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OPERE

DI

PROCOPIO
DA CESAREA

TOMO TERZO

MILANO
COI TIPI DI PAOLO ANDREA MOLINA

Contrada dzlVAgnello, N. 963


838.

ISTORIA

DELLE GUERRE GOTTICHE


NUOTA TRADUZIONE CON NOTE

D I G IU S E P P E ROSSI

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA D I V. A. M OLINA
Contrada del? Agnello j Pf, 963

1838.

DELLE ISTORIE DEL TEMPO SUO


T E T R J D E SECONDA

LIBRO PRIMO

CAPO

PRIMO.

Z enone imperator di Bizanzio , Augusto lo di Occidente . Morto d i ferro il costui padre Oreste, regna Odoacre. Teude rico, re dei Gotti, dalla Tracia muove contro VItalia per isti gazione di Zenone . Assedia Ravenna . Uccide Odoa cre Padrone della penisola ne regge i popoli con lode, Reo della ingiusta morte di Simmaco e di Boeiio9 sem bratogli vedere in un piatto il capo del primo , inorridisce , e piangente sen muore

I. Cos nellAfrica le romane bisogne: (i) ora passo a trattare della gottica guerra (2), facendo innanzi tutto (1) Con esse termina la storia delle guerre contro i Vandali, (a) Tali geste ebbero princpio nellanno 487, e termina rono col 554 dell'era volgare.

GUERRE GOTTICHE

precedere la narrazione delle cose avvenute ai Gotti ^d ai Romani prima di essa. Mentre Zenone dominava in Bi zanzio imper nellOccidente Augusto, nomato dai R o mani vezzosamente con voce diminutiva Augustolo (i), sendo asceso al trono fanciulletto, succedutovi al genitore Oreste principe di ben rara prudenza. Per Io avanti, n molto, i Romani fiaccati dalle stragi sofferte da Alarico ed Attila , come si legge ne miei precedenti libri, ave vano fermato lega cogli S cirri, cogli Alani e con altre gotticbe genti} ma si operando quanto innalzavano la po tenza e dignit delle barbariche truppe, tanto scema vano l onore delle proprie, e coll'onesto nome di con federazione lasciavansi tirannicamente opprimere dagli stranieri. E di vero la costoro alterigia tal crebbe che dopo ottenuto di forza mal nostro grado pi e pi al tri profitti, voleano sin compartecipare di tutte le ita liane te r r e , e perch Oreste loro ne rifiut la terza parte, com e pretendevano , venne di colpo spento. In allora uno di essi, per nome Odoacre e gi lancia impe riale (a), si fece innanzi promettendo compiere ogni lor desiderio se ne avesse aiuto a salire il trono. Giunto di questo modo alla tirannide non peggior la sorte delV imperatore } lasciando eh9 e7 privatamente in ozio si vivesse accordata poscia la terza parte dei colti ai barbari al tutto se li affezion , corroborando in somi gliante guisa per anni dieci V usurpatosi impero. (1) Anni dell E. V. 475. Ultimo imperatore romano. (2) A a s t a t o , lancia, propriamente guardia del corpo.

LIBRO PRIMO

IL Sotto a quel tempo i Gotti di stanza, con impe riale permesso, nella Tracia e capitanati dal patrizio consolare Teuderico ribellarono dai Romani. Ma Ze none Augusto sapendo trarre ottimo partito dall acca-1 duto indusse il duce loro a venire in Italia, ovV por tando le armi contro Odoacre procurerebbe a s stesso ed ai Gotti 1 imperio occidentale, addicendoglisi vie meglio , come senatore in ispecie , il discacciare un ti ranno , ed il costitursi re dei Romani e di tutta la pe nisola , che non il guerreggiare con suo grave pericolo Giustiniano ; ed il ribello careggiato un tale consiglio batte la proposta via con sua gente e con molte carra piene di fancinlletti, di donne e di tutta la suppellettile, quanta poleane ognuno condurre seco. Pervenuti co storo al seno Ionico , n avendo mezzo di valicarlo per mancanza di navilio , girarongli all intorno calcando le terre dei Taulamj (i) e degli altri abitatori di que lidi. Fattesi in questa le truppe dOdoacre ad affrontarli, e dopo molti combattimenti sbaragliate, ripararono col duce loro in Ravenna , e ne vicini fortissimi luoghi, che poi, cinti dassedio, in molto numero ed in varie fogge, come la ventura di ciascheduno si volle, fu rono espugnati : Cesena tuttavia , castello a trecento stadj da Ravenna, e Ravenna stessa , ov era Odoacre, non poteronsi vincere con la forza, n averle a patti. (1) Strabone cos parla di questi popoli. CominciaDdosi da Epidanno e da Apollonia fino ai monti Cerauni abi li tano i Bull ioni, i Taulanzii, i Parlini ed i Frigi. (lib. VII, trad. Ambr. ) In oggi sono delti Tallanli.

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GUERRE GOTTICH

Sorge Ravenna su di pianura all estremit del golfo Ionico, e soli due stadj lunge da esso: non citt ma rittima, e sembra arduo cimento Io accostarvisi non meno con armata di mare che con eserciti , dal suo littorale tenendo indietro i vascelli sterminate sirti, che trenta sta d j, e forse pi, dilungansi in m are, e colle aggirate loro forte impediscono il proceder oltre ai naviganti, avvegnach standovi di contro e veggansela ben dap presso. Chiudonvi poi lentrata agli eserciti di terra le acque con che il fiume Po, o vuoi Eridano, disceso dai gallici monti , ed altri fiumi navigabili, e laghi attor niano dappertutto le sue mura. Ivi poi cotidianamente un che avviene, di vero stupendissimo. Col partirsi delle tenebre il mare a simile di fiume per tanto spa zio trabocca sul continente, quanto ne puoi trascorrere camminando un intero d con ispeditezza, e permette alle navi di procedervi nel mezzo : ritoglie quindi alla sera 1 accordato traggetto, e con eguale riflusso tira a s nuovamente le acque (i). Il perch le genti bramose di portar dentro quelle mura , o per viste commerciali o per cagione comunque , i bisogni della vita , o di l trasferirli altrove , collocate le merci sopra barche , e spinte queste laddove sogliono effondersi le acque , attendonvi il marino flusso , al principiare del quale sol levasi a poco a poco il navilio dal suolo 9 ed i marini posta mano allopera compiono 1 uffizio loro. N quivi solo ci accade, ma pur anche incessantemente su tutta (i) Le cose medesime sono riferite pi laconicamente da Strabone (v. lib. V, cap, i ).

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quella spiaggia sioo alla citt di'Aquileia ( i ) , sebbene non sempre in egual modo e coir eguale misura, im perciocch al cominciar della luna pi mite ribocca il mare, addivenuto poi risplendente per met il disco di lei sinch torna questo altra fiata con la stessa misura a noi visibile , e pi cresce } ma di ci basti. III. E ra gi il terzo anno che i Gotti aventi a duce Tenderico cingevano indarno Ravenna, quando la noia da quinci dell assedio e la difalta della vittuaglia da quindi costrinsero e gli assediatori e gli assediati a patteggiare, mediante il vescovo della citt , che Teur derico e Odoacre viverebbero di pari sorte l entro. Il quale accordo ebbe qualche tempo il suo pieno vigore, ma poscia Teuderico scoperta, come si narra, una frode macchinatagli contro da Odoacre, invit con men tita amicizia costui alla mensa, e tra le imbandigioni luc cise ; amicatisi di poi quanti eranvi de barbari nemici, ebbe in poter suo i Gotti e gli Italiani. Ed avvegnach non sarrogasse il nome di romano imperatore, n glim periati ornamenti, pago del titolo di re, voce usata dai bar bari per indicare i supremi capi loro, nondimeno tal go vern sua gente da non lasciar desiderio alcuno di quanto si conviene agli animi virtuosi degli Augusti, appalesan dosi coltivatore insigne della giustizia, e difensore zelante (i) Aquileia, che pi d ogni altra vicina all ultimo recesso del golfo (Adriatico), la fondarono i Romani, e for tificaronla contro i barbari abitanti nelle parti superiori (Strab. lib. V, cap. i , irad. di F. Ambrosoli ). Questa citt fa distrutta da Attila nel 452 dell E. V.

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delle leggi. Guard inoltre ognora le sue provincie dalle offese de vicini barbari, pervenuto essendo all apice non pur della prudenza che della fortezza, n fece mai torto a sudditi, o perdon a rei di simigliante colpa 5 se taon che permise ai Gotti il parlamento fra loro dei colti da Odoacre accordati alle genti di sua fazione. Laonde fu egli di nome tiranno, ma in fatto vero im peratore, cui non sapremmo anteporre altro di quelli ebe sin dal priucipio dell imperio salirono ad altii* sima fama in cosi onorevole grado. Al pari de Gotti amavanlo assaissimo gl'italiani, contro la consuietudine delle umane m enti} imperciocch nel maneggio delle cose civili nutrendo chi l uno chi l altro desiderio, il rettor sommo piace cui vanno a versi le sue delibera* r io n i , ed incresce alle genti che veggano delasa ogni loro speranza. Yivuto anni trentasette, formidabile mai sempre a tutti i suoi nemici, parti di questa vita desideratissimo dai popoli governati (1). Yo a dirne la morte. IY. Simmaco ed il costui genero Boezio, consolari entrambi e di nobilissima schiatta, riscuotevano i primi onori nel senato ; n aveavi chi li agguagliasse nelle fi* losofiche scienze 7 nell amore della giustizia , e nella molta liberalit con che soccorrevano ai bisognosi, cit tadini e fossero o stranieri. Saliti pertanto ad alta gloria trassersi addosso l invidia di funestissimi personaggi, dalle cui frodi persuaso Teuderico, al venirgli accusati di amore per le civili novit, sentenziolli di morte, po(1) V* il suo Elogio in Suida v. Ofv$ip4%f.

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nendone il patrimonio nel fisco. Trascorsi pochi giorni dalla terribile esecuzione, messa dai famigliari sul de sco mentre e cenava la testa d un grosso pesce, in lei parvegli scorgere quella di fresco spiccata dall ira* busto di Simmaco, la quale col bieco ed orribil suo ci piglio e colladdentarsi del labbro inferiore pigliato avesse la sembianza di chi gravemente minaccia. Spaventato il re dal tremendo prodigio, e gelatogli fuor misura il saugue nellq vene corre tosto al suo letto, e fattovi di* stender sopra qualche numero di coltri, vi si teune av volto. Narr poscia loccorsogli ad Elpidio medico pian gendo la commessa scelleraggine contro que due} e tal crebbe a cagione di ci l afflizion sua e l ambascia, che non guari dopo manc ai vivi; fu questa la prima ed ul tima ingiustizia di che si contamin negli animi desudditi, e vi cadde profferendo la mortale condanna., fuor della propria consuetudine, senz aver prima ben pon derato le accuse. CAPO II.

I l pargoletto talarico successore del morto re dalla genitrice A m alasunta , commendatissima donna , fidato a precettori acciocch attenda agli studi. La regina ne ha biasimo dai Gotti, odiatori d* ogni sapere . Sua costanza e pru denza nello sventare una loro congiura .

I. Passato di questo mondo Teuderico ebbe il tro no talarico ( n dopo gran tempo Giustiniano im per in Bizanzio) nato di una sua figliuola ed in allora, d anni otto appena , sotto la tutela della vedova geni-

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trice Amalasunta ( i ) , la q u a l e ricca d i prudenza, osser vantissima del giusto e d\animo soprammodo virile go vernava D e l l a qualit di tutrjce il regno. Ella i n tutto il suo reggimento non volle che si gastigasse con pene corporali, o con multe uom de Rom ani, frenando per l o contrario P iniqua e ardente gottica brama d i molestarli, e rimise nella eredit paterna la prole d i Simmaco e Boezio; desiderosa i n o l t r e che il figliuol suo venisse cresciuto nella vita e necostumi deromani prin cipi obbligollo a4 a t t e n d e r e a l l e l e t t e r e , dandogli a pre cettori tre vecchi e distinti personaggi di sua g ente, a lei ben noti per la grandissima loro sapienza e mode razione. II. Se non che di tai cose non attagliavano punto i G o tti, preferendo costoro di essere governati dal no vello re alla foggia barbarica, per avere pi libero campo di superchiare i popoli soggetti. Quindi che tal volta fra le altre sendosi il fanciullo, reo di qualche manca mento e dalla madre corretto con una guanciata, rifug gito piangendo nell andronitide (2), quede Gotti a cui s avvenne cominciarono a dar nelle furie , a profferire vituperj contro di Amalasunta, ed a calunniarla siccome donna che rivolto avesse ogni suo pensiero a procac ciare sollecita morte al pargoletto nella vista di contrarre un secondo matrimonio , e di rendere con questo a s stessa ed allo sposo durevole il principato su di loro e degli Italiani. Convenuti di poi insieme i ragguarde(1) Figlia di Teuderico. (2) Appartamento degli uomini.

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solissimi della nazione, e fattisi al cospetto di lei si la gnano che il re n di conformit al grado suo, n virfilosamente sia educato, avendovi distanza somma dalle lettere, al valore, e convertendosi bene spesso in timidezza e pusillanimit gl insegnamenti ricevuti dai vecchi. Volersi adunque il fanciullo , se riuscir debba valente nell arte guerresca ed illustre per gloria 4 allontanare dalla tema de9 precettori, ed esercitare nelle armi. Ad ducono in pruova dell esposto Teuderico stesso, il quale non permise mai alle genti sue di mandare la prole ai ginnasii, dicendo loro che indarno cercberebbesi di assuefare i giovinetti a mirar con occhio intrepido e non curante le aste e le spade, ove temuto avessero lo staffile ; oltre di che egli stesso era giunto a conqui stare s gran numero di province ed un regno , quan tunque le sue orecchie non avessero udito un che di let tere. O r bene, o Regina, conchiudono, d commiato di 9 botto a questi pedagoghi, e disponi che talarico meni f> la vita in compagnia di giovincelli suoi pari, i quali eren scendo con esso inducanlo a regnare generosamente * e secondo le antiche nostre costumanze. III. Amalasunta ascolt i consigli loro, ed avvegna ch poco le quadrassero, pure temendo qualche tradi mento infinse averli c a r i, ed in tutto secondolli. Tolti adunque dai fianchi di talarico i precettori mettonsi a conviver seco degarzoncelli non pervenuti ancora alla pubert, n gran fatto di esso maggiori. Se non che il piccolo re tocchi appena i tre lustri, abbandonatosi pre cipitosamente ad instigazione decompagni alla crapula, alle donne, e ad ogni altra guisa di mal costume, addi-

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yen ne s disobbediente alla propria madre, che pi non aveale fior di rispetto. Ma di gi i barbari stessi con giurando alla scoperta contro a lei, eoa isfacciataggine aveanle comandato che rinunziasse alle cure del regno; ed ella intrepida alle costoro trame, sebbene femmina, punto non attristossi, che anzi dando pruov di sua reale autorit mand ne confini d Italia, e ben (unge 1 uno dallaltro, tre chiarissimi personaggi d e c o t t i ed autori principali di quella sedizione a guardare le fron tiere dalle nemiche scorribande. Questi nondimeno col1 opera degli amici e decongiunti comunicavansi i loro pensamenti, compensando la distanza de luoghi colla celerit demessi, e cos apprestavano la rovina di Ama lasunta; la quale addivenuta alla perfine intollerante delle costoro mene tra s ferm di mandare in Bizanzio chiedendo allimperatore se ad Amalasunta di Tejiderico fosse lecito di andarlo a visitare. Giustiniano lieto della domanda invitala nella sua capitale, ed in pari tempo ordina che siale apprestato un bellissimo al loggio in Epidanno, acciocch arrivando possa alber garvi e quindi, riposatasi a rfuo buon grado, proseguire il viaggio sino a Bizanzio. Costei allora scelti tra7 Gotti uomini valorosi e fidatissimi loro commette la morte dei tre autori principali, come or ora scrivea, delle sue tra versie. F a di poi imbarcare alcuni de suoi pi bene afTetti con quaranta mila aurei, senzannoverare le altre ricchez ze^ e collordine di navigare ad Epidanno, ove giunti ri traggaci pure nel porto, ma guardino il silenzio di quan to in serbo nel vascello finoattantoch non abbiano da lei medesima nuovi comandamenti. S operando era tut

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tavia suo consiglio di non partirsi e di richiamare in dietro la nave se fessele riuscita la uccisione dei tre, ve nendole meno con ci ogni timore de9 nemici \ che se poi taluno di loro campasse la m orte, disperando al* lora affatto delle cose sue, ritrarrebbesi co !prprj tesori oecesarei dommj. Con questo scopo adunque si mand la nave; alla volta di Epidanno , ed afferratovi, i cura tori del danaro compierono fedelmente gli ordini avuti. Ma non molto stante la regina^, udita giusta i suoi desiderii la fine dei ti*e ribaldi, sped avviso alla nave di retrocedere ^ e proseguendo a dimorare ini Rerve4na tenne con mano validissima lo scettro. C A P O III.
Schia tta , costumi e risoluzione di Teodato . Ambasceria mi romano Pontefice in Bizmnzip. Giuditta di Procopio sull A religione . Allo inferm arsi d A talaiico la genitrice , te nendosi nial sicura co Gotti, si vale ascosamente delFopera di Alessandro per cedere a Giustiniano V Italia. Car teggio alV uopo tra9 due monarchi sotto coperta di scam bievoli rimprocci. Tornata delVambasceria in Bizanzio . L* imperatore manda Pietro in Italia .

I. Avevi trar Gotti un Teodato figlio di Amalafrida sorella di Teuderico, uomo di et provetta , versato nella lingua latina e nella platonica filosofia, ma igno rantissimo dell arte guerresca, pigro aL sommo e d avariria enorme. Questi possedendo gran parte dellagro toscano recava di continuo molestie ai confinanti proprietarj acciocch si pactUsero, estimando^ infelicit Ta*
Pbocopio, tpnu 11.
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GUEKRE G0TT1CHE

ver che fare7con devicini. Se non che tanta sua ingordi gia venendo fregata a tutta possanza da Amalasunta,erasi egli ridotto a portarle implacabil odio , e vinto dalP impazienza macchinava di sommettere a Giustiniano Augusto la Toscana , sperandone molto danaro in gui derdone , e di essere ascritto all1 ordine senatorio per quindi passar la vita in Bizanzio. Mentre egli esco gitava il mezzo di compiere la sua vendetta presentaronsi al romano Pontefice gli ambasciadori Ipazio ve scovo degli Efesj, e Demetrio de Filippensi, macedo niche genti, per convenire seco intorno a un domma di religione, sul quale dissentivno tra loro i cristiani; ma di questa controversia , avvegnach benissimo informai tone , tralascio di far parola, riputando un pazzo orgo glio il voler noi indagare la divina essenza , quando , a mio avviso, non pur lei, ma nemmeno la nostra n dato conoscere perfettamente ; il perch io giudicando miglior partito il passare con silenzio tali arcani, che sol tanto voglionsi con pia fede venerare , contenterommi di ripetere la bont infinita delP Ente supremo , ed il suo dominio sopra tutte le cose: ognuno poi, o sacer dote o secolare , ne parli secondo la propria opinione. Teodato del resto abboccatosi con quellambasceria, esposele in aperto l animo suo, e la incaric di parte cipare a Giustiniano Augusto il formato disegno. II. talarico intanto abbandonatosi fuor misura alla crapula cominci a patire di consuntioqe : il perch Amalasunta caduta in gravi pensieri , non potendo fi dare nell animo d* un s tristo figlio , n rimanendone priva tener pi la propria vita sicura, in causa dei

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mal trattamento fatto degli ottimati de Gotti ? deliber per la sua conservazione ridurre il regno e gl Italiani sotto l imperiale corona. Il senatore Alessandro a quei d erasi trasferito in Italia, viaggiando coprelati Deme trio ed Ipazio, per comtnission di Giustiniano, il quale consapevole cho il vascello di Amalasunta pervenuto nel porto d Epidanno ivi attendeva, e costei sebbene trascorso lungo tempo proseguiva a dimorare nella sua reggia, avea ordinato al senatore d investigarne mi nutamente gii affari per quindi informarlo di tutto. Ap parentemente poi e mandava questambasceria alluopo di significarle che di mal animo soffriva la repulsa avuta a Lilibeo , come narra il precedente mio libro (1), lo peratosi dal comandante di Napoli, U liare, accusato di avere accolto'col regale consenso dieci Unni diser* tati dallafricano esercito e condottili nella Campania , e finalmente le barbarie commesse dai Gotti, in guerra co Gepidi , presso di Sirmio contro Graziana citt posta nei confini dell Illirio. Limperatore adunque in vi il foglio apportatore di tali rimbrotti col mezzo di Alessandro , e costui arrivato a Roma ed accomiatatosi dai vescovi col rimasi per dare compimento alla man data loro , corsa la via di Ravenna ed ottenuta udienza da Amalasunta d ascoso comunicolle i segreti colloquj di Giustiniano, ed in palese le present la lettera im periale che <}ui riportiamo. III. Il forte di Lilibeo toltoci ingiustamente tut tor guardato dalle vostre armi, n sin qui vi siete conr* (i) Guerre Vandaliche, lib. II.

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n piaciuti renderci i nostri disertori da roi accolli; per colmo poi dogni oltraggio arrecaste danni gravis simi alla mia Oraziana. E forza quindi che tu pon9 9 ga mente dove andranno a sboccare tali faccende. Amalasunta, letto il foglio, cos riscrisse : u E pi dice voi cosa ad imperatore grande e magnanimo il pro teggere un fanciullo orfano di padre ed all oscuro af fatto di quanto s1 opera , che non il dichiararglisi ne mico; essendo che dun ingiusto conflitto non possiamo tampoco uscir vittoriosi con onore. Minaccevolmente rimproveri ad talarico e Lilibeo e i dieci fuggitivi, ed i mali per ignoranza arrecati ad una citt amica dai nostri guerrieri nel correr dietro anemici loro. Luuge da t e , o Giustiniano , cosiffatto procedere ; sovvengati piuttosto che noi, anzich opporci alla tua m impresa contro deVandali, accordammo di buon grado il passo e la compera della vittuaglia sul tener nostro alle truppe dirette a guerreggiarli , e con tante altre # cose le fornimmo di cavalli in s gran numero da vo lersi meglio attribuire a questi, che non a tutto il rim anente, la tua vittoria sopr essi. Ha diritta ia fine al nome di confederato e di amico non pur cbi d armi il vicino , ma eziandio chi d ogni altra occorrenza si fa palesemente suo aiutatore. N di grazia obbliare che in allora i soli porti della Sicilia erano aperti al tuo navilio , e che questo , ove fosse stato impedito dal vittovagliarvisi, non potea volgere mai pi sue prore contro dell Africa. Laonde tu devi ascriverci tutta la vittoria , addivenendo colui * che appiana la via alle imprese meritevole di ripor-

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* tarne , condotte a felice termine ^ gloria e premio ; ed in fe mia qual altro bene , o imperatore , si ap prezzato dall uomo come il soggiogare i proprj ne mici ? Su di noi per Io contrario ne ricadde non me9 9 diocre danno , esclusi , in opposizione alle leggi della 9 9 guerra, dal partecipare al bottino,^ di presente spo rt gliati del nostro dominio sopra Lilibeo, scoglio per 99 verit da farne pochissimo conto, ma che impertanto 9 9 se fosse stato da prima in tuo potere, lo avresti per Io n meno dovuto ora cedere ad talarico, qual guiderdone dell essersi per te adoperato in cose di gravissimo ri lievo. ri La regina pubblicamente in tdl foggia rispon deva a Giustiniano , scrivendogli poi di soppiatto che farebbelo padrone dell intiera Italia. IV. Tornatigli ambasciatori in Bizanzio Alessandro consegua all imperatore il foglio avuto ascosamente dalla regina, e Demetrio ed Ipazio gli riferiscono i discorsi tenuti loro da Teodato, dichiarando eh agevol era a costui l adempiere alla promessa merc della somma autorit sua nella T osc a n a , possedendone la parte maggiore. Lietissimo Giustiniano di tutte queste cose manda subito in Italia Pietro da Tessalonica nelr illir ia , protettore (i) io Bizanzio, e personaggio di (i) Di questo personaggio chiarissimo parla Teod. ndl'epistola alFimperatore Giustiniano (Cass. lib. IX, Variarum ec.); Stefano Bizantino alla V. Axpeu , e Vigilio papa nella sua lettera enciclica aHa chiesa universale. Vedi i frammenti della soa Istoria nel Voi. Ili degli Storici minori pubblicati in questa Collana.

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non comune prudenza, di piacevoli e bei modi, e va lentissimo nel persuadere.

C A P O IV.
Amalasunta fr e n a la rapacit di Teodato . Chiamalo, morto il figlio , volento seco rappattum arsi , a partecipare del regno. Saa prigionia comandata dall1 ingratissimo re. A l quale Pietro , ambasciadore di Giustiniano , dopo la uc cisione di lei intima la guerra .

I. In mezzo a queste faccende molti Toscani pre se n ta c i alla regina aggravando Teodato di estorsioni contro tutti gli abitatori della provincia , non contento di appropriarsi violentemente i soli colti di privata ra gione , ma sin quelli spettanti alla Casa reale, e nomati patrimonio. Ella uditone chiamalo a dar conto delle rapine commesse , e vedendolo appieno convinto dagli accusatori, l obbliga alla restituzione di quanto possedea con frode , e poscia rimandalo in patria. Il perch intromessasi la discordia tra loro , addivenne odiosis sima a costui, il quale rodevasi tutto per avarizia, sendo nella condizione di non poter pi liberamente offendere, e sbramare di forza V ardente sete della roba non sua. II. talarico intanto pass di questa vita, consu mato da tisichezza, dopo un regno di otto anni. La ma dre allora disperando affatto di s , $ non dandosi verun pensiero dellindole di Teodato^, n desuoi freschi rigori contro di l u i , imagin che non verrebbegliene danno al mondo ove cercasse di cattivarselo con qual che gran benefizio. Manda perci chiamandolo, e ve-

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nulo a lei carezzalo ; quindi cou fermezza gli espone che gi da luugo tempo erale nota la generale opinione su la vicina morte del figlio, non facendone pi mistero tutti i medici, e vedendo co suoi prqprii occhi aggra v a r g l i di giorno in gioruo il male ; e siccome ben co nosceva non troppo vantaggiosamente sonare alle orec chie de Gotti e degli Italiani il nome di Teodato, unico rampollo della prosapia di Teuderico , ella erasi posta in cuore di ribattere quella turpe rinomanza per met terlo , giunta lora, senza ostacoli a parte del regno: se non che aver temuto , osservantissima del giusto, non talvolta coloro, i quali circondavanla , per richiamarsi dingiurie da lui sofferte, andassero dicendo apertamente mancare nello stato da chi sperar giustizia , sendo la repubblica nelle mani d un Joro nemico ; or dunque per opera sua purgato da qualunque sospetto e tornato al possesso d un ottima fama invitavalo al trouo ; vo lere bens nei pi solenni modi e sagramentasse di vi ver pago del solo nome reale, e di lasciare il reggimento, come per lo innanzi, a lei. Teodato, udite le condizioni, giurando promise di mal animo e con frode, non dimen tico s presto delle trascorse vicende , che in tutto si conformerebbe ai detti di Amalasunta, la quale ezian dio alla sua volta caudidamente sagra mento questi ac cordi , e cos vittima del suo inganno proclamollo re: mandati quindi ambasciadori di sua gente in Bizanzio partecipa il fatto a Giustiniano Augusto. III. Teodato asceso il trono schern del tutto le speranza della regina ad un tempo ed i suoi giuramenti; conciossiach, pigliato a proteggere gli affini de Gotti,

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GUERRE G O tT lC H E

n>olti c chiarissimi tra questo popolo, da lei spenti, di subito condaunolle a morte alcuni congiunti, e lei stessa prima che giugnessero gli ambasciadori in Bizanzio, rin chiuse in carcere. Havvi nella Toscana un lago (di nome Vulsino (i)), ed in esso unisoletta munita di forte ca stello. Quivi egli ordin che si custodisse la prigioniera, e tem endo, come pur troppo avvenne, di offendere per tali crudelt l imperatore, mandgli tosto Liberi ed Opilione (a), romani senatori , con altri pochi al1 uopo di placarne accuratamente lo sdegno, assicnrandolo di essersi guardato da ogni personale offesa, quan tunque pessimamente da lei per lo addietro accolto ; e dell egual tenore volle di forza che scrivessegli la regina : di questa guisa procedevano col le faccende. Pietro del resto ebbe comandamento da Giustiniano di abboccarsi in ascoso con T e o d a to , e , indottolo a giurare un profondissimo silenzio per rispetto ai discorsi posti tra loro in campo, di conchiudere in ferma guisa la cessione della Toscana. Dovea inoltre procurarsi un segreto colloquio con Amalasunta per istabilire con reciproco vantaggio la unione delP Italia all imperio: si partiva in fine sotto coperta di portare le imperiali querele a cagione di Lilibeo e delle cose or ora da me ricordate ; u sapevansi tuttavia in Bizanzio la morte di talarico,-la salita in trno di Teodato, (i) Ora Bokena. In mezzo del stfo lago hannovi due isolelte nomate Tima Possentina e 1' altra Martana ; in quest9ultima enne rinchiusa e poscia strangolata T infelice Amalasunta. (a) Poli ione , lEgio.

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e le sciagure di Amalasunta. Se non che egli nel viag gio avvenutosi dapprima alla costei ambasceria ebbe av? viso dellinnalzamento di Teodato, e poscia in Anione (i), citt posta sul seno Ionico, incontratosi con Liberio ed Opilione venne a sapere da loro tutte le posteriori vi cende ; in grazia di che sospese quivi il cammino per darne avviso all imperatore. IV. Giustiniauo Augusto informato degli avveni menti d Italia , concertando seco stesso i mezzi di gittar discordia tra Gotti ed il nuovo re , scrisse ad Amalasunta che avrebbene pigliato come vie meglio potea le difese , ed ingiunse a Pietro di manifestare la nimo suo , anzi che farne un mistero, a Teodato ed ai Gotti tutti. Arrivata di poi P italiana ambasceria in Bizanzio ognuno, del solo Opilione in fuori il quale con asseveranza dichiarava il re privo di colpa, rifer al so vrano que cambiamenti siccome in realt accaddero ; e pi che tutti Liberio, uomo di singolare bont, one stissimo ed incapace di contaminare le sue labbra eoa menzogne. Pietro quanto al resto mise piede in. Italia , quando gi Amalasunta ersi passata di questa vita, conciossiach gli affini deGotti da lei morti venuti a Teo-r dato aveanlo persuaso non darsi n per lui, n per loro salvezza , ove subito non si fosse tolta di mezzo la pri gioniera , ed applauditosi dal re alla proposta , corsi nelP isola diederle morte con grandiscimo cordoglio noa meno di tutti gPItaliani che de1 rimanenti Gotti: donna per verit constantissima nelPesercizio dogni umana vip(1) Ora Valona , citt in Albania.

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tude. Laonde egli manifest apertamente a Teodato ed a G otti, che si attendessero , macchiati di cos enorme delitto , una implacabile guerra da Bizanzio. Ma lo stolido principe mentre prodigava onoranze gran dissime agli uccisori della regina cercava di persua dere al legalo ed a Giustiniano, che i ministri di quella morte operato avessero di loro arbitrio , ' anzi riportan done da lui altissima riprovazione. CAPO V.

Giustiniano prende a guerreggiare i Gotti facendo assalire da M undo la Dalmatia , e da Belisario c o lf armata di mare la Sicilia . Scrive ai capi de1 Franchi . M undo espu gna Salona; Belisario , impadronitosi di tutta la Sicilia , ter mina gloriosamente il suo consolato.

1. Giustiniano sul volgere V anno nono del suo im #perio, come prima ebbe nuova della tristissima fine di Amalasunta ordin la guerra, dando lincarico a Mundo, maestro della milizia nell'illirico, di prendere la via della Dalmazia, siguoreggiata da Gotti, per tentare 1 espu gnazione di Salona: era costui di gesta barbarica, af fezionatissimo allimperatore, ed egregio nell arte guer resca. Invi ad un tempo nella Sicilia Belisario, famoso a que d per la fresca vittoria avuta di Gelimero e de Vandali, con armata di mare, con quattro mila guer rieri tratti non meno dagli ordini militari suoi che dalle truppe confederate , e eon forse tre mila Isauri. Primi nel comando erano Constantino e Bessa traci } e Perailio dall Iberia vicina a' Medi , congiunto di prosapia col re ibero , e da gran pezza , intollerantissimo delle

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persiane costumanze, disertato agli imperiali. A9cavalieri soprantendevano Valentino, Magno ed Innocenzo} a fanti Erodiano, Paolo, Demetrio ed TJrsicino} condu ceva Enne gl Isauri} compievano alla perfine il novero delle truppe dugento Unni confederati e trecento Mauri. A tutti i prefati duci poi imperava Belisario avente seco i pretoriani astati e lunghissima schiera d illustri pave sai \ e si partiva con Fozio, nato dalle prime nozze di Antonina sua moglie, imberbe ancora, ma d una pru denza e robustezza molto al di sopra dellet sua. Ebbe il duce in Bizauzio comandamento di fingere tutto quel lapparato diretto alla volta di Cartagine; ma postosi nelle acque della Sicilia, e pigliatovi terra col pretesto di qualche urgente bisogno, e dovea tentare lisla ed impadronirsene, riuscendovi, a tutto bellagio, guardan dola quindi per modo che non fosse mai pi costretto di abbandonarla ; ove poi tramettessersi allopera impe dimenti e rivolgerebbe le prore verso I Africa con al tntto menzognero proponimento. II. Mand similmente ai capi de1Franchi un amba sceria con lettera in questi termini: Da che i Gotti non solo ricusano di restituire al nostro imperio 1 I talia violentemente a noi tolta, ma di pi senza ona provocazione al mondo ci offesero con forti ed intol lcrabili oltraggi, vuol necessit che lro dichiariamo la y > guerra. A voi pertanto si conviene seguire le partj y > nostre , professando eguali dommi non contaminati 9 9 dagli errori dA rio, e non essendoci punto inferiori nellaverli in odio. Cos l imperatore scrivea aggiugnendo al foglio un presente di molto danaro, e pr-

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mettendone eziandio in copia maggiore posti che si fos sero all impresa} quelli riscrissero che di buonissimo grado entrerebbero in lega seco. III. Mundo fattosi coll esercito nella Dalmazia e vinti in battaglia i Gotti che osarongli contrastare il passo tbbe a forza Salona. Belisario afferrato coll ar mata di mare nella Sicilia occup Catania, e di l mo vendo gli si arrendettero di leggieri Siracusa e le altre citt,diPanormo (i) in fuori, conciossiach il gottico pre sidio fidando in quelle mura, di vero munitissime, non volle sommettersi a lui , imponendogli per Io contrario di subito allontanarsene. Egli pertanto estimando mala gevolissimo cimento V assaltare dalla parte di terra la citt, introdusse il navilio nel porto, di qua dalle mura ed estendentesi fino ad esse, e noh guardato da truppe: collinoltrar poi delle navi osservato che i loro alberi soperchiavano laltezza di quemerli, fecevi ratto innalzare alle cime ed appendere tutti i paliscalmi riempiuti di arcadori. Pel quale stratagemma il presi dio sopraffatto da gravissimo timore vedendosi offeso da un nembo di frecce , subitamente ced Panormo, e da quellepoca lisola intiera ligia dell imperatore. Succes sero per verit allora tutte le cose a Belisario pi feli cemente assai di quanto dir si possa \ imperciocch ot tenuto il consolato dopo la vittoria contro deVandali, nel correr di esso torn 1 isola ai Romani, ed era ap punto col nuovo giorno per uscire di carica quando in mezzo agli applausi dell esercito e de cittadini mise (i) Ora Palermo.

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piede in Siracusa gittando per le vie aurei nummi. Non fuvvi del resto nulla di premeditato in queste faccende, ma uopo ascrivere al solo caso la circostanza che , ritornata all imperio la Sicilia , iu quel d pervenisse nella menzionata citt e quivi della sua magistratura si spogliasse., rimanendo consolare, anzich nella curia di Bizanzio: non altrimenti in allora ei vide secondate le sue imprese dalla fortuna.

C A P O VI.
Teodato patteggia con Pietro ambasciadore di Giustiniano . Sua pusillanimit appalesata in un lepido colloquio . Com mercio di lettere tra Teodato e Giustiniano .

I. Pietro venuto in cognizione delle prefate cose vie pi sollecitava di continuo Teodato ed incutevagli hiille timori. Costui pusill^nimo e sbigottito non meno che se, partecipe dellegual sorte di Gelimero, fosse gi prigione, fatti allontanare i consiglieri volle da solo a solo inten dersela con Pietro. Alla perfine egli consent di cedere tutta la Sicilia a Giustiniano Augusto, di mandargli an nualmente unaurea corona del peso di trecento libbre, e di mettere a disposizione di lui tre mila guerrieri gotti quando ne avesse inchiesta'. Prometteva inoltre di non uccidere senza 1 imperiale permesso uom qualunque d e llordine sacerdotale o senatorio, e di non porre nel fisco i loro patrimonj: volendo similmente ascrivere nel num ero de senatori o de patrizj alcuno deproprj vas salli, e7suggetterebbesi ad inviarne anzi domanda allim-

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peratore che farlo di sua autorit , e negli spettacoli , giuochi circensi, e dovuuque il popolo romano suple pro rompere in festive acclamazioni, Giustiniano Augusto avrebbe in queste ognora la preminenza: approvava da sezzo che non venissegli eretta statua di bronzo o di altra materia comunque se non se avente alla destra quella imperiale; appena confermati gli accordi, colP apporvi il suo nome, accomiat 1 ambasciadore. II. Non guari dopo cadde Teodato in gravissimo spavento ed in eccessivi tim ori, che alteravangli fuor misura la mente, ridotto a perdersi affatto d aoimo al solo udire la parola Guerra , tenendola pronta ed inevi tabile se non attagliassero in Bizanzio le stipulate con venzioni. Laonde spedisce tosto richiamando P ietro, pervenuto gi in quel degli Albani, ed al ricomparirgli innanzi tiratolo da banda vuol saperne a quattr oc chi s egli creda* lo stabilito or ora essere per riuscire grato allimperatore. Che s rispostogli dal legato, e9 soggiunse: ma qual sarebbe mia sorte ove accadesse il contrario? Pietro ; di necessit, o re, dovresti cimen tarti colle armi Teodato : Come? ambasciadore ca rissimo ; il tuo detto al di l d ogni giustizia P ie tro. E perch reputi ingiusto, o sire, che uom segua, operando, le sue inclinazioni? e richiestogli spiegamento di queste parole prosegu: Tu ami assaissimo la filoso fia , ambisce invece Giustiniano rinomanza di gene roso imperatore de suoi popoli; passa quindi tra P una e P altra disposizione dell animo questa differenza : al filosofo disconvenire, secondo gli ammaestramenti dello stesso Platone , P esporre uomini siccome lui, ed

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in s gran numero soprattutto, a morte: del che sendo tu beuissimo informato canserai di contaminare tua vita con ogni maniera di strage. Quando al contrario Giu stiniano pu senza rimordimento aver ricorso alle ar mi per rivendicare provincie di antico diritto spettanti al suo imperio. Teodato persuaso dalle costui ragioni promise di rinunziare all imperatore il r e g n o , e sa crament in uno colla moglie che terrebbe la data pa rola. Richiese tuttavia nel tempo medesimo dalP ambasciadore il giuramento , eh7 e metterebbe in campo la proposta cessione del regno sol quaudo vedesse riget tate le prime convenzioni. Datogli quindi a compagnp Rustico ( romano sacerdote ed intrinsichissimo del re ) acciocch in Bizanzio operassero concordemente in suo favore, consegn un foglio ad entrambi. III. Pietro e Rustico terminato il viaggio loro espo sero, fedeli ai voleri di Teodato, i primi accordi allim peratore, ma udendolo non contento di essi presentangli la scritta posteriormente ricevuta, che alla lettera qui riportiamo. Non cosa nuova per me il regno, nato n essendo' nella reggia del fratello di mia madre, e cre99 sciuto come si conveniva allo splendore della mia, 9 9 prosapia, se non per nulla fummi P esperienza mae stra delParte della guerra e delle costei trarobuste, con9 9 ciossiach addivenuto sin dalla fanciullezza amantis9 9 simo delle lettere, e datovi opera indefessamente, sono 9 9 giunto a questa mia et ben lontano dall importuno r> strepito di Marte } sembrami pertanto strano il dover 9 9 ora imprendere , sedotto dalla sola cupidigia del re9 9 guare, la perigliosissima carriera delle armi, potendo

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a un colpo trarmi fuori <T entrambi, della guerra ii* 9 9 tendo mi e del regno, inetti a fe mia s Tutta che Paly > tro a rendermi beato, questo gravandomi colla sazie* volezza sua e colla nausea cui soggiacciono tutte le n soavi cose , e quella increscendorni perch ogni no* vita genera perturbamento. Se adunque abbia di mia 9 9 ragione colti idonei a rendermi annualmente non meno n di mille e dugento libbre d oro , io anteporrolli di buon grado al regno, e conseguerotti di posta la so vranit de Gotti e degli Italiani, amando nieglio col* fi tivare la terra con animo tranquillo, che vivere iu 9 9 mezzo alle regali cure , e mai sempre lor merc pe9 9 ricolante. Laonde senza indugiare mandami abile per99 sona alluopo di ricevere da me l Italia e quantaltro n sappartiene alla mia corona. Cos Teodato a Giu stiniano , il quale , avuta grandissima allegrezza della reale determinazione, riscrissegli. La fama prima dora fi aveamiti presentato per uomo di somma pru.deuza, 9 9 ma in oggi io stesso fattone sperto debbo tale rico noscerti per quel tuo proponimento di non attendere fi i successi della guerra ; stolta aspettativa, il confesso, 9 9 da cui gi quanti non rimasero delusi ! N tu avrai in 9 9 tempo alcuno a pentirti della fatta risoluzione di con* 9 9 vertire in amicizia la nimist nostra. Or dunque ad fi ogni tua inchiesta aggiugner di soprappi lascriverti fi all amplissima delle romane magistrature. Spedisco fi del resto Atanasio e Pietro a combinar teco le fac~ n cende iu guisa che nabbiamo entrambi da uscire con 9 9 pienissimo nostro soddisfacimento. Belisario stesso non tarder a venire presso di te collincarico di porre

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(ine a tutti gli accordi stipulati fra noi. Giustiniano quindi ordin che partissero a quella volta col suo fo glio Atanasio fratello di Alessandro, ed in epoca pi. lontana spedito ambasciadore ad talarico, siccome al trove narram m o, e nuovamente Pietro protettore, an eli egli di gi menzionato , i quali assegnar doveano a Teodato i fondi spettanti alla casa reale, nomati pa trimonio. Or questi allorch ebbero disteso e ratificata co giuramenti le convenzioni mandarono chiamando Be lisario nella Sicilia alluopo di ricevere la consegna del palazzo, e di custodire, pigliatone il possesso, tutta lItalia, sendo stato per lo avanti il duce prevenuto di re carsi immediatamente col al primo lor cenno. CAPO VII.

Morte di M ando e d el Jigliuol suo profetizzata, giusta la fa m a ,


dalla Sibilla . Teodato manca alla data parola^ e f a d i sonorevole accoglienza all1imperiale ambasceria . Colloquio tra lui e gli ambasciadori . Lettera di Giustiniano agli ottimati de * Gotti. Constanziano mandato dall*impera tore con esercito in Dalmazia ; la sottomette ai Romani , Termina fa n n o prim o della guerra contro i Gotti.

I. Intanloch Giustiniano dava opera a questi ma neggi e gli ambasciadori correvano la via dell Italia, i Gotti con forte esercito capitanato da Asiuario, Grippa e da altri duci metton piede sulla Dalmazia ,'e pro cedendo a Salona viene ad incontrarli piccola mano di armali sotto gli ordini di Maurizio figlio di Mundo, coiriutendimento anzi di esplorare che di combattere.
Procotio , tom . / / . $

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Appiccata impertanto u n ostinata zuffa tra loro, caddero spenti da'quinci i principali ed i valorosissimi de Gotti; da quindi poco meno che tutti i Romani collo stesso Maurizio. A lai nuova Mundo forte addolrossi per la uccisione del figlio } ma poscia tramutatosi il dolore in isdegno mosse alla rinfusa per assalire il nemico. Aggiun tolo, si pugna da ambe le parti con singolare bravura, a dapprincipio la vittoria volge propizia ai Romani, viU toria impertanto addivenuta ben presto cadmea (i), da che trucidati molti barbari e ridotli gli altri ad una ma nifesta fuga , Mundo forsennato nella strage e malac corto nel perseguitarli, impotente di rattemperare dopo la sofferta sciagura P ampio suo, mor da nemica mano trafitto. Cessatosi allora dal correr dietro a fuggenti, i due eserciti si partirono. Torn per ci in mente ai Ro mani loracolo sibillino, tenuto al primo suo divulgamen to annunziatore dun grande prodigio, vo dire che do po la conquista delPAffrica Puniverso intiero con la sua progenie ridurrebbesi affatto al nulla. Vedine le parole: C a p t a A f r i c a M o n d u s c u m n a t o p e r i b i t . Ora con la voce m undus latinamente esprimendosi l universo intiero, ad esso veniva riferita la predizione, ma di ci basti. Nessuno de1 combattenti poi entr in Salona, essendosi restituiti i Romani , privi di tutti i loro duci , nelle terre impe riali, ed i Gotti, giuntatovi il nerbo dellesercito, ripa (i) Lorigine di questo greco proverbio* col quale si vuole esprimere una vittoria ottenuta a prezzo di moltissimo sangue sparso tanto dal vincitore che dal vinto , P abbiamo in Pausania ( V. la Beozia, lib. I X , cap. 9 ).

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rarono per Io timore anzi ne luoghi forti della regione, che nella citt, consapevoli di essere in odi ai Romani, abitatori di lei. II. Teodato dopo si lieto annunzio pigli a non te ner conto alcuno degli ambasciadori venuti gi presso di lui, sortilo avendo dalla natura un animo in guisa per fido e volubile che lo vedevi ad ogni variar di fortuna, stoltamente ed in onta alla personale e regia dignit, o fuor misura atterrito dallo spavento, o in preda a tale orgoglio da non avere io qui parole atte ad esprimerlo. Intasa adunque la morte di Mundo e di Maurizio, so pra modo e al di l di quanto portassero le faccende, imbaldanzitosi cominci a schernire lambasceria, e un giorno tra gli altri , udito rimprocciarglisi da Pietro la violazione degli accordi stipulati con Giustiniano , fatti a s venire gl imperiali oratori proffer loro questa di ceria* * L essere eletti all ufficio di ambasciadori per verit augusto iucarico, e di grandissimo rispetto de gno appo tutte le genti; ma di tale onoranza e gon donsi meritamente tino a che guardano con modestia la nobilt delluffizio loro. per lo contrario diritto ad ogni popolo comune V ucciderli se addivengano f> colpevoli di manifesti insulti alla reale persona, o di mescolamento con altrui donna. Il re di questo modo ammon Pietro, non gi che il volesse riprendere di commesso adulterio , ma per mostrargli avervi pur troppo di quelle colpe che render possono reo di capi tale sentenza 1 ambasciadore. Fu la risposta de Ro mani: Non di conformit ai detti tuoi, o principe de Gotti, passano le cose, n voler ora con frivoli e vani

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pretesti accagionare di gravi colpe P ambasceria. Con ciossiach non pu uom destinato alle nostre funzioni, per quanto il brami, peccare di adulterio, non accor dandoglisi tampoco la facolt di gustare agevolmente n dell acqua senza riportarne il permesso in anticipa* zione da cui vien custodito. Per rispondere poi atuoi detti, vuole a non dubitarne ragione cbe ov egli eoa fedelt eseguisca P ambasciata, se abbiavi in lei colpa fi ne paghi il fio chi ne diede il comando e non Pora tore, nel quale devi tu riconoscere non pi che P o9 pera di ministro ; laonde non passeremo con silenzio n verbo di quanto adimmo dalla bocca stessa delPimft paratore ^ e tu con animo tranquillo porgi oieccbio n ai nostri discorsi, mercecch avendolo turbato potrefi sti di leggieri violare que*diritti che voglionsi in noi, siccome ambasciadori, osservare. ornai tempo che fi tu di moto proprio adempia tutte le promesse fatte * a Giustiniano, ed eccoti appunto il motivo che ci ha fi condotti alla tua presenza , e P argomento delle pi* fi stole, che ti abbiamo consegnate, scritte da lui alla tua persona; quelle poi indiritte agli ottimati de9Gotti n solo nelle mani loro da noi si deporranno. Allora quanti eranvi presenti ragguardevolissimi tra1barbari di chiararono che le scritte loro si consegnassero a Teodato, e vi leggevi: Desideriamo accogliervi nel corpo fi della nostra repubblica, del che dovete voi andare liefi tissimi, certi che non calo d onoranza, ma accresci* mento anzi cumulo attende coloro che si danno al fi nostro impero. Vagliavi per tutto che noi non invi li tiamo i Gotti a prendere starna quali forestieri nello

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fi nostre C itt, o in luoghi da loro sconosciuti; ma cer chiamo ricongiungerci con persone famigliar! dopo qualche tempo dinterrotta amicizia. Con questo diri visamento vi abbiamo spedito Atanasio e Pietro, T o si pera de quali vostro interesse di secondare in ogni cosa, n Tale era il contenuto ne'fogli; il re compiu tane la lettura, ben lontano di voler attenere la sua pa' rola ad Augusto, comand che si ponesse lambasceria sotto di austera guardia. III. Giustiniano poich ebbe udito queste faccende e i sinistri alle sue truppe sopravvenuti nella Dalmafcia, sped nell'illirico il conestabilfc (i) Constanziano accioc ch vi mettesse in piedi un esercito col quale poscia tentare ad ogni costo lespugnazione di Salona: ingiunse altres a Belisario di passare con prontezza iu Italia trattandovi nimichevolmente i Gotti. Constanziauo arri vato in Epidanno e fattavi, qualche dimora apprest la soldatesca; ma i Gotti in quel mezzo aveuti a duce Grip pa entrati nella Dalmazia rinforzarono Salona. II Ro mano come si fu ottimamente provveduto dogni suo bi* \ sogno lev le ncore dal porto e con tutta Tarmata di mare afferr ad Epidauro, citt alla destra di chi entra Del seno Ionico. Quivi tenevansi allora gli esploratori de Gotti, e parve agli occhi loro in mirando 1 esercito ed i vascelli imperiali, che dappertutto cos dal mare co (i) Grado di comando in guerra secondo l1 uso antico della milizia ; forse corrispondente al colonnello de nostri tempi. Presso la corte bizantina era militare onoranza di mag giore considerazione.

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me dalla terra scaturissero genti agguerrite; rivenuti pertanto al duce assicuraronlo che procedeva Constan ziano seguito da non poche miriadi di combattenti. E quegli sorpreso dalla riferta giudicava mal sicuro consi glio raffrontare il nemico per istrada, n tampoco volea essere dai Cesariani^ fortissimi padroni del mare, asse diato l entro. Le mura in ispecie di Salona diroccate nella maggior parte , ed i grandi sospetti intorno agli animi de cittadini verso i Gotti recavangli molta pena: il perch uscitone a fretta con tutto il presidio and a oste tra Salona e Scardona citt. Constanziano le vatosi da quel porto navigando con P intiero novero de vascelli afferra a Lissa posta nel seno , e di l manda a spiare gli andamenti di Grippa per averne subito avviso , e informatone appuntino piglia la via di Salona. Giunto in vicinanza della citt e fatto dare in terra alle truppe vi pose gli steccati ; ordin quindi a Sifillari, altra delle sue lance, di occupare con cin quecento armati i luoghi stretti , a lui n o ti, ne sob borghi , e tosto furon eseguiti i suoi comandamenti. Al dimane poi tutto P esercito entr e da terra e da mare in Salona , gittando le ncore de vascelli in quel porto 5 dopo di che il duce volse ogni sua cura a ri sarcire prontamente le rovine de muri. Grippa e le gottiche schiere correndo il settimo giorno dallingresso degli imperiali nella citt, disertato il campo, batterono la via di Ravenna , lasciando con la partenza loro in poter de Romani la Dalmazia e tutta la Liburnia (i), (i) Ora Croazia.

LIBRO PRIMO 3g dove riasci a Constanziano di cattivarsi gli animi di que gottici abitatori*, qui abbian tregua le cose avvequte presso i Dalmati. Col veruo termin il primo anno di questa guerra da Procopio tramandata per iscritto alle genti avvenire. CAPO Vili.

Belisario entrato in Italia strrgne amicizia con E b rim u t , ge nero d i Teodato ; quindi assedia Napoli . Risponde a Stefano , originario di quella citt , il quale stoglievalo da tale impresa. Fermatosi dai cittadini Varrendimento , Pa store ed Asclepiodoiv induconli co9loro discorsi a cangiare sentenza .

I. Belisario grem ite di truppe Siracusa e Panormo venne collesercito da' Messana a Regio , dove i poeti fngono accaduti i famosi portenti di Scilla e Cariddi. Frotte di paesani accorrevano senza posa a lui, non vo lendo pigliare la difesa delle proprie citt perch sman tellate da lungo tempo di muro, ma soprattutto perch erano gli animi loro adiratissimi contro ai barbari, e di ragione, in causa dellaspro governo cui viveano sqggetli. Dei Gotti Ebrimut, addivenuto genero di Teodato collo sposarne la figliuola Teodenanta, con tutto il suo corteo disert ai Romani, e subito dopo itosene a Bizanzio fu dall imperatore, passando con silenzio le al tre onoranze conferitegli, accolto nellordine depatrizj. Da Regio lesercito con viaggio pedestre corse le piagge dei Bruzj e de Lucani, seguito dai vascelli a breve di stanza. Messo piede nella Campania giunse ad una ma

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ritti ma citt ( Napoli ha nome ) assai forte, e guardata da grosso presidio di gottica gente. Quivi il condottiero, dato ordine ai vascelli che entrati nel porto gittassero le ncore a un tiro darco dalle mura ed eretti gli steccati, ebbe a patti un castello de sobborghi; accord poscia ai cittadini, secondandone la preghiera, che inviassero ue suoi alloggiamenti alcuni degli ottimati, per manifestar gli col mezzo loro quanto e sapessero bram are, e per averne risposta. G di subito vide al suo cospetto I am basciadore Stefano, il quale espose in questi termini la sua mandata: u Operi ingiustamente, o duce, nel guer9 reggiare innocenti Romani abitatori d una cittadetta, e per guisa tenuti in freno da presidio di barbari pa droni , che pur volendo in nulla possono contrad dirli. Eglino di pi col venire alla difesa delle nostre n mura nelle mani di Teodato lasciarono i figli, le rao gli, ed ogni preziosissima suppellettile; il perch se unissersi ben anche a noi per tendergli qualche insidia, 9 estimerebbonsi meglio traditori di loro stessi che non della citt nostra. ggiugner in oltre, se m dato con* * fessarti liberamente la verit , essere a voi medesimi perniziosa la fatta risoluzione di assalirci ; impercioc ch riusciti una volta ad impossessarvi di Roma, ad ii diverrete similmente e con tutto vostro agio padroni 9 di Napoli, e rispinti da quella non potrete aver si curezza neppur tra noi ; laonde assediandoci spende reste indarno il vostro tempo. Cos lambasciadore. II. Rispondeva il romano duce all orazione di Ste fano. Se bene o male, se con prudente e diritto con siglio noi siamo qui venuti noi sommcttiamo allesa-

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n mina de1 Napoletani ; bramiamo solo che voi attenta si mente ponderiate le conseguenze della nostra deliber > razione , e quindi abbracciate quanto sar di vostro maggior profitto; e certo lo riuverrete accogliendo Te* * sercito dell imperatore spedito a v o i, non meno che 9 9 a tutti gli altri Italiani, alluopo di rendervi liberi, e ^ non anteponendo ai buoni consigli i pessimi. Gli uofi mini intolleranti della servit o d altra infamia co% munque volgonsi alle a rm i, e se la fortuna arride * loro ne traggono doppio frutto, la vittoria dico e lan dar liberi delle sofferte molestie ; e sia pure che ri* fy mangano sconfitti nella pugna, confortali impertanto almeno quel seguire a malincorpo unavversa fortuna. n A chi per lo contrario dato scuotere il giogo senza 9 9 i pericoli della guerra, ove a questa ricorra lo riterr n pi fortemente, imperciocch la stessa vittoria, se per n ventura giunge ad acquistarla , addiverragli di grafi vissimo nocumento ; se poi ritraggasi perdente dal campo, cumulo di tutte le altre sciagure avr eziann dio la riportata strage; ci valga a'NapoIetani. Quan ft to a Gotti con voi di stanza, sia in facolt loro n il voler piuttosto dora in avanti unitamente a noi fi obbedire al grande imperatore, o il tornare sani fi e salvi ai loro focolari. Abbiate poi voi tutti fer ii mo nella mente che se, rigettate queste proposizioni^ oserete venire con noi a battaglia , non potremo a f9 meno, coll aiuto del Nume, di accogliere ostilmente fi chiunque ci far contro..In fine quando i Napoletani 9 amino seguire le parti di Augusto io sono pronto a ft riceverli ed a conceder loro la somma debeni che fa-

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ceramo dapprima sperare ai Siciliani, e su deqnali ora eglino a torto accuserebbonci di falso giuramento. III. Il duce ordin iu pubblico a Stefauo di riferire questa sua diceria ai Napoletani, ma da solo a solo prraisegli grandi premj ov e riuscisse a volgere gli animi loro allamicizia di Augusto. Lambasciadore tornato a9 suoi narr le cose udite da Belisario, ed aggiugnendovi il proprio consiglio dichiarava pernicioso il guerreggiare i Romani , e seco lui ne conveniva Antioco originario della Si ria, ed a motivo del commercio marittimo sta bilitosi da gran pezza in Napoli, overa tenuto in molta estimazione per la sua bont e prudenza. Dimoravano similmente col Pastore ed Asclepiodoto, oratori das sai rinomanza presso quel popolo. Costoro intrinsicbissimi de1Gotti e contrarj ad ogni novit nella repubblica, concertato insieme di sturbare P impresa * soliccitavan la plebe a proporre di molte gravi condizioni , e ad obbligare con giuramento il condottiero de nemici allimmediata esecuzione delle sue promesse. Scritte di questo tenore sopra un foglio tutte le domande loro , in guisa forti che disperava ognuno di Vederle accolte dai Romani, consegnaronle a Stefano, il quale introdot tosi nuovamente nel campo cesareo e presentato al duce il foglio interrogllo s* e volesse aderire ad ogni parte del contenuto iu esso, e nell affermazione sagra* mentare la sua parola ? Belisario promettendo che ver rebbe il tutto adempito gli d commiato. I Napoletani fatti partecipi della risposta cominciarouo ad alta voce a dichiarare il consentimento loro; a gridare che si ri cevesse P esercito imperiale; a spacciare con sicurezza

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malissimo fondato ogni sospetto di frode, mettendo fuor di timore P sempio de Siciliani, i quali or ora franca tisi dai barbari tiranni per fidarsi a Giustiniano godono di presente una libert scevra affatto di molestie: e si dicendo tutti correvano tumultuariamente ad aprire le porte. Incolleritisi i Gotti n forti abbastanza da resi stere si partivano; quando Pastore ed Asclepiodoto ragunati i cittadini ed i barbari tennero il seguente di scorso: a Nulla v li a da stupire che una popolazione 9 ) metta a gravissimo ripentaglio s stessa e le cose sue; n ed in ispecie quando, non fatto partecipe de proprj divisamenti alcun saggio ottimate, vuol erigersi in ar bitro de pubblici affari. Ma noi, sendo imminente la a comune rovina, non possiamo contenerci dal prestare almeno P ultimo servigio alla patria con questa esory > tazione. Voi dunque, o cittadini, procacciate in tutti n i modi, come vediamo, di assoggettare le vostre persone e la citt a Belisario, il quale vi promette monti * e mari d oro con santissimi giuramenti. Nessuno per certo negher convenirvi tali offerte, quando egli uni tamente a queste possa eziandio obbligarsi di soggio garvi colla guerra; conciossiach riterremmo demen tissimo chiunque non adoperasse di amicarsi al futuro y > signore. Ma se per Io contrario dubbia P impresa, n mortale pu entrare idoneo mallevadore per la forn tuna, non porrete voi mente alle calamit che cercate di vostra posta trarvi addosso? Egli certo innanzi fi tutto che i Gotti se usciranno delParringo trionfanti 9 9 ci danneranno, quali odiosissimi loro nemici, ad acer* be p e n e , consapevoli che non da necessit costretti,

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bens da perfida codardia lusingati demmo opera al tradimento. Belisario anch egli se mai giunga a vin cere ne riputer infedeli e traditori de1 nostri prn cipi. Che pi , Giustiniano stesso a diritto ci terr ognora in freno, come disertori, con forte presidio; essendo che luomo trovato lesecutore de suoi pravi disegni all ottenere il compimento loro compiacesi del benefizio ricevuto ; ma ben presto addivenendo gli sospetto per la frode commessa l odia e lo teme, avendone le pruove d infedelt nell animo suo. All opposto se. ora noi ci serberemo leali co Gotti va lorosamente combattendo , questi riusciti vincitori ne ricolmeranno di grandissimi beni ; ma quand an che la vittoria si dichiarasse pel nemico , e non ci negher il perdono, dovendo essere al tutto inu mano chi punisce un amore disgraziatamente fedele* Senza che , viva Id d io , qual motivo i in voi per temere cotanto un assedio dalla parte romana ? Non difettiamo qui entro di vittovaglia, nessuno ci vieta o impedisce il foraggio, e lutto il dover nostro si ri duce a rimanere in pace nelle proprie case, avendovi piena sicurezza merc di queste mura , e del presi dio che veglia alla difesa loro. E s che il duce im periale ove nutrisse qualche speranza di espugnarlo non avrebbe mai pi aderito, come va intorno la voce, alle nostre gravissime condizioni* Oltre di che egli avesse fermo intendimento di osservare la giustizia e di procurare i nostri vantaggi non sarebbesi iudotto a sbigottire i Napoletani, ed a consolidare il suo po tere contro ai Gotti col mezzo duna nostra furfante-

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teria: chiamerebbe in vece a battaglia Teodato e le genti di lu i, venendo seco loro a composizione che f la citt fosse il premio della vittoria , senza nostro ff pericolo e tradimento, n Messo termine all1 arringa Pastore ed Asclepiodoto invitano i Giudei a compa rire innanzi per attestare che sono quelle mura provve dute di tutti i bisogni della v ita , ed il presidio colla maggiore asseveranza dichiara che non le ceder mai al nemico \ il popolo adunque persuaso da tali affer mazioni manda a Belisario intimandogli di levarsi a tutta pressa da l. Costui nondimeno attese all assedio, e venuto pi volte agli assalimenti dov sempre tor nare indietro con perdita di molta e valorosissima trup pa ; imperocch erano di grave imbarazzo all1 acco s ta tis i da quinci il m a re , da quindi i burrati, e s per altre cagioni, s per P ertezza dei baluardi non aveavi di che temere dagli assalitori. N tampoco il duce ap port grave danno ai Napoletani col tagliare Pacquidotto della citt , non potendo la rottura di esso recar loro che lieve disagio, avendovi l entro pozzi sufficienti ad ogni occorrenza della vita*

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CAPO

IX.

Un prodigio appalesa a Teodato , re dei G o tti , i fu tu r i * de stini della guerra . Belisario adoperasi vanamente contro i Napoletani; fa tto nondimeno avvertito della via che metterebbelo al possesso della citt, ordina che la si adatti con segretezza alluopo. Invita quindi i cittadini a composi zione , rammentando loro i mali cui soggiacerebbero vinti.

I. Gli assediati di nascosto al nemico inviarono a Roma domandando pronto aiuto di truppe al re , ma costui d natura assai pigro , come ho narrato , non avea fatto provvedimento alcuno di guerra. Molli non dimeno aggiungono altro motivo, un prodigio vo* dire che lo sbigott, e diedelo in preda a gravissimi terrori, n tralascio di qui riferirlo sebbene, a mio giudizio, imme ritevole di fede. Egli esperto nel consultare gl indo vini e nel prestar loro credenza , ridottosi allora inca pace di consiglio, potentissimo incitamento bene spesso a mortali di rivolgersi aiParte divinatoria , ebbe ricorso ad un ebreo di gran fajna, e il domand come andrebbe a finire la guerra. E il mago iugiunsegli di collocare tren ta maiali in tre cellette, per modo che ciascheduna rinserrasseue dieci; di porre nome Gotti alla prima decina, Romani alla seconda, e imperiali soldati alla terza; quindi lascerebbeli rinchiusi per un determinato numero di giorni: e il re con ogni esattezza ne fece il comando. Nel d stabilito poi andati entrambi a visitare quegli animali rinvennero tutti , meno che due , i soprannomali Gotti privi di vita , pochi essere gli estinti de co

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siddetti soldati imperiali, e de7 Romani, denudatisi le schiene di lor setole , viverne ancor cinque. Si vuole dunque che il r e , ponderata seriamente la faccenda , e congetturandone quale sarebbe il finir della guerra , cadesse in profondo timore, comprendendo assai bene dalla ventura di quemaiali che i Romani, campandone la vita una sola met , verrebbero abbandonati dalla fortuua: che poche sopravviverebbero delle gottiche gen ti , e che 1 imperatore ne uscirebbe con lieve perdita vittorioso; laonde punto uon gli attagliava di battagliare con Belisario. Ma di ci parli ognuno secondo che vi presta , o vi rifiuta sua fede. II. Il duce imperiale nellassediare da terra e da mare i Napoletani si perdea grandemente d animo tenendo per fermo che la citt non capitolerebbe giammai, n sperava prenderla di forza opponendovisi oltre misura la malagevolezza del luogo. Arrecavagli di soprappi uon lieve travaglio il consumar tempo iudarno sotto quelle mura , antivedendo che sarebbe stato poscia co stretto ad assalire nel verno e Teodato e Roma. Laonde comandava alle truppe che affardellassero per levarsi di l , quando nel mezzo delle sue dubbiezze e di tanti gravissimi pensieri venne la propizia sorte a con fortarlo di questa guisa. Nacque in tale degli Isauri la brama di conoscere la struttura dell9 acquidolto, e come ne avessero i cittadini lacqua. Entratovi per ta n to , lunge dalla citt e per la rottura fattavi d? Belisario , a tutto bell agio ne trascorse una parte senza rinvenirvi, in causa del taglio , uu filo d acqua. Se non che viciuo alle mura fu arrestato da uq sasso

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enorme ivi giacente per opera non um ana, ma della natura stessa, mentre i vecchi artefici dell acquidotto sollecitati a proseguire il lavoro aveanlo forato quel tanto eh era mestieri al corso dell acqua , non gi al valicare d un uomo. Di guisa che mancava al canale una larghezza dappertutto uniforme, tale ristringen dosi giunto al sasso da non accogliere umau corpo armato di lorica e scudo. Parve tuttavia all lsau~ ro, posta mente alla faccenda , ebe I esercito intiero di leggieri penetrerebbe nella citt ove si dilatasse , n molto , quel foro. 11 perch essendo egli di umili natali ed affatto inesperto del parlare co duci , pens manifestare la cosa al patriota Paucaride, inclito sol dato tra pavesai del condottiero, il quale oe fece tosto avvertito Belisario. Questi provando immensa gioia della scoperta eccit il rapportante con la promessa di molto danaro a metter mano all opera in com pagnia di altri Isauri per accelerare vie pi il taglio del macigno ; comandavagli poi di condurre l impresa cautamente s che uom non potesse averne sentore. Il pavesaio adunque scelti dalla sua gente quanti giudi c meglio idonei all uopo cal di ascoso nell acqui dotto con essi ; e pervenuti l dove era quell impe dimento, danno mano allo sgretolare e proseguono iu esso , lasciando e scuri e scarpelli da banda per tema non il romore disvelasse linsidia al nemico; ma pigliato a rastiarlo senza posa eoa acuti ferri, n ebbero in brev ora che un di loro vi potesse con lorica e scudo a bell agio passar oltre. HI Avvegnach di questo modo le cose dovessero

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camminare a maraviglia, Belisario nondimeno, pensando che ove lesercito irrompesse in Napoli avrebbevi e strage d uomini e V intiera somma de9 mali soliti incogliere cna popolazione di forza caduta in poter del nemico^ mand chiamando a s immediatamente Stefano e ve nuto dicevagli: Fui le moltissime volte spettatore di * conquistate citt , e la sperienza m ha apparalo qual sia spessissimo in quel frangente la sorte loro. Il Cerro con isfrenatezza orribile incrudelisce sino all9 eccidio n contro gli abitatori adulti; perdona alle femmine, sebr bene avidissime di morte , per serbarle ad un vitupr n roso scherno , sorgente di atroci e miserandi pati menti : i fanciulli privati della libert loro e d ogni n disciplina vengono costretti ad opere servili da odia* fi tissimi padroni, le cui mani e1 videro tinte del pa* terno sangue. Vano qui il rammentare , o amalis simo Stefano , gl incendj , voragine delle ricchezze e n del cittadinesco splendore. Or dunque mentre io mi n fo a mirare come in uno specchio cotesta Napoli in fi preda alle medesime traversie cui soggiacquero in adf> dietro le vinte citt, sentomi tutto compassione e per lei e per voi ; conciossiach hommi gi pronte mac* chine dalle cui rovine sperereste indarno salvarla. fi Increscerebbemi, ve! giuro, che un9 antica citt pofi polata da seguaci di Cristo , ed anche in altri tempi da Romani, fosse avvolta in s crudele scempio, Irn vandomi soprattutto io alla testa delle imperiali truppe, n ed annoverando nemiei campi molti barbari, dei quali fi non varr certamente a reprimere il furore se di forza n entreranno, io quelle mura * pur troppo ricordevoli Paocono , iom . IL 4

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ancora ohe innanzi ad esse perderemo e consanguinei n e fratelli. Or dunque finch avete in poter vostro * la scelta d un pi vantaggioso destino, rappaciarvi con* noi, aderite a chi vi consiglia per lo migliore, * ed evitate la sovrastante calamit, dalla quale una volta oppressi, come havvi tutto a supporre, non * potrete di pieno diritto accagionarne la fortuna, ma i la sola pertinacia vostra. Dopo queste parole Ste fano ebbe commiato da Belisario , e restituitosi nella citt ridisse con lagrime e sospiri al popolo le cose udite dalla bocca del duce , ma inefficaci furono le sue ammonizioni, non essendo riuscito a incutergli timore n a persuaderlo di arrendersi all esercito nemico. Quindi manifesto che Iddo severamente punir volea quel popolo prima di assoggettarlo a Giustiniano. C A P O X.
Apprestam enti di Belisario per entrare in N apoli armata ma no, L * acqui dotto ne fornisce agli imperiali il mezzo . Eccidio nella vinta citt. Improvvisa morte di Pastore . A l terco f r a Stefano ed Asclepiodoto . V uhimo fatto in brani dal popolo .

I. Il condottiero tentato invano di ridurre a miglior consiglio i Napoletani deliber sorprendere la citt; in sul primo annottare adunque, scelti da quattrocento mi* liti e dato loro a duce Magno capo dei cavalieri , ed Enne cui obbedivano gl1Isauri , ammonlli che stessersi ad attendere quietamente , ed armali di lorica, di pa vese e di spada gli ordini suoi. Chiamato inoltre Bessa

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gP ingiunge che non debba partire dal suo fiancQ, pr* testando aver uopo di lui per coi risguatdanti sua vita. Avanzatasi quindi la notte comuuic a Magno ed Enne come si stesse V affare , ed accennando al lutfgo dovera il taglio dell.Vquidotto incaricolli dintroduiT$, forniti di luni, per quella via i quattrocento in Napoli; diede similmente loro due trombettieri al doppio scopo di mettere cio, valicatela m ura, in ciosUruazione il popolo con forti strombazzate, e di annunziare in par} tempo all esercito il felice termine dell impresa. Egli di pi avea in prnto moltissime scaU , fatte dapprima costruire, e mentre;ok4 .gli altri *elP acquidotto cam minavano alla citt, disponea dal suo campo con Bes^a e Fozio quanto era del caso, mandando in giro neglj steccati ordine ebe tutti veggbiassero eoo le arn*i in m a n o , e fidava sua. vita a un drappello di prodi. Se non che in questo megzo |a maggior parte dj coloro i quali insidiosamente accostavaosi alle mura, spaventata dal pericolo torn iudietro, sorda affatto all? ferventi esortazioni di Magn premurosissimo di riaverli seco; il perch da ultimo egli medesimo esperimentato vano ogni suo dire pigli di nuovo con essi la via del cam* po. Il condottiero) aocoltili con acerbe parole subito fe eletta di altri wdtkgeobto, j e (comand lro che si partis? 6ero con Magno. Forio allora , agognando a?ch egli la gloria di capitanate quella mano di gente, salt nel canale, ma Belisario non gli consent di proseguir oltre. Alla perfine quanti dapprima non aveano vo* luto sapere di pericolo , ora grandemente di vergogna arrossendo pel rimbrotto avutone e per P esempio di

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F o z io , poserai da coraggiosi una seconda volta al ci mento insieme co9loro compagni. Partiti ehefurono, Belisario, paventando non il presidio nemico di guardia sulla torre prossima alPacquidotto avesse alcun sentore della frode, trasferitosi da quella banda ingiunse a Bessa di pigliare a discorrere con esso in gotlica lingua, ac ciocch non pervenissegli alle orecchie il menomo fra gore delle armi. E costui ad altissima voce esortavalo che si arrendesse al suo capitano , 41 quale avrebbelo guiderdonato con gran cpia di beni. Ma i Gotti per ogni risposta proferivano scherni e villanie contro il da ce e P imperatore stfesso. Di tal modo Belisario e Bessa da quivi agevolavano il prosper successo alle tramate insidie. II. L acquidotto era costruito di guisa che prose** guiva, coperto da alta volta di mattoni cotti, non sino alle mura di Napoli solamente, ma lungo tratto ezian~ dio per eutro esse, merc di che i guerrieri condotti da Magno ed Enne dopo averle oltrepassate pi non sa pevano dove si fossero, n per qual parte uscirne. Come Dio volle nondimeno giunti i primi in luogo ove il ca~ naie era scoperto, ai loro sguardi appresentossi una pressoch abbandonata casipola, in cui riparava tal po* verissima e sola donnicciuola, ed un ulivo nato e fat to4 albero sopra P acquidtto. Appena egli ebbero ve duto il cielo e conosciuto essere quivi il centro di Na poli, divisarono saltar fuori; ma privi di ogni mezzo per levarsi di l, massime armati, ergendosi ai fianchi loro alte mura e ben malagevoli da salire, stavano tutti nella maggior incertezza, e gli ani addosso agli altri, essendo

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strettissimo il luogo e sorvenendo continuamente folla di nuovi seguaci ; quando tale di essi pens cimentarsi alla salita. Il perch deposte incontanente le armi o colle mani e co1 piedi inerpicandosi penetr nella casipola, ed al rinvenirvi la padrona minacciolla di morte se non si tacesse, e colei caduta in gravissimo timore am* mutoli. Il milite allora legata al tronco delP ulivo una forte coreggia , ne mand gi nell acquidotto P altro capo ai compagni, i quali attaccandovisi ad uno ad uno con molta fatica si trassero fuori di l (i). Rimaneva ancora la quarta parte della notte quando i Romani ac* costatisi di soppiatto alle mura uctidonvi le malaccorta sentinelle di guardia sopra due torri volte a setten trione > ed a molto breve distanza da quivi intrattene* vasi appuuto il duce supremo in compagnia di Bessa e Fozio ad aspettare con gradissimo batticuore; la fine dellimpresa. Quelli dato nelle trombe invitaronli ad at taccare le mura, se non che fattevi dal condottiero ap poggiare le sqale e comandato alla truppa di montarle (i) NelPanno dell era volgare 144^ sotto il pontificato di papa Eugenio, Piccinino eletto gonfaloniere della chiesa ro mana e mandato dal pontefice alla conquista del regno di Na poli riseppe da due muratori napoletani fatti prigionieri che si sarebbe potuto agevolmente impadronire della citt per mezzo di questo medesimo acquidotto, ed ebbene di pi la maniera d introdumsi. Laonde profittando del consiglio or din a suoi soldati di calarvi entro ; questi, trascorsolo per vennero a sorprendere Puna di quelle porte, e cos apri rono P adito al resto delle truppe di farvi liberamente it loro ingresso.

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si vede che neppar delle tante una raggiugnevane la som mit , colpa e difetto dei lavoratori, i quali per tenere occultissima V opera loro non avaoo osato di pren dere le giuste misure. Laonde formatone all istante d ogni due una, la truppa le ascese e giunse domi-* nare que merli. Da questa parte non altrimenti pro cedevano le cose agli imperiali. III. Il muro intanto volt al mare e guardato ansi dai Giudei che dai barbari, era inaccessibile alle truppe, non potendovisi n accostare le scale, n approssimarlo. Imperciocch tal gente consapevole di essere in odio ai Romani per averli impediti dal conquistare la citt senza spargimento di sangue, venuti in disperazione fortemente combattevano sebbene entrato di gi.il nemico, e resi stevano fuor d ogni credenza all impeto degli oppu gnatori: collo spuntar del giorno tuttavia assaliti co raggiosamente da que dalle scale , e saettati poscia da tergo dalle truppe di Magno si volsero in fuga. Vinta dunque Napoli di forza con le armi , e spalancatesi le porte tutto il romano esercito ne valic i limitari. La $oldatesca in p?ri tempo attelata fuori di quelle verso oriente fecevl il su ingresso, per mancanza di scale, ar dendone le imposte senza opposizione, imperciocch i cu stodi sottrattisi di l a furia lasciato aveano tal parte di muro affatto in bala del nemico. 1 vincitori lutti ribol lenti di sdegno, e massime quelli che nellassedio giunta to aveano il fratello o il parente , contaminarono di enorme strage 1 entrata loro, uccidendo non pietosi al sesso od all et quanti incontravan per via. Penetrati quindi nelle case metteanvi a sacco donne, fanciulli ed

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ogni maniera di suppellettile; infierendo pi che tutti i Massageti, i quali profanatori sin dei terapj macchiaronli col sangue di mlti vinti speranzosi l entro di salvezza. Tale imperversarono le cose finch Belisario trascorrendo per ogni dove non ebbe represso il furore desuoi, e raccoltili a parlamento diceva loro: Mal noi 7 corrispondiamo al benefizio ricevuto dal Nume, di es sere ci fatti degni della vittoria e dun s glorioso * trionfo, riducendo in poter nostro una citt sino ad ora* n inespugnabile, collappalesarci immeritevoli di cotanta 3 9 grazia; quando per lo contrario colla molta umanit nostra mestieri diamo pruova che a buon diritto ella fu da noi soggiogata. Non vogliate adunque por tare odio perpetuo ai Napoletani, n dilungarlo oltre * i li tu it i della guerra; giusto essendo che nessun vinciy tore abbia pi da infierire contro i vinti^ imperciocy > cb morendo costoro non uccidiamo pi nemici, ma gente a noi sommessa. Ponete quindi un termine ai vostri gravissimi oltraggi, n assecondate P ira che y> v anima in guisa da permetterle ogni eccesso, turpe fi essendo che i vincitori dei nemici lascinsi poi vincere n da lei. Sia vostro, in premio del mostrato guerresco valore, tutto il conquistato danaro, ma rendansi cui spettano e donne e fanciulli; appareranno con ci i vinti di quali amici venissero privi un tempo dalla imprudenza y > loro, rf Dopo questa esortazione il duce restitu mo gli e prole, e tutti gli altri prigionieri, senza che neppur uno dei tanti patisse oltraggio, ai Napoletani, riconci liando insiememente gli animi delle truppe con quella malaugurata popolazione. Costei adunque nel crrer

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d uq giorno perd la propria libert , ricnperolla , e torn al possesso della parte maggiore di sue ricchezze. Imperciocch quanti erano forniti doro o di alti;e sup pellettili preziose aveanle di buon ora nascoste eutro la terra, e cos poterono allinsaputa de nemici riacqui-* stare ad un tratto e case ed averi: di tal modo ebbe; fine 1 assedio prolungato oltre i giorni venti. Belisario serb eziandio sani e salvi non meno di ottocento Gotti caduti in sue m an i, ed ebbeli onninamente a governo come i proprj soldati. IV. Pastore alla cui instigazione, come test narrava mo, la plebe erasi indotta ad impazzare, veduta la patria in mano del nemico fu colpito da apoplessia, ed in bre-. v ora si moriva del male , avvegnacch per lo innanzi s$ui$sicpo e non molestato da alcuno. Il suo compagno poi di quella mena, Asclepiodoto, uuitamente agli otti* mati superstiti, fecesi da Belisario , dove Stefano pigli $ svillaneggiarlo di questo modo: Osserva, o iniquissimo tra mortali, quante sciagure hai tu recate alla patria col tuo favoreggiare i Gotti a danno e tradimento della pubblica nostra salvezza. Ed in fe mia che se la vit toria si fosse dichiarata pebarbari, tu ne avresti otte* nuto il guiderdone, e ti saresti fatto innanzi ad in* colparci, quantunque seguaci di migliore consiglio,. siccome rei di patteggiate insidie co Romani. Ora, 3 9 nondimeno, venuta Napoli sotto limperiale dominio. e salvati noi tutti dalla magnanimit di questo duce, y > tu hai l impudenza di presentarti a lui, quasi scevro r da ogni macchia verso i cittadini e le cesaree truppe! Con queste parole Stefano, forte lagrimando i pubbliqi

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mali, sfog la stia bile contro Asclepiodoto, ma costui rispondeagli: Non poni mente, o uomo illustre^ che ci * tributi lode con quel tuo rimprocciare la nostra bene9 volenza ai Gotti, imperocch nessuno alliufuori dira n animo costante prender mai a parteggiare co suoi n pericolanti padroni. N v ha dubbio che i vincitori a mi troveranno mai sempre fermo nel difendere la re pubblica loro come sperimentarommi gi nemico, sendo incontrastabile che un animo di sua natura fedele non. 9 9 cangia col variare della fortuna. Ma t u , ove le do9 9 stre vicende seguito avessero un differente corso, al** 9i l accostarsi di gente quantunque ne avresti di subito 9 9 accolto le offerte condizioni, non potendo a meno chi ebbe in sorte dalla natura 1 incostanza di rompere 9 9 al primo timore la fede giurata ben anche ai suoi pi 9 9 cordiali amici. Cosi egli; se non che in partendosi di l i Napoletani, vedutolo, accorsero in frotta, e chia mandolo autore di tutti i presenti lor mali, non cessa rono dagli oltraggi che quando 1 ebbero morto c fat tone in brani il corpo. Entrati quindi in casa Pastore e cominciato a cercarlo, i servi attestavanne la morte: 1 non datasi fede alla testimonianza loro, e mostraronne il cadavere , e queglino pigliatolo andarono ad appic carlo per la gola nel borgo. Pregato di poi Belisario che dimenticasse quanto e operarono nel bollore dello sd egno, ebberne grazia e partironsi. Di tal modo i Napoletani uscirono de sofferti guai.

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CAPO

XI.

Sospetti pigliati in Roma dai barbari contro il monarca loro . V iti& i creato re dei G olii , f a morire Teodato . Sue pa role sulla utilit d*un temporeggiare giudicioso, e dell'appre starsi convenientemente alla guerra. Presidiata Roma va a Ravenna, e vi sposa M atasunta figliuola di Amalasunta.

In questo mezzo, se pur non prima, i Gotti dimo ranti in Roma o in que dintorni forte maravigliavano che Teodato annighittisse a segno di non voler muo vere contro il nemico in marcia alla sua volta, ed assa lirlo; n lieve era il sospetto chegli cercasse tradire di suo arbitrio a Giustiniano Augusto la repubblica loro, addivenuto non curante di tutto, fuorich di menare la vita in opulento riposo. Non si tosto adunque ebbero avviso della caduta di Napoli in poter dei Romani che, sopra lui versando la colpa delle presenti calamit, ven nero ad un luogo distante da Roma dngentottanta stadj, e nomato da costei cittadini Regetaj avendolo giudicato opportunissimo per camparvi iu grazia degli abbon danti pascoli a benefizio della cavalleria, e d un fiume, che irrigavalo, dai paesani detto con voce latina Decennovio, sendoch trascorsi diciannove miglia, oppure centredici stadj, mette foce nel mare presso Tarracina (i), (i) Anxur detta dagli antichi geografi ecc., ora Circello. S al monte che a quella parte del mare Tirreno venne il nome dalla maga Circe, la quale secondo Omero (Odiss., lib. X, verso 135 e segg.) abitava in un isola dal poeta detta Eea;

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citt in vicinanza del monte Circeo, dove la fama narra avvenuto il conversare di Circe con Ulisse. Ma io non vi presto fede sempre che Omero collochi rettamente il domicilio della maga in un isola. Confesso non di meno che il monte dilungasi entro lacqua s, quanto gli mestieri per acquistare la *simigliftnza d un1 isola , ed in effetto tale sembra durante grandissimo tratto non solo ai vascelli in crso lungb ess, ma eziandio a pe doni camminandone i lidi: se non che alla fin fine ognu-> no arrivandovi saccorge come fosse caduto nellingan~> no, e forse il poeta alludendo a questa simiglianza no m isola quel luogo. E qui rannodo il filo del mio priv ino discorso. I I . I Gotti Tannatisi presso Regeta eleggono a re di. lor gente e degli Italiani Vitige , uomo per verit non d illustre prosapia, ma salito a gloria somma per le bat taglie vinte nelle adiacenze di Sirmio , quando Teuderico era in gurra co Gepidi. Teodato alludire queste ma pi non apparendone vestigio a d nostri, si crede che que sta siasi unita al continente (V. Vet. Lal. I l , pag. 243; iHeyne, Ex.curs. i ad lib. V Aeneid; ed Omero, Odiss ). Io poi sono di parere col nostro Autore che Pisola indicata dal Poeta fosse il monte stesso circondato dal mare e dalle paludi for biate da due fiumi, il maggiore dei quali dicevasi Aufido, per modo che rendea sembianza d*unisola, in conformila a quanto scrive Strahone. Tarracina si nom eziandio Trachina, la quale greca voce corrisponde nella nostra lingua ad aspra , montuosa , e forse da questa denominazione guasta e corrotta derivolle poi qnella di Tarracina, della quale in possesso anche ai nostri tempi.

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innovazioni riparava con precipitosa fuga a Ravenna; Vitige aHora comanda al gottico Otta ri'di tenergli dietro senza posa volendolo o vivo o morto in sue mani. Il duce poi eletto all uopo odiavalo assai, e vo a dirne ki cagione: ambiva costui le nozze di certa pulzella ricca di eredrtadi ed avvenentissima della persona, Teodato non di meno, aescato da offertogli danaro, ne lo priv e diedela in isposa ad altro pretendente; P offeso adun que e per isfoga re la passione dell animo suo, e per obbedire a Vitige si pose volentierissirao e con tutto Pardore a seguirne le peste, n requi di giorno o di notte infino a tanto che, aggiuntolo in 1su la via, non lo ebbe gittato a terra, ed a foggia di vittima cos a rovescio com era sgozzato. In questa funestissima guisa Teodato compi sua vita dopo tre anni di regno. III. Vitige entrato in Roma coi Gotti cbe avea seco riseppe a non dubitarne la fine di Teodato, e pigliatone grande contento fecene imprigionare il figliuolo, Teo~ degisclo; poscia vedendo la somma delle pubbliche fac cende non ancora bene ordinata, giudic miglior par tito quello di trasferiti prima di tutto a Ravenna pet tnetterle in assetto avanti di cominciare la guerra: eoa questo intendimento raccolte le truppe iva loro dicen do : Le grandi imprese, o commilitoni, sogliono con99 dursi a felice termine co prudenti consigli, e non gi 9 9 col precipitosamente correr dietro alle occasioni, riu scito essendo il pi delle volte utilissimo un opporn tuno temporeggiare; quando per Io contrario un ope-( rar veemente e fuor di senno carpi a molti la sperana za di felici successi. N v a ridire che gli eserciti ferii

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di numero ma non curanti degli apparecchi ncessarj,se guerreggi no con nemici di quantit inferiori sieoo per essere vie meglio vinti, che non quelli i quali in minor novero ma apparecchiatissimi escono in campo. Non vogliamo pertanto essere i fabbri della nostra rovina col secondare un subito ed immoderato desio di ri nomanza , giovando assai pi P aprirsi il varco con * > qualche poco di momentanea vergogna ad una gloria immortale, che non ischivata per brevissima ora Tigno minia soggiacere ad obbrobrio eterno. Nessuno me gli di voi al fatto che moltissimi nostri confran telli e quasi tutti gli apprestamenti guerreschi stannosi ora nelle Gallie, in Venezia ed in altre lontanissime regioni; abbiamo di pi intrapreso co Franchi una guerra per nuUa inferiore a questa, di modo che san rebbe, in fe mia, la massima delle stravaganze il co si minciame altra innanzi di condurre a buon termino 9 quella, volendo ragioue che addiveuga contraria la sorte delle armi a chi pretende occuparsi di molte n imprese, e non entrare in gara con un solo nemico/ Laonde mio proponimento che ci facciamo tosto a Ravenna, e quando avremo pace co Franchi, ed otti mamente provveduto alle nostre bisogne torneremo 9 9 ad assalire con tutto il gottico esercito il duce impe9 9 riale. Non increscavi adunque il retrocedere meco, e chiamate pur fuga questa ritirata; ma ricordivi ognora * c he siccome opportuna voce di timore fu uiile a mot* ti, cos gitt altri nel precipizio un nome interapesii" n vo di fortezza^ che la indovina mai sempre chi atten* de alla sostanza ed ai vantaggi delle umane faccende,

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e non alle speciose parole; che non il principio duna n illustre azione, ma il suo termine rende testimonianza alla virt di chi ne fu fautore. N dir si conviene * pauroso del nemico nn esercito che appena fattosi * vie pi agguerrito vola a combatterlo, di tali sono bens quanti ritraggonsi dalla pugna peristarsene di continuo sani della persona. Abbiavi ancor meno tra voi chi tema n perdere questa citt ; imperocch se i Romani par teggiano di buon grado con noi sapranno , costante* n mente fedeli, serbarcela, e di ttima voglia al nostro pronto ritorno ci riaccoglieranno: se per lo contrario macchinarono ai nostri danni, colTintrodurre il nemico 9 entro lor mura ne apporteranno miuor nocumento * meglio essendo il venire alle prese con iscoperti avn versar); provveder tuttavia che nulla di simile jie n accada, e copiose truppe capitanate da espertissimo n duce rimase quivi di mio volere sapranno ad ogni n evento prenderne opportuna difesa. Cosi stabilito il tutto ne debiti modi non ci proverr iu fede mia t dalla nostra partenza il minor danno. IV. Vitige si tacque, ed i barbari fatto eco a suoi detti affardellarono prontamente, Raunato di poi con Silverio vescovo della citt il senato ed il popolo ro mano, diede loro molli consigli, e rammentando il re gno giustissimo di Teuderico esortavali tutti a guar dare di buon occhio le gottiche genti; senza che obbligolli con santissimo giuramento a rimanergli fedeli. Scelti quindi non meno di quattro mila valenti guerrieri loro fid la custodia di Roma preponendone al comando Leuderi uomo di provetta et e dt specchiata pru-

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detza, quindi alla testa di tutto V esercito caldo la via di Ravenna portando seco in ostaggio gran novero di se* natori. Giuntovi impalm Matasunta di Amalasunta, (vergine di et opportuna al matrimonio, condotta im pertanto mal suo grado a tali nozze) intimamente cos legandosi colla prosapia di Teuderico per assicurarsi vie pi il regno. In processo di tempo fatta dappertutto leva di militi ed inscrittili neruoli comand che fossero disciplinati nellarte della guerra, dando a ciascuno armi e cavalli giusta il poter suo e i| grado loro. Guardossi non di meno dal richiamare le truppe di guernigioue per le Gallie, temendo novit dalla parte de F ra n c h i, po poli anticamente nomati Germani; quali poi si fossero le primitive stanze loro, di che guisa occupassero il gal lico suolo, e come avessero nimicizia e guerra coGotli addiverr tosto argomento del mio discorso.
CAPO XII.

Descrizione di alcune p a rti del? Orbe $ antiche stanze dei Fran? chi. Dominio dei Visi gotti, A rborichi e Franchi riu niti in un popol solo. I Visigotti padroni di tutta la Gallia. I Franchi legansi con Teuderico re d* Italia ; vin cono i Burgundioni; uccidono Alarico re de9 Visigotti ; as sediano vanamente Carcassona. Imprese di Teuderico nella Gallia. Teudi tiranno .

1. La parte dell Orbe a sinistra di coloro che na vigano dall Oceano e da Gadi sul Mediterraneo ha no me Europa , come scrivca ne precedenti libri. L op posto continente fu L ib ia , chiamato di poi Asia da

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coloro che vanno innanzi. Non posso descrivere le p i i lontane parti della Libia, impedito d a suoi immensi de serti; ed ecco il perch ignoriamo affatto la sorgente del Nilo, che di l giusta la comune sentenza corre nelP Egitto. LEuropa subito nel suo principio , affatto si mile al P eloponneso, da ambo i lati bagnata dal m are, e la prima sua parte, quella che vie pi si estenda verso TOceano e loccaso, vien nomata Spagna sino alle alpi del monte Pireneo, gli abitatori di lei significando eoi vocabolo alpi le valicabili gole de monti. Segue la Gallia cos appellata sino ai confini della Liguria, dove altre alpi separano le due regioni. Ella pertanto, come pu ognuno vedere, supera di gran lunga la Spagna in larghezza, conciossiach lEuropa nel suo principio an gustissima va col proceder oltre sommamente allargan* dosi. Il lato aquilonare d ambedue circondato dal1 Oceano, P australe dal mare detto Tirreno. Di tutti i fiumi che irrigano la Gallia meritano particolare men zione il Rodano e il Reno , opposti ne corsi loro per modo che il primo depone le sue acque nel mare T i r reno, ed il second nell Oceano. Hannovi similmente ' di molte paludi, antico soggiorno di que Germani or nomati F ra n c h i, gente barbara e pochissimo in prima conosciuta. Erano loro confinanti gli A rborichi, gi d a gran tempo con tutta la Gallia e la Spagna ligii de Romani. Dopo questi i Toringii abitavano la orientale regione , ottenuta da Cesare Augusto , primo degli imperatori. Non luuge poi da essi verso Austro entrvi in quel de B urgundioni, e di l da Torm* gii dimoravano e Suabi ed A lm auni, valorosissima

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genti. Or* i p re fati popoli ab antico, liberi affatto, oc cupavano quel suolo. IT. In processo di tempo i Visigotti corsi armta mano sopra le terre imperiali assoggettaronsi tutta la Spagna e le provincia della Gallia oltre Rodano, ed eb* berle tributarie. I Romani a que d aveano confederati seco in guerra gli Arborichi, a quali volendo i Germani imporre e giogo e legge, siccome a popoli confinanti ed allo n ta n a tis i dall antica forma di repubblica, princi piarono dal guastarne le terre, e di poi a dirittura assaltaro n li, venendo tutti stimolati da forte pizzicore di guerra. Ma gli Arborichi a dimostrare lor generosit e benevolenza verso i Romani portaronsi valorosamente nel conflitto; di maniera che gli altri nulla ottenendo colla forza invitaronli a strignere societ e parentela seco, ed eglino volentieri acconsentironvi professando ambedue le genti i dommi cristiani : per cosiffatta guisa formatisi in un sol popolo addivennero potentissimi al sommo. Oltre di che alcuni romani soldati di presi dio nell estrema Gallia impediti dal ri patria-re , n volendo tampoco disertare a nemici arian i, diedero s stessi covessilli e la regione, da loro in avanti guar data a pr dell im perio, agli Arborichi e G e rm an i, non rinunziando con ci alle patrie costum anze, le quali passate quasi in retaggio a loro posteri osservansi tuttavia religiosamente. Conciossiach e ritengono pur o ra gli ordini medesimi con cui soleano dapprima for m are lo schieramento , ed inalberando i proprj vesilli vengono iu cam po; solo che vestono alla foggia romana, ed iti ispecie acconciativi lor teste.

Procopio , tom. IL

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III. Del rimanente l imperatore ebbe suddita la Gallia di qua dal fiume Rodano sino a tanto che dur presso de Romani lantica forma di governo; ma con vertito questo da Odoacre in tiran n id e(i), i Visigotti col consentimento di lui occuparono tutta la regione sino alle alpi a confine de Gotti e de Liguri. Avvenuta poscia la morte di Odoacre i Toringii ed i Visigotti pa ventando la gi formidabile potenza de1Germani (addi venuti fortissimi per 1 aumento della popolazione, e disterminatori con aperta violenza di quanto si parava loro innanzi ) cercarono premurosi di strigner lega co9Gotti e con Teuderico; e costui non meno bramoso di averli a compagni, v acconsent, n ricus im paren tarsi seco loro dando in matrimonio la sua vergine figliuola Teudicusa ad Alarico il giovane , re dei Visi** g o t t i , ed Ameloberga figliuola di Amalafrida sua so* rella ad Ermenefrido re dei Toringii; e per tale motivo a p p u n to i Franchi paurosi di Teuderico guardaronsi dal combatterli portando in cambio la guerra ai Burgundioni. Una seconda lega contro a questi fecero nel tratto successivo e Franchi e Gotti, collo scopo di debellarli e d impadronirsi delle terre loro ; e si convennero di pi che ove gli uni o gli altrivriuscissero a vincerli senza un reciproco aiuto, il vittorioso, ricevuta dal confederato certa quantit d oro a titolo di ammenda, farebbelo im pertanto partecipe del suolo conquistato colle armi. I Germani adunque giusta gli accordi con grande eser cito affrontano i Burgundioni nel mentre che Teuderico, () Anno 476 deir Era Cristiana.

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simulato in principio di approntarsi alla spedizione, so spende la partenza delle truppe, indugiando ^ bella po sta per attendere 1 evento dell impresa. M3 dato finalmente all esercito l ordine di m arc iare , comanda ai duci che procedano con lentezza, ed al giugner loro la nuova della rotta deFranchi pi non vadan oltre ; se per Io contrario abbiano avviso eh e uscirono trion fanti, avvaccino dinoltrare. I duci obbidieutissimi ai voIeri di Teuderico lasciano che i soli Germani guerreg gino i Burgundioni, e venutosi ostinatamente alle mani, da quinci e da quindi molti perdonvi la vita. Lunga pezza dur quel battagliare, ma da ultimo i Germani, volto in fuga il nemico ed incalzatolo sino agli estre mi confini muniti di forti astella , occuparono tutto il restante delle sue terre. I Gotti allora, fattine consa pevoli, pronti aggiungono i confederati, e rimbrottati da questi della tardanza loro adducono a propria discolpa la malagevolezza della calcata via; quindi soddisfatto al l ammenda partonsi giusta gli accordi la regione co9 vincitori. Cos crebbe vie pi lo splendore della p ru denza di Teuderico, il quale senza perdere uoin desudditi acquist collo sborso d i'p o c oro la met del suolo nem ico: cos finalmente uua parte della Gallia fu pos seduta dai Gotti e da Germani. IV. Questi ultimi iu appresso aumentati di forze e spogli dogni timore* e considerazione verso Teuderico, ruppero guerra ad Alarico ed ai yi$igotti. I/assalito, av* v e r tito n e , chiam tosto in sup aiuto Teuderico, al ve n ir del quale con poderosa oste i Visigotti fannosi in contro ai Germani sapendoli a campo vicino della citt di

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Garcassona e circondatisi pur eglino di steccato sarrerestano ; ma dopo lungo soggiorno vedevano di mal animo le proprie terre in bala dell altrui furore. Prorumpero adunque in mille ingiuriosi discorsi contro Ala rico, rinfacciandogli quel suo gravissimo spavento de nemici, e detestando lindugiare del suocero spacciansi ad una e per fortezza e per coraggio nelle militari imprese non da meno degli assalitori, e che ben pi di leggieri avrebbero da soli vinti i Germani. Il re loro a cotanta millanteria, avvegnach non attivati ancora i G otti, fu costretto di venire a giornata, ed i Germani usciti vit toriosi del campo uccidono re Alarico e molti Visigotti, occupano gran parte della Gallia, ed assediano con ogni poter loro Carcassona, dove si volea in serbo limperiale tesoro, che in epoca anteriore il vecchio A la rico avea portato via dalla conquistata Roma. Vedevi in esso la preziosissima suppellettile di Salomone re degli Ebrei (i), molti vasi cio adorni di pietre prasie , ca duti ab antico iu poter dei Romani nelle guerre gero solimitane (2). I Visigotti superstiti dopo la battaglia salutarono re loro Giselico figlio naturale di Alarico, sendo tuttavia di tenerissima et Amalarico, nato della fi gliuola di Alarico. Sopraggiunto poscia Teuderico alla testa delle gottiche truppe, i Germani pigliati da timore sciolsero quell assedio , e partitisi andarono a soggio(1) Guerre Vandaliche, lib. II, cap. 9. (2) Erano tra questi tesori le pi ricche mobilia del re Salomone, ed uno smeraldo di gran prezzo, tolto pur esso dagli autichi Romani a Gerusalemme. Cousin. V. Giuseppe Flavio, antichit e guerre giudaiche.

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gare le galliche terre che di l dal Rodano volgono alP Oceano. Teuderico pertanto non potendoneli cacciar fuori, accord loro che se le avessero in propriet : ve nuto quindi al possesso della rimanente Gallia, e tolto di mezzo Giselico diede il regno de Visigotti ad Ama^ larico suo nipote, per parte della figliuola, dichiarando* glisi, in grazia della tenerissima et di lui, tutore. Im possessatosi finalmente di tutto il tesoro guardato entro le mura di Carcassona ratto sen torn a Ravenna , da dove col mandare spesse fiate prefetti nella Gallia e nella Spagna attendeva con provvido consiglio a conso lidarvi stabilmente il suo regno. Impose altres un tri buto annuo ai prefetti di quelle provincie, e ricevendolo, p er non essere tenuto in conto di avaro, lo convertiva in un donativo col quale annualmente guiderdonava P esercito de Gotti e de Visigotti. Ne avvenne quindi in processo di tempo c b t i ^ l s t e g e n ti, a dimora sotto lo stesso principe e soprji* suol medesimo, s appa rentassero colle scambievoli .nozze de'proprj figli. V. T e u d i , uom gottico , fu in appresso eletto da Teuderico a capitano dell esercito e mandato in quelle p arti, ove ammoglissi con donna spagnuola non gi della schiatta de Visigotti , ma prole d un ricco na zionale, posseditrice ella stessa di ben molto danaro, e signora in patria di numerose terre. II perch avendo egli raccolto da due mila soldati ed essendosi munito di non poche guardie, era per verit di nome condot tiero deGotti, giusta il volere di Teuderico, ma di fatto un manifesto tiranno. Il re adunque, uomo di singo lare prudenza e sperimentatissimo , temendo nel mo

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ver guerra a un suddito non venissergli co n tro , aven dovi tutte le ap p a re n z e , i F r a n c h i, o non tramassero novit i Visigotti, anzi che levarlo dal comando glielo confer perpetuo sopra ogni ua arma. Ingiugneva non di meno segretamente agli ottimati de Gotti di sugge rire a costui per iscritto eh1 e9 farebbe bell opera e de gna della sua sapienza conducendosi a Ravenna per ringraziare Teuderico. Ma Teudi, avvegnach diligente mente adempisse gli ordini reali n tardasse mai T an nuo tributo, non volle farsi alla reggia, n tampoco pr* metterlo a coloro eh erangli stati eoo lettere di ci consiglieri CAPO X III.

Toringii e Burgundioni debellati dai Franchi Amalarico pas sato a nozze colla sorella del costoro monarca oppaciati con talarico . Cade spento dai Franchi in una bat taglia Accordi fa tti con questi da Teodato, ed orazione di Vitige ai suoi per riportarne il consentimento loro. Dopo la quale egli strigne lega coi re di Franchi.

I. Morto T eu d e rito i Grnchi pienamente liberi di o ppositori, portan le armi contro i T oringii, ed ucci sone re Ermenefrid riducetesi ligie tutte quelle genti. La reale consorte allora fuggendo co figliuoli ripar alla corte di suo fratello Teodato monarca de Gotti. Poscia i Germani assaliti gli avanzi deBurgundioni e vintili, rinchiusero il re in uh forte della regione e vel custodirono; ridottine di pi i sudditi in poter loro obbligaronli a militar seco nel tempo avvenire, come por-

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fava la condizione dei vi R i i iri guerra, e fecersi tributar) tutti i luoghi per lo innanzi dal n e m i c o abitati. Ora i l capo dei Visigotti Amalarico cresciuto negli anni si con giunse in matrimonio, teftendo la potenza dei Germani, con la sorella di T eudeberto re loro, e f i e l dividere la Gallia coi Gotti e col suo consobrino talarico diedene ai primi tutta la parte di qua dal Rodano, e lasci che i Visigotti godessersi quanto eravene di l dal fiume. Ebbevi patto eziandio tra essi che pi non si paghe* rebbe ai Gotti il tributo posto da Teuderico ; oltre di che il tesoro da costui tolto alla citt di Carcassona per ordine di talarico fu restituito in buona fede al Visi-* gotto. E siccome questi due popoli contratto aveano parentele co m atrim on j, cosi egli permise a chiunque ammogliato si fosse con femmina dell altra nazione o di trasferirsi nel costei paese4 o di condurla tra sua gente, il perch se molti di propria elezione menarono l e donne s>co, pur molti passarono ad abitare le patrie di esse. Amalarico poscia fa pagato con usura dal fratello di sua moglie delle ingiurie a lei fatte, imperciocch prfessando egli le dottrine d Ario non solo proibiva alla consorte cresciuta nei veri dorami di rimanervi fedele e di conservare nel divin culto i patrii instituti, ma per cumulo, vedendola fefma nell opporsi ai riti della riana dett, trattavaia indegnamente: la regina ad u n que pi non potendo tollerare siffatti modi appales il tu tto al fratello. Suscitatasi pertanto la guerra tra G er mani fe V isigotti, e venuti ad una ostinatissima batta* gita, Atnilarieo da ultimo vi rimase vinto con orribile strage de suoi ed uccis. Ttudeberto allora si ripigli

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la sorella con tutte le dotali ricchezze, ed u d al suo regno la parte della Gallia toccata ai Visigotti. Q uanti poi camparono dalla strage , partiti con le mogli e la prole di col rifuggirono sul tenere spagnuolo presso Teudi sin da quei giorni manifesto tiranno. Di questa guisa la Gallia fu signoreggiata dai Gotti e dai Germani. II. Terminate le antedette faccende Teodato re dei Gotti alludire la venuta di Belisario nella Sicilia pat teggia co Germani che ove i capi loro muovano in suo aiuto nella presente guerra verranno da lui guiderdo nati con tutta la parte della Gallia compresa nella sua m o n arch ia, e con due mila aurei; ma egli compi la mortale carriera prima di condurre a fine gli accordi; ed ecco il pecch un gran numero di valorosissimi G otti capitanati da Marcia eran di presidio in quelle parti. N Vitige potevali senza tema di l richiamare, n li tenea pari in forze ai F ra n c h i, i quali avrebbero corso a non dubitarne la Gallia e l Italia ov egli fosse par tito con tutte le truppe alla volta di Roma. Invitati adunque a concione quanti eranvi principalissimi de G otti, fece loro il seguente discorso: Qui v ho rac9 9 c o lti, o miei connazionali, per darvi alcuni avvisi poco in vero giocondi, ma nece$sarj; i quali brame rei che fossero pacatamente da voi ascoltati accioc ch possiamo quindi pigliare quelle provvidenze che 9 9 voglionsi dagli imminenti disastri. P er verit quando n- le imprese tradiscono i nostri desiderj cercheremmo inn vano trarci dal presente stato non cedendo alla neyy cessit e al destino. Egli fuor di dubbio che tutte le cose necessarie alla guerra sieosi da noi ottima-

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n 9 9 9 9

mente approntate, ma temiamo de Franchi nostri antichi nemici, ai quali resistemmo fin qui, sebbene con assai grave sagrifizio di gente e danaro , perch non avevamo intauto un secondo avversario a corabat99 tere. Ma in oggi, costretti a. rivolgere le armi altrove, 99 prudenza vuole che ci rappattumiamo con essi; al99 trimenti e perseverando nell inimicarci unirebbero 9> per certo a danni nostri lor genti alle ro m a n e , det99 tando natura a coloro i quali hanno comune il ne99 mico di stare tra s congiunti in amicftia e confederati. 9> Che se noi assaltiamo alla spartita ambedue gli eser99 citi non potremo, a meno di soggiacere da quinci e da quindi a gravi sciagure. Egli pi dicevol n cosa adunque serbare con lieve sagrifizio la massima 99 parte del regno, che non il ridurci per ia brama di 9 9 nulla perdere ad essere dal nemico spogliati e della vita 99 e d ogni nostra signoria. Del resto io sono d avviso 99 che i Germani deporranno lodio loro contr di noi 9) e farannosi eziandio nostri compagni in questa guer99 ra5 ove li mettiamo al possesso della confinante Gallia 99 e con lei di tutto il danaro di che aveano da Teodato 99 promessa. N alcuno di voi prenda a fantasticare il co99 me, riuscendo a buon fine limpresa, giugneremo a ri99 cuperare il suolo ceduto; vi basti rammemorare l an9 9 tico dettato , il quale insegna a ben provvedere 9 9 prima di tutto alle cose presenti, * III. Gli ottimati deGoLti posto orecchio al reale divisamento , e giudicatolo opportuno alle faccende loro, consentirono che si mandasse ad effetto. Spedisconsi a rotta pertanto ambasciadori ai Franchi collordine distri-

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gnervi lega mettendoli al possesso della Gallia e del pre* fato danaro. Erano di quetempi regi dei Franchi Childe* berto, Teudeberlo e Gioiario, i quali partironsi concordi giusta i reali possedimenti di ciascheduno la gallica regio ne e il danaro, promettendo in pari tempo ai Gotti amici zia somma ed occulti aiuti, non della gente dei Franchi, ma scelti dalle altre nazioni loro suggette \ impercioc ch non potevano confederarsi apertamente contro i Romani, avendo poco prima dato parola all imperatore di soccorrerlo ir# questa guerra. Gli ambasciatori, com piuto lo scopo della mandata loro, tornano a Ravenna, e Vitige fallo consapevole della pace stabilita co?F r a n chi richiam alla fin fine Marcia colle truppe da lui capitanate. CAPO XIV.

Belisario, guernite Napoli e Cuma, piglia la via di Roma ; ar rendimene de7 costei cittadini descrizione della via Appia 1 Gotti abbandonano la citt entrata in essa delle ar mi imperiali, e provvedimenti del capitano per sostenere un assedio.

I. Nel mentre che Vilige operava queste cose Be lisario volgendo i suoi pensieri a Roma disponesi alla partenza, fidando Napoli alla custodia di trecento guer rieri presi tra fanti, e capitanati dal prefetto Erodiano: manda pure nel forte di Cuma tanta truppa, quanta giu dica sufficiente a guardarlo; n eranvi nella Campa nia, di Napoli e Cuma all1infuori, altri luoghi muniti. In questultima citt poi gli abitatori mostrano una

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grotta in cui al dir loro vaticinava la Sibilla C u m a n a , situala alla marina e lontana da Napoli stadj centoven- totto (1). I Romni all avviso che Belisario metteva in punto P esercito per la partenza, temendo incontrare sciagure 61'miti a quelle di Napoli, dopo maturo e s a m e , iostigati soprattutto a comportarsi c o m V fecero dal ve scovo Silverio, deliberarono per lo meglio loro di ac cogliere le trnppe imperiali entro le proprie mura. Laonde spediscono Fidelio originario di Milano, citt della Liguria, ed assessore in prima di talarico (m a gistrato detto questore in lingua romana ) a Belisa rio invitandolo nella citt , colla promessa che avrebbongliela ceduta senza far pruova delle armi. Il duce condusse Pesercito per la via Latina (2), lasciando a sinistra la Via Appia fatta accomodare^ dandole il suo (1) Stadj cento ventiquattro, che sono miglia sedici al modo romano, ha P Egio. (a) Questa via cominciava dalPAppa prsso la citt di Casilino, distante diciannovi sldj da Capta, e da lei disgiun getesi inclinando a sinistra, mentre era tuttora vicina a Roma; poi valicava il monte Toscolano, fra la citt di Tosculo e il monte Albana, discendeva alla piccola citt d Algido ed alla stazione di Piet; quindi si univa alla via Livia, la quale cominciava dalla porta Esquilina, d1onde movea anche la via Prenestina: ma lasciando poi a mano manca cos quella strada come il territorio Esquilino procedeva per pi che centoventi stadj, e dopo essersi avvicinata alP antico Lavico, castello di roccato sopra un'altura, sei lasciava destra irseme con To sculo, e finalmente a Piet si confondea colla via Latina lontano da Roma dugento dieci stiidJi \ Strbi libi 5*pag. 64*)

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nome, da Appio console (i) ro m an o , nove cento anni prima. Voglionvi poi cinque giorni di spedito cammino a trascorrere questa via che da Rom procede sino a Capua, ed s larga per tutta la sua lunghezza da po tervi a loro bell agio passare due carra moventisi di fronte. N havvene altra pi magnifica, sendo tutta lastricata di pietre molari durissime, he quali Appio fe di certo condurvi da qualche lontana c a v a , non avendovene di cosiffatte nel suolo vicino; ed appianate e riquadrate untile con arte somma insieme senza frap porvi metallo o altro cemento ; eppur sono tuttavia s legate e connesse tra loro, che al vederle diresti quella unione opera non dell arte, ma della stessa natura. Ed avvegnach per tanti secoli abbiano fornito il passo a gran numero di carra e somieri d ogni maniera , ser bano ancor nondimeno il perfetto ordine loro; n appresentansene allocchio di crepate o frantumate, e che pi si nulla hanno tampoco perduto della primiera niti dezza. T anto uopo sapersi della Via Appia. IL I Gotti di presidio in Rom a avvisati che procedevan oltre i nemici e consapevoli della intenzione del popolo erano costernatissimi, vedendosi non forti ab bastanza da tenere in freno la citt e da resistere in pari tempo ai venienti. Abbandonate pertanto quelle mura col pieno consenso de Romani ripararono tutti in Ravenna, ad eccezione del loro capo Leuderi, il quale mi do a credere si rimanesse per vergogna della pre sente sciagura. Nello stesso giorno pertanto mentre che (i) Dovrebbesi leggere censore.

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Belisario coll imperiale esercito entrava dalla porta no mata Asinaria, i Gotti uscivano per l altra detta Flami nia (i). Cos fu riconquistata Roma nel d nove dicem bre e nell anno undecimo delPimperio di Giustiniano, correndo 1 anno sessantesimo dall1 epoca della sua ca duta in nemiche mani. Belisario quindi mand Leuderi comandante dei Gotti e le chiavi della citt all impera tore, e tutto applicssi al risarcimento delle mura, per la maggior parte diroccate, costruendovi i merli foggiati ad angolo nell estremit loro. V aggiunse parimente dal sinistro lato un secondo b a s tio n e , affinch i cu stodi non fossero da quivi esposti ai dardi degli assali tori, e circondollo di profonda e larga fossa. P er le quali cose andavano i Romani encomiando la provvidenza del condottiero ed il perspicacissimo ingegno suo, risplen dente soprattutto nella forma di que merli ; affligge vansi non di meno e si facevano di grandi maraviglie che fossegli venuto in mente di entrare in una citt, nel dub bio d esservi rinchiuso, incapace di sostenere un assedio^ tanto per la malagevolezza d introdurvi i bisogni della vita, quanto per la enorme circonferenza delle sue mura, e per la sua posizione sopra un pianissimo suolo, il quale di per s d facile accesso agli assalitori. Il duce impe riale avvegnach informato appieno d ogni loro dice ria condusse a termine quanto era mestieri per non te m ere un assedio, e tenne ascoso ne pubblici granai il frumento pollato seco dalla Sicilia. Volle di pi clie i Romani, sebbene a loro malincuore, facessero venire in citt l annona messa in serbo nelle proprie campague. (i) L anno 536 dellEra volgare.

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CAPO

XV.

Parte del Sannio arrende si a Belisario: Benevento perch detto ah antico Malevento. : Diomede, suo edificatore, fnasportvvi i maravigliosi denti del Cinghiale Caledo nio, e vi diede il Palladio troiano ad Enea ; descrizione della immafine di esso Palladio. I l seno Ionico , /a Magna Grecia ed altre parti d e lt Italia .

I. A questi avvenimenti anche Pitza, gottico di ori gine, partitosi dal Sannio pose nelle mani di Belisario s stesso, i suoi dimoranti col seco l u i , e met della parte marittima di quella regione, sino al fiume (i) da cui attraversata; dei Gotti nondimeno abitatori oltra il fiume nessuno volle seguirlo, n sottomettersi a Giustinia no; Pimperiale duce pertanto rimandatolo con pochi sol dati fidgli la custodia di quel tratto di paese. Ma qui prima d ora eransi di proprio volere dati a Belisario, non avendovi tra di loro gottico presidio, i Calabresi e gli Apuli, tanto quelli a dimora lungo il m a r e , quanto gli altri entro terra, nel novero delle cui citt avvene una dai Romani ab antico detta Malevento, ed in oggi B enevento, per evitare- Pesecrazione impressa in quel suo primo n o m e , la origine del quale vuol essere qui riferita. La voce latina f^entus dinota V aura spi* ra nte; nella Dalmazia poi situata di contro a questa (i) Nomato Clanio ab antico, e Liri ai tempi di Strabo-4 n e , ora Gariglano. Esso discende dai monti Apennioi, e mette foce nel Mediterraneo.

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citt sull opposto continente infuria un malo e fortissi mo vento, allo imperversare del quale non vedi pi uo mo per istrada , tutti riparando nelle case; ed investe con tale e tanta foga da portare in aria cavaliere e ca vallo, e raggiratovelo gran pezza 1 uccide gittandolo ab basso ovunque attaglia al destino. O r dalle sue molestie no n va privo affatto Benevento g iacendo, come scrivea, di contro alla Dalmazia ed in luogo elevato. Questa citt fu opera di Diomede, figlio di Tideo e discacciato da Argo dopo P eccidio di Troia, il quale vi lasci in ri cordanza i denti del Cinghiale Caledonio, toccati in pre mio della caccia a Meleagro suo zio; e vi si conservano tuttavia all1 et nostra, maraviglia a vedersi, essendone la circonferenza non minore di tre palmi. Si racconta inoltre che pur quivi Diomede venisse a colloquio con E n e a di Anchise, e dessegli per comandamento dell o racolo il simulacro di Pallade, che rapito avea in com pagnia d Ulisse allora quando ammendue entrarono esploratori in Troia, prima che se ne impadronissero i Greci. Ora fama eh1 egli infermatosi e consultato lo racolo intorno al suo malore avessene risposta che di sperasse della guarigione fino a tanto che non conse gnerebbe ad uomo troiano quella statua, la quale ove sia al presente i Romani attestano di non sapere, n altro posson mostrarne che il ritratto su d una pietra intagliato, ed esistente pur ora nel tempio della Fortuna, rimpetto al simulacro di bronzo della Dea, che sta a cielo sco perto nel lato orientale del tempio. quell immagine lapidea ti sappresenta con abito guerriero e con l a s u a laucia in resta come atteggiata di combattere. Ha veste

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talare, n assomigliane il volto alle greche statue di Mi* nerva, in cambio vi scorgi tutti i lineamenti di quelle formate dagli antichi Egizj. Se poi vogliamo prestar fede ai Bizantini Constantino Augusto sotterr il Palladio uel foro, cui diede il suo nome. E di ci basti. II. Belisario non altrimenti conquist tutta la Italia che di qua dal golfo Ionico dilungasi (ino a Roma e al S a n n io , avendo avuto Constanziano il resto oltre il golfo sino alla Liburnia. O r piacemi di qui esporre le situazioni di coloro che abitano 1 Italia. Il mare A* driatico diffondendosi in un lungo recesso del continente formavi il seno Ionico, ma non a simile degli altri luoghi ove lo scorrimento marittimo termina con un istmo. Cosi il seno detto Criseo col finire al Lecheo , laddove la citt di Corinto, vi produce un istmo largo al pi stadj quaranta. E l altro seno che riceve P Ellesponto, e Melas (nero) (1) ha nome, riduce il Chersoneso in un istmo non maggiore della prefata misura. Dalla citt di Ra venna , ultimo limite del seno Ionico , al mare Tirreuo vha celeremente camminando il viaggio di otto giornate, sendo che il mare internatovisi nel suo procedere vada spaziando mai sempre alla destra. Di qua da questo seno la citt Idro, oggi chiamata volgarmente Drio; alla sua destra vedi i Calabri, gli Apuli ed i Sanniti; a questi succedono i Picentini, aventi a confine Ravenna. Alla sinistra oltre la rimanente Calabria i Bruzj coi Lucani v hanno stanza, e dopo essi abitano i Campani,
(1) Melana secondo altri testi.

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fino alla citt di Taracena (i). Di qua procedendo entri nell agro romano. Questi popoli occupano i liti di am bedue i mari, e tutla la regione mediterranea intra essi appunto quella che i nostri antenati nomavano Magna Grecia. Nei Bruzj banoovi i Locrii, gli Epizefirii, i Crotoniati e i Turii. Di l dal golfo primi stan ziano i Greci detti Epiroli arrivando aHa marittima citt d Epidanno. Quindi succede la Prebaie regione, cui tien^dietro la nomata Dalmazia e le altre terre unitamente a lei comprese nei limiti delloccidentale imperio, la vicina Libtirnia, vo dire, l Istria, e da ultimo il tener dei Veneti che ha termine clla citt di Ravenrla. Tali sono gli abitatori vicino al mare sou pra de9 quali i Siscii ed i Suabi, non quelli signoreg giati dai Franchi ma altri ben diversi, occupano le in terne parti del suolo. Passati costoro vengono i Carnii ed i Norici, alla cui destra menan lor vita i Daci ed i Pannonii, ove tra le altre citt voglionsi annoverate Singidone e Sirmio, confinanti col fiunve Istro : al prin cipio di questa guerra i Gtti a dimora oltre il Seno Ionico aveano ligie tutte le mentovate nazioni. Di l da Ravenna percorrendo la sinistra del fiume Po ap* presentatisi i Liguri e dalla costoro banda aquilonare gli Albani in ottimo paese detto Languvilla. Alloccaso vai ad incontrare i Galli, e poscia gP Ispani. Il Po clla sua destra bagna P Emilia e la Tuscia sino alle fron* tiere di Roma. Cos stanno le cie in ordine ai ppoli antedetti. (i) Tenracioa.

Procopio , tom / / .

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CAPO

XVI.

Truppe di Belisario nella Tuscia . Bessa padrone di Narnia, Conslantino di Spoleto e Perugia : costui vittoria. Vitige mandala soldatesca nella Dalmazia parte a furia per Ro ma. / Golii attediano Salona. - Domanda fatta dal re gotto ad un sacerdote uscito di Rottu, e coslui risposta.

I. Belisario venuto al possesso di tutte le adiacenze di Roma sino al f i ^ e Tevere, fortificolle. E tosto ch eb be a c c Q n c i a m e p t e regolato ogni cosa invi Constantioo alla testa di forte fcbiera de suoi pavesai con parec chie lance, tra cui Zanter, Corsomano ed |scmano mas saie ti, e con 3Uri guerrieri nella Tuscia all1 uopo di soggiogarla : fece similmente comando a Bessa di oc cupare Narnia, nmnilUsima citt della provincia. Q ue sto duce era gotto di origine, e della schiatta di coloro che in antico abitavano la Tracia, n aveano seguilo Teuderico quando egli condusse nell Italia i Gotti; do tato d un pronto ingegno e pieno di guerresco valore a maraviglia imperava alle truppe, e di per s con iscaltrez^a ben rara maneggiava gli affari. Egli occup Narnia senza opposizione dei cittadini, e Conslantino ebbe nello stesso modo Spoleto, Perugia ed altri luoghi, ve nendo spontaneamente accolto dai Tusci entro le pro prie m ura; e presidiato Spoleto ferpi colle truppe sua dimora in Perugia, prima citt de Tusci, Vitige in formato di queste faccende spediscevi un esercito co duci Unila e Pissa. Quegli muove ad incontrarlo, e gli d battaglia in un sobborgo, nel quale conflitto

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essendo i barbari superiori di num era moatrossi d a principio dubbia la sorte, ma quindi i Romani Valocosameute procacciatasi la vittoria sbaragliano il nemic, e voltolo in fuga lo incalzano uccidendone poco manco che aUesterminio ; e fattine prigionieri i duci mandanlt a Belisario. Vitige alla nuova di tanto sinistro non volle prolungare vie pi sua dimora in Ravenna, dove st rimaneva in attesa di Marcia non per anche di ritorno colle truppe dalla Gallia. Invi adunque Asinario e Uligisalo seguiti da poderoso esercito nella Dalmazia colla vista di ricondurla sotto il dominio d e9 G otti, e colP ordine di battere a dirittura la via di Salona ap pena gingnessero le truppe de barbari onginarii della Suabia. Diede loro inoltre molte lunghe navi acciocch avessero messo di assediare da terra e d m are q u tlta citt. F atti questi provvedimenti egli con tatto 1 eser cito corre alla volta dt Belisario e di Ron^a, seco me nando non meno di cencinquanta mila armati, tra fanti e cavalieri, molti dequali rano, uomo e cavallo, caia* fratti. 11. Intanto che Asinario fa leva d un barbarico e sercito presso della Suabia Uligisalo di per s conduce i Gotti nella Liburnia, dove cimentatosi co Romani vi* cino alla citt di Scardona fu vinto e costretto a ri-* fp a rare in Burrio, citt, rimanendovi poscia in aspet* tazione del suo collega. Constanziano risaputo 1 appre* sta mento di Asinario, privo di quiete su i destini di Salona, chiam a s le truppe che guardavano tulti i fcastelli della regione; cinse in oltre le mura di continuo fosso, e con diligenza grande provvide il bisognevole

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p e r resistere ad un assedio. In questo mezzo sinario raccolte immense schiere di barbari si port nella citt *di Burno, ed unite le sue forze a quelle de Gotti co m an d a te da Uligisalo, mossero tutti insieme alla volta d i Salona, ed al loro arrivo cintala di broccato all in to rn o rinserraronne le mura opponendovi dal lato di m are navi piene di truppe, acciocch fsse compiutaneoJe assediata d a ogffi sua parte. I Romani impertanto con repentino assalto costretto avendo i vascelli nemici a dar volta melti ne sommersero pieni di combattenti, m o lti ne pigliarono ma vuoti. 1 Gotti nondimeno vol lero proseguire assedio, che anzi con vie pi austera oppugnazione rafttennero mai sempre l entro i nemici : di questa guisa gli eserciti imperiale e gottico si com portarono nella Dalmazia. Vitige informato dagli origiriarj provenienti da Roma che le truppe di Belisario riuscivao loro moiestissiifte), provava grande rincrescimento dellessersi di col par* lite , n poteva dar quiete alP animo suo, ma vampanle d ira marciava a quella volta, quando nel cammino avvenutosi ad un sacerdote uscito della citt doman doli, cos la fama, premurosamente se il duce impe riale vi fosfce ancora di perm anenza, quasi temendo non poterlo raggiugnere e vederselo in anticipazioue ritirato di l. 11 sacerdote lo esorta a deporre i conce piti timori^ ed a tenere per fermo che Belisario non fuggiva mai, e conservava sempre le conquiste fatte colle sue armi. Vitige uditone affretta il passo bramoso di gittare lo sguardo sulle romane mura innanzi ebe le abbandoui il condottiero nemico.

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CAPO

XVII,

Constanlino e Bessa per volere di Belisario dalla Tuscia tor nano a Roma. Posizione di Narnia. Vitige presso della citt. Ponte fortificato dal condottieri imperiale; fuga de9 suoi custodi.

I. Belisario alla nuova che tutte le gottiche troppe > venivano ad attaccarlo principi a ttlhave Jbrlemeitte. Im perocch da un lato U piccol nu m era d e ? combat* tenti rimasti seco per$uadevaIo;b non volersi pi a lungo / privare delle genti capitanate da Cnatantino e Be&sa; r dall aiuto giudicava male a (proposito l sguecnire dt . soldatesca i lughi muniti dtJla Tnscia, temendo non i G otti ocicupasserli p er quindi valersene a pregiudizio d e Romabii Se non che ponderata bene la faccenda ordin a que duci di sftblto presidiare aocuratameute i pi necessrit punti delta regione, e di retrocedere / poscia col resto dell esercito a Rom*. Gonstntino ob bediente al com ando ^presidiate Perugia e Spoleto r a pido sen corv con Slitte le altre schiere alla citt. In quanto poi a Narni, mentre che Bessa va dispo~ nndo con minore prontezza le cose, i Gotti calcata in m olta numero quella via giungono ad occuparne1il ter ren o suburbano, ed eran essi il vanguardo dell esercito che dovea comparire tra pocoj II duce vedendoseli di contro usci ad assalirli, e fuor dogni speranza costrettili a date il tergo fecene g rand e strage ; ma vedendosi ognor pi alle prese con u n sempre crescente lor numero torn di nuovo entro le ntarb ; dopo di che muuitele <

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di gente marcia, giusta il comando ricevuto, a Roma colla notizia che ben presto vi comparirebbero i ne mici, avendovi tra amendue le prefate citt il solo in tervallo di trecento ciuquanta stadj. Vitige lasciate da banda Perugia e Spoleto, fortissime citt, estimando cosa disutile il perdervi tempo intorno, poueva suo desiderio nel sorprendere in Roma Belisario prima c b V si desse alla fuga. Avvertito sitaHmente che il mico posledva tuttavia Narnia deliber non molest il i, consapevole quanto azzardoso c malagevole fosse il di venirne padrone ; sendo Ha citt edificata su d elc . Ho m onte, alle cui radici scorre il fiume Nar, dal pi; ebbe il nome. Due salite, P una da oriente, I Ur i da occaso mettono alle sue porle, e da quivi ti si fr|>pre sentano(gole pressoch impraticabili tra derapati scogli: da qtumT rii ponte costruito sol fiume ti condoce a ! c mura. Q u a tto ponte, opera di Cesare Augusto, per verit degnissimo di ammirazione, superando Palli / /.a sua tutti gli altri archi sin qui da noi vedati. I l V itige adunque rinunziato ad un vano indu giare proced viaggiando con tutto P esercito per Y agro sabino alla volta di Roma, ed eraue ad un inter vallo noa maggiore di quattordici stadj quando p e r venne al ponte del Tevere fortificato poco pritnn da Belisario con una torre munita di feritoie e di pre sidio. Non. gi' perch ai nemici fosse questo P u n i r mezzo di valicare il fidine, avendovi in mlti altri l u o ghi e navi da carico e ponti ; ma perch attendi ri do premurosamente dalP im peratore nuove truppe era nel proposito di tenerli a bada quanto pi potea nel

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loro cammino : arrogi che i Romani avevano cos agio di trasportare entro le porte una maggior copia di vittoagtia. Concissraoh i barbari ove da qui respinti sac" cingdser a rintracciate altr p in t ritrft satebbohvi riusciti, giusta il parer suo, in meno di vent giorni, ed anche pi grande semljravagli dover essere la perdita del tempo sveglino tasserai dati a condurre nel Tevere tutto il navilio occorrente all9esercito per valicarlo. 11 duce imperiale di questa guisa argomentando aveavi messo c u s to d i e i Gotti p e rn o tta ro n o da presso iri con tinuo moto e nella persuasne ch alla dimane si espu gnerebbe la trre: disertarono intrattanto al Campo lro ventidue brbari soldati rontatoi e cavaliri della turma com andata d Inn cm o . etssi con ci in Belisario il pensiero di appressare i l suo campo al fiume per essere meglio in istato d1 impedire il passo al nemico, e per far mostra di qtiflot gtt imperiali confidassero nel proprio coraggio. Se not che la guarnigione lasciata, come scriva, alla1usldi di ponte sbigottita dall im menso n Urti ero d* G tti trepida ri te al gravissimo pe ricolo, abbandonato di1notte tempo il luogo diedesi alla /iiga, e phsatidi <he sarebbero pfcr lei chiuse le porte di Rbtia pigli fifttfvaifcerit la via d^lfa'Campania, in dottavi dlia tenia di essr gastit dal coridotticr suprmo' o dall vrgogtia di cfompari^e innanzi ai suoi commilitoni.

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CAPO

X V III.

Belisario, venute le truppe ad ostinatissima baitmglbn, attrai* \ cando un destriero balaa pUgna valorosamente e con pr - , pizia sorte. /, Gotti fuggenti mettono in rotta gV imperiali; rinnovamento del confitto . Il romano duce ripara alle mura, e sbaraglia altra fiata il nemico. Mirabile caso del gotto Vis and, t cittadini romani da Vitige insligati alla ribelline.

i I, 1 G otti col seguente giorno fracassate di leggici 1 le porte della torre, nqn rincontrandovi resistenza va- t licaroQQ il fiume* Belisano fin qui uon sgpevole per niente della fuga de custodi, pigliati seco mille cava-, lieri indirizzassi a quella volta per iu*glio allagare % \i , accampamenti. Venutivi da presso trovano gi il ne mico di qua dal fiume, ed avvegnach a malincuore , apsalgonne vip a schiera combattendo arnie le pafti in , ar^ipne. Questa fiata il duce, sebbene per lo addie- , t r a mai sempre guardingo, non si rimase nell officio di capitan generale, ma come privatQ fantaccino iva pu- , gpando, nelle prime file con sopraggrande pericolo delle. f armi romane, su di lui gravitaudo tutto il peso di quella guerra. Cavalcava durante la mischia un destriero bel-, lissimo e valente nel togliere.dimpaccio il pno c^Y^Uere; , erane l intiero mantello di color fulvo, se non phe,. nelPanterior parte del capo dalla sommit della fronte , alle froge gli vedevi uua pezza bianca di mirabil candore. F alion () sarebbe stato il suo nome presso de Greci, (i) Bianco, splendente, da lace.

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e halan presso dq barbari. Molti Golii pertanto aveanlo fatto, unitamente al suo cavaliere, bersaglio dei dardi e del saettamento loro. Imperciocch alcuni di*' sertori, capitati il giorno prima nel campo, non ap pena (ebbero veduto Bejisario a combattere nelle prime file che, sapendp il morir d ilu trascinar seco l ini m e - , diata rovina de Romani, esortarono con altissime grida a ferire il destriero balan. Di l tal voce corse per tut^o > l esercito deGotti, ma costoro, siccome accader suole ne grandi tumulti, non davansi carico d indagare cb^ si volessero quelle grida-, n aveano punito cpnosciuto^ il duca. Congetturando impertanto non spsere^u o r di proposito il ripetere per tutto l avviso fecer s che iqolti, posto fn non cale ogn altro, volgessero le artp^ , contro il duce supremo. E di. gi i valorosissimi tra t Ipro punti dagli acuti stimoli della gloria^ spronati i cavalli, eraijgli sopra per averlo comunque potessero, ed accesi di grandissimo sdegqo tentavano ferirlo d a- T sta e di spada ; ma Belisario al venirgli innanzi or gli uni, ora gli altri, senza darsi tregua inette vali a morte. { N el qual^ trambusto chiaro apparve in ispecie quanto si fosse I amore portatogli dai pavesai ed astati della sua guardia, conciossiach tutti circondandolo fecero pruova di tal valore, quale, a mio avviso, non ha fin qui esempio nelle storie. Eglino covertando e duce e de striero co loro scudi ric^veyan sopressi i dardi avventati dai Gotti, n cessavan ad upa di respignere chiunque osasse approssimarsi } per fatta guisa tutto liippcto del nemico inveiva contro il corpo d un solo uomo. In questa fazione caddero spenti non n*eno di mille

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b a r b a r i } cos pare detta famiglia di Belisario vi giunta rono la Vita molti e valentissimi personaggi, intra quali Massenzio sua lancia rendatosi immortale con azioni da eroe. Ma soprattutto in qnel giorno il duce ebbe s la fortuna d^lla sua, chc^, quantunque fosse addive nuto nel combattimento il bersaglio universale, pure ne camp salvo ed illeso da ogni maniera di percosse e ferite. II. Il romano coraggio finalmente riusc a mettere iti rotta i barbari, il cui sterminato numero non cess dalla fuga che al raggiugnere del suo campo, dove pedoni freschi ed ancora invulnerati fecero petto al furore degli imperiali e ributtaronli senza pena. Sor venute quindi nuove turme di cavalieri in loro aiuto costrinsero i Romani a riparare precipitosamente so pra un colle, ma assalitili pur quivi co9 loro cavalli tornossi si nuovo equestre cimento. In questo Vlentrao pavesaio di Fozio prole d Antonina f chiaro in singelar modo il valor suo ; conciossifcch saltalo per en tro alle gottiche schiere e frenatone P impeto fu sal vatore deT proprj compagni, i quali trattisi cos dal pericolo corrono alle mura di Roma cobarbari p er secutori alle peste, e tutti insiememente arrivano alla porta Belisaria, ora csi nmat. I cittadini paventati* do non entrasse co** fuggenti il nemico ricusavano di aprire, quantunque il duce con' preghiere e minacce ne desse loro ad alta voce il com audo; sendo che le scolte della torre non potevanlo in conto alcuno rav visare mirandone il volto coperto di polvere e sudore; il tramonto del sole inoltre offuscava Moro occHi, e per

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ultimo tenevanlo morto, dacch totti i volti in^fuga nella precdente rotta e ram pati entro la citt aveauvi sparsa la voce della sua uccisione m entre eh e va lorosamente combatteva nelle prime file. I barbati in tanto accorsi in gran-num ero ed avvampanti di sdegno erano per valicare la fossa, ed assalire quanti si sta vano dalla opposta banda, e p er guisa condensati presso le mura ed in s breve spazio ristretti che gli uni a*1dossavansi agli altri. Quelli poi entro le porte sensa duce e niente in ordine, temendo per s e per Roma non potevano soccorrere i compagni esposti a s grave pericolo. III. In tale frangente destossi nell"animo di Beli* sario un ardito pernier, che fuor d ogni aspettazione apport salvezza ai Romani. Conciossiach animati colla sua voce quanti erangli dattorno pigK ad assalire il nemico ; questo ed in pessima ordinanza per le tenebre, e sbigottito daHaf prontezza (itagli assalitori al vedersi attaccato improvvisamente da1 que7 medesimi ohe avea poc anzi messi in fuga, tenendoli in possesso di nuove truppe venute dalla citt volta pieno di grandissimo terrore le spalle* Dopo di che il duce imperiale con tenendosi dall? incalvarti torn di (tetta alle m ura: i Romani allora ch questo felice successo incorati accolgonio entro le porte con tutte le truppe dimoranti seco lui. A cotanto risico soggiacquero le imperiali faccende e iTcapitan supremo ! La notte del resto pose fine al battagliare corrtici&to nella mattina prim a1 di giortlo, e d in sso dalla parte rom anaeg*egi*mfente in fe mia po^-1 tossi Belisario, e daf quella gtittvca Visatado Bandalrio,

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avendo costui sempre combattuto intra primi nel boU lor della mischia intorno al romano duce, e solo dato tregua al suo braccio quando gli fu d uopo cadere grondante di sangue io tredici parti del corpo } qui estimando i compagni che tram andato avesse P ultimo spiro, il piansero ucciso, e a b b a n d o n a ro n o , quantun que vincitori, sul campo* Se non che dopo tre giorni, p iantatele.tende sotto le mura di Roma, inviarono a sep pellire ed a rendere gli estremi uffizj ai trapassati loro-, quelli pertanto di ci incaricati nel rimestare ed esa minare i cadaveri posero le mani su di Visaudo che sta- : vasi tuttavolta in transito. Alcuno de commilitoni al lora procaccia averne con preghi qualche voce, tenen dosi il meschino tutto silenzioso a motivo delle esau rite sue forze per la^ ran d e arsura falla pi intensa nelle viscere dall1inedia e dagli altri malori. Domand final mente il dce che nella sua bocca s infondesse dell a cqua, e da questa rinvigorito si pot levate dai suolo e coodurre nel campo. In grazia di che Bandalario, cresciuto in altissima, fama presso de Gotti, lungo tem po sopravvisse con gloria somma. Tali cose avvenivamo correndo il terso giorno dopo il conflitto. IV. Belisario colle sue genti postosi in salvo, e rar f gunate vicin delle mura le truppe e qusi tutto il pan:} polo romano, comand che si accendessero spesai fuo chi, e si stesse durante l intiera notte in guardia^ fa cendone poscia il giro commise, tra gli altri provve dimenti, la custodia d ogni porta 3 un duce, Bessa in seguito, da cui difendeva la Prenesti^a (1), pian ti) Questa porta fu eretta dall'imperatore Claudio i

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d a lui annunziandogli V entrata in Roma d e nemici per la porta di l dal Tevere avente con S. Pancrazio comune il nome. Alla riferta quanti erano ai fianchi del condottiero persuadevangli di campare la vita i*scendo per altra parte. Ma egli intrepido e fermissimo nell accusare di falsit la nuova sped all9 istante pa recchi cavalieri oltre il fiume, i quali di ritorno, esplo rata la regione, manifestarono che nulla da col i Gotti aveano tentato contro le difese. Laonde invi subita mente comandando ai duci incaricati di guardare le porte, che se per ventura odano altra simigliante cosa non istiano ad accorrere n partansi dalla propria sta zione, ma ' silenziosi vi rimangano a lui fidando la cura del resto; e s operava perch non fossero una jeoonda volta messi in iscompiglio da menzognere voci. Roma poi era tuttavia in agitazione e tumulto quando Vitige destina contro Ja porta Salaria Vaci, nome non oscuro tra suoi guerrieri, il quale avvicinatovisi principia a rim proverare que cittadini di perfidia verso de Gotti, ed a rimbrottarli del tradimento fatto, e diceva, cntro s stessi e contro la patria coll* anteporre alla potenza gotforma d arco trionfale, e per lei passava lacquidotto della cqua Claudia,, detta anche Anio novus ( Teverone ). Fu quindi ^riedificata da Vespasiano e Tito ; ora ha nome^Porla Maggiore. La porta S. Pancrazio consena tuttavia questo nome. Altre volte dicevasi Aureliano, o Jnnlculensis. Per la porta Salaria entr Alarico ai tempi di Onorio, e venne sostituita dal prefato imperatore all antica porta Cllina fcrelta da Servio Tullio; la via Salaria che la traversava: die(lele il suo nome.

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tica quella de Greci, inetti a difenderli, e da eui V Italia non avea mai vedalo uscir fuori che tragdi, istrioni e pirati t e r m i n a t e ( { d i n d i t al i e d a l t r e t t a l i d i c e r i e retroce d e t t e al l a v o l t a d e s u o i . A H o m i sembrawi intanto m e r i t e v o l i s s i m o di r i s o B e l i s a r i o , il q u a l e a v e stento c a m p a t o d a i n e m i c v o l e a el i sle tranquilli, e t e n e s s e r o a v i l e i b a r b a r i a g g i u n g e n d o e s s e r e pi che c e r t o di p e r v e n i r e a s c o n f g g e r l i c o n la f o r z a : e d in qual m o d o c o n c e p i t o a v e s s e c o t a n t a f i d u c i a d e l valor suo f o r m e r 1 a r g o m e n t o d e ' m i e i f u t u r i d i s c o r s i . Era ben a v a n z a t a l a n o t t e q u a n d o s u a m o g l i e e t u t t i gli amici q u i v i p r e s e n t i , v e d e n d o l o a n c o r a d i g i u n o , l o indussero a t r a n g u g i a r e a l m e n o q u a l c h e b r i e c i o l o di p a n e . Alla per f i n e s e n z a n u l l a i m p r e n d e r e si p a s s a r o n o le o r e notturne da ambe le parti

CAPO

XIX.

/ Gotti form ano sette campi. Tagliano gli acquedotti della

citt e demoliscono i molini eretti da Belisario. Questi ne ordina il rifacimento .

I . A pparso il nuovo giorno i Gotti speranzosi d im padronirsi a tutto bell agio di Roma assediandola, in causa della vastissima circonferenza, e gl imperiali guerreggianti per la salvezza di lei distribuironsi della se guente conformit. Le romane mura avendo q uattor dici porte maggiori ed altre minori il nemico pigli a scorrazzare nell intervallo compreso tra cinque delle

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maggiori, dir vogliamo dalla Flaminia (i) alla Prenestina, erettivi sei campi, non essendo in numero sufficiente per cingerne lintiera periferia con vallo ; ed i men tovati campi stavan tutti di qua dal fiume Tevere. Oltre di che temendo non gli assediati rotto il ponte nomato Milvio impedissero il transito in tolta la spiag gia che dalla banda opposta del fiume conduce sino al mare, liberandosi cos da ogni disagio n entro le mu ra, piant di l dal Tevere nel campo di Nerone il settimo steccato colla vista di chiudere il ponte tra gli accampamenti suoi di modo che venisse a molestare altre due porte, 1 Aurelia, vo dire, celebre di gi pel nome di Pietro, principe degli Apostoli di CristQ e vicino a lei sepolto, e la Trasteverina. Egli <Ii questa fatta cinta co suoi campi al sommo la semicirconfe* renza delle mura, e da ogqi parte padrone del fiume, movea dovunque attale n ta selo di battere la citt. E qui m uopo narrare di qual modo i Romani accogliessero il Tevere nel mezzo de suoi fabbricati. Questo fiume abbondante di acqua trascorreva da lunge, ed il luogo ove il muro soprastavagli pi da vicino era piano e provveduto di comodissimi appressamenti. Dal suolo

() Era essa innalzala un poco pi alla diritta della pre sente nomata Porta del Popolo, ed eretta ai tempi d'Onorio, anno 402 dellEra Cristiana. Porta Pinciana venne aperta da Onorio, e riparata da Belisario; ora murata. Porta Asinaria sotto il pontificato di Gregorio X I11 fu chiusa, so stituendoti un poco pi lunge alla sua diritta la porta Lateraoense.

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poi olire il fiume sorge un alto cotte (i) sopra cui atl antico esistevano tutti i ruolini della citt, essendo ch lacqua trasportata con forza grandissima per' un al veo artefatto sino alla sua cima precipita quindi con veemente impeto al basso. Laonde gli antichi abitatori impresel o a circondare di muro il poggio e P opposta riva del fiume, acciocch non potesse il nemico di leg gieri o far daqno ai molini, ovverosia, valicata la cor rente, rendersi alla cittadinanza molesto. Quivi poscia unite le ripe del fiume con un ponte divisarono esten dere di l da esso la cinta, e fabbricate nelP opposto suolo molte case ebbero quelle acque per entro delle ^orte; ma basti il detto su tale argomento. II. I Gotti muniti di ben profonde fosse i loro campi trasportarono la terra scavata nel lato interno erigendovi un alto argine, e conficcativi gran numero di acutissimi pali fortificarono ognuna di quelle stazioni tanto, quanto sogliono esserlo i baltfoHi d e castelli; Ora alle truppe situate nel campo di Nerone era pre posto Marcia, il quale, di ritorno gi co suoi dalla Gal* lia. aveavi piantate le tende, e gli altri rano subordi nati a Vitige di stanza nel sesto, avendovi in tutti un parlicolar comandante. Eglino adunque disposte cos le forze loro tagliano dal primo all ultimo gli acquidotti acciocch uon possa la citt trarne goccia dacqua,

(i) Monte Vaticano, nome derivatogli dalla parola Vaticinium, conciossiach da questo colle rendeTansi gli oracoli quando esso appartenea agli Etruschi di Veia, ai quali fu tolto da Romolo. Quivi era il circo di Nerone.

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e quest romani edifizii-giungono al numero di quattor dici, costruiti per intiero di mattoni cotti, e larghi ed alti s cbe un uomo in arcioti vi pu cavalcare. Q uanto agli imperiali, Belisario a fine di provvedere alla sal vezza di Roma volle assumersi egli stesso la custodia della mitior porta Pinciana e della maggiore alla destra di lei nomata Salaria, essendo che il m uro da quivi poteasi di leggieri espugnare, e dava agli assediati la o p portunit di movere contro i nemici. Assegn a Costan ziano la Flaminia a sinistra della Pinciana, serratali dapprima d accatastatavi in buon ordine quantit di grosse pietre, acci non fosse lecito a chicchessia 1 * a* prirla, temendo in causa della vicinanza di altro de got* ttci campi non 9 fossero da questa parte macchinate insidie; delle rimanenti affid la guardia a duci scelti dal ruolo de fantaccini. Chiuse di pi fermissimamente con soKdo muro tatti gli acquidotti per togliere affatto il mezzo di penetrarvi. II. O r a siccome dopo il taglio de prefati acquidotti non aveavi pi acqua da volgere in giro le mole, n fattibil era supplirvi coll opera de giumenti, appna a* vendo i Romani, qual il caso degli assedj, quanta p a sciona loro occorreva pe cavalli necessarj alle altre bi sogne della vita; ora, dicea, il duce escogit P artifizio seguente, lunaazi all antedetto ponte compreso nelle mura leg a fnni, congegnate e tese con forza da am be le ripe del fiume^ due b a rc h e , distanti tra loro due piedi, laddove appunto con veemenza maggiore l a cqua scorreane dall arco. Quindi acconciate sopra di esse delle mole applicovvi nel mezzo gli ordigni soliti
P b o c o p io , lo m .

//.

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a farle girare. Vi connette in fine coir artifizio mede* simo, le une appresso delle altre, e nuove barche e nuove macchine, le quali tutte messe in giro dall impeto della corrente roteavano le sostenute mole, macinando il bisognevole alla popolazione. Se non che i nemici a* votane pe disertori contezza demolironle col portare alla ripa del fiume grossi alberi ed i cadaveri de Ro mani di fresco uccisi, e col gittarli nella crrente, merc di che il maggior loro numero trasportato a seconda del fiume intra le barche, giunse a rendere vana, fra cassandola, un opera di tanto ingegno. Ma Belisario veduto il danno recatogli perfezion il prifno suo tro vato col tirare da ripa a ripa per tutta la larghezza dell alveo tiberino lunghe catene di ferro innanzi al ponte, nelle quali dando i solidi trascinati dal fiume accumulavansi n potevan ire pi oltre, ed allora genti destinate all uopo traevanli incessantemente a terra. N il duce cos provvedea soltanto in grazia demolioi, ma eziandio perch era in grande sospetto e timore non il nemico su di molti battelli riuscisse ad oltrepassare il ponte, ed a com parire improvviso nel mezzo di Roma. I Gotti da ultimo vedendo fallita la impresa loro ne deposero il pensiero, ed i Romani proseguirono a valersi di questi molini, dovendo tuttavia, colpa e difetto della grande penuria d acqua, far senza dei bagni. Q uanto al bere non pativanne diffalta, conciossiacb ove le case eran lungi dal fiume, supplivasi co pozzi. Del resto Belisario pot ommettere ogni precauzione intorno alle cloache destinate a purgare la citt dalle immondizie u spazzature, imperocch esse venendo tutte a scaricarsi

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nel fiume non destavan timore di sorta che i Gotti ne approfittassero p e r macchinare un qualche insidioso ten tativo. CAPO XX.

littoria pronosticala a Belisario da un fanciullesco giuoco; / Romani tollerano a malincuore f assedio . Ambasceria di F Uige al duce imperiale ' Risposta di Belisario.

I. Belisario apprest, come dicea, tutto V occorrnte per durare V assedio ; intanto molti fanciulli sanniti condottisi a pascolare la greggia sul proprio terrena, dopo avere trascelto dal numero loro due pi robusti ed alluno dato nome Belisario, Vitige all9altro, vollero c h V giuoeassero insieme alla lotta. Principiatasi questa con gagliardia somma da ultimo il finto Vitige rim e scvi al disotto ; la puerile turba allora proseguendo nel trastullo sospende il vinto ad un albero ; ma in quella apparsovi per caso un lupo tutti si danno a pre cipitosa fuga lasciando he il pendente dallalbero privo d ogni soccorso dopo lunghi patimenti sen muoia. I Sanniti udito il fatto, senza punto gastigarne la prole, dalF accaduto pronosticarono che il duce imperiale sa rebbe a non dubitarne, c o m V dicevano, uscito di quelT aringo vincitore. Cos avvennero le narrate cose. II. Il popolo rom ano al tutto disavvezzo alle mo lestie della guerra e dell assedio, oppresso da. innondazioni e penuria di fodero, costretto a vegliare le notti di su le mura, e persuaso che tosto i nemici entrerebbon vittoriosi in Roma, vedendoli gi m ettere a sacco

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le campagne e quanto aveavi dintorno, gravemente commosso mal suo grado pativa d essere non colpevole assediato e caduto in s orrenda sciagura. L a o n d e i cit tadini venuti a lga tra loro inveivano alla scoperta contro il duce, aggravandolo di avere intrapreso quella guerra con forze minori delle occorrenti alluopo, ed eguali rimproveri erangli pur fatti dai padri della cu ria, detta con altro vocabolo senato. Pervenute adun que coll opera defuggitivi tali querimonie allorecchio di Vitige, e per vie pi inasprirne gli animi, sperando produrre l entro grandi aconvolgimenti, invi a Belija rio ambasciadori con Albis (1), i quali fattiglisi in* nanzi presente il senato e Ju tti i duci dell esercito, proferirono queste parole : < * I nostri proavi, o con9 dottiero posero alcune distinzioni tra nomi delle coe, e u forza ridirne qui una, quella che havvi da temerit a fortezza; sendo che gli animi nostri 9 abbandonandosi alle iastigaiioni di colei precipitano vergognosamente ne pericoli, questa in cambio ri* porta lode grandissima di virt; n pu a meno che * T una delle due ti spignesse contro a noi, e quale si .9 fosse ora cel manifesterai. Conciossiach ove tu, o 9 . uomo illustre, guernito dello scudo della fortezza im9 prenda a guerreggiare i Gotti hai pronto il mezzo di 9 comprovarlo, campeggiando il nemico sotto queste -9 m u ra e presso degli occhi tuoi. Se al contrario a r maio di audacia insorgesti a nostro danno, vivi pur

() Altri scrive Salem, ed if Cousin fa menzione de soli ambasciadori.

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certo" che avrai pentimento dell arditissimo tuo pr* cedere, subentrando tosto nel fragore delia pugDa il rimorso negli animi di coloro che osarono sconsiglia tamente incontrarla. Che se tale il tuo caso, come sta fermo nelle inenti nostre, adopereresti assai meglio ritraendoti dal forti strumento di peoe a questi Ho* maui, cui Teuderico govern con somma liberalit e nelle delizie, e dal contendere col legittimo signore degli Italiani e de Gotti. N sapremmo in f nostra come tu non <lebba trovare assurdo il volertene ri manere chiuso in Roma, ed il rifiutarti di valicarne le porte per tema del nemico, quando il re suo d i morante nel campo costretto ad affliggere i proprj sudditi con tulli .i disagi e mali della guerra ? Or dunque se conformandoti ai nostri consigli cangi di mente ni accorderemo a te ed alle tue geriti la fa colt di partire con tutto il vostro, non estimaudo equo ed ufficio di umanit V insultare a coloro che docili si rimettono sulla via del dovere e della mo destia. Di buon grado inoltre interrogheremo i Ro mani," che sino ad ora hanno sperimentato la nostra amorevolezza, e veggonci adesso, di conformit alla pa rola avutane, aiutatori, sulle offese ricevute dai Gotti, per cui deliberarono tradire non meno le cose loro che la fede nstra. 111. Al Sermone degli oratori il duce rispose: Mai pi, o Gotti, accatteremo da voi consigli nette nostre deliberazioni, non costumandosi tra gli uomini di far guerra collapprovazione del nemico^ ma tratta ognuno i suoi affari come giudica per lo migliore.

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n V e rri poi tempo, e valgavi l annunzio, in che neph pare sotto queste prunaie ritnarravvi luogo da occuln tare i capi vostri. Noi signoreggiando, Roma nulla d altrui possediamo ; voi per lo contrario loccupato per 1 addietro ingiustamente ora avete dovuto a ma tincorpo restituire agli antichi padroni. Del resto se alcuno de vostri ha lusinga di rimettere qui il piede i senza combattimento, egli vive nel massimo inganno, sendo onninamente impossibile che a Belisario sua vita durante cada in pensiero di abbandonare queste ma ni. In tanto che il duce parlava i Romani sopraffatti dal (imore sedevano tutti silenziosi, n ardivano confutare il rimprovero de legati, i quali altamente qurelavansi della perfidia loro contro deGotti. Al solo Fidelio, crea to allora dal condottiero prefetto del pretorio, bast l animo di aringare in difesa de suoi, e n ebbe rino manza di magistrato in grado superlativo ligio dellim peratore. CAPO XXI.

Apprestamenti di Vitige per la espugnazione di Roma. De scrizione delVAriete. Balista e Lupo, altre macchine guer resche.

I. Gli ambasciadori di ritorno ai loro campi inter rogati da Vitige qual uomo si fosse Belisario, e come di sposto l animo di lui alla partenza, risposero che i Gotti indarno spererebbero d incutere timore in quel duce. Alle quali parole il re pigli consiglio di porre mano ad un ostinata oppugnazione, e di tal modo appront

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I occorrente per ^conquassare di tutta forza quelle mura. Costru all1 uopo torri di legno dell altezza lo ro, avutane la misura dal confronto spesso fattone, ed agli angoli della base vi sottopose ruote, col discor rere delle quali potevano i com battenti ben di leggieri trasferirsi ovunque bramassero, venendo esse da buoi aggiogati condotte. Allest inoltre mollissime scale lun ghe s da giugnere a que merli, e quattro macchine dette arieti, delle quali passo a fare la descrizione* Innalzate ad intervalli eguali quattro colonne di le gno, in tutto simili tra loro e le une di contro alle altre, v incastrano di traverso otto travi, quattro ci alla sommit, e quattro alla base. Quindi siffatta ma* Diera di camera quadrangola coperta all intorno con cuoia, in cambio di assi o di muro, per renderne pi lieve il traino e per guarentire chi ne ha il maneg gio dalle nemiche offese. Appendonvi inoltre per entro alla met, o in quel torno, della sua altezza una trave orizzontale raccom andata a catene pendenti dalla parte superiore, la cui estremit aguzza come spada o punta di dardo rivestono di mollo ferro tirato, quale incudine, a forma quadrangolare. Tale macchina sostenuta da quattro ruote al di sotto delle colonne mossa da non meno di cinquanta uomini chiusi nel suo interno, i quali avvicinatala al muro fanno retrocedere coll opera di non so che ordigno la trave da me ricordata per ispignervela tantosto di tnlta forza contro. E quest urto pi e pi volle ripetuto di tanta efficacia che in qual* sivoglia parte vada a colpire la scuote di botto e preci pita al basso. La macchina poi fu nomata ariete per

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ch la testa prominente della sospesa trav$, diretta ovun que, bene spesso nel percuotere cos impetuosa come vedi impetuosi i maschi delle pecore nel dare di cozzo. I Gotti ammanirono similmente fasci di legna e di can ne senza numero per valersene gettatili nella fossa ad agguagliare il terreno, acciocch le macchine potessero a tu tt agio trascorrerlo, e con tali apprestamenti sa peva loro mille anni di procedere all assalto. II. Belisario poi colloc sopra lo torri alcune macchine dette baliste, le quali sono foggiate a guisa d 'a rc o , spor gente? i al disotto iu fuori un vuoto corno, retto da lenta catena e sostenuto da ferrea sbarra. Coloro adunque che vogliono usarne per ferire il nemico, annodata alle teste del legno che figurano le due estremit dell arco forte cordicella, adattano nel vano del corno una saetta, lunga solo met di quelle solite porsi nelle faretre, ma quattro volte pi larga, n guernita delle consuete peupe, s bene di sottili legni inseritivi di maniera da rassembrare al tutto una freccia. Dopo avervi da ultimo conficcata una punta graude in ragioue dello spessore di lei, molte braccia da suoi lati con idonei artifizj teudon la corda; il perch di poi col repentino rallentamento di questa un tale ordigno avventa la saetta con tanta for za quanta agguagliar potrebbero per lo meno due tiri di balestrieri, cosicch giunta a colpire alberi o pietre di subito le spezza. Tale si la macchina che trasse il nome suo dal lanciare con impeto grandissimo gli strali. Costruirono parimente sulle merlature altre macchine da gitlar sassi, ed onagri sono appellate. Posero di pi alle porte fuori del muro i cosiddetti lupi formati

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del tenore seguente. Scelte due travi che dal suolo giun gano all altezza de merli appongonvi da ambe le part de legni alieraatarafente gli uni orizzontali, di traverso gli ajtri, ed unisconli di guisa che tra le commetti* ture loro abbianvi fori al tutto corrispondenti, da ognuno de quali sporge una maniera di spada ben si mile a grosso pungolo. Inchiodati quindi a una ter za trave i legni di traverso e discendenti sino alla met dell altezza delle due perpendicolari fanno appoggiar queste alle port } ed allorch il nemicp vi gitvgne dappresso, le guardie del soprastante muro, pi gliatene le estremit, cou impelo gettante abbasso. O ra esse cadendo a un tratto sopra coloro, che stanvi a di stanza brevissima, quanti ne incolgono con le promi nenti spade, tanti issofatto gittanli a terra privi di vita. Le prefate cose operaronsi dal condottiero imperiale. C A P O XXII.
Belisario si f a giuoco delle macchine condotte dai Gotti, Sua mirabile agilit nel trarre darco. Vilige dalla porta Sa laria passa alla Prenestina, La mole d Adriano osti natamente assalita con vie pi ostinazione resiste.

I. Nel decimoltavo giorno dellassedio intorno allo spuntare del sole i Gotti capitanati da Vitige procederono contro le mura. E per verit i Romani tulli si rimasero sbigottiti dall insolito spettacolo in mirando avvicinarsi le arieti e le torri. Belisario in cambio alla vista del costoro esercito procedente con quell appa rato sogghignava, c faceva comando ai soldati che si

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moderassero, e dessero principio alla pugna sol quando ne avrebbero da Ini il segno : la cagione poi del suo riso ft tutti occulta in allora fecesi col tempo avvenire ma nifesta. I Romani pertanto a quel suo facetamente pren dersene giuoco il censuravano e nomavanlo temera rio, mal tolleranti la di lui noncuranza all inoltrare de Gotti. Se non che venuti qoesti vicino della fossa, pri mo il duce imperiale togliene di mira colla sua faretra uno armato di lorica ed alla testa della schiera, tra figgendolo si mortalmente nel collo che videlo a ca dere supino ; laonde tutto il popolo tenendo ci di ottimo presagio manda fortissime ed inudite grida : av ventata poscia dal duce una seconda freccia coll eguale successo maggiori grida sursero dalle mura, gli imperiali credendosi gii vittoriosi del nemico. In que sta Belisario dato il segno a tutte le truppe, ordina di por mano agli archi inculcando loro di ferire priucipalmente i buoi, dequali ben presto fatto un gene rale scempio, i Gotti pi non poterono spigner ol tre le torri, ed arrenarono mancanti d arte e di consi glio a mezzo l impresa. E tanto fu assai che ognuno confessasse l ottimo provvedimento del duce vietando intraporre ostacolo al proceder di coloro per ancora lontani, e addivenisse palese la cagione del ghignar suo, vo dire la goffaggine de barbari, i quali con tanta scon sigliatezza eransi dati a sperare che condurrebbero i buoi sino appi di quel muro. Andata come scrivea la bisogna alla porta Belisaria, Vitige, rispintone, vi lasci un forte corpo di truppe, dando allo schieramento mlta profondit, e f comando ai capi di non muovere contro

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la cinta ma di lanciare, fermi in queir ordinanza, strali sopra de merli, affinch Belisario non avesse messo di aiutare i suoi alle prese in altra parte, dov egli stesso andrebbe a tentare un pi forte colpo. Avviossi in ef fetto con grande caterva di armati ad un luogo vicino alla porta Prenestina, chiamato dai Romani J^ivariO) meglio prestandosi col il muro ad una espugnazione; al qual uopo eranvi gi pronte e torri ed arieti con altre macchine, e co^ia di scale. II. Il nemico intanto assal eziandio la porta Aurelia come prendo a narrare. Fuori di essa, un tiro di pietra dalle m ura, s erge la tom ba di Adriano Augn ato, opera veramente stupenda e meritevole di rico r danza. La sua costruzione tutta di marmo Pario, r cui pezzi connettonsi perfettamente tra loro, avvegna ch nelle commettiture nulla abbiavi da collegarli in sieme. Eguali ne sono i quattro lati, ognuno lungo un tra r di pietra e sovrastante in altezza le mura della citt } bellissime statue poi del prefato marmo, rappre sentanti uomini e cavalli, dannole compimento (1). E (1) Adriano ad imitazione di Angusto, il quale eresse per s e pe suoi nn mausoleo veramente stupendo sulla riva si nistra del Tevere, altro ne costru per uso proprio, sulla de stra dello stesso fiume, nei giardini di Domizia. Questa componevasi d una base quadrata avente dugento cinquantatr piedi per lato, e d una ritonda mole nel suo mezzo di am plissima circonferenza, essendone il diametro anche presentemente di cento ottantotto piedi, avvegnach minore assai di quello datole all epoca della prima sua costruzione. Nel ba samento ornato di festoni leggevansi i nomi degli imperatori

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siccome cotanta mole avea sembianza d un fortilizio contro Roma gli antichi la unirono alle mura edificando due bracci che da quelle venissero fino a lei; asso ai U glia quindi a torre altissima destinata a proteggere la vicina porta. Il quale propugnacolo addivenuto in al* lora assai o p p o rtu n o , Belisario aveane fidata la di fesa a Constanlino commettendogli parimente la sai vezza del muro contiguo presidiato da pochissima trup pa ; imperocch il fiume trascorrendovi da vicino parea guarentirlo abbastanza da ogni molestia. Egli adunque fermo nel pensiero che nulla da col si tenterebbe aveavi collocato debolissimo presidio per accrescere il numero decombattewti laddove il bisogno era di gran Juuga maggiore^ e per verit molto scarseggiava di i?i sepolti. La sua porta posta nel lato rimpetto al ponte ( ora di nuovo aperta ) metteva ad una via a spira condu cente alle tfamere sepolcrali, ed anche alla sommit dell* edrfizio. Sui quattro angoli del basamento poi eranvi gruppi di statue virili co loro cavalli dappresso ; altre statue decoravanne similmente il cornicione, e a giudicare del merito di esse basta rammentarsi che il regno di Adriano segn nn epoca distintissima per la romana scultura, e che il celebre Fauno dei Barberini, ora in Baviera, trovato sotto il pontefice Urbano Vili, uno di que1capolavori scagliati dai Romani contro de' Gotti. Questo mausoleo rimase intatto sino all epoca dOnori, o in quel torno ; quindi senza danno delle sue decorazioni cominci a servire di difesa alla citt, e solo nel decimo secolo da Crescenzio nobile romano fu convertito compiutamente in fortezza, donde ebbe il nome di Cfistrum
Crescenfii.

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militi, computandosi que rinchiusi in Roma al prin* cipio di questo assedio non eccedenti, se pur V ar rivavano, il numero di cinquemila. Constantino avuto dagli esploratori che i barbari accingevansi a valicare il Tevere, pien di timore per P antedetto muro, pronto y accorse con altri pochi tolti dalla custodia della porta e del tumulo. I Gotti in effetto lui assente fecero impeto contro fa porta Aureli a e la mole di Adriano non con macchina di sorta, s bene con immensa quan tit di scale e frecce, persuasi che riuscirebbero di tal guisa a ridurre pi facilmente il nemico in angustie, e ad impadronirsi a bell agio del fievolissimo corpo di guarr*dia ivi rimase. Ora con questo divisamento, portando a riparo della persona scudi non minori delle gerre per siane, vi procedevan sotto, e quantnque gi vicini ai nemici non erano per anche da loro veduti la merc d un portico unito al tempio dell apostolo Pietro. Tale eglino con improviso impeto investirono le mura im pedendo a un tempo che P inimico traesse vantaggio dalla cosiddetta balista, macchina solo atta a lanciare strali da lunge, o dalle frecce, le quali trovando invinci bile resistenza negli scudi non recavano danno alcuno agli assalitori. Oltredich fermissimi nella impresa av ventavano dardi a furia contro de merli, ed erano gi per appoggiare al muro le scale, riusciti quasi a cin gere i difensori della mole, essendo c h e 'd a t o buon fine a quella impresa incontanente sarebbonsi condotti da ambo i lati alle spalle loro. I Romani disperan do salvezza dal numero caddero per poco in ispavento, quindi tutti unanimemente messe in pezzi molte

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delle pi grandi statue, ed alzatine con ambe le mani gli enormi sassi precipitavanli su le nemiche teste. Rin culavano gli altri offesi da questa nuova arma, ed al lento indietreggiar loro gli assediati ormai superiori nel conflitto principiarono, ricuperato il perduto coraggio, e con grida ognora pi forti e cogli archi e col gittare delle pietre a rispignere vie pi gli assalitori. Posta mailo da ultimo eziandio alle macchine incussero in quegli animi grave terrore, costringendoli ben presto a termi nare il combattimento. In questa era di ritorno Con s t a t i n o glorioso di avere sbigottito e messo di leggieri io foga quanti eransi accinti a valicare il fiume nella speranza, al tutto Tana, di rinvenire il muro ad esse vicino spoglio di truppa ; tanto e non pi ebbe a sof frire dai Gotti la porta Aurelia. C A P O XXIII.
Inutili conati dei barbari. Parte del romano muro sotto la tu tela deir apostolo Pietro. Strania morte d' un barbaro. Ingente massacro de* Gotti al divario ed alla porta Salaria.

I. L esercito nemico passato alla porta Trasteve rina, o con altro nome Pancraziana, nulla vi oper di memorabile, rattenuto da quella forte posizione \ im perocch e T alto muro della citt Paolo ivi di pre sidio con una coorte di fanti stornaroulo dal tentare un assalto. Risparmi altres la porta aFlaminia posta in dirupato suolo, di malagevole accesso ed avente alla sua difesa una schiera di guerrieri nomati regii, cui presedeva il duce Ursicino. T ra questa porta e la Pio-

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ciana ( cos appellata nna delle minori che trovi alla destra della Flaminia) il muro, anzich dalla sua base, dal mezzo alla sommit ^rasi da pezza sconnesso e spaccato, n potea dirsi impertanto del tutto in rovina, ma divergente qua e l dalla perpendicolare, e di guisa pendente che ora lo vedevi all indentro, ora alPlnfuori del suo regolare livello. 11 perch gi da gran tempo i Romani con voci lor proprie chiamavano tal sito muro rotto , e quando Belisario dapprincipio volea atterrarne il guasto e riedificarlo vi si opposero, protestando fer missimamente che P apostolo Pietro avea manifestato loro di assumerne egli stesso la difesa. Il santo Apo stolo del rimanente sopra tutti gli altri venerato e ri verito da questo popolo, alla cui aspettazione e credenza appieno corrisponde P esito; conciossiach n durante quel giorno, n col tratto successivo, p er tutto il tempo che i Gotti assediarono Roma, fu il luogo soggetto ad assalto nemico, andando in cambio affatto libero da ogni trambusto di guerra. E di vero noi stessi non po temmo a meno d ammirare come un nemico, il quale tante volte con impeto manifesto e pur tante con not turne frodi erasi accinto ad* investire le mura, avessele mai sempre, vuoi per dimenticanza, vuoi per trascura tezza da quivi risparmiate. Laonde nessuno di poi ard risarcirne questa parte, mirandosi ancora, come per lo addietro, fessa; ma il dettone basti. il . Alla porta Salaria tale de barbari, uomo non oscuro, di alta taglia, pieno di bellico valore ed armato di lorica ed elmo, tenendosi presso ad un albero, a qualche intervallo dagli altri e fuori dell ordinanza loro,

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iva lanciando frecce contro d emerli. Se qoq che tra questo suo trarre d arco per non so quale fatalit la macchina posta nella torre a manca tolslo s bene di mira^ che lo strale uscitone trapassatogli l armatura e il crpo andossi pi della met a conficcare in quel tronco, ritenendovi, quasi chiovo, attaccato lestinto corpo di lui. Alla qual vista i Gotti spaventati ritrassero 1 ordinanza fuori del tir d un dardo, e i difensori del m uro cessarono dal molestarli. III. Ora Bessa e Peranio di presidio al Vivario as saliti con furor sommo da Vitige mandano pel duce supremo, il quale, surrogato un suo amico alla custodia della porta Salaria, and prontam ente a soccorrere quella parte giudicandola, come test scrivea, di mal ferma opposizione. Quivi riovenuti i suoi sbigottiti dal forte impeto e dal numero de nemici, esortali a di spregiare il barbaro ed inspira fiducia negli animi loro. Non v a ridire che pianissimo col fosse il terremo p er conseguente molto idoneo agli assalti ; volea pure il caso che la massima parte di quel muro avesse tali e tante fenditure da togliere ai mattoni poco meno che tutto lo scambievole colicga'mento. Se n o n che al di fuori innanzi ad esso gli antichi Romani aveannc costruito altro minore, non gi col divisamento di usarne a di* fesa, mancandovi torri, merli e Lutto il di pi che vale a porre un argine al violento urlo de nemici nell o c correnza di qualche oppugnazione : ma il fabbricarono a pr d un loro diletto ben contrario all umano inci vilimento, vo dire perch servisse di carcere ai leoni ed alle altre fiere, doude vennegli il nome di Vivario,

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chiamandosi da loro cos il serraglio io coi sogliono a* limentare le belve non addimesticate. Vitige pertanto a v e n d o i n d i s p a r t e approntato ogni maniera di mac e l l i n e c o m a n d ai G o t t i di penetrarvi, nella persuasione c h e v e n u t i n e al p o s s e s s o avrebbero quiudi conquistato a l o r o b e l l ' a g i o a n c h e il maggiore, conoscendone assai b e n e l a p o c a f e r m e z z a . Belisario quando mir trasforato il V i v a r i o e d i n m o l t i luoghi investite le adiacenti mura i m p o s e a l l e t r u p p e c h e non rispingessero il nemico, e l a s c i a t o u n d e b o l i s s i m o presidio sui merli piglia seco il f i o r e d e l l e s e r c i t o , e f a t t o l o armare di lorica ed imbran d i r e l a s o l a s p a d a p o n e l o in ordinanza presso della porta. A l l o r c h p o i i G o t t i b u c a t o il muro entrarono nel Vivario, e d i b o t t o m a n d o v v i contro Cipriano con altri pochi alT u o p o di c o m b a t t e r l i , ed in effetto costoro incutendo l e n t r o g r a v i s s i m a p a u r a , senza proprio danno uccidonn e a l l o s t e r m i n i o , e s s e n d o la fazione contraria ben lon t a n a d a l v o l e r r e s i s t e r e , anzi trucidandosi a vicenda m e r c l a n g u s t i a d e l l uscita. Il duce imperiale non tosto v i d e p e r 1 i m p r o v v i s o assalimento sconfitti i nemici e s c i o l t a o g n i o r d i n a n z a , c h i qua chi l fuggendo, ordin si a p r i s s e di s u b i t o quella porta e feceli incalzare da t u t t e l e t r u p p e . I G o t t i dimentichi dell antico valore d o v e il c a s o g u i d a l i prendon via, ed i Romani, sempre mai agli omeri loro, quanti ne aggiungono tanti uccidonne col prontissimo ferro. Gran pezza dur la perse cuzione, conciossiach i barbari proceduti a sorpren dere quel luogo avevano a molta distanza i campi. Quindi incendiate le ostili macchine per ordine di Be*
Pocopto, tom. I l . *

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lisario, le fiamme loro innalzatesi grandemente accreb bero vie pi, come vuol ragione, lo spavento dei volti in fuga. IV. T ra questo mezzo gl imperiali ebbero la me desima fortuna di guerra alla porta Salaria da dove all improvviso saltarono fuori sopra de barbari truci dandoli nell atto ebe eglino abbandonato ogni pen siero di resistenza davano precipitosamente le spalle. E qui eziandio abbruciarono le (bacchine erette con tro le mura, di qualit che elevandosi da per tutto le fiamme intorno a Roma e da per tutto discacciati colla forza i Gotti, mandavansi dall una e dall altra parte altissime grida, di qua dalle romane genti, le quali dai merli animavano i loro a far coraggiosamente scempio de9 fuggitivi, di l dai barbari dolentissimi nelle proprie trincee per 1 enorme strage sofferta, avendovi in quel d giuntato la vita non meno di trentamila com battenti secondo 1 affermazione degli stessi lor duci, ed anche maggiore fu il numero dei feriti; essendo che affollatesi lor turbe intorno alle mura non sera lanciato indarno colpo dai merli, ed i persecutori degli sbigotliti fuggenti aveanne mietuto iu copia assai grande le vile. Di mattina si venne alle mani e coll annottare soltanto la pugna ebbe fiue; dopo la quale gl imperiali passarono quelle ore notturne cantando in Roma un giulivo Peana , ricolmando il condottiero di lodi, e rac cogliendo le spoglie de morti. I Gotti in cambio atten devano ai loro feriti, ed offrivano un tributo di lagrime agli estinti.

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C A P O XXIV.
Lettera di Belisario a Guistiniano Augusto. Presagio nella caduta delV imagin e di Tenderico re dei Gotti. Oracolo sibillino.

I. Belisario scrisse del tenore seguente a Giusti niano Augusto : Arrivammo in Italia giusta il tuo co* mandamento, ed assoggettatane gran parte avemmo eziandio in poter nostro, fatta sgombrare dal nemico, n Roma, il cui prefetto Leuderi di novello ti ho in viato. Se non che, messo presidio ne luoghi forti della Sicilia e dell Italia per noi occupati, sommava il nostro esercito soli cinquemila combattenti quando * fummo assaliti da altri barbari non minori in numero di cencinquanta mila (i). E dapprincipio nel ricono* 9 9 scere le cose al fiume Tevere venuti fuor d ogni no slro desiderio nella necessit di combattere per poco 9 9 non rimanemmo dal primo allultimo vittime delle 9 9 posseuti aste nemiche. I Gotti poscia investirono da 9 9 ogni banda e con tutte le truppe e macchine di che poteano disporre queste mura, e pur allora non ann daron lunge dall insignorirsi di noi e della citt, e 9 9 vi sarebbon riusciti se una prospera fortuna non ci 9 avesse tolto d impaccio, volendosi meritamente attri9 9 buire a Dio e non ad umano valore e coraggio gli 9 avvenimenti superiori alla natura. Q uanto sino ad o ora merc della fortuna e dell animo nostro fu o(i) Egie, sessantamila.

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perato si rimane a f mia in ottima condizione, e cosi amerei che le nostre future imprese valessero ad ac crescere il poter tuo. Non passer quindi con silen zio ci che a me si conviene dire ed a te fare, in contrastabile essendo che le umane vicende per nulla traviano dal volere del Nume, e che di tutte le imprese unicamente da quelle eseguite per loro stessi aver so gliono i duci vituperio o lode. Metti adunque a disposizion nostra armi e soldati in tal moltitudine che da quinci innanzi possiamo con forze eguali combattere il nemico: mal consigliandosi chi ripoue il tutto nelV aiuto e nella perseveranza della fortuna, pi che av versa dal correr sempre la medesima via. Pensa teco stesso, o Augusto, che se ora il barbaro avesse trion fato ci andrebbe dalla tua Italia discacciando colla perdita di tutto V esercito, e con molto nostro diso nore per avere condotto malamente la guerra. Qui uon rammenter che trascurando noi in qualche parte di mettere un argine alla rovina d e Romani, cui P an tica fedelt verso limperiai tua persona ed i prosperi successi ottenuti dalle armi nostre hanno sin qui ap portalo salvezza, e per certo lascerebbonci gravissimo argomento di dolore. Che se prima di tornarne al possesso noi fossimo stali respinti dalle mura loro, dalla Campania ed in epoca molto anteriore dalla S i cilia, T unico nostro cordoglio si volgerebbe sul mi nore di lutti i mali, quello, iotendomi, di non esserci potuti arricchire con beni posti nelle altrui maui. Devi inoltre considerare allentamenle che neppure con un presidio di molte miriadi sarebbesi potuto conservare

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lungo terpo Roma in causa della stia vastit e della n agevolezza con cui a motiv della molta distanza dal 9 9 mare possonlesi impedire tutti i bisogni della vita. 99 Ora a non dubitarne i Romani sono amici, ma se le 9 9 molestie loro protraggansi, chiaro che alla prima 9 9 congiuntura non istaranno in forse dall accogliere 9 9 un migliore partito, insegnandoci la consuetudine che 9 9 gli amici di recente data proseguono ad esser fedeli 9 f non mai pe disagi cui vengono $uggettali, s bene 99 pe beneficj di che rendonsi partecipi: e innanzi tutto 99 la fame costrigner il popolo a fare molle cose dalle 79 quali vorrebbesi aslenere. Iu quanto a me, consapevole 99 di an dar debitore della vita alla Maest tua, nessuno 9 9 p otr discacciarmi vivo da questo luogo; ma considera 7 9 qual lode sar per venirti da un tal esito di Belisario. L imperatore cotiturbato da s pressante lettera senz in dugio ragun truppe e navi, commettendo a Valeriano e Martino di sollecitare 1 andata loro. I quali gi sul fare del solstizio vernile eransi partiti con altre truppe dirigendo la navigazione alla volta d Italia; se non che dimoravano tuttavia a svernare nell Etolia e nell Acarnania, rattenuti pel cattivo tempo dal proseguire il di visato cammino. Giustiniano Augusto di poi col p arte cipare al suo condottiero i fatti provvedimenti inspir coraggio ed allegrezza non meno in lui che in tutti i Romani. II. Accadde tra tanto in Napoli un fallo di tal na tura : Aveavi nel foro un imagiue di Teuderico re de* Gotti formala di minute pielruzze, e quasi tulle dis simili nel colore. La sua lesta in epoca pi loulana,

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vivente ancora il re, scomparve in causa <T ono spon taneo slegamento di que sassolini, n guari tempo dopo Teuderico pass di questa vita. Trascorsi otto anni, sconnessi in un subito i piccoli elementi che rappresentavaune il ventre, di botto venne a morte Atalarico ni pote per femminile discendenza del prefato re. A si mile, dopo qualche tempo caddero le pietruzze all in torno del sesso, e manc ai vivi Amalasunta figliuola di Teuderico. Andate cos per allora le cose, nel men tre che i Gotti assediavano Roma vennero meno le ri maneteti parti dell9 imagine, dai femori alle estremit dei piedi, di qualit che pi non cbbevi segno della ef figie nella parete. Laonde i Romani traendone vatici nio dichiaravano fermamente che P imperiale esercito uscirebbe della guerra vincitore, essendo mestieri in tendere p e r le piante di Teuderico 1 G otti da lui gover nati, e cos destavansi di d in d a speranze maggiori. III. In Roma similmente alcuni patrizj spacciavano oracoli della Sibilla, e come predizione di lei che alle rom ane sciagure darebbe fine il mese di luglio, te nendo p er certo che nel suo periodo creerebbesi un nuovo imperatore sotto cui la citt non avrebbe pi nulla a paventare dai barbari. Concrossiach, andando la fama essere costoro di getica prosapia, loracolo componevasi delle segueuti parole: N el mese quintile R om a non temer niente d i Getico. Ed asserivano accennato luglio col nome del quiuto mese tanto coloro che si partivano dall epoca in cui ebbe cominciamento P as sedio, o dir vogliamo dai primi di marzo, dal quale mese pigliando il computo luglio rb effetto il quinto nella

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serie; quanto gli altri che sapevano innanzi al regno di Numa presso de9 Romani racchiudere P an n o soli dieci mesi, e con marzo appunto avere il suo principio, donde luglio si disse quintile : ma erano tutte vane ed inutili ciance. Imperciocch nessuno fu nella preconizzata epoca eletto a imperatore d e9 Romani e P assedio era tuttavia per durare un a n n o ; di pi, quando Totila ebbe la monarchia de Gotti Roma torn a cadere negli stessi pericoli, come dimostreranno i susseguenti libri. Io poi son d avviso che il vaticinio per nulla accen nasse alla presente spedizione de9 barbari, ma ad al tra o di gi trascorsa, o ancora una qualche volta da effettuarsi. N per verit sembrami nei limiti dell u m ana intelligenza il comprendere gli oracoli della Si billa prima li9 essi abbiano avuto il compimento lo ro ; e me ne d motivo quanto ho letto co9 miei occhi, e che prendo qui ad esporre. La Sibilla non presagisce tutte le cose con ordine e seguitamente, ma fatto ap pena cenno degli africani sinistri balza di botto in Persia ; quindi, menzionati i Romani, trasporta subito il discorso agli Assirii, e volto altra fiata il vaticinio ai primi predice le stragi della Bretagna. Di guisa che ad diviene impossibile di conoscere i suoi oracoli prima degli avvenimenti per essi adombrali. Laonde forza che il tempo medesimo, accadute le vicende e riconosciutane coll9 esperienza la predizione, sia P accurato loro interpetre. Ma di tale argomento giudichi ognuno a suo be neplacito; ed io tom o a bomba.

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CAPO

XXV.

Belisario trasferisce nella Campania la disutile romana popo lazione. Bandisce papa Silver io nella Grecia. In nalza Vigilio al Pontificato, e provvede alla salvezza della citt . Alcuni accingonsi a riaprire il tempio di Giano.

I. T ale appunto come abbiam detto si pass quella notte dai Romani e dai Gotti, dopo che questi inoltratisi alla conquista delle m ura furonne respinti. 11 giorno appresso Belisario fe comando a tutto il popolo di tra durre in Napoli le mogli, i figli ed il servaggio me no idoneo a trattare le armi per impedire la diffalta di vittUAglia nella citt; e lo stesso ordine diede alle truppe, se aveavi tra esse alcuno provveduto di servo o d ancella; aggiugnendo che pel momento a cagion delF assedio non solo venivagli tolta la facolt di dispensare il fodero giusta V usanza, ma uopera di pi che ognuno s accontentasse ricevere V una met del cotidiano vitto in natura e V altra in danaro. Quelli obbedienti piglia* rono tosto a grandi turbe la via della Campania, chi va lendosi del navilio rinvenuto nel porto rom ano, e chi pedestre calcando la via Appia; n ai pedoni su questa via, n a quelli diretti al porto gli assediatori apporta vano danno, pericolo o timore di sorta, non potendo circondare di campi tutta la vastissima Roma, n cimen tarsi a scorrazzare in drappelli a qualche distanza dai proprii steccali per tema di nemica sortita. Laonde alquanti giorni ebbero gli assediati piena libert di partirsi da Roma e d 'in tro d u rv i sovvenimenti d annona.

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T r a le tenebre soprattutto i barbari paventavano fuor misura, e le sentinelle giaceansi immobili ne campi, avve nendo assai di frequente che ed altri ed in ispecie i Maurusii (1) usciti delle mura allo scontrarsi ovunque in G otti o in preda al sonno o sbandati in piccolo numero ( com moltissime volte il caso ne grandi eserciti, richiedendolo o le bisogna della vita, o la neces sit di pascolare cavalli, muli, ed ogni maniera di be stiame destinato a nutrirci ) li uccidessero, e, di fretta spogliatili, al primo sentore di pi forte nemica sor presa meltessersi a precipitosa carriera, essendo tal gente veloce, per natura, del piede, priva di gravi arm adure, ed assuefatta a prevenire colla fuga i disastri. Il perch gran popolo migr senza molestia da R o ma, riparando chi di essi nella C am pania, chi nella Sicilia, e chi altrove, come avvisossi ciascuno per lo migliore. Il duce imperiale osserv in quella non a* vervi proporzione tra il novero delle sue truppe e la circonferenza delle mura, di qualit che poche essen do le prime, come ho detto, non potea sempre tenerle sotto le armi, o supplirne quando fossero pigliate dal sonno, tributo incontrastabile alla natura umana, con altre le funzioni. Vedeva in pari tempo la massima parte della plebe alle prese colla miseria e con la fa me ; ne v ha a meravigliarne considerando la bassa ori* giue degli artieri e il consueto viver loro alla giornata, cosicch in allora costretti a languire nell ozio manca* (i) Cos o Maurosii nomavansi dagli Elleoi, Mauri dai Romani. V. Strabene, lib. XVII, fog. 19.

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vano dei mezzi necessarj al proprio sostentamento. Egli adunque commosso da s gravi circostanze aggreg parte del volgo alla milizia, e tra loro divise le guar die assegnando ai plebei una determinata giornaliera mercede, c distribuendoli di modo in compagnie che fossevi ognora V occorrente per dare lo scambio alle sentinelle, e per affidare in giro a ciascuna delle com pagnie la custodia della m u ra; cos Belisario provvide ai bisogni d entrambi. II. T ra questo mezzo l imperiai duce rileg nella Grecia Silverio vescovo di Roma, caduto in sospetto di parteggiare coi Gotti, innalzando non guari dopo Vi gilio al pontificato. Vennero similmente da lui per la stessa cagione banditi alcuni senatori, fattili ripatriare nullamanco dopo lo scioglimento deH assedio e la par tenza del nem ico; cd eranc del numero quel Massimo, il cui progenitore, Massimo anch egli, diede morte a Valentiniano Augusto. Ad evitare inoltre ogni frode pef parte dei custodi delle porte, o che dal di fuori si ten tassero e corrompessero gli animi loro col danaro, due volte al mese spezzavane tutte le chiavi per quindi m u tarne gl ingegni: cos pure assegnava nuova stazione, e dall antecedente ben lontana, ai custodi, ed ogni notte mandati a riposare i duci delle guardie sulle mura so* stituivane altri coll incarico di perlustrare in giro qual che tratto di esse, e di trascrvere nei repertorj i nomi delle scolte, ed ove ne mancassero di surrogarli tan tosto, riferendogli col venturo giorno i caduti in fallo per sottoporli al meritato gastigo. Durante le ore not turne di pi ordinava ai musici dell esercito di so

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nare i loro slromenti press delle mura, ed inviava al di fuori manipoli di soldati, Maurusii di preferenza e provveduti di cani, acciocch attendessero alla fssa, vo lendo anche da lontano scuoprire chiunque tentasse insidiosi m acchinamene. III. Tali de9 cittadini intanto forzate le porte cimentaronsi ad aprire il tempio di Giano. F u questo il pri mo degli antichi Dei chiamati dai Romani col proprio idioma Penati; ed avea tempio rimpetlo alla Curia, un poco di sopra alle tre F ate, nome solitamente da quel popolo dato alle Parche. La sua cappella tutta di b r o n z o , di forma quadrata, e grande s che ap pena giugne a cuoprire il simulacro del Nume pur esso di bronzo, lungo per lo meno cinque cubiti, e nel resto tutto simile ad uom o; se non che ha il capo bifronte, e co ll'u n o de suoi volti mira ad oriente, cli altro ad occaso. Di contro poi ad ambo i prefati volti hannovi porte dello stesso metallo dagli antichi Romani solile chiudersi in tempo di pace e della massima prospe rit, e riaprirsi ov e tornassero alle arm i; se non che passati quindi a professare la cristiana religione, e addi venuti zelantissimi al maggior segno di lei, ueppur fu riando la guerra non le dischiudevan pi. Ora impcrtanlo fermo tuttavia 1 assedio alcuni cittadini, imbevuti a mio credere dellantica superstizione, tentarono celalamente di spalancarle; messo quindi mauo all opera, riuscirono solo ad allontanarne cos un poco le im<poste, che 1 una meno di prima aderisse all altra. Gli autori della trama rimasero occulti, n si pens ad ioquisizioni sopr essa in quel grande trambusto di cose,

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non essendo in ispecie giunta alle orecchie de magistrali, ed avendovi ben pochi nello stesso volgo consapevoli del fatto (i). CAPO XXVI.

Vitige uccide i senatori in istatieo ed occupa Porto. Belisario con grave disagio riceve dalla citt d Ostia rinfresca menti*

I. Vitige ribollente d ira, n pi sapendo che mac chinare spedi innanzi tutto gente degli astati a Ravenna perch uccidessero i romani senatori quivi condotti al principiare di questa guerra. Tali di essi tuttavia addi venuti consapevoli dell imminente lor fine e trovalo pronto mezzo alla foga, camparono la vita, del cui numero furono Cerventino e Reparato fratello del ro mano pontefice Vigilio, i quali direttisi ver la Liguria fecervi stanza ; i compagni tutti ebbero morte. Di poi veduto che i nemici trasportavano con piena sicurezza dalla citt quanto avessero in animo, ed introduceanvi p er acqua e per terra le bisogna loro in copia, deliber assediare la cosiddetta con romana voce Porto lontana da quelle mura cenventi stadj, intervallo che disgiunge

(i) Numa Pompilio secondo re de* Romani edific questo lempio neirArgitelo, o sia nel luogo ove gli artigiani avean principalmente le officine loro, e dall epoca in cui venne eretto sino a quella dell imperatore Augusto solo due volte fu chiuso ; r una sotto il consolalo di Tito Manlio dopo la prima guerra punica, 1 altra dopo la guerra d'Azio.

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Roma dal Mediterraneo. Trovi Porto alla foce del fiu me Tevere, il quale a soli quindici stadj dal mare diviso in due alvei forma u n isola nomata sacra . Questa, pro cedendo il fiume, dilatasi talmente che misurata per lo largo e per lo lungo d P egual somma, vogliam dire tra T uuo e 1 altro alveo stadj quindici. Da ambe le parti il Tevere navigabile, e dalla destra scarica le sue acque nel porto. Di l da questa bocca e sopra la ripa in epoca lontana i Romani fabbricaronvi una citt con mura fortissime all intorno, che,-pigliata la de nominazione dal porto, Porto si chiama. All9 alveo sini stro presso P altra bocca del fiume Tevere trovi Ostia, lungo la ripa ulteriore, citt per lo passato di grande rinomanza, ora affatto spoglia di mura. antico la voro romano la breve e piana yla che da Porto citt mette a Roma. Il porto a bello studio va sempre for nito di barche fluviali e nelle sue vicinanze havvi pronta copia di buoi. Laonde i trafficatoli quivi afferrato e tradotte lor merci dalle navi mercantili sopra quelle del fiume, giungon pel Tevere, senz1 aiuto di remi e vele* alla metropoli; imperocch i legni quivi non possono veuir contrariati dal vento a cagione delle molle gira volte dellalveo e del tortuoso viaggio; n sono di pro fitto veruno i remi combattuti di fronte dal corso delV acqua: ma con funi legate dall un capo ai colli de1 buoi e dalP altro alle barche traggonsi queste a mo di carra fino alla citt. DalP alveo sinistro poi del fiume la via da Ostia a Roma selvaggia, assai incolta, u presso della ripa, il perch non consente al trai no delle barche. O r dunque i Gotti sorpresa la citt

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Porto senza guernigione al primo avvicinarvisi occuparonla, e fatto macello de Romani ivi a dimora eb bero anche in poter loro il porto ; lasciativi quindi mille guerrieri di presidio gli altri tutti retrocedettero agli accampamenti, e cosi da quivi gli assediati vidersi tolto ogni agio di trasferire entro lor mura le derrate ^di mare. II I. Dopo questa perdita gli abitatori di Roma co* stretti a valersi pe loro bisogni della sola Ostia incontra* rono, com chiaro, enormi pericoli e travagli; concios* siach impediti dal procedere sino a lei colle barche, per necessit doveano apportare ad Anzio, lontano il viaggio d un giorno, e di l con molta pena, merc la scarsit somma delle braccia, condurvi le ricevute mercanzie. N Belisario, premurosissimo della salvezza di quelle mura, avea avuto mezzo di conservare Porto, alla custodia della quale se fossevi stato appena un presidio di trecento militi, mai pi i barbari a mio giudizio sarebbonsi ci mentali, in vista della fortissima sua posizione, ad en trarvi.

C A P O XXVII.
Il duce imperiale riceve nuove truppe: stanca il nemico a f o n a di combattimenti, e tre fiate lo vince. Imitato 1/1damo da Vitige. Truppe gottiche in che discrepanti dalle romane.

I. I Gotti non altrimenti operarono correndo il d terzo dalla tentata invano espugnazione delle mura. Dopo venti giorni eh1 eran costoro al possesso del porto

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della citt pur ella nomata Porto, capitarono a Roma Valentiniano e Martino alla testa di mille e cinquecento cavalieri, Unni il pi, Sciabini ed Antii, originar) del paese di l dal (lume Istro, ma non lunge dalla ripa. Belisario confortato in suo cuore di tale venuta divis affaticare con iscbermaglie continue il nemico, al quale effetto nel d appresso ordina ad una sua lancia, T ra ian o di nome c nell7oprare coraggioso e indefesso, di farsi con dugento pavesai per diritto alla volta de barbari, e avvicinatine i campi di preoccupare un poggelto da lui indicalo ove si rimarrebbero chetam ente; di pi q u a lora il Gotto assalisseli Traiano impedirebbe ai suoi il combattere da vicino ed il porre mano alla spada o alP asta ; e piglino in cambio a trarre d arco, ed esau rito il saettamento voltino pur gli omeri seuza arrossirne, riparando alle mura : terminato cos il comando fc approntare le baliste ed il servizio loro} P altro co suoi dugento uscito della porta Salaria si diresse verso il campo nemico. I barbari sorpresi da questa improvvisa comparsa pigliati tutti di proprio volere la difesa e gittansi fuori degli steccati. II drappello di T raiano in quella, di su la prominenza indicatagli da Belisario, co minci a molestarli con frecce, le quali avventate nel mezzo di folta gente davano tutte in brocco, ferivano ci o cavaliere o cavallo: i Romani, vuotati i tu r cassi, allentando le briglie spronarono i destrieri alla ritirata, co Gotti mai sempre alle calcagna. Accostatosi poi il combattimento alle mura e da quivi dato mano alle baliste, il nemico sopraffatto dallo spavento s arresta; avendo perduto nel conflitto, giusta le riferte,

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non meno di mille guerrieri la vita. Di l i a pochi giorni il condottiero mand fuori Mundila pretoriano e Dio gene, valentissimi eutrambi nella guerra, con trecento pavesai per compiere altro somigliantissimo badalucco ; ed il nemico venuto ad incontrarli mentre eseguiva gli ordini avuti tocc nella stessa guisa di prima un rove scio ben anche maggiore. Spediti finalmente una terza volta trecento cavalieri col duce Oila pretoriano all uopo di ripetere 1 egual faccenda, ebbero pur questi non meno propizia la fortuna. In tre scorribande pertanto, come scrivea, Belisario fe mordere il suolo a ben quat tro mila Gotti. II. Ora Vitige non considerando avervi nel condurre gli eserciti due che molto differenti, il dar di piglio alle armi ed il valersene con prudenza ne combattimenti, si pens poter anch egli di leggieri mettere a soqqua dro il nemico se con piccola mano di gente andasse ad investirlo. Il perch ingiugne a cinquecento cavalieri di appressar le mura, e fare a tutto l'esercito di Belisario l eguale accoglienza che aveanne gi eglino stessi re p lic a ta m e le ricevuta. E quelli pervenuti sopra un al tura non lunge da Roma gran tratto pi d un tiro d arco stettervi a bada. Ma il duce imperiale spedisce lor con tro mille scelti guerrieri con Bessa, i quali sorprendendoli scaltramente da tergo e con un nembo continuo di dardi uccidendone molti costringono valorosamente gli altri a sloggiare di l e a discendere al piano, dove ap piccatasi ostinata pugna la maggior parte de Gotti vi giunt la vita, ed i pochi superstiti al tornare ne campi il re accoglievali con forti rabbuffi quasi fossero stati

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vinti per colpa della infingardaggine loro, e dichiarava insieme che nel d venturo col valore di nuovi ombat* tenti risarcirebbonsi i danni sofferti ; nulla tuttavia fu impreso la dimane. Trascorso il terzo giorno anim altri cinquecento barbari, assortiti da tutti i suoi campi, a far contro il nemico azioni da prodi; se non che Be lisario, non appena vedutili in qualehe vicinanza, mand a combatterli Martiuo e Valeriano alla testa di mille e cinquecento cavalieri, i quali appiccata all istante una equestre fazione, poich grandemente superiori nel nu mero, mettonli a bell agio in fuga, e seguendone le pe ste danno per poco a tutti morte. III. I Gotti attribuivano pienamente ad avversa for tuna quell essere, avvegnach in s gran quantit ra c colti, mai sempre vinti dallimpeto di pochi Romani, e quel farsi di loro carnificina eziandio quando in picciol novero procedevan contressi. Glimperiali in cam bio a diritto volgendo gli sguardi verso Belisario encomiavanne la prudenza con pubbliche lodi. Ora i fa migliar! ^snoi richiedevanlo su di quale congettura, nel giorno che fug, come dicevamo, i debellati nemici avesse concepito speranza di riportare vittoria colla forza? E rispose, che sin dalla prima zuffa, cui erasi accinto con pochissima soldatesca, avea conosciuto la differen za posta tra due eserciti ; di qualit che al succedere delle battaglie, data pure da quinci e da quindi pa rit di forze, la scarsezza de suoi non avrebbe sof ferto danno alcuno dalla nemica turba; passarvi in fine la discrepanza tra le due parti, che quasi tutti i RoProcopio , tom. i l .

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mani, gli Unni ed i confederati loro sono valentissimi arcieri a cavallo, del quale esercizio giammai occupossi Gotto veruno, addestrando questi i cavalieri a maneg giare le sole aste e spade, e gli arcadori a combattere pedestri e protetti dagli ordini delle truppe di grave armatura. Ove pertanto i primi non guerreggino a b re vissimo intervallo, per mancanza d armi quali attaglierebbonsi contro nemici sa e tta to ri, cadono a bell1 agio feriti; n i fanti possono comunque dirla con essi; volersi quindi a ci riferire la vittoria nelle precedenti scherminaglie ottenuta dai Romani. I barbari poi ravvolgendo negli animi loro cos inopinati destini cessa rono dal molestare le assediate mura con piccoli corpi, n assaliti dal nemico incalzavanlo pi di quanto fosse necessario per allontanarlo dai proprii steccati. CAPO XXVHI.

Belisario aringa i Romani chiedenti battaglia. Insfruisce le sercito su df una equestre pugna . Indotto dalle parole di Principio accoglie nell9 ordinanza i fa n ti .

I. In appresso tutti i Romani boriosi delle riportate vittorie furono smanianti di combattere coll intero gottico esercito, persuasi di venire ad una decisiva gior nata campale. Belisario e converso vedendo il grandis simo divario esistente ancora tra suoi ed i barbari esitava di continuo a cimentarsi con tutte le truppe, e con maggiore attenzione adoperava di batterli sempre alla spicciolala. Vinto finalmente dai rimproveri e del lesercito e degli altri Romani si risolvea a secondarli,

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di guisa tuttavia che la battaglia coesistesse In sole scor rerie. Tentatolo pi volte e respinto, e costretto alla dimane di rinunziare ad un assalto, avendo trovato i Gotti, fuor d ogni suo credere, prevenuti dai disertori e pronti a riceverlo, stabil di tenzonare in campo aperto ; e di buon animo gli altri apprestaronsi alla di fesa. Ordinate pertanto da quinci e da quindi otti mamente te cose, il duce romano parlamentava come sono per dire le sue genti. Da una giusta battaglia, o guerrieri, non era gi 1 animo mio avvers perch giudicassi voi pusillanimi, o temessi le forze nemi* che ; ma perch, avuta propizia la fortuna nelle pic9 9 cole avvisaglie, estimava non volersi abbandonare la cagione a cqi andiamo debitori del felice loro sue cesso; parendomi che un 9 impresa ove proceda gium sta i desiderii nostri abbia a patir danno per un n variar di consiglio. Ma giacch vedovi colla massima ilarit disporti a combattere, pieno an ch io di ottima speranza non raffrener pi a lungo la smania vo stra, sapendomi a fondo che il volere dei combat tenti ha gran possa nelle fazioni, e che soglionsi pro durre opere mirabili dal vivo desiderio loro. N uom n di voi, istruito npn dalla fama, sibbene dal giornan li ero uso di trattare le armi, pu ignorare che uno n schieramento povero di numero, ma ricco di valore, n d assai per battere immense frotte di nemici. Dipenden r cos da voi il non menomarmi turpemente la prima n lode pe miei stratagemmi, e la speranza infusami dalla n vostra prontezza; dovendo gli eventi di questo giorno decidere del gi operato nella presente guerra. Ed a ci

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9 9 mirando benissimo conosco avere dalla mia il tempo; n nou potendosi a meno che ora pi di leggieri otten niamo vittoria sopra i nostri nemici avviliti e depressi 9 9 per le trascorse vicende : e come per verit uscireb9 9 bero preclare geste da un petto di frequente scorag* 9 9 giato da contraria fortuna? Del resto niun di voi la 9 9 perdoni al cavallo, all arco, o ad altra maniera c o 9 9 munque d a r m e , promettendovi dopo la battaglia n risarcimento delle perdile in essa fatte.
li. Term inata questa esortazione il duce condusse fuori Pesercito per la minor porta Pinciana e la maggiore Salaria; f9uscirne ad uno picciol roano da quella Aurelia con ordine di venire al campo di Nerone in aiuto di V a tentino comandante della cavalleria, e gi consapevole di non cominciare battaglia, n di soverchiamente acco starsi al gottico steccato ; farebbe invece mostra ognora di volere senza indugio assalire il nemico, e bene atten derebbe ad impedire che la schiera dei barbari a s di contro non corresse, valicato il vicino poute, a raffor zare gli altri corpi. Gonciossiach postatasi grau copia di essi, giusta il detto, sul campo di Nerone, sembrava d assai al condottiero P obbligarli a non prendere tutti parte in quel cimento, ed a rimanersi lontani dai loro compagni. Alcuni del popolo eransi uniti siccome volontarj alP esercito; ma il duce piseli fuori delPordiuauza per tema non recassero impauriti dal pericolo gene rale nell azione scompiglio, essendo una turma di vili operai, ed affatto ignoranti delle cose di guerra. F o r matone pertanto un corpo separalo li mand alla portaPancraziaua di l dal Tevere, ove rimarrebbonsi ia a t

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tenzione di nuovi suoi ordini. E per vero gvea pre veduto quanto in realt avvenne, vo dire che i Gotti di stanza sul campo di Nerone al mirare costoro k. le truppe di Valentino, mai pi avrebbero osato partirsi dagli steccati ed assalire unitamente agli altri le genti imperiali, riponendo il maggior vantaggio nella speranza di riuscire a tenerle divise dalle turbe, ch egli proponevasi disfidare alla pugna. III. Era intendimento di Belisario il battagliare in quel giorno colla sola cavalleria, essendo molti desuoi fanti, levatisi dalla prima loro condizione col togliere i cavalli ai nemici, addivenuti cavalieri, ne male corre vano questa nuova carriera; ed i rimanenti pedoni, p o chi di numero, giudicava inetti a comporre un ordina m ento di qualche forza, n di tanto anime da reg gere al bollpr della mischia 5 ma soliti nel principio di essa a volger le spalle , e non potevansi con sicu rezza collocare lontano dalle mura : si fornirebbe loro in cambio idoneo posto schierandoli vicino alla fossa, acciocch se i nostri cavalli per mala sorte dessero di volta, e in nulla pcranche danneggiati stessersi pronti ad accogliere i fuggitivi, ed in uno con essi a ributtare il nemico. Se non che Principio, sua benaffetta lancia, e T erm uto isauro, fratello di E n na capitano degli Isauri, fattisi innanzi tennergli questo discorso. Non volere, o duce sopra tutti fortissimo> separare dalle schiere pedestri un s piccolo esercito per esporlo da solo a combattere contro miriadi di barbari, n ope rare in modo che sia apposta nota d ignominia ai fauti romani, ai quali dalla fama venne dato tributo di lode

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per quella grandezza cui ascese gi tempo il costoro

ff imperio; che se li vedesti nella presente guerra ristarsi dal fare azioni meritevoli di memoria, non uopo
attribuirlo a t ra lig n a m e lo degli animi loro, ma tutta la colpa ne ricade su duci, i quali nelP ordinanza se3 9 duti in arcione rifitansi di sottostare alla comune n fortuna delle armi, sol buoni a darsi alla fuga anche 3 9 prima d imbrandire la spada. T u non ignori essere cotesti duci da fanti passati ora cavalieri, n vo lersi pi rimanere nella prima ordinanza : eglino a dunque abbiano pure il tuo consenso di parteggiare j presentemente con gli altri in sella, ma non ricu9 9 sare a. noi di condurre la pedestre soldatesca ; a noi 3 9 diciamo, che da fanti e de- fanti alla testa farem petto 9 > alla moltitudine de1 barbari nella brama di eseguire contro il nemico quanto sar del volere divino. Belisario porto orecchio a tali parole in sul principio ricus di secondarle, amando entrambi fuor misura in grazia del sommo valore, n opinando opportuno il mettere a ripeutaglio s piccola mano di gente. Non di meno vinto alla fine dalle premurose istanze loro di spose che parte della romana plebe vegliasse alla difesa delle porte, de merli e delle macchine, e schier i fanti presso la battaglia con ordine di obbedire a P rin cipio e Termuto, acciocch intimoriti dal pericolo non isgomentassero il rimanente esercito, o se qualche d ra p pello de cavalieri voltasse le spalle non potesse vie maggiormente dilungarsi, ma fattovi corpo tornasse a respignere il nemico.

LIBRO PRIMO CAPO XXIX.

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Vitige anima i Gotti alla battaglia. Da principio i Romani vincitori. Quindi sconfitti.

I. DelP a n te d e tta guisa i Romani appresta ronsi al combattimento. Vitige poi comandato ai Gotti di ar
marsi, lasc ia ndo nelle trincee i soli cagionevoli, impose alle truppe di Marcia che si rimanessero nel cam po di Nerone, e custodissero con diligenza il ponte per non venire da quella p a rte molestati; raccolti quindi gli altri a p arlam en to profferiva loro tali o simiglianti p a r o le : *t Avvi p er ventura Ira voi chi opina p aven tar io del 9 9 regno, e per siffatto motivo essermi fin qui m ostrato n d una singolare u m a n it , ed esortarvi ora con lusin7 9 ghiere parole ad en tra re pieni di coraggio in questo 9 9 aringo; n tal foggia di pensare in f mia si discon viene alle u m a ne menti, accostu mati essendo i co9 9 dardi a mostrarsi piacevli ed affabili verso coloro dei 9 9 quali h a n n o mestieri, se bbene di molto pi umile 9 9 condizione, ed a tr a tta re orgogliosamente chi non ha 9 9 mezzo di giovarli. Io in cambio considero un vero 9 9 nulla la perdita della vita e del regno, contentissimo 9 9 di spogliare oggi medesimo qusta p rpo ra q u a n d o n altri d e G o tti abbia da ornarsene ; e re p u to pi che 9 9 beata la morte di Teodato, il quale sp ento dai pr9 9 prj sudditi lasci loro in pari te m po e vita e reame ; n conciossiach all uomo sano di mente di qualche 9 9 conforto pelle domestiche sciagure il non in tra m e ttervi le genti sue. Ed ap p e n a volgomi col pensiero al-

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P eccidio de' Vaudali congiunto con la triste fine di Gelimero, presentasi alla mia imaginazione un qua dro pur troppo assai lagrimevole, sembrandomi ve dere in esso i Gotti colla prole trascinati in ischiavitu, le nostre mogli costrette a soggiacere alle pi turpi libidini d infestissime genti, me stesso ed il ni pote per linea femminile di Teuderico menati ovunque piacer a coloro contro cui guerreggiamo. Ma vorrei che pur voi temeste P avverarsi di tali cose, e di continuo paventandole tenzonaste con chi vi fa contro; mentre allora preferirete anzi cader morti sul campo che sopravvivere alla strage devostri compagni; e per vero il ridurre la propria esistenza al di sotto della condizione de' nemici il solo avvenimento in cui gli uomini magnanimi ripongono il colmo della sciagura. Alla fin fine la morte in ispecic si pronta rende sempre beati coloro ver cui da prima la fortuna dichiarossi poco propizia. Se dunque con tali sen timenti vi esporrete ora a far prova del vostro coraggio, non v ha dubbio che di leggieri uscirete vit-5 toriosi di pochi avversarii ed il pi grecanici o di simil genia, e farete sommariamente le vendette delle ingiurie colle quali noi fummo provocati. N a torto audiamo gloriosi di superarli nel valore, nel num e ro, ed in che che altro mai si voglia, quantunque ora e tronfii per le sciagure nostre e non appoggiati a verun presidio, eccetto lo stolido dispregio in cui ne hanno, contro di noi inviperiscano, pascendosi P in solenza loro del felice successo test senza merito al mondo ottenuto. y > Vitige avvalorato di questo modo

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lesercito poselo in ordinanza collocando nel centro le coorti de fanti e ne due corni i cavalieri ; n tenne Io schieramento lontano dagli steccati^ ma quanto pi vi cino pot, bramando ch^ volto appena in fuga il ne mico i suoi avessero tutto P agio di annientarlo se guendone le vestigia dappresso per lungo tratto di paese, nella ferma lusinga che non incontrerebbero, merc della grandissima disparit di forze tra le due anni, nepp ure un istante di resistenza dalla parte romana se a piedi pari si fosse battagliato. II. Del mattino fatto principio alla pugna e Gotti e Romani vengono alle prese, dagli omeri avendo Vi tige e Belisario tutti intenti ad esortarli, ed incoraggiare. La fortuna sulle prime arrise agli imperiali, ma seb bene molti barbari cadessero vittime delle frecce ne miche non pieg tuttavia la battaglia loro, potendo eglino, d immenso numero, supplire prontissimamente i feriti con nuva truppa, di qualit che la strage non colpiva lo sguardo. A Romani poi, scarsissimi in vero, sembrava fatto assai combattendo sino allora valoro samente, e spingendo la tenzone con gravissima stra ge a pochi passi dall entrata de gottici steccati: quin di che venuto il di al meriggio divisarono tornare jn Roma, profittando a tal uopo della prima buona occasione. In questa giornata tre personaggi delP'esercito imperiale segnalaronsi a preferenza d ogni altro, AtCnodoro, intendomi, di schiatta isaurica e famosa lancia del condottici* supremo, Teudorito e Giorgio lance di Martino ed originarj della Cappadocia ; i quali postisi alla fronte dell ordinanza con frequenti corse

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uccisero il' asta molti barbari : da qui procedevano di questo modo le cose. Nel campo di Neroue lunga pez za stettersi ambe le fazioni rimirando ; intrattanto i Maurusii del continuo molestavano i Gotti dardeggian doli eoa frequenti schermugi, n gli assaliti ardivano farsi loro addosso, per tema non le turbe della romana plebe, collocale a breve distanza e presupposte schie re di f a n ti, rimanessersi col di pi fermo a mac chinare insidie, e ad attendere 1 ora d inseguirli dalle spalle, per distruggere quanti ne avessero intercettati con sorpresa di schiena e di fronte. Era il meriggio quando V esercito rom ano scagliossi di subito contro dei barbari , i quali sopraffatti dall urto improvviso ed inopinatamente messi in fuga, n polendo riparare nelle proprie trincee, ascesero le vette' dei colli vi cini. Qui per verit erano abbondantissime le genti di Belisario, ma non tulle esperte nelle armi, anzi il pi di esse ciurmaglia; imperciocch nell assenza del su premo duce molti nocchieri e bagagliorti alla coda dell esercito, bramosi di prender parie nel combatti mento, eransi mescolati con le truppe, e pur costoro, siccome scrivea, riuscirono a fugare i Gotti fuori di s p er quella inaspettata moltitudine. Se non che presto la confusione mand in rovina le cose imperiali, avendosi perduto ogni vestigio d ordine in causa appunto della prefala mescolanza, n pi le genti udivano la voce di Valeriano, che di tutta possa cercava incoraggiarli; cos senza uccidere uom de nemici lasciavanli su pe colli quieti e tranquilli osservatori di quanto accadeva nella pianura. Non sorvenne tampoco alle menti loro il t a

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glio del vicino ponte a fine d impedire che Roma, tol ta a barbari la opportunit di trincerarsi di qua dal fiume Tevere, fosse di poi dall una e dall1altra parto assediata. Neppure valicato il ponte pigliarono dalle spalle coloro che sull opposto lido pugnavano contro Belisario : n v ha dubbio, a parer mio, che s ado perando, i Gotti non sarebbonsi ostinati a resistere, ma, come meglio ognuno avesse avuto il destro, in un subito dati a precipitosa fuga. I Romni, che peg gio, addivenuti padroni del campo nemico volsero ogni loro premura al saccheggio, ed a portarne via le sup pellettili di argento ed altre ricchezze iu copia grande. I barbari in quel parapiglia di eose stettero fermi qualche tempo a rimirarli di su le alture; ma venuti alla perfine d 1 un solo pensiero scagliaosi indragati con alte grida sopra que predatori, arrestano il tumultuosissimo de predamento delle robe loro, uccidonne molti e discac ciano il resto. Chiunque incappovvi, se non ebbe alPistante morte, di buon grado gittato a terra il fardello abbandonossi alla fuga. III. Al succedere di tali faccende nel campo di N e rone altro gottico esercito in vicinanza de9 suoi steccati e protetto dagli scudi ributtava coraggiosamente il ne mico, e facevagli enorme strage d uomini, enormissima poi di cavalli. Costretti pertanto ad abbandonare P ordi nanza cd i Romani feriti e quelli rimasi privi del cavallo, manifestossi nello schieramento loro, sin da prima ri stretto, lo scarso numero de soldati, e la rilevantissima maggioranza delle gottiche forze. .Laonde osservatala i barbari cavalieri del corno destro a furia corrono ad a6-

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saltarlo, ed atterritolo colle aste loro costringono a ripa rare nella schiera pedestre. Se non ch rotti con eguale impeto i fanti voltarono pur questi le spalle in gran numero, traendo seco i fuggitivi cavalieri. Qui principi tutto P esercito romano a piegare, molestato ognor pi da suoi avversarli, ed oppresso dal numero a dar l volta. Ora uopo rammentare che Principio e T erm ulo colla piccola schiera de fantaccini comportaronsi da animi veramente coraggiosi; di guisa che la maggior parte dei barbari arrivata ad essi fermi nel combattere e nel ri fiutarsi alla fuga, piena di maraviglia si tenne immobile, dando cos agli altri pedoni ed a moltissimi cavalieri agio di sottrarsi pi sicuramente dal pericolo. Princi pio nondimeno lacero dappertutto 11 corpo, e veduti a s dintorno morti quarantadue guerrieri quivi stesso spir. T erm uto invece armatesi ambe le mani con due rsaurici dardi, non faceudo mai tregua al ferire di punta ora questi ora quelli degli assalitori, sentivasi gi venir meno il coraggio per le ferite; ma confortato dall ar rivo del fratello Enne con parecchi cavalieri torn ad animarsi, e tutto coperto com era di trafitte e di san gue, e con seco ognora i suoi dardi corse veloce alle mura, e dalla prestezza del suo andare, velocissimo di piede, ebbe salvezza, quantunque s malconcio del co r po. T occa non di meno la soglia della porta Pinciana cadde, e supposto morto da1 suoi fu condotto in Roma sopra uno scud o, ove dopo due giorni, la sciando iu fra gl Isauri e tutto P esercito grandissima rinomanza, pi non vivea. I Romani avviliti pe sof ferti disastri e solo intenti alla difesa della citt, serrate

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con grande tumulto le porte, negavano d accogliere i fug gitivi, per tema non il nemico ad uno penetrassevi entro. Q uanti adunque rimasero al di fuori, valicata la fossa, teneansi tutti trepidanti cogli omeri appoggiati alle mura, pi non sapendo che si fosse valore: n sebbene lo avessero voluto potean respignere i loro avversar] inoltrantisi e pronti a guadagnare l opposta sponda del fossato, mancando molti tra essi d aste, infrante nella battaglia e nella fuga, tutti poi s affastellavansi gli uni co gli altri che non aveavi assolutamente mezzo di trattare 1 arco. I Gotti dapprincipio animali dallo scarso numero di guerrieri su merli proseguivan la pugna nella speranza di uccidere quanti escludevan dalla citt, e di fugare l in terno presidio : ma vedute in appresso cinte le mura da una folta corona di soldati e di cittadini caddero di cuore, e profferite mille imprecazioni contro il nemico voltarono le spalle : la battaglia pertanto appiccata agli accampamenti loro ebbe termine al fossato ed alle porte di Roma.

DELLE ISTORIE DEL TEMPO SUO


TETRDE SECONDA

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CAPO

PRIMO.

Preclare gesta d i Bessa e di Constantino. Tal de9Romani e tal pur de9 Gotti ambo caduti nella medesima fossa ri traggonsene in virt d'un lepido acordo tra loro. Au dace valore di Corsaniante.

I. I Romani oggimai fatti guardinghi dal non venire in campo con tutto V esercito, e ripigliato V antico loro costume di badaluccare alla leggiera colla gente in sella, pi fiate vinsero i barbari ; da quinci e da quindi impertanto uscivano eziandio i fanti non gi in ordinanza, ma quali seguaci delle equestri turme. Mei primo schermugio Bessa armato di asta, lanciatosi contro i nemici, tre ne spense, famosissimi tra cavalieri loro, e volse in fuga il resto. U n alti*a volta Constantino menati gli Unni sulT annottare contro il campo di Nerone, ed op*

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presso da sterminata schiera di nemici si lev d ogni impaccio nel modo seguente: Havvi col un vecchio stadio, grande e con molte antiche abitazioni all intorno, il quale in epoca pi rimota serviva pe combattimenti de9romani gladiatori; cosicch di necessit il luogo dappertutto presentava anguste vie. Il duce ridotto alla dura condizione di non poter vincere la folla de Gotti o fuggire senza gravissimo pericolo, f9balzare gi d a r cione i suoi Unni, ed alla testa loro, aneli egli ap pieda, ripar in una di quelle viuzze, da dove tutti saettando a man salva recavano altrui moltissima stra ge. I barbari siffattamente bersagliati durarono qual* che tempo fermi nella speranza ehe queglino esaurissero tutto il saettamento loro, per quindi a bellagio circon darli, vincere e condurre prigionieri nei proprj accampa menti. Se non che al mirare i Massageti, valenti arcadori a non dubitarne, nel trarre d arco su folta gente non avventare freccia indarno, ed averne morta pi della met, disperando compiere i premeditati divisamenti, si misero sul tramonto in fuga, non pochi giun tandovi la vita. Imperciocch gli altri di continuo in calzandoli, merc della singolare destrezza nel maneg giar P arco eziandio quando vanno di velocissima corsa, non ne facevano minore eccidio : superato cos il pe ricolo Constantino ricondusse di notte la soldatesca in Roma. II. Pochi giorni dopo guidate da Peranio le truppe rom ane fuor della porta Salaria per combattere il G otto quivi a campo, questi, da prima volte le spalle, ma subi tamente raccozzatosi, ebbe il mezzo di riprendere Poffen-

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iva; or tale dei fanti imperiali, venutogli meno il coraggio nel sottrarsi al pericolo, precipit io alta fossa, delle quali molte aveanue scavate gli antichi cittadini p e r riporvi, a mie avviso, il frumento. E come non osava m andar grida essendo ben vicino il nemico, n in conto alcuno potea trarsi di l in causa della ripi dissima scavazione all intorno, cos gli fu mestieri di passarvi la notte. Il d seguente essendo i barbari di nuovo costretti a farsi indietro, uno de loro cad d e,p u r egli nella medesima fossa, ove abbracciatisi entrambi con [scambievole amore, opera della necessit, giuraronsi a vicenda che V uno avrebbe a petto la salvezza dell altro ; quindi amenduni cominciarono a mandare altissime grida, alle quali i Gotti accorsi addimartdavano dal margine di quella caverna chi si fosse il chie dente mercede. Allora, per convenzione tenendosi il Romano in silenzio, I altro colla patria favella appalesa la sua mala ventura, d essere, ci , nell ultima fuga precipitato in quel baratro: che per supplicava)! di calare una fune per valersene a campare la vita. I com pagni adunque abbassaronvi i capi di alcune corde persuasi di porgere aiuto ad un loro commilitone, ma afferratili invece il Romano pigli ad ascendere, adducendo che s egli fosse il primo a mettersi in salvo, gli accorsi non vi avrebbero nullamente abbandonato un compagno ; quando per lo contrario udissero che rimaneavi un loro nemico, al tutto rifiuterebbonsi di salvarlo, e cos detto prosegu a salire. I Gotti vedu tolo ne furono sorpresi, ma da lui poscia informati della faccenda tiran su laltro, ed avutane conferma

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degli accordi falli tra loro e delk) scambievole giuro, m andano il Romano sano e salvo alla citt, e ricon duco seco negli steccati il compagno. In processa di tempo cavalieri, noli in gran numero, d arabo gli eser citi comparvero in ordinanza per fare pruova di valore; ma ogni tenzone si ridusse a singolari disfide, nelle quali i Romani ebbero sempre vittoria. Cos procedettero le narrate cose. III. Non guari dopo venuti a battaglia nel campo di Nerone, ed ora i cavalieri imperiali, or quelli de1 Gotti fugando gli avversarj, un Corsamante, massageta di nazione ed inclita lancia di Belisario, mosse con poca gente a perseguire picciol turma di settanta barbari, e, dilungatosi, la sua scorta diede di volta lasciandolo solo ad incalzare 'i fuggitivi. Orb costoro avvedutisi della faccenda spronangli contro i cavalli, ed egli affron tandoli impetuosamente ne spegno uno de valentissimi, e prosegue a tenzonare cogli altri; i quali mostrategli di nuovo le spalle prendon la fuga; se non che rattenuti dalla vergogna, supponendosi gi alla vista de1commili toni nel campo, tornano a fargli contro; ma nella guisa di prima accolti e perduto altro coraggiosissimo guer riero fuggon la terza v olta4 , Corsamante allora dopo averli di per s solo molestati sino al vallo rientr .nelle mura. Trascorso quindi breve tempo all occasione d al tro simile badalucco venne offeso nella sinistra tibia sen tendosi penetrare Posso dal dardo, in causa di che fu costretto a non trattare le armi per alcuni giorni, du rante i quali pigliato da impazienza, cosi comportando
P r o c o p io , t o m ,

II,

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il suo naturai, minacci di voler ben presto far rimor dere d e l violato sangue 11 nemico. N tardato m olto il risanamento, un giorno mentre sede* al desco, ed ateavi giusta la sua consuetudine largamente bevuto, deliber assalire i barbari da solo, e vendicare P oltrag gio sofferto nel piede. Innollratosi dunque alia porta Pinciana espose di andare al campo avversano per comandamento del supremo duce, e le guardie non avendo motivo di ricusai* credenza al prodissimo tra le lance del condottieri, aperte le porte lascianlo a suo buon grado partire. 1 Gotti, aocchiafcolo, dapprincipio il leu gouo qual disertore in cammino per chiedere merc da loro. Ma vedutolo quindi ntIP avvicinarsi a sciogliere Parco, n potendo ancora ben distinguere chi si fosse, muovono in numero di veoti ad incontrarlo, ed egli, a bell agio disbrigatosene, inoftra tuttavia cavalcando a lento passo, n retrocede tampoco alP imminente ar rivo d un maggiore drappello, che il circond mentre accingevasi a nuova pugna. I Romani dalle torri in mi randolo, n riconosciutolo ancora per Cor sa man te, sup ponevamo altro de suoi caduto in delirio. Se noti d i e dopo grandi e luminose pruove di coraggio, accer chiato dalla nemica turba dov pagare il fio de) suo imprudente ardire. Alla notizia poi dclP accaduto Be lisario e P esei^cito romauo ebberne gravissimo cordo glio, dolendosi che insieme con quel prode fosse ve nuta meuo la pubblica speranza in lui riposta.

LIBRO SECONDO C A P O II.

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Belisario f a sicura la via ad Eutalio in cammino da Bizanzio cogli stipendii. Manda truppe contro i Gotti. / Romani vincitori alla porta Pinciana, e vinti nel campo di Nerone. Ferita d Arzo mirabilmente sanata . Morie di Cutil e Buca. Lutto dei barbari.

L Sul fare dell estivo solstizio un Eutalio partito da Bizanzio apportatore dei militari stipeudii pervenne a Tarracina. Quivi pigliato da timore non avvenutosi tra via ai barbari fessegli tolta col danaro la vita scrive a Belisario di guardarlo dai pericoli nell andata a Roma; e il duce scelti fra suoi dallo scudo cento guerrferi di ben chiaro valore mandali con due lnce della propria guardia alla volta di lui per iscortare la condotta; in que sto mezzo poi adopera s che iGotti vivano nella certezza d un imminente assalto con tutto I esercito, volendo farli guardinghi a non uscire d e campi loro in drap pelli per foraggiare, o per imprendere altra cosa co munque. Udito oltr a ci nel d vegnente a brevis sima distanza Etalio, schier con finto proposito le truppe volendo costringere vie meglio il nemico a star sene allerta, e saputo che l atteso convoglio giugnerebbe non prima del tramonto, della mattina impose a tutti i suoi di rimanere armati alle porte, e sul me riggio ordin che desinassero ; il Gotto esegu altret tanto persuaso che fosse differita al seguente giorrio la pugna. Ma poco stante egli invia Martino e Valeriano con le genti loro al Campo di Nerone, avvertiti di nulla

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ommettere all9 uopo di scompigliare con un badaluc car contnuo gli avversarti. Di pari tempo altri secento usciti della porta Pinciana per suo comando e posti sotto gli ordini di tre famosissimi duci delle proprie lance, Artasine, di sangue persiano, il massageta Buca, e Gutila originario della Tracia, gittaronsi contro gli steccati de1 barbari, e gran numero di questi venuto ad incontrarli si combatt luuga pezza con vicende vole fortuna, di guisa che fattisi gli uni assalitori davan gli altri di volta per quindi riprendere loffeusiva e mettere in fuga i vincenti ; al vederli per tanto aresti detto voler le due fazioni consumare in {scam bievoli scorrerie di tal natura quel giorno. Alla fin fine ed imperiali e Gotti sentendosi gli animi ribollenti d ira passarono ad una ostinata zuffa con grande e reciproca perdita di animosissimi guerrieri. Mandati da ambe le parti e dalla citt e dal campo aiuti, all in foltirsi con essi gli ordini de combattenti crebbe il fu ror delle armi, rinvigorito ognor pi dalle grida prov vedenti dai merli e dagli steccati. Da ultimo tuttavia i barbari messi in rotta dal romano valore diedero volta. Cutila portando conficcato un dardo nel mezzo della testa, frutto di quel cimento, incalz il nemico, lo di sperse e si restitu verso il tramonto nella citt co super stiti suoi e col tremolante ferro nel capo, attirando so pra di s gli universali sguardi. In quel giorno parimente altro gottico arciero colp di freccia Arze, pavesaio del supremo duce, tra l naso e l occhio destro, penetran done la punta sino per entro della cervice; l asta sporgendogli sopra il volto, al cavalcar del prode ve- >

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niva di continuo agitata. I Romani al mirare c lui e Gutila in simigliaote stato e fermi tuttavia iu arcione facevansi le maraviglie di cotanto valore : ma di queste cose ho ragionato abbastanza. II. Nel Campo di Nerone aveano i barbari migliore fortuna ; imperciocch le g^nti di Valeriano e Martino lottando contro uno sterminato nembo di nemici, tejievan bens forte alP impeto loro, ma con gravissima perdita, che aveali ridotti agli estremi. Buca allora ebbe ordine da Belisario di condurre i suoi, tornati dalla bat taglia sani della persona e co9 destrieri in piena salute, al Campo di Nerone. Era ormai sul far delle tenebre quando gl imperiali rassicurati dall aiuto di Buca alla im pensata fugarono il nemico. Se non che il duce al lontanatosi di soverchio nel perseguitarlo, fu posto in mezzo da dodici barbari astati, e tutto punzecchiato dalle costoro lance. Trovandosi nondimeno armato di lorica riporlonne lievi offese, dai colpi infuori di due Gotti, P uno de quali percossegli da tergo la nuda parte del corpo sopra P ascella destra, vicino alP omero, impri mendovi non mortale, n periclosa ferita ; il secondo cotificcatogli, da fronte, il ferro nel femore sinistro, con obliquo colpo squarcigli il sottoposto muscolo \ ma Valeriano e Martino non prima ebbero veduto il caso di lui che furono l per soccorrerlo, e messo in rotta il nemico, menando entrambi per la briglia il d e striero di Buca, tornarono entro le mura. Annottato, ecco venire Eutalio col danaro. III. Restituitesi le truppe nella citt, fu generale oc cupazione P attendere ai feriti. Al qual uopo i medici

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bramosi d estrarre la freccia dal volto d Arze stellarsi alcun poco sopra s non tanto a cagione dell occhio, nessuno pi sperando serbarlo, quanto per tema non offendessero le membrane ed i nervi, molti in quella parie, e dessero con ci morte al fortissimo tra domestici di Belisario. Ma poscia tale di essi, per nome Teotisto, premendogli la cervice domandollo se ne avesse grave dolore ; che s rispostogli, ebbene adunque, soggiunse, tu n andrai salvo e della vita e dell occhio ; e fondava il suo dire, argomentando che la punta della freccia non fosse di troppe lontana dalla cute. Laonde tron catane la parte sporgente infuori, e con un taglio divisi i nervi ben di leggieri ne cav il triangolare ferro con tutto il di pi a questo unito. Cos rze nou ebbene danno, n rimasegli tampoco deforme cicatrice sul volto. Cintila per lo contrario dopo trattogli di molta forza il dardo (penetrato a graude profondit) cadde in deliquio, ed al sopraggiugnere dell infiammazione alle membrane dei cervello addivenuto farnetico da l a poco sen muo re. In quanto a Buca il moltissimo sangue sgorgatogli dal femore dovea, giusta i medici, tra non molto pri varlo della vita, adducendone egli in pruova che il mu scolo riportato avea obbliqua e non orizzontale in cisione ; passato in effetto il terzo giorno avverossi la fatale sentenza. 1 Romani pertanto con grave mestizia trascorsero quella notte ; e dai nemici accampamenti giugneudo sino alle orecchie loro i molti gemiti ed il dirotto lagrimar dei Gotti forte maravigliavanne, esti mando che nel giorno prima e non fossero andati sog getti a nessuna rilevante* sciagura, ed a piccol numero

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ascendesserne i morti negli ultimi combattimenti; quan do in simili occasioni, anzi in altre di gran lunga peg giori, non aveanli mai veduti in preda a s grave tri stezza, ponendo ognora somma fiducia nella immensa lor copia. Odesi poi nel giorno appresso l riferta che i barbari lamentavano la trista sorte cui soggia cquero nelle trincee chiarissimi personaggi spenti d Buca nel primo battagliare. Qui non finirono le f>ugne, ma di altre minori parmi cosa superflua al tutto di tramandare ai posteri memoria. Basti il dire che in tale assedio si diede di piglio alle armi scssantaselte volle non comprese le ultime due, serbandone di par larne a miglior tempo. Col verno alla perfine ebbe com pimento il secondo anno di questa guerra scritta da Procopio.

C A P O III.
Roma in balia della peste e della fa m e. Il Gotto converte gli acquidotti in bastile. / Romani aizzali dalla fa m e chie dono al condottiero d 9 investire il nemicoy ma V orazione loro da Iul confutata .

I. Entrava il solstizio eslivo quaudo e fame e peste assalirono Roma. Il soldato, dal pane infuori, mancava di vittuaglia comunque, ed il popolo anche di quello andava senza, e per colmo di sciagura, pi che dalla fame era travagliato orribilmente dalla moria. II ne mico fattone consapevole intralasci di combatterlo,j ponendo solo ogni diligenza nell impedire che nessun fodero penetrasse l entro. Hannovi tra le vie Latina

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ed Appia due altissimi acquidolti sostenuti da arcate, i quali giunti allo stadio cinquantesimo dalla citt unisconsi per divergere quindi a breve intervallo tra loro, volgeudo quello dapprima a destra il suo corso a si nistra : ma tornatisi dipoi a congiungere, e preso nuo vamente 1 antico ordine procedono altra fiata con op posta direzione. Ora da questo incrocicchiamento de riva che lo spazio di mezzo trovisi ricinto all9 intorno dalle mura loro ; senza che i Gotti aveanne per modo chiuso con loto e pietre gli archi inferiori da conver tirli quasi direi in bastite, dov eranvi di guardia mai sempre non meno di sette mila guerrieri a fine di impedire agli assediati qualunque introduzione di com mestibili nelle mura. Mali pertanto d ogni specie posersi intorno agli scoraggiali ed avviliti Romani : tu t tavia sinch ebbervi prodotti maturi sui campi, i pi ardimentosi della truppa, istigati dall amore del danaro, salendo in arcione e condncendo a mano ^carichi so mieri gittavansi di notte nelle biade vicine alla citt, e mietute le spighe e caricatine i giumenti portati seco introducevanle di soppiatto in Roma per venderle a caro prezzo agli opulenti cittadini, vivendo i meno facoltosi di erbe cresciute ogni dove intorno ai borghi e per entro le mura, conciossiach V agro romano du rante il verno e molto pi nelle altre stagioni va ricco di esse, avendolo natura fornito d una perenne verdez za, la quale pot in allora somministrare ad un tempo e cibo alla plebe e foraggio ai cavalli degli assediati : cos pure da taluni vendevansi di nascosto salsicce for male colle carni de muli spentisi nella citt. Se non

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d i e terminalo di spogliare delle biade le campagne, i Romani giunti agli estremi ragunaronsi in massa per obbligare Belisario ad una decisiva fazione col nemico, promettendogli che nessuno de cittadini sarebbesi ri tratto dal prendervi parte. A quest uopo alcuni di essi fattiglisi innanzi, e trovatolo nel massimo sbigottimento per le presenti bisogne e coll animo dolentissimo, gli dirizzarono a un dipresso le parole seguenti : La no* v stra situazione, o condottiero, per nulla corrisponde alle gi concepite speranze, ma, eh pi, sortirono 9 9 queste un esito affatto contrario. Imperocch dopo f aver conseguito quanto era da prima F oggetto dei n comuni voti, ora ci ravvolgiamo in tante sciagure che 9 9 sarebbe vera demenza e sorgente di mali ancor peg9 9 giori il voler perseverare tuttavia ne9 primi divisa9 9 menti ; quelli intendiamo di ostinarci a temporeggiare 9 9 nella dolce lusinga di venir liberati per opera dei 9 9 cesarei soccorsi. O r dunque a tale ci spingono le no stre miserie che fannoci arditi a segno di voler usare ri della forza delle armi contro il nemico. Ma sia qui per9 > messo di parlarti con maggiore franchezza, dacch 9 9 un ventre digiuno e bisognoso di tutto non sa arros9 9 sire, e le calamit da noi tollerate renderanno meri* fi tevole di scusa il nostro Ardimento, non avendovi, a 9 9 giudicarne dalle apparenze, disgrazia peggiore del 9 9 prolungare una vita infelice ; tu vedi a che siamo 9 f ridotti : il barbaro padrone dei campi e della re9 9 gione per. lungo e per lato a noi dintorno ; da questa! 9 9 citt sono maudati in bando tutti gli agi della vita, e da s gran tempo che appena possiamo formarcene

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n qjalche i<]ca. Di gi parte de Romani ha incontrato


morte, n sepolcro cuoprene le fredde spoglie ; e noi

y ancora viventi, per dir breve le sofferenze nostre, s y > viviamo, che le mille volte ameremmo meglio essere
nel numero degli insepolti. Conciossiach la fame quanti ha in suo dominio ben di leggieri induceli a 9 credere1tutti gli altri mali comportabili, fa dimeni9 care qualsivoglia sinistro, e giugne perstao a rendere soave ogni specie di morte rimpetto a quella da lei n prodotta. Accondiscendi pertanto che non ancora d a fi questo flagello distrutti cimentiamo le armi per le 9 ? bisogne nstre, all1 uopo o d 9 uscirne vittoriosi, o di n trovarvi un termine ai presenti mali. E di vero coloro cui il temporeggiare d speranza di salvezza operc rebbero pi che da stolti se impazienti dclPattendere 9 9 arti classer la somma delle cose alla sorte d un eom9 9 battimento. Noi in cambio col nostro indugiare ac9 9 cresciamo la difficolt della battaglia; e P indugio fi stesso, comunque vuoi breve, ne verr assai pi at9 9 tribuito a colpa, che non P esporci ad una pronta r. e ardita impresa. 9 9 Belisario cos rispondea ai ro* mani oratori : Quanto sin qui operaste erasi gi com99 piutamentc dal mio animo preveduto, n un che avfi venne d improviso per esso. Ben da lunga pezza n apparai come sia il volgo insubordinato, intollerante del presente, improvvido del futuro, e di nulla capace, 9 salvo P esporsi di leggieri ai pi ardui cimenti, ed il 9 9 correre con temerit somma alla propria rovina. La vostra cieca instabilit non ha tuttavia sopra di me possa tale che inducami a fare scempio di voi, c con

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voi delle imperiali faccende. Imperciocch niente vale nell1 arte della guerra una sconsiderata prontezza, assaissimo per lo contrario un maturo consiglio, ed un accorgimento giusto ponderatore di tutta l impor tanza delle occasioni. Voi quali giuocatori ai dadi vorreste il tutto sommettere al getto d uno di essi, ma non mia usanza d anteporre un furioso proce dere al vantaggi d un vie meglio, calcolato operare. Mi promettete inoltre di farvi nostri aiutatori nelI assalire il nemico : or bene di grazia, quando vi esercitaste nel maneggio delle armi ? E foste pure valentissimi in e s s o , chi non di meno appresene T arte col battagliare del continuo, sa pur troppo non potersi in un attimo addivenir guerriero, ed una si mulata fazione di guerra essere ben lunge dal pre sentare V avversario in campo. Ammiro impertanlo la vostra prontezza e vi condono V eccitato tumulto ; vi prover solo che a mal punto il faceste, e noi pru dentemente indugiamo. L imperatore ci manda ionu* tnerevole esercito raccolto da tutti gli stati suoi, ed un armata di mare, quanta non ebbero mai prima d ora i Romani gi cuopre il Jittorale delja Campa nia e parte grandissima del seno Ionico, & tra pochi giorni qui approder carica d ogni maniera di vittuaglia, pi che sufficiente a trarci fuori dalla miseria e ad inondare di dardi i campi nemici. Ho divisato adunque di proevastiuare la battaglia sino all arrivo loro, estimando consiglio migliore 1 assicurarsi della vittoria, che non mandare in rovina con precipitosa e dissennata audacia la comune salvezza : sar quindi

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9 9 mia cura di troncare ogni indugio acciocch tutti uni* fi scansi immediatamente a noi.
C A P O IV.
Belisario manda Pvocopio a Napoli e mette presidio in Tivoli ed Alba. I Gotti sempre guardinghi dal violare i lempj degli apostoli Pietro e Paolo. La moria f a strage ne9 loro campi. Antonina e Procopio tutti solleciti in Campania dell9 armata di mare. Descrizione del Vesuvio.

I. Belisario non appena rassicurati colle sue parole i Romani, ed accommiatatili, sped Procopio autore della presente istoria a Napoli, dove la fama divolgava un esercito mandatovi dall imperatore, coll ordine di caricare moltissime navi di frumento, e di raccogliere non solo tutta la truppa venuta or ora da Bizanzio, ed a stanza col vuoi per nutricare i proprii cavalli, vuoi per altro motivo comunque, e gran copia sapea avervene disseminata per la Campania, ma di levare an cor parte di quelle guernigioni, e trasportare con essi ad Ostia (porto de Romani ) colla maggior prestezza le biade. Procopio adunque unitamente alla laftcia Mundila ed a pochi cavalieri tra le tenebre se ne usc di quella porta, che dall apostolo Paolo nomala, venen dogli fatto d ingannare il campo nemico in vicinanza della via Appia. Mundita dipoi restituitosi a Rottoa, e narratovi che Procopio era giunto nella Campania senza incontrare uom de barbari, tenendosi costoro nelle ore notturne per entro i campi, dest a liete speranze tutti ed in ispecie il condottiero. Questi allora invi gran parte

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della cavalleria ne vicini fortilizii, ingiugnendole che ove drappelli nemici tentassero di l tradurre vittovaglia ne1 campi adoperino con tr essi ogni lor possa, scorrazzando a tal uopo frequentemente p erq uedintorni, ed insidiandoli dappertutto ; acciocch e soffra la citt minor diffalta d1 annona, e paiansi meglio assediati i Gotti che non i Romani. F a partire inoltre Martino e Traiano con mille guerrieri alla vlta di T arracina, e cos pure la moglie Antonina, la quale si trasferirebbe quindi protetta da qualche scorta in Napoli ad atten dervi fuor di pericolo come La fortuna disporrebbe delle cose. Affida similmente ai duci Magno e Sintuo, sua lancia, da cinquecento guerrieri per guardare il castello di Tivoli distante cenquaranta stadii da Roma, avendo inviatofdapprima una mano d Eruli sotto il duc Gontari a quello degli Albani posto sulla via Appia, e co tanti stadii siccome 1 altro lontano dalla citt, il quale presidio ben presto fu discacciato dai Gotti. II. 11 tempio dell apostolo Paolo a quattordici stadj dalle romane mura viene allagato dal fiume Tevere non avendovi ripari di sorta all intorno, avvegnach un portico, il quale vi mette dalla citt, e gli edifizj vicini all uno e all altra difficile rendanne 1 accesso. I Gotti poi hanno iu cotanta venerazione questo sacro luogo dell apostolo Paolo e quello dellapostolo Pietro che in tutto il tempo della guerra furono ben lontapi dal me nomamente violarli, accordando persino ai sacerdoti di accudire alle saut funzioni solite celebrarsi in entrambi. Valeriano per ordine di Belisario condotti seco tutti gli Unni va a piantare il campo presso le rive del Tevere,

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a fine di procacciare ai cavalli pi libero pascolo, e di togliere al nemico la grande libert d ir vagando a suo boon grado unge da proprj steccati; fatto il com anda mento, e collocate le truppe giusta la volont del con dottiero si rstitu nella citt. Disposte le antedette cose, Belisario vivea tranquillo, t sebbfcn lontano dal provocare a battaglia, teneasi non di meno in continna guardia, e pronto a respignefe laf forza esterna se da qualche parte venisse fatto impeto contro le mura; somministr ezian dio frumento ai bisogni della romana plebe. Martino poi e T raiano oltrepassate colle tenebre le nemiche trincee ed arrivati a Tarracina mandarono Antonina con qualche scorta nella Campania, ed occupati i luoghi frti adia centi cominciarono a muovere di l onde raffrenare colle improvise loro scorrerie i Gotti sbandati per que din torni. Magno e Sintoe riparate in breve tmpo le rovine del castello di Tivoli, n avendo pi che temere davan senza posa molestie al nemico a stanza presso del forti lizio, e con assidui e repentini scorrimenti travaglia vano i conduttori della viltuaglia ; ma il secondo, ri portata in que badalucchi una ferita alla mano destra con grave offesa dei nervi non fu pi atto alla guerra. N i Gotti sofferivano meno dagli Unni accampatisi, come scrivea, loro dappresso, ch eglino ptre di gi pativan fame, non atendo pi il destro siccome per lo avanti di procacciarsi liberamente i bisogni della vita. F u ro n o per giunta incolti dalia moria, la quale molti ne uccideva in ispecie ne campi da ultimo formati a breve spazio dalla via Appia, di guisa che i superstiti, pochi senza contraddizione, vtderri costretti a rifuggire

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negli altri accampamenti. Gli Unni colpiti anch essi dal terribile flagello dovettero tornare in Roma : di' questo tenore andavano le cose. Procopio entrato nella C am pa nia non raccolse manco di cinquecento soldati ed ap pront moltissime navi cariche di frumento*, arrivatavi inoltre dopo brve tempo Antonina attse con lei at benessere del navHio. III. Il m onte Vesuvio ki questa cominci i auoi muggiti nulla m andando fuori di quanto sembrava mi nacciare con tale strepito da incutere grandissimo ti more agli stessi paesani. Esso lontano da Napoli sta dj settanta, e vi sta di contro da settentrione ; molto scosceso, e nel mejitre che le sue radici allintorno vanno liete della graU ombrio deboschi, la cima inspira orrore in causa de precipizj, e degli enormi dirupamenti. Quasi poi nel mezzo havvi u n apertura s profonda che 1 -di resti penetrare fino al sottoposto piano. Chi ha coraggio di guardarvi eivtro pu vederne il fuoco, la cui fiamma talvolta aggirandosi in vortice non molesta affatto gli abitatori. Ma quando il monte romoreggia a guisa di muggito, da l a poco gitta fuori un' immensa quantit di cenere, la quale se incolga *uom per la via senza remissione il m u o re } e cadendo sulle case le abbatte col suo eccessivo peso. Di pi ove malauguratamente spiri vento assai forte, innalzasi colatolo da addivenire invisibile, e trasportata giusta la direzione di esso va da ultimo a calare sopra remotissime terre. Si narra che dalla sua discesa tal fiata Bizanero intimor a segno da institoire, bramosa di placare it Nume, solenni preci in piena osservanza anche a* d nostri. In altro tempo

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il suolo della libica Tripoli ue fu in gom bro; ora con* tansi pi di cent9 anni, cos almeno va la fama, dall epoca in cui mand quel primo suo muggito ; ed il secoudo ricorda tempi a noi pi vicini. Del resto, si tiene per certo che in tutta la regione coperta dalle ceneri del Vesuvio abbiavi quindi abbondantissima ri* colta di messi. L aria sopra questo monte purgatis sima ed oltretnodo salubre, merc di che vien consigliata dai medici siccome opportuna agli ammalati di cronica tabe. E qui basti del Vesuvio. CAPO V.

Arrivo di nuove truppe bizantine. Stratagemma i Belisario . Temeraria impresa di Aquilino . Mirabile ferita di Traiano.

I. In questo mezzo nuove bizantine truppe soprag giungono d a m a re , a Napoli afferrandovi tre mila Isauri coduci Paolo e Conone, a Idrunte poi ottocento cavalieri traci capilanati da Giovanni, nipote dal lato di sorella del tiranno Vitaliano, ed altri mille sotto gli ordini, per non ridirli tutti, di Marcenzio e di Alessandro. Era similmente di gi arrivato, pel Sannio e la via La tina, in Roma Zenone con trecento cavalieri. Giovanni alla perfine messo piede nella Campania con tutta la sua comitiva, si uu ai cinquecento quivi raccolti, e provvedutosi di moltissime carra dalla Calabria, co* me scrivea, e marciando lungo il mare traevate seco nell intendimento di valersene , disposte a foggia di vallo, per rispignere il nemico s e venisse ad incon trarlo. Cos pure comand a Paolo e Conone di rag*

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giugnerlo con sollecita navigazione e con tutte te truppe loro in Ostia, forte de Romani. Onerate le carra di. mollo frumento fecne empire anche le navi colP ag giunta di vino e d ogni altro bisogno : divisava al tres rinvenire Martino e T raiano presso a Tarracina per quindi continuare unitamente ad essi il cammino , ma avvicinatosi a quella citt riseppene la partenza, richia m ati poco prima a Roma. II. Belisario fatto consapevole che le truppe di Gio vanni procedevano, temendo non i barbari in moltissi m o numero accQrsi riuscissero con una battaglia a met terle in pezzi; escogit un tale stratagemma. Sul prin cipio di questa guerra, in Conformit al detto nel pre cedente libro, avea chiuso con muro di pietre la porta Flaminia, fuor della quale accampava (il Gotto, accioc ch da quivi costui non potesse di leggieri introdursi, 0 tramare insidie alla citt. F atto adunque di notte abbatter# col massimo silenzio quel riparo addossato alla porta mettevi in ordinanza il pi delP esercito, ed ai primi albori ordina a Traiano e Diogene una sortila dalla porla Pinciana con mille cavalieri per assalirne gli steccati co dardi, ed ove scagliassersi lor cdutro; 1 barbari, e Riparerebbero di galoppo, messa in non caltv ogni vergogn, alle mura : dispone quindi altra soldatesca en tro la porta. 1 cavalieri adunque di T r a iano fannosi, in adempimento dell ordine avuto, a pro vocare la nemica fazione, ma questa, accorsa da tutti gli steccati, in poc ora costrigneli a retrocedere. Quindi assalitori ed assaliti volgon di carriera alla porta della
Pmocopio, tom. II,

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citt ; i primi sotto mentita apparenza e presunzione di fuggitivi, i secondi nel convincimento d incalzare un vinto. Ma Belisario non s tosto ebbe veduto inoltrare i persecutori apre la porta Flaminia, e dirige lor contro inaspettatamente le truppe. Alla via qui locala sovra stava uno de1 gottici campi, e per giugnervi era u o p a superare uh1 erta di precipitoso e ben malagevole ac* cesso. Di pi tale d e 1barbari, nerboruto di membra e con lorica indosso, vedendo avvicinarsi i Romani fa loro petto da solo, e chiama ad alta voce i compagni esor tandoli ad occupare di subito quella stretta per difen derla seco. Mundila nonostante, uccidendolo, rendene vani i divisamenti , ed impedisce che altri de1 Gotti' prenda a resistere da quel luogo. Gli imperiali quindi' senza opposizione marciandovi sotto riescono agli stec cali vicini, ma tentatine indarno l assalto a motivo della forte posizion loro, avvegnach non molto fosse il presidio lasciatovi alla difesa. E per verit oltre all* es sere muniti di assai alta fossa, tutta la terra da que sta cavata ed ammonticchiata sopra -P interno margine innalzatasi per guisa da fare le veci di m u to ; n .ap portava minore spavento quel mirarli cinti di acutissimi e pi che densi pali : da s terribile propugnacolo adunque guarentite le guardie accanitamente contrasta vam o il possesso all assalitore. Aquilino ~allora, uno dei pavesai del condottiero ed uomo fortissimo, tenendo iu briglia il cavalla spicoovvi un salto nel mezzo, ap portandovi qualche {norie.. Nondimeno circondato po scia da que custodi, bersagliato dalle costoro frecce,' e cadutogli per le ferite il destriero, ebbe pur 1 animo

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<P aprirsi una via, e fuor cT ogni aspettazione campalo d l tutto pedestre tornosseqe colle sue truppe alla porta Pinciana, ove trovato ancora il nemico alle prese c o nostri cominci a farne scempio saettandoli dagli o peri. III. In questa T ra ia n o , spettatore della faccen da, alla testa de cavalieri l pronti, bramoso di farglisi aiutatore spron alla sua volta. I Gotti pertanto ingannati' dallo stratagemma guerresco, ed all improv vista assaliti da tergo e da fronte venivano ignominiosamente uccisi : cos dopo grande strage pochi di loro, abbandonate le mura, di nuovo retrocedettero negli steccati. O ra gli altri tenendo mal sicuri tutti i proprii campi, persuasi di vedersi quando che sia alle prese co Romani vi si rinchiusero entro non volendo pi sapere di consimili p ro v o c a m e li . Nel certame poi tale de barbari fer di dardo Traiano al disopra dell occhio destro presso del naso \ ed il ferro internatovisi profondamente non lasciava di s pi traccia al di fuori quantunque fornito di grossa e lunga punta ; la $ua asta cadde in terra di botto, male aderendovi a mio credere il ferro: con tutto ci il duce per nulla accortosi del colpo andava col primiero coraggio inse guendo con gravissima strage i nemici. Rispetto poi alla sua ferita, solo dopo il quinto anno e senza veruno aiuto dell arte salutare comparve nel volto la punta del ferro, e gi corre il terzo dalla sua comparsa che a poco a poco va ognor pi discoprendosi } giova qnindi sperare di vederla, dopo molti anni ancora, sprigionala del tutto, uon avendo mai recato il minor incomodo

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al paziente. N queste cose avvennero altrimenti da quello che io ho esposto.

CAPO

VI.

Gottici ambasciadori mandali a trattar di pace con Belisario; tregua infra essi.

I. I barbari fuor d ogni speme intorno al prose guimento della guerra volsero il pensiero alla partenza, essendo per la strage della moria e delle battaglie ridotti a ben pochi dalle tante miriadi che inondavano armatamano le imperiali terre; e quantunque pochi venivano travagliati s grandemente dalla fame, non ricevendo pi maniera alcuna di vittuaglia, che appena di nome e di apparenza considerarsi poteano assediatori, e me glio in effetto sarebbe lor convenuto chiamarli asse diati. Fatti di pi consapevoli che P imperatore avea spedilo da terra e da mare un esercit ai Romani, noti debole come in realt era, ma quale a suo arbitrio la fama pingevalo, spaventati dalla guerra ivano rime stando nell auimo di sollecitare la partenza. Inviano adunque oratori a Roma scegliendo all uopo un costei cittadino, autorevole presso de Grotti, con altri due, il quale presentatosi a Belisario dicevagli: Chiunque y di voi ha sperimentato le sciagure della guerra non r > ignora, aff mia, che nessuna delle parti ebbene mai profitto : e chi di noi e di voi oserebbe impugnare il not a tulli ? N, a mio credere, avr contraddittori t r a n n e un demente, nellasserire stoltezza p e r uno stimolo di onore il voler mai sempre ravvolgere nei

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n mali, anzi che procacciare nn termine alle comuni n molestie. Andando pertanto cos le bisogne dovranno
i rettori d ambe le genti anzi che fare, strazio, per acquistar gloria, delle vite de sudditi, mettere un fine, col seguire quanto giustizia ed una scambievole utilit impongono, alle presenti sciagure. Conciossia eh 1 amore della moderazione ben ha il mezzo di combinare ogni ardua e malagevol cosa, la soverchia * 9 . cupidigia.di maggioranza al contrario merc di quella s v i connaturale malignit non sa mai compiere nulla * di buono. Laopde qui yeuiamo col proponimento di * finire 1* guerra, ed a patti di reciproco vantaggio ; avvegnach* per essi cediamo in parte i nostri diritti. n N voS, o^ftomani, per certa qual orgogliosa bramosia * di contenderla con noi V ostinate q preferire un ro* vinoso, partito a quanto il proprio interesse iipperio samente vinqulca. Del rimanente sembrami ora op ti por tu no di commettere un continuato ragionamento * nel disprre questi accordi., ma ove si opini fuor di proposito qualche nostro detto chiederne subito la ^necessaria dichiarazione, e cos ne avverr ad o~ fu n n o di manifestare con brevit cd accoratezza 1 aa n i r a o suo, e di condurre in dicevo! guisa a buon , fi ne leflssunte funzioni. Sia pure cos, rispondea Belisario, per rispetto alla forma del c o l l o q u i o m a baciate bene che il parlar vostro s addica all an mpr della pace ed alP equit. Proseguono gli o ra tori de Gotti : * Operaste iniquamente, o Romani, col io l impugnare le armi contro di noi vostri amici e con federali, ed a provarvelo ci contenteremo di ram-

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9 9 mentar cose a voi tatti note. I Gotti non vennero

al possesso dell Italia con ispogliarne di f o n a i Ro mani. Ben sapete che nei tempi andati Odoacre,
tolto di mezzo P imperatore, si pose alla testa della r* repubblica mutata da lui in tirannia Al ebe Zenooe n imperatre delPOriente, bramoso in* s stesso di ven dicare F ingiuria dal ribelle fatta al suo collega e 9 9 di tornare alla libert questa regione, n da solo po*9 > tente di abbattere 1 usurpatore, persuase a Teude* rico signor nostro, il quale faceva grandi appresta nienti p e r assediarlo entro la stessa Bizanzio, di seco 9 r a p a t i t i roar si merc degli onori gi da Itti ricevuti, a*6rif$olO' intra romani patrizi! ed i consolari, e di 9 i pigliar le vendette dell ingiurioso procedere del tiran no verso Augastolo, in premio di che poscia e si gderebbe di ottimo diritto unitamente ai Gotti il 9 i possesso di queste provincie. A tali condizioni per9 tanto avuto il regno d Italia ne conservammo gli 9 9 statuti e la forma del reggimento con zelo non infe9 9 riore a quello di chiunque degli antichi imperatori } 9 9 n addur potrebbero gli Italiani legge alcuna, vuoi scritta, vuoi altrimenti, di Teuderico o di altro gottico 9 > monarca. Dispnemmo eziandio per riguardo al culto m divino ed alla credenza che i romani sudditi conser9 9 vassero il tutto nella sua integrit, n v ha esem9 9 pio sino ad oggi d Italiano, il quale di proprio vo9 9 lere o per noi costretto abbia cangiato religione, n di Gotto sottoposto a gastigo comunque per essere pas sato a quella fede. Tributammo in cambio onori som9 9 mi ai romani templi, nessuno avendo fatto unquemai

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violenza a quanti vi riposero lor salvezza. Eglino 9 9 finalmente esercitarono tutte le magistrature, n eb bervi mai a compagno uom de Gotti 5 e se havvi chi n possa iucolpare il dir nostro di menzogna prenda vi qui apertamente a confutarlo. Sotto i Gotti di pi fi non sr interdisse giammai agli Italiani di ricevere ogni fi anno S co n s o la to dall imperatore d Oriehte. In onla fi di tutto ci voi che non sapeste liberare P Italia fi mentre ponevasi a ferro e fuoco da getati dispietate 9 9 sotto la condotta di Odoacre, il quale malmenolla n non meno che per dtie lustri; voi, ripetiamo, cercate fi ora disturbarne i legittimi padroni. Uscitene adunque a con ogni vostra suppellettile e con tutta la preda. fi Voi prometteste, pigli a dire Belisario, modestia e n concisione nel ragionamento, ma siete stati prolissi, n e quasi aggiugnerei vanagloriosi. Zenone Augusto in fi conto veruno commise a Teuderico di guerreggiare n Odocre per lasciarlo quindi signore del regno d I talia, colla quale determinazione che mai fatto avrebbe fi se non se-passare quelle provinole da uno ad altro fi tiranno? ma per renderle nuovamente libere e suddite n del suo angusto dominio. Il Gotto poi avuta propizia * la sorte nell affidatagli impresa contro il ribelle, mostrassi quiudi pi che mediocremente ingrato non 9 restituendo P Italia cui si competeva. Ora, per dirla come la sento, v ha P egual misura di scelleraggine 9 tanto nel rifiutarsi a restituire di buon grado al vicino i possedimenti suoi, quanto nel rapirglieli di forza. Guardimi il Cielo del resto dal consegnare a chic chessia le terre d imperiale diritto^ che e bramate

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altra concessione, potete qui proporla, n Ed i bar bari : Viva Iddio che nessuno di voi osa accusare il n parlar nostro di menzogna ! Del resto per non mo strarci ora d animo contenzioso vi cederemo la Sicilia, fi isola cotanto grande, ricca e senza cui sperereste n indarno conservare franchi da ogni timore Africa. Belisario : E noi concederemo ai Gotti 1 intiera Brin tannia di gran lunga maggiore della Sicilia, ed io ti altri tempi ligia de R o m a n i, essendo giusto 41 ri cambiare co proprii benefzi! o favori chi merit di noi. n I barbari : Non v accontentereste tam~ 3 9 poco al proporvi la Campania, ed anche la stessa fi Napoli ? fi Belisario : Ai lutto che no} addiverremmo fi colpevoli se disponessimo delle cose d Augusto senza n ' il consentimento suo. I barbari : Ma neppure s% fi di per noi ci multassimo d un sacrosanto tributo da fi mandarsi ogni anno all9 imperatore ? Belisario : No fi certamente, limitandosi tutto il poter nostro a guar dare i luoghi ricuperati pel legittimo loro padrone. I Gotti: O r su, ti chiediamo almeno la facolt di fi presentarci al tuo signore per combinare -seco la n somma delle cose : ed in grazia di ci uopo stabifi lire un tempo, durante il quale rimangansi i due e* n serbiti in perfetta tregua, fi Belisario : Ebbene siavi accordato ; n porr mai ostacolo alle vostre buone fi intenzioni risguawlanti la pace, v Di questo modo ehbe (ine il colloquio, e gli oratori de1 Gotti avviaronsi ai campi loro. Nei giorni appresso da ambe le parti fu un continuo andivieui. per {stabilire la t r e g u a , ed alla vicendevole consegna di cospicui personaggi in istatico risolverono di apporvi i nomi loro.

LIBRO SECONDO CAPO VII.

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Copia di vittuaglia rimontando il Tevere apporta abbondanza in Rom a. Abbandonato dai Gotti Porto, Ceniurneelle (1) ed Albano entranvi i Romani. Belisario si f a beffe delle gottiche minacce; spedisce truppe nel Piceno> e promette guemigione ai Milanesi.

I. Durante queste mene le navi degli Isauri giun gono nel porto romano, e Giovanni co suoi perviene ad Ostia senza che uoui de1 nemici 5 opponesse loro o all afferrare o al piantar del campo. Non di meno per vivere sicuri nella notte dalle nemiche scorrerie sta bilirono cavare vicino al porto un1 alta fossa e farvi continua guardia' per turno : le truppe similmente di Giovanni s attendarono, fortificando anch esse il luogo col porvi alP intorno le carra. Dopo di che Belisario capitalo intra le tenebre ad Ostia con cento cavalieri vi narra V esito della fresca pugna e la tregua stabi lita cogli avversarli ; e cos prima di lutto incoratili, comanda poscia loro di mettere a terra il carico e di trasferirsi prontamente a Roma, a Del resto, aggiun geva, sar mia cura che tra via non abbiate ad in contrare pericolo di sorta V quindi retrocedette co9 primi albori. Dileguatasi appena la notte Antonina chiam, a consiglio i duci per deliberare sul come tradurre nella citt le vittuaglie portate. Ed in vero sem brava questa assai grave e malagevole imprtoa, tulli i (1) Gvitarecchia.

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buoi essendo rifiniti dalle precedenti fatiche e mezzo morti ; non aveavi tampoco sicurezza nel trascorrere colle carra per anguste vie, n poteano pi valersi delle barche fluviatili come per lo innanzi, imperciocch il sentiero a mano stanca del fiume, insidiato dai gottici presidii come scrivea, era intercluso affatto agli impe riali. In quello poi a destra presso alla ripa non v ha orma di piede umano. Dato di piglio adunque ai palischelmi delle navi maggiori e munitili all intorno con alte tavole, a fine di guarentirne i condottieri dalle of fese delle nemiche saette, pongonvi sopra, giusta la ca pacit di ciascheduno, arcadri, nocchieri,' e quanta mai salmeria vi cape ; quindi fei-mi nella risoluzione di na vigare a Roma pel Tevere attendono propizio vento, ed allo spirare di esso mettono alla vela soccorsi da parte dell esercito in cammino lungo la destra del fium e; gl Isauri intanto rimasi in gran numero presso del porto vegliauo la salvezza delle navi. N per verit coloro duravano fatica ad essere trasportati laddove il finme percorrendo retto consentiva l alzare dlie . vele, ma nelle sue sv olte, ove appunto la corrnte acquista maggior im p e to , inutile riuscendo il vento a spigner oltre, i nocchieri ben bene sudavanto per vncere co remi la veetneuza dell acqua. I barbari in tanto seduti ne1 loro campi gaardavansi da! ritardarli o pel timore del pericolo, o per ferma credenza eh e da questa via affaticherebbero indarno per condurre alla citt vittuaglia comunque } soprattutto e non vole vano essere accagionati di froda se temerariamente o sedotti da frivolo motivo distrutta avessero la speranza

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di tregua convalidata dalla promessa del condottiero. L aonde quanti erano a dimora nella citt di Porto veduta la bene ordinata navigazione de1 Romani stavansi inoperosi lunge dal farvi cootro, ed attoniti per co tanto ardire. Dopo che i marini a furia di simiglianti trasporti ebbero deposto in Roma tutto il carico dell^ avi a loro buon grado, volgendo P an no di gi al ver nile solstizio, prestamente fecersi indietro colle navi$ ed il resto della truppa entr in Roma, ad eccezione di Paolo, rimaso cou una schiera d Isauri a presidiare Ostia. II. Furono poscia da ambe le parti consegnati gli statichi : dai Romani Zenone, dai Gotti Ulia uomo non ignobile, patteggiando insieme di cessare per tre mesi ogni maniera di offesa ; intanto riverrebbero gli ambasciadori da fiizanzio colle imperiali determinazioni : che se una delle parti in questo iutervallo osasse pro vocare P altra con oltraggi, non si dovesse per ci im pedire agli inviati di restituirsi presso la gente loro : cos gli oratori de9 Gotti accompagnati da romana scorta pigliarono la via di Bizanzio. Dopo di che il genero di Antonina, lldigero, capit dalP Africa conducendo gran novero di cavalieri, ed i Gotti di presidio nel castello di P orto brulli di annona, tant era la romana severit nehP impedire al nemico di ritrarre dal mare il pi lieve conforto di vittuaglia, ebbero da Vitige la permissione di abbandonarlo per tornare ne proprii campi, ed alla costoro andata entrovvi Paolo cogli Ispuri a stanza in Ostia. N per altra cagione, vo dire la diflalta de cibi, i barbari sotto que d levaronsi da Centumcellc

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marittima citt della Tuscia, nobilissima, grande, assai popolosa, e lontana da Roma, all occaso, dugento ottanta stadii. Fattivi si pertanto glimperiali molto a o crebbero con essa le forze l o r o , e vie pi ancora impossessandosi non altrimenti della citt d Albano, rinipetto alla parte orientale di Roma, evacuata di fre sco per fame dal nemico. Merc di che inviperito costui forte bramava di rompere gli accordi coll apporre alla fazione contraria qaalcbe frode ; al qual uopo manda a Belisario oratori, i quali querelandosi di sofferti oltraggi in violamento della tregua, adducono che avendo Vitige chiamato la guarnigione di Porto a nuovi destini, funse di subito occupato il castello d a Paolo e dagli Isanri ^ cos pure fingono querelarsi della egual cosa per ri spetto a CentumceKe ed. Albano, aggiugnendo che non lascerebbero invendicato il torto se non venissero quanto prima restituiti loro i prefati luoghi. Ma il duce accom miatali con irouico riso e col nomare vano pretesto le udite doglianze, non avendovi chi ignorasse il vero motivo per cui ritrassersi da q u e luoghi } dopo di che vissero diffidenti gli uni degli altri. In processo di tempo Belisario vedendo Roma abbondante di truppe mandonne schiere ne dintorni a qualche distanza dalle mo ra, e sped Giovanni figlio della sorella di Vitaliano a svernare cogli ottocento cavalieri da lui comandati pres so Alba citt del Piceno ; e ve ne aggiunse altri quatirecenlo di quelli sotto Valeriane, aventi a capo il costui nipote, da parte di sorella, nomato Damiano, ed otto cento valentissimi suoi pavesai, datone il reggimento a due propri* lance Sutau ed higan, subordinando anch

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esse in tutto e per tutto a Giovanni, il quale dovea ri manersi tranquillo sino a tanto che vedesse il nemico fedele agli accordi; ove poi questo rompesse la data fede e trascorrerebbe alP improvviso e di fretta con tutte le truppe V agro Piceno, senza posa recandovisi in ogni luogo, e prevenendo colla sua velocit la fama stessa ; n v1 incontrerebbe grande opposizione non avendovi col quasi pi ucfrnini, condotti nel mas simo lor numero alla volta di Roma dalla guerra : do vunque poi e s avvenisse a nemica prole, femmine c danaro, metterebbe a sacco il tutto portando nella citt prigioniere le donne ed i fanciulli, ma ben si guarder dal recare il menomo danno ai Romani privi di stanza. Inoltre ove desse in luogo custodito da militare presidio^ rafforzato perci dall7 arte e dalla m a n o , imprenda ne con ogni suo mezzo la espugnazione, ed impos sessatosene vie meglio p roc ed a; che se la difficolt delP impresa non v* acconsentisse , ritirer ssi o far ivi dimora, non dimenticando sovrastare gravissimo pe~ ricolo a chiunque passa innanzi, come le pi fiate ac cade, trascurando le non vinte munizioni da tergo: attenderebbe quindi a difendere, s dai Gotti persegtritato, ed a conservare intero il bottino da partirsi in buona fede con tutto P esercito, e ridendo aggiugnea : Imperciocch non vuole giustizia che mentre gli tini r > affaticano pel disperdere le pecchie, gli altri colle mani alla cintola godano il ricolto miele. Dopo questi comandamenti fe partire Giovanni e Ite truppe. IH. Di que9 tempi Dazio vescovo di Milano ed al cuni ragguardevolissimi cittadini venuti a Roma cbie-

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g u e rre g o ttic h e

devano a Belisario un piccolo aiuto di truppe, dichia randosi, ottenendole, in forze sufficienti per togliere di leggieri ai Gotti e restituire alP imperatore non pur Milano, ma con essa tutta la Liguria, nella quale ergesi la mentovata citt posta quasi di mezzo tra Ravenna e le Alpi a fronte della Gallia ; cosicch da quinci e da quindi potrai giugnere a lei con otto giornate di spe dito cammino. Milano al disotto di Roma per gran dezza, popolazione e ricchezze, ma primeggia sopra ogni altra citt delPOccidente. 11 dace promise di ren der paghi lor voti, e pass in Roma il verno. CAPO V ili.

Uccisione di Conslantino assalitore colla spada in pugno di Belisario dopo un costui precetto di restituire V iniqua mente tolto.

1. Tali eran le cose ; ma la fortuna, invidiosa de Romani al mirarne i pi che felici progressi, ordiva lor contro sciagure, e venuta in desiderio di mescolare un che di sibistro colle tante prosperit loro, macchi nava discordie per frivolezze tra* Belisario e Conslantino, delle quali ora mi far a narrare da imo a sommo la istoria. Un Romano di nome Presidio e di non abbietto sangue, nella sua dimora in Ravenna era guardato con occhio bieco dai Gotti alP epoca delP apprestamento delle armi eontro Roma ; il perch egli sotto pretesto <T una gita alla caccia e senza comunicare con uomo del moudo il suo divisamente campava di l 400 por tando seco de9 sjQoi preziosi arredi che due pugnali con

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guaine adorne di molto oro e di bellissime gemme $ ed arrivato a Spoleto prima d entrarvi colla compagnia si tolse gru dalla strada avviandosi a un tempio fuor delle mura.'Constantino di stanza col all udirne, chia matolo in giudizio si fa cedere innanzi tratto ambo i pugnali, mandandovi a tal uopo un Masseuziolo suo pavesato. Addoloratosene colui di botto corre a Beli sario in Roma ; dove non guari dopo capit lo stesso Constantino, istruito dagli esploratori che I esercito nemico avvicinava. Ora infinattantoch gli affari impe riali stetterei avvolti nell incertezza e nella confusione. Presidro tacque, ma veduto di poi la citt audare colla meglio e gli oratori de Gotti calcare la via di Bizanzio, come nrrava, e di frequente visitando il duce e ram mentandogli il torto sofferto, istantemente pregavalo eh e gli rendesse giustizia. N con tnioor frequenza Belisario tantosto di per s, tantosto coll7 opera altrui rimprocciava V incolpato, insegandolo purgarsi dalla iniqua azione e dal turpe nome procacciatosi con essa: ma uopo dire che al reo sovrastasse la morte es sendoch egli schernivasi mai sempre di q ae?*rabbuffi, e si pigliava giuoco dell offeso. Tal giorno alla fine Presidio scontratosi in Belisario, mentre qusti cavalcava nel foro, e dato di piglio alle redini del cavallo ad. alta voce lo dimanda se comportino gP imperiali sUtuti che un disertore dei barbari, venuto a lui supplichevole con animo di seguirne le parti, sia per istrada violen temente spogliato di quanto ha seco. Tutti i circostanti allora, n eran p o c h i, gl imposero con minaccevole tuono di ritrarre la mano dalle redini, ma egli Off

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g u erre

g o ttic h e

abbandonolle che riportata dal condottiero parola di tor nare al possesso delle sue armi. La dimane pertanto il generale convocati in una camera del palazzo Constantino e molti altri duci e riepilogato P occorsogli uel d antecedente esorta il reo alla restituzione de pugnali. Costui rifiutandovisi manifest il suo animo di volerli piuttosto le mille volte gittare nel Tevere, che restituire cui si spettavano. Alla quale risposta Belisario tu tta collera lo addomanda s e1 non riconoscasi a lui suggetto ; e quegli prometteva in ogni altra cosa cieca obbedienza, giacch era cos piaciuto all1 imperatore ; ma non piegherebbesi mai pi a quel comandamento. Alle quali proteste ordinato da Belisario che s intro ducessero le sue guardie, Constantino dijrizzgli le se guenti parole : Ebbene mi vuoi morto daltem aui loro? Mi guardi Iddio, il duce, ma eh9 e9 costringano Massenziolo tuo pavesaio, il quale d te comandato n carp que pugnali, a ritornare a Presdio il toltogli x mal suo grado. Nondimeno il colpevole fittosi in capo che attendevalo pronta morte, pens segnalarsi con: qualche grande impresa prima che si desse principio a1 suoi patimenti } nudata pertanto la piccola spada che pendevagli dal fianco vibr d improviso un colpo sul ventre di Belisario, il quale impauritosi r in c u l , ed abbracciato Bessa, al suo fianco, sen parte. Vuole se guirlo Conslantino ancora tutto ribollente d ira, quando Valentino e Ildigero, spettatori del fatto, presolo per. la destra T uno e per la manca 1 altro, il ratteDgeno' seco. E ntrate in questa le lance giusta P ordine avuto, dal condottiero, levano di forza dalla mano delP assalir

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fro il ferro, e quindi altamente fremendo alt t a rp a n ne la persona, guardandosi pel momento dal g a s s a r l o in riverenza, a mio credere, dei personaggi ivi raccolti ma condottolo non guari dopo altrove d ordinp di, Be lisario lo mettono a morie. Questa, (a sola azione del condottiero per verit non assolutamente onesta, n degna d un animo liberale ; quando in cambio mai sempre ebberlo tutti esperimentato umanissimo : forz^ adunque ripetere fosse battuta 1 ora estrema di :C}on^ stantioo. C A P O IX.
Tentativi de9 Gotti per impossessarsi di Roma col mezzo cCun acquedotto; ma dopo vani assalti ora in palese, ora pro ditriamente dati, vien meno ogni loro speranza. - Gastigo da Belisario imposto ad un traditore.

I. In epoca non molto posteriore i Gotti bramosi di macchinare contro le mura d Roma c ^ r p n o da prjma alcuni militi in un acquidotto prosciugato sul cominciar della guerra : or questi con lumi e fiaccole in mano procedevano lungo quella via in traccia d una efttraU nella citt, quando per tal apertura, di cui an davano fornita la volta non lunge dalla Porta Pin ciana, una delle costei guardie al vedere,;! insolito chia rore narr la cpsa ai coipppgni, i quali, poich la fab brica del canale npu elevavasi^da terra, congetturarono essersi gli occhi dj lui avvenuti a quelli di pu lupo, scintillanti come fuoco, nel mentre che questo passava
Potopio , tom . I L

la

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di l. I brbari intanto pel sotterraneo sentiero pcrve* noti nel mezzo dell1 abitato/dove appunto riscontrava!! ceri9 antica uscita vicino alto storto palazzo, diedero in un artefatto ostacolo, di guisa che non v9 era modo n di proceder oltre, n di salir suso; e questo prov vedimento con saggio consiglio fu ordinato da Be lisario al principiar dell9 assedio, come io scrivea nelr antecedente libro Queglino adunque cavatavi mia pietra stabiliscono di retrocedere, e tornati da Vitige gliela mostrano coll9 esatta riferta del luogo ov9 essa giacea ; e il re consulta coi principali de9 Gotti intorno alle ordite insidie. Il d vegnnte paduto di nuovo il discorso tra le guardie della porta Pinciana sul sospetto del lupo e giuntane la voce alP orecchio del condottiero, questi vi ferma la sua attenzione, e tosto comanda che i pi coraggiosi guerrieri dell9 esercito con Diogene sua lancia interninsi nell9 acquidotto per eseguirvi pronta mente diligentissime ricerche. In effetto costoro tratto tratto rincontrano per quella sotterranea via le goccio lature delle lucerne, le smoccolature deWe fiaccole ne miche, e fin anche il luogo donde i Gotti aveano svelta la pietra; dopo di che fannosi indietro. Il duce, com9 ebbe udito la riferta, guern l9 acquidoso di valenti gurrieri, ma gli altri, avutone qualche indizio, rrtrasSersi dalla sventata impresa. II. I barbari quindi risolverono di assalire aperta mente le mura , e scelta P ora del pranzo dirigonsi verso la porta Pincian all9 imprevista degli assediati, e muniti di scale e fuoco, tutti ricolmi di speranza che piglierebbono al primo attacco la citt, non avendovi

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da quella banda frte difesa. Ma Ildigero quivi di guardia co9 suoi (toccand per turno quella fazione ad ognuno di dci ) non appena ebbeli veduti inoltrare disordi nattnehte, vaporo incontro e' li combatte cos appunto cm erano aHa rinfusa in marcia, a dura fatica a sba ragliarli e farne strage. Da ci- nacquero, n raro il caso, grida e (multi entro le mura, al che i Romani accorsero da ogni parte a ributtarne gli assalitori, ed i vinti non gttari dopo colle trombe nel<sacco retroce dettero ai loro campi. Vitige appigliossi ancora una volta alla frode per dare il guasto a Romar essendone fa cilissima da quivi 1 espugnazione in causa della Vuoila sua vicinanza alle ripe del Tevere. Concios&iacli gli antichi Romani , fidatisi nell* ostacolo intramesso dal fiume, aveanvi fabbricato con tanta negligenza le m u ra, che bassissime le Vedevi del tutto sguernite di torri. E tanto pi nutrivano lusinga d impossessarsene con ogni agevolezza, in quanto che guardate da scarso numero di gente. Il re gotto adunque persuasissimo dlia impresa instig con danaro due Romani domici liati presso il tempio dell apostolo Pietro a vigilare dopo il tramonto, portando unotre piena di vino, i cu stodi l di stanza, ed a mescere loro con ogni mostra di sincera amicizia; n ancor paghi passino assiti insieme la n e tte in beverie, versando nel bicchiere> ad ognuno di essi ii sonnifero da lui avuto. Intanto dall opposta riva egli tenera gi in pronto i guscii per tragittarvi s pra, non appena le g n a idre fossero vinte dal sonno, turba di barbari forniti di scale e d ogni altra ccorrenta per venire alla esp u g n a to n e delle mura. At-

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tel eziandio 1 esercito coila mente di v^lers^ne; poscia ad occupare V intiera citt.' O r a volendo ilN u m e che i Romni andassero liberi da tanto sinistro fa s i c b e P uno degli imbecherati da Vitige col dabaro a d ^ p i a nargli la via al tradimento corresse di per s ad appalesare la trama a Belisario, senza p*rdna*la neppure al compagno, il quale messo alla tortura disvel quanto da lui attendevasi, ed insieme trasse fuori il narcotico avuto dal re. In pena del tradimento il duce fattogli mozzare il naso e le orecchie e /postolo su d un asino mando Ilo al campo nem ico; dove ginto i Gotti bea compresero che Iddio opponevasi ai loro .disegni, e che vano riuscirebbe mai sempre ogni conato per impadro nirsi di Roma. CAPO X.

Giovanni, messo a ferro e fuoco il Piceno, occupa Arimino. Riceve un messaggiere da Maia sunta consorte di Vitige. Sconfitta de9 Gotti nell9abbandonare V assedio di Roma.

I. T ra questo mezzo Belisario comand, scrivendq a Giovanni di eseguire gli rdini avuti.; e questi pigliati seco duemila cavalieri, scorrazzando per lo largo e lo luogo il Piceno cominci a predare dovunque avvinivasi, ed a condurre in ischiavit la prole e le ipogli de nemici. Fattoglisi di pi ipnanzi Ujiteo 210 di Vi tige (1) alla testa d un gottico esercito, lo vince ed uc cide, sterminandone pressoch tutta la soldatesca: dopo
(1) Da parte di medret Egio.

LlRO SECONDO

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la quale strage nessuno ebbe pi ardimento* di provo carlo a battaglia. Giunto ad Aussimo (1) citt vennegli avviso rb e le mura di lei racchiudevano ben deboleppesidio, ma vedutala fortificatissima ed inespugnabile, po sto in non cale ogni pensiero d assedio, prosegu okre^ n divrsamente comportassi colla citt di Ur}jino.Quia* di calc la via di Aritnino (2), lontana da Ravfcnn,;i| viaggio unr giorno , ed al suo avvicinare i Gotti quivi di gwevnigtone, mal sicuri dei Romani che aveanVinfetv ni ala dimora, migrarono velocissimamente i n Ravenna. OosoGvbvanni occup Arimino lasciatisi da tergo d* m i c U i tAuswtoo e di Urbino, non perch avesse dimen ticato gli 'ordini di Belisario, o fosse addivenuto scon siglia tatuo ttt<*<ra d a ce, avendovi a un tempo in lui co* raggio prudenza ^ ma s bene opinava,red.il fatto venne 4 confermarlo, che i nemici al primo , anrviso del romano esercito in vicinanza di Ravenna, temendo guai per 'questa citta, s*rebbousi levati dall assedio di Roma. N male; s appose* Gonciossiach Vitige e i a gente sua non. appena divoratasi l eptrata di questo duce in Arimino, cadendo in gravissimi timori sul conto di Ravenna, metto** bala del fato tutto il resto^ coni dif ferirono la partttza loro, come sono per dire, un solo istante ; cos Ur gloria di Giovanni, assai grande.anche in prioria,* acquist lustro maggiore. Egli, pqr natura d' animo coraggioso e s e n t i s s i m o a cimentarsi ne pe ricoli^ di peiv s stesso metteva in opera i suoi piani, e (1) Osirao. (a) Rimir.

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non la cedeva ad alcuu barbaro, vuoi pur oleato, nella continua tolleranza della fatica e d una frugalissima mensa : tale era Giovanni. Matasunta, volgendo a lei il discorso, moglie di Vitige, grandemente avversa al marito e addivenutagli mal suo grado consorJLe, non s tosto riseppe 1 arrivo di Giovanni in Ari mi no che, tri pudiarne per la contentezza, ioviogli occultamente un messo incaricato di combinare le noaze tra loro, tan tosto libererebbesi, per tradigione, del vivente marito. II. Duravano tuttavia queste occulte mene della regina col duce, quando i Gotti udito il caso di Artmioo, soffereudo gravissima diffalta di vittuaglia e prossimi alla fine dellarmistizio trimestrale, partironsi avvegnach di nulla sapevoli intorno agli spediti oratori. L anno volge a di gi al vernile equinozio, consumatosi tatto, uditamente ad altri nove giorni (i), nell assedio, allor ch i barbari abbruciate per intiero le proprie trincee batterono coi primi albori la ritirata. I Romani vedu tane la fuga tenevansi tra due sul partito da preudere in quell emergente, avendo qua e l spedito, il maggior novero de9 cavalieri, come test riferiva } n credevansi di forze eguali alle copiosissime truppe nemiche. Beli sario non di meno armare sue genti, pedoni e ca valieri, ed allorch olire la met de Gotti ebbe va licato il ponte, usc.della porta Pinciana coll esrcito, dove si venne alle prese colla medesima ostinazione, che segnalato avea tutte le precedenti battaglie. E per verit al cominciar della pugna i barbari difendendosi
(i) Il Cousin legge un anno, nove mesi ed alcuni giorni.

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coraggiosamente ebbero d arrecarono altrui non poca strage. Imperciocch volendo ciascheduno essere il pri mo a valicare il ponte, affollatisi in angustissimo spazio v incontrarono le pi disastrose sciagure, avendo morte dalle armi proprie e da qoelle della contraria fazione, senza ridire i molti che dal ponte cadevano gi nel T e vere } il resto precipitosamente raggiunse coloro che di g i e r a n passati. In questa battaglia Lo agi no isauro e Mundila, asiati di Belisario, coprirousi di gloria, 1 ultimo pot cavarsela sano e salvo ucciso eh ebbe quattro de barbari in singoiar tenzone } ma I altro, al cui valore soprattutto uopo ascrivere la fuga de Gotti, vi giunt la vita, lasciando grandissimo desiderio di s alle armi romane.
CAPO XI .

Vitige presidia molti luoghi. Provvedimenti di Belisario in Arimino, I l fortilizio Pietra espugnato dagli imperiali, Inob hedieni di Giovanni ad un comandamento del suprtnio duce,

L Vitige ricalcando co7 rimasugli dell esercito la via di Ravenna muqt di presidio tutti i luoghi idonei, popeodo in C lusio(i), citl dei Toscani, il duce Gibim^re con mille armati, ed altrettanti in Urhivenlo (2) sotto gli ordini di Albila, uom de Gotti. In Tudera (3) fe ri* (1) Chiosi, sede una volta del re Porsena. (a) Urbino, capitale del falcato dello stesso nome. (3) Todi, nell' Umbria.

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manere Uligishlo con quattrocento militi, e nell7 agro de Piceni guardossi dal rimovere i quattrocento ividi stanza a guetaigione del castello Pietra. Iu Austtmo, citt superiore ad ogni altra di quella regione, col* loc quattro mila Gotti, fior dell9 esercito, cui presiedeva Utsandro valentissimo dce} ed in Urbino duem ila e o a Murra* Hannovi di pi due castelli, Cesena e Montefe? retro, ed in ciaschedMO di essi lasci cinquecento mi tili per lo m eno; dopo di ebe ritto sen corse alla volta di Arimino col proposito di assediarla. Ma Belisario non appena veduto il nemico abbandonare i contorni di Roma avea spedito' lldigero e -Martino cop mille in arr esone per altra via a fine di prevenirne a marce for* zate 1 arrivo in quella citt, e di costrignere Giovanni colle sue genti a tosto sloggiarne; affiderebbero po scia la difesa di Arimino a molti valenti militi cavati dal castell nomato Ancona^ solo due giornate da ivi lon tano, posto sul Ionico seno, e del quale erasi poco prima impadronito mandandpvi Couone alla testa di non poca isaurica e tracica soldatesca. Di questa gui^a ope rando sperava che le superbe schiere deGotti al rimi rare Arimino presidiato da soli duci e fanti d uba non grande riputazione, mai pi sarebbonsi abbassati a cin gerla d assedio e, messala per dispregio in non cale, diritto e senza indugiamenti trarrebbero a Ravenna, ove, se pigliassero a tenerne i passi, ben sapea avervi annona da alimentare lungo tempo i fanti, e potere i due mila cavalieri colle altre truppe seprrazzando al di fuori essere di grave molestia al nemico, e pi di leggieri costringerlo a levarsi di l. Con tale divisamento

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egli copandat e prefate cose a Itdigero e Martino, i qaali cavldavado prestamente'la ViaFlathinia lscirido per luogo tratt indietro il nemico. Imperciccb questo, oltrd ritardato1 ^dalP immenso numero, dovea fare pt* tango cammin taoftf* a cagion" dlta carestia di vittoglia; qant per evitare^ i lughi m u n itr della Vr Flaminia, sapendo i n n i a n o deRofnani, cme scrivasi, Ntfrrii^Splto Perugia. l l ;k e*ttidhe truppe astalfartoo frartsiforiam^nt il fcatHo dv Petra. Qufesto frtiFizitf o pfa della natur, ifondfclPttrtV} ! 1rtissima strada chfe vi cohduce h l aqt' fl1 1destra d un fiume cotanto rpido quanto < i up d iriipedtfne comunque il valicamento; Da smi* sita *g)f vedi sovrastare una nipe sfcbs'cesaed elvat per dtod* tile avvi gente alla1sttfttfit u iti riihi* randola dabbasso non sembraeccedere la taglia de pic colissimi ugelletti. In altri ttpi procedendo non t i apprstontaV alctin p'ass, da che 1 estremit dfella tupe aggmgneval* alveo del fiume, dove pervenuti non v* era m e z z o d inoltrate. Laonde i nostri antenati prtugiatala costruironvi un usciuolo, e chiusa la massima pWe dell altro accesso n ebbero, serbando la sola nuova apertura, un naturale fortilizio, che nomarono con adatto vocabf Pitra. D principio adunque Martino e lidigr assalendo 1 altra porta nulla ottennero col foltis simo saettamento loro, sebbene il barbarico pj\e$jdio non v opponesse la minor resistenza. Di poi inerpica ti sullo scosceso tergo della rupe cominciarono a lan ciar pietre cotitro de Gotti, i quali trepidanti ripara rono ne luoghi coperti, e ritnaneanvi inoperosiVAIIorai

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GUERRE, GOTTICHE

Romani, vedendo aflsalto Ululile il giltar delle pietre, di vi taro oo coll uaito sforzo di molle braccia rotolare so pra le sottoposte case massi d enorme volume; questi per poco che colpissero alcuna parte dell9 edificio v ar recavano grande scossa con ti cuore gravissimo delle bar bare genti rinchiusevi, merc di che esse teudendo lor palme a que del|a porta s arrenderono insiem col ca stello al nemico, avuta la giurata promessa di a n d a r n e salvi de)|a vita passando agli slipendj romani sotto di Belisario. Ildigero e Martino pigliaroune molti seco per condurli laddove erap diretti colle truppe loro, mesqolapdoveli senzA distinzione alcuna; ed il resto unitamente alle donne ed alla prole rimasero in custodia della romana guernigione. Proceduti quindi sino ad Ancona e levatavi gran parte de1fanti ivi di, stanza giungono col terzo giotno ad Arimino, e vi comunicano le intenzioni del supremo duce. Se non che Giovanni rifiutasi di se guirli, e volle pur anche ritener seco Damiano con qu^ttrpcenlo armati; posi quelli, depostavi la pedooaglia, ne partjpqqo prontamente in compagnia delle lance e de pavesai di Belisario. r CAPO XII.

Arimino assediata dai Gotti. Generoso provvedimento e ser mone di Giovanni. Il presidio spedito da Belisario ai Milanesi apporta a Genova, combatte al Ticino dov* spento Fidelio prejeIto dell* annona. Teudeberto re def Franchi manda aiuti ai Gotti. Questi assediano Milano.

I. Npn guari tempo dopp Vitige con. tutto P esercito approssimatosi ad Armino ed alzatevi le, trincee Io asse-

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d io r o$lruita quindi in fretta una torre di legno pi Ita d im e n i co quattro mlte al disotto feoela condurre 1acU dove 'il tauro sapprefentafa pi agevola da spugnare; d; acciocch j < suoi non venissero incolti da sciagura si mile^a quelia provati nel romno assedio non fece uso nel trasportarla di buoi aggiogati, ma uomini ascosivi nel1*iqArao con le mani loro davanle moto. Aveavi di pi entrai una larghissima scala per cui a tutto bell1 agio salire; loodestav ansi tutti pieni di fiducia che raccostare la trre allei mora e l impossessarti de merli, arrivando a qtw itila iom k delia macchina, senza una fatica al mofidoy sarebbe l ic o s a stessa. Proceduti eoa tale artifizior il comparir delle tenebre persuaseli di abbandonare ler/metnbra al riposo, tutti vi aderirono, dopo aver mevatriguardie alle torre, nella ferma persuasione che u^ ottimo successo coronerebbe la meditata im presa!, itapercioecb nessun ostacolo, salvo lina piccolissimaiaesa^ avifrapposto. J L I 1 pensiero della futura strage col nuovo di tenue agitatissimi i Romani io quellanotte, ma Giovanniintre* pido e supejrioF a d Ogni pericolo escogit simigliante cosa;rOrdinato al presidio di starsene entro le mura, egli con glMsaurk, forniti di.aappee di altri opportuni stro tri enti, all iinpensata delP universale tra le pi dense tenebre uscito della, citt comanda a suoidi profondare silenziosi la iotssa.; epiesti obbediscono, quanta terra scavano tanta accumulatone sul margine dijei prossimo al muro, formaddvi quasimente una seoonda parete. Cos, tenen dosi bene ascosi al nemico tutto immerso nel sonno, ri* ducono i n brev ora l* scavamento di regolare altezza

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e lrgi|ezza; ia ispecic3 laddove agevole essendo 4 * 'espu gnazione del raUrai (barba ribellai to rte avrebbovindatto l as&alto. Avanzatasi vieppi U i a c tt e i nemQ^fatti><f corti'dell operato.scagliaosiicontros aiaappalori^i quali presto riparia a d ir a la oill avendo ottimaihent&eonir piuto l intrapresa Ja% ono.<tAUQ spuntare del giornq *> tigp rimirata l opera) da Romani.,,d a n d o < pel.dispia cere i*eJle fa riempilo i>di morte alcuni; oustodi, m fermo nel-pensiero di condurr * termine sua gestaiwrdib-ai Gotti di.<gitlare all istante-uell a fossa molti fasoi dii le* gne poti quindi trascinarvi sopra la 'Itomi Esegttiseonsi i fedii conquidi:ea> agi diligeoza avvegacb la)iger* nigiooe dal muro, vi si apponesse fortemente^ I m a l a catasta.) del le lagne aggravata dal ; pesa della 3 svrap* posta rBole, co in? era il caso, affond. (Allora <i bar bai!! giudicando insuperabile ostacolo quellotdi spignoro innanzi V artifizio .loroypoich era molto crescavi a Verta laddove i Romani, giusta il defctoy aveano accumulato^Ia terra, e temendo non il nemico tra le tenebre 'della! pros sima'notte con una sortita appiccassevi faoco, la twcinarono iadietro* Ma Giovanni risolato di opporvisi eoo tutte le forzes arma i soldati, e raccoltali a parlamento cosi faMella ;. ^Mqssi a tale repentaglio, o miei commi* n liloui, sa v ha ira voi cui sia caro il vivere ed il rive* dere finalmente i suoi iu patria, e' sappia innanzi tutto in nuli altro essere riposta l speranza di questi due beni che^nelle proprie sue mani; Egli < vero ch da principio.quapdD fummo qui :speditida; Belisario, l amore e il desiderio di molte cose1 ne indueevano n ad accingerci .di! buon grado allimpresa. Gonciossia-

i% g c h n o n pensqyam odisoggiaceread assedj sopra un w litorale * dominandone i Rofrtaw H agemini ente il mare; n uowsapebbesi pqtntopem*ffdfei^ che fos sinjo per vemre n 'coteintodi^rezzto^fe rmpfcri#W fewippc. Di pi e r a c i titook) ad imprenderti Ufftrttora l o d e di u n o t t i m o vitate a pro (d e l l r^pbblict, e*ta c e l e b r i t del l a f a m a ehe di ipoT'sndtfefelte ' ' ovUque d o p o i c o m b a t t i m e n t i . ; Ora^^pptfsitam^ntc, eofetriettfc di c o r r e r e q u e s t o aringo a 6n d rcansare la 4Wort^
LIBROSECONDO >
i n d a r n o s p e r er emmo- ' io t f Vl v e t f r & a l t f d a f t d vltrlla'tKH

ei non riscuoter minor ialtro ^chi d voi nutre'valore, se c o n p r e c l a r e a zi oni s accinga1 a farne' mostra* Ceiy t i s s i mo e s s e n d o c b e pan i vincrtofj de^pi* dfebli^M p o r t a n o gl or i a e rinomanza, nia quflfttfi* per grandez-i za d* ar i i mo e s c o n o vittoriosi d^ UH' n e m i c o superiore mi li ta r i a p p r e s t a m e n t i ; F r a quelli ctii pi s l a c u o r e V a m o r d el la vita ri portel a nn a' arma nidosi #r c o r a g g i o g r a n d i s s i m o profitto. E di' vero ohi- ha i s o m m a de l le c os e pericolante al hiaggror;segno, e p e ^ s e r v i r m i del c o m m i detto, sollapunta dei ooltellov <pial il : a s o n o s t r o , costui le piti: volte- 1 i'inviefce: s a l v e z za nel d i s p r e g i a r e i perigii(i). Trinfitoafcjr* d* !1 T e s o r t a z i o n e G i o v a n n i cohdwee fa truppe contro; ai bar*1 b a r i , l a s c i a n d o po c ; arte aita .custodia; dei1meVli ^quindi1 si vi e n e a d o s t i n a l i s s i m d Jp<igiay ttl i'Gotti' fanrio^ da principio> vigorosa remstnza; ma alla fine sniP annottare' ritraggono la torre ney lro* accatnpametttiv Idopon c*^
s t i a f o r t e z z a. Con tutta gl or i a di q u a l s i v o g l i a (i) Una salus nseris tulliani sperare salule/n*

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GUERRE GOTTICHE

tanta perdita di ben prodi guerrieri quaotp voltartene a persuadevi di pon pi tentare V espugnazione delle inttfa 4i: rimanerseue pel Umore inoperosi, restando lr0 4M*icae/ite la viva fiducia che la fame ; avrebbe eoatttto i) eteflHCO ad arrendersi!, c o n sapevli^ iM ti gi. difettava moltissimo di vittuaglia. IIMNou alt^imenli procedevano quell 4 bisogne quan do Beli*arjo,.sped mille armati, parte 1sauri e p a rte della Tracia^ cgli ambasciatori venuti .da ftt&pne^duoe dei prisii era Enne, degli altri Paolo, liundila poi scortato da pochi pavesai di Belisario comandava a tutti, ed avea sco Fidelio prefetto, del Pretorio^ iarperoccb questi, originario idi Milano ed autorevolissimo presso i L*jguhi? sembravi poter, molto giovare lacoompngiuuido L\eser#fyo.'Partitisi colie navi; dal porto, romana affyrFm'QQO B Genova, ultima citt della Tuscia edacoocissiima* stazjooe pe naviganti alla, volta :de Gallie degli Jipaiii. Lasciate qui le navi proseguono pedestri il cam mina, conduceodo sopra carra i loro palischelmj per to gliere ogoi indugio al valieamento d*1 6 u m e P o T e cosi ne todoano le opposte sponcjU* Passato il fibme e giunti a brevissimointervallo da Ticino (i) citt furono sfi dati >a brattagli A dai GotM veeuti. pieni d io o ra g g to e d in molto numero ad incontrarli. Couciossiach Aulii i bar-* b&ri,abitatori di quella regione aveano quivi trasportato, come luogo munitistiotio, tragrandi ricche&ze e messovi fotte?ptesidio. Fatta giornata^* Romani vincitori pagio%narono molta strage,al nemico iaggento, e per poco non (u Pavia.

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sintrodussero a a colpo nellaciu, lasciandogli appe na, tanta era la foga dell io seguire, il tempo flf chiudere le porte.. Al ritirarsi de-bftrbari Fi delio, andato in un tenpio adorare^ si; rimaneva indietro; laonde iutMH preso poscia a correre di tutta carriera, \\ cavallo h*j ginocchia toglisi preci pitsamerite lo blz&gi darcione^ Alla qual vista i Gotti, caduto essendo vicino alle mora, usciti della citt gli diedero morte all insaputa affatto degli imperiali; ma verniti norigari dopo in cognizione essi e Mandila della triste fine di lui, ne piansero ama ramente, e di l giuDti, a Milano rendonsene padroni con tutta la Liguria uon trovandovi resistenza di sorta. IV. Vitige, uditone, vi spedisce un grande esercito sotto gli ordini di Uraia,figlro dist>a sor eli ai avendo otte nuto di qoe* tempi dieci mila atisiliarjda Teudeterto r deifFrancbi, gente franca non gi, ra burgtpnzia (i), non volendo costui almeno apparentemente mostrarsi ingiu rioso verso di Augusto, e per i prefati aiuti finger vano marciare anzi di propria volont d elezione: otre indottivi da rcele comando* A Gotti aduhqee pigliatili ,io lor compagnia all imprevista de Romani arrivano a Mi-; la no, e formate le trincee cigonoe d assedio le mura;' laonde 1 presidioy mancatogli 'affatto il tempo di pijovve-* dere a sua vitay cominci subito a patir d annona. Ntf: eranvi tampoco sufficientimiliti alla custodia, avendo il'duc Mundil occupato le forti citt virine , quali Bergamo, Como, Novari (2.) ^ou altri castelli, e collo(t) Borgognoni.* (a) Notar*.

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GUERRE ?GOTlJlCJHE

eatevi udoierose guarnigioni, di ipatitera che egli stan ziava t Milano con Ebbio e Paolo eoo treceutoj guerrieri al semino; d i cittadini stessi per turno a* veano r incarico di vegliare alla propria difesa; lata pftssavoo le cose nella Liguria. Tennin il verno e con esso Tanno terso di questa guarda, che Prbcopia serivea.
C A P O XIII.
Belisario occupa Tudera e Clusio. Posizione di Ancona. Imprudenza di Conone. Strage degli imperiali. Venula in Italia d elf eunuco Narsete.

I. Verso lestivo solstizio Belisario marci contro Vi~ tvge e P esercito de Gotti conducendo 3eco lotte le truppe, delle poche allinfuori cui Tenne affidata la ciisto-* dia di Roma. Ora spedite innanzi a Tudera e Cliuio a l cune coorti, ohe avrebbe egli stesso di pOi raggiunte per: assediarvi unitamente i barbari, ordinava ioro di co struire intanto gli steccati. Se non che quelli, avutane la notizia, gli inviaffouo prima di por mano alla trom ba edrt alle armi ambasciadotr di pace colla promessa di arrendere s stessi, purch avessero salva lor vita, insieme colle due citt; ed al primo comparir di lui tennero la data parola, li romano dce peritato fe? co mando a tatti i Gotti ivi a stanza di trasferirsi in Nappli e nella Sicilia, e presidiato Tudera e Clusio procede colle sue truppe. In questo mezzo Vitige impose all al tro esercito diretto ad Aussimo e capitanato da Uacjiimo di unirsi ai Gotti col guernigione, per quindi piuo-

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vere tutti ad una cntro il ntemico dimorante in Ancona ed assalirvi il castello. II. Giace Ancona sn di rupe angolare e somiglian tissima ad un piagato cubito, donde ebbe il nome (i); distante non pi di stadj ottanta da Aussimo citt, della quale porto. Le opere del suo castello, an eti esse erette sopra una rupe, hanno solidit e sicurez za, ma le fabbriche al di fuori, quantunque moltis sime, non erano sino ab antico circondate da muro. Conone comandante del presidio appena ricevuta la notizia della venuta di Uacbimo, ned essere lontano, diede gran, pruova di sconsideratezza; imperciocch fit tosi in capo fosse ben poco i l procacciare la cnsensazione, del cartello, di quegli abitatori e del presidio, lasciollo quasich sppglio di tmppe, condottane la mas sima parta alla' distanza di cinque stadj, e postala in ordine di battaglia con uno schieramento non profon do ma largo per guisa da circondare tutto il pi del monte, come sarebbe il, caso d una partita di cbccia colla lungagnola, Costoro non appena Veduto il nemico assai maggiore eli numero vollaron le spalle, e eoa pre cipitoso corso camparono entro la rocca. I barbari in calzano quanti erano tuttavia per istrada, e vanno qua e l uccidendoli; altri di essi appoggiate le scale alle mura tentami e 1 assalto ; havyi in fine chi appicca fuo* co alle case poste al di fuori. I Romani antichi abitatori della citt stupefatti alla veduta di s orribili scene, aperta sin da principio una porticella v accoglievano gli
(1) Da * iyK0i, cubito, o piegatura del braccio.
Paocopto, tom. IL
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GtJERRE GOTTICHE

avviliti soldati in fuga. Ma quando presentarono! agli sguardi loro i barbari alle calcagna defuggitivi chiusero di botto V ingresso per tema non entrasservi alla rin* fusa gli uni cogli altri; e calando funi dai merli tirarono in salvo molti de loro, e tra questi Conone. Vi manc un nulla che i Gotti saliti per le scale non addivenis sero armatamano padroni del forte ; e di vero sarebbonvi riusciti, possessori gi dei m erli, se due valorosi personaggi, operando prodigj in tale incontro, non fos sero giunti a respignerli. L uno di essi, trace, avea no me Ulimo ; 1 altro, massageta, Bulguda ; il primo era guardia di Belisario, il secondo di Valeriano; entrambi poi erano stati tradotti, per non so qual ventura, sopra nave in Ancona. Or dunqtle in questa lotta e9salvarono fuor d ogni speranza quelle muro, clle rfpade ribut tando i barbari che salivano, e quindi ritirfonsi se mivivi per le molte ferite di che erano coperti i loro cor* pi. A que di Belisario ebbe la nno?a che Ifarsele con molte truppe era in carnicino da Bizahzio, e stavasi al lora presso i Piceotiui. Era costui1eunuco , prefetto del tesoro imperiale, d animo assai crudel e , contro la natura de castrati, dotato d un sommo valore. Egli conduceva seco cinque mila armati divisi in turine Sotto altri d u c i, in ispecie sotto Giustino' maestro de9militi per l9 Illirico , e sotto Narsete periarmeno, iu altri tempi disertato ai Romani col fratello Arasio (i), il quale in epoca da questa non molto lontana avea raggiunto Belisario con fresche truppe. Allo stesso eransi uniti
(i) V. Jib. I delle Guerre Persiane.

LIBRO SECONDO

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gli EriiK, nel ram er non maggiore .di due mila, aventi * condottici V itando, luet e Fanoteo.

C A P O XIV.
Antica dimora degli Ertili ; loro crudelt ven a gl* infermi ed i vecchi Barbaro costume delle mogli ne*funerali dei mar riti. Rodulfo re loro armasi contro ai Longobardi chiedenti ace , sfidali a battaglia e v 9 incontra morte y per divina vendetta, colla massima parte de 9 suoi. Ri tirata degli Eruli presso i Gepidi, quindi, imperante Ana stasio, presso i Romani. Sotto il principato di Giustiniano adorano Cristo ed abbandonano lor empie costumarne Uccidono U proprio re.

I. Or^ 4 i> qual gente sieno gli JEr^li, e come ve* Bisser 4 strigner leg a c o Romani. Eglino tal fiata JU inoravano di l dal fiume I&t#o, veneratori di molti Numi, che cercavano rendersi propixj con vittime urna* ne. Differivano assaissimo dagli altri popoli nelle usarne loro, estimando azione iniqua il prolungare la vita ai vecchi ed agli infermi, di maniera che ove alcupo de suoi aggiugnesse alla vecchiaia od a malattia, doveaegll stesso pregare i consanguinei che al pi presto lo to~, gliessero dalnumero de viventi. E quelli approntato al tissimo rogo epostovelo sopra, inviavangli tale depa^* sani, ma non parente, giudicando empiet il dare morti: al proprio sangue, armato di stile e coll incarico di ipe^ terlo a.morte. Ritornato 1 uccisore di subito incendiavano il rogo sottoponendovi fiaccole accese, ed allo spe* gnersi della fiamma venivan raccolte le ossa per seppel*

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GUERRE GOTTICHE

lirle incontanente nella terra. I trapassar* dei mariti le mogli doveano, iti pruova di virt e per conseguire una sopravvivente gloria, par esse terminare ben presto d i laccio la mortale carriera sopra la tomba del consor te ^ e rifiutandovisi aveanne disdoro dai congiunti di lui. simigliatiti leggi gli Eruli in epoca pi remoto stavansi sommessi. II. In processo di tempo cresciuti di numero e di forze sopra tutti i vicini barbari ed assalendoli alla spic ciolata riportavanne agevole vittoria e molto bottino. Istigati poscia dalla propria cupidigia ed arroganza renderonsi tributarj, contro la consuetudine de9 paesani di quelle regioni, i Longobardi, gi seguaci di Cristo, ed altre genti. Alla per fine venute ad Anastasio le re dini del romano imperio, costoro non avendo pi vi cini da guerreggiare, deposte le arm i, si rimasero ra pace, vi durarono tre anni ; se non che attediati oltre misura da tale inerzia dicevano sfacciatamente ogni male di Rodulfo loro m onarca, e chiamavanlo, accennandogli , vile -ed effeminato col! aggiunta p%r somma ignominia di altrettali improperj. Allora il r commosso da si gravi ingiurie divis portare le armi contro degli innocentissimi Longobardi non richiaman dosi di colpa vetuna, ma per solo capriccio ddl'animo suo. Questi risaputolo mandano chiedendogli suppli chevoli il perch e V inducesse a combatterli, bene infor mati di quanto andasse ognora per le mnti e per le bocche degli Eruli intorno aHa divisata impresa. Cb s eglino dichiarinsi frodati in qualche parte de9tributi promettono di subito ripararvi con grande usura ; se

LIBRO SECONDO >

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Jagninsi dlia soverchia scarsit di esse gravezze, sap piano che non arrecherebbe molestia ai Longobardi il pattuirne altre maggiri. L Ertilo porto orecchio a tali proposte in tuono minaccevole d commiato allVatnbasceria, e procede oltre. Nuovi o ratori, e con vie pi fervorose suppliche mandansi dalla stessa gente; ma dell egual maniera accommiatati, ecco arrivare una terza^ deputazione, la quale apertamente dichiaragli non doverti' senta offesa di erta impugnare le armi con tro d i loro, ed a quanti osassero assalirii a torio re sisterebbero non di propria elezione, ma costretti da gravissima necessit chiamandone testimonio il Nume, a d ttn coi cenno il menomo vapore basterebbe per ch: invanissero! tutte le umane forze. Volersi poi rite nere che qaesti, giustissimo, commosso dai motivi della guerra/aggiudicher da padrone intra* due litiganti la sorte di essa ; cos gl inviati ^ colle quali pa role opinavano d incutere temenza negli assalitori. Gii Ean^U >n iscapibio conservando gli animi loro affatto im perterriti durano vie pi fermi nel concepito divisameato. Schieratisi adunque gli eserciti di fronte una densissima oscura nube copr la parte del ciel so* pra le leste, de1 : Longobardi, avendovi per lo contrario aets serenissimo laddove stavasi 1 oste nemica. Donde potevasi .ben conghietturare da taluni che gli Eruli -andrebbeco, ad incontrare perniziosa battaglia. E di .vero sopra ogni altro funesto era il portento presen tatosi agli sguardi loro nell atto di venire alle mani ; tuttavia non badandovi per nulla pieni di sicurezza e di orgogliosissimo dispreizo assalgono il nemico, dalla

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moltitudine de suoi pronosticando la riuscita del com battimento. NeHa mischia si fa grande strage degli Ertili, e da lei non va esente lo stesso Rodolfo; gli altri tutti, dimentichi del patrio valore, dannosi alla foga ; se non che perseguitati anche in essa dai Longobardi mlti vi giuntati la vita, ed a beo pochi concesso di ridorai a salvamento. III. Dopo questa rotta gli Eruli, non avendo pi mezzo di rimanere hi patria e tosto abbandonatala, pr* seguirono lungamente il loro cammino con le doni* e l prole errando per tutte le piagge di l dalfiome Istro. Entrati alla per fine in quel gi tempo de9Rtrgii, venati in Italia coll esercito de G otti, vi fermarono stanta. Ora essendo quivi tutto incoltivabile deserto, sospinti dagli stimoli della fame partiranno dopo breve dimora per accostarsi alle frontiere de9 Gepidi, i quali dapprin cipio accordarono alle supplicho loro di averli per con*fidanti ed inquilini; ma poi si diedero a travagliarli cop ogni guisa di mali. Imperciocch e di forza impossessavani di quelle femmine, e predavanne i buoi e tolte ile altre suppellettili, n aveavi iniquit di cui non li rendessero vittime; e giunsero da ultimo a tanto che pigliarono a guerreggiarli sebbene affatto privi di colpa. Gli Eruli, perduta la pasienza, valicano il fiome Istro, i e chiedono premurosamente di occupare il suolo in vi* manza de Romani a dimora in quelle parti, ed Ana stasio a qne d imperatore (i) accolteli in umanissima (i) Eletto imperatore I anno 492 dell* era volgare, e morto nella decrepita et di ottantotto anni, dopo frentaiette di

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gui sa e c o n s e n t loro di al logarsi p r e s s o se n o n c h e tras corsi sce l e r a gg ini verso poch i anni o ff eso Romani, i co nf i na nt i le sue dalle

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t e r re; c o st o r o uc

vi s pe d u n

e s e r c i to , il qu ale us ci t o v i t t o r i o s o del l a pu g n a ne

ci s e m ol ti s s im o n u m e r o , e po tev al i b e n a n c h e di s t e r m i nar e se q u e sup erstiti n o n a v e s s e r o c hi e s t o s u p p l i ch e voli ai d uc i di s trign er l e ga per 1 a vv enir e c o R o m a n i , e di pr est are fedeli servigi al l i m pe r a t o r e . A n a s t a si o i n f o r m a to n e c o n d i s c e s e a tale pr o p o s t a , e c o s i p o ch i rimasi e b b ero s alvezza. E tut tavia no n f ur o no soci i d ei R o m a n i , e m o l to m e n o r i me r i t a r o nl i c o m e c h e sia d el b ene f i c i o . IV . A ll o r c h poi G i us t i n i a n o e bb e il t ro no (1) a cc o r d l or o uber tos is s i me terre, e i n d u s s e l i , fatti ri cchi c ol d o n o , a volersi tutti dich iarar e c o nf e d e r a t i d e R o m a n i e se gu aci della sua religion e . C o s e g l i no passa ti ad una p i u m a n a vita c o n illus tre p r o f e s s i o n e di f e de ro n o i cristiani d o m m i , e s pe s s e fiate ritto li v e d e m m o in c a m p o s o t t o gli d eru b ato ri d e vicini c o n tal e con abbraccia s oc i a l e di vessilli.

i mper ial i

M a a dir vero li troviam o a nc o r a de l t ut t o i n f e d e l i , e sf ro nt at a c upi di g i a cl i c p u n t o u o n ver go gn ans i del mi s fa tt o , o lt re di c he d a n n o s i in p re da a turpi c o n g i u n g i m e n t i n o n r i s pa r m i a n do u o m i n i e b estie; s o n o inf ine i pe g g i o r i de mor-

r e g n o , n ella n o tt e d a l l u n a fo lg or e, sendosi

al 9 l u g l i o

del 5 1 9 . Io

S i vu ole ch e

o lo sp a v en t o a v u t o n e , spento, dopo

tog lie ss e ai vivi, e s te m p o r a l e , in una

r in v e n u to

orribile

p icco la ca m era d el su o palazzo. (1) N e l l a n n o f>2] d e l l ora volgare.

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tali e bea degni delle pi tristi sciagure. Pochi in ap~ presso ne rimasero in lega co Romani, come ricordava negli antecedenti libri, essendosene gli altri tatti distol ti, ed eccone il perch. Gli Eruli mostrarono cotanto abbominevole e ferino veleno coutro il proprio monarca di nome Ocone che d improvviso l uccisero innocen tissimo, adducendone a solo motivo il non volere da quinci in poi andar ligj di alcun re; sebbene V eletto al trono loro, toltone il nme regale, non acquistaste agi e diritti maggiori di qualsivoglia privato , ognuno po tendo sedergli dappresso, partecipare della mensa di lui, ed a viso a viso in impudentissima guisa villaneggiarlo 5 n bavvi gente che li superi in vilt e leggi ere zza. i delitto segu di colta il pentimento, dichiarandosi inca paci di vivere senza re e senza condottiero:, pi volte discussa questa faccenda tatti convennero nella sentenza giudicata migliore, quella cio di chiamare al trono dal lsola di Tuie personaggio di regio sangne; che poi si valessero di tal guisa operand passo direttamente a narrarlo. CAPO XV.

Parte degli Ermli viaggia a Tuie. Psition* d i quesCisokt, ave nella state il sole per quaranta d non tramonta, e nel verno per altri cotanti non leva; il ritorno di esso vien ce lebrato con grandissima festivit. Costumante degli Seritifi ni. Religione de' Tuliti. Patte degli Bruii si procacia un re di Tuie, ed abbandona t imperatre . Giustiniano .

I. Gli Eruli vinti in campo dai Longobardi . partirou6i della patria, come ho detto, ed una parte ferm

LIBRO SECONDO

so.

stanza nell lllirio ; ii rimanente disdegnando valicare il fiume Istro and a stabilirsi nelle ultime terre del mon do. Questi comandati da molti di regale schiatta otten gono dagli Sclabeni il transito pe loro confini ; cara titi nata quindi una vasta solitudine giungono *ai Varai ; trascorrono poscia la Dania senza, incontrare opposi zione da qnelle genti. Di l fattisi all9 Oceano ed im presane la navigazione, afferrano a Tuie (i) e vi fer mano lor dimora. Tuie isola amplissima, dieci vlte maggire della Britannia, dalla quale a lei corre gran tratto di mare, e ne guarda la plaga aquilonare. Il pi delle sue terre incolto, e dove esse forniscono luomo debisogni della vita hannovi tredici numerose po polazioni sotto cotanti regi. Quivi ogni anno avviene singolarissimo portento, ed che il sole verso lestivo solstizio non vi tramonta per quaranta giorni, rimirandosi ognora dorante siffatto periodo illuminarne la superficie. In* cambio, dopo non meno di sei mesi ed all avvici narsi del vernile solstizi^ va lisla priva per altri qua ranta giorni della presenza di lui, ed avvolta in profonda notte^ laonde i suoi abitatori trascorrono tutto questo in tervallo di tempo in grandissimo cordoglio pi nti po tendo accudire al commercio ed alle cotidiaue loro fac cende. rae non di m eno, avvegnach mollo il bra m asti, non fu dato mai di. visitare quell9 isola per <is(t) Ora Islanda, .isola del mare di Germania, e f ultima conosci sta dai Romani neHOceano settentrionale. Le presfeatr geografiche cognizioni correggono quanto pn areni di fa voloso in questa descrizione.

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GUERRE GOTTICHE

sere spettatore delle riferte altrui. Ed a coloro cbe di l giunsero a noi tali furono l mie interrogazioni : Cosa mi narrate intorno alle fissate epoche del levare e tramontare del sole cbe producono il giorno ? E quelli mi risposero candidamente : Cbe pe mentovati giorni quaranta il sole non vi tramonta mandando o ra da oriente, ora da occidente sua luce agli abitatori, e quando, rivolto il corso e piegato verso V oriz zonte , fa ritorn l dove surgendo apparve compa iano lo spazio trascbrso eguale ad un giorno ed una notte, Giunto che sia poi il tempo di continue tenebre,' osservando attentamente i corsi della luna calcolano il numero de giorni, ed allorch quella lunga mancanza di luce ebbene durato trentacinque sogliono taluni ascen dere alla cima de monti, e da quivi al presentarsi comuuque agli sguardi, loro il sole tosto ne danno afe viso ai compagni rimasi gi dall e r ta , annunziando che tra d cinque l altro benefico torner ad.illumi narli ; e s felice annunzio vien celebrato con pbblica festa, maggiore d ogni altra presso di loro* E per ve rit quantunque ogni anno e veggano lo stesso feno meno, pure sembrami cbe paventino fortemente non il sole voglia abbandonarli per sempre. II. Fra le genti di Tuie una popolazione (appellata Seritifini ) ha consuetudini onninamente ferine. Costoro non usano vesti, camminano scalzi, non gustan vino , n colgono dalla terra alcuno de cibi, i maschi noo dandosi all agricoltura, n le femmine al lanificio ; ma uomini e donne aceudjscono alla caccia1, que monti e quelle vastissime foreste somministraado gran copia di

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fiere, e di altri animali. Nutrorm adunque delle carni di. essi e vestonne le pelli; sendo poi adatto privi di liuo o di altro che idoneo al cucire, vi suppliscono co9 nervi per congiungere le pelli, ed in* qoeste avvolgono tutto il corpo. N alimentanoa'prole alla foggia delle altre naini, venendo essa cresciuta non gi col latte materno, vietatole fin di toccare le poppe della genitrice, ma colle sole midolle degli animali uccisi. La femmina subito dopo il parto sospende il bambino rinvolto entro una pelle ad un albero, ed introdottagli nella bocca poca midolla to sto lo ibbaudona per irne alla caccia, sercizio comune ad benho i sessi. Tale si vivono costoro ; ma pressoch tutto il rimanente de Tuliti poco differiscono dalle altre nazioni; Vha culto tra essi di molte Deit e Ge stii, parte celesti, parte aerei, chi terrestri, alcuni ma rin i, ed ansimile di varie minori divinit a stanza, se condo il volgo, nell acqua delle fonti e de fiumi. Sono diligenti nel sagrificare a questi loro Numi, adoperando ogni maniera di vittime, ma di preferenza V uomo, ed in ispecie il primo fatto prigioniero in guerra, immol landolo a Marte, veneralo come il massimo degli Dei. E nel cmpiere il sagrificio anzich dare pronta morte alla vittima sospendonla ad un legno o gittanla nelle pine, o trascelgono all uopo altra miserandissima oc chione comunque. Con queste consuetudini vivono i Tuliti, del quale numero sono i Gauti ospiti in allora degli Eruli forestieri. lILjQ ra quelli di essi a stanza presso de Romani, spento il proprio re inviarono alcuni ottimati loro nelPisola Tuie all uopo dindagare se fossevi taluno di

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regio sangue* e rinvenutolo procacciassero di condurlo seco. Questi afferrati all isola vi trovano molti della bramata parentela, e sceltone il tenuto pi idoneo fannosi indietro con esso , il quale gi carico d anni col pito da forte malattia usc di vita lungo il cammino. Tornano adunque gli stessi ottimati nell isola ed altro ne menan seco per nome Todasio, che venne accom pagnato dal fratello Aordo con dugento de giovani pi atanti della persona tra gli Eruli di Tuie. Ma con* somalo gran tempo iti siffatti andivieni destassi il pen siero a quelli di essi ricoverati all intorno di Singidone (i) che male avrebbero provveduto aUe cose loro eleggendosi un r e , chiamato a bella posta da Tuie, senza il consentimento di Giustiniano. Laonde si fa partire altra ambasceria s^la volta di Bizanzio per chie^ dere all imperatore un monarca qualunque ei voglia. Questi di subito crea re un Suartua eralo e da lun ga pezaa stabilito nella metropoli ; ed al vebir suo gli EruK/di buon grado lo accolsero, adoraronlo, e ne fecero i comandamenti intorno alle consuete faccende. Se non che trascorsi pochi d ecco arrivare un messo colla nuova che sarebbero per giugnere in brev ora le genti di ritorno dallisola Tuie. Suartua udito l annonzio ordin che si andassero ad incontrare per ucci derle , e gli Eruli approvato il divisamento manifesta* ronsi pronti a compierlo. Ma quando non aveavi pi che un giorno di cammino per arrivarli, tutti nella noit e , abbandonato Suartua* disertarono ai venienti. 11 r (i) Ora Belgrado, citt nella Mesia superiore in Europa.

Lib r o

seco nd o

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ve d utosi affatto s olo to r n f ug g e n do in B i z a nz i o , d o v e e b be p ro me s s a d all im pe r a t o r e cl ie ad o gni c o s t o verr ebbegl i ricup e rato il r e g uo . G l i Eruli a d u n q u e ti mo ro si d ella r om an a p ote n za r i pa r a r o no t ra G e pi di , ed a tale c a g i o n e vuois i as crive re

1 allontanam ento
XVI.

l or o .

C A P O

Belisario e Narsete congiungono lor fo rze presso Frmo (i) citt. In un consiglio di guerra il secondo persuade che soccorrasi Arimino. Lettera delV assediato Giovanni a Belisario . Partenza delV esercito .
I. Belis ario e N a rs e t e c o n g i u n t e l or f o rz e pr es so

F ir m i o , citt vicina alla spi agg ia de l s e n o I o n i c o e d i sta nt e n o n pi ch e un a g i o r na t a da A u s s i m o . r a gun a n v i i a consi g lio tutti i du ci d e l l e se r c i t o pe r de l i be ra re d a q ual parte c o n v e n is s e i nc o n t r a r e il n e m i c o . I m p e r c i o c ch fac en do s i a c o m b a t t e r e gli a s s e di a t o l i di A r i m i n o p a ve n ta v a n o guai dagli o m e r i per o pe r a dell a g ue rn i gi o n e di A u s s im o , da cui essi e tutti i R o m a n i abitatori di q u e l uoghi rip orter eb be r o , a n o n du bi t a r ne , gr av issi mi d anni . T e m e v a n o di pi n o n fosse app ortatrice di la ca re st i a di vit tua gl i a accusan maggior calamit agli asse di ati . ardir e e da de ll a g uerra

S im i l m e n te m o lt o inve i v a no c o n t r o G i o v a n n i dol o di essersi las ciat o v i nc e r e da cieco

s t r ab oc ch ev o le cupidig i a di d a n a r o in tant a s c i ag ur a , e di n o n aver c o n s e n t it o al p r o s e g u i m e n t o c o l l ord ine e p e luog hi stabiliti dal s u p r e m o duce. Ma

<i) Ferm, citt nella Marca d'Ancona.

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GUER*: GOTTICHE

Narsete, amicissimo di lui sopra ogni altro, dubitando con suo dispiacere che Belisario stimolato dalle arin ghe di que7 duci noti procacciasse tosto la sai vessa di rimino, pigli la parola dicendo: Non vintertenete, 9 9 o duci, delle bisogne solite a discutersi in no consiglio; n n i vostri parlari vertono sopra oggetti meritamente 9 9 supposti ardui da alcuno, occupandovi in cambio tutti di quanto anche i meno esperti degli affari guerreschi yt saprebbon di per s adottare come P ottimo de9 prov9 vedimenti. Se ogni dove si presentasse V eguat pern colo ed ogni dove parimente minacciasse P eguale danno alle fallite nostre lusinghe vorrebbesi a f mia usare molta diligenza nella deliberazione, e giudicare n delle circostanze in cui siamo dopo ben attento e* tf same. Ora se ne garba il differire ad altro tempo la conquista dAussimo non ci esporremo a grave n perdita; o che male ne avverr mai? In vece Urn sciando noi correre alla peggio le cose di Ariminto f forse che non saremo in colpa (n vi offendete della parola) di aver fatto venir meno le forze ed il con raggio de9Romani ? Se poi Giovanni manc non pco^ n stando il rispetto dovuto, o ottimo Belisario, a tapi n comandamenti, ora di certo ne paga il fio, pendendo i suoi destini unicamente dal tao arbitrio; di guisa 9 9 che privo d ogni speranza sta in tuo potere il salvarlo, 9 9 o il darlo in preda ai nemici ; guardati nientemeno di non punire in noi ed in Augusto le imprudenti men 9 9 di lui. Poich i Gotti ove giungano ad espugnare Ari* 9 9 mino, ridurranno al servaggio un valorosissimo duce romano, tutte le truppe ivi rinchiuse, ed una citt ligia

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9 9 dellimperatore* N il male avr qui limite, aia vedremo eziandio sconvolti intieramente i desimi della guerra. Coqciossiath devi riflettere essere ancora i Gotti di 9 9 gran lunga a noi superiori nel numero quantunque 9 9 avvintissimi, la sinistra fortuna privandoli giustamente di tutto T ardire in causa delle gi riportate sconfit te. Laonde col vedersi di presente in qualcbe avvan taggio riconforterebbero tosto gli animi loro ed, ,an9 9 sieh coli' eguale, con assai maggiore ostinazione pr seguirebbero la guerra, mostrandoci del continuo V esperienza che gli usciti di grandi angustie ren9 9 donsi superiori in fortezza danimo a coloro, i quali 9 9 non soggiacquero per ancora a sinistre vicende. 9 9 Cos Narsete. II. Non guari dopo tale dei militi in ascoso de bar bari pass nei campo romano presentando i duce una lettera scrittagli in questo tenore da Giovanni : Sappi che noi patiamo da gran tempo di vittuaglia, 9 9 e che pi non abbiamo come inspirare fermezza nel 9 9 popolo, o combattere i nem ici, il perch tra sette 9 9 giorni ci vedremo costretti a nostro malincorpo al9 91 arrendimento. Indarno spereremmo di poter dogare 9 9 pi a lungo i presenti bisogni, e questi mi lusingo 9 9 peroreranno a favor nostro se rei di alcuna cosa non 9 conciliabile affatto col decoro 9 9; tale cantavano le pa* role di Giovanni. Belisario stavasi tra dqe , n di lieve momento era la sua perplessit paventando a un tempo da quinci la mala sorte degli assediati, da quindi il vedere a ferro ed a fuoco ogni coa per lo scorrazzare impunemente ed ovunque .de barbari a stanza in Aus-

io8

GUERRE GOTTICHE

staio; ovvero non le sue truppe, sorprese da insidie agli omeri, coll9 approssimarsi al nemico andassero ad in contrare, giusta ogni verisimiglianza, molti e gravissimi danni. Alla per fine dopo lungo pensare appigliossi al seguente partito. Lasci col Orazio e mille guerrieri colf ordine di porsi a campo presso del mare e lon tano dagento stadj da Aussimo citt , di rimanervi e combattere sol quando il nemico osasse attaccarli nelle loro trincee. In virt della quale disposizione ei prendeva grande fiducia che i barbari sapendo roano accampato a pochissima distanza terrebbonsf en tro Aussimo, n andrebbero a molestare da tergo P esercito. Fece di pi imbarcare le migliori truppe sotto i duci Erodiano, Uliare e Narsete fratello di A rasio, e diede la direzione del navilio ad Ildigero, imponendogli di ritto navigare ad Arimino colPantiveggeuxa di non accostarsi a quella spiaggia se V esercito pedestre, le cui marce oransi combinate presso al lido, ne fosse ancora distante. In pari tempo altra turma capitanata da Martino seguiva marina marina il prefato navilio, e dvea per comandamento di Belisario giunta in vicistanza de1 Gotti accendere fuochi assai maggiori di quanto comportasse il suo numero e la costumanza delP esercito, per mostrarsi apparentemente ben pi forte di quello in realt era. Il duce supremo poi con Nar sete e col resto delle milizie pigliata P altra strada e pi remota dalla spiaggia attravers Urbisalia (i), la.quale (i) Tol. 'Ovppuo-ctXttL*, io latino IJrbs Salvia , citt altre volte, ora piccolo borgo nella Marca dAncona, presso il fiume Chiento, avente lo stesso nome.

L 1BB0 SECONDO

log

in pi lontana epoca venne da Alarico rovinata in guisa da non rimanerle segno dell9antico decoro, astraiion fatta d una porticella e di pochi rimasugli del suo pa* vixnento. CAPO t XVII.

Mirabile amore (T una capra verso un fanciullino derelitto dalla madre. I Gotti informati della venuta di Belisario levano V assedio da A rimino.

I. Qui giunti esporr un che veduto co miei proprj occhi. Quando P esercito di Giovanni arriv nel Piceno il terrore, come frequente il caso, venne a scompi gliare in singoiar modo que popoli ed in ispecie le fem mine ; delle quali parte sottrassersi colla fuga riparando ciascuna dove meglio si pot, e parte cadute nelle mani di chi procedeva sul loro sentiero furono condotte via ne pi barbari modi, In s grande trambusto di cose, una donna fresca di parto abbandon il proprio bambino nelle fasce e giacente per terra, n le riusc di pi tor nare alla sua casa, vuoi per essersi molto dilungata colla fuga, vuoi perch addivenuta preda dun qualche violento rapitore; n v ha pi dubbio eh ella o siasi partita di questa vita, o abbia dato un eterno addio allItalia. Ora una capra di fresco sgravata non appena ebbe veduto il fanciullo cos derelitto e lagrimante che nc pigli com* passione. Lo accosta, gli presenta la tetta, lo custodisce, ed tutta premura nel guardarlo dalle offese decani, o di altra bestia comunque. poich si dur lungaPaoeopio , lom. II.

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il fantino ve n n e l impe riale n o all e fem min e ca s e di

GUERRE GOTTICHE
cr e s c i u t o c o n tale m ani e r a G otti, tutti di n ut ri senz* a p le

mente iu quello spaventoso tumulto, lungamente pure


m en to . Avvertiti qu in di i P i c e nt i c h e era per g i un ger e es erc ito a di s t e r m i na r e loro. romana Tornate s c hi a tt a adunque por tar e il mi n or d is agi o ai R o m a n i , si r e s t i t u i ro ai mariti e

in Urbis alia

unit am ente

v e d u t o il fan ciulletto p i e n o di vita , s e n z a ve r m ez zo di c o n o s c e r e il c o m e , f a c e a nn e di g r andi m a r av i gl ie ; e tutte , q u a n te va er a n v e n e in i stato di no n a l l a t t a m e n t o prer i cu s a v ol e a t a m p o c o v e alT i n t o rn o che a accorse sentavangli a gara il se n o . Q u e g l i n o n d i u i a n c o

1 umano

latte, e la capra col s u o

d erlo suggerite,

c o n t i n u o belar gli

tac e n dos i ben in t en d e re dal l e g e nt i ivi

mar c ia forza c o m p o rt av a le m o l e s t i e a c c a g i o n a t e al p ar g o l e tt o dalle d o n n e pi a lui v ic ine. Di r t ut t o in u n a p arola : ella voleagli p ro di g a r e le m a t e r n e c ure n o n al trimenti ch e ad uu s uo na to , L a o n d e b e l l agi o p ros egu i a nutri rl o, e c o n que l l e o g ni fem mine rislettersi d a ll an n o ia re il f anc i ul l o , e la ca pra a tut to di l i g e n za lo c r e bb e ; ed e c c o il p er c h e bb e da q u e pa es a ni il n o m e d E g is l o (i). Ora t r o v a n do m i l fui c o n d o t t o p r e s so del b a m b i n o p e n s a m e n t o ; ed per m os t r a r m i cosa maggiore d ogni in p r uo v a Io i nf a s t i di r o no a c c i o c c h

e si

d ess e a vagire. Q u eg l i iu e ff etto mal s o f f e r e ndo le un tiro di pietra ) a l t a m e n t e belan

c o st or o s e c ca g g i n i c o m i n c i il p i a n t o ; la c apra u di to l o ( e s s e n d o n e lu nge

do vaccorse, e gli si pose-di sopra onde allontanargli


(i) Capra, gr.

LIBRO SECONDO

an

ogni nuovo disturbo. Quanto mi sapea , tanto ho nar rato del fantino Egisto. II. Ora Belisario procedeva su pemonti di questa re gione col proposito di non assalire all aperta i nemici
p e r c h m o l t o su periori di n u m e r o . O l t r a c c i v e d e n d o i b arbari avvilitissimi a ca g i o u e d e sofferti sinistri te n ea per fer m o ch e all udire s o vr a s t a nt i l o r o da og ui b an d a le r o m a n e t r u p p e , e d a r e b bo ns i i m m a n t i n e n t e , no n s a p e n d o p i c h e sia valore , alla f ug a ; e c o l p nel c o n g h i e t t u r a n d o c o n tale c e r t e z z a p o st o del f ut ur o . punto Laonde

il

piede s u p oggi di s tanti il c a m m i n o d un g i o r n o

da A ri m i n o avv en ners i ad una p i c c o l a sc hi e ra di Go t t i , diretti a far p rovvis ta di a l c un b i s o g n o del l a vita, i qua li b en l u ng e dal pen s a rl o s co nt r at is i c o l f e se r c i t o n e m i c o e d in c irco s ta nz e da n o n po t e r l o ev it ar e fu m e s t i e r i cl i c parte r imanes s ervi s p e nt i dai r o m a ni d a r d i , e parte mal c o n ci d alle ferite ca m p a s s e r o f ur t i v a m e nt e tra vicini s c o g li;

e da

quivi o s s e r v a n d o n e il n u m e r o o g no r a c r e s c e n t e vessilli di Be li s ario

per tutte q ue lle gole g iu d i c a r o nl o assai pi forte di q u a n t o in r e alt si fos se ; vedut i ino lt re R o m a n i col p a s s a ro no la no t t e , e d tos to c o n o b b e r o e h egli s t e s s o c o n d u c e v a le t ruppe . I

Go t t i feriti avvia-

ronsi a s c o s a m e n t e al c a m p o di V i t i g e , o v e arrivati v erso il me ri gg io d i ed er o pr ov a c e r t a , d i s c o p r e n d o lor m e m bra offese, ch e il d u c e i m pe r i a l e era l per g i ug ne r e c o n p ode r os is s i ma oste. Quelli lo d u n q ue a ppr c s t a r o ns i ed alla p u g n a dalla ba n d a aq u i l o n a r e d Ar im i no , e s t i m a n d o scontro, in grazi a di

c h e da quivi a c c a d r e b b e

questo lor pensamento tutti gli sguardi eran volti alla sommit del monte. Ottenebratosi di poi iLcielo men

a ii

GUERRE GOTTICHE

tre deposte le armi e pigliavano riposo, non appena ebbero veduto i fuochi accesi dalle truppe di Mar tino, un" sessanta stadj lunge dalla citt e rimpetto alla sua plaga orientale, che agghiadarono per lo gravis simo timore, nella persuasione di venir tutti cinti al comparire del giorno dai nemici, e con s triste imagine passarono quelle ore notturne in preda alla mas sima agitazione. II d appresso allo spuntar del sole mirano farsi lor contro una grossissima armata di ma re. alla qual vista fuori di s per la sorpresa meltonsi in fuga. Tanto fu poi il tumulto ed il clamore nell af fardellare, che pi non udivansi i comandamenti, ad divenuto unico scopo d ognuno l uscire il primo da gli steccati per riparare in Ravenna. Che se al presi dio non fosse del tutto mancato e coraggio e forza, otti mo era il momento di fare con una sortita carnificina der nemici, e di metter fine con essa ben anche alla guerra. Ma uopo dire che rattenesseli ed il tim ore, impossessatosi degli animi loro nelle passate vicende , e P aftievolimento in che eranne i corpi a motivo della somma carestia di vittuaglia ivi sofferta. I barbari in quella grande perturbazione abbandonata parte dello bagaglie avviaronsi di tutta carriera a Ravenna.

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CAPO

XVIII.

Ildigero prende il campo de * Gotti. Narsete e Belisario discordi tra loro. Aringhe d*entrambi. Giustiniano Augusto conferm a per lettera Belisario nel supremo comando della guerra.

I. Ildigero e le sue truppe essendo stati i pri mi ad entrare negli accampamenti nemici fanno prigio nieri i Gotti rimasivi per m alattia, e raccolgono le suppellettili abbandonate dai fuggitivi. Al mezzogiorno arriva Belisario con tutto V esercito, e veduto Giovanni cd i compagni di lui pallidi e di squallore coperti ripren dendo il primo della imprudente audacia dissegli che an dasse obbligato di sua salvezza ad Ildigero. Non ad IIdigero, quegli rispondea, mi terr obbligato, ma a Nar sete prefetto dell erario imperiale : colle quali parole , a mio avviso, volea* indicare che Belisario ad istigazione di Narsete e non di sua volont fosse accorso a libe rarlo, e da quinci in poi entrambi miravansi in cagne sco. Il perch gli amici sollecitavano Narsete a non mi litare sotto di lui in quella guerra, mostrandogli bea turpe che un personaggio a parte degli imperiali se greti dovessevi non comandare , ma obbedire ad altro condottiero, il quale mai pi di sua elezione avrebbelo fatto partecipe del supremo potere. Che ovegli fosse disposto a capitanare il romano esercito genti a frotta correrebbero sotto le sue bandiere e con esse i pi va lenti duci ; conciossiacb gli Eruli ed i costoro seguaci, ogliam dire le schiere di Giustino, di Giovanni, di

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Arazio e di Narsete, fratello dell ultimo, pari in nu mero per lo meno a diecimila e tutti coraggiosissimi e pieni di marziale valore, bramerebbero che la glo ria della riconquistata Italia non tornasse per intiero a merito di Belisario, ma eziandio a quello di Nar sete. N sembrar loro conveniente eh egli partitosi dal famigliare consorzio di Augusto debba con suo peri colo assodare 1 altrui gloria e non accrescere merita mente la fama , gi per ogni dove chiarissima, delle sa pinti e nobili sue imprese. Aggiungevano che senza di lui Belisario nel tratto successivo non imprenderebbe cosa di rilievo , sprovveduto essendosi della massima parte dell esercito per guernirne le citt conquistate, e numeravanle tutte ordinatamente dalla Sicilia fino <al Piceno. II. Narsete compiaciutosi al sommo di questa esortazione pi non potea rattemperare il suo animo e te nerlo ne dovuti limiti; il perch di sovente volendo Be* lisario accingersi a qualche impresa, egli distornandonelo ora sotto V una coverta, or sotto I altra, riusciva ad invanirne i divisamenti. Alla fin fine il comandante su premo accortosene , ragunati i duci, pigli ad aringarli di tale conformit, u Parmi, o duci, pensarla io guisa ben contraria da voi sulla presente guerra , poich y > vi osservo non curanti del nemico, quasi lo aveste gi del tutto vinto. Mi forza quindi paventare uon que sta vostra presunzione ci esponga ad on pericolo roan nifesto; e di vero ho dovuto ben conoscere che i bar bari vhanno ceduto il campo non da pusillanimit o scarsezza di gente stretti, ma con senno ed anti-

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veggenza ; e con meditata frode allootanaronsi di qua n fuggendo. Temo pertanto che dall 1 avvenuto indotti n in errore non precipitiate e voi stessi e le romane faccende. Conciossiach 1 uomo cui sembra avere in n pugno la vittoria, imbaldanzitosi de suoi felici suc9 9 cessi pi agevolmente cade in rovina che non altri 9 v il quale rimaso allimprevista perdente appara ad cs~ v sere pi circospetto ed a meglio temere i suoi avver sarii. Di tali pur trQppo erano in ottima postura., 9 9 quando vidersi dalla infingardaggine loro gittati a 9 9 fondo; le assidue cautele invece pervennero a far 9 9 risorgere molti infelici; essendoch la negligenza ove r giunga a corromperci termina spessissimo collinfiew volire il poter nostro; un diligente operare al conira9 9 rio ne apporta di frequente e forza e ricchezze. Ram* r > mentisi adunque ognuno di voi essere Vitige in Ra9 9 venna e con seco gottiche miriadi non poche. Uraia 9 9 signore di tutta la Liguria cingere dassedio Milano; 9 9 avervi in Aussimo copia di elettissime truppe, ed i f9 molti filtri luoghi sino ad Orbibento (i) vicino a Ro ma venir guardati dai barbari con egualmente forti presidj, i quali possonci opporre ben valida resistenza. 9 9 Ora, attorneati da nemici come da corona, le bisogne nostre aggiransi in pericolo maggiore di quanto fos9 9 sero per lo innanzi. N qui ridir le voci sparse che 9 9 nella Liguria gli stessi Franchi abbiano unito lor ar99 mi alle gottiche , pensiero da scuotere gravemente
( i) Orvieto. P lin .:

Oropile, Vrbiventus, ecc.

C ic.;

Herbanum,

Cat. ;

Vrbs vetus,

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n tutti i Romani e.da colmarli di terrore. Laonde mio intendimento che parte del nostro esercito calchi n la via della Liguria e di Milano, ed il resto marci alla

volta di Aussimo e del nemico ivi a stanza per ese> guirvi quanto disporr il Nume. Di poi darem ma9 9 no alle altre guerresche imprese, occupandoci in preferenza di quelle, giusta il parer nostro, pi un tili ed opportune, n Al ragionamento di Belisario Narsete rispondea: Non vi avr chi negar possa, o ti maestro de soldati, 1 assoluta verit di tutte le altre cose ora da te proferite; solo non veggo ragione del dividere non pi che in due tutto questo esercito ce9 9 sareo per valertene contro Aussimo e Milano. Tu fi aff mia conduci pure col quanti Romani vuoi, nulla tei vieta. Noi ricupereremo all imperatore la provin9i eia Emilia, che ne vien detto starsi maggiormente a cuore de G o tti, e ci renderemo a Ravenna molesti di guisa, che voi potrete compiere ogni vostro desi a i derio contro il nemico da qqella banda certi di ve9i dergli tolta ogni speranza daiuto. Che se preferisci f condurci lutti sotto le mura dAussimo, temo non fi i barbari sortiti di Ravenna mettanci in mezzo, e chiusa ogni via all acquisto della necessaria vittuaglia ne for zino ad incontrare la morte; cos Narsete. Belisario allora trepidante non la divisione del romano esercito accagionasse danno all imperatore y e tutto andasse y sconvolto lordine, sossopra, manifest ai duci la scritta da Giustiniano Augusto nei termini qui espressi: Non abbiamo spedito in Italia Narsete prefetto dell era rio coll incarico di capitanare 1 esercito, essendo

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di tutte le tru pp e s i c c o m e

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nostro volere che il solo Belisario regga e valgasi


g i udi c he r dell a m a g gi o r co operando era il f o c o n v e n ie n z a . V o i tutti lo do v e t e se gui re

ai vantaggi d elT im p e r i o no s t r o , w T a l e si

glio di A u g u s to , e N a r s e t e c o g l i e n d o n e le ult i m e paro le si pr ote st ava s ciolto da l l o b b e d i e n z a agli o rdini di B e l i sario, e s s e n d o ch e di pr e s e nt e c o st ui m a n o m e t t e v a gli imperiali van taggi.

CAPO

XIX.

Belisario assedia Urbino. Narsete parte dal campo . Gli asse diati per difetto d acqua arrendonsi agli imperiali . Gio vanni assalta indarno Cesena ; ricupera Imola e tutta V Emilia,
I. tos to Belis ario term i na t e qu e s t e c o s e s p e d i s c e P era n i o conduce l es er c i t o ad U r b i n o ci t t fo rt e e cu

c on m o lt e tru pp e ad as s e di a re O r bi be nt o , ed egli t a n st odita da s ufficien te n u m e r o di G o t t i (da A r i m i n o ad U r b in o havvi u na gior na t a di vi ag gi o per un be n c i n t o c a m m in a t or e) , ed a c c o m p a g n a n l o N a r s e t e , G i o v a n n i t ar on o du e ca mpi volge ad o r i e n t e , s ul l ul t i m o e Narsete poggio, non e gli altri du ci tutti. V e n u t i iu v i c i na nz a del la ci tt p i a n estim ando c o n v e n ie n t e di rimaner si unit i, Bel i sari o l d o v e la ci tt all o c c a s o . U r b i n o g i a ce su di r o t o n d o e m o l to e l e v a t o c o l l e n o n f ras tagli ato d a pre cipizj , n affatto i n a c c e s s i bi l e : no n di m e n o m a l age vol e da m o n t ar e pe r la sua g r andis s im a erta, s o se tten i Rop ratt utto app i d ella ci tt, alla qua le m e t t e da t rione u na via nel p ia n o : c o s , giusta il d e t t o ,

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GUERRE GOTTICHE

mani dislribuironsi per P assedio. In qoesto mezzo Belisario persuaso che i barbari timorosissimi d una tal lotta avrebbero preferito di venire a componimen to manda loro invitandoli ed esortandoli con libe* rali promesse ad arrendersi. Gli oratori adtinqtie dalla porta, non essendo stati accolti entro le mora, dis sero molte ed acconcissime cose in proposito, ma i Gotti fidandosi nella forte posizione del luogo e nella molta vittuaglia in poter loro, non vollero saper di pat ti , e diedero ordine che i Romani partissero all istante. Belisario fattone consapevole impose alle truppe che raccolte di ben grosse bacchette ed intessutone un lungo portico andassero l sotto ascosi verso la porta, ov era men erto il terreno, per assalirvi occultamente il muro; e queste di subito prestaronsi al comando avuto. II. Ora molti famigliar! di Narsete venuti secolui a colloquio avean dichiarato il pensamento < )i Belisario penosissimo e difficilissimo nella sua esecuzione ; dac ch in altri tempi Giovanni por Atosi ad assalire quel luogo, e mentre scarseggiavane il presidio, avealo tro* vato affatto inespugnabile; n vera menzogna: meglio sarebbe stato in cambio il procacciare che P Emilia tornasse ligia delP imperatore. Narsete adunque rime stati nella sua mente questi discorsi lev di notte tempo il campo, nulla curantesi delle molte preghiere fattegli da Belisario perch si rimanesse ad aiutarlo oeUa conquista d Urbino. Parliti di fretta costoro con parte dell esercito alla volta di Arimino, Morra ed i barbari vedendo ai primi albori per met vuoto il campo ne-

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mco , lanciavano dalle mura pungenti ed ingiuriosi detti contro ai rimasi. Belisario impertanto volea ten tare lassalto con quelle sue truppe, e nell escogi tarne il come la prospera fortuna con mirabile av venimento diebiarossi per lui. Una sol fonte era in Urbino, e da lei tutta la popolazione attigneva acqua ; ora di per s a poco a poco rasciugando cess di git tare, e nello spazio di tre giorni V acqua venne meno per guisa che i barbari di poi cavandoue erano costretti a berla tutta limacciosa; e risolverono allora di ar rendersi ai Romani. Belisario pienamente alloscuro di queste cose e fermo nel suo proposito di scalare il muro fa circondare da molti guerrieri tutto il colle, ordinando in pari tempo ad altri di farsi avanti nel piano col por tico ( nome solito darsi a questa macchina ) compo sto di verghe, e cosi procedervi sotto che il nemico non abbia a vederli. In questa i barbari dai merli chie do pace protendendo le destre. I Romani ignari af fatto delP avvenuto alla fonte opinavanli in preda al ti more della pugna e della macchina ; checch tuttavia ue pensassero ad entrambi riusc assai grato lo esimersi dal combattimento. I Gotti fecero lor sommessione ot tenendo, oltre la salvezza della persona, di godere sotto il dominio imperiale, ed incorporati colle romane trup pe, tutti i costoro diritti, e di militarvi ad eguali patti. I li, Narsete alla riferta di cotauto impensate vicen de pierio di stupore e di rammarico stettesi di pi fermo in Arimino comandando a Giovanni di procedere a Ce sna con tutte le truppe, e queste munite di scale inoltrando fin sotto il castello tentaronne lassalto, ma

aio

GUERRE GOTTICHE

incontratavi fortissima opposizione vi giuntarono molta gerite ed in ispecie il duce degli Eruli, Faneteo. Laonde Giovanni veduti a malo (ine la prima volta i suoi sforzi depose ogni pensiero di nuovi assalti presentandogli quelle mura inespugnabili. Di l adunque con Giustino coll esercito procedendo occup dimprovviso Forocornelio (i), citt antica, e coll incessante retrocedere de Gotti senza cimentarsi mai ad un combattimento pervenne a riporre tutta 1 Emilia sotto P autorit ed il potere di Giustiniano. Cos furono quelle cose. CAPO XX.

Belisario differito V assedio d Aussimo va e prende Orbibento. Descrizione di orrenda fame nelV infierir della quale diciassette uomini furono divorati da)due donne.

I. Belisario conquistato Urbin verso il solstizio ver* nile non opin di correre per allora la via d 7 Aussimo comprendendo assai bene che quell assedio sarebbegli costato gran tempo ; coociossiach era impossibile di espugnare colla forza un munitissimo luogo, ed in cui la guernigione, come ho detto, numerosissima e piena di coraggio avea riposto, merc di estese scorribande, copia somma di vittuaglia. Ordin pertanto ad Arazio di svernare in Fermo colla truppa, e d impedire che il nemico da quinci innanzi liberamente scorrazzando la regione opprimesse a man salva le vicine genti. Egli poi marci coll esercito ad Orbibento per instigazione di (i) Imola.

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Peranio, il quale fatto sapevole dai disertori ehe i Gotti ivi a stanza mancavano di cibo sperava , alla fa me accoppiandosi la presenza del supremo duce con tutte le truppe, vederli pi di leggieri proporre il loro arrendimento ; e diede nel segno. Or dunque Belisario approssimatosi a questa citt, comand che si ponesse il campo in luogo opportuno; ravvolgendosi quindi per que dintorni pigli a considerare da qual banda risor se maggiori presentasse un assalto. Ma vana riusc agni indagine non trovando mezzo di aggiugnere il suo scopo combattendone apertamente le mura. Impercioc ch dallavvallato suolo ergesi in disparte un poggetto la cui sommit preceduta da lieve pendio si fa piana, linferior parte in cambio va tutta scoscesa. Rupi di egual altezza circondano, non gi cos da vicino ma quanto un trar di pietra, il monticello, e nella sua cima gli an tichi edificaronvi una citt spoglia di muro e dogni al tra maniera di fortificamento, estimandone la posizione di per s stessa invincibile. Rimaneavi un solo ac cesso dalle rupi, e questo guardato gli abitatori pi non paventavano assalti iu tutto il resto ; la natura avendo supplito per ogni dove larte, salvo l adito che metteva l entro, come narrava : quanto poi giace tra le au* tidette rupi ed il poggetto viene occupato da grande e non valicabile fiume (1). Per la qual cosa gli antichi Ro mani munirono con piccola fortificazioni quel sentiero, ed ivi appunto la porta guardata in allora dai Gotti.
(i) A d Clanem Jlumen, ubi id Palliarti in Tab. itin. signatum amnem ( nunc Puglia) recepita in dextera ripa utbs cospicua Orvieto est. Noi. Orb. Antiq. etc.

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GUERRE GOTTICHE

Ci basti intorno alla posizione cTOtbibento cbe Beli sario assedi con tutto V esercito nella speranza di ve dere la sua impresa condotta a buon fine merc del fiu me, o per lo meoo della fame, che obbligherebbe quel presidio a pattovire ben presto ; i barbari tuttavia sin ch non furono intieramente privi di annona, anche quando supplivano a grande stento i bisogni della vita, superarono colla tolleranza loro P uuiversale opinione ; non prendendo nella giornata alimento a saziet , ma tanto appena che bastasse a non perire d inedia. Ve nuta poi meno del tutto la vittaaglia nutrironsi di pelli e di pergamene fatte da prima lungamente mace rare nell acqua, conciossiach il prefetto Albila, uomo chiarissimo tra Gotti, riconfortavali ognora con vane "speranze. II. L anno riconducetido la state, gi ne colti il fru mento grandeggiava di per s, non folto come in prima solea, ma pi rado assai, dacch non ascoso nei solchi per opera daratro o daltro umano artifizio si rimase alla superficie del campo, dove pot germogliare appena in ben piccola parte. Cresciuto , innanzi che il falciuolo giugnesse a mieterlo cadde, n v ebbe nuovo prodotto; sorte eguale tocc parimente alP Emilia. Gli abitatori pertanto di questa abbandonato il tutto ripararono nel Piceno colla speranza, giusta il pensamento loro, di non avervi a temere s grande carestia, marittima es sendo la regione. I Tusci eziandio soggiacquero per le medesime circostanze ad eccessiva fame ; il per ch vider$i que poveri montanari costretti a fare lor cibo la quercina ghianda macinata a guisa di fmmen-

LIBRO SECONDO

to e ridotta in pane. Molti in causa di ci ( e cocojtJ essere altrimenti ! ) soggiacquero a malattie d ogni genere, e furonvi pur di quelli la cui salute non *ne ebbe danno. Si racconta poi che nell agro Piceno pe rissero di fame per lo meno cinquanta mila romani la voratori ed anche d assai maggior numero v- andasse 13 vita di l dal seno Ionico : ed io, testimonio di vista, riferir i sintomi di cotanto morbo e come le sue vit time discendessero nella tomba. Tutti erano pigliati da magrezza e pallidore ; la carne ci venutole meno il nutrimento andavasi, come vuole V antico proverbio , di per sb mangiando e consumando , e la ridondante bile diffusasi per tutto il corpo rendevalo di quella brunezza. Avvaloratosi il morbo gli umori affatto scom parivano, e larida pelle vestiva forma simigliantissima al cuoio, e l avresti detta incollata alle ossa; quindi il livido colore mutatosi in nero dava loro sembianza di tizzoni ammorzati. Sempre li miravi con istupidito volto e con occhi orrendameQte furibondi ; questi uscivan di vita per inedia, queglino per soverchia copia di tran gugiato cibo; imperciocch del tutto spentosi il natu rale calore negli intestini, ove e stati fossero nutriti a saziet, e non a poco a poco a mo di neonati fanciulli, aveano dall alimento stesso, inetti a digerirle?, anche pi sollecita morte. N mancarono esempi d infelici, i quali stretti dalla fame clbaronsi di lor carne a vicenda ; e fin si narra che in tale campagna oltrepassata rimino citt due femmine, le sole rimaste nella borgata, attu tassero]'! ventre con diciassette forestieri, i quali trailo tratto avviati a quella parte andavan presso di loro ad

aa<

GUERRE GOTTICHE

albergare, e quivi uccisi nel tejnpo del riposo veniva*! da esse divorati. Alla fin deconti V ospite decimottavo stri procinto d' essere fatto in brani voce che destatosi e giunto scaltramente ad ottenere dalle dotine la confes sione di s atroce delitto dessele entrambe a morte; cosi va la fama. Non pochi fortemente stimolati dalla neces sit di cibo gittavansi suIVerba ovunque la rinvenissero, e col ginocchio a terra adoperavansi a tatto lor potere divellerla dal suolo. Ma incapaci di compiere in simi glianle guisa a motivo della somma debolezza i proprii desiderii , ivi stesso cadendo sulle mani pas&van di questa vita. N aveavi chi procacciasse di eppellirli mancando braccia per iscavare le fosse. Netsono degli uccelli tuttavia soliti a pascersi di cadaveri volava a lacerarli col becco, nulla pi avendovi da solleticare lor gola, dalla fame consumate in essi, come se ri vea , tutte le carni. Sin qui della fame. CAPO XXL

Martino ed Uliare comandati di soccorrere Milano temporeg giano al Po. Ripresi da Paolo con pungente discorso. Let tere di Martino a Belisario , e di Belisario a Narsete. * Mandila esorta vanamente i suoi a non darsi al nemico. Miserando sterminio di Milano.

I. Belisario avvertito dell9 assedio posto da Uraia e dagli altri barbari a Milano vi sped Martino ed Utiare con molte truppe , i quali pervenuti sino al Po, fiume distante un giorno di cammino da quella citt, espian tatevi le tende consumarono assai tempo nel deliberare

LIBRO SECONDO
sul p a ss ag gi o d i q u e l l e a c q u e . V e n u t a la m e n a a l l o r e c chio- di M u n d il a vi s p e d i s c e un r o m a n o di n o m e Pablo,' il q u a l e g i u n t o in os s e rv a t o d a L n a t e i e o li c ol l o riva, del fiu m e, n trovatavi b arca s i l v i e f e y e s j U d a d o s s o e v a , a n u o t o co n m o l l o p e r i c o l o ; q u i n d i arri vato al duci M art in o ed Ul i a r e , c o u l r o I1 i m p e r i a l e la il dovere e c a m p o d e s uo i vi te n n e il s e g u e n t e d i s c o r s o : O p e r p te , o
n

1 onor

vo s tro, i- qu a l i perv enuti , qui col fatto a c c r e s c e r e

alP u o p o di sa l r e pu bb l i c a , pro,d e Gotti.

ir vare

apparentemente

c ac c i a t e

potenza

C otti os s ia ch e p e vi ol enti assal ti de l n e m i c o e per * la n e g li g e n z a vostra g ia c e M i l a n o c o n M u nd i l a e. c o l l e


9 9 r o m a n e tru pp e in g r a v i s s i m o p e r i c o l o ; M i l a n o

fprse a

w l a prima di tutte le i t al i ane .citt pe r g r a n d e z z a , p o n p ol az io n e e ric ch ez z e \ p r o p u g n a c o l o di pi e r e tt o

guaren tire l u t t o qu as i w offese d e G e r m a n i e


di

direi i l

no s t r o

im peria dalle Ommetto

d e g l i > altri . barbari .

qui

e s p o r r e P imuenso d a n n o ad

a p p o r t a t o da voi arrecare prous-

alP i mperatore., n o n c o n s e n t e n d o il t e m p o a pi l u u n gin

d iscors i < , uva p r e s s a n d o c i

9 9 situo aiu to a qu elle mura s i n c h u r i m a ne r aggi o di v sp er a nz a in tale c i m e n t o . E d o v e r no s t r o , l o r i pet o , n il trarre l'uori col la m a s s i m a s o l l e c i t ud i ne dal pe r i co l o n i M i l a n e s i , ed un so l o m o m e n t o : c h e i ndu g i a t e d a ret e

wrnoi tutti iu p red a a c r ud e l i s s i m i suppl izj , e c o n ta m i n nere te voi s tes s i dellai c o l pa di av er t radi to ai n e m i c i 9 9 le imperiali tru pp e,

nomandosi

rettamente, a

parer

W ' m i o , tradii ove n o p s o l a chi a pr e l e , po r l e agli av versan jj, ma c o n eg ua le e d a n c h e

maggior

diri tt o chi po-

Procqpio , iQm. //.

i5

GUERRE GOTTICHE

tendo soccorrere ad amicissime genti strette d asse-

dio preferisce la propria quiete e sicurezza al com*


battere , mostrando coll opera di abbandonarli iu*

teramente alla balia degli assediatori. Paolo disse queste cose, e Martiuo ed Uliare lo accommiatarono con la promessa di tosto seguirlo. Quegli tenutosi celato nuovamente al nemico entra di notte tempo in Milatio ponendo in isperanza tutti, presidio e cittadini, e con ogni sua possa- animandoli alla fedelt verso I imperatore. II. L" infingardaggine poi non fece movere le trup pe di Martino, le quali indugiando la partenza loro di d in d lasciano trascorrere gran tempo, e il drce a fine che la colpa non ricadessegli sopra mand lettera di questo tenore a Belisario ; * Ci hai qui diretti per sovvenire gli assediati in Milano, c con smma prc stezza, giusta i tuoi ordini, siamo giunti al fiume Po; n ma all esercito vien meno il coraggio di valicarlo, a informato che immense schiere di Gotti ingombrano n la Liguria, seco pur menando grandissimo numero di Burgauzioni (i), co quali tutti e ne sembra non fi poterci da soli cimentare. 11 perch essendo nell En milia Giovanni e Giustino ti preghiamo che ordini ad entrambi di pigliar parte con noi in questa lotta. Ed in f di Dio che aiutati dalla costoro armi potremo fi con tutta nostra salvezza menare strage del nemi co. Tale si era il contenuto del foglio, e Belisa rio lettolo cnimitfe a mentotati duci lunirsi a Martino (i) Borgognoni.

LIBRO SECOMX)

aa7

per quindi soccorrere di compagnia Milano. S^ iion chf rifiutanti luno e laltro di obbedire qtfttiido Narset# non venga destinalo a condurli ; Belisario nd&aqw scrive a costui dicendogli : a Non sono che un v#ttp:C!CM rpo ^ulte Us imperiali truppe, le quali ove non costrinsi cpnn cordi alla foggia delle umane membra, ma vQ^Iiau di * per se operare, ci condurranno, senz aver fatto nulla * di qqaqto mestieri, a tristissimo fiue. Abbando unta quindi P Emilia priva di luoghi forti, ed pi a di iiewuo vantaggio ai Romani, imponi di subito ai duit Qioyauni e Giustino che vadano prontamente n ad ti&Mi alle truppe accampate a breve intervallo )9 da Milano, per movere poscia con b&stevoli forze, a vincere i barbari dssediatori di quella citt; o tro vom qui altra gente da mandarvi, Aggiugoi di pi * ipnao*i tutto disconvenire, se mal non m appongo , che militi di qua si partano per soccorrere Mila no, dovendo essi consumare nella via tapte giornate, quante voglionvene per rendere V arrivo loro pi * tardo* d*l bisogno; pervenutivi inoltre non potrebbero n v&lersijU cavalli, stanchi dal viaggio, a combatn tere il oemico. Ma se con Martino ed Uliare muo* y > vano Giovano! e Giustino , trionferanno fugr d o gai dubbio della fazione contraria ivi concentra-* l a , a liberi poscia di tutte le opposizioni farauuosi * nuovamente nell Emilia, Narsete ricevuto il fo glio ordioa ai prefati duci che procedano alla volta di Milapo col rimaueute esercito; n guari dopo.Giovauui trasferitosi alla spiaggia marittima vi provvede le

8 ,

GUERRE GOTTICHE

barche necessarie al travalicare delle acque. Se nou ohe una malattia sopraggiuntagli indugi le imprese. IH. Intanto che Martino teraporeggiavasi al passamento del fiume e Giovanni attendea gli ordini di Narsete, prolungatosi- lunga pezza lassedio, quelli entro la citt erano a tale ridotti per inopia di vittaaglia che molti non isdeguarano mangiar c a n i, sorci ed altri animali abborriti in prima per cibo dell 9uomo. I Gotti poi in viati oratori a Mundila esortanlo ad un arrenJitnento con promessa che n a lui n al presidio verrebbene il minor danno. Il duce accoglieva la proposta sempre cbe ne andasse salva per patto col presidio ben an che tutta la cittadinanza ; ma osservato di poi che i nemici, sebbene legatisi per fede seco e colle trup pe , molesterebbero a non dubitarne sino alP estermiuio i Liguri, da cui sentivansi gravemente offesi, raguna i suoi a conciope , e cos loro'favella : Se mai 7 9 furonvi di quelli che preferirono ad un turpe vif> vere onorata morte, anteponendo un sepolcro glorio9 9 so ad uua vituperevole esistenza, di tali io bramerei 9 9 che pur voi ora vi mostraste, e che lamore di pr9 9 trarre alcun poco questa mortale carriera non vi sti9 9 molasse a proseguirla disonoratamente, e contro la 9 9 disciplina di Belisario, dalla quale di continuo am9 9 maestrati spereremmo invano di poter seuza clpa andar privi di coraggio e dun prontissimo animo ad 9 9 incontrare perigli. A quanti entrano in questo moudo 9 9 va innauzi la universale necessit di morire al giu9 9 gtiere della fissata ora , se non che le pi volte gli 9 9 uomini discordano tra loro per rispetto al genere

LIBRQ SECONDO

aag

della morte, ed eccovi donde surga la discrepanza.

Tutti gl infingardi poich furono meritamente il zim bello ed il vitupero de nemici a pari condizione affatto degli altri aggiungono lor fine ; i coraggiosi >al contrario vi apportano grandissimo corteo di virn tu e di gloriose gesta. Oltre di cbe se il servag~ n gio presso de barbari guarentisse insieme con noi la 9 9 vita de cittadini, sarebbe in qualche guisa da com9 9 miserarsi quella ignominiosa nostra salvezza \ ma se 9 9 dovnem mirare tanti Romani trucidati dalle m^tni dei 9 9 barbati, chi mi negher essere tale spettacolo asr 9 9 sai pi acerbo di qualunque morte ? ed in f mia 9 9 sembreremmo pur noi aiutatori de nemici in quella 9 9 cotanta carnificina. Sinch dunque siam liberi^ e 9 9 u pur dato di bellamente coprire la necessit col 9 9 manto di virtuose geste, del che forza convengano 9 9 tutti i buoni, accogliamone di ottimo grado la op9 9 portn? occasione. Laonde mio divisamento cbe ci preipitiamo armati sull incauto nemico, alten9 9 dendoci 1 una delle due, o di essere, vo dire, pro9 9 tetti dalla fortuna, o di venir tratti, merc duna morte al di l d ogni speranza beata, gloriosameute ? da queste sciagure. * . IH. Tale,parl. Mundila, ma nessun deguerrieri volle esporci al cimento, ed accolte le proposizioni offerte dai nemici, tutti s arresero in un colla citt, dai Gotti rite nendosi prigionieri e.dure e truppa senza recar loro mole stia veruna.IYlilaqo quindi fu agguagliala al suolo, e mas sacrato ogni'suo abitatore di sesso maschile, non ri^parr miandoi et comunque, e per lo meno aggiugnevanfc

*3 GUERRE GOTTICHE il numero a trecento mila ; le femmine custodite irr ij^cliiavilfr spedirono poscia in dono ai Burgundioni, guiderdonandoli con esse del soccorso avutone in que sta guerra. Oltre di che rinvenuto l entro Reparato prefetto del Pretorio lo fecero a petti e gittaronne le carni in cibo ai cani. Cerbentino, pur egli quivi di stanza, pot co suoi trasferirsi per la veneta regione e peconfini delle vicine genti neHa paloiafcia , e pas* fato in seguito a visitare l imperatore narrogli a suo bell agio quell 1 immensa effusione di sangue. Quindi i Gotti, occupate per arrendiment tutte le altre citt guernite dalle armi imperiali, dominarono lintera Li guria. Martino ed Uliare coll esercito si restituirono in Roma. CAPO XX .

Alt riila mamio di Belisario a lt udire la strage de* Milanesi. Narsete richiamato d a lt imperatore. Gli Eruli abbandonata V Italia stringon lega co Gotti. * Indarno Vitige invita i Longobardi a parteggiare seco. Manda ambasciadori a Cosre esortandolo a rompere gli accordi co1Romani. Giustiniano cerca di rappattumarsi col nemico.

I. S , come dicea, andarono le bisogne. Belisa rio all oscuro tuttavia di quanto era accaduto nella Li guria, terminato il verno divis marciare coll intero esercito nell agro Piceno. Strada facendo giuntagli nuova della milanese cfrrnificina ebbene gravissimo cordoglio, e d allora in poi non volle pi gli comparisse innanzi Uliare appalesata quindi ogni cosa alP imperatore ,

LIfifO SECONDO

*3i

questi pe'Ianni sofferti non pigli in mala parie alcuno, ma conosciuti discordi tra loro il supremo duce e Noi sette, richiam di bolto V ultimo, destinando l altro da solo al maneggio di quella guerra. Narsete adunque acda poca scorta ricalc la via di Bizartio , ed aliaseli partenza pii Eruli non vollero pi rimanere in italiia, avvegnach fatte loro e daUo stesso Belisario e da: Angusto grandi promesse di migliorarne la sorte ovVSpresegmssero a dimorarvi. Tutti per, affardellato, si diressero im priaia media Liguria, > e qui Avvenutisi aik truppe d Uraia v e n d e r e loro i prigionieri di guerra,)ed il fotaifite condotto seco ; laonde ricchi di molto da n a r i giurarono che oo krmerebbottd pi contro de G o tti, n prenderebbe no a guerreggiarli in campo* A tali condiiioai stabilita ta pace misero piede in quel de Veneti^ dove abboccatisi eoa Viialio mostrarono peo~ t inarato del torto fatto ia Giustiniano Augusto, e detesta* tolo mofoerono di lasciar ivi uno dei loro capi, di no* me Visando^ colle sue g euti, e di tornare gli altri tutti a Bixaoiio capitanati da Atuel(i) e Filemut, il quale al morir di Tertteo nella tenda avea ottenuto la capita^ ita n za di quelle genti. IL Vitige ed i Gotti seco, resi avvertiti che sul far diipnUnavera Belisario moverebbe contraessi aHa volta di Ravenna, dannosi colla massima trepidazione a delibe# lare uHe presenti lor cose. Avutovi in proposito forte dibattimento, conoscendosi da soli minori delle nemi che forse, risolverono domandare aiuti agli ajtri barbari,
( 1) Altri AUnl.

a3a

GUERRE GOTTICHE

ommessi i Germani della cui amicicid aveaaodi gi sfa vorevoli pruovc ; ben contenti ste costoro non venissero con Belisario a guerreggiarli, ma si stessero del tutto neutrali. Spedita pertanto un ambasceria a Vaci re dei Longobardi ed offertogli immenso danpro invitanlo ad entrar in lega seco ; ma gli ambasciadori vedutolo con istretlissimi legami di benivolenza e di -accordi unito & 1P impero tornarono indietro pienamente falliti nel divi* sato intento. Vitige allora mal fermo sui provvedimenti da prendere iva di continuo ragunando i seniori e richie dendoli di consiglio atto a condurre nella pi idonea guisa quelle faccende. Se noo che tra quanti sedeano a congresso aveavi somma discrepanza nelle opinioni, gli uni perdendosi nel fare al tutto sconvenevoli propo* ste, e gli altri dando scaltramente in brocco ; nel co* storo numer fu appunto chi dimostr non essere mai per P addietro riuscito all imperatore romano digur^ reggiare i barbari d'Occidente se non se rappattuman dosi in prima ed gli ed i monarchi orientali co Per siani ; e di questa guisa essere avvenuta la rovina dei Vandali e de9 Mauri , ed i Gotti stessi avere incontrato le calamit delle quali erauo tuttavia il bersaglio. Se dunque avessevi mezzo di seminare discordie tra Giu stiniano Augusto e il re de M edi, gli imperiali ni* roteatisi questi addiverrebbero incapaci di portare le armi contro a qualunque altra nazione. Vitige e tutto il consiglio applaudito a s forte ragionamento divisare* no mandare a Cosroes re de Medi ambasciadori, non di schiatta gollica, paventando che traditi dalle vestimenta e riconosciuti non isconvolgessero P intrapresa.

LIBRO SECONDO

*33

ma romani, i quali lavorassero di straforo per allon tanarlo da Giustiniano. Tirarono adunque dalla loro a forza di danaro due liguri sacerdoti ; P uno d essi , il pi valente per ingegno, sotto mentito abito e nome di vescovo assunse le parti di ambasciadore e P a|tro quelle di segretario : cos ambedue si partirono con let tera scritta da Vitige al Medo , dalla quale persuaso costui arrec ai Romani, fedeli osservatori dei trattati di pace, tutte quelle sciagure che vennero d me espo ste nei precedenti libri (i). III. Giustiniano Augusto allora conosciute le ri soluzioni del re stabil di troncare senza indugio la guerra intrapresa nell Occidente, e di chiamare Be* lisarto a Bizanzio per dargli la capilananza dell eser cito destinalo contro la Persia. Accommiat ezian dio subito gli ambasciadori di Vitige, dimoranti ancor nella capitale, promettendo mandare personaggi in Ra> renna per conchiudere seco una pale molto vantaggiosa a d ambe la parti ; ma questi ambasciatori non vennero da Belisario spediti a Gotti che quando furono da essi licenziati Atanasio e Pietro, i quali restituilisi in Bizanzio ebbero grandissimi premj dalP imperatore, Atanasio riportandone la Prefettura del Pretorio d Italia, e Pie* tro la onoranza, come dicono i Romani, di Maestro. Ora la fine del verno diede compimenlo alP anno quarto di questa guerra, la cui 6toria ci fu da Procopio tra mandata per iscritto.

(i) Guerre Persiane.

*54

GUERRE GOTTICHE

CAPO

XXIII.

Cipriano e Giustino assediano Fiesole. Martino e Giovanni entro Dertona (i). Belisario sotto le mura di Aussimo . Saggio consigli di Procopb, H tfuale con doppia tromba stabilisce un doppio segno.

I. Belisario propostosi di espugnare Au**ituo e Fie sole prima di movere contro Vitige e Ravenna, bramoso di allontanarne il nemico quanto era d uopo a fine di non incontrare pi dalle spalle resistenza ed insidie, mand a Fiesole Cipriano e Giustino seguiti dalle troppe loro, da una mano d Isauri, e da cinquecento de pe doni aventi a duce Demetrio ; costoro giuntivi pian* tarono il campo intorno al cesteUo assediandovi ia guernigione. Sped parimente Martino e Giovanni colle genti loro, e con altre sotto gli ordini di Giovanni so* prannomato Faga al fiume Po acciocch tenessero doc chio Uraia, paventando non costui, uscito di Milano co suoi militi, and asse lo a molestare, ed ove non potes sero far petto al nemico, di ascoso calcandone le orme, seguirebbonlo da tergo ; costoro pervenuti al fiome ed impossessatisi della citt di Dertona (i), spoglia di mura, posero il campo. Egli poi con undici mila combattenti pigli la via dAossimo, principale citt del Piceno , e solita onorarsi dai Romani col titolo di metropoli delia regione. Da essa al seno Ionico v hanno alP incirca ot(i) Ora Tortona, citt nel Piemonte.

LiftRO SECONDO

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tanta quattro stadj, d alla citt di Ravenna ottanta, vodire il viaggio di tre giornate. II. Aussimo posta su d allo colle non ha via che dal piano vi metta, pertanto affatto inaccessibile ai nemici. Vitige aveane fidata la custodia ad u eletta di gottiche truppe ben persuaso che prima dell espugnazione di lei gi* imperiali non sarebbnsi azzardati di procedere colle sercito a Ravenna. Belisario giunto ad Aussitno colle su geuti comand che si guarnissero di trincee k radici del colle; ma nel mentre che e gli uni e gli altri da quinci e da quindi vanno erigendo alla rinfusa le tende , i Gotti aocchiato eh e teneansi a molta distanza tra loro (essendo lo spazio assai Vasto), ne arguiscono la impossibilit d un vicendevole Soccorso , e persuasi di ci fanno sull annottare una sortita dalla porta volta ad Oriente^ dove il condottiero proseguiva tuttavia colie sue lance e co suoi pavesai le opere del campo; or questi armatisi alta meglio nel tramazzo opposero valida resi stenza, e pigliato nella tenzone Coraggio in poc ora co strinsero gli assalitori alla fuga, inseguendoli sino alla met del colle. Qui li barbari, confidando nella forte po sizione del luogo, fermalo il passo volgon la fronte al nemico e scoccando lor faretre dall alto in buon dato uccidonne, finch sopravvenne la sera a mettervi fine ; partitesi allora le due fazioni si tennero tutta la notte in guardia. Oltre di che il d innanzi a que sto badalucco parecchi Gotti erano usciti coi primi al bori a foraggiare sulle vicine campagne, e nelle susse guenti ore notturne ricalcavano la via della citt per nulk sapevoli dell arrivo de nemici; di maniera che ve

*36

GUERRE GOTTICHE

duti all impensata i fuochi romani ebbernc grandissima stupore e spavento. Con tutto ci molti di essi bra vando coraggiosamente ogni pericolo ed ingannando gli assediatori in occulto ripararono entro le mura ; que compagni invece che per loro pusillanimit s eran rifiutati di seguirli rintanaronsi nelle foreste speran do penetrare con miglior agio in Ravenna; ma pre sto caduti nelle mani de nemici vi giuntaron la vita. Belisario considerando Aussimo inespugnabile cogli as salti in causa delle validissime fortificazioni , e che gitterebbesi in vano il tempo tentando superarne le mura, estimava impresa maggiore de suoi mezzi 1 assogget tarla colle armi, nutriva in cambio speranza di en trarvi riducendone il presidio con uno stuello e ri goroso assedio a patire grandemente di vittuaglia. Non lunge dalla citt un suolo molto erboso forniva gior naliere occasioni di avvisaglie tra Romani e Gotti ; im perciocch i primi osservata la nemica giornaliera co stumanza di recarvisi a pascolare, ascendevano di car riera il colle, e venuti seco loro alle mani davan pruove dr grandanimo non permettendo eh e si valessero per punto di quella pastura ; n passava giorno senza uc ciderne di mlti. I barbari adunque vinti da tanto co raggio ebbersi ricorso ad uno stratagemma. Appresta rono, vodire, alcune ruote tolte dalle carra e sor rette d^i soli assi. Cimentatisi quindi a segar 1 erba al lorch videro i Romani ascesi alla met dell erta ve le spinsero dall alto contro ; ma non so per qual fat elleno arrivarono al piano senza toccar persona. De lusi pertanto dallo stratagemma ripararono di fuga nella

LIBRO SECONDO
citt o c c u p a n d o s i di nuo vi is p ec ie acquattarti di a s c o s o nel l e a p p ari ss ero in q u a lc h e di s t a nz a alla valli be n

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iti s o t t o p o s t e a ll e po c hi foragg ia-

m a c c h i n a m e n t i ; f ec e r o

mu r a sceltis sima s chier a d e l l e g e n t i l or o, per m o d o o h e tori. D a to s i q uin di p rinci pio zuffa b a l z a n d o fuori feri-

d e na sco nd ig li q uanti vi si t e n e a n c e l a ti ,, be n s uperi ori in n u m e r o d e R o m a n i , c o n i m p r e v e d u t o ur t o ne di vol ta. Gli imperiali p oi rimasi negli s c o u m o l l i l e c o s t r in g o n o gli altri a da re p r e c i p i t o s a m e n t e s t e c c a l i aveati o v e d u to i b arbari uscir fuori de l l e i ns i di e , e q u a n t u n q u e c o n v o c e altiss ima c h ia m a s s e r o i ndi e t r o i c o m p a g n i n o n e r a no riusciti a farsi i n t e n d e r e , im p erocch i c o m b a t a ss or dat i da l ne tenti n on iidivan affa Ito l or gri da, e s s e n d o l o nt a ni per tutta la -n on bre ve erta de l c o l l e e d m ic o, il qu a le faceva a b e l l o s t udi o g r a n di s s i m o s t r e pi to c o l l e armi. II I . se n t m en t i Prop op ro a ll ora , a ut o r e di ques ti l i b r i , si p re s a p e v o l e d e 1c o s t ui sciagure t r o m ba r e p un t o il divisagli d is in d u e da eriper im p ed ir e n u o v e c o ns i m i l i nel a Belis ario ', e nul la

se. Ab an ti co i tro mb a do r i d e r o m a n i e s e rc i ti , o ca w p i t a n o , ven iva no a m m a e s t r a l i g u i s e ; I u na d elle


* s o rt a zi o n e

quali

n o n differiva

provocamento

alla pu g na ;

1 altra

c h ia m a v a nel c a m p o i c o m b a t t e n t i
tieri div u l gav an o

quando

d u ce

giudicasse!*) o p p o r tu n o . C o s in o g ui t e m p o i c o n d o t con agevolezza, so m ma i co m a n d a r> me nti alle tru pp e, e q u e s t e po t e a nl i di c o l t a - e s e gu i r e. C o nc io s s i ac li princ i pi at a la m i s c h i a un null a vale lo fi sfor zo d ell a vo ce ad e s pr i me rs i c h i a r a m e n t e , d 7o g n i

in to rn o r i p e rc o te n d o il fr ag or de l l e a r m i , e la t em a

?38

GLtHKK G O TT 1CHK

rendendo ottusi i seusi decombattenti, Or dunque r > siccome a d uostri (al arte andata fuor d uso per ignoranza, una tromba sola pu supplire ambo

i suoni, da quinci innanzi fa di questo modo: con trombe equestri anima le tue schiere alla battaglia, e con altre pedestri loro intima la ritirata ; cos eln leno distingueranno, in guisa certa, amendue i suoni, tramandandosi l'uno da sottilissimo cuoio e legno, Pai Ir da pi compatto metallo. * Siu qui Procopio, e Belisario applaudendogli ragun tutto V esercito per ammonirlo nel seguente modo: < * Giudico opportuno il coraggio e meritevole di gran lode fino a tanto clic n esso nou travalica i limiti della moderazione o , voy > gliatn dire , non di nocumento a coloro in cui alf> berga, solendo tutte le virt spinte all eccesso dege nerare in vizj. Guardatevi adunque nell 7 avvenire di non rimaner gabbati da un 1 ambiziosa gara , imper* ciocch non dobbiamo arrossire del sottrarci da un ma* 9 9 liziato assalimepto, Che anzi se talouo va baldanzoso ad incoutrare manifestissimi guai, dato pur che sano e salvo ne campi , riporteranue con tutta ragione la taccia di temerario ; meritando il nome di caloroso chi sa operaie da prode quando necessit lo stringe. I barbari, di molto a voi inferiori in campo, studiaci vincervi cogli agguati; cadrete quindi in colpa maggiore coll affrontare il pericolo che non collevitare le frodi 9 9 loro, nulla essendo tanto vitaperevole quauto il farsi ministri de maccliinamenti e voleri de nostri avversarj. Io rivolger ogni mia cura, vel prometto, a gua9 9 renlirvi dalle costoro insidie , a voi si spetter il sol-

LIBRO SCONnO

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n trarvene appena avuto da me il segno, e la tuba pe-

destre, o guerrieri, sar pronta a darlo. Dopo queste ammonizioni di Belisario le truppe veduti i uemici a foraggiare ne uccisero di tratto con iscorribanda alcuni, ed un Maurusio aocchiato tate di essi spento e a dovizia ornato d oro, pigliatolo per la chio m a, bramoso di spogliarne il cadavere, traevalo a s. Ma in questa altri de Gotti gli avyent un dardo, il quale di guisa Ir&passonne i muscoli dietro le due tibie, che ambo i piedi, per la intromissione del ferro, rimasongli insiem congiunti; il Maurusio non di meno, teuuta forte quella chioma, compi T opera sua. In que sta i barbari surgono dagli agguati, e Belisario vedutili dal suo campo ordina prontamente ai trorabadori pe destri di dar Calo ai loro stromenti ; al segno i Ro mani a poco a poco indietreggiarono concludendo seco il Maurusio da pi trafitti, e i Gotti non osando incal zarli retrocedettero a man vuote.

C A P O XXIV.
Lettera de* Gotti in Aussimo a Vitige chiedendogli soccorso. Vana promessa del re. Cipriano e Giustino assediano Fiesole Uraia in marcia al Ticino; ma, valicato il Po, non osa cimentarsi co Romani.

I. Col procedere del tempo i Gotti venuti a penuriare d assai la giornaliera vittuaglia deliberarono sul come esporre a Vitige le angustie loro, non aven dovi chi ardisse incaricarsi della malagevole andata a lui, tutti pi che certi'dellassidua romana vigilanza

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in t o rn o a qu ello fr ode . i

GUERRE GOTTICHE
mura, e convennero priva di l una al d a c o n s e g na r s i ben le t e n e b r e , cbe nell a seguente p resi varie c r ed u l i Sc el ta u n a n ot t e inoltratesi ed a ppr on t a t i re , il da

me ssi co ll a lettera altis s ime

d i o tut to, parli

i na l z

grida , a t al e

s a r e bb o n s i

an da re a r o m o r e e co n f u s i o n e v e d e n d o s st essi g ra u d e m e n t e alle s trette co l n e m i c o , e la c itt alP i m p r ev i sta c a du ta nelle cos tui inani. G l i mpe ri al i , no n p o t e n d o n u ll a m e n l e c o ng h ie tt u ra r e la c a g i o ne di s gr ave t r a m b u sto , r im au ean s i fermi pe r o r d i n e di Be li s a ri o ne l l e p ropr ie trincee, d allun lat o p a v e n t a n d o n o n il presi d io u sci to d ell e mu ra p ro c e d e s s e a c o m b a t t e r l i , da l l alt ro n o n foss ero per es s e re a t t a cc at i da l l e s e r c i t o a s t a nz a in R a ve nn a, nersi sani ed e ora salvi ca p i t a t o iu l u o g o in soccorso s i c ur o che di quel l a su a non gittartfi g e n te . In tra q u e s t e d u b b i e z z e di v i s a v a no m e g l i o r i m a p er q u ell e te n e b r e in manif est i peri gli. Co s i barbari s e n z a il m e n o m o R a v en n a s o s p e t t o deg li i m pe ri al i s p e d i s c o n o a da o c c h i o ne lor mes si , i qual i n o n v edut i

mi c o g iu n g o n o d o p o il t e r z o g i o r no al c o s p e t t o di V i t ige e gli p r e s e n t a no la qui r i po r tat a l ettera. N e l co j n l ocar ci, o re, di pres i dio in A us s i m o u d i m m o a dirli

9 c h e p on ev i u e lle n ost r e m a n i le c hiavi di R a v e n n a e 9 9 del tuo re g n o ; ci ordi na s t i pe r t a nt o di m e t t e r e a p ru o 9 9 va tutto il n os t ro 9 9 dominio gottico coraggio o u d e ad d i v e n i s s e i m p e d i r e c h e uu romana. Ci c o n q ui s t

9 9 p ro me tt es t i in oltre c h e a b b i s o g n a n d o n o i di s o c c o rs i ) 9 9 ti sares ti qui recato c o n t ut t e le t r u p p e , e c o n ta nt a prontezza^ da es s ere tu s t e s s o il pr i m o a d a n n u n z i a rc i 9j tale vetiula. N o i iu veri t a b bi a m o fatto di t u t l o p er

LIBRO SECONDO

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estere custodi fedeli del tuo regno combattendo colla 9 fame e eoo Belisario, ma, sino ad ora ci troviamo 9 9 delusi nell aspettativa d un qualche soccorso. Guar9 da per tanto e b # R o m a n i pigliato Aussimo, ove tu quanto v ha i ^ioehiuso in queste mura trascuri, non abbiano spalancato V adito , impossessatisi delle 9 9 chiavi, atta conquista de tuoi possedimenti. 9 9 Cos la scritta, e Vitige appena lettala fa retrocedere gli inviati colla promessa di condurvi in persona tutto lesercito se non che poscia, lungamente pensatovi t sopra, nnll imprende p e r t e ma non venissegli serrata la via e da Giovanni postoglisi dalle spalle e da grandi schiere di bellicosissimi guerrieri, che opinaya attorniare il condottier romano. Ma innanzi tutto davagli forte pen siero la fame .non'sapendo Come fornire l esercito di annona, nel mentre che i Romani, padroni del mare e del castello di Ancona e riusciti a depositare in que-* sto. tutte le bisogne loro, avutele dalla Sicilia, e dalla Calabria, di leggieri ed a tempo e luogo faceanle tra durre nel campo j n paventava meno che i Gotti guer* reggianti nellagro Piceno stessersi molto alle strette in proposito di vittuaglia. I messi adunque inviatigli re stituitisi liberi da ogni molestia in Aussimo , vi riferi scono le promesse di Vitige, destando con ci vane speranze negli animi di quella guernigione. Belisario in* tanto all udire dai fuggitivi l occorso inculc pi rigo rosa vigilanza per togliere ogni mezzo,a simigliatiti feodi. Cos quelle faccende. II. Cipriano e Giustino assedianli Fiesole non pot*
Paocono, lom, 11,

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vano espugnarne le mura, n tmpoco appressarvi*!, la rocca essendo tuttalP intorno di malagevole accesso ; miravansi altres esposti a 9 continui assalimenti de bar bari, i quali preferivano il morir combattendo ai disagi prodotti da mancamento dannona. Da principio dubbia fu la sorte delle arm i, ed or per gli uni ora per gli al tri la vittoria, ma poscia i Romani, addivenuti superiori e da per tutto sequestrato il nemico entro le mura, stavansi bene allerta acciocch nom non ne uscisse. Il presidio non di meno privo di vittuaglia e ridotto alle massime angustie spedisce occultissimamente altra fiata a Vitige chiedendogli pronto soccorso e dichia randosi incapace di pi lunga resistenza. A questo an nunzio il re comanda al duce Uraia di marciare colle milizie della Liguria sull 9agro ticinese, nella persua sione che di tal modo procaccerebbesi egli stesso la opportunit di farsi con tutte le gottiche truppe e senza indugj a soccorrere gli assediati. QuegK obbediente agli ordini avuti conduce laffidatogli esercito a Pavia ; quindi valicato il fiume Po savvicina al campo romano, ed al solo intervallo di sessanta stadj piantavi il suo. Nessuno di principio al combattere, sembrando agli imperiali a bastanza V im pedire che il nemico aggiugnesse gli as sediati, e mal sentivano gli altri di quivi cimentarsi, pensando che perduta la battaglia avrebbero posto af fatto a soqquadro le cose de G o tti, rimanendo nella impossibilit di soccorrere, unitamente alle truppe di Vitige, quelle mura. Di tali considerazioni rattenevaQO limbo le parti entro a proprj valli,

LIBRO SECONDO

C A P O XXV.
R$ Teudeberto coiy truppa in Italia. Cottoro armi, e travalicamento del Po a Ticino, citt. Riti presso di loro, giusta Pro copio, dell* antica superstizione. Scacciano Gotti e Romani dai rispettivi campi Molti di essi rimangon vittime della dissenteria. Lettera di Belisario a Teudebetto. Ritorno de* Franchi alle caso loro.

I. I Franchi iritrattante), all udire le gottiche c le romane forze affievolite dalla presente guerra , foratisi in ispetanza di potere a tutto belF agio cpnqnistare gran parte delP Italia, mal comportavano lo starsene oziosi a rimirare che altri si disputassero tanto lungamente la signori* d nna regione vicinissima alla lo ro , senza entromettervisi eglino stessi colle proprie armi. Smenticati adunque i giuramenti co quali test promesso aveano pace a Romani ed a Gotti ( dessa la pi misleale di totte le genti) ed affardellato all istante in numero quasi di cento mila guerrieri preudon la via d Italia sotto il condottiero Teudeberto. Pochi cavalieri, e questi soli ar mati di lancia seguivano il re ; gli altri tutti eran fanti privi di arco e d asta, ma avente ciascheduno spada, scudo e ferrea senre ben grossa, da ambe le estre mit acutissima, ed accomandata a corto manico di le* gno. Dato "il segno della pugna, al primo scontro e* lanciano quest arma per mettere in pe?zi gli scudi nemici ed ucciderne le persone. Ora i Franchi supe rate le Alpi a confine del proprio suolo e dellItalia procedettero nella Liguria, 1 6 otti offesi dalla costoro

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GURRE GOTTICHE

caparbieria, avendoli pi e pi volte eccitati eoa pro messe di molte terr e di gran danaro a strigner lega seco in conformit alla data parola, n essendo mai riusciti a tenerli iu fede, udito T arrivo di 'T e u d e berlo con forte esercito giubilaronne levandosi in gran dissime speranze, e fin credendo che potrebbero da quinci in poi soggiogare Toste nemica senza bisogno di combattimenti. I Germani guardaronsi dal mole&t&re on ninamente i Gotti durante lor dimora su quel de f i guri per non averli contrarj nel valicare il Po. Arrivati quindi a Ticino c itt , dove gli antichi Romani git+ tarono un ponte sul fiume, le guardie ivi a stanza merc la lunga amicizia con essi lascironli passare liberamente. I Franchi in iscambio addivenuti padro ni del ponte trucidarono e donne e prole de 7 Got ti, quante eranvene all intorno, gittandone i cadaveri nell acqua siccome primizia di guerra. Imperciocch eglino sebbene cristiani conservano tuttavia molti riti dell antica superstizione , valendosi pe loro augurj di umane vttime' e di altri empj sagrificii. I Gtti alla vista di s orribile massacro ripararono colmi di ter rore nella citt ; ed i Germani trapassalo il fiume daunosi a raggtugnerne il campo, dove i militi da princi pio vedendoli procedere a piccoli drappelli stavausi lieti rimirandone la venuta, persuasi che vi capitassero colla buona intenzione di partecipare seco ai pericoli di quella guerra. Ma avuto principio dai Germani arrivativi in gran numero la ruffa, e lanciate le scuri a farne ma cello , e9 volti gli omeri se ne fuggirono , ed a carriera attraversando gli stessi campi romani battoa la via di

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Ravenna. Gli imperiali, veduta da costoro fugarsi pen sano che Belisario procedendo a soccorrerli abbia as salito il campo nemico, e vintolo siane riroaso pa drone. Or bene, fermi in questo divisamento danno di pglio alle armi, e mentre frettolosi calcan la via per unirsi a lui s avvengono impensatamente all esercito de 9 Franchi, e v appiccano a malincorpo batta glia. In questa toccata una compiuta sconfitta r e per duta ogni speranza di retrocedere ne proprii campi avviaronsi tutti nella Tusda e\ da quivi, posto gi il timore, informarono minutamente con lettera Belisario delle traversie sofferte. I Franchi vinti e dispersi gli um e gli altri, come scrivea, e rendutisi padroni de vuoti catnpi ebbero per allora copia di vittuaglia, ma consumatala in brevissimo tempo a motivo del grande lor numero, pi non traevano da quel ^uolo fatto spo glio di abitatori che carne di bue ed acqua del Po. Or questa largamente bevuta ridusscli inetti, affievolendone gli stomachi, a digerire la carne; il perch molti di loro assaliti da soccorrenza e dissenteria non risanavano per diffalta d altro cibo , e tanta ne fu la mortalit da agguagliare, stando alle notizie, un terzo dell esercito , il quale dopo s grave perdita, vedutosi impotente di proseguire il corso delle sue conquiste, dov mal suo grado far alto. II. Belisario udendo la venuta de Franchi e la scon* fitta e la fuga di Martino e di Giovanni turbossi e pa vent vuoi per tutto il suo esercito , vuoi , ed anche di pi , per gli assedianti Fiesole , sapendoli assai meno lontani dai barbari. Laonde subito e di tal fatta scrisse

GUERRE GOTTICHE

a Teudeberto : mio intendimento , o egregio Teuti deberlo, che la menzogna mal si convenga ad ani mo virtuoso, ed in ispecie signore di moltissime genti, n tollerarsi nella stessa infima plebe lo spre* gio de 9 patti colla violazione d un giuro autenticato per iscrtto. N puoi tu ignorarti reo di s enorme colpa, il quale promessoci da prima unire le tue armi alle nostre contro de' Gotti, ora non t accontenti di chi ararti per nessuna delle due fazioni, ma con la * massima sconsigliatezza tale ie vieni contra noi ar rnato. Non voler commettere, chiarissimo re, s inde gna turpitudine verso cotanto imperatore, potendo co stai renderti la pariglia in rilevantissime cose, e vendi9 9 carsi a dovizia della tua snperchieria. Abbi dunque per lo migliore di vivere con sicurezza negli antichi tuoi possedimenti, che non pome a ripentaglio parte, ed a f mia di ben iqolta importanza, tentando usurpare P altrui. * Teudeberto letto il foglio pi non sapendo che si f a re , e ripreso da Germani dell 9 aver lasciato perire cotanti individui senza causa o pretesto in de serta regione, lev il campo, e retrocedette prestamente nel suo regno.

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CAPO

XXVI.

Un soldato romano traditore porta lettere degli assediati in Aussimo a Vitige, e quindi recane la risposta. Tale degli Sclabeni torna al suo campo trascinandovi un Gotto sorpreso in agguato , e confessatosi da costui il tradimento si passa alla punigione del reo*

I. Allorquando Teudeberto messo in campagna Pe* sercito, giusta la mia narrazione, assali armata mano V Italia , Martino e Giovanni raccozzatisi dopo la fuga tornarono ai loro posti onde impedire il nemico di com battere i suoi occupati negli assedj. I Gotti poi rin chiusi in Aussimo, ignari tuttavia della venuta de1F ran chi, e noiati del lungo attendere i soccorsi chiesti a Ravenna, pensarono di nuovamente supplicarne a Vitige} ma privi ora d ogni mezzo per gabbare la nemi* ca vigilanza attristavansene formisura.. Veduto quindi Burcenzio (nome dun imperiale milite, di nazione Besso e subordinato allarmeno duce Narsete) starsene verso il meriggio tutto solo di guardia perch uom della citt non si desse a foraggiare, lo avvicinano per ise am biarvi parole , e lo invitano con promessa di ricco gui derdone e di farlo esente da ogni violenza e frode, ad un colloquio. Accontatisi di tal maniera seco preganlo d portare una lettera a Ravenna, offerendogli tosto mlto d an aro , e rassicurandolo che altro e di gran Innga in maggior copia e9 ne riceverebbe al suo ritorno colla ri sposta del re loro. Il milite acciecato dalla pecunia pro mette l opera sua, e compie la data parola, Sen vola

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dunque colla lettera perfettamente suggellata a Ravenna, dove introdotto Ila presenza di Vitige gliela consegna, ed eccone a un di presso il tenore: A quale trista 9 9 condizione siamo di gi ridtti lo comprenderai aper tamente col domandare al messo chi e donde egli ne 9 9 sia ; imperocch non havvi Gotto che osi metter piede 9 9 fuor delle mura. Tutta la grandissima nostra vitto9 9 vaglia sotto di queste; vogliam dire lerba; ma ora * neppur di lei possiamo valerci se non in forza di san guinosissimi badalucchi. Dove andranno a riuscire di 9 9 tali cose ed a te ed a tuoi dimoranti in Ravenna si pertiene vederlo. Vitige letto il foglio, rispondea: Non sia chi di voi, o miei carissimi sopra tutti i mor t a l i , opini avviliti i nostri animi e resi torpidi a se9 9 gno di tenere per inerzia s picciol conto dei Gotti. 9 9 Ogni cosa era test pi che in ordine perla partenza; * io avea di gi inviato raia cqII intero novero delle sue truppe alla volta di Milano, quando un impreve* 9 9 duto assalim elo de Franchi sconvolse tu ttp le non stre disposizioni ; n uom si e che m aggravi di tan9 9 to sinistro, imperocch le vicende superiori ad ogni* r umano sforzo purgano, se non a ltro , della qolpa le 9 9 vittime d una contraria fortuna; questa prendeU in9 9 tieramente sopra di sr e chiamasene affatto malleva9 9 trice. Ora poi, udita la partenza di Teudeherto. saremo 9 9 a voi tra breve, consentendolo il Au con lutto T c9 9 sercito nostro. V mestieri i n t a n t o di corag9 gio contro le avversit cui so^-iacete ed accomo darvi il meglio alle imperiose circostanze di cotoste
.mura, non dimenticando P a n t i c o
valore, merew del

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^ quale, datavi la preferenza su gli altri tutti, ve le ho affidate} v d uopo quindi rispettare la bellis sima opinione che godete presso di n o i, quella in*

tendomi di ritenervi il propugnacolo di Ravenna , e della nostra salvzza. Vitige dato compimento alla lettera accommiat il mess con largo dono , e costui giunto in Aussimo, e scolpatosi presso de suoi commi litoni della lunga assenza, pretestando che pigliato da malattia erasi dovuto riparare in un vicino tempio, si rec poscia alla fissatagli stazione, e da quivi allinsaputa delP universale ricapit ai nemici il foglio, per la cui pubblica lettura s inanimi di guisa ognuno che sebbene alle strette colla fame non volle pi arren dersi alle mollo belle proposte ricevute dal supremo duce imperiale. Accertati di poi che nessun aiuto mar ciava da Ravenna a quella v o lta ie d assaliti ognor pi gagliardamente dalla fame spediscono altra fiata Burcenzio al re loro con lettera in cui dichiaravansi laco nicamente incapaci di tollerare la diffalta dei cibi al di la dei cinque giorni } costui p o rt , facendosi indie tro , la risposta di Vitige , il quale non cessava ani marli eoa le ordinarie speranze. II. I Romani, per tornare ad essi, comportando a malincorpo in deserta regione un s lungo assedio, eransi neHa incertezza di proseguirlo, vedendo in ispecie i bar bari, avvegnach mi concj da tante sciagure^ ostinatis simi nella difesa. Il perch Belisario nulla ommelteva per avere nelle sue mani vivo qualche nemico de pi imggttardvoli, sperando con ci indagare donde origijtiMtfiqtfella grandissima constnza in mezzo ai tanti

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lor mali. Comuuicati adunque i suoi pensamenti a Va* leriauo, questi lo assicur che di leggieri condurrebbe a buon fine V impresa, avendovi Ira1 suoi militi parec* cbi Sclabni, i quali appiattatisi chetamente sotto di Angusto sasso o virgulto , e rimanendovi celati ai passeggieri, erano soliti ad attrappare qual si volevan ne* mico; ned altrimenti costoro adoperare presso del fiu* me Istro, ove hanno stanza, e contro i Romani, e con tro gli altri barbari. Belisario lietamente uditone co mand che presto si desse mano allopera, e quel duce uno trasceltone, robustissimo della persona e di esperimentato coraggio , gli prmise a nome del supremo duce molto danaro, quando riuscisse a pigliare uom de1 nemici vivo. E quegli che s, dicea, ed essere beu agevol cosa laddove il suolo vcstivasi tuttavia d erba , es sendo gran pezza che i Gotti, consumata la vittuaglia, vi traevano di che cibarsi. Costui adunque d'assai buon mattino s appressa al muro, e coperto da un arboscello * raggricchiatosi nella sottoposta erba vi sta in agguato. Al primo albeggiar poi ecco inoltrare fin col tal de9 Gotti e mettersi a segare il verde, non paventando sinistri dallarbuscello, e solo gittaudo continai sguardi sul campo romano perch altri non capitasse a mole starlo. Ma lo Sclabeno assalitolo all improviso dagli omeri lo afferra , e strettolo a met vita con ambe le mani lo conduce al campo, ove ne fa la consegna a Va* leriano. Questi, donde, o prigioniero, gli dice, cotanta speranza neGotti, ! quali avvegnach estenuati di forze antepongono perseverantemente una disagiatissima vita al divenire nostri suggetti? L altro pales da imo a som-

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io la tradigione di Burcenzio, ed in un confronto tra essi lo rimand cohvinto. Il fellone come si vide al tutto scoperto fe^ intiera confessione del commesso reato, t d in pena del tradimento venne posto da Belisario in balia de suoi compagni, cbe vivo e sotto gli occhi de* nemici con^egnaroalo alle fiamme, perch assaporasse di fai guisa il frutto della soverchia avidit dei danaro* C A P O XXVII.
Ostinatissimo combattimento alla fonie d'Aussimo. Resa di Ficsolt ed Aussimo .

L Belisario vedendo i barbari comportarsi con tanta fermami d1animo tra quelle sciagure divisava privarli delTacqoa, persuaso questa ssere la pi breve e facile via di costringerli ad un arrendimento. Dalla parte d Aus* simo volta a settentrione, ed un trar di pietra lunge dalle mura aveavi in dirupato suolo una fonte, la cui sottilissima vena cadente in vecchia grotta empivano il cavo v e da qui gli abitatori attignevano a tutto bel* V agio acqua \ lande opin che distrutto quel ricet tacolo i barbari fatti bersaglio delle nemiche frecce ddk} avrebbero potuto lungamente rimanervi colle ana fore lpro per raccorne il bisogno : messosi adunque ad escogitare i mezzi opportuni a tanta impresa, trascelse alla ppv fine il seguente. Comandato a sue genti di nrtnarsi,#j$fe le mura con tale apparato di pronto com~ battimento che i Gotti non poterono a meno di so spettare prossimo un generale assalto, e paurosi di

iti

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ci teneansi ai merli per imprenderne la difesa. Beli sario in qesta fa comando a cinque Isauri, valentissimi nell arte fabbrile, di penetrare con iscuri ed altri stro nfienti acconcj al taglio delle pietre e protetti da molti scudi nella grotta per romperne prontamente e ro vesciarne come sapessero il meglio le pareti; i bar bari mirando costoro inoltrarsi sotto del muro stettersi cheti alP uopo di saettarli vie meglio non ap pena e si fossero di pi avvicinati ; n sospettavano (in qui d inganno. Ma non s tosto ebbero veduto gli (sauri padroni della caverna che assalgon il resto con sassi e proietti d ogni maniera , ed i Romani al lora a corsa retrocedettero, ivi lasciando que soli cin que militi a dar mano all o p era, i quali trovandosi l entro fur di pericolo, imperciocch in lontani tempi a (ine di aombrare il luogo eravi stata costrutta una volta sopra* P acqua, faceansi giuoco del folto saettamento ne mico. Ora i Gotti intolleranti di rimanere nel circuito delle mura, aperta la porta ivi da presso, piombarono alla rinfusa e tutti ribollenti di sdegno sopra i guasta tori, e gP imperiali aneti essi ad instigazione di Beli sario accorsero pieni di coraggio alla difesa de suoi ; qui si combatt ostinatamente e gran pezza discaccian dosi a mata a muta gli uni e gli altri con grave reci proca strage , e maggiore di Romani che non di Got ti, i quali da pi elevato suolo pugnando rcavano ec cidio tale da non reggere al paragone di quanto ne provavano eglino stessi ; n con tutto ci i primi volean darsi per vinti rispettando Belisario ivi accorso, e mai sazio di animarli colla sua voce. In questa una

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freccia avventata da tale de nemici iva gi, vuoi a caso, vuoi ad arte, e stridendo per la gran foga nellaere ad investire direttamente il ventre del condottiero as sorto in altre c u re , e quindi, nella impossibilit di al lontanarsi o di evitarne loffesa. Una su^ lancia tut tavia, di nome Unegato ed a breve distanza da lui, ve duto il pericolo e fattoglisi colla destra $cudo, salvolto contro la comune .aspettazione ; ma riportatone egli grave ferita dov tpsto addoloratissimo abbandonare 1 ordinanza, n fu pi in. itato di valersi del hracc io , avendone il colpo troncato i nervi. La battagli? principiata col mattino prosegu sino al meriggio, e sette Armeni agli stipendj di Narsete ed Arazio fecero in essa pruove da dirsene, correndo su per que malage volissimi balzi non altrimenti die nella pianura, ed uccidendo chiunque s opponeva loro, finch giunsero a mettere in fuga i barbari di fronte; gli altri Romani veduto linimico piegare vie pi lo incalzano, e mes solo alla per fine in piena rotta costringono -a ri parare entro le mura. Tra queste faccende glimpe riali opinavano di gi abbattuto dagli Isauri il serbalo io dell acqua, e condotta a felice termine limpresa; quando per lo contrario non erasi ancor levata una sol pietra , essendo che gli artefici degli andati tem pi, soliti ad eseguire le opere loro con tutta la perizia del1 arte, avanlo costruito forte s da non cedere alle in giurie n degli uomini , n degli anni. Gli Isauri adunque non appena retroceduti i Romani nel cam po vi tornarono anrh essi , abbandonando, la grotta >senza compiere I impresa loro. Belisario allora coman

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d alle truppe di gittare in quellacqu le morie be stie, e le erbe pi oocevoli all umana salute; v im -* mergessero di pi ed estinguessero la pietra grande mente arsa dal fuoco, che altre volte dalle genti Domavasi calce, ed orala chiamiamo asbesto (i) (per indicare non distrutta affatto in essa la fona del fuoco), il quale ordine di subito venne eseguito. I barbari intanto si va* levano, sebbene molto pi parcamente di quanto la ne* cessit richiedesse, d un pozzo scarsissimo dacqua entro le mura. 11 duce supremo poi avea dimesso il pensiero dimpadronirsi armata mano della citt, e di fare nuovi tentativi risgnardanti sia la grotta^ sia altra cosa comun que } e sperava che la fame di per s basterebbe a do mare i nemici, e mirando a ci limitava ogni sua cura ad una strettissima guardia degli assediati. Questi poi nella ferma persuasione ancora che sarebbe per giugnere da Ravenna 1 esercito ad aiutarli, sebbene oppressi da somma carestia di vittuaglia non venivano ad alcuna de* terminazione, II. In colai mezzo gli assediali di Fiesole in balia di gagliardissima fame, arrivati al punto di non saper pi comportarne gli acerbi disagj , ed opinando vano ogni pensiero di aiuti da Ravenna stabilirono arrendersi al ne mico. Fattisi pertanto a colloquio con Cipriano e Giu stino , ed ottenuta sacra promessa che ne andrebbero salvi delle persone, tolonlarj consegnarono s stessi ed il castell ai Romani. Laonde Cipriano , guernito Fie(i ) vAcrfr7fJ inestinguibile. Questa pietra della natura dell' amianto.

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sole d sufficiente presidio, condusse i prigioni e le troppe sotto di Aussimo. Quivi giunti Belisario mostran do i vinti duci ai difensori di quelle mora esortavali a riaversi da un cos inopportuno impazzire, ed a spogliare gli animi delle affatto vane speranze ricevute da Vi* tig e , siccome inutili, nulla rite n en d o loro di meglio c h e , rifiniti dalle giornaliere calamit, piegare il capo alla sorte medesima, cui la gueruigione di Fiesole dov alla stretta de9conti soggiacere. Queglino adunque dopo lunga e matura deliberazione, abbattuti dalla fame, pre starono da ultimo docile orecchio ai consigli avuti, e dichiararonsi pronti a cedere la citt quando si accor dasse loro di poter sani e salvi e colle proprie sup pellettili riparare in Ravnna. A tale proposta Belisario stettesi lungamente in fra d u e , vedendo contraria alle sue future imprese la congiunzione di tanti e tanto va lorosi nemici con quelli nell Emilia a stanza. Inere* scevagli daltronde perdere cogli indugi V occasione, e pensava, lasciando qui le cose tuttavia in sospeso, di marciare contro al re loro. Imperciocch era in* quieto sulle mosse de Franchi, divolgatosi eh e sareb bero per giugnere tra breve in soccorso de Gotti. Cos e bramava ardentemente prevenirne larrivo e non vo* lea tampoco abbandonare le mura d Aussimo prima di conquistarle. I soldati di pi faceangli instanza che non accordasse ai barbari di ritirarsi portando seco il danaro, ed a vie meglio indiirlo dalla loro mostravanglt le ferite in gran copia ricevute durante 1 assedio, n taceano tutte le sofferte molestie, merc delle quali teneansi in diritto dun guiderdone colle spoglie de.

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viuti. Alla per fine da quinci i Romani temendo ve* dersi precipitosamente fuggita 1 occasione, da quindi gli assediati oppressi dalla fame convennero ad una. che i primi dividessersi met del dauaro custodito in Aus~ simo , e gli altri col rimanente passassero sotto il do* minio e 1 autorit imperiale. Questi accordi furono da ambe le parti fermati con giuramento, promettendo i vincitori di attenersi della miglior fede ai p a tti, e la guernigione di non occultare parte alcuna delle ricchezze loro fattosene cos lo scompartimento queglino ebbero Aussimo, e questi furono divisi per le romane truppe. C A P O XXVIII.
Belisario impedisce P introduzione di vitluaglie in Ravenna, Ambascerie dei re franchi e di Belisario a Vitige, Granai di Ravenna incendiati Arrendimento de Gotti a stanza nelle alpi Cozzie.

I. Belisario dopo il prefato conquisto pass con tutte le truppe ad assediare Ravenna. Fattosi prece dere da Magno con imponenti forze comandgli che da quella banda impedisse con trascorrimenti conti nui sulla riva del Po V arrivo di annona pe Gotti, e Vitalio giunto con truppe dalla Dalmazia occupnne T opposta sponda. Ora la fortuna present loro un caso attissima a convincerli senza replica che di suo arbitrio reggerebbe i destini dambe le fazioni. 1 Gotti avean condotto da prima nel fiume gran copia di pali schermi acquistali nella Liguria, ed empitili di grano e di altri commestibili era lor mente dinviarli a Ravenna.

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Se non che in allora ebbevi diffalta cotanta di acque quanta voleavene a renderlo incapace di sostenere le barche. Lo avresti detto quasi attendere i R om ani, i quali opportunamente sopraggiugnendo fecero del tutto bottino; e poco dopo le acque tornate a crescere giusta il consueto furono altra fiata acconce alla navigazione ; del che, a nostra udita, non aveasi ne tempi indietro esempio alcuno. I barbari cominciavano di gi a patire d annona, impediti dall introdurne pel seno Inico, da per tutto il nemico dominando il mare, e da per tutto privi di libero accesso dalla parte del fiume. Della qual cosa informati i regi de Franchi, volonterosi di unire l Italia ai loro possedimenti mandano amba sceria Vitige promettendogli di strigner tega seco quando sia loro accordato di signoreggiare insiememente quel suolo; ma Belisario avvertitone spedisce anch egli ambasciadori al re de Gotti, perch si oppo nessero all inchiesta de Germani, facendo partire a tal uopo Teodosio prefetto della sua casa con altri distinti personaggi. II. Gli ambasciadori de Germani, primi ad essere in trodotti alla presenza di Vitige , pigliarono a dire : Noi siam qui spediti dai nostri principi , contrista tissimi del sentirvi assediati da Belisario e premuro sissimi di farsi, per debito di confederazione, con ogni sollecitudine vostri aiutatori. Crediamo che di gi cinquantamila guerrieri, n certamnle meno, abbiano travalicato le A lpi, sul conto de quali, senza tema . di menzogna, possiamo vantarci che al primo aztufP r o c o p io , t o m .

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fa mento e seppelliranno tutto il romano esercito sotto le possenti azze loro. A voi pertanto si conviene tener fi le parti non di chi vuol imporvi giogo di schiavit,

ma di chi per benivoienza somma ai Gotti non i sdegna incontrare i pergli della guerra; che se vi fi batterete unitamente a noi o gl imperiali usciranno afn fatto d ogni speranza di poterla con -entrambi comn potere, o ben di leggieri verranno dalle armi no* fi stre sconfitti. Se poi vi legherete co Romani neppur cos reggerete alle genti de7 Franchi ( non avendovi n equilibrio di forze nel cimento ), ed aff nostra do vrete cedere ad uomini rendntisi vostri nemicissimi fi sopra tutti, gli altri ;,ed la massima delle follie il 9 9 voler pericolare ad occhi veggenti, quando lunge da fi ogni guerresca impresa n dato avere salvezza. I Ro* mani di pi sono mai sempre disleali co barbari, loro portando implacabile odio per natura. Del resto se vi garbeggia la proposta comanderemo concordemente a r > tutta r I t a l i a n e seguiremo quella forma di reggiff mento che ci parr migliore. A te adunque, o re , ed fu a tuoi Gotti si spetta prendere il partito pi idoneo fi alle bisogne vostre. Inoltratisi quindi gli ambasciatori di Belisario dicevano: Non abbiam mestieri di r > molte parole a dimostrarvi essere per nuocere un n vero niente alle imperiali truppe la moltitudine de1 Germani s da costoro millantata per isbigottirv. 9 9 Da lunga esperienza voi gi bene apparaste non ce9 9 dere mai il valore al numero, comunque grande si voglia, de combattenti. Passiamo eziandio con silen n zio che nessuno de'regi al paro del nostro imperatore

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pu col novero degli armati soverchiare il nemico. Di quella fede poi che tanto pomposamente costoro dicono serbare a tutte le genti mostraronne l fermefc za, messi da banda i Toringii (i) ed i Burgundioni, a voi medesimi gi loro confederati. E qui di buon grado ci faremmo ad interrogare i Franchi qual Nume chia maudo a testimonio e9 sarebbero per darvi certa 9 9 malleveria delle promesse loro. Imperciocch v o i, jt se pur conservate rimembranza delle passate cose, avrete di certo presente lavvenuto al fiume Po, come, 99 vogliam dire, e venerino quel D io, pel quale pveano * poco prima sagramentato ; spergiuri a segno che fatn ta con voi lega nou solo ricusarono di unire le pr* 9 9 prie armi alle vostre, ma. fin ve 1* rivolser cos sver9 9 gognatamente contro. che andiam rimestando Ip s trascorse faccende per rendere manifesta lempiet 9 9 de7 F ra n c h i, quando non bavvi sceUeraggine pi J 9 enorme di quest9ambasceria? Conciossiach eglino quasi affatto dimentichi dei giurati accordi preten9 9 dono da voi in guiderdone de9 loro futuri aiuti la n comunanza di tutte le cose vostre. Ma se riusciranno a buon fine le trame orditevi, alla stretta dei conti 4 vi accorgerete dove P insasiabile cupidigia loro sar per arrestarsi nelle sue pretensioni, n III. Non altrimenti parlamentarono gli ambasciadori mandati da Belisario ; Vitige poscia tenuta lunga con ferenza cogli ottimati suoi prefer amicarsi P impera tore ed accommiatare i Franchi senza conchiudervi
() Popoli dell'Alta Sassonia, iu Alternagli*.

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nulla. Da quest' epoca e Romani e Gotti spedironsi a vicenda frequenti ambascerie per istabilire la pace, Belisario continuando intanto a guardare strettamente cbe non pervenisse loro vittuaglia, ed ordinando a Vitalio di passare nella veneta regione per occuparvi molti di que1 luoghi. Egli poi fatto valicare il Po ad IIdigere mun dalle due ripe il fiume coll intendimento ohe gli assediati avviliti dall ognor pi crescente man canza d annona piegassero alle condizioni da lui propo ste. Avvertito inoltre cbe nei pubblici granai di Ravenna esisteva gran copia di frumento sedusse con danaro tale de cittadini a mandarli in fiamme, appiccatovi di asco so fuoco, insiem con tutte le biade ; e vuoisi cbe di tanto fosse complice la stessa moglie del re, Matasunta. Ma sebbene altri attribuiscano1 ad occulta frode quel subito incendio , bavvi pur cui piace accagionar ne la cadala dun fulmine; il fatto si cbe ambo 1 sospetti riducevano i Gotti e Vitige in angustie mag giori, pi non potendo fidarsi in loro medesimi o, che peggio ancora, credendo lo stesso Nume accorso a debellarli. Giusta il detto passarono quivi le cose. IV. Nelle Alpi a confine tra Galli ed i Liguri, no mate Cozzie, hantiovi presso dei Romani molte castella abitate dai Gotti, uomini forti e numerosi, colla prole e colle donne loro e munite di guernigioni. Belisario udendo eh* e pensavano arrendersi vi mand uno de suoi, per nome Tommaso, con altri pochi all uopo di riceverli a patti confermati da giuramento. Costoro per venuti allo Alpi, Sisigi comandante i presidii a guardia di quel tratto di paese accolseli in uno de mentovati

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guardinghi, e non pago di acconsentire alla sua dedizione fu eziandio agli altri di stimolo perch si dessero ai Ro mani. In cotal mezzo Uraia marciava frettolosamente al soccorso di Ravenna con quattro mika guerriri rac cozzati nella Liguria e nelle alpigiane castella. Questi udita la ribellione di Sisigi, tementi del proprio sangue rimaso alle case lo ro , vollero di subito farsi indietro , dond che il duce tornato alle Alpi Cozne eon tutto V esercito vi assedi Sisigi e Tommaso. Stimolati dal pfericoh) de suoi Giovanni, figlio di una seretta di Vita liano, e Martino, a stanza presso del P o , imbiantinentt pattnsi con'tutta la soldatesca pter aiutarli; ed ssa lite alla staggita alcune delle rocche alpine e supera tele l*l primo attacco ite tnenan seco prigioni gli abitai tori, tra cii avanvi in molta copia donne e prle degir stipendiati da Uraia^ i quali tolti da que presidii trova-' vattsi allora seo lui a campo. Questi adunque al primo annunzi fae le genti loro giacansi in ischiavit ribel lati b Giovanni fecero Esistere il barbaro da ogni cimen to eli*, e dal pensiero di sovvenire ai pericolanti in Ravenna ; rendatene cos vane tutte le imprese P ob bligarono di restituirsi con pca truppa nella Liguria , ov e si tenne. Belisario poi liberamente'di giorno ih giorno riduceva a pi triste condizione Vitige gli ot timati <*le Gotti rinchiusi entro quelle mura.

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CAPO

XXIX.

Giustiniano manda ambasciadori di pace a Vitige, Convenuti gli accordi Belisario si rifiuta di apporvi il suo nome, e rac colti a parlamento i duci sconsiglia la pace. Offertogli rimperio di Occidente dai Gotti finge accettarlo, ingannalif ed entra in Ravenna. Fa prigioniero Vitige. Occupa Tarvisio ed altri luoghi.

I. Presentarono in questo mezzo gli ambasciadori imperlali Doronico Massimino, senatori ambedue, pronti a conchiudere siffattamente la pace : Vitige, serbatasi la met dtil regio tesoro, signoregger, la tra* spadana regione ; l imperatore avr 1 altra parte delle ricchezze, ed un tributo annuo da tutti i Cispadani. Gli ambasciadori comunicate le lettere di Augusto a Be lisario trasferironsi in Ravenna , dove i Gotti e Vitige saputo, il motivo di lor venuta promisero del miglior animo /di segnare gli accordi ai suindicati patti. Se non ebe Belisario informatone diede nelle furie, di mpUssim voglia comportando che per lui condotta la guerra a tale d conseguire agevolmente una piena vittoria, e menare Vitige prigioniero in Bizanzio, ora e Puna e laltro venissergli impediti; n tornata P ambasceria da Ravenna presso di lui volle apporre suo nomtf agli accordi Il perch i Gotti diedersi a credere frodo lenta P offerta di pace avuta dai Romani, ed a formare sul conto di essi ben gravi sospetti ; quindi prote starono apertamente che se il convenuto a que' d non venisse autenticato dalla mano e con giuramento

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di Belisprio, e mai pi avrebbon seco pattovito. Il condottiero imperiale fatto altres consapevole che di tali duci andavano con diffamazione spargendo non vo ler egli dar fine alla guerra per sue viste particolari salle imperiali faccende, raccoltili a parlamento tu tti, e presenti eziandio Massimino e Dotnnico pigli a dire. E nota la grande volubilit della fortuna nelle armi, ed in ci credo non iseontrare oppositori tra ,voi; certo di pi che molti rimasero ingannati dalla 9 9 speranza destatasi negli animi loro di ottenere vittoria, 99 ed altri apparentemente rovinati al tutto dai sofferti sinistri pervennero non di meno a debellare i proprj 99 nemici. Laonde s q u o d avviso che nelle deliberazioni 99 intorno alla pace debbasi non solo riguardare ad u n a buona speranza, ma fare eziandio precedere ad ognu99 na di esse Pesame della sua incerta e diversa ria* 9 9 scita. Non altrimenti adunque passando le nostre cose ho stimato di ragunar voi, miei commilitoni, e que99 sti imperiali ambasciadori, acciocch raccolto il liber 99 e comun voto su quanto vi parr di maggior vantag99 gio per lo imperatore, non vogliate poscia, andando 99 noi colla peggio, a me solo addossarne la colpa; es99 sendo agli nomini pessimi costumanza di tener silen tio quando nulla vieta il proporre migliori delibera99 zioni, e quindi veggendosi mal parati movere lamen99 tanze. Non ignorate i sentimenti di Augusto per rin spetto della p a c e , non il desiderio di Vitige ; e se 99 questi a voi sembrano della comune utilit, il dica aper99 tamente ognuno secondo Panimo suo. Per lo contra9 9 rio ove giudichiate potersi da vi ridurre tutta P Ita-

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lia sotto la romana signoria, ed espugnare il nemico, nulla * oppone a manifestarlo (rancamente. * Dopo queste parole di Belisario tatti ad alta voce proclama rono ottime le imperiali determinazioni, ed eglino pi non aver cbe tentare contro de9 Gotti. Belisario allegra tosi di tal sentenza de9suoi duci, richiede che venga da loro posta in iscritto, acciocch non abbiano quind,i a negarla; ed essi tutti in un libello (i) si protestarono impotenti a vincere i loro avversarj. II. Intanto che rimestavansi tali faccende nel romano campo i Gotti ognor pi angustiati dalla fame e da scia gure oppressi comportavano assai di mal animo la do minazione di Vitige, sendo re infelicissimo ; non sapeansi tuttavia risolvere a chinare il capo alP impera* tore temendo non, venuti in potere di Ini, si faces sero partir dall Italia , e tradotti iu Bizanzio ivi rima* nere. Quanti adunque aveanvi chiarissimi per autorit e prudenza concordemente stabilirono di offerire a Be lisario la corona dell? imperio occidentale, ed a que stuopo mandangli di soppiatto pregandolo eh1 e voglia accettarla, di pi aggiungonvi la promessa, cbe in allora di buonissimo grado ue farebbero i comandamenti.. 11 duce imperiale ben lo ulano dal secondarne i voti a malin corpo dellimperatore, altamente abborrendo il nome di tiranno e memore di aver sagramentato dapprima nelle pi solenni guise fedelt ad Augusto, volle pur va lersi scaltcritamcnte della nata congiuntura, fingendo prestare facile orecchio a quelle barbariche proposizioni.
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Vitige ue lo seppe e quantunque per s paventasse lod tuttavia il pensiero de? suoi, e fin egli stesso volle ani mare di nascosto Belisario ad impadronirsi delP im perio dichiarando che niuno avrebbegli fatto contro. Allora costui invitati altra fiata a parlamento in uno co duci gli ambasciadori di Augusto interrogolli se riputas sero'impresa grande e meritevolissima di lunga fama il pigliare colla guerra Vitige e tutti i Gotti seco, Paddive* nire padrone di tutte le ricchezze loro, ed il ricuperare da imo a somaio PItalia ai Romani? Eglino confessano che aggiugnerebbesi di questo modo esimio ed immenso cumulo alla prosperit italiana, e supplicatilo eh e? vo glia di subito darvi mano se abbiane il mezzo. Belisario spedisce allora alcuni de suoi famigliari a Vitige ed agli ottimati de Gotti con invito di tener>la promessa. Q uesti, la fame pi don consentendo alP indugiare la bisogna, anzi sollecitandola col rendersi di continuo vie maggiormente insopportabile, inviano messi al campo romano colP ordine di tacere a, chicchessia del volgo P argoment di lor m andata, ed abboccatisi da solo a solo con Belisario di riceverne il giuramento ehe* non, avrebbe per niente molestato uom denemici, ed eserciterebbe d ora innanzi la regale autorit sopra gl Italiani ed i Gotti; quindi condotta a.buon termine P ambasceria tornerebbero in Ravenna col supremo duce e colP esercito romano. Belisario in quanto al resto sagrament che avrebbe colla maggior fedelt compiute le fattegli inchieste ; intorno poi alP offerta del regno disse che giunto nella citt pronuncerebbe il suo giuro alla presenza dello stesso Vitige e degli altri ottimati.

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Gli oratori adunque pensando ch'egli mai pi fosse per rinunziare all imperio , anzi tenendo questo il primo de' suoi desiderj, esortanlo a prendere di colta seco la via in Ravehna . Il condottiero allora manda Bessa, Giovanni, Arazio e Narsete, avendoli suoi nimirissimi, chi q u a , chi l colle truppe da loro ca pitanate, ordinando a ciascheduno di essi la provvista dell' occorrente vittuaglia , sotto fata ombra d1esser gli quivi fallito ogni mezzo di supplire a tutti Pannona ; e quegliao obbedienti si partono con Atanasio prefetto del pretorio venuto test da Bizanzio. Dopo di che mosse col rimanente esercito e cogli ambasciadori alla volta di Ravenna, imposto dapprima ai vascelli che riempiuti di grano e di ogni altro bisogno della vita , coltale immediatamente le vele afferrassero a Classe ; dando i Romani siffatto nome ai borghi di quella citt, dov il porto. Ora io nel mirare P entrata delle im periali truppe in Raveuna tutto concentravano nella considerazione che non umano sapere, non maggio-, ranza di num ero, non valore sono quelli da cui pro cedono e conduconsi a buon termine le imprese: ma il solo Nome dirigere le nostre menti e farle piegare lad dove il minore ostacolo non abbi da frammettersi alla riuscita loro ; coneiossiacb i Gotti di gran lunga s per 10 numero come per le forze superiori de'nemici, uon menomati colla dimora in Ravenna, nulla infine sorve nato loro da invilirne gli animi, ricevettero in pace 1 1 giogo da ben minori truppe, estimando non connet tersi al nome di servaggio nota d infamia. Le femmine per verit, che aveano prima inteso dai mariti essere i

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Romani grandissimi della persona e soverchiare di nu mero i suoi, spulava tutte r>e5 loro volti siccome gente sol atta a starsene colle mani alla cintola nella citt, e rampognavano, mostrando a dita i vincitori, della loro vigliaccheria. III. Belisaria tenne il re prigioniero in onesto e liberal modo, e comand che i barbari abitatori della regione di qua dal fiume Po tornassero a visitare le. proprie campa gne, e volendo a ripigliarvi pur anche stanca. N so spettava male alcuno da quella parte, ben lungi essendo il pensiero in lui che i Gotti ordissero insidie laddove trovavasi di gi a quartiere parte non piccola dell eser cito romano ; e quelli subito e volentiermente vanda rono; i Romani di questa guisa non ebbero pi cbe te mere in quelle mura, addivenuti nel iramero non infe riori al nemico ivi rimaso. Pigli quindi i tesori del pa lazzo per farne la consegna allimperatore, guardandosi bene egli stesso dallo spogliare nom de barbari, e ado* pcrando accuratamente perch lintero esercito imitasse Pesempio suo, zelantissimo nel procacciare che nes sun de vinti, giusta i patti e le convenzioni, soggia cesse al minor danno. I Gotti di presidia ne muniti stimi luoghi, non appena divulgatasi la caduta di Ra venna e di Vitige uelle mani imperiali spedirono amba sciadori a Belisario per a rre n d e rg li ad una co loro fortilizj; e questi di ottimo grado obbligata la sua pa* rola con essi marci ad accupare Tarvisio e gli al tri forti in quel de Veneti, essendo parimente entrato per lo innanzi, vogliam dire al tempo del conquisto di Ravenna, iu Cesena, sola citt dell Emilia che tuttavia

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rinchiudesse armi nemiche. I Gotti p o i, nessun eccet tuato, prefetti di questi luoghi immediatamente dopo gli accordi trasferitisi presso di Belisario vi fermarono lor dimora; se non che Ildibado, autorevole personaggio e comandante il presidio di Verona, avendo inviato all7uopo stesso ambasceria al supremo duce, il quale te nevano seco la prle rinvenuta in Ravenna, disdegn portarsi da cost, e soggiacere al servaggio, merc d un avvenimento che giovami di tosto esporre. CAPO XXX.

Chiamata di Belisario a Bizanzio. Uraia eletto monarca dai Gotti persuade loro che offrano il regno a Ildibado . Questi, accettatolo, ne dispone a pr di Belisario , il quale con singolare modestia e lealt non vuole saperne*

I. Di tali duci del romano esercito calunniarono presso dell imperatore Belisario come aspirante alla ti rannide, ed Augusto non gi che prestasse fede a siffatte menzogne, ma vedendo imminente la guerra per siana tosto lo richiam per conferirgli la capitananza dellesrcito destinato contro quel regno, e commise la. salvezza dell Italia a Bessa, a Giovanni e ad altri duci; ordin eziandio a Constanziano di passare dalla Dal mazia a Ravenna. Per tali noviudi ed i Gotti a dimora in questa citt, e quelli di l dal fiume Po, udito lor dine imperiale ris^uard^nte Belisario il tennero da prima lievissima cosa , fermi nel cuor loro che il duce mai pi avrebbe anteposto 31 trono dItalia la fedelt promessa al suo mo n a rca . Ma quando furonne palesi gli appresta-

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menti fatti per la partenza quanti elativi ancora perso naggi illustri di Gottica prosapia d unanime consenso vanno a trovare Uraia, figlio d una sorella di Vitige, soggiornante allora in Ticino citt, e dopo molto lacri mare da quinci e da quindi cominciano a dire: E me stre ri che noi tutti ravvisiamo in te la principale ca9 9 gione delle sciagure sotto cui il nostro popolo ora geme. Imperciocch da gran pezza avremmo balzato 9 9 dal trono quel tuo zio materno, codardo e disgraziato 9 9 principe, siccome avvenne a Teodato prole della so fella di Teuderico, se non fossimo stati rattenuti da rispetto verso il tuo valorosissimo animo, contenti y > che Vitige savesse il reai nome, e fidando alla tua persona con assoluto potere la somma delle cose <no atre. Ma ci che in allora benignit sembrava dob9 9 biamo al presente confessarlo manifesta pazzia ed ori9 9 giue della gottica rovina. Essendoch moltissimi ed i 9 9 pi valenti snoi duci, come tir stesso, Uraia ottimo, 9 9 ben sai, caddero vittime del marziale furore, e se pur 9 9 havvene tuttavia di bellissima fama in guerra tra7 ri9 9 rr>a su gli loro, eglino con Vitige e con tutti i te ff sori verranno a non dubitarne allontanati di qua per 9 9 volere del eondottier romano. N paventiamo censure 9 ) asserendo che fin noi stessi, ridotti in brev ora a ben pochi di numero e miserabilissimi , andremo ad in contrare legual sorte. Or dunque avviluppati da cos 9 9 gravi mali ne giova assai pi di morire onestamente 9 9 che non di vedere la prole e le donne trascinate da * mano barbarica nelle estreme parti del mondo. Ma se tu stesso ti farai a duce delle nostre imprese viviamo

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certissimi di comportarci da prodi. Non altrimenti favellavano i Gotti, ed Uraia pigli a dir loro: * Sono con n voi che nella presente malaugurata condision nostra 9 9 preferir dobbiamo la sorte della guerra ad una ignomi9 9 niosa servit; non di meno questo mio inoalaaaienLo al trono lo giudico affatto contrario .alluniversale di noi* t9 Conciossiach avendo io sortito i natali da usta so9 9 rella di Vitige, principe s disgraaiato nelle imprese, 9 9 porterei meco il dispregio de nemici, essendo volgare 9 9 opinione che la ria sorte passi dagli uni negli altri 9 9 affini. Di pi T occupare il regno dellavo mi tornex9 9 rebbe (orse a colpa, e quindi alienerebbemi a diritto gli 9 9 animi di molti tra voi. Laonde mio divisamente che 9 9 in tale estremo Ildibado ascenda il soglio, persooag9 9 gio di sommo valore e di squisito ingegno} egli gi* > sta ogni apparenza trarr seco in lega, merc della 9 9 parentela, Taudin, suo zio materno re de Visigotti, ed in allora potremo con maggior fiducia portar le 9 armi nostre contro de Romani. II. Tutti i Gotti convennero ad una che Uraia cos favellando nelle attuali circostanze avesse dato ottimamente in brocco. Laonde mandarono di fretta a Verona chiamando Ildibado, ed al suo arrivo, ve stitolo di porpora e salutatolo r e , lo pregarono che provvedesse alle tante loro sciagure. Ildibado, otte nuto siffattamente il reg n o , convoc poco di poi i Gotti, ed aringolli di questo modo: Non posso igno9 rare, miei commilitoni, che tatti voi qui raccolti siate 9 appieno ammaestrati dal lungo esercizio della guerra. Il perch non impugneremo le armi precipitosamente:

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della perizia essendo V infondere negli animi c q u s 9 9 glio e prudenza , e il dar bando al temerario ardire. Or dunque forza cbe voi tutti richiamando alla * memoria le dorate vicende suUe presenti deliberiate. 99 Conciossiach l obblivione delle pi remote geste, 9 9 allorquando appunto erane minore il bisogoo, esalt 9! alla spensierata gli animi di m olti, ed a gran partito 99 sedusseli in affari di altissima importanza. Vilige , il 99 sapete, s messo in bala de9 nemici senza incontrare f opponimento o disapprovazione da voi, i quali avendo a que9 d gli animi fiaccati dall avversa fortuna, opi99 naste vie pi vantaggioso il darvi per vinti, annl9 9 ghittendo nelle case vostre, a Belisario, che non 9 9 cimentarvi nei pericoli della guerra ; ma adesso che 9 9 udite la sua partenza nlla volta di Bizanzio vi date a macchinar novit. Su di che deve ognun di voi con* 9 9 siderare nellanimo suo come non sempre riesca at l'uomo condurre a buon termine le meditate imprese, 9 9 anzi spesso in onta della nostra sentenza vediamo le cose piegare in modo affatto contrario ai precogi tati divisamenti, sojeudo la fortuna ed il pentimento 9 9 dar migliori consigli e d improvviso condurli ad ef9 9 fello; n v ha opposizione cbe ora tanto accader 9 9 possa a Belisario. Cos innanzi tutto vuol preferirsi il trattare seco lui per richiamarlo ai primi accordi; 9 9 poscia sarem noi gli arbitri di quanto ne couverr, 9 9 per lo miglior nostro, operare. 9 9 III. I Gotti approvate le osservazioni messe in campo da Ildibado presto spedirono ambasciadori a Ravenna y i quali fattisi alla presenza di Belisario gli rammentano
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i gi convenuti p a tti, lo rimproverano qual violatore delle giurate promesse, appopgongli nme di volontario schiavo, d uom cbe senza rossore preferisce il servag gio al regno, e dopo altare simiglianti invettive esor t a l o a non ricusare la suprema dignit; n paghi tuttavia procedono ad assicurarlo che lo stesso lidi* bado verrebbe spontaneo a deporgli ai piedi la por pora ed a riconoscerlo, merc V adorasione, re dei Gotti e degli Italiani. Gli ambasciadori in simil guisa compievano lor mandata^ certi cbe Belisario immedia tamente accetterebbe il nome reale. Questi per lo con trario fuor <T ogni loro aspettazione protest che non avrebbe unquemai, vivendo Giustiniano, usurpato un tal nome. Dopo s energica risposta gli ambasciadori fat tisi di subito indietro riferirono a Ildibado il colloquio avuto, e Belisario part alja volta di Bizansio, termi nando col verno Tanno quinto di questa guerra da Pro<;opio narrata.

DELLE ISTORIE DEL TEMPO SUO


TETRDE SECONDA

LIBRO TERZO

CAPO

PRI MO.

Belisario conduce prigionieri in Bizanzio Vitige ed i Gotti. Non gli vien decretato il trionfo. Sue grandissime lodi. > Ildibado re de* Gotti raccozza in Italia i rimasugli di sua gente. Alessandro Logotetay di soprannome Forficula (fo r bicetta) colla sua avarizia mette a soqquadro le romane cose. Ildibado vince in campo Ftalio. Commosso dalle preghiere deir offesa moglie d morte ad Uraia ; quindi spento egli stesso in un convito.

I. O r dunque Belisario accompagnato dai soli duci Ildigero, Valeriano, Martino ed Erodiano, non per an* che messe in assetto le cose, men seco in Bizanzio Vi tige, gli ottimati de Gotti, la prole dIldibado e tutti i regali tesori. Lieto Giustiniauo Augusto con la moglie
P
rocopio

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volse gli sguardi a Vitige, ed ammir la schiera de9 barbari forniti di grandissimi corpi ed atanti della per sona. Ricevuto eh9 ebbe nel palazzo il tesoro di Teu derico , sorprendentissimo a f m ia, mostrollo ai sena tori gloriandosi delle grandi sue imprese ; non permise tuttavia ai Bizantini di vederlo , n tampoco decret il trionfo al condottiero, giusta il praticato quand egli torn, vincitore di Gelimero e de9 Vandali, dall frica. Iva non pertanto nella bocca di tutti il nome di Beli sario, siccome colui che avea riportato due vittorie, allo splendor delle quali sarebbesi invano messa a riscontro ogni' altra di che gloriar si potea qualunque deprecedenti capitani. Imperciocch fu tutto suo merito il con durre prigionieri in Bizanzio due re, il porre nelle mani de9 Romani, fuor d ogni aspettazione, la prosapia ed i tesori di Gizerico e di Teuderico, de quali monarchi noti ebbevene tra barbari altri pi illustre; laver con segnato alla repubblica le innumerevoli ricchezze tolte ai nemici, e ricuperato in assai breve tempo all9 impe rio forse la met delle terre e dei mari. Quest eroe in Bizanzio forniva cotidianamente un giocondo spetta colo ai cittadini, o che dalla casa e si portasse nel foro, o che retrocedesse da questo a quella , n aveavi chi saziar potesse la brama di rimirarlo ; ond che il suo farsi in pubblico nqn differiva per nulla da un ma gnificentissima pompa, traendo ognor seco immenso co* dazzo di V andali, di Gotti e di Maurusii. Era alto ed avvenente della persona, n ammetteva confronto la maest del suo volto; di guisa poi benigno e piacevole accoglieva chiunque gli si presentava , che lo avresti

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detto F uomo della pi umile condizione e fortuna. I suoi comandi riuscirono mai sempre grati al guer riero ed all'agricoltore, mostrandosi verso il primo li beralissimo sopra ogni altro mortale, conciossiacb pr* curava sollievo con molto danaro alle pene degli offesi nella pugna, ed a quanti aveano fatto illustri azioni era largo di maniglie e di collane; se alcuno de soldati inol tre avesse perduto in campo il cavallo, V arco o si mi grante cosa veniva tosto da lui ristorato del sofferta danno. Que di villa poi erangli di buon grado soggetti perch esperimentavanlo caritatevole e buon provvedi tore a segno che uon ebbevi mai esempio di tolle- rata molestia durante il suo comando supremo delle truppe; vedeansi per lo contrario fuor dogni speranza arricchiti coloro tra quali egli si rimunea collesercito, comperando questo tutte le cose venderecce al prezzo da mercatanti stessi determinato, e quando le messi erano per giugnere a maturanza allontanavane colla maggior cura il pi lieve danno cui potessero Ile soggiacere per opera della cavalleria ivi a campo ; a nessuno tam poco si permettea di toccare le frutta pendenti dagli al beri. Era oltracci esempio di singolare continenza, avendo ognora serbato grandissima fedelt alla propria consorte, e sebbeue addivenuto padrone colla guerra di cotante donne e d una mai pi veduta bellezza , tolte ai Vandali e Gotti, non solo guardossi bene d en trarvi anche nella minor dimestichezza , ma non volle nppore che gli venissero presentate, Ingegnosissimo pur essendo nel maneggio di qualsivoglia faccenda, pri meggiava soprattutto uelP arte di sapere ne dubb} ap

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pigliarsi al partito migliore. Tra9 percoli della guerra lo vedevi cautamente prontissimo e pieno d9un9assen nata bravura; cosi pure nellimprendere contro il nemico ora appariva sollecito, ora1tardo, come appunto voleasi dalle circostanze. Vha anche di meglio; il suo animora imperturbabile ne9 sinistri, e molto pi alieno dal super bire quando assistito da propizia fortuna. bborriva con sumare il tempo in delicatezze, e nessuno certamente potr vantarsi di averlo incolto avvinaizato. Sinch in Italia ed in Libia capitan le romane truppe ogni sua impresa venne coronata ognora dalla vittoria ; restitui tosi quindi per volere dell9 Augusto in Bizanzio apparve anche vie pi di prima quanto si valesse. Imperciocch ricolmo di fulgurantissimo valore, e superiore a tutti i maestri della milizia, quanti mai ebbevene prima di lui , non solo per ricchezze ma eziandio pel numeroso corteo di lance pretoriane e di armati di brocchiero, me ritamente rendevasi formidabile in pari guisa ai dbci ed alle truppe; di maniera che, se mal non f r a p pongo, quantunque fossevi stato alcuno dispost a con traddirne i comandi, sarebbegli venuto meno il coraggio. Gli ordini suoi venivano da tutti senza distinzione ri gorosamente eseguiti a riverenza del Valore o per tema del potere sopraggrande, mettendo a proprie spese in campo sette mila cavalieri, tra9quali non vedevi uom di rifiuto, ambiziosissimo ognuno d9 essere collocato delle prime file dell9 ordinanza, e di provocare i pi co raggiosi nemici. I vecchi Romani assediati dai Gotti alla vista di quanto operavasi ne9 combattimenti , presi da maraviglia ivano dicendo che la potenza della casa di

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Teuderico veniva rovesciata dalla farsa dun solo. Be lisario adunque pieno di autorit e di saggezza , come stato d ello, proponeva quanto avcavi di meglio.per PAugusto, e con assoluta facolt dava ognora compi mento alle sue proposte. II. Gli altri comandanti invece, tutti del paro autorevoIiTma solo intenti ai particolari vantaggi, avean comin ciato di gi a spogliare i Romani ed abbandonarli ai militari insulti ; n ben provvedendo egliuo stessi alla propria riputazione vedevansi alla testa d insubordinale truppe, donde ne venne che in causa delle frequenti loro colpe la somma delle cose imperiali volse presta mente alla sua rovina, e mi faccio ad esporne il come. Ildibado all annunzio che Belisario pi non era in Ra venna, ragun presso di s tutti i barbari ed i romani soldati cui garbeggiava il cangiar di capo, e con ogni cura sadoperava nel render fermo il suo dominio, bra-> mosissimo in ispecie di ricuperare alle sue genti il re-> gno d Italia , al qual uopo da principio non avea seco pi di mille armali possessori delP unica Ticino. Se non che di poi unironglisi a poco a poco quanti sog giornavano e presso de Liguri e nella veneta regione.' T ra questo mezzo un Alessandro occupava in Bizanzio la magistratura di logoteta, cos i Romani chiamando grecamente il preposto ai registri delle pubbliche ren* dite , il quale non cessava di riversare sulle truppe i danni accagionati da lui. stesso al popolo, e coll arte di accusare altrui surto era in breve tempo dalla miseria ad immense ricchezze. Se altri poi furonvi prodissimi nelP accumulare tesori all imperatore, questi merita

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mente vuol ritenersi il prim o, n trovi cui agguagliarlo nell aver ridotto le tru p p a fatte povere e mendiche, disanimatissime ad incontrare i pericoli della guerra. Dai Bizantini poi soprannomavasi Forficula per certa qual sua valentia nel tosare le monete d oro in guisa che tagliatone quanto pi volea, conservavate nondimeno ri tonde a segno da non comparire per nulla alterata la prima lor form a, e dicono Forficula ( Forbicetta ) lo strumento solito adoperarsi in simigliaute lavoro ; di lui Giustiniano fe dono all Italia dopo il richiamo di Belisario. Alessandro giunto a Ravenna diedvi prin cipio ad una del tutto falsa amministrazione ; sottopo se a rendimento de'conti alcuni Italiani, i quali non aveano mai toccato regio danaro, n tampoco prestato lor opera comunque nell erario, aggravandoli di furto a datino di Teuderico e degli altri re dei Gotti, e costringendoli alla restituzione di quanto per frode, eran queste sue parole, rubato loro, convertito s aveano in proprio vantaggio. Non sapea guiderdonare le ferite dei militi ed il coraggio mostrato nell esporsi ai peri coli che faceudo contro l universale aspettativa sor didissimi calcoli sopra i convenuti stipendj, merc di che alien dal capo dell impero gli animi degli Italiani. Pi non aveavi soldato volonteroso di sperimentare la sorte delle armi, cbe anzi tutti con volontaria infingar daggine contribuivano moltissimo ai vantaggi del ne mico. 1 duci pertanto nulla imprendevano, da Vitalio iu fuori, il quale su quel de Veueti avendo seco, unita mente ad altre truppe, molti Ei u li, os cimentarsi con Ildibado, pei* tema non costui fattosi quindi assai forte

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di gente, come fu il caso, addivenisse indomabile. Ap piccatasi adunque ostinata pugna press la citt di Tarvi sio (i) il Romano dopo segnalata sconftta diede le spalle con gravissima perdita, ben pochi de9 suoi conducendo a salvamento. In questa fazione la strage degli Eruli fu enorme, e lo stesso lor condottiero Visando incontrovvi morte. Teudimundo figlio di Maurizio di Mundo , tut tavia giovincello, bench pericolasse molto, giunse non dimeno a campare la vita insieme con Vitaliano. P er siffatta vittoria il nome d Ildibado sal in molta fama ed appo P imperatore, ed appo quasi P universale delle genti. III. Alcun tempo di poi Ildibado inimic Uraia, ed eccone il motivo. La costui donna che portava il vanto, senza contraddizione , sopra ogni altra d<? barbari vuoi per ricchezze, vuoi per avvenenza della persona, tal fiata n and al bagno con {splendentissimo ornamento e con immenso codazzo di fanti e fantesche, ove incontrata la consorte del monarca con nessun lusso abbigliata , non salutolla profondamente s come volea una regina, ma piena d orgoglio sprezzatala, fecele di pi villania. E per verit la regia d? Ildibado era tuttora ben po ca c o s a , non essendo a costui toccati i regali te sori. L oltraggiata non comportando P obbrobrio delV ingiuria, tratta dalla collera va lagrimante dal marito e pregalo di pigliare in sua vece vendetta delle gravis sime offese ricevute dalla moglie d Uraia. Ildibado pertanto mossegli da prima querela presso de barbari. (1) Treviso.

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siccome reo di tentata fuga ai nemici, e poco dopo con inganno lo spense. Per questa uccisione poi vennegli addosso 1 odio di tutti i Gotti , i quali di mal animo soffrivano essersi cos sconsigliatamente tolto ai vivi quel duce, e molti di gi unitisi a cospirazione rinfac ciavano al monarca loro il commesso delitto, ma nes suno, ardiva gastigarnelo. Aveavi con essi un Yilas, di schiatta gepida, ne ruoli degli astati regali, e sposo d una donna che perdutamente amava. Partitosi costui con pochi compagni per iscorrazzare su quel dei ne mici, Ildibado o imprudentemente, o indotto da motivo cheunque tu vuoi, congiunse la donna in matrimonio con altro barbaro. Yilas tornatp dallo scorrimento e fatto avvertito della cosa, essendo tutto fuoco di natura, non comport nullamente l'indegnissima azione, ma tosto entro a s ferm di uccidere il suo offeuditore persuaso di rendere segualato servigio all universale de' Gotti. Ed irremovibile dal proposito vi diede compimento in certo giorno assegnatogli ad assistere il monarca sedente a convito co suoi ottim ati, essendo costumanza loro che alla mensa del re intervengano e gli astati regali ed altri molti Ora intanto che Ildibado poste le mani in su le vivande teneasi colla testa e cogli omeri curvato, fu ratto da Vilas percosso nella cervice , di ma niera che avendo ancora il cibo tra le dita il suo capo spiccato dall' imbusto balz, sul desco con gran* dissimo stupore di tutti i circostanti. Ildibado pag di tal guisa il fio della morte d' Uraia, ed il compiersi d<?l verno chiuse 1 auno sesto di questa guerra che Proco pio ci lasci scritta.

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C A P O II.
Erario eletto a re dai Rugii, gottica gente. Totila invitato al trono dagli altri Gotti. Uccisione di Erario intanto cKei per ambasciadori tien pratica con Giustiniano. Tolila pos~ sessore del regno.

I. Nell esercito de Gotti aveavi un Erario della gente deRugii (i) e potentissimo tra questi barbari,! quali avvegnach Gotti pur essi, tuttavia ab antico vivevano colle proprie leggi, ma quindi aggregatisi a Teuderico, appena asceso il trono , formata una sol gente parteci parono sempre da quellepoca i pericoli d ognJ sua guerresca impresa , eccetto che del continuo evitando i matrimonj con donne straniere pervennero a conser varsi mediante la pura successione della prole il nome della propria nazione. Ora andate in iscompiglio le cose per la morte d Ildibado costoro di subito elessersi a re il prefalo Errio, la quale scelta cos fattamente increbbe ai Gotti che molti s abbandonarono a profondis sima tristezza, quasi fossero venute meno tutte le spcranze concepite sotto il re morto, essendo costui il fatto per restituirli nel dominio e nella monarchia italiana. Erario nulla oper di meritevole della memoria de posteri, e dopo cinque mesi di regno fu spento co- me piglio a narrare. Aveavi un Totila figlio d altro dei fratelli dIldibado, accettissimo ai Gotti perch in soni ti) Popoli in Germania, parte della Vandalia, e del du cato di Stettino.

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g u erre g o ttic h e

mo grado prudente e coraggioso } costui, comandante in allora delle truppe a stanza in Tarvisio, quando ebbe la nuova della morte dIldibado, come da noi si riferiva, mand a Ravenna per Constanziano, chiedeudo giurata promessa di sua salvezza, ed ottenutala e7da rebbe in poter dei Romani tutti i Gotti suoi dipenden t i , e di pi la presidiata citt. Constanziano, porlo orecchio di buon grado a tali offerte, consent con giu ramento di compiere tutte le dimande fattegli, e fu ad unora posto tra loro il giorno che Totila ed il presidio di Tarvisio avrebbero aperto le porte ad al cuni degli amici imperiali, e ceduto loro s stessi unita mente a quelle mura. II. I Gotti poi mal comportavano il regno di Era rio vedendolo inetto a sostenere il peso della guerra con tro ai Rom ani, e moltissimi di presenza rimbrottavanlo come colui che morto Ildibado avesse loro tolta la op portunit di fare nobilissime imprese. Alla per fine mandano unanimi a Tarvisio iuvitando Totila al re gno $ imperciocch tutti sospirando ancora assaissimo il defunto ponevano ogni speranza di vittoria, veden dolo fornito dellegual valore, in questo consanguineo di lui $ egli manifestato senz avvolgimento di parole il suo compromesso co Romani agli ambasciadori spe ditigli, promise che ove i Gotti avessero morto Era rio prima del giorno preso coll imperatore asseconderebbeli , e sarebbe per fare ogni volere della sua gente, la quale informatane col ritorno degli inviati cominci a macchinare contro la vita del monarca. III. All avvenire di tali cose ne campi de Gotti, le

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romane truppe tutte piene di fidanza pii e deriverebbe loro dalle nemiche faccende un riposo certo n riordinavansi, n concertavano impresa di sorta contro ai barbari. Erario poi raccolti a consiglio i suoi propo neva di mandare oratori a .Giustiniano Augusto chie dendo pace sotto le condizioni stesse, alle quali dap prima e sarebbesi rappattumato con Vitige} o sia che i Gotli conservatosi il dominio della regioe traspadana si partirebbero dalla rimanente Italia. Aderitovi dall adunanza furono mandali dal re ambasciadori Caballario ed altri scelti iu tra suoi amicissimi colP apparente in carico di esporre alP imperatore le cose ora d e tte , ma con segreto ordine di partecipargli soltanto che il re metterebbelo al possesso dell intera Italia, e fiu rinunzierebbe alle regali iusegne quando ne ricevesse gran som ma di danaro, e venisse ascritto nelP ordine de patri* zj. Gli ambasciadori pervenuti in Bizanzio condussero a buon termine la commissione loro, se non che in que* sto mezzo i Gotti uccidono a tradimento Erario, e T o tila , giusta gli accordi, s impossessa del regno. C A P O III.
/ romani duci ripresi da Giustiniano raccolgonsi a parlamen to. Constanziano ed Alessandro presso Verona. La citt presa da prima a tradimento vien quindi abbandonata, Colpa vergogna dei duci.

1 . Giustiniano Augusto da poi eh ebbe notizia del-

P avvenuto ad Erario, e delP elezione di Totila a re dei Gotti non cess dall aggravare di codardia e dal ripreu-

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dere i duci dcHesercito a dimora in quelle parli. Il perch Giovanni figlio di una sorella di Vilaliano , e Bessa, e Vilalio e gli altri tu tti, abbandonati i presidj delle citt commesse alla loro custodia, raguuftrousi in Ravenna, dove Constanziano ed Alessandro, come ho gi detto, erano di stanza. Veuuli quivi a parlamento sem br miglior consiglio quello di marciare da principio con ostile esercito a Verona citt dell'agro Venelo, ed occupatala procedere unitamente al gottico presidio di lei ad assalire Totila ed i Ticinesi. Questo eser cito componevasi di dodici mila combattenti sotto un dici d u c i, tra cui tenevano il primato Constanziano ed Alessandro ; tutti in effetto mossero a diritto con tro quelle mura. Accostativisi piantarono gli steccati nel piano ed a stadj sessanta dalle porte; impercioc ch quivi intorno hannovi campi vastissimi ^ che estendonsi fino alla citt di Maulova, lontana il viag gio d un giorno. Era tra9 Veneti certo Marciano il lustre personaggio , abitatore di un castello in vici nanza di Verona , il quale essendo affezionatissimo all imperatore si studiava con ogni diligenza di tra dirgli la c itt , e siccome insin da' pi verdi anni conosciuto avea tal de custodi, gli mand parecchi de suoi fidissimi per indurlo con promessa di mollo danaro ad aprire le porte alle truppe imperiali. Avu tane la parola invi gli stessi cooperatori del tradi mento ai duci del romano esercito per avvisarli de gli accordi fatti, merc de quali duranle la notte eglino co messi entrerebbero nella citt. I duci , udilone , estimarono opportuno di far procedere altro

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d essi con piccol drappello, acciocch all aprirsi la porta dal custode e P occupasse per quindi acroglier e l entro senza tema d insidie P e s e r c i t o . M a n e s suno volle sapere del pericolo, dArtabaze in 'fuori, di schiatta chiarissimo, e pronto ad ogni pi ardita impre sa. Era egli due di que Persi che Belisario , conqui stato il castello Sisauranese, avea mandato di fre sco con Bliscane a Bizanzio. Costui scelti da tutte le truppe cento prodi a notte ferma incamminossi alle mura. Apertasi dal custde , giusta le convenzioni, la porta gli uni retrocedono a chiamare P esercito, ed il resto asceso i merli assale ed uccide le incaute guardie ivi pste, n pi vollevi perch tutti i Gotti, in mi rando tanta sciagura, per altra parte abbandonassersi alla fuga. Sorge quivi presso un monte con elevatis sima vetta da dove si pu osservare quanto accade nella citt, numerare coloro che vi sono entro , ed iti ogni lato godere la prospettiva dimmensa campagna. I Gotti essendosi quivi dalla fuga riparati, rimasonvi tutta quella notte. 11 romano esercito fe allo a quaranta stadj dalle mura in causa d una lite surla tra duci sul come dividerne il bottino, ed intanto che si contende intorno alla preda apparisce P aurora. Fattosi quindi giorno chiaro i Gotti dalla sommit del colle dove ripa rarono conosciuto pienamente il numero de nemici l e n tro , e considerata la distanza in cui erano le altre truppe, di corsa introduconsi nella citt per la stessa porta donde prima eran usciti, non avendo potuto occuparla i pochi giuntivi nella notte. Gl im periali allora animati senza eccezione da un egual co

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raggio ascendono ai merli, e da quivi appiccata battaglia colla gran moltitudine de9 barbari, tutti, e pi che tutti Artabaze distinguendosi, con valorosissime azioni du~ ravano intrepidi all impeto de' nemici. Intanto i romani duci, acconciatisi amichevolmente slla divisione della preda veronese, procedevano col nerbo delle truppe alla citt ; se non che avendone trovate le porte chiuse e con prodezza difese dai Gotti voltarono tosto le spal le, nulla curantisi de compagni alle prese col nemico, n delie supplichevoli voci eh7 e' mandavano pregan doli di non venire abbandonati, e di sostare un mo mento per fornir loro il tempo di raggiugnerli, Quanti adunque erano l rinchiusi con Artabaze, oppressi dal nu mero debarbari e disperando aita dalle sue genti, dun salto gittaronsi precipitosi gi dal muro al di fuori, e chi ebbe il destro di cadere nel piano aggiunse sano e salvo il romano esercito, e di questo numero fu Ar tabaze } ma quanti batterono sopra luoghi aspri) tptti ebbero quivi morte. Artabaze pervenuto al campo de* suoi prosegu insieme con essi il cammino, seagfiando qua e l mille iroproperj senza riguardo a persona. Va licato T Eridano (i) trassero tutti a Faenza citt della provincia Emilia, e lontana da Raveuna stadj cento.

(i) Il P.

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CAPO

IV.

Artabaze parlamenta i Romani; - Totila i Golii. Certame da solo a solo tra Artabaze ed Uliare y in mezzo ai due eser citi , funesto ad entrambi. Strage e vergognosissima fugb de* Romani.

I. Totila udito eh ebbe gli avvenimenti di Verona chiam a s gran parte dei Gotti ivi di stanza ed ar rivati condusse contro il nemico tutte le truppe nel nu mero di cinque mila combattenti. I romani duci fattine consapevoli pigliarono a deliberare sulle presenti biso gne, e tal si fu la opinione da Artabaze esposta: Ns sun di voi, o duci , pensi meritevoli di spregio questi 9 9 nemici perch inferiori a noi di numero ; n al mirare di fronte guerrieri vinti da Belisario creda poterli a tutto bell7 agio combattere. Molti per verit animali da questo falso raziocinio videro poscia delusa ogni 9 9 loro speranza, n mancaronvi di quelli che per di9 9 sprezzare intempestivamente altrui caddero dall acqui* 9 stato potere. Oltre ci } ora noi abbiamo che fare 9 9 con nomini cui le sofferte sciagure invitano a pro* 9 speri avvenimenti, da una disperata fortuna origi9 9 nando un sommo ardire. N io cos vi ragiono in dotto da cieca sospicione, ma dall avere chiaramente 9 9 sperimentato in quest ultima pugna qual si fosse il coraggio loro. E male si apporrebbe chiunque ere9 9 dessemi in errore nelP ammirarne la bravura per es9 9 serne stato vinto da pochissimi soccorso , poich il 9 9 valore de7com battenti, sieu pur superiori o inferiori

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guerre

g o t t ic h e

di numero, addiviene ben palese a coloro, contro cui n e" trattano le artai. Opino adunque essere il caso no* n stro di porre truppe al valicare del fiume, e giunta r> la met del gottico'esercito a superarne te acque di assalirli anzich possano riunirsi in un solo corpo.

N dobbiam reputare poco gloriosa per noi simigliante vittoria, essendo che si giudichi bella o turpe ttn ira9 presa dalla fine di lei, e non indagando il come si v gioguesse a trionfare abbianne lode i vincitori. Que ste cose consigliava Artabaz, ma i duci essendosi di visi in contrarj pareri uulla operarono di quaato^^ni d uopo, e consumarono i$i oziosi il tempo Iota*. II. L esercito deGotti era di gi vicino, e ptfrvenotb al valicar del fiume, quando Totila raggiatolo a parla mento lo anim dicendo : Egli fuor di dubbio? o miei commilitoni, che in altre guerresche faccende il rammentare agli eserciti la parit delle condizioni * tra7 combattenti suole di spesso avvalorarne gli animi * alU pugna. Ma a noi ora convien battagliare anzi cbe a pari condizion del nemico, in assai b e n di~ n versa, persuasi fermamente che se per buoua for tuna costoro andassero colla pggio, potrebbero tosto n ricomparire in campo, avend lasciato da per tutto ne luoghi muniti d Italia presidj fortissimi , e di leggieri n dato congetturare che dalla stessa Bin zanzi riceverebbero nuovi aiuti di truppe. Se poi n fi a nostra la perdita usciremo al tutto d1 ogni spe ranza avvenire, n pi udirassi il nome di G o tti, e voi ben vedete come dai dugento mila armati siam n qui a soli cinque mila ridotti. Aggiungo altra circo*

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st anz a me r it ev o le a n c h e ss a , a m i o

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a vv i s o , d e ss ere

qui r a m m e n ta ta . Q u a n d o r i s o l v e s t e di a rmarv i c o n IIg u e rr eg g i a r e non P im peratore n o n somma*


\

? ? dibado per
v

vate pi di mille c on v i v e nt i i n s i e m e dominio ol t r e p a s s a v a la e

e t ut t o il v o il dominio
\

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c i r c o n f e r e n z a di vi se

u n a citt, T i c i n o . M a e P e s e r c i t o > d u n q u e p u r ora vi se n t i t e di s po s t i

c r e b b er o col la vittori a da voi r i por t a t a in c a m p o ad operare

vaio*

r o s a m e n t e , io s p er o , n f uo r di pr o p o s i t o , c h e a n d a n d o di c o n t i n u o il

c o m e lo si v orr eb be la g ue r r a g i u g n e r e m o a s c o n f i g g ere affatto i R o m a n i , a u m e n t a n d o s i n u m e r o e d il co r a g g i o n e v inc i t o r i . O g n u n o a d u n q u e c o n tutta la vigoria d e l l a n i m o s uo m u o v a a c o m b a t t e r e chi ne fa c o n t r o , n o n o b l i a n d o o p p o r t u n a m e n t e c h e ind a r n o s p e r e r e m m o di r e n d e r c i z io ni ov e la rius cita idonei a nuove fadi q u e s t a f al li sc a i nos t r i de si -

derj. O r s p e r t a n t o en t r a t e n e l p r e s e n t e a r i ng o c o n fidati in u n o tt im a s p e r a n z a of f er tav i da ll a s t e s sa mal vagita d e vostri n e m i c i , i qua l i pe r m o d o c o m p o r t a

r on si co i proprii s ud di t i c h e n o i p o t r e m m o us ar cl e-

m e n z a cogli I taliani ne l pu ni r e l i ng i ust a e m a l a c c o rt a 5) lor tr ad ig io n e a d a n n o del no s t r o s a n g u e , t a l m e n t e ei f u r o n o , p er dir co r to , na bi s s a t i in o g n i maniera di c al ami t da c o l o r o st essi e l i e b b e r o a m i c h e v o l m e n t e

3?

a cc olti. E ch i deb ell er a s s i m ai c o s a g e v o l m e n t e c o m e le of f es e fattegli , dal

? ? un n e m i c o n o n p r o te t t o , pe r

5 ? N u m e ? Ci fo rn is ce e z i a n di o l us i ng a d i n c o n t r a r e p r o p izia sorte nella b a ttag l i a lo s p a v e n t o da no i tato agli avvers arj, e s s e n d o c h e i m p r e n d i a m o


P
roc opio

appor ad a s-

ion i.

II.

i()

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GUERRE GOTTICHE

salire coloro stessi, i quali test abbandonato senza motivo V asilo di Verona, della quale citta erano ad

divenuti padroni r dicdersi a vergognosa fuga, non avendovi uomo al mondo che perseguitasseli dalle 9 9 spalle. 9 9 III. Finite queste ammonizioni Totila comand a trecento militi che valicato il fiume lunge da l venti stadj saccostassero da tergo al campo nemico e comin ciata la pugna dessersi a dardeggiarlo coraggiosamente, nella persuasione che lo scompiglio farebbelo desistere da ogni pensiero di valorose geste. Egli quindi passato di brocco il fiume con tutte le altre sue genti marcia ritto contro ai nemici. Muovono anch essi i Romani ad incontrarlo, e di gi ambe le fazioni a poca distanza tra loro si teneano schierate di fronte, quando un Gotto armato di lorica e cimiero, di nome Uliare, di macchi nosa corporatura, di terribile aspetto, snello della per sona ed armigero, spronato il cavallo e lasciatasi da tergo P ordinanza si arrest nel mezzo del terreno, ed invit ad accettare un singoiar certame chiunque si fosse di tutti gli avversarj; ed il solo Artabaze non pa~ venta di acconsentire alla disfida, rimanendo gli altri im mobili da grave timore sopraffatti. Or dunque spronano ambedue e venuti molto dappresso azzuffansi di laneia, nella quale tenzone il Romano pi pronto fer al competitore il destro fianco. Il barbaro trafitto da mortale ferita quasi stramazzava supino in terra, quando la sua lancia appuntataglisi da tergo ad un sasso il sor resse in arcine. Artabaze allora vie pi adopera per conficcargli P asta nelle viscere non ritenendolo per an-

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cbe mortalmente offeso. Qui volle contrario fato che la punta dell asta di Uliare andasselo per diritto a percuotere nella lorica, e penetrandovi a poco a po co approfondasse discorrevole finch giunta al collo pot ferirne leggiermente la pelle ed, approfondatosi ancor pi il ferro, tagliare la sottoposta arteria. Il per* ch sgorgandone molto sangue egli quantunque libero da ogni sensazione dolorosa videsi costretto a ripa* rare, data- la volta al cavallo, presso de suoi. Uliare intanto ivi stesso cadde privo di vita; Artabaze pur cs gli, fallito ogni mezzo di rattenere il sangue, dov mandare dopo il terzo giorno l estremo fiato, avendo col morir suo totalmente sconvolta la speranza de Ro mani y pe quali non fu di lieve danno l essere addive nuto* inetto al combattere. Imperciocch mentre lunge dagli schieramenti il t r a r d un dardo curava la tua ferita vennero le truppe alle a rm i, e nel bollore della pugna i trecento Gotti arrivati da tergo dell imperiale esercito fecero all imprevista la comparsa loro. Il ne* mico miratili e credendone il novero maggiore inorridi per lo spavento, e tutti incontanente, ove ognuno ebbe il destro, la diedero a gambe. I barbari menarono strage di costoro abbandonati a si turpe fuga, raccolsero gran copia di prigionieri, e conquistarono tutte le insegne; cosa per verit mai pi accaduta ai Romani. I duci con ben pochi e del loro meglio sottrattisi all eccidio, vegliarono poscia alla difesa di quelle citt in cui ebbero asilo.

GUERRE GOTTICHE

C A P O V.
Firenze assediata dai G otti , e rimasa libera alla nuova della venuta d Romani. Questi j appiccatasi battaglia, colti da spavento per un falso romore, diedero l spalle al ne mbo.

I. Totila non molto dappoi sped P esercito con tro Giustino e la citt di Firenze eleggendone a duci Bleda, Roderico ed Uliare, primi a tutti tra Gotti. Co storo giunti a Firenze e cintala di trincee danno prin cipio all assedio. Il perch Giustino conturbatissimo, non avendo fatto provvigione di vittuaglia, manda a Ravenna chiedendo ai capi del romano esercito pronto soccorso, ed il messo col favor della notte per cam mino ascoso ai nemici entrato in quella citt esposevi coin stessero le cose, a tal che senz? indugio un forte aiuto di Romani sotto gli ordini di Bessa, di Cipriano e di Giovanni, figlio d una sorella di Vitaliano, mosse a proteggerne le mura. I Gotti non appena ebberne avviso dagli esploratori, sciolto P assedio, retrocederono sino a MuceHa, nome posto ad un luogo distante dalle porte il viaggio d un giorno. Le romane truppe ar rivate presso di Giustino, ed unitesi a quelle ivi esislenti, di piccola mano in fuora lasciata a custodire la c itt , si diressero tutte contro al nemico, e per via sembr loro ottimo divisamente quello di scegliere dalP intiero novero dei duci uno chiarissimo, il quale scorto dalle sue genti precedendo 1 esercito con subito impeto assalisse gli avversarj, intanto che il resto a

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pi lento passo lo raggiugnerebbe. Gittate adunque le sorti, ed essendo tutti in aspettazione e gi quasi renitenti ad attendere gli accordi fatti, il giudizio della fortuna, cadde sopra Giovanni, che di questo modo in compagnia de suoi dov procedere il primo alla volta del nemico. I barbari alP udirne la venuta, ab* bandonato *con prestezza e spavento il cam po, fan* nosi a corsa e romore su d un vicino e molto elevato colle. Giovanni avanzatosi, con pi veloce e9 pure se guendo il nemico, d principio alla fazione, e nel bol lore della mischia, i Gotti difendendosi coraggiosamen*te, or gli uni or gli altri vengono a viva forza rispin ti , e molti da quinci e quindi ricoprendosi di gloria incontranvi morte. In questo mezzo nel mentre che il duce.romano iva ad investire disordinatamente e con grandissimo strepito la schiera di contro, volle il -caso che altra delle sue lance rimanesse vittima d un dardo avventatogli da nemica mano, dopo di cbe gli assalitori di l ributtali tornano in fug. Tutte le altre imperiali truppe erano di gi attelate e pronte al primo co mando a dare nella battaglia, il perch se queste avessero accolto i fuggenti e insiem con essi fatto petto ai barb ari, fuor d ogni dubbio sarebbero uscite della zuffa vittoriose, ed avrebbero condotto seco prigionie ra la maggior parte della opposta fazione. Ma non saprei per quale malauguroso destino tra loro divul gassi il falso grido della morte di Giovanni, in quello scaramugio, per opera d un suo astato. La qual nuova propalatasi tra duci indusseli tutti a rompere P ordi nanza abbandonandosi a turpissima fuga, e di questa

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guisa Tenuto affatto meno lo schieramento ognuno da solo, anzi che a turme, pigli a trovar modo al suo scampo, molti nel trambusto giuntandovi la v ita , e molti ancora, sebbene da nessuno perseguitati, pi e pi giorni continuarono a dilungarsi } alla per fine chi. qua chi l ne9 luoghi forti , giusta la ventura di ciascheduno , si ritrassero, annunziando a quanti a avvenivano l uccisione di Giovanni , abbandonato al tutto il pensiero di raccozzarsi e movere insieme contro il nemico. Stavansene per lo contrario tutti en tro le mura apparecchiandosi ad un assedio e paven tando un prossimo assalimento. Totila poi merc la molta liberalit cattivossi per modo gli animi de9 pri gionieri che molti di essi col tratto successivo passa rono spontaneamente nelle sue file a guerreggiare i Ro mani. Terminato il verno ebbe fine V anno settimo di questa guerra tramandata alla posterit da Procopio. CAPO VI.

Totila prende molle castella9 citt e provincie. Assedia Na poli. Giustiniano inonda in Italia Massimino prefetto del pretorio con armata di mare e Demetrio , il quale pre para aiuti pe Napolitani. Un altro Demetrio nel tornare a Napoli cogli apprestamenti fa tti , caduto il navilio in potere dei Gotti y paga il fio della imprudente sua lingua.

I. Totila di poi ebbe le castella Cesena e Pietra , trascorso quindi breve tempo and nella Tuscia, ma in darno tentatine i luoghi forti nella speranza che si ar rendessero, valicato il fiume Tevere, senza metter piede

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in quel di Roma, fecesi di subito nella Campania e nel Sannio, ove di leggieri codquistata Benevento, citt mu nita, la smantell di muro, acciocch le truppe in cam mino da Bizanzio protette nelle scorribande loro da propugnacoli non molestassero i Gotti. Mandate in ap presso generosissime proposte ai Napolitani per en trare in quella citt guardata da Conone alla testa di mille imperiali ed Is a u ri, ne compiutosi l intendi* mento suo divis cingerla d assedio ; e postole nou lungi il campo vi rimase egli stesso colla maggior parte dell9esercito* Spedite inoltre le rimauenti soldatesche alla volta di Cumano, castello, e degli altri guardinghi ne acquist il possesso e gran quantit di danaro; volle di pi non si facesse menomamente oltraggio alle mogli de9 senatori quivi rinvenute, ed accordando loro con ogni cortesia di raggiugnere libere i proprj mariti n ebbe presso tutti i Romani grande rinomea di bont e prudenza. Siccome poi non vedeva compa rir uom de nemici a rattenerlo , cos mandando tratto tratto piccole schiere all intorno operava importantissi me cose. N altrimenti egli sommise i Bruzj, i Lu cani, gli Apuli ed i Calabri, riscosse i pubblici tributi, f9 sue le rendite pecuniarie* spogliandone i signorotti, e ordin il tutto come assoluto despota dell Italia. Il perch Giustiniano, sospesi nelle epoche determinate i soliti stipendj alle truppe, andava loro debitore di mol to d a n a ro , e gl Italiani scioglievansi in acerbe do glianze vedendosi privi de suoi beni ed esposti a gravis simi perigli. L esercito mostravasi ben meno di prima subordinato ai duci e si rimanea di buon grado entro

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le citt. Constanziano era di permanenza in Ravenna; Giovanni in Roma, Bessa in Ispoieto, Giustino in Fio renza, Cipriano in Perugia, e degli altri ognuno si tenea in quelle mura dove nel principio , fuggendo, avea avuto.ricetto. II. L imperatore all udita di questi sconci penosis simi al cuor suo cre di colta Massimino prefetto del pretorio dItalia, acciocch e s aves*e l imperio sopra gli -altri duci e fornisseli, giusta il bisogno, di an nona , ed invi con lui molto navilio carico di solda tesca trace ed armena, Erodiano capitanandovi i Traci, e Faza, originario d Iberia e nipote di Peranio da parte di sorella, gli Armeni ; aveavi di pi con essi qualche ram er di Unni. Massimino adunque salpato da Bizan zio, cn tutta larmata di mare ed afferrato nell Epiro, vi consum inutilmente lungo tempo, siccome colui che; af fatto inesprto di guerra, era paurosissimo e tardo. In processo di tempo Giustiniano vi sped anche Deme trio eletto a maestro della milizia, il quale per l innanzi alla testa d una coorte di fanti seguito avea Belisario in camp. Questi pertanto al pigliar terra nella Sicilia fatto consapevole che Conone ed i Napolitani erano tr a v a s a ti da rigorosissimo assedio e da somma ca restia di vittuaglia incontanente deliber soccorrerli, ma scarso di mezzi per mandare ad esecuzione il suo btion volere, avendo seco poca gente e non addestrata B e l l arte militare, appigliossi a tale stratagemma. Ragunato da tutta Sicilia gran numero di vascelli navig con essi riempiuti di frumento e d ogni altro bisogno della vita, facendo mostra ai nemici con quell apparato

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di condur seco moltissime truppe ; n mal si appose nell9antivedere e deludere i pensamenti loro , essendo che i Gotti, alla nuova duna fortissima armata di mare alle vele e proveniente dalla Sicilia argomentarono immi* nente l arrivo d assai poderoso nemico esercito. Che se Demetrio senza metter tempo di mezzo si fosse a dirittura portato a Napoli avrebbe, a mio avviso, incusso timore agli assediatori, e conservato la citt senza op posizione. Egli per lo contrario intimoritosi del peri colo non volle afferrarvi, e posto in salvo il navilio nei porti di Roma, tutto quivi dedrcossi ad arrolare sol dati. Ma questi, gi vinti dai barbari e tuttora delle costo riarm i trepidanti, rifiutandosi marciare seco lui con tro Totila ed i Gotti, obbligaronlo a battere la via di Napoli co soli pochi menati da Bizanzio. Aveavi poi un altro Demetrio da Cefalene in epoca anteriore noc chiero espertissimo delle faccende marineresche e dei pericoli soliti incontrarsi nel solcare le acque ; e per sif fatta perizia sua addivenne cotanto famoso navigando con Belisario nell Africa e nell Italia che fu scelto da Giustiniano a governatore della citt di Napoli. Ora co minciatosi dai barbari 1 assedio di quelle mura, villa neggi assai protervamente in mille guise Totila, e fe mostra in tali calamitose circostanze d accordare so verchia licenza all effrenata sua lingua. Procedendo quindi le sciagure e vie pi gravitando sopra gli asse diati, per consiglio di Conone , ebbe cuore di mon tare ascosamente da solo un paliscalmo e navigare alla volta di Demetrio maestro della milizia. Uscito del pericolo, fuor d ogni aspettativa, sano e salvo abboc-

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cossi col duce fed, esortatolo a starsene del miglior ani mo, eccitollo a compiere i pensati disegni. Se non che Totila informato poscia assai bene di qual tenore si fosse quell armata f9 incontanente apprestare di ve locissime dromoni (i), e non si tosto i nemici appres sarono ai lid i, poco lunge da N apoli, all improvvi sta va sopr esse a combatterli, e li volge in fuga. Uccisine m olti, moltissimi pur caddero vivi nelle sue mani (essendosi potuti salvare appena isoli cbe al co minciar della pugna saltarono dentro i paliscalmi delle navi ) , e tra questi aveavi il maestro della milizia De metrio. I barbari quindi impossessaronsi di tutto il na vilio, del suo carico e delle genti. Ora trovatovi De metrio governatore di Napoli gli tagliarono e lingua ed ambe le mani , e cosi mozzato diedergli licenza di tras ferirsi ov emeglio desiderasse, pagando in tal maniera a Totila il fio d una imprudente lingua. CAPO VII.

Indugiare di Massimino. Imperiale armata di mare agitata da procella , e male accolta dai Gotti. Il prigioniero Demetrio per ordine di Totila , esorta i Napolitani ad arrendersi Totila stesso persuadeli a cedere quelle mura , che alla per fin e ottiene.

I. Dappoi Massimino con tutta F armata di mare accostossi alla Sicilia, e navigato a Siracusa ivi tutto in
(i) Spezie di nave lunga da trasportare frum ento; il suo nome viene dal greco verbo rfift*, fut. e pass, med. t f f i a, curro.

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preda ai timori della guerra si tenne. I romani d u c i, informatine, per via di messi preganlo instantemente che di fretta muova a soccorrerli, e pi d ogni altro 10 eccita dalla citt di Napoli Conone cinto da stret tissimo assedio, e gi in diffaJta somma d annona. Ma egli fermo ne9 suoi timori lascia sfuggire ogni opportu nit di tempo, e solo da ultimo paventando gl impe riali rimproveri, e mal comportando le altrui rampo gne, standosi immobile tuttavia nella sua dimora, ed essendo ben inoltrato il verno, fa partire alla volta di Napoli Erodiano, Demetrio e Faza con tutte le truppe. 11 costoro navilio era per giugnere a Napoli quando al sorgere di forte vento levossi una tempestosissima for tuna; e per verit Faza era onninamente sul disperare, non reggendo pi i nocchieri, sopraffatti dalla burrasca, al governo dei r e m i, o ad eseguire altr opera, n tam poco pel terribile fragore deflutti intendendosi a vi cenda; ogni cosa avvolgevasi in aperta confusione, di modo che la foga del vento, addivenuta sola nel co mando, spinseli contro lidi occupati da nemici. Laon de costoro balzali nelle navi eran tutti sull ucciderli e gittarne a talento i cadaveri ne flutti non incon trandovi fior d opposizione. Molti eziandio ne ritras sero vivi, e di questi fu Demetrio maestro della mi lizia. Ad Erodiano e Faza riusc di fuggire con altri pochi, non essendo colle navi molto da presso alle ne miche stanze: tali furono i destini di quell armata ro mana. Totila avvolta una fune al collo di Demetrio il trascin sotto le mura di Napoli, ed obbligollo di esor tare gli assediati a non volere, sedotti da vane pr-

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messe, fabbricare di per s la propria rovina, ma spa lancassero tosto le porte ai Gotti onde liberarsi da tristissime sciagure, pi non dovendo porre speranza in nuovi soccorsi dell9 imperatore , colla perdita di quell9armata di mare essendo loro venuti meno tutti gli aiuti e tutta la fiducia in lui riposta ; cos parl De metrio per comandamento del re. Gli assediati op pressi dalla fame e da ogni altro bisogno della vita al lorch e di vista e di udita ebbero certezza dell9infelice sorte di Demetrio, perduti affatto d9 anim o, abbando nandosi al pianto, e si rimasero privi di consiglio. La citt era tutta in cordoglio ed in grave trambusta. II. Lo stesso Totila di poi chiamatili ai merli tenne loro questo discorso: Nou abbiamo pigliato ad asse9 9 diarvi, o Napolitani, in risarcimento di qualche vo9 9 stra offesa, ma piuttosto perch toltovi il giogo din9 9 destissima dominazione potessimo liberamente e com9 9 (Mutamente rendere grazie ad ognuno di voi per P af9 9 fetto mostratoci sofferendo a cagion nostra in cotal 9 9 guerra i durissimi trattamenti dei comuni avversarj, 9 9 essendo voi stati di tutti gl9Italiani i soli a darci 9 9 pruova di singoiar benevolenza, e col massimo rin9 9 crescimento vostro doveste sommettervi alla autorit 9 9 e forza de9Romani. Ora dunque noi costretti ad as9 9 sediarvi seco loro abbiamo rispettato, com9 uopo, la y > vostra fedelt, adoperando accuratamente che i rigori 9 9 delPassedio per nulla ricadessero a danno dei cittadini; 9 9 laonde se v9 forza patirne disagi guardatevi dal cor9 rucciarvi coi Gotti , non essendo meritevoli di ri9 9 prensione coloro, i quali studiandosi di gradire agli

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amici pur non giungono a sottrarli da ogni molestia. 9 9 Rassicurate gli animi vostri da qualunque timore degli 9 9 imperiali, n vogliate persuadervi, rimestando il passa9 9 to, eh e sieno per uscire vittoriosi di noi. Concios9 9 siach gli ammirabili avvenimenti della vita originati 9 9 da impreveduta fortuna cangiano di spesso nel correr 9 9 dun giorno interamente d aspetto. Vi facciamo per9 9 tanto la seguente proposta: Conone si parta con tutto 9 9 il presidio, sani e salvi trasferendosi ovunque vor* 9 9 ranno, purch entrati noi al possesso della citt e va9 9 dansene tosto con Dio. N cosa alcuna ratterracci dal 9 9 sanzionare con giuramento e la libera partenza loro, 9 9 e la salvezza di voi tutti. Questo parlar di T o tila fu accetto ai Napolitani, a Conone, ed all intero presidio, trovandosi gli uni e gli altri bene alle strette colla fame. Bramosi nondimeno di serbar fede all im peratore, e non privi ancora della speranza di venire soccorsi promisero la consegna di quelle mura entro giorni trenta, e Totila per distorli da qualunque aspetta tiva stabil tre mesi di tempo al compimento delle con venzioni , e protest che nel correr di essi non avrebbe per nulla molestato la citt, o fatto altra impresa, ed in questi termini furono sottoscritti gli accordi; se non che la somma carestia d annona ridusse gli assediati a tale da non potere attendere il fissato giorno , e poco dopo vennero aperte le porte al monarca ed ai Gotti. Con ci ebbe fine il verno e V anno ottavo della pre sente guerra scritta da Procopio.

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guerre

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CAPO

V ili.

Totila di singolare bont verso i vinti. Atterra U mura di Na poli. D morte a una sua guardia rea di strupo . Sua gravissima allocuzione su tale argomento.

I. Totila conquistata Napoli fu di tanta bont coi vinti di quanta ne avresti giudicato incapace un nemico, un barbaro. Conciossiach venuto al possesso de9Romani per modo estenuati dalla fame che pi non appariva segno di forza ne9 corpi loro , temendo non saziati in un subito di cibo venisserne, come il caso frequente, soffocati, poste sentinelle ai luoghi duscita f comando che nessuno si partisse di l. Egli poi con prudente mano, e s da non isbramare 1 appetito somministrava cibo a tutti, aumentandone cotidianamente cos la mi sura che V accrescimento riuscisse direi quasi imper cettibile al senso. Ristorate alla perfine le forze loro apr le porte, e ad ognuno accord libero potere di trasferirsi ov e9meglio desiderasse. Diede similmente e mezzi di trasporto per mare, e piena facolt di riparare sotto altro crelo a Conone ed alle truppe di lu i, volon terosi di cambiare stanza. Ora costoro da contrario vento rattenuti nel porto erano quivi trepidanti non la vittoria inducesse il re a disonorare la fatta promessa ed a sommetterli a pessima vita. Ma Totila avutone sentore ordin che fossero condotti alla sua presenza, attese a consolarli, e confermata vie meglio la data parola esortolli a stare di buon animo ed a vivere al tutto rassicurati colle sue gen ti, a comperare da esse vittuaglia, ed a

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riceverne siccome da amici qualunque cosa difettasse loro Trascorso molto tempo e proseguendo tuttavia contrario vento, provvedutili di cavalli, di somieri e di generoso viatico ne spaccia la partenza alla volta di Roma, dando loro a compagni individui trascelti dal fior de9 Gotti. Egli eziandio sen parte non appena atterrate quelle mura, e demolivate acciocch i Romani tornando per bizzarria del fato al possesso della citt pi non travagliassero i Gotti combattendoli da munito luogo, dispostissimo anzi a tenzonare eoa essi in campagna aperta che ad esser vbersaglio di furberie ed inganni: gittatane non di meno a terra Ja massima parte il di pi lasciollo intatto. II. A que di tal deRomani originario della Calabria presentossi al re con querela di strupo violentemente commesso da altro de7 pretoriani di lui in onta d una sua tenera pulzella. Totila ordinata la prigionia del reo ed avutane la confessione adoperava eoa zelo perch la colpa riportasse il meritato gastigo. Laonde i pi co spicui personaggi debarbari trepidanti d una capitale condanna ( essendo il milite infaticabile ed assai va lente nella guerra ) tosto fannosi, insiem raccolti, ad implorare mercede per 1 offensore. Il re ascoltate con bont e senza turbamento di sorta le istanze loro, pi gli a dire: Entro in questo argomento, o commilitoni, non per indomabile moto di crudelt, n perch mi * dilettino le sciagure della mia gente ; ma s bene per 9 9 un grandissimo timore che sopravvengano sinistri a tutti voi , sapendo pur troppo da molti travolgersi i nomi delle cose applicandovi un affatto contrario

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senso. Conciossiach sogliono costoro nomare umanit 9 9 la sfrenatezza corrompitrice e sovvertitrice di tutte le y > oneste azioni, e chiaman difficile e fastidiosissimo chi 9 9 cerca proteggere santissimamente I autorit delle ieg9 9 gi ; quasi che la merc di tali vocaboli, siccome ve* 9 9 lamenti sopra l intemperanza distesi, e9 possano vie 9 9 pi liberi peccare, ed appresentarsi malvagj. Vi esorto 9 9 adunque, o commilitoni, a non voler riscattare la 9 9 colpa dun solo con iscapito della vostra salvezza , e 9 9 partecipare, innocenti, la costui r e it , giudicando 9 9 vana ogni differenza tra il commettere delitti e lim9 9 pedire la giusta punizione de malfattori. Bramerei per* 9 9 tanto che sopra questo argomento deliberaste come se 9 9 eletti o a condonare a costui la pena del suo delitto , 9 9 o a conservare la gottica nazione, ed in vostro potere 9 9 la vittoria della guerra. E certamente v d uopo 9 9 considerare che noi alPintraprendere di tali ostilit 9 9 avevamo copia di guerrieri illustri per gloriose azioni e 9 9 maestria nel trattare le armi, ricchezza immensa, 9 9 per non metterci in pi parole, di danaro , infinito 9 9 numero di cavalli ed armi , e tutti i luoghi forti 9 9 d Italia ; i quali aiuti di vero a chi impugna le armi non sogliono al tutto sembrare di poco mo* 9 9 mento. Non di meno sotto il reame di Teodato, per* 9 9 sonaggio pi amante dell9 oro cbe della giustizia, ci 9 9 rendemmo, con malvagio tenor di vita, nemico il 9 9 Nume 5 n v forza ignorare da quali genti e da 9 9 qnanto loro numero soggiogati a quali e quante di9 9 sgrazie dovemmo piegare il capo. Se non che ora Id* 9 9 dio a bastanza vendicatosi delle nostre colpe ne ha

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dirizzilo nuovamente il cammino , o per dirla pi % ne terpaini, governa la cosa nostra meglio di quanto 9 9 sapremmo noi stessi desiderare ; or dunque ne giova

9 9 anzi conservarci favorevole coll osservanza della giustizia la causa cui dobbiamo una vittoria di gran lunn ga superiore alle nostre forze che, oltraggiandola, far n pubblica testimonianza d avere a odio e disdegno la 9 9 nostra felicit stessa. Imperciocch non pu, in f mia, l ingiurioso e violatore giungere a riportar lode 9 9 trattando le armi in camp, dalla vita di ciascheduno * di noi pigliando norma la fortuna della guerra. Cosi Totila , ed i magnati de Gotti pienamente con sentendogli guardaronsi bene dal rinnovargli lor suppli che, abbandonando aiTatto all arbitrio di lui il preto riano. Il re non guari dopo condanoollo a morte, e f7 comando che ogni avere del reo. pa$sasse alla violata pul zella. C A P O IX.
Malvagit dei duci c delle imperiali truppe. Italiche sciagure. Lettera di Totila al senato romano. Ariani sacerdoti ban diti da Roma. Assedio del castello d Qtranto.

I. Nel mentre che Totila attendea a queste cose duci e soldati del romano esercito fan saccomanno de gli averi de suggelli popoli ed abbandonansi ad ogni maniera d incontinenza e libidine; giunti a tanto gli stessi duci d aver baldracche ne loro presidj e gozzo vigliarvi insieme , la soldatesca addivenuta ognor pii*
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forte nel conculcare la disciplina commetteva enor mi eccessi. Tutti gli Italiani erano fierissimamente tra vagliati da ambo gli eserciti, da quinci i Gotti pri vandoli delle terre loro, da quindi spogliandoli i Cesariani di ogni suppellettile, e eh peggio ancora senza cagione alcuna venivano percossi di bastone , e avendovene solo una mezza vedevansi condannati alla morte. I duci adunque non guarentiti dalle proprie truppe contro le ingiurie de9 nemici, e ben lontani dal vergognarsi del presente stat della repubblica desta vano eglino stesi, vituperevolmente operando, ne gli animi italiani il desiderio del governo de9 barbari. A cumulo poi di tante sciagure lo sconsigliato Conslanziano chiaro manifesta per lettera alP imperatore di non avere forze idonee a sostenere la gottica guer ra , e gli altri capi quasi direi con pubblica delibera zione protestansi di comun consenso nel medesimo fo glio del tutto contrarj al tentare nuovamente la sorte delle armi. Di tal guisa procedevano le cose degli Ita liani. II. Totila, per tornare a lui, scrisse di questi termini .al senato romano: Chiunque o per obblio, o impru dentemente ingiurioso ai vicini merita perdono da gli offesi, la cagione della colpa assolvendolo in gran ii dissima parte dall accusa 5 ma se fa loro deliberato oltraggio c non avr mezzo di purgarsi dalla r e it , dovendosi imputargli ad una e 1 azione ed anche il 9 9 voler suo. Di questa guisa adunque camminando le 9 9 cose, pigliate ad esaminare di qual maniera potrete 9 9 giustificarvi dell operato contro di noi. Addurrete

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forse a vostra giustificazione di conoscere bea poco i benefizj di Teuderico e di Amalasunta? o per diutur9 9 nit di tempo e dimenticanza esserveoe rimasa nen gli animi cancellata la memoria? Ah domin che nulla di tanto pu essere! Imperciocch le costoro liberalit 9 9 n si appalesarono in cose al tutto lievi o mediocri, 9 9 n contano de secoli, ma in epoca ben poco lonta na, e noi stessi le ricordiamo, risplendevano sopra 9 9 voi ^Romani carissimi, in argomenti di somma im portanza. Conoscete a simile di fama o di prova n l ottimo volere deGreci verso i popoli soggetti; vi m sapete di gi come in cambio siensi comportati i 9 9 Gotti cogli Italiani. Foste a mio credere tra buoni 9 9 ospitali de Greci , n v uopo ignorare quali ospiti ed amici abbiate in essi trovati, se vive tuttavia press 9 9 voi rimembranza delle gravezze imposte da Alessandro. fi Passo con silenzio la truppa e i condottieri di lei, la bont e magnanimit de quali certamente contribuiro no moltissimo a ridurre e voi e loro stessi alla presente condizione. Ma nessuno degli Italiani pensi venirgli 9 9 da me rimprocciate di tali cose per effetto di giovan nile ambizione, o per volermi qui, siccome re debarfi b a ri, millantare. Non ascrivo in vro a prodezza no9 9 stra T avere sconfitto questa razza di gente, ma al fi dover eglino cos pagare il fio delle ingiurie a voi ren cate. Per la qual cosa non vi sembrer stranissimo il fi sofferirne a queto i mali diportamenti, mentrech Dio n vendicatore delle ingiustizie fattavi li punisce, e il ri si manere volonterosi nelle molestie, che ne sono la fi conseguenza. Procacciate adunque di giustificare coi

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Gotti i vostri andamenti seco, e di addurci motivo n comunque di avervi per iscusati, ed opererete di

questa conformit se non atteso 1 esito della guerra, ^ ma intanto che serbate qualche piccola e vana spe ranza prenderete migliori consigli, e vi darete a corf reggere il vostro mal procedere cou noi. Cos era la scritta consegnata da Totila ad alcuni prigionieri acciocch e la ricapitassero, giunti in Roma, al se nato ; adempiutasi da costoro la commissione Giovanni proib ai senatori di riscontrarla. Totila quindi, re plicate pi lettere ed inseritivi gravissimi giuramenti, promise con molta facondia che uom de Romani non avrebbe riportato da 9 suoi il menomo danno. Cou qual mezzo queste lettere pervenissero a Roma non a mia notizia, imperciocch di notte ferma vennero affisse nelle pi frequentate parti della citt, e di questo modo fu rono in saputa di tutti. Poscia gl imperiali duci pigliato sospetto dei sacerdoti ariani cacciavanli da Roma, ed il re informatone manda parte delle sue truppe nella Calabria coll9 ordine di tentare il castello d Otranto, ma trovatone il presidio leale nel ricusare ogni propo sta di arrendimento impose loro di assediarlo, ed egli col nerbo dell esrcito batte la via di Roma. Limpera tore all annunzio di queste faccende caduto in gravis simo turbamento dauimo si vide costretto a spedire Be lisario contro de G otti, quantunque gli affari persiani dessero ancora moltissimo da pensare. Termin il verno e con esso il nono anno di questa guerra da Procopio [ scritta,

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CAPO

X.

Belisario tornato in Italia alla testa di pochissime truppe salva , coW opera di Valentino, Idranto. Totila n esplora astutamente f esercito. Prende Tivoli.

I. Belisario postosi altra fiata in cammino per V Ita lia con pochissima truppa (obbligato a non distaccare i suoi dalP esercito di fronte ai M edi), nel trascorrere tutta la Tracia arrot a forza di denaro qualche ni\* mero di giovani volontarj, e men seco, d ordine im periale , Vitalio maestro della milizia per l Illirico, non molto prima giunto dallItalia lasciatavi la soldatesca di questa provincia* Entrambi, raccolti quattromila com battenti , pervennero in Salona, mirando farsi con ogni sollecitudine a Ravenna, e di l dar principio, del meglio loro, alla guerra, imperciocch vedevansi impediti dal metter piede nell agro romano o all7 insaputa del ne mico trincerato, giusta le notizie avute, nella Campa nia e nella Calabria, o fugandolo colle armi per esser gli mollo inferiori di numero. In questa gli assediati in Idrunto, privi affatto di vittuaglia venuti a colloquio coi barbari assediatori aveano pattuito, fissatone il gior no, di ceder loro quel forte ; quando Belisario fatti tra durre sopra navi i bisogni della vita, bastevoli per un a n n o , ordin a Valentino di navigare con essi alla volta del castello e di cambiarvi alla prima il vec chio presidio, che sapea estenuato dalla fame e dalle malattie, con altro composto delle truppe condotte se co , alle quali fresche e provvedute d ogni maniera di

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cibi sarebbe riuscito pi di leggieri e con maggior si curezza di conserrare Idrunto. Valentino come fu bdon vento alzata l ncora si diresse col navilio a quelle paura, ed afferratovi quattro giorni avanti che termi nasse il periodo stabilito col nemico s impadron del porto spoglio di guardia , e quindi occup con tutto suo agio il castello. Impercicch i Gotti pieni di fi danza negli accordi , e non snspicando per nulla contrarj avvenimenti, si teneano, fuor d ogni pensiero 1 in ozio perfetto. Laonde al mirare d improvviso ap portato il navilio toltisi con prestezza di l trasferi rono da lontano il campo, e tosto esposero a Totila come si stessero le cose loro : ta le , senza esagerazio ne , fu il pericolo corso dal castello dIdrnnto. Al cuni soldati poi di Valentino, soliti scorrazzare le sot toposte campagne per averne preda, fattisi un d tra gli altri alla mauua appiccarono zuffa co nemici e an datine ben bene colla peggio per evitare la prigio nia gittaronsi in gran numero nell acqua. Il resto, per duti censettanta individui, ebbe a grazia di riparare nelle mura. Valentino quindi , rimosso di l V antico presidiai, semispento dai tollerati disagi, vi surrog gente nuova giusta gli ordini ricevuti, e depositatovi fodero per un anno, si restitu col rimanente eser* cito in Solona. Di qua Belisario salpato con tutta Tar mata di mare prese terra a Pola, e vi fece qualche di mora per mettere in punto V esercito. Allora T o tila , non appena ebbene avviso, volle esplorare con istratagemma le truppe da lui condotte, ed eccone il come* Bono, prole d un fratello di Giovanni, comandava il pre-

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sidio entro Geuova; toltone adunque il nome std im prestanza scrisse finta lettera al duce imperiale, quasi mente colui caduto in grave pericolo richiedesselo con ogni premura di sollecito aiuto, e la consegn a cin que scaltrissimi individui , ammonendoli di annunziarsi * quali messi di Bono e di osservare diligentemente le nemi che forze ivi raccolte. Belisario non appena arrivali se li fece condurre innanzi e trattolli, giusta 1 usanza, della miglior guisa, e Ietto il foglio impose loro di assicurar Bono che tra poco n andrebbe a lui coll intero eserci to. Queglino esaminato il tutto, giusta i comandamenti di Totila, retrocedettero al campo de Gotti dichiaran dovi essere quellapprestamento delle romane truppe ben poca cosa , ed immeritevole di farne tampoco il minor conto. II. Di questi giorni Tivoli castello guernito disarico presidio cadde in potere di Totila per tradigione, e vo a riferirne il modo. La custodia di quelle porte era commessa agli Isauri e ad alcuni borghesi, i quali per certa contesa levatisi dalla truppa ivi in fazione, ed improvvisamente usciti della porta vi misero dentro nelle ore notturne il nemico non lunge da l postosi a cam po. Sorpreso dai Gotti il castello gl Isauri a comune difesa unironsi con tale arte che quasi tutti pervennero a salvamento. I vincitori non perdonando a chicchessia de terrazzani dal primo all ultimo una con lo stes so vescovo trucidaronli siffattamente, che sebbene a mia cognizione il modo pure non istar qui a riferirlo disdegnando tramandare ai posteri la memoria di co tanto furore. In quella strage fu avvolto eziandio Ca-

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tello , uomo assai ragguardevole tra gP Italiani. Ve nuti con ci Gotti a dominare il Tevere, levarono ai Romani ogni mezzo d introdurre nella citt vittuaglia dalla Tuscia per acqua. Imperciocch il castello , si tuato presso del fiume e cenventi stadj al di sopra di Roma, riusciva un fastidioso propugnacolo contro chiun que osasse navigare a quella volta.
CAPO XI.

Belisario in Ravenna parlamenta i Gotti ed i soldati romani. Vitalio nelV Emilia ai la testa de' pubblici affari abban donato dagli Illirj . Aussimo stretta da Totila riceve aiuti. itilct stoltamtht ardito incontra morte. Le truppe di Be li sarit uscite da Aussimo Incappano itegli agguati de1 Gotti. Totila indarno tenta Pesaro fortificato dagli imperiali; Fermo ed Ascoli assediate dalle sue truppe.

I. Le cose di Tivoli non passarono altrimenti. Be lisario, per tornare a lui, condottosi con tutto il navi* lio a Ravenna, chiam i Gotti ivi a stanza ed i soldati romani a parlamento arringandoli pressoch di questa conformit. Non oggi la prima volta, o miei uditori, che le opere egregia di virt siensi guaste dal vizio ; 9 9 avendo gi da lungo tempo di tale sciagura messo profonde radici nelle umane cose, e molte illustri im* n prese di personaggi probi dalla malvagit di altri scel* fi leratissimi furono rovesciate e distrutte, N per al* fi tra cagione vediamo ora fallite le bisogne dellinin peratore , il quale pertanto s forte brama correg-* fi gere il male sin qui operato, che posto da ban-

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v da il suo intendimento di portare la guerra ai Per siani, ordinooioii .passare ira voi all uopo di ripa* 9 9 rare e risarcire alle ingiustizie dei prefetti contro le 9 9 sue truppe e le gottiche geuti. Il non commettere 9 9 fallo di sorta al tutto di l. dalle umane forze, e 9 9 fuori della natura delle cose; il correggere poi gli errori 9 9 commessi dovere principalissimo dell imperatore,

ed assai utile a coloro chegli ama con tutto Panimo * suo. N avrete solo compensagione de molli disagi, 9 9 ma, eh pi, susseguirannovi di botto le testimonianze 9 9 ed i frutti della imperiale benevolenza; felicit di cui 9 9 non havvene altra che regga al paragone, dovendo a 9 9 lei cederete stesse ricchezze quantunque a mano lar9 9 ghissima prodigate. Essendo io adunque pronto a ren9 9 dervi tali servigi, fa mestieri altres che ognuno di voi 9 9 coraggiosamente adoperi per ritrarne profitto. Laonde * ? chi ha parenti ed amici presso il tiranno Totila ma9 9 nifestando loro.il buon volere di Augusto in fretta li 9 9 richiami. Imperciocch il bene della pace e la molta 9 9 bont del grande Giustiniano vi si offrono tali che 9 9 rendesi la opia venuta in questi luoghi affatto estra9 9 nea dalla guerra^ e mi guarder aff mia ognora dal 9 9 ricettare di moto proprio nelP animo sentimenti ostili 9 9 verso i soggetti al suo trono. Se poi hannovi tra voi chi 9 9 rifiutinsi di parteggiare pel migliore loro e si dichia9 9 rino a noi contrarj, saremo avvegnach a malincorpo 9 9 eccitati di trattarli siccome nostri avversarj. Di si m ig lia le guisa favell Belisario, n ebbevi uom de ne mici, non Gotto non Romano, che si dipartisse da Jui. Mand in appresso il pretoriano Torimunto ed altri

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della sua goardia con Vitalio e le troppe illriche neil 1 Emilia, coll1 incarico di tentarne i luoghi forti. Vi talio accompagnato da quelle truppe si avvicin a Bo logna, ed impossessatosi per composizione d un adia cente castello vi ferm sua dimora. Non guari dopo tutti gli Illirj a suoi stipendj improvvisamente e senza aver ricevuto offesa di fatto o di parola camparono cheti di l, e tornati alle proprie case inviavano legati all9im peratore chiedendogli merc, e adducendo a comune di scolpa che V andar creditori dellerario di molta pecunia in causa degli stipendj trattenuti loro durante la ben lunga guerra in Italia era stato il solo motivo di quel repentino disertamento. Aggiugnevano di sopra pi che lesercito degli Unni fattosi violentemente sulle terre loro aveali privati della prole e delle donne menandole seco> prigioni ; cos la nuova di tanta sciagura in un colla mancanza di vittuaglia,cui duravano in Italia, aveali costretti a ripalriare : Giustiniano, uditone, da prima levossi ad ira, ma quindi graziolli. Totila saputa la par tenza degli Illirj sped truppe a Bologna colla vista di sorprendere Vitalio e gli altri tutti seco lui. Ma questi e Torimunto avutone sentore tesero loro agguati, e fat tone gran macello costrinsero i superstiti alla fuga. In tale conflitto Nazare originario e conte dell Illirio diede pi che tutti luminosissima pruova del suo valore; T o rimunto di poi si restitu presso Belisario in Ravenna li. Allora il supremo duce imperiale indirizz alla volta dAussimo, citt, ed in soccorso dei Romani ivi asse diati, tre delle sue lance, Torimunto, Ricila -e Sabiniano con mille guerrieri, i quali, senza dare il menomo se

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gno di lor venuta a Totila ed all esercito eli lu i, en trativi colle tenebre divisarono stancare il nemico co frequenti loro schermugi. Laonde in sul meriggio del vegnente giorno al grido' che i barbari eransi appros simati vie pi alle mura nscironne a furia per iscontrarli, spediti dapprima esploratori per averne il numero e per essere opportunamente cauti in questa fazioue. Ricila, lancia di Belisario ed in quel tanto disgraziatamente briaco, disdegnando che altri spiasse, dato degli sproni al cavallo da solo va oltre } se non che in peri* glioso luogo avvenutosi a tre Gotti si tenne per ac conciarsi innanzi tutto da prode armigero, e da sen no lo era, alla difesa ; ma poscia mirandosi avvilup pato da ogni parte diede il tergo, e nel fuggire traque 9 precipizj cadutogli il cavallo, venne da tutti i nemici, tramandate altissime grida , fatto bersaglio del generale saettamento. I Romani spettatori di quel sinistro corsero ad aiutarlo \ ma egli nondimeno rimase coperto e speuto da nn nembo di frecce } i militi ^ i Torimunto riusciti quindi a fugare i barbari pigliansi il morto , al cui va lore pur troppo conveniva pi nobile fine, e si ritrag gono con esso in Aussimo. Sabiniano poscia e Tori munto consigliatisi con Magno giudicarono fuor di pro posito una pi lunga dimora entro le m u ra , non po tendo eglino mai affrontare con pari forze i nemici, e certi che consumando pur essi lannona degli assediati avrebbero accelerato la resa della citt. Convenuti adunque d un animo nella determinazione, i duci con mille ansiliarj nella prossima notte si apprestarono alla partenza. Se non che tal della truppa incontanente ri

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para con occulta fuga nel campo nemico, e vi appa* lesa il tutto. Re T o tila , uditone, senza manifestarsi a chicchessia, appostossi tra quelle tenebre e con due mila prodissimi eletti guerrieri a trenta stadj lunge dalle mura , e non appena ebberli veduti sulla mezza notte a passare di l che tratte fuori le spade e ve* nuti loro addosso ucciserne dugento \ Sabiniano , Torimundo e gli altri tutti ebbero la propria salvezza dal V oscuritade, la cui merc poterono campare entro Riminij abbandonando ai Gotti V intiero novero dei giu menti destinati al trasporto dei bagaglioni, delle armi e delle vesti III. Aussimo e Rimini hanno tra loro sopra la marina del seno Ionico due altre c itt , Pesaro e F a n o , i cui ediGzj nel principio di questa guerra Vitige avea mes so in fiamme , e diroccalo forse una met delle mura, per tema non i Romani addivenutine possessori recas sero da quivi travaglio a suoi. Belisario non di meno volle occupare P una di esse r cj Pesaro, sembran dogliene la posiaione idonea al foraggiare Il perch nel cupo della notte mand persone legate in istretta amicizia seco a prendere le misure per lo largo e lungo di ciascheduna porta , ed avutele commise che se ne costruissero colla maggior segretezza di nuove, ben for tificandole di ferro, e terminate posele sopra barche or- dinando a Sabiniano e Torimunto di accompagnare il convoglio col , ove giunti metterebbonle prestamente in opera ; cos pure, tenendosi bene in guardia, darebbon opera a racconciare del meglio loro con sassi, terra od al tro materiale comunque i luoghi rovinati \ ed il voler

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di lui fu in ogni sua parte diligentemente compilo. Il re de G otti, informatone , pronto v accorre con molte troppe, cerca d impossessarsene, e consumatovi assai tempo intorno, vedendola impossibilit di espugnarla re* trocede privo affatto di riuscita al campo innanzi ad Aus simo, dove nessun de Romani pi non osava cimentarsi co nemici,^ma tutti sbigottivano rinchiusi entro le mura. Belisario spedi similmente a Roma due sue lance, Artasire, di schiatta persiana, e Barbacioue trace, i quali unitamente a Bessa doveano attendere alla difesa della citt, e guardarsi bene dal fare sortite contro il nemico. Totila poi ed il suo esercito sapevoli che Belisario era loro molto inferiore di forze statuirono di tentare an che i pi muniti luoghi, e traportato con questo inten dimento il campo nellAgro Piceno tra Fermo ed Ascoli, vi cinsero dassedio luno e l altro luogo. Col verno termin lanno decimo di questa guerra da Procopio scritta. CAPO XII.

Belisario scrive chiedendo aiuti a lt imperatore. Giovanni sposa la figlia di Germano. Totila conquista Fermo , Ascoli, Spoleto ed Assisi. Tenta Perugia e ne f a mettere a morte il comandante ; ma quel presidio all *imperatore de voto costringe i Gotti a ritirarsi dalle sue mura*

I. Belisario non avendo come sovvenire agli asse diati mand in Bizanzio Giovanni nipote di Vitaliano, riportatane dapprima con gravissimo giuramento la pro messa eh e solleciterebbe del suo meglio il ritorno non

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appena supplicata dinanzi all imperatore la spedizione in Italia dun poderoso esercito con denaro in gran co pia , armi e cavalli. Imperciocch i soldati non voleaoo saper di combattere adducendo il poco lor nuL mero, i molti stipendj non ricevuti dallerario, e lan dar brulli bisognosi di tu tto , n mentivano sul conto di queste lamentele. Il duce pertanto scrissene presso ch in questi termini ad Augusto: Giungemmo in Itav > lia, o ottimo degli imperatori, sguerniti di gente, di cavalli, di armi e denaro, delle qualh cose ove siane 9 9 diffalta nessuno, a parer mio, potr imprendere di comn battere. Aggirata la Tracia e lillirico raccogliemmo 9 9 ben poche cerne e queste sono mancanti di tutto, 9 9 inermi ed inespertissime della guerra. I militi poi qui 9 9 rimasi mostransi nulla contenti di lor sorte ; paurosi 9 9 de nemici , ed atterriti dalle frequenti stragi evitano 9 9 a bella posta ogni cimento, abbandonando i cavalli e 9 9 gittando a terra le armi ; di pi indarno pretenderemmo 9 9 cavare un che di denaro dall Italia, ligia tuttavia de9 3 9 nemici. Laonde impotenti di pagare negli stabiliti 9 9 giorni gli stipendj alle truppe, non possiamo tampoco 9 > loro comandare, togliendocene il contratto debito 9 9 la libert. Ritieni eziandio per fermo, o sire, che 9 di quanti militavano teco la massima parte disert ai 9 9 Gotti. Or duuque se non si fosse trattato che di 9 9 spedire Belisario in Italia le faccende guerresche non 9 ) potrebbero al certo essere in miglior condizione, tro9 9 vaudomi gi nel cuor di essa; ma se vuoi vincere gli 9 ) avversar) colla guerra uopo apprestare ben altre 9 ) cose; non avendovi a mio avviso condottiero ove di-

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9 9 fettino truppe da farne i comandamenti \ quindi 9 9 mestieri innanzi tutto che mi raggiungano le mie lann ce, le mie guardie ed i miei armati di brocchiero, e 9 9 tengan loro dietro immediatamente numerosissime n turbe di Uuui e di altri barbari, ai quali senza ipdugio 9 9 voglionsi sborsare le paghe a denari contanti.

II.Tale scrisse Belisario ; ma Giovanni logorato gran tempo in Bizanzio senza far nulla di quanto portava la sua mandata, pass invece a nozze colla figlia di Ger mano fratello deir imperatore. Tra questo mezzo Totila piglialo a composizione Fermo ed Ascoli e messo piede nella Tuscia cigne di steccali Spoleto ed Assisi. Erodiano capitanava lo spoletano presidio , e Sisifrido , uomo di schiatta gottica , ma zelantissimo favoreggiatore delle parti romane ed imperiali, quello di Assisi. Il primo con venuta una tregua di giorni trenta col nemico, promisegli che ove nel mentovato periodo non ricevesse aiuti, cederebbe la citt , gli abitatori di le i, il presidio e s stesso a1 Gotti ; ed a guarentigia degli accordi consent dare in istatico il proprio figlio; spirata pertanto la tregua, n comparso il romano esercito a soccorrerlo, s egli che i suoi militi abbandonano giusta la convenzione s stessi, quelle mura ed il popolo in mano degli assediatori. Narrasi poi che il secondo tradisse la citt e la pro pria persona ai barbari per odio in lui destatosi contro Belisario da quando ebbelo questi minacciato di fargli pagare il fio delle passate cose : non altrimenti fu la sorte di Spoleto. Sisifrido giuntati nello scorrazzare molti de 9 suoi al postutto incontrovvi egli stesso morte; per la quale sciagura gli abitatori dAssisi pi non sapendo

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a che dar opera spalancarono di subito le porte al ne mico. Totila quindi spedisce prontamente a Cipriano per averne Perugia, aggiugnendo minacce oyj.egli non consenta, e grandi ricompense quando non si rifiuti alla proposta. Se non che vedute di nessuna efficacia l sue mene presso il duce , voltosi ad una delle costui guardie, Ulifo, persuadelo con denaro a dargli prodito riamente m orte, ed Ulifo, trovatolo solo, compie il delitto, riparando subito dopo tra Gotti. Ma il presi dio tuttavia fermo in sua fede verso V imperatore co stringe i barbari a ritirarsi da quelle mura. CAPO XIII.

Totila assedia Roma; fam e entro la citt . Piacenza cinta pur ella d assedio. Belisario vedendosi agli estremi passa da Ravenna ad Epidanno , dove ( imperatore manda truppe. Narsete eunuco ottiene gente dagli Erult\ i quali battagliando vincono e fugano gli Sclabeni.

I. Totila di poi avviatosi a Roma allorch fuvvi dap presso attese ad assediarla. Comand che gli agricoltori per tutta Italia andassero liberi da ogni contumelia, e proseguissero senza tema e come solcano per lo innanzi a lavorare i colti loro, gravandoli unicamente detributi da prima sborsati all erario ed ai padroni de campi. Parte deGolti erasi intanto accostata alle romane mura quando rtasire e Barbacione pigliati seco molti de loro sal tarono fuori contro al volere di Bessa a combatterli. Fattone grau macello nel primo azzuffamento inseguono i volti in fuga , ma di soverchio inoltratisi cadono ne-

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gli agguati posti loro sulla via; quivi ebbero a toc care grave perdita ed a fatica potarono v duci sfossi con altri pochi usoirne a salvamento, cosicch nn osarono pi da quinci in poi frsi in campo sebbene di conti* nuo provocati. Da questepoca la fame cominci ad in* fieri re vie maggiormente la entro, impossibile; addive nendo l introdurvi un che di vhtaaglia dai cam pi, n tampocQ il trasferirvi quella di cui venivano apportatrici le navi lui m are , tanto era il rigore dell assedio. Im perciocch i Gotti insignoritisi di Napoli avean; posto e quivi e nelle isole chiamate dEola (i) da per tatto nelle altre all intorno copia di barche per impedire ac curatamente il passo ad ogni d errata, e conquistare coir opera loro tutte le vele ed i marini dalla Sicilia tendenti i port romano. Totila poi comand alle trup pe spedite nell Emilia di occuparne vuoi a patti, vuoi colle armi la capitale Piacenza, citt assai munita al l intorno, giacente suIPEridanOj e la sola in, quella rer gione ligia tuttavia de Romani. L esercito approssnatovisi intim al presidio P a rre n d im e n e ed avutone ri-

(i) Ora isole di Lipari o di Vulcano (ette di numero situate presso della Sicilia ). Ebbero a re Eolo e da lui nome, avvicendandolo quindi con quello di Vulcano , figliuolo di Menelao, regnatovi dopo Eolo ; tale scrisse Cicerone. Altri pretendono essere cos dette a cagione dell sulfrea natura loro, vedendosi di frequente mandar'fuoco. Dal re Li paro infine, figliuolo del r Ausone, sortirono il terzo nome. I poeti quivi metteano la officina di Vulcano.

Pocopio, tom. //.

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pulsa form il campo c cinsela d assedio, non igno rando esservi li entro diffalta d annona. Cetego in al lora, patrizio, primo del romano senato, e tenuto dai cesariani duci in sospetto di traditore, si f9 a Centumcelle. II. In questo mezzo Belisario inquieto sui destini di Roma e di tatto V imperio , n potendo in conto ve runo da Ravenna sovvenire di truppe gli assediati, di fettandone egli stesso, risolv levarsi di l e trasfe rire il campo in quelle adiacenze per meglio prov vedere da vicino ai bisognosi d 9 aiuto. Egli pentivaii gi dell9 andatq da principio a Ravenna , consiglia tovi da Vitalio, nella persuasione di avere operato con* tro agP interessi dell imperatore ; conciossiach ivi rin chiuso abbandonato avea nelle mani de 9 nemici la sorte della guerra. In quanto a me sembrami che il duce mal si apponesse, sovrastando allora inevitabili sinistri ai Romani ; o dato ben anche pi avvantaggioso il suo divisamente, noi dovremo confessare essergli stato il Nume coutrario per favorire Totila ed i G otti, e deri vato quindi che i migliori accorgimenti riuscissergli colla peggio. Essendo che a coloro ver cui spira propizia aura di fortuna mai nulla intravvenga di sinistro ezian dio quando appigliaronsi a pessimi consigli, rivolgendo questi V Ente supremo ad ottimo termine; e son di pa- ' rere che in cambio la prudenza allontanisi dallo scia gurato, la necessit di soffrire togliendogli e senno e discernimento del vero. Che se pur talvolta deliberando rettamente colga nel segno, di tratto un maligno sof fio della fortuua riduce il pi accoucio imprendimento

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a pessimo fine. Se le cose poi di l procedessero in tal guisa o in altra non in mio potere 1 esporlo. Belisa rio, affidata Ravenna alia custodia di Giustino e d poca truppa, costeggiando la Dalmazia e le vicine piagge 6 condusse ad Epidanno per rimanervi in ansiosa aspet tazione degli aiuti bizantini, e manifestare intanto con lettera all imperatore la sorte di quella guerra. Il per ch Giustiniano gli mand non guar dopo Giovanni, nipote di Vitaliano, Isacco, armeno e fratello dArazio, e Narsete con un esercito di barbari e di romani militi, i quali giunti a lor meta passarono sotto gli orditii di Ini. Invi similmente l eunuco Narsete ai capi degli Erttli per allettarne molti a prender parte iu quelle ita liche faccende r % in effetto numerose turbe di costoro capitanate da Filimuto e da altri duci lo seguirono recandosi nella Tracia ove si tennero ne 9 quartieri di inverno per raggiugnere quindi Belisario al venir di primavera ; marciava pure con essi Giovanni cogno minato Faga. Costoro durante il viaggio casualmen te e contro ad ogni aspettazione arrecarono ai Ro mani grandissimo bene; imperocch avvenutisi ad una disterminala truppa di Sclabeni. i quali test valicato l Istro aveano dato il guasto a quella regione, e conduceansi prigionieri moltissimi paesani, di lancio assalironli, e quantunque inferiori assai di numero fuor d ogni speranza li vinsero apportando loro gravissima strage* e rimandarono liberi alle proprie case tutti gli individui caduti in ischiavit. Fra questo mezzo a simile Narsete abbattutosi ad un arrogante che falsamente si avea usurpato il nome di Chilbudio, personaggio illu-

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fette e condottiero un tempo delle romane tru p p e , di Jeggiri ne scopr V impostura, e non fi a discaro che io qui ne esponga la istoria. C A P O XIV.
Digressione sopra Chilbtidio impostore. Costumi degli Sciabeni e degli Ante. Nrsete scuopre inganno.

I. Nella corte di Giustiniano Augusto aveavi un Chilbudio, guerriero valorosissimo e cotanto dispregiai tore delle ricchezze che nella sua cosa famigliare an noverava possedimento sommo il non posseder nulla. Qusti da Giustiniano, correndo Panno quarto del suo imperio, fu eletto a prefetto militare della Tracia, e pre posto alla custodia del fiume Istro colP ordine di attcn dere soprattutto che nel tempo successivo i barbari non si dessero al valicare del fiume, da prima so lendo gli U n n i, gli Ante e gli Sclabeni, trapassate quelle acque, arrecare i pi insanabili mali ai Romani. Ed in allora concepito aveano s forte spavento di Chilbu*dio che durante il triennio della sua presidenza Nes suno cimentossi, attraversato P Istro, di apportar loro danno; questi per lo contrario sotto gli ordini di lui spesse fiate messo piede sulle barbariche terre fecero grande strage di quanti avean dimora presso del confine , e molti pure ne condussero prigionieri seco. Dopo tre anni Chilbudio proceduto giusta la consuetudine di l dall Istro con piccol novero delle sue schiere, gli Sela^ beni con forte esercito di tutt^ la nazione mossero

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ad incontrarlo. Venuti ad ostinata battaglia molti impe riali giuntaronvi la vita, e per colmo di sciagura ebbevi morte Chilbudio stesso; il perch da quell epoca in poi essendo ai barbari addivenuto libero il traghettar del fiume le imperiali terre di continuo soggiacevano alle nemiche scorribande, pruova manifestissima che non aveavi in tutta la romana signoria come supplire, per sottrarsi da tanta calamit, il valore d un solo duce. II. Intromessasi quindi la discordia intra gli Ante e Sdabeni si pass ai fatti ed alle armi andandne colla peggio i primi; ora fervente la pugnatale degli Sclabeni fe prigioniero altro denemici giuuto alla pubert (ChiU budio erane il nome) e sei condusse nella propria ca* sa. h r processo di tempo il giovinetto di prove di grandissima benevolenza al padron suo e, di raro va lore nella guerra, tal che incontrati molti percoli a pr di.lui e superatili con prodezza somma ebbene alta rinomea. Non molto di poi gli Ante scorrendo la Tracia spogliarono quantit di Romani quivi a dimora e li mena* rono in servaggio alla patria loro; se non che altri di que? sii, volpe sopraffina, ed ammaestrato in tutti gli artifizj idonei a gabbare chiunque gli si appresentasse, capitato per sua-buona ventura sotto di liberale e mite padrone al vedersi chiusa affatto ogni via di tornare giusta il suo de siderio in quel de Rom ani, macchin la seguente frode. S appresenta al padrone, e commendatane^ la uma nit protestagli eh e ne avrebbe dal Nume larga ricom* pensa ; di pi, che giammai il suo animo sarebbesi in dotto a divenire ingrato verso un cotanto amorevole benefattore^ tra breve per lo contrario avrebbegli for

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nito mezzo di acquistare grandi ricchezze se pur non trovasse in lui opposizione alle vantaggiosissime proposte che sarebbe per suggerirgli : e qui narrvagli come il comandante della imperiale truppa Chilbudio giacesse prigioniero in mano degli Sclabeni, uom di questi non sapevole del conto sommo in cui dovea tenersi ; s egli per tanto, riscattatolo, ne facesse restituzione ai Romani avrebbene a non dubitarne dall 7 imperatore lode e ric chezze immense ; e con tali ed altrettali parole posse dutone 1* animo lo guida seco in messo degli Sciabeni y essendosi gi questi confederati cogli Ante, e fuor d ogni timore conversandovi insieme. Quivi sborsati molti denari al possessore ottengono il servo , e con lui di subito fannosi indietro. Tornati a casa il coj&* pretore lo interroga se in effetto egli sia il vero Chilbudio comandante della romana troppa ? e questi pronto a confessare la verit espone ordinatamente e di buona fede ogni cosa : originare, diceva , e 9 pure dalla nazione degli Ante, ed in un certame tra le due genti allora in discordia essere caduto in poter de nemici, tut tavia ripatriato una volta , qom9 era il suo caso, te nessi da quellepoca in poi compiutamente libero giusta le patrie sue leggi. Udito chebbe siffatto racconto il pagatore delP oro cominci forte a maravigliare ed a lamentarsi vedendosi fallita la bella speranza. Il Romano pertfentc olendolo consolare e indurre alla credenza di cose ben lontane dal vero, colla mira di togliere ogni ostacolo al suo ripatriare, vie meglio affermava costui essere Chilbudio, e la sola dotta dei barbari allintorno rattenerio dalP esporre candidamente il giusto ; che se

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alia fin fine venissegli fatto di metter piede & u quei dei Romani tosto appaleserebbe il segreto, e !domiti cbe per soprappi ^glorierebbesi di quel nome; n l'uni versale debarbari ebbe dapprincipio sentore veruno di simiglianti mene. Addivenutine quindi consapevoli quasi tutti gli Ante raccoltisi insieme dichiararono di comune spettanza il caso del prigioniero, persuasi di trarre grande utilit dal possedere Chilbudio maestro delle, romane truppe* qui vuol dira che questi popoli , Sclabeni ed Ante, non obbediscono ad un solo c a p o , ma *iuo ab antico godono d un popolare governo, per cui del beqe e del male sogliono essere tra loro consorti; cos pure il massimo novero di tutte le altre cose presso le due genti camminano dello stesso piede come furono da lunga pezza staBiUte. Adorano tuttora un solo Iddio fabbricatore del fulmipe, e riconoscendolo assoluto pa drone deir unirerso offrongli buoi ed ogtai altra maniera di vittime. Non sapevoli onninamente del fato vivonsi ben lontani dalP attribuirgli un che di possanza sopra le mortali bisogne ; colpiti da morbo o astretti ad irapu* gnare le armi al sovrastar loro la morte fanno voto al Nume di sacrificargli tosto campati dal pericolo, ed esauditi pronti adempiono L a promessa, credendo ave re per lei riscattato la propria - vita. Venerano; di pi e fittmi e ninfe ed altri Iddi ai quali tutti immolano ostie e nell ucciderle dannosi a pronosticare. Abitano povere capanne, molto discoste le une dalle a ltre , e spesso cambiano di stanza. Nella guerra il pi sono fanti eoa piccoli scudi dardi nelle mani, non ve-

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stno lorica^ e motti van privi di camicia e man tello, di soli cosciali sino al pube coperti presentandosi in campo* Eguale ed assai barbara la favella di entrambi, n trovi differenza nei corpi loro, essendo tutti alti e robusti della persona ; bann pelle non bianchi* sim a, n biondissima la chioma , sebbene questa non vada affatto nei nero, ma neM universale propenda al rossigno. A simile deMassagetr menano,ro?za e me schina vita coperti sempre per ogni do v e , siccome quelli, d immondezza e sudiciume. Sono d indole non maligna n frodolente , e vi trovi semplicit e c o Btumanze unniche io ipolte cose. Lo smesso nome da prima era comune agli Sclabeni ed agli Ante, detti ambidue sporos dagli antichi, preb, a mio avviso, vmfiJn* ovver sia qua e l spartatamente e rade costruivan cella propria regione lor capanne, occupando va stissimo terreno, di maniera cbe possedevano la mas sima parte della piaggia di l dall Istro; tanto e non pi di tal gente III. Allora gli Ante, per tornare a bomba, costrinsero di comun voto il prigioniero ad infingrsi quel desso spento Chilbudio maestro delle romane truppe, minacciandolo per fin di supplizio quando vi si rifiutasse. Intanto poi cbe gli animi erano a tali mene intenti Giustiniano Au gusto per ambasceria esortali a passare tutti nelPan tica citt di Torre situata oltre V Istro, construtta gi tempo dallimperator de 9 Romani Traiano, e da gran pezza deserta, colpa dei frequenti guai sofferti dai vi cini barbari. E prometteva l imperatore di farne loro cessione con tutte le adiacenti campagne di antico ro-

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mano diritto, di coltivarne studiosamente V amicizia, e di guiderdonarli con abbofadantissitno denaro s e vo lessero strigner lega seco, ed opporsi agli Unni che mai sempre macchinavano scorribande contro le sue terre. I barbari udite le proposte vi aderirono promettendo ogni^ rosa, purch non venissero privi di quel prigioniero innalzatale nuovamente alla dignit di maestro della romana milizia, protestandosi con asseveranza possessori in lui del vero Chilbudio. Ora questi pieno dorgoglio per sua fctona ventura volea gi essere considerato dalle genti tiecofcne 41 Chilbudio maestro delle romane'-truppe, e tale'ftiltantayasi in ogni suo dire. Mentrecb adunque^era;in cammino alla volta di Bizanzio per le nar r a t e l a ^ end e s avvenne lungo la via a Karate, e pas sati *'Colloquio'tra loro u scoperto impostore ( qnan* tn p q m sfipesategli di latiboiy e -consagacit mentisse, fattooie da prima studio, molti idegli ioditj spettanti al morto > deU^egual none laonde posto ila carcere gli fu mestirijppalesare da imo a sommo la lraniay dopo la qualconfessione il duce.menoHo a Bizarsi seco ; e qui rannodo il filo di mio interrotto argomento.

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C A P O XV.
Valentino e Foca molestano gli assediatori di Roma guardan done Bessa le mura ; caduti in agguati giuntanti la vi ta . Navi cariche di grano mandate alla citt dal pon tefice Vigilio cadono in potere dei nemici. Totila ordina che sieno mozzate le mani al vescovo Valentino falsamente incolpato di menzogna

I. Intrattauto che limperatore attendeva alle pre date cose Belisario mand Valentino e Foca, sua lancia valeniisshna nellarte guerresca, con trppe al romane porto affinch soccorressero al castello Portense ed al presidio rinchiusovi, e ad ogni modo travagliassero a furia di scorribande gli accampamenti nemici. Costoro adunque non s tosto pervenuti all9 assegnato luogo spe discono occultamente a Roma avvertendo Bessa che ove d 9 improvviso dessero l9 assalto alle gottiche trincee, dovesse egli ptre co9pi animosi guerrieri delle sue truppe fiarsi al cominciar della mischia loro aiutatore, onde apportare insieme gravissimo danno ai barbari; la quale proposta uopo dire non garbeggiasse a quel d u c e , quantunque forte di tre mila armati, conciossiach investito di poi alla sprovvista da Valentino e Foca alla testa di cinquecento militi il campo nemico, e fattevi parecchie uccisioni, vedendo che nessuno movea dalla citt, dopo esserte pervenuto alle orecchie del presidio lo strepito della pugna, e ritraggonsi pro n ti, sjtni e salvi al porto. Giuntivi spediscono altra fiata a Bessa chiedendo il motivo del suo importuno indugiare,

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e manifestatogli che tra poco tornerebbero alP assalto esoiianlo ad uscire pur egli in tempo con tutte le suo forze contro de 9G o tti; ma questi rifiutassi pur ora ad ogni cimento col nemico al di fuori. Gli altri non di meno fermi nel proposito di sorprendere i bar* bari con maggior numero di soldatesca tenevansi gi p ro n ti, quando un milite d Innocenzo disertato a) re de Gotti appalesgli che nel venturo giorno il presdio di Porlo procederebbe a combatterlo; e questi pose in agguato ovunque divis opportuno uomini bellicosissimi, nelle cui insidie il di appresso incapparono e truppe e duci imperiali; di guisa che la massima parte vebbe morte in una a Valentino e Foca, ed i pochissimi cam pali dal pericolo ridussersh nuovamente a Porto. 11. Di quel tempo il romano pontefice Vigilio invi * Roma dalla Sicilia, ov e dimorava , moltissime navi cariche di frumento nella persuasione cbe ai condut tori di esse non fallirebbe mezzo di entrarvi ; tuttavia quando il naviglio ebbe dirizzato le prore a quella volta i nemici addivenutine consapevoli, precedendolo di poco, giungono furtivamente nel porto, e mettonsi in agguato entro ai fossati delle mura a fine d impossessar^ sene a tutto belP agio non s tosto arrivato. Se non che veduti dalle scolte a difesa del castello P o rto , P intero presidio ascende precipitoso ai merli, e colP a* gitar dlie vesti procura accennare ai marini di non fahsi oltre, e volgere altrove, dovunque piacesse al fato, il corso loro. Ma quelli non compresi i segni, ed argomen tando che le truppe col rinchiuse tutte festanti e lie te invitassero ad afferrare, sollecitata la navigazione da

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propizio vento, poco stante ripararono nel porto; in tra gli altri Romani poi, oltre le ciurm e, condotti da quel naviglio uopo rammentare un vescovo di nome Valentino. I barhari in questa balzano fuori dalle insi die e senza opposizione alcuna predano le navi; ac-* cordata quindi la vita al vescovo: il menano al re* e fatto macello dei rimanenti si partono seco portando e vascelli, e quanto eravi dentro. Totila interrogato a suo piacimento Valentino, ed incolpatolo di menzo^ gna comand gli si mozzassero le mani. Con tali cose ebbe fine il verno dell anno undecim di questa; guerra che Procbpio tramand per iscritto alla posterit sua.

C A P O XVI.
I l pontefice Vigilio chiamato in Bizanzio . Arrendimento dei Piacentini ai Gotti. Generosit del diacono Pelagio a pr dei Romani, e sua andata a Totila per implorare una tregua. Sermoni d* ambedue.

I. Il romano Pontefice Vigilio chiamato dall impe ratore fecesi dalla Sicilia, dove gi. da pezza riparava^ in Bizanzio. Di questi giorni i Romani assediati entro Piacenza posti negli estremi per diffalta di vittuaglia, e dalla fame costretti ad usare detestabili cibi, giunti sino a mangiarsi 1 un 1 altro, abbandonarono s stessi coll ott nelle mani de Gotti; qui passarono di tal modo le cose. II. Nel mentre che pure in Roma, assediata da T o tila, aveavi inopia smma d annona un Pela&io, diacono di quel clero e non guari prima arrivato con grandi rie-

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chezze da Bisanzio, ove lungamente soggiornando era addivenuto accettissimo a Giustiniano Angusto, in quelle miserie coi donare a larga mano ai. poveri la massima parte del proprio denaro appose ben degno cumulo al gi conseguito splendore del nome suo presso tutti gli Italiani. Di guisa che i Romani si crudelmente bersa gliali dalla fame persuadongli di presentarsi a Totila per ottenere pochi giorni di tregua, dopo i quali, non a vendo ricevuto soccorso alcuno da Bizanzio, farebbonle padrone e di quelle mura e di s stessi. Pelagio accett 1 ambasceria ed il re gotto al venirgli innanzi, aceoltoU onorevolmente ~ e con bont somma, fu il primo a Tavel late dicendo : III. E consuetudine pressoch di tutti i barbari il portar riverenza agli ambasciadori, ed io sino dalla 99 mia prima et ho cercato mai sempre di coltivare ed n avfcr cari personaggi al par di te virtuosi. Il rispetto poi o P oltraggio verso di essi penso non consistere * nella piacevolezza de m odi, o nelle arroganti parole ft di chi li riceve, ma nel proferire candidamente il vero, 0 n^ll usare alla loro presenza inutili e bugiardi parlari. Ed in fe mia che tratterai -con molto onore 9 9 colui , il qtale potr da te prendere commiato col Paver udito la pretta verit. Per lo contrario verra9 9 gli fatta pessima accoglienza quando egli sia costretto 9 a partirsi colle orecchio piene di sole finzioni e 9 9 menzogne. T u , o Pelagio , avrai da noi ogni tua di* manda, fuori che tre ; le quali ti giova passare con prn9 9 dente silenzio a fine di non darci carico di malevolenza * ? nel contraddirle, quando saresti tu solo in colpa del

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fallito successo di questambasceria. Imperciocch il 9 comandare cose disconvenienti ai tempi suole riuscire al tutto vano. Ti ondino pertanto di non (areni ora parola intorno a qualunque egli diasi deSiciliani o m alle romane mura, od ai servi campati presso di noi \ imponendo giustizia ai Gotti di non largheggiare nul m lamento di perdono con uoxn di quelli, di non la* sciare in piedi coteste mura, e di non restituire tam poco ai primitivi padroni i servi militanti sotto i no li stri vessilli ; e per togliere a 9 miei detti dgni ap parenga di sconsigliatezza, subito prendo eoo forti ra* * gioni a dileguarne il sospetto. Fu,gi quell isola ne 9 tempi antichi doviziosissima d ogni bene per Pah* m bondanza del danaro e de 9 suoi cereali : di guisa che giugne tuttavia ad alimentare non solo i proprj abi li ta to r i, ma pur voi, o Romani, ne ritraete ogni anuo vittuaria quanta ve ne pu bisognare. I vostri aute nati persuasi di ci supplicarono sin da principio 3 9 a Teuderico volesse porre nell isola poco gottico presidio per tema non ne avessero danno la feli~ m eit e libert loro. Cos rimaneansi le cose quando * il nemico, di numero e d altro che non eguale a fi n o i, v1 ebbe afferrato. I costei abitatori al mirare n tale armata di mare non parteciparonne ai Gotti Par li rivo, ma rinserratisi entro i luoghi forti risolverono fi anzich respigneili, di spalancare a furia le porte e di ricevere a mani giunte i nostri avversarj, gi da gran tempo, come io penso, a mo di perfifi dissimi schiavi andando in traccia d* opportuna occa sione per sottrarsi turpemente dal vero sovrano , o

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passare all obbedienza di nuovi e non conosciuti do minatori. Di l i nemici, quasi da ben munito castello fatto impeto, di leggieri posero il giogo a tutta lItalia, e additenuti padroni di Roma trasportaronvi dalla Si* * eilia granaglia in tanta copia d supplire alluniver*9 sale diffalta durante l intero anno che fu da noi as sediata. Ma basti per rispetto ai Siciliani, i quali non 9 9 avranno mai pi dai Gotti perdonauza, P enormit * delle sceleraggini divertendo ogni compassione dai 9 9 caduti in colpa. GP imperiali rinserrati entro le vostre n mura mai sempre rifiutaronsi dal venire in campo* e dall ordinarsi a battaglia contro di noi ; con giorna* oliere frodi in cambio e rigiri tenendo a bada i Gotti, w hanno in poter loro, fuor d ogni credere, le cose no*9 9 stre; mestieri pertanto di ripararvi se vogliamo an9 9 dar liberi da quinci in poi da simiglianti molestie. y > Imperocch se tal fiata cavvenne dincappare igno 9 9 rantemente in qualche fall, il ricadrvi non antiveg* 9 9 gendone il pericolo, del che esser dovevamo gi esper* i t i , non si vorr da noj attribuire a sinistra fortuna , 9 9 ma ben'di ragione alla nostra imprudenza. Lo sman9 9 tellare inoltre Roma di mura sar di vostro grandis9 9 simo giovamento, d ora innanzi togliendosi cos ad 9 9 ambedue le fazioni la tema d un assedio, o di patire quivi rinchiuse carestia di vittuaglia ; ma combatte9 9 ranno esse in campo aperto, e voi sciolti da s gravi 9 9 sciagure vi sommetterete ai vincitori. In quanto an 9 9 servi passati tra noi solo diremo che se nel descri verli ai nostri ruoli ebbero promessa di non venir n mai pi consegnati agli antichi padroni, facendone

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n ora la restituzione, meritamente dichiarerebbero fai* laci i nostri accordi con voi, essendo in fe mia al n tutto impossibile, avervi uomo che rompa la data fede

alla pi scianrata delle umane classi, e perseveri co9 9 stante nella osservanza della parola data ad altri con munque iu vuoi; egli in cambio porter allintorno ji appo tutti i contrattanti seco la perfidia, quasi inden lebile marchio, dell animo suo. n Ai detti regali Pe lagio tispondea : Dopo belle proteste, o valoroso mo9 9 narca, della grandissima possanza che esercita sopra v il cuor tuo e la mia persona ed il nome rom ano, fi largheggiasti ineoo di ben indegno trattamento. s9 i seodo cbe, se mal non mappongo, disonorasi lamico 9 9 e lamba sci ad ore non solo percuotendolo nel volto 0 adoperando seco modi villani, ma dandogli eziandio 9 9 commiato in guisa eh e non possa riportale frutto n alcuno dell opera sua fuor della romana consnetum dine essendo lo assumere le funzioni di oratore al n solo uopo di ricevere splendida accoglienza presso ^ cui siamo diretti, ma si brama ad una tornare indietro 9 9 con qualche vantaggio della mandata nostra. E quindi 9 miglior condizione chi turpemente accolto giugno fi alla fin fine ad ottenere parte comooqne delle cose implorate, che non quanti dopo onoratissime parole 9 9 vedonsi costretti a ricalcare la battuta via delusi dalle fi loro preconcepite speranze; dacch se alcuna delle tue eccezioni formasse i nostri voti, ora mi guarderei 9 9 al tutto di>iarUne dimanda. Ma come domin pon tr io trattare di accordi con chi troncane sin dal bel principio, il mezao senza porgere orecchio ralla dife-

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sa? N i tacer apparire abbastanza di gi quanto sii per mostrarti benigno amiei concittadini, rei daverti y > portato le armi contro, quando professi odio impla cabile ai Siciliani ognora ligj de* tuoi divisamente II perche messo da parte ogni pensiero di farmi a te sup9 9 plichevole rivolger la mia ambasceria al Nume, appo cui hannosi ili isdegno gli orgogliosi dispregiatori dei n supplicanti. *

C A P O XVII.
Orazione de' romani cittadini ai duci, posta sulle labbra loro dalla fam e ; descrizione della costei rabbisa forza*

I. Pelagio terminate queste cose pigli commiato, ed i Romani vedutolo di ritorno privo affatto di con solanti nuove cominciarono a vie pi attristarsi, e la fame con quella sua crescente possa erane il maggior tormento ; la truppa avea tuttavia qualche vittuaglia di che alimentarsi. Laonde i Romani in frotta presentaronsi agli imperiali duci, Bessa e Conone, e tra singulti e lagrime adoperavano commoverlt con tale orazione 2 * Ci rimiriamo sino ad ora in tali miserie, o duci, che f> , sebbene addivenissimo a voi stessi ingiuriosi non po9 9 tremmo per ci meritar titolo di colpevoli, gli estre mi bisogni formando la miglior delle scuse. Giunti a n non poterci aiutar pi di per noi ci facciamo al vo* n stro cospetto per esprimervi con parole e pianti le n nostre calamit; ascoltateci dunque benignamente, Pxcono, tom. 11, 32

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n vi turbi laudacia del nostro dire, sibbene pnde* rate da essa la gravezza de* mali che duriamo, Pine* viabile disperazione della salute togliendo Pattitudine di moderare azioni e parole. Considerate, se vi piace, n o duci, non essere noi pi Romani, non aver con voi schiatta e civili instiluzioni comuni, n di proprio n arbitrio avere accolto in citt le prime truppe di Ce sare; ma che da principio vostri nemici, e quindi, impugnate le armi contro di voi , superati in campo, fummo ridotti per guerresco diritto al servaggio. Som ministrate dunque ai vostri prigionieri vttuaglia, e se * non qtfyila mule averne di consueto la vita ed a suf Scienza per 'wk*almeno il bastevole a prolungarne * comunque la durata; acciocch superstiti vi possiamo ? rispettare, come vuoisi praticato da servi co lro pa droui. Che se forniti del buon volere ne opinate ma^ v lagevole d 1 "ali l esecuzione ridonateci la libert, 9 9 causando cosi fa briga di dare a vostri prigioni se* poftnja. Se poi neppnr questo a noi concesso 9 ? sperare, vi domandiamo in grazia almeno la morte ; consentite cbe poniamo onesto fine alla vita, non * invidiandoci un dolce trapasso : liberate di colpo noi 9 i miseri dalle nostre immense sciagure. w Bessa posto recchio alle costoro suppliche rispose non essere in potere suo il fornirli di annona, giudicare empiet Pucriderli, e pericoloso il farli partire. Assicurolli nondi meno che perverrebbe tra poco Belisario con tutto Pesercito spedito da Bizanzio, e con si belle consola zioni diede a tutti licenza. II. La fame intanto col lungo temporeggiare addi

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venuta pi forte adduceva grandi mali aescando ben anche ad usare di cibi abborriti dalf universale e dalla umana natura. Bessa e Conone poi comandanti del ro mano presidio erano i primi a fare gran mercato cogli opulenti cittadini di tutto il frument che in molta co* pia aveano ascoso entro le mura di Roma, e la truppa imiUtvali vendendo a carissimo prezzo anch essa il poco che detraeva dal suo giornaliero vitto. A tale in breve eransi le cose che per P acquisto dun medio no (i) di grano voleanvi fin sette aurei ; laonde quelli di minore fortuna, incapaci di sostentarsi a s caro prezzo, coni* perato d un quarto delP esposto valore un medinno di crusca sei trangugiavano, la necessit fornendo squisi tissimo condimento a cos fatto cibo. I brocchieri di Bessa in tal loro scorribanda impadronitisi d un bue il venderono ai Romani per cinquanta aurei ,; se un morto cavallo od altro che di simigliante capitava l entro il compratore tenevasi fortunatissimo, di quelle carni p* tendo torre una satolla. La plebe sostentava sua vita con sole ortiche a dovizia germoglianti da per tutto in torno a quelle mura e tra le muricce in esse deposte; ed acciocch dall afrezza loro non ne avessero mole stia le labbra e le fauci, mangiavanle dopo molta cottura. Di tal guisa, con tutta verit come per noi detto, i Romani, compro frumento e crusca, tornati nelle proprie abitazioni mnaron lor vita sino a che furono posses sori di aurei ; ma toccatone il fondo vidersi costretti a far mercato d ogni maniera di suppellettili, esponen
(i) Misura di sei moggi, un sestiero, e sei once.

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dole nel pubblico foro, alP uopo di procacciarsi la giornaliere bisogne. Da sezzo ridotte anch 1 elleno' le imperiali truppe a tale da non poter pi dividere coi cittadini il frumento, rimasone ben poco al solo Bessa, e divenute con ci prive d ogni vittuaglia , ebbero an eli9 esse ricorso alle ortiche. t)a poi mancato pur que sto cibo, u avendovi pi mezzo d attutare il ven tre , molti estenuati di forze, al tutto scarni le mem bra, e per cumulo spogliati a poco a poco del naturale colore, per vestirne quello del piombo, ti si appresentavano simigliantissimi a fantasmi. Altri nel cam* minare e nel frangere co 9 denti le crude erbe cadevano d improvviso spenti. Alcuni di gi a vicenda nutricavansi collo sterco, n pochi, furenti per la diffalta di cibo, si mordeano le membra , scomparsi affatto essendo e cani e topi ed altri auimali comunque da sbra mare la fame. In tanta calamit un Romano, padre di cinque fanciulli, sentendosi da costoro scuotere la ve ste chiedendogli p a n e , senza dar lagrima , od espri mere altro segno di perturbamento , soffocando tutta Pambascia nel fondo del suo cuore, invitolli a seguirlo come che volesse compierne i desiderj ; fattosi in cam bio ad un ponte del Tevere, e portata la veste al capo per velarsi con essa gli occhi, si precipit gi nelle acque in presenza di quegli infelici e di parecchi cittadini quivi raccolti. I cesariani duci allora accordarono, strap pando empiamente denaro , di abbandonare quelle mu ra a chiunque ne richiedeva , e ad eccezione di ben pochi tutto il resto degli abitatori camp ov ebbejagio pii gli ore ; se non cbe moltissimi de fuggenti, perduto,

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colpa hi fame, il vigor del corpo, della stessa navi gazione o nel viaggio terrestre furon colti da morte; gran numero altres di essi tra via caduti nelle mani de 9 nemici ebbero F egual fine. A cos tremendi estrefmi volle il fato ridotti e senato e popolo romano. C A P O XVIII.
Deliberazione sulla partenza da Epidanno. Belisario venuto da Idrunte fuga i Gotti. Totila fortifica il Tevere. Giovanni padrone della Calabria. Tulliano si amica i Bruzj ed i Lucani; atteso nel porto romano dal condottiero vince in campo Recimundo.

I. Giunte in Epidanno le truppe di Giovanni e d Isacco ed unitesi a Belisario, opinava il primo cbe tutti di compagnia, valicalo il seno, movendo pedestri partecipassero a quanto fosse loro per arrivare. Belisa rio all1 opposto non la intendeva c os, avendo per lo migliore il navigar egli co suoi alla vicina piaggia ro mana , conciossiach il viaggio terrestre sarebbe riu scito pi lungo e forse non senza impacci; Giovauni intanto discaccerebbe, marciando per la Campania e pe luoghi dintorno, i pochi barbari ivi raccolti e, fatto il paese di qua dal senp Ionico ligio dell imperatore ^ lo arriverebbe colla soldatesca presso del lido vicino a Roma, dovegli con tutto il rimanente esercito avea in animo di approdare. Essendo che, cinti i Romani da strettissimo assedio, estimava dannosissima fuor d ogni dubbio alle cose loro la pi breve tardanza; e per mare di fermo, avendo propizio il cielo, poteano dopo il

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quinto giorno calare le vele nel porto romano, quando con viaggio pedestre alle truppe dipartitesi da Epidanno non ne basterebbero forse un quaranta. Belisario adun que fatto questo comandamento a Giovanni e salpate le ncore* spinto da gagliardo vento, pervenne con tutta V armata di mare ad Idrunte. I Gotti assediatovi del castello non appena uditone si partono calcando la via di Brindisi, citt lontana {lue sole giornate , po sta sulla riva del seno e spoglia di muro ; quindi per suasi che le romane truppe valicherebbero quelle acque espongono a Totila quali fossersi le cose loro. A tale annunzio costui ordin tutto P esercito come se muo ver dovesse contro al nemico, ed impose alla soldatesca di stanza nella Calabria che a tutt uomo impedisse quel tragitto. Ma non s tosto il duce imperiale, pro fittando del vento in poppa, ebbe alzato le ncore da Idrunte, i Gotti datisi al buon tempo cominciarono a provvedere molto negligentemente alla salvezza della Calabria, e Totila mai sempre fermo nel suo campo solo mirava con ogni studio a chiudere tutti gli aditi per cui si potesse condurre a Roma un che di annona* Scelto a quest uopo uu luogo a novanta stadj dalla citt, ove strettissimo appresentasi V alveo del fiume , vi fece da ripa a ripa allogare lunghe travi a foggia di ponte e so pra delle opposte estremit loro erettevi due torri di legno diedene la custodia a prodi guerrieri coll inca rico di vietare ad ogni maniera di navilii provenienti da Porto V entrata in Roma. II. Belisario all avvicendarsi ditali cose arrivato nel porto romano era in aspettazione delle truppe di

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Giovanni surlo nella Calabria senza cbe i Gotti a di mora, come scrivea, in Brindisi ne concepissero il mi nore sospetto. Ora pigliati tra via due nemici esplo ratori diede pronta morte alP uno , ed al secoeclo cbe abbracciatene le ginocchia supplicavaglr della v ita ^ a g giungendo : a n sar a le ed al popolo* romano dist9 9 tile 99: rispondea: e di qual m odo, campandoti io dalla morte, gioverai a me ed all9 esercito ? quegli pre metteva il m ezzo di sorprendere aH|p|00liri^ sue. Il duce gliene concedette a subito ne appalesasse i pascoli ; 6 ad un s del btirbaro entrambi con numeroso corteo si diressero a quella volta, e tosto gittate le mani sopra i pascolanti caval li, e montati tutti in arcione, molti essendoe Valentissi mi., avviaronsi di carriera contro a i , gotti ci campi. Al repentioo assalto i brbari inermi e ben lontani cl pensiero da questa sorpresa caddero in s grande spa vento che dimentichi dell1 antico valore laseiarttfdsi in copia grandissima trucidare, ed i pochi non incoiti da morte ripararono presso' del re. Giovanlni quindi con cili alP imperatore gli animi de9Calabresi, promettendo loro con dolci e lusinghiere parole che molti bni e da lui e dalP esercito romano deriverebbero a quella regio ne. Dpo di che abbandonato prestamente Brindisi oc cup Ganusio, citt posta nel centro della Puglia, e di stante alP occaso, verso Roma, il viaggio di cinque gior nate. Da quivi camminando venticinque stadj giugnesi a Canne, dove in altri tempi i Romani soggiacquero a gravissima strage per opera di Annibaie generale de7 Cartaginesi.

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III. Ora Tulliano di Venanzio, originario di Roma e potentissimo appo i Bruzj ed i Lucani, presentassi al duce e lamentate iti prima le angherie commesse dal cesariano esercito contro gl Italiani > termin di cendo cbe se col tempo avvenire si praticasse qualche tratto di clemenza a pr loro, egli tal renderebbe suggette ed obbidienti le due provincie all imperatore che indurkrebbele sino a pagargli tributo come per lo innan zi ; non e^endosi fatte di proprio volere ligie de barba ri e questi ariani, ma costrette dalla nemica prepon deranza; e soprattutto provocate dalle offese delle trup pe di lui ; qui avuta ferma promessa che 1 esercito comporterebbesi generosamente cogli Italiani, assembr sue genti a quelle bizantine. Cos da quinci in poi ai nostri ces ogni timore per rispetto della penisola , e tutto il suolo di qua dal seno Ionico fu amico e suggetto a Giustiniano. IV. Totila uditone spedisce trecento eletti barbari a Capua coll1 ordine di seguire da presso le truppe di Giovanni, allorch queste incautamente di l movessero alla volta di Roma; del resto ei provvederebbe ad ogni cosa. Laonde il duce imperiale nel timore di nemico improvviso scontro, dimesso il pensiero di raggiugnere Belisario, si port in quel de Bruzj e de Lucani. Annoveravano i barbari tra suoi un Recimero, perso naggio famoso, alla testa di alcuni militi rafforzati da grossa turma di trafuggitori maurusii e rom ani, e posto dal re a guardia dei Bruzj, acciocch presi diando lo stretto Scilleo e tutto quel littorale, nes suno potesse di l farsi nella Sicilia, o da questa navi

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gare a quello. Ma Giovanni, prevenuta eoo mirabile celerit la fama del suo arrivo ed alP impensata assa litili tra Regio e Vibone, per guisa li sbigott che forzollj, dimentichi al tutto del proprio valore, a mostrare turpemente le spalle, riparaudo sopra un monte ivi da presso e'di rta e malagevole salita, lmpertanto seguitene di colpo le orme e tornato ad investirli prima che si munissero tra que precipizj uccise la massima parte dei Maurusii e Romani ^ sebbene opponenti accanita dife sa , e ricev a composizione il condottiero stesso col rimanente di quelle truppe, e dopo la vittoria quivi piant il campo. Se non che Belisario attendendone im pazientemente di giorno in giorno Parrivo teneasi inope roso, e biasimavalo siccome inetto a procacciarsi un valico, quantunque forte di valorosissime tru p p e , col dare battaglia ai trecento spediti dal nemico a presidiare Capua \ quegli in cambio fallitagli ogni speranza di giugnere al suo destino volt indietro nella Puglia , e pose i quartieri in Cervario (tal si nomava il luogo). CAPO XIX.

Jpprestamenti e partenza del condottiero a pr dell' assediata Roma. Battaglia in Ir le due fazioni. Temerit d'Isac co. La merc di lui il condottiero turbatosi cessa dal? im presa ; sua malattia. Morte d* Isacco.

I. In tali emergenti Belisario pigliato da tema non la mancanza di vittuaglia costrignesse i Romani a qualche grave determinazione iva nelP animo suo mac chinando il modo} comunque e fosse, di aiutarli dan-

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nona. poich velevasi da meno di quanto era me stieri tper tentare la sorte ideile armi escogit il segueuti stratagemma* Uniti e strettamente legati insie me due palscaloti de maggiori vi sovrappose una tor re di legno assai pi alta di q u e l l e erette sul ponte dai nem ici, avutene in prima le misure da alcuni dei suoi infintisi disertori colla contraria iasione. Tra sport poscia nel Tevere dugento dromoui tu tf alV intorno , a foggia di muro , fortificati con tavole piene di fori per dardeggiare senza propria offesa il nemico, e caricatili di frumento e di altra villuaglia fecevi da ultimo ascendere valorosissima truppa. Fanti similmente e cavalieri dispose da quinci e da quindi alle bocche del fiume in luoghi muniti, coll' ordine che si adoperassero del miglior loro onde impedire a quelli tendenti a Porto il cammino. Ad Isacco poi quivi con dotto seco affid il castello , sua moglie ed ogni altra cosa postavi in serbo, ammonendolo di non allonta narsene dato che che siasi, vuoi pur il divulgamento della morte sua per opera di nemica mano, stesse invece ognora all erta acciocch arrivato qualche si nistro egli ed i suoi avessero ove riparare , non essen dovi per tutto quel tratto di paese altro luogo munito in poter suo. Asceso quindi un dromone e fattosi alla testa dell armata di mare comand che si traessero in nanzi i due gusci con sopravi la torre , alla cui cima <era un paliscalmo ripieno di pece, zolfo, tesina e simi glienti materie idonee ad infiammarsi prontissimamente e ad alimentare il fuoco. Sulla opposta riva del fiume poi, ohe da Porto mette a Roma , teneansi le pedestri

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schiere intente a prestare aiuto. Il d prima Belisario avea mandato a Bessa commettendogli cbe la dimaue e si desse con molta truppa a molestare i carnai ne mici, siccome eziandio per lo innanzi ebbegli spesse volte inculcato. Ma questo duce n precedentemente, n ora obbediva agli ordini, essendo quel solo cui rima nesse qualche poco di frumento ; conciossiach della viltuaglia in epoca anteriore mandata dalla Sicilia a Roma, e s tanta da soddisfare ai bisogni del presidio e di tutto il popolo, aveane distribuita pochissima allul timo, e messa in serbo con inganno la quantit maggiore, sotto pretesto che la si dovesse alle truppe^ facevane ca rissimo mercato coi senatori; vedea quindi a malincorpo la fine dellassedio. II. Belisario adunque ed il navilio procedevano du rando molto disagio a navigare contr acqua, ed il ne* mico lunge dallinquietarli si rimanea tranquillo nesuoi campi. Se non che giunti vicino al ponte abbattonsi nella schiera collocata di qua e di l dal fiume a guar dia della catena di ferro tesa non guari prima per or dine di Totila dalluna all altra ripa onde impedirli dal tragettare le acque, ed uccisine molti col saetta m e l o e posto il di pi in fuga , ritti inoltrano, strap pata via la catena, al p o n te , ove non appena arri vati cominci sanguinosa zuffa. I Gotti in quella opponevano dalle torri validissima resistenza , e molti usciti gi degli steccati v accorrevano , quando Belisa rio comand che la torre fatta da s costruire sopra le fusle si approssimasse a quella nemica sovrastante al fiume presso la via Portese, e s appiccasse fuoco

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all antedetto paliscalmo rovesciandolo prontamente sul baluardo nemico. L ordine ebbe pronta esecuzione, ed al cadere di quello tutta V indicata torre and in fiamme giuntandovi insiememente la vita le sue guar die nel numero forse di dugento. Fu vittima dello in cendio lo stesso lor duce Osda, valentissimo sopra ogni altro Gotto nell arte guerresca. I Romani di poi co minciarono coni animo intrepido a vie pi trar d arco in coloro che dai campi eran venuti ad aiutare isuoi, e questi impauriti dalla strage cui soggiaceano diedersi a precipitosa fuga , unicamente attendendo alla pro pria salvezza. Gli imperiali eran l per occupare il pon te, ed apprestavansi, appena rottolo, a calcare la via di Roma liberi da ogni impedimento, quando la fortuna disertolli , e la frodolente malizia di non so qual invi dioso demone Venn a turbarne il buon successo come prendo a narrare. III. Mentre s adoperavano gli eserciti una voce dannosissima peRomani surse in Porto, divolgandovisi che Belisario avea riportato vittoria , tolto la catena, morto la guardia, e conseguito tutto il pi da me poc anzi esposto. A simigliente nuova Isacco non potendo rattemperarsi, bramoso di partecipare a tanta gloria, ed infedele osservatore degli ordini avuti corre all ostiense piaggia del fiume , e levativi cento cavalieri di quelli ivi alle stanze muove a combattere il campo dei barbari presieduto da Ruderico prodissimo guerriero, e coll inaspettato assalimento molti fer ed intrarholti lo [stesso duce. Laonde i rimanenti abbandonate di colta lor tende retrocedettero vuoi perch opinassero maggiore il

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numero degli avversarj, vuoi per farli con inganno pri gioni , siccome pur troppo avvenne. Isacco e le sue truppe entrati nel campo nemico mettonvi a ruba lar gento e tutto il di pi quivi riposto. Se non che nel tornare indietro ecco i Gotti andar loro addosso, rom perli con grandissima strage, e condurre seco in ischiavit il duce unitamente ai pochi risparmiati dal fer ro. 1 cavalieri a briglia sciolta corrqno ad annunziare la triste nuova a Belisario, il quale fattene 'le pi grandi maraviglie ommise di chiedere in proposito le opportune informazioni; di pi reputando perduto Por t o , la moglie e tutto il frutto di quella impresa, n avervi pi luogo munito ove riparare s stesso alluop e la gente sua, instupid, cosa di vero mai pi acca dutagli in prima; ritir adunque immediatamente 1 esercito colla mira di assalire qumdi all impensata i b arbari, e di riprendere ad ogni costo quel forte. Cos i Romani si levarono di l prima di condurre a termine le cominciate operazioni. Il capitano poi avvicinatosi a Porto conobbe ed il fallo commesso da Isacco , ed il gravissimo danno apportalo dal suo intempestivo per turbamento. Tale sinistro forte addoloronne l animo, e produssegli grave malattia nel corpo, di guisa cbe pi gliato da febbre ardente dopo assai lunghe sofferenze pervenne agli estremi della vita. Corsi due giorni Ruderico si muor , e Totila dispiacentissimo di questa perdita ordina luccisione dIsacco,

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A varili * , di &qssa e sua negligenza nel reggere il presici? ro mano. Gli Isauri a difesa della porta Asinaria macchi nano tradigione. R Totila conquista Roma, ed Aplacato da Pelagio nel tempio di S. Pietro. Estrema indigenia dei sehtori. Borit di Totila con Rusticiana e cori le altre ro* mane donne.
I . Bessa accumulava ricchezze vendendo mai pre 41 frumento, clp il bisogno, a pi caro prezzo; Tuttb cfcupato delParriccbire faceva ultimo de suoi pensieri la difesa e la sicurezza di quelle mura. Non retti da freno i soldati vagavano oziosi, pochi ne vedevi attendere e ben anche negligentemente alla comune sai-* vezza, Addormentavansi le scolte a beneplacito loro, e senza tema che il duce tenessele in soggezione cl farne d ogn* intorno la rivista com di pratica. Oltre di th mancavano cittadini cui fidare le guardie unitamente aliai truppa, rimasine pochissimi entro le mura e questi fH finiti dalla fame. II. Quattro Isauri pertanto degli scelti a custodire* la porta Asinaria quando fu la volta loro di guardar# quel muro durante la notte, osservati i compagni a gi 4 tersi vinti dal sonno, calano dai merli al suolo pa recchie funi ed attaccativisi con ambe le mani si coU lano gi al di fuori ; iti di poi a Totila promettono gli introdurlo agevolmente in citt con lutto il gottico esercito. 11 re data sua fede che ne saprebbe loro buonissimo grado, e rimunererebbe)]* a dovizia delPot-

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tfm servigio non appena conseguito l intento , invi con essi due Gotti ad esaminare il luogo indicatogli, come idoneo al divisato scopo. Questi' giunti a pi del muro ed accomandatisi alle funi tosto furono ai merli non levandosi voce di scolta o altro sospetto di tradigione. Da colass gli Isauri mostrano i baribari il tu tto , e quanto facil ne sia V andata in alto ed il tornare abbasso affatto liberi da perigli ; esorta* tilt da ultimo ad esporre il veduto co 9 proprj occhi a Totila fanuoli col mezzo delle corde stesse dismontare. A tale notizia il re de Gotti sebbene provasse un pia cere sommo, tuttavia, sospettoso degli Isauri, non volle prestarvi molta fede. Laonde corsi pochi giorni ecco ricomparire i traditori a far istanza che non s indugii P impresa. Totila nell9accommiatarli spedi seco loro due altri de 9 suoi perch tornassero ad osservare meglio ogni cosa , ed attenderebbene la riferta ; questi, fatto il comandamento , al tutto confermarono le prime noti zie . Intrattanto molti Romani esploratori avvenutisi non li?nge dalla oiti a dieci barbari diretti altrove, conduconli prigioni a Bessa , il quale interrogatili sulli divisameoti del re viene a sapere che avea egli spe ranza d insignorirsi della citt per la tradigione di alcuni Isauri , non avendovi di ci pi mistero ne campi loro. Bessa e Conone uditone e non presta tovi per nulla fede trascurarono prendere all uopo un che di pensiero. I) Gotto visitato per la terza volta dagli Isauri 1 e Vie meglio istigato alla impresa diede loro, partendo, a compagni uno de7suoi consanguinei ed altri personaggi; questi di poi mostrandogli la certa

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riuscita di quell imprendimelo^ roduconne l animo a mandarlo ad effetto III. Or dunque Tdlila comandato che tutte le truppe chetamente si armassero, e condottele contro alla porta sinaria ingiugne a quattro de suoi , chiari per corag gio e forza di ascendere su per le funi ai merli in com pagnia degli Isauri, ed eran le ore notturne in c u i, dormendo gli altri tutti, affida vasi la salvezza del luogo alla vigilanza di questi felloni. I barbari addivenuti cos possessori del muro discendono alla porta ed a colpi di scure fattane a pezzi la spranga di legno mu rala da ambe le estremit entro gli stipiti per tene re commesse le imposte, e strappate le toppe in cui ravvolgendo le chiavi solcano i custodi aprire o chi* dere a norma delle circostanze, apprestano libero e pronto ingresso a Totila con tutto il goltico eserci to ; ma il re paventando nemiche insidie tenue le schiere ivi raccolte acciocch non isbandassero. Suscitatosi di repente, com il costume, tumulto nella citt i romani soldati, ad eccezione di ben pochi, si danno co duci n precipitosa fuga per le varie uscite, ed i rimasi corrono co cittadini a riparare ne sacri templi. De patrizj, Basilio, Demetrio e chi di essi avea tuttavia destrieri seguirono il fuggente Bessa; Olibrio , Massimo , Oreste ed altri entrarono in franchigia nella basilica dell apo stolo Pietro. Nell intera citt non contavi del volgo pi di cinquecento individui, i quali ebbero appena il tempo di aggiugnere ai templi, essendo il resto della popolazione o passato da prima sotto nuovo cielo, o ad divenuto, come espooea, vittima della fame. Totila io

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quella notte alle ripetute voci che Bessa ed il presidio si fuggivano io rotta , protest riuscire , giocondissima alle, 3#ie orecchie tal nuova, ma nop permise inseguirli dicendo: E quaj maggior contento spederemmo del vedere il nemico^ iu fuga ? IV. Appariva P alba n aveavi pi tema d insidie quando Totila pertossi ad orare nella basilica delPapostoJo Pietros i Gotti intanto non la perdonavano a chi che siasi avendo gi, uccisi di spada venzei soldati e ses santa cittadini. Al re loro sul limitarex del tempio venne incontro Pelagio cogli Evangeli di Cristo in nano, e tutto supplichevole: Signore, dicea, perdona atuoi. Quegli con labbro composto al riso e dandogli la Vftia s rispondeva : a Ora, o Pelagio , ti fai pregatore I n Paltro : Iddio m s ha destinato a servirti } e tu, o signftM, da quinci innanzi perdona a tuoi servi. 5 5 Totila piegatosi alle istanze di lui fece comand ai Gotti di cessare da ogni strage , e serbandosi, giusta i proprj desiderj, il buono e il meglio^ permise che mettessero a sacco liberamente il resto. Allora molte furono le ricchezze tolte dlie case deVpatrizj , da quella di Bessa in ispecie, avendo que sto scellerato demone accumulato pel nemico il danaro iniqqamente raccolto colla vendita del frumento, come stato per noi detto. I Romani di poi , compresivi gli tessi senatori, e soprattutto Rusticiana , consorte in altri tempi di Boezio e prole di Simmaco , la quale avea distvibuito ai poveri ogni suo avere, vidersi con dtti in istato di mendicare a frusto a frusto dagli stessi nemici la vita y con servile e grossolana veste Phocpio , iom. II. a3

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indosso e picchiando d 5 uscio in uscio, n arrossivamo punto di cotale umiliazione. I Gotti ebiedeano ostinati la morte di costei aggravandola di aver fatto atterrale, con larghi doni ai duci del romano-esercito, la statua di Teuderico iu vendetta della uccisione di Simmaco e Boccio, padre e consorte suoi. Ma TotHa imped che fosse in conto alcuno oltraggiata, e tanto da essa quanto d tutte le altre allontan ogni vituperio a grande ma lincorpo dell9 ardentissimo barbarico desiderio di ol traggiarne il pudore; merc diche n vergini, n'vodove riportarono offesa nei corpi lo ro , ed egli ebbe lode grandissima di continenza. CAPO XXI

Tolii a esorta i Gotti a seguir giustizia. Riprendendo il se nato romano d9 ingratitudine vien da Pelagio placalo. Manda a Giustiniano ambasciadori per trattare di pace. V imperatore spedisceli a Belisario.

I. Il d appresso Totila ragunate sue truppe aringolle del tenore seguente: a Vi ha qui raccolti, o comt> militonf, non per esortarvi iti nuove ed inaudite gui se, ma per ripetervi quanto da me spesse volte profr > ferito e da voi messo in pratica riusc fecondo germe 9 9 di ottimi frutti. Non abbiate a sdii Po pertanto cbe io n torni pur ora a questargomento, imperciocch gli av9 9 visi tendenti ad un beato vivere non devono venire v in noia, neppur quando il rammentarli potesse per ven> 9 tura credersi inopportuno, uopo iu cambio ascoltarli 9 9 diligentemente se vogliamo parteciparne i benefici

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Ricordivi adunque che i nostri ruoli gi tempo tenean


9 9 descritti degente mila bellicosissimi guerrieri, che possedevamo ricchezze immense, copia grandissima n- di cavalli4, e d ogni guerresco apparato ; soprat9 9 tutto poi facevamo gloriosa mostra di molti e pru-

dentissimi veterani; dalle quali cose di preferenza sem9 9 bra trarre vantaggio chiunque accingesi ad una guer* w ra ; impertanto noi fummo vinti da sette mila Greci, 9 9 e turpissimamente spogli del regno e 'di quanto era-* 9 9 vaino 9 dovizia' forniti* Ora in vece ridotti a po9 9 chi , nudi, miseri, del tutto inesperti abbiamo trion fato di venti e pi mila nemici : tali, per dirla breve, furon nostre bisogne. Ma qui esporr le cagioni, sebr> bene a voi notissime, di cotanto straordinarie vicende. Nei tempi andati i Gotti, quasi che niente coltivatori del 9 9 giusto, bruttavano di scelleraggine ogni loro azione , 9 9 maleficiosi a s stessi ed asudditi romani; di questi 9 9 il Nume, com 1 era di sua bont , fattosi pietoso di9 9 fensore guerreggi in un oolle truppe loro gli oppres9 9 sori* Il perch noi, quantunque in molti doppj e di 9 n um ero, e di valore, e d ogni militare apparec9 9 chio vie meglio forniti, dovemmo tuttavia cedere fiac9 9 cati da occulta ed affatto inopinata forza, quindi in 9 9 poter vostro il conservare di presente gli ottenuti 9 9 vantaggi se vi darete a seguire giustizia ; ma jda lei, traviando avrete a nemico Iddio. Il quale ne mar9 9 ziali cimenti no suol gi dichiararsi favoreggiajtore 9 9 d eun cotal genere di uomini, o duna particolare na9 i aione , sibbene di quanti operano assidui il giusto e j> V onesto; n gli raalagevol cosa il volgersi favo*

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* revole dagli uni agli altri, ogni nostro potere avendo


a limite il gu ardarci dalle prave a z i o n i , q u a n d o P E n te suprem o ha il tu tto pienam ente sommesso alParbitrio suo. Ripeto adunque, volersi da noi a tte n d e re alP osservanza del retto ,e tr^P connazionali e jtra.sug* getti, se b ram iam o m enar di oontinuo giorni tranquilli. II. l'o tila aringati di questa conform it i G o tti pi*

gli a ram p og nare di m olte coe il se n a to ro m an o a bello studio ivi raccolto, caviliosamente rim pro cciap d og]i che beneficato in mille guise da T e u d e ric o e d ia rico, prescelto ognora a tu tte le m agistrature , d ip u ta to al reggim ento della* repubblica ed -arricchito fuor m i sura, avea rib e lla ta con anim o ingratissimo dai G o tti s ta n to a lui benefici, p e r in tro d u rre con som m a igno minia e d a n no in patria- i Greci , addivenuto s o p e ra n d o trad ito re di s stesso. Poscia lo richiedeva d e naali che fossergli Ieri va ti d a s u o i , ed istigavalo a dire se p u r vantar si potesse d qualche bene com partitogli da Augusto} e rim estan do le mille cose ram m e n ta v a essere-eglino stati privi di quasi tutte le onorpn^e dai co si detti logoteti 7 costretti a colpi di bastone al re n d i m ento d e conti delle cariche sostenute d u r a n t e J o r do m inazione. Aggiugneva in oltre avere i Greci riscossi in tem po vuoi di pace, vuoi di guerra gli eguali pubblici t r i b u t i , in tessendo nel suo discorso pi e pi altri a r gomenti dicevoli ad irato p a d ro n e verso d e p rop rj schiavi* Al postutto loro m ostran do E ro d ia n o e gli Isaun . pel cui tradim ento erasi im possessato della 'c itt : V o i , in fe di Dio, aggiunse, cresciuti coi G otti n o n ci voleste accordare sino a questo giorno n e p p u re un

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m luogo deserto, e la costoro merc signoreggiamo Ro ma e Spoleto; siate dunque voi servi, ed eglino, n stretti di amicizia e di benevolenza con noi, suppl-

ranno di pieno diritto le vostre magistrature. I patrizj udivano silenziosi tali invettive, ma Pelagio prose gu a scongiurarlo che dimenticasse le colpe di quelli infelici ; ed alla per fine il re accommiatolli confortati dalla promessa di usar loro clemenza. III. Totila di poi maud Pelagio ed il romano ora tore Teodoro ambasciadori a Giustiniano Augusto fat tili innanzi tratto sagramentare in istrettissima guisa che rimarrebbe osi benivoglienti alla sua persona, e pre stissimo tornerebbero indietro. A simile ingiuose loro di adoperarsi come potessero il meglio onde ottenere la pace per non obbligare i Gotti sklla totale distru zione di Roma e , tlto d vita il senato ? a Scom buiare colla guerra l Illiria: di pari tempo consegn ad essi lettera per Giustiniano sapevole di gi delle ita liane sciagure. Costoro presentatisi al monarca bizan tino fecero i comandamenti di Totila , e diedergli la scritta della seguente conformit : Nella credenza n che sietiti ben noti i romani avvenimenti ho risoluto n di passarli con silenzio; quindi comprenderai di leg gieri a che tenda la mia mandata. Chiediamo con lei ch vogli tu stesso accogliere il bene della pace , ed n accordarlo egualmente a noi , del che memorie bel Irssime ed illustri esempi lasciajonti Anastasio e Teu derico , i quali iu epoca ben vicina Ila nostra comy > pierono regnando con somma pace felicit i giorni loro. Cl\e se pur tali saranno i tuoi desiderj potrai

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meritamente nomarti mio padre,; e quindi ovunque r> bramerai ti saremo compagni darmi. Giustiniano

Augusto, letto il foglio, ed ascoltatele dicerie degli ora tori , subito liceuziolli, rispondendo loro a voce, e per iscritto al re, essere Belisario l imperatole della guerra, e poter egli in modo assluto venire ad accordi quando li giudicasse per lo miglipre. CAPO XXII.

Tulliano sbaraglia i Gotti nella Lucania . Lettera di Belisario a Totila per distorlo dallo sterminio di Roma. Il re ne abbandona le mura quasi spoglie di abitatori. Giovanni passa ad Idrunte . A Tulliano vieti meno ogni soccorso.

I. Intanto che gli ambasciadori da Bizanzio ricalca vano la via delP Italia ebbevi nella Lucapia quanto pren diamo a descrivere. Tulliano, armati in corpo gli agri coltori della regione, si er posto in guardia presso quelle angustissime gole per impedire ai nemici di ap portar danno aj paese; ed avea seco nella impresa trecento Ante lasciativi, a sua inchiesta, qualche tempo prima da Giovanni, essendo costoro valentissimi sopra ogni altro nel combatter su pe luoghi di malagevole ac cesso. Totila informatone ed estimando non poter spe rar bene se avesse affidato a soli Gotti Io scacciarli di l, mise in armi gran numero di villani cd unitavi pic cola turba de suoi impose loro che ad ogni costo su perassero que passi. Venuti alle mani tenzonarono^ lun gamente gli uni contro agli altri, ma da ultimo gli Ante, non dimentichi dell antica bravura e soccorsi dalle dif-

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liceit del luogo e dai lavoratori di Tulliaao, riuscir* no a fugare i nemici apportando loro grandissima 6,U ~age. Alia quale riferta il re gotto stabil abbattere Roma, e messovi a quartiere il pi dellesercito farsi eoi resto a combattere Giovanni ed i Lucani. Pigli dunque a sfasciarla di muro in parecchi luoghi, e di gi il diroc camento agguagliava quasi il tetzo dellintera circonfereraa. Divisava eziandio mandarne i pi belli e magli fici edifizj in fiamme, e ridurla pascolo di armenti, quando Belisario, saputone, inviogli lettera ed oratori, II. Questi presentatisi al re ed esposto il motivo deU 1 ambasceria, eonsegnarongli la scritta concepita a un di presso nel modo seguente : * Come il decorare le citt n con nuovi ornamenti fu trovato de saggi e di chi safi pea ben vivere alla civile \ cos il distruggere quelli 9 9 in opera azione da stolti, i qqali non prendorm 9 9 onta di trasmettere alla posterit monumento s chiaro fi della pessima loro natura. Ognuno confessa il pri mato di Ro/na , per grandezza e magnificenza, so9 9 pra tutte Iq altre citt illuminate dal sol^; c o h c o s ff siach nou bastarono alla sua, costruzione, le forze di un solo, n in breve tempo ella sal a tanta celebrit e * splendore. Molti imperatori al contrario , copia somi* ma di eccellentissimi personaggi, larghezza di tempo fi ed immensa pecunia trasferitavi da tutto V orbe ivi n yagunarono, oltre il rimanente, ed architetti ed arte fici. Di tal guisa i nostri avi ridottala a poco a fi poco quale tu vedi, tramandarono ai posteri la mefi morja di quanto e valessero; pertanto col dannegfi giarne le op e re , ci renderemmo ingiuriosi a tutte

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le et, e non torto, privando t nostri antenati d una ricordanza de sublimi loro talenti , ed i posteri del piacere di fissarvi Io sguardo. Cosi adunque camminando le cose vorrei che til bene considerassi i fnturi destini cui dovremo pregare il capo, vo dire, o limperatore uscir vittoriso della presente guerra, o y * ben anche tu stesso. E sia pure de casi il secondo, o 9 9 uomo illustre ; in allora col distrugger tloma non avrai * manomesso un altrui dominio, ma un proprio, e col9 9 laver salvato s nobile acquisto addiverrai in fe mia ben pi possente. Che se meno propizia ti 6a la sorte, h il vincitore non ti avr piccol obbligo della serbata * 9 citt ; quando atterratala indarno spereresti una via alla clemenza, senza pr alcuno del tuo misfatto. S 9 operando in fine ti procaccerai da tutti i viventi stima, cui ora in tua balia di far dare il crollo o dall Una 7 9 o dall altra parte ; concrossiach nulla, delle azioni 9 9 in fuori, pu improntare nei grandi il nome. * Di que*t$ guisa il duce. Totila repiicatatnente letto il foglio e ben ponderato il consiglio vi si arrese, n pi volle che si apportasse danno a Roma. Fatti quindi partecipi della sua' determinazione gli ambasciadori di Belisario ed acbommiatatil, ordin che il maggior novero delie sue truppe accampassero ad un cen venti stadj dalle mura, rid i agro, verso occaso, nomato Algido, e da quivi tfrgliesser il mezzo agli imperiali di osteggiare da Porto la c ampagna. Quindi egli stesso col resto dell* esercito muove contro a Giovanni ed a Lucani ; desideroso poi di rendere la citt affatto deserta conduce i romani se ttatori tra le genti del suo corteo, manda nella Cam-

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pania i cittadini con le donne e la profle, n "permette ad uom vivente di rimanervi entro. II. Giovanni avvertito dlie mosse di Totila non s arrischi di prolungare da vantaggio la sua dimora della Puglia, e di fretta si ritrasse* in drunte. ' Ip'atrizj tradotti nella Campania inviarono comandati dal re al cuni domestici nella Lucania per ingiugn'ere ai proprj contadini che levatisi dalla carriera delle armi ripigliasse ro la coltivazione, giusta lusanza, de loro campi, assicu randoli che tornerebbero al possesso degli antichi pa droni; e queglino abbandonato il romano esercit in pace attesero all agricoltura. Fuggito in cotal mezzo T u l liano tre centinaia di Ante ripararono a Giovanni, merc di che tutt il cuio di qua dal seno Ionico altra fiala cadde in potere dei Gotti, i quali con piena fidanza disbandati in ischiere ivano a lor talento scorrazzando; m il'romano duce, saputone, sped a combatterli molti de suoi militi, che scagliatisi improvvisamente contr essi ne fecero macello. Il perch Totila paventando di peggio ragun, P esercito e poselo a campo sul monte Gargano, situato nel mezzo dell Apulia, l dove in al* tri tempi ergva Sue tende P eroe cartaginese. CAPO XXIII.

Marciano ricupera Spoleto a lf imperatore. Belisario in Ro ma. Giovanni occupa e munisce Taranto. Totila , in possess dell*Acherontide9 calca la va di Ravenna.

I. Ora il bizantino Marciauo, altri dei' tanti che espugnata Roma sottrassersi unitamente a Conone colla

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fuga, presentatosi a Belisario chiedagli la permissione di un simulato disertare al nemico promettendone grandi vantaggi ai Romani, ed esaudito sen parte* ite Totila prov compita gioia per tale 'acquisto, avendo spesso udito e veduto il giovinetto .valentissimo nei tenzoni da corpo a corpose possedendone due figli e la donna tra prigionieri accordgli di subito l ultima ed ubo de fanciulli, ritenendo il secondo in istatico ; poscia con altri militi diresse lo a Spoleto dove nell epoca in cui i Gotti eranne addivenuti padroni, abbandonata Lorb d? Erodi ano , aveano gittato a terra le mura, diligente mente chiuso tqtti gli aditi dell anfiteatro (cosi chia mano il luogo delle urbaue cacce) postovi di con tro , e messovi a guardia nei dintorni un presidio, me scolanza di Gotti e disertori. Marciano quivi giunto per suade a taluno desuoi commilitoni di assisterlo nellarduo cimento di aprirsi un varco al campo romano. Manda sitam ente di ascoso al duce delle milizie in Perugia manifestandogli la ordita tfpma, ed istigandolo ad inviar ?enza indugio truppe alla volta di Spoleto. Di que di poi comandavane il presidio V unno Oidogendo succes sore di Cipriano ucciso insidiosamente, come ho gi nar rato, da una sua lancia. Questi v ader, e I altro sa putane la mossa con soldatesca, assistito da soli quin dici'guerrieri (tanti e non pi indotti aveane a parteg giar seco), ucide all istante Oidogendo, e spalancate le porte accoglie que di Perugia, i quali , spenta la maggior part de nemici, trascinarono i fatti mancipi a Belisario. IL II condottiero di p o i , bramando visitar Roma

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per osservarle co proprj occhi: il deplorabile stalo, mar ci eoa mille ^letli guerrieri a quella volta. Se con che un cittadino di lei venuto subito ai barbari a campo in Algido yianpunziava limminente arrivo dellesercito im periale;^ quegl ino $ colta posti agguati intorno alle mu ra di l e i , non appena avvicinatovisi il nemico saltaron fuori ; ma dopo ostinatissima tenzone furono sconfitti, e perduta molta gente retrocedettero a Porlo. Non altri menti da quivi procedevano le cose. 111. Taranto calabrese citt marittima quasi adt^e giornate da Idrunte, e sulla strada cbe mette ai Tri ni (1) ed a Reggio. Per invito dei Tarantini Giovanni vi si trasfer con poca scorta lasciando il nerbo delle sue truppe l donde si partiva. ftja vedutane appena la vaslit e la lotaie mancanza delle mura giudic im possibile guarentirla ovunque.il perch osservatovi dalla banda aqyil^nare un apgustissimo lpogo, a 1 cui lati il Mediterraneo formava seno, pv il porto .T arantino, e nel suo,mezzo 1 istmo non maggiore di venti stadj, pse mano alla s^guepte opera. $tacc parte dellistmo dalla citt e cinsela diiriuro e di fosso d^IP uno all al tro lato del mare ; fattivi quindi passare tutti gli abita tori senza distinzione , la mun di forte presidio, merc di ohe rassicurati i Calibri diedersi a cercar mezzo di scuotere il ,gottico giogo ; e di ci basti. Re Totila occupato nella Lucania un fortissimo castello vicino
( 1 ) La costoro citt, ora distrutta, in Calabria fu edifi cala da Filottete, dove ora Torre Brdogneto, o Sibari rovinata.

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,'dlla Calabria, nomato dai Rognoni Aebepootide, e gaerntioio con quattrocento se non pi guerrieri determtnossi a pigliare colla rimanente soldatesca la via di Ra venna, affidando la Campania ai pochi barbari destinati per lo innanzi alla custodia de romani senatori ivi iu bando. CAPO XXIV.

Belisario occupa e munisce Roma. Valorosamente rispinge Totila. I Gotti rimprocciano di temerit il re lorof e si fanno al Tevere*

I. Allora Belisario da prudente ardire animato determinossi ad impresa , che per verit sembr' da prin cipio ai lesticnoiij di vista o di udita quasi folla , ma poscia fu giuocoforza dichiararla parto di eccellentis simo ed egregio valore. Commssi dnnque la salvezza di Porto a debole presidio calc egli stesso con tutte le sue truppe la via di Roma ostinatosi di ricuperare la citt ad ogni modo. Giuntovi n potendo riedificare in brev ora la parte del muro sfasciato da Totila vi sup pl con tale artifizio. Ragunate le pietre giacenti ivi presso, di fretta sovrappse le uhe alle altre senzordine e cemento per collegaHe insieme, non avendovi calce o un che di simile per valersene alluopo; mir solo a dare apparentemente forma di muro al suo lavoro afforzandolo io pari tempo al di fuori con fitti palizzati : oltre di clic aveagli fallo da prima girare all intorno profonda fosrsa, come scrivea negli antecedenti libri di questa guisa ,

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adoperatovisi I in te ro esercito venticinque giorni (i) col massimo fe rv ore,sem br risarcitoli] m u ro da p e r lu tto n e ' luoghi danneggiati. I Romani allor&qnauti eranvi a stanza Il presso, to rn a ro n o a popolarla p e r deso di riabilare n uo vam en te lor patria, e di sottrarsi dalla carestia di' vittuaglia sin qui tollerata, avendovi il duc& imperiale a p p re sta to in gran d e copia i bisogni della vita coir in-* tro d p z io n e di moltissime, navi cariche d ogui m aniera d a n n on a.

II. A tale saputa re Totila mosse di subito con tutto P esercito , e fu per assalirla prima che Be lisario avesse fatto assicurare gP ingressi con nuove porte, essendo state le antiche distratte dai barbari, le quali per inopia di fabbri alla venuta de neraki doveansi tuttavia mettere in opera. Le truppe di lue approssimatesi alla citt s attendarono presso del ume Tevere per consumarvi quella notte, e la dimane coi primi raggi del sole ribollenti di sdegno pargon visi tu multuose alP intorno ; Belisario allora pone eletta di prodissimi guerrieri, in luogo delle porte, agli ingres* s i , e comanda agli altri cbe da 9 merli con ogni lor possa adoprinsi a respignere gli assalitori, Surse ostinatissima p u g n a , nutrendo nel suo principio \ barbari grande speranza di addivenire col primo urto in un batter di ciglia padroni delle mura, quindi suscitatosi ostacolo nella impresa e ributtati con prodezza somma dai Ho*1 mani si fanno vie pi pertinaci nel cimento, stimolandone
(i) Cos nel mio testo, e non quiodioi come altri traduce. Greco i t o t i *ctt i * m .

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lo sdegno gli animi a tentare code maggiori dette pro prie forze. Gli imperiali fuor d ogni aspettativa resi stono , pigliando , come ragion volea , ben pi animo dalla za rosa lor situazione. Dopo sterminato macello di Gotti, saettati continuamente dall' allo, e stanche al fine ambedue le fazioni dalla fatica e dall accanita contesa giunse Ja notte a troncare il certame del bel mattino principiato. Ottenebratosi gi il cielo i bar bari passarono la notte ne campi tutti intenti alla me dicazione dei feriti; deRomani poi altri vegliavano sopra de merli, altri, i pi coraggiosi, custodivano a muta a muta gli ingressi moniti al di fuori con quantit di trboli all uopo di ritardare la nemica foga. Ora essi4triboli foggiatisi connettendo insieme quattro ferree p u n te , tolte d uria lunghezza, per modo che i raggi loro pi glino triangolare forma da ogni lato, e di qusta gui$a costruiti si gittano a catafascio sul terreno. Laonde net mentre che tre di esse punte internansr nel suo lo , la quarta , sola eminente, ha possa talora di ar restare fanti e cavalli. Che se pi comunque 1 abbassi premendola , di colpo sorgene altra non meno agli assalitori molesta (i). Cos vuol essere la costruzione de" triboli, e csi come narrava ^ambo gli eserciti passa rono la notte sorvenuta alla pugna^ I li . Col venturo giorno datosi nuovamente dall in tero gottico esercito un assalto alla citt ed incon
(i) Tribolo, stromento di ferro, di quattro grosse ed acute punte, che si semina sul terreno per trattenere il nemico. Grassi, Diz.

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tratavi P egual resistenza, gl imperiai! di gi supe riori DclP arifigo noD titubarono del prendere le parli di assalitori. Se ndn che alcuni di essi spinti dalla foga dellHncalzare allontanatisi di troppo col rincular de nemici, corsero risico dessere colti in mezzo ed *mf>editi dal retrocedere, ma Belisario vedutane la triste condizione sped forte schiera de' suoi ad apportar loro salvezza. I barbari di tal guisa ributtati vol tarono le spalle con gravissima perdita di valorosi com battenti e conducendo quantit di feriti nel proprio campo, dove si tennero a curarne i corpi, a riparare le armi nella maggior parte malissimo conce, ed a met tere io assetto ogni altra cosa. Passati quindi molti giorni eccoli d nuovo alla volta del muro co) proposito di assalirlo ; ma i Romani fattisi ad incontrarli e venuti alle prese coraggiosamente scav&tcafoho tra gli altri , in causa di mortale ferita , un banderaio del re colla sua insegna, al cbe tutti i loro militi nelle prime file procacciarono 1a gara di portarsi alla conquista del vessillo in un col trapassato ; riusc non di meno ad alcbni prodissimi Gotti il prevenirli, e poterono cos met tere in salvo 1 la bandiera e mozzare la sinistra delP ucciso ; poich avendola questi di aureo braccialetto adorna e 9 disdegnavano accrescere con esso la nemi ca gloria e sottostare al disonore che, sarebbene loro derivato. Alla per fine, P esercito de barbari voltosi in fuga, i Romani spogliarono il cadavere, e dopo un lungo e mortifero correr dietro a fuggenti rivennero alP in tutto sani e salvi nella citt* IV.. In allora i pi cospicui de Gotti presentatisi al

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re con raolte villanie e spogli d! ogni rispetto pigliarono a rimproverarlo della imprudenza commessa rn>n ra dendo Roma dalle fondamenta dopo la conquista fat-* tane, acciocch il nemico non avesse pi meteo di ripararvi , n di presidiarla, toccatogli cos perdere da stolto il frutto d un lupghissimo tempo e di tante loro fatiche. per verit connaturale agli uomini il far.giudizio mai sempre delle cose a norma dell esito, e, con-* formato V animo loro all incostante fortuua, V ire va gando da una in altra sentenza. I Gotti dunque fin-> ch Totila prosper di bene in meglio nelle sue impreso ebberlo pari a Mutue, predicandolo invitto ed inespugna-t bile quando consentiva loro che si atterrassero jo qualche parte le mura de conquistati luoghi. Andatigli quindi colla peggio una sol volta i suoi divisamenti non paven*- tavano di trascorrere alle ingiurie/com e esponevamo , dimentichi delle lodi test dategli, o vie meglio sfron tati s da ritrattarle; ina non pu a meno che di coiai e simili colpe imbnittiscano gli nomini, cadendovi tra-' scinati da ingenito vi?io. Il re co suoi barbari da ultimo ripar in Tivoli citt, conquassando quasi tutti i ponti eretti da Tiberio per tema di nemica sorpresa, ad ec^ cezione del solo nqmaJLo Milvia merci della grande prossimit di Roma-

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C Al P O XXV.
Totila esorta f esercito a lf assedio di Perugia , e adopera scolparsi delle sue disgraziate imprese.

I. Le truppe inviate per lo avanti da Totila ad as sediare Perugia, postivi gli accampamenti intorno all m ora, vi teneano rinchiuso il presidio roncano. Quin di avuto sentore che il nemico principiava a patire di vittuaglia mandarono pregando il re chegli stesso vi conducesse tutto T esercito, siccome il pi agevole e pronto mezzo di conquistare la citt e di sconfiggere gl imperiali che aveanla in custodia. Se non che Totila mal comportando la negligenza de suoi militi nell 7 eseguire gli ordini pass da prima ad ammonimenti, al qual uopo ragunatili parlava loro in questa sentenza : 9 9 u Vedendovi , o commilitoni, fuor di proposito meco n sdegnati e di mal animo tolleranti la percossa d una contraria fortuna v ho di presente qui raccolti per 3 9 (sgombrare dalle menti vostre ogni sinistra opinione 9 9 e ridarvi a migliori consigli, onde vi guardiate dal9 9 1 addivenire turpemente rei appo me d ingratitudine, 9 9 e stoltamente colpevoli appo il Nume. Le umane co se, in fe mia, di sua natura vanno tal (lata soggette a 9 9 variazione, e chiunque di noi mortali s appalesa 9 9 offeso nelP animo dalle sciagure adduce manifesta 9 9 pruova d imperizia , n potr tuttavia esimersi dal 9 9 chinare la fronte ai capricci del fato. Piglio adunque Paocono, tonu i l . 24

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g u erre g o ttic h e

fi a rammentarvi le passate imprese non tanto per con* futare i vostri rimproveri a cagione delle ultime a noi funeste, quanto per dimostrarvi quelli convenirsi men glio altrui che non alla mia persona. Allorch Vitige n diede cominciamento a questa guerra sebbene attern rasse le mura delle marittime Fano p Pesaro , e ri sparmiasse quelle di Roma e di tutte le altre italiche citt, pure da cosiffatto provvedimento mal di sorta f> non ne venne ai Gotti ; anzi di tali risoluzioni portay * rono grande utile , come ben sapete, al re vostro. Io adunque assunto da voi al regno ho voluto piut tosto seguire il parutomi di maggior profitto, che fi non, appigliandomi a divisamenti esperimentati di gi n infelici, arrecar danno alle nostre faccende. Gli uo9 9 mini per verit non sembrano molto tra loro differenti n nellingegno, ma se in taluno accoppiovvisi lesperien9 9 za maestra di subito il costei discepolo ti comparisce le secento volte (i) superiore ai molto approfondati nella n dottrina. Il perch non appena caduto in poter nofi stro Benevento e sfasciatala di m u ro , occupammo fi nuove citt , le quali ordinammo soggiacessero alfi 1 egual sorte , acciocch le truppe nemiche impedite ad indugiare la guerra dovessero *venire in campo 9 9 e tenzonare apertamente con noi. Allora di netto 9 9 rincacciatele io comandava la distruzione de luoghi n vinti, e Voi ammirando il prudente consiglio per modo 9 9 lo eseguivate che sarebbesi con ragione detto opera v > vostra. E di vero chi anima con lodi gli inapreudi(i) Espressione greca equivalente al nostro le mille volte.

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.menti altrui, egli del paro fassene autore. Ma da poi che per inesplicabile temerit Belisario venne a vittoria, scorgo vi, carissimi Gotti, all in tutto cainn biati e presi da ammirazione di Itti, come d uom * forte \ n v ha dubbio che 1 andar fornito di cieco ardire pi di leggieri prcacci nome di valoroso, che non un cauto e guardingo operare. Imperciocch Io 9 9 sprezzatore delle consuetudini e de 9 limiti assegnati * all imprendere s acquista rinomea di grand animo eziandio quando abbiaue le sole apparenze \ in cam bio un prudente indugiatore ne pericoli se vaden * colla peggio sue geste ne riporter odio e tutta la n colpa dell avversa fortuna ; e dato pure all- operar suo glorioso fine , si parr non di meno ai dappo* 9 9 co aver egli fatto un vero nulla. Oltre ci quanti di voi mi tengon ira sono ben lunge dal porre mente alla vera cagione che li addolora ed offende. Pen* sate forse che a Belisario sia per venir lode in virt n di vantaggi ottenuti sopra voi, i quali frante le ca* tene della schiavit ed impugnate meco le armi lo avete spesse fiate vinto in campo ? Ora se di tali r > imprese compieste sotto gli auspizj del mio valore, la merc loro almanco raffrenare dovete le vostre lingue, e riflettere come sia voler di natura che 9 9 nessuna delle umane cose abbia lungamente da ter > nere legual carriera. Se dunque da contraria for9 9 tuna vi fu tolta quella vittoria, v giuocoforza lut9 9 tavia anzi onorarla cbe mostrarvene irosi per tema n non sdimentichi, offesa, lantica benignit sua. Ed aff > 9 diddio come purgarci dalla colpa duna smodata in-

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discrezione se dopo le tante e grandissime vitto9 rie di questa guisa sbigottiamo per s lieve sinifi stro e ci lasciamo signoreggiare dall 9impazienza 7 n Converrete meco di pi che noi operando siffatta^ mente disdegniamo e rineghiamo P umanit nostra^ n del solo Marne essendo il serbarsi mai sempre al 9 9 tutto scevro da errore. mio avviso pertanto ch messe in dimenticanza le passate traversie moviate n ad assalire coraggiosamente i nemici entro Per* fi gi, e tolti questi di mezzo la fortuna ci riporr n in ottima stato \ del rimanente indarno affatichefi remmo procacciando mutare le cose avvenute, e se * gi vittime di contrarj destini, al godere di miglior fi ventura cancelleremo ogni rimembranza del sofferto* 9 9 Ben di leggieri poi avrete Perugia, tolto ai vivi, per n sua buona sorte e per nostro consiglio , Cipriano f n preposto, dagli imperiali a quella guernigione , quasi fi impossibile addivenendo che militi privi di capo di* fendansi valorosamente, ed in ispecie quando abbiavi fi penuria di vittuaglia. N paventeremo insidie dagli on m e ri, a bella posta rovinati gi per mio ordine i fi ponti sul fiume onde guarentirvi da repentiue scor ribande. Favoriranno di pi la nostra causa le sc^mfi bievoli diffidenze tra Belisario e Giovanni , come fi testimoniano i fatti, pubblicato irrefragabili degli 9 9 umani sdegni. per verit li vedete sin qui im9 potenli ad unire lor forze, poich il sospetto iutro messosi rende 1 uno m^l fido dell altro, e pervenuto ad impadronirsi degli animi di necessit vi alber ga V odio e V invidia j n con tali mezzani pervert e-

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mo giammai a compiere nobili gesti. Totila dopo V aringa si diresse colle truppe alla volta di Perugia ; arrivatovi comand si costruissero i campi presso dalle taiure, e cintele di trincee diede principio all assedio. C A P O XXVI.
Imprevista battaglia sotto Capua tra imperiali e G otti; rotta degli ultimi. Giovanni fa libere le romane matrone ri legate in Capua. Totila ne9 Lucani di notte timpo as sale e mette in fuga Giovanni Morte di Gilacio armeno.

I. Intanto cbe da quivi procedeva siffattamente la guerra destossi nell* animo di Giovanni, tutto occupato senza pr veruno dell assedio dAcherontida, castello, un audace pensiero, cui vuole attribuirsi e la salvezza del romano senato e la splendentissima gloria deriva tane al duce appo tutte le genti. Avvertito che T o tila coll intero esercito accudiva allespugnazione delle romane mura, piglia seco il fiore decavalieri e , uom del mondo non sapevole de suoi divisamenti, mar cia senza tregua d e notte ver la Campania , stimo lato dalla speranza, essendo i luoghi abitati di quella provincia, dove i barbari tradotto aveano i senatori, da per tutto aperti y di liberare con repentina scorribanda i prigionieri, e condurli a salvamento. Se non che ad un tempo destatasi in Totila grande sospeccione, e quanto meritamente comprovolio il fatto , non le truppe romane con subitano assalto pervenissero ad impadro nirsene, spedi anchegli forte mano di cavalieri alla stessa

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volta, i quali giuoti nella citt di Minturno (i) opina rono miglior consiglio che i pi quivi facessero alto per riposare i cavalli affaticatissimi io causa del lungo cammino, e andasseroe parecchie turme sulla via di Capua e de luoghi circostanti ad esplorare il pae se, n tra Minturoo e Capua corrono pi di trecento stadj ; vennero poi destinati a tale uffizio uomini ben provveduti di cavalli, ed assai valenti della persona. Qui fu il caso che nello stesso giorno , merc d inesplica bile fatalit, e quasi all ora medesima questi barbari , quattrocento forse di numfero, ad una colle truppe di Giovanni mettessero piede in quelle mura, nudamente sppevoli gli uni degli altri. Pertanto di subito appic casi ostinato schermugio , al primo scontro impugnan do tutti le armi. Gl imperiali n escono vittoriosi con molta strage del nemico, il quale ben bene stremato ri par di carriera per suo scampo a Minturno; dove i commilitoni vedutili parte cospersi di sangue, parte colle frcce tuttavia conficcate nelle membra, altri muti ed inetti ad articolare parola sull avvenuto, ma colFavacciare la fuga appalesanti grave trepidazione, tosto bal zati in sella pigliano a seguirli di galoppo, e - t o r nati dal re narrangli l arrivo di numerosissimi ne mici , medicando con tale arte la turpezza di lor ri tirata. li. Erano gi nella Campania non meno di settanta ro mani disertori i quali chiesero all'istante di tornare sotto glimperiali vessilli. Giovanni poi nella citt rinvenne po(i) Ora distrutta.

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chi senatori . ma quasi tutte le costoro donne. Imper ciocch molti del sesso maschile, caduta Roma, uscironne col presidio e si ritrassero in Porto, quando per ]o contrario le donne furono preda del vincitore. Il patrizio dem entino entralo in franchigia in un tem pio di quella regione , reo di aver tradito ai Gotti un castello vicino a Napoli, volle quivi rimanersi , paven tando meritamente lo sdegno di Giustiniano ; cos pure Oreste, uom consolare, trovandosi a qualche distanza mal suo grado fu costretto a restarvi per inopia di ca valli. Gli altri senatori troncato ogni indugio vennero trasferiti in Sicilia, ed i settanta disertori nuovamente descritti a ruoli imperiali. III. Totila all udire con grandissima pena il sof ferto sinistro, rivolse ogni suo pensiero a trovar mez zo di farne le pi crudeli vendette, e per riuscirvi marci eontro il duce colla parte maggiore dell eser cito , affidando la custodia di quel luogo a pochi mi liti condotti seco. Giovanni accampatosi nella Luca nia co suoi mille avea mandato innanzi esploratori coll ordine di' annicebiarsi lungo il cammino per gua rentire sue genti da ogni nemica sorpresa. Il re poi dalla sua volta, estimando impossibil cosa che i Romani si tenessero tranquilli nel campo senza spiarne da lun ge gli accessi, abbandon i battuti sentieri e pe mon ti altissimi , dirupati e molti in quella regione , giunse alia propostasi meta ; n certamente potea darne so spetto ritenendosi quasi di l dalle umane forze' il sa lirli. Le spie quivi accorse per comandamento di Gio vanni uditovi appena I arrivo del gottico esercito , seb

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bene per anche non abbastanza certo , paventando quanto poscia in effetto avvenne retrocedettero presti al cam po, dqve giunsero in fra le tenebre insiememente to\ nemico. Qui Totila pigliato aozi da cieco sd.egiK> che da prudente consiglio pag il fio del suo pazzo furore. Imperciocch dimentico d avere militi ben dieci cotanti pi degli avversar] , e stesse per lui il combattere in luogo aperto e di pieno giorno con tutte le truppe, vo dire 1 appiccar battaglia co primi albori onde scansare ogni insidia, pure non vi attese punto ; ch se avessevi posto mente uno de Romani non sarebbegli fuggito ; ma vinto dal suo furore muove lor contro a molta notte e li sorprende senza oppo sizione di sorta , quando il pi di essi profondamen te dormiva. Con tutto ci gli assaliti non soggiacque ro a grave strage ; poich al primo romore destatasi la maggior parte e surta pot coll aiuto delle tene bre sottrarsi dal campo e riparare di fuga su quei vicinissimi poggi ; tra questi aveavi Giovanni con Arufo duce degli Eruli; degli altri forse un cento ebbonvi morte* Colle imperiali truppe era similmente un Gilacio di schiatta armena e condottiero di poca sua gente, il quale non sapeva un che n di greco, n di latino n di goltico, u di lingua comunque, della pro pria alTinfuori. Costui scontratosi neGotti ud a diman darsi chi e si fosse? guardinghi dall uccidere alla rinfu sa chiunque sappresentasse loro, persuasi che nel buio usando altrimeuti avrebbero potuto offendere noni dei suoi : Quegli rispose : sono il duce Grlacio, apparalo avendo tali voci col sentire spesso ripetere il nome del

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grado conferitogli dall imperatore. N pi vi volle per essere dai barbari dichiarato nemico;, imprigionato e quindi ucciso. Giovanni ed Arufo coi loro militi si ri trassero a furia in Id ru n to , ed i Gotti posti a sacco i romani campi retrocederono colla preda. C A P O XXVII.
Imperiali truppe in Italia. Temerariet di Vero duce degli Eruli. Valeriano manda trecento suoi militi a Giovanni. Belisario per la via di Taranto . Derivazione del nome Sl ico, ed origine di quelli , Cinocefali e Licocmnile, dati ad alcune genti.

I. Le militari geste dell 1Italia erano quali da noi esposte. Giustiniano Augusto poi in virt della scrittagli da Belisario deliber mandare nuove truppe contro T o tila ed i Gotti ; i primi a partire furono Pacurio figlio di Peranio , e Sergio nipote di Salomone per parte di fratello conducenti seco poca truppa ; i quali non ap pena tocco il suolo italiano vennero incorporati nel lesercito. Comand poscia che pigliassero la stessa via il duce Vero con trecento Eruli e l armeno Uarare con ottocento fanti, e da ultimo Valeriano gi maestro delle milizie per lArmenia, con pi di mille tra pave sai e lance della sua guardia. Vero apportato il primo a Idrunte e lasciatevi le navi ricus fermarsi nel campo di Giovanni, e montato iu sella co suoi prosegu ol tre. Uom era di poca levatura, bevitor solerine, e pieno ognora di mal consigliato ardire. Piantato il suo cmpo vicino a Brindisi citt, allorch Totila ne seppe arti-

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ool di tali parole : u DelP una delle due forza rite* nere provveduto Vero, o di grandi truppe o di sin golare demenza; andiamo tosto a combatterlo o per 9 9 conoscerne la possa, o per farlo accorto di sua pazn zia ; ci detto marcia ad assalirlo con poderosa oste, al comparir della quale gli Eruli ritrassersi a corsa nel viciuo bosco. I Gotti seguitene le vestigia ne ucci sero di l dai dugento , ed erano sulP imprigionare lo stesso Vero e tutti gli altri acquattati ne pruneti quando inopinato evento apport loro salvezza. Conciossiach afferarou di colta al vicin lido le navi con Varaze e gli Armeni sotto il suo comando. Il re allora opinando ar rivato loro un soccorso maggiore di quanto effettiva mente Io era, tosto abbandon il luogo. Cos il duce coi superstiti suoi lietissimi delP essere campati di questa poterono a precipizio gittersi nelle navi. Varaze deli ber di non procedere oltre e con tutta la comitiva si diresse a T a ra n to , capitandovi poco dopo Giovanni, nipote di Vitaliano, colP intiero uovero delta soldatesca da lui comandata. Non altrimenti furono le cose. II. L imperatore poi avvisando per lettera Belisario della spedizione d? un forte esercito ordinavagli di raggiugnerlo nella Calabria per misurarsi quindi col nemico. Valeriano pervenuto al seno Ionico non estim prudente consiglio il valicarlo, persuaso che di quel tempo, vo gliala dire sul fare del vernile solstizio, iudarno spererebbe nella regione trovare fodero bastevole ai bisogni delle truppe e de 7cavalli. Contentossi dunque inviare pel mo* mento soli trecento de suoi guerrieri a Giovanni colP anuuusio in iscritto che terminato il verno sareb-

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bevi egli stesso giunto. Belisario letto il foglio dAugusta dal nerbo del nuovo esercito fe cerna per s di nove cento militi, sette cento cavalieri e dugento pedoni, e commessa al resto sotto gli ordini di Conone la di fesa di quella contrada, si propose di l navigare al mare di Sicilia. Spiegate quindi le vele coir intendimeuto di apportare a Taranto lasciossi a mano stanca il borgo detto Scilleo, dai poeti cantato stanza di Scilla (1) ; non gi che ivi soggiornasse donna con aspetto cagnesco, siccome narran le fole ; ma perch in antico aveavi grande quantit di Sculachi o di cani pe sci , ora da noi chiamati cagnuoli (2). N v a ridire ehe pongausi da principio acconci nomi alle cose, ma poscia la fama nel divulgarli propaghi errori negli animi ignoranti della verit. Cos il tempo col suo trascorrere addiviene mai sempre V artefice della favola , e bella mente fa suoi proseliti i vati, ognora pronti a dichia rar reale, merc la licenza accordata allarte loro, quanto non cre unque natura. A simile perch un tempo il promontorio dell isola Corcira (3 ), volto a sol nascente,fu nomato da que paesani Capo di Cane v ha chi sostiene rincontr^rvisi di tali uomini con testa ca nina. N altrimenti alcuni Pisidi nomansi Licocraniti da un monte di quella regione deiolucu cranio, (4 ) , voci
( 1 ) Derivato da caiulus.

(a) Cani marini.


(3) Oggi Corfu, isola nel mar ionio celebre pel naufragio

d Ulisse e per gli orti dAlcino.


(4) Da Ai *ot lupo e *$*.)(ci capo.

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dinotanti capi di lupi , e non perch gli abitatori suoi manifestinsi, nascendo , con lupine cervici. Ma di cos fatti argomenti'pensa e parla come tu vuoi, ed Io tor ner a bomba. C A P O XXVIII.
Belisario navigando alla volta di Taranto sopraffatto da tem pesta apporta a Crotone Avuti in prima buoni servigj dalle truppe, quindi pessimi> tutto trepidante passa in Sicilia con Antonina sua donna.

I. Belisario adunque procacciava di afferrare senza indugj a Taranto. Avvi in quelle parti un lido foggiato a guisa di mezza luna, ove il mare formando merc della curva un seno rade lunghissimo tratto di paese , non minore di stadj venti. Vicino alTuno ed all altro estre mo del tortuoso trascorrimento delle acque, al prin cipio intendomi ed al terminar della flessura , porgono due citt j 1 una, Crotone, guarda ponente, la seconda, Taranto, volge allorto ; di mezzo ad esse hannovi i Turj. Le navi romane quivi sorprese da marea e gagliar dissimo vento in contrasto clle onde furono costrette a riparare nel porto di Crotone , dove Belisario, non rin venendo altro luogo munito n vittuaglia per alimentare la truppa, statu di soggiornare con sua donna e co fanti per chiamarvi di poi l esercito di Giovanni e metterlo in punto ; fece eziandio pi lunge procedere tutta la cavalleria, comandando a que condottieri, Fara ibero e Barbatione sua guardia, di piantare il campo alle strette della regione. S operando egli estimava che costoro

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provvederebbero di leggieri ai proprj bisogni d ai foraggi pe*cavalli , e renderebbero impenetrabili que 7 passi al nemico. Im perei oc eli i monti della Lucania confinanti col lago de Bruzj corrono per modo tra loro uniti da non formare che due angustissime gole, P una detta latinamente Petra sanguinis , e l altra L a buia . Evvi pure in quel lido Ruscia , porto dei Turj ; all1ins poi dopo un sessanta stadj gli antichi Romani edificarono un fortissimo castello, dove Giovanni, occu patolo di fresco, messo avea ottima guernigione. IL Le truppe di Belisario coll inoltrare s avvengono a quelle nemiche, speditevi da Totila per tentare il prefato cartello, ed assalitele valorosamente, quan tunque ben maggiori di numero, le sbaragliano iu poc ora uccidendone pi che dugento. Le altre rincacciate e giunte al campo narranvi a dilungo gli avvenimenti loro. I Romani per lo contrario postisi quivi a dimora , colpa P assenza del duce e con mal uso della riportata vittoria, cominciarono ad allentare il freno della mili tare disciplina, pi non tenendosi insieni raccolti, n CU" stodendo attentamente le strette de monti; per cumulo poi di trascuraggine pigliavano riposo nella notte entro tende le une dalle altre molto lontane ; cos pure vaga vano del d in traccia della vittuaglia senza premettere esploratori neluoghi vicini, od osservare la minor cau tela* Re Totila avvertito di queste negligenze si avvi cin ad essi con tre mila cavalieri, fior di tutto P eser cito, e rinvenutili, come abbiam riferito , senza ordine veruno e dispersi per la regione li assalt alP imprevista, li vinse, e pose il tutto in iscompiglia. Faras in questa

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sopraggiuntovi da 1 luoghi vicini riusc, facendo praove da dirsene, a procacciare la salvezza di alcuni ; se non ' che al postutto vi dov egli stesso mordere il suolo in una a quanti erangli dintorno. Tale avvenimento fu
d i g r a v e ( l a m i o c c o r d o g l i o ai R o m a n i , c h e i n p e r s o n a g g i di si e m i n e n t e v a l o r e a v e a n o r i p o s o D e i fuggiti o g n u n o del s u o m e g l i o ogni loro speranza. c a m p a r e la

procur

v i t a , e di e s s i p r i m o B a r b a t i o n e , l a n c i a di B e l i s a r i o , c o n altri d u e e n t r a t o a sproti b a t t u t o l e s a il d a n n o s o f f e r t o , in C r o t o n e ( i ) v a p p a gi

aggiugnendo d i e sembravagli

v e d e r e p r e s s o c j ue l l e m u r a d n e m i c o . B e l i s a r i o a l t a m e n t e a ddolorato per navi, s t r i s t e a u n u n z i o b a l z di subito nelle

le q ual i alzata P a n c o r a e s p i n t e da p r op i z i o v e n t o citt della stadj da

a f f e r r a r o n o i n q u e l d s t e s s o a M e s s a n a ( 2) , S i c i l i a di r i m p e t t o a R e g i o , e d Crotone. a settecento

C A P O

XXIX.

L 'I I I ir io messo a fe rro e fu o c o dagli Sclabcni, Tremilo li. S tr a ordinaria inondazione del JVtlo. Presa (V un cetaceo n o rnato Portinone. Tolda assedia il castello Rosciano .

I, Di questi tempi le armi degli Sclabeni, valicato il fiume Istro, posero crudelmente a sacco tutto P Illirico sino ad Epidanno , ed a quanti avvenivansi, non com passionando n i sesso n et, davan subita morte, o spo( 1 ) Citt nella Calabria ulteriore, al di l de monti iu Italia. (1) Messina.

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gliati dogni danaro menavanli seco prigionieri. Occupa rono eziandio a prima giunta moltissimi guardinghi della regione, creduti per lo innanzi pi che forti, e scorraz zando tutti que luoghi penetravano impunemente ovuuque. I duci dell lUiria intanto raccozzato un esercito di forse quindici mila combattenti seguivanli da lunge, per maniera scorati che non ardivano affrontarli. Fu poi memorando il verno pe frequenti ed orribilissimi tremuoti, che nella notte senza venire a peggio scuote vano Bizanzio ed altre cittadi, spaventandone grande mente gli abitatori per la tema di rimanervi subissati. Correndo lanno il fiume Nilo non solo iuond giusta il consueto lEgitto , ma si diffuse largamente nelle adiacenti regioni, elevatosi ad un'altezza non minore di cubiti diciotto (i). Impertanto nella Tebaide non ap pena arrestatesi le acque, tornate nei fissati tempi ad incanalare , i lavoratori commisero lor sementi alla terra, e compierono ogni altro consueto lavoro. Nel le parti inferiori per lo contrario il fiume ritrattosi lentamente nel suo letto imped con s molesto indu giare le sementagioni, evento a memoria duomini mai pi osservato. Altrove 1 acqua retrocedette bens nellal veo, ma non guari dopo nuovamente traboccata guast tutta la man dopera fatta in quell intervallo. Cotanta imprevista sciagura espose gli abitatori a gravi disagi, ed apport rorte, per mancanza di pasciona, alla mag gior parte degli animali. II. A simile in quel mezzo fu ucciso un cetaceo no(i) Cousin : qui tue coudcs.

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maio dai Bizantini Porfirione. Contavansi gi cinquant anni se non pi che questo pesce iva molestando Bizanzio ed i prossimi lidi, per verit non di continuo ma, come dava il caso, a quando a quando. E 1sommergeva di molte navi, e lanciava a grandissima distanza , col suo violento impeto, i marini di altre non poche , n Giustiniano Augusto potea con arte veruna riuscire, im presa urgentissima, ad ucciderlo} ora dir come, allor ch piacque al Nume, ne venne a capo. Era tranquillis simo il mare allorch immensa quantit di delfini accor sero alla foce del Ponto Eussino $ comparsovi tosto il cetaceo, tutti, ov ebbero il destro, posersi in fuga, mol tissimi riparando alle bocche del Sangaro (1); n il mo stro pago di averne addentati parecchi e di colta tran gugiati , arrischi inseguirne a ltri, sospintovi da fame o dall amor di vittoria, nel che fare lasciossi impruden temente dalla sua foga dare in terra, dove rinvenuta melma altissima, cerc del suo meglio sottrarsene } di tali conati impertanto non valsero che a vie pi affon darlo. Gli abitatori tutti maravigliosi all udirne accorronvi di botto, ed a colpi di scure dopo lungo penare spentolo, traggonne con grosso cordame a terra il cadavero della circonferenza non minore di cubiti dieci, e del la lunghezza di trenta. Messo quindt in pezzi e divisi que sti tra gli uccisori , altri di essi mangiaronli subito , ed altri li posero in salamoia. I cittadini poi di Bizanzio sen tito il tremuoto e loccorso rispetto al Nilo ed al cetaceo non indugiarono a profferire vaticinj, oguuno giusta la
(i) Ora Sakaria, fiume della Bitima.

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sua opinione ; costumando i mortali presi da sinistri investigare e predire falsamente il futuro, e co vani loro pronostici godoosi alleviare i presenti mali. Io poi, nulla curando che altri studii in siffatti argomenti, so a non dubitarne, che in allora il Nilo colla sfta prolungata alluvione rec in numerabili danni ^ la morte del ce taceo in cambio fu termine di gravissime sciagure; V 5ha chi vorrebbe non il porfirione da noi rammentato^, ma nuovo individuo' della medesima specie fosse a que d rimaso morto. Rannodiamo ora il filo della narrazione. III. Totila dopo le ricordate imprese avvertito cbe gli imperiali di presidio nel castello Rusciano bisognosi di vittuaglia verrebbero di leggieri ad un arrendiragnto coll interdir loro ogni esterno aiuto d annona , posevi il suo campo in molta vicinanza , cominciando cos a premerli strettamente. L uscire del verno compi V anno decimoterzo di questa guerra che Procopio scrivea. C A P O XXX.
Mandata d* imperiali fa n ti nella Sicilia. Valeriano raggiugne Belisario. Antonina sulla via di Bizanzio. Morte di Teo dora Augusta . Patteggiamento del presidio Rusciano con # Totila : Conone spento a Roma dalle truppe. Unione di Belisario e Giovanni per soccorrere Rusciano; respinti dai Gotti; lor nuovi tentativi. Totila in possesso del castello ; sua crudelt verso Calazare. Antonina ottiene da Augusto il ritorno del consorte.

I. Giustiniano Augusto, fatti partire sopra navi per la Sicilia non meno di due mila fanti, comand a VaPmocopo 9 tom. IL
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leriano cbe troncato ogni indugio si portasse da Belisa rio, e il duce sgarato il seno afferr a Idrunte, ove rin venne il condottiero con la cnsorte Antonina. Costei quindi piglia la via di Bizanzio per chiedere all Augusta maggiori aiuti di guerrieri ; ma Teodora, al suo arrivo, pi non era, spenta da morbo dopo ventun anno e tre mesi di matrimonio. La guernigione di Rnscisno intanto dato fondo alla vittuaglia propose ai nemici che ritrarrebbesi di l nel mezzo della state , quando avessero tutti i rinchiusivi salva la vita, e non ricevessero nell in tervallo aiuti. Eranvi poi nel guardingo molti cospicui Ita liani, e tra essi il fratello di Tulliano, Deoferon^ tre cento cavalieri illirici del romano esercito postivi da Giovanni sotto agli ordini deila lancia Calaza^e, e cento fantaccini mandati da elisario. In Roma le truppe de stinate dal supremo duce a presidiarla trucidano il prefetto Conone accusandolo reo di venduta granaglia ed altra annona. Spediscono quindi all imperatore am basceria dell ordine sacerdotale per annunziargli che ove non ottengano il perdono del commesso fallo e gli stipendj loro dovuti dall erario, seguiranno inconta nente le parti di Totila e de G o tti} Augusto consent alle dimande. II. Belisario, chiamato seco a Idrunte Giovanni, Va leriano e gli altri duci , raccoglie una grande armata di maren e tosto naviga difilato a Ruscia mirando soc correrne il presidio. Questo non appena vede da ele valo luogo il navilio , entra in grandi speranze, n vuol pi sapere di arrendimento, quantunque assai vi cino lo stabilito giorno. Ma surta in prima uua violen-

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t issi ma fortuna di mare vi disperse le navi, e tanto pi di leggieri in quanto cbe il lido va privo affatto di porti, laonde s ebbe a perdere assai tempo. Rag natisi poscia a Crotone di l navigarono a golfo lanciato a Ruscia. I barbari non appena aocchiatili corrooo , saliti in arcione , alla piaggia volendo impedirne il calare a terra. Giuntivi re Totila con lunga ordinanza atel di contro alle venienti prore suoi militi aripati parte >di aste e parte di tesi archi. I Romani sgomentati da qpesto apparato , n osando farsi oltre , tennersi qualche tempo sulle ncore; perduta quindi ogui speranza di pigliar terra diedero tutti di volta afferrando upva* mente a Crotone, ed avutovi consiglio statuirono che Belisario calcasse la via di Roma per ordiqarvi del suo meglio le cose e rinfrescarla di fodero $ Giovanni con Valeriano p o i, fatti sbarcare intrattanto uomini e ca? valli, s avvierebberQ nel Piceno per molestarne gli assediatori dei guardinghi ; s operando speravano ch<? Totila ritrarrebbesi dallassedio. Giovanni colle $U4 truppe, mille d numero,, copipi gli ordini avuti } ma Valeriano impauritosi del pericolo e trasportato col* Tarmata di mare intorno al seno Ionico, veleggi per filo ad Ancona, estimando pi sicuro da quivi il tra* gitto nel Picfeno per unire sue truppe a quelle del collega. Totila fermo nel proseguire V assedio mand col due mila scelti cavalieri, acciocch insiememente co barbari ivi a dimora impedissero gl imperiali dal penetrarvi. III. Gli assediati nel castello Rusciano caduti da ogui speranza di ricevere annoua ed aiuti romani spe

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dirono Gudila pretoriano e l italo Deofcronte amba sciadori a Totila chiedendogli venisse a patti ed accor dasse loro vita e perdono delle passate colpe. Il re gotto promise che non punirebbe alcuno , salvo Calazare, perch violatore degli stabiliti accordi, e terrebbe gli altri tutti sdebitati di questo delitto. Occupato non altrimenti il castello f* tosto mozzare al fellone le mani ed i genitali, n ancora contento lo tolse di vita. In pari tempo pomand cbe quanti del presidio amavano di rimanere non fossero sturbati nelle propriet lo ro , e seguissero le sue bandiere sotto le condizioni da lui accordate ai prigionieri degli altri luoghi forti } i renitenti poi trarrebbonsi spogli d ogni suppellettile ove meglio bramassero, ricusando egli avere a compagno d armi chiunque vi si prestasse a malincorpo. Ottanta de 9 romani soldati allora, privi del danaro, trasferironsi a Crotone $ il re s to , conservando il s u o , quivi fermossi ; gli Italiani p o i, sforniti d ogni ricchezza , eb bero in dono la vita. Antonina moglie di Belisario giunta in Bizanzio dopo la morte di Teodora Angusta preg l imperatore che richiamasse col il consorte, n pen ad ottenerlo , strettovi Giustiniano dalla guerra persiana, che recavagli di gi ben gravi pensieri.

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CAPO

XXXI.

Primi segni di congiura contro Giustiniano. Artabano di ri torno dairAfrica, preso di Proietta imperiale nipote, vien costretto a riunirsi alla ripudiata donna. Suo corruccio per le nozze di lei, che amat con Giovanni figlio di Pom peo. Germano, altro imperiai nipote ed erede del fratello Boraide> dallo zio molestato.

I. Nel procedere di tali cose ebbevi congiura con tro Giustiniano Augusto, e come si passasse a consigli di tradigione e questi, disvelati, andassero a vuoto, ora former il mio argomento. Morto il tiranno G o n ta ri, giusta il narrato negli antecedenti libri (1), Artabano era cupidissimo di unirsi in matrimonio alla fidanzatagli Proietta, nipote, secondo femmina, dAugusto. A simile, nutriva la donna grandissimo desiderio di queste nozze, indottavi non da amore , ma dalle tante sue obbliga zioni, andandogli debitrice della presa vendetta contro gli ucciditori del consorte Areobindo , e della propria libert quando giaceasi prigioniera e prossima ad en trare nel talamo , a suo marcio dispetto , del tiranno Gontari. Convenuto adunque insieme di ottimo cuore il matrimonio, 1 amante ne f restituzione a Giustiniano , ed a pr suo domandava sotto mentiti pretesti, sebbene creato conte di tijjtta VAfrica, una chiamata a Bizanzio, istigatovi principalmente dalla cupidigia di siffatte noz ze, che appianavangli la via a mollissimi beni ed in i(i) Guerre Vandaliche, lib. III.

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specie all1impero. Tali pur troppo siam noi, i quali non appena giunti a qualche impensata prosperit, inetti a moderare gli animi nostri, ci mettiamo di posta avi damente ad ambire cose maggiori, e solo hanno tre gua le concepite speranze quando ne abbandonano eziandio i primi favori della buona fortuna (i). Giusti niano adunque richiamollo presso di s creando un nuovo conte dellAffrica, siccome altrove scrivea (a). Artabano di ritorno in Bizanzio non tanto era V oggetto della comune ammirazione per le sue geste , quanto in sorprendente guisa cattivavasi gli animi del volgo colT alta e dignitosa taglia della persona , co liberali co stumi e colla riserbatezza deT parlar suo. L imperatore gli fu larghissimo di onori, elevandolo sino a quello di maestro de militi bizantini e di condottiero de 9 confe derati ; lo ascrisse di pi traconsoli titolari ^ ma noti pot unirlo in matrimonio a Proietta, vivendogli tuttavia la donna cui spos ne suoi pi verdi anni ed avea da lunga pezza ripudiata , forse per alcuna delle colpe che disamorano i mariti. Costei dopo il rifiuto guard mai sempre la propria casa di nulla querula, e tranquilla da nimo sino a tanto che non spir ad Artabano aura pro pizia } ma vedutolo chiaro per le nobili imprese e salito
( 1 ) Qui mi giova ricordare il bell aforsmo di Francesco Guicciardini. E permesso a ciascuno di desiderare di perve nire a miglior fortuna ; ma deve anche ciascuno patieiitemente tollerar quello che la sorte gli ha dato. (i) Guerre Vandaliche, lih. IV. Giovanni di Pappo venne creato conte di tutta FAffrica in luogo di costui.

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a grandi onoranze tocca dalla sua ignominia passa alla Corte e presentatasi in atto supplichevole a Teodora riaddomanda il consorte. L Augusta, sortito da na tura il patrocinare le disgraziate donne, ve la ricongiun ge di forza , ordinando a costui di tornarla nei ma trimoniali diritti, e dassi in moglie a Giovanni , figlio di Pompeo e fratello d Ipazio, Projetta, Impotente Arta bano di moderarsi iu cosi grave dispiacenza con acerbe parole andava sfogando il proprio dolore per l impedi mento postogli alle nozze con donna del cuor suo, e per essere costretto a menar la vita con altra che allestremo odiava. Da tale violenza fuormisura inasprito non appena ebbe inteso poco stante la morte dell7 imperatrice non volle pi sapere degli antichi legami. II. Germano da lato maschile nipote dell imperatore ebbe a fratello Boraide , il quale morendo non guari prima avealo con tuttala discendenza arricchito donan dogli la massima parte del suo patrimonio, quasi dimen tico della nioglie e d una sola figliuola , cui las/ciava unicamente il poco dagli statuti prescritto. Giustiniano impertanto preferendo aiutare la donzella, offese in sin goiar frodo il nipote.

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C A P O XXXII.
A nace punito dall7imperatore congiuragli contro unitamente ad Artabano. Disvela i suoi pensieri a Caranange ed a Giuntino di Germano. Questi appalesa il segreto al padre , il padre a Marcello, Leonzio ascolta di soppiatto le pa role di Carananget e riportale a Marcello, il quale ne av verte Giustiniano. I congiurati posti in carcere manife stano il tradimento. Giudizio Marcello ottimo patrocinatore. Germano in grave pericolo. Gastigo de7 rei,

I. L imperatore non altrimenti avea composto gli affari eoa Artabano e Germano. Eravi in Bizanzio un Arsace armeno, di sangue arsacide e stretto in paren tado con Artabano. Questi non guari prima tentando novit contrarie alla repubblica era stato messo in carr cere e convinto a chiare note di fellonia per macchinataenti col re de Persiani Cosroc a danno dell impero. Laonde Giustiniano limitossi a sentenziare cbe venissegli frustato lieve il dorso intanto cbe Io si conducea su d un camello per la citt. La condanna del resto non aggiugnea mutilazione di m em bra, non multa od esiglio. Arsace tuttavia esacerbatosi pel ga stigo principi a covare nell animo suo insidiose tra me contro al monarca ed alla repubblica. Il perch non appena consapevole de lamenti mandati da Arta bano pe sofferti dispiaceri, vie pi gagliardamente ne aizza lo sdegno, stimolandolo giorno e notte senza posa colle sue parole a prenderne di compagnia ven detta. Rimproveravalo inoltre d intempestiva generosit

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ed effeminatezza adducendo come per lo passato a sol lievo degli altrui mali avesse tolta da magnanimo e prode k tirannide, e addivenuto padrone di Gontari con pro prio danno lo morisse di sua mano, affatto immemore duccidere un amico e commensale } ora poltrire fiaccato da vile timore, lasciando che sia consunta la patria da straordinarie gravezze a sostentamento de continui presidj. N taceva la violenta morite data al padre di lui sotto menzognera accusa di tradigione , ed il servaggio e lo sperperam elo per tutto V orbe imperiale dell in* ti ero parentado} nondimeno passarsela egli contento del titolo di maestro della romana milizia e dellaltro, ben vano, di consolare. * Tu in mia fe, proseguiva, non conpassioni punto un consanguineo vittima di cotanti 3 9 mali $ io in cambio, o uomo illustre , attristomi delle ff tue sciagure in causa di donne, toltati vituperosa9 9 mente luna, e 1 altra mal tuo grado restituita. Noii 9 9 fia dunque che alcuno, comunque tu vuoi di pochi*9 9 sima levatura, ritraggasi o per vigliaccheria o per ti9 9 more dallo spegnere Giustiniano , solito a dimorare senza guardie co1vecchi sacerdoti nel Museo, e tutto 9 9 intento a ravvolgere i sacri codici de Cristiani. Quindi conchiudeya : N avrai oppositori tra parenti 9 9 suoi, anzi Germano, il pi potente di tutti, molto vo* 9 9 lontieri, a mio avviso, colla prole di gi sul fiore de9 9 gli anni, piena di fuoco inseparabile da quella et ^ ed invidiosissima di lui, ti porgeranno aiuto : eglino di fi ottimo animo , se pur la speranza non mi tradisce , 9 9 pagheranno le nostre p arti, sin da ora cos ricolmi 9 9 d ingiurie dallAugusto , che n altri di n o i, n Ar-

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meno chiunque ad eguali soggiacque. Arsace con tinuando mai sempre ad istigare con imiglianti prestigj Artabano non s tosto ebbelo dalla sua cbe mani fest la trama ad un persarmeno, di nome Caranange , forte giovine ed avvenente della persona , ma di assai limitato e puerile ingegno. II. Arsace aperto il suo cuore al Persarmeno e p o sto fine al sermocinare con Artabano si part colla pro messa di trarre a s V animo di Germano e de figli, il cui maggiore , Giustino, era tuttavia del primo pelo, coraggiosa, pronto a far pruove di sua valentia , ed inalzato di fresco alla sedia consolare. Avvenutovisi mostragli gran desiderio d un colloquio seco in certo qual tempio, ed entrativi Lnducel con prieghi a giu rare che non isvelerebbe a chicchessia, eccetto il pa dre, le udite cose. Di questo modo obbligatolo al segreto Io rampogna che unito con legami di saugue a Giusti niano vegga tranquillo iniquamente inalzati alle prime onoranze uomini plebei ed il rifiuto della stessa plebe, e raggirato il maneggio della repubblica , tale e tanto egli essendo, in mani di persone affatto estranee alla schiatta reale. Sembrargli di pi e lui ed il genitore, avve gnach ricolmo d ogni virt, in dispregio ad Augusto, ed il fratello Giustiniauo a torto lasciato ognora nella condizione de privati } e qui ricorda come fossegli tol ta ingiustamente la massima parte di quanto il zio Boraide in favor suo testava dichiarandolo erede: n dubbiar che vie maggiormente soggiaceranno alF impe riai dispregio non appena Belisario, gi nel mezzo delT Illirico giusta le comuni voci, torner dall 7Italia. Ar-

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sace profferetklo simigliatiti discorsi e manifestandogli V ordito in proposito con rtaban e Caranange lo invita a cospirare insieme contro la vita del signor suo. Il giovane . portovi orecchio, conturbatosi e quasi pigliato da vertigine , franco e libero protesta che mai n egli n suo padre verrebbero indotti a contaminarsi di cos grave misfatto. III. Arsace quindi riferisce ad Artabano V esito del colloquio, e Giustino appalesa ordinatamente la faccenda al genitore; questi ne fa partecipe Marcello prefetto delle guardie palatine, addimandandogli ad una consi glio se debba informarne Giustiuiano. Era Marcello personaggio gravissimo ed osservantissimo del silenzio, nudamente amico del danaio , alieno da ogni maniera di pjacevolezze, accostumato a vivere anzich splendida vita altra molto severa, ed affatto lontana dalle delizie; il vedevi di pi zelantissimo del giusto ed assai amante della verit. Egli in allora distolse Germano dal co municare a chicche sia il tradimento. Male ti si ad dice, sono parole sue, il fartene disvelatore; impe* rocch veneudo tu a segreto colloquio con Augusto Artabano di colta navr sospetto, ed ove Arsace con subitana fuga da noi sottraggasi il delitto rimarr oc* culto. Non poi mia costumanza di prestare incon tauente fede a superfiziali esplorazioni, e di farne al monarca riferta. Piacemi averne a testimonj le mie proprie orecchie, o che tale demiei famigliari sia col9 9 lopera vostra collocato l dove possa udire il colpevole a favellare intorno a queste mene. Germano adun que comand al figlio Giustino che si aoperasse nel dare

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eseguimento all ordine di Marcello. Se non che Arsace dopo un fermo rifiuto , come scrivea , stettesi in guardia dal profferir verbo sulla congiura. Giustino al lora domanda a Caranange se fosse a lui venuto Arsace per consiglio dArtabano : N tu, per Dio, avrai osato confidare I arcano ad uomo di tal fatta } che n se volessi aiutarmi di profittevoli suggerimenti, po tremino forse mettendoci daccordo riuscire a grandi Imprese. Caranange disvelogli caqdidamente le pra tiche di gi tenute con Artabano ed Arsace. IV. Promessasi da Giustino zelantissima coopera zione all opera ed il consentimento del genitore, questi propose una conferenza coll intervento di Caranange, e ne fu stabilito il giorno. Fatto quindi partecipe della p puntamento Marcello persuadelo a mandarvi amica per sona, la quale possa testimoniare dudita quanto verrebbe dal fellone esposto. Quegli destina Leonzio, genero di Atanasio, uomo fidissimo ed incapace c(i tradire la verit. Germano accoltolo in sua casa lo colloca nel triclinio, laddove appunto dispiegavasi una tenda stesa innanzi al letto su cui di xonsueto banchettala, ed egli con Giustino si tenne al di fuori. Introdottovi quindi Caraoange, Leonzio chiaramente ascolt le trame da co stui ordite Con Artabano ed Arsace; e tra le molte &ae proposte eravi che s eglino morissero P impera tore prima della tornata di BelUario in* Bizanzio, non potrebbe giugnere a buon fine parte alcuna de 9 loro divisamenti \ poich volendosi consegnare a Germa no il poter supremo avrebbevi ogni verisimiglianza

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che il duce si desse d raccogliere truppe nella Tracia, ed in allora al venire con esse e 1 non avrebbero pi mezzo di opporgli valida resistenza ; doversi pertanto indugiare sino al comparir di lui, e non appena entrato 10 citt , emessosi a frequentare la reggia, di notte ferma all imprevista ed armati di pugnali assalirebbero 1 1 luogo per ispegnere d un colpo ed il regnante , e Belisario, e Marcello, potendo cos vie meglio disporre a buon termine le cose. Marcello udito il tutto da Leon zio non volle incontanente prevenirne Giustiniano, ma temporeggi gran pezza, paventando colla troppa fretta perdere alla cieca Artabano. Il pereb Germano sul timore che il soverchio indugio desse adito a sospetti, come in realt fu il caso, sciorin per filo e per segno tutto il macehiamento a* Buze ed a Costantino. V. Passato quindi nn numero di giorni, al divolgarsi prossimo larrivo di Belisario, Marcello fece sua riferta all imperatore , il quale ordina tosto la prigio nia d Artabano e degli altri complici fidandone ad alcuni magistrati il processo. Rendutasi gi manifesta ed evidentemente da lettere comprovata la trama, l in tero senato per ordine di Augusto ragunossi nel palazzo ove era costumanza di giudicare i litigj, e letta la con fessione avuta co tormenti dai ditenuti pronunci fel loni Germano ed il costui figlio Giustino ; ma di leggieri purgaronli dalla colpa, testimoniando a pr loro , Marcello e Leonzio , imperocch questi e Constanziano e Buzes con giuramento dichiararono esenti entrambi dalla colpa* di* reticenza, e le cose avvenute come io test narrava. Laonde il senato assolv a pieni voti e

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padre e figlio da ogni reit verso la repubblica. Entrato poscia nell aula imperiale Giustiniano tutto adiroso rimprocciava forte Germano della inopportuna tardanza a dirgliene. Ora due intra prefetti acconciandosi a sde gno con effeminata adulazione applaudivano alle sue parole, n poco inasprivangli 1 nimo per bramosia di acquistare con altrui danno merito e grazia^ i colleghi pigliati da stupore ammutolivano dissimulando consen tire ai sovrani rimbrotti. Marcellp solo con libera voce e colla rettitudine del parlar suo apport salute all in felice ; conciossiach addossandosi per intiero quell in* dugio ognor pi animosamente asseriva che Germano di colpo aveagli comunicato quanto sarebbe per avvenire ; ma egli premuroso di conoscere vie meglio la faccenda, erasi dato a tenerne il segreto. Di tal guisa giunse a moderare P animo imperiale, ed a far celebre ovunque il proprio nome riscuotendo fama di virt somma nei pi ardui perigli. Giustiniano Augusto Ie*? di carica Ar tabano, n profer contro a lui ed ai complici pena mag giore , annuendo che tutti venissero custoditi anai iu di cevo! luogo, vogliam dire il palazzo, che nelle pubbli che prigioni. CAPO XXXIIL

Voccidentale imperio in mano de9 harbqr^ Giustinianoaccorda ai Franchi il possesso della Gallia abbandonata dai Got ti, De1 barbari, i soli re Franchi baUon moneta colla pro pria effigie. Affari dei Gepidiy Longobardi ed Eruli .

I. In processo di tempo i barbari agevolmente occu parono tutto I occidentale imperio, e la gottica guer-

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ra nel suo principio illustrata dai Roman con famosa vittoria, and a terminare dalla costpro parte non solo con vana profusione di vite e danaro, ma colla perdita eziandio.dellItalia , e col vedere T llliria e quasi tutta l Tracia turpemente guastate dai, nemici quivi di gi a confine; il che ora former largomento della foia istoria. I Gotti prima di eutrare nell aringo, giusta il detto,nei precedenti libri, aveano ceduto a' Germani la parte della Gallia loro soggetta, persuasi di non aver forze da resi-r stere in pari tempo a due contrarie' fazioni, e Giusti* nian Augusto non potendolo impedire vi prest il suo consentimento, bramoso di evitare brighe ov ei nu trissero negli animi ostili pensieri. Di pi i Franchi addivenuti possessori delle Gallie estimavansi mal sicuri 0 fermi senza una scritta imperiale, che approvassene lo perato. Di quel tempo i re deGermani ebbrsi Mas* splia (1), colonia de Focesi, con tatti i marittimi Iuo ghi, e con essi la sovranit del circostante mare. Pre siedono ora ai Cireensi di Arelate (2)^ e con loro dei Galli battono monete imprimendovi non la imperiale ef figie, come di consuetudine, ma la propria; e sebbene lo stesso monarca persiano impronti 1 argento a suo buon grado, nell oro n egli n altri di que re g i, tutti possessori del prezioso metallo, possonvi rappresentare s stessi ; quindi che nel commercio anche i barbari non voglion sapere di germanica moneta. Non altrimenti andavano le costoro bisogne. (1) Marsiglia. (2) Arles.

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li. Addivenuto superiore nella guerra Totila, i Fran chi a loro bell agio occuparono la massima parte del l agro veneto non incontrando opposizione da Romani e Gotti, difettando questi delle opportune forze per guerreggiare due nemici ad uno. 1 Gepidi padroni di Sirrnio, citt, e di tutta la Dacia (i) non appena Gi* stimano ebbe privo d quella regione il gottico domi* ilio condusserne i sudditi quivi a stanza in ischiavit , e via via inoltrando arrecavano da per tutto rovino e guasti , merc di che faron privi degli stipendj per Paddietro ricevuti dall imperiai tesoro. Di pi vedendo Angusto donare ai Longobardi Norico, citt (a), i luo ghi forti della Pannona (3 ), ed altro suolo unitamente a moltissimo danaro, abbandonate le patrie terre, eransi trasferiti ad abitare lopposta riva del fiume Istro prssimana ai Gepidi. Ora da quivi scorrazzando anche la Dalmazia e P Illirico sino alle frontiere d- Epidanno (4 ) riportavanne bottino e prigioni:, che se taluni di questi reddivano, fuggendo, alle case loro, i barbari a modi confederati messo piede su quei d Augusto , ed avve nutisi ad aleuno dei* campati schiavi, strappandolo an che dalle braccia paterne, lo rimenavan audacemente

(i) Provincia d Europa, che abbracciava la Transilvania, la Moldavia, la Valachia, la Servia e parte dell Ungheria. (a) Norimberga. ( 3 ) Ungheria, ma sotto P antico nome assai pi vasta di quanto a nostri giorni. (4 ) Durazzo, citt io Albania, cos detta dal re Epidanno suo fondatore.

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presso le genti loro, Giustiniano accord agliErnlj nuove terre della Dacia skvo^ a Srngedone, ove abitalo di presente guastando assai spesso V Illirico e la Traeia. Altri poi di essi fecersi porre ne ruoli della rom ani milizia col nome di confederati* Gli ambasciadori d-\ gli Eruli algiugcere ia Braozio agevolmente riebbero tutti gli stipendj promettendo che da quinci in poi guarderebbonsi daJPoffeadere u o m d e Romani, e quindi toraaroao indietro. C A P O XXXIV.
Nata discordia tra Gep(dj e Longobardi ambo procacciansi con ambasceria la protezione di Giustiniano. 7 Questi manda aiuti i Longobardi. Riconciliazione dei prefati barbari.

I. Scompartivatosi gi i brbari P Imperio quando, surta gravissima contesa traconfinanti Gepidi e Longo bardi, accesi entrambi da veementissimo desideriojdt scambievole guerra stabilito aveano il giorno di venire alle armi. Se non che i Longobardi sapendosi da soli inferiori di numer al nemico si proposero indurre i Romani a strigner lega seco. Gli altri parimente risol verono chiedere a Bizanzio per diritto di confederazio^ ne, come in realt era il caso, o che seco loro parteci passe il cimento, o si rimanesse neutrale non pigliando a proteggere alcuna delle parti. Erano pertanto le due fazioni, spedite ambascerie a Giustiniano Augusto, in grandissima speranza di soccorso. Di quel tempo Trisino
Piocopto , tom . IL

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capitanava i Gepidi, Avduino i Longobardi. L impera* tore volendo porgereai ledati delle, due genti orecchio ordin venissero gli tini dopo gli altri al ano cospetto, I Longobardi , primi ad essergli ; presentatila cos a On di presso orarono: * Ci sfacciamo ben grande maraviglia, * o imperatore, della ridicola !molenda idei Gepidi , i quali dopo tanti e s gravi danni apportati ai Romani * osano tuttavia comparire al tuo tm o per offenderti 9 9 colla massima delle superchierie. Iarperciocchopera n con somma indegnit e sfrenatezza verso L prossimani 9 9 chiunque estimandoli asai facili dar nella frode , 9 n contento di averli gi iniquamente oltraggiati cerca m di nuovo' sorprenderli per vie pi abusare della bont ft loro. Ad un che solo di grazia poni mente, e sia con me i Gepidi comportinsi nell 7 amicizia, e coi} tale y > considerazione provvederai del miglior modo alle cose 9 9 tue, potendo mai sempre i mortali dal passato cont> ghietturare giustamente V avvenire. Che se costoro fosf> sersi appalesati, perfidi con altra gente qualunque, ocn correrebbonci ora, bramosi di c b ^ r i m e ^ i animi e le j consuetudini, e prplis&i discorsi e lupgo tempo ed estra nee testimonianze, ma voi stessi ne fornite un fresco 3 9 esempio In epQ^a anteriore alla nostra , quando i n Gotti aveaqsi tributarie la Dacia, tutti i Gepidi da 9 i pezza abitatori die l dall Istro s paventavaune la * potenza che mai osarono valicare il fiume, ed iu al* lora confederati e benivoglienti de Romani avtansi (ogai anno sotto velo di amicizia moltissimi doni cos 9 9 dagli spenti imperatori come da te al p&rp di essi li* btorale. Qui volentieri domanderemmo Ipip in che mai

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* percolanti beneficii abbiano giovato a chi i* era la fonte?iIn nulla pep Dio, uopo siane la risposta ; iu n u l l a r i p e t i a m o , n m g r a n d i y n in piccole cose 1 Fin? c h e n o n \ idei si i n i s t a t o <T offendervi si moderarono a n z i d a l l a n e c e s s i t d i e d a l volere infrenati, conciosf s i a e l i v o i p o c h i s s i m o vi c u r a v a t e de|Ia regione oltre il n u m e , e d a l p a e s e di q u a , v^flivapo da(la, teqpfl dei G o t t i a l l o n t a n a t i . O r a d i r e i * poi gratitudine lp itit p o t e n z a di n u o c e r e i e q u a l e , sar, la fermezza d un am i c i z i a a v e n t e q u e s t u n i c a bpse? ftlqlto diversamente^ o i m p e r a t o r e , s i m o l t o diversamente V fl U bisogua , al s o l o p o t e r e c o n c e s s o di svelarci! cuor delluomo, e s e d e s s o a n o i i n c h i n e v o l e O contrario^ il libero ar b i t r i o d e l l e a z i o n i m e t t e n d o affatto in piena lupe i syoi o c c u l t i p e n s a m e n t i , e d cccolene la prgova : i Gepidi n o n a p p e n a v i d e r o s c a c c i a t i - i fiotti da tutta l a Dacia v o i d a l l a g u e r r a i m p e d i t i pigliarono ad assalire ini q u a m e n t e d a o g n i b a n d a d vostro dominio } sceljeragr gme che non s a p r e m m o (Esprimere colla voce! Ei 9 9 min.'insultarono di questo modo all imperio tuo? Nou * ebbero violate le leggi regolatrici dqlla societ, e d^Hje confederazioni? Non isobeiruitO coloro ;che dpveana compiutamente rispettarti? N on dichiararonsi contro * all imperiale maest, eli si rtcherehbon a gloria di
* servire, Aalo a lei un. che di riposo per guerreggia/li? I Gepidi, o imparato re, s o d o padroni di Siruiipj fanno schiavi i Romani 1 e millantatisi di voler conquistare 9 9 tptta l Dacia. Qual certame in fine sostennero essi per

* Voi < > con voi, o qual vittoria mai sebbero,cptnbaUeudo 9 9 contro a voi per riceverne iu premio quella regione? E

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GURRE GOTTICHE

9 9 tatto questo egli compierono dopo ottenuti dalia vostra 9 9 liberalit frequenti stipendj, e persi lungo tempo, che n non c dato esporne il periodo, tanto danaro! Nulla 9 9 pi iniquamente adunque di tale ambasceria fa intra preso da che il mndo mondo. Imperocch non appe9 9 na conosciuti i nostri guerreschi apprestamenti contro t> di loro eccoli di furia venire a Bizanzio, e presentarsi ad uu imperatore con tanta indegnit offeso. N forse 9 t andremmo errati profferendo che vi solieciteranno con 9 9 una impudnza d cui nulPaltra maggiore a trignervi 9 9 in lega seco per combattere noi s affezionati alle cose 9 9 vostre} oie poi qui fossero col proposito di restituire 9 9 lingiustamente usurpato, iRomaoi dovranno attribuire 9 9 in fe1nostra il principale stimolo del pentimento loro e 9 9 di questa pi sana risoluzione al Longobardi, dal cui timore costretti, avvegnach a malincorpo e tard i, ravvedonsi tuttavia: n vha a ridire che al beneficato 9 9 corra obbligo di' gratitudine verso chi al beneficio fu 9 9 d incitamento. Ma sa rimaugonsi aucora ostinali a n non voler cedere il mal tolto, di qual pi nefanda a9 9 zione potrebbero cadere in colpa ? *Noi abbiamo dtto quanto era uopo cou barbarica semplicit, non facendo fe pompa di parole, di eloquenza, e di quel grave stile 9 9 che sarebbe convenuto all argomento} sovvieni tu 9 i adunque, o imperatore , col riandare attentamente 9 f ludito, al difetto della nostra diceria pi breve forse 9 9 di quanto addimandano le circostanze, e provvedi agli 9 9 interessi romani e longobardi, rammentandoti al po9 9 stutto che i tuoi sudditi addiverranno a buon diritto 9 9 nostri confederati, professando noi Pegual crcdeuaa iu-

LIBRO TERZO

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n torno ella divinit, ed impugneranrio volonterosi le armi, io virt dellp stesso nome, contro a genti ariane. II. Tale si fi] r orazione de Longobardi. Col d ve gnente Introdotti alla presenza di Giustiniano gli ambasciadori gepidi dosi parlamentarono : Coloro che 9 9 portansi dai vicini, o imperatore, per invitarli a far 9 9 lega seco , mestieri innanzi tpttp provino giuste ed 9 9 utili ai futuri confederati le proprie domande, n aL tri olenti svelgago il motiyo di lor n^^n4 ata. Or dun que d ip e r s & b b a s ta n z a chiaro essere noi gli ol9 9 traggiati dai Longobardi,, conciossiach vogliosi,noi di 9 9 metter fine co,o pratiche alile contese, non addicen9, dosi le armi ove sortir possano pieno effetto i compro-?
* messi), eglino c o s t a t e mente vi ,si rifiutarono. Che i 9 9 Gepidi a simile per numero e valore di g^an lunga 9 * superino i Longobardi chi saravvi paai, tra quanti hanno 9 9 coutenza di entrambi, che; osi negarlo? Dpmin, pereti n mai c indurrem o a credere avervi mortale, di quan9 9 *tuuque mediacre levatura ei vada fornito, cbe pve 9 9 non pericolante conseguir possa la vitlpria teneudosi. 9 9 dal pilli forte, 9mi meglio correre un manifesto risico 9 9 parteggiando col meno potente ! Noi di pi nelle fu* ture guerre vi s a r e m o aiutatori avendovi grandissimo obbligo dell operato a pr nostro, e con esercito p o 9 9 deroso vi app ia n e re m o , come vuol giustizia, il cammi9 9 j^o alta vitto ria^ gppo a simile poniate m ente al breve periodo c h e vi l$ga in amicizia con essi,, quapdo, per ,lo,contv ario.p a$3 t r a voi ed i Gqpidi u u a iuveterata '4&i?rijgl tardai, affratell%nza3 n vVlia opposizione clip le. aftifstaiH ^ a f f ^ a ^ t e { rd;a'luaghiisiuip tem po tkiriuQ.

<0 #

GtJBMSE GOTTICHE

* > maggior fatica a Venir meno. Laonde vivel p u r erri 99 che troverete in ni fotti e t o s t a l i compagni} merc di che vi farete meritamente nstri Confederati. Os9 9 sertale poi di qual tempera sieho i Longobardi;'pieni * di 'sconsigliato ardimento non VogKon sapere di orbi* a tri, avvegnach spesso da fidi stimolati, nella coutpo* ti sizione dtlle nostre discordie ; ma ora ehe la guerra 9 9 stillo scoppiare, paventandone in riuscita, certi

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fi b 3 fr

della prpria1debotezia sppreserUano a v o i e m p*eghiera di attuarvi, c o n tr ogni edilit , a jfavor 4c*po, t v e rg o g n a s i questi predatori di addurre tdie e Sir* mio ed tltri luoghi della Tracia d$n*K>vi pino diritto ad una lg aSeco 5 quando V imperio tuo va s ri ro di citt e provincie da esseMforza trovar genti di-

* sposte ad abitarne qualche parte , siccome possono h testimoniar 1 Franchi, gli Ernli e gli stewi Lougo9 9 bardi cui assegnasti ae c H ta d i 4 pae$e'in tanto eopia, 99 che indarno ci occuperemmo rintracciarne appunta; 99 Noi Gepidi pi, tutti fiducia nella tua ami cidi a, quatito 99 bramavi eseguimmo, ferminella 1 persuasione' c)ie Tao* 9 9 mo vglioso di alleviarsi del soperchio suo dfoqando9 9 lo, provi diletto maggiore nell essere antivenuto da 9 9 chi entra spontaneamente in posssso del dono per 9 9 viva credenza di speciale affett, flou gi per iseber99 no, che nel vedersi obbligato d? inviarue 1 fferta, e tale appunto i Gepidi si comportarono co Romani. 9 * Or dunqe sottopstevi ftsiffatt osservazioni vi pre* 99 ghiamo per diritto sociale che assaliate'con tutte le 99 vostre forze ed unitamente a no! i Longobardi, o pure w vi dichiariate con e atra cobi neutrali, ed appigliandovi

LUTEO TKBfflQ

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all* una delle proposte opererete secondo giustizia ed i vantaggi del raihano imperb.- III. C o s i p e r o r a t o dai Gepidi 1 imperatore dopo l u n g i ) e d e l i h e r a 7. i o ni accommiatolfi celando loro i Wi d i v i s a m e n t i . c l e g a t o s i co Longobardi spedi a quella v o l t a p i c l i c d i e c i m i l a cavalieri coduci Copstanziano, B u z e e d A r a z i o . V i si un pure Giovanni, prole duna s o r e l l a di V i t a l i a n o , ordinatogli da Augusto che non a p p e n a t e r m i n a t a l a guerra coad<Vfie5$fe MQV^tQ^ntfc sue t r u p p e i n I t a l i a , donde i?asij.palpit} seguivamo pc^i mille c i n q u e c e n t o ErqJS coofedtffrti, dequal) era con d o t t i e r o F i l e m u t o . n ayeanvene[ < jU .pii** tenendo t*Hi g l i a l t r i , di n u m e r o t r e m i l a , G e p i d i , poJD molto primq r i b e l l a t i s i da i R o m a n i sQtto pr^testi altrcfve da me rife^ifi* Q u i n d i gli i m p e r i a l i favQf$pgf&tori .de L ongobardi $y?
vennersi d improvviso blU ftiq t l qgl ? JEful i c a p i t a n a t a

re, ed, poragf^osa mente l e a r m i n* h a n n o viltoria dopq spenti molti nemici ed a n c h e Io s t e s s o l o r duce. I ( a s p i d i , avvertiti del prossimo arri v o d e R o m a n i , troncato.l alterco si rappattumarono c o L o n g o b a r d i a malincorpo de1confederati, i qpali a tale a n n u n z i o ebbero- grgftdft; aUriftaijRento\ imper ciocch d u e n o n sapgfefi ^splyefie n a proceder oltre, n p (tornare indietro pr tefcia noq costoro e gli Ertili! dessero t*Uaqraf>tb cod una scorribanda gnasto eli Illirico. AUa;>6n fine posto ivi $te&o il campo Rian darono significando al V imperato ce come si stes&erp le cose: tarato avvenne oaJa, ed io p rp seguo la mia nar razione.
da A o r d o fratello d el

GUERRE GOTTICHE

C A P O XXXVi
Disonorato ritrno di Belisario d<$V Italia . Presagio delle sue prosperit . Papa Vigilio sollecita f imperatore alla ri cuperazione del suolo italiano. Giustiniano lutto immerso nelle religiose controversie. Longobardi. Perfidia e pro speri eventi eTIlaufo.

T. Belisario disonorevolmente pigli la via di Brapn* *o non essendogli riuscito nello spaziai di cinque anni daprirsi un varco nfc'lFalSa onde con pi franco tornarne al possesso ; ma in si fango period sempre nand c~ culto, fuggiasco^ e navigando incerto dall uno allaltro marittimo presidi, solo buono a costeggiarne di conti nuo le piagge. Non imped quindi ai nemici' di soggio gare pi liberamente Roma gli altri luoghi e cV peggio ncora abbandon Perugia, principale citt della Tuscia, stretta da crudele assedio , ed Ha fine mentre ci viaggiava espugnata. Giunto in &iz*oftio vi si ferm sguazzando nelle richeftze, ed ornatissimo per Io splen dore delle antecedenti gloriose geste, di che ottenuto va dal Num ben chiaro segno avanti di por mano all africana gurra. T a l e 1 si fu il presagio. Ei nella re gione di contro $i bizantini borghi possede poca ere* ditdria campagna, Panltohto dlta. Quivi non guari pri* ma della partenza colle truppe romane per guerrggiare in frica Qelimero, le viti riboccarono di uve. I domestici suoi empiti del mosto premutone moltissimi barili, collocaronli. impiastricciati di loto, in alta fossa e poscia interraronli diligentemente. Dopo mesi otto

iLIBRO TBfiZO

iqg

fermentando il 'vino in parecchi di Vasidislacconne il sprppoatovi loto, e ringorgndo e in molta copia colando tale ipond Y adiacente suol da formarvi gran lago. I donzelli sorpresi alla vista del fenomeno* raccolserne di molte anfore, e turati coi* nuvo in* tonico gli stessi barili non profferirono verbo in pro posito non che al ripeterai pi e pi volte il caso medesimo ne. diedero avviso al padrone, il quale rag* nato cli non piccol numero de1 suoi pi intimi amici loro mostr il prodigio, e questi interpretandolo predis sero alla casa di ini beni fuor misura. IL Tali furorio i presagi avuti d Bejisafio. Il romano pontefice Vigilo (i)e gli Italiani 7 molti, ed autorevolissini quivi di stanza, Bcessaulecnente. sollecita-* vano l imperatore a ritentare con ogni suo mezzo la eonqttista della penisola^ e pi d i. tutti atiiraavalo a ta le impresa Gotigo , patrizio , gi da pezza conso lare. ed a bello studio capitato di fresco in Bizanzio^ ma GiUetiuiauo avvegnach d e iS 9 e parola di provvedere alla italiana repubblica, iva tuttavia consumando assai tempo nelle discussioni dei cristiani dommi, intentassi-' mo a 1troncarne le discrepanze. Non correvano altri menti le faccende in Bizanzio, allorch lldisgo di lou* gobardica schiatta si port presso dei Gepidi,, e cadrmi a taglio di qui esporne il motivo. Reggendo Vace i Lon gobardi.un suo nipote di nome Risiulfo veniva dalla legge, ai mor^r del zio, chiamato al trono. Il re per- (i) Questo pontefice salila cattedra di S. Pi^ro nelfanno 537 , c mor nel 555.

GUERRE GOTTICHE

tanto adoperandosi' s<J&Hrttrn|ente oml< pervenisse il principato al figlio, condartir il n i p o ti adosarndolo di falso delitto, all eiglio, e costui prontq* si rifuggi coi altri pochi su quel dei Varili, abbandonando in patria f)ue figli, ma pur quivi il zio indussi en darrero quei barbari a dargli morte. Dei figli poi Pgino fu vittima di morbo, e f I altro chiamato Ildwgo ebbe salute ripared presso degli Sclabenr. Dopo breve periodo il re passato di questa vita , il regno de1 Longobardi)tocc al suo nato Valdalo, il quale per anche; di tenerissima et ebbe a tutore ed a reggente dett mmarchia Au* duino , che rendutosi per 1 onorevole sub barica mol to forte, col' mancare i vivi d 1 improvvisa malattia il pupillo, fu assunto al regno Suscitatasiialla ,per-t fine la guerra tra Gepidi e Longobardi, JHdgo con quanti degli ultimi aveanlo seguito nella fuga e con forte mano di Se le beni accorge ia ftiulode1 primi spot rati do ricuperare il trono. Se non che rappattumatasi le due fazioni Auduin* tosto domand ai Gepidi^ co? ne ad amici, il fuggitivi, ma questi.disdegnando .farne la consgna esortrowl a canbbisre liberamente xieloj Ildisgo Mora senza indugio pigliai a>icompagni: : icsooi e pochi volonlarj di que paesabi torn .prsa . degli Solabeni. Quindi partitosi nramente di la con eco non meno di sei mila guerrieri statu di raggiugnere Totila, ed al metter piede suIP agro veneto acontvatbs colloste romana comandata da Laza to'impugni le armi e voltala in fuga molti ne uccise; di poi cambiato an cora Consiglio rte&d*yaji*cjndrf> U fiqp*f k t r o , nella regione donde crasi partito.

Ltft&Q T0R&O 4M III. AlP avvicendarsi di tali cose Ilaufo lancia di Belisario, di barbarica scttiait^fter'di valore e pron tezza, e costretto a vivere in Italia a cagione di sua pri gionia v ebbe r*4 ofao a Tpiita , il .qtMtle fornitelo di truppe e^naviih buota dato ho sped tosto netta Dalma zia. Costui, surto ir Jluicuro (luogo marittimo vicino a Saloni ) f1 la sua prima comparsa presso quegli abita tori mentendosi romano e sottoposto al duce Belisario; tita pocfa sguainata la spada e indotti i compagni a parteggiare nelTimpresa, per la non pensate vii cortame grand strage, e rtiessoda per lutto a ruba nerilraw e, carico di bbttino, il piade; Parsalo quindi a sorpren dere alfro luogo, di notte Laureate, posto soli marina piaggia, non appena calCtotie ii suol diedesi a deva-J felatl. Cladrano governatole de' Saloni avuta noti* di fc gravi fcccidj sped truppe sopra navi chiamato dr<H tnni r cmbatterli ; stiate quelle in Larte s? venne dille armi, ed us iti deit pugna vittoriosi i1 barbari, J fazione contraria diedesi, cme ognuno ebbe il< destro ^ alla fuga, abbandonando i dromni cn altre navi cari che di frumento e vfttuagfia fcomtfnque nel port. Ha afa d i Gotti addivenutine padrni clla ueision de ei*stodi e tolto il danaro si condussero notamente a To* tila , e qui termin il vertio e Ptho detsijt quarto di questa gurt& scritta da Procopi.

GUEaftB iGOWICHE

C A P O XXXVL
Roma assediata dai G otti; perplessit.di GiustMno. Gli Isauri tradiscano la citt di neihico. * Paolo nella mole di Adriano resiste valorosamente, Il re perdona alla citt vinta.

I. Totila condotto Peseroito eOptroRoma e piantati gli steccali ne cominci l\<a$fediG^Bpli$&rk>comme$so aveane la salvesza a te ,m ila d e ? pi animosi militi, sotto gli orditoi della stia lin d a Diogene ^ personaggio di moka prudenza e.fatua in. guerra Quindi qb.q la con* tesa ebbe lunga durata^ il so?q>n(io, valore di questa guerbigione adeguandola a t u t U le, gottiche t r i p p e , ed , il suo duce mostrandosi vigilantissimo nell impedire cfye il nemico avvicinasse quejle mura, entro il cui, c^rpwitq egli da per tutto seminalo avea frumeuto ad evitare il difetto dc;lPa&uona; i barbari spesso tentarono di espu-. ghanlti, roa doveUe?o far^i i n d i c o r.espiati dal .romano valore; impadronitisi all* peyfine di P 9rio vie maggior mente addivennero c o le s ti alla citt. Gnastiiapo AugU^lo allorch vide BeUsavio pella capitale,ferm di spe dire altro capitano e nqave truppe contro Telila,ed i Gotti, e se avesse dato compimento alla, sua delibera zione uscito ue sarebbe di c e rto , a parer mio , vin citore , dacch in possesso tuttavia di Roma potea incorporarue V ancora intatto presidio co freschi bizan tini aiuti; ma af6datone appena il comando a Liberio, patrizio romano, colP ordine di tenersi prouto alla par

LIBRO T hZ O

4 13

tenza, a) ioprtggiugnere forse di altre faccende, abban don P ottimo suo proponimento. H. H romano assedio contava gi lunga durata quando parecchi Isauri a guardia delta porta-insigne pel nome dell1apostolo Paolo, mal tolleranti la trascura taggine imperiale nel guiderdonare i loro diuturni ser vigi, e vedehdo a uno i suoi connazionali, traditori io addietro di Rma ai Gotti, gloriosi per le molte rie-, ohezze, frutto dell abbominevole colpa , promettono a Totifa in clanestind colloquio <T introdurlo ad epoca stabilita neHa# citt. Venuto il giorno questi macchin la seguente frctfde. Nella prima vigilia della notte ap pronta .sul Tvere due piccole fste, e fattivi salire due trombettieri comanda loro che valicato il fiume ed acco* statisi alle mura tlieno a tutto potere nelle trombe. Egli quindi vviossi occultamente colP esercito alla porta in signe come narrava dal nome detP apostolo Paolo, ed a: prevenire che parte veruna del romaoo presidio col be neficio della notte di l passasse a CentumceHe, u d c o luogo forte rimaso in que9dintorni agli imperiali, mand a occuparne la strada numerose schiere di militi col* P ordine dr combattere i fuggenti? Quelli itepaliscalmi approssimatisi alle mura giusta il comando principia rono a trombettare. I Romani stupefatti e pieni di spa~ vnto andavano a remore, tutti alP impazzata abban donandola stazione loro per soccorrere laddove il pe ricolo sembrava maggiore: i soli felloni isauri tenutisi fermi all porta ov1erano di guardia, ed a bellagio spalancatalaintroducono il nemico, dal quale si fa .or renda 'strage di quanti ono per vra. Molti fuggouo dalle:

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GUERRE GOTTJCHE

altre porte, e nell avviasi frettolosi a C$aAmn$Ile ca- cluli uegli agguati rincontrarvi mort#^ spio riqs^ a, ben pochi sottrarsi da quello $Unni aio, tra quiali eprre
fosse D i o g e n e . q u a n t u n q u e ferito.

Paqto eli ua-, casa Belisario 3 quindi con d o ttie r o delle j nt i in s e l l a , 6 cql .prender p a r t e a l l a s p e d i z i o n e i l a l i e a p r e p o s t o con, Piogena al. p r e s i d i o r o m a n o . C o s t u i e s p u g n a t a l a citjt^, si ritrasse di, corsa q u a t t r o c e n t o c a v a l i e r i n e l l a Ibolt, ^drlfli^a *d o c c u p il p o n t e c h e m e t t e al t e m p i o dell apostolo T i e t r o . N e l di s e g u e n t e p r i m i alboii j a piccola guerassalila impeto soslent)ta6 vaerosa mente riport vittoria facendo set?jp pio de Gotti molti di numero sopra ben angusto terreno. Il re avved^tQsque tronc di botto la pugna, ed impose alle truppa di at tendarsi tranquille ripi petto alla toOlv, perspa^o <?he la fame costringerebbe i rinchiusivi a depovre le armi. Paolo ed i quattrocento se la passarono giorno e notte di giuni ; al nuovo d si pens ricorrerei alle carni deca^ valli, ma lavversione al proposto cibo rattenneli fino a sera dall usarne, avvegnach nel osassimo bisogno di nutrimento. In allora dopo luaga deliberazione venuti, unanimi ad una eroica impresa risolverono per lo, mi gliore che onorata morte desse pronto fine ai patimenti loro. Tutti adunque dispongonsi a fare con repentio#, assalto grandissimi itrtge de Gotti, e compiere di que sto mdo gloriosamente la mortale carriera Laonde stttza punto indugiare pascati a vicendevoli amplessi e baci mcttousi. ri eii? estremo cammHyy,qu3$i chq; tirfti e
111.
jNi-ll* e s e r c i t o impellale era\i
Ufi

rilice, da

principio

^stro d e l l a

LIBRO TERSO

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di subito avessero da cadervi spenti. Il re, all udirne, temendo non uomini per nulla solleciti della vita e di
s p e r a n t i s al v e z z a rc ca s se r gl i gravi d a n n i nendo loro delle due P una : o che mand propo ca abbandonati i

valli, d e p o s t e le armi

e g i u r a t o di n o n g u e r r e g g i a r e m a i

p i c o n t r o a i G o t t i , liberi se n e t o r n a s s e r o a B i z a n z i o , o conservato 1 i n t e r o n o v e r o d e l l e p r o p r i e s u p p e l l e t t i l i poi , collo stipendio e c o patti

f a c e ss e r s i d a q u i n c i in stessi degli

a l t r i , s u o i a i u t a t o r i in c a m p o . I R o m a n i l i e m o s t r a r o n s i d a p r i m a b r a m o s i di ri -

t issimi d e l l ' o f f e r t a

patriare; m a p os ci a v e r g o g n a n d o r e t r o c e d e r e in ermi p e d o n i e c o l l a d o t t a c o n t i n u a , tra via, d i n s i d i e r i c o r d e v o l i i n o l t r e di q u a n t o 1 e r a r i o a n d a v a tore per istipendj non e morte; lor debi

t o c c h i d a m o l t i a n n i , tutti p a s s a e Pisauro Minde,

r o n o ai s e r v i g i d e l r e , s a l v o P a o l o

q u a l i s u p p l i c a r o n g l i a v o c e la f a c o l t d i r e s t i t u i r s i i n B i zanzio. adducendo a\ervi donne e prole, n lu n g e da

e s s e p o t e r v i v e r e b e a l a v i t a . Il m o n a r c a a s s i c u r a t o s i c h e tali nitili cord e r a n o l e c o s e vi p r e s t il s u o c o n s e n t i m e n t o , e f o r di guide e v i a t i c o d i e d e l o r o l i c e n z a ; di descrivendoli a suoi ruoli , pi ad ac al t ri

salvezza ,

quattrocento romani

mi l i t i r i p a r a t i n e i t e m p l i d e l i a c i t o di a b b a l l

t , e d i m i s e o g n i p e n s i e r o di r o v i n a r q u e s t a

i narl a, v o l e n d o a n z i c b e f o s s e a b i t a t a d a G o t t i e R o m a n i di q u a l s i v o g l i a ordine ; passo ad esporre i motivi della

sua determ in azion e.

GUERRE GOTTICHE

CAPO

XXXVII.

li re de9 Franchi rifiuta le p o sse , di sua figlia con Totila . Questi racconcia Roma, e fo n d a il regno. Assedia , non polendo ottener pace da Giustiniano, Centumcelle ed il ca stello Regino. Occupa Taranto ed Arimlni. Instabilit d Augusto. Strage di Vero*

J. "totila di novello avea spedilo ambasceria al re de Franchi a d d o m a ^ ^ flo g li la figlia iu isposa, ma quegli vi si ricus protestando eli e' non tgra, n pi sa rebbe monarca d Italia chi pigliata sforna non seppe conservarla., e distruttane parte abbandon il resto ai nemici. Allora il Gotto pose ogni diligenza nell1 intro durre vittuaglia nella citt, e fece comando che si ristati* rassero prestamente i luoghi matconci dal ferro e dal fuoco. Richiam parimente gli abitatori di lei, senza ec cezione di ordine, banditi nella Campania, ed interve nuto ai giuochi'equestri rassegn tutto l esercito mac chinando la guerra siciliana. Allest in pari tempo quat* trocento piccole navi, mentendosi voglioso di certa me navale, ed una forte armata di mare composta di legni maggiori pervenuti dall oriente nel corso di quella guerra, e caduti cofle truppe e coi carichi nelle mani dei suoi. Mand poscia Stefano originario di Roma \ Ce sare chiedendogli pace e lega co Gotti, dallearmi dei quali e riceverebbe aiuto ove si facesse ad assalire al tri nemici \ ma Giustiniano Augusto disdegn porgere orecchio all ambasciadore od accordare qualche con siderazione alle reali proposte. Totila, uditone, appre-

LIBO TERZO

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stossi a nuove imprese, deliberando innanzi tratto assa-* lire Centumcelle, ove Digene lancia di Belisario capi* lanava la forte gurhigioue, per navigare quindi nella Sicilia. Giuntovi coll esercito piant il campo vicino alle mura, e diede principio all assedio. Manda in se guito provocando il duce e la truppa ad un pront cer* rame se disposti a combattere seco ; li esorta inoltre a deporre qualunque speranza di aiuti essendo l impera tore, per quanto poteasi congetturare dai romani eventi dopo si lunga aspettativa, incapac e di resistere ai Got ti. Che fie bramassero evitare pericoli accordava loro * * o di congiungersi colle sue truppe, ed alle stesse con dizioni , o di tornare sani e salvi a Bizanzio. Quegli con Diogene rispndono eh erano ben alieni dall im pugnare le armi e dal seguire nuove bandiere, dacch addiverrebbero intolleranti della vita lunge dalle pro prie donne e dalla prole : vituperosamente poi colisegnerebbngli ima citt alla fede loro commessa, e del cui arrendimento, venuti alFimperiale cospetto, non sapreb bero addurre la pi lieve giustificazione. Domandano per tanto una tregua onde manifestare le proprie occor renze all imperatore ; accoltasi dal re la inchiesta e con venuti del periodo se ne sottoscrissero i patti, dando gli lini e gli altri trenta statichi. I Gotti, legato 1 assedio e dirizzale le prode alla Sicilia, non appena di l dallo stretto assalirono il castello di Regio ove comandava no , messivi da Belisario , Turimuto ed Imerio. Questi avendo seco molte e valentissime truppe ripinsero l av\ersario e fatta una sortita rientrarono vittoriosi. Il re
P bocopio , l o m . I I . 2j

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allora, nutrendo grandissima speranza che la diflfalta di vittuaglia ridurrebbeli a miglior consiglio, vi lasci parte dell esercito, e spedita soldatesca a Taranto ebbene di leggieri il castell ; cos pure i Gotti lasciati nell agro Piceno impossessaronsi con tradimento della citta dArimini. II. Giustiniano Augusto a tali nuove destin alla guerra contro Totila ed i Gotti Germano prole d un suo fratello., e gli f7comando che subito vi desse cominciamento. Questa elezione divulgatasi per V Italia dest serii pensieri ne Gotti, il nome de] nuovo condottiero andando colla massima celebrit presso tutte le genti. D altra parte la fidanza in lui rianim i Romani e le imperiali truppe , tanto che li persuase a tollerare, vie pi constantemente disagi e pericoli dogni maniera. Non di meno l imperatore cangiata ben presto sentenza, n saprei addurne il motivo, sostitu a Germano Libe rio da me test ricordato, il quale incontanente appre stata Qgui cosa all uopo sembrava dover subito pigliar le mosse coll esercito; non si pose tuttavia in mare per nuove imperiali disposizioni. Vero in quella , forte di valorosissimi guerrieri da lui raccolti , assalendo non lunge dalla citt di Ravenna i Gotti a dimora nel Pi ceno dopo luminose pruove di valore e grande strage de9 suoi ebbe ad incontrarvi morte.

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C A P O XXXVIII.
Gli Scaheni valicano V stro e V Ebro , battono le romane truppe, inveiscono contro Asbade ed espugnano la citt di Topero. Somma crudelt loroK

I. Di que tempi F esercito degli Sclabeni, pari a tremila individui, a tutto suo agio valicato il fiume I* stro e quindi PEbro pigli, dividendosi, due strade. L una delle parti sommava d mille ottocento arm ati, e P altra compitane P intero numero. I romani duci nell1 Illirico e nella Tracia sorpresi alla spicciolata da costoro toccarono fuor d ogni aspettativa grave perdi ta , malti avendone m o rte , e campando il resto con precipitosa fuga la vita. I barbari, sebbene contassero assai minor gente degli imperiali, usciti vittoriosi man* darono truppe a combattere Asbade lancia di Giusti* niano Augusto, ascritto ai cosi detti Candidati e pre fetto de cavalieri, molti e coraggiosissimi, d im o ra ti ab antico in T z u ru li, castello de9 Traci ; messi in rotta pur questi ne uccisero in buon dato e fecero prigione lo stesso duce sottrattosi vergognosamente dalla mischia, n lo spensero in allora per gittarlo quindi nel fuoco, tagliatagli da prima a liste la pelle della schiena. Dopo s orrenda strage impunemente guastarono tutta la T ra cia e Pllliria occupando collassedio molti castelli, av vegnach per lo innanzi non avessero mai osato bat tere mura, n venire a battaglia in campo; n tam poco s erano dati giammai a scorrazzare le terre im

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periali. Che anzi non saprebbesi affermare di averli veduti con esercito in tempi anteriori di qua dal fiume Istro. IL I viocitori dAsbade posto dappertutto a ruba il continente sino al mare espugnarono eziandio una citt cou presidio, Topero n il nome e vuol annoverarsi la principale tra le marittime della Tracia , n viaggerai pi di quindici giorni per passare da lei a Bizanzio; di questo modo poi ne vennero in possesso. Una piccola turba di. essi fce si a provocare i Romani a guardia dei merli sopra la porta volta ad Oriente; laonde il, presi dio opinando che tutta la utmica forza stesse quivi rac colta, impugnate di netto le armi scagliasi lor contro. ] barbari aMora facendo viste di grave temenza pigliano a rinculare, ma non appena la guernigione si fu dilungata ben beue dalle mura quegli in agguato balzan fuori e thiudonle da tergo la via, mentre i simulanti fuga volta la fronte piglian di nuovo a combatterla e dopo crudo scempio iuoltrano alle porte, I cittadini , quantunque privicela troppa e sella massima costernazione, respin gono da priucipio con bravura gli assaltar! versando lor sopra oglio bollente mescolato con pece , ed ogni et investendoli con pietre , cosicch per poco uou si sottrassero dall9imminente pericolo, ma poscia il ne mico avventando un uembo di frecce pervenne a dipopolare i merli e coll aiuto delie' scale ad avere in poter suo la citt , ove uccisi gli idonei alle ar mi , un quindici mila o in quel torno , e posta ogni cosa a ferro e fuoco riduce* al servaggio donne e fan ciulli. Con pari fierezza V altro esercito dal d che mise

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in

piede su quel de Romani trucid senza riguardo allet chiunque capitatagli innanzi , lasciando nell Illirico e nella Tracia il suolo per ogni dove lastricato d inse polti cadaveri. N a dar morte adoperavano spada, asta od altro de consueti mezzi , ma ficcati profondamente in terra acutissimi pali e sovrappostevi a sedere lor vit time attendevano, premendole con grandissima forza , che le punte di quelli apertosi un varco sino alle vi scere spegnesserne a furia di tormenti la vita. Pianta vano anche tal fiata nel suolo quattro grossi legni e le gativi piedi e mani dei prigionieri percuotetarine repli(ratamente con bastoni Ife cervici , mor endoH a foggia di cani, serpenti o altra belva com unque} non rade volte eziaudio ammnticchiatili in tegurj co buoi e colle pecore, di troppo lento passo per condurle in patria , facenli spietatamente consumare dalle fiamme; di que sto modo eran soliti martoriare que miserandi prigio nieri. Sftzj da ultimo ambo gli eserciti e quasi ebbri di tanto sangue versato, risolverono di largire ad essi la* vita, e quindi1 ripatriarono con miriadi infinite di* schiavi (i). (i) E uopo condonare al retore e sofista cotanto enfatica espressione.

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C A P O XXXIX.
I Gotti entr le mura di Cstei-Regino. Totila d il guast alla Sicilia. Liberio eletto a comandante del? armata d i mare vien quindi surrogato da Artabano. Germano con dottiero dlY esercito. Suoi apprestamenti. Allegretto dei Romani. Diogene ricusa di abbandonare Centumcelle.

I. I Gotti assalito iu pcocesso di (etnpo Castel-Regino furono valorosamente ribattuti dal presidio, e T o rimuto, di preferenza segualossi con azioni sol proprie d animo generoso. Ma Totila non ignorando la care stia di vitluaglia entro le mura vi lasci parte de suoi colf ordine di guardare attentamente i passi, accioc ch il nemico privo dei bisogni della vita abbandonasse, in forza della fame, s stesso ed il castello ai Gotti^ in tanto egli men lesercito nella Sicilia risoluto di occu pare Messana. Domnentiolo, capitano de Romani quivi a stanza e nipote di Buze per femminile discendenza , mosse ad incontrarlo, e data battaglia rimpetto alle mura non v and colla peggio \ ritiratosi di poi entro la citt vi si tenne di pi fermo rivolgendo ogni suo pen siero a custodirla ^ cos poterono i Gotti mettere a sacco impunemente il paese. In questo mezzo gli im periali co loro duci Torimuto ed Imerio chiusi, co me narrava, in Regio consumata per intero la vittuaglia s arrendettero al nemico. II. L imperatore a tale annunzio ragunati molti vascelli ed empiutili di bellicosi fanti sotto gli ordini di Liberio commise loro di far vela prontamente verso

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P isola e di ricuperarla in qualunque modo } se non che, ripensando tosto alla nessuna esperienza di guerra ed alla molta et di quel duce, pentitosi della fatta ele zione, vi spedisce Artabano, tornatolo in sua grazia e fregiato del titolo di maestro de1 militi per la Tracia , dandogli per verit poche" truppe , ma riparava al di fetto loro col P ordine di riunirvi le genti capitanate da Liberio, il quale veniva richiamato a Bizanzio. Nomin similmente condottiero dell esercito contro Totila ed i Gotti Germano, prole d un suo fratello, e fornivaio di copiosissimo danaro acciocch provvedesse alla scar* sezza delle ricevute forze col raccorre le floride schiere della Tracia e delP Illirico ; dopo di che passerebbe in Italia menando seco Filemuto principe degli Eruli colle milizie di lui, ed il suo genero G iovanni maestro dei soldati per P Illirico e nato da sorella di Vitaliano. III. Per siffatte vicende uno smisurato amor di glo ria anim Germano a debellare i Gotti, bramoso di ve nir decantato ricuperatore al romano imperio, come diremo, non pur delPAfrica, ma anche delP Italia. Concissiach gemendo la prima sotto la tirannia di Stoza, ed essendosi costui validissimamente confermato ne9 suoi dominj, egli mandalo dalP imperatore a combatterlo, vinti in campo d l da ogni espettazione i faziosi, avea lui balzato dal trono , e tornato alP antica obbedienza quelle provincie } geste da me ricordate nei prece denti libri (i) \ ora ite colla peggio le guerre italiane volea rendersi vie pi famoso col racqistare il perduto al (i) Guerre vandaliche, lib. IV.

GUERRE GOTTICHE bizantino monarca. Per agevolarsi adunqqe l via a que-* sti nuovi tripnG pigli seco innanzi tulio Matasunta di Amalasunta, prole di Teuderico, sposatala vedovo di sua donna Passala e morto re Vitige^ sperando cbe la co stei presenza impedirebbe ai Gotti, mossi da giusto ri spetto alla memoria di Teuderico e di Atalarico, di farlesi contro armati. Di pi versando a larga mano il da naro avuto da Augusto e gran parte del proprio facil mente ed iti breve tempo arrot molte, fuor d ogni cre dere, valentissime genti. Poich se tra Romani eranvi guerrieri d alla riputazione, costoro, messi in non cale i duci ed i prefetti sotto cui militavano col grado di lance , recavanglisi e da Bizanaio e dallp Tracia e dallillirico, pi che tutti cooperandovi in bellissima guisa Giuslino e Giustiniauo suoi figli e partecipi di quella guerra ; similmente raccolse giusta V imperiale comando alcuni Tracj. Molti barbari inoltre prossimani al fiume Istro eccitati dalla gloriosa fama di lui vi si Unirono, avendone generosi doni} n solo da tutte le regioni accorrevasi per seguirne i vessilli, ma infino lo stesso rege de Longobardi promisegli mandare tosto, avendoli gi propti, mille catafratti guerrieri. IV. Al divolgamento di queste ed anche maggiori cose in Italia, usando la fama accrescerle tra gli uomini col suo. procedere, i Gotti lasciaronsi vincere dal timore e dall incertezza se dessersi a no a guerreggiare colla stirpe di Teuderico. I romani soldati poi o di propria elezione, o a malincorpo ai nemici stipendj mandano a Germano assicurandolo che non appena da lui superata la frontiera dell9 Italia e tiesse a campo le, truppe fa4*4

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rebbonsi tutti suoi aiutatori. Gl imperiali presidj antiveggendo nn faustissimo avvenire tenevansi pieni di speranza in Ravenna e nelle altre poche citt rimase loro, vegliandone la custodia col massimo zelo. I militi anch eglino di Vero, i quali venuti alle mani col nemico erano stati sbaragliati, posti in. fuga e dispersi, essendo allora vaganti in balia della sorte , all udire la partenza di Germano, fatta massa alP Istria attendevanne larrivo ansiosi di raggiugnere le proprie bandiere. Quando poi fu il d stabilito per l arrendimento di Centumcelle , Totila invi a Diogene chiedendogli che mandasse ad esecuzione gli stipulati accordi. Questi rispose non essere pi in potere suo il farlo, divulgando la fama poeo lontano di l Germano , eletto a supre mo duce in quella guerra , coll esercito, il perch si restituirebbero ad ognuno gli statichi, e licenziati que messi tutto si dedic alla salvezza delle mura, bra mando il pronto arrivo del condottiero colle truppe. Qui termin il verno e lanno decimoquinto di questa guerra trasmessaci per iscritto dallo storico Procopio.

GUERRE GOTTICHE
CAPO XL.

Scorreria degli Straberti, e loro trepidazione all* udire la man dato in Italia di Germano vincitore un tempo degli Ante. Morto il duce imperiale i suoi figli e Giovanni vengono eletti a capitanare le truppe. Liberio afferra a Siracusa. Artabano soggiace a tempestosa fortuna. I Gotti partonsi dalla Sicilia per consiglio di Spino. Altro scorrimento de gli Sclabeni. Strage, e quindi vittoria de'Romani. I. G e r m a n o esercitava in Sardic a, citt dell1Illirico, le truppe, ed era sul co m p iere un vlidissimo a p p re s ta m e n to di guerra q u a n d o tu rbe di Sclabeni, forti di n u mero s da m a n c a rn e altro esempio, direttesi alla fron tiera del ro m a n o im pero e valicato il fiume Istro a p parv ero iu Naiso. Qui pochi di essi appartatisi dal c orp o e pro c e d e n d o alla spicciolata vaganti s1 avvennero ad un romr.no drappello} fatti prigionieri ed interrogati c on quale inte ndim ento avessero tra g h e tta to il fiume , di c h ia ra ro n o essere per c a m m in are innanzi mirando alla conquista , assedia te ne le m u ra , di Tessalonic a, e delle varie c itt a lei dintorno. L im perato re, all udirne , scrive tu tto sgom entato a G e r m a n o che, sospesa P a n data in Italia, vada in cambio a soccorrere quel presidio ed i prossirnani luoghi, opponendosi con ogni diligenza alT assalirneuto degli Sclabeni. Ma in tan to che il c o n dottiero sta sopra s, colpa degli improvvisi m utam enti, avvertiti i barbari del costui arrivo in Sardic a dannosi in^preda al timore, essendone appo loro divolgatissimo il aorne, ed eccone il motivo. Q u a n d o G iu stia ia u o , zio

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dului, pervenne al trono , gli Ante contigui agli Sciabeni , passato P I s tr o , appresentaronsi in molto nu mero ed armata mano sulle terre imperiali. Ora G e r mano, di que d eletto maestro de9 militi per tutta la Tracia, pigliato a combatterli diede loro grandi scon fitte, e per poco non giunse a disterminarli ; tanto ba st a farrio salire in altissima rinomanza presso tutti que popoli, ed in ispecie presso la nazione dei vinti. Costoro adunque temendone, memori de tollerali mali, e sapendolo condottiero di fiorentissimo esercito, co me colui cbe moveva da Bizanzio contro Totila ed i Gotti, presto troncato il cammino alla volta di TessaIonica, n pi osando incontrar battaglia entrano, su perati i monti delP Illirico, nella Dalmazia. Germano pertanto rassicuratosi da questo lato impone a suoi di affardellare, quasi tra due giorni volesse correre la via dell Italia. Se non che nel breve intervallo colpito da malattia spir in poc ora, vittima di repentina mor te. Fu egli di sommo valore, ottimo capitano di eser citi, ed assai abile nello sbrigare col suo talento i pi complicati affari } durante la pace e ne prosperi tempi era osservantissimo delle leggi decivili statuti, e d in corrotta fede nel tener ragione. Prestava danaro vuoi pure in copia a chiunque ne lo richiedesse , guardan dosi dal ricevere un che di merito. Nel palazzo e nel foro assai gravemente conversava ; ed in casa /era mai sempre un convitatore grazioso, liberale e dotto. N-n sapendo che si fossero uitlaot rispetti opponevasi alla introduzione di nuovi abusi nella corte, ed abborriva le societ ed amicizie co faziosi del circo bizantino, quan-

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lunqoe per ambizione di Onori molti si contaminassero di que1 goffi detiderj} ma di lui basti. IL L1imperatore contristatissimo di tanta perdita ordin a Giovanni, da lato maschile nipote di Vitaliano e genero di Germano , che unitamente ai figli dello spento duce si partisse coll1esercito per I1 Italia. Co storo adunque pigliarono il cammino della Dalmazia coll1 intendimento di svernare ne1 Saloni, estimando in opportuno il tempo a girarne il seno, ed impediti a far vela dalla mancanza di pronte navi. Liberio sin qui alPoscuro degli imperiali cambiamenti in riguardo alla capitanane dell1armala veleggi a Siracusa cinta da nemico assedio, e rotti i barbari a guardia del porto entrvvi con tutto il navilio. Non guari dopo Artabano venuto a Cefalenia e fatto consapevole che i Romani dalla Dalmazia aveano dirizzate le prode ver la Sicilia, mette si anchegli, alzate di colta le ncore, per la me desima via traversando il mare nomato Adriatico. Gi poco disiava dalla Calabria quando, suscitatasi Cera bur rasca, tutti i suoi vscelli furono dispersi da veementis simo contrario ve n to , con timore non molti di essi urtando que1 lidi cadessero in potere de1 nemici} ma differentemente il fato dispose, impercibcch gli uni in balia d impetuoso vento e malissimo conci retrocedet tero nel Peloponneso, gli altri affondarono, ed il resto giunse a buon porlo. Lo nave montata da Artabano , rotto I1albero dalla procella, corse gravissimo pericolo^ non di meno alla fine ripar, trasportata dalla foga delle ond e , all isola Melila (i). Cos Artabano fuor d ogni speranza ebbe saluta (i) Malta.

LIBRO TEH Z O

III. Liberio dpo tali avvenimenti uou avendo pi forze per assalire e combattere il nemico, ed osservalo che la vittuaglia non porrebbe lunga tempo1sovvenire ai; bisogni de molti seco rinchiusi, fatta vela di l coti tutta il presidio navig di segreto a Panormo. Totila ed i Gotti allora, posta a saccomanno quasi interamente la Sicilia, caricarono lor navi denorme quantit di cavalli ed altro bestiame, di grano e biade comunque, delle ricchezze in fine, grandissime per verit, ivi raccolte, ed all improvviso voltarono le prode verso lItalia istigativi dal seguente motivo. Il re avea inalzato alla questura un originario di Spoleto per nome Spino. Questi soggior nando in Catania, citt spoglia di mura, cadde iu po tere degli imperiali; allora il re bramosissimo di redimer lo, proposene il cambio cou illustre romana prigioniera, se non che gli altri dichiararono fuor di proporzione la permuta d1 un magistrato con donna. Il mancipio adunque pigliato a temere di sua vita promise loro che persuaderebbe a Totila di trasferire V esercito in Italia, ed obbligatovisi cou giuramento indusseli ad accogliere la reale proposta. Tornato per tanto libero espose a Totila, non appena venutogli innanzi, che male i Gotti provvedevano a s stessi col indugiare nell1isola dopo averla messa quasi totalmente a ruba, per cupidigia di conservare le poche muuizioui da loro guardate; gli sog giunse inoltre cou asseveranti parole che nella sua pri gionia aveva inteso la morte di Germaoo , imperiai ni pote, e Parrivo iu Dalmazia delP esercito di lui ora ca pitanato da Giovanni e Giustiniano , genero P uno Paltro figlio del defunto, i quali raffardellerebbero di

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metto e porrebbonsi .a correre la via de7Liguri per avere con repentiuo impelo la prole e le donne de Gotti e predarne le- ricchezze. meglio , diceva , prevenirne * i <]ivisameuti procacciando svernare co nostri in fiv data regione} imperocch ove riusciamo a vincerli po tremo di poi franchi da timori e molestie tornare al possesso delP isola. Totila seguitone il consiglio lasci truppe in quattro de pi forti luoghi, e navig col re sto per dar fondo in Italia} tanto operossi nella Sicilia. IV. Giovanni e l imperiale esercito perveuuti nella Dalmazia stabilirono svernare ne Saloni per indi trasfe rirsi direttamente sul far di primavera a Ravenna. Gli Sclabeni poi , tanto quelli venuti da prima sul tenere di Augusto, quanto gli altri unitisi loro, valicato il fiu me Istro, non guari dopo andarono a man salva pre dando il romano impero. N mancavan sospetti che Totila con molto danaro avesseli aizzati contro a Ro mani per impedire a Giustiniauo Augusto il provve dere, comera il caso, alla gottica guerra.- Io 01 asterr dallaffermare che gli antedetti barbari cos operassero vuoi per gratificare a Totila, vuoi di lor posta} certo si che apportarono con tripartito esercito immensi danni a tutta Europa, di corsa mettendo a ferro e fuoco la regione, ed intertenendovisi il verno, liberi da nemico timore non altrimenti che sulle proprie terre. L impe ratore destin a combatterli valentissime truppe aventi alla testa molti duci e principalmente Constanziano, A* razio, Nazare, Giustino, primogenito di Germano, e Gio vanni soprannomato Faga; Scolastico, altro dei palatini eunuchi, a tutti imperava. Questo esercito appressatosi

LBHO TERZO

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ad A d r ia n o p o li , m e d it er r a n e a c itt del l a T r a c i a e l o n tan a da B iz an zi o ci n q u e g i o r n a t e di c a m m i n o , s c o n t r p ar te della n e m i c a faz i o ne , la qua l e n o n s a pe a c o m e sup p r o c e d e r e im p a c c ia t a dalF e n o r m e qua nt i t d e l l e ella ostegg iava

pellettili, d egli arme nt i e d e 1 pr ig i onie ri c o n d o t t i seco* su d 1 un m o n t e a p p r e s t a n d o s i o c c u l t a a t t e nd a t i ne l l a pia nu ra e m e n t e all aringo. I R o m a n i

l u n g a m e n t e indugiativi le v a r onsi c o l l ult i ma s f r o n t a t ez za e d ardire c o n t r o ai duci r i m p r o v e r a n d o l i c h e m e nt r e , in virt del g r a d o , egli a b b o n d a v a n o di c i bo no n si p r e n dessero il m i n o r p en si e r o dei s o l dat cl l i affi voliti dall a f a m e , n v ol e s s er o ven ir e a ll ea rmi . S c o s s i gli offesi da s a c e r b e q u e re le e s c o n o a c a m p o : f erve la p ug n a , ed alla fine son cos tretti a p i e g a r e c o l l a pe r di la di mol ti v a l enti ssi mi guerrieri; gli stessi c o m a n d a n t i in p u n t o di c a d e r e nelle man i d e barbari t o n i a r o n s i del m e g l i o l oro in fuga. Gli S c la b e n i , pigl iat a F i n s e g n a di C o n s t a n z i a n o e fattisi s pregg ia lor i de i vint i, p r o c e d e r o n o a g ua st a re la nomata As ti ca r e g i o n e s i no all ora no n t o c c a , qu i n d i ai Mur i l ung hi di sta n ti r ic c h i ssi m a s or ge n t e di b o t t i n o , e c o m p i u t o n e il g e n e rale s a c c b e g g i a m e n t o v e n n e r o d a B i za n zi o p o c o pi d una g i o r na t a di c a m m i n o . S e n o n c h e gli imp eriali i nco r a ti s i r a g g i u n g o n n e parte , e c o n a ss a l im en to imp ro vv i s o e m o l t a s t rag e s bar a gl i at al a r jc u p e r a u o gran n u m e r o di prig ionier i ad una col v ess il l o fli C o n s t a n z ia n o . T u t t i q ue s t i barbari di poi r e s t it ui r o nsi c o l r i m a n e n t e b o t t in o a ll e pr o p r i e c a se .

DELLE ISTORIE DEL TEMPO SUO


TETRADE SECONDA

LIBRO QUARTO

CAPO

PRIMO.

In questo libro V autore accintesi al proseguimento della guerra persiana prendendo le mosse dalla descrizione del Ponto Eussino.

I. Nella sposizione delle geste sin qui narrate fu mia principal cura di attenermi diligentemente all or dine de luoghi dov elle si compierono, scompartendo per modo i libri che, usciti in luce, fossene largomento manifesto a tutto il romano impero. Ma d ora innanzi nello scrivere m forza abbandonare cotal metodo, non essendo pi in mio arbitrio d inserire nelle gi pub blicate istorie quauto di poi avvenne. II perch ogni qua lunque cosa , eziandio spettante ai Medi , operatasi nel corso di queste guerre e dopo messi in luce i primi li bri , si comprender alla distesa nel presente , il quale

LIBRO QUARTO

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vuoisi per conseguenza ritenere un aggregato di storia miscellanea. Le narrative de9 pubblicati libri arrivano all anno quarto della tregua quinquennale dall* impe ratore stipulata co Persiani; questi nellanno appresso con fortissimo esercito capitanato da Cariane, originario aneli9egli del reguo e molto sapevoJe di guerra, assalir rouo la Colchide , traendo seco gran turba di gquts alana pronta a dividere eoa essi i destini delle armi} passati quindi nella lazica regione detta Muchicesi, e sceltovi opportuno luogo vi piantarono il czimpo. Il paese vieu bagaalo dallIppi, Cumicello non idoneo alla navigazione, ma guadoso da fanti e cavalli; qui alla sua diritta e steccaronsi lunge dalla ripa. Acciocch poi il lettore conosca la Lazica e le genti che ne abitano i din torni , bramoso di nou vederlo costretto ^ a simile d$i combattenti colle om bre, ad iutertenersi di cose, onni namente da lui ignorate^ giudico opportuno di premet tere la descrizione de luoghi presso del Ponto Eussino, ov e tnenau lor vita. N mi distorr dal proposito il sa pere che antichi scrittori ebbero trattato leguale argo mento; imperocch non sempre, a mia sentenza, e ra gionarono come pur si dovea ; essendovi stati sin di quelli che vollero i Sani, da noi detti Tzani, confinanti co Lazj,ji differire punto dai Colchi, appellando Lazj cui'in oggi appena competesi tal nome. Che luno e lal tro tuttavia sieu falsi lo mostreremo esponendo essere abitate dai Tzani, contigui agli Am eni, terre lontanis sime dalla marina, avendovi di mezzo in buon dato al* tissimi ed inaccessibili monti, vasto deserto, impralicaPaocono ,
to m .

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GUERRE GOTTICHE

bili letti di torrenti, boscosi colli, ed iosaperabili prfondamenti del suolo} cosicch grande l'intervallo che separali dal I litorale. N pu avervi discrepanza tra le geuti de9 Colchi e de Lazii, soggiornando entrambe so pra i margini del fiume Fasi , e gli ultimi avendo sol tanto cambiato il comune da prima lor nome di Colchi con quello di Lazii, come fu il ca(90 ben anche di molte altre nazioni. Il lungo tempo inoltre corso dall9 et di coloro che ne scrissero ha prodotto nei uomi varj cam biamenti vuoi per le trasmigrazioni de9 popoli, vuoi per le successioni de reggitori di essi. Nel trattare poi que sta materia giudico necessarissimo il riferire cose n di soverchio vetuste , n meritevoli di essere intra le fole annoverate: in quale spiaggia del Ponto Eussino, a d i o desempio , venisse giusta le poetiche memorie legato Prometeo, ben persuaso che la storia debba molto sco starsi dalla favola} cos terrommi pago se dii fia dato esporre accuratamente i nomi e tutte le memorabili vi cende attribuite dall universale ad ognuno di que9 luoghi. CAPO II.

Descrittone del Ponto Eussino da Calcedone citt sino agli Ap siiti.

I. Il Ponto principiato a Bizanzio e Calcedone con fina alla Colchide } navigandovi avrai a diritta i Bitini e le genti loro prossimane, gli Onoriati vo dire ed i Paflagoni, tra le cui marittime citt si annoverano Eraclea ed

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Amastri. Seguano i Pontici sino a Trapezante (i) citt ed ai confini delle costei terre. Quivi sulla piaggia incon trerai, per non dire d tutte, Sinope ed Amiso; a questa vicina Temisciro ed il fiume Termodonte, dove fu rono gli accampamenti delle Aniazoni, come riferir a suo tempo. Le frontiere de Trapezuntii arrivano al vico Susurmena ed a Rizo citt , ove si perviene con due giorni di. viaggio costeggiando il littorale verso la Lazica. E poich il discorso m'ha portato a rammentare Trapezunte non passer con silenzio un Suo mai pi udito fenomeno, che le api, intendomi, per tutto quella gro producono miele di guisa amaro da formare, secon do il cornuti pensamento, unica eccezione} di qua alla destra ergousi tutti i monti della Tzanica aventi alle ra dici loro per limite lArmenia soggetta ai Romani. Da questi poggi scaturisce il fiume Boa che dopo lunghi rivolgimenti per folti boschi e montanina regione corre presso alla Lazica, e va a deporre le acque nel Ponto Eussino, spogliatosi in prima a breve distanza dal mare del proprio nome per assumerne altro derivatogli da quel suo ritto dilungarsi nel Ponto , donde i paesani chiamaronlo Acampsi (inflessibile) (a). Con tale impeto per verit e s violento corso vi mette foce, producndo agitatissimi flutti, che rendonlo per lungo intervallo disa datto alla navigazione. Merc di che tutti i vascelli ten denti a quella piaggia, mirino essi ad apportare nella Lazica, o abbiati di l messo alla vela, nou valgono a
(i) Trebisonda.

(a) Da

cs

inflexibilis, infrangbilis.

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tragittarlo, venendo lor meno ogni mezzo di superarne la impetuosa corrente*, fa quiudi mestieri inoltrarsi gran tratto nel Ponto, e toccatone quasi il centro, prendere da quivi le mosse, lasciato da banda il (lume, verso la divisata meta} basti del Boa. II. Rifco unisconsi i confini di genti libere situate di mezzo intra Romani e Lazj. Quivi il vico Atene cos nominato non gi , come taluni vorrebbero, dalla dimora d una colonia ateniese, ma dallavere obbedito quel suolo in epoca remota a femmina chiamata Atenea, il cui sepolcro havvi tuttora. Dopo di esso trovi altro vico, Arcabi. Absaro vetusta citt distante quasi tre gior nate di cammiuo da R izo; in pi lontani tempi erano il nome Absirto , derivatole da personaggio ivi crudel mente ucciso; imperciocch narrano i terrazzani che per le insidie di Medea e di Giasone v avesse morte Absirto , dal quale poscia la citt venne chiamata. N v a dubiare che ivi egli mancasse ai vivi ; ma i moltissimi anni corsi dalla uccisione di lui rafforzali da innumerabili umane generazioni, distrussero il primo ordine di cose da cui origiuava tal nome sostituendovi quello che ora P proprio; a conferma poi dellesposto vedesi ancora da Oriente il sepolcro dAbsirto. In an tico ella ebbe copia di abitatori, altissima cinta di muro, teatro, circo, ed altri ornamenti proprii ad attestarci la grandezza duna citt; ora nulla pi vi rimane, salvo pochi vesligj di rovesciati edifizj. III. Ognuno adunque potr farsi le maraviglie di coloro che affermano essere i Colchi a frontiera co Trapezuntii. Imperciocch se le cose stessero di questa guisa

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Glasne e M edea, a parei* nostro, rapito il vello, non sarebbonsi ricovrati nella Grecia lor patria , 'ma , fatto ritorno al Fasi, presso que pi rimoti abitatori. Fu detto che sotto il regno di Traiano i Romani mandassero guernigioni sino ai La2j ed a Sagidi} ora di tali genti non obbediscono n al nostro imperatore, n al re dei Lazj, e solo dai costoro vescovi, -professando la cristiana religio ne, ricevono i sacri ministri. Unitisi poi in amicizia e lega con entrambi promisero, avvegnach franchi dal pi lieve tributo, di essere lor guide ne* viaggi, e pur oggi serbano lor fede. Il perch ove occorra ai due monarchi di spe* dirsi ambasciadori e li conducono sulle proprie fusle nell andata e nel ritorno. Da quivi a diritta ergonsi di* rupalissimi poggi , seguiti da luogo deserto , dopo il quale abitano i Persarmeni e gli Armeni ligii del ro mano impero, ed aventi a confine Tlberia. IV. Dalla citt Absarunte sino a Petra ed ai con*fini dei Lazj, dove termina il Ponto, vha il viaggio dun giorno, e la marina siffatta curva descrive che a trascor rerla uopo camminare non meno di cinquecento cin quanta stadj. Tutta la vastissima regione di l dall Eu? sino constituisce la propriamente detta Lazica, e portane il nome. Pi alP interno v ha la Scimnia e la Suania , ambe cos dipendenti da quella che le genti loro quan tunque sommesse a nazionali sovrani pure alla morte di questi ricorrono a lei per averne di nuovi collinvesti tura del regno. Di fianco ad essi in vicinanza delPIberia soggiornano i Meschi, ab antico sudditi degli Iberi^ so pra monti non alpestri n sterili, ma feracissimi dogui maniera di frutti s per la bont del suolo come per

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,1 altitudine dei tejrazzaoi alla coltivazione di essi, e par ticolarmente della vite. Alla regione soprastanno poggi altissimi, di ben malagevole accesso , coperti di boschi ed estepdentisi infino ai Caucasi! , dopo i quali va l ' orientale Iberia a congiugnersi co Persarmeni. 11 fiume Fasi nato dal Caucaso scende intra essi, e fa quindi foce nel Ponto segandone il mezzo del lido foggiato a mo di luna; ed eccoli Porigine dellopinione ch egli divi desse in due parti il continente, l una dalla sinistra del fiume chiamata Asia, Europa l altra dalla sua destra, ove tutti i Lazj hanno stanza, non possedendo nella pri ma cittadi, o fortilizj, o grosse borgate, ed i Romani gi tempo aveanvi fabbricato la sola Petra. Quivi se porgiamo orecchio ai paesani conservavasi il famoso vello che diede impulso , giusta le poetiche favole, alla edificazione d Argo; ma io lo ritengo errore, sembran domi di l d9l probabile che potesse avvenire $enza saputa di Eeta la fuga di Giasone con Medea dopo quel rapimento, quando il fiume separata non avesse la reggia e tutte le altre abitazioni de Colchi, dove costodtvasi il vello; tanto abbiamo dai vati sopra tale argomento. Il Fasi non altrimenti correndo porta le sue acque all e stremit del Ponto Eussino. Nella parte in fine dell A sia ove il littoral prende sembianza di corna lunari sorgeva la citt Petra; il lido verso Europa posseduto dagli Apsilii ligii de Lazj e da gran pezza cristiani, sic come tutte le altre nazioni ora da me ricordate.

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C A P O III.

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Monte Caucaso e sue gemine Porte-Unni Satiri. Amaxoni. > Abasgi cristiani. Giustiniano vieta loro la castratura.

I. Oltrepassata lantedetta regione trovi il Caucaso per modo altissimo cbe la sua cima superando le nubi va ognora esente da pioggia e neve } P ultima tuttavia perpetua dalla met alle radici, e le infime parti ergonsi come le pi elevate creste degli altri monti. Le volte a Settentrione o ad Occaso hanno a limite P Illi rico e la Tracia, quelle di contro ad Oriente o Mezzo giorno riescono alle Porte , che mettono i vicini Unni sul tener de1 Persiani e dellimpero. Delle Porte P una con antico vocabolo detta T z u r , la seconda Caspia. Gli Alani possessori della regione che divide il Cau caso dalle Porte Caspie non obbediscono a chicchessia, stringono spesso lega colla Persia , ed armati soccorronla contro ai Romani ed agli altri nemici. Basti del Caucaso. II. Qui vedi gli Unni appellati Sabiri ed altre lor genti. A simile fama che le Amazoni uscite di questa regione si mettessero a campo nella Temisciria (i), presso

(i) E la Temisciria una pianura

da una parte bagnata ricchi d alberi e

dal mare e distante'circa sessanta stadj da Amiso; dall1altra patte circondata da una catena di monti irrigati da fiumi che in questi monti medesimi hanno le loro sorgenti. Slrab. , lib. XI I .

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del fiume Termodonte, ove sorge orala test ricordala Amiso. In oggi ne luoghi all intorno del Caucaso non' resta pi nome o memoria di esse , avvegnach non il solo Strabene abbiane scritto; a me sembra dieno in brocco quanti pretendono unqua esistito un viril gene re di femmine, n la natura umana aver cambiato sue leggi unicamente nel Caucaso; affermando invece che sterminato barbarico esercito partitosi di l insiem colle donne per iscorrazzare lAsia , piantasse il campo al T erm odonte, e lasciatevi queste a guardia , proce desse a manomettere gran parte della regione, dove gli abitatori di lei pigliato a combatterli ne facessero scempio tale che neppur uno de1 tanti ebbe mezzo di tornare agli steccati; le donne allora, costrette dal ti more de vicini e dalla carestia de cibi, vestissero a ma lincorpo animo ed abito virile, e dato di piglio alle armi ivi riposte da mariti valessersene a maraviglia, eseguen do coraggiosamente, insegatevi dalla necessit, virili im prese , finch tutte giacquersi spente. Ora che le cose di tal modo sieno state, e che le Amazoni accompagnas sero alla guerra i mariti lo congetturo dagli avvenimenti de miei giorni , la natura degli avi disvelandosi tutta nelle inclinazioni ed opere della stirpe loro. Spesso ac cadde pertanto, che discesi gli Unni ad assalire limpe rio e mortane parte ne combattimenti, i Romani, al ri tirarsi de7 vivi, osservandone i cadaveri pe riconosces sero alcuni di femmina. Egli poi certo che mai pi videsi n in Asia, n hi Europa altro femminile esercito, e mai pi furon detti privi duomini i monti caucasii; tanto volea narrarsi delle Amazoni.

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IH. Di l dagli Apsilii, all altra estremit del lunato lido, gli Abasgi occupano la proda sino al Caocaso. Una volta e venivan compresi nel dominio de Lazj e gover* nati da due principi, luno allOriente allOccidente lal tro, di lor nazione. Queste genti demiei di veneravano i boschi e le selve , con barbarica semplicit prestando culto agli alberi quai Numi. Soggiacean poi a molestie gravissime, colpa l insaziabile avarizia de capi, ambedue arrogandosi il diritto, ove s appresentassero agli sguardi loro fanciulli avvenenti del volto e della persona , di strapparli tosto dalle braccia paterne e venderli, fatti eu nuchi , a carissimo prezzo nel romano imperio ai bra mosi di possederne. Toglievan di pi la vita ai genitori per tema non la bizantina corte, pietosa dei lamenti loro, si desse a vendicarne il torto sofferto ne figli, e per liberarsi da sudditi di mal certa fede. I padri cos ri* portavan danno ed eran pure in miseranda guisa spenti per lo aversi prole virile di gentili forme*, quindi emergeva che moltissimi eunuchi ai servigi deRomani come pure dellaula imperiale fossero di abasgica schiatta. Ora sa lito io trono Giustiniano le cose di l pigliarono assai pi mite e dicevol piega} imperciocch ed essi vennero alla cristiana religione, ed egli mand loro Eufrate, al tro degli eunuchi palatini e di abasgico sangue, collas soluto precetto di, guardarsi bene per lavvenire dal to gliere ad uora tra sudditi la virilit oltraggiando col ferro la natura. Gli Abasgi lietissimi accolsero s bella nuova, e sostenuti dallimperiale divieto sopposero con fermezza somma al proseguimento della nefanda azione, ridotti da prima a temere la paternit d un avvenente

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pargoletto. Giustiniano di pia ediGc loro un tempio in onore di Maria Vergine, e diedene la custodia a sa cri ministri collobbligo chVinsegnasservi tutti i cristiani riti. E si pare finalmente che questi popoli in processo di tempo levati di mezzo i re pigliassero a menare li bera vita ; cos furono le cose loro. C A P O IV.
Brachi Zecchi Sagdi. Sebastopoli e Pizio Etilista. I Gotti % Tetrassiti domandano un vescovo a Giustiniano Augusto,

I. Valicati i confini degli Abasgi, rimpetto al monte Caucaso, entrerai in quel de Bruchi per Io mez^o delle antedette genti e degli Alani. I Zecchi a stanza sulla marina del Ponto Eussino ricevevano ab antico dallim peratore il monarca, ora vivonsi al tutto indipendenti. Sappresenta pi innanzi la regione dei Sagidi, nella cui parte marittima i Romani,.essendone altre volte pa droni, eretto aveano e munito di truppe sul littrale due castelli, Sebastopoli e Piziunte , V un dallaltro lontani due giornate, padroneggiando, come dicea, tutta la ma rittima piaggia dal confine di Trapezunte ai Sagidi; ma col procedere degli anni restarono allimperatore sol tanto i due castelli dove mand truppe sino a d no$tri, quando Cosroe monarca de Persiani condotto dai La?j a Petra risolv occupare colle proprie armi que forti e lasciarvi guernigione. Se non che la soldatesca romana fatta consapevole della meditala impresa mand in fiam me, prima che altri giugnesse, le abitazioni, e sopra p-

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liscalmi diede in terra alP opposto lido riparando a corsa nella citt di Trapezunte. La perdila non di meno cui soggiacquero i nostri ebbe largo compenso dal non essere la regione caduta in potere dei nemici, i quali troncando a met limpresa tornarono a Petra. Tali cose voleansi narrare di que1 luoghi. II. Dopo i Sagidi hanno lor dimora varie unniche trib confinanti colla regione Eulisia. Costoro, nomati da prima Cimmerii ed ora Uturgurii , posseggonne il suolo tanto a marina, quanto entro terra sino alla PaInde Meotide, scaricatesi nel Ponto Eussino, e al fiume Tan&i che vi mette foce. Le parti ulteriori volte a Settentrione ricettano le innumerabili borgate degli Ante. L dove s apre lalveo che riceve le acque della Palude menan lor vita i Ciotti soprannomati Tetrassili, pochi di numero , ma osservantissimi delle instituzioni e leggi cristiane. I paesani chiamano pur Tanai lalveo che dalla Meotide mette al Ponto Eussino, lungo forse il cammino di venti giornate} e dicon a simile Tanaife il vento di l surto. Io non saprei con certezza riferire s queste genti abbiano mai seguito la setta di Ario 9 siccome il resto de Gotti, od altra qualunque, ignoran dolo peranche eglino stessi^ ma ora con assai credula e semplice piet professano la nostra religione} soltanto poi nell anno vigesimo primo dell imperio di Giusti niano Augusto quattro loro ambasciadori comparvero in Bizanzio chiedendo un vescovo in so$tituzione d altro test mancato ai vivi, fatti consapevoli che in simigliatile modo erasi provveduto alla chiesa degli Abasgi. L im peratore aderito del miglior animo alla inchiesta diede

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loro commiato. Se non che, per tema degli Unni U-* turgurii, nelPesporre la mandata pubblicamente ed alla presenza di molto popolo^ eransi limitati alla sola di manda concernente il vescovo , manifestando poscia in segreto colloquio lutti i vantaggi che sarebbero derivanti alP imperio fomentandosi la discordia coi prossimani loro , e qui narrer come e da qual cielo i Tetrassiti passassero col di stanza. CAPO V.

Uturgurii e Cuturguriifperck di fai guisa nomati. Antica stanta dei Tetrassiti. Guado mostralo da fuggente cerva. Partita de* Gotti I Cuturgurii ne occupano la dimora. Passata de9 Tetrassiti nell1opposto lido. Gli Uturgurii lengonsi in pa> tria Taurica, tempio di Diana in essa. Le citt Bosporo, Cherso y Cep i , Fanaguri. Sorgente e corso delt Istro. Cir conferenza del Ponto Eussino.

I. I luoghi test rammentati davan ricetto altre volte ad immensa turba di Unni chiamati allora Cimmerii e tutti ligii di un re. Per antico tale de1 loro monarchi avea due 6gli l'uno di nome Uturgure, Cuturgure l al tro; costoro divisosi alla morte del padre il regno appo sero la propria denominazione ai popoli soggetti, che da quinci in poi sino a d nostri fedelmente la conserva no. Tutti abantico menavan lor vita sotto le medesime leggi e per nulla in commercio con le genti di l dalla Palude e sue foci, non avendone mai valicato le acque, n pensato che lo si potesse , forte paventando s age* vote impresa, colpa V assoluta Irascurauza di non es-

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sersi unque da prima cimentati allopera. Dopo la pa lude hannovi tosto sopra il lido i Gotti Telrassiti de1 quali faceva or ora menzione. Pi lunge s ta n a v a n o e Gotti e Visigotti e Vandali con quanti altri contavano gottica schiatta, ne7 tempi remoti delti Scili dagli stessi paesani} tra essi eziandio viveano i nomati Sauromati o Melandeni, o altrimenti comunque. Si narra poi che io processo di tempo (se vogliamo prestar fede alla fama) alcuni giovani cimmerii si ponessero , cacciando, a perseguitare, iustigali da bramosia di Jode o di vittoria, se pur non ebbevi inspirazione dallalto, una cerva fuggente balzata entro quelle acque, n 1 abbandonas sero che pervenuti insiem con lei sull opposta ripa. Quivi di subito scomparso loggetto, cui tenean dietro, qualunque e si fosse, n altro a mio credere che unap parizione apportatrice di mille sciagure a que9 miseran di terrazzani, i cacciatori vedutisi gabbati per riguardo alla preda opinarono presentatasi loro in iscambio dalla sorte opportunit di combattere e rapinare. Tornati quindi in pairia jlivolgarono tra Cimmerii come le aeque di col prestassersi a facile guado , e tanto bast perch impugnate di netto le armi e valicassero nel lopposto continente , i Vandali essendone gi migrali nellAfrica, ed i Visigotli nelle Spagne. Arrivativi assaliscouo allimprovvista gli altri Gotti quivi rimasi, e fat tane strage mettono il resto in fuga. Quanti poi giun sero a campare la vita partitisi con la prole e le donne, rrcovrarono, traghettato lIstro, in quel deRomaui, dove addivenuti gravemente molesti agli abitatori uou pot* rouo soggiornare, e pigliata la via della Tracia occupa*

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ronvi la regione accordata loro dallimperatore. N vha dubbio che una parte gli prestasse servigi in guerra , ricevendone, al paro degli altri militi, annuali stipeodj e la nominazione di confederali, volendoli forse i Romani onorare con questo latino vocabolo per indicare che non li aveano domi colle armi, sibbeue mediante alcuni patti invitati a strigner lega seco; dai Latini dicendosi Jbedera le condizioni stipulate la tempo di guerra, come scrivea negli antecedenti libri; ma parte senza la pi lieve pro vocazione continu sempre ad importunarlo armata mauo, sinch avente alla testa Teuderico mise piede in Italia. Tale corse la goltica ventura. II. Di costoro adunque gli uni morti e discacciati gli altri della patria , rest la regione agli Unni Cuturgurii, i quali chiamatevi le donne colla prole comincia rono ad occuparla e vi sono tuttavia , ma quantunque donati ogni anno dall imperatore osano impertanto, su* perato il fiume Istro, scorrazzarne le proviucie, mostran d o g l i ad un tempo e confederati e nemici. Gli Utur gurii poi al ripatriare col re loro, volendo per s lulto il paese , venuti alla Palude Meotide piombarono sopra i Gotti Tetrassiti, i quali armati di scudo fecero da prin cipio valida resistenza , sostenendone 1 urto in virt delle proprie forze e del malagevole accesso alle stanze loro, imperciocch robustissimi e sono della persona , e la Meotide al suo entrare nel Pouto formando un seno falcato quasi da per lutto allintonio dessi preseuta una sola entrata, e neppur molto larga, a chi brama pe netrarvi. Se oou che in processo di tempo mal ^omportando gli Uturgurii di consumare la vita combai-

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tendo, e non sicuri i Gotti di poter sempre resistere a cotanti nemici, venuti entrambi a patti statuirono fosse loro comune il valico, si dovesse vivere in perfetta lega ed amicizia, e cogli eguali diritti dallima e laltra parte, ed i Tetrassiti s avessero lopposta regione sulla piaggia dellalveo dove sbocca la Palude e dove albergano an che a d nostri. 'Trasferitisi per tanto questi Gotti ad abitarvi* ed i Gutugurii aneli essi rimanendo secon do lesposto di l dalla Palude, i soli Uturgurii conser vano le patrie terre , n danno a lor malincorpo im paccio alcuno allimpero intramettendovisi molte genti. 111. Gli Unni Cuturgurii s hanno quindi per lo largo e lungo vastissima contrada ; succedon loro gli Sciti ed i Tauri j possessori di tutta la regione pur oggi , in parte , nomata Tauride, ove si vuole fossevi altre volle un tempio di Diana custodito da IGgenia di Agamonne. Gli Armeni per lo contrario poligono il tempio nella loro Acilisena (nome del suolo), persuasi che tale sci tica appellazione ab antico fosse propria di tutti .que* gli abitatori} ed a convalidare questo lor detto valgonsi dellecose da noi riferite intorno ad Oreste e alla citt Comana, allorch listoria ci condusse a ragionarne} ma di siffatti argomenti poir ognuno giqdicare a sua vo glia} essendo che l uomo inclini per natura ad attri buire alla patria quanto accadde altrove , o vero sia quanto non accadde unquemai , e mal comporta il non farglisi eco dalluniversale. Passate queste genti viene Bosporo , citt marittima , la quale di fresco si unita al nostro impero. Da lei a Chersone , po sta sulla riva del mare e da tempo ligia de Romani , i

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barbari, vogliaci dire gli Unni, godono tutto 1 interpo sto suolo. Vicino a Chersoue s appresentano due altre citt, Cepi e Fanaguri, da epoca antichissima insino a d nostri suddite dell impero , cadute quindi iu potere de confinanti ed atterrate. Da Chersoue alle bocche del fiume Istro uopo un viaggio di dieci giorni, e tutta la regione in barbariche mani. L Istro discende dai celtici monti, rasenta gli estremi confini dell9Italia, tra* versa la Dacia, PIllirico e la Tracia per iscaricare sue acque nel Ponto Eussino. Da quivi a Bisanzio tutta la piaggia obbedisce al monarca romano ; hai cos la cir conferenza del Ponto Eussino da Calcedone tosino alla capitale dellimpero, la cui misura non posso con esat tezza determinare conciossiach abitativi dintorno molte genti, come scrivea, le quali di qualche ambascera allia* fuori non comunicano affatto con coi, n ci fu dato sa perne pi accurate notizie da chi per lo innanzi appli co ssi a conoscere questi intervalli. Solo diremo con cer tezza che, sulla destra del Ponto, da Calcedone al Fasi vi corrono cinquantadue giornate di spedito cammino } laonde opiniamo che mal non si apponesse chi pens nou differirne soverchiamente laltra parte.

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C A P O V!.
Se il Tonai O il Fasi divida l A sia dall ' Europa. Donde VEussino scaturisca . Incertezza d 1 Aristotele nello stabilire come avvenga il movimento dellEuripo* Stretto Siculo. Dop pia corrente nel Bo sporo Tracio .

I. Poich discorrendo siam qui pervenuti non reputo vano di riferire le dispute messe in campo dagli studiosi intorno ai confini dellAsia e dell Europa. Tali di essi pretendono che il fiume Tanai divida 1 un continente dallaltro, asserendo in questo partimento valersi pigliare a guida la natura, e fondati sull osservazione che men tre il mare dallOccaso procede alFOrto, il fiume Tanai da Settentrione ad Austro corre di mezzo ai due con* Unenti. L egizio Nilo per lo contrario traversa l Asia e r Affrica da Meriggio ad Aquilone. Altri poi franca* mente accusano di falsit 1 esposto, dichiarando essere i prefati continenti divisi in primo luogo dallo stretto Gaditano formato dall Oceano e dal mare interno, e la parte stendentesi a destra insino allo stretto ed al mare comprendere lAffrica e 1 Asia, Europa in cambio do versi nomare quanto da sinistra girando perviene alle? stremit del Ponto Eussino^ cos pure il fiume Tanai quivi surto gittarsi impetuosamente nella Palude Meo tide, questa scaricare sue acque nel Ponto, non alla fine, ma passatone il mezzo , e la regione alla sinistra del1 Eussino volersi dire Asia. Oltr a ci il fiume Tanai aveadft origine dai monti Rifei posti fuor dogni dubbio
P socopo , to m . I l .

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in Europa, come testimoniano gli antichi geografi, e da essi alP Oceano avendovi grandissima distanza , argo mentano appartenere di necessit alP Europa tutto il compreso intra gli antedetti monti ed il Tanai, estiman do insiememente malagevol cosa il determinare dove que sto dia principio alla separazione de9continenti} che se ad un fiume bramiamo accordar luffizio di sceverare le parti delP orbe, il Fasi di ragione avr la preferenza, il quale dalle terre dello 'Stretto Gaditano traversali en trambi colle sue acque. Imperciocch Io stretto che dalPOceano conduce al mare interno da quinci e da quindi ne vieti circondalo, ed il Fasi con/declive corso giugnendo alP estremit del Ponto Eussino vi mette foce nel mezzo del littorale avente forma di corna lunari, di maniera che unilovisi prosegue la divisione cominciata dal mare} appoggiati pertanto a queste osservazioni gli uni e gli altri combattonsi a vicenda. N la sola pri ma sentenza, ma anche la test ricordata mostrer avere a sostegno P autorit di antichissimi scritlori, memore non di meno che i pi di noi ove adottino un antica opinione comunque, ricusano poscia di stillarsi il cer vello per rintracciare accuratamente il vero, n voglion da vantaggio saperne, tenendo per fermo della pi os sequiosa accoglienza degno quanto ricevuto abbiamo dai remotissimi nostri antenati, immeritevole al contrario di qualsivoglia considerazione ed al tutto ridevole ogni nuova proposta. Arrogi che le nostre investigazioni, lunge dal mirare a cose immateriali o astratte od assai intral ciate, tendono ad un fiume ad uaa regione che non hanno ricevuto u cambiamento n scurezza dal tempo. L' o

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sperimento & facile, possiamo invocare la testimonianza degli occhi, sopra tutte autorevolissima , n panni ci mentarsi ad ardua impresa chiunque attenta di scoprir ne il vero. Erodoto alicarnasseo adunque nel libro IV delle sue istorie scrive essere uno per verit Torbe, ma diviso in tre parti da cotanti nomi distinte, Affrica cio, Asia ed Europa; intra le prime due correre il Nilo, fiume dell Egitto; intra l Asia e lEuropa il Fasi, fiu** me della Colchide. Saper egli non di meno che da ta luni opinavasi V egual cosa per rispetto al Tanai; rife risce eziandio la costoro sentenza, ed ecco le sue pa role: u M impossibile il conghietturare il perch una 9 9 essendo la terra abbia ricevuto tre nomi spettanti a w femmine, e delle parti di lei siensi formate le divi* fi sioni col Nilo, fiume dell Egitto, e col Fasi della Col9 9 chide. Hannovi pur di quelli che mettono in campo all uopo stesso il fiume Tanai, la Meotide, e lo stretto y Cimmerio. Il tragico Eschilo parimente subito nel lesordio dello sciolto Prometeo chiama il Fasi termine dellAsia e dell Europa. II. N tralascer di ricordare coloro che versati in questi studj avvisano dalla Meotide originare il Ponto Eussino, e le acque di essa , inoltrantisi parte a de stra parte a sinistra, aver dato alla Palude il nome di madre del Ponto; ed a convalidare tal pensamento di cono che il Ponto a mo di fiume da Iero procede verso Bizanzio, e conseguentemente sia qui il suo termine. Quelli poi di contraria opinione sostengono che il mare, unico e tutto riboccante nellOceano, giunga sino alla Lazica, n abbia altro limite comunque, s e n o n p erv e n -

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tura nella mente di chi vorrebbe dalla differenza de1 no* mi stabilire quella delle cose} n parmi vi si opponga il suo corso da Iero a Bizanzio, essendo il nostro in tendimento disadatto a conoscere quanto accade in tutti gli stretti, n mai si potuto darue spiegazione. E per verit ld stesso Aristotele stagirita, uomo di singolare sapienza e dottrina, trasferitosi a bello studio in Calcide nellEubea, onde esaminarne Io stretto nomato Euripo, ed accuratamente indagare la naturai cagione cbe spinga le sue correnti ora dallOccaso, ora dallOrto obbligando ^ tutte le navi a seguire la medesima via; che se pur ta lora partendo le acque dallOrto savvengano opposti flutti, n raro il caso, a nocchieri discostatisi da terra coq seconda corrente, obbliganti tantosto a tornare ne gli abbandonati lidi} e quanti navigano dall Occaso a volgere altrove le prode, senzopera di veuto non solo, ma con bonaccia e perfettissima calma: Io Stagirita, dice va, consumato indarno moltissimo tempo nel considerare ed investigare tali fenomeni, preso alla fine da gravissi ma tristezza vi giunt la vita. Nello stretto eziandio cbe divide la Sicilia dallMtalia molti sono i fenomeni supe riori ad ogni nostra intelligenza. Imperciocch le acque sembrano derivare dal mare Adriatico, procedendovi in cambio dallOceano e dallo stretto di Gadi} e di fre quente surgonvi pure improvvisi vortici, originati da ignote cagioni, a sommergere le navi se per ventura ab* bianvene allora iti corso, donde 1 poeti favoleggiano ch ingoiale sieno da Gariddi. Coloro poi de quali ragiono pretendono volersi ripetere queste vicende, a tutti gli stretti cojnuni e ben lontane da ogni nostro con*

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cepimento, dalla vicinanza di qua e di l dei due con tinenti , adducendo che il correre delle acque rinser* rate in angusto spazio va soggetto ad anomalie fuori della generale credenza, ed iucoraprensibili dalle urna* ne menti. Laonde quantunque ne sembri che P acqua da Iero proceda alla volta di Bizanzio, pure guardia* moci dal qui porre il termine del mare e del Ponto Eus sino, mancando valide pruove a cui appoggiare tale sen tenza, sempre che non vogliasi anchora mettere in cam po la ristrettezza del luogo. N va nudamente la biso gna come altri la pensano, testimoniando i pescatori di questo lido non tutta la massa delle acque tendere per diritto a Bizanzio, ma quante formano la superficie e rendonsi visibili a nostri sguardi seguire quella direzione; le altre invece al disotto, ove giace il cos detto abisso, con moto evidentemente opposto correre ognora e traver sare quelle della superficie antedetta; ed aggiungono che quando, occupati della pesca, gettano quivi gli a m i, di continuo miranli procedere verso Iero sospintivi dalPimpeto della corrente inferiore. Tutta la piaggia della Lazica infine di ostacolo alP inoltrare del mare, frenandone il moto ed obbligandolo ad arrestarvisi, il che ad esso per la prima volta e qui solo accade, fissatogli tale confine dal supremo creatore delPuniverso ; cosicch pervenuto a questa piaggia n si diffonde, ne maggiormente inal zasi, quantunque accolga innumerevoli e grandissimi fiumi, che da ogni dove gli recano il tributo delle aeque loro; ma osservando gli ordini avuti non si diparte da suoi limiti, e quasi penetrato da rispetto per Fine vitabile legge che lo infrena guardasi dal trasgredirla

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onninamente. N havvi altri lidi che di fronte osino ar restare il mare, conservando tutti rispetto ad esso obbliqua posizione. Ognuno poi delle prefate cose la pensi e ragioni a suo buon grado.
CAPO VII.

Motivi di Cosroe re. de' Persiani neir intraprendere la colchica spedizione. Dara citt in vano da lui tentata .

1. Ho manifestato antecedentemente perch Cosroe bramasse unire la Lazica agli stati suoi} Io stimolo poi maggiore del re e de Persiani a questa intrapresa verr qui a bellagio dichiarato} n il detto prima dora in pro posito diffonder poca luce sopra quanto mio intendi mento di aggiugnere. I Persiani capitanati da Cosroe, valicando i proprii confini, apportarono spesse volte ine splicabili danni al romano impero, argomento di altri miei libri (1)} ma da simili scorribande anzich ritrarre qualche lucro aveanvi assai giuntato di gente e dana ro} partendosi le pi fiat dal nemico suolo con molta perdita di combattenti, e ritornati in patria ascosamente imprecavano male a Cosroe chiamandolo infino distrug gitore de suoi. Una volta in tra le altre fattisi indietro dalla Lazica dopo sofferti mali gravissimi , macchina rono, ribellando alla scoperta , di troncargli barbara mente la vita, u avrebber dato in fallo segli, infor matone, sottratto uon si fosse dal pericolo in mille guise
(i) Guerre persiane.

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careggiando gli ottimali ; volendosi quindi purgare da cosiffatti rimproveri tutto dedicossi a trovar mezzo di accrescere \ dominio persiano con qualche nobilissimo conquisto. Di colpo adunque assali Dara citt, ma rin cacciato, come scrivea, da quelle mura disperonne Parrendimento non potendo all improvviso forzarle, guar date dopo quest epoca da vigilantissimo presidio, n ripromettersi miglior riuscita da un assedio. Concios^ siach havvi l entro ognora copiosa vittuaglia d o gni maniera, onde provvedere lungamente ai bisogni della vita, e nel vicino precipizio scaturisce una sor gente, la quale convertitasi poscia in grosso fiume ritta corre alle mura , di guisa che arte nemica non riusci rebbe a travolgerne il corso n ad arrestarla, tanto ma lagevole n il luogo. Di pi internatesi le acque nella citt , e da per tutto aggiratala , empendone i ricetta coli, nesconoper essere di subito ingoiate da una vo ragine, talch sino ad ora non dato ad umana mente il conoscere ove tornino a sboccare. N la voragine antica, n d altri che della natura opera, venuta in luce sotto Anastasio Augusto, molti anni dopo 1 edifi cazione della citt. Lesercito pertanto che s accingesse a porre quivi un assedio verrebbe assaissimo travagliato per lo mal provvedimento d acqua. II. Cosroe dopo il vano tentativo pensando che seb bene riuscito ad occupare nuove citt dellimperio non avrebbe tuttavia potuto giammai fissare uno stabile sog giorno su quel de Romani, ove dalle sue spalle rima nessero loro molti luoghi forti, deliber abbattere An tiochia e quindi tornare nel suo regno. Pel quale pr*

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spero saccesso inorgoglitosi, e pigliato da brama di cose maggiori allarg il campo alle sue speranze. Am maestrato pertanto dalla fama che gli abitatori della P a lude Meotide alla sinistra del Ponto Eussino mettevano liberamente a sacco le terre imperiali, divis che sog giogati una volta i Lazj ben anche i Persiani avrei* bero avuto sicuro ed agevole mezzo di recarsi per di ritto a Bizanzio quand e9 volessero, e senza ricorrere al mare come fanno di consueto le genti ivi a dimora. Ecto il motivo che anim i Persiani a quella conquista} ed io qui rannodo il filo della mia narrazione. CAPO V ili.

V autore prosegue la narrativa cominciata nel capitolo primo


risguardante la spedizione di Persiani, capitanati da Corane, nella Colchide. Sconsigliato orgoglio de' Lazj. Orazione di Gubaze loro monarca. Schieramento degli eser citi. Fuga dei Lazj. Combattimento di Artabano. Battaglia. Morte di Coriarie, e sconfitta delle sue truppe.

I. Coriane e lesercito deMedi accamparonsi presso del fiume Ippi. Alla nuova Gubaze re dei Colchi e Dagisteo condottiero dei Romani combinarono di proce dervi unitamente contro. Inoltratisi per tanto di l dal fiume ed eretti gli steccati deliberano se torni meglio nelle presenti circostanze 1 attendere di pi fermo un assalto e pignerne Pimpeto, o essere eglino stessi i primi a romper guerra , mostrando cos il proprio valore, ed il generoso disprezzo in cui tengono quella fazio ne per rintuzzarne il coraggio. Avutisi maggiori suf-

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fragii dalla seconda proposta tutti di netto muovono alla volta del Med<^. Giuntivi a poca distanza i Lazj non voglion saperi? di schicramento insiem coi Roma ni, protestando non impugnarsi da questi le armi n a pr della patria, n a pr di chi fosse loro congiunto con istrettissimi legami di sangue, quando al contrario e combatterebbero per la salvezza de figli, delle donne e de* suoi lari e guarderebbonsi bene perdenti nel con flitto dal comparire alla presenza delle mogli, il perch doveano gli stessi pusillanimi far pruova di valore. Bra mavano quindi impazientemente essere i primi e senza compagni ad affrontare il nemico temendo nelf im presa venire sconcertati dagli imperiali, che mai pi in contrerebbero coll eguale animo i pericoli duua bat taglia. Gubaze lietissimo di tanto nazionale orgoglio ra* gunatili in disparte cerc vie meglio confortarne gli spi riti'con, tale diceria, u Non so, o prodi, se ad infondere 9 9 virt nei vostri petti debba mi ricorrere a studiate pa9 9 role, giudicando affatto vano ogni eccitamento quando 9 9 la necessit stessa ispira for^a e coraggio, quale ap9 9 punto di noi tutti il caso. Da questa pugna a fe* 9 9 del Nume dipende la sorte della prole, delle donne, della patria, di quanto in fine possediamo, tea9 s dendo il nemico a privarci di tutto col provoca9 9 mento delle sue armi; n havvi uomo al m ondo, il 9 9 quale di buon grado metta a parte de proprii beni chi 9 9 cerca di forza spogliamelo, la stessa natura solle9 9 citandoci a conservare quanto abbiamo in proprio. Vi ricordi essere la cupidigia persiana senza freno e 9 9 misura l dove e giungono a farla da padroni; se ora

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pertanto ci debelleranno, oltre la schiavit ed incom* n patibili gravezze ne avremo tutto il peggio solito da

loro a praticarsi coi vinti, se pure non sieuvi gi u9 9 scite della memoria le sofferte sciagure, n lepoca r molto remota, per volere di Cosroe. Or dunque fate che io non abbia a vedere dileguata colle voci s bella 9 9 prontezza a cimentarvi, e non vogliate contaminare 9 9 d infingardaggine il nome de Lazj. Qual tema dai9 9 tra parte potrebbe distorci dal venire a giornata coi 9 9 Medi pi volte da noi costretti alla fuga ? Ogni diffi9 9 colta renduta consueta svanisce, 1 esercizio e P uso 9 9 togliendo la molestia della fatica. Egli poi ben gi9 9 sto che sprezziate un avversario , il quale spesso la* 9 9 sciandosi vincere in campo vi dichiar superiori nelle 9 armi, costretto dalla tema a precipitosa fuga. Pieni 9 9 adunque la mente di questi pensieri e di ottime spe9 9 ranze fatevi ora ad incontrare la sorte cui veniamo 9 9 superiormente destinati. 9 9 II. Il re dopo la concione mise iu battaglia i suoi disponendo P ordinanza per modo che primi i cavalieri procedessero contro il nemico. Di dietro ed a grande intervallo venivano gl imperiali in arcione aventi a duce il gepida Filegago, uom coraggioso, e P armeno Gio vanni di Tomaso valentissimo anch egli, nomato altri menti Guze e da me ricordato ne precedenti libri. Ul timi seguivano Dagisteo, duce deRomani, e Gubaze coi fanti loro , onde agevolmente soccorrere ai cavalie ri , accogliendoli nelle pedestri file se per mala ven tura s arretrassero } tale da qui P ordinanza. Coriane quindi invi un corpo di mille, fior di soldatesca lori

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cata e provveduta ottimamente dogoi arma, ad espiorare seguendolo egli stesso coll esercito, sol pochi ri masi alla custodia del campo. Ma la preceduta cavalleria de Lazj, turpemente coi fatti dichiarando bugiarde le sue tante promesse, invan e distrusse le concepite spe ranze. Imperciocch avvenutasi alla vanguardia nemica, mal comportandone la presenza, volt incontanente i destrieri, scompigliata dando piega, e di carriera s ag giunse cogli imperiali, non schifa di ricorrere a coloro che sdegnato avea ricevere nel suo schieramento. Ri tiratisi gli eserciti nessuna delle fazioni da priucipio saccinse ad appiccar battaglia, ora cedendo agli altrui assalimenli, ed ora al rincular del nemico andandogli addosso, n poco fu il tempo logorato in simiglianli mene, ritratte ed assalti. III. Nel romano esercito militava uu Artabane persia no, da pezza disertato agli Armeni sudditi dell impero, comprovando loro sua buona fede meglio clic con va ne parole, coll uccisione di cenventi nemici guerrieri^ ed ecco il fatto. Costui presentatosi a Valeriano, mae* stro in allora de militi per l Armenia, domandavagli cinquanta soldieri agli stipendj romani, e ricevuti conducevali ad un castello della Persarmenia sotto mentila apparenza di fuggiaschi. Quivi accolto con tutta la com pagnia dal presidio, forte di cenventi individui , e per nulla sapevole del costui disertamento, n dellanimo di macchinare novit , ucciseli dal primo all ultimo, e fatto bottino delle suppellettili^ molte certamente, si re stitu presso di Valeriano \ i Romani cou tal pruova rassicurati delle ottime sue disposizioni aveanlo di poi

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ascritto alla propria milizia. Ora questo Artabane, al co minciar della pugna, con seco due compagni si piant di mezzo in tra gli schieramenti, e tali pure de9 nemici si fecero innanzi. Ma egli avventatosi lor contro di su bito fer d asta, gitt gi darcione, c fe mordere il suolo ad un valorosissimo e colossale Persiano. Altro dei barbari allora, vicino allo spento, lo colp lievemente, di spada nel capo, n avea per anche ritirato il braccio che stramazzava egli stesso piagato nel sinistro fianco da asta romana. I mille spedili avanti sorpresi di si tri sto spettacolo tornarono indietro per attendere Coriane colle truppe reali, e vi si unirono dopo breve tempo. IV. A simile i fanti capitanati da Gubaze e Dagisteo arrivano i suoi cavalieri , e tosto da ambe le fa zioni si viene alle prese. Filegago e Giovanni tuttavia estimandosi molto inferiori di forze per resistere allurto del nemico in sella, avendo soprattutto gi sperimentato il valore deLazj, balzarono gi darcione ed imposero di fare lo stesso alle turme loro. Formata quiudi una pro fondissima ordinanza attesero di pi fermo colle lance in^resta il. Persiano. Questo per la inopinata disposi zione cominci a titubare, non avendo pi mezzo di of fenderli cos pedestri cogli scorrimenti suoi, n di scon volgerne gli ordini, impennandosi i cavalli atterriti dalle punte delte aste e dal fragore degli scudi ; alta per fine piglia T arco sperando metterli in volta avventando loro un qembo di frecce. Vi rispondono dell egual modo gli imperialied il follissimo saettamento arreca strage non poca da ambe le parti ; e se gli strali medi ed alani erano di numero superiori, ben di pi ripercuo-

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tevanne gli scudi romani. Nella mischia Coriane tenne ferito da sconosciuta roano, luna delle tante frecce giunta, piagatoue il c a p o , a recargli pronta morte. La perdita di lui troncando il combattimento dichia r la vittoria a pr degli avversarj, conciossiach i suoi non appena vedutolo gi di sella e steso in terra a precipizio ritrassersi negli steccati. Qui i vincitori pigliarono a rincacciarli facendone macello, pieni della speranza di occuparne al primo assalto il cam po, ma tale degli Alani, coraggioso a notf dirne e forte della persona, n meno destro nel maneggiare Parco, postosi alP angustissima entrata del vallo riusc traendo senza posa darco da diritta e sinistra a tenerli gran pezza loutani. Giovanui di Tomaso alla fine da solo avvicinatoglisi con improvviso colpo d asta il trafisse a mor te, dopo di che i Romani ed i Lazj furono padroni di tutto. 1 barbari quivi toccarono gravissima strage, ed i pochi rimasi avviaronsi del meglio loro alle proprie c a se. Questo fu il termine della guerresca persiana im~ presa nella Colchide, e quindi anche P altro reale eser cito , non appena rassicurato il presidio di Petra eoa grosso rinfrescamento di panatica e d ogni bisogno della vita , diede volta.

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CAPO

IX.

Dagesteo accusato di tradigione dai Lazj vien posto in car cere. Bessa, maestro de militi per TArmenia , passa nella Lazica, i cui re solevano chiedere ai Romani le spose lo ro. Ribellione degli Abasgi. Trachea. Gli Abasgi assa liti e sconfitti dai Romani,

I. Que9Lazj intauto che eransi trasferiti a Bizan zio denuuziaronvi prontamente Dagisteo come trad* tore e seguace delle parti de9 M edi, affermando aver egli per fellonia trascurato l'occupazione delle iqura di Petra mezzo diroccate e quindi accessibili in varj punii, anzi accordato ai uemici tempo di ripararne le rovine colf ammontichiarvi in luogo di pietre sacca piene di arena. Iucolpavanlo altres d9 averne differito I9assalto, vuoi da pecunia sedotto, vuoi per negligenza, di questo modo perdendo l9 opportunit in vano poscia sperata , d una felice impresa. Giustiniano uditone feceto impri gionare, ed invi nella Lazica Bessa, non molto prima rivenuto dall9 Italia e di gi maestro de9 militi per l\Armt;nia , coll ordine di capitanare I9 esercito col di stanza. Alla stessa volta eransi pur diretti con truppe Btnilo fratello di Buze , O donaco, Baba di tracio san gue, e T erulo Uligago. Nabede coll9 esercito messo ivi piede nulla oper da ricordarsi, eccetto cbe fatto alto intra gli Abasgi ribelli dai Romani e dai Lazj n9ebbe ses santa statiche prole degli ottimati loro. Di pi ncll9Apsilia avvenutosi a Teodor moglie di Opsite avo di G u baze ed in altri tempi re de Lazj, se ne impossess per

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mero accidente e condussela in Persia. Era costei di romaua schiatta, conciossiach gi da pezza i re di col mandando ambasceria in Bizanzio solcano imparentarsi coll1ordine dei settatori, dalle famiglie loro scegliendo le spose; ue v da mettere in dubbio che Gubaze fosse prole di romana donna. Ora piglier a narrare perch gli Abasgi ribellassero dall impero. II. Questo popolo tolti di mezzo i nazionali so' vrani , come test riferiva , dov lungamente mirare en tro i suoi confini truppe inviatevi dai romani imperatori, i quali ricondotta la regipne sotto il dominio proprio aggravaronla di nuovi balzelli. Eglino adunque di pessi mo animo comportando Pingiustissima prepotenza, e pigliati da timore non veuissero altra fiata costretti al servaggio, risolverono crearsi nuovamente due re goli, Opsite nella parte orientale, all Occaso Sceparna. In preda per tanto alla disperazione il giudicato da prima funesto al sopravvenire di pi funeste circo stanze tornarono ad averlo per lo migliore, ed eccitati dalla mala opinione di que governanti addimandarono per occultissime vie la protezione del Medo. Giusti niano avvisatone comand a Bessa che vi conducesse buon nerbo di truppe, e questi scelti dall esercito molti combattenti e datane la capitatianza ad Uligago e Giovapni figlio di Tomaso incontanente iuviolli per mare nellAbasgia, da dove re Sceparna, chiamalo poco prima da Cosroe , erasi trasferito nella Persia. L1 altro p o i, udito larrivo del nemico, sapprest con seco tutta la nazione ad incontrarlo. I I I . Di l dai con6ui degli Apsilii ili entrare nel-

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lAbasgia, derivato dai Caucsi!, trovi un alto monte, il quale a poco a poco abbassandosi ed inclinando il suo dorso a mo di scala, termina al Ponto Eussino. Alle sue radici i paesani aveano eretto in altri tempi un assai forte ed ampio castello, e soglionvi riparare onde sot trarsi dalle nemiche scorribande, insuperabile essendo la difficolt di espugnarlo. Unica via mette al castello ed alla regione, e pur questa s angusta da non camini* narvi due uomini di fronte, ma passanvi ad uno ad uno e pedestri. Discesala rincontri una ripidissima forra estendetesi dalla rocca al mare, e da lei ebbe accon cio nome il luogo, detto con greca voce Trachea (i). L imperiale navilio adunque afferrato intra li Abasgi e gli Apsilii, Giovanni ed Uligago, messo pi a terra , insiem colle truppe inoltravano seguiti marina marina dai nocchieri entro i paliscalmi. Giunti siffattamente in vicinanza di Trachea veggono i barbari in armi ed iu ordinanza lungo tutta la fotta e la via test descritta. Fermato il passo rimangonsi gran pezza incerti sul par tito da prendere in quel frangente ; Giovanni alla per fine messosi da buon senno a rintracciar mezzo di vin cere ogni impaccio , vi riusc del seguente modo. La sciato quivi Uligago colla met della soldatesca, e9 gittasi col resto sui paliscalmi, e dato dei remi per vol tare il corso oltrepassano Trachea , e cos dagli omeri e cogli inalzati stendali procedono contra il nemico. Gli Abasgi rimirandosi prossimi ad un assalto di fronte e dalle spalle, abbandonato ogni pensiero di resistenza
(i ) Corrispondente alla voce latina aspera ,

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dannosi tulli in {scompiglio a precipitosa fuga, cotanto per lo timore stupiditi che pi non discernono colla vista i malagevoli passi del patrio suolo onde poterli cansare. In questa i Romani, combattendoli da tergo e da fronte, ne uccidon di molti, proceduti quindi sino al castello unitamente ai fuggitivi, rinvengonne tuttavia spa lancatala porta, colpa dei custodi che eransi indugiati a serrarla, non disperando ancora d introdurvi le di sperse lor truppe. Queste intanto ad una cogli perse* cutori adoperano di valicarne il limitare, chi per amor della-vita chi animato dalla brama di s glorioso con quisto. Tutti adunque al mirare dischiuso queir adito entrano promiscuamente, pi non potendo la guardia distinguere i suoi dai nemici, n chiudere contro gli sforzi della moltitudine accorsavi le imposte. Gli Abasgi lieti di rivedere le proprie mura erano impertanto a pessimo partito , ed i Romani sebbene colla vitto ria in pugno trovaronsi esposti a vie pi malagevole cimento. Imperocch le case tutte, sarei per dire, ag gruppate insieme a motivo della prossimit loro, ed alP intorno munite a foggia di bastioni, furono tosto occupate dai paesani, i quelli opponendo forte resi stenza, messi grandemente alle strelte dal terrore ed incorati da somma compassione per le donne e la p ro le , saettavano dall allo al basso gli imperiali. Nel costoro duce alla per fine destossi il pensiero dincen diare que fabbricati, ed ebbene il pi completo successo. Re Opsite di l sottrattosi con pochi dei suoi ripar sul tenere dei confinanti Unni e sul Caucaso; degli altri P booopio , l o m . l . 3o

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cbi fu ridotto in cenere entro le arse abitazioni, chi abbandonossi alla piet nemica. I Romani ebbonsi, intra prigionieri, le mogli e la prole de monarchi} rase quindi al suolo tutte le mura del castello saccheggiarono com piutamente la regione, daudo cos termine a quella som mossa. Ora volgiamo il discorso agli Apsilii. CAPO X.

I Persiani possessori di Tzibilo castello dlVApsilia incon tranti morte per isceleraggine del comandante loro . A natozado offende il genitore Cosroe, infermiccio di sua na tura e caldo favoreggiatore del medico Tribuno , ottimo personaggio; F insolente figlio soggiace a grave gastigo. v

NellApsilia, da lunghissimo tempo ligia de Lazj, havvi un assai forte castello chiamato dalle genti Tzibilor Ora Terdete uom ragguardevole de Lazj e venerando appo i suoi merc l'onoranza di maestro, come suol qui dirsi, dopo serii alterchi col re Gubaze promise occul tamente a Cosroe di consegnargli la rocca, e per tenere patto viaggi nella regione. Quindi approssimatosi con qualche numero di Persiani al castello, ed aggiuntene le mura corteggiato da soli Lazj, gli si aprono le porte, ben lontano il presidio dal non si fidare d un suo mae stro, sul conto del quale non era mai caduta ombra di sospetto. Giunta in pari tempo la schiera de Persiani egli ve la introduce destando con ci nel re loro la speranza di conquistare oltre il forte V intera pro vincia. Di poi dal persiano esercito vennero per modo assediali i Romani ed i Lazj entro Petra , che non fu

1.

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loro possibile di soccorrere altrove. Ora il comandante del presidio avea donna apsilia, ed avvenentissima della persona ; il duce persiano di colta invaghitosene alla follia cerc innanzi tutto di ottenerne l9amicizia ca reggiandola, ma fallitogli il suo intendimento ebbe ri corso ad inopinate violenze. Per cotanto ardire furi bondo il marito in tra le notturne tenebre ucciselo con tutti gli altri Persiani accolti nel castello, rendendo cos, direi quasi, compito il supplizio debito alla incontinenza. Tornato egli di questo modo a comandare la guernigione gli Apsilii ribellarono dai Colchi colpandoli di non averne ricevuto soccorso quando pativan molestie dai Persiani. Ma Giovanni di Tomaso, del quale presto ripiglieremo a parlare, speditovi da Gubaze con mille Romani, sommiseli seoza ricorrere alle armi, valendosi vo dire in lor vece di blandizie, e ridusseli all9 antica obbedienza. Tali cose fu mio proposito di riferire in torno agli Apsilii, ed al castello Tzibilo. II. Per volont poi del fato quasi contemporanea mente la stessa prole di Cosroe soggiacque.ai paterni rigori. I! primogenito di lui Anatozado nomato , che in lingua persiana suona donatore d ell im m ortalit , offeso avealo, passando con silenzio molte altre colpe di scio peratissima vita , col nefando attentato di partecipare del reale talamo, ed il geuitore informatone da princi pio sbandeggiollo. In Vazaine, fertilissima regione della Persia, giace Lapato, citt lontana da Ctesifoute il viag gio di sette giornate, e quivi ebbe il reo comandamento di purgare suoi falli. Cosroe intrattanto s grave am mal che la fama ivaue gi divulgando la morte } cs-

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sendo per giunta infermiccio di natura chiamava da tutte le cittadi medici alla corte, e di questo numero fu T r i buno originario della Palestina, molto erudito ed -a nes suno secondo nelP arte del sanare } eran ad uno suoi commendevolissimi pregi la moderazione , la profonda piet verso il Nume ed una piacevolezza somma di ca rattere. Il monarca in altri tempi risanato colP opera di lui gli fu largo, al partir dalla Persia, di molti e splen didissimi doni, ed al convenirsi di questa prima tregua impetr da Giustiniano Augusto di valersene per un anno. Trascorso il fissato periodo in famigliare amici zia , come scrivea, sollecitollo a chiedere quanto e sa pesse bramare, e quegli per ogni ricompensa in cam bio di danaro addimand la gratuita restituzione di al cuni prigionieri. A tale priego il monarca mand liberi non solo que1 nobili Romani presi in guerra nominata mente dal medico indicati, ma eziandio aggiunsene di molti portandone il numero a tre mila, azione che pro cacci a Tribuno somma gloria presso tutte le genti : di ci basti. III. natozado sciente della malattia del genitore usurpandosi i regali diritti cominci a macchinare no vit, e quantunque poscia il sapesse guerito, pure istig i cittadini alla ribellione , e pieno di giovenile ardore dato di piglio alle armi mossegli contro un accanita guerra. Cosroe , uditone , sped a combatterlo truppe sotto gli ordini di Fabrizio , il quale vintolo in campo ed impossessatosene, lo condusse non guari dopo alla corte. Il monarca allora in punizione fecegli offendere gli occhi per modo eh1 e non avessene a perdere la

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vista, ma si vivesse mai sempre colle palpebre e sotto e sopra turpissimameate difformate. Chiusine pertanto gli occhi furongli trapassati i nepitelli dall1 infuori con roventissimo ago di ferro onde privarli della natu rale bellezza } solo mirando il paterno gastigo a farlo uscire dogni speranza del reguare , avendovi legge in Persia cbe ne rimove chiunque vada soggetto ad imper fezioni della persona, come scrivea negli antecedenti libri. C A P O XI.
Fine della tregua . Scambievoli ambascerie; Fasto del reale ambasciadore Isdiguna. Il turcimanno Braducione morto da Cosroe. I l muro di Petra , cinta d* assedio , minai indarno dagli imperiali. Dei Sabiri chi favoreggiatore di Giustiniano , chi de' Persiani. Leggierissima ariete , di nuova invenzione. Le truppe reali tentano cT incendiare colla nafta9 detta altrimenti olio di Medea , le macchine appros simate alla citt. Mirabile forza del vecchio Bessa mae~ stro de'militi. Persiani consunti dalle fiamme in una torre di legno. La citt apre le porte agli assediatoti.

I. A tale scoglio ruppero la contraria fortuna ed il mal talento di Anatozado, e qui termin P anuo quinto della tregua. Giustiniano Augusto allora spedi amba sciadore a Cosroe Pietro patrizio e maestro degli ufficii per dare pace a tutto V Oriente} cui il re accommiat colla promessa che seguirebbelo tosto alcuno desuoi a fine di conciliare le controversie iu modo reciproca* mente vantaggioso. Di fatti non guari tempo dopo torn a mandare Isdiguna, uomo ampollosissimo, ano-

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gante e pi cP ogni dire superbo , il cui fasto ed orgo glio erano gi incomportabili a tutti li Romani. Menava egli seco la consorte, la prole, il fratello, ed uno stra-* bocchevole codazzo di servidorame, appresentando quelP immenso corteo P imagine di ordinato esercito in cammino per venire alle prese col nemico. Gli vedevi a1 fianchi due ottimati delle cospicue famiglie persiane, ed aventi entrambi cinto il capo di aureo diadema. I Bi zantini di malissimo animo tolleravano che Giustiniano Augusto trattasselo con vie maggior cortesia e gran dezza di quanto comportavaue il grado. Non torn con esso in Bizanzio Braducione ucciso , come vuol la fama, da Cosroe pel solo delitto di essersi assiso alla mensa del romano imperatore. Giammai, diceva il re, * sarebbesi riputato deguo di cotanta onoranza un tur9 9 cimanno, s* egli tradito non avesse le nostre fa9 9 cende. 9 9 Altri pretendono che da Isdiguna venisse accusato di un clandestino abboccamento co Romani. Questo ambasciatore nella sua prima comparsa alP im periale cospetto n molto , n poco ragion di pace , querelandosi unicamente che dalle genti di lui si fosse violata la tregua, avendo Areta ed i Saraceni confede rati dell'imperio, non ancora spirato il termine, pigliato a molestare Alamandaro ; aggiunse inoltre cose di pi lieve momento ed immeritevoli a mio credere di venir qui riprodotte. II. Nel mezzo di tali faccende Bessa con tutte le romane truppe assedia Petra, ed imprende a minarne il muro laddove anni prima Dagisteo, io forza di sca vamento, avealo atterrato, e qui esporr perch si desse

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mai sempre la preferenza a questa parte in s ardua impresa I primi edificatori della citt posero quasi tutte le fondamenta delle mura sopra una rupe valen dosi a sostenerle, per breve intervallo^ d'un terrapieno, ed appunto laddove la citt volge alPOccaso aveavi sif fatto muro non molto largo, ed afforzato nei fianchi da scoglio ben resistente al ferro. Ivi adunque tanto Dagisteo in prima quanto Bessa da poi diedero mano al lavoro, compassata innanzi tutto e stabilita entro ido nei termini la estensione dello scavamento , vietando la natura del luogo di sopravancare i fissati limiti. Sciolto P assedio i Persiani a fine di ripararne le rovine sostituirono al primo tenore di fabbricazione il seguente* Riempiuto di ghiaia il vuoto fatto dai nemici aveanvi soprapposte grosse travi piallate eolia maggior diligenza e commesse insieme per modo che le superficie loro formassero larghissimo piano; su questa base quindi, ritenuta validissima, innalzaronvi forte muro, ed i Ro mani per nulla sapevoli delP operato estimavano sca varne le fondamenta. ColP essersi poi sottratta grande copia di terra messa a sostegno delle travi da me test rammentate nebbe danno il soprastante lavoro, e caddene parte, ma nel cader suo non alter P ordine delle pietre, discendendo tutto intiero perpendicolarmente, come se a bello studio con idonei artifizj fossevi ca lato , e vi si arrest ritto in piedi con solo discapito della pristina sua elevazione; uopo dire pertanto che il legname non pi sorretto dalla ghiaia sprofondasse con t^itta la sostenuta mole , senza fornire al nemico pi agevole mezzo di penetrare l entro. Imperciocch

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Persiani accorsivi di subilo in grandissimo numera tornarono ad accrescere ben bene la parte in difetto. GP imperiali fuori di s mirando la triste fine delle loro fatiche pi non sapevano che si fare, impediti dal riempimento di proseguire la fossa , e di valersi delP a* liete, per la inclinazione del terreno su cui ergevasi lo scavato muro, non consentendo queste macchine d es sere trasportate che io luoghi p ian i, o di assai lieve pendio. IH. Volle non di meno il fato cbe pochi barbari Sabiri fossero capitati nel romano campo, ed attendiue il motivo. Costoro, unnica gente divisa in molti regolari principati, abitano presso del Caucaso, e molti de' capi Mretto avevano antichi legami di amicizia colP impera tore, altri col re persiano, il perch ambo i monarchi sogliono largire, non tutti gli anni ma negli urgenti casi quantit d oro a cosiffatti sozj. Giustiniano Augusto adunque invitando gli amici Sabiri ad aiutarlo nella co minciata guerra mandovvi tale de suoi colP incarico di splendidamente presentarli. Se non cbe estimando mal sicuro il procedere col ricco dono al Caucaso, nemi che schiere occupando la interposta regione, arrivato a* gli steccati di Bessa e delle romane truppe assediatrici di Petra spedi ai Sabiri dicendo cbe genti paesane venissero di subito a lui per ricevere P imperiale offerta, I barbari alPannunzio inviano tre ottimali con qualche scorta nella Lazica^ questi pervenutivi e mescolatisi coRomani vol lero aver parte alla espugnazioue delle mura indottivi dalP abbattimento degli assediatori } laonde mirandoli nella massima titubanza ed incapaci di consiglio nelle pre-

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senti loro traversie , costruirono eglino stessi tale mac china, quale non venne mai in pensiero a Medo o Ro mano, sebbene fossevi ognora nei regni loro ed abbiavi numero immenso di artefici, ed agli uni ed agli altri oc* corresse di contiuuo valersene per gli assalimenti di fortificazioni erette in luoghi elevati e di malagevole accesso. Non fuvvi tuttavia mente capace d immagi nare lartifizio usato allora da que barbari ; uopo cos dire che il procedere del tempo arricchisca V uomo di nuovi trovati. I Sabiri adunque fannosi di netto a comporre unariete ben differente dalle comuni, im perciocch lunge dal formarla con travi poste perpen dicolarmente e di traverso, fasci di grosse verghe supplivanne i lati, e quindi impenetrabili cuoj tutto all in torno copriyanla , tale che non perdute le sembiauze dell ariete racchiudeva una sola trave nel mezzo so spesa, c o d i 1 1 usanza, da lunghe catene, ed avente la testa foggiata a modi spada e tutta ferrea, simile alla punta d una freccia, destinala con percuolimenti conti nui ad abbattere le mura. Fu poi di tanta leggierezza che non era uopo nel suo interno di braccia per tra scinarla; ma gli. stessi quaranta individui prescelti a ^pignere la trave contro al muro a tutto bell agio portavanla sugli omeri loro , riparati merc delle pelli da offesa comunque. I barbari adunque compierono tre di questi artifizj valendosi delle travi ferrate pendenti nelle arieti di antico stile e di malagevolissimo traslocamento a motivo del peso. Terminatone il lavoro qua ranta romani militi nerboruti e prodi li condussero alle mura, procedendovi dai fianchi guerrieri armali ottima-

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mepte di lorica, elmo ed aste gueruite in punta di ferrei uncini, coll intendimento di usarne per gittare a terra le smosse pietre ed allontanarle quando la testa dell'ariete spinta contro il riparo avessene sconciala la co* struzione. Dagli assediatoli postasi mano allopera, il muro di gi sotto i frequenti colpi iva crollando, e dalle due bande i militi svellevano colle picche il disunito materiale } n pi moveasi dubbio intorno alla pronta espugnazione della citt. Se non che in que sta ne Persiani destossi il pensiero di trasportare ai merli una torre di legno da lungo tempo ammannita, e di mandarvi in cima bellicosissimi guerrieri loricati al petti, ed aventi in testa e nelle altre parti della perso* na terribili coprimenti guerniti dei ferrei chiodi. E lan ciavano sulle romane arieti piccoli vasi pieni di solfo, bitume e veleno (detto nafta dai M edi, olio di Medea dai Greci ) lutti in fiamme , di maniera cbe per poco non le incenerarono completamente. All inopinato caso que dai la ti, come ho detto , colle uncinate picche, delle quali ho pur fatto menzione , afferrando i fune sti recipienti calavanli dalle macchine sul terreno} ma yedevansi tuttavia uella impossibilit di lungamente durare in s penoso lavoro consumando il fuoco al primo toccamento , ove cop prontezza somma non si rimovesse, ogni cosa. Di questo modo erano qui le fac cende. IV. Bessa vestito anch egli il corsaletto e fatte im pugnare le armi alle truppe ordin che si appoggias sero le scale alla diroccata parte del muro, ed avendole per poco esortate a non perdere la opportunit di fare,

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compi operando il resto dell aringa. Egli avea oltre* passato gli anni settanta , e quantunque gi logoro di forse fu il primo a salire. In Allora e Medi e Romani pigliarono a combattere per modo valorosamente che d'altrettale esempio, a mio avviso, manca P et no stra. Due mila e trecento erauo i barbari, ed i Ro mani sei mila , e pressoch tutti o vi giuntarono la vita, o riportaronne ferite, ben pochi rimanendo entro la citt illesi della persona. Imperterriti gli imperiali cimentavansi alla salita, ed i Persiani con grave trava glio ributtavanli giuso. Dopo gravissima perdita da ambe le parti avea il presidio per poco superato il peri colo, n agli assalitori giovava lo spignersi animosamente su di lunghissime scale ed il combattere ad una col nemico dai merli, poich in gran numero stramazzavano spenti. Lo stesso Bessa non fu esente dal venir precipitato abbasso \ al quale sinistro elevatesi da tutti fortissime grida, i barbari aocchiatolo prosteso in terra lo fecero bersaglio de colpi lo ro } ma pronte le sue lance, armate di lorica e cimiero , attorniatolo riparavanne le membra cogli scudi, e ristrettesi insieme a suoi fianchi, e formatavi sopra un testuggine ado peravano possentemente a guarentirlo dalle offese ; ve niva intanto gran fracasso dai dardi senza posa di retti a quella volta, e su per gli scudi e le altre anda ture spezzantisi. Ognuno faceva scempio di s colle grida, coll'incessante anelito e colla fatica : di pi tutto intento 1 esercito alla conservazione del proprio duce infreuava i barbari avventando frecce a nembo lor con tro. Bessa in questa sentendosi aggravato dal corsa-

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letto, e per s stesso poco snello a cagione delia so^ verchia grassezza e dell avanzatissima et stia , come ho narrato, non potea levarsi in piedi ; fu tuttavia in s grave periglio d inalterata mente , e subito escogit il mezzo di provvedere a s stesso ed alle romane cose. Volle dunque essere tosto condotto lunge di l, e guar die piene di zelo ne fecero il comando chi sostenen dolo , e chi dai lati coprendolo cogli scudi, e confor mando lor passi a quelli de portatori onde allontanarne le nemiche offese. Quindi superato il pericolo surge, e confortati gli animi de presenti fa ritorno alle mura , ove messo il piede su d una scala prende ancora col massimo coraggio a tentare la salita : lesercito spetta tore di s raro esempio muove anch egli ad espugnar le con portentose azioni. II presidio sopraffatto dal timore chiede breve tregua per affardellare e , conse gnata la citt , partirsene ; Bessa paventando maliziosa la proposta, e solo tendeutu a riparare i guasti nelladdimandata tregua , rispose di non poter interrompere 1 assalto ; che se bramasse il Medo ragionar seco di accordi, avrebbene tutto 1 agio, anche nel fervor della battaglia , portandosi laddove sarebbegli per lui indi cato; non accoltasi dal nemico la offerta con vie pi accanimento e con iscambievole sorte prosegue la pugna. Mentre poi aggiravasi ancora incerta la vit toria d improvviso cadde il muro per 1 addietro sca vato nelle fondamenta dai Romani : vi si accorre da ambe le parti, magli assediatori, sebbene divisi in due c o rp i, assai pi forti di num ero, vie maggiormeute cogli archi e col sospignersi innanzi addivenivan terri-

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bili agli avversarj, i quali pigliati di mezzo non potevan opporre, come da prima, valida resistenza, ed avvolti in doppia mischia appalesavano la radezza dello schiera mento loro. Di tal modo procedeva la contesa , nou riuscendo agli uni di allontanare il nemico s dappres so, n agli altri di aprirsi un varco per entrare nella citt , quando T armeno Giovanni di Tomaso, cogno minato Guzes , partesi dai compagni col piccolo drap pello di Armeni da lui comandati per inerpicare su jT un precipizio da nessuno estimato soggetto ad assalimenti; giuntovi ed uccisene le guardie ascende ai merli, e pur quivi morta una delle scolte, coraggio sissimo Persiano, rende agevole a suoi P entrata in Petra. V. In questo mezzo gli offensori dalla torre di le gno appiccarono fuoco a moltissimi vasi di materie combustibili colP intendimento che in maggior copia lanciati arderebbero colle imperiali macchine ]a man d opera in esse, ben conoscendo vano ogni sforzo per liberarsi da tante molestie co9 soli dardi. Se non che surto di repente con romor sommo contrario e ga gliardissimo Austro incendi in un baleno il legname della torre, n il presidi fu pronto ad accorgersi del nuovo sconcio, tutto del suo lavoro occupato, e di stratto dal tumulto, dalla paura, da eccessivo contur bamento e privo quasi de9 sensi, colpa gli urgenti biso gni. Crescendo a mano a mano la fiamma alimentata dalloglio da Medea nomato e da altre infiammabili materie pervenne da ultimo a ridurre per intiero in ce nere la torre ed i racchiusivi difensori. Questi ardenti

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caddero chi entro, chi fuor delle mura, dove pugnavano le arieti co militi postivi dai lati. Gli imperiali in fine veduto il presidio nella massima costernazione , messo in non cale ogni ostacolo occuparono armata mano la citt , passando i Persiani con precipitosa fuga, ed in numero non pi di cinquecento, a guernire la roc ca. I nostri fecero prigionieri gli altri tu tti, non meno forse che settecento trenta , ed intra essi ne rinvennero soli diciotto sani della persona , vo dire liberi da ferite. I vincitori ancheglino soggiacquero a grave per dita di valorosissimi personaggi, ed in ispecie ricor* diamo Giovanni di Tomaso , il quale dopo illustri pruove di valore ne combattimenti spir colpito da un sasso scagliatogli nel mettere il piede nella citt. C A P O XII.
I Persiani rinchiusi nel forte am i muoionvi consunti dalle fiamme che trattare di arrendimento col nemico. Liberalit di Cosroe nel fornire di vittuaglia Petra. Sua accortezza nella costruzione d? un acquidotto, Bessa manda i prigio nieri a Bizanzio : sfascia di muro la vinta "citt ; lodato dall1 imperatore, ed assai pi d a lt universale.

I. I Romani col vegnente giorno mandarono offe rendo ai barbari nell occupata rocca la salvezza della persona e la promessa d un salvocondotto, nella pi grande speranza che accoglierebbero la generosa pro posta. Ma queglino ad ogni esortazione sordi non mi ravano che a resistere, e sebbene conoscessero la insuperabile impresa del lungamente durare a tauta fa-

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tic a , pure voleansi rendere illustri con gloriosa mor te. Bessa non di meno fermo nell animo di ridestare in essi lamore della vita, commette ad altro de suoi, am maestratolo da prima nella parte che sostener dovea , di procedere alle mura per sovvenirli di migliori consi gli; ed il messo venutovi profer le seguenti parole: Da quale gravissima sciagura sorpresi, o valenti Per stani, vi abbandonate di questo modo all ultimo dei 99 mali, incontrandolo con s periglioso ardimento e ma nifeslo disprezzo della virt guerresca ? No, per vita 99 mia, non opera da prode chi si getta pertiuacemente n a disperati risichi, n da prudente chi rifiuta sona li mettersi ai vincitori. Non turpe cosa nelle umane. vicende il piegare ai destini della giornata, la neces99 sita meritamente disdegnando vituperevoli titoli quan99 do sia di speranze priva, o ridotta a penosissime con1 9 dizioni ; e tanto pi ancora nella certezza che inevi9 9 tabili mali hanno le pi volte a compagno il perdo* 99 no : guardatevi adunque dall insistere animosi nel n vostro evidente pericolo e dall anteporre un vano 9 9 orgoglio alla propria salvezza; pensate invece nesoli 99 mqrti non darsi risorgimento, ma poter voi col vi9 9 vere tornare al possesso della perduta libert , se di tanto .siete vaghi. Deliberate in fine coll animo solo intento al vostro bene , sapientissimi estimando que' n consigli che possiamo tuttavia, sopraggiuntone il 9 9 pentimento, correggere. N oi, come portano le dot99 trine dei Romani seguaci di Cristo, vi abbiamo, per 3 9 iscusati nella vostra bramosia di morte, ed avvegna9 9 ch vi rimiriamo cos non curanti la vita e dispreg-

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^ giatori della luce, pure con benignit somma vi n trattiamo. E di vero che mai chiediamo da voi per 9 9 accordarvi salvezza , del passare all infuori ad un fi miglior reggimento, e dell avere a monarca anzi 9 9 Giustiniano che Cosroe ? N indugerete un istante 9 9 ad ottenere la pi solenne confermagione dell udita 3 9 proposta. Il perch fatti arbitri pienamente d una fi miglior sorte non vogliate essere voi medesimi gli arn tefici de vostri mali, n ascrivere ad eroico valore il 9 9 condurre baldamente intra le angustie la vita, quando 9 i al tutto manchi ogni speme di lor alleviamento; co9 9 stanza a miglior ragione da appellarsi fanatismo di 9 9 morte, che non illustre impresa. E prode al contra9 9 rio colui che soffre e dura pazientemente le avversit 9 i donde ha fiducia uscirne con qualche futuro vantag g i gio; n'un volontario passar di questa vita riscuote 9 9 gli umani applausi, quando il motivo che lo determina 9 9 mal legge al confronto della speranza d una sorte '99 migliore, essendo mai sempre la violenta, disutile e fi precipitata distruzione di noi stessi giudicata follia , e a diritto lo sconsigliato ardimento d incontrarla 9 9 con ispontanea deliberazione si dichiara dal savio 9 9 non pi che turpe larva di fortezza. Ricordivi alla 9 9 per fine che peccate colloperar vostro in ingratitudine 9 9 verso il Nunpie, il quale volendo perdervi non avrebbe 9 9 certamente, a parer mio, permesso che cadeste nelle 9 9 mani d un vincitore tutto propenso a salvarvi. Tale 9 9 in verit 1 animo de Romani per voi : consiglia9 9 tevi dunque a vicenda, e risolvete se vi torni meglio di 9 9 venire a pi miti consigli.

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II. Si tacque il messo, e la guernigiooe disdegnando al tutto udirne ed assordita dalla caparbiet sua finse di nulla intendere. I Romani allora comandati dal niae^ stro de militi appiccarono fuoco alla rocca siccome. 1 unico spediente a conquistarla. Elevatesi di molto le fiamme i barbari s aveano davanti agli occhr la mor te , persuasissimi di tramutarsi ben presto in c enere, n pi confortavali speranza comunque fendutosi vano ogni spediente di campare la vita. Ricusarono imper* tanto di sommettersi ai Romani, ed alla costoro pre senza in un atomo tutti insiememente furono colla rocca arsi dal fuoco. Apparve allora quanto al re stesse a cuore la Lazica , fidata egli avendo la salvezza di Petra a suoi migliori guerrieri, ed in essadeposte armi in tanta copia, cbe addivenute bottino de vincitori ogni soldato nebbe per cinque volte il suo guernimenlo, sebbene pur molte ne fossero dall incendio consunte. Vi si rin venne parimente grande ricolta di graui, di carni salate e di altra vittuaglia, capace di supplire per un lustro i bisogni dell intero presidio; mancava unicamente il vi no, essendosi dai Persiani fatta provvigione di solo aceto e di sufficiente quantit di civaie per formarvi la be vanda loro. I Romani poi al vedere nella citt 1 acqua sgorgaute da canale artefatto quasi di s per maraviglia uscirono, e solo riebbcrsi quando la scaltra costruzine degli occulti acquidotti fu Iqro manifesta : ora passo a dirne. III. Cosroe quando guern Petra espugnata dalle sue armi, fermissimamente persuaso che i Romani procureP mocopio, tom . I L

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rebbero del meglio loro di tornarne al possesso, e darebbonsi di lancio a tagliare lacquidotto, rivolse tatti i suoi pensieri ad allontanarne le gravissime conseguen ze. Tripartita per tanto V acqua ivi raccolta , e molto profondato il suolo vi costru tre canali ; uno vo dire nella pi ima parte, e ricopertolo di terra e pietre in sino alla met dello scavamento, altro gliene soprap pose. Empiuta in fine per iutiero la fossa ne aggiunse un terzo a tutti palese ; di modo che il canale senza darne il minore sospetto procedeva in tre ordini diviso. I Romani affatto ignari di tale artifizio , al cominciar dell9 assedio rottane la visibile parte non cercarono di vie pi penetrare abbasso , ed abbandonata imma turamente l impresa viveansi falsamente c e r ti, gab bati dall9 infingardaggine loro , che i rinchiusi patissero gi didatta d9acqua. Col proseguire poi dell assedio vengono a sapere da alcuni prigionieri nemici che l9 acquidotto suppliva tuttavia i bisogni di l entro. Spinto allora innanzi lo scavamento rinvengovi l altro sottopo sto canale, e messolo in pezzi credonsi apportare l9ultimo crollo ai nemici, dal passato non ritraendo profittevoli conseguenze nel caso loro. Espugnata col trailo suc cessivo la citt, mirandola provveduta d'acqua, siccome diceva, ne maravigliarono grandemente non potendone argomentare la derivazione. Se non che avutane pur ora dagli stessi prigionieri notizia conobbero ad opera finita la persiana diligenza nelle costruzioni, e la trascuratag gine propria nell9 eseguito lavoro. Bessa tosto sped l9 intero novero de mancipj a Bizanzio e sfasci delle mura Petra, onde in processo di tempo non ne avessero

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nuore molestie 1 Romani. Giustiniano approvato il tatto altamente lod il coraggio e la prudenza del duce nell a vere occupato e diroccato dalie fondamenta quelle mura. Di tal guisa Bessa condotta a buon termine e con grande valentia l impresa ridon al suo nome il perduto splen dore. Egli per verit eletto a comandare in Roma il presi dio destato avea negli animi di quelle genti, viva essendo per anche la memoria del suo antico valore, bellissime speranze, ma diportatosi male ndla guerra cooper alla caduta del forte in potere dei G o tti, come scrivea ne gli antecedenti libri, colla perdita della massima parte dei cittadini; restituitosi non di meno presso limpera tore n ebbe V incarico di combattere i Persiani. Laonde riusciva presso che di generale biasiiho la sovrana scel- ' ta, e tufti si facevan beffe di lui che destinava a sL gravi faccende un duce lasciatosi turpemente vincere dai Got ti, e prossimo alla tomba in causa degli anni. Cos appalesavasi la pubblica opinione, allorch addivenuto mae itro de militi racquist la fama di prode e fortunata capitano. Egli & fuor di dubbio che le cose de9 mortali non dipendono dall umano senno, ma dal volere e dalla provvidenza del Nume, aventi da noi il nome di For* tuna, perch ignoriamo le cause da cui ripetere il fine delle nostre azioni, dicendosi fortuito dal volgo quanto sembragli accadere contra il proprio intendimento ; ma sia lecito ad ognuno il giudicarne della guisa che da lui ritiensi migliore.

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C A P O XIII.
Mermeroe duce persiano tardi calca la via di Petra, Conduce truppe ed elefanti ad Archeopoli. Sordida avarizia di Bes sa . Soverchia condiscendenza di Giustiniano verso i prefet ti. Scanda e Sarapani castelli della Lazica . I paesani atterrano RodopolL Fuga degli imperiali quivi a campo.

I. Mermeroe intanto paventando non il diuturno ritardo apportasse danno a Petra ed al presidio rinchiu sovi, erasi posto in marcia coll esercito, favorito dalla stagione dell anno succeduta al verno. Lungo il cam mino fatto consapevole della espugnazione di lei sarrestj non ignorando essere quella, di l dal Fasi, la sola citt abitata dai Lazj. Quindi nel suo tornare iudietro occupate le gole che mettono dallLberia nella Colchide, valic il fiume, quivi guadoso , e pervenuto al Reon Io guazz del pari non prestandosi alla navigazione. Passato dunque alla destra del Fasi marci coll eser cito ad Archeopoli vastissima citt e capitale della La zica. Erano i suoi militi quasi tutti cavalieri ed avean seco otto elefanti, acciocch i pedestri salitone il dorso avventassero, come da torre, dardi contro il sottoposto nemico. Ammireremo qui la mai stanca industria per siana, cui venne fatto di appianare una via, intra lIberia e la Colchide , laddove in prima il suolo era tutto coperto di scogli, precipizj e foltissimi boschi, tale per dirla breve da sembrare folle ardimento il cimentarsi a trascorrerlo da solo ed agilissimo della persona. Ora per essa procedettero eoi miglior agio le truppe in ar-

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cone 9 ed avrebbonla eziandio potuta trascorrere con seco un numero comunque di elefanti : seguivanli di pi i confederati Unni Sabiri in uu corpo di dodici mila individui. Se non cbe il d u c e , temendo non la moltitudine dei barbari, sempre indocile ai comarfdi, scompigliasse con grave danno 1 ordinanza persiana, divis trattenerne sole quattro migliaia rimandando in patria, guiderdonato generosamente, il resto. L esercito de Romani componevasi di dodici mila com battenti, ma non tutti a campo nel medesimo luogo^ un tre mila coi duci Odonaco e Bab, personaggi cbiaris~ simi in gurra, difendendo rcheopoli, e gli altri es sendosi steccati di qua dalle bocche del Fasi per accrrere prontamente dovunque il nemico scorrazzasi se. Capitanavansi costoro da Benilo e da Uligago, ed avean seco il persameno Varaze giunto di fresco dal lItalia e duc di ottocento Tzani. Ora Bessa non ap pena espugnata Petra deposto ogni pensiero guerresco aggiravasi nel Ponto e nellArmenia solo intento a rac cogliere i tributi delle imperiali provincie; riducendo in qesto modo, colpa la sordida sua avarizia, nuova mente a mal partilo le romane faccende. Imperciocebi se dotp quella conquista ei si fosse immediatamente diretto ai confini deLazj e degli Iberi ed occupato a munirne le strette, indarno, a parer mio, 1 esercito dei Persiani tentato avrebbe di penetrare in quella regione. Egli in cambio mettendola onninamente in obblio la consegn quasi di sua mano al nemico, e colla ferma certezza di venirne forte rimproverato ; ma Giustinia no Augusto di soverchia indulgenza nel punir# i falli

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de1 prefetti rendeali non curanti alP aperta de proprj doveri con danno sommo delle cose pubbliche. II. Al confine dell Iberia i Lazj aveano due castel la, Scanda e Sarapani, situati nelle alpestri ed al tulio pietrose gole dei monti, quindi malagevolissimo erane T accesso. Or questi in altri tempi venivano presidiati con molta fatica da9 paesani, per la sterilit del suolo inetto a produrre un che da vivere, costretti essendo a portarvi sugli omeri i bisogni loro. Quindi al cominciare della presente guerra F imperatore aveavi mandato ro mano presidio, il quale di poi al vedersi privo di vittuaglia erasene partito, non assuefatto al nutrimento di panico giusta la consuetudine dei Colchi, n attalentava ai Lazj, mal tollerando il lungo viaggio , di tradurvi qualche aiuto di annona. Caduti adunque in mano de9 Persiani, questi rappattumatisi col Pimperatore ne fecero la restituzione ai Romani, ricevendone altri d u e , Bolo e Farangio, come diffusamente scrivea nei precedenti libri. Piacque in seguito ai Lazj di atterrarli, perch non fossero di nuovo espugnati dalle reali truppe \ il duce Mermeroe impertanto fifabbriconne il detto Scanda, e postavi guernigione proced oltre colP esercito. HI. Rodopoli, citt in pianura e prima ad incon trarsi nel passare dall Iberia nella Colchide, potendo assai di leggieri essere avvicinata e presa, fu dai Lazj, temendo la venuta de Persiani, agguagliata negli ulti mi tempi al suolo. Mermeroe fattone consapevole mos se direttamente contro Archeopoli ; se non che tra via dagli esploratori assicurato essere il nemico a cam po alle bocche del Fasi deliber battere quella via ,

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giudicando prudente consiglio di fugare in prima costo* ro, e procedere quindi al divisato assedio, per tema non sopravvenendogli da tergo ne patissero dapno le sue truppe. Accostatosi alle mura di Archeopoli salutonn e , beffardo, la guernigione, e le annunzi borio samente il suo ben sollecito ritorno , dopo abboc catosi coi Romani steccati al Fasi. La risposta fu : ne vada pure con Dio ovanque brama ; lo assicurano del resto che riscontrandosi con que loro commi litoni mai pi atterrebbe la promessa. I Romani duci uditone 1 arrivo intimorirono estimandosi men forti di quanto voleayi per venire a battagliale montati i paliliscalmi l pronti valicarono il fiume, portando seco tutta 1 annona di che erano le fuste capaci e gittando il resto nell acqua onde altri non lo saccheggiasse. Ar rivatovi poco dopo Mermeroe colle truppe e vedutene le trincee affatto vuote lo comport di mal animo, rat* Instandosene e rimanendo sopra pensiero \ messa di poi a fuoco e fiamma ogni cosa, ribboccante di sdegno fecesi indietro battendo la via drcheopoli.

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C A P O XIV.
Archeopoli ; assedio delle sue mura. I Romani avvalorati dai loro duci arrecano sortendo grave danno al nemico. Spavento e fu ria dyun elefante. Episodio delVautore so pra Edssa, ove in altri tempi gli elefanti infierirono al grufolare dei m ajali Prodigio ivi mirato. Partita degli asseduttori. Mermeroe giunto nella Muchiresi vi restaura il castello Cutatisio.

I. Giace Archeopoli sopra dirupatissimo colle, ricetta un fiume che sorge ne pog^i sovrastanti l a o i t * t. Le sue uscite abbasso menano appi del monte.per non difficile via ; ma sagliente quella che dal caoip vi tende. Le porte all alto conducono a luoghi-tcscesi, a molto ardui sentieri di vastissime boscaglie ra goni bri. siccome la citt non racchiude ac qua j salvo il fiume, cos i fondatori di lei inalzaronvi doppio stur srno ad esso per attignervi senza pericolo. Mertaeroc da questo lato deliber assalirla con tutte le sueforae^ e fermo nel suo divisamento fe di subito costruire dai Sabiri moltissime arieti leggieri per modo che si potes sero trasportare a schiena d uomo ; imperciocch non aveavi mezzo per condurre le comuni al muro edificato sulla maggiore elevazione del monte , ed erangli ben noti gli artifizj di quelle genti, confedarate dei Romani, contro di Petra ; voleva quindi pur egli, applaudendo alle nuove invenzioni, profittarne durante il propo stosi assedio, ed i Sabiri obbedienti ne fecero con dili* fgenza somma il comando. Invia poscia i Dolomiti alla

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pi discoscesa parte della citt inculcando loro di mo lestare incessantemente il nemico. Questi barbari quan tunque abitatori della Persia non furonle mai ligj, ria* sciti essendo, merc d una continua dimora sopra monti precipitosi ed affatto impraticabili, a vivere ognora dalla pi remota antichit sino a d nostri colle proprie leg gi, e stipendiati fannosi aiutatori in guerra delle reali truppe. Militano sempre pedestri con tre dardi in roano ed armati di scudo e spada. Corrono poi speditamente per le dirupale balze , come sulla pi agiata pianura; eccoli perch Mermeroe nella pugna diresseli c o l , mentre egli'Cl resto delle truppe, colle arieti e cogl* elefanti movea contro le ime parti. Ma tutto che i Per* siani ed i Sabiri nellassaiimento avventassero s grande quantit di saettarne tfa coprire a foggia di nube il eie* lo , non valsero nulamente a respignere la contraria fazione d2 que9 merli. I Dolomiti poi di su le rocce fuori dalle mura co dardi loro vie pi malmenavano i Romani di fronte. Questi per verit erano gi da ogni banda in pessima condizione, ridotti agli estremi, e pros simi ad un totale sterminio. II. Odoaco e Babo intanto, vuoi ad ostentare il pro prio coraggio, vuoi a far prova di quello deMoro soldati, o sia pur indotti da tal quale divina ispirazione ^ dati in custodia a pochi difensori i merli col comando che animosamente veglisserli, e raguriato il nerbo delle truppe arringaronle a riciso in questi termini : Ve* dete, o commilitoni, il pericolo e gli estremi cui sia mo ridotti. Unico scampo a chi dispera salvezza il non desiderarne alcuna, spesso lamor della viU tra-

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y > scinandone seco la perdita. Nelle presenti angustie v d uopo riflettere cbe proseguendo noi a combat9 9 tere dai merli il nemico, dato pur che valorosamente guerreggiamo, dubiteremo ognora di uscirne a buon 9 9 fine. Imperciocch il tenzonare da lunge ne rende 9 9 inetti a gloriosi gesti, e spessissimo abbandona i pi forti all arbitrio della fortuna. Combattendosi al con trario da corpo a corpo V animo coraggioso preva lente, e la vittoria gli si fa compagna. Di pi, chi dalle 9 t mura guerreggia, eziandio con sorte propizia, ben 9 9 poco frutto ritrae dagli ottenuti vantaggi, poich il neff mico oggi respinto la dimane procede con ostina9 9 zione maggiore all assalto, ed il presidio a poco a 9 9 poco indebolitosi termina senza replica perdendo s 9 9 stesso col difeso luogo ; s egli in cambio trionfato 9 9 avesse in campo sarebbe giunto a ferma salvezza. 9 9 Lapnde ben ponderato lesposto a noi conviene dasst salire con prodezza il Persiano, fidando in tutto nel 9 9 favor del Nume, e prendendo ardimento dalla tristis9 9 sima condizione delle nostre faccende. Non ristar! 9 9 per certo 1 Onnipotente dal proteggere, come suole, 9 t grandemente coloro, i quali affatto disperano salute 9 9 dalle proprie forze. 9 9 III. Odonaco e Baba cosi perorato e fatto aprire le porte conducon fuori a tutta corsa le truppe consegnando le mura a pochi difensori, conciossiach il giorno prima tal personaggio de Lazj di stanza in Archeopoli avea tenuto segrete pratiche con Mermeroe per tradirgli la p atria, ed il persiano duce rispondeagli che per gra tificare al re suo e dovesse , cominciata la pugna, ap

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piccar fuoco di nascosto ai granai ov era in serbo il frumento ed ogni altra vittuaglia. Dalla quale pro posta opinava essere per avvenirne P una delle due, o che i Romani, tutti in affanno ed occupati ad estin guere P incendio lascerebbon tempo a suoi di ascen dere le mura, o intenti a respignere gli assalitori nulla curerebbonsi degranai, c quindi, consumato dalle fiam me il frumento e gli altri bisogni della vita , in breve ora senza pericolo ridurrebbero P assediata Archeopoli sotto il dominio persiano. A tanto miravano le inchie ste di Mermeroe, ed il fellone di guisa accolsele che non appena veduta nel suo bollore la mischia pose a fuoco in occulto i luoghi sotto de granaj. Al primo comparir delle fiamme dunque accorsavi piccola mano di Ro mani riusc a stento e fatica a spegnerle , di gi essen dosi ampiamente diffuse. Gli altri tutti, come dicea, piombarono sopra il nemico, e col repentino urto e spavento da essi apportato ne uccisero molti inermi ed inetti alla difesa, mai pi i Persiani temendo che quella gueruigione ristrettissima di gente prendesse a com batterli mentre sbandati e senz ordine procedevano ai m erli, disarmati ed incapaci della minor resistenza portando sopra gli omeri le arieti. Queglino poi dagli archi tesi avvidersi ben presto venuti al combattimento delPimpotenza loro a vincere. In questa per ventura uno degli elefanti inaspralosi, o per tocca ferita, o da sua p o sta, gittando a terra , col rinculare , quanti avea sul dorso, ruppe Pintera ordinanza; laonde i barbari pi gliarono a ritirarsi, ed i Romani ad esterminare pi alla dirotta chiunque capitava loro innanzi. Qui a buon di

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ritto maraviglier taluno come esperti costoro nellarte di ribattere gli assalti dati cogli elefanti non attendesserne menomamente i precetti , e come di tali bestie senza motivo al mondo infuriatesi compiessero allora le narrate cose; quali poi sieno gli accorgimenti di tal arte passo ora ad esporre. IV. Assalitesi da Cosroe e dall9 esercito persiano le mura di Edessa ecco avvicinarsi un elefante su cui erano molti valorosissimi guerrieri chiusi in certa mac china detta Elopoli, cosicch sembrava prossima la citt a dichiararsi vinta, costretti i difensori d altra delle sue torri a levarsi di l per campare da una foltissima gragnuola di saette. Ben tosto non di meno i Romani colP appendere un maiale alP abbandonato luogo an nientarono V imminente sciagura; conciossiach quello, disagiato e penzolone, cominci a mandare, giusta la consuetudine di tali bestie, grugniti s acuti che le lefante furiando s arrest, e quindi co,n lento rincu lare scomparve. Tanto accadde in s grave congiuntura^ ed ora la sola fortuna ripar alla negligenza dei no stri. Venuto poi colla mia narrazione a nominare Edessa non passer cou silenzio un prodigi di cui ella fu spet tatrice in epoca anteriore alla presente guerra. Stava Cosroe per rompere la cos detta pace perpetua quando tal douna sgravossi d un feto bicipite e di regolari for me in tutto il resto, e che si volesse da tale diformit pronosticare le posteriori vicende mostraronlo aperta mente; addivenuta essendo non solo Edessa e con lei quasi tutta la plaga orientale, ma gran parte dello stesso romano impero cagione di forti contese in tra due pria-

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cipi. Narrate siccome furono tali cose ripiglio 1 * inter rotto cammino. V. Intanto che di questa fatta cominciano a disordi narsi le prime file persiane, quanti erano dagli omeri par* tecipando, senza indagarne il motivo, al conturbamento loro, trassersi a precipizio indietro. A simile i Dolomiti, spettatori da elevato luogo e sbigottiti alla vista della travolta ordinanza turpemente la diedero allerta \ ma nifestatasi la rotta furono perseguiti i fuggenti e trucidati nel numero di quattro mila, compresivi tre duci. I Romani mandarono di subito in Bizanzio all imperatore quattro conquistate bandiere. Si pretende inoltre che il nemico vi giuntasse non meno di venti mila cavalli, non tanto per opera del saettarne o di ferro comun que si fosse , quanto per non avere trovato arrivando nella Lazica dopo i disagj di s lunga via, pasciona suffi ciente ai loro bisogni} voglionsi ritenere adunque anzi vit time della fame e della somma debolezza che delle armi. VI. Mermeroe, fallitagli questa impresa, marci colle truppe a Muchiresi, padroneggiando tuttavia i Persiani, sebbene sperimentata contraria sorte ad Archeopoli, la massima parte della Lazica. Si viaggia una giornata per arrivare alle sue mollo popolose borgate, e l ti s appresenta il felicissimo agro della Colchide ricco di vino e di molle squisite frutta, che indarno cercheresti nel rimanente della regione. Il fiume Reon ne bagna il suolo, dove gli antichi Colchi edificato aveansi un castello, ma i loro discendenti abbatleronne il pi, giudicandolo fa cile agli approcciamenti ed assalti, perch inalzalo su di pianissimo terreno \ altre volte nomaronlo con greca

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voce Cotiaio, ma ora dagli stessi Lazj detto Cutalisio, per ignoranza di quella lingua deturpandone la retta pronuncia. Altri per lo contrario estimano aver quivi ab antico avuto sue fondamenta Citaia, citt, pa tria di Eeta, donde i poeti chiamarono costui citaiense e la Colchide Citaide. Mermeroe adunque pervenutovi ferm ristaurarne i guasti, n avendo all uopo mate* riale ed essendo imminente il verno si di a ripararli con munizioni di legno , e vi stabil sua dimora. In vi cinanza poi evvi Uchimerio fortissimo castello guar dato con somma diligenza dal Lazj unitamente a pic cola mano d imperiali. Cos il duce persiano accampa tosi con tutto 1 esercito a Cutalisio possedeva 1 ottima parte della Colchide, strigneva siffattamente i nemici da. impedir loro ogni trasporto di vittuaglia ad Uchi merio, ed era pronto a molestare 1 andata nella Suania e Scimnia, provincie spettanti all1 impero. Conciossiach ove si giunga ad occupare Muchiresi vien ser rata ai Lazj ed ai Romani la via tendente a que luo ghi. Di questo modo procedeva la guerra lazica. C A P O XV.
Tregua di cinque anni turpemente compra da Giustiniano Augusto. Libert di Procopio nello scrivere . Vendem miatosi, le viti riproducono grappoli e gli alberi nuovi fru iti .

I. In Bizanzio lambasciatore di Cosroe lunghissi mamente piat di pace con Giustiniano Augusto e da ultimo entrambi convennero di porre gi le armi per

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cinque anni, correndo i quali gli oratori, con piena li b erti di passare da nno in altro luogo, accomoderebbero ogni discrepanza risguardante i Lazj ed i Saraceni. Eb bevi poi negli accordi il patto di sborsare al re venti centinaia d oro ed allre sei pediciotto mesi corsi tra le dne tregue, e consumati in iscambievoli ambascerie, dichiarando i Persiani ben contrario mai sempre alla propria intenzione il permettere gratuitamente siffatti colloquj. Isdegnna sollecitava inoltre che gli si fidassero di colpo le venti centinaia per trasportarle seco. L im peratore in cambio volea consegnarne quattro ogni anno per avere un pegno che obbligasse il re alla osservane za dei patti \ non di meno alla per fine sbors l intera somma delloro collinteudimento di non sembrare sog getto ad annuale tributo, essendo pur troppo delle li mane costumanze 1 arrossire anzi delle indegne parole che delle azioni. Aveavi di pi in Bizanzio un persiano detto Bersato, di assai cospicuo legnaggio e carissimo al re, fatto prigioniero in campo nell armenica guerra da Valeriano, e mandato quindi all imperatore^vivendo tuttavia costui nel novero de mancipj, sebbene offertosi da Cosroe molto danaro per riscattarlo, venne ora ge nersamente da Giustiniano dichiarato libero ad istanza d Isdeguna, il quale affermava che per insinuazione di lui avrebbe il monarca richiamato 1 esercito dal paese de Lazj. Correva l anno decimo quinto dell imperio di Giustiniano Augusto quando le due parti stipularono la tregua male accolta da molti Romani, e se meritamente o a torto, giusta la consuetudine de sudditi, uon piacemi pronunziare.

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II. Il volgo poi iva propagando che, stabilitosi gi il persiano domiaio nella Lazica, miravano i presenti accordi a renderlo per cinque anni esente da ogni bri ga, e a dargli mezzo di abitare durante questo tempo colla maggior libert ed a suo bell agio i pi ubertosi luoghi della Colchide senza tema di esserne dai Romani sotto quale tu vuoi pretesto discacciato ; che anzi venivagli cos appianata la via di Bizanzio: considerazione di tormento e sdegno per molti. Fremevano ad uno ve dendo i Persiani riusciti, sotto il nome di tregua, in cosa da lunga pezza bramata, e giammai n colla guer ra, n in altro mdo potuta spuntare, di farsi intendomi tributario l imperio. E valga il vero Cosroe, in ordi ne ai desiderj suoi per lo addietro alla scoperta mani festati, gravando 1 imperatore di quattro annue centi naia doro nello Spazio di anni undici e mezzo aveane ricevute quarantasei collo specioso nome anzi di con venzione pacifica che di tributo, non cessando intanto di esercitare il sovrano potere sopra la gente de Lazj , e di guerreggiarla, come si detto. I Romani adunque perduta ogni speranza di francarsi da s molesto bal zello vedevansi pur troppo ridotti alla triste condizione di palesi tributarj dePersiani. Stipulati non altrimenti gli accordi, Isdeguna carico di tanto danaro quanto non sogn mai averne legato alcuno, e addivenuto, se mal non mappongo, doviziosissimo sopra tutti li suoi, fecesi iudietro, avendolo Giustiniano Augusto ricolmo di som mi onori ed assai splendidamente largito. S egli poi come il suo codazzo di barbari, e soprabbondante erane il num ero, ebbero comodo e piena libert di

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frequentare chiunque attalentasse loro ; trascorrevano di pi le bizantine contrade p e rtr r profitto da vendite ed acquisti, dandosi a qualunque commercio non meno sicuri che in patria. Uom de Rmani, deviatosi dall*usan za , non seguiyali, e meno ancora spiavane gli anda menti. III. In questo mezzo fuvvi cosa, a mia notizia, non d a p riu ja veduta. L autunno a tintile d idoltrata *iate fu caldo e^eewivarnente* di maniera che fiorirono da per tutto rose a mo di primavera, ed affatto eguali a quelle* nella propria stagione sbucciate. Quasi tntii .gli alberi coprirono altra fiata (dianovi fru tti, ed av vegnach so}.pochi giorni si contassero dalla fetta Vendemmi?, le Uve ricoiparv$rQ$ulle viti. 1 $ apuli m queste cose *ole#do ag^rdarne la interpretazione a d davano preconizzando qualche prodigioso ed inopinato avvenimento lieto per gli uni, contrario agli a ltri; ma io sono d avviso dbe i) prolungato spirar di Austro riscaldasse la terra pi delloriipario et di quanto contr porta P autunnale sUgipne. Se p o i, non dipartendoci dalle castoro parole, ai*nunciato ne fosse un che dim* preveduto e graudq 0 lo avremo chiarissimemeote dal (alio.

P&eorto, tonu IL

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GOfiBHE GOTTMOHE

C A P O XVI,
Gli imperiali offensori dei Lazj. Uchimprio castello , p er o p era di Teofobio, cade in potere delle reali truppe . Gua%e te dei Lazj sverna pe? monti, e con lettera esortato da Mermeroe ad abbandonare le parti romane si tien fe d e le

L Imperiali e Persiani proaocfaVaiio di comporre in< BvsmzW la tregua quando Gubaze re dei Lazj, amico tuttavia de Rmptii, scopr essergli, lai&tre di sua foinsidiata Ai Cdfttoe la vit, coche si lfeggft negli aoWfcdenti libri.<Mtti f>oi de Lazj coperchiati dalle ro tta n e tru f fe editi fopetie da4 comandanti, propendevano d*a gr&Memp ra dlia Persia, meno per benevola diBpotfztonetdtgll anittti, che perfec&Otere l im periale gog/optaatid tniori dtei presenti i mali futuri. Teofobio pet4 t a a t di noti o*outa prosapia itra essi, protofsein clandestino Colloqui a Merfl)i* di tradirgli il ctstelfo Uchinverio, ed ebbene d c^tui eccitamento cofl* assicura nza di farsi cos operando amicissimo a Cfcroe', to di vedere inscritta nelle nremorie persiane col nome* di benefizio tale azione; il percb ne riporte? rebbegjgloria, ricchezze e potenza ; inorgoglitosi per s bello annunzio animosamente di mano all impresa. D que tempi non aveavi tra imperiali e Lazj comunica zione di sorta , ma tenevansi da per tutto rinserrati , campeggiando senza tema il nem ico, gli uni al Fasi , gli altri in Archeopoli, chi entro fortilizi della regione, e re Gubaze stesso non si partiva dalle cime de monti, cosicch il fellone ben di leggieri pat hon romper

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fede a Mermeroe. Venuto dunque al castello narro* vi la distruzione di tutto 1 esercito imperiale Gubane ed > Lazj suoi passarla ben male ; padrppeggiare i Per siani da T un capo all altro la Colchide, coa oc are ogni speraosa di ricuperarla. AggigUeva parimente avere sin qui il persiano duce so sterni to di per s la guerra con esercito 4 * oltre sessanta mila guerrieri, tutti bellico sissimi, e con istereiinata catcrVa di barbari Sabiri; es sere poi di fresco arrivato lo stesso ve Cosroe alla testa di nuovo formidabilissimo esercito, e d ambedue averne formato aUistaote uno, il percb la colchica regione pi Ba bufava ai bisogni! di cotanta soldatesca. Vinto il presidio^ a tali solermi menzogne, da gravissimo spa vento preg Teofobio, invocando il patrio Nume , cha volesse provvedere nella guisa migliore alle cose *di l^ ed egti si dichiar pronto ad impetrare da C<^ sroe il salvocoiidotto mediante la dedizione volont ria diquelle mura ; da tutti consentitovi di* fretta fi parte j e venuto /a Mermeroe narragli ordinatamente I1operato. Questi allora scelto il fior do suoi militi comand loro di seguire il fellooe ad Uuhimerio pec confermare *al presidio , ritirandosi, 1 1 1 salveisa della, vita e delle suppellettili. 1 Persiani, occupato non altri* menti il castello, renderono fermissima il proprio domimo nella Lazica ; n solo questa ebbersi ligia, ma chiusero di pi tutte le vie ai Romani per andare nella 6 cirai>ia, nella Suania, ed in ogni parte della regiona ehe dalla Muchireside procede insino all Ibertia \ im-r potenti gli imperiai* ed i Lazj di allontanare il neiaico

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GUERRE GOTTICHE

non osavano affatto scendere dui m o n ti, od uscir fuori dai luoghi muniti per assalirlo, II. Mermeroe, soprastante il verno, moni Cotatisiocon muro di legno, e posevi a guardia tre mila fanti; bastevoi avente ad ano presidi Uchimerio: avendo inoltre ristaurato nn terzo castello , Sera p i n i , fermovvi sua dimora. Saputo di poi che i Romani ed i Lazj erano a campo insieme presso le bocche del Fasi ivi mosse con tutto P esercito ; alia qual nuova Gnbaze ed i Romani duci, pigliati da timore, senza attenderne Parrivo parti* rono ricovrando ciascheduno ov ebbe il destro. 11 re lazico tornato di corsa in cima dei poggi, uditamente alla moglie, alla prole ed a 1famigliari suoi cn pazienza vi tollerava la grandezza dei presenti mali e Pincornodissimo clima, sperando ognora nelP arrivo di aiuti da Bizanzio, e raffrontando insieme que patimenti colle uma ne vicende anziato era in aspettativa di migliori destini. Gli altri Lazj sommessi al re loro, non meno di. lui ac conciatisi a cotante sofferenze, passavano il verno tra quelle rupi franchi dalle nemiche molestie, per essere di tali monti nella fredda stagione perigliosissimi e quasi inaccessibili a chiunque ne tenti armaiamano la occupa zione. Eravi impertanto la vita ridotta agli estremi da fa me, freddo, o qual tu vuoi differente calamit. Mermeroe in qul tanto edificato avea molte case nelle borgate di Muchiresi, e provvedutine gli abitatri di copiosa vittuaglia-inviava pe monti promettendo ai fuggitivi sal vezza , n pochi indussene ad approfittare della gene rosa offerta ; agli estenuati poi dalla fame era largo di cibo, prodigando loro sue cure non altrimenti che ai

L IN tO QUARTO

Sot

propri militi; stabilito in fine quanto faceto mestieri nella regione scrisse a Gnbaze dicendogli : Pssa e prud<*n*a sqpo due ottime governatrici della umana vita \.eguaglino di fatti cui la prima rende superiori 9 de convicini vivessi a loro beneplacito, ed ovunque ! attalentali conducono i men forti. Chi poi, merc sua debolezza va soggetto ai maggiori di s , riparando 9 clla prudenza ai torti della fortuna, pervienea Ivo* var grazia: in e ssi, e tqrna cosi al viver ano gli agi che avea , colpa V impotenza, perduti. N; questo di* * portamento vuol riputarsi buono per gli bni discon veniente agli altri, ma del pari a tutti senza ecpe&ione giova, accompagoatdo ovunqae > a m o 'd appendice, 9 la mortale natura* Or dunque, amico Guba*e., se ti 9 estimi forte da vincere i Persiani guerreggiandoli, 9 tronca ogni ipdugio, nulla ti rattenga. Ove che sia ^ nella ragione ci troverai pronti a farti petto e a di fendere ostinatamente il qonquifUt suolo , offeren9 doti cos libero campo di mettere a pruova il tuo va9 lore ; ma ben ti comprendi manchevole di messi per y resistere alle nemiche truppe. Appigliati dunque , o 9 uomo illustre, allaltro speziente, e ben ponderato r> quel conosci te stesso , adora in segno di vassalr> laggio C osroe, ed abbilo re tuo e padrone. Chiedi *>bblio del. passato per liberare la vita dagli stenti di cui ora sei vittima. Io ti promettp cbe di questo h snod giognerai a calmarlo ed a rimeritare sua grazia. 9 In guarentigia poi che accorderatti e vita regno 9 ed pgnr altro tuo p.ossedimentp, onde ahbi a gqder* 9 ne mai sempre con certezza, ti dar in istatico la

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prole de pi illustri doei persiani. Cbe tffiu tl MM 9 ) cogliere s betie preposte vatterte altrove eoi Do , 9 9 acciocch i Lafcj da 'sciagure oppressi merc la scoop sigliatezza dei capo loro, sottrttivisi una volta, nella quiete e pace Gabbiano il bram ito riposo. N regRigati l animo di promovendelo sterminio con s h>n^ * gfai e tormentosi patimenti.* accecato da frivole spe** rnze neiooi confederati. Imperciocch a Giustiniano * e mancarono sin qui mezzi pr soccorrerti^ * riuscir n mai sempre vano ogni futuro tentativo. -Gubaze non di meno, ad onta della scrittagli da M etm eroe, fermo I b b o proponimento continuava a dfaior&r Sbtte cime de poggi tutto fa Sspetta*io**de rotoptii a iu tile Po* dio portato a Cosroe vie pi ftentavaOe le speranze riposte nell krper^K G lia omini per vita nstr spsso lasciansi go'v'rnare di capriccio asfcoggettafndvt fa ffro pria ragione; .e se v ha sentenza conforme a loro desiderj corronvf dietro tlPiropai&ata non esaminando punto de asconda errore. All tp presentartene pi altra molesta la eomportano malincorpo, rifiefonst di pre starle intera fede , n voglion sntirtf tft Osarne per con'eres* tenda effettivamente al vetaefe lc# fete.

C.AJRQ XVII.
lkdna* sem enta . dei b a th d * seta > , e d ammaesitnrHenU p er averne b etto li .dati, da mfiac ai fi optati : Sottoscritta da Cosroe Ut tr e g ^ prosegue im perlarlo la> guerra prp^sa de L a lj. Stato delle ajffricane faccende*

I. Alcuni monaci ih questa capitarono dafl Intfe, i quali udito che Gtftimano Angusto forte dopervasi

?LJBtt0 QUMLTO *>3 a d irio rre * w gtn*i dal commerciare di fetamoUa Per-, sia r avuta licenza di favellar sec dichiararpnsi pronti efclioo stssi a fornirle di ctal merce in tanta co* pia v quanta voleatvcne a divezzarle affatto dal ricorre ve! pttr resa alla nemida loco, o a d altr popolo qu lunque^:fid aggmngovano di areee lunga pezza di* t e t t o nella cos detta Scrioga, popolatissima indica tagioae^ e d apparatovi conte produrne >beb anche nei domano impero, Giustiniano iva tstatodpifr con frecps^nti intaitrogazioni per cnosccre se fossero di fede degae le narrate cose y i monaci rispndeangli % di tali; vermi da natura ammaestrati esigere gli. artefici della se ta , comprendone il lavovO senza interruzione ; non avervi mezza d i trasportarli vivi in Bizaniiio, ma pron fornente ed assai di leggieri poterli vivificare, pcodin cnd ogni parto grande quantit idi uovfilychedpo* assaiteaspo dalia deposizione lro vengono dai nato-> rali coperte, d i letame per inaleai^ne la tempdrrtpra a l tado volto omle nescano ini labe<i piccoli Animali ;j coti oiqpsUty ed. animati da generose promsse ial cernii pimenti) d isi belt impresa ricalcano il s h o J indiano; d dose portatei le uova in Bizanzio e sottopostele a i necessario calore nacquero i Vermi, che ebbero a!botri*' mento le foglie del moro ; cos principi 1 arte di pro durre seta nel rotnano*impero.! L g uerra nellai regione deLazj'prbeedetfaa que d so m e abbiata dettj n altri-* mehti avvende la wtrodfftioite della seta presso de Ro-i mani. IL Term inato il vern Igdegttyra di ritomp al re presentigli J e ro ed i convenuti adcordi ; Cosroe rice

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GDERAfi GOTTICHE

vuto il pvhtt soscrisse prontamente la tregua ordinando in -pari tempo alla soldatesca di proseguir lor dim ora sella Lamica, ed ^ansi collo stesso dati aro sborsatogli aescandoh numerosi aiuti di Unni e Sabiri m alvolli to sto, unitamente a qualche leva di nazionali ed a tnohl elefanti, a Mermeroe acciocch proseguine ne corniti^ ciati intrapretidimenti ; costui obbediente al comando si parti da Muchireside con tutto Peserei tp persiano ed unnico, e seguito dagli elefaoti marci ai pi muniti luoghi de? Lazj. Gli imperiali.e re Gubaze f b r d ogoi pensiero dincntrarli teseansi a campo col duce M artina alle bocche di Fasi, ottimamente fortificati dalla post~ zione loro. Procedeva intanto il Medo senzTarrecare , n saprei addurne ragione, molestia di sorta ad uom de Romani o de Laij. Mermeroe poi mosse ntaauai tatto alla volta d un castello abitato dalla sorella di Gubaze, sperandone a furia di macchine la eQtaqista 3 iha oppostovisi coraggiosamente il p r e d i o , imitato in iipecie dalla natura del luogo, ne fu respinto y e c o * stretto a volgere altrove senza pr alcuho dell1 operato. Fattosi di l sulla via delIAbasgja i Romani idi gbern*gtone iu Tzibilo occuparono il passo rnduto, come gi> ho detto, insuperabile tanto dalla grandtssiina strettezza s u a , quanto dai circostanti precipizj. Laonde egli giu dicando impossibile di fugare qnelle truppe condusse indietro l esercito, e cammin di netto ad Archeo* poli col divisam elo di assediarla ; ma indarno tenta tone T assalto con precipitazione ritirossi, ed i Romani datisi a perseguitarlo per quelle gole gli uccisero molta gente e tra gli altri il duce stesso deSabiri. Qui a cagi*

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nedel costai cadavere surse fierissima pugna, dalla quale i Persiani vergo il crepuscolo vespertino usciti vincitori, costretto avendo il nemico a voltare le spalle, retroce-* dettero in Gulattaio e Muchiresi. Tali a non dubitar* ne furono le cose operate dagli eserciti di Persia e di Roma. III. Prosperissima poi in tutto era neirAfrica V im periale fortuna, essendo a Giovanni, eletto da Giusti niano Augusto maestro de 9 militi ivi a stanza , sortite le imprese molto pi felicemente di quanto possa dirai e m eritar fede. Costui legatosi con Cutaini altro dei capi Manrnsii da principio riport vittoria in campo sopra tutti i 4noi competitori, n guari dopo tale assoggettassi Antaht e labda, aventi la c a p ita n a la de Maurusii bizieem e numidii, che indusseli a seguirlo a mo1 di pripionieri; Merc di che i Romani aveano pace in Afri* ea, regione tuttavia desolatissima per le durate guerre c sedizioni. C A P O XVIII.
Pronta guerra tra Gepidi e Longobardi spenta da panico ti more, Tregua di Torisino e Auduino loro capi, Cuturguri mandati dai Gepidi contro V impero . Uturguri in ar mi, .ad Istigam ento di Giustiniano, contro ai CuturgurL Pugna tra essi,

L Mentre le cose di col non altrimenti avvicenda** vqqs, Gepidi appmciati, come ho detto negli anteoo* denti lib ri, co 9 Longobardi loro nemici, trovando in superabili difficolt nel coinporre flatto le maorte 4on*

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traversie risolverono passato breve tempo di ripigliare le atmt. Dato, cos principio a nuova guerra dmovooq co loro eserciti, capitanali t primi da Torisino , da udnino gli altri, ed entrambi aventi seco truppe a mi riadi. Approssimatisi, ma non ancora d i frote, un pa* nico timore, come suol dirsi, ne investe gli animi e co* stringelt a stolta foga , rimanendo ben pochi fedeli ai duci, tutto ch questi procurasserne la tornata vuoi eoa belle parole, vuoi con terribili minacce. uduino sma-* gato per cos ioesplicabilc costernatone de7 suoi, n sapendo avvenuto il simile ai nemici, manda tosto loro chiedendo pace. I legUti accolti nel campo di Tornino duce dei Gepidi, e pur quivi osservato immenso vano ben compresero^ fatti esperti dalle proprie viceade*, iA che mare navigassero eglino stessi} venuti quindi a col* loquio col duce addtmandangli ove abbia ia sterminata moltitudine delle; trmppe condotte-jeco., & coatui bona riamente risponde : voltarono le spalle senza motivo n al mondo. fi I legati aggiungono: L egual scia* f> gura incolse anche i Longobardi} ed a te veritiero nei 9 9 tuoi racconti manifestiamo pur noi le occorrenze nofi sire. 11 Nume adunque pietoso dlia vita di queste genti dispersele, in sul combattere^ incutendo loro un * salutare spaveutq} il perch dobbiamo senza pi con9 9 formarci alla volont di lui col troncare la guerra, fi Torisino: < * E bene ci sia. 9 9 Di questo modo si pass con chiudere ima tregua di due a n n i, acciocch en trambe le fazioni con reciproche amba scene 'avessero mezzo di amichevolmente comprsi y 903cri iti gli ac* cordi gli inviati si Jecero indietro.

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II. Nel tftipo detta tregua le due pttiy tooosceodo vano Ogni fnezzo di accomodamento, apprstarnst <di naovo alle armi*, e siccome andata la fama che i Re* mani avrebbero port aiuto ai Longobardi, temendone i Gepidi stabilirono di entrare in taglia con alcune genti degli Unni. Mandavano per tanto ambasceria ai capi deCuturguri -di qua dalfa Palude Meotide pregandoli che volessero pafrteggrat sto nella gfcetTa, e quelli di ubito vi spediscono dodici mila armati stto ft duce Chiniate, pei< tacere degli altri, pefsoriaggio di' sommo valore. I Gepidi, mi tolleranti la costoro precipitosa comparsa la epcaben lontana dal combatterei avendovi tuttavia un anno allo spirare deit convenuta t^egiia^ii persuadono a scorrazzare nel volgere di -esso le mpe* riali tetre a cohfine, em ttendo mttitaigtiaitf egttsa i| motivo della intempestiva loro tornita t1 piti > sape* Volt che betPIHirico e nelta -Tracia i Romani veglia-* tano in tutto e per tutto il Valio detP Istto, eglinofot* t 3 i psare il fiume per entro i limiti del proprie soold apipianarn lro la via d ittrthirsi; nMimpero. Qtte* sti barbari poi aveaqtfbslCbrpitttteiri dilleguantate le imperiali frontiere quando Giustiniano deliber spedire un ambasceria di l dalla Palude ai capi degli Unni Uturguri forte rimproverandoli del iniquo loro poltrire ai tanti danni arrecatigli dai Cuturguri e del non porre in tra le pessime azioni il permettere che gli amici per tale negligenza soggiacciano a si gravi molestie. Si commove a simile in invettive contro Tarroganza degli as salitori, i quali ed annoiano di continuo i prossimani, e sebbene abbiano da lui ogni anno molto xdanaro, non

So*

GOERRE GOTTICHE

cessano dal contaminarsi empiamente di atti ostili con tro ai Romani, scalpitandone e devastandone senza c a gione al mondo le terre ; da ultimo ricorda come enou ritraggano dai Cuturguri il miuor profitto, non parteci pando tampoco delle prede lo ro , e manchino di fede verso i danneggiati, avendovi antico e strettissimo lega me di amicizia: con tali rioaprocci e col ram memorare loro di quanti doni fossero stati da lai ricolmi per lo passato, col blandimento inoltre di qualche danaro giunse a persuaderli oh e 1dovessero' tQffto. combattere queb*rba?i. Ora essi avendo pigliato sqpo duemila dei eoq&ianti Gotti Tetrassiti valicarono il Taoai colPefcevcito cap*tai*to da SaudiLo, uomo di grandissima pru denza e lungamente ammaestrato nella guerra; oltre passato il fiume atzuffausi col j&emipo ir* gran numero mosso ad incontrarli, e la battaglia merq di valorosis sima resistenza dur assai tempo. Gli Uttyfguri alla fine volti in fuga soggiacquero a gravissima strage, ed i ben pchi in vita ripararono dove meglio la fortuna dirizzolli; i vincitori allora cpile mogli e colla prole de* vinti ritrassersi nelle proprie stanze.

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CAPO

XIX.

I Romani servi presso de 9 Cuturguri tornano, fuggendo^ liberi. / Cuturguri udita la strige de 9 loro compagni vengono a patti con Giustiniano , e ne hanno tracico suolo . Querimonie d i Sandilo, capo degli Uturguri, per f imperiale ordinamento .

I. Nella tenzone, come ho detto, in tra prefati bar bari, mentre andava crescendo il pericolo delle armi la fortuna maravigliosamente si dichiar pe' Romani ; conciossiach tutti i prigionieri in mano dei Cuturguri, il qual numerosi vuole ascendesse a pi miriadi, nel tram busto della pugna dimenticati, con precipitosa fuga e liberi da ogni molestia ricomparvero in patria, di que-* sto frodo raccogliendo grandissimo frutto dall9altrui vittoria. Giustiniano Augusto poi mand lambasciadore razio ad informare Chinialo e gli altri Unni delP av venuto nella patria loro, ed a persuaderli, in forza di molto danaro, che abbandonassero tosto le romane frontiere. Queglino, udito V assalimento degli Uturguri e lieti dell oro in copia di cui era apportatore il messo, promisero astenersi per lavvenire da nuove stragi, dalP imprigionare e da altra molestia comunque, portan dosi da veri amici cogli abitatori di quella regione. Fu statuito parimente che ov e9 potessero tornare e rima nere nel patrio suolo terrebbonsi ognora io fede co1 Romani; se poi venissero col impediti di vivere tran quillamente l imperatore darebbe loro nella Tracia un asilo perch, sempre obbligati all osservanza delle fatte convenzioni, veglino di concordia co9 suoi alla difesa

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della regione opponendosi agli assalimenti de1 vicini barbari. II. Due mila degli Unni vinti in campo dagli Uturgnri fuggendo unitamente alle mogli ed alta prole ripa rarono su quel de9 Romani : altri dei loro duci era Sinnio, il quale molto prima guerreggiato avea nelPAITnca sotto Belisario contra Gelimero ed i Vandali. GiustiDiana Augusto veduliJi foppUchevoli qffrirgli i loro ser vigi benignissimamenie li accolse, e ordin che si ri manessero di stanza nella Tracia. Sandilo re degli jLJturguri a coiai nuova mont in fu?orer!e pieno di sdegno considerando cbe quegliuo stessi della sua ^chiatta lui cacciati dalle patrie p?di per gqstigarli dell? ingiurie fatte ai Rotmaui, o ra, io amicizia eoa pssi f i donati di terra^ si vivepno molto pi agiatanfeute di prim a, sped all imperatore ambasceria rimprove randogli f operato , ma non J accompagn e p p iscrit ti! essendo gli Unni apche al d d oggi affatto ignari cT ogpi maniera di letteratura, non- volendo tampoco pdirne il nom e, e ben coptraij che i proprii fanciulli ueir apparare a leggere e $qrj)vere constunino gli anni. Que messi dunque giusta la propria eepsuetudine doveaao ripetere a memoria i rcoanagdamenti ricevuti } al qt|al uopo ; fattisi alla imperiale presenza gli d is e r a vp4?fl qnaotQ reiSapdiip significargli pptea col mezzp di l^t^e4*a : * Una volta* esseijdq { a ttu ilo , apparai tal svp^pvarbfc cjtoe era portato nelle bocche di tutti, ed e c i V t C q n e la parole se bea mi ricorda; il lupo, fiero aoin male, potr si mulare Upelo uoo l indole su a , op* poueadosi natura a questo & roteamelo* Io S aa-

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; diio udivamo dfe miei maggiori , accennandosi per iuv dirotta via eoa esso un che bellamente adatto #11 uo mo; Ammaestrato inoltre da miei occhi so di piolbe m cose, le quali mi fu duopo apprendere abitati do alla sfoggia di. noi barbari la campagna. Dai pastori verv* 9 gon raccolti i lattanti cuccio! ini e cresciuti ac cura ta mente nelle capanne} il cane poscia, memore del * 9 beneficio, mostrasi grato al suo autricatore, e questi % s adopera coll1Accorgimento che ove dai lupi venga molestato b o rile, quello postovi a guardia ne re$pin<j) ga le offese^ n dubito accadere da per tutto lo * stesso, conctossuufh non havvi esempio di eani io* sidiatori d*Jla greggia * n di lupi guardiani: <li lei , n come e l*?gge di natura siffattamente abbia ordinata le faccende tna cani, gregna e lupi ; sono quindi bea persuaso dtfllVegual maniera procedere le cose aU ua j imperio dorisia provveduto di tutto, e forse aocha n di iquanto allontanasi dalla comune *puta. Ora se cado in abbaglio palesala a miei ambasciadori bra* - mando, avvegnach sullo scorcio:ddla vita, l acqui? m sto di straordinarie cognitioui. Se poi la prudentisr w sima natura dello stesso modo ebbe stabilito da per tutto sue leggi, penso che a te discotvenga 1 aceor dare ospitalit ai Cuturguri, procurandoti una turpe vicinanza, e dando ricetto a coloro che non potesti * comportare di l da tuoi confini e ben> lontani da i> essi ; n guari andr in fe* mia che a Romani 'addiac vengane palese l orribile tempra. Se poi e ripiglino n a nemicarsi te c o , ognor pi li avrai perversi nella sperenaache pur vinti sieno^ per conseguire sorte m i

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gliofe : n qnesta loro amicizia tecd li porter giammai ad impedire i guasti delle tne provineie, nella tema cbe dopo felice Impresa i domi da esstabbiano a rimirarsi eon generosit maggiore trattati. E valga il vero, noi * passiamo nostra vita in istorile e deserta regione, mentre i Cuturgnri vanno abbondantemente provve duti donnona, trangugiano vino a iosa nelle cantine, * ed hanno tutti come fornire di soave cibo i loro pa Iati 5 non difettano tampoco de bagni ? Vuoi di peg79 gio ? corron le vie azzimati co ornamenti d oro e con sottilissime vesti scrediate del prezioso metallo } vivonsi poi questa beata vita per avere condotto m seco innumerabili caterve di romani prigionieri at79 soggettandoli a tatti gli uffizj de mancipi, e non ap pena caduti nel minor fallo , dannandoli, non paghi 9 9 delle b attitu re , ben di leggieri alta morte ; renduti j cos miserabili vittime di quanto la perversit det* P animo e la forza sa porre in capo ad un barbaro padrone. Noi Uturgnri in cambio la merc di nostre 79 fatiche ed incontrando il massimo de pericoli ci fa* 79 cemnio a sottrarli da s tremenda vita, e messi in non f i cale tutti i disagi della guerra li abbiamo restituiti ai 79 congiunti. Ma c b e , in modo ben opposto furono 9 guiderdonate le azioni d entrambi } dimorando noi 99 tuttavia abbandonati nella brettissima nostra patria, e queglino stessi cui valorosamente affrancammo da 79 s orribile'giogo mettendo senza discrepanza veruna i Cuturguri a parte de beni loro. 99 Gli ambasciadori terminata questa diceria ebbero da Giustiniano belle parole , accompagoate > da sontuosi doni, e. non gpari dopo si partivano : tanto di costoro voleasi dire.

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CAPO XX.
Suolo abitato dai F am i. Situazione e popoli deir isola Brittia. Ermegisclo, re de' Forni, impalma la sorella di Teudeberto monarca de Franchi, ed impromette suo figlio Radigere , avuto dalla prima donna, alla sorella del re de gli Anglicani; quindi presago di sua morte, rotti i prefati sponsali9 destinalo a sposo della matrigna. Offesane la fidanzata muove guerra a Radigere , lo combatte e f a p ri gioniero. Una parte d e li isola Brittia , separata da m u ro ed inabitabile dai viventi , si vuole che accolga le ani me de9trapassati condottevi in paliscalmi da rematori Franchi.

I. Di questi tempi gli abitatori dell- isola Brittia armaroosi contro ai Varni accagionandoli della seguente offesa. I Yarni soggiornano di l dall Istro arrivando insino all9 Oceano boreale ed al Reno, frontiera di essi, de Franchi e di altre vicine genti. Ab antico i popoli di ambedue le ripe del fiume aveano particolari nomi, tra cui eranvi pur di quelli chiamati Germani, vocabolo ora comune a tutti. L isola Brittia, situata quivi nell Ocea no, rimpetto alle bocche del Reno e solo dugento stadj lunge dal lido, giace tra la Brittannia e Tuie. La prima, ad occaso, dalla parte rivolta ai confini della Spagna ji* allontana dal continente forse quattro mila stadj; la seconda prospetta le ultime parti della Gallia volte al1 Oceano, dalla plaga vogliam dire boreale della Spa gna e della Brittannia. Tuie, per dirne tanto quanto ne sanno i mortali, sorge all estremit dell Oceano set tentrionale, ma di lei e della Brittannia ho scritto ne7
P m ocopio

, tom . IL

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precedenti libri. Tre numerosissime nazioni, governata ciascheduna dal proprio re, abitano Pisola Brittia, e sono gli Angli, i Frisoni ed i Brettoni, consorti del nome delP isola, e cosi ricche di uomini, che non pochi ogni an no partonsene colle donne e colla prole per trasferirsi in quel dei Franchi, ricevendovi le pi infeconde terre, merc di che gli ospiti loro, se vogliamo prestar fede alle riferte, arrogansi qualche dominio sopra Pisola ; ed in pruova si adduce che il re dei Franchi mandato avendo in epoca non remota parecchi famigliar! suoi am basciadori a Giustiniano Augusto vi un di tali Angli ad ostentarli ambiziosamente soggetti a sua giurisdizione ; ma qui basti di lei. II. I Varni di poco obbedivano ad Ermegisclo, il quale per consolidare vie meglio il regno , mortagli la primadonna madre del solo pargolo Radigere, avea con tratto matrimonio colla sorella di Teudeberto re dei Franchi, impromesso il figlio ad una pulzella originaria di Brittia, ed a titolo di sponsalizie inviato moltissimo danaro al costei fratello monarca degli Angli. Dopo si mili provvedimenti cavalcando un giorno per la cam pagna insieme cogli ottimati ud non so quale uccello crocidare con fastidiosa pertinacia che mai la maggiore; il perch, vuoi comprendendone il canto, vuoi pi che altri sapevole delle cose avvenire, mentendosi interpetra di quel presagio disse tosto al suo corteo eh egli dopo quaranta giorni si morrebbe, tanto dinotandogli la voce del volatile, ed aggiunse: I miei divisamente comun que si fossero, mirarono sempre a procacciarvi una fer missima pace, n ad altro fine contrassi parentela co

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Franchi addimandando ed impalmando lor donna e destinai a mio figlio sposa brittiana. Ora poi che ben 9 9 comprendoni sull uscir della vita, e fuor d ogni spe li ranza dell avere prole maschile o femminile, attendete ad un mio consiglio, da che non ancor fatto il ma9 9 trimonio di Radigere, e se lo giudicherete opportuno 9 9 vogliatelo, non appena sar trapassato, felicemente e9 9 seguire. Opino adunque la parentela de Franchi vie meglio acconcia ai Varni che non quella degli isolani, 9 9 ben difficilmente potendo i Brittii per la distanza loro 9 9 intraprendere a trafficare con voi, quando in cambio 9 9 nulla pi che questo fiume, il Reno, divide i primi dalle 9 9 nostre frontiere. Il perch di tali potentissimi vicini 9 9 hanno in lor bala e ss e rv i di giovamento o danno quan9 9 do il terranno espediente, e di certo ne avrete molestie 9 9 ove non le antiveniate co legami del sangue, essendo 9 9 luomo di guisa naturato che mal volentieri comporta i 9 9 prossimani da pi di s, ripdtandoli a cagion di lor for9 9 za prontissimi a soperchiarlo, conciossiach epossano 9 9 a lor buon grado con pretesti di guerra trarlo dalla 9 9 sua pace. Or bene, poste cos le (accende, mandate con 9 9 Dio la isolana fidanzata a mio figlio lasciando chella si 9 9 goda, a mortificare il nostro torto, come ne impone la 9 9 comune legge de mortali, tutta la pecunia rimessale 9 9 a titolo di sponsalizie;Radigere quindi sposi la matrigna 9 9 a moglie accordandogliene le patrie costumanze. III. Ermenegisclo dopo questi consigli nel quaran tesimo giorno dalla predizione, assalito da morbo-si mo riva, e suo figlio addivenuto re dei Varni compie giusta il parere degli ottimati suoi le ammonizioni dello spen

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to genitore passando a nozze colla matrigna. L altra, fattane consapevole n comportando la offesa, bram ar dentemente di pigliarne vendetta, opinando quel popolo, zelantissimo della pudicizia, prostituita la pulzella cui le arre sponsalizie riuscirono a mal 6 ne. Da principio a dunque mandovvi di tali suoi famigliari chiedendo r a gione di si turpe ripudio senza poterla gravare di stupro, n di mancamento comunque verso il futuro suo sposo. Tornata vana 1 ambasceria ella stessa pigliando animo virile appresta la guerra, e ragunate quattrocento navi con entrovi non meno di dieci mila soldieri muove con tro ai Varni, accompagnata pel maneggio degli affari da un suo fratello spoglio d ogni onoranza. Questi isola ni, fortissimi sopra tutti quelli da noi conosciuti, com battono pedoni, ignorando 1 arte del cavalcare, n han no tampoco idea delle forme cavalline, mancando la Brittia di tali animali, n capitandovene dal vicino con tinente; che se per ventura, o da legazioni o da qual tu vuoi motivo indotti a conversar coi Romani o con genti fornite di cavalli, sieno obbligati ad usarne , disadatti a montare di per s in arcione, vengonvi posti sopra, e quindi havvi ehi li rimtte sul terreno. I Varni a simile nella guerra valgonsi di soli pedoni. Del resto in quelT armata di mare, composta unicamente di remigatori, non vedevi maniera alcuna di vele, abituati essendo nelV isola a navigare mai sempre coll opera de remi. IV. Messo piede in terra e vallatisi alle stesse foci del Reno, la vergine condottiera in compagnia di altri pochi vi si tenne, ordinando al fratello di muovere con tutto l esercito cntro del nemico a campo non lunge

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da l e dalla piaggia dellOceano; laonde costoro presto aggiuntolo e datisi a battagliare lo sconfssero con grave strage, e nella fuga tanto Io perseguitarono dagli omeri quanto portava la condizione di pedoni. Tornati quindi ne proprj steccati la vergine fa loro ben trista accoglien za, ed in asprissime guise rampognane il condottiero , dichiarando al tutto immeritevole di lode un esercito cui non bast V animo di condurle vivo Radigere ; sceltine da poi i pi valorosi poneli di brocco sulle tracce de 1 Varni coll ordine d impossessarsi ad ogni partito del campato monarca. Queglino osservantissimi dei rice* vuti comandi ricercano diligentemente la regione, ove alla per fine scontratisi in folto bosco vi rinvennero ascoso Radigere, ed avvintolo con funi tornarono alla fidanzata presentandoglielo tutto tremante per tema di sollecita e penosa morte. Ma la regina, fuor dogni aspettativa, n lo condann a capitale supplizio, n vendicossi altramente, paga di rimproverargli la ricevuta offesa, e di sapere il perch, lei innocente, scioltosi dall impegnata fede avesse impalmato altra donna. Il prigioniero allora chia ma in colpa del suo operato il volere del padre e le] instigazioni degli ottimati, pregandola fervorosissimaniente che perdonassegli la merc delle esposte circo stanze, Promette in fine che ove ella perseveri nel pri mo intendimento addiverralle consorte , e co buoni trattamenti da quinci in poi sconter le passate colpe. Consentitovi dalla pulzella vengongli sciolti i legami prodigatigli ottimi servigi} poscia ripudiata la inatri* gna entra in matrimonio coll isolana terminando cos ogni querela.

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V. Gli antichi eressero nell isola Brittia un lungo muro per dividerne la parte maggiore dal resto, di qua e di l da esso avendovi suolo, amroosfera e le altre cose in perfetta opposizione tra loro; di guisa che la re gione dal muro procedente all orto va fornita di tutta la salubrit prodottale dai regolari cambiamenti delP a n no-, calda nella state, fredda nel verno , ed i molti suoi abitatori non differiscono punto nella vita d a gli altri mortali. Gli alberi, bellamente ornansi di frutta nelle consuete stagioni , cresconvi copiose messi , e vi scaturiscono abbondantissime acque. All occaso poi ti si appresenta il rovescio della medaglia, di maniera che non dato agli uomini di rimanervi neppure una inez ia ora. Questo suolo ricetta innumerabili vipere, serpen ti ed altri velenosi animali d ogni maniera. Narrano a simile i paesani cosa in vero lontanissima dalla comune credenza , che P uomo, vo* dire , valicato il muro cada in un attimo spento, vittima della pestilenza dell aria , ed anche gli stessi animali partecipino P egual sorte. Ala poich il sermone mi ha condotto a questa parte d istoria non tacer altro che simigliantissimo a favola, n io dovvi alcuna fede quantunque raccontato da molti, i quali protestano avere e di persona visitato il luogo, e udito colle proprie orecchie quanto ivi succe* deva; laonde se il passassi onninamente con silenzio e si parrebbe che fossimi posto a descrivere le bisogne delP isola Brittia non quanto si volea di esse infor c a to . VI. Parlasi dunque che vengano quivi traghettate le anime de morti, ed ora mi studier indicarne il modo

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riferendo cose pi e pi volte narratemi in sul serio da quegli abitatori. Ripeto impertanto che sebbene tale vada la universale opinione di l , opino doversi ascrivere il tutto ad un parto dell immaginazione durante il sonno. La piaggia dell Oceano rimpetto all isola Brittia va ricca di borgate, ove stanziano pescatori, agricol tori ed altre genti condottevi da viste di commercio} essi tutti annoveransi intra sudditi del re dei Franchi avvegnach non suoi tributarj, sollevati da ogni gravez za gi da lungo tempo merc d un servigio, coni e di cono, prestatogli e che piglio ad esporre. Raccontano pertanto di essere tenuti a condurre, giunto a ciascuno il turno, le anime nell isola. Ora queglino cui spet ta compiere nella prossima notte il pio ufficio tornati sull imbrunir dell aere alle proprie case abbandonausi al sonno attendendo il reggitore del tragitto. A not te ben ferma odonsi, picchiato alla porta, da cupa vo ce invitare all opera} di colta e surgono da giacitoj per camminare al lido, costrettivi s bene da forza , ma ignari di qual tempra ella sia. Quivi rinvengono pronti ed affatto vuoti d uomini anzi altrui ^aliscalmi che prop rj} montatili danno dei remi in acqua , e sentono le fuste per modo cariche di passeggieri che sino all ultima tavola ed alle stesse aperture dei remi veggonle affon date, rimanendone appena scoperta V altezza dun dito. Remigato non pi d un ora apportano all isola Brittia, quando navigando giusta V usanza loro, intendomi co remi e senza vele, ne impiegano ventiquattro} approda tovi e tosto accortisi della discesa in terra de loro vian danti si fanno indietro co paliscalmi d una leggierezza

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tale che P acqua ne cuopre a stento le carene, avvegna ch un nonnulla uscente col delle barche sappresenti agli sguardi loro, asserendo soltanto udirsi poscia una voce, la quale si pare manifesti ai ricevitori i nomi per singulo di tutti i trasportati, quelli de rispettivi genitori, e le coperte magistrature; cbe se abbianvi donne insieme, queste ad alta voce chiamano gli uomini co quali vis sero congiunte in matrimonio; tanto di Brittia ci venne comunicato da que terrazzani , ed ora torno all argo mento del precedente libro.

C A P O XXL
V autore f a ritorno l l a gottica guerra. Onoranze conferite a Belisario in Bizanzio. Giovanni sverna a Salona. N ar sete eletto da Giustiniano a proseguire la gottica gurra prolunga sua dimora in Filippopoli, e quindi calca la via deir Italia.

I. Tali erano le faccende guerresche in tutte le regioni da me ricordate; le gottiche poi andavano del seguente modo. L imperatore, come ho gi esposto, ri chiamato avendo Belisario in Bizanzio gli fu largo di on o ri, non volle tuttavia rimandarlo in Italia dopo la morte di Germano, ma conferitagli la capitananza delle sue guardie , o con mutazione di termini la prefettura del pretorio d Oriente, se lo tenne dappresso. Il duce per dignit soprastava a chicchessia de Rom ani, dati pure intra loro di quelli ascritti al patriziato prima di lu , ed inalzati alla sedia consolare; tutti prestavangli ossequio, e rispettandone il valore cedevangli, con mol*

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ta imperiale soddisfzione, i proprj diritti. Giovaoni poi nipote, di Vitaliano da lto femminile svernava in Salond, e nell attendimento di lui i duci del romano esercito in Italia stettersi tranquilli. Ebbe fine col verno 1 anno deciiposesto di questa guerra , la cui storia da Procopio fu scritta. II. Nell anno vegnente Giovanni, allorch avea ri soluto di abbandonare Salona e di condurre a dirittu ra V esercito contro a Totila ed ai Gotti, ebbe ordine di sospendere la partenza infino all arrivo dell eunuco Narsete, ora scelto da Giustiniano a proseguire quella guerra ; n venne mai fatto ad alcuno di conoscere chia ramente il motivo della nuova sovrana determinazione, impercettibili essendo i pensieri d un monarca ov egli non consenta di comunicarli; mi limiter dunque a ri ferirne le divulgatesi confetture. Giustiniano Augusto fattosi accorto che tutti gli altri duci a lor malin corpo sommessi a Giovanni ben difficilmente u com porterebbero il com ando, paventava non contrariet degli anim i, spirito di parti ed invidia persuadessonli a disordinare , con un oprar lento e svogliato, la som ma delle cose. Mi ricorda inoltre di avere udito : nella mia dimora in Roma, da un senatore che regnan do Malarico, prole della figlia di Teuderico, tal giorno sul far della sera dalla campagna veniva menato alla cit t, passando pel foro della Paee, nomato cos dal tem pio della Dea ivi esistente ed ab antico percosso dal fulmine, un armento di buoi. Avanti il foro trovi anti ca fontana sulla quale giace un bue di bronzo, lavoro, se pur non erro , dell ateniese Fidia o di Lisippo, veP mocopio, lom. I L

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dendosi ivi stesso di molte statue fatte dalle costoro ma* ni, le iscrizioni appostevi dichiarando chi ne fosse Pautore} evvi pure la vacchetta di M irne, datisi gli anti chi Romani gran pensiero di metter Rama al possesso de 7 pi sublimi capolavori greci. Ora, aggiugneva il se* natore, un toro castrato dell armento avviatosi al foro salito di furia la vasca mont lanimale di bronzo. In quello poi fortunosamente di l passando alcuno di na zione tusco , ben villereccio al sembiante, e datosi a conghietturare sopra il fatto (essendo i Tusci anche oggid molto in su le divinazioni) profer alla fine: che un eunuco abbatterebbe il sovrano di Roma. Tutti per verit in allora si ridevano dell indovino e de suoi vaticinj, avvezza essendo la comune degli uomini a ricusar fede alle predizioni, meno da contrarj argomenti indot tavi che dallo stimare il vaticinio del futuro un gittar parole immeritevoli d ogni credenza e somiglianti a ridevole fandonia. In oggi nondimeno 1 universale con vinte dal fatto ammira il presagio . e Dio vel dica se P imperatore fidasse a Narsete la guerra contro Totila conghieltutando i destini, che minacciavano Roma , o la fortuoa stessa di questo modo volgesse a suoi fini P impresa. Narsete adunque ricevuto da Augusto un flo ridissimo esercito e copioso danaro si pose in 'cammi n o } arrivato quindi nel mezzo della Tracia fece alto in Filippopoli, rinvenendo i passi occupati da turme di Unni, i quali scorrazzando sol romano impero devastavano ed abbottinavano senza opposizione; udito poscia che altri di essi procedevano a Tessalonica ed altri^a

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Bizanzio , levato prontamente ilcam po tir verso 1 Italia. C A P O XXII.


Totila richiama in Roma parecchi senatori. Zelo romano di retto a conservare i pubblici ornamenti. Descrizione della naif e di Enea. Conghiettura di Procpio intorno alV xsola di Calipso. Nave di pietra in Coreira dedicata a Giove Casio, ed altra, nell1 Eubea, a Diana. Sepolcro di An~ chise.

I. Mentre in Salona Giovanni attende Narsete, il quale impedito dalle unniche ruberie lentamente pro cede, Totila nell aspettazione di lui richiama in Roma alcuni de cittadini e de senatori lasciandone il resto nella Campania, ed ordina che sia con ogni possibile diligenza governata la citt , mostrando quasi penti mento dei recati?! danni, come pure dell averne arsa parte non piccola di l in ispecie dal filiate Tevere. Questi disgraziati abitatori poi quantunque ridotti alla condizione de mancipj, spogli di tutti que loro beni e di interdetti dal possedera un cbe del prprio o del pub blico, mettono tuttavia grandissimo stadio, non avendo noi veduto genti pi affezionate dei Romani alla citt* loro, nel mantenere e conserver le patrie memorie. N per quanto lungamente si vivessero ligi de barbari de-* sistettero mai dal custodire come seppero il meglio que sontuosi edificj ed ornamenti, ai quali d altronde 1 industria degli artefici procurato avea s grande soli dit che n i moltissimi anni trascorsi, n V iuterrom-

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pimento delle necessarie cure giunsero a consumarli , esistendovi ancora per testimoniare ai posteri la ori gine di quell 9 impero. In fra essi ti sorprende la nave di Enea edificatore della citt, spettacolo di vero inac cessibile dalla nostra immaginazione. La vedi nel mezzo di Roma in un porto alla ripa del Tevere, e qui, aven dola di persona osservata, ne descriver la forma. E s sa, quantunque assai grande, solcava le onde spinta da un sol ordine di remi} lunga cenventi piedi, larga venticinque, alta da poterla col palamento governare, e sebbene composta di legname non apparisconvi meno mamente segni di commessure, n ferramenta a con netterne le varie parti, mirandovisi da per tutto una semplicit inarrivabile dalla mente di cbi ne oda i rac conti, n havvene altra, per quanto mi sappia , da po terla affrontare. La carena, tutta formata dal trpnco di un solo albero, va dall 7 estremit della poppa insino alla prora con dolce curvatura stupendamente immergen dosi nell 7 acqua, per quindi a grado a grado sorgerne verso le estremit. Tutte le coste poi, o vogliaci dire i pi grossi legni a compimento della stessa, nomati dai poeti grei (i) e dagli altri tpr (a), tale son lunghi cbe aggiungono, ciascheduno, ambo i fianchi della nave, e da quivi discendendo abbasso con ele gantissima curva stabiliscono la circonferenza di quelP alveo} n saprei dire se natura di questo modo cre scesse il legname facendolo cos opportunamente vege ti) Omero ; da fit quercia. (2) Erodoto in ispeeie.

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tare , o pure dobbiamo all arte ed Agli stronfienti la idoneissima loro flessione. Ciascheduna tavola poi dal* P una estremit dl navilio procedente all altra t ac cenna la lunghezza del tronco dal quale veune segata, e soli ferrei chiodi assicuranla forte alle coste per com pierne i fianchi : per fermo tutta la sua costruzione tale uno spettacolo che indarno cercheremmo descri vere. Ed aff di Dio che la natura delle cose mai con sente agli uomini di esprimere chiaramente colla favella la maggior parte delle opere assai lontane dalla comune immaginazione e sempre che rendonsi queste superiori ai nostri consueti pensamenti, s avvantaggiano ad uno del potere della parola. Intra que legni, arrogi, non ve ne ha di putrefatti o tarlati, ma tutta la nave in sorpren dentissima guisa conservasi ancora egualmente perfetta come apparve non appepa uscita delle mani del suo artefice, chiunque egli si fosse} il dettone basti. II. Totila mand soldieri, empiutene trecento lun ghe navi io Grecia coll ordine di manomettere quanto si parasse loro innanzi n quest armata di mare, insino alla Feacide ( oggi detta , Corcira ) fu apporta trice di sventure, imperciocch nel tragitto , avente da banda C ariddi, nou trovi' isola con abitatori, di ma niera che trasferitomi di spesso in quelle parti rimaneami ineerto ove cercare la dimora di Calipso. Quivi appcesentaronsi a miei sguardi tre sole isole, non pi d j trecento stadj lontane dalla F eacide, intra loro vi cine, piccolissime, ed affatto spoglie di gente, di be stiame e d altra cosa comunque. Hanno ora ito me Otonie, n mancher forse chi pongavi P abitazione della

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Ninfa aggingnendo che Ulisse, per ci non molto di* scosto dalla terra de Feaci, con ina schidia (i)? come dice Omero, o con nave, o in altro qal tn noi modo vi approdasse ; ma noi riferiamo quel tanto ne fu dato conietturando rilevare. N Dio merc vi sar chi opini agevol impresa il discorrere antichissimi avvenimenti con tale verit da non potervi obbiettare centr, la molta di stanza delle epoche solendo cambiare grandemente i nomi, ed anche indurre varianze nelle notzie de luo ghi. Si pretende inoltre che la nave formata di candi dissimo marmo ed a tutti visibile sul feacico lido si fosse quella montata da Ulisse nelPapprodare ad Itaca ^ ma siffatta nave anzich essere ttta. d un pezzo coinponesi di molte pietre, ed j caratteri incsivi testimoniano pie namente che l si stesse dedicala a Giove Casio per voto d un negoziatore. N v a ridire che questi iso lani venerassero in altri tempi il Dio , dal quale eb be ed ha tuttavia nome Casiope citt , ove ammiri la nave. Di molte pietra a simile par costruita F altra che Agamennone figliuolo d Atreo dedic a Diana in Geresto dell Eubea ad espiazione del fattole oltraggio; la Dea in allora placata colla morte d Ifigenia rend libero il mare ai Greci. E che s andasse la bisogna lo hai da nn epigramma, scolpito n que d o poscia sulla nave stessa^ comport di esametri cancellati il pi dal tem po; rimandomi non di meno ancora i due primi versi, e sono :
Qui pose Agamennon la nera nave De Greci rimembrar l oste stili onde. ( 1) Navilio tumultuariamente fatto.

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I quali versi preceduti erano dalle seguenti parole : T e nico faceva a D iana Bolo sia ; di tal guisa ab antico no mandosi Lucina per la credenza che i dolori del parto (frecce) fossero avventati dalla Dea; ora tornia mo a bomba. III. I Gotti coll 7 armata di mare afferrati in Corcira la posero a sacco icsieme con tutte le vicine isole no mate Sibote; passati quindi sul continente diedero con repentino e gagliardo assalto il guasto ai luoghi accer chiatiti Dodona, vie pi danneggiando Nicopoli ed Ar>chiso ; questa traendo il nome, a detta di que paesani, dall5 esservi approdato Aneh ise, padre d Enea, eoi figlio dopo la caduta d Ilio, vissuto qualche tempo ed a n che morto. Preso poscia a trascorrere la piaggia ma rittima ed avvenutisi nelle greche navi, non poche di numero, tutte coi carichi predaronle, avendovene tra esse di quelle spedite dalla Grecia a fornire di vittuaglia le truppe di Narsete; non altramente qui furono le cose. CAPO XXNI.

I Gotti assediano da terra e da. mare Ancna, Valertno con lettera esorta Giovanni ad unirsi feco onde soccorrerne il presidio. Ambo, fa tto un sol corpo delle genti toro, af ferrano a Senogallia. I l nemico procede ad incontrarli. A r ringhe dei condottieri ai proprii eserciti. Marittimo com battimento ; strage e fu g a de9 Gotti.

I. Totila buona pezza fa mandato avea l esercito nel Piceno per occuparvi Ancona, fidandone il r e g g i -

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mento a valorosissimi duci Scipuar, Gibla e Gundulf (o come altri nomavanlo Indulf) stato da prima lan cia di Belisario. Aveali similmente afforzati dirizzando a quella volta qu&rantasette nevi, acciocch e potessero con assedio marittimo e terrestre pi di leggieri e spe ditamente averne il castello. Eran poi gi da qual che tempo sotto quelle mura, quando la guarnigione cominci a patire di vittuaglia; il perch Vitaliano al lora di stanza in Ravenna, sapevole delle ocoorreqze dei suoi e bramoso di ripararvi, ma d altronde persuaso di non avere mezzi sufficienti alluopo, scrisse in Salona a Giovanni, nipote di Vitaliano, del tenore seguente : Ben sai tu stesso che di qua dal seno Ionio tutto per demmo, salvo Ancona, se pur questa oggi ne riraa9 9 ne, essendo le Cose deRomani quivi strettissimamente 9 9 rinchiusi venute a tali estremi che temo ogni soccorso 99 intempestivo, e per lo soverchio indugio vauo il no9 9 stro buon desiderio. Cos termina vietandomi di scri9 f vere pi a lungo P urgente bisogno degli assediati, 9 9 cui addiverrebbe funesto il differire d un attimo ad 9 9 assisterli, essendo il pericolo maggiore di qual tu vuoi 9 9 descrizione. Giovanni ricevuto il foglio, di proprio arbitrio e contro gli ordini imperiali dapprima avuti, si pose tosto io cammino, estimando vie pi meritevole di considerazione P imminente rovina cui volgevano, opera del fato, quelle bisogne, che non i bizantini comandamenti. Fatta quindi cerna tra suoi militi de pi valo rosi collocolli sopra trentotto lunghe navi, prestissime al corso, cd assai adattq ai certami di mare; compiu tone di poi con fodero il carico e postosi alla vela afferr

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a Scardone, ore poto stante giunse Valeriano con altre dodici navi. II. Riunite quivi lor forze e conferito insieme statui rono ciocch bisognava fare. Laonde spiegale le vele apportano ad una citt sull opposto lido chiamata dai Romani Senogallia^ n molto da Aucona distante. I duci de Gotti, uditone, di colta empiono anch essi quaran* tasette lunghe navi, l pronte, del fiore di lor militi, e commesso alle genti comandate da Scipuar il prosegui* mento dell assedio, partonsi ad incontrare il nemico. Avvicinatesi le due armate di mare, fermato il corso e raccolti i vascelli si pass da ambe le parti ad arrin gare le tru p p e , Valeriano e Giovanni essendo i pri mi ad esortarle dicendo: Nessuno di voi, o commilitoni, opini scopo della imminente pugna non pi che la salvezza dAncona e de Romani l entro* Abbia per fermo in cambio, a dir tutto con brevit, dipendere da essa lintero esito della presente guerra, poich delle due fazioni a quella che ne uscir vittoriosa non potr ff fallire la pi felice meta, e tale un pensiero forte im primete negli animi vostri. Egli pretta verit che la copia degli apprestamenti faccia preponderare nelle armi, e cbe per manco dannona sia uopo cedere al 9 9 nemico, non potendo strignere lega fame e guerre9 9 sco valore; n consente natura che uomo indebolito 9 9 da iuedia rendasi tra le armi glorioso. Ora cos va la 9 9 bisogna : noi da Idrunte a Ravenna difettiamo in oggi daltri luoghi muniti ove mettere in serbo l annona 9 9 a sostentamento nostro e de cavalli, poich il Gotto 9 9 padroneggiane di maniera i lidi che indarno vi cer*
Pocono , tom. II.
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cheretmno unamica borgata da cui ottenere qualche conforto di vittuaglia. Ogni nostra speranza riposta in Ancona, quando, traversato il mare, ne sia concesso yf apportarvi e riparare in fide mura. Se dunque gride9 rem vittoria nell odierno conflitto, raffermata la cit t, come vuol giustizia, sotto l imperio d August, 9 9 prenderemo non vana fiducia di condurre a buon fine la guerra. Vinti al contrarlo, non voglia il Nume che 9 9 (per tacere di pi gravi cose) i Romani vadano eter* 9 9 namente privi dell italiana signoria. Inoltre mostran9 9 dovi ora codardi non avreste pi scampo, essendo 9 9 che il continente, occupato dai nemici, non potrebbe 9 9 darvi salvezza, n il mare, di lor forza riboccante, 9 9 presterebbesi alla vostra navigazione. Ogni nostra spe ranza adunque pende nel prospero successo di que99 sto combattimento, e nelle sue buone sequele. Fate 99 quidi pruova di coraggio e valore in esso pen sando che una sconfitta sarebbe lultima per voi, ed una vittoria colmerebbevi dincomparabile felicit e 9 9 splendore. 9 9 Giovanni e Valeriano cos parlarono } i duci poi de Gotti alla lor volta diressero alle truppe la seguente arringa: Da che questi malvagi, espulsi da 99 tutta Italia ed acquattatisi entro terrestri e marit99 timi luoghi a noi ignoti, ora ne sfidano a battaglia, 99 ct: forza reprimere del nostro meglio lo sconsigliato 99 ardimento, acciocch non abbiauo per gottica dab benaggine a vie pi imbaldanzire. E di vero una scon99 siderata arroganza non doma nel suo nascere piglia n tosto il carattere di strabocchevole audaia, e sol ter mina quando abbia profondalo in calamit gravissime

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w coloro die mira di esterminare. Laonde sia nostra prima cura il farli accorti come si rimangano tutta via non pi che grecuzzi, di effeminata natura, e pinzi dorgoglio sebbene vinti; n vi patisca il cuore di per* 9 mettere pi lunga durata a s turpi conati, aprendosi la infingardaggine, ove siamo di lei noncuranti, il varco 99 a pi gravi arbitrii, ed instancabile addivenendo una insolita presunzione favoreggiata dal tempo. Non ere diate poi di vederli resistere gran pezza a fronte di 9 prodi guerrieri, conciossiach I ardire ben poco da fi virt raffermato va borioso prima d incontrare il 9 9 cimento, e si fa bello rendendo qualche sembianza d fortezza, ma Tenutovi di leggieri lo volgerete in fuga, 9 9 e che tl sia ne avrete pruova rammentandovi come 9 9 dopo chiarissime azioni accommiataste danneggiati i 9 vostri nemici. Ritenete in fine che non* gi per essere 9 9 di subito addivenuti pi animosi e potenti eglino vi 9 9 chiaman ora a battaglia, e qui ud la tracotanza loro, 9 9 al tutto somigliante quella per lo innanzi mostrata, ne 9 9 riporter anche adesso V egual pena. III. I Gotti condottieri esortato V esercito, e fat tisi ad incontrare il nemico tosto lo assalgono. Ostina* tissima fu la pugna navale, n dalle terrestri diserei pante; imperciocch le due fazioni, voltate le prode, si travagliavano colle faretre a vicenda, e per gli spiragli delle navi i prodissimi tenzonavano intra lo ro colle aste e spade, come il caso in campo. Tal eb be principio lo sfidamento, ma poscia* i barbari, per nnlla sapevoli di naumachia , disordinatissimi, combat terono , appartandosi gli uni cotanto da venire assaliti

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alla spicciolata, e gli altri raccogliendo lor navi in co si angusto spazio che riuscissero di reciproco impedi mento} avresti detto gli alberi di que vascelli stretti insieme ed intessuti a foggia di stuoie. Con molta fatica e lentezza inoltre poteano avventare saette contro al nemico , o giuntigli da presso molestarlo d asta e di spada} con alte grida in cambio procedevano urtan do e ributtandosi colle armi} ora serravan lor fronte, o ra, n poco era il danno, allungavanla.di -soverchio. Ognuno schiamazzando esortava i prossimani,certamen te meno a far pruova di coraggio che ad esser canti nel governare i vascelli serbando intra essi la necessaria di stanza} in fine la generale imperizia loro addusseli a toccare una grave sconfitta. I Romani al contrario va lenti nel trattare le armi e d assai in naumachia saputi, volte le prode verso il nemico, n pi intra loro alla lar ga o stretti, di quanto era il caso, ora opportuna* mente raccoglievano il navilio, ora distaccavanne parte onde combattere qualche gottico legno dilungato dagli altri ed affondarlo. Vedendo poi il grande trambusto degli avversarj molestavanli con assiduo nembo di frec ce , ed anche vie pi appropioquati morivanli in quell 9 universale conturbamento e scompiglio a colpi di asta e spada. I Gotti caduti d anim o, colpa la mala fortuna e gli errori commessi, e privi di consiglio navigavano in bala delle onde, n pi comparivano ai fianchi de 9 vascelli per tenzonare a corpo a corpo, ma deposte le armi giaceansi scioperati in tanto pericolo, fidando lor sorte allinesorabile fato. Da ultimo tutti confusione e trambusto, n curanti affatto la gloria d una ritirata

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onorevole e d ogni altra virt, mentre vanno in traccia cP obbrobriosa fuga sono accerchiati dagli avversarj e costretti ad un vile arrendimento , ben poch delle sue navi, undici di numero, campandone furtivamente. Gli imperiali ne spensero molti col ferro ed a copia anche maggiore procacciarono morte affondandoli insiem coi vascelli entro P acqua; Puno dei duci fu pigliato vivo, ma Indulfebbe salvezza riparando sopra le fuggite navi, che i piloti non appena messo piede a terra incen* dinrono , per recarsi quindi tutti pedoni appo gli asse* diatori di Ancona , dove narrata la sofferta strage si convenne di abbandonare affatto quegli accampamenti* e di aggiugnere con veloce corso le mura d Aussinto. 1 Romani arrivati prontamente ad Ancona , occupanvi le diserte trincee, e rinfrescato di viltuaglia il forte ne riparton di netto, Valeriano tornando a Ravenna Gio vanni a Salona. Questo combattimento rintuzz fuor misura P ardire ed il coraggio dei Gotti.

C A P O XXIV.
JVelia Sicilia valorose geste di Artabano a pr de Romani*

Vani esperimenti de9 Gotti per riappattumarsi coir impera* tore . Felici imprese dei Franchi n ell Italia. Leom+o impe riale ambasciatore a Teudibaldo di Teudiberto. Dicerie d 9 entrambi. La Corsica e la Sardegna in potere dei Gotti Nella prima delle isole uomini e cavalli di piccolissima taglia

I. In questo mezzo le romane cose nella Sicilia procedevano del seguente modo: Giustiniano richiama*

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to Liberio in Bisanzio confer la capitananza delle truppe dimoranti nell isola ad Artabano, il quale as sediatevi tutte le guernigioni de7 luoghi forti e vinti quelli che facevansi assalitori, costrinseli per estrema penuria di annona a deporre le armi. Tanto bast per ch al nemico , sfiduciato e forte aneor lamentando la strage tocca nella pugna navale, invilisse P animo di continuare la guerra, disperandone affatto, e si destasse nella mente il pensiero che , dopo le gravi perdite ed ignominiose sconfitte riportate, ei pi non ayrebbe po tuto al sopraggiungnere di nuovi aiuti ai Romani re sister loro un attimo di tempo , e rimanere nell Italia. Era inoltre vana ogni speranza di composizione con Augusto} essendo che mandatigli spesso ambasciadori da Totila, i quali di presenza esponessero come il pi delP Italia fosse in potere dei Franchi, poco meno che tutto il resto , colpa la guerra , desolato, ed il Gotto pronto a cedergli la Sicilia e la Dalmazia, unico suolo non travagliato dalle comuni sciagure , colP obbligo di farsi tributario di annuaria pecunia a compensagione di quanto riterrebbe, con promessa in fine di addivenirgli aiutatore in guerra ed onninamente suggetto, Giustinia no fermo nel niego aveali accommiatati, della gottica genia udendo a malincuore Io stesso nome, e bramo so nell animo suo che non ve ne avesse pi traccia nelP impero; cos le siciliane faccende. II. Leonzio pervenuto alla corte del Franco.dicea : Hannovi per ventura di tali cui manda il fato mai pi * attese vicende} con tutto ci sono d avviso mancare esempio che ad altri accadesse quanto ebbero i

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* Roman! a sofferire da voi. Ed a provarlo ricorder che 9 9 Giustiniano prima di romper guerra ai Gotti volle dai * Franchi promessa d aiu ti, dando loro a titolo di 9 9 amicizia e lega sovrabbondante danaro. Ma eglino , anzich parte alcuna compiere delle contratte obbli9 9 gazioni,* di tante ingiurie ne arrecarono quante noti 9 9 potrebbonsi tampoco di leggieri imaginare. Tuo pa* dre Teudiberto, a dirne, punto non si ristette dall oc9 9 cupare violentemente e coiftro ogni diritto le pro9 9 vincie da Giustiniano ricondotte senza P opera vo9 9 sf r a , con molta fatica e gravissimi pericoli , compa9 9 gni indivisibili delle a rm i, alla sua obbedienza. Ma f> lasciate da banda simili querele ed accuse ora a te mi presento per chiedere e proporre cose a voi stessi 9 9 vantaggiosissime; affinch provvediate in ottima guisa 9 9 alla felicit vostra , n vi opponiate a quella de Ro9 9 mani; volendosi d altronde convenire che gli ingiu9 9 sti possedimenti, datone pur comunque tu vuoi il 9 > poco, spoglino d ogni lor patrimonio eziandio i for ti e potenti usurpatori, ben rara essendo la unione 9 9 della prosperitade e delP ingiustizia. Ghieggoti pedan ti to che parteggi con noi in questa guerra contro a T otila, e purghi cos da ogni reato il genitore; 9 9 alla vera e legittima prole soprattutto addicendosi il 9 9 fare ammendamento delle colpe di lu i, ed il reu9 9 dere.fermo e costante ogni ottimo suo precetto, il 9 9 primo desiderio dei sapientissimi personaggi essendo 9 9 quello di lasciare una discendenza imitatrice delle fi onorate azioni di cui eglino stessi riportarono som9> ma lode; che se per lo contrario tal fiata aves-

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sero sconsigliatamente operato , la prole , non a ltri, 9 9 in obbligo di apporvi riparo. Sarebbevi di pi torw nato bene ancbe non richiesti il confederarvi co' Ro mani per debellare i Gotti rostri nemici di antica 79 data, misleali, ed avvezzi ad assalirvi con ostinato ed 99 inespiabile odio. Questi ora sbigottiti non rifiutansi 9 9 di careggiarvi; ma finito eh e s abbian con noi mo9 9 streranno prontamente P animo loro verso le genti 9 9 vostre. I malvagi alla buona fe non cangiansi di 99 proposito n favoriti da seconda fortuna, n da con9 9 traria oppressi; li vedi ben sai nelle sciagure dissimu99 lare con arte bellissima ed in ispccie coi prossima99 ni se bisognosi del costoro aiuto costretti in allo ri ra d infingersi ad essi. Fattivi pertanto a ponderare le 99 addotte cose non dubiterete un istante dell utile 99 vostro amicandovi P imperatore , e prendendo seco vendetta, come potrete il meglio, di chi aveste a pa99 tire s lungamente gli oltraggi. 9 9 Di qliesto modo parl Leonzio, e Teudibaldo rispondeagli. Non avreb>9 bevi giustizia n equitade in noi se tenessimo P invi> 9 to a confederarci con Giustiniano per guerreggiare i v Gotti. Eglino sono gi nostri amici, laonde mancando 99 loro di fede non serberemmola neppure a voi; es99 sendo che P uomo giunto a contaminarsi di turpis9 ) sima frode raro si pu rattemperare dalla trasgressione 99 dei proprj doveri. Quanto poi a luoghi da te ricor9 9 dati bastimi dire che mio padre, Teudiberto, non 9 9 ebbe unqua in animo di fare oltraggio a chicchessifosse n de prossimani e di usurpare laltrui, e chiaro argomen ti to ne fia il non avermi lasciato grandi ricchezze. N

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tampoco egli armatamano vi priv di quei domini!, 9 9 cedutigli manifestamente dal te gotto lor posses9 sore; merc di che ben si conveniva ad Angusto 9 V applaudirne ai F ra n ch i, non potendo noi a meno di allegrarci in mirando il nostro rapitore spogliato de suoi mali acquisti, nella persuasione eh egli a di* ritto paghi il fio delle commesse violenze; se pnre non invidiamo lor buona sorte a chi prendono a vendicar c i , e vogliamo giustificare i nostri nemici approvane done le difese col proposito, come pur troppo in usanza, di procacciare malevoli a chi ne giova. Posn siamo del resto sommettere entrambi ad un arbi trato le nostre contese, acciocch i Romani, s favo riti dalla sentenza, abbiano issofatto a ricuperare il 3 9 tolto loro ingiustamente ; n guari andr ohe mande remo a Bizanzio per comporre simiglienti alterchi . Leonzio ebbe di questo modo commiato, e quindi un1 ambasceria di quattro individui, essendone capo un Leudardo franco di schiatta, pervenuta col e presen tatasi all imperatore esegu con ottimo successo la sua mandata. III. Totila voglioso di occupare le isole vicine al1 Africa ragun a fretta un9 armata di mare, e postavi sopra la soldatesca necessaria all uopo le ordin di spiegare le vele. Questa innanzi tutto afferrato alla Cor sica ne fece la conquista senza opposizione , e quindi v aggiunse la Sardegna, rendendole cos ambedue tri butarie de Gotti. A tal nuova Giovanni, maestro de militi per V Africa , spedisce ver 1 ultima altr arma ta di mare con tru p p e , le quali di poi accostatesi a P ro copio , tom. I l . 34*

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Cagliari citt e messo il campo & apprestavano ad un assedio, estimetodo lor forze insufficienti a tentarne le mura guardale da copioso presidio. Questo conosciuti ne i divisamenti le assale, e fugatele a suo bellagio con improvviso attacco utolti ne uccide ; i salvi allora tornati alle navi dirizzarono poco stante lor prode a Cartagine per vernarvi, e proseguire sul far di primave ra con maggiore apparato la guerra contro le prefate isole. Nell una di esse, gi nomata Sardo e detta ora Sardegna, crescevi unerba apportatrice all istante di mortai coavulsione a chiunque ne g u s ta , e le sue vii* ti di* partonsi di questa vita eoo tutte l apparenze d r in cessnte riso, cbe ha comune coll isola il nome, sardo* nico detto. Nella Corsica poi, u n tempo Cim, vedrai la umana specie abbondar di nani, e mandrie di cavalli ben poco delle pecore superiori in grandezza; or basti il pco narrato di esse* CAPO XXV.

V Illirico posto a sacco dagli Sclabeni. Giustiniano si lega co* Gepidiy quindi spedisce aiuti, per guerreggiarli, ai Lan gobrdL Cotoro vittoria . Citt rovesciate dai terremoti. Marittima inondazione. Crotone assediata dai Gotti.

I. Introdottosi nell Illirico un distorni imitdj numero di Sclabeni e commettendovi nefandissime azioni, Giu stiniano Augusto mand a combatterli ttn esercito ca pitanato, intra gli altri, dalla prole di Germano; questo uon di meno vedendosi per iscarezza di gente ben in*

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feri ore al nemico non os affrontarlo , ma seguendone da tergo le vestigie sfogava grandemente il suo sdegno colla uccisione degli arretrati, e fattane molta strage indirizz a Bizauzio anche piccola mano di prigio nieri, Imperiatito i barbari non rifinavano di guasta re que luoghi, con tale effusione di sangue che lotte le contrade poteaiisi lastricare di morti; dopo di che li-, berissimi procedevano alle proprie case tra ri echi dr schiavi e del raccolto bottino. N dato era ai Romani di tender levo insidie al valicare del fiume , o di mo testarli in altra guisa, venendo essi aooolti dai Gepidi e condotti all 9 opposta riva in forza di pattuita mer cede non minore per singulo d un aureo statere* Gi* stiniano adunque dispiacentissimo della sua impotenza a salvare dalle continue loro devastazioni il suo impe rio, e nel mettervi piede al trapassare dell 1 Istro e nel1 abbandonarlo con repentina partita, era bramoso di strignere amicizia coi Gepidi. II. In questo mezzo e Gepidi e Langobardi appre stavano gli eserciti per venire alle mani, ed i primi tut to al buio \sin qui de 1 giurati accordi intra Giustiniano ed i Langobardi e d altronde paurosissimi delle roma ne truppe aspiravano sommamente ad averle amiche e confederate. Spedivano cos un 9 ambasceria in Bizanzio pregando l imperatore che si unisse in tega seco loro, n questi tard a consentirvi, dodici senatori, a richie sta de 9 legati, fermandone con giuramento le convenzio ni. Trascorso quindi breve tempo Giustiniano Augusto fece partire gli aiuti domandati per diritto sociale dai Langobardi coll intendimento di valersene contro, ai

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G epidi, cbe violatori de 9 patti condotto aveano di qna dall latro una caterva di Sclabeni a guastare il snolo romano. Queste truppe capitanavansi da Giustino e Giustiniano, prole di G erm auo, da Ara 2 o e Suartaa gi dichiarato dall 9 imperatore monarca degli Eruli} ma costretto quindi a partirne dalla ribellione dei tornati dall 9 isola Tuie, come scrivea ne 9 precedenti libri, ripa r in Bizanzio, dove fra eletto a maestro de militi qui* vi a stanza. Intra que 9 duci aveavi parimente Amalafrido di gottica schiatta, per donna nipote di Amalafrida so rella di Teuderico re de Gotti, e figlio di Ermenefrido re de 9 Toringii. Costui mandato da Belisario in Bizan zio con Vitige fuvvi creato duce dei Romani, e spos ad Auduino re de 9 Langobardi una sorella. Ora di quell esercito il solo Amalafrido colle sue truppe arriv presso de 9 confederati, rimasi gli altri tutti per coman do imperiale ad Ulpiana, citt dellillirico, per quietar vi un tumulto nato da religiose controversie de Cri stiani, argomento propostomi di trattare in altri libri. L 9 esercito langobardo adunque con Amalafrido arriva to alle frontiere de 9 Gepidi sconfigge in ostinatissima battaglia quanti contrastavangli il passo uccidendone, come suona la fama, pur molti. Re Auduino allora spe disce a Giustiniano alcuni de 9 suoi col lieto annunzio della nemica strage e con forti lamentanze ad un tem po di non averne ricevuto, giusta gli accordi, aiuti di truppe, seb