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DELLA

G E O G R A F I A
D

STRABONE
LIBRI XVII

CHEC&NHENE

I D IS C O R S I P R E L IM IN A R I.

MILANO
T IPI DI FRANCESCO SONZOGNO q."* G IO . *A TT.*

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AVVIS DEL TIPOGRAFO.

& TRABON ricevette quasi novella vita dalla traduzione e dalle illustrazioni, dei signori de la Porte d T h e il, Goray, Gssellin, e Letronne. Questo latpro intrapreso in Francia per so vrano decreto, e frutto d'oltre sedici anni di studj, cosi Iodato e coseassico, che basterebbe ess solo a, rendereutilissima la lettura dell'insi gne Geografo? ed a porgere molto or namento alla mia Collana. Nondimeno mi paruto ^che per valermi merita mente dell altrui ricchezza fosse d'uopo tentare dal canto mio di accrescerla. E per traendo il meglio^ dallo Stra bene francese ho aggiunto al mio

altri m olti b%menti coitici, crpditi, scientidci, dei quali opportunamente faveller nella Prefazione del secondo volume che d principio al volgariz zamento del nostro Autore. Intanto come prova del mio zela ; offro que sto primo volume. KOgni lettore attento e curioso, dicno gli editori francesi nel lro. Avvi so/ amerebbe vedere in sul priicipid di questo volume un rapido quadro dello stato delle cognizioni, geogba&che anteriori all'epoca di 'StmboQe, una< notizia sugli autori che Fhan prece duto, c eh' egli rec in testimonio sia per accettare le loro opinioni, sia per combatterle ; un saggio sulla vita e gli Scritti idi Strabene, un' esposi" zione dei lavori fatti dal rinascimento delle lettere in Europa sulla Geogra fa di questo A utore, un' indicazione

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de' manoscritti principali, e delle edi zioni che si posseggono. )) E giusta i a loro asserzione; ma quegli egregj uomini recar non poterono ad effetto questo desiderio per quelle ragioni eh' essi soggiungono. Tocca ora a me giovarmi di sano consiglio; e sup plire in ogni parte alla mancanza J merce di quei dotti e scelti lavori che per buna ventura nel frattempo dati vennero in luce. Et prima ho pregato il cavalier Mustoxidi a voltarmi dal greco i iProche Adamanzio Goray pre pose i suo Strabene pubblicato in Parigi nel i 8 r 5 in quattro volu m i in &.". 11 traduttore ha corre dato questi Prolegomeni di molte Nate ^ nelle quali spesso discostan dosi dalle opinioni del suo esimio eemqaziohdle <cd antico^ viene a di-

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lucidare motte cose spettanti alla vi ta del Geografo. Segue poi la versio ne che dal latino ho ad altra penna commesso delle due Dissertazioni d A. H. L. Heren y&nfz&Mj % 2eoinserite nelle Memorie della Regia Societ delle Scienze di Gottinga (1 8 2 5). A questa tien dietro l'7n&ce da , ricavato dal tomo quarto della Greca Biblioteca del Fabricio, edizione dell Harles, ed emendato dal Mustoxidi. Ma per riunire insieme quanto se paratamente basta ad ornare pi edi zioni, ho trasportato anche dal I e dal V volume dell' edizione fran cese in questa mia: i. l'illustra zione del Gossellin , alla quale ho ag giunto un brano tolto dalla pere

grina prefazione del Coray 'ai Trat tato dlppocra te m^orno ar/e , z fuoe Ze non solo perch in esso egli tratta parimente (lei venti degli antichi, ma perch ne para gona i nom i coi nomi italiani, a." Ze oMewMgM MH e ge72epure del G ossellin, r/K/ner% c o n ^ er^ rg e ^

#y% zcA % jMg/z gr/wif cAe iZ y< % A yo H^o Jz 77!M M re jyyarjo Tzef g'eogr^co JeF Crccz\ jz z r yzM! & rzcon6?M rr e ^ a ^ j s z a r .' pm nM f'zz

5. Le J^/c^n?Ao finalmente .yn/ pnf/zczjp/o ^ Je eJ zY


y re /^ z .MJ?e77M e /z w e ^ r / J c /-

Z '< 3n% /cA z& 3 t, composte dal medesimo Gossellin dopo la pubblicazione del IV volume, ed un miglior esame latto

sopra molti passi di Strabene e di altn autori antichi. Tutti questi so=no certamente di non poco momento ^ e renderanno pi chiara e profcua 1 < lettura d'uno Scrittore che in s rac-* chiude quasi tutta la storia dell scienza geografica da Omero iuSna al secolo d'Augusto, che trattando dell origine ^ e delie emigrazioni ppoli, e della fondazione delle cintai e degl' imperj e delle repubbliche^ HArra fatti i quali invano ltrow , i cercherebbero, ed accoppia ai cac^rf teri d'insigne geografo quelli d'istOr. pipo diligentissimo..

PROLEGOMENI
D I A D A M A N Z IO C O R Y
ALLA GEOGRAFIA DI STRABONE cxEco
B C O M M B N TA T!

DA A N D REA M U S T O X lD t
CO RC!RHSE.

.A.MAS!A citt segnalata de! Ponto (<), che tuttavia con serva P antica sua denominazione, produsse Strabone. Chi e quale fosse il padre di lui non a noi mani festo y ma intorno alla madre egli medesimo ne insegna quanto segue. Dorilao, uomo pratico nell' arte milita re , originario di Creta (a), gener due figliuoli chia mati Stratarca e Lageta. Il fratello di Dorilao appellavasi Fileter, ed aveva pur egli un figliuolo , che come il zio si nom Dorilao. La figliuola di Lageta partor la madre di Strabone (3), il padre della quale era per avventura indigeno della Cappadocia, o del Ponto, o almeno uno de' greci col domiciliati^), secondoch appare dal barbarico nome del fratello suo JMoa/rne, che cos Strabone appella il paterno zio delta ma dre (5). Di questi pontici o cappadoci probabile fosse eziandio il marito di lei, padre di Strabone, forse non meno illustre de'materni suoi progenitori (6), i quali si mostrarono in molte circostanze uomini di grande ri putazione. Il militare Dorilao fu amico e capitano di Mitridate re del Ponto, soprannmato Evergete (y). Ritrovatosi in Creta quando i Cnossj pugnavano coi Gortinj, egli fu eletto da questi per capitano, e in breve comp la guerra. Ma come ebbe appresa col la morte di Mitridate (8), si rimase

PROLEGO M ENI

in Cnosso (9), ove ammogliatosi a Sterope, donna ma cedone , gener i prefati Stratarca e Lageta, nomi signi&canti PecceUenza di Dorilao nell'arte militare (<o). Di costui il nipote, pur Dorilao, figliuolo di Filetero che rimase era nel P onto, educossi coll'erede di Mitridate Evergete , Mitridate Eupatore , che lo insign di grandi .onori .(n)^ e suo generale l'institui nella guerra contra i Romani (i a). E dal medesimo Mitridate Eupatore tu pre posto a prefetto della Colchide il poco fa mentovato Moaferne (t 3) , zio della madre di Strabone. ; Visse Strabone certamente nell' intervallo che corse fra parte della vita del Magno Pompeo e di Cesare e -parte di quella di Tiberio, ma non noto precisamente il tempo in cui egli cominci e cess di vivere. Quanto possibile sapersi in questo particolare si congettura dai seguenti raziocinj, i quali separatamente osservati nulla provano, ma collettivamente creano una qualche proba bilit. Pompeo contemporaneo e rivale di Cesare, fu chiaro principalmente ai tempi di Mitridate Eupatore, al cui ser vigio, come abbiam veduto, si dedicarono i parenti di Strabone. Un anno avanti ch'egli vincesse Mitridate (verso l'anno 687 della fondazione di Roma, 65 prima di Cri sto) (<4) dissip dall'intero mare mediterraneo tutti i pirati, tanto pi diffcili a vincersi, quanto n'era grande il numero, ed erano pi i luoghi per li quali spargevansi, e moltiplici ed implicatissimi i mezzi della loro malva git (t 5). Queste due vittorie fecero famoso , comeniun altro, per tutto il mondo il nome di Pompeo. Suppongo per ora che Strabone nascesse all'epoca,

A LLA G E O G R A F IA D t ST R A B O N E.

o poco dopo, de!!e geste di Pompeo, cio circa l'anuo 687 di Roma. Ma questa si consideri a! presente una mera ipotesi, sintantoch ne sia dato a conoscere dai successivi fatti s'ella concordi colle rimanenti cixcostanze dell'istona. Strabone quando and a Corinto gi atterrata da Mummio, trovolla novellamente riediScata (<6). Ma fa sua riedificazione, o almeno il decreto che la ordinava fu promulgato pochi mesi prima dell' uccisione di Cesare, e quest'uccisione accadde l'anno yto di Roma (/fa avanti Cristo). Se noi riflettiamo ai lungo giro che Strabone per la terra intraprese onde raccorre !a materia neces saria alla sua Geografia, viaggiato avendo , come dice egli stesso (17), dall'Armenia insinoalla Tirrenia, e dall ' Eussino Ponto insino ai conBni dell'Etiopia ( <8), oc corre eh' egli toccasse per lo meno il trentesimo anno dell' et sua, quando vide Corinto, cio vide questa citt sette anni dopo la morte di Cesare, verso l ' anno 717 di Roma (35 prima di Cristo). Adunque probabile cosa ch'egli nascesse, come abbiamo supposto, l'anno 687 di Roma (65 innanzi Cristo) (tp). Strabone narra (ao) di aver veduto Publio Servilio, il cognominato Isaurico per le vittorie sue contra gl'Isauri. Le vittorie di Servilio accaddero l'anno 676 di Roma ( 76 prima di Cristo ) , cio dieci anni avanti la nascita di Strabone. Questo Servilio mor decrepito l ' anno medesimo 7 ! o di Roma (< % a avanti Cristo), in cui ucciso fu Cesare (ai), e quando Strabone contava il vigesimo terzo anno dell'et sua, s'egli come abbiamo supposto, nacque l 'anno 687 di Roma. Ma in tale et non poteva

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egli aver conosciuto Servilio in Asia, donde costui par tito era gi da gran tempo. Videlo dunque in Roma, dove probabile che si recasse poco avanti !a morte di Servilio, e la sua andata a Corinto (22). Parla Strabone di Giuba re dei Mauritani (a3), e del figliuolo di lui Giuba il giovane, del quale trionf Giulio Cesare Tanno di Roma yo8 ( 44 prima di Cristo) (a^)? e ne parla come di suoi contemporanei (a5). Se Crediamo ad Ateneo, conobbe Strabone personal mente anche Posidonio, stoico filosofo. Sappiamo da Plu tarco che Pompeo vide e convers in Rodi con Posidonio ritornando dalla guerra mitridatica (26) ^ lo stesso anche si deduce da Cicerone, secondo il quale rincontro di Posidonio con Pompeo accadde quando questi tornava di Siria, cio verso 1 ' anno 692 di Roma ( 60 prima di Cristo (27). Non pertanto Strabone dice che Pompeo and a Rodi nel tempo in cui militava contra i pirati (28), cio l 'anno medesimo della nascita di Strabone, come abbiamo anteriormente supposto. Ma perch Posidonio, conforme scrive Luciano, visse ottantaquattr' anni (29), Strabone , se noi conobbe personalmente , giunto era a bastante adolescenza quando quegli mor, onde esser annoverato da Ateneo fra i contemporanei di Posido nio (3o). Strabone conobbe eziandio Elio Gallo, e gli fu cos amico, che accompagnollo nella sua spedizione contra gli Arabi (3 i), la quale accadde Tanno di Roma 729 ( prima di Cristo 23 ). Per contrarre s stretta amicizia col ro mano duce probabil che fosse almeno nel quarante simo degli anni suoi, se pensiamo massimamente che i

ALLA GEOGRAFIA DI STRABONE.

Romani, per 1 ' orgoglio del domnio e per la maggiore sagacit de' Greci, tenevanli in difBdenza, di modo che uopo era onde dimostrassero ad essi grande famigliarit che lunga prova avessero del saper loro e della costu mata lor vita (3a). E trarre non si pu la conseguenza che tanta allor fosse 1' et di Strabone se non supponghiamo la nascita sua contemporanea alle splendide geste di Pompeo. Quando Strabone scriveva il quarto libro della sna GeograSa, erano, com'egli espressamente l'attesta (33), passati anni trentatr dacch i Carni ed i Norici (3< % ) ubbidivano ai Romani. La soggezione di questi due po poli accadde l'anno y3g di Roma ( t3 anni avanti Cristo). Giusta l ' ipotesi che Strabone fosse nato l'anno 687 d Roma scriveva egli il quarto libro quasi nel cinquantesimo secondo anno della sua vita (35). Ed probabile che et pi giovane di questa egli non avesse, se riflettiamo ai lunghi suoi viaggi, nei quali appena gli era dato di ragunare i materiali per la GeograBa, e per la intera istoria che prima ancora della GeograSa aveva compi lata in quarantasette libri, come vedremo fra poco , e forse per altri a noi ignoti componimenti. Nel libro xm della GeograBa dice intomo ai Cizicen ch'eglino ancora clle proprie leggi si govemavano.(36). E perch i Romani tolsero ai Cizicen la libert 1 ' an no di Roma 778, il quale coincide col 26 dopo Cristo, ne segue che Strabone non era pi fra vivi, quando i Cizicen divennero soggetti a' Romani (37). Se noi supponghiamo adunque la morte d Strabone in questo o in qualche altr'anno d poco anteriore, s arguisce

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esser egli morto quasi nonagenario, poich dall' anno 65 prima di Cristo , in cui abbiamo supposto la nascita su a, sino al 26 dopo Cristo , formasi il numero d' anni g t.S e tanto precisamente non fosse il tempo della vita di Strabone, non s' inganna, io stimo, chiunque dice che egli molto visse oltre gli anni ottanta. La coincidenza della nascita del Geografo con le straordinarie geste di Pompeo, pu taluno renderla pro babile eziandio dallo stess nome di Strabone. Imper ciocch un tal nom e, quantunque greco, non era tut tavia in uso appo i Greci. Da Strabone in fuori, figliuolo del favoloso Tiresia (38), non credo che altri cos si no minasse. Al contrario i Romani il trasportarono nella lingua loro, e se ne valsero come cognome di pi fami glie (3g). Il padre suo soprannomavasi &ra&o (%o), ed probabile che il figliuolo non lasciasse il primo cognome, se non per porsi invece quello di Adunque si pu credere che anche il padre del Geografo appellasse Strabone il Hgliuol suo, perch il gener in quell' anno, medesimo quando la portentosa, per dir cos, fama di Pompeo Strabone, soprannomato Magno, si sparse per le genti, e per ogni bocca profferivasi, ed ogni udito dominava (4 *). nota la consuetudine dei genitori d'im porre a' figliuoli i nomi dei grandi omini, come ammae stramento , e in certa guisa felice augurio della ventura loro condotta. Di ci soltanto taluno potrebbe biasi mare il padr6 di Strabone, che tolse a prestito un nome romano, trascurando la non certamente povera di splen didi nomp gveca nazione. Quale ella siasi la congettura intorno al nome, pi

ALLA G E O G R A F IA D I ST R A B O N E.

da pregiarsi che Strabone ricevesse dai padre suo edu cazione e disciplina tale per le quali divenne chiaro (4a) vivente, e chiarissimo dopo morte. Come, allorch udia mo il nome .Poeta subito la mente nostra corre ad Omero, e il nome Oratore ne rammenta Demostene, similmente udendo il Geogra/b , altro non intendiamo se non che Strabone (43). Ma non era egli solamente geografo. Annoverasi an che ira gli storici, e di maggior conto, ove si giudichi la smarrita sua istoria dalla Geografa eh' inSno a noi pervenuta. Non pertanto egli non si sarebbe il lustrato n nella istoria n nella geografa, se stato non fosse filosofo. E quando formalmente filosofo non l'appellassero Plutarco (44) e il bizantino Stefano (45), basta a rappresentamelo tale 1' opera sua (46). Strabone fu ammaestrato nella greca letteratura da Tirranione grammatico , in quel tempo specialmente famoso (4y). Le aristoteliche dottrine le ud da Senarco (48) , e fu condiscepolo di Boeto (49). Nondimeno, come fu pure da altri osservato, s' ingannarono quanti perci Strabone reputarono filosofo peripatetico (5o). E certo dalla testimonianza di Strabone medesimo eh' egli studiasse anche le dottrine peripatetiche, co me per avventura studi quelle di altre filosofiche sette, ma nella sua Geografia si rinviene un maggiore novero di testimonianze per le quali palese eh' egli abbracciasse specialmente la setta stoica, come il suo condiscepolo Boeto, stoico illustre, secondoch apparisce da Cicerone (5 1), Plutarco (5 2) e Diogene Laerzio (53). I filosofi di Grecia erano divisi in varie sette, perciocch

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PROLEGO M ENI

tale esser doveva anche allora la condizione dell' una ed indivisibile RlosoSa. Tuttavia molti fra essi avevano questo di commendevole, che quando s' erano istruiti nei dommi dell' u n a , ascoltavano anche delle altre sette gl' insegnamenti, e se in molte parti ingannavansi, almeno mostravano cos che altro scopo non avevano se non se l'investigazione e il trovamento della verit. Ma questo pregio n universale e ra , n per gran tempo si conserv, ed a misura che la greca sapienza si diminuiva, generavasi e aumentavasi il mutuo feroce odio de' suoi cos detti sapienti, i quali da 61oso6 finirono ad essere ridicoli scolastici, come facetamente li punge Luciano quasi dugento anni dopo Strabone (5/{). Ci che principalmente stoico dimostra Strabone sono i nomi di famigliarit eh' egli d agli stoici. Suo sozio chiama lo stoico Atenodoro (55)$ quando parla del prin cipe della setta stoica Zenone , -dice , Zenone M no stro (56); quando biasima Eratostene che sostiene essere fine del poeta il dilettare e non l ' insegnare la v irt , soggiunge : A/a t nostri ancAe J^sero sofo poeta essere i/ sapiente; (5y) dove, come not pure il Gasaubono, manifestamente intende gli stoici, dei quali era domma altres che solo il sapiente poeta, e retore, e giudice, e r e , e sacerdote, e libero (58). Un tal domma fu deriso non solamente dai comici sulla scena al segno che il parodiarono dicendo, . solo il sapiente saper comporre gustose vivande (5g), ma conturb anche lo stesso buon Plutarco (6o). E nondimeno null'altro nelle bocche degli stoici significava, n altro significar puote appresso quanti giudicano imparzialmente le persone e

ALLA GEOGRAFA DI STRABONE.

le cose, se non se che nessun negozio o ufficio della vita trattasi rettamente da chiunque non abbia a duce la filosofia. Un secolo prima di Zenone disse Platone, che allora cesseranno i mali delle citt e degli uomini quando i filosofi regneranno o filosofe ranno i re (6i ) , e veruno in ci non derise Plotone, quantunque il suo detto dal detto degli stoici il so/o sapiente r e , non differisca che nelle parole. Ritorno a Strabone dovend' io parlare primamente della smar rita sua istoria. Questa intitolavasi Memorie /storfcAe "*<come ne dice lo stesso padre di essa Strabone (62), e dopo Strabone, Plutarco (63). Suida scrive che fosse in quarantatre libri, e comprendesse le cose <% opo .PoR(6^) , cio quelle che accaddero dopo questo istorico. Ma perch Strabone medesimo nomina il sesto libro della sua istoria secon&t tfopo Po/i&to (65), si congettura che questi dopo Polibio incominciassero dal quinto libro, e che nei quattro precedenti , si esponessero i fatti an teriori e contemporanei a Polibio, in guisa che tutta l'istoria di Strabone compievasi in quarantasettelibri, i quali con gran danno rapiti furonci dal tempo (66). Oltre questa generale istoria reputano alcuni (6y) che Strabone scrivesse eziandio una particolare istoria del magno Alessandro, e il congetturano da quel passo della sua Geografa, nel quale egli biasimando le men zogne degli istorici del Macedone dice : g:d 0 noi caJe tn acconc/o cons/Jerare /a maggior parta queste cose, memorando i yMi ^/essan^ro (68). Da tali parole solamente deducesi che negli istorici com-

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PROLEGOMENI

mentarj scrsse come di motti altri anche i latti d' Alessandro ; ma non gi ch'ei componesse un particolare libro , intitolato dal nome d'Alessandro. Dopo 1' istoria Strabone si volse a comporre la Geo grafia. Per giudicarne , come giusto, il merito , egli necessario che io esponga brevemente in quale stato ei trovasse la scienza della descrizione de!la te rra , e quanto progredir la facesse. Dico brevemente perch n tempo h o , n intendimento di espone P intera sto ria dell'antica geograBa. Chiunque avesse desiderio di pi compiuta notizia intorno ad essa potr soddisfarlo colla lettura di molte e buone opere moderne , delle quali mi basta nomare il tedesco Mannert (6g), il fran cese Gossellin (70), e l'inglese Rennell (71). II. Non solamente principe dell' antica geografa, se crediamo a Strabone, ma eziandio accuratissimo geo grafo Omero. Ride taluno anche sno malgrado nel leggere le lunghe e frequenti digressioni di Strabone contra coloro, i quali biasimano qualche grande o picciolo geografico errore di Omero. Che questo som mo Poeta, noverando molte citt e principalmente le greche, serbasse certo ordine naturale della lor posi zione , e quinci descrivesse il paese, non v' ha dubbio. Ma quando Strabone si sforza a dimostrarci che il giu stamente da tutti ammirato Poeta parimente ottimo geografo, non altro ci d a conoscere, se non che gli stessi filosofi non sono affatto liberi da pregiudizj (72). Incomparabilmente con maggior giustizia ponsi in

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cima degli antichi geografi Anassimandro il milesio, il quale Bor Panno 5yo avanti Cristo. Egli primo deline nna tavola geograBca, e form la sfera, come attesta Diogene Laerzio (y3). probabile che la tavola fosse delineata in rame, simile a; quella che circa settanta anni dopo ( 5oo prima di ^Cristo ) Aristagora il concittadino di Anassimandro mostrava al re di Sparta Cleomene (y4)Ecateo contemporaneo e concittadino di questo Ari-* stagora, scrisse primo un'opera geograBca (y5), e perfezio n, come dice Agatemero (y6)J anche la tavola di Anas sagora. Ci non improbabile. Ma il dice Agatemero, non, come altri credettero, Strabone. Le parole di Stra bone son queste (yy) : ^najstwantdro yh :7 prvwo cAe Jesse yoM ta^o/a geogra/^ca, e J ^eateo cAa /asciasse 7o scrt'Ho , ^aa/e per a/tra sua scrtMura si eresie cAa /ut /sse (y8). F ra i geografi si colloca anche Democrito (yg) , il quale Bor quasi % 5o anni prima di Cristo. Nel lungo catalogo delle opere ^ i questo filosofo rapiteci dai tempo (80), trovasi anche un libro intitolano Geografa. Non so donde imparasse Suida (81) che dei molti scritti di Democrito solamente il granfia Or&ne, ossia^eM 'O rJM e^e/f/7irM'wrso,eil info;?io /a natura wonJo fossero genuini. Ma perch il tempo distrusse i lavori di Anassiman dro , di Ecateo , e di Democrito, primo geografo no miniamo Erodoto contemporaneo di Democrito (82). Ed ancorch 1' opera sua sia propriamente istorica , con tiene ella tuttavia molte osservazioni geograBche, delle quali 1' esattezza, del pari che quella delle storiche no

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PROLEGO M ENI

tizie , si scopre e conferma di giorno in giorno, quanto pi la sapienza progredisce appo i moderni, e si mol tiplicano vie maggiormente le opere de' viaggiatori ; n mostrarono se non ignoranza, o almeno disattenzione, che non merita scusa, tutti quegli antichi e moderni i quali biasimarono Erodoto come favoleggiatore , senza distinguere in lui ci eh' ei narra qual testimonio ocu lare, da ci eh' egli espone per averlo da altri udito, e eh!* ei stima obbligo suo ;di non passare sotto silenzio, eomd gi Ri osservato dal celebre apologista d'Erodoto, l'inglese Rennell (83). Di questa disattenzione si fatto colpevo!e(chi il crederebbe?) anche lo stesso Strabone (8%). : Se taluno per s stessi esamina gli errori geograS eid iE ro d o to , pocM non sono; ma se' gli riferisce al tempo in cui egli, scriveva , Teca stupore che pi non sieno, massimamente quando si consideri che non 3oloi geograS greci e romani a lui posteriori, ma sino qu^Hi delle illuminate moderne inazioni non ha guari iugauua%&B3; in ;cose sulle quali Erodoto aveva un' idea giusta f(^5;).: . : Fra le cosie ignorate da Erodoto la maggiore quella che riguardala parte dell'astronomia, eh' necessaria alla certezza della geografa; e s'egli conosciuta l'avesse si sa ria yimasto dal deridere coloro i quali credevano sierica la figura della te rra , n caduto sarebbe in altri errori, conseguenza necessaria di questa ignoranza (86). Non so se io deggta dopo o prima d'Erodoto collo care Annne , perciocch i cronologi ancora non riu scirono a fissare il tempo in che egli visse e fior. An none duce o ammiraglio de'Cartaginesi, fu spedito dai

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suoi cittadini con sessanta navi e trenta mila uomini, per istabilire colonie nei litorali deli' Africa al di faori delle Colonne d'rcole. Se vero che Cartagine Ai edi ficata 1 ' anno 65 prima di Roma, il quale coincide col 8tQ prima di Cristo (87), egli opportuno il supporre che per pervenire a tanto incremento onde spedir co lonie , uopo ebbe almeno d'an ni a5o , cio Annone si mosse da Cartagine quasi 5yo anni prima di Cri sto. Non pertanto alcuni psero il viaggi di Annone nel 5oo,. altri nel altri nel 440)*" cui fior anche Erodoto; altri nel 47 , altri nel 34o ; altri nel 3oo avanti Cristo (88). La differenza ditali opinioni dal pi al men d'anni 270, ossia suppone Annone d'anni i 5o anteriore o posteriore ad; Erodoto. Quanto varia da questi il Vossio che vuole Annone pi antico dello stesso Omero e d'Esiodo ! (8g) Si studia egli di raffermare la sua sentenza in Appiano, secondo il quale Cartagine fu edificata cinquant' anni prima della presa di Troia (90), e in Strabone, a detta del quale }le colonie dei Fenicj furono inviate poco dopo di quell'avvenimento (g). 'La presa di Troia accadde, conforme computa il Larcher, l'anno ^ 7 0 avanti Cristo (92). La sentenza del Vossio, con qualche mutazione^ oggi accettata dal dotto Gosselin, poich egli pone il viaggio d'Annone 1000 anni prima di Cristo (g3), onde ns segue che Annone si di anni 56o pi antico d' Erodoto. In questa discordanza d' opinioni egli difficile distinguere il vero. Ma co munque la cosa sia, il Periplo d'Annone quale noi l'ab biamo oggid, non di tutta 1' opera , ma del suo solo sommario, quasi la traduzione, la quale nemmeno sappiamo quando e da chi fatta fosse (g4)-

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PROLEGOMENI

Prima d'Erodoto pi rettamente farebbesi ricordanza di Sciiace cariandese se l'opera geografica conservataci ool nome suo fosse veramente produzione di Sci!ace. Chiun que ne legge i! titolo A h p /o tK &x7ace carMw^e^e ad altri non corre naturalmente co! pensiero, sennonch a quello Sciiace cariandese pi antico d' Erodoto di circa cinquant' an n i, il qua!e, come dice il medesimo Erodoto, inviossi da! re dei Persiani Drio ad investi gare !e foci de! fiume Indo (g5). Non pertanto ella opinione di certuni, che di !ui non sa il Periplo a noi pervenuto, ma di tal altro posteriore che con lui ebbe comune e il nome e la pa tria. Il cariandese Sciiace, dicono essi, spedito da Dario ad investigare !e loci de!!' Indo , non limitossi al!a sola investigazione di quel Sume , ma proba bile che esaminasse e descrivesse anche altre parti de!!' India, terya eh' eg!i primo osserv , e tanto diver sa per !a natura e pei costumi da quante altre fino al lora vedute aveva. E tuttavia non solamente nulla di tutto ci , ma nemmeno il nome de!l' India non appare nel Perip!o di Sci!ace che possediamo , perciocch egli ristringesi al mare mediterraneo , e non esce ne!l' Oceano pi oltre di quanto avanzossi Annone. A que sto proposito accresce il dubbio Suida, dicendo che Sciiace scrisse eziandio contra Polibio (96). Ma Polibio quasi 35o anni pi giovane di que!!o Sciiace che Da rio invi all' India (97). Hannovi anche altre obbiezioni coutra l'antichit del Periplo, !e quali pu taluno, ove i! voglia, trovarle nella Biblioteca de! Fabricio (98), per lo che mi basta fare una sola avvertenza intorno al

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dialetto di Sciiace, !a qua!e non so se alcuno dei critici 1' abbia mai fatta. Carianda dista pochi stad} da Alicarnasso, a cui opposta 1 ' isola Coo. In tutto quel cir cuito parlavasi la lingua dorica. Adunque Sciiace scri ver doveva doricamente, o almeno ( ci eh' pi pro babile ) , ad imitazione dell' alicamasseo Erodoto e del coo Ippocrate , ionicamente. E tuttavia il Periplo che porta il suo nome, scritto in lingua attica, e non gi nella p u ra, che nell' et di Sciiace non era anche sur ta nei libri, ma in quella scadente e contemporanea ai successori di Alessandro. Quanti per lo contrario reputano padre del perve nutoci Periplo 1 ' antico Sciiace nominato da Erodoto, sciolgono le obbiezioni degli avversar] in tal modo. Il Periplo che possediamo A indubitatamente di Sciiace, ma non gi per intero , come quegli lo scrisse, ma ac comodato da posteriore ignoto scrittore , il quale tra lasciata tutta l 'India, limitossi alta sola descrizione del mare Mediterraneo, !a quale anche talvolta mut con molte ommissioni ed aggiunte. La testimonianza , di cono , di Suida non gran fatto meritevole di fede. Egli probabile che anche in questo , come in altri molti casi, confondesse e tempi e persone. Lo Sciiace che scrisse contra Polibio non ha nulla di comune con quello rammentato da Erodoto , ma 1 ' alicarnasseo Sciiace, matematico illustre, discepolo di Panetio, come il nomina Cicerone (99), e per conseguenza contempo raneo di Polibio. Queste cose dicono probabilmente coloro, i quali credono autore del serbatoci Periplo l'an tico Sciiace. I. 3

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PROLKGOMENt

H dubbio che io ho aggiunto intorno alia diversit de! dialetto , si risolve anch' esso dalla diversit dei tempi. La lingua dorica, lingua materna di Sciiace, pare che mai in prosa non si perfezionasse, come la ionica (too). Questa Sciiace non era atto per avventura scriverla in quella guisa che la scrissero Erodoto ed Ippocrate; e i! suo dorismo parer doveva stranissimo agli Attici, e spe cialmente a coloro che vennero dopo 1' et d' Alessan dro. Adunque sar strano il suppon e che colui, il quale ard recidere ed ampliare la narrazione di Sciia ce , nella lingua del tempo suo n mutasse parimente il dialetto e la frase ? Jl gran nocumento che ne rec que sto rifacitore di Sciiace , si quello d' averci privato delle narrazioni intorno all' India. Delle cose che Ero doto inser nella sua istoria intorno a questa regione, probabilmente la maggior parte trassele egli da Sci iace ; e se poscia gli storici ed i geograE non si val sero della costui testimonianza sull' India, n' colpa lo stesso Sciiace, il quale avendo mescolato molte fvole colle verit, riport, come dice 1*inglese Robertson, la pena meritata dai menzogneri , di non essere creduti nemmeno allorquando sono veridici ('O!). Poco innanzi alla guerra peloponnesiaca, contempo raneo d'Erodoto Cori Damaste , nato in Sigeo, citt della Troade. Da molti si noma come istorico e geo grafo. I suoi libri geograEci s' intitolavano Cata/ogo maz/ofM e c:Md (!02), e la maggior parte, se crediamo ad Agatemero, trass' egli da Ecateo. Straboue d a Damaste biasimo di mendace ()o3). Dopo (io%) Damaste Eudosso cnidio ( '05), geografo,

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astronomo e medico , amico e discepolo di Platone, in compagnia del quale, secondoch vogliono alcuni, viag gi anche in Egitto. Scrisse il Circuito terra (to 6 ), e un '^tro n o m ia in versi (toy). Quanto amore Eudosso avesse alla sapienza si manifesta da ci che disse intorno al sole ; auguravasi appressarsi a questo splendido astro, per conoscerne la natura, n gli caleva di rimanerne incontanente arso, come un altro Faetonte (t 08). Posi donio trov in Cnido la nomata Specola di Eudosso (tot)), donde questi mirava il cielo per fare le astronomiche sue osservazioni. Quanta e qual fosse la sua riputazione il di a conoscere la patria sua, che ricerc ed ottenne da lui leggi. Il nome suo fu mutato in Endosso (' *o), e la storia fu sollecita a serbarci anche il nome delle tre sue figliuole Attide, Filtide, e DelGde. Delle molte sue opere nulla n' rimasto, se eccettui le poche testi monianze che di lui adducono Gemino e Ptolemeo ('<<). Intorno quasi ai medesimi tempi con Eudosso fior il cumeo Eforo, discepolo d'Isocrate. Scrisse una storia in trenta libri (**2), nella quale sovente adempieva le veci di geografo ad imitazione d'Erodoto; il perch Stra bone si vale di quella storia che il tempo ne ha tol to ( n 3), e dell'altra scrittura di lui, similmente smarri ta, tiei/d intenzioni ( ' ! 4)- Altri libri pitansi col nome di E foro, dei quali quello intorno le Citt Je' Traci, non gi libro distinto con tale titolo , come suppose il Vossio , ingannato da una frase di Arpocrazione male interpretata ( n 5),m a bens parte dei trenta libri del1' istoria. Dopo Eforo si nomini Aristotele. Se giudichiamo dal

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lungo catalogo che dello opere suo compil Diogene lacrzio (f)6), questo filosofo non iscrsse nulla di peculiare intorno alla g e o g r a f a ; ma in diverse part degli scrtti che di lui ci sono pervenuti trovansi sparse alcune po che osservazioni geografiche. Dimostra la figura sferica della terra , contra quanti la reputavano schiacciata, ed accetta 1' opinione di certi astronomi, secondo i quali la periferia della terra era di ^00,000 stad) (<17). Il mar Caspio rettamente stima diviso e dall' Oceano e dal Mediterraneo (i *8), e non gi golfo dell' Oceauo , come stimavanlo molti dopo di lu. Ma circa 1' Istro aveva egli l comune erronea opinione del tempo suo , cio che si dividesse in due rami , de' quali 1' uno scaricavasi nel Ponto, e l'altro nell'adriaco mare (t tp). Pi proprio alla geografia che non Aristotele il discepolo suo Dcearco. L' opera sua intitolata, , e divisa in tre libri, egli dedic al suo condiscepolo ed amico Teofrasto. Ma di quest' opera non ci rimasta se non piccola reliquia scritta in versi iambici, qua e l di prosa iuterrotti o dallo stesso D cearco , o da tal altro di posteriore et. E forse da lui trassero esempio quei Francesi, i quali scrissero viaggi scherzosi in discorso misto di versi e prosa. L' epigrafe probabile che fosse suggerita dal l'indole stessa del componimento, perciocch Dicearco non si limita alla geografa delle greche citt, ma de scrive e la vita e i costumi degli abitanti, ora lodaudoli ora deridendoli con comico lepore. Oltre la Je/f dett molti altri componimenti e geografici e di diversa materia, dei quali i nomi trovansi in Ateneo

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eJ in Cicerone. Quest' oratore romano s' infiamm di tale entusiasmo alla lettura di essi, sino ad esclamare scrivendo ad Attico, O magwwM Aow/nem (no). GiustiSca quest' entusiasmo di Cicerone la stima in che i Lacedemoni tennero Dicearco. Decretarono essi che ogni anno ai giovani*raccolti nel palazzo degli Efori, si leg gesse 1' opera di Dicearco intorno la ^cpuH/tca Jeg/* -SjptM -tawt ( m ) , la quale intitolavasi parimente Tripoliti co , o piuttosto era parte del Tripolitico (laa). Dopo Aristotele ed il discepolo suo Dicearco deve collocarsi il marsigliese Pitea , se veramente Bor ai tempi di Ptolemeo Sladelfo, come congettura il Vossio ( t 23). Il Filadelfo cominci regnare 1 ' anno primo delia Ja^.* olimpiade (a8a atuti avanti Cristo), cio Jy anni dopo la morte d' Aristotele , e 4 dopo quella di Teofrasto, al quale premor probabilmente Dicearco , poich Teofrasto visse oltre cent'anni (ta^). L'allemanno Mannert per lo contrario sospetta anteriore Pitea ad Aristotele, perciocch Aristotele nomina nell'opera ZM MonJo due isole, Albio e (' a5) Ierna (ia6), le quali cono scere non potevansi da altri fuorch da Pitea. Ma che l'opera De/ Afowr/o non sia d'Atistotele bastevolmente il dimostrarono! critici (<ay), la cui opinione almeno vie tar doveva al Mannert di proporre come probabile che Aristotele leggesse gli scritti di Pitea (ta8). Cotesto Pitea molti degli antichi, e parecchi dei mo derni biasimarono come mendace, in molte parti giu stamente, ma per lo pi cos ingiustamente chg il loto giudizio sembra derivare anzi da passione che da accurato esame. Severo principalmente mostrossi in questo gi-

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dizio Poibio , e pi di lu severissimo Strabone. Per giudicare oggid rettamente e Pitea e gli accusatori suoi, uopo sarebbe avere intera 1' opera sua.; ma di essa rimasero so!tanto pochi frammenti, conservatici da P linio, il quale spesso non intendeva quanto leggeva negli scrittori greci , e da Strabone ,*la cui severit inspira naturalmente temenza in chiunque voglia essere imparziale. Non , a cagion d' esempio, strano che Po libio , e Strabone il quale riferisce la testimonianza di Polibio ('29), neghino il viaggio di Pitea , perch Pitea era (dicono essi) uomo privato, povero, e per conseguen za non atto alla spesa di lungo viaggio, come se molto pi giusto e pi probabile non fosse stato per essi il sup porre che egli fu inviato a spese del Comune dei Marsi gliesi, i quali ricchi, dediti al commercio, potenti in mare, e sovra tutto rivali de'Cartaginesi, desiderarono natural mente aver notizia e comunicazione con luoghi lontani. Allorch le citt o i governanti , abbisognano di chi Soddisfaccia a tal desiderio , non eleggono il pi ricco , ma il pi idoneo dei cittadini. Detto ho che Plinio spesso non intendeva i greci scrittori, n 1 ' ho io detto pel primo. Bastami l'esem pio, innanzi me indicato da altri (!3o), per mostrare al lettore , quanto sia pericoloso il portare un giudi zio allorch appoggiasi sulle testimonianze, e non sul proprio sentimento dei giudicanti. Pitea, giusta le pa role di Plinio ( t3 )) , dice che nella Tuie il giorno era di sei mesi , e di sei mesi la notte. Ci veramente ac cade nel Polo, dove Pitea n and , n andar poteva; e se della Tuie avesse cos favellato, sarebbe la sua

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impudentissima menzogna. Pure chi crederemo? Plinio, o le stesse parole di Pitea , le quali ne son consei-vate testualmente da Gemino. "*A questi luoghi pare che an dasse eziandio il marsigliese Pitea ?!. Die' egli adunque pei luoghi intorno all' Oceano ov' egli and. " Mostra vano i barbari dove il sol dorme; perciocch accadeva circa quei luoghi che la notte fosse del tutto piccola., quando di due , quando di tre ore ) in guisa che breve intervallo dopo il tramonto sorgeva subito il sole ( t3i) E notisi, che Gemino parlando progressivamente della diversa lunghezza dei giorni, secondo la diversit dei climi, si riduce anche a dire del giorno semestrale, e quivi non riferisce di veruno il nome. " Oltre v'ha certa regio ne, che verso settentrione giace, in cui il polo sovrasta verticalmente. Appo loro il giorno pi lungo di sei mesi, e la notte similmente *. Degno d'osservazione altres, che Strabone, il quale non crede nemmeno le verit di Pitea , e le menzgne ne rimprovera con molta ama rezza , tuttavia tace su questo proposito, e rettamente , perch, o noi disse Pitea, o sei disse, il riferisce per scien za al polo stesso, e non per oculare inspezione alla T u le ( t33). Consimile forse anche quanto dice Plinio, re cando Pitea in testimonio, intorno al crescimento dcl! ' Oceano: OctogenM ywpra FWtaMwiawt w!tM ?ne^cer6 HM ttM JPytAean (f 3/Q. Ora chi ne pu dimostrare che tale iperbole uscisse della bocca di Pitea, e non sia anzi nata dalla disattenzione di Plinio o dei copisti ? Se invece di OjtogcnM, tu pon ga ( ' 35) , e computi pari il cubito ad un piede e

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mezzo, troverai Pitea concorde colle odierne osserva zioni, secondo le quali nell'occidentale lido di Francia, il gonSamentO dell'Oceano ordinariamente monta a do dici piedi ( t36). Ma se anche supponghiamo Pitea aver nanato che superiormente alla Britannia il gonEamento dell' Oceano monta a ottanta cubiti di altezza, nemmen cos egli ment, se narr unicamente il fatto co me accaduto qualche volta, e non gi come solito ad accadere, secondoch intese Plinio. Se nelle isole al di sopra della Britannia, chiamate Orcadi, come affermano gli odierni istoriograE della natura (<3^), quando sof fiano violenti venti sale l'escrescenza dell'Oceano a 200 piedi d' altezza ^ pi presto che mentitore, fu Pitea as sai moderato , dicendo 80 cubiti, cio piedi i ao. Negar non si pu che ne' frammenti conservatici di Pitea trovansi alcune favole, da lui o foggiate come vo gliono Polibio e Strabone , o piuttosto udite e legger mente credute. Non pertanto a Pitea resta il pregio e della scoperta di molte verit, e ia gloria d' aver egli pl primo messo in opera le astronomiche osserva zioni onde Essare la posizione delle citt (<38). Primo eziandio Pitea si studi d'esporre le cagioni delle escre scenze dell' Oceano ^ come dice Plutarco (*3g), e come il sapremmo pi accuratamente , se pervenuta ne fosse l ' opera di Pitea intorno l'Oceano, rammentataci da Ge mino ( i4o). Primo ancora fra i Greci Pitea conobbe il Baltico mare (t 4 '), ^ le parti al di l del Baltico, o che la Tuie fosse, secondo reputano alcuni, la presente Schetlandia, o l 'Islanda, secondo l'opinion d'altri (t4a). Ma quante cose nom o descrisse Pitea nell' opera

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sn a, le descrsse per averle vedute egli stesso, ovvero uditele da altri vantolle sue proprie ? Questo dubbio fu diversamente sciolto &a gli antichi, come fra i mo derni. E Ira questi e quelli opinarono alcuni, aver ol trepassato Pitea il promontorio sacro (<43) , ed'essersi avanzato alle isole britanniche , e pi innanzi ancora Rno alla Tuie; e per Io contrario altri negarono, come ho gi detto, e il viaggio di Pitea, e Pitea stesso quqle impudentissimo bugiardo ardirono convincere. Ma per ch mio intendimento esporre soltanto brevemente quali fossero i geografi a Strabone anteriori, e non gi il dare una diligente istoria dell'antica geografia, chiun que desidera pi piena notizia intomo a Pitea volgasi agli scritti de' moderni ('44)) dai quali potr egli da per s stesso giudicare se deggia favorire o l'una parte o 1' altra, o ci eh' pi sicuro, distare da entrambe. Se a taluni incerta parve l'et in cui visse Pitea, viep pi oscuro il quando visse il marsigliese Eutimene, e s' egli o anteriore o posterior sia del suo concittadino Pitea. Non so d'onde taluni congetturassero che ei fos se contemporaneo di Pitea ( ' 45). Questo solo certo, che si annovera da Marciano nel catalogo dei geografi, e ( ' 46) Plutarco una sola volta il nomina fra i Ssici che indagarono le cagioni dell'escrescenza del Nilo (t 4?)- Cle mente alessandrino (<43) rammenta anche un'istoria di Eutimene col titolo di Cro/McAe, ma nou chiaro se ella attribuire si deggia a quel marsigliese, ovvero ad altrui che portasse 1' ugual nome d'Eutimene. Sin qui la geografa, se tu eccettui alcune poche astronomiche osservazioni di Pitea , limitavasi unica

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PROLEGOM EM

mente alla misura delle distanze da luogo a luogo. Ma di quinci comincia ella a divenire di pi in pi disciplina ClosoSca, valendosi dell' aiuto dell'astronomia. Principe di questa filosofica geograSa fu Eratostene il cireneo, discepolo in Atene de! chio Aristone. Costui fu invitato dal terzo Ptolemeo, e destinato a prefetto e custode della biblioteca alessandrina. fa mosa e pei lumi che sparse nel mondo , e per quanta tenebre proccur poscia la sua distruzione. Eratostene nutrendo i! suo studio con s gran tesoro a !ui affidato, divenne eruditissimo Biologo ( '49)- Ma perch d'ordina rio avviene in coloro che sanno molte cose eh' eglino !e sappiano come 1 ' omerico Margite, i! quale O/yre ,e

stimavas! Eratostene da' suoi contemporanei dotto di cognizioni e scienza superBciale in quanto ei professa va ()5o). Laonde il soprannomarono, altri per deri sione , ed altri per pi Sera passione del!' animo, Z?eta (<5 1), significando cos che in ogni disciplina propria mente aveva le secondarie parti, e in nessuna non era il primo. Comunque la cosa sia, se non nel rimanente ^ !' invidia sola ardisce negare che Eratostene non fu l'^ //h della geografa. Egli primo, dietro la guida de' suoi predecessori, e principalmente del marsigliese Pitea] e di molte altre notizie di contrade e citt , quante ne scoprirono le spedizioni di Alessandro e dei re successori, perfe zion la tavola d'Anassimandro, e compose un intiero geografico sistema, fondato in osservazioni astronomi

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che , e divso in tre libri, il quale con qualche cangia mento Strabone segu, e in compendio comprese nei pri mi due libri della sua geografa. Il pi splendido fra gli altri pregj (TEratostene l'im presa della nuova misura di tutta la terra, intorno la qua le, oltre Strabone (t5), uopo leggere quanti &a im oderni favellarono di essa estesamente , senza dar tuttavia gran fede a coloro che tentano di sostenere, questa misura essere avanzo della sapienza di pianticanazione, nazione innominata che Bor prima del diluvio () 53). Quest'opinio ne non suppone certamente un fatto impossbile, ma egli , cred' io , pi convenevole e pi sicuro le cose note e scrtte da uomo noto d nota nazione attribuire a questa nazione, anzich congetturare, o immaginare sin dove progredissero le scienze presso genti delle quali n si puote i libri mostrare, n con certezza fissare il nazional nome. Al dir d' Eratostene il permetro della terra di stadj 25^,000 Prima di questa, altra misura della terra nelle soritture de'Greci non appare, se non se quel* la rammentata da Aristotele, dei 4oo,ooo stadj ( t55), co me opinione di certi matematici del tempo suo. Non m' ignota la sentenza di coloro, i quali sostengono queste due misure non differire quasi che nel nom e, e pressoch pareggiarsi, ve tu supponga due diversi stadj, quelli che settecento fanno un grado di perifera e gli altri che ! m compiono lo stesso grado ( 156) , e che Eratostene dei primi si valse, ed Aristotele dei secondi. Il medesimo pareggiamento adattano ad altre tre mi sure della terra, fondandosi nella uguale ipotesi della

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diversit degli stadj ( '5y). La probabilit dell'ipotesi non poca ; ma tanto lungi dall' essere comune a quanti scrissero intorno l ' antica geografa, che ftl anche forte mente combattuta da altri geograE (<58). Tuttavia supponendo pure che la misura delia terra fosse invenzione pi antica d' Eratostene , la glo ria dell* invenzione tutta rimane a lu i, perch primo egli s'accinse a dimostrarla metodicamente, e molti de' geografi ed astronomi posteriori, insino a Ptolemeo , e la riconobbero come ideata da lu i, e se ne valsero nelle osservazioni loro. Quasi due mila anni prima di Copernico, opin , o piuttosto felicemente in dovin il pitagorico Filolao (<5g) il moto della terra, opinione, come immagin l'istorico dell'astronomia (: 60), pi antica di Filolao , e nata nelle teste degli uomini antidiluviani; non pertanto la gloria dell'opinione non appartiene tanto a Filolao , quanto a Copernico, che il moto della terra metodicamente dimostr. Il geografico sistema d' Eratostene, se il paragoni colle odierne nostre geografe, indubitatamente assai manchevole. Ma colui solo perci ardirebbe biasimarlo che mai non pens come cominciano e come si per fezionano le umane cognizioni, n sospetta che eziandio la presente geografa dai nostri posteri sar incompa rabilmente perfezionata. (i6<). Egli ingiusto ricercare ad Eratostene tali cognizioni geografiche, quali era im possibile che !e avessero i Greci di que' tempi ( 162). Oltre la geograSa scrisse Eratostene altre opere poe tiche e prosaiche di diverso argomento (i63). Tra queste la nominata da Plutarco ZM/a nccAezza ( 16< % ), il cui per

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fetto ttolo era DcF/a rt'ccAezza e <% e//a povert (<65). Similemente in Strabone troviamo citata un' altra opera di Eratostene De: Aent (t66), pi esattamente intitolata dal!' alessandrino Clemente / 7et &em e Jet wa/i (t6y). Quanto egli possibile indovinare l ' indole dell' ani ma dall'indole della narrazione, i frammenti degli scritti d'Eratostene serbatici da Strabone e da altri nel mani festano per uomo ornato di vivace e faceta fantasia. Tale il giudizio intorno ad OAler (:68). Esponendo il poeta gli errori di Ulisse in Sicilia e nelle isole vicine , dice che Eolo don ad Ulisse un otre pieno di venti per valersene nel viaggio ('69). Questa grossolana invenzione altri degl' interpreti la riferivano alla poetica libert, ed altri molte allegorie vi vedevano espresse, per ti more che da ci non riportasse nocumento la riputa zione d' Omero. Ma Eratostene, il quale considerava anche lo stesso viaggio d'Ulisse, come invenzione del l'omerica fantasia, soleva dire facetamente (tyo), che allora taluno, avra potuto trovare per quai luoghi viag giasse Ulisse, quando trovasse il coiaio che cucito aveva 1' otre dei venti ('71). Prima di lasciar Eratostene , giusto eh' io il liberi da certe calunnie. Egli, come ho narrato test, fu com battuto o giustamente o ingiustamente dai dotti suoi contemporanei, quale uomo di scarsa sapienza. Molti anche posteriormente il combatterono pe'suoi geograSci errori. Tra questi sono Ipparco , Polibio , ArtemidorO, Posidonio e lo stesso Strabone. E ci lecito, se ha per iscopo unicamente la scoperta de! vero, n oBende i riguardi che si deggiono a chi ha ignorato la verit, e

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massimamente quando il discorso cade su! costumi di lui. Eratostene fu ammaestrato ne!!a filosofa iu Atene da! chio Aristone (tya), ascolt eziandio il maestro di Aristone e principe della setta stoica, Zenone. E nondimeno Po!emone che descrisse Torbe e Cori verso la fine della vita d'Eratostene (ty 3), os dire, che Eratostene non and affatto in Atene. Questa turpe mendacia di Po lentone si biasima anche da Strabone medesimo, il quale attesta il contrario, e ci che pi da notarsi, l'attesta quando accusa con motta ira Eratostene di aver nomi nato Aristone ed altri ClosoC che trovavansi in Ate ne , tacendo del pi iihistre fra gli altri, Zenone ( ' 74)Non dee recar meraviglia n i! silenzio d'Eratostene, perciocch egli probabile che disprezzasse, come il precettare suo Aristone, i dommi degli stoici ; n l ' ira dello stoico Strabone, perch quegli tacque il nome de! principe delta stoica setta., Zenone; ma sarta strano ch'e gli non avesse biasimato come ingannatore Eratoste ne, se fosse del tutto probabile la calunnia di Polento ne (ty5). De! pari improbabile che Eratostene rubasse lo scritto di Timostene. Il sospetto di simil plagio na cque unicamente da queste parole di Marciano. " Era tostene il cireneo, non so da quai ragioni mosso, t r t M c ? t u t t o i! libro di Timostene, poche cose ag giungendo , in guisa che non si astenne nemmeno dal proemio, ma le medesime parole prepose alla propria sua opera (ty6) *. Altro nondimeno i! ed altro i! rM &. S' egli non nomin Timostene, la tras crizione plagio . se il nomin, la trascrizione si re puta testimonianza d' aver egli trovato il componi

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mento tanto buono, che nulta cbbevi da cangiare. E grazie a Strabone, dal quale impariamo che Eratostene non solo nom Timostene, ma anche il lod : .Crato. . . p Timostene cAe ycw ie Je' Porti, a Ja/ /oJato ogn* a/tro (tyy). Poscia, peich alcun creda un tal furto, bisogna ch'ei supponga stolto Eratostene, come colui che rubava ci che non poteva nascondere. L' opera di Timostene non era solamente cognita a lui, ma eziandio a molti altri sapienti jd' Alessandria, fra i quali indubitatamente sarebbonsi tro vati alcuni per manifestare il plagio d' Eratostene , e specialmente quanti il cognominavano 7?efa. E facile che lo stesso Timostene tuttavia vivesse , o almeno gli amici e congiunti suoi convivevano con Eratostene, e come avrebbero negletto di pungerlo pel suo pla gio ('78). E questo basti intorno ad Eratostene. Dopo Eratostene Ipparco niceo , astronomo fra suoi contemporanei primo , creato dalla natura per iscoprire e trasmettere molte verit ai posteri. Che se propriamente egli non attese alla geograSa , contribu non pertanto molto al progresso di essa. Accett la mi sura della terra! di Eratostene (*79), e in altre parti molte ne segu il sistema; ma in molte si studi pur di dis truggerlo , non per sempre ragionevolmente. Aiutato da osservazioni astronomiche fiss le posizioni di certi Inoghi, dei quali cerc anche, primo egli, segnare le ve re distanze da oriente ad occidente, colla osservazione delle ecclissi lunari (t8o). DUpparco vogliono probabil mente alcuni essere i! trovato della proiezione delle tavole geografiche ('8 '), cio il metodo di trasferire sulla tavola

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PROLEGOMENI

la superfcie sferica della terra, in guisa da conservare, per quanto il consente il piano della tavola, la cur vezza , o convergenza dei circoli paralleli e meridiani delineati nella sfera ('8a). Fra i molti scritti d'Ipparco, dei quali il catalogo ne hanno conservatogli studiosi della greca sapieuza ( '83), intero non rimasto sin oggi che quello intitolato -Spie gazione Jei Fenomeni J '^ r a to e< Z .Eu^oMo, inserito dal Petavio nel suo Uranologio ('8/{). Dell' opera con tra Eratostene abbiamo certi frammenti in Strabo ne ( ' 85), il quale ad un tempo biasima il troppo severo giudizio che Ipparco port sulla geografa d'Eratostene. Dopo Ipparco nomasi Polibio, storico di professio ne , ma utile alla geograSa, perch di que' fatti che espose quale storico, determin sovente anco e la posizione e la distanza dei luoghi, ove essi accaddero, siccome fece Erodoto. Tuttavia Gemino nomina pure un' opera peculiarmente geografica di Polibio intitolata : Z)e/f a&itti30M6 ffe/Z' e<yui/wz;o ('86), dalla quale opera probabile che traesse Strabone (:8y) quanto disse della divisione della sfera in zone. A Polibio succede Artemidoro 1' efesio. La sua geo graSa comprendevasi in undici libri, e di essa solo ne rimane l'epitome composta da Marciano (t88). Dopo Artemidoro Scimno chio, il quale descrisse in versi iambici il Giro per /a te rra , e lo dedic a Nicomede re di Bitinia. Novecento settantasette versi e non pi, si conservano tuttavia di quel Giro. Molte cose ei descrive come oculare testimonio, poich percorse tutta la Grecia, l ' Italia , la Sicilia, e gran parte della Libia.

ALLA GEOGRAFA DI STRABONE.

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Nelle cose che apprese dagli altri, segu per Io pi Era tostene, ch'ei loda come geografo diligentissimo ('89). Contemporaneo, o di poco posteriore a Scimno Posidonio, stoico filosofo, istorico pregevolissimo, e pre gevolissimo uomo, come fu manifesto per la stima in che il tennero i Greci ed i Romani dell' et sua. I Rodj non solamente il crearono precettore della loro scuola, ma eziandio pritano della repubblica (t 90). Tra i Romani ave va amici ed ammiratori della sapienza sua Cicerone, il magno Pompeo, ed altri uomini illustri. I frammenti che ne furono conservati della storia da Posidonio ('9<) scrit ta in cinquantadue libri, tali sono da procurarci grande adizione per lo smarrimento. Strabone nomollo filosofo dottissimo fra tutti quei del suo tempo ( ) 92), e lo annove ra parimenti fra' geografi, per le notizie geograSche con tenute nella sua storia, e massimamente pel particolare suo trattato intorno a//' Oceano, nel quale parla ampia mente dlie cagioni del flusso e del riflusso. HVossio(tg3), ingannato da Suida, attribuisce questo trattato ad al tro Posidonio, olbiopolita. Se la cosa fosse cos, non sarebbe scusabile la negligenza di Strabone, perch adducendo egli di frequente la testimonianza di Posido nio, non fece tal distinzione. Secondo C!eomede(tg4)) Posidbmo calcol il perime tro della terra di stadj 2^0,000. Strabone rammenta un' altra misura di stadj : 80,000, eh' ei riferisce a Po sidonio (<95). La differenza anche di queste, come delle misure sopra indicate, sta, secondo l'opinione di alcuni illustri geograS, unicamente nella differenza degli stadj.
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PR O L E G O M E N I

Posidonio scrisse parimente molti altri libri di diverse materie^ tra i quali f wMteoro/ogtci furono compendiati da Gemino. In questi probabile che si trovasse T opi nione sull'altezza dell'atmosfera, tanto pi degna d'os servazione, quanto non differisce nulla dall'opinione (sebbene ancor non provata) di certi moderni. Fra que sti il De la Hire ([96) stende sino a quasi diciassette leghe di Francia una tale altezza, e Posidonio stimavaia di quattrocento stadj, che equivalgono, meno alcun che, a diciassette leghe ( 1 9 7 ) . . . . Qui finisce il catalogo di coloro che precedettero Strabone nel trattare spezialmente di geografia, o che in qualche altra guisa contribuirono al progresso della scienza geografica (f98). III. A Posidonio vien dietro Strabone , stoico filosofo al par di quello, e pi di quello propriamente geografo. Ho dimostrato poco avanti, che se egli non conobbe personalmente Posidonio, era nondimeno nato alquanti anni prima che quegli morisse. Detto ho ancora eh' ei segu, con piccola mutazione, il sistema geografico di Eratostene. Restaci a* considerare cosa aggiunse, cosa tolse Strabone alla geograSa di Eratostene, o quali emendazioni vi praticasse. E primieramente , pe' suoi lunghi viaggi aveva Stra bone oculare notizia dimoiti luoghi (fgg). Secondaria mente , giovossi delie emendazioni che sulla geograSa di Eratostene fecero, o tentarono di fare Ipparco, Poli

ALLA G EO G R A FA D I STRABONE.

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bio 7 Artemidoro , Posidonio. E per terzo , a quante locati notizie raccolse Eratostene da coloro che espo sero i fatti del magno Alessandro, poteva Strabone ag giungere ( e veramente assai ne aggiunse ) quante sco perte fecero i non meno d'Alessandro devastatori e do minatori delle regioni altrui, i Romani (200). Oltre questi, ha la geograSa di Strabone anche il pregio che la parte politica arricchita con buon nu mero di notizie acquistate non solamente dai geograS , ma eziandio da molti altri istorici, dei quali oggi, del nome in fuori , nulla pi ci palese. Alla matematica e Ssica descrizione di varj luoghi, aggiunse quella del governo , delle leggi, de' costumi e delle usanze degli abitanti, le fondazioni e le mutazioni delle c itt , le colonie o le successioni delle nazioni ; in una parola frammischi il diletto all' utile, in guisa che la sua geograSa a' contemporanei divenne apparecchio di utile peregrinazione, e a noi ( dico principalmente a' Greci) procurala cognizione di assai fatti e cose, che non riscontriamo in altri istorici, ed il giovamento che di tal cognizione deriva, qualora da noi paragonisi 1' odierna misera condizione delle greche citt, collo splendore in cui Strabone o ud o le vide ancora Sorire. Nondimeno questi pregj della geograSa di Strabone, come accade in tutto ci che l 'uomo fa , non sono oro purissimo. Ha ella due specie di difetti; ma difetti nem meno nomarsi deggiono quelli ch'evitar ei non poteva nel periodo dell'et sua; perciocch c o m e la giornalmente progressiva scoperta di nazioni e citt, o la investiga zione pi diligente facevanlo pi dotto dei geograC ati-

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teriori, cos di necessit doveva esser men dotto di coloro che vennero dopo ini. Chiunque il biasima per tal moti vo, pu de! pari biasimare noi che tuttavia viviamo, per ch n' ignoto quanto sar conosciuto da'posteri nostri. Pur v' ha un' altra specie di difetti, scusabile tanto meno negli scrittori, quanto pi facilmente da essi, ove prestino attenzione, puossi schivare. Ella consiste ne! mostrarsi non inteso di ci che gli antecessori conob bero , ovvero i contemporanei conoscono intorno alla scienza od arte di cui si scrive, o nel disprezzare senza esame queste cognizioni siccome nuove, attenendosi alle antiche, quasi la ruggine dell' antichit potesse in oro trasmutar il ferro. Adunque biasimato Strabone primieramente per la soverchia sua riverenza verso di Omero, la quale spesso l'indusse, onde combattere i contraddittori, ad ab bandonare il soggetto principale, e ad errare in lun ghe digressioni, tanto pi fastidiose, quanto sono esse inutili al lettore. Probabile, o piuttosto certa, come ho gi detto, la diligenza di Omero nella geografa di molte contrade e citt greche ; ma eh' egli eziandio conoscesse luoghi, dei quali nemmno coloro che ven nero molti e molti anni dopo , non ebbero chiara idea, e eh' egli avesse cognizioni astronomiche proprie alla geografa, chi pu mai crederlo ? Se il credevano i gram matici, perch altro non erano che grammatici, trovavansi nonpertanto anche sapienti all'et di Strabone (20 <), i quali come poeta ammiravano Omero incomparabil mente pi che come geografo. Di altro errore ben pi strano ripreso il nostro

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Geografo, cio delia sua negligenza verso di Erodoto. Quanto egli onor il gran poeta Omero , tanto egli spregi il non meno degno di stima istorico Erodoto. Contuttoci avrebbe evitato molti erbori geografici, col prestargli maggiore attenzione, e col non repu tarlo un cianciatore favoloso (202). Non , a cagion d'esem pio, cosa strana che Erodoto sappia il mar Caspio per ogni dove chiuso dalla te rra , e separato dall' Oceano (ao3) , e che Strabone quattrocent' anni dopo, e senza dubbio ornato di maggior dottrina che non fu Erodoto (ao/%), creda ancora quel mare un golfo dell' Oceano (ao5). S'egli non porgeva fede ad Erodoto, era in debito almeno di farci manifesta P opinione dilu su questo argomento. Altra giustificazione per avven tura aver non pu Strabone, se non che del Caspio mare con sentenza ugualmente erronea favellarono il suo predecessore Eratostene, il suo contemporaneo Dio nisio il periegete , e Plinio, e Mela che poscia venne r o , e lo stesso Arriano, insino a Ptolemeo, il quale risuscit la verit di Erodoto soffocata per cinquecento anni (ao6). Ud il lettore quanto Strabone sprezzasse il marsi gliese P itea, ma questo eccessivo dispregio spiaselo in altro fallo peggiore del primo, cio nel credere ancora ai tempi di Tiberio, i luoghi al di l di Ierna (aoy) e del Boristene (ao8) inabitati pel freddo. S'egH rigett Erodoto, Pitea ed alcuni altri, giudican doli immeritevoli di fede alcuna, tuttavia generalmente preferiva molto pi i greci scrittori ai romani, e giusta mente (209). Ma forse pel suo amore verso quelli, spre-

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gi oltre il dovere questi, dai quali apprender poteva molte cose giovevoli alla sua geograSa, e specialmente dal suo contemporaneo Agrippa. Cos spesse volte si nomina da Strabone, per le altre sue illustri azioni, ma non mai come geografo, sebbene Plinio, di cinquanta anni quasi pi recente che Strabone, adduca spesso Agrippa per testimonio in fatto di geografa. Il perch al cuni supposero (a ! o) che per anche pubblicata non fosse in Roma la descrizione della terra da Agrippa com posta, quando Strabone componeva la sua. Pur Agrippa, genero di Augusto Cesare, mor nell'anno y4?- di Ro ma , cio 36 anni prima della morte di Strabone, e il suocero suo prese cura di terminare quanto mancava ancora al compimento delle geografiche tavole (a <t). Ma ove tu eccettui queste colpe che a Strabone si appongono, restano ancora molti e gran pregj nella sua geografa, di modo che debbesi gran lode ad esso per la fatica sostenuta in comporla, e grazie al tempo che non ce la ra p , come la storia di lui. Per gli argomenti in essa trattati ricchissima, ma non meno commende vole n' la narrazione. L'indole del discorso di Stra bone , sebbene talora negletta, tuttavia senza affet tazione, vibrata (a<3), pura, chiara, dove il suo testo non fu offeso dalle penne d'ignoranti amanuensi (a ! 3). Ma sventuratamente pat anche il libro di questo sa piente Geografo ci che patirono quasi tutti gli scritti degli antichi. Tanti sono gli errori intrusi nel testo, che prima che esso fosse edito dal Casaubono, era quasi im possibile leggerlo senza fastidio. Prima di questo tent di emendare Strabone il secondo suo traduttore Xilau-

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dro (2 ' 4)? ma le emendazioni e le interpretazioni del Casaubono ridussero pi comune la lettura e la cognizione del Geografo. Dopo il Casaubono nuovi critici di Stra bone corressero ancora molti altri passi. Se io dicessi, che appresso queste molte correzioni, sono in maggior copia quelle che restan datarsi, coloro solamente noi crederebbero, i quali non sanno che siasi edizione d' antico scrittore, o da altri mai non appre sero, ch'egli impossibile purgarlo perfettamente (2! 5), se prima passato non sia per li crogiuoli di molti edi tori. Forse pi facilmente li persuader, se io confesso ( e la confessione schietta ) che anco dopo le molte mie fatiche rimangono in Strabone (2)6) molte emen dazioni, le quali eserciteranno critici pi sapienti o pi felici di me. Quando m' invit il Governo francese a cooperare alla traduzione di Strabone nel francese idioma, ho ac colto l'invito, prendendo animo dai dotti miei coopera tori (2 <7), dalle molte fatiche dei critici antecedenti, e dai manoscritti che si conservano nella regia biblioteca di Parigi ; ma non ho tardato a convincermi che d' uopo era oltre questi di un maggior numero d'aiuti. Altr' il leggere semplicemente uno scrittore, altro il tradurlo. Spesso il leggente contentasi di aver compreso in un qualsisia modo lo scrittore, e gli errori del testo non destano la sua attenzione, se non se quando essi total mente rompano la connessione di questo testo coi suoi precedenti e susseguenti. Il traduttore per lo contrario costretto a pesare ogni frase ed ogni voce per ritrovarne l'equivalente nella lingua straniera, e un tale obbligo

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diventa in qualche modo esperimento della buona o della cattiva lezione del testo. Quando questo non errato, la traduzione non riesce assai diffcile, come all'opposito l ' impossibilit del tradurre genera subito sospetto di guasto nel testo. In tale necessit trovatomi ben di frequente, mentre !o traduceva la parte di Strabone a me assegnata, do veva io per conseguenza indagare il modo di rimediarvi, n ci riuscirmi poteva senza 1' esame ed il paragone di altre parti parallele della sua geografa. Guidato da que sto esame ho proposto molti mutamenti nella traduzione, i quali ora quasi tutti ho collocati nel testo della mia edizione con molti altri di pi che ho praticati dopo la traduzione. Non pertanto parte di questi mutamenti si appoggia sulle varie lezioni de codici o delle edizioni, o sulle correzioni dei critici precedenti . . . (ai8). Gli editori che mi precedettero collazionarono il mag gior numero dei codici di Strabone, i quali pochi non sono. La sola biblioteca di Parigi ne possiede sei. Ma fra questi non ho io profittato nella traduzione france se pi che da uno, segnato col numero ! 3g3, e confron tato anche prima da altri, e di esso mi valgo eziandio nella presente edizione. Dei rimanenti le lezioni diverse m' bastato saperle dalle ultime edizioni altrui. La prima edizione, o piuttosto impressione, de! greco testo di Strabone fu fatta in Venezia Tanno :5 f6 (2 ! g). Avanti erasi gi pubblicata la sola traduzione latina , intorno la quale fra poco faveller. Chiunque esser vuole convinto del giovamento che ne deriva alle opere degli antichi, quando sono pubblicate da varj editori succes

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sivamente, confronti questa prima edizione , vero le tame d' Augea, colle altre che latte furono in appresso. Nel fu edito per la seconda volta Strabone in Basilea dall'Heresbach e dall' Oporino , i quali appena poterono correggere alcuni pochi degl' innumerevoli errori della prima edizione. Eglino unirono al testo 1' antica versione latina emendata. Nella stessa citt di Basilea, pi dotto degli antece denti editori lo Xilandro pubblic nel <5y: il testo di Strabone con nuova traduzione latina, ed alcune poche annotazioni. Vantasi ne' suoi prolegomeni di averlo purgato ed interpretato in moltissime parti meglio de'suoi antecessori, n il suo vanto jattanza. Fece quanto gli permetteva fare la mancanza di manoscritti, e la commendabile sua povert, e l ' epoca in cui giunta non era 1' arte critica a quella perfezione, alla quale la ridussero poscia le longeve fatiche di molti uomini. Incomparabilmente migliori delle precedenti sono l'e dizione e la traduzione dello Xilandro , ma parimente maggiore che dei passi corretti e il novero dei non corretti rimasti nel testo e quindi nella traduzione. Nondimanco giusto era che il Casaubono gli accusasse con pi indul genza, perciocch e la dottrina dello Xilaudro egli dalla verit costretto lod spesso, e senza la scorta di lu i, egli medesimo probabilmente non avrebbe proceduto tant' oltre nella emendazione ed interpetrazione del Geografo, per modo di farsi ai posteri utilissima guida. Due edizioni di Strabone intraprese il Casaubono ser bando in ambedue la traduzione latina dello Xilandro , ma dichiarando con molte e dotte note pi parti del

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testo, ed a!tre correggendone o per congettura o colle varie lezioni di quattro manoscritti. La prima edizione de! Casaubono fu stampata in Ginevra nel i 58y (220), quando quest' illustre critico era appena giunto nel vigesimo ottavo anno dell'et sua (22!). Rivedendola poi e di bel nuovo emendandola ed aumentandola, prepar una seconda edizione, la quale dopo la morte di lui fu pubblicata dal Morell nel 1620, pei torchi della reale tipograSa di Parigi, coll' aggiunta di alcune poche sue annotazioni, e colla tavola dei nomi. Questa edizione parigina fu ristampata in Amsterdam uel tyoy, e non differisce dalle altre se non perch l'Almelovven (222), il quale presiedette all' impressione, aggiunse alle an notazioni del Casaubono quelle che altri critici fecero di passaggio in molte parti del testo, e le CrMtofuat/e, cio il compendio della geografa di Strabone, formato da un Greco anonimo del decimo secolo, siccome taluni congetturano (223). Dopo i lavori del Casaubono, e tante altre annota zioni di altri filologi a Strabone, i cultori delle lettere avevano diritto d' attendersi un testo pi genuino, 0 almeno pi greco, da colui che primo intraprendere do veva la nuova edizione di Strabone $ dico pi greco, per ch oltre gli errori della scrittura, e le aggiunte, ed i troncamenti, le trasposizioni, e le alterazioni del testo che ne rendono oscura l ' intelligenza, una quantit infinita di solecismi e barbarismi deturpano ancora Strabone. Se taluno dubitasse de! perch in esso tra sand tante deformit i! Casaubono, esamini cosa fossero le antecedenti edizioni di Strabone, e se coli'esame non

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scioglie il dubbio, imprenda egli l'edizione di uno scrit tore qual pi gii piaccia fra quelli che pubblicati non furono da dotto editore. Rifletta inoltre, che la seconda edizione del Casaubono (t6ao) fu messa in luce sei anni dopo la morte sua. In tutto questo intervallo se fosse vivuto il Casaubono, mai probabile eh' egli non l ' avesse riveduta e ricorretta ? e dopo queste correzioni anche durante la impressione fatte non ne avrebbe per avventura altrettante ? A chi se non se a coloro i quali fanno le edizioni oggetto di mercimonio e di traffico, non noto che di molte correzioni nasce il pensiero nel tempo medesimo in che si leggono le prove di stampa? Se dunque errori moltissimi in questa se conda edizione rimasero, non di essi colpevole il non pi allora vivente Casaubono; assai pi giustamente degni di biasimo sarebbero quelli che la pubblicarono come fu per essi trovata nella biblioteca del defunto , ove non si dovesse professar grazie a chiunque reputa bastevole il rendere comuni i beni altrui, quando tempo o potere non ha di porgerne dei migliori. E tanto sia detto intorno la seconda edizione del Casaubono, la quale si annovera quinta nella serie delle edizioni. Veggiamo ora qual emendazione e ornamento al testo ag giunsero pi oltre gli editori che vennero dopo di lui. Molti anni dopo s'accinse in Parigi ad una nuova edi zione il francese Brequigny, e pubblic in un tomo i tre primi libri della geografia colla latina versione. Que sto editore aveva senza dubbio pi sussidj che il Casau bono, onde giustamente attendevasi da lui anche una pi corretta edizione. Ella tale ? se tu eccettui alcuni

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pochi passi emendati coll' aiuto dei codici, e spe cialmente di queHo numerato 13g3 , Strabone rimase di bel nuovo quasi nella condizione medesima in cui lasciato lo avevano le fatiche del Casaubono. Chi non s' acqueta al mio giudizio, gi prima che da me pro nunziato da altri (33-% ), esamini quell' edizione, impressa in Parigi nel < y63. Oltredich quest'editore, coll'abban dono di ci che gli restava da fare giudic il gi fatto. Si stanc quasi d'insopportabile peso in quei tre libri, e non volendo progredire innanzi, tutto quanto il ma teriale delle varie lezioni che aveva raccolto mand in Inghilterra (325), dove si meditava allora e quindi pubblicossi un'intera edizione di Strabone. Ma prima che di quest'inglese edizione l'ordine cronologico richiede che io favelli della germanica. Incominciossi nel ! yg6 in Lipsia l 'edizione del testo di Strabone , e si compi nel 18 1< da due tedeschi. Il Siebenkees, editore dei primi sei libri, fu interrotto dalla m orte, e gli succedette nell' edizione del settimo libro e dei successivi sino all'ultimo il Tzschucke, il quale oltre i codici dal suo predecessore confrontati in Italia, aveva anche il confronto d'un codice di Mo sca (226). Ingiustamente taluno giudicherebbe questi due dotti editor!, se negasse ad essi il merito della cor rezione di molte parti di Strabone^ Vuol nondimeno giustizia che noi confessiamo aver eglino trascurate al tre ben molte, quantunque di agevole emendazione, e che non sempre mostraronsi felici nella scelta delle va rie lezioni. N' rimasta 1' ultima ed inglese edizione, settima in

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num ero, se ella vuoisi reputare edizione, ma ella non quasi che ristampa della quinta edizione, ossia della seconda del Casaubono impressa in Amsterdam. Cosi confessa lo stesso inglese Falconner (227) che l ha pub blicata nel 1807 in Oxford (228), ed una tal confessione saria bastevole a liberarlo da ogni colpa, se egli al meno purgato avesse Strabone dai solecismi e barba rismi. Questo ripulimento ha il lettore diritto di esigere dagli editori anche senza la testimonianza dei mano scritti, e si sdegna poi se noi trova quando gli stessi manoscritti l'indicano solennemente (229). Ma se colui che imprende una nuova edizione per provarne la necessit costretto di accennare i difetti de'suoi precessori, sarebbe egli poi reputato ingiusto, ove questi difetti accennasse unicamente, e passasse i pregj sotto silenzio. Adunque in quest'edizione inglese il testo di Strabone non , come ho detto, se non semplice ristampa. Ha non pertanto due pregj, utili ai futuri edito ri , come il furono a me. Il primo l'aumento delle note, il secondo il paragone d'unmaggior numero di codici, e l ' indicazione non solamente delle varie lezioni in essi trovate, ma eziandio di quelle che altri trassero da altri codici. In simil guisa 1 ' editore avendo innanzi agli oc chi sufficiente materiale pel suo lavoro, guadagna tutto il tempo che avria dovuto consumare per raccogliere quel materiale da molti codici, o molte edizioni, n ha pi d'uopo se non che di giudizio nella scelta. E tante sono le edizioni di Strabone anteriori alla mia (23o). Versioni di esso si annoverano le seguenti. Primamente Strabone fu tradotto in latino da! vero-

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nese Guarino, e daltifernate Gregorio (a3 t), e fu stam pato dal ! (o t 47*) sino al t 55g, dodici volte; eia decimaterza nell'anno t 65a (^32). La versione barbara, e in molti luoghi pure erronea, perch segu codice, il cui testo non era per anche impresso, n emendato da nessuna. Ha nondimeno questo pregio, che i tradut tori trasformarono in parole e frasi latine, tutto ci che trovarono scritto, con tanto rispetto e fede, che ancora oggid la versione loro vale siccome un codice (a33). Ab biamo veduto superiormente che questa versione, ma alcun poco emendata, fu pubblicata nel !54Q unita al testo. Nella nuova edizione della Biblioteca greca di Fabricio accenna 1 ' Harles anche un' altra traduzione latina nel [5^0 (234) pubblicata dal Pircimero. Egli non la giu dica, n io giudicarla posso, poich non l'ho mai co nosciuta. Nel fu impressa col testo la nuova latina ver sione dello Xilandro , intorno alla quale ho anteceden temente favellato. Nelle lingue vive abbiamo due traduzioni per intero della geografa di Strabone, ed una del terzo libro sol tanto. Primo volt e pubblic in idioma italiano tutto Strabone nel t 55a ilBonacciuoli(a35). La sua traduzione ha gli errori dell'antica latina, perch fu fatta su testo scorretto al par di quella, ma ugualmente fedele, onde anch' essa talora giova all' emendazione del Geo grafo. La seconda versione in lingua tedesca, e fecelanel ilPenze!, com'egli dice, dal greco.

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Trovansi nondimeno in essa molti indizj, eh' egli segu per io pi la latina versione dello Xilandro. L dove lo Xilandro rettamente traduce, cammina diritto anche il traduttore tedesco , dove quegli erra, questi pure vacilla, e spesso per non cadere, lascia da banda parole e frasi intere di Strabone (236). Alla versione, oltre le note del Casaubono, aggiunse alcune sue, delle quali poche aiutano l ' interpretazione , e quasi nessuna la correzione del testo. Terzo traduttore, nella lingua spagnuola, nomi niamo il Lopez, geografo del re di Spagna, s' egli giusto nominar traduttore chi volse unicamente il terzo libro della geograSa, il quale comprende la de scrizione della Spagna , e questo pure non immediata mente dal greco testo, ma dalla versione dello Xilandro. Ei diede in luce la sua traduzione ne! 1787 aggiungendo anche una tavola geograSca dell' antica Spagna (a3y). Terza la traduzione in lingua francese, ancora non compita, della quale io con due altri dotti coopera tori tuttavia m'occupo (238). Ho gi toccato pi sopra, e tra poco parler pi ampiamente di un tal lavoro (a3g). Qui ha Sne il giudizio intorno l ' edizioni e le versioni; ed esso non mirava gi a biasimare gli editori che mi precedettero, dei qua!i 1' intenzione stimo , e le fa tiche tanto pi di buon grado commendo, quanto pi alleggerirono le mie proprie ; ma voleva io dimostrare, come ho detto, che Strabone aveva d'uopo di una no vella edizione. Ora il lettore s' aspetta intendere se io abbia supplito a tale necessit. N io ardisco dillo, n egli, se io il dicessi, mi dovrebbe credere. Quanto mi

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lecito di palesare, senza pericolo d'ingannarmi, o d'iugannarlo, ci che segue. De!e mutazioni del- testo , e mutazioni qui intendo non emendazioni di solecismi e di barbarismi, le quali non procacciano lode al correttore, come forse nemmeno gran biasimo a chi le trascura, delle mutazioni, dico, del testo il numero grande. Altre ne ho fatte guidato da va rie lezioni, altre da emendazioni di anteriori critici , le quali i primi editori non ardirono introdurre nel testo. Forse non minore il numero di quelle che ho ardito fare per congettura, indotto dal senso, da altri passi paralleli di Strabone, o dalla usata propriet del suo dire. Facilmente il creder chiunque avr la pa zienza di confrontare poche pagine della mia edizione coll' edizione di Lipsia, la quale ho in certa guisa posto per base della mia. Delle mie correzioni, le felici ( perocch non mi stimo cos sciagurato di aver mal riuscito in tutte ) io le debbo agli aiuti che ho avuto in maggior copia che gli altri editori, le non felici da coloro mi sa ranno perdonate , i quali sono dall' esperienza ammae strati quanto sia diffcile P edizione d' uno scrittore al terato dai copisti. Sennonch a taluni parer non degno di scusa 1' aver io, anzich proposte nelle annotazioni, inserite nello stesso testo le mie congetture. Ma primo non sono a tentare simili ardimenti, e forse pi ardito m'ha fatto alcune fiate lo sdegno di vedere greci scrit tori deformati con molti errori di dizione, e non per altro, fuorch per quel superstizioso rispetto che certi hanno verso del testo. E se le lezioni medesime

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^Cnza sospetto greche , ed aUa intelligenza adatte, sono spesso spurie, e procedenti da esposizioni di pi genuine, ma non del pari conosciute lezioni , come giudicare dovransi quante contrarie s! veggono al buon ellenismo, o alla consuetudine prpria delio s c r i t t r e ? . , (a^o). Dice Strabone intorno all' Erasino, 6ume del Pelo ponneso. i* T?t tjy 7j), tf'K X 'tRtfT* * 6 ^ x < t< *^ tt) JtL'ultima parola rimase cos nei testi precedenti al mio, perch non solo gre ca, ma perspicua all' intelligenza. Certamente stol to, non critico; nominare a bun diritto si dovrebbe co lu i, il quale tentasse, senza testimonianza di codici, sostituirle altra voce. Ma egli quasi dimostrato che Strabone non scrisse ma (a/%a), c o m e trovasi in cinque codici, dei quali quattro ne aveva dinanzi agli occhi l'editore tedesco (243)Ho avuto cura in questa mia edizione di segnare nel margine le pagine secondo l'edizione del Casaubono ( [620), come le ha segnate anche il tedesco editore , e prima l'amsterdamese. Primieramente , perch cos age volo al lettore l'indagine e il ritrovo delle annotazioni del Casaubono, s'egli ha 1 ' edizione del t620, o del !yoy, e delle varie lezioni, se ha l'edizione tedesca. (a44) Age volo in secondo luogo anche il confronto della nostra ver sione francese, e la cognizione delle appostevi note; poich nel margine di essa fu similmente segnata l ' impagina tura dell' edizione del Casaubono. Per tal modo mi
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libero anch' io dalla fatica delle greche annotazioni) giacch il lettore istruito nella francese Avella (ed oggi chi nonio ?) paragonando col testo la traduzione e le note, pu da queste le cagioni apprendere dim oiti mutamenti del testo , o diverse interpretazioni, e noi traduttori giudicare , Giudicare! gran parola ! almeno per la parte che io ho tradotta. De' miei errori ne ho pur io scoperti alcuni, e in sul Bnire della stampa spero accennarne la correzione. Perch la traduzione di scrit tore qual si questo, esca scevra d'errori, o almeno po chi ne abbia, gioverebbe eh' ella non fosse stampata prima del totale suo compimento. L'avanzarsi a poco a poco nel testo ci avvezzerebbe allo stile di Strabone , e conseguentemente ne impedirebbe di errare molto , o almeno ne porgerebbe il tempo opportuno per emen dare taluni di que' falli. Ma costretti di stampare quanto di mano in mano da noi si traduceva, meritiamo scusa) se siamo talvolta caduti, prima che avere il tempo di preservarci dalla caduta. Pur il dico di nuovo, questa dilesa vaglia almeno per quella parte che fu per me tradotta, e la quale ora io devo al lettore indicare. Dei diciassette libri della GeograSa, il I I I , IV, VII, V i l i , XII, XIII, XIV e XV ( i45) furono interamente da me tradotti, e mie sono ugualmente le sottopostevi annotazioni, da quelle in fuori che hanno un G in fine, le quali sono del dotto geografo Gossellin. Nondimanco alcune di esse sono comuni ad entrambi, e di ciascuno la parte si distingue con questa linea . Dei rimanenti libri il I , I I , V , V I , IX , X e XI la traduzione del mio dotto cooperatore Du Theil, n io ho ad essa eoo*

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p erato , se non con poche congetture o correzioni del testo nel I e nel II libro, quante ha egli stimato ac cettare. Egli attendeva parimente alla traduzione dei due ultimi libri XVI e XVII quando la morte il rap alla Rne del mese di maggio del presente anno t 8 : 5 , n ancor so se essi trovansi compiuti nella sua biblio te c a ^ ^ ). Se 1' impaginatura del Casaubono facilita al lettore, come ho detto, il ritrovamento delle annotazioni fran cesi, vi sono contuttoci molte parti del testo can giate nella mia edizione, senza chele cagioni sieno indi cate nella traduzione francese, o perch s minuta espo sizione era soverchia in traduzione priva di testo, o perch il cangiamento fu ideato dopo la traduzione. Alcune di queste mutazioni hanno tanto pi d'uopo di essere indicate, quanto che fanno il senso del testo di verso dal!a versione. Oltracci desidera naturalmente il critico lettore sapere % e le mutazioni poggiano su varie lezioni di codici, o sulle altrui emendazioni, o sulle con getture dell'editore. Per siffattimotivi adunque penso dopo l ' impressione di tutto il testo, aggiungere alcune poche annotazioni spieganti i motivi che m'hanno indotto a fare questi nuovi cangiamenti. Ma perch, come dice il pro verbio : Fwo/fe coie stanno ,/ra # A/ccAtere e f eitrewto JeJ /aMro (a<% 7), cade in acconcio che io porga al lettore i mezzi di giudicare la presente edizione anche quando l'editore avr cessato di vedere la luce. Un solo codice ho detto poco anzi aver io con frontato , segnato col numero ! 3g3. E questo quello che io cito spesso nelle annotazioni francesi, e che fu

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parimente confrontato dall' editore dei tre primi litri Brequigny, e del quale le varie lezioni dal principio alla fine furono segnate nell'inglese edizione, e dall'ottavo libro fino alla Gne nella tedesca. Dei rimanenti co dici le varie lezioni, quante furono da me inserite nel testo, le ho tolte dagli altri editori che le raccolsero. Accade talvolta che io riassuma nel mio testo le lezioni di quello del Casabono, quando giudico che sieno senza ragione rifiutate dall'editore tedesco... (i^B) Adun que allorch la mia lezione non concorda con nessuna delle accennate, n colle correzioni del Casaubono, o di altri critici, ella procede da correzioni che io ho fatto per congettura. Di queste correzioni molte forse sono errori del mio cattivo giudizio ; non pertanto po che ne trover il lettore tali da pervertire il retto testo di Strabone. Se mai ad una sconciatura ne ho sosti tuita un' altra, l ' infelice mia correzione potrebbe for se anzich danno procacciar guadagno, offerendo ad al tri occasione di trovare ci che vanamente ho cercato. Non v' ha critico che colle sue infelici congetture non abbia gi guidato altri critici alla felice scoperta del vero. Dei non pochi passi di Strabone, i quali com'io diceva, rimangono non corretti, ve ne ha di due specie ; altri ch'egli impossibile correggere mai col mezzo dei codici sinora conosciuti, perch in tutti trovasi interru zione di parole offrasi, delle quali lo smarrimento smar rir fece la mente ed il legame del testo ; altri comech in apparenza non interrotti, tuttavia senza sintassi e di difEcile intelligenza. Io dunque gli ho lasciati quali laseiarongli i miei predecessori, n pi del convenevole

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ho voluto parere audace, quando eglino spesso s smar rirono ! dove pur ardire dovevano. In una parola ho latto quanto mi hanno permesso di lare il poco aiuto dei codici, e la mia poca forza . . . Che se in ogni parte n o n il testo della mia edizione buono, almeno pi g rec o , e in pi luoghi tale da porgere occasione altrui a pubblicarne un migliore. Il perch posso anch'io, come prega Strabone difendendo la sua Geografa, pregare i lettori a giudicarci miei errori paragonandoli non coi lavori Mici dei futuri editori, ma colle sviste allora inevitabili dei miet precessori, delle quali molte man cano nell' edizione presente............(a%9)

ANNOTAZIONI

Z a ?eMem M. /wJXca cAe & awwo^az/owt appar^dwgcwc a/ e <^e//e tt^re, ynanJo non Meno accontpagnalg nome t& yerw , ^ aw^ne fo j^MO Coray.

(t) y ^ M a ^ 'a , no^/m pa/na, c^Mt yrfz^'m a ( ^ n a i. A xvf, p. 547). - ^ Fa cMiit nvfnt po^ a /n una pro/bnt&t e grande

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jSume / r t , /n<ra&;7men^e e^^!caAa E

quindi segae (p. 56 ! ) con compiacenza filiale a descrivere H sito di Amasia. (M.) (a) Veramente Strabone non dice che Dorilao fosse originaria di Creta, ma che, nomo esperto nelle cose belliche, era spesso spedito dal re Mitridate a reclutare soldati in G recia, in Tracia, ed in Creta, qoest' isola essendo piena di mercenarj. Quivi egli andato a caso ferm poi la sua sede. ( Ceogv*. /. jr, p. 477 )< (M.) (5) <STrn&. A ^ , p. 477 c 478. (4) Sfuggi dunque all' egregio Coray che Strabone parla del proprio avo materno. Costui quando vide le cose di Mitridate volte in male nella guerra contra Lucullo, trovandosi per ira alienato dal re, che gli aveva poco innanzi fatto morire suo cu gino T ibio, e il figliuolo di questo per nome T eo Slo, si mosse per vendicare loro e s& medesimo (l'anno di Roma 681). Ed aven do ricevuta fde da Lucullo se ne and, e quindici castelli indusse a ribellarsi, per il che gli furono fatte di gran promesse. Ma Pom peo, il quale succedette a duce dell'impresa , rigoard per nemici tutti coloro che avevansi gratificato L ucullo, a cagione dell'odio

messi a qualsivoglia uomo del Ponto, perciocch era ingiusto che ano avesse vinto la guerra, ed altri desse i premj della vittoria, e le ricompense della prodezza. ( Geoyr. /. p. 55y e 558 ). (M). (5) ( ArtetA. Geogr. /. x?, ^99 e /. jrf/, 55 y ). - Afbay m e nome che ha del persiano. Questa genealogia di Strabone apparir pi chiara col seguente stemma Da ignoto a noi

Dorilao marito di Sterope macedone

Filetero Dorilao

Lageta

Stratarca

una ngliuola

una Sgliuola moglie del fratello d Moafeme e cugino di Tibio

(6) E cos afferma il Casaubono: neyue e s t , pa&ww e* unum aKyHem e ywM. Noi por tiamo un' opposta sentenza. Vedi la nostra nota 3 y. (M.) (y) Cio Awe/Mofie (M.) (8) Ed essere in iscompiglio le cose del regno per la mino rit dell' erede. (M.) (g) Riport ivi grandi onori, onde Strabone chiama Cnosso citt non aliena da noi, m a, soggiunge, per l'umana fortuna, e per le mutazioni ed accidenti di quella, ci sono venuti meno gli accordi che avevamo con questa citt x. Con tali parole aper tamente allude Strabone alla conquista che Q. Metello fece di C re ta , circa il tempo che Pompeo fu eletto a capitano della guerra mitridatica. H Yindelino ed il Pincio nelle rubriche delle loro edizioni, e Filippo Egentino in un epigramma, erroneamente dissero che Strabone era cnossio. Cretense il chiamano Giovanni

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ANNOTAZIONI

Andrea nella sua dedica a Paolo f i , ed 3 Patricio ( JOa J!ey. Il Yossio (De Grtaec. /. , c. 5) male anch' e! il riconosce originario di Creta. (M.) (to) <8rn(grea cio comandante d'esercito, e Lageta condut tore del popolo, ma anche il nome di .Don/ao si compone di /anc/a e po/)o?o. Ebbe Dorilao pure una fanciulla. Strabone dice che conobbe Stratarca nell'ultima vecchiezza. (M.) (n ) Mitridate Eupatore quando fu cresciuto ad et virile, tanto si soddisfece delta conversazione avuta da fanciullo con Dorilao , che non solamente 1 ' alz a grandissimi onori, ma prese anco cura de' suoi parenti , e mand per quelli che stavano in Cnosso. Il vecchio Dorilao era gi morto, e Lageta e i nipoti suoi, di Lageta figliuoli, erano gi uomini. L'avola materna di Strabone era figliuola come si & detto di Lageta. Costoro dun que lasciarono i loro averi in Cnosso, e recatisi in Ponto parte ciparono della felicit del secondo Dorilao. Ma egli esaltato anche al sacerdozio de' Comani, dignit che aveva il primo luogo dopo la regia, per soverchia ambizione fatto ingrato , fu colto che vo leva ribellare il regno a favore de' Romani onde ottenere la si gnoria; ^andando in ruina, nella ruina di lui furono calunniati tutti i suoi parenti in guisa che le cose de'figliuoli di Lageta si volsero al basso, e trasandate anche le convenzioni stipulate coi Cnossj, mille mutazioni quella famiglia pati. (-Sdraione, Geoyr. ? p- 477 e 478 ; A *<;, p. 55y ). (M.) (ta) Afemwone pneMo Fbz/o (Co<#ce a s 4s p- 73t). Dorilao fu capitano delle falangi che componevano parte dell'esercito con cui Mitridate appicc la prima battaglia coi Romani circa la ty 3." olimpiade, anno di Roma 665 guerra MMrM., $ 17 ). Memnone scrive ( $ 3 3 ) che questo Dorilao combatt i Chii, e con gran fatica prese la citt loro, e ne sparti il terri torio ai Pontici, e i cittadini su d'una nave port nel Ponto. Ma Appiano ( 46 ) a Zenobi attribuisce tale impresa. Forse costui militava sotto gli ordini di D orilao, il quale dal suo re fu man dato con gran quantit di navi e con ottanta mila uomini bene agguerriti ad opporsi ai Romani in Beozia capitanati da Siila

Ai PROLEGOMENI.

S?

$ 4g ; J i & 7/a). Riducendos! al peggio te cose d Mitridate, la soldatesca a cui era stata (atta violenza, lan ciandosi sulle bagaglie degli attenenti del r e , depredando ogni cosa , e uccidendone i padroni trucid anche il capitano Doritao non per altro che per la veste di porpora che aveva indosso ( JVKi., I<Hf. ) (M.) (] 3 ) Fu Moafeme amico di Mitridate (<RrH&owe, Geoyr. 7 . ir , p . 499), ma poi avvolto nei sospetti che marit la fellonia d Porilao. Verso i tempi della dissoluzione del regno , fu rialzato in onore di bel nuovo egli e gli amici suoi, eccetto quelli che Ae rano prima accostati ai Romani, fra i quali l ' avolo materno di Strabone ( Geoyr. A ivy, p. 557 ). Moafeme fu trascinato co! re nella stessa caduta. (M.) (r%) <S&nM H CArontc. Ca(Aof/c. p. 5 o !. E qui e nel seguito di questi Prolegomeni io mi valgo della Cronologia dell' inglese Simson , non perche io la stimi pi esatta delle altre, ma per timore di non indurre confusione, e perch in una serie di molti a n n i, la variazione di due o tre di essi finisce coll' essere indif ferente. ( t 5) Pompeo. (t6) Geogr. /. rv/f, p. 759. ( ) y) Geogr. /. 7/, p. tty . ( ] 8) Cio dall'Armenia insino alla Toscana, e da! Mar nero insino all' Abissinia. (sg) Pu Strabone aver veduto Corittto in qualunque anno del l'et sua, sia conducendosi di Grecia in Rom a, sia viaggiando come geografo. Non intendo perch egli deggia esservi andato d'anni trenta, e molto meno che si possa da ci supporre eh' egli nascesse l ' anno 687. Afferma vero (/. < ?.) d'aver veduto Corinto poco dopo che fu rifatta da Romani; ma ci non prova sennonch ei viveva dopo 1 ' anno 710 di Roma, epoca di quella riedificazione. Il Coray suppone a caso che Strabone andasse a Corinto l'anno 7 1 7 ; ma pare a me che l'epoca della sua andata arguire si possa dalle parole sue medesime. Egli dice che arriv a Giaro povera isoletta, e che nel partire accett in compa

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ANNOTAZIONI

gnia un peccatore spedito ambasciatore da que! di Giaro a Cesare Angusto, il quale era in Corinto per andare al trionfo della vittoria aziaca. (/. * 'f , 485 ). Ora la vittoria aziaca accadde l'anno 724 di R om a, 3 t prima di Cristo. Se il decreto della riedificazione di Corinto nell'anno y t o , e se alcuni anni vi vollero perch rialzata fosse quel'illustre citt dalle ruine sue, al meno in p a r te b e n nel 734 poteva dire Strabone eh' ella da poco tempo era rifatta dai Roman! che distratta 1 ' avevano. (M.) (ao) Ceoyr. /. xv*, p. 568. . (at) ZMowe CaMfo /. 45 , c. : 6. (33) Si pu supporre il testo anche guast dagli amanuensi e per avventura Strabone invece che i t scrisse T < m , cio ch'egli vide non gi l'isaurico Publio Servilio, ma il figliuolo suo. Costui che fu suocero di Ce sare Augusto, conserv l'appellazione patema d'Isaurico (<A*etow. c. 6 5 / e /a trn^Mzibne ./rancete A ' -Sdraione t. f r , A r t e w , p. 97, nota a). - A noi pare che qui il Coray spinga troppo oltre la congettura. Parlando dell'Isauria cade in acconcio a Strabone il dire ch'ei ne conobbe il vincitore, e deve averlo co nosciuto appunto decrepito, ma cosa ha che fare il figliuolo ? Quanti altri figliuoli non conobbe egli in Roma di personaggi famosi, senza per questo stimar necessario di mentovarli nell'opera sua. (M.) (s 3) La Mauritania o 1 ' odierna per nome e per fatto Barberia. (a4) Ceogr. /. r ; , p. 387 e 7 . xrM , 839. (35) Non del vecchio Iuba parla solamente Strabone, ma ezian dio del giovane, e non solo come di suo contemporaneo (/. rv, 388 ), ma anche come di recente morto ( ?. p. 838 ); il che ne conduce a pi di 70 anni al di l dell'epoca del 708 fissata qui dal Coray. (M.) (36) ^7ta <# Pompeo. - E da Plinio. RXft. JVat. ?. r/f, $ 3 t. (M.) ( 3 7 ) r m c a / n / M A n , c. a 5 . - E nel libro FTn. r , 3 t. (M.) (a8) Geogr. t T//, p. 493. - Due volte fu visitato Posidonio da Pompeo in Rodi ; cio quando questi tornava dalla guerra pira tica , e quatti anni dopo, epoca del suo viaggio per la Siria. (J%!& A lfa Pompeo) (M.)

A! PROLEGOMENI.

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(39) JV<M ZoMgW! 90. (3o) Queste sono le parole di Ateneo (p. 658 ). A 'ce He/ r /7 M ro ^ef/a opera cA' eyC conoi&e y!/o^o/b AZ/a J^oa. Nella parte del settimo libro di Strabone a no! pervenuta non si rinviene il passo riferito da Ateneo, ma pos sibile che vi fosse prima dei danni sofferti da quel libro. Contnttoci in altra parte della sna Geografa (/tro p. y 53 ) egli scrive * fo ^fotco, Monto 4 %oMMwwoyrw tuM/ : y!/ojo/! ^empo no^ro. Dal che si arguisce ragionevolmente che visse Posidonio ancora alquanti anni dopo !a nascita di Strabone. C i pu esser vero sino ad un certo punto. Si avverta che Ate neo (A x / r , 76 ) cita espressamente quel passo onde indicare l'e t di Strabone. La voce artft<t fu usata, scriv'egli, da Stra bone, nomo non recentissimo, poich dice aver conosciuto Posi donio che fu famigliare di Scipione 1 ' espugnatore di Cartagine. Ma Posidonio non fu compagno di Scipione, bens il fu Pa netto, maestro suo. Del rimanente il compilatore Ateneo mal cerca questa prova per 1 *et di Strabone, se questi chiaramente ne dice che ei viveva ai tempi di Tiberio, il cui imperio cominci ! 5g anni dopo 1 ' eccidio di Cartagine. Pur non senza malizia Ateneo. Cosi egli confonde l ' epoche, e fa che Strabone compa risca assai pi antico. Il Bake Mot?# reCynMe <% oc^/itnae, p. 8) pensa che la frase usata da Strabone si possa intendere anche dell' et che precede di poco !o scrittore. Strabone nondimeno & esattissimo nel distinguere quest'et, onde in altri casi die' e g li, a/ ;emp/ pa<&t* nMfrt. Ignoriamo ve ramente l ' epoca della morte di Posidonio. Dicesi che Panetio maestro suo morisse l ' anno di Rma 643. Supponendo che al lora il discepolo avesse anni a o , poich mori d'anni % , visse sino al 706. Egli viveva dopo il consolato di Cicerone (691) , anzi nel 6g 4 Suida lo vuole venuto a Roma a! tempi di Marco Marcello console, nell'anno yo 5. Comunque sia, nnlla osta che la vecchiezza di Posidonio abbia potato toccar* la puerizia di Strabone. (M.) (5 <) /. t/, p. t <8.

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ANNOTAZIONI

( ) E un uomo anche di ventinove anni, uscito della scuola stoica, non pu aversi pe' costumi suoi gi conciliata la stima al trui? Elio Gallo condusse forse seco Strabene in quelle lontane regioni pel suo sapere in latto di geograSa, ed i Romani deside ravano la compagnia dei Greci sapienti sia per cagione di am maestramento, sia per averli come lodatori nei tempi futuri. Molti esempj citar possiamo , e ne basti uno di quell' et : Antideo il filosofo ed Archia poeta seguirono Lucullo nella guerra mitri datica. Il titolo non solo di amico, ma di sozio, che Strabone d come ad Atenodoro anche ad Elio Gallo, ne fa credere che questi fosse un seguace dello stoicismo, setta dopo la perdita della li bert in gran voga appresso i Romani. (M.) (35) Geoyr. /. , p. ao6. (54) Il nome CartM rimasto sin'oggid nella provincia CarNorici erano gli abitanti della presente Carintia, Stiria, ed Austria. (55) Qui il Coray piglia un abbaglio. Se i Carni ed 1 No tici furono assoggettati ai Romani l ' anno di R om a, e se da tal' epoca a quella in cui parla Strabone erano corsi anni 35, ne viene di conseguenza che allora fosse l ' anno di Roma 773 ; e per s' egli nacque al dir del Coray nel 687 scriver doveva il quarto libro della geograSa non nel cinquantesimo secondo, ma nell' ottantesimo quinto anno della sua vita. (M.) () P . 5 y6. (3y) Anche qui il ragionamento non regge. Non si pu con chiudere che Strabone fosse m orto, ma eh* egli bens scriveva il X III libro della geograSa prima dell'anno 778. A noi pare, se non andiamo errati, d' aver dimostrato nelle precedenti note che tornano vani i raziocinj sui quali si appoggia il Coray per sugpore che Strabone nascesse 1' anno 687 di Roma, 63 prima di Cristo. Direbbesi ch'egli abbia quasi posta a caso quell'epoca e come per indovinare, poich egli non prova se non che Stra bone viveva negli anni 7to e 739. Ma ben poteva in quest'epoche avere egli una o due decine d'anni di pi o di meno di quelle che il Coray gli assegna? Moviamo dnque per altra A rse migliore via le nostre investigazioni.

AI PROLEGOMENI.

Strabone certamente scrisse la sua geografa durante i! regno di Tiberio, cio dopo l ' anno 767 di Roma. - Nel lib. V (pag. 236) egli addita il luogo dove fu abbruciato Augusto; net IV (pag. tt8) chiama Tiberio successore di Augusto ; nel V I (pag. 288) soggiugne che questi si propone il padre suo per regola di governare, e Real mente nel X III (pag. 6t8 e 627) torna a dichiararlo imperatore de' suoi tempi. - Ora ne tocca indagare in quali anni del regno d i Tiberio ei propriamente scrivesse. - Germanico aveva trionfato de'G erm ani, e fatto prigioni Semigunte, o , come dice T acito, Semigundo M . 7, 67), e Tusnelda moglie d'Arminio, ed altri nobili personaggi ( //A. yv7, pag. 3gt ). E il trionfo fu nel consolato di G . Gelio e T. Pomponio ( /. 77, 35), cio 1 ' anno di Roma edificata 770. - Tiberio aveva riparato de! proprj denari Sardi e Magnesia ed altre nobili citt dell'Asia, but tate a terra dai terremoti (M . *77, pag. 5 y g ; n /?, pag. 556 ) , e ci fu parimente l'anno di Roma 770. ( 7 ac;7c, /.w, 37) Archelao re di Cappadocia era gi morto ( M . jr", pag. 627 ). E fu nel 771 che Tiberio l'indusse con sUe arti a recarsi a Roma, ove mor di vecchiezza e di angoscia. ( 7 'ac/^o, /. 77, 35 ) Zenone Sgliuolo di Pitodori era stato nuovamente creato re del l'Armenia maggiore ( //A. 17/, pag. 556 ) , il che fu nel terzo con solato di Germanico ( M . 77, pag. 43 ) , anno 772. Prima di procedere pi oltre & necessaria un'avvertenza. Sem bra ragionevole il supporre che Strabone fissasse una sola e de terminata epoca per riferire ad essa la distanza dei varj avveni menti dei quali fa cenno nella sua storia. E cosi pensa il Souc!et che Strabone abbia praticato ( 7% ;. CAr. pag. 4 ' )- In tal caso dicendo il Geografo nel V I libro (pag. 288) e nel V II (pag. tao) che Germanico edArm inio vivevano an cora e che la guerra ferveva, egli scriveva dunque l'anno di Roma 772, poich se dall'una in quest'anno appunto accadde l'e lezione del Sgliuolo di Pitodori a re dell'Armenia, elezione che il nostro Autore rammenta, dall'altra anche Germanico ed Arminio morirono l'anno di Roma 772. (7Tzc/R?, A 77, 63 ) Ma diversam ente la cosa, e Strabone and vagando ora yerso un tempo

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ANNOTAZIONI

ed ora verso un altro , secondoch componeva la sua gegraEa, layoro lungo e assai va rio , riserbandosi forse di ridurla ad uh punto cronologico Ssso quando era per pubblicarla. 11 perch egli (avella della morte di Cotis sapeo, genero di Pitodori, il quale era stato ucciso a tradimento da Rescupori, e del mag giore figliuolo di Cotis ch'era gi signore (CA. pag. 556 ); e cos tocca l'anno di Roma yy 3 ( Tac%o, /. v/, 43 ). Corsi erano 33 anni dacch Tiberio e Druso represse avevano le scor rerie dei Carnie Norici , quando Strabone scriveva il IV libro ( /7ag. ao6). L'inpresa contra quelle genti inalpine avvenne l'anno y4o ( .Dtone CaMM), A&. / r , pcg. 53 ') , e se ne aggiungi 33 ne risulta l'anno yy 5 . - Nel lib. V I, p. a88 die'egli, la Mauritania e molte altre parti di Libia si conservano sotto il re Iuba. Ma nella 6ne de! X V II libro (pag. 8a8 - 8ag ) egli favella di Iuba come di gi m orto, e poco dopo (pag. 83 1) soggiunge che Ptolemeo natogli da Selene figlinola di Antonio e di Cleopatra, era successo a Iuba all'impero. Ora in Tacito (--jfnn. i r , 8) leggiamo che Iuba vi veva nel consolato di C. Asinio e C . Antistio; e nel susseguente anno yy8, prima di Cristo a 4 (-^n. / r , ay, a g ), Ptolemeo gio vane era succeduto al padre, e per gli aiuti dati a' Romani contra Tacfarinate, era stato onorato e chiamato re e compagno ed amico loro. E questo il termine delle epoche di Strabone; fissato il quale toma inutile a conferma di quanto si esposto, quella prova che re cata fu innanzi onde mostrare che il Geografo scrisse prima dell'anno yyg. Perciocch parla egli dei Ciziceni come di ancor godenti la libert (pag. 5 y6 , M . * " ) che meritata avevano nella guerra mitridatica, ma questa libert fu tolta loro dai Romani nel con solato di M. Asinio Agrippa e Cosso Cornelio , cio 1' anno yyg ( Tact^o , ,^/tn. / r , 4 ' ). Adunque se noi tenghiamo l'ipotesi del Coray come probabile, che Strabone fosse nato l ' anno 6 8g, egli di novant' anni scrveva ancora la geograSa. Io voglio credere ch'ei fosse di florida e ro busta vecchiezza, e che non levasse la mano sino all'estremo re spiro dalla maggiore opera sua. Nondimeno aspettando migliori

AI PROLEGOMENI.

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prove, mi sembra che s possa ritardare d'alcuni anni la nat scita di Strabone. Celebri egli dice all'et sua Potamone, Lesbocla, Crinagora, Teofane storico da Mitlene e il Cgliuol suo Adobegione da Petgamo, Escbne oratore milesio, Mitridate e Menodota sua figliuolo, Eutidamo e Ibrea da Milaso, Ateneo e Senarco di Cilicia , Plutiade e Diogene e Nestore da Tarso , Dionisio d'Alicarinasso, Teodoro da Gadara, Aristonico grammatico, Boeto e Diodoto da Sidone, ed Atenodoro ed altri ancora. Come nomini del suo tempo parla di Marcello figliuolo di Ottavia , di Elio Gallo capitano de' Romani, di Gneo Pisone governatore d 'A frica , di Tracodemento re di Cilicia , dei due lu b a , di Antippa e F ilip pi re de' G iudei, di Candace regina d'Etiopia , di Pitodori, dei figliuoli di Fraarte. Mentr* egli viveva i Romani posero colonie in Patra, ed in Ilio, ec. Ma ella sarebbe fastidiosa e non facile cosa l ' annoverate tutti gli avvenimenti e gli uomini dei quali Strabone si dice contemporaneo, e disporli per ragion d'anni. D all' estremo anno 778 risaliamo agli opposti estremi cosi. Catone^ al nostro tempo, scrive Strabone (M . p. 5 )5), con cesse, secondo il costume antico, Marcia sua moglie ad Ortensia che ne aveva bisogno. E ci fu i' anno 703 di Roma. Nel lib. V (pag. a 36 ) parla di Pompeo, del divo Cesare, di Augusto e de' figliuoli, come di principi de' tempi suoi. In quanto a Pompeo ci deve intendersi dal 699 in p o i, epoca in cui egli fu eletta console con Crasso ( Zhone, M . xxxrvf e jrt ). Un' altra citt, d ie'egli altrove (M . x , ]86 ), edific Gajo Antonio, do di Mar cantonio , a' nostri tempi in Cefalenia , quando essendo bandito dopa il consolato ch'egli ebbe in compagnia di Cicerone 1' ora tore , s* intertenne in Cefalenia. Il consolato fu nel 6 g i, ma il bando di Gajo posteriore di quattr'anni ( A c n e x x x r v ) ; n una citt si edifica in un attimo. Male non ci apporremo dun que se protraendo questa edificazione della citt di Cefalenia sino al 70 0 , crediamo parlare Strabone di fatti accaduti per cos dipo nella sua infnzia. Ma che prima non nascesse egli il deduciamo anche dalla seguente congettura. Racconta Strabone che Dorilao suo tritavo si marit dopo la morte di Mitridate Evergete. Questa

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ANKOTAZtOM

morte accadde l ' anno di Roma 654- Dorilao ebbe due figliuoli Lageta e Stratarca. Supponendo che fra la morte d! Mitridate e !a nascita di Stratarca ssero corsi tre anni soli, che necessaria mente si deggiono frammettere, perch Dorilao si maritasse, e sua moglie partorisse prima Lageta indi Stratarca, ne viene di conseguenza che fra questi e Strabone non vi sarebbe che la diflerenza d'anni S a , se Strabone fosse nato nel 689. Ma egli dice aver raggiunto Stratarca nell' estrema vecchiezza. Poniamo invece che nascesse 1 ' anno 700 all' incirca. Allora , essendovi la distanza di 60 anni, piA agevolmente si pu intendere come Stra bone affermi d' aver conosciuto il prozio quando questi era gi assai vecchio. Lo stoico Strabone non tralascia gi di (arci cono scere tutte le sue domestiche glorie. Ma perch queste si ristrin gono nella materna linea ? Ci ne induce a supporre che caduta in basso stato colla ruina di Mitridate Eupatore la ricca, nobile e pressocch reale famiglia della madre di Strabone, questa si sposasse ad uomo inferiore. E cosi essendo, Strabone nascer do vette dopo il 689. Finalmente dalla morte di Mitridate Emergete al 689 corsero anni 53. Ora perch nel 689 fosse nato Strabone d'uopo ristringere a pi estremi naturali termini il computo, ac ciocch in 53 anni Dorilao si maritasse, e divenisse padre di Lageta, e Lageta avesse una figliuola, e questa divenisse-madre della madre di Strabone, e la madre di Strabone il partorisse. Pi probabile dunque assegnare l'epoca della nascita di Stra bone verso l'anno 700; e nulla osta ch'egli d anni to abbia po tuto conoscere Publio Servilio, e che di 39 accompagnasse Elio Gallo in Egitto. D'anni 78, ma non di 90, il veggiamo ancora ri toccare la sua GeograSa. Quando egli morisse noi sapremmo dire. Se la morte gli stava colla falce sul capo per toglierlo dal mondo appena egli aveva finita l'ultima linea della sua Geografia, ei cess di esistere nel 779 come pensa il Coray. Ma nulla cel prova, e (orse si conserv in vita qualche altra decina d anni. (M.) (38) Perch nacque colle luci torte per ira di Giunone, come dice Sostrato. ne/f Ot&i. A y j . A T . p. ! 665. (Sp) Vedi la nuova ediz. della BibL Greca di Fabr. A /r, p. 577.

A I PROLEGO M EN I.

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(40) Ph/.

Atwyea.

(4 1) questa, come ben dice il Cofay, uno mara congettura. H cognome di Magno fu dato da Siila a Pompeo giovanetto dopo aver debellato Domizio nall'AMca, ma ^gli non cominci a fame uso che dopo la vittoria spagauoh (P&f, ^ Pompeo). L 'a dulazione , o il bisogno di patrocinio poteva indurre 3 padre di Strabone ad importe a! figlinolo un nome romano, jma allora l ' avrebbe egli appellato Pompeo. Cosi Teo&ne di Mitilene, storico e uomo illustre nei maneggi della citt, molto amico di Pompeo Magno pose al figliuolo il nome di Marco Pompeo (tMna&owe, A jM/f, p. 68 ). N il padre di S tu fa n e avrebbe mostrato molta accortezza appellando il figlinolo dal soprannome eh' ebbe quel capitano romano perch era losco, n so se anche gli convenisse nella sua famiglia rinnovare la memoria del gi morto padre di Pompeo, pi del quale nessuno mai i Romani odiarono si acerba mente e si saldamente. Aggiungi che il nome Strabane fu proprio parimente d' altri personaggi romani prima di quei tem pi, come d on console l'anno 5y t , ed anche di non romani. Strabone chiamavasi quel siciliano di mirabile acume negli occhi, il quale nella prima guerra Punica dal promontorio Lilibeo contava il numero dei navigli dell' armata che usciva dal porto di Carta gine (P&n., /. rw, c. a i), in una parolase Strabone nome greco, se non d' altro accompagnato come, p. e. quel di Dione Cas sio, perch credere che telto fu a prestito dai Romani? Ma egli non era uaitato. E quanti nomi non appaiono che una volta nel solo personaggio che gli ha fatti illustri ? Chi sa i tanti nomi del volgo greco, e di quello dei Cappadoci? Bizzarre quanto mai sono le ipotesi messe poi in campo nltinnamente dal Malte-Bnm per indurci a credere che la patetrna fa m iglia del N. A. (base semincMMHa, anzi fondata da un protetto dal Magno Pompeo ( A o y . Muv., voce tRra&ow. ) !. Il nome romano mescolato fra que' dei gran signori d 'u n regno asiatico Abbiam gi veduto che grecissimo il nome Strabone. 3." La cognizione che il Geografo aveva della lingua latina. - E t * aveva p . e. anche il suo contemporaneo Dionigi l ' istorico che pur era

!.

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ANNOTAZIONI

d'Alicarnasso. 5." Questa cognizione si prova dalle sue citazioni di Fabio pittore, di C ecilio, e di Asinio - Si possono aggiun gere altri molti - Ma anche Plutarco qwanti autori latini non cita, ancorch ei confessi di avete della lingua latina cognizione men che mediocre. 4 Apprezza la grandezza politica e la saviezza amministrativa de'RomanL - Ed altri Greci solnnemente la esal tano e ammirano. Leggasi specialmente Dionigi Plutarco. E Botisi che in questi giudttj 1' adulazione verso i dominanti vi ha la sua gran parte. 5 . convinto della necessit di un potere monarchico, il che prova eh' ei fosse Allevato nelle idee romane degli ultimi te m p i- E n e i tempi ddlla Grecia libera filo so fie sto rici e poeti erano convinti della necessit dei dominio d'un solo, e a! pi le opinioni di Strabone in tal proposito denotano l'epoca in cui egli visse, non gi 1 ' origine sua. E gli scriveva sotto la cupa tirannia di T ib e rio , e apparteneva ad una famiglia fatta grande dai hetie&f j del re Mitridate. Tuttavia le sue parole nulla hanno d'enftico. Eccole : F infero, mo/to MgwerwarmM gran de impero , a/(rimen(! cAe p e r M /t soiio aZ yaaiis M a^!di come a padre cura. ( f , 988 ) F a v d h onorevolmente di Pon^peo Strabone , uomo ppco commendevole - Che die* egli mai ? Pompeo <Rrn&one ^ce a M a r Com o, Ca/o & y io n c'aggMWMe po i da ^ mi/a persone, po i t7 di^o Cesane f ne mand cinyae mi/a. ( r , Qt3 ) 7 Pare mettere insieme Sertorio,perch ne mico di Pompeo, col ladrone Uriato, e ne contraddice la gloriosa morte. - Nulla di ci. C/i <S^dgmto#, die' egli, non ard/pano a grandi imprese , pereioccA j i j^Meno a iu ^ t f u n f a/(ro, n i 7 Yry, n i Car/agMeyf, n i Ce/fi, n t 7riafo corM^e, n <&rfohb poscia, n a/frt dopo ywM# y w n o de^i'deroM d i maggior po(dnza, aprieno acM^o i/ modo A minane /a -Spagna (nf, t 58 e nel r , aoy). V Romani non cacaron o dt ^ravagMane coMs armi /a <^)agna ^!ncA ^utta non t soggiogarono) cacciando i JVMmanfini, Ph'afo e <S?n(onio diMwgyendo, ey!na/men^e i Cannai rt. Le parole di Strabone non mirano a Sertorio. Egli v' nominato perch l'occasione il richiede, e come Criato, cosi ha anche egli per compagni popoli illustri. N so che la sua morte

A! PROLEGOMENI.

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fosse gloriosa, essendo stato ucciso a tradimento. 8." Studi sotto Aristodemo, che fu aio de'Rgiuoli del Magno Pompeo. - vero. Ma quegli altri maestri suoi che Strabone cita, noi furono anco d'altri illustri romani? L a sapienza come il soie a cui tutti corrono per iscaldarsi. E m^isi che quell' Aristodemo ( u r , 65o) insegn in Roma la grammatica ai figliuoli di Pompeo, e Strabone gli fu disce polo in Nisa. Ma ora viene il bello , ossia la congettura, come il Malte-Brun la chiama, pi positiva. g. Il padre di Pompeo avea un cuoco losco al par di lui per nome Menogine. Costui yrse per eredit divenne schiavo o cliente del Magno, il quale come dilicato nelle vivande (Plutarco anzi il commenda come frugalissimo) sei condusse ybyse nella spedizione d* Asia. Il cuoco M r dive nuto intendente del quartier generale, e Pompeo gli avr<st fatto sposare la ricca erede d'nna illustre famiglia che le circostanze avevano posta in balia del generale in capo. !0. Andiamo in nanzi. Strabone non aveva buona vista ( r , aa 5 , 235 ) - Chi lo dice ? N egli, n nessuno. Ma tant' , le sue erronee espressioni sulla posizione parallela delle sole d' Elba , di Corsica, di Sar degna , sarebbero spiegate dallo strabismo, o vizio negli organi visuali, ereditato dal cuoco padre suo. Finisce il Malte-Brun a credere ( e sei creda egli solo ) che queste ragioni unite insieme sieno concludenti, e che lo scioglierle (e a noi pare d* averle sciolte) spargerebbe una nuova luce sulla storia letteraria d'un' opera importante. (M.) (4 a) E sia pure che al padre sia debitore Strabone di tanta sollecitudine, ma n e g li, n altri gliene rende grazie ed onore (M.) (43) Ne reca meraviglia che nessuno de'contemporanei e dei vicini non faccia ricordo della geograSa di Strabone. Egli ci tato da GioseCo, da Plutarco, e da Tertulliano, ma per le sue istorie. Il primo a nominarne la geografa, , se non erro, Ate neo (jPijpmMo/: A Mr, m e A n r , 65 y ), quindi Marciano erad eota (Me! pn ncyM A w p/c), Stefano bizantino in pi luo ghi , Arpocrazione ( voci *!% *<** ! Giuliano architetto, Snida, E vagrio, e Socrate. Eustazio nel XH secolo il primo.

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ANNOTAZIONI

( C077!. a A n e y . ) che gli dia il ttolo d! geografi per eccellenza. Tanto silenzio vuoisi per avventura attnbuire ai molti volumi degli altri geografi, dai quali trasse Strabone i suo! materiali, e che non erano per anche sm arriti, o dall' essere 1* Ma geograSa giaciuta molto tempo oscura in Roma, dov'ei forse mori. (M.) (44) Vita di Lucullo. (45) Voce - E aggiungi, se Tuoi, Suida (voce -Bnaipne). (M.) (46) Geloso di questo nome di filosofo, si studia Strabone dal bel principio dell' opera sua di provarci che la scienza della geo grafa si appartiene quanto qualsivoglia altra alla professione del Rlosofo. (M.) (4y) G?gr. A jr;/, 548. Tirannione fu a Roma, e come pare dopo la guerra mitridatica, avendolo Lucullo fatto prigione in Amiso A' Z,MCK#o), e quindi affrancato a richiesta di Murena. Forse poi torn in Sida sua patria, citt vicina alla patria di Strabone, ed ivi questi l'ud. Fu assai accreditato per l'erudizione. (&*&&!, foce TTran., C/cer. a QMiH&?yhz(e#o), ed ebbe fama di ristoratore delle dottrine del Peripato. I libri di Aristotele e di Teofrasto nascosti in una cava sotto terra furono pi venduti ad Apellicone teio. Siila quindi li trasport in Roma , e Tirannione col far servit al presidente della libreria ebbe nelle mani le opere dei due RlosoR, ne sottrasse una gran quan tit, e gli diede ad Andronico peripatetico, il quale gli pubblic 7m 6. /. T?;;, p. 609, e (< S d/ tSM/a). Obbli il Coray che Strabone ancor molto giovanetto ud in Nisa le lezioni di A ri stodemo Rlosofo ed oratore, il quale giunto era nella sua estrema vecchiaia. Costui in Rodi e nella patria teneva due scuole, leggendo la mattina rettorca e a mezzod grammatica; ma essendosi posto in Roma ad insegnare ai figliuoli di Pompeo Magno, si content della scuola di grammatica. ( A r c i. /. r46). probabile che Aristodemo e non Tirannione insegnasse al nostro Geografo le umane lettere. Tra suoi amici oltre il duce Elio Gallo, ed il filo sofo Atcnodoro maestro d' Augusto e mentore di T ib erio, Stra-

AI PROLEGOMENI

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bone annovera Diodoro di Sardi, (A 77, ta8^ 0 qaale scrisse libri d 'isto rie , versi ed altre composizioni tutte Spiranti l ' antico sa pore. (M.)
(48) Ceogr. A * ; r , p. 670. Senarco,adetht deBo stesso Stra bone (A *< r, p. 6 7 0 ), fu di Selencia, e filosofo penpatetico d gran stim a, e non istette molto tempo a casa, ma dimor in Alessandria, in A t tc e , e finalmente in Roma, avendo eletto la vita di maestro d scuola. Quivi, godendosi l ' amicizia prima d*Ario e poscia d' Augusto, persever fino alla vecchiezza in grande ri putazione. Strabone ne ud le lezioni, ma qpn dice dovet (M.) (4g) G eoyr A , p. 757. (5 o) F u lo Xilandro che stim peripatetico Strabone, ed il Vossio lo redarguisce. Egli anzi condanna Posidonio perch molto indaga /a cam e ed aristotelizza, ^ cAe gaandiano i , cio gli stoici, p er eMene ocen/ts /e catue ( A *t ^ p . to 4 ) (M.)

(5 <) JOa JO& M M *. A (5a) #pw. < % et

c. 8 , e /L M, c. at. A 777, c. 1.

(53 ) Zt&r. r f , *cz. 5 4 , * 43 , ' 4 8 , ' 49- ** Boeto citato an che da Gemino come autore d' nn' esposizione in quattro Mbri dei fenomeni d ' Arato (EZtnt. ^f^r. c. *4)- Strabone studi con Ini 1' aristotelica filosofia, ma non gli fh discepolo siccome scrive il Malte-Brun. (M.) (54) -Me/ cowwA?, o t Seguace della setta stoica si mostra anche Strabone quando scrive (A / r , $ t 85 ) che fra le cose amane e della natura, molte se ne trovano, le quali per av ventura dir si potrebbe che meglio sarebbero fatte a questo o a q n d m odo, ma bisogna riportarsi alla Provvidenza ed al Fato che governano il mondo. (M.) (55) Ceoyr. /. x ; r , p. 6 ;4 ; P- 779.

(56) Ceoy. /. 7, p. 4 ' ; x w , p. 784. (57) Geogr. /. / , p. )5.


(58) L aert. !. ^77, Mz. ! tg - ! s 3.

(59) <$: fwM o /rA ien w/a


, #<pH. /. 7^, p. < 58.
!.

gaptenfe,

con pMM %wtz<t anco /a

*5

70

ANNOTAZIONI

(Qo) .DeHe gewer. percM. $ 3. (6^) A y . /. r , p . 475+ ( ) L . / , p . t 3. (63) d i Lnca#p , $ a8. (64) Voce A tM to. (65) Geogr. A y. 5 : 5 . () Queste istorie o commentar) ( Tfsr^Mtnt;**!<* !w<^)<t^), se conda 3 giudizio del lro autore medesimo, erano 4tssaiuli per la morale e per la civile (HosoSa. Lasciando da p arte'1 & cose pic cole e basse egli aveva (atto solamente menzione degli uomini illustri e della vita loro ( Geogr. /. / , 6 ). Le scrisse pWma della GeograSa, ma donde cominciassero e deve Rnissero noi po trei dire. Pare che fossero istorie universali. In esse si parlava certamente di Alessandro il Grande ( Geogr. /. /, t 3 ), e nel v' libro molto si trattava delle consuetudini dei Parti ( Geogr. A p. 784 ). Da GioseHo e da Plutarco, i quali forse se ne valsero, del pari che Appiano e Dione , ancorch questi non citi mai il fante a cui attinge, si deducono non scJo alcuni degli argomnti da esso trattati, ma eziandio raccogliere si possono tre quattro (rammenti, i quali non so perch sieno stati trasandati da quegli eruditi, che a Strabone volsero i loro studj. - Eccoli. Mentre Siila tratteneasi in Atene, vennegli nei piedi un dolor torpido con gravamento, chiamato da Strabone, un balbettare della podagra ( Al/a di <SM /a , /rad. de/ ). E ci che segue appartiene forse alle storie di Strabone. Strabone il cappadoce dice cosi: Mitridate mand in C o o , e n'ebbe i danari quivi depositati dalla regina Cleopatra, e otto cento talenti di ragione de'Giudei w (G:ase%jfb, G/nd. /. 27r , :2, trnd. d&H'./fngM&'/M*). Strabone medesimo in altro luogo ci attesta che quando Siila pass nella Grecia per guerreggiare Mitridate, sped Lucullo in Cirene a sedarvi il tumulto sollevato dai Giudei, dei quali tutto il mondo era pieno, e queste sono le sue parole. " Di quattro sorti trovavansi abitatori in Cirene; gli uni erano cittadini, gli altri agricoltori, i terzi forestieri, e i quarti Giudei; questa

A! PROLEGOMENI.
nazione s*era gi sparsa in ogni citt, n agevolmente si trover luogo a! mondo, che a questa gente non abbia Jato ricetto, o non sia da lei occupato; qaindi avvenne, che l'E g itto , e la Cirenea siccome soggetta a'medesimi principi, e pi altri paesi li tennero in somma stima ; e diedero un onorevole sostentamento a un buon numero di Giudei, e valendosi delle patrie loro leggi crebbero a grande stato. Certo in Egitto v 'h a pei Giudei abita zione determinata, oltre la citt di Alessandria, di cui una buona parte fu assegnata a questa nazione. Quivi hanno eziandio il toro capo, il quale e regge la nazione, e decide !e controversie, c presiede a'contratti e alte leggi, come un governatore di ben regolata repubblica. In Egitto adunque torse ingrand la nazione, tra perch egiziani d'origine sono i G iudei, e perch quei tra lo ro , che uscirono dell' Egitto, abitavanne poco lungi. Indi pas sarono in Cirenea, siccome paese vicino al dominio egiziano, non altrimenti che la Giudea, o per meglio dire parte di quel dominio o. Cos Strabone ( G w ., G /. x r t , c. ta. ) Narrava Strabone nelle Me Memorie istoriche come Luculto con poche migliaia di soldati desse pina sconftta alle infinite schiere de' barbari onde si componeva l'esercito di Tigrane, e riportava che i Romani medesimi si vergognavano e dileggiavano s stessi per aver usate le armi contra persone s vili^MaA, *& tncM//o). Della spedizione di Pompeo e Gabinio nella Giudea scrive an cora Nicol Damasceno, e Strabone di Cappadocia, n l'uno in ci si discorda punto dall'altro ( Gto*., G. Z . xvx, c. ! t ) Quando Pompeo giunse in Damasco e di l aggiravasi per la Celesiria, gli vennero ambascerie da tutta la Siria, da Egitto, e dalla Giudea altres ; conciossiach Aristobolo gli mand un gran regalo, ci fu ""a vite d' oro del valore di cinquecento talenti. D i tal donativo & ricordanza anche Strabone di Cappadocia con tai parole. Venne una legazione pur dall'Egitto con una co rona di cinque mita monete d'oro ; e dalla Giudea, o vite o giar dino che fosse ta manifattura, che venne in dono, si nominava it ptacere. C erto, questo presente noi pure I' abbiamo veduto in Roma appeso nel tempio di Giove Capitolino con sopravi scritto

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ANNOTAZIONI

il nome d'Alessandro re de' G iudei, e fu stimato valere ben cin quecento talenti. Dicesi per th il mandasse Aristobolo signor de'Giudei (C&w., G. /. c. 5). Pompeo espugn il tempio di Gerusalemme; entrandovi i nemici, quelli fra'Gude che intesi erano a'sagrifcj proseguirono tuttavia il sagro loro ministero, n il timore della morte, n la moltitudine de'gi trucidati, pot costringerli a mettersi in fuga, poich pen sarono, checch dovesse incoglierne lor di male, esser meglio sof frirlo a pi dell' altare ohe non trasgredir qualche legge. Che poi tal racconto sia una lode verace, non menzognera di religione, Io attestano quanti delle cose di Pompeo hanno scritto, tra'quali Strabone, e Nicol, e dopo essi Tito Livio (C/M., C . 7. x jr , c. 8). Finalmente Tertuliano (jDa amata $ 4 6 ) ci reca queste brevi parole. AfRAnMa^ew ear JOBM M O JSwt# potAim a -S&Ytio n e cogMO^ca. (6y) iUt&rtc., gm eca f r , p. etf. Hr/ej. (68) Geogr. /. M , p. 70. - Pare che Strabone meditasse an che un' opera fsica, perciocch dicendo egli che nella geografia esaminava le opinioni di Posidonio a questa sdenta spettanti, promette di considerare le altre pi naturali, se pur son da cu rare, in altro scritto (A M , p . to 4). (M.) (69) GeogncpA/e derGnecAew MwJ A ? w ter, aM t'Anew ^cAny ie n , yo/t AF1 JCcHM M ? !78 8-t8 ta. Opera in molti tomi e non ancor compiuta. (70) G&)grnpAt*e ana(yT^e, stampata a Parigi nel *790 - RecAw A&f w r /a g^ograpAte jy^enta&'ytte po^A/ye < % M aw cicM , stampate nel !^98. (y!) Il Rennell s' esercit parzialmente sulla geograSa d* Ero doto. Il titolo della sua opera 3 seguente. TAe geograpAtcai ec., Ay ZawMJ!ewweW, Zowdbn t8oo. - S pu consultare sulla istoria della geografa presso i Greci: G^oympAie awtewwe, Parigi !y8a, 5 voi. in ! 3 .- JoA/t B/a/r'^ RM/Ofy o/* (Ae rme an J pwynM^q/* GeograpAe^, Londra :y 84 , in 8." <&AoeneH!aaH, de GeogntpAta .^fgwtaMlamnt, Gottinga '788 , in 4 -CH^erMtcAtMtgew M&er GegeM^acw^e </er

A! PROLEGOMENI.

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GejcA/eA^e , G e o g r a fie uwd cArono/og/H, Altona t8uo , M 8." - Heerew, f& ew RAer die PoM(A, dew /^erAreAr, Mnd de/t J5 &wde/ d er wmeAwn^eM ^ae/Ar;er der aAew ^e/^. JVieae ga&e, Gottinga : 8 [5 ,5 vo!. in 8 . - JMa/fe-Fruw, de G^ognapA/e, Parigi i S t t e seg. in 8." Il primo vo lu m e.- ^%eri Ria/tdAMA der GeograpAie der GnecAem awd Corner, fo/t de/t ^hiej(e/t Zeiiew a/:., Weimar [8 :6 e segg. 3 voi. in 8. (&Aoe//.) (79) Forse eccede Strabone, ma certo che Omero vuoisi con siderare come valente ed esatto geografo pe* tempi suoi. Abbiamo tre operette sulla geograSa di Om ero, la prima dello Schoenem ann , la seconda dello Schlichthorst, entrambe stampate in Gottinga nel '78 7 in 4 ^ e la terza di Augusto Guglielmo Schlegel data in luce un anno dopo in Hannovia. (M.) (73) ZM. // , jez. a. Anassimandro fu discepolo di Talete, suo concittadino, quindi da Strabone rammentato come il primo de' SlosoS che dopo Omero avessero ardire di porre mano alla geograSa. (M.) ^ (74) % d t Erodoto /. / r , 56 e 49- Non ha molto tempo dac ch s' trovata in Bengala, e portata in Inghilterra una ta vola geograSca in ram e, delineata con lettere indiane verso i principi della cristiana cronologia. Veggasi Rennell, 3"Ae geognapAtca/ o/* Rerodo/M ec. p. 5 a 6 . Non fa meraviglia se sovra lastre di rame gli antichi delincassero i paesi, poich di questa materia valevansi anche per iscrivervi sopra i decreti pub blici. Ne ho vedute varie scoperte a' miei tempi in Corcira. (M.) (y5) Strabone (ne/ prwe.) il pone secondo Ira i SlosoS che dopo Omero attendessero alla geograSa. (M.) (76) Geogr. Jpetip. A M , c. i . Quando vivesse Agatemero non manilesto con certezza. Il Sayio (PwwKMf. Menar, p. 35 o) Io pone verso i principi del terzo secolo di Cristo* (77) E Strabone cita Eratostene. (M.) (78) L e altre scritture alle quali mira Strabone (p. 8) sono le istorie di Ecateo, di cui era parte quella intitolata Genealogie. L a sua GeograSa per avventura quella stessa ch' detta da molti giro de/t (erra tu fitm ft f. Egli probabile altres che ella fosse

AN N O TAZION I da taluni attribuita all' abderita Ecateo, onde s'intende perche dica Strabone, che dalle altre scritture del mHsio appariva che fosse sua anco la geograSa. - Alcune parti di questo libro s citano coi titoli di C:ro de/f , de//a Z.&M , de/f ^i'Mo. - Ecateo fu non solo uomo di Stato e storico, ma gran viaggiatore. Veggansi !e RecAercAe^ w r Heca/ee de ^fi'/ei dell'abate Sevia (Afcm. de f^ c a d . de.f /nscr. &e//M /eMres, co/, y/, p. 472 ) - fi&erd/e GeogwpAi'e de^ HieeafceM wtd Dama^^e^, Weimar ) 8 t 4, in 8." I frammenti d'Ecateo raccolse il Creuzer, A^/oncornnt anfiyMor. graec. y ^ g m en fa , Heidelbergae :8o6, in 8.* Contem poraneo di Ecateo, e suo condiscepolo alla scuola di Senocrate fu Menecrate elaite ( A r c io n e , /. ). Egli scrisse la .Perenzione de/f ^//espon/o e un' altra opera sulle Origini de//e c/M. Verso quest' epoca vuoisi collocare l ' opera di storica geografa di Dionigi di Calcide, intitolata Fondazioni' e divisa in cinque libri. Parimente Ellanico di Mitilene puossi annoverare fra i geograR. Citansi le sue descrizioni de' paesi stranieri e greci coi titoli d' E g iz w A e , Rj/i'cAe, ^/go/teAe, A rc a d ia , l e p i d e , ^Mide, ^ /anfide, BeoZidfAe ecc. ecc. I frammenti di Ellanico furono raccolti e pub blicati dallo Sturtz in Lipsia 1787 , in 8." (<Rra&. /. *). (M.) (79) Anche questi fra i RlosoR geograR da Strabone sul prin cipio' dell'opera sua rammentati. (80) A o g . Z^erzio, /. rif/, yez. 48. (8t) Voce Dentocrifo.

(82) Oltre il Rennell scrissero intomo alla geograRa d'Erodoto il L arch er, i dotti francesi autori della gran jOejcn'ziowe de/f , lo Schlichthort, GeograpAia ./f/r&Mte Rew dotea. Goett. 1788, in 8., e il Niebuhr in una dissertazione tedesca inserita neU'^AAawd/nngeM d er ATon. ^ c c d . d e r ?f7Me/!jcA. B erlin,
] 8 ! 2- t 8 ) 3 . (M.) (83) TAe GeogrcpA/ca/ o/* R e / v d o ^ ec. p. 5 . (84) L'insolenza e l ' ingiustizia di Strabone contra Erodoto & patente 14 dove (/. ir r ii, 8 ;g ) il chiama frappatore e il rim provera di aver aiutato con miracoli il suo discorso quasi fosse canto, ritm o, dolcezza. Ma abbiamo gi osservato nelle nostre

A! PROLEGOMENI.

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note alt* istorieo (A , a8 ) che egli narra il racconto come fat togli dai sacro scriba dei tesori di Minerva. E meritava d' essere riferito, perch il solo eh' egli diligentissimo pot intendere sul l'origine del N ilo, ma nell'esporlo cautamente si premunisce col dire CM&M parwaaw cAe jeAartaj^e - Ceni /o ^crtAa, nep pure Ja ca M , ecm 'et mi AcAM/ufa. (M.) (85) Basti l 'esempio intomo il mar Caspio. Erodoto dice espres samente ( R&. r , aoa-ao 5 ) che questo mare tra separato dagli altri. Eratostene, Strabone ed altri dopo di lu i, crdevano il Caspio nn golfo dell' Oceano. (86) JM o m mtramfo ntoM, t yt/a/! g< // c/reu^<? Je//a (ewm , cAe ^wgowo c o w McAa ^a/ (arw/o, diee il buon Erodoto (A , 3 6 ). - Ma talora gli errori non sono che de* suoi interpreti. Per esempio scriv' egli che il sole mattutino appo gl' Indiani ferventissimo , e non come gli altri uomini a mez zogiorno, ma dacch surto ossia dacch pervenuto a certa al tezza insino a quando la turba si diparte dal foro ( ! ." / , '8 4 ). Ma gl'interpreti prima dello Schweighaeuser, fanno dire (e ne sia lecito riportare la nostra nota al passo antedetto, cosa assur dissima aU'istorieo, cio che il sole sovrasta perpendicolarmente. L e parole dello storico, come nota lo Schweighaeuser, tv ec., esprimono che il sole ardentissimo t?accM egH , ossia ^accA^ cg& ^ perpenafo a cer(a a/Zezna ^e/ cte/o a f f ora del parfirm p:azza. Laonde errano ma nifestamente gli antecedenti interpreti, i qn&li fanno dire al nostro istorieo cosa assurdissima, cio che il sole sovrasta perpendico larmente sulle teste degl'indiani insino all'approssimarsi del mez zogiorno. L'antore per parlare alla foggia de'suoi interpreti avrebbe detto che il sole %gT* y/nT<n, ovvero adoperata altra espressione consimile. Ora spiacemi che ilRennell (CeograpA/ca/ o/* p. 8) ingannato da questi interpreti e senza consultare l'originale, rimproveri Erodoto di un errore che non ha commesso. E appunto non 1' ha commesso perch er rore yha M reiAe pt j/rtm r e n a n o , cowe yueZ/o cAe (RreMaate/He co/tonano a M waw^^(a a/ p w w/gare

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ANNOTAZIONI

OMMva&ww. Imperciocch le dottrine astronomiche d Erodoto, o piuttosto quelle dell'et sua esser possono fallaci, ma egli non suole mai alterare i visibili fatti. E vaglia anche in tale partico lare un esempio ad attestarci la fedelt, la diligenza, e insieme !a circospezione di lui. A i Fenicj che compirono il giro d ell'A frica , doveva il sole , passata eh'essi ebbero la linea, mostrarsi al nord. Quindi Io storico cosi soggiunge. .Raccontano cose cAc per me non .tono cnM#6i#, ma cAe Acne ii AattMMto per a A ri, cio cAe naMgan^o M arno a/Za Z-iAia eAAero i/ soie a * Il Rennell volge inoltre le parole di Erodoto in quest gnisa. Aape a ferrea/ su n , wAon wiiA M , peopie witA(inawyrom tA eym nt, cio: R u i (Indiani) Aanno un w /e verficaie, y Manlio appo noi /a gente si ritira tZai /ro ; e domanda se cosi straordinario abbaglio non sia occasionato dall' omissione di ridurre il tempo al meridiano del luogo? Imperciocch,prosegue e g li, dalla differenza di longitudine ira la Grecia o la Ionia che si voglia intendere, e l'in d ia inferiore avveniva certamente che quando erano le nove ore del mattino in Grecia fosse presso a poco mezzogiorno sulle spiagge dell* Indo. Se Erodoto avesse potuto indursi a credere che la terra era rotonda, egli probabil mente non saria caduto in simile errore, il quale deriva da una storia letteralmente ve ra , ma narratagli maliziosamente da tale che credeva essere globulare la terra , senza che riuscire potesse a persuadere Erodoto eh' ella si aveva questa figura. Le conget ture del dotto inglese tornano tutte inutili, e le sue censure, le quali paiono pi gravi perch pronunziate da un caldo ammira tore del principe dell'istoria, cadono onninamente a terra col solo aiuto di dizionario. Adunque, non parla Erodoto della po sinone verticale del sole rispetto agl' Indiani, ma dell' ardore nei progressivo ascendere eh' esso & sull' orizzonte sino al momento in cui a tutba si scioglie dal foro ; e quest' ora non la nona, ma quella verso i mezzogiorno ; n egli si pensa di paragonare la diversit del calore nell' istante medesimo fra due paesi diversi, ma la diversit bens del calore in una sola regione in due di verse parti del giorno. E questa risposta che ora noi diamo al

A! PROLEGOMENI.

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Renne!!, vate eziandio pel Larcher il quale suppone nguatmente che^Erodoto non avendo cognizione delle longitudini, udisse da qualche viaggiatore che quando erano te nove del mattino in G recia , il sole verticatmente sovrastava agt'tndiani ; e conchiude che 1* errore ha il suo fondamento in una verit male intesa. In quanto poi al fenomeno det sole per cui esso era pi ardente net mattino che nel mezzogiorno, quest' piuttosto una maniera di esprimersi che un errore. Lo Storico riferisce all' influenza det sovrano astro la temperatura terrestre che esser poteva modificata anche in India, siccome altrove, da molte circostanze estranee, quali sono le emanazioni dei vapori, ! 'elevazione del suolo, le periodiche correnti d' aria (M.) (87) t r/f, p. t 36 e 5ga.

(88) CoMeJ/n, RecAercAM sur At G<&gr. t 36 , no^. 3 .

aytetem. t. f ,

(89) A . fom p. AfeA p. 86a. (go) tStor. A rr/, c. t. (g t) Ceoyr., A #, p. 48. (93) TrH(A ^/ferotA, rw , p. 58. (g 3) RecAereAej, ecc., (. 7, p. i 5g. (94) Annone pervenne sino all'isola Cem ea, una delle Canarie o delle isole del Capo Verde. L'estratto del suo viaggio fu per ordine del Senato posto in forma d'inscrizione nel tempio di Saturno. Mentre Annone navigava lungo i lidi occidentali di L i bia, Imilcone, altro cartaginese citato da Plinio e da Avieno, vi sitava te coste dell'occidente e del settentrione d'Europa. L 'au tenticit di questo prezioso monumento impugnata dal Dodwelt ( nei GeegrH^ wtM. A J f ) & stata difesa dal Bougainville ^cca^. ^e//e fm er. e A Z.;, p<?Aa6e a8), dal Falconner (neRa tfe/ A yip fo ) e da altri scrittori (t&Aoe/A) (95) L A rc i r , 44- Suddito di Dario era il greco Scilace, poich la patria sua Carianda, citt di C aria, allora soggiaceva ai Persiani ; ma non era egli anche satrapa, come vien nominato nella insigne Descrizione dell'Egitto, compitata dai Francesi che 4)ccuparono quella contrada (4af mem. &ww. 7, p. aa).

7&

AN N O TAZIO N I

I satrapi persiani erano simili ai strapi turchi, i quali non s! occupano di geografiche indagini. (6) Voce t&iVaee. (97) Il Saiio (O/tonMMt. Mer., t. f, p. 99 e t 33 ) colloca Sci-* laCe nel 5o6,e Polibio nel prima di Cristo. Erodoto dice cha Sciiace co* suoi compagni percorse il Sume sino al mare, navig verso occidente, ed arriv il trentesimo mese dopo la sna par tenza ad un porto del golfo arabico. Il Fabricio (/. c.), FHager ( Geoyr. BticAerfca/, p. 56 o ), e il Sainte-Croii tfe/Zc VfMchz. f . j , p. 56o ) sono d'avviso che il Periplo, il quale insino a noi pervenuto, appartenga allo Sciiace dei tempi di Dario , e che conseguentemente sarebbe vissuto intorno ai 5 oo anni avanti G . C. I l Bougainville ( Afiwn. fyncr. fa/, , p. a 6 ), e il Niebhur J w Awt. pA{/oJcg. JerPreMM. y%MemcAa/h v. cf. /. !8o4-!8t !, p. 80) lo pongono intomo agli anni 370 avanti G . C.; F. A. Ukert. (Geogr. i/er Gr. u. ^oenter, vo/. 7, p. a 85 ) & dello stesso sen timento. 11 Dodwello in una dissertazione che si trova ntU'Hndson (Geogr. wt/n. /), all'opposto vuole provare che l'autore del Periplo stato contemporaneo di Polibio, ed in conseguenza visse due scoli avanti G . C. Il Mannert ( Geoyr. < % er Gr. untf jRaemer, f. f , p. 67 ) fa vedere che Sciiace autore del Periplo stato anteriore ad Alessandro, imperocch descrive Tiro nello stato in cui questa citt era prima del conquistatore macedone, e perch indica il luogo dove fu fondata Alessandria senza far menzione di questa citt ; eh' egli ha scritto prima delta fine dtla guerra del Peloponneso, perch descrivendo l'isola di Rodi non parla della citt di R odi, la quale ebbe principio nell' olim piade xcttt ( 4o8 innanzi G. C. ); ma che non stato di molto anteriore a quest' epoca, posciach ricorda le lunghe mura d'Atene cominciate da Temistocle e terminate sotto Cimone e Pericle (t&Aoe//, 71na<%M zMne ifJ&nHto T'tpaMo. Parte H, c. 28). (M.) (98) Tbm. t r , p. 606. Ediz. dell' Harles. (99) De A , c. 4^- H nome Sciiace pare che fosse comune in Caria. Oltre questi d u e, il cariandese e 1' alicamas-

AI PROLEGOMENI.

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seo, troviamo un terso Rcilace diMindo /. r , 36 ), citt anch' essa d i Cada, e vicina ad Alicamasso e Cananda. (too) Almenondlapropriamente chiamata Grecia. Nelle colonie doriche inviate in Italia ih dai prosatori, e specialmente dai fi losofi pitagorici coltivata la lingua dorica, se giudichiamo dai podii scritti che di essi ne son pervenuti, quantunque i pi si tengano per supposti. (tot) eowvenK. awctewt //nf. p. :a. (tea) Fut^a, voce (! 5) tMrg&eH6, 4*e<?yrM/!a ( A 7, p . 4? ). - F a Damaste discepolo di EUanico. Eratostene giw ossi molto dell'opera sua, e per Strabone il biasima (M.) (to 4) Ben dice i o Schedi ( A c. ) che in fra le opere geografi che di questo periodo, noi non dobbiamo intralasciare quella di Senofonte sulla spedizione di Ciro il giovane da Sardi a Babi lonia , e della ritirata dei dieci mila insino a Trabisonda. Essa contiene notizie esatte e prezise intomo alcune parti dell' Asia maggiore, e porse argomento ad un opera di somma importanza dell'inglese Rennell stampata in Londra nel t 8:4 , in 4 " (M.) (to 5) AroA. Geagr. /. 7, p. t. ,
/t& . ^ 77T , M Z . 8 6 - g t .

(to6) (toy) libro (M.) (to8) curo w. (tog)

Geoyr. ^t&ro 7, c. r. voce RM&MM. Ateneo (A r f , p. paS) dta ilV U CAcwon pM M nif&re

Geogr. A j* ^ p. !3 !.

(!:o ) ' B nA i< y glorioso. AM&!, 7. c. (!!!) A&M*H C/hMahy- p. 64-^3. (t ta) WoMM Graec., A 7 , c. 7 ^ p. 36. ! frammenti di qusta maggiore e di altre minori opere d'Eforo furono raccolti ed illustrati da Meier Marx (CaroKrAaoe 8 i 3, in 8.) Efbro seri? vendo generalmente la storia^ dimostr separatamente la topografia. (<S&M&. Z. rt77 , 33 a ) Secondo il suo sistenta, o un'antica opi nione da lui seguita, la terra era quadrata ed oblunga, i luoghi

8*

AN NOTAM OM

della terra e Jet cielo divisi in quattro p u t , ogni parte era abitata da uomini d stirpe diversa. A levante dagli Indi, ad ostro dagli Etiopi, a ponente dai C elti, a tramontana dagli Sciti. E soggiungeva che l'Etiopia maggiore della Sciita; perciocch da levante invernale pare che si stenda la nazione degli Etiopi Uno a ponente, e la Scizia all'incontro (<%*&.,ILr,p. 54- COJOMJ, Tbpogr. C A w t pag. !%8. (M.) ( n 3) E gli rende spesso onore, e l'annovera fra i filosofi th trattarono di geografa. (M.) ( t ' 4) <Ara&., Geogr. /. p. 6aa. FecAntann, Be^traeg za r GercAicAt. </er E^/Mtng., vo/. n/, p. 565. - Suida ed Ateneo citano anche quest' opera. (M.) ( n 5) R to , dice Arpocrazione, citt*t Thtcw. J5 /ro, ne/ ynarto, intento /e citt tm cie y fe i/ a a A ), <Cce. . . Questo passo ^seguendo la mia interpunzione, significa, JVe/yunrto /iiro </e/f isto ria, </ove pcr&t intorno /e citt ^ JTmciin, e non ne/ ytMrto M nc </e/f opere Attorno / e c itt tracie. - Bene emenda il Coray questo errore gi avvertito dal Gronovio ( < M / Ra/y. p. 4 y e At/ AFaw ^pAori Flrogm. p . 54 ). In molte altre voci A r pocrazione (com e A a r f , cita allo stesso modo il quarto libro d'Eforo che intitolavasi Europa, dove ap punto si comprende la Tracia (M.) (t t6) Z/iAr. r , re!, aaay. ( i! ^ rirt., (/e/ Cie/o / . M , c . t 5 e t 4(]t8) AfeMoro/. /. c. t. (t tg) frt. ^/eg/i ^nint., /. r f f , c. t 5. H golfo di Venezia th chiamavasi Adria o golfo Adriatico. - La parte superiore deU'htro dalle sorgenti fino a Vindobona (Vienna), nomavasi secondo Aga temero Danubio , l ' inferiore da Vindobona inaino alle sue faci nell' Eussioo mare Istro. A l dir di Ptolemeo questo nome co minciava da Assiopoli citt della Misia (Bulgaria). Nel libro delle ^frco/. sia d'Aristotile o da altri sulle memorie sue compilato, si tiene per vera la comunicazione dell' latro coll' A driatico. Sciiace, Scimno ch io , Apollonio rodio aCermano lo stesso, e pare che il comprovi anche i l nome dell' btria. Que-

A! PROLEGOMENI.

Kt' opinione non si accetti per vera, ma neppur si tenga per si curamente erronea. La Sava uno degl' intuenti del!' Istro, e fra la Sava e 3 mare Adriatico 3 continente oCire nella sua struttura e neMa natura del suolo manifesti segni di preesistenti perduti fium i, e di prolungamenti d e'fiu m i che scorrono tutta via ( jFbrtM, OMerv. Fu CAer^o eJ Om ero, arZ. 17). (M.) (n o ) C/cer., a^Z Z. n , ep. 9. - Dei dee fram menti di Dicearco I' uno contiene la descrizione delia Beozia dell'Attica, l'altro indica l'elevazione del monte Pe!io.-Abbiam o di lui parimente una misura delle montagne del Peloponneso. Il titolo del suo poema iZeZ/a Cnec/a fu imitato da Giasone niseo e da Yarrone D e w a A)pnZZ wmawZ. (M.) ( is t) < SbM % g, voce A cea rco . (taa) Non mi ricordo se io abbia letto in altri la spiegazio ne del titolo ThpoZR/co che trovasi soltanto in Ateneo ( Z . , p. ) ed in Cicerone a^Z ^Z/te., 53 ). Oltre il Tripolttico nomina Cicerone ( f zt, 3 ) Za JepM&Mfa ^ Z eZ AZZene/, Za A?pt<M//ca Je/ CowtZ/, Za Z?epM&&//ca ^yZt come tre opere di Dicearco. Una quarta ne troviamo in Suida ( voce Dicganeo)Za J!epM&&ZZe (ZegZi <S]parZa/:<'. Congetturo adunque che i tre trattati sulle Repubbliche di Corinto, Atene, e Sparta, come quelli che riguardavano tre delle pi insigni citt della G recia, riuniti in un corpo fossero appellati da,Dicearco , o da altri dopo di lui, TWpoZtVco, e rnde probabile la congettura Ateneo; pe rocch quanti passi egli rapporta intorno alle consuetudini e alle leggi di Sparta, gli dice tolti dal Tripolitico. (ta3) D e H&torZc. Crtaec. A t r , c. a , p. 467. ( ta 4) &BMOH, CAromc. eaZAoZZc. p. !oa 5 , !0Q5 e ttoa. (ta 5) L ' Ingh3 terra. (136) L'Irlanda. ([37) Fa&neZa, A^Z. grn eca, Z . fr, p. a 3o-a 35 , mtoca e^Z/z. (sa8) Geogr, ^Zer GrZecA un^Z Z{M-, r. !, p. 88. - Bayle crede che Pitea vivesse nel secolo del Magno Alessandro (iMcZ. AM. et cnty-, v. T^^Aeaj ), e Bougainville ( T. ^ ZeZZe ZMem. ^ ZeZf^ceatZ. e #eZZe Lecere) il crede anteriore ad Aristo I. 6

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ANNOTAZIONI

te le , perch questo scrittore dice che la zona abitata stendesi ai nord fino ai paesi che veggono la corona d'Arianna nel circolo che ad essi fa le veci di circolo polare, e pe' quali questa co stellazione non tramonta ; e Pitea fu il primo che abbia pene trato a quell' altezza del p o lo , e che abbia creduto abitati quei paesi. Ma tali notizie, osserva il Raymond, poteva tenerle Ari stotele dagli Sciti, de'quali le orde stendevansi fino ai monti R ifi ed Iperborei, cio fino al circolo polare, e che erano in com mercio principalmente coi Greci della Tauride. Prima d'Ariptotele scrisse Erodoto che correva voce dormire i Cimmerj sei m esi, cio eh'essi abitavano un paese dove eravi una notte di sei mesi m ani. wapiy. *fe JMa/veMe, p. 69 ). (tag) K Dice adunque Polibio che anche incredibile, come uomo privato e povero abbia potuto viaggiare per mare e per terra in tante distanze. * (<&nzA., Geogr., /. M , p. :o4). - L ' opera di Pitea intitolavasi Giro 7 <srra. Fra i moderni conta per accusatori principalmente Bayle e Gosselin, e fra suoi difen sori Samson, Rudbens, Peiresch, Gassendi, Bougain ville, SaintCroix e principalmente 1 ' Azuni. ( t 5o) AT^nnerf, Geoyr. ec., (. f , p. yy. c. y 5 . (<5a) G e m i n o ,a / T ^ e n o m . - Vedi tTra/ioJoy., p. aa. (t 55) A gli errori di Plinio per non avere bene inteso certi passi de* greci scrittori aggiungi anche le sviste de* copisti e le sua proprie per poca attenzione. Per compilare la preziosa opera sua, ch' una vera Rici'c/ope&'a, egli dovette leggere tutti gli scritti degli antichi. In lettura s lunga e di s vario argomento era impossibile che talvolta non confondesse e le persone e le cose. Per rivedere ed emendare il suo libro eragli necessaria altrettanta parte di vita di quanta ne consum per comporlo. A cagion d'e sempio, intomo alla Tuie, su cui ora si volge il nostro discorso, egli probabile che la memoria lo abbia ingannato, onde attribu a Pitea ci che disse il contemporaneo di lui Antonio Diogene nella favolosa storia intitolata .De/%e <xwe a/ &* / ZMe (FbzM?, C < M % . c u r / , p. 56 <). Ma nemmeno Antonio non

A! PROLEGOMENI.

85

dice che il giorno fosse di sei mesi neUa Tuie, s bene sopra di essa. * Tatto il tratto ch e al di sopra delta Tale videro. . . , cio, come sia possibile avere alcuni sopra il vertice la costellazione deU'Orsa, e la notte mensile, e pi breve, e maggiore, e di sei mesi , e Realmente di un anno. Altrettanto accade anche proporzional mente del giorno. % D i questo passo il favoloso j!na&Hgwle d* a a anno. ( ' 34) M, e. 97. (t 35) Basta a rendere probabile tal confusione di numeri un'altra del tatto opposta confusione in Solino ( cap. s 5 ) O rcadiw . . . W M?nen) t w dice lo storico. Ma Ptolemeo anno vera trenta isole Orcadi. Adunque chiaro che il errore di scrittura in Solino invece di trrgtnta. Forse che nel passo d i Plinio la sillaba w stata ommessa dai copisti dopo la parola ceto. In questa supposizione leggerebbesi ocfw tgenif il che saria pari a 42 piedi, cio alla pi grande alterna della ma rea di Bristol p. 98). ( ' 36) JVoMf. diictMWM/re d*AMt watar., t. -r/r, p. 32!. ( ' 3 ?) , H trto w natia-., t. p^ '4 ; jPreMf. de tAeor. de /a terre, arf. !3 (BtM. D&?t.) Vedi anche BrMWW , ActMHW. de , t. F r , p. :6o. ( ' 38) Scopri Pitea le stelle che al suo tempo vedevansi intomo al polo boreale, e paragonando l'ombra del gnomone che aveva costruito secondo il metodo d'Anassimandro, determin la latitu dine di Marsiglia. Questa osservazione fu repatata ammirabile dai pi gran scienziati dell'et moderna. ( ^zaH!, p. ^3 ). (!$9) De#e eptfMowt de' A m , ty. ( ' 4o) Fetaf., C/wtoFog-, p. 22. - Pitea osserv che il Busso dipendeva dall' accrescimento della luna, ed il reflusso dal decre mento. Adunque l'opinione di cui si fanno onore i moderni era stata positivamente indicata da Pitea. ( -Attm , p. 96). ( '4 ') XwMpAon &wnpMcwMf, a More &ytA<wwn Irtdm* nac/ga&owe, wMH&aw w e wwe/Mae HMqgw/tadMM At&Mm fnad#. ea/nde/Tt ^ tA ea^ Baf/MM ncw/Mat: (W w., M . e. ' 3.) (<4a) Veggasi l'opera citata deli'Azuni, che tratta dei tre viaggj

84

ANNOTAZIONI

marittimi di Pitea, nei quali ei percorse !a parte deU'Europa ba gnata dall'Oceano, e visit le coste del mare interno o Medtterraneo. Secondo il Malte-Brun la Tuie un nome vago net quale Pitea riuniva ci che veduto od ascoltato aveva su tutti i paesi da! nord-est all'est delle isole Britanniche. (M.) (t 43) Il Capo d iS . Vincenzo (in Ispagna). ( ' 44) T r a i Tedeschi Mannert, GeograpA/e <^er GnecA^n ec., y. ya- 84- - Sprengel, GercAtcAfe W!cAgf(eM geogna^AMcAem J&t&fec/aKgew, 1799, p. 5 7-80-8 3. Tra i francesi Gosselin, G&igrapA/e Jer ( Indice, voce jy^Aear ) - 7!ecAereAer rur /a G^ogra^A/e ec. (Indice, voce Jj^fAer). ( i 45) <^wKge/, Qoera ci7a&!, p. 8a. ( t 46) Ke//a. Co//ez. Geogr. m /n.,?. t , p. 444 ) e&z. & y/ew ta t% e/ !8oy. (t 4 ?) De//e O^M. de/^/oro/t, /. / r , /?. !. - Oltre Plutarco, Eutimene citato da Galeno ( FY/., p. s o ) , da Aristide e da Seneca. Egli navig nel mare Atlantico , e credeva che da questo mare il Nilo ricevesse il SHo incremento mentre sofEavano i venti etesj , perch essi colla lor violenza spingevano fuori il mare: quando posavansi acchetasse anco il m are, e mentre riti ra vasi il Nilo divenisse minore. ( -Tenera, JVafHr-, /. tr ). Quest'era presso a poco !' opinione anco di Tale te milesio, con traddetta da Erodoto ( /. M ) prim a, e poi da Diodoro (A ; ). Aristide ( htz. A / f /Mcremew^o A Z JVi7o) deride tal pensamento e le altre nitrazioni pur d'Eutim ene, cio c h 'a l i avesse trovato dell'acqua dolce nell!Oceano, e che nel luogo ove a qusto il Nilo si cngiunge vedessersi crocodilli ed ippopotami. Leggansi le risposte che all'accusa d il Foumier (Ry^rogra^A/e, /. r / , c. t), e ci che soggiunge l'A zuni (/?. 6)). (M.) (148) <S^ro7n., M . j , 3ay. (149) Dico Biologo, perch primo Eratostene se l'appropri nel significato in cui noi moderni usiamo un tal vocabolo e il suo derivato y!&?/og:*o. Suetonio ( De /Z/Mr/nA. CrammatM;., c. to) parlando d certo Atteio, dotto romano, dice: PA%o?ogig<%?eM:-

AI PROLEGOMENI.

85

Conem ad^KmpjMM MdetKr; y w a ^icwt JShatMiAewc^, ynt prtW!M Aoc cognome?* M&i wnd'capR, mnMpAct fona^Me doe^n/ia c f7 Me&a&ir. (t 5 o) Questo denota anche Strabone, quando d ice. di Erato stene. Era net mezzo tra quello che vuol attendere alta filoso fa , e quello che non ardisce mettersi a tal ministero, ma tanto e non pi quanto paia che procedere voglia u (Geogr., A 7, p. t 5). E nuovamente : Non diligenti, ma all'ingrosso (ale sentenze, e in certa guisa da matematico nella geografa, e da geografo nelle matematiche a ( ?. M , p. g4 )( ' 5 ') <SMda, voce - AAtrcMno, Ar% ?/o, p. 444( ' 5 a) Geogr-, Z . p. n 5 e i 3 a. ( ' 53) Vedi H&t. de tMc/enwe, p. 77. ( ' 54) Cteomede (O ^ e w . c/c&cAc, p. 5 5 ) reputava a5 o,ooo stadj la misura, di Eratostene.! a5 a,oo&stadj equivalgono, secondo la valutazione di Plinio (/. , c. !o8 ) e di Vitruvio (D e ^ rcA/tec/., /. j , e. 6 , 9 ) , a 3 ' 5oo miglia romane. Queste poi pareggiando il Seidel (Eira&MtAen. gecgwpAtc. yragnt., p. 58 ) a 65oo miglia tedesche, trova di 900 miglia tedesche diSerir la misura d' Eratostene da quella dei moderni, che si compone in non pi di 54oo miglia. , ( ' 55) Vedi pi sopra p. aa. ( ' 56) 1 36o gradi, nei quali si divide il perimetro del circolo, moltiplicati pel numero " 1 1 , danno 4o4?4o4 ( cio poco pi di 4 oo,ooo). Se tu poi gli moltiplichi per,700, trovi esattamente il numero a 5 a,ooo dlia misura d'Eratostene. Le oltre tre mi sure della terra sono 5oo,ooo; 240,000; e 180,000 stadj. ( i 5 y) de / arie-, p. 77 ; de mod., p. ! 45- ! 68- 5 o5 - 533.-G oM eK n , RecAereAM, p . a8g. (t 58) jMan/iert ec. Opera , p 300-307 - Ao/er, ^//egemewe GeograpA. der , p- ta -a t , e g 8 - '6 i. Importerebbe a questo argomento che fosse pervenuta insino a noi l ' opera che Filippo d' Opunzio scrisse sulla grandezza della terra (M.) '

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ANNOTAZIONI

(<5g) Filolao, a detta di Plutarco (DeMe opw. Jet y!/M., /. H i, c. )3 ) , insegn che la terra girava in un cerchio torto d'intorno il fuoco a aimiglianza del sole e della luna; Aristarco po! samio , quasi dugento anni dopo annover il sole fra le stelle Asse, e fece girare la terra d'intom o il cerchio solare ec. ( ivi /. i / , 94; e M/amo a /f apparenza dcMa ^cc/a de/f orAc /aaare, 6:)- Ma Teofrasto, come narra Cicerone (y^ccad. /r, 3g), nomin antore di questa opinione Iceta siracusano. (Vedi le ^/t/tofaz. Je/ JMenagio a TMog. ta e r :., /. r i/ i , rez. 85 ). ('6o) f^ ( w w . ane.,p. aso; A r f . de wod., f, p. 365. (i6 t) L 'illustre istoriografo della natura , dice parlando degli antichi geograB: O/t ne Jc/f par ^ re rurpr/r tfu peu de p/vgrr ^ii'i/r danr /a g^ograpAi'e, puMyti'cii/Oiir(fAm*, /na^r^ iOHfer /M con/miMniicM yite fo/t a acyMMM p a r /e recourr dM rci'e/tcM ma(A^/mafiyMM ef p a r /cr d^couper/M der waciga(a u w , i7 MMfe ancore A/ew dej cAorer A froncer, e/ de tw /M coKHaMMWcw^coHt'hr.(J!M^K, JKy/. waiar^ Afaf. g^h^ra%? f. t , p . 5o6 . ('6 a) Afa/tnerf, Op. c., f. /, p. g4. ( ' 63) ^loMii, de Craec., Z. / , c . ty , p. !o8. ('64) ^ (a di $ 27. ( ' 65) D/cg. Laerz., /. r ii/ , rez. 66. (t66) Z,i&. / , p. t 5 . (167) A/vm., /. / r , p. 496. ('6 8 ) Dei molti volumi di Eratostene, intero non si conserva che quello dei Catasterismi - I frammenti delle sue opere furono riuniti e illustrati da Gonth. Ch. Seidel, Gottinga ! 789 in 8*, e da Godefr. Bernhardy, Beri. t8aa. ('69) Od/r., j r , ' g , 5 o. ('70) Veramente il detto di Eratostene non mi pare argutis simo. (M.) ( '7 ') tS!ra&., Geogr^ ?. /, a 4 - Avr osservato forse il let tore che il buon Coray spesso allarga il suo discorso oltre i con fini dell'argomento; ma non gli si vuol dar biasimo, perciocch

A! PROLEGOMENI.

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et scrve pei G reci, i quali cos avidi di sapere, come egli telante ad insegnar loro , privi erano fra' barbari dei necessarj sussidj. Il perch egli d'ogni occasione si prevale per ammae strarli. Qui trattiensi a parlare di certe metafore di Eratostene, le quali punto non appartengono alla geografia, e noi abbiamo reciso questa parte del discorso come inutile al nostro propo sito. (M.) (tya) iSMM&t, voce Fna&Mtewe. (iy 3) de Graec., A j , c. 1 8 , p. ttg . ( '? 4) -RretA., A ; , p. t 5 . (t^ 5) Fra le molte e buone opere (rapiteci tntte dal tempo) di questo Polemone v'aveva quella intitolata contenente 1' accurata descrizione dell'intera Eliade, e l'altra degli epigrammi Mietenti per /e ct'M, in cui raccolse le iscrizioni incise sulle pietre o colonne di tutte le citt. Per la prima opera fu egli appellato Periegete, per la seconda ridicolosamente tSMocopo. (Vedi a d ^tew., p. 353) - Fece inoltre una descrizione d'ilio, essendo egli di Glicia nella Troade, e delle citt della Focide e del Ponto. (<76) Periplo (Geogr. ediz. di Vienna, p. 455.) L'opera di Timostene, divisa in dieci libri, intitolavasi De//e Mo/e secondo Marciano, o De/ porti, secondo Strabone. (Geogr., rw/, p. 43 *)(tyy) Geogr., A /f, p. 99, - Strabone che viveva circa dogento anni dopo Eratostene, doveva probabilmente conoscere le cose che il riguardavano con pi diligenza di Marciano vivuto verso il V secolo di Cristo. (ty8) Timostene era ammiraglio del secondo Ptolemeo, il quale cess di vivere 1' anno prima di Cristo 345 , lasciando successore suo figliuolo Ptolemeo terzo, soprannomato E vergete, da cui fu Eratostene invitato e preposto alla presidenza della biblioteca alessandrina. - Scrisse Timostene sulle distanze , ed questa 1 ' opera di cui si valse Eratostene. (M.) (tyg) A " , p. n 3 e *3 t. (t8o) Lo ^teMC, A ; , p. 7. d e f^ tr o w . mod., t. f , p. n 5 . GoMe/t, 7!ecAercAe^ ec., t. f , p. a. (t8 )) Certi attribuiscono l'invenzione ad pparco- A lni sospet

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ANNOTAZIONI

tano eh' ella sia di Apollonio pergeo. ( Vedi C o w M ! . (MogywpA. ecc., p. 55 ; \RecAercA^r ec., / , p. 48 Ha(. & r^rfyw !. (. /, p. 48 e toy. ( t 8 a) <Rrni., Geoyr-, /. //, p. n 6 , n y . ( ' 83) -Ht&nc., A&A C raec.,(. /r, p. a y - 5o f ^ (ro n . moc?., ?. / , p . 489. ( ' 84) A ! j ! - a 55. ( ' 85) Nel primo e nei secondo libro della G?ogra&a. ( ' 86) /h/ro^. a i jplewom. Vedi Pe/cf., CwHo/cy., p. 54( t 8y) Z,%. p. 95-gy. (188) I frammenti in Strabone, Stefano, Diodoro, Porfirio, Ateneo. ('89) Alcuni dei versi di Scimno sono ridotti in prosa da un anonimo autore del Periplo del Ponto, ed inseriti nella collezione dei Geografi minori. Essi si potrebbero ritornare alla metrica loro forma. (M.) (tgo) tSfa^., /. r / i , p. 3 : 6; /. p. 655. , (tg t) voce Por/^on/o. H pi delle geograSche^dottrine di Posidonio sta nelle geograSa di Strabone. Altre in Agatemero, in Cleomede ed in Plinio^ Sono insieme raccolte nell'opera FofM/oKM RAo^H /eAyu/ae &tcfri'nae, cof/eg/( a^Me Za/!M jBaAe, Zny. : 8 '0 ,i n 8 . (192) ^r//, p. y 55. (<g5) De Croec-, /?. [ 56. ( ig 4) Cic/. yeor-, A / , c . to, p. 5 a. . < ( 'g 5) Z ti. / j, p. g 4. ('96) Ba;7/^ *, A'rA moJ., f , p. !a : - B r w o w , D/cA'oHwa/re PAyriyve, ?. /,p. 533 , (feHJr. ('97) E qui abbiamo tralasciato da circa cinque pagine, le quali o si riferiscono a Posidonio, ma non punto alta scienza geogra fica , o all' uno ed all' altra sono del tutto , aliene. (M.) ('98) Altri nomi si potrebbero aggiungere , ma il dotto Au tore ha gi dichiarato di non voler tessere la storia della Geo graSa. (M.) ('99) Egli rammenta i paesi che vide, ma principalmente nel

Ai PROLEGOMENI.

89

H libro, p. ! iy , si vanta cosL No! andammo verso occaso dal1' Armenia sino a' luoghi del mar Tirreno vicino alia Sardegna ; verso mezzogiorno dall* Euisino sino ai confini d'Etiopia. N gi t^a gl! altri che scrissero di geografa si troverebbe nessuno che molto pi di noi abbia visitato i detti intervalli, perch chi nelle parti occidentali s pi avanzato che noi, non ha poi tanto tocco delle orientali, e per lo contrario chi ha pi veduto dell'oriente, gli mancato l ' occidente. E cos parimente dei luoghi di mez zod e del settentrione *. (M.) (aoo) GoMeHn, G^ogr. Gy&M awa/^j^e, p. 5 y. (aot) Basta ad esempio Gemino contemporaneo di Strabone, il quale censurando il grammatico Cratete, perch giudic Omero pi sapiente ch'esso non era, dice (T^agcg. a/Fenom ., ne/ A ta p . Crano/og., pag. 54). K Cratete adunque assurdamente le cose che Omero narra secondo 1 ' uso antico e popolare, trasferisce alla vera formazione della sfera. Perciocch Omero e g li antichi poeti, a dirla in breve, quasi tutti costituiscono piana la terra, e fn gono che 1' Oceano la accerchi ecc. (aoa) Come EHanico, Erodoto, Eudosso cianciarono ( Geogr., A , p . 55o. Vedi anche /. jr f, p. 5 o 8 ). (ao 5) Loco cR. aoa, ao3. (ao4) Non assente un traduttore e studioso d'Erodoto a questa sentenza del Coray. Di Erodoto anche la dottrina fu maggior di gran lunga che quella di Strabone se si considera in generale e in fatto di geografia, avuto riguardo a'suoi tempi. Meglio di Stra bone conobbe Erodoto 1' Africa , la Scizia , i lidi dell' Eussino, della Meotide, del mar Caspio. (M.) (o 5) Geogr., f. f , p. : a t , e M . x /, p. 5 oy. (ao6) Altra colpa ha Strabone di aver posto fra i cianciatori Nearco, del quale pure copi il giornale. Vedi la bella difsa che ne fai! Vincent (^ityage de JV%aryt<e, p. 66.) Le moderne sco perte confermarono molti fatti che parevano straordinarj. (aoy) Manda. (ao8) i l Boristene fu poi nomato Danapri, onde per sincope si

go

AN N O TAZIO N I

form il nome usato dagl! Europe! occidentali Dn/eper, e quello de* presenti Greci, Nipro. (209) Quanto pi i paesi sono lontani da'Grec!, tanto meno se n' ha cognizione. Gli scrittori romani ben imitano ! Greci, ma non in tutto, perciocch quello che dicono !1 portano^ via da Greci , n molto vi mettono del loro; in guisa che quando appo loro v ' & qualche difetto non si pu per gli altr! supplire ( Ceogr., M . i 65 ). Gl! scrittori romani, tranne due 0 tre, sembra che non fossero consultati da Strabone : (orse non era neppure bastevolmente pratico della lingua latina per intenderli senza fatica. - Osserva il Malte-Brun che Strabone non cita ma! Tito L ivio, del quale gli cadeva in acconcio far ricordanza se gnatamente ove con buona critica discute le origini de' Romani, degli Etruschi e delle altre nazioni italiche, sia perch noi co noscesse , sia perch poca fede gli prestasse. Ma la prima ragione pi probabile. Livio intraprese a scrivere la sua storia 1 ' anno 725 di Roma, e Del 45 la rec a compimento. Egli dunque scri veva nel tempo stesso che Strabone, e questi come istorico gli fu pi antico , come si deduce da GioseHo, che citando tutti e due premette al nome di Livio quello di Strabone. Non si pu negare tuttavia che il Geografo s! mostra poco diligente nell' in dagare le scritture romane , perciocch imperatori, oratori, ed uomin! di momento che o condussero le spedizioni in G allia, Germania, ed Africa, o fecer parte di quelle, illustrarono l ' in dicate regioni scrivendo le proprie memorie. (M.) (aio) GoMeA'w, Gdogr. Jer Grcr p. 5 y. (2! ]) /. ///, c. ! , 3 . - JMaK/terf, Ceogr., % . f, p. ! 3 <. (at a) Mostra principalmente la vibratezza dello stile quante volte gli s! oCre 1' occasione di difendere Omero. Allora da Strabone si muta m Demostene. (2 13) Cosi mostrandosi amatore dell'eleganza dimentica per essa l 'ufEcio suo , poich teme di proferire soverchiamente i no mi di certi popoli, ed evita di rendere con essi fastidiosa la sua scrittura , seppur taluno non vi fosse, die' egli, che avesse pia

A! PROLEGOMENI.

cere d'udire Pleutari, Bardieti, AUotrigi, ed altre peggiori e in signiScanti voci. (M.) (9 ! 4) Cos grecamente tradusse il tedesco suo nome Holzmann che denota uomo di legno. (M.) * (Tt5) Edizione veramente pura intendo quella il cui testo & tale quale usci dalla penna dello scrittore ; e che ci sia impossibile non ha bisogno di prove. (at6) Fra gli errori ve n' ha qualcuno figlio pi della mia ti midezza che della mia ignoranza. P. e. nel secondo libro (p. 90) dice il nostro Geografo a ; % 7S < < A *w L'ellenismo richiede ma perch in nessun manoscritto non trovasi questa retta lezione, forse il vocabolo piuttosto usato impropriamente da Strabone che essere errore de' copisti. (a <7) i l Dutheil ed io fummo incombenzati della traduzione e delle note istoriche ; e il geografo Gosselin del maggior numero delle indagini geografiche, e del paragone dell'antico stadio colle odierne misure delle distanze. (918) E qui si tralasciano alcune ragioni addotte dal Coray,onde provare che non si pu dai Manoscritti trar buon profitto. - Dei Codici manoscritti di Strabone trattano il Siebenkees ed il Friedemann. (M.) (at 9) Per Aldo ed Andrea d'Asolo. ( 3 2 0 ) In foglio, presso Eustazio Vignon. (M.) (aat) Il Casaubono nacque nel 55g , e mori nel : 6 t 4< Fu nella lingua greca e nella Biologia ammaestrato dal cretese Porto. (232) Cio Teodoro Janson d'AlmeloYeen. (333) Veggasi il Fabricio (RRz. de#* f. v r , p. 53y). (324) Vedi il nuovo dizionario biograSco, voce (335) Cosi dicesi nella biblioteca greca del Fabricio (3 T. p. 573). L'ultim o editore inglese Falconner nei Prolegomeni della sua edizione (p. 4 ) rigetta quest* asserzione in certa guisa come calunnia, dicendo che il BreytMgwy mand in Inghilterra solo le varie lezioni dei tre libri da lui pubblicati, e non gi quelle di tutta la geograRa.

99

ANNOTAZIOPH

(336)11 Siebenkees consult i Manoscritti deBa Vaticana equelli, della Marciana , copiati 1 ' uno sull' altro da cattivo originale. A l Codice di Mosca lo Tzschucke aggiunse ano di Parigi del X 1H secolo che Sevin aveva recato dal Levante. L edizione in se^. volumi in ottavo. F. Traugott Friedemann pubblic il primo volume del commentario a Strabone nel ! 818, d ie la morte e o a lasci comporre allo Tzschucke maestro suo. Racchiude il com mentario, e le note d'Isacc^ Casaubono, dello Xilandro, del Morel, del Palmier, del Coray, del Gosselin, Dutheil ecc. (-ScAoe/). (3 3 7 ) Ne'suoi prolegomeni, p. 3. (338) In due volumi in fol. massimo. (M.) (339) L'edizione del Casaubono stampata in Amsterdam (?!&. t, pag. 5 ) ha due volte il solecismo X 7! <<r^ ; e due volte lo ha serbato l'editore allemanno, e due volte parimente 1' editore inglese, sebbene nelle varie lezioni di questo, collocate a pi di pagina, scrivesi chiaramente ecc. - Altra colpa o d'igno ranza o di orgoglio quella, del Falconner, quando mostra di non conoscere n i quattro volumi dell' edizione di Lipsia , n i due della traduzione francese pubblicati in quel tempo. (M.) (s 3o) Segue all' edizione del Coray quella stereotipa della col lezione di Lipsia del Thaucnitz, :8 tg. (33 1) Cio Gregorio di Citt di Castello. IlMalte-Brun cita que sta traduzione in singoiar modo : Z a /nM&fdion /aline ancienne P/<apori/!M TY/rnar. HMaiFei (-Script, micron., p. 7 5 ) e Apostolo Zeno (JOM. f , p. 3<9) mostrano che non i X libri di Strabene, ma tutti tradotti fossero dal Guarino con tra l'opinione del V ossio, del Fabricio, del B ayle, e quel eh' pi, contra la testimonianza del contemporaneo ed editore vescovo d'Aleria. Secondo essi il Guarino tradusse l'Europa prima della morte di Nicol V , e dopo la morte di questo Papa tradusse l'A sia e l'Africa. Vedi anche JhunMn/, f i f a <&/ Guarino. (M.) (333) Questa traduzione fu pubblicata da Svheinshemio e Panarz la prima volta in Roma, e certamente nel 1469 ( in Cafa/. ro?n. raec. p. 38 e !36). Indi nel 1473 in Venezia da Vindelino da Spira, e nel ' 4?3 ancora in Rotua

AbPROLEGOMENI.

9S

dagl! accennati Ate tipograR tedeschi. La seconda edizione ro mana ripete la pt^ma , ma con le seguenti differenze. V i man cano la dedica, T indice dei X V H lib ri, e i due ultimi versi dell'epigramma posto in Hae. Le rubriche non son* a penna, ma in istanipa, e i nve aitimi fogli son# distribuiti diversa mesate, di #d8o che Be tisuha usa mezza pagin# di pi, nella quale il testo tiene il lugo che nell'altra e&izione occupato dall'indice. An che i caratteri sono pi stanchi. Secondo il Fpbrici (RtAA'Graec., t. v^,p.5 yo) Giovanni vercellese' ristamp questa traduzione nel t48o,nel '4^4; e nel ! 4<)4- Il Fedwici (DeMz BtA/. ^ y ^ w o ) con ci)a'qu^la d d o#de farse dell' edizione del i 494 ; o di quella del 4&4 'sene son Atte due. Il solo laittaire (^nn. p. 638), della tu! autorit si vale il Fabricio, non la cita che da *un catalogo del Pvv. Nella dedica della prima edizione romana a Paolo II, l editore Giovanni Andrea vescovo d 'A leria dice: ego tu Cregor/t areAe(^p/^ tyHe ^/y/cam da:er!*&< y<?c<. Gt/ann: an(ent Europa p^r&)pta , yao d M e wm&a deerant , ^rgmentM, pato,graecM !m wen^/artan! acMcor^nt ope adt&oiWMM carctP!. i/t yao ?%eodow meo G azae, a%yae j^ndron/co i<ampo , tiem S tra g e , graece doc^MAn/^ f/n l:, non eangpM giM ta Aa&ent/a. Onde male assai il R ich ey, citato dalf Harles, attribuisce al Vercdlese la dedita del vescovo d' Aleria e la cora l e ! miglioramento. Il Fabricio accennando 1' edizione del t48o, soggiunge n&WM mana /mponen^e Jae. Antonio jMaree//o, e l'Harles riferisce una nota manoscritta del R ich ey, dove leggesi che il Marcello, patrizio e cavaliere veneto illustre nelle armi come nelle lettere, non pose gi mano alla traduzione, ma colle sue spese e eure contribu ch'ella fosse con dotta al suo termine dal Guarino. E veramente ci si deduce dal l'epistola che il Guarino diresse al MarceMo, la quale riportata nell'edizione del ! 4? 3. Il Maittaire (p. 628) e con lui il Fabricio citano un'edizione in foglio del ' 496 , in Venezia, ed una del i 5 :o fatta da Bartolomeo de Zanis. N l'una n l'altra esistono nella Marciana, ma ben v'ha una impressa da Filippo Pine io

94

ANNOTAZtOM

appunto nel t 5 t o , onde (orse vuole emendarsi il Fabricio. A l tre edizioni son quelle di Parigi i 5 ta, in fol.; i 5 a 5, in fol.,Bas!lea; e t 53g, pur in fol-, ivi. Fu ristampata col testo nel :546 in Ba silea , ma ripurgata da Marco Hoppero, e da Conrado Heresbachio; e, come nella precedente, vi si aggiunse la epitome di Strabone tradotta da Jeronimo Gemuseo. Pubblicosai ancora nel ) 55y Lione in t6." la quale edizione neh indicata dal Fabricio, e nel t 55g, m due tomi pure in i6., in Lione apm/ Ca&we/em Co%en u m , e in Amsterdam, in a voi. in 8., nel t 65 a. Cosi dunque la traduzione latina vide la lace cinque volte prima dell'originale, una volta con esso, e otto volte da s sola. La ripurgarono qua e l i nelle edizioni d* oltremonte l'Heresbach, il Gemuseo, l'Hopp er, il Glareano, l'Hartungio. (M.) (a33) E come tale di frequente sene valse il Casaubono, ed a me giov in certe emendazioni del testo. (a34) i r , p. 5 yo. (a35) E fu ristampata in Roma nella Collana del Desiderj. (336) Vedi le mie annotazioni alla traduzione ftunctae di Stra bone ( 7 * . 5 o , n. 5 ; , pari. 3 , 5 6 , n. i). (a3y) Io posseggo questa edizione che l ' Harles ignora. Ed invece ( A i / . G r w . jph&r., /ont. , pag. 5 y a ) nomina una traduzione spagnuola pubblicata dallo stesso Lopez nel ty88 in sieme col testo e con tre tavole geograSche, che io non conosco. L ' Harles porse lede al Siebenkees. Anche lo SchoSg dice che il Lopez fece ristampare in Madrid l'edizione del Casaubono in ottavo con una versione spagnuola. (M.) (a38) Ora compiuta. H L e Tronne suppl alla mancanza del Dutheil col tomo V stampato nel ! 8a5 . (M.) (a3g) Prima che noi tradusse in francese tatto Strabone il poco fa nomato Brequigny , ma perch la sua versione non fu messa alle stampe n forse il sar m ai, non m ' lecito giudicarla. Certo che la morte gli viet di stamparla ; ma onninamente incredibile eh' egli (osse per porla in luce senza prima rivederla. - Il manoscritto nella biblioteca del re. Manca il X V I libro (M.) (a 4) Si sono tralasciate due pagine circa , le quali recano al-

Ai PROLEGOMENI.

g5

enne avvertenze sul modo d! consultare i codici e di trarne buon profitto. (M.) (a 4 ') Gepgr-, #&. pag. 389. < ! H quale dal lago Stimfalide sbocca ora nell' Argia , prima non avendo sbocco , perch le voragini ( ), che gli Arcadi chiamano zenefAra, essendo otturate non ne ricevono lo scarico. (343) A ir 'f* f;f sinonimo di derivato dal verbo **<come questo deriva da L ' ug Plutarco in signifi cato di ( Prec. con/ug., ao ). Strabone ( ne/ pr;'mo, p.

5 s ) diede al verbo il medesimo significato di scolo d' acque.


Non v 'h a dunque dubbio veruno che nell'ottavo libro la sola genuina lezione della quale come spiegazione taluno scrisse nel margine <tsr!*^vy*<. (a45) E questi anzi riferendo la lezione soggiunge m/nM a p fe, forse trovando una certa correlazione fra t ed <tsr<x^ny<f. (M.) (344) Pi e varie sono le lezioni e annotazioni nell'edizione del1*inglese T*a?conner, ma questi piuttosto che indicare nel margine le pagine del Casaubono, stim porre alla fine del tomo secondo l ' impaginatura parallela di tutte e due le edizioni. (345) Dei primi quattro libri la traduzione s' gi da molto tempo pubblicata ; quella dei quattro successivi fu ritardata dalle politiche circostanze. (a46 ) Dopo la morte del Du Theil non si trov alcun vestigio della traduzione dei due ultimi libri, trovaronsi bens i materiali delle note che dovevano accompagnare questa traduzione. (347) Proverbio greco per denotare che impreveduti casi re pentinamente frammettonsi alle azioni che stiamo per eseguire. (M.) (348) Si tralasciato qualche periodo che non importa al soggetto. (349) < tHai da scusare noi ancora e non ti dei avere a male, se pigliando molte cose da costoro , inciamperemo alcuna volta, ma contentarti se la maggior parte di quello che diremo sar me glio detto, che non dagli a ltri, o se vi aggiungeremo quello che per ignoranza gli altri hanno tralasciato. * ( Gecgr., r, pag. 463 ).

DEI FO N T!

DE' LIBRI GEOGRAFIA

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S T R A B O N E
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D A L L ' A U T O R E NE LLA R E G I A A C C A D E M I A !L 5 A G OS T O )8 ao ; B LA 3 .' !L

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COTTfUGA l8 3 2 .

HO A G O S T O

RECATE ornai a Sue in quattro dissertazioni le inda gini sui fonti e su T autorit delle Vite parallele di Plu tarco, un altro non men grave scrittore vennemi in ani mo, o Sozii, di sottoporre a simigUante censura ; cio il principe degli antichi geografi, Strabone. Perciocch , se le leggi della Societ nostra richiedono, che nelle istoriche discipline abbiasi grandemente in pensiero di richiamare alle severe leggi della critica le geste alla me moria tram andate, io non reputo punto disconvenire a' consigli di lei tale maniera di studii. Conciossiach, se tu tolga quegli scrittori, i quali, come T ucidide, Salustio, ed altri, descrissero fatti all'et loro intravenuti; la fede degli a ltr i, che geste narrarono per loro non ve dute n u d ite , ma attinte da monumenti scritti, pende appunto dalla scelta delle scorte alle quali tennero die tro. Laonde se tu voglia portare fermo giudizio della loro autorit, da prima noi chiediamo che esamini a quali fonti egli siensi appressati ; e allora solo ci av(<) L'Heeren fu preceduto, ma con minor diligenza, in questo argomento da Gio. Federico Henniclte nette Dissertazioni De -RraAtMM CeogrnpAtccrMTK ycfe ea* M AcM.stf aMcto/Vtate GcMng. t yQT, 8."; e da! Siehcnkces netta tua prefazione ai Geografo ( G/; RfRor: ).

,0 0

DISSERTAZIONE

viseremo un' antica storia poggiare su fondamenti certi, ove chiarita sia la sorgente del loro racconto. Troppo invero ampio H campo per essere tutto da me solo trascorso, p u re, come valga il meglio, proseguir nei cominciato aringo : che se non siami dato d'aggiun gerne la m eta , tal forse subentrer a vendicare alla Societ nostra il vanto d' aver mostrato sin dove le antiche memorie sien certe , sin dove dubbie , o ezian dio tutto niente. Strabone nato di nobil lignaggio in Amasia citt di Cappadocia, contemporaneo ad Augusto ed a Tiberio, lasciato aveva due opere insigni assai ; 1' una istorica , che invidiosa sorte ci tolse; geografica 1' altra, la quale giunse s bene a d n o stri, ma non senza lagune impos sibili a riparare, ove per avventura nelle biblioteche non si scoprissero migliori codici a penna. Ne'commentarii storici continu egli l'opera di Polibio, almeno sino alla uccisione di Cesare: ma di questi avendo detto nelle nostre Dissertazioni sopra Plutarco ( t) , qui par leremo soltanto delle sue opere geografiche. Tuttavia prima di procedere all' esame de' fonti di essi libri geografici, e' si Yuol dire alcun che del loro scrittore, e dell'intendim ento, e della natura dell'opera di lui. Perocch agevolmente viene agli occhi 1' indole di s fatta ricerca differire da quella della preceden te , -Sopra t ybnN (M e T'Ite para/Je/e i% itarco , e pur da quella innanzi, yntf G iu g n o , o piutto sto di Trogo .Pompeo da lui compendiato. Narra Plu(t) Comm. tv.

MUMA.

,o,

tarco le geste d'uom ini vissuti buona pezza innanzi a lui ; Strabone descrive la faccia dell' orbe terrestre , qual era alt' et sua. Quegli pendeva tutto da' scritto r i, che s' aveva scelti per guide; questi al contrario , avvegnach egli pure in molte cose abbia dovuto ricor rere alle altrui testimonianze, molte tuttavia co' proprii occhi ne vide, e tram andar poteva su l'autorit sua. Il p e rc h , chi non vede s fatte cose volersi al tutto di stinguere? Prima dunque si converr accuratamente stabilire quali regioni abbia egli visitate, o descritte se guendo le narrazioni de'contemporanei ; e quali al con trario abbia conosciute dai racconti degli autori, senza pi. N ci volle Strabone tenere nascosto a' lettori ; perciocch in cento luoghi egli parla de' viaggi suoi. Nella qual cosa gli furono maestri Polibio e Posido nio, i quali similmente recaronsi da prima nelle regioni che descrissero ; ed all' esempio loro in ispezielt, co me test accenneremo, e'm ostra essersi acconcio. Quali viaggi poi intraprendesse prima di accingersi a scrivere la Geografa, ce lo insegna egli stesso dicendo nel se condo libro (<): " Sporremo s le cose che noi per terra e per mare vedemmo; e s quelle di cui n ' fatta fede dagli altrui scritti e narrazioni. Noi medesimi andammo, verso occaso, dall'Armenia sino ai luoghi d'Etruria rimpetto alla Sardegna ; verso mezzogiorno, dal Ponto Eussino 6no ai conBni d'Etiopia. N gi tra gli altri che descrissero le situazioni della te rra , troverai di leggeri chi visitando i detti intervalli ne abbia di molto sover(t) Pag. !77 dell' cdiz. d'Ahnelov. da noi seguita.

to3

DISSERTAZIONE

chiati : perocch se tale nella plaga occidentale vide pi regioni che n o i, non ne tocc poi delle orientali tanto quanto noi ( e vuol significare fuor di dubbio Polibio e Posidonio ) $ e gli altri, e converso, meno ne videro nel1 ' occidente: cos pure del settentrione e del mezzod s. Veggiamo di poi che in Asia visit Strabone oltre la S ria e la Fenicia tutta la cosiddetta Asia minore , nella quale p u re , ci fu in Amasia, il dicemmo nato ; e neP Africa tutto 1 ' Egitto per insino ai conSni d'E tiopia ^ cio sino alla citt di Siene e alle cateratte del Nilo , dove pur strinse amicizia con Elio G allo, il quale in traprese una spedizione in Arabia ; che nell' Europa da ultimo visit tutta la Grecia e le isole ; la Macedo nia , e l ' Italia meno la Gallia Cisalpina e la Liguria. In descriver poi le altre terre pendeva egli dalle altrui testimonianze o scritte o comunicategli a voce. Ma assai cose, egli dice ( t) , (siccome fecero quelli che ne precedettero ) conosciute avendole non pi che per udita insieme le accozzammo Le quali se tu vada teco me desimo ripensando, e' si parr che attender debbasi da nn critico il quale prenda ad esaminare i fonti de' geo grafici libri di Strabone, e che da lui non si voglia. Per ciocch sia che tn risguardi le terre in cui egli recossi, sia le altre; non tutte le sue narrazioni tratte sono da libri critici; ma molte eziandio, e forse il pi, dai rac conti di testimoni! oculati e presenti. E di queste cer tam ente gitteresti 1' opera a volerne assegnare gli auto ri , se per Avventura Strabone medesimo non ce li ap( . ) P . .78.

PRIMA.

,o3

palesa. mestieri dunque rendere a' propri! autori ci che egli cav da commentarti scritti. Hannovi certa m ente molte cose, in cui dubbierai; tuttavia per lo pi Strabone stesso indica gli a u to ri, che tolse per guida, non cos G iustino, che m ai, e P lutarco, che talvolta solamente gli accenn. Quanto a m e , io disporr i fatti miei in guisa da non alterare punto l'ordine de* li b ri , ma avr insieme riguardo alle terre e regioni, ove la descrizione della terra medesima si tiri a pi libri, p e r non dar noia a ' leggitori toccando e ritoccando l corda stessa. Conciossiach io m ' avviso di qui ripetere quanto nelle osservazioni sopra Plutarco ho stabilito , n o n potersi, cio, dare un certo e stabile giudizio dei fonti di uno scrittore, prima di discendere a tutte le cose in particolare ; e dove siensi secondo la possibilit nostra esam inate, allora solo deciderai generalmente d e ir autorit di lui. Distinse poi Strabone, e ci non vi ebbe chi disapprovasse, la topografia, o sia descrizione delle terre particolari, dalla cosmografa, o sia descri zione del mondo in generale. A questa di diciassette libri assegn i due primi : e gli altri quindici alla geograSa. Il perch 1' odierna nostra diceria comprender i primi dieci libri , cio la cosmografa in una con la descrizione delle terre di Europa ; gli altri sette p o i, che risguardano 1 ' Asia e l 'A frica, saranno il subbietto della vegnente aringa.

!04

DISSERTAZIONE

L M R O lz H .

Strabone pertanto alle descrizioni deUe particolari terre pose innanzi alcuni capi generali, che nel primo e secondo libro contengonsi. Offre egli primieramente in essi il novero degli au to ri, che ben meritarono innanzi, a lui della geograSa ; soggiunge poi quali cose in loro sieno da lodare, quali da riprendere ; e v' intramette il proprio giudizio. Indi seguono , verso il fine del pri mo lib ro , le ricerche su la figura, circonferenza e gran dezza della terra, e massimamente dell'abitata, le quali vien egli continuando nel libro secondo ; parla quindi delle zone , o sia divisioni dell' orbe terrestre : corre cos tutti q u e 'c ap i che appartengono alla geograSa, s matematica che fsica, universale. E quanto agli scrit to ri, che di tali cose trattato avevano prima di lu i, il Geografo nostro non li nomina solo , ma ne fa p u re , a cos dire, !a rassegna, di maniera che sui fonti di que sti libri non riman quasi luogo a nessuna dubbiezza e oscurit. Comincia dunque Strabone da Omero, il quale appo lui di tanta a u to rit, che lo pone principe non solo de'poeti, ma de'geografi eziandio ; e poich in ci ebbe contrarii alcuni de' pi gravi geografi, pon mano contro di essi alla difesa del poeta : e a questo destin la mag gior parte del primo libro. Veramente, che il nostro Au tore non abbia attribuito troppo ad O m ero, non i s

PRIMA.

,<,5

leggieri, il neutre, perciocch err certamente nel volere ridurre a verit qualsiasi favolosa cosa per lui narrata ; sebbene tutti concedano , che il poeta di que' luoghi e paesi per s stesso veduti, nc oSre 1 ' imagine con verit maravigliosa : i quali luoghi erano appunto gli stessi dal Geografo parimente visitati. Laonde qual ma raviglia , c h e , dovunque la verit di quelle descri zioni poetiche percoteva forte 1' animo su o , fosse egli portato via dall' ammirazione di lui ? Senzach, aven dosi egli posto in animo di descrivere non il presente stato della terra soltanto, ma I' antico eziandio , non da vituperare tam poco, se prese a disputare dell' au torit di Omero, cui s' aveva eletto a principal guida in s fatto lavoro. Esamina egli pertanto nel primo libro le sentenze del poeta sopra l ' O ceano, sopra la figura e circonferenza della terra, sopra le costei parti a lui note ; e lo difende dalle riprensioni de' critici, di quelli in ispezielt , che lo volevano non atto ad inse gnare, ma a dilettar senza pi (t). Prosegue poi il no vero di coloro , che dopo Omero fiorirono in geografa; e v* aggiunge insieme le ragioni per cui possagli venir fatto in molti luoghi di dir cose migliori, essendosi con le partiche , mitridatiche e germaniche guerre aperta una gran parte dell' A sia, ed esplorate le regioni dell' Eu ropa occidentale e settentrionale sino al fiume Elba (2). Tom a quindi il suo discorso ad Omero ed alla poesia di lu i, per dare pi accuratamente a divedere sino a qual termine possa ella aversi per fonte di geograSa, e
(t) P. t 5. () P. ty8.

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DISSERTAZIONE

di storia. Im perciocch, sebbene abbianvi mischiate assaissime favolose narrazioni, reputa il Nostro non ogni favoloso racconto volersi avere tuttavia siccome Anto, e ci dimostra con molti esem pii, e principal mente con la navigazione e con gli errori di Ulisse. Rimbecca soprattutto E ratostene, il quale in opera di geograSa aveva posto Omero nel ruolo degli al tri p o e ti, e preteso che de' luoghi remoti in ispezie pvesse inventate mostruose favole. E certamente quelle risguardanti le terre lontane non sono che una minu tissima parte di quanto egli insegna con tutta verit della G recia, delle isole e delle regioni opposte all' Asia ; n con minor accuratezza parla dei venti ^ delle zone , dei popoli australi, o sia etiopi, de' settentrio nali , o sia iperborei. Che se per avventura pass molte co se, non potr per conchiudere si di leggieri eh' ei le ignorasse , chi ponga mente , innanzi ad ogni altro esem pio, alla spedizione degli Argonauti (t). Il nostro Autore esposta cos la sua sentenza sopra Omero e la geograSa di l u , pone sottocchio gli altri scrittori eziandio, ^he vie pi meritarono bene della geograSa universale. Sta a noi dunque il darne bre ve contezza per non ripetere in avvenire pi e pi volte le stesse cose ; poich molto spesso eziandio ne' libri seguenti provoca ad essi. Distingue egli dunque i pi vecchi, che scritto avevano sendo in auge gli af^ fari della Grecia, da quelli in Bore all' et de'M ace doni ^ o de'Tolomei (a). E primi dopo Omero nomina
(') P. 3 y ec. (2) P. 2 , 3.

PRIMA.

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Anassimandro milesio e il concittadino Ecateo. Il pri mo de' quali fa egli autore d'una tavola geograSca (<), e del secondo dice che illustr co' scritti !a geografia. In quanto alla tavola di Anassimandro, io reputo dalie parole stesse di Strabone chiarito a bastanza com' ella fosse incisa in rame. N arra poi che Ecateo emend que sta tavola ; per la qual cosa fuor di dubbio si vuole intender che quegli ne facesse un' altra e pi corret ta , essendo manifesto che nelle tavole incise in rame non rimane s di leggieri luogo ad emenda. Ed imper queste tavole erano de!!o stesso genere di quelle c h e , p e r testimonianza d ' E rodoto, Aristagora present a Cleome ne re degli Spartani (a) : U na tavola di rame, su cui era inciso tutto il circuito della te tra , e tutto il m a re , e tutti i 6umi *. Che poi la tavola d'Aristagora non fosse che quella di Anassimandro, come sospetta bramo Gronovio (3), e dopo lui altri pure, non vi sono argomenti da provarlo, ed a me sembra poco verisimi le. Perciocch appo i M ilesii, i quali a cagion di com mercio intraprendevano navigazioni ben lunghe e viaggi in terre rimote, insieme co' geograSci studii l ' uso ezian dio delle tavole geograSche fuor di dubbio farsi dovea pi frequente. Cos pure avvenne presso i nostri nel se colo quindicesimo, in cui non altrimenti uscirono in tavole di ram e, o di altro metallo, delineazioni dell' or be terrestre, ed un insigne esempio ne offre la tavola Borgiana fatta nella met del secolo XV , della quale detti gi tempo la spiegazione nelle nostre adunanze,
(!) P. ] 3 . (a) Lib. v, (9. (3) Creutzer Ist o Fram., p. 9.

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DISSERTAZIONE

ed unyc-JWnMe fu inserito nel volume XVI dei Com menti della Societ. Ecateo poi non gi rimase unicamente nell' emendare la ^tavola geograSca, ma con iscritti illustr parimente la geograSa , siccome apparisce da Strabone e da altri au tori. T ra i molti scritti di Ecateo basta qui nominare la Descrizione della terra * !f!n w ), cos chiamata da Ateneo (<). Perocch non da dubitare che di que sta parlasse Strabone ove dice, Ecateo aver illustrato in iscritto la geograSa. Havvi inoltre apparenza eh' ella fosse divisa giusta le tre parti della terra; conciossiach quelle DMcrtzwnt -Euro;?a e che troviamo in particolare citate , io som d' avviso, siccome parmi assai probabile, non essere state che parti della descri zione di tutto l ' orbe. Dopo Ecateo annovera Strabone tra gli antichi geograS Democrito , senza mai aggiunger per il titolo del libro, avvegnach sappiasi aver egli lasciato molte e va rie cose. Pare tuttavia da Diogene Laerzio (2), che si leggesse una sua CosmograSa; ed a questa perci sem bra aver riguardato il N ostro, nominando Democrito tra' geograS. A Democrito segue Eudosso di Cnido, celebre geome tra e Slosofo, contemporaneo di Platone, e di cui narra molte cose Diogene Laerzio. Il nostro Autore lo chiama matematico, e dice aver conosciuto accuratamente le Sgure ed i climi delle terre, ed ottimamente scritto delle cose della Grecia, non cos degli Sciti, avendone raccontata
(') Lib. x , p. %.{y. (a) Diog. ti, y , ) 3 .

PR!M A.

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molte favole : mai per v'aggiunse il titolo dell' opera. Aveva egli scrtto nondimeno intorno al C:rcMMo terra , opera a bastanza estesa, merceceh Ateneo ne cita il settimo libro ( ] ) , in cui contenevasi la descri zione anche delle particolari regioni , come erano co nosciute all' et sua , e singolarmente della Grecia. Su quest'ultim o argomento scrisse anche Dicearco coetaneo d'Aristotele e nominato da Strabone dopo Eudosso. Di fatto eravi 1 ' opera sua G re c :a , il cui terzo libro vien citato da Ateneo (2). M a se giudicar si dovesse dal tito lo , Dicearco sarebbesi occupato soltanto della descrizion della Grecia : avvegnach lo stesso Strabone ci dica aver egli sog giunto le misure della distanza della Grecia dalle Co lonne d' E rcole, ed altre. Le quali misure difEcilmente avrebbe potuto stabilire senza aggiungervi quelle di tutta la terra abitata ; e per ci io credo che Strabone il met tesse tra gli scrittori di geografa universale. Ultimo de' pi antichi geografi egli pone Eforo ; di cui dimandasi come abbia luogo non solo tra gli sto rici , ma tra i geografi eziandio. Perciocch si dub it , se oltre le storie abbia lasciato ancora qualche opera di geografa. Ma Strabone stesso ne toglie il dubbio in sul principio del libro ottavo annoverandolo unitamente a Polibio tra quelli , che nella narrazione della storia universale dettero luogo alla descrizione delle singo lari parti della terra (3). Il perch quand' egli no( ') Lib. vt, p. 138. (3) Lib. x!M, p. 55y. (5) P. 5 t 3. ! fram menti di Eforo furono raccolti da Mayer Marx., p. 47-

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DISSERTAZIONE

mina E foro, non riman luogo a dubbio che intender voglia la opera di lui deMe pi celebri storie. Da s fatti geografi pi antichi distingue Strabone i pi gravi Eratostene, Iparco, Polibio 6 Posidonio. Quanto ad E ratostene, scrisse egli di geograSa in tre libri, de' quali molti frammenti ce ne serb il Geo grafo : furono essi dipoi raccolti e posti per ordine dal nostro Seidel di felice ricordanza (t). Non havvi autore da Strabone citato s di frequente, come que sto ; o , che ne corregga e confuti gli insegnamenti ; o che confermi i proprii con le testimonianze di lui. I libri geograSci di Eratostene comprendevano s la geo graSa universale, matematica e Ssica ; e s la corograSa o sia descrizione delle terre particolari, ed era no disposti con questo ordine. 11 primo libro conte neva la storia della geograSa, e il novero s degli autori i cui insegnamenti adottava, e s di quelli, che tacciava di leggerezza. Quanto a'prim i egli segu massimamente Stratone di Lampsaco e Xanto di Lidia. Dopo ci ve nivano gli elementi di geograSa S sica, quali in essa et aspettar si potevano. Nel secondo libro trattava della geograSa matematica, dimostrando la forma e grandezza di tutto l ' orbe terrestre , ed in ispecie della terra abi tabile, della sua faccia, conSni, longitudine e latitudine. Da ultimo, il terzo libro offriva la geograSa politica, se condo le tre parti del m ondo, E u ropa, Asia e L ibia, con le loro terre. Eravi poi aggiunta una nuova tavola
(i) Frammenti de' libri geograEci d' Eratostene raccolti da G. C. Fr. Seidel, Gottinga iy8g. V i sono premesse alcune osservazioni critiche sopra Eratostene, e gli scritti di lui.

PRIMA.

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geograSca, emendata e corretta, delia terra abitata. Ma basti i' aver detto ci in generale deli' opera geograSca di quest' autore. Eratostene trov un acre censore in Iparco originario di Nicea citt delia Bitinia, ed astronomo insigne, il quale fu il primo a prevalersi delie osservazioni sopra le stelle ad emendare la geografa (t). Questi compose un'opera contro E ratostene, e la intitol : -Sopra Z5 raRMtenc, e ct cAe geografa /tu )!. Anche tale leggenda d 'Ip arc o sembra essere stata in tre libri, per ciocch ne troviamo citato il secondo e terzo appo il nostro Autore (a) ; seguendo cos alle strette 1 ' avversa rio da comprenderne la censura in tanti libri in quanti era divisa 1* opera. Strabone prende ad esame en tram bi nel secondo lib ro , dove trascrive pi cose da Ip a rc o , e quasi in ogni pagina ne fa onorata ricordan za. Resta ora a dire di Polibio e di Posidonio. Quanto a Polibio, se egli viene annoverato fra' geografi, non v' ha altro diritto, che quello di Eforo. Perciocch non iscrisse di geograSa, ma soltanto nella sua grande sto ria in s e r, ad esempio di Eforo , alcune geografiche notizie non solo delle particolari te r r e , eh' egli stesso avea visitate, ma eziandio della figura e del circuito della terra abitata (3). Ma non cos Posidonio, il q u ale, oltre che conti nuando la storia di Polibio vi mischi pi cose di geo grafa , e spettanti alla dcscrizion de' luoghi per s stesso veduti, scrisse parimenti un' opera geograSca
(') Strab. p <4 - (a) P. : 5 o e spesso. (3) P. 5 t 3 .

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DISSERTAZIONE

<Snpra f Oceano citata da Strabone col proprio titolo (<), ed in cui erano descritti la natura, il circuito, ed i fe nomeni di esso mare. Che Strabone poi abbia avuto alle mani questo libro, non tanto in quel luogo solo , dove 10 nomina aggiungendovi il titolo dell' o p e ra , ma in molti altri luoghi eziandio, e'si parr di poi. Assaissime cose inoltre, che trascrisse egli da Posidonio, massime nel secondo libro, parmi probabile che le abbia prese, se non da'commentarii sopra l'Oceano, dalla grande ope ra isterica; alla quale quanto attribuisse il nostro Autore vedremo pi sotto: n sempre assegnar puossi qual cosa da uno e quale dall'altro sia presa. Imperocch non pare che Posidonio si rimanesse nella descrizione delle terre particolari; ma quando la terra abitata allor conosciuta era quasi tutta il teatro delle geste narrate non reput fuor di proposito lo sporre i precetti della < geograSa universale e di quella matematica. Annoverati ornai gli scrittori che Strabone ebbe alle mani ne'due primi libri, ci resta da insegnare in quanto prezzo tenesse egli ciascuno, e qual fosse intorno a loro 1 1 suo giudizio. Di ci egli disputa nel libro secondo, sul cui prin cipio proponesi di esaminare la tavola geografica di Era tostene , aggiunta all' ultimo libro dell' opera di lui ; e sottoposta da Iparco ad ingiustissima censura. Laon de difende Eratostene contra costui, il quale aveva preteso a torto che quegli pendesse dall' autorit di Patroclo senza pi, e d a divedere come si servisse
(<)P. t 5o.

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delle testimonianze di m olti, n 1' autorit di Patro clo potersi dire di lieve momento. Soggiunge poi che Ipparco stesso di in gravi errori, s in ci che disse della longitudine e latitudine della terra abitata , e s nel definire la situazione de'luoghi e delle regioni, che stima sottoposte agli stessi paralleli : conciossiach se condo le sue dottrine la Battriana e la Soddiana sa rebbero a porsi di l dai conSni della terra abitabile ; !a qual cosa neuno, che conosca la natura di quelle regioni , pu ammettere (t). Ed in questo paragone di Eratostene con Ipparco egli quasi infinito : ma il giu dizio io lo lascio a'm atem atici, perocch l'inoltrarsi in si fatta disputa troppo lungi sarebbe dal mio pro posito. Dopo 1' antedetta quistione vien quella sopra il com m entario dell' Oceano di Posidonio, gi da noi test rammemorato (a). Esamina egli prima di tutto la divi sione dell'orbe per cinque zone, sicome fa Posidonio, e la pone a confronto con le dottrine di Polibio. Spiegato ci, propone da ultimo la sua opinione sopra la gran dezza e la forma della terra abitabile : cio a dire la terra in una col mare aver la forma di globo ; il che tuttavia non si voglia intendere in modo strettissimo, ma quale si percepisce co'sensi: esser ella divisa dal cerchio equinoziale in due emisferi, boreale ed australe ; la fi gura poi della terra abitabile somigliare quella d ' una clamide (3) : la sua larghezza terminarsi da due pa ralleli , de' quali il primo , cio il settentrionale , passa
(t) P. tao cc. (s) P. t 3o ec. (3) P. tyg.

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per l 'Ibernia ; 1' altro , verso 1' austro , per terre lettiti di cinnamomo, imperocch quelle terre che poste sono di l , avvisa egli per lo soperchio freddo e caldo non essere pi abitate. V'aggiunge inoltre le dimensioni de gli intervalli tratte da Eratostene , confrontandole con quelle date da Ipparco e Polibio: le quali per s'io vo lessi qui ripetere mi dilungherei dal proposito. LtBRoIII. -Spugna. Esposti ne' due primi libri i fonti della geografia ge nerale , comincia dal libro terzo la geograSa, o sia de scrizione delle terre particolari ; ed iu ci Strabone, nel riferire quelle d 'E u ro p a , prese da occaso verso oriente ; di poi si serb a dire dell'Asia , e da ultimo dell' Africa. Il primo luogo adunque si vuole aHa Spa gna ( che comprende anche la Lusitania ), e ad essa de stin il terzo libro tutto intero. Quivi il Nostro adatto dipende dalle altrui testimonianze ; perciocch egli non avea visitata la Spagna. E ' si vuol dunque accuratamente investigare quali scrittori abbia scelto per guida. Primo tra questi da nominare Artemidoro efsio, che Cori all'et di Tolomeo Laturo, e lasci u n 'o p e ra inscritta coje geogra/M e , contenuta in undici lib ri, come attesta Marciano eracleota (t). Del quale Artemidoro il nostro Autore spessissimo fa menzione;
{[) Vos:., deHa Stor. Gr. p. :45.

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perocch egli era stato in Ispagna, e gtoriavasi J ' aver visitato Cadice ; tuttavia quanto narr dei fenomeni che appaion col a! tramontare del sole, non vale molto ad accrescerne la fede (t). Nondimeno le sue distanze de' luoghi e le sue misure itinerarie, nel che Strabone s' era in lui riposato, sono con tutta preci sione segnate; e solo per esse questi lo chiama in te stimonio. Che se tu voglia esaminare le misure di lui da! nostro Autore riportate, vedrai subito che il pi si riferiscono a lid i, ad isole, e rade volte a luoghi fra terra. Laonde fuor di dubbio che quest' opera di Artemidoro fosse il s del mare in te rn o , s dell' Eritreo e del seno Arabico ; perocch eziandio su queste regioni Strabone provoca all' autorit di Artemi doro , in guisa per di averne notate similmente le terre interne. Tuttavia nel descriver la Spagna il nostro Geografo si serv maggiormente di Posidonio, in cui ebbe altro testimonio oculare (a) ; perocch, come ben gi vedem mo , oltre alle terre dell', Europa occidentale , visit pure la Spagna. E chi voglia leggere ad occhi aperti Strabone, vedr ben presto aver egli tolto da Posidonio non poca parte de! terzo !ibro. Da questa fonte senza pi derivano le sue notizie sopra le navigazioni di que' di Cadice , sopra i metalli e lor copia ( comech Strabone osservi s fatte cose essere state da Posidonio oratoriamente amplificate); ci che leggiamode'tributi, e, tutto o in gran parte, eziandio del vitto , delle costu(') Strab., p. 3ot , ao 3. (s) P. 9os.

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D IS S E R T A Z IO N E

manze e deli'ndole dei popoli della Spagna (t). E queste cose tutte prese sono dalla storia ; ma alcune ven'hanno puranche, le quali appalesansi tratte dal libro dell'Oceano. Perciocch dubitar non possiamo da quivi raccolto ci che riguarda il flusso e riflusso del mare, diurno o men sile , e la forza della luna su di essi, la quale Posido nio fu il primo, ad intendere ( 2 ). Del re sto , agli stessi fonti attinse Dodoro ci che narra della Spagna nel quinto libro ; il perch non maraviglia se gi da buona pezza osservarono gli interpreti aver egli le stesse cose che il nostro Geografo. Dopo Posidonio da far menzione di Polibio $ ter zo testimonio oculare $ perciocch egli pure visit la Spagna. Pi cose poi aveva questi insegnate intorno quella penisola e ne' libri storici che ne rimangono, e n e 'p e rd u ti, delle quali approStt Strabone, e massime dove espone il vitto e le maniere di qu'popoli (3) ; nelle quali narrative il Nostro per poco non mostra aver pre stato pi fede a Polibio che a Posidonio $ ma non si rimase per di notare i cangiamenti ormai avvenuti al1' et sua. Noi abbiamo Snora annoverati gli scrittori, che Stra bone nella descrizion della Spagna si elesse principal mente per duci. Ad essi per d' uopo aggiungerne alcuni altri, della cui opera non sempre, ma talvolta si vale. In assai poco prezzo fu appo lui nelle cose di Spa gna l'autorit di Eforo , e lo cita una sola volta nel libro terzo per ismentire le fvole che avea vendute (4 ), awi(<) P. 2)2-220 (<) P. 362. (5) P. ao4 ? 2o5. (4) P. aoa.

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sando aver egli al tutto poco conosciuto le regioni del l'E u ro p a occidentale. Non altrimenti il Nostro aveva gi detto nel libro secondo, n anche Eratostene essere stato molto conoscitore di quelle regioni; e ne corregge gli insegnamenti con Artemidoro ()). Una volta soltanto, l dove descrive la citt di Cadice, cita uncotal Timostene (a), ammiraglio di Tolomeo SladeMo, ed autore d'un' opera, in dieci libri, sopra ! .Pora ; la quale sembra avere appartenuto ai Peripli (3). Finalmente nella descrizine delle genti della Spagna meridionale aveva egli consul tato eziandio Asclepiade di Mirlea, castello della Bitina, il quale fu contemporaneo di Pompeo, maestro di pre cetti grammaticali nella Turdetania, ed institutor del cen so dei popoli della Spagna ; nel che e' pare massimam ente mirasse a spiegare la loro origine. Ma da ci che Strabone attinse da lu i, si d innanzi a divedere uno scrittore di favole, che uno storico o geografo. A que sti da aggiungere Atenodoro (%), di cui diremo in altro tempo. Del rimanente, il voler notare tutti i luoghi dov' egli ebbe innanzi agli occhi Polibio , Posidonio , Artemidoro ed E ratostene, sarebbe un gittar 1' opera ; conciossiach e' v' abbia aggiunti quasi sempre i nomi.
L)BRO IV .

Z?e//a G aM a e deJ/a Frefagna. Avvegnach Strabane non abbia visitato personal(t) P. 2 T !, 236, 25y. (2 ) P. so5. (3) Voss-, !. e., p. too. (4) P. 2 6 2 .

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D IS S E R T A Z IO N E

mente la GaHia, pure su! conto di !ei non tutto ricav dai libri, ma motte cose trasse ancora da!!e narrazio ni di coloro che aveanvi tenuta mercatanzia, o ma gistratura , o eomechesia vi avevano (atto dimora. Per ciocch eg!i scrisse in un' epoca, in cui di gi era stata tutta !a GaHia ridotta a forma di provincia ro mana , e del pari con le maniere ed i costum i, la lin gua eziandio de' Romani andava per quelle bocche. Non mancava quindi chi potesso narrare a'Strabone qual si fosse in allora lo stato della GaHia $ ed avendosi egli in effetto posto nel!' animo di esplicare il tenore presente delle cose, compose la descrizion sua ih gran parte da ci eh' eragli narrato. Per determinare poi la natura delle regioni, ed indicare le distanze delle citt a de' luoghi, forza era ricorrere a'm onum enti, che la sciato avevan gli a u to ri, i quali fu tanto lontano dal non consultare, che nella delineazion della GaHia, ol tre a quelli gi prima esaminati quanto alla Spagna, ne osserv degli altri eziandio. T ra i quali il primo luogo occupa Cesare co' suoi Commentarli su la guerra gallica ^ la cui testimonianza egli reca tosto da bel principio in riguardo alla divi sione della GaHia in tre parti ( t ) : dal che puossi con chiudere lui aver conosciuto oltre aHa lingua patria la romana eziandio , ed avere svolto i libri de' Romani, comech Casaubono il voglia rimproverare o di non aver letto i Commentarii di C esare, o di non averli intesi rettam ente ; imperciocch nello stabilire i conCni
(<)P. aCy.

PRIM A.

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delle Gallic s diparte dallo storico latino, il quale di vide la Gallia barbara dalla provincia rom ana, o sia narbonese , mentre Strabone, ponendo per conBne alla stessa Gallia verso mezzod il mare mediterraneo, ve la comprende. Ma nondimeno faci! cosa A il conghietturare perch egli facesse tal cangiamento, sebben Cesare dica tu tta la Gallia essere divisa in tre parti Celtica, Aquitania e Belgica; mentre alia sua et, essendo ornai tutta la Gallia provincia rom ana, la divisione in barb ara, ed in provincia, era svanita. De! restante, quantunque Strabone in questo sol luogo citi i Commentarti di Ce sare col nome e co! tito lo , tuttavia & fuor d'ogni dub bio eh' eg!i non pur li vide, ma diligentemente ancora li lesse, perocch nessuno mai potr negare che ci che ei narra della selva A rduenna, e del circuito e gran dezza di essa, non che dei Belgi, e del !oro con f itto con C esare, preso non sia da quelli Commenta rti ( t) ; mentre le stesse cose be!le e schiette, e quasi con le parole medesime, narra Cesare nel secondo li bro di essi, siccome a quel luogo dimostrano gli inter preti, fattone il confronto. Altrettanto dicasi dei costumi, e della fortezza de Galli ; le quali cose tutte trovansi in cgual modo nell'antedetto secondo libro. Oltre ai Commentarii di Cesare si servi il nostro Au tore nella descrizion della Gallia quasi degli scrittori medesimi, che abbiamo gi nominati ne!!a geografia della Spagna (2 ). Perciocch qnanto egli dice dei fiumi Rodano ed Isa ra , de!!e lor foci e regioni intermedie ,
(<) V oK., p t 55. (a) P. 382 e seg.

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D IS S E R T A Z IO N E

sembra tolto da Artemidoro. Cita inoltre ben due volte Posidonio (i) ; altrettante Polibio (a), cui possiam cre dere aversi scelto principalmente a guida nella descri zione della GaHia narbonese, o sia provincia romana, di che in Cesare non trov nulla. Da esso pure egli prese quanto dice del fiume Rescinone e dell' IHibero, sicco me gi bene, ad una con molte altre cose, osservaron gli interpreti (3). Perciocch Polibio, come ora vedrem o, descritto avendo accuratamente le A lpi, non pot cer tamente trascurare le regioni circostanti, e specialmente quelle percorse da Annibaie. O dall'uno, o dal!'altro di questi scrittori io reputo cavate eziandio queHe cose, ch'egli espone deH'antica forma della repubblica di Mar siglia (4 ) ; se per avventura in ci non ebbe innanzi agli occhi 1' opera ZWMc* di Aristotele, la quale egli cita in altro luogo col proprio titolo (5). Checch siasi, tali narrazioni furono certamente tratte da uno scrittore gravissimo : ma quanto ei dice dello stato della citt di Marsiglia all et sua, e delle scuole, e de'letterarii instituti che l Borivano , doversi ai racconti dei viaggiatori che vi dimorarono, la cosa stessa per s abbastanza il di mostra. Rispetto ad Eforo, non pi d'una volta citato (6 ) , fu prima d'ora veduto che il nostro Geografo avealo in poco conto quanto alla descrizione deH' Europa occidentale. F a egli inoltre menzione di un certo Timagene (y), che ayea parlato dei tesori trovati in Tolosa , dicendoli una parte di quelli portati via da Delfo per Cepione duce
(') P- 377 ' 2% . (3) P. ay 5 , a8g. (5) P. 37$. (4) P. 370. (5) L. v n , p. 495. (6) P. 3o4- (7) P. 387.

PRIM A

tu

de'Romani, ed aveva anche scrtto della Gallia. Ben gi vide il Vossio (t) esser da distinguere questo Timagene dal retore alessandrino : se poi fosse lo storico, che invecchi in casa di Politone Asinio, e cadde dall'ami cizia di Augusto per la mordacit della sua lingua, d che feci parola nelle mie Dissertazioni sopra P lutarco, io qui non voglio decidere. Certa cosa , che il nostro Geografo mostra d' aver conosciuto Asinio Pollione, e gli scritti di lui (2 ) , se pure lo stesso Asinio da cui trascrisse la lunghezza del Reno (3). Dopo della Gallia parla il Geografo della Bretagna e dell' lbernia insiememente $ delle quali isole nessuna all' et sua obbediva i Romani, e nella loro descri zione breve assai. Per quanto spetta alla Bretagna ognun s a , che per la doppia spedizione di Cesare co minci ella a divenir nota ai Romani $ le guerre poi, da cui fu ridotta alla forma di provincia romana , accad dero soltanto ai tempi di Claudio, e de'suoi successori. Laonde ci che Strabone insegna intorno alla Breta gna , quasi tutto derivato dai Commentarii di Cesa re ; mentre non fa che ripetere quanto egli nel quinto libro riferisce della stessa e de' suoi a b itan ti, aggiugnendovi tuttava le narrazioni de'm ercatanti, percioc ch il commercio de' Romani co' Britanni per la Gal lia al tempo d' Augusto era frequente , e gi gli ambasciadori di quelli trovavansi in Roma per istabilire lapace^ e Strabone stesso racconta di aver col veduto j degli stranieri venuti dalla Bretagna, i quali erano di grande
( ') Voss-, p. t 53. (2) P. 394. (3) VoM., Ist. Iat., p. 82.

DISSERTAZIONE

persona (<). E riguardo ai!' Ibernia confessa eg!! inge nuamente di non aver nu!!a di certo ; se non che sent a dire esserne g!i abitanti ancora pi barbari, in guisa che cibassersi per 6 n di carni umane , e mangiassero i corpi de' parenti estinti $ de'qua!i racconti per !ascia !a fede presso g!i autori (a). A s Atte cose soggiunge Strabone !a sua sentenza sopra !'isoia di T u ie , che sia l'ultim a verso settentrio ne $ ma che tutto ii resto oscuro (3). Sicch indarno cercherebbesi di quai terra, od iso!a egii parii. Le quali notizie egli trasse unicamente d a P ite a ; avvegnach ie narrazioni di iui su ie terre boreali, verso cui navig, avesse ii Nostro avvisato sin dai secondo iibro non me ritar fede alcuna (4). Pitea nondim eno, sebbene inse gnato abbia assaissime (avole, pure non Unse tutto, come apparisce anche dai pochi (rammenti conservati dal nostro Autore. E di v ero , aMorch eg!i narra che i po poli boreali, cui basta il frumento ed il m iele, traggon pur da questi le bevande ; e che battono con pertiche le messi e il f-umento non nei campi a cielo a p e rto , ma tra pareti e sotto tetti a tal uopo costruiti (5), chi mai qui non ravvisa vestigi! di verit? Daite antedette isole fa Strabone ritorno al conti nente ; e volendo passare di Gallia in Ita lia , descrive in questo mezzo i gioghi deile A lpi, ed i loro abi tatori. In tale descrizione pare eh' ei s'abbia scelto per duce il solo Polibio, aggiungendo dei proprio tuttavia ci eh' era stato cangiato ai!' et s u a , fon(.) P. 3o5.. (a) P. 307. (3) P. 3t> 8. (4) P. < 63. (5) P. 5o8.

PRIMA.

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datovi T imper de' Roman!. Polibio trattato aveva del le Alpi nei libro trigesimo quinto de)!a sua sto ria, il quale and perduto, e non ne restano che brani, it cui contenuto si legge anche appresso Strabone, che pi volte ne chiama l ' autore in testimonio (t). H qual Po libio per investigare la strada percorsa da Annibale nel superare le A lp i, le avea personalmente visitate, e ne avea lasciato una descrizione accurata in guisa, che docilm en te il Geografo nostro avrebbe potuto trovare duce migliore. LtBRO V E VI. A a/ta. Dalla Gallia passa il Geografo per la via delle Alpi in Ita lia , a cui destin due interi lib ri, il quinto ed il se sto , visitata avendola egli stesso, siccome abbiam detto , della parte superiore in fuori, cio la Gallia cisalpina e la Liguria. Espone egli pertanto a parte a parte ci che aveavi veduto $ comech confssi di non voler descrivere soltanto il presente stato dell'Italia, ma !' antico eziandio Venirne toccando ; le quali cose cer tamente era uopo attignere dai Commentari! degli scrit tori. Il perch, tra quelli presi di sc o rta , no! nominia mo primieramente Polibio, il quale nel libro secondo della storia ragiona della forma e del circuito dell'Italia in generale (su di che lo cita anche per nom e(2 ) ) , ed
(<) P. 309, 3 t 8 , 3 w^ (i) P. 39%i 3s 5.

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D S S E R T A Z fO N E

in particolare della Gallia cisalpina ; nelle qual! cose il nostro Autore ne' primi capi del libro quinto gi co nobbero gl' interpreti (<) averlo seguito; bench insiememente v'abbia soggiunto lo stato e la condizione delle regioni e citt) come erano all'et sua. Anche in segui to egli cita qua e l Polibio, e principalmente nelle di mensioni dell'Etruria (a) e della magna Grecia (3); per ciocch nel definire gl' intervalli mostra di avere avuto quello storico in gran prezzo, e lo loda nella descrizion dell' Italia (4). Dopo c i , fatta menzione degli Etruschi, v'inserisce la favola su la loro origine, che leggesi anche in Erodoto (5). Ed il suo racconto dei re de' Romani, o sia d'ambi i Tarquinii, convien del tutto con ci che narra pi a lungo Dionigi. Indi fa una digres sione sopra Pelasgi e la loro origine , il pi traendo da Eforo (6 ) e dagli scrittori delle Attidi ; scrittori, di cui abbiam detto nelle osservazioni sopra Plutarco ; e da Anticlide (y), che insegn i Pelasgi aver primiera mente abitato i dintorni di Lenno e d 'Im b ro , e alcuni di essi aver navigato con Tirreno in Italia. Chi fosse que sto Anticlide, citato una sol volta da Strabone, egli in dubbio; p ure, se quello stesso menzionato da Plutarco in Alessandro, saprem se non pi aver egli scritto dopo quel monarca. Di lui correva un 'o p era non corta, in scritta De* /itof'rM, in cui era celebrato il ritorno degli eroi dalla guerra troiana; ed un'altra intitolata riguardante 1' isola di Deio (8 ). Dall' u n o , o dall'altro
(t) P. 3aa not. (a) P. 359. (3) P. 3i<- (4) P. 335. (5). L. I , p. 94. (6) P. 33y. (7) P. 33g. (8) Voss., !. c-, p. 3aa.

PRIMA.

<35

di Msi par certo che Strabone togliesse ci che narra dei Pelasgi, potendo in ambedue avere avuto luogo. Da questa digressione torna il Geografo alla corograSa dell' Italia, e d principio dall' Etruria. In ci consult fuor di dubbio Polibio, del quale dice essersi dipartito dagli altri nello stabilire la lunghezza della re gione (<). Nondimeno oltre a Polibio confessa egli stesso di non aver consultato o questo o quello soltanto, ma altri molti (a): sono tra essi Eratostene e Artemidoro, i quali trova aver errato (3). Di leggeri poi vien tsto agli occhi del lettore, che ci ch'egli narra dell'Etru r i a , o dell'isola Etalia, non lo ebbe dai libri, ma dalle proprie osservazioni. Non cos a dirsi delle isole po ste di contro alla Sardegna ed alla C orsica, dove non pare che siasi recato. Nello stabilire le dimensioni di alcune isole cita egli per la prima volta il corografo (4 ), ripetendolo in seguito frequentemente sotto lo stesso tito lo , senza per mai aggiungerne il nome. Chi poi si fosse questo corografo, in forse. Egli chiara m ente distinto da Eratostene, Polibio e Artemidoro (5), ed autorevolissimo appo il Nostro guanto alle dimen sioni delle terre. Peraltro certo che questo corografo non fosse greco, ma romano ; perciocch tu troverai sempre stabilite le dimensioni non per istadii, ma per miglia. Lo cita inoltre, ma non pi d' una volta, nella descrizione dell'Italia e delle isole adiacenti. Quanto a m e, credo assai verisimile esser egli Vipsanio Agrippa, genero d'Augusto, che avea speso il tempo non solo nel(<) P . 5 3 9 . (9 ) P. 338. (3) P. 3 4 a. (4) P. 3 4 9 . (5) P. 4<", 436.

,3 6

M S S E R T A Z O N E

l'operare, ma s ben netto scrivere fasciando i commen tari, dette sue geste), e in ispezielt ncllillus trare la geo graSa. Imperocch leggiamo presso Plinio essersi egli po sto in animo di delincare nei portico la faccia detta terra, e principalmente dell' Impero rom ano, sia che fosse in tavola ivi pubblicamente esposta, o sia che fosse nette pareti ; il qual portico incominciato da sua sorella, dopo la morte di lu i, Augusto prosegu secondo gli stessi di segni e commentari! (t). Agrippa pertanto avea lasciato de'commentar!! geografici, che offrivano accuratamente le misure dette regioni e de lidi ; dagli stessi Plinio not ne' suoi estratti molte cose spettanti alla descrizione della Spagna, della Gallia e dell'Italia. T ra queste han no luogo alcune m isure, specialmente ove tratta dell' isola di Sicilia, le quali convengono al tutto con le di stanze esposte da Strabone, come a dire, esempticausa, del viaggio per terra dal promontorio Peloro al Pachi no (z); n pi io starei in due, se non avesservi altre distanze , i cui numeri son differenti, avvegnach ognun sappia che in s fatte cose si deve attribuire assai agli errori degli amanuensi. Che se ci sia intervenuto anche qui , io ne lascio il giudizio agti altri; perocch d' una cosa s incerta non ardisco profferire certa sen tenza. Dopo gli Etruschi vengono gti Umbri e i Sabini, te cui terre Strabone avea vedute co' propri! occhi suoi. Ci eh' egti reca dette misure di queste regioni, sembra tolto, s' io non e rro , da Artemidoro, non da quet co(t) Ptin., m , 3. (a) Plin^ m , ! 4- - Strab. p. 4"7 * 4o 8.

PIUMA.

ti?

tale corografo $ perocch egli usa della misura degli stadii ne!l' indicar gl' intervalli. Quanto ai Sabini, li vuole indigeni ; lor coloni i Picentini e i Sanniti ; di questi i Lucani ; e da ultimo de'Lucani i Bruzii (<). Le quali cose io reputo tolte da A ntioco, di cui parleremo tra poco. Quanto egli narra della schiatta de' L atini, delta ve nuta di Enea, e dell' origine della citt di Roma ( a ) , conviene quasi al tutto con ci che leggesi in Dionigi, ed in Livio. Pur tra gli autori consultati, non ne cita che due, cio Fabio pittore e Cecilio scrittore delle cose romane , 1' ultimo de' quali non so se fosse quello stesso Cecilio siculo, ch'ebbe voce all'et d'A ugusto, e che per testimonianza di Plinio e d'Ateneo, aveva composto in lingua greca (3) la storia delle guerre degli schiavi, ed inoltre un commentario di quanto, secondo la storia 0 no, dissero gli oratori. Senzach apparisce chiaramente dal nostro Autore aver egli toccato eziandio le origini di Roma, raccogliendo dai sacriScii fatti ad Ercole, che 1 Romani sien discesi dai Greci (/{). Certo che s nel1' uno che nell' altro degli scrittori test lo d ati, poteano aver luogo tali argomenti. Assaissime poi di quelle cose che il nostro Geografo attribuisce ai popoli ed alle regioni dell' Italia inferiore , o sia delia Magna G recia, nel fine del quinto e nel principio del sesto li bro, basta leggerle per vedere incontanente ch'ei l'ebbe da'proprii occhi suoi. Vi mesce tuttavia pi e pi cose dell' antichit, e dell' origine delle citt e de' popoli , tratte da diversi scrittori ; nota inoltre diligentemente
(<) P. 34g. (a) P. 35o et. (5) Voss., p <79. (4) P* 552.

ti8

D IS S E R T A Z IO N E

le distanze e le dimensioni de' luoghi, )e quali son prese in parte da Polibio, e in parte da Artemidoro, percioc ch li nomina ambedue (t); all'autorit poi del coro grafo quivi non provoca, ma da ultimo parlando della Sicilia. Anche nello stabilire l'aiBnit o diversit de'po poli segue egli talvolta Polibio, e siane esempio l dove fa parola degli Ausonii, e degli Opici (a). Ad Eforo pure ed a Timeo lo veggiamo avere attribuito assai nelle cose favolose, dalla narrazione sopra i luoghi Cimmerii sino a quel d'Averno, e sopra le Pitecuse (3). Tuttavia tra que sti scrittori egli d il primo luogo ad Antioco siracusano, che fiori quasi nella novantesima olimpiade, da quattrocen to anni innanzi alla nascita di Cristo ; e perci a buon di ritto viene annoverato tra gli antichi scrittori (4). Spesse volte lo troverai citato anche presso altri, e principalmen te presso Dionigi d'Alicarnasso, che provoca sovente al l'autorit di lui. Aveva egli lasciato due opere ; l ' una in scritta Def/e coje ; l'altra Zta/ZcAg ovvero co/om'e :n Tfa/ta; delle quali la prima era in nove libri, e sappiamo da Diodoro (5) che tirava da tempi an tichissimi, cio da Cocalo re de'Sicani, per insino all'anno che Dario Noto s'im padron dell' imperio de'Persiani, o sia innanzi Cristo. Quanto alle italiche cose sembra aver egli usata molta diligenza nell'esaminare e dichia rare le origini delle citt, e massimamente delle colonie dei Greci nella Magna G recia, siccome apparisce dal loro principio serbatoci da Dionigi; ed era: " Antioco Bglio di Senofane scrisse s fatte cose intorno all' Italia
(') P. 4o5. (a) P. 3? !. (3) P. 5?5 ec. (4) Voss., p. 456. (5) Diod., L xn.

PRIMA.

,3 9

da antichi monumenti certissim i, e meritevoli a suo credere drogai fede c. Senzach, Strabone chiama lui in testimonio dove tratta (i) delle vicende pi antiche delle citt di E iatea, di Crotone, di Taranto, e da ultimo di Metaponto. A questi scrittori aggiungi Apollodoro gram m atico, di cui leggevasi un commentario del Catalogo delle navi, ed avrai quasi tutti gli autori consultati dal Geografo nel descriver l ' Italia. Nella geografa delle isole, e primieramente della Sicilia, non us egli minor diligenza. Nelle misure delle distanze, oltre a Posidonio ed Artemidoro osserv no vellamente il corografo (a ), ma n anche qui ne trovi il nome. Confront le loro dottrine, e dove sono differenti non trascur di darne contezza $ sebbene nei numeri abbianvi gi osservato il Casaubono e gli altri interpreti qua e l delle m ende, le quali senza l'aiuto di migliori codici non si posson togliere. Oltre le dim ensioni, di ligentissimo fu anche nel dichiarare le origini delle citt^ nella qual cosa segu la scorta di molti. T ra que sti nominiamo primieramente Eforo, che pare aver no tato per ordine di tempo le citt di Sicilia (3) $ scrivendo che prime di tutte fondaronsi Nasso e Megara. In al tri luoghi consult Posidonio; in altri Polibio (4). Esa min inoltre Timeo nelle storie siciliane (5), e tra i pi antichi Ecateo (6 ). N pose in obblio i poeti, perocch oltre Omero fa menzione di Pindaro nelle favole de' Rumi Alfeo ed Aretusa (y) ; ma ne parla solo di passag(<) P. 3 3 8 , 3gt , 3 g 5 , 4o5 , 46. (3 ) P. 47 ; 4 0 8 , 4i3(3) P. 4<o, 4 . 4 . (1) P- 4 ^ . (5) P. 4 '6.(R ) P. 4 '7 - {7 ) ? 4-6.

, 3o

D ISSER TAZIO N E

g!o. D ' un merito poi assai maggiore ci eh' ei dice delio stato dell' isola, come era all' et sua : le quali cose per non sono tali che far dobbiamo quistione so pra i lor fonti ; siccome quelle che non derivarono dalle altrui testimonianze, ma dagli stessi occhi suoi. Alla perfine chiude il libro ragionando delle estremit dell' Italia , della Messapia , e di Taranto. Ci eh' egli narra dell' antichit di quest'ultima par tolto da Antio co (t ) , e ci che narra delle distanze delle citt e dei luoghi, da Polibio, da Artemidoro e dal corografo, at tenendosi a colui che gli pprve pi veritiero ove fos sero discordanti tra loro (a). Nelle altre cose si scorge non aver egli seguito le altrui narrazioni, ma ci che personalmente vide. LMRO VII. Germania .Europa <SeMen&*K)na/e.

Term inata cos la descrizion dell'Italia, passa il Geo grafo di bel nuovo le Alpi per dar mano a quella della G erm ania, e di tutta l ' Europa settentrionale, cio a dire : verso oriente, delle terre dal Reno per insino al fiume T a n a i, e alle foci della palude M eotide; verso mezzogiorno p o i, di quelle poste lunghesso 1' una e 1' altra riva del fiume Istro , e de' loro abitatori ; alle quali cose dedic tutto il settimo libro. Comincia dun que a trattare delle regioni a per lui vedute, n udito
(.) P. 4a6. (:) P. 437.

PRIMA.

<3.

m otto a parlarne; ma tutto volevasi attngere a' com m entarti degli scrittori. I! perch e'ci par chiaro molto differenziare la cosa dagli ultimi libri precedenti in quanto ai fo n ti, n aver potuto il Geografo seguire i duci medesimi. Egli stesso per confessa di brancolar qui fra tenebre. E di fatto erra stimando !e sorgenti del1' Istro distanti dall' interno recesso dell' Adriatico da mille stadii, senza pi (i) ; donde pu nascer sospetto , che le scambiasse con quelle della Drava. Si fa dunque a parlare della Germania e di que' popoli, divisi dai Celti per via del fiume Reno; e dice che i Germani non differiscon molto dai G alli, senonch li vincono di Rerezza, di statura e di bion dezza del Cline (a). In queste cose e nelle seguenti non pu dubitarsi eh' ei non avesse avanti agli occhi uno scrittore delle guerre alemanne (poich da bel prin cipio nel libro primo avea confessato, che per queste guerre la Germania cominci a divenir nota in qualche modo ai Romani) (3), del quale scrittore per non ag giunse il nome giammai. E dunque incerto quali autori in s fatte cose abbia seguito, conciossiach trascur qui affatto Cesare ; e sembra pi presto alcuno di quelli che tramandarono alla posterit o le spedizioni di Ti berio e di Druso in Germania (da lui espressamente ram memorate) (4 )y o le geste di Marboduo re de'Marcomanni, sozio de'R om ani; n conobbe egli i soli Marcomanni, abitatori della Boemia, ma eziandio i popoli vicini, cio i Q uadi, e gli Svevi, e verso settentrione i Cimbri, i
(<) P. 443._(i) P. 444- (3) L. t , p. io . (4) P. 444, 443.

,3 i

D IS S E R T A Z IO N E

Longobardi ed i G o ti, giusta le emendazioni dello Xi landro e del Casaubono a que' corrottissimi nomi (t). L'invidiosa sorte ci tolse, da Cesare e Tacito infuori, tutti gli scrittori delle cose alem anne, e in un con gli scritti gran parte de' lor nomi eziandio. Qual meravi glia dunque se molte cose confessar dobbiamo di non saperle? Strabone tuttavolta nel libro secondo avea gi citato un cotale Asinio descrittore del Reno, e per con seguente delta Germania. Pu sospicarsi dunque che qui pure lo abbia avuto per duce. Due poi sono gli autori di questo nome da noi conosciuti; il primo coetaneo e famigliare d'Augusto, ci fu Asinio Pollione, storico delle guerre civili; l 'a ltr o , Asinio Q uadrato, il quale, sic come osserv meritamente il Vossio (a ), pi recente per quasi due secoli di Strabone. Nondimeno Asinio Pollione nel descriver le guerre civili, pot appena toc care le cose alemanne. Laonde altri decida, se per av ventura egli ne avesse formato un commentario a bella posta, o se porre si debba un terzo Asinio, peraltro sco nosciuto. Checch siasi, riman fermo che Strabone s'elesse per guida uno scrittore delle cose alemanne, es sendo la sua narrazione della Germania circoscritta da que' termini medesimi, entro i quali contenevansi le guerre de'Romani. Perocch confessa egli schiettamente, che le regioni poste di l dal fiume Elba sino alle foci del m ar Caspio, da lui tenuto per un seno dell'Oceano boreale , non si conoscono n tanto n quanto ; non sa pendo che alcuno navigasse di l da quei lid i, o li ab bia per terra visitati (3).
( ') P 445- ( 2 ) De Istor. !at., p. 8 3 . (3) P. 4 5 ', 45a.

PRIMA.

,33

Le quali cose tuttava si vogliono intendere delle terre settentrionali solamente ; perciocch quelle poste pi ad ostro presso il Danubio e il Ponto Eussino, egli certamente le conobbe, sapendo che ivi abitavano i C im bri, i G e ti, gli Sciti per insino ai Rossolani; dopo questi tutto era sconosciuto (t). Quali scrittori poi in ci seguisse non cos oscuro, e furono quegli stessi delle cose cimbriche, tra i quali Posidonio ha il primo luogo: poich da lu i, che cita eziandio per nome (a), pare interamente tolto quanto narrasi de' C im bri, delle lor sedi nel Chersoneso Taurico , e delle spedi zioni loro. Inoltre ciocch soggiugne del Chersoneso Taurico e delle regioni circostanti, ne sembra cavato dalla storia delle guerre mitridatiche. Tuttavia anche tra questi Posidonio ha il primo onore, il quale con tinu la storia sino alla fine di esse g uerre, siccome altrove insegnammo, ta o n d e io tengo per certo che a lui si debba (3) quasi tutto ci che narra di quelle terre. Conciossiach le narrazioni fattene da Eforo, qui solo citato (4) ) e' si pare da Strabone medesimo non es sere state che invenzioni dei poeti. Gli altri poi non d sentore di averli consultati che ne' particolari in cui li cita. H aw i tra questi Apollodoro grammatico, autore d ' un commentano sopra il Catalogo delle navi, cui ri prende d'avere a torto accusato Omero di non cono scere gli Sciti (5). Evvi pure Tolemeo Sotero, scrittore della storia d' Alessandro , dal quale presa la lepida narrazione dell'ambasceria dei C elti, o Galli, ad Ales(,) P. 4 7 1 . M P. 455. (3) Cf. p. 4 7 4 . (4) P. 463. (5) P. 483.

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D IS S E R T A Z IO N E

sandro, mentre aggravasi appo i Triballi. I costoro amba sciatori interrogati di che massimamente tem essero, ri sposero solo : CAe ca^cAt c:'eJo ( t ). Agli scrittori delle mitridatiche geste sembra appartenesse anche Apollonide (a), una volta sola in questo libro, e due nella descrizion dell' Armenia citato ; non che Ipsicrate (3), s 'io non erro, sia eh' egli fosse l'am iseno, o quell'al tro , di cui il Nostro dice nell'undcimo libro, aver co nosciuto assaissimo le regioni vicine al Caucaso. L 'ultim a parte del settimo libro il Geografo la destin alla descrizione dell'illirico, e delle regioni lungo il Da nubio e nel lido occidentale del Ponto, ed in questo la voro us egli una diligenza maravigliosa. I fonti a' quali attinse, in generale non sono scuri, ma troppo assai malagevol quistione imprenderebbe chi volesse discendere a! particolare. Di molti luoghi sembra narrare non pi di quanto per s stesso vide; come a d ire dove parla delle strade fattevi dai Romani (< % ) : altre cose poi son cavate dagli scrittori, non per da questo o d a quello, ma da pi insiememente (3). Evvi tra essi Aristotile nel1' opera perduta ApuM /tcA e , dove giusta il no stro Autore descrisse eziandio le repubbliche degli A carnani, de' Megaresi, degli Etoli e degli Opuntj (6 ). Nondimeno anche qui egli tenne in gran pregio l'au to rit di Polibio (7 ) , massime nell' indicar le misure , e quella parimente di Posidonio (8 ) ; ma non sempre di finir potiamo ci che debbasi all'u n o , o pure all' altro.
(.) P. 4 6 2 . (2 ) P. 4?4- (3) P- 479- (4) P- 497- (3) ? (6 ) P. 495. (7 ) P. 4 3 . , 4 8 8 , 4 9 7 - (8) P- 4 8 7 . 48a.

PRIMA.

,35

I suoi racconti intomo alle genti d 'E p iro sono presi, almeno in parte, da Teopompo (<)^ e quelli che raggiransi sopra argomenti favolosi, da Eforo (2 ). Nelle in dagini sopra Dodona e quell' oracolo, oh*e ad E foro, consult Filocoro, scrittore delle cose attiche (3) , ed Apollodoro grammatico, interprete di Omero (4). A questi egli aggiunse anche Cinea, del quale non si co nosce che il nome (5) ^ perocch i brani tratti da lui insieme con le altre cose che davan fine a questo libro, perirono.
LlBRO V i l i, IX B X.

Questi tre libri destin il Geografo alla descrizion della Grecia, seguendo generalmente i duci medesimi. T ratta adunque nel libro ottavo del Peloponneso $ nel nono dell'A ttica, e delle altre regioni della Grecia in teriore in una con la Tessaglia ; nel decimo alla perfine d ell'E p iro , e delle isole circostanti. T utto qui poggia sopra Omero , siccome quello che primo offr la geo graSa della Grecia (6 ), ed di tanto maggiore autorit rim petto agli altri, che da lui devesi sempretnai comin ciare. Disceso adunque alle antichit della G recia, le dichiara con le dottrine s degli storici, che di esse insie me trattarono o geograficamente, come Eforo e Polibio, o fisicamente, come Posidonio ed Ipparco, s di quelli che scrissero, come Artemidoro e Timostene, separatamente dei lidi e dei porti; chiamati pur quivi in aiuto gl'inter(.) P. 4 9 8 . (a) P. 5 o t. (3) P. 5a5. (4) Ibd. (5) P.5o?. (6 ) P. 5<a.

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D lS S E R T A Z tO N E

preti d* Omero sopra il Catalogo delle navi (). Quelle cose per che aggiunge intorno allo^ stato in allora della Grecia voglionsi attribuire al!e sue proprie osservazioni. Premesse adunque in sul principio del libro ottavo alcu ne brevi notizie relative alla stirpe degli abitatori e sopra i conSni della regione, nello stabilire i quali segue Efo ro (), determina il circuito del Peloponneso, s giusta Polibio, che giusta Artemidoro. E traendosi a' partico lari , comincia dall' Elide ; vi reca i rispettivi brani di Omero, nominando il pi, tra gl'interpreti, Apollodoro e Demetrio scepsio, i quali io reputo volersi pur inten dere , quando dice, senza aggiungerne il nom e, esservi chi stimi questa o queiraltra cosa. E dove tocca i tempi favolosi, riporta le testimonianze di altri poeti eziandio, come di Pindaro, Antimaco, Sofocle, Stesicoro e Calli maco (3); avvegnach pur qui in materia di cose favolose abbia egli in gran prezzo l'autorit d'E foro, da cui tolse l'intera narrazione della presa di Elide fatta dagli EtoH (4). Dallo stesso fonte cavato il racconto dell'antico stato di Messene e delle guerre di lei (5), chiamando per in aiuto Filocoro e CaHistene (6 ), il quale avea trattato di ci ne' libri delle cose greche. Da Eforo poi tolta la divisione del Peloponneso fatta dagli Eraclidi (y), e gran parte di quello che leggiamo della repub blica degli Spartani (8 ). T ra gli altri da lui consultati nella descrizione della penisola, sono da nominare El lanico, Demetrio scepsio, Teopom po, Tucidide (g), e
(<) P. 5 n . (9) P. 5 : 5 . (3) P. 53 4. (4) P- 54 7 ec- (5) P . 554. (6 ) P. 55? . (?) P. 4 6 0 . (8 ) tbid. (9 ) P. 568 , 5 y a , 5?5.

PRIMA.

.3?

qua e l anche Aristotele (t), nell'opera suHoJata delle Repubbliche. A 'quali s vuole aggiunger Polibio, da cui prese ci che leggiamo della form a, e delle instituzioni dell' acaica alleanza (a ), e nello stabilire precisamente gl' intervalli de' luoghi confront con esso Artemidoro ed Eratostene (3). Descrive nel libro nono primieramente l ' Attica, rica vandone le dimensioni da Eudosso matematico (4). Su !e antichit di quella terra consult i varii scrittori, osservando disconvenire tra loro in alcune cose (5), ma nel pi tuttavia accordarsi. T ra questi trovansi citati p er nome Filocoro e Androne (6 ) , il quale sospicarono gi gl' interpreti esser lo stesso che Androzione , mentovato spesse volte da Pausania e da altri : dal primo ebbe ci che narra dell' origine delle citt de gli Ateniesi (y). Esamin pure i Commentari! di De metrio Falereo dello stato della citt d' A tene, qual si era all' et sua (8 ) ; quanto poi riguarda la Beozia, la sua storia e antichit, tratto in parte da Eforo (g), m a pi an co ra, siccome egli stesso confessa, dai com mentatori del Catalogo d'Omero , cio da Apollodoro , e dagli altri (to). Dopo la Beozia segue la Focide col P am asso, in cui eravi la citt e l'oracolo di Delfo. Molte cose di questo furono dal Geografo copiate per la maggior parte da Eforo ; del quale dichiara solersi servire a preferenza d' ogni altro nella spiegazione delle antichit ; avvegnach pure il riprenda per avere mi schiate troppe favole al vero , n aver ben distinte le
(f) P. 5?a, 584. (9) P. 59.. (3) P. 597. (4) P. 598.(5) P. 600. (6) P. 6ot. (y) 609. (8) !bid. (9) P. 6 r4, 6 )5, 6j6. ('o )P . 63y.

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D IS S E R T A Z IO N E

favolose narrazioni dalle storiche (t). Gli stessi duci egli segue nel descrivere le due citt de' Locri ; chiamando per di nuovo in sussidio Teopompo e Tucidide (a). Nell' ultima parte del libro finalmente tratta deUa co rografa della Tessaglia per modo, che la crederesti un Commentario su que' luoghi dove parla Omero degli Eto!i, non perdendo per mai di vista i loro illustratori. Ci che rimane della Grecia condensi nel decimo li bro , in cui il Geografo comincia dall'isola Eubea. Nelle dimensioni conviene con P linio, e nello spiegarne le antichit consult molti autori (3), cio gl' interpreti d 'O m ero , nonch Teopompo, e Aristotele nel libro sulodato. Dall' isola Eubea tornato al continente descrive l'Acamania e l'E tolia con le vicine isole poste a rimp etto , e prende quasi tutto da Omero. Loda inoltre un poeta epico, che aveva scritto l ' Alcmeonide (4 ), ed era in alcune cose seguito da Eforo. Pi di frequente tro verai citati Apollodoro , Demetrio scepsio ed Artemi doro (5). Nel trattare delle antichit d 'A cam an ia, vi frappone una lunga chiosa sopra E fo ro , il quale avea negato che gli abitatori di lei trovassersi nella spedizione contro Troia (6 ). Dallo stesso autore egli trasse quanto leggiamo dell' antico stato dell' Etolia (y). E qui coglie I' occasione di dare il suo giudicio sopra Eforo, ripreso da Polibio di alcuni errori ; ma questi pure fu tacciato da Apollodoro e da Posidonio della cosa stessa, mas sime nelle distanze (8 ). Di che Strabone prega i suoi let(!) P. 6 4 6 , 647. (2 ) P. 6 4 8 , 649. (3) P. 6 8 s , 683 , 685.
(4) P. 695. (5) P. 6 9 6 , 7 0 0 , 705. (6) P. 7 0 9 , 7<o. (7) P. 7 H .

( 8 ) P - 7 '3 , 7 '3 .

PRIMA.

.5 g

tori d'averto per iscusato ; se valendosi principalmente della loro autorit, inciamp talora per avventura insieme eon essi. Accingendosi poi il Geografo a passare dall ' isola Etalia a quella di C reta, v' intramette un lungo episodio intorno ai Coribanti (t), e nota esservi gran dis sensione tra gli autori che scrissero delle cose di Creta e di Frigia ; non rimane quindi dubbio che ne consul tasse molti. De' Coribanti trattato avea diffusamente De metrio scepsio, il quale apparisce non men qui che al trove, essersi tenuto in gran pregio dal Nostro (2 ). T ra gli altri nomina Archem aco, scrittore delle cose d'E ubea (3), e menzionato spesse volte da Ateneo; Ferecide siro ; Acusilao argivo (4) ed espositore delle favole d 'E siodo in prosa ; nonch Stesimbroto tasio, contempora neo di Policrate, che trattato aveva de'Coribanti nel com mentario De//e W 7:z:'dz!0 n: (5): n trascur i commenti so pra i poeti Pindaro, Sofocle, ed altri. L ' ultima parte del libro abbraccia le isole del mare Egeo ; e prima trat ta di Creta , poi delle altre minori. Il principale scrit to re delle cose di Creta fu Sosicrate, seguito da Apollodoro grammatico nel commentario ad Omero, siccome attesta Strabone (6 ); niuna maraviglia adupque se que sti ne faceva d'assai l ' autorit. Le misure tuttavia sono tolte insiememente da E udosso, da Artemidoro e dal cardiano G eronim o, istoriografo dei successori d' Alessandro il Grande (7 ). Ai mentovati si vuole ag giungere Statilo naucratita, di cui conoscesi bene la Vej.M/tca e l ' jEo/M M t (8 ) , ma incerto se componesse (t) P. 7 t 5 , ec. (2 ) P. 7 2 4 . (3) P. 7 )3 , cf. tib. vt, Athen., p. 964- (4) Cf. Voss., p. 5. (5) Ibid. (6 ) P. ^ 2 7 . (7 ) Ibid. (8 ) Voss. p.4 ' 6 .

.4 o

D IS S E R T A Z IO N E PRIM A

un separato commentario intorno a Creta. Pi cose di questa aveva scritte anche Eforo, da cui egli stesso con fessa di aver attinto ci ch'espone della repubblica de' Cretesi (t). Le isole del mare Egeo, o sia le Cicladi, erano state annoverate da Artemidoro; ed ew i appa renza che pu r Demetrio scepsio (a) ne trattasse : non dimeno avendole Strabone medesimo visitate , ci, che egli ne dice debbesi ritenere non derivato dagli altrui insegnamenti, ma d proprii occhi suoi (3).
(t) P, 735. (a) P. 743, 749- (3) P- 743.

E sposT ! da m e, o Compagni, ne!!a prima Dissertazione, come meglio potei, i fonti dei quali Strabone si valse nei dieci primi libri della sua Geografa, rimane adesso a ra gionare intorno agli altri sette. Premesso al libro primo e secondo ci che risguarda la geografa generale, os sia la cosmograSa, dal libro terzo sino al 6 ne del de cimo avea trattato il Geografo dell' E u ro p a, e delle re gioni di lei. Pertanto delle parti della terra note alla et sua restano ancora l ' A sia, e l ' Africa $ e di esse fa remo ora parola. Ma prima d'instituire questo esame si deve richiamare alla memoria il detto da me nella prima Dissertazione, cio eh' appresso Strabone non tutte le cose sono tratte da'Ubri; ch'egli non di rado pende dal l'autorit de'suoi contemporanei viaggiatori, alle cui as serzioni prest-credenza^ e soprattutto ch'avendo egli prima di cominciare l ' opera sua intrapreso lunghi viag gi , moltissime cose, ed in pi luoghi pressoch tu tte , sono frutto delle sue proprie osservazioni. Ci che dun que mi si pu richiedere, in primo luogo, che io bene distingua quali cose egli abbia vedute ; quali dalle testi monianze dei viaggiatori, cui egli consult, e quali dai lib ri, cui egli svolse, sieno in realt o paiano state prese $ dipoi che istituiscasi un esame intorno questi

<49

D IS S E R T A Z tO N E

au to ri, onde conoscere quali fossero, e di quanta fede meritevoli. Seguiremo 1' ordine dei libri.
LlBRO X !.

Comincia da questo libro !a descrizione dell' Asia , e la divide il Geografo in due parti ; l ' una situata per entro il T au ro , e 1' altra fuori di esso (t). Impercioc ch il Tauro, stendendosi da occaso verso oriente, di videva a guisa di cingolo quasi per mezzo 1' Asia nota a Strabone, ed era la larghezza di lei quasi tre mila stadi!, e quaranta cinque mila la lunghezza dal continente opposto a Rodi, dove com incia, fino alle estre mit dell' India e della Scizia orientale, come pur dice Eratostene (a). Sorge poi il Tauro dall' estremit australe dell' Asia minore , cio dalla Pisidia e Cilicia ; il perch quella parte dell' A sia, che dicesi dentro il T a u ro , abbraccia tutte le asiatiche regioni da esso inver l ' Orsa; quella eh' fu o ri, le altre rivolte all'au stro; quante poi sono nel stesso Tauro e giacciono in mezzo ai m o n ti, per la simiglianza del clima pi freddo, si aggiungono alla parte settentrionale. Il fiume Tanai (3) pone confine all'Asia ed all'Europa, com eabbiam pure da Eratostene e da altri; le rimanenti parti del l'Asia, eccettuato l'istmo che separa il mare interno dal seno Arabico, sono circondate dall'Oceano. Ma 1' Asia tutta dentro il Tauro dividesi (4) in quattro p a rti, la prima delle quali contiene le regioni situate tra il Tanai,
(<) L . x ! , p. , A hnelov. (a) L . n , p. n g . (3) L . x t , p.

75x. (4) L . c., p. 753.

SECONDA.

<45

la Meotide , il P o n to , ed il mare Caspio ; la seconda , quelle che dominano il mar Caspio e gli Sciti vicini agli Indi : la terza il continente situato nell'istmo tra il mar Caspio ed il Ponto , ossia nel Caucaso verso m ezzod, cio la M edia, l ' Armenia, e la Cappadocia sino al fiu me Ali ; la quarta finalmente l'Asia minore, entro l'Ali, colle isole adiacenti, delle quali ad una ad una si do vr trattare. T utta questa esposizione appresso il Nostro contenuta in altrettanti lib ri, cio dall'undecimo fino al termine del decimo quarto. Comincia dunque Strabone dal fiume T anai, dichia rando chi ne conoscesse le bocche, e come le parti superiori di esso fossero poco n o te , ed fonti del tutto oscuri. Cose pi certe avea lasciato Erodoto (<), il quale insegn nascere il Tanai da un lago, ed enumer gli Sciti che ne abitano le rive. Avevano mosso dubbio nel Geografo le finzioni dei m oderni, i quali molto dif ferentemente tra loro ne ragionavano, sostenendo gli uni che dal m onte Caucaso ove nasceva, primieramente si dirigesse verso settentrione, e che poi tornando indie tro sboccasse nella Meotide $ altri volevano eh' egli di scendesse dai superiri fonti dell' Istro (2 ). Segue una accurata descrizione del lido e della Meotide, del Ponto fino al fiume F asi, e delle citt ivi fabbricate; le quali cose tu tte , se pu r Strabone stesso non visit que' luo ghi , io credole tratte dalle asserzioni dei viaggiatori e dei mercatanti anzich dagli scrittori ; imperciocch ne interrompe la narrazione colle cose operate quivi a'suoi
(!) L. tv , p. 5y. (a) L. v t , p. 754.

,4 4

D IS S E R T A Z IO N E

tem p i, riferendo perSn le geste del re Polemone (t) che devastato avea !a citt di Tanai. Nella misura poi deUe distanze, e degli intervalli segu A rtem idoro, il quale viaggi per tutta quella spiaggia da Bati fino alla citt Dioscuriade (a). La descrizione delle regioni nello stesso Caucaso , cio dell'Iberia, e dell'Albania, comprende pure il lido e le citt in esso situate. Viene rinchiusa l'Iberia secondo il nostro Autore dai monti uniti al Caucaso, ed molto abitata; abbonda di case e di ville; ha nel mezzo una pianura irrigata da fium i, massimo dei quali il C iro , che va a terminare nel mar Caspio; dall'altra parte evvi il fiume Fasi, ch'esce nel Ponto (3). Non trascur di de scrivere il corso di questi Rumi, aggiunti anche i nomi di quelli, che mettonvi en tro ; espone inoltre gl'istituti del popolo, esservi cio quattro sorta di Iberi (4 ), i no bili, dai quali sono eltti ire ; i sacerdoti; i soldati cogli agricoltori, ed in quarto luogo finalmente gli uomini dell ' infima specie abbassati alla servit. Passa dopo a par lare dell' Albania e de' suoi abitanti, e dice esser ella abbondante di frutti e di piante di ogni specie; bene ir rigata , meglio che la stessa Babilonia e l'Egitto (5). Si diffonde ancora sopra i costumi del popolo, il cu lto , gli instituti se in pace o pur in guerra. Le quali cose tutte donde sieno prese abbastanza chiaro ci pales Strabone. Di fatti primieramente in ci che spetta agli intervalli delle citt e delle stazioni consult Artemi doro ; dal quale , aggiuntovi il nom e, sono pur batte
(<) P. ? 58. (a) P. 760. (3) P. 764. (4) P- 765. (5) P. 766.

SECONDA.

t4 5

quelle cose, che leggiamo dell'ordine, con cui le citt e le genti vi si governano ('). Intorno ad Artem idoro, e le opere geografiche di lui, che abbiamo mostrato es sere de' jPewjpR, sebbene qua e l parlasse anche dei m editerranei, fu per noi trattato nel primo commento. Tuttavia si deve prestar fde maggiore in questi luoghi agli scrittori delle cose mitridatiche (a), i quali con po co diverso ordine descrissero que' popoli, che non ad Artemidoro, e ad Eratostene. Difatti avendo Mitridate scorso quelle regioni, ed avendovi Pompeo nell' inse guirlo portato guerra, a ragione stim doversi ai primi preferire la costoro autorit. Per ci che appartiene agli scrittori delle cose di M itridate, gi nella prima dissertazione li abbiamo num erati, essendo quelli, che narrarono le imprese specialmente di Lucullo e di Pompeo contro quel re. Distinguesi tra loro Teofane da M itilene, compagno insieme e lodatore di Pom peo, cui Strabone ripone tra i primi istoriograf del suo tempo (3). Io non dubito es sere di lui ci che leggiamo intom o le barriere, superate da Pompeo e Canidio a fine di penetrare nell'Iberia (4). CMtre Teofane tuttavia fuor di dubbio aver adoperato Strabone anche Posidonio, speciahnente l dove si volge ai costumi dei popoli, agli istituti, ed alle religioni, nelle quali cose con accuratezza volea frmarsi il lodato au tore (5). A questi sono da aggiungere ancora altri due, memorati dal N ostro, cio Metrodoro scepsio, ed Ipsi(<) P. 7 6 0 . (a) L. c. (3) L. xH t, p. g t 8 . (4) P. y65. (5) Sono desunte certamente queste cose dallo scrittore della guerra fatt* da Pompeo p. 7 6 8 .

!.

!0

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D IS S E R T A Z IO N E

crate amiseno. Metrodoro scepsio, di filosofo fatto uomo di magistrato , fu t r a i compagni e gli amici di Mitri date, e fu dal re innalzato a sommi onori, avendolo co stituito giudice suprem o, dalla sentenza del quale non era neppur lecito richiamare al sovrano; quindi lo mand come ambasciadore a Tigrane re dell' Arm enia, dove rotta la fede gli si ribell ; fece poi la descrizione del mondo (f). Il nostro Geografo avea nel libro settimo menzionato un Ipsicrate, forse l'autore della descrizione dell'istmo tra il Ponto ed il mar Caspio ; (se questi sia stato il medesimo che tra gli antichi ricorda Luciano, nulla dico (a)); e di ambedue rettamente giudica Strabone nel dichiararli non ignari dei luoghi, essendo Ipsicrate nato nella vicina citt di Amiso, ed avendo Metrodoro, socio di M itridate, percorso quelle terre. Nelle regioni qui da Strabone descritte fu !a sede un tempo delle Amazon!, se meritan fede le finzioni dei poeti ; il perch non cred allontanarsi dallo scopo par lando brevemente anche d! queste (3). Aveaglieue poi offerta 1' occasione Ipsicrate test memorato, asserendo essere state le Amazoni confinanti coi G argaresi, ed aver abitato ai pi del Caucaso. Le cose dunque che seguono intorno ad esse sono prese senza dubbio dal lo stesso scrittore, poich uno stretto nodo unisce la storia d! quelle coi Gargaresi. Del resto, non senza ra gione s! maraviglia il Geografo che la favola delle Ama zoni anche presso gl' istorici abbia tanto lungamente
( ') Voss., dell' istoria gr., p. ,36. (a) V. intorno a ci Voss. p. 4 ' 6 , dove male leggesi Polibio invece di Strabone. (3) P.
770 ec.

SECONDA.

,47

dorato. Ci devesi in ispezialit agli scrittori delle im prese di Alessandro, i quali mescolando alla verit fnti racconti, non avevano dubitato lodarle pel con gresso di lui con Talestre loro regina. T ra questi vi fu Clitarco , scrittore di poca fede, di cui abbiamo tratta to nelle riflessioni sopra Plutarco, e con lui molti altri ; qual meraviglia adunque che Strabone dica essere ancora al suo tempo in vigore quella favola ( t ) , se gli stessi scrittori delle guerre di Mitridate la ripetono ? Imper ciocch sappiamo da Plutarco che eziandio i lodatori di Pompeo lasciarono scritto, aver le Amazoni prestato soccorso agli Albani nella guerra contro di lui: conciossiach raccogliendo i soldati la preda fama essersi trovate in quella molte rotelle solite a portarsi dalle Am azoni, ma niun corpo di fmina (a). Parimente alcu ne narrazioni favolose riportate dal Nostro intom o al Caucaso, non dubito essere state tratte da Clitarco e da altri scrittori di simil fatta; le migliori cose per che a queste soggiunge rapporto a que' ppoli, sono dovute agl' istorici delle geste di M itridate, sia pur Teofane o Posidonio; come rendesi manifesto da c i , che intorno a Fam ace ricorda, il quale ebbe allora il regno del Bosforo (3). Descritte le regioni e le genti del Caucaso, passa lo Scrittore alla parte dell' Asia dentro il T a u ro , dal mar Caspio verso oriente ; e comincia dalla descri zione dello stesso mar Caspio. Quivi dobbiamo am mirare come il Geografo concepisse una del tutto
(t) P. 770 , 77!. (a) Vita di Pomp. t , p. 638. (3) ^ P. 773.

,4 8

D IS S E R T A Z IO N E

falsa opinione della natura di questo m a re , volen dolo non lago, si bene un seno dell' Oceano boreale. Migliori cose certamente avrebbe qui potuto dire E rodoto , il quale ne conosceva non solo la n a tu ra , ma ancora la circonferenza, avendone assai accura tam ente stabilito la lunghezza e la larghezza (t). A buon diritto adunque si cerca come Strabone sia ca duto in tale errore. Tuttavia quest' opinione dur an che dopo 1' et sua; poich la si trova ripetuta presso Plinio (a ), sebbene Diodoro Siculo narrasse cose pi certe (3); e per quanto puossi arguire dovuta ai com pagni di Alessandro Magno , giacch prima del Mace done non la troviamo presso alcuno ; e chep Lo stesso Aristotele nella sua Meteorologia indica la vera figu ra di quel mare , dicendolo separato dalP O ceano, ed all'intorno abitato (4). Alessandro p o i) pon essendo; giunto colla sua spedizione nelle parti interne del Cau caso , non pot avere accurata notizia del mar Caspio. Laonde non molto da maravigliarsi, che i suoi com pagni siensi acquietati alle sole congetture ; e che ve dendo un seno correre nel continente dell'Asia, il seno P ersico, abbiano creduto non m ancar di qualche seno anche il lato boreale di le i, ed abbian quindi preso il mpr Caspio per questo seno boreale. Dovea pertanto avvenire, che o nullo o minore de! vero credessero lo spazio posto tra il m ar Caspio e 1 ' Oceano boreale, e cos pure facessero pi breve !a parte orientale dell' Asia. Poterono eziandio mandar voce non esservi col re(') Erod. !, c. ao3. (a) Lib. vi, <5. (5) Lib. n , p. a6 t. (4) Lib. H,

SECONDA.

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giorni, cui fosse prezzo d' pera i! soggiogare cote armi, acciocch Macedoni non s'impadronissero di quella parte d'Asia , eh' tra il Tanai e l ' Oceano. Vi furo no poi alcuni, i quali vollero la palude Meotide unita col mar Caspio. T ra questi Policleto di Larissa (i), au tore d 'in ce rta et, il quale in un'opera ben lunga, poi ch Ateneo lodane il libro ottavo (a), avea descritto l'i storia di Alessandro; Adunque tanto fu lungi che per la spedizione de! Re macedone siensi illustrate quelle terre, ch'anzi maggiori tenebre le coprirono. Io non oso dire, chi primo abbia detto il mar Caspio un seno dell' Oceano. Tuttavia uno di questi fu P atro c/e, di grande autorit presso Strabone. Se badiamo a Plinio, Patrocle fu artefice di bugie: imperciocch vuole che scri vesse di aver navigato con Seleuco ed A ntioco, alla cui Rotta presiedeva, intorno l ' Asia verso oriente, e di aver gettato le ancore nelle parti interne del mar Caspio (3). Ma cose migliori ne dice Strabone, il quale narra che posto da Antioco e da Seleuco a pre siedere all'Asia superiore, fece una descrizione di quel le regioni del tutto degna di fede ; e che similmente cadde per congettura nella opinione che il m ar Caspio, cui credeva eguale al Ponto Eussino, fosse un senodell'O ceano, e si potesse perci navigare dalle sue foci per l'india (4). Da questi scrittori adunque tratto in errore anche Strabone, il che non sarebbe avvenuto, se avesse prestato ad Erodoto la fede dovuta. Ma per giudicio di lui avrebbero riportato maggior fede Omero ed Esiodo,
( ') P- 777- (s) Lib. x n , p. 5 3 9 . (3) Lib. v , n . (4) Lib.

a , p.

!3 7

789.

]5o

D IS S E R T A Z IO N E

dove parlano degli ero*, che E rodoto, Ctesia ed EManico (t). Io qui non parlo di Ctesia e di Ellanico; quanto falsa poi sia la sua sentenza intorno ad E rodoto, tutti quelli che ne conoscono le istorie, lo sanno. Del resto ci avvisa, che a moiti ancora di queili, che scrissero di Alessandro , eccettuato Patrocle , non si dee accordar molta fede (a). Esposta la natura del nar Caspio passa lo Scrit tore aile regioni di esso verso oriente, cio 1' Ircania, ia P artia, e le vaste sedi di que'popoli pastori (3). Dice che alla sinistra vanno errando i Dai , e dopo questi vi sono deserti, e quindi i'Ircania. Col ricorda moke genti aiie faide dei monti a confine degli Armeni e degli Al b a n i, cui Patrocle avea nominate; e fa molto estesa i'Ircan ia, bene abitata e di maravigiiosa fertilit. Non i dubbio esser venute da Patrocle le notizie deil'ultim a; poich egii, mentre reca per testimoni! Eratostene ed Aristobulo, vuol dessi ripetitori deile cose lasciateci da queilo (4). Intorno ad Eratostene non dubito ; tuttavia io crederei che Aristobulo compagno di Alessandro ab bia scritto prima di Patrocle. Checch ne sia, certo che ie narrazioni del Geografo intorno a questi luoghi e po poli sono attinte da Patrocie, da Eratostene, e da Ari stobulo , ai quali aggiungo 1' antedetto Poiicieto. Vengon dietro pi cose e dei Saci e dei Messageti. Ci che narra intorno ai primi cavato dagli scrittori delie imprese di M itridate, e soprattutto da Posidonio, cos pure ie cose della dea Anaitide, e del culto di lei (5). Neiia
(') P- 774- (3) Ivi- (3) P. 775. (4) P. 736. (5) P. 779.

SECONDA.

,5 ,

descrizione poi dei Messageti segue onninamente Ero doto , come gi neMe annotazioni mostr il Casaubo no (i). Le seguenti narrazioni p o i, sopra i Corasmi, i B attriani, ed i Sogdiani, cogli intervalli e misure dei luoghi, in gran parte sono attinte da Eratostene (a). Segue la Partia colle terre adiacenti. Vi sono qui pure molte cose tratte dagli stessi fo n ti, ma non tutte. Imperciocch haw ! un' altra classe di scrittori, ai quali molto diedero gl' istorici delle cose dei Parti, cui egli consult, non essendosi quelle terre aperte ai Romani che dopo le guerre fattevi cogli indigeni. Distinguonsi tra essi scrittori Apollodoro artemite, alla cui auto rit spesso provoca Strabone (3) ; ma la sua et non puossi con accuratezza stabilire; tuttavia avendo le guer re dei Romani coi Parti avuto principio sotto Antonio, sembra eh' egli Borisse non molto avanti il Geografo. Avea narrato Apollodoro nelle sue cose de' Parti i de stini e le vicende del regno dei Battriani dal suo prin cipio sino al fin e , ed a lui pure devesi un luogo insi gn e, dove il Nostro attinse alcune cose di questo regno (4 ), del quale altrimenti appena il solo nome re sterebbe. E sar facile il conoscerle prese da Apollodo ro, se confronterai ci che alla pagina y85 di lui riferisce (giacch col doversi leggere invece di Apollonio adramittone Apollodoro artemite convengon tutti gli inter preti ). Che poi nel descrivere queste regioni Strabone abbia adoperato molti testimoni!, chiaro dai racconti del fiume Osso e del suo corso, dove mostra dir que(t) P. 780. (a) P. 783 dove nomina Eratostene. (3) P. ? 85 , 785. (4) P . 783, ec.

.5 3

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sto alcune cose, quello altre ( t) , ! quali tutti andar in vestigando non qui mestieri. Quanto di pi riferisce intorno alla Sogdiana, alle citt di essa ed ai 6 umi, sono tratte dai compagni di Alessandro, specialmente da Ari stobulo e da Patrocle. Si conosce ancora da ci, che Strabone non a torto si elesse a duce Patrocle, il quale dei fiumi della Sogdiana, Osso e Tassarte, del corso loro, e dell' intervallo, che ne separa le bocche, et la sci cose alla verit conformi (a). A queste aggiunge non poche maraviglie comuni appresso i Derbici, i Ca spi!, gli Ircani ec., descritte parte da E rodoto, parte da altri, e compilate eziandio da Eliano (3). Le parti poi ulteriori della Scizia sono del tutto sconosciute, non es sendovi stata fatta in esse spedizione alcuna (4). Perci veggiamo circoscritte da strettissimi limiti le notizie de! Nostro intorno all'Asia $ merc che le regioni per noi assegnate alla sua parte settentrionale furono ad essi de! tutto ignote, e della parte di m ezzo, che comprende quelle vaste contrade abitate dai popoli di origine tartara e m ogolica, la sola parte australe fu a loro saputa. Ri torna poi il Geografo al Caucaso; stabilisce il corso de* fiumi che da quello discendono, cio 1' Eufrate ed i! T igri, e descrive la parte australe del T a u ro , che se para l ' Armenia dalla Babilonia ; dove spesso si allontana da Eratostene, che con qualche differenza avea tali ar gomenti trattato (5). Dopo di che passa alla descrizione della Media divisa in due parti, grande, e piccola detta Atropatene da!
(!) P. 7 8 8 . (a) Ivi. (3) Air., not. Casaub. (4). P. 7 8 8 . (5) P.

SECONDA.

,53

condotdere A tropato, il quale si era opposto perch non cadesse ne! poter dei Macedoni (<), !a coi succes sione dice ch'ancora al sno tempo dorava. Nella descri zione di questa Media minore loda Apollonide , citato anche nel libro settimo, il quale non so se debbasi an noverare tra gli scrittori di M itridate, o sia lo stesso, cui Apollonio scoliaste attribuiva il Peny/o dell'Eu ropa (a). Sembra poi che AdelRo o piuttosto Dellio (3) siag!i stato di principale scorta, il quale Dl!io nella spedizione contro i Parti fu compagno di Antonio^ scrivendone inoltre la storia, e comand una parte del l'esercito; ma intom o ad esso nella quarta dissertazione sopra la vita di Plutarco abbiam trattato; siccome poi aveva percorso quelle regioni, non a torto fu dal Geo grafo preso come testimonio. Finalmente le cose che dice verso il fine del libro intorno all' Armenia ed a que' re e specialmente T igrane, 1' argomento stesso c' insegna derivare dagli scrittori delle geste mitridatiche ; mntre Tigrane era congiunto a Mitridate e per parentela e per alleanza. LtBRO XII. Esposta nel libro undecimo la natura delle regioni lungo il m ar C aspio, e l ' indole dei popoli che coli abitano, ritorna il nostro Autore verso l'o ccaso , e cn presenta la geografia delle terre comprese sotto il nome d ' Asia m inore, procedendo coll'ordine seguente: pri( ') P 7 9 4 - (a) L. !; iv, v, 9 8 5 , AR., Voss. p. 3a8. (3) P. 7 9 4 .

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ma tratta della parte settentrionale della penisola co minciando dalia Cappadocia, cui vengon dietro il P o n to , la Pa&agonia , e la Bitinia, e delle regioni in terne la Frigia e la Galazia. E queste sono le cose con tenute nel dodicesimo libro. Parla quivi il Geografo delle regioni nelle quali era n a to , ed avea percorso la gio vent, e forse anche una parte della virilit. Poich av vennero i suoi n a ta li, come egli stesso afferma, nella eitt di Amasea, da nobile famiglia, la quale sotto i re del Ponto avea avuto parte nell' amministrazione della repubblica. Chi perci non vede, quanto a'fonti essere diverso il tenore di questi libri da quello dell'undecimo. Di rado infatti or pende il Geografo dalle altrui testi monianze ^ narra ci che egli stesso co'suoi occhi vide. Conciossiach dichiara di spiegare lo stato di quelle re gioni , quale era al suo tempo (!), e d'inserirvi sola mente alcune notizie dell'antichit, offerendosi l'oppor tuna occasione. Sar quindi nostro dovere l'investigare quelle cose, che appoggiansi alla testimonianza degli scrittori, contentandoci indicare con brevit le rima nenti. Principia dalla Cappadocia, alla quale pone gli stessi "veri confini proprii della lingua deiCappadoci; tuttavia dice averne gli antichi separato la Cataonia, sebbene gli abitanti di essa parlino 1' egual favella (a), ed aver soffrto eziandio altre mutazioni. Poich avanti il tempo de! Persiani sotto questo nome era compreso anche !l Ponto ; ed eglino, separatolo, stabilirono due satrapie, la (t) P.
8< 6.

(a) P.

806.

SECONDA.

!S5

Cappadocia grande o propriamente cos detta, e la Cappadocia al Ponto o pontica (t). Ignorandosi poi 1' an tica costituzione della prim a, ne spiega lo stato poste riore , quale era cio sotto i re creati dai Romani, Ariobarzane ed Archelao, sia che queste cose abbia udito od attinto dagli scrittori delle geste mitridatiche. Nella descrizione di quel suolo facilmente conoscerai nn te stimonio oculato, cos pure nel rammemorare come ne' suoi viaggi visitasse que' luoghi (a), e nel parlare di Com ana citt della Cappadocia, e di quel famoso tempio di Bellona, il sommo sacerdote del quale, per lo pi nato di regio sangue, aveva l'imperio ad un tempo della citt e della regione posta all'intorno. Le cose che Stra bone ricorda di quel tempio e di altri ad esso simiglianti, cos nella Cappadocia come nel Ponto, sono assai me morabili ; poich narra che quivi ad immitazion della S iria , i sommi sacerdoti erano insieme principi, ed esercitavano un severo imperio sopra que' sudditi nomati </erot?u/t e di servii condizione. Giusta il nostro Autore dopo la Cappadocia ew i il P o n to , cui test dicevamo aver formato un tempo parte di essa. Il Geografo qui mantiene la promessa spiegandone lo stato all' et sua. Ci che vi frammi schia di quegli antichi abitatori tolto parte da Teopom po, parte da altri (3). Poich attesta di aver avuto fra le mani oltre il nominato anche Erodoto, Ellanico ed Eforo (4), e dove di lor si vale ne aggiugne tosto i no mi. Qua e l ricorse ancora agli scrittori delle cose mi( ') P. 8,8. (a) P. 8og. (3) P. 8)6 , 8aa. (4) P- 8 t g , 8ao.

t5 6

D IS S E R T A Z IO N E

tridatiche, da! qua)! sono dedotte le notizie intorno a Sinope , regia di M itridate, ed al regno concesso da Pompeo a Deiotaro (:). Nella storia della citt di Amisi chiama nuovamente in testimonio Teopompo (a); nelle altre cose, come parlando dei Mosinoeci, torn a con sultare i commentarti delle guerre di M itridate ; in tutto il rimanente manifesto aver lo Scrittore veduto co'proprii occhi ci che racconta. Mentre poi fa menzione dei Clibi e degli A lironi, tocca un argomento dove avea campo P erudizione, prendendo a disputare contro Apollodoro, il quale nelle memorie sopra il Catalogo delle navi avea posto gli Alironi fuori del fiume Ali. In tale congiuntura riporta similmente, riguardo ad essi, le opinioni di Eforo, e di Demetrio scepsio ; questi aveva trattato delle opinioni di Ecateo milesio nel Periodo della terra, di Menecrate elaita nel Periplo dell'EHespontO, e di Palefate scrivendo intorno gli Alironi e le Amazoni (3). Dopo di che tom a il Geografo in m ateria, e descrive la parte orientale del P o n to , il cui impero allora pos sedeva la femina Pitodore, successa, col consenso dei Ro mani, nel regno all'estinto marito Polentone (4). Quelle cose che ricorda intorno alla storia di esso ed alle im prese di Pompeo, le dobbiamo almeno per l massima parte a Teofane da lui citato (5), poich molti avendo scritto sul duce rom ano, io non le credo tutte derivate da uno stesso fonte. Segue la descrizione della patria Amasea, ed in principal modo della citt e del tempio dei Comani nel P onto, dello stesso nom e, dello stesso
(.) P. 8 n . (a) P. 8a3. (3) P. 3 a 8 , 83a. (4) P- 8 3 7 . (5) Ivi.

SECONDA.

<5^

c o to , e degli stessi instituti di quello della Capadocia ( essendo pur quiyi 1' impero in mano del sommo sacer dote ), delle quali cose abbiamo gi parlato, e dove si riconosce un testimonio di vista (t). Passa alla Galazia, della quale, prima di esporre la condizione presente, premette molte cose intorno il primiero sta to , avendole a parer mio tolte da qualche scrittore delle geste m itridatiche, che forse ne form u n episodio, giacch spesso si fa menzione di Pompeo e de'suoi fatti (a). Si sa che la Galazia era una parte della Frigia confinante colla Misia; ma secondo Strabone cosa assai difBcil distinguerne i confini. Confondonsi ancora i Misii coi L id ii, cui Omero chiama Meoni (3). ancora incerta l'origine dei Lidii, essendovi chi li sti m a T raci, chi Misii (4): L 'ultim a opinione difesa da X anto lidio e da Menecrate elaita (5). Cos dice Strabone il quale tra gli antichi storici numera anche Xanto lidio quasi coetaneo di Erodoto ed autore di molti li bri delle cose p a trie , dai quali certamente derivano an che queste (6 ). Quasi della stessa et fu Menecrate elaita comtemporaneo di Ecateo milesio, ed autore del Pe riodo dell' Ellesponto, a cui non da dubitare appar tenersi le notizie che quivi leggiamo (7). Probabile al tres che sieno derivate dagli stessi fonti quelle, che soggiunge intom o all' antichit dei Misii e dei Frigii. Ci che narra poi della citt di Cizico , il cui uome celebre nelle guerre di M itridate, e de'suoi instituti, io il credo dedotto dagli scrittori di cotali guerre, i quali
(<) P. 83?. (a) P. 85!. (3) P. 85?. (4) P. Ivi. (5) Ivi. (6) P.
869.

(7 ) A&. Yoss. p. 4 4 ' e 45!-

:5 8

D IS S E R T A Z IO N E

avevano esposto le imprese d Lncullo, sa questi Po sidonio od alcun altro.


LIBRO XIII.

Prosegue in questo libro la descrizione dell* Asia mi nore , cio della spiaggia m arittim a, che stendesi dalla citt di Cizico 6 no a Cuma ed al conSne dell' Eolide, dell'isole adiacenti, la cui principale Lesbo, e dei mediterranei situati lungo la spiaggia. E subito si pre senta al Geografo una regione celebre pi d' ogn' al tra e per lo splendore del nome e per la gloria del1' antichit, cio la terra troiana. Abbiamo mostrato nella prima dissertazione la tede portata da Strabone ad Omero ne' punti geograSci ; il perch appena potea attendersi, che trattando copiosamente e con somma cura la questione intorno la terra troiana non mettesse per fondamento della disputa i versi del Poeta. Ma es sendovi stati avanti di lui m olti, che posero ogni studio nello spiegare la sua descrizione, non molto da ma ravigliare , eh' essi non di rado abbianlo tranteso, come appunto nota Strabone essere tosto avvenuto nello sta bilirne la circonferenza. Vi furono tra questi, e ne ri porta i nom i, Eudosso, Dam aste, Caronte, Sciiace ed Eforo (n). Quando parleremo dell'ultim o, mostreremo avergli Strabone prestato molta tede nelle cose favolose; non quindi tuor di proposito che da lui ritraesse quanto nel principio del libro spetta alla venuta degli Eoli nel(<)P. 8?3.

SECONDA.

<5g

l'A s ia , ed alie citt ivi fabbricate. Eudosso cnidio, ed autore d' un opera divisa in molti libri, nella quale dovevasi pur trattare di cos fatte materie. Damaste si geo , che fiori poco prima della guerra del Pelopon neso , noi lo conosciamo da Dionigi di Alicarnasso, il quale lo fa coetaneo di Ellanico lesbio e di Xanto li dio. Leggevasi una sua opera , citata da Stefano , /e nazioni (<). Scilace cariandese quello stesso di cui abbiamo il Perw Jo (erra, o piuttosto il Periplo del mar Mediterraneo e del Ponto Eussino. Finalmente Caronte lampsaceno, coetaneo, come si vuole, di Serse, avea scritto in due libri le scorrerie dei Persiani nella G recia, le quali dovevano similmente aver toccato la terra troiana (a). Aggiungiamo a questi Calistene spesso lodato dal N ostro, ed uno de'seguaci di Alessandro n elr l'A sia, ma perdutane di poi la grazia fu condannato a morte. Aveva egli dato alla luce i Commentari! intorno la spedizione del Macedone (3), dove sembra che pur spiegasse di quando in quando gli antichi monumenti delle citt. T ra gli scrittori tuttavia, che trattarono del1' antica T ro a d e , si distingue sopra ogni altro Deme trio della citt di Scepsi, nato nel mezzo di questa re gione e perci detto scepsio. F a contemporneo di A ristarco, avvegnach un poco pi giovane; e quando i Romani debellarono Antioco il Grande era ancora di giovanil et. La sua opera portava il titolo di AMMgna Bwana (4). Imperciocch avea commentato il luogo del(i) Stef. Delie citt, (a) Voss. p. M a da Suida. (3) Le scrit ture di lu ricorda Voss., p. 4o. (4) Spesso sotto questo titolo lo dasi da Ateneo, p. 4a3 , L xxyi.

,6 0

D IS S E R T A Z IO N E

IUaJe ove trattasi dell' esercito troiano, con tanta cura, che nello spiegarne appena sessanta versi, riemp trenta libri. In questo esame lo scelse Strabone per duce prim aio, e alla di lui autorit spesso appella (t) : im perciocch in molti punti d la preferenza a Demetrio, nomo perito e conoscente dei luoghi nei quali era nato. Adunque sono tolte da lui pi cose, cio quelle che riguardano l ' antica condizione della citt e della terra troiana, il monte I d a , la citt di Scepsi; di pi anco ra , se non m 'inganno, quelle che delle vicende della Biblioteca di Aristotele conservata in Scepsi narra il nostro Autore verso il fine del libro. Anche gl'intervalli tra ' luoghi sono qui segnati secondo lui ; tuttavia nei seguenti libri secondo Artemidoro. Consult anche Eforo e Tucidide (a). Del re sto , la stessa narrazione di mostra non essere stato il tutto attinto dagli autori, ma avere Strabone stesso visitato quel luogo. Nell'investi gare poi l'origine dei Troiani di vario parere furono gli autori, essendovi chi li faceva derivare dall' A ttica, e molti dall'isola di Creta. Vi furono di quelli, dal Geo grafo nomati recenti, e tra di essi il retore Licurgo, che colle sue declamazioni si era cattivato la grazia dei Troiani (3) ; e tra gli antichi Ellanico, e pi di tutti Menecrate elaita sopra lodato, il quale avea scritto un libro intorno le -Fb?M % H Z M V M o obgvM cMtd. Da questo sono prese quelle cose, che leggiamo in appresso dei Pelasgi, e delle loro sedi nel lido dell'Asia minore ; poich tutta la spiaggia detta Ionia, dal promontorio di (.) P.
887

1'

894

900.

(a) P.

896.

(3) P.

898.

SECONDA.

<6 ,

Micale fino aUe isole vicine a L esbo, anticamente da que!li fu abitata (i). Descritte la spiaggia troiana e la L idia, passa ai me diterranei, dove subito presentasi Pergam o, citt cele berrima sotto i re Attali; la serie dei quali espone assai fiorente nel corso del suo lavoro (a). Non posso dire qual duce abbia seguito, ma certo uno scrittore, che dopo la caduta di quel regno ne avea composto le sto rie , ricordando le ultime vicende, e se non m'inganno egli Posidonio. In seguito, dove tratta dei popoli Lidii e M isii, non si pu sempre accuratamente conoscere donde sieno prese tutte le notizie ; ci non pertanto fuor di dubbio non diHerenziame le sorgenti da quelle gi nominate; poich spesso ricorre all' autorit di De metrio scepsio, alle volte di Artemidoro (3), di Erodo to , di Callistene e di Teopompo. LMRO XIV. Continua il Geografo in questo libro la descrizione dell' Asia minore trattando delle rimanenti cose. Parla dunque della spiaggia marittima delta Io n ia , e de' suoi mediterranei ; delle isole di Sam o, di R odi, e del Udo opposto ; delle regioni australi dell'Asia minore, la Licia, la Cilicia e la Pam 6 )ia ; e Cnalmente dell'isola di Cipro. Cos prosegue e volge al Rne la narrazione dei primi li bri , onde per s manifesto eh'essa pende quasi dalle stesse autorit, e che difEcilmente potrebbonsene aspet(<) P. gaa. (a) P. gs5. (3) P. ga5 a g5o.

<6 i

D IS S E R T A Z IO N E

tare di nuove. Prese adunque le mosse dalia Ionia, parla delle citt dei Greci col fabbricate, di Mileto, di Efeso e di altre ; l ' origine e 1' antichit delle quali si devono a Ferecide siro , che avea descritto le partite degli Io ni (<), ed anche alle testimonianze dei poeti, Mimnerm e, ed Ipponatte di Efeso ec. (a). Circa la fondazione ed i principii di Mileto consult ancora Eforo (3) ; per le colonie poi condotte dai Milesi ricorse ad Anassimeno di Lampsaco , compagno di Alessandro , e conser vatore della p a tria , quando si ribell dal re (% ). Leggevasi la costui opera co! tito lo , .Prime Mforte (5), e con teneva , a detta di Diodoro siculo (6 ) , tutti i fatti dei Greci dai pi antichi tempi fino alla morte di Epami nonda. Quello che narra della tirannia d Policrate nell ' isola d Sam o, fu tolto da Erodoto (7 ), e da Tucidide quanto appartiene alla spedizione degli Ateniesi contro di essa (8 ). Nella storia della citt di Efeso, crescente al tempo suo di giorno in giorno per 1' opportunit dei luoghi e della situazione, talch era il primo emporio dell' A sia, ed in quella del famoso tempio dedicato a Diana , ebbe per guida Artem idoro, censore delle ca lunnie di Timeo , il quale sosteneva aver gli Efesini costrutto quel tempio co'depositi dei Persiani (g). Arte midoro narr anche le posteriori vicende della citt, es sendo egli mandato ambasciatore a Roma per sostenerne le parti (io). Anche nelle altre citt della Ionia segue
(!) P. 38. (a) P. 4 9 0 . (3) P. 9%!. (4) Ivi. (5) Cos le loda Aten. v i , p. 33t. (6) 1 , xv. (7 ) u t , :3g. (8 )L . i , 3. (g) P. g4g. (io) P. g5t. Era Artemidoro efesino, per lo che non ma raviglia , che pi copiosamente abbia parlato nella sua geograSa della patria.

SECONDA.

,65

gli stessi autori ; e nelle cose favolose Ferecide ed Eforo , senza lasciar indietro le testimonianze de'poeti Esiodo, P indaro, Callino e di altri (t), oltrech aggiunge quanto egli stesso aveva udito e veduto. Le ultime for tune e la caduta del regno di Pergamo e di Aristonico, che indarno volevalo usurpare, credo essere tolte da Po sidonio (2 ), il quale dov trattarne per la connessione della sua opera. Segue la descrizione della citt di Ro di , veduta dallo stesso Geografo. In quelle cose che insegna dell' antichit di lei e dell' isola , egli stesso dice di aver consultato molti (3), forse poeti e scrit tori piuttosto di favole che di storie, mancandone i no mi. tolto poi certamente da qualche istoriografo di Alessandro ci che scrive di Artemisia regina della Ca? r ia ; poich condotta la narrazione 6 no ai tempi del Re, ed all' ordine delle cose da lui stabilito (4). L dove parla della lingua dei C arii, che Omero chiama di yoce, riprende il grammatico Apollodoro, ed ebbe pur fra le mani lo scritto di un certo Filippo espositore delle cose loro. Abbiam conosciuto questor Filippo da Ateneo che il vuole teangulese, e cita il libro di lui in torno i Carj ed i L elegi, al quale ricorre il nostro Au tore (5). Da Artemidoro pure sono presi gli intervalli dei luoghi e delle citt (6 ) , e lo ebbe similmente per guida in ci che scrisse intorno l'assemblea e gli instituti dei Licii. Volgendosi a parlare della Cilicia, v' ha tosto di memorabile ci eh' egli narra del trasporto e del mer(') ? 9$' < 933P- 957- (3) P(5) L. vr, p. 9 7 !. (6 ) P. 9 7 8 , 9 8 0 .
967-

(4) P- 97' ' 973-

!64

D IS S E R T A Z IO N E

cato degli schiavi ('), di cui era insigne emporio all'et de' Seleucidi l'isola di D eio, quando, avvenuta la di struzione di Cartagine e di C orinto, i Romani comin ciarono ad usare molti servi. Strabone qui non dice qual autore abbia seguito ; tuttavia da ci che in segna dell' origine di Pompeiopoli in Cilicia , dove trasferirono lor sede i p ira ti, e' si par manilesto essere stato uno scrittore dopo i tempi della guerra de'pirati fatta da Pompeo. Io certamente non dubito che abbia qui di bel nuovo preso a duce Posidonio ; perocch vi ti conosce uno scrittore tendente a lodare, o scusare le geste de' Romani (a). La sua narrazione poi intorno all' origine della citt di M allo, tratta in parte dai poeti, Sofocle in ispezielt ; in parte dagli scrittori DeJ/e ybn(?az!*on!; forse dai commenti di Menecrate claita, sopra rammemorato. Indi scende in aringo con Apollodoro gram m atico, che nel commentario sopra il Ca talogo delle navi, s quanto ai compagni dei Troiani, s quanto alla forma della penisola dell'Asia minore, avea esposto falsit mettendo sossopra le parole di O m ero, e frantendendo la sentenza d 'E foro (3). Chiude il libro con la descrizione dell'isola di Cipro. Il circuito di essa, le distanze de'luoghi e molte altre cose appartengono senza fallo ad Artemidoro (/)); per ciocch egli corregge non solo Damaste troppo credulo alle invenzioni d e'p o eti; m alo stesso Eratostene ezian dio , i cui errori suole emendare con Artemidoro.
(t) P. toog. (a) P. g85. (5) P. gg5 ({) P. tooo , too3.

SECONDA.

<65

LBRO XV.

Descritta oramai quella parte dell' Asia , che dicesi a/ , fa grado il Geografo all'altra giacente al di fuori ; cio, come sopra abbiam dett, al suo mez zogiorno. Comprende in essa la Sir!a, l'A rab ia, la Ba bilonia, la Persia e tutta l'india. Comincia adunque da o riente, o sia dall' India , e progredisce verso occaso. Il libro XV adunque contiene la descrizione dell' India e della Persia. Ma trattasi di regioni, che il Geografo non avea vedute giam m ai, essendo stati i suoi viaggi, come sopra dicemmo , verso 1' occaso ; pende qui dun que unicamente dalle relazioni degli scrittori, i quali si vuol ora cercare chi fossero. Ma prima di por mano alle cose dell'india, ci avvisa tosto il Geografo di dover leggere con animo imparzia le , n troppo rigoroso , trattandosi della pi rimota di tutte le terre, e non veduta all' et sua che da pochi, e da questi ancora di passaggio soltanto (t). Il perch poco convengono tra di lo ro , siccome avvenne ai seguaci di Alessandro. E per fin quelli che di poi scrissero delle terre medesime, o vi navigavano dappresso all' et sua, non raccontano nulla di preciso (3). Laonde confessan do ci egli stesso, non te ne devi aspettare una piena ed accurata descrizione. Perciocch, avendosi scel to, come ora dim ostrerem o, per guida principale Era tostene, formossi dell'india la stessa falsa idea, che
(t) P. !<M )5. (3 ) P.
1006.

:6 8

D IS S E R T A Z IO N E

non rammemorati da lui nei libro che una so! volta, e sono Artemidoro ne! Commentario sopra i! corso del Stime Gange (<) , non sapendo se differisca da quello che scrisse l'altra maggior opera; Nicolao Damasceno, i! quale avea conversato coi legati spediti ad Augusto dall'isola di Taprobane (a); e da ultimo Megillo, di cui oltre al nome si conosce soltanto che aveva scritto della coltivazione del riso (3). Dopo l'in d ia progredendo verso occidente trovansi le provincie del regno di Persia con quella a conGne. Il Geografo le comprende sotto il comun nome di Aria n a ; e d loro per limite verso oriente il Gume Indo; verso occidente la linea condotta dalle porte caspie alle bocche del seno Persico ; verso la plaga australe e bo reale il mare indico ed il settentrionale, la forma es sendone quadrilatera. Comincia la descrizione dall' au stro , cio dalla Gedrosia, e dalla spiaggia degli Ittio fagi , prendendo il tutto dal Periplo di N earco, e in parte da Onesicrito. Quanto poi a'luoghi interni confes sa egli stesso di non dir cose migliori di quelle riferite da Eratostene (< % ) , il quale, siccome spesso ripetemmo, aveva attinto da Aristobulo e da altri ci che ricorda qua e l anche il nostro Autore. Tuttavia nelle dimensioni dei paesi reca inoltre 1' autorit di quell!, di cui Alessandro valevas! uel misurare i viaggi; cio di Betone e Diognet o , menzionati non dal solo Plinio (5). Finalmente ci che narra della Carmania attinto dagl! stessi fonti, dai Peripli cio di Nearco e di Onesicrito.
(t) P. !o 4 7 - (2 ) P- ' 0 4 7 - (3) P. to t5 . (4) P. !o55. (5) P. !o53.

SECONDA.

<69

Rimane ancora !a regione della Persia propriamente detta. La lunghezza e larghezza di essa tratta da Eratostene; il resto p e rla maggior parte da PolM eto ('); della cui opera sopra !a spedizion d'Alessandro, abbia mo gi parlato all' un decimo libro. Ci che espone dei fium i 3 delle lor foci, e della spiaggia persiana, ri cavato da Nearco e da Onesicrito; e ci che insegna di Persepoli, e de' Pasargadi, lo leggiamo quasi in al trettante parole presso A rriano, insegnato da Aristobulo (3 ). Parla in appresso de'costumi e della religion de'Persiani ; e quanto racconta del culto del fuoco ne' luoghi sacri, o sia Pirei, ch'avevansiin copia nella Cappadocia, avvisa d ' esserne stato spettatore egli stesso (3) ; ma sn i costumi e gl' instituti de'Persiani trasse in parte da E rodoto, e in parte eziandio dalla Ciropedia di Senofonte. LiMO XVL In questo libro segue il Geografo a descriver l'A sia fuori del Tauro , e vengon le regioni dell' Asia occiden tale, l'Assiria, la Babilonia e la Mesopotamia; la Siria con la Fenicia, la Palestina, e Analmente l'Arabia. Il nome d'A ssiria egli lo prende in senso largo per forma, che vi racchiude non solo l ' Adiabene propriamente d e tta , ma la Mesopotamia e la Babilonia con la Siaa ezian d io ; o sia le terre che furono un tempo sotto l'im pe rio degli Assirii. Comincia poi la descrizione dall' Atu(t) P. !o5g. (s) P. (3) P. to65 :o 6 6 .

,70

D IS S E R T A Z IO N E

ria (<), ci dalla regione, che comprende la citt di Nino con le piannre vicine a! fiume L ie o , o Z ab o , e la citt di Gangamela, dove Dario perde l'im p ero ; la quale una parte dell' Assiri in pi stretto senso. Ci che dice di s fatti luoghi mostra abbastanza chiaro essere tratto da uno scrittore delle imprese d'Alessan dro (3 ). Allo stesso fonte attinse quanto leggiamo della Babilnia, e delle citt deTiabilonesi; se non che parte ei ne tolse da Erodoto eziandio. Consult per altro Ari stobulo , cui nomina ancora (3) ; ed oltre a lui PolicletO ed Eratostene (/{). Nondimeno le notizie che dopo certo andare soggiunge dell' impero d e 'P a rti, e delle citt in esso fondate, debbonsi ad uno scrittore delle mitri datiche cose ; ed il reputo non altri che Posidonio, perocch fanno menzione delle imprese di Pompeo contro Tigrane (5). Ci che segue intorno agli argini di p ie tr a , con cui i Persiani avevano chiuso la naviga zione del fiume Idaspe, leggesi pure in Arriano (6); il perch certo essere stato preso da Aristobulo, o da Nearco , citandone anche i nomi. Poscia espone i co stumi e gl' instituti dei Babilonesi, tratti in parte s bene da Erodoto, ma pi assai da Posidonio (7 ), cui egli in s fatte cose principalmente segu, come gi soventi volte abbiamo avvisato. Nella descrizione della Mesopotamia e della Siria, che poi vien dietro, non trasse tutto dai libri ; avendo egli medesimo visitato queste regioni , come apparisce chiaramente da quanto narra della citt di Sidone (8). Le dimensioni son prese da Erato(t) P. ' 0 7 0 . (3 ) CC p. to73. (3) P. [ 0 7 6 . (4) P. ! 0 7 7 - (5) P. [ 0 7 8 . (6 ) P. t5o. (7 ) P. 1 0 8 2 . (8 ) P. <0 9 8 .

SECONDA:

.-!

stene e da Artemidoro (:) ; il resto interamente da Posidonio, e soprattutto la storia aggiuntavi de' Seleucidi (2 ). Viene poi un luogo insigne intom o a Mos ed ai Giudei (3), cio a dire Mos essere stato del numero dei sacerdoti egiziani ; ma aver condannato !e loro superstizioni e massimamente il culto delle bestie ; cos pure aver disapprovato le religioni de' G reci, che onoravano Dei sotto umana forma ; ed avere ristorato il culto del sommo Nume, padrone de! cielo e della ter r a , al quale comand fosse instituito un tempio senza sim ulacro, degno di lui solo. Narra inoltre che il Legi slatore condusse il suo popolo in quelle parti dove ora s'innalza Gerusalemme, e che vi ottenne un impero non dispregevole. Le quali cose, comech siavi qualche errore frammischiato alla verit ^ sono tuttavia di gran lunga lontane dalle favole e dalie calunnie degli altri sopra i Giudei ; ma si vuol trovare d' onde siano de rivate. Vedesi dunque primieramente , che qui Stra bone ebbe dinanzi uno storico degli affari de' Giudei, ordinati da Pompeo dopo la sconftta di M itridate, e dell' assedio , e presa della citt di Gerusalemme fatta da quello (4). Anche ci io reputo essere Posidonio, il quale certamente avea toccate le cose de'Giudei, citan done Strabone la testimonianza nella descrizione del mar M orto, e del commercio fatto col bitum e, che vi galleggia (5). Tuttavia lo scrittore sogginnge alcune no tizie degli E ro d ian i, pi recenti senz' altro di Pompeo e di Posidonio; ma su di queste, se fosse corsa voce o
()) P. !o 8 5 , ! ! 0 3 , !!o 5 . (3 ) P. !!o6. (3) P. ! ! 0 4 < M o 5 , (4) Cf. p. ! ! 0 6 . (5) P. ! .o 8 .

!? i

D IS S E R T A Z IO N E

pi presto se tolte sien dalle storie di Nicolao damasce no, f:unigHare di Erode il Grande, io non voglio decidere. Alla Siria ed alla Palestina succede l'Arabia, e vi pon mano il Geografo dalla parte orientale, e per dalla spiag gia del seno P ersico, dove tratta della citt e del com mercio de'Gerrei. T utte queste cose cavate sono, per te stimonianza di Strabone medesimo ( t ) , da Eratostene, cui spesso anche cita. Passa quindi alla descrizione della parte occidentale, e vi comprende anche la frontiera opposta del seno Arabico sino alla terra del cinnamo mo. Ma egli prese altra guida, cio Artemidoro, il quale ne' libri geograSci avea dato anche il Periplo del mar Rosso, e di quando in quando descritto i luoghi inter ni (a). Non v' ha poi dubbio che questi trascrivesse Agatarchide, autore d 'u n a descrizione del m ar Rosso, o sia dell'indico e del seno Arabico, da cui prese molto Diodoro, che pur leggiamo quasi alla lettera in Strabone. Le altre cose eh' egli narra dell' Arabia sul Sne del libro, non sono attinte da libri, ma dalle conversazioni con uomini stati in qu'luoghi. tra questi Atenodoro stoico di T a rso , dato da Augusto per maestro a Tibe rio (3), ed amico del Nostro. Egli aveva dimorato in Petra metropoli d e'N abatei, posta sui conBni dell'Ara bia e della Siria , insigne emporio degli A rabi, e rno" matissima al tempo di Demetrio Poliorcete , che ne fece la conquista (4). Senzach il Geografo mentre di morava in Alessandria, strinse amicizia con Elio Gallo prefetto dell' Egitto , il quale intraprese una disgraziata
( ') P. t u o - t u a (a) P, m 4 , ec. (5) Voss., p. t44- (4) P!ta6 .

SECONDA.

!?3

spedizione nell'Arabia F elice, dove ingannato da an certo SiHeo, e condotto in luoghi deserti ed arenosi, perd !a maggior parte de! suo esercito (:). LIBRO XVII. Rimane 1' ultimo libro, che abbraccia quanto ancor havvi della Libia. D Geografo qui tratta primamente de! Nilo, delle sue fonti, de! suo corso e de!le sue foci ; e subito poi 6n da principio ci manifsta, che !' au tore da !ui seguito, & Eratostene (a), il quale simil mente , traendole da Aristotele, avea esposto le cause dell' annua escrescenza del fium e, attribuendola al!e piogge abbondanti nell'E tiopia, e dicendo, eh'Aristo tele avea preso tale opinione da T rasialce, di cui non sappiam i pi che il nome (3). Del resto , affrma che pure a d suoi molti avevano scritto intorno al N ilo, fra i quali nomina Eudoro ed Aristone (4), l'un copian do 1' altro. Il secondo fu d' Alessandria e peripatetico famoso al tempo di Augusto; di Eudoro non abbiamo che il nome. Indi segue una estesa ed accurata descri zione dello stesso E g itto , fatto principio dalla citt di Alessandria. E certo poi che Strabone ha visitato tutto quel suolo, dalle foci del Nilo sino alle prime cataratte, come afferma egli stesso (5). Narra pertanto ci che personalmente veduto aveva, tranne alcune poche aggiunte tolte dalla storia dei tempi degli antichi r e , e specialmente dei Tolomei. Di tali cose debitore a
(<) P. ita y . (a) P. <<33. (3)P . ! [3f). (4) ibid. (5)C f. p. <<36.

!?4

D IS S E R T A Z IO N E

Polibio, che por reca in testimonio ( ') ; e di quelle avvenute dopo, se non m 'inganno, a Posidonio, di lui continuatore, poich in esse lo ravviso istoriografo del Magno Pompeo (a). La narrazione per del viaggio di Alessandro all' oracolo di Ammone, presa da Callistene, e dagli altri seguaci del Macedone (3). Per ultimo ci c h 'e i ricorda dei luoghi sopra l'E g itto , parte lo dobbiamo agli scritti di Petronio, che sotto Augusto avea portato in que' luoghi la guerra (4) , e parte al Com mentario di Agatarchide intorno al m ar Rosso : com bina infatti con ci che Diodoro indi ne trasse, bench non pochi sieno i luoghi dove calca le orme di Ero doto (5). Fornita la descrizione dell'Egitto, e della soprastan te Etiopia , restava la L ibia, a cui si volge nell' altra parte di questo libro. falso tuttavia il credere che per opera di S trabone, s'accresca di molto la cognizion di quella provincia; perciocch egli stesso confessa di non averne notizie pi in l dell'Oasse, e del tempio di Am mone (6 ). Segue E ratostene, e nelle dimensioni Arte midoro , riprendendo Timostene, ammiraglio di Filadelfo, da lui consultato (7 ). Tutto quello, che espone circa i costumi dei popoli, probabilmente tirollo da Posido nio , autore di alcune libiche memorie (8 ). Cita inoltre anche IS crate, scrittore di et incerta, tuttavia pi re cente di Iugurta e di M ario, ed a cui s' appartiene un' opera sopra le piante, ed i minerali della Libia (g). F a
(<) P. <<4 8 . (2 ) Cf. p. !t4 y . (3)P . n 6 8 . (4) P. M?5. (5) Cf. p. !!yg. (6 ) P. i 1 95 . (7) P. ]< 8 4 . (8 ) P. 1 tH6 . (9) P. tt83.

SECONDA.

ancora menzione dei re Giuba ()); non per, ed da maravigliarsene, degli scritti di quel principe letterato, ira i quali, per testimonianza di Plutarco e d'Ateneo si annoverano parimente i Commentarii delle cose libiche, contenuti in tre libri ; che se il Geografo avesse potuto vederli, sartbbe stato in grado di lasciare notizie mag giori pi certe dell' interno dell'A frica, delle quali con sommo dispiacere manchiamo (a).
(t) P. t ] 85. (a) Ppt. H, p. 3 t tj Athen. m , p. 83.

INDICE
DegR m entitori e Homti per wgegmo e per t& M rM M t Arpone, % o& o J!<&/to(eca Greca deJ V^wcto, (^O T?t. 7 ^, p. 5yy, e rto n e JeM*Nar^)eJewew-

-A .G U S1L A O , arg iv o , 4 7 2 AdelSo, istorieo, 523, seppur non si legga Dellio co! Casaubono. A dim anto, lam psaceno, 58g. A gatarchide, y y g , cnidio, peripatetico, istorieo, 656. A !ceo, 5 7 , 4 ' ' ; 4 * 2 , 6 0 0 , 6 0 6 , 6 t y , 6 t 8 , 6 6 i. Vedi Callia. A lcm ano, p oeta, 4 3 , 3 9 9 , 3 4 ', 4 4 6 , 4 6 0 , 4 8 2 , 4 8 0 . Alcmeonide (auto re d e ll') , 453. Alessandro M agno, studioso d 'O m ero , sua emendazione omerica della cassetta, 5g4 ( scrittori delle cose d ' ) y6 8 . a etolo, 5 6 6 , 6 4 8 , 6 8 t. re to re , cognominato Licno ( o lucerna ) , efsio , 6 4 2 ; sua storia , e versi astronom ici e geografici, ibid. F ilaleto , 5yg. A m Sarao, v a te , 3 9 9 , 44 , 462 , 6 4 2 , 7 6 2 . A nacreonte, <5t , 633 , 638 , 6 6 t , tejo, 644Anassagora , clazom enio, fsico, 645. A nassarco, emendazione della poesia d ' O m e ro , 5g4A nassicrate, 7 6 8 . Anassimandro, milesio, discepolo di T alete, 635; prim o pubblic una tavola geografica, ! , y. Anassimene, lam psaceno, reto re, 58g. w m ilesio, precettore d 'A nassago ra, 635 e 645.

1.

!3

ty 8

ENDICE

Andro, 3g3 , 456, 4 7 7 * 4 7 6 . Andronico, rodio , peripatetico , 655. Androstene , tasio, 7 6 6 . Anniceri, riformatore della setta cirenaica, ed autore della sena anniceria,
837.

Anticlide , 33!. Antilane , scrittor mendace , !03. Vedi Bergeo. Antigenide, fratello del poeta Alceo, Antimaco, 345, 364 , Antioco , a43 ,
353 387 6

)7 . ,
264

409 357

, 588. ,
263

355

365

378.

Nel

suo libro intorno 1' Italia , 354. filosofo ascalonite , 7 5 9 .


674.

Antipatro, tarsese, stoico, t!rio , 7 5 7 .

Apellicone, teio, 644, pi amatore dei libri che delta sapienza, raccolse e male suppl i libri d'Aristotele e di Teofrasto. Della sua biblioteca s'impadroni Siila, 6 0 9 . Apollodoro, 44 , 44 , 45 ,
339 6

t ,

354

298

, 3 o3 ,
464

328

, 338 ,

, 368,

370

, 453,

457

460

474

s 5 ^ 3 , 553,

555. Grammatico 66f. Catalogo delle 2 9 8 , 4<)5, 6 7 7 , 6 7 8 , 6 8 0 . "

navi, 3t

354

retore, scrittore delle arti rettoriche, 6 2 6 , autore della setta apollodorea, institu Augusto, e fu precettore di Dio nisio attico, idem. adramitteno, 5s5, seppure non si deve legget e artetniteno. artemiteno, i At&r*' 5a5, 685, grammatico,
309 118, 66

"

5og, 5t4, 5t6, 5 ig ,

t.

Apollonide, M * "

, 5a3,

528.

Apollonio , adramitteno, 5t6. citieo, medico , 683. crono, cireneo, 658, 838. ild ilic a to ,6 5 5 ,
6 6 o.

il topo eritreo , 645.

" scrittore delle argonautiche, fu alessandtino, ma detto rodio, 655.

DEGLI SCRITTORI zc.

,7 9

Apollonio, stoico, niseo, ottimo fra i discepoli d! Panetio, 65o, M tirio, che non molto prima di Strabone pubblic una tavola dei ClosoH da Zenone in poi e de' loro lib r i, y5y. Arato, 5 , no3 , 364, 58y , 4 7 8 , 434 ? 486, Arcesilao, t 5 , accademico, 6t4Archedamo , tarsese , stoico , 6y4Archelao, Esico , 645. Archemaco, eubeese, 465. Architoco , 3yo , 45y ,
487 6

yt.

, 54g ,

647

< piA giovane di Cal-

!in o , 6 4 8 . Archimede, 5 5 , suo libro intorno i corpi che soprannotano, 54Archita , tarentino , 380. Arete, cirenaica,
857.

Aristarco, dichiaratore d' O m ero, Aristea, proconnesio,


3

3 o , 3t , 3 3 ,

!o 3 ,

6 0 9

65o , precettore di Menecrate, niseo , 65o. t , precettore d 'O m ero , 6 3 g ,


837.

autore

dei versi arimaspei, 58g. Aristippo , cireneo , socratico , < , salaminio,


509 683

, suo nipote dalla madre ammaestrato, ibidem. ,


730.

Aristobulo,
7 3 o, 7 4

, 5 i8 ,

673

69

!,

693

694

695

70

! ,

707,

*!

766, 8

ao ,

8 a4

, suo passo dei soRsti tassilesi, dei

b racm a n i, 7 ! 4 Aristocle, rodio, grammatico, contemporaneo di Strabone, 655. Aristodemo, niseo, figlio di Menecrate grammatico, del quale decrepito fu uditore Strabone, 65o.
3

cugino del primo, maestro di Pompeo Magno, 65o.

Aristone stoico, i5. x da Iulide di C eo, peripatetico, di Bione boristenite di a scepolo , 4 8 6 , 658 , suo libro del Nilo , 7 9 0 . , eo o , di quel di Ceo uditore ed erede, 658.

Aristonico, grammatico , contemporaneo di Strabone ; suo libro : De/ t'taggt <R Afene/ao, 38. Aristotele,
29

9 4

, io 4 , i5 3 , : 8 a ,
5 9 8

39 9 60 9

, 345, ,
6

3 7 3 695

3 7 4

38o, 445, 447, 448 ,

608

t8 ,

, yo3 ,

, 8a
ygo. Z e

INDICE
, 3at. f , ag. Destino de'suoi

scritti, 6 0 8 . Suoi discepoli, 6 ) 8 . Artemidoro , figlio di Teopompo , cnidio, 656. da Tarso, grammatico, 6^5. efsio, i5 y , i3 8 , t 4 8 , t5 y , : 5 g , :6 4 , ty o , iy a ,
367

!8 5 , :8 5 , tg 8 , aa4, a45, a6 t , 433, 436,


640 4 5 9

, a8 4 , a85,335, 368,
496

460

, 465 ,

475, 670

485, ,
675

, 5 yo , 5 ?:, ,
679

aa,

64a

, 656 , 663 , 665,

677

760, 769,

7 7 4 , 7 7 5 , 7 7 6 , 8 0 ! , 8 o 3 , 8 o 4 , 8a5, 8 a g , 85o. Asclepiade, mirleano, t 6 6 , insegn nella Turditania l'arte gram

matica, e descrisse alcune nazioni di quella contrada, <5 7 . < prusiese , medico, 566.
660.

Asiatici, retori, 6 t4 , Asio , poeta, a65.

Stile asiatico ,

648.

Asinio ( intendi Pollione ) , :g3. Ateneo, seleuciese, peripatetico, chiaro ai tempid'Augusto,


670.

Atenodori due, tarsesi, stoici, uno soprannomato Cordilione , che mor compagno di Catone, 1' altro figlio di Sandone, cananita, precettore di Cesare , Atenodoro,
6 674

675. 7 7 g.

, 55 , ty 3 , filosofo, amico di Strabone, della Gallia in


6

Augusto imperatore, sua divisione parti , <7 7 .

quattro :6 .

Bacchilide, ceo da Iu lide, nipote di Simonide, 486, Batone, sinopese , scrittore delle Co^e pew cA c , 546. Bergeo ( Antifane ) ,
47

, !o o , to4-

Biante , prieneo , 636. Bione, astrologo, ag. x boristenita , <5 ,


486. 6

Boeto, sidonio, condiscepolo di Strabone nell' apprendere la losoSa d'Aristotele 7 5 7 . Cadmo, Antonio,
18 674.

tarsese, cattivo poeta e cittadino, ai tempi di Marco , fuorch nell' aver sciolto il metro , serb nelle
570

sue storie le forme poetiche, : 8 . Calcante, vate, a84, ,


64a

, 643,

668

675.

DEGLI SCRITTORI tc.


C allia, lesbo, interprete di SaHo e d A lceo ,
6

:8 t
t8 .

Callimaco, 4 4 , 4 6 , bis, 2 : 6 , s g g , 34y, 354 , 3gy , 4 3 ?, 4 y g , 484 < 638 , 656 , 8 o 5 , 83y, cireneo, onorato dai re d ' E gitto, poeta ed insieme grammatico dottissimo, 838; CaHino, elegiografo , chiloco
680 648 6

o4 ,

637

6 4 ?,

668

, pi antico d 'A r n ,
627

, nel suo discorso a G io ve, 633.


6

Callistene, 56a, 5 :y , 53t , 54a , 588 , Carasso , fratello di SaHo ,


808.

, 63 5 ,

667

, y g o , 8 :3 , 8:4- Sua correzione di Omero, 5g4-

Carmolao , ospite nella Liguria di Posidonio filosofo, :65. Cameade, cireneo, 838 , reputasi il migliore dei filosofi del1' Accademia. Caronda. Delle sue leggi si valsero ! Mataceni, 53g. Carone , istorieo , 58g , lampsaceno , !583. C ecilio, istorieo, romano , a3o. Celalo , gergitio , 58g. Cersilo o Cirsilo , frsalio , istorieo, commilit con Alessan dro , 53o. Cesare, nei commentari, Cherilo , poeta , 3o3 , Cicerone , 455, Cirenei,
837. 730. 6 660 177. 672. 7 g8 .

C iro , suo epitaSo ,

Cleante, assio, stoico, Clitarco


224

to ,

67

:.
708. 608.

Cleofane , mirleano , retore , 566. , '3 g , 49' , 5 o 5 , Corisco, scepsio , padre di N eleo, socratico,

Corografo, 2 6 : , 2 8 5 . Crate preposto alle miniere, sua lettera ad Alessandro, Cratero, sua epistola alla madre Aristopatra ,
702

407. 725.

72

:,

Cratete, 3 , 4 , 5 , 3o , 3 t , 38 , to3 , 43g , 6 og , mallota , volse la poesia d' Omero ad argomenti scientiBci, ^ 7 , 6 7 6 . Creofilo , samio , ospite e maestro d' Omero , 638 , 63g. Cretiche ( sulle cose ). Narrazioni, 466,
472. 6

Crinagora, mitileneo, chiaro ai tempi di Strabone,

:7 .

.8 3

INDICE
689

Ctesia, cnidio, 43, 5o8 ,

779

785

, medico, guar Arta-

serse, scrisse le cose assirie e persiche, 656. Dafita, grammatico , crocifisso in Torace, perch punse co' suoi versi i re pergameni, 64?Daimaco , scrittore delle cose indiche, di nessuna fede,
70. 68

70

73

77

690

Damaso Scombro , traHiano , oratore , 6 4 9 . Damaste , 583 , riprovato da Eratostene 6 8 4 , scrittore non de gno di fede, 4 7 Deimaco, vedi Daimaco. D elio, v. sopra AdelSo. Demetrio, amiseno, figlio di Rateno, matematico, 548. * x x *
6

calatiano, narra il terremoto per tutta Grecia acca duto ,


60.

lacone , 658. falereo ,


^ 7

, 36 1 , discepolo di Teofrasto. Sue me


398.

morie intorno la repubblica di Atene , fario, 3t5. scepsio, 45, 46, 58, , 55o, 5 5 t , 55a ,
626. 339 594

, 344, 3?5, 438, 43g, 456, ,


596

473, 489

600

603

606, 6 0 7

!!,

L ' ordinanza troica espose in trenta libri. - Gram


609.

matico coetaneo di Cratete e di Aristarco, 6o5, Democle, pi antico di Demetrio scepsio, 58. Democrito, ! ,
6

! , 65,
374

703.

Demostene, 13! , Dialettici, 838.

, 4^4, 445, 47*.

Dicearco, ! , to4 , !o 5 , ^7 0 . D iS Io, sinopese, poeta comico, 546. Diodori due , sardiani, oratori, dei quali il pi vecchio detto Zona , 6 :4 , "
637. 675.

Diodoro , tarsese , grammatico ,

Crono, dialettico , di Apollonio discepolo, 838.


757. 6

Diodoto, sidonio, Rlosofo, fratello di Boeto, Diofane, mitileneo, retore, :7.

Diogene, plutiade, filosofo, poeta di versi estemporanei,

675.

DEGLI SCRITTORI se.


Diogene, sinopese, cinico , 546 , 6^5, M , babilonio , stoico ,
7 M744.

<83

Dione, accademico, ai tempi del Magno Pom peo, legazione contra Tolemeo Aulete, Dionisio, dialettico, bitinio , 566. a " x *
796.

capo della

Dioniside, tragico , e uno della pleiade, 6y5. pergameno , di soprannome Attico, discepolo di Apollodoro retote, sofista e prosatore, 6a5. scrittore delle origini delle citt, 566. trace, grammatico, alessandrino, ma detto rodio, 655. alicamasseo , istorico, 656. ione, geometra , idem.
649.

Dionisiodoro, amiseno , matematico, 548. Dionisocle, tralliano , oratore,

Diotrefe, sofista di Antiochia appo il Meandro, precettore d'Ibrea, 63o, 63g. Dorilao, tattico, 477, 4 7 8 , 557Ecateo, istorico, e filosofo, milesio ' , n " 3 a t , 3 4 *, 553, 553, 635. suo Ctro ^erra , 55o. tejo, o abderita, istorico,
644-

, '

97

!,

399,

3:6

Eforo , figliuolo di Dios , cumano , discepolo di Isocrate , scrisse le Aorte e il libro MMwmon!, 633 , 3 , 33, 34 , '38 , '9 9 * 3 3 ! , 3 4 4 , a 5g , 360 , 363 , 365 , 366 , 367, 370, 3 7 9 , 393, 3o5 , 3o5 , 3a5 , 337 , 3 3 3 , 334, 357, 361 , 364, 366 , 374, 3 7 6 , 4 , 4o ' , 433, 437 , 453, 463, 463, 465, 476, 4 7 7 , 479, 48o , 545, 55o , 583 , 600, 633, 6a3 , 634 , 677, 678, 679, 680. Nel quarto libro dell'istoria intitolato l'^Mropn , 5o3 , 54. Nel libro del Governo ^eM'-Curopa, 477Egesia,
396

, magnete, retore, principe dello stile asiatico , 648.


6

Egesianace, 5g4< Ellanico, lesbio, 43, ^6

436

, 4 5 ',

456, 5o8, 55o,

602

6 'o , 6j8.
Epicarmo, 364Epicuro , 5 8 g, 638.

t84 B w

IN D IC E da Eraclea pontica, filosofo platonico , 5 4 ' , 6o4 < nel JOta/ogo, 9 8 . !o o , 384 , 645.
643

Eraclida, eritreo, medico eroHIeo , 645.

Eraclito, 3 , filosofo, efesio,

784.

turio , poeta, discepolo di Callimaco, 656.

Erasistratea , scuola di Sm im e, presieduta da Icesio, 58o. Erasistrato da lulide di C eo, medico, 486. Erasto , scepsio , socratico ,
608. 93 68

Eratostene, cireneo, 838, citato, 9 , 7 , '4 , * 5 , : 6 , ' 8 , 9 6 , 9 8 , 38, 44 ) 4 7 s 5 o , 5 5 , 56, 5 7 , 6 ! , 63 , 65, 6 7 ,


6 9 9 7

, ,

! 7 '! 74, !o 4 , ! 0

76 6

) 77s 7 8 ! 8 0 , 8 t , 8 9 , 8 3 , 85, 8 7 - g5, , ! 0 7 , ! 0 8 , !< 5 , ! 9 3 , !2 5 , ' 3 6 , ' 3 3 , l 5 4 ,

'3 5 , !4 8 , t5 g , ! 7 0 , 3 9 4 , 9 9 8 , 9 9 9 , 3 oo, 3 : 7 , 38g, 4 7 5 , 4go, 4 9 7 , 5 0 7 , 5og , 5 io , 5 '3 , 5 9 9 , 5 9 9 , 663, 6 8 4 , 6 8 7 ,


6 9 0 778

, 6 9 3 , 7 9 3 , 7 9 7 , 7 4 ! , 743, 7 4 6 , 7 6 4 , 765, 7 6 7 , 7 6 9 , , 7 8 4 , 7 8 5 , 7 8 6 , 7 9 0 , 8 0 3 , 8 9 8 , 8 3 9 , 838. /n/ornc ai Acni, t5. .MK&&HM)?!:, ibid. Sue JMentor/e geogra/cAe, libro prim o,
99

, e secondo ,
393

69

, terzo,

67

, immeritamente ripreso
69.

da Ipparco. V . Jpparec. Grande*biblioteca d'Eratostene, Eretriaci, filosofi, Ermea, eunuco, 6 t o , 6:4Ermodoro , efesio , 6 4 9 . indi Alessandro Filaleta , 58o. EroRlei m edici, Eraclide eritreo, e Apollonio il topo, 645.

, loro scuola da Menedemo istituita, 448. ,

Erofilea , scuola dei medici di Smime , presidente Zeusside,

Eschilo, 4 3 , 8 a , a58 , 3oo , 3 4 ' ) 3 8 7 , 3 g3 , 447 ' 4?o ^ 7 3 8 . Nelle J^/)C<HoAMMM&,3 3 t. Nei 6 t 6 . Nella , 58o. Nel Pona'o C/awca, 447- Nel Prometeo , '8 3 , Nel Prometeo , 33. Eschine, ateniese, egli e sua madre calunniati da Demostene, 47'* Esiodo,
398 399.

milesio , retore , per la sua maldicenza contra il Ma


9 3

gno Pompeo muore in esilio, 635. ,


3 9

, 43,

5 9

231

999

, 5oo,

3 o9

399

33 7 47

, 34^, 364,

370

, 385, 3g3, 49? 4 ' 3 , 4 9 4 , 4 4 3 ,

' ^

DEGL! SCRITTORI tc.


5 o y, 5o8 , 588 ,
6

,85

aa , 64a, 64? ,

676.

Ne! Catalogo, 4a. Sua

De^cnziO/te c&ctwio ferrc, 6 7 6 . Estiea, alessandrina, da Demetrio scepsio lodata, scrisse in torno all' Iliade d' Omero ,
599.

Eudemo, rod io, Rlosofo, 655. Eudoro, peripatetico. Pel suo libro del Nilo accasato d! plagio da Aristone;, 7 9 0 . Eudosso, cnidio, matematico, ! , contempl Canopo, n g , seg. !o3. Evem ero, messenio, 4 7 s io a , to4 , 3 9 9 . Euforione , 564 , 566 , 6 8 1 , che scrisse in versi le Priapee , 38a , dov' da leggersi Euforio per Eufronio.
379, 390

, 4*3, 465, 474,

5<o, 55o, 56a, 58a , 656. Sua specola in Cnido , da cui


806. 98

% - ciziceno, chiaro ai tempi del secondo E vergete,

Euripide, t 8 5, 67!, 577,579, '85 , 566 , 6 :5,6 )6 ,6 7 0 , 498, 530, 6 15, discepolo d'Anassagora, 645. N ell'R e/o , 356. Nel1' ^rcAe/ao ,3 3 ! . Nelle ^accA;W<, 37 , 469 , 687. Nell' ione , 556. Nel , 470. Nel jpnetonfe , 55.
Eutidemo , milasese, retore , 65g. Fabio , istorico , 338. ( Q. Fabio pittore ). Fania, eresio, Rlosofo peripatetico , Ferecide ,
:8 6 t8

:6 9

, 456,

473 67

, !.

487

, 65a, 645.

Filem one, tarsese, comico,

Fileta, 564- Nell' wte/pne/azMwe , t 6 8 . Citasi ivi un verso ele giaco. Fu coo, poeta e critico, Filocoro, 5a8 , 5 6 a ,
593 657. 6 6 a.

Filippo, che scrisse % e CtMe <& C a n e , ,


597

, 4o477.

Filodemo, gadareno, epicureo, 7 5 9 . Filone, scrisse la JVaf/gazMne ne/f R /opM , Foronide (della) scrittore, Frinico , tragico , 655. Gabinio, scrittore delle storie romane, Ibico , 5 9 , 3 7 !.
839. 473.

Ibrea, milaseno, discepolo di Diotref, 65o t

659

660.

<86

NDICE
66

Idomeneo , lampsaceno, amico d' Epicuro , 5go. Ierocle, retore, alabandese, frateHo d! Menecle, Ieronimo, rodio , filosofo, 655 , 5y8, 443 , 4?5. IBcrate, 38g. Inscrizione sopra un' idria in bronzo nel tempio d'Esculapio dei Panticapei, y4- Di due colonne degli Eretriesi nel tempio di Diana Amarintia , 448. Ione , poeta , 645 , 364 S nella favola satirica di Omfale , Ipparco, a , 5 , y , <4 s <5, <6 , ay, 55, 56, y a , y4 , y5 , y6 , y y , y 8 , yg ,
8 9 80 6 6

<.

o. y<,
8 8

a, 63,
8a

68, 69, 8 6

<,

, 83,

9 0

9 1

9 3

9 5

9 4

, <0

, <<3, <<5, <3<, <5a, <35,

33a. Bitinio, matematico, 566. Astronomo, <3<. Nelle sue memorie sopra la geograSa di Eratostene, y , <5, 36. Nel se condo libro ,
6 9

, yy. Nel terzo,

94.

Ippocrate , medico , 65y. Ipponace, efesio , poeta, 34o , 633 , 636, 64a. Isocrate, precettore di Eforo cumano, Leonida , rodio, stoico , 655. Leonteo, lampsaceno , amico d' Epicuro , 5go. Lesbocle, mitileneo, chiaro nell' et di Strabone , Licurgo , oratore , Lisiodi, 648. Magodi, 6 4 8 . Megarici, filosofi , 5g3. Megastene,
68 6 6 6

ta.

<y.

o<.

L isid e, autore dei versi cinedici, 648.

, y 6 , yy,

600, 686, 68

y,

68g

693,

y o a , yo3 ,

yo5 , yo6 , y o g , y<< , y<8 . Scrittore di nessuna fede delle CoM M&'cAe, yo. Meleagro , gadarese, yoy , y5g. Menandro , ag6 , 45a , 486, 63y , 638. Meuecle, retore, filosofo, d'Alabanda 655 , Menecrate^ elaite, 5ya, 5 5 o, nel CtrcH!o tfeff
6 66

<.

a < , discepolo di Senocrate filosofo, 55 <.

niseo , discepolo di Aristarco grammatico , 65o.

Menippo, da Gadara filosofo , y5 g, retore stratonicio, 6 6 0 .

DEGLI SCRITTORI zc.


dote di Giove larisseo , 64g. Metrodoro, 6 0 9 , 643, scepsio, 7 7 5 , 5o4* lampsaceno, amico d' Epicuro , 58g. M ilone, crotoniate , atleta, discepolo di Pitagora, 265. Mimnemo , , 643. Nei A a w n i, 653, 654Mirsilo , 6 0 , 6 1 0 . Mnasalce, sicionio, plateese, poeta, 4 ' 3 . Moco , sidonio, nato prima delia guerra troiana Mos, legislatore,
760, 757. 762.

<8 ?

Menodoro, traUiano, uotno dotto, venerabile e grave, Mcer-

fu egli sacerdote egizio ,

Neante , ciziceno , 45. Nearco , 6 , 77 , 5a 4 , 686, 689 , 69! , 695, 705 , 70G , 7:6 , 790, 731 , 725, 7 3 7 , 7 5 2 , 76 6, 76 7, di poca fde, 70. Neleo, figlio di Corisco, scepsio,
608

6 0 9 . Vedi

Apellicone teio.

Neoptolemo , pario, glossografo degno di menzione , 58g. Nestore , tarsese , stoico, 6 7 4 . a accademico, precettore di Marcello
675.

figlio

d' Ottavia

Augusta ,

Micia, co o , 658. Nicolao, damasceno ,


7 :6

719.

O m ero, dall*! al :o in ogni pagina, ! 3 , 16 , 17 , ! 8 , dal 2 0 al 5t in ogni pagina, 55 , dal 54 al 4 6 in ogni pagina, 48, 55, 58, 5 9 , 6 5 , 8 5 , !03, ! o 5 , !4& *5o, : 5 3 , 3 ! 3 , 32! , 224, 344 ! 2 7 6 , 3 9 5 , 3 9 6 , 3 9 8 , 2 9 9 , 5oo, 5 o !, 5 o 3 , 5o5, 5 i ! , 5 2 7 , 5 3 8 , 5 3 9 , 55o, 5 5 :, 5 5 3 , dal 556 al 54o, 54*, 545, 544, 545, 546, 348, 5 4 9 , 55o, 3 5 4 ,5 5 5 ,5 5 ? , 55g, 565, 564, 565, dal 36? al 3 7 3 , 5 7 5 , 5 7 6 , 5 7 7 , 585, 5 8 4 ,5 8 6 , 5 8 7 , 5 8 8 , 5 9 3 , 5g4 , 5 9 9 , 4o* ; 44 , 4o5 , 4 0 7 , dal 4*o al 4 '4 ! 4*7 s 4 2 0 , dal 4 2 5 al 4 3 7 , dal 4 3 9 al 4 5 4 , dal 456 al 45g, 44't 443, 4 4 5 , 4 4 6 , 449 ! dal 45: al 4 5 7 , 45g, 5 5 !, 554 , 5 6 5 , 5 7 3 , 5 7 3 , 5 7 4 , 5 8 1, 5 8 3 , dal 584 al 5 8 7 , 5go , 5g! , dal 5 9 5 al 6 0 2 , dal 6o4 al 6 0 7 , dal 6 : : al 6 ) 5 , 6 :g , 6 2 5 , 65o, 655, 6 4 8 , 6 5 : , 6 5 5 , 654, 6 6 t , 6 6 2 , 665, 667, 676, 6 7 9 , 6 8 0 , 6 8 t , 756 , 7 5 7 , 7 6 2 , 7 g o , 8 0 1 , 8 oa , 8 t 4 , 8 t5 , 854- Principe della geograSa, 7 7 , e quasi per tutto il primo libro, e qua e

i 88

INDICE

l altrove. Poeta per ecceUetua, at. Non temerariamente Rnse, come pens Eratostene, <8 , 2 2 4 . La prMa , al suo ospite CreoSio data in dono, 658. Edizione de'suoi poemi detta delta cassetta, 5g4- Vedi Aristarco, Cratete, Callistene, Apollodoro , Estiea , Zenodoto, ec. Onesicrito,
705

, ,
7'5

689

691

694

, 6g5 , ,
750;

696

698

699

7 0 !,

707

73

!,

726, 739

di poca M e ,
390

70, 698.

Oracolo, 53 , 536 ( V. L iv , p. !6 g ,
379

292

, Sibillini, ediz. di Parigi), , 4o4^ 449t


608,

, a6 a , a53, 3ao, 38o, 3 8 7 ,


763.

643 , 6 4 7 . O rfeo , 53o , 4 7 0 , 47' f 474 ^ Ortagora, 7 6 6 . Palefato, 55o, 55 1 , 55a. Panetio , rodio , stoico, 65o , 655,
676.

Parmenide , 9 4 , eleate , pitagoreo , a5a. Patrocle, che descrisse !a spedizione del Magno Alessandro nelle
68

In d ie, 5 o 8 , 5i8 , , 70.


70

689

7 0

,
8

76

7 7

, non indegno di fede,


27

Pindaro, t55 , '


4

173

, a4

268

! , 3at , 3 a8 , 4o4s ,
6 3 6

: ',

!3 , ',

4 8

t g , 4 3 :, oa.

469

, 485,

544

, 643 , 645 ,

655 ,

71

Pisandro, rodio , che scrisse l ' i&wc/ea , 655 , Pitagora, a63, Pitea
6 4 397

688.

, 638,

7 )6

.
1 15,

Pitagorei t 6 t , a5a, a63, 384, 488. ,


7

! ,

75

, to a , !o 4 , Massiliese, ! ! 4 , ag5,
47 7

t36,

t48 , t5 8 , t g o , aot , scrisse intomo la Tu/e 63, !o4Platone, )oa, a6 o, 3oa, 4 0 0 , 4 6 8 , 4 7 1 , 7 < 3 , 7 6 3 , 7 6 8 , nel , 2 g5 . Polemone Slosofo, 6:4a , i5 , periegete, 3g6. Scrisse quattro libri dei doni
34

<5

93

t, 656,

consecrati nell' A cropoli, 7 6 . Polibio , a , 4 , a o , a 3 , t83, tg o , a o a , a 8 5 , 3 !7 , 3 a a , 3 :3 , 5<5 ,


797 307,

9 6 2

97

, :o 4 , 'o 5 , to 6 , to 8 ,
0

!3 g , t45, '4 7 , '4 8 , t5 ! , ) 6

, t6 3 , [ 7

, t 7 t, ty a ,
26

173, 276

ao8 , a tt, a t 4 , a3 a , a4 a ,

: ,

3 a 3 , 33a, 335, 3 8 t, ,
798.

38g, 663,

465,

DEGLI SCRITTORI te.


Policleto,
509

<89

, 5 :o ,

738

, y4^-

Policrito, delie Co^e pern'ane, ^35.

Posidonio, a , 4 , 6 , t4 , ag , 4 * , 54? 55 , 58, g 5 , 9 7 , to 3 , to 4 , " 9 , *35, t38, t4 4 ?' 4 7 , '5 3 , i5 y , ! 6 a ,t6 3 , t6 5 , ]y o, 1 7 3 , 1 7 3 , i 8 a , :8 3 , : 8 8 , . 9 8 , at5 , 3 ] 8 , a 6 6 , 2 6 9 , 9 7 3 , 3 7 7 , ag3 , ag5, 3 9 6 , 3 9 7 , 3oo, 3og, 3t6 ,^3 7 3 , 6 t 4 , 465, 4ga, 5 i 5 , 7 4 3 , 7 5 0 , 7 5 5 , 7 5 7 , 7 6 4 , 7 7 9 , 7 8 4 , 7 9 0 , 8o5, 8 3 7 , 83o, 655. Nel suo libro /ntomo f Oceano, g4Potamone, mitileneo, chiaro nell'et d! Strabone, Prassifane, rodio, Rlosofo , 655. Protarco, bargillite, epicureo, precettore di Demetrio lacone, 658. SaSo
6 6

)7.

'7 ,

808.

Vedi pi sopra Calli e Carasso.


673.

Sardanapalo (epitaRo d i), Scepsio, vedi Demetrio.

Sciiace , 658. cariandese, 566 , 583. Seleuco - JPe% mar CrAreo , citato da Posidonio ! 7 4 , lonio,
6. 7 3 g.

Babi-

Senarco, seleucese, peripatetico, 6 7 0 . Senocle, 6 6 0 . adramitteno, retore, 6 :4 , gran propugnatore dello stile asiatica, ed espulso dall'assemblea dell'Asia come fautore di Mitridate, 6t4Senocrate (di) ateniese ! discepoli Menecrate ed Ecateo , 55o.

bitinio, filosofo, 566 ,


387

to.

Senofane, Rsico, colofonio, che mise i Siili in poema, 64a. Senofonte , , 4o5. Simmia , 364 , rodio, grammatico, 655.

Simo, coo , medico, 6 5 7 . x , o Simone, magnesio, poeta,


Simonide da Iulide di C eo, 4 8 7 , Sofocle, 3 7 1 , ag5 , 356 , 364, 3
470 7 7

648.

!!. 0 , 3 ga , 3 g g ,
470

433, 458,
37.

, 473,

6 0 8

, 638,
608,

675, 687.

Nel raMo <fRena, 643, nella , nel yrtMo&mo, Cne(a , 474-

prMa tft yroM ,

nella Po/^Mewa,

Solone , !oa , 3g4. Sosicrate, accuratissimo scrittore delle CoM Sostrato, niseo, ammatico, Rglio d'Aristodem o, 65o.

tg o

NDICE

Sotade, primo introdusse nei drammi i cinedi, 648.


Stesicoro, 4^ , )4 8 , 347 , 356. Stesimbroto, tasio, pi antico di Demetrio scepsio ,
472-

Strato , Ssico , 4 9 ; 5 o , 5a. Stratocle , rodio , filosofo , 655. Suida, gratiSca i Tessati nelle narrazioni favolose , 3ag. Tate te , cretese , cantor di nom i, naturali e matematici, 635. Teocrito, chio, sofista , 645. Teodette , tragico , 655. Teodorea, setta , cos detta da Teodoro retore, 6a5. Teodoro Crono, iassio , dialettico , 658. n , gadareno, retore , chiaro atl' et di Strabone , y5g. Teodosio, bitinio, suoi figli matematici, 566. Teofane , istorieo, 5a8, 53o, 555, mitileneo, 4g3. Chiaro all'et di Strabone, nia, 5o5. Teofrasto, eresio, filosofo , prima Tirtamo , 5g8,
478 6 480

, 48a.

, milesio, il primo che principi fra Greci gli studii

: 7 , segu l'esercito di Pompeo Magno in Alba ,


6

og ,

6 )8 . Nel suo discorso sopra

4o8. Vedi ^ etlico n e teio.

Teopom po, 43, a g g , 3 : 7 , 3a3, 3 7 3 , 3y5, 4^4 < 44o, 445, 54a , 5 4 7 , 5gt , 6 a g , chio, 645. Talora scrive cose in a credibili, a gg, 3<7 . cnidio, padre d' Artemidoro, grato a Cesare, 656.
6 ,8

Terpandro , lesbio , Timagene, : 8


8

.
370, 3 7

M. !,
600,

T im eo, tauromenite, 6 4 o, :8 3 , a6 o, m io , 6 4 o. Timostene, ag, g 4 , i4o, 4 ^' s

654- Detle

Pitecusse, a48. Perch riprendeva lo studio era detto Epiti- *


6

t8 ,

827.

Descrisse i A r t t , ga.

Tim oteo, patrio, fitosofo sinopese , 546. Tirannione , amiseno, grammatico, maestro di Strabone, 548,6 0 9 . Tirteo , poeta , a 7 g , 36a, 366. Tolom eo, figlio di L a g o , 3ot. Trasiatce, tasio, scrittore pi antico d'Aristotete, ag ,
790.

DEGL! SCRITTORI se.

tgi

Tucidide, 3 s 6 , 333 , 35g , 3 yo, 3 7 4 ,3 7 6 , 4^ 3 , 46 s , 600, 66r. Versi d'incerti, 36 ? , 4^5 , 4 ^ 9 , 463 , 48 7, 6 : 8 , 6 a 3 , 6 7 9 , 6 8 3 , 738. X anto, lido, 49 ) 5 o , 670, 681 , 5 7 3 , 576, 6o. Zenodoto, grammatico, emend i poemi d'O m ero, 4 *3 , 543 , 553 . Zenone nostro, filosofo, emend i versi d 'O m e ro , 4 * < sgg, citiese, ] 5 . Principe degli stoici, 6 ) 0 , 6 <4 , 6 8 a , 757, 784. Vedi in Apollonio sidonio. w , laodicese, 660, retore, 578. , eleate, pitagorico, a 5 a. Zoilo , reto re, biasim Omero come scrittor di favole nell' En comio dei T enedj, 37!.

ILLUSTRAZIONI
SOPRA LE DIVERSE ROSE DE'VENTI
D E G LI ANTICH I
L A V O R O D ! P. F. L G O S S E L H N
CON ALTRO BRANO
CAVATO DALLA F M F A Z M N B AL TRAtT N D 'H tP F O C tA T B DES A ! M , ETC.

DI A. CORAY.

LLUSTRAZIONI
SOPRA L E VARIE ROSE DE' VEN TI
D EG LI ANTICH I

6ae di bene intendere quello che dissero gli antichi sulla direzione de' venti, d'uopo rammentarsi aver eglino per lo meno sei volte cambiato i compassi delle loro R ose, ora accrescendo il numero de'nomi in esse contenuti, ora stabilendone la divisione sopra differenti principii. Tali successivi cangiamenti nelle denominazioni adot tate per esprimere i diversi punti dell'orizzonte, hanno iatto cadere in molti errori gli antichi, e pi di essi i moderni, allorch trascurarono di conoscere con cer tezza 1 ' epoca e la Rosa de'venti a cui rapportare do vevano le indicazioni per loro riscontrate. dunque cosa utile 1' esporre con maggiore esattezza di quanto si pratic sino ad ora il compasso delle diverse Rose antiche pareggiandole con quella de' tempi nostri. Io le ho unite tutte nella Tavola di seguito a queste illustra zioni ; ed il Prospetto aggiuntovi ne dar la spiegazione, ed i punti dell'orizzonte corrispondenti al mezzo d'ogni

A.

<96

ILLUSTRAZIONI

vento. Suppongo questo circolo divso in 36o gradi, e che la sua circonferenza da Tramontana passi ad Orien te , Mezzogiorno e Ponente. Ci che sar per dire giustScher gli scompartimenti delle Rose, e del Prospetto. pena. Gli antichi Greci divdevano il circolo dell' orizzonte in sole due parti, e non conoscevano che due venti (]): i BORES comprendevano tutti i SETTEN TRION ALI per lo spazio di ! 80 grad, o proprii del semcrcolo terminato d a ll'o c c id e n te e dall' o rie n te eq u in o zia le ; e col nome di N O TO S indicavansi tutti i MERI DIONALI spiranti lunghesso l ' altra met dell' oriz zonte.

I Greci distnguendo in appresso i venti che soffia vano da! quattro punti cardinali, divisero l'orizzonte in altrettante parti d 90 gradi ciascheduna, nomando di TRAM ONTANA; B O R E A S ......................i venti LE V A N TE ; EUROS o APELIO TES . O STR O ; NOTOS ........................... PONENTE. ZEPHYROS . . . . . *
(t) Trasiatce presso Strab., !ib. t , pag.
39.

SOPRA LE VARIE ROSE DEI VENTI.

7?o*a tR offo wnN

Omero.

Pi di dieci secoli avanti 1 ' era cristiana agii ante detti eransi aggiunti quattro venti secondar) ; collocandoli tra ciascuno di essi, e dando loro nomi composti di quelU degli antichi venti cui erano dappresso. Tra i BOREAS e gii UROS adunque stettero i Boreas-E uros. Tra i N O TO S e gii EUROS, detti similmente APELIOTES^ i N o to s-A p e lio te s. Tra i ZEPHYROS o, con altro nome, gli ARGESTES ed i N O TO S , gli A rgestes-N o to s. Tra i ZEPHYROS e BOREAS, i Z e p h y ro s-B o re as. Omero si pretvale di questa Rosa ne'suoi poemi, ed appella le quattro parti dell' orizzonte , ! cui mezzi corrispondono ai quattro punti cardinali, B O R E A S, E U R O S ,N O T O S , ZEPHYROS (i). Nomina eziandio due de'venti secondarj ( 3 ) , l ' A rg e stes-N o to s, che Posidonio vuol essere della Rosa de' Greci di Alessandria (3) , ed il V io le n t o - Z e fir o , o il Z e firo verso Tramontana, Zephyros-Boreas,riportato da Posidonio all' A rg estcs dell'antedetta Rosa, o sia al

.Ponente e;f!PO.
Questo brano di Posidonio ha indotto il Casaubo no (4) a credere che primo Omero collocasse quattro
(<) Odyss. Hb. v , v(3) Presso Strab., lib. (4) Note in Strab, lib. n.
395, 396.

( 3 ) Hiad. Hb. x: , v. 3o5, 3o6 ; lib. x x i, v. 334-

,g 8

LLUSTRAZONI

venti secondar) accanto gli orten ta/f e J Tale costumanza per segna un'epoca po steriore al secolo del P o eta, ed il Casaubono, quanto sembra, non si accorse, che le parole d Posidonio, prese nel pretto senso da lui ricevuto, metterebbero in campo una specie di contraddizione. Imperciocch, sic come tutte le parti corrispondenti dell'orizzonte furono mai sempre divise per gli antichi ad una misura, se il Z ep h y ro s-B o reas d'Om ero dovesse ridursi all'A rgestes della Rosa d'Alessandria, ne verrebbe eziandio che il suo A rg estes-N o to s rappresenterebbe il L ib s della Rosa stessa, o sia il .Ponente yerfnwo, e non il Z eucof-. 2 Vbto^ conforme diceva Posidonio. Per evitare adunque tale apparente contraddizione d'uopo dis porre i venti secondar) altrimenti di quello ha fatto il Casaubono, ritenendo il loro mezzo sotto il quadragesimoquinto grado dell' equatore , e la loro estensione eguale all'ottava parte dell'orizzonte; ed allora nella Rosa di Posidonio il Z ep h y ro s-B o reas comprender la maggior parte d e ll'A r g e s te s , e l ' A rg estes-N o to s quella del ZetMMM-JVb&M. Apparisce inoltre che questa disposizione aveva per base la precedente Rosa, dove i quattro venti cardinali dividevansi tra loro l'orizzonte. In quella di cui par liam o, i ZEPH YRO S, i B O R E A S, gli EU R O S, ed i N OTOS , sebbene divisi in parti secondarie, non la sciavano di conservare gli stessi nomi nell' intervallo de' novanta gradi, poich i Borea occidentali, erano de' B o re a s-Z e p h y ro s sino al quadragesimoquinto grado dell' equatore, non meno che i Zefiri verso tramontana,

SOPRA LE V A R M ROSE DE! YEMTL

<99

fossersi d e'Z e p h y ro s-B o rea s simo ad una eguale ele vazione. Quest' avvertimento vale a spiegare un passo di Omero censurato male a proposito da Eratostene, e mal difeso da Strabone (t). U Poeta parlando delle spiagge di Troia dice che Ze/!ro e Forca w joj0?aoo TTrac/a (a). A giustiScame 1 ' espressione basta rammentarsi che all' epoca d' Omero non esisteva ancora il nome di Macedonia, e davasi quello di Tracia a tutto il suolo compreso tra la Propontide e l'ingresso del golfo Adria tico. In allora dunque non si allontanando tutte le parti meridionali di quella vasta regione dal parallelo della Troade, i venti, nessuno escluso , occidentali, sino al quadragesimoquinto grado verso Tramontana, erano al trettanti Zefiri, i quali traversavano necessariamente la Tracia occidentale per aggiugnere Troia ; quelli in vece che da Tramontana piegavano verso Ponente sino al quadragesimoquinto grado, erano dei Borea, e non toccavano la T roade, senza prima valicare la Tra cia orientale. Il perch Borea e Z eS ro, sofEando in sieme sull' Ellesponto, potevano entrambi provenire dalla Tracia. C o s, a mio credere, d'uopo interpretare Omero. Egli nel visitare la Troade, vi colse su la posizione delle regioni limitrofe alcune notizie di cui mancava Strabone per non esservi stato. Questo Geografo adunque sup pose, volendo spiegare Omero, le parti occidentali della Tracia pi meridionali di quello in realt sieno. {:)Hb. !. (a) Hiad. M b. tx , v. 4 * 6.

uoo

ILLUSTRAZIONI

Eratostene poi fu indtto a censurare il Poeta dal1' aver confrontato le espressioni di lui co' nomi della Rosa di dodici venti, che dall'epoca di Filadelfb, come si vedr, adoperavasi in Alessandria. In essa lo spazio occupato dagli APA R C TIA S, succeduti ai Brea d 'O m er, dai Zefiri molto pi ristretto di quello fosse da prima ; ed anzich essere questi venti in contatto tra loro , disgiungonsi per un intervallo di 60 gradi occu pato dagli A rg e ste s e dai T h ra scias. Ano 0M0 , ^econJo

Cinque in sei secoli prima dell' era cristiana stabilironsi i venti presso degli O rtenft e J O cciJew t! ^oZe la maggior parte dei nomi soggiacque a cam biamenti o a nuove disposizioni. L a TRAM ONTANA fu detta APARCTIAS L 'O r/ew fe ejtw 'o . . . C a e cia s L'O R IE N T E equinoziale . A PELIO TES L 'O rd en te pern/oo. . . E u ro s L 'O S T R O ........................... NOTOS L 'O cc:< % enteyern:no. . L ib s L 'O C C ID E N T E equinoz. . ZEPHYROS L 'O ccttfaH feestM 'o . A rgestes Nel determinare il mezzo di questi nuovi venti di second' ordine fu mestieri dare alla Rosa disuguali divi sioni, analoghe alla differenza delle estensioni ortive ed occidentali di ogni grado del meridiano , cosicch pr-

SOPRA LE VARIE ROSE DE! VENTI.

set

cedendo verso mezzogiorno scemava d! mano in man i' estensione de' venti di Levante e Ponente. ed aggrandivasi quella de'vnti di Tramontana ed Ostro. Tutto il contiamo poi avveniva prendendo la parte di set tentrione. Yitruvio (i) parla d'una Torre ottagona costruita in Atene da Andronico Cirreste , ognuno de' cui lati por tava il nome del suo corrispondente vento. Questo edi lzio esiste ancora ed descritto da Spon (3), Wheler (3) , Pockocke, e principalmente da le Roy (< % )e Stuart (5). La sua forma credono i pi riferibile al siste ma de' venti del quale ragiono; ma il suo regolare ot tagono indica evidentemente non potervi appartenere, imperciocch in allora i venti collaterali sarebhonvi espressi in modo imperfttissimo. La maggiore latitudine di fatto che gli antichi des sero ad Atene di 3 y : 5 *(6): e facendo eglino la decli nazione dell'eclittica di a 3 5 1' 20" (y) dovevano conchiuderne 1' amplitudine ortiva , il giorno del solsti zio in A tene, di 3 o 3a* !o". In allora 1 ' ottagono di Cnpesto, se fosse stato delineato pel sistema de' Gre c i , avrebbe necessariamente avuto i lati della Tramon tana e dell'Ostro da due volte e mezzo pi lunghi
(t ) De Architect. Hb. !. () Viaggio, tom. n. (3) Viaggio, tom. vt. (4) Ruines des plus beaux monumens de la Grbce, I. P., x!V.

(5)

The Antiquit!cs of Athens.,

c. 3.

( ) Ptolem. Geogr., !ib. tu , cap. i5. (7 ) Ptolem. Almagest., Hb. t, cap. a.

aoa

ILLU STRA ZIO N I

degli altri sei. Dalla forma dunque regolare di questo monumento d 'uopo conchiudere che non pu& essere dell'antichit supposta da alcuni autor!, e che deve in vece ritenersi opera del secolo precedente 1' era cri stiana , dopo sommessa la Grecia ai Romani, e dopo abbandonata la divisione de'venti giusta le amplitndini.

c e n tt, jec o n Jo 77m ojfene.

Verso il tempo di Alessandro quattro nuovi venti fu rono aggiunti alla Rosa, dividendo in tre parti ognuno dei due grandi spazj degli APARCTIAS e dei N O TO S, come erano stati pur divisi precedentemente i ZEPHYROS e gli EUROS ; e cos il loro numero fu portato a dodici. Questa Rosa, in cui prosegu l'uso degli O r:en t: ed fu adottata generalmente per molti secoli dai navigatori greci e romani. Ma siccome le coste del Mediterraneo da loro corse potevano dare una differenza ben anche di quindici gradi nella latitudine, si pass concordemente, onde evitare la confusione che presenterebbe il confronto e l ' uso delle Rose proprie di ciascuna nazione, a stabilirle tutte sopra un paral lelo medio ; e forti motivi inducommi a credere essersi allora preferito quello del trigesimosesto grado. Si pu con verosimiglianza supporre la precedente Rosa delineata a un dipresso per la medesima latitudi ne, avvegnach io non ne abbia alcuna positiva prova ; riguardo per a questa, la cosa sembrami evidentemente

S O PR A LE V A R IE RO SE D E ! V E N T I.

io3

dichiarata per un passo di Agatemero (<), dove e' narra che Timostene, comandante delie Botte di Tolemeo Filadelfo, indicando sopra la Rosa de' venti !a posi zione di alcune regioni della terra, collocava le Colonne d' rco le, o sialo Stretto di Gibilterra, ritto a ponente. Tale indicazione inoltre basta a rendere manifesto l'er rore di Tennulio (a), il quale credeva la Rosa de'Greci alessandrini delineata per la latitudine di quella citt, tutto che si sapesse di gi e da molto tempo esser ella assai pi meridionale che non lo stretto delle Colonne. La Rosa dunque non poteva conghietturarsi fatta se non se pel trigesimosesto grado di latitudine, il quale ad un tempo il parallelo dello Stretto e di Rodi. Gli astro nomi ed i geograS d'altronde distinsero siffattamente questo parallelo, che prima della fondazione della scuola d' Alessandria vi riferivano la maggior parte delle loro osservazioni ; e Dicearco (3) lo aveva indicato come il of/q/ramma dividente dall' una all' altra estremit il Me diterraneo dall' Asia. Per cinque secoli eziandio servi di base, co! meridiano di Rodi, alla costruzione di tutte !e Carte, di che rendono testimonianza Strabone, To!em eo, ed altri autori. Non dunque da farsi le mara viglie che i navigatori abbiano stabilito all'intersecamento delle due linee, il centro delle Rose per loro adoperate. Questa disposizione offeriva ancora altro pi reale vantaggio, che indarno sarebbesi atteso da qualsivoglia
(t) Compendiar. Geograph. exposit-, lib. t, eap. a. Inter Geograph. minor. Graec. tom. tt. (a) Notae in Agathem., p. 5 , n.
6

(3) Apud Agdthem. lib. t , eap. ! ; - supra, pag. x tm , m Y .

304

ILLUSTRAZIONI

differente combinazione. Nei tempi di cui ragiono, le amplitudini ortive ed occidentali al trentesimosesto gra do di latitudine erano nel giorno del solstizio estivo di 29 59' 4"? o di gradi trenta in numero tondo; potevasi dunque cos dividere il circolo dell' orizzonte in dodici parti eguali, ciascuna di trenta gradi, ed age volare di gran lunga la costruzione delle Rose. I nomi dati a questi dodici venti dai Greci, e di poi dai Romani sono (1) : APARCTIAS . . . TRAMONTANA F o r e a s ................. C a e c i a s ..............C a e c ia s ................Ordente e st^ o APELIO TES . . . ORIENTE equin. E u ro s................... V u ltu r n u s . . . . O rien te vernino Furo^-noto^. .0 .PAoentcMM. N O T O S .............._____________ OSTRO Z eticoF -n otof..o Z:&o-notMy. L ib s........... .. A fr ic u s .............. O c c ^ e n te pero. ZEPHYROS. . . . . OCCIDEN TE eq. A rg e ste s..............C o r n s .................. O ccid en te e y fiw . . . . C{'rc:M^. E qui cade in acconcio di osservare che moltiplicatosi il numero de' venti si prosegu tuttavia a ritenere di tali aggiunte come semplici suddivisioni de' quattro prin cipali venti dell'antica Rosa, de'quali ognuno estende( i ) Aristot. De , tom, t , pag.
16 606

- Timosten. apud.
!3

Agathem., lib. t , cap. a, p. 5 ; lib. u, cap. Seaec., iVatMr. ywgM(., lib. v, cap.

; pag. 5a, 5 5 , cap. 46.

- Plin., Hb.

SOPRA LE VARIE ROSE DE VENTI.

a.5

vasi per novanta gradi su 1' orizzonte ; computavansi adunque sempre T ra' venti di TRAM ONTANA il , l'APARCTIAS o Polare, ed il Z?oreaj ; T ra' venti d'O R IE N T E il C a e c ia s , l'A P E LIO TE S e l 'E u r o s ; Tra'venti d'O ST R O l'FHro^-Mo:o^, il N O TO S ed ilZeM coy-w oto^; Tra' venti d'O C C ID E N T E il L i b s , il ZEPHYROS, e l 'A r g e s t e s ( ') . R oja ^ yent:, gfu^fa

Sotto il regno di Augusto i Romani giunti colle loro conquiste nella Germania sino all' E lb a, al gr. 5% di latitudine, e nell' Egitto sino al tropico, sentirono la sconvenevolezza delle Rose partite secondo gli orienti e gli occidenti solstiziali ; imperciocch negl' intervalli di esse regioni per lo variare delle amplitudini di % 3 3o ' , i venti orientali d occidentali andavano, con la loro soverchia dilatazione, a confondersi co'settentrio nali e meridionali. Ripararono dunque al disordine col1 ' abbandonare un metodo appena adatto al Mediterra neo , e posti in un perfetto non cale gli orienti e gli oc cidenti solstiziali divisero la loro Rosa in ventiquattro parti cogl'intervalli tra esse di quindici gradi, e nomaronle (a). (') Aristot., De t. !, pag. 606. (a) Vitruy., De .^rcMect., H b. : , cap. 6, pag. 4 ' - 44'

ioH

ILLUSTRAZIONI

& E P r E y r / M O . TRAMONTANA. OSTRO. -<%/tanm. Ga//*ctM. ZiiAo-wotMj. <$Mparnoj. LIBECCIO. A q u ilo . GRECO. A fricu s. JPoreai. C a r ia i . LEVA N TE. PONENTE. Or?t!t Atae. ^ e ^ ta e . Caecta^. Circt'u^. E urus. SCIROCCO. C aurus. MAESTRO. CorMF. y A r a ^ c :a j. ^uro-wotMy. questa l ' ultima Rosa lasciataci dagli antichi. Ho poi aggiunto ai disegni di esse tutte pur quello della Rosa di cui ora ci valiamo, compartita in trenta due parti eguali, onde poterle confrontare tra loro ; ed ac ciocch avessersi agevolmente i punti dell' orizzonte corrispondenti al mezzo di ciaschedun vento antico e moderno, ho digradato la circonferenza del circolo mag giore. Tutte queste indicazioni inoltre sono con vie pi accuratezza spiegate nel Prospetto a termine del presente lavoro, nella credenza di non poter evitare esponendole altrimenti la confusione e gli errori sino ad ora commessi. Vedremo cos, che dopo il secolo di Omero alcuni de' greci venti di secondo e terz' ordine non corrispon devano esattamente alle moderne divisioni ; Che presso i Latini i soli venti cardinali, ed i quattro di second' ordine concordavano con quelli della nostra Rosa ;

SO PRA L k V A R !E R O SE DM! V E N T !.

aoy

Che i veuti d secondo e terz' ordine della Rosa di Timostene non hanno che fare con quelli di egual no me nella Rosa di Vitruvio. Che i nomi dati ad alcuni venti passarono ad altri lontanissimi talora dai punti in prima loro assegnati. EUROS per cosiffatte vicende, !a cui met annoveravasi da Omero (!) tra' venti di Tramontana o sia tra' vnti rinchiusi ne! semicircolo settentrionale dell' oriz zonte, co'secoli posteriori fu di tutto punto confinato tra quelli di Ostro. L 'A r g e s te s pur esso collocato da! Poeta tra'venti meridionali, ebbe di poi ricetto tra' soffiatori per Tra montana , e dovette quindi a' Romani il suo riscatto. N per altre ragioni il mezzo del BOREAS indicando al secolo d'Omero la Tramontana , ai tempi di Timo stene torceva per trenta gradi al Levante, e per ses santa , vivente Augusto ; Ed il mezzo del Caecias^ sempre collocato da'Greci alla distanza di sessanta gradi dal polo settentrionale , con doppio intervallo segnavasi presso i Romani; di ma niera che dall' O rie n te e*t:yo era passato a quello yerfHno, come appunto l ' A rg e stes d' Omero dall'OcCM % ente vernino vedevasi a quello ejtico. Di tali esempi e di molti altri, che potr facilmente aggiugnere il lettore esaminando il Prospetto, bastano a far conoscere quanto sia necessario , nel consultare gli antichi , il saper distinguere la Rosa, a cui riferir si debbano i venti per loro indicati.
(t) Strab., H b . i , pag.

ILLUSTRAZIONI

z v ^ z c ^ jv v

zoc^ zv

Avvegnach le precedenti denominazioni fossero in generale accolte dai navigatori, andavan tuttavia sog-! gette a cangiamenti presso le popolazioni di alcuni porti e di alcune regioni, dove soleansi indicare i lor venti principali co'nom i o soprannomi delle citt, de' laoghi, de' Rumi e delle montagne da cui sembravano prove nienti. Mi son guardato dal sopraccaricare di tutti que sti sinnimi la ma Rosa ed il mio Prospetto, conten tandomi di riportare i soli primi tra essi dietro le tracce di Aristotile, di Strabone di Plinio, che paragonanli alla Rosa di ddici vnti, e di aggiugnervi alcune mie osservazioni. H BOREAS nomavasi , a Maf/o in Cilicia, ritenendolo proveniente dai monti jPagntc*; a Ct*np nella Caria ed in pi altri luoghi. Agatemero per lo colloca dall'opposta parte deb pol, ed insieme ai VAriancMM; CaMUMM , a sofBando dalla citt di Canno, te st mentovata; G w e a j, a O/Ata, nella PamfMia, a motivo dell'iso letta Gann avente la medesima direzione. H C a e c ia s veniva pur detto Zfie//M /?on%M M dai popoli della Grecia, sembrando giugnervi dall' Ellesponto ;

SO PRA L E V A R IE R O S E D E ! V E N T !.

309

, neH'isoladi Ze*&o, poich attraversava, ptr va^ il territorio di JeAe in Misia ; ^EcatMMa^ . . . . Hawi qui laguna neltesto di Ari stotele. Tklu& i,que' soprattutto di Z^rnat/a nella PamSlia, confondevano R C a c c ia s co! Z?orra*, riferendolo, come sembra, alla Rosa d' Omero , nella qua!e i! B b ceas-E u roa suppliva il C a ecias. !L' APRTJK1TKS portava nomi di a Tripoli di Fenicia, nel golfo d' Isao, sotBando dlie gole co nosciute sotto il noce di Porte &r/e; ^^tel golf di Tripoli, dove giugneva da un horgp detto AAtrio. - Abbiamo test veduto che l ' APELOTE&nom avasi A ta m e a j a 71rfpo/t di Fenicia; non havvi quindi verisimigKamza che un so luogo appellasse con due digerenti nomi il me desimo vento; forza dunque supporlo cos chia mato in qualche a}tra Tripoli, senza ch'io sappia discernere quale delle tante di questo nome. J%a/4 ppont&M, a AiacofMeso, a Z<so, in Crta, nella Eubea, specialmente al promontorio ^o/areo; a Citene nelP AtHga, e massima nel porto d'^poF/onia. A nessuno de'pretati luoghi l'A P E L !O T E S , 0 il vento dell' Oriente equinoziale, potea gtugnere dall' EMesponto. SofBando da quivi sarebbe stato un venta di Ponente perProcoMneiO, di Trannontana per y*eo, di Greco, o in quel tomo, per 1 -Eubea, Creta e

ILLUSTRAZIONI

Cirene. Mi cade per tanto in pensiero che il nome .Se/FegpoMfMMj di gi allogato tra quelli del Caecias, abbia qui a tenersi errore di copista, scambiato non saprei con quale altra voce; Zferecynf&MM, a Sinope, derivandovi dal monte p r e cinto in Frigia. V'ha pur qaivi menda: Sinope, citt la pi orientale e settentriona^ di tutta la Frigia, non poteva considerare il J&erefywtA&M se non che un Libeccio. &MaportAfHMM, in Sicilia. nopo qui intendere i soK dintorni di Messene. Il CataportAmMM, o vento dello stretto, addiverrebbe quasi un vento di Tra montana per le coste orientali della Sicilia. T*htni appellavano l'A P E L IO T E S eziandio C ae cia s e jTAeiamM. Imperciocch Io rapportavano alla Rosa di quattro venti, dove PEU RO S,!detto siwiaMnte A P E LIO TE S, estende vasi par [novanta gradi deH'orizzonte, e racchiudeva il Caecias delle posteriori Rose. euro avea home ad Egea nella Cilicia, tofEando dqgli scagli vicini a Roso in Siria; &V&4M, a Cirene i* Africa, sembrando quivi giugnere da un luogo nomate in Fenicia, ed ecco appunto il motivo che altri indissero jPAoenMMAt. - Le parti meridionali della Fenicia essendo alla stessa latitudine di Cirene ^ non po teva in cnto alcuno dalla Fenicia arrivarvi vento pi meridionale de! pieno Levante. I! perch il C<?r-

SO PRA L E V A R !E ROSE D E ! V E N T !.

a ,!

Ab? dtMUireei dn dovea^ toomprenHerd n^M'Eu ro s deiia Rosadi'ddAitvetMiytda amicamente in quello deia Rosa d quattro venti, o neil'Euros diCAm i/Ts^e oss^rwtbionp <giusd6cata da Vitruvio, ii quale, b#n lunge^&l Allocare il Car^a* pi a meriggia dell'Oriente equinoziale, lo pone ^etr iof eo#h?amo'i<PtMrp!oataa dT<esgO punto. L'anidel frammento! taMnpbuito ad' Aiisttele, c!idde m< ert'o^^'wnfoadendo ^l^Ctw^a^ col jPAoen/cFay: impe)*ciccth''s^bban^Antfambi provenis sero idaMa Fenjcia^ BtOvvano pe^Ada diRwentissimi punti; essendo il primon Greco-Levante riguardo a Cirene; ed il secondo uno Scirocco, ed un OstroScirocco pe'Greci iAeilbAsia minore^ di Cipro ec. Molti eran del credere che T E uro facesse partp delr APELIO TES. Questa opinione tuttavia poteva unicamente aggirarsi tra coloro che mal distinguenanonla Rcsa die quattro venti dalie posteciori di otto^ e^dCd<k^HK L'FHro^wotoj nomavasi dagli uni, E u ro s daaitei. &i '0!3eDvd heUa Rosa di Yitcuvio che ia met deli'Euros e de!l'.EM<mnnofM3 rispondeva alH]E^^o^ohoj)td<Ha R oti' di dodici venti. Al &<^!b'ttoto*davasi parimentela dehoTMBazioneJdiZiAo-'^Aoenij? in quelle regioni appo eqi' sinMwtH proveniente dalle coste dell'Africa ^ominesa^G<Hlain, o alle altre citt, sino alio

3)9

ILLUSTRAZIONI ^brett&, dai irenici ^bndabe^ Di tali colnie cluamavan ti gMMBahnaH^B JJb ife n itiie .

1! L i b s era coti d^tte perch deriva^tedoi!a Ltbia^ Afri


ca presso* ' I*a(ini. IiZEPHYJROS pcesso alcun tpop oli. indiea^asidonJ^i voce G/H#MaP, ch' gaan todice^ 'a^ & s (appertato-i di cce)]! ) caoduCendo iyi i vo laci di pass- Be' Ro mani le OrKthag erah-venti orientali;

inoltre era detto ae per esso tornavano Acomparir le rondini.


L ' A rye $t s prendeva i homi di nella Grecia occidentale, soffiandovi daHa apigi?;.; a Taranto; tSeyVaeMm, a Dw/Zeo in Frigiat^ J%ardwg'!(ej^ in qHe'luoghi, j^ovb senJsra^auuscire di una valle con tal nome nel mbt&P&g*Q.L.;J s

I!.yA ra ^ c ta y era dettar


&;ytnof!(lM in molte'padtidclla^ tracia*., ^rgihgneva dal Sume Ar/wawc'; <Sc/roM , in Atene e idm lla Me^aride/dhigendchriii dal le rupi Scironiche giacenti nell'istmo di Corinto; C:/cay, o meglio Cw*e!M, nelle sparti d'Italia e^Ji Si cilia , in cui tenevasi art^vac htraweraaada ^ pro montorio Circeo del L a z i o B u i , Id fG^nipania it 4J/rc!m era pressoch il)'Mtat*stt^iPcHentB^^ cos

SOPRA LE VARIE ROSE DEI VENTI.

s t3

trovasi indicato n d l a Rosa di Vitruvio. ' P e r la Siriia corrispondeva ad un M aestro -T ram o ntan a, presso V itruvio ^ , nell' E u bea ed a Ze^&o , venendovi dal m onte O lim po delia Tessaglia. A gatem ero pone tra gli A rgesti, e con miglior senno p er ra p p o rto a L esb o ; Alcuni autori il dissero parim ente C a e c i a s , nom e spettan te presso i G reci all' O riente e s tiv o , ed a quello vernino secondo la Rosa di Ventiquattro venti in us presso i Latiini. I G reci esprim evano coti la generale [denom inazione di E tesie tu tti i venti d u n a qualche d u ra ta ed annua li, com presi nel sem icircolo se tte n trio n a le d ell'oriz zonte. Presso i Rom ani il p u n to m dio delle Etesie ponevsi quindici gradi al di sopra dell' O C C I DENTE.

Le Or*W&ibe pt- alecm.' ragioni e^bot^evansii gvan tnendionaedeOf c M ^ O n te ^ s ^ con^<(y 8 puhto di l^r venuta inprioiaTbMf &lnotn par* cLegH ucceHi di pas^QJ ! tRoma*M i<iciHqcva*a il toro mzb pw: cfumdieY grad( al n^eHggie ActrO R lE N T E

GQSSELLIN

DEI VENTI
SECONDO LA ROSA D EG L! ANTICHI (.1,

P e r {spandere maggior luce suBidiIueaan<^eWenti non sarebbe inutiie forse riferirne il numero, i nomi che otin<Ser^appd^g!rntkM^te qualit rispettive, etd ezian&d diS^enti. epdtbe' deH' anno heHe squati itasi) spiravano soaiL&ite in Greci&*^est cognizioni senAranii vie pi importanti, dacch regnattna confusioni grandissima RhgH scrittori, confnisione he debbesi attribuire ai mu tamenti varj ai quali soggiacque la dottrina) dei venti. Omero non parln che di quattro venti pawMAsi& th'eg!t ehiamd (Boreoi) tCt; Nan# OuMt (a), A qnesti-quattro si aggiunsero in progresso altri quattro, che sono il jSnen/ar -(,Caec!^ )' ^ (Zuru^) ; che non era pi quello d'Omero, al qua!)e gi id&yasi il no me (^pe//ofe^ ) (3) ; il A/^ e d'A'^f^oy ^Vor^-oMe^t, al quale di pi si diedero i nomi d^'OAv^/gy o (-Sctrow) (^). Questi sono i venti che trovansi in Aristotele (5), in Agatemero (6) e sulla Torre dei venti an cora su$sistente in Atene, di cui favella Vitruvio (7). non

SO PR A LE V A R IE R O SE D EI V E N T I.

3,5

che parecchi m oderni viaggiatori (8). Plinio (g ), G ale n o (t) d A uloG elh o (: t) no n differiscono d a A ristotele ne! num ero degli o tto venti, sennonch i iVor<^ h a n n o conservarto soltanto il nom e d ' -< 4 fparctMM e T altro di .Borea.! che Aristotele p u r gli d , da essi attribuito al vento e h ' ei chiam a ( CaecMM ) cio all' ^<ym7o dei Rom ani ed al nostro N ondim anco A ristotele aggiunse (t 2) a questa Rosa tre altri v e n ti, che sono il , posto fra il JVbra! e il A o rJ -e ^ ^ , il PAoemla?, posto fra il &M%ed il <Su^ ; e il Of<z<r*<a:, TArmcMM, posto ir a il j?Vbrt?-OHeit, e il A o r^ . I n un altro scritto attribuito ad A ristotele (1 3 ) , i l J ^ y e ^ s 'a p p e lla JPorea^; il PAoeZMro?:o^o ^ e il com passo si com pie d a u n duodecim o v e n to , c h ei chiam a o o ZtAopAoeHr, e lo p o u e fra il <SuJ e il Q u esti dodici venti sono ancora ram m en tati in u n ' a ltra o pera dello stesso autore ( '4 ) ? in cui il copi sta h a ommesso il , ed h a dato verisimilmente p e r distrazione il nom e d ' Of&aMTty OrtAoHO^M, al vento che negli altri compassi p o rta il nom e d ' Z uronoR n o ,PAoert!.r. V edesi parim enti chiam ato ZeMcowoKM (com e se alcun dicesse quello che nella Rosa dei dodici venti appellatasi Z/^onotH^ ; n questa variante u n e rro re , poich ella ugualm ente altrove rinviensi qual sinonimica denom inazione. A gatem ero ci d ezian dio , oltre la lista degli otto venti, due altri c o m p a ssi, ciascuno di dodici r o m b i, e di cui il prim a preso da T im ostene ammiraglio di T olom eo ( t 5 ). E 1' uno e !' altro sono presso a poco conformi a quelli d ' A listo-

0.6

LLUSRRA%!0 M!

tele;-di Minio (<6), e inoltrer, q u e lli^ S tn w a ^ t^ ), tranne ohe Pliuio chiama ^* 7" { , , il ^f^^w ^ PAMniiHay, della prima Usta d' Aristotele , invece che Seneca gli conservali n o me d ' Aironotas , oi^e trovasi nelle altre Uste, Questa duplice opntt&ito triplice manieri di Con tare id e a ti doveva necessariamente indurre coufusioae neHe loro denominazioni, perciocch quelli:che partano del numero dei dodici^ hanno spesso adoperato noH' i quali non convengono che alla Rosa degli otth vanti, # reciprocamente. Plinio, per e se m p i, nell'esposizione di quest'ultima Rosa avendo chiamato Forcai o ^^w A? il d'Aristotele, d in seguito, nella RosA dei do dici, gli stessi nmi a ci che Aristotele appellava e pretende che questo nome appartenga a un decimot ter%o vento che taluni collocavano Ara il Forcai e ii Egli d altresil nome di aM^jEuroKoM d'Aristotele , d'Agatemew) e di Seneca ; e nondimno poco appresso caparla dell'^uroTMtm come d'un decimoquarto vento che alcuni ponevano fra P R iru i ed il Aoh*y. Per ppiaaare quanta mai possibile queste difScoit^ che hann gi esercitato la pazienza di Salmasio, io ho in una tavola separata ordinato le liste degli otto, e di dodici venti, seguendo i diversi scrittori greci e roma ni ( : 8), come eziandio fa lista dei trentadue venti del com passo disi moderni, in guisa che puossi ad un'occhiata vedere il aumefo ed il nome di quanti fra i venti di questi ultimi corrispondono ad uno o pi venti antichi, secondo pi piaccia valersi della lista degli otto o di quella !dei

"SOPRA LE VARIE ROSE DEI VENTL

at?

dodici. Seguendo lo stesso ordine io ora rifewr le di verse qualit sensibili dei venti, quali Aristotele e Teofrasto avevanle osservate in Grecia, come altres le epo che o le stagioni deli' anno nelle quali pi comune mente sofBavano........... L'-^pafctMM o Forea^ era secondo Aristotele (tQ) il vento pi forte, pi frequente, pi secco e pi sere no , quantunque tal volta lampi producesse, e menasse grandine. Egli osserva d'altronde che questo vento spi rava forte nel suo principio, e soltanto afEevolivasi a misura che approssimavasi alla sua Ene (20); che qualche volta a simiglianza del suo collaterale TM M ej adduceva la neve, ma ch'era piovoso nelTEllesponto e a Cirene (at). Il CaecMM, che appellavasi anche ZfeZperch veniva dalla banda dell' Ellesponto, sofEava ordinariamente verso l'equinozio di primavera. Era umido ^ nebuloso, e adduceva la pioggia nell'Attica, e nelle isole dell'Arcipelago (22). L'-^pe^ofes era umido , ma di temperata umidit, e sofEava ordinariamente durante il mattino (a3). L'jEttrm, che spesso si confondeva coll'^pe/Mtef, sof Eava verso il solstizio d'in vern o, era caldo, secco sul principio, diveniva in seguito umido, e finiva coll'ad durre la pioggia, specialmente nell' isola di Lesbo (2%). Il AoRM sofEava ordinariamente verso la Ene d' au tunno, dopa il solstizio d'inverno, e al principio di pri mavera (25). Umido e caldo naturalmente, ra Eevole a principio, e non si rinforzava se non se a misura che s'ap pressava al suo finire; allora copriva di nuvole il cielo, e finiva call'addurre la pioggia (26). Questa ultima quaI. . 4*

a<8

!LLUSTRAZ!ON!

lit facevasi sentire massimamente neH'isola di Lesbo (ay). Dovunque arrivava dalla parte del mare favoriva la ve getazione , come , per esempio , nella T riasia, pianura del!' Attica (28). Questo vento era freddo in Libia (29). Galeno parla del ZeuconottM (Af****?*^ ch' lo stesso che il Zt&OMOt:M, come di vento secco e freddo, contra la natura dei venti meridionali, i quali erano umidi e caldi (3o). Aristotele dice eh' esso sofEava dopo il sol stizio d'inverno (3 1). H era umido e nebuloso, ma meno de! suo opposto CaecMM (3 a). Aveva inoltre la propriet di dis sipare e formare le nuvole eoa pari celerit, e faceva principalmente sentir la sua forza in Cnid, e nell'isola di Rodi ( 33). 11 che sofEava in primavera e nel solstizio d' estate e d'autunno, alzavasi ordinariamente verso sera, e mai la mattina. Era, secondo Aristotele, il pi dolce di tutti i venti (34); ma Teofrasto dice che in al cune contrade era freddo, quantunque meno che il Fo rcai , e osserva con ragione che variava nelle sue qua lit di caldo, di freddo, d' umido e di secco secondo la natura dei luoghi pei quali ei traversava , il che ne spiega, soggiunge eg li, il motivo pel quale Omero gli dia l ' epiteto di (35). L' era , al dir d' Aristotele, secco tanto e sereao quanto P , ma al par di questo adduceva talvolta lampi e grandine (36). Il suo freddo, os serva Teofrasto, era specialmente notabile in Galcide, citt d' Eubea, in cui spirando poco avanti o dopo il solstizio d'inverno, bruciava gli alberi molto pi che

S O PR A L E V & IU E RO SE D E I V E N T I.

ng

fatto non avrebbero 1' aridit e il calore continuati per lunghissimo tempo (3y). In Cni3o e nei!' isola di Rodi, second !o stesso autore, 1' ^rgsitM Copriva pt^oata^ mente il cielo di nuvole (38)^ verisimilmpate perch ar^ rivava dalia banda del mare. Aristotele (39) attribuisce al JTtraycHM (< % o ) le stesse qualit che all'^rge^/ei ed all'^rpac^ai. Non parla del JMsey che di passaggio, e nulla dice dell' .EuroncUm , come gi abbiamo osservato. ^ I venti ^Ei-m r/z* (^i), che solEavano dopo il sol stizio d' estate e il sorgere della canicola, erano venti del ^VbrJ verso Ouejt per gli abitanti dei climi occiden tali , e venti del JVort% verso J&ff per quelli che abita vano i climi orientali. Spiravano di notte, e cessavano nel giorno (4^). Le OrrHtA/ae ( cos appellate perch annun ziavano il ritomo degli uccelli (43), erano un'altra spe cie diventi JEtesy ma pi deboli, pi incostanti, di mi nor durata che iveri -Etejy (44)) e s'alzavano di prima vera , settanta giorni circa dopo il solstizio d'inverno. Erano venti del Sud, i quali venivano dalle montagne dell'Africa per 1 ' Egitto e in Grecia (^5). Ho gi osservato che i venti malgrado la loro va riet riducevansi tuttavia a due classi principali. La prima sotto il nome generico di venti settentrionali, o del A'ore!, comprendeva non solamente il vento del JVorJ propriamente detto, o 1' coi suoi due coHaterali, il ed il (46), ma di pi i tre venti appellati occidenta!i, e che sono l'y^rgeMM, il ZcpAyruj , il M n (4y).

aao

ILLUSTRAZIONI scc.

L ' altra, sotto il nome d venti meridionali o de! & *<% , comprendeva !! vento del o il JVotMi, coi suoi due collaterali il Z<i^owot!M e PZ&yonotMj (48), e di p i itre venti orientali y che sono TJEMrMi, e il CaeCM M (49).

N OTE.

L e M?fegegwa(e coMa / e ^ rc (M.) appar^wgono aZ M f. JMiM&Mr&R.

(t ) D a ! discorso preliminare di Admanzio Coray alla sua versione francese del trattato d' !ppocrate intorbo le Arie, Acquea e Luoghi, (s) {7/tMea, tjrr/f/ (P a rig i t 8 o o , in
8 .").

r, ag5 a s3t - G li antichi tennero che non ven ti, second le quattro parti del

vi fossero pi di quattro

mondo con grossa e debil ragione, siccome poi s' & conosciuto (M w !. /. M, cap. 4 y ). Posidonio dichiara che quando Omero parla di ZeSro soavemente spirante ( t% f., /r ) accenna il vero Zefiro o Ponente, e che quando gli d l'epiteto d'tmpe&MMO ( c . ag 6 ) denota 1 'Argestes o Maestro. A l che nulla si pu op porre , essendo Argestes anch' esso uno de' ZeSri. Bens n Po sidonio n& Strabone (Geagr. /.
99)

mi persuadono, allorch

spiegando i versi 5o6, del !X , e 334 del X X ! deintiade 5, sti mano che l'Argeste-Noto, ivi nominato , sia il Leuco-Noto, solo che possa raccogliere alquante nuvole le quali sono dissipate da Zefiro. !1 Leuco-Noto al dire di Teofrasto anzi un vento se reno , e dissipa egli stesso le nuvole. Pare dunque che i due filo sofi sieno stati indotti in quella loro credenza dall' etimologia , perch ergente, come tew o, significa bianco. Ma Io stesso epiteto corrispondendo anche a teiera, credo con Esichio che in questo secondo significato se ne sia valso Omero. La-velociti), la vee-

299

MOTE.
870

menu ton qualit proprie de* ven ti, e per a Zefiro d Esiodo t'aggiunto di argeste ( TTsog. 349 s un vento debole, n dei ). N Omerp para di , Leuco-Noto qtando dice ( /f.,

y. 534) che Zefiro e 1 * Argeste-Noto destano gravi procelle. Quindi Orfeo negl' inni cos celebra Noto: Cedere s a ffo , pAe per f aere A m eg y t C O M fe/oc/ a/i agfiafo. Esiodo, la cui autorit non debbesi in questa sorta d'indagini trasandare, non nomina mai Euro, e ben per due volte (2"ecg., /. c. ) N o to , Z eS ro , Borea. E a questi tre venti soli Orfeo ab brucia incensi. Perch dunque questo silenzio ? Forse perch Euro, come par che si possa dedurre da Aristotele e da Strabone, si confondeva con Noto. (M.) (3) A i tempi d'Erodoto gi prevaleva la nomenclatura e la di visione degli otto venti ; perch lo stqfiqa & meati ape dell' A pelioie ( HA. ;// e r n ). (M.) ( 4 ) Galeno gli d il nome romano di K z o ft f Catwrtn. V . il $uo (5) mawoscn^o 7. c.
6

AAro .

<^e RamprtAM.

(6) GeognapA. ^ , c . a ; e /. / / , c. n - o pes meglio dire in Titnpstece citato da Agatemero. N$ll'anemo&copio scolpito da certo Eutropio, ed illustrato dal Paciavdi ( TMion. PeA y., f. p. " 5 ), ^ sopii greci dpi dodici venti soH9 scritti W caratteri latini p?co#do l'o rd in e di Timostene. (M.)

(7) ^ 4 ^. 6.
( 8 ) Pocoke, W hele^, e Spon. Non so perch i. due ultimi pongano ^ (9 ) L . M , c. 47prima che il , percorreado il compasso d a l l ' a l

(10) Coctcten/. /a AA. F ^pocnaf. de Humoribas. ( t! ) JVocf. A w, c. 93. (ta ) PA^ su/tru.
(:3 ) JPe , c. 4c. 9^7. </, c. n .

('4 ) ^en fo r. /oc. ef app^/At^.


(t5 ) -^gaMemeuM, Ccogw^A.

N O TE . ( ! 6 ) Z . " , c . %7 (t^ ) Aafar. yaaMf., /. r, C. t 6 .

aaS

( 1 8 ) Quelli che amano pi particolari notzie consnltino Salmasio, l&enM&tf. PAwMn., p. 8 7 8 - 8 9 3 . (tg ) 3 %p%eoro/og., /. n, c. 6 . (ao) jPro&%em. 4 * e 47(a t) ^feMoro/og. /. //, c. 6 ; A vM em . jrjrr/, 58. - Merita

anche nna particolare attenzione quanto scrivono Teofrasto net suo apposito Trattato , e Plinio ( /. c. ) mtorno alle propriet de' varj venti, e al periodo delta toro durata - Nelt' omerica descri zione che Esiodo fa det verno ( Op., e G;or., p. 5o5 ) consiglia a guardarsi di Borea che sofRa net mese Leneone, cio fra gennaio e febbraio. Adduce ghiacci e freddo , solleva 1' onde, svelle querce ed abeti. (M.)

() Z & M ?.
(a5) Af<?%eoro/og., (a4) j-xr;, 3 5 , 54 ? 5 7 . , a6 , 55 , 58. Non

si trova nulla in Aristotele ed in Teofrasto intorno le qualit dell'.E'KnpHChM, che verisimilmente dovevano somigliare molto a quelle dei suoi due collaterali .EMUM e JVottM. (a5) ( ) /AiA (3 7 ) (a 8 ) ,
16. 47-

, a , t a , a o , at , a 8 , 4 * , , 58. , t8 .

(ag) / M . n6 , 5<. (5o) Ga/en. Camwew. /n distingne col nome (3 t) (3a) A^em ,

R/ppocrta^. t?e N t r t f.

Al

dir di Strabone (/. v, p. a o ) il ZeM<w%o(Mg quello che Omero JMe^eowJoy., /. c. 5. ^roA/e/K. .rx r;, 3 7 . 33, 35,
37,

(33) TAeopArm^., p. 4*3. (34) M &t jupya ; JSvA/eM. (35) J9e p. 4 'o , 4 ''*

5 4 , 5y.

Uno degli scoliasti d 'O -

mero ( J7/a<% e ^ , aoo ) pubblicati dal dotto Anse di ViUoison, commentando la parola Jvycntf, che traducesi d' ordinario per

a ,4

MOTE.

veAemetM o per gmvMar sptnHMS, osserva con ragione che Omero para d'un Ze/ro d'inverno, stagione in cui questo vento esser non doveva gradevole in Grecia. Parmi nondimeno pi naturale il pensare (com e il prover ben presto all'occasione d'un articolo d'Esichio) che questo poeta confonda ilg e p A y rm coi suoi collaterali il e pi ancora , ogni volta eh' egli lo rappresenta come vento impetuoso. Questa confusione era inevitabile in quel tempo in cui la rosa non componevasi che di quattro venti. (36) Me/coro/og., /. /. r , c. (38) Z^em., < Z e (3g) 3f<?feoro/og., /. jv, c. (Rrere/f. jP/i'n., p.
888

c.

6.

(3y) TMpAraM., Hitsfw. 4*3.


6.

A fr ,c .

D e cam:s pjani.

(40) Nomavanlo ancora C/rcMs , C/rcw, o, giusta Salmasio , ) CercMS. Secondo io stesso critico, K tfalla
6

xAty convien leggere anzich ( A M, c.


!3

ne della seconda

rosa de' dodici venti d' Aristotele. Non v ' ha che Agatemero ) che d di pi il nome di J/escs al 7HfwcMS , A 'A%*f*7/w, H*' M E ^ H N ^ po ma come penso v'ha un error di copista, e ristabilisco il suo passo cos concepito: BOPB A N , <y

nendo queste due voci immediatamente dopo la voce Per questa guisa Agatemero concorda con Aristotele, che d il nome di .Mesaf al vento che gli altri appellavano jBoycas. (41) Annuali o periodici. (4a) JMieieoro/og-, (43) , c. 5 e
6

.
8 yy)

L o scoliaste d' Aristofane (^cAarn.,

d un' altra ori

gine a questo vocabolo; egli pretende che le Omt^A/ae fossero cos nomate a cagione del loro freddo , talora tanto violento che fa ceva cadere a terra gli uccelli. Trovasi ugualmente un esempio di Orm'fAtae freddissime in Ippocrate (J^/cCem.,A 8 yt, ma confondevasi verisimilmente coi ZeMeOMOfM che sofEavano nella stessa epoca, o, ci che potrebbe sembrare ancora pi ve

NOTE.
differenti denominazioni. (44) f et .Meteora?., 7. n, c. 5. , poi. r j , /t. syg ) ,

ai5

risimile, questi due venti non erano che nna stessa cosa con due

(45) Non senza ragione 1' abate Richard ( TKffotr. JVafar A nota Aristotele per aver dato ai venti OrnAA/eg l ' origine medesima che ai venti Camca/arLo vere Fte$<e, ma egli non pose attenzione che Aristo tele riguarda solo nel libro tfe al contrario ch'egli le oppone ai venti , e.
4

, le

come c. 5 ), vedesi

venti del Nord. Nelle sue MeteorofogicAe (A

Il perch lungi dal

trovare una contraddizione in questo dupplice racconto d'Aristo tele , io non ci veggo che un error di copista nel trattato A iWa/Mfo , o piuttosto una prova di pi che quel trattato non h di lu i, come anche opinano alcuni eruditi. (46) Questi tre venti chiamavansi col nome comune di o (4y) Una era 1' appellazione comune a questi tre Zipt^ey o ZtpB^otg irntu^g?*. Vedi e.
6

ven ti, cio

^feteoro/., /. t f , *

. Ci spiega perfettamente l'articolo d'Esichio, in cui questo

grammatico d al Ze^A^rM il nome di L/is.

A /^ { e quell' altro in cui egli chiama ancora col nome di ZepAyrtM il vento (ch'era lo stesso che l'^ fg e ^te^) ' O A < (leggi OAM^tK-Zct:) :*T!-n, 75 OAw^tsrH srutat!; zi^ vp a f. Puossi altres quinci spie

gare, secondo la precedente mia osservazione, perch Omero cnsideri il ZepAyrm come vento spiacevole , mentre eli? in altra occasione, lo fa soffiare ordinariamente dai Campi elisj (Oi&f., , 56y). Non conoscendo egli se non se la rosa dei quattro venti , era naturale che desse maggior latitudine al Ze/tro, ap plicandolo a tutto lo spazio compreso fra ilZ M s e l'^rgM te.! inclusivamente, anzi portandolo pi lungi, il che faceva che il suo Ze/tro esser sempre non potesse delia natura medesima. E ci tanto v e ro , eh' egli il fa venir qualche volta dalla Tracia ( M a<%e, tr , 5 ) , ciob dal luogo medesimo donde spirava I. il TArnt5

aa6
vicino
30

NOTE.
e che il eoo^ade anche co! A?rMs,

il che gl! scoliasti non hanno bene compreso. Strabene (/. /, p. ) pensa altres con Posidonio, che quando Omero rappresenta il Z#/Zro cotoe vento spiacevole , bisogna intendere l'yf/yestM, e che invece devesi intendere il nostro Ze/tro propriamente detto , quando ne parla con elogio.

(48^ Davasi a quest! tre venti il nome comune di N*y<* /& M &
o 'A*T))w*7<x

(49) Chiamavansi questi tre venti col nome comune d 'Z *f*< , Questa denominazione
188

spiega ancora il perch Erodoto (A yvt ,

) dia il nome

d'^/?e?/of<?i (^*^) al vento RcJ/esponf/as, il quale era lo stesso che il CaecMM (JVbyvf M?) ; siccome il nome pi generico dei venti del & *<% che davasi ai d' Aristofane ( sei v e n ti, spiega il perch lo scoliaste 435 ) dica il CaecMM appellarsi parimenti

Del rimanente, in quanto alla divisione dei venti in fnonaA e meri^'ona// Salmasio ( Rrerc/f. 7Vw., p. 885 ) pre tende che bisogna intendere Aristotele in un significato un po'diverso ; cio che questo filosofo chiami ventt Mf/ewfr/o/taR il Caec/as , e quelli che il seguono dalla banda sinistra insino al inclusivamente , e wterK&*<MM& il , e quelli che il seguono insino all*.<4pe#ofM inclusivamente, di modo che dei tre venti occidentali, due si confondono coi venti setten trionali , e dei tre venti orientali, due si confondono coi venti meridionali.

N O TE A LLA LISTA.

( ! ) Pel modo con cu! sono in questa tavola disposti ! venti, puossi ad un tratto vedere qual sia il numero e quale la specie di venti moderni corrispondente ad ogni vento della rosa dei dodici, otto, o quattro degli antichi ; e questa disposizione serve in pari tempo a risolvere le dMEcolt delle quali ho parlato. P. e-, il d' Omero si stendeva dalla met del sino alla met del inclusivamente , 1' altra met di quest' ultimo appar teneva al TAnMcM della rosa dei dodici. Non poteva adunque essere della stessa natura , e recar non deve stupore se Omero il (ccia altres sofR are qualche volta di Tracia , donde veniva il vero quella dei dodici una parte del
11

della rosa degli otto comprende di

non soltanto l ' intero ZepAyrMs, ma ancora e un' altra dell'^rge^/cy, in guisa che questo Sno alla met

vento si stende dalla met dell' il nome di ZepAyrM al

deirOMM(-t!<MY%-OMM(, il che spiega perch qualche volta davasi ed all'-^ygMlM (altrimenti chiamato ). (%TnpM). lo stesso del nome d '^ e R o fM , pel quale indicavasi qualche volta il CaecMi ( altrimenti chiamato Imperciocch !' quella dei dodici non soltanto della rosa degli otto comprende di intero ed una parte Rno alla met dell'

dell'J&HW, ma di pi una parte del Cnec&M, di maniera ch'esso si stende datla met dell' inclusivamente. (a ) Paragonando questa rosa , non che quella parimente dei d odici, colle altre degli otto e dei dodici venti espressi su)!a Carta, s'intender agevolmente perch io sia stato obbligato di.

3 s8

NO TE . , e di co

ripetere qui nella prima il vento CaMWM o

minciare nella seconda col TAmscMS, anzich coll'^t?arcf!ay. Quest' inconveniente non pu accadere in una linea circolare, o rosa propriamente detta, ma ra inevitabile in nna lista generale di venti, disposta a colonne. I l .Boreas e il ZepAyrus d'Omero divi dendosi fra loro per met il CaMUM o l'-^ygayfes, iu d'uopo ripetere quest'ultimo. Ma l'^rgestM medesimo comprendendo la pi gran parte dell'^ygesfM e del TTtrasc/as della Usta dei dodici, convenne del pari cominciare in quest'ultima dal TAnMCMM, acciocch questo corrispondere potesse alla met dell' tempo al .Borea.! d' Omero. , (3 ) Vitruvio il solo che fra gli antichi abbia con qualche particolarit parlato di questa Torre. Ancorch egli nulla dica dell'epoca in cni essa Iu costruita, e Pausania nemmen l'accenni, ho stimato dover collocare i venti eh' ella rappresenta , prima della lista, e per conseguenza prima del secolo d' Aristotele. I l bel lavoro dei bassi rilievi di questa torre, e il nomedi .Boreas ch'ella conserva, ad esempio d'Omero, al primo vento, il quale non ha preso che in seguito quello d'^paref/as , provano, come a me pare, abbastanza eh' ella esser non pu posteriore al secolo d'Aristotele, e meno ancora a quello di Pausania. Quanto ai venti di Vitruvio, non essendo essi che la traduzione latina di quelli della Torre, ho creduto poterli collocare dappresso, senza rompere l'or dine cronologico. Fin qui il Coray. Ma la maggiore antichit della torre d'Aadronieo non provata, a parer mio dalla voce Borea che ivi si legge. Non probabile che gli Ateniesi o mutassero o trasferissero ad altro vento il nome di Borea che appo loro esser doveva in somma venerazione. Eglino nella guerra contra Serse Io invocarono con sagri6 zj , come lor genero, perch secondo la favola sposossi ad Oritia figliuola d' Eretteo , e Borea & vorendoli come suoi consanguinei scagliossi sulle navi de'barbari e ne f perire un gran numero. Quindi gli Ateniesi gii eressero un tempio al fiume Ilisso ( M . f u , ) 8 9 ). E dacch fu in uso l'appellazione ^pareftas. cio la prima di Borea sempre predomin. anche i pi illustri traduttori d'O m ero Laonde anche Orsa, , e in pari

impropiamnte

che a nostri giorni ac-

NOTE

aag

copiarono 1' eleganza all' esattezza, tendono la voce Borea per Aquilone. Aquilone il {Greco, e Borea & vento cardinale cio i! Tramontano. (M.) (4 ) I moderni che ne hanno dato la descrizione delia Torre , scrivono il nome del vento, come lo si trova nelle Mea^e^ia^o/te^, il nome posto fra i ieoro/ogicAe d* Aristotele ; ma nel frammento di quest' ultimo intitolato ^eH(prtMn sinonimi, scritto & la vera ortografa di questo nome. Cos oltre A ri stotele lo scrivono Seneca , e Plinio, e cos perch traeva la sua denominazione dalle rupi scironiche, fra Megara e l'istmo di Co rinto, ne insegna Stefano bizantino che si deggia scrivere. Stra bone sostituisce all'iota il dittongo s*. Era questo nome peculiare agli Ateniesi, e a quei di Megara ed ignoto al rimanente delta Grecia. Pi elevato si domandava Olim pia, ma la consuetudine; per tutti questi nomi intendeva Argeste (<SYra&., e PA n-, /. c.) (M.) (5 ) L'etim ologia di questo nome par derivata da fyM f f raepiteto che Esiodo d due volte a Zefiro. ( /. c. ) donate corrisponde al ZeRro d'Omero. (M.) ( 6 ) D i questa corrispondenza fra Corus o Esso

Argestes , non si

persuade gi Seneca. Cortts yni ^ a (M r miAi M H f M ^M r, y wta Cori ptoZenfa f M M/, ei M uwam ^arrapa^r. ^ rg e jfM yre moHM M i , ei iam commMWM, ytMm re^Hn^AM . Ma per avventura Seneca confonde col1' Argeste il propriamente detto Z e firo , o Favonio che addol cendo i rigori del verno apre colla Primavera il mare ai naviganti. E questo i greci marina) oggi appellan forse da , perch appunto con essa volgono per opposte direzioni con fe lice cammino la prora. Quindi non apparendo da nessuna parte contrario il suo sofEo, dicono essi ch'egli sorga dal mare, la quale opinione a quella di Om ero, e di Orfeo onninamente confor me , dicendo il primo che 1' Oceano manda le dolci aure di Ze firo ( t r , 536) , ed il secondo invocandole come nate dal e traenti per molle mare , dolce esalanti, soSianti di nascoso, via te navi. (M.)

i3o

NTE.

( 7 ) Galero d i a questo il nome grecizzato KzBfay. Salmasio invece pretende che ! Roman! abbiano dalla voce greca eh' egli spiega ( 8 ) Sinonimi: Scritto
il R o m e di un tal vento ,

, preso il loro Corus o CaurMS. 'OAAjtut/gy.


e l ' ortografa

Perci Corus scrives! anche da taluni CAoruj. (M.) In questo frammento d'Aristotele e in Seneca trovasi unicamente pi conforme alla sua origine ; veniva ih fatt! d Tracia ( fttxa ). Presso tutt! gli altr! trovasi scritto Secondo Arriano (A r y / . / 7. 5g5) Solo nel mar Nero davaglis!!! nome di 7%rasc!*ai. L'autre del frammento c'insegna che nella stessa Tracia chiamatasi nella Megaridg ( rHanb dice in CrecM ) <yc/rrAon ; in Italia e in Sicilia, !' Eubea, e nelTutti quest! sinonimi, del paR che la mag

gior parte dei sinonimi che seguono , non sono che locali deno minazioni da popoli diversi date agli stssi venti, secondo ! nomi delle montagne , scogli, mar! , Sum i, citt, e provincie donde Spiravano. & anche scritt nella base dodecangolare illustrata dal Marini. Che <S7fy?non;'a.! si chiamasse da' Trac!

avanti che !' autore del frammento, ce lo insegna Erodoto (A rm ). I nomi Sciron ed Olimpias furono da Aristotele gi dati all' Argeste. ( j%?/eoro?. ) Laonde si potrebbe dubitare s' egl! sia 1' au tore del frammento , poich in esso s! dice che
!1

?*<MCM dai

Megaresi & Jkfwn, e dagl! Eubeesi e Lesbj appellato. (g ) In questo frammento d' Aristotele mutilato da! copisti, il nome d' ( , o ) Sinonimi: ( n ) Sinonimi: p'cAe ( , c.
6

non esiste. Mtartf, K a n / ttf, e secondo le ^fe^eoro/o) I l secondo d! quest! nmi

una correzione che mi son fatto lecito d! sostituire all' A<x%t"/z del frammento d'A ristotele, recidendo l prima sillaba * i che appartiene verisimilmente al nome del popolo o della contrada in cui questo vento portava il nome di CauMMH , e che la ne gligenza o l ' ignoranza dei copisti fece sparire. vero che per

N O TE /

aS,

simile correzione lo stesso sinonimo serve a due diversi v e n ti, ma la stessa confusione regna nei sinonimi d'altri venti come si vedr ben presto.

( ! 2) Nella base dodecahgolare illustrata dal Marini Caecits chiamato ^ It/iu rn a s, e ad .Earm si conserva il gran nome. Que^ sta diCerenu s'accorda colle parole di Favorino riferite da Aalo GeHio, colle altre d'Isidoro che al Salmasio parvero erronee* E dice il primo : ^ /rtc a m co n ira ^aiiarwMM giare s i j^ane , ed il secondo : <ya&^o&:way a Vaiere ^It/iaraHM AaAeij a ^rt<m . (AI.)
(t5 ) Sinonimi: n<7<t^tt, 7<t, B!^s<cn7/acy, nomi ( '4 ) Sinonimi: coll' ed il <Pa*tot/ctt. Davaglisi anche il nome d' sostituita que o (i5 ) Sinonimi': Caecia^ (v e j? noia ! , e t ! ) . CoBfondevansi eziandio Ott/Sttutf. Ecco Mtcora'due e ')tt/3<ttgf che davans! ugualmente al

Soltanto in questo Rammento tl' Aristotele distinto col nome d' O f9 *n 7 ef. possbile che i copisti abbiano danno a questo vento, altrimenti chiamato st'ultima parla al comune nome di 'E v ^ n T tf, che gli altri Ma pur possibile che la lezione vera sia stata anticamente O fn 9 n T tf, denominazione sinonimica dell" Evp atara?, usitata in, qualche contrada della Grecia , o perch lo si confondeva col Z,eaconoiaf altrimente chiamato r/2;iA;ae , o perch effettiva mente era per quella contrada un vero vento annuo o etesio della specie delle Or/aiA/ae. Plinio dice positivamente che le Orn/iA/ae spiravano dal levante d' inverno : ^l'rwni aaiem ei a^ Zrama, cantfocaniar Ow/iA/ae (/ . n , c. stesso autore confonde altrove ( c.
4 48

). vero che lo

? )

questi venti medesimi

con quei d' OaMi (faMon/!M) ,* ma questa stessa contraddizione prova che le OrwiiA/aenon erano le medesime per tutti i paesi, e che erano in generale venti meridionali, i quali stendevnsi dall'JCara^ (ino al ZeytAyrMF, e prendevano il nome di Faroncia^ o Or/MiAowoim , di Leacowcim o cd anche di Zc-

a3 i

NOTE.

o , secondo i digerenti ptmti dell' orizzonte donde sodavano. Ed cco precisi*) ente ci che mi ha determi nato a dar loro questa latitudine neUa rosa dei dodici venti. Non ir' ha che F autore del libro <ie .Mando , s^ u ito da ColumtHa ( Re w f . , Z . jry, c. a ) che riguardi le O rnM fae come vettti sttentrionali, ma questa qualiScazione, come ho gi osser vata^ non appartiene che ai veri Etesj , ai quali ho in questa rat* dato una latitudine pressoch uguale afEne di conciliare E sicMo che spiega A fytfr** per'Erotr/tn , con Plinio , che le & discendere 6no all' , ed Aulo Gellio che dice espressamente (JViacA /. c. aa) ejr a/t afyae a/t coe/t parfe ^ /ra a f. (<6) Ab^M. Latine Auster. (Seneca).
(t^ ) A i tempi d'Aristotelepon conoscevasi ancora vento cte sof fiasse da questo punto dell' orizzonte, o almeno nelle sue roZogtcAe , donde ho tratto questa lista, non fa egli menzione che di undici venti. (t 8 ) LtAoaofa^ , %M i aoj Momfac e^(, dice Seneca.

Ma posteriormente i latini con ovvia composizione dissero Austroafricus come .Earoaasfer. (M.) (t g ) JiapoFtfM , ynetw ZepA^ra/a eMe rf/Maf '&i e(Mm ^at Creece ae^c;'awi /o^at. (A a .) (a o ) Questo vento, giusta Plinio, chiamavasi ai a5 di febbraio cA eM oata, perch in quel giorno si comincia a vedere, proba bilmente in R om a , le rondini. (M.) (a : ) Sinonimi :*A fy!cr<tf, ZxvAsl/fay, QMfayy/Vof. (aa) Chi fosse curioso di sapere come i presenti Greci con servando i nomi antichi dei dodici Venti abbiano o colla loro unione, o con alcuni aggiunti indicato i trentadue venti secondo la division de'm oderni, vegga le Tavole degli Elementi di GeograEa compilate in greco dall'arcivescovo Nicoforo Teotochi corcirese. (M.) (a5) S' dovuto dividere per frazioni la pi parte dei venti di questa rosa per corrispondere alle rose antiche, e principal mente a quella dei dodici v e n ti, di cui ciascuna non poteva comprendere che due venti e quattro sesti del vento della rosa moderna.

PRELIMNARI
E

GENERALI

OSSERVAZIONI

SULLA MANIERA D I CONSIDERARE E VALUTARE GLI ANTICHI STAD J ITIN ER A R J ; SU GLI ERRORI CHE IL FALSO USO DI QUESTE MISURE HA SPARSO NEL SISTEMA GEOGRAFICO D B'G R E C I; SU I M EZZI D I RICONDURRE TALE SISTEMA ALLA SUA PRIMITIVA ESATTEZZA.

rOM^-MZZ^aMHVTO
D I G IU S E P P E ROSSI.

PR!MA Jet secondo secolo dell' era cristiana non usa tasi detemMHare co' gradi di longitudine e di latitu dine la situazione de'varj luoghi della te ita ; il perch Strabone e gii altri geograR di pi rimbta epoca d* vettero acconciarsi alle misere itineraria ond' esprimere le distanze tra luogp e luogo, tra questi e l'e quatore, e tra gli opposti termini della stessa regioni. F u mjo avviso dunque di molto oontHbaire aUa^ intelli genza delle loro pere, e col determihM^ la grandezza delle misere di cui maggiormente si valsero, e coll'es porne in Tavole il ragguagliamento^ dopo averle ridotte in quelle de'tem pi n o stri, a 6ne di riscontrafe p e r s Atto modo le antiche descrizioni co'm oderni lumi.
Ma siccome fa determinazine di uJi AtMure in queste Tavole discorda da quanto riferiscono altre opere di egaale argomento, manifester brevemente i motivi che m'indussero alia scelta dql mtodo a d o t t a i E si ritenga in primo luogo non essere mia intenzione di scrivere un trattato sopra tutte le misure itinerarie, ma di stabilire

s36

M!SURE

ili^alore di qttelte die Servirono ai Greci dibase nell'erigere il toro geograBco sistema. I Greci davano il nome di stadio a tutte le !oro mi sure itinerarie; !a mancanza per d'un qualche monu mento cognito o intiero da cui rilevarne con certezza !a estensione, indusse a rintracciare in pi piccole misure gii elementi di cui componevasi. Sappiamo in generale che lo stadio sempre equivaleva a seicento piedi o a quattrocento cubiti: ma pur sap piamo non tutti gli stdj avere avuto eguale lunghezza; quindi mestieri fossero maggiori o minori i loro cu biti o piedi. Per non prendere abbaglio sopba queste parti elementari misuraronsi gli antichi monumenti, o sia le piramidi^ i nilometri dell!Egitto, i tempj della Gre cia e dell'Italia , gl'intervalli tra alcune colonne migliarie, ed alcuni antichi piedi di bronzo o di marmo sottratti alle ruine od a'gepoicHt Tanto perdisoordaroino tra loro ;tutte queste maniere di esperienze che si dubit, e iondatamen^e, di non essere ancora pervenutiaconoscere le misure degli antichi. Havvi di &ttd una diRerenza di due linee e mezzo nei risultamenti de' mlti tentativi eseguiti unicamente pe^ rendere preoisa la lunghezza del piede romano. E per certo sodo d ilo r natura viziosi que'metodi, i quali coll'unire testa a iesta quantit di piccole misure giungono afarm^nnedi grandissime; imperciocch tendono d ac crescere senza limite gli errori in cui potremmo essere caduti nel valutare il tipo primordi ale; mentre per quanto piccdle ritengMamo tali inesattezze nel loro prin cipio , ove moltiplichinsi migliaia) e milioni di voh e,

ITINERARIE.

337

secondo !a estensione deHo spazio da misurare, addi verranno s fattamente sensibili che nulla pi rimarr di giusto in tutti i calcoli da esse derivati. Due linee e mezzo di differenza producono gi Terrore o 1 ' incer tezza di ! o 85 tese sopra la estensione data dagli antichi al grado de'circoli maggiori deUa terra, che quanto dire sopra uno spazio uguale a 20 delle francesi leghe marine. I resti dunque de' monumenti non bastano per iscorgerci della ricerca del modul delle antiche misure geo grafiche. Ma quand'anche col lro mezzo si giugnesse a scoprire l'esatta lunghezza o d'un egizio cbito, di qualsivoglia piede greco, o pure d'altro qualunque' ro mano , rimarrebbe ancora da indovinare , ritenuto, co m'egli fermissimo, che gli antichi adoperassero dige renti maniere di stadj, a quale di essi stadj, cubiti o piedi fossero per appartenere ; non avremmo quindi av vantaggiato nulla al di l delle presenti nostre cogni zioni. Vuoisi per tanto trovare un moz^o c^e n ea llo h ta ti da tutte queste incertezza. E fuor d'agn i dubbio che i varj popoli della G recia, non avendo m intMSid jn costumanze tra loro comuni/usassero eziandio, lla.fbggia degli antichi G alli, di particolari niisure, le quaii adoperate tra'soli conSni de'loro territorj non poteronsi divulgare presso le altre nazioni^ ed cosa certa altres che agli antichi scrittori non pass tampoco mai per la mente di assoggettare a cosiffatte particolri misure i loro geografici sistemi. Ebbero eglino invece ricorso a tali al tre che non conservassero relazione alcuna co'luoghi,

a58

MISURE

imitati di poi da'nostri navigatori e geograB, i quali a!!e consuete leghe &ancesi di qualsivoglia specie sostitui rono le astronomiche di venti o di venticinque per ogni grado , il cui modulo, rintracciato nella stessa natura, conformar si potesse alla universalit delle opinioni, e addivenire la comune misura di tutti i popoli. Quest'affermazione apparir tanto meglio fondata , come pi straordinaria quella di non riconoscere aAatto vestigio di misure astronomiche ne! maggior numero delle distanze espresse dagli antichi, ove si consideri gli stessi Greci non indicarne d'altra specie, Aristotele lasci <scritto ( ! ) cl^e giusta gli astronomi de' tempi suoi la circonferenza del globo era di stadj 4oo,ooo , ed il grado d 'u n circolo della terra di ! ! n ^9Archimede (2) cita un' altra misura per cui essa cir conferenza era caieolata di stadj 3oo,oo ,e d il grado di 8 3 3 ^ 3. Eratostene, Ipparco, Strabone dicono e ripetono (3) che lo stadio per loro adoperato preso a 5 a,ooo volte agguagliava la circonferenza della terra, ed tira la parte 700"** d 'u n grado. Posidonio ( 4) asserisce di avere misurato un arco del Meridiano, e d per risultamento de! suo calcolo db(t) De Cae!o, lib. u , cap. t 4 , pag. 4^2. (3 ) In A renario, pag. 3 7 7 e seg. (3) Presso Strab., L tt. V. foohre ta mia G^fgrapA<e GrM , e !e mie RecAercA&f /e geog/apAi^ue ^fJKpparyHe. (4) Presso Cleomed., !. t , c. to , p. 5a.

ITINERARIE.

339

versene ritenere l'intera circonferenza di stadj 340,000^ ed H grado di 666 y 3. E T o lo m e o (t) nel secondo secolo dell' era cristiana faceva testimonianza che gli astronomi ed i geografi suol coetanei erano pienamente concordi nell' assegnare al grado d 'u n circolo maggiore stadj 5 oo, ed al perime tro del globo stadj i 80,000 (2). mestieri qui osservare come nessuno de'mentovati autori siesi data la briga di paragonare il suo stadio con quelli comuni a tutta la G recia, e come fossero loro affatto ignote le distinzioni di stadj olimpici, pitici, ita liani , ec. Ad essi quindi posteriori giova supporre tali digerenti misure, e chiamate in soccorso della geografa da qualche scrittore, il quale, dopo la perdita fatta dei metodi comuni agli antichi, e nella impotenza di pi spiegare le apparenti diversit delle dimensioni che tro vansi nelle loro opere, sia andato in traccia nelle par ticolari consuetudini di alcune regioni della Grecia e dell'Italia, di tipi approssimativi, nella fiducia di po terle con essi ragguagliare. Conseguenza necessaria di questa falsa opinione, adottata di poi dai moderni quando si applicarono a verificare alcuna delle distanze trasmesseci, stata quella di misurarle in stadj per niun modo ad esse convenien ti, in stadj ci immaginarj o di un modulo diverso da quello in cui erano espresse. Da tal epoca ognun vede ch'elleno dovettero comparire inesatte: il perch i no(t) Geograph., L t , c. 7 , ! t. (2) Posidonio, giusta Strabone, 1. n , calcolava similmente taf volta la circonferenza terrestre di ! 8 0 ,0 0 0 stadj.

a4o

MISURE

stri geografi, de'loro proprj falli accagionando gli anti chi scrittori, senza punto esitare ne assicurarono essere le misure riportate da quelli o sempre o le pi volte false. Ma come nou accorgersi che alla supposizione di tanti errori apriva il varco la continua permuta delle loro particolari opinioni con quelle degli autori esaminati? Come mai possibile, nella copia delle combinazioni per loro poste in opera onde spiegare questi autori, d'aver trascurata assolutamente la pi semplice, quella offrta, d ico, dagli stessi originali che studiavansi di combattere? E di vero, ove esista un mezzo a dissipare l'oscurit sparsa sppra la ricerca delle misure itinerarie usate dagli antichi, esso lo avremo nel rintracciarne gli elementi tra le sole basi per loro indicate, non acco gliendo alcuna ipotesi, ed attenendoci strettamente a'ioro scritti. Abbiamo test veduto espresso dai principali scrittori astronomico-geograSci dell'antichit il valore de'loro stadj in parti aliquote della circonferenza terrestre : mi fermo a questa espressione generale ma esatta, e senza pi curarmi d' ogni altro mezzo e di tutte le ricerche fatte da' nostri metrologi, mi limito alla considerazione de'varj stadj antedetti come vere astronomiche misure, ritenendoli dello stesso valore ricevuto dagli antichi, e veriCcandone 1' esattezza sopra la superficie del globo col ridurre in gradi le distanze pervenuteci in stadj. Supponiamo alcuno degli autori aver detto dall' una all'altra citt passare la distanza di 10,000 stadj di yoo al grado. Se queste citt trovinsi sotto lo stesso meri-

IT IN E R A R I.

3 .^

diano, dividendo !0,000 per 700 vedr che l'autore ri teneva essere la loro lontananza o diBerente latitudine di *4* '7 ' 9 ''. S e ie citt medesime giacciano sotto differenti me ridiani bens, ma sotto lo stesso parallelo, quello p. e. del trentesimosesto grado di latitudine, osserver , ri tenuta la diminuzione de'gradi di longitudine a tale al tezza, ch'esse credevansi situate alla distanza l'nna del l'altra di 17" 3g' 3 i" nella direzione di ponente a le vante. Se le citt , per una terza supposizione, esistano sotto digerenti meridiani e paralleli, divisi in allora i ! 0,000 stadj come nel primo esempio, si rimireranno egualmente tra loro distanti di !< % ! 7' Q" d'un circolo maggiore della terra. Le Tavole N I. e V il i, renderanno inutili o agevor leranno al lettore tali riduzioni. Avvegnach il valsente degli stadj in gradi supplisca i bisogni della geograSa, potrem nondimeno esprimere eziandio tutte le antiche distanze con egua! esattezza in moderne misure adoperando le nostre leghe di venti al grado, mentre son queste, non meno che gli stadj, parti aliquote della circonferenza della terra. 11 perch preso nella Tav. N HI. il valore di ! 0,000 stadj di 700 al grado, lo vedremo rappresentare leghe 285 7 ' 4/!000. Qualunque poi sia la forma sotto cui riducasi tale misura, pi non rimane che di veriScarla con le nostre efemeridi, o , in loro mancanza sopra le Carte de'nostri migliori geografi, per conoscere se vi abbia menda nell' antico autore consultato, o se la distanza per lui esposta sia esatta.

M!SURE

Alla facilit somma di tali mezzi di riduzione va con giunto altro ancora pi importante vantaggio per S o g getto di cui trattiamo : cessa, dico, il bisogno di menar brighe sui valore dei digerenti piedi cubiti degli anti chi , sull' estensione de' loro stadj e ben anche sulla ri gorosa lunghezza del grado terrestre, il quale, col suo variare ad ogni latitudine, atto a fomentar dubbj per rapporto al valore delle antiche misure, ignorandosi stto qual latitudine fossero eseguite le operazioni da cu! esse derivano. Allontanando per s fatta guisa dal proposito tutti gli elementi problematici che lo circon dano , progredisco con certezza alla voluta conchiusione , riportandone mai sempre risultamenti forniti di quella precisione che indarno attenderebbesi dagli altri metodi, massime ove trattisi di abbracciare considera bili distanze. La sola dUBcolt che scontriamo in tali riduzioni con siste nel ben distinguere la specie dello stadio adoperato dagli autori nel luogo preso ad esame. Imperciocch mancando essi in ci alcune volte di chiarezza, e ca dendo eziandio spesso in errore col confondere le di verse maniere di stadj, come se dessi fossero stati mai sempre di egual valore, ne obbligano ad applicare sopra il terreno, o su d'una buona Carta moderna, la misura per loro indicata onde chiarirci del suo vero modulo. Ma tale difRcolt non meno comune a tutti gli altri metodi adoperati sin' ora per calcolare le antiche distan ze, addiverr piana col mezzo delle ms differenti T a vole e degli esempi che mi propongo dare in appresso. Debbo per reader chiaro prima di tutto e contra l'opi

ITINERARIE.

343

nione adottata, che i varu stadj antedetti erano veri stadj astronomici; che te misure per toro indicate , ove ritengansi prese in linea retta , sono te conseguenze di osservazioni generalmente giuste, e che questi medesimi stadj ebbero in ottre ia preferenza quando trattossi di misurare il cammino percorso dai viaggiatori. yoo a/ graJo. L a pi conosciuta e controversa dette antiche misure detta terra, adoperata soprattutto da Strabone, quetta di cui Eratostene si fece inventore, quando disse di aver trovato che ta circonferenza det gtobo montava a a 52 ,ooo, stadj, o sia che ogni grado d'un circolo mas simo detta terra corrispondeva a yoo stadj (t). Riccioli (2) fu di parere che Eratostene errasse d'un quattordicesimo netta sua misura ; Baitty (3) port l ' er rore a 25oo tese per ogni grado, e D'Anvitte (4) ha sen tenziato liberamente, che /e cogn:zM7n{ geogra/?cAe nom
(t) Cleomede ha (atto ascendere a soli 25o,ooo st. la misura detta circonferenza det gtobo data da Eratostene, la quate ridur rebbe il grado a st. 6 9 4 % . Ma le concordi autorit d 'Ip p a rc o , di Strabone, di Ptinio, di Gemino, di Censorino, di V itruvio, di Macrobio, di Marciano, d'Agatemero , ec. nel sostenere che Eratostene desse 353, 0 0 0 st. at perimetro detta terra, sembrano, a motivo di lor maggioranza, meritare pi fede di queta di Cleomede. V. per un di pi ta mia C^ogr. , p. 7 - 1 3 . (2 ) Geogr. reform., pag. )43, <45. (3) Histoire de t'Astronom. mod., t. ! , pag. : 6 y, 45g. (4) Mesures itiQ&aires, pag. 8 t.

244

MISURE

3omniM!!.HraMo a/cuna parnco/are cwconjm^a, /a ^ua/c .^ t aJaM! aJ Mna mMura ^faJ:o Ji yoo p:eJt per gra ffo^ n manc sostenitore (t) che, nei ristabilimento de' sistemi geografici d' Eratostene , d'Ipparco, d Polibio e di Strabone, non avrei dovuto dare al grado pi d 600 stadj in vece dei 700 volati da! testo dei mentovati autori : vediamo ora !e conseguenze di ta!i differenti as serzioni. Eratostene ed Ipparco, osservando in Alessandria, dovettero applicarsi a conoscerne !a latitudine; il primo la stabil a 2t,yoo stadj dall'equatore (2), ed ilsecodo a 2 ! ,800 (3). Col dividere queste somme per y o o , giusta il volere de'prefati astronomi, avremo dalla prima 3 : ' di lati tudine, e dalla seconda 3 : 8' 3 %". Le osservazioni moderne danno ad Alessandria 3 :" 12' 20" di latitudi ne; laonde sarebbesi Ipparco allontanato dal vero di soli 3' %6"; oltre che potrebbesi con molta probabilit ripetere tale differenza dall'antica loro consuetudine di esprimere le distanze in numeri tondi trascurandone le frazioni: 3' ^6" equivalgono poi a 4 % de' stadj in di scorso. Dati in vece nella misura di Eratostene gli errori suppostivi da Riccioli, Bailly ed altri^ converrebbe ac cordare al primo essersi allontanato dal vero Ipparco per pi di 2" t 3', al secondo per pi di 2 ) ', ed a tutti
(') t. tv, (3 ) (5) Efemeridi geografiche, pubMicate in tedesco da &ach. pag. 2 7 , e seg. Presso Strati., [ih. t. Ivi. Lib. tt.

IT tN tR A R E .

345

coloro, ! quali pretendono non gi di 700 ma di soli 600 stadj composto il grado di quest antico geografo, per pi di 5 8 . Le posizioni inoltre di tutte le regioni della terra an drebbero , in Eratostene ed Ipparco, soggette ad inesat tezze dello stesso genere, le quali sarebbero in ragione diretta colla elevazione delle latitudini. Tuie ( o l ' Islan da) per essi posta a 46 , 3oo stadj dall'equatore (:) verso il 6 6 ", e sotto il clima che di ore ha il giorno pi lungo, verrebbe a confinarsi sotto il yy"* parallelo, ove il giorno maggiore conta da ^ mesi. Come pretendere di persuadere senza assurdit che gli astronomi di Alessandria, cui molto deve la scienza pe'tempi in cui ebber vita, cadessero in s gravi falli, quando al contrario tutto prova essersi pochissimo di scostati dalla nostra moderna esattezza in un gran nu mero di operazioni? Eratostene, poich ebbe osservato la latitudine d R o d i, ne stabil il parallelo per 3y 5 o stadj pi a tra montana di quello di Alessandria (a), o a a 5,%5 o stadj dall' equatore ; somma che divisa in grad di 700 stadj dar 36 2!* a5 ", la cui differenza dalle present osser vazioni consiste in soli 7' 5 " ; e prendendo le mosse dall' elevazione d' Alessandria lasciataci da Ipparco , si ridurr ad t' 3o". Sembrami pertanto chiuso l'adito ad ogni obbiezione contro s fatte pruove di esattezza. Si limiter forse ta luno a dire non essere cosa maraviglevole che Eratoste(t) Strabone, lib. t. (3 )Iv i. Lib. H.

346

MISURE

n e, autore delle due precedenti osservazioni, abbiane saputo esprimere il risultamento in una Sttizia misura iti neraria; ma quanto aUe altre distanze di cui non indi cata !a determinazione astronomica, o che sono apparen temente stabilite sopra la sola autorit de' viaggiatori , doversi tutte ritenere quali grossolani computi immerite voli di ogni fede. E mestieri pertanto esaminare se ab biavi vera impossibilit, come dopo D 'Anville molti vanno ripetendo, di trovare nell'immenso numero delle misure trasmesseci, qualche vestigio dell' avere imme diatamente adoperato sopra il terreno lo stadio di yoo per ogni grado d'un circolo maggiore della terra. E comune opinione in oggi, dice Strabone ( t ) , che posti in non cale i rivolgimenti de'sentieri, tutta l'Iberia ( la Spagna ) dai Pirenei sino alla sua occidentale estremit (il capo Sacro) non abbia lunghezza maggiore di 6000 stadj. Or questi di yoo al grado equivalgono a 8 3< % ' !y della scala delle latitudini, o sia d 'u n circolo maggiore, o a leghe ! y ! ^4 di 20 al grado (2). E tale appunto, compassata, la precisa misura daUa cima de'Pirenei, presa quasi nel mezzo di lor lunghezza, sino al capo S. Vincenzo. La maggior larghezza poi di essa contrada era secon do lo stesso Strabone (3) , di 5ooo stadj, equivalenti a
(<) Lib. t! e m. (3 ) Si rammenti ognora il lettore che in questo scritto e ne!!e mie note sopra il testo di Strabone, la tega adoperata nella ri duzione delle misure antiche sar sempre quella di ao al grado, detta comunemente lega marina. (3) Lib. n e m.

ITINERARIE.

24?

y" 8' 34 ' o a ! 43 leghe. E ta!e appunto ritiensi tuttora inesatta d is ta la da! cape d Gata , nel regno di Gra nata, sino alle coste de! regno deUeAstttrie. La targhezza deUlstmo che separa !a Spagna da'Galli, o pure la lunghezza delia catena de'Pirenei, determi nata dallo stesso Geogafo minore d i 3ooo stadj (') ^ e di ^tto tate istmo ha so!i ay4o stadj, o y8!eghe ^ da! capo d Creus siao a Fontarabia. Secondo Po!ibiO<(a)l' intervaHo da Mfsiglia a!le Co!onne d'rcole ( a!le montagne di Gibi)terra e d Cputa) superava i 9000 stadj, come n reat ess: punti, misu randone marina marina la distanza) disgiungons per ay ! !ega, vogliam dire 9^00 stadj* E tate misura sog giacque alla censura d Strabone unicamente perch sembrava proposta da Po!ibio ad tssprim4re la distanza in !in,ea retta tra' mentovati !t(oghi. Da! fondo de! golfo Celtico o dalla spiaggia vicina a Mompelieri sino aUe coste del!'Africa, Strabone contava 5 000 stadj (3) : !a quale distanza presa di traverso al Mediterraneo senza cangiar meridiano. nscontrasi so pra le nostre mig!iori Carte maggiore di ! 3y teghe o sa .di 48oo stadj ; e siccome manchiamo di hs^tti calcoli su questa parte dell'africana costa ,'cs na tampoco certo che !a differenza all' intorno di 5 leghe tra le precedenti misure ^ non provenga da errore de' nostri geografi. (!)liib. M i
(2 ) Apud Strab., l!b. n , pag. tt)6. (3)L !b . H.

9^8

MISURE

Strabone (<) faceva Zerne ( 1 ' Irlanda ) lontana da!!' equatore 36,yoo stadj; ridtta !a distanza in gradi avremo 5 a a 5 ' z{3" di latitudine;^ ci pienamente concorda co!!'altezza de)!e parti meridionali dell'Irlanda. Dalle Co!onne d'rcole a!!o stretto di Sicilia cempu-* ta v a il nostro Autore ! 2,000 stadj in linea retta (2}. In bggi (annosi tra !e une e l'a!tro a :" ay' di longitudine, i quali sotto i! trentesimosesto para!!e!o equivalgono a !a,!%7 stadj di yoo per ogni grado d 'u n circol mag giore. Lo stesso Geografo poneva tra il capo Sacro (in oggi capo S, Vincenzo) e !o stretto tK Sicilia ! 4,000 stadj (3), i quali, sotto il parallelo precedente, corrispondono a a< % ? ^3 ' !g". Le nostre moderne osservazioni adun que Assegnando a tale misera 2^ 3 y \ digeriscono per soli 6' !g", o per 60 sftadj, dai calcoli di Strabono. Eratostene contava 8800 stadj dalle Colonne d 'E r cole al meridiano di Cartagine (4). Questo numero di stadj, sotto il trenteshnosesto parallelo porta i 5 3 a' so" di longitudine, e le nostre migliori Carte segnano tra'due punt! s5" /^a'. ^5oo stadj dannosi da Strabene (5) alla distanza tra il capo Pachino della Sicilia ed il Cr/ti-mefojoqn del^ i(]) Lib. tt. (s) Ivi. Lib. n e [t!. (4) Presso Strab. lib. ]. Si osservi su ci, e sopra i) maggior numero delle altre citazioni la mia G/'^C awa, p. <5. (5) Lib. n.

ITIN ERA RIE.

soia di Crta. La longitudine daH'mpo all'altro di easi [dista p3 r y M' 33" pell^ Carie di D'Apyille; 'Asettori trenbeh simosesto! ppwHelo, dove gli antiehi poowano P amtw detta mihMt,i y^ 58' 33" aoannno 4^*6 de? miti
stadj. Di^a S&abome (t) all'ItaKa< la hmghzza d *ch*& yooo stadj, o sia di zoo leghe, e tant appunto hAwf in !iBA; retta dalla cresta dell4 Alpi ) p)oesaa<M^mntana .d iA o sta ,sin o al c^po iSparti-vcBi^, fli^esireaRt meridionale dell'Italia.

Dallo stesso geografo la lunghesM'del goMb AdiHt tico (^). calcolata di gta<^ di !W)r^ra<#[!hr-. ghe^s^ delle quali somme la pwo& isypT^aata lagha ^7 ! , sio<w{nM di la tbj&HRdcUs? coste ^wwitMi di essogoMo,dalla sua vabwe^tMa p%^Mo! m w b Acroccrawpii ( in ogjgi jnonti dtUafChmwm^sino <ad Aquilea, itioo staJj por, che eccedptta 4* poco le i34 !egbet cmetihiiconpia distanza daHe cosi&dUtari a quelle deh
^Albania: : DialJa^gyp, d a ca p o Leoea d^Ptaia & f alfojudo d d golfo di Corinto, Str^Mn) w * (wyiya a naMseare 3 cw stadjj (3)/. Compassata\ta3e i&tawza osiservai ef&)ttw!atHMmte non maggiore di stadj o di leghe, t L?^^hsi#c))ef d ^ m w e E^a6, d&! tr^montaAa ^ mee^o y o w o t^ s . c a ^ w l ^ d ^ ^w tybiG eQ gralb poc p i^ di stadj ^ooo (/{), la quale misura rappresenta da sei gradi
(<) Lib. n. (s) Ivi.

(5) IvL () !'<-

s5o

MISURE

d latitudine, o forse ! lo leghe ; e tanto hav^i appunto dalle costei di Tracia , vicie a Taso , sino a qpeMe aMdinaii delP ysola di Creta, compres^ pUr ^ssa^ ne! mmtvt mare. Egti aggiugne esserne iala rg h e zz* di aooo stadj, a! che pur in oggi corrisponde appamttizo P ihtervaU tra il capo Senio dell'Attica^ e l ' isola Ai/Rdi!

PoliMo era d^avvijJd doversi ritenere mila stadj in linea Mtta la distanza Tessalonica (<): compassate dibatti le viHo ti trova giga^M a sto o stadj ; o

maggiore di due da a Carte di O'Ana 60 leghe.

- - Eratostene tblevR th la targhezza deH' Asia Mi n re, tfals^Qjed Athisp , pure dal golfo dell' A ias, al' orientale<estremit del Mediterraneo, si&9 a Sam^ sou^ sopra la costa d^l Poeto Ecssino , somtQaMe sta dj 3op6 , i quali ^trovandosi le dne citt a un^ dipresso gotto io] stesso meridiaai?, esprimevano ^ iry! 9^- di Ja^ thudiRe; Second!o !^ (SonnoMiance ^ Alessandretta, citt prossima al suolo gi occupato da Isso, di-* ctMUe 36 * 36 ' ay^dhlUaqaatbre; Isso, d a i o mintiti pi MMM#rionale;!g4 ac^w daaque sotto il 6 ^ 4^ = coll'ag^iuta dei 4" ' 7* 9 *' d 'E tatost^ n e,A m !sa sitrover i! 4 '^ a ' 9" di-latitudine; u viene es^oad^v^re altra pesMwae nel Mar Nero, eccettuata la deferenza di qualche minuto^ p^r le fetenti osservazioni di Beau*, champ.

D'Anville, volendosi allontanare dalla misura di Era( 1) Presso Strab., Hb. H.

(i)!vi.

ITINERARIE.

a5,

tostene e da! valore dello stadio di lu i, ha collocato ^ nelle sue C arte, tutta questa parte delle spiagge del Mar Nero d 'un grado soverchiamente al mezzogiorno, defraudando perci di 30 leghe la larghezza dell' Asia Minore. La grande Sirti presso Eratostene avea 5ooo stadj di circonferenza, e t8oo di profondit (t);deH equali mi sure laprima equivale a [ p ie g h e , e la seconda a 5 : e ad esse pienamente conformansi le nostre migliori Carte. Strabone (si) vuol essere di t6oo stad) le coste della piccola Sirti, al qual numero corrispondoholeghe ^6, e non v'ha che dire nel suo calcolo^ Ipparco (3) poneva l'imboccatura del golfo Arabico, o lo stretto di Babel-Mandel, per 88oo stadi a tramon tana dell'equatore, vale a dire sotto i gradi di latitudine !3 3/ % ' :y " , come portano le nuove Carte di esso golfo. Dava Eratostene (4) t6,ooo stadj di lunghezza aHeco^ ste orientali della penisola dell' India, e le < % 5 y leghe a cui essi stadj agguagliansi, ne offrano la ioro precisa misura dal capo Comorina sino all' orientale imbocca tura de! Gange. La costa meridionale dell' India, o pure . le spiagge tra le foci dell' Indo ed il capo Comodino esteadevansi giusta Eratostene per !g,ooo stadj (5) , equivalenti a
(1) Presso Strab., lib. H.

(2) Ivi(5) Presso Strab., lib. H. (4) Idem, lib. xv. Arriano delle cose Indiche, cap. 5.

(5) Idem.

agi

MISERE

5^3 leghe, e&ttta 'toro misura anche in oggi compresevi


(Quelle dei golf! del Sindo e di Cambaia. Potrei agevolmente moltiplicare s fatti esempi in pruva% contro l' opinione adottata, che lo stadio di 700 per ogni grado, fu quasi generalmente adoperato dagli astronomi , dal-geografi e dagli antichi viaggiatori per m iavare in ogni versa le estensioni dei continenti e de'mariJLa stessa apefp di Strabone fornirebbemi altro grandissima numero di allegazioni , ma io credo averne prodotte quante bastino a convincere i pi increduli ^ ed a purgare! jEratostene^ Ipparco, Polibio, ec. dal tmiprovello di ^bvere adoperato uno stadio fittizio o ine satto nelle loro descrizioni della terra. DdM' M -M * ^ graffo.

Havvi apparenza che immediatamente prima di Eratostehe scorrere de' due o tre isecoli anteriori allo stdbilimento della Scuola di Alessandria, i Greci prvaiessersi d?un piccolo stadio reputato dai matematici, ai xlr j& Aristotele ( t ) , di talflunghezza da volervena quattro cento mila per agguagliare !a circonferenza del globo ^ ed m i ^ per formare la estensione d'un gra do del terrestre equatore. ; Molti nostri ragguardevolissimi geograB hanno gi ri conosciuto questo stadio come il solo opportuno a mi surare le marce di Alessandro nella invasione dell' Asia. Con esso determin Nearco le distanze trascorse dalla
(t) De Caeo, !. !, c. p- 4?^-

ITIN ERA RIE.

a5S

sua Hotta dall'indo sino al fondo dei gMb Persicos D' AnviUe !o ha quasi dimostrato per riguardo al goMo m e d e sim o ()), ed alcune pi esatte ntizie posteriori alla sua morte mi hanno messo in istato di potere as serire , che nella totalit del viaggio, 0 sia in una gita di trecento ottanta leghe marine , usando la pi scru polosa precisine troverebbesi appena la diHerenka di due o tre leghe dalle misure di Nearco (a)i L ' uso di esso stadio si estese ad altre regioni, sul conto delle quali non stato ancor fatto alcuno spe* rimento per adattarvene la misura. Eccone parecchi esempli : L a lunghezza del mare Caspio secondo Erodoto (3) era di quindici giornate ^ solcando il vascello a retai, la larghezza di otto ; ed egli calcolava di yo stadi al giorno (4) il cammino de' vascelli. ' Ma quindici giorni d 'u n cammino eguale a yoo stadi per ognun di essi, producono !0,5oo stad), e questi della lunghezza di ^corrispondono a f8gj leghe marine. N havvi che dire sull' esattezza di tale misura delle coste occidentali del mar Caspio, dall'imboccatura dell' IaYk sino a quella del K u r, l'antico Ctro, nella re gione de' Caspj, dove rimane ab antico il principale emporio del commercio di esso mare. Poco dopo il Kur la costa inoltrasi verso oriente si(') Recherches gogr. snr te gotte Persique; dans tes Mmoires de t'Acad. dea Inscript. et Beles-tettres^ tom. xxx, p. <33. (a) Questa memoria non per anco pubblicata.

(3) Lib. t, ao5. () Lih. tv, 86.

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MISURE

no a Esterabad, e segna ta maggiore larghezza dei Ca spio in uno spazio di ! oo leghe o di 5600 stadj, che divisi per 700 danno appuntino le otto giornate di na vigazione riferite da Erodoto. Megastene e Deimaco (t) dicevano che dall'Oceano meridionale l ' India estendevasi verso borea, in alcuni luoghi, sino per 30,000, ed in altri per 3o,ooo stadj. I ao,ooo stadj della prima misura rappresentano leghe 36 o , come di fatto la compassata distanza in linea retta dal capo Comorino sino all' orientale imboccatura del Gange. Ed i 3o,ooo della seconda formano 5 %o le ghe, le quali constituiscono a capello il ritto intervallo dal capo suddetto sin verso Kandahar giacente alle falde de' monti tra l ' India e la Battriana. Megastene dava 36,000 stadj di lunghezza , o sia 468 leghe, alla parte settentrionale dell'india (3). Tale misura concorda perfettamente co' 30,000 e 3o,ooo stadj di cui ho parlato , ed appunto la distanza tra' dintorni di Kandahar, ove ha principio l ' India, e la foce orientale del Gange, dove essa termina. Eratostene contava ! 3,ooo stadj in linea retta dalle sorgenti dell' In d o, e meglio dal suo sgorgare dalla grande catena del Caucaso, sino alla sua foce (3). La misura riducesi a 334 leghe, ed applicata sopra le Carte
([) Presso Strab., lib. n. (9 ) Iv i.. Il presente testo d Strabone & tale misura di soli !6,ooo stadj; d'uopo per leggere 9 7 ,0 0 0 , come dimostro nella mia nota a , pag. t8o deH' edizione francese del mentovato autore. (5 )Iv i. Lib. xv.

ITINERARIE.

655

Jet Maggiore RenneU non meno di tatte le altre eetta. Omesioto facevaia Taprobana (t) lunga 5 ooo stadj, o 90 leghe, ed e c c o , satvo qualchepiccoHssimadiSereaza, la esatta dimensione delle coste di Ceilan prese datMtmontanaamezzogiom. Gli storici d'Alessandro scrissero che da Tapsaco, so pra l'Eu&ate, alle Porte Caspie contavansi Jo,3oo sta dj (a). L a quale distanza m linea retta di i8y leghe aH'incirca, o di :o , 3yo stadj, sopra l nostre migliori Carte. Dalle Porte Caspie ai capi vie pi sporgenti nei mare Eritreo aveanvi, secondo Eratostene, 12,000 stadj in linea retta (3). La distanza da queste Porte, o dalla gola ora nomata Firouz-Kho al capo Iask , nel princi pio del golfo Persico, presso che di !0 < % o ' in la titudine , corrispondenti a f i, 85 a degli stadj di cui ra giono. Il medesimo autore poneva il capo Sacro dell' Iberia e le Colonne d' E rcole, ci il capo S. Vincenzo e la montagna di Gibilterra, sott'una eguale latitudine, e contava 3ooo stadj distanti i loro meridiani (4). Ma 3ooo stadj di m i ^ al grado del circolo maggiore, ridotti al trentesimosesto parallelo agguagliano 3 20' < 5 ", e solo eccedono per to' t 5 " i risultamenti delle moderne osservazioni.

(t) Presso Strab., lib. H.

(2) Ivi. (3) Ivi.


(4) Ivi. Lib. !.

a56

MISURE

< PoliMd calcolava t 8^ 83y stadj in linea retta dalfe C<^ lnde d'E rcole alto stretto di Sicilia (t), e sotto il ti^ntesiinosesto paracelo la sm misera rappresenta 20? 67' ao't In oggi pones tra gH antedetti luoghi l'in te r vallo in longitudine di z i " 2 7 '; non si accrbbero per tanto che 39 4o al calcolo di Polibio. Strabone conosceva l forma triangolare della Bre^ tagn 0 Ing^iiltenfa, e ne estendeva per 5 ooo stadj Ja casta meridionale (a). Qusti 5 000 stadj valgono 4" 3o' della scala delle latitudini, o 90 leghe; come la pre^ cisa distanza in linea retta tra il capo Lizard e quello di Kent, l'antico CaMNvm, dove termina la pre&ta costa. Pitea da Marsiglia avea detto la lunghezza della Bre tagna essere di 20,000 stadj (3), che equivalgono a 36o leghe, e tali sono appunto le coste orientali dell' In ghilterra dal Lands-end sino al capo Dungsby. Lo stesso navigatore calcolava l ' intiera circonferenza dell' isla di 4o,boo (4) stadj, o 720 leghe. Collo scor rere i molti seni delle cste troverebbonsi 4^^000 stadj^ o un eccesso di 36 leghe; ma la differenza certamente deriva dall' aver Pitea trascurato alcuna delle antedette sinuosit. Ecco adunque eziandio uno stadio astronomico, la ..! , . . ... . . '<
(t) Presso Strab., Hb. !t. V. nella traduzione francese di Strabone la mia nota corri spondente a questo passo, e le mie RecAercAM su r ge'ogr. pag. 8 -!3 . (2 ) Lib. t e tt. (3) Presso Strab., lih. ]. (4) ivi. Lib. a.

MINERARIE.

95?

cui precisione non ammette disputa, ed !! cui uso da!e rive dei Cange procede alle estremit dell'Europa. DeM'ujo Je%) 3&M&0 666 "/3 aJ graJo.

L ' opera di Strabone presenta poche grandi^distanze misurate in stadj di a^o,ooo e di :8o,ooo alla circon ferenza del globo, o pure di 666 a/3 e di 5 oo al gra do ; non pertanto eccone alcuni esempi. Patroclo , dopo aver dimorato e comandato nell' Ini dia sotto Seleuco Nicatore ed Antioco Sotere, ne pub blic la descrizione, e considerandola , ad imitazione di Megastene e Deimaco, sotto la forma d' nn ampio triangolo, calcol la lunghezza della costa settentrio nale di 15,ooo stadj (t), i quali computati a 666 "/3 per grado, produrranno le ^5 o leghe constitenti tut tora , col solo divario forse di ! 8 leghe, la distanza da Kandahar alla foce orientale del Gange. Dalia meridionale estremit dell'india alle montagne del Penj-ab scorrevano a mente dello stesso scrittore ! 5 ,ooo stadj simili agli antedetti, e da tali montagne a quelle del Caucaso 3ooo di pi (a). La prima di queste misure , in linea retta, dal capo Comorino conduce pre cisamente alle montagne, che terminano, verso Multan, a mezzo giorno il Penj-ab ; ed i 18,ooo stadj della ge nerale misura, corrispondenti a 5 ^o leghe, mettono neHe vicinanze di Kandahar, alle falde degli alti monti (') Presso Strab., lib. n. (2) Ivi.
I '7

a58

MISURE

appettati Hindou-Kho dagl'indiani, e di cui i Greci fa cevano il loro Caucaso di quella regione. Il terzo lato dett' India avea 13,000 stadj, secondo Patroclo , o sia 36 o leghe , misura esatta della distanza dal capo Comorino alla foce orientale del Gange. Far di passaggio osservare la precisa eguatianza tra il modulo dello stadio di Patroclo e quello che Posi donio volle di poi appropriarsi (t), quando millantossi giunto a scoprire la lunghezza del perimetro deita terra, mediante la misura dell' arco celeste compreso tra Ales sandria e Rodi, e la itineraria distanza che divideva le due citt. Ma il plagio di Posidonio rendesi manifesto, ove consideriamo che, a 6ne di arrivare ai risultamenti voluti, d'uopo supponga sotto !o stesso meridiano Alessandria e R odi, avvegnach siavi tra loro non mi nar divario di 3" 33 di longitudine, ed allontani successivamente i loro paralleli di 7 3o', mentre non havvi distanza maggiore di 5 " !y' !o". Ma tutto che Posidonio non si fosse avvolto in cos fatti errori, basterebbe il vedere adoperato vantaggio* semente nell' India lo stadio di 666 2/5 pi di 3oo anni prima di lui, per togliergii il merito di questa invenzione, e per aggiudicarla ad astronomi molto pi antichi e va lenti. ZAo JeMo A 5 00 per og?H gratFo.

Dalla Iapigia, o dal capo Leuca dell'Italia alle coste


(t) Presso Strab., Hb. n.

ITIN ERA RIE.

a5g

dei!' Africa Strabone numera %ooo stadj (<). Questa mi sura , in stadj di 5 o o , equivale a 160 leghe , e corri sponde ai capo C ep A a/ae , ora capo Canan , al!' occidenta!e ingresso della gran Sirti. Da Corico, citt situata sulla costa occidentale del1' isola di C reta, sino ai!a grande Ghersoneso, ora Raslathne o Raxatin, sopra le coste dell'Africa, pone t 5oo stadj (2), o 60 legh e, e non havvi di che crreggerlo. H tragitto terrestre da Alessandria sino a Cirene, ra, a detta di Eratostene, di /{zoo stadj (3) , eguali A '68 leghe, e tale riscontrasi pur tu tto ra sopra le nostra migliori Carte. Dallo stretto delle Colonne a quello di Sicilia lo stasso geografo valutava 8800 stadj in linea retta (4). Ridotti questi sotto il 36* parallelo, rappresentano a z { 5 ' t y" di longitudine, e differiscono in pi dalle nostre osser vazioni di soli i8' !y". Dallo stretto di Sicilia a Rodi il divario in longitudi n e , per sentenza di Polibio , era di stadj (5) , i quali sotto il prefato parallelo equivalgono a n 3o' ao", e cos rimane ancora in oggi, salvo la piccola differenza di ]8' a5 ". Passo ora ad uno stadio che maggiormente importa conoscere per la storia della antica geografa.
(!) Lib. H.

(a) L ib xvH. (3) Presso Plinio, lib. v, cap. 6. Plinio dice 535 M. P., i quali a suo avviso rappresentano 4 2 0 0 stadj. (4) Presso Plinio, lib. v , cap. 6. Egli dico !!oo M. R 88eo stadj. Y. la mia GtKpgrcpA/e Gr^M pag. )3-t4 (5) Presso Plin-, lib. vr, cap. 38. Plinio dice 558,5oo p assim 4654 stadj.

a6 o

MfSURE

De//' Mjo

4&M&0 A 833 1/3 a/ gracfo.

Questo stadio , !a cut notzia dobbiamo ad Archime de (t) ed Cleomede (a), i quali ce ne trasmisero la lunghezza col dire eh' era contenuto 3oo,ooo volte nella circonferenza del globo, occup il meno d'ogni altro le menti de'moderni, avvegnach degno, a mio credere, deila maggiore attenzione, trovandolo prescelto dagli antichi ad esprimere, in misure itinerarie, i risultamenti di una lunga serie di osservazioni astronomiche, ese guite per determinare le longitudini de* principali punti delia terra, in tutta l'estensione del continente, sotto il trentesimosesto grado di latitudine. Passo a dame con siderabilissime pruove. S i contavano, secondo Strabone (3) , due mila stadj, in linea retta ^ dal meridiano del capo Sacro nell'iberia sino allo stretto delie Colonne. Questa misura, ridtta in stad) di 833 */5 , sotto il trentesimosesto parallelo equivale a a" 5 y' 5 g" di longitudine , e presenta ia sola differenza di !a' confrontandola colie osserva zioni de' tempi nostri. Dal meridiano dei capo Sacro a quello delio stretto di Sicilia Ipparco contava ! 6 , 3oo stadj (4), corrispondenti, dopo l'ntedetta riduzione^ a 2% ! o' 3y !; l'intervallo
(t) In Arenario , pag. 3 7 7 e segg. (3 ) Meteora, Hb. t, c. 8 , pag. 43. (3) Lib. it e m. V. ta tuia Ge'ogm/7/ne pag. 65. (% ) Presso Strab-, n.

CreM

ITINERARIE.

961

ora stabilito tra essi luoghi di a4 , differisce quindi dalla misura antica di soli 26 23 ". Eratostene collocava Rodi a 22,3oo stadj aH'oriente dello stretto delle Colonne (t). Operando ne'preiati modi vedremo averli calcolati distantii'una dall'altro 33 4 35"; ma giusta le ultime osservazioni havvi tra loro 33 !&' 45 " , o sia una differenza maggiore della prima di : t ' ! o '. Lo stesso geografo computava di 3o,3oo stadj (2) la distanza dal capo Sacro a termine orientale del Mediterraneo, il quale intervallo, secondo i nostri astro nomi , di 44 che sotto il trentesimosesto paral lelo danno 3o, ! ! 3 degli stadj in discorso. Consiste dun que la differenza in soli !87 stadj, o sia in )6 35 " , cor rispondenti a leghe 4 % ; sopra un'estensione di leghe 724. Dal capo Sacro alle Porte Caspie contava 4 ') 6 oo stadj (3) , o , non dipartendoci dai precedenti metodi, 61 4 n *3 ". Nella Carta di D ' Anville la medesima drstanza monta a 6 t 5 ', minore della prima di 37' ] 3 ". Distavano parimente a suo avviso le sorgenti dell'VnJo dallo stretto delle,Colodne (4) 53,6oo< stadj, che vuo! dire 78 i o " , misura eccedente quella delle Carte di .D'Anville di soli ig ' to '. Poneva finalmente (5) 7!,600 stadj dal capo Sacro a
(<) (s) (3) (4) (5) J a t Grcc^ t5. 6. :8. !9 pag.

Ibid. Ibid. Ibid. Ibid.

pag. pag. pag. pag.

963

MISURE

7 *06 , ora Tana-serim, spra la costa occidentale dei


regno di Siam ( t ) , ed avvegnach cadesse in grave er rore per rapporto all'elevazione di Tine, collocando en trambi que' luoghi sotto il trentesimosesto grado di la titudine, la misura tuttavia adottata non esprimeva meno il reale intervallo de' loro meridiani. Havvi di fatto tra essi, a norma delle moderne osservazioni , una distanza di !o6 37', eguale, sotto il parallelo di cui ragionasi, a 71,766 dei precedenti stadj. Rinviensi pertanto la sola differenza di [66 stadj, o di quattro leghe sopra l'in tiera enorme distanza di leghe tyaa. NQn avremmo certamente attesa tanta precisione da gli antichi; e la consuetudine di giudicare co'nostri abi tuali ed erronei metodi le misure e le distanze da toro trasmesseci, era ben lungi dal condurre a cosiffatti risul tamenti. Gli esposti esempi, che potrebbonsi multiplicare ^ sembrammi senza eccezione ; < e dato eziandio che nuove scoperte apportassero picoli cangiamenti ne' cal coli d me accennati, facile il vedere che alcuni minuti di pi o di meno nel prodotto di tali scoperte, o alcune leghe nelle distanze, non giugnerebbero mai ad infievo lite le addotte pruove. Bastano queste, per mio credere, a giustificare ed il nuovo metodo indicato, ed il raggua glio contenuto nelle mie Tavole de'principali stadj usati dagli antichi astronomi e geografi ad esprimere le loro itinerarie misure.
(]) Ge'f?g?'np/<[e , pag. e stg.

iTNERAME.

a63

Con/i^fowe Jeg/: ^f/yreMtt prejjo : geogro/t gree: ;

Dopo di avere osservato la ineguaglianza delle variate misere che somministrarono sin ora argomento al mio dire, e che esprimevansi mai sempre con la generale denominazione di stadj, sar fcile il comprendere come dovessero nascere dal loro u so , presso gli antichi, i me desimi; errori che vediamo derivare tra noi dalle voci FegAe e /mg/Za , quando mancasi di dichiarare il valore per esse rappresentato. Fu questa senza dubbio la ori gine delle apparenti contraddizioni tra moltissimi anti chi viaggiatori, della tacoia d'impostori eh' e' riporta rono dalla generosit de'greci geografi , a cui fanno eco tutt'ora i moderni ; imperciocch n agli uni n agli altri cadde meppur mai in sospetto che le misure o distanze loro proposte poggiassero sopra stadj di varie lunghezze. L'opera di Strabone offrir gran numero di discussioni in eui egli studiasi di provare gli abbagli de' suoi mag giri per riguardo alla estensione data a diverse parti della terra; ma io dimostrer l'ingiustizia delle su^ cri tiche in molte circostanze, e che spessissimo contentossi di contrapporre ad esatte misure alcune altre prese con la medesima precisione, ma con modulo alquanto mag giore o minor del primo. Passo a dare qualche esempio di tali inconvenienze. Abbiamo di gi veduto l'india nella maggior sua

s64

MISURE

mensione (j) (ars! d stadj 3o,ooo da Megastene e Deim aco, e d i soli ! 8,000 da Patroclo (2). Eratostene e Strabone non comprendendo la sorgente d questa enorme differenza, dissero francamente essersi i primi d grosso ingannati (3), non avvisando nostri critici che la esposta diversit dipendeva dalla variet degli stadj di cui componevansi, e che i 3o,ooo stadj di m i '/g a! grado agguagliando ! 8,000 d 666 s/3 svaniva ogni dif&renza nelle due misure : esse rappresentano di fatto 5^0 le ghe , distanza appunto dal capo Comorino all' estremit occidentale e settentrionale dell' India , presso di Kan* dahar. Secondo Demaco la minor larghezza dell' India era di ao,ooo stadj (4). Questa misura , col compasso ed in stadj di m ! ^ , si trova applicabile egualmente alla distanza del capo Comorino dalle bocche del Gan g e , ed a quella dello stesso capo daHe foci dell'indo^ Deimco instruito che le bocche di essi fiumi avvicina vano al tropico estivo aggiugneva che l'in d ia , o per lo meno questa sua parte, comprendevasi tra '1 tropico l ' equatore (5). Eratostene, a cui notizia era il solo stadio di 799 aj! grado, calcolava t6,yoo degli antedetti stadj dall'equa tore sino al tropico, e sosteneva che data con Deimaco all' India 1' estensione di 2 0 ,0 0 9 stadj , addiverrebbe (t) pag. 254. (a) , pag. a5y. (S)Lib. M . (4) Presso Strab., Hb. w. - (5) I b ii

ITINERARIE.

365

impossbile di rinchiuderla in esso intervaHo. Non accorgevasi dutlque che i suoi <6,700 stadj agguagliavano a 6 , 5o 8 di quelli voluti da Deitnaca, e che lo spazio da Questo indicato tra ^equatore ed i! tropico terrestri, so verchiava quanto occorrevano per comprendere tutta la penisoa-dell'ndia , come in realt e cpn eccesso y ac cade: ao^ooo stadj di n t ! presi ne! senso deb me* ridiano , corrispondono a soH r8 gradi di latitudine, quando i t6,yoo di EratOstene agguaglian a 3 5 r a6"< ' li nedsimo scrittore contava 3 000 stadj da! meri diano de! capo Sacro sino a que!!o delle Colonne d'r cole ('), e Strabone non pi di 3000 (a). La &fR:renza biella !ongitudine tra Questi due punti di 3" f o : ! mi sura A Eratostene, calcolata sotto i! trentesimosesto parallelo in stadj di t m ^ , equivale a 3 30' ! 5 "^ que!!a di Strabone in stat^ di 833 ^ rap p resen ta a" < 5 y' 5 g' ; a prha dunque digerisce in pi di soli to' ! 5 'da!!e nostre osservazioni, e la secnda di !3' t". Faceva Eratostene 8800 stadj tra lo ro distanti in li nea rettagli stretti de!! Co!onpe e di Sicilia (3). Poli bio invece vi poneva l'intervallo di stadj i 8,&3y; e Strbone (/{), oensurando entmmbi, pretende esserve^e ! 2,000. La grande inegualit di quest' ultime misure farebbe supprre a prima Vista impossibile di conci!iar!e tra 4oro, e che taluna, o forse anche tutte occultassero non
(t) .S'opra, pag. a55. (2 ) <S*o/?ra, pag. 2 6 0 .
(3) pag. 2 ^ 9 .

(4)

pag.

248.

a66

MfSURE

piccoli errpri. Si troveranno per bastantemente esatte sapendo distinguere il modulo delio stadio proprio d 'o gnuna di esse. Ed in vero,la distanza dallo stretto delle Colonne a quello di Sicilia essendo, giusta le nostre migliori Carte, di a t 3 7 ', si riconosce i. Avere espresso Eratostene la sua misura in stadj di 5 oo ; il perch rappresentavano i suoi 8800 stadj, sotto il parallelo del trentesimosesto grado di latitudi n e , 3 t 45 *7"! differenza, 18 17". 2t Essere gli stadj 18,837 di Polibio di t ! ! t ^ al grado, ed esprimere sotto la medesima latitudine 20 57' 30' < : differenza, 39' 4o". 3." Dovrsi valutare i 13,000 stadj di Strabone in ra gione di 7 00 per ogni grado, corrispondenti, alla stessa elevazione, a 2 i t i ' 33": differenza i 5' 3 y". Eratostene collocava Cartagine la stretto,di Sicilia sotto lo stesso meridiano, e distanti 8800 stadj dallo stretto delle Colonne (t). Essendo per quello di Si cilia 5 " 45' pi orientale di Cartagiae, ' abbaglio di questo scrittore troppo madornale p tr non supporlo derivante da qualche confusione nel valore delle sue mi sere. Egli adunque trovando due distanze espresse collo stesso numero di stadj, e non supponendo questi sog getti a variazione nella loro lunghezza, credette Carta gine e o stretto di Sicilia posti sotto la medesima longitudine. Sembrami non per tanto evidente che T in tervallo dalle Colonne a Cartagine fossegli dato in stadj di 700, mentre quello delle Colonne allo stretto di Sici lia lo era in stadj di 5 oo. Vediamone la prova. (t)&;j7 ;(!pag. 248, 259.

!T!NERAR!E.

967

La differenza in iongitndine tra ii meridiano di Gibil terra e quello delle rovine di Cartagine ritieosi di ! ma ^800 stadj di 700 sotto ii trentesimosesto paracie lo , corrispondono a ! 5 ao : alia soia duoque dif ferenza di 9' /)0 riducesi ii risuitacAento deHe nostri osservazioni. Simiitnente 8800 stadj di 5 oo, ec. Tappresentano alia stessa elevazione a t " /% 5 ty ; ed pur ci, saivo il di vario di t8 <7", la distanza de'meridiani di Gibilterra e deilo stretto di Sicilia. L a Taprobanq ( il Ceiian ) estndevasi secondo Eratostene per .7000 stadj (t) e per 8oo secondo altri ( 9). - dessa la misura, in stad} d! ! ! ! ! ^ , deile coste orientali deii'isola, comprendendovi pi o meno alcune profonde lacunc ivi esistenti. Tolomeo, prendendo il ter mine medio di tali misure, stbit di 7660 stadj ia maggior -dimensione dell'isola, e ritenendo indifferentemente tutti gli stadj essere di 5oo per ogni grad d'un circolo mag giore deii terra^ credette che i 7600 dovessero rappre sentare quindici gradi di latitudine, e li applic alla Taprobana; d'onde provenne !' enorme estensione da tale nelle sue Catte (3). La costci lunghezza da quat tro volte maggiore di quella det Ceilaa, il quaie non arriva ad avere quattro gradi da tramontana a mezzogiorno. Aggiungo un altro-errore delio stesso genere, ma vie pi considerabiic. Avea detto Eratostene cite i yo^ooo stadj all' incirca , o piuttosto i 7 : ,600, da lui asgcgnhti
(t) Presso P!in., ib. v t, cap. 94( 3 ) Lib. xv. (3) !!b. vtt, cap. 4

xn

368

MISURE

a!]& lunghezza dei continente sotto il hentesimosesto parallelo, occupavano qualche cosa pi de! terzo della cireouCerenza di esso circolo (t). Posidonio, invece, pretendeva che i yi,6 o o stadj abbracciassero pressoch la met d^U'antedetta circonferenza (a). L'ultim o per di questi geograG non ha avvertito che nel suo ragionamento confondeva due stadj di non eguale valore. Non v'ha punto di dbbio che il perime tro dell' equatore riuscir di ! 80,000 stadj sempre che adoprisi, com'egli la nel caso presente^ lo stadio di 5 oo al grado ^quello del trentsimosest paralldo sar di ! 45,623 ; e quindi la sua met di 72,8:2. Ma gli stadj yt,6oo applicati da Eratostene alla lunghezza del con tinente, erano di y3o per ogni grado, contenuti 262,000 volt)e nella circonferenza dell' equatore, o 2o3,8ya nel perimetro della terra, preso sotto il trentesunosesto grado di latitudine : avea egli dunque ragione di dire, giusta le sue combinazioni, che l'estensione dell'Europa e del1' Asia occupava nn pi del terzo o in quel trono di esso parallelo. i i t Posidonio quindi se avesse ci osservato sarebbesi accorto c h e , i 258,000 stadj di Eratostene essendo ai 180,000, voluti da lui sostituire , nella proporzione di sette a cinque, dj&veyasi necessariamente prima di confrontare le grandezze espresse in tali differenti moduli, ridurle tutte agli stessi elementi; d avrebbe cos tro vato gli stadj 71,600 agguagliare 5 1, t de'su o i, vale (!) Presso Strab., !ib. r. (a) Ivi., ib. n.

ITINERARIE.

369

a dire eccedere di poco il terzo del trentesimo sesto parallelo, in coformit dell'asserzione di Ertostene. Del rimanente, quasi tutte le distanze longitudinali, che compongono i vari) sistemi geograBci de'G reci, of frono abbagli ed errori di egnal genere: ed avvegnach in origine le misure, trasmesse loro fossero esatte, cessaro no ben presto di esserlo a motivo del falso calcolo fatto ne dai geografi speculativi. Imperciocch non avendo egli" no mai tampoco dubitato della differenza degli elementi di tali misure, confuse insieme le ridussero ad una sola , -e credendole derivare dallo stesso modulo, le trasfor marono, affidati alla propria opinione , in quello de'moduli che reputarono meritevole di preferenza. Da Era tostene , Ipparco e Strabone tutto ci che portava il nome di stadio ritenevasi rappresentare la settecente sima parte del grado d'un circolo massimo della terra; quando invece Posidonio, Marino da Tiro e Tolomeo volevanne la lunghezza, qualunque esso fosse, corrispon dente alla cinquecentesima parte dello stesso grado, o pure ad uno spazio per due settimi maggiore di quanto supponevalo Eratostene: facile pertanto il vedere come d' allora in poi i risultamenti dei sistemi geografici di questi autori dovettero appalesare discrepanze e consi derabili errori, ogni qual volta fu mestieri convertire in gradi le misure per loro adoperate. Abbiamo veduto (<) che una misura riportata e adot tata da Eratostene, determinava la lunghezza del conti nente dal capo Sacro dell'Iberia sino a Tine di 7!,600
( ') tSbprn, pag. a 6 t e seg.

3?c

MISURE

stadj contati sotto il trentesimosesto parallelo. E sic come egli li credeva di 700 al grado del circolo mag giore ec.y allontan i meridiani di que'luoghi per tz6" z 5 $7* di longitudine, avvegnach non fossero l'uno dall'altro che a to6" 3 7 ', e commise un errore di tg" 58' 57". Posidonio e Tolomeo (:) considerando) l'antedetta misura in stadj di 5 oo al grado, pretesero che sotto il trentesimosesto parallelo agguagliasse una larghezza di *77^ O 18 , 0 pure di i 80 gradi in numeri tondi; ed in conseguenza di ci dettero senza riflessione alla parte della terra conosciuta a que' tempi un soverchio di 73" 33 ' , o sia i tgo leghe, al di l de' due terzi di quanto appartenevale. E dunque manifesto che gli errori di questi geografi non hanno altra sorgente se non se il loro abbaglio ri guardo al valore dello stadio adoperato per esprimere la distanza di cui parlo. Se eglino avessero saputo che il suo modulo era esclusivamente lo stadio di 833 y5 al grado (3), sarebbero stati tutti concordi nello stabilire l ' intervallo dal capo Sacro a Tine di ! 06^ ! a 6 , al lontanandosi dalle uostre moderne osservazioni di soli * 4' 54". Potrebbe notarsi negli esempli sin* ora proposti una quasi continua riproduzione delle stesse distanze. Ma oltre di che mi sarebbe stato facile il variarle, ho cre duto eziandio agevolare cos al lettore la conoscenza dei variati aspetti sotto cui le misure degli antichi de( ') Atmagest-, ]!!). tt, cap. 1 .; Geogr. lib. (a) tTopra, pag. 2 6 ! e seg. cap. ! 2 .

IT !N E R A R !E .

a ?,

vono o posono riguardarsi, come pure le diverse mo dificazioni a cui soggiaciono ne! toro u :o , quando trat tasi di com parale ai nostri presenti lumi. Questi medesimi esempi dimostrano parimente non avet mai gli astronomi e geografi de!!a Grecia avuto sentore che una grandissima parte de!l6 antiche di stanze fossero espresse in stadj d'ineguale va!ore, e quindi spontaneo destasi il pensiero eh' e' non tessersi gii autori della m&ggior parte delle misure astronomi-* che inserite neHe loro opere, e soprattutto d quelle che espongono direttamente le distanze prese nel senso delle longitudini. Su tale rapporto mostrano essi tanta inespe rienza da crederli persuasi che la diversit delle misure indicate dagli autori nulla alterasse la lunghezza dei continenti, ma solamente il perimetro del globo, ritenuto dagli uni pi grande, dagli altri pi piccolo nella enor me sproporzione di /{oo,ooo a 80,000, o sia di venti a nove. Qualora rimanesse qualche dubbio sulla insufEcienza de'Greci per rapporto alle osservazioni riguardanti !e longitudini,un esempio terminer di convincerne illettore. Eratostene in virt delle misure da esso raccolte po neva tra il meridiano di Cartagine e quello di Arbella la distanza di 22,900 stadj o in quel tomo ()). Calco(t) C io, dat meridiano di Cartagine a queHo di T a p s a t o ...................................................................(g,800 stadj

da Tapsaco al Tigri (a M no o N inive) . da Mino ad AfbeHa, Circa. . .

. .

3 ,4 oo 700 3 3 ,9 0 0

ttadj

a?a

MISURE

landonc il loro valore di 833 y '3 a! grado d 'u n circolo maggiore , si a v ra n n o , sotto il trentesimoscsto paralle lo, 33 5 p" ; il che porta il solo divario di tredici minuti dalia distanza de'luoghi medesimi segnata nelle C arte di D^AnvIlle. Supponendo egli invece tale misura formata da stadj di 700 ec. la comput sotto lo stesso parallelo di 4 ) 26 ; e Tolom eo, citando un eccllsse lunare com inciata, per quanto dicevasi, a cinque ore in Arbella e a due in Cartagine , ne conchiudeva tre ore d'intervallo , o 4 ? d! longitudine tra le due citt ([). E noto presentem ente essere la loro scambie vole distanza tu tt al pi di 33 * ^ 4 5 - Havvi dunque evi denza che Eratostene p er non sapere distinguere lo sta dio proprio della misura da lui prescelta, cadde in un errore di 6^ 4^ '4 3 c che gli osservatori citati da Tolomeo, quasi direi, ra d d o p p ia ro n o , equivocando di 45 minuti di tempo nelle loro operazioni, o di !$' sopra la distanza per essi indicata tra Cartagine ed Arbeila. Cbn/!iMone t Geogra/! I Romani traendo dalle opere de' Greci tutti i fon damenti della propria geografa, nel prevalersi delie co storo misure non concepirono, neppur essi, il menomo dubbio sulla diversit degli stadj adoperati per deterV. per la combinazione di esse misure, la mia Ce'cgra^)/<i<? ( ') Geogr. lib. t, cap. 4 ; tib. :v , cap. 5 ; lib. v t, cap. !.

tTINERAME.

3^5

minarle : non fecero tampoco distinzione alcuna rap porto a quello che Eratostene ed Ipparco avevano detto appartenere esclusivamente alle loro particolari osserva zioni $ credendo aduuque tutti gli stadj itinerarj model lati sulla lunghezza di quello olimpico, li ridussero ad una comune misura di cento venticinque passi, e con otto di loro formarono il miglio romano. Tale fu il me todo costante di Plinio e della maggior parte de' suoi concittadini; senza mai immaginarsi che trasformando per simil guisa tutte le antiche dimensioni andavano a disnaturarle ed a renderle non pi riconoscibili agli oc chi della posterit. Aggiungano fede all' esposto alcuni esempli. Eratostene, come si veduto, faceva la circonferenza della terra di a 5 a,ooo stadj (:). Vitruyio(a) e Plinio (3) usando le medesime espressioni aggiungono, che tale numero di stadj, ridotto in misure romane, rappresen tava 3 i, 5oo miglia o pure 3 :, 5oo,ooo passi. Ma essendo in oggi a comune notizia il miglio ro mano corrispondere alla settaatpgimaquinta pa^te de! grado d'un circolo maggiore della terra, se divideremo 3 !, 5 oo per y 5 il quoto sar 4 so: avrem quindi per ri attamento delle due l ' u n a , o che Eratostene suppo nesse la circonferenza del circolo di 4so gradi, o che il miglio romano non pi y 5 volte, ma 8 7 % si conte nesse nello spazio d'un grado. La impossibilit di accordare cosi fatte supposizio( ') & ?pra, pag. 338, 3 ^ 5 . ( 3 ) De Architect-, Hb. r, cap. 6 , pag. ]%. (3) Lib. H , capi M 3 . I.
!8

424

MISURE

ni obbliga a Sconoscere come Vitruvi e Mini comi fondessero d stadj , il cui valre digerisce nell^'proporr ztone di sette sei , 0 sia come'eglino scambiassero lo stadio di Eratostene di yob per ogni grado, con queHo olimpico che vedremo di 600. D'allora iti poi la misr romana dovette eccedere d'un settimo^ togliendo di fatto il settimo alle precedenti miglia 3 r,5bo , Hdhrrani nosi a ay,ooo , che divise per y 5 daranno i 36o < gradi della circonferenza terrestre , e riprodurranno l' esattezza scomparsa per lo sbaglio fatto dagli autori romani co^ dare al perimetro del globo 4^00 m igliaio ! aoo leghb di pi del suo giusto. Eratostene avendo misurata la distanza dal parallelo di Rodi a quello d'Alessandria^ la trov di 3y 5o stadj di yoo al grado (]), o sia di 5" a i' 26". Plinio (a) riferendo la medesima osservazine dice che Eratostene riconobbe il parallelo di Rodi per 469 mila passi lontano da quello d? Alessandria. Questa somma la riduzione dei procedenti stadj 3y 5o , divisi per otto da Plinio , o , a dir lo stesso, moltiplicati per ta 5 passi, ed espressi, giusta il suo uso ad evitar l fra zioni, in numeri tondi ^ ma, per esserci esatti,; me stieri contare soli 468,y 5o passi, o 468 % miglia romane. O ra, le 468 % miglia divise per y 5 danno 6 5 ' di dif ferenza in latitudine, veramente 53 ' 3 4 'pi diqttanfo Eratostene aveva stabilito. Plinio dunque cadde qui in errore eguale a quello del precedente esempio , imper(t) -Sbpra, pag. a4^.

(3 ) Lib. v, cap. 36. V. a mia G^ognapA:'e, ec. pag. !5-!4-

ITINERARtE.

375

ciocch scemati d'mn settimo i 6 ) 5 ' rimarranno 5* a t ' a6" come osserv Eratostene. Questo geografo aveva similmente calcolato 8800 stadj in linea retta dallo stretto delle Colonne sino al meri diano di Cartagine. Ho gi detto (t) essere tali stadj di 700 al grado, e rappresentare, sotto il trentesimosesto parallelo, : 5 3a' ao" di longitudine. Plinio riducendo gli antedetti stadj in misura romana, computa quella distanza di ! ! 00 mila passi (a), equiva lenti sotto lo stesso parallelo a t8" 7' 44 '- Tale risulta m e lo eccedendo d'un settimo il primo, manifesta aper tamente aver egli di nuovo presi gli stadj di 700 per gH olimpici di 600 al grado. Dallo stretto delle Colonne por giagnere ad Iss A grip pa stabiliva 344o mila passi (3) , 37,520 stadj olimpici, eguali, sotto il trentesimosesto parallelo, a 56* 4*' 38 ". E siccome l'intervallo tra essi punti di soli 4 *" 3o'n e segue l'errore in Agrippa di 38". Dato in vece agli stadj ay, 5 ao il valore di 833 al grado d'un circolo maggiore, ridurremo l ' esposto spa zio a 4o" 49 9 ) e non rimarr che l'errore di 4&' Questa grande approssimazione mostra ad evidenza come A grippa traducendo in misure romane una di stanza calcolata io stadj di 833 t/5 a! grado, abbia con(<)&pMz,pag. 348.................. (a) Lib. v, cap. 6. V. 1 ? mia GreM pag. ! 3-<4. (3) Presso PHa-, lih. vt, cap. 38. V. per ta intelligenza di questo passo !e mie RecAercAe^ ^Kr /e r/e jPo{f-h;, pag. 8, 9, to, t 3. . .

176

AHSURE

fuso il loro valore con quello dello stadio olimpico, unico a notizia de'suoi concittadini. Credo inutile lo estendermi da vantaggio con nuovi esempli, che potrei aggiugnere in molta copia ai prece denti ; passo quindi a pi distese considerazioni.

OccAMta genera/e *opra % Mjfcma g eo g ra fo <fe' Grdct.


Dopo di avere indicato quali fossero le itinerarie mi sure degli antichi e come se ne calcolasse il valore, la loro intrinseca esattezza,! differenti aspetti sotto cui presentansi, e gli abbagli che ne derivarono, dallo sta bilimento della Scuola di Alessandria sino a noi; uopo ora manifestare come ebbero accoglienza, avvegnach s frequentemente coafuse'tra loro, nel totale del siste ma geografico d e 'G r e c ie su quali basi ergasi lo stesso ^istema. Quest' occhiata faciliter, a mio credere , la in telligenza di moltissimi punti che incontranti nell'opera di Strabone. fuor di dubbio che i Greci sino dal quinto secolo prima di Ges Cristo, possedevano di gi idee sufRcientgmente chiare sopra la differenza de' climi e ch e , col mezzo delle altezze solstiziali del sole, o della lunghezza de'giorni, pervennero a determinare con qualche pre cisione le latitudini de'luoghi, o le costoro distanze dall ' equatore: le opere di que'tcmpi rendono testimonianza de'lavori eseguiti a tal uopo, e del grado di approssima zione a cui erano giunti. E per altres egualmente certa la loro costante insufficienza per fare una comun-

ITIN E R A R IE .

a??

que passabile osservazione onde assicurarsi dell' inter vallo de'luoghi ne! senso delle longitudini, o sia da oc caso ad orto (t)< Tuttavia nella impossibilitin cui erano di costruire qualunque siasi Carta e di esporre i loro sistemi, senza determinare contemporaneamente queste due specie di distanze, si potrebbe forse crederli giunti dopo varj suc cessivi cimenti onde accordare col vero piano della terra !e misure adoperate, a presentare alcune approssima zioni sopra le distanze longitudinali. Sembrerebbe inol tre che i geograS degli ultimi tempi della Scuola di Ales sandria, approSttando degli sforzi de'loro predecessori, e molto pi di tutti i mezzi che metteva in lor balia il miglioramento delle arti, dell'astronomia, e della navi gazione , avessero dovuto elevare la scienza ad un grado di perfezione di gran lunga maggiore di tutti i progressi da prima riportati. L'andamento non pertanto de' loro lavori si appalesa sotto un aspetto diametralmente opposto: ed avvegna ch nelle epoche pi a noi vicine le loro opere conten gano meglio circonstanziate notizie sopra terre sino al lora quasi ignorate ; avvegnach sia alcun poco minore l ' inesattezza nel darne la forma di quelle regioni, e pi connessione nelle loro generali disposizioni; la lunghezza tuttavia de'continenti, considerata sotto i suoi astrono mici rapporti, non ha acquistato maggior precisione nelle loro Carte. L a topografia, vogliam dire la partico lare descrizione delle regioni, al contrario faceva gior(t) .Sopra , pag. ayt.

MStJRE naieri progressi ; ma siccome le basi, cio !e distanze sopra cui credevasi poterne stabilire la estensione, erano ma! computate, !a geografa, o !a descrizione generale della terra, rimase per tre secoli quasi imperfetta come !o era ai tempi di Eratostene : prosegu dunque 1 ' errore di presso che venti gradi sopra 1 ' estensione dell' Europa e del!' A sia, dal capo Sacro ci sino a Tine ; ed al lorch di poi Tolomeo e Posidonio si accinsero alla rettiScazione di quelle basi, non Valsero che a crescerne gli errori, a renderle mlto pi difettose di prima, ed a portare l ' inesattezza della prefata distanza al di l dei settantatr gradi (i). Il primo cimento di geografa astronomica, relativo alle longitudini, evvi apparenza non aver precedato in Grecia pi di tre scoli 1 ' era cristiana. Dicearco di scepolo di Aristotele, il pi antico autore, per quanto sappiamo, che siasi adoperato di determinare su d'una linea parallela al!' equatore, e segnata verso il trentesimosesto grado di latitudine, la distanza de'luoghi per tutta la lunghezza del continente: questa linea dalla sua funzione di dividere l'intiera terra conosciuta in due parti fu detta iRa/ramma. Egli la conduceva dallo stretto delle Colonne per la Sardegna, la Sicilia, il Pelo ponneso, la Caria, la Licia, la Pamflia, la Cilicia, lun ghesso la catena de! Tauro sino al monte Vmao, con fine deU'India a settentrione (a). Delle misure lasciateci da Dicearco sopra l'antedetta (t) pag. ayo. (s) Presso Agatemer., Hb. t, cap. t, pag. 4- Inter Geograph. min. Graecoa, tom. n.

ITINERARIE.

linea sol due u rimangono ; ci yoo stadj dallo stretto delle Colonne a quello di Sicilia, e 3 ooo da questo al Peloponneso (t). La prima di esse, qualunque sialo sta dio, riuscir troppo corta, anche a sentenza di Polibio (2): la seconda, valutandola in stadj di 700 al grado, & precisamente 1-intervallo che disgiunge lo stretto della Sicilia dalle coste occidentali del Peloponneso. Non si hanno maggiori notizie, sopra questo articolo, di quelle lasciate da Dicearco. Forse cinquantanni dopo Eratostene present ai Gre ci il suo sistema completo di GeograRa astronomica, il primo da loro veduto. Di questo, addivenuto in appresso tipo a quelli d'Ipparco, Polibio, Strabone ed altri, ba ster esaminarne le basi per dare Un' idea generale de' mezzi posti in opera e del metodo seguito da mentovati autori. Eratostene, per agevolare la costruzione della sua Carta, la bas sopra due linee intersecantisi ad angolo Bttto a Rodi : l ' una rappresentava il costei meridiano , l ' altea il suo parallelo segnato verso il trentesimosesto grado di latitudine, come appunto il JFa/rarwwa di Di cearco. Queste linee potevano dividersi in stadj o in gra di ; e l prima serviva di scala per tutte le misure rela tive alla latitudine, la seconda per le longitudinali. Dovendomi occupare nel seguito del presente articolo unicamente di quest'ultima specie di misure, la sola che presentasse grandi diiEcolt da sciogliere, mi limiter a dire che Eratostene sopra la linea, o t&a/ranMWH, antedetta
(r) Presso Strab., Hb. M . (s) Ivi.

a8 o

MISURE

stabili tutta !a lunghezza del continente e gl'intervalli de! principali punti di mezzo alle seguenti distanze , di partendosi dal capo Sacro dell lberia: (!)

<SMema wt

Eratostene , yoo aJ Distanze Distanza particol. totale.


0 0

DENOMINAZIONE D E' LUOGHI.

Dal capo Sacro allo stretto delle Colonne. Dallo stretto delle Colonne a quello di Sicilia. Dallo stretto di Sicilia a Rodi . . . . Da fMO alle Porte C asp ie............................ Dalle Porte Caspie alle sorgenti dell' Fw<& ?. Dalle sorgenti dell' a 7Yne . . . .

3ooo
8800

i35oo 5ooo : :3oo ! 4 ooo ! 6 ood

3ooo n 8 oo a53oo 3o3oo


41600

556oo y t 6 oo

Le pi di^Scili ed importanti a determinarsi tra queste distanze erano quelle che davano la lunghezza del me diterraneo, dal capo Sacro sino ad /w o, e dell'Asia, da ZMo sino a 21ne. Eratostene determin la prima di 3o, 3oo stadj, e la seconda di 4 *?3 oo. Non si sa dove ei le prndesse, ma la tradizione che rendevale sacre, fu rispettata in modo da impedirne, sin verso il principio del decimottavo seco lo , ogni considerabile cambiamento. Gli autori comparsi
(r) V. la mia dove tutte queste misure sono riunite, combinate e corrette. Non posso qui presen tare che generali risultam eli.

ITtNERAlME.

a8t

in qusto tango intervallo di tempo si accontentarono, per fondamentale differenza de'lot^o sistemi, di accre scere o diminuire alcuni intervalli di mezzo, secndo le parziali notizie, di cui facevansi primi possessori fin tale procedimento per non dipartironsi mai dal combinare e moderare le altre misure di maniera, che riunite a quelle per essi adoperate, la loro totalit rimanesse en tro i limiti, a un dipresso , delle due precedenti deter minazioni. Un s costante accordo sopra le basi generali di tutte le Carte che andavansi costruendo, sembrerebbe annun ciare che i Greci con replicate osservazioni fossersi as sicurati della loro esattezza. Ma non hawi traccia alcuna di ci , e siamo certi d'altronde che all' epoca di Era tostene nessun astronomo della Grecia erasi per anco recato n in Iberia, n al di l di Gange^ e che lo stesso Eratostene pot solamente procurarsi alcune con fuse nozioni sopr le parti occidentali dell' Europa, e sopra quelle dell' Asia poste a levante dell' /nJo (t). La pi convincente pruova che le precedenti deter minazioni non fossero opera d 'un qualche conosciuto osservatore, riposta nel non avere mai alcuno, n con temporaneo , n posteriore di Eratostene, mosso dubbio sopra il valore delle misure da lui adoperate per espri mere le prefate distanze, come pure che lo stesso Era tostene, ed i suoi contemporanei con molti successori, tra cui Ipparco e Strabone, credettero quelle dimensio ni valutate in stadj di 700 a! grado d 'un circolo mag-

(') Lib. t e H .

282

MMUR

giore dlia terra, e ridotte sotto il trentesiniosstorpa* rallelo dare pr lelocali situazioni le seguenti loQgitHf dini ([).
.... ).,i, ........... /ong!fM#nt A' Eratostene, rttfc&e n t

DENOMINAZIONE

DISTAI -{ZA dal CA PO SACR secondo Eratostene in stadj itt gr. sotto il 36. di 7 0 0 parallelo al gr.
0

DiHerenze, ' 0 errori di Eratostene gr. 0. + 3^ -+: 3. + 8. =t8 . + !3 . + !y . + 19. ' "
0

DE!
LUOGHI.

in gradi secondo i moderni gr. 0. 3. a436. 446 t. 80. !o 6 . '


0. 10 .

Capo Sacro d'Iberia Stretto delle Colonne Stretto di Sicilia . R o d i ...................... fMC . . . . ^ Porte Caspie . . Sorgenti dell' Z/iJo

3ooo t : 8 oo a53oo 3o3oo 4 ' 6 oo 556oo


600

gr. 0. 5. 9044. 53. ^3. g8 . ta 6 .

'
0.

"
0

"
0 0 0

0.

!^. 5o. 4o. 3osy. to. a5.

5! !1 3t t6
98

45 5y

3y. 9 5 . 45 4- 0 5. 0 53. 0 3y. 0

y. 46. 14. 5o. 33. t 8. 58.

5) 4p 46
16 98

45 5y

Ho aggiunto in questo prospetto !a distanza de'luogbi, come l'abbiamo dalle presenti nostri cognizioni, e la som ma degli errori commessi da Eratostene. Il vedremo con
(t) Eratostene, Ipparco e Strabane hanno stabilito i loro yhtm mt sopta il parallelo d i Rodi, passato alcun poco il 36." grado di latitudine { ma siccome havvi tra loro parecchi minuti di dif ferenza riguardo all' altezza di quest' isola, mi si rende impossibile il mettere qui a calcolo tali piccole variet , e perci mi fermo al parallelo del trentesimosesto grado di latitudine.

TtNERARtE.

a83

ci porre tra ,% M O ed il capo Sacro dell'Iberia mn inter vallo di 53" 3o' i 6 " , e tra jT/ne e lo stesso promonto* rio fa6 a5' 5y"^ quando la prima di esse citt non n 't distante pi di 44 4o , e la seconda pi di :o 6 27'.
I Greci adanqne sin dal primo sperimento fatto per digradare le loro Carte s'ingannarono sopra il valore delle misure adoperate per esprimere le avute distanze, e vuoici notare soprattutto che il loro errore monta quasi ad un quinto in p i , ove espongono la lunghezza delle grandi parti del continente per essi determinate. Ho detto ignorarsi dove Eratostene traesse le grandi misure fondamentali del suo sistema, e non facile l'in dagare come siesi indotto a supporre tali dimensioni espresse in stadj di 700 al grado d 'u n circolo maggiore delia terra. Non possiamo certamente credere essersi egli deciso per lo stadio di 700 in forza de' soli risultamenti della sua pretesa misura del globo: conoscevasi prima di tutto avanti di lui esso stadio $fu di poi adoperato da Dicearco nell' indicare la distanza dallo stretto di Sicilia al Pelo ponneso (]). Ma avvegnach si giugnesse a supporre Eratostene autore di questa misura terrestre, non ne Tiuscirebbe tnttavia di spiegare come egli mai, dopo d aver conosciuto l'esatto valore d'un grado di latitudi ne , abbia errato precisamente d 'un quinto nello stabi lire l'estensione del grado di longitadine v erso l'altezza del trentesimosesto parallelo. Questa singolarit di troppo conto per attribuirla ad un semplice effetto dell' azzardo ; dovrebbe riferirsi in
( ') -Sbpra, pag.
378

e seg.

a8 4

MMCRE

vece a qualche incognito fallo ^ n mai ho potato levarmi dalla mente dipendere dalla costruzione della Carta, da cui Eratostene lev i fondamenti del suo geografico sistema. Molti sono, e tutti il sanno, i mezzi di costntire una Carta, e di rappresentarvi i corrispondenti circoli della sfera. Il pi semplice tra essi, il primo imaginato, &t quello di disegnare la superficie della terra, come se fosse piana $ e le Carte fatte di cotal guisa appellansi Carie a protez/one piana. Veggonvisi rappresentati tutti i circoli con linee rette ; ed i meridiani, anzich avvicinarsi in sensibilmente per giugnere al polo riuniti, conservano mai sempre tra loro ed in tutta la lunghezza eguali distanze. Cos fatte maniere di proiezioni rendono tutti gl' inter valli , nel senso delle longitudini e tosto abbandonato l'e quatore , maggiori del giusto, crescendone l ' eccessiva larghezza costantemente da esso circolo sino al polo. Ma siccome alla superfcie del globo terrestre, e sotto il parallelo di 36 5 a' <o", l'intervallo de'due meridiani dati precisamente quattro quinti di quello degli stessi meridiani sotto l ' equatore, e dacch i meridiani delle Carte piane trovansi sempre tra loro ad eguale distan za, ne segue essere qusto intervallo sotto la precedente latitudine soverchio d'un quinto, e di tale eccesso participare similmente tutte le altre distanze cos compassate. Qui d'uopo osservare che Eratostene segn pressoch sotto il parallelo del trentesimosesto grado il dia/rww/w della sua C a rta , portando sopra questa base tutte le grandi misure da Imi raccolte. Se dunque egli le prese da una Caria pittata o da qualche opera i cui risultamenti derivassero da Carta di ta! specie, ha dovuto necessaria-

ITINERARIE.

385

mente aggrandirle tutte d 'un quinto ; ed ecco scoper ta 1' origine della inesattezza che manifestasi nel suo lavoro. Il perch basterebbe, onde Scomparisse gran parte degli errori commessi da Era&Mtene e indicati nel pre cedente prospetto, di considerare le antiehe distanze quivi riportate come avute da l^ rfa apwMezwnepMna, in. cui 1' estensione de' gradi di longitudine si trovasse de terminata a 700 stadj sotto tutte le latitudini non altnw menti che sotto l'equatore. Avremmo allora la seguente gradazione di gi molto pi esatta jdi quella veduta, mentre l'errre riguardo alla posizione d ' A r i d o t t o a < 33* 5 t" da 8 5 o' t6", contte lo era dapprima. E quello sopra T!ne a 4 9 S i" in cambio di 58 ' 5 y".

fong!%:M#n! tfa H/M t

Eratostene, a pro/eziOKe p/awa.

caPafa

DENOMINAZIONE DB t LUOGHI.

DISTAIVZA dal CA P O SACRO secondt Eratostene in stadj in gr. sopra di 700 la Carta al gr. piana 0 5ooo ! :8oo a 53oo 3o 3oo 4<6oo 556oo y:6oo gr0. 4t6. 36. 43. 5 g. 79. toa. ' 0. <75 t. 8. ty. a i. a 5. ty. in gradi secondo i moderni

DiHerenze, 0 errori d! Eratostene ' 0. 745. ty. aa. 39. a6. 9" 0

Capo Sacro d'Iberia Stretto delle Colonne Stretto di Sicilia R o d i ...................... / M O ...................... Porte Caspie . . Sorgenti dell' fn&) . 7Y n e ......................

" gr. " gr. ' 0 0. 0. 0 0. 9 3 . ! O. 0 + 'a6 a 4 - 37. 0 7. 34 36. a 5 . 45 0. 9 44- 4o. 0 t. 43 6 t. 5 . 0 '. 43 80. 5 a. 0 t. 9 to6. 27. 0 4-

9 34
!)

5t
!? ty 3'

a8 6

MISURE

Questo era il metodo da me adottato prima di cono scere nelle pere antiche il valore e Paso dei digerenti stadj astronomici, e la loro frequente sostituzione presso i geografi speculativi. Ora che credomi certo di tali gravissimi fatti, posso dhostrare il sistema geografico di que'Greci basato sopra Carte ben pi esatte ancora di quanto pensava. Il mezzo di riscontrarne la preci sione consiste nel restituire alle precedenti misure i primi loro valori ^ o p ure, nel riconoscere le specie di stadio in cui furono espresse. Io le indico nel se gunte prospetto, dove le distanze son prese o dal capo Sacro dell' Iberia, o dallo stretto delle Colonne ; il che & indifferente al mio scop. Si vedr dunque le misure longitudinali di Eratostene derivate da Carte da opere che le davano con molta esattezza, ed esser egli caduto in errore perch non riconobbe il modulo de* loro stadj e non seppe adoperarne di valori diversi, aven doli tutti considerati inavvedutamente per stadj di 700 al grado d' un circolo maggiore della terra.

ITtM ERARtE.

^88

MfSURE

Ristabilito in siuii guisa ii valore delle misure adope rate da E ra to ste n e, rimarremo sorpresi della grande loro precisione. Esse dim o strano , come ho detto, l'an tica data di alcune osservazioni astronomiche collegate e combinate insiem e, p er tutta l ' estensione del conti nente , dall' estremit occidentale dell' Iberia sino al di l del G a n g e , e la loro esattezza. U na sola posizione, quella delle Porte Caspie, a'tem p i nostri ancora poco conosciuta, differisce di trentasette minuti dal sito in cui giace nelle Carte di D ' Anville ; nessuna delle altre giugne ad allontanarsi venti minuti dalle moderne osserva zioni : uopo inoltre rammentarsi che gli antichi ne trasmettevano le loro misure in numeri to n d i, e per ci non doversi giudicare con tutto quel rigore a cui assoggettiamo presentemente i nostri lavori. Questo prospetto dimostra che la'maggior parte delle sue misure era stata ridotta in stadj di 833 '/5 al grado. Le due distanze che si allontanano da cosiffatta norm a appartengono ad altre serie di misure , ad altri sistemi combinati con differenti stadj, e non prescelte da E ra tostene , che a motivo della sua particolare ed erronea opinione relativa al soverchio intervallo supposto da lui tra lo stretto di S icilia, il Peloponneso e Rodi. Ma le antiche dimensioni rigettate da Eratostene e conserva teci da Ipparco c Strabone, renderanno a tutto il siste ma delle sue longitudini l'unit del valore che avevano necessariamente nella Carta da lui copiata. L 'u n a la distanza dal capo Sacro allo stretto delle C olonne, ascen dente secondo Strabone a 2000 stadj ( ' ) , e l 'a l t r a ,
() tSb/yrn, pag. 260.

ITHtERAMB.

389

q u ^ a da! capd Sacro aBo stretto di S ^ a da Ipparco stabilita d i :6,3oo stadj (^ . Coi mezzo di tai redintegrazioni pdssiamo sperare ^i metterci ai posssso, salvo qua!che piccolissima diversi t , e sotto !o stesso n^oduo, di tutte e misure longi tudinali servite di base al sistema geografico Idi cui si fecero padroni i Greci. Io !e espongo nel seguente pro spetto. (i) pag.
260

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ITINERARIE.

tg r

visioni stadj d! $33 ^3 ai grado d'un circolo maggioro della terra, o di 3oo,ooo alla circonferenza del globe Se volessimo ora investigare il motivo che ha potuto in durre Eratostene supporne gli stadj di 700 al grado, sembrami poterlo arguire daMa maniera stessa con cui questa Carta era formata. Io ho parlato delle Carte ptone ; 3 difetto inseparn bile dalla loro proiezione pu scemare notabilmente li mitandosi a disegnare una sola zona del globo $ imper* ciocch nello spazio di dodici in quindici gradi di lati tudine ia convergenza dei meridiani tanto poco sensi bile da non produrre, trascurandola, gravi inconvenienti^ Gli antichi popoii, per esempio ^ a confine dei Mediterraneo , potevano disegnare per loro uso una Carta piana di esso mare, riducendovi i'intervaiio de'meridia n i, paragonato a queiia de?paralleli, nelia proporzione che questi circoli presentano sopra il globo ad una data latitudine. Potevano di poi stabilire sopra il parallelo medio deiia loro Carta le basi deiia sua digradazione, e riferirvi tutte ie distanze raccolte nei senso della ioni gitudine. Ho dimostrato (t) questo genere di proiezione in uso presso i Tirj anche nei primo secolo deil'er cri stiana, e scelto dai geografi a rappresentare la riunione di tutte ie terre da loro conosciute. O ra , in cosiffatta C arta, ii grado di longitudine,

(t) V . L e me RecAercAei yur /e g^ogropA^M ^ JMarwt J e 7^ r. Quest' antico stabiliva d circa %oo gtajj ^ grado di longitudine del 36.** parallelo, pcrch vaiatala quello dell'eTM^tore di 5oo. La proporzione la stessa.

aga

MISURE

sapposto di 833 stadj e sotto l'equatore, si tro va ridotto precisamente a yoo sotto il parallelo di 3 a" 5 :' 4 o '; e tale essendo a un dipresso la latitudine di Sidone, di Tiro e di Babilonia, gii antichi loro abi tatori dovevano necessariamente calcolare di yoo stadj, in numero tondo, l ' intervallo d' ogni grado di longitu dine preso verso 1* altezza de'luoghi ove abitavano. Bastava dunque che, verso i tempi d'Eratostene, una Carta scampata dalle recenti mine di Tiro e di Babilo nia, non presentasse chiaramente il modo di sua co struzione, perch egli trovandovi le misure da ponente a levante calcolate in stadj di yoo al grado, credesse il medesimo valsente doversi attribuire a! grado dell'equa tore ; ed ecco per qual modo, in tutte le longitudini della nuva Carta che cercava di formare, abbia potuto com mettere l'errore di circa un quinto , derivante da esso abbaglio. Di tali approssimazioni se non altro indicherebbero almeno il paese dove i Greci poterono raccogliere gli elementi del loro sistema geograSco; ne additerebbero a ta! uopo due dei pi antichi popoli conosciuti, i Babilonesi ed i Fenicj, i quali da tempi immemorabili sembrano essere stati i depositarj di molte astronomi che osservazioni, e di molte notizie riguardanti la nautica, e ne darebbero in 6ne il modo di conce pire come riuscisse ad Eratostene di subito esprimere le estensioni de' continenti in esatte misure, allorch i Greci possedevano soltanto incertissime nozioni sopra gli occidentali paesi dell' Europa, e le parti orientati de!!' India, ed allorch i loro astronomi non erano an

ITINERARIE.

395

cora usciti della G recia, dell' Asia minore e dell' Egit to ; come in oltre, dissimulando i soccorsi ricavati da quest' antica Carta, siesi tirato addosso il rimprovero di non aver palesato la sorgente della maggior parte delle distanze indicate (')$ e come sia errato, precisamente d' un quinto, sopra il loro valore, nell'uso fattone co struendo la sua Carta. , Non ora il luogo da estendermi maggiormente so pra questi primi saggi generali. Ho solo voluto comin ciare a render manifesta la connessione de' fatti, c h e , giusta il mio avviso , inducono a riconoscere invincibil mente nella maggior parte delle misure geodetiche per venuteci dagli antichi ^ le vestigia d' una perfettissima geograSa astronomica. Ignoriamo l'epoca dei grandi lavori, i quali determinarono cos fatte misure ; e' sem bra par che sin dal secolo dello stesso Alessandro pi non esistessene rimembranza se non se per via d'una vaghissima tradizione, mentre gli annali di Tiro e di Babilonia non somministrarono ai Greci nulla di quanto poteva indicare il modulo dello stadio applicabile alla Carta per loro consultata. E chi sa che lavori di tal na tura non debbansi riferire a quel popolo, il quale nell'or dine de'tempi e sopra lo stesso suolo, precedette i Bar bilonesi e Tiri! da noi conosciuti? Quindici secoli avanti Nino gli Sciti erano i possessori dell'Asia (a), vale a di r e , della Persia, dell'Assiria, Babilonia e Fenicia. Nino,
(t)L b . H.

(a) THf (< S !cyV A M ) /g!*(w r per m iJ/e ytM gew&M annos gaHs yit. y/ten: JW w tM rea? ^MyrMrfww /m po3H#. Iustin., lib. n, cap. 3.

ag 4

BH8URE

^ecJido Pezron (t), vivva aag! annavanti G. C. L'im* peno anteriore al suo poteva dunque risalire versoi 3 yoo o 38o anni avanti !a medesima epoca, ed fa cile il comprendere come in questo lungo intervallo progredissero le scienze, s'arrestassero ad un grado smotto inoltrato di perfezione., venissero meno insensibil mente dopo la conquista di N ino, e lasciassero non pi che una confusa memoria d loro antica esattezza. i?M % M ZM )ne deMe anttcAe M moderne.

Passo ora a ripwtare sotto moderne forme adottate dall' uso le antiche misure ; e tutto il detto da me in proposito annunzia, che per avere il valore dei pi volte Tipetuti stadj e quello de' loro piedi, debbo cercarlo nella lunghezza stessa del grado d 'u n meridiano ter restre. Tale investigazione serve piuttosto ad appagare la no* stra curiosit che a produrre un vantaggio nella geografa, mentre sar ognora malagevolissimo, ed anche impos sibile , il giugnere ad una rigorosa precisione. Non havvi da temere errore nel metodo da me proposto, sempre ^he ci limitiamo a ridurre le antiche distanze in gradi, minuti e secondi ^ per adoperarle quindi sotto questa forma; che se vogliasi nella pratica sostituir loro tese, piedi, o qualunque altra misura portata dall' u so, arrisehieremo di commettere ognora alcune piccole ine sattezze, facili a divenire vie pi sensibili in proporzione
(t) < % M Mn/w , pag. 454-

ITINERARIE.

ag5

delta maggiore estensione detto spazio da rappresentarsi per sse. Tati inesattezze poi dipenderebbero da due cause prin cipati; prima di tutto datte difHcott non per anco su perate , e che oppongonsi al poterci noi assicurare at di l delte dodici in quindici tese, o in quel tor n o , della vera tunghesma d'un grado detta terra; dalla disuguaglianza quindi mani&statasi nei gradi di latitu dine detta sferoide terrestre sotto i differenti paralleli. Siccome pressoch impossibile l'indovinare a quale elevazione gli antichi abbiano prese le loro misure, sia mo perci ridotti a rapportare e paragonare ciasche duna di esse al grado medio del meridiano preso sotto l quadragesimoquinto grado di latitudine. Questo grado medio, giusta le ultime operazini ese guite in Francia per ta misura della terra, stato de terminato a 5 y,oo 8 tese ; pd a tanto mi attengo nel se guente Prospett per istabitire, sotto Variate apparenze, la lunghezza degli stadj da me esposti, e dei piedi greci e romani che ne derivano.

ITINERARIE.

39?

Potrebbe darsi, tomo a ripettere, che i risultamenti portati in questo Prospetto non fossero sempre d'una ri gorosa precisione ; e che taluni degi stadj quivi espressi non derivassero dalla lunghezza de! grado preso sotto il quarantesimoquinto parallelo. Mi agevole non pertanto il dimostrare le due antiche misure , che pretendonsi conoscere con maggiore approssimazione, concordezAente procedere in conferma de'valori esposti. La prima di esse quella del frontespizio del Partenone, o tempio di Minerva, in Atene. David le Roy (<) lo fa di g 5 piedi, ! pollice, e io linee di larghezza. L'ingegnere Focherot, il quale ha dimorato in A tene, replicatam ele in pi tempi misurandolo, sempre lo ha trovato appuntino di g 5 piedi francesi ; e ritenuto il so prannome d'Hecatompedon dato dagli antichi a cos fatto edifizio , uopo credere che i prefati g 5 piedi non differiscano pressoch nulla da cento piedi greci. Moltiplicando adunque questi g 5 piedi per sei, onde avere la lunghezza dello stadio, sempre composto d 600 piedi greci, la troveremo di g 5 delle nostre tese; ed precisamente, salvo la differenza di undici linee e m ezzo, la misura dello stadio di 3 16,000 alla circon ferenza del globo, come esiste nel mio Prospetto. Questo stadio l'olimpico di 600 al grado d'un circolo maggiore della terra: dalla misura di Focherot volendo dedurre il piede greco olimpico, lo avremo di : 368 decimi di linea, o d' <t pollici, 4 linee 8o<^ooo com(t) AtMtM 49 *fwM ZK M erh% M M *W pag. 9. /a GrM, pag.

398

MISURE

paratam ente al piede di Parigi, e non diderif dal tuio calcolo pi. d u n a cinquantesima parte di linea. La seconda misura, sn coi passo a trattenermi, quella del piede romano. Ho gi detto che la maggior parte degli scrittori, i quali eransi applicati a determinarne la lunghezza, non convenivano nei loro risultamene. Credo ora opportuno di porre sotto gli occhi del le t tore le dieci principali dimensioni da loro fattene, e le prendo da una Memoria di Freret (t), dove sono ridotte In decimi di linea del piede parigino.
Lunghezza del piede romano secondo Lnca Petto e Fabretti. t 3o6 Secondo altra misura di Lnca P e t t o . ............................... < 5 oy Secondo Picard,seguendo le vestigia del Cangio, e secondo de la H ire, relativamente al tempio d'Antonino. . . t 3 to Secondo Auzut e G reave, giusta !1 piede scolpito sopra ( t 5 t ! la tomba di StatiHo............................................................ ( t 3 ta Secondo Auzut, stando al piede de! sepolcro di Cossuzio, e secondo Picard, stando a quello della tomba di Ebuzio. ! 5 t 5 Secondo de la Hire, in conformit del tempio di Vesta a .t tvol. . . . . . . . . . . . . . . . . . ! 3 t 6 fecondo Fabretti, giusta il piede della tomba di Ebuzio. : 3:8 Secondo de la H ire, preso in considerazione il Panteon. ! 3 tg Secondo Cassini, non dipartendosi dalla via .BnifMt, e se condo de la H ire, fondato 3bpra il tempio d! Bacco e quello d! Fanno. . . ............................................... ! 3 so Totale di questi ragguagli ' 3)34

(t)
483 e seg.

fM M H reg

oytciem.

e( ReMeg-?eMrM, tom. 3tv, pag.

ITINERARIE.

999

Ilso lo mezzo di conciliare gli antedetti antri A certamente quello di prendere il termine medio delie loro varianti, onde dividere possibilmente gli errori. Ora il termine medio dei precedenti ragguagli sarebbe 3,4oo, di maniera che hawi la sola diCerenza dal piede rom ano, presentato nel mio Prospetto ove esso de dotto dalla misura della terra e dello stadio olimpico, d'un settantamillesimo di linea; e converremo non po tersi quasi sperare maggior conformit in combinazioni stabilite sopra basi cotanto diverse, e cos indipen denti le une dalle altre, come appunto quelle ora para gonate. Di tali avvicinamenti sembrammi annunziare, che il grado della terra, stabilito dagli antichi d'una lunghezza equivalente a 5 7,008 delle nostre tese, possa prendersi qual tipo da cui derivassero le due misure in discorso: e siccome non havvi monumento in opposizione agli al tri conguagli tratti dalla medesima sorgente, cos nulla a mio avviso impedisce di prestar loro la stessa con fidenza. Quanto alT avere io preferito le misure dedotte dalla lunghezza del grado a quelle somministrate dai monu menti, credo fondato questo mio procedere, e sopra la grande incertezza delle loro varianti, e sull' inevitabile accumulamento d'una lunga serie di errori, quando si voglia formare qualche estesa misura con l'aggregazione d'un copioso numero di piccoli elementi. Date luogo di fatto, per un momento, a qualche dubbio sopra la determinazione del grado a 57,008 te se , e supponetelo di a 5 tese maggiore o minore. Talq

5oo

MISURE

considerabile diSerenza accrescerebbe o diminuirebbe le lunghezze stabilite nel mio Prospetto di soli due piedi relativamente al miglio romano ; di tre pollici per rap porto allo stadio olimpico ; e d 'u n ventesimo di linea riguardo al piede romano; nel tempo che la diHerenza dal maggiore al minore dei precedenti dieci ragguagli, porta l'incertezza ad una linea e due quinti sopra esso piede ; a sei piedi sopra lo stadio olimpico ; a quaran totto piedi sopra il miglio romano ; a seicento tese so pra il grado ed abbiamo veduto ne! principio del no stro ragionamento, che col riunire tutte le varianti riportate in proposito, la differenza crescerebbe sino a !o 85 tese per grado. Non rimane dunque pi dubbio sopra la scelta de' mezzi atti a determinare la estensione delle antiche mi sure itinerarie. La lunghezza del grado terrestre, essendo una delle maggiori basi da potersi adoperare, addiviene per questa stessa ragione, una di quelle soggette a mi nori inconvenienti; merc che supposta pure contener degli errori rimangon essi suddivisi per modo da termi nare in nulla. Non dovendo inoltre le riduzioni intese, in p iedi, ec. servire che a misurare piccole frazioni di grado, o per dir meglio , troppo brevi spaz] per essere convertiti in misure astronomiche, mai arrischieremo di prendere sensibili abbagli nell' uso che dovremo fame. L'opinione in oggi adottata porta il piede romano a ! 3o6 decimi di linea, ed i nostri geografi unanimemente da ci conchiudono il miglio romano di y 56 tese in nu meri tondi. Nel mio Prospetto esso supera le 760. Per

ITINERARIE.

3ot

giustiBcare eziandio questa dimensione uopo mostrare che il miglio romano a y 56 tse altererebbe tutte le mi sure greche voltate dagli scrittori dell' antica Roma in misure romane. Mi limiter ad un solo esempio, suf ficiente a rendere sensibile cosiffatta alterazione, ridurr cio in tese francesi le misure che mi occorre adope rare. Abbiamo veduto che Eratostene contava 3y 5 o stadj, di 700 al grado, tra il parallelo di Alessandria e quello di Rdi (:); dunque indubitato, che, giusta il suo av viso, questa misura rappresentasse 5 a!* 26" di diffe renza in latitudine ; se faremo , co'modemi astronomi, il grado medio di 5 7,008 tese, troveremo che Posserva zione di Eratostene dava, tra i precedenti paralleli, 3o 5, 4oo delle nostre tese. Plinio riducendo gli antedetti 3y 5o stadj in miglia romane stabiliva esso intervallo di 468,y 5o passi. Io ho detto (a) eh' egli nella sua operazione avea contuso lo stadio adoperato da Eratostene con quello olimpico, e che per togliere di mezzo l'errore era mestieri scemare d'un settimo la sua misura; il perch questa equivarr & soli 4ot,y86 passi, o pure a 4oi miglio romano e ma valutandosi ciascheduno di tai migli 7 56 tese, non ne daranno pi di 3o 3,y 5o, o 5 tg' e per * ' 4 4 ' meno di quanto il greco scrittore aveva stabilito. dun que evidente che il miglio romano di 7^6 tese riesce troppo corto, e che per giugnere al risultamento avuto (') -S'opra, pag. 345. (a) <&pra, pag. 37% .

5oa

IWiSURE

da Eratostene uopo farlo di tese 760 'o^/tooo, le quali produrranno appuntino !e 3o5^oo tese, 0 i 5 a t' a6" deUa distanza da iui stabilita. Non si tratta qui di profferire giudizio sopra 1 ' osser vazione di Eratostene , ma di accordare unicamente le misure romane colie greche, da cui senza dubbio deri vavano. Addiviene quindi indispensabile l ' abbandonare il falso conguaglio del miglio romano a y 56 tese, e di sostituire quello di 760 'v^ooo, che formano una parte aliquota della circonferenza della terra, contenuta 7S volte nel grado medio d'u n meridiano terrestre, o 37,000 volte nel perimetro del globo (1). E siccome lo stadio olimpico era 1 ' ottava parte del miglio romano, ne segue che la sua lunghezza fosse non gi di tese g4 %? come si vuole, ma di g 5 o ' 3%oooo; 600 d essi aver formato un grado, e a !6,000 1& circonfe renza terrestre. Devo prevenire, del resto, che tale stadio, su cui i Romani sembrano aver effigiato tutte le loro itinerarie misure, ed i nostri moderni geografi studiansi di mo dellare sempre la maggior parte delle distanze ripor tate dagli autori greci e latini, quello di c u i, a mio avviso, gli antichi fecero minor conto. Non havvi di lui parola nelle cinque misure della circonferenza ter restre , le sole trasmesseci chiaramente dai Greci (a) ; non ne apparisce vestigio tra le molte distanze ado perate nei differenti sistemi dei geografi della scuola
(t) pag. ay 5 e seg. (a) -S'opra, pag. a 38.

M IN E R A R IE .

$o3

di Alessandia; non merit Snalmente neppur luogo onde esprimere urna parte aliquota del grado terrestre; ed i moderni se non se in forza di successive appros* in a zio n i paragonate i supposto valore de! miglio ro mano, poterono giugnere a scoprire la sua corrispon denza alla secentesima parte d 'u n grado. Qualunque pi siane la incerta origine, ho creduto porlo nel numero degli stadj astronomici, la cui esistenza e precisione credo dimostrate da tutti i precedenti esempli. /Tjo Jlwo/e per /a rM&tztone et/ t/ roggMag/w Mtiurc Onerar te grecAe a rowane.

I Prospetti da me annunciati sono sedici di numero, e bastano, al creder mio, a sciogliere tutte le quistioni risguardanti le misure itinerarie espresse in stadj, o in miglia romane. II N." I presenta la riduzione o il valore de'sei diffe renti stadj, di cui ho parlato, in gradi, minuti e secondi d'un circolo maggiore della terra. Il N. II l'inverso de! primo, racchiudendo il valore dei gradi, dei minuti dei secondi d' un circol mag nete della terra in stadj dei precedenti sei moduli. ' ' Il N;^ III d il valore dei differenti stadj in leghe ma rine di ao a! grado, o sia di a 85o tese 4/io ciascheduna. Ne! N." IV si trover 3 valore di questi differenti sta-* dj in te w , piedi, pollici, !inee e millesimi di linea , supponendo , giusta le ultime operazioni eseguite in Francia, 5 y,oo 8 tese per ogni grado medio d'un circolo maggiore della terra.

5o4

mSURE

Ne! N. V ! diversi stadj sono convertiti in nrdm^ tri francesi, di c u to o o rappresentano il quarto d 'u n meridiano terrestre. E siccome spesso mestieri ridurre gli stadj in miglia romane, o queste in stadj , tanto per paragonare le di stanze espressie nell'una e nell'altra di esse niisure, co me per distinguere i frequenti abbagli de' geografi latini nella conversione degli stadj in miglia, io do nella tav. N. V I, il valore dei differenti stadj in mi glia romane; nel N. V II, il valore delle miglia romane in stadj dei differenti moduli, ed in gradi d 'u n crcolo maggiore della terra; nel N . X , il valore delle miglia rotnAne in tese, piedi, pollici, linee, ec. ed in miriametri &anccai. E poich la maggior parte degli antichi geografi stai bilironoleloro misure longitudinali sopra il pacallqlo del trentesimosesto grado di latitudine, o almeno popra una lnea che di poco se ne allontana, cos offro nelle tavole N'. V i l i e IX, la riduzione, degli stadj in gradi e de'gradi in stadj all'altezza d esso parallelo. Se tali misure venganvi date in miglia romane, cQnh verttele immediatamente in stadj di 600 al gyad<A;C#l mezzo della tav. N. VII ; rducansi quindi in gr&di usando la tavola N. V ili. Apparir* cos chiaramente che 600 miglia romane equivalevano, nella opzione di PUno, a stadj olimpici, e gli rappnesent^i vano 53' t8 " di longitudine sotto il parallelo, o, (liscorso. , < , ; L'uso delle tavole precedentemente im^cate non ha

ITINERARIE.

5o5

per limite 1' evitare ai lettore il tedio di fare le riduzioni io esse gi eseguite : oHre altres un pi redle vantag* g io , quello cio di supplire spesso il silenzio degK antori sopra il valore degli stac^ per loro adoperati, seo* prendone nel tempo stesso gli errori, allorch riportano le distanze in stadj digerenti da quelli che servirono a misurarle. La distanza, persupposizione, di una citt da un' al' tra sia computata di ^aoo stadj, senza indicarne il vaio* re. S; misuri sopra nna buona Carta moderna l'intervallo di esse citt , e s e , per esempio, ^ trovato eguale a se! gradi della scala delle latitudini, che A quanto diro sei gradi d 'u n circolo maggiore, riconosceremo col mezzo della tavola N. II, che la misura vuol essere ri* tenuta in stad) di 700 al grado; e con la tavola N. III) che questi %aoo stadj rappresentano n o delie nostre leghe marine. Se qualsivoglia misura similmente ne venga presentata in due digerenti maniere; facendola un autore di 10,000 stadj, ed un altro di 6000, senza indicarne il valore dello stadio, riconosciuta sopra una Carta moderna tale distanza, che ora supporremo di nove gradi d'un circolo maggiore, si vedr col soccorso della tavola N. II, che la piima misura indicata in stadj di ! : n ^ , e la seconda in quelli di 666^/3, e che l'apparente loro dissimiglianza esiste nel solo modulo degli stadj adoperati per espri merle , mentre, giusta la tavola N. III, corrispondono entrambe a t8o leghe. Osserveremo egualmente e con la stessa facilit, che gli 8800 stadj di Eratostene, ed i t 8,83y di Polibio, da I. 30

3o6

M!SCRE

loro trasmessici come rappresentanti la distanza dello strtto delle Colonne a quello di Sicilia, e reputati d 700 ai grado, erano invece d 'u n ben digerente va lore. L'intervallo tra gH Antedtti punti essendo di s ! ay' del trentesimoaesto parallelo, la tvola N." IX & conoscere presa la misura di Eratostene in stadj di 5o o , e quella di Polibio in stadj di i n i ^ ; e la ta vola N. V i l i prova la giustezza , salvo alcuni minuti, delle due distanze (t). Ho creduto di dovere aggiugnrc similmente altre sei tavole numerate X l-r-X V I, fatte dapprincipio per mio uso, e trovate speaso giovevoli per iscoprire rapidamente i rapporti d 'u n dato numero di stadj con tutti gli altri di sopra mentovati. Valgon esse inoltre a far ravvisare con maggiore estensione delle precedenti la identit delle misure, allorch riportate in stadj di modali diver si. Vedendo dati da Megastene alla spiaggia orientale del l'india 30,000 stadj, e da Patroclo () non pi di ! 3,000, cerco in quale delle tavole il numero 30,000 corrisponda a quello di !3,000; il N. X I soddisfa a ll'u op o, e la indicazione in testa delle colonne mi d lo stadio ado perato da Megastene di m t ^ , e quello di Patroclo di 666 ^/5. Riduco le due misure in gradi o in leghe col mezzo delle tavole N. I o I I I , ed avr da ambedue 18 gradi o 36o leghe: le tiasporto sopra la Carta moder n a , e mi persuado, compassandola, essere appunto la distanza dal capo Comorino alla foce orientale del Gan ge ; il perch conchiudo non aver nulla a temere sopra T esattezza de' miei ragguagli.
(<) <R?pra, pag. a66. (a) 3 P/M M , pag. a 5^.

MINERARIE. Se fosse possbile d accusare il mio metodo come troppo avversi degli antichi, io risponderei che le rego le della critica prescrivono imperiosamente d'interpetrare sempre gli autori nel senso loro pi favorevole; e non acconsentono, in geograSa, di poter supporre falsa una misura riscontrata giusta, o quasi tale , sotto qua lunque rapporto abbia ci il suo effetto. Questo metodo altronde sommamente semplice, nulla presenta d'ipo tetico, e consiste sltanto nel ritenere per moduli delle antiche misure i cinque o sei stadj da Greci stessi rico nosciuti gi in uso presso gli astronomi, i geograS ed i viaggiatori (t). Esso vale altres ad avere con precisione le pi considerabili distanze; mentrech gli altri siste mi sin'ora proposti hanno il difetto di essere adatti a sole misure di piccola estensione, distruggendosi la loro apparente esattezza ove occorra estenderne l'uso al di l di poche migliaia di tese. Non pretendo , del resto ) asserire giusta qualsivoglia distanza riportata dai greci e ^romani scrittori; mi li mito MnieapMnte a dire che mia grandissima parte di quelle d me esaminate sembrami concordare colle pre sent nostre cognizioni, e che la regola dam e proposta vale alla spiegazione o al riordinamento d'dna quan tit di passi degli antichi autori ^ creduti tino ad ora o estremamente erronei, o pieni d'inestricabili difEcolt.
(t) <&pr*, peg. a 58.

3o8

Mt&URE

===-5 g e !S H q )^ !^

^ 44!! T A V O L A % t/ore tu CraA,

NUMERO ht stadj di In stadj d In stadj d In stadj di In stadj di In stadj d! degli Stadj. grO. 0O . O . 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0* 0* 0. 0. m. 5 6 ^ i3 r6 *9 25 26 ^9 32 5 T. ^7 a. a. 4^ 3. !4 3. 47 4- '9 4- 52 5. 24 IO. 48 :6. !2 2!. 36 37- 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. HH ^ 833 ^ a! grado y0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. m. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 2. 2. 3. 4. 5. 5. 6. 7' 42T . 28. 36. 4 9 !3 17 22 26 3o 35 3 4$ 26 :o 55 36 ^9 2 46 39 !2 24 36 48 700 al grado y0. 0. 0. 0. 90. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 666 ^ al grado m. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. r. 2. 3. 45. 6. 78. <8. 5 -6 22 27 32 38 45 49 54 48 4^ 36 3o 24 <8 600 al grado gr0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 7 H. 0. 0. 0. 0. 0. O. O . 0. O. !. a. 3. 45. 6. 78. 9To. 20. 3o4o. 5o. 6 ^8 ^4 3o 56 42 48 54 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. 0. * * 5 oo a grado 7 M . F. 0. 7 0. '4 O. 22 O . 39 0. 56 0. 43 0. 5o O . 58 1. 5 1. !2 2. 34 5. 36 4. 48 6. 0 7* *a 8. 24 9- 56 !0. 48 !2. 0 24. 0 36. 0 48. 0 0. 0

t Stadio. a . . . 5 . . . 4 . . . 5 . . . 6 . . . 7 - - . . . 9 . . . <0 . . . 20 . . . 5o . . . 4o . . . 5o . . . 6o. . . io . . . 80. . . 90. . . !00 . . 900 . . 5oo . . 4oo . . 5oo - -

7 H. y. g7* O. 5 0. 0. :o 0. 0. i5 0. 0. 0. 2: 0. 26 0. 0. 5 ! 0. 0. 36 0. 0- 4: 0. O . 46 0. 0. 5 : 0. T. 45 0. 2. 34 0. 3. 26 0. 4- 17 0. 5. 9 0. 0. 6. 6. 5 : 0* 7- 45 0' 6. 54 0* ' ? 9 0' 25. 43 0. 54. 17 0. 42. 5 i 0.

6 0 0 0 36. 0 45. 0

ITINERARIE.

S09

N ." I. e < fH a circ/o w aggi^ yw TSw w .

NUMERO In Madj di In stadj di In stadj d In stadj di !n stadj d In stadj di degli Stadj. !!!1 al grado g?'0. 0. 0. 0. 0. t. 3. 5. 4. 5. 6. ?8. 9<8. 27. 56. 45. 54. 63. 72, 0!. 9"833 !/3 a! grado yoo al grado gr- m. 0. 5 t. T. 0. !. 8. T. ' ? . 35. a. 5 t. 4. ' 75. 43. 7- 8. 8. 34. :o. O n . 35. !3. 5 t. ' 4- ' 738. 34. 4a. 5 !. 37- 8. 2^- 35. M. 43. .oo. 0. ] t 4. ' 7!38. 34<43. 5 t. 66 6 ^ 3 a! grado 600 al grado M . gr- 7 0 0. 0 i. io. 0 i. 20. 3o. 0 0 1. 4o. 0 3. 30. 0 5. *0. 0 6. 4o. 0 8. 30. 0 !0. 0. 0 !!. 4o. 0 !5- ao. 0 !5. 0. 0 :6- 4o. 0 33. 30. . 0 5o. O 0 66. 4o. 0 83. 30. 0 100. 0. 0 ! t6. 4o. 0 )33. 30. . 0 !5o. O * * ;66. 4o* 5 oo ai grado M . 67* - 7 !3. 34. .36. 1. 4& 3. 0. 4- 0. 0 6. 0. 0 8. 0. ^0 !0. 0. 0 T3. o* 0 14- 0. 0 6. 0. 0 ^8. 0. 0 30. 0. 0 4o. 0. 0 60. 0^ 0 80. 0. 0 !00. 00 130. 0. 0 < 4o. 0. 0 160. . 0. 0 [80. 0. 0 300. 0. 0 0 0 0 0 0 J. '0 -0 0 'C -c 'C '0 0 0 0 c 0 0 c 0 c c 0 .c 0 t(

600 Stadj 700 . . 800 < - . 900 . . tooo . . 3000 . . 3ooo . * 4ooo . . &)00 . . 6000 . . yooo . . & O O O. . gooo . TO ^O O O . 30,000 . 5o?ooo ^ 4o,ooo . 50,000 . 60,000 . ^0,000 . 8o,ow . go,ooo . .00^)00 .

3!. 3?. 43. 48. 54. 48. 4*!36. 3o. 34. !8. 13. 6. 0. 0. 0. 0. 0. V. 0. 0. 0. 0.

7?!- A gr. 7 M . 0. 45. 24 0. 5o. 48 !2 0. 5y. 36 !. 4. 0 t. T3. 0 3. 34. 0 3. 56. 0 4- 48. 0 6. 0. 0 . 2* TU 0 8. 34. 0 9- 36. 0 48. 0 !2. 0. 0 34- 0. 0 36. 0. 0 48. 0. 0. 0 0 0. 0 84- 0. 0 96. 0. 0 !o8. 0. 0 !20. 0.

!3 34 36 48 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

36 0 34 9 43 36 9 5< 34 '7

gr- m. 0. 54!. 3. !. T3. !. 3 T. !. 5o. : 3. 0. 4- 3o. 6. O. 7- 3o. 9- 0. !0. 3o. 43 !2. 0. 36 <3. 3o. 9 i 5. 0. '7 3o. 0. 36 45. 34 60. 0* 43 y5. 0. 5 t 90. 0. 0 to5. 0. 9 !30. 0. n8 . 35. 0. a& 0.

5*0

MISURE

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833 y s al grado

700 al grado

6 6 6 3/3 al grado

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5 00 al grado

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Grado, . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . i ^ . . . . .

^ 9 :o . ao. 5o . 4o . 5o . 6o.

H !", aaaaa, 33333, 44444, 55555, 66666, 77777' g r * . : 88888, tooooo, 9 0 .....
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ec. stadj , <% ec. stadj , fec. Stadj, <& ?c. stadj , ^ec. stadj, <% 6o, 000 833, ?33 700, 0 < 666, 667 5oo, """ :666, 667 <333, 333 tao, """ IOOO, "0" !8o, 000 ' 5oo, o" a666, 667 a4o, 000 aooo, "00 3333! 333 3333,. 333 3ooo, oo 4)66, 667 4a<oo, o 36ao, "o 3ooo, """ 5833' 333 4&0O, 000 4666'. 667 4aoo, "oo 35oo, "0" 6666, 667 56ob, 000 5333, 333 4800, "00 4000, "0" 54oo, " O O ^333' 333 6666, 667 600, "00 '6666, 667 ' 3333, 333 taooo, " O O 33333] 333 4 '666, 667 58335* 333 66666, 667 83333] 333 a6666, 667 .33333, 333 ,46666, 667 53333, 333 66666, 667

t8o . 36o .

ITINERARIE.

N .o M .

Terr^

Minuti e Secondi.

In stadj di In stadj di In stadj di In stdj di In stadj di In sthdj di * ** ' M 9 al grad<% 833 ^ 3 al grado yoo al grado 6 6 6 3/3 al grado 600 al grado 5 oo al grado

i Minato a . . . 3 . . . 4 . 5 . . . 6 . . . ^ . . . 8 . . . 9 - - to . . . ao. . . 5o . . . 4o . . . 5o . . . 5 Secondi IO . . . ao. . . 3o . . . 4o . . . 5o . . .

stadj, <&c- stadj, de. stdj , Jec. stdj, stadj, <&c. stadj, t&c. 8, 333 '8 , 5:9 M, 667 t3, 889 n, m to, 16, 667 a3, 333 aa, 332 ao, """ 3l, "37 a?, 778 4 ', 667 55, 356 33, 333 a5, 35, c o 3o, """ 33, 333 55, 536 46, 667 4o, """ ? 4, "74 44, 444 58, 333 55, 556 4 ', 667 69, 444 5o, """ &a, 593 yo, "00 5o, . . . 83, 333 66, 667 !!!, HI 60, 000 58, 333 !3^, 63o 8 t, 667 ^0, 000 77, 778 97. 333 ^0, 000 66, 667 g3, 333 83, 889 !48, !48 !!!, m 75, 00" ]66, 667 ta5, oo to5, "0" QO, 000 )00, """ 83, 333 : 85, i85 <38, 889 !!6, 667 t!!, u t IOO^ 000 ]66, 667 3yc, 3?o aaa, 332 a33, 333 300^ 000 377, 778 35c, "00 555, 556 4 'o , 667 353, 333 a5o, 5oo, 000 533, 333 555, 556 466, 667 740, 741 4oo, O P O 444, 444 4<6, 667 935, 936 583, 333 555, 556 5oo, . . . 6g4, 444 5, 6, 9. ta, t 5, 543 "86 173 3% 346 433 T, 137 3, 3t5 63o 6, 944 9i 339 ! ', 374 0, !, 3, 5, 7< 9, 973 944 889 833 7*8 723 0, T, 5, 5, 7s 9, 936 552 74 356 47 339 0, T, 3, ' 5, 6, 8, 833 667 333 000 667 333 0, 694 !, 389 a, 778, 4, '67 5,556 6, 944

MISURE

fa& M v ^ e ' MMV Stadj di " " al grado. /egAe leghe, ! Sttdio a . . . 3 . . . 4 . . . 5 . . . 6 . . . 7 - - 8 , . . 9 - O . . . 90 . . . 3o . . . 4o . . . 5o . . . 6o. . . ?o. ,. . 8o. . . 9" - - 'OO . . 900 . . 3qo . . 4oo . . 5 oo . . o, o, o, o, o, O, o^ o, 0, 0, 0, 0, 0, 0, !, ], Stadj di Stadj di 700 al grado. Stadj di 6 6 6 =/3 al gtado. Zn ?eg/te

wt Z^gfAe w w r w Stadj di 600 al grado. Vn ZegAe leghe, ^ec. 0, "33 0, "67 0, *"o 0, *33 a, 167 . O^ 200 0, 233 0, 267 0, 3oo 0, 333 0, 667 !y 000 !, 333 ) , 667 2^ 000 a, 333 a , 667 5 y 000 5 ,3 3 3 6, 667 !0, 000 : 3 , 333 t6 , 66y Stadj di

NUM ERO degli Stadj.

83 3 y 3
al grado.

5oo
al grado. Vw /egAe leghe, ^ec.

7tt /ey&c
leghe, ^<?c.

7n 4egAe
leghe, <^ec. 0, 0, 0, 0, 0, O, 0, O, O, O, O, 0, t, !, 2, 3, a, a, 5, 8, ", ' 4, "39

leghe, ^ c . 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, O y O, O, 1, !. 2, 2, 3. 5, " 3" "60 " 9" 12" i 5c '8c 21" 3^" 270

*3 "36 54

072 "9" '08 n6 i 44 162 t8o 36o 5^o 720 900 080 z6o 44" 620 800 O y 600 5 , 4^0 7, zoo 9*

0, 0, 0, 0, O, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, !, !, !, 3, a, % y y, 9)

a4

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"96 H"

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143

300
600 900 200 5oo 800 !oo ^oo yoo 000 000

300 44
680 93" 160 4" 800 200 6"

429 7'4

000 286 571 85? 7 '4 57: 439 286

9? 000 t 5 , OM

0, " 4" 0, 080 0, 120 0, *6o 0, aoo O, a 4 o O y 280 0, 3^0 0, 36 0 0] ^00 . 0, 800 . t , aoo . 1, 600 . 3y O OO 2y 4 ^^ 2, 800 5 , *00 * 3 ) 60 0 . OOO . 8) OOO !2 , 000 000

ITWPRAR!E.
N . H 1.

3 ,3

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Stadj d

*f*Ma Stadj di 8 3 3 t /3 Stadj d yoo al y a d o . /egAe leghe, T% M . !4, 4^ *Q, ^QO 2f, 6p 34, * 48, poo 73, .000 g6^. 000 ! 30, 000 < M * 0 468, 000 IQ2, O O O 3r6,o*)o ! 34o, coo 480, oo 73, 000 960)** T300, 000 l 440y*o'
) 6 8 o , 006 ! g 3 p , 00& 3 ) 6 o^ 000

NUMERO deg)i S ta d ia

Stadj di 666 al grado.

Stadj di 600 ^1 grado. T h /g A e

Stpdj di 5 oo al grado. fegAe

al grado. VA leghe, *% ec.

al grado.

leghe, < & < ?* leghe, Jcc. ' 7* ^ 33, a5, a8, 5% 85, 1^, *7h 300, 238, 3JS7, 9.85, 85? 7*4 57* '43 7*4 85? 4^9 000 5yt *43 7.14 000 3 !, 000 34*0*0 27*000 3o, 000 60^ 000 90,009. * 3 b ,o o o !$0, 00C :8 o , 000 3 ! 0, ood a40fOoo 370, Ooo 3oo, ooh 600, 000 QOO, 0*0 !3oq, oo 5o, 000 8oO, eoo
3 ^! O Q , * v o o

leghe, ^ec. leghe, Jec. 3o, 000 a 3 , 333 36, 667 3o, 000 33, 333 6 6 ,6 6 7 noo, 000 n^3 , 33^ )66, 66^ ^Oo, 000 333, 333 166, 667 300, opo 33 3 , 333 666, 6; !000^, 000 1535 , 333 ;6 6 6 , 667 30p < & * ovy a253, 333 ^6 6 6 , 667
3 o o o , 000

k)o- Stady 700 . . !oo . . )00 . . tooo . V OOO . . !ooo . .. [ooo . . ^ooo . * )ooo . 7000 . . Moo . . )ooo . .. ' 0,000 . ^0,000 . I o , OOO ..
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'0 , 13, ' 4, ^6, i8 , .36, 54, 90. :o8, !aO, i 44, :6 a , n8o, 36o,
5 4 o,

720, QOO,
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34, 3$, 3?, ^36, 4(s

P?* 000 ^00 000

!3p, orno )6p, 000! 30p, oo 340, 000 380, ofA 3sp,.ooo 56p, 000 40Py OOO
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5 2 ' y 4* y

857, !43 ! ; 4 ^ S$7 5?! 386


OOO, 00O

t6op, 000 3000, 000


3400 , 000

70,000 !0,000 . )0,QOO . 00,000 .

3800, 000
5300 , 000 36oo, o o
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3 7 0 0 ^ 000

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3 5 3 3 , ^33

34

:aHSCRE

T A V O L A

M Twe, Pie^ R , PoZ/iet, Z:wee ec


NUMERO degl! Stadj. !a stadj di 1 11 \a! grad ). tese, pie. poi lin. 4?ec. ! Stadio 9 . . . 3 . . . 4 . . . 5 . . . 6 . . . 7 - - 8 . . . 9 ^ IO . . . 30 . . . 3o . . . 4o . . . 5o . , . . 6o. . . 10 . . . oo. . . 90. . . !00 . . 300 . . 3oo . . 4oo . . 5oo . . 5 i. ! 03. i 53. 3o5. s 56. 3 uy. 35g. 4 <o. 4 6 t. 5 <3. <036. ,539. 3052. 3565. 3078. 35g!. 4 '<4 46:7. 5 <3o. 10^6:. i 53g3. 30333. 35653. !. 3. 5. 1. 3. 5. 0. 3. 4. 0. 0. 1. 1. 3. 3. 3. 3. 3. 4. 3. 0. 5. 3. 1 . 4^1 3 , 8^3 4 , 262 3 , 683 7 ! 104 8 , 5a5 9 < 946 " , 366 Oi 787 3 , 20$ 4 , ^l6 6 , 62^ 8 , 83a " , 0^0 ' , 2^8 3 , 456 5 , 664 7 < 872 ' 0 , 080 s , 160 6 , 24*3 '3! 4 , 320 7- 2 , IO. 8. 6. 4. 3. 0. IO. 8. 75. IO. 3. 8. 1. 70. 5. IO. 3. 7. < In stadj di 8 3 3 !/3 i grado. tese, pie. poi. lin.^Bc. . 68. i 36. ao5. 3^5. 343. 410. 478. 547. 6 t5. 684. i 368. 3053. 373H. 3430. 4 'o 44788. 5472. 6 <56. 6840. i 368t. 3o533. 27363. 34^o4. 3. 5. .5 , 4- !0. * ' s 4- 3 , 3! 9- 1 ! , 0. 3. 5 , 3. 8. * ! , 5. a. 1. 75, 4. 0. 6! ! ) 1. 1. 9 ; t. 8. 8 , 3. 5. 7 , 3. 10. 6 , 3. 5. 4- 0. 4 , 4. 7- 3 , 5. 3. a , 5. 9- *, 5. 6. a , 5. 3. 4 , 5. 0. 5 , 4- 9- 7 , i n stadj d yoo \ al 'rado. tese; pie poi. lin. 73. t ]. 6. 3. 10. 5. !949?. 70. 493. 70. 0. 0. 0. 0. 8 , 160 4 , 320 " , 48u 8 , 640 4 , 800 " , 960 9 , 120 s , .28" 1, 44" 9 , 6&" 7 ? 2oc 4 , 8ou 4oo 000 9 , 6ou 7 , 200 4 , 800 2 4oo O D 0] O O O 0, O 0, O O 0^ O O O 0, /

8 t. 3. 894 163. 5. 789 683 344- i. 378 3^5. 4473 407. 1. 366 488. 3. 26: 570. 0. i 5S 6 5 i. 3. o5o i *;33. 5. 8 <4. 3. 944 888 1638. 483z 3443. 1. 776 3^57. 3. y2q 4073. 0. 664 48H6. 2. 608 5700. 4. 532 6 5 )5. 1. 496 7339. 3. 44 8 . 44- 0. 880 16288. 0. 320 24433. 0. y6o 3.3576. 0. 0. 200

ITINERARIE.

H gr-gJo nMA' w ragtone


NUMERO degli Stadj. pie. poi. lin. 1 a 5 4 5 6 Stadio . . . . . . . . . . . . . . . . ' . ' . - . . . . . . . . 0. !. a. 345. 6. 6785t. IOy. 3. 0. 952. 425653. 3 . 734204. 4- 942756. 0. 0. 85. ! 7 '. 956. 342. 427. 5 i 3. 5 q8. 684. 769. 855. !7 '0 . a565. 3420. 4275. 5 t 3o. 5q85. 6840. 76^6. 855 <. 3. 0. 3. 0. 3. 0. 3. 0. 3. 0. !. 2. 2. 3. 4. 5. 5.0. t. IO 8 7 5 3 2 0 IO 9 7 3 ii 6 2 to 5 t 9 4 9 7 GGG 2/3

57,008 % je.

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3<6

RASURE

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yaWi Stadj d 5 oo

NUMERO degli Stadj.

Stadj di " " ^ al grado.

Stadj di 833 i/3 al grado.

Stadj di 700 al grado.

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ITINERARIE.

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5238
K II 6984

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6 6 6; 0000

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666y ooou 3333 6667 0000

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33, 3333 5 o, 0000


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666;

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835, 3333
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85, 570, 555, ? 4o, g ^ 5,


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666, 66 6; 88 8 ,8 8 8 9 H n , m i

33, 3333
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100,000 .

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533, 3333 l 500, 0000


< 6 66 , 666;

48 t , 85 ,

353, 3333 i 555, 5333 2963 48i 5 ' 777! ? ? 7S


666; 8519 2000, oono 3232

1666, i

2222,

MISURE

T A V O L A
par# N bM &t
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al grado. /K WHgf. 7!.

/? . 7/: miglia, 067

A i h nngA miglia, 0, 0, O, 0, 0, 0, 0, 0,' 0, !, 3, 3, 4, 5, 6, y,


8,

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miglM)pa^M miglia, p a M i 0, '35 b, 35 0 0, 375 O y 5 "" 0, 625 0, ?3 o 0, 873 t, : , '33 ! , 25u 3, 5 oo 3 , 750 , oo** 6 , 25o tl Soo , 7^0 0 , 'So 0, 3 oo 0 , 43 ^O O 0^ 7^ 0, 9 r, o 5 o T y 200 , 3So ! , 5 oo ; 900 ) 5 o

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6,

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37 337 4 s

473 54
607 675 35o

025
700

0, 9 " 0, *8o 0, 370 0, 36o O, 45 ..3 4 . 0^ 63o 0, 720 0, 8:o 0, 9 T, 800 2 , yoo
5, 600

0, H 3 O, 325
0, 0, O, 0, 0, 0, 1, 337 43

321 439 336 643 73o


857 964 7' i 43 314 286 35? 429 5 oo

5()2 6?5
787

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075

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6,
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000

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37, Soo 5 o, 000 63, 5.0

5o 45,
60

000 000 000

75, 000

ITINERARIE.

N. VI

NUMERO " i t degli Stadj. ^


8 3 3

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stadj di a/ 3 600
5

6 6 6

00

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5 4 5 4

miglia,
5

miglia,
6 4

miglia, 386 000 714 429


'4 3

m ig lia ,p a M t m iglia, p aM / oo y5 o
5

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6 t'7 , 000 Suo

5 4 , 000 6 3 , 000 000 7 ^' 8 t , 00(1 0; j S o , 0 00 5 7 0 , 0 00 5 6 0 , 0 00 4 o , 0 00 540, 6 3 o, 720,


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3 ! 5

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0 00

675, 000 ! 3 5 o , 5 oo 3 0 2 5 , 000 2yoo, 000 3 5 y5 , 000 4 o 5 o , ooa


4 7 3 5 , 5 $0 0, 6 000 000 OOU OOO

900, 1800, 3^00,


3 6 oo, 4 5 oo, 5 4 0 0 , 6 3

0 00 0 00
000

9 C4 , 2 8 6 [07!, 4^9

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MISURE

T A V O L A
%/ore < fe %J M / g / to w m a/to M
NU

; In stadj di !n stadj di In stadj di In stadj di la stadj di In stadj di ! ! r! ^9 al grado.

In gradi minuti

MERO delle Miglia.

833 y s
al grado.

70O
al grado.

6 6 6 1/3 al grado.

600

5oo

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ITINERARIE.

N . VII.
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ITINERARIE.

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Minuto. !
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]L A N . ^ x r v . f// f/t 5oo.

C a w e l i o n e Y7$g/t
6 6 6 3,/S

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700 600

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s ta d i, tiec. ! Stadio 2 . . 3 . . 4 . 5 . . !0 . . 20 . . 5o . . 4o . . 5o. . 100 . 200 ^ 3oo . 4oo . ^00 * 600 700
800

. . . . . . . . . . *

3, 333
6 ^ 667 8 , 333 t 6 , 667

Qoo . to o o 2000 . 3ooo . 4ooo . 5ooo . 6000 . 7000 . 8000 . 9000 . ! 0 ,0 0 0

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2 0 ,0 0 0 . 3o,ooo . 4 o,ooo 5o,ooo . <0 0 , 0 0 0 .

33, 5o, 66, 83, ]6 6 , 333, 5oo, 666, 833, ) OOO, j i 66, i3 3 3 , l500y ]6 6 6 , 5555, 5 ooo, 6 ^ 6 6 ,. 8335, IOOOO, 1t666y :3 5 3 5 , i5oOO, t6666, 33333, 50000, 66666, 83333, :66666,

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667 333 000 667 333 667

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stadj , s ta d j, r/ft o. ()oo 0 ? ?5o Suo 5vo 2 , 700 2 , a5< . 3, 0 0 < 5. 600 - 3,. 750 4, 3..0 9' 000 . 7t 5o<. o<.o '3 , no. 3 3 , 5o.. ^7' 000 3o, oo< 36, """ 5ot 45, con 3? O O t. 9 0 , 000 !JO^ 0 0 . :So, 000 2^5, otw. 3jOi 000 3o^, OO" 56o, ooo ^)i5, oou 45o? 000 < 4 .I0 , o& 5 4 0 , ooo O U 525, 000 63o) 6 0 0 , ooc 1 2 0 , 000 6y5, 000 /p 'O , 000 C5o, om Qoo, 000 5oo, OO' 1 8 0 0 ? 000 2?5o, oor 3 7 0 0 ^ 000 3ooo, 000 36oo, oou 3y5o, 0 0 < 45oo, 000 45oo, 000 5^oo, 000 52JO, 000 63oo^ 000 6 0 0 0 , 000 1 2 0 0 , 000 6y5o, 000 &:oo, 000 i5 o o , 000 9 0 0 0 , 000 O Q !8ooo, 000 i5ooo, O 2*000, 000 2 2 6 0 0 , 000 O O 5 6 0 0 0 , 000 3oooo, O O O 45ooo, ooo 5^5oo, O pnooo, nno ^5ooo^ 000

IT IN E R A R IE .

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666 3^5 5oa.

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700.

s ta d j, J<sc. stddj, d!ec. stadi, tfec. stadj , ^HC. SUdj , 8^3 <67 HI 83z 389 < Sjtadio . 333 a . . . ..3, 778 .. ^ 74 . 3 , 222 ' , 667 3 '^ . . . a , 5po .5 , 556 3, 333 4 , 167 -3, 5oo 3,. 333 4............... " . '7* 47 ' . 5 . 556 - 4, 667 . 4 , 444 5 . . . 6, 944 4' '67 .5' 833 . 3* 556 P' B59 !0 . . . 8, 333 ,8, 5 i^ <i, 667 .'5, 889 ", m 20. . . j 6 , 667 57, o3y 22, 222 23, 333 27) 778 3o . . . a 5, opo 55, 556 35, 000 . 33, 333 4 ', 667 4o . . . 55, 556 46, 667 44, 444 . 33, 333 74, "74 ' 5o . . . 58, 333 55, 556 69, 444 4 '^ 667 93. 393 <38, 889 <00 . . . 85, :85 <<6, 667 <<<, <<1 . 33 , 333 200 . . '6 6 , 667 3 7 ^ 778 233, 333 222, 222 5?, 3?o 0<' 300 . . 4 <6, 667 555, 556 35o, G 333, 333 . 3^ 0, 000 466,667 <}oo . 355, 556 333, 333 444, 444 740,74* 5oo . . 0 2 5 ,9 2 6 555, 556 , 4. '6, 667 583, 333 6 a 4, 444 6ou . . 833, 333 700, 000 666, 667 . 5.00, 000 <<<!, : n 700 . . 8<6, 667 ! 296, 2()6 777. 778 . 5.83, 333 97"' 222 Suo ; )4 8 t, 48: 888, $89 ; 666, 667 <<J <, H I 933. 333 900 . . . . 67 <666, @ <25o, O O <o5o, 000 <000, .ou ; . 75o. amo <<00^ . . <8 5 !, 852 , <388, 88q <<66, 667 << M, M< ! 833, 333 2222, 22 . <6.66, 667 2000 . . 3705, 7 " 4 a 333, 333 3777' 778 5555. 556 4 <66, 667 a 5 o, 000 35oo, 000 3333, 333 3coo . ... 5555, 556 4666, 667 7407,407 4 uno . . 4444, 444 : 5333, 333 5.004)...,',. 5833, 333 5555,,536 : 4 -66, 667 9339. 25^ 6 9 4 4 , 444 A O <<<<<, 8 3 3 3 , 333 7000, oqo 6000.-. 6666, 667 , 5ooo, O 7 0 0 &. . 5833, 333 ! 2g63. 963 8 <66, 667 9733' 322 7777' 778 6666,667 9 335,333 8888, 889 OS'OO. .. < 4 8 < 4 , 8<5 <<<<!, MI <6666, 667 <a5oo, ooo <0300, O Q O ! OOOO, oo<^ QOUO J . 7300, 000 <8 5 <8, 5 tg < 3 8 8 8 , 889 <<666, 667 ! ! ! H , H i <0,000 . . 8 3 3 3 , ^33 ap,ooo . 3 7 0 3 7 , o3; 37777' 778 2 3 3 3 3 , 333 3 2 3 3 2 , 222 < 6 6 6 6 , 667 5 5 5 5 5 , 556 4 < 6 6 6 , 667 3 5 o o o , oco 5 3 5 3 5 , 333 25000, O O O 3 o ,p o o . 40,000 . 7 4 0 7 4 , " 7 4 5 5 5 5 5 , 556 4 6 6 6 6 , 667 4 4 4 4 4 ; 4 4 4 3 3 3 3 3 , 333 t)25qa, 5^3 6Q444, 4 4 4 5 8 3 3 3 , 333 5 5 5 5 5 , 556 4 ' 6 6 6 , 667 5 o ,p o o . ' 8 5 ' 8 5 , '8 5 < 3 8 8 8 8 , '< 'f ) ,0 0 0 . 8?P < < 6 6 6 6 , 667 ! W ) ! ! , 1! ! . 8 3 3 3 3 , 333

33i

MISURE

T A V L A
5o o .
s ta d i s ! S ta d io . . . . ^ ' ^ . . . . . . . < . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ' ' ^ / 3. s t a d j , < & c. 667 5, 700. s ta d i,

N^TXVT
666

9/ 3 . 333'
3 , 667 4 , "oo

600. s ta d j, ^ec. 200 9 , 4 o 3, 6 0 0 4, 8 o 6 , 000 [ 9, 000 94 , 0 0 0

s t a d i , t%ec.

a
S

9, 4.

222

444 6 , 66? 8 , 889 M I

333

5 , ooo 6 , 667 8 , 333 '6 , 667

i o .

3o 5o 4o 5a

232 44 , 444
6 6 , 667 8 8 , 889 IH 939 , 2 2 2

'* ! 39 ,

33 , 333 5 o , 000
6 6 , 667

'! 400 9, 8 0 0 4* o o 5, 6 0 0 000 7* 000 ' 438 , 0 0 0

5 , 333
6 , 667 [ 3,

333

3 6 , 667 4 o , "00

43 , 56 ,
70. '

0 00 000 000 000 t

36 ,
[ 30 , 940 , 56 o , 48o,

000

53 , 333
6 6 , 667

tO O 3 O

83 , 333 < 66, 667 333 , 333 5 o o , OOO


6 6 6 , 667

4 8 , 000 6 0 , 000 o$o 000 000 000

4o ,

33 , 333

444 , 444
6 6 6 , 667 8 8 8 , 889 " [ ! , <555 , m

3o o
4oo

9 8 0 , 000 490 , 0 0 0 S 6 0 , 000 700 , 0 0 0

3 6 6 , 667 4 0 0 , 000

533 ,

333

5o o
700 H oo 900 !000

833 , 333
'O O O , 0 0 0 " 6 6 , 667

Hoo " .

9000 3o o
4ooo

333 , 333 556 '* 777' 7 7 8 9000 , 9939 , 2 2 2 4444 , 444


6 6 6 6 , 667 8 8 8 8 , 889 [ " " , m

84 o ,
980, H ' '

000 000 eoo 000 000 000

6 6 6 , 667 8 0 0 , 000

6 0 0 , 000 7 9 0 , 000 &4 o , 0 0 0 9 6 0 , 000 [ o 8 o , 000 ' 900 , 9400 , 36 o o , 4800, 6000, O 000 000 000 000

933 , 333
'0 6 6 , 667

333 , 333 t 5o o , 000


' '6 6 6 , 66y

9o , 96 o , 4o o ,

3333 , 333 5 o o o , 000


6 6 6 6 , 667

3800,

4 )oo 355 , 333 3 666 , 6 6 7


1200, : ^000, 000 5 3 3 3 ,3 3 3 6 6 6 6 , 667

7900 , 8 0 0 0 , 000 8 4 o o , 000 3333 , 333 IO O O O , 0 0 0 8400, 9 3 3 3 , 333 9 8 0 0 , 000 t 5555 , 556 F 1 6 6 6 , 6 6 7 7000 * . ] o 366 , 6 6 7 ] 3333 , 333 ' <900 , 0 0 0 9600 , 8000 . . ' 7777 - 7 7 8 [0 8 0 0 , t 5 o o o , ooo [ 3000 , 0 0 0 [ 3000 , 0 0 0 9000 . . 90000 , 39999 , 2 2 2 < 6 6 6 6 , 6 6 7 t 4 o o o , 0 0 0 '3 3 3 3 , 333 [ 9000 , ! 0 ,0 0 0 0 . 90,0000 . 44444 ; 444 33333 , 333 3 8 0 0 0 , 0 0 0 3 6 6 6 6 , 6 6 7 a4ooo, 5 o o o o , 0 0 0 49000 , 0 0 0 4 0 0 0 0 , 0 0 0 3 6 0 0 0 , 6 6 6 6 6 , 667 5o , o o o o . 56000 , 0 0 0 53333, 333 4 8 0 0 0 , 8 8 8 8 8 , ^89 6 6 6 6 6 , 6 6 7 4 o ,o o o o . 5 o , o o o o . " " " , I I I 83333, 333 7OO OO , OOo 6 6 6 6 6 , 6 6 7 6 0 0 0 0 , <66666, 6 6 7 t4oooo, 000 [33333, 333 [90000, ! 00,000 . 999999,
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OOo
000 000 000 000

000 000

RICERCHE
SUL PRINCIPIO, L E BASI ED IL VALSENTE DEI D IFFEREN TI SISTEM I M ETRICI E LINEARI D E L L 'A N T IC H IT '
DI P. F . L GOSSELLMX.

D ! G. R O SS!,

(t) -ALLORCH pubblicai il mio metodo onde valutare le misure itinerrie adoperate dai Greci e dai Romani (a), non mi estesi al di l di ci che riguardava !a geograSa di que'popoli, temendo vie pi complicare nna quistione a bastanza gi per s stessa difEcile, col frammischiarvi altre discussioni di un meno diretto rapporto col 6ne propostomi ; ed erami altronde assai il mostrare, che la diversit delle misure geodetiche raccolte dai Greci derivava da quella de* moduli, in cui, a memoria d'uo mini , esprimevasi 1' estensione della circonferenza ter restre. (t) Questo volgarizzamento & stato eseguito sopra 1 ' originale riprodotto dall' autore, con aggiunte e correzioni, nelle .M emc/nM A ya/ y .AxM &H M e< iM Tom. vt. Parigi. (a) V. la memoria intitolata; De grecyMM nel tomo tv delle mie RecAercAcj Fw G^ogra^Ate ti pojMve owcteM, o il loro Estratto nellWM^tr# f^ca^em*e, tom. n v n , pag. 3t 3-328.

336

Prendendo ora ad esame la origine della diHerenza di tali moduli, esporr come puossi dedurre da un solo elemento il valore di tutte le misure componenti i varii sistemi metrici degli antichi. Il perch divisa la materia in tre parti, parler nella prima dei regolari sistemi metrici, o sia di quelli le cui suddivisioni scaturiscono dalla stessa fonte ; mi occu per nella seconda di quelli che racchiudono misure tra loro affatto strane, detti perci irregolari, riserbandomi poi ad esaminare nella terza i sistemi metrici degli Arabi del medio e v o ,. e di alcuni altri popoli. Questi varii sistemi offrono la nomenclatura delle principali misure comuni , il ^ito, il palmo, il piede, il cubito , il passo, l'orgia, lo stadio, il miglio ec. colle relative loro proporzioni. Giova per sapere che le mi nori de!!o stadio non possonsi di per s valutare man cando in natura d'invariabile tipo; quando che quello, trasmessoci dagli antichi astronomi e geografi qual parte aliquota della circonferenza del globo, ne d un mezzo certo di riscontrare la sua lunghezza traendola dal grado terrestre. Lo stadio adunque necessariamente addiviene il modulo secondo cui uopo determinare tutte le altre misure ; la differenza per di questo modulo in ogni si stema mi obbliga prima di tutto di rintracciare la causa e le basi delle sue variazioni.

35?

PRtMA PARTE
SISTEM I M ETRICI REGOLARI

I.ACCOGUENDO le diverse misure del perimetro della terra trasmesseci o indicate dagli antichi, ne troveremo nove ^ che pongo coll' ordine seguente : /{ooooo stadj (<) a<)0000 stadj (/{) 270000 stadj (7) 300000 . . (a) 180000 . . (5) 22$000 . . . (8) 36oooo . . (3) at6ooo . . (6) a 5oooo,0253000(9)
(t) Aristot- De Coe/o , lib. ti, c. i , pag. 47^(2) Archim., w A ren ario , pag. 277 e seg. (3) L ' Edrisi, Geogr. i/t pr?., pag. a. Il testo porta 56ooo miglia. Siccome per !e miglia itinerarie erano composte di !0 stadj, e tra poco il dimostrer, cosi la misura dell'Edrist attribuita ad Ermete, o sia agli gizj, dava al perimetro della terra 060000 stadj. (4) Posid., apatf Cieome^., lib- i , c. !o, pag. 52. (5) Posid., aptM? <Kra&., lib. : t , p. g 5 Geograp/:.,

lib. I , C . 7 , !!.
(6) questo lo stadio olimpico, contenuto otto volte nel mi glio romano , e di cui parlano Polibio, Strabone, Columella, Plinio, Frontino, Censorino, Isidoro da Siviglia ec. (7) Stadio italico , o sia la decima parte del miglio romano. (8) Stadio del siro dolico, e ne verr stabilito il valore nel corso delta presente Dissertazione. (9) Eratost., Cfeomecf,, lib. 1, c. ! o , pag. 55 - et 7K;?parc.; Gemin., Vitr., Strab-, Plin., Censorin., Macrob. Marcian. Capell. ec.

538

RICERCHE

Potrebbesi ora domandare , vedendo somme cotanto dissimili, se furon desse !e conseguenze d molte distinte operazioni, o se 6a mestieri crederle derivate tutte da una primitiva misura della terra, e sottoposta quindi, a tali modificazioni. Il sig. Bailly il so lo , a mia notizia, che siasi occu pato dello scioglimento d'un a parte della fatta inchiesta. Trovando egli ne' sistemi metrici degli antichi due cu biti delle lunghezze tra loro come 3 a 4 ? conchiuse esser questi i moduli che formarono ab antico gli stadj di ^ooooo e di 3ooooo alla circonferenza de! globo. Suppone di poi che altri cubiti maggiori di essi per due terzi, e nella stessa proporzione tra loro di 3 a %, siensi in egual modo prestati a stabilire la lunghezza degli stadj di 2^0000 e di !8oooo(!). Dovremmo adunque credere, nella ipotesi del prefato astronomo, che quattro piccole ed arbitrarie misure trovassersi, per stranissima combinazione, parti aliquote a vicenda, e che i multipli di ognuna di esse prese ap partatamente, cosa viepi singolare, dessero in numeri tondi la circonferenza terrestre. Il concorso di tali circostanze non si pu di certo sen za gran difEcolt ammettere, tanto pi che nella ipotesi di ^ooooo stadj converrebbe supporre il grado terrestre riconosciuto precisamente della misura di <%4444) 444- - 333333, 333. . . cubiti. Le quali serie composte mai (t) , t. !, lib. pag. e seg. , Hb. m , pag. 5o5 e seg. Quest'autore non ha fatto parola degli stadj di 36oooo, di 3!6ooo, di ayoooo, e di aa5ooo.

SUL PM NCIPK) se.

33

sempre delle medesime cifere sarebbero un irnvo ed efRcace motivo onde credere fortuiti cod fatti risultamenti. L'applicazione poi di tali stadj alla misura dei nostro grado presenterebbe malagevolezze ben anche di altro genere: /fooooo o 3ooooo stadj divisi per 36o farebbero supporre trovato sin d'allora il grado di m i , .. . O di 83 3, 333 , stadj ; ma per credersi in dovere di non trascurare la prima frazione conveniva esser certi di avere la misura del grado a un diecimillesimo circa, vogliam dire a meno di sei tese, la qual certezza a tutti noto non potersi cos di leggieri ottenere. Tante inverisimiglianze induconmi a pensare che di tali numeri bizzarri t t n , " * e 833, 333 adoperati &"o* stri tempi, non sieno pi quelli onde esprimevasi, negli stadj antedetti, !a lunghezza data in origine dagli an tichi al grado terrestre; e che, se col tratto successivo giunsero eglino a rappresentare il valsente del grado, vadan di ci debitori all' essere divenuti i risultamene di nuove combinazioni, diverse da quelle che produssero gli stadj di ^ooooo e di 3ooooo. Ma come queste nuove combinazioni ebbero di poi accesso ? e come, in ultima analisi, i differenti stadj da loro prodotti compongonsi di parti aliquote gli uni de gli altri? Tale rilevantissima circostanza a cui non si fece trop pi attenzione, d sentore che gli antedetti nove sta dj scaturivano da una stessa sorgente, derivando dal1' egual tipo preso sotto variato aspetto; ed avvegnach gli antichi nulla su di ci ne lasciassero, mi sembrato

34o

RICERCHE

potersi snppiire il loro silenzio co'fatti originati dalP esame e confronto delle misure trasmesseci. Ed in vero, se la teoria che ne deriva, mantiene i necessarj rapporti tra loro ai digerenti stadj, se guida con temporaneamente alla scoperta dell' unit di misura donde traggono origine , e della sorgente di lor variate lunghezze; se vale a spiegare come tutte le parziali mi sure si riuniscano alle generali, e queste ad una base unica ; se infine ne guida con mezzi semplici agli stessi risultamenti gi dagli antichi ottenuti, non rimarr presso che diciferata la quistione? I mezzi di cui ragiono consistono nelriconoRcere una primitiva misura della terra, e nell'ammettere alcune differenze nel digradarne la periferia e nel suddividere gradi. Tosto che i Greci occuparonsi della geograSa astro nomica , li vediamo aver rapportato e paragonato il va lore di tutte le distanze itinerarie per loro raccolte, alla estensione della circonferenza del globo ; e questa pra tica ne guarentisce, dietro una costante tradizione, che tanto i moduli degli stadj, quanto quelli delle miglia consideravansi quali parti aliquote di essa circonferenza, e perci come positivi risultamenti d'una misura della terra. Quanto poi alla divisione de! circolo in molte parti, essendo essa arbitraria, facile il comprendere che pot variare il numero de' gradi in Cui era upo ri durne la circonferenza. Se 6n da principio gli astro nomi ed i geografi avessero diviso i circoli della sfera in 36o gradi, come potremmo ora supporli d'accor-

SUL PRIN CIPIO se.

34 '

do ne! dividere 1' equatore ed i meridiani terrestri in 4oooo, o 3 ooooo psyti, complicando stranamente Con ci tutte le operazioni ed i calcoli onde assoggettarci la descrizione della terr all astronomiche bsteiwa^ zion!? Non so pensarlo. I numeri di ^ooooo, di 3ooooo, e di 36ooo stadj) dati ai perimetro del globo, sembrmmi rammentare tre metodi, piuttosto esperimenti, succes sivamente applicati alla divisione del circolo in %oo, in 3oo , e<Hn 36o gradi. Da ci di latto .e dalle dige renti suddivisioni degli stessi gradi vedremo uscire i di versi stadj, le miglia itinerarie e le altre misure , < She devon formare il soggetto del mio ragionamento.

La pi semplice tra le divisioni del gloho terrestre, quella che formavano quattro parti col mezzo dell' quatore e d'unm eridiano, dovette certamente eeserela prima adoperata, e cos pure la divisione decimale di ciascheduna delle antedette parti in cento gradi, del grado in cento minuti, e del minuto in dieci membri. Furono scelti in allora i.centesimi del grado terrestre, come vedremo, a rappresentare le miglia itinerarie, e co' suoi millesimi ebbersi gli stadj. La circonferenza adunque della terra fu partita in ^od gradi , ed in 4oo&oo stadj. Questa divisione per non dando in numeri tondi se non se la met, il quarto ed il quinto del circolo co' loro summultipli, dest in appresso il pensiero dello scompartimento in 3oo gradi, onde rendevo eziandio

343

RICE R CH E

divisibile, senza frazione, in terzi, in sesti, in dodicesimi, ec. Tali gradi; d 'u n terzo maggiori de'prim i, furono nella stessa guisa divisi in cento ed in mille parti ; a non si dettero; tuttava al perimetro del globo pi d 3ooooo stadj. Il numero 36o alta per Gne offerendo ventiquattro di visori , e quindi maggior comodo nelle operazioni, in dusse a dividere diiBmitamente il circolo in 36o gradi, e ridotti questi in cento e mille parti, come si era dap prima praticato, risult la circonferenza dell' equatore di 36oooo stadj. Tali essere dovettero senza contraddizione le succes sive sorgenti dei tre pi antichi sistemi metrici, i cui elementi giunsero Suo a noi. Per non dubitarne basta assoggettare alle tre indicate divisioni i -%ooo minametri attribuiti dai nostri astronomi alla circonferenza della terra, ed estrarne i diversi quozienti, riserbandomi a giustiCcare in appresso flo r a valori: Sotto questrvariati aspetti, %ooo miriametri, divisi per %oo, avrebbero dato
Per ogni g r a d o ................................................iooooo, o. Per ogni centesimo di grado, o per Io mglio iti n e ra rio . . . . . . . . tooo, 9<*. Per ogni millesimo di grado, o per Io stadio . too, oca. Per la circonferenza terrestre,^
( 4 0 0 0 0 0 sta d j.

4 oooo miglia.

4ooo miriametri, divisi per 3oo , ec.


m M trt
Per ogni grado . . . . . . ! 33533, 333.

SUL PRIN CIPIO Ec. Per ogni centesimo di grado, o per Io miglio iti n e ra rio . * s . . ? .

345
mftrt ! 335, 3?3. < 33, 333.

Per ogni millesimo di grado ^ o per lo stadio . Per 1 . circonferenza terrestre,^ ^ ^ j " ' /{ooo miriametri, divisi per 36o , ec.

Per ogy g r a d o ................................ ....... n m t , *n. Per ogni centesimo di grado, o per lo miglio iti nerario . . . . . . . . !!!t, ! " . Per ogni m illeM m o^ di grado, 0 per lo stadio . Mi, m . P^ la, circonferenza terrestre,j I risultamenti di cos fatte riduzioni in metri conti nueranno a servire di base nel valutare le misure in tutti i sistemi metrici seguenti. &EC6MVDZ F A /7G Z7^

Le lunghezze delle antedette misure rimasero ferme e indipendenti dlie tre accennate divisioni del circolo 3 d allorch, in appresso, la divisione del grado cente simale in sessanta minuti prevalse sopra quella in cento, elleno, consacrate gi dall'uso, non subirono alcuna alte razione , ma ne produssero s bene altre maggiori di due terzi, le quali abbiamo dagli antichi scrittri. Veduto che il grado di ^00 alla circonferenza ter restre dovette essere di 100000 metri, col dividere tal somma per 60 si avr, Per ogni sessantesimo, 0 per lo miglio itinerario 1666, 667.

544

RICERCHE mefrt
t66, 667.

Per la decima parte de! m iglio, o per to stadio Per la circonferenza terrestre,^

11 g ra d o sim ilm en te d i 3 o o , o d i : 33333 m. 333, dviso p e r 6 0 , d a r , Per l o miglio itinerario . . . Per lo s t a d i o ...................................... Per fa circonferenza terrestre,j , ^ . . . . n a ia , aaa, a .

Ed il grado di 3()0 , o di H ! m 60^ offrir,

M.

, divisi per msfrt

Per fo miglio itinerario . . . . Per lo s t a d i o ............................................... Per la circonferenza terrestre, j

. .

t 85 t, 85z. t8$, t 35.

Quando poi lu generalmente adottata la divisione del circolo in 36o gradi, bisogn proporzionare il numero delle miglia e degli stadj precedenti alla divisione ses sagesimale senza punto alterare il loro valore, e cos ehbersi allora per ogni grado
m miglia ) dello stadio di 4ooooo alla circonferenza m t stadj !/ ) terreshe ;

833
<oo ^ d j " ! 666

^ ! { y 3

^ 3ooooo; ^

}^

SUL m i m a n o M. ^ stad:. di , 8 . 0 . . ;

3(5

600 stacj'"

^ delo stadio Hi af6ooo'

S ve3 e pertanto, come aveva supposto, che i numrl rotti e le frazioni ofa esprimenti in miglia e stadj il va lore del grad terrestre, pfove&goRo da sole modifica^ zioni d'tiK primitiva misura in numeri tondi, e quindi) trasportata me' vani modi applicati alla divisione del' circolo ed alla suddivisione de'suoi gradi. COM POSIZION E DEGLI ANTICH I SISTEM I M ETRICI. Il pi antico degli esposti sistmi metrici era stato^ certamente preceduto da misure di convenzione, tratte dalle proporzioni dell'utnah crpo , cme l indicano i nomi , dito, palmo , pi<de, cubito , orgia, conservati sino ai nostri tempi. La Tavola per generale alla fine di queste Ricerche dimostra, che gli autori della mi sura terrestre , i mod^catori de'suoi risultamenti ^ e quelli che ne composero de,'sistemi metrici, noe, ebbero alcun riguardo a tali incerti e variabili tipi. Di fatto s poco Curaronli da sstituir lro successivamente altri moduli co' nomi medesimi, i quali perci divenuti maggiori o minori, non fornirono ben presto che Jpntani rapporti cogli oggetti in prima disegnati. Il cubito per questo solo motivo diversific presso gli antichi .^ai z 5o millimetri sino al di l dei 555 , e 1 ' orgia da ^me tro sino a a, avvegnach possiam credere la m a di!. aa

346

RICERCHE

mensione in orgine stabilita sopra !a cornane statara dell' uomo. E'si pare egualmente che !e variate miglia cogli stadj di cui ora trattiamo, lessero per lungo tempo le minori astronomiche misure adoperate dagli antichi ad espri mere 1' estensione de'paesi, de' continenti, e dell' in tiero globo. Ma desse riuscendo tuttavia troppo grandi per gli usi ordinar) della vita , fu mestieri suddividerle in altre parti onde poterle applicare all'agricoltura, allei arti ed al commercio. Il metodo poi usato in queste prime partigioni dovette essere analogo a quello posto in opera nell'antico compasso del circolo, vogliam dire, fu uopo cominciare dal dividere lo stadio in parti de cimali; e per quanto si pu arguire dall'insieme e dalla forma de' sistemi metrici a boi pervenuti,
Dalla decima parte dello stadio origin la misura detta atnma; E dalla centesima parte di esso , 1 ' altra nomata orgia.

In appresso,
La met dell* orgia dette il doppio cubito, che dir Terga ; Il quarto, il cubito comune, o ordinario ; L 'ottavo la spitama ; E , nella stessa ipotesi, il decimo della spitama fonp il dita decimale.

Allora,
La spitama essendo di . H cubito ordinario ne valse La w g a . . . . . . . . . . !o dita decimali ; ao ; 4 ;

(S U L pantano M .
L 'o rgia L'am m a L o stadio . H miglio . 8oo; 8000; 80000 ;

Quando poi, coH' andar degli anni, s vo!!e sostituire alla divisione Jec//wa/e delio stadio altra Juo^ecMwa/e, tale che a noi pervenne, senza alterare !e misure di cui 1' uso era stabilito , fu minorata unicamente d 'u n sesto !a lunghezza del dito tfecMnafe per trasformarlo in JuoJecFma/e ; e le precedenti misure, senza cangiar valore, addivennero del tenore qui appresso:
La spitama, di . . . . ta dita duodecimali ;

. . . H cubito cornane . 34 f L a verga . . . . . 48; L 'o r g i a ................................................96 ; L 'am m a . . . . . 960 ; Lo s t a d i o ...................................... 9600; 11 m i g l i o ...................................... 96000.

Tutto che poi fossero tolte di mezzo le dita decimali, si ritenne la decimale progressine nell* uso del dito duodecimale; ma non potendosi i suoi prodotti appli care alle precedenti misure, bisogn cercarne di nuove eoi formare
L a mezza pygon ( t ) , di . . to dita duodecimali ;

(t) Questa misura manca in oggi nella maggior parte degli autori. Potrebbe essere il dichas, avvegnach rappresenti pi spesso il valsente di otto dita. Ma Eduardo Bernard (He men*. et pow<&/*#., pag. <g5) cita alcuni MSS. dove il dichas & di dieci dita.

-548
La pygom Il passo semplice H passo doppio Il calamo . U pletro .

RICERCHE
ao dita duodecimali ;
80

4o; ;

:6o ;
t6oo.

Queste misure intraposte alle antedette forniscono la maggior parte di quelle riferite dagli antichi. Le altre eseludonsi da tali serie; il condilo, il palmo, il dica: rappresentauo il sesto, il terzo ed i due terzi della spir tama : la pigma ha il valsente d' una spitama mezzo ; e lo xylon equivale a sei spitame. Per conoscere non di meno le misure d'uopo in ogni sistema Tiporre il dito JecMwaJe tolto di mezzo col1' adottarsi generalmente della progressione duodecima le. L a proporzione del dito <fecwna/c al di sei a cinque ; e vedremo che il primo di essi giov a comporre altre misure, di cui mi riservo a ragionare in appresso. Ristabilisco parimente il cos detto gran & o tra' Greci, owcto e poMce dai Romani (t). E d'uopo ripe tere la sua origine dal passaggio del dito decimale della divisione del circolo in %oo parti, nel compasso di 36o gradi; di maniera che il gran J&o superava il tFecMna/e d 'u n nono, ed il duot%ecMwa/e d'u n terzo. Il gran dito porgeva un punto di comparazione, un Comune elemento idoneo a convertire reciprocamente le misure di uno de' prefati sistemi in quelle degli al tri due ; ed ecco il motivo di sua introduzione in essi ;
()) Dioscoride, De Tff. lib. tv, c. 8g, p. a y g -P iin . lib. xv, c. a6; lib. xxvM, c. 49-

SU L P R IN C IP IO M.

imperciocch quello dello stadio di ^Qoooo, per esem pio , era contemporaneamente ed il dito decima/e dello stadio di 36oooo, ed il ^uot&cMna/e dello stadio di 3ooooo. Presentava eziandio un egual vantaggio volen dosi paragonare tra lorq gli stad) di a^oooo , di a t6000 , e d it8 o o o o . Oltre di che i multipli duodecimali del gran dito pro dussero due usitatisshne misura, la cui origine non avremmo potuto spiegare allontanandoci da questo mo dulo: L'una il piede composto di dodici grandi dita, o d dodici pollici, corrispondenti A sedici dita duodecimali. , L 'a ltra il grande cubito di venti quattro grandi dita, o sia di treptadue dita duodecimali. Tutte le precedenti misure , e queMe che sommini streranno i tre stadj di cui mi dispongo a parlare, troyansi riunite nella Tavola generale co'loro valsenti in ciascheduno de* sistemi ivi compresi.

Passiamo ora ad indagare la provvegnenza degli stadj di 370000, di aa 5o o o , di a 5oooo o a 5aooo, alla cir conferenza terrestre, che indicher coi monti di stadio , di stadio del^o/MX) di stadio detto e vediamo se i loro elementi acconsentano di aver comune la origine con quella de*primi stadj.

RICERCHE

g lo r io Censorioo (:) il solo tra gH antichi di cui possediamo le opere, che abbia nominato io stadio italico, dicendo essere questo di 6 a 5 piedi, e queHo corintio di 600. Tale trap o comparato con gii altri di Plinio (a), di Frontino (3), di ColumeUa (^), d'Isidoro di Siviglia (5) , i quali tutti danno 6 a 5 piedi, o passi alio stadio di otto per ogni miglio rom ano, ha indotto molti critici a credere che il lodato autore non si accorgesse di parlare d' un me desimo stadio, il cui valsente eragli esposto sotto due aspetti, in piedi romani, cio, dagli autori romani, ed in piedi greci da' greci scrittori, e di assegnare precisamente la stessa lunghezza ai due stad) di cui favellava. L a differenza di fatto tra i piedi romano e greco essen do come 3^ a a 5 , i 6 a5 piedi romani corrispondevano ai 600 greci, o ad uno stadio olimpico. Cos fatta opinione per , avvegnach creduta plau sibile , non ghigne a spiegare la difEcolt racchiusa nel1' antedetto brano, e vi lascia un altro errore compro vante pur esso che Censorino mancava d' un' idea pre cisa intorno al valore degli stadj su cui intendeva parlare: imperciocch attribuendo egli mille piedi di lunghezza allo stadio pitico, mostra volerlo indicar Aaggiore di
(]) (a) (5) ( 4) (5) JDe noia?/, c. m t , p. 60. Lib. H, c. pt. .Ez/MMAM) ybrm . pag. 3 o. - Anonim. p. 3a !. Co//ec(. GcMM. De Re rM # ca, lib. v , c . ! , p . 53o. Orig., lib. x v , c. tS.

SUL PIMNOMO zc.

35t

tatti gii altri conosciuti da' G reci, e ci sarebbe noto riamente falso. Gii abbagli di Censorino sembrammi invece derivati dall' aver volato applicare agli stadj le deferenze pro prie de' piedi scelti a comporli. In vece pertanto di dare
600 piedi allo stadio plimpico,

6s5
tooo

w
"

italico,
pitico,

doveva , a mio avviso, esprimersi nel modo seguente : Zo JtaJ/o a^operafo Ja Aag^ora per toccare /a S ta n z a Je//a ferra t%acMMcAeJun ptanefa, ^ ^ue//o cAe contFene
600 pieJi o/impico,

6a5
.

looo

a *

x x

Rabica, pitico.

Si osserva di fatto nella mia Tavola generale, che


600 ^tiedi dello stadio di 3:6000 danno lo stadio olimpico di . . . . . . 85, *85. 6 a5, dello stadio di aa 5 ooo (piedi eguali a quelli del miglio romano, che , come vedrem o, il mi glio dello stadio itaR co, o di 270000 ) val gono similmente . . . . . [ 85, *85. tooo piedi dello stadio di 56oooo producono anch' essi . . . . . . : 85, *85.

Si conchiude pertanto con certezza che lo stadio ado perato da Pitagora era 1 ' olimpico. Troviamo eziandio in Aulo Gellio (t) ch e , giusta Plutarco, il maggiore
(t) aMif., 1 . ! , c. !,p ag . 3 o , 3 t.

3&

RICERCHE

stadio conosciuto neUa Grecia a! tempi di Pitagora y era 1' olimpico, e che il Closofo col piede di questo aveva miserato la statura di Ercole. Vedremo inoltre che lo stadio pitico lcnge dall' es* sere stato uno de* pi grandi, come sembra la opinione di Censorino , aveva luogo tra' minori, volendovene 36oooo a misurare l'intiera circonferenza terrestre, ed il fatto vien confermato da Pausania (i) col dire che gli amSzioni decretarono potersi da soli fanciulli disputare a Delfo il premio della corsa sia pur del dolico, sia del diaulo, o doppio stadio. Tali abbagli del resto punto non oppongonsi perch attribuiamo a questo scrittore qualche idea, almeno con fusa, della esistenza d'uno stadio nomato Aa/tco; e dal rinvenire in Erone un piede %aAco potrebbesi forse con molta probabilit dubitare non si celasse sotto la deno minazione di tale stadio qualche metrico sistema. Diffcile poi il rintracciare quale fosse 1 ' ante detto stadio. E non dipartendomi dal soprannome da to g li, sono d'avviso essersi voluto cos indicare chia ramente quello adoperato dagli Italiani; m prova di che non mancano esempi a dimostrare il non interrotto uso dello stadio in Italia pr^n sotto il basso impero, seb bene i Romani avessero di gi diviso le loro strade mae stre in miglia itinerarie. Strabone (2) rimaso di permanenza in R om a, porta a 160 stadj l ' intervallo da quella capitale alla citt di
(') P/'oc., c. 7 , p. 8t4-

(3) Lib v.

SUL PRMtCMP se.

355

/mntrech gP Itinerarj la stabiliscono di sedici miglia (T). E il tragitto da ^tJon a segnato nel l'itinerario gerosolimitano di iooo o^ia, a detta del suo autore, ! oo fw:g/:'at (2). Lo stadio adunque di cui parlano queste opere ag guagliava il decimo del miglio romano, il quale venne da me computato nella prima Afernona di 760 tese, y pollici, ed 8, *6 linee, rappresentanti m. ! ,48': era per conseghenza lo stdio italico di m. !%8, ' 48, o di y 5 o ai grado, o di ayoooo alla circonferenza terrestre; e sotto l' ultima indicazione riportato nella Tavola generale. Per guarentire tuttavia la sua esattezza da ogni opponimento vuoisi poterlo ricongiungere col mezzo de' suoi elementi ad uno de' primi stadj ; come di fatto avviene, imperciocch prendendo nella Tavola ge nerale il gran dito dello stadio di 36oooo per for marne il dito duodecimale di quello di 2700O0, o, simil mente , prendendo il gran cubito di trentadue dita del primo, onde farne il comune di del secondo, apparir la via battuta nel comporre, quest'ultimo si stema. Tutti gli antichi d'altronde avendo agguagliato il miglio romano ad otto stadj olimpici di 2)6000, dove vano questi necessariamente superare d' un quarto lo stadio italico: il perch aggiugnendo un quarto ai pre fati m. i<% 8, ' 48, si avr appuntino m. i 85, '85 rappre(t) p. 6n. (2) .Mnerar. Mner., p. toy - f&'nernr. p. 609.

554

RICERCH E

sentanti nella Tavola generale il valore detto stadio olmpico. Tutto adunque concorre a provare che lo stadio italico ed il miglio romano avevano ugualmente per base una parte aliquota della circonferenza terre stre. D F Z D O Z 7C O 377?O. Sino ai giorno d'oggi gli scrittori hanno considerato i dolici come semplici rappresentativi delle carriere pi o meno lunghe eseguite ne' pubblici giuochi della Gre cia ; vedremo nulla di meno tra poco essere stati vere miglia itinerarie. Mi limiter qui a parlare del solo dolico siro ritenuto da S. Epifanio della lunghezza di dodici stadj; e trattando de' sistemi metrici riferiti dallo stesso autore dimostrer italico lo stadio onde egli componeva il dolico. Avendo pertanto detto che questo stadio corrispondeva a tw. 48, ' 48, baster moltiplicarlo per dodici a fine di avere !a misura de! dolico siro eguale a m. tyyy, 778; se poi di vidasi per dieci, in conformit di tutte le altre miglia , all' oggetto di ricavare il valore del suo stadio, ne ri sulter un quoziente dim. *77,778^che vedremo compreso 6 a 5 volte nel grado, o aa 5ooo ne!!a circonferenza ter restre. Il dito duodecimale inoltre, o, se pur vuoi, il piccolo cubito di tale stadio, avendo reciprocamente il mede simo valore del gran dito o del gran cubito di quello di 3ooooo (t), ne porta a conchiuderei che lo stadio del (t) V. !a Tavola generale, colonne n, ed vnt.

SDL PRINCIPIO zc.

S55

dolico eir rducevasi ad una semplice modificazione di questo antico sistema, e che tutti i suoi elementi erano rappresentati da parti aliquote de! grado terrestre. Mi riservo nei tratto successivo a comprovare 1' esi stenza di questo stadio, dei quale sembrami non essersi accorto nessuno de'moderni autori, contentandomi pel momento di esporre un so!o esempio cavato da un bra no , non per anco ben inteso, di Strabone. H Geografo parlando della via jEgwazMt che stendevasi per la Macedonia e la T ra cia , scrive : " Questa via * misurata con pietre migliane, ed estendesi per uno * spazio di 535 miglia. S e , giusta la consuetudine, s * consideri il miglio di otto stadj, avremo 4 ^3 o stadj; ove " poi si ricorra al calcolo di Polibio, il quale aggiunge due * pletri, o un terzo di stadio, ad ogni miglio, far d'uopo * accrescervi altri !78 stadj. " (t) L o stadio di otto per ogni m iglio, di cni parla Stra bone , 1' olimpico ; ed il valsente di otto stadj e un terzo dato da Polibio al miglio, merita tanto maggiore considerazione in quanto che il greco istorieo descri vendo la strada battuta da Annibaie dalla Nuova Carta gine sino al Rodano, la dice Sancheggiata da pietre mi gliane co//oca(e Ja fto wt otto (a). forza dunque asserire che egli conosceva il rapporto del miglio romano allo stadio olimpico; n tampoco da potersi credere erroneo 1' altro suo valutamento, il perch dovrem ri conoscere che lo stadio di otto al miglio romano, e quello di otto e un terzo erano due differenti stadj.
(!) Lib. V!!, pag. 3aa. (a) Ist., L m , $ 3 9 .

356

RICERCHE

Posto di fatti i! miglio romano,di m .!^8!, 48' , e divis per otto e un terzo, avremo Io stadio indicato da Po-, libio di m. i yy, ^T^,cd precisamente quello del dolico< siro. Torner in appresso sopra quest' argomento, e m o strer p i e p i v e sttg j del sud uso in differentissime; epoche, prima e dopo il secolo di quelle istorico. D F 7T O D i Mi ripnau ora a parlare dlio stadio comunemente attribuito ad Eratostene ; e senza fermarmi a mostrare ohe 1' operazine descritta da Clomd ()) (iri modoy giusta le apparnze, da favorire quest' antico scrittore) per ottenere una misura della terra, non ne darebbe nelle sue basi che false supposizioni, limito le mie cure a rintracciane se lo stadio di a5oooo, o di aSaooo alla circonferenza terrestre, pu ricongiugnersi mediante al cuna delle sue parti a taluno de'primi stadj. - Lo stadio di 252000 non ne offre alcun che nelle, sue suddivisioni onde compararlo a quelli antichi. La. Tavola generale per col mostrale il dito duodecima le di quello di 25oooo eguale al decimale dello stadio di 3ooooo, ne d a vedere che i multipli di questo ultimo elemento produssero il nuovo stadio di 160 me tri, o di 6g 4 4/g al grado. E forse che ad evitare la fra zione di tal;numero si fece di poi l'antedetto stadio di yoo p erogp i grado, o d i a 5 aooo alla circonferenzA dell' equatore.
(t) 3fe^eo/*., Hb. c. i o , pag. 52-35.

SUL PRINCIPIO te.

35?

Prendendo il dito decimale deHo stadio d 3ooooo per fmeun< duodecimale, e moltiplicandolo non 8000,ma 9600 volte , ne usc altro stadio maggiore d 'n n quinto di quello di 3 ooooo, e che era compreso non pi d a 5oooo volte nel perimetro terrestre. Questo nuovo sta dio , .adoperato da solo, poteva dare precisi risultamenti nella riduzione delle misure in gradi, o di quelle pres^ con altri stadj , purch fosse calcolata la differenza dei moduli. Ma Eratostene non dubitando tampoco della disuguaglianza loro, li confuse; ecco la sorgente de'suoi errori nel determinare le longitudini del suo geogrfico sistema , ed agevolmente ne rimarrem persuasi.

AHorch& io raccoglieva le misure adoperate da quest' antioo scrittore, sotto il trentesimosesto parallelo, a (ine di stabilire la lunghezza del cohtinchte, dal capo tS*aero dell'Iberia sino a 7 Ywe, h dimostrato che portatone 1' intervallo a 7:600 stadj di 700 al grado d'un circolo massimo della terra, e conchiudendone una diSrepM 'lbttgiAtdinah'fH ' 36 ^5 ' eccedeva di venti grad i, o in quel tomo. Ho esposto eziandio che gli antedetti 7:600 stadj erano di 5 ooooo alla circonferenza del globo, o di 855 t/5 al grado, e th ridotti i precedente parallelo limitavano la distanza di quei luoghi , concrdemente alle nostre moderne oss^tvizioni, a . . . . . . . to6 ]3' 6^' Eratostene col sostituire allo stdio di 833 ^ 3 quello di6g%. 4/ij avrebbe accresciuto quest'intervallo d'un<p!nto, 0 d i ............................................... an t i ' 3 ?'' e collocato Tine a . . . . . . *37 36' 38 ". Ma per causare la frazione e ritondare il numero d i qaept'ultitpo stadio, Io ha portata a 700 scemanI.

93*

358

RICERCHE

doto d '-!g ; convien dunque sbattere da questa d-

gradazione

.
.

i* o ' 4*"
'a6 a5'5y".

e r i m a r r .................................... ........

Ecco, siccome diceva, la distanza ritenuta da questo scrittore tra il meridiano del capo <&cro e quello di 7&M. Conchiuderemo dunque che Io stadio adoperato da Eratostene non (osse il risultamento d*una nuova misura della terra, ma una semplice com binazione , particolare agli Egizj, d'una parte dello stadio d 5oooo, il cui valore non ha saputo distinguere. Potrebbesi con ci parimente dimostrare che I* uso dello stadio di a5aooo presso que'popoli era anteriore all'epoca della conquista de'Ma cedoni.

Colloco non pertanto lo stadio d 352000 con quello di z 5 oooo nella Tavola generale, addivenendo qualche volta utile il consultarli entrambi per giudicare delle misure adoperate dai geografi della scuola di Alessandria. PRUOVE D EG LI A N T E D E T TI VALSE N TI. Vediamo nove stadii e nove miglia itinerarie, aventi, senza replica, per base un solo ed egual tipo primitivo, combinato e modificato in differenti guise. Comprende remo pertanto che ove si giunga a conoscere Inesatto valore di uno tra essi, o ben anche solamente di qual che loro suddivisione, otterremo con eguale accuratezza quello di tutti gli altri, e addiverr tnolto Semplice la ricerca delle misure longitudinali adoperate dagli an tichi. A giustificale i valsenti da ma sin qui esposti , e di*

SUL PRINCIPIO te.

3^9

mostrare !a conformit delie msere contenute nella mia Tavola a quelle messe in opera dagli antichi, credo poter con fiducia rammentare gli efletti de'lavori per loro eseguiti molto prima della fondazione della scuola di Alessandria, onde stabilire, giusta il senso delle lon gitudini , la distanza de' principali luoghi della terra : docilissim a operazione, de' cui risultament! appena volge un secolo che le pi illuminate nazioni dell' Eu ropa cominciarono ad avere certa notizia, e rimane ancor dubbio , per rapporto ad alcune posizioni, se i nostri lumi debbansi preferire a quelli dell' antichit. Comunque sia la cosa, per sollevare il lettore dal te dio di aver ricorso alla mia prima Memoria, riporter qui il prospetto di esse distanze.

56o

RICERCHE

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Dall' esposto apparisce a quanta precisione giunsero

SUL PHnWXMQ Bc.

36t

gR antichi yimpewiaoch^j*idibtsnza.!nt ^Hbf ataMita t r a il meridianodlcapo.SiaeDo^ o d iS t Vincn^d deL Portogallo, ed il pteridiano di Tina o Tana-Serim, nel regno di Siam , varia solamente di i ^ minuti e 5 ^ se condi dalle nostre moderne, osservazioni, o , vogliam dire , di quattro legh sopra i leghe marine prese in retta linea ; ove *Ate in epoche assai posteriori Era tostene esuber di 3 zy leghe, Tolomeo <K r u g o , e l'Europa intiera col principio dell'ultimoi secoto vigeva tuttavia nell' errore di %oo teghe sopra lo stesso in tervallo. Sembrami dunque impossibile di negare l' esattezza dello stadio di 833 '/3 al grado, o di 3ooooo alla cir conferenza del globo, e per una necessaria conseguenza dir pure non doversi mettere in dubbio la precisione degli altri stadi!, poggiando tutti, non meno di questo, sopr' una identica base astronomica; Passo ora a mostrare che le usuali misure : degli an tichi provenivano dalla lunghezza degli stadii, presen tandole maggiori o minri suddivisioni. Onde rimaner-, ne convinto baster esaminare il picco! numero de' mo-, aumenti autentici, che danno direttamente i modulo di alcuna di esse. Ho detto che la media proporzionale tra dieci misure del piede romno, risultava di linee i 3 i ^ d e l nostro piede del r e , o di /M . o, ^9633n5o Gol moltiplicare questo numero per 5 ooo, troveremo il miglio romano, composto di 5 ooo piedi, e^ualp a (') Y. Le mie L t tv, p. 35y.

36*

R K 3E R 3H E

d a t ila prte^a^aUip i&tKno) A i^uMiwasent'tMW di!&riscoab da queili C io tti nella mia Tavl gen ette pr io stdio di 270000 , pi di m.-o, *!7?7^ , di linee 3 ^ sopra uj&a eHensione dL forse y6 tese. Hq detto gimtbn&tte cbe ifranii^iio de! Parteneaig in A tene, soprABBominato ^EMtwwpc^oMtdaHa sua tangbezza A cento piedi grbci, *eras rinvenuto di g 5
piedi! d ^ re y o d i ^ . Boi, 99M43:;

Qt^e^tO nutnejfo mottlpiMcato pef sei onde completare il valore de!!o stadio, sempre composto di 600 piedi, d m. ^^^4^relativam ente alP olimpico, o di zt6ooo, ediHbrisce dalla mia Tavola non. pi di nr. o, ^ 7 = * 7, meno d'Un pollice sopra g 5 tese di lunghezza (i). Nella s^eas!a Tavola ii pi^de di taie stadio di w. e, gM^ta la sMSsur prdsa sopm i luoghi; sarebbe! di m. o, ^08597^ valea^ d ifep i t^ortodi w. oy *P"*4 ^ y 0 (F un cinquantesimo d !iaa. Gosiflatti divafii sono trppo frivoli a produtre difHceltadi , massifnd'ritenendo il detto da me coppaie inc^tiEzze dhe deriveranno sem ptedalm etodo di^tabiK rele gi-yndi mi^urb co^acczzamento di holti piccoli elementi problematici (3). Una- acopcfth! pierdovqt^at sig. Girard (B) i, '1 cbi to J d ito ; <del hilbmetr d'* Elefantiaa ^ d ic n i si va)e'
(t) Aul. Geli., Aoct. I. i, c. 1, pag. 3 :.

(d)

le mie J^cAercAM, t. :v, p. sgo, ag:.

(3) JM /* /e ;^7om^re f!*/e <f^?^Aawtwe, nella descrizione dell'Egittp. T E * . !, p. $-48.

SUL B H IN aPIO tc.

363

etmpotfa akuae mismr diaeordaBi! dalie m ie, ricMede che per brvistimttttn^ trattengaisn di esse. Qhusi^o abite ingegnudoe ^Tedute wpira hen^uta d^lT antedetto monumento .i!ei ! t^^Ci^e Hi m!ti antichi cu bi^, ne ha dedotta Mwo d i 5 ^y miHHnetri ;! mol tiplica %oo Tohe per<;fbrmM-ne uno stadio; di w. a t o , calcola su talebasetutt !e misure indicate da; Erone. H grado pertanto -avrebbe compreaoi^ay di queg!t stad ii, # ! 8^y5^ !a CMrcbn&renza tfekTestye; < Nah! t^ot imdiQ) nei!? antichit che mi richiami alia memoria unsimigHante stadio^ e poich i suoi ele menti non combinano con alcuno diqutMi degli stadii in addietro^!posti',snppongo qualche abbaglio neH'uso faito dai sig. GirrdJ de! cbito di Elefantina. L 'errore ppi dipenderebbe d!!' aver preso questa misura pei cubito di ventiquattro dita d'uno stadio sconosciamo, quando che H cubito di Elefantina rappre sentala iqtteHo di ventide dita dello stdio egizio di yoo a! grad, o di a5 aoo a! perimetro de! globo; ed in allora i 5 ay taillimetri moltiplicar si dovevano per 3oo e non per ^ oo, onde producessero il valore dello stadio. NeHa ma Tavola (i) il cubito di 3 a dita, o di 3oo pe^ qgni stadio di cui par!a^ di M. o , , e digerisce non pi di due miHimetri da queJlo de! sig. Girrnrd; e questa diversit , suppostala reale, non produrrebbe che m. o, , o un piede, undici pollici e tre linee, in pi o in m eno, sopra la lunghezza dello stadio. (!) V. neM a Tavola gtn^raie) Colano* tx, *; il gran cubito di 3oo per ogni stadio di 35aoea.)

364

RICERCHE

Un* altra importantissima miswr coafa^ma ia mtA opinione intorno iif prefMo cnbii& diU efanU na; Piimo (!),tondyto s u le racooltenotizie^d taiiatse de!)a grahde piramide 883 pcd
I sigg. Le Pre e Gouteile hanno trovato la femmine) cavate nella rape asostegno deHe pietre angolari deit! saperScie biella piramide, e misurando l'intervailo degli) angoli lo hanno riconosciuto dt fh.< 23a, 66?9 (a). Giusta la mia Tavola generale ilpied^ dello stadio di) a5 aooo di m. o, ?^43^o. moltipUcandiolo per 883 s ha m. ^33, ^ 97^*"!, misura neppur d'u n metro maggiora deUat precdente. Il piede adanqae indicato da Plinio bens) quello di sedici dita , e la secentpsima parte dello sta dio di 25aooo, non una spitama di dodici dita, come pretende il sig. Girard ; e siccome tal piede simil mente il mezzo cbito di Elefantina, ne segup che ii cubito di cui ragionmo , sar queiio- di 3* dita. La misura! di Piinio ed il valsente da ine dat^ie hatmo di pi un appoggio ne^la testitnninza di Filone di Bizanzio, ii quale fa ascendere a sei-stadii la circonie'renza di questa piramide (3). La sua base, come si detto, essendo di m. a 3 a, *^7^, quadruplicandola si avranno) w. g 3 o,'^ 7^^ per la circon ferenza ; < ora questa sommai divisa per sei porta lo stadio; indicato dh Filone & ; e vedi, con la. sola

( ') H b . x x rv t, c. jy . (a) dei sig. Gtrar3 , pag. ag.

(3) De
Graec.

O r^ mtte. aptMt ^ GrwMvwHK At


t. vm, ps a66o.

SUL PRINCIPIO Ec.

365

variet di circa tre metri e m ezzo, lo stadio egizio di a 5a o o o , della Tavola generale. Annovero dunque tra le pruove giustiS canti i miei valori la stessa misura presa dal sig. G irard, avvegna ch ne caviamo entrambi differentissime conseguenze. Dir pi oltre perch nel nilometro di Elefantina ve nisse adoperato il cubito di 3 a dita, e spiegher 1' uso delle divisioni trovatevi dal sig. Girard, le quali lo indus sero a credere presso gli antichi cubiti di sette palmi. Non conosco altre positive misure di cui possa gio varmi , comparazione, in questo esame. Ma essendosi gi veduto che tutti gli stadj da me esposti provengo-" no da n modulo comune, basta un solo esempio a comprovare : !. Esservi stata un'epoca niell'antichit, in cui l 'e stensione del perimetro terrestre ed il valore de' suoi gradi conoscevansi con grandissima esattezza; a." I differenti sistemi metrici a noi pervenuti dagli antichi avere avuto per base una delle parti aliquote di questa circonferenza ; ! 3." Il sistema di dividere il circolo in /{oo gradi, rinovato da' nostri astronomi, e le operazioni per loro eseguite all' oggetto di stabilire il valore del grado wtet% /o della terra , confermare la precisione delle antiche misure, e compiere la pruova della possibilit di ridurle ad un primo tipo.

a66

SECONDA PARTE
SISTEM I M ETRICI IRREGOLARI

D o p o d aver considerato i principali sistemi metrici antichi nel loro insieme, e nelia loro originaria regola rit , passer a parlare di quelli che , a motivo della mescolanza delle misure di cui compongonsi, annun ziano una origine posterire. L'irregolarit poi di tali nuovi sistemi rendesi principalmente palese raffrontan do le miglia itinerarie, i parasange, gli scheni cogli stadj ; ma ben presto apparisce che tutte queste etero genee misure ricongiungonsi alle basi per me indicate. Abbiamo veduto le miglia e gli stadj avere una co mune origine, e derivare entrambi da differenti modi ficazioni d'un a sola terrestre misura. Le miglia com prendevano sempre dieci stadj de' loro sistemi ; ogni stadio componevasi di cento orgie, il perch mille di queste formavano il miglio itinerario, e da ci ebbe il nome che ha conservato ne' tempi posteriori. L 'u so di tale misura sembra non meno antico dello stadio; la troviamo adoperata dagli Ebrei sino dai tempi di Mos ( : ) ; dai Greci ai tempi di Erodoto (3 ), il quale valuta (t) Numeri, c. 35 , v. 4 , 5. (a) Lib. tv, $ 4' , 85, 8(!.

RICERCHE SUL PRINCIPIO Ec.

36y

le distanze in migliaia d ' orgie , e prindpalm ente ajUorparagona


! 00000 orgie a fooo stadj

<!!0000
33oooo

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H!;
33oo;

ed agevole di riconoscere il migli itinerario di dieci stadj, o di mille orgie, implicitamente indicato in queste misure, per cotal guisa come se 1' autore avesse detto
La prima essere di La seconda, di L a terra, di .

Poterono dunque esistere altrettante differenti miglia quante furono le specie degli stadj ; e se i Greci tra mandarono minor numero di distanze nell'una di quell# misure che nell'altra, accagionar ne dobbiamo la poca estensione del loro territorio, per cui inducevansi Gn dai primi tempi ad anteporre le piccole misure alle maggiori. Il bisogno di esprimere le distanze giusta il tempo consumato nel camminarle, probabile che abbia fatto imaginare lo scheno o il parasange, che ritengo essere una sola ed uguale misura espressa alcune volte in stadj o in miglia di moduli differenti (t), come vedremo
(t) Artemidoro, Pinio, Tolomeo ed scheco Stadj . . . . Eratostene, Teofane e Strabone Erodoto, Artemidoro e Strabone Erodoto, Artemidoro, Strabone ed similmente il parheange ^i stadj Erone valutarono lo . . . . . . . . . . . . Erone computarono . . . .

5o 4o 60 3o

368

RICERCHE

ira poco. Essa molto verisnimente indicava io spazi che uom , con passo comune, potea trascorrere neHintervaUo d'un*ora. ! parasange componevasi in origine di trenta Stadj o di tre miglia itinerarie, ed probabile che fosservi tante differenti specie di parasange, quante di stadj e di miglia. Sinch ebbersi i sistemi metrici nella loro originaria semplicit, con tutta agevolezza si procedeva alla ridu zione degli stadj in miglia e di queste in quelli, o di enjtrpmH Q parasange. Ma quando, in forza delle succes sive BMgnazioni, delle conquiste, o di altri avvenimenti trasportaronsi le misure da uno in altro territorio; quando un popolo assuefatto ad uno stadio comunque addivenne abitatOTe d 'u n paese, ove calcolavansi le distanze in miglia di altro stadio, l' uso cocttemporaneo di tali ete rogenee combinzioni obblig a determinarne i rapporti; ed ecc la sorgente delle variet, di tanto imbarazzo iti oggi, di queste miglia ofa agguagliate a sette stadj, Ora a sette e mezzo ^ ora a o tto , a otto e un te rz o , dieci, a dodici, ec. (t).
. . . .. . . ^ !. . 4< * Strabone . . . . . . . . . 6q (t) Si trova dato al miglio il valore d! j stadj da Procopio, S. Epifanio, Mos di Corene, Esichio, Suida, ec. Lo scoliaste di Luciano ( ^ VcaronMM., t. M, ^ ] , pag. dopo aver detto vasert il miglio sette stadj, aggiunge: "Alcuni pi antichi autri lo vociano di dieci*. di st. 7 i/a da Plutarco, Dion Cassio, S<Ep!(anio^ Gialiino ascalonite, Erone d*Alessandria, Folio, Suidh, dal Perdio del Ponto Eussino, dall^ sd^li^te ^ i Luciano. Strabone

SUL PRINCIPIO Bc.

36g

Per riconoscere adunque cos fatte m isure, ed attri buir !oro i proprii valori, uopo osservare che le miglia di cui parliamo componevansi, come tutte le altre , di dieci stadj, e qualora sembrano contenerne maggiore o m inor num ero, le riterremo comparate & stadj minori o maggiori di quelli de' sistemi cui appartenevano.
U perch, ad esempio , nel miglio di sette stadj, la differenza Numerica degli stadj del miglio agli stadj indi cati essendo di io a y, quella delle loro lunghezze addi viene come 7 a ! 0 ; e poich tale proporzione comune agli stadj di 36oooo e di a 5 aooo , ne segue, giusta la Tavola generale , che il miglio composto di sette stadj del secondo sistema deve essere di m. n ! !, rappre sentanti esclusivamente il valore di dieci del primo. I dieci stadj poi contenuti nel' antedetta Tavola po trebbero somministrate quaranta combinazioni di tal genere, senza aggiugnerli altrimenti che di mezzo in mezzo stadio, e senza accrescere il numero delle miglia esposte nella medesima Tavola. Ma essendo verisimile che non si usassero tutte queste variet, mi limiter ,a produrre soltanto quelle che riferisconsi ai passi delle opere superstiti. Cos :

di 8 st. da Polibio, Strabone, Vitruvio , Cokunella, F rontino, P iin io , Suida , ec. d! 8 ] / 3 , da Polibio, e da Giuliano ascalonite. di to , da Strabone, dall'itinerario di Gerusalemme, da!)o sco liaste di Luciano ( L e . ) j di <2, st. da S. Epifanio.

3?o
7

RICERCHE

stadj d! . . . . a5 3 ooo formano un miglio, o to st. d 36oooo. 3ooooo 4ooooo. 36oooo. y stadj ^ d j j 3 ooooo.
!80000 .
340000.

3^0000
8 stadj di .

3ooooo.
370000.

.! a'6000
t 80000

aa 5ooo.

3ooooo

! . ^ ) -/! di ! ^
180000

36 oooo. 3 ooooo. 370000. 3 16000. 3 ooooo. a 5 ouoo.

ta stadj di .

36 oooo 3 ooooo
370000

3a5 ooo.
!8oooo.

at6ooo O p u r , v o le n d o s i,

Un mglio dello stadio d 36 oooo vale 7 stadj d i . . a5aooo. f 400000 vale stadj 7 !/a di 3 ooooo. 370000. Un m igli, degli stadj di j g o o o o . . . ( a4oooo . . . ( 3 ooooo vale 8 stadj di Un miglio degli stadj di ! 370000
( 335000 .

335000.
*80000.
340000.

3 16000.
! 80000.

Un miglio degli stadj di

36 oooo vale stadj 8 t/ 3 di 3ooooo. a5oooo. 3 ooooo 3 a5 ooo. 370000 180000. 3 t 6 ooo . . . 3 ooooo vale ta stadj di a 5 oooo 36 oooo. 3 ooooo. 370000. 3!6000.

Un miglio degli stadj di

335000
!80000

Giusta cosiffatti ravvicinamenti ^ le miglia composte di stadj y , di 8 , di 8 y"3 e di : a , potendo appartenere a parecchi sistemi^ spargono qualche incertezza

SUL PRINCPIO zc.

nella scelta di que!!o in cui dovrebbon essere collocate: ma le circostanze accessorie, come chiariranno gli esem pi , giovano a dileguare ogni dubbio. Ho annunziato che i dotici erano pur essi miglia iti nerarie. Per rimanerne persuaso basta considerare che tali svariate misure, detta cui lunghezza parlano gli antichi autori, tutte compongonsi d 'u n determinato numero di stadj, il quale talora agguaglia quello degli stadj costituenti le miglia delta esposta Tavola $ in guisa che le denominazioni e m:'gho sembrano avere un identico significato. Ed osserviamo effettivamente il dolico presso alcuni autori valutato 7 stadj, presso altri ! a , ao ed anche 24 (i). Dei quali i due primi offrono palmarmente gli stessi valsenti delle miglia di 7 e !a stadj, di cui trattiamo; e non dipartendomi dallo stesso metodo di valutazione, trqvo che il dolico di ao stadj doveva essere composto di ao stadj di 36 oooo, aggua gliare m. 2322,333, e rappresentare il miglio di : 0 stadj di i 80000 (2). Il dolico poi di 24 stadj, superando la lun ghezza di tutte le miglia conosciute, verisimile che comprendesse 24 stadj olimpici di a ! 6000, om. 4444? 444, e rappresentasse il parasange di 3o stadj di 270000,
(t) H dolico & valutato 7 stadj nello scoliaste d' Aristofane, in altro di Senofonte, ed in Snida ; H M in S. Epifanio ; ao a nello scottaste d'Euripide, in quello di Luciano, e nel Lessico di Zonaraj 24 w in Snida.
(3) V . la Tavola generale.

5ya

mCERCHE

0 tre miglia romane. Questa misura comparir in molti dei seguenti sistemi. Dobbiamo similmente ripetere dalla mescolanza delle misure , derivata da quella de' popoli, i valori di qua ranta stadj o quattro miglia, di sessanta stadj o sei mi glia, e quelli provegnenti da miglia e stadj peregrini gli uni gli altri, attribuiti al parasange. Ogni sistema metrico avendo aviito ne! suo principio un solo para sange di 3o stadj, la maggior parte delle altre combi nazioni mirarono ad indicare una misura mediante cui 1 digerenti sistemi potessero compararsi ed assomigliare, accogliendo l ' uno il parasange dell' altro. Le quali in tramesso accagionano spesso il ripetere della stessa mi sura in due o tre sistemi senza cambiarne il valsente, avvegnach vi apparisca d'un numero di stadj o di mi glia maggiore di prima. Quindi Che i parasange di 3 o stadj, o di 3 miglia, de' sistemi di 3ooooo, di ayoooo, e di 2z5ooo, furono ad un tem po quelli di /fo stadj, o di 4 miglia, dei sistemi di ^ooooo, di 36oooo, e di 3ooooo (i) ; Che il parasange di stadj di : 80000, divenne quello di 60 stadj di 270000. Che il parasange finalmente di 3o stadj di 180000, fu eziandio quello di %o stadj di a^oooo, e di 60 st. di 36oooo. Dal moltiplicarsi per simil guisa i parasange o gli scheni in molti sistemi, sembra originata la consuetudine di far lo stesso negli altri, e di dare a ciascuno di essi tre
(<) V . a Tavola generale.

SUL PRINCIPIO M.

5y3

parasange regolarmente compost! d i 3o , d , e d 60 stadj, o d! 3 , 4? c 6 miglia itinerarie. Col volere alla per fine amalgamare stadj e miglia prese da sistemi digerenti, il parasange s! trovato (corrispondete talora a 3o stadj d 'u n sistema ed a % tnigli d' un altro ; come pure a ^5 stadj ed a 6 mi^ g ita, il ohe illustreremo con esempi nel corso di questo lavoro. Si trova in Plinio (t) una combinazione delio stesso genere ^ ed uopo chiarirla. Egli dice : Lo scheno, ^ secondo Eratostene ^ di ^o stadj, o sia di cinque M miglia ; taluni fanno ogni scheno di trentadue staM dj H . Comincer dall? esporre che il Valsente d! cinque migMa itibrarie dato allo scherno nn s trova iu altro luogo , salvo questo di Plinio , il quale dall' abito fatto diritenere indistintamente tutti gli stadj per l'ottava parte del miglio romano, fu indotto a credere che t quaranta di cui bavella dovessero rappresentare cin que miglia. Sembra dunque essere egli stato d* avvis che i due valsenti d! 4 o e 3a stadj avvolgessero Con? traddizione) o se nn altro rapportar si dovessero a due diBerenti scheni. Trattasi per quivi dello stesso scheuo ^ nhavvi op posizione nel valore datogli. Ma Plinio non s' adcors che questo valore era stato espresso in due diversi mo^ duli ^ da prima, cio, in stadj di ayoooo, di cui sin dai tempi di Eratostene havvi apparenza vlessersi alcune
(t)L ib . xn , c. 5 o.

5?4

RICERCHE

regioni de! Mtsso Egitto, e poscia in olimpici d 2:6000, introdottivi di fresco dai Greci. Quaranta de'primi sta dj e trentadue de'secondi rappresentavano egua!mente m. 9*6, e corrispondevano a capello a quattro miglia romane. Ora leggiamo ne!!'Itinerario di Antonino (<) quattro miglia romne valere !o scheno adoperato nel basso Egitto: ma torneremo a parlar di esso colla de nominazione di parasange. Devo qui aggiuguere che secondo Artemidoro (a) !o scheno tra Memf e la Tebaide componevasi di 120 stadj. Un tale valsente per, il quale porterebbe la predata mi sura al doppio di sua maggior lunghezza , troppo allon tanasi dall'opinione e costumanza degli antichi, per non essere autorizzati a credere trattarsi qui d'uno stadio la met pi piccolo di quanto supponeva il citato autore. Parmi quindi moltissimo verisimile che i *20 stadj da lui rammentati, fossero di 36ooeo alla circonferenza della terra, e ne rappresentassero 60 di [8ooo. Per cosif fatta guisa il grande scheno egizio rientrava nella serie di tutti gli altri, e non soverchiava le convenute pro porzioni. Rendesi adunque manifesto che tutte queste misure
(t) Pag. t 5 a , La distanza di dieci scheni dal monte Ca sio e Pclnsio, indicata, in esso brano, dati' inserzione tra loro di JPen&McAoenon, vi calcolata quaranta delle miglia romane. Sopra la gran Carta dell' Egitto, levata da! Francesi, la distanza dalle ruine d! Pelusio al Ras el-Kasaroun, l ' antico Ca sio , seguitando l ' indicazione del cammino, supera di qualche poco i 5gooo metri rappresentanti Somiglia romane, o !o scheni di 4o stadj di 970000, o to scheni di 3a stadj di 216000. (a) Presso Strabone, 1 . xvn.

s u L P n p ta m o z c .

s?5

cotanto dissimili in apparenta, si ricongiungono l una alle altre, e riconoscono i soli elementi per me indi cati. Asserzione che rimarr comprovata coll'esame di alcuni antichi sistemi metrici, digerenti da quelli, de!? la Tavola generale a motivo detta mescolanza degti stadj, dette miglia, e de' parasange di varie specie ad essi intrapposti.

Comincio dat sistema de'Romani, conosciutissimo so-< pra ogni attro degti antichi, ponendolo nel numero di iquetti misti o composti in causa det suo miglio com parato a otto stadj anzi che a dieci, come il dovrebbe. Sono state dam e addotte testimonianze a comprovare che l'Italia non ignorava l'u so d'uno stadio di dieci per ogni miglio romano, e tali autorit bastano a chiarire che 1' olimpico di a ! 6000, contenuto otto volte in es so , era uno stadio ad imprestanza, estranio al sistema cui associaronlo i discendenti di Romolo. Ma questo sistema oHre un'altra irregolarit. Il miglio romano , riconosciuto in oggi per la settantesima quinta parte del grado , visibilmente quello dello stadio di ayoooo, o di y 5o al grado: le loro suddivisioni dovreb bero dunque avere valsenti eguali. Il Prospetto nondi meno unito a quest'articolo dimostra i valori di tutte le suddivisioni del miglio romano eguali a quelli dello stadio di aa 5 ooo. Tale singolarit ne rende avvertiti che le prime mi sure de'Romani derivavano da quest'ultimo stadio, e

3 ]6

RICERCHE

che il miglio di w. !%S!, 4^'^ da noi conosciuto, et*a pur esso altra misura ricevuta in prestito, e per loro sosH* tuita a! miglio, o dolico siro, di m. !yyy, di cui ave* vano Rno a quel punto usato. L'introduzione poi di questo cangiamento addiveniva fcilissima, mercech non isconcertava per nulla lest* bitite misure, n opponevasi quindi agli abiti del popo*lo ; l'egualit di fatto del doppio passo dello stadio di 2a5ooQ , e dU'QTga di quello di 3700.00, bastava per convenire che d' allora in poi sarebbesi ritenuto il miglio composta di ! ooo del primo degli antedetti sistemi, e non pi di :ooo del secondo; ed epc& il perch l'o rg ia , essenzialissima in tutti i sistemi, non venne accolta tra le misure romane. Ma essendo il doppio passo di cinque piedi, e l ' orgia < fi sei, il loro cambiamento port che nel nuovo miglio non fogseFOt calcolati pi di 5 ooo piedi invece di 6000, e pi di 80000 dita piuttosto che 96000, com avevano tutta le regolari miglia. ; Le ragioni poi che possono avere indotto i Romni a cambiare il primo miglio ^ sembcanto dgriv^e dlie loro relazioni co' Greci. E noto che da questi egliao ri? posarono il pi delle geograSche cognizioni; ed. erano persuasi che tutte le distanze quivi indicate fossero es presse in stadj olimpici, o di 2:6000 : dovevasi quindi rintracciare un mezzo semplice per convertirle in misure romane, e siccome l'antico miglio di nt. 1777, cotn^ prendeva stadj olimpici g 3,'5 , onde evitare probabil mente gl' imbarazzi congiunti alla frazione, lo suppli rono con quello dello stadio italico d ^700^0 ; vale a

SUL PR IN C PIO Bc.

3^

dire co! mglio dim. :4 8 i, 48*, il qna!e dvdevas per in tiero in otto stadj olimpici, ed in mille passi doppj dello stadio di aa 5oo. Lo stadio italico per col non soverchiare i quattro quinti dell' olimpico, apriva 1' adito ad altre dif6colt nella riduzione delle distanze ; e ci sembrami avere in dotto iRomani ad abbandonare anche lo stadodiayoooo, per introdurre l'olimpico, avvegnach affatto privo di rapporti col rimanente sistema metrico, nella serie delle loro misure. L 'ep oca di tali m u tatoci poco s allontana, a mo credere, dalla seconda guerra macedonica, mentre ai tempi di Polibio, scrittore di qualche anno ad essa posteriore, valutavasi ancora ! nuovo miglio romano ora stadj 8 2a5ooo ^o ), come egli fa parlando della via Egnaziana, ed ora 8 (oZwwp:c : , o J* 216000 ) , descrivendo cos la strada che tra versava la Gallia ed nna parte della Spagna. Checch siane di tali ravvicinamenti, il miglio romano, eguale in tutto a quello dello stadio italico, 0 di 270000, stabilito nella V II colonna della Tavola generale di m. i 4 8 ' , 48i ; e, giusta le proporzioni di Frontino ( t ) , do i valori seguenti alle altre romane misure. A E Z Z i? A fZS& R E jROJM^Ma

D I T O ....................................................................0, <n85i 8 ; tfMo&cMna/e aa 5 ooo.

(')

formar., pag. 5o.

Goew.

3?8

RICERCHE
0, 03469'; Jt 335ooo. 0, 74 74 ; . O, 332333 ; O, 396296 ;

O N CIA 0 pollice, == dito t t/ 3 . Craw^e tfeMb

P A LM O , = 4 dita, 0 tre once. . . Pafmo ffeZ/o < % i aaSooo. ^!tX 7L4JVy, 0 e= !2 dita, 0 9 once tS^?/(a?na ^eMo A aa 5 ooo. P IED E , = :6 dita, 0 ta once. %fe#o J i aa 5ooo.

) C U B IT O , E= t8 once, 0 6 palm i, 0 2^aar&MM, < piedi ! ! / a ...................................... 0, 444444 ; Cn&!io <ft a 4 (Ma <^eH o & aa 5ooo. ( 0 passo semplice ), <= piedi a y a . JPaMO fempHce <R aa 5ooo. P^<$yt/y(o passo doppio), = JP^^o Joppto < % eM ? gMt JeZ/o D F C E M P E D ^ , 0 pertica, = o ace/ta 0, 74 74' ; i, 4S ' 4S* ; aa5 ooo ; or 370000. to piedi & a35ooo. a, 96^963 ;

5 piedi

S T A D IO , == 6 a5 piedi, o passi doppj, (dello . . . stadio di aa5 ooo) . : 85, 185:85; <S!aAo 3t 6000, o 600 pteJt oJwnp tci, e < & 8 per ogat m:g/M romam?. M IG L IO , =

5 ooo piedi, o :ooo passi doppj (dello stadio di 325ooo) . . . . ) 48 !, 48t^8 t. A&'g&o tK 6000 p/eJ/, o )ooo o / y e ,
o :o 370000.

cfeZ cfo/<co ^tro, o aa5 ooo, 0 8 t/3 per ogni BMg#o romano . . . m. tyy, 77777^); Aa&o, o 370000, o io per ognt m/g/<o ro m a n o .................................... t48, !48148).

SUL PR IN C IPIO xc.

379

H valre delle misure romane, una volta determina to , & conoscere quello delle quattro seguenti. Leggiamo in Igino ( ! ) c h e i T oh gri, popoli della Germania, valevansi d'un piede nomato Z^rtMMtno, mag giore un' oncia e mezzo di quello di Roma.
H piede romano essendo d L 'o n c ia d . . . L a m e n ? o n c ia d i . . il piede . . . . . . . . , . . m. o, *96296 . 0, 02469* . o, o !*346

doveva risultare di nt. o,

333333.

Questa misura corrisponde esattamente al cubito di 3< $ dita dello stadio di 3ooooo, ed appalesa un' origine asiatica. I Romani pertanto chiamandolo non vollero aR^ indicare che Druso avesselo introdotto presso i Tongri, ma solamente che trovato tale cubito, o piede, stabilito in que'luoghi, lo prescrisse nella di visione delle terre. Se Druso avesse portato col una nuva misura, non si sarebbe allontanato dal piede ro mano ; n altro conoscerne poteva. L o stesso Igino (2) narra che il piede tolomaico, usato dai popoli della Cirenaica, soverchiava di mezz'oncia il piede romano.
H piede romano essendo di . . . . m. o, 296296 La mezz'oncia d ................................................. 0, 0*2346 II piede tolomaico de' Cirenei addiveniva di m. o , 308643. (t) pag. 3: 6. CoMect. CoeM. (a) Ibid., pag. 3!o Il piede tolomaico de'Cirenei era a!

38o

RICERCHE

Nella nia Tavola questo piede quello dello stadio olimpico di a ! 6000, e ne fa introdotto dai Greci l'uso in Cirene ^ una delle loro pi antiche colnie. Il miglio romano vale similmente a far conoscere la lega gallica, stabilita di mille e cinquecento passi negli Itinerarj, e negli autori del medio evo (t).
! t m iglio ro m a n o essendo d i . . . . m. . r% 8t, 48*48! y 4o, 74" ? 4 '
3233,

! 5 o passi , o i l m ezzo m iglio d i .

La tega gallica aggnagliava wt.

212223.

E la Tavola generale dimostra ci essere, senza pi, H m igliori dieci stadj di 5oo ad grado, o di ! &0000 alla circonfernza terrestre (). Si trova altres il valore d'una misnra itineraria, ado perata altre volte, giusta S. Geronimo (3) , per tutta la Germania, e detta AMta. Sappiamo da molte testimopiede romano :: 35 : 34. Si vedr pi oltre un secando piede tolomaico di cui valevausi g! A le sw d rin i, s H^Ua pfoporzioas col piede romano d i 9 4 =20, o di 6 : 5 .
(1) A eru w . p . 556, 35 g < A m m ia a . M arcelL, Hb. i v i , c. ! 3 , p . : 4o J o m a n d e s , D e re^tM /ftw & w re y , p . 1 0 8 , cita la v ita d i o Ma 3 F a r osservar^ q u i

GeftcM, p. ! t 8.
(3) D 'A n v iH e , l 'a u t o r e , d i : 5 oo D 'A n v iH e. D i fatti !3 di 5 oo. (3) Coatm en^. fu JM /, t. m , p . <5 6 y D u C ange G&MSnS. R em acto , in cui la lega gallica & sim ilm ente determ inata^ dice rag io n arsi d e ll' olim pico e n o n d e l d o lic o , com e h a su p p o sto agguaglianne t o

stadj d i 6 0 0 a l g ra d o

SUL P M N Q P O se.

38 t

nianze, aver ella agguagliato tre miglia rotnane, o due leghe de' GaHi. Coi metodi antecedenti adunque scopri am o c h e la vaLva m. ^ ^ ^ , 444; era quindi il parasange di trenta stadj di 270000, o la nostra lega co mune di z 5 al grado. A E G Z ,/ COHEM. Mos di Corene (t) ci ha trasmesso un sistema me trico cavato, in gran parte, dalle opere dell'alessandrino Pappo, ed appUcto dagli Armeni a qualche loro parti colare uso. La mescolanza delle misure quivi merite vole di osservazione. L ' autore dice :
Il grado & d Soo aspare ; L 'aspara, d )oo passi; H passo , d 6 piedi ; H piede, di 6 mat, o dita; L'aspara delle aspare, d [45 passi; Il miglio , di y aspare, o d mille passi; H parasange , di tre miglia ; H grado, misurato in linea retta, di 5 oo aspare............ di maniera che il grado contiene y t miglio.

Gli errori supposti vedere nel ravvicinamento di tali misure (a), provengono dal non avere osservato, che
(t) Geogr. ca/cent FMf. (a) D ' Anville, Traile' L p. 538. pag. 65, 66.

94

38a

RICERCHE

1' autore volendo esporre i suoi risultamenti in numeri intieri, si permise la ommissione di alcune piccole Aazioni, le quali possonsi per agevolmente ristabili re ; e poich dice essere !' aspara contenuta 5 oo volte nel grado, e la latitudine di t%oyer.M ritenere a 63 gradi cowpre^t 36o yoJte ne^/a c/rcow/renza Je//a terra, e pur di quelli corrispondenti a 3 t 5oo appare, non A pi possibile mover dubbio che l 'aspara ond' egli ragiona, non sia una misura eguale allo stadio di 5 oo al grado, o di !80000 al perimetro del globo, e che gran parte del suo sistema non debbasi riferire al valore di esso. Insisto sopra tali valsenti, mentre far osservare ben presto appo gli Armeni l'uso d'un grado e d 'u n ' aspara dinerentissimi dagli esposti. Non haVvi dunque se non se l ' aspara delle aspare ed il miglio riportato dall' autore, per essere ad un tempo di 7 aspare, di mille passi, e di y ! a) grado, che offrano alcune difficolt. L ' aspara delle aspare, composta di i %3 passi arme ni , ed ognuno di questi del valore di piedi 6 dello sta dio di !80000, sarebbe di m. 3 ! y, 778- osservando per tanto che tale somma eccede d'un solo millesimo quella di w. 3 ! 7, la quale nella Tavola generale forma il diaulo dello stadio di 252000, riconosceremo lo stesso diaulo sotto il nome della grande appara degli Armeni, e le daremo il valore di passi 1^2 % di quella na zione, e non di !%3.< Sette aspare delle aspare corrispondevano dunque a m. 2222, 232, e tale appunto il miglio che Mos di Corene vuol composto di !ooo passi armeni, equivalenti a tooo orgie dello stadio di [80000.

SUL PMNCHPK) se.

S85

M a questo miglio addiverrebbe d i 5 o a! grado e non di y ! , come dice il prefato autore ; il perch dobbiam qui supporne alcn altro parim ente in uso nel!'Armenia, e per !ui non d is tin to , m a confuso co! primo. I! miglio corrispondente a sette aspare varrebbe wt. ] 5 5 5 , SS5, com prenderebbesi da y ! '/s vo!te nel grado, e non apparterrebbe ad a!cuno dei conosciuti sistemi. Sono quindi d'avviso che per attribuirgli i! suo reale valore faccia mestieri comporlo di aspare y ya ; ad diven uto , cos o p e ra n d o , di m. : 5 8 y, 3 s , rappresenter esattam ente quello d i io stadj di stSaooo, e yo volte si conterr nel g ra d o , invece di y !, siccome disse l'a u to re no p dandosi carico della frazione. In forza di queste lievi correzioni il sistema armeno risulta giustissim o, ed essere una combinazione degli stadj di 180000 e di a 5 zooo: i! primitivo valore poi de!!e sue m isure ristabilito nel modo seguente:

MATE, o dito . . . . . . . 0,06*7*7 Dop/Mo grnw ^ 0 , o < % e?/o (f/ ! 80000. * PlEDE, = 6 m a t i ........................................... ' 0,370370 JP/etfe ! 80000. P A S S O ,= 6pedt . . . . . . 2,332322 Org/a A 180000. ASPARA di 5 oo at grado, = too passi, o 600 piedi........................................... ........ 3M, nah 23 &*: 80000. '

384 RICERCHE ASPARA delle appare, = pasti *42 (%


<R 952000.

. 3 ty, ^6A 3ty . ' 58 y, 3o:58y

MIGLIO di aspare 7 i/^ , o di 70 ai grado Af/g/:'o ^ to 3?g< % f &' a5 aooo.


M IG LIO di 7 aspar^ delle aspare, o

di tooo

passi .

.
.

.
.

. 2222, 22222Z
6 6 6 6 , 666667

Af/g/i'o c?/ to

180000.

PARASANGE di 3ooo passi . . PafaMHge (ft 3 Mtg//a, o (C 180000.

3o

A fF y 7?7CO Dopo la comunicazione del prefato lavoro all' A cca demia , il sig. Saint M artin ha pubblicato p er seguito delle sue Afemo:re^ %tor!*<yuef et geograpS/^ue^ .Tur r^ rw n :'e una francese traduzione delia Geografa attri buita a Mos di C o re n e , inserendo tra le note di que st' opera un sistema m etrico armeno per lu scoperto in un autore ano nim o, vissuto, quanto sembra, nel se colo XV. Il sistema porta, a mo c re d e re , le im pronte d 'u n a rem ota antichit ; oltre di che nelle sue b a s e suddivisioni troppo discorda da quello di Mos d C orene p er^n o n si applicare alla scoperta d e 'ris u lta m enti a cui pu condurre ; e quantunque 1' esposizione fattane dall' anonimo sa un poco lunga e non sem pre chiarissima, reputo tuttavia pregio dell' opera il rip o r tarla per intiero :
L 'ann o di t2 mesi e 5 giorni; di 52 settimane e un giorno; Il mese i dt 5o po m i ; la settimana di 7 giorni ;

SUL PRINCIPIO te.

385

!! giorno d 34 ore, compresavi par ta nette; L ' ora di 5o minuti ; Nel mese contansi 730 ore, e nelle 34 ore dei giorno, 730 minuti; L'anno comprende 8760 ore; o 3 6 3 8 0 0 minuti; Un minuto equivale a 5 oo aspare, e l ' aspara alla lunghezza dglvedavan; Una rivoluzione del sole similmente di 5oo aspare; Un'aspara agguaglia 5 oo n&adsik. Il ndadsik di t 5o passi; Il passo conta 6 piedi ; Il piede, t6 dita; Il miglio vale 5 aspare. Moltiplicando per 3 o le ore del giorno, il prodotto agguaglia una solare rivoluzione; e moltiplicando questa per 5oo, si ha il numero delle aspare eh' egli trascorre ; Cos pure, quando il giorno di ta rq, il che monta a 56o rivoluzioni, il sole scorre 180000 aspare. Un'ora vale 3 o minuti; Un minuto un grado; Un grado vale 5 oo aspare; L'aspara di 5 oo cubiti; Un passo, di t 4 pugni; Un cubito, di 5 pugni; Un passo, di 5 piedi ; Un piede agguaglia t6 grani d'orzo; Un m iglio, 5 aspare, o 48 khraskh ; Un khraskh, 33 passi, o 44 cubiti ; Un miglio di !o 5o passi, o di 600 cubiti ; !0 aspare corrispondono a i 5oo passi; ao aspare, a 5 ooo; 4o aspare, a 6000; !oo aspare, a 3 oooo cubiti; 5 oo aspare, a y5 miglia ; Un grado di 8 3 miglia ; Il diametro del sole di 5 oo aspnre, o di ! 5o,ooo cubiti.

I.

*a4

386

RICERCHE

E manifesto che in tale sistema si cerc di combinare !a divisione del tempo con queHa deHo spazio per modo di avere in entrambe egna! numero di &azioni, te qua li, avvegnach nel valore differenti, portanvi il nomedi minuti. Riguardo al tem po, !' ora dividesi in 3o minuti, e le a4 c e diurne e notturne in yao. Il minuto armeno dunque qui corrisponde a due nostri minuti parimente di tempo. Quanto sia alio spazio, abbiamo che i! minuto nn grado, che questo vale 5oo aspare, e che mo!tip!icando per 3o le ore del giorno, il prodotto agguaglia una rivoluzione del soie. E abbastanza chiaro volersi qui intendere il suo corso giornaliero: ora il prodotto di a% per 3o , o sia il numero y a o , ne fa conoscere che in tale sistema il circolo era diviso in 720 gradi (<), e la circonferenza dell'equatore terrestre in 36 oooo aspare. Aggiugnendo poi 1 ' autore , essere il diametro ( appa rente) del sole di Soo aspare, e compiere l'astro 36o nyo/Mztont nella durata di ! a o re , apertamente dimo stra rimosso ogni dubbio riguardo alla precedente rfyo/MZione, e doversi intendere che ne! cammino pro gressivo intorno della terra il suo diametro intiero cangia di luogo 36o vo!te in 12 ore, e 720 in ore 2^.
(t) Il signor Letronne porta opinione che il compasso del cir colo in 720 parti usato in prima da' Caldei, fosse indi accolto dai primi astronomi della scuola d! Alessandria , e che i Greci non valessersi della divisione in 56 o gradi avanti Ipparco. V . -/bK77M % tRMWM, <8)7, pag. y 38 e segg.

SUL PRINCIPIO Ec.

38?

Hp^rch, ogni r^ofMZtow, o vero sia ogni tjambiamanto di luogo, corrispndendo suHequatorea 5oo escare, il loro tutto ne d ancora pterla circonferenza del circola zyo gradi , o 36 oooo aspare. Ne proviene quindi la conseguenza che il minuto d 0 il grado armeno , eguale al dimetro del so corrisponde a 3 o de' nostri minuti gratfo ; che 1' aSpaca presenta lo< stadio di 36oooo, e che questa itihewaria misura vvi ridotta aHa met di quella adoperata da Mos di Corene. Ordinate cos le basi del sistema far osservr alcune mende introdottevi per opera de'copisti nela sposizioM delle misure che le compongono. E' dicono il grado essere di 5oo aspare ; 1 *aspara ^ di $00 pdad^ik; ed il pdadsik, di i 5o passi; il grado armqao pertanto v e r r e te ad avere 3 y 5ooooo passi, quando pi sotto stabilito, ed in pi luoghi , di 500 aspare del valore ognuna di t 5o passi, o sia di y 5ooo passi. Evvi dunque apertamente errore, ed il ndadsik qui pare coniuso coll'aspara, di cui s'egli fosse la cin quantesima parte, rappresenterebbe la spitama del! stadio di aa 5o o o , e se la settantesima , copie pretende Anania di Schirag (t), addiverrebbe l'orgia dello stadio
(') MSS. armeno della biblioteca del R e , nnm. fol. 46. Il sig. Saint-Martin mi ha parimente comunicato un altro passo di qutst' Anania, autore del V II secolo, il quale spiega in biz zarrissima guisa 1 ' origine dello stadio di aaSooo. Ecco quanto ne dice :

Quando M gtorno ^
* o * 8 0 0 0 0 appare ,

< a ore, iZ g;orno

/ricorre 36o
^ ^ :5 o re ,

383

RICERCHE

di a 5 aooo. In molti Itinerari armeni raccolti e pubbli" cati da! sig. Saint-Martin (t), i! ndadsik una grande misura valutata costantemente 4 miglia, o 20 aspare. I! passo ora vi corrisponde a 5 piedi, ora a 6. Ho preferito il primo suo valore, riducendo il piede ad una parte aliquota dello stadio di aa 5ooo, le cui piccole suddivisioni dominano nel sistema. L a lunghezza del piede vi ridotta a t6 dita, a grani d' orzo ; non sembra per da porre in dubbio i! doversi rimanere alle n6 dita, formando queste in tutti i sistemi la comune divisione de'piedi. Il cubito valutato 5 pugni, ed il passo i%. Tale pro porzione non scontrasi rigorosamente giusta in veruna combinazione; e quella che vie pi l'avvicina il pugno, o palmo dello stadio di a 5 aooo, il quale moltiplicato per 5 , darebbe con piccolissima dif&renza il grande cubito dello stadio di %ooooo, e per : 4 , produrrebbe esattamente il doppio passo dello stadio di 36ooo. Il kheraskh, se fossergli attribuiti aa passi semplici dello stadio di aa 5ooo, o 44 grandi cubiti dello stadio di 36oooo, riuscirebbe di m. 16, *96; presi invece aa passi semplici dello stadio di a5ooo, o 44 grandi cubiti di quello di 400000, e' monterebbe a nt. n4, 667. * 45o grd<&, o aa5ooo appare. JM a cagione ct' x cAe Aawwo m M M W h) Za ^rrw, vogMw ^ta
" eif t/t /ongRafftwe 180000 appare, cAa aArt

a (Za/zno aa5ooo. (') questa una nuova autorit in favore dell' esistenza delio stadio di aa5ooo. AfiAzowiM jur tom. H , pag. 3g5 , 397-

SUL PRINCIPIO ec.

389

In forza della prima combinazione tale m iswa ver rebbe compresa poco pi di 3% volte npl miglio di 5 aspare; non dipartendoci poi dalla seconda, poco meno di 38 , e non mai le ^8 portate dal testo. Debito ^umdi errato quest'ultimo numer : leggende 38, il Mterashb di w. rappresenterebbe molto dappresso Panama della stadio di 270000. Il miglio di 5 aspare v' calcolato :o 5o passi, o 6oo cubiti. Le denominazioni di queste ultime misure trovansi a mio credere con ordine inverso, e converrebbe leggere ! o 5o ( dello stadio di 25 ooo ), o 600 (doppj dello stadio di 36oooo); allora le propor zioni riuscirebbero esatte. Dopo aver detto essere il miglio di 5 appare, l 'aspara di i 5o passi, il grado di 5oo aspare, e queste ,imperitare y5 miglia (passi), nel che nulla havvi a correggere, il testo aggiugne : :7 83 MigJ/a.A togliere la elidente contraddizione bisognerebbe qui ammettere un nuovo miglio contenuto 83 1/5 volte anzich 83 nel grado armeno; per cotal guisa avrbbes di m. 666, 667^ e rappresenterebbe il mezzo miglio, o 5 stadj di 3 ooooo^ come il miglio di 5 aspare il mzzo migli,' o 5 stadj di 36 oooo. Mi limito ad esprre tale mezzo di conci liazione , senza per farne uso. ' Vohi intanto osservare che questi differnti errori per nulla influiscono sopra le basi o la totalit del siste m a; eh'egli principalmente stabilito sopralo stadio di 36oooo, e che gl'inusitati valsenti di i 5o passi dati allo stadio; di io 5o cubiti, al miglio itinerario; di 5 piedi, ad ogni passo semplice; di 5 pahpi, al c ^ ito , sono

3eo

RICERCHE

conseguenze di combinazioni fatte all' oggetto d^intt-odurre alcune peregrine misure tra queile proprie dello !tadio di 36oooo. Tutto a! pi, onde ^movere ogni dubbio ne'segmnti c a lc a i, ho tralasciato, ritenendole quali trascuranze de' cOipisti, le poco rilevanti misure, i cui elementi non parvermi in esatta relazione con quelli della mia Tavola generale, ^ Z 77?0
me/rt D IT O , di t 6 al p i e d e ...................................... 0,009259 Afezzo ^ao^eeima/e 325000. PU G N O , o palmo, di 5 per ogni cubito dell'aspara . . . . . . At/mc 2 s 5ooo. P IE D E , di $ al passo dell'aspara JMezzo roMano, ^^a^/ aa5 ooo. C U B IT O , di 3oo alfaspara. Gran^g ctiM o . ^ 56oooo. . . . JeMo 0,07407^ o,

o, 37o37< ) o, S^"*!
sjaooo. . . . as 5 ooo.

C U B IT O , di to 5o si miglio Grande cK ^ o (fe//o ^^/<7 PASSO s di i 5o all' aspara PaMo P A S S O , di 600 al miglio PaMO . . ^/aAo .

0, 74*74'

0,935926
36ooo.

A SP A R A , di 5oo al grado, di 720 alla circon ferenza della terra . . . . !!!, m n ' <S!aJi'o 36oooo.

SUL PRINCIPIO !c. 3g! MIGLIO, d 5 aspare, d 600 pass!, d to5o cu biti . . . . . . . 555, 555535 5 o mezze wg/to 36oooo. NDADSIK degli Itnerarj, o d 4 miglia . . 3333, Aftg/to (ft to (fi 180000, 0 i/ Joppt<) Je//o (ft 36oooo.

MC0yi?0 N . RMF^NW.

T ra !i frammenti delie opere attribuite a S. Epifa nio (t), si legge La .sposizione delle misure stabilite a tempi suoi nella Siria. Essa dividesi in due p a rti, in una delle quali il miglio calcolato di y stad j, nell'al tra di 7 '/a. Occupiamoci tosto della prima. Il miglio di dieci stadj di 36oooo alla circonferenza della terra, essendo il solo, come ho detto, corrispon dente con precisione a y stadj d 'u n altro sistema (di 352000), ne segue che quello di S. Rpifanio debba senza pi appartenere allo stadio di 36oooo, e che le altre misure raccolte nella prima parte de' suoi estratti, abbiano da ritenersi provegnenti dallo stadio di 252000, e nel modo qui appresso (2): (t) Fragni. ea? Cy/trio. De yaawM. me/M M r. m(er ^arKt .sacra <% ep/t. Ze JMbi/te, tom. t , pag. 499 - 5o3. (3) V. le colonne HI e IV, a, della Tavola generale.

RICERCHE

b lT O , (^e//o Jt a52ooo, o Jt 7 0 0 aZgr<K&)) P A L M O , 4 dita (<A?M ? ^MO y^acKo) . SP1TAM A, = )3 d ita, o 3 palmi (Z&m.) . P IE D E , = 6 dita, o 4 pa!nu (Afe/n.) . . C U B IT O , == 3% dita, o 6 palm i, o 3 spitame (Afe#:.). . . . . . P A S S O , 4 d ita, o io palmi (/<sfem.) . . O R G IA , = g 6 dita, 0 2 4 palmi, 8 spitame, 6 piedi, 4 cubiti (Afem) . . . . . A C E N A ,= 16 0 d ita, o 4o p alm i, o ! 0 piedi . (M em .) ............................................ .......... PLETRO, = STADIO j =
!0

o, o, o, o,

o*6534 o66i38 '984*3 26455o

0 ,3 9 6 8 2 5

o, 6 6 1 3 7 6
1 ,5 8 7 3 0 2

3, 64S5o3
3 6 , 455 o 26

ace^e (jMem.) . . . 6 0 0 p ied i, 4oo cubiti, *oo orgip yoo aZ graffo.

..................................................................t5 8 , 73o*59

AaJiO A a52ooo , o M IG L IO ,

4 3 oo p ied i, *6 8 o p assi, yoo orgie, 7 stadj (Zi?e?n.). . . . . . !!!* , n m * 3 /^K o tooo orgfc , o A i o A* 56oooo.

J !fF y 7?/C 0 D E

S. Epifanio dopo avere esposto i! sistema precedente, aggiunge (:):


(t) .flragm. e^c ec., pag. 5o t, 5o3.

SUL PRINCIPIO Ec. 393 Alcune persone ttssicnrano che il miglio oontme stadj sette e mezzo ; II diaulo, due stadj; H dolico, dodici stadj; Il parasange, misura persiana, 3o stadj, o 4 miglia. Le poste de' cavalli pel servizio pubblico computansi tra noi di 6 miglia, o di 45 stadj. In queste misure adunque H miglio ha il valore di sette stadj e mezzo ^ e si gi dimostrato che tale lun ghezza poteva derivare da quattro differenti stadj ; ed abbbench abbiamo veduto il miglio adoperato da S. Epifanio essere quello dello stadio di 36 oooo,pe sembra certo che qui eg!i parlasse dello stadio di ayopoo, il solo contenuto sette volte e mezzo, nel miglio in di scorso. Ci posto le antedette misure debbohsi valutare* nel seguente modo. ^fZ 7 7?0 ^ Z & a V T T D F Z Z F <S/RF.

wctrt STADIO, d y5o al grado, o d a70000 alla cir conferenza della terra . . . :48, *4^*43 DIAULO, (o Cppie . . . . 396, MIGLI di stadj y !^(di ayoooo) . . !!!t, !tn n Af;g?to A :o 36oooo. DOLICO, d la stadj ( d ayoooo ) . . . tyyy, 777778 A T<gKo to aa5ooo. PARASANGE, di 3o stadj, o d 4 miglia . . 4444) 444444 jR aTYM aw ge (K 3o < & ayoooo, c 4 Mig/M < % e ? / o 36oooo. POSTE de' cavalli, di 6 miglia, o d 45 stadj - 6666, 666667 I. a5

3g4

RICERCHE

JhyiBM H gB:
270000.

OA
t?:

36oooo , corrMpc/Mfewft a 45

DOAPVO

^ E y ^ 7 C) DF*

FBC0Wr0 GZPt?^2VO Alcune delle misure esposte da S. Epifanio, riproduconsi, avvegnach sotto altro aspetto , negli estratti di Giuliano ascalonita, conservatici da Armen^pulo. Eccone le particolarit , tali che noi le possediamo :
piede di 4 p a l c h i ; ............................................... )6 dita palm o, di 4 d'ta; . . , . 4 cubito ^ di: '8'palmi ; . . 3a dito ls pyiMa delle misure, come 1* unit i} primo de' numeri ; di maniera che ; Il palmo di 4 d i t a ; ............................................... 4 Il cubito,-d'un piede e mezzo, o di 6 palmi; . 24 Il passo, di dli cubiti, o 3 piedi ;*o n palmi; . 48 I/orgia di due passi, o 4 cubiti, o 6 piedi, o di ( 96 g spitame e 4 dita; . . . . . ! u L 'a ce n a , d'un'ot^ia e uMzzo , 0 di 6 c ib iti, 9 di g piedi, o d i 36 p a lm i;, . . . . '44 Il pletro, di !0 acene, o di t.5 orgia, A di 3 o pas-r td is-o di 60 cubiti, o di 90 piedi; , . . ;.'44p Lo stadio, di 6 pletri, o 60 acehe, o di too orgie, t 864o o di a4o passi, o di 4oo cubiti, o di 600 piedi; ( 9600 Il miglio, secondo Eratostene e Strabane, contiene stadj 8 y 5 , o 836 orgie ; Ma giusta T uso presente il miglio di stadj 7 !/2 ,o di y 5o prgie, o di : 5 oo passi , o di 5 ooo cubiti (t). Il II Il Il (t) Le nostre edizioni portano xT)%6<f y (6 chiti), ed prp-h

SUL PRIN CIPIO ec.

3e 5

uopo sapere ehe il niigHodi oggi(R, qweHc^ cio di stadj 7 ^ comprende, H ripetiamo, y^o wgip geometriche, 0, 8^o orgie sempiici. Di maniera che too orgie geometriche valgono ! !3 orgie sem plici.

Questo sistejma ctgre particoiarit tutte sue proptriet E per darle meglio a divedere ho creduto necessario aggiugnere il numero delle/dita, che, giusta l'indicazione del testo? entravano nella composizione d 'o g n i misura. Vi si osservano due orgie l ' una di g6 d ita , l ' altra di ! i a ; u n 'acen a di !!% d ita , e non di t6o com'lla dovrebbe; im p ie tro di dita, in veee di 1600^ uno stadio di 86/fo d ita , ed altro di g6oo ; due miglia itinerarie , 1' uno di stadj 8 .^/5 , 1' altro di y ed al cune irregolarit, apparenti o re a li, delle quali mi oc cuper nel seguito. Giovanni M ercier, traduttore d'A rm enopulo, non essendosi accorto che la maggior parte di questi valori fuor d uso potevano originare dai varj elementi concorsi alla composizione del sistema, ha creduto alteratissimo il testo di Giuliano ; le correzioni per da lui proposte rendonsi insudicienti ad illustrare le diScolt che vi scorgeva e n tro , e tali pur so n o , da metterlo intiera mente a soqquadro. L ' autore volendo meglio distinguere le miglia di cui p a rla , d al primo il nome di miglio di Eratostene e di
babilmente un errore. Nel MSS. del R e , num. t 55 t fol. 447 sw so, vvi scritto ( 3ooo cubiti) , e cos dobbiamo leggere.

RICERCHE

S trabone, computandolo di stadj 8 ^ 5. Cos fatta indi cazione ne ramirtenta il pass, riportato prima d ' ora, dei secondo di que' geograR. Se non che pare , ne! te sto d GiuHano a! nome di Eratostene doversi sostituire quello d Po!ibo, essendo nelle istorie d lui mentovata l'esistenza d'uno stadio contenuto 8 volte nel mglio romano (i); meno ci la sna asserzione, confermata ad un'epoca molto posteriore, non consente pi d supporre mende nel passo d Strabone. Abbiamo veduto nel secondo estratto di S. Epifanio che in Palestina , sua patria e p a r quella di Giuliano ^ il dolico annoveravasi tra le misure itinerarie, e corri spondeva a i a stadj italici, o di 370000. E ra , il ripeto, un miglio la cui lunghezza agguagliava m. tyyy, 778 ^ e diviso per t o , alla foggia di tutte le altre miglia , pro duceva uno stadio di m. tyy, 778. O ra , tale stadio moltiplicato per otto e un terzo d m. t%8t, 48*, Q gi precisamente la lunghezza del miglio romano ; e non pu cader pi dubbio della loro identit collo stadio e col miglio conosciuti da Polibio e da GiuHano ascalo nita. Oltre di che, lo stesso stadio preso sette volte e mezzo dar m. t 333, 333 ^ Q ^ miglio di 10 stadj di 3oooo , per quello riportato da Giuliano come il pi comune all' epoca e nella regione in cui scriveva. Ve' dunque le due miglia itinerarie indicate dall' Ascalonita con tutte le loro esatte proporzioni. Egli parla
(*) Si vedr tuttavia pi avanti eh' e' sembra trovato in Egitto da Erodoto e da Eratostene 1 ' uso dello stadio di 3a5ooo , o di 8 */5 al miglio romano.

SUL PRINCPIO M.

3gy

similmente di due orgie, l ' una detta ^mpRcie, 1' altra geom&trtca, ed in proporzione^ tra !oro come i numeri y 5o ed 8^0) o come too e : ta ; e poich l ' uso d 'u n a seconda rgia supporne queHo d^un secondo stadio, mestieri rintracciarlo a compimento delle basi di questo Materna. Prendendo le mosse dallo stadio di m. tyy, 77^^ scelto d a Ginliano a comporre le due precedenti m iglia, os servo che la proporzione di !o a n a d pel secondo stadio quello di w. ! 58 , 73, o di a 5 aooo, veduto com parire in uno d e 'd u e sistmi siri riferiti da S. Epifanio, il cui uso non vogliamo certamente supporre in obbliwione ai tempi dell'Ascalonita. Non potendosi inoltre fare la comparazione dlie mi* ture derivate da questi due sistemi senza intrapporvi piccolissime frazioni, l'autore non se ne diede carico nella sposizione di alcuna di esse, a fine di esprimere in nu meri to ndi, come suol dirsi, ed in parti aliquote dello stadio di aa 5 o o o , i valsenti approssimativi dell' acena , del pletr, e dello stadio di aSaooo. Il perch in luogo di comparare 1' acena di quest' ultimo stadio ad un' or gia di ^jr, o a palmi 35 % del prim o, l'h a portata ad u n ' orgia e m ezzo, o a 36 palmi; ed il pletrq e lo stadio crebbero proporzionatamente essi pure : di maniera che tali misure, cos rappresentate, direbbonsi appartenere pi allo stadio di a 5oooo che non a quello di a 5 aooo. Ma volendosi accogliere questa ipotesi converrebbe so stituire alle riferite proporzioni generali di too a i na , quelle di i oo a i n i/% ). ed in forza d 'u n a presso che insensibile differenza negli usi della vita compicare tutte

3g8

RICERCHE

!e operazioni. Ciricwdiajmo altrest di avdr detto cornane presso de'Sirii lo stadio di a 5 aooo, il quale non. essendp che una leggiere alterazione di quello di. aSoop , potev^ benissimo far supporre di poco rilievo il servirai a vicenda delleloro suddivisioni. t Una delle particolarit di questo sistem a, gupponendolo completo^ consiste nel presentai^ una sola acena, ed un solo pletro avvegnach d o p p iere altre sue misure. E 'm i pare similmente indicala dall' autore una terza orgia di nove spitame e quattro dita , di 11 a dita ; n ci fu errore , cme altri credeva. Ess^ torner a comparire negli estratti di Erone d'Alessandna. Io intanto la distinguo dalle orgie semplice e geometrica di cui parla GiuHano, mentre eran elle tra loro come i numeri ioo e ! 1 2 , quando che questa trovavasi con quella dello stadio di a 5 aooo nella pro porzione di a 96. E pruova ne Ma, th componen dola di 112 dita dello stadio antedetto, ne risulta la esatta orgia dell'olim pico di 2 ! 6 0 0 0 , ed un semplicissimo mezzo a convertire le misure siriache d egiziane in greche. Riterremo dunque pochi di numero gli errori supposti n e ' prefti estratti dell' opera di GiuHano. mestieri non pertanto riporre in tale sistema la spi* tam a, forse dimenticata dai copisti , e ad essa torner nell' articolo dell' orgia. RistabiHsco inoltre il passo sempHce, contenuto, se condo 1' autore, a^o volte nello stadio, e giusto n ' il calcolo. Dir p o i, quanto al passo di due c o b iti, esservi oer-

SUL MMNCmp se.

399

tmhente una trasposizione di nome, derivata dalia man canza d! passo sethpHce. Due cubiti, o ' 43 dita, formano la verga, e quest nome conviene sostituire a quello ^el[ passo negli articoli deQ' orgia , delpletr , e de! miglio di sette stadj e mcz^Q, dove fatta menzione di talq misura.<

H miglio di otta s^ad^ 'e n' trzo , s c e n d o R test sembrerebbe composto di *836 o fg ie ,& ! apertamente errore di copista^ imperciocch dandosi mai sempre allo stadio H , valore <B 100 orgie^ uopo che gli stadj 8 */3 agguaglino 833 orgie; e dosi leggeremo. Conservo ngl teittb ilc n b ito d i 8 pialc^ ckato d 41i'a u tore in qualche distanza da quello 8! 6^ non/ trovando motivo per indurpM ^eaiigar!!? piHiha indicazione, como varrebbe il traduttore Col mezzo di queste osservazionUc antde^te misure riordinansi e valutano , net doppio sistema cui appar tengono , come segue :
DEZDOPFVU DF* ^

77.
StaJ!d di ' 3a5o<M Stadio di a5 aooo

D IT O . P A LM O , = C H 'A M A , =

4 dita .
la dita

M eitrt u, 0l 85^8 o, 016534 ?4"74 o, 066138


0 ,3 * 3 2 3 2 O,
1984

'3

4oo

RICERCHE H M fm amai
o, 26455o
39683$ 396296 444444 392593 ) 4 74* 888889

P IE D E , = 4 p a l m i .....................................o, C U B IT O , = 6 palmi, o a 4 dita . o, CU BITO , = 8 palm i, o 3 a d!ta . 0, PASSO semplice, = 4 o d!ta . . 0, V E R G A , == ta palmi, o 5 piedi, b due cu biti di a4 dita . . , O R G I A semplice, 6 piedi, o g6 dita dello
stadio di 2 5 20 0 0 O R G IA . . geom etrica , 6 p iedi o g6 dita dello stadio di 22 5 ooo . d i ! ^ 2 6/7 dita dello stadio d t 225ooo. di 160 d ita dello stadio di 252000. .

o, 52910! o, 661376 o, 79365:


58? 3o2

777778

ACENA,

. . . . . a, 6^55o3

PLETRO,

di !^ a! 4/7da'ddlo stadio] di aa5 ooo di t6oo dita dello stadio 1 di a 5 :tooo . . . . di ^ dita deHo stadio d i a a 5ooo. di 9600 dita dello stadio I di a 5 aooo.

. , . a6, 4M 026

S T A D IO ,

: 58, 7^0159

STA D IO di :oo orgie geometriche, o d i9600 dita dello stadio di aa 5ooo <77, 777778 to a% , a m/giio Mro , e tft 8 i /3 a i migit'o romwto. J^IGLIO di Polibio di 835 */3 orgie geome triche, o d i 8 :/3 stadj di 2a5ooo . . AfigRo ro 270000, o ?7t[g/tO romaKo. M IG LIO in uso ai tempi di GiuHano, = ^5o orgie geometriche, o stadi 7 */* di aaSooo, 0 840 orgie semplici dello stadio di a5 aooo . .

48*48'

: 333, 333333

Af/yho

SUL PRINCPIO tc. !0 Sopo.

4o.

!oo orgie geometriche d w. t, 777778) n a drgie semplici dii w. i, S873\n)'" "** *77' 777778. L'ORGIA d 9 spitame e 4 dita, o d u dita dello stadio d aSaooo, rappresenta 1' orgia di 96 dell' olmpico d a t6000, ed equivale a m . 1, 85: 852.

DF7

Di ^POC^t M BNOW B.

H pi completo sistema metrico tra quanti ne rice


vemmo da'Greci, quello posto ne' frammenti d'Erone d'Alessandria (t). Quest'autore vi presenta due serier di misure , l ' una, a dir suo, in uso !ui vivente, l ' altra anteriore. Nella prima egli espone il relativo valore delle misure dal dito sino al doppio passo ; nella seconda ar riva al parasange. Quest' ultima parte dove Erone fa il miglio di! stadj sette e mezzo, aggiugnendo che contiene ^500 piedi /Meterewi, o 5 %oo eran quindi essi piedi tra loro come 6 a 5 . L a quale proporzione rinviensi quattro volte ne' differenti stadj gi esposti ; ma per riconoscere quello indicato da Erone, dobbiamo stabilire che intendesse
(t) Etceypfa e# Tferone geometra. A?cf Graeca , tom. t , pag. 3 ' 5- 5 ! 5 . Vnfer awa-

!.

a6

4oa

RICERCHE

e sp rim ere c o ' nom i di p ie d e fieteten o e d i p ie d e itali co , Don usati d a a lb o sc ritto re .

!1 sig. Girard avendo trovato i! cubito del nilometro d'Elefantina di 5ay millimetri, passa a formarne quelo di 2/{ dita dell' antico sistema riportato da Erone, il quale sistetna Vuol essere 1 ' egizio sotto i Tolomei. Egli opina inoltre che i due terzi di questo cubito rendessero il piede fletereno di m. o, 35t33^ e l ' italico , giusta l ' antedetta proporzione, di m. o, ^9*7. Non contento di ci pretende ch e , stante la prossimit di quest' ultimo numero al valore del piede del miglio romano, abbia da ritenersi indicato dall'ante detto geometra sotto il nome di piede italico il roma no ; e 6U tali basi valuta tutte le misure accennate dall ' antico autore, dando allo stadio alessandrino, com posto di 6ooo piedi Gletereni, o di /{oo cubiti, il valsente di rn. a to , 793. Ho detto non farsi dagli antichi cenno ditale stadio, malgrado le continue relazioni de' Greci e Romani col1' Egitto, e che d' altronde esso non presentava alcun legame con quelli primitivi. Ho mostrato eziandio che il cubito d'Elefantina era il gran cubito di 3a dita dello stadio egizio di 2^2000, e non si trovare giammai negli autori, preso ^oo volte in cambio di 3 oo, adoperato a formare una misura itineraria. Tali considerazioni adun que posson destare il dubbio se i valsenti dati dal sig. Girard sieno in realt i veri da applicarsi al sistema di cui mi occupo ; e se tra le misure cavate dai monumenti dell' Egitto abbiavene alcuna atta ad essere esposta in piedi analoghi a quelli del miglio romano ; per mio

SUI, PRINCIPIO

EC.

4o3

credere doversi altrove rintracciare 1' origine di questo p iede, anzich nelle divisioni dei nilometro di Elefan tina. Ne! ragionare de'sistemi di S. Epifanio e di GiuHano ascalonita abbiamo vednto in uso appo i Sirii e !o stadio di 270000, e quello di 2a5ooo: !a vicinanza dell'Egit to , a limite dell' antedetta regione, vieta i! supporre !e siriache misure peregrine ad esso, specialmente dopo la conquista fattane dai Romani; tanto pi chq le suddivisioni dello stadio di 225ooo avevano gli stessi valsenti di quelle proprie del miglio romano, o sia il dito, il palmo, la spitama, il piede, i! cubito, il passo ed il calamo de! primo agguag!iavano affatto il dito, i! palmo , i! dodrante ^ il piede, il cubito, il grado ed il decempeda del secondo (n); di maniera che i Romani, i, Sirii e gli Egizj senza alterare per nulla i loro metrici, sistemi, vi riscontravano alcuni punti di comparazione a cui riunire tutte le altre nazionali misure ; impor tantissimo oggetto per lo scomparto delle imposizioni presso i popoli vinti. Di pi ; un passo di Erodoto (2) sembra annunciare la conoscenza in Egitto del!o stadio di 2a5ooo mo!to prima de!T arrivo de' Romani. Eg!i narra di aver misu rata la base della grande piramide, e trovata di otto pletri. Se dividasi dunque per otto questa base calco!ata di M. 232, 6678 ^ dar m. 29, 835 ^ valore, salvo la

(t) Si confronti il Prospetto della pag. 3ga con quello alla pag. 377. (2 ) Lib. n , tsty.

4o4

RICERCHE

differenza a!!' incirca d'un mezzo metro, de! p!etro spet tante aMo stadio di cui ragionamo (t). Havvi parimente moltissima verisimiglianza che Era tostene in alcune occasioni ricrresse allo stadio di aa 5ooo, e che Ipparco riflettendo su ci abbia scritto doversi aggiugnere al precedente numero da a 5ooo stadj a completamento del perimetro della terra in stadj egizj di a 50000 o a 5 aooo. PUnio poi mostra di aver franteso Ipparco, dicendo che questi aggiugneva qualche cosa meno di a5ooo stadj ai s 5 aooo assegnati da Eratostene alla circonferenza del globo ; imperciocch ne sarebbe provenuto uno stadio di forse 277000, del quale non v 'h a menzione presso gli autori. certo altronde che Ipparco non si & mai dipartito, nelle sue geografiche discussioni) soprattutto poi nel formare la Tavola dei clim i, dallo stadio di a 5aooo, o di 700 al grado. Comunque per sia la bisogna, mi limiter ad esporre che i due precedenti stadj di 270000 e 225ooo differi scono tra loro come i numeri 5 e 6 , o pure conservano la proporzione stessa del piede italico col Sletereno d Erone. Ho gi dimostrato che il primo degli antedetti stadj dicevasi italico da Censorino, n possiamo con qualche fondamento dubitare non fosse il suo piede quello nomato italico dal greco scrittore, e da noi fatto della lunghezza di m. o, 3469*4 (V. la colonna VII della Tavola generale. Il piede Sletereno dunque, maggiore di un quinto, era di w. o, 396396 ^ al che appieno corri sponde il romano dello stadio di 225o o o , contenuto
(t) V . !a Tavola gen., col. vm.

SUL PRINCIPIO ac.

4o5

6000 volte neH'antico miglio di Romano 5ooo nel nuo vo , vale a dire nel miglio dello stadio'italico di 2700&0, come ne ho dato a suo luogo la spiegazione. Non deve recar maraviglia di scontrare nella Siria e nell'Egitto gli elementi delle stesse misure in uso presso gl' Italiani: guardiamci per dal conchiudere che i Ro mani avessero sostituito il loro sistema metrico a quelli in prima adoperati dai Sirii ed Egizj, dovendo in cambio ritenere valicate in Italia le asiatiche misure colle anti che colonie popolataci dell'Etruria, alle quali pertanto i discendenti di Quirino furono debitori, non meno che delle arti, del metrico sistema. Riconosco adunque nel piede yMetereno quello dello stadio di 2z5ooo; e nell'ita/ico , l'altro dello stadio di ayoooo; e valgomi di queste basi a riordinare la seconda serie delle misure, o l ' antico sistema lasciatoci da Erone. DFZZE ZA? M SG ,

FATATA

Di JER(M VZ.

m e/nf
D IT O ........................................................................... A io <% e#o S&K&0 A 3a5ooo , e mtg^q romano. P ALM O , = 4 d i t a ............................................... jPa&no j/a^/o A as 5 ooo , e mtgKo nomano.
o, o t85i 8

o, 7474

4 o6

RICERCHE

FM tr*
D IC H A S, = 8 d ita , o due palmi
aa 5 ooo.
o, *48*49

DtcAa^ ^e//o ^tacf:o

SPITAMA, = * 3 d i t a , o 5 p a l m i piama ^e//o !ia^;o 22^000, t/ g elan te o ^o^ran(e (feJ mtgKo romano.
PIEDE italico, = dita *5 */5 .

0,222222

0, a 469'4

P/e^e A* i6 ^ a Je/Jo ytaA'o fiacco , o tK 370000. PIEDE reale, o fletereno, = *6 dita, o 4 palmi. Pterfe ^e//o jta<fto ^ 335ooo e mtgi/o rOTHawo. PYGON, =

o, 296396

30 dita o 5 palmi P^gon ^e//o .s% a<H o

o, 370370 o, 444444

335ooo.

CU BITO tdlopristico, c ? 34 dita, o 6 palmi

P/cco/o CH&^o ^^a&'o & 335ooo, e r/eZ m<g/to romano. PASSO , = 4 d ita, o to palmi. PaMO j/a& o ^ 335ooo, {7 graffo mtg/io romano. XYLON, 73 dita, o t8 p alm i, o piedi 4 i/ 3 ^* & ;feren*,o 5 c ubi t i . 225ooo, e fo rg ta JC^JoTt ^eHo y/a&'o ^a^Ro ^ 5ooooo. O R G IA , = 6 piedi /Hefereni, o piedi 7 t /5 /ta/K, 0 4 c u b i t i ....................................... Orgta ^e//o gfa&o ^ 33^000.

o,

74 ? 4 '

, , 333333

*, 777778

CALAMO, o acena, = 160 dita, o to piedi Kle2, 962963 t e r e n t , o t 3 piedi AaKc? . CaJamo <^: 335ooo, e :/ ^ecempe&t, o /a permea to ^)/eA romant. AMMA, = 60 piedi Sletereni, o 73 piedi taMrt, o 4 o c u b i t i ...................................... t 7, 777773

SUL PRIN C IPIO Ec. ^ aa5ooo. P LETR O , = !oo piedi yHe^ereni, o n o piedi t&*!tci, o to calami . . . . P/eiro <% e/?o aa5ooo. STADIO, = ag,

407

wefrt

623630

6 0 0 piedi y!/efereni, o 7 0 0 piedi o 4oo cubiti, o too orgie . . ^ 7, 9 a 5 ooo c ir e o ^ r e n z a , o 6a5 a / graffo ; ^taA o 4% e/ Jo//cc ^/ro.

777778

D IA U LO, = n o o piediJt/efer., o <44 o 800 cubiti, o a stadj . . . . 355, 555K5 M IG L IO , a= 45oo piedi ^Saicr-, o 54oo Aa/., o 3ooo cubiti, o : 8 oo passi, o 7 5 0 or g ie, o 45 p letri, o 45o acene, o stadj 7 ^ \ - '3 3 3 , 333333 JMgM? J t to ^ (a ^ 3ooooo, o 7 t/a aa5ooo. SC H EN O , o parasange persiano, = 3o stadj, o 4 miglia . . . . . . 5335, 3S3M3 P arasange 3o (M aa 5 o o o , a <R 4 nttg/ta <R 3ooooo.

D r GAEC/ MAfM Di Le misure adoperate in Alessandria ai tempi di Erone (t), erano al dire dello stesso,
( ') F yccr^(a e^c Ferone gcome^nct, & jVewwnly; pag. 3o83to.

4#8

RICERCH E

U d ito ; II condilo, di a dita;, H palmo, di 4 d ita; Il dichas, di 8 dita; La spitama , di ta dita ; Il piede, di *6 dita ; Il cubito litico, di a4 dita, simile al cubito xdopristico; Il cubito, di 32 dita ; Il passo semplice, di %o dita ; Il passo doppio, di 8o dita; L'orgia adoperata a misurare i colti era di spitame reali g t/%.

Da tale nomenclatara coafi-ontatacOn qufeHa 3el pre cedente sistema, appaiono mtrapposti atlealtre sue sud divisioni, il concilo , it cubito di dita , d il doppio passo ; toltone il pie^e italioo, il pygon, e lo xylon. Ma non dandoci qui l'autore n il miglio, p lo stadio, n 1' orgia sarebbe, impossibile determinarne il vaitente, W pur non avesse aggiunto che ;^ guitto d* 2^ A , e tornato a parlare di esso ne!t'esprrei'antico sistema, non lo avesse computato similmente di 2% dita. L a quale com binazione appalesa, che la serie delle misure di cui ora favelliamo , avva gli stessi elementi, e di necessit eziandio gli stessi valori delle corrispondenti misure nel l'antico sistema, il passo smplice, per esempio, es sendo in quello di m. o, 74?4*, il doppio in questo va ler d o v e v a n o :, 48*43*. Non pertanto, distinguendo formalmente l ' autre i due sistemi, d'uopo ritenere che racchiudessero qualche essenziale differenza ; ed il non scoprirla di

SOL PRINCIPIO se.

409

primo landio deriva dalla necessit di rintracciarla ne' multipli di una delle nuove misure per esso indicate. Trovando qui dunque il doppio passo sostituito all' or gia^ come nel sistema romano, certo indizio che aver doveva l'egual uso, e che moltiplicato per ioo produ cesse un miglio itinerario di m. Vedi ora a bell' agio in che tra loro discordi : nell' antico si stema il mglio compdnevasi di 45 oo piedi /Heiercnt, nel nuovo invece ne conteneva 5 ooo, o per dirlo pi chiaramente, gli Alessandrini avevano abbandonato il n^io dlio stadio di 3ooooo per adottare l' altro della stadio di ayoooo , adoperato dai Romani, conservando per a quest' ultimo le suddivisioni dello stadio di aaSoo, delle quali valevansi prima. tacile poi il riconoscere 1' orgia citata da Erone estranea al sistema delle misure che la precedono, imperciocch era composta di spitame reali Q !/%, Quando di sole otto avrebbe dovuto essere , se spet tante alla loro serie : egli ne previene eziandio che a lei soprattutto ricorrevano per la misura, de' colti. Quest' orgia isolata, in uso presso gli Egizj per consue tudine , avvegnach sotto differente nom e, di gi comparsa di per s anche tra le misure siriache ripor tate da Giuliano ascalonita, il quale con niaggior pre cisione ne riduce il valsente a nove spitame e un terzo; ed io l'ho caratterizzata per l'orgia dello stadio olimpico di a ! 6000, espressa in spitame egizie di quello di a 5 aooo. L ' aggiunto rea/e posto da Erone al piede Bletereno ed alla spitama di cui favelliamo, non meno che la con versione di 9 */3 di tali spitame in un' orgia olimpica,

4!o

RICERCH E

potrebbe indurci a supporre i! sistema metrico degli Alessandrini basato sopra la combinazione degli stad) di 3! 6000 e di 25aooo, esistiti in Egitto contemporanea mente , come tra non guari vedremo. Ma quanto sia al sistema descritto dal mentovato autore e detempi suoi, questa disposizione non pu accogliersi, mercech, prescindendo dal dover prendere il piede Rletereno per quello dello stadio olimpico di 216000, l'italico per l ' altro dello stadio egizio di 252000, essi conservereb bero tra loro la proporzione di 7 a 6 , quando in vece vuol essere di 6 a 5 , come egli ripete per ben otto volte. Credo pertanto che le misure degli Alessandrini ai tempi di Erone debbansi valutare giusta il qui unito Prospetto. T d Z S F A 'T 'E D E Z Z F M / g y A E

TZAfPI M M02VB.

D IT O

...............................................

o, <n85i 8

JP^o JeZ/o
gKo romano.

& aa5ooo, e

m {0, 03703?

C O N D IL O , = 2 d i t a ...................................... Cow^t/o JeJ/o 225ooo.

PALM O , t= 4 d i t a ............................................... 0,07407% Pafmo Je^o 225ooo, e mfgKo romano. D IC H A S, = 8 dita, o 4 condili, o a palmi . o, *48*48

SUL PRINCPIO se.


deiio stadio di tuSooo. S P IT A M A , = Va dita, o 6 condii!, palm i. .Sciama de/io di aa 5oo o, ed ii ^e^^anfe o d o d ^ ^ e dei migiio romano. P IE D E , = :6 dita, o 8 condili, o 4 palmi, o spi tama ! t/5 , . . . . . Piede deHo di 22$ooo, o ^?iede /en o, o; piede dei! wigHo romano.

4"
n*Mri o, abazia

o^ 236236

CU BITO litico, = 24 dita, ec., lo stesso che B cubito xilopristico < . '. . Picco/o cu&io deiio A* 226000, ed ii cui^o de/ migiio !Mmano. C U B IT O , =

o, 444444

52 dita, o r6 condili , 0 8 palmi, o 2 piedi . . . . . . Grande CM &t^o de^io stadio d i 2s5oo.

o, 39*693

PASSO semplice, E= 4 o dita, o IO palmi, spitattie' 5 f/ 5 , o 2 piedi . . . P a M o ie m p K c e deM o gfadiio d i ' 226000,
i i g r a d o d e i m ig iio ro m a n o .

0,

74974'

PA SSO doppi, = 80 d ita , o 20 palm i, o spita me 6 2/ 3, o 5 piedi . . . A tM o d o p p io d e iio d i aa5 ooo, f o r g i a d e iio d i a^ocoo, e d i i p a M O
d e i m ig iio r o m e n o .

t, 48t48t

(M IG L IO , = !ooo passi doppi, o 5 ooo piedi) . i 48 ! , Afigiio d i to s(a^i, o di nooo orgie dei/o di 2yoooo : mig&'o romano. L 'O R G IA adoperata a misurare i colti contiene 9 i /5 spitame reali, o n a dita dello stadio di 262000, e vale m. !, 85: 853. O/giat dei/o ^ d i o oiimpieo di 316000.

48*48'

RICERCHE

G A E C / D J ^ Z F ^ 2V M 7^ , ^EC02?D0 DfD/AfO. In un MSS. della biblioteca de! Re (t), tra' motti trat tati di Erone trovasi un opuscolo sopra la misura delle pietre e de'legni, attribuito all'alepsapdrino Didimo^ dal quale tyaggonsi le seguenti notizie :
!1 cubito di 6 palmi', o di 34 d ita, o d i t t / 3 piede tolo maico, o di i ^/Spiede copiamo l i piede tolomaico di t6 dita, o di 4 palmi ; Il piede romano di :5 t/5 dita, o di 3 t/3 palmi ; i l piede tolomaico al cubito reale nella proporzione d 3 a 5 ; H piede romano al cubito reale nella proporzione di 5 a 9. Cento cubiti corrispondono a t8o piedi romani.

Dall' essere qui posta la differenza tra il piede to^ O B M M C O ed il romano come 6 a 5 , 0 siai^gwale a quella indicata da Erone tra i piedi ed RaRco, ta luni hanno tenuto giusta la consegueMa che il piede Cletereno valesse il tolomaico, 6 l ' italico il roma no (2); Io per non sono d' avvilo che questa specie di ana logia , ben quattro volte ripetuta tra gli stadj in addie tro esaminati, possa autorizzarci a credere che scrittori
(t) MSS. graec. n. 34y 5 , M . ^4, ( 3 ) Girard , sur FwewriM agrawiM p. ) 5 , t6. aHetewy

SUL PRINCIPIO Ec.

4,5

della stessa citt, e non motto lontani di'epoche, secondo tutte le apparenze, siensi dati ad esprimere con voci diverse eguali misure. Supposizioni di tal fatta non giun gono a! grado di probabili se non se quando evidente mente apparisca terro re degli autori. Nel MSS. del Re il sistema delle misure di Erone segue aHtto quello d Didimo, senza contenere parola dell' egualit de' piedi Sletereno e tolomaico ; italico e romano. Non sar ci una pruova che la differenza de' nomi addiveniva sufEeiente a indicare le loro variate lunghezze? Come poter cambiare le tecniche ed abituali denominazioni degli antichi senza risico di esporre iloro sentimenti tutto al contrario di quanto eglino pensavano? Abbiamo veduto S. Epifanio descrivere due metrici sistemi, in uso a'tempi suoi nella Siria, e !' ascalonita Giuliano aggiugneme un terzo. Erone in simil guisa parla di due sistemi ales sandrini , da' quali poteva benissimo differire quello di Didimo , o appartenere a qualche parte del basso E gitto, senza che tal variet, in un paese dove il fre quente concorso de' forestieri mesceva tutte le consue tudini , prenda il carattere di straodinaria. Ritengo pertanto non doversi trasandare le distinzioni delle misure chiaramente lasciateci dagli antedetti autori nelle opere loro. Secondo Tolomeo dunque la proporzione del piede romano al tolomaico di )3 ^/5 a ]6 , o di 5 a 6 ; il perch, dato al primo il valore di m. o, 296296^ come ho gi detto, il secondo essere doveva di m. o^ 3535%
(') Non deve confondersi il piede tolomaico degli A lessa n d ri con altro di egual nome adoperato molto posteriormente dai Ci-

f)4

RICERCHE ;

Oltre di ch e , posta tra il piede romano ed il cubito reale la diHerenza di 5 a g, e quella de! piede tolomaico all' antedetto Cubito di a a 3 , ne segue essere questo di m. o, 533333^ g si vedr nel}a Tavola generate corri spondere all' altro di 3a dita dello stadio egizio di a5oooo alla circonferenza terrestre (t). Il grande cubito divdendosi qui in a^ dita, queste addivengono grandi dita dello stadio precedente, e se dici di loro bastano a formare il piede tolomaico. Sembra di pi che tale particolare combinazione noa abbia mai oltrepassato il cubito. Ecco dunque il valore delle antedette misure: D E Z Z E MZ-S&RE A L R M fO D '
me/W . 0,032223

DUO

. Cruw

. . . Jt a 5 oooo.

PALM O, =

PIEDE romano, =

4 d i t a ............................................... 0,088889 dita t 5 t/ 5 , o palmi 5 t/: . o, 296296


335ooo, e (feZ m:MOMMO.

renei. Quest'ultimo, secondo Igino, era a! piede romano :: 35: 3^; e quello d Didimo:: 34 : 30. (t) II sig. Girard vuole che il cubito met&o composto delta misura d i'8 cubiti inferiori del nilotnetro di Roudah, sia di m. o, 54335 ; ed it MeJ/o, degli 8 cubiti superiori, di nt. 0,53937 ( pag. 44 )- Io poi son di parere ravvisarsi in questi disuguali cubiti, copie alterate del cubito reale degli Alessandrini, di cui parla Didimo, ed allungato inconsideratamente dagli Arabi di 6 a io millimetri.

SUL PRINCIPIO te.

4 '5

nte/rt
PIEDE tolomaico, = ) 6 Jita, o 4 palmi . . o, 355555 CUBITO reale, = 34 dita, o ! 4/3 piede romano,
o i i / s p ie d e to lo m a ic o . . . o , 533333

Gran
a 5oooo.

5a Aia <% e#o s(aAo Jt

M piede tolomaico d m. o, 355555 : al cubito reale d i ................................................ H!.o,533333::a : 3 ; Il piede romano di m. o, 296296 ; al cubito reale di . . . . . . ?n.o,533333;:5:g too cubiti reali di m. o, 533333 ^ m ^ 8 0 piedi romani di o, 3 9 6 2 9 6 ^ *

Mi ricordo aver detto che i sistemi degli stadj di

25zo o o , e di 2:6000 eransi adoperati contemporanea


mente nelT Egitto ; le divisioni del cubito de! nilometro d' Elefantina, costruito sotto i Tolom ei,ne danno la praova. H sig. Girard misurando 6 di essi, ha calcolato la lun ghezza twe^a di ciascheduno corrispondere a 52y mil limetri; trovandoli poi divisi in quattordici parti, sup poste da lui mezzi palmi egizj, ne conchiude il loro compasso in sette palmi (t). L ' antichit per non ha adottato cubiti di sette pal m i, e gli autori ne assegnano 6, o 2% dita, al piccolo cubito, ed 8, o 32 dita, al grande. Dobbiam quindi ad durre un qualche particolare motivo delle inusitate
(t) M tr Ze seg. & f:T e * fi% ^ A a H fin e , p a g . y,

n e

4f6

RICERCHE

divisioni dei cubiti d'Elefantina ^ e parmi indicassero ad un tempo , nelle escrescenze de! N ilo, 1' altezza del Sume in misure egizie prese dallo stadio di z 52ooo, ed in greche col mezzo d quello olimpico di 2:6000. Nella mia Tavola generale il cubito di 3 a dita dello stadio di 252000, agguaglia 52g millimetri, soverchiando cos di soli due millimetri quello di Elefantina, e questa differenza zero riguardo al caso presente. I cubiti adunque misurati dal sig< Girard sono gli egizj, senza p i , di 8 palmi ( ') , e le loro divisioni manifesta mente apparisce non potersi considerare quali mezzi palm i, dovendole invece, come esporremo, ritenere spettanti allo stadio di 2t6ooo. Affinch, di fatto, il nilometro potesse soddisfare al doppio oggetto test riferito, era mestieri, dopo di aver segnato per tutta la sua lunghezza il grande cubito egi zio di otto palm i, dividere questo in palmi greci. Sic come poi i sei palmi del cubito greco ordinario non corrispondevano che ai sette ottavi, o , se vogliamo, a sette palmi di quello egizio, cos la eccedente lunghezza di quest'ultimo cubito, eguale, salvo il divario di quattro o cinque lin ee, ad ognuno degli antedetti sei palmi g reci, quanto fu preso erroneamente per un settimo palmo del cubito egizio, mentre erane appunto l'ottavo;
(t) Questo cubito di 32 dita delio stadio di a5aooo, differiva solamente di wt. o, ^ cubito di 3 3 dita dello stadio di 25oooo, di cui si parlato nell'articolo di Didimo; e sem bra, giusta il detto prima d'ora, che fossero adoperate senza distinzione, ed anche confuse, quanto alle misure giornaliere, le suddivisioni d'entrambi i sistemi.

SUL PRINCIPIO se.

r?

vediamo quindi come la lunghezza d questo cubito po tesse con facilit dividersi in quattordici condili ^ o mezzi palmi olimpici quasi eguali. Il seguente esempio accrescer chiarezza e precisione all'esposto, e ne fornir un metodo semplicissimo per convertire le misure egizie in greche, e reciprocamente queste in qneHe.
Secondo, la Tavola generalo il cubito egizi& di 5s dita, o di 8 palmi dello stadio di a5aooo, di m. o, 5 2 9 'o t Toltovi un palmo, o . . . . . o, o66t38 La rimanenza sar il cubito greco di a^ d ita, o d! 6 palmi dello stadio di a : 6 ooo . .

O ) 4^^963

o pare :
! csAito greco di addita, odi 6 palmi dello sta dio di 3 1 6 0 0 0 essendo di . . . m. o, 4^^63 Coll' aggiunta d 'u n palmo egizio dello stadio di a 5 aooo . . . . . . . - P, c6638^ Former il cbito egizio di 3a dita, o di dello stadio di aSaooo . . .
8

palmi . .

0,

Si Accia per attenzione che trasportando uno degli otto palmi del cubito egizio al greco di sei, nb ne ri sulta un cubito di sette palmi propriamente dtto, ma; rimarr sempre un cbito di sei 0 di otto, d'un sistema per diverso da quello sopra cui si operato ; tanto basta per conchiudere evidentemente che gli antichi
I.
37

4 .8

RiCERCHJE

non ebbero mai cubito di sette palmi preai ne! sistema metrico per !oro adottato. DZZZE F G /Z Z E Q yZ Z Z F ^^JZO JVZ^Z Le precedenti osservazioni mi conducono a!!' esame d' un passo di Ezechiello , co! quale vuoisi provare che gli Ebrei tra le altre misure avessero eziandio un cubito di y palmi (t). I! Profeta riferendo !e dimensioni de! Tempio ag giunge essere state prese con una canna /unga cuAti*, ognMpp cfa' ^uaR era un co^Ao e pa/mo (a). Far osservare riguardo a questo passo, che dati al cubito ordinario sei palmi, se quello accresciuto d'u n palmo, di cui parla Ezechiello, fosse stato composto di sette palmi eguali, i! profta, per evitare ogni equivoco, avrebbe detto Semplicemente che !a canna d s ado perata ec. era lunga jeMe cti&%i o 4^ palmi, in vece di trentasei. Se egli adunque opin di spiegarsi altri menti , il fece per dare ad intendere che i 6 palmi aggiunti agli altri 36 , dovevano rimaner distinti, non avendo eguale lunghezza, e derivando da un sistema metrico diverso da quello cui appartenevano i primi. Ma gl'interpreti vogliono concordemente che le pa-t role di EzechieMo esprimano la diflerenza tra le misura egizie e babilonesi, e ritenendo che i Giudei nella cd(t) Mir /e f % e , pag.

13(a) Cap. xt, ver. 5 ; cap. un, ver. t3.

SUL PKMCIPK) Ec.

sthizine detT*e^piovateiSsergi dtta prime tratte daHb stadio di t#0o00, passamo a conchiudere, che te secotBd e , pi brevi di un sesto-, prevenivano datto stadio di a i 6000. E tate ragionamento giusto netta ipotesi per toro BdSteamta ^ di fatto ^
J IlcsA it Agititi d T^'dit^ o itE S p a h n i ddlo stdio di t 8 oo<M, essendo di . . . nt. 6 , :$5555$ ; Toltovi un palmo, o . . . . 0, Addiverr il cubito babilonese di palmi dello stadio di 2 ! 6 oo.
24

dita, 0 di 6 . .

^3963

O pare: Se al,cubito b^bilqnew,dello stadio di 2:6000 . p:., c, ^63963


Aggiungi w palmo dello stadio di t 8 oooo Avrai il cubito egizio dello stadio di
180000

. .

09259?

o, '555555

Ntilta per MuOcat metd di riduzione da me pro posto, il vderlo consentire a diHerenti combinazioni^ ie chiartnente apparisce non trattarsi qui d 'u n cubito di stte pattiti eguali, pi che Rti'esempio test riferito. Non sembrami tuttavia sciolta qualnque ditHcott; e m fai^ lecito 3 chiedere, se pi ben certo, come p r n d o n o g' interpetri , che atte epoche di cui parliaM td gli Egizj d 1 BctbHons! valessersi di tati misure, e che gli Ebrei dopo l lro uscita dell'Egitto , proseguis sero a ritenere it sistema metrico di quetta regine. Questi dubb{ acquistano vie pi forza dai convenire

4*6

'MCBRCHE

di AoM iaterpreti, che le grandezze degli; ed!$cje degli; altri oggetti rammemorati nela Bibbia, rioscirebbero colossali cdlcbl{Ma<do!e giusta le miew? Rpprt^teco'pre-r tedenti stadj. dunque probabilissimo che in que!]i remoti tempi non fossersi per anche introdotti g!i stadj di secondo ordine n ptesso gli Egzj ^ n p resso iBabilomesii, e bh dobbiamo qui ricorrere a Misere pree tra gli stadj primi th^ , usati, come la tradizione suggerisce , dagli antedetti popoli. Gii Egizj credevano che Ermete avesse diviso il periNMtro-della terra in 36oooo stadj. Vedemmo similmente combinate in istadj di 3ooooo le operazioni eseguite dagli antichi per istabilire la posizipne de'principali luoghi della terra nel senso delle longitudi n i, sotto il 36" parallelo, lavM d nOii pWt^s! aittribuire che ai Babilonesi, o , mglio ancra, a Caldei loro predecessori. Converr dunque nelle suddivisioni di queste misure rintracciare, con sperap^a di suocessQ, qt^jlp appH* carsi agli oggetti di cui ipi proppngq r^gi^p^re. Si ritenga in prim<! luogo T assoluta impossibilit di provare che gli Ebrei dopo usciti dell-Egitti yalessersi tut tavia esclusivamente delle misure quivi a d o p e r a t e . . V e diamo al contrario, appena scosso il giogo diFaraone, Mos citare, tra le instituzioni date agli Ebrei, gli eler menti d' un sistema metrico diverso <la quello a cui la maggior parte del suo popolo ricorreva per abito con tratto ne tempo della schiavit ed, ^ malincuore^ giusta ogui apparenza, de'seniori e de'capi della nazione phe

SUL HM NCHia M.

4 ^,

sempre riButaronsi dal!' aderirvi. E , se non ahro^ po trebbe ai c* argomentare dal. senso che sembrami oSe^ rire l'espressione di PeM tSani^arw cotanto spesso ripetuta nell' Esodo, nei Levitico, nei Numeri ^ mentre la distinzione dei pesi sarebbeaddwCBUia inuti le , se gli Ebrei in quell' epoca avessero conosciuto un solo metrico sistema. noto altres che nelle antiche o moderne metrologie il sistema de'pesi e delle capacit deriva dalle misure di lunghezza. Ora poi le antedette misure del (Santuario dovevano essere necessariamente e divenute sacre per 1' antichit del loro uso, e le prime di cuivalaas^iiGiddei.'M arrano i loro libri che avanti la dimora nell'Egitto vaga rono pi di quattro secoli nella Mesopotamia, nella Siria e nella Pletinh, dove percento adoperatasi*! sistema metrico babilonese: il perch ne avranno pur eglino mato in quel lungo intervallo. Trovate di pi altre misure in Egitto, queste dovettero sembrar loro rm <W B in con* Pronto deHe prime di gi anf#cA^ per essi, e cos , a mio credere y vuol essere inteso il passo di Paralipo* meni (a), dove l parti Tempio dipdn^ esposte se* condo !' anitwa mMMra. Riconosciamo dunque parimenti babilonesi le misure del passo di Ezechiello, non avendo il profeta che ri petuto quelle de!!'antico Tempio^ e siccome supe ravano d' un sesto le egizie, ne segue avere appari
(i) c. xxx, ver. ^4 c. v , ver. i 5 ; c- xxvtt, ver. 5 , a 5 JVwm. c. m , ver. 4 7 , 5 o; c. v<t, ver. ] 5 , i g , a 5, 3 t, 3 y, 43, 49, 55, 6 t 67,. ? 3, 79, 85 8 6 ; c. JtcvtM, Ver. t6.

(a)Lib. !!, c. 3 , v w . 3.

^3^

MCERHHE

tenuto al primo sistema bat^lonsti, o, pi chiaramen te, aUo stdio di 3o o o o o ,e doversi raffrontare coi pic cola stadio ^ymo J i 36oooo.
Atlora, ricorrendoal mi^t :metodo, preso nella Tavola generale il cubito di a 4 dita dello sta dio di 36 oooo . . . . . . m. o, 37777^ Ed aggiuntovi un palmo dello stadio di 3 ooooo. o, o55555 Avremo l ' antico cubito babilonse dello stadio di 5 ooooo . . . . . . .

333333

il quale sar ad un tempo H cubito del <& a& w tP, dubitp degli EbreL

Tale valsente poi sembrami giustificato dalle seguenti osservazioni. Il miglio ebraico, o il cammino sabbatico, vogliamo dire lo spazio dalla consuetudine accordato agli Ebrei di camminare ne' giorni di sabbato , e r a , giusta i rabbir n i(t), di due mil^eubiti legali, equivalenti, non diseostandoci dal prefato calcolo, a metri 666 a/ 3. E S. Epifanio, nato in Palestina, stabilisce il cam min sabbatico di stadj sei (a). Ho fatto in oltre osservare, parlando delle misure lasciateci da quest' autore , che a tempi suoi adoperava la Siria due stadj differenti, quello di a 52ooo^ e P altro di ayoooo, e che non ostante le mutazioni avvenute nelle altre misure, erasi conservato il miglio itinerario
(t) Reland., t. ! , lib. H, c. ! , p. 397. (a) .A&crMM Aaeret. t v i , t. ! , p. 702.

SUL PRINCIPIO Ec.

4a3

d idieci stad{ di 36oooo , o d im . Hawi dun que tu tta la verisimigHanza che questo miglio, o G suo stadio proseguisse a formare la pi comune misura del popolo, e che S. Epifanio vi comparasse il cammino sabbatico. Ora sei di tali stad) corrispondono precisamente a 666 a/3 metri, derivanti dai cubiti due mila di 333 y*3 millimetri dello stadio di 3boooo; il quale spazio, a un dipresso eguale al giardino delle Flit/enei, uopo credere sufEciente per un passeggio non pi che tollerato, proibendo la legge agli Ebrei di uscire nel Sabbato del luogo di lor dimora (:). Passiamo ad altro esempio. Tra gli oggetti destinati al culto ebraico havvene taluni di stabilita misura. Leggiamo nel' Esodo e in Ezechiello che 1 ' altare degli olocausti e quello de' pro fumi avevano tre cubiti di altezza. E siccome distinguonsi dagli altri con gradinata, uopo supporli costruiti immediatamente sopra il lastricato del Tempio. O ra, ritenendo con i pi volersi qui intendere il cu bito egizio dello stadio di ! 80000, 1' elevazione di tali altari addiverrebbe di un metro e due terzi, o di cin que piedi, un pollice e mezzo; ed agguagliando per cos fatta guisa 1' ordinaria statura degli umini non avrebbero potuto servire ad alcun uso; Suppostili altres di tre cubiti babilonesi dello star dio di 2!6000, altezza maggiore d'u n metro e un terzo, o di quattro piedi, Me pollici e uni quarto, sareb bero tutta via troppo elevati. (<) c. t6 , ver 9.

RICERCHE

Adoperato invece 1 7antico cubito babilonese dello stadio di 3ooooo, quello di 333 y s millimetri, come ho detto, li ridurremo aiti un metro, o tre piedi ed ondici linee, misura de'nostri moderni altari, e la sola ido nea all'uopo cui erano destinati. Trovo altres le proporzioni degli antichi cubiti babilo nese ed egizio in Erodoto, il quale, parlando di Babilo nia, dice : 7Z CM &&0 rea/e JeZ me&o (re maggio re (f). Far solamente cenno volersi qui intendere il grande dito, avendo gi esposto la sua prowegnenza, e che triplicato formava il palmo. Supponendo ora il cubito rea^e essere quello dello stadio babilonese di 3ooooo, il maggiore dei tre primi tivi, e le sue dita, le gramK Jtfa dello stadio medesimo) avremo :
Pel cubito reale . . . . . Per le sue tre grandi d ita, o pel suo palmo . m. o, 393333 . o, o5555$
277778

Pel cubito tw e < K ).............................................o,

E quest'ultimo cubito i pur quello del piccolo ptadio egizio indicato dal profta; di maniera che i due esempi, sebbene inversamente presi, confrmansi a vi cenda. Se vogliamo per lo contrario cercare tra i secondi sta dj le proporzioni date da Erodoto, dovremo necessa riamente prendere :
(') Lib. ! , $ :y 8 , p. to4- Traduz. del cay. Mustoxidi.

SUL PRINCPIO ec. Pl cubito nte^M , quello dello stadio d 3 : 6 0 0 0 . m. o, Per le tre grandi dita, quelle dello stadio d! t 8 oooo. o, Ed avremo il cubito rea/e di . . . .

4a
46296) 093593

o, 55555$.

In questa ipotesi per il cubito reale di Babilonia ad diverrebbe quello del grande stadio egizio di ] 80000$ il che monta al di l di- ogni verisimiglianza, dovendo gratuitamente supporre abbandonato da' Babilonesi il loro sistema metrico per abbracciare 1' egizio^ E ' si pare dunque che a' tempi di M os, di Eze chiello e di Erodoto , e fors' auche in epoche meno rimote, il metrico sistema babilonese fosse stabilit sopra il loro piccolo stadio di 3ooooo, ie non sopra il grande d ia t o o o . Passiamo ad altri esempi in appoggio di quest'opinionet Ctesia (i) ed Erodoto (2) lasciarono scritto che la mura di Babilonia innalzavate! per cinquanta orgie, o dugento cubiti reali. Raffrontando tali misure col grande stadio babilonese eccederebbero metti 92 0 285 de' nostri piedi reali. M a , avvegnach la sola idea di urbane mura 80 piedi pi alte delle torri della cattedrale di Parigi non abbia spaventato il dotto Freret (3), sem brami tuttavia in cotal genere di fabbrica, dalla cui cima sarebbonsi potuti distinguere appena gli assedianti, senza parlare della difficolt nell' offenderli, sembrami, dico,
(!)P resso D io d . sic., lib. n , 7.
(3)

Lib. t, ty8.

(5)

awcieny.
Tom. x x:v, pag. 523-

t/ ie

436

RICERCHE

ravvisare prette illusioni. Diodoro Siculo ()d i fatto narra che alcuni scrittori posteriori a Ctesia limitavano l ' al tezza di quelle mura a cinquanta cubiti, ed pur questa T opinione di Strabone (a). Cos cinquanta cubiti del grande stadio babilonese corrisponderebbero pressoch a s 3 metri, o a y : de' nostri piedi; e cinquanta cubiti del piccolo stadio agguaglerebbero :6 m etri, vogliam dire 5 1 piede e 3 pollici. Ma addivenendo impossibile non riconoscere nella gran disparit delle precedenti misure e di quelle con frontate altrove, se non altro un abbaglio di nomen clatura, sar permsso, senza tema di errore, il credere palmi i dugento cubiti di Erodoto, o i dagento piedi sostituiti da Plinio ; e cubiti, coll' autorit di Diodoro e di Strabone, le cinquanta orgie di Ctesia (3). Cos operando vedremo aoo palmi del grande stadio babi lonese rendere t 5 !/a metri; 5o cubiti del piccolo sta dio agguagliare a/3 m etri, come ho detto; e tutte queste misure cotanto in opposizione al primo aspetto, realmente non differire pi di un metro, o di tre piedi e mezzo. L a misura poi alla quale riduco le mura di Babilonia, sorpassando tuttavia quella de'baluardi delle nostre for tificate citt di primo ordine, non esclusa la profondezza delle fosse, certamente bastevole a giustificare la loro celebrit presso gli antichi (% ).
(') T . t , L H , 7. (2) Lib. xvt. (3) V . la tradwz. frane, dt Strabone, t. v, p. i6 a , nota t - V . Plin. Lib. vt, c. 3 o. (4) Le Btond, pag. 5 <3.

%47

TERZA PARTE
MISURE DEGLI A R A B I, PERSIAN I, INDIANI, C H IN E SIE C .

T j R misure adoperate dagli arabi geograS ne! descri* vere moltissime regioni nou per anche beu da noi co nosciute, sono di troppo interessamento per reputare intile !a cura di scoprirne i valsenti con mezzi pi esatti di ogni altro sino ad ora prescelto. Leggendo in uso presso questi popoli il dito , i! pal mo, il cubito, il miglio, il parasange giudicheremo con fondamento comuni ai loro metrici sistemi le sorgenti di quelli de' Greci ; sotto cotale aspetto anche le mi sure degli Arabi del medio evo , o sia delle scuole di Bagdad, e di Samarcanda appartengono all'antichit, e devono ricongiugnersi ai precedenti sistemi. Alcuni cam biamenti non pertanto inseriti nelle loro suddivisioni, ne fecero trascurare l'immediata origine^ ed un nuovo valsente del grado terrestre proposto dagli astronomi arabi, ha coHtribuito vie pi ad avvolgere in tenebre quello delle misure per loro esposte. Si legge negli autori arabi che il califo Al-Mamoun signore di Bagdad, nel principio del nono secolo del l'era cristiana, ordin di misurale molti gradi della terra

1*8

RICERCHE

sotto diversi meridiani, e che furpno spediti a tal uopo g!i astronomi in parecchi luoghi. Gii u n i, secondo Ebn ounis (t), recaronsi tra W a nda e Tadm or, o , a detta di Mesoudi (a), tra Racca e Tadmor, e misurativi separatamente due gradi, sta bilirono ognuno di essi agguagliare 5 7 mig!ia. Gli altri passarono nelle pianure di Sinjar, e qui rinvennesi il grado di miglia 56 ^ ; ma Abulfeda (3) ne dice che giunti a misurare nelle antedette pianure due gradi contigui da tramontana a mezzogiorno, e riconosciuti l'u n o di 56 miglia, l'altro di 56 s/3 , fu adottato il maggior valsente, e calcolata la circonferenza della terra di ao^oo miglia (4). Ecco dunque, che gli A rabi, giusta i prelodati au tori ^ attribuivano al grado del meridiano 56 , 56 !/% , 56 a/3 , o 5y miglia, composte, ciascheduno, di ^ooo cubiti neri approvati da Al-Mamoun (5) ; non potremo profferire sentenza sopra la esattezza di questo lavoro^ che dopo scoperto il valore del loro cubito; il cerco pertanto col metodo seguito nelle mie due JMeiaqire?, e conosco che :

" s S 't X

'SU .
. . .

h '
' 0 , 4938^7 .

H miglio di 56 t/%, di !gy 5, 3o86^a.

(') ^!c{, t. v n , pag. p4-g6. (a) TVof/cM (fey 2 M 5& t. i , pag. 5 :, 53, (5) Pro/cgowt. Geogr. w RMcAtug . t. tv , p. !o6. (4) Atfergani, ^ fro n ., pag. 3 t. (5) Ebn ounis ^ ^?ot, t- Vtt, pag. 96 Alfergani, pag. 3 o.

SUL PRINCIPIO zc. H!p*glit)di563/ 3i di !Q6o, 7843*4.


I^ tni^io d) 5y, di ! 94g ,^ ' 77? 9.

439

.
.

.
.

.W . 9, 49"! 9^.
. o, 4^73^9.

Avvegnach queste misure, separatamente prese, in? spirm oia s^essaconRdenza, tuttavia se 1 ' uno dei quat tro loro cubiti potesse dimostrarsi eguale ad altro di g! riconosciuto esatto, non basterebbe ci torse per essere autorizzati a considerare il cubito nero deg!i Arabi qual; semplice copia di alcuno pi antico? Ora, il cubito del miglio di 56 1/% al grado essendo di M. o, 4938*:^ ed a pieno rigore eguale a quello di 3 a dita dello stadio di ayoooo, dovremo conchiudere ch^ quest' antico sia stto il prescelto da Al-Mamoun per istabilire il sistema metrico de'suoi stati, e l'adoperato qiodi per suo ordine a misurare l terra. Arduo altrimenti riuscirebbe il capacitarsi che gli astronomi arabi in virt de' mezzi per loro impiegati sieno potuti arrivare a tanta precisione $ terremo in vece di miglior grado l ' aver eglino disposti i risultamenti bielle loro operazioni in guisa d' avvicinarsi quanto mai potevano a! rapporto creduto esistere tra il grande cu bito dello stadio di ayoooo , ed i gradi che misurar do vevano $ n vuoisi attribuire la scelta per loro fatta del miglio di 56 3/3 , a preferenza di quello di 56 che all' incertezza in cui aggiravansi eglino stessi riguardo alla positiva estensione di esso cubito. I cangiamenti poi fattivi, conseguenze di tale per plessit, produssero il nuovo sistema adottato da Al-Mamoun. Le misure corrispondenti alle suddivisioni dello stadio di ayoooo , il dito , ci , il palmo, il gran cu-

43o

RICERCHE

bitb, furonvi ridotte ad un centrenteMmo ssto ; ed il m!g)io ordinario di ^ooo cubiti di a^ dita, cdette suo luogo ad altro composto di %ooo cubiti di 3 a delle nuove dita. Un passo di autore arabo citato dal GoKo panwhbe umilmente fornirci opportuno mezzo a stabilire il val* sente del cubito n ero, e conoscere ad una il sistema delle misure persiane nel settimo secolo denota mostra. da notarsi per racchiudere ilsu o testo una m enda, non prima forse osservata, e eh' uopo mettere in pina luce per evitare d' ora in poi gli errori che ne deriva rono. L ' antere dopo aver detto che il cabito ach amico nomavasi eziandio reale , riconosceva la sua origine dai re di Persia, ed era stato quindi accolto dai caliS achetdidi, soggiunge (t) :

H cubito achemico corrisponde a quattro terzi d' un cubito comune. H cubito comune contiene 6 palm i, ed il palmo 4 <Hta: tale cubito dunque componesi di a4 dita. Il dito equivale a 6 grani d' orzo, ed il grano d' orzo a 6 crini cavallo. Il cubito achemico pertanto di 8 palmi , o di 3 a dita. H cubito nero poi col quale in Bagdad misuransi le stoffe d i lin o , e le altre merci preziose, fu instituito da Al-Mamoun, prendendone il modello dal cubito di uno de' suoi neri schiavi, il cui avanbraccio eccedeva tutti gli altri in lun ghezza : esso agguaglia 6 palmi e 5 dita, vogliam dire 37 dita.

(')

apwd GoHttM.

pag. 7 ^ 75.

SUL PRIN CIPIO se.

431

La canna o pertica, detta jBat, di 6 cubiti achemici ( t ) , eguali in valore ad otto comuni, o a neri 7 t/% ). La catena, o corda . antica misura de' Persiani, pareggiava 60 cubiti achemici.

Per nulla dire della favolosa origine attribuita a! cu bito nero , vediamo ai tempi di Al-Mamoun, e ne' se guenti adoperati nel suo dominio tre cubiti le cui lun g h e z z e erano tra loro come i numeri 3 a , a y , 2 < % . Nella mia Tavola generale la proporzione di 3 a a a y non esiste che tra il grande cubito dello stadio di 270000, ed il piccolo dello stadio di 2^0000^laonde si parrebbe che :
Il cubito achemieo fosse quello di 5 a dita dello stadio di 370000 , e corrispondesse a . . m. o, Il cubito comune quello di a4 dita del medesimo stadio, o d i . 4 ...................................... 0,37*370 Ed il cubito nero, quello di a 4 dita dello stadio di 240000, pari a 37 dita dell'altto di 370000, o d i ...................................... ......... . . o, 4*6667*

In questa ipotesi per il cubito n ero, moltiplicato %aoo volte, darebbe un miglio itinerario di m. t6 6 6 ,6^7, il quale comprenderebbesi nel grado 66 s/3 volte in vece di 56 s/3 , come pretendevano gli astronomi d'Al(]) Nella traduzione latina leggesi v u ma & un tipografico, il testo arabo portando sei cnM#. Frd!r?t non tosi di ci, ha creato un secondo cubito achenco, mai di lui esistito. AfidntCfrM t% e ^ /7Mgny7(. T . pag. 55t). errore accora prima xjttv,

153

RICERCHE

Mamoun ; e non dobbiamo imputar loro che un errore d forse mi quinto. Vedesi adunque confuso dall' autore citato da! Goiio il cubito nero con quello piccolo delio stadio di a <%oooo ( t). Ma ehi sa, a' tempi suoi pi non si conoscesse in Bagdad ' esatta proporzione del cubito achemico eoi nero; forse che eziandio, a rendere pi sempiici le opera zioni, erasi convenuto d trascurare la frazione y 8t nel rapprto di essi cubiti (3). Mi do pertanto a credere che potremmo rilevarne ia vera lunghezza stabilendo la pro-

(t) Molti scrittori arabi sono caduti nello stesso errore. O ltre di c h e , Abulfeda, Mesoudi, Ebn Al-U ardi, ed altri dicono che Tolomeo, nel suo Almageste ; desse alla circonferenza della terra s4ooo miglia, o 66 3/3 al grado, avvegnach nu^ta di ci ap parisca nelle sue opere, avendo ma! sempre adoperato lo stadio di l6 o aa o al perimetro del globo, o di 5 oo al grado i il cu! miglio itinerario esser doveva necessariamente di 5o al grado^ Verso i tempi in cui gli Arabi cominciarono a coltivare le scienze, e ad istudiare le opere greche, i Sirii usavano un (piglio composto di stadj 7 t/i; da ci probabilmente gli Arabi furono indotti a credere che per convertire in miglia itinerarie i 180000 stadj di Tolomeo solo bastasse dividerti per 7 t/:, e ne conchiu sero , che giusta P opinione di lui la circonferenza della terra sommasse a% ooo miglia , ed ogni grado 66 a/5. gi la terza volta che capita, in questa Memoria, il miglio di stadj 7 t/a. Ho per esposto ad ogni articolo le ragioni in forza delle quali determiaaronsi i digerenti valori da me dati a cotali miglia e stadj. (a) La trascuranza di questa frazione indusse l' autore anonimo a determinare il valore della canna o pertica achemica, chiamata , di 7 !/ cubiti n e ri, mentre ne doveva contenere 7 t/5*

SUL PRIN CIPIO M.

455

porzione di 3a a a6 a/3 , o sia di 6 a 5 , differenza tra jgli stadj di aa 5qoo, e di yoooo.


Allora il cubito achemico gari^uello <^'3 a" diti dello stadio di aa^op , e varr^ . ^ . . m. o, BpaSg B cubito comune, quello di a4 dt A l mede simo stadio, o di . . . . . . o, 444444 !1 cubito nero, quello & 3 a dita delb'gtadio di ayoooo, di 26 2/3 diti dello stadio di aa5 o w , corrispondenti a . . . . . 0, 49383?

E quest'ultimo cbito ,motipHcat per ^ooo dar, come abbiamo prima d* ora veduto, il migli d /w. ig y 5, 3o864:r contenuto volte 56 ^ nel grado d'un cir colo massimo della terra. Potremo dunque^ non dipartendoci da queste basi, ristabilire nel modo seguente il sistema metrico onde servivansi i Persiani immediatamente prima del dominio degli Arabi, quello surrogato di poi d Al-Mamon. M E 71R 7CO F D FG Z7 COBITO , O ^CJBT^aMCO. ynefr: ooo5!4 p,oo3oP6
5 ;S

CRINO della coda d'un cavallo . GRANO d'orzo, = 6 crini D I T O , c= 6 grani d* orzo . ^ aa 5ooo, PALM O , = 4 dita Pa&no & aa 5ooo. <

O ,

o ,o tS

o , 74"74

a8

434

RICERCHE

mefr*
CU BITO comune, = a d d ita , o 6, palmi ^ Ptccc/o cn&i/o JeZ/o S&M&0 ^ aa 5 ooo. CU BITO r e ^ o achemico, = 3 a dita,, < ? cubiti comuni ! ^/3 J . . .. Grande ^aJ? aa 5ooo. CANNA o pertica, = 6 cubiti achemici, # 8 cu biti comuni, o 7 i /5 cubiti neri . Z/ Jec!)wo ^MgAezza ^ ffa ctu s ro mano.. o, 444444

Qt 592593

3 , 555^35

(CATENA o corda, = LMngAezza

60

cubiti achemici actui rodano.

. .

35, 555555
1777

j(M Ip H O , <=a 3ooo cubiti achemici ) . JMfyA'o to aa5ooo, o i/


?tco stro. (P A R A SA N G E , = 3 m iglia) . Paywawge 3o ^/aJ/ . . aa 5ooo.

, 77777?

. 5333, 333333

Prende ora ad esporre il valsente delle misure attribnite ad Al-Mamoun, e quello delle stesse ridtte ai reali loro sistemi. S Z S r E A M AfETTMCO
^T^BJHTO 7 i MZCI70 7)7 5 6 y
*3

CRINE della coda J ' un cavallo GRANO d 'o rzo , = 6 crini D IT O , = 6 grani d'orzo . PALM O , e= 4 dita CU BITO nero, t= 3 a dita .

O,

ooo^aA o, ^6^533

o, o:53:8

a, 06*374 o, 49*9^

SUL PRINCIPIO te.

435

znefrt MIGLIO di 4ooo cubiti neri, o di ao4oo alla cir conferenza della terra . . tQ6 o, 7843*4 (PARASANGE di 3 miglia) . . . . 6 8 8 3 ,3 5 1 9 4 3

NT^tBM.JTO

I t VrCMO Df 56 % 3 L CR^JOO.
M 4(ri

CRINE della coda d'un cavallo . . . . o, 0 0 0 4 3 9 GRANO d'orzo, 6 crini . . , . . o, oi5?i D ITO , = 6 grani d'orzp . . . . . o, ot543i ' Z);o Je/Jo ayoooo. ............................................... o, 6.7:8 P ALM O , = 4 dita Pa/mo JeMo <R ayoooo.

CC..TO^{ = g ^ - % ^ r (

'
308643 93

MIGLIO di 4ooo cubiti neri , o d! 3oa5o alla cir conferenza della terra . . . tgy5, (PARASANGE di 3 miglia) . . . . 5g35, Parmange A 4 o ayoooo , o < % t 4 WHMM.

^9 * 6

Le disposizioni di Al-Mamoun sembrano state di breve durata, avendo gli Arabi de'varj distretti riprese le antiche !oro misure , 0 adottatene dt nuove : gl'istorici almeno di epoche pi recenti parlando del cubito ne ro, veggonsi citarlo isolatamente, e quale misura priva di ogni relazione con quelle de'tempi loro; e cos pure le miglia itinerarie ed i parasange di cui determinano

436

MCERCHE

i! valore, mancano d'ogni rapporto co! miglio adoperato dagli astronomi d'AI-Mamoun. G!i autori arabi da'quali abbiamo alcuni sistemi me trici, cominciano i! pi da un genera!e valsente della circonferenza de! globo, prova manifesta delta non in terrotta tradizione, che riduceva i! modulo di tutte !e misure al valore de! grado terrestre. Ne danno quindi !a serie di quelle in uso nella regione per loro abitata, e spesso non curansi punto se queste abbiano comuni gli elementi colle prime, e possansi tra !oro accorda re ; cos, malagevole talvolta addiviene il distinguere le misure spettanti al !ro sistema, da quelle che ne sono affatto !ontane. Passiamo ad un esempio. Forse un secolo dopo Al-Mamoun, Mesoudi in un opera istorico-geograSca, stimatissima dagli orientali, parlando della misura del globo intrapresa sotto il men tovato califo, dice essere il miglio composto di %ooo cubiti neri, e vuole Tolomeo autore del calcolo delle 2^000 miglia date alla circonferenza terrestre (]). Nu!!a di meno aggiunge:
L a circonferenza dell' equatore di 36 gradi, o di 9000 pa rasange ; Il grado, di parasange; Il parasange, di : aooo , o cobiti ; 11 cubito, di dita ; Il dito, di grani 7 posti 1' un l'altro accanto.

I! testo di Mesoudi consultato dal sig. de Guignes,


(') M?#C6! Af&y. da t. <, pag. 49*53.

SUL PRINCPIO te .

45?

alteratissimo. ! 36 gradi dati al perimetro della terra sono evidente errore del copista, mostrando i 9000 pa rasange divisi per a5 aver egH fatto la circonferenza dell' equatore di 36o gradi. Il cubito di ^3 d!ta sconosciuto, n indugerei a cre dere inverso l'ordine delle sue cifre, e che 1' autore in vece di ^a scrivesse a%, essendo di a% dita il valore co stante del piccolo cubito. Lo stesso autore parla d'un cubito di n o d ita , va lore eccessivo dacch poco si allontanerebbe da sei piedi reali. Forse dovremmo leggere n o gran?. Si vedr nell' articolo d' Ebn al-Ouardi che il grano d'orzo cor rispondeva a m. o, 3 S 6 . ora moltiplicandolo per tao avremo m, o, 370370 ^ cubito del sistema presente di Mesoudi. Non a torto si dubiterebbe ancora d'un qualche errore nella voce cu&:to, e che le tao dita spettassero a qualche misura cambiata di nome dal copista: tao dita di questo sistema varrebbero m. t, 85*833, Qyga appunto dello stadio di 2:6000 (t). Nella enumerazione delle misure dubito ommesso il miglio del parasange, non potendosi confondere n con quello del cubito nero, il cui parasange agguaglerebbe la 6800.* part$ della circonferenza terrestre, n co! miglio compreso 2^000 volte nella stessa, ed il cui parasange tuttavia non pi di 8000 vi capirebbe, invece de!le 9000 indicate dallo stesso Mesoudi. Risultano da tutto ci le due prime misure mancanti di ogni rapporto con quelle che produce di p o i, ram(t) V. pag. 4o ! - 4 " sistemi. questa medesima orgia conservata in a!tr!

138

RICERCHE

mentandoe soltanto come particolari, stranie al si stema per lui adottato. Base di questo era il parasange di z5 a! grado, ovvero il miglio contenuto y 5 volte nello stesso spazio, e la cui parte formava il cubito d dita delio stadio d ayoooo. Al-Mamoun adunque voleva sostituire precisamente all'antico miglio regolale d tale stadio quello d /{ooo cubiti d 3a dita dello stesso ; il perch !e sue misure devono valutarsi-nel mo do seguente :

S-S7TPAL4 MFrJMCO DEGZJ


3JSC 0WD0 M330PM.
GRANO d ' o r z o ................................................ D IT O , = 7 gran d'orzo . . D<o ^(a&'o th* 370000. C U B IT O , o D heraa, c= a l dita Piccolo C!*Hto ^a^o 370000.

ma(rf O , 00!n3^ 0, 015433 O , 3yo3yo

(M IG L IO , == lo o o cubiti) . . . . : 18t, 48*48* Af/gFio to y (a ^ < & ' 370000, o wng//o romano. PARASANGE di a 5 al grado, = taooo cubiti . 4444) 444444Parasange ^ 3o ^fa^* 370000, o (A fre nMg#a romane. R a^/atfe' Cerm an:, !? ^ Z /a ?ega gaW ca, C /a no/ega & a 5 af graffo.

L'Edrs(t) riporta un sistema pochissimo lontano, dal precedente, aHorch d


(t) Geogr. A M ten., w Pro/ogo. P. a.

SUL PRMMNHO se.

439

AH< <&aim&<aHaydsHA t)y ra ,3 6 p gn^di;


A l grado, 95 leghe ; Aita lega, ! sotto cubiti ; ; AL cbito, 34 dita; A l d!s<), 6 grani d' orzo $ i l perch la etrenferenz terr^tf , ggiugMC il Geografo, d r5a mHiont di cobiti ^ a di 1 iooo leghe ^ Mcondo 3 com-s

puto indiano. Ermete eziandio misur la periferia della terra, e date al grado miglia !oo, la fece di 36ooo miglia, o tsooo leghe.

Dobbiamo ^ m d ^ ta lm t r a le pim equattyo misuria cme appressov

F Z C O if P O ^

BDM M .

G R N O d 'orzo . . D I T O ,= = 6 g r a n id 'o r z C U B IT O , = a4 dita . ^VccoZo

. . . . <& ayoooo. . .

)) 0,60257% o, oi5j 3% o, 37o 3;o

syooo.

L E G A di a 5 al grado, ==! :aooo cabtt! . . 4444) 444444! A:rttMKge <R 5o ^ ayoooo, o 3 rowMwe, ec.

La soia differenza tra questo sistema e T altro d M/esondi conssta nel valore del grano d'orzo. Ossepve* remo in oltre che al tempo deU'Edrisi, il quale scriveva

^ 0

arCEKCHE

in Sicilia verso P anno ! i 5o , # papasangt tfmro Mcva preso, tra gli Europei, il nome di lega. Quanto poi egli dice riguardo alt* opinione d^gli in diani mancando di tutta la necessaria chiarezza^ mi &etertniR! ad. e^ ow e solacMvia che il cubito suddetto di m. o, maHipHeato <: 3a.mtU/^m idi volte, e ttiviso quindi per n o o o d in egual modo la legal o ii para sange di aB'af grdo. Ma' tto oo leghepartit' per 36o renderebbero il grado di' lghe 3 E poi manifesto che nella misura attribuita ad Erme te, vgliamdire' agli Egizini^im^hi eradi o di :o stadj di 36o o o , e le leghe, di ^ 3 3 3 ^ 33?.; le quali, comprese iaooo volte nel perimetro della terra, costituivamo- i p<maa#H^e di ir anta degli antedeiti stadj, o di tre delle loro miglia. Due secoli dopo l ' Edrisi, il sistema metrico degli Arabi siri era basato sopra lo stadio di ayoooo ; ma non convenivano tutti nella scelta del suo cubito, valen dosi gli uni del piccolo di 2% dita, mentre gli altri pre ferivano il grande di 3 a ; e pei- qunto seRBra, # ontemporaneo uso delle antedette misure apportava qualche imbarazzo nelle commerciali operazioni, Non mancarono per autori che studiasgersi mostrare differente la sola espressione dei rispettivi valori, ma eguali tuttavia ^ elementi ed i loro multipli. " Presso gli antichi, dice Aimlfcda, il- cubito era ^ di 3 a dita, ed il miglio di 3ooo cubiti; presso i mo" derni invece il cubito di dita, eA il h%igHp? d " 4ooo cubiti. Ma comunque Voi iaterpehiate ^osifite " misure, avrete sempre g6ooo dita nel .maglio; imper-

S U L P R M C IP IO nc.

44 '

a ciocchtHviAeado qttestasom ma per 3a, vi risulteranno " 3<oo cobiti; e por -a^, ne avrete /{ow. H parasange y < <caIcoh) dgK antichi e da' m oderni di tre m iglia; w ma tidttxHA in cu b iti , m onter 9000 de' prim i; w : ed taooo ^ s e c o n d i ; il he vati assblmtamente la
^ stesso, n ' E p w voto ^dando comAbulfeda miglia a^ooo alla idiroon%erenza ' < de}l glbo^ dcteisninando l sue misure sopra i due cubiti dello stadio di a%oooo avremp i se guenti valori:
PER CZ!

Il dito . i . * . . J H cubito di 5a d i t a ...................................... !1 miglio di 5ooo cnbt^o d 96000 dita !1 parasange d tre miglia, o di 9000 cubiti F H 'afO D B R y i.

twM rt o:f36!
o

,5 5 5 3 5 5
6 6 6 667

. !666,

0, ' 736t M e d i t o ............................................... ......... ....... . H cubito di a4 d i t a . ^ ^ . . . 0,4*6667 llm ig lio d 4ooo cubiti, o d g6oo dita . 1666, 666667 TI parasange d tre miglia, o d taooo cubiti . 5b&, wootos

E cos apparisce che i sli dubiti cambiavano di va lore, non soggiacendo alcuna delle altre misure alla pi piccola alterazione. Si appalesa inoltre che Abulfeda sotto la voce

RICERCHE vuole intendere quanti usavano de!p!ceo!odnhRo<deMo stadio di a y o o o o , m a non essersi , seguendo nion degli a n tic h i, dipartito da tpt^Ho di 3 a. T ale consuetudine tocc, giunta le apparenze^ il decimo quinto secolo, inct& vediam o Ali-tRoshgi esporre u n sistem a m etrico a quello di Abulfeda conforme (i). L a circonferenza dela te rra divisa da'm entovati autori in 36 o g fa d i, ritenendola di 2/{doo m igiia, o di 8000 parasange. I! grado, ip miglia 66 3/5 ; H parasange, in 3 miglia ; II migli , in 3 ooo Cubiti ; Il cubito, in 3 a dita; Il dito, in A grani d' orzo ; Il grano d'orzo in 6 crini della coda d' un cavallo. E d io ne deduco i valori seguenti: JME7 VMCO D F G Z 7

CRINE della coda d 'u n cavallo .. ^ GRANO d'orzo, 6 crini . D I T O , 6 grani d'orzo . . A io JeZZo <# a4oooo.

. . . ^

<o, p,

CUBITO, secondo i moderni, = a4 dita. . .. 7*fccoZo cnH(o JeM < R a4oooo.

o, 4 ' ^ 7

()) /erw magmM^ne ec. a J ca/cem o^ert^, mtc^B yuae^am e^r ^/w^to/te FAaA PerMe, pag. g3.

SUL PRINCPIO M.
C U B IT O , secondo gii antichi, c ^ 3 s dita . ;

MS
c, 555555

Grande
M IG L IO , =

A* a^oooo.

3ooo cubiti d i39 dita, o 4 ooo cubiti di ^4 d i t a . ......................................[666,666667 JMgKo to A T^oooo. 3 miglia
. . . . 5 ooo, "00000

P A R A SA N G E , =

I! pi irregolare poi de' sistemi metrici, da me cono sciuti, presso g!i Arabi quello esposto daEbn al-Ouardi ('). Eg!i cita 1 ' Almageste di Tolomeo per dime qmviportata ta circonfernza detta terra a !80000 stad}, Corri spondenti, secondo esso, a 2^000 miglia, o a 8000 pa rasange, e prosegue:
II parasange tenuto di 3 miglia ; H miglio , di 3ooo cubiti reali : Il cubito , di 3 aschbar (spitame) ; La spitama, (in arabo scAi&r, plurale aicM ar), di n dita (a): Il dito , di cinque grani d'orzo; Il grano d 'o rzo , di 6 peli di camello. Lo stadio vale (oo cubiti.

Questo sistema co! presentare alcune combinazioni tutte sue proprie, annunzia una mescolanza di eteroge nee misure, a cui uopo cercare un comune elemento, onde possano tra loro comporsi. E l'elemento richiesto sembrami il cubito dall'autore
(t) (fei M SR Ro(,t. ! , pg. 55. (9) Il sig. de Guignes traduce !a parasange ma lu , di a 4 dita, & h de' Greci. per

4M

RICERCHE

nomato rea/e, e supposto, contro l'uso comune, di tre spitame, del quale non abbiamo altrove notzia. Di fatto osservando
Che dopo aver parlato dello stadio di 180000, gli d 4oo cobiti, valore del piccolo cubito di quello stdio, corrispondente a . . m. 3 Che dopo citato il miglio di 34000, (a quello itinerario di 3 ooo cubiti , gran cubito dello stadio di 340000 ; corrispondente in simil gtsa a 3 ." Che compone il suo cubito reale di tre <McA, 0 di 36 dita , e che queste dello Stadio di 370000 corrispondono altres a .

o,

55555S

0,

555555

o,

555555

giudicheremo con certezza essere il cubito distinto dalr aatore con epiteto particolare , benissimo adatto alle tre combinazioni, ed un mezzo semplice onde compa rare tra loro i tre differenti sistemi. Credo pertanto prevala-mene per dedurre i seguenti valori, ed applicarli alle misure indicate da Ebn al-Ouardi.

P E L O di camello. . G R A N O d' orzo, =3 6 peli D IT O , = 5 grani d' orzo Dito

. . . di camello. . . ^ ayoooo.

oo5n / ^
o o 3 o 86

o, ot543a
o,

S C H IB R , o spitama, ta dita

!8St85

SUL PRINCIPIO M.
CU BITO reale, = Cu&<7o S spitame . . . .

443!
o, 535SM

! a4 ^ a ^ H b j(o^to A 8oooo; ! 5a .s&M&a ^ ayoooo; ( 56 <Ma Jt ayoooo.

S T A D IO , = 4oo c u b i t i ...................................... aaa, a M A aJto 180000 al/a ctrcoM/neHza ierre^w. M IG U O , = 5ooo cubiti reali . . . . JTfigAo J to *&K% / (K a4oooo, o A 7 ^ 180000. P A R A SA N G E , c= 5 miglia Fhrajawge 5o . . . . <K a4oooo. t666, 666667

5ooo, ooooo

.MSTFAM 3fFyj!7C7 DFGZ7 7A D 7^ 7.


In una vasta regione come l'in dia, facile supporre variet di misure itinerarie a norma de'tempi e de'po poli dominatori deHe sne differenti parti. Mi limiter a parlare deHe soie pi generati. Quelle trovatevi da G reci, ed introdotte all' epoca delie conquiste di Alessandro, erano espresse in istadj di /{ooooo alla perifera terrestre (t). E con questo mo dulo ne furono tramandate dagl' istorici le marchie del Conquistatore macedone, della Rotta sotto gli ordini di N earco, e di quelle di Seleuco Nicatore; usando pure di esso Megastene e Deimaco inviarono ai Greci le prime descrizioni dell'india, e delle sue generali misure. Lo stadio medesimo nel sesto secolo dell'era cristiana
(') V . le mie AscAercAM, t. m , p. *73-!78.

M6

RICERCHE

serv a! Brachmani per determinare, col divano forse d'un grado, !a vera distanza longitudinale del meridiano di Tanaserim a quello di Cadice ^ 6 di esso troviamo anche in oggi fatta menzione ne' loro lib ri, leggendovi che la lunghezza e la larghezza della terra di %ooooo coss (i). Nulla vieta il supporre adoperata nell'india quest'an tica misura sin da quando le conquiste de'Maomettani assoggettar onla a nuove leggi e costumanze. In allora trasportatevi le misure persiane, babilonesi, sire ed egi zie, furono tutte successivamente sostituite a quelle pro prie della nazione. Credo riconoscere negli di Akbar i vestigj de'primi tentativi fatti per amalgamare le misure indiane colle arabe, l dove narrasi che gli astronomi indiani danno alla circonferenza del globo
5 o5g jowjans, 3 coss e ! t 54 duads (3);

e al grado terrestre,
t 4 )OW)uns, 436 dtmds , 3 dusts e 4 pollict. (t) p. :38 V . te mie AecAercAM, t t n , p. 274 - 376 - Code /oM CentOMf, p. 7. (3) Ayeen A kbery, t. n , p. 346. Scrivo i nomi di tali misure come riportatisi neHa traduzione inglese deU'Ayeeh Akbery; ma furonvi s (attamente alterati che mi reputo in dovere d qui ri peterli con la loro vera ortografa sanscrita; Dust, /egg-t . . Hasta ; Crouh ( coss ) , %eggt . . Krocha. D u n d ,.............Danda ; J o w ju n ........................ ... Yodjana.

SUL PRIN CIPIO se.

I rispettivi ^ao^i di talim ihire 8 grani d'orzo . al pollici . . ^ . ^ . . .

sono: = pclMce; = ! dust, o cubito {


dund; t creuh, o coss j !.jowjun.

1 d u s t s ...................................... = ! aooo d u c d s ................................................ 4 coss . . . . ......... =

Onde averne poi i reali valsenti dovrem cercare quale esser possa il ragguaglio di taluna di loro con altra ana loga misura, presa in qualunque degli antichi sistemi taetrci per me esposti; e parmi il dust, 0 il cubito, ido neo a servire di comune modulo. Ora giusta le precedenti proporzioni,
5 o5g jowjuns,
< . . . a coss............................................ = t ] 5 l dunds, . . . . = = :6:888ooo cubiti; ! 6ooo ; 46<6;

Circonferenza della terra, . . = )6!go86t6 cubiti; e questa somma divisa per 56o d per ogni grado, cubiti 449746 2 %5 .

Nel particolare computo del grado,


n4 {owjuns, . . . . . . . . . . . . . . . . . =a to^Saooo pllici ; ?? 4 *856 ; = 48 ; = 4-

436 dundsi, .
a dusts, , 4 pollici , .

Totale . = !0793908 pollici, i quaS , divsi per 2 4 , danno similmente cubiti M9746 t/6 ptr ght ^ado^

US

RICERCHE

Che se dividiamo i miriametri n ^ <M a(mpti*to valore de! grado terrestre per 449746, avremo la lun ghezza deldust, o dei cubito, <= /M . o, e delle altre misure indicate, come segue :

37S 7 % tL 4 ^ E y 7?JCO
p o ro r,4 M o y B M * ar^OM BTr^JVf.

me^rt
GRANO d 'o rto , = . . . . . . P O L L IC E , == 8 grani d' tvo . . . . D U S T , o cubito , = a 4 poUici . . . . D U N D , = 4 dusts . . . . . . C O S S , o crouh , = aooo dunds. . . . Co^ ^ un ^ ^ migKo araAo & * 5 6 y% a^gra<&). o, <naSy o, 010394 o, ^4753 0,9882** 4^349*

JOWJTJN, = 4 coss . . . . . . ygo5 , 693965 CoZ ^ a r / o ^ mefrt 4 y 2 , iZ paraM^ge t% t4 t# 56 t/4 a/ gra&).

Questo Prospetto coi dare un coss di !gy6 m e tri, eguale, salvo la dif&renza di quasi un metro ,. a] miglio arabo di 56 !/% a! grado, mostrane la derivazione nel l'india dai Maomettani, e che gli astronomi incaricaci di adattarlo al sistema metrico degli Indiani, senza urtare di troppo le loro consuetudini, aveanne combinate le suddivisioni per guisa da renderle possibilmente corri spondenti ad alcuna di quelle dello stadio di 4ooooo , di cui da remotissimi tempi valevansi que' popoli. JRiuscironvi di (atto sostituendo al cubito nero Al-M<u^oun

SUL PRINCPIO ec.

449

quello dello stadio di ^ooooo minorato d'un'ottantesimaquarta parte, quantit quasi impercettibile negli or dinar) usi della vita. Havvi dunque tutta la verisimilitudine che il coss di preferenza adoperato generalmente nell' India correndo il flecimoterzo e decimoquarto secolo, epoca dell'arrivo de' Maomettani, fosse d' un' ottantesimaquarta parte maggiore che non il miglio di 56 !/% al grado ; fosse , d ico , di 55 % ) , o di aooo metri, e che le precedenti misure, ordinate secondo questo modulo, avesacro i valsenti qui sotto: Jtf& T A fC O D F G A f JVFZ X 777 ^ F C O Z O ,

me/ri
GRANO d! orzo . . . . . . Pollice , = 8 grani d' orzo . . . . 7)<o ^ a A o ^ 4ooooo. D U ST, o cubito , = Picco/o o,

34 pollici

3&M &0

4O O O O O .
oooooo

DUND , =3 1 d u s t ...................................... Org/a <% eM ? A 4ooooo. COSS , o crouh, = 2ooo dunds Doppio mig/io jtadio tft 4 ooooo. JOWJUN , = 4 coss . . . . . . Doppio parasange & 4 m/gii'a, o 4 ooooo.

2000)
8o00y

oooooo

OOOOOO

4o

39

45o

RICERCHE

Il regno d'Akbar, verso la met del declmosesto se colo , s rese celebre nell' India pe' cambiamenti fatti nella divisione delle provincie del suo imperio, ed in ogni altro ramo di amministrazione. Egli mut per sino le misure itinerarie , ed il suo coss adoperasi tuttavia io alcune parti del Penj-ab. Il capitano Kirkpatrick ha ri conosciuto questo coss di pressoch 3 1 al grado (i), ed il maggior Rennell, nelle sue Carte, lo vuole di 3 ! !/%, e cos corrisponderebbe a m. 3555, 355. Akbar (2) ordin parimente che fosse diviso in
5 ooo alaiy guz;
4oo bambous, ognuno di guz ta t/a ; too tenabs, ciascuno d 5o guz.

Le quali misure devonsi valutare nel seguente modo : M E T A /C O D F G Z / ^T^BJTHTO


ALAIY cu O ' z , = tooo del coss BAM BOU, = guz ta o JV. to doppy y(ad/o di aa 5ooo. TENAB, = .

yfXB^B.
metri . . . o, 7* m * 8, 888889

di coss .

di a4 d t^ deMo di .

5o guz, o 4 bambous, o
c o s s ......................................

35, 355555

deMo stadio dt aajooo. (t) t. : t , ed il (a) Rennel. .DMcrtpt. e( g^ogrc^A. de f/nd<Mfaw , p. 68. Carta delle regioni situate tra la sorgente del Gange mare Caspio. Ayeen Akbery, t. tt, pag. 186.

SUL PRINCPIO Bc.


CO SS, =

45t

3t al g r a d o ...................................... 3555, 35555$ Doppio migfio < % e//o ^a^io A aa5 ooo.

Quest! due ultimi sistemi dimostrano che gl' Indiani all' abbandonato uso dello stadio sostituirono ii doppio miglio itinerario, come altri popoli valevansi del diaulo, o del doppio stadio. Ed avvegnach i successori di Akbar non conservassero in tutto il loro dominio il coss da lui prescritto, i seguenti esempi comprovano che 6no in oggi si prosegue a comporlo di due migha itinerarie, o del doppio miglio di alcuno de'sistemi compresi nella mia Tavola generale. Il maggior Aennell (t) dice di avere riconosciuto so pra i luoghi, colla scorta di molti esempi, che i coss adoperati nel M alwa, nel Carnate, e nell'Indostan erano gli uni di 35 al grado, gli altri di 3y !/ z, ed al cuni di ^o in
Il coss di 55 al grado corrisponde a . tn. 5 )^4, 6o3*74;

Doppio migiio preci.M M H eH (e < % ei/o g(a<#o A 3a5ooo.


Il coss di Carnate di 5 y t/i al grado, vate . 3963, 962963.

Doppio mig/io (te/io ^aJio (fi 370000. L'incertezza in cui rimaniamo tuttavia riguardo al reale valore del coss dell' Indostan, calcolato di < % o in (') Dejerfp^. Ai^ori^. pag. 330. g^ograpAiyue ^ t. ! ,

453

RICERCHE

/% a gradi, acconsente d procurargli un valore che lo collochi nella stessa categoria degli antedetti.
Determinando qnesto coss di 4 ' 3/3 a! grado, sar d i ............................................... . m. 2666,667 -D o/7^H O migM) A' 5ooooo.

Un coss stabilito da Sbah Jehan (t), ed usato ancora nell'alto Penj-ab, calcolato dal capitano Kirkpatrick di 3 9 e nelle Carte di Rennell di 29 % al grado: il perch sarebbe quasi di 3^3% metri.
Suppostavi leggiera alterazione, e portandolo a 3 o per grado, corrisponder a . . . m. 3 yo3, 7 4-

m/g/io

2)6000.

Le misure pertanto itinerarie degli Indiani, quelle almeno meglio conosciute, poggian sopra le medesime basi regolatrici dei sistemi metrici di tutta l'antichit. Non avviene per lo stesso riguardo alle chinesi e giaponesi, avvegnach pur desse in varie epoche andas sero soggette a cambiamenti. I PP. Martini (2) e Noe! (3) narrano che la misura itineraria, il Zi, pi generalmente adottata nella China, comprendevasi 90000 volte nella circonferenza terrestre, e 25o ne! grado.
(t) Rennell, t- H, pag. 67, 68. (2) JVbvm tS&M /M y ; prae/(-, pag. 16 , t7(3) O^erca&'oMay mafAe/waf. ef i/t f/MAa et CAw a yc^ae, pag. )o 4-

SUL PRIN CIPIO se.

453

La lunghezza dei A era dunque di m. 444) e rappresenterebbe , giusta la mia Tavola generale , o il diaulo dello stadio di ! 80000, o tre stadj di ayoooo. d'uopo quindi cercare ne'suoi elementi a quale degli antedetti moduli debbasi riferire^ e vedremo essere l ' ultimo. Le divisioni ed i multipli del R dati dal P. Martini riduconsi alle segmenti misure, a cui aggiungo i loro valsenti.

4ARTATCO n P CZMJVES/,
S O P JM M L D I QOOOO

Z i, 0 grano di m ig lio ...................................... F E N , = to K . THSUN, 0 dito <o fen Gran sfatto tK ayoooo. T C H H I, 0 cubito, = * ! o thsun . P O U , 0 passo, = 6 tchhi . . JPaMO doppio TC H A N G , 0 pertica, = to tchhi L i , = 36o pou . . JV. 3 ^^aj/ 4% ayoooo. POU, = io H . . . Parasange tH 3o 8 p u , 0 80 H . . . & ayoooo. . . ayoooo.

0 ^ 000206 0, oo3o58 0, 020576 0, 2o5y6t

234568
a, o$?6!3

. 4444, 444444

TH SAN , =

35555, *555555o

JV. a4o s^ac^, o 8 parasange


ayoooo.

Questo metrico sistema pare introdotto nella China

454

RICERCH E

dal!' imperatore Wou-wang detta dinastia d e'T ch eo u , it quale incominci a regnare 1' anno t 1 23 avanti 1' era cristiana, e mor net <! 15. Prima di lui te misure chinesi erano maggiori d'un quarto, il perch in appresso occorrevano ! a 5 A nuovi a rappresentarne ! 00 degli antichi (1). La differenza poi delle loro lunghezze, essendo come 4 a 5, fa pruova che il A adoperato prima di Wou-wang corrispondeva a m. 555, 355^ ed era contenuto 72000 volte nel perimetro terrestre, o 200 nel grado. Tale antica itineraria misura prosegue ancora a co noscersi netla China ed in alcune limitrofe regioni, av vegnach il A di a 5o a! grado siavi di pi comune uso. Nella narrazione d 'u n viaggio fatto net ! 7 ! a da un principe del Mogol, da Pechino sino aTobolskle distanze date in A calcolansi dal P. Gaubil (a) di ! o A per ogni lega di ao al grado, voglio dire in A di aoo al grado : mentre che lo stesso autore, pubblicando il giornale de' mandarini chinesi stati a Lassa (3), ne previene es sere quivi i A computati di a 5o al grado dell' equatore.
(t) Il P. No!( pag. !o 5 ) dice al contrario, che too HnMM&rwt coruMpowtfom; a < a5 awlicAt, e cita in prova i gran D i zionario TTcAiny, tMM (AoMWg: ma erra. Il sig. A bd -R 6n u sat, professore di lingua chinese nel collegio reale di Francia, avendo esaminato, a mia istanza , le due edizioni del prelato Dizionario esistenti nella biblioteca del R e , ha scoperto che to B antichi valgono t s 5 de'moderni: ecco le parole del testo - Abu-tcAe, /?e H A/n pe tu/ cAi ow 1 1 . Traduzione alla lettera : cen/Hfn R HKwc renfum C. (a) O&MrcafMM ec., t. r, pag. ] 5 o - t 6 5 ; t. ! t ,

paR- 77(3) I d . , t. t, pag. t4a

SUL PRIN CIPIO se.

455

O tr e ci ; attorch^ !' imperatore Khang-hi impse ai Gesuiti, net principio del!' uitimo secolo, di formare !a Carta detta China , volte che tutte te distanze fosservi computate in A di soo al grado, che ogni A corrispon desse a ! 80 tese o canne, ed ogni canna a dieci dei piedi adoperati per le fabbriche ed altre opere det Pa lazzo. Col mezzo di tati notizie avute dal P. Regis ( t ) , troviamo a queste misure applicabili i valori seguenti r &r<ST'FM^ M E fA T C O sr^BIHTO .SOFM I t L C7BCOJVFEAE2 VZ^
PIEDE del Palazzo P A S SO , = 6 piedi Orgia . . . . . . .

yooo CtOBO.
. . . . o, 3o86% 3 t, 85t 85a

3 ! 6000.
. . 316000. . 4R 316000.

C A N N A , to piedi . CaZamo ZJ, =

3, 086439 555, 353355

t8o canne, o 300 passi, o )8po piedi A . 3 oZwpict, o < & ' 316000.

Il P. Gaubit (3) racconta che verso T anno y a i dett'era cristiana, un astronomo per nome Y-hang fece
(<) Nota inserita dal P. du Halde nella prelazione della sua descrizione della China, pag. 43 e seg. - V anche MfuKMre < ?e f^ /ro n o m ie cAino/ye, del prelato autore, pag. yy; e le sue os servazioni ec , pag. !%3. (3) cA<w<M.te, pag. yy.

436

RICERCHE

eseguire alcune osservazioni in mq)te citt della China, della Cochinchina , del Touch in , ec., e che dopo aver Misurate le loro distanze conchiudesse 35 ! R e 80 passi corrispondere , sopra la terra, ad un grado di latitu dine. Questo commuto acquister maggior fede col rammen tare che i Chioesi dividev&no e dividon tuttora il circolo ia parti 365 '/%. E quindi tale grado con quello di 36o nella proporzione di t44o a ! 461; ed il suo valore, comparato a quello del nostM grado medio di m. :tn !!, verr ridotto a m. io g 5 t 4, 3' 48S. Oltre di che all' epoca di Y-hang il tessen d o di 36o passi, i^uoi 35 f 0 ed 80 passi rappresentano ! 26440 degli ultimi ; diviso dunque per cotal numero il valore del grado chinese, si otterr quello del passo eguale a m. o, 866:3^ ^ ntoltiplicato per 36o d il /i stabilito per Y-hang composto di m. 3 ! !, 808^0, Se brami ora conoscere il merito e l ' Autenticit della^ sua operazione, mestieri divida lamm ontare del grado medio pe' 126440 passi da lui assegnati a quello Mnese : il valore cos del passo nel grad medio corrisponder a m o, 878763 ^^ numero molti plicato per 36o, former un /i di M . 3 t 6, 35558< ^ ferente d'un metro dal diaulo dello stadio di a 5 aooo(t). Tali approssimazioni non potrebbero forse indicare che Y-hang, conoscendo quest'antica misura egizia, abbia cercato appropriarsela, adattandola al grado chi nese con un' operazione inversa quella da me ora esposta ? '
(') V. !a Tavola gen., coL ix ,
3.

SUL PRINCIPIO ec.

45?

I Giaponesi hanno accolto H A moderno della China d 90000 alla circonferenza deHa terra (t), o di m. 444? 444. Koempfcr con altri viaggiatori avevano prima d' ora osservato i! miglio itinerario nel Giapone com porsi d a 5 al grado. Yale esso dunque m. 4444? come il parasange di 3o stadj di 270000, ed il pu de' Chnesi eguale a dieci de' H precedenti. N solo i popoli de!P Asia hanno saputo conservare, ad onta de' secoli e delle rivoluzioni, nella loro inte grit alcuni de' tipi originali, attinti ab antico dalla sor gente comune a tutte le altre misure; Rivolgendoci parimenti alle moderne nazioni d'EuMpa^ troveremo:
In Novergia, la lega di to al grado, o di Parasange A 60 <& 216000 (a). a? gra^ o( si legga !0 ^/ta), o di ,'Pra^aMgB ^ 60 A* aa 5ooo. . . m. t t t t t , m

In Isvezia, la lega a/yua/:to Maggiore ^i to 2/5


.

t666, 667

In Polonia ed in Lituania, la lega comune di ao al grado, o d i . . . . . . Parasange 5o ^ta^ & a 16000. In Prussia, in Baviera, in Sassonia, in Slesia, in Svevia, . nella Scania, la lega di t 5 al gra do, o d i . . , . . . .

5555,555

7407, 47

(t) Hist. du Japon, t. t t , lib. v , c. 7 , p. t 64 W a Kan tsan tsai tsou y e , t. tt, p. 1 ; cio, Descrizione /!g^ra^a Je/i't/wiperso ('JeZ cieZo, <^e^a icrra e ^eH'womo^. questa una Enci clopedia in to 5 volumi, oltre le tavole ed un volume d'intro duzione. (a) V . Tlraiic' iftWratrM jy^ w i^ ie.

158
P<W M A!MgB lo

RICERCHE di 3! 6000. t/3 al . w . 8888, 88 . 3333, 223

In AHemagna, la lega germanica d !3 grado, o di . . . . . Parasange A 60 siad/ di ayoooo.

NeT Piemonte, 3 miglio di 5 o al grado, o di Mrg&'o A* to d i !80000.

Nel Milanese e negli Stati veneti, il miglio di 66 in 67 al grado (leggi 66 3/ 5 ), o di . . .PfigKo & to di 340000. Nella Spagna, la lega comune di ty 1/3 al grado, o di 1 miglia, o di . . . . . Parasange & 1 ntigKa, o di l o s^ad/ di 353000. Altra lega di 5 miglia, o di . . . . Parasange di ^re wig/ia, o di 5o s^a^ di 353000.

<666, 667

63 lg ,

Iy 6 t, 99$

Il miglio comune, il quarto della lega, di :y t/3 al grado, o d i ............................................... ' 58y, 3oa 7Mig/io d i io s(ad/ di 353000. In Francia, la lega comune di 35 al grado, o d i ParnMawge di 5o s ia ^ di 370000. La lega marina di 30 al grado, o di Parasange d i 3o s&a%f d i 3! 6000. . .

1111) 444 5555, 355

Il miglio marino, o il miglio geograSco di 60 al grado, o di .........................................................t 85 t, 85z Jtfigiio d i to s&K%f oiiw pici, o di 3)6000.

Sarebbe facile il moltiplicare cosiOatti esempi ; ma credo aver riunito nelle mie due Memorie testimonian ze in copia maggiore di quanto occorra a dimostrare che le basi di tutti i sistemi metrici lineari presso ! G reci, i Romani, i Germani, i Galli, gli Armeni, i Si

SUL PRINCPIO Ec.

45g

rii, g! Ebrei, Egizj, Arabi, Persiani, Indiani, Chinesi, e Giaponesi, si ricongiungono alla misura deHa terra, ad un solo e primo tipo in varie guise modificato, ma sempre esattamente conservato nelle sofferte vicende. Questa unit di modulo pu di per s spiegare il lega m e, ed i costanti rapporti che offrono !e diverse anti che misure, allorch cerchiamo compararle e combinare tra loro. E col ravvicinarle tutte, lo sviluppo d'una semplicissima teoria mi ha condotto a risultamenti con fermati ad un tempo dalle osservazioni astronomiche, dai monumenti per anche superstiti; da moltiplici appBcazioni delle antiche itinerarie misure, dal loro uso in fine continuato sino a'tempi nostri presso i differenti popoli delle vaste regioni comprese tra' confini occi dentali d'Europa e le orientali estremit dell' Asia.

APPENDICE
A LLA PRECEDENTE MEMORIA.

D opo impressione della mia Memoria mi sono stati riferiti parecchi dnbbj sopra uno de'mezzi posti in opera nel dimostrare che le misure itinerarie e quelle comuni popoli de!!' antichit, presentavano costantemente gloune parti aliquote della circonferenza terrestre, e che tutte ricongiungevansi ad una sola ed eguale determina zione della sua lunghezza. , Il mezzo contrastatomi la divisione del circolo in 3oo gradi, non espressa , a mente altrui, chiaramente in alcun luogo. Erami dato a credere che in argomento di erudizione, per mancanza di qualche scorta presso gli antichi, e di qualche notizia che possa condurre ad una traspirata scoperta, fosse lecito aver ricorso ad al tro mezzo plausibile onde supplire il silenzio degli au tori ; ed atiorch propostolo, pienamente somiglia quelli ammessi senza eccezione, non veggo motivo da meri tare un riSuto. I nostri astronomi e geografi compassano il circolo in 36o ed in %oo gradi ; e ci basta a togliere ogni dub bio che le due divisioni sieno gi state adoperate dagli antichi: e perch non avrebbero questi potuto imaginarne delle altre colla scorta di alcune costumanze, o ben an che di sole particolari idee?

APPENDICE.

46*

Tolomeo nel suo Almagesto (:) divide il circolo in 36o ed in yao parti; e dalla cura che prende spessis simo di esprimere i risultamenti delle sue combinazioni in entrambe le antedette maniere , non ne d manife sto indizio come a tempi suoi tutte e due usassers!, senza che l'un a o l'altra fosse generalmente adottata? Gl! astronomi alessandrini di fatto, sino verso quel1' epoca, avvano conservato 1' antico abito di compas sare arbitrariamente il crcolo in parti maggiori o minori, secondo i loro particolari bisogni. Eratostene (a) davasi il vanto di aver osservato che la distanza dei due tnopici, o la doppia obliquit del l'eclittica, agguagliava gli ottanteMOH terz: della circonferenza d 'u n meridiano. Narrava (3) eziandio che la differenza in latitudine tra Siene ed Alessandria corrispondeva alla C!n<yuanteMtna parte del circolo. Possidonio (4) voleva che il parallelo d! Rodi distasse da quello di Alessandria la yuaran^oMe^t/Ma parte del circolo. Strabone (5) parla d' una divisione dell' equatore in sessanta gra&. Hannovi di pi nelle opere antiche espressioni tali da significare apertamente che appo loro la divisione del cir colo variava a beneplacito degli astronomi e de'geometri.
(') Lib. i, m , t v , paM/m. (a) Ao/em., -/MmagMi., Hb. t, c. a. (3) lib. i , c. !0, pag. 55. ({) pag. 5 t. (5) Lib. t. .

463

APPENDICE.

Credo pertanto non essermi dilungato dalie regole della grandissima probabilit col ritenere di antica data le tre divisioni del circolo in gradi %oo, 36o e 3oo. Se tuttavia sembrasse ancora ardita cosiffatta opinione, po trei abbandonare l ' ultima delle esposte digradazioni, e con semplice ed uniforme mezzo estrarre tutti gli stad) dalle sole prime dne. Espongo il come : Ho detto che valutando di %oo miriametri la circon ferenza del globo, il grado , giusta la divisione di %oo, addiveniva di i ooooo m etri, e la decima parte del mi nuto Centesimale, o la millesima dell' antedetto grado , dava loo metri al valore dello stadio di ^ooooo. Goll'aggugnere al predato valsente un terzo si avranno m. i 33, 333, stadio di 3ooooo. D' un altro terzo anmentando il primo numero tro veremo m. !yy, 773, o lo stadio di 925ooo. Dicasi lo stesso relativamente al grado di 36o, il cui valore essendo di m. ! ! m !, la sua millesima parte corrisponder a m. t u , , che appunto lo stadio di 36oooo. Accresciutolo poi d' un terzo avremo m. t^8, *48, o lo stadio di 270000. Ho di gi mostrato come ii cambiamento del minuto centesimale de'precedenti due gradi in altro sessagesi male aveva prodotto nuovi stadj, i quali, in vece della millesima parte del grado terrestre, ne agguagliarono la secentesima. Allora la secentesima parte del grado di <$oo, o dei ! ooooo metri in esso compresi, avr prodotto uno sta dio di m. t66, 667 ^quello cio di 2^0000.

APPENDICE.

463

Che se anche questo facciasi per un terzo maggiore, rappresenter m. 322, o lo stadio di 180000. La secentesima parte finalmente dei grado di ti ecensessanta , o di tw. : n m , , ha composto lo stadio di m. ) 85, ' 83, o di a t 6000; e mancan prove onde ar guire che gli antichi cercassero di accrescerlo. Si domander per certo il motivo che pu avere in dotto popoli cos digerenti a seguire con tanta regola rit uno stesso metodo nell' aumentare, sempre del ter zo , le misure state loro trasmesse. Io son di parere do versi la ragione di ci rintracciare n^lla scelta fatta tra li tipi elementari gi conosciuti, di quello i cui mul* tipli dovevano quindi comporre tutte le loro nuove mi sure. 7/ , dice Giuliano ascalonita , /a prng (feJ/e MHM*re, come fu m a :/ p r n o Je' nuoter (1). Os servo per adoperate e conosciute dagli antichi due specie di dito, il sewp/ice 0 ordinario, ed il granJe, o il poM ce, d'un terzo maggiore del primo (2). Ammette vano similmente due cubiti, il comune di a% dita, ed il grande di a% pollici, o di 3 a dita p u r egli in conse guenza maggiore del primo d'un terzo. Questa proporzione non differendo da quella che da gli stad) di ^ooooo, di ayoooo, di 360000, produce gli altri di 3ooooo, di !80000, di ayoooo, e dallo stadio di 3ooooo il pi volte ripetuto di aa 5o o o , mostra ori ginati gli ultimi quattro nuovi stadj dall'aver sostituito (') Harwtewo/m V., Hb. H, tit. 4(a) Dioscorid., !ib. tv, c. 89 - PHn. !!b. xv, c. 26; H b. rncvn, c. 49-

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APPENDICE,

egua! numero di pof&c: o di granA Jifa ai numero delle J/fa jempA'ci e regolatrici di tutte ie misure componenti i quattro pi antichi. Due esempi varranno a giustiBcare quest' asserzione. Nella mia Tavola generate il dito duodecimale, o il iMo ^emp&'ce , detto stadio di /{ooooo, coirisponde a m. o, o io ^ iy , e 9600 di tali dita danno allo stadio me desimo ! 00 metri. Preso ora Mg r a n a to , opoM ce, dell'antedetto stadio, eguale a m. o, *"3889 ^ ^ moltiplicatolo 9600 volte , ne risulteranno w. : 33, 333, o lo stadio di 3ooooo, per un terzo maggiore di quello di /{ooooo. Volendo adoperare i cubiti, vedremo che ^ a Mtwp/tct formano il CH&:o comune di m. o, . g ^00 Jg questi, lo stadio di !00 metri; non altrimenti che 2^ granJt Jifa danno il gran CM&o di nt. o, 333, le quali moltiplicate per/{oo, producono egualmente im . ! 33,333 dello stadio di 3ooooo ; e tanto dicasi pure degli altri. Dopo tali osservazioni potremmo forse classiScare i varj stadj diversamente da quanto ho fatto nella prima parte della mia Megioria. Ma senza indurre con ci cambiamento alcuno nel valore delle misure quivi de terminate, si giugnerebbe soltanto a mostrare sotto un poco diverso aspetto la loro comune provegnenza da un. solo modulo primitivo; e queste nuove combinazioni degli elementi che aveva da prima adoperati, sembratami con fermare ancor pi le conseguenze in allora dedotte.
FINE.

DESCRIZIONE
D ELLA T O M E D E' V E N T f (i).

C o s ne parla Vitruvio (?) : "G iu sta alcuni autori: o venti sono quaMrO) Solano, Austro, Favonio e Setw tntrine, ma chi osservoHi eoa pi accuratezza Tib ^ addoppi il numero, ed in iipezie Andronico Cirre^ ste, M quate eresise in Atene una marmorea Torre di n Bgura ottangolare coll' imagine* ad ogni &ce!a d i que! M vento che soleva spirarle di contro}. Ohr^ d che so-' H p rai! costei tetto piramidale coHc. un tritone di ^ brnzo eon verga in mano ^congegnandone sifR^tta^ mente l' rtipcio da renderlo* mbile e sempre volto l dove il Tento sfBava, indicandolo colia verga )! stessa. * L'architetto romano prese quindi a dietwbnire i quat tro npovi venti scoperti da Andronico t r a c im i gi menzionati, ponendo -Earo tra ed ^(/r!co tra ^Mjtro e ; Canrb t^a iFwonito e
(<) questa la d^serkiona fattane dal sig. le Roi a^ la Opera - Z e j <^es p/us moHKmen/s Je Grcce ( Pa rigi ty 58 ), a sui si sona aggiunte altre notizia cavata daU'iniigoe aatore iagase d elleo/* ^ A e w ac. (a) Lib. t.

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.SeMenfnone ; ed tfa e <$u/ano. Vuole altres maggiore il loro numero, distinguendone ventiquattro, in conformit del romano compasso, dat torno all'orizznte, i quli prtronsi col tempo avvenire a trentadue. Ma sebbene Vitruvio ed i moderni viaggia tori passino con silenzio che gli stessi Greci partissero alla foggia de'Romani il loro JcAema (<), pure ove que sti ultimi si considerino debitori ai primi d'ogni loro sapere, e prendasi ad esame la costruzione di tple diUzio. tutto ne induce a credere i! numero <li venti quattro venti comune ad ambe le nasoni. Imperciocch il comignolo della Torre componevasi di ventiquattro eguali pezzi di abarmo? tgUati a guisa di altrettante pi ramidali facce trian goiari,le cui basi poggiavano sul della iabbrica, e gli apici riuniti in un punto for mavano l parte pi elevata, ma non pertaato molte bassa, dal coperto. Nell' esaminare or dunque tal ma niera, di laxorb cominciai a ritenere fondata la congettura che il greco architetto, combinandone leparti con som mo genio -ed arte., non. aveste inavvertitamente posta quel numero di pietre, e, ricordatomi delle ventiquattro parti <dhl romano campasse, non volessero forse inferire ventiquattro venti in Roma conoscinti. Fattomi perci pi diligente a ricercare la superScie della Torre, con* yaMoasi vie piJa mia opinione vedendo che oltre di essere rappresentati in grande sul fregio gli otto venti principali, eranvi pure accennati insieme ad essi gli altri (:) L* voe qui sinonimo di espressione certamente pi chiara, mp disadatta all'aopo, essemdope la 'W * Vetizione molto posteriore ai tempi di cui parliamo.

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sedici con vent^uattro teste in rilievo, che in nomer di tr e , ad eguali distanze, per ogni iato adornano ii cornicione, corrispondendo a penneiio alle commessure delle mentovate ventiquattro pietre (t). Questo ediSzio non pure indicava i venti, ma^ Serviva ad un tempo di orologio alla citt cogli otto quadranti rappresentati dalle linee tagliate sopra ogni atta faccia, ed era il gnomone di ciascheduno infsso nei ponto del cngiangimento d'raggi. Col lo r o mezzo poi, insiemeineate presi, conoscevansi tutte le ore de! giorno, seb bene da soli ne segnassero piccolo numero, ed avveniva eziandio lo stesso riguardo ai solstixj ed equinozj, savo che non aveavi ^cuna differenza tra* pi e meno lun ghi giorni per esservi tutti computati di dodici ore. Andronico per ultimo non pago di aver dato virili for me ai venti, volle di pi che ognuno allegoricamente significasse i beni o i mali di cui era apportatore alla citt di Atene. A tal uopo Il Boreas( Tramontana) per essere freddo, violento, procelloso in que* mari, e romoreggiante, a motivo probabilmente degli antri e scogli che valica, lo vedrai sotto forma di barbuto vecchio rimirante chi ii mira, calzato, molto coperto, e con una marina conca in mano. Sopra la tunica, o ii chiuso abito che discendegli alle ginocchia, veste una specie di cotta con maniche lunghe sino ai polsi, ed avvolge al suo brc cio sinistro un mantello. De' quali abbigliamenti il (') . . . . AwmRat HdmertM. H trad.

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p rim o forse ^ ; il secondo l cAtrei%o&!; ed . t temo , ! a c/aw%^ degli Ateniesi. Il JSLaikias, o Caeefas^ Gpeeo nmvolpso, umido, fred do , e largo versatore di n e re , grandine e pcoceUe, w i;appresentato pur eg lid i austera attempata sem bianza , Assai coperto, e con un brocchiere tra la waoi^ da evi sembra precipitare nna tempesta di grw 4 i#^ L'Apeliotes ( Levante ), apportatore dim oderata^ lenta pioggia e grande acttieo dalla vegetMiene, ottenne giovanile 6gura di g in liyo ed avvenente volto con ondeggiante chioma. LesuejB)tani sostengono Un ghei rone del mantello con entro ogni maniera di frutti, favi.;di.miele, ed alcune spighe di grano. Dervish-MuStuf parlando di esso lo dice ^ t?enfo cAe cowcgf//a /e J/z/om t{* A o ^Tiecca. L ' Euros ( Scirocco ) , per cui il bel cielo d'Atene in gombrato da nubi che sciolgonsi quindi in abbondante pioggia , apparisce grave di anni, di tetro aspetto, e pi'che ogni altro avviluppato nel suo mantello, sotto cui ppr nasconde il destro braccio. J1 Notos ( Ostro ) volle espressa la sua dolcezza ed umi dit coll' allegoria d' un giovine che versa acqua da mia giara postagli nelle mani. Il Libs ( Libeccio ), che sofEa a sghembo sulle acque del golfo Saronico, e con tutta sua forza nella spiaggia di mezzo all'istmo di Corinto ed al promontorio Sunio, ritto al Pireo, fu scolpito con robuste virili mem bra e con l'aplustro (t) d'un navilio tra le mani che (') L'aplastw, o aphlastoa che dir vogliamo, rammentato

46g direbbesi volerlo spignere a s i di contro ^ mentre non sapremmo d leggieri determinare se per ci abbia d intendersi la facilit con cui le navi in virt di questo vento entrano nel P ireo, o il loro sterminio lungo la proda dell' A ttica, divenendo quivi funestissimo ai nocchieri. . I! Zefiro (Ponente)unisce giocondo aspetto alle giova nili sue membra in atto di volitare con somma piace volezza e leggiadria. N con miglior garbo simboleg giar poteva non le dirotte sue piogge estive, ma le rugiadose e miti della primavera, il tepore che spande nell' atmosfera, ed i vantaggi che arreca alla vegeta zione. questa poi T unica delle otto figure affatto ignuda, toltone il mantello con entro mille Sori. Lo Schiron ( Maestro ) Bnalmente ti si presenta con aria
da parecchi antichi scrittori, ed espresso in molte vecchie scul ture e pitture; dai primi conosciamo altres aver egli occupato generalmente la sommit della poppa d'un navilio, ma l suo uso non sembra con molta chiarezza descritto. Erodoto nel lib. vnt narra * che i Greci tornati da Salamina ( dopo aver sofferti dalle procelle immensi danni, senza cessarne le molestie per tutta la navigazione lunghesso quella costa ), appartate da prima le spoglie persiane da consacrare agl' Iddii, divisero tra s il di pi. Delia parte inoltre inviata ai delfico Apollo formossi una statua alta dodici piedi ed avente in mano la prora d'un navilio w. Potremmo dunque con qualche verisimiglianza dubitare non fossero le offerte al Dio i rostri di rame e gli aplustri deHe conquassate navi per siane , ed il simulacro fattone non rappresentasse il arte&ce di tante sciagure nel)a disgraziata navigazione su la costa del'Attica. E qui pure l'aplustro perch non ricorderebbe s trista avvenimento ?

*3o

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d languore, e con sopravveste cortissima, !e cui ma niche cuoprongii tutto il braccio, volendosi mostrare esser egli il pi secco vento che soHn in Atene, e freddissimo nel verno. Ma perversando altres urente e gagliardo nella state con frequenti ed impetuosi lam pi, bene gli fu posto tra le mani un bragiere di bronzo ( con maestria lavorato ) a dinotarne, col suo spargere infocate ceneri ed ardenti carboni , la di seccante ed adustiva propriet, non meno pregiudiceVole alla vegetazione che all* uomo.

SPIEGAZIONE
D E L L A PI ANT A.

D E L L A T O R R E D E'VEN TI.

Odierno ingresso nel!a Torre de'venti sotto !a Hgura de! Caecias. A A!tro ingresso sotto !a Sgura de!!o Schtron, avanti i! quale i! livello deHa strada gugne a!!a sommit de!!a porta; i suoi gradini per, !e colnne e tutti g!i a!tri oggetti relativi all' edilzio sono scoperti. C. Fabbricato aggiunto sotto !a 6gura dN otos,! quale comunicava coH'interno delia T orte ottagona per va d'un'apertura ne! muro meridionale, e dai resti deHa fascia a lei d'intorno sembra essere stata picco!a e rettangolare ; ma la sua precsa dimensione non pos siamo ora pi determinare. Ne! pavimento intemo della torre , pi basso deHa soglia de!!a porta, si di scende mediante lo scalino L. I segni e le scanalature sopra il pavimento richieggono una breve spiegazione. Bisogna pertanto osservare che il foro circolare del centro mette in un andito sotterraneo segnato colle due linee paraHele e pun teggiate D E , FG. Ciascheduna faccia esterna della Torre, considerata spo glia de'suoi ornamenti, un piano perpendico!are da

473 cima a fondo ; non cos nell' interno , imperciocch la parte di ognuna di esse sovrapposta alla dentellata cornice sporge in fuori due dita pi che non 1' altra situata al di sotto e che termina col pavimento. La pi bassa delle interne cornici tagliata da due por te , e forma da ambi i lati un ottusissimo angolo ; la superiore poi, o Tarchitrave sostenuto da otto colon ne , come pure la fascia destinata a sorreggerle sono circolari. Volendosi dunque considerare questa pianta per rapporto alTinterne particolarit della Torre, me stieri dividerla in quattro parti. La prima di esse da n a & il quarto dell' interna superficie del muro im mediatamente sopra il pavimento ; la seconda, da & a c un'altra quarta parte dell'interna superScie al di sopra della pi bassa cornice ; quivi la maggior proiezione di questa indicata con una semplice linea, e vedesi pure la maniera del suo spezzamento da ciaschedun lato della porta d'uscita. La terza parte da e a indica l ' interna superficie del muro sopra la seconda cornice, e la sua proiezione parimente se gnata con una sola linea. Nella quarta ed ultima parte di essa superficie, da 6 ad a, vi accennato il circo lare gradino, o fascia, su cui ergonsi le otto colon ne, con le piante di due tra esse.

INDICE
DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO TOMO.

v Prolegomeni alia Geografa di Strabone. ! Annotazioni a! detti Prolegomeni . . . . 54 Dei fonti de'libri geografici di Strabone, dissertazione prima. 9 9 Dissertazione seconda. . . . . . . * t^ t ndice degfi scrittori, e degli uomini illustri citati da Stra bone e c . ................................................................* '7 7 Illustrazioni sopra le diverse Rose de' venti degli antichi, a tg5 De'venti secondo la rosa degli antichi. . . . * 2<4 ....................................................... Note ai detti . . Note alla Lista o sia Prospetto comparativo ec. . * 227 Preliminari e generali osservazioni ec. * 255 Ricerche sul principio, le basi ed il valsente dei differenti sistemi metrici e lineari dell' antichit . . . 355 Prima p a r t e ............................................................... * 337 Seconda p a r t e .................................... ......... . . * 366 Terza p a r t e ............................................................... ...... * 4 2 7 Appendice alla precedente Memoria . . . . * 46o escrizione della Torre de'venti.................................... 465 Spiegazione della Pianta della Torre de'venti. . . * 47*

-A .v v isode! t i p o g r a f o ..............................................pag.

Rosa dei v e n t i ................................................................" ' 9 5 Torre dei v e n t i . .......................................................< 2 o< Pianta delta Torre de' v e n t i .................................... * ivi Tabella della esposizione delle varie Rose de'venti . a 226 Lista, o sia Prospetto comparativo ec. . . . * 252 Prospetto generale degli antichi sistemi metrici regolari. 464