondo orientale, su cui cfr. D. Bianconi, Cerchie dotte e pratiche didattiche nella Bisanzio det paleologa. Spunti per una riflessione, in questo volume, 475-512: 476-481. 22 Per citare un solo esempio, abbiamo sacrificato la trattazione della scuola del noto erudito Sergio Stiso di Zollino, il quale fu sicuramente maestro di intellettuali, non solo locali, di primissimo piano. Un codice che sembra potersi connettere direttamente con la sua attivit didattica il Casan. gr. 264, contenente lEcloga di Tommaso Magistro, nonch escerti grammaticali e lessicografici tratti soprattutto dal De differentia verborum di Ammonio. Il codice, vergato da due collaboratori del maestro di Zollino (rispettivamente

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solo, eccezionale manoscritto, il capostipite dellEtymologicum Gudianum, il secondo ai pochi ma significativi manoscritti legati allattivit didattica di Nicola-Nettario, il terzo capitolo alle pi numerose testimonianze riconducibili alla cittadina di Aradeo o ai suoi dintorni, il quarto ed ultimo capitolo a quei manoscritti che, pur non potendosi ricondurre con certezza ad alcuno dei centri citati, ci sono sembrati degni di considerazione rispetto alle problematiche affrontate. 1. IL VAT. BARB. GR. 70 COME LIBRO DI SCUOLA Numerosi codici contenenti lessici, per la natura del testo che tramandano, potrebbero essere ricondotti nellalveo dei curricula didattici. Ma qui non si vuole nuovamente ricordare i pur numerosi manoscritti di lessici allestiti nel Salento di cultura greca, n le pratiche di copia che hanno condotto allo sviluppo, nel medesimo territorio, delle quattro classi del Gudianum e della classe contamifoll. 1r-65r [r. 1] e foll. 65r [r. 2]-111r), con lintervento dello stesso Sergio (foll. 112r117r, 118v-131r, 133r-134v), contiene anche copia di una epistola inviata dal Lascaris a Sergio Stiso e della sua risposta, segno inequivocabile che il manoscritto non usc mai dalla ristretta cerchia della scuola, ma fu utilizzato come un Hausbuch, ove conservare materiali disparati, dalle lettere personali a escerti grammaticali allestiti a scopo didattico. E infatti, dopo gli escerti di Ammonio da lui stesso trascelti, Sergio aggiunge alcuni esercizi scolastici afferenti allEcloga di Tommaso Magistro, con traduzione latina, nonch una tabella comparativa dei nomi dei mesi latini e attici. Sul manoscritto cfr. P. Canart S. Luc [a cura di], Codici greci dellItalia meridionale (Grottaferrata, Biblioteca del Monumento Nazionale, 31 marzo-31 maggio 2000), Roma 2000, 150 nr. 73 (A. Jacob). Per il resto, non sembra che la produzione manoscritta promossa dal dotto salentino sia da ricondursi esattamente a pratiche didattiche, quanto piuttosto alla necessit di soddisfare i numerosi corrispondenti che a lui facevano riferimento per ottenere copie di manoscritti, da trarre anche dalla biblioteca di San Nicola di Casole, cui sembra che Sergio avesse accesso. Sullargomento si veda A. Jacob, Sergio Stiso de Zollino et Nicola Petreo de Curzola. propos dune lettre du Vaticanus gr. 1019, in Bisanzio e lItalia. Raccolta di studi in memoria di Agostino Pertusi, Milano 1982, 154-168; D. Speranzi, Per la storia della libreria medicea privata. Giano Lascaris, Sergio Stiso di Zollino e il copista Gabriele, IMU, 48 (2007), 77-111; Id., Per la storia della libreria medicea privata. Il Laur. Plut. 58. 2, Giano Lascaris e Giovanni Mosco, Medioevo e Rinascimento, 18 (2007), 181-215; D. Arnesano, San Nicola di Casole e la cultura greca in Terra dOtranto nel Quattrocento, in H. Houben [a cura di], La conquista turca di Otranto (1480) tra storia e mito. Atti del Convegno internazionale di studio (Otranto-Muro Leccese, 28-31 marzo 2007), I, Galatina 2008 (Saggi e Testi, 41), 107-140: 132-138.

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nata v3 del Lessico dello pseudo-Cirillo23. A ben vedere, questo aspetto attiene pi alla produzione della Gebrauchsliteratur e meglio si inquadra in quel complesso fenomeno denominato cultura della silloge, affatto trasversale ai generi letterari, di quanto non possa invece legarsi strettamente e in maniera esclusiva ad esigenze di insegnamento e apprendimento24. In almeno un caso, tuttavia, si pu ricondurre lattivit di un gruppo di copisti a una pratica didattica. Si tratta della composizione dellEtymologicum Gudianum, allestito, si sa, nel Vat. Barb. gr. 70 (tav. 1)25. In questo codice, un maestro, il copista d, mise insieme il nucleo principale del testo, estrapolandolo da pi fonti, nella maggior parte del codice e coordin il lavoro di otto copisti, che lavorarono allinterno del testo e nei margini, disciplinandone la scelta delle opere da escerpire e suddividendone lattivit di copia. Due collaboratori particolarmente abili, d 2 e d 3, godono, rispetto agli altri, di piena autonomia nella scelta delle fonti, nella riduzione di queste in estratti e nella trascrizione; essi sono altres i principali responsabili di un altro lessico conservato nel codice26 e composto in esso, il Synonymicum Barberinum27. La presenza delle , unopera
23 M. Naumides, The v-Recension of St. Cyrils Lexicon, ICS, 4 (1979), 94-135; uno studio sui manoscritti del lessico in Calabria e Sicilia in S. Luc, Il lessico dello pseudoCirillo (redazione v1 ) da Rossano a Messina, RSBN, 31 (1994), 45-80. 24 P. Odorico, La cultura della : 1. Il cosiddetto enciclopedismo bizantino; 2. Le tavole del sapere di Giovanni Damasceno, ByzZ, 83 (1990), 1-21; per altri generi letterari cfr. R. M. Piccione, Forme di trasmissione della letteratura sentenziosa, in M. S. Funghi [a cura di], Aspetti della letteratura gnomica nel mondo antico, II, Atti del seminario Aspetti di trasmissione della letteratura gnomologica e apoftegmatica (Pisa 5-7 giugno 2003), Firenze 2004 (Studi, 225), 403-441. 25 In ultima analisi, con bibliografia retrospettiva, mi sia consentito rinviare a Sciarra, Note sul codice Vat. Barb. gr. 70 (cit n. 9). Salentini sono tutti i testimoni antichi del Gudianum: Par. gr. 2630, Par. gr. 2631, Vind. phil. gr. 23, nonch Petropol. gr. 114 + Sinait. 1201 + Sinait. M 186 (su cui cfr. The new Finds of Sinai, Athens 1999, 186-187 [con una tav.]; si vedano le note di P. Ghin S. Fryshov, Nouvelles dcouvertes sinatiques: propos de la parution de linventaire des manuscrits grecs, REByz, 58 [2000], 167-184: 173), Par. suppl. gr. 172, Vat. gr. 1708, Laur. 57.3, Vind. Phil. gr. 158, Vat. Pii II gr. 15 e Guelf. 29-30 Gud. gr. 26 Ai foll. 149r-154v. 27 Pubblicato in V. Palmieri, Il lessico di sinonimi greci nel cod. Vat. Barb. gr. 70, AAP, 36 (1987), 27-92.

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assai rara, trasmessa dal manoscritto al fol. 87v28, non complica il quadro, ma lo completa: si tratta di scol di carattere esplicativo e grammaticale, relativi alle parole che occorrono nel Carmen aureum. Il Carmen aureum, com noto, un poemetto costituito da una serie di precetti e da un elenco di virt e obiettivi da perseguire ed eligere come scopo di vita. A suo modo, dunque, lopera rientra nella letteratura gnomica, al pari del libro biblico dei Proverbi o dellA Demonico pseudo-isocrateo o di altre raccolte pi o meno vaste di materiale sentenzioso; , insomma, un testo psicagogico, destinato a quei giovani che dovevano essere istruiti alla vita. Nella tarda antichit sembra sia stato utilizzato come testo propedeutico allapprendimento della filosofia29; ma luso del Carmen
Il testo stato edito da un testimone del Carmen aureum, il famoso codice del lessico di Fozio, Zavorda 95, in K. Tsantsanoglou, - 95 , EEThess(philos), 13 (1974), 11-18: 15-18. Su testi additici al Carmen aureum cfr. J. C. Thom, The Pythagorean Golden Verses. With Introduction and Commentary, Leiden-New York-Kln 1995 (Religions in the Graeco-Roman World, 123), 28. Testimoni dellopera, oltre al codice Zavorda 95 del Lessico di Fozio, sono i manoscritti Upsaliensis gr. 21 e Par. gr. 3067. Nel codice Uppsala, Universitetsbibliotek, gr. 21 e nel manoscritto di Oxford, Bodleian Library, Auct. F.6.26 trdito un breve commento edito in S. Lindstam, Codex Upsaliensis Graecus 21, Eranos, 29 (1931), 116-154; cfr. H. O. Coxe, Bodleian Library. Quarto Catalogues, I. Greek manuscripts, reprinted with corrections from the edition of 1853, Oxford 1969, coll. 688-692. Nel codice Upsaliensis gr. 21 e Brit. Libr., Addit. 18190 trdita pure una parafrasi in neogreco del Carmen aureum, edita in S. Lindstam, En nygrekisk parafras till pseudo-Pythagoras Dicta aurea, in Apophoreta Gotoburgensia Vilelmo Lundstrm oblata, Gteborg 1936, 339-345. Esistono altri commentari al Carmen aureum, primi tra tutti i grandi commentari di Giamblico, di Ierocle e i due pervenutici solo nella versione araba, luno attribuito ancora a Giamblico, laltro a un Proclo. Giamblico dedica al Carmen aureum il terzo capitolo del suo Protrepticus (Iamblichi Protrepticus ad fidem codicis florentini, ed. H. Pistelli, Leipzig 1888, 10-16) e a lui pure attribuito un testo trasmesso solo in arabo (H. Daiber, Neuplatonische Pythagorica in arabischem Gewande. Der Kommentar des Iamblichus zu den Carmina aurea. Ein verlorener griechischer Text in arabischer berlieferung, Amsterdam 1995). Ancora in arabo trasmesso un commento attribuito a Proclo (N. Linley, Ibn at-Tayyib: Proclus Commentary on the Pythagorean Golden Verses, Buffalo 1984 [Arethusa. Monographs, 10]). Su Ierocle cfr. F. W. Khler, Textgeschichte von Hierokles Kommentar zum Carmen Aureum der Pythagoreer, Diss. Mnster 1965. Si ricordino qui anche i codici Laur. 87.10 e Laur. 55.7, questultimo con una versione cristianizzata del testo, sui quali cfr. V. Puntoni, Postille sopra gli aurei versi dei pitagorici, in E. Piccolomini [a cura di], Studi di filologia greca, I, Torino 1882 (rist. 1886), 181-192; infine, i gi citati Upsaliensis gr. 21, Brit. Libr. Addit. 18190 e Oxon. Auct. F.6.26. 29 I. Hadot, The Spiritual Guide, in A. H. Armstrong [ed. by], Classical Mediterranean Spirituality: Egyptians, Greek, Roman, New York 1986 (World Spirituality, 15), 436-459.
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a scopo didattico va postulato anche per il millennio bizantino30. Ancorch esso si presenti come unintroduzione alla vita secondo i precetti pitagorici, linsegnamento morale che fornisce evidentemente fruibile da una larga fascia di lettori: scolari che apprendono i rudimenti della filosofia, ma anche giovani che affrontano le prime letture, partendo cos da testi linguisticamente semplici, ma non privi di un alto profilo morale. certamente a questi ultimi che dedicata, dunque, unopera come le , che costituisce lindispensabile corredo grammaticale dellinsegnamento morale del Carmen. Il Vat. Barb. gr. 70 prima di essere il capostipite di un lessico diffuso in tutta lecumene bizantina fu un codice che, secondo pratiche non estranee neppure allOccidente latino, raccolse il prodotto delleducazione scolastica impartita da un maestro ai suoi scolari, una massa di materiali che riverbera, nelle modalit di partecipazione e di collaborazione, il livello di istruzione raggiunto dai discenti. La composizione dei due lessici anche un banco di prova per gli scolari di pi ampie competenze, d 2 e d 3, che con lEtymologicum Gudianum, elaborato in stretta collaborazione con il maestro, e con il Synonymicum Barberinum, di cui sono i principali responsabili, marcano la fine degli studi meramente scolastici e laffrancamento dal ruolo di allievo. 2. LA SCUOLA DI NICOLA-NETTARIO Nel codice Vat. Barb. gr. 70 si coglie il momento finale della pratica di insegnamento, in cui lo scolaro si oramai abbastanza esercitato. Una situazione assai simile pu osservarsi in un altro ambito scolastico, ove lo studente si definisce . Si tratta dellattivit didattica che si coagula intorno a Nicola, nella citt di Otranto, poi monaco con il nome di Nettario e abate
Thom, The Pythagorean Golden Verses (cit. n. 28), 69-81; P. Odorico, Un esempio di lunga durata della trasmissione del sapere: Cecaumeno, Sinadinos, lantichit, let moderna, in M. S. Funghi [a cura di], Aspetti della letteratura gnomica nel mondo antico, I, Firenze 2003 (Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria, Studi, 218), 283-299: 297.
30

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di Casole31. Egli raccolse in Otranto una comunit intellettuale, che, almeno in una prima fase, fu composta da scolari32, i quali si qualificano cos anche successivamente; tuttavia questo gruppo di discenti sembra di fatto assumere pi tardi uno status di circolo erudito33, non diverso da quelli di area orientale, tanto per le modalit di collaborazione quanto per la maturit e la specificit delle scelte grafiche e delle letture preferite34.
. ,

J. M. Hoeck R. J. Loenertz, Nikolaos-Nektarios von Otranto Abt von Casole. Beitrge zur Geschichte der Ost-Westlichen Beziehungen unter Innocenz III und Friedrich II, Ettal 1965 (Studia Patristica et Byzantina, 11). Tra i contributi pi recenti si veda V. von Falkenhausen, Tra Occidente e Oriente. Otranto in epoca bizantina, in H. Houben [a cura di], Otranto nel Medioevo tra Bisanzio e lOccidente, Galatina 2007 (Universit del Salento. Dipartimento dei Beni, delle Arti e della Storia. Saggi e Testi, 33), 13-60: 55-60; A. Jacob, Autour de NicolasNectaire de Casole, in J.-M. Martin B. Martin-Hisard A. Paravicini Bagliani [d. par], Vaticana et Medievalia. tudes en lhonneur de Louis Duval-Arnould, Firenze 2008 (Millennio Medievale, 71; Strumenti e Studi, 16), 231-251. Delle opere di Nicola possediamo i manoscritti autografi e a lui e al suo entourage legato un gruppo non esiguo di manoscritti, o da lui annotati e posseduti, ovvero venuti tra le mani sue e dei membri della sua cerchia. Su questo argomento cfr. anche G. De Gregorio, Tardo medioevo greco-latino: manoscritti bilingui dOriente e dOccidente, in F. Magistrale C. Drago P. Fioretti [a cura di], Libri, documenti, epigrafi medievali: possibilit di studi comparativi. Atti del Convegno internazionale di studio dellAssociazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti (Bari, 2-5 ottobre 2000), Spoleto 2002 (Studi e Ricerche, 2), 17-135: 97-98 n. 169. 32 A. Jacob, Une pigramme de Palaganus dOtrante dans lAristnte de Vienne et le problme de lOdysse de Heidelberg, RSBN, 25 (1988), 185-203: 196. 33 G. Cavallo, Sodalizi eruditi e pratiche di scrittura a Bisanzio, in J. Hamesse [d. par], Bilan et perspectives des tudes mdivales (1993-1998). Actes du IIe Congrs europen dtudes Mdivales, Euroconference (Barcelone, 8-12 juin 1999), Turnhout 2004 (Textes et tudes du Moyen ge, 22), 645-665: 650. 34 Sulle pratiche di collaborazione dei circoli di scrittura si vedano, oltre a Cavallo, Sodalizi eruditi (cit. n. 33), P. Canart, Quelques exemples de division du travail chez les copistes byzantins, in Ph. Hoffmann [d. par], Recherches de codicologie compare. La composition du codex au Moyen ge, en Orient et en Occident. Communications prsentes la table ronde tenue lcole normale suprieure les 5 et 6 dcembre 1990, Paris 1998, 49-67; rist. in Id., tudes de palographie et de codicologie. Reproduites avec la collaboration de M. L. Agati et M. DAgostino, Citt del Vaticano 2008 (Studi e Testi, 450-451), II, 1135-1153; D. Bianconi, Eracle e Iolao. Aspetti della collaborazione tra copisti nellet dei Paleologi, ByzZ, 96 (2003), 521-558; P. Orsini, Pratiche collettive di scrittura a Bisanzio nei secoli IX e X, S&T, 3 (2005), 265-342.

31

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, . , 35.

Per pi di quarantanni qui manc un quaternione che qualcuno rub in modo empio. Dal momento in cui Nicola ebbe il libro, vi leg insieme questo, scritto da Giovanni, allievo di Nicola, entrambi nacquero in Otranto, figli e creature crebbero insieme.

Cos nel margine del fol. 291v del Par. gr. 3 (tav. 2) viene descritto da Giovanni di Otranto il restauro del codice voluto da Nicola-Nettario, una volta che quello venne nelle sue mani. Il codice Par. gr. 3 presenta, oltre alle mani che lavorarono alla sua stesura originaria, alcune mani di restauratori, che risalgono probabilmente ad un torno di tempo che va dalla fine del secolo XII ai primi anni del secolo XIII. cosa nota che in tutto il codice compaiano note di Nicola dOtranto, poi Nettario di Casole, che qui si firma con il

Hoeck-Loernertz, Nikolaos-Nektarios (cit. n. 31), 143; M. Gigante, Poeti bizantini di Terra dOtranto nel secolo XIII, Napoli 19792 (Byzantina et Neohellenica Neapolitana, 7); rist. Galatina 1985 (Storia e Cultura, 4), 44; F. M. Pontani, Sui poeti bizantini di terra dOtranto, in Bisanzio e lItalia (cit. n. 22), 322-330: 324; A. Jacob, Une pigramme autographe de Nectaire de Casole dans le Parisinus gr. 3, Helikon, 2930 (1989-1990), 373-379. Costui, secondo Jacob, non Giovanni Grasso, ma un altro Giovanni di Otranto, non identificabile con il primo, come si deduce dalla scrittura, ma egualmente allievo di Nicola. Il codice fu anche in possesso del notaio Giovanni Grasso che vi verg un epigramma al fol. 65v, pubblicato in Hoeck-Loernertz, NikolaosNektarios (cit. n. 31), 144 e in Gigante, Poeti bizantini cit., 104. Jacob legge al v. 6 solo le parole ... ; in ogni caso tali parole indicano indubitabilmente che Giovanni fu allievo di Nicola (Jacob, Une pigramme autographe cit., 374 n. 7). Un altro epigramma in morte di Nicola Nettario da parte di un suo allievo nel Laur. 5.10: | |
| | | , , . Soffro la pena

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di Tantalo perch tu non sei pi con noi, bel Nicola, che versasti il nettare nelle parole e nei costumi, e perch non riesco a godere pienamente dei tuoi scritti, che fanno cessare gli affanni e sono dolcissimi, pi dolci del miele dellImetto, o caro (Gigante, Poeti bizantini cit., 44 nr. 5).

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nome di Nicola36. I copisti che realizzarono questa operazione furono tre37: il primo quel Giovanni di Otranto che scrive anche la sottoscrizione in versi dedicata a Nicola dOtranto, del quale dichiara di essere stato allievo; egli aggiunge, senza collaboratori, il fascicolo costituito dai foll. 282r-291v. Gli altri due copisti collaborano alla stesura del fascicolo composto dai foll. 354r-359v38. Negli stessi anni fu attivo un circolo di copisti che ruotava intorno a Nicola-Nettario e a uno dei suoi allievi, Palagano dOtranto, ai quali sono sicuramente legati due importantissimi codici. Il primo il Vind. phil. gr. 310, codex unicus delle Epistole di Aristeneto39. Questo codice risulta vergato originariamente da due mani40, delle quali la prima si pu ricondurre al filone delle
36 M. L. Concasty, Manuscrits grecs originaires de lItalie mridionale conservs Paris, in Atti dellVIII Congresso internazionale di studi bizantini, I, Roma 1953 (Studi Bizantini e Neoellenici, 7), 22-35: 32 n. 4. 37 C, foll. 282r-291v; E, foll. 354r-355v (rr. 1-26); F, foll. 355v (r. 26)-359v. 38 Dei due il secondo va identificato con la seconda mano del Vind. phil. gr. 23, contenente lEtymologicum Gudianum, una serie di escerti tratti dal codex Iustinianeus e altri testi di carattere giuridico; H. Hunger, Katalog der griechischen Handschriften der sterreichischen Nationalbibliothek, I, Wien 1961, 152-153. Il codice stato attribuito alla Terra dOtranto da G. Cavallo, La trasmissione scritta della cultura greca antica in Calabria e in Sicilia tra i secoli X-XV. Consistenza, tipologia, fruizione, S&C, 4 (1980), 157-245: 161 n. 8; 214, 217, 221; Jacob ripropone la localizzazione in maniera dubitativa: Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 309. Si veda ora Sciarra, Note sul codice Vat. Barb. gr. 70 (cit. n. 9), 374-375. Il manoscritto di Vienna e la sezione di restauro del Par. gr. 3 debbono dunque risalire al medesimo periodo e allo stesso ambito scrittorio. Le mani che vergarono le sezioni di restauro del Par. gr. 3 vanno dunque ricondotte alla citt di Otranto e a un torno di tempo, a cavaliere tra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo, in cui Nicola era maestro e nella cittadina. 39 Aristaeneti Epistularum libri II, ed. O. Mazal, Stutgardiae 1971. Secondo lo studioso (ibid., VII) il codice andrebbe identificato con quello posseduto dal gi citato Sergio Stiso (cfr. supra, 429 n. 22). Il professore di Zollino disponeva di una biblioteca ben fornita, come apprendiamo dagli appunti di viaggio di Giano Lascaris, il quale si rec a trovare Stiso nel 1491 ed al fol. 80r del suo taccuino, lodierno Vat. gr. 1412, annot i titoli di alcune opere possedute dallerudito, tra cui proprio le rarissime Epistulae: K. K. Mller, Neue Mittheilungen ber Janos Laskaris und die mediceische Bibliothek, ZBB, 1 (1884), 333-412: 402-403. 40 A, foll. 1r-16v; questa mano intervenuta anche nella parte vergata dal copista B, ai foll. 33r (rr. 4-23), 36r (rr. 13-22), 41r (rr. 3-10), 42v e nei margini del fol. 48v; B, foll. 17r-64v. Anche la decorazione si ispira al modello otrantino, con i suoi motivi fitomorfi, in rosso (foll. 1r, 41r), e allo stile decorativo reggino (ad esempio lalpha a chevron prolong del fol. 34r).

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locali minuscole informali, di impronta documentaria, della seconda met del secolo XII o della prima met del XIII41; la seconda mano, invece, utilizza uno stile di Reggio piuttosto rozzo42. Nei margini destro e inferiore del fol. 32r fu vergato, proprio da Palagano dOtranto, un epigramma che funge da esercizio scolastico-letterario, essendo un adattamento in dodecasillabi di un passo delle Epistole di Aristeneto (Ep. I, 22). Nel titolo di questo componimento Palagano si qualifica come scolaro di Nicola dOtranto43. Palagano si presenta come allievo di Nicola ancora nel 1201, quando sottoscrive lOdissea di Heidelberg, Universittsbibliothek, Pal. gr. 45 (tav. 3)44. Il codice contiene anche la Batracomiomachia, brevi componimenti minori, spesso di impiego scolastico, un estratto del frammento 5 sulle et delluomo del De septimanis ippocratico45, uno sulle virt dei governanti, alcune sentenze morali, e il
41 Cfr. G. Breccia, Scritture greche di et bizantina e normanna nelle pergamene del monastero di S. Elia di Carbone, ASCL, 64 (1997), 33-89; P. Danella, Privilegi sovrani e documenti privati in lingua greca a Montecassino: un confronto, in G. De Gregorio O. Kresten [a cura di], Documenti medievali greci e latini. Studi comparativi. Atti del seminario di Erice (23-29 ottobre 1995), Spoleto 1998 (Incontri di Studio, 1), 367-380. 42 P. Canart J. Leroy, Les manuscrits en style de Reggio. tude palographique et codicologique, in La palographie grecque et byzantine (Paris, 21-25 octobre 1974), Paris 1977 (Colloques Internationaux du Centre National de la Recherche Scientifique, 559), 241-267: 249 n. 17, 258; rist. in Canart, tudes de palographie (cit. n. 34), I, 319-339; M. Re, I manoscritti in stile di Reggio ventanni dopo, in Lellenismo italiota dal VII al XII secolo. Alla memoria di Nikos Panagiotakis, Atene 2001 (Fondazione Nazionale Ellenica delle Ricerche. Istituto di Ricerche Bizantine. Convegno Internazionale, 8), 99-124: 108-109. Secondo lo studioso, il manoscritto sarebbe stato prodotto in Calabria: Id., Copisti salentini in Calabria e Sicilia, RSBN, 41 (2004), 95-112: 99; non si pu tuttavia, come sostiene Re, escludere lipotesi che le due mani che collaborarono alla realizzazione del codice fossero attive nel Salento. Un altro manoscritto, vergato in un tardo stile di Reggio, fu utilizzato (forse vergato), in Terra dOtranto, lAmbr. G 36 sup., cfr. D. Arnesano, Il Copista del Digenis Akritas. Appunti su mani anonime salentine dei secoli XIII e XIV, Bizantinistica, 7 (2005), 135-158: 140 n. 32. 43 Jacob, Une pigramme de Palaganus (cit. n. 32), 186-189, tav. I. 44 F. Pontani, Sguardi su Ulisse. La tradizione esegetica greca allOdissea, Roma 2005 (Sussidi Eruditi, 63), 218-225. 45 A. Ieraci Bio, La trasmissione della letteratura medica greca nellItalia meridionale fra X e XV secolo, in A. Garzya [a cura di], Contributi alla cultura greca nellItalia meridionale, I, Napoli 1989 (Hellenica et Byzantina Neapolitana, 13), 133-257: 157-158 e n. 37.

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De vocibus animalium, trasmesso in Terra dOtranto da pochi altri codici, tutti riferibili ad un uso scolastico o, almeno, strumentale46. Il manoscritto fu vergato da otto copisti, tra i quali il gi citato Palagano, figlio del Pelegrino, uno dei maggiorenti della citt di Otranto47. I continui cambi di mano, che spesso interessano anche pochissime righe, mi sembra non possano essere ricondotti alle necessit dellapprendimento grafico48: i copisti che si alternano allinterno del codice esibiscono tutti grafie esperte, alcune di chiara matrice notarile o, comunque, documentaria, altre pi vicine alla stilizzazione aplati 49. A costoro va aggiunto lo stesso Nicola-Nettario, cui stata attribuita la sottoscrizione della Batracomiomachia al fol. 229v50. Varie sono anche le mani che trascrissero gli scol. A parte quella responsabile degli scol ai libri - dellOdissea, la quale utilizza una minuscola barocca otrantina riferibile allultimo quarto del secolo XIII, la parte originale degli scol apposta dai copisti del testo, Palagano dOtranto e i suoi collaboratori, in particolare il copista B. Certo, mentre Palagano e il copista B possono essere facilmente riconosciuti come gli allievi pi progrediti, o che addirittura hanno gi terminato gli studi, per la parte che ebbero nella trascri46 Sul De vocibus si vedano: F. Bancalari, Sul trattato greco De vocibus animalium, SIFC, 1 (1893), 75-96, 512; A. Bravo Garca, Varia lexicographica manuscripta, I, De vocibus animalium, Habis, 9 (1978), 83-93; Id., Ms sobre textos griegos De vocibus animalium en el Escorial, CFC(G), 20, 1, (1988) (= Homenaje al Profesor D. Lisardo Rubio, Madrid 1988), 109-112; Id., Sobre un tipo de texto muy comn en los manuscritos antiguos y medievales: las Voces animales, ECls, 121 (2002), 87-93. In Terra dOtranto trdito anche nei codici Par. suppl. gr. 172 (pp. 87 [rr. 31-42]-88 [rr. 1-29]) e Vat. gr. 14 (fol. 152v; cfr. infra, 462-463). 47 Probabilmente Palagano era di origine latina, come suggerito dallo stesso Jacob (Une pigramme de Palaganus [cit. n. 32], 201-202), ma le prassi scolastiche del territorio e i maestri, tra cui Nicola-Nettario, dovevano essere greci. 48 Come sostenuto da Jacob, il quale parla di dbutants dans lart de la transcription, auxquels on offrait ainsi loccasion de faire leurs premiers pas dans le mtier en participant llaboration dun livre dune certaine importance (cfr. Une pigramme de Palaganus [cit. n. 32], 196). 49 Sullo stile aplati cfr. A. Jacob, Les critures de Terre dOtrante, in La palographie grecque et byzantine (cit. n. 42), 269-281: 270. 50 Jacob, Une pigramme de Palaganus (cit. n. 32), 196-200, tav. X.

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zione del codice, la partecipazione desultoria degli altri, specie C, D, F, G, H, indice di un minor grado di competenza; non di minor competenza scrittoria, giacch non si tratta certamente di semialfabeti, quanto piuttosto di un diverso grado di partecipazione al gruppo. Anzi, lespressione , riferita a Palagano nella sottoscrizione esametrica del codice, sembra indicare che egli avesse concluso i suoi studi51. Come nel Vat. Barb. gr. 70, il gruppo di copisti insieme gruppo di docenti e discenti il cui grado di partecipazione alla stesura del codice indice del maggiore o minore grado di preparazione scolastica raggiunto52. Responsabili della sezione originale degli scol sono, s detto, Palagano dOtranto e il copista B. Alcuni scol del codice di Heidelberg derivano dai commentari di Tzetze allAlessandra di Licofrone e testimoniano la conoscenza di altre opere del filologo bizantino, come le Allegorie, i commentari allIliade e a Esiodo. Evidentemente al momento della stesura del codice i materiali
Jacob, Une pigramme de Palaganus (cit. n. 32), 202. Il codice dovette essere utilizzato ancora in ambito scolastico, sebbene a livello pi elementare, se si considerano le tarde note apposte nei margini della Batracomiomachia, in volgare salentino e in caratteri greci: Pontani, Sguardi su Ulisse (cit. n. 44), 222. Allinterno della cerchia di Nicola-Nettario, del resto, si leggevano entrambi i poemi omerici. Per lIliade possediamo una pur dubbia testimonianza indiretta. I codici Vind. Phil. gr. 49 e Oxon. New Coll. 298 tramandano due note di un Nicola che nel codice Oxon. New Coll. 298, da una mano di XV secolo, viene indicato come . Lidentificazione con Nicola-Nettario non certa, ma costituisce unipotesi affascinante e non del tutto inverosimile: un codice deperdito, da cui i due sono derivati per il modello degli scoli allIliade, sarebbe passato tra le mani di un Nicola, forse Nettario di Casole. LOdissea ben rappresentata dal codice di Heidelberg. Ma c di pi. Nei margini del Vind. phil. gr. 56, copiato in Terra dOtranto nel 1300, sono state recentemente individuate delle note di lettura, ricopiate, attribuibili a NicolaNettario di Casole: con maggior certezza che nel caso del Vind. Phil. gr. 49 e dellOxon. New Coll. 298, il Vind. phil. gr. 56 dovrebbe essere un apografo di unOdissea posseduta da Nicola-Nettario, diversa dal codice Heid. Pal. gr. 45. Il fenomeno dunque speculare a quello dei due codici iliadici; sembra certo da unanalisi testuale e storica che i due codici odissiaci siano il riverbero del medesimo ambiente culturale. Su tutta la questione cfr. A. Jacob, Culture grecque et manuscrits en Terre dOtrante, in P. F. Palumbo [a cura di], Atti del III o congresso Internazionale di studi salentini e del I o congresso storico di Terra dOtranto (Lecce 22-25 ottobre 1976), Lecce 1980 (Congressi, 4), 53-77: 59; Sciarra, La tradizione degli scholia (cit. n. 16), 148-150; Pontani, Sguardi su Ulisse (cit. n. 44), 206-207.
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tzetziani gi circolavano in Terra dOtranto ed verisimile che proprio nel manoscritto di Heidelberg sia avvenuto il travaso di scol tzetziani allAlessandra53. Al fol. 87r, infine, in corrispondenza del lemma , compare una lunga glossa, probabilmente derivata da un trattato di farmacopea bizantino54. Nella scuola di Nettario documentata dunque la pratica con altri testi di carattere scolastico, quali ed , con trattati di farmacopea, con materiali lessicografici, oltre che con un ampio corpus di scol antichi, di cui la cerchia, nonostante i frequenti e gravi errori ortografici, mostra di essere in grado di comprendere il senso, nonch di saper scegliere i materiali e ridurli in estratti. Anche nella scuola di Nettario, insomma, il confine tra copisti, discenti e lettori colti quindi tra educazione scolastica e circoli di lettura assai sottile; e appare difficile definire in quale momento al rapporto tra maestro e scolaro si sostitu con i suoi ex-allievi un sodalizio culturale, espressione del quale sono gli scambi epistolari, il prestito di libri, le dediche di composizioni letterarie55. 3. ARADEO E LA SCUOLA DI DROSO Tra la fine del secolo XIII e linizio del secolo XIV Aradeo, o un centro ad esso assai vicino, fu sede di una o forse pi scuole56. Gli studi finora condotti convergono nel mettere in luce il ruolo culturale svolto da questo milieu. Le testimonianze che vi sono riconducibili, inoltre, presentano caratteristiche di natura tanto testuale quanto materiale che rendono probabile il loro impiego in un contesto didattico.
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Sulla natura di tutti questi scoli cfr. Pontani, Sguardi su Ulisse (cit. n. 44), 218-225. Pontani, Sguardi su Ulisse (cit. n. 44), 221-222. 55 Basti qui citare Hoeck-Loernertz, Nikolaos-Nektarios (cit. n. 31), 117-128. 56 Nelle pagine che seguono far riferimento ad Aradeo sia per la convergenza di elementi riconducibili a questa cittadina sia per comodit di esposizione, ma la mobilit di copisti e intellettuali fra villaggi distanti solo pochi chilometri rende naturalmente possibile che anche i centri immediatamente vicini abbiano contribuito allesperienza culturale qui descritta.

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Un esempio significativo costituito dal Par. gr. 549, che nellultimo foglio riporta linventario di una biblioteca scolastica, scoperto da Andr Jacob e gi citato allinizio del presente lavoro57. Il codice stesso apparteneva a questa biblioteca58 e fu utilizzato in un contesto didattico, fino ai primi decenni del Trecento59. un manoscritto palinsesto, vergato da due mani salentine della prima met del secolo XIII60 e tramanda il commento di Niceta di Eraclea alle Orazioni di Gregorio Nazianzeno. La scrittura del copista principale, in particolare, una minuscola informale piuttosto esperta, caratterizzata da asse leggermente inclinato verso destra, ductus veloce, esecuzione disinvolta, squilibri modulari, prolungamenti delle aste nellinterlinea e una certa compressione laterale61. Altri indizi confermano lipotesi
57 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 291. Il codice appartenne ad un diacono di nome Stefano (registrato come copista del manoscritto in Gamillscheg Harlfinger Hunger, Repertorium der griechischen Kopisten [cit. n. 10], 2, nr. 500), figlio del Angelo; Stefano identificabile con lomonimo possessore del Par. Suppl. gr. 599, contenente glosse del maestro Droso di Aradeo al De interpretatione di Aristotele, sulle quali si torner pi avanti; cfr. A. Acconcia Longo A. Jacob, Une anthologie salentine du XIV e sicle: le Vaticanus gr. 1276, RSBN, 17-19 (1980-1982), 149-228: 166-167 e n. 65. 58 Nellinventario infatti compreso : Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 297, 309-310 nr. 27. 59 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 295-296, 313. 60 Rispettivamente foll. 1r-148r e 148v-169r, secondo Andr Jacob (Une bibliothque mdivale [cit. n. 1], 286). I fogli precisamente vergati dalla mano principale sono: 1r-57r, 58r-60v, 61v-64r, 65r-66v, 67v-68r, 69r-90v, 92r-104r, 105r-131r, 132r-133r, 134r-135r, 137r (r. 9)-148r. I foll. 57v e 131v sono bianchi; i foll. 61r, 64v, 67r, 68v, 91r, 91v, 104v, 131v e 133v contengono microtesti, annotazioni e disegni di altre mani (cfr. ibid., 287295); i foll. 135v-137r (r. 9) devono a mio avviso essere assegnati al collaboratore, il quale dunque responsabile dei foll. 135v-137r (r. 9), 148v-159r, 160r-169r (sul fol. 159v cfr. ibid., 289, 293-294). 61 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), tav. I; Gamillscheg Harlfinger Hunger, Repertorium der griechischen Kopisten (cit. n. 10), 2, C, nr. 500. Si noti lambda minuscolo a forma di (ibid., r. 2) e le legature di omicron con pi maiuscolo o tau precedenti ottenute incurvando verso sinistra e chiudendo, fino a formare il nucleo della vocale, il tratto orizzontale delle consonanti (ibid., rr. 2, 3, 6). La scrittura rientra nel filone delle locali minuscole informali, ben documentato gi nel secolo XII, ad esempio dal noto Marc. gr. 410; cfr. G. Cavallo, La cultura italo-greca nella produzione libraria, in G. Pugliese Carratelli [a cura di], I Bizantini in Italia, Milano 1982, 495-608: 567 tav. 509; Canart Luc, Codici greci dellItalia meridionale (cit. n. 22), 110 nr. 45 (A. Jacob); N. Bianchi, Il codice del romanzo: tradizione manoscritta e ricezione dei romanzi greci, Bari [2006] (Paradosis, 12), 57 tav. I; 58 tav. II.

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che il Par. gr. 549 sia un libro di scuola. Al fol. 133v, ad esempio, si leggono alcuni epigrammi schedografici, vergati da una mano diversa da quelle responsabili del testo principale 62. Mentre per il primo componimento non si hanno riscontri, il secondo in altri testimoni attribuito ad un importante personaggio, Droso di Aradeo, sul quale si torner pi avanti63. Nel codice parigino si trovano altri microtesti, stratificatisi nel tempo, come formule magiche e rimedi popolari64, una nota sul ciclo solare65 e la formula reversibile sator arepo tenet opera rotas, il cosiddetto quadrato magico 66. Un altro libro di scuola riferibile ad Aradeo il Vat. gr. 127667, codice degli inizi del secolo XIV, in carta filigranata68, di piccole dimensioni, dalla mise en page piuttosto irregolare e assai modesto
62 Edizione in Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 287-288, che riporto di seguito:

, , , ......................................................................... , , , , , . , , . , , .
63 Laur. 72.14, fol. 73v (P. Moraux, Aristoteles graecus. Die griechischen Manuskripte des Aristoteles, Berlin-New York 1976 [Peripatoi, 8], 481 [D. Harlfinger]), Vat. gr. 1276, fol. 13v (Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine [cit. n. 57], 190 nrr. 9.7-9.8) e Vat. gr. 1019, fol. 155r (ibid., 167). 64 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 292, 295. 65 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 293. 66 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 293-294; cfr. R. Cammilleri, Il quadrato magico. Un mistero che dura da duemila anni, Milano 2004. 67 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 164. Quanto alla localizzazione del manoscritto, gli studiosi propongono larea delimitata da Galatina, Aradeo, Maglie, Corigliano e Soleto (ibid., 162). Il codice appartenne, nel secolo XV o forse gi nella seconda met del secolo XIV, ad un magister di Lecce, di nome Antonio (ibid., 151, 155, 221 nr. 51.1). 68 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 153-155.

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sotto il profilo estetico69. una miscellanea disorganica, nella quale si alternano testi sacri e profani, in prosa e poesia, di autori locali e della tradizione greco-bizantina70. importante ricordare i componimenti in versi dei poeti otrantini71 e gli epigrammi del gi citato Droso di Aradeo72, specialmente quelli di contenuto schedografico73, la cui presenza significativa non solo per la localizzazione del manoscritto confermata, come si vedr, da indizi di natura paleografica ma anche per il contesto scolastico nel quale esso fu prodotto ed utilizzato. Degni di nota sono inoltre gli excerpta dallEtymologicum Symeonis 74, dal commento di Giorgio Cherobosco ai Canones di Teodosio Alessandrino75 e dallExpositio fidei di Giovanni Damasceno76, il trattatello De tropis di Trifone77, brani da opere minori di Michele Psello78, varie note grammaticali79 ed un esorcismo contro la grandine80.
Salvo alcune iniziali semplici, esso privo di decorazione. Per una descrizione dettagliata dei testi cfr. Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 163-221. Sulle miscellanee disorganiche si veda F. Ronconi, I manoscritti greci miscellanei. Ricerche su esemplari dei secoli IX-XII, Spoleto 2008 (Testi, Studi, Strumenti, 21), con bibliografia. 71 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 169-181. 72 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 165-168, 189-190 nrr. 9, 11; 191 nr. 14. 73 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 167, 190 nrr. 9.6-9.14. 74 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 184 nr. 1. 75 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 185 nr. 4.2. Questopera tramandata dal Vat. gr. 1355a (cfr. infra, 464). 76 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 190 nr. 10. Sulla diffusione in Terra dOtranto della terza e pi importante parte della cfr. infra (455). 77 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 214 nr. 30. 78 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 211 nr. 21; 211-212 nr. 23; 220 nrr. 47-49; A. Jacob, La rception de la littrature byzantine dans lItalie mridionale aprs la conqute normande. Les exemples de Thophylacte de Bulgarie et de Michel Psellos, in A. Jacob J.-M. Martin G. Noy [d. par], Histoire et culture dans lItalie byzantine. Acquis et nouvelles recherches, Roma 2006 (Collection de lcole Franaise de Rome, 363), 21-67: 56-57, 60, 61, 63, 64. 79 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 185 nrr. 4.1, 4.34.4; 190 nr. 10.6; 215 nr. 33; 216 nr. 37; 221 nr. 52. 80 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 213 nr. 28; A. Jacob, Un esorcismo inedito contro la grandine trdito da due codici salentini, in M. Spedicato [a cura
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Lanalisi codicologica del cimelio vaticano offre un dato utile alla conoscenza delle modalit del suo allestimento. Come stato osservato, i fogli bianchi alla fine di alcuni fascicoli suggeriscono che i testi siano stati copiati in fascicoli indipendenti81. Gli snodi presenti nella struttura del codice, infatti, consentono lindividuazione di unit modulari originariamente autonome82, poi assemblate, per accrezione, nellodierno codice pluritestuale pluriblocco83. Tutti i brani furono selezionati e copiati contestualmente; poco dopo furono assemblati, per esigenze di insegnamento e in base a criteri che, tuttavia, non pi cos facile afferrare84. Ci che conta in questa sede riconoscere nel manoscritto una testimonianza originale di quella cultura della silloge85 che caratterizza, come si visto e si vedr, altri libri di scuola salentini86. Dal punto di vista paleografico, pur non essendo agevole scandire lavvicendamento dei copisti87, si pu a mio avviso affermare che il manoscritto sia opera di due mani, quella del cosiddetto
di], Segni del tempo. Studi di storia e cultura salentina in onore di Antonio Caloro, Galatina 2008 (Societ di Storia Patria. Sezione di Lecce. Quaderni de LIdomeneo, 3), 23-39: 32. 81 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 153, 164. Ci trova conferma nel fatto che nella biblioteca scolastica di cui si legge linventario nel Par. gr. 549 alcuni libri fossero slegati e conservati sotto forma di (Jacob, Une bibliothque mdivale [cit. n. 1], 296-297). 82 Dal confronto fra la struttura materiale del manoscritto (Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine [cit. n. 57], 151-153) ed il suo contenuto (ibid., 184-221) risulta che tali unit modulari fossero i fascicoli I (ibid., 184 nr. 1), II (ibid., 184-186 nrr. 25), III (ibid., 186-187 nr. 6), IV (ibid., 188-189 nrr. 7-8), V (ibid., 189-191 nrr. 9-14), VI-XI (ibid., 191-212 nrr. 15-24), XII-XIII (ibid., 212-213 nrr. 25-28), XIV (ibid., 213214 nrr. 29-30), XV (ibid., 214 nr. 31), XVI (ibid., 214-216 nrr. 32-36), XVII (ibid., 216 nr. 37), XVIII (ibid., 217 nr. 38), XIX-XXI (ibid., 217-218 nrr. 39-42), XXII-XXIII (ibid., 218-220 nrr. 43-49) e XXIV (ibid., 220-221 nrr. 50-52). 83 Su queste problematiche e sulla relativa terminologia cfr. M. Maniaci, Il codice greco non unitario. Tipologie e terminologia, in E. Crisci O. Pecere [a cura di], Il codice miscellaneo. Tipologie e funzioni. Atti del Convegno internazionale (Cassino, 14-17 maggio 2003), Cassino 2004 (= S&T, 2 [2004]), 75-107: 79-81. 84 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 153, 163-164. 85 Odorico, La cultura della (cit. n. 24), 12. 86 Per analogie con il mondo orientale cfr. D. Bianconi, Libri e mani. Sulla formazione di alcune miscellanee dellet dei Paleologi, in Il codice miscellaneo (cit. n. 83), 311-363. 87 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 163.

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Anonimo 1388 e quella di un suo collaboratore, lAnonimo 1489. Entrambe esibiscono scritture barocche, la prima una minuscola posata, calligrafica, di buon livello tecnico, allo stesso tempo pesante e artificiosa (tav. 4a), la seconda una grafia informale, mutevole nel ductus, ora corsivo ora quasi posato, e nel tracciato, a tratti angoloso a tratti arrotondato (tav. 4b). Va poi registrato lintervento di copisti occasionali, che sfruttarono alcuni fogli rimasti bianchi per vergare microtesti90. Una di queste aggiunte ha attirato lattenzione degli studiosi, un componimento in lingua volgare e in caratteri greci, costituito da tre quartine di versi alessandrini monorimi91. Si tratta di un invito ad apprendere larte della scrittura e i rudimenti della letteratura, rivolto ad un imprecisato destinatario (probabilmente un allie88 Foll. 13r-18v (r. 4), 19r (rr. 1-9), 21r-48r, 49v-50r, 51v-63v, 82r-101r (r. 8), 102r131v (r. 9), 135r-164v (r. 20), 175r-180v. Essi corrispondono ai fascicoli V-X, XI (in parte), XIV-XV, XVI (in parte), XVII-XX, XXI (in parte), XXII-XXIV, XXV (in parte) e II (cfr. Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine [cit. n. 57], 151-153). 89 Foll. 1r-12r, 64r-66r, 67r-81v, 101r (r. 8)-101v, 131v (r. 10)-134r, 164v (r. 20)165r, 167r-174v. Essi corrispondono ai fascicoli III-IV, XI (in parte), XII-XIII, XVI (in parte), XXI (in parte), XXV (in parte) e I. Sui due copisti anonimi cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 37, 57, 125. 90 Foll. 18v (rr. 5-18), 19r (rr. 10-16), 51r, 66v, 134v, 166v. 91 Fol. 51r; Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 211 nr. 22; ed. R. Distilo, Scripta letteraria greco-romanza. Appunti per due nuovi testi in quartine di alessandrini, CN, 46 (1986), 79-99; rist. in Miscellanea di studi in onore di Aurelio Roncaglia a cinquantanni dalla sua laurea, Modena 1989, II, 515-535: 521. Pur non essendo ancora stati chiariti dai linguisti i punti problematici per lettura ed interpretazione (cfr. ibid., 518, 520, 521-522; uno specimen del fol. 51r ibid., 519), mi pare opportuno, in questa sede, riportare il testo del componimento (ed. Distilo):

[] [.] , . , , [] [] , [.] , , .

10 , , , , , , , .

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vo), da un 92. Nella prima quartina, in particolare, vengono citati gli strumenti dello scriba la penna doca e la pergamena, il corno di ovino e linchiostro ed il maestro si offre per insegnare come utilizzarli93. La presenza di tale componimento pu essere considerata una conferma di come il manoscritto fosse utilizzato quale strumento didattico. Nellambito in cui vide la luce il Vat. gr. 1276 fu sicuramente prodotto il Par. gr. 1087 94, anchesso dellinizio del secolo XIV e in carta filigranata95, ma di dimensioni maggiori e dalla mise en page pi curata96; esso contiene, fra gli altri testi, il Credo niceno con scol 97, i primi versi dellOreste 98, il commento dello pseudo-Nonno alle Orazioni IV e V di Gregorio Nazianzeno99, due libri del Vecchio
Distilo, Scripta letteraria greco-romanza (cit. n. 91), 521. Lo studioso, inoltre, osserva pi in generale: Se ci riferiamo a quelle aree in cui circolava maggiormente la scrittura greca, non si ha notizia di un insegnamento che non fosse quello della lingua e della letteratura greca; eppure, che anche i grammatikoi del Salento, come di altre zone dellItalia meridionale, insegnassero tenendo conto della lingua materna, o comunque di quella gi nota ai discenti, un dato certo che si evince da molti indizi (basti pensare allabitudine, abbastanza diffusa, di glossare i classici greci in neogreco o in romanzo) (ibid., 516). 93 Distilo, Scripta letteraria greco-romanza (cit. n. 91), 521 n. 25. 94 Come gi notato da Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 154, 160; sul manoscritto cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 37 nn. 268269; 57, 109, 125 nr. 134. 95 La filigrana simile a quella rilevata nel codice vaticano; J. Irigoin, Les filigranes de Fabriano (noms de papetiers) dans les manuscrits grecs du dbut du XIV e sicle, Scriptorium, 12 (1958), 44-50: 46 e n. 5; 47. 96 Manca del tutto la decorazione, eccezion fatta per iniziali semplici ed un en tte geometrico (fol. 1r). 97 F. Halkin, Manuscrits grecs de Paris. Inventaire hagiographique, Bruxelles 1968 (Subsidia Hagiographica, 44), 110. 98 A. Turyn, The Byzantine Manuscript Tradition of the Tragedies of Euripides, Urbana 1957 (Illinois Studies in Language and Literature, 43), rist. Roma 1970 (Studia Philologica, 16), 353; J. Irigoin, La tradition manuscrite des tragiques grecs dans lItalie mridionale au XIII e sicle et dans les premires annes du XIV e sicle, in Bisanzio e lItalia (cit. n. 22), 132143 (rist. in Id., La tradition des textes grecs. Pour une critique historique, Paris 2003, 537552 nr. 32): 133, 139, 140. 99 J. Mossay, Repertorium Nazianzenum. Orationes. Textus Graecus, I. Codices Galliae, Paderborn-Mnchen-Wien-Zrich 1981 (Studien zur Geschichte und Kultur und Altertums. Neue Folge. 2. Reihe: Forschungen zu Gregor von Nazianz, 1), 82; J. Nimmo Smith, A Revised List of the Manuscripts of the Pseudo-Nonnos Mythological Commentaries on Four Sermons by Gregory of Nazianzus, Byzantion, 57 (1987), 93-113: 103.
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Testamento100 ed una redazione breve dei Centoni Omerici 101. Il codice presenta notevoli analogie paleografiche con quello vaticano102: da unattenta expertise emerge che di fatto opera di una sola mano103, ad eccezione dei versi euripidei, dovuti ad un collaboratore104. Questultimo identificabile con il copista principale del codice vaticano, lAnonimo 13105, mentre la mano principale del parigino (tav. 5) identificabile con quella del copista che nel vaticano svolse il ruolo di collaboratore, lAnonimo 14106. Legato a doppio filo con il Vat. gr. 1276 e prodotto nel medesimo ambito, anche il Par. gr. 1087 deve essere considerato una miscellanea allestita per linsegnamento. Il gi citato poeta Droso, originario di Aradeo107, noto anche quale docente di filosofia. Nei foll. 7r-8v del Par. Suppl. gr. 599, codice risalente agli inizi del secolo XIV, il copista principale ha vergato 108. Questo manoscritto non lunico ricollegabile
A. Rahlfs, Verzeichnis der griechischen Handschriften des Alten Testaments, Berlin 1914, 209 (sigla 583). 101 A.-L. Rey, Un manuscrit de la Renaissance contenant les Homerocentra: Le Palat. gr. 326 complt par des sections du recueil factice Vallic. F 16, in G. Cavallo G. De Gregorio M. Maniaci [a cura di], Scritture, libri e testi nelle aree provinciali di Bisanzio. Atti del seminario di Erice (18-25 settembre 1988), Spoleto 1991 (Biblioteca del Centro per il Collegamento degli Studi Medievali e Umanistici nellUniversit di Perugia, 5), 603616: 607; Homerocentones, ed. R. Schembra, Turnhout-Leuven 2007 (Corpus Christianorum. Series Graeca, 62), LVII-LVIII. 102 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 154, 160. 103 Responsabile precisamente dei foll. 1r-22v, 25r-48v, 50v-119v (r. 19), 120r-131v (r. 18), 132r-178v. 104 Foll. 49r-50r. I foll. 119v (rr. 20-ultimo) e 131v (rr. 19-ultimo) furono vergati da una terza mano salentina, attribuibile forse al sec. XV. 105 Per uno specimen del parigino cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), tav. XV. 106 Per un quadro sinottico dei rapporti di collaborazione fra i copisti citati in questo capitolo cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 123-128. 107 Come si apprende da due dodecasillabi conservati nei gi citati Laur. 72.14 (fol. 53v, cfr. Harlfinger in Moraux, Aristoteles graecus [cit. n. 63], 481) e Vat. gr. 1019 (fol. 153v, cfr. Jacob, Sergio Stiso [cit. n. 22], 156): / . 108 Cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 44, 61 n. 536; 115, 126 nr. 151 e la bibliografia ivi citata.
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allattivit didattica di Droso; una delle mani secondarie intervenutevi, infatti, stata riconosciuta in altri manoscritti aristotelici109 e a questo primo gruppo si sono aggiunte altre testimonianze110. Ci ha consentito la ricostruzione di una collezione, incentrata sui trattati di logica111 e prodotta probabilmente nellambito della scuola di filosofia sorta intorno a Droso112. stata anzi suggerita lipotesi che la mano secondaria intervenuta nel codice di Parigi e negli altri manoscritti fosse proprio quella del salentino113. Essa, infatti, risulta impegnata soprattutto nellaggiunta di commenti e marginalia, secondo il ruolo che, allinterno di un circolo di scrittura, era proprio della mano guida114. Quella dellidentificazione di Droso con questo misterioso copista-filologo, della sua scuola col circolo di scrittura e dei suoi allievi con i copisti impegnati nelledizione commentata dellOrganon unipotesi affascinante, supportata peraltro da indizi forti, come le note e gli scol trascritti nel codice parigino dal copista principale, evidentemente un suo allievo115.
109 Par. gr. 2057, Par. gr. 2019, Par. gr. 2062 e Vallic. B 93: B. Mondrain, La constitution de corpus dAristote et de ses commentateurs aux XIII e-XIV e sicles, CodMan, 29 (2000), 11-33: 26-28. 110 Mutin. gr. 86, Vat. gr. 1019, Ambr. D 48 sup., Marc. gr. 256 e New York, Pierpont Morgan Library, M 758: D. Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto. I manoscritti fra XIII e XIV secolo, S&T, 4 (2006), 149-190: 163-173, 184-185. Il manoscritto vaticano gi stato citato in quanto latore di alcuni componimenti poetici di Droso (cfr. supra, 442). 111 Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto, 175-176. 112 Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto, 176. 113 Mondrain, La constitution de corpus (cit. n. 109), 28. Droso era anche sacerdote e si interess di problemi dogmatici e cristologici, come dimostra una sua lettera sulla frazione del pane liturgico: Hoffmann, Une lettre de Drosos (cit. n. 7), 256-266 (sul manoscritto latore di questo testo cfr. infra, 460-461). Lipotesi formulata da Brigitte Mondrain trova una conferma nellintervento che la mano in questione oper nel Vat. gr. 652 (cfr. Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto [cit. n. 110], 177-178; Id., La minuscola barocca [cit. n. 11], 46, 61 n. 536; 78-79, 126 nr. 18). 114 Cfr. Mondrain, La constitution de corpus (cit. n. 109), 26: il apparat donc surtout comme un matre doeuvre, supervisant un travail accompli par dautres. Sulle nozioni di circolo di scrittura e di mano-guida cfr. G. Cavallo, Foglie che fremono sui rami. Bisanzio e i testi classici, in S. Settis [a cura di], I Greci. Storia Cultura Arte Societ, III, I Greci oltre la Grecia, Torino 2001, 593-628: 606, 615, 619, 621-622. 115 Si aggiungano gli al fol. 126v del Par. gr. 2062, vergati verisimilmente da un altro allievo del maestro (cfr. Jacob, Une

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Per quanto concerne lallestimento della collezione ed il suo aspetto materiale, ho gi avuto modo di notare come alcuni manoscritti risultino costituiti da unit modulari originariamente indipendenti, il supporto utilizzato sia carta filigranata, di importazione fabrianese, la mise en page sia irregolare, i margini siano piuttosto stretti e, sotto il profilo estetico, non vi sia alcuna decorazione116. Sul piano grafico, bisogna ricordare che sotto la guida dellerudito forse identificabile con Droso ma che per cautela continuer a chiamare Anonimo di Aristotele D117 prestarono la loro opera una mano principale, cui si deve la maggior parte del lavoro richiesto per lallestimento della collezione, cio lAnonimo di Aristotele E118, e varie altre mani, responsabili di pericopi testuali pi o meno estese. I due anonimi fecero ricorso a scritture minute, corsive, informali119, le mani secondarie esibiscono grafie barocche, corsive120 o tendenti al ductus posato121. Lintensa attivit del copista Anonimo di Aristotele E consente di ricondurre ad Aradeo o ad una localit poco distante altri due manufatti. Il primo il Laur. 5.10, dellinizio del secolo XIV, codice misto in carta filigranata122 e pergamena palinsesta123, come
bibliothque mdivale [cit. n. 1], 307 n. 17; Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 111 nr. 141). Secondo Marcel Richard lespressione , adoperata in un contesto tardo come questo, dovrebbe essere tradotta semplicemente come composti da; non si pu tuttavia escludere che nel nostro caso essa debba essere ricondotta al suo significato originario (dallinsegnamento orale di, dalle lezioni di): sullargomento cfr. M. Richard, , Byzantion, 20 (1950), 191-222; rist. in Id. Opera Minora, Turnhout-Leuven 1976-1977, III, nr. 60. 116 Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto (cit. n. 110), 174-176. 117 Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto (cit. n. 110), 163, tav. 9 (rr. 1-9); Id., La minuscola barocca (cit. n. 11), 126. 118 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 126 e tav. XLIII. 119 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 61. 120 Vat. gr. 1019 (copista principale, cfr. Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 57, 79 nr. 19), Par. gr. 2057 (copista B, cfr. ibid., 57, 110-111 nr. 140), Marc. gr. 256 (copista C, cfr. ibid., 50, 118-119 nr. 165, tav. XXIX). 121 Par. Suppl. gr. 599 (copista principale, cfr. Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 44, 115 nr. 151), Vallic. B 93 (copista A, cfr. ibid., 35, 117 nr. 158). 122 Foll. 1-149 e 178-247. 123 Foll. 150-177.

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il Vat. gr. 1276 frutto dellassemblaggio di unit modulari124. Tra i vari testi che questa antologia poetica contiene spiccano una redazione breve dei Centoni Omerici 125, lEsamerone di Giorgio di Pisidia126, i componimenti di Eugenio di Palermo127, dei poeti otrantini128, di Teodoro Prodromo129, e una collezione dei tetrastici di Ignazio Diacono130. Il laurenziano , insieme al Vat. gr. 1276, il testimone fondamentale della letteratura otrantina in versi: come stato osservato, i due manoscritti non riportano le stesse poesie ma si integrano perfettamente ed dunque lecito pensare che chi ha scelto i componimenti da far trascrivere in un codice sapesse quali fossero (o sarebbero) stati riportati nellaltro131. Il Laur. 5.10 pu essere considerato una raccolta poetica concepita e allestita con modalit e scopi del tutto simili a quelli rilevati per il Vat. gr. 1276.
Esse sono cinque (rispettivamente foll. 1-149, 150-199, 200-231, 232-239 e 240-247), come si deduce dal confronto fra il contenuto e la struttura codicologica. Descrizione del contenuto in J. N. Sola, De codice Laurentiano X plutei V, ByzZ, 20 (1911), 373-383 (dove invece, in base al criterio, pare, solo contenutistico, si individuano quattro sezioni, rispettivamente foll. 1-200, 200-215, 216-239, 240-247; cfr. ibid., 373). 125 Rey, Un manuscrit (cit. n. 101), 609; Homerocentones (cit. n. 101), LVIII-LIX; cfr. supra 447, Par. gr. 1087. 126 Giorgio di Pisidia, Esamerone, ed. F. Gonnelli, Pisa 1998, 19, nr. 8; 113. 127 Eugenii Panormitani versus iambici, ed. M. Gigante, Palermo 1964 (Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici. Testi e Monumenti. Testi, 10), 9 (sigla L). 128 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 149, 160-161, 171179; Gigante, Poeti bizantini (cit. n. 35), 19, 69, 70 (sigla L); A. Acconcia Longo A. Jacob, Poesie di Nicola dOtranto nel Laur. gr. 58,2, Byzantion, 54 (1984), 371-379: 372, 374, 375; A. Lanza, Il carattere etico-politico della poesia italobizantina della Magna Curia, RLI, 93 (1989), 3, 59-77: 66; M. Gigante, Roma a Federico imperatore secondo Giorgio di Gallipoli, Roma 1995 (Quaderni, 1), 13. 129 I. Vassis, Graeca sunt non leguntur. Zu den schedographischen Spielereien des Theodoros Prodromos, ByzZ, 86-87 (1993-1994), 1-19: 3 (sigla L); Id., (cit. n. 5), 57 nr. 143. Versi di Teodoro Prodromo sono presenti anche nel Vat. gr. 1276, cfr. Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 185 nr. 3; 186187 nr. 6; 192-193 nr. 16; 215 nr. 33.5. 130 La stessa collezione presente nel Vat. gr. 1276 (cfr. Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine [cit. n. 57], 191-192 nr. 15); cfr. anche M. D. Lauxtermann, La poesia, in G. Cavallo [a cura di], Lo Spazio Letterario del Medioevo, 3. Le culture circostanti, I. La cultura bizantina, Roma 2004, 301-343: 317 n. 9. 131 Acconcia Longo Jacob, Une anthologie salentine (cit. n. 57), 183; Id. Poesie di Nicola dOtranto (cit. n. 128), 376.
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Lorigine comune dei due codici confermata dallesame paleografico. Il florilegio laurenziano, infatti, opera di un copista principale e di quattro collaboratori, fra i quali ho identificato lAnonimo di Aristotele E132. Questo dato gi significativo nella misura in cui collega il codice di Firenze alla cerchia erudita dellOrganon133 deve essere integrato con i risultati provenienti dallo studio di un secondo manoscritto che, come ho anticipato, riconducibile ad Aradeo. Si tratta del Par. gr. 2970 (foll. 1-79), codice cartaceo attribuibile grazie alla filigrana allinizio del secolo XIV, contenente la Rhetorica e il De inventione di Ermogene134. Esso fu vergato da otto mani. Il copista principale identificabile con lAnonimo di Aristotele E (tav. 6), cui si devono anche i marginalia nel resto del codice (tav. 7)135, mentre una delle mani secondarie, pur responsabile di un solo foglio, quella dellAnonimo 13 (tav. 8)136. Il manoscritto di Ermogene, quindi, dimostrando la collaborazione fra uno dei copisti del Laur. 5.10 ed uno dei copisti del Vat. gr. 1276, conferma che i due florilegi, insieme al Par. gr. 1087, furono prodotti nello stesso ambito137.
132 Foll. 200r-201r, 202v-204v, 206r-209r, 210r (r. 7)-211v (r. 9), 212r-214r, 215r (r. 13)-215v, 232r-239v; Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 61 e n. 523; 87, 126 nr. 46; per uno specimen cfr. Id., Aristotele in Terra dOtranto (cit. n. 110), tav. 15a. Colgo loccasione per notare che la mano tarda intervenuta nei margini dei foll. 7v, 8r, 14v, 16r, 17r, 18r, 20r, 21v, 22r, 25r, 35r, 36r, 37r, 38v, 39r, etc. va identificata con quella che, nel primo quarto del secolo XV, verg i foll. 3-59 del Barb. gr. 353, contenente, fra laltro, un adattamento in versi della Protheoria di Nicola dAndida (A. Jacob, Un opuscule didactique otrantais sur la Liturgie eucharistique. Ladaptation en vers, faussement attribue Psellos, de la Protheoria de Nicolas dAndida, RSBN, 14-16 [1977-1979], 161-178: 162, 163, 170-172, 173 [sigla B]). 133 Su questo legame si torner poco pi avanti (cfr. infra, 452-453). 134 H. Omont, Inventaire sommaire des manucrits grecs de la Bibliothque Nationale, Paris 1886-1888 (rist. Hildesheim-Zrich-New York 2000), III, 76. Su Ermogene si veda G. L. Kustas, The Function and Evolution of Byzantine Rhetoric, Viator, 1 (1970), 55-73; rist. in G. Nagy [ed. by], Greek Literature, IX. Greek Literature in the Byzantine Period, New York-London 2001, 179-197. 135 Foll. 16v-28v, 30r-51v, 52v-79v. 136 Fol. 7r; sulla suddivisione e lidentificazione delle mani cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 114 nr. 149. 137 Si aggiungano le forti analogie fra la scrittura del copista D del Laur. 5.10 (foll. 201v-202r, 205r-205v, 209v-210r [r. 6], 214v-215r [r. 12]) e quella dellAnonimo 14

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In base a quanto stato sin qui osservato si dovrebbe ammettere lesistenza di ben quattro contesti didattici, coevi e localizzabili nella zona di Aradeo. Il primo quello documentato dal Par. gr. 549, il secondo la scuola di Droso, il terzo la cerchia aristotelica, il quarto quello in cui furono allestite le antologie poetiche (Vat. gr. 1276 e Laur. 5.10, cui va aggiunto il Par. gr. 1087). Il primo non presenta legami di natura paleografica con gli altri tre; il secondo e il terzo si detto potrebbero essere identificati tra loro; fra il terzo e il quarto, infine, esiste un legame sicuro, la collaborazione fra lAnonimo di Aristotele E e lAnonimo 13, documentata dal Par. gr. 2970138. La tentazione di una reductio ad unum forte, ma allo stato attuale delle conoscenze non si pu asserire se i quattro ambiti scolastici coincidano n quanti e quali fra loro; certo per che i libri di scuola citati in questo capitolo furono prodotti in un contesto culturale fortemente integrato ad Aradeo o in un centro vicino e nel giro di pochi anni, tra la fine del secolo XIII e linizio del XIV139. Lo studio paleografico del Par. gr. 2970 offre altri risultati interessanti. Il copista dei primi fogli, infatti, certamente identificabile con il prete Giorgio, responsabile nel 1295/1296 della
(beta maiuscolo a cuore, epsilon maiuscolo in un tempo solo e inclinato verso sinistra, la forma di theta aperto, phi a chiave di violino con occhiello di forma oblunga, la legatura rho-omicron a staffa, la legatura tau-iota): lesiguit della testimonianza laurenziana (in cui non compaiono altri elementi significativi, come alpha en fer de lance con il corpo della lettera molto inclinato) mi impedisce di essere certo dellidentit dei due copisti, la quale, eventualmente dimostrata, collegherebbe direttamente lantologia laurenziana con quella vaticana. 138 Lo studio della dottrina aristotelica e la raccolta di componimenti poetici non sono naturalmente attivit contrastanti: come si visto, lo stesso Droso di Aradeo fu sia poeta sia di filosofia. Inoltre mi pare interessante ricordare, bench non costituisca argomento a favore della suddetta identificazione, che certa terminologia tecnica relativa alla compilazione ha precisi riscontri nella filosofia aristotelica. Infatti, come ha notato Paolo Odorico, in un passo dellelogio di Simeone Metafrasta relativo allallestimento del Menologio, Michele Psello accosta lescertore al filosofo, con un abile gioco di parole, nel quale, ad esempio, la radice di allude tanto al sillogismo quanto alla raccolta (cfr. Odorico, La cultura della [cit. n. 24], 9-12). 139 Fanno eccezione il primo di questi manoscritti, il Par. gr. 549, vergato nella prima met del secolo XIII, ma utilizzato nella scuola tra la fine di questo secolo e linizio del successivo (cfr. supra, 441-442), e il codice di New York, Pierpont Morgan Library, M 758, un

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schedografia Par. gr. 2572140 e originario proprio di Aradeo (tav. 7)141. Ci costituisce un ulteriore indizio che tanto ledizione commentata dellOrganon quanto le sillogi poetiche abbiano visto la luce in questa cittadina o nei suoi dintorni. Alla mano di Giorgio va inoltre attribuita parte del Vat. gr. 1408, codice degli inizi del secolo XIV contenente i Progymnasmata di Aftonio142, come noto strettamente collegati ai trattati del corpus Hermogenicum copiati nel Par. gr. 2970 e, come questi, assai diffusi a Bisanzio143. Il Par. gr. 2572 ed il Vat. gr. 1408, aldil della pur significativa tipologia testuale, non presentano tuttavia indizi utili ad una loro contestualizzazione in ambito scolastico. Essi sono privi, infatti, di quella stratificazione di mani e di quelle tracce di intensa ed immediata fruizione riscontrabili in altri manufatti144. Daltra parte, alcuni fra i copisti del Par. gr. 2970 ebbero modo di collaprodotto ancora pi antico ed orientale, utilizzato, come dimostrano i marginalia dellAnonimo di Aristotele D, nella cerchia erudita dellOrganon (cfr. supra, 448 n. 110). 140 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 112-113 nr. 145; 114 nr. 149; 127. 141 Come si apprende dalla sottoscrizione (fol. 120v):
. (Ch. Astruc et alii, Les manus e e e

crits grecs dats des XIII et XIV sicles conservs dans les bibliothques de France, I. XIII sicle, Paris 1989, 64-67 nr. 27 [Ph. Hoffmann]: 65, tav. 69). 142 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 81-82 nr. 30; 127; per uno specimen cfr. Id., Il Copista del Digenis Akritas [cit. n. 42], tav. IX. Sui progymnasmata cfr. G. A. Kennedy, Progymnasmata. Greek Textbooks of Prose Composition and Rhetoric, Leiden-Boston 2003 (Writings from the Greco-Roman World, 10), XII-XIII, 89-128. 143 C. N. Constantinides, Teachers and Students of Rhetoric in the Late Byzantine Period, in E. Jeffreys [ed. by], Rhetoric in Byzantium. Papers from the Thirty-fifth Spring Symposium of Byzantine Studies (Exeter College, University of Oxford, March 2001), Aldershot 2003 (Society for the Promotion of Byzantine Studies. Publications, 11), 39-53: 41; E. Jeffreys, Rhetoric in Byzantium, in I. Worthington [ed. by], A Companion to Greek Rhetoric, Malden-Oxford 2007, 166-184. 144 Si aggiunga che essi presentano una pi accurata mise en page ed una ricca decorazione, soprattutto la schedografia: Ph. Hoffmann, La dcoration du Parisinus graecus 2572, schdographie otrantaise de la fin du XIII e sicle (a. 1295-1296), MEFRM, 96 (1984), 617-645: 617-638; Id., Aspetti della cultura bizantina in Aradeo dal XIII al XVII secolo, in A. De Bernart [a cura di], Paesi e figure del vecchio Salento, III, Galatina 1989 (Documentari, 11), 65-88. Non si vuole con questo sostenere che un libro di scuola non fosse degno di un livello estetico superiore, ma solo che questo dato, insieme allassenza delle caratteristiche citate, lascia aperte altre ipotesi circa le modalit di produzione e fruizione dei due manoscritti.

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borare a loro volta con altri colleghi, per i quali ancor pi difficile dimostrare unattivit in ambito scolastico145. 4. ALTRI MANOSCRITTI DI SCUOLA Si finora parlato di ambiti didattici definiti, legati a milieux culturali o a figure intellettuali. Occorre ora passare in rassegna alcuni manoscritti che non si possono ricondurre a nessuno degli ambiti fin qui esaminati, eppure presentano elementi specialmente di natura testuale significativi ai fini di un loro possibile impiego didattico. Si tratta soprattutto di miscellanee sacro-profane, allestite come deposito di conoscenze necessarie a coloro che desideravano abbracciare il sacerdozio, prontuari per la pratica liturgica di tutti i giorni e leducazione spirituale dei fedeli. Dovette infatti esistere in Terra dOtranto un certo grado di preparazione specifica per coloro che, dopo la grammatica, cercavano di apprendere i rudimenti della teologia146. Listruzione era impartita con tutta probabilit allinterno di famiglie di preti secolari, i quali trasmettevano ai figli le proprie conoscenze e i propri libri, Hausbchern da utilizzare come scrigni e vettori del sapere147.
145 Si tratta dellAnonimo di Aristotele C, dellAnonimo 11 e dellAnonimo 18. Il primo, intervenuto al fol. 7v del Par. gr. 2970, verg anche gli Analytica priora, il De interpretatione e il Dialogus contra Iudaeos di Nettario di Casole (rispettivamente Laur. 72.19, Oxon. Magd. Coll. gr. 15 e Par. gr. 1255; Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto [cit. n. 110], 162-163; Id., Il Copista del Digenis Akritas [cit. n. 42], 149-150 nr. 12). LAnonimo 11, collaboratore del prete Giorgio nella realizzazione del Vat. gr. 1408, copi anche un Salterio e unIliade (rispettivamente foll. 9r-50r del Vat. gr. 2296 e Vind. Phil. gr. 49; ibid., 148-149 nr. 11). Le Homiliae di Filagato da Cerami trdite dal Vat. gr. 1912 II furono in parte vergate dallAnonimo 13 (ibid., 150-151), in collaborazione con un copista cui Andr Jacob ha attribuito lEuchologium contenuto nei foll. 1-2 del Barb. gr. 102 (A. Jacob pidmies et liturgie en Terre dOtrante dans la seconde moiti du XIV e sicle, Helikon, 31-32 [1991-1992], 93-126: 121) e che ho proposto di chiamare Anonimo 18 (Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 38, 125). 146 R. Browning, Enlightenment and Repression in Byzantium in the Eleventh and Twelfth Centuries, P&P, 69 (1975), 3-23 (rist. in Id., Studies on Byzantine History [cit. n. 4], nr. XV); sullinsegnamento legato alla Chiesa cfr. S. Mergiali-Falangas, Didascale de lglise: un titre et deux ralits, REByz, 52 (1994), 175-185. 147 H. Hunger, Schreiben und Lesen in Byzanz. Die byzantinische Buchkultur, Mnchen 1989, 74-75.

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In questi manoscritti sono ricorrenti alcune opere o alcune tipologie testuali: ladattamento in versi, elaborato nel Salento, della Protheoria di Nicola dAndida148 e la Mystagogia di Germano di Costantinopoli149 opere che spiegano il significato della liturgia e che dovevano essere impiegate come manuali per quanti avevano lincombenza della celebrazione eucaristica , opportune sezioni della di Giovanni Damasceno, utilizzata quale introduzione allapprendimento teologico150. Ancora, vi compaiono associate collezioni di catechismi di contenuto dogmatico, le , e di definizioni, gli , che indagano su questioni di natura logica, teologica e polemica, unitamente a escerti grammaticali tipici dellapprendimento di base, raccolte di precetti e sentenze, omelie e soprattutto . Queste ultime sono spesso prodotti locali oppure escerti della patristica e sono formulate per lo pi secondo una struttura a domanda e risposta; pi che omelie vere e proprie sono prontuari esplicativi di passi dellAntico e del Nuovo Testamento. Un primo esempio di questa tipologia libraria costituito dal Vat. Ott. gr. 186, una miscellanea del secolo XII, recante una scelta
Su questo adattamento, di origine locale, cfr. Jacob, Une opuscule didactique (cit. n. 132). Il testo trdito dai codici Ambr. E 18 sup., Par. gr. 1083 e Vat. Barb. gr. 353. 149 Anche nota come Historia ecclesiastica dello pseudo-Basilio (PG 98, coll. 384453); sullopera cfr. R. Bornert, Les commentaires byzantins de la divine liturgie du VII e au XV e sicle, Paris 1966 (Archives de lOrient Chrtien, 9), 125-180. In Terra dOtranto attestata nei codici Ambr. E 18 sup., Ambr. E 94 sup., Ambr. F 10 sup., Ambr. G 8 sup., Brix. Querin. A IV 3, Cephalud. gr. 5, Karlsruhe, Ettenheimmnster, 6, Vat. Barb. gr. 353, Vat. gr. 1277. 150 Contengono sezioni dellopera pi di venti codici salentini, sempre unitamente ad altri testi: Athos, Iviron 190, Ambr. B 39 sup., Ambr. D 62 sup., Ambr. E 18 sup., Ambr. F 10 sup., Ambr. G 36 sup., Ambr. Q 2 sup., Casin. 231 II, Laur. 71.11, Laur. 72.14, Marc. gr. 139, Par. Suppl. gr. 8, Par. Suppl. gr. 207, Vat. Barb. gr. 347, Vat. Barb. gr. 353, Vat. Barb. gr. 360, Vat. Chis. R IV 11, Vat. Ott. gr. 1, Vat. gr. 1276, Vat. gr. 2109, Vat. gr. 2120, Vallic. C 97. Sullopera cfr. B. Kotter, Die berlieferung der Pege Gnoseos des hl. Johannes von Damaskos, Ettal 1959 (Studia Patristica et Byzantina, 5); Id., Die Schriften des Johannes von Damaskos, II. Expositio fidei, Berlin 1973 (Patristische Texte und Studien, 12). Della vastissima bibliografia mi limito a citare il recente contributo di V. Conticello, La Fonte della conoscenza tra conservazione e creazione, in S. Chial L. Cremaschi [a cura di], Giovanni di Damasco. Un padre al sorgere dellIslam. Atti del XIII Convegno ecumenico internazionale di spiritualit ortodossa, sezione bizantina (Bose, 11-13 settembre 2005), Magnano 2006, 177-203: 180.
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di testi giuridici, cui si aggiungono e alcune delle Epistole paoline151. Il codice fu vergato da quattro mani, alcune delle quali sembrano avere una limitata abilit grafica (tav. 9); probabile che esso sia stato realizzato nellambito di un gruppo, allinterno del quale il maestro e i suoi allievi raccolsero nel medesimo tomo le competenze acquisite nei vari livelli di istruzione raggiunti: i testi di legislazione sul matrimonio e le delle Epistole paoline si accordano bene alla formazione di un prete secolare. Un altro esempio rappresentato dal Vat. Ott. gr. 312 (tav. 10)152, una miscellanea di testi di carattere pedagogico e psicagogico. AllOmnifaria doctrina di Michele Psello153 seguono dei frammenti astronomici154, unomelia di Basilio di Cesarea155, una ricetta in lingua romanza e in caratteri greci156, un frammento medico, un testo schedografico basato sullOmelia III (Sulle Beatitudini) di Gregorio di Nissa157; si legge poi la Parafrasi dei carmi di Gregorio Nazianzeno di
151 S. Luc, Il Diodoro siculo Neapol. gr. 4* italogreco?, BBGG, 44 [1990], 33-79: 55 n. 94; 56. Alcuni testi ricorrono pure nel Par. gr. 1370 (su cui cfr. Ch. Astruc, Une collection canonique dItalie du Sud de la fin du XIIIe sicle (le Parisinus graecus 1370), RHT, 16 [1986], 37-61 [con tav. del fol. 72v]). Sui manoscritti di carattere giuridico cfr. G. Cavallo, La circolazione di testi giuridici in lingua greca nel Mezzogiorno medievale, in M. Bellomo [a cura di], Scuole, diritto e societ nel Mezzogiorno medievale dItalia, Catania 1987 (Studi e Ricerche dei Quaderni Catanesi, 8), II, 87-136. Per un completo riconoscimento dei testi giuridici nei codici greci si veda L. Burgmann et alii, Repertorium der Handschriften des byzantinischen Rechts, I, Die Handschriften des weltlichen Rechts (Nr. 1-327), Frankfurt am Main 1995 (Forschungen zur Byzantinischen Rechtsgeschichte, 20), 286. 152 Cfr. Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 35, 72, 77 nr. 13. 153 Michaelis Pselli De omnifaria doctrina, ed. L. G. Westerink, Nijmegen 1948, 7 (foll. 1r-36v). 154 Ai foll. 36v-37r. I medesimi testi si trovano nel codice salentino Ambr. B 85 sup., alla fine del De omnifaria doctrina di Psello (foll. 41v-43v); Ae. Martini D. Bassi, Catalogus codicum graecorum Bibliothecae Ambrosianae, Mediolani 1906, I, 123-124. 155 Al fol. 37r-v. Basilii Caesariensis Sermo asceticus XI (PG 31, 648-652: 648-651). 156 D. Arnesano D. Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36. Una nota storica sullassedio di Gallipoli e nuove testimonianze dialettali italo-meridionali, RSBN, 41 (2004), 113139: 130 n. 78 (fol. 38v). 157 Ai foll. 39r-41v. Secondo Jacob si tratterebbe di frammenti della III Omelia di Gregorio di Nissa sulle Beatitudini inframmezzati a commentari inediti, destinati alluso di studenti: Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 300-301; Gregorii Nysseni De oratione dominica, De beatitudinibus, ed. J. F. Callahan, Leiden-New York-Kln 1992 (Gregorii Nysseni Opera, VII, II), 98-109. Su questo argomento cfr. anche E. Follieri,

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Niceta David158 e una quantit di brevi testi, omelie, di passi dellAntico e del Nuovo Testamento159, in parte di chiara origine locale, in parte estratte dalla letteratura patristica. Dunque una collezione variegata di materiale esplicativo, omiletico oppure sussidiario alla composizione di omelie, che ben si colloca nellambito di un impiego scolastico per linsegnamento e la preparazione dei preti secolari. Ed in effetti il Vat. Ott. gr. 312 fu pi tardi in possesso di un sacerdote Bartolomeo, che ne annot sistematicamente i margini. Anche il Vat. gr. 1277, prodotto alla met del sec. XIV, pu essere definito un manuale ad uso di un prete secolare160 (tav. 11). La sequenza dei testi quanto mai indicativa delluso per il quale il libro dovette essere concepito: accanto a sentenze morali dello pseudo-Focilide161, compaiono excerpta grammaticali e di altra natura, la Mystagogia di Germano di Costantinopoli162, brani tratti dai Padri della Chiesa, mescolati ad omelie di origine locale, ed 163.
Alcune reliquie dellomiletica italo-greca, in Byzantino-sicula, Palermo 1966 (Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici. Quaderni, 2), 18-21. 158 Ai foll. 42r-70r. PG 38, 788-841; cfr. I. Sajdak, De codicibus graecis in Monte Casino, Krakowie 1912 (Rozprawy Akad. Umiej. Wydz. Filol. Serya III, 5), 76; J. Sickenberger, Die Lukaskatene des Niketas von Herakleia, Leipzig 1902 (Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur, 22.4), 11 n. 1. Ledizione del testo in Niceta David, Commento ai Carmina arcana di Gregorio Nazianzeno, ed. C. Moreschini I. Costa, Napoli 1992 (Storie e Testi, 1). 159 A puro titolo desempio ai foll. 70v-71v si legge un commento in Lc 3.2 (cfr. Theophylacti Achridensis Enarratio in Evangelium Lucae, PG 123, 736B-D); ai foll. 83v-84v un testo che spiega la storia di Melchisedech (cfr. Pseudo-Cyrilli Alexandrini Collectanea, PG 77, 1175-1290 e Pseudo-Athanasii Alexandrini Historia de Melchisedech, PG 28, 525-530). 160 Jacob, pidmies et liturgie (cit. n. 145), 96; Id., Le sermonnaire du prtre Antoine de Pulsano. Quelques remarques sur la date et le copiste du Vat. gr. 1277, in Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae, XV, Citt del Vaticano 2008 (Studi e testi, 453), 253270; P. Canart et alii, Facsimili di codici greci della Biblioteca Vaticana, I. Tavole, Citt del Vaticano 1998 (Exempla Scripturarum, 5), tav. 75 nr. 107; Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 38, 81 nr. 27. 161 Ai foll. 1r-3v. P. Derron, Inventaire des manuscrits du Pseudo-Phocylide, RHT, 10 (1980), 237-247: 246. 162 Ai foll. 7r-48r: R. Bornert, Les commentaires byzantins de la divine liturgie du VII e au XV e sicle, Paris 1966 (Archives de lOrient Chrtien, 9), 125-180. 163 Si riconoscono alcuni testi: al fol. 55r Splenius Philosophus, De generatione hominis, per cui cfr. H. Diels, Die Handschriften der antiken rtze, Berlin 1905-1907 (Abhandlungen k. Preuss. Akad. Wiss. Philos.-hist. Kl. 1905, 3; 1906, 1; 1907, 2), II, 95; passi di Basilio e di

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Alla fine sono vergati i Tetrasticha di Teodoro Prodromo164, unitamente a ulteriori estratti. Anche questo codice appartenne a dei sacerdoti, precisamente fu scritto da Antonio di Pulsano, di cui compare ai foll. 261v-262v una lista di debitori165, e poi fu di suo figlio Pietro. Il Vat. Chis. R IV 11 (tav. 12), della fine del secolo XIII, una miscellanea di testi grammaticali, filosofici e teologici166. La stessa variet dei testi che contiene, nonch le sue piccole dimensioni, inducono a considerarlo un compendio di conoscenze pratiche adatte alluso di studenti o forse di qualche maestro; dopo la Dialectica brevior di Giovanni Damasceno167, fittamente postillata con note di carattere esplicativo-parafrastico, furono copiati alcuni opuscoli teologici168, 169, excerpta grammaticali e metricologici170, excerpta dagli del Viae dux di

Niceta; ai foll. 85r-89v: CPG 4969 (in Lc. 12, 16), per cui cfr. K.-H. Uthemann, Eine christliche Diatribe ber Armut und Reichtum (CPG 4969). Handschriftliche berlieferung und kritische Edition, VetChr, 48 (1994), 235-290: 239; omelie anche di Simeone il Logoteta, Gregorio Nazianzeno, Epifanio di Costantinopoli, Filippo Filagato da Cerami (fr. hom. 39 ai foll. 176r-180r, per cui cfr. A. Ehrhard, berlieferung und Bestand der hagiographischen und homiletischen Literatur der griechischen Kirche von den Anfngen bis zum Ende des 16. Jahrhunderts, Leipzig-Berlin 1939-1952 [Texte und Untersuchungen zur Geschichte des altgriechischen Literatur, 52], III, 653 e Filagato da Cerami, Omelie per i Vangeli domenicali e le feste di tutto lanno, ed. G. Rossi Taibbi, I. Omelie per le feste fisse, Palermo 1969 [Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici. Testi e Monumenti, 11], XXXVII). 164 Ai foll. 239r-260v. Hoeck Loernertz, Nikolaos-Nektarios (cit. n. 31), 78 n. 47; 81 n. 59; 113 n. 3; Theodoros Prodromos, Historische Gedichte, ed. W. Hrandner, Wien 1974 (Wiener Byzantinische Studien, 11), 45-46. 165 A. Jacob, Lanthroponymie grecque du Salento mridional, MEFRM, 107 (1995), 361-379: 374. 166 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 39, 76 nr. 10. 167 Ai foll. 1r-45r. Kotter, Die berlieferung der Pege Gnoseos (cit. n. 150), 75-76 nr. 642; 125. 168 Ai foll. 45v-47r. Al titolo dellopuscolo teologico 5 di Michele Psello (Michaelis Pselli Theologica, I, ed. P. Gautier, Leipzig 1989, 19-22, nr. 5) segue un testo diverso, ancorch sempre su Corinth. I, 6, 18, cio unepistola di Isidoro di Pelusio al monaco Strategios (PG 78, nr. 129, coll. 1205-1212): cfr. Jacob, La rception de la littrature (cit. n. 78), 63 n. 258. 169 Andreae Caesariensis , su cui cfr. F. Diekamp, Analecta patristica, Roma 1938 (Orientalia Christiana Analecta, 117), 161-172. 170 Ai foll. 48r-57r. Anecdota chisiana de re metrica, ed. G. Mangelsdorf, Carolsruhae 1876, 6-29; Anecdota varia graeca, musica, metrica, grammatica, ed. G. Studemund, Berolini 1886, 199-209; J. Schneider, Une collection grammaticale de la haute poque

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Anastasio Sinaita171, un trattatello di avviamento pratico alla filosofia172, un carme sulle virt e i vizi173, la collezione di definizioni teologico-filosofiche in forma di lessico intitolata 174, il Physiologus175 e una raccolta di sentenze organizzate alfabeticamente. Anche questo codice fu di un sacerdote, che si firma con il nome di Domenico176. Il Vat. Barb. gr. 297 per i foll. 1r-113v di mano del prete Giovanni di Nard, che sottoscrisse il codice nellanno 1236177. Il manoscritto contiene il De igne purgatorio di Giorgio Bardane e i Tria syntagmata di Nicola-Nettario, quindi una serie di passi scrit-

byzantine, in M. De Nonno P. De Paolis L. Holtz [ed. by], Manuscripts and Tradition of Grammatical Texts from Antiquity to the Renaissance. Proceedings of a Conference held at Erice, 16-23 october 1997, as the 11th Course of International School for the Study of Written Records, Cassino 2000, I, 89-131: 106 (con bibliografia). 171 Ai foll. 59v-79v Anastasii Sinaitae Viae dux, II, 1-5, 126 e II, 8, 101-119; cfr. Anastasii Sinaitae Viae dux, ed. K.-H. Uthemann, Turnhout-Leuven 1981 (Corpus Christianorum. Series Graeca, 8). 172 Vi si riconosce ai foll. 77v-78v il trattatello , , , pubblicato in M. Rouech, Byzantine Philosophical Texts of the Seventh Century, JByz, 23 (1974), 61-76: 72-73 (dal testo trdito dal Laur. 9.8); cfr. anche il testo dellOxon. Bodl. Auct. T. 1. 6 in B. Kotter, Die Schriften des Johannes von Damaskos, I. Institutio elementaris, Capita philosophica (Dialectica), Als Anhang die Philosophischen Stcke aus cod. Oxon. Bodl. Auct. T.I.6, Berlin 1969 (Patristische Texte und Studien, 7), 166-167. 173 Al fol. 79v. Viene attribuito a Michele Psello in Heraclidis Pontici, qui Aristotelis aetate vixit, Allegoriae in Homeri fabulas de dijs, nunc primum e graeco sermone in latinum translatae Conrado Gesnero, medico Tigurio interprete, Basileae 1544, foll. o2v-o3v. In Michaelis Pselli Poemata, ed. L. G. Westerink, StutgardiaeLipsiae 1992, XXXV, viene considerato spurio, sulla scorta di K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Litteratur von Justinian bis zum Ende des Ostrmischen Reiches (5271453), Mnchen 1897 (Handbuch der klassischen Altertumswissenschaft, 9 Band, 1 Abteilung), 441 e 444, che lo attribuisce a un Paniota, cos come nel nostro codice e nel Laur. S. Marci 318; viene attribuito a Teodoro Prodromo in Theodoros Prodromos, Historische Gedichte (cit. n. 164), 53 nr. 154. 174 Ai foll. 80r-90v. Ch. Furrer-Pilliod, . Collections alphabtiques de dfinitions profanes et sacres, Citt del Vaticano 2000 (Studi e Testi, 395), 49-50. 175 Ai foll. 90v-104v. Physiologus, ed. F. Sbordone, Mediolani 1936, XXVI, CX. 176 Una sua nota compare al fol. 100r (cfr. Jacob, La rception de la littrature [cit. n. 78], 63). 177 Gamillscheg Harlfinger Hunger, Repertorium der griechischen Kopisten (cit. n. 10), 3, nr. 237; Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 41, 127.

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turali dellAntico e del Nuovo Testamento, seguiti dalla relativa , solo in parte di origine patristica178, nonch una grossa collezione di 179. Il manoscritto Athon. Iviron 190 + Par. Suppl. gr. 681 (foll. 2, 4, 6-7, 9) fu vergato nel 1297/1298 dal prete Calo di Galatina180; una miscellanea teologico-patristica, in cui spiccano due collezioni di definizioni filosofico-teologiche di sicuro impiego scolastico: la raccolta di tratta dal Viae dux di Anastasio Sinaita e quella intitolata , appartenente alla tradizione di Massimo il Confessore e fondata sulle parole , , , e 181. Vi sono poi , raccolte sentenziose, estratti medici, il Physiologus, spiegazioni e parafrasi a passi dellAntico e del Nuovo Testamento, brevi testi di polemica dottrinale, anche di produzione locale182. Tra questi figu178 Al fol. 59rv compaiono estratti di Hippolytus Thebanus, su cui cfr. F. Diekamp, Hippolytos von Theben, Texte und Untersuchungen, Mnster 1898; al fol. 61rv si riconosce una di Math. 26, 23-50. 179 Ai foll. 75r-90r si riconoscono alcune delle Quaestiones ad Antiochum ducem pseudo-atanasiane (PG 28, 597-710). 180 Ph. Hoffmann, Un recueil de fragments provenant de Minode Mynas, Scriptorium, 41 (1987), 115-127; Astruc et alii, Les manuscrits grecs (cit. n. 141), 79-81, nr. 34 (Ph. Hoffmann); Gamillscheg Harlfinger Hunger, Repertorium der griechischen Kopisten (cit. n. 10), 2, nr. 298; Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 39, 55, 127. 181 B. Roosen P. Van Deun, Les collections de dfinitions philosophico-thologiques appartenant la tradition de Maxime le Confesseur: le recueil centr sur , , , ..., in M. Cacouros M.-H. Congourdeau [d. par], Philosophie et sciences Byzance de 1204 1465. Les textes, les doctrines et leur transmission. Actes de la Table Ronde organise au XXe Congrs International dtudes Byzantines (Paris, 2001), Leuven-Paris-Dudley, MA 2006 (Orientalia Lovaniensia Analecta, 146), 53-76. Il codice fu copiato dal medesimo antigrafo dellAmbr. A 109 sup., un manoscritto fattizio, in cui i primi dieci fogli sono salentini, si devono ascrivere allinizio del secolo XIV e contengono Anastasio Sinaita, Viae dux II, 3, 55-II, 7, 86, un trattato neocalcedoniano sulla natura e sullipostasi (sempre associato alla nostra collezione di definizioni), ancora Anastasio Sinaita, Viae dux II, 8, 101-119 e infine la nostra collezione di definizioni (cfr. Martini Bassi, Catalogus codicum [cit. n. 154], 36-37; Roosen Van Deun, Les collections de dfinitions [cit. n. 181], 67). Tale antigrafo sarebbe una copia dellantigrafo del Laur. 9.8, una collezione canonica, attribuita dubitativamente allItalia meridionale da Cavallo, La circolazione di testi giuridici (cit. n. 151), 93, di origine cipro-palestinese secondo Roosen Van Deun, Les collections de dfinitions (cit. n. 181), 68. 182 Tra cui spicca la gi citata lettera di Droso di Aradeo sulla frazione del pane (cfr. supra, 448 n. 113).

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ra un componimento in dodecasillabi bizantini sulle colpe di Caino, forse ispirato a una lettera di Basilio di Cesarea (II, CCLX) presente nel manoscritto, un esercizio scolastico composto da un salentino183. Il manoscritto copiato dal prete Calo dunque una miscellanea teologica ad uso didattico, finalizzata probabilmente alla formazione dei sacerdoti e degli ieromonaci. Testimone curioso, e allo stesso tempo unico, delle pratiche didattiche legate alla preparazione dei sacerdoti il codice Vat. gr. 2252, della prima met del secolo XIV, che contiene le Sententiae tetrastichae di Gregorio Nazianzeno, cio dei carmi sentenziosi di natura psicagogica e catechetica184. Il testo dotato nel manoscritto di un doppio commentario, uno in greco e un altro in traduzione volgare, scritta in caratteri greci, giustapposto al primo185. Il Laur. 90 sup. 18 (tav. 13)186, vergato da due rozze mani riferibili alla seconda met del secolo XV, oltre al De orationis constructione di Michele Sincello e alle Quaestiones ad Anthiocum ducem di Atanasio Alessandrino, presenta una serie di declinazioni bilingui greco-volgare, ove le parole in volgare sono vergate in caratteri greci
Astruc et alii, Les manuscrits grecs (cit. n. 141), 81. S. Lilla, Codices Vaticani graeci. Codices 2162-2254 (Codice Columnenses), in Bibliotheca Vaticana 1985, 427-428; Les commentaires, scolies, paraphrases et citations, II. Symposium Nazianzenum (Louvain-la-Neuve 25-28 aot 1981), Padeborn 1983, 179 n. 1; Canart et alii, Facsimili di codici greci (cit. n. 160), tav. 85 nr. 123; Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 70, 71, 83 nr. 35. 185 R. Distilo, Per unanalisi della dinamica dialetto/lingua nel medioevo italiano meridionale. Il recupero documentario, in L. Agostiniani P. Bellucci Maffei M. Paoli [a cura di], Linguistica storica e cambiamento linguistico. Atti del XVI congresso internazionale di studi (Firenze 7-9 maggio 1982), Roma 1985 (Pubblicazioni della Societ di Linguistica Italiana, 23), 125-146: 135; Id., Scripta greco-romanza tra Calabria e Sicilia. Uno scongiuro terapeutico, in P. Trovato [a cura di], Lingue e culture dellItalia meridionale (1200-1600), Roma 1993 (I volgari dItalia, 6), 309-326: 321; R. Coluccia, Fenomeni di interferenza grafica in testi salentini in caratteri greci, in L. Borgia F. De Luca P. Viti R. M. Zaccaria [a cura di], Studi in onore di Arnaldo dAddario, Lecce 1995 (Attraverso la Storia, 1), II, 471-480; rist. in Id., Scripta mane(n)t. Studi sulla grafia dellitaliano, Galatina 2002 (Pubblicazioni del Dipartimento di filologia, linguistica e letteratura dellUniversit di Lecce, 18), 27-34: 30-31. 186 E. Rostagno N. Festa, Indice dei codici greci laurenziani non compresi nel catalogo del Bandini, SIFC, 1 (1893), 131-232: 155 nr. 58. Copisti: A, foll. 1r-32v; B, foll. 33r-47v (fine); cfr. Arnesano, Il copista del Dioscoride (cit. n. 10), 33-34 n. 27.
184 183

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(foll. 41r-47v): alla parola greca, declinata in ogni caso e numero, corrisponde lo scioglimento del caso e del numero per mezzo delle preposizioni in volgare seguite dalla traduzione del sostantivo. Questa compilazione sembra essere un esercizio personale, piuttosto che una copia; prova ne mi sembra il fatto che lo studente si ostini a declinare al plurale e al duale non solo i sostantivi comuni, ma anche i nomi propri, come Demostene, Eracle o Paride, che, forse non a caso, appartengono a quel gruppo di sostantivi utilizzati come esempi nelle grammatiche greche sin dallantichit. Altri manoscritti salentini, di contenuto grammaticale, potrebbero essere stati prodotti e utilizzati a scopi didattici. Il Vat. gr. 14187, ad esempio, testimone di unimportante compilazione esegetica allArs grammatica di Dionisio Trace, i cosiddetti scholia Vaticana188; esso contiene altre opere degne di nota, come il commento di Giorgio Cherobosco allEnchiridion di Efestione189. Il codice si deve a due mani: quella principale esibisce una minuscola corsiveggiante (tav. 14a)190, la seconda una scrittura con pretese calligrafiche e dal
187 I. Mercati P. Franchi de Cavalieri, Codices Vaticani graeci, I. Codices 1-329, Romae 1923 (rist. 1980), 10-11. Il codice palinsesto, P. Canart, Les palimpsestes des fonds grecs de la Bibliothque Vaticane. Une liste sommaire et quelques prcisions, in B. Janssens B. Roosen P. Van Deun [ed. by], Philomathestatos. Studies in Greek Patristic and Byzantine Texts presented to Jacques Noret for his Sixty-Fifth Birthday, Leuven 2004 (Orientalia Lovaniensia Analecta, 137), 45-55: 46, 48; rist. in Id., tudes de palographie (cit. n. 34), II, 1311-1321. 188 Foll. 33v-127r; Scholia Vaticana, ed. A. Hilgard, Lipsiae 1901 (Grammatici Graeci, I.3), 106-292; Schneider, Une collection grammaticale (cit. n. 170), 93-94, 102. Sullopera cfr. anche R. H. Robins, The Byzantine Grammarians. Their Place in History, Berlin-New York 1993 (Trends in Linguistics. Studies and Monographs, 70), 41-86. 189 Foll. 137r-149r (r. 24); Hephaestioni Enchiridion cum commentariis veteribus, ed. M. Consbruch, Lipsiae 1906 (rist. Stuttgart 1971), 177-254. Un codice contenente opere di Cherobosco compare forse nellinventario dei libri scolastici del Par. gr. 549, Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 310-311 nr. 30. 190 Foll. 1r-72v (r. 27), 137r-152v. Essa riconducibile a materiali della seconda met del secolo XII, come il Tetraevangelo Barb. gr. 520 (copista principale; sul manoscritto cfr. Canart Luc, Codici greci dellItalia meridionale [cit. n. 22], 105-106 nr. 42 (S. Luc]) e, fra i manoscritti datati, la collezione agiografica e patristica Vallic. B 34 (a. 1162/1163), precisamente la mano responsabile dei foll. 51r-51v (B r. 29), 52r (A r. 20)54v, 77r-80v, 100r (B r. 13)-101v, 132r-139v, 145r-153v (sul manoscritto cfr. S. Luc, Teodoro Sacerdote, copista del Reg. gr. Pii II 35. Appunti su scribi e committenti di manoscritti greci, BBGG, 55 [2001], 127-163: 154, tav. 14).

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tracciato arrotondato (tav. 14b)191. Il manoscritto presenta una mise en page regolare ma completamente privo di decorazione192. Non mancano tracce di una fruizione intensa, sia immediata sia successiva193. Fra le aggiunte vanno ricordati il trattatello De vocibus animalium194, il gi citato quadrato magico195 e glosse in lettere greche dalla lingua romanza allinglese (tav. 14b, margine inferiore)196. Il Laur. 57.26 una ricca miscellanea grammaticale, comprendente, fra gli altri testi, il trattato De orationis constructione di Michele Sincello197, il di Trifone198, il De encliticis di Giovanni Carace199, il trattato De vocabulis quae diversum significatum exhibent secundum differentiam accentus di Giovanni Filopono200, un trattato in versi di Michele Psello201 e componimenti didattici di Niceta di Eraclea202. un codice palinsesto203, modeFoll. 73r-136v (r. 24). Anche per questa mano si rintracciano, sebbene meno agevolmente, utili materiali di confronto, come la collezione giuridica Par. gr. 1384 (a. 1165/1166); sul manoscritto cfr. Cavallo, La circolazione di testi giuridici [cit. n. 151], 104, 130 (tav.). 192 Ad eccezione di qualche ritocco di colore rosso od ocra alle iniziali semplici. 193 Le annotazioni marginali sono pi frequenti nei foll. 74r, 77v-78r, 93r, 99r, 100v104v, 106r, 106v, 108r, 112v-113r, 116v, 122v-123r, 124v-125r, 126v, 130v, 134v-137r. 194 Fol. 152v (ultimo foglio); sul trattatello e gli altri manoscritti salentini che lo tramandano cfr. supra (438 n. 46). La mano che lo ha vergato, coeva, ma che non mi pare si possa identificare col primo n col secondo copista, intervenuta anche nei foll. 72v (rr. 28-ultimo) e 136v (r. 24-ultimo), dove ha trascritto il significato della parola , secondo il lessico Suda (Epsilon 1418). 195 Fol. 134v (margine inferiore); cfr. supra (442). 196 Foll. 122v-123r (margine inferiore); cfr. Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 130-131 n. 78. 197 D. Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26. Studio codicologico e paleografico. Con una postilla su alcuni codici laurenziani di origine salentina, Byzantion, 77 (2007), 466-500: 470, 476. 198 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 470. 199 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 470-471. Per un altro manoscritto contenente questopera, il Laur. 58.25, cfr. supra (428). 200 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 471; Iohannis Philoponi De vocabulis quae diversum significatum exhibent secundum differentiam accentus, ed. L. W. Daly, Philadelphia 1983 (Memoirs Series, 151). 201 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 471. 202 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 471-474, 474-476. 203 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 480-488.
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sto sotto il profilo estetico204, vergato da una sola mano205, la quale esibisce una minuscola corsiveggiante, a tratti con pretese calligrafiche, che si inserisce nel solco delle scritture informali del secolo XII e degli inizi del secolo XIII206; poche le annotazioni marginali, dovute alla mano principale e ad una secondaria207. Ipotizzare che vi sia stata una fruizione in ambito scolastico appare pi difficile per il Vat. gr. 1355a208, il quale contiene il commento di Giorgio Cherobosco ai Canones di Teodosio Alessandrino209, eppure privo di elementi che ne documentino un uso didattico. Pochissimi sono i marginalia, quasi tutti dellunica mano che ha vergato il testo; la mise en page accurata; nella decorazione, sobria e senza colore, si annoverano raffinati en-tte; la scrittura unesperta minuscola barocca, corsiveggiante, attribuibile alla seconda met del secolo XIII (tav. 15). Qualcosa di pi si pu invece dire a proposito del Crypt. . . II210, testimone importante della tradizione erotematica211; la sua
Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 474. Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 468, 470; specimina ibid., 469, 477, 485, 495. 206 Si veda quanto osservato sopra a proposito della mano principale del Vat. gr. 14; la scrittura del Laur. 57.26, tuttavia, priva di confronti cogenti, soprattutto con testimonianze datate; la variatio che si osserva nello sfogliare il manoscritto la avvicina a tratti a materiali del pieno secolo XII, a tratti a scritture pi moderne e gi un po barocche (in questo ricordando vagamente addirittura certe manifestazioni della scrittura di Nettario di Casole; si confronti ad esempio Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 477 (tav.) e Jacob, Une pigramme de Palaganus [cit. n. 32], tavv. XI-XII). 207 Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.26 (cit. n. 197), 476. 208 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 48, 81 nr. 29. 209 Theodosii Alexandrini Canones, Georgii Choerobosci Scholia, Sophronii patriarchae Alexandrini Excerpta, ed. A. Hilgard, Lipsiae 1894 (Grammatici Graeci, IV); il testo (ibid., I, 103-II, 346) mutilo in fine. Sullopera cfr. Robins, The Byzantine Grammarians (cit. n. 188), 111-123. Excerpta si trovano nel gi citato Vat. gr. 1276 (cfr. supra, 000). Il codice palinsesto: Canart, Les palimpsestes des fonds grecs (cit. n. 187), 46. 210 G. Cavallo, Mezzogiorno svevo e cultura greca. Materiali per una messa a punto, ByzZ, 84-85 (1991-1992), 430-440: 436. 211 A. Pertusi, . Per la storia e le fonti delle prime grammatiche greche a stampa, IMU, 5 (1962), 321-351: 331, 334-335 e n. 3. Altri salentini sono il Crypt. . . IV e il Guelf. 112 Gud. gr. (Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 97 nr. 87, 122 nr. 176). Si ricordi inoltre che degli erano conservati nel mona205 204

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originalit, come stato osservato, risiede nelle considerazioni che il compilatore ha preso in prestito dalla filosofia e che lo avvicinano ad un altro genere scolastico, la schedografia212, anchesso ben attestato in Terra dOtranto213. Il testo degli
stero di San Nicola di Casole e furono presi in prestito da un tale Giovanni, come si legge nellelenco dei prestiti della biblioteca: ; cfr. H. Omont, Le Typicon de S. Nicolas de Casole prs dOtrante, REG, 3 (1890), 381-391: 390. 212 Frstel, Materiali grammaticali (cit. n. 20), 112-117, 125-126. Secondo lo studioso il compilatore non identificabile con il copista. 213 I numerosi manoscritti salentini di contenuto schedografico si concentrano tra la fine del secolo XIII e linizio del secolo XIV (Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 10 e n. 36). Una nuova testimionianza costituita dal Marc. gr. 257 (ibid., 73, 119 nr. 166); la parte salentina del manoscritto (foll. 256-283) tramanda un commento al De interpretatione di Aristotele, due Vitae del filosofo di Stagira ed un frammento di schedografia (la compresenza di testi schedografici e filosofici giustificata dal legame tra grammatica e logica aristotelica messo in evidenza da Christian Frstel, cfr. nota precedente). La mano identificabile con quella del copista Anonimo 8 (la cui attivit attribuibile alla seconda met del secolo XIII), responsabile, fra gli altri codici, del Par. gr. 2773 (Esiodo, Opera et dies; cfr. Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 113-114 nr. 147; 124); al fol. 103r di questo manoscritto una mano coeva ha copiato un epigramma composto da un per due allievi di Taranto, edito da A. Jacob, Les annales du monastre de San Vito del Pizzo, prs de Tarente, daprs les notes marginales du Parisinus Gr. 1624, RSBN, 30 (1993), 123-153: 131-133, di cui di seguito riporto il testo (ed. Jacob; la traduzione di chi scrive): , , - , , , , , , , , . , , , , , .

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diviso in tre parti: la prima comprende le otto parti del discorso (foll. 1-24), la seconda canoni nominali (foll. 25-62), la terza coniugazioni verbali (foll. 63-122)214. Nella struttura del codice si individuano due snodi principali, in corrispondenza delle cesure testuali, ma il manoscritto fu indubbiamente allestito unitariamente, come confermano, oltre alla coerenza del testo, dati di natura codicologica, provenienti, ad esempio, dallo studio dei codices antiquiores reimpiegati nella confezione del manoscritto, che palinsesto215. Datato erroneamente al 1124216, il codice fu sicuramente vergato poco prima del 1212/1213 217, dal copista Giorgio di Maglie, il quale ha lasciato traccia del proprio nome in vari punti, annotando tutte e tre le parti del testo 218, specifiCari fanciulli, se desiderate ottenere sacre corone fatte di parole le parole infatti hanno la capacit di condurre i giovani che le studiano con gioia (per lespressione + genitivo cfr. ibid., 132 n. 55), come giusto, sulle tracce della virt divina, attraverso la quale Cristo, la sorgente delle cose buone, dispensa corone di grazie celesti respingete ogni indolenza, scansate i compagni indisciplinati, asservite la carne allo spirito, chiudete le finestre dalle quali (giunge) la morte, affinch, come dice David, Dio altissimo plasmi in voi un cuore puro e nei vostri petti rinnovi uno spirito divino e retto che allontana ogni tenebra. Solo cos infatti, come Cristo ha promesso, vedrete Dio, per quanto visibile alla natura (umana), il Signore onnipotente, uno ed eterno, al quale spetta ogni gloria e onore, al quale affido i miei due giovani tarantini, che portano il nome di Giovanni (per il termine usato in sostituzione del nome Giovanni cfr. ibid., 133 n. 57). 214 Pertusi, (cit. n. 211), 334 n. 3. 215 E. Crisci, I Palinsesti di Grottaferrata. Studio codicologico e paleografico, Napoli 1990 (Pubblicazioni dellUniversit degli Studi di Cassino. Sezione di Studi Filologici, Letterari, Storici, Artistici e Geografici, 2), 49-50, 237-247; i due codices antiquiores furono entrambi utilizzati in tutte e tre le unit modulari. Il fol. I, posticcio, proviene da un lezionario di origine palestino-cipriota: S. Luc, Su origine e datazione del Crypt. ..VI (ff. 19). Appunti sulla collezione manoscritta greca di Grottaferrata, in L. Perria [a cura di], Tra Oriente e Occidente. Scritture e libri greci fra le regioni orientali di Bisanzio e lItalia, Roma 2003 (Testi e Studi Bizantino-neoellenici, 14), 145-224: 163 n. 59; 207. 216 Codices Cryptenses seu Abbatiae cryptae Ferratae in Tusculano digesti et illustrati cura et studio D. A. Rocchi 1883, hieromonachi basiliani bibliothecae custodis, Tusculani 1883, 440-441. 217 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 304. 218 Jacob, Une bibliothque mdivale (cit. n. 1), 304 n. 98; lo studioso rileva il nome di questo personaggio in una probatio pennae datata al 1218-1219 (margine superiore del fol. 7v). Unaltra nota stata segnalata da Chiara Faraggiana di Sarzana (margine superiore del fol. 46r; cfr. Canart Luc, Codici greci dellItalia meridionale [cit. n. 22], 124 nr. 54). Bisogna aggiungere un terzo intervento nel margine esterno del fol. 24v, un quarto

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cando di essere notaio219 e figlio di un certo Teoriano220. La scrittura di queste annotazioni presenta forti oscillazioni nel ductus e nella forma delle lettere, come del resto la scrittura del testo principale221. Altri lettori e fruitori degli , contemporanei del notaio Giorgio, hanno lasciato il ricordo del proprio
in quello superiore del fol. 52v e, mi pare, un quinto nel margine inferiore del fol. 10r (in posizione capovolta). 219 Nel mondo bizantino i notai erano in possesso di una preparazione non solo giuridica ma anche retorica, attraverso gli strumenti grammaticali e la lettura dei testi letterari antichi: cfr. Cavallo, Foglie che fremono sui rami (cit. n. 114), 623-624. Per la Terra dOtranto si pensi al che prese in prestito dalla biblioteca di San Nicola di Casole una copia di Aristofane e degli Elenchi Sofistici: cfr. Omont, Le Typicon de S. Nicolas (cit. n. 211), 390; Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto (cit. n. 110), 186-187. Sulla formazione professionale e la cultura letteraria dei notai italo-greci cfr. anche V. von Falkenhausen, La tecnica dei notai italo-greci, in F. Burgarella A. M. Ieraci Bio [a cura di], La cultura scientifica e tecnica nellItalia meridionale bizantina. Atti della sesta Giornata di studi bizantini (Arcavacata di Rende, 8-9 febbraio 2000), Soveria Mannelli 2006 (Studi di Filologia Antica e Moderna, 13), 9-57: 25-26. 220 Due di nome Teoriano sono noti quali testimoni in documenti rogati a Gallipoli, uno nel 1191 ( ), laltro nel 1227 ( ), un tempo conservati a Nard (Archivio Storico Vescovile, perg. nrr. 7 e 14) e oggi perduti (F. Trinchera, Syllabus graecarum membranarum, Napoli 1865, 519-520 nr. VII; 530-531 nr. XV; D. Arnesano, Le sottoscrizioni greche nei documenti pugliesi (secoli XIII-XIV), in D. Bianconi L. Del Corso [a cura di], Oltre la scrittura. Variazioni sul tema per Guglielmo Cavallo, Paris 2008 [Dossiers Byzantins, 8], 217-251: 224-225 nr. 12a). Lipotesi che il padre del notaio Giorgio possa essere identificato con uno dei suoi due omonimi non pu almeno per ora essere dimostrata. 221 Esso stato ritenuto opera di almeno tre copisti (Canart Luc, Codici greci dellItalia meridionale [cit. n. 22], 124 nr. 54 [Ch. Faraggiana di Sarzana], dove non si specificano i fogli dovuti ad ogni mano). vero che nelle prime due parti del codice si osserva una tendenza al ductus posato, mentre nella terza parte vi una maggiore scioltezza ed una pi accentuata corsivit. Tuttavia, le forti oscillazioni nel ductus riscontrabili in vari punti del manoscritto (ad esempio fol. 78v) e lassenza di differenze significative nel tratteggio, mi inducono a non escludere lipotesi che dietro di esse si nasconda in realt un unico, abile copista, Giorgio appunto. Per la sua scrittura in particolare nei punti in cui diventa pi corsiva, pi sciolta, in cui il rapporto nuclei-aste aumenta e compaiono svolazzi ed elementi di ascendenza cancelleresca materiali di confronto sono reperibili fra le scritture dei notai tarantini degli ultimi decenni del secolo XII e dei primi del secolo XIII (il che, naturalmente, non cogente ai fini della localizzazione del manoscritto criptense); cfr. ad esempio F. Magistrale, Le pergamene dellArchivio arcivescovile di Taranto. I-II (10831258), Galatina 1999 (Universit degli Studi di Lecce. Dipartimento di Studi Storici dal Medioevo allEt Contemporanea, 30. Fonti Medievali e Moderne per la Storia di Terra dOtranto, V), 31-34 nr. 9 (a. 1175); 169, 171 (tavv.); Breccia, Scritture greche di et bizantina (cit. n. 41), 44 n. 22 (a. 1182; sigla TH); 52, 75, 81, tav. 3b; Danella, Privilegi sovrani (cit. n. 41), 369, 375 (a. 1228), tav. VIII.

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nome222 e hanno postillato il testo in greco e in latino223. Uno, in particolare, degno dattenzione, poich la sua annotazione, finora non segnalata, costituisce in questa sede un dato di non trascurabile importanza; nel margine inferiore del fol. 13r si legge: .... (tav. 16). Non certa lidentificazione del professore Giorgio con il copista del manoscritto224, ma resta il fatto che il Crypt. . . II fu tra le mani di un , quindi la prova che esso fu un libro di scuola, utilizzato dallinsegnante e, come tutto lascia supporre, da alcuni di quelli che potrebbero essere stati i suoi allievi. Un altro manoscritto copiato e utilizzato probabilmente in ambito scolastico il Laur. 57.36225. Esso costituito da due parti; la prima contiene Allegoriae Iliadis di Giovanni Tzetze226, la seconda il De orthographia di Teognosto e altri testi grammaticali227. Il codice, palinsesto228, assai modesto sotto il profilo estetico (sebbene non manchi una sobria decorazione)229 e fu vergato da tre mani della fine del seco222 Come Nicola, nel margine superiore del fol. 52v (Pertusi, [cit. n. 211], 334 n. 3; si tratta in realt di due annotazioni, analoghe, una sotto laltra; la prima vergata con uno strumento dalla punta pi spessa, ma il tratteggio simile; non si tratta forse di due omonimi ma della stessa mano). Bisogna aggiungere un tale Battista Gagliardi, che con una grafia rozza e difficilmente databile ha scritto nello stesso foglio il proprio nome: (sul cognome cfr. G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi salentini (Terra dOtranto), Galatina 1982, 87 s. v. Gagliardi). 223 Foll. 9r (margine superiore), 18v (margine esterno), 53r (margine inferiore), 59r (margine esterno), 73v (margine esterno), 78r (margine inferiore, in posizione capovolta) e 107r (margini superiore ed esterno). Nel margine inferiore del fol. 36v, in posizione capovolta, una mano pi tarda ha vergato il Pater noster, di cui si riesce a leggere la parte finale: sicut et nos dimittimus depitoripus nostris et ne nos inducat in tentazione set livera nos a malo. Nel margine inferiore del fol. 37r, in posizione capovolta, unaltra mano ha scritto lalfabeto latino. 224 Lexpertise paleografica non ostacola tale identificazione (si confronti la scrittura del con una delle annotazioni del notaio, in particolare quella nel margine superiore del fol. 52v) ma va anche detto che non sufficiente a dimostrarla; vi poi, nellannotazione del , la crux di una parola non completamente leggibile, un genitivo, forse un patronimico. 225 Arnesano, La minuscola barocca (cit. n. 11), 89 nr. 53; Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 138-139. 226 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 114-115. 227 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 115-119. 228 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 120-125. 229 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 115, 119.

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lo XIII, che esibiscono scritture informali o con pretese calligrafiche230. Sono state rilevate tracce di unimmediata ed intensa fruizione: numerosi lettori hanno apposto marginalia in greco e latino231, nonch glosse e componimenti dialettali232, una nota storica sullassedio di Gallipoli233, il gi citato quadrato magico234 e rozzi disegni di santi235. Fra queste aggiunte, opportuno ricordare i microtesti vergati al fol. 106r, nei quali un si rivolge ai propri scolari, esortandoli allimpegno nello studio236, secondo il della alla , documentato anche in altre testimonianze salentine237.
230

Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 115, 118-119, tavv.

1-5, 9. Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 115, 116, 119. Fra questi, degne di menzione sono le annotazioni in greco e latino di Guido de Sancto Blasio, esponente della nobilt filosveva (ibid., 128-130). 232 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 130-138. 233 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 126-130. 234 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 116-117. Cfr. supra (442). 235 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36 (cit. n. 156), 116, tavv. 6-8, 10. Altri disegni di soggetti sacri, ma anche di animali, si trovano nel Par. gr. 2556 (fol. 88v), nel Par. gr. 549 (foll. 67r, 68v, 125v, cfr. Jacob, Une bibliothque mdivale [cit. n. 1], 291, 293) e nel Vat. gr. 1276 (foll. 12v, 20r). 236 Arnesano Baldi, Il palinsesto Laur. Plut. 57.36. (cit. n. 156), 117 e n. 25. Eccone il testo (ed. e trad. Arnesano Baldi), qui riportato senza correggere gli errori di ortografia presenti nel manoscritto: . . .
. .
231

Lo studio prolungato arreca grande giovamento a coloro che lo praticano. Preparare i banchi (o tavolette) un comportamento che procura un grande onore ai ragazzi. Fanciullo, cerca e uccidi i pidocchi; se infatti tu stermini loro, io stermino e anniento la rovina e lottusit e lo stordimento della mente. Come i braccianti si affaticano, cos tu, e sudano tutto il giorno per ricevere il compenso del lavoro dai padroni, cos anche voi, ragazzi, impegnatevi e sudate nei discorsi e nelle letture e nelle regole, per ottenere la ricompensa dal vostro maestro e prendere la corona della gara. 237 Come il gi citato epigramma del Par. gr. 2773 (cfr. supra, 465 n. 213) e lo copiato ai foll. 139v-140r del salentino Vat. Pal. gr. 92, su cui cfr. Vassis, (cit. n. 5), 48 nr. 48.

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CONCLUSIONE Gli esempi sin qui portati non esauriscono certamente le testimonianze scritte delle pratiche didattiche in Terra dOtranto. Numerose, infatti, sono le note di lettura e di studio che si potrebbero reperire nei codici salentini, marginalia in cui il lettore si svela238, intessendo una trama di richiami tra discipline diverse, diritto e lessicografia, grammatica e poesia, retorica e teologia239. Ma solo in pochi e preziosi casi cogliamo le tracce di un percorso didattico, magari allo stadio finale, in cui lo scolaro si affranca dalla propria condizione di subalternit e assume uno status intellettuale superiore: evidente nel Vat. Barb. gr. 70 e nellHeid. Pal. gr. 45, ove, secondo limmagine dello scolio nel Par. gr. 2556, lallievo gi , si direbbe un maestro in potenza. Riguardo al cursus scolastico, si pu affermare che in Terra dOtranto vi fu senza dubbio, oltre a quella primaria, unampia, seppur incompleta, istruzione secondaria (il trivium); manc invece quasi del tutto quella di livello superiore (il quadrivium)240. Si diffusero le opere dei classici, i trattati grammaticali, i lessici, la schedografia241, ma
G. Cavallo, Leggere a Bisanzio, Milano 2007, 167-171. Ad esempio il Rehd. gr. 26 dellIliade reca un breve passo, spesso trasmesso attraverso i florilegi, dellHistoria plantarum di Teofrasto (Sciarra, La tradizione degli scholia [cit. n. 16], 203); nel secolo XV, un anonimo studioso salentino mise insieme un codice iliadico (Oxon. New Coll. 298) dellinizio del secolo XIII, un codice del XIV secolo che conteneva gli epimerismi omerici e le allegorie tzetziane, e aggiunse alcuni fogli in cui trascrisse scol, e annot sistematicamente il codice, aggiungendo nei margini anche lopera di Tzetze (ibid., 58-63); al fol. 20r del Marc. gr. 410 in relazione a Hld., Aeth., 2, 19, 1 e alla citazione del verso 222 dellOdissea presente in quel contesto, una mano a margine segnala un rinvio al fol. 106v ove sono trascritti, dalla medesima mano, i pochi versi dellOdissea relativi al passo ( 217-232), un breve riassunto e due scoli (Pontani, Sguardi su Ulisse [cit. n. 44], 229230); nel Vat. gr. 2026, un florilegio trinitario con le Quaestiones et responsiones di Anastasio Sinaita, al fol. 18v, in corrispondenza della parola collocato un lemma tratto dallEtymologicum Gudianum (Et. Gud. col. 481, 26-28 Sturz). 240 Sui livelli di istruzione nel mondo bizantino cfr. ora Efthymiadis, Lenseignement secondaire (cit. n. 3), 260-261; Markopoulos, De la structure de lcole byzantine (cit. n. 3), 88-90. 241 Cavallo, Leggere a Bisanzio (cit. n. 238), 184-185.
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rara fu ad esempio la lettura di testi medici242 e storiografici243, addirittura inesistente, fino al secolo XV, quella di testi matematici e platonici. Le fasce mediamente colte, in altre parole, non uscirono dai fluidi programmi della 244. Solo i circoli di lettura e di scrittura spinsero i propri interessi poco oltre la fruizione dei testi comunemente impiegati nellapprendimento scolastico245. La scuola di Droso e gli ambiti didattici di Aradeo sono le uniche realt per le quali si profila un cursus con una certa organicit, allinterno del quale, oltre alla grammatica e alla retorica, era sicuramente previsto lo studio della logica aristotelica. Per concludere, vorremmo tentare di riassumere quale fosse la fisionomia della scuola in Terra dOtranto. Nelle locali testimo-

Un importante testimone di Dioscoride come il Marc. gr. 273 (Arnesano, La minuscola barocca [cit. n. 11], 119 nr. 168) non presenta tracce di uno studio intenso, di un uso pratico, tantomeno didattico. Per il resto la produzione libraria costituita da manuali di uso tecnico-pratico (quali erano probabilmente il Laur. 74.17 e lo Scorial. IV 6; cfr. I. Prez Martn, El Escorialensis X.IV.6: un iatrosophion palimpsesto en el crculo mesins de Constantino Lscaris, in S. Luc [a cura di], Libri palinsesti greci: conservazione, restauro digitale, studio. Atti del Convegno internazionale [Villa Mondragone-Monte Porzio CatoneUniversit di Roma Tor Vergata-Biblioteca del Monumento Nazionale di Grottaferrata, 21-24 aprile 2004], Roma 2008, 279-294), che a volte mescolano testi medici e altri di natura enciclopedica (come lAmbr. A 45 sup., lAmbr. E 16 sup., il Par. Suppl. gr. 681 + Athos, Iviron 190); su questa tipologia libraria cfr. Cavallo, Leggere a Bisanzio (cit. n. 238), 187-188. Sul curriculum dei medici cfr. V. Grumel, La profession mdicale Byzance lpoque des Comnnes, REByz, 7 (1949), 42-46; A. Hohlweg, La formazione culturale e professionale del medico a Bisanzio, , 13 (1989), 165-188. Sulla presenza di medici e giudici-medici tra i boni homines italo-greci cfr. P. Degni, Le sottoscrizioni testimoniali nei documenti italogreci: uno studio sullalfabetismo nella Sicilia normanna, Bizantinistica, 4 (2002), 107-154: 120, 130-131. Per il Salento va segnalata la sottoscrizione testimoniale del prete Sergio, in un documento gallipolino del 1203: (Trinchera, Syllabus graecarum membranarum [cit. n. 220], 524-526 nr. XI; Arnesano, Le sottoscrizioni greche [cit. n. 220], 221 nr. 3c). 243 Celebre quanto unico il caso del Diodoro Siculo Par. gr. 1665 (di origine non salentina), annotato dal Giovanni Grasso di Otranto, poeta attivo nella cerchia di Nettario di Casole; Gigante, Poeti bizantini (cit. n. 35), 43-53, 101-144; C. M. Mazzucchi, Diodoro Siculo fra Bisanzio e Otranto (Cod. Par. Gr. 1665), Aevum, 73 (1999), 385-421. 244 Efthymiadis, Lenseignement secondaire (cit. n. 3), 261; G. Cavallo, Alfabetismi e letture a Bisanzio, in Lire et crire Byzance [cit. n. 3], 97-109: 106; Id., Leggere a Bisanzio (cit. n. 238), 49-52. 245 Cavallo, Sodalizi eruditi (cit. n. 33), 650; Arnesano, Aristotele in Terra dOtranto (cit. n. 110), 189-190.

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nianze documentarie e letterarie non esistono, a nostra conoscenza, termini relativi a questa realt culturale246. Per altre aree provinciali si parla di , di , termini che non sembrano indicare istituzioni vere e proprie quanto piuttosto un insegnamento locale247. Appare dunque eccessivo pensare, anche in base ai dati presentati in queste pagine, ad una una struttura scolastica abbastanza sofisticata248. invece certo che, come nel resto del mondo bizantino, dove il grammatistes impartiva leducazione elementare in casa249, anche nel Salento la scuola ebbe una dimensione domestica, allinterno delle famiglie dei preti, i quali trasmettevano le proprie conoscenze grammaticali, retoriche, etiche, teologiche, dogmatiche al proprio figlio o al proprio scolaro (uno o poche unit)250. Lo dimostra la ben documentata tipologia libraria degli Hausbchern 251. Laltro contesto scolastico che stato possibile ricostruire con certezza in Terra dOtranto quello della cerchia erudita; si pu dire infatti che sostanzialmente non vi fu una netta distinzione fra questultima e la scuola252. Il maestro era al tempo stesso un intellettuale di spicco: non impartiva unistruzione primaria, ma guidava un gruppo di scolari nella ricerca delle fonti, nellal-

246 Maggiori informazioni si hanno, com noto, per le scuole di secondo grado della capitale; cfr. Efthymiadis, Lenseignement secondaire (cit. n. 3), 265-266. Tuttavia, in uniscrizione di Carpignano Salentino (1055-1075 ca.), dedicata a un bambino defunto, si legge che costui era amato anche dai suoi compagni di scuola, indicati nellepigrafe con lhapax (sic): A. Jacob, Linscription mtrique de lenfeu de Carpignano, RSBN, 20-21 (1983-1984), 103-122: 105-106, A, r. 6; 108 A, v. 5; 116. 247 Cavallo, Alfabetismi e letture a Bisanzio (cit. n. 244), 100; Id., Leggere a Bisanzio (cit. n. 238), 35-36. 248 A. Jacob, La tradizione scrittoria a Galatina dal XIII al XVI secolo, BSTO, 3 (1993), 41-51: 42. 249 Efthymiadis, Lenseignement secondaire (cit. n. 3), 260. 250 A. Jacob, La formazione del clero greco nel Salento medievale, in P. A. Vetrugno [a cura di], Ricerche e studi in Terra dOtranto, II, Campi Salentina 1987, 223-236: 226-227. 251 Cfr. supra (454-455). 252 Ancora una volta analoghe considerazioni valgono per lambito orientale, su cui cfr. Bianconi, Cerchie dotte (cit. n. 21), 476.

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lestimento di edizioni commentate, nella lettura e nello studio critico della poesia e della filosofia253. Le pratiche didattiche nel Salento medievale non si riducono evidentemente a questa dicotomia; con ogni probabilit la secolare attivit di insegnamento e apprendimento diede luogo ad esperienze diversificate, nei tempi, nei luoghi, grazie agli individui che vi presero parte e attraverso i libri che ne furono lo strumento. Non sempre, del resto, possibile ricostruire lesatta fisionomia dei contesti didattici, poich il confine fra i diversi tipi di lettura e fra le diverse tipologie di lettori sembra a volte assottigliarsi sino a divenire inesistente254. Quella affrontata in queste pagine resta dunque una problematica complessa, per certi versi sfuggente, quasi a conferma di come le pratiche dellistruzione cos come la produzione libraria e, pi in generale, la trasmissione del sapere siano talvolta refrattarie allapplicazione di schemi teorici, universalmente validi. Nellintenzione degli studiosi moderni questi ultimi dovrebbero quasi cristallizzare i processi culturali, garantirne di volta in volta identiche modalit, eppure essi si scontrano con la realt di un mondo, quello bizantino, mutevole e fluido e dunque difficilmente inquadrabile in griglie tassonomicamente definite.

253 Si tratta della scuola nata ad Otranto intorno al Nicola (poi Nettario di Casole) e di quella sorta ad Aradeo intorno al Droso (cfr. supra, 440-454, 471). 254 Cfr. quanto osserva, pur in riferimento ad altro contesto culturale, N. Gaul, The Twitching Shroud. Collective Construction of Paideia in the Circle of Thomas Magistros, S&T, 5 (2007), 263-340: 309.

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Tav. 1

Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. gr. 70, fol. 95r

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Tav. 2

Paris, Bibliothque nationale de France, gr. 3, fol. 291v

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Tav. 3

Heidelberg, Universittsbibliothek, Pal. gr. 45, fol. 92r

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Tav. 4

a - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 1276, fol. 85r (met superiore)

b - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 1276, fol. 76v (met superiore)

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Tav. 5

Paris, Bibliothque nationale de France, gr. 1087, fol. 81v

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Tav. 6

Paris, Bibliothque nationale de France, gr. 2970, fol. 49r

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Tav. 7

Paris, Bibliothque nationale de France, gr. 2970, fol. 3r

ARNESANO SCIARRA

Tav. 8

Paris, Bibliothque nationale de France, gr. 2970, fol. 7r

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Tav. 9

a - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. gr. 186, fol. 63v (met inferiore)

b - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. gr. 186, fol. 25r (met inferiore)

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Tav. 10

Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. gr. 312, fol. 49v

ARNESANO SCIARRA

Tav. 11

Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 1277, fol. 94v

ARNESANO SCIARRA

Tav. 12

Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chis. R IV 11, fol. 48r

ARNESANO SCIARRA

Tav. 13

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 90 sup. 18, fol. 42r

ARNESANO SCIARRA

Tav. 14

a - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 14, fol. 63r (met superiore)

b - Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 14, fol. 122v (met inferiore)

ARNESANO SCIARRA

Tav. 15

Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 1355a, fol. 87r

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Tav. 16

Grottaferrata, Biblioteca del Monumento Nazionale, Z. a. II, fol. 13r

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