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SCRITTI
DI

STORIA LETTERARIA E POLITICA

XV

C^r^^-iib^

BENEDETTO CROCE

STORIA
DELLA

STORIOGRAFIA ITALIANA
NEL SECOLO DEGIMONONO
Volume primo

BARI
GIUS.

LATERZA & FIGLI

TIPOQKAFI-KDITORI-LIBKAI

1921

PROPKIKT LKTTBKAKIA
A NORMA DELLK VXGKNTI I.KGQl

Stampato in Trani, coi

tipi della Ditta Tipografica Editrice

Vecchi e C.

EDUARDO FUETER

A
Docente

di storia

moderna

nella Universit di Zurigo

Gentile amico,

Ricorder un giorno del gennaio 1914, in Zmngo, in cui, tornando insieme in- battello dalla sua
casa campestre, e discorrendosi dell'edizione francese
che allora
riografa

si

preparava della sua Storia della sto-

moderna,

libro, cosi

io

le

facevo notare che nel suo

bene informato delle cose italiane fino al

una lacuna per quel che

decimottavo, c'era

secolo

concerneva la storiografia italiana del secolo decimonono, del periodo del Risorgimento. Ed Ella conveniva con
che

mi

me

circa questa lacuna, ed io allora

sarei adoperato a riempirla con

le dissi

uno speciale

lavoro. Quel lavoro forma ora questi due volumi, e

me

il

pensiero di dedicarlo a Lei,

attestato

di stima per cosi valoroso

viene spontaneo

anzitutto

come

compagno nelle indagini


una ragione sentimentale.

storiche, e
TI

poi anche per

breve soggiorno che feci

DEDICA

TI

a Zurigo, in quelV inverno del 1914, mi


l'anima come un dolce ?nomento

C intrattenevamo

della

nel-

mia

contemporanea.

allora, amichevolmente, di lettera-

filosofia, tutti noi, svizzeri e italiani e tedeschi

e francesi, e ci

sentivamo tranquilli

comuni studi;

nei

iellati

un
saremmo

e nei

s'interpose

qualsiasi sospetto

mesi,

stati

qua

rimasto

idillico

vita, e, direi, della vita della societ

tura e

e fidenti, affra

nostH

discorsi

che, di

violentemente

li

non

a pochi

divisi, gettati di

e di l dalla feroce forza delle cose, e costretti

a udire, e forse taluni di noi perfino a dire, aspre

Quante

e ingiuste parole.

ra, sono tornato

volte, nel corso della

come a rifugio

e ?Hposo

guer-

all'imma-

gine di Zurigo, bianca di neve, del gennaio 1914, e


alle

sembianze degli amici, coi quali allora conver-

sai!

vi

torno anche ora, e da quel passato

piace trarre

un augurio per

Le stringo
Napoli,

la

l'avvenire.

mano.

maggio

1920.

Suo

Benedetto Croce.

mi

AVVERTENZA

Nel 1914-15 composi questa storia, che stata

CH-

pubblicata capitolo per capitolo nella rivista la


tica
in

XIII-XVIII, 1915-20), e ora viene ristampata

(a.

forma alquanto pi breve,

tolti

o compendiati molti
riferii

per

disteso, quasi per costringere a leggere scrittori

no-

brani testuali che nei fascicoli della rivista

stri

a torto negletti.
Il

mio intento nel comporla non fu solo quello

recare un contributo alla migliore


vita spirituale italiana durante

e di riempire al
rie

tempo

stesso

il

conoscenza della

secolo decimonono,

una lacuna

generali della storiografia che finora

gono;

ma

italiani,

anche, e soprattutto, di

che

si

accingono agli studi

a mio avviso,
nuali.

Pi

vengono

in

efficace,

essa

perch

clti

le

giovani

storici, sotto spe-

difficolt

sul vivo, e teorizzati

sono lumeggiati pel paese

posseg-

offrire ai

pi
una sorta di
che non le astratte metodiche

ed esemplificati; e perch quelle


trasti

nelle stosi

metodica,

cie di racconto,

di

efficace,

ma-

dei

contrasti

insieme

difficolt e quei

di cultura al

con-

quale

AVVERTENZA

vili

giovani

studiosi

debbono
N aggiungo

ripigliare

storiografa

in

appartengono, e dove, lavorando,


il

Alo dalle

Italia, e sui

ammonimenti che ciascuno


che

io

mani

dei maggiori.

altro sulle condizioni presenti della

doveri che ne sorgono:


trarr dal racconto stesso

ho dato delle sue istruttive vicende nel corso

dell'ultimo secolo.

B. C.

Il

Il

SECOLO DELLA STORIA

bisogno di conoscenza storica agli inizi dell'Ottocento

posizione ai metodi del secolo precedente

Gran fervore

Op-

di studi

Soddisfazione pel lavoro com Origini generali europee di quel


moto Origini particolari italiane: V. Cuoco e
vichismo Efficacia del Vico nelle ricerche e discussioni storiche Sparizione dei
storici in Italia dal

piuto o che

si

1820 al 1848

andava compiendo

il

dubbi settecenteschi circa


storia

1'

utilit

della storia

Il

secolo della

Fiin

dai primi dell'Ottocento

richiamo agli studi

storici.

5ua prolusione accademica

>

Italiani, io vi esorto

odono

si

La perorazione
(1809),

in Italia voci di

del Foscolo nella

con quelle celebri parole:

alle storie...

di prossimo nuovo avviamento degli

indizio com'era

spiriti,

sembra ora a

noi quasi grido a cui accorsero non solo sparsi uomini,


-da

ogni banda caterve sempre pi

folte.

noscenze storiche suscitava un sentimento

Il

di

bisogno

ma

di co-

povert circa

presente; e

il Foscolo notava, in quel suo discorso, che


possedevano bens annali e comentar e biografie ed elogi
accademici e volumi di erudizione, ma faceva difetto una

il

si

storia

della

letteratura italiana, che illustrasse

vero degli scrittori e discernesse

le

il

merito

cause vere della de-

cadenza, libro che non poteva venir fuori dalle

arcadie

2,

e dai

chiostri

IL

si

SECOLO DELLA STORIA

possedevano cronache e genealogie e


congerie muratoriana ed edi-

memorie municipali

e la

zioni ottime di storici municipali,

degna continuazione

lia,

Se qualcosa

velli.

ma non

la storia d'Ita-

di quelle di Livio e del

Machia-

pubblicava di buono, se era stato

si

ri-

schiarato di migliore luce la storia del rinascimento e dei

Medici,

doveva all'opera

si

di stranieri, per esempio

del

Roscoe ^
Gli stessi lamenti

gno del 1819


mancanza di
sicch

si

di

un

moveva Gino Capponi,

giornale letterario

conformi

storie italiane

nel suo disc*

accusando la

ai concetti moderni,,

era nella necessit d'imparare dagli stranieri,

particolarmente da inglesi e tedeschi

2.

isfuggiva agli occhi di questi stranieri, e

dipingeva con colori

tristi le

alla storiografia, era

caduta

il

il difetto
non
Wachler (1820)

condizioni nelle quali, rispetto


l'Italia, gi

maestra anche in

questa parte alle altre nazioni di Europa, e la cui dovizia


di libri eruditi

rimaneva un

tesoro morto

senza

cacia sul pensiero e sulla educazione etico- sociale

Ma
ria

ci che si richiedeva

mossa da

gionata

spiriti

non era pi soltanto una

politici e civili,

filosofica

effi-

^.

sto-

e ra-

secondo l'ideale del secolo decimottavo, alla

Voltaire. Questa sorta di storia polemica era anzi oggetto

Manzoni

(1820), osservando

di generale

disistima.

sua parte

crescente amore per gli studi storici e

il

Il

per

come

questi stessero per diventare scienza, spregiava ci che fin


allora era

sistematica
false

passato per istoria e che era una


,

onde

si

che fossero, merc

astrazione

procurava dimostrare idee, vere o


fatti

sempre pi

Foscolo, Prose

Capponi, Carteggio, V, 93 sgg.

Wachler,

meno

alterati dalle

lelterarie (Firenze, 1850), II, 37-9.

Geschichte der histor. Forschung

1812-20), voi. II, sez. Ili, pp. 1059-60.

und Kttnst (GOttingen,

IL

SECOLO DELLA STORIA

tendenze a cui dovevano servire ^


il

De

Capponi riprovava che

Il

Potter, invece di far dell'erudizione, facesse dell'ar-

guzia, ritardatario imitatore del Voltaire

^.

E uno

dei pi

poderosi campioni della nuova storiografia, Carlo Troya,

confessava vergognando
i

piaceri e gli errori di

Balbo

al

una

lungamente volterizzato

avere anche

di

, al

pari di quei

cerelli tanti , satireggiati dall'Alfieri, e

pere a quella maniera la storia


tezze

voltereschi cian-

immaginato

di sa-

credendo e dicendo

ebbe poi ad arrossire;

di cui

lui, fra

tempestosa e brillante giovent,

stol-

narrava come nel

suo spirito fosse accaduto un profondo rivolgimento, sicch


gi prima del '15, durante

era sospettato

di spirito senile
il

'2(j,

l'Italia,

e di

dominio francese a Napoli,

gli

fu consentito, intraprendeva (dal

nuovo dal

'28 al '31)

dove

non
si

struire

un pellegrinaggio per

frugando biblioteche ed archivi, visitando antichi

cenobi, percorrendo citt e campagne,


sesso,

e rimproverato

Segno solenne della sua conversione,

^.

Troya, tosto che

'24 al

il

nemico dei lumi francesi

sol dei documenti,

ma

come

a prendere pos-

dei luoghi e del paese

era svolta la storia che egli

si

proponeva di rico-

^ L'opera del Voltaire continu per molto tempo ad


come esempio ad cavendum et terrendum

essere additata

particolarmente quel suo Essai

su?'

les moeic's,

nel quale

(scriveva un amico del Troya) non erudizione, al partico-

lareggiare degli antichi sostituito uno star sempre in sui


generali, e la filosofia spazia sulle

mine: opera paragonache per

bile per levit solo alla storia della filosofia

Opere varie,

Carteggio

Lettere

p.

prin-

468 (lettera allo Chauvet).

cit., I,

inedite

il

288

(lett.

24 ott. '29 al Vieusseux).

di C. Troya e C. Balbo, ed.

Mandarini (Napoli,

1869), pp. 34-9 (lett. 17 die. '30).


*

alla

Sul suo fervore e

le

sue gioie di ricercatore

madre, in Del Giudice, Carlo Troya (Napoli,

si

vedano

le lettere

1899), pp. 56-8*

IL

SECOLO DELLA STORIA

cipe di Polignac scrisse l'abate di Condillac ^

Come

contro

il

Voltaire e gli altri francesi dell'et dei lumi, gli animi

si

disponevano severi contro quegl'

loro seguaci o precursori

italiani,

Manzoni pel Giannone, che


,

e l'opera di

Al desiderio

lui,

segnatamente dal terzo

si

assist

paglietta imbro ~.

storie

fatti,

quinto decennio del secolo,

al

come a una gara


Comparvero

zioni storiche.
principali) le

allegazione storica

e al proposito tennero dietro presto

e,

stati

Troya per suo conto non du-

il

bitava, parlando tra amici, di definire

glione

che erano

onde l'antipatia implacabile del

di indagini, dispute e costru-

allora (per

del Botta, del

mentovare

solo le

Papi,

Colletta, del

il

Discorso sul longobardi del Manzoni, la Storia d' Italia sotto


i

Barbari,

il

Sommario

e le Meditazioni del Balbo,

molti

volumi della grande opera del Troya con l'annesso codice


longobardico, la Enciclopedia storica o Storia universale del

Cant (tante volte ristampata fino ai di nostri), V Italia


innanzi al dominio dei Romani del Micali, le Famiglie nodel Litta, le

bili

dell'Amari,

storie

ecclesiastiche del Tosti,

il

Vespro

le storie della legislazione dello Sclopis, della

propriet del Bandi e Fossati, dell'economia nel medioevo


del Cibrario, dell'agricoltura del Poggi, delle

Compagnie

ventura del Ricotti, della scultura del Cicognara, della

di

let-

teratura dell'Emiliani Giudici, delle scienze matematiche


del Libri; e poi ancora le storie regionali, di

Como

del

Cant, della Sardegna del Manno, di Genova del Canale,


e altre innumerevoli. Allora parecchi editori impresero col-

come quella

lane e collezioni,

Sonzogno
d

di

Livorno (1830

S.

degli storici greci presso

sgg.), la Raccolta di storie di tutti

Baldacchini, nel Muaeo di scienza

e letteratura di

1845, voi. VII, p. 329.


2

il

Milano, la Scelta biblioteca di storici italiani

In Cant, Storia universale

(ed. 10.*),

IV, 19

n.

paesi

NapoH, N.

S.,

IL

SECOLO DELLA STORIA

in parte tradotte in parte originali presso lo Stella di Milano

(1818-30), la Biblioteca storica di tutti

zioni presso

il

Fontana anche

tempi

di tutte

na-

le

di Milano, la Galleria storica

disegnata dal Cantii e per la quale questi tradusse opere


del Sismondi, del Thierry, del
altres via via tradotti

Beugnot e

Guizot,

il

di altri; e

Niebuhr,

furono

Leo, e gli

il

contemporanei, francesi, inglesi e

altri principali storici

deschi.

il

te-

Allora (che pi importante) furono iniziate edi-

zioni e raccolte di testi e documenti, cosi per cura di singoli

come

Con brevetto del

di societ e perlno di governi.

20 aprile 1833 re Carlo Alberto istituiva una regia deputazione sopra gli studi di storia patria, perch (diceva nel

preambolo)

gli studi storici

sero mai, in meritato

sono oggid, pi che noi fos-

onore presso

meglio incivilite nazioni, ed

meglio colte e

le

le

favoreggiarli ufficio di

il

Principe, cui stia a cuore e la propria e la gloria dei popoli sottoposti al -suo

reggimento

Nel 1841

col precipuo sostegno del Capponi, iniziava a

chivio storico italiano, del quale

il

Vieusseux,

Firenze V Ar-

tent nel 1844

si

una mo-

desta imitazione in Napoli per opera di una societ ideata


dal Troya.

deva
colti

Fuori di codeste societ,

la serie dei

Documenti

il

Kepetti

dal Balbo,

il

Gaye

gran Dizionario

il

accademie

si

il

del

il

Anche

alla storia; e quella di Torino, consigliata

rese benemerita pei lavori che promosse. Di

tempo,

tore di Milano, e

Progresso e

Relazioni

storico della Toscana.

saggi, recensioni, controversie storiche


riviste

le

Carteggio degli artisti,

volgevano dalla bella letteratura o dalla

si

pura archeologia

le

Molini intrapren-

da biblioteche ed archivi francesi, l'Alberi

degli ambasciatori veneti,

le

il

inediti di storia italiana, rac-

la

si

riempirono tutte

Biblioteca italiana e

Museo di scienza

Concilia-

letteratura di Napoli,

Ricoglitore e la Rivista europea di Milano,

liana di Torino

il

principalmente V Antologia di Firenze,

V Antologia

il
il

ita-

collaborando in esse Pietro Capei, Fran-

IL

SECOLO DELLA STORIA

>

Cesco Forti, Gabriele Pepe, Luigi Blanch, Cesare Cantu,

Niccol Tommaseo, Saverio Baldacchini, Carlo Tenca, ed

ed

altri

variamente storicizzanti. Nel Bcoglitore,

altri,

Cant, che vi scriveva


1836, in

modo

nome

rassegne storiche, esortava, nel

le

direzione, gli editori a

della

il

mandar

nel

pi rapido notizia delle opere di questo genere da

loro stampate, perch nessuna passasse inosservata e quella

un concatenamento di
degli Annali bavaresi, com-

rivista potesse porgere agli italiani

modo

dottrine storiche, al

p. es.

pilati dallo Schelling, e di quelli di

Savigny

del

epistolari,

come

quesiti storici

in quello del

si

Troya

Giurispriidenza storica

trattavano nei carteggi


col Balbo o dello stesso

Troya

col Repetti

che

sapevano in lavoro, come per quella del Troya, che

si

ebbe, tra gli

Grande era

-.

altri, zelatrice

una dama,

la

contessa di Altemps, la quale (scriveva

per alcune storie

l'attesa

Margherita Fabbri
il

Troya

al

Balbo)

vuoisi annoverare fra coloro che pi tengono in pregio

la storia d'Italia

Che pi? Da quegli studi

^.

si

trasse

perfino materia per giuochi di societ, pel cosiddetto giuoco

al fatto storico , al

lotti di

tatori

Firenze

quale giocavano volentieri nei sa-

Troya

il

il

Pepe, meravigliando gli spet-

con r indovinare qualsiasi pi piccolo

fatto di oscura

repubblichetta italiana prima che fosse esauritoli numero

domande che quel giuoco permetteva *.


Diventarono dunque presto antiquati i lamenti

delle

canzi, che cessero

sebbene non mai

il

di saziet. Si potrebbero di ci recare co-

Ricoglitore, a. Ili (1836), p. II, p. 467.

Cfr. Tabaruini, in Arch. stor. ital., app. VIII, 816.

Lettere cit., pp. 65-66 (lett. del 15

T. e la F., da

me

genn.

'31). Il

carteggio fra

il

letto nel manoscritto, stato ora pubbl. nella Ri-

vinta del Rinorff. ital., a.


4

di po-

luogo a una sorta di soddisfazione,

(1918), pp. 54-114.

V. Imbriani, Alessandro Poerio a Venezia (Sa-pol, 1884),

p.

368 n.

IL

SECOLO DELLA STORIA

piose testimonianze del Romagnosi (1827), del Forti (1828),

del Balbo (1832), del Vieusseux (1840), del Libri (1841), ed


altre innumerevoli \ che riconoscono

il

progresso rapida-

mente compiuto: il Fabretti (1842) osservava che la prima


met, del secolo decimonono segna un'epoca luminosissima
per la storia italiana 2;

il

Vallauri (1846) celebrava

il

merito del Piemonte in questa parte, noverando centoventotto pubblicazioni storiche,

n erano

tutte, fatte nei

quindici anni del regno di Carlo Alberto

e altri

^;

primi

metteva

in mostra la parte contribuita da Firenze o da Napoli

Che nell'entrare

in questa via l'Italia

un moto che correva


dire;

perfluo

al secolo

una nuova
e sguito ebbero anche in

nuova

si

allora per tutta Europa, sarebbe su-

n gioverebbe rinarrare

moto, che oppose

'*.

uniformasse a

societ e

la

genesi di quel

precedente, tutt' insieme, una

Italia

Molta divulgazione

^.

filosofia

poemi

prosa e

in

li-

romanzi

storici dello

Scott, le storie dei francesi Sismondi, Thierry,

De Barante,

bri dottrinali dello Chateaubriand,

Guizot, Villemain, Michelet, dei tedeschi Niebuhr, Schlegel,

Giovanni

mento

Mtiller,

Savigny, Leo; e

le

filosofie

storico del Cousin, del Ballanche, del

sansimoniani,

e,

attraverso

francesi

con fonda-

Buchez e dei

dapprima e poi anche

direttamente, dello Herder, dello Schelling, dello Hegel.

Fu

anzi quello

la stima e si

I,

il

tempo

(circa

il

1830), in cui s'introdusse

avviv l'ammirazione per

vedano raccolte in

Crtica,

XIII,

Si

Biografie dei capitani venturieri dell'

gli studi

filosofici

6-7.

Umbria (Montepulciano,

1842),

introd.
3

rino,

e. 6:

Nella prolus.
1847,

I,

t.

II,

De studio

Progresso, 1840,

Si

veda

La

la

histor ice patrioe: cfr. Antologia ital., di

To-

p. 134.

XX VII,

mia Teoria

storioocrafia del

126-7; 1842,

e storia della

XXXI,

152-3.

storiografia^ (Bari, 1920), p. II,

romanticismo

IL

SECOLO DELLA STORIA

e storici germanici, e sorse la volont di appropriarseli

di trarne vantaggio. Persino

uno

strettamente nazionalista,

Troya, non ignorava di par-

il

scrittore per certi rispetti

tecipare col suo lavoro a un lavoro generale europeo.

Voi

madre nel '29) quanto in


Italia ed in Francia ed in Germania sieno venute in onore
queste meditazioni storiche l'argomento del mio libro sar
dunque un argomento di moda ^ Ma non si trattava di
estrinseca adesione a una moda, o d'imitazione delle cose
forestiere, sibbene di un bisogno che in Italia si sentiva
come per tutto altrove, e che nelle opere del pensiero straniero trov anticipati concetti che rispondevano a domande
non potete credere (scriveva

alla

identiche o simili o analoghe a quelle formatesi in Italia.

Che se non fosse stato cosi, a quel moto


mancato il gran calore che lo anim, n
tenuto gli

effetti

di studi sarebbe

esso avrebbe ot-

cospicui che ottenne.

Questa spontaneit del nuovo avviamento solennemente comprovata dall 'essersi manifestato dapprima non
come ossequio ad ammirati modelli stranieri, ma anzi
come ricongiungimento a un esempio nazionale, anteriore
di

gran lunga a quelli

stranieri. Proprio negli

Sette e nei primi dell'Ottocento

si

ultimi del

cominci a far luce

sull'opera di Giambattista Vico, e la Scienza nuova

venne

giustamente interpetrata come contenente un nuovo concetto della storia e del metodo, ufficio e importanza di essa
nella vita mentale e sociale. Tale scoperta e interpetrazione
si

compi a Napoli, nello scorcio del Settecento, dai fervidi

giovani che poi parteciparono alla repubblica dell'anno


e fu

da quei giovani,

culcata

Milano e in altre parti d'Italia^.

In Del Giudice, op.

2 Cfr.

Croce,

La

99,,

esuli nella reazione, divulgata e in-

cit.,

filosofia

append.,

Vincenzo

p. ex.

di G. B. Vico (Bari, 1911), p. 289.

IL

SECOLO DELLA STORIA

Cuoco, che di codesti (come


vichiani era

il

li

9*

ho chiamati altrove) apostoli

pi ingegnoso e

il

pi zelante, and intorno

spiegando che la Scienza nuova non aveva

prodotto an-

cora tutto quell'effetto che doveva produrre, perch era


superiore di mezzo secolo all'et in cui fu scritta

Vico (diceva ancora)

hanno

una
la

ha dimostrato che

vita al pari degl'individui;

le

nazioni

ha osato segnar

Il

l'orbita,

quale sono costrette a descrivere per inalterabile neces-

tempo stesso che ha data una nuova critica per


ammendare le memorie oscure e dubbie della storia passata, ha quasi segnata una storia futura del genere umano
e, perfezionando l'erudizione, ha aperto un nuovo campo
alla filosofia . Notava infine l'accordo tra lo spirito del
sit; nel

Vico e quello dei nuovi tempi, talch,


dell'erudizione

filosofia

vanno sbucciando

progredisce

nelle

menti

le

altrui, e

a misura che la
idee
si

Vico

del

spacciano da

per tutto molte teorie come novit, mentre non sono altro

che semplicissimi corollari della dottrina del Vico

N solamente

Cuoco intendeva

il

tanza del metodo vichiano,

ma

in astratto

l'impor-

gi nell'ultimo anno del

secolo meditava e scriveva, e nel primo del seguente pub-

blicava,

un

libro nel quale, con quel metodo, investiva

una

materia prossima e fremente, la rivoluzione napoletana


del '99, che

meno

delle altre

sembrava prestarsi docile

al

pensiero filosofico e pi d'ogni altra sarebbe stato perdonabile se avesse suggerito


vettive.

Il

non

ma

storie

solo apologie

stato riverito

come insigne monumento

solo di recente

si

la

Rapporto sull'ordinamento della pubbl.


Gentile, p. 32.

2 Scritti

in-

pedagogici

di

amor

patrio,

venuto scoprendo qual realmento

opera capitale di pensiero storico,

gici^ ed.

ed

Saggio storico del Cuoco, che per lunga pezzf^

ed. cit., p. 132.

quale tiene in certo

istruzione, in Scritti

pedago-

10

IL

modo

SECOLO DELLA STORIA

con maggiore altezza

in Italia, e forse

sto che in Inghilterra

occupano

revolution in France di

leggenda

poletana, e neanche quel che


,

ma

i partiti,

Cuoco

Il

, 1'

si

pro-

si

soleva chiamare una

sto-

vero

osservazione del corso che hanno,

solo,

ma

le idee

un' indagine che oltrepassasse

attenesse al solo partito della ragione e del-

che questo

l'umanit, posto

^ La

po-

il

on the

della rivoluzione na-

uomini che brillano un momento

gli

e le cose che sono eterne

me

un'indagine rivolta a ci che reputava

scopo d'ogni storia

non

si

filosofica,

le celebri Eeflections

Edmondo Burke.

pose di dare non gi la

ria

avevano preso

sia

che

tesi capitale era,

da chiamare con
repubblicani

di

mosse da un'illusione, stimando

le

tal

no-

Napoli
di

poter

estendere, e provandosi a estendere col fatto, all'Italia meridionale la rivoluzione di Francia, cio
sociale, sorto tra condizioni

un moto

politico-

proprie di un certo paese, a

un paese dove quelle condizioni mancavano affatto, e dove


non poteva non riuscire tanto arbitrario e fittizio,

esso

quanto

aveva avuto

nell'altro

Illusione la quale, a dir vero,

origine quasi legale

prima che dei napoletani,

era stata dei francesi medesimi, che

credettero effetto

della filosofia quello che era effetto delle circostanze politiche nelle quali trovavasi la loro nazione
di quanti

avevano

'^

ed era stata

sin allora narrato la storia della rivolu-

zione francese, che tutti

mosse popolari, degli

si

erano persi nel racconto delle

eccidi, delle rapine, delle diverse opi-

nioni, dei vari partiti, senza

guardare a fondo e cogliere

il

particolare e proprio di quell'avvenimento. Abbozzata per-

una rapida storia interna della grande rivoluzione, desumendola dagli abusi e dalle contradizioni della costituzione monarchica francese, dalla quale doveva dunque
ci

Saggio

Op.

storico,

1,

cit., 7: cfr.

introd.
18.

IL

SECOLO DELLA STORIA

11

di necessit prorompere quel rivolgimento (abbozzo che,


ogni parte, avrebbe dato, egli

seguito in
storia

degna

di Polibio ),

il

una

diceva,

Cuoco mostrava che, se era

del tutto impossibile trasportare a Napoli le condizioni di

invece trasportarvi

fatto della Francia, facilissimo era

idee, espresse col in termini astratti,

zione dei diritti dell'uomo,

come

formola algebrica

altrimenti concreta dichiarazione americana.

le

nella dichiara-

ben
avvenne

della

ci

con grave nocumento nostro, e a dispetto del fatto che


la cultura italiana

possedeva gi

quelle formolo francesi, perch

la

morali e politiche italiana seguiva


trita

alle

critica

la scuola

anticipata di

scienze

delle

altri principi , e, nu-"

com'era di Machiavelli, Gravina e Vico, ripugnava

promesse e

cia tosto che

si

costituzionale,

alle operazioni dei rivoluzionari di

come

vi

avrebbe ripugnata l'antica scuola

francese, di cui ultimo rappresentante era stato

La rivoluzione

tesquieu.

Mon-

il

in Napoli sarebbe potuta riuscire

effettiva e popolare, se se

fondo stesso della nazione

ne fossero tratte
,

le

idee

dal

non da una costituzione

niera, da usi, costumi e difetti lontani dai nostri.


tata da

Fran-

discostarono dall'idea di una monarchia

stra-

Susci-

formolo astratte, che avevano colpito l'immagi-

nazione di alcune centinaia di giovani appartenenti alia


classe intellettuale, alimentata dalle paure della corte, dalle

persecuzioni e dalla cattiva politica interna ed esterna,

ebbe invece una superficiale attuazione, destinata a

fallire

presto contro le condizioni reali del popolo napoletano,

che

gli

ingenui giacobini nostrani indarno pretendevano

rifoggiare sul modello da loro vagheggiato. Il


Cuoco veniva a questo modo a spiegare e giustificare
cosi la rivoluzione come la reazione, dandone chiara la

piegare e

genesi.

E,

certo,

siffatti

giudizi

parranno Ora ovvi,

ovvi altres quelli sulla rivoluzione di Francia;


si riporti al

tempo

in cui furono

ma

chi

enunciati, nelle carceri

SECOLO DELLA STORL\

12

IL

borboniche del

'99 e sul

siglia

il

Cuoco con

bastimento che trasportava a Mar-

altri patrioti scacciati dal

Regno, non

potr non salutare in essi la prima vigorosa manifestadel pensiero

zione

l'inizio della

vichiano, antiastrattista

nuova

storico,

storiografa, fondata sul concetto dello

svolgimento organico dei popoli, e della nuova politica, la


politica del liberalismo nazionale, rivoluzionario

mode-

rato insieme.

La rivendicazione

del

pensiero vichiano fu dal Cuoca

sostenuta nei suoi articoli del Giornale italiano (1804-06),


nella lettera al

Degrando del 1804,

Rapporto del

e nel

1809, con tanta efficacia che, alla sua morte,

ditava in ci

il

servizio

tuale cultura italiana

vorarono
il

Massa,

^ E, con

allo stesso intento,


il

De Angelis

Foscolo (sul quale

il

fatto dal

lu,

altri

Lomonaco,

e fecero

il

proseliti

il

Pepe adr

Cuoco

all'at-

napoletani laSalfi, il

Pepe,

nel Monti, nel

sente l'influsso vichiano anche nel-

si

V Orazione ricordata
si

massimo

in principio), nel

Manzoni; e presto

ebbero ristampe della Scienza nuova, a cominciare da

quella di Milano del 1801.

Il

Cuoco, diventato uomo di

Stato, tent- introdurne la dottrina nelle universit, per sol-

levare la

gnata per

storia

la

scienza

e nella

riforma dise-

pubblica istruzione del Regno di Napoli nel

propose una cattedra di Filologia universale:

1809,

cattedra (egli diceva) forse unica in Europa

ma

che

a buon diritto sarebbe sorta a Napoli prima che altrove,


se l'italiano e napoletano Vico

aveva gi dato coscienza

e unit alle idee che allora rispuntavano sparsamente, e

nuova ha tanto reale esistenza che il solo


ne ha fatto sviluppare molte verit di detnella testa di molti >^. Con l'insegnamento della Fi-

se la Scienza

spirito filosofico

taglio

Antologia, n. 40, aprile-giugno '24.

IL

SECOLO DELLA STORIA

iologa universale (alle

quali sarebbero

13

stati

subordinati

quelli di Filologia latina e greca e di Critica diplomatica

Lingue orientali)

e di

tava veramente

la scienza

filosofica, e ci

dell'erudizione diven-

che sappiamo dei greci e

dei romani diventava utile ad intendere ci che della

filo-

logia delle altre nazioni o ignoriamo o conosciamo imper-

fettissimamente

^ Forse in ricordo di questa proposta


I, dopo la restaurazione, istitu

del Cuoco, re Ferdinando


in Napoli la cattedra di

Scienza della storia,

la quale

origine a uno dei pi importanti libri scritti nella

die

prima met del secolo


Cataldo lannelli
filologo-filosofo

lezza

dedicando l'opera sua

lannelli,

Il

e storie

nuova,

le

fin allora si

tud storici,

al

ricongiungeva con piena consapevo-

problemi attuali degli studi storici

Scienza

quanto

^.

Naumane di

sulla metodologia storica: alla

tura e necessit della scienza delle cose

cui

parziali scoperte

al

pensiero della

rappresentavano

possedesse a dar forma di scienza agli

tuttora

incredibilmente imperfetti, sebbene

complemento degli studi


Le cagioni del lento avanzamento della Scienza
delle cose umane erano, a suo avviso, da riporre nelsiano

o fondo o base o parte o

tutti.

l'oscurit dell'opera del Vico, nel generale rivolgimento ac-

caduto nel corso del secolo decimottavo che distolse dagli


studi

umani

e indirizz le menti alle scienze naturali ed

nuova scienza, che richiedeva particolare maturit della civilt umana, e, infine,
nella mancanza di un'altra scienza, fondamento e sussidio
astratte, nella natura stessa della

di essa, la

Scienza delle storie umane, la teoria o cricome gi il Cuoco, sen-

tica della storiografia. Il lannelli,

tiva l'istituzione di quella cattedra in Napoli qual dovere

vanto nazionale; ossia non

effetto di ripercussione

Scritti pedagogici, ed. cit., pp. 132-5.

Napoli, 1817.

dei

14

IL

SECOLO DELLA STORIA

ma

progrediti studi europei,

deva, e le spettava

iniziativa che l'Italia pren-

prendere, verso

Maest (diceva, rivolgendosi

l'Europa.

al re di Napoli)

il

Vostra,

primo che,

stabilendo una cattedra alla Scienza della storia, alla naturai dignit sua la erigga e
i

dotti

conduca; il primo che inviti


uomini a darle solide e scientifiche fondamenta;

primo che chiami

amatori della

gli

emendarla, ristorarla, formarla

filosofia

a supplirla,

Alle edizioni della Scienza nuova seguirono raccolte delle

opere minori e poi delle opere complete del Vico (delle


quali la migliore fu curata da Giuseppe Ferrari nel 1835-7),

numero

e gran

quelle dottrine

di libri, opuscoli e saggi a illustrazione d

senza parlare dei frequentissimi riferimenti

a esse che s'incontrano in quasi tutte

che della prima met del secolo \ Gli


che gi nel 1832

visibili

della filosofa del

torno al

quando
di

let,

nel 1827,

supplementi alla Storia

Poli, nei

e alla

merc

la

influenza del vichismo

sua patria

l'aveva preceduta,

il

nome

ormai popolo
che non
posteri

notizia

la

della Scienza

critica europea,

anche nella

dell'autore parve, per effetto di quella

fama internazionale, rifulgere


incivilito (si nota

di

nuova

luce.

Non

c'

con compiacimento nel 1845)

sia dato allo studio del nostro G. B. Vico: cosi

vanno a

lui

tributando quell'ammirazione che

contemporanei in genere negarongli

^.

E nacque

allora

Cataloghi ed estratti della letteratura vchiana sono nella mia

Bibliografia vchiana (Napoli, 1904), e nel


(1907 e 1911):

il

Primo

e Secondo supplementi

terzo supplemento in corso nella Critica (voi.

1917, e sgg.).
"

traduzione francese del Miche-

nuova pass nella letteratura e

in-

gran lunga pi divulgativa d quella tedesca del

Weber che

scientifi-

ne furono cosi

Tennemann, spendeva alcune pagine

vichismo

il

opere

le

effetti

Museo di

se.

e letter.,

N.

S.,

voi. V, a. Il, 1845, p. 167.

XV,

SECOLO DELLA STORIA

IL
la questione,

segno

divenuta poi cosi vessata, se e fino a qual

dotti tedeschi, pervenuti a tanta altezza, si fossero

giovati dell'opera dell'italiano: se

per

le

15

idee omeriche, e

Wolf

il

Niebuhr per

il

vi avesse attinto

critica e rico-

la

struzione della storia romana, e via discorrendo \

divennero consueti
ciascuno dei quali
in conclusione

Vico e

il

notavano pregi e

si

pur

paragoni tra

difetti rispettivi

sentiva, ci che era

si

vecchio napoletano apriva

la vista

il

filosofica

ma
il

ignorate, e pos-

sebbene taluno

come sopravalutazione

considerasse questo giudizio

vero, che

su profondit dal po-

steriore ed eloquente pubblicista tedesco

sedeva ben altra levatura

Anche

Herder, di

lo

nazio-

nale e protestasse a favore dello Herder o del Cousin o

anche dello Hegel, che cominciava a diventar noto


lora
lo

tra

gli

studiosi

di

italiani

ribadiva, affermando

che

filologiche

, e,

^,

il

al-

Baldacchini

Vico meglio d'altri vide

il

connessione che stringe

la

storia

le discipline

filosofiche e le

per questo e pel suo cattolicesimo,

su-

periore anche allo Hegel, che solo gli potrebbe venir pa-

ragonato

"*.

La tradizione vichiana

e la naturale

sizione degl'ingegni volse particolarmente

meditazioni della

filosofia della

storia;

Revue des deux mondes annunziava:


l'histoire est

Naples chez

la mditation solitaire de

Si

veda tutto

il

elle:

Vico

dispo-

napoletani alle

sicch nel 1843 la

La

philosophie de

e' est l qu'elle

est ne

de

^.

materiale relativo nella mia citata Bibliografia

e Supplementi.
2

Antologa, n. 116, agosto '30, p. 36; Progresso, 18B6, XIII, pp. x-xi.

M. DE AuGUSTiNis,

in Progresso, 1838,

XXI,

p.

295 (a propos. dei

Saggi del Della Valle); C. Tenga, nella Rivista europea,


parte

III, pp. 464-70 (a

proposito di

Museo

Fase, del 15 luglio

(l

scienza e letter.,
'48,

N.

un

S., voi.

p. 348.

a. Ili, 1840,.

articolo del Progresso).

VI, a.

II,

1845, p. 336.

16

IL

Che

SECOLO DELLA STORIA

x>

se dai libri e saggi dei filosofi torniamo alle scrit-

ture pi propriamente storiche, intorno alle quali volge

mano quanta

nostro discorso, dato toccar con


il

Vico allora esercitasse, perch quasi non c' opera

rica che

meno

non

si

modo

giovi In

meno ampio

pili

il

efficacia
sto-

e pi o

diretto di quelle dottrine: dal Saggio del Cuoco, che

del 1800, al Discorso del Manzoni, che del 1822, fino

^i gi

semipopolare Storia d' Italia di Giuseppe La

alla

Farina, che del 1846.


l'influsso a chi

pi largo e vario

quali abbiamo mentovato

argomento

articolo di
il

nome

di essi,

tra s:

zoni

si

in ogni

per diritto o per traverso,

campo;

il

qua-

lettore, in

giunge sempre a un punto in cui pu

Ora viene

quel nome.

mostra quel-

dove quasi

le principali,

politico,

del Vico messo in

lunque

si

scorre le riviste letterarie italiane delle

il

Vico;

volta

'dire

pagina e trova

taluno parve finanche che l'augurio del Man-

fosse adempiuto, e

semi della

filosofia storica e

della storia positiva, gettati dal Vico e dal Muratori

fos-

sero alfine germogliati ^


Cosi portata com'era la

nuova

cultura, dal complesso

delle condizioni sociali e politiche, a interrogare la storia


e confidare

in

lei;

filosofia idealistica,

cosi
e in

raffermata in questa fede dalla


dalla vichiana;

Italia

aspettarsi, e si vide nel fatto,

e delle negazioni circa l'utilit

e negazioni
ficio

della

si

bisognava

rapido sparire dei dubbi

il

della storia. Tali dubbi

ricollegano all'indagine sulla natura e l'uf-

storiografia, perch,

quando una forma

dello

non ancora ben intesa o rimessa in questione,


primo moto di screditarla e negarla (come accadde

spirito
il

anche per
essa); e

la

poesia, nelle

prime speculazioni intorno a

seguono solo pi tardi tentativi, pi o meno

T. Gar, in Ardi.

stor. itaL,

append.,

ri,

1842-4, p. 244.

felici,

IL

di spieo^arla.

come a un

il

SECOLO DELLA STORIA

secolo decimottavo,

17

guardando

al

passato

brutto sogno e al presente e all'avvenire

al regno iniziato e vittorioso

ragione,

della

si

come

spinse so-

vente a questa conseguenza paradossale: che la storia,

la

quale appunto serbava memoria di quel passato, fosse non


solo inutile

(utili

si

giudicav^ano le scienze naturali e la

fondamenti della morale e della

filologia,

addirittura perniciosa

come

politica),

ma

serbatoio di cattivi esemp.

questo paradosso ancora nel 1806 aveva dato espressione

un

superstite intellettuale del secolo precedente, Melchiorre

Delfico, nel suo libretto di Pensieri intorno alV incertezza e

air inutilit della storia^-

ma non

ottenne nessuno o assai

debole consenso, e suscit invece molte voci di contrasto.

noi, per

non andar per


della

fese della utilit

le

lunghe, non riferiremo

le di-

storia, fatte dal Salfi, dal Galeani,

Napione, dal lannelli, dal Di Cesare, dal Blanch, dal Mazzoldi^: non tutte logicamente valide, e meno di tutte quelle
che riproducevano vecchi argomenti sulla virt oratoria

della storia

(che era ancora

l'argomento

adoperato

Foscolo), o le altre che, negandole valore scientifico,

faceva Francesco Rossi,

le

serbavano un

superamento, se non

Ma

in tutte c'era

dubbi e delle

^.

negazioni della et precedente: tantoch

on

il

vecchio Delfico,

sue ubbie e paure, tornava persino simpatico come

le

tutto

triplice estrinseco

critico, pratico, dei

valore, estetico, prudenziale e morale


il

dal

come

ci che

ormai inoffensivo, e moveva sorriso d'in-

dulgenza. La scuola, che non so per qual ragione si


chiama ideologica (scriveva il Baldacchini), dichiar che
della storia non faceva punto bisogno, la qual sentenza

Si

veda

ci che

egU medesimo dice

della sua tesi in

una

lettera

e\ '30 in Spigolature del carteggio Dragonetti (Firenze, 1886), pp. 134-5.


2

Le

Studi storici (Milano, 1835).

si

vedano in

Critica^ XIII, 16-18.

18

SECOLO DELLA STORIA

IL

con intrepida logica non tem di recare

seguenze un nostro concittadino

di

alle

ultime con-

aurei costumi,

preoccupato troppo delle dottrine francesi, vo' dire

ma
Del-

il

fico, in

quel suo piacevole libro della inutilit delia sto-

ria

Perch proprio

*.

utile non poteva


una completa sistemazione della
nuova etica; e anche la risposta dei

la storia fosse

scorgersi chiaro se non da

nuova logica e

della

lannelli, che la vera utilit della storia l'utilit


tifica

utilit

letterata

quantunque

peccava forse di soverchia generalit. N


sa*puto

scien-

assai pia esatta,

Balbo avrebbe

il

ragionarla pi rigorosamente, ma' egli

questo-

(e

basta a conferma della nuova disposizione degli animi) con-

siderava la storia come un

ma

non lingua morta,

attiene al passato

ma

al

bisogno politico e sociale

scienza e lingua viva

che non

presente e all'avvenire, fra

e
si

quali

una solidariet d'interessi, non isconosciuta mai


non dagli storici paurosi . E faceva anche un'assai ac-

tre

se

concia quanto acuta osservazione: che

non

sia

solamente o non sia quasi punto nell'istruzione

specifica che

pu dare

invece nei suoi

tratti

uomini di Stato e di guerra,

agli

fondamentali, nei

rimanendo eliminati

che,

l'utilit della storia

particolari, servono quasi di se-

gnale all'opinione nazionale, che regge poi


Stato e di guerra

Museo di

si

I,

disposizione degli spiriti, che

se. e lett.j

7-9, che,

uomini di

si

oppo-

osservato, alla disposizione del secolo

N.

S., voi.

BELLI, Delle differenze politiche fra


1839),

gli

^.

La quale nuova
neva, come gi

si

pochi sommi capi

VI,

a. II, 1845, p. 313. Cfr.

popoli antichi ed

A. Zam~

moderni (Milano,

pur abbozzando una confutazione del

Delfico,

la.

dichiara superflua.
2

Pensieri sulla storia d'altana, ed.

postuma (Firenze, 1858), pp. 49,.


Magno (Firenze

146; e lettera al Vieusseux, nel voi. Il regno di Carlo


1862).

IL

SECOLO DELLA STORL\

19

precedente, doveva far sorgere in tutta Europa e risonare

anche

in Italia

e nel quale

si

motto: che

il

secolo che

il

viveva, era per eccellenza

si

era iniziato,

secolo della

il

Storia: denominazione che poi rimasta ai secolo decimonono, sebbene, appropriatissima alla prima met di esso,
non fosse forse altrettanto meritata dalla seconda. Anche
questa denominazione, foggiata altrove, non venne semplicemente importata in Italia;
autoctoni. Si

ma

lannelli, forte intelletto


restiere;

il

ma

ritrova, infatti, gi

ebbe qui precedenti

nel 1817 nel

del

libro

scarso conoscitore di cose fo-

quale, svolgendo le et dell'umana societ sul

ritmo della vita dell'individuo, faceva corrispondere alla


robusta ed operativa virilit

il

secolo

decimottavo, che

perci fu tutto occupato nella natura e propriet delle cose,


e riserbava la Scienza nuova, la Scienza della storia o la

Storia

come

al secolo

scienza, alla

virilit

matura

e riflessiva ,

decimonono. Si pu sperare (diceva

dell'opera sua) che

quello che

il

il

secolo

decimonono

al

termine

sia alla storia

decimosesto alla fisica? Sorger egli fra noi

per la storia alcun Telesio o Campanella, alcun Galileo o

Bacone, come surse

altri

per la fsica? Sar ella questa

umani

et nostra l'et della conversione degli studi

alla

seconda loro gran parte, cio alla parte delle conoscenze

formate?

Si

comincer a riempire quel vuoto immenso

che ancor disonora l'umana Enciclopedia,


le

scienze filologiche e storiche?

persuasione che a ci

si

fosse

vuoto di tutte

il

E concludeva con

vicini,

perch

pu

la

dirsi

formata un'arte, una disciplina, una scienza, quando ne


stato avvertito

il

bisogno, quando gli uomini

sati della utilit e necessit

223-4.

Op.

cit., sez. I,

e. 9, p.

73;

sua

si

sono avvi-

*.

sez. II, ce. 11

12,

specialm. pp.

20

IL

Quel che

SECOLO DELLA STORIA

lannelli

il

affermava quasi per deduzione e

confortava d'indizi, divenne, come s' visto, rapidamente

un

fatto, e quella espressione di

che

finizione,

legge

si

speranza un motto di de-

dappertutto

negli

scritti

italiani,

perfino nei pi modesti \ dal 1820 al 1840, talvolta

eco di parole straniere


in

modo da

qualche

logoro:

giovani

Io

ma

Dopo

noi.

come

rese nostre e gi pronunziate


il

un motto

1840, quasi

apprendevano e

lo

ripetevano prima

ancora di averne acquistato vera consapevolezza o di aver

adempiuto

doveri che esso comandava.

giovani, Luigi

La

E uno

di codesti

Vista, scriveva nel 1846 a capo di

suo quaderno di studi storici:

Io,

un

dopo aver parlato e

gridato per due o tre anni di storia, di filosofia della stodi critica della

ria,

storia,

dell'indole storica del se-

colo, della necessit, della utilit, della immensit della


storia;

mi sono

ria altro

infine ricordato che

che quello che mi

sulla creazione del

mo

mondo,

ai celesti ospiti.

notte, sugli eterni

Ed

si

non avea

letto di sto-

era fatto leggere in collegio

e sulla focaccia ofi'erta

volumi della storia antica, media, mo-

derna, sacra, diabolica, profana, o altra che sia

Per

es.,

Memorie

^.

nella compilazione di F. Mois, Storia dei domini stra-

nieri in Italia (Firenze, l39), I, 9.


2

da Abra-

ora eccomi, corpo ed anima, di e

e scritti, ed. Villari (Firenze, 1863), p. 10.

II

Storia, scienza della storia

E filosofia della storia.

Il

svolgimento come

concetto di

Svolgimento per

circoli e

sta seconda forma

Forma

ria del progresso. Simpatie

forma cattolica

della

tra

trasti

zione

proprio del nuovo secolo

svolgimento per progresso

Le

due

vittoria di que-

forma razionalistica della

cattolica e

tra le

teo-

prevalenza in Italia

scuole, e

difficolt della teoria del progresso: con-

giudizio storico e giudizio morale:

Questioni sulla misura del progresso

tentativi

di

concilia-

Difficolt gnoseolo-

giche: la storia e la Scienza della storia; la storia e la 'Filosofia della


storia
alla

Attrattiva

sua stessa idea

storia

Ritorni

ripugnanza suscitata da quest'ultima,

Vani tentativi

al Vico, e tentativi di

certezza e verit nella storia

Gli

storici diffidenti o avversi al filo-

compenetrati anch'essi dai nuovi concetti.

sofare,

JT er quale profonda ragione


presentasse
lito

e critica

da capo filosofia e
approfondire il problema della

di scindere

come

il

il

secolo

secolo della storia

decimonono si
non era per so-

chiaro ai tanti che allora avvertivano e affermavano

quel carattere;
storia valga

ma

chiarissimo a noi che sappiamo

svolgimento,

terio politico-sociale e
colo.

se, tra

il

che

lo

svolgimento fu

come
il

cri-

pensiero filosofico del nuovo se-

sensismo, ideologia, eclettismo e idealismo,

nella filosofia propriamente detta dei primi del secolo, in


Italia,

quel concetto non apparve centrale,

e secondario

22

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

ed episodico rimase nel Galluppi

e nello stesso

Rosmini

^,

gi prendeva miglior luogo nel sistema del Gioberti,

presto spargeva vivo lume in coloro che

rifacevano alla

si

scuola germanica o alla italiana della rinascenza (Bruno-

Ma

Vico).

nei

losofi di

non si rinserra tutta


come altro si chiamino

la filosofia

trattati

nei
i

sistemi

volumi dei

fi-

assunto e professione; e in parte, e talvolta in

miglior parte, erra diffusa nelle scritture degli storici e


dei critici, e persino, a sua guisa, nelle opere dei poeti.

Chi volesse,
filosofia,

della
sofi,

modo^ che usano

al

gli scolastici storici della

ricavar la notizia delle idee storiografiche italiane

prima met dell'Ottocento dai


otterrebbe un' immagine

soli

tensa sollecitudine onde allora

volumi dei

inadeguata

affatto

filo-

in-

alla

ricerc quell'argomento

si

e alla ricchezza dei problemi che intorno ad esso

si

agi-

tarono.

Poich l'idea di svolgimento segnava l'altezza dei nuovi


tempi, inferiori a questi

erano

pensatori che la ignora-

rono o negarono o fraintesero; tra


verare

il

Romagnosi, che anche

secolo anteriore,

non

si

non era per

lui

>,

deve anno-

e teorico della storia, e di ci

incivilimento

Ma

l'incivilimento

svolgimento organico, sibbene un'

com'egli diceva,
industriale

1'

si

sebbene formatosi nel

sottrasse del tutto allo stimolo dei

nuovi bisogni, e fu storico


che egli chiamava

quali

lui,

arte

tutta speciale, tutta tradizionale, tutta

un ritrovato apparso

in

un punto

della terra,

e che ora opera

ed ora no, e che s'introduce presso

uomini primitivi

e naturali

gli

per mezzo dell'autorit e so-

prattutto della credulit, nel

modo

Paraguay: insomma, qualcosa

di

tenuto dai Gesuiti nel

causato ah extra,

come

s'intendeva nel secolo decimottavo, per azione di un savio

Per

es., Filosofia della politica (1839),

I,

e.

17.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

23

un singolo popolo

legislatore, o (eh '

il

medesimo)

ventore e maestro,

il

quale egli fantastic nelle isole del-

di

in-

l'Oceania, che un tempo avrebbero costituito un continente


poi inabissato e donde sarebbe scampata l'antichissima e
civilissima popolazione, tragittandosi sul continente asia-

Romagnosi combatt aspramente

tico*. Il

lo

Hegel

ssere in grado di darne critica

Donde

stortura

l'evidente

procurata del Vico, con l'aggiungere

si

di svolgimento.

Ma

ch

il

incivilimento

dava valore

'*,

dativo

na-

che

Romagnosi non ebbe seguaci, peril

Cattaneo, per na-

era compreso del nuovo

turalista e positivista che fosse,

senso storico

il

negazione del concetto stesso

visto,
il

Ferrari^,

del

Romagnosi avrebbe

all'

Ferrari prese altre vie, e

lo stesso

e senza

interna e progressiva.

di questo l'idea dell'incivilimento

invece, come

Vico nel 1821,

mano ^,

giudizio

del

quale parlava di un'integrazione che

tivo

il

su notizie di seconda

nel '32,

e alla questione del nativo

dativo

empirico, e non credeva al popolo in-

affatto

umano ^.
comune a tutti

ventore e incivilitore del genere

L'idea
-allora

tutt'

si

formarono, spiega

insieme pel Vico, e per

affini e
il

di svolgimento,

le

lo

caso, l'arbitrio,

il

che

simpatie che essi ebbero

Herder,

Hegel e loro

lo

meccanismo, sebbene

DeW indole e dei fattori

De

storici

seguaci: perch nell'uno e negli altri era negato

restringere lo svolgimento nello

ed.

gli

Giorgi,

II, 5,

il

Vico paresse

schema dei circoli,

e gli

delV incivilimento (1832), in Opere ed. e ined.,

47: cfr. ivi Altre notizie sugli Oceanici ed

Esame

del Micali.
2

Opere, ed.

La

cit.,

I,

297 sgg., 284 sgg.

mente di G. D. Romagnosi (Milano, 1835: 3.^ ediz., Milano,

1913).
-*

Si

veda

il

suo scritto del

ined., ed. Bertani, VI, 73-114.


5

Opere

cit., Ili, 21, 29.

'39 sulla Scienza nuova, in

Opere ed.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

24

come svolgimento

intendessero

lo

altri

gresso. Di queste due forme

conda

si

di

lineare

confaceva alla coscienza moderna, dopo

scimento e dopo la rivoluzione francese; epper


che subito fa rivolta al Vico, e venne da

tutti

rina-

il

la critica

ripetuta,

da diventare luogo comune, fu per l'appunto cho

tanto

avesse

egli

pro-

svolgimento solo la se-

anche

lo

ignorato la dottrina del progresso

Ma

svolgimento come progresso, comune convinzione-

europea ed italiana di quel tempo, prendeva due forme:


secondo cio che

concetto del progresso

il

s'

inseriva sul

vecchio tronco religioso, cristiano e cattolico (progresso

procurava

teistico)

come progresso

di

dello

trovare in s

Spirito,

della

il

proprio sostegno

Ragione o dell'Idea

(progresso panteistico). Ed erano, a dir vero, due forme


non gi divergenti o disparate ma piuttosto consecutive,,
quasi uno stesso pensiero in due stadi, pi maturo nel secondo, sebbene non abbastanza; e quel progresso teistico
aveva del panteistico, e il panteistico presentava molti vestigi di astratto

minava come

teismo e di mitologia e teologia, sicch ter-

l'altro nella visione apocalittica e agostiniana

del finale regno di Dio o dell'epoca del progresso

Sentendo

e della perfezione.

la loro affinit, le

adempito

due scuole

mostravano anche qui reciproche simpatie, rafforzate dalla

comune avversione

al

radicalismo antireligioso e antisto-

rico del secolo dei lumi, e dal

disprezzo per la pi re-

cente scuola razionalistica ed eclettica di Francia,

stranamente
punto,

il

si

che

psicologismo cartesiano e lockiano con l'ontolo-

gismo dello Schelling e dello Hegel

Cfr. Croce,

S.

342-3.

travaglia nel compilare, senza conciliarli

La

filosofia

^.

Il

cattolico scrit-

di G. B. Vico, cit., pp. 132-34.

Baldacchini, in Museo di

se.

e letter.^

N.

S., 1845, voi.

VI, pp.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

quale appartengono queste parole, segue dichia-

tore, al

rando che

egli,

ma non

nato

lieto dell'esser

nit dell'italico cielo


nico,

ripugna bens

che, ingranditosi nella

mente

dello Hegel,

si

immensamente

atei della scuola del Voltaire e del

agli storici

alla sere-

rinnov

genere umano

in quasi tutti gli storici tedeschi,

mezzo

panteismo germa-

col Lessing

trina dell'educazione storica del

sebbene

in

al

per questo intende negare quanto la storia

debba a quella nazione, che

25

la dot-

pensiero

manifesta
superiori

Volney

abbiano a riuscire a quanti scrivessero

inferiori

secondo un pi giusto concetto della natura divina, quali


gli Italiani

sono o potrebbero essere

tele,

grande elogio

lico,

anzi

K Con

fa degli storici tedeschi

un monaco, Luigi

le stesse

un

Tosti, perch

dice), al tocco del razionalismo

cau-

altro cattoi

fatti

(egli

germanico, incominciarono

a palpitare della vita che mise in loro la ragione prima


nell'ordinarli nelle varie categorie de' periodi de' tempi

e vi balen quella giustizia, che nel materialismo, pel suo

carattere negativo, non pu essere,

almeno

in simulacro

onde

scontratisi in Voltaire,
tisi in

ma

nel razionalismo c',

Innocenzo

vennero

III e

beffati e

Gregorio VII,

dannati, scontra-

Hurter e in Voigt, vennero giudicati

e lodati

^.

Prevalse cosi, anzi domin allora quasi sen^a avversari,

forma cristianizzata della dottrina del


progresso: progresso essa stessa, come bene i cattolici

in istoria, la

giudicavano, su quella del secolo antecedente, e progresso

anche maggiore

(il

che di

solito

tacevano) sulla vecchia

concezione cattolica, persistente arcigna nei gesuitanti e


negli oscurantisti, laddove

con

gli spiriti liberali,

nuovi

cattolici

erano

affiatati

consentivano col Wiseman e accet-

L. e, pp. 347-50.

Opere postume (Montecassino, 1899), pp. 123, 124, 135.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

26

tavano volentieri

progressi legittimi della geologia e

dell'etnologia e di ogni

ramo

voce del Manzoni,

scuola

(come

il

^ Suscitata dalla

ontologica

della

fu chiamata) ebbe a rappresentanti

altres

berti e

la

di scienza

Balbo, con moltissimi seguaci, e form

Torino e

attivi focolari in

storia
il

Gio-

suoi pi

che sono forse de-

in Napoli,

stinate dalla provvidenza ad essere le due pi importanti

ed a seguitar l'opera

citt d'Italia

Roma

di
vani,

si

Solo pi tardi,

2.

venne accennando

il

incivilitrice di

dopo

il

Firenze

1830^, tra

gio-

distacco dal cattolicesimo e

l'avvicinamento alla forma razionalistica della dottrina del


progresso
lo studio

che accadde particolarmente in Napoli merc

il

come

filosofia

ma non

della hegeliana,
dia,

della

diretto

germanica

e soprattutto

senza sparsi riscontri in Lombar-

pu vedere da alcuni luoghi del Correnti e

si

Tenca^

del

Concepire la storia come svolgimento e progresso importa accettarla come necessaria in ogni sua parte, e perin essa validit ai giudizi negativi,

ci rifiutare
ossia ai
le

biasimi e alle condanne

il

che venivano a dire

formolo religiose degli imperscrutabili decreti della Prov-

videnza, e degli uomini ed avvenimenti che sono di essa


strumenti, e la formola hegeliana del reale che razio-

Ma

nale.

poich nell'una e nell'altra scuola persisteva un

residuo di trascendenza, apertamente affermata dai cattolici e


listi,

certo

inconsapevolmente introdotta
quelle formolo,

modo

serbata dai raziona-

non appena pronunziate, erano

in

contradette, ora con arbitrarie riserve teori-

Baldacchini,

S.

L. e, p. 345.

Per questa data,

Correnti,

1.

te III, pp. 464-70.

e.

',

1.

e,

p. 349.

C. Correnti, Scritti

scelti,

ed.

Massarani, IV,

3.

C. Tenga, in Rivinta europea, a. Ili, 1846, par-

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

27

che \ ora con non meno arbitrari giudizi particolari, in


istridente opposizione con le premesse. Ci si vede nella

massima

allora invalsa, e trasmessa a noi

concusso, che
carsi

gli

uomini e

non gi secondo

ma. secondo

e le

chi

non che ogni

come

razionale, e

tale

come canone

in-

azioni debbano giudi-

nostri sentimenti e le nostre idee,

sentimenti

La quale massima, per


gnifica altro se

le loro

idee dei loro tempi^.


fondo, non si-

la penetri a

fatto storico giustificato e

perch,

incensurabile;

ammesso

il

giudizio secondo le idee dei vari tempi, non v'ha ragione


logica di non ammetterlo secondo le idee dei vari indivi-

dui e dei singoli momenti nei quali l'individuo ebbe ad


operare

(il

tempo

qui o simbolo o astrazione)

e quale

individuo, in qual momento, ha potuto compiere un'azione

che non

gli si

presentasse razionale e necessaria?

stesso di averla compiuta prova


cessit.

Il

fatto

quella razionalit e ne-

Procedere diversamente nel giudicare sarebbe im-

porre

le

stessi

che con

nostre idee e sentimenti presenti. Pure, quegli

gettivit

tale

massima inculcavano la
come

storica, si rivoltavano poi,

pili

rigida og-

offesi nel loro

enso morale, innanzi alle conseguenze di quella oggettivit,

e a ci che fu denominato

la teoria del successo

cui forma estrema, divulgata in

camente

nelle

lezioni

del

Italia, si

la

Cousin, superficiale ripetitore

Hegel, e storicamente nei libri del Mignet e del

dello

Thiers, ai quali piaceva contrapporre

Thierry, trepide di compassione e di

ritrovava teori-

Anche

nello Hegel, su di che

si

veda

le storie di
affretto

il

Agostino

per coloro che

mio Saggio

sullo

Hegel

(Bari, 1912), p. 162, cfr. 420-1.


2
I,

Per

es.,

Capponi,

Scritti editi e ined., ed.

Tabarrini (Firenze, 1877),

55-6; Ranieri, Storia d'Italia dal quinto al nono secolo (Bruxelles, 1841,

2.^ ed.,

IX,

Milano, 1862),

292-3.

p.

63; L. Passerini, in Arch.

star, ital.,

append.,

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

28

non avevano
tro la
storici

trionfato nel successo, pei popoli vinti. Con-

teoria del successo

Balbo

italiani, dal

razionalisti

Balbo

il

si

protestarono quasi tutti gli

La Farina,

al

dai

scandalizzava che

avesse osato far ci che non aveva osato


lodare o scusare

ma

occorrenze,
in

quanto

delitti

il

le

compiuti o da compiersi,

necessari di cause anteriori

effetti

suo secolo

Machiavelli,

non ad uno ad uno e secondo

insieme e

tutti

cattolici ai

il

Cattaneo

il

non sapeva rassegnarsi a tenere ben sacrificati i popoli che


furono sacrificati per innalzare il grande edificio dell'unit
britannica, pensando che il male storico non sia necessario
a operare

il

progresso, e anzi che

il

progresso

si effettui

ad onta di tutte le irruzioni e gli attraversamenti del


male ^ Con questa astratta critica moralistica, con questa
negazione della necessit di certi
male,

si

mento organico
viglia che altri

condannati come

non mara-

e del giudizio oggettivo; e


si

provvidenziale

alle sentenze,
la

fatti,

scote va nelle basi l'ammessa teoria dello svolgi-

rivolgesse alfine contro la stessa scuola


,

cattolica o razionalistica che

fosse,

che essa pronunziava o suggeriva, preferisse

ruvida immagine dell'agostiniano Lutero, dello spirito

umano che

somiglia un contadino briaco a cavallo

^.

Certo, nelle dottrine cousiniane o piuttosto hegeliane,


e nelle opere storiche del Mignet e del Thiers e nella loro
< teoria

blema,

del successo

si

annidava un errore e un pro-

pi errori e pi problemi

di trasferire ai

e anzitutto l'errore

singoli individui operanti

il

risultamento

era progresso di

moralmente perch quel risultamento


civilt; poi, l'altro errore di adeguare o

confondere sotto

le

storico, e giustificarli

Balbo, Pensieri

parole di necessit e razionalit tutti

sulla storia d'Italia, p. 424;

Cattaneo, Opere

Ili, 1B9-40.
2

E. B., in Rivista europea, a.

II, 1840, parfee II,

p. 340.

cit.,

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA


i

29

gradi dello svolgimento spirituale, e trasferire all'uno

giudizio proprio dell'altro

e infine, di scambiare

dizio storico, che giudizio


<5ol

il

giu-

11

affermazione di realt,

ossia

cosiddetto giudizio di valore o di pregio, che invece

Ma

esortazione pratica.

modo

eseguire in

per non lamentarsi soltanto, ed

efficace la critica

e confutare l'esagerata e brutale

di codesti

errori,

tre

teoria del successo

inverando insieme quella della oggettivit e necessit

sto-

non giovava restaurare in qualsiasi misura l'astratto


giudizio morale, perdendo il vantaggio acquistato con la
rica,

dottrina del progresso o rendendola sempre pi contradittoria e travagliata da idee

niva cancellare

gli

ma

trascendenti,

anzi conve-

ultimi vestigi della trascendenza, in-

il male che non male sebbene non


sia
mente bene morale, abolire la dualit d'individui

tendere

videnza

tutte cose alle

nella stessa sua forma pi alta,

ci fosse allora che,

non sentiva

il

non giunse, perch ancora

Ma

bisogno di temperarli o correggerli con


i

vincitori,

perch per forza

s'

sto significato possono


si

ma

la

mo-

adempiere

"ai

forti in

que-

doveri dell' imperio,

esplicano solo con la bravura e superiorit pu-

ramente militare, valide


quista,

forti

intende appunto la superiorit

intellettuale e l'energia della volont, e solo

che non

le

ragione dalla parte loro, non importa gi (pen-

la

sava Luigi Blanch) un'opposizione tra quella forza e


ralit

come

piace vedere

criticando Cousin e Thiers,

tenerezze sentimentali del Thierry. Che

abbiano

e prov-

quali la filosofia di quel tempo,

avvolta in concezioni teologiche.

alcuno pur

diretta-

col

mare sostegni

al

successo materiale della con-

moderare l'insolenza della


interni, col

vittoria, col for-

procurar di ottenere un morale

consenso dai vinti ^

Progresso,

sullo stesso

94

a.

XXIX,

250-68: cfr. per altre osservazioni dello stesso

argomento, Muieo di

V, 1848, voi.

XV,

p. 45.

se. e letter.,

a. I, 1814, voi. II,

pp. 292-

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

30

Altra prova del carattere ancora astratto e trascendento


si ha negli sforzi a determinare in
che esso consista, perch, considerandolo come un com-

dell'idea di progresso

plesso di condizioni

talora raggiunte e talora perdute, o

come una condizione


tenda e

perfetta alla quale il genere umano


vada approssimando, era naturale domandarne

si

la configurazione precisa.

chi pensava alla felicit e al

godimento, e chi all'eccellenza intellettuale, e chi


morali; e

Balbo fu

il

del progresso nel paragone tra

somma

gli atti virtuosi e la

ad

altri fu

la

somma

misura

definitiva de-

degli atti viziosi

e a lu

una distinzione, che si trova gi


cultura e civilt, la prima preva-

nel Romagnosi^, tra

assai cara

lentemente intellettuale,
distinzione,

alle virt

di questi ultimi, e colloc la

gli

altri

la

seconda morale

^.

requisiti del progresso,

Ma

questa

se

anche

possono servire come formolo empiriche e pratiche, non


ritengono alcun uso in un'assoluta concezione dello svol-

gimento, che non ha misura fuori di s stesso ossia fuori


'della

sua organica necessit.


siffatte difficolt

nascenti dall'idea del progresso

aggiungevano quelle che potrebbero chiamarsi

mente gnoseologiche

si

pili stretta-

giacch uno dei motivi che avevano

condotto a ricercare una scienza della storia o la storia

come scienza, era stato di procurare certezza alla storia,


e, come suonava la formola vichiana, di convertire il certo
compendiava l'opposizione del secolo decimottavo, non aveva negato solamente utilit alla
storia, ma altres certezza; e a sanare questo difetto intesero i nuovi teorici, come gi il Vico, il quale, quanto
nel vero.

Il

Pensieri

Op.

3 Si

cit.,

Delfico, che

cit.,

p. 486.

parte

II, e. 7,

3.

veda anche C. Promis, in Antologia

1846, voi.

I,

p. 453.

italiana di Torino, a. I>

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

31

a scepsi, avrebbe fatta ampia parte a quella del Delfico,


accogliendola come stimolo della sua ulteriore indagine.

Senouch il Vico, profondo com'era, per elevare la storia


da certezza a verit, da verit estrinseca a verit intrinseca, prese la via regia, che era quella

d'interiorizzare

la storia, e considerarla vera in quanto produzione del


soggetto, rifacimento ideale del fatto dal soggetto
si

argoment

nianze,

non

di ricorrere al calcolo e peso delle testimo-

come usano

giudici nei tribunali, essendo qui in

questione (come egli confusamente sentiva)

valore stesso

il

Meno profondi i suoi seguaci, come


presero ambedue le vie insieme, l'elaborazione

della testimonianza.
il

lannelli,

logica delle testimonianze, e la formazione di


storica, in cui

l'apriori e

Onde

in sintesi o unit.

detto,
le

una scienza

'aposteriori si compenetrassero

il

lannelli richiedeva,

come

si

due scienze, l'una delle cose umane, che definisse

loro

cagioni generatrici,

forze effettrici
la

natura delle idee storiche,

storiche,

bisogni determinatori e le

e l'altra delle storie

umane, che insegnasse

condizione delle memorie

la'

caratteri delle storie formate,

fondamenti di

verit o falsit, esattezza o inesattezza, completezza o in-

completezza delle tradizioni, e fosse


e del testimonio ^

Ma

abbracciando tutta

la

prima, o

la scienza della fede

pragmatosofia umana,

l'attivit dello spirito,

anche

la cono-

non poteva poi lasciare fuori di s la seconda, che


concerneva il conoscere storico e, d'altra parte, dubbio
scitiva,

rimaneva

il

rapporto di essa con la storia particolare o

narrata, dalla quale

il

lannelli la voleva distinta

done ora una scienza che idealmente preceda


ticolari,

una sorta

di filosofia dello spirito,

^,

facen-

le storie

par-

ed ora un

rica-

vato da queste storie stesse. Altri non usci da tale per-

Op.

cit.,

pref., pp. vii-viii.

Op.

cit.,

p. 8.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

32
plessit

^
;

ed

ancora francamente disegn una scienza

altri

della storia da ricavarsi

induttivamente dalle storie par-

una sociologia, come ora s direbbe^.


Comunque, questa scienza dei vichiani, rimasta

ticolari,

cosi

vaga, disegno ineseguito e ineseguibile, non era la Filo-

sofia della storia: n nel senso del secolo decimottavo,

che chiamava cosi


flessioni

morali e politiche

monono,

testimonianze e

critica delle

la

le

ri-

n nel senso del secolo deci-

^,

in cui essa era diventata

nient'altro che la rap-

presentazione totale della storia umana, delineata secondo


l'idea del progresso, e cosi
dello Schelling e dello

si

veniva atteggiando nelle opere

Hegel, del Cousin e del Michelet.

Le quali splendide costruzioni esercitavano grande


per

tiva,

le verit

particolari che

bisogni sentimentali cui rispondevano,

ma

tutto per la legittimit dell'esigenza, che


disfare,

di

attrat-

facevano valere e pei

anche e soprat-

procuravano sod-

penetrare cio e possedere l'intera storia in

piena luce e coscienza di verit. Pure tutto ci non abbagliava gli occhi a segno da non lasciare scorgere quel che
in esse, nelle loro
struttivi, era

fondamenta

e nei loro

procedimenti co-

d'arbitrario, d malfermo, di fantastico;

l'attrattiva verso le filosofie della storia

commista a ritegni

andava

e timori, e, presso parecchi,

si

onde

di solito

cangiava

addirittura in ripugnanza.

Primo timore
gliarsi,

ripugnanza nasceva dal vedere

volatilizzarsi

e sparire

la

storia,

assotti-

la storia

realmente era nelle coscienze, quale, per cosi dire,

deva

e toccava, con

cit.,

si

ve-

determinati individui ed azioni, con

Valle, Saggi sulla scienza della storia (Napoli, 1838).


A. Hanieri, Prolegomeni di una introduzione allo studio della scienza
C. DELLA.

storica (in Opere,


3

quale

Milano, 1862,

Cuoco, Scritti pedagogici

pp. 82-3.

II, 290-332).
cit.,

p.

226: cfr. p.

91

e Iannelli, op.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

nomi

e fisonomie e passioni e avventure, con

33

avvenimenti

cosi e cosi intrecciati, svolgentisi in determinati luoglii e

tempi;

meno

e,

pitture,

cambio

in

ben

di queste cose

hanno

salde,

salde

sfilare

le figure dei

pacificavano tra loro, quasi dialettica di concetti spe-

si

culativi e di scientifiche astrazioni che

svolgesse di l

si

umani

dagli individui umani, o incurante degli individui

al-

poemi e delle
una sequela d'idee, che battagliavano

della saldezza che

dichiarante

vane ombre, inconsapevoli

questi

La

fantocci.

scurabili

un'esagerazione

tra-

era poi

d' intendere

esigenza

legittima

della

tendenza, che

pericolosa

la

storia nei suoi interni e reali motivi, balenava gi, quan-

tunque solo

qualche formola teorica arrischiata, nel

in

Cuoco, che giungeva a vagheggiare una storia che


vesse

modo da

in

dell'alfabeto

ranza dei

Ma

sostituire

l'eccesso

fatti, ossia delle

ai

delle

proposito

si scri-

le lettere

formole e la trascu-

rappresentazioni, and crescendo,

-specialmente in libri di scrittori

notava

nomi propri

francesi

Rivoluzione

della

come

francese

Forti

il

del

Mi-

pareva piuttosto una dissertazione che una

:gnet,

che

storia,

scevra com'era di particolari e poi del Corso d


moderna del Guizot, dove si seguiva lo stesso me-

Storia

gli

todo, a rischio di
storia^.

^lla
le

Lo

inconsapevolmente l'analogia

sostituire

stesso Forti, quasi a contrappcso, lodava

Famiglie nobili del Litta, e perfino

gli

Annali del Coppi,

che immergevano nel particolare e determinato^; e


la lettura delle

memorie

di formole, per le quali

pere senza studio

si

si

possedere a priori tutta

genera

la

presunzione di sa-

parla di tutto, perch

si

crede

la storia della teocrazia, dell'ari-

Saggio dorico^ pref. alla

Antologia^ n. 78,

Antologia, n. 97, gennaio '29, p. 50; n. 99,

giugno

altres

correttivo delle storie fatte

2. a ediz.

'27,

p.

94; n. 92, agosto

marzo

'28,
'29,

p. 59.
p. 114.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

34

stocrazia, della parte liberale, dei metodi giudiciar, e


si

coglie ci che proprio dei

servare, e

si

cercano

le

cani della Provvidenza, e


e

fatti

che

dovrebbero

si

intenzioni riposte,
si

perdono di vista

cose

ar-

motivi reali

forza delle

sacrificando gl'individui alle masse e trattando le

come
come cagioni ^.

istituzioni

effetti e

trascurare per

Il

os-

consigli

abusa del principio di necessit, della

si

non

non considerandole abbastanza

formolo l'individualit dei

le

po-

fatti

teva considerarsi come inconveniente accidentale di quella

nuova forma

di storia, in

frettolosamente o

quanto

loro autori

lettori inesperti e pigri

procedevano

non sapevano

ritradurre le formolo nei fatti che esse stavano a rappresentare.

Come mai

(altri

storia

universale

se

osservava)

si

non appunto

pu scrivere una

per

principi ?

Cosi solamente sarebbe dato comprenderla in pochi volumi,

scegliendo non molti


e

la civilt si

fatti e

sempre a prova dei principi,

vedrebbe a zone diverse per tempi, esten-

sione e intensit, nata, comunicata; n gli uomini sateb-

bero menati per la terra dalla Provvidenza con un

Provvidenza ha
suo meglio

il

ficolt delle

fatto
.

l'uomo che cerca sempre

In ogni altro caso,

si

dare una di queste,

urtava nelle

dif-

^
e quando il Cant volle
un grid generale contro la
compi l'opera come pot, mastorie per principi , maggiore

si

Ma, tornando

alle

scontento e ripugnanza destava

misura pi o meno

lev

sua avventatezza, ed egli


^.

la

compilavano come dizionari sto-

per associazione di lavoro

luccio

filo:

suo bene

Enciclopedie storiche o Storie universali, em-

piricamente intese, che


rici

si

il

il

contrasto nel quale, in

forte, le costruzioni della filosofia della

Antologia, n. 122, febbraio '31, pp. 93-100.

P. Molinelli, in Rivista europea,

G. Libri, in Hevue des deux inondes, 1841,

a. Ili, 1840, I,

313; e cfr. 314-5.

XX VII,

892.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA


Storia

si

venivano mettendo con

anche

vero

al

le differenze

fatti;

il

formalismo

ma

mostrava non

ri-

il

la precipitazione sistematica , e

spondente

dei

la realt

Forti combatteva nel Guizot non solo

35

che quegli poneva tra

let-

terature antiche e moderne, e l'asserita separazione dello


spirituale dal temporale, che la primitiva chiesa cristiana

avrebbe compiuta come passaggio

alla

politica libert di

coscienza K Altra volta lamentava che coloro che prende-

vano a guida
gliessero

donde

la

formola della Filosofia della storia racco-

soli fatti

accordantisi con la teoria preconcepita

toccavano

casi

anche nelle dispute che pi da presso

cattivi effetti

come

del giorno e la pratica,

nel contemporaneo giornalismo francese

^.

Una

si

vedeva

critica se-

verissima dava Gabriele Pepe della Introduzione alla storia

non

universale del Michelet,


additati,

ma

anche per

solo per

tutti

la parzialit

vizi di sopra

indiscreta d'amor

patrio , che affliggeva l'autore e lo teneva avvolto in pre-

uno

giudizi indegni di
questi,

la storia

frutti della

come

gli

Erano dunque,

storico dell'umanit.

vantata

filosofa della storia?

Trattare

trattano la poesia? Innanzi

allegoristi

alle battaglie di fantasime, alla lotta della fatalit

con la

Pepe raccomandava la
lettura dei Discorsi del Machiavelli, mezza pagina dei
libert,

che

il

Michelet esibiva,

quali vale e insegna


serie,

che oggi

si

il

pili di tutti

mille volumi di astru-

pubblicano oltremonti

^.

C'era qualcosa di retrivo in codeste critiche, ma,


risaputo,

retrivi

scorgono bene certi

difetti e

come

incon-

gruenze delle nuove dottrine, se pure non siano in grado


di correggerle e di quelle osservazioni si

gare anche

il

vero di esse o

problemi

valgano per neeffettivi in cui si

Antologia, n. 92, agosto '28, pp. 63-70.

Antologia, n. 122, febbraio '31, pp. 93-4.

AiUologia, n. 128, agosto '31, pp. 65, 96, 97.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

36

travagliano.

pu dar

gli s

retrivo era

Romagnosi,

il

nondimeno non

torto in. molte delle cose che osserva, e par-

ticolarmente quando

si

volge contro quella

specie di

li-

parodia della scuola di Hegel presso alcuni giovani

rica

scrittori francesi

nuova

istorica

repentini,

vibrati

teschi, luccicanti,

Marino e degli Achillini


^

storia

filosofa
,

salti grot-

secentismo

dei

introdotto nella filosofia della

alquanto retrivo era anche Francesco Rossi, che

nel 1835 prendeva a esaminare la concepibilit logica di

quella

nuova scienza^ non

ma

got,

sullo

solo sui testi del Vico e del

sullo Herder, sullo Schlegel e, attraverso

Hegel

(del quale, per altro,

Tur-

Cousin,

il

ebbe tra mano neirorigi-

V Enciclopedia), e su qualche altro autore tedesco,


come il Daumer, allora schellinghiano e poi anticristiano,
islamitico e in fine cattolico, di cui conobbe VAndeutung
eines Systems speculativer Philosophie del 1831. La tesi del
Rossi ammetteva concepibile una storia che abbia fine estetico, politico o morale, ma non una storia scientifica, che
nale

ritraggala
dita,

nit,

umano

legge dello svolgimento

magnifica,

che strapperebbe

il

scienza ar-

segreto della Divi-

ma, disgraziatamente, non ha fondamento

di ragione. Il

Rossi non solo critica le filosofe della storia che assumono


di procedere col solo
rioristico,

ma

metodo

anche prevede e

aprioristico o col solo apostecritica in anticipazione quel

concorso o aiuto reciproco dei due metodi, vero ibridismo,

che pi tardi divenne l'ideale degli epigoni tra


della storia; n al suo

acume sfugge

la genesi

filosofi

poetica di

molte di quelle costruzioni, la cui sostanza erano inni e


profezie^.

il

Rossi, vigoroso nel negare e fiacco

Alcuni pensieri sopra un' ultrametafisica

in Opere,
2

Ma anche

II,

filosofia della storia (1832),

284 sgg.

Studi storici (Milano, 1885): cfr. la Nuova cultura di Torino, I

(1913), pp. 27-31.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

non riesce a

nell'affermare,

stabilire la vera

natura e

il

fine

intrinseco della storia ed costretto ad appagarsi di fini

estrinseci.

ogni modo, l'arbitrio nelle trattazioni di

losofia della storia balzava agli occhi di tutti; e

una

fi-

critica,

e quasi satira della scuola cattolica, della provvidenziale e

schemi

della razionale o vichiana, coi loro

dovrebbero conformarsi,

storie

pea del 1840 ^

si

ai quali tutte le

legge nella Rivista euro-

Balbo (che pur faceva anche

Il

lui filosofia,

e quale!, della storia) notava, infine, lo scredito in cui era

caduto questo nome

^.

L'evidenza di quegli arbitri condusse taluni


tivo disperato di scindere

dei quali

monono

da capo

Vico aveva intravista l'unit e

il

ed asseriva,

la sentiva

mitologici

e piuttosto

che

reazionario deve giudicarsi


tico e

immaginoso ingegno

raccogliendo

le

sia

al tenta-

filosofia e storia,
il

termini

secolo deci-

pure con modi impropri

scientifici.

E, nonch

retrivo,

brillante scoppiettante scet-

il

di

Giuseppe Ferrari,

il

quale

-^

varie critiche di sopra accennate, respinse

l'identificazione della filosofia della storia con la storia positiva, criticando del pari la teoria delle

circoli)

e quella

della

umanit

(del

nazioni

(dei

progresso), e in

quest'ultima Bonald e Buchez, Lamennais e Rosmini, Hegel


e Cousin e

nuovi millenari; e sostenne che

sofia della storia

losofia degli ideali, scienza

reale
bile.

abbandonata

Non

si

intelligibile,

alle forze della

filo-

ma una

laddove

Firmata E. B.

Pensieri oit., pp. 408-9.

Essai sur

les

a. II, 1840,

principes

et-

les

parte

natura ed inintelligi-

fatti.

II,

liniiles

fi-

la storia

poteva pi rigidamente tentar di ristabilire

divisione scolastica tra le idee e

(Parigi, 1843).

vera

la

dovesse essere non una storia

la

Col Ferrari con-

pp. 341-4.

de la philoiophie de l'histoire

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORTA

38

uno

sentiv^a

scrittore della scuola cattolica,

che anch'esso sembra tendere a una


distinta dalla storia reale, a

misura

di ci

una

il

Centofanti \

filosofia

della storia

teoria dell'umanit, ideale

che nella vita costante, immutabile, neces-

sario, e filosofico criterio per giudicare del

La

bene

e del male.

via dell'avanzamento (rapido o tardi, pronto o dif^

non importa) era pur sempre

ferito,

nell' insistere sull'unit

di filosofia e storia, e nell' indagare pi a fondo

unit dovesse intendersi: problema arduo,

erano latenti nella

filosofia idealistica

come questa
premesse

le cui

classica,

ma

ren-

il

derle esplicite e portarle a conclusione era serbato al futuro. Ingegni seri e cauti n

abbandonavano

si

alle

auda-

cie, o piuttosto alle facilonerie, della Filosofia della storia,

n disconoscevano
tale

forma

la legittimit

Blanch, che

il

alla

quale

stimava

essa

filosofia

come problema:
della

una

storia

erano giunte per logica neces-

storie

le

di

la

e di approfondimento^. Altri scrittori na-

sit di critica

poletani cominciavano ad avvedersi che la storia, non gi

che fosse

della storia per ricevere in s la filosofia;

e sorridevano dell'

quella

non aveva alcun bisogno del soccorso

afilosofica,

della Filosofia

di

onorato incarico

annunciare

al

mondo

>->,

che

si

affidava a

destini dell'umanit

giacch uno storico che narri schiettamente non opera di-

versamente dal

filosofo istorico,

sebbene questi dica con

parole quel che l'altro tacendo dice del pari

pur facendo un inchino

chi,

come

le altre

onninamente

^.

c'era

alla Filosofia della storia, che,

scienze non storia


sulla storia fondata

ma

scienza altissima,

e assegnandole cosi

Sulla verit delle cognizioni umane e sulla

filosofia

un

della storia, ri-

cerche e formole (Pisa, 1845).


2

Progresso, XXIII, 121,

XXVIII,

100-3; Museo di

II, 288.
3

Giacomo Ricci, nel Progresso^

1839,

XXIV,

172.

se. e letter.,

1844,

domnio

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

39

richiamava l'attenzione sulla

fragilit

in pari bus,

o nullit della distinzione tra storia narrativa e storia

perch narrare non

sofica,

vere cagioni e

veri

si

filo-

pu se non intendendo

le

pratiche mutazioni e dei

fini delle

ordinamenti, cio filosofando con la cognizione delle

ivili

scienze politiche, morali e spirituali ^


Assai di frequente poi dalle censure e negazioni contro
la filosofia

della storia

si

traeva fuori l'opera del Vico,

sentendo che questa era di diversa indole e di ben altro


peso che non

le Filosofie della storia teologico-razionalisti-

conteneva ben altro che una mera costruzione della

-che, e

legge storica dell'umanit

Nella sua violenta critica

quale questa

-all'opera del Michelet e di tutta la scuola alla

Pepe opponeva

apparteneva, G^ibriele
Vico,

il

agli oltremontani

quale non ricavava dalla materia

zioni metafisiche,

ma

punti istorici

genere umano come della Grecia e di


la

astra-

facea servir la metafisica per met-

tere in piena luce moltissimi

mente

storica

il

Roma

si

di tutto

^.

il

vera-

prosecuzione sostanziale del Vico non era da cer-

care nello Herder o nel Kant delle Idee di una storia universale o nello Hegel

Kant

della Filosofa della storia,

della sintesi a priori e nello

concreto, e perci

del concetto

rapporto di
ria a verit,

il

certezza

sulla

messa

ma non

della storia

nella

filosofia e storia, e del

ma

nel

Hegel della dialettica e

modo

certo al vero: donde

il

investigazione

del

di ridurre la sto-

valore del quesito

della storia, la cui soluzione era stata pro-

attuata n cercata davvero dalla

mentre

il

quesito non veniv^a

Scienza

nemmeno

pro-

posto nella Filosofia della storia, cosi priva di cautele critiche e di senso gnoseologico. Vero che taluni credevano

di essersene spacciati riportandosi alla metodica della cri-

XXXIX,

A. Vervessis, nel Progresso,

Antologia, n. 128, agosto '31, p. 97.

227-35.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

40

come il
monumenti

tica Storica, alla concordia delle fonti, e dicendo,

vichiano Giuseppe di Cesare, che, quando


delle arti, atti pubblici

un

fatto, esso

ed irrefragabili testimoni affermano

diventa giusto pei posteri quasi di una mate-

matica certezza

ma

pi acuti non

ai

del problema, e Michele Baldacchini

^,

si

celava la gravit

ribadita l'antica di-

stinzione di cronaca e storia, e descritte assai bene le condizioni della certezza storica, dichiarava a ci insufficiente
critica

l'arte

testimonianze, perch

sulle

il

suo lavoro

versa sui singoli, dove obbietto della scienza l'universale , e

con mezzi esterni non

per dscernere se la storia che

si

si

giunge a certezza.

Come

narra sia o no vera^

ci si

discende anche senza avvedersene nell'intimo della co-

scienza e da essa

si

procura ricevere qualche barlume, cosi

vera storia solo quella


certo punto in cui

fatti

in cui cogliesi e

la cosa

assodati

pensata

cosi

dovrebbe

fare)

come

testimonianze?

gli

del

grado di

grande catena

Ma

che codesta

con

la

quale rendiamo
reli-

religione divina per la quale

uomini ebbero conservate

comuni

il

colloca (o al-

Baldacchini pensa ora alla

Il

gione cristiana, a quella

li

storia interna, che portiamo in noi e


le

anelli nella

degli eventi, ciascuno al suo posto

vere

il

Onde, ricevuti

merc

dalla critica

credibilit delle testimonianze, la storia

meno

raggiungesi

soggetto e l'oggetto s'identificano tra

pensante e

loro, la cosa

che abbia

il

le loro origini e le tradizioni

genere umano e per

la

quale infra

le

altre

cose seppero che era loro un passato ed un avvenire co-

mune

leti.,

ed ora a quella storia

una

Progresso, 1832,

Alcune idee intorno a una teoria della

^.

S., a. II,

diritto, ivi, voi.

I,

di tutte le nazioni di

95.
certezza, in

Museo di

se.

1845, voi. V, pp. 139-51', e Del certo nella storia e net

VI, pp. 130-49.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

ambi

gli

dal Campanella

emisferi, desiderata

desiderata,

ma

che

dopo

men

di assai

ben avviato,

soluzioni

in

e tuttora,

^,

immortali opere di Vico e di

le

Herder appare per verit


mento . Insomma, anche
errava

41

in lui

il

consegui-

difficile

problema, che pareva


e

aspettazioni

fanta-

stiche.

Come che

sia,

attraverso tutte queste discussioni,

punto restava acquisito, e

pi dissociare

possibilit di

un

non lieve importanza: l'im-

di

che

filosofia e storia,

si

pre-

sentavano ormai come unit, sebbene di questa non fosse

Ed

chiara l'intima dialettica.

era in ci

generale avan-

il

zamento gnoseologico che corrispondeva a quello della

come svolgimento

ria concepita

lazione dei due termini, filosofia e storia,


scrittori della pi varia

La

e progresso.

qualit;

e,

si

sto-

stretta re-

ritrova negli

per attenerci a quelli

napoletani, l'archeologo Nicola Corcia dichiarava identicoil

problema dell'una e

cano l'origine e

il

dell'altra,

fine,

l'altra in quella di tutta

l'una

perch entrambe ricer-

l'umanit^;

nel 1846, considerava la storia

come

tutto lo scibile , che con la filosofia

umana, dando
e la storia

maestro di

coscienza

nella

la filosofia la

dell'uomo,^

il

giovane La Vista,

quasi la realt di

compie l'enciclopedia

conoscenza dei

puri spiriti

degli spiriti vestiti d'ossa e di polpa

lui,

^;

il

Francesco de Sanctis, in una memoria pel

Congresso degli scienziati italiani del 1845, celebrava


ria principalissima del nostro secolo

col fatto, della Filosofia

con

la Storia

l'unione

glo-

dell'idea,

C'erano, senza dubbio, tra gli storici, di coloro che non

volevano udire a parlare di

De

Progresso, 1840,

Memorie

Scritti giovanili, ed.

filosofia,

e di unioni o conta-

recta ralione studendi, e. IV, art. II.

XXXIII,

242.

e scritti, ed. Villari,

p. 26.

Croce (NapoH, 1914), pp. 25-6.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

42

minazioiii della storia con lei;

ma

trattava di animi ed

si

come s'incontrano da per ogni dove

ingegni,

tempi, poco disposti a cogliere

e in tutti

concetti nella loro purit

e universalit, e perci schivi di essi, e anche talvolta irri-

Troya diceva, non senza

sori. Il

zione,

avevano

fatto scegliere

empirica

che narra

facente alle sue forze,

ed amare
fatti sui

sua voca-

la

l'umanit intera

ma

documenti, umile

aggruppa

in

gli

che chiamasi

la storia

come non era

Vico e degli Herder, che


coli e

che

ironia,

suo tenue ingegno, la sua prima istituzione

il

l'altra

con-

sublime dei

un punto

solo

se-

^ Michele Amari, nelle sue recen-

sioni deV Archivio storico italiano, battagliava contro le for-

supreme

inole filosofiche e le ricerche delle cause

riponendo

il

cause immediate, nelle quali forse


Storia

bassure dei cronisti

^.

fuoco puro della

il

distante cosi dalle generalit dei

Guglielmo Libri

filosofi

le

.quegli eccessi; e

dove

071

bon sens des Italiens

li

enseignements que des systmes

tirer des

et

dalle

poca presa, au-

premunisse contro

aveva l'occhio segnatamente

cherche avant tout les faits,

come

rallegrava che in

si

Italia la filosofia della storia avesse fatta

gurando che

e uniche,

vigore dello storico nello stabilimento delle

Toscana,

alla

on oime mieiix en

^.

Col, infatti, gli

studi storici erano rappresentati da Gino Capponi, avverso


metafisiche, alle speculazioni, ai sistemi,

alle

temperata-

mente agnostico, con tendenze verso l'antropologia e la


morale empiriche ^ Ai napoletani Firenze sembrava, per
questa parte, un paese che s'era arrestato al secolo decimottavo, e nel quale persisteva la storiografia

Del

Ardi.

Giudice, Carlo Troya, pp. 144-5


stor. ital.,

append.,

I,

Revue des deux mondes, 1841, XXVII,


Si

es.

psicolo-

a G. Pepe).

1842-4, p. 517 sgg.

veda per

(lett.

p. 894.

Carteggio, V, 100; Scritti ed. e ined., II, 4B2, 456;

e cfr. lett. al Centofanti (luglio '34; in Cari.,

I,

867-9.

STORIA, SCIENZA E FILOSOFIA DELLA STORIA

gica

prammatica

\ Nondimeno, e

43

studiosi to-

gli

scani e quelli che abbiamo visti sparsi in altre parti d'Itaditdenti

lia,

<inch'essi

pi o

nemici del filosofare nella

meno

investiti

dallo

storia,

spirito

del

erano
secolo,

anch'essi consapevolmente o no guidati dal concetto di

svolgimento e di progresso, dal bisogno d'intendere unitariamente la vita sociale e dal fermo proposito dell'oggettivit storica.

S. Baldacchini, in

Museo di

se. e le't., a. II,

1845, voi. VI, p. 344.

IH
Storia, erudizione, critica e romanzo storico.

Favore dato, insieme,

tempo

italiana di quel

-documenti

filologia o erudizione:

alla filosofia e alla

simbolo, l'unione del Vico col Muratori

Sceltezza della erudizione

Importanza riconosciuta

cronache

alle

Minore perfezione-a paragone della filologia

ostilit degli italiani

contro

metodi tedeschi

italiana negli studi medievali e delle antichit

e ai

germanica, e

Pregio della filologia

romane

Ma

scorret-

tezza e arbitrio nello studio delle origini e delle civilt antichissime

Cagioni: la boria nazionale e

le

credenze religiose Avversione

alla

abbandono di concetti e tesi vicome retriva, la scuola filologica ita-

linguistica e filologia indoeuropee, e

chiane

Discredito in cui cadde,

liana;

ma

gliore

intesa con la scienza europea

parti ragionevoli di quelle sue polemiche

Accenni

Le questioni

circa

la

di mi-

forma

espositiva risol ventisi anch'esse in esigenze di pensiero storico: pole-

miche contro
e

alla poesia,

lo stile

settecentesco e francese. Ravvicinamento all'epos

come esigenza

ufficio assegnatogli di

Manzoni

Il

fica, e ufficio

Jj
t o

romanzo

storico

alla storia

come mezzo

Il

di pedagogia storiogra-

che ademp per questa parte.

et del

il

romanzo storico
Critica radicale del

di concretezza storica

supplemento

filosofare sulla storia

fu anche la grande

gran periodo d'origine della critica

tiva o filologica che

si

dica.

La qual

sembri a coloro che si fermano a


o secondari, ben naturale, ove

storica,

posi-

cosa, per istrana che

certi contrasti apparenti


si

consideri che quel

losofare e questa critica provenivano,

come da unica

fi-

fonte,

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

46

modo
E bench

dal bisogno di risentire e ripensare e apprendere in

genuino e vivo

svolgimento storico dei popoli.

Io

taluni difetti e vizi, dell'una e dell'altra parte, facessero poi

sorgere

dispregianti la filologia e filologi dispre-

filosofi

gianti la filosofia, ci n cangia ai nostri occhi

generale di quell'et, n realmente ebbe

ragionando in astratto,
parole, altro

fatti

gli si

altro

cessit dell'esecuzione

l'

carattere

il

importanza che,

potrebbe attribuire. Altro le

propositi in aria e altro le ne-

come

si

or ora accennato che,

in Italia, gli stessi storici indiff'erenti e avversi alla filosofia

erano, loro malgrado, animati dalla filosofia del tempo, del


pari quei

della

filosofi

storia,

che professavano di fidare

unicamente nelle astratte categorie mentali, nell'astratto


apriori e nell'astratta dialettica,

non

non potevano

in pratica

giovarsi della erudizione del tempo loro, e talvolta

accadeva che vi recassero finanche


Ci

si

proprio contributo.

il

vide altres in Germania, dove maggiore svolgi-

mento ebbe

la filosofia della storia e

dove

dette

si

il

caso,

e lo scientifico curlosum, di metafisici consequenziari


si

vantarono di

far

orecchi e spegnendo la

dove n quella

storia

la

chiudendo

memoria

filosofia

si

ma

gli

che

occhi e gli

evidente fu in

Italia,

afferm con pari stravagante

n gl'ingegni tendevano al consequenziarismo.


non si dimentichi che in Italia il filosofare sulla
venne condotto precipuamente nel nome del Vico,

energia,
Inoltre,

storia

che 'fu

filosofo e filologo, e difese la filologia

tesianismo, e
all'autorit.

si

contro

il

car-

studi di dare nuova impronta di vero

per quelle parti in cui

il

Vico parve, pel

suo spirito immaginoso e impaziente e al lume dei progrediti

metodi, filologo sommario e frettoloso,

congiungimento della forza che


quella rappresentata da

poraneo Muratori

storiografia in quei

il

un

si

richiese

rappresentava con

egli

altro italiano, -dal suo

Manzoni tracci

due nomi congiunti

il

l'
:

contem-

ideale della

nuova

pensiero forse non

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO


del tutto esatto, perch nel Vico c' gi

47

un Muratori

Muratori un Vico ossia un

ossia

un

filologo, e nel

ci

poteva essere; ma, a ogni modo, significante per

ideali del

tempo. Nel quale non

la filosofia e la storiografia

ma

per sottinteso anche

Muratori e agli
si

altri

filosofi soli

quale

filosofo,

gli

avversavano

dell'illuminismo settecentesco,
filologi, col loro

richiamarsi al

vecchi eruditi (grande e meritata stima

faceva del Maffei),

cui metodo era stato cosi diverso

il

dal volteriano, e a tutti coloro che nel secolo precedente

avevano levato proteste,

in

nome

sin dal 1793,

lamentava

dell'erudizione, contro la

Lorenzo Giustiniani, per

es.,

la trascuranza delle indagini

ar-

storia polemica e giornalistica.

chivistiche e diplomatiche, cagionata dal vezzo dello

francese e spiritoso

pel quale ci

s'immaginava

noscere la storia del regno di Napoli in generale,

che

tutt'altro sapere

trasto

la nostra storia , e

stile

di co

con

invocava a con-

veramente savi, forniti di buona


non elastici nel leggere carte veced inedite ^ Nella prima met del

societ di uomini

critica e discernimento e

e polverose, edite

cliie

secolo seguente, queste societ

raccolte di fonti,

si

antica e dell'archeologia.
storiche

scriveva

il

altri

fin

formarono,

si

campo

eseguirono

della storia

SullH necessit delle collezioni

Troya, raccomandando che

logo spiani la via allo storico

quanto

si

lavor altres nel

, e

il

filo-

passando in rassegna

allora si possedeva, dal Muratori al Pertz^; e

disegnavano biblioteche storiche da costituire, e re-

pertori

enciclopedie di citazioni

da compilare

^.

Il

rispetto per gli eruditi veniva inculcato dal Capei nel di-

scorrere dell'opera del Savigny, ch'era fondata su accurate indagini filologiche

*.

Biblioteca storica e topografica del

Del Giudice,

Progresso, 18H8,

Regno di Napoli,

p. x,

Carlo Troya, in append. p. clxxiii sgg., cxxx sgg.

XXI,

143; Antologia,

Antologia, n. 97, gennaio '29, p. 47.

n. 114,

giugno

'30, p. 35.

48

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

Naturalmente, che Terudizone talvolta

si

sperdesse in

come

cose di scarso interesse e in inezie, accadde allora

accade in

tutti

tempi; e

cordare l'allarme che dava

potr a questo proposito

si
il

ri-

Capponi innanzi a certe lun-

ghissime postille del Bonaini o

ammonimenti che la
occasione del volume del

gli

Rivista europea somministrava in

Lancetti sui Poeti laureati, e degli altri consimili che costui

prometteva ^ E, con riferenza


indagini storiche in Italia,

molto di buono che.

si

alla condizione generale delle

il

lodando

Centofanti, pure

il

era prodotto, lamentava le troppe

diligenze meccaniche, le minuzie

mezzanit

gracili, le

esortando a sviscerare temi di ben altra impor-

servili

tanza,

quali,

nella civilt

per esempio,
del

valore delle leggi romane

il

mondo, l'azione

moderno, quella della letteratura

latino

del

italiana,

il

nel

mondo

rapporto del

papato con l'incivilimento cristiano, la storia economica


in relazione

con la cultura intellettuale, e simili

verit che non mai,

come

allora, l'erudizione

considerata nel suo complesso, sorse e

si

Ma

la

italiana,

tenne cosi alta:

del che pu bastare a prova la prima serie

qW Archivio

che non fu pi pareggiata nel criterio

italiano,

storico

^.

squisito della scelta.

Penetr allora generalmente nella coscienza degli studiosi

il

convincimento dell'unico valore delle fonti ori-

ginali; donde

nache,

la predilezione

per

le

vecchie rozze cro-

rispetto alle storie eleganti e umanistiche,

troppo pregiate, e la ricerca assidua dei

cronache sembravano
Italia

te

il

luogo delle

Capponi,

Cart..,

II,

al

Capponi tenere

memorie

224,

227;

di

Rivista

un tempo

documenti. Le
in certo modo in

cui la

Francia ab-

europea, 1839,

a. II,

II, 415.
2

Sulla verit delle cognizioni umane (1845), gi

cit.,

p.

199.

par-

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

bonda

^
;

-e

scrittore del Progresso, P. Castagna, diceva

uno

polso della nazione

poese popolari chiamava romanticamente

che in esse

tocca

si

49

il

cronache

archivi del

popolo, tesoro della sua scienza, della sua religione, della

teogonia e cosmogonia sua

Ma

*.

pi severi indagatori

docu-

riconoscevano,

come

menti, verso

cronisti e gli storiografi, portati a errare per

Troya

il

superiorit dei

la

^,

ignoranza o pi sovente per amor di parte

a formare codici diplomatici. In ispecie

documenti torna-

vano indispensabili per ricostruire


ciale

e a coloro che tacciavano

-con la

il

adopravano

si

la storia civile ossia so-

Repetti della minuta cura

quale indagava se una terricciuola fosse allodiale o

libera, e

suoi uomini accomandati al conte o all'abbazia,

se la contessa Matilde vivesse a legge salica o longobardica, fu

ben risposto mostrando che, solo con ricerche come

queste, era dato ottenere la storia che ancora


lia,

mancava

d' Ita-

che storia di conquistatori e conquistati, di schiatte

diverse, di

diritti diversi,

nazione, con

lotta

attraverso la quale

incessante

ogni castello, a ogni

pieve;

sicch

valvassori,

lombardi e gasindi, scabini, missi dominici, e

mini

di

contado che giurano

primi statuti, ne sono


antica e antichissima

danti

Tesori

Carteggio, V,

Progresso, 1842,

Del

cattani,

rozzi uo-

^ Anche per

la

richiese, invece dei troppo

dagli scrittori

^:

si

storia

abbon-

una raccolta

reliquie storiche che

e quasi radere

la

accomandizie e scrivono

di storie, usi e costumi,

fonti originali, delle

trarre

si

le

veri attori

form

si

ed estesa a ogni terra, a

di

possono

nel che da ve-

9'J.

XXXI,

veltro allegorico di

156.

Dante (Firenze,

1826), pref.

Capponi, Cari.,

11, 166.
*

M. Tabarrini,

Iannelli, op.

in Arch. stor.

cit.,

p. 203.

ital.,

append. Vili, 819.

50

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

dere altres una traccia del Vico,

il

'

quale aveva procurato

di mettere in valore quelli che egli

rottami dell'antichit

chiamava i grandi
documenti superstiti di essa^

rari

che sono assai pi ricchi di significato, per chi sappia

non

terrogarli, che

le storie

Certamente, quando
liana

dell'autenticit, alla

nianze, vi

ricostituzione

e alla ponderazione

delie fonti

si

che

formate

in-

esamini l'erudizione storica ita-

prima met del secolo

della

lavori

si

narrate o

rispetto

dei

delle

alla

testi,

all'

critica

indagine-

autorit o testimo-

ravvisa alcunch di arretrato a paragone dei


compiuti, o contemporaneamente

erano

si

compievano, in Germania. Ci era notato dagli

si

stranieri,

specie dai tedeschi, che talvolta manifestavano per questa

parte

alquanto

giudizi

severi.

E un

tedesco,

filologo

il

Wtistenfeld, che aveva lavorato in Italia e conversato con


dotti italiani, si faceva
boli

ad ammonire, pur con molti pream-

ed intramesse di elogi, neirArchlvio storico italiano^

circa codeste deficienze. Ammirevoli giudicava


liani,

non

solo del periodo muratoriano,

riori, e le raccolte del

le

lavori ita-

anche poste-

Fantuzzi e del Marini, dei Monumenta

QdiQV Archivio trapassavano di merito, a

hlstorlcB patrlce

suo avviso,

ma

tedesche,

historica del Pertz e

Monumenta Germanice
Boehmer e maggiore

eccetto

Regesti del

istruzione egli diceva di ricavare, intorno al medioevo, dai


libri italiani del Filiasi, dell'Affl, del

dell'Amari,

del

Bandi di Vesme,

e,

Balbo, del Cibrario,.


tra quelli

di storia

municipale, del Pecori, che non da quelli tedeschi. Vene-

razione grande

g'

ispirava

il

Troya, col quale

si

dichia-

rava d'accordo circa l'interpetrazione della storia longobardica; sebbene (soggiungeva),


tardit del
sibile di

attesa forse la naturale

mio nordico ingegno, non mi

penetrare in tutte

stato

le sottigliezze di

mai pos-

quel suo di-

stinguere e contrapporre intorno al diff'ondersi o trasmi-

grare di molti popoli, e intorno all'antica lingua tedesca,.

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO


della quale,

come purancbe

intendere parola

mandar

giti

in

che non poteva a niun patto

metodo

falsi,

Germania

non

dell'odierna, egli confessa

ci

era la facilit con la quale

documenti dubbi o

buon viso

Ma

51

il

Troya accoglieva

cui difficilmente

far

si

Wiistenfeld lasciava inten-

11

dere, tra le linee, che alla perfezione delle opere del Pertz
e del

Boehmer

e lo stesso

non

gl'italiani

garbatamente aveva detto parecchi anni innanzi

l'editore dei

Carteggi d'artisti^

dello la raccolta del Pertz

Ma agli

erano peranco innalzati;

si

Gaye, additando a mo-

il

e questa era la verit.

esemp e agli ammonimenti tedeschi

vantando

italiani allora, in generale, riluttavano,


italiani.

Voi (scriveva

il

Capponi

al

gli eruditi
i

metodi

Balbo) avete inteso

maravigliosamente quale maniera di storia voglia questo


secolo scrutatore; e vi siete poi tenuto libero dagli errori

e da' pregiudizi del secolo, che, per voglia di disfare ogni

cosa e stare al coperto, fabbrica in fretta delle opinioni,

che non hanno altro pregio in s fuor di quello d'essere


opposte alle antiche diametralmente, e all'eccesso contrap-

porre un altro eccesso

^.

Voi (scriveva

al

Troya) non

avete voluto intedescarvi con l'almanaccare troppo intorno


alle parti induttive.

sono, pesandole

Avete pigliato

come

fa

il

taluni saranno in collera: io


fare la storia a priori

le

come

testimonianze

giudice criminale. Di ci forse

il

non

vi biasimo,

perch

vizio del nostro

tempo

il
;

ri-

e la

vostra opera tutta italiana, quanto alla forma ed al criterio

come all'intendimento

''.

Le troppe congetture,

le

troppe sottigliezze, l'apriori, la metafisica erano in siffatte

T. WiiSTENFELD, xqW Arch.

stor.

ital.,

N.

S.,

t.

X, parte

pp. 69-71.
2

Rivista europea, a. II, 1839, parte III, p. 108 n.

Carteggio,

<

Carteggio, II, 12-3 (lett. del 13 genn. '41).

I,

310-2 (lettera del l.o sett. '30).

I,

1859,

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

52

accuse messe

insieme e l'una per

tutt'

considerandolo effetto di troppo ardito filosofare.


la confusione

nasceva dall'avere

mologizzato,

dal

Germania, e

dalla

testi!

Una

il

forse

Vico e filosofato ed

eti-

nuovo impulso filosofico


dalla Germania altres i nuovi metodi
provenire

glottologici e filologici.

tare

il

il Pepe
parlano dell'eccessivo etimologizmetodo dell'etimologia pericoloso per la storia,

Troya, anche
zare, e del

Anche

l'altra.

il

poi, qual

modo

violento di trat-

proposizione non accomoda?

Ma con

metodo

Giunta dei

pu tutta
Smania d'innovazioni,
amore per le astrazioni ipotetiche, sottigliezza grammaticale, pedanterie filologiche, vanit professorale ammetteva
come cose frequenti nei tedeschi un caldo fautore e raccomandatore dei loro studi storici ^. Si aggiungeva di solito

copisti, risponde

tedesco.

il

rifare, tutta travolgere la storia

tal

si

^.

l'altra

accusa di scarso gusto, scarsa finezza, scarsa intui-

zione.

cora

il

Un

pochino di bestemmia nordica (scriveva an-

Capponi) in quel discorso del Niebuhr,

il

quale

cerca la storia, e non altro che la storia, in Virgilio, come


quel prete cercava
desco,

campanili nella luna;

non sente abbastanza

e,

povero

catezza dell'affetto; e non capisce in quelle cose stare


ginalit di Virgilio,
di

te-

la bellezza dei versi e la delil'ori-

grande originalit quanto l'invenzione

un nodo drammatico o di un fatto epico \


Ora si potr ben concedere che in queste accuse

fosse

qualcosa di vero, segnatamente sul punto del gusto e dell'intito

non

Per

Trova, Storia

es.,

di rado

peccavano allora

tedeschi cen-

Antologa, n, 121, f^ennaio '31, pp. 70-1.


d* Italia

nel

medio evo (Napoli, 1839 sgg.),

I,

par-

te IV, p. 342.
3

ria

A. Bianchi

GtiovilVi,

romana (Milano,
4

Sulla Storia universale di Cesare Cant: sto-

Civelli, 1847), pp. 77-8.

Carteggio, II, 117-8 (lett. del 24 die. '42).

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

surando o spregiando poeti come

noa compresi

essi

^
;

non

quelle accuse

si

53

Petrarca e l'Ariosto, da

il

ma, considerate nel loro complesso,


spiegano altrimenti che come mani-

uomini disturbati nei loro

festazioni caparbie e bizzose di

vecchi metodi e contrariati al vederli contestati e corretti


maestri,

<la

quali, per

dippi, erano stranieri e di

gente cui gl'italiani, per tanti

erano

secoli,

nemmeno

E giova non trama non inefficace

insegnare e non gi a riceverne lezioni.


scurare

una

usi

stati

la piccola e prosaica,

ragione, della ignoranza nella quale ordinariamente quei

tenevano della lingua tedesca, che era fuori delle

dotti si

abitudini

loro

solito di

di

loro

scolastiche

imparare, nutrendosi essi per

molto e buon latino, di alquanto greco ed ebraico,

un po' di francese. In conclusione, bisogna unire quei


malumori agli altri circa le nebbie nordiche onde
,

da sensisti e ideologi e scolastici


Kant, o circa

le

ricusava ascolto a un

si

pallide larve

del

settentrione

cui arcadi e classicisti rigettavano la poesia di

Quel

pigliare le testimonianze

come sono

poni lodava nel Troya, quel ragionare


all'usanza

'<

paesana

come

che

noscimento di uno dei maggiori progressi che


Ielle

fonti

gliare che

quando

si

aveva compiuti
i

dotti

italiani

lev al cielo,

ma

non

Cap-

il

la

discocritica

minci ad essere avvertito in Francia, e


il

il

Germania n da maraviallora non lo intendessero,

in
di

pensi che solo assai tardi, e forse dopo

langes lo ignor sempre, e

con

buona

alla

diceva, erano

altri

un Goethe.

Taine

lo pratic

mai

^.

lo

il

il

1870, co-

Fustel de Cou-

scoperse bens e lo

Ci nonostante, l'eru-

dizione e la critica italiana della prima met del secolo

Si

veda per questa parte una protesta a proposito deWAl'gemeife

Literaturgeschichte di
2

Si

Th. Mundt, in Rivinta europea, 1847,

veda quel che dice su

depiiis cent ans (Paris,

di ci L.

I,

114-5.

Halphen, Uhintoireen France

1914), pp. 107-12, 115-9.

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

54

lavor opere insigni e compens con singolari pregi

metodi in

dei

suoi

con

la tradizione

alcune parti poco

difetti

Insieme

rigorosi.

muratoriana continuava ancora

la bella

tradizione archeologica del Settecento, con illustratori di

monumenti

figurati e di epigrafi, che erano talvolta maestri

come

impareggiabili,

dicava

giorno in cui,

7'udts

arte lapidaria

il

Borghesi; al quale

Mommsen

il

de-

sue Inscriptiones regni neapolitani, ricordando

le

piane adolescens

aveva asceso

tuam domum petitnrus quam

riinn reddldisti

^ Vero

che

il

parum

et

monte

di

il

doctus in

San Marino,

artis nostrm quasi sanctua-

Mommsen,

lo stesso

un

in

suo libro precedente, mostrava di far conto degli archeologi italiani quasi

da raccogliere,

e,

a suo giudizio,

soltanto

poich

come

ungenUgend

di

segugi pel materiale

die Publlcation in Italien era,


>>

celebrava l'Istituto ar-

cheologico tedesco di Roma, nel quale


patria

aus der Capitolinischen Warte

missione

era

in

adempivano

den deutschen Fleiss mit der italienischen

zu verbinden
conoscere

della sua

dotti

>>

^.

princeps

Mommsen e altri tedeschi


Ma non fu negli studi

ri-

quali

Francesco Avellino, editore

del Bollettino archeologico napoletano,

romane che

Filile

D'altro canto, egli non trascurava di

meriti di taluni archeologi italiani, tra

Napoli

alla

al

quale

lo

stesso

collaborarono.
sul

medioevo o

sulle

la filologia italiana d'allora acquist

sibbene veramente in quelli che concernevano


zioni e le lingue antichissime,

le

antichit

mala voce,
le

popola-

parentele dei popoli, la

genesi della civilt^. Qui, pi che in altri campi, opera-

Inscriptiones regni neapolitani (Lipsiae, 1852).

Die unteritalischen Diaekte (Leipzig, 1850), pref.

"'

Una

ricca e diligentissima rassegna di tutte le teorie sulle ori-

gini italiche, dal rinascimento alla prima

lavoro di

un anonimo

(Correnti?),

si

voi. I, pp. 721-48, voi. II, pp. ia2-36.

met

del secolo

decimonono,

legge nella Rioista europea, 1846,

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E

vano due

La

^nzi,

si

seconda

forze, d cui la

boria nazionale

pu

in ispecie assai prepotente.

degli eruditi gi nel Settecento, e

tempi dell'umanismo,

dire, dai

55

ROMANZO STORICO

li

aveva

in-

un primato italico negli inizi della


civilt. Persino il Vico aveva cominciato la sua vita scientifica con l'ipotesi, che poi abbandon, di una antlquis-

dotti a favoleggiare di

sima Italorum sapientia

e, col

risorgere dello studio delle

sue opere, anche quella ipotesi fa ripresa e cangiata in tesi,


come si vede nel romanzo storico-politico del Cuoco, Platone in Italia

^,

e in altri libri ispirati ai

Pi cautamente
genti italiche;

cando che
il

al

il

Micali

ma

tra

seguaci di lui

suo predecessore fosse

primo grande periodo della


l'Italia era nient'altro

Mazzoldi, giudi-

il

rimasto affatto ignoto

civilt italiana ,

:fddirittura, sotto specie di storia,

Dove

medesimi concetti.

aveva difeso l'autoctonismo delle

un non

compose
romanzo.

istorico

che l'Atlantide, mentovata da

Platone, .chiamata cosi dal suo re o legislatore Atlante,

grande astronomo, patriarca del popolo degli Attalanti o


Italanti, o Uraniti, Oceaniti, Pelasgi, Tirreni, parlante la

lingua etrusca che la moderna italiana volgare e fu ma-

dre della latina e della greca e dell'aramea e delle altre


tutte dell'Oriente, fornito di ricca letteratura (e

probabilmente

Omero

italico, e italici Orfeo e Pitagora e altri

passano per greci), e di scienze e arti e industrie: di

fa

che
ci-

insomma, mirabile, la quale fu a un tratto interrotta


sconvolta da una convulsione della natura nel 1986 a. C,
onde Sicilia, Sardegna e Corsica vennero divelto dal continente, le terre inabissate dalle acque ed arse dal fuoco, e
vilt,

^li abitanti fuggirono

<

Cfr. G.

Platone
2

1822).

Ottone, La

per mare portando

tesi

il

loro

incivili-

vichiana di un antico primato italiano nel

di V. Cuoco (Fossano, 1905).

L'Italia avanti

il

dominio dei Romani (Firenze, 1810, nuova ediz.,

66

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

mento nella Grecia, nell'Asia minore, nell'Egitto, in tutto


Quando essi, dopo lungo corso di tempo, tornarono in Italia, non ravvisarono il loro paese d'origine, e si

l'Oriente.

Nono-

divisero in genti varie di dialetti, costumi, leggio

stante la fantastica grossolanit delle etimologie, che do-

vevano servir

prova a tutto

di

viva'ce oppositore

ci, e

levasse di tra

si

quantunque qualche

giovani che comincia-

vano ad addestrarsi nei metodi moderni ^, il libro del Mazzoldi fu in generale accolto con rispetto e discusso con
gravit

^.

Per

domata non
neva

questa vecchia boria nazionale sarebbe stata

altro,

alla

e potente

difficilmente e rimosso l'ostacolo ch'essa oppo-

sana critica, se una ragione pi fondamentale

non avesse impedito per questa parte

gimento degli studi


denze

religiose.

con

nuova

la

con

italiani

La nuova

filologia

(come

filosofia

la critica

si

congiun-

il

europea

le cre-

era nata a un parto

vide nel Vico e poi nei te-

deschi), e vi circolava per entro

il

medesimo succo

vitale^

che corrodeva e dissolveva rivelazione e tradizione. Senza

non

di ci,

riuscirebbe a spiegare

si

come uomini

assai

meditativi e perspicaci potessero attenersi a dottrine e praticare

metodi, che a noi ora sembrano puerili e

Come mai un

lannelli, autore del

umane,

e dot-

Delle origini italiche e delia di/fusione

deWin-

minato sulla Scienza

Angelo Mazzoldi,

delle cose e delle storie

aW Egitto,

civiliniento italiano

risibili.

classico libro gi esa-

alla Fenicia, alla Grecia e

tutte le

nazioni

asiatiche ponte sul Mediterraneo (Milano, 1840).


2

A. Bianchi Giovimi, Delle origini

M.

italiche di

A.

M,.,

osservazioni

rispose {Risposta alle osservazioni ecc.,

(Milano, 1841); alle quali

il

Milano, 1842), e

replic (Ultime osservazioni sopra

del sig. A.

M.

il

ecc.,

B.

Gr.

Milano, 1847):

cfr.

[A. Barelli], Sopra

il

le

opinioni

nuovo libra

intitolato Delle origini italiche, ecc. (Brescia, 1841).


3 Si

XXVIII,

veda, per
242 sgg.,

es.,

una

XXIX,

serie di articoli di

99 sgg.

N. Gorgia, in Progresso^

STORTA, ERUDIZIONE, CRITICA E


tissimo nella conoscenza del

ROMANZO STORICO

mondo

antico, pot,

57

quando

prese a costruire la storia delle origini europee, che fu

il

lavoro di tutta la sua vita, dar fuori quegli strani volumi

Tentamina

dei

liieroglyphica,

Tahulce rosettano, Hierogly-

phica cpgyptia, Oscorum inscrlptiones

et

tbnlm eugublnce.

Tentameli hermeneiiticum in etruscas inscriptiones , Tentamen

hermeneuticum in hierographiam crypticam, e via dicendo? ^

Ma

lannelli,

il

cattolico,

doveva respingere senz'altro,

senza prenderne particolare notizia, la moderna linguistica

documento mosaico. Aveva


linguistica -, che affermava una lin-

comparata, cosi contraria

al

lui una teoria


gua fondamentale e primitiva

anche
in

modo

proprio

le idee della

conseguenza che
sillabiche,

che

le

cui vocaboli significavano

mente umana,

negava

di

le radici

primitive fossero poche e mono-

lingue

fossero formate insensibilmente

si

dal popolo e per opera collettiva, e che le lingue conosciute derivino dalla primitiva per lente successive corru-

che

zioni, e

e muti

le

lingue siano state prodotte da uomini bruti

e riponeva

la

protoglossa

nel lessico semitico,

che, sopra elementi dati da Dio, fu iniziato e stabilito dal

protoparente, accresciuto dai patriarchi e trasmesso dai


di

No, semiticamente favellanti,

al

mondo

figli

postdiluviano:

talch tutte le lingue iapetiche e camitiche erano da tener

derivate dalla semitica o ebraica o aramea. Con

premesse (onde, giova notarlo,


lannelli rigettava

il

vichiano

pienti

per esempio, che

Numa

combina-

e tutti

sa-

romani fossero addottrinati nella lingua noachica e

semitica, o che lo stesso

quali

cattolico

pericolosi concetti vichiani sulla genesi

delle lingue) era aperta la via alle pi bizzarre

zioni e conclusioni

le

ma

Numa

fosse

neo-sabino-buddista-

Furono stampati in Napoli nel 1840 e 1841.


esposta sommariamente negli Elementa GlossosophicB

gonicB humaiice, che

seguono

et

Glosso-

al Tettamen in etrusa. inscript. (Napoli, 1840).

58

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

samaneo, cio discepolo di Semone Sanco Dio Fidio, vale

Buda samaneo

a dire di Sakia
lo

e via discorrendo per tutte

lingue greca, latina, zendica, sanscritica, sinica e copta,

delle quali

non

il

lannelli delineava la

solo in Napoli

qualche scolaro, come

prammatica

storia

ebbe un cerchio

egli
il

non

Serafini,

ammiratori e

di

solo qui fu stimato

scopritore o ristabilitorc delle vere origini e parentele dei


popoli suir

alto

principio regolatore della cronologia

niosaica, e contro

le

vane pretensioni

di genti recente-

mente surte sulla, faccia del mondo civile


omaggi di dotti cattolici stranieri,

del collegio irlandese di

Roma

discepolo del grande lannelli

salutava
^. Il

il

bro vlto a dimostrare che


di

Europa

tutta era

con questo principio


grafiche,

in arte,

ma

Serafini

quale, in

il

anche

direttore

il

primo

pu
un li-

si

primitiva popolazione d'Ita-

stata

ebraica, e a interpetrare

toponomastica,

questioni etno-

le

miti, la geografia, la primitiva letteratura, con-

cludeva che a

ed

la

la

motivo religioso

osservare anche in un suo tardo seguace,

lia e

raccolse

lui,

conservatore in religione, in politica

godeva sommamente l'animo,

tito da Mos, d'essere ad ogni

se

non era para Mos ^.

modo arrivato

Ma, lasciando i minori e tornando ai maggiori, che cosa


mai se non la fede religiosa pu spiegare che un ingegno
austero e tutt'altro che acritico, Cesare Balbo,
rasse cosi infelicemente, sofisticamente e poco

a mettere, nelle sue Meditazioni storiche,

C. DE Cesare, in Arch. stor. itaL,

Panfilo Serafini,

.1913), p.

xm. Per

cien Studien,

contro

Scritti vari,
il.

N.

con

S.,

la

adope-

degnamente

geologia e la

X, parte

pref. di

si

I,

p. 101.

B. Croce (Pescara,

giovane Mommsen {Nachtrdge za den Oikis-

Berlin, 1846, p. 4)

accennava con ironia

alle dottrine del

lannelli.
3

Vincenzo Fabula, Protogea

1871): cfr. p. 646.

o<iSa

L^

Europa

preistorica

(Napoli,

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

59

biologia moderne d'aceordo con la rivelazione e la cronologa bibliche?

teva non

massimo

essere,

perflua,

credibile,

nica

Ma

per

storico

lo

semplice

solo

narrazione

nella

documento

il

pi vero, solo vero, solo

sua cosmogo-

Che

di

questa ovvia spiegazione del carattere poco

una riprova, d'altronde

se si desideri

scientifico di alcune parti degli


osservi

Bibbia era, e non po-

la

gran documento

il

Mos

Balbo

il

come

nella via della

su-

studi italiani d'allora,

moderna

si

comparata

linguistica

-entrassero per primi uomini liberi da legami religiosi, quale


iu (per ricordare

pi profondo di

il

tutti)

Carlo Cattaneo.

cattolicesimo non solo gravava sulle menti nella que-

Il

ma

stione delle origini,

buona

critica alla

giustificava

della quale

persistere in quella

il

fatto cenno, in quel

si

'tradizionalismo di ossequio, che rifuggiva dal trattare le

autorit antiche con procedimenti troppo rigorosi,


d distruggerle con
in

1'

ipercritica

Ci

molte cose consenziente col lannelli

dicava

il

Niebuhr,

Niebuhrus

si
il

come

temendo

vede nel Troya,


qual ultimo giutale

che

scepe

Italoriim historiam ex professo tractans, im'perite ac superbe

aliorum errores auxit


delle

^,

o disinventore del nulla

Troya a sua volta discorreva

il

dottissime ignoranze
il

di quel tedesco,

lannelli

inventore

abbandonava

le sco-

perte vichiane di filosofa del linguaggio e di mitologia, e

Troya

altres

<ihiano

^.

degli studi

deplorava

le

Oggi (diceva

il

tristi

il

eredit dell'Omero vi-

Troya) sembra una propriet

che intorno all'origine delle nazioni

fanno,

4Tiassimamente fuori d'Italia, l'andare in cerca de' pochi ed

Meditazioni storiche (3.^ ediz., Firenze, 1855), p. 77: cfr. 217.

Tentamen in etruscas

3 Lettere
^33)-,

di C. Troya

cfr. p. 116-7 (lett.

inscriptiones, p. 37.
e

Balbo,

cit.,

del 2 genn. '32):

<in Storici moderni, Milano, 1865), p. 285.

p.

121 (lett.

del 31

genn.

G. Trevisani, Carlo Troya

60

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

oscuri e tronchi detti d'un qualche ignoto scoliaste d'autore antico, per fondarvi sopra la storia primitiva de' popoli nostri, trascurando

non

rado

di

racconti assai pi

pieni ed interi d'un Erodoto, d'un Dionigi e d'altri sto-

\ E anche

rici

lologia

moderna

questa era insieme opposizione alla

e al pregio che

gli oscuri detti , nei

il

fi-

Vico riponeva in que-

rottami dell'antichit

Oggi

(diceva "altrove) le canzoni dei Barbari e le leggende ano-

nime

della

Saga

e dell'Edda s'odono spesso anteporre alle

tradizioni conservate

da Erodoto; e molti gi

adescare da simili novit, per

mere che

le quali

ben

ci

si

lasciano

resta a te-

sentimentb del bello non debba in gran parte

il

smarrirsi e le lettere in breve non abbiano a ricadere nella

barbarie

^.

Altra opposizione alle grandi speranze che

il

Vico aveva riposte nella luce che sarebbe sgorgata dallo

Troya

studio delle antichit germaniche. Del pari

il

sava la critica vichiana alla favola

Dodici tavole,

preferendo
la

il

racconto di Livio

^.

Ma

delle
al

ricu-

sommo giungeva

sua insofferenza innanzi alle scoperte ed ipotesi della

comparata e della filologia sanscritica.


Ecco
un argomento che preoccupa le menti de' moderni. L'India
vuol essere, l'India! E non altra storia certa e filosofica
v'ha se non quella che precede a' tempi storici, e che,
priva di documenti d'ogni sorta, si fonda o sopra le mere
linguistica

<<

il confronto massimamente dei linguaggi . E non avevano pari diritto o maggiore coloro che, come il lannelli, spiegavano con l'ebraico
i dialetti di Europa,
e che i moderni deridevano, quasi

possibilit (che sono infinite) o sopra

fosse pi agevole

il

deridere chi vuol popolata l'Italia per

Storia d^ltalia

Op.

cit., I,

parte

Op.

cit., I,

parte IV,

nel,

medioevo,
I,

p. 181.
p. 99.

I,

parte IV, p. 67.

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

mezzo

di genti

venute da regioni prossime

61

Mediterraneo

al

non dall'India ?^

ciie

Pure, prima di staccarci dalla critica di questi critici

vuole che

italiani retrivi, equit

faccia qualche riserva

si

circa l'assoluta condanna che poi la colpi; perch la storia

non conosce separazioni

recise di eletti e reprobi, e se

quei

critici

erano tiranneggiati da vecchi e grevi pregiu-

dizi,

anche

nuovi avevano

grevi e di conio nuovo

loro propri, sebbene

meno

e non detto che i loro retrivi avnon cogliessero nel giusto. Ora che molte
quali accompagnarono la linguistica comparata
;

versari, talvolta,

speranze,

le

la filologia,

indoeuropea nei loro

illusioni dissipate, e

vore suonano

temerarie,

gere quei vecchi

inizi,

sono cadute, e moltQ

molte affermazioni fatte nel primo

libri

sarebbe forse tempo

e ricercarne le parti

di

fer-

rileg-

ragionevoli.

Gi in altra occasione mi accaduto di additare in uno


dei discepoli del lannelli
tifica del

una

critica perfettamente scien-

preteso monosillabismo delle

lingue primitive e

dell'arbitraria conversione delle radici, che sono prodotto

di analisi astratta,

non aveva anche

lingua concreta e storica^. Ma, e

in

il

Troya

la

sua parte di ragione? La-

sciamo andare che quella delle sue


stata pi aspramente

tesi

condannata e che

prova della sua acrisia

la

etnologiche che
si

la loro identit coi Geti o Daci,

recare a

suole

non germanicit

dei

Goti e

era pur sostenuta con

argomenti non ispregevoli, come della mancanza presso


Goti di caratteristici

istituti

della possibilit che la lingua


fosse

loro acquisita

quella

tesi,

in

germanici

tempi tardi

Op.

V. la mia Letteratura della nuova

Padula).

guidrigildo) e

germanica da
;

essi

e lasciamo

ora abbandonata, ebbe a ogni

cit., I,

(il

modo

parlata

andare che
il

consenso

parte IV, pp. 21, 66.


Italia, I, 93-4 (a

proposito del

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

62

Grimm,

di Iacopo

gomento

quale aveva a lungo discorso sull'ar-

il

in Napoli col Troya, sebbene

poi

Geti ^ Ci che merita attenzione appunto


todico generale che

il

tacesse-

criterio

me-

Troya propugnava, contestando

che-

fosse procedere conclusivo

con

di lui

dissertazione che scrisse intorno a lornandes e ai

nella

la

lingua di Ulti la

barbariche dei secoli seguenti, perch ben

le scritture

poterono nazioni

mania

paragonare

il

diverse di origine servirsi in Ger-

le pili

della lingua di Ulfila, considerata rispetto alle loro

lingua dotta, come, fuori della Germania, Franchi e Lon-

gobardi e

gli

popoli, per cosi

stessi

;:ono ciascuno la propria lingua, e

latino

^.

frettato

dirli, Ulflani, parla-

nondimeno

scrissero

il

Troya metteva in guardia contro l'afuso dell'astratto metodo linguistico comparativo,,


Insomma,

il

insistendo sul giusto principio che affinit di linguaggio*

non importa necessariamente affinit di stirpe, e che col


solo esame del linguaggio, senza sussidio d'altri documenti e di testimonianze storiche, non si ricostruisce nessuna serie

storica.

La somiglianza

dei linguaggi tedeschi

odierni col sanscrito potrebbe ben provenire da mesco-

lanze linguistiche, accadute in Germania dopo

Arminio

tanto

lingua di Arminio

mo

resta ignota

ci

ancora ritrovato

composto in gotico

il

belle

le serie

a vedere,

la

di

aver

l'et dei loro

formate su raffronti linguistici sono certo

ma

G. Trevisani, op.

a insegnare la modestia gioverebbe

cit.,

Troya

Lettere di C.

Storia,

Lettere cit., p. 124.

I,

come non abbia-

del sanscrito zoppicano nella

invitare un cinese o un indiano,

tempo di

poema che Ovidio afferma

I dotti

'*.

^,

cronologia e non dimostrano storicamente


autori

il

che non conviene dimenticare che

pili

91, 223.

e C.

al

quale non fosse mai

pp. 286-7.

Balbo, p. 123

(lett. del

31 genn.

'38).

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

giunto

nome

il

60

dei romani e degli italiani, a determinare,

sulla sola lingua e senza

il

soccorso della storia, se alcune

poesie minori di Dante furono scritte prima o dopo di al-

cune attribuite a Virgilio

affatto arbitrari

sono

canoni

trasmigmzioni, fondati su meri raziocini, onde

delle

le

genti sarebbero dovute andare sempre dai climi pi rigorosi

ai

miti,

pili

l'occaso K

d^ borea verso austro, dall'orto verso

vorr riconoscere

Si

dubbi, almeno

come

fondatezza di codesti

la

cautele metodiche che la

nuova scuola
ram-

assai spesso trascurava e la vecchia stizzosamente le

mentava.
Tuttavia, anche attraverso queste polemiche
formando una certa intesa tra scienza italiana

si

veniva

e scienza

germanica, come accade tra due

litiganti che, litigando,

La

storiografia tedesca era

finiscono col conoscersi meglio.

gi tenuta in alto pregio da uomini di pensiero, razionalisti

se

e cattolici; e le principali di quelle storie, in ispecio

trattavano di cose italiane,

vano, e

si

traducevano e divulga-

trasfondeva con esse nella nostra* cultura non

si

ma

metodo filologico germanico,


che alcuni poi espressamente raccomandarono. L'imperizia
della lingua tedesca venne cessando
e in Lombardia e
Piemonte si cominci a leggere quei volumi nell'originale,
solo

il

pensiero

anche

il

al

che concorse tra

primi

il

Balbo,

il

quale conosceva e

stimava l'Eichhorn, e perfino la Storia di Osnabrilck del


Mser, la
ch'egli

prima storia di una

paragonava

a Napoli, dopo

il

alla

1840,

Verona

citt criticamente fatta ,

illustrata del Maffei

imparare

il

tedesco

^.

Poi,

divenne

contrassegno dello studioso veramente ben preparato e ade-

guato

ai

tempi; sebbene ci accadesse dapprima piuttosto

Storia,

In uno degli

pp. 815-6.

I,

91, 592;

parte III, p. 1221.

scritti

aggiunti al voi.

Il

regno di Carloniagno, ecc.,

64

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

nei filosofi e letterati che

operavano

nei filologi

ed eruditi. Intanto

intermediar!, che apportavano

gli

lavori tedeschi, e

uno fu efficacissimo

dei

notizie

tra gli altri,

un

te-

desco diplomatico e storico che dimor a lungo in Firenze


e per qualche tempo anche in Napoli, Alfredo di Reumont,
il

quale intraprese poco dopo

deWAixhivio

concernenti la storia italiana


del

Boehmer

e del Jaff e del

e di altrettali;
-critiche,

il

alle

serie

^.

Da

esse

si

apprendevano

e,

vali e

memorie

Pratilli

il

che

Papencordt e del Giesebrecht

profittando di quei ritrovati e di quelle

e tradizioni municipali,

sgombrava

terreno della storia napoletana dalle falsificazioni che

Tafuri e

prima

Capasso, per esempio, pur teneramente legato

il

com'era

1840, nella

indagini del Pertz e dei suoi collaboratori, e

delle

frutti

il

storico italiano, le rassegne dei lavori tedeschi

il

sospettate,

avevano compiute

Pertz e
e

gi

il

si

Koepke

e altri

di

il

cronache medie-

avevano dimostrate

accingeva per suo

conto a riba-

dire tale dimostrazione per la cronaca cosiddetta di Ubaldo


dei duchi napoletani

^,

come

per sempre la sospettata

poi doveva ribadire e fermare

falsit dei

Diurnali di Matteo da

Giovinazzo. La boria nazionale, e quella anche pi tenace

che la municipale, facevano a poco a poco i loro atti di


ravvedimento e di sottomissione.
Anche al contemporaneo pensiero filosofico bisogna richiamarsi per bene intendere le questioni agitate allora
intorno alla

che non

solo

forma espositiva da adottare nella storia,


non erano questioni rettoriche (pertinenti alla

terza parte della Rettorica aristotelica),

Le riun pi tardi

licati in
-al

Germania

ma nemmeno, come

nel volume: Bibliografia dei lavori italiani pub-

sulla storia d* Italia (Berlino,

Decker, 1863), dedicato

Vieusseux.
2

La cronaca napoletana

di Ubaldo edita dal Pratilli nel 1751

mostrata una impostura del secolo scorso (Napoli, 1855).

e di-

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO


si

potrebbe credere, puramente letterarie ed estetiche. In-

vero, la considerazione estetica

sentimento dell'autore:

commossi

nuti,

ti;crittori

ingenui, storici soste-

cronisti

apocalittici, narratori

solenni per

polemici e satirici,

per immagina-

filosofia o sfoggianti

Guicciardini, sant'Agostino e Voltaire,

zione, Joinville e

Hegel e Thierry,
<5he

assolve tutta nel giudi-

si

ciascuna scrittura storica in relazione con l'animo e

care
il

65

tutti

sono da accettare del pari, sempre

ciascuna di queste cosi diverse intonazioni sia schietta

medesima coerente. Ma quando si domanda in generale


come bisogni scrivere la storia, e quale forma le
convenga , se non si muove una sciocca e vuota questione
rettorica, s'intende in effetti domandare come bisogni
pensarla . E, per esempio, non altrimenti che come proe in s

sieguo e parte dell'opposizione al pensiero del secolo de-

cimottavo da interpetrare

scontento letterario che

lo

manifest quando venne in luce, postuma,

la Storia di

si

Mi-

lano del Verri, e che indusse a rimpiangere la perduta


< gravit

storica, discostandosi dalla quale

la storia si

converte spesso in perorazione delle opinioni e passioni di


chi la detta

*.

Similmente parve che

non avesse pi nulla

francese

della

nemmeno

pi

il

doti proprie degli

dute dopo

il

mere con
passioni e

e dei

decoro e l'urbanit e
scrittori

onde

Voltaire;

la variet

dei

modi

ia splendida

maest dei

C. UaoNi, Letteratura
II,

114.

la variet

XIV

immensa

latini e la schietta

ital, nella

per-

ormai inetto ad espri-

viluppo mirabile degli eventi umani

il

lucido ordine,

il

inferiore allo stile italiano, ancora atto a

postuma,

Montaigne

dell'et di Luigi

era

stile

nazione e nulla

.i>emplicit degli antichi cronisti di quella

neppure delle grazie degli Amyot

moderno

il

scioltezza e della

seconda met del

delle
in ci

favellare con

eleganza dei

sec.

XVIII, opera

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

66
greci

e perci

ancora potente a

Parve perfino

la storia .

scrivere esteticamente

clie la storia

potesse ancora assai

giovarsi della lingua latina \

modo pi conforme

Altri, in

devano a ravvicinare
nistica, sibbene al

poesia.

allo spirito del secolo, ten-

non gi

la storia

medio evo,

il

particolare

Donde

il

genere, alla

che era mai ci se non la riconferma, anche

per questa parte, del concetto di


richiede

uma-

alla tradizione

all'epos e, in

colore storico

nella

svolgimento

comune

quale

ossia la viva coscienza

si

mostr allora in

Italia,

pertutto altrove, fra storia e romanzo storico; e


e diventava

, il

del

determinatezza e genuina forma?

sua

consenso che

il

come dapsi

ripeteva

giudizio (che ricevette forza da certe

ben note confessioni del Thierry), che

il

romanzo

storico

aveva dato origine alla nuova storiografia. Il qual giudizio


conteneva certamente qualche parte di verit, sebbene,
largamente enunciato, non potesse

cosi

pibile, e gi

dava luogo a

stimarsi inecce-

riserve, notandosi che pi pro-

babilmente la stessa cagione che aveva fatto nascere quelle

aveva

storie

A
ger

fatto nascere quei

ogni modo,

l'affinit tra storia e

tutta Europa, tantoch

si

ma

almeno

si

potesse rendere in

in
''^),

modo

certi aspetti della storia. L'

U-

elogiando lo Scott, ricordava che la storia deve de-

scrivere
lo stato

la storia, o

storico sug-

solo in Italia

ritrova perfino presso lo Hegel

che con la forma del romanzo

adeguato

^.

romanzo

pensiero (e anche questo non

il

zielli,

romanzi

S.

non

solo le cose politiche

morale e

civile

ed economico

Baldacchini, in Museo di

42; dove anche

il

se.

ma

propriamente dette,
delle societ, e

anche

e leti., a. II, 1845, voi. II, 339-

comento a un brano

del professore torinese

Bou-

cheron, che descrive in solenne latino l'addio di Fontainebleau.


2

G. Sega, in Rivista europea,

Enciclopedia delle scienze

a. II, 1839,

filosofiche,

parte

II,

pp. 186-7.

trad. Croce, 549, pp. 473-4

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

67

far vedere

mestico,

costumi, l'educazione, le consuetudini, le opi-

nioni,

l'interno delle

famiglie e

il

loro vivere

do-

pregiudizi ; le quali ultime cose giova collegare

a un racconto seguitato dove sia azione ed affetto, e perci

non

mento

paradosso

della storia

antichissimi e

chiamare

moso sempre

romanzo vero supple-

Tommaseo

disput col

se

tempi

paesi lontani fossero o no adatti al romanzo,

dubitando e affermando

egli

'il

nelle sue idee,

l'altro;

non

si

il

quale del resto,

fu*-

vede bene se accettasse

romanzo storico ^.
Questa dottrina era fondata sopra un concetto poco rigoroso della storia, come altres sopra un concetto inesatto
o pur no l'ufficio storico assegnato al

meno romantico di quel che si sia


come mediatrice di verit
scientifiche. E indubbiamente fu bene che il

(pi vecchio e assai

creduto) della poesia, considerata


realistiche o

Manzoni

tagliasse corto, nel suo celebre discorso del 1845

^,

rappresentare per

dimostrando che nella proposizione

mezzo d'un'azione inventata

dell'umanit in un'e-

poca passata e storica

lo stato

c'era

un'unit verbale e appa-

il mezzo e il solo
mezzo che uno abbia di rappresentare uno stato dell'umanit, come tutto ci che ci pu essere di rappresentabile

rente

e restaurando

l'assioma che

con la parola, di trasmetterne

il

concetto quale arri-

vato a formarselo, coi diversi gradi o di certezza o di probabilit che

ha potuto scoprire nelle diverse cose, con

limitazioni, con le deficienze che

Antologia, n. 39,

marzo

'24,

ha trovato

p. 124: cfr. n. 36,

le

in esse, o piut-

dicembre

'23: in-

sistette in queste idee nel n. 116, agosto '30, pp. 46-71.


2

Antologia, n. 17, settembre '30, pp. 40-63: cfr. n. 115, luglio '30,

pp. 135-6, 138-9, recensioni di

romanzi

storici, e nel n. 92,

agosto

'28,

pp. 73-100, l'articolo sulla Battaglia di Benevento del Gruerrazzi.


3

Del romanzo

d'invenzione.

storico e in genere de'

componimenti misti di storia

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO

68

tosto nella attualmente possibile cognizione di esse; , in-

somma,

di ripetere agli

momento pi

che, nel

l'ultima e vittoriosa parola

altri

felice dell'osservazione, s' trovato

contento di poter dire a s medesimo


questa critica

il

non gi

storico e

Manzoni feriva

Certamente con

teoria del romanzo

la

opere d'arte che prendevano quel no-

le

me, e che dovevano essere giudicate

sero di nuove e sagaci osservazioni storiche:


dottrinari alla Uzielii o alla
i

libri dello Scott e

il

confutava

modo

stesso in certo

Tommaseo, ma non abbatteva


poema dei Promessi sposi,

romanzi, non

poi

il

fatto

innegabile,

fatto del

romanzo

storico, che era

ma

un

storico

cio l'utilit, per cosi dire, pedagogica dei

delle passate societ.

l'amore per

gli studi storici

>

tra

romanzo

lettori a quella

romanzo storico
storia, e un modo

severa maestra

nelle

parte secondaria, rivolta a


politici

nelle

Progresso, 1833, IV, 78-9.

genere

di affe-

e pi profon-

^
;

il

che non pu esser mai serva della

come

pura considera-

la

zione estetica di quelle opere letterarie,

es., gl'intenti

conoscenza

il

damente Stefano Cusani rivendicava

strava insieme

la

Questa pi modestaj teoria espose Mi-

chele Baldacchini, giudicando


di passaggio

fatto di quei

ad agevolare con graduale approssimazione

l'arte,

obiet-

ben fondato in teoria non meno

libri di quella sorta a svegliare

zionare

ci egli

Manzoni avrebbe potuto negare un aspetto

il

romanzo

che in fatto

Ma

significava, rispondendo agli

che quei romanzi sian piaciuti, e non senza di

gran perch, un

del

suo gran

che ricco di parti perfettamente storiche.

tanti:

quanto

in concreto, in

anche per quel tanto che per avventura contenes-

arte, o

cui solo fine


storia,

ma mo-

opere d'arte sia sovente una


fini di

utile e di

morale (per

tragedie greche o

in

quelle

STORIA, ERUDIZIONE, CRITICA E ROMANZO STORICO


alfieriane) che,

quantunque non

propriamente detta,
ritiene

nondimeno

la

sia

quasi storia, insisteva

romanzi

storici

romanzi

storici

Giuseppe
che erano

come su cosa indubitabile sull'amore


avevano suscitato per

la storia, spe-

cie per la medievale, e sulla gara di ricerche che

promossa

l'arte

quale sola d eternit a quelle opere,


suo pregio particolare ^

il

di Cesare, autore di storie e di

che

da confondere con

69

avevano

^.

moto degli studi storici italiani


una quantit di romanzi che
ora precedevano, pi spesso seguivano e sempre accompagnavano i lavori dei dotti e dei filosoti, e valevano talvolta da stimolo all'indagine, ma pi spesso servivano
Ci stava di fatto, 'e

il

die vita in quel periodo a

alla divulgazione dei concetti storici, ottenuti dall'indagine

e dalla critica.

chi di noi

prime nozioni

ciullezza, le

manni,

non ha appreso, nella sua fan-

sui conflitti dei sassoni coi nor-

sulle crociate, sulle

pero, sui trovatori e

della

lotte

Chiesa con l'Im-

usanze cavallere-

tornei e le altre

sche, sulla corte di Enrico

IV

e quella di Luigi

traverso la lettura dei romanzi storici dello

Grossi e del
casi e quei

tra le

mani

stranieri, e

Dumas

nomi

li

e di altrettali?

Onde quando

ritrovavamo nei

in iscuola,

a grado

non

ci

a grado

at-

poi quei

libri di storia, messici

tornavano
li

XIV,

Scott e del

affatto

nuovi e

venivamo correggendo

integrando, con l'interessamento che

si

accresceva dall'es-

ser gi, quelle immagini, a noi familiari, e perci gradevoli e oggetto di vivace curiosit.

Progresso, 1839,

XXIII,

103-118.

Progresso, 1839,

XXIV,

281.

IV

La storiografia

anacronistica.

Placido tramonto delle storie di tipo illuministico (Arrighi,


speare,
-contro

Lomonaco)
il

secolo precedente e

il

secolo

della critica

La

nuovo

Sue idee
tacitiano-umanistica Le

nalismo letterario del Botta


concezione

Win-

Tentativo di Carlo Botta per reagire insieme

contemporanea contro

il

Amor

patrio e nazio-

storiografiche e politiche: sua

sue tre Storie

Unanimit

Botta, considerato reazionario

Storia del Colletta: tessuto cronachistico, tacitismo, rigida solen-

nit

L'arte nelle storie del Botta e del Colletta

francese del

politica

Papi

er

La

Rivoluzione

e astensione filosofica e

Minori storie umanistiche, miste di ricerche erudite o pu-

ramente narrative

Jl

sua temperanza moralistica

efifetto

Critica contemporanea contro esse tutte.

deiropposizione alle idee settecentesche,

sparvero rapidamente

le storie di tipo

riformistico o rivo-

luzionario, giannoniano o volteriano, delle quali

appena

si

videro ancora alcune nei primi anni del nuovo secolo, ul-

time ondate di un fiume di pensiero,

la

cui sorgente

si

era ormai essiccata.

Di queste opere ritardatane pu essere esempio


gio dell'Arrighi sulle rivoluzioni di Napoli

G. M. Arrighi, Saggio

politiche e civili del regno di

storico

il

sag-

^,

dedicato al

per servire di studio

alle rivoluzioni

Napoli (Napoli,

1809).

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

72

non

re Murat, che

senta

gran conto

cosa di

vecchio tipo. L'Arrighi guarda

il

sente, e vuole

illustrare

le

in tutta

passate vicende

rappre-

passato dal pre-

rigenerato

sua economia sociale

la

ma ben

l'opera di Napoleone e del suo

luogotenente nel regno di Napoli,


loro

il

per virt

investigando

e ci fa con lingua e stile che mostrano'

che l'educazione intellettuale dello scrittore s'era compiuta

adoperando Voltaire

nell'et dei lumi, e citando e

son, Galanti e Giannone, pel quale, al pari di tutti


cisti

e Roberti

pubbli-

napoletani del Settecento, professa affetto e gratitudine

vorrebbe vederlo onorato di una statua. Adopera anche

il

recente Saggio del Cuoco,

nuovo pensiero che vi

ma rimane
Conformi

spira.

impenetrabile al
allo

stile

e alle

autorit sono le idee politiche, leggendosi pi volte nelle


gli uomini sono sempre stati ci che il
Governo ha voluto che fossero sentenza (aggiunge) sulla
cui verit non vi a controvertire . Dei napoletani
(Io scrittore non era napoletano) elogia la valentia nelle

sue pagine che

pace e della guerra, e l'amor di libert che im-

arti della

pedi sempre presso di loro


zione; e

lo

stabilimento dell'Inquisi-

loro difetti e vizi attribuisce ai governi che con-

trastavano

il

loro bene

non

al

naturale e al clima, che

umana tende per

s stessa al
sempre necessari
gli urti di una savia legislazione economica per
la maggiore perfettibilit fisica e morale . L'Arrighi, che
assai probabilmente era stato anche lui, pochi anni in

dappertutto la natura

riposo

appunto perci

nanzi, giacobino

come

generoso Murat, ora

nando

il

sono

stati

suo gran Napoleone, come

come

il

suo

questi due, monarchico, tor-

alla pi schietta tradizione

dell'

illuminismo, quasi

lezione che ricavava dagli eventi della rivoluzione francese. E, con in


tore, passa a

mente

rassegna

ossequio a tutti

l'ideale del savio

monarca legislarendendo

la secolare storia di Napoli,

monarchi che

coi loro sforzi, indirizzati

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

73

al

bene della pigra umanit, precorsero re Gioacchino

ai

longobardici duchi di Benevento,

avrebbero

stabilito

regolare

le loro

e della filosofia

tutti

e savia per

a Federico II di Svevia, che

ordini della

gli

magistratura a

operazioni dietro le idee sane della morale

fino gi gi a Carlo di

puscolo dell'aurora

anche non fu

quali, nientemeno,

una legislazione umana

favorire la libert civile

seppe costringere

principe

un genio

di

Borbone,

buone intenzioni

ristoratore della nazione

cre-

se

Per

contro, l'Arrighi, anche in ci affatto concorde coi pubblicisti

del Settecento, aborre in Carlo d'Angi

prio

rovescio di Federico II

principe cosi illuminato

stituzione ai suoi popoli

non

e che

largisse
il

molte

utili

vero e pro-

una savia

vicer Toledo

nasse a introdurre in Napoli l'Inquisizione,


le

il

stupisce che re Roberto,

lui

che

co-

osti-

si

per

cose che fece nel Regno, aveva ottenuto l'ap-

provazione dei savi

Nel medesimo ambiente

momento

storico

nacque, e

medesima scuola appartiene, un'opera di ben altra


levatura la Storia degli abusi feudali di David Winspeare,
pubblicata nel 1801 e anch'essa dedicata al Murat ^. Alto
alla

magistrato, di forte dottrina, scrittore pi tardi di libri


filosofici,

il

Winspeare, come procuratore generale presso

Commissione abolitrice e liquidatrice della feudalit,


aveva avuto occasione di esaminare una sterminata e svala

riata quantit di
ratteristica

documenti

ch'egli

nella vita pubblica

compongono

Op.

cit.,

d del sistema feudale,

promoveva

lo Stato, e

stine, ferocia di

II,

originali. Assai lucida la ca-

I,

4-6, 7, 11, II, 211-3, I,

97, 114, II, 33.


2

Tomo

I (solo pubbl.),

quale (dice)

generava sedizioni e guerre

costumi e odi di parte,

189,

il

rivalit di tutte le parti che

Napoli, 1811.

e,

allorch

inteil

po-

17, 69, 80, II, 147, I,

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

74

tere regio prevalse, sorda resistenza alla sovranit e all'or-

dine pubblico, contrasto alla giustizia,


cultura, rozzezza e oblio

Acutamente scerne

di religione, e via.

nel riguardo della

e,

invece

delle arti, superstizione

ria particolare della feudalit in Italia,

caratteri e la sto-

dove fu prima che

altrove rovesciata, ma, per la perduta indipendenza nazio-

come una

nale, risorse nei secoli seguenti

conda mano

regno

e nel

di

svolse spontaneo,

<li

dinastia in dinastia, fece

le

nazioni

dizi)

il

Pure

e,

(e

gi

si

Winspeare modifica
e sebbene

<3entesca;

quale non

si

l'esperimento dei mali di tutte

vede nel colore


di

di questi giu-

ben poco l'ideologia

Montesquieu e

il

Mably,

meravigliosa

duzione

alla Storia di Carlo V,

tima dei quali


qualche cosa

me

il

nella

il

tempo

di pili ,

aggiugne sempre

tanto che a lui era acca-

sviluppare un sistema di osservazioni e

come

E,

pel Giannone, pel Galanti e per gli

Federico

II di

Svevia non per


;

ragioni onde torn ad esser tale negli storici

le stesse

tutti,

intro-

impareggiabile cosi nella dottrina co-

^Itri settecentisti, suo idolo

italiani

dell'assolutismo
forse solo tra

Ottocento,

dell'

rischiarato

parlamenti

nali, dispose

del

ma

ghi-

appunto per quelle

Settecento

sovrani del suo tempo, gett

dine pubblico, represse

bili

interamente contenuto in poche linee di quella in-

di vederlo

troduzione

bellini

sopra

di quegli autori alla

e l'esperienza

maturit del giudizio

duto sovente di

uno

e,

sia

medesimi

Robertson, che aveva scritto la

dell'Arrighi, cio

sette-

valga altres degli eruditi, e

erudito esso stesso, suoi autori restano quasi

il

il

passando di conquista in conquista,

si

feudalit di se-

Napoli in ispecie,

Federico

11,

le basi dell'or-

vizi della feudalit,

chiam nei

rappresentanti delle citt demaniali e baro-

che

giustizieri visitassero le provincie, sta-

assemblee di deputati dei comuni e dei vescovi, viet

nome

le rappresaglie, esort

a invocare

dirocc torri e luoghi

forti dei baroni,

il

dell'imperatore,

e via discorrendo.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

Ma

che cosa per

Winspeare

il

75

sistema feudale, che cosi

il

accuratamente descrive a parte a parte? Uno stadio neces-

quantunque sorpassato, dello svolgimento dei popoli?


No, ma semplicemente un mostro , uscito dalle foreste
sario,

dei barbari ed allevato dalla ignoranza e dagli errori di


tredici secoli, finch, ricomparsa la cultura in Europa, le

nazioni

esaminarono e

si

si

videro con vergogna

coperte dalla pelle e dall'unghie dei selvaggi

tuttora
Il

qual

concetto poco obiettivo e poco storico riceve risalto critico

da

ci,

sulla

un

che

Winspeare non ignorava

il

eterna natura dei feudi

ritorno di errori, o

quale raccomandava

un

ma

rifugio nella tutela dei

il

monaco, uno

di quei tali

Lombardia,

ma

apostoli

un Vico

di

Vico

fraintendeva come

pericolo di ritorno, contro

Si potrebbero altres ricordare

in

la dottrina del

la

libri di

della

il

monarchi ^

Francesco Lo-

fama

del Vico

travestito alquanto alla gia-

cobina e all'anticlericale, e perci n genuino n molto

Vero che

efificace.

eruditi,

il

dono narrare

le

Lomonaco disdegna

cose umane, e

inglesi, e richiede

alla pari

meri

frugando cronache e diplomi, preten-

frati che,

che

leggieri storici francesi e

fabbri trattino le cose fabbrili e gli

Ma nemmeno

questo con-

cetto polibiano era ormai bastevole, e a ogni

modo, nono-

storici siano

uomini

di Stato

^.

stante certe ribellioni e certi intravvedimenti, persiste nel

Lomonaco l'uomo
italiani

del Settecento.

Le sue

Vite degli eccellenti

riboccano di considerazioni morali, di esclama-

zioni contro l'egoismo, la perfidia, la superstizione, la

cerdotale ferocia ;

e, se si

Op.

Discorsi letterari e

cit.,

I, 24-6,

umano

sa-

propone, in quella del Bruno,

di lasciare gli aneddoti e attenersi alla

gressi dello spirito

narrativa dei pro-

non sa poi della metafsica

27-8, 217-8 w, 35-8, 98.


filosofici

Italia, 1803 (2.^ ed.,

(Milano, Silvestri, 1809): v. disc. XVIII.

Lugano,

1836).

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

76

non che non si potrebbe chiamarla


erronea, perch ninno ha mai penetrato l'essenza delle
bruniana dir

cose

altro, se

e tutta la scienza nostra

idea eterna di Platone

coipe

il

libro,

Voltaire.

Vite de'

Quando

fenomenale ; e della

parla con cosi poco rispetto

nel 1831 fu ristampato l'altro suo

famosi capitani d'Italia^,

costretto, nella benevola recensione che

mani innanzi, ricordando

ter le

il

Tommaseo

ne scrisse

tempi poco

^,

era

a met-

storici, nei

quali quel libro era stato composto.

Ma, insomma, codeste storie tramontarono placidamente


con

gli

ancora
colo,

uomini della vecchia generazione che a quel modo


concepivano

le

non

se

e,

dopo

il

primo decennio del

se-

ne scrissero pi, almeno ch'io sappia, di rag-

guardevoli. Importanza senza comparazione maggiore eb-

bero

le

opere che allora comparvero di Carlo Botta, e che

sono da considerare non gi come sopravvivenza del secolo

ma

precedente,

anzi

dell'antico contro

come tentativo di restaurazione


il secolo precedente e contro

secolo nuovo. Col qual ultimo le


vano comune l'ispirazione patriottica,
il

storie del Botta ave-

tutto frementi

amore

d' Italia e tutto

piene dei dolori e sciagure e altres degli

magnanimi

del ventennio rivoluzionario-imperiale, sic-

atti

ch parlavano

al

cuore dei vecchi e degli ancor giovani so-

pravviventi di quel periodo.

E anche

rispondevano, a

loro, agli atteggiamenti letterari del risvegliato

nazionale;

sentimento

quali presero in Italia due forme, l'una

cospicua e addirittura grandiosa, che fu


l'altra, assai

modo

angusta,

il

il

pili

romanticismo,

purismo. E sebbene queste forme

venissero a conflitto, e paressero e in parte fossero antitetiche,

avevano entrambe radice nell'opposizione

all'astrat-

tamente umanitario secolo decimottavo ed erano perci

Lugano, 1831

Antologia, n. 130, ottobre '31, p. 3.

(l.a ediz.,

Milano, 1804-5).

77

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

entrambe nazionali. Il romanticismo risaliva ai tempi in


cui in Europa le nazionalit si formarono, al medio evo,
per ricongiungersi

guenza

al risveglio

un nazionalismo da pedanti,
cento, opper

il

ristretto

purismo, invece, era


al

trecento-cinque-

strana a primo vedere) tendente in

(cosa

un verso

letteratura per
tro

accaduto di esse in conse-

delle guerre napoleoniche; e

al

semplice ed ingenuo, per

composito ed ornato, e in morale per un

al

l'al-

verso

all'ascetica trecentesca e per l'altro all'umanesimo politico

cinquecentesco: per un verso,


vanti, e per l'altro

al

potrebbe dire,

si

Guicciardini.

Carlo Botta coi suoi caldi

patriottici e

affetti

al Passa-

Ma appunto

avversione allo straniero rispondeva

al

con

perch
la

sua

sentimento delle

nuove generazioni, e anche, se pel suo ideale letterario


non piaceva alla scuola romantica, piaceva in compenso
alla puristica appunto perch egli possedeva tanti numeri
;

di favore (e

gran favore ottenne quanto a larga diffusione,

a moltiplicarsi di edizioni e a interessamento dei


assai notevole

incontrarono

le

sue storie. Notevole, perch comprova

vigore a cui erano giunti


tale

da non

letterari e

lettori), e

giudizio severo che quasi generalmente

il

lasciarsi

il

nuovi concetti storiografici,

vincere o abbagliare da splendori

da consensi sentimentali,

guardar

diritto alla

sostanza del pensiero, e censurarla e rifiutarla come ina-

deguata

Per

ai
la

problemi.

nuova

scuola, gli scrittori di cose storiche

si ri-

partivano in cronisti e storici propriamente detti, e


storici in psicologici e filosofici, e

filosofici in

gli

provviden-

ziali-cattolici e provvidenziali-razionalisti, e via particola-

reggiando e opponendo e criticando, secondo


ticolari dottrine.

dini,

Ma

il

dove condensa tutta

classifica gli storici in

e tra gli italiani

il

le varie par-

Botta nella prefazione al Guicciarla

sua sapienza metodologica,

patrioti

Bembo

(p. es., tra

e gli altri

latini, Livio,

storici veneti),

mo-

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

78

rali (Tacito), e positivi (Machiavelli e Guicciardini):

che quanto

poco logico ognun vede.

sia superficiale e

il

se

domandato quale egli voleva essere, forse


1' armonia dei tre
ma effettivamente
l'ideale, al quale ebbe sempre fisi gli occhi, fu quello dello
storico morale , Tacito; come vanta di s nelle sue lettere ^ La scuola moderna, da lui condannata, aveva buone
poi gli

si

fosse

avrebbe risposto

ragioni nell'astenersi dall'esempio di Tacito

ne astenne sempre e a sufficienza)

di Tacito che, in

suo pathos etico-tragico e talvolta

al

cambio

fece assai spesso poesia in

morale in cambio di racconto

non se

(e forse

al

preda

suo etico retorisnio,

di storia, caratterologia

filosofico, e

perverti tanti

ingegni a una fallace idea dell'ufficio della storia, sicch


i

forti propositi di tacitismo

a cui

Con

si

moderna

scuola

la

valgono per

solito

come segno

riconosce un'effettiva debolezza di senso storico.

Botta era anche in contrasto

il

ed egli

sulla qualit della filosofia necessaria allo storico,

ammirava
ai

fatti,

non

cordare che

marlo

metodo del Denina, che

il

fatti ai

pensieri

si

adatt

pensieri

compiaceva

di

ri-

vecchio poligrafo piemontese soleva chia-

il

suo nipote in istoria, a cagione che fu maestro di

Tenivelli e Tenivelli

piacersene, ove

si

il

suo

ricordi

avrebbe dovuto non com-

quanto prive di pensiero siano

quelle deniniane Elvoluzioni d^ Italia, che celebrano la civilt degli antichi Italici,

pura dei Corruttori commerci, o

lunga e vile pace d'Italia dopo

la

Cambrsis come
l'Italia

(lett.

^.

uno dei pi

felici

il

trattato

di

coloro che gli discorrevano di sistemi e di

Pavesio, C. Botta

le

sue opere storiche

(Firenze, 1874), p. 186-

del 27 sett. '22 al Littardi); Lettere d^ illustri italiani

padopoli (Venezia, 1886),

6 febbr.

Castel

tempi che mai godesse

p. 55 (lett. del 2

'32).

Prefaz.

Libro XXII,

cit. al

Guicciardini.

e. 1.

agosto

'29),

p.

ad A. Pa~

82

(lett.

del

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA
e di storici moderni,

filosofia

come

79

Botta pareva rispondere

il

l'aristocratico francese della restaurazione a chi gli

parlava delle fulminee campagne di Napoleone:

Mais

parlez-moi de la guerre des Sept ansi parlez-moi de la guerre


des Trente ansf...

rava

l'amore per

stringeva nelle spalle,

si

tutto machiavellico ,

le

cose reali e positive

astrazioni e chimere

aveva insieme
dizione dei

*.

dei retori,

dubitavano, e

e nell'odio per lo

seguendo

vestigazione ed erudizione storica?

-<

al

^.

famoso

brano di

il

gli

sincroni,

storici

che seppero tutto quanto degno di esser saputo


letteraria, gi si detto

e antiromantico, e irridente alle

e alle

come sappiamo,

sta,

del

De Barante

altrettanto

maremma

''

.avversione code-

letteraria

quanto sostan-

E che egli non fosse retrivo solo rispetto


tempo ma anche al secolo antecedente, poi chiaro
lui di

Lettera al Papadopoli, 30 nov. '29

Lett. al Littardi, 6 nov.

Gabriele Pepe, in Antologia^


3

Lett. del 19

al

suo

dall'as-

ogni spirito critico, di ogni fede nel pr-

(Torino, 1867),

E, in

romanzi dello Scott

ziale.

senza in

^.

che era purista

nebbie della

e alle tedescherie , ai

insulsaggini

guar-

che non possono aggiungere nulla

o solo inezie a ci che ci serbarono

caledonia

la rinascita della in-

Bianchi Giovini contro la vanit di

spillare gli archivi

punto di forma

militari sorridevano, dei suoi giudizi

dava almeno con occhio pi benevolo


lettera

la tra-

arrabbiava quando

si

e delle sue censure sulla strategia del Bonaparte

una sua

nel-

arrogavano di giudicare

si

d'ogni cosa, di qualsiasi arte; e assai


critici

ma

Spregiatore delle speculazioni,,

la boria dell'umanista, che,

sofisti e

dichia-

si

non gi in morale,

marzo

n.

'24,

(1.

e,

p. 56).

in Pavesio, op. cit., p. 188:

'34, riferita

in Dionisotti, Vita di Carlo BottOr

p. 348.

Lett. al Littardi, 17

cfr.

124, aprile '31, p. 92.

maggio

'26,

in Pavesio, op. cit.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

80

umano,

presso, di ogni speranza nell'avvenire

disposizione

quietistica

pessimistica,

sua

e dalla

naturale alla sua

indole e rafforzata dalle vicende alle quali ebbe ad assistere e alle delusioni che

o lamentele:
religiosi,

ecco

aveva provate. Luoghi comuni

suoi pensieri politici, sociali, morali,

che un suo ammiratore

si

industriato a rac-

modo

cogliere e disporre in categorie, offrendo a questo

il

una poverissima ricchezza.


Era, dunque, quello del Botta un ritorno alla storiografia umanistica (e non gi a quella del Machiavelli,
documento

di

com'egli s'immaginava), alla storiografia dei letterati.


teraria fu l'origine della sua

prima opera

E let-

Guerra

storica, la

dir indipendenza degli Stati uniti d'America, narrandoci


egli stesso

che nel 1806 o

intorno, in

li

una conversazione

alla quale era presente in Parigi in casa di

madama

madre di Alessandro Manzoni),


a ricercare quale tema moderno sai'ebbe potuto
buon soggetto di poema eroico e, dopo un vario

caria (ossia della

si

concluse per

lo sforzo

opinare,

americano che condusse quelle

colonie all'indipendenza.

epico

sando

entr

riuscire

si

Bec-

Botta, che fu anche

Il

poeta

autore del Camillo, tornando verso casa e traver-

la piazza gi della

cordia, ragionava tra s:

Rivoluzione e allora della Con-

Ma

se quel fatto

pu essere

soggetto conveniente di poema, perch noi sar di storia?

gli

parve di

si,

e poich

all'opera della storia, e gi

si

di

America

ghezza

^.

era fermato in animo di

si

scriverne una, qualunque fosse

sentiva tirare da natura

, si

deliber per la guerra

Conformemente a questa origine da una va-

di letterato o, se

cosi piace, d'artista, quella

sto-

ria difetta di ogni indagine sul significato della sequela di

DioNisoTTi, nell'op.

Il

Lettera

al

te II, pp. 75-6.

cit.

v. spec. pp. 360-70.

Greene, 20 marzo

'35,

in Arch. stor. Hai.,

N.

S.,

par-

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA
battaglie che vi sono narrate,

81

cui risultamento

il

non

sa-

rebbe stato altro che questo fatto estrinsecamente o genericamente enunciato:

una repubblica,
per

la

fondazione nel Nuovo

Gli americani vi sono lodati

trattava invece d'intenderli), perch,

si

aver

di

sua indole pacifica e per l'abbondanza dei suoi pro-

la

venti rispettata al di fuori


(e

Mondo

pe' suoi ordini pubblici felice al di dentro,

tolto

realt

la

contenti di

tornarono agli ordini

antichi,

non incontrarono peggio per non aver voluto acquistar meglio >
e vi sono altres ammoniti ed esortati perch frenino l'amore dell'eccessivo guadagno e, ove la
< cosi

corruttela

mostri,

si

ritirandola verso

riducano

suoi principi

Repubblica a sanit,

la

che era una massima

del Machiavelli assai oscura, e forse grave di un pensiero

che

al

Vico parve cogliere dopo molta esperienza e medi-

tazione,

ma

che qui intesa in modo affatto tautologico,

se non quietistico e retrivo. In compenso, il Botta rassegna le cause prossime o circostanze degli avvenimenti, e
con panoramica nitidezza descrive innumerevoli battaglie
terrestri e navali, e innesta ai racconti orazioni raffazzo-

nate e adornate su quelle originali o addirittura da lui

immaginate, e v'intreccia grande copia delle sue


sentenze morali e politiche. Le

orazioni

si

solite

sa che erano

conseguenza logica della concezione eteronomica della

sto-

come avente a fine l'addottrinare con massime generali


e il movere all'amore della virt e all'aborrimento del vizio;
e perci non finirono davvero se non col finire di quella
ria

forma che
tori, e

gli

umanisti avevano accettata dagli antichi re-

dovevano per intanto ricomparire con

zione di essa, tentata dal Botta.

Il fine

la restaura-

moralistico pre-

sente non solo nei particolari (come l dove descrive con


vivi colori le stragi degl'Indiani,
se ne potrebbero

considerato che forse

buoni principi ritrarre dalle guerre e

cittadini dalle civili discordie

),

ma

nel disegno generale.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

82

che una sorta di allegoria, nella quale

rivoluzionari

d'America stanno a rimprovero dei rivoluzionari di Francia, e Washington a rimprovero di Napoleone, cotanto dal
Botta aborrito \
Nella Storia d'Italia dal 1789 al 1814

si

notano

me-

desimi pregi che nell'altra, con di pi sovente quel calore


e quell'evidenza che viene dall'essersi l'autore trovato esso
stesso a parte dei casi che narra, e

straziato dallo strazio del proprio

un'abbondanza

di

cuore

popolo e della propria

terra: alcune pagine (per es. quella che ritrae

vari sen-

timenti e pensieri degl'italiani alla calata dei francesi in


Italia nel 1796)

sembreranno, per questo rispetto, mirabili.

Ma, quanto a meditazione profonda del tema, non vi

si

trova altro che

il

fastidio contro

governi geometrici

che poteva diventare un giudizio storico se nel Botta non


fosse,

com', semplice sentimento di reazionario;


contro

solito odio

tentati

il

il

Bonaparte. Quale logica operasse nei

governi geometrici

o nel dominio napoleonico,

insomma di q-uei tentativi e di


supremazia, era domanda che il Botta non si pro-

giustificazione storica

la

quella

poneva, e alla quale in ogni caso aveva pronta la risposta


nella sua ferma persuasione: essere gli uomini malvagi e
stolti. S

trova innanzi

il

fatto degli eserciti stanziali e dei

armamenti, che crebbero con Federico

fortissimi

II

di

Prussia e con le guerre della Rivoluzione e dell'Impero,,


e

il

Botta non sa se non sospirare di angoscia e imprecare

contro coloro che, secondo


stemi.
si

Cade

lui,

avevano inventato

l'antica repubblica di Venezia, e

il

tali si-

Botta non

sa dar pace degli iniqui modi onde quella caduta fu

procurata

senza che

gli

venga

in

mente che

suo dovere

considerarla non gi moralisticamente e sentimentalmente

Si

veda Dionisotti, op.

cit., p.

339.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

ma

come

storicamente,

quale

il

si

*.

di quella

fine

il

Cuoco,

vecchia im-

che usurpava da troppo tempo

fama

la

con danno del retto giudicare in

di sapienza governativa,
politica

dal 1800 aveva fatto

fin

compiaceva della

becille oligarchia

83

sospiri e pianti e gesti di orrore

accompagnano

descrizioni di battaglia (per es., di quella della Trebbia),

le

possono dire, e vanamente, di tutte

ripetendo cose che

si

battaglie e di tutti

campi di battaglia, tutti orrendi. Assiste

italiana ai primi dell'Otto-

alla trasformazione della vita

Della Repub-

cento, e non vi scorge altro che brutture.


blica italiana del 1802, dopo averne
letteratura, prospere le finanze,

pendenza nulla

le

definito

soldati

costretto a notare, che

servile la

ordinati, l'indi

pure un certo

sentimento dell'essere e del vivere da s nasceva e

si

pro-

tempo avrebbe fruttato ma


che avesse fruttato realmente, e in qual modo, non sa vedere. E non si avvede delle conseguenze incancellabili,
dei germi di futuro, gettati da quei venti anni di rivolpagava negli animi,

e col

gimenti e di guerre; e

cosi l'Italia,

gli

pare, nella conclusione, che

dopo una sanguinosa e varia catastrofe di

vent'anni, della quale dieci terremoti e

cani sarebbero stati per

migliori,

lei

dipresso nello stato antico

Non

si

non so quanti vulricomponeva a un

ch'egli sia a pieno con-

tento della restaurazione, anzi pur usando parole di reve-

renza pei governi di Francesco, di Vittorio, di Ferdinando


e di Pio, gli

sembra che

grandezza delle mutazioni


gli

uomini da

grandi e

esse mutazioni erano,

principi

fatte nelle
si

non misurassero

come alcuni pretendono,


.

Ma

in effetti

che

storico,

3.

se

malattie, ri-

non accagio-

principi italiani di esser tornati a prima del 1789,

Saggio

la

menti e nel cuore de-

lunghi accidenti

chiedessero convenienti rimedi

nava

ma

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

84
di

non

esserv^i tornati

abbastanza e di non aver ripigliato

via delle riforme, quella dei Giuseppi e Leopoldi, che

consolavano l'umanit e non

Riforme:

ma non

punto

spaventavano coi soldati

la

e che

all'Italia

non

lo

si

con-

tormentava,

fino a qual segno ed a qual parte


debba rinunziare per meglio assi-

risolse, era:

dell'egualit politica

modo ninno non

gran problema che

II

instituzioni all'inglese, alla fran-

cese e alla spagnuola, le quali a

vengono

la

cosi

si

curare la libert e l'egualit civile

Pi ancora delle due storie precedenti, quella in continuazione del Guicciardini, abbracciando parecchi secoli
di vita italiana
direttive.

La

lito, effetto

ed europea, scopre

la fiacchezza delle idee

dell'Impero romano

fine

pel Botta, al so-

della corruttela degli animi, che soggiace alla

forza soldatesca;

il

medioevo nient'altro che

desolata et,

massime per l'Italia; ignoranza, forza e barbarie allora


dominarono . Non pot mai tollerare coloro che cercavano di mettere in miglior luce quella et, e nemmeno il
Sismondi, che allora aveva dato grande impulso agli studi
sul medioevo italiano e che a lui pareva riponesse il
buono e il bello in ci che era stato sempre e da tutti
stimato cattivo e brutto
tere e scienze, e

ammansando
triottismo a
o

sofisti

ma

K Nel rinascimento, risorsero

animi, ancora barbari,

gli

si

cosmopoliti o filocosmi ridussero

il

pa-

vanit nazionale d'una nazione verso l'altra

e le sofisterie

si

Stato a quelli della religione

voltarono dai soggetti dello

e cosi

si

passarono

decimosesto e decimosettimo. Nel secolo seguente,


si

let-

andavano

secoli

costumi

addolcirono vie pi, e s'iniziarono cose buone, l'esame

delle relazioni civili e le riforme, e, pessima, la lotta con-

tro la religione;

lia,

la civilt sparsa

potr mai dare

Scritti musicali, linguistici e letterari, ed. Gruidetti

1914), p. 186.

il

(Reggio d'Emi

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

85

uiedesimo zelo per una patria qualunque che

la civilt cit-

tadina, e
sto

lumi universalmente

che giovano

altro peggior
di

nuovo

nuocono

diffusi pi

in que-

Alle presenti generazioni sovrasta

male

>,

sofisti,

che dalla religione

gettati alla politica, e,

come

un

sono

si

gi distrussero la

li-

bert greca e la latina, cosi minacciano quella europea. Della


cultura, dell'arte e poesia, della scienza e filosofia italiane
di quei tre secoli

Bruno

gari: del
tosto

Botta d pochi cenni, con giudizi vol-

il

Campanella dice che, usando o piut-

e del

abusando della libert nuova

di speculazione, tra-

scorsero in opinioni empie e pericolose

segn che

soli ebrei

il

primo

in-

erano discendenti di Adamo, che

Mois era un impostore ed un mago, che

le

sacre scritture

sentivano di favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori


di queste , e le opinioni pazze e irreligiose dell'altro fe-

cero maggior guasto, perch, toccando

politico,

il

entra-

rono nel midollo stesso della societ, la corruppero, e quasi

La conclusione generale

la sconvolsero .

storia

di questa terza

rinverga con quella della seconda, terminando in

una diatriba contro le assemblee


dovevano ben guardarsi.

malanno dal quale

gli italiani

I difetti,

che noi ora notiamo nelle storie del Botta,

furono notati altres tutti e presto dai contemporanei, anche


di varia

scuola; e

in

un

sol

il

Capponi non trovava in

punto di vista

danze delle opinioni


spregi contro gli

le

spillatori d'archivi ,

del saper di

menti del medio evo


nei principi
e

metteva assai

quel

variet dei fatti e le discor-

Trova spregiava

il

glio per lui se avesse voluto procurarsi

hannemanniana

lui

che da luogo alto e indipendente raccoglie

criterio sovrano

di

utopie

giii la

il

un

bottiani di-

meuna parte anche

dicendo che

Maffei riguardo ai

Balbo

lo

tacciava di

docudifetto

antifilosofiche e antipolitiche,

descrizione ch'egli faceva del Seicento

a petto di quella che era nei Promessi

sposi-, e

il

Tommaseo,

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

86
di

non aver

guardato

la storia

come scienza

n curato

molte indagini che richieggonsi ad esser testimonio

le

dei secoli

terminati

filosofia ,

n posseduto

il

il

Mazzini

fermi principi, fermamente de-

giudicava

lo

diseredato di ogni

Cattaneo era preso da disgusto a certe sue

da linguaio ^ Gli americani, com' noto, fecero grandi

frasi

accoglienze e serbarono molta gratitudine al Botta per la

pure un critico della North American

sua prima storia;

Review

di

dizioni

intellettuali,

aver

Boston

appuntava

lo

finto o alterato

morali,
i

aver trascurato

di

politiche

con-

le

ed economiche, di

discorsi, di usare troppi se con-

dizionali e di esser caduto in frequenti contradizioni per

osservare una pigra imparzialit ^. Alla seconda storia,


quando venne in luce, il Blanch in un suo esame ^ mosse

accusa di superficiale analisi, di vuote lamentele, di nes-

suna penetrazione nelle cause della decadenza e delle sventure d' Italia, di non avere risoluto il problema della storia
italiana dalla caduta della libert fiorentina a quella del
di non aver compreso che, se v^i
non
pu esser mai nella restauraha salute per
zione di ordini antichi esauriti, ma in ordini nuovi. La

domnio napoleonico, e
l'Italia,

terza

suscit

storia

malumore

Pecchio, che defini l'autore un

malinconia

tervalli di deliqui per la bellezza e per la virt


il

nel

atrabiliare con lucidi in

K Quando

Botta mori, furono ribadite ed estese tutte queste cen-

Capponi, Oart.^

maseo, Diz.

II,

255-6; Balbo, Pensieri, pp. 50, 63-4, 109; Tom-

ad nona.; Mazzini,

estetico,

245-6: cfr. Mazzoni,

re, I,

L'articolo

IV, 319; Cattaneo, Ope-

maggio

'22,

riassunto dell'autore stesso nel Museo di

se. e

legge tradotto

si

Scritti,

L' Ottocento, pp. 481, 483.


x\.p\V Antologia,

n. 17,

pp. 201-05.
3
letf.,

Inedito,

a.
*

ma un

VI, 1848, voi.

Lett. del 3

met del

aec.

XIV,

marzo

X Vili

'33

pp. 55-6.
in

Ugoni, Della

(Milano, 1858), IV, 607-8.

letter.

ital,

nella seconda

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA
sure,

come pu vedersi

87

dagli articoli critici di Michele Bal-

dacchini e dell'Aiello nel Progresso di Napoli, e particolar-

mente dal compitissimo saggio che nella Rivista europea


inseri intorno a lui

il

De Magri ^

Dalla furia di censure mosse al Botta and esente la


Storia del reame di Napoli di Pietro Colletta, composta tra
il

1824 e

1831, e pubblicata

il

ma non

nuazione,

postuma nel 1834:

conti-

gi nello spirito, della Storia civile del

Giannone, come quella del Botta voleva essere del Guic-

aveva speso

ciardini. Il Colletta, che

migliori anni nel-

l'amministrazione e nei corpi tecnici della milizia, lontano


dagli studi e poco versato nelle scienze morali e nella let-

teratura storica, era per altro meridionale, cio

mato

ambiente diverso

in

a quello donde usciva

l'altro,

era for-

taluni rispetti superiore

E sebbene non

dello svolgimento organico,

al concetto

come

e per

Botta.

il

si

non

si

giungesse

mostrava,

pessimista e scettico circa la civilt e

gresso, che faceva consistere nella

il

pro-

migliorata ragione

mezzo l'insegnamento^; e della storia aveva


concetto abbastanza largo, come narrazione sincera dei

del popolo

fatti,

analisi

delle

leggi,

esposizione

dell'avanzata o retrospinta civilt

progresso stava a cavallo tra

il

^.

di

politici

bisogni,

Quella sua idea del

secolo decimottavo e

il

de-

cimonono allo stesso modo che la sua tendenza politica


avversava da un lato le cospirazioni, le rivoluzioni e le
;

discordie

civili, e dall'altro

governi reazionari e

incivili.

Al pari del Botta, non era fautore di libere istituzioni rappre.sentative,

italiano e

a.

ma solo perch non


il

credeva a ci maturo

Profjresso, 1887,

XVIII,

162-5, 1840,

XXVI,

popolo

Opere inedite o rare (Napoli, 1861),

Op.

cit.,

I,

349-50.

I,

352.

il

263; Rivista europea,

iaS8, parte IV, pp. 477-522: cfr. Critica, ILlll, 263-5.

1,

il

napoletano in particolare; senonch, laddove

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

88

Botta retrocedeva ai metodi dei governini anteriori al 1789,


il

mirava a una prosecuzione dei governi napoleo-

Colletta

nici di

Giuseppe

dominanti

e di Gioacchino, nutriti dalla rivoluziono

nuovi codici e

dinamenti militari. Per queste ragioni

meno

assai

come

rivoluzione merc radicali riforme

la

l'abolizione della feudalit e

contrariare

nuova generazione,
ed efficacissimo

in

la

nuovi or-

sua Storia doveva

senso politico e filosofico della

il

alla quale

parlava poi in

modo

diretto

tutte quelle parti che ritraevano

con

drammaticit l'eroico sentire e morire dei repubbli-

alta

cani del 1799 e la tirannia della reazione borbonica, sco-

tendo

gli

animi e producendo

zioni dell'autore,

come

dionale

uomini del

'48

onde quel libro oper

macchina

terribile

propositi

effetti anche oltre le

gli

come

e le vendette. Del resto,

bellica

nell' Italia

esemp del

'99 e del

non

ginali interpetrazioni degli avvenimenti, e per

segue senza approfondirli


si

off're

'21,.

ori-

gran parto

giudzi del Cuoco, e nel resto

medie.

attiene a opinioni

stico, e

meri-

trasmise agli

storia, esso

inten-

il

suo tessuto cronachi-

pi ancora che nel Botta vi s'incontrano descri-

zioni di terremoti, di eruzioni vulcaniche, di

e di aneddoti

commoventi

o curiosi.

strani casi

Qualche volta

si

di-

rebbe persino essere, in quell'odiatore della superstizione,,


la superstizione;

ma

si

tratta, in verit, in quei casi, di

espedienti rettorici per innalzare formalmente la cronaca

a storia;

si

che, per es., dopo aver detto delle prime con-

giure giacobine di Napoli e dei primi patiboli, riattaccar

Mesto anche per segni di natura l'anno 1794: parec-

uomini morirono

chi

chiesa,

un

altro

e l'armatura di

citt

fulmine,

un fulmine entr

al porto di

Napoli

in

gli alberi

un vascello nuovo... Accaddero nella no-

marina continui

stra

di

ruppe dentro

e miserevoli naufragi,

d'uomini grandi, morbi gravissimi...

Storia, III, n, 17.

molte morti in

^ Cosi anche,.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

89

narrato T improvviso ritoruo d Bonaparte dall'Egitto a

Francia e d'Italia, ripiglia:

di

rivolgere le sorti

Con

mondo finiva l'anno 1799,


l'umanit, campando d'uomini

tanti morti per tutta Italia e nel

quando venne a ristorare


numero infinito, l'innesto
del vainolo...

*;

o,

marcia bovina a difesa

della

descritta la partenza da Napoli della

regina Giulia, moglie di Giuseppe Bonaparte,

mato a rimemorare

sorti

si

sente chia-

pi spesso infelici delle passate

da Costanza normanna a Carolina d'Auanch'egli visitato dall'ombra di Tacito: dura

regine di Napoli

stria*.

le

necessit (dice notando un atto politico poco onorevole del

compagno d'armi,

suo

scrive istorie

il

narrar

il

duca

tutti

Roccaromana)

di
fatti

di

chi

degni di ricordanza

o grati o ingratissimi allo scrittore, da che gli uomini ap-

prendano non ischivarsi

il

biasimo delle opere turpi che

per sola oscurit di condizioni o per rara ventura...

Teso e solenne

non ha

nell'

intonazione del racconto,

^.

Colletta

il

pieghevolezza del ragionare e svolgere, che

la

necessaria alla storiografia moderna, n la rappresentazione


realisticamente colorata dei particolari.
scorso del capolazzaro che distolse

Deve

rifare

il

di-

popolani dal parteci-

pare alla rivolta aristocratica antispagnuola, conosciuta col

nome

tumulto di Macchia, e

di

mente: Voi, Eletto,


anni che

il

le

Michele

che cominci cosi togata-

e voi, popolo, ascoltate.

mal governo spagnuolo

vendoci Masaniello popolano...

duce

fa

"*.

fu

Sono molti

da noi scosso, mo-

Nel medesimo

stile tra-

plebee e spiritose sentenze dell'altro capolazzaro.


il

pazzo, arringante pei repubblicani nel 1799;

questa volta egli stesso sente che la corda suona

Op.

cit.,

V,

Op.

cit.,

VI, V, 53.

II,

14.

Op.

cit.,

IV, IH, 30.

Op.

cit.,

I,

I,

4.

ma

falsa, e

90

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

spiacemi (dice) di averne tarpato

pi sottile per non

il

averle riferite nel dialetto parlato, brevissimo e vivace

Giova qui avvertire una volta per


deriamo

libri

tutte che noi consi-

che andiamo esaminando unicamente sotto

l'aspetto della scienza storica, scrivendo di storia della sto-

riografia e

non

di storia della

letteratura;

ma

che se do-

vessimo entrare in quest'altra considerazione, altro

rebbe da dire, e

ci

converrebbe forse rivendicare

del Colletta e del Botta contro le


<ihe loro

vennero

in^

parte dal

censure e

le

ci sa-

opere

la disistima

trasferimento del giudizio

sullo storico a quello sull'artista, e in

parte anche mag-

giore dall'essere prevalsi nei tempi seguenti diversi ideali


letterari, coi quali

quelle storie,

si

come con modelli confrontando

lo stile di

pronunziarono e fermarono condanne non

scevre d'ingiustizia. Perch giusto non far troppo pesare


sulla

memoria

Botta

del

premi dell'Accademia

della

Crusca, ed esagerare la quantit e l'intollerabilit delle


affettazioni di lingua e stile, che

si

nella storia d'America, fino a dire,

quel libro
di

pressoch illeggibile

notano in particolare

come
.

Il

si

detto, che

Botta scrittore

grande maestria, ordinato, lucido, copioso; e chi pensi

quanto basso fosse scesa in

Italia l'arte dello scrivere, gli

perdoner certe pedanterie, prendendole per quel che sono,


eccessi di santa reazione contro l'orrido gergo italo-fran-

cese della fine del Settecento, contro quella sorta di lin-

gua franca, a mala pena adatta


d'idee generiche, inettissima

al

al

commercio all'ingrosso

narrare particolareggiato,

all'espressione degli affetti nelle loro gradazioni e sfumature, al significare

con conveniente esattezza un pensiero

un po' complesso. E
che vien dal cuore;

Op.

cit.,

IV,

I,

6.

la

sua oratoria ha spesso un accento

anche quel suo descrivere secondo

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

91

un proprio pregio e produce


talora di gran belle cose, come qualche bellezza si ammira, quando ci si rassegni a una certa freddezza genele regole classicistiche ritiene

rale, nelle pitture e sculture

esse secondo

regole di

le

accademiche, condotte anche


per

ricordi,

scuola. Si

es., la

San Marco, in Zara, nel


1797, quando si sostitu col all'antico dominio veneto l'auijitriaco, tra il pianto dei soldati e persino dei pan duri, tanto
scena della consegna dei

che

vessilli di

capitani austriaci condiscesero a concedere che essi

addio

seguissero a portare quelle insegne;

o l'altro

dei reggimenti francesi che nel 1814

separarono dai loro

compagni d'arme
del San Bernardo

italiani; o
;

si

>

narrazione del passaggio

la

o ancora la scenetta deliziosa del re-

pubblicano ambasciatore Ginguen, che con enfasi di vestimenti e di gesti


g' infligge

presenta al re Carlo Emmanuele, e

si

un preparato

rettorico discorso

quale

ingenerosit francese, al

il

lealt e

sulla

buon vecchio

re risponde

parlando di cose di famiglia, e della sua virtuosa moglie,


<3

non aver

del

<iostui si

Botta

ritir

non

n l'ambasciatore, tanto che

lui

commosso

Colletta, che

il

figliuoli

e intenerito ^
fece

mai

pi del

assai

versi, era poeta, e reca

meraviglia come cosi a lungo quel suo cuore e quella sua


fantasia rimanessero rinserrati, senza dar segno di s, sotto
il

freddo abito dell'ufficiale e ingegnere militare. Le fatiche

che

egli si dette

per comporre la sua storia, in Firenze,

chiamando a consulta
e

colini

il

il

Capponi e

il

fanciullaggini, ed erano invece scrupoli


tista,

Giordani e

che idoleggia

Si

vedano rispettivamente

libri

XII,

XXVII,

ritrarli

XX

Storia d'Italia dal 1789 al 1S14.


2

Si veda, per es., in Capponi, Cart.,

I,

d'ar-

sottilissimi

suoi fantasmi e vuole

pienezza e determinatezza nella parola^. Interrogava

Nic-

il

Leopardi, hanno fatto sorridere quasi strane

293, 295-6.

XV

con

tutti,

della

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

92
ascoltava

modo

e faceva poi a

tutti,

suo, ebbe a dire

Capponi: faceva a modo del Colletta, cio

aveva

si

un certo interessamento

politico,

ma

vibrava commosso agli spettacoli di affanno,


eroismo.

umano,

Donde

gran numero di quadri

il

soprattutto
di piet, di

puro interesse

sue narrazioni politiche formano quasi

ai quali le

Da

cornice o sfondo.
lentieri la

di

il

un uomo che

di

anche quel suo accogliere vo-

ci

cronaca dei terremoti o delle eruzioni, che

porgeva materia d'arte: bellissima

gli

figura della giovi-

la

netta Basili nel terremoto delle Calabrie ^ Vuol dimostrare


la

poca convenienza della pena della berlina, introdotta

col codice francese

nelle

provincie napoletane, e che

prov a volta a volta priva

si

a causa del

di ogni efficacia

carattere burlesco del popolo o di troppo crudele efficacia

per

il

delicato pudore delle donne, e narra aneddoti grot-

teschi o raccapriccianti,

come

quello di

una Gretchen na-

poletana, morta di vergogna neiressere tratta a quel castigo, e

che egli non dice come

si

chiamasse,

tanto desiderato mistero goda almeno

il

suo

acci del

nome

^.

Que-

st'arte del Colletta basti qui notare, e potranno tanto me-

glio analizzarla gli storici della letteratura, in


s'

quanto non

intrigheranno {in distinctione libertas) nelle dispute sul va-

lore del Colletta

come

storico scientifico,

che

fonte storica o sul suo valore


,

come

quest'ultimo, l'aspetto nel quale

a noi toccava considerarlo.

Merito letterario non piccolo, per la sobria, dignitosa


e

pur disinvolta classicit dello

storia, insigne

ch'essa quando

con

stile,

ha un'altra opera di

per accuratissima informazione,


fu pubblicata,

lo spirito del

nuovo secolo:

apparve
i

in

ma

che an-

poco accordo

Comentari della rivolu-

zione francese dalla congregazione degli Stati generali fina

29.

Storia, II,

Storia, VI, IV, 47.

II,

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA
al ristabilimento del Borboni, scritti

Papi

nal cagione

da Lazzaro Papi K

11

imparziale, tanto imparziale da contentare tutti

partiti, o (eh'

nella

93

il

medesimo) da scontentarli

tutti.

La

fi-

rivoluzione francese da lui riposta

della

cieca, ingiusta, pertinace opposizione degli ordini

privilegiati, cio della nobilt, del clero e della magistra-

tura, alla universale ripartizione delle imposte

e l'at-

teggiamento della corte convenientemente lumeggiato e


biasimato nella sua stolta irresolutezza.

simata la

Costituente,

per

quelle massime,

discordie civili e

le

potevano cagionare

che nel

fatto

meno
il

la

maturarono.

del pari bia-

pei

metafisico ed

(e

il

elle

nondi-

portarono anche di buoni

eccitando gli animi addormentati e animando

la

frutti ,

particella di congiunzione che meglio esprime

pensiero del Papi)

e avviliti

dalla

tumulti che

malvagi

Nondimeno

, fatta

fieri

modo troppo

esposte in

astratto,

Ma

dichiarazione dei diritti dell'uomo

e svegliando

fuga di Varennes e la

il

frutti,

depressi

fervore militare^. Raccontata

triste figura del re e

del popolo e dell'Assemblea,

sentimenti

da quello che imparzial-

mente si riportato (dice) assai chiaro potr conoscersi


che n il Re n l'Assemblea aveano interamente dal canto
loro

il

torto o la ragione, e

da ci

si

vedranno

in

gran

parte nascere di poi que' mali che tanto all'uno quanto


all'altra

sopravvennero

^ Lo

stesso

equilibrato giudizio

serba nel discorrere del Terrore e dei suoi uomini principali (si veda, per es.,

'

La seconda

il

ritratto

del Saint-Just^); e cosi

parte (dalla morte di Luigi

Lucca, Giusti, 1830: e

la

prima pi

Parte

I,

voi.

I,

p. 23.

Parte

I, voi.

I,

pp. 112, 114.

Ivi, II, 123.

Parte

II, voi. I,

pp. 248-9.

XVI

in poi) fu edita in

tardi, in Bastia, Fabiani, ISQ.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

94

comporta sempre, persino

si

di tanto odio e di tanto

trapasser ne' lontani

Napoleone, segno-

di fronte a

amore, e
secoli

cui

il

nome giudica che

con quelli de' pi

illustri

ma non gi con
uomini veramente grandi, cio de' benefattori
dell'umano genere, o almeno della patria loro distincapitani e de' pi famosi conquistatori,

quelli degli

guendo, con l'abate di Saint-Pierre, tra


e

uomo grande

Ma

o da giudice di tribunale

ben ovvio) che

le parti

cui

insieme

non basta

allo storico

la

ragione e

il

(e tale

come non

riconoscimento

torto stanno in

da quest'antitesi

di

ambedue

torto e ragione, in

ha ragione e la ragione ha torto, egli devo


nuova idea e la nuova istituzione che si

torto

il

illustre

codesta imparzialit da moralista

basta riconoscere4n ciascun caso

gli

uomo

fare scaturire la

viene formando, se vero che storia svolgimento e progresso.

Ma

il

Pcipi,

il

quale nell'introduzione esponeva

il

suo disegno di scrivere la storia di quell'avvenimento che

tanta materia di politica istruzione ha somministrata ai

principi
altri

non meno che

ai popoli, se cosi gli

uni

come

gli

vorranno attentamente considerare quelle cagioni,

onde nacquero si gravi sciagure e fu sparso cotanto sangue ; nel chiudere poi la storia depone l'affaticata
penna , lasciando che il lettore faccia per s medesimoquelle considerazioni che le cose imparzialmente raccontate gli suggeriranno :

il

che

lettore,

avr veduti gli

errori de' principi, quelli de' popoli, e dell'umana natura .

Che

quanto dire ch'egli concepisce la storia

vecchio modo, come racconto pi o

non esser

l'istoria

Fu

gi detto alfollie e delle

scelleraggini dell'uman genere.

Parte

II,

al

delle

che un registro delle

virt e soprattutto dei vizi dell'uomo.


tro

sempre

meno esemplare

voi. VI, 272, 279-80.

Or

se ci

purtroppo vero

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA
in
si

95

buona parte quanto alle altre istorie, in modo speciale


di questa ^ Onde accadde che l'opera del Papi,

avvera

che per essere stato lavorata su tutte


bili

aveva pregio

le fonti allora accessi-

di lavoro originale italiano sulla rivolu-

zione francese, non incontr molta fortuna in Italia, dove

si

preferi leggere sull'argomento libri stranieri, spesso infe-

per esattezza, imparzialit e decoro lette-

riori all'italiano

ma

rario,

animati da un concetto o almeno da una pas-

sione politica, che a quello

mancava

affatto.

Quantunque il Botta andasse a ritroso dei tempi, form


una certa scuola, com'era naturale, del resto, essendovi, specie tra i puristi, non pochi letterati che avevano una penna da esercitare e ai quali nessun modo pi
agevole si offriva che quello di narrare estrinsecamente una
tuttavia

serie

di casi

storici.

Erano

medesimi, o

fratelli

a quei

medesimi, che componevano ancora poemi epici sul mo-

Gerusalemme, Ricorderemo tra costoro Luigi

della

dello

nuova materia ellenica, e


i comentar della Guerra dei Sulliotti contro
Janlna e poi la pili ampia Storia del risor-

Ciampolini, che

prima

scrisse

Ali basci di

volse

si

alla

'^,

gimento della Grecia^ dedicata

naca nel grave

re

al

stile tradizionale.

Ottone^: esatta cro-

Ed

io

(scriveva Giu-

seppe Niccolini airUgoni) vorrei scrivere la storia dell'in-

dipendenza della Columbia,


d'indagare presso

Buenos Ayres
disponibile

si

ma

scriverla

sul

luogo:

fa'

residente della Columbia costi, se a

il

trovasse cattedra o letteraria o storica

''..Pi

magnanima impresa

tolse su di s

Giu-

seppe Borghi, nientemeno che una Storia italiana; dall' anno-

primo

dell'eira

cristiana al 1840, della quale die fuori pa-

Parte

Firenze, 1827: recens. in Antologa, n. 74, febbr.

Postuma: Firenze,

Ugoni, Della

I,

voi. I, p. 7 e 8, parte li, voi. VI, p. 276.

lett.

'27,

Piatti, 1846.

ital.

ecc.,

IV (Milano,

1858), p. 588.

pp. 118-24.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

96

recchi volumi \ per passare, com'egli stesso dice, gli anni


della vecchiaia in

vent, s'era sfogato

pi gravi

istud
coli'

dopo che in

immaginazione e

gio-

col cuore ; e,

tanto per darsi aria di pensatore, citava sant'Agostino, e

concepiva

da

la storia

come appartenente al
mondana citt

trattata

lui

terzo esperimento ed ultimo contro la

da terminare con

l'Accettazione Evangelica, sincera, uni-

versale, pienissima

ma

^,

in realt

porgeva una sequela

di fatti, raccolti senza meditazione e senza fatica dai libri

Un

pi usuali.

napoletano, Domenico Capece Tomacelli,

componeva una

reame di Napoli dal 1250

Storia del

1303, e un'altra dal 1458 al 1464

nella

-^

al

prima raccontando

come risoluto fautore di Carlo d'Angi e nella seconda


come uno dei baroni che levarono le insegne angioine contro re Ferrante

d'Aragona:

il

che

lo fece

da taluno'' an-

noverare nella seconda storia neoguelfa (della quale


se

si di-

brav'uomo non era in realt


non un imitatore del cinquecentesco Angelo di Costanzo,

scorrer pi oltre), laddove

dal quale, attingendo lo

il

stile,

attingeva insieme

l'affetto

agli angioini e l'odio contro gli svevi e gli aragonesi, per-

durante presso molte famiglie baronali napoletane nel secolo decimosesto.

Anche

il

culto per la pura forma italiana,

promosso in Napoli dal Puoti, dominava nell'animo

di Mi-

chele Baldacchini, persuadendolo a lavorare una Storia na-

poletana dell'anno 1647^, ossia dalla rivoluzione detta di


Masaniello, storia che veniva annunziata

come

tale

che

fa-

rebbe ritratto di quella del Porzio, della Congiura de' baroni

Ma

^.

il

Baldacchini recava tracce dei nuovi bisogni

Firenze,

Le Monnier,

Op.

Ili, 720.

Napoli, 1846-7;

C.

Lugano

cit.,

1841 sgg.

ivi, 1840.

DE Cesare, in Arch.

^ Lettere

star, ilal.^

N.

S.,

XI, parte

(falsa data), 1834; ristampa, Napoli, 1863.

al

Papadopoli

cit.,

p. 187.

I,

pp. 69-72.

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

97

e non altro nella preparazione del suo libro, condotto su


manoscritti e documenti inediti.

anche

originali, e

questo ritorno alle fonti

romantica predilezione per

la

la figura

del protagonista, ci solo che riattacca ai nuovi tempi la

Storia di Manfredi re di Sicilia

Cesare

*,

studioso

del

di Puglia di Giuseppe di

Vico, della

quale

quattro

quinti

sono riempiti da lunghe note per esporre e discutere


sincroni, e che tutta da

cima a fondo penetrata

mossa ammirazione pel biondo svevo. Ma


poco neoghibellino come

<iosi

il

il

Di Cesare

il

coraggio con-

tro la perfdia, la generosit contro la vilt, opper

Manfredi contro

contro

il

attenersi a

di

mente

narrativa

Storia di Milano

della

filosofa

viamo

;
si

^,

una

tra

storia,

quali

vantava

il

altri

2.

procu-

come dicevano, puraDe' Rosmini, nella sua

di essersi volentieri privato

proporzionata ai lumi del secolo in cui

cio delle

ca-

criterio quello di

sar sempre l'esempio de' buoni storici

Fuori della scuola classicistica e puristica,

ravano

il

calcolatore Carlo d'Angi e

papi, che favorivano costui:

Tacito, che

il

com-

Tomacelli era neoguelfo:

egli difende la virt contro la malvagit,

A^alleresco

testi

di

vi-

impertinenti discussioni e lunghe dia-

tribe sui diritti della Chiesa e dell'Impero, sul cosiddetto

dispotismo de' pontefici, sull'inutilit degli ordini religiosi,


la loro ignoranza

filosofa del secolo

meno

Ma

possibile

chi voglia

Napoli,

Op.

De

e simili (e voleva,

dunque, dire della

precedente), e anche di aver parlato

dei principi e dei progressi delle arti

il

saggiare la superficialit del suo metodo

Stefano, 1837.

cit., p. 4.

Il

Di Cesare tradusse Tacito,

e d'ispirazione ta-

citiana sono le sue Lettere romane dall'818 all'830 dalla fondazione di

Roma

(Prato, L8i8): intorno alle quali cfr. Arci.

stor.

ital.,

append.,

Ili, 231.
3

Carlo

de' Hosminf, Dell'istoria di Milano (Milano, 1820).

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

98

veda come
il

il

De' Rosmini espone

tra Ariberto

lotte

le

conciliazione del popolo con l'arcivescovo, nel qual


di

somma importanza

se

non che

tratto,

il

volgo, sempre

dimenticati

mutabile e leggiero

passati

non meno

vocato

significante, di

imperiale

l'aiuto

disgusti

Comuni,

dell'et dei

in

del pari, l'altro

e,

nobili,

modo

qual

in

a un

Lanzone, che, dopo aver

contro

veda

le parti; e

converti

si

pensieroso

giogo che sarebbe venuto a imporre alla sua

pace tra

fatto

non trova luogo ad osservare

egli

fautore e aderente dell'arcivescovo

caso,

la

popolo di Milano, e l'intervento dell'imperatore e lari-

epoca, non osiam

procur

citt,

inizia

il

in-

del

racconto-

dire se fausta

funesta, in cui molte citt d'Italia cominciarono ad erigersi

quasi in altrettante repubbliche

\ Come

per Milano, cosi per altre citt d'Italia

altri

De' Rosmini

il

composero

sto-

una delle pi notevoli per accuratezza


forma (lasciamo di mentovarle tutte, perch

rie narrative, di cui

di ricerche e di

non facciamo lavoro di bibliografia) fu


degna di Giuseppe Manno.

E
come

quasi tutti
li

questi

aveva incontrati

storici
il

trovarono

Botta,

di Sar-

la Storia

critici

severi,,

quale a petto loro

il

era gigante. Al libro del Borghi furono rimproverate

senza di

moderna
il

erudizione e di

vita, l'ignoranza

della

l'as-

critica

e particolarmente germanica, l'inopia del pensiero,,

prevalere del retore sul politico

^.

del Tomacelli sulla lotta dei baroni,

proposito di quello

V Archivio

storico,

pur

mostrandosi benevolo, o almeno indulgente, verso le storie


meramente narrative, non sapeva capacitarsi del favore

onde

lo storico

egli inteso

mava un

era animato pei baroni

ribelli, e d

non aver

che ci che era accaduto allora a Napoli

episodio della fine

Op.

F. Pkedari,

cit.,

],

introd., p. viii

neW Antologia

della

I,

for-

feudalit e del sorger

105, 112, 114.

italiana di Torino, 1817, voi.

I, p. 140..

LA STORIOGRAFIA ANACRONISTICA

d'Aragona rispondeva in

del potere regio, e che Ferrante

Xapoli a Luigi

XI

di

99

Francia ^ Nella Storta del Manno un

buona descrizione esterna dei


fatti, ma si doleva che non avesse saputo guardarli al lume
delle idee e rappresentare il cammino, che pure la Sardegna, in seno di un governo cheto , aveva compiuto,
da quasi quarant'anni, nelle vie di un progresso raziocritico napoletano lodava la

nale e fruttuoso
il

e,

Manno non aveva


stamenti

passando
ritratto

al concreto,

mostrava che

natura e l'azione degli

la

veramente

o stati delle assemblee, n dato

storia sociale dell'intera isola, e, con consiglio altres


filosofico ,

aveva trascurato

il

il

significato storico

non aveva inteso

^.

M, Tabarrini,

P. Castagna, in Progresso, 1842,

in Ardi. stor.

la

poco

popolo per gl'individui, e

degli individui stessi, quale l'Angioi,


ficio e

ital.,

append.,

XXXI,

I,

537-9.

289-93.

l'uf-

Il sentimento politico nazionale

La
tari

il

suo incontro col pensiero storiografico.

memorie

carit patria e le rivendicazioni:

Il

politiche e mili-

sentimento nazionale come promotore di ricerche storiche

Diversit rispetto alla vecchia boria nazionale de^li eruditi

austerit

nuovo sentimento Il sommo dei desideri: un gran libro che narStoria d'Italia Scontento verso gli autori precedenti di
tale storia: storie regionali e municipali come materiali per essa, e romanzi storici come mezzi di divulgazione Carattere di poema che
era in quella storia desiderata e non mai. composta
Sparsi motivi e
linea generale di questo poema Esclusione della storia dei Romani
del

rasse la

dalla tela di esso


d'Italia

Prologo:

Nucleo principale:

gione poetica nell'affetto pel

poema medievale:

Una forma

Comuni

la

antichissima (preromana)

civilt

Medioevo
Kagione politica e raMedioevo
Protagonisti e azione del
il

il

popolo italiano,

il

Papato, l'Impero

secondaria e letteraria del poema: l'Uitit d'Italia e

suoi

La disistima per l'et del Rinascimento,


come quella che segnava la rovina nazionale 11 Seicento e la decadenza, come appendice satirica La storia medievale come * storia
presente Pensiero storico e affetto patriottico: necessit di distin-

avversari nel Medioevo

guerli per giudicare la storiografa italiana di quel tempo.

Ic^uel che incondizionatamente piaceva e veniva lodato

nel Botta e nel Colletta era,


rit patria,

l'amore per

l'

come

Italia, la

accennato, la

ca-

compartecipazione

alle

si

sue sventure, la esercitata vendetta nel giudizio contro

102

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

suoi oppressori e tiranni, lo scontento del presente e

lume che traluceva

il

bar-

un migliore e non lontano avvenire.


Questi sentimenti animarono altres la ricca letteratura
di memorie storiche, che s'inizi coi primi anni del secolo; quando i superstiti delle repubbliche italo-francesi
di

mondo

presero a narrare al

si
i

civile

loro travagli e

era disfrenata furiosa, e non tacquero


generali e

alto

il

commissari di Francia,

nome

il

loro

voti e

Rapporto, scritto nel 1800 al

Francesco Lomonaco,

accuse contro

le

facendo sonare

e,

indipendenza italiana

d'Italia, all'unione e

indirizzarono per la prima volta


fu

invocarono difesa e giustizia contro la reazione che

casi, e

propositi. Tale

cittadino Carnet

patriota napoletano

sulle

da

se-

grete cagioni e su' principali avvenimenti della catastrofe

napoletana

tale

^
;

anche per pi

rispetti

il

Saggio del

Cuoco, che anch'esso commemorava, nell'atto di farne


critica, la

Repubblica napoletana e spingeva

all'avvenire;

di rivolgimento negli

ture della

la

sguardo

molti altri opuscoli di quel tempo, e le

tali

memorie manoscritte venute


punto

lo

medesima

luce

in

pi

tardi.

ogni

anni posteriori apparvero

scrit-

qualit, e per esempio, per gli avve-

nimenti del 1815, baster ricordare

la Lettera

apologetica

del Foscolo.

Memorie sono per buona parte

le stesse storie del

Botta

(quelle dal 1789) e del Colletta, partecipi e talvolta attori


delle

cose che narrarono.

Il

Colletta,

mandato a confino
un pen-

nel 1821 in Moravia, col vide balenarsi innanzi


siero di eternit

veva), in

mezzo

Bistampa

al

e ide

il

suo libro, nel quale (egli scri-

alle tante sciagure che narrava, gli re-

sguito del Saggio del Cuoco, ed. Nicolini (Bari,

1913).
2

nap.,

Sua

lettera

XXXIV,

da Brunn 28 luglio

505.

'22

in Arch.

stor. x>er le

prov.

IL

tava sempre

mondo,

del

patria

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE


fissa

compendio

<^

quel popolo

de' giudizi

la ingiustizia

e con ispezialit dell'Italia, su' fatti della sua

opere onorevoli sparsamente discorse di

le

(il

pagina volle raccogliere in

cui ultima

e nella

nell'animo

103

napoletano), che solo in Italia serba

delle sperate miglioranze

seme

il

l'avere stabilito la

li-

bert dello Stato contro la Chiesa, accolto per primo

le

nuove dottrine

civili

politiche francesi, per

primo dato l'esemil sangue su

pio della guerra popolare o nazionale, sparso


tutti

teatri di

guerra d'Europa, mantenuto nel '15

della rivoluzione, e perdutili bens nel '21,

ma

in

frutti

un nobile

tentativo costituzionale e liberale.

Con queste rivendicazioni dinanzi all'opinione nazionale


bisogna congiungere

molte scritture che

le

commemorano
prova

presa dagl'Italiani nello guerre europee:

la parte

di risorta coscienza ed orgoglio militari.

questo fine

indirizzata l'opera del maggiore Vacani sulla guerra di

Spagna

^
;

alla quale

Colletta, recensendola, faceva ag-

il

giunte circa l'azione dei contingenti napoletani

desimo intento
il

si

rivolgevano

^.

Al me-

De Laugier

libri del

^,

che

Tommaseo, annunziandoli nelV Antologa ^ esortava ad

accrescere con altri della stessa materia.

Camillo Vacani, Storia

in Ispagna dal
2

1803

al

delle

campcnjne

E sebbene

gl'ita-

e degli assedi degli Italiani

1813 (Milano, 1823).

Antologia, n. 69, sett. '26, pp. 1-41 (ristamp. in Opere ined. o rare,

NapoU,

1861).

Per

l'esercito

anglo-napoletano in Ispagna

{giornale delle operazioni, pubbl.

da D. Puccemolton, in

si

veda

il

Aitologia mi-

litare di Napoli, 1885.


3

nome

Lettera agli autori delle Efemeridi militari di Francia, 1819 (col


di

un

ufficiale italiano ); Gli Italiani in Russia, 1817; Fasti

^ vicende dei popoli italiani dal 1801 al 1815, 1829


.soldato napoleonico, 1870: cfr.

p. 79.
4

N.

113,

maggio

'30,

D'Ancona, Ricordi ed

pp. 136-7.

Concisi ricordi di un
ay^e^i!/

(Milano, 1902),

104

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

liani

non

si

dilettino al pari dei francesi in racconti mili-

non incoraggino l'avventuroso

tari (e

e pittoresco, sovente

immaginario, che di quella sorta di letteratura), parec-

memorie

chi antichi ufficiali o soldati napoleonici scrissero

(Pepe, Zucchi, Ferrari, Balbo, Filangieri, Ischitella, Ber-

Baggi, ecc.), e

tolini,

il

Lombroso nel 1843 compilava

Vite dei generali italiani di quelle

portanza hanno

le

memorie

di

Guglielmo Pepe

traggono con molta naturalezza

le

guerre ^ Particolare im-

che

-,

esperienze e

le

ri-

senti-

menti onde un giovane soldato dell'antico regime passvia via a gallofilo e repubblicano, a fautore dell' indipen-

denza italiana contro

monar-

francesi, a sostenitore della

chia, a carbonaro e costituzionale nel 1821, e infine a ita-

lianissimo difensore di Venezia contro gli austriaci nel 1848.

Attraverso tutto

il

libro corre la difesa del carattere mili-

tare napoletano, gi dal

quelle di

un

Pepe assunta

inglese, e

si

mettono in

fesa che la plebe di Napoli

dello

due scritture di

in

ad accuse dello Chateaubriand,

risposta, l'una

Championnet, e

aveva

l'altra

risalto l'intrepida di-

contro l'esercito

fatta

le lotte dei sanfedisti

contro

repub-

blicani amici dello straniero, e la resistenza dei calabresi

contro

Perch

francesi nel 180C.

poneva fede

un risorgimento

in

il

Pepe a ragione non

d'Italia

merc

le

semplici

riforme civili e giudicava necessaria la guerra d'indipen-

denza; e questo

guendo

lo stesso

senso ultimo delle sue Memorie. Se-

il

impulso,

del Blanch, segnava

Giacomo Lombroso,

si distinsero nelle
2

D'Ayala raccoglieva

il

^,

le

Memo-

libro che, a giudizio

passaggio dallo scoraggiamento per

Vite dei

primari generali ed

ufficiai i italiani

che

guerre napoleoniche dal 1796 al 1811 (Milano, 1843).

Memorie del general GuCxLIELmo Pepe intorno

centi casi d'Italia


3

il

1734 al 1813

rie storico-militari dal

(Lugano,

Napoli, 1833.

1847).

alla sua vita e ai re-

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

sconfitte, e dalla

lo

105

vergogna che l'accompagnava,

alla ri-

scossa, ed egli esortava l'autore a risalire indietro nei se-

grande

alla parte

coli,

nelle guerre di Carlo

e gloriosa delle milizie

napoletano

Memorie

militari na-

e successori ^

poletane evocarono altres Andrea de Angelis, Antonio Ulloa


e Francesco Sponzilli,

il

quale, passate in rassegna le ingiu-

riose censure, nel confutarle sull'esame dei fatti, accusava


di

malafede quegli stranieri coi quali

pur diviso disagi, pericoli e vittorie


scova

napoletani avevano
dall'

Ebro

alla

ad

Gli avvenimenti del '21 e del '30 dettero origine


tre

memorie

scosa, e pel

del

Mo-

^.

come per Napoli sono

>>,

Piemonte del Santarosa,

cino, notissime

e per la

Lombardia

Maroncelli, dell' Arrivabene, del

Pellico, del

Pallavi-

senza parlare delle polemiche che

al-

quelle del Cara-

si

acce-

sero allora intorno alle storie del Botta e del Colletta (per

quest'ultima

vedano

si

le scritture dei Pignatelli, Borrelli,

Sacchinelli, Cacciatore, ecc.), com'era naturale che acca-

desse
Ignes.

trattandosi di libri che incedevano veramente pe?Memorie che non erano propriamente storie (bench

n^ contenessero

talvolta parti eccellenti),

si

invece ora cro-

nache, ora espressioni di vario affetto politico, ora allegazioni defensionali, ora
loro discordie,

zionale, che

si

si

programmi. Ma in tutte, pur tra le


nuova e vivace coscienza na-

fa chiara la

era formata.

Questa coscienza nazionale dominava anche

il

lavoro

dell'erudizione e della storiografia in tutta la sua distesa;

ed essa incit nei primi anni del secolo

alla

pubblicazione

delle grandi raccolte dei Classici italiani di Milano (seguita

da tante altre

simili)

degli

Economisti

italiani,

pi tardi a quella deWArchivio storico itaiano,

XV,

Progresso,

Progresso, 1839,

262-6.

XXIII,

235.

come

cui fon-

106

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

datori presero subito posizione contro

il

vecchio municipa-

lismo e regionalismo, e vollero che l'opera loro fosse un

monumento

inalzato alla patria

comune

non stancan-

dosi di ripetere ci in tutte le occasioni e con la maggiore

premura \ Da questo stimolo provenne anche


dine a mettere in luce

le

glorie

la sollecitu-

d'Italia; e gi Vin-

cenzo Monti, nella sua prolusione del 1803 suU'obbligo di


onorare

primi scopritori del vero nelle scienze, faceva una

focosa perorazione sugli spesso obliati o disconosciuti sco-

Vennero

pritori italiani.

fuori parecchi libercoli su tale ar-

gomento,, come quello del Beltrami, L'Italia ossia scoperte

dagV italiani

fatte

pi speciali, come la disserta-

(1834), e

zione del Coen Della gloria che in fatto di mediche scienze


agl'italiani compete'^: nel 1834

Parigi
1841-3

Le

il
il

Rinnovamento

Lomonaco recavano un'enfatica dedica

volevano mostrare

come

tico splendore ,

egregi avoli

Un

tra gli altri dal

Ma
l'altro

nel

in

all'Ita-

ai concittadini, scaduti dall'an-

un quadro,

la gloria dei

comuni

Plutarco italiano fu invocato da molti, e

Tommaseo

e dal Balbo

^.

questo sentimento nazionale era assai diverso dal-

ormai antiquato, che solo qua e

perdurava, dei

vecchi eruditi e umanisti, e che riusciva a ragione


dioso agli studiosi

purista Salvatore Betti dava fuori la Illustre Italia.

F/^e del

lia,

Mamiani pubblicava a

il

dell'antica filosofia italiana

Capponi,

Baldasseroni,

Cctrt.,

li

stranieri

Il,

23

^.

(lett. al

Il

fasti-

lavoro dell'erudizione e

Gant

marzo MI):

del 27

primo ventennio deW Archivio dorico

ctr.

F.

italiano (Firenze,

1914), pp. 27, 30-1, 38-9.


2

Venezia, 1838. Si veda anche F. Eambelli, Intorno a invenzioni

e scoperte italiane, lettere

(Milano,

tip. Rossi, 1844).

3 Cfr. Rlcoglitore ital. e stran., a. II, 1835,


4

Tommaseo, in Antologia, n.

Carlomagno, ecc.,
5

Wachler,

parte

130, ott. '31, p. 4;

II, pp. 624-5.

Balbo,

Il regno di

p. 246.

Gesch. der histor. Forsch.,

cit.,

1.

e,

p. 1060.

IL

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

della storiografia non era

come

piti,

107

nel Settecento, in

mano

di benedettini e gesuiti ed altri frati ed ecclesiastici, che


si

ma

tenevano in disparte dagl' interessi del secolo,

contrario,

amavano

come notava
la

Libri

il

loro patria e ne

in

*,

bramavano

<on diverso colorito di sentimento,

retrivi e reazionari,

come

il

mano

ci

il

per

coloro che

di

progresso. E,

notavano

altres

censore toscano, che nel 1840,

riferendo sul disegno di una Biblioteca storica italiana,


ideata dal Vieusseux, diceva, tra l'altre cose, che
sta passione di rifrugare

vano

nel passato

a que-

alcuni ora

si

da-

con occhio pi avido de' passati raccoglitori, con

animo pi preoccupato da certe idee dominanti presentemente ed indifferenti pel tempo trascorso, con mire di
rintracciare nella polvere degli archivi qualche conforto
a deluse speranze o a futuri precetti e pi tardi
;

gesuiti della Civilt cattolica, trovandosi a fronte gli scrit-

tori oiV Archivio storico, si


<

veleno nascosto

in

davano a mettere

in

mostra

quelle dissertazioni storiche

2.

il

Un

qualcosa di doloroso ed austero accompagnava, invero, in


quei cuori d'italiani, l'evocazione delle antiche memorie e
glorie, dalle quali nasceva fiducia

speranza,

morte e

ma

alla

insieme trepidazione

speranza

ma

anche, e pi, dolore

simile

pallor della

che Ugo Foscolo vide sul volto di

Vittorio Alfieri, contemplante

sepolcri di Santa Croce.

L'austerit morale e l'amor patrio, non


rettorica

al

ma come ammonimento

come gonfiezza

e sollecitudine di bene,

penetrava perfino in quella parte della letteratura storica


la quale era stata nel passato la pi sciocca e bassa e

bu-

giarda, nella letteratura araldica e nobiliare, che aveva

riempito di fumo
feudale

italiana nel

vuoti cervelli della decaduta nobilt


Seicento.

La

filosofia

Revue des deux mondes, 1841, XXVII, 883.

Baldasseroni, op.

cit.,

11-12, 7B-82.

(scriveva

il

108

IL

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

Conciliatore nell'annunziare l'opera del Littu, sulle


nobili italiane

r/lie

dacch ha invaso perfino

cole,

genealogici

gli alberi

e voleva dire appunto l'amor di patria e

erano meritate, perch

Litta, soldato e poi

il

^
;

giudizio etico.

il

ripetevano e particolareggiavano queste lodi

Altri

Fami-

giunta alle colonne d'Er-

la filosofia

^),

che

^,

uffiziale

di

artiglieria nelle guerre napoleoniche, vi era stato condotto

da gara

conversazioni dei bivacchi, con uffi^ e l'aveva concepita con altezza di propoe larghezza di disegno, ravvivando la genealogia con
sorta, nelle

ziali francesi
siti

cscursi sulla storia politica e civile


Il

sommo

di tutti

^.

lavori mossi dal sentimento politico,

anzi etico-nazionale, e quello su cui tutti

voti

si

racco-

glievano, era, com' ben naturale,

una Storia d'Italia,


della quale si avvertiva la mancanza, poich le antiche
non pi contentavano. Quella recente del Denina non conferiva certo n all'erudizione n alla critica n al senti-

mento

non

la sostituiva

il

libro del Bossi, frettoloso,

com-

pendiato sul Muratori e sul Tiraboschi, mal ordinato e non

ben giudicante

^'.

Balbo, che a questo assunto

Il

si

era tutto

consacrato e aveva intrapreso all'uopo grandi lavori preparatori lavorando lui e facendo lavorare
di erudizione

ma

anche

altri, e

l'unit e la migliore divisione di quella storia

a. P., nel OonciUatore, n.

Biblioteca italiana, 1819, voi.

tologia, n. 97,

Si

IX

ital.,

veda

gennaio
la

sua

'28,

95,

29 luglio

XV,

fini col

'19.

pp. 289, 292; F. Forti, neir.4-

pp. 50-1.

lett. del

25 giugno '43 al Passerini, in Arch.

stor.

(1853), p. 290.

Saggi

Luigi Bossi, Dell'istoria d'Italia antica

sggO-

solo

Milano, 1819 e sgg.

non

di metodica, col meditare l'idea e

cfr.

riferiti in Critica,

M. Sartorio,

te II, p. 747.

XIII, 415-7.

nel Ricoglitore

ital.

moderna (Milano, 1819

e stran.,

a.

II, 1835,

par-

IL

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

darne poi un semplice

gna

sommario

suoi predecessori e

li

109

passava

a rasse-

criticava tutti ^ C'erano, a dir

vero, sull'argomento pregevoli libri francesi e pi ancora

tedeschi, non solo monografici e sopra sngoli periodi (Si-

ma

smondi),

anche complessivi, come

nonch erano opere

d stranieri.

Il

la storia del

suoi pregi, comprovava, al parere del Balbo,

necessario che
lingua,

di

>>

se-

molti

quanto

sia

opere nazionali siano scritte con animo,

opinioni, idee, memorie, speranze, l'eligione

stile,

nazionali

tali

Leo;

Sismondi, con tutti

medesimo Balbo lamentava che

il

la storia

Gregorio VII e quella della Lega lombarda fossero state

scritte
dizi,

da un tedesco

ma

tevano essere

Segno

(il

Voigt),

amendue senza pregiu-

senza fuoco n sentimento nazionali, che non poin

un tedesco

-.

Cosi la pensavano tutti

di questo intenso bisogno fa la cattedra di

d'Italia

^.

Storia

che nel 1846 re Carlo Alberto, sulla proposta

del marchese Cesare Alfieri, presidente del magistrato della

riforma, cio ministro della istruzione, istitu nell'universit di

Torino, affidandola ad Ercole Ricotti, al quale

il

Balbo, che gliela offerse, fece osservare, ch'egli avrebbe


pel primo avuto l'onore di bandire i fatti degli Italiani
da una universit d'Italia * . Ed era giusto che, come la
prima cattedra di Scienza storica fu ideata in Napoli,
cosi la prima di Storia italiana fosse istituita in Torino.
<

voi.

Pensieri sulla storia d'Italia^ p. 453 sgg.

Pensieri cit., pp. 36, 471.

M. Sartorio,

IX,

p.

531

1.

e; A. Zanini,

in Antologia italiana, a. II, 1848,

A. Fabretti, Biografe dei capitani venturieri delP Um-

bria (Montepulciano, 1842-46), voi.

I,

intr.

Per l'opera

di G-. Campiglio

{Storia generale d^Italia dagli antichissimi tempi fino a' di nostri, Milano,
1835),

ciente
^

cfr.

Balbo, Pensieri,

p, 477,

che

la

reputava

E. EicoTTi, Ricordi {Torino, 1886), p. 127.

altres

insuffi-

110

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

Molti, o qrmsi tutti, erano

anche d'avviso che, per

nere una Storia d'Italia, era prima


zione di storio parziali

da condursi da parte

>->,

otte-

necessaria l'esecu-

pi

di

modesti ingegni per singole citt e da riassumersi via via


per regioni, finch sorgesse

avrebbe
lia

di

fatto

un

grande ingegno

il

tutto perfetto

e dato

^ Si doveva, insomma, procedere

compiere

la

grande

tere infinite volte


storia politica,

sintesi

anche

ma

analisi

all'

che

ai nostri giorni, e

prima

non

ripe-

solo per la

per quella letteraria e scientifica e


i

singoli

ne-

codice d' Ita-

come abbiamo udito

sofica e artistica d' Italia, anzi per


tori,

il

filo-

uomini e au-

anzi per le singole opere, e via frazionando e riman-

dando

a pensare, ad in-

la sintesi , cio la risoluzione

tempo

finitum, perch quel

compiuta

dell' analisi

della

preparazione estensivamente perfetta, non giungeva e non

Un

giunger mai.
sofisma,

il

solo, ch'io sappia, fiut sin

Balbo, e protest che

il

d'allora

contrario era

il

il

vero,

che l'intelligenza doveva precedere, e dal generale passarsi al particolare

molare

gli

studiosi

^.

ogni modo, allora

delle

varie

la loro pietra alla costruzione

parti

si

attese a sti-

d'Italia a portare

del grandioso

monumento.

Luigi Cibrario pubblicava talune dissertazioni e documenti


di storia piemontese, e tosto
lui la storia del

Piemonte

^.

V Antologia
Il

eccitava a dare

lo

principe di Scordia Pietro

Lanza pubblicava Considerazioni sull'opera del Botta per


le parti attinenti alle cose siciliane; e il Cant nel Ricoglitore lo esortava a dar la storia dell'isola nativa \
Antonio Vesi iniziava una serie

Fabretti,

1.

e:

cfr.

D. Buffa,

di lavori

sulla storia

in Ardi. stor.

ital.,

append.,

Ili, 239.
2

Pensieri cit., p. 474.

F. Forti, in Antologia, n. 114, giugno

Iticoglitore ital. e stran.

a. Ili, 1836,

'30,

parte

p. 95.
II,

ro-

pp. 464-5.

magnola, e
sola

il

italiana

IH

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

Progresso

Romagna,

rallegrava che la

si

regione che taceva

quanto storia

in

fosse finalmente svegliata K Attestazioni siffatte

bero agevolmente moltiplicare.


carezzata

comporre una

sue regioni in serie di

la
si

potreb-

si

un'altra idea fu allora

storia d' Italia o di ciascuna delle

romanzi

sero popolare; e ci fu chi

che

storici ,

rendes-

la

intraprese per Venezia a co-

li

minciare dalle origini, con una Irena Del/ino^; e quasi

come a Napoli

dappertutto, a Milano

in

scrissero tanti e tanti da vari autori, che

trebbe divertirsi a ordinarli come in un


rie

municipali o italiane

una

cipio a

E romanzi

corpo

a Firenze nel 1830

ne

Sicilia, se

un bibliografo po-

si

di sto-

die prin-

Collezione di romanzi storici originali italiani


e novelle storiche

letteratura e le

riempivano

strenne letterarie

dar fuori a capo d'anno

un certo

giornali di

che allora

stile

amena

si

usava

romanzesco

s'

in-

troduceva anche in opere che erano frutto di severe investigazioni erudite: per es. nele Biografie del capitani venturieri dell'

Ma

Umbria

del Fabretti.

questa ricerca di una Storia d'Italia era rivoha

veramente

alla

storia, alla storia scientificamente intesa?

Certo, alcuno, nell' invocarla,

duttore

per essa

eterna dell'uomo

raccomandava come

filo

che

sol

il

mezzo per scorgere

le

cagioni che prepararono lo stato presente della societ

Ma

chi

rechi a

mente

tutto

P. C, nel Progresso, 1842,

Recens. del

Per

IV, 627-8.

Balbo e
4

il

la

Tommaseo

Lombardia, un

Romanzi

storici

Santarosa:

tal catalogo

e,

'^

156-7.

form

il

maggio

'30,

pp. 22-35.

Correnti, Scritti scelti

ideavano e venivano componendo anche

,
1.

XXXI,

in Antologia, n. 113,

Firenze, Veroli e e, 1830.

M. Sartorio,

vere

quanto entrava in quel de-

v. V. Gian, nella

ghettone.

con-

progresso della ragione, la storia

il

p. 754.

Il

Nuova

voi. I

il

antologia, ott.-nov. 1919.

fu: / prigionieri di Pizzi-

112

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

sidrio, ricordi

di

rimpianti, rimpro-

glorie, incitamenti,

veri, giustizie, vendette, e lineazioni dell'avvenire^;

suo versarsi nella poesia e nell'arte


dere che ci che effettivamente

poema, un poema
che

si

si

il

sar tratto a conclu-

ricercava era una storia-

epico d'Italia, cantato alla generazione

accingeva all'opera del risorgimento nazionale e alla

guerra dell'indipendenza. In questa foggia

il

Balbo chie-

deva, per esempio, la storia della Lega lombarda, che non

andava a verso n come l'avevano narrata alcuni frati


-eruditi, n come il tedesco Voigt, e la vagheggiava svolta
in un libro, chiara e bella d'unit, d'interessi crescenti
e di divisioni, quasi un poema ^. Il medesimo ripeteva
circa lo stesso tema il Gioberti, il quale augurava addi io non so immaginare alcun sogrittura un poeta epico
gli

accomodato a una nazionale e religiosa epopea;


e bench, secondo l'opinione di molti, l'et delle epopee sia
spenta, io non dispero che sorga quandochesia qualche
getto

pili

sommo ingegno

che, ravvivando

poeticamente quel su-

come
Olnero coli' Iliade (che pure il quadro magnifico di una
lega nazionale) preluse al fiore dell'antica Grecia ^. La
Storia d'Italia! , esclamava enfaticamente un altro scritblimo tema, spiani la via all'instaurazione d'Italia,

tore; quali palpiti risveglia,

<<

che

ti

fanno ardentemente

desiderare la sovrana onnipotenza del genio, che trova una

forma a

tutti

concetti,

un verso, che dia vita

Anche

il

una

una parola, un

veste,

all'idea, e, traendola

colore,

da quel tur-

Sismondi aveva sentito accendersi questi sentimenti


la sua patria di origine, e nella sua Histoire des

verso quella che era

repuhl. ital. volle trovare

titoli

che

la

sventurata Italia potr pro-

durre per godere della libert, di cui godevano


JEuropa

Pensieri

cit.,

Primato

d'Italia, li, 605.

p. 37.

le

pi fiere nazioni di

IL

bine entro

il

quale confusa

gliata, rinnovi
istorico se

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

il

aggira per la mente trava-

^ Di

portento della creazione!

ne fece allora molto e buono, e

su molti punti e
si

si

si

si

risolsero molti problemi

attese invano era

il

Ila

gran poema, era

il

lavoro

sparse lume

ma

quel che

vate sacro. Se-

nonch anche il desiderato poema, sebbene non si componesse in un libro di riconosciuta eccellenza, veramente popolare e perci classico, fu pur cantato, come si poteva;
e non solo ce ne restano episodi e frammenti, ma possiamo
raccoglierne, e importa raccoglierne,
-e

fondamentali motivi,

quasi la linea generale.

E anzitutto, e per cominciare con un tratto negativo,


ad esso non apparteneva pi un motivo che per lunghi secoli, dal Petrarca deWAfrica o da prima ancora, ma pi
sonoramente dalla rinascenza in poi, si era fatto udire in
Italia: il vanto della origine romana, la storia dell'antica
Roma, trattata come storia o come parte fulgidissima della
storia della vivente Italia. Veramente questo motivo era
stato piuttosto una convenzionale immagine letteraria che
non un prodotto di spontanea e vigorosa coscienza; e contro la rettorica di quell'invenzione

epigramma

si

appuntava

il

villano

del Lessing sulle vespe (gi' italiani), nate dalla

carogna di un nobile destriero da battaglia e che si tenevano figlie di esso. In altro senso la storia di Roma era stata
celebrata in ogni parte d'Europa

come una

storia ideale,

modello di altissima e non mai pi conseguita virt;


nonch, per questo rispetto, aveva esercitato

tima

efficacia nella rivoluzione

la

se-

sua ul-

francese e nella ripercus-

sione che questa ebbe in Italia nelle varie repubbliche


sorte dalle vittorie francesi; e la

montata
nullit

col
di

giacobinismo.

L'

moda

dei Bruti era tra-

intrinseca imperfezione e

alcune forme del reggimento romano

E. B., in Rivista europea,

a. Ili,

1810, parte II. p. 321.

risal-

114

IL

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

tava evidente nei

disgraziati e funesti tentativi fatti in

epoca non lontana per farle rivivere

menti delle recenti imprese

dolorosi esperi-

di conquista

avevano

disin-

gannato circa molti splendori delle conquiste romane; la


lotta sociale tra patrizi e plebei era l'idea

pariva aver dominato in


litare

Roma

romana ^ Abbiamo

che ormai ap-

generato anche

la forza

mi-

visto la fredda accoglienza incon-

trata dalla romanit del Botta; e, d'altro canto, gi nel se-

colo precedente

si

realisticamente

erano avuti sparsi accenni a considerare

romani, dissipando

il

mito creato dagli

umanisti. A ogni modo, divenne allora in Italia comune


convincimento l' incongruenza di mettere insieme storia di
Roma e storia dell'Italia medievale e moderna, forman-

done un unico tutto sotto nome

di Storia d' Italia

Se all'epos della storia italiana


logo, questo era piuttosto
dell'Italia

si

^.

dava allora un pro-

la storia dell'Italia antichissima,.

preromana, e dai romani distrutta: lirica apoindipendente ed eguale, libera

teosi della felicit d'Italia

da ogni tirannia, anche da quella dei romani. La prima


idea di essa si trova, come si avuto luogo ad accennare,
nel Platone in Italia del Cuoco, pubblicato
il

nel 1804, tra

fragore delle armi napoleoniche, nei primi lampi di

un

risorgimento italiano: immagine di un'et dell'oro, precedente, nonch il dominio romano, le colonie greche, e culminante nella potenza etrusca, che si sarebbe poi disfatta

decadere della virt dei cittadini e con essa dello Stato.

col

Diversamente dal Cuoco, che scriveva quella storia nella


forma oVAnacarsi in Grecia, il Micali procedeva con tutti

A. Mauri, Sui romani

a. I, 1834,
2

1835,

parte

II,

e sulla loro storia^

in Ricoglitore

ital. e sfrati.^

pp. 101-11.

F. PoLiDORi (a propos. del compendio dello Sforzosi), in Progresso^

XI,

95.

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

apparati e

gli

cautele degli eruditi

le

di

115

professione

^
;

nou ostante non seppe raffrenare l'impeto poetico, che


gi gli era sorto nell'anima nel 1794, quando, viaggiando
per affari di commercio, si trov presso le solenni rovine
ci

di Pesto e

form

Anche per

lui l'Italia era stata

il

proposito delle' sue laboriose indagini.

potenza etrasca aveva

la

grande prima

d'Italia quell'anit tanto desiderata ;


si

ripartirono

da mire

svilupparono

il

di-

ger-

genera-

di quei sentimenti gelosi, che, trasmessi alle

zioni susseguenti, fecero

gran parte

poi gl'italiani

in piccole societ governate

verse d'ambizione e d'interesse

me

ma

Roma;

di

effettuata per la pi

considerare ciascuna come uno

stato rivale: eredit funesta e troppo

spesso rac(5olta nel

corso di tanti secoli, cui debbonsi attribuire le prime rivoluzioni, che in tanti
l'infelicit

simo

il

modi

influirono

motivo generatore di

su

le

Dove
quella immagine

nostre provincie

delle

2.

discordie e

si fa

chiaris-

dell' Italia

ve-

che era nei mali e nelle speranze propri dell'Italia

tusta,

moderna e perci anche Roma faceva col quasi le parti


una potenza straniera, di una dominazione spagnuola,
;

di

francese o austriaca, venuta a suggellare la decadenza.

Feroce contro

(un patriota del


simo,
la

il

feroci
'99,

si

parlamento napoletano del

cultura e la

d'Italia

romani

dimostrava

il

Cagnazzi

che doveva poi presiedere, vecchis-

floridezza

'48),

delle

il

quale descrisse

regioni meridionali

prima d'essere soggiogate dai romani

e del ca-

rattere morale di questi, ispirandosi al Vico e tirandolo ai


suoi intenti, fece nerissima dipintura

U Italia

Op.

Luca de Samuele Cagnazzi, Saggio

Napoli
175-6.

avanti

il

^.

dominio dei Romani, 1810

Ma

erano giudizi

(rist.

di Torino, 185^).

cit., I, 47.

ne' passati

tempi

e nel presente

sidla popolazione del

Regno di

(Napoli, 1820): cfr. spec. pp. 172,

116

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

divulgati,

assai

come pu vedersi da alcuni luoghi

Benci e del De Magri \ Risuonano

tali

del

motivi poetici nella

strana fantasia del Mazzoidi, secondo la quale gl'Italici,


tornati

dopo

cataclisma,

il

si

tennero divisi e soggiacquero

romana; e l'autore non celava il suo intento memorativo e ammonitivo verso gl'italiani dei suoi tempi,
alla forza

di questa et svogliata e novelliera

poi,

il

^.

Alcuni anni

di-

Fabretti lodava l'autore di certe ricerche sui po-

poli d'Italia^,

perch intendeva a

restituire alla nazione

una civilt, sola, una sola


lingua e le medesime speranze , compiendo un'opera di
verit che tanto si lega ai destini della patria nostra ^
Ma Questo dell'Antichissima Civilt Italiana era uno
sfondo lontano del poema, quasi un prologo in cielo >
l'unit delle sue genli, ch'ebbero

(che, del

resto,

si

vide riunito al

dramma

in

Primato dell'immaginoso e oratorio Gioberti):


propriamente storico, o meglio

il

terra nel
il

dramma

nucleo centrale dell'epo-

pea, era riposto in un'altra epoca, in quella che la tradi-

zione umanistica aborriva, nel Medioevo;

era trasferito

che prima

si

il

rivolgeva

ai

Romani. Certamente

Medioevo nacque altrove prima che


popoli nei quali prima

ciato la loro storia:


la

Medioevo

si

l'affetto pel

in Italia, presso quei

risvegli la coscienza dell'indi-

nazionale, e che dal Medioevo avevano comin-

vidualit

come

e al

fervore di contemplazione e di ammirazione,

il

Vico aveva bens teorizzato quell'et

ritornata barbarie

>^,

cio (poich in lui

bar-

non riteneva significato dispregiativo) come la giovent della nuova Europa, ma n questo pensiero era stato

barie

Antologia, 1822, voi. V, pp. 301, 304-5; Rivista europea, a.

I,

1833,

parte IV, p. 499.


2

A. Mazzoldi, Delle

P. U., Altre

**

Arch.

origini italiche cit., pp. 4-5, S.

viste sugli antichi

stor. ital.,

N.

S., I,

popoli dUtalia (Cortona, 1853).

parte

II,

p. 169.

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

approfondito dai suoi seguaci, n in lui stesso

117
si

congiun-

geva con l'idea della nazionalit; e, d'altra parte, il Muratori e i muratoriani avevano fatto sul Medioevo soltanto
un'eccellente erudizione di particolari.

Chateaubriand e di

anche in

suscit

l'efficacia dello

francesi e poi dei

altri

Italia

Fu

tedeschi, che

sentimento di simpatia per quel

il

tempo, come et sacra delle origini' del popolo italiano,

non gi

che avrebbe popolato l'Enotria o l'Atlan-

di quello

che

tide, e

romani avrebbero divorato

ma

e digerito,

del

popolo italiano vivo ancora e presente e agente, e che pur

aveva scosso da

allora

s gli estremi residui degli istituti

medievali. Singolare potere ebbe in ci VHlstoire des rpii-

du moyen-ge (1807-18) del Sismondi, come


ammisero^; e l'influsso germanico, combinato con
quello del Vico (che non manc mai allora in nessuna parte
della storiografa, come abbiamo notato e dovremo ancora

hliques italiennes
tutti

altre volte venir notando)

dava

ciliatore
il

un

di

sente nell'annunzio che

si

Con-

il

altro libro che fu assai letto in Italia,

d'Europa nel Me-

Prospetto generale della storia politica

dioevo di Giovanni Miiller

Cosi poterono adoperarsi

^.

te-

che l'erudizione del Sei e Settecento aveva radunati

sori

per quei tempi oscuri, e che

gli uomini del progresso di


avevano disprezzati o ignorati, ripetendo (come os-

allora

serva

Libri) che

il

qu' empcher

les

reforiies

gatori del Medioevo quasi

veniva sradicare
gresso,

animo

il

iitiles

honies

e considerando

fru-

complici degli abusi che con-

Ma, ora, proprio

filiale la storia

Dal Manzoni

2 P.,

n'taient

vielleries

il

nuovo impeto

di pro-

sentimento liberale-nazionale, cercava con grave

logio del Sismondi

-^

ces

toittes

(nella

Morale

n^WArch.

nel Conciliatore,

dei tempi oscuri.

cattolica)

utor. ital.,

n. 70, 2

si

trattasse

a colui che scrisse

append.,

maggio

che

'19,

Revue des deux moudes, 1841, XXVII, 888.

I,

il

necro-

5.

e n. 78, 13

maggio.

118
di

IL

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

nuovo, che nulla riteneva di oscurantistico,

affetto

vide dal contrasto in cui esso

medioevo

alla

senti

si

verso

medievale, inetti a intendere

fedeli del

il

valore di

quando venga congiunta con le


seguenti e con la presente riso e disgusto accolsero V Apologia del secoli barbari, che nel 1823 mand fuori un padre
Battini ^ in encomio *della letteratura e della dottrina mequell'et che rifulge solo

dievale e in difesa delle prove del fuoco e dell'acqua bol-

che allora fu giudicata qualcosa di simile

lente, e

alle

Lodi della pazzia o deVAsino^. D'altro canto, non meno


severi
e

si

fu verso gli umanistici spregiatori di quegli studi,

beffeggiavano

si

il

Botta e

ignoranti d'oggid (scriveva

mento

di

suoi echegglatori.

il

nostri

Troya), che hanno

il

porta-

grandi uomini senza avere l'ingegno del Botta,

dicono che la storia del medioevo bella e saputa. Do-

mine, aiutali
diletto

che

si

^.

sebbene alcuno

provava a riandare

le

si

meravigliasse del

orrende calamit di

quei secoli e inchinasse a spiegar la cosa col lucreziano

Suave mari magio ecc.

^,

la

generale

nesso del Mealla coscienza

^.

questa ragione politica andava unito, sebbene

di frequente che in

lismo

il

non isfuggiva

vera cagione,

dioevo con la storia presente,

altre

medievale, la nuova

d'Europa,

parti

Serafini)

appunto una

maggio '23, pp. 195-203.


M. Sartouio, nel Ricoglitore

Cfr., tra l'altro, Antologia, n. 29,

Capponi, Cart.,

e stran.^ a. II, 1835,

X, a propos.

II,

255-6.

parte

Cfr.

ita!.

II, p. 748.

delle Scene storiche del medioevo d'Italia (Milano,

1335), nel Ricoglitore, a. II, 1835, parte li, p. 231.


^

sogno

Colle, Pacini, 1823. Il B. era professore nel l' uni v. di Pisa.

il

tempi di mezzo (scriveva

Sono
dell'et pura e ingenua.
un archeologo-etnologo-poeta, Panfilo
i

meno

sentimenta-

forma che prendeva

il

M. Baldacchiki,

nel Progresso, IV, 77-8.

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

119

musica propria pel nostro cuore tempestoso ed apparenteessi ci fanno sentire, imaginando, una vita

mente muto:

robusta e vigorosa in quegli uomini fervidi, ribollenti di


azioni meravigliose e

passioni; ci mettono sotto gli occhi

sopruinane;

mostrano l'uomo individuale

ci

grandezza, dignit, eroismo; quei tempi

si

in tutta la

sua

offrono, alle no-

menti riscaldate, spogli de' vizi da' quali naturalmente


non poterono andar esenti, e che certamente non sono le
stre

cause che a s
sentimenti

di

tirano magicamente. Noi

ci

ammiriamo quei

onest, quell'amore

amicizia e di

cavalle-

resco verso la donna e verso la patria in quei tempi di


ferro,

ed in quegli uomini che sotto

cuore

\ E come

dioevo, cosi
sotto

corazza avevano un

dava voga a codesto Mele sue cronache

la letteratura

cerc di rendere popolari

si

poetico, e parecchi brani belli ed efficaci,

l'aspetto

trascelti in esse,
il

la

recava a saggio

il

Di Cesare

Del Re raccoglieva in due volumi

2,

e pi tardi

Cronisti e scrittori

sincroni di cose napoletane, accompagnandoli con versioni


italiane, fatte
I

da eleganti

chiamato l'epos
i^iogni

letterati^.

motivi che dal Medioevo traeva quello che abbiamo


italiano,

erano

dell'Italia presente.

La

le aspirazioni stesse e

quale, uscita

bi-

dalle riforme

dell'assolutismo rischiarato e dai rivolgimenti della rivolu-

zione francese, era borghese, e perci idoleggiava


italiani,

prima affermazione della borghesia nella

derna; avversa

vagheggiava

moderna

la conciliazione tra gli ideali della

e la religione, e perci

Progresso, 1845,

rino, 1840),

I,

XXXV,
lo

60.

Contro

esaltava

borghesia

pontefici

che

gli unilaterali esaltatori del

Sclopis, Storia della legislazione italiana (To-

72-3.

Progresso, IV, 70-77.

Voi.

I,

Comuni
mo-

sensismo e materialismo settecentesco,

al

Tnedioevo protestava

storia

Napoli, 1845.

120

IL

favorirono

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

Comuni contro l'Impero; gridava indipendenza

dallo straniero, e perci palpitava d'ammirazione pei

com-

Legnano contro il Barbarossa. Comuni (cio


Papato, Impero erano i tre grandi personaggi

battenti di
Italia),

epici:

stessi

gli

che in versi immortali comparivano nelle

Fantasie del Berchet.

metteva nel centro


e qui

dir vero,

per

la lotta

un

altro

ciclo epico

lo Stato forte e

unitario,

personaggi e la distribuzione delle parti mutavano

alquanto, e gli apportatori dell'unit

si

chiamavano a volta

a volta Liutprando o altro re longobardo, Arduino d'Ivrea,

Federico di Svevia,~e

gli

gorio;

ma

Magno

o altro

papi, Adriano

o Gre-

avversari Carlo

imperatore tedesco, e soprattutto


era questo, per cosi dire,

un'epopea alla Trissino, rispetto

un

ciclo letterario ^

all'altra,

che nasceva da

sentimenti e idee del tempo, e aveva dello spontaneo e popolare.

Questa grande azione epica medievale, nella quale

si

ritrovava o simboleggiava la lotta attuale in Italia, faceva


impallidire le et seguenti;
gl'italiani

menarono

cosi

onde non mai come allora

poco vanto del Rinascimento, che

era stato opera loro e che gli stranieri ammiravano, pro-

seguendone l'impulso. Della storia politica del Rinasci-

mento

solo

alcuni tratti erano inclusi nell'epopea, come-

catastrofe di essa, caduta d' Ilio e rotta di Roncisvalle

discesa di Carlo Vili;

dell'epopea: la fine del

la

come ultimo anelito degli eroi


Comune di Firenze, Savonarola,

Pier Capponi, Francesco Ferruccio.


et della decadenza sotto

il

seguiva la lunga

dominio spagnuolo, oggetto

non pi di epica ma di satira, e che una pittura satirica


formava nei Promessi sposi, che dettero come l'intonazione
ai non molti lavori su quel periodo ^ Dal quale si storna-

Si

veda

ci che ne

del Seicento (Bari, 1910).

ho detto nella

pref. ai Sa^ffl stilla letter. ital.

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

121

vano volentieri gli sguardi, bench alcuno raccomandasse


di tenerveli ben fisi ^
con questa malinconica pittura, rischiarata dall'iroil poema che g' italiani allora venivano

Cosi,
nia, si

concludeva

tessendo; ed esso sembrava la vera storia presente, non

meno

quella che, chiamandola con questo nome, ingegni


storici e pi politici,

come

studiare a preferenza:

hanno

la

Pietro Giordani, consigliavano di

che

storia di ci

fatto e patito in settant'anni,

gli

uomini

da quel tempo che

le

colonie americane d'Inghilterra, stanche dell'avara e su-

perba tutela,
rono

Il

si

alzarono a voler uscire di pupille, e usci-

qual Giordani chiamava poi

storia recente

quella dei 280 anni dalla scoperta dell'America alla ribellione delle colonie;

storia

moderna

mille anni dalla

caduta dell'impero romano alla scoperta anzidetta; e


ria antica , la storia

romana

e greca; e voleva

che

diasse la storia in ordine inverso dal consueto,


dalla storia presente.

Non

sto.

si

Il

mondo

sto-

si

stu-

movendo

nel quale viviamo que-

ha da saperlo? Sarebbe un voler camminare

tentoni nell'oscuro: con quante arti, con quante cadute!

E ben

avrebbero bisogno d'imparare in che mondo

vano quegli straordinari che sognano mirabilmente


sedere quel

mondo che

era innanzi l'anno 1520:

si

muo-

di pos-

mondo

morto e non possibile a risuscitare ^. Ma il problema


dell' Italia non era allora di moversi nel mondo europeo
com'esso s'era costituito nella storia presente ,sibbene
di ricongiungersi a questo

derno,

come

le

mondo, formandosi a Stato mo-

era stato vietato all'uscita dal medio evo:

donde il maggiore interessamento che gli italiani prendevano a quella et remota, a ci che accadde nel duodecimo o addirittura nel sesto e nel quinto secolo.

C. Tenga, in Rivista europea, 1S47,

Pagine edite in Ardi.

stor. ital.,

I,

96-7.

append. VI, 441 sgg.

122

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

La

Storiografia, infatti, indissolubile dalla

fa con la vita che

si

viene facendo.

sebbene con avviluppata eloquenza,


rizz sotto quest'aspetto

E con

vita, e s

penetrazione,
chi la teo-

ci fu allora

affermando che come

la filosofa

prende vigore dalle sue alleanze (nell'antichit con


con la politica, nel medio evo con

la

l'etica

dopo

religione,

Cartesio con la scienza, e nel secolo decimottavo col moto


sociale), cosi del pari la storia, la

sofa .

deve

allearsi, anzitutto,

quale

realizza la

filo-

con l'amore pel proprio

non gi con quel generoso interesse per tutti i


si bene con un amore speciale, serio, pieno di
passione, ed insieme con una prevenzione orgogliosa del
paese,

ma

popoli,

proprio luogo, in cui

si

vuol tenere rinchiusa e signifcata

tutta la condizione del successo

ranza.

Chi ha detto che

senza patria e senza

altari,

il

amore, eh' fede e spe-

lo storico

dev'essere straniero

chiameremo nemico dell'uma-

umanit nata a fdarsi, a pentirsi ed a finuovo a quegli che la vuol trarre in inganno .
Nei quali pregi, che potrebbero sembrare solamente morali, a voler guardare sottilmente, si chiudono anche
nit: di questa

darsi di

quegli altri che partono dall'intelletto, e che

soli si

vor-

rebbero concedere oggi allo storico per far della storia

invece di una narrazione seguita, continua, sviluppantesi

largamente
si riposi

d'una maniera progressiva, per cui

la

mente

placida e contenta sopra una compiuta organiz-

zazione e sistema de' secoli da dare quel carattere simbolico

ed ideale per cui essa l'espressione e l'imagine dello

spirito

umano,

un

musaico rotto

e frastagliato di piccoli

racconti, commentari, note, appendici, digressioni: quasi-

ch quell'ideale
festatosi

dosi cosi

di giustizia e di verit,

una volta mani-

tra la lotta della verit e dell'errore, traducen-

compiutamente nello spazio

e nel

tempo,

tesse supporre percorrere tali fasi istoriche da


fra loro che

come mai

poca

po-

Senza passione,
pu addivenire una forza che generi

la parentela e l'affinit .

la storia

si

non aver

le virtii e

che

si

uomini?

degli

felicit

la

conserva, questa umanit che

si

Questa umanit

perfeziona, che de-'

sidera, che opera, e che tutto fa scaturire


fonte,

123

SENTIMENTO POLITICO NAZIONALE

IL

da un unico

l'adageremo nella storia come un cadavere sul

funerario, senza vita e senz'anima?

Ma

Ietto

severo scrittore, di cui abbiamo rifeil


non riusciva a discernere e determinare,
distinzione dei A^ar momenti di questo processo spiri-

che

ci

rite le parole,
la

tuale: nel quale , prima, la vita che


ria, e poi

il

pensiero che

un'immagine

proietta

si

si fa

pensiero, cio sto-

come vita
un'immagine

fa a sua volta vita, e

di s nel suo svolgersi,

amore e di odio, che lirica o epos. In altri termini, egli,


come altri, non sceverava il momento scientifico della
storia da quello poetico, che non pili storia ma poesia; la
verit storica dai fantasmi del desiderio, che nei libri
di

di storia

ma

alternano ed intrecciano gli uni con

si

intrinsecamente non

confondono,

la storia

si

si

confondono mai,

e,

l'altra,

quando

si

perde e rimane la pura poesia.

L'incontro del pensiero storiografico, dominato dai con-

svolgimento e di progresso, con gl'ideali del sen-

cetti di

timento politico nazionale italiano d forma e vigore aHa


storiografa italiana di quel tempo, e insieme
gli errori,

mento

ne condiziona

che nascono api^unto dallo scambio tra

storico e

il

momento

poetico,

tra

il

il

mo-

giudizio e la

come motivo di problema


storico, e l'amor patrio come motivo costruttore di
un complesso d'immagini, che non sono pi storia. E

fantasia,

tra l'amor

questo

vede, in primo luogo, nella maggiore scuola di

si

patrio

storiografa italiana di quel tempo, che fa la scuola cat-

tolico-liberaleo (come anche

si

suol chiamarla)

neo-

guelfa, della quale ora passiamo a discorrere.

copo

P. Castagna (a propos. della edix. della Sloria fiorentina di IaPitti), nel Progresso,

XXXI,

274-86.

VI

La scuola cattolico-liberale
E LA STORIA d' ITALIA E DEL MONDO.

Carattere della

tendenza

nella scuola cattolico-liberale

Con-

ciliazione di Papato, Italia e Indipendenza: avversione alla teoria laica


dello Stato
lia.

Il

Discorso del

Manzoni

Troya

Il

e la Storia d'Ita-

Passione e fantasia poetica di lui: l'elevamento dei Goti e

l'

ab-

bassamento dei Longobardi. Le origini del dominio pontificio. La


Il Capponi e le sue Letmente di K.oma, trionfa trice dei Barbari
Cesare Balbo: affinit col Troya. Ingegno pratere sui Longobardi

concetto dell'Indipendenza come criterio per la storia d'Ita-

tico. Il
lia

L'abate Tosti e

la

Lega lombarda:

le

altre opere

La

storia

d'Italia, collocata sul terreno della Chiesa e diventata Storia uiliversale.

Le

Meditazioni del Balbo.

11

Primato del Gioberti

Duplice difetto scientifico della scuola

denza religiosa

Vani

storia italiana in

un

il

sforzi per trovare

mito nazionale e
il

minori

la trascen-

principio unificatore della

fatto materiale: riprova di preoccupazioni sen-

timentaliProgresso storiografico compiuto: erudizione e metodica*,


larghezza di sguardo storico; concezione di una storia sociale d'Italia

Verit particolari messe in luce, e consensi con la storiografia

straniera protestante e razionalistica.

c,'he

la storiografia della scuola cattolico-li'berale fosse

tendenziosa,
vertire, che c'

cosa

ammessa; ma giova nondimeno av-

tendenza e tendenza. Ce n' una che

temente spiace: quella degli uomini di partito,

mala

fede,

come

si

suol

dire, o

for-

quali in

anche accecati da rozza

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

126

accomodano

passione,
lutto

in tal

modo

da rappresentare

fatti

torto e la pi nera perfidia nel partito avverso, e

il

tutta la ragione e la pi splendente lealt e generosit nel

loro

proprio.

c' un'altra

tendenza, che nasce da fede

ricevuta per tradizione o formatasi nuova nell'animo, la

quale

allea sovente con aspetti di scientifico vero, e

si

questi trae conforto,

e,

guardando poi

di coglierne, e ne coglie in parte, le

da

alla storia, crede

genuine fattezze,

ma

insieme ne ricava la rispecchiata immagine d s medesi-

ma, una storia idealizzata sul tipo


Questa forma o gradazione confina con
si

queir immagine.

di

la poesia, e talvolta

cangia in ischietta poesia, e anche quando

si

atteggia ad

oratoria, ritiene qualcosa di eletto.

Al solo

farsi ripassare

nella

memoria

nomi dei rap-

presentanti della scuola storiografica cattolico-liberale, dei

maggiori e dei minori,


il

Balbo,

il

Gioberti,

il

Manzoni,

Tosti,

il

e via, s'intende che la loro

il

il

Troya,

Tommaseo,

tendenziosit

il

il

Capponi,

Tabarrini,

dov appar-

tenere a questa forma pi alta. Tutti fermissimi cattolici,


tutti

non meno fermi

patrioti e liberali, operarono nella

vita pratica secondo quel che credettero di aver visto delineato nella storia

qui esporre

come presegnamento

nemmeno

in

compendo

di essi prese nel risorgimento

del futuro.

la parte

italiano,

senza

che ciascuno

mi restringo a

ri-

cordare che tutti nella rivoluzione del 1848 (che pu dirsi


il

gran tentativo di mettere in azione

la loro storiografia)-

furono visti a capo d ministeri costituzionali o di repubbliche, e

pi giovani combatterono con

vecchi infiammarono gli

che tra questi

storici

altri

le

armi, e

pi

a combattere. Finanche colui

sembra avere pi degli altri carattere


Troya (il quale gi nel

di erudito e di specialista, Carlo

1820 aveva accettato e aiutato la rivoluzione gi in atto,


solo per

salvare l'onore della nazione

),

nel 1848 fu presi-

dente dell'unico ministero italiano, che ebbe allora Napoli,

127

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

un

e Ottenne l'invio di
fallito

e,

chio e infermo, la

cara patria nostra: celeste senti-

mento che ne tien vivi


aveva

in

Lombardia;

cara speranza di vedere indipendente

questa

straniero

dallo

esercito napoletano in

suo tentativo politico, pur mitri sempre, vec-

il

visitato

mezzo

e desti

Il

Montanelli, che lo

in

Napoli, lo ricorda

anni innanzi

alcuni

poltrona cui sovente

ai suoi scafiPaloni, e dalla

infermiti\ di

gambe

inchiodavalo, in crocchio di amici sfo-

gare cupi presentimenti

ed

accennare eloquente

pe-

al

ricolo dell'Occidente, al papato russo, e mostrarcelo in

mar-

ciata attilesca alla volta di Costantinopoli, e di l dittatore

selvaggio alla Europa.

se (concludeva

mo), in questo raccogliersi di tutte

cimento titanico, che o prima o poi

il

venerando uo-

forze della civilt al

le

ci

prepara

la

mosco-

mi studio di riguadagnare gli


come mi accuserete di andare a

vita ingordigia d'impero, io


aiuti del

papato latino,

ritroso de' tempi?

La

difesa e

il

^.

risollevamento del Papato contro

cuse di politica antinazionale che


chiavelli e

dei

gli

avevano mosse

il

Ma-

suoi seguaci, e contro quelle di usurpazione

poteri civili

di

avara ingordigia, delle quali era

stato fatto segno dai giannonani

volteriani, era

fondamentale della loro storiografia.

tivo

le ac-

Papato, nei secoli del decadere suo


quelli della gloria d'Italia e sua:

che aveva ereditato e custodito

il

il

Ma non

dell'Italia,

il

mo-

gi

ma

il

in

Papato del medio evo,


patrimonio di Roma,

il

genio latino contro gl'invasori e distruttori germanici, e

che perci
umanistica

quanto

superata ormai l'avversione paganeggiante appariva come la nuova Roma, sapiente

l'antica,-

questo rispetto

il

ma

ravvivata dallo spirito cristiano.

Papato era stato nei

Del Giudice, Carlo


Memorie (Torino,

secoli, e

Tro>ja, pp. 12, 17, 120.

1853), II, 176-7.

Per

poteva essere

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

128

di nuovo, segnacolo della libert e dell'indipendenza d'Italia


l'

che era qualcosa di meglio e di pi fondamentale del-

ideale unitario, utopistico, secondo quegli storici e poli-

tici,

e forse

non

E come

benefico.

Papato cominci

col

la

seconda vita d'Italia, cosi col suo ribattezzamento nazionale e liberale poteva cominciare quella della nuova, della
terza Italia che avrebbe rigenerato moralmente l'Europa,

composto
di

e sociali, e

dissidi politici

costituito

il

centro

forza dal quale sarebbe dato estendere ai popoli tutti

benefici della vera civilt, latina e cristiana.

La

storiografia

cattolico-liberale,

dunque, prendeva a lumeggiare l'opera

come

quella del bene e del progresso, svolgen-

del Papato

accomodantesi

tesi tra ostacoli,

ai

tempi, tentennante o er-

rante talvolta per nequizia di uomini e per imperscrutabili

ma

consigli di Dio,

solo presidio di salute, solo

argomento

di speranze.

Cominci

Manzoni nel 1822

il

suo Disco^so sopra

col

alcuni punti di storia longobarda, nel quale, conforme


l'esempio del Thierry e del Guizot, l'interessamento

volgeva

vinti, a quei

ai popoli

formarono poi

il

celti,

che

popolo del Terzo stato, la borghesia, e

crearono nel medio evo

vano presa

romani o

vinti

al-

si ri-

Comuni, e nei tempi nuovi ave-

umana. Ma nemmeno

la direzione della societ

per questa parte da parlare d' imitazione, sibbene di naturale consenso, nascente da conformit di situazione storica: gi

il

Micali aveva ricevuto encomi per aver guar-

dato alle popolazioni italiche ed essersi


deboli,

mostrando

romana superbia

la

-.

interessato a' pi

miseria di molti popoli cagionata dalla

\ e del pari

per la sua alta piet verso


lotta delle stirpi

tutti poi

La condizione

A. Benci, in Antologia, 1822,

Si vedano, tra l'altro,

Mauri, in Rivista europea.

gU

lodarono

il

Thierry

popoli che soggiacquero nella


dei

Romani

vinti dai

Lon-

voi. I, ^, 301.

articoli del

Blanch, in Museo, e del

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
gobardi era rimasta velata agli occhi degli
del Muratori

si

129

storici, perfino

una

era stabilita la generale opinione di

t>orta d'idillio tra vinti e vincitori,

onde

avrebbero assai presto formato

un

gli

sol

uni e

gli altri

popolo

Ma

il

^[anzoni, istrutto di ci che gi era stato assodato per altri

paesi dell'invasione barbarica sui rapporti di conquistatori

conquistati, dissip con la sua scepsi quell'idillio, mise


in

dubbio l'immaginata rapida fusione, e mostr l'ignosi era intorno a ci che formava il fondamento

ranza in cui

di tutta la storia

medioevo

sociale del

italiano, lasciando

intendere chiaramente a qual sentenza pendesse

me:

quale erano

che rimase
*

libert

se

suo esa-

stati allora ridotti

Romani, esclusi dallo Stato

costituito dalla sola nazione longobardica, la cui

era nient'altro che la

quale aveva parlato

il

riconoscimento cio della condizione di servit, alla

il

Longobardi

pressori delle

libert signorile

Vico, opponendola alla

il

svelavano non gi

si

popolazioni italiche;

della

popolare.

fratelli

ma

non sussisteva

se

opal-

cuna ragione di attribuir loro quella singolare bont


morale >-, onde alcuni storici li avevano insigniti, che anzi
abbondavano le testimonianze delle loro rapine, ferocie e
crudelt vacillava la teoria, che a essi guardava con ammirazione e rimpianto come alla caduta speranza di una
;

forte Italia indipendente

giudizio sull'opera che

Che

e si era

portati a dare diverso

papi spiegarono contro di quelli.

papi furono, in verit,

protettori dei miseri italiani,

e per proteggerli da quei feroci stranieri furono costretti


a ricorrere ad altri e pi docili stranieri, ai Franchi.
assolvere

Longobardi

e condannare

sognata unit nazionale, che


elaborare,

(diceva

d'osservare la storia
bili di

una

venimenti

il

un

Ed

papi in forza della

primi

avrebbero potuto

Manzoni) una curiosa maniera

arzigogolare gli

effetti possi-

cosa, invece di esaminare gli effetti reali d'avreali

>^

un

giudicare una serie di

fatti in vista

.
,

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

130

non della generazione che

della posterit, e

dentro o sotto

che certezza

da

ci si

trovata

come

se alcuno potesse preveder con qual-

lo stato

che a lungo andare sarebbe resultato

come

fatti diversi:

quand'anche

se,

umana

cosa ragionevole e

si

potesse, fosse poi

a considerare una generazione

puramente come un mezzo


Ci che pel Manzoni fu

che vengono dopo

di quelle

solo

un

episodio scientifico

>

occasionato dalla preparazione che egli andava compiendo

per la sua tragedia di storia longobardica, VAdelchi, di-

venne

il

compito di tutta

la vita di Carlo

senza portarlo al termine prefisso.


le

mosse da Dante,

vide
si
il

immensa

Troya, che mori

Troya aveva preso

figura (egli diceva) che di-

Medio evo dalla nostra et

il

Il

da Dante, che ormai

veniva considerando non pi rettoricamente, ma, come


Vico aveva delineato, storicamente

(epper

anche

si

cominciava a intenderlo meglio nella sua vera grandezza

Troya vide come aggropparsi


italiano. La quale egli
non guard gi con occhi danteschi, come usavano i poco
poetica)
tutti

^,

i fili

storici

e nel cui

poema

il

medioevo

della storia del

piagnoni dantisti

precazioni del poeta contro

,
i

pronti a riecheggiare le im-

papi e contro Firenze guelft, o

perfino la fede di lui nel Sacro

Romano Impero germanico,

simbolo del principio laico e statale. Che anzi, a Dante

contrappose fermamente.

stesso, egli si

anatema

una

(scrisse in

difendendo

propri giudizi) a

Io grider

sempre

lettera del 1827 a Gabriele Pepe,

chiunque chiam

lo stra-

niero in Italia, sia frate egli, papa, chierco, barone o qua-

lunque

altro.

Ma

pi di qualunque papa o chierco o barone

mi sembra colpevole un

una patria e

fiorentino, che sorti

che abus dell'ingegno in favore dello straniero... Anch'egli,


Camillo, era esule

Si

veda per

in Museo di

se.

dal

gli studi

e leti.,

a.

Campidoglio,

ma non

danteschi a quel tempo

Ili, 1846, voi.

S.

IX, pp. 193-216.

per questo

Baldacchini,

LA SCUOLA CATtOLICO-LIBERALE

131

Amalec;

Brenne che sterminasse i suoi concittadini come


e Camillo venne col brando a scacciare i Galli

dalla sua

Roma. E per

scrisse a

di

volle la provvidenza che

Dante tornassero contro

dersi le

mura

della citt, fino le

mura

deridessero dalle

contro le

'

ma
Ei

Si,

frontar lo straniero!

da quelle nobili mura!


rattiere

da Signa

dei Teutonici...; quindi

appresso quella celebre invettiva

donne fiorentine

sfacciate

poppe scoperte.

donne della cara Firenze

l'esercito

l'Alighieri faceva poco

',

perch portavano

',

Teutonici furono discacciati lungi


Il

'

villano di Aguglione

gli altri guelfi

rigo VII fondarono la

da quell'anno dur

',

'

il

da Dante, potevano

cosi scherniti

potevano avere pi senno e pi sapienza


furono essi e

uomini

baes-

ma

civile di lui. In-

che nella cacciata di Ar-

nuova Firenze nel 1312:

la

quale

Ferruccio; e

fino al 1529, cio fino a

dur per 217 anni, per quanti non dur Atene... Ma,

condo

le

quelle poppe avevano saputo af-

sere ignorantissimi ed anche scelleratissimi

fatti,

furori

che, senza chiu-

e volle

lui;

se-

piagnoni dantisti, ebbe torto Firenze d'aver avuto

da Giotto

fino a Michelangelo,

ebbe torto

ebbe torto d'aver

di parlar quella. lingua,

da Boccaccio

la Cupola,

ebbe torto di produrre

sempre gloriosa,
quantunque sempre agitata ed insidiata: Ferruccio ebbe
torto di morir per essa! ^
Si vede da questo brano (e assai altri se ne potrebbero
recare) l'animo ardente del Troya e come, in quella sua
fino a Machiavelli, e di star

concitazione, egli venisse presentando la storia per


gini vive e in grandi scene e gruppi maestosi

padre Piazzi, che


vaticinato di lui,

un grande

Giudice, op.

^.

Lett. ined. pubbl. dal

Del

imma-

l'astronomo

ebbe giovinetto a s accanto, aveva

lo

che

storico

sarebbe riuscito o un gran poeta

E quantunque

Del Giudice,

cit.,

p. 16.

op.

cit.,

suoi libri difettino

append., pp. lxxxv-vi.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

132

nella composizione e nel disegno, afiPogati sovente nella co-

pia delle erudizieni particolari,


nelle pagine dell'uomo maturo,
tico.

Nel Veltro l'ipotiposi

noia

dell'eslio,

poema,

si
i

di

sorprendono qua e

l,

guizzi dell'ingegno poe-

Dante, che, vinto dalla

cercante ristoro alla mente travagliata dal

badia camaldolese di Fonte Avellana

visita la

^
;

mezzo alle pi aride disquisizioni, si accennano simili quadri. San Germano, vescovo di Auxerre, implora invano piet per gli Armorici da Evarico re dei fenella Storia, in

roci Alani,

poich^ costui senza

curarlo

passar oltre, egli ne afferra per le redini


tale atto di afferrare le redini

ammir

l'Alano ed
bello

non

pace

ai

romantici

^,

^.

nosceva in ci

gli

ristette

parve

si

C' nel Troya questa solennit

n cercata, che

d nerbo

al

si

suo dire.

solleva da s e

Non

favorevole

professantesi anzi scolaro dei vecchi storici

innamorato dello

italiani e

destriero

vecchio venerando.

affettata

riempie l'animo

gli

dispone

cavallo:

che, vlto a mansuetudine, discese di

quell'ardire

sella e parl di

di storico

il

del suo

si
il

il

suo vizio

Tacito, tanto che rico-

stile di
^,

egli

giungeva sino a difen-

dere le concioni senonch quelle che vagheggiava e


chiamava con questo nome, non erano pi le concioni degli
storici retori, che col loro mezzo freddamente istruivano,
;

ma

procedimenti dell'epos e del romanzo storico. Si pro-

poneva

(in

piere) di

una parte

l'Editto e ne
del

tempo

danno

loro

le

Il

Del

Storia, voi.

Sua

Lettere inedite di C.

genn.

'31).

della Storia, che

presentare re Rotari

non giunse a com-

altri,

che discutono

ragioni descrivendo lo stato politico


difetto

veltro allegorico di
I,

ed

mio (aggiungeva) sar

Dante (Firenze,

di

non

1826), pp. 164-5.

parte III, p. 1144.

lettera del '25, in

Del Giudice,

Troya

op. cit., p. 69.

C. Balbo cit.,

p.

65

(lett.

del 15

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

133

sapere dipingere quel Rotari convenientemente alla natura

sua di longobardo e di ariano ch'egli era:


pessi

pur dipingerlo,

E ammirevole

il

suoi tratti scultori

farei forse

ma

se

io sa-

male a volerlo tentare?

vigore polemico della sua prosa, e certi

rimangono

fssi

nella fantasia: come, per

dare un piccolo esempio, quel luogo del discorso sulla condizione dei Romani, dove, recato

un brano

latino di

un vec-

chio giurista tedesco del Cinquecento, che affermava roz-

zamente

Romani

essere stati dai

condizione di servi:

cosi (egli postilla)

con sorriso longobardo,


rica verit

Da

si,

ma

ridotti

a vii

dice lo Herold

con pienezza di sto-

^.

Dante, dunque, e dalle storie italiane del tempo di

Dante,

il

in

sii,

Germani

Troya risali, per meglio intendere, sempre pi


non solo all'Italia longobardica ma alla gotica,

e di l alla origine

delle

stessa

che inondarono l'impero romano.


l'antitesi dei

Longobardi: se

barbarica deve andare

popolazioni
I

(egli

barbariche,

Goti divennero per lui

pensava) a una gente

rimpianto per non essere rimasta

il

poderosa in Italia e non aver plasmato a nuovo la nostra


nazione, quella certamente la gente dei Goti. E, per renderli degni di tal rimpianto,

li

disgermanizz, accettando

e difendendo (come gi sappiamo) la teoria che essi fossero


di origine scitica, identici ai Geti, di che recava a

fortissima la
istituto

mancanza presso

germanico del

guidrigildo ; e

delle pili belle virt che

a quegli

altri,

come

il

del
li

prova

caratteristico

venne ornando

solevano falsamente attribuire

si

rispetto cavalleresco verso la donna,

donne degli Amali,

contrapponendo

le

signi per civili

virt,

alle

Lettere cit., p. 66 (lett. cit.).

Storia, voi.

I,

di essi

parte V,

p.

Basine,

xxix.

le loro

Gisle

eroine in-

Rumertrude,

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

134
alle

feroci eroine

vano avuta

ma

germaniche

^ Non

greco-romana

la civilt

pensiero cristiano;

il

era appunto codesto un altro pregio dei Goti, l'animo

aperto e disposto

certamente

Ostrogoti, e

gli

essi,

popolo indigeno, se non

Una

cattolici.

gl'Ita-

rese odiosi ai

li

donne carezz

di quelle loro grandi

disegno della fusione, che

sarebbero

si

felici

fossero malaugura-

si

tamente ostinati nell'errore ariano, che

romani

benefici.

influssi

tali

fusi (felici

liani!) col

il

che negasse

gli

che nel nuovo modo di trattare la donna ave-

l'efficacia

non concessero: Ama-

fati

lasunta*.

Vinti, spersi
il

che

popolo

Longobardi,

minando
si

od oppressi
prese

il

le loro leggi e

il

furono

posto

loro

come

quali,

Goti, caduta l'alta speranza,

Troya

si

fedissimi

fece a provare esa-

spiando sottilmente

le

antiche carte,

tennero in Italia come una casta guerriera, formante

non

essa sola lo Stato, e legiferarono per la lor gente e


I^ei

romani, dei quali in quelle leggi

ragione che, essendo


vit che

si

chiamava

tamente inclusi nel

stati
1'

si

tace per la

ridotti alla condizione

aldionato

guidrigildo

buona
di

ser-

s'intendevano

taci-

stabilito per gli aldi.

In questa profonda divisione sociale l'opera dei pontefici,

avversa

siderarsi

cessaria

754 tra

proprio di

dominio temporale non deve con-

solamente legittima n solamente


al fine

Romani

d'incivilire
e

barbari^;

Franchi, al quale

Donazione

blico europeo del

giovevole all'Italia e alla

ai longobardi, fu la sola

civilt: l'origine del loro

di Pipino

Medio evo

*.

si

fond

N meno

utile,

il

ma

trattato

nedel

nome im-

die

il

il

diritto

pub-

legittimo e ne-

Storia, voi. II, parte II, pp. 513, 515.

Storia, voi. II, parte III, p. 1194.

Lettera al Condoli, ed. dal

Pref. alla

IV parte

Del Giudice,

del Codice longobardo.

op. cit., p. 209 n.

135

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
cessarlo da dire

il

dominio dei papi

in

Roma, dove

dal 728

air 800 essi furono capi e non principi (quasi con l'autorit

che tenne poi Cosimo

il

vecchio in Firenze) di una repub-

blica indipendente col suo senato e

dur in questa forma sino

al 1198,

suoi magistrati, che

quando

il

Senato romano
pontefice ^

con solenne trattato conobbe per suo principe

il

essi

sebbene

pontefici favorissero

Franchi,

non

Franchi, che unirono agli errori dell'intelletto longobardico


quelli loro propri, diressero l'inizio della

nuova

civilt, della

civilt romano-cristiana, pi estesa di quella romano-idola-

tra:

oltre

concessione alta di Dio in favore dell'Italia, dove,

Roma, s'innalzarono

iVmalfi,

Napoli e Venezia quasi

vividi fari e validi castelli contro la barbarie

^. I

presagi

delle future vittorie sulla natura longobardica rilussero gi

nel sesto e settimo secolo, se

prendere

il

nome

di

non con Autari, che pur

Flavio, con

quei longobardi che

convertirono al cattolicismo ed ebbero caro


fedele a

Roma,

volle

il

si

chiericato

con Rotari, che in latino e non in dia-

germanico promulg le sue leggi. Dopo il mille, i commerci delle citt marinare rimaste immuni dai longobardi,

letto

e anche di quelle longobardiche

romei

lo spirito

come Genova

animatore delle t!rociate,

Pisa,

viaggi

tremarini e gli studi di diritto della dotta Bologna,

rono tra

le

tante

cause per

le quali

si

ol-

fu-

popol di nuove

genti l'Italia e mutossi l'aspetto non solo d'essa,

ma

di

tutta Europa, cause tutte riuscenti all'approssimarsi degli

uomini verso

la

civilt

Romana per l'insufficienza delle


^. E allora non piacque

leggi e delle usanze barbariche

pi alle famiglie potenti d' Italia dedurre la propria origine

Lettera al Eepetti del 28 nov.

'27,

in

Del

Gtiudice, op. cit., ap-

pend., pp. xcix-cii.


2

Storia, voi. II, parte

Storia, voi.

I,

I,

p. 368.

parte IV, append., pp. 54, 62-3.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

136

da re Desiderio,

da

ma

altrettali stirpi

longobardo

fiuto

il

trione

il

piuttosto dai Frangipani, dagli Anici e

romane, procurando di

Roma

Vangelo, e insieme l'intelletto e

e d'Italia, e l'idea vivace del bello e


e

Germania

tutta la

luce

polose citt,

Grecia
r

nuova

di Tacito senti la forza della

checch potessero averne pensato

checch possano dirne

ferina o selvaggia

porr

le arti di

tempio cristiano

il

e le sue antiche selve si cangiarono in ricche e po-

Plinio,

togliersi di dossa

rec sino all'ultimo setten-

il

E Roma impose

a tutto l'Orbe o im-

parlare o ammirare la sua lingua,

in guisa

nelle pi inospiti contrade s'abbiano a leggere, e

ranno certamente,

Cauci d

presenti lodatori della vita

si

che

legge-

Livio al pari di

libri di Virgilio e di

que' d'Omero e d'Erodoto: n Arminio vive sulle bocche

non per opera di Tacito ^.


Troya sostanzialmente consentiva Gino Capponi ^^
sebbene a lui, pi cauto e assai meno poeta del napoletano,,
non piacesse cacciarsi nella intricata foresta delle razze,,
dove il Troya scorgeva moversi grandi e rilevate figure da
epopea, e il Capponi non vedeva altro che buio; onde,,
degli uomini se

Col

pur

credendo molto

alla

nella qualit dei popoli


della storia,

mutamenti

si

potenza inestinguibile della razza

e che l'etnologia formi la base

ritraeva innanzi alle difficolt di quei tanti

di sede e, spesso, di nomi. Ci che a lui

pareva

in-

contrastabile era, che con la invasione longobardica cominci


la

nuova storia
di un popolo

d'Italia:
affatto

con l'invasione subitanea,

nuovo

e diverso

cio,

non trovandosi

tra le barbariche altra che a questa somigli se non, per qual-

Ivi, p. 6B.

Storia, voi.

3 Lettere sulla

stor.

ital.,

rini, voi.

I,

parte IV,

p. 405.

dominazione dei Longobardi in

Italia,

1844 sgg., e ristampate in Scritti editi


I.

pubbl. neWArdi.
ined., ed.

Tabar-

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
che rispetto e con
Affrica, laddove

sempre

mente

effetti,

quella sola dei Vandali in

Longobardi cangiarono a un

condizioni d'Italia e rinnovarono

le

forma e

la

labili

137

la civil condizione,

ma

sostanza e tutto l'essere della gente nostra

tratto e per

non

sola-

per cosi dire la


.

Pi prudente

era altres circa le illazioni da trarre dai due disputatissimi luoghi di Paolo Diacono (oscure epigrafi segnate a

capo della nostra nuova storia, e che allora furono ansiosamente interrogate ed ebbero altrettanti comenti quanto qualpi pregnante passo dei Vangeli e delle Epistole);

siasi

sul significato di alcune

come anche
Rotari;

parve che

gli

la

parti

dell'Editto di

forma data dalla conquista


tale, che senza una litempo venir ampliata ed

nazione italiana dovette esser

alla

solenne

berazione
estesa

, il

ficienza e

dal

potesse

che era da attribuire, in ogni caso,

non

Risolutamente invece rigettava

da alcuni

tutto

il

Comune

il

all'insuf-

italiano:

tenuta soprat-

germanica,

os-

sogno di eruditi

quale sarebbe convenuto dire che finanche lo

spirito guelfo era in Italia

Ma

la dottrina,

storici tedeschi, dell'origine

sia longobardica, del

seguendo

alla virt delle istituzioni longobardiche.

una germanica tradizione

Capponi s'arrestava pensoso innanzi agli elementi


si era formata

contrastanti della nazione italiana, quale

da elementi germanici non espunti (Carlo Magno

s'intitol

re dei Franchi e dei Longobardi ) e da elementi

romani

sicch quando

coi Co-

non

conciliati e per

muni

risurse

da quella vittoria
sizione;

sempre

un popolo
,

attivi,

italiano, usci

monco

dimezzato

con dissidi nella sua intima compodi guasto nel

germe

nuova nazione, il fato della posteriore


Ci non accadde in altri paesi di Europa, e

storia

onde quel ch'era d'infermo e

vitale della
italiana.

Scritti cit., I, 57, 68, 77, 101, 117-20.

fran-

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

lo
cesi nli

imprecano all'invasione dei Franchi, n gl'inglesi

a quella degli Anglosassoni, laddove in Italia

furono quasi come

Arabi nella Spagna,

gli

germanici

eccettoch

non mai cacciati ; e la storia nostra una continua disputa, da quella sulla lingua a quella sui cardini della
storia stessa. Par quasi che talvolta si affacci seduttore
alla mente del Capponi il concetto degli avversari, di coloro che lamentavano la mancata consolidazione ed estensione

regno

del

Spagna

e Inghilterra;

sentire:

pur

si

ma

avrebbe potuto dar

che

longobardico,

origine a un'Italia^ unitaria e

pari

forte, al

egli lo discaccia

Meglio che nazione longobarda, piace a me, quali

fossero e sien per essere

destini nostri, piace a

ci

aspettano tuttavia, essere popolo italiano

Perch

nome

Il

sventure politiche della patria pur con-

alle

da essa compiuta nel mondo

forto e speranza l'opera

mondo.

me,

patimmo

nella oppressione stessa e nei dolori che noi

che

Francia,

di

con dignitoso

di

romano imperatore

e pel

preso dal franco

Carlo, era umiliazione ai tedeschi, decoro agli italiani; la

promossa da Carlo presso

civilt latina,

popoli, fu

nuovi e rozzi

vero e durevole servigio reso dall'Impero oc-

il

cidentale alla civilt del

mondo

il

papato, se

come

po-

tenza spirituale, ecclesiastica e cosmopolitica non poteva

dar forma

all'Italia,

pure con Gregorio VII

candq e trasse fuori quel che quivi


imperatori

agli stranieri
le

citt,

papato e

il

le

e,

>>,

citt

fosse

il

fecero

Europa, abbracciandone

pensiero cristiano, che

tradizioni

Op.

cit.,

si

I,

si

and

cer-

poich altro non v'era che

grandi e splendidi

quei due secoli che a Gregorio seguitarono


pli la storia di

da contrapporre

il

tutto,

Chi contem-

vede

come

nutriva di greche e di latine

svolgesse con maggior pienezza nelle pro-

78-80, 125-6, 153.

139

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

romane che

vincie
tr

nelle germaniche, che

allev. Della

stirpe

latina

anche nu-

esso

gran dote

il

concetto

dell'unit comprensiva in religione e in politica e in ogni

cosa; laddove ci che v'ha di proprio nei popoli soprav-

negazione:

venuti la

fitantesimo nella religione,

calcolo
<M'iter

nella

freno nella politica,

il

puritanesimo nella morale,

carit, e l'analisi

Capponi comparava

il

prote-

il

il

Con

nel discorso.

il

siffatti

ogni altro

l'arte, la poesia e

aspetto delle due culture, non negando gi che ai popoli

germanici tocchi gran parte

ma

moderna,

in ci

che

chiama

si

ricordando che un italiano ampli

coprendo l'America, laddove

le altre

il

civilt

mond

due scoperte che eb-

bero grande efficacia nell'avviamento della nuova civilt, la

stampa

e la polvere,

dovute

ai

germanici, furono, come

posteriori ritrovati, di carattere

meccanico ^

Ma

loro

queste ul-

time e alquanto passionali considerazioni furono stese vera-

mente dopo
Prima,

1848, in tempi di delusione e di amarezza.

il

Capponi

il

alla civilt

si

affisava soprattutto,

germanica, negli

elementi

civilt greco-latino-cristiano-italiana.

anche guardando
latini,

domandava) di leggi barbariche, dacch


spenta?
il

ricordava che

nell'unica

Che cosa rimane

nell'udire in

la

(egli

feudalit fu

Monaco

Baviera

di

gius primitivo dei tedeschi, illustrato dal prof. Philips

con singolare

felicit

d'ingegno,

a sfoggio d'erudizione

le cose

per fermo che cosi facesse anche


tavano,

quali

si

addottorano

gli

pareva che discorresse

d'un altro mondo, e teneva


ai

bavaresi che lo ascol-

al pari di noi

zioni e sulle Pandette, e di queste

si

approfittano

scienza una ed universale dei popoli colti

L'animo del Capponi era meditativo,


bilit estetica e

sulle

Istitu-

come

di

^.

di squisita sensi-

morale; quello del Troya, come s' visto.

Op.

cit., I,

137-51, 184-5, 194-6.

Op.

cit., I,

123.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

140

tra poetico e religioso, assertore della religione della stirpe.

Cesare Balbo fu diverso dall'uno e dall'altro, sebbene dell'uno e dell'altro partecipasse gli ideali politici, e con l'uno
e con l'altro fosse in ispirituale

Quando

propositi.

ria d'Italia,

il

scambio

e di

di pensieri

Troya attendeva alla sua grande StoBalbo dava fuori il primo volume di una
il

Storia d'Italia sotto

Barbari, che egli pensava di prose-

guire fino a comprendere intera la storia della nazione


si

ferm perplesso, avuta notizia delle indagini che

conduceva, aspettandone

loro carteggio ci ri-

il

solo raccolta importante di discussioni e consi-

derazioni scientifiche,
alti cuori,

ma

risultamenti, e presto entr in

corrispondenza col napoletano; e

mane non

l'altro

quali,

ma documento

prima

di

annodare

nobilissimo di due
le loro relazioni let-

terarie, vollero l'un l'altro confessarsi sulla loro vita pas-

sata e sui loro sentimenti politici e morali.

Comune

era

il

loro disegno letterario: dare all'Italia quella tanto deside-

rata

Storia

che abbiamo udito invocare in quegli anni

Troya al Balbo) Ella


senza dubbio l'uomo che da lungo tempo io cercavo, ed
da tutte

le parti. Si

(scriveva

il

indarno, per potergli parlare a mio senno intorno alla storia

d'Italia; ed

Troya:

l'ho

in fine

trovato!

Certo, noi serviremo la nostra

patria, della quale, s'io

il

Balbo al

comune

e dolce

non m'inganno, ed Ella ed

biamo inteso uno dei primi bisogni, che una


l'abbiamo inteso, parmi, al modo medesimo . E

io

ab-

Storia, e
il

Troya,

che pure aveva prima vagheggiato, e torn poi a sperare,


di poter

allora

condurre

la

sua storia fino

Dante

al secolo di

s'industriava a togliere l'amico dalla sospensione

in cui si trovava e a incoraggiarlo, dichiarandogli di aver

circoscritto

il

suo

storie d'Italia oltre

anzi
Ella

si

lavoro, e che
il

non avrebbe

dettato

1000 e la morte del terzo Ottone

sarebbe forse

fermato

dunque ha ottocento anni e

all'

888 ovvero

al

964:

forse novecento a do-

141

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

ver* percorrere solo: pensi ora se non sarebbe un suicidio

per Lei ed un assassinio per noi, se Ella


nere in principio del suo cammino K

si

volesse rima-

Senonch il Balbo non era ingegno di poeta, non di filosofo, non veramente di storico: era piuttosto un ingegno
pratico, con la durezza dell'uomo pratico, che non si lascia distornare dalla sua idea, la
gli riesce

in lui

come idea

pendenza:

il

unum
:

fissa

del

Balbo fu l'indi-

necessarium

et

'.

l'indipendenza

sembra concetto indeterall'incontro, l'Indipendenza! Que-

Libert

minato e controverso
sta

L'idea

fissa.

porro

dagli stranieri.

non

quale, fintanto che

entrare in processo di attuazione, sta

di farla

gli

parola, questa idea chiara, precisa, che tutti in-

tendono in

tutti

tempi, in tutti

luoghi

al

medesimo

modo. Qui non v'ha luogo a dubbi od ambiguit


All'indipendenza subordinava

il

suo stesso guelfismo.

Nin-

non guelfo: dico


guelfo, pili guelfo che non fu niun guelfo mai; se
non condanna i ghibellini del loro principio antinazionale,
e i guelfi di non avere spinto il principio loro all'ultimo

no storico d'Italia sar buono mai

se

termine della compiuta nazionalit

E, col concetto del-

l'indipendenza inchiodato dentro della testa, la storia d'Italia gli si configur

come

triste spettacolo di

il

una dipen-

denza quasi continua, sebbene varia in sifi'atta continuit,


e di un'indipendenza non mai raggiunta e solo tentata o
di rado e per breve

tempo

toccata. In grazia dell'indipen-

denza, egli esalta a grandi uomini e a grandi avvenimenti


lievissimi incidenti storici; e dice, per esempio, che

Gregorio
nieri,

II,

il

quale avrebbe resistito

con forze italiane sole

e costituito

la

di citt italiane verso l'anno 727, quattro secoli e

cfr.

Lettere di C.

Troya,

Troya

Storia, voi.

I,

e Q.
p.

Balbo
II,

cit.,

p. 55.

papa

senza aiuti stra-

prima lega

mezzo

pri-

pp. lo, 61, 62 (lett. del '30-31)

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

142

ma

della famosa lega di

sto

a capo della

Lombardia

lista de'

dovrebbe esser po-

grandi uomini sconosciuti ai

certo, l'inventore del vero metodo di libert italiana meriterebbe, pi che non tanti altri inven-

posteri; e,

pretesi

tori

tempi che

non

o minuti, di essere tratto

circonda

lo

gli riesce di

della civilt

amare a pieno
di una
l'et veramente

italiana, e

avanzatissima

stra letteratura, nella

che

servare

produr

la

civilt , e

l'et

dei

civilt

il

il

l'et

classica e virile della no-

manc quel bene fondamenspiega in certo modo con l'osanche sola

libert

poteva

che ebbe di pi in aiuto

delle lettere antiche, profane e cristiane


rifiuta netto

Comuni,

feconda, ricca ed

quale

che egli

paradosso

tale:

dalla oscurit de'

Per amore della indipendenza,

Cinquecento,

che

la

doveva
memoria

Per quell'amore

gli stranieri

chiamano

secolo del risorgimento e riconoscono questo da noi

laddove

il

;.

risorgimento vero fu principiato da noi due

prima, e

secoli

ferm anzi nel Cinquecento tra noi,

si

passando agli stranieri

grandi uomini del Cinque-

cento erano nati e s'erano allevati nel secolo precedente,

quando ancor viveva l'indipendenza. Sempre per lo stesso


amore, egli non esita a biasimare forte i papi come Alessandro VI, Giulio II, Clemente VII, del quale ultimo dico
che
darla
dici,

l'assedio

in

scellerata

italiana,

di

mano

al

come opera

il

colle

armi imperiali,

di

simonia,

che fu rinnegamento di tutte

contro l'Imperio
tutto

Firenze

il

suo

degenere e bastardo Alessandro Me-

Cosi,

infame opera,

le tradizioni

papali

da arcigno magistrato, giudica

corso della storia italiana, spesso condannando o

di rado assolvendo, e solo talvolta sospirando di

non po-

ter assolvere; e parimenti, da giurista che scriva un'al-

legazione, tratt tutta la storia della civilt, misurando,

come

la

prima

col concetto dell'indipendenza, l'altra

con

quello della religione cattolica, e perci rigettando tutta

14B

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
tempi moderni, non perdonando

la filosofa dei

ai

Bruno
Ma-

e al Campanella, a Cartesio e al Kant, severissimo al

benevolo anche

chiavelli, poco

rimasero

deschi, che

biasimando

al Vico,

indietro

agli

altri

per

te-

lo spirito

prima ghibellino, poi protestante contro Italia e Roma .


Con qualche gioia e con molta speranza riguardava soltanto l'et della nuova restaurazione cristiana: quei venticinque anni

dal 1815 al 1840 (l'anno in cui scriveva),

come

nei quali,

non mai dal principio della

cristianit,

fu cosi forte la connessione, la dipendenza reciproca delle

Repubblica
sue membra, non mai quella espressione di
Citt di Dio ', furono cosi veri,
od anche di
cristiana
'

cosi reali

ora

E, girando attorno lo sguardo, gli pareva che

tace la Germania, tacciono Inghilterra e Scozia; tace

insomma
dente

lia ; e

forse

'

un

tutta la filosofia restaurata (pagana)


e che

qui viene forse

sognava

ci

il

che potrebbero, ci che potranno

stupenda via della

di gl'ingegni italiani in questa

civilt perfettamente cristianizzata, la quale pi

nissuno fatta forse per

essi,

da quella dei Tirreni, e va

denso com' di
simo,

fatti e scritto in

dall'et an-

fino

al 1848, e,

serrato e rapidis-

istile

monotono, perch quella serratezza e rapi-

non stringe per

dit

ma

riesce

che per

naturalmente ed antichissi-

mamente cristiani, civili e cattolici ^


Il Sommarlo della storia d'Italia comincia
tichissima,

indipen-

destino filosofico d'Ita-

sintesi

un pensiero ricco e vario,

la precipitevole parola di chi enuncia fatti e fatti,

che riescono sempre alla medesima conclusione, periodi-

camente picchiando

col martello e facendo risonare

petuo ritornello: l'indipendenza.


consapevole, tanto che avverte

Pensieri

321, 401.

sulla

storia

il

per-

di ci egli stesso

lettori:

dUtalia, pp. 22, 42,

45-9,

Chi tema nel

53,

54, 99, 123,

144

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

nostro compendio la preoccupazione dell'indipendenza,

corra ad

anima
tosto

La preoccupazione dell'indipendenza

altri.

di tutte le storie nazionali scritte

da Mos

ri-

fu pur

da Erodoto o piut-

in qua. Della sola storia d'Italia si fece so-

vente un'apologia od anche un panegirico della dipendenza;

sappiamo, almeno in

ci, porci al

dalla servilit fino a questo punto

par degli

almeno

Usciam

altri.

di pronunciare,

o lasciar pronunciare la parola d' indipendenza, nella storia

Il

Sommarlo dovrebbe

essere

la

narrazione

di

quella storia, di cui- nei Pensieri studiata l'idea direttiva


e segnata
alla

ma

trama;

la

porta

Balbo era pi atto a mettere

il

con brusco cipiglio

che talvolta a premerli

al

personaggi storici o an-

seno con austero fuggevole ab-

non a guardarli, a penetrarli e a intendere


l'ufficio che adempirono, ben pi vasto e

braccio, che

l'opera loro

vario che non quello solo di favorire o impedire l'indipen-

denza poltica

d'Italia. Certo, a leggere certe sue pagine,

quel degnissimo uomo, di rigida virt e di

bra quasi fanatico:

alti sensi,

Di costui (Berengario), che

sem-

tn

da

principio fece vassalla la corona d' Italia, che dal principio al fine per trentasei anni di regno interrotto fu

gran chiamatore e

soffritore d'ogni

cero alcuni moderni

vera

storia,

povera

re di

un eroe d'indipendenza

questo nome,

Arrigo fu bens in

ma

pi nella storia chiamato,

pi

Italiana! po-

povera indipeiTdenza Italiana!

politica,

come s'interpretano!

il

sorta di -stranieri, fe-

Italia

il

primo

fu in Germania, e cosi per lo


il

secondo:

....

e se ci resta ver-

gogna il prender numeri e nomi altrui, ella per certo


delle minime che ci vengono dalla straniera signoria .

Roberto Guiscardo erasi occupato

dirsi in Puglia, e cacciarne

terre; e, per

rasse

volersi

pur troppo

far loro

l'offerta

fin allora nell'

Greci, e

perseguirli

ingranin

lor

imperatore, dicono trascu-*

del regno d'Italia fattagli da

Gregorio. Quante belle occasioni perdute!

Corrado fu

il

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

145

primo imperatore che non iscendesse mai

in Italia: fu-

rono

d'abbandono, di respiro, dal signore

quindici anni

^straniero

cosi via, per tutto

semplice riflessione per

libro.

il

avvedersi che

se

Basta ora una


per

gl'italiani

lunghi secoli non sentirono come problema capitale della


principi

loro vita politica l'esclusione dei

stranieri

non doveva essere realmente

terra loro, questo

dalla

allora (come

divenne nel secolo decimonono) problema capitale

modo

perci farne criterio di giudizio trattare in

e che

arbi-

trario e angusto la storia d'Italia.

ma

Angustia nella scienza,


vita pratica.

ingegno

il

altres

Balbo

meno inventivo

il

Troya

giori della scuola; e dal


dite fantasie

Goti*.

torno

E
al

arrischiati

di

ne tolse

dirittura e

tra gli storici

tolse molto,

giudizi,

congetture e

le

come

modestia

ma

con giustizia qualific

altres

Rima-

Troya, raccolti dal suo amico

storia, della

Lega lombarda, che il Balbo e


da un italiano e per italiani,

Cesare Balbo

Di quella

Veltro:

Carlo

sugli de' lavori

di

=^

avevano augurata,

scritta

un manifesto d'annunzio,
monaco Luigi Tosti; il quale, nel tracciare

usci ai primi del '48

del suo libro:

rono nostri pari; e

mo

ar-

culto pei

il

giudizi su Dante, in-

neir inviarne un esemplare all'autore del

del

mag-

anche di

quale scrsse un grosso volume, la Vita di Dante,

che egli con

altri

saldezza nella

per questo carattere pratico del suo

Italiani (esclamava), quegli


le

chiavi che oggi

col

nome

disegno

il

uomini

impugna

il

fu-

massi-

Pio, sono ancor calde della vita del terzo Alessandro .

Della storia d'Italia dalle origini

ed. decima (Firenze, Lemonnier,

fino

1856:

ai nostri tempi,

nuova

ediz.,

1912); pp. 130, 137, 157, 170.


2

Op.

G. Trevisani, Carlo Troya, ed.

cit.,

p. 96.
cit.,

p. 299.

Sommario,

Bari, Laterza,

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

146

Segui la storia promessa, quando gi rivoluzione e

guerr^^

d'indipendenza erano in corso, e l'autore scriveva:

Men-

tre io ero tutto in questa storia, dico in questo salutifera

anno 1848, fa

tale e tanto repentino scroscio di

che addivenne intempestivo


a quei

il

umani

fatti,

ministero dello storico, che

indirizzava. Io scrivevo per Italiani italiane

fatti

quando tutta Italia trabalz in piedi e si mosse per


l dove la vanno scorgendo i pkcati cieli... Levai tosto la
mano da queste pagine, ed alla patria che esce, come da
glorie,

feudale castello, dagli steccati del medioevo,

medioevo, consegno questo volume...

io,

uomo

del

Ite, o fratelli; orate;:

mente basti non solo al concetto della vostra


anche a quello di tutta l'umanit .
Il Tosti prendeva qui gesto ed accento di sacro oratore, ma non era gi quel che si chiama un predicatore.
Monaco di Montecassino, di quella badia che aveva irrage la vostra

nazione,

ma

tanta, luce d'arte e

giato

di cultura, sentiva

risorto

nel

suo petto l'animo di un ardente seguace di papa Gregorio

VII o di Alessandro

III,

rinnovato insieme e temprato

agli ideali della nazionalit italiana e della civilt del secolo

decimonono ed era uomo del medioevo come si chiamava, e italiano dei nuovi tempi, quasi impersonando la
,

ideologia e storiografia neoguelfa,

vato nazionalismo e
e

questa

tradizione

la

quale 'aveva ritro-

medioevo

religioso,,

inculcava al nazionalismo

e libera-

liberalismo nel

lismo moderno. Ricco di fantasia artistica,


foggiata la propria figura, da artista,
il

nera

della

cordo

veste

di

benedettino,

era

lo

provava

sguardo sulla
il

sentimento

realt di quella figura, e operava e parlava in ac-

con essa, non per calcolo politico e oratorio,

sinceramente, per darle forma nei


tazioni, la
fa

si

sentendo battere

e,

suo cuore d' italiano e facendo scorrere

sua

Tosti

il

fatti.

Come

ma

le sue esor-

sua storiografia ha del poetico, e prosegue e

risuonare

pi largamente l'intonazione del Troya, e

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
8i

distacca da quella del Balbo.

molto teologo,

laico,

il

il

Balbo, bench

bench monaco, non

Tosti,

abbandona

se

147

sentimento

al

suo entusiasmo, senza sottigliezze e senza scrupoli.

se

teologo punto,

il

si

suo

al

Balbo aspro moralista e casista,

il

monaco Tosti non

ha di codeste asprezze, e prova viva simpati-a pei grandi

uomini e

le

grandi cose, senza sottomettere quelli a un

interrogatorio sulla fede e queste a


scaturigini.

La

un esame

circa le loro

Storia della lega lombarda s'apre con la

celebrazione delle citt italiane, che, pur nelle loro divisioni e lotte e nel loro individualismo,

temprarono animi ed

e, merc la libert, produssero scienze ed arti.


non aborriva, come il Balbo, il Cinquecento, n raccapricciava, come l'altro, nel pronunziare il nome del
Machiavelli; e, dimandato, avrebbe ingenuamente confessato che assai gli piacevano, non pure Machiavelli, ma e
Petrarca e Boccaccio e Ariosto e Bruno e Campanella,
come preferiva le armonie dell'arte del Rinascimento alle

ingegni
Egli

austerit dell'architettura gotica.

E, nel narrare la storia, s'indugiava volentieri a dipin-

gere quadri, diversamente dal Balbo, che ragion e sentenzi sempre. Egli fa assistere ai giorni della desolazione,

prima della lega

di Pontida, coi

vicine citt, accolti nei

milanesi dispersi per le

comuni che erano

stati

loro

fieri

avversari, impietosendo con le loro sofferenze e svegliando


in tutti

un comune

sospiro; e poi al solenne giuramento

monaci che avevano


mani del romano san Becodice della romana libert,

nella badia di Pontida, abitata da

ricevuto nel quinto secolo dalle

nedetto nel Monte Cassino

duodecimo

e nel

il

lo restituivano alla patria .

Nel raccon-

tare l'incontro del papa e dell'imperatore, e dei legati delle


citt

lombarde, e dei tedeschi della corte imperiale,

nezia,

dopo

la

vittoria

della

Lega,

al

Tosti,

mente un bizzarro pensiero, un pensiero

in

Ve-

viene

in

d'artista: vor-

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

148

rebbe, a ritrarre la conguizione dei due potentati, Michelangelo; l'ideale di quei visi lombardi, RatJiiello; e

Dyck

Chi scrive
sto

Van

a pingere la corporale vegetazione alemanna

non

cosi,

un asceta

del medioevo,

ma

piutto-

un amico degli artisti italiani della Rinascita.


Prima di trattare la storia della Lega, il Tosti aveva

narrato la Storia della badia di Montecassino (1841-3): di

come

Montecassino, che era

il

suo municipio nel grande

monaci si, ma di quei


monaci che per la ragione de' tempi avevano le chiavi
della storia moderna e poi ancora la Storia di Bonifa-

imper della Chiesa

composto

di

zio ottavo e dei suoi tempi, del

perch

e fu

mondo moderno

il

tre fatti

papa pi drammatico

^ Che

tre

formazione della societ presente:


Filippo

di

Rivoluzione francese.
la fine

regnare, e che

vano appellare,
le loro

tempo

E con

ma

invasioni barbariche,

la sconfitta di Bonifazio ottavo,

della

sul capo

il

Chiesa sullo Stato,

vedevano

e che resero a lor

e a cui

modo

N senza

separazione del Sacerdozio dallo Stato

ra-

il

compi

monarchia lottante colla democratemano dal Tosti parole, o almeno troppe


parole di rampogna e di deprecazione, da rea-

Ma non

e troppo forti

legisti,

Francia stessa, che aveva compiuto con Filippo

la

di poi quella
zia .

minor reverenza che non un


onde l'oi'igine delle sempre pi incalzanti

teoriche, cinte di

la Chiesa

la

Bello

non pote-

visibile

dispute odierne circa la sovranit e la libert.

gione

diritto ministrato visi-

quello invisibile per cui dicevano

popoli non

le

scorgeva nella

Bello con la Santa Sede, e la

della supremazia

bilmente dai Papi,

con

il

non ebbero pi

principi

grandi avvenimenti,

generatori, tre rivolgimenti egli

le discordie

con

sul suo sepolcro si divisero le tenebre dalla luce,

della

si

Cfr. le sue Opere postume, gi cit., p. 168.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

149

zionario, per codesta serie di concatenati svolgimenti verso

un puro ideale

laico e democratico;

egli

con tanta logica da renderli accettabili


schive.

si

stesso

espone

li

menti pi

alle

direbbe che la sua simpatia per papa Boni-

fazio ottavo sia affatto artistica: la simpatia

pel vinto, e

non

ma

pel mite e debole vinto, che susciti piet,

eroico, per Farinata o Capaneo.

pel vinto

In ogni rivoluzione (egli

uomini che rappresentano il principio vinto o vitdebbono aver l'animo cosi fortemente temperato,
da bastare alla terribile collisione. Se fiacchi, non sarebbe
lotta; e, se questa non fosse, non sarebbe rivoluzione.
Laonde, se questi esprimono il principio vinto, debbono

dice) gli
torioso,

non solamente onorarsi da' posteri per

ma

spiriti,
Il

dramma

Tosti invita all'audizione di un

d'introduzione suonano come


dal direttore di scena.
ficato

oppose

il

regni:

tutti

petto

di

1'

argomento

recitato

La decaduta vigoria

Fu

Bonifazio Vili.

Ponte-

del

in

silenzio

gli

tutti

intendevano alla lotta di que' principi che

esprimevano questi personaggi. Ed allorch videro


teficato

sue parole

le

intemperanze del re Filippo,

ridest alle

si

la fortezza de' loro

venerarsi anche per la difficolt del martirio

il

Pon-

imprigionarsi, percuotersi, precipitarsi nel sepol-

da Re criuna rivoluzione gi compiuta,

cro, e su di questo porsi la pietra di vitupero


stiani,

ebbero

la notizia di

cio della separazione del Sacerdozio dall'Impero

Anche dopo

1848

il

il

Tosti prosegui la sua opera di

storico, aggirandosi in temi affini a quelli


tati

e scrisse la Contessa Matilde e

Storia di Abelardo

il

sin

Romani

allora

^W Origine

trat-

'pontefici^ la

Concilio

dei suoi tempii la Storia del


dello

scisma greco, cio

propugnarono dagli

spalti della Chiesa

di Costanza, e quella
dei pontefici che

deposito dell'autorit a petto del gallicanismo in vista

sinodale, a petto dello scisma in vista imperiale

e, final-

mente, nei Prolegomeni alla storia universale della Chiesa

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

150
rsali ai

grandi principi, che sono

fondamenti dell'unit

di questa.
Il

Tosti professava di aver voluto contemplare

morale dei popoli sul terreno della Chiesa


Chiesa

si

vede meglio

e pi lontano , e

mobilit del

dogma rendeva meno

dello

storico

Ma

perch
perch

vacillante

il

terreno della Chiesa

sul

la

si

vita

nella

l'im-

riguardo
colloca-

rono, non lui solo, che tratt pi specialmente temi di

ma

storia pontificia,

tutti gli storici della

scuola cattolico-

liberale; epper tutti ^inquadrarono la storia d'Italia nella

del

storia

mondo,

tutti

scrissero

storie universali

Ci abbiamo visto nel Capponi, e persino nell'erudito e


specialista Troya, nelle

germanica;

ci

loro

teorie sulle civilt

indusse alcuno

di

essi,

latina e

come Cesare

Balbo, a comporre anche una storia universale, o


sofia della storia ,

come

filo-

chiamavano questi comuniversale, dedotti da un prin-

allora si

pendi e prospetti di storia

cipio generale; e la sua storia universale furono le Medi-

tazioni storiche. Sulle quali c' poco

da dire quando

ri-

si

medesimo
queste Meditazioni come

cordi la fede cattolica del Balbo; e del resto egli

ha ragionato lucidamente,

cosi in

nei Pensieri sulla storia d'Italia, la provenienza della sua


filosofia storica

da sant'Agostino e dal Bossuet, opponen-

dola all'indirizzo razionale o umanitario, e chiamandola

Contemplazione delle vie della Provvidenza nella storia

Giover soltanto notare che, conformemente


presero e dovevano prendere

natezza al

mondo moderno,

contrasti e ricercando

le

il

cattolici

alla via

non chiusi con

osti-

Balbo venne componendo

armonie

delle

che

progredite

scienze naturali con la scienza rivelata e della filologia

con

la

Bibbia (unit del genere umano, diluvio, cronologia

Opere postume,

1.

e.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
delle

epoche antichissime)

facilmente ad

artifizi e

nia tra la dottrina

si

come

sa

151

tutto

ci

meni

a giochetti. Eicerc anche l'armo-

del

progresso e la

filosofia

cristiana

della storia, e fini col trovarla in questo accomodamento:


<ihe il regresso o peggioramento domin nel mondo antico
fmo a Cristo, e il miglioramento o progresso da Cristo in
poi; e questa teoria era per lui la sola che comprenda
i

due gran fenomeni della scienza

storica, la sola

che

possa e debba accettare e chiamare teoria della scienza

Sicch

il

Balbo terminava anche

si

con una sorta di mil-

lui

lennio, che era quello della civilt cristiana dilatata, guida


il

pontefice

con

Questo fu anche

l'Italia.

motivo del

il

Primato d'Italia del Gioberti, libro che singolare docuiiiento del


il

grado d'esasperazione

al

quale era pervenuto

sentimento nazionale, dibattentesi furioso contro l'op-

pressione

politica

la

ma

vergogna morale;

tal

libro

che, guardato sotto l'aspetto della scienza storica, non pu

un delirio. E non solo e non tanto


Primo biblico (come il Gioberti
lo chiamava), immedesimantesi col Primo filosofico e col
Primo storico, e della Genesi che cre la storia , e della
^ storia che torna alla Genesi, dopo un lungo circuito d'errori e una dolorosa sperienza dimostrativa della vanit di
non sembrare,

per

ora, quasi

la recisa asserzione del

ogni sforzo erudito per ricostruire altrimenti


primitivi dell'umana famiglia
della sua fede religiosa);

ma

gli

annali

(che era logica conseguenza

per

le

idee o immaginazioni,

che nessuna fede comandava e giustificava, sul primato,

nonch

religioso, etnografico

e perfino

geografico

dell'Italia, e sugli Italiani, Leviti della Cristianit, a ci

prescelti dalla Provvidenza, e per gli storcimenti pi pa-

radossali della realt storica

Meditazioni storiche, p.

fino

quali esemp

scegliere

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

152

come, fra

fra tanti? e

agli Herder, ai

Kant

filosofia storica, gli autori

ceva

il

Gioberti),

bene?

tanti, scegliere

ma

minori di numero

italiani,

che super

splende fra

suoi coetanei , e

pi recenti

prova dei grandi

gor mentale

al
li

periodo della
l'unico

mondo

Buonaparte,

il

ortodossa, e

che gareggi con

quelli

il

dopo

di

quali

^ Di

il

del secondo

Cesare e d'Alessandro

dell'estro inventivo nel doppio giro

primo termin

nome

il

due uomini, che chiusero

e della vita pratica

ri-

come

chi speculando e operando di vi-

per la grandezza della mondana gloria e gli

potenza

De-

che

sino a presentare

pareggiasse; perch

filosofia

Balbo,

il

che l'Italia die pur nella sua

intelletti,

decadenza, insieme col Vico,

non sorse pi

il

ossia

(di-

meno

migliori per avventura, e se

superbi e promettenti, pi accurati e sugosi


nina,

a preporre

Hegel, in fatto di storia e di

e agli

abusi della

di recente

il

corso

della contemplazione

tal sorta

anche

la storiografia

religiosa e morale del Gioberti nel Gesuita moderno, e l'ar-

Del

tistica e letteraria nel trattato

suoi

nei

libri,

quali,

sotto

e l'immaginazione,

l'arbitrio

nuo sentimento

di

Bello-, e, in verit,

l'aspetto

scientifico,

non hanno nemmeno l'inge-

accoramento

d'ammirazione, che rende

belle le pagine di alcuni degli storici gi ricordati, e

meno

la

bo; e

ci si

il

quei

regnano

nem-

martellante inculcazione pratica dell'austero Balsente l'immaginazione piuttosto che la fantasia

sofisma piuttosto che lo sragionare appassionato, l'ora-

toria

abbondante del letterato piuttosto che

la

parola vi-

gorosa dell'uomo politico. Troppe abitudini ecclesiastiche


Gioberti, che

serbava

il

prolisso

come

Le idee

si

rivelano soprattutto nello

stile,

suol essere quello degli ecclesiastici.

della scuola cattolico-liberale incontrarono

gran

favore a quel tempo e non rimasero senza eco nel periodo

Primato

d'Ilalia, li, 174, 194, I, 44.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
consecutivo; e intorno ai

rapida rassegna,

in

sati

pi.

cospicui storici, da noi pas-

aggruppano

si

153

minori seguaci

della scuola in genere, o pi particolarmente di questo o

quello dei suoi principali rappresentanti. Cosi Carlo

ebbe un fedele alunno, poi suo biografo,

dopo

la

morte

di

Troya

che mori poco

quasi non potesse sopravvivere al

lui,

perduto maestro e amico, Gaetano Trevisani; il quale


compose parecchie dissertazioni con completa aderenza alle
dottrine del Troya, su Alcuni teoremi della storia cV Italia
nel medioevo, sui Goti, sulle Leggi longobarde in relazione
coi popoli

un

conquistati^;

polemizz con l'Aiello, che in

sulla Muliebrit

libretto

della

volgar letteratura

dei

tempi di mezzo^, cio sul culto della donna, aveva riportato

culto al

siffatto

germanesimo

feudalit,

alla

il

Trevisani sostenne per contro gl'influssi cristiani, e magari arabici di Spagna, pur di negare

gnandosi con chi

germanici, sde-

nato, la Dio merc, e vii^suto sotto lo

stesso sole che inradi

la

vena

di Virgilio e di

osava ripetere quelle rozze vanterie tedesche


teneva per certo che
ai

Germani, s'appartiene

virt
chini
lici

quanto

Altri seguaci del

^.
''

di

il

Dante

Trevisani

buono attribuisce Tacito

primi tempi della romana


Troya furono Saverio Baldac-

ai

Giovanni Manna, che scrisse su 1 Goti nella GalSpagna.

nella

svolgendo

le

molti anni dopo

personalit, che

ancora

c'era

idee del Troya, contestava

la

libert

chi,

la

Germani avrebbero introdotte nel mondo


sciolta individualit germa-

moderno, non vedendo nella

Museo di

Progresso, 1844,
2

se.

e le/t., a.

XXXI V,

IV, 1846, voi.

X;

1846-7, voli.

X-XI-XII:

38 sgg., 161 sgg.

Napoli, 1841.

KXX,

69-92; cfr. in partic, pp. 79-80.

Progresso,

Esercitazioni storiche sul terzodecimo secolo, nel

1844, voi. IV.

Museo

cit.,

a. II,

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

154
iica

altro che

selvatichezza

non

altro org:anisino sociale che

trib e della gente

sonale

incapace di entrare in

sia < l'imperfetto

e ritrovava la vera

della

coscienza per-

nell'atteggiamento dei popoli civili dell'antichit,

e specialmente nella figura del clvis romanus ^

form similmente centro

Il

Balbo

di studi in Piemonte, e al suo in-

dirizzo appartengono le Vicende delle propriet del Bandi


di

Vesme

e del Fossati

duino d'Ivrea^,

^,

il

bel libro del

Provana su Ar-

Storia delle compagnie d ventura del

la

Ricotti^: col Balbo- s'incontr nella filosofia della storia,


nell 'ammettere

regresso

il

per l'antichit e

per l'et cristiana, Domenico Buffa


ora Marco Tabarrini,

nendo recensioni
nel

dichiararsi

poni ed

altri

perch essa

vori,

Manzoni,

minori

progresso

al

Capponi

compiacque sempre

appartenente alla scuola


il

il

Accanto

quale gi nel 1840 veniva compo-

il

e saggi storici, e si

a maestri

Italia

^.

il

Balbo,

il

che ebbe in

Troya,

il

Cap-

e ristamp pi tardi quei suoi la-

non sembri avere abdicato

le

sue dot-

trine, sopraffatta dal vociare fortunato degli avversari ^;

e anche per la Toscana da ricordare qualche tardo,

ingegnoso seguace della scuola stessa,

morto giovane prima del 1870

come

il

ma

Cangini,

^.

La tendenziosit
come si vede,

della scuola cattolico-liberale era du-

plice,

abbiamo dato: verso

la difesa della fede religiosa e verso

come suona

il

nome

stesso che le

A. Nova, Carlo Troya

Torino, 1836.

Studi critici sopra la storia dUtalia a' tempi di re Arduino (To-

e la

sua scuola storica (Avellino, 1881).

rino, 1844).
4

Torino, 1842-5.

Delle origini sociali^ studi (Firenze, Cecchi, 1847).

Si

veda

la pref. ai suoi Studi di critica storica (Firenze, 1870),

p. vili.
7

Enrico Cangini,

Scritti storici^ ed.

Del Lungo (Firenze, 1876).

155

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
la

sebbene

difesa del sentimento nazionale;

due ten-

le

denze confluissero in una merc l'immaginosa concezione


dei rapporti del Papato con l'Italia.

l'una e l'altra la

portavano fuori della critica e fuori della scienza, perch

cangiava

la tendenziosit patriottica o nazionalistica

storiografia in

poema

la

sua

patria, e l'altra, religiosa, la

della

spingeva addirittura nella mitologia e nella teologia. Que-

forma teorica nelle

tit'ultimo trapasso dato osservare in


ficolt,

per esempio, tra

volle determinare

il

avvolse

le quali si

criterio

il

Tosti,

quando

onde vanno giudicate

le azioni

come

principi

dei papi, e distinse perci tra

il

loro peccare

terreni e l'intrinseca impossibilit per essi di tradir

Chiesa, e

ammise che non bisogna

mani

di

altri

mai

celare quei peccati,

avverti insieme di andar cauti, perch

sono come quelle degli

le

la

ma

azioni dei papi non

uomini, e cadono tosto nelle

Dio dove l'occhio dell'uomo non giunge a vedere;

e afferm altres che solo agli storici cattolici possibile

giudizio sintetico o totale, laddove

non sanno uscir dal giudizio


tro canto,

deve

dif-

che,

compiuta

arrestarsi, e, nella

pagani e

non

analitico o parziale
l'analisi,

lo

impotenza di una

rassegnarsi nella sintesi della fede

storico

un

cattolici

ma,

d'al-

cattolico

sintesi razionale,

Ma

se si vuole os-

un caso tipico l'altra difficolt del voler socome soggetto della storia, al concetto un'immagine, ossia un motivo poetico, si leggano le controversie sul modo di dare unit alla storia d'Italia, e di dividerla poi in periodi. Guardando alla storia d'Italia, si
provava una sorta di smarrimento. Quale era in essa il filo

servare

in

stituire,

conduttore?

E pareva

che

le storie

avessero, e nella nostra mancasse.

delle

Dopo

altre nazioni lo
il

racconto della

et romana, che procede compatto, quello della storia

Opere postume, pp. 103-6.

nuova

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

156

rompe

d' Italia si

nelle storie di

per

staterelli, diversissimi
il

una moltitudine

cui sorgere e moversi e decadere

cieca forza o al caso:

sembra abbandonato

che la storia d'Italia

si

di Stati e

per foggia di reggimenti,

titolo e

alla

malagevole

ad apprendersi, pi malagevole a compilarsi ^ Il Balbo,


dapprima, aveva procurato di svalutare, senza propriamente risolverla, la questione; e ai tanti, e a lui stesso,
che disperavano per
lizzazione

questa mancanza di unit di centra-

-.^

controbiettava che

nemmeno

per

altri Stati,

come r Inghilterra- o la Spagna, c'era questa famosa e bramata unit, e pur la storia si scriveva e, quanto alle di;

visioni, le dichiarava

un

pi

artifizio logico dello storico,

ma pur sempre arMut poi avviso, e inculc la necessit di buo^ie


non solo per ragioni d'arte ma principalmente

meno buono,

tifiziale

meno

pi o

artifiziale,

2.

divisioni,

di scienza,

ed escogit quella che mise in atto nel Som-

mario^', e, quanto all'unit, la ripose nell'Impero romano,


cio nello sforzo del restaurarlo, poi nel

mal restaurato dagli

esso

stranieri, poi

mantenimento

di

nelle lotte pr e

contro l'Impero^ e infine nel combattere intorno alle ruine


dell'Impero'*; e questo principio, tra parecchie contradizioni e con alcuni abbandoni, segui nel

Sommarlo, dove

ferma insieme un altro principio, anch'esso


Pensieri

^,

affacciatosi nei

quello della indipendenza dallo straniero.

barrini, che torn sulla

gravissima

af-

questione

(e

Il

Ta-

grave

era infatti, sebbene insolubile nei termini in cui veniva

F. PoLiDORi, nel Progresso, 1835, XI,

Dell'utilit presente

9L

d'una storia generale d'Italia (16^2), nel voi. Il

regno di Carlo Magno, pp. 236-8.


3

Cenni sulla divisione

e suddivisione della storia d'Italia (1844):

voi. cit., p. 249 sgg.


4
'->

Pensieri

Op.

cit.,

cit., cfr.

1.

I,

pp. 129, 212.

e.

2.

nel

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

157

ridurre a sintesi le storie italiane

posta) del

trovarne

centro in Roma, almeno fino a tutto

il

cimosesto ^

Il

Baldacchini, rifiutata

fini col

secolo de-

il

come parziale la dotcome quella delle

tvlnR che raffigurava la storia d'Italia

sue repubbliche, pendeva per

come
neva

storia

motivo

il

que per

le

moderna

della

l'altra,

romano

di essa nel Ponteficato

il

verit.

Che era un

Ponteficato la verit, e la storia storia della


alto pensiero, e sarebbe

non riconducesse daccapo

tica e scienza

si

da accogliere,

rivelazione e nel

se poi la verit, riposta nella

al mistero,

perdono. L'unit

pensiero,

magine

fatti

il

cri-

senza dubbio, requi-

senza unit vuol dire storia non pensata, caos


di

trascen-

dove ogni

ogni storia, perch racconto storico

sito indispensabile di

sioni

ripo-

non dun-

ragioni materiali che altri adduceva, sibbene

perch

dente,

che voleva trattarla

civilt >, e, cattolico,

disgregati.

un

soggetto non pu esser mai

fatto o

grande che quello

particolare, per

d'

impres-

Ma, appunto perch storia

lenne che sembri questa; e perci non

un'im-

sia e per

Roma n

so-

Firenze,

non l'Impero n la Chiesa, non Latinit n Germanesmo,


non lo Stato unitario n l'indipendenza dallo straniero: lo
stesso problema di una Storia d'Italia, con l'Italia per
soggetto e per eroina, problema d' immaginazione e non
di scienza. Unit siffatte, quando non siano frigidi prodotti di una cattiva logica o espedienti di mnemonica, non
possono valere, tutt'al pi, se "non come fantasmi e miti
tessuti dal sentimento.

poich tale era

riografia cattolico-liberale,

si

ha

il

caso della sto-

in questo suo

non poter

ri-

trovare l'unit della storia d'Italia, e riporla ora in un'im-

In Arch.

negli Studi
2

stor. ital.^

cit.,

N.

S., 1857,

IV, parte

pp. 1-24).

Esercitazioni storiche cit., pp. 325-6.

II,

pp. 101-16 (ristamp.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

158

magine ora nel trascendente, la conferma


denze non del tutto scientifiche.
Per

messe bene

altro,

delle sue ten-

in chiaro queste tendenze e

mo-

stratine gli effetti nei principali volumi di storia dell'Italia e del

se

non

il

mondo allora composti, non


negativo della scuola

lato

da guardare

il

scrittori fecero

veramente

positivo, quello

lato

avanzare

guardato ancora

si

cattolico-liberale.

per

quale

il

la scienza storica, e

alla storia della storiografia.

C'

quegli

appartengono

Erano

essi, si,

uo-

mini di passione e di fede, avvolti nella sfera luminosa dei


loro ideali

ma

erano anche uomini di meditazione e di

esperienza

critica, di

indagatori.

raccolte

ricerche, edizioni e

da

cronache

di

l'occasione; e chi

ripassi

sparsi accenni, vedr che tutto o quasi

tolico-liberale, tutti

Anche

il

della scuola catle

leggiere ne-

dispregi che verso la filologia usava

Gioberti

freddure

'

mente quegli

lavoro dell'eru-

respingenti con isdegno

protestava:

avessero paura di quelle cose che

ma

documenti

man mano che

in
il

dizione fu allora sostenuto dagli uomini

gazioni e

e di

ho gi detto in precedenza

essi eseguite,

se ne offriva

morale, eruditi, studiosi,

politica e

dei loro meriti verso la filologia, cio delle

'

'

ineziacce

',

Se
il

gli eruditi

il

Botta.

tedeschi

prefato scrittore chiae partecipassero al suo

dispetto pei diplomi e pel medioevo, non avrebbero sparsa

una nuova luce sugli annali dei bassi tempi, e segnatamente su quelli della nostra patria e si allegrava dei
tanti che vedeva curvi al lavoro negli archivi da Palermo
;

e Napoli su

su a Milano e Torino \

solo

il

generico

esempio metodico degli scrittori tedeschi fu imitato,


che

si

poste, particolarmente,

ma

an-

presero a leggere nell'originale le storie da essi com-

Primato

come

d'Italia, II, 202-3.

si

detto,

da parte degli stu-

15^

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
lombardi e piemontesi,

e,

a capo di tutti questi, di Ce-

sare Balbo, al quale spetta

il

merito di avere inteso me-

diesi

glio d'altri la necessit per la storia di

erudita e filosofica insieme,

messo a riempirle
da

e,

segnate

lui o a farle

lui eccitati o guidati

d Dante, desider

le

una preparazione
lacune, di essersi

riempire da

altri studiosi,

\ Quando egli compose

la

sua Vita

un codice diplomatico dantesco, una


veramente compiuta delle

bibliografia dantesca, un'edizione

opere di Dante

Ma, lasciando questi progressi che possono

parere, e sono, alquanto estrinseci, e passando a cose pi


sostanziali,

gran progresso deve giudicarsi

novamento

della concezione cristiana della storia (che ri-

il

tentato rin-

mane sostanzialmente quella del mondo moderno), non pi


al modo del Bossuet o di qualsiasi altro ortodosso ripeti-

ma

tore di sant'Agostino,
storia della
d'Italia,

moderna, e

civilt

che per

procurando

tal

di

congiungervi

primo luogo

in

modo veniva

meva

quel significato che prima

ripugnanza che possa ora provarsi per


arbitri,

storia

spiritualizzata e assu-

sia la

zioni, gli

la

la

le

mancava. Qaale che


le

esagera-

distorcimenti e le immaginazioni di

quegli storici, non possiamo disconoscere che col Gioberti

Capponi e col Tosti, siamo trasportati a

e col Balbo,

col

guardare

spettacolo

cima; e
pi

lo
si

pure

alta, o si ripeta

tra occasione dallo


di

delle

cose

umane da

ammetta pure che non

un campanile

la frase

sia

un'eccelsa

(come non

) la

scherzosa, detta in al-

Heine, che quella cima era la punta

gotico.

Dove mai s'erano

viste per

l'

in-

nanzi, nella nostra storiografia, moversi le grandi masse


ideali della Civilt

romana

e della germanica, del Catto-

licesimo e del Protestantesimo, della Chiesa e dell'Impero,


della Feudalit e dei

Si

Magno.

vedano

le

Comuni, del Cristianesimo

memorie raccolte nel

cit. voi., Il

e del Ge-

regno di Carlo

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

IGO

e altrettali,

siiitismo,

gli scrittori, se

come

anche da

vedono nei

si

essi

intensi amori e odi, ed esaltate o

loro

donimi di fede? Cercavano


rivolgimenti civili

>^,

curavano indagare

come

li

di

que-

chiamava

la storia nel

condannate sopra

generatori

fatti

il

Tosti

i;

grandi

cio pro-

suo intrinseco.

Pure anche questo sembrer

ma

libri

passionalmente colorate coi

un progresso bens

forse

generico, nelle intenzioni piuttosto che nei fatti; ed

eccoci, dunque, a qualcosa di pi concreto. Agli storici di

quella scuola, rischiarati dal Vico e dai concetti della nuova


storiografia europea, si deve l'investigazione della vita
sociale d'Italia, trascurata dalla cosiddetta storiografia

prammatica

epigrammi nei quali essa scop-

e falsata negl'i

giacente amorfa nella congerie dei documenti

piettava,

una

e delle dissertazioni antiquarie. Proposta

mande

serie di do-

incalzanti sullo stato delle popolazioni d' Italia nei

primi secoli del medioevo, un catalogo di cose che s'igno-

ravano:

si

pu (diceva

Manzoni nel suo Discorso)

il

tamente rassegnarsi a ignorarle;


frivolo e pedantesco

il

pu anche chiamar
ma allora non

si

desiderio di saperle;

bisogna esser persuasi di posseder


paese.

cer-

E quand'ancora

del proprio

storia

la

conosca, e la precipitosa inva-

si

sione, e l'atroce convito, e l'uccisione a tradimento d'Al-

boino, le galanterie di Autari, le vicende di Bertarido, la


ribellione

guerre

di'

d'Alachi

il

ristabilimento

Liutprando e d'Astolfo,

bisogna confessare che non

si

e la

di

Cuniberto,

le

rovina di Desiderio,

conosce se non una parte

della storia, per dir cosi, famigliare d'una piccola nazione


stabilita in Italia;

storia

non gi

la storia d'Italia

sociale d'Italia intraprese

il

Troya:

Storia di Bonifazio Vili, libro

Discorso su alcuni punti di storia longobarda

167-8: cfr. l'elogio del

I,

questa

Pili

volen-

^.

in princ.

Sismondi nella Morale

in Opere varie, pp.

cattolica, ivi,

pp. 614-5.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

161

che non delle imprese di guerra (scrive nella prefa-

tieri

zione alla sua opera), parler delle civili condizioni d'Italia:

riti

ed

costumi, le consuetudini e le leggi saranno

principalissimo del mio

fine

il

degli schiavi a cui


i

discorso, n

tacer dello

degli ingenui ovvero de' cittadini, e della miseria

stato

coloni

meno

sventurati succedettero

quale disdegnava .perci

11

cludente erudizione di particolari:

servi ed

varia e incon-

la

Bene

io potrei, se vo-

(scriveva agli amici Rcpetti e Pepe), dare su' tempi

lessi

di Dante un venti volumi di aneddoti, di fatti senza nesso


e distaccati l'uno dall'altro;

parole,

le quali

ma

io

amo

pi di dir

mi abbiano costato due

o tre anni di

ditazione continua e che spargono di vivissima luce


di

mezzo

nerali,

^.

che hanno

nulla;

poche
i

me-

tempi

a lui piaceva appagarsi di locuzioni ge-

spiegar tutto e non ispiegano

l'aria di

meno

veder adoperate

desiderava

frequente-

mente alcune voci, che gli parevano pericolose, come


quelle di andamento generale della storia e di fusione de' popoli d'Italia

<

Questa seconda voce para-

gona due popoli con due metalli o con

altri

due corpi, che

si liquefanno lentamente per formarne uno solo.


non essere avvenuto nulla di simile a' Longobardi
Romani, mescolatisi non per l'opera continua ed im-

separati
R) dico,

a'

percettibile del tempo,

de'

Duchi

e di Rotari,

ma

per la pronta ed efficace volont

che accolsero nella cittadinanza lon-

gobarda una parte dei vinti come nuovi

cittadini jlongo-

hardi, lasciando l'altra nella qualit d'aldi e di servi. Se-

condo

fatti

dichiarati

da me,

il

sarebbe fuso o liquefatto, se piace


di cera o di metallo,

Storia, voi.

Lettera ed. in

I,

ma

fin

solo
il

popolo

si

dal principio della conquista

pref.

Del

Romano

dir cosi, alla foggia

Giudice, op.

cit.,

p.

167.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

162

longobarda. Rsguardo
della Storia ',temo

vata per porre

non

ci

sia

che

chiamano

'

andamento

questa una parola bella e tro-

nostre congetture in vece de'

le

fatti e de*"

documenti. L dove mancano questi, altro non rimane se

non

il

d'alcune apparenze,

prestigio

in alcune a noi care

delle nostre menti

pu

delle idee

le quali si

risolvono

opinioni, o piuttosto in alcuni abiti

^ Se quella orientazione verso

la storia

sembrare cosa piuttosto da astratto filosofo

che da storico, questo penetrare nei particolari, nella concretezza delle idee, ^ degli avvenimenti, degli

da

filosofo-storico, ossia

ci che essi videro nella storia d'Italia e del

un'immagine simbolica

fu semplicemente
presenti,

sioni

istituti,

perch,

mondo

delle loro pas-

sebbene queste facessero sovente

velo, la loro visione riusci in

buona parte

tantoch molte sono

tifica e realistica;

era

da storico compiuto.

storica, scien-

le loro

concezioni

mutanAssai turbata da

e giudizi che la scienza ha accettati e che, mutats

vengono ora generalmente

dis^

passioni era la disputa circa

mai

li

con

le

come

ma

chi pi or-

prezioso di

un San Graal, pi
quello mitico, del nuovo generoso sangue, che

avrebbe ridato

sacri apportatori

mente, come

aveva

il

di

agli italiani, pi belle di prima, la libert,

moralit e la civilt da

nali,

ripetuti.

Longobardi

pensa come un popolo di bonario accomodamento


popolazioni romane, secondo li pensava la vecchia

scuola, o

la

essi

perdute?

Il

Troya, certa-

Manzoni, reagendo contro idee convenzio-

finito

quasi con l'odiare personalmente

Lon-

gobardi; ma, ci nonostante, molti tratti che egli notava,

quando non sono rimasti come


come dubbi
gi allora, nell'ambito medesimo della

erano veri e sono rimasti,

e,

risultamenti sicuri, agitano sempre le menti


gravi. E, del resto,

Storia, voi.

I,

parte IV, pp. 69-70.

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
scuola,

cominciava a parlare dei Longobardi pi tempe-

si

ratamente, sfrondando

me

esagerazioni e serbando

le

nuove ricerche, come

delle

163

si

potrebbe vedersi anche in


del Ponteficato,

dell'ufficio

voleva che

si

visto

medesimo
quale a ragione il Troya

altri

del

frutto

il

nel Capponi, e coSi dica

*.

il

distinguessero l'et, e giustamente mostr

Per rivendicare questa

Teflicacia civile nell'alto medioevo.

verit storica, che tutti ora accettano,

il

Troya sostenne

le

violente accuse, che gli venivano anche da suoi vecchi amici

come Gabriele Pepe,

retrivo, di

di

che seguiva opinioni

tale

Vico e del Giannone

aveva animo, non meno del suo,


erano cosi vivaci che
ai

il

di

dov ricordare all'amico che

guelfo e papista

screditatissime nella patria del

italiano

^.

egli

Le passioni

Pepe, non sapendo come contrastare

ragionamenti del Troya, finiva col dire che ben poteva

questi aver documenti a sostegno della sua teoria,

ma

che

non era opera cittadina di volerla divulgare ^; e altri


gli raccomandava, a proposito dei suoi giudizi sugli atteggiamenti politici di Dante, di non denudare pudenda
patrls. Or cosi dunque (esclamava sdegnoso il Troya),
io deggio scrivere la Storia? *. Ma che il Troya e gli

altri della

scuola avessero pi volte fermato

il

piede sul

sodo terreno della verit storica, era confermato dal mira-

accordo in cui

bile

vano a trovarsi
allora in

che

si

risultamenti delle loro indagini veni-

assai spesso

Germania

quelli ai quali

sono gi riferite alcune osservazioni

sar da ricordare quel che

<v.n

Per

es.,

giungevano
su di

storici protestanti e razionalisti;

il

se.

Tosti, e
-

Da

e leti., a. II, 1844, voi.

IV,

Balbo scriveva

A. A. Eossi, ia Museo di

del

al

Troya

pp. 69-124.
2

Del

Lettere di C.

Lettera

Giudice, op.

cit.,

Troya

cit. al

p.

e (J,

Pepe.

41

(lett. al

Balbo, p. 36

Pepe
(lett.

del 1827).
del 17 die. '30).

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

164

qualche tempo ho intrapreso di leggere e studiare

non a dire come

timi scrittori tedeschi; e

di paesi, di lingua e di religione, sieno pure

non che moderati, ma favorevoli


avvertiva cosi

il

le divisioni dei

alle

gli ul-

questi, diversi

per

lo pi,

mie opinioni

^ Si

consenso delle menti europee, nonostante


partiti e delle scuole, in

un complesso

di

proposizioni, che formavano ormai come un presupposto a


tutti

comune ed erano

inconsapevole conciliazione dia-

la

lettica delle antitesi, nelle quali partiti e scuole si dibatte-

vano, e

il

naturale punto di gravitazione di tutti

g' intelletti

ricercanti. Parti eccellenti di storia dato incontrare nel

Capponi, non tanto nella sua senile Storia di Firenze, quanto


nei

frammenti

di opere che

granducato di Leopoldo

I,

in Toscana, e sulla storia


e

secoli,
i

specialmente

non compi, come son

quelli sul

e sulle vicende della

economia

civile dei papi

cenni storici che

finissimi Pensieri sull'educazione)

autori minori,

come

si

di

intramezzano

anche in taluni

viene mostrando che sostegno

della resistenza e opposizione

mossa da questo barone

all'imperatore tedesco

militi , cio degli

nel mentovato libro del Provana su

Arduino d'Ivrea, dove


liano

nei primi due

era la classe dei

uomini del ceto inferiore, e che

Arduino precorse

prepar

ita-

secondi
la lotta

moti che condussero alla

formazione del Comune. Anche nel poco inventivo e poco


storicamente dotato Balbo

si

leggono belle osservazioni,

per esempio sullo Stato e l'esercito piemontese, e sull'operosit degli italiani all'estero, ossia sulla storia di quegli

uomini
le

(scienziati, -tecnici, militari), di quelle

quali,

capacit

non trovando libero sfogo nella loro patria in

decadenza,

si

sparsero pel

mondo

e vi

portarono idee e

opere nuove; per non dire che per ogni dove, pur con una

Lettere cit., p. 30 (lett. dell' 8 die. '30).

LA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE
sorta di dispregio per
si

ammira

periodi

altre

manifestazioni della vita,

nelle pagine del Balbo

di

sanit e di quelli

nella societ italiana.

quantunque
scrittori

le

E anche

panegiristici,

di

165

un

senso dei

fortissimo

fiacchezza

etico-politica

nel Gioberti sono istruttivi,

certi

giudizi sui nostri grandi

che di rado prima, presso di noi, erano

stati

con-

siderati con altrettanta larghezza; e, nonostante l'acredine

polemica, chi ora legga la caratteristica ch'egli d della


lingua, della letteratura, della filosofia e della civilt francese, vi ritrova aspetti di verit, che

pur di recente sono

stati fatti valere dagli stessi critici francesi, lodatori della

vecchia contro la nuova Francia, e hanno levato grido in


Italia

come cose nuove. Tanto bisogna guardarsi

dal giu-

dicare senza distinguere: cio, nel caso presente, dal reputare, criticate che

si

siano le tendenze e

preconcetti

degli storici della scuola cattolico-liberale, di avere con ci

spacciata e condannata l'opera effettiva da essi compiuta,

che rimane cospicua.

VII

L'opposizione dei

ghibellini

ALLA storiografia NEOGUELFA (CATTOLICO-LIBERALE).


Valore della scuola neoguelfa, illuminato dal contrasto con l'av-

La Farina)

Dispregio, trascuranza o leggerezza dell'erudizione in tutti costoro

versaria, la neoghibellina (Niccolini, Banieri, Vannucci,

Porma

rettorica della loro esposizione

d'intelligenza storica
del Machiavelli

Angustia

superficialit

l'Unit d' Italia, nel senso

Utopia o desiderio, malamente convertito in prin-

cipio e criterio storiografico

Loro idea politica:

Ingegni, sotto apparenza razionalistica,

ritroso dei tempi, e inefficaci,

anche in quanto propugnatori della

idea unitaria.

c,'hi

voglia toccar con

mano

il

gran progresso che

la

scuola cattolico-liberale o neoguelfa aveva fatto compiere


agli

studi

deve scorrere

storici,

versari, che furono chiamati o


bellini

vedr

Pochi di numero

poi),

ma

nome

di

celebre, sebbene

(e

libri

degli

ghisi

le

sue opere di

Antonio Ranieri, Atto Van-

La Farina. Sembrerebbe che


i

perch fossero cosi pochi,

non propriamente per

quali digrignavano

storici av-

chiamarono da s

assai noti, e taluno addirittura

storia: Giambattista Niccolini,

nucci, Giuseppe

si

costoro,

denti contro preti e tiranni e parla-

vano volentieri di libert del pensiero, dovessero formare


l'avanguardia del progresso in genere e di quello storiografico in particolare; e, invece,

non ne fu

nulla.

l'opposizione dei

168

La prima cosa che

ghibellini

stupisce nei loro libri la

mancanza

totale o quasi totale, in tutti o in quasi tutti, della solida

preparazione erudita, che

che abbondava, come s'


nio Ranieri scrive
secolo
tri

una Storia

per combattere

^,

avevano

nuovi tempi richiedevano, e

visto, negli storici guelfi.

trattato

il

d'Italia dal quinto

modo

in cui

il

Troya

Anto-

al

nono

e gli al-

dei goti e dei longobardi, dei pon-

Carlo Magno; e non mostra di avere studiato

tefici e di

nemmeno

diplomi e leggi, e

cronache; e

si

guarda bene

dal seguire gli avversari nelle particolari disquisizioni e coi

documenti
il

alla

mano.

Svevia in Italia
la

Il

Niccolini, che attese durante tutto

corso della sua lunga vita a una Storia della


^

e a

una Storia

^,

se

cav anche pi facilmente del Ranieri. Per un periodo

come

dopo

zico,

la storia del

Raumer

perch ignorava

la

(che

si

di

lingua tedesca),

aiutarsi collo stile, coi

E quando

*.

siciliana,

Anna

credeva

pochi o nes-

; ond'egli si pro-

pensieri e

colla bre-

Gargallo,

si

rec a visitarlo a Firenze e

lui di storia, egli

le

disse

chiara-

che sudar negli archivi, frugar pergamene, re-

spirar la polvere di antichi codici, non era da lui, e

teneva punto necessario:

che

in quel torno un'intelligente giovinetta

prese a discorrere con

mente,

egli

fece tradurre a spiz-

sun fatto d'importanza vi da trovare

poneva
vit

a indagare e fu

quello, che allora s'era cominciato

poi fecondo di scoperte d'ogni sorta,

Casa di

del Vespro siciliano

Pubbl.

la

la storia si

prima volta con

la

scrive leggendo

noi
gli

data di Bruxelles, 1841: ristamp.

in Opere, voi. II (Milano, Guigoni, 1862).


2

Storia della casa di Svevia in Italia, per cura di C. Gargiolli (Mi-

lano, Guigoni, 1873-89).


3 li

Vespro siciliano, storia inedita, per cura di C. Gargiolli (Mi-

lano, Brigola, 1882).


4

Lettera ad A. Poerio, del 6 marzo

alla Storia, p. ixxvi.

'42, ed.

dal Gargiolli, introd.

l'opposizione dei

GHIBELLINI

169

ed di certo gran fortuna quando se

Storici pi antichi,

meno

ne trovano di contemporanei: poi, un fatterello pi o

non vai

la

pena

di

tempo preziosissimo, che

quel

tutto

andrebbe gittato su vecchi manoscritti


vinetta con molto

buon senso

perch ripetere quel che gi

gli

altri ci

campo a

lui

Al che la gio:

^<

Ma, allora,

hanno detto?
^ Atto
scrisse i Primi tempi
>^

Martiri della libert italiana

anche nella sua Storia antica d'Italia

nel

obbiettava

Vannucci senza ricerche originali


della libert fiorentina

>

^,

^
;

che s'aggirava

proprio della letteratura latina, dove era

in verit assai versato, costretto a risolversi sui gravissimi

dubbi che erano


il

stati

nodo dichiarando

scrissero gli antichi

mossi alla tradizione romana, tagliava


Per
noi la storia romana quale la
non tutta n una poesia n una fa-

vola; e se gli autori di essa furono tutti di pi secoli posteriori ai

tempi in cui avvennero

fatti,

menti autentici a cui poterono attingere

la sostanza dell'antica storia

que abbellita

di

ornamenti

romana

il

vi erano

vero

docusicch

vera, quantun-

maravigliosi e di giunte incre-

non volendo credere ad essa, non si pu credere a


niuna storia del mondo . Che certamente una soluzione, quanto eclettica, altrettanto comoda. Di critica delle
fonti non si parla: il Vannucci prende alla lettera il libello di Svetonio, e, dopo aver avvertito che i discorsi
messi da Dione Cassio in bocca a Mecenate e ad Agrippa.
non sono altro che una esercitazione rettorica dello stodibili

Lett. del 2 nov. '44, in

M. Amari,

Carteggio, ed.

D'Ancona,

I,.

149-50.
2

Discorsi sulla storia fiorentina, 1844: ristamp. col titolo: I

primi

tempi della libert fiorentina (Firenze, 1856, 3." ed., 1861).


^

"i

Livorno, 1849-50.
Storia d^ Italia dai tempi pia antichi al l^ invasione dei longobardi (Fi-

renze, 1851-55).

l'opposizione dei

170
rco greco

a quei due

scheduno
cura di

ne vale tuttavia, perch

se

La Farina,

Il

adopera

le

fanno dire

essi

cose conformi pienamente all'indole di cia-

risalire alle fonti,

ma

lumi,

GHIBELLINI

nella sua Storia d'Italia^, pro-

almeno

in alcuno dei primi vo-

lesta,

senza vera elaborazione

alla

critica.

N destano minore
quelle storie.

Tranne

rilievo, affatto

stupore
il

procedimenti e

La Farina, che

popolare o giornalistico,

lo stile di

senza nerbo e

gli altri sono, dal

pi al meno, scrittori all'antica, agghindati, tra cronisti e


retori,

amatori di aneddoti e di

ha pregi

tieri battaglie,

e nel

moralit.

facili

ma

di lucidezza e di vigore;

descriverle

Ranieri

Il

egli descrive volen-

racconta cose che son

da tenere alquanto inverisimili, quantunque ben servano


al

mafaviglioso rettorico: com' della battaglia alle falde

del Vesuvio tra

la figura di Tela,

Goti e

Greci, dove carezza d'iperboli

che per tutta la giornata avrebbe soste-

nuto l'impeto dei nemici, cambiando

che questo non reggeva pi

al

la

scudo ogni volta

peso delle

aste

confittevi,

e cadeva ucciso, infine, al cader del sole, mentre faceva

cambi. Degne di codeste battaglie sono

Tino di quei

tenze morali,

come quando, narrato l'aneddoto

del duca Gisolfo, che tradisce le castella,


pel giovane capo degli Avari,

scerebbe

fin

dove giunge

il

le

sen-

vedova
presa da vaghezza

comenta che

della

mal cono-

puttanesimo delle donne, chi

non sapesse che Eomilda, vedutolo

dalle

mura

caracollare

ferocemente sul suo cavallo, per ch'egli era giovane assai e bello

nuando

della

persona, ne innamor, ecc.

in tali peregrine moralit,

non

si

simare Teodolinda perch pass a seconde nozze;

come

>

Op.

le

e,

conti-

astiene dal biala

quale

donne sogliono, ebbe prestamente dimenticato

cit., I, 400, 405,

IV,

9.

Storia df Italia narrata al popolo italiano (Firenze, 1846-54).

l'opposizione dei
l'eroe ch'ella tanto

am

GHIBELLINI

171

e che nel fior degli anni suoi era

caduto vittima della grandezza de' suoi pensieri


desimo, con

istile assai

che comincia

pi fiacco,

la Storia del

Il

me-

vede nel Niccolini,

si

Vespro con ismorfie da giusti-

non consistenti solo nel


nocumento alla sua fama,
nla anche nell'immane tirannide onde oppresse le plebi; e
ziere sulle colpe di Carlo d'Angi,

supplizio di Corradino, di tanto

introduce orazioni prive affatto di ogni colorito storico, co-

me

quella del capitano che, seguite le stragi del Vespro,

parl agli accolti cittadini in questa sentenza

ardimento fu
l'ira

un

il

nostro

e l'opra

Grande

che contro Carlo abbiam

da toglierne ogni speranza

fatta tale,

di perdono... Dal-

d'un Re non v'ha rifugio che nella vittoria, ecc.

>^

Con savie e prudenti parole vi consigliava nelle comuni necessit l'alto vostro
concittadino
rettore, ecc. '\ Quando egli lesse alcune
parti di questa sua prosa, assai i suoi sozi ammirarono

oratore ripiglia:

altro

nelle eloquenti parlate di lui

nelle parti
di

Tacito

Vannucci

il

nobile stile di Livio,

e,

narrative, quello ardito, conciso e sentenzioso


^.

Primi tempi della

libert

fiorentina

del

aprono con una descrizione rettorica di Firenze, sorgente bella e magnifica nella parte centrale
si

d'Italia, nel cuore di

Toscana, sulle floride rive dell'Arno,

in fecondissimo suolo, sotto dolce

non meno rettorico

a capo della

il

Roma

temperato

panegirico di

Storia antica d'Italia:

cui nulla resiste:


e l'Italia

Roma
Roma

cielo...

e dell'Italia,
la forza a

la luce che illumina l'universo;

dapprima lottante poderosamente con Roma, poi

unita ai suoi grandi destini e alle sue grandi sciagure,

p.

Op.

cit.,

pp. 100-1, 137-8, 147.

Op.

cit.,

pp. 35, 38.

Lettera di A. Gallo, riferita dal Gargiolli nella sua introduzione,

cxxix.

l'opposizione dei

172

ghibellini

sempi'e la pi mirabile delle nazioni, ecc.

pu paragonare, per contrasto, l'accento

di

profonda com-

mozione del Troya nel parlare della mente

latina, e la ri-

\ Al che

vendicazione precisa e particolareggiata che esso e

Roma

neoguelf facevano della virt di

tri

Naturalmente,

bari.

Vannucci ha

il

contro

petto

il

alta sollecitudine etica e di sacro sdegno,

gli ali

Bar-

ricolmo di

che prorompono

quasi a ogni punto della sua storia di Roma. Narrate

guerre cartaginesi

domanda)

(egli si

macedoniche,

di

Jloma dopo

sua fortuna portavano

pero?

La

quando
contro

vendetta che

non sarebbe

costumi romani della Repubblica, con quella inin-

un tempo

si

ammirava come

tiana e indignazione giovenalesca.

a Scipione l'africano:

egli era

E non

modello, Catone

ch'egli

stesso

un grande uomo,

stato

cittadino

di essere
la

sventura

lo visit

nemmeno il suo prouomo rigidissimo, ma

risparmia

censore:

il

senti

severit taci-

Vannucci non indulge

meritamente

di libera patria, e perci

negli ultimi anni

Il

aveva troppo facilmente scordato

prio

stata possibile

qui segue un'invettiva

Pirro ; e

all'oro di

telligenza che

ma

ampliavano l'im-

porte degli austeri cittadini stavano chiuse alle

le

lusinghe

la

inondata di vizi per opera dei popoli

citt fu

vinti, terribile

alto e di tanto

si

le

che cosa avvenne,

grandi vittorie, che

le

si

qualche

volta

dell'era

l'influsso

nuova

me

e fu avaro, pratic l'usura, traffic sugli amori dei

servi,

contradisse

ad alcuna delle sue massi-

vecchio, tenne

persino,

col fatto

lascivo

commercio con
il com-

una giovane schiava. La

storia dell'Impero, che fu

pimento della fortuna

Roma

al

mondo

d'orrore, io metto

Op.

di

tutto, ispira al

cit., I,

mano

12-3.

e l'estensione delle sue leggi

Vannucci

a scrivere

l'esordio:

le sorti di

Compreso

Roma

e d'I-

l'opposizione dei

GHIBELLINI

mutati ordini non danno riposo, e

le

173

l'impero dei Cesari, e a discorrere

talia sotto

cui

<

tempi in

rivoluzioni con-

tinuano pi crudeli, pi istantanee, pi numerose, e


l'agitata libert succede servit sanguinosa, e tutte

al-

le vite

un despota imbemani una storia


di enormi delitti, e lo strazio disonesto e la morte di un
mondo . Si pu immaginare quale quadro faccia dei codegli uomini dipendono dai capricci di

un pazzo

cille o di

stumi

dell'

Abbiamo

alle

impero, egli gi cosi scandolezzato dei repub-

che vinsero Cartagine e Macedonia.

blicani

(scrive terminando
bili le

feroce.

colpe e

uno

di questi suoi quadri),

delitti, turpi principi,

Insomma
innumera-

turpi matrone, turpi

patrizi; prezzolati sicari, artefici e mercatanti di veleni, dei

quali grande laboratorio e scuola

il

palazzo dei Cesari

ogni sorta di turpitudini unite a crudeli

atti di

sangue per

opera di uomini che dall'ebrezza e dalla lussuria prorom-

pono a uccisioni, e non passano giorno senza qualche


grande nefandit ^
Questo generico moralismo indizio

d' incapacit

netrare oltre la corteccia pi superficiale dei

ramente

non
non

irriverenza,

fanciullo

si

potrebbe chiamare puerile;

che favoleggi,

si

scuola la storia orientale, greca e


tore

di

a pe-

ve-

Niccolini narra le sue storie con mente che, se

il

fosse
di

fatti.

ci

che veramente sia

ma

di quello che recita a

romana senz'alcun

lo

sen-

svolgimento di quella

storia. Federico II, scomunicato tre volte da Gregorio,


ed una volta da Innocenzo, esser non potea che fieramente avverso alla Curia Romana, che tanto adoper contro di lui l'armi e le frodi, che non vi pazienza la qual
non si fosse cangiata in furore . I Guelfi biasimano
papa Innocenzo IV, perch fu pi di buona vita che di

Op.

cit., II, 429, 441,

442: IV,

1,

509.

174

l'opposizione dei

animo, come

alto

ghibellini

tempi avrebbero desiderato:

perch

guerra; ed

bramerei ch'ei meritasse interamente

io

queste virt,

di

rebbero richieste

le
>>

astenne dal turbare

si

sommo

quali al

per

il

il

Mura-

il

mondo

tori lo esalta,

ufficio ch'ei

colla

le lodi

tenne sa-

non seppe rafficome una congiura


non si die mai pace

Niccolini

gurarsi la rivolta del Vespro se non


ordita da Giovanni da Procida^; e

poi che fu pubblicato

il

libro dell'Amari, che del

come non gi

chiariva ben altrimenti la genesi

opera di un individuo,

Dove

se

ma

spontanea ribellione popolare.

ne andava quel Procida, che

siderava

indiviso

Vespro

calcolata

dal

indivisibile

Niccolini con-

il

Vespro

siciliano,

l'Eroe-Tipo, l'Idea-Uomo del Risorgimento comune,

magnanimo

inseparabile

nei secoli trascorsi

il

amico

il

pili

che egli possedesse

Precursore per nuova luco

splendente a benefzio d'Italia ? Disgusto, sdegno, furore


g'

invasero l'animo. Costui (scriveva con comica indigna-

zione dell'Amari in una sua lettera)


gloria della congiura contro

aver tradito
tegli dalla

minare

siciliani,

moglie!

toglie al Procida la

francesi, gli

d l'infamia di

e gli lascia soltanto le corna ft-

E, scrittore di storie, invece di esa-

documenti ed eventualmente rassegnarsi

alla ve-

and fantasticando, a proposito dell'Amari e


coloro che lo approvavano, di una trama critica anti-

rit storica,

di

nazionale, di

una dannosissima opposizione

tica all'alto principio italico

teorica e pra-

e medit a lungo di abbat-

tere l'opera dell'Amari, e alle sue istigazioni

il

apologie

Rubieri e

debbono

si

che del Procida tentarono parecchi, tra


il

De Renzi,

cida per l'appunto

il

il

le

quali

qual ultimo vedeva nel Pro-

successore di Manfredi e

sore del Machiavelli nel grande

Storia degli Svevi, pp. 65, 83.

II Vespro^ p. 23.

disegno

di

il

precur-

elevare

un

l'opposizione dei
trono nazionale tra

somma,
ciullo

al

batteva

quale

il

a terra bizzoso,

sia tolto

si

GHIBELLINI

175

papato e l'Impero ^ Strepitava in-

piedi

il

come un

giocattolo, che gli riesca impossibile riafferrare


stico altres

sto se

Vannucci,

il

non quando discorre

da buon gusto

tato

il

popolo che

si

quale non

ma

di politica e

che resiste

mo-

lotte

Roma?

Un

vedemmo

la storia,

sulla via della morte. Ci solo ba-

decadenza

la

col cominciare dell'Impero

di Milano e per

Semplici-

pi sacro diritto e serve

tremante a tiranni come quelli di cui

un popolo che corre


sta a mostrare come

^.

trova a suo po-

nulla. Perch decade

lascia rapire ogni

si

di poeti latini e italiani, aiu-

letterario;

non intende

rali e sociali

fan-

prediletto fantoccio o altro

^.

di

Roma

cominciasse

Giovanni Visconti, signore

giunta arcivescovo, guerreggia Firenze,

nefanda che

cosi fini questa guerra

il

fiero

arcivescovo, cupido delle servit dei popoli, mosse per

fe-

roce ambizione, e cess per vergogna e paura....; e noi

che da lungi osserviamo quei

riceviamo non poco

fatti,

conforto nel vedere che non sempre la vittoria stette dalla

parte dell'ingiustizia e della tirannide, e

pi grande

amiamo con amore

padri nostri, che alle tante opere belle ag-

giunsero quella di avere cacciato da s

la biscia

crudele che

voleva accoviglarsi ne' bei giardini dell'Arno, e contaminarli col suo veleno

avvocato,

nieri,

uomo

letterati toscani, e

^ Pi accorto senza dubbio


di

mondo, non ingenuo come

Il secolo

in Arch. stor.

due

che del suo Leopardi riteneva un certo

XIII

ital.,

Giovanni da Procida (NapoH, 1860):

1863,

XVII,

Storia d'Italia cit., IV, 611.

/ primi tempi,

III, 411.

cfr.

G, Rosa,

voi. I, pp. 32-52.

2 Per la storia di questo suo strepitare,


cumenti recati dal GrargiolU nella introd.
3

Ra-

E. RuBiEKi, Apologia di Giovanni da Procida (Firenze, 1855); S. db

Renzi,

'

il

si

vedano

le

notizie e do-

al Vespro, pp. cviii-cxxiir.

176

l'opposizione dei

ghibellini

pessimismo, e perci non era semplicista nello stesso grado


Ranieri mostra infatti un qualche senso

degli altri due.

Il

della necessit

storica,

osservando che alla vagheggiata

fusione coi germanici invasori, prima che

rono gl'italiani
nieri,

stessi,

quali,

non consentirono agevolmente, come

Europa,

che

alla fusione; e

non tanto secondo

lo

amministrarono
personale,

la loro utilit

eziandio secondo quella universale


ci procede

gli stra-

altre nazioni di

papi, quali che fossero le loro

simpatie private, giunti al ponteficato,

sempre

papi, contrasta-

odiando e sprezzando

dallo stupendo

di

tutto

il

clero

ma
e

accordo, che in quell'ordine

generalit e l'individuo, o per meglio dire, dal-

, fra la

uno

l'essere quell'ordine

risca Carlo

di grande

Magno,
gli

gia e crudele

riusciva
,

stato

da

e gli neghi

pur

<-<^

lo

s ; e per

quanto abor-

grandezza perch

di scorgere nell'indole sua

reputa

nulla

malva-

grande come simbolo

d'un'ra novella... L'apparizione di Carlo segn

il

termine

e come l'iride in
una muta rifrazione di raggi solari, ed apparve
alle genti una viva promessa di serenit, cosi Carlo fu in
s stesso un fiero ed ambizioso sicambro, ed apparve al
-genere umano l'iride della nuova et che spuntava . Il
suo pessimismo non era ben risoluto, ma g' induceva una

di quel

grande disordine d'invasioni;

s stessa

sorta di

trepidazione innanzi al mistero della storia e lo

rendeva pensoso. N

gli

fanno totale difetto

sode os-

le

servazioni storiche; e certamente non spregevole quel


ch'egli dice sulla vessata questione dei rapporti delle po-

romane coi longobardi, i quali ultimi egli crede,


tempo della loro caduta, affatto italiani; perch ogni
-gente che va a conquistarne un'altra, salvo il caso in cui
polazioni

le

diverse religioni e l'intolleranza di esse vietassero

mistione delle razze,

dopo una o

al

il

quale caso non

il

pi due generazioni, la lingua ed

della gente conquistata; perch

il

la

nostro, prende,

pi vince

il

costumi

meno, ed

l'opposizione dei

GHIBELLINI

177

>

numero verso i
genere umano, alla

conquistatori sono sempre un piccolissimo


conquistati. Questa legge eterna del

quale non potevano essere un'eccezione


L'idea storica, che guidava
e merit loro

nome alquanto improprio

il

longobardi

tutti questi scrittori. di storie

di gliibellini ,

era l'idea dell'unit italiana, che nasceva da quel concetto

che

del Machiavelli:

non pot

l'Italia

come

unificarsi,

d'Europa, a cagione dei papi, che non erano

altri paesi

tanto forti da unirla essi

deboli da lasciar che

tracciavano

ghibellini

sotto

altri

come

loro dominio, n tanto

il

unisse.

la

linea

perci gli storici

storica

progresso

del

quella, interrotta in moltissimi suoi punti, dello sforzo unitario: Teodorico,


via,

il

Longobardi, Federico e Manfredi di Sve-

leggendario Giovanni da Procida, e via discorrendo;

e come linea del regresso, o del male,


del papato.

Niccolini risaliva

Il

la

storia

politica

relazioni di Costan-

alle

tino e dei pontefici, e alla favolosa donazione, che di tanto

male fu madre;

salutava

con

affetto

Goti,

quantunque

ariani; rimpiangeva la vinta potenza longobardica,

precava contro

che dell'Italia

il

si

mania; deplorava

cusava
pote,

mno,

tempi seguiti

usurpando, secondo Sigonio,

un papa

diritti del

un

popolo ro-

non meno atroci che pusillanimi

confessava l'errore di Crescenzio, che,

niente se

Op.

dinastia carolingia,

quale tentava di liberarsi dall'autorit temporale

il

gendosi che la libert di

alla

in Italia volle avere

terzo Ottone di aver fatto eleggere a papa suo ni-

il

Carlo Magno,

e le contaminazioni della sede apostolica; ac-

dei pontefici, allora

ranni

di

e im-

propose di fare un'appendice della Ger-

quando ogni fazione

imperatore

romano impero

sacro

g'

cit.,

imperatori

Roma
della

pp. 68, 78, 262, 264-5.

dell'Italia

ti-

accor-

verrebbe a

Germania mettessero

sulla

178

l'opposizione dei

cattedra di San Pietro

ghibellini

loro parenti

volse le sue spe-

ranze all'impero bizantino; e cosi via.

Tutte

le

perse-

cuzioni sofferte dalla casa di Svevia, e la stessa morte di

Corradino (diceva

Niccolini in

una

lettera

al

Capponi)

sono opera della corte di Roma, che chiam

gli

Angioini

in Italia,

come per

impedire che
il

nodo

innanzi vi trasse Carlo Magno, per

l'

longobardi se ne facessero signori. Qui sta

politico della tragedia,

ghibellino,
sia una, e

Da

il

come

quale,

il

che l'Italia

che la spada non sia giunta col pastorale

ci la sua predilezione per gli Svevi e pei loro fautori

e piange la

morte

Manfredi in nome di

di

ch'egli avrebbe saputo fare una, libera e


il

non che un

e Procida

l'Alighieri, vuole

grande

pianto per la morte di Corradino, perch

iMguardando

ed

alla et

forse provarne

piet

alle

ma

quella Italia

; e

un

frena

italiano,

sventure di Corradino, potr,

solamente su Manfredi, che

ri-

traeva nella gentilezza dei costumi dalla madre Italiana,


lo spargere una lacrima che sia generosa ^. Il
Vannucci va a perseguitare la teocrazia sin negli imperi

dato

dell'Asia,

dove

religione e governo

intorpidiscono e

abbrutiscono l'uomo, e mostrano come la teocrazia sia


pi grave e

rono
i

il

il

il

pi malefico dei dispotismi che contrista-

mondo, perocch,

dannati di Dante,

sotto

sono

il

prete re, gli uomini,

avviluppati da una

piombo, che impedisce loro e moto

come

cappa di

e respiro ^; e, scen-

come il Niccolini,.
maneggi della nefandis-

dendo alla storia medievale, parteggia,


pei Longobardi, che caddero

sima corte d'Oriente, e per

le

pei

armi dei barbari Franchi,,

chiamati in Italia dai papi intesi a tutelare

Questa storia niccoliniana, attinta

alle

loro

note deWArnaldo, espo-

sta dal Gargiolli, introd. alla Storia degli Svevi, p. xlvii sgg.
2

Storia degli Svevi, pp. 273, 349.

3 Storia d'Italia, 1, 209-10.

tempo-

l'opposizione dei
Yi interessi
l'Italia,

onde Carlo Magno

che fa resa

Su Carlo Mngno

sempre

ripet

Svevi con

gli

di tenerla discorde e divisa .

giudizi del Ranieri, raddoppiando

delle censure; e

dose

rec in suo potere

si

179

divisa e pi misera, in grazia del

pili

pontificato che studi

la

ghibb:llini

non

da dire

se

guardasse

gli

Svevi che,

occhi dell'amico Niccolini, gli

con Federico e specie con Manfredi, stavano per istrindall'Alpi a Sicilia una forte lega capace a stabigere
^<

l'indipendenza d'Italia e ad impedire l'invasione di

lire

nuovi stranieri

senonch a tutto ci

guelfi nutriti e riscaldati dai papi,

ostarono gli umori

'<

quali, per le perpetue

pretensioni al regno di Napoli, erano accanitissimi avversari a

Manfredi e a tutta sua parte

critic

il

Manzoni e

nazione di Pipino,

si

verit le vie cupe e


si

di poi

polemizz con

propose di porre
scellerate

onde

in chiara e

vescovo di

il

fece padrone temporale di quella , e

papi fosse
dici secoli

la

Ranieri, che

Il

lui circa la do-

come

l'opera dei

cagione della divisione d'Italia per

che seguirono

e della

nuda

Roma
gli

un-

colluvie dei forestieri

che vennero per undici secoli a rubarla, a devastarla ed


a farla schiava
sua mortale

ferita,

la pietra che, posta fra le

ne svi sempre

la

^,

partiti:

si

filosofi

n guelfo n ghibellino

/ primi tempi,

Op.

cit., pref. alla

Op.

cit.,

pref.

I,

il

della storia

dichiarava estraneo ai duo


; e,

guelfo era l'indipendenza municipale e


l'unit nazionale, lodava

La

ma

'^

e volentieri toglieva a

prestito parole e talvolta concetti dai

e dai teorici del progresso,

Il

di eloquenza,

guarigione

Farina, che presumeva far opera non


di ragion politica e di filosofia

labbra della

poich

guelfisrao allorch

22-3, 25, 98-9, 134-5.

seconda ediz., pp.

il

principio

quello ghibellino

xxi-ii.

combatteva

l'opposizione dei

180

GHIBELLINI

>

vinceva a Legnano, non quando dava una delle pi belle


])rovincie d'Italia all'avara tirannide deirAngioino ; lo-

dava

quando con Federico II secolarizzava le scienze e tentava un gran concetto italico, non
quando con Arrigo VI insanguinava e conturbava l'Italia,
o quando con Carlo V dava l'ultimo colpo alla morente libert italiana . Onore (egli diceva) al bene sotto al piviale di Gregorio VII, come sotto al manto di Federigo,
o al lucco di Giano della Bella, o alla tunica di Savonarola:
ghibellinismo,

il

al pastorale, alla spada, al berretto e al cap-

indifferenti

puccio: amici
ai

del vero

soli

Ma, in

effetti,

atteneva

si

ghibellinismo ideale, che era anche degli altri storici

della
si

scuola, cio

principio

al

dell'unit

d'Italia

contentava della mera libert, e censurava

non

Comuni,

non certo per aver goduto di questa, ma per non aver


avuto quella. Sicch non c' differenza seria: ci che si
sarebbe stato sotto-

legge, per esempio, in questo brano,

da

scritto

opposero

tutti

altri

gli

Federigo

storici
il

re

Tancredi, a Filippo Ottone,

Federigo

II e a tutti

muni. Federigo

scuola:

papi

Guglielmo, ad Arrigo VI

ad Ottone Federigo

II,

e a

suoi predecessori la libert dei Co-

aspirava

II

della

alla

restaurazione

dell'im-

pero romano, come Arnaldo alla restaurazione della ro-

mana

repubblica, ed

papi fecer questo morire sul rogo,

disperazione

quello

di

questo

doppio tentativo

rirono

municipi

e di
di

liberi,

che in

Roma

mevano

l'unit: furono

dolore,

resero

inefficace

unificazione nazionale. Favo-

non perch amassero

insidiavano o opprimevano,

d'impedimento

ma

alla

la libert,

perch

te-

creazione di

una monarchia italiana, ma non si opposero alle creazioni delle monarchie municipali, debolezza, sventura e
vergogna della misera Italia . E, come tutti gli altri,
difendeva

mune

disile

longobardi, lodandoli
loro

donne

e per la

per

la

lealt

pudicizia co-

somma

negli

l'opposizione dei

nomini

, e,

mai

coscienze

le

GHIBELLINI

finanche, per non aver

<<

181

>>

tiranneggiato giam-

Ora, appunto questo criterio dell'unit d'Italia, che gli


storici

ghibellini

assumevano, assegna

loro inferiorit storiografica, per

Perch

non dire

la

ragione della

della loro nullit.

concetto del Machiavelli era certamente, nel Cin-

il

quecento, un gran pensiero di critica politica, una deter-

minazione negativa dello stato politico


con quello di

geva

d' Italia

d'p]uropa; sui qual pensiero sor-

altri paesi

poi un'utopia, l'utopia del Principe.

ricomparve in

unitario

paragonato

Italia,

E quando

l'ideale

fine del sette e nei

sulla

primi anni dell'ottocento, ricomparve democratizzato, con-

forme
tutto

nuovi tempi, e nazionalizzato; e realmente fu cosa

ai

nuova

Machiavelli,
il

moderna, non prosecuzione del concetto dei

ma

anzi frutto di un'et che aveva rovesciato

vecchio regime ammirato dal politico fiorentino, la Fran-

cia

Luigi

di

Luigi XI.

Ma

XVI, fondata gi

dal

e nella forma antica,

litario politico, e nella

machiavellico eroe

come

ideale di

un

so-

nuova, come ideale di un popolo,

quel principio era inetto a spiegare la storia d'Italia e a

configurarne scientificamente
pel vizio che

il

racconto.

ci

non

solo

aveva comune con l'ideale della scuola neo-

una rappresentazione materiale e


contingente, oggetto da spiegare e non principio di spiegazione; ma per un vizio tutto suo proprio, consistente
n pili n meno, che in questo: che l'unit d'Italia
guelfa, di essere

cio

non era mai storicamente


longobardica sino
esistiti

al

secolo

civilt

Op.

decimonono.

papi che contrastarono gli

a capo di leghe nazionali


la

esistita,

italiana

cit.,

I,

del

dall'invasione

Ma bene

stranieri e

ben erano

esistiti

si

erano
misero

comuni

dodicesimo e tredicesimo secolo;

54, 278, V, parte II,

p 626.
.

l'opposizione dei

182

ghibellini

il Gristianesimo formava una grande et della storia


mondo. Onde laddove la storiografia neoguelfa aveva

bene
del

innanzi a s qualcosa di reale, che poi innalzava a principio generale di spiegazione, la storiografia ghibellina

aveva se non un desiderio, che non

si

non

era mai attuato; e

quel desiderio pretendeva sollevare a principio e criterio.

Da

ci

vuoto che

il

avverte nell'opera sua e che non

si

poteva rimanere celato se non a


e scientifico e storico;

tendevano

metodi^e

quali,

zioni

tornavano

e,

esposizioni rettoriche, alle

corso degli avvenimenti

il

quei problemi,

come

trascuravano l'erudizione e

la

descri-

meravigliosi e alle moralit, e concepivano

di casi

daccapo

alle

senso

per conseguenza, non in-

le diflcolt di

s' veduto, spregiavano o


critica,

intelletti deboli di

tiveria o alla bont

di

singoli

come dovuto

individui e

alla cat-

istituzioni.

furono pochi, e non potevano essere legione, appunto per-

ch andavano

ci

La

dei tempi.

ritroso

degl' insegnamenti e dei bisogni

storiografia

ghibellina

dovuta collocare da noi accanto

stica

y>,

non

se

modo

sarebbe per-

si

all'altra

anacroni-

fosse in certo senso perfino inferiore, a ca-

gione del suo utopismo,


nel suo

di celebrare

teneva a qualcosa

di

quella settecentesca,
i

Normanni

storicamente reale,

che pur

e gli Svevi si at-

cio alla forma-

zione delle monarchie assolute contrastanti la supremazia


ecclesiastica, reprimenti l'anarchia feudale

industrie e

commerci;

e se, per

un

e favorenti le

altro verso,

umanisti, per la sua qualsiasi fede in un determinato


cetto.

ccai-

quale poi parve prendere attualit politica nel

Il

periodo
e

non

superiore alla scuola del Botta e degli altri storici

fosse

successivo

polemisti

quegli

ma,

in

storici

verit,

anche come oratori

esercitarono

scarsa

efficacia,

perch, antiquati nella storia, erano del pari antiquati nei


loro

modi

di parlare alle

anime e

di operare in concreto.

E, negli animi, l'idea unitaria ebbe vita solo per opera

l'opposizione dei
di spiriti apostolici,

come

GHIBELLINI

Mazzini,

il

flusso delle nuov^e idee del secolo,

183

>

che

risenti

nella famosa sua tripartizione storico-profetica della

Roma

dei Cesari,

dei Papi

realt nelle azioni solo

Roma

quando

si

l'in-

com' chiaro finanche

Roma

del Popolo; ed ebbe

congiunse col senso sto-

rico della scuola neoguelfa, diventata (dopo le esperienze

del '48) partito rivoluzionario-moderato e fautrice della politica della

casa di

affidata a letterati,

e custodi

zione
frigide

Savoia. Finch quella idea rimaneva

che s'immaginavano degni interpreti

del Machiavelli perch presi per lui d'ammira-

letteraria,

non era buona ad

falsificazioni

altro che a produrre

storiche dei Longobardi, di Arduino

d'Ivrea, di Manfredi di Svevia o di Giovanni da Precida.

vili

Gli sviati della scuola cattolico-liberale.

Dilucidazione circa l'uso del giudizio morale e

lit nella storia

L'esclusivo interesse per

disposizione storica

11

Manzoni

nel Discorso sui Longobardi


lonna ivfame

Malcontento

11

il

essi,

.di

quello di lega-

segno d'insufficiente

problema della giustizia astratta

problema morale dell'errore nella Co-

e critiche severe a questa storia

Rivoluzione francese, trattata come problema di legalit


del motivo che disvi

medesimo

il

Manzoni

dalla considerazione

prodotto da torbida passionalit nel

effetto,

La

Nobilt

Il

Tommaseo

storica

Provenienza del Tommaseo dalla scuola cattolico-liberale: teorie con-

La Storia civile nella letteraria Affinit col Cant

tradittorie di lui

Cant compilatore nelle idee non meno che nei racconti Inefficacia della sua opera, dovuta alla inferiorit critica e filosofica dell'autore, e alla sua maligna disposizione d'animo Sua prosunzione
Il

d'imparzialit

Fastidio e disdegno dei contemporanei verso l'opera

storica del Cant.

Si

li

rale

deve o no applicare

se anclie

almeno

si

non

ai fatti storici

giuridico o

e quello

di legalit?

il

giudizio

cosi precisamente formolata, viene

affaccia

di

frequente

questo o quel fatto storico.

nelle

mossa o

controversie

talvolta

mo-

Questa domanda,

si

circa

risponde, non

senza impazienza e fastidio, che la storia non ha niente

da vedere con

la

moralit e

con

la

legalit; e

tal'altra

anime austere o timorate protestano che, astenendosi


da quel giudizio, la storia abbandona il suo pi alto

le

GLI SVIATI

186

DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE


pi stringente dei suoi doveri:

diritto e si sottrae al

insomma, non

si

sa che cosa pensare, e pi spesso

si

e,

pre-

sulla questione, risolvendola alla meglio,

ferisce scivolare

caso per caso. In verit, la risposta non facile, perch


la questione intricata

parecchi distinguo

come una di quelle che richiedono


distinguo hanno mala fama di sotti-

gliezze scolastiche, e certamente costringono a tender forte


l'arco dell'intelletto.

il

distinguere bisogna, anzitutto, tra moralit e legagiudizio etico e giudizio giuridico; perch che cosa

lit,

giudizio giuridico, cio pronunziato sub

di leggi stabilite, se non


rio,

onde

certo

atto pratico,

nome

lege, in

un

atto

d'impe-

cosiddetto giudice procura di mantenere in

il

modo

un

salda

una legge

un

istituto,

che stimato

una determinata societ? E


non giudizio di verit, non pu trovare alcun luogo

poich atto pratico e

utile a

nella

considerazione storica, che considerazione di semplice

non si adopera a mantenere in vita leggi e istiquando ci imprendesse a fare, falsificherebbe s


medesima, n servirebbe all'utile sociale. Le leggi e gli
istituti che essa ha innanzi, appunto perch vengono guardati sotto l'aspetto storico, si mostrano tutti in crisi di
Involgimento, e tutti vivono morendo.
Ma anche nel giudizio morale sui fatti storici da inverit e
tuti; e,

trodurre un distinguo: cio tra


giudizio sugli

il

giudizio sugli atti e

avvenimenti, perch, com'

dizio morale concerne solo l'atto

noto,

il

il

giu-

nell'intimit della co-

scienza dell'agente e smarrisce qualsiasi significato se lo


si

trasporta all'avvenimento, ossia alla situazione che da-

gli atti degli agenti si produce,

e che,

come

condizio-

nata dal sopraindividuale, cosi ha risultamento sopraindividuale.

Non

Tina guerra o

si

pu, per esempio, giudicare

una rivoluzione, ma

si

moralmente

possono e

cosi giudicare gli atti singoli dei singoli

si

devono

individui, cana-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO LIBERALE

hanno collaborato

glie o eroi, che vi

ma

Bastiglia,

bene colui che dette

regi che

fiziali

mente uno dei

erano

si

non

presa della

la

primo colpo

agli uf-

prigioni, e che fa probabil-

resi

briganti

il

187

che concorsero

al

compiersi

dello storico avvenimento.


Il

giudizio storico- morale sugli atti noi facciamo a ogni

istante, e in esso consistono


i

meglio condurci
zioni
-e

Ma

istante.

e gli scrutamenti delle inten-

nostro prossimo: che

del

d'ogni

in futuro,

esami di coscienza

medesimi per correggerci

nostri

ritorni e le rientrate in noi

gi circa

sono cose d'ogni giorno


giudizi sul prossimo

si

suol raccomandare la carit, la moderazione o addirittura


l'astensione, tanto facile peccare di temerit; e persino

per quelli su noi medesimi

buon amico, che ci ama e


ammonirci di non torperch finiremmo col non

il

ci conforta, costretto talvolta ad

mentarci con troppi scrupoli,


vedere pi

nemmeno approssimativamente
calunnieremmo,

stro passato e ci

e,

pediremmo la nostra ulteriore azione, che


importa. Donde il corollario che, sebbene
il

giudizio morale

arduo, per

la

sugli

gran

chiaro nel no-

invece d'aiutare, im-

che pi

ci
sia

legittimo

uomini del passato, esso assai


possedere gli elementi che

difficolt di

orano presenti nelle loro coscienze nell'attimo della

deli-

berazione; e che, a ogni modo, quel giudizio quasi sem-

pre di scarso interesse, perch noi interroghiamo la storia,


specie quando sia alquanto remota da noi, non per discer-

nere e misurare la bont morale e

che sono morti,


rono attraverso

ma

le loro

in noi e sollecita

il

ma

luce a
ditezza.

debolezze di uomini

virt e

essi attua-

loro vizi, opera che opera

nostro pensiero e la nostra azione.

Domando venia per


crude,

le

per intendere l'opera che

queste distinzioni, enunciate cosi

che mi convenuto premettere, perch danno

quel che segue e agevolano a procedere con ispe-

Ora s'immagini un uomo, nel quale

il

proble-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

188

ma

della purezza

dell'animo e della dirittura della vo-

lont sia fortissimo e prevalente, per naturale disposizione^

per prove sostenute, e altres per fede religiosa circa


meriti e

demeriti

ed eterna

alla vita reale

mondana;

come preparazione
clic

vita, cio

all'altra

succeder alla vana e labile

e s'immagini quest'uomo cosi preso nel suo

interessamento etico che, condotto innanzi alla storia, non


solo

venga appuntando

casistica

lo

sguardo quasi esclusivamente alla

morale dei personaggi operanti, ma, abbagliato dal

suo unico problema, U'asferisca

giudizio morale agli

il

ir-

responsabili avvenimenti storici, e anzi applichi a questi

persino
di tal

il

giudizio di legalit:

uomo?

Si

dovr

dir-e

ha sopraffatto l'interesse storico


il

giudizio, e che egli, cosi

che cosa

si

dovr dire

che l'interesse morale in


e,

come

lui

peggio ancora, sviato

ci si presenta,

non un

ingegno storicamente temprato e disposto.

E
zoni,

questo
il

in ogni punto,

quale,

romanzo che sono


loro fondamenti
e

caso di Alessandro

forse

pel

alle ricerche della

Mane un

pi accuratamente studiati nei

storici fra quanti

quantunque desse

mossa

il

quantunque componesse due tragedie


se

ne composero mai

primo, come abbiamo detto, la

memo-

scuola neoguelfa col suo

non era ingegno storicamente conformato.


Manzoni ritenne sempre non poco della edu-

rabile Discorso,

In verit,

il

cazione intellettualistica del secolo decimottavo, solito a


trattare la storia

come strumento

non come

fine;

il

suo

intellettualismo era, in questa tendenza antistorica, raffor-

zato dal suo cattolicesimo alquanto giansenistico, moral-

mente rigidissimo

e meticoloso.

La

descrizione della vita

italiana del Seicento nei Promessi sposi , senza dubbio,

un capolavoro,
fine ironia,

patia e

si

ma un

capolavoro piuttosto di satira e di

che non d'intelligenza storica,

la

quale sim-

volge a quel che di nuovo e positivo

si

viene

elaborando anche nelle et storiche che sembrano di de-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

cadenza o

scompiglio.

di

senza

fu

ragione

189

che egli

aprisse bens la serie degli studi sul medioevo italiano,


si

traesse subito in disparte lasciando fare agli altri

ma

per-

ch, nello studiare la lotta dei longobardi e dei pontefici,

non aveva, come

egli

quella indagine la
vilt latina e

ghi loda
la

brama

fermare

caratteri della ci-

che aveva percorsa e

la linea

la politica d' Italia,

e,

inclinazione a

come

ma

ricercarvi

Bon-

Il

responsabilit

la

di criterio e

buono dei

di condotta

stim

avesse principale

fatti

cagione nella malvagit o virt di quelli


rono

quasi esclu-

sinceramente cristiano ch'egli era, e

l'effetto cattivo o

Capponi, portato in

il

sua gi descritta sollecitudine morale.

una moralit rigida

che

di

Manzoni, che nei suoi lavori sulla storia ebbe

il

costante

umana
di

la

Troya

germanica, o

che doveva riprendere

sivamente

il

che

li

opera-

osservazione altrettanto esatta, quanto la lode

inopportuna.

Ma

dal 1840 c'era chi

fin

questione allora ardente circa

la

-,

a proposito della

chiamata dei Franchi con-

tro i Longobardi fatta dai pontefici, notava che quel grande


avvenimento si poteva considerare sotto due aspetti: giu-

ridicamente,
la

fosse

tempi ed esaminare

col portarsi a quei

, e politicamente, col conon giudici del passato e vedere

giusta, quale ingiusta

stituirsi

condotta dei longobardi e dei papi per giudicare quale

spettatori e

come quell'avvenimento avesse

influito sui posteri, sullo

sviluppo dell'incivilimento ; e che

tenuto al primo modo, ossia

non da spettatore

si

Manzoni

il

si

era at-

era condotto da giudice e

contemplatore, non

da

filosofo

del

passato.

Prefaz. al libro postumo del Manzoni,

1789

e la rivoluzione italiana del


2

E. B,, in Rivista europea,

La

1839 (Milano,
a. Ili,

rivoluzione francese del

1889), pp. ix-xii.

1840, parte II, p. 318.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

190

Nel conflitto tra quelle due forze (papi e longobardi)

s'agitava

destino d'alcuni milioni d'uomini:

il

queste due forze rappresentava pi da vicino

diminuire

dolori, a mettere in questo mondo

pi di giustizia?
parer nostro,
il

voto,

il

il

quella moltitudine di viventi, quale tendeva a

diritto di

invece

quale di

il

punto

*.

Ecco (dice

punto vero
falso,

lo stesso

della discussione

perch implicava

il

un po'

Manzoni), a

Ed

era

gi detto trasfe-

rimento del giudizio morale dalle coscienze, per noi imper-

papa Adriano

scrutabili, di

e di re Desiderio all'urto di

popoli, ciascuno dei quali

che avevano

diritto di farsi valere, e

lere se

non merc

a quel

modo

scrive protesta che


dei fatti
tra

si

il

ultimi; e che

il

farsi va-

Naturalmente, posta

Manzoni continuava:

il

Chi

giudizio che dall'attenta considerazione

formato nella sua

longobardi e

non potevano

la lotta e la guerra.

questione,

la

due

portava in s elementi di vita

mente sull'ultima differenza

papi, decisamente favorevole a questi

suo assunto di provare che la giustizia

(non l'assoluta giustizia, che non


era dalla parte d'Adriano,

siderio; e nulla pi

il

si

cerca nelle cose umane)

torto dalla parte di De-

quelle parti del torto e della ra-

gione, che egli medesimo, in

un luogo

del suo

romanzo,

saviamente disse non potersi mai nettamente tagliare, e


che qui pretendeva tagliare, nientemeno, tra due

due

istituzioni,

due correnti

di civilt.

popoli,,

Per questo

illegit-

timo giudizio morale, fattosi egli pietoso come chi difenda

un bambino dai maltrattamenti di un brutale, non approvava coloro che per avversione alla vilt del popolo vinto
scusavano e guardavano con compiacenza i suoi persecutori, e ammiravano quel certo che di aspro e risoluto che
era nel loro carattere e che denotava una tempra robusta
(ossia, coloro

che scorgevano nei longobardi elementi inte-

gratori della

nuova

deva

il

Manzoni,

il

civilt in gestazione).

Eppure

(rispon-

quale per questi elementi storici non

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

191

aveva e non voleva aver occhio), eppure il pi forte sentimento d'avversione dovrebb 'essere per la volont che si

propone
mente

il

male

degli uomini: e, per quanto profonda-

un senso di gioia deve sorgere


nel cuore d'ogni umano, quando vede per essi nascere una
speranza di sollievo, se non di risorgimento . Ogni ingegno storicamente disposto predilige i tempi di contrasto,.
sieno caduti,

essi

aspri e sanguinosi che siano, ai tempi di pace e di stagnazione.

Ma

il

Manzoni, invece, a chi

gli

obiettava che la

condizione fatta ai romani dai papi era di


gloria

ribatteva:

mai v'era gloria

in

riposo senza

Senza gloria certamente; ma per chi


quel tempo? Per le diverse nazioni

romane, vinte, possedute, disarmate, disciolte?


bari? Se alcuno crede che

avevano
che

le

il

mezzo

il

soggiogare uomini

di resistere,

lasciavano cadere, che

il

per
i

che levar l'armi dalle

>>.

la

non

sentenza di padre Cristoforo, che

meglio sarebbe che non vi fossero


n bastonatori

non
mani

guerreggiare senza un pre-

testo di difesa, l'opprimere senza pericolo fosse gloria;

c' nulla da dirgli

bar-

quali

al

mondo n

bastonati

alla quale la scienza storica replicher

sem-

pre col parafrasare la risposta del dottor Azzeccagarbugli

che quella sentenza


pulpito,
in

non vai niente,

una disputa

buona, ottima e di giusto peso sul


sia detto col

dovuto rispetto

storica.

Alcuni anni di poi,

si

accese vivace curiosit a veder

chiaro nel famoso processo degli untori, sia per averlo

il

Verri tolto ad esempio solenne di fanatismo nel suo sag-

una
dal Manzoni nel suo romanzo. E quando

gio sulla tortura, e sia per un accenno, che conteneva

promessa, fatto
nel 1839

venne messo

gli tintori^, si fu

in

istampa

il

Processo orighiale de-

vieppi persuasi dell'innocenza di quei

Milano, Truffi, 1839.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

192

condanricati.

Ma

(scriveva un recensente) ci resta spie-

gato forse un fatto, come quel degli unti, attestato da tanti


testimoni oculari e spregiudicati? Era una ribalderia? una

burla? o fu veramente un errore dei sensi

sie?

fanta-

e delle

ci spiegare qual aiuto recano altri processi e de-

moderni, come quelli degli incendiari in Francia e dei

liri

propagatori del cliolera per tutto


chiarire tutto ci

promesse

il

Manzoni

mondo? Voglia

il

nelle pagine

e possa

da tanto tempo

^ Senonch, pubblicata, finalmente, nel 1842

la Storia della colonna

infame del Manzoni, fu generale

{senso di delusione e

malcontento; n gi

il

disse allora e poi, perch

e in ogni caso

un

libro

si

come

solo,

il

si

aspettava un nuovo romanzo

voluminoso

.e

importante, e

si

ebbe

invece una piccola e arida dissertazione storica, ma, proprio, pel carattere di quella dissertazione.

La

tesi

della quale

era,

contrariamente alla

Verri, di dimostrare che, nonostante le leggi e


del tempo, nonostante

la tortura,

tesi

del

pregiudizi

giudici del Seicento,

che condannarono

vece assolverli,

ascoltando la voce della loro coscienza,

se,

pretesi

avessero accettato l'evidenza dei


viare,

non

come

fecero,

fatti,

da passioni e

parv^e persuasiva e

il

in-

senza lasciarsi tra-

interessi.

questa

generalmente dispiacque.

che luogo della sua erudita memoria

lombardo) non pu

dovuto

untori, avrebbero

(scrisse

tesi

In qual-

un recensente

chiarissimo autore dissimulare a s

medesimo la violenza, o, a dir meglio,


morboso in cui era caduta la mente de'

giudici,

che per mille riscontri, ovvi e palpabili


potuto cogliere le contraddizioni e

veramente

lo stato

come

tutti,

gli assurdi

quelli

avrebbero

che ad ogni

poco uscivano dalla storia processuale. Supporre nondimeno


ch'e' serrassero gli occhi a bella posta, e ottundessero vo-

Rivista europea, a. II, 1839, parte II, pp. 529-30.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

lontariamente

il

senso della coscienza per non vedere n

sentire la verit, delibando in anticipazione


tuito di affliggere e

un ordine

tiero

quale

lit

il

piacere gra-

condannare degli innocenti,

che in

andassero d'accordo curiali, giudici, senatori, tutto in-

ci

4i\

193

Quanto

si

di raagistrati, tale

un coraggio innanzi

ritrae spaventata la nostra istorica responsabi-

vivacemente

pi

alla conclusione,

ribile fatto, intorno

che

un recensente napoletano:
Manzoni cava da quell'or-

il

alla malizia dei

giudici,

quali, no-

nostante la ignoranza de' tempi, l'uso della tortura e l'ac-

cecamento che quel pestifero


di essi
se

come

sul resto della

flagello

dovea produrre su

milanese popolazione, potevano,

volevano, discernere la innocenza degli accusati, noi

'1

non siamo punto della sua opinione. E comecch

alienis-

simi dal sistema fatalistico attinente alle azioni umane, e


risoluti a colpire

il

vizio ed

il

delitto

quando da malvagit

d'animo son cagionati, non possiamo punto immaginare


che sianvi uomini tanto perversi da essere persuasi della
innocenza di un loro simile e dannarlo a straziata morte

E un

altro napoletano:

L'illusione nel Manzoni,

il

^.

quale

ora interpreta ogni cosa del processo diversamente che

giudici non fecero nel 16B0, abbastanza naturale; perch


si

portano

di

leggieri,

senz'avvedersene,

le

sate di malia nei passati ultimi secoli, forse

ebbero loro superstizioni comuni


plebi?

il

que' casi
o che,

il

Manzoni

ci

colle

esse

giudici

non

pazze e ignoranti

vuol persuadere, che anco in tutti

fanatismo religioso invadesse

quando

sortilegi,

idee attuali

In tante condanne di misere persone accu-

nel passato

le plebi

solamente,

addimandassero sentenziarsi alcuno per

pronto ogni giudice sempre e senza pi decre-

E. DE Magri, in Rioista europea,

P. Castagna, nel Progresso,

a. I,

XXXI,

1843, parte

I,

p. 106.

294.

13

194

GLI SVIATI

tasse

supplizio per dar cibo al mostro

il

E un

DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

critico

siciliano,

l'assunto del Manzoni, che

poneva
e ai

sua tempra

critici della

Tenca, difendendo
vendicare
solo

anche

il

il

Manzoni,

in

fatti

^.

inutile >

a una generalit-

l dai soliti *; e gli op-

rispondeva, in verit,

quale (egli dice)

il

il

col ri-

libero arbitrio, volle far ricadere in lui, in lui

colpabilit delle proprie

la

principio della necessit storica^. Al Castiglia

il

tirava

che non desta un moto di

di cause

minaccioso?

Castiglia, dichiarava

il

azioni;

e mostr come,,

tempi pi barbari, in mezzo all'ignoranza ed

ai

pregiudizi, avrebbe potuto farsi strada l'onest e la giu-

mostr che non

stizia:

si

d mai circostanza,

in cui la vo-

lont dell'uomo possa diventar nulla a fronte delle istitu-

onde

zioni ;

il

suo libro

morale per giudici:

pu

si

dire,

un codice di

codice prezioso, perci che

tuzioni possono cadere e mutarsi,

ma

parte principale nei giudizi e nelle procedure

tamente

il

come santa

ma

^.

cer-

quesito propostosi dal Manzoni era legittimo,,


la

sua intenzione di render vigili

giudici

,:

poteva dubitare, in primo luogo, che quel quesito

si

fosse

le isti-

l'uomo sar sempre

pi appropriato o

il

il

pi importante da movere in-

torno al processo degli untori,

Manzoni l'avesse ben

e,

in secondo luogo, che

risoluto, cio

il

fosse entrato davvero-

nella psicologia e nella coscienza di quegli uomini del Sei-

cento.

codesti erano

due punti intorno

ai quali si

ag-

giravano, sia pure con qualche impropriet di concetti o


di parole, le critiche dei critici dell'opuscolo,

vano sostanzialmente ragione

caso prova dell'avanzamento che

A. A. Hossi, nel Museo di

La

Tenca
3 C.

critica del Castiglia

mi

se.

davano anche

si

quali avein

questo

era fatto negli studi

e leti., a. I, 1843, voi. I,

pp. 43, 49.

nota solo per quel che ne riferisce-

nella sua confutazione: v. nota seguente.

Tenca, nella Rivista europea,

a. Ili, 1845, voi. I, 235-45.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE


della storia.

chi poi

critico, pi tardi)

tanto

assicura

ci

che non

(domandava un

ci fossero allora

uomini

quanto ignoranti, che, credendo

tristi

195
altro
altret-

nell'efficacia

degli unti a spargere la peste, commettessero davvero quel

di

il mezzo era
Manzoni non aveva di co-

che solamente non era delitto perch

delitto,

natura sua impotente? ^

Il

desti sospetti e di codeste curiosit, attinenti alla patologia

umana

e alla storia del costume, affascinato com'esso era

dal problema della responsabilit.

Pure quel suo quesito doveva

come abbiamo

dirsi,

ri-

conosciuto, logicamente impeccabile, diversamente dal pro-

cedente sulla giustizia dei longobardi o dei papi.


l'opera storica alla quale egli

attese

di

avanza un frammento pubblicato postumo

Ma

nel-

poi, e di cui ci
2,

sulla Rivolu-

zione francese paragonata con la Rivoluzione unitaria italiana, egli

non

solo

parti del Discorso,


sia

ricadde nel vizio che guasta alcune

ma

vi ricadde in

modo

perch del problema del giusto fece

ricerca, sia perch cangi

il

assai pili grave,


tutto della sua

il

quesito da morale in legale.

Egli, infatti, volle dimostrare che la rivoluzione italiana,

che abbatt

vecchi governi, fu legittima e legale, lad-

dove quella francese no, perch la distruzione del governo di Luigi XVI non era punto necessaria per ottenere
i miglioramenti che la Francia voleva nel suo ordinamento,
e

aveva espressi nelle istruzioni date ai suoi rappresentanti


. I deputati del Terzo Stato violarono,

negli Stati generali

dunque,

la legalit: ecco

il

loro peccato e la loro respon-

sabilit. Essi si attribuirono un'autorit

suprema, che la

Francia non aveva neppur sognato di conferir loro


rit bastante a levar la forza

A. Borgognoni, Disciplina

La

auto-

necessaria al governo che

e spontaneit

neWarte, ed. Croce (Bari,

1913), pp. 34-5.


2

rivoluzione francese del 1789, cit. di sopra.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

196

ma non

esisteva,

a farne le veci ; e dettero principio

quello stato (se stato

meno

stabilit pili o

si

pu chiamare)

di violenza e d'in-

meno

durevole, pi o

disastroso, in

una nazione priva in effetto, se


un vero e non contrastato governo . I de-

cui cade inevitabilmen4;e

non

nome,

di

di

putati del Terzo Stato invitarono quelli degli altri due ordini

a prender parte alla verificazione dei poteri in comune;

sarebbe fatto senza di

altrimenti,

si

(giudica

Manzoni) una parte che

e,

il

Era

essi.

si

in

realt

costituiva tribunale,

affermando di aver ragione, pronunziava una sentenza

esecutiva

E non

cessa di far le sue meraviglie e di scan-

dolezzarsi sui sofismi,

come

fu quello del Sieys, che allora

ebbero fortuna, o sui continui contrasti, che allora


dero,

vi-

si

tra ci che fu ideato, preparato, aspettato, profe-

tato, e ci

che avvenne

un sistema

filosofico e

quasi

non gi

si

trattasse di esaminare

un processo di
come sempre, da imma-

d' intendere

passioni e azioni, accompagnato,

ginazioni e da sofismi, ora passionali ora intenzionali. Quei

rappresentanti del Terzo

(si

diceva) ebbero ben ragione

nel cangiare gli Stati generali in Assemblea

tanto vero che


nario.

Ma

il

popolo applaudi al loro gesto rivoluzio-

(insiste implacabile

popolo pu avere

il

diritto

di

il

non pu applicarsi che

nemmeno un

Manzoni)

convalidare un equivoco.

Osta la natura delle cose, perch


verit,

nazionale;

il

diritto,

cose

alle

essendo una
vere. CoU'op-

porre ad un atto sovrano del Re una loro propria sovranit,

Comuni non dichiararono punto

di distruggere

della Francia:

il

lo

fecero

immaginandosi

cosa, cio di semplicemente temperarlo

Manzoni ignori

(e

mi

dice: Pare, in verit, che parliate di

una causa

di

civile.

il

fare

Non

come poteva ignorarla?)

todologica, che gli sarebbe stata mossa:

vati, di

nemmeno

governo del Re, che era allora

intesero

governo
un'altra

gi che

l'obiezione

il

me-

Qui qualcheduno

un

affare tra pri-

Vorreste che una Rivoluzione di

GLI SVIATI

quella sorte

si

DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

fosse potuta fare senza uscir

dalle

197
regole,

senza turbolenze, senza moti repentini, senza intervento di


forze illegali, rispettando tutte le consuetudini e salvando

competenze?

. Alla quale egli risponde come usano


Neppur per idea: dico anzi che le cose dovevano andar cosi dopo la distruzione di un governo, fatta
senza una causa giusta e urgente, da chi aveva il man-

tutte le

cocciuti:

dato di far tutt'altro, e senza aver nulla in pronto da so-

governo distrutto

stituire al

senz'altri schiarimenti,

^:

risponde, cio, ripetendo,

E che

suo primo giudizio.

il

quel

suo libro sia un sofistico processo alla Rivoluzione fran-

ma non

cese,

punto

la

storia

della Rivoluzione nel suo

nesso e significato, cosa chef s'intende da s:

infatti,

e,

preparato con letture innumerevoli e attentissime, meditato


e scritto con

grande

sottigliezza, e pubblicato poi nell'oc-

casione del centenario del 1789, pass senza lasciare alcuna


traccia osservabile in quel

Sicch

ragione di tempo

locato, per

scuola
sviati

cattolico-liberale,
(si

noti bene)

versione a
dalla

campo

Manzoni, proprio

il

un

il

di studi storici.

Manzoni, che abbiamo


d'autorit,

da tenere tra

gli

non dalla scuola, per

principio diverso,

a capo

ma della

col-

della

sviati ;

eff'etto

di con-

scuola:

sviati

considerazione storica in genere, usciti, senz'avve-

dersene, dal

campo

della

storia ed entrati

in quello del

moralismo, pur con l'illusione soggettiva di continuare a


quel

modo

a far della storia, anzi (come voleva

quella storia che davvero maestra

del

Manzoni ebbe motivo nobilissimo,

^.

Ma

lo

il

Bonghi)

sviamento

e se nelle sue

pagine

pu ammirare lo storico e il pensatore, si


deve rendere omaggio all'esigenza ch'egli rappresent: di
garantire cio la responsabilit umana e di ben ribadire
storiche

non

Op.

cit.,

Pref. cit., p. XII.

si

pp. 4-5, 29, 67, 72, 118, 145, 162.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

198
il

principio cristiano (e profondamente speculativo) dell'oriIl medesimo non


come Niccol Tommaseo, che parimenti
scuola, ^ma furono sospinti da motivi meno

gine passionale ossia pratica dell'errore.


si

pu dire

si

sviarono dalla

di altri,

eletti.

Che

il

Tommaseo appartenesse

alla scuola, gi indi-

cato dal suo cattolicismo e liberalismo, dalle sue amicizie


letterarie e personali, dalle riviste alle quali collabor; e

pu essere comprovato dai suoi Pensieri sulla storia di Firenze^ scritti circa 111836 ^

un ingegno

uno

spirito

Ma

vi appartenne

quale

il

come poteva

suo, torbido

scisso

nella vita morale e intellettuale, e che segnatamente nelle

sue relazioni con

altri

gli

uomini, e anche coi semplici

personaggi della storia, mise


era una irrequieta

la parte

orgogliosit,

peggiore di

irrefrenabile

s,

perch

che
in-

consapevole e abitudinaria, e insanabile perch accompa-

gnata dalla illusione della superiorit intellettuale e

.della

severit morale. Ci chiaro altres nelle discussioni me-

ramente teoriche o metodologiche.

una

porti nel cervello

udirlo pare ch'egli

storia e un' idea della storia, quale

nessuno era giunto mai a eseguire o a concepire, libera dei


difetti di tutte le altre e

raccogliente in grandiosa sintesi

le virt di tutte. Infilza descrizioni

epigrammatiche

di dieci

o dodici disparate maniere di storia, che rigetta sarcastico

non

e codesta infilzata

riografiche,

ma

il

cose pi diverse,
pale e
si

il

caos della critica, un affastellamento delle

un

collocare sulla stessa linea

il

princi-

secondario, l'essenziale e l'accidentale, con che

vuol produrre l'impressione che

critica delle varie posizioni sto-

Pubbl. nellMrc/i.

stor. itaL,

N.

il

censore abbia visto

S., 1861, voi.

XIII, pp. 3-30:

cfr.

particolarm. pp. 5, 10.


2

V. Sopra gli studi

bono sussidiarli, in Arch.

storici e le pubblicazioni dei


stor, ital.,

N.

S., 1855,

voi.

I,

monumenti che debparte

I,

pp. 105-6.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE


tutto, scorto

il

quando non

vizio di tutto e tutto superato,

ha superato niente. E

190

dopo ricade per sua

infatti subito

parte nella storia moralizzante, ricliiedendo che la storia

moralmente storica sempre , cio raccolga tutti i


quelli che non piacerebbe vedere, e sia citabile come di moralit documento , non perch sia da
sperare che gli uomini e i popoli apprendano dai libri prudenza e piet, ma perch riescano efficaci i sentimenti ispisia

anche

latti,

merc

rati

mostrare

tradizioni

le

dove non giova soffermarsi a

poca logica.

la

Quando, alcuni decenni innanzi, VAntlogia

commesso
del Balbo,
coloro

il

Barbari

Tommaseo cominci con una polemica

che riponevano

le

ebbe

gli

recensire la Storia d'Italia sotto

di

sventure d'Italia nella

contro
inter-

rotta o violata od incerta successione dei principi legitti-

mi ; seguitava con un'altra contro quelli che consideravano come grande speranza non adempiuta l'unificazione
per opera dei Goti o di

dominatori; riduceva

altri

gioni vere di quella storia a tre,

le

costumi, le

italiana,

razza

diversit della

razze,

le ca-

suolo e

il

conforma^

la

zione geografica del paese e le piaghe morali, esponendo

uno

dei soliti

pomposi programmi

e,

dopo aver

fatto cosi

impallidire alla luce della sua largoveggenza e delle altre

sue pretese

il

chiaro e onesto volume

cludeva, ipocritamente, senza dir verbo su di esso:

cettiamo intanto quel che


profferito da' valenti, e
la

il

riconoscenza del bene

mosse a sdegno

rando

le

il

Ivi, pp. 107-8.

Antologia, n. 141, ottobre

Ac-

desiderio del meglio non ispenga

'^.

La quale pseudorecensione

trascendentali

viene con sapiente modestia

ci

Troya, che scrisse

astrattezze

con-

Balbo,

del

'32,

pp. 83-103.

al

Balbo

in cui

il

deplo-

Tomma-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO- LIBERALE

200
seo

si

perdeva

senza venire mai al fatto della storia

e ravvicinandole alle astrattezze dei


aborriti.

lui

E una

non ottiene se non un articolo

Ma

seo!

egli

facile

pili

di

Tommaseo conobbe

il

let-

metafisica del

di

che non conobbe

^ N

poco, n

erano

punto,

Troya aveva ragione

Tomma-

scrivere intorno a romanzi

ed a metafisiche, che non a storie


che

da

condotta come quella di Cesare Balbo,,

studiata e

tera),

germanizzanti

(esclamava in un'altra

storia

colpa

in

di sdegnarsi,

metafisica,

la

metodi tedeschi,,

ci;

di

perch quel

ma

modo

il

di

procedere verso indagatori coscienziosi teneva della sopraffazione cerretanesca.

Certamente, e in questi brani e in

tanti altri luoghi

suoi scritti,

sovente
e

dei

(e talvolta

Tommaseo esponeva

ripeteva da libri altrui) pensieri

esprimeva con

li

il

abilit

bene con affastellamento

da

stilista

giusti,,

nei particolari (seb-

stilistico nell'

insieme)

ma

ben

naturale che a forza di dir male d'ogni cosa, e di contrap-

porre una cosa

all'altra,

si

dicano anche cose giuste, e

si

possa dar l'impressione di cervelli ricchi, anzi riboccanti,

quando

in realt

si

poveri perch nessuna di quelle idee

stata approfondita, fecondata e


altre;

quando

offerte, e cosi in furia agitate,

scientifica,

ma

messa

in

armonia con

l'origine di quelle idee, cosi a piene

non nello

le

mani

spirito di ricerca

nella vanit personale.

Ci viene confermato dalle storie che quel promissor


scrisse poi lui, tra le quali le pi elaborate sono raccolte

volume Storia

nel

ch'egli
le

si

civile

nella

letteraria

-.

Sembrerebbe

fosse proposto, in quei suoi studi, di ricondurre

manifestazioni letterarie alla vita morale dei popoli, cio

di giudicarle

moralmente: stortura altrettanto grave quanto

Lettere cit., pp. 116-7, 120 (lett. del

Torino, Loescher, 1872.

Troya

del 2 e 31 gemi. '38).

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

quella del Manzoni di applicare


flitti

Telemento romano e

tra

il

come pur

posito adempiuto,

giudizio etico ai con-

il

barbarico, e

il

giudizio di

Ma nemmeno

legalit alla rivoluzione francese.

201

quel pro-

poteva adempierlo, col

si

ri-

gore e.la consequenzialit del Manzoni: quella asserita considerazione della storia letteraria nella civile
di fatterelli incoerenti, e di osservazioncelle
tili

e pi

spesso

sofistiche,

accompagnate da epigrammi

scoccati col solito tono di superiorit.

remo

le triviali

qui non raccatte-

malignit sul conto del Foscolo, o

addirittura indegno nel quale vi

ma

ammasso

talvolta sot-

il

modo

discorre del Niebuhr

si

in via d'esempio, a mostrare quanto

il

Tommaseo

^
;

sa-

pesse riuscire petulante, sar da additare quel luogo in cui


il grande
drammi, commetteva

tortura certe parole di Apostolo Zeno, nelle quali


erudito, nel lasciare ristampare
il

ben veniale peccato

cose sue

il

suoi

di darsi l'aria di

Tommaseo

poco stimare quelle

insiste su questo crimine,

quisitore implacabile, e di

una certa

rata per l'occasione dallo Zeno, sentenzia che,

modo,

il

mal copre

pio letterato

la

da

in-

similitudine, adope-

a questo

vanit dell'animo, la

qual parrebbe minore, dimostrata che fosse alla buona

^.

Del pari implacabile contro Gasparo Gozzi, che sconfess

rami da

la paternit di taluni

duramente

seo

definisce

buono, n d'uomo
pubblica

^.

ammenda

il

che

il

Tomma-

debolezza non degna di scrittore

sebbene

il

Sismondi avesse fatto

di certi troppo severi suoi giudizi

conto degl'Italiani,
e,

lui ideati,

il

Tommaseo non

gli

sul

usa generosit;

con la veste di austero censore ingiuriando fuor d'ogni

Le menzogne, che un uomo d'inprosaica probit lasci andare

proposito, scrive:

gegno mediocre

e di

Op.

cit.,

pp. 130-3, 165.

Op.

cit.,

pp. 195-6.

Op.

cit.,

p. 208.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

202

contro l'Italia, merita che sieno rammentate da quelli che

ammirano

lo

tanto. Egli

nominare

di

Bettinelli,

il

spregiato Dante,
Bettinelli, dice

ha poi

le

modo come

cosi chiaro

dovea...

di

ritrattate,

*.

ma non

poich

in

accade

gli

universalmente mal visto per avere

Tommaseo,

il

male

Dante

lu,

non osando dir bene del


forma che vorrebbe

in questa

essere capziosa ed insulsa per

troppa ingegnosit:

padri Gesuiti ebbero anche questa, non so se torto o disgrazia, di prendersela con

saputo nell'uomo,
i

n-el

Dante Alighieri;

e se avessero

cittadino, nello scrittore distinguere

pregi maravigliosi dai difetti; dico nell'uomo l'orgoglio e

il

rancore, nel cittadino le passioni di municipio (che, da

lui

maledette, tuttavia gli avvelenavano l'anima), la malau-

gurata speranza volta sempre allo straniero

nello scrittore

l'ostentazione della scienza, e alcune forme, lodevoli forse


al

ma

suo tempo,

dicavano Dante
per altro, non
lo

certo non imitabili al nostro

se cosi giu-

Gesuiti, potevano sperare udienza

g'

impediva

avevano mosso a narrare

di asserire

che, tra

^.

Ci,

fini

che

la vita dell'abate Chiari, fosse

dimostrare come nelle questioni letterarie l'invido orgo-

glio deturpi gl'ingegni belli e le

buone ragioni,

e quelle e

danno grande vituperati e impotenti ^.


Tommaseo non abbia in mente, per conto
seriamente pensato, si pu vedere aperto

questi facciano con

Ma

che

suo, nulla

il

di

nello scritto su Italia,

Jonie

la

Grecia, IlUria: la Corsica,

Dalmazia*, che

il

solito

vantare l'opera che intraprende, perch (dice)


goni inchiudono in s

l'autorit

le

Isole

promissor inizia col

para-

del precetto e l'autorit

pi miti del rimprovero, pi del consiglio

dell'esempio;

290

Op.

cit., p.

Op.

cit.,

p. 206.

n.

Op.

cit.,

p. 316.

Op.

cit.,

pp. 409-547.

DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

GLI SVIATI

203

possenti, siccome quelli in cui parlano la natura, e la storia, conienti

di quella.

storia; n senza

ziocinio veruno.
pi,

dopo

Storia non comparata non vera

comparazione

n poesia n ra-

scienza,

comparata

della storia

piti

nobili esem-

la Bibbia, offre la Grecia, e l'Italia; ai

aggiunge

il

Agostino

>

quali

si

gran nome dell'Africano ispirato dalla Bibbia,


'.

Il

Tommaseo paragona

non per altra ragione che

crsi e-

l'esser egli nato in

dalmati,

Dalmazia e

tempo in Corsica; onde, per esempio, uno sgangherato paragone tra Napoleone, che fu crso,
e Diocleziano, che fu dalmata ^. Mette in parallelo altres gli uomini politici crsi e i dalmati, quali il Paoli
l'aver dimorato qualche

Capodistria, persino sul punto della castit:

il

due

celibi (scrive

pili illibata,

ma

gravemente),

a quanto io ne so

Ma

^.

ambe-

Capodistria di fama

il

stravaganza di

la

questi paralleli e delle caratteristiche storiche che offrono,

e la incoerenza onde sono accozzati

particolari, vera-

mente peregrina. Allorch Gian Gastone mlandava a re


Teodoro dicendo lo riconoscerebbe purch e' si facesse ungere, non presentiva che un crso verrebbe non unto a
disungere i suoi successori e i successori di Cosimo padre;
non presentiva che una stirpe germanica passeggerebbe
r imperiale giardino di Boboli, e che alla stirpe germanica
sottentrerebbe per due mesi

il

con da'n nato nel maschio di

Volterra, quegli che narr la morte della monarchia sveva

e la morte della repubblica fiorentina


Medici, re Teodoro ossia

naparte,

lorenesi,

il

il

Giangastone dei

tedesco barone di Neuhof, Bo-

Guerrazzi,

il

giardino di Boboli e la

Battaglia di Benevento e V Assedio di Firenze sono tutti


ravigliati di essere entrati in

Op.

cit.,

p. 409.

Op.

cit.,

pp. 443-78.

Op.

cit.,

p. 433.

un medesimo pensiero

e,

meche

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTLICO-LIBERALE

204

un medesimo periodo. Al quale segue, con pas La poesia, buona o no


rincontrasi, voglia o non voglia, nelle cose di questo po pi, in

saggio inintelligibile, quest'altro:

vero mondo. Romanzieri

Guerrazzi e l'Azeglio; e nella

il

prosa del triunviro Mazzini

altri

vede tanta poesia quanta

ne' versi del ministro Terenzio Mamiani.

tecchi canta,

poesia

Bozzelli e

il

il

Gioberti.

Marboeuf per

versi al

Napoleone non

Il

ministro Mon-

ministro Sterbini cant; dissertarono di

il

11

padre di Napoleone fece


sua recuperata salute

letizia della

fece- versi,

ma

il

Canino per esso

In questi e innumerevoli luoghi simili dei suoi

Tommaseo

il

quale,

porgevano spontanee opportunit

gli si
le

dimostra un maldicente,

si

foggiava da

scritti,

il

quando non

di maldicenza, se

artificiosamente e appassionatamente,

s,

con morboso eretismo, e non ripugnava dall'apparire un

vaneggiante chiacchieratore, percli sentiva che in quella


incoerenza

pure un'intima

c'era

coerenza,

il

bisogno

irrefrenabile di sfogare la malignit dei suoi umori, unito

compiacenza

alla

di

atteggiarsi ad

quest'esercizio la storia gli

alma sdegnosa

sembr

il

campo pi

adat-

to: che la poesia, per fortuna, gli servi di solito a con-

fessare
cati

suoi

vizi

perci

ed

riusc

errori, e

cosa tanto

piangere

pec-

suoi

migliore e pi interes-

sante dell'altra.
Strettissima affinit col

Tommaseo ha Cesare Cant^,

nel quale anche pi spiccato che nell'altro

game con

si

scorge

le-

il

la scuola cattolico-liberale, cui del resto egli

me-

Op.

Nella critica letteraria, questa affinit fu gi notata dal

Sanctis,

tronde,

cit.,

p. 442.

La letteratura
il Tommaseo

Storia universale:

Verga (Milano,

si

italiana nel secolo

fu

veda

1904).

animatore
11

primo

esilio

XIX,

De

ed. Croce, p. 256. D'al-

consigliere

del

Cant per

la

di N. T., lettere edite da E.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

desimo vant

di appartenere

cetti della scuola

il

^ In modo conforme

Cantii ide

a parte

gli

volle

come una

ma

Compose anche

ammodernando, come

^:

concezione cattolica con

gressismo moderno,

in complesso

sola Simiglia, procede continuo

sotto l'occhio della Provvidenza


gli altri tutti, la

considerare non

eventi delle singole nazioni,

l'umanit, che,

con-

ai

suo maggior lavoro, la

il

Storia universale (1838-46), dove

205

le

idee del pro-

per sua parte, del sansimonismo

e,

^.

una voluminosa Storia degV Italiani


(1854-6), della quale pu considerarsi prosecuzione la Cronistoria dell' indipendenza italiana (1872-77); e una serie di
lui

storie minori, tra cui baster ricordare la Storia di

Lombardia

(1829-31), la

da nomano

(1833),

il

nel secolo

Fari ni (1854),

Nessuno

Eretici d* Italia (1865-6).

professionalmente storico di
tutti

popoli e di tutti

politico

ma

Anche

XVII

lui,

gli

quella scuola fu pi

che percorse la storia di

tempi, sotto l'aspetto non solo

economico

letterario e religioso,

Cant sbalordisce a primo

il

Como

V Ezzelino

Beccaria (1862),

il

di

(1832),

e culturale.

tratto per la copia

delle idee e la larghezza degli annunciati propositi, e dai

come da

suoi volumi,

quelli del

Tommaseo,

potrebbero

si

trarre sentenze e avvertimenti storici, che, abilmente scelti


e con opportuni tagli, darebbero
lell'autore.

Ma quando

buon concetto

quelle sentenze

si

della

leggono

mente
ai loro

luoghi, coi precedenti e coi conseguenti, e in quella sua prosa


saltellante,

alla

fine

fosse la
il

il

cervello comincia a girare, e tanto gira che

s'arresta, preso

dal

senso

del vuoto.

se

non

minore eleganza della prosa del Cant, parrebbe

pi delle volte, leggendo

deW indipendenza

lui,

di leggere

il

Tommaseo

italiana, III, 1227.

Cronistoria

Storia universale, ed. decima,

Storia universale, IV, 341; e cfr. P. Molinelli, in Rivista europea,

a. Ili, 1840, I, p. 821.

I,

20.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

206

Converrebbe nella storia per istudio d'erudizione non perdere la franchezza dell'espressione; associare l'ingenuit
delle cronache, il pacato racconto dei fatalisti, la dram

matica espressione dei


negligere

particolari

classici;
;

abbracciare l'insieme senza

non disgiungere

dalla poesia dei costumi e del pensiero

oppure lasciare ale

larit,

gli accidenti

all'

senza confonderli

riato della vita col profondo

dezza che

si

si

racconto dei

fatti

ottenere la rego-

immaginazione

aggruppare

innestare lo spettacolo va-

interesse metafisico

dalle precedenti evqluzioni dello spirito

nit che

il

umano;

offertoci

tra l'ari-

pallia sotto la rotondit del periodo, e la va-

maschera

di antitesi e di falsa concisione, fon-

dere in uno la maest di Livio e del Guicciardini, la semplicit

del

Villani,

la

critica

del

Niebuhr, l'acume del

Machiavelli, l'immortale rapidit di Tacito, cogliere l'ap-

passionato di Sallustio senza

le

sue declamazioni, la dot-

trina del Muratori senza la sua trivialit, la variet del


Miiller senza le sue lungagne, l'analisi del Guizot senza la
K Tutto ci che il suo tempo, in Italia e
and pensando e tentando in fatto di storia, giunto

sua rigidezza
fuori,

all'orecchio del Cant; e tutto egli ripete, anzi erutta ve-

locemente e affannosamente, dottrine e critiche di dottrine,


e in niente si

ferma e di nessuna cosa scorge

o considera

particolari, e

il

le difficolt

sembra che abbracci

tutto

vero soltanto che Qgli tutto tocca e di tutto chiac-

chiera, e

non

mai nulla

istringe

che di recente

lo

di suo proprio.

ha lodato di novit

in

chi an-

questo o quel

nuova prova che, purtroppo, ai ricercastoria non familiare la storia della storia.

pensiero, ha dato
tori italiani di

Metodo nuovo sarebbe


di

raggruppare

Storia universale,

stato quello della sua Storia di

Como

fatti secondo l'ordine logico, e alla nar-

I,

122-8.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

207

razione delle battaglie e delle vicende politiche annodare


l'esposizione di quello che riguarda
tura, le arti,

commercio

il

ed era invece metodo gi

come

vecchio, reso popolare dal Voltaire,

medesimo

poi confessava

di

del resto

il

Cantii

Cant avrebbe additato

Il

lingue quale una disciplina promettitrice

lo studio delle

di larghi

2.

costume, la lettera-

il

resultati scientifici,

prima del Diez ^;

ma non

certo prima del Vico, che aveva inculcato quello studio


secolo innanzi.

un

sarebbe stato ammirevole pel disegno della

come quella

storia universale

zione del pensiero divino

di

una

sola famiglia, attua-

che era un disegno diventato

perfino triviale a quel, tempo. Nella quale Storia universale

Cant

il

si

propose di trattare insieme con la politica

le altre parti della vita,

incorporandoli in
gesse

^.

non come elementi

modo che

distinti,

ma

l'un l'altro temperasse o reg-

Magnifico proposito,

ma

come

che,

di altri suoi

^,

non si vede traccia nel racconto n appare che lo avesse


ben maturato almeno nell'idea. Talvolta parrebbe quasi
precursore della pi severa critica delle

raccomandatore dei

si fa

sca

^.

solidi

ed

esatti

tal'altra

fonti''';

manuali

alla tede-

Sono concetti e disegni gettati li, per lo pi venuti da


anche clti in un baleno di acume, ma del tutto

letture o

come per l'appunto furono quelli del Tommaseo


Tommaseo stesso, nonch pei suoi lettori. E l'accozza-

infecondi,
pel

sembrer pi stupefacente quando

glia

si

pensi che

C. Cipolla, nel voi. In morte d Cesare Canl

a cura

il

Cant

della fanii-

lia (Milano, 1896), p. 119.


2

Storia di Coio,

Cipolla,

1.

e.

Cipolla,

1.

e, pp.

''

2.^^

ediz. (Firenze,

120-1.

Storia universale, VII,

^ Cfr.

la Storia di

Ardi.

Op.

slor. ital.,

cit., s.

Como,

N.

Lemonnier,

S.,

9.
I,

pp. iv-v.

XII, parte

Ili, voi. Vili,

parte

II,

I,

pp. 19-20.

p. 110.

1856),

I,

p. iv.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

208

era cattolico
concetti,

e,

oltre al dovere di accordare tra loro

avrebbe avuto

di

l'altro

suoi

accordarli con la sua

fede: arduo travaglio interiore, al quale egli preferiva l'interiore guazzabuglio.

Compilatore nelle idee filosofiche e metodologiche,


Canti! compila altres,

com' da

comune intorno a

conti. Questo, eh' giudizio

contradetto, specie da quando


la

trascuranza in

mando che

cui

erano

lui, stato

Carducci protest contro

tenuti

volumi,

quei

affer-

c'era seuipre qualcosa da impararvi e che egli

Ma

molto vi aveva imparato ^


eruditi

il

il

aspettarsi, nei suoi rac-

fare

stima dei

una curiosa piega degli

secondo ch'essi

libri

riescano

no a pescarvi qualcosa di buono per le loro schede, e


tanto maggiore stima quanto pi la pesca abbondante
donde anche il loro dispregio verso i libri in cui non
:

ci

sono

fatti

nuovi

y>

(com'essi dicono),

ma

solo idee

Compilatore non soltanto colui che compila da


facile accesso o

pila

da

da altre compilazioni,

libri rari e

poco

noti,

ma

libri

>^.

di

anche chi com-

da molteplici

scritture,

da

manoscritti e da documenti inediti; sempre che non sot-

tometta a serio lavoro critico


cavi un proprio costrutto.
cosi; e

non

solo chi

ha un po'

nelle pagine dei libri di lui


di,

ma

affatto

il

non ne
comport sempre

suoi materiali e

Cant

si

di pratica saluta di
libri ch'egli

anche dove incontra notizie recondite

crude e indigeste. Non ostante ci

frequente

copi o compen-

(si

le ritrova

afferma an-

Cant fece un gran bene alla cultura storica nazionale, mettendo alla portata degl' italiani un ricco macora),

il

teriale di notizie e

divulgando molti

risultati

degli

studi

europei. Ma, a dir vero, di codesta efficacia non

si

vedono

segni certi nella nostra storiografia (laddove ben

si

vedono

Opere, XIII, 15, e cfr. XI, 156-7.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE


d

209

quella del Troya, del Balbo e di altri); ed lecito dubi-

uno scritmetodo

tare dell'azione benefica che avrebbe esercitata

tore confusionario e incoerente nelle idee, privo di

rigoroso, e, per giunta, con le disposizioni o indisposizioni

morali che sempre afflissero


quale fu giudicato

Il

Cant.

il

reazionario in maschera di

li-

S e forse non fu neppur questo, ma semplicemente


un animo vanitoso, iroso, puntiglioso, bisbetico; e se col
liberalismo parve prendersela di preferenza, ci non gli ac-

berale

riposti e fermi convincimenti,

cadde per suoi

ma

perch

il

liberalismo era vivo ed egli l'aveva soprattutto col vivo,

che eccitava

suo spirito di contradizione e la sua bassa

il

voglia di farsi alto.

personaggio,
sione,

Il

moto, che primo

si

suscita o che

prevale nel Cantii innanzi a un fatto o un

definitivo

in

l'avversione,

purch

avversione

sia

la

pi irragionevole

come

si

pu vedere

avver-

in alcuni

piccoli esemp. Gli capita di citare Vincenzo Cuoco, al quale

subito affibbia l'epiteto di

lano Cuoco
fa grazia al

-;

uno

scrittore

letta:

di Napoli

che odo

Colletta)

(il

parabolano :

deve citare
lui

il

il

parabo-

Collctta, ecco

addentato, e addenta

Cuoco) narr

la

il

che
Col-

rivoluzione del

con idee molto pi elevate di un altro

dei nostri tempi

se jpoi

Cuoco, prima da

regno
(il

ma

^.

proclamare
Che male

gli

il

Tacito e

avevano

il

fatto

Sallustio
il

Cuoco

Colletta? Certamente nessuno, salvo di essere stati al

il

mondo

e di essere

da

altri lodati.

Mentova Francesco Salfi, e


lui, che pur fu ono-

chiude cosi l'astioso racconto della vita di


ratissima:

mori

il

Rimessi

vecchi governi, torn a Parigi e vi

2 settembre 1832 di

molto sui giornali

e fatto

F. DE Sanctis, op.

Cronistoria,

Storia universale, IV, 33.

I,

cit.,

settantatr anni, dopo scritto

una povera continuazione di

p. 255.

216.

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO- LIBERALE

210

Ginguen
nali

^ Si sente in queir

il

volumi del

Ginguen
il

non

qualifica

valgono assai pi

Salfi

solo errata

di quelli

del

e sono ancor oggi la migliore storia del Seicento

ma

letterario),

ch

avere scritto molto sui gior-

Ginguen

alla continuazione del

(perch

disprezzo, che scoppia aperto nella qualifica data

luogo, e scopre

fuori

Cant aveva malanimo

malanimo. E per-

il

Per nulla; o per

col Salfi?

questo solo che colui aveva vissuto e lavorato. Ricorda la

morte del Tenivelli < Il supplizio


mente animosi contamin la storia
:

Carlo Tenivelli,

predicato

d quel re

mediocre storico, che

idee democratiche e

vivr

dissima di Carlo Botta suo scolaro


cerca di fare scontare

al

improvvida-

di giovani

^.

fra

quali

a Moncalieri aveva
in

Si

una pagina calil Cant

vede che

Tenivelli la pagina del Botta e di

ricacciare negli occhi dei lettori le lacrime che sopr'essa

potrebbero versare, chiamando befi'ardamente


1

democratici

discorsi

dell'onesto- Tenivelli

nel periodo stesso in cui

un immotivato

non

si

Cuoco,

non

il

prediche

inserendo^

ricorda quella morte pietosa,

richiesto giudizio sulla

Ora

della Biografa piemontese di lui.


il

il

mediocrit

Tenivelli,

Colletta erano certamente tutti liberali

il

>

Salfi,

ma

io

so risolvermi a considerare quegli stravaganti giudizi

e quelle frasi di scherno

come provenienti da uomo

verso ed opposto partito politico

il

Cant

fu,

tutto

di di-

som-

mato, anch'esso patriota e liberale nella vita pubblica, n


le

speranze da

per qualche tempo riposte nell'arciduca

lui

Massimiliano, e che tanto gli vennero poi rinfacciate, pro-

vano

altro se

come

tici,

non ch'egli

s'illuse su certi espedienti poli-

s'illusero altri patrioti che

non credevano con-

seguibile l'unit o che volevano chiamare alla corona di

Napoli Luciano Murat. La spiegazione che

141-2.

Cronistoria,

I,

Op.

193.

cit.,

I,

si

data di so-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO- LIBERALE

211

pra di quella sua perpetua maldicenza, sembra, dunque,


pi calzante. Gi nella Storia di Como, venuto a narrare
dei casi del 1798,
teti,

si

si

ode, nelle frasi incidentali o negli epi-

fremere la sua acredine e falsa superiorit.

democratizza alla francese

mise ognuno

le

nappe a

Ma dopo una

*.

paese

Il

mutato l'antico calendario,

tre colori, cappello tondo, calzoni

lunghi, chiome scorciate...

bero

segni evidenti

pagina:

animo

di

li-

fummo

noi pure

allora

chiamati agli studi delle armi, da tanto tempo disusati, e

senza cui non una nazione

guardare con indulgenza

fargli

che avrebbe dovuto

il

cangiamenti di vesti e

simili esteriorit, e scorgerne anzi

il

contenuto serio;

ma

Cant continua nella stessa pagina a sbeffeggiare quei


giovani. E narra che, in conseguenza di un tumulto rea-

il

zionario,

un

a Milano:

mane

tale,

<

indicato capo

fu passato per le armi

esemp che dicono necessari

curiosi di sapere per quali

ragioni

il

dove

si ri-

Cant

li

so-

non fosse evidente che egli


contro i consigli di guerra non per tenerezza di cuore, ma
perch sempre contro tutti i fatti che narra. A Bonaparte, e a Dio che volle stampare in lui pi vasta orma
spettasse

non necessari,

se

del suo sprito creatore, s'inchinava Alessandro Manzoni,

ma non

s'

inchina

gresso che

il

Cant, che descrive satiricamente

giovane generale vittorioso

il

fece

l'

in-

Como.

in

Pure, in questo stesso libro, egli ha la faccia fresca di ful-

minare contro

modo

>

di

gli storici

satirici,

valutare una persona,

un'et col pigliarli in canzonella


L'altero,

che tengono

il

tristo

un costume, un

paese,

il

severo, l'incontentabile, l'inesorabile,

l'

in-

corruttibile storico perviene al ridicolo in certi suoi quadri,

com' quello

delle condizioni

d'Italia

Storia di Como, II, 255, 256, 257, 407.

dopo

il

1870, del

212

DELLA SCUOLA CATTOLICO- LIBERALE

GLI SVIATI

quale valga come saggio questo tratto


'tradizionali

rinnegano

si

Colle credenze

convenienze;

fin le tradizionali

Lo spettacolo delle
ingordigie, come famiglia-

l'urbanit fu sbandita dal tabacco...

improvvisate fortune eccit


rizz coi delitti

il

le

narrarli, discuterli, descriverli; e assas-

adulteri, violazioni, incesti sfilar-

sini, fratricidi, raffinati

avanti in quotidiano pascolo da romanzi a un soldo;

cisi

non s'ode che

sicch nelle case

di preti coatti, di briganti

uccisi, di riazione clericale, di cassieri fuggiti, di suicidi,

abbomin misteriosi. Lentata ogni disciplina di scuola


e di famiglia, giovani saccentuzzi che, scambiando per nodi

vit

il

non sono auguri dell'avvenire ma papsi presumono superiori ai padri per-

decrepito,

pagalli della giornata,

ch ciarlano diverso... Di

tanti debiti insoddisfatti,

vantaggio universale sacrificato


della famiglia,

splendore

come d'uno

non

s stesso,

personale,

stato triviale,

Parole che metterebbero

cupi pessimisti e
egli poi

al

d'una
il

il

felicit

Cant

il

disgus*to

tra

senza
pi

pi tenaci lodatori del tempo antico, se

rivolgesse pur contro costoro, cio contro


aveva
scaraventato contro la societ dei suoi
che
si

tempi tutta quell'ira di Dio:


motiva, in cui

si

Come

frenare questa loco-

gett tanto carbone? Alcuni con orni na-

zioni sinistre, declamazioni incessanti, scontento

sistematico, offuscano

lo spirito,

indurano

il

cuore.

Non

con idee antiquate, con severit irose, coll'esagera-

zione

si

ottiene di far buoni gl'individui e cristiano

popolo; se con zelo


cutore

il

amaro mi

governo, imbecilli

moltitudini, implacabili

reggiato e scoraggiato

che egli

si

> ^.

governanti, incontentabili

le

mediocri, non avrete che ama-

Donde

reputava scevro di

Cronistoria, III, 837, cfr.

un

mostrate iniquo e perse-

si

desume, con istupore,

severit irose

di

scon-

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO -LIBERALE


tento sistematico

di

ominazioni sinistre

La strana

declamazioni incessanti

di

inclinazione del suo animo

considerarla e battezzarla

col

213

Cant carezzava

il

propsito doveroso

d'im-

immaginava d'essere a quel modo edupopolo italiano come ripete innumeri volte nei

parzialit, e anzi

catore del

suoi prologhi, nelle sue conclusioni e nelle sue digressioni ^

poich

le

censure non mancarono

fin dal primo apparire


non cessarono mai, l'orgoglio,

di quelle prose convulse, e

insieme un'oscura coscienza del suo torto,

e forse

libri

vettive e contumelie contro

critici

signor Tutto

il

innominati, che poi

il

proprio epitaffio, volle, tra

in-

Mondo ", e a invelenire sempre pi


naturale sua malignit. Componendo negli ultimi anni il

erano
la

con-

lo

continue proteste e

dussero a inframettere nei suoi

l'altro,

studiando la storia, impar

umane

delle miserie
rico, se

non

il

che vi fosse detto che,

nulla delle grandezze e

uno

cattiva conclusione per

fosse piuttosto

un ultimo suo

sto-

tentativo di met-

tersi in alto.

Come
presto

'*,

si

detto,

censure alla

le

pi acerbe accuse era

Per l'imparzialit

universale, I, 9,

ria univ.,

opera

sorsero

e furono tante che fin d'allora indussero taluno a

Cant

far valere qualche merito del

sua

I,

si

1'

veda,

una

Ma

p. es., Storia di

Cronistoria, III, 852.

6, 20, e"

^.

pi grave delle

uggia quasi generale

Como,

Per l'educazione

lettera a lui del suo maestro

I, 9,

nella

o Storia

del popolo, Sto-

De

Cristoforis,

op. cit., VII, 617 n.


2

Per

In morte di Cesare Canta, p. 117.

Del Bianchi Giovini

(Milano,

es.,

Storia di Como, pref. in princ.

1846)', e l'altro

si

Storia univ., IV, 5; ecc.

vedano Sulla Storia

volumetto che

lo

Storia romana (ivi, 1847).


5 Per es., P. Molinelli, in Rivista europea,
Gr.

Canestrini, in Arch.

stor. ital.,

universale di C.

continua e che esamina

append.,

I,

C.
la

a. Ili, 1840, I, 309-22

77-8.

-,

GLI SVIATI DELLA SCUOLA CATTOLICO-LIBERALE

214

quale era venuto l'autore, come confessava

il

medesimo

Pier Silvestro Leopardi, traduttore in francese della Storia


universale

*
;

disdegno onde fu cominciato a guardare,

il

e che rimase verso di lui costante.

amici di Napoli chiamavano

Carlo Troya e

impudentissima

La Vista scriveva

ria universale^. Il

nominare

suoi

quella sto-

non voler neppur

di

quel caos del nostro polistorico

Silvio Spa-

venta nel 1853, nell'ergastolo di Santo Stefano, disponendo


di

scarsi libri,

(diceva)

era costretto a leggere

una noia

il

Cantii,

eh'

1 Insomma, anche questa negazione

di

lode che, nonostante la grande fortuna editoriale italiana


e forestiera, sofferse

il

Cant, c(^ferma

la

squisitezza di

senso storico che s'era formata allora nei migliori

spiriti,

non sempre lo
oggettiva e severamente

e l'ideale che in loro splendeva, sebbene

conseguissero, di una storia affatto


scientifica.

Fine del volume primo.

p.

Spigolature dal carteggio Dragonetti, p. 299

Diario del Volpicella, in

Del

(lett.

del 6

maggio

'47).

Giudice, Carlo Troya, append.,

ccxxxvi.
3

Memorie

S.

e scritti, ed. Villari, p. 72.

Spaventa, Dal 1848 al 1861, ed. Croce

(Il^apoli, 1898), p. lo5.

INDICE DEL

VOLUME PRIMO

Dedica

pag.

Avvertenza
I.

Il

SECOLO DELLA STORIA

v
VII

bisogno di conoscenza storica agli inizi dell'Ottocento


Opposizione ai metodi del secolo precedente
Il

Gran

fervore di studi storici in Italia dal 1820 al 1848

Soddisfazione pel lavoro compiuto o che

piendo

si

Cuoco

il

vichismo

del Vico nelle ricerche e discussioni storiche


dei

dubbi settecenteschi circa

Il

secolo della storia

II. Storia, scienza


Il

gresso

lica e

1'

svolgimento come

Svolgimento per

forma razionalistica

patie tra le

utilit

--

Sparizione

della storia

due

Le

circoli

proprio del nuovo

svolgimento per pro-

forma

Forma

catto-

della teoria del progresso. Sim-

scuole, e prevalenza in Italia della

forma

difficolt della teoria del progresso: con-

trasti tra giudizio storico e giudizio morale:

conciliazione

tentativi di

Questioni sulla misura del progresso

Difficolt gnoseologiche: la storia e la Scienza della storia


la

>

vittoria di questa seconda

cattolica

Origini
Efficacia

della storia e filosofia della storia

concetto di

secolo

andava com-

Origini generali europee di quel moto

particolari italiane: V.

storia e la Filosofia della storia

Attrattiva e ripu-

21

INDICE DEL

216

VOLUME PRIMO

gnanza suscitate da quest'ultima, e critica alla sua


idea Vani tentativi di scindere da capo filosofia

ria

blema

Ritorni al Vico, e tentativi di approfondire

Gli

della certezza e verit nella storia

stessa
e sto-

pro-

il

storici dif-

fidenti o avversi al filosofare, compenetrati anch'essi dai

nuovi concetti.
III.

....

Storia, erudizione, critica e romanzo storico

Favore dato, insieme,


dizione:

pag.

45

alla filosofia e alla filologia o eru-

simbolo, l'unione del Vico col Muratori

riconosciuta alle cronache e ai

Scel-

tempo
Importanza
documenti
Minore perfe-

tezza della erudizione italiana di quel

zione a paragone della filologia germanica, e ostilit degli


italiani contro

metodi tedeschi

Pregio della filologia

italiana negli studi medievali e delle antichit

Ma

romane

scorrettezza e arbitrio nello studio delle origini e delle

Cagioni la boria nazionale e le cre Avversione alla linguistica e filologia inabbandono di concetti e tesi vichiane Di-

civilt antichissime

denze religiose
doeuropee, e

scredito in cui cadde,


liana;

ma

come

retriva, la scuola filologica ita-

sue polemiche

parti ragionevoli di quelle

Le
Accenni di migliore intesa con la scienza europea
questioni circa la forma espositiva risolventisi anch'esse
in esigenze di

pensiero storico: polemiche contro lo stile

settecentesco e francese. Ravvicinamento all'epos e alla poe-

come esigenza

sia,

Il

di concretezza storica

rico: ufficio assegnatogli di

supplemento

romanzo

alla storia

sto-

Cri-

Il romanzo storico come


radicale del Manzoni
mezzo di pedagogia storiografica, e ufficio che ademp per

tica

questa parte.
IV.

La

storiografia anacronistica

Placido tramonto delle storie di tipo illuministico (Arrighi,

Winspeare, Lomonaco)

per reagire insieme contro

nuovo
ta

Amor

Sue idee storiografiche


critica

reazionario

Tentativo di Carlo Botta

secolo precedente e

il

secolo

patrio e nazionalismo letterario del Bot-

tacitiano-umanistica
della

il

e politiche:

Le sue

tre Storie

contemporanea contro

La Storia

il

sua concezione

Unanimit

Botta, considerato

del Colletta: tessuto cronachistico,

71

INDICE DEL
tacitismo, rigida solennit
e del Colletta

La

VOLUME PRIMO

217

L'arte nelle storie del Botta

Rivoluzione francese del Papi

peranza moralistica e astensione

sua tem-

filosofica e politica

Mi-

nori storie umanistiche, miste di ricerche erudite o pura-

mente narrative

Critica

contemporanea contro

V. Il sentimento politico nazionale e

il

suo

esse tutte.

incontbo col pen-

aiBEO STORIOGRAFICO

La

pag. 101

carit patria e le rivendicazioni:

e militari

Diversit

cerche storiche

zionale degli eruditi

sommo

dei desideri:

d'Italia

politiche

austerit del

un gran

nuovo sentimento

libro che narrasse la


gli autori

regionali e municipali

storie

essa, o

romanzi

storici

poema

ri-

rispetto alla vecchia boria na-

Scontento verso

storia:

rattere di

memorie

sentimento nazionale come promotore di

Il

come mezzi

Il

Storia

precedenti di tale

come materiali per

di divulgazione

Ca-

che era in quella storia, desiderata e non

mai composta
Sparsi motivi e linea generale di questo
poema Esclusione della storia dei Romani dalla tela di

esso

Prologo: la civilt antichissima (preromana) d'Ita-

Nucleo

lia

principale:

il

Medioevo

Hagione

e ragione poetica nell'affetto pel Medioevo


sti e

poema medievale:

azione del

italiano,

il

tei-aria del

Medioevo

Papato, l'Impero

Comuni

Una forma

poema: l'Unit d'Italia

La

decadenza, come appendice satirica

politica

Protagonio

il

popolo

secondaria e

storia presente

let-

suoi avversari nel

disistima per l'et del Rinascimento,

quella che segnava la rovina nazionale

come

La

Il

come

Seicento e la

storia medievale

Pensiero storico e affetto pa-

triottico: necessit di distinguerli per giudicare la storio-

grafia italiana di quel tempo.

VI. La scuola catto lioo -liberale e la storia d'Italia e del

MONDO

Carattere della
rale

Conciliazione

tendenza

nella scuola cattolico-libe-

di Papato, Italia e

versione alla teoria laica dello Stato


zoni

Il

Troya

la Storia

Il

Indipendenza: avDiscorso del

Man-

d'Italia. Passione e fantasia

poetica di lui: l'elevamento dei Goti e l'abbassamento dei

Longobardi. Le origini del dominio pontificio. La mente

125

218

INDICE DEL
di

Homa,

Lettere sui

Ingegno
le

trionfatrice dei Barbari

Longobardi

pratico.

Il Capponi e le sue
Cesare Balbo: asinit col Troya.

concetto dell'Indipendenza

Il

rio per la storia d'Italia

barda:

VOLUME PRIMO

altre opere

L'abate Tosti e

La

come

storia d'Italia, collocata sul

terreno della Chiesa e diventata Storia universale.


ditazioni del Balbo. Il

Primato del Gioberti

Duplice difetto scientifico della scuola:


la

trascendenza religiosa

crite-

Lega lom-

la

Vani

il

cipio unificatore della storia italiana in

mito nazionale

sforzi per trovare

riprova di preoccupazioni sentimentali

Le Me-

minori

un

il

prin-

fatto materiale:

Progresso sto-

riografico compiuto: erudizione e metodica; larghezza di

sguardo storico; concezione di una storia sociale d'Italia


Verit particolari messe in luce, e consensi con la

storiografia straniera protestante e razionalistica.

VII. L'opposizione

dei

ghibellini

alla

storiografia

neo-

QUBLPA (cattolico-libebale)

pcig.

167

Valore della scuola neoguelfa, illuminato dal contrasto

con l'avversaria,

la

La Farina)

nucci,

neoghibellina (Niccolini, Banieri, Van-

Dispregio, trascuranza o leggerezza

dell'erudizione in tutti
loro esposizione

storica

Loro idea

del Machiavelli
tito in principio

costoro

Angustia

Forma

rettorica della

e superficialit d'intelligenza

politica: l'Unit d'Italia,

nel senso

Utopia o desiderio, malamente conver-

e criterio storiografico

Ingegni, sotto

apparenza razionalistica, a ritroso dei tempi, e inefficaci,


anche in quanto propugnatori della idea unitaria.
VIII. Gli sviati della scuola cattolico-liberale

Dilucidazione circa l'uso del giudizio morale e di quello


di legalit nella storia

L'esclusivo

interesse per essi, se-

gno d'insufiiciente disposizione storica Il Manzoni e il


problema della giustizia astratta nel Discorso sui Longobardi

me

Il

problema morale dell'errore nella Colonna

Malcontento

e critiche severe a questa storia

infa-

La

Bivoluzione francese, trattata come problema di legalit


Nobilt del motivo che disvi il Manzoni dalla considerazione storica

passionalit nel

Il

medesimo

Tommaseo

effetto,

prodotto da torbida

Provenienza del Tommaseo

185

INDICE DEL

VOLUME PRIMO

219

dalla scuola cattolico-liberale: teorie contradittorie di lui

La

Storia civile nella letteraria

Cant compilatore

nelle idee

Inefficacia della sua opera,


filosofica dell'autore, e alla

mo
gno

non meno che

dovuta

Il

nei racconti

Affinit col

Cant

alla inferiorit critica e

sua maligna disposizione d'ani-

Sua presunzione d'imparzialit

Fastidio e disde-

dei contemporanei verso l'opera storica del Cant.

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