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MOGLIO, Pietro da

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 75 (2011)

di Leonardo Quaquarelli
MOGLIO, Pietroda (Petrus de Muglio, de Moglo, de Mulgio, de Mulio, de Emulio, Pietro
della Retorica). Proveniente da una famiglia originaria della prima collina bolognese
(Moglio, nelle vicinanze di Sasso Marconi), nacque da Bernardo (morto ante1346) di
Mirante e da una Matilde (morta prima del 1337) nel secondo decennio del Trecento,
probabilmente non dopo il 1313: cos farebbe supporre la sua creazione a notaio avvenuta
il 19 nov. 1331, carica cui allepoca si poteva accedere di norma intorno ai 18 anni di et. Il
notariato appare in ogni caso la via seguita dalla famiglia per acquisire mezzi e risorse. La
famiglia mantenne inoltre a lungo contatti e possessi nel luogo di origine, come attestano
le dichiarazioni di estimo rese dal padre del M., che aveva casa in Bologna nella
parrocchia di S. Colombano, ma anche propriet in Moglio.
Non abbiamo notizie precise degli studi seguiti dal M., anche se si pu ipotizzare una
formazione avvenuta sotto il magistero di Giovanni Del Virgilio, se non altro per la
contiguit di metodi e procedimenti didattici. Di tutto il primo periodo bolognese
possediamo scarse notizie: il documento pi antico del suo insegnamento risale al 1347: si
tratta di un contratto di locazione con gli eredi del maestro Giovanni da Soncino di una
casa in Portanova, nella parrocchia di S. Salvatore, al fine di aprire una scuola privata
insieme con il fratello Francesco, ancora minore di 25 anni ma creato notaio lanno
precedente. Nella stessa casa si susseguirono Bertoluccio, autore dei Flores veritatis,
Giovanni da Soncino e, dopo il M., Domenico Bandini e Bonifacio delle Pecore. Non
possibile dire con certezza quando il M. si laure: Alidosi Pasquali indica il 1356 e Mazzetti
precisa che ottenne la laurea in arti e che era ascritto ai collegi di filosofia e di medicina; ci
resta, non datato, il Sermo de homine conventuando in rhetorica, grammatica et poesi, qui
editus fuit pro conventuando magistrum Petrum a Rhetorica de Bononia. Lo zibaldone che
lo riporta (Berkeley, Bancroft Library, UCB.85, gi f.2 Ms AC.13 c 5) un documento
bifronte, insieme testimone della tradizione scolastica medievale ma anche proteso verso
la nuova et dellUmanesimo, una fase di transizione dove operano fattori contrastanti e
apparentemente contraddittori. Certo che per lanno 1351-52 Dominus Magister Petrus
de Muglo pagato dal Comune 25 lire (resta il pagamento della met della somma
pattuita) per una lettura scientiae et artis retorice. La disciplina insegnata, o forse il
massiccio ricorso a testi come il De inventione e la Rhetorica ad Herennium, fa s che
spesso il M. compaia nei documenti con il nome Pietro della Retorica. Nel 1352 si strinse
in una societ per linsegnamento della grammatica con Alessandro di Ciglio da
Casentino, attestato come lettore per gli anni 1355-59, a noi noto come possessore di un

Boezio (Biblioteca apost. Vaticana, Ottob. lat., 2026) che i suoi scolari si passarono lun
laltro, aggiungendovi ognuno note di possesso e glosse.
Del 25 ag. 1360 il diploma dottorale in grammatica e retorica di Antonio di Bagnolo da
Reggio, che fu presentato dal Moglio. Nel 1360 spos Filippa di maestro Enrico di
Sperandio lettore di medicina nello Studio, che mor prima del 1362 senza avergli dato
figli.
In questi anni si venne costruendo la fama del M., attraverso gli allievi: in primo luogo il pi
celebre, Coluccio Salutati, che mantenne con lantico maestro un rapporto cordiale e
affettuoso, come si evince dalle tre superstiti sue missive al M., a cominciare da quella
datata dal Novati 1360-61 (Salutati, Epiststolario, I, pp. 3-5), una fra le pi antiche a noi
pervenute, in cui il cancelliere fiorentino rievoca gli anni lontani del suo apprendistato
bolognese.
Alla lettera originariamente doveva essere acclusa una poesia (che per ha avuto
circolazione separata in una raccolta probabilmente allestita dal figlio del M., Bernardo) in
cui il Salutati, dieci anni dopo aver lasciato Bologna, lodava il M. per avergli insegnato
quid epistola posset, linfluenza cio che pu esercitare unepistola ben costruita, con
unallusione alla nota affermazione di Gian Galeazzo Visconti, secondo la quale erano pi
temibili le lettere di Coluccio di un migliaio di cavalieri fiorentini. In base a questa
descrizione, linsegnamento era ancora incentrato sul modello del dictamen, con la sua
divisione dellepistola in cinque parti. Da tali formule apprese a Bologna il Salutati si era
progressivamente allontanato, per sviluppare un suo diverso modo epistolare, circostanza
che pu ben spiegare il rifiuto del M. di corrispondere con lex allievo. Ullman ha poi
attirato lattenzione su una lettera, priva del nome del mittente ma diretta al M., in cui si
elogia Coluccio come princeps moderne facundie, interessante perch proviene da un
comune allievo del Moglio. Sembra di capire che Coluccio e lo sconosciuto scrivente, di lui
pi giovane, forse un notaio, siano stati a Bologna e abbiano fatto visita al M. negli ultimi
anni della sua vita, prima del 1383. Sono invece quindici le lettere di Coluccio al figlio del
M., Bernardo, fra il 1384, quando invi due versi destinati alla tomba del M., forse parte
conclusiva di un testo trasmesso in precedenza, e il 1406. La formazione di Coluccio
tutta bolognese, ed ragionevole credere che sia stata la scuola del M. ad avviarlo agli
studi letterari; desta quindi qualche perplessit il fatto che nellampio medaglione del Fons
memorabilium universi di Domenico Bandini dedicato a Coluccio dettato dallaffetto e
dalla riconoscenza dellallievo il nome del M. non compaia.

Snodo centrale della vita professionale del M. fu certamente lincontro col Petrarca. Alcuni
(Wilkins e Weiss fra gli altri) vorrebbero retrodatare la conoscenza fra i due, fondandosi
sullipotesi, che per parrebbe da accantonare, che fosse il M. lautore della perduta (o
forse mai scritta?) lettera alla quale il poeta rispose con la famosa epistola a Omero del
1360 (Fam., XXIX, 12). Billanovich sostenne invece lattribuzione al Boccaccio e propose
di identificare in Lapo da Castiglionchio il Vecchio il cultore di Omero che risiedeva a
Bologna.
Piuttosto, va rilevato che, negli stessi anni in cui il Petrarca ricollocava lepigrafia nel
circolo degli interessi eruditi, il M. compose un epitaffio per il giovane capitano fiorentino
Zaccaria Donati, che nellestate del 1361 per trucidato a Bologna da un servitore.
Preceduto dallintestazione Epitaphium compositum per magistrum Petrum de Bononia
gramatice ac rethorice professorem si trova in fine al manoscritto (Biblioteca Medicea
Laurenziana, Strozzi, 92) di mano italiana e gi umanistica, oltre che trascritto da Carlo
Strozzi a p. 289 del suo codice di Firenze (Biblioteca nazionale centrale, Magl., XXXVII
305), ma con lattribuzione Versi di M. Francesco Petrarca sopra la sepoltura di
Zaccheria della progenia de Donati. Uno degli ultimi scolari importanti di questo periodo
fu Giovanni Conversini, che cominci a studiare con il M. a Bologna, ma lo segu quando
il magister fece il passo decisivo per la sua carriera.
Il salto di qualit fu infatti compiuto dal M. con landata a Padova, dove si trasfer verso i
primi di novembre del 1362 e rimase sei anni, trattenutovi da Francesco da Carrara il
Vecchio, che aspirava a fare della sua citt un grande centro di studi. L il M. pot
procurarsi facilmente gli scritti del Petrarca, come lepitaffio per Giacomo II da Carrara, che
trascrisse dallautografo e pass allallievo Francesco da Fiano. Si noti che linvocazione a
chi legge Quisquis ad hoc saxum convertis lumina, lector ritorna nellattacco
dellautoepitaffio del M.: Da vocem, lector, tecum vox picta loquetur. Il testo trascritto
in calce (c. 78r) al Valerio Massimo contenuto nel manoscritto Arundel 7 della British
Library di Londra, ma i primi due versi li leggiamo in almeno altri due codici di Valerio
Massimo, entrambi probabilmente dipendenti da letture del M.: il Vat. lat. 624, appartenuto
a Battista Pallavicino, vescovo di Reggio Emilia dal 1444 al 1446, e il Vat. lat. 1925
entrambi nella Biblioteca apostolica Vaticana. Intanto il M. rientr temporaneamente a
Bologna, ma solo per sposarvi Tommasina (Misina) di Bettuccino Rombodevini, e insieme
con lei fece ritorno a Padova alla fine del 1363. Il Conversini, logorato dalla vita
universitaria padovana, si era adoperato perch al maestro fosse attribuita una lettura
bolognese per lanno 1364, ma dovette invece assumerla lui stesso. La tanto desiderata

familiarit con il Petrarca fu finalmente raggiunta, e da allora abbiamo una corrispondenza


piuttosto nutrita, a cominciare dalla Var. 11, da cui apprendiamo che prima del 19 febbr.
1364 il poeta fece da padrino insieme con il Conversini a Padova per il battesimo del figlio
del M., Bernardo. Nella Var. 27, scritta verso la fine di agosto del 1364, il Petrarca parla
della morte di Giovanni Pepoli e prega lamico di rassicurare Francesco da Carrara che
non intendeva prendere il posto del defunto nel consiglio visconteo. Nel novembre poi, il
M. scrisse al Petrarca avvertendolo del disappunto del da Carrara per il mancato
passaggio a Padova durante il trasferimento da Pavia a Venezia. La presenza del M. a
Padova dimostrata dalla lettera che Francesco da Carrara non esit a scrivere al legato
papale il 17 luglio 1365, affinch concedesse al M. di essere esentato dallobbligo di
rientrare in Bologna per tutti coloro che se ne erano allontanati dal 1350 (istanza che fu
accolta, perch il M. ritorn in patria solo allo scadere del quinquennio pattuito, nel
novembre 1368). Dello stesso anno poi un documento padovano del 22 agosto, che lo
nomina fra altri docenti dello Studio patavino, come lui facenti parte della corte Carrarese.
Mentre era a Padova, ebbe ospite in casa sua nel marzo 1363 il Boccaccio, che l
ricevette la Senile, II, 1, dove il Petrarca si difendeva dalla critiche mosse al Bucolicon
Carmen. Lo stesso Petrarca invi poi al M. due lettere, una da Venezia del 10 ag. 1364, e
una da Pavia del 28 ag. 1367. Da questultima e da unaltra, a lungo rimasta sconosciuta,
scritta dal M. al Petrarca probabilmente sulla fine del novembre 1367, traspaiono i tentativi
dei da Carrara e dei Visconti di avere ognuno presso di s il Petrarca. Abbiamo una sola
lettera del Boccaccio al M. (1366?, Epistole e lettere, XIV), che gli raccomandava due
giovani: Angelo di Pierozzo Giandonati, priore della canonica dei Ss. Michele e Iacopo di
Certaldo, ma soprattutto Giovanni da Siena, che divenne in seguito stretto collaboratore
del Moglio. Altri allievi che lo seguirono gi dallanno accademico 1369-70, quindi dopo il
rientro a Bologna, furono il romano Francesco da Fiano e Giovanni di Matteo Fei dArezzo.
La seconda lettera del M. al Petrarca da collocare in questo periodo: il retore ricorda le
amicizie e le protezioni acquistate nel Veneto, come quella con Donato Albanzani, e si
coglie da una parte limitazione petrarchesca nelluso classico del tu, ma insieme il
retaggio della pesantezza del dictamen, da cui il M. non riusciva a liberarsi.
Nel 1369, il M. fu tra i testimoni di due lauree bolognesi: il 12 aprile per la licenza in
medicina di Giovanni di Giusto da Firenze e il 9 giugno per lo scrutinio dellesame in arti di
Antonio da Rimini. Nel 1370-71 fu lettore di retorica allo Studio, dietro il compenso di 50
lire.

La consuetudine epistolare con il Petrarca, espressione del culto e della riverenza per lui
che si aveva allinterno della scuola del M., si estese anche agli allievi: nel 1370 Francesco
da Fiano e Giovanni di Matteo Fei dArezzo gli scrissero due lettere, piene di gioia
derivante dal fatto che avevano potuto riconoscere come falsa la notizia che il poeta fosse
deceduto di pestilenza a Ferrara; e una poco dopo gli indirizz il solo Francesco per
informarlo sulla salute del suo maestro.
Lultimo scambio di lettere del Petrarca con il M. la Sen., XV, 10. Alla descrizione della
peste che infuriava a Bologna, accompagnata dalla richiesta fatta allillustre amico di un
suo ritratto e di una raccolta dei suoi scritti, giunse in risposta linvito ad Arqu.
Nel 1372 e nel 1375 il M. stipul due contratti di locazione: il primo con Cambio
Zambeccari per affittare una casa sotto la parrocchia di S. Isaia e alcuni locali dei frati
Minori; il secondo con Andrea di Giovanni da Soncino, che gli concesse di potersi servire,
per gli scolari, di alcune case vicine alla via Ursaria sotto la parrocchia di S. Salvatore. In
questi anni il nome del M. compare regolarmente nei Rotuli, fino al 1382.
Nel 1376 fu nel Consiglio dei cinquecento (Ghirardacci, pp. II, XXV, 354); la stessa fonte lo
ricorda fra i lettori di grammatica sempre per il 1376; il 25 gennaio fu presente alla laurea
di Pietro di Attrio e Alberto Buonsignori, scolari del Collegio Gregoriano.
Lultimo documento universitario relativo al M. lo vede come testimone della laurea in
teologia di frate Andal da Imola francescano, il 10 ott. 1380 (Chart., IV, 155). Negli anni
fra il 1377 e il 1382 si deve datare la lettera di Donato Albanzani al M., unica
testimonianza scritta di un sodalizio che, iniziato negli anni padovani, era rimasto vivo nel
tempo, se vero che lAlbanzani raccolse e diffuse molti testi sia del M. sia del comune
amico Petrarca.
Il veneziano Giovanni Girolamo Nadal nella Leandreride (IV, 6, 49-54) annovera il M.,
ricordato come ancora vivente, fra i recentes modernosque vates per il poemetto De Anna
sorore Didonis. A lungo creduto scomparso, ma rinvenuto dal Billanovich nello zibaldone
di Santi da Valiana, attuale codice II.IV.333 della Biblioteca nazionale di Firenze (cc. 38r41v) con la titolazione Versus magistri Petri de Emulio, maximi rethorici, de Anna sorore
Didonis, consta di 249 esametri, che echeggiano scopertamente lEneide, pur ricalcando
un episodio ovidiano (Fasti, III, 523-554).
Il M. mor il 13 ott. 1383, come informa anche il citato distico salutatiano: il Ghirardacci ne
ricord la morte di pestilenza, ma collocandola allanno precedente, tratto in errore dalla

cronaca di Bartolomeo della Pugliola. Ne pianse la morte Coluccio in una commossa


lettera al figlio del M., Bernardo, che vers pi volte offerte ai francescani di Bologna in
suffragio del padre: il 17 gennaio e il 28 ottobr 1384 e il 5 febbr. 1385 (Bologna, Basilica di
S. Francesco, Libro delle entrate del Convento di S. Francesco, B.Com., B.491). Alla
morte del M. si apr la caccia ai suoi libri, e il Salutati chiese a Bernardo di poter acquistare
Ennodio, Sidonio e Simmaco, e pi tardi ebbe, come restituzione di un precedente
prestito, un Marziano Capella.
La pi importante impresa filologica del M. fu il lavoro che inaugur in Italia e in Europa la
lettura universitaria di Terenzio. Partendo da una scomposizione e riorganizzazione del
preesistente commento continuo di Giacomino Robazzi, il M. ne ridusse a glosse marginali
alcuni brani, distinguendoli con la sigla del nome dellautore, e vi aggiunse di suo altre
note, attingendo a un antico codice terenziano che si trovava incatenato nella biblioteca di
San Domenico di Bologna, poi scomparso (infatti non figura nellinventario dei libri di San
Domenico del 1381), forse un discendente del famoso monacense Clm, 14420 del sec. X
conservato presso la Bayerische Staatsbibliothek, che impieg anche per restituire
loriginaria colometria progressivamente perduta nel corso del medioevo, e da cui trasse
pure il raro alter exitus dellAndria, segnalando a margine il ritrovamento. Il M. premise al
suo commento le quattro biografie del comico a lui note: due recenti (quella petrarchesca,
preziosa perch vi annotata la confidenza avuta dal grammatico Pietro Sarasini secondo
cui il Petrarca aveva distrutto la sua commedia Philologia Philostrati poich la riteneva
troppo inferiore a quelle terenziane, e quella di Giacomino Robazzi) e due pi antiche, la
monacense e lambrosiana. Ancora, rimise in circolazione sei distici con il riassunto delle
commedie, prodotti quattro secoli prima, accodandone uno da lui stesso composto, che ne
elencava i titoli. Il ricco dossier termina con testimonianze di autori classici e cristiani, da
Cicerone a Ovidio, da Girolamo a Graziano. Loriginale del M. andato perduto, come il
suo antico modello bolognese, ma il materiale terenziano circol nellambiente
universitario, e resta nei due codici di Reggio Emilia, Biblioteca comunale, Turri, C.17 e
Milano, Biblioteca Ambrosiana, A.33 inf., molto simili fra loro; sfoltisce le glosse e modifica
lordine dei testi il londinese della British Library (Egerton, 2909), mentre il codice
conservato a Roma nella Biblioteca dell'Accademia dei Lincei e Corsiniana (Rossi, 63)
sembra fra tutti quello che meglio riproduce il modello, ed lunico che inizia con un
completo accessus.
Anche alle Tragedie di Seneca il M. si dedic ampiamente, intervenendo sul testo ma
soprattutto allestendo una raccolta imponente di materiale didattico, non ultimi i versi

mnemonici (10 esametri, uno per riassumere ogni tragedia) attestati in quattro versioni, e
diffusi complessivamente da almeno 40 manoscritti, cos importanti anche per la fortuna
iconografica dei temi senecani nella miniatura fra tardo Tre e Quattrocento.
Il commento del M. alla Poetria nova di Geoffroi di Vinsauf nel cod. di Genova, Biblioteca
Durazzo, 128 (B.II.1), contenente chiose marginali e interlineari di mani diverse e
lannotazione: Magister Guiccardus fecit scriptum poetrie Gualfredi et hoc habet magister
Petrus de Muglo in sua, cio le glosse del M. sono trascritte, probabilmente a opera di
uno scolaro, da un testimone del commento di Guizzardo da Bologna posseduto dal
maestro.
Importante il commento al De consolatione philosophiae di Boezio, tradito dal ms. 45 della
Biblioteca comunale di Poppi, finito di scrivere nel 1385 dallallievo del M. Bartolomeo da
Forl: si distacca dagli altri per la sua natura quasi esclusivamente grammaticale ed
erudita, disinteressandosi dei problemi filosofici del testo, cos presenti invece nei
commenti coevi e anche successivi. Altro testo molto fortunato sui banchi delle scuole lo
pseudosenecano De quattuor virtutibus di Martino da Braga, che possediamo in una copia
(Bologna, Biblioteca universitaria, 2792) tratta dallallievo e collaboratore Giovanni da
Siena, datata 1381, recante nei margini e nellinterlinea un denso apparato esegetico ed
erudito, ma anche in un passo la beffarda canzonatura dellanziano maestro.
La Rhetorica ad Herennium del ms. della Bibl. apost. Vaticana (Vat. lat., 2898), trascritto a
Padova nel 1385, presenta il nome del M. nelle glosse, il che ha fatto ipotizzare una lettura
patavina precedente a quella bolognese del 1370-71 scoperta da Billanovich nel Vat.
lat. 1694. Il codice fu posseduto da un altro allievo illustre del M., Francesco Piendibeni da
Montepulciano, che annot il 10 marzo 1371 come data di termine del corso sul De
inventione e sulla Rhetorica ad Herennium.
Il trecentesco codice lat. 124 di Vienna, sterreichische Nationalbibliotek contiene opere
morali di Cicerone nella prima parte, e Alberto Magno nella seconda. Il suo possessore
Francesco da Fiano lo riordin e annot, postillando occasionalmente Alberto Magno e
invece con costanza Cicerone; a De officiis I.3.8 si legge: Similis est ista constructio illi
dicto magistri Iohannis de Virgilio in egloga sua ad Dantem. Quod dictum et eius
expositionem ego audivi a venerabili doctore meo magistro Petro de Muglo: il M. lesse
cio ai suoi allievi dalla cattedra universitaria i carmi che si erano scambiati Dante e
Giovanni Del Virgilio. Lo stesso Francesco da Fiano nel manoscritto conservato presso la
Biblioteca nazionale Marciana di Venezia (Mss. lat. cl. XII, 18) segnala che il M. interpret
il Bucolicon Carmen del Petrarca: sono entrambi eventi rivoluzionari, che insieme

innescarono e autorizzarono una continuit fra legloga antica e quella moderna,


preparando nel contempo lavvento di quella umanistica.
Lo Stazio di Salamanca (Biblioteca de la Universidad, 72), scritto a Bologna alla met del
Quattrocento, proviene dalla scuola del M., e contiene una glossa sulla compiutezza
dellAchilleide: mentre il Petrarca e Giovanni Del Virgilio sono unius opinionis, videlicet
quod esset completus, Dante erat oppositus. La parola finale sulla questio detta dal
M., ricordato in modo deferente come duso in ambito scolastico, in favore della
compiutezza. Da ricordare il parere contrario di Benvenuto da Imola, che nel suo
Commento alla Commedia dantesca accenna allopinione di alii calumniantes che
negano validit al giudizio dantesco sul problema. Il bersaglio principale di Benvenuto
allora probabilmente un suo diretto concorrente, proprio il M., addirittura suo coinquilino a
partire dal 1376: due scuole vicine e coeve attestate su posizioni contrastanti, pratica
usuale nel mondo accademico, come velatamente riferito sia dalla lettera di Coluccio al M.
per la presunta morte di Giovanni da Siena, sia da quella del Boccaccio per raccomandare
i suoi allievi aretini.
Abbiamo inoltre notizia di un corso su Valerio Massimo dalle note apposte dal copista del
Vaticano Barb. lat. 122, che ricorda a I,1,1 la variante sostenuta dal Conversini, allievo del
M. e a sua volta autore di un commento al testo, e soprattutto richiama lopinione del M.
riguardo alle partizioni interne dellopera, come a V.10: Hic incipit capitulum secundum
Petrum de Muglio.
Nellinventario della pi ricca raccolta libraria privata veronese del primo Quattrocento,
messa insieme dal notaio Bartolomeo Squarceti da Cavajon, forse anche lui allievo del M.,
compare un librum Recolectarum magistri Petri de Mugio quadragintasex cartarum
bambucinarum cum parmula bambucina, insieme ad altri testi, che senza nominarlo
rinviano alla scuola del retore bolognese.
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serie II, b. 252 (a. 1329), docc. 16, 27;Comune, Societ dei notai, Sentenze di creazione a
notai, II, c. 85v, 13 nov. 1331; S. Michele in Bosco, 15/2187, n. 2, 15 marzo
1333;Memoriali di Rolando Baroni olim Campucii, c. 1r, 3 luglio 1347; ComuneGoverno, Riformagioni e Provvigioni Signoria Pepoli, cart. III, vol. 278, reg. 14, c.
40r; Solutiones doctorum, 28 genn. 1352; Memoriali di Galeotto de Stupa, 1352, c. 105v,
28 giugno 1352;Curia del Podest, Carte sciolte di corredo ai processi, 22 giugno
1361; Memoriali di Pietro Castellano Mascaroni, 1362, c. 21r, 17 nov.
1362; Comune, carteggi, lettere al Comune, b. 1, ad a. 1365 (17 luglio); Memoriali di

Jacobino Benlafaremo, c. 65r, 4 apr. 1372;Giovanni Angelelli, prot. 22, c. 240r, 18 giugno
1375; Entrate e spese della Camera, Difensori dellavere, 1376 e 30 giugno 1377, c. 8;
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