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NOTE A ENNEADI, I

Cfr. Platone, Filebo, 60 B 10.


ce. Platone, Sofista, 258 D 6.
'" Cfr, Platone, Sofista, 257 B 3-4.
176 efr. Platone,
Sofista, 240 B 11.
177 Cr, Platone,
Simposio, 203 B 4.
178 Cfr, Platone,
Fedone, 65 AIO.
17' efr. Platone,
Fedro, 256 B 2-3.
180 efr. Platone,
Pedone, 107 D 1.
181 cs. Platone,
Teeteto, 176 A 5-8.
1&2 Cfr. Platone,
Teeteto, 177 A 5.
18' Cfr. Platone,
Teeteto, 176 A 8 - B 2.
184 Cfr, Platone,
Teeteto, 176 A 3-6.
I&> Cfr, Aristotele,
Categorie, 5,3 b 24-25; Metafisica, N I, 1087 b 3.
186 Cfr, Aristotele,
Categorie, 11,14 a 15-16.
187 Cfr, Aristotele,
Categorie, 6, 6 a 17-18; Etica Nicomacbea, B 8, 110833-34.
Cfr, Platone, Sofista, 266 E 1.
Cfr, Platone, Teeteto, 176 A 6.
190 Cfr. Platone,
Timeo, 47 E 5 - 48 A 1.
1'1 Cfr. Platone,
Politico, 273 B 5.
192 efr. Platone,
Teeteto, 176 A 7-8.
19' Cfr. Platone,
Timeo, 41 B 2-4.
efr. Platone, Teeteto, 176 A 5; 176 B 1-2.
19' efr. Platone,
Teeteto, 176 A 6-7.
196 cs. Platone,
Timeo, 86 E 1-2.
197 Cfr. Aristotele,
L'anima, B 1,412 b 12.
198 Cfr. Aristotele,
L'anima, A 1,403 a 25.
19. Cfr. Aristotele,
L'anima, A 5, 411 a 6.
200 Cfr. SVF 185.
201 Cfr. Aristotele,
Fisica, A 9,192 a 5-6.
202 Cfr. Platone,
Politico, 273 D 6 - E 1.
20' Cfr. Platone,
Repubblica, 533 D 1-2.
204 Cfr. Platone,
Repubblica, 534 e 7 - D 1.
20' Cfr. Platone,
Gorgia, 477 B; Repubblica, 444 E 1-2.
206 <nryKaT6E:oLSO:
cfr. SVF III 172 e 548.
207 cr-. Aristotele,
Fisica, B 5, 197 a 23; Platone, Repubblica, 380 E 5.
208 Cfr. Platone,
Fedro, 246 B 7 - e 1.
209 Cfr, Platone,
Repubblica, 564 B 10.
210 Sofode,
Edipo a Colono, 54.
211 Cfr, Platone,
Simposio, 206 D 6.
212 Cfr, Enneadi, 11 4.
21) Sofocle, Eleura, 837 -838.
J7)

174

I"
I"

I"

19
21< I manoscritti.
portano il ti tolo nepl E'a-ywyijs (li suicdio): Porfirio, Vila, 4, CI li
il ti tolo nepl E'-yovE'a-yw-yijso(11suicidio razionale).
mE I'enunciazione di un oracolo caldaico: cfr. Psello, Expositio in oracula cbaldau
col. 1125 c-do

ENNEADE II

Errel oV' lToolkvvu~vou TOU EV


O'oL lTUpOs TO OV lTUp lTO'~ll

Se i1 fuoco che in te si spegne, non


si spegne tuttavia i1 fuoco dell'universo.

II 9,7,22-23

181

IMMARIO DI ENNEADI, II
cose - 14. La materia privazione? - 15. La materia non
limitato - 16. La materia dei mondo intelligibile un essere

(25) Il potenziale

n limite n

e I'attuale

1. Che cosa sono potenziale e attuale? - 2. Dalla potenza all'atto - 3. Ogni


essere atto ed in atto - 4. La materia non-essere - 5. La materia un
fantasma in atto

CONTENUTO DELLA ENNEADE II

" ( 17) Sostanza

qualit

1. NeI mondo intelligibile Ia sostanza possiede I'essere pi genuino - 2. Due


specie di qualit - 3. In che differisce Ia qualit sensibile da quella deI mondo
inteUigibile?

1 (40) Il mondo
1. Perch il cosmo non ha n principio n fine? - 2. L'eternit dei cosmo
individuale o specifica? - 3. L'universo non ha nuUa fuori di s - 4. L'essere
senza inizio garantisce I'eternit deI cosmo - 5. Se il cielo nella sua totalit
eterno 10 sono anche gli astri - 6. li corpo dei cielo contiene soltanto fuoco7. li fuoco dei cielo brilla ma non arde - 8. I corpi celesti non hanno bisogno
di alimenti

( J 7) La mescolanza totale
I. La vera mescolanza deve rendere omogeneo il tutto - 2. Non Ia materia
come tale che si oppone aUa mescolanza - 3. Di che cosa consiste il corpo?

(J

) La visione, ovvero perch gli oggetti lontani sembrano


I. L'oggetto prima rio deUa vista
inaccettabile

2 (14) Il movimento circolare


1. li movimento dei cielo circolare perch psichico - 2. Ogni essere abbraccia Dio per necessit naturale - 3. L'Intelligenza
mossa daI Bene e il
cosmo Ia imita col suo moto circolare

piccoli

il colore - 2. La soluzione matematica

( ~J) Contro gli Gnostici

I. Primo il Bene, poi viene I'Intelligenza e infine l'Anima-2. L'Intelligenza


imita iIPadre, I'Anima illumina perch illuminata - 3. Ogni essere comunica
qualcosa di s agli esseri inferiori -4. L' Anima genera, per sua propria natura,
I'universo - 5. Non esiste un' altra Anima che sia composta di elementi - 6. Gli
~nostici hanno alterato il vero insegnamento di Platone - 7. L' Anima univcrsale domina il corpo dei mondo - 8. li mondo sensibile conserva I'imma~ine dell'intelligibile - 9. li Divino effonde nella molteplicit Ia sua potenza
J O. Gli Gnostici non sanno chi il vero Demiurgo - 11. Gli Gnostici non
nnno che cosa I'anima vera-12. li mondo intelligibile non causa dei male
13. NeU'ordine dell'universo ogni essere buono-14. La saggezza supelime alie pratiche magiche-15. L'etica degli Gnostici inferiore a queUa di
Epicuro - 16. Chi disprezza il mondo sensibile non saggio - 17. La vera
h -llezza rivelazione dei BeUointeriore-18. Non dobbiamo odiare il mondo

3 (52) L'influenza

degli astri

1. Gli astri annunciano gli eventi ma non li producono -2. Come potrebbero
gli astri renderei saggi o ignoranti? - 3. Gli astri gioiscono dei beni chc
posseggono -4. Di due pianeti che si guardano, come pu uno gioire, e I'altro
rattristarsi? - 5. Tutti i pianeti sono utili all'universo - 6. L'universo ha una
causa prima e un principio che si estende a tutto -7. Tutto pieno di segni
- 8. L'universo eterno perch dipende daI suo signore - 9. E' soggetto ai
destino chi privo deU'anima superiore? - ID. Ogni corpo ha, nell'universo,
Ia funzione di parte - 11. Le nostre disposizioni diventano cattive quando
restano in noi - 12. Importanza degli influssi esterni - 13. Tutti gli esseri
collaborano alia vita universale-14. Ogni evento ha Ia sua causa determinante -15. L'anima, in quanto ha lasua propria natura, causalit-16. L'anima
congiunge gli antecedenti ai conseguenti - 17. L'Intelligenza d le ragioni
seminali all'Anima deU'universo-18. I mali sono necessari ali'universo

4 (12) La materia
1. Qual Ia natura della materia intesa come soggetto? - 2. La materia i:
indefinita e informe - 3. L' anima I'indefinito rispetto all'Intelligenza -4. C'
qualcosa in comune nelle idee - 5. La materia intelligibile - 6. La materia
come ricettacolo dei corpi - 7. Gli atomi non sono Ia mate ria - 8. La matria
non pu essere un composto - 9. La quantit forma - ID. Come si pu
pensare Ia materia senza qualit? - 11. La materia sempre in movimento
verso Ia forma - 12. La materia
un reale soggetto bench invisibile c
inesteso? - 13. La natura deUa materia consiste nell' esse r diversa dalle altrc

.nsibile

183
182
11I (40) IL MONDO
TI 1 (40) TlEPI OrPANOl'a

I I I'erch
I, Tv K6a~OV EL 'rOVTESKaL 'ITp6a6v EtvaL KaL EcrO'8m
crw~a ExoVTa el ~EV E'lTLnlV (3oTlcrLVTOU 6ou v-rOL~EV nlv
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T SE OUX OlrrWS. >..>..Ti!> d&L uvov, T TE ~PTl T EV OUpaVI
lTWs KaL aiIT' [40] ElTEl8" oirno KaL aiIT T rrdvrn dVaL.

n cosmo non ha n principio

n fine?]

S noi, affermando che il mondo e sempre stato e sempre sar pur


Ilcl un corpo, ricondurremo alla volont di Dio Ia causa <di quella
I mit>', diremo forse qualche cosa di vero, ma non apporteremo
, una chiarezza all'argomento. E poi, [5] dalla trasformazione degli
Ir 111nti e dalla corruttibilit degli animali terrestri, dalla quale solo Ia
\'1' t si salva, si dedurr che e cosi anche dell'universo: cosicch -cDio
,,11.11110>
ha il potere di imporre a questo mondo, il cui corpo cambia
allVI ne incessantemente, un tipo specifico, che egl conserva sempre
I, "ti o, non nella sua unit numerica, [10] ma in quella specifica-,
I', inoltre, perch de cose terrestri> possederebbero l'eternit solo
11.,Imo specie, mentre quelle del cielo e il cielo stesso Ia possiedono
1"llviclualmente? Nel fatto che -cil cielo> comprende tutto? e non c'
"li, in cui possa mutarsi e nel fatto che esso non s'imbatte in cosa
nuore che possa distruggerlo [15] noi potremmo trovare Ia causa
I 11., ua incorruttibilit ed anche dedurre da questo ragionamento Ia
, 1111
uttibilit del tutto: se non che il sole e gli astri non sono che parti
I'"'' ia, ciascuno, l'universo; perci dal nostro ragionamento sembre1".:1 accordar loro [20] soltanto Ia permanenza specifica, come al
,." II
alle cose consimili; e cosi pure al mondo tutto.
1,,( uti, dato che nessuna realt esteriore 10 distrugge, niente impe11, lhe nella reciproca distruzione delle parti, esso, pur nella sua
.111111110
corruzione, conservi Ia sua identit specifica soltanto, e che
11'111ssante mutamento della sua sostanza, [25] determinata
J
111 atamente da altro, avvenga del vivente-universo cio che avviene
I 11'uomo, del cavallo e degli altri viventi"; sempre infatti ci sono uomini
, ' rlll, ma non gli stessi. Cos, non ci sarebbe da una parte il cielo,
I I I nte in eterno,
e dall'altra le cose terrestri, periture, ma tutte
I Itl bbero> egualmente, [30] differenti solo per il tempo: do quelle
II durerebbero
di pi. Se noi ammettessimo solo codesta eternit
" I turto e nelle parti, meno difficolt presenterebbe Ia nostra
1Ili me; ed anche elimineremmo ogni difficolt se mostrassimo come,
I'" ' to caso.Ia volont di Dio sia capace di mantenere l'universo'. Ma
"I .11 ssimo eterna Ia individualit del mondo, nella sua qualsiasi
111111.0, bisognerebbe dimostrare che Ia volont divina e espace [35]
I I, ( ) e allora sussisterebbero ancora questi problemi: perch certe
1I 11) eterne individualmente e altre solo nella loro specie; come
'li' I parti del cielo in se stesse: [40] infatti, come esse sararmo, rale
ti 1111insieme.
'I

ti

PLOTINO

184

2. El ow Ta1TT]vnapa&:x6~E6a Ti)v &Seav Kal cj>a~EVTOV


Kal rrdvru T EV aUT4} KaT TO T6&: lXnv TO Et.
T 8 trrro Til Tfts aE~:IVT)Sacj>atpq. TO KaT' slos, &:lKTOV nWs
(J(;)~a lxwv ln TO T6&: Enl TOU aUTOU KVplWS.[5] Ws TO KaS'
lKaaTOV Kal TO OOaTws. Tfts <POOEWSTOU(J(..J~aTOSPEO<JT)S
Et,
TOUTO rp 80Kl TolS TE dOlS To1S rrepl <POOEWSEtPllKOOl KaL
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Kal Enl TOTWV81loV6TlT4} 'HpaKElT41. Os l<Pll Et Kal TOV i)lOV
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185

NI :AOI, 111. 2}

11 cternit dei cosmo


I

e indioiduale

o specificar]

ammettiamo l' opinione che il cielo e tutto cio che in esso ha


individuale e Ie cose che sono sotto Ia sfera della luna hanno
1'1111specifica, si deve dimostrare come un essere corporeo possa
," rvare Ia propria individualit [5] e Ia identit con se stesso, daI
111111
nto che Ia natura del corpo e in perpetuo divenire. Cosl infatti
IlIlIm ai fisici e allo stesso Platone, non solo riguardo agli altri corpi,
I 111
.~e a quelli celesti. Infatti, dice <Platone>", come cose corporee
I ibili [10] potrebbero conservare Ia Ioro permanenza e identit?:
I I ordo qui evidentemente con Eraclito, che dice che anche il sole e
I I' IP tua divenire'. E per Aristotele non ci sarebbe alcuna difficolt
I .!ora si ammettesse Ia sua ipotesi del quinto elemento. Ma per coloro
1\)~ 1'~~e~ton08,
se ~ c~rpo /15] del cielo risulta degli stessi
III! nu di CU1 risultano gli animali terrestri, in che modo potrebbe
, dcre <'eternit>
individuale?
E, meglio ancora, come Ia
ti rebbero il sole e Ie altre parti del cielo?
li ~me o~ni. animale e composto di un'anima e di un corpo, e
mo c~e il cielo, se e eterno individualmente, 10sia o grazie a tutt' e
li grazie [20] ad uno di essi, cio o all'anima o al corpo. Chi
IIld se 1'incorruttibilit
al corpo, ammetterebbe che esso non ha
,. no dell' anima per esser <incorruttbile>, n ha bisogno di un' unione
li' lua con essa per <formare> un essere animato. Chi dice, poi, che
'"1 in s
corruttibile e vede nell' anima Ia causa <della sua
1IIIIIUibilit>9, bisogna che cerchi di dimostrare che il modo di essere
I '1lIPO [25] non si oppone alla sua unione <con 1'anima> e alla
I I I nza <di quella>; che nelle combinazioni
naturali non c' e difetto
1111nia e che Ia stessa materia si presta alla volont di Colui che
ri. li na <il mondo>.
I I nit

11 'universo non ha nu/Ia [uori di s]


11m dunque Ia materia e il Corpo dell'universo possono concorrll'Immortalit del mondo, se sono in continuo divenire?
1 '11 ,potremmo dire, -clcorpo> diviene, ma non scorre all'infuori
I I. I , e resta in s e non esce da s, esso rimane
10 stesso e non
1111
1\1 I n diminuisce; [5] dunque nemmeno invecchia. Bisogna osI
me anche Ia terra si conservi sempre nella sua forma e nella sua
I"
me ~on manchi mai n l' aria n l' acqua; e come Ia trasforma111ti quesn <elernenti> non alteri il vivente universale. E se anche
"llIei Imo continuamente
per quelle parti [10] che di continuo en111' cI e cono <dal nostro corpo>, ognuno di noi per persiste per
II trmpo; ma nel <mondo>
che non ha nulla fuori di s, Ia natura
."'l' non impedisce all'anima di formare con esso un vivente
11 1111
nte sussistente e identico a se stesso.
1

186

PLOTIN

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111, 111,

11'"(1(

187

(
attivo e veloce, perch non pua rimanere quaggi, cosi
rra non <pu rimanere> in alto; e non si creda che -clfuoco>,
fll
dllv deve fer~ars~ [15] e stabilitosi nella sua propria dirnora,
II h,i, come gli altri elementi, di fermarsi nelle due direzioni.
I I in alto non potrebbe, perch <1'alto> non c' e pi; muoversi
II 11 n e sua natura.
Gli rimane di essere docile nel seguire
I' 11111 naturale <che riceve> dall'anima e di muoversi, per vivere
, / )()f nella bella regione dell'anma, Se nasce il timore che esso
t" I i .uriamoci: il movimento circolare dell' anima, infatti, previeI ,ti I, 1 caduta e dominandolo 10 sostiene. E poich non c' ~ in esso
li' 1111 ulso verso il basso, esso rimane <lass senza tendere alla
I "I1P sta. Le parti del nostro <corpo>, che sono ordinate in una
I II
J cifica:-, non co~servano [25] Ia loro struttura organica ed
1111 I"s gno di altre parti per conservarsi; ma poich dal cielo nulla
11. vi", esso non ha bisogno di nutrirsi. Se di lass si staccasse e si
111
deI fuoco, bisognerebbe che un altro fuoco si accendesse: se
I. I 111, contenesse in s un altro elemento e questo se ne staccasse,
I 1I r bb~ che un altro fosse al posto di quello. Ma in questo
caso,
I 111 umversale [30] non resterebbe pi identico.

1I

I1 , vscre senza inizio garantisce l'eternit del cosmo]


11 ,r bene che noi, ponendo Ia questione in s, senza riferirla alIa
III ricerca, ci chiediamo se dal cielo scenda della materia cosicch
I II
celeste- abbiano bisogno di cio che impropriamente e detto
111111 'IHO, o se esse, una volta ordinate, sussistano in s senza subire
I 111I1.luimentoise <l.assu> [5J ci sia solo fuoco oppure se questo sia
1IIIIl1lnante~ s~aaggl~nto ,ad altre <rnaterie, tenute sospese in alto
I lU I p,re?oI?fil? Se s~terra conto, oltre che dei corpi celesti che sono
"' migliori <di quelli terrestri - anche negli altri viventi Ia natura
II /10] i corpi migliori per gli organi principali - anche dell'anima
ti I ( lusa principale, si avr un'opinione sicura sull'immortalit deI
1,. ,iustamente Aristotele <dice che Ia fiamma e un bollirnenroa'?
1111111 co che travolg~ con violenza; quello celeste invece e tranquillo,
1,,101 ile, come conviene alIa natura degli astri.
1.,~oi~h1'ani~a, e questo e cio che pi importa, viene col suo potere
Illvlghos.osubito dopo I~realt migliori, [15J come qualche cosa, una
li 'I J osta fi essa, e sfuggirebbe per andare verso il nulla? Credere che
I II mima, uscita da Dio, non sia pi forte di og,ni vincolo vuol dire
1I1~ ul'~lacausa suprema che contiene tutte le cose. E assurdo <pensare>
I ',111m
a che ha mantenuto il cielo per tanto tempo, [20J non continui
, I CIO eternamente, ~ua.si che essa 10 mantenga per costrizione; quasi
I" 10stato naturale sta diverso da quello attuale che e realizzato nelIa
I li' li deI tutto e nell' ordine perfetto delIe sue parti; quasi che ci sia un
I

188

PL011

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I

189

111,111,4-6

che tenda a sconvolgere e a distruggere Ia costituzione


v rso e a dissolvere Ia natura dell'anima, come si rovescia un
111 ( un principato.
[25]
" i\ mondo non abbia rnai cominciato - e il contrario, s' detto,
ti t (I - e verit che rende certi riguardo ai suo avvenire. Perch ci
1,1, un momento in cui esso non sarebbe pi? Gli elementi non si
11111 mo come il legno e altre cose simili: se essi sussistono sempre,
" l'universo sussiste. E se pure esso sempre si modifica, resta
11 1I\e-, perch sussiste [30] Ia causa della modificazione. li penti,111,
lell'anima, poi, noi l'abbiarno dimostrato", e parola vuota,
I,
a governa senza fatica ed usura; e se anche ogni corpo perisse,
verr bbe in lei nessun mutamento.

111 \I

11'1111

I ' ti

ielo nella sua totalit

e eterno,

Ia sono ancbe gli astri]

I i ume dunque le parti del cielo sussistono, mentre non sussistono


I 111rui e gli animali terrestri?
I ,li uni - dice Platone - derivano dai Dio <supremo>, gli altri
111 dagli dei che sono venuti da quello': e non e permesso che
"Hl gli esseri che egli ha creato!'. [5] Cio subito dopo il Demiurgo
" I' uiima del cielo; come pure le nostre: un'immagine di quella,
I1II da essa e in certo modo emanante dagli esseri superiori, forma
" 1IIIIi terrestri. E poich questa immagine imita l'anima del cielo,
1I11J1< lente in quanto adopera, per creare, materiali inferiori [10]
" I I rn un luogo inferiore e poich le cose assunte per Ia costituzio" I t rpi> non hanno Ia volont di essere immutabili, gli animali
III 11 n possono essere eterni e i loro corpi non sono dominati
I 111 111 I <come quello del delo>, perch l' anima che immediatarnen1IIIIIIna e un'anima diversa. Se il cielo, nella sua totalit, e eterno,
11" uno anche le sue parti, doe gli astri che sono in esso: come
I, I mo, se gli astri non 10 fossero?
I I II poi che sono sotto il cielo, non sono affatto parti del cielo:
111 IIli il cielo non <si estenderebbe>
fino alla luna. E noi siamo
I rlnll'anima, che deriva dagli dei del cielo, e dai cielo stesso [20]
I. I
IImo uniti ai corpo; ma un' altra anima c' e in noi che forma il
11.I II d causa non del nostro essere, ma del bene del nostro essere;
.'I" ivviene quando il corpo e gi formato e con Ia sua ragione
11,"
e in piccolo all' essere nostro.

" tI'I'" dei cielo contiene soltanto [uoco]


I \I

miamo a chiederd se -cil cielo contenga> soltanto fuoco, se

1I tI. esso -cdella materia> e se esso abbisogni di nutrimento. Nel

de

rma che il Corpo dell'universo

e composto di terra e di

190

PLaTINO

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1 AJ)!, II 1,6

191

01 o, di fuoco affinch sia visibile, di terra perch sia slido":


se ne
'"1 lude [5J perci che gli astri sono fatti in gran parte:, ?,on con:pleta"111
, di fuoco, perch sembrano possedere le qualit del solido. E
1111 qui Platone
ha ragione, poich d al suo dire una cert~
111 imiglianza ": aI nostro senso infatti, alla vista e al tatto, [1.0] essi
1'1111 mo composti del tutto o quasi di fuoco; ma a un esame razionale,
"li 11 un solido non pua esistere senza terra, sembra che essi conten1111 de1la terra. C'e bisogno ancora di acqua e di aria? Sembrer
111 do che ci sia dell' acqua in tanto fuoco; e I' aria, anche se ce ne fosse,
1111111 rebbe in fuoco. Se due numeri solidi, [15J che sono gli estremi
li 1111 I proporzione, hanno bisogno di due medi", si pua domandare se
I' j anche per le cose della natura: difatti si ~ua ~escolare t~rra ~
'1"11, enza bisogno di un intermediario. E se dicessimo che gli altr
It 111 nt sono gi nella terra e nell' acqua, diremmo ce!to qualcosa; ~a
"lli tter che essi non servono a combinare [20J 1due elernenti.
1111 noi diremo che essi sono gi legati insieme, poich ciascuno li
I I hiude tutti.
Bis gna per esaminare se Ia terra non sia visibile senza il fuoco e se
I t 1111 o non sia solido senza Ia terra: in questo caso, nessun elemento
11 hbe di per s Ia sua propria essenza, ma tutti sarebbero
mescolati
I1 uno sarebbe denomina to dall'elemento predominante". [25J
I'; n ppure Ia terra, si dice, pua sussistere senz~ umidit; per Ia t~,rr~
1IIIIIIdit dell'acqua e una con Ia. Ma anche se n01 ammetteremo CIO, e
111 d ,ove si parli di ciascun elemento come di .una re~t, che ?on si
uuhuisca a ciascuno di essi una vera esistenza e SI affenm che essi sono
I" .ll'O a solo nella loro unione con altri elementi, ciascuno dei quali sia
,,"111 per s. Pua esistere una natura o un' essenza della terra, (3~
J ~e non
11<: suna parte della terra che sia terra, ameno che non Cl sia m essa
I li' I qua per agglomerarla? Ma che ci sarebbe da agglomerare, se non
I 111 se una particella di una certa grandezza che <1'acqua> potesse
1111(' ad un'altra in un tutto continuo? E se c' una particella di terra,
I! I quanto piccola, certamente pua esistere della terra con Ia sua natu~a,
111 <bisogno di> acqua: altrimenti, [35 J non ci sarebbe nulla da unire
li .liunte l'acqua. E poi, una massa di terra che bisogno avrebbe, per
I tere, di aria, di un'aria che ancora sussiste <nella sua natura> pnma
1I1111 formarsi -cin altro elementoc-P?
Riguardo aI fuoco, non si dice che esso sia <la condizione> di
I I -nza per Ia terra, bensi della visibilit per Ia terra e per le aJtre ~ose:
111111 i ' logico ammettere che Ia visibilit deriva dalla luce. Difatti non
I li/I i ogna dire che l' oscurit e visibile, m~ che e ~nvisibile: cosi come
I III nzio non e sentito. Ma non e necessano che il fuoco sta presente
10 li. t rra: basta Ia luce. La neve e i corpi pi freddi sono luminosi senza
11110 o. Ma esso e gi venuto, si dir, ed ha colorato <i corpi> prima di
1 [nr ene.
I

192
I AIlI,III,

193

67

1\ ( na poi chiedersi anche riguardo l' acqua se [45] l' acqua non
I qualora non contenga una parte di terra, E come si potr dire che
pnrtecipa della terra se essa e fluida? E riguardo al fuoco ci
1.1 .1 , .rno se esso abbia bisogno della terra e non abbia di per s n
'li I I nza n tridimensionalit.
Ed avrebbe solidit, non certo perch
Ir nelle tre dimensioni, ma per Ia resistenza che esso possiede in
\I 11I10/50] e corpo fisico? Ma soltanto alla terra appartiene
Ia durez L. compattezza dell'oro che
acqua, gli appartiene non per
huua deUa terra, ma per Ia sua densit e solidit. E perch il fuoco
" ,
per Ia presenza dell'anima non sarebbe cOSIconsistente per
1/'"11' di questa? Tra i demoni ci sono esseri viventi di puro fuoco.
1"111meremo cOSI[55] il principio che ogni essere animato trae Ia sua
, '11117.ne da tutti gli elementi?
I h I to 10si potr dire degli animali terrestri, ma elevare Ia terra sino
,,10 contrario alla natura e agli ordini posti da lei; non e credibile
11, rpi terrestri girino secondo il movimento circo1are pi rapido:
11-I be un ostacolo allo sp1endore e alla 1uce del fuoco celeste. [60]

,I.

I11lI/OCO del cielo brilla ma non arde]


li, I i sar meglio ascoltare P1atone, il quale dice che

e necessario

II II( 11'universo un solido che sia in tal modo resistente";

sicch Ia
11I posta al centro come un ponte, solida base per coloro che vi
1IIIIIinanosopra; [5] e gli animali che sono su di lei traggono necessaI 111111 da essa una solidit consimile. La terra possiede in proprio Ia
unuuit, ma e illuminata dal fuoco e si unisce all'acqua per non
" i; tuttavia, l'aridit non impedirebbe alle parti di unirsi tra loro:
1II P i rende 1eggera Ia sua massa". [10] La terra, tuttavia, non si
I Illa al fuoco celeste per formare gli astri; poich ciascun elemento
1II I mondo, il fuoco gode di qualche propriet della terra come Ia
II 1li qualcuna del fuoco, insomma ciascun elemento di ciascun altro:
I I,111('11\0
per per goderne non e fatto di due cose, cio di se stesso e
I 1/" 11 di cui partecipa, ma, [15] per il collegamento universa1e, pu
, ," li re in s, pur rimanendo ci che e, non un altro elemento, bensl
11' 11. propriet, come ad esempio non l' aria stessa, ma Ia fluidit
1\' ti i I o 10 splendore del fuoco: e questo mesco1amento gli d ogni
1 11 t r > dell' altro elemento, dando coslluogo a una coppia che non
IllIpli emente terra e fuoco, bensl <fuoco con> Ia solidit e Ia
11111'
IIt zza della terra.
I '11\ sta <Platone> [20] stesso quando dice: Dio accese una luce
I
ndo cerchio dopo Ia terra22, intendendo il sole che.egli chiam a
IIIIV l'astro pi brillante e pi fulgido", impedendoci cOSIdi credere
Ii
) consista d'altro oltre che di fuoco: esso per non di nessuna
I 1\ d" specie di fuoco [25] ricordate altrove, ma e 1uce differente,

194

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8E dTT' airrou TO OIlWVUIlOV airr4i cJ>Ws. 8i) <PaIlO
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TO~ avw vau-r~EO'Bal" TO 8E <1>WsEXEle TO IlEV TTOlKlBEV V yOl
TOlS aO'TpolS. WO'TTEpv TOLS [45] IlE-r8EO'LV. OTW Kal v Tal
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-rLVEO'8aL. O' I
8 TOlVUV aou O'wllaTOS T4i oupav4i. '(va )1.VlJ, ou8' au, '(va 1((1"

195

I ADI, IIl, 78

PLOTlN(

"

li dice, dalla fiamma ed ha solo un quieto calore". Codesta luce


orpo, da cui irraggia una cosa dello stesso nome, una luce che noi
unamo incorporea e che deriva dalla luce <corpo> e brilla come il
/ JO] 010 splendore di questo corpo che e il corpo essenzialmente
111 o". Noi intendiamo
terrestre nel significato peggiore della
,I,; mentre Platone intende con Ia parola terra Ia propriet della
.111 26, riconoscendo cosi diverse specie di terra, noi intendiamo
on Ia parola terra una cosa unica".
I li ich tale fuoco che produce Ia luce pi pura e posto nella
11111
eleste [35] e vi e situato per Ia sua stessa natura, non si deve
" che Ia fiamma di quaggi si mescoli ai corpi celesti, anzi essa,
1i I ino ad un certo punto, si spegne perch trova troppa aria, o, se
111 I insieme con della terra ricade non potendo continuare Ia sua
I, ma si arresta sotto Ia luna [40] cosicch rende pi leggera l' aria
1" 10 luogo; e se persiste, diventa fiamma pi debele e pi calma e
1''' iede pi 10 splendore di quando era nel suo bollimento, ma
li" che essa trae dalla luce celeste. Questa poi degrada in varie
'I"" zi ni negli astri, cosicch questi presentano delle differenze
1 ,//5/ nella grandezza quanto nella colorazione; per anche il cielo
"rui e fatto di questa luce, che noi non possiamo vedere per Ia
I 111 della sua materia e per Ia sua trasparenza che al pari dell'aria
uon pu arrestare su di s do sguardo>; a queste cause s' aggiunge
I I i!, lontananza.

"

I IIIpi celesti non banno bisogno di alimenti]


h' questa luce rimane lass nelluogo che le e stato assegnato,
nel luogo pi puro, in che modo potrebbe scorrer via di l?
,I, s re non scorrer certo, per Ia sua natura, nel luogo pi basso,
I' " lass [5] cosa che 10 costringa a discendere. E poi, ogni corpo
I un'anirna e ben diverso da cio che esso era da solo: e cio vale
I' r Ia luce, che non sarebbe tale se fosse sola. Ora, cio che e vicino
10
aria o fuoco; ma I'aria che potrebbe fare? N il fuoco ha
Ii
che possa agire <sul cielo>, n potrebbe venire in contatto
"p r agire, [J O] poich <il cielo> per Ia sua celerit 10 modifiI 1,1, ,prima di ricevere da esso un qualsiasi mutamento; e poi esso
111'11 meno potente del fuoco terreno. lnoltre, questa azione del
11 bbe di riscaldare; ma cio che dev' essere riscaldato non pua
I ,,(
sariamente caldo di per s. Se dunque qualche cosa viene
1II I (Ial fuoco,
anzitutto necessario che essa si riscaldi e giunga a
" I II di calore contro Ia sua natura.[15]
11 ,11 lI) non ha dunque affatto bisogno di un altro corpo per
I, 11 n per compiere Ia sua rivoluzione naturale,
infatti non s'
,11111 strato che il suo movimento naturale sia in linea retta: per
Ii ,li

Illllil

196

PLOTINI,

CPOOLViJ lTPLcpop. c. o yp lTW &LICTaL oi& ElT' J6las 0000


iJ ICaT CPOOLVaT4) CPOp.' fi yp ~lVHV fi lTpLcplpecrfuL ICaT cpOOU
aTOlS' nl S' aaL ~LaaelVTWV. O TOlVW oi& Tpo<f>f)S [20]&10601
<PaTlov T EICl, oi& drr TWV T'& rrepl EICflVWV lTocpaVTlov oirr
JsuxTJvTilv airri}v Tilv ouvlxoooav
X6VTWV oVr TOV aTOV T6lT I'
oVr al Tlas oC1T)SICl, SL' iiv T T'& TplcpeTaL O'U")'ICpl~aTa d I
(>oVTa, nv TE ~TaI3oTJV TWV T'& O'W~TWV cp' a1Twv ~Taf3dX
HV dT)Sd [25] lTLO'TaTOOT)S CPOOws aTolS, ii irrr' O&vela
OICot& ICaTlXHv V T4) tvaL, ~L~lTaL SE V T4) YlVO'OaL ~ yVV I'
Tilv np aTf)s cpOOLV.
SE ~" ooairrws
lTVTT), WOlTP T VOT)Trt
flpT)TaL.

To

I NNEADI, 11 1,8
11 1 ura,

197

<i corpi celesti> o sono immobil~ o si m.uovono circolarmente;


appartengono ai corpi che sottost~nno alla
11 ,I nza. Bisogna dunque affermare che i corpi celesti non abblsognan~
1I ilimenti: [20] n dai corpi terrestri bisogna condude~e a quelli
I li, i quali non hanno un' anima identic~ alla n~stra che n cont~nga,
11 11 cupano Ia stessa regione; e nepp~r~ c e n~ ciclo u.na ca';lsa di que~
, .111inuo divenire che rende necessario il nutrimento
a~corpi compo~~1
11 quaggi, i cui mutamenti prove~go~o da loro stessi, [25] tanto piu
" li regge una natura diversa <~~ Anima ccl:st~>, Ia qu.ale ~on sa per
,I bolezza sua mantenerli nell esistenza; essa Imita nel divenire e nella
ur-razione Ia natura che le e superiore.
.
.
Ma che le cose celesti non rimangano assolutamente identiche,
"'" le intelligibili, s' gi detto".

11 rltri <movimenti>

198
199
11 2 (14) TIEPI KINE~EO~

OYPANOya

I 11. MOVIMENTO C!RCOLARE

" mouimento del cielo e circolare percb


, 1. dL T! K~K~ KLVELTaL;
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e psicbico]

I, h -cil cielo> si muove con un movimento


circolare? Perch
l'Intelligenza". A chi appartiene questo movimento? Ali' anima o
!,II <dei ciclo>? E perch <all'anirna>? Perch 1'anima e in se
p rch essa si sforza di andare, sempre, verso di s. O perch
111 e stessa pur non essendovi continuamente?
!,pme essa muove con s <il corpo>, movendosi localmente? Ma
( (10 porta con s bisognerebbe che essa cessasse una buona
!1111l\
portarlo ed arrivasse a un termine, rendendo cio de sfere>
,1'111, invece di farle girare eternamente. L' anima infatti e immobile
11 .'
e mobile, non 10 e certo localmente.
II orne essa moverebbe localmente, se essa stessa si muove in altro
I I Ma forse, il movimento circolare non e locale, ma se esso e locale,
01 per accidente.
"
dunque? [lOJ E un movimento della coscienza, della rifles,I lla vita che <ritorna> su se stesso, che non esce mai da s e non
'lei altro appunto perch deve abbracciare tutto in s: infatti Ia
111incipale del vivente abbraccia <il tutto> e 10 unifica. Ma non
111 I erebbe come un essere vivente, se rimanesse irnrnobile, n,
1"1111 corpo, manterrebbe
in vita le cose che contiene: difatti Ia vita
11'0 e movimento. Se questo dunque [15 J e anche locale, <il ciclo>
10V
r secondo Ia sua possibilit, non come si muove un'anima
, 111 I come <si muove> un corpo fornito di anima, un essere
111 li'; icch -cil movimento circolare> risulta composto del moviI,I I corpo e di quello dell' anima, e siccome il corpo si muove per
I 11 I in Iinea retta e l' anima 10 trattiene, dai due deriva <quel
11li! lHO> che ha del movimento e della quiete.
I I i dicesse che il movimento circolare appartiene al corpo, [20J
I
\I bbe possibile cio dal momento che il fuoco si muove sempre
Ilu ,I I tta? Esso si muove in linea retta, finch non arrivi alluogo
11 110; ma stabilitosi qui, sembra naturale che esso si arresti e si
I'
10> entro i limiti fissati.
I h dunque
-cil fuoco>, una volta arrivato l, non resta
IIII.tl ? Forse perch Ia natura dei fuoco e di essere in
11111 Ilto?Percio, se non si movesse circolarmente, esso si dissiperebI 1111 m to rettilineo: [25J si mover dunque con moto circolare. Ma
I" Ir allora opera della provvidenza.
I '11I, pur derivando dalla provvidenza, sar proprio del fuoco:
,1.1' il fuoco>, una volta giunto lass, si mover da s circolarrnen-

, I'

200

EXOV OUKTLTlTOVWalTEp lTEpLOLcr6VOVvaKlllTTEl v ots TTrOI


8'vaTaL' ou )'p EXEl TlTOV IlE6' laUT' ofrros )'p EcrXaTOS. I
OVV [30] V <> EXEl KaL airrsc
aJTou TlTOS. OUX '(va Ill1
)'E)'EVT)IlVOS. A lva q,lPOLTOd KaL KKOUSE TO IlEV KVTpol
IlVEl KaT CPOOLV.
T) SE UwElEv lTEpLq,lpEla el IlVOL.KVTpoVEaTO
Il)'a. Mov OVVEcrTaL lTEPLTO KVTpoV KaL (WVTL KaL KaT cplOI
~ EXOVTLcrwllaTL. OTW[35] )'p cruwEOOEl lTpOs TO KVTpoV. (l
TU crwL(lcrEl-lTol )'p TOV KKOV
- ' lTELTOUTOOU8WUTOI
TU lTEpL8LvT)crEl'OTW)'p IlVWS lTOlTT)pWoEl'ri]v Ecf>EcrLV.
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T) Y ,
CPOOLSTO imo ljIuxfls Tfjs lTC7T)STax6V. "ETL [40]lTaVTaxOU 000
T} IjIUxTJT)KaL OU 8LElT)IlIlVT)T} TOU lTaVTs KaT IlpOS 8t8wu
KaL TI{)OUpavl{). Ws 8WaTaL. lTaVTaxOU ElvaL' 8'vaTaL 8 TW rrdvr I
IlETLVaL KaL m lTOPEcr6aL. "EaTT) IlEV )'p. d lTOU lcr;Wcru ~I
T} ljIuxi). eov KEL' vuv S. lTEl8" lTcr crTLV aims. lTVT
cplETaL. T OVV; [45]OUBllTOTE TEtJETaL; ~H OTWSEt TU)'Xv I
llOv 8 aiJnllTpOs a'ri]v d)'oooa Et V TI{)EL d)'ElV d KlV
KaL\ OUK ~xou
KLVOOOa>..M lTpOs aiJnlv v TI{) atTI{). OUKl,
EU6u >..M KUK4ld)'oooa 8t8wow airrl{) or, liv T)KlJ KELEXElV airJll
El 8 IlVOL.Ws KEL0OTJs uvov, or, ~KacrTov [50] IlVEl. aTlcrnQI
El ovv 11" KELuvov lTOUOUV,lTaVTaxOU otcr6T)crETaL KaL OUKlelll
KK4ldpa.
2. T ovv da lT()S; ~H oux ov ~KacrTov. IlpOS 8 K 1\
KaTExllEVov IlEpLKI{)TlT<jl. 'EKELvo 8 ov KaL otov TlTOS KO
OU~V KWL'airro )'p TO rrv. II()S ovv dv6pwlTOL; "H. OOOVTrai
TOUlTaVTS. IlpOS, OOOV8' [5]auTOl, OtKELOVov. El ouv lTaVTaX(J\
or, liv U EXEl alTlv. Tt &L lTEpllvaL; ~H TL 11" uvov (KEL. 11

201

I IlI," 2,12

PLOTI

h' <non si dica> che esso, destinato a muoversi sempre in linea

"111

non avendo pi spazio in cui salire, scorra tutt'attorno


<alIa
urvandosi dove e come pu: esso infatti non ha una regione ai
"1'1 I di s: poich esso e ultimo", [30] Esso gira nella regione che
o 111' 1 d e luogo
a se stesso, non per restarvi immobile appena giunto,
I" I rnuoversi in esso.
111 1111 cerchio il centro naturalmente
immobile, ma se anche Ia
'"1.1
r nza fosse rale, sarebbe un centro immenso. Essa girer piut111 11\ mo ai suo centro,
dato che il corpo e vivente e organizzato
111 11 11 lira. [35] Cosi essa tender verso il centro, per non deviando
111' 1,1. da annullare
il cerchio, bensl, nella impossibilit di far questo,
11I11 intorno
ad esso: cosi soltanto soddisfer il suo desiderio. E se
11 1111 d termina
il movimento, non per cio essa si affatica; essa infatti
011 f'
ita costrizione
n fa alcunch contro natura "; essendo ap111111 I, natura
l'ordinamento
stesso del1'Anima universale.
, pui (40] l'anima e tutt'intera ovunque e non e divisa in parti e
11, I II anche ai cielo di essere ovunque,
nei limiti della possibilit: ed
1111 pu in quanto attraversa e percorre tutte de parti del luogo>, Se
11111' infatti fosse in un luogo, immobile,
anche <il fuoco> rimarrebIItllIl bile appena
giunto in quel1o; ma siccome essa e tutta ovunque,
"Ir idera <di scorrere> per ogni luogo.
I ,11 ? [45] Non 10 raggiunger dunque mai?
IIt.I, empre 10 raggiunge;
o meglio, essa 10 conduce eternamente
.1 d!
e cosi conducendolo
10 muove eternamente; conducendolo
I I li 111 in altro luogo, ma verso di s e nello stesso luogo, 10 conduce
" 111 lrn a retta, ma circolarmente,
e gli permette di possederIa sempre
"''111
passi. Se <l'anima> fosse immobile e fosse solo lass <nel
11I111 lntelligibile>,
dove tutto [50] e immobile, <il cielo> sarebbe
11111 S essa non e dunque
soltanto lass in un luogo determinato,
il
I, I rnuover per tutto 10 spazio, ma non fuori <dei suo cerchio>; si
, , dunque circolarmente.

11

1111

'/1; cssere abbraccia Dia per necessit naturale]

fI)

I I iltre cose come <si muovono>? Ciascuna di esse non e un tutto,


pnrte ed contenuta in una parte di spazio. Mail cielo un tutto
111 I rto modo il suo stesso luogo e nulIa 10 ostacola,
poich esso e

'111 I

11111 11

I
11

lime dunque gli uomini <si rnuovono>?


L'uomo, in quanto
e una parte, [5] in quanto e lui stesso un tutto partico-

I li 11 tutto,

1\ cielo> ha un'anima,
di s>? Perch
Ihile>.
11

in qualsiasi luogo si trovi, perch deve


<l'anima> non e soltanto lass <nel mondo

202

203

PLOllN(,

BE r, 8val-US airrls TTEpl TO uoov, Kal TaTT.1 dv KKL!l'IlaO\'


BE oux OOaTlS' <7I..JllaTOS' Kal cj>OOElS'ljJuxfls llTTTOV,' EK \
IlEV ucov, cj>' or, r, all, TOTTLKWsBE aWllaTOS'. 'Avoyov [10/
otv &L TO uoov- Ws yp EKl, OTW Kal EVTaOOa ucov &L dvol
O 1l6vlS' EaTl ucov aWIlQTOS' Kal acj>aLplKOfr Ws yp EKELvo lTE
aiIT6, OTW Kal TOUTO. El 8f) ljJuxflsb EaTl, TTEpl80ooa TOV &01
llcJ>ayaTT(ETal Kal TTEPl aUTov Ws ot6v TE aiJTf) EXELc. E'lPTllTOI
yp aiITou rrdvrn. 'ElTEl otv [15] OUK EaTl TTpOs aiIT6v, TTEpl aT61'
ITWs otv OU rrom OTlS'; "H KaTll 8lTOU EaTlv OTlS'. Lll TI
otv ou Kal T aWllaTa r,IlWV OTlS'; "OTl TO dX~lTOpoV TTPO<nPTllTOI
Kal TTpOs a ai. wal
Kal TO acj>aLpoELBEs lllwv OUK ETpoXOI'
YEllpv yp' EKEL BE auvlTETaL MTTTOV Kal EUKlv"TOV' 8l rt [20/
yp dv Kal o-rnn lVTlvOUVd Klv"alv Tf]s ljJuxfls KlVOUIlv"S; "I alo
BE xal rrop' lllLV TO TTVEUlla TO rrspl TllV IjJUxTJV TOUTO TTOlEL. ri
yp EaTlV 8EOs EV TTcn:l", TllV aUVELVaL [3oUOIlv"v IjJUxTJVlTEp
aiITov &L yl yVEa8al f. OU yp TTlJ. Knl ITMTWV BE TOLS do'rpou
OU 1l6vov TllV IlET TOU 8ou [25] acj>aLplKf)V Klv,,<7lV, Kol
KaT4) cxn Tllv TTEpl TO KVTpoV aUTWV' EKaaTOV yp, or, lar
TTEPlELllcJ>OsTOV 8EOV yETal
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Ean KaL TiJ acj>alpq. Klv,,<7lS ylvETat. Knl yp ETIl TWV aWllT(&)\
TWV lllETPWV Tf]s ljJuxfls l$' KtVOUIlv"S, olov lv xapaLS KCll
T!i cJ>aVVTlya84i, TOU aWllaTOS' [15]l Klv"alS Kal TOTTLKf)ylVETCl\
8lalTMKELaa

11, potenza gira intorno a un centro, anche il cielo si mover


larmente. Non si deve intendere Ia parola centro nel
I'111i nificato, sia per il corpo che per l' anima: riguardo a questa,
1,,1 I ine donde ogni altra anima deriva; riguardo al corpo, esso
1 1 10 ale, Solo per analogia [10] si adopera Ia parola centro:
111111ome nel corpo del mondo bisogna che ci sia un centro, che
I 11111.1centro de11a sfera, quando si tratta di corpo; e come
I ira intorno a questo centro, cOSIanche Ia sfera. Se l'anirna
II'li 111)
n Dio, essa 10 circonda del suo amore e per quanto pu gli
'.tll I utorno: perch tutto dipende da Lui. [15] Essa non <po111
I' r i> verso di Lui, Gli <si muove> intorno.
1\" . dunque non fanno cosltutte le anime? Ciascuna fa cOSInel
111o cupa. E perch i nostri corpi non <si muovono> cosi?
,I s i aderisce il movimento rettilineo; perch i nostri impulsi
'I I IIIU verso cose diverse; perch l'elemento
sferico che e in noi
I"" urrotondato", essendo terrestre, mentre l' elemento supe"li ti,
mobilissimo si accompagna <al moto circolare>: [20]
I 1111,
perch si arresterebbe, allorch l'anima viene comunque
,J
I'. ( rse anche in noi agisce cosl il soffio che gira intorno
111I S infatti Dio e in tutte le cose, e necessario che l'anima, che
uuu i aLui, giri attorno aLui, poich esso non e in un Iuogo
1111111.1
. Platone" non solo accorda agli astri [25] il movimento di
"'111I h essi hanno in comune col cielo, ma anche uno particolare
.III/llme attorno alloro centro. Ogni essere infatti, ovunque sia,
I " I I I io non per riflessione, ma per necessit naturale.
'I

J "'l'lIlgenza

I,

e mossa

dai Bene e il cosmo Ia imita col suo moto

10 come: c' e nell' Anima <universale> una potenza ultima che


11."1..terra e si diffonde per l'universo"; pi in su ce n' un'altra
I I' r natura Ia sensazione ed e dotata della facolt opinativa, si
I 111n lle sfere [5] proprio sopra alIa prima e le comunica il suo
I 1"' vivificarIa. <La potenza inferiore> viene dunque mossa da
I I I.\> riore> che Ia circonda circolarmente e risiede al di sopra di
'111.11110
e asceso dal basso sino alle sfere. Dunque, mentre Ia
" I uperiore Ia circonda circolarmente, que11a inferiore tende
.), quella volgendosi verso di lei, e questa conversione [10] fa
I ( n moto rotatorio il corpo in cui essa risiede. Infatti, se una
Ijllllunque della sfera si muove, ove si muova rimanendo allo
1IIIlH,essa scuote <la sfera> in cui si trova e il movimento cOSIsi
1'" 11 ulla sfera. Cosi anche nel nostro corpo, quando l'anima si
,!Iv rsamente <dal corpo>, come nella gioia o nella visione di un
11 I i produce un movimento corporeo che e movimento locale.

I ,I

r
204

'E!CEl 81) V -ra94i -rLVO~V1l lJIuxTl !CaL alC7&r)TL!CwTpa -rEVO~V1)


!CLVE1TaLTTpOs TO -ra60v !CaL C7ELn Ws TT<pUlCEV
!CEl TOTTL!CWsTb
(7()~a. '11 TE alC7&r)TLICt) TTO ro vw av !CaL airri} TO -ra60v
Xa!30ooa !CaL T airrflsc 1)~lC7a 8LWKoooa airro V TTaVTaxoii TTpOs
TO [20J TTaVTaxoii C7U~<t>lPETaL.'O E voiis OTWd !CLvE1TaL' !C7TT]K
-rp !CaL !CLVE1TaL' TTEPLailrov -rp. OVrws
KL!>cKLvE1TaL i~a !CaL !C7TllKEV.

205

PLOTIN

ow

!CaL TO TTv TI/> K

l'Anima <universaIe> giunta vicino aI Bene 10 percepisce


li Ir zza e muove il corpo del moto locale naturaIe aI cielo, La
11 itiva che riceve il Bene dall'aIto ed ha le sue proprie
'li I' regue questo Bene che e ovunque [20J e si porta ovunque.
111111 ve l'Intelligenza: essa infatti si muove pur rimanendo
,lI I ich gira intorno Lui. Cosi dunque l'universo si muove
I 111 111 e pure rimane sempre aI medesimo luogo".
lIt

I I

206

207

11 3 (52) nEPI ror

EI nOIEI TA A1TPA'

I I'INFLUENZA

"

1. "Ori l niv QO"Tpwv cf>op OTilJ.aLVEL rrepl EKaOTOV TO


EOIJ.Eva, ' OVK airnl rrVTa rroiet, Ws TOls rrools Bo(nal,
dpT]TaL IJ.EV rrprspov
EV QOlS, Kal rrLOTELS nvs
rrapdXno
b
yOS, EKTOV SE: Kal vilv KPL(3OTEPOV[5] BL rrELvwv' ou y
IJ.LKpOV TO T\ ti&- T\ ti&- EXELV Bo(ELV,
ToUs B" rraVlTa
c1>EPOIJ.VOUS'
rrOlE1V youow
ou IJ.VOV r aa, m::VLas Kal
rrOTOUS' Kal iryldas
Kal vootx,
XM Kal atoXTJ xcl KT] ali,

B"

B"

KaL
TO IJ.yLOTOV, xcl KaKLas Kal pns
Kal
Kal Ts rro
TOTWV rrpeELS [10] Ka9' EKaOTa Errl KaLfxiv KoTWV, OOTrf
9ulJ.oulJ.VOUS' ds vepWrroUS', Ecf>' ots IJ.T]BEv aTol OL avepwTrOI
BLKOUoW OTW rmp' aUTWV KaTWKEuaOIJ.VOl, Ws EXOOOL' KaL Ta
EyIJ.Eva yae BlOOVaL OUK yao9VTas
TWV aIJ.f3avvTWv, ),'
aUToUs T\ KaKOUIJ.voUS'KaT TrroUS' Tfjs cf>ops T\ a [15] EUrra90JVTaS'
Kal a aoUS' aUTOUs TalS BLaVOlaLS yl YVOIJ.VOUS'TaV TE Errl
KVTpwV WOL Kal rrOKLVOVTas aoUS" TO SE: IJ.YLOTOV, TOUs IlEv
KaKOUs aUTWV YOVTES, TOUs BE ya90Us dVaL, IlWS Kal TOUs'
KaKOUs aUTWV E-yOIlVoUS' ya9 BloovaL, TOUs B' ya90Us cf>aOUS'
YLYVW9aL a. En SE:[20] f]oUS' tooVTas rrOlE1V ETEpa, IJ." tooVTaS'
SE: aa, oorrEp OUX aJTwv OVTas tooVTas IlEV aoUS', Il~
tBvTas SE:TpoUS" Kal TvBE IlEV lvrn yaev
EtVaL, el B' aov
Ior, OLOOO9aL' KaL aws IlEV 6pv, el KaT oXijlla T6& l &PLS,
aW:; S, el KaT TSE' 61l0U TE rrVTWV TT)V [25] KpOLV Tpav
YLyvw9aL,
oorrEp Ee irypWV BLacf>pwV TO KplJ.a ETEpoV rrnpd T
IlEIlL YIJ.va. TaDTa OV Kal T TOLaUTa Boa(VTWV
rrepl KOTOIJ
YELV EmoKOrrOUIlvoUS' rrpoaf]KEL. 'Apx1l S' dv ElT] rrpoaf]Kouoa
aTT].
2. ITTEpa ElJ.tfJuxa VOIlLOTov Ti atfJuxa TaDTa T cf>Ep6IlEva;
IJ.EV yp atfJuxa, oUBEv ' Ti 9EplJ. Kal tfJuxp rrapqllEva,
el S" Kal tfJuxp aTTa TWV aOTpwv cf>f]OOIlEv, ' OV EV TU TWV
OWlJ.TWV lllwv
cf>OEL OTf]OOOOL TT)V [5] ou- cf>ops BT]ov6n
Et

OWlJ.anKijs s llJ.s YlVOIlVT]S', Ws IJ.T]SE:rro"v TT)V rrapaayTJv


TWV OWllTWV YLvw9aL Tils TE rroPpoils KoTWV Tils aVTfls OOT]S
xul B" 61J.0U s EV Errl Yils IlLyvUIlVWV, Ws IlVOV KaT TOUsTTrOUS'Ts SLacf>ops yL yvw9at
EK TOU Eyy16EV Kal rrppw9EV, rrps

li/fi

11 I e IV

DEGLI ASTRI

annunciano gli euenti ma non li producono]

abbiamo detto che il movimento d~gli astri annuncia, i si~nti che accadranno, ma che non II produce, come e Opl:
IIIII( lti; e il nostro trattato ne ha addotto alcune prov
?ra
I I uparlarne pi esattamente [5] e diff~samente,:erc
eu.~lt;o I
1IIII'IIrtanza pensare su tale argomento m un mo o o ne
el
I, he i pianeti movendosi producono non solo Ia poverta e .~
1,I,Ia salutee Ia malattia, ma anchela brutte~za el~ bellez~a e, CIO
,111 vIII
i vizi e le virt ele azioni [10] che in ogm <?ccasl~)l~ene
~1I1111l(),
~ome se <i pianeti> fossero irrita ti contro gli uommr p~~
11 e li in cui questi non ha~~o al.c~n torto, appunt.o .perc e
I I I I ,11 loro a quelle disposizioni in cut SI~rova.no. E quelli -h da1no
e ,h
noi chiamiamo beni non perche ammo coloro c e ~ e~
1111, ma perch essi sono bene o ~al~ disposti secondo le reglon~
I I lor occupate e le loro intenzioni varl.ano a sec<?n?a ch~ e.ssl
.
he discendanos-": "..e cosa importannssrma,
111 ntns o c
h
' SIdice
Ir
I I
alcuni <pianeti> sono cattivi ed altri buoni; c e p~ro que I
1'1111 (I ui cattivi ci accordano
dei benefici, mentr~ ,.buo~, possono
. ui I'[20]che essi inoltre producono effettl diversi a seconda
III "
.1 v,
. ,
11 h no
I uardano o no, come se essi non fossero m se que o c e so
1111111,1 sero a seconda che si guardano o no. Se g~.argano U? certo
I I I, l'inlusso e buono, se ne guardano
u~ altro, 1in usso SImuta.
I
in modo differente secondo Iaspetto da loro assunIIII( ano
. , di
d
lIa di
1111111/25] l'azione combina ta di tu~tl. e. Ivers~ <, a que
111111 I come Ia combinazion~
?i ~iquldl differenti da luogo a un
11,I"lhv rso da qudli mescolati insierne.
.
1
I III I
d altre opinioni come queste converr esaminare smgo arIlle
E nverr incominciare cosi.
17

IIl1n

P~d~

e"

1I

W/('

,I

potrebbero gli astri renderei saggi o ignoranti?]

pensare che gli astri siano animati o inanim?ti? Se sono


ssi producono solo o caldo o freddo,. qualora SIammettano
1I I 11; freddi; e limiteranno perci Ia loro aZI~ne alla nostr
la~ura
I , (57 evidentemente
mediante un movimento che. a oro
I I I1 :nge sino a noi pur non essendo assai numerose le differenze
1"1111
rpi e pur rimanendo sempre Ia stessa l'influenz~ che emana
I I 111I di essi: queste influenze, poi, arrivate sulla terra SIm~s.colanr
111' 111.1, cheva~ia secondo chele regioni sono pi o meno vicrne ag I
V

111111 i

208

PLOTIN

nlV [10] 8laepopvb 8l86VTOS KaL TO\) I/IUXPO\)WaaTws. W<PoUs 8(


KaL jlaSELS KaL ypajljlaTlKOUs dous. TOUs 8E PlTOpaS. TOUs 8(
KlSaPLCJTS KaL Ts das TXVaS. fTl 8E rroOOLOUSKaL rrVT)TaS-,
rrWs; KaL T d).>.a., on jl'" ~:K C7wjlntlV KpC7EWSnlV al TLaV fXl
TO\) yL)'VC7Sal; otov KaL &}..qx>v TOlV& [15]KaL rrarpc KaL utov
)'UVaLK TE KaL TO vi)v ETUxr;C7al KaL C7TpaTllYOV KaL f3aC7la
YEVC7Sal. El 8' fjll/lUXa vrc rrpoalpC7El rroret, TL rrnp' ljlWV
rrcvm KaK ljlS rrOlEl KVTa. KaL TaiJTa lv SE(4) Trr4) t8pujlva
KaL aT SELa vrn: OV8E yp. 8l'
dveplrrOl YL)'VoVTal c KaKo[,
TaiJTa [20] KELVOlS impXEl. 000l yE Xws yLvETal Ti ya60v ~
KaKov aTlS "'jlW~ Ti EVrra60'VTwv Ti KaK rraC7XVTwv.

3. 'A' OVX KVTESTaiJTa, ' T)vayKaC7jlvOl TOLS TrrolS


KaL TOLSC7X1jlaC7lv.'A' el T)vayKaC7jlvol. T aT 8lrrou9Ev xpijv
arraVTas rrOlELVrrL TWV aTwv Trrwv KaL C7XTljlTWVylVOjlVOUS",
N\)v 8E TL 8lepopov rrnovev & [5] T6& TO Tjlfjjla TO\) TWV
'4lBlWV KK}..OU
rrapulv KaL au T6&; OV yp 8.., 000' lv aTtli Tcjl
'4lB(4) yLvETal b. ' im' aTo rrMLC7Tov rrxwv. KaL Kae' rrciov
dv yL)'VT)Tal KaT TOV opcvv WV, rE}..OLOVyp Kae' EKaC7Tov WV
TlS rrapXETal d}..Qv KaL dov Yl)'VEC7Sal xnl 8l86val da I(al
da' [10] vaTWV 8E Kal rrl KVTpoU yEyovWs Kal rroK}..lva
dosc. O yp 8.., TOT jlV ~&Tal lTl TO\) KVTpoU Wv. TOT 8(
}..U1TELTaL
rrOK}..lvas Ti pyOs yLVETaL. 000' au eUjloiJTaL VaTElM
dOS. rrpaUVETal 8E rrOK}..Lvas. Els 8l TlS aTWV Kal rrOKx.tva
jlElvWV, "EC7Tl [15] yp El EKaC7TOS Kal lTLKEVTpos dOl
rrOKx.tvas dOlS Kal rrOKx.tvas TPOlS rrlKEVTpos dOlS' ccl
ov 8lrrou KaT TOV aTOV XPVOV xaLpEl TE Kal }..U1TELTaLKal
eUjloiJTal Kal rrp6s C7Tl. To 8E TOUs jlV aTwv XaLpElV )..YHV
8voVTas. TOUs 8E v vaTo}..aLs vrus, rrWs OVK doyov; [20] Kal
yp OTW C7Ujlf3aLVElajla }..U1TELC7SaL
TE Kal XaLPElV. Et Ta 8l TI
l KELVWV}..lTTJljlS KaKWaEl; "OXws 8E ov8E }..urrELC79al000' rrl
Kalpo\) XaLpElV aTOlS Sorov, ' El TO 'lMWV fXElV xaLpoVTa
</>'ots ya60lS fXOOOl xal </>'ots opWaL. BlOS yp KC7T4) E4>'
aTo\) KC7T4).Kal v Tij [25] VEPYEl~ TO EU' TO 8E ov rrpOs ljlS
Kal jllC7Ta TOlS OV KOlVWVOOOLV
lJjllV ''lOlS KaT C7Ujlf3E~T)K6s,
ov rrpoT)yojlEVOV' 0V8E Xws TO fpyOV rrpOs ljls. el WarrEp pVLOI
KaT C7Ujlf3E~T)KOsTO C7TJjlaLVElV.

, NNEADI, 11 3, 23

209

Iri in movimento: [10] anche degli astri freddi gli effetti sono gli stessi.
ome essi potrebbero
farei saggi o ~gnoranti, grammatiei,
retori,
11 risti o altrimenti artisti, ricchi o poveri? E come produrrebbero
tutt~
'li HIi <accadimenti>
che non sono causati dal mescolamento
dei
"1 pi? Come, ad esempio, potrebbero darei q~d fratello, [15] .qu~ padre,
'li t figlio,
quella donna, procurarei
quer successi, farei diventare
11li go ore?
.
S sono animati ed agiscono volontariamente,
che cosa hanno
ti rto da noi, perch vogliano.farei?el
m~e~ ~al. momen~~.che S~~?
uuui in luogo divino e sono essr stessi essen divini? Non c em essi ClO
" I nde malvagi gli uomini [20] n a loro consegue bene o mal e alcuno
I \ 11 ne e dal male che per caso ei accada.

le;li astri gioiscono dei beni che posseggono]


M I, <si dir>, essi non agiscono volontariamente,
ma sono costretti
e dagli aspetti.
....
M I se sono costretti, bisognerebbe
che tuttll pianen, che occupano
II I i luoghi ed hanno 10 stesso aspetto, producessero
le stesse cose.
'1'111 modificazione
subisce [5] un pianeta quando pa~sa da una
11.11a un' altra dello zodiaco? Esso non e di fatto nello zodaco stesso,
I trova molto lontano e al di sotto e, anche trovandosi di fronte a
l.t I1 i segno, rimane pur sempre di fr~n~e al.eielo. Ed e ridicol~
It I I mare> che esso muti e produca effettl diversi, a seconda che passt
I 111111a eiascuna <sezione dello zodaco>. [10] o in quanto sorga,
I I .t centro, o discenda.
I I 110 un pianeta non gioisce qua~do e al ce.ntro, n~ .s' addolora o
111I inattivo'? quando tramonta; ne un altro mvece e 10 c~ll~ra nel
I 'I I
si rasserena nel discendere; n infine uno diventa migliore aI
""11 . [15] Difatti, 10 stesso pia neta che per alcuni e al centro, per
I1 ,I tramonto; e quello che per alcuni e sul declinare: e.al centro per
II 111' e impossibile che nello stesso tempo esso gioisca e soffra,
\111 'i rassereni. Dire che alcuni <pianeti> gioiscono quando
11111111100,
ed altri quando si levano, non e assurdo? [20] Ma cosi
111I I che essi sono insieme tristi e lieti,
t 1'11I,perch Ia loro tristezza ei danneggerebbe?
I~ generale, non s~
\111m ttere che essi siano tristi o lieti secondo le circostanze; bensl
I 11Ipre lieti, gioiscono
dei beni che posseggono e de~e. c,o~e che
I1 1IIIIIOo.Ognunohalasuavitapropri.aenellasua[25]attlV1tarl~rOva
I, I 111II : ma questo non ei concerne. Rispetto a noi che non a?b~amo
n essi Ia Ioro azione e accidentale e non 10 scopo principale
nnuneiano -cil futuro>, come gli uccelli, non e questa una
11I1 SU di noi.

I I \11 ghi <occupati>

210

211

I NNEADI, II 3, 4-5

{Di due pianeti che si guardano, come pua uno


ttristarsi]

gioire,

e l' altro

Altrettanto assurdo e dire che di due pianeti che si guardano I'uno


a e l'altro s'attristi: ma c' dunque dell'odio tra loro? e perch? E
11110 guardasse l'altro ai terzo segno perch si troverebbe
in una
I."dizione diversa che se 10 guardasse ai quarto o in opposizione con
li? Perch in un tale aspetto esso 10 guarda, [5] mentre, avvicinato
I o della distanza di un segno, non 10 guarda pi? E, in generale,
'li I
il modo con cui essi compiono quelle azioni che vengono
uubuite a loro? Come opera ciascuno di per s? E come, unendo
11 I me de loro azioni>, producono un effetto differente? N <si dica>
10 cssi, accordandosi tra loro, esercitino azioni su di noi; o che ciascuno
I,. i abbandoni [10] una parte della sua attivit; o che l'uno costringa
I 1110 impedendogli di dare i suoi doni; o che l'uno permetta di agire
li' 111ro, perch convinto da lui, Come e possibile che un pianeta gioisca
11 1I ovarsi nella casa di un altro, mentre questo si affligge di trovarsi in
11 11" del primo? E come se si pretendesse
[15] che due persone
uunssero tra loro, ma che l'una amasse l'altra, mentre questa odiasse
"lima.
'111

I ruI/i i pianeti sono utili all'uniuerso]


( )lIando il pianeta e freddo si dice che esso, allorch si trova pi
da noi, sia a noi pi benigno, poich si pone nel freddo il
1IIIIIpio ddla malevolenza verso di noi?
M.I alIora dovrebbe essere benigno quando si trova nei segni che
.111 111 opposizione con noi. [5]
.1 quando il pianeta freddo e in opposizione
con quello caldo si
11 I h abbiano una tremenda influenza.
lIora dovrebbero temperarsi tra loro.
1111 pianeta poi si ralIegra del giorno e riscaldato diventa buono,
1111 un altro ama Ia notte, perch igneo; come se per i pianeti non
iorno sempre e cio sempre luce, e come se potessero essere
uuui rIO] dalla notte, essi che sono aI di l dell'ombra della terra.
I di e, ancora, che Ia luna che si congiunge con un pia neta sia
111 f I I, quando e piena, malefica, quando e nuova: ma se concedamo
ver invece il contrario. Infatti quando Ia luna e piena per noi, essa
111 , nell'altro suo emisfero per quel pia neta che e sopra di lei; e
1111110
nuova per noi, [15] e piena per quel pianeta: cosicch si
I1I1 avere l'effetto opposto, poich essa, quando e nuova <per
, 11H 111 da su quello Ia sua luce. Per Ia luna stessa, questo fatto non ha
111 I unportanza, daI momento che una sua faccia e sempre illumina1.11 lorse non e cosi del pianeta che, come ess dicono, ne riceve il

I '"1.111

r
212

213

, 111.11
3. 56
"

I~. o invece si riscalda, quando Ia luna e oscura <cio nuova> per

11111 e quando essa agisce su di quello in modo benefico nel


1111111
,allora e piena per esso. La faccia oscura della luna" rispetto
I rle solo in relazione alla terra e non rattrista il pianeta che le sta
Ma poich questo non porta il suo contributo, data Ia sua
1\mza, sembra che Ia luna <nuova> rimanga malefica. Ma quando
111 piena, [25] essa e sufficiente aI mondo inferiore, anche se il
I I' i trovi lontano. E se Ia luna presenta a noi Ia parte oscura, si
I I li ia favorevole aI pianeta igneo: poich essa basta a se stessa,
quello e troppo infocato per produrre un simile effetto. I corpi
ri animati che girano lass, sono caldi, quale pi quale rneno,
""lIlIrM~uno freddo: 10 prova [30] illoro luogo, pianeta, che diciamo
. li un fuoco tempera to, e cosi pure Lucifero: e s' accordano
, 11I li r Ia loro somiglianza. Rispetto aI cosiddetto pianeta igneo
" . rimangono estranei a causa della loro moderazione, rispetto a
"'"'
causa della lontananza; Ermes invece e indifferente e, a
IIlu
smbra, si rende simile a tutti gli altri.
I .tutti sono utili all'universo; [35] ed essi si trovano in relazione
u
me conviene all'universo; similmente in ciascun vivente le
(I
v x[ono concorrere all'unit totaIe. Per esempio, Ia bile serve a
I I I'ur anismo e insieme e in relazone con l' organo vicino; essa deve
" 'I vegliare le passioni; ma il tutto e le parti vicine non devono
1I11111crledi eccedere. Cosi pure nella totalit dell'universo c'
" 110di un organo [40] siffatto, ma anche di un altro che si riferisca
I' 11 , ; altre parti poi sono come gli occhi <dei mondo> e sono tutte
!tlll' uia con Ia parte irrazionaIe; cosi si ha l'unit ed un'unica

I",

"""

I.

I P r h queste cose non dovrebbero


I.I.I?

servire come prove per

{I untverso ba una causa prima e un principio cbe si estende a tutto]


rma ancora che Ares e Afrodite, posti in un certo modo, sono
011idulreri, come se gli astri aI pari degli uornini intemperanti si
1,Ii f I ssero in quelle cose di cui hanno reciproco desiderio.
1., 11m e assurda questa opinione?
I
hi potrebbe credere che essi trovino piacere a guardarsil'un
'ti,
I I in date posizioni e che non ci sia aIcun limite <aI loro
, . ?
I I (Ul' rsi sempre di ciascuno degli innumerevoli esseri viventi che
"'Hl d esistono e dare a ciascuno ci che gli conviene, farli ricchi,
IH mperanti e far che ognuno com pia le sue operazioni: [10] e
rlunque Ia loro vita? Ma come potrebbero fare tutte queste cose
. li'?
icono che essi attendano l'ascesa dei segni zodiacaIi, doe
I ."

",i,

"

I.,

214
PLOII

dva4>ops, l<:at olov rrt OOKTWV TL8EaBaL, TE rrOLlooOOL,


~ELvaL 8' airroLs rrp TOTWVTWV Xpvwv, WS 8E [15J 1lT)&vt
TO KPLOV Tils 8LOLK1OEWS8L8vaL, TOTOLS 8E T rrVTa BL86.
WarrEp OUK mOTaTOUVTOS hs, dcp'
BLT)pTilOeaL TO rrv, h!
8L8VTOS KaT CPOLVTO aTOU rrEpaLVnV xol VEpydv rd
OUVTETaYIlvov au IlET' airrou, OVTS OTL Kat dyvOOUI'
KOOIlOU CPOOLVdpxTtv
20lXOVTOS Kat al TLav rrpWTT)v rrt rr,'

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7. 'A' el O"l'JllatvoooLV OhOL T ollEva, WarrEp <PoP


rro xal da O"l'JllaVTLK EtvaL TWV OOIlvwv, TL dv TO rrou.
ElT); Kal l T~LS rrWs; Ou yp dv O"l'JllatVETo TETaWvWS I
XOTWV YLyvOIlVWV. COTW TO(VUVWarrEp[5]ypllllaTa
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c
TOU EU dpollVOU
allrrvoLa uu, d rrov llov Kat rrpTEp
v T4lrraVT( Kat Il(av dpxTtv EV rrov (4k>v rrOLTlaaL Kat EK rrVTI
EV, xul [20J Ws vl KaT41 T IlPll EV TL lpyov EKaOTOV Elll<l>c1
OTW Kal T EV T0 rravrl - EKaaTa lpya EKaaTOV lxnv
xcl ll)J./1I
ft TaDTa, OOOV 1111IlVOV Il Pll , d KaL a Kal 1lE.(w. Ilpci I
v
Il
811 EKaaTOv drr IlLS TO aTOU rrpTTov, OUlll3n 8E d
d4l' OU yp drri)aKTaL ToU[25Jou' xcl B11Kat rrOLEL KaL rraX I
irrr' dWv Kat do au rrpool)9E Kal ElTTJaEVft lOE. Ilpetoi
OUK El,qj oUB KaT' Em TUxtav' Kat yp do TL KaL EK TOTWV1((11
ECPE~TlSKaT CPOOLVdo.

215

I I, " " 67

uanti <sono i gradi> della Ioro ascesa e c?e com pia ciascuno
I.
. h
. ntino sulle dita per conoscere il
I \I ~estmo, quasi c efesslu prima di quello; [15J si nega cosl
ell I ire e non possano arn
a
1"
le1 ere il potere di governare e si d tutt~ ag I astn, cOde S non
un 010 da cui tutto dipende, che ad ogni essd~re,secdon o a sua
di
. n ere il suo fine e di fare, accor o con esso,
''I'. t:I:t~~a If:!~n~ si distrugge cosl e si .dis~~nohce ~ant:~d:
"eI l, [20J il qualeha una causa prima eun pnncipro c e si es
I1 seri.

1111 ( pieno

di segni]

..
r KIiastri soltanto indicano
g I'I evenn . f u t ur i , s.'e come
il fu s' dettohe
'1'1'::a ~:d:~~i;~~~lis~~~a~~~ ~~::ec~~:~nilr~:~no~d~inet?uf~f~tti,
. . e non fossero m un certo or me.
.: 11:'':~d~~~~~~h:l~ii astri sia?o co~e [5J Iettere. c.he si scri~ano
1 ielo o meglio gi scntte e movennsi, le quali pur
I,:",:dtan~~'~~r~ fu~zione abbiano .anche ~a facolt di Jignificae
111li

. e cosi, <nel mondo>, come m un


.

u da una parte conoscerne

:1,":;; ~~c1i di un uomo

VI~~~~:

un

r~:il;e~~es~h~
.

o altra [lOJ pare d~ c1rpo pU~~~~lt~~:~


utere e leggervi un segno di perico o o I sa ~ezza.,
~
.
.
d
1
ndo>
ed
anche
noi
siamo
parti
<dell
Universo>,
'"111 < e mo
,
,.
di
. de
I. una Parte conosciamo le altre. Tutto e pleno I segn~, e .
' e hidaunacosaneconosceun
'1a tra. C os,1 diImo lti avv ernmenti
111
I , I1iutri hanno conoscenza.
.
I non e forse uno solo illoro coordma.m7nto~
1 d li
I 1110 [15J si comprende perch noi ntroviamo n~ vo o eg
. ..
r d i ni <del 1futuro>.
Necessariamente tutte
111IIIn aI.tr1an~a I e ~eg
d ll'individuo particolare s'
ono interdipendenti, e non so o ~
.
ione e in
I uustamente
che tutto e cospirantes" ,ma a m~~glor rag
..
~I'
dell'universo: l'unit del principio unifica le mo!tepltc~
111 li go
'.
. f l' " [20J E come m ogru
.I ll'animale, e della molreplicit a ,:nlta.
.
ll'uniI 1,1110ciascuna parte compi~ Ia sua s~eclale !u;~~h~ c;~~~t~esseri
., e'Hlliessere ha il suo pro~rlo codmelP1lto,
t~~? d
he maggiori.
elll ) veramente delle parti, ma
e tot lt~ e . ~nc
. I
"1' I I ciascuno, procedendo dall'unico principio :omple a SdUj
,
, il ll'al
perche nessuno e separato a
\lume ed ognuno e ut e a . tro:
bi
d li altri un'altra
1111110;ognuno agisce <sugli altri> e su isce ag . E i non

n gli altri s'incontra e ne trae danno o vantagg~o. d sI' 1 .


: I iono fortuitamente
n a caso; un essere nUJvo proce e ag I a tn
1''' luce un altro secondo una Iegge natur e.
,, I

(' 'I
216
PLOTIN

8. Kal Bf} Kal c/JU)(i) TO airrfls lpyov TTOLE1vWp~Tl~lVll _


c/Ju)(i) yp TTVTa TTOLE1pxfls lxoooa yov - Kdv EOOUTTopo1
Kat
TTapYOLTOav, xcl hETaL To1s Bpw~lvOLS V T41TTaVTl BlKT], etrrfp
~f} u6tonaL. MlVEL B' et [5J p80u~lvou
TOl) oU TEL Kal
BUV~EL TOl) KpaTOVVTOS' O'UVEpyoVVTa B Kal T clO'Tpa Ws dv
~pLa OU O'~LKp VTa TOl) OUpavol) TTpOsTO oV PLTTpeTTilKal
TTpOsTO O'TJ~aLVELVO'TL. ~Tl~aLVEL ~EV ow TTVTa, ooa V ala9r)
T41,TTOLE1
B cla, ou cpaVEpWsTTOLE1.'H~E1s B c/Juxfls lpya KaT
[lOJ CP<JLV
TTOLOl)~EV,
~WS'~f} O'ct>Tl~EV
V T41TTlaELTOl) TTaVTs'
O'cpaVTESB lXO~EV BLKT]VKal TO O'ct>~a aUTO KaL TO iv XeLPOVl
~OLPQ:ds OO'TEpoV,ITOVTOL~EV ovv KaL TTEVLaLO'UVTUXlc,tnlv lW'
peTal B KaL KaKLaLb; 'Apernl ~EV BL TO pxa10v Tils c/Juxfl),
KaKLQLB O'UVTUXLc,t
[15J c/Juxfls TTpOsT lw. 'A TTEPL~Ev TOTWV
v clOLSetpTlTaL,
9. NDv B va~VIlaelVTEs
Tol) TpKTOU, V To1s ~EV
TTp6TTaaLai. Mopa; TTLKXWaOOOL,
ITMTwvL B clTpaKTS EO'Tl
T TE TTaVW~EVOVxcl TO TTaVESTils TTEPLct>ops,
KaL ai. Moipci
B Kal f} 'AvYKT] ~lTT]P oooa O'Tpct>oOOL
Kal v [5J TU yEVO'fl
KO'TOU TTLK>.WeoOOL
xol BL' aUTijs EtO'LV ds ylVEO'LV T
YEVVW~Eva. "Ev TE TL~aL41 ges ~EV TTOLlO'asTT}V p)(i)v Ti)
c/Juxfls BL&OO'LV,ol B c1>ep6~EVOL
geol T BELv Kal vaYKa1a TT6r],
au~o\is Kal TTLaU~las Kal "ijoovs Kal TTasav, Kal c/Juxfls clQ
dBos, cp' [lOJ oll T TTa9'J~aTa TaUTl. Oror yp ol YOl
O'UVBOOOLV
"ij~s T01s clO'TPOLSnnp' aUTWV c/Ju)(i)v KO~L,O~VOUS'
Kal lnrOTTTOOOLTU vYK1J VTaOOa Ivrn- Kal il9T] TOLVUVrrop'
aUTWV Kal KaT T il9T] TTpELSKal rr9T] drr ~EWS'TTa9T]nKii
OO'T]s'Wa-rE TL OLTTOV
"ij~E1s; "H TTEpO'~Ev KaT' [15J lgeLav
"ij~E1s, ots Kal KpaTE1v TWV TTa9WvlBwKEV "ij cp(ms. Kal yp ~WS'
EV TOTOLST01s KaK01s BL TOl) O'w~aTOS TTELTl~~lvOLSBO'TTOTOV
peTT}v ges lBwKEV. Ou yp v "ijO'X41OOOLVpeTils &1 "ij~lv,
' TaV KlVBuvos v KaKo1s dvaL peTils ou TTapoO'T]s.f1LO Kal
[20J c1>e)'ELVVTEDeev &1 xul XWPl'ELV aUTo\is TTO TWV
TTPOOYEyEVIl~lvwv xcl ~f} TO O'vgeTOVEtvaL O'w~a c/JUXW~VOVEV
4> KpaTE1 ~ov "ij O'w~aTOS CP<JLS
c/Juxfls n lXVOS a(30ooa, W)
TT}V ,Wf}V TT}V KOLvT}V ~ov TOl) O'w~aTOS EtvaL' TTVTa yp
O'w~anK, oc TaTTls. Tfts B hlpas [25J Tils lw "ij TTpOsTO

217

NflADI, II 3, 8-9

11.'universo

e eterno percb

dipende daI suo signore]

Anche l' anima si muove a compiere l' opera ~ua - essa infat~i produce
poich ha Ia parte di principio <del ~o~.ento>
-; e sia che ~s~
'1.1( da direttamente
o venga turbata, Ia GIUStlZla segue ~utte le ~zlont
111
sa compie nel mondo perch <l'universo>, no~ dev esser distrut,,' F so sussiste in eterno [5J perch r~tto dall o~dme e dalla potenza
I I 110sovrano. Gli astri che sono parti, e non piccole, dd. cld~ con
I l"lruno coll'universo e servono magnificamen.te. da segm; essr an111111
i.no tutto cio che accade nel mondo sensibile, ma ~roducono
,li II\tO quegli eventi che manifestamente producono. NOI, da par:e
" 1111, com piamo quelle azioni [lOJ che sono nat':lr~l,men~e p.roprt~
, li' mima, finch non erriamo in mezzo alla molteplicit d~ untve~so,
f
rriamo, trovamo U castigo nell' errore stesso ,~nd catnvo d~stm~
f (I arrende.
Ricchezza e povert derivano .da? mc.ontro \ortulto di
f nimenti estemi. Ma Ia virt e Uvizio? ~a virtu d~rlv~ dali elemento
II murio dell'anima e Uvizio dai rapporn [15J dell anima con le cose
. Ma di cio s' parlato altrove".
'11111,

11 IOggetto al destino cbi e privo dell'anima superiore]


I ,ti ora ricordiamoci del fuso, che, secondo gli. a~tichi, l~ ~oirc:
girare filando e che per Platone " rappr~s~nta U cielo dei pianen
I f ra delle stelle fisse; le Moire e Ia Necessita, loro madre,.lo fanno
I I 15] e mano <U destino>
di ciascun. essere ali~ sua4~.asclta; .e per
I li esseri generati giungono
alia nascita. Nel Tt'!1eo U.DemlUrg~
1111 c Uprincipio dell' anima e gli dei rnobili <nel cielo> ~l~dan~o ~o~
I' I i ni terribili quanto necessarie, gli impulsi generosi, 1 desldecli 1
I r li, idolori e l' altra parte dell' anima, (10 J ~onde. p~ove~gono, qu.
e
IlIni. Simli teorie ci legano agli astri, dai quali nceviamo 1.a?lma
, II I, e ci sottomettono
cosi aUa necessit non appena a~tlv.lamo
I
111. Da essi deriva U nostro carattere e dal carattere le aziom e da
I .11 posizione passiva le passioni.
M I osl che resta di noi?
.
I 111I me cio che noi siamo [15J veramente, U_~ostr? io, cui la natura
I 1011 dominio sulle passioni. In mezzo a tutn I rnali che Ia natura del
11"1 ( I infligge Iddio ci ha dato Ia virt che non h.a ~adrone46. ~ no,~
1 10 iamo nella calma abbiamo bisogno ?ella virtu, ma qu.~n ~ c e
li, u\u di cadere nei mali, se Ia virt non CIfosse: [~q] Pe~clo e neI n fuggire di qU47e separarei da cio che CI SI e a~glU?to, ~on
II 1>1\1 questo essere composto, questocorp~
a~im~to, m.cuI ~oml~a
, IIII i del corpo, provvista solo di una t,ra~cla di ~ntm~, sicch ~~vita
"1111
appartiene pi al corpo <che a~ anima>: mf~ttl tutto CIOch
,11
ne a questa vita corporeo. A un altra [25] anima, estranea <a
111m

218
219

NNEADI. II 3. 911
ClIJ

O>, appartiene

il movimento che ci conduce verso l'alto, verso il

I 110e il divino, cui nessuno comanda, ma di cui essa si serve per


I I ntificarsi a quelli e vivere ad essi conforme, tutta in s raccolta.
lIj:(gettoal destino vive solo quell' essere che e privo di quest' anima: per
Iquaggi gli astri non sono soltanto dei segni, ma diventa egli stesso
1111 frammento,
[JOJ e dipende dal mondo, di cui e una parte. Infatti
I I cun essere
duplice: cio un composto ed un io; e cosi il mondo
n tutto formato di un corpo e di un'anima ad esso lega ta ed anche
I A nima universale che non nel corpo, ma che illumina coi suoi riflessi
"rlla che e nel corpo; anche il sole e gli altri <astri> sono egualmente
uplici. [35J Con quell' anima superiore che e pura essi non danno nulla
,111 rttivo, ma producono effetti nel mondo, poich sono una parte di
li e corpi anima ti; illoro corpo, che e una parte, agisce su un' altra, ma
I loro volont e Ia loro vera anima guardano ognora verso il Bene. Le
111 cose dipendono da questo principio, [40J o meglio non da questo
111111 diatamente, ma da cio che vien dopo di esso; cosi come il calore
I I f uoco penetra ovunque e come un' anima influisce su un' altra anima
11111 I mali vengono dal mescolamento,
Infatti Ia natura di questo
'''"11
\0 e mista" e se gli si togliessel'Anima <universale> separata, [45J
111111rrebbe poca cosa. E un dio <il mondo>,
se teniamo conto di
IlIrll'<Anima>; nel resto esso e soltanto un grande demone, dice
I'llIone>49, che ha demoniache passioni,

1I./0gni corpo ba, nell'uniuerso, la funzione di parte]

S
cosi, bisogna ammettere che gli astri annuncino, ma non
I,"It!lIcano affatto tutte queste cose colloro essere intero, bensl solo gli
jI! Iti passivi dell' universo e con cio che di essi rimane, <tolta l' anima>.
1 .1 na inoltre ammettere che l'anima, prima di giungere alia nascita,
IIlti on s qualcosa: [5J non verrebbe, infatti, in un corpo se non
in s grande disposizione a parire. Bisogna ammettere, poi, che
.1 una volta entrata <nel corpo> sia sottomessa alia fortuna, poich
I 1111 entrata corrisponde al movimento <dell'universo>, Bisogna
11111\ uere che anche tale movimento con labori <col mondo> e com pia
I,! i che l'universo deve effettuare, daI momento che ogni corpo ha
I
o Ia funzione di parte. [IOJ
/1,1' nostre disposizioni diuentano cattiue quando restano in noi]
1\1 gna poi pensare che cio che c viene dagli astri non e pi, in quelli
111 10 ricevono, tale qual era nel partirsi da essi. Cosl, ad esempio, il
."" ()di quaggi oscuro, Ia disposizione ali' amicizia diventa debole in
III11 li eve [5J e non produce un'amicizia completamente bella; un
I. plll
,n chi non si trova nel giusto mezzo, dal quale si genera il

220

PWTINO

III,II},

1\

KpoxoMav
6lJ~lav etpyO'aTO, Kal TO Tl~i1s v lpwTl V Ka\
TTEpl TO Ka.oV lxov TWV BoKO'VTWVKaXWV l4>EO'LV ElpyO'aTO, ccl
VOU TT6PpoLa TTavolJpylav Kal yp l'l TTavolJpyla E6n VOUs [lO/
dvaL T\JXELV o EcplETaL OU S\JV~EVOS. rlvETaL ouv KaK EKaUT(I
rortcv EV l'l~v EKEL OU TOirrwv VTWV ETTEl Kal T EX.e6VTa, Kal TOI
OUK EKlva vrn, OU ~vn 0iJ8 rcrc ota f}6E O'(,)~aO'L ~L yv~EV(J
Kal vU Kal lOLS.

12. Knl S1) Kal T l6VTa Els ~v O'lJ~TTlTTTn xnl Ko~l,ETal


EKaO'Tov TWV yLvO~vwv" Tl K ToirrOlJ TOU Kp~aTOS, WoTE UTI,
Kal TTOL6v Tl b yEv0'6ClL. Ou yp TOV '(TTTTOVTTOLEL, T(jl lTTlT(11
Tl Sl&x7LV 6 yp lTTTTOSEe '(TTTTOlJKal [5] e v6pWTTOlJ v6pwTTO)
O'\JVEpyOs 8 1\Los TiJ TTMoH 6 8 K TOU YOlJ TOU v6pWlT II
ylvETClL. 'A' l~atjJ TTOTE
W</>T}O'ETO lew 6~otws .yp TI
rmrp, TTpOs TO ~TlOV TTOKLS,lUTL S' TE TTpOs TO XELP(lI'
O'\JVTTEO'EV.'A' OUK EK~L'r3,n TOU 1TOKn~VOlJ T SE xol l'l ll
[1O]KpaTl,
oux l'l cpC1LS,Ws ~1) TEovc yEv0'6ClL l'lTTW~VOU T
d
dBovs

1\

13. ~EL TolV\JV TO EVTEOOEv, ErrnS1) T ~V Kal TTap"


cf>ops ylvETaL, T 8 O, SLaa~V
xnl SLaKpLVClL xnl el TTlV, TT660
EKaO'Ta W$", 'ApxT! 8 1\&. tjJlJxl1S S1) TO TTv T6& SLOLKOU1j
KaT yov, ota S1) Kal cp' KO'TOlJ [5] 'llOlJ l'l EV airr(jl pX1, '
f)s EKaO'Ta T TOU 'llOlJ ~pT} Kal TTMTTETaL Kal TTpOs TO w
O'lJVTTaKTaL, O ~pT} EO'TlV, v ~V T(jl lp EO'Tl T TTVTa, lI'
8 TLS ~PEUL TOOOfITOV uvov, OOOV EO'Tlv EKaO'Tov. T 8 lewO I
TTpOO'L6VTa, T ~V Kal EvaVTla TiJ ~lJlO'n
Tf1s cpO'Ews. T
[10] Kal rrpcopc:
T(jl 8 lp TTVTab aTE ~pT} VTa airrou '1
TTVTa O'\JVTTaKTClL CPO'LV~v aI36VTa f,v Exn xcl O'lJ~TTT}POUV'"
TiJ olKd~ ~WS p~ij TTpOs TOV ov TOU TTaVTOs ~lOV. T ~V olJl
tjJlJxa TWV EV aiIT(jl TTVTT} pyava
Kal otov weo~Evac lew
I
TO TTOLELVT 8 [15] E~tjJlJxa, T ~V TO KLVl0'6ClL OplO'TWS EX I
Ws ixp' ap~aO'LV 'CrrTTOLTTplV TOV l'lVlOXOV cf>oPlO'ClL aiIToLS TOI
Sp6~ov, aTE S1) TTT}yj vE~6~Eva OyLKOU 8 '4x>lJ CPO'LSEXn lT(1
avTf1s TOV l'lVlOXOV" Kal ETTLO'T1~ova ~V lxoooa
KaT' l6u cf>PETClI
~1) S, Ws ET\JXE TTOKLS. "A~cf>w 8 EtO'W TOU [20] TTaVTOs KII

111}

221

10'0, produce furore o rilassatezza; il desiderio di onore, anche se

.11 11 qualcosa di onesto, crea Ia brama di atti onesti solo nell' appa . ti .110 intelligenza emana Ia scaltrezza che vorrebbe [10] eguagliare
111 nza, ma non pua arrivarvi. Tutte queste -cdisposizioni> diutive quando sono in noi, mentre lass non sono tali; e non
non sono pi quelle che erano, una volta arrivate <quaggi>,
111111 no rimangono tali quali erano appena giunte, poich subito
I 01 no col corpo,
con Ia materia e tra loro.

11111

11"'/l(lrlanza degli influssi esterni]


nfluenze <degli astri> si combinano

insieme ed ogni essere


ce trae da questo miscuglio Ia sua natura ele sue quaIit. Esse
I 11111\ reano certo il cavallo ma gli danno quaIcosa; il cavallo nasce
1110 e [5] l'uomo dall'uomo; ma il sole concorre anche esso alla
1""11
zione", L'uorno nasce dalla ragione <seminale> dell'uomo,
I 1111 i nte esterno gli pua essere favorevole o sfavorevole; esso
I1 I I
miglia aI padre, ma spesso riesce migliore di lui od anche
.1
Questo influsso esterno> per non pu far uscire l' essere daI
111, II uo; talora Ia materia, [10] e non Ia natura, prevale, sicch ne
1111
sere incompleto, poich Ia forma e sopraffatta <dalla
.1./11

11

1IIII1.li

"I

esseri con laborano alta vila uniuersale]

S ario, dato che aIcune cose derivano daI movimento


<del
,I iltre no, che noi distinguiamo e separiamo de due possibili1I t.uno donde ogni cosa deriva. E questo e il principio: l' Anima
li l'universo secondo ragione", e noi possiamo paragonarla al
"" he e in ogni [5] vivente, di cui foggia le parti e che coordina
I I tli cui sono parti; nell'universo
ci sono tutte le parti, ma in
III I li me non c' che essa sola; qui le influenze esteriori sono ora
I I ora conformi alla volont della natura. [10] Ma nell'universo
I
ri, che ne sono le parti, sono coordinati insieme; da esso
li 1I I ro natura e con Ia loro tendenza propria con laborano alla
I II ile.
111111 .gli esseri inanimati sono semplici strumenti nell'universo
"illli ad agire dall'esterno; poi ci sono [15] gli esseri animati dei
" IIlIi hanno un movimento
indeterminato <nella direzione>,
I ivalli gi attaccati
prima che il cocchiere assegni loro il
11111, r ono sospinti innanzi a colpi <di frustac-"; gli altri, cio gli
onevoli, hanno in se stessi il loro cocchiere e se questi e
i procedono diritti, oppure no, come spesso accidentalmenli uni e gli altri sono all'interno [20] dell'universo e con-

222
PLOTIN)

a~VTOUVTa rrpOs TO OV'KaL T ~EV ~l,W airrwv KaL EV rrEtOvI


TU ~tq_ rro nout KaL ~'ya KaL rrpOs n)V TOU OV'W~V
aVVTL T~LV rrOLT)TLKTlV
~ov i\ rraEh']TLKT)VEXOVTa T 8(
rraxo;rra ,8LaTEl ~LKpV 8Va~LV rrpOs TO rrOLlV EXOVT~' T 8(
~ETa~V TOVTW~,[25JrraxoVTa ~EV rrcp' awv, rrOLOVTaSE: rrod
KaL EV rrOOLSpxTlV rrcp' airrwvd Els rrp~LS KaL rrOllalS
EXOVTa; KaL Y,tVETaL TO rrv 'W~ rraVT~S TWV ~EV pLaTWV
EVPY?VVTWV Ta_ apLaTa, Kae' OOOV TO apLaTOV EV E KaTw, O ~
K~L Tn411)Y~OVOVVTLaVVTaKTov, Warrp [JOJ aTpaTLWTas ~Tpa1l]
Y41, OL,8~ yoVTaL KaL ErrCJ6aL ~Ll ErrL ef>OOLV
n)v VOT)n)v l~l
V41, T~ SE: 'I1TTOVLTil ef>OOLKXPT)~va &Tpa TOU rraVTs OlO
KaL Ta EV 1)~lV lJIvxfls &Tpa' T 8' a Voyov TOlS EV ~~L\I
~~paLv' 08E yp Eef>'1)~WV rrdvrn Ion. Z4>a ~Ev ouv rrVTa KaT
oyov [J5J TOV TOU rraVTOs ov, rd T EV opavw rrdvm KaL TC\
~,
&:a Els TO OV~~pLaTaL, KaL o8Ev TW~ ~PWV, oS' EI
~:ya, 8vva~l~ EXL TOU E~aaYTlV EpyaaaSaL
TWV ywv o8(
TW~ K~ T0US: ~~YOVS yVO~VWV' OLWCJLV
SE: Err' ~ef>6Tpa,
X:LPOV T K~l f-'CTLOVOS,
EpyaaaSaL, ' [40J OKEKaTilaat y
TT)S OlKLas ef>OOWS8VaTaL. Xelpov SE: EpyCETaL i\ KaT aW~CJ
~a81VLav 8L80v i\ Til lJIvxft Til av~rra8l KaL rrup' airrou 80ed
L~ TO KTW KaT av~!3Ei3T)KOs cf>aUTT)TOS
aLTLOV YLV6~vov
aw~a~os KaK~ aUVT81~OS"E~rr68LOV n)V LS airro EVpYLav l'
[45JaVTo rrOLT)aaL;ot~v oux OVTWSP~OO8lCJT)Spas, Ws 8aa8a1
TO KPLf3S p~OVLaS- Els TO ~OOOLKOUsrrOTlV TOUs ef>86yyoUS

14. TIPL SE: rrVLas KaL rroToVS KaL ~as


KaL pXs rrWs'
~Ev rrap rraTpwv 01 rrOToL, E01~T)Vav TOV rroooLOv'
WCJrrpKaL yvTl TOV EK TOLOTWV
8L TO yVOS TO Ev80eov fXOVTC;
E81WCJav uvov- sl 8' E~ v8payaSlas,
[5J L aw~a avvpyov
YY_VT)TaL,av~i3OLvTO ~v 01 n)v aw~aTOS laxuv Epyaa~VOl,
yOVLS ~~v rrperrov, t Ta, ~L TL rrap TWV rrren- Eax", T opvlO
KaL_1) YT)' l SE: vv aw~aTOS 1) pT1, aTfj ~6VTJ orov TO
rrELCJTOVKaL" ooa rrap TWV ~LlJIa~vwv, aVVi3ETO. 01 8(
8V;S [IOJ L ~Ev ya80l, Els pn)v vaKTov KaL OTW ~v
al TLav' el SE: <tx:UOL,8LKa,lWS SE: 8VTS, TLlEV airrols !3ETlaT41
EVpY1aaVTL TOVTO yyoVVal. El SE: rroVT)pOs rrouT1aas ~v
~Ev rroVT)pLav rrpoT)yov~VT)v KaL Tl TO aLTLOVTils rrOVT)pLas ~poo
T)rr:ov SE: KaL TOUs 8VTas avvaLTlOVS [15JclxJaTWS YVO~VOUS,
El 8 EK rr6vwv, olov EK YWpylas, ErrL TOV ywpy6v, avvpyov TO

!f' el

I NNEADI, II 3,1314

223

orrono al tutto; i pi grandi e quelli di maggior pregio agiscono


1111nsamente e molto contribuiscono
alla vita dell'universo,
poich
h mno un compito pi attivo che passivo; altri rimangono passivi poich
" mno uno scarso potere per agire; quelli che stanno fra gli uni e gli altri
I 5] sono passivi rispetto ai primi, per agiscono spesso espesso
., iggono da s il principio delle azioni e delle produzioni.
Cosl il tutto si fa vita perfetta, perch gli esse ri migliori hanno
I' ttivit migliore, avendo ciascuno in s il migliore <principio>: ma
I vono sottomettersi alloro sovrano, come [30] soldati al loro generale,
eguire, come si dice", Zeus, che procede verso Ia natura intelIigibile.
C 11 lli che hanno una natura inferiore sono secondi nell'universo,
cosi
orne e seconda in noi una parte dell'anima
nostra. Gli altri esseri
t" rispondono
ai nostri organi particolari, i quali, infatti, non sono in
"tll tutti eguali.
Dunque, tutti i viventi vivono conformi alla ragione [35] universale,
, 1111 o quelli che sono nel cielo, come quelli che sono ripartiti nel mondo;
" suna delIe parti, per quanto importante,
<dell'universo> ha il
I" 11 -re di creare un mutamento nelle ragioni delle cose o in do che dalIe
I ioni proviene;
vi produrr una modificazione in peggio o in meglio,
111 1401non
potr separarle dalla loro propria natura. Pu renderle
II~! iori o indebolendo
Ia loro forza corporea o diventando accidental1IIIIIe causa di maIvagit
per l'anima che simpatizza con quelIa e da
11 lia e stata sospinta
verso il basso; oppure con Ia cattiva costituzione
fi ( irpo crea un os ta colo all'attivit protesa verso di lei'~ [45J: perci
I1 I rpo> assomiglia a una lira che non e cosi accordata da poter
, I o rliere l'esatta
armonia e produrre suoni musicali.

'

I ()gni evento ba Ia sua causa determinante]


", he si dir delIa povert e della ricchezza, delIa fama e dei poteri?
Ia ricchezza <e ereditaria> dai parenti, <gli astri> Ia annunciano,
'111
pure annunciano Ia nobilt, se essa e dovuta soltanto alIa stirpe
I, .1bia gi in s Ia sua fama; qualora sia dovuta invece aI merito
t male, [51 o il corpo vi ha contribuito,
e in questo caso le cause che
"'"11 dato vigore al corpo, do i genitori anzitutto e le influenze
ou.rli del cielo e delIa terra, vi hanno contribuito; oppure il corpo
., vi ha contribuito, e allora bisogner attribuire il merito maggiore
111 01. virt ed a quanto e stato dato da quelli che l'hanno ricompenI
idonatori [10] sono buoni bisogna ricercare nella virt Ia causa
I. 11.1 ri chezza>; se sono cattivi, ma hanno dona to secondo giustizia,
Il caduto per quelIa parte migliore che ha agito in loro. Se chi si
" f 111 e e malvagio,
ne e causa principale Ia sua malvagit e il
111 Ipi
di essa, cui bisogner aggiungere come concause [15] coloro
.\1 h nno regalato. Se <ia ricchezza proviene> dal lavoro, ad

I'

224
PLaTINO

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plLS Kal 'lTpLS Kal TO 'lTpOs TO d, KKTfia6aL.
~v ovv

mpio dalla coltivazione dei campi, essa <e dovuta> all'agricoltore;


anche l'arnbiente vi concorre. Se <deriva> dalla scoperta di un
.11
,v'hanno contribuito aIcune circostanze provenienti dall'univer I rci viene predetta; infatti, tutti gli accadimenti si susseguono e
'" "di anche si annunciano tutti l'un l' altro, Se quaIcuno ha perduto le
ricchezze [20] perch e stato derubato, ne e causa illadro e il
1"11
ipio suo proprio. Se Ie ha perdute in mare, ne sono causa le
'" 11 tanze. li buon nome e meritato o no; se e meritato,
cio e dovuto
\I zioni e alla parte migliore che opera in coloro che e giudicano; se
inun ritato, all'ingiustizia di chi ne fa gli elegi. Cosl si dica speciaImen.1 I potere: [25] o e giustificato o no; se 10 e, cio si deve alIa bont di
I l'ha dato; se non 10 e, e dovuto a quello che e stato fatto per
111 rvento di altri o ad altro mezzo. Un matrimonio e determina to o
li. libera scelta o da cause fortuite o da eventi nati dall'universo. La
I IlU dei fanciulli dipende dalIe stesse cause; [30] se nulla si oppone,
1I uiciullo e conformato secondo Ia ragione <seminale>; ma <questa
," f ormazione> e imperfetta se I'ostacolo e interno all' organismo della
'1111.1 incinta oppure se l'ambiente
esterno e rale da non favorire Ia
ulanza.
'11'

II:anima, in quanto ba Ia sua propria natura,

i\

To

e causalit]

1'1 uone" prima <di parlare> delIa rivoluzione deI fuso ammette

i\

225

NI(ADI, II 3,14-15

,. 11\11
I'

to delle sorti scelte -cdall' anima> come concause e poi ammette

11 <determina te> dai fuso, le quali rendono effettive quelle gi

11 ,inoltre anche il demone concorre alla loro effettuazione. [5] E


10 U sono le sorti? Esse <significano>
10 stato delI'universo nel
'li lHO in cui <l'anima>
entra nel corpo, quello deI corpo nel quale
entra, i parenti, il luogo dove na~ce, insomma tutte quelle che
., 1111 chiamate circostanze esterne. E chiare che tutte queste circo11/1
no prodotte e mate, [10] nel loro insierne e singolarmente, da
.1 lle Moire, <da Cloto>; Lachesi <ripartisce> le sorti; Atropo
,di una Ia necessit di tali circostanze in modo assoluto.
I, li uomini ce ne sono alcuni che sono come dominati dall'incan'11\
i o delle cose dei mondo e degli oggetti esterni e si riducono cosi
11 () nulla. [15] Altri dominano " le cose ed ergono il loro capo verso
111, f 1I0ridei mondo, e salvano cosi Ia parte migliore delIa Ioro anima
ti I li v' di origina rio nella sua essenza. Non bisogna pensare che
11111\ \ ubbia tale natura da subire quaIcosa dalI'esterno e che essa sola,
11\11 le cose, non abbia una sua propria natura; [20] ben pi delle
lI!
I'anima, in quanto ha valore di principio, possiede necessriaIrl
m lte facolt sue proprie per compiere i suoi atti naturali; e
111
una sostanza, non e possibile che essa non possieda, oltre
I .anche aspirazioni ed atti e una tendenza verso il bene. Cio che

226

PLOTINII

C1lJval!4>6TEpoVEK TOU O'uval!<t>oTpoV[25] Tfls q,OOEws KaL TOlV


KaL lpya lXn TOl&:' IjIvxrl 8 El TlS xwpL'ETal, XWplO'T KaL t81C1
EvEpyEL T TOU O'Wl!aTOS TT~ OUK airrflsd Tl6E:I!VIl, lhE ~8'1
pGx7a, Ws TO I!EV do, TO 8 do,
16. 'A TL TO I!lKTOV KaL TL TO I!" KaL TL TO XWplaTOl'
KaL XWplO'TOV, TaV EV O'Wl!aTl ~, KaL Nus TL TO '<i<>vapxTl1'
TpaV OOTEpoV Xa[30UO'l 'llTTlTOV' OU yp UTTaVTES TT}V airrl)I'
S6av lO'xov TTEPLTOlrrOV, NDv 8 lTl yWI!EV[5] TTWs TO KaTO
yov IjIvx1ls BlOlKO'aTJSTO rrv ElTTOI!EV,Ilrepa"
yp fKaaT(J
otov ETT'Ei.oElELasTTOlOOOa.dvepwTTOV. Eha LTTTTOV
KaL do '4>01
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KaL ~p,a, TTUp8 KaL )'ilV TTpTEpoV,Eha O'VlJ.TTmVTa.TaUTU
loon KaL 4>6E:tpoVTa dllXa i1 KaL W<j>EOUVTa.TT}VO'VI!TTOKl'l1
TT}VEK TOlrrWV[1011ooooa I!VOVKaL T OOTEpoV O'VI!r3atvoVTa I
yt yvm9<u, oU8v lTl O'VI!r3aOI!VTJ
TTpOsT E<f>Eils, a' i1I!VOI
'4xv YEVans TWV E apx1lS TTlVTTOlOOOaKaL TOLS TT6E:O'lTOI
Bl' alwv aiJT O'VyxwpouO'a; ~H al T,aV yOVTES KaL TWV OTIII
ylVOI!VWV,Tl rrnp' aUTils yEVI!EVa [15h
E<f>EilsEpy'ETaL; "11
KaL TO T6& T6& rrorfjccn i1 TTa6E:Lvlxn yOS OUK dKfl OU&
KaT' Em Tvxtav ou8 TWV&: yl yVOI!vwv, a' avYKTlS OTw-.
.Ap' otJv TWV ywv aUT TTOLOVTWV;
~H OVTWV I!EV TWV T'll'
OUX Ws TTOlOVTWV
B, a' Ws ElBTWV.l!ov 8 Tfls IjIvx1ls Tl)
[20] TOUs yo\JS TOUs yEVVTJTlKOUsEXO'aTJSdBv,as T K n,ll
lpywv aVI!r3atvoVTa aUTils TTVTWV' TWV yp aiJTwv oixrm rrrvren
KaL TTEplmTTlKTwv T aiJT TTVTWSTTpoa"JKn aTToTEEL0'8m' I)
TTapaXa[30ooa i1 rrporoou 1 IjIvxrl hL TOTOlS T E<f>EilsTTEpalV I
KaL C1lJvEtpn,{25]TTpollyoI!Eva otJv KaL haKoov8ouVTa TTVTWSK(l
TTlVhL TOTOlS T E<f>Eils TTpollyoI!Eva. Ws K TWV rrapvro
SEV laws a xdpw T q,Eils' oov dvBps dOl TTXal. vuv
dOl, T4) I!ETau KaL aEL avaYKa,4l TWV ywv dKVTWV TOLS
lls TTa8iJl!aO'l. LuvopGx7a otJv n da, [30] r B' da, K(ll
TTapaKoov80ooa TOLS TWV aUTils lpywv
TTa8iJl!aal TOV ~l(ll'
TOlOfITOV lxn
KaL OUK aTT1aKTal Tfls hL T4) lpY4l q,POVT,&
TOS m8ELO'a T4) TTolll!aTl KaL TTWSfn KaWs KaL ds ad UlT(1
1!1lxaVTJaal!VTJ, ota B TlS yEWpyOs aTTEtpas i1 KaL q,VTEooas I
BLOp80uTaL, o [35] Xnl!WVES lf3Xaljlav TlOl i1 KpVI!WVO'uvX 111
i1 aVl!wv 'Xal. 'A' el TafITa drorm, KELVO&:L ynv, n ~Il'l

B"

111,11 ,1516

227

IIlpO 10 <di anima e corpo> deriva da a1tro essere composto [25]


1\ tura e ne riceve modi e operazioni
corrispondenti;
ma l'anima,
11'
una che si separi <dal corpo>",
agisce con atti separa ti e propri
I I IIIl idera sue le affezioni
del corpo, perch vede ormai che altro
1111111
altro il corpo,

I1 'anima congiunge gli antecedenti ai conseguenti]


11 cosa significhino misto e puro, separato e inseparato, finch
n I corpo, e che cosa sia il vivente, indagheremo pi tardi " per
I I, I rch non tutti Ia pensano
alio stesso modo, Per ora diciamo
I II a intendiamo affermando che <J' Anima governa l'universo
'I. It, I igione 60. L' Anima, forse, fabbrica
direttamente
ogni essere,
I '11111, un cava1lo o un altro animale
e le bestie feroci [e, prima, del
ti -lla terra]? e poi vedendo che questi esseri s'incontrano e si
III ~'Im oppure
si aiutano tra loro, assiste con indifferenza alia loro
I I. III ne [10] ed a cio che poi accade nel tempo indefinito?
e pi
11111 ibora per quello che avviene pi tardi se non creando
di nuovo
IIIl,.1i di prima per poi abbandonarli
alie loro mutue relazioni?
111
.hremo che essa e Ia causa anche degli avvenimenti che ne
1111' p r il fatto che gli esseri da lei generati
[15] producono quelli
I I? Ragione vuol forse dire che ogni essere patisce o agisce non
111m secondo
l'incontro cieco degli accadimenti, ma in maniera
11 LI? Forse producono
tutto ci le ragioni <seminali>P Oppure
I I j ni esistono,
ma non sono produttive, ma soltanto esse ri che
, .mo; oppure I'Anima, [20] che possiede le ragioni generatrici,
j risultati
di tutte le sue azioni; infatti date le medesime
II 11 11I ie le medesime circostanze, e necessario che si producano gli
li, IIi; ora l' anima in quanto comprende e prevede le circostanze,
r r ompirnento le conseguenze collegandole con quelle. [25] Essa
I . trettamente
gli antecedenti
ai conseguenti
e a questi poi i
IVI nntecedenti, secondo le possibilit del presente; e perci
til lude che le cose che verranno
saranno peggiori: per esempio,
II uomini di una volta erano diversi da quelli di adesso, poich le
,,01
rminali>, nell'intervalio, necessariamente
cedonosempre
pi
li. : tuni della materia.
.' 1 , sistendo a questo perpetuo mutamento
[30] e seguendo gli
I It 11 sue azioni, essa conduce Ia sua propria vita, non libera mai
, 11 i r
dell'opera sua e senza porre fine alia sua attivit; non ha
111 lIu una volta per sempre
perch tutto rimanga in buona condi1111
imile a un agricoltore, che, dopo aver seminato e piantato,
1111111I nte corregge
cio che di dannoso hanno apportato [35] gli
" ,'Iovosi, i freddi assidui e i venti impetuosi 61. Ma se tutto cio e
I", lii ogna dire che essa conosce prima Ia corruzione <degli
"

111

228

111,11

PLOTINO

E)'VX7TaL i\ KaL KE"lTaL E-VT01s rOls KaL ,; cj>eop KaL T dn


KaKLas Epra; 'A)J\ Et TODTO,KaL Ts KaKLas TOUs rOus lTOLli'
c1>lcrO~EV,
KaLTOL E-VTa1s TXvaLS KaL To1S [40] rOls airrwv o
EVL~apTLa oW lTap T1v TXVTlVcoV',; cj>eopTOOKaT TXV1l11
'A};),,' E-VTaOOTLS E-pl ~,; dVaL W1SEv lTap c1>OlV~'IlSE KaKoI'
T<!) ql' };)'" ~lS TO XE1pov KaL TO j3TLOVcrvyxwplcrETaL. 1(
oUv, el T<!) ql KaL TO XE1pov C7WEpr6v, KaL OU &:1 rrdvrn Ka
EtVaL; [45] 'ElTEL KaL T E-VaVTLa cruVTEE1KaL OUK VEU T01rWI'
K6cr~os' KaL rp E-lTLTWV Ka6' ~KacrTa Cc{lwv. OTWd. KaL T 11I'
!3EhLW VarKCEL KaL lTTTEL6 ros, ou SE ~" TOLaOTa,Suvll I
KELTaL E-VT01s rOls, E-VEprELQ.SE EV T01s rEVO~VOlS, ouSEV l'l
&:O~VTlScEKELVTlSlTOLE1voV' vaKLVElV [50] TOUs rous "",S'Il~
'Ils T<!)crELcr~<!)T<!)EK TWV lTpo'llrOu~vwv rwv KaL T rrnp' a~
lTOLOOl)ST XELPW,KpaTOU~VTlsS' au oWv ~TTOV lTpOs T !3Ehlw
WcrTE ~v E-K lTVTWV A>...wsKaTpws rLVO~VWv KaL A>...wsau lI'
T01s rOls.
17. TI6TEpa SE OL rOl oVrOl OL EV I/suxiJ vOl~aTa; 'A).)./!
lTWs KaT T vOl~aTa lTOLlcrEL;'O rp ros EV 1J lTOLE1,KO\
TO lTOLOW c1>OOLKWsOU V6'1lcrLS oUSE: pacrLS, A>... SValll
lTpoTpElTTLKT}"TIlS 'IlS, OUK EtSu'ta A>...[5] SpWcra uvov, otOl'
TlrTov KaL crxTl~a EV V8aTL, WcrlTEp KKOS,Ou Ev86VTOS el
TODTOTIlS c1>UTLKTlS
Suv~ElS KaL rEVV11TLKTlSErO~V1lSbTO lTOlLII
El TODTO,lTOLf}crELTO ,;rO~EVOV TIlS lJiuxTls T4) Tplc1>nvc T1v EVUOI'
KaL rEVV11TLKT}VlJiuxftV. 9pllJiEL OUV OrLcra~VTl airr'!;d 'A' I
OrLcra~VTl,[10] vacf>opv eEL rrprepov" ds o i\ Els T lI'
airrflf 'A};),,' Els T EV airrfl oWv &:1 OrLcr~WV' ou rp oVr
6pllJin, A>... TO EV airrfl EXOV TOUs rOus' TODTO rp KCI\
SUvaTWTEpoV KaL lTOLElVEV lJiuxiJ SUV~EVOV.KaT' E'lS'Il pa rrou:
M1 TOLVUVKaL airrTJv rrap vo EXOOOaVSl86VaL. [15]NoOs S" lJiux I
St8X7L Tii TOO rruvrs, IJiUxT}SE rmp' airri)sg ,; ~ET voOV Tii 11 I
airrTJv E~lTOOOaKaL TUlTOOOa,,; SE WcrlTEpELElTlTax6E1cra ~ 11
lTOLE1'lTOLE1SE T ~EV VE~lTOOtcrTlS,T SE E~lTooLcr&lcra XElpwh
"ATE SE SVa~LV Els TO lTOLElVa!30ooa KaL rWV OU TWV lTpWTllll'
lT'Ilpw&1cra [20] ou uvov Ka6'
Ea!3E lTOLlcrEL,A>...rVOLTO dI
TL KaL rmp' aiJTIls KaL ToDTO S'IlOVTLXElpov' KaL '4>ov ~v, C4XlI'
SE TEcrTEpoVKaL SooXEpa1vov T1v airroOi 'wlV, aTE XElplOT I'
KaL SOOKOOV
S" KaL rpLOV KaL E 'IlSXELpoVos olov tmooT61ll)'

229

,1617

li effetti de1le loro imperfezioni, poich sono impliciti ne1le


loni <seminali>. Ma se cosi, dovremo dire che tali ragioni
t" 111 questi difetti, bench ne1le arti e ne1le [40] loro ragioni non
II Ir ,n ci sia cosa contraria alI'arte o nociva all'arte".
Ma ora
tI.
che non c' nulla di contrario alIa natura e nulla di male per
I o, dovrebbe pure ammettere che c' il meglio e il peggio.
nche ci che e peggiore concorre <alla perfezione> delI o e se non tutte le cose possono essere buone?
[45]
111 II ti ontrari si conciliano e senza di essi il cosmo non e tale; e cosi
I ,111 iviventi. La ragione <seminale> foggia gli esseri e li costringe
,I
empre migliori; i loro difetti sono in potenza nelle loro
111. 111 atto negli esseri generati, n <1'Anima universale> ha pi il
I
.i n ire o [50] di far agire le ragioni, poich Ia materia, con 10
I 'li nl che proviene dalIe ragioni primordiali 63,faquanto pu per
I 'lI 11 peggio, ma nondimeno e dominata e subordinata al meglio:
1I I 1111 le cose <si forma> un ordine solo 64,bench esse si trovino
111 miere <e cio qui> diversamente da come erano nelle ragioni.

I 'tntrlligenza d

te ragioni seminali

all'Anima dell'unioerso]

f rse pensieri le ragioni'" contenute nell'anima?


orne opererebbe pensando? La ragione infatti agisce nella
II , Ia potenza produttrice
naturale non e un pensiero n una
II ,111(\ una forza modificatrice
della materia, che non conosce, ma
h 111 agisce, cosi come ad esempio una cosa rotonda <riflette> Ia
1,,1, forma ed immagine nell'acqua, poich un'altra cosa ha dato
ti " id agire. Se e cosi, Ia parte principale dell' anima agir cos da
I \I l'Anima generatrice che e nella materia.
I 1111 lifica dopo aver riflettuto?
.1 avr riflettuto, [10] far anche riferimenti. Ad altra cosa o a
I, h I in s? Ma se passa a ci che ha in s, di riflessione non c'
111 Enon questa <riflessione> sar Ia modificatrice, ma Ia potenza
111
possiede le ragioni: ora questa potenza e nell'anima Ia pi
111 igire. Essa agisce secondo le idee; ed e necessario che essa, per
I d Ire, le abbia dalI'lntelligenza. [15] L'lntelligenza le d al'"' d ll'universo,l'anima
che procede da questa ed e dopo l'In ,,/.11
d all' anima che viene dopo di s illuminandola e informan11" r'ultirna, quasi per incarico, produce le cose; e produce ora
I ostacolata, ora tra impedimenti. ln questo caso, siccome ha
1111111 potere di agire ed e piena di ragioni, ma nondelle prime, [20]
111'"
10 produrr secondo Ia capacit ricevuta, ma da lei nascer
I" I ) a che evidentemente sar inferiore: un vivente, ad esempio,
li' VIV nte imperfetto
che faticosamente sopporta Ia sua vita66,
I.. rnferiore, ribelle, selvaggio, fatto di materia inferiore, che e
11111'
"

I'

230

PLOTINO

TWV

1TPOT)-rOV~VWV1TLKpS KaL 1TLKp 1TOLOKnlS' [25} KaL TaTa

1Tapen

KaL airril

111

1\

il edimento degli atti superiori, che amara e rende amarele cose;

I queste cose essa offre all'universo.

T(ii <p.

18.. Ap' ow T KaK T V T(ii 1TaVTL va-rKala. TL ~tTETal


TlS 1TPOT)-rOV~VOLS;MH rr, KaL el ~1) mtrra
~v. TEES liv ~v
TO rrv. KaL -rp xpetav T 1TO airrwv
KaL 1TVTa 1TapXETal
TW <p. otov T TWV tol36>.wv. [5} avf}vn
8E T 1TmOTa 8L rl:
~ KaL TT)V KaKtav airrilv EXnv tTo XPloL~a KaL 1TOWV
1TOLT)TLKT)VKaGlv. otov Ko\.lS TEXVT)TOU 1TaVTS. KaL KLvlV el
<j>p6VT)OLV~1) ooav h' &tas
E8nv. El 81) Tatrra peG>s ElpT)TQl,
8E1 TT)V TOU 1TaVTOs IjJvxT)V 9EwplV ~V T pLoTa EL [lO}\.E~VflV
1TpOs TT)V vOT)TT)V <j>cnv KaL TOV ae6v. 1TT)poV~VT)S8E airrfis Ka\
1TE1TT)pw~VT)Sotov 1TO~EOTOU~VT)S airrfis TO e aTfis LV8aXttO
KaL TO EoxaTov
airrfis
1TpOs TO KTW TO 1TOLOUVTOUTO EtVal
TIOLT)TT)S ouv EOXaTOS OTOS' hL 8' airr(ii Tfis IjJvxfis TO 1TpC{lTW<,
1TT)po~EVOV1Tap VOU' hL [15} 1ToL 8E VOUs 8T)~LOVP-rS. Os Ka\
TiJ IjJvxU TiJ uer' airrov 8t8woLV tiJv LXVT) v TiJ Tpt TlJ EtK6Tl',
ouv -rETaL OTOS K60~os ElKWv El ElKOVL,6~EVOS. (oTT)K6TWII
~V TOU 1TpWTOUKaL &\.ITpov. TOU 8E rp TOV (oTT)K6TOS ~V Ka\
airrou. >J: v TiJ U !CaL KaT ov~j3E~T)KOs KLVOV~vov. "Ews [201
-rp liv ~ vOUs KaL ljJuxT,. peooVTaL o\. -rOL EtS -rorro TO Et
IjJvxfisb. Wo1TEp. ~ws liv ~ T\LOS. 1TVTa T rr' aTou <pwTa.

231

IAm, 113,17-18

11mali sono necessari all'uniuerso]


I )lInque i mali sono necessari nelI'universo, poich sono Ia conseu r I degli esseri superiori?
. no, se essi non fossero, il mondo sarebbe imperfetto. Molti di
I IIlzj tutti, portanovantaggi
alIa totalit delIe cose, come ad esempio
I uunali velenosi: [5} ma quasi sempre ci ci sfugge. Persino il vizio
'I m lte utilit e produce molte belIe cose, come, ad esempio, i begli
,Itl dell'arte, e ci spinge alIa prudenza e non ci lascia dormire
"1'"llamente.
, juesto e detto bene, necessariamente l'Anima dell'universo
I " 1IIIIer gli esseri migliori [1O} e tender sempre verso Ia natura
IIll{ibilee verso Dio; essa se ne riempie e da lei, una volta riempita
11. I ricolrna, nasce, un'immagine che e aI suo limite estremo ed e ci
I'II! luce le cose. E l'ultima potenza produttrice:
al di sopra, c' Ia
II
uperiore dell' anima che e riempita <di forme> dall'IntelIigenza;
I .1 di sopra di tutto c' e l'IntelIigenza demiurgica, che all' anima che
11 dllpo d de forme> le cui tracce sono nella realt di terzo grado.
,I" i dice giustamente che il mondo e un'immagine che sempre si
1111 I. mentre Ia prima e Ia seconda realt sono Immutabili"
ed im11.1111 e anche Ia terza, bench essa si muova per accidente nella
I uu, 120} Finch ci sar un'Intelligenza
e un'Anima, le ragioni ne
, ,I ranno nella specie inferiore dell'anlma, come, finch ci sar il
I .,I I . so irradier ogni splendore.
I

233
232
I ) I.A MA TERIA

114 (12) ITEPI IAH~

, .,1 t Ia natura della matria intesa come soggetto?]


1. T"v
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,hllo che dicono= che Ia materia e un soggetto e un ricettacolo


11I11Ilhanno di questa realt l' opinione comune di quanti se ne
jllllllOti una nozione: e fin qui sono tutti d'accordo; [5] ma quale
1\uura di tale soggetto e come e quali <forme> essa riceva, sono
,I lui rui quali non si e d' accordo. Gli uni69, ammettendo che i corpi
I 01 entit reali e l'unica sostanza, dicono che Ia materia e una
I ,.1, ubstrato agli e1ementi e che e Ia loro sostanza: e che le altre
111I1 persino gli e1ementi sono sue affezioni e modi di essere. Anzi
, 11I)portarIa perfino tra gli dei e dicono alfine che Dio stesso e un
I" cI 110 materia. Essi attribuiscono un corpo alla materia e Ia
II .011 un corpo senza qualit, ma fornito di grandezza.
,I ,ltlFo dicono che essa incorporea; [15] e di costoro alcuni af11I1he non c' una sola specie di materia, ma che una e substrato
'111 e di questa parlavano i primi -; e che l'altra e anteriore a
, I e negli intelligibili il substrato delle forme e delle essenze
,. .11.

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2.

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KaL

e indefinita

e informe]

I1 11IIHO indaghiamo intorno a quest'ultima, se esista, che cosa sia


111 P ich Ia materia necessariamente e indefinita e informe e
t. 11 li esseri eccellenti superiori non si trova l' indefmito e l'infor1111,I ria non pua esserci lass; [5] e poich ogni <intelligibile> e
"Ih,
so non abbisognerebbe di materia, cosi da risultare un
,,' I ) di materia e d' altra cosa.
11.lI 11: di materia avrebbero bisogno le cose generate e mutevoli;
I 11irdando a queste si concepita Ia materia delle realt sensibili;
11 hanno bisogno> per le cose ingenerate. E da dove sarebbe
I per diventare substrato? E se e generata, da qualcuno <sar
11('1
Ma>. E se e eterna, [10] ci sono dunque parecchi principi e
II I Iimi sarebbero tali per accidente. E se una forma e si
1111
, il composto
sarebbe un corpo: e cosl anche lass <nel
I" 11\1lligibile> ci sarebbe un corpo.

0',

ta e l'indefinito rispetto all'lntelligenza]

uuuo dobbiamo dire che non ovunque e da disprezzare l'inde[uella realt che, concepita in s come priva di forma, pua
I 111 realt superiori ad essa ed eccellenti. T ale e I' anima rispetto
11

234

PLOTINO

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To 8E: ElTE tBLOS, ElTE yEvo~Vl1, hElBv 8 -r lTOT' EO'TLM(3w~(lj
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[15} EO'Tl, T lTo EV VI. VTa v TJEO'Tl T4l vI. airr ~0p<f.1
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lTO~Op<jx>V.OUKOW d~op<jx>v airro rrp TO lTOLKlOV'el )'p I
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T voTj~aTa, TO rrp TOTWVduopdov KaL [20} 6pLO'TOV Kal. roiu
ou8E:v T6iV h' airr4l KaL EV aUT4l.

111,114, }4

235

IIt nza e alla ragione, dalIe quali informata [5} diventa un essere
I' I migliore. Negli intelligibili ci sono dei composti,
ma ben
I l.t ti corpi; infatti anche le ragioni
<seminali> sono com poste e
I 1111 attivit rendono composta Ia natura, quand'essa agisce per
11111 <le cose>. Ed essa e ancor pi <composta>,
poich <agisce>
111 I C
e deriva da altre cose.
uuu ria degli esseri generati, poi, riceve forme sempre nuove,
11 111111a degli esseri eterni rimane sempre identica a s.
I I, II r Ia materia sensibile e proprio l'inverso.
Qui ci sono tutte le
111111
dopo l'altra, ed una sola in ogni istante. Nulla in essa sussiste,
I l'una scaccia laltra: perci essa non e mai identica a se stessa.
I IIIV e sono
tutte insieme, n <Ia materia>
ha nulla in cui
1111111.
i, poich gi possiede tutte le forme.
1.11 non e mai priva di forma, [15} come non e mai rale nemmeno
II ibile, per in altro modo. Ma che <Ia materia intelligibile> sia
I ., icnerata ci sar manifesto, dopo che avremo compreso cio che

1111

.tualcosa in comune nelle idee]


uuucttiarno,
durante Ia nostra ricerca, l'esistenza - gi altrove
1I I11I7J - delle idee. Se ci sono parecchie idee, necessariamente
ci
II
qualcosa di com une; e qualcosa di proprio, per cio che I' una
dall'altra. Questo carattere proprio e [5} questa differenza
I" I Ia sua forma particolare, E se c' la forma, deveesserci anche
111110,in cui esiste Ia differenza. Dunque c' una materia che
1I Iorrna ed e il substrato. E poi, se lass c' e un mondo intelligibile
,,1111 se~sibile ne e un'imitazione,
poich questo e composto
,li uiatena, deve esserci della materia anche in quello <superio-

/1

til

.1111 hiamarlo mondo senza pensare alia sua forma?


'1\111 <pensare>
alIa forma senza pensare a cio in cui esiste Ia
II

ompletamente
e assolutamente
indivisibile; ma in un certo
.livisibile. E ~e le parti sono separate le une dalIe altre, Ia
.11 Ia separazione sono affezioni della materia: essa infatti e
111viene divisa. E se pur essendo rnultiplo, esso e indivisibile,
I uioheplicit nell'unit e nell'unit come in una materia ed e Ia
,I, \I' unit: Ia sua unit e concepibile solo come varia e pluriforme 74
hlllqu~ senza forma prima di essere varia; se tu col pensiero gli
I ,llv rsit, le forme, le ragioni e gli oggetti dei pensiero, rimane
, 1III
I di informe e [20) di indefinito: nulla c' pi di cio chev'era
I m essa.

236

PLOTIN)

5. El B', TL dEt lXEl rcm Kat OIlOU, ~v UIl<Pw Kat oUX

1I

II

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IlTlKTL aVro dvale:08aL BuvllEVOV' ~WS 8 BlvaTaL, xwpe:l nirro
Els TO f3Sos, To 8 f3Sos KoTOU 1 Tl' BLOKat OKOTElvT) rron,
n TO <t>WsO yOS Kat O VOUs yOS, LlLO TOV CP'KoTOU yov
pWv TO KTW Ws 'lTOTO <t>WsOKOTElvOV~'YTlTaLc, tlxrnEp[lOJ6q&.~
<PwTOELBT)S
WV 'lTpOs TO <t>Ws~aWv Kat XpOOS cpwTa vrc T irrr
T XpWllaTa OKOTElv Kat LK ElvaL yEl KEKpUllllva TOL
XpWllaOL, LlLcJ>op6vyE IlT)V TO OKOTElVOV T6 TE v Tols VOTlTOL
T6 TE v Tols alO~TlS 'lTpXEl BLcJ>op6sTE 1 Tl, 0041d Ka\
TO e:lSos TO tTLKe:LIlEVOV[15J dllcJ>olv BLcJ>opov' 1 IlEV yp 8ELa
a~Doa TO opt(OV aVrT}ve (WT)V WpLOIlvrlV Kat VOEpV lXEl, 1 &
WPLOIlVOVIlV n yl yVETaL f, OU IlT)V (WV 0UBE:voov, d VEKpOV
KEKOOIlTlIlVOV,Kal 1 1l0pepT)8 e:t8wov' WOTE xul TO 'lTOKe:LIlEVOV
e:t8wov, 'EKEl 8 1 1l0pepT)dTl8LV6v' WaTE [20J Kat TO 'lTOKe:LIlEVOV,
LlLO Kat TOUs yOVTaS ootcv TT}V TlV, el rrepl Ke:LVT'}Sfe:yOV,
6p8Ws' lBn 'lTOaIlf3VElVyElV' TO yp 'lTOKELIlEVOVKEl oooLa,
llov 8 IlET TOU 'IT'aUnJ VOOUIlVT'}Kal Tl oooa 'lTE<PwTLOIlVT1
occ. TTTEpa 8 dtBLOS 1 VOTlTT}Ollotws (TlTTJTOV,Ws UV ns [251
Kal Ts lSias (TlTol' yEVT'}Tg IJ.EVyp T4) dpxT}v lXElv, dyVT'}Tah
Si, n 1lT) xp6V41 TT}v dpxT}v lXEl, d' de:\. rrnp' uou, oux Ws
yLv6IJ.EVa de:L, Wa'ITEp O K60IlOSi, d vrn de:L, Wa'ITEp O EK I
K60IJ.OS, Knl yp 1 hEp6TTJS 1 KEl dEt, 11 TT}v Tlvl 'lTOLE1'dpxTl
yp TlS aTTJ,[30J Kal 1 KtVT'}OLS1 'lTpWTTJ'BLOKal aTTJhEpTT\
yETo, n OIlOU cpooav KLVT'}OLSKal ete p6TTJs, d6pLOTOV &
Kal 1 KLVT'}OLSxal 1 hEp6TTJS 1 dn TOU 'lTpWTOU,KdKELVOU'lTpOs
TO OpLo&)vaL 8e:lJ.Eva'Opt(ETaL S, rcv 'lTpOsaVro EtTLOTpaCPil'rrplv
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d<j>WnOTOV KELVOU,El yp rrnp' KELVOUTO <t>Ws,TO 8e:X6IlEVOV
TO CPWS,rrplv Sao8aL, CPWs' OUKlXEl de:L, d uo V lXEl, e:tm:p

237

111,114,5

11.1 , tateria intelligibileJ


. idir> che questa unit possiede sempre e tutte insieme queste
e che queste e quella costituiscono un'unit e che perci Ia
non esiste -cin esse>, neppure dovrebbe esserci quaggi Ia
, I I I dei corpi, i quali difatti non sono mai privi di forma, ma sono
11'"
un insieme <di forma e di matria>: il corpo dunque e composto.
11" 1\ I ro poi ne scopre Ia dualit, 10 divide [5J sin che arriva a un
"" II
mplice che non pu pi essere analizzato; procede cosi finch
u, n alla profondit del corpo. La profondit di ogni cosa e Ia
I. ,li: di conseguenza Ia materia e tenebrosa, poich Ia luce e Ia forma,
1'1111 lIigenza e forma. E siccome vede Ia forma in un essere, giudica
I, II \I profondit sia un' oscurit posta sotto quella luce; similmente
I til I'o chio che e luminoso, rivolgendosi alla luce e ai colori che sono
I
",
hiama oscuro e materiale cio che sta sotto i colori perch e
, 11 t o dai colori.
M I questo alcunch di tenebroso e differente nelle cose sensibili e
I 'I' 1 11 intelligibili; e diversa e Ia materia come e diversa Ia forma che
I ~!~
iunge [15J alle due materie. Infatti Ia materia divina riceve un
1111111 preciso e possiede una vita intellettuale ben determina ta; quella
d. I orpo> diveniva un certo che di delimitato, ma non e n vivente,
I 1111 lIigente, bensl una cosa morta che viene ordinata. -cNei corpi> Ia
1111 ,
010 un'immagine; perci anche il suo substrato e un'immagine.
I 11 Invece Ia forma e realissima; perci [20J altrettanto
reale e il
111, fi no. Conseguentemente
coloro che dicono che Ia materia e una
, I IIIza 76 direbbero una cosa giusta se intendessero parlare di quella
111 lllgibile: lass infatti il substrato
e una sostanza, o meglio, e Ia
" I 1l1U' concepita insieme con Ia sua forma, sostanza completa e tutta
1111I 1111I ata.
I) nnandare
poi se Ia materia intelligibile e eterna, e come [25J
II1 11 re se 10 sono le idee: le quali sono generate perch hanno un
'" 111 ipio, e sono ingenerate
perch non hanno inizio nel tempo:
I I 111 irnente <scaturienti>
dai loro principio, esse non sono in un
I" I nn divenire, come questo mondo, ma esistono eternamente, come
ti tu 111 10 intelligibile.
I.'Alterit intelligibile produce eternamente Ia materia; essa infatti
II 11' incipio della materia [30J e il movimento primo; perci anche il
IIIIIV
m nto
detto alterit; poich movimento e alterit sono nati
111 k-m 77: ora il movimentoel'alterit
cheprovengono dai Primo, sono
"
ndeterminate e di quello hanno bisogno per determinarsi; e si
Ir I I minano quando si rivolgono verso di quello; prima, Ia materia e
I "ti finito e I'altro [35J, non ancora buona, ma priva della luce del
I', ru . E se Ia luce le giunge da questo, essa, che riceve Ia luce, non Ia
."
le prima di averla ricevuta; essa, pur essendo un'altra cosa,
1"1111

I I ,

238
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TO TIOLOV Kal.

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TE TIa)'wy~

KaL .., vOOlS'

parliamo della <rnateria>, ricettacolo dei corpi. Che per i


10 prova Ia trasforma,Ir li elementi, gli uni negli altri. Difatti non e completa Ia
I 11m
dell' <elemento> che si trasforma: aItrimenti [5] ci sarebbe
I uiza che si annullerebbe del tutto; e nemmeno <l'elemento>
I 10 pu passare daI nulla assoluto all'esistenza, ma Ia trasformaf ,ti una forma all' altra. Rimane tuttavia ci che riceve Ia forma
p rde l' altra. Lo prova anche Ia corruzione, poich non c' e
\I 11111 che di un composto: ma se si tratta di un composto,[lO]
esso
I. 111 materia e di forma".
Di questo ci fa fede l'induzione che
I I1 I he ogni essere corruttibile
e composto; e ce nefa fede l' analisi:
IlIpi
una coppa <d'oro si dissolve> in un pezzo d'oro, I'oro in
,I Inche l' acqua richiede un processo anaIogo nella sua corruzioI
s ariamente l'elernento e o forma o materia prima, o [15] un
lu di materia e forma. Che sia forma e impossibile: come
,I, illora, senza materia, una massa e una grandezza? Neppure
11111 ria prima, poich si corrompe. E composto dunque di materia
1"111I0. E forma per le sue qualit e per Ia sua specificazione,
ed e
I LI P r il suo substrato, che e indeterminato
perch non e forma?".

KCI\

TOLODT6v 1\
epOEL

111 ,

t I ,I. I ba esserci un soggetto diverso da essi,

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01JvelT01J

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VE1J TJS'v O)'K41 KaL ~q6EL;

OK 1TLTTJ&LTTJTa TIps TIVTa,

El

TIaLTEl,

II TJVTIpWTTJV II [15]

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11 , ",11 ria come ricettacolo dei corpi]

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I ,I 1I luce poich da un altro Ia riceve. Ma gi questo argomento


"1.1 tia intelligibile
stato approfondito pi del necessario.

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Taim:l,

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239

PLOllN(I

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docle, che considera gli elernenti come materia, ha contro di


rimonianza della loro corruzione. Anassagora'" in quanto conI I I' me materia il miscuglio <primordiale> e dice che esso non
111' I diventare ogni cosa, ma che gi contiene tutto in atto, distrugge
111, 111 enza che egli inrroduce",
[5] poich non e questa che d forma
I
nza, n e prima della materia, ma simultanea. Impossibile e
1.1 imultaneit: perch, se il miscuglio partecipa dell' essere, questo
111/11
re; ma se il miscuglio fosse un essere anch'esso, bisognerebbe
111m
terzo <essere> aI di sopra dei due. E se necessariamente il
1111"1 go e anteriore, forse bisogna [10] che le forme esistessero in
Ite 11 nella materia in modo che I'intelligenza dovesse, inutilmente,
I 11 111 , mentre essa pu introdurre in una materia inqualificata
"
I iqualit e forma? E poi, come e possibile che tutto sia in tutto?
( I" dice che Ia materia e l'infinito'", spieghi che cos'. E se I'infinito
"" j lerato come [15] cio che non ha limiti raggiungibili, esso non
1I 11 gli esseri, n esiste in s, n in un'altra natura, come accidente
1111 orpo: non
in s, perch aItrimenti Ia sua parte sarebbe
IlIp

1I

PLOTINO

240

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pvL90s TOLOUTouL eau~aO'T6TEpov
TO lTOOOV Tfl 1J cio llT'Y I

241

111,114,78

I' i mente infinita; n come accidente, poich alIora il soggetto di

ccidente non sarebbe infinito per s, n sarebbe perci,


nte, una cosa semplice [20J n materia".
J I'Pure gli atomi possono essere considerati materia, poich essi
I no: infatti ogni corpo e divisibile all'infinito, e poi e impossi" 11 continuit dei corpi elo stato liquido esistano senza l'Intel'I
nza l' anima, che non possono constare di atomi; nemmeno
I1I t fabbricare [25J con atomi nature diverse dagli atomi stessi,
"1\
un artigiano pu fare qualcosa con una materia discontinua.
1\ .Ii, cose si potrebbero dire contro questa ipotesi, e si sono dette;
II
uperfluo insistere di pi.
I,.

111 !TI

-natoria non pua essere un composto]

, dunque questa materia che vien detta una, continua e senza


I~chiaro che essa non e un corpo, poich e senza qualit;
I IIl! nrl avrebbe una qualit. Dicendo che essa e materia di tutte le
I 11 ibili e non gi materia
solo di alcune e forma rispetto ad altre
I '111ll I' argilla e Ia materia del vasaio, ma non e Ia materia in senso
11110 ,dicendola
dunque materia riguardo a tutte le cose, noi le
I 11110 iutti gli attributi che si osservano nelle cose sensibili. E se e
111111 ,010 le togliamo qualit come il colore, il calore, il freddo, ma
I" I. t ggerezza [IOJ e il peso, Ia densit e Ia rarit, e Ia figura stessa.
1I I. randezza le e tolta: infatti altro e essere una grandezza,
altro
I
I' urributo di grandezza, altro essere una figura, altro essere
111 I

I 1111,

Ia materia non deve essere un composto, ma essa e, per sua


.mplice ed una, poich e priva di tutte <le determinazioni>,
1I olui che le d una forma gliela d diversa da essa e in certo modo
1'1"111
dagli esseri reali Ia grandezza ed ogni altra qualit; altrimenti
.1 t be asservito alIa grandezza della materia e non farebbe ci che
1 ,11\ ci che vuole Ia materia; ed una finzione <dire> che Ia sua
'111 . i ac~ordi alIa grandezza della materia. E poi, se il principio
mtenore alIa materia, [20J Ia mate ria sar sempre tale quale Ia
,I, tl principio: sar disposta a tutto, anche alIa grandezza. E se avesse
,\ uidezza, avrebbe necessariamente una forma; e cosi sarebbe
I Ili'l difficile da plasmare.
E poi una forma che penetra nelIa
I II 111 rta con s le altre <qualit>: infattila forma implica ogni cosa,
" 1111 I grandezza e quanto [25J e con Ia ragione <serninale> e da
I' \ i in ogni genere <di esseri>, insieme con Ia forma c' e anche
111111 nsione definira: <Ia dimensione>
delI'uo~o no~
quelIa
I li. I llo, e quella di un uccello e diversa da quelIa di un altro. E
" ,l he un altro essere introduca Ia quantit nella materia non e pi
,," IId nte del fatto che esso le conferisca delle qualit; infatti, se Ia
111I 11r
11

TOU lTOlOV airrij lTPOOTl8VaL; 08E TO IlEV lTOlOV yos, TO SE lTOOOV


[JOJ OU!<, d80s KaL IlTpoV KaL pl81l0s v.

II

PLOl1NO

242

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Tairr6v. TIo SE KaL all he:pa TOU lTOOOU. "OXws SE lTOQ11
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TTJlK6v& OU TTJlK6v&, ). nrr TO lTTJtKOVT) lTTJlK6TTJS 11 11
yos TO lTOLOUVb TIpooe:80oou ow T) lTTJlK6TTJS e:tTTEl el
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v680v v e:L" TO 4>VTaollU uirrls KUL OU "YV1C1l0V,K 8UTpoV o'
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e:ls TOVrO ~lTWV TIMTWV v6e4> OYloll41 e:tne: "lTTf}V e:tvUL. 1(
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" V lTUVTOs OpTOV XpWllaTOS, [15J OTWS OUV KUL IjJv
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~XOOOU OplOUl OIlOlOUTUL Tfj ljJEl Tfj v OK6T4> Tuirr6v TIl.

111 I
I

243

111.114.8-10

una forma, [JOJ anche Ia quantit e forma, poich e misura e

I I

I 'flllllltit

e forma]

1 l ( me si pu concepire una realt che non ha grandezze?


I alt e tutto cio che non e identico alla quantit: infatti essere
I una quantit non e Ia stessa cosa. Ci sono molti altri <modi di
I' . dive.rsi da que1lo quantitativo.
In generale bisogna considerare
I !I lima mcorporea come priva di quantit: ed anche Ia materia [5J
"1110(
a. E poil'idea de1la quantit non e cosa quantitativa, ma e cio
1I 11
sa partecipa: e quindi ne consegue evidentemente che Ia
1111.1
una forma. Un oggetto infatti diventa bianco per Ia presenza
" 1'1.111 hezza, ma cio che ne1l'animale produce il colore bianco ed
111
lori non e un colore vario, ma [lOJ una ragione varia se cOSI
111 cllr
; c~sl il prin~i?~o c?e produce una quantit non e' questa
11111.1, ma e Ia quantrta 10 se o Ia quantit astratta, o il concetto di
1.1

"111,1

I I quuntit che s' ac~osta alla materia non Ia estende forse maggiorI I 11I grandezza? Niente affatto: infatti Ia materia non e costretta
I , IIIl piccolo spazio; cio che d [15J Ia grandezza che prima non
I .I, l anche Ia qualit che prima non era.
Ir ame si pua pensare Ia materia senza qualit?J
'1111 dc:vo dunque

pensare l' assenza della grandezza nella materia?


pUOI tu pensare Ia materia senza qualit? E quale nozione ne hai
11111 Ia comprendi
tu col pensiero?
I I1
l'indeterminato <del pensiero>: se, infatti si conosce il
I, rn ~iante il sirnile'", anche l'indeterminato
si ~ercepisce con
I 1i I minato. La nozione dell'indeterminato
[5J sar certamente
uurnnta, ma Ia sua comprensione non pu essere che indeterminata.
1111 h ogni cosa si conosce con Ia ragione e col pensiero
- anche
1110 alla materia
il concetto enuncia qualcosa, ma cio che il
I J() vu?le e~unciare. di ~ssa non e pensiero,
quanto piuttosto
11111 di pensiero -, SI avra una rappresentazione
spuria e illegit.I ll'ealtro, che non e realt vera, [lOJ e con Ia forma dell'altro.
II11 I pensava Platone quando disse che essa e percepibile con un
111 1I11 nto spurios'".
I 111 c?s'e d~n~~: l'~deter~atezza
deII'anima? E ignoranza
1,11 Ia e impossibilit di enunciare alcunch?
11, I'indeterminato
e oggetto di una positiva enunciazione e come
IIll hiol'oscurit
ela materia di ogni cosa invisibile, [15J cosi anche
111.1, dopo aver soppresso nelle cose sensibili quanto e simile alIa

, 1111

PLOTIN"

244

'rLVOIJ.V1lbTTE T{j) otov opi... "Ap' ow opi..; "H otrrWS


aXTIIJ.OOVV1lvKal Ws XpoLav Kal Ws alJ.lTES Kal rrpoc n SE W.
OKlxov IJ.'rEaos el SE IJ.TJ.(20] el80lTOLTJaELft8Tl "Ornv ow 1J.1)I
VO'U, o TaTo TOVrO lTE:PlIjsUxf)V lTaos; "H OV, ' rcv IJ.EVIJ.Tl811
.'rEL IJ.Tl8v. lJ.ov SE lTaXEL o8lv' rcv SE n,v {)W. o\lr
lTaXEL lTaos otov TtmOV TOU lJ.p<f>ou lTEl Kal rcv 111
IJ.ElJ.oP4~tJ.vaKal T IJ.EIJ.E'YE9ooIJ.va
vo'u. Ws aw9na
V0E1' ~
'rp (25] KEXpw<1IJ.vaKal >..wslTElTOLWIJ.va.
To ov ow V0E1 11\
TO awlJ.cj>w Kal vapYTlS IJ.EVT) VTlULS11 T) a'La9TluLSTWV llTVTWI'
lJ.oop SE T) TOU lTOKEL
IJ.VOU.TOU lJ.p<f>ouc,o 'rp dSos."O O I
V T{j) L!l Kal auv9T41 aIJ.!3VELIJ.ET TWV llTVTWV vaooa
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IJ.EIlOpcj>wIlV1l.
Kal T) Ijsuxf) EeWSlT[3aM:TO ELSos TWV lTpaWr
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[35] xnl OK VEXOIlV1l V T{j) 1111OVTL lTLlTov UTvaL.

11. Kc] Tt &1 TLVOS ou lTpOs uooTauLv UWllTwv 111


Il'rE9os Kal lTOLTTlTas lTaas; "H TOU imo&OIlvOU lTVTI
OKOUV o'rKos'; El SE
o'rKos. Il'rEaos 81lTou. El SE ll'rfOf
o8' lTOU8ETQLlXEL. 'AIJ.'rE9Es SE {5] V Tt liv uUIl!3Ol
cl IJ.lTf els dSos Kal TO lTOLOVIJ.lTE Els n,v 8LaTaULV KaL
Il'rfeos. () 811lTap Tf)s {)TlS 8oKE1, lTOUliv ti, lpXEa9QL dS'
uWllaTa; "O>..ws SE WolTfp lTpELS Kal lTOLlaELS Kal Xp6VOl KII
KLviJUELSimo~l1v {)TlSv aTo1sb OKlxoVTa lUTLV V TlS 1/1
OOOLV,otrrWS o8E T uWlJ.aTa T lTpWTa v'rKTl {)W lXELv d
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Eloov n,v uooTaaLv lxoVTa' WoTf TOUTOTO Il'rE9ES {)TlSvop
KEVOVdVQL. TIpWTOVIJ.EVOUV OKv'rKTl TO imo&XIlEVOV no
o'rKOV (15] dvaL, v 1l111l'rEaos ft8Tl aT{j) lTap'U' lTEl Kal T)ljJv
rrdvra &XOIlV1l OIlOUlXEL rrdvru el SE Il'rEaos airrj UUIl~~T\ I
~V,lUXEV liv ~KauTa V IlE'Y9EL.11 SE {)Tl8L TOVrO v 8Laun'u.lCl
8XETQL aIl!3VEL, TL 8LauTlIlaTs UTL &KTLKTJ' WolTfp 11

111,I\~,

245

10-11

le qualit> e diventata incapace di determinare cio che


liventa simile all'occhio nell'oscurit e si fa in certo modo
I i.1 ,U' oscurit, che essa in certo senso vede. Ma Ia vede veramente?
C 110, per quanto si pua vedere Ia bruttezza stessa, senza colore,
111 ed anche senza grandezza; se no, <l'anima> {20] le attriI 1.11 una figura.
I I ti 1 questa affezione dell'anima non elo stesso che se essa non
I
nulla? No; quand'essa non pensa nulla, nemmeno dice nulla
lIon.ha impressione alcuna; ma quando pensa alla materia, ricev~
11 Ivame~te come l'impronta di cio che non ha forma. E quando
ItI ogge~tl che hanno una forma e una grandezza, li concepisce
" 'I mposn, come [25] colora ti o altrimenti qualificati. Pensa dunI ti IIIl~Oe insie~e i d';le <~omponenti>: chiarissimo e il pensiero o
I 11 iztone
degli attributi, ma oscura rimane Ia percezione del
I II1I , poich esso non ha forma. Cio che l'anima percepisce
1111' I me e nella totalit insieme con gli attributi, pu anche dividerlo
I' 11 irlo; ci~ ~he il pensiero lascia da parte {JO] essa 10 pensa oscu,"1 indistintamente poich e oscuro e indistinto; essa pensa pur
I \, li ando. E poich Ia materia non permane senza forma, ma e
'"Ie
rmata nelle cose, l'anima che soffre di tale indeterminatezza
Ic11I u di essa Ia forma degli oggetti quasi per timore di esse r fuori
li. I Ilt [35] e non tolierando di soffermarsi troppo nel non-essere.
1111,

I 11.1 matria

!i

e sempre

in movimento verso Iaforma]

1.& che ~tro, oltre alla grandezza e alie qualit, c' bisogno per Ia
IIIIIZI ne di un corpo?
I bisogno di un soggetto che le riceva.
\ IIlIqu.ee U? volume e, se volume, e anche una grandezza: perch
1\1
privo di grandezza non avrebbe luogo ove riceverle". Se fosse
1\ di estensione,
[5] ache servirebbe dai momento che non contriII I n alla forma n alla qualit, e nemmeno alia dimensione e alia
I' 11 i( ne, che dalla rnateria, ovunque sia, sembrano giungere ai
II'IR? In g~nerale, come ci sono realmente azioni, produzioni, durate
uuwrrnentt che non hanno nessun substrato rnateriale, [10] cOSI
,,!,me e necessario che i corpi primi abbiano una matria: ma
I \11I di essi e quell'insieme
che e in quanto trae Ia sua costituzione
I 11I m colanza di parecchie forme; sicch tale materia ines tesa e una
",11 vuota".
nzitutto <rispondiarno> non e necessario che ogni ricettacolo sia
11 " lume, [15] ameno che Ia grandezza non gli sia gi presente: infatti
11,11 l'anma, c~e tutto riceve, tutto possiede insieme; se Ia grandezza
I, un suo ac.cld.ente, essa possederebbe
ogni cosa nella grandezza.
\ I Ia rnatena nceve de forme> nelia estensione poich e capace di

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247

1112

nsione; similmente gli animali e le piante col [20} crescere


ottengono l' esplicazione delle loro quaIit in proporzione
1" IltiH; e se essi diminuiscono, anche quella diminuisce. Se si dice
11
1 'e una grandezza, substrato della loro forma, e che perci
I. matria esige <una grandezza>, ci non e esatto: infatti, Ia
III . ti i viventi> non e Ia materia in generale, ma quella loro pro1 111 1\ ria in generaIe deve [25} trarre da aItro anche Ia grandezza.
I1I I IIacolo delle forme non deve dunque essere un volume, ma col
I I I volume riceve anche le altre quaIit; 10 si immagina come un
I1 ,p .rch
capace di ricever questo per primo. Ma come volume
I 1') i aIcuni hanno detto Ia materia identica ai vuoto ". [30} E
iuunugine di un volume, perch I'anima non avendo nulla da
1111111 li' ,quando
si accosta alla materia, si lascia andare nell'inde11111 tio e non pu n circonscriverlo n andare verso una direzione,
\1 Ir ebbe gi questa una determinazione. Perci non si dica che
111 IlId terminato e soltanto grande o soltanto piccolo, ma che e
1.1
piccolo?', e dunque un volume, ma inesteso, in quanto e
1\.11 35J del volume; esso si contrae da grande a piccolo e da piccolo
I IId e diventa grande e <Ia materia>, per cosi dire, 10 percorre.
I 1111\ della materia e un volume simile, ricettacolo della grandezza
1\ muteria; ma questa non e che un'immagine. Degli altri esseri
I 11 forme sono definire e non ci danno affatto l'idea [40} di vo" . 1111 Ia materia, indeterminata,
instabile per se stessa, sempre in
I1I nto verso ogni forma, assolutamente influenzabile, si moltiplica
Illulur
i ovunque e col suo divenire e in questo modo ha qualcosa
li. untura del volume.
I

IlEYE8vEO'8aL

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[20}

'11 II~.

e un

reale soggetto bench invisibile e inesteso?}

I .1 materia dunque concorre aI massimo grado nella formazione dei


Il,i infatti le forme dei corpi sono nella grandezza. Ed esse non sono

nella grandezza; ma nel soggetto che riceve Ia grandezza; se


generate nella grandezza e non nella materia sarebbero senza
IU\ zza e senza substrato [5} esarebbero
meri concetti-e <poich>
I
It
no nell' anima, non ci sarebbero corpi. E necessario dunque che
11111 ndo sensibile le molteplici forme <nas cano> in un soggetto uno;
IIU
I e fornito di grandezza, ma e diverso dalla grandezza. lnoltre
I pll
lementi che si mescolano insieme si uniscono in un solo essere
"It hanno una materia, e non hanno bisogno di un altro soggetto
"It ciascun elemento [10} porta con s Ia propria materia. Essi
11 vi I hanno bisogno di un unico ricettacolo, come di un vaso o di un
I I Cl poich illuogo e posteriore alla materia e ai corpi, i corpi hanno
1\, mo bisogno di matria.
I' , le operazioni ele azioni sono senza materia, non e detto che tali
\I

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11I

248

249

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11,11

rpi: poich i corpi sono composti, le azioni no. [15] E

ti i fornisce agli esseri che agiscono Ia base di azione in quanto


111 \I. ose, ma non si offre all' azione come tale, poich qudli che

II .1

ricercano Ia materia. N un' azione si cambia in un' altra,


arebbe anche in esse una materia, ma cambia l'agente che
I 1111' izione a [20] un'altra: cosicch e lui Ia materia delle sue
I' I 1I0n
111 I j

Ia materia e necessaria alla qualit e alla grandezza e quindi


ed essa non e un nome insignificante, ma un reale
1o"llC'n
h invisibile e inesteso". Se essa non e, ditemo che per Ia
I 1v,1in non sono n le qualit n Ia grandezza: [25] infatti si
,LI dll che esse non sono alcunch di reale, se vengono consideI
f S e. Ma se esistono, bench ciascuna esista oscurarnente,
a
'I I IHione deve esistere Ia matria,
bench non sia chiara n sia
'II,I! dai sensi: non <e percepita> dagli occhi, perch non e
I 1,11011 dall'udito, poich non e sonora; n <Ia percepisce>
[30]
11 I1 usro o il naso o Ia lingua.
.1 I ti tatto?
, 111 I h essa non e un corpo: infatti il tatto percepisce i corpi in
" 111I densi o rarefatti, molli o duri, umidi o secchi: ma nulla di
II 11 lia materia. Essa e percepita
da un ragionamento, che non
,1.11, mente, ma che e vuoto e che e perci, come s' detto'", ra1111til)
purio. In essa non c' nemmeno Ia corporeit; [35] infatti
111 11m it e forma, essa e diversa dalla materia e questa e tutt' altra
sa ha gi prodotto <qualcosa> e s' come mescolata alla
II I. visibilmente corpo e non solo materia.
""IIU'

I orpi:

11 I 1I11111radella materia consiste nell' esser diversa dalle altre cose]


ti
11

IIb

trato e una certa qualit com une ad ogni elemento, bisogna

-uuuo qual e. E poi, come una qualit sarebbe un substrato? E

pire questa qualit in una cosa inestesa, se essa non ha n


qualit? [5] E poi, se e una qualit determinata, come pu
111 \I ria? E se e indeterminata,
non e qualit, ma e il substrato e
I III
he cerchiamo.
, 1 I li cosa impedisce che Ia materia, poich per sua natura non
'I" di nessuna <qualit> delle altre cose, sia senza qualit e che,
1111 11 rch non partecipa
per sua natura di nessuna qualit, abbia
I " I una
particolarit che Ia qualifichi e Ia distingua, doe Ia
11111 delle altre qualit? lnfatti anche chi e privato <di qualcosa>
111.
[ualit: ad esempio, il cieco. Se dunque nella materia c'
1 u 1 di queste qualit, non e questa una qualit? E se questa
11 111 e completa, tanto meglio, dato che anche Ia privazione e una
1111

li.

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PLOTINO

250

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i)

251

111,114, \3.14

111dice cosi, forse di tutte le cose non fa delle qualit [15J e delle
11thizioni? Cosi anche Ia quantit sarebbe una qualit, ed anche Ia
111I. Se qualcosa e qualificato, dev'esserci una qualit. Ma e
.Iu dire qualifica to un essere che e diverso dalla qualit e non ha
I11 e esso e qualificato perch e altro <dal qualifica to>, e se e
111I in s, esso non e qualificato, poich nemmeno Ia qualit e
1111ara; se e altro semplicemente, non [20J per s e altro ma per
h I 1 I, come per l'identit identico. Neanche Ia privazione una
111 o un qualificato, ma l'assenza di qualit o di altro, come il
I III
<assenza> di rumore o di qualsiasi altra qualit: infatti Ia
lime una negazione mentre il qualitativo consiste in una afferI"" . La propriet delIa materia e negazione della forma, poich
111.11
ha n una qualit e nemmeno una forma; [25 J perci e assurdo
I 'til ilificata per il fatto che non e qualificata; come se si dicesse che
li 1 h e inestesa, ha perci stesso un'estensione. La propriet
I. 11Iueria non e cosa diversa daI suo essere; non consiste in un
110110,ma in un rapporto con altre cose, doe nell'essere diversa da
1 Ele altre cose non sono soltanto altre, ma hanno ciascuna [30J
11"1" ia forma; ma della materia si dice soltanto che essa e altro, o
1111.
iltre cose, affmch essa non sia determinata col singolare, ma se
1111
It hi l'indeterminazione coI plurale.

e
e

11./ materia

e priuazionesP]

111 II na indagare se Ia materia sia privazione o se Ia privazione sia in

I .11 oria" per Ia quale materia e privazione sono una cosa riguardo
1111trato, ma due nella nozione, deve insegnarci come si deve
1 I f pire l'una e l'altra nozione e come definire Ia materia [5J senza
111"Iirlenulla della privazione e viceversa. Infatti o nessuna delle due
1,1 il concetto dell'altra, oppure 10 implicano reciprocamente
I, due, oppure una soltanto implica l'altra. Se ogni nozione e
I I 1 dall'altra
e non Ia esige, materia e privazione sono due cose
I ,flOJ anche se Ia privazione un predicato della materia. Allora
1I1H1
delle due deve entrare nella defmizione <dell' altra>, nemmeno
I 1111
ilmente. Ese <sono traloro> comeil naso camuso e il camuso?',
I un I delle due
doppia ed e due cose. Se sono tra Ioro come il fuoco
I lore, ove il calore e nel fuoco, ma il fuoco non e implica to nel calore,
111 ria [15J e privazione, come il fuoco e caldo, cio Ia privazione e
" I, ua forma, ma il substrato, che e necessariamente Ia materia, e
I o, Neppure in questo caso, <mate ria e privazione> sono una cosa
I' r e Ia teoria per Ia quale materia e privazione sono una cosa
11111 al substrato, ma due nella nozione, vuoI dire che privazione
1\ If.loifica presenza, ma assenza di qual cosa e che Ia privazione e
111ln negazione; [20J se si dice non e, Ia negazione non aggiunge

"m.1I 4.1415

253

11,,11.,ma afferma solo che una cosa non e; allora Ia privazione equivale
1I li li essere. Se essa non e in quanto non e!' essere, ma altra cosa, le
zioni sono ancora distinte: quelia <di materia> si riferisce al
quelia di privazione si riferisce al rapporto del soggetto con
.11I cose. [25] Oppure -cil concetto> di materia e relativo alle altre
quello di substrato e esso pure relativo alle altre cose, e aliora -cil
'111 tto> di privazione, qualora designi 1'indeterminazione
della ma11.1, enza dubbio si riferisce alla materia; se non che riabbiamo
in
111 I l'unit riguardo al substrato e Ia duplicit delie nozioni.
Ma se Ia privazione, per Ia sua indeterminatezza, Ia sua infinit e Ia
11 I nqualifieazione
e identiea alla materia, come possono esser due
I 111 t nozioni?
111

1\

111, Irato,

(IA matria non

e n limite

n limitato]

Bi ogna dunque rieercare ancora in che modo 1'infinit e l'indeterzza, qualora si trovino accidentalmente <nella materia> come in
1111 natura diversa, siano accidenti e se Ia privazione sia un accidente
\, lia materia>. Se ogni numero e ogni proporzione sono fuori dell'in111111 ) - infatti essi sono limite e ordine e [5] le altre cose ricevono da essi
I1 \11I ordinamento; e cio che ordina queste cose non e cio che e
111 .mato, ma e illimite, Ia deterrninazone,
Ia proporzione, poieh cio
til
ordinato e diverso da cio che ordina - e necessario che cio che e
'I I [mato e determinato
sia l'infnito. Sono ordinate Ia materia e tutte le
" r he pur non essendo Ia materia ne compiono Ia funzione perch
111 cipano di essa: [10] necessariamente
dunque Ia mate ria 1'infinito
I
, ma non e infinita per accidente o perch 1'infinito le appartenga
I I ntalmente.
Anzitutto, cio che e determinazione di una cosa deve essere un
.11I etto; ma 1'infinito non e un concetto. E poi di quale essere 1'infinito
I
be determinazione?
dellimite o del limirato; [15] ma Ia materia
uon e n limite, n limitato. Ancora: l'infinito unendosi allimitato, ne
11 Irugger Ia natura. Dunque l'infinito non
un accidente delia
I ria, ma Ia materia stessa, Anche negli intelligibili Ia materia e
l'rllimitato, generato dal1'infmit dell'Uno o dalla sua potenza o dalia
11
ternit; [20] ma questo infinito non e nell'Uno, ma e creato da esso,
unque <l'infinito> e nel mondo sensibile e in quelio intelligibile?
1, poieh duplice e l'infinito.
come si distinguono? Come il modello e Ia sua immagine.
L'infinito di quaggi t meno infinito? No, di pi: perch pi
111'immagine e lontana dal vero essere, pi essa e infinita. Infatti c' e pi
u.liniro in cio che e meno limita to; [25] e cio che e meno vicino al bene
piu vieino al male. E quindi e maggiormente immagine 1'infinito
1111 lIigibile, e meno 1'infinito inferiore, il quale, pi s' allontanato
11111.11

'I

254

PLOTINI

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KaT CJVIl[3E~T)KOs VTOS aTTElpoV; ~HL IlEV KaT TO TTOOOVdrretpo
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TO aCJTTapTOV. I:STaV CJTTELpT)Tal' KaL I:STaV TO 6)"v TOU appEvOS' I
KaL OK TT6..lJTald TO [15] 6)"v, a.. ll..ov 8T).VETaL roru
S :CJTlv' I:S :CJTl ll..ov yLyvETal <. ?Ap' ouv KaL KaKov T) >."
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KaL KaKOU. L lCJ(OL TTWS :TT'all<Pw' S' dv IlT)SEv [2111
lXTJ aTE :v TTEVL~ V, ll..OV SE TTEVLa V, vYKT) KaKOV dVQI
Ou yp TT"OTOV TTEVla TODTO o8E lCJXos. a.. TTEVLa 11 I'
<t>povi)CJEWS. TTEVla SE pETlls.
K..ovs, lCJxosg 1l0P4>fis, doo\!<;
TTOLOU.TTWs' OUV ou SOOElSs; TTWs' SE ou TTVTT) alCJxp6v; TTWs'
ou TTVTT) KaK6v; 'EKELVT) SE T)[25] "T) T) EKEl V' TO yp TTpO a~.
:TTKElVa VTOS. 'EVTaOOa SE TO TTpO airrils
v. OVK 8v apa airrl)
ETEpoV V, TTpOs T<l Ka.<Jh TOU VTOS.

255

111,114,1,516

dal vero e si e ridotto allo stato di immagine, pi e


111 infinito.
1'11111111
l'infiniro e identico all'essenza dell'infinito>" Dove ci sono
I I 11()1 materia, essi sono diversi; dove c' soltanto Ia materia, sono
111I, o meglio bisogna dire che qui non c' l'essenza dell'infinito:
ttl
I' senza> e una ragione formale, Ia quale non c' nell'infinito,
.1
<realmente> infinito. Bisogna affermare che Ia materia e
,\I
pcr se stessa per l'opposizione alla ragione <formale>. La
'li
ormale ragione formale e nient'altro; [35] cOSIpure Ia mate'1'1'0 Ia alla ragione per Ia sua infinit, deve esser detta infinita,
I" 1I)\l e altra cosa.
111I

11 I ma/cria de! mondo intelligibile

e un essere]

1 ., muteria> e anche identica all'alterit?


11,11I1\
a quella parte dell'alterit che e opposta ai veri esse ri, che
,I I rgioni formali". Perci essa, essendo in questo senso qualcosa,
11 111111
ssere ed e identica alla privazione, poich Ia privazione e
I'" ro degli esseri <che sono> nella ragione.
11101l\1e[5] non muore Ia privazione quando essa si unisce a cio di
Iutvuzione? No. li ricettacolo di un modo di essere non e un modo
,ma una privazione, come <il ricettacolo> del finito non e il
I 1111
11 il Iimite, ma l'infinito in quanto infinito.
1 1011I dunque illimite unendosi ad esso potrebbe distruggere Ia
1111 ,1101 dai momento
che questo infinito non e rale per accidente?
, I, s un infinito per quantit, 10 distruggerebbe; ma non e COSI,
I
onrrario 10 conserva nell'esistenza; esso fa passare all'atto e alla
111 III
Ia sua natura come una terra non seminata, allorch accoglie
1111 111;quando Ia femmina e stata fecondata dal maschio, non perde
li, untura femminile, ma Ia possiede maggiormente: dventa cio
I " piu cio che e.
I unque Ia materia e un male quando partecipa di un bene?
, I' -rch ne ha bisogno, in quanto non 10 possedeva. Infatti cio che
1,11\ ni di una cosa e ne possieda un' altra e forse intermediario fra il
1 11b ne, se mantiene un certo equilibrio tra l' uno e l' altro. Ma cio
111111
11[1 nulla, [20] in quanto si trova nella povert ed e anzi Ia povert
,",
necessariamente il male. E Ia materia e Ia povert non di
I, 11. I di forza, ma povert di saggezza, povert di virt, di bellezza,
1I 111.1,
di forma, di qualit.
'!lUl dunque non sar deforme, bruttissima,
completamente cat, I} I La materia del mondo intelligibile e un essere: in:fatti prima
I j v' i che e al di l dell'essere". Ma quaggi, l'essere e prima di
I non e dunque un essere, poich differisce dall'essere ed e pi
111cI 11'essere.

I'

"I

256
n 5 (25) TTEPI TOi

257
AiNAMEI

KAI ENEPrEI AI

(2'> IL POTENZIALE

E L' ATTUALE

II 'h cosa sono potenziale e attuale?]

idice che qualcosa in atto o in potenza; si dice anche che c' atto
seri. Bisogna dunque cercare che cosa sia potenziale e attuale.
I in atto e identico all'atto, e cio che e atto e anche in atto? [5]
1'llIlre ognuno dei due diverso e non e necessario chel'essere in atto
, diverso dalI'atto?
(11
il potenziale si trovi negli esseri sensibili
chiaro; bisogna
I Ire se esso sia anche negli esse ri intelligibili; ora, in questi non c'
utualit; se ci fosse in essi un potenziale, questo rimarrebbe
111rm ente soltanto potenziale e se anche fosse eterno, non passereb11111
alI'atto poich in essi nulla si effettua nel tempo", [10]
nzitutto diciamo cos' l'essere in potenza; ora, il termine potenI non va preso in senso assoluto, perch non si pu essere in
,I. Il/.Udi nulla. Cosi, il bronzo e Ia statua in potenza'P'; se da esso e in
fi 11\111a
si formasse, se nulla dovesse formarsi con cio che esso era e
111,11 tesse diventare qualcosa, esso sarebbe [15] soltanto cio che era.
M, i che esso e esisteva gi e non appartiene al futuro: che cosa
Ir Io potrebbe diventare oltre il suo essere presente?
IIlInque <il bronzo> non e in potenza. Pertanto si deve dire
I Il/.i le quelI'essere che e gi altro da s, dal momento che un altro
I Ir pu venire dopo di esso, sia che quello permanga
rale dopo aver
,,,11111il secondo, sia che distrugga se stesso offrendosi alI'essere
'1' lI/i rle; [20] difatti il bronzo che e statua in potenza e diversamente
,. II"ale rispetto alI'acqua che e rame in potenza e all' aria che e fuoco
',1\1 nza.
11potenziale cosi concepito si chiam a anche potenza in rapporto
I 1'1 che verr, come il bronzo e potenza delIa statua? Se si
11 pi cela potenza come attivit produttiva, allora no: [25] infatti, Ia
I 111I intesa come attivit produttiva non si potrebbe dire in potenza.
111"11nziale si concepisce in relazione non solo alI'essere in atto, ma
, I, ,11'mo, l' essere potenziale sarebbe anchela potenza. Ma e rneglio
I 1'111hiaro riferire l'essere in potenza all'essere in atto, e Ia potenza

11

li"

/JO]

11'"lque I'essere in potenza e come il soggetto delle affezioni, delle


111" I lle essenze che esso deve ricevere conforme alIa sua natura o
f orza di accogliere in s, ora <tendendo> aUa <forma> migliore,
fOIme> inferiori e dannose, ciascuna del1e quali e in atto un'altra

258

PLOTINI,

2. TTEpLBE Tils {)T]soxsnrov, el hEpV Tl oooa EVEPYE(V


8uv~H EOTL rrpOs li ~op<f>ofrral, " ouBEv EvEp-rdQ:, KaL Nus KCJI
T a li YO~EV8uv~El a~VTa TO EtOOs KaL ~VOVTa alm\
EVEp-rdQ: -rlVETaL, " TO EVEp-rdQ: KaT [5J TOUv8plVTOS qef]OETOI
dvn TlOE~VOU uvov TOU EVEp-rdQ: v8plVTOS rrpOs TOV 8uvll I
v8plvTa, ' OUTOUEVEp-rdQ: KaTT]-rOpoU~VOUKaT' EKdvou, KOO
TO 8uv~El v8pls E-rETO.Et 8Tj otTws, OUTO 8uv~El -rtvETClI
EVEP-rElQ:, ' EK TOU 8uv~El VTOS rrprspov [1OJ E-rVETO TI
EVEp-rdQ: OOTEpoV. KaL -rp aUTO TO EVEp-rdQ: V TO ouva~<I>6TEpov'
oux T] {)T],TO 8E EtOOs TO Err' auTil. KaL 'rorro ~V, el Tpll
-rl -rVOl TO oon, OlOV EK XaKou v8pls- T]-rp oUota Ws T
ouva~<I>6TEpov v8pls.
Errl 8E TWV Nus ou ~Ev6VTWV <f>avEpl'
Ws TO [15J 8uv~El nnvrdrrcouhEpoV ~v. 'A' rov 8uvll I
-rpa~~aTlKOs EVEp-rdQ: -rVT]TaL,EVTaOOa TO 8uv~El rrWs OU K(JI
EVEp-rdQ: TO aUT6; '0 -rp 8uv~El ~WKpTT]S airrOs KaL EVEPYE(I/
o0<j>6s. "Ap' ovv KaL VE1TlOn~wv E1TlOn~WV; D.uv~El -rp ~I
E1TlOn~WV. ~HKaT ou~f3E~T]KOs ~aeTjsb [20J E1TlOn~WV. Ou yop
D ~aeTjs 8uv~H E1TlOn~WV, OU~f3E~lKElairr4'J ~aOEL Elvol
T] ,8E rjJuxTj KaO' aTTjvc E1TlTT]&:tws Exoooa TO 8uv~El ~v DiT( P
KaL E1Tlon~wv.
"ETl ovv o4>(El TO 8uv~El,
KaL 8uvll I
-rpa~~aTlKOs Ti8T] -rpa~~aTlKOs wv. ~H ouBEv KWElKaL OI'
rprrov: [25J EKEL ~EV 8uv~El uvov, EVTaOOa BE Tils 8uvllE~
EXOoo..,S TO El8os. El OW EOTl TO ~EV 8uv~El TO 1TOKd~EVO"
TO 8' EVEp-rdQ: TO ouva~<I>6TEpov, v8pls, TO ElOOs TO Errl TOI
XaKou rt Civ -rOlTO; ~H OUK Torrov TTjv Evp-rElav, KaO' f\l'
EVEp-rdQ: EOTL KaL OU ~6vov 8uv~El, TTjv ~oP<f>Tjv[30J Kal TO elo,
-rElV, oux rrWS Evp-rHav, TOU&: Evp-rElav' ErrEL KClI
T]VEVp-rElav TXa KUPlWTEpoVCiv -rOl~EV, TTjv VTLeETOVTil
8uv~El Til Erra-rololJ Evp-rElav. To ~Ev -rp 8uv~El TO EVEPY (11
EXElV<rrnp' OU,Til BE 8uv~El
BvaTal rrnp' auTils T] EVPYHII
OlOV flS KaL T] [35J KaT' auTTjv E-ro~VT]Evp-rEla, v8ptaf K(I\
TO v8pt(mOaL.
Tafrra ~EV ovv otTws.

or,

3. Or, 8' fVEKa Tafrra rrpoelprrrar, vuv EKTOV,EV rol


VOT]TOLSrrws rrOTE TO EVEp-rdQ: -rETal KaL EL EVEp-rdQ: uvov ~

III

259

11', 2}

/I" potenza all'atto]


I ,1'1111 i deve ricercare se Ia materia, potenziale

rispetto alla cosa


hu mata sia inoltre un essere in atto o no; in generale, se gli altri
11
diciamo potenziali, quando hanno ricevuto Ia forma e
111110 osl, divengano anch'essi attuali; o seessere in atto [5J si dica
1IIIII1 lla statua, e se soltantola statua attuale sia in opposizione alla
I
"1' tenza, ma non si predichi l' attualit della cosa che er~ detta
I 1"11 nziale. Se e cosl, l' essere in potenza
non diventa essere m atto,
I li', rein potenza, che prima, [IOJ venuto poil'esserein atto.
111', s re in atto e una sintesi, non gi Ia sola materia, <ma e> anche
li'"
-he e in quella. E i1 caso di quando l'essere si fa diverso, ad
, 11,1, tatua dal bronzo. Infatti Ia statua, come unione <di materia
I, 'I '''' ,e un altro essere. Ma nelle cose che generalmente
non
111110,/15] e chiaro che l'essere in potenza e dei tutto diverso. E
,111j Igrammatico in potenza diventa <grammatico> in atto, non c' e
,I, IlIit tra l'essere in potenza e l'essere in atto? Socrate, sapiente
I' II~ I elo stesso Socrate, sapiente in atto.
I 'I unche l'ignorante e dunque sapiente? Infatti egli era sapiente
'1011.1.
'10\1111. solo chi e per accidente ignorante [20] diventa sapiente?
111111ti non e sapiente in potenza in quanto e ignorante, bensl e
I 11111per accidente; l'anima in quanto possiede in s e per s certe
,,11111111
sapere costituisce i1 potenziale, e perci egli e gi sapiente.
I" I unmatico in potenza che e gi <grammatico> in atto, conserva
'"1 ma i1 potenziale?
.,
"111 10 impedisce, ma in un senso diverso <da prima>: [25J pnma
,li 1111 <grammatico>
in potenza, ora invece nel senso che Ia
I I \10 siede una forma.
I'
re in potenza e i1 substrato e se l' essere in atto, cio Ia statua,
111111' di substrato e di forma>, come chiameremo Ia forma che e
"'I/o? Non e fuori luogo chiamarla atto, per i1 quale <Ia statua>
1101 non in potenza, l'atto [30] non preso in senso assoluto, ma
,11110dato essere. Forse chiameremmo pi propriamente
atto un
1111, io quello opposto alla potenza che l'ha prodotto. L' essere
I 11:' trae i1 suo essere in atto da un altro essere in atto; ma a tale
II I ,he trae da s sola i1 suo potere
si oppone l'atto, come si
'111"110una disposizione e [35J un atto ad essa conforme, i1 coragI 11111oraggioso. Ma di cio basti.

,I,

, nt

'I

I
I

('I

fere

e alto

ed e in

atto]

.lobbiarno dire per quale ragione abbiamo premesso queste


oni, cio in che senso si parli di essere in atto negli Intelligibili,

260

PL 'li

KaL VlpYHa lKaOTOV KaL el VlpYHa TTVTa KaL el TO 8Wdl'


KKE'L. El 8~ ~,l1TE'TIKEL V TO 8wllH,
IllTE [5] Tl III
TWV KEL, Il~ ~8T1OTt, IlTl8' lTl IlETa!3ov Els do ~ Il I
ETEp6v Tl yEwq ~ ~lOTIlEVOV aUTou 18wtcEv dLjl VT' auw
Etval, oIK dv ElTl KELTO 8wllH V ~ OTl, TWVVTWVKaL ali I
OUxp6vov XVTWV,Et TlS ovv KaL lTTLTWVVOTlTWVTOUsTl6ElllvIII
KKEL Tlv[lO]lpolTo,
el Il~ KKELTO 8wllH KaT ~V TlVI
KEl - KaL yp el dov Tp6TTOV"" TI,' lOTal q,' KoTOU
IlV Ws TI,TO 8 Ws dOOs, TO 8 owall4>6TEpoV - Tt po ,
"H KaL TO Ws TIKEl dB6s OTlV, TTELKaL "" t/lvxTl EtBos
TTpOshEPOV dv E'(TITI.OUKOW TTpOs[15] KElVO KaL 8wllEl:
oV' EtOOs yp ~v ainls KaL OUtcEtS OOTEpoV8 TO EtOOs Kal
xwpl(ETal 8 ' ~ YI!l, KaL OTWS TlV lxov, Ws 8l1T~1I
VOOIlEVOV,dll4>w 8 Illa q,OlS' oov KaL 'AploTOTTlS q,Tlot
TTlllTTTOVoWlla dvov dval. TTEpL8 t/lvxfis TTWspoUIlEV; .1wd,
yp C4i<>v,[20] rcv IllTTW, Il1JB, KaL 1l0OOl~ 8wllH KaL
dQ on ylvETal OUKEL oooa' WaTE KaL V VOTlTOLSTO 8wdp
"H ou 8wllH TaUTa, 8valllS "" t/lvxTl TOTWV.To 8 vEp'y I
TTWsKEL; 'tApa Ws v8pls TO owall4>6TEpoV VEPYElQ, n
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tOTl. NoUs yp OUK K 8vvllEWS Tfls KaT TO otv TE 110I
Els VpYHav TOU VOELV- dov yp dv TTPOTlpov TOU OUtc
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Kal rrnp' airrwv KaL d' Kal t/lvxTl 8~ OTWS"" Il~ V 1J,n
V T4) VOTlT4).KaL "" V 1J8 dTI VlpYHag otov "" ct>VTI
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VpYHa yp KaL aTT] OTlV. 'A' [35] vEpydQ IlV TTdvlf
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"" q,OlS dyPVTTVOS'dval KaL (w~ KaL (w~ PlOTT], al KlOI I
dv dEV KEL VpYH<ll. KaL vEpydQ dpa KaL vpYHa T rrdv

I "',"',3

261

I 1111 ltanto in atto o se ciascuno di essi sia un atto, se tutti insieme


'" 1111uto e se ci sia in essi del potenziale.
,
I.
non c' e materia, nella quale consistela potenza: (5] se nulla
" I l re che non sia gi, se nulla, o trasformandosi
10 altro o
I I' nd in s, genera un'altra cosa o la~cia ~ s';l0.posto a un'~tra
".111clall'esistenza, non c' lass nulla 10 CUlCl sra un potenziale,
I. v ri esseri sono nell' eternit e non nel tem~~. E s~ ~~a.lcuno
.1 C" li coloro che ammettono della materia negli intelligibili, [l~]
'li 11 ln essi ci sia un potenziale
in corrispon~enza ~ 9uell~ ~~terl~
I I "
Ia materia e intesa in altro senso, 10 ogru IOtelllgl~ile ~1
ere qualcosa come sua form~" altro ,c?me s~a mat~n~, e il
I "I
dei due- che risponderanno? CIOchela.e q~asl materta, e una
, .I Inche l' anima che e una forma e mate ria rispetto ad altro. .
.11m [ue [15] anche in potenza in rappor~o a qu~sto? NO:,1nfat~1
1'" I 1 ppartiene in proprio e non sopraggl~nge <10 lei> pl':l tardi,
'!1"m <dalla materia> s~ non 'p~r as~razlone; essa possede I~
,, I 111
modo che noi col pensiero distinguamo due cose, ma Ia realta
1111To questo senso Aristotele dice che il quinto corpo e senza
II 1111,
,
" d II mo dell' anima? Essa e animale in potenza,[20] allorche ~on
1\ I ma sta per essere; e potenzialmente
artista, ed e <potenzialI11
ti o ci che essa diviene, ma che non e sempre: dunque anche
111lIigibili c' il potenziale,
,
.,1' mima non e in potenza queste cose, m~ e ~apote?za <t:'r?~ut;
luuue queste cose. E come essere in ~tto SI d~ced~ IOtelllgl~ile.
I
(I modo che Ia statua, unione <di rnatena e di forma>, e un
II 1110,e perch ogni intelligibile ha rice,~to ~na fo~ma? ,
1111,P rch ciascuno e una forma [25] ed e 10 se comp~u~o ..L In.111. 11 n passa dalIa potenza, che sarebbe Ia sua capa~lta d.1pen~
1111
p nsare effettivo - perch sarebbe alIora necessaria prima di
I 1111'IIr ra Intellgenza che non fosse proceduta dalla potenza -, ma
I I1uuro. L'essere in potenza desidera essere cond~tto all'atto
"I, 11111rvenga un altrotermine, per diventare un essere 10atto; {3~!
li' 1111(
do di essere che esso trae da s e conserva eternamente e gia
I I )lInque tutti gli esseri primi sono in atto, poich pO,ssied?n~ da
I
mpre ci che devono possedere. Altrettan~o e dell ~mma
I 'li f 11lIa materia, ma nell'intelligib~e.
Anch~ l' amma,che ~ nell~
I I.' iventa un' altra in atto, ad esempio vegetativa: anch essa infatti
11"11" -110che
1 I' I e ogni essere reale e in atto, forse ogru essere e anche un
" 1\che modo? Se giustamente s' dettol02 che que~ta n~t~r~
11 1111> e insonne, che essa e una vita e una vita otttrna, ivt CI
I rui pi belli.
. ,
re e dunque in atto ed e atto, ogni essere e una vita; illuogo

I,',

e.

262
Kal (wal T rrdvru Kal T6lTOS' KEl T6lTOS'aTl (lfls
pxr1 Kal 1TTlYrl T)EloDsI Jsvxfls TE Kal VOU.

PLOTINO

Kal [40/

4. T ~EV ouv x.x.a rrdvra, ooa 8uv~n TL anv, EXn Ka\


TO VEPYELq dVaL o TL, T)8T) V lTpOs o 8uv~n
dval
yETaL' rrepl 8f Tfls Eyo~VTJS dVaL T)S, ~V rrdvra 8uv~ I
YO~EV T VTa, lTWs' EanV e:llTELV [5J VEpye:Lq n TWV VTWII
dVaL; "H8T) yp OU rrdvrn T VTa 8uv~n dv dT). El OUV ~T)&II
TWV VTlV, vYKTJ ~T)8' V an)v EtVaL. ITWs' OW dv VEpye:Lq TI
dT) ~T)BEv TWV VTlV oooa; 'A' oUBEv TWV VTlV dv dT) TOTWV,
li yLVETaL lT' airrf)s', o 8 n ouBEv KlELEtVaL, dlTEp ~TJ
rrdvra T [lOJ VTa lTl Tfl 1J."HL ~Evb 811 oUBlv aTL TOTWII
TWV lT' aUTfj, Tafrra BE vrn, ~11 v dv dT). OU ~EV 811 Ve:l&61'
n <t>aVTa(o~VTJEtOOs dv dT)' ou TOLVUV 000' v Ke:lVOLSII
pLS~T)ee:LT).M11 v pa Kal TaTlJ EaTaL. 'ElT' ~<1>w pa ~11 II
oooa lTEl6vwsC ~11 ov EaTaL. El 811[15J lT<Pe:V'YE
~Ev TT]v TWV W<,
T)SWs'VTlV <pOOLV,ou 8VaTaL BE <pLKaSaLouBE TWV tj;EU8W<;
EyO~VlV dVaL, n ~T)8E '(v8a~a you aTlv Ws Tafrra, v TLVI
Tcli EtvaL dv OlT); El BE v ~T)&Vl Tcli e:tVaL, Tl dv E:vEPYe:lq dT],

5. ITWs' ouv yO~EV rrepl airrf)s; ITWs' BE TWV VTlV T],


"H TL8uv~EL. OUKOUv,n T)8T)8uv~n, T)8T)ow Ean Kaeo ~E:I,
'A TO e:tVaL aUTfj uvov TO ~OV ErrayyE6~EVOV' olov TO
EtVaL aUTfj e:ls KE:LVO
va[3.ETaL,[5J EaTaL. To TolVUV 8uv~(\
oi) TL, 8uv~n rrdvrn- ~T)BEv BE V KaS' airro, ' aTLlI
T) V, 000' VEPYe:LqaTlv. El yp EaTaL TL VEPYe:lq, KE:LVOX
aTLv VEpye:Lq, oux 1 T) EaTal' ou rrdvrn ouv T), olol'
XaKS. ElT) dv ouv TOfrrO' ~11 V, oux Ws ETEpoV TOU VTOS,
olov [lOJ KLVTJaLS'aTT) yp xnl ErrOXELTal Tcli VTL olov drr' aUTOJ
Kal v aiITcli oooa, 1 8 anv olov KpL<Pe:Laa
Kal lTVTT)XlpLa8e:loCl
xcl ~ETa[3.nv auTT]v OU 8uva~VTJ, ' lTEp e pxfls ~v
~11 v BE ~v - OTWSEl Exoooa. OTE BE ~v pxfls VEPYE[Q

263

111,115, }5

iliile e il luogo della vita, [40J il principio e Ia sorgenre vera


e dell'Intelligenza!".

111

11

111m

11

I1111

Inferia

e non-essere]

le altre cose che sono in potenza possiedono anche I'esistenza

un altro rapporto: e queste che gi sono si dicono poi in


rispetto a un'altra cosa. Ma come possiamo dire che anche Ia
I 111, he vien detta esistente e della quale diciamo che e in potenza
I I I o e,[5J sia unesserein atto? Sefosse cosl, essa non sarebbe tutti
ri I in potenza. E se essa non e alcuno di questi esseri, necessariaI 1I
a e un non-essere.
I 'IIIne sarebbe in atto, se essa non e alcun essere?
I', 1I I unche se essa non e nessuno degli esseri che sono generati in lei,
111 unpedisce che essa sia un'altra cosa, dato che non tutti gli [lOJ
no generati> nella materia.
, s. a dunque non e alcuno degli esseri generati in lei e se questi
li'
ri, essa sar un non-essere. E poi, essendo immaginata infor111111 pu essere una forma, n essere considerata
fra gli enti
II 11111 i: anche in questo senso essa e non-essere. Essendo non-essere
,"Ir s nsi, essa e pi volte non-essere. [15J E siccome essa e fuori
111 untura degli esseri veri e nemmeno pua raggiungere il grado di
I1 1111' li esseri detti falsamente esseri, poich essa non e, come questi,
11111 CI
un'immagine della ragione, in quale specie di essere Ia
11I IClO? E se non <potremo poria> in nessuna specie, come potrebbe
I UIlUcosa in atto?
1111 otto

I IIll

11
I

matria

e un fantasma

in atto]

1I liremo dunque di essa? Come pua essere materia degli esseri?

111

quanto essa

e in potenza.
e gi in potenza,

non e ancora cio che poi


ma il suo essere soltanto I'esserefuturo che in lei s' annunzia:
I 11 11 essere si riduce a cio che sar. [5J Essa non e potenzialmente
li .t t particolare, ma e potenzialmente tutte le cose; e poich in s essa
1111 I, ma e in quanto e materia, essa non e in atto. Se fosse qualcosa
1111, III llo che essa fosse attualmente non sarebbe pi materia; essa
11 \I bbe aliora materia in senso assoluto, ma come e materia il
'111 I. I:.dunque non-essere, ma non come qualcosa di altro dali 'esse, I ti 11
[lOJ il movimento'?': infatti il movimento inerisce ali' essere
11,1111
viene da esso ed e in esso; ma Ia materia e come gettata fuori
I/
I e dei tutto separata da esso; non pua mutare se stessa, ma
I
I I sin da principio - essa era il non-essere - COSI rimane sempre.
,llllIincipio essa non era qualcosa in atto poich era lontana da tutti
l unque essa, in quanto
1I1I 111,

264

PLOTI

TL 'TTOOToa'TTVTlVTWV 15VTlV[15] OT EyVTO' yp im08\ivu


TJ81T)OV,oVB xpwaOflvaL 'TT'aVrwv &8VT)TaL, uvo ,
'TTpOsao 8w~L owa 'TTpOsT Ecf>efis, TWV 8' 15VTlv
'TTaOOa~vlvEKdvlV 4>avloa im6 T TWV ~T' aimlv YVOIlII1II
KaTaT)cpEl1oaloxaTov KaL TO'TlVKaTOTT). 1'TT' ~4><>TpwV
11
ov KaTaT)cpEl1oavpytq. IlEV ov8Tpwv c'iv ELT), 8wllL
uvov EYKaTaEL'TTTaLtvaL a6vs TL KaL ~u8pOv d8w
1l0p</>OUaeaL~11 8w~vov.
OKOUv EVpytq. dwov' OUI(
EVpytq. IjsfJBos. Torro 8 TaUTov T41 T)8LvWs JsfJBos' TO
8 VTlS' ~11 15v. El ow vpytq. [25] 111115v, ~ov 111115v,
VTlS' apa ~11 v. TTool) apa &1 aUT41 Evpydq.
TL TWV VTI
dvaL TO T)es XOVTLEV T41 ~11VTL.EL'TTPapa &1 aUTO dVII
&1 aUTO EVpytq. ~11 tvaL, lva lKIkI3T)KOs TOl) T)8Ws dval
T41~11tVaL XTJTO tVaL, E'TTd'TTPTo1s Js00WsOWLV, Ev <j>tXl
TO[JO}JsfJBos aUTWV, cp1EsaUTWVl1VTLva dxov occv, KaL TI
8uv~L TO dval KaL TT)Voootav XOOOLVloayaywv TT)VEVp'Y \11
'TToWEKasaUTwvb TT1S imooTOflS' TT)V al Ttavc, TL TO di I
aUTo1s v 8w~L ~V. EL'TTPapa &1 vwE8pov TT)v T)VTT)p<!
T)Vaimlv &1 TT)p1v' &1 [35] apa 8w~L, Ws OLKV,tVaL 'YI
uvov, lva U EOTLV, II TO'TOVSTOUs yoVS yKTOV.

I 111 115.'

265

115] n e diventata poi tale; voleva immergersi in essi ma non


uun no ricevere da essi un riflesso, e mentre e in relazione con
, ,I, gi in potenza quella che viene dopo, apparendo dove son~
I
1 seri intelligibili; posseduta dagli esseri che vengono dopo di
I 111 me fissa alloro limite inferiore. [20]
I, I (lI! ta dunque dai due <generi di esseri>, essa non e in atto n
11 I' ltro, ma solo le e concesso di essere in potenza come un
111,1 fragile e vago, incapace d'essere formato. Essa e dunque
un
111. in atto, e quindi una menzogna
in atto, cio una vera men " ,( meglio il reale non-essere. Se dunque e non-essere in atto,
I 111. Hgior ragione e un non-essere e perci veramente non-~sere.
1. 111111' certamente possibile che una cosa, che ha Ia sua verit nel
I I
sia un essere in atto. Se essa deve essere, non deve essere in
11111
sia fuori di ogni essere vero ed abbia il suo essere nel nonI I li esseri ingannevoli
tu togli [30]1a loro menzogna, togli loro
o tempo Ia loro essenza, e se introduci I'attualit in una cosa
in potenza l' essere e I'essenza, le togli il principio stesso della
I ", che consisteva nell' essere in potenza.
111 I
sariamente Ia materia si conserva senza perire, e necessario
I1 I t come materia; e perci, [35] sembra, si deve dire che essa e
I 1II 11\ potenza per essere ci che e; altrimenti dovremo rigettare tali
I

11

'h

111 1111.

266
267
116 (17) ITEPI OnIA~

H ITEPI ITOIOTHTO~.

intelligibile Ia sostanza possiede l'essere piu genuino]

"'I/tiO

1.

'tApa
TO V KaL i} OOOLa !TEpoV, KaL TO IlEV
TTTJPl1llWIlVOV TWV wv, i} 8 OOOla TO V IlET TWV (.1I
KlV1aEWS, aTaEWS, TalrrOU, TpoU, KaL aTOlXEla TaUTa e"KElIIT)
To ov ov oota, lKaaTov 8 KElVWV TO IlEV [5J OV, TO 8 KlV1lGI
TO 8 o Tl. KLV1lalS IlEv OV KaT aUIlr3E~l1KOs OV' OOOLa
3.pa KaT aUIlr3E~l1K6s, i\ aUIlTTl1PWTlKOV ooolas-; "H KaL a&rr,
a
oooLa KaL T KEl rrdvrn ootn. TT6)s ov 0! KaL VTaOOa; "H K I
Tl v TTVTa, ve&
8 8lal14>9VTwv TWV El&:>wv TO IlEV a)),r
[IOJ TO 8 ao' WaTTEp tv IlEV T4i orrpprrn 0IlOU TTVTa 11
lKaaTOV
TTVTa KaL O! XELp XWPLS KaL XWPLS KE<Pal, lvea
XWpL(ETal lwv- dwa yp KaL O!K l1Oil. Ts OV TTOlT]TCI
KEl b <PlaollEV OOOlas 8ta<f>ops TTEPL OOOlaV oooas i\ TTEpt 111'
8la<f>ops- 8 TTOLOOOas TpaS [15J OOOLas TTpOs las- KaL
oooLas; "H O!K (hOTTOV, >J.. TTEPLTWV TiJ& TTOlOTlTwv, I1v aI. 11 1
8la<f>opaL OOOlWV, Ws TO 8LTTOW KaL TO TETpTTOW, ul 8 0! 8la<t>oPCl
oooal alrrO ToDTO IlVOV TT0l6T1lTES- YOVTal. KaL TOl TO alrrO KII
8ta<f>op Yl yvETal c cuu TTl1poDaa KaL 0! 8ta<f>op V 4! ou /2()
aUIlTTl1poDaa TT}V OOOLav, aUIlr3E~l1KOs B' olov TO EUKOV V 11 I
d
KKV41 i\ !/Jlllu8L41 aUIlTTl1pouv, V 8 aOL aUIlr3E~l1K6s. "H TO EUKI
EV
TO Il
V T4i MY41 aUIlTT'\'l1pouv KaL 0! TTOlT1lS, TO 8 V T
TTl<PaVElQ. TTOlV. "H 8latpETOV TO TTOlV, Ws TO IlEV oooul8(
l8lT1lS TlS oooa [25J Ti)s- OOOLas-, TO 8 IlVOV TTOlV, KaS' TT II
OOOla, TOU TTOlOU 0! 8laayTJV LS TT}V OOOLav TTOlOUVTOS' 000'
Ti)s OOOlas, ' OU1lS ';811 KaL TTETTl1PWIlV1lS 8lSWLV
Tll/(I
lWSEV TTOlOUVTOS'KaL IlET TT}v occv TOU TTpYllaTOS' TTpoo81)K1l1'
ElTE TTEPL !/JUxTlv ELTE TTEPL aWlla ytyVOlTO.
'A' L KaL TO {JII/
OpWllEVOV EUKOV TTL TOU !/Jlllu8lou
aUIlTTl1PWTlKOV Ell1 a!TO'
- TTL IlEV yp TOU KKVOU 0! aUIlTTl1PWTlKV' yVOlTO yp dv Iml

diverso dalla sostanza? l' essere

II

e cio che e separato

dalle

, I" ostanza e l' essere insieme con le altre cose, col rnovimen-

l'identit e Ia differenza? E sono questi gli elementi della


perci un tutto, mentre di quelie parti una [5J
""lWlh 11111
il movimento, ecc. Dunque il movimento
un essere per
U'UI .111.1anchesostanza
per accidente oppure e un complemento
11111. ,?
I1 I t sso esso e sostanza; lass <nd mondo intelligibile tutto
II

011/11

",11I' 1,1, ' stanza

11 I
I
I

1I 111me cOSIanche in quello sensibile?


II

II

___
, I~II
I I CI
I ""(

1 primo tutti gli esseri sono un essere solo, mentre nel

no solo le loro immagini separate e diverse l'una [IOJ


1 nd seme tutte le parti sono riunite e ciascuna e tutte le
non e separata dalla testa, ma nd corpo queste parti sono
iMle, '1"1 infatti esse sono rifles si, non realt. Diremo c~e le ~ualit
1,1" mtelligibile sono differenze della sostanza esistenn nella
".111llllI II ll'essere, e che queste differenze rendono diverse tra loro
1I I I /5 J e le costituiscono
come sostanze?
100 11<
non e assurdo, ma solo se riferito alie qualit del mondo
I "Idl quali alcune sono differenze delle sostanze, coI?~ biped~
IlIlp<d 107, altre invece non sono differenze sostanziali, n:a SI
,li mto qualitlOS Tuttavia Ia stessa cosa pu essere una diffe111 I Cl tituisce <una sostanza>, oppure in un'altra cosa {20J non
1111I1 differenza, ma un accidente: cosi, il bianco e un cornple111 li" neve o nella biacca, in te e un accidente'?" Nel primo caso
I 00 (
n I concetto come costitutivo <della sostanza>, ma non
1111 111 una qualit, nel secondo esso e qualit che si trova sulla
Ilr' . Id corpo>, Ma forse si devono distinguere le qualit: qudle
... ,,,,,,,,,...1, he sono propriet [25J della sostanza e quelle che son~
Ill.IJit e qualificano Ia sostanza ma non ~ortano mutamen,t!
I I uiza e non derivano dalla sostanza stessa; muna
sostanza gra
I I I
ompiuta esse introducono una maniera d'essere <solo>
11 una semplice aggiunta alia sostanza dell'essere, sia che cio
I I un'anima o a un corpo'!",
1'(11 il bianco che si vede nella biacca e costitutivo della sua
1I ,I .?
11~,".Irdoal cigno esso non e costitutivo: difatti potreb~e esistere
11I1
runo non bianco; ma e costitutivo riguardo alla biacca.
I

",,,'1

,.n

268

269

PLon,

O MVKS - XX lTTl TOU t/Jl~vetOVf; Knl TOU 111JpOsSE-'fJ 8Ep~6TT)


'AA>..' L TlS )J:YOl nlV 111Jp6TTlTanlV oocv EtVat Kal hrL T
t/Jl~vetOVg TO [35] vXo"'tov;
'AA>..' lS~ws TOU opw~vov lTV
lTvp6TTlS 'fJ 8Ep~6TTls O'V~lTXllpoooa Kal 'fJ MVK6Tl1s llTl TOU hipo
A\. aTaL TOtvvV O'V~lTXllpWaOOOl Kal ou lTol6TTlTES, Kal ()
O'V~lTXllpWaOOOl Kal [ou) lTol6TTlTESh, Knl dTOlTOV v ~EV ~
O'V~lTXllpoOOl "'tHV dA>..odval, v SE-ots ~Tj dA>..o,Tfis [40]ai,rn
4>ooEws oOT)S, 'AA>..'dpa TOUs ~EV 6"'tovs TOUs lTOllO'aVTas ain
OOOlW&lS ISXovs, T SE- lTOTEO'~aTa lXHV l'l811 T KEI. I
VTaOOa rroid, ou TL "Oev Kal ~apTvHv
'fJ~s Et rrepl TO
lTOl.O'evoVTasi V TaLS 'llTlO'EO'lV aTOU Kal EtS TO rroc
KaTacj>Epo~VoVS,OU[45]yp
Etval TO lTUp "'tO~EVs TO rroi
cf>opWVTES,XM TO ~EV EtVat oocv,
SE~lTO~EV,Els
Kal cf>opWVTES"'tO~EV,lT"'tHV 'fJ~s drr TOU TL KaL opt(w
I
TO rroiv, Knl hl TWV atO'8r]Twv EU6"'tws' oUBEv "'tp airrwv 000((1
Etval, XX airnls lT8r], "08Ev KKELVO,[50] lTWs OUK OoolU)I
ooc. 'E"'tETO ~EV OV, ISTl ou &L TO aTO TO "'tlv6~EVOV elv 11
TOLS tilv' vv SE-"'tHV &L OTl oUBE TO "'tEv6~EVOV oon. 'A ,
lTWs KELf)v "'tO~EVoootav OUK oootas "'tOVTESm;TTjv 'Y I
oocv 4>lO'O~EVKEL KVplWTEpoV Kal ~l"'tO'TEpoV lxoooav TO I
dval [55] oocv - Ws V 8tacf>opaLs - VTWS", ~A>..ov SE- ~ T'
lTpoaef]KT}S VEP"'tHWVqo~vr)V ootcv, TEXELWO'lV~Ev BOKOOOCII
Etval 'KElVOV, TXa 8' V&EO'TpaV Tfl lTpoo61KIJ Kal. Te!> O!
lT4l, A>..'l'l811 4>lO'Ta~VT}VTOTOV.

vw

2. 'AXM rrepl Tfls lTol6TTlTOS O'KElTTOVTt ISXws' TXa 'Y


"'tvWO'eEvISTl O'Tl ~A>..ov lTaOOH Ts drroptcs. Ilprov ov KlI
(llTTlTov, TO aTO 6ETOV OTE ~EV lTOlOV uvov, TE
O'V~lTXllpoUV oocv, ou 800XEpvaVTas lTOlOV[5] O'v~lTXllPWTlK I
oootas dval, XM lTols ~A>..ov oootas. dL TOtVVV lTl Tfls rroi
oootas nlv oootav lTpO TOU rroiv Etval KaL TO rt O'Tl. T l/I
hrl TOU lTvpOs rrp Tfls lTOls oootas 'fJ ooota; 'tApa TO O'w~a; I
"'tVOS rovw ootn lO'Tal, TO O'w~a, TO SE-lTUp O'w~a 8Ep~ov KCI'

U calore
<un complemento> del fuoco. Ma non si
he l'igneit e Ia sostanza <del fuoco> el' analogo rispetto
(J J
,. l'i neit del fuoco visibile
pur sempre il calore che
I,
tanza deI fuoco> e cosl e della bianchezza riguardo alla
11111111\1 le stesse cose, quando completano <Ia sostanza>, non
.'_Hlilllill I .quando non Ia completano, sono qualit; ma e assurdo dire
1""
no le stesse negli esseri che esse cornpletano e in quelli
IIIUI letano, [40] perch Ia loro natura resta Ia stessa.
I
bisogna dire> che le ragioni <seminali> che producono
o tanziali> sono tutte sostanziali, ma che quelle qualit
, I"I
ggono negli esse ri intelligibili una certa quiddit, mentre
I
11 ibili sono sernplici qualit. Perc noi ci inganniamo
II I1 11 do alla quiddit d'un essere; mentre Ia ricerchiamo ce ne

111I111110 mpre pi e andiamo a finire nella qualit'!'.


[45] Ad
."'lllll" 11
lu o non e cio che noi, guardando alla sua qualit soltanto,
.".ll1iO , li ia; infatti il fuoco e sostanza, ma cio che noi vediamo ed
11' riamo quando
10 diciamo fuoco ci allontana dalla sua
I noi definiamo
cosl soltanto Ia qualit.
11 1,10 alle cose sensibili cio e naturale:
infatti nulla in esse e
"14 "1 foi 111 I
10 affezioni della sostanza. Da qui sorge Ia domanda [5 O]
'I
che non sono sostanze sorga Ia sostanza. S' gi detto!"
II eliviene non pu necessariamente essere identico a cio da cui
1'1 I I deve anche affermare che cio che diviene non e sostanza.
I
I' 11 r mmo dire che, negli intelligibili,Ia sostanza derivi da cio
I1I
ostanza? Noi direrno che neI mondo intelligibile Ia sostanza
If;tle I', re pi genuino e pi puro [55] e che essa e veramente
"11111I'-11. fi r quanto e possibile tra le differenze di quella realt llJ; o
li essa e detta sostanza solo con l' aggiunta dei suoi atti. Essa
re il compimento di Quello <cio deIl'Uno>, ma per quella
I I
I er quella sua non totale semplicit e inferiore e gi si
__ .-."~I,,I.I tI,IU'Uno.

.1"""1'

1'11I

,111

I..

.""I~

I, 19na indagare che cosa sia in generale Ia qualit: forse Ia


111 I della sua natura distrugger
maggiormente le difficolt.
I 11111 1 i ogna ricercare se una stessa cosa possa essere considerata
1'" mplice qualit ora come complemento di una sostanza, e
111111 i tupiremo se essa [5] e il complemento di una sostanza, anzi
11' I mza qualifica ta.
I
I1 una sostanza qualificata Ia sostanza e cio Ia sua quiddit deve
[u na della qualit. E cosl, ad esempio, nel fuoco, che cos' Ia
, I 1'1ima della sostanza qualifica ta? E forse il corpo? La categoria

270

PLOTINO

.>J.: orno

TO 6Ep~ov iv airr4>, Ws KaL lI'


aOL TO otuv. 'Act><lLp6EtOTlS rovw 6Ep~TTlTOS KaL TOU a~TTpo
KaL KO<j>oU,
Bf) OOKEl TTOL EtVaL, KaL .l'TL TUTTtas TO TPL
BLaaTaTOV KaTaEtTTETaL KaL TJ {)T\ oioe. 'A' ou OOKEl' TO yp
dBos ~ov ooc. 'A TO dBos TTOLTTlS.[15J MH ou TTOL6TT),
. YOS TO EtBos. T OUV K TOU you KaL TOU TTOKEL~VOU
Tt aTLV; Ou yp TO pW~EVOV KaL TO KalOV' TOUTO SE TTOLV.EI
~l TLS yOL TO KatELV vpYELav K TOU yOU' KaL TO 6Ep~atvE:l1'
KaL TO EuKatVELV TOtvW KaL T aa TTOLlaELS' Wa-rE T-rlV TTOLTf\TII
OUX ~O~EV OTTOU[20J KaTaEtJ;O~EV. MH mTas
~EV ou EKTOI'
TTOLTTlTas, OOaL yOVTaL aU~TTT\POUVoootas, ElTTEp VpyELaL 01
airrwvh .TTO TWV ywv KaL TWV Bw~EWV TWV OOOHuWV lootn
B' aTLv Ew6Ev TTOTlS oootas ou m) ~EV TTOLTTlTES,aOLS
ou TTOLTTlTES<j>aVTa(~EVaL, TO SE TTEpLTTOV ~ET T-rlV [25J OooLOI'
EXOOOaL, oov KaL dpe rcl KaL KaKLaL KaL a'laXT\ KaL KT\ 1<0
irytELaL
KaL ofrrws
aXT\~aTta6aL.
KaL
rp ywvov ~EV 1<01
TETpywvov
Ka6' alrro ou TTOLV,TO SE TETPLywvta6aL
~E~P<I>WT(l1
TTOLOVEKTOV, KaL ou TI)V TPLYWVTf\Ta, . T-rlv ~P<l>waLV' 1<(1\
Ts Txvas
SE KaL Ts TTLTf\E:LTf\Tas' [30J WaTE EtVaL TI)\'
TTOLTf\Ta L6EaLV TLva TTLTalS OOOLaLS lBT\ ooms ELT' ETTal<';l
ELT' .pxfls awoooav,
11 el ~f) auvlv, oUSEv EaTTov EtXEv
oootac TaTf\v SE KaL EUKtVf\TOV KaL OOKtVf\TOV Etvav Ws BLTT~I
EtvaL dBos,
TO ~EV EJKtVf\TOV, TO SE E~~OVOV airrijs.

OVK ooota [lOJ TO oOV,

3. To ouv EUKOV TO TTl ool 6ETOV ou TTOLTf\Ta, >J.


EVpyELav BT\OVTLK Buv~EWS Ti)s TOU EuKaLVELV, K.KL rrdce
Ts Eyo~vas TTOLTf\TaS VEpydas
TO TTOLOVa!30aas TTap ~,
TJ~ETpaS B6T\S T4> lirnrn EtvaL [5J KaTf\v otov BLOpL(OOO
Ts oootas
TTpOs .las xcl TTpOs aUTs 'LLOV XapaKn)p<1
xoooas.
T ouv LOLaEL TTOLTf\STJKEl; 'EvpYELaL yp xol ahol
MH OTL ~f) olv Tt EaTL BT\OOOLVoUSE Evaa'Y-rlV TWV TTOKELIlV(/1I
oUSE XapaKTi)pa,
.' OOOV uvov T-rlv Eyo~Vf\v TTOLTf\Ta fI<
[10J fVpyELav oUaav' WaTE TO ~V, OTaV tBLTf\Ta oootas EXI1

271

111/11 ,2}

ar allora il corpo; ma il fuoco


un corpo caldo [lOJ e
orpo e caldo> non sar una sostanza, ma il calore sar nel
" I( identalmente> come in te Ia camusit del naso. Ma tolti ai
"
11m
,luce e leggerezza, che sembrano essere qualit, e tolta Ia
I 11/',
non resta che un'estensione tridimensionale: e cOSIallora Ia
I , ,r' Ia sostanza'!", Ma cio non sembra <vero>: difatti sostanza
1111 101aforma. Mala forma
qualit!". [15J Oppure la forma non
111 ma concetto.
111
questa cosa composta del concetto e del substrato? <Nel
11 non e certamente cio che si vede e che brucia: ma queste
,,,, ..Il1tl. Purch non si dica che il bruciare e un atto <derivante>
I 'pie ne <seminale>;
ma allora saranno azioni anche il riscaldare,
1,I I II ele altre cose: sicch non avremo pi nulla da riconoscere
01.111 l. {20J
flll
non bisogna chiamare qualit tutto cio che vien detto
1,1 111 lHO di una sostanza, dato che queste sono attivit derivanti
1 'P uni <serninali> e dalle potenze proprie delle sostanze, bens!
111
/1I0ri della sostanza e che non appare ora come qualit, ora
111111 qualit, cio insomma che eccede rispetto [25J alla sostanza,
Ili
virt, bellezza e bruttezza, Ia salute e una determinata
1111 lIi ne. li triangolo in s o il quadrato in s non sono qualit!",
I 1,1.1 Imo chiamare qualit l' essere triangolare, in quanto e stata
"'
1" l1a data forma; non Ia triangolarit e qualit, ma Ia
'1111 lJ;i ne triangolare,
e si aggiungano le arti e le attitudini. [JOJ
,h Ia qualit e una disposizione che si trova nelle sostanze gi
I11I I 11 o acquisita o inerente sin da principio; ma se anche non le
'I. 111 Ia sostanza non avrebbe perci nul1a in meno. La qualit
I \I tlmente o difficilmente: ce ne sono dunque due specie, quel1e
Itll 1110 facilmente e quelle che persistono.

,,' Jifferisce Ia qualit sensibile da quella dei mondo intelligibile?J


Ia bianchezza che e in te non dev'essere considerata una
evidentemente un atto <derivante> dalla potenza di prol hlunco: anche nel mondo intelligibile le cosiddette qualit sono
I, h utti, che noi nella nostra <falsa> opinione consideriamo
I I perch ciascuna, essendo propriet di una sostanza, Ia
I' I,. ri petto alle altre e perch possiedono
tutte in s un carattere

'"111'1

I.Hl

, '.11

qualit <sensibile> differisce da quel1a del mondo intellidue infatti sono atti.
., : che Ia qualit <sensibile> non rivela Ia quiddit <d'una
() Ia differenza del substrato o il suo carattere proprio, ma
(I he noi chiamiamo qualit e che nel mondo intelligibile [lOJ
111

1111
III

272

Bi)ov atrr6eEv Ws ou rrocv, lhav 8 XcPp(CT'Q


6 YOS'TO erroairro
OUKfKEl6Ev <t>E>..Wv, XM lJ.oVaf3Wv KaL yEvvf)oaS' al,
fyWT)O'E lTOlOV otov IJ.pOSoUo(aS' af3Wv TO flTllTO''\S'4xt~1
?airr</>oEt 8 roro, oU8v Kln KaL Ti)v [15]6EplJ.Tr)Ta T</>CTlJ.cptmll'
Etval T</>lT1JpLdB6s Tl Etval TOU rrtJpOs KaL fVpynav Kal (lo
lT0l6TTJTa atrrou, KaL a alS' lTOlbTTJTa, 1J.6VT)v8 v alI,
l14>&loav OUldTl 1J.0p<pTJv
oUo(aS' oav, XM '[XVOS' uvov K<ll
OKlv KaL dK6va lTollToooav airri)s Ti)v ootav, ~s 1') fVpYElO
lTol6TTJTa[20lEtvaLo "Coa ov otJlJ.l3ll31l"EKaL IJ.TJfVpynq b KaL d 'I
oUoulv 1J.0p<fxsTlvas lTapEx6lJ.Eva, lTO~Taira o otov xol ai. E1
KaL BLa9ons aal TWV VrrOKnlJ.vlV EKTaLlTol6TTJTES,T
pXTtJlTa atrrwv, fV ots lTpWTlS fO,.(v, fVEpyElas fKElvlvo K(I\
ou ylvETal Tatrro lTOlTr)SKaLoU[25hmbTllS, TOlT1lPlllJ.lIJ.VOI
oUo(as rroiv, TO 8 OUV mm:l oUolav fi EtBos Ti fVpynavc, 000(\1
yp fOTl Tatrrov fV atrrw KaL fV aW uvov fKlTEO'OVdTOU dSo<.
KaL fvpyna
EtVaL. no' IJ.VTOl IJ.1lStlTOTE dBos aotJ, M
OtJlJ./3EI31lKOs
El, KaOap6ls lT0l6TTJS KaL uvov TOVrO.
'[BLOV

273

PLOTINI

li I quando una qualit

propriet di una sostanza, chiaro


veramente una qualit; ma quando il pensiero separa Ia
I , II lia sostanza, non togliendo qualcosa di lass, ma piuttosto
fi lido
generando un' altra cosa, esso genera Ia qualit prendenI "t nza Ia parte che appare alta superfcie. Se e cosi, niente
11, I h /15] il calore, in quanto inerente alfuoco, sia una forma
"li
11 n una qualit del fuoco; ed invece sia qualit in un altro
I' I "c1 ia pensato in un' altra cosa e isolato dal fuoco: esso allora
1111. f rma diunasostanza,mauna
traccia, un'ombra, un'imma, ". ibbandonato Ia sostanza propria di cui era l' atto: esso e
1111\ t r20]
111 1"(" rutto cio che
accidente e non atto e forma delle sostanze,
," 1\11 f re caratteri, e qualit, come le abitudini ed altre disposizioIti, I' ui, che bisogna chiamare qualit; ma i loro archetipi, in cui
'1\ , 01 iginariamente,
sono atti. N una stessa cosa pu essere
111111 sserlo: [25] qualit e cio che e separato dalla sostanza; cio
I. 1I forma o atto; nessuna cosa infatti, quando rimane in s,
,\ li "come quando esiste in un' altra e cessa cosi di essere forma
I i. he non e mai forma, ma sempre accidente, e puramente
01 qualit.
,I

11111I

275

274
) I A MESCOLANZA TOTALE

11 7 (37) ITEPI TH~ 411 OAON KPA~EO~

I urra mescolanza deve rendere omogeneo il tutto]


1.

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,1.1lamo esaminare Ia cosiddetta mescolanza totale!" dei corpi. Se

,,,I un liquido con un altro, possibile che ciascuno penetri


1111111nell'altro, oppure il primo nel secondo? Del resto, in
,ltI i casi, non c' alcuna differenza. [5] Si trascurino coloro che
I 1I l no -dl mescolamento> alla giustapposizione <delle particel11 [anno perci pi un semplice accostamento che una vera
-l.urza, poich e necessario che Ia mescolanza renda omogeneo il
I
he ciascuna parte, per quanto piccola, sia composta degli
IIfI della mescolanza.
I, tini arnrnettono Ia mescolanza del1e sole qualit e affermano che
I' 1111
di ciascuno dei due corpi [10] merarnente accostata a quella
I 1110, ma che le qualit che vengono da ciascuno dei due si
"" I
no nell' altro: costoro sembrano aver ragione quando criticaI, 111(,colanza totale, in quanto <dicono> che le grandezze delle
.lovrebbero suddividersi in frammenti, se in nessuno dei due
1" uon rimanesse alcun intervallo e se Ia divisione continuasse sino
I iascuno dei due attraversasse
interamente l'altro; [15] e poi, i
1,1111scolati occupano uno spazio pi grande che uno dei due
111.lmente, anzi uno spazio eguale ai due spazi insieme uniti.
1I1Ir , essi dicono, se Ia compenetrazione fosse totale, bisognerebbe
I1volume del corpo in cui l' altro e stato introdotto, rimanesse 10
uando invece 10 spazio <occupato> non e maggiore di quello
111" dei due corpi>,essi attribuisconoil fatto [20] all'uscita di un po'
111, 1iposto della quale l' altro e entrato. E come un corpo piccolo
I 1.1>
estendersi in uno grande cosi da contenerlo deI tutto? E
111110anche molti altri argomenti 119.
( 111 ro che parteggiano invece per Ia mescolanza totale potrebbero
I t ,,<I re che i corpi si dividono SI, ma senza dissolversi in frammenti,
I" nella mescolanza totale; [25] e cosi diranno che il sudore non
,Itll e scissioni nel corpo e neppure dei buchi. Qualcuno potr dire
111-nte impedisce che Ia natura abbia fatto in modo che il sudore
.1 ttraversare i corpi; ma si possono vedere anche oggetti artificiali,
I 01 tili ma per senza fori, essere impregnati dei tutto da un liquido
til iversari [30] da esso da parte a parte,
1I corn' possibile che ci avvenga, se questi oggetti sono cotpi?
n e certo facile com prendere come <un corpo> ne attraversi <un
, senza dividerlo; ma e chiaro che essi, se si dividessero, si
uuggerebbero l'un l'altro completamente.
J. quando quelli affermano che non avviene l'aumento <dei volu

276

alno6aL.
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Pu,

277

111,117,12

PLOTINI

1111edono ai loro avversari di addurre l'uscita dell'aria. {35J Ma


111I' rumento del volume difficile obiettare; per che cosa impeIIi dlre che ciascuno dei due corpi apporti, insieme con le altre
111, Inche Ia grandezza e che si abbia cosi necessariamente un
11111nto? Infatti neanche Ia grandezza sparisce, come non spariI I
iltre qualit; e come in questo caso si ha una qualit nuova
I I dulle qualit {40J dei due corpi sommate insieme, si avr anche
I 111
1 zza nuova prodotta dalla mescolanza delle due grandezze.
I 111ra, potrebbero opporre gli altri, poich Ia materia si aggiunge
IlIlh ria e Ia sua massa, cui inerisce Ia grandezza,
alla massa, voi
1111,11cio che noi affermiamo; ma se una materia {45J con Ia sua
IIIU j I grandezza
compenetrasse totalmente <l'altra>, non avrern1111l a paragonabile a due linee poste l'una accanto all'altra e in
1IIIlra loro alle loro estremit, cosi da avere un accrescimento, ma
I I onabile> alla coincidenza
delle due linee, e cio senza alcun
11m nto.
I, 110 corpo piccolo penetra completamente in un corpo pi
11'" /50J anzi un corpo piccolissimo in uno molto grande anche in
II I (l in cui Ia mescolanza e palese. Dove essa non e palese, si pu
II il corpo piccolo> non si estende totalmente <nel grande>; ma
,111 sa e palese, allora 10si pu dire; e se essi adducono l'estensioI 111massa, cio che dicono e assolutamente inverosimile, in quanto
1\ uono che una massa cosi piccola si estenda a tal punto; {55J essi
111,11l1atrasformazione di un corpo, come quando l'acqua diventa
11011
ammettono che esso aumenti di grandezza.

/ NII" 1: Ia materia come tale cbe si oppone alia mescolanza]

1.,

rneglio indagare a parte che cosa avvenga quando Ia massa


'111' diventa aria e come diventi maggiore; esponiamo ora molte
I II~ , in favore delle due tesi. Vediamo
per conto nostro {5J cio che
11'diresu questo argomento, qual e l'opinione conforme alle cose
" li diversa da quelle, se qualche altra ne apparir.
I 11indo dell'acqua cola attraverso un pezzo di lana"? o un papiro
,
ciolare dell' acqua che vi si trovi sopra, perch il corpo liquido
I 11' a tutto attraverso
il foglio? E anche quando <1'acqua> non
I" li <pi>, come ammetteremo che Ia materia dell'acqua tocchi
"111 quella del papiro {lOJ e Ia massa dell'una Ia massa dell'altra e
01 le qualit si mescolino insieme? Infatti Ia materia dell'acqua
ltanto accostata dall'esterno a quella del papiro e nemmeno si
n i suoi intervalli: infatti <il foglio>
interamente umido e in
1111 luogo Ia sua mate ria
priva di quella qualit. E siccome in ogni
11111
Ia materia si accompagna a quella qualit, l'acqua si trova in ogni
1111
deI papiro. {UJ
I

278

279

PLOTI

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~ET Tils vT)STOV aUTov Tp6lTOV BLtaOL; MTJ BLLVaL8 T OTEI){I
TL TOLaTas EXL Ts lTOL6TT)TasWs KWu6lVaLBLLVaL,"H lTot\
~Ol! BuvaTELv ~ET [35J Tils vT)s lTOLELVTODTO; El ~E:V ouv
lTf]6os TWV lTOLOTlTWVTO lTUKVOVE)'6~EVOV ow~a lTOLEl,TO lTf\
ElT) alTLOV' el 8 lTUKv6TT)Sln lTOL6TT)SEOTtv, WolTEp KaL I
)'OOOLow~aT6TT)Ta, ln lTOL6TT)S' WoTE OX
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TOLal&:, 000' au 1) VT) (40J Vll Ii
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~)'Eeos olKELOV OUK EXL, ' el ~TJc lTo[3aoooa TO ~)'~
TaDTa ~E:V OUV EOTW Kal OVTW BLT)lTOpT)~va,

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ow~aT6TT)S xul )'OS TLs, as E'Y'YEV6~EVOSTfj 1Jow~a lTOI
El ~E:V OUV ToDT6 EOTL TO ow~a TO EK [5J lTaOWV TWV lTOLOnThl
OW V1J, TODTO v ElT) 1) ow~aT6TT)S. Knl el )'OS 8 ElT)
lTp0<7E6WvlTOLELTO ow~a, BT)ov6TL )'OSE~lTEpla(3WvEXL T
lTOL6TT)Tas lToas. ~El 8 TOV )'OV TODTOV,sl ~l EOTLV at,
WolTEp pLO~Os BT)WTLKOsTOl! Tl EOTL TO lTpwa,
'(

" I'

I 'lua,

ma Ia qualit dell'acqua, <si dir>,


dov' l'acqua? e perch Ia massa deI papiro non <e
,m'''II,,:!' I I ssa?
1"'1, ggiungendosi, ha aumentato il papiro: questo cosl ha
I climensioni <dell'acqua> che s' introdotta. E se esso le ha
.111I
massa <d'acqua> gli s' aggiunta; e se gli si e aggiunta, non
orbita: [20J dunque Ia materia -cdell'acqua> e quella <della
I 11 ovano necessariamente
in luoghi diversi.
.11
a impedisce che un corpo, cosl come d una qualit a un
I Ij
ve una da un altro, anche <dia o riceva> una grandezza?
"li
1 stesso;> infatti se una qualit si aggiunge a una qualit,
'11 t piu quella di prima; congiunta a un' altra, essa non e pi pura
"
r ompleramente quella di prima, [25J ma e indebolita, mentre
uhl zza aggiunta a un'altra grandezza non sparisce.
1"11, qualcuno potrebbe obiettare, perch si dice che un corpo,
I uulone un altro, 10 disgrega? Difatti anche noi affermiamo
che
! .til
utraversano il corpo senza dividerlo.
I I qualit> sono incorporee. [30J
I 111( he Ia materia e incorporea; e, poich essa e incorporea come
,111.
dato che queste sono poche, perch esse non attraverserebli! 1111 tesso modo il corpo con Ia loro materia?
E se esse non
'I
111 i corpi solidi, e perch hanno tali qualit da impedire Ia
11 ,'I me; oppure <direrno> che esse, perch troppo numerose,
I'" ono [35J con Ia loro materia penetrare i.nsi~me? Dunque, ~e il
1111I11 ro delle qualit produce quello che chiarniarno corpo sohdo,
1111111 I sar Ia causa <di tale impedimento>;
se quella solidit una
,I, qualit, simile a quella che si dice corporeit, questa speciale
11
I causa,
"I
h non le qualit come tali ammettono Ia mescolanza, ma le
III IIt una certa natura; enon Ia materia come [40J tale si oppone alla
l.mza, ma Ia materia con una certa qualit; e ci e tanto pi vero,
h . Ia materia> non ha una grandezza propria, ma Ia possiede in
'1'lllIm
l'ha allontanata da s. Ma su questi problemi bastino queste
1111I

1/11, hl'

cosa consiste il corpor]

1',1 I li' abbiamo ricordato Ia corporeit 121, bisogna ricercare se essa


111 I umposto di tutte de propriet materiali>, oppure una forma o
1,11 lone che produca il corpo venendo nella materia. Se il corpo e
, ti, /5/ tutte le qualit e insieme della materia, Ia corporeit e
"dI 11 <al corpo>. Ed anche se e una ragione che aggiungendosi
1111 il corpo, e chiaro che questa ragione ha racchiuse in s tutte le
111.1
uesta ragione, se non e solo una formula che chiarisca Ia

280

'.,UliI,III.1

281

PLOTI

'11
1

TTOLWV
[1O]TTp:YlJ.a, 1J.1'}T'ftv vT)V 01.llJ.TTfpLLT)<f>vaL,
>.M TTfpL li),
M')'ov ftvaL KaL l'Y')'fVlJ.fVOV TTOTfMLV TO OWlJ.a, KaL ftVaL Il
TO o&IJ.a VT)V KaL M')'ov lVVTa, alrrOV 8 dSos VTa ciVf1.} li)"
tPLV 6wpLo6clL, K<'lVn lJ.LOTa XWpLOTOS' alrrS ~. 'O "y
XWpLOTS ciOS', lv V@ V V@ 8:, n KaL [15]alrrS voUs. 'A
TaiJTa IDoElL.

IIn oggetto, ma una ragione produttrice [10] dell'oggetto,


omprendere in s Ia materia; ma e una ragione che e nella
nendo in essa produce il corpo: il corpo consiste della
.I li. ragione che e in lei, ma rale ragione e in s una forma
I 111,
considerabile isolatamente, anche se essa non e mai
1)11 uti Ia ragione separata e un' altra ed e nell'Intelligenza : ed
I 1\
nza perch [15] essa stessa e Intelligenza .
"." di questo parleremo altrove!",
1

283

282
11 8 (35) TIEPI OPA}.;EO}.; H TIO}.; TA TIOPro

MIKPA

I1>AINETAI

) I.A VISIONE, OVVERO PERCHE GLI OGGETTI


N() PICCOLI

11 'US!J,,'ttoprimaria della vista


1. ~Apa T rrpp cf>atvETal V-.TTW Kal T lTou </>EaTllK
t 'Y0v OOKEL lXElV TO IlETa, T S' En18EV 1)lKa EaTl cf>aLV I
Kal OT]V lXEl nlV drrcruou-:
'EMTTW IlEV OOKEL TOLS pG)(JL
rrppe, ri auvaLpELa6aL [5] lTpOs nlV t/IlV E6El Kal lTpOs
Il'YE60s Tfjs K6pT]S TO CPGls. Knl OOLp v rrppco 1) T]
PWIlVOU, TOOLpTO EtSos otov IlEIlOVWIlVOV cplKVELTal 'YlVOIlIiI'
Kal TOU lTT]LKOUdoous Kal aUTOU Kal lTOLOUb,Ws TOV 'YOVQUI.
cpLKVE1a6aL uvov. "H KaL, rt TO IlEv Il'YE60s EV SlEB4J I1
KQl ElTEUaEl
Ka6' EKaaTOV Ilpos OOOV EaTlV ata9av61l
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KaL, Tl KQT aUIli3E~T]Ks p.TaL TO Il'YE60s TOU XpWIlO'
lTpWTWS 9EwpoUIlVOU' lTT]atov IlEV OUV OOOVKXplaTaL 'YLVWvKCI ,
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I

II

LONTANI SEMBRA-

e il colore]

" rrb gli oggetti lontani sembrano pi piecoli e perch a una


I clistanza sembrano essere a un breve intervallo, mentre gli
/I ( vicini appaiono grandi come sono e nella loro vera distanza? [5J
.u ( ggetti sembrano pi piccoli perch Ia luce tende a raccogliersi
" I'o chio e ad adattarsi alla grandezza della pupilla. E forse, pi Ia
I I' I dell'oggetto visibile e lontana, pi Ia forma arriva <all'occhio>
1111i I cdalla materia>; e Ia grandezza, come Ia qualit, e indubbiaItll una forma, sicch soltanto Ia forma della qualit arriverebbe
11'," chio>; o anche e perch noi vediamo Ia grandezza [10] nelle sue
I ,.1 parti a seconda che procede e s' avvicina: allora bisogna che
I uo stesso sia presente
e vieino all'occhio per esser conosciuto
11 lia grandezza; o forse e perch Ia grandezza e visibile per
101 me e perch il colore e il primo visibile. Dunque da vicino si
I' pisce quanto e grande I'oggetto colorato, da lontano <si percepioltanto> che esso e colorato, ma le sue parti [15J impicciolendo
10 III con Ia grandezza non permettono una valutazione precisa della
Ild(,zza; e per di pi i loro colori arrivano sbiaditi. E che c' da
I wigliarsi se le grandezze, come i suoni, diminuiscono a seconda che
111111
forma sbiadisce sempre pi? Anche l'udito cerca Ia sua propria
1111101
percepisce Ia grandezza solo per accidente. [20J
M I vero che esso Ia percepisce per accidente? A chi difatti appare
11 111IIloIa grandezza deI suono, cosi come sembra che al tatto appaia
I I' rrandezza> visibile?
I/udiro percepisce il suono come una grandezza, che per non va
I I ome estensione ma come cosa pi o meno <forte>, e non 10
1Iepisce per accidente; in un certo senso come intensit, simile
11111 nsit deI dolce,[25J che il gusto percepisce non per accidente. La
IId zza propriamente detta e l'estensione dell'oggetto sonoro; e
I lula si pu desumere accidentalmente
dall'intensit deI suono, ma
," csattamente, Infatti c' un'intensit identica per ogni suono, e ve
una che si estende e si moltiplica in tutto 10 spazio occupato
I ll'oggetto sonoro>.
Ma i colori non impiccoliscono, bensl sbiadiscono, [30J rnentre le
lIeI zze diminuiscono.
Ma nei colori e neIle grandezze c' un carattere comune, cio Ia
luutnuzione: nei colori elo sbiadire, nelle grandezze e Ia diminuzione;
1i

284

1iMTTlTal. Ulcf>OTpoV SE nl TWV nOlK(wV )'(VETaL TO rrd


otov 6p6)v X6VTlV noXs oltdjOElS Kal [35] 8lv8pwv nr;eos K \
a no., wv lKaoTov, el IlEV P4)TO, 8(8lOlV K TWV PWIlVUII
KOTlV IlTplV TO OV' TOU SE dOO1JS' Ka6' lKaOTOV 0IK: l6VT
nOTpl1Tal TOU Ka6' lKaOTOV dSos IlETpoDaad TO 'lTOK(IlE:\l(JI'
Il)'eos TO rrv OOOVOTl )'lVWaKElV. Errel Kal T nl1o(ov, lha
nOlK(a ~,[40] 6p6ws SE )'(v,.,Tal r, 1Tl(30" npOs aT Kal 1.1
rrdvru T d8l1 P4)TO, MTTl liv <t>avdl1 KaT 6)'ov, oov a"
lKaOTov
KalTj V Tij Elq' TaV SE rrdvru
cpefj, Kpl~
IlETPl1ElVTa on OTl )'lvWaKETal. "Oon SE TWV 1l),6Wv IlOL ~
IlOl6xpoa vrc, l/JE&:Tal Kal TaDTa TO rroov ain'fis 0U[45] KaT
Ilpos rrdvu Tl IlETpdv 8wallv,.,s
Tiis CxpWSe, Tl noloev \
KaT Ilpos uerpotcc,
Tl 11" XEl 'CoTao6aL Ka6' lKaOTov Il~
Tij 8la4>opq.. 'EnOOV SE TO trppo, Tl < Tl/ IlTaU OWaLpELTa\
OOOV OTl KaT T1lV ailT1lv alT(av. To IlEV )'p nl1o(ov aiJTo ,
OOOVou av6vEl, 8l T aT' oug [50]8lo&oooa
SE TO rrpp
TOU 8laoTlIlaTOS, olv OTl KaT' d8os, oIK: liv 8VaLTO oUB' 0001'
OTl KaT Il)'E:eos elrretv,

2. To SE KaT Ts Tiis CxpWS)'lvlas MTT01JS' dPl1Tal Il(V


Kal V OlS Ws OUKOTl, Kal vUv SE Kdvo KTOV,Ws )')\l
aTTOV <t>a(vo6aL MTTOVl )'lV(q KaTa(nEl T1lv OlmlV ~v
Tl p6)aav Tl o Tl Tl v Tl w6v [5] wS, otov Mpa. "Ornv
ouv Ill1SEv KaTal'lTlJ T4) rrox tval TO pos, ' Tl lo(lJ Ka\
Ill1KTl o ot6v T ~ aUTij pv, aT TO 8LaOTlIlaTOS aiITii
owapllooaVTOS
T4) PWIlV41, Tl Kal 'ITPTElV1JTO pWllVOV <fJ'
KTpa T1lV Tfis CxpWS npoo(30lv, T( v TlS E-VTaOOa )'O\
MTTOVOS [10] IlEV Tl OTl no4l <t>alVOIlVOUTOU 'lTOKElIlVOV,
n01J SE Tij CxpEl PWIlVOU;El SE 811 Kal nl TOU oupavou 6lpol,
vall<t>lo~l1TlTws Ilaol v TlS. ITv IlEV )'p TO r,lll0<t>alplOV OUK
v TlS pv Illq npoo(30ij 8val TO, oUB' nl rooorov
Xu6iivaL ~
CxplS IlXPlS aTo KTElVOIlv,.,. 'A' d TlS [15] (3oTal, &86a6w.
El ouv rrou IlEv npla~
rrv, nOanMoLOv SE TO Il)'6os ro
<t>alVOIlVOUil1TpXEl v T4) oupaV4) TO aTTOV no4l i on'
<t>a(vo6aL, nWs liv TTlOlV )'lv(as TO MTTl <t>a(VW6al T
rrppci" al T(4)TO;

285

li' 11 H, 12

PLOTINI

zza diminuisce in proporzione con 10 sbiadire dei colori.


ose sono assai variate I'impressione e molto pi chiara,
.11 I
o di una collina che abbia molte case, [35] molti alberi ed
. r mcora; se ciascuna di queste cose e vista distintamente, si pua
., 11I zzo misurare anche Ia totalit dell'insieme contemplato; ma
I,111 ni oggetto non si presenta distintamente, non e pi possibile
I ttagliatamente e conoscere cosi Ia grandezza totale. Ancora;
II Vil ini a noi e variati, [40] su cui sigetti un'occhiata complessiva,
li Imarsi sui dettagli, sembrano tanto pi piccoli quanto pi
111 1\1 ciascuno d'essi e sfuggito alla nostra vista; quando
se ne
,.1111 utti <i dettagli>, li misuriamo esattamente
e li conosciamo nella
II ,I
randezza. Oggetti del medesimo aspetto e di tinta uniforme
' "muno quando cerchiamo di valutare Ia loro grandezza, [45]
I. I, vista non pua misurarli dettagliatamente; essa nel misurarli

li di essi senza trovare


alcuna differenza che le permetta di
\.11 i a ciascuno di essi.
1'11 oggetto lontano <ci appare> vicino perch I'estensione che sta
1I I noi e I'oggetto> si raccorcia per Ia stessa causa. Per questo non
!IIV.
Ia vera grandezza degli oggetti vicini; [50] ma poich <l'oc li n pua cogliere dettagliatamente
le qualit d'un oggetto lonta" mmeno pua dire quale sia Ia sua grandezza effettiva.

'I

1',' soluzione matemtica

e inaccettabile]

11 gli oggetti non diminuiscano per Ia diminuzione degli angoli


detto altrove; ora dobbiamo dire che chi spiega Ia diminuzione
,li o getti con Ia diminuzione dell'angolo, deve pure ammettere che
I()dell' occhio percepisca altri oggetti che cadono fuori <dell' ango.1510 almeno altre cose come ad esempio l' aria. Cosi, una montagna
I li er Ia sua grandezza non lascia spazio libero <neU' occhio>, e eguale
I tampo visivo> e non lascia vedere nulla fuori di essa, poich
uipiezza dell'occhio coincide con quella della cosa vista o perch
1" r'ultima sorpassa d'ambe le parti Ia capacit comprensiva dello
uurdo. Che si dir in questo caso, [10] dal momento che I'oggetto
!'1"lre molto pi piccolo di quello che non sia, e pure occupa tutto il
IIlpO visivo?
Se si guarder il cielo, si comprender senza alcuna incertezza.
IIIt.llti non si potrebbe vedere con un solo sguardo tutto un emisfero,
potrebbe Ia vista estendersi con tanta ampiezza. Ma [15] 10 si am, lia pure, se si vuole, Se dunque tutta Ia vista abbraccia I'intero
mlsfero, e se Ia grandezza di questo emisfero, nel cielo, eguale alla sua
I ndezza apparente parecchie volte, come si potrebbe attribuire alla
ninuzione dell' angolo <ottico> Ufatto che Ia grandezza apparente sia
milito inferiore a quella reale?
I

1 e

286

n 9 (33) nroz

287
TOn

fNOITIKOi};

I ( INTRO GLI GNOSTICI

/I

1. 'ETTElBtl TOlVW l<f>VT')TJll'Lv TJ TOU -ra60u ~TTfj <t>OOlS 11


TTp<!rrT}- TTv -rp TO OU TTpWTOV oux ~TTOUV- l(a1 oUBEv lxov
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l(a1 -rp aTT} OUK ao, el Ta EV, oUBE roro
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oioBv, BT}OUVTas BE TJll'Lv aUTo'Ls Ws olv Te:, Ka1 TO TTpWTOV
oVrWS, n ~TTOOOTaTOV, Ka1 TO aTapKe:s, n OUK lK TTElVUll
oVrw -rp vapTT)af]afTal
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TTv TO lv alpc Kal rrcp' aov, El ouv IlTlBE rrnp' aov 1lT)
iv alp IlTlBE avge:alS 1lT}&llla, v-rKTl IlT}BEv TTEp aUTO e:tV(II
Ou TOlVW &'L l<t>' TpaS pXs lval, roro npocrnccuv
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e:ha vouv 11fT' aUTO Kal TO VOOW TTpWTWS, e:ha [15} ~xt1V IlClil
vow -aTT} -rp TelS KaT <t>OOlV- IllTe: TTElW TOTWV TL6e:a !li
lv T<{) VOT}T<{)IllTe: TTW, Ehe: -rp lMTTW, " IPvxt1V KaL VO1I
TaUTOV <t>laooolv, " vow Ka1 TO TTpWTOV' ' n he:pa d1N'1I
l&lX9T}
TTOax:), AOlTTOv BEd ETTlaKIPaa8m EV T<{) TTap6VTl, I
TTe:LW[20]Twv TplWV TOTWV, TlVe:S v OUv e:le:v <t>OOElSrrcp' airrd ,
Tfjs Te: -rp EX6e:lOT}S oVrWS lXElV pxf\s Tfjs TTVTWV OU&lS
e:pol ~TTOOOTpaV oUB' lTTavaf3t~T}Kv'Lav TJVTlVOW, o -rp Btl TI)I
IlEv BwllEl,
TTjv BE EVe:p-re:lc;r <t>laooov -re:o'Lov -rp EV TUI
EVe:p-re:lc;rOUal Kal dOlS TO BwllEl Kat[25]Eve:p-re:lc;r lalpovllVot
<t>OOElS TTOle:'La8al TTe:lOVS, 'A' oUBE v TO'LS Ile:T mUTa'
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ETTlVO'Lv TOV IlV Tlva VOUVlv TJavXtc;r nvt, TOV BE olov KlVOIle:V(11
T -rp v TJavxta VOU Kal TlS KtVT')alS Ka1 TTpo<f:>op v dT)
TlS p-rla KaL TOU Tpov rt lp-rov; "Eo-n -rp Ws lan
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Ka1 rrspl aUTOV IPvxf\s ijBT} lp-rov Ka1 -rOS TT' aUTO e:ts IPUXI)I
~xt1V voepv TTOlWV,OK aT}v TlV Ile:mev VOU Kal IPvxf\s cl>OII
Ou IltlV oUBE Bl TOUTO TTe:lOVS VOUs TTOle:'LV,el 6 IlEV vO'L, <>
VO'L n vO'L, Knl -rp el ao TO EV TOTOlS [J5} VO'Lv, do
TO voetv rt VO'L, ' ouv Ilta TTPOO~tl OK vata9T}TOS Tia I
Eve:P'Y1lllTWV EaVTfjs' -ro'Lov -rpe TT1 TOU T}8lVOU VO TO II
TTOaIl~VElV, d TTVTWS -re: 6 aUTOs laTat OOTTe:pflv6e:l 6 V(l(.11

i/ Bene, poi uiene l'lntelligenza

1\ (1IIt;'del Bene ci e dunque apparsa'P

e infine l'Anima]

semplice ~ pr~a, ~oich~


11111Iprimo non e mai semplice; null~ ~ssa c,onuene 10 se, ma e
h I una e Ia natura del cosiddetto Uno e identica a se stessa. Esso
111111'un'altra cosa, e poi un UI~O~ nem~eno e I?rima una cos.a [5J
.,I! 11110
in seguito. Quando diciamo I Uno o il B,ene, ~ob.blamo
I
tina stessa natura: dire che essa e una, non ~ attr~b~.urle un
I. mn un renderIa chiara a noi stessi per quanto e possibile. Essa
ti Primo, perch e semplicissima, ~ cio che. basta a se stesso,
I 11111 onsiste di diverse cose, perche all?ra dlpend~re~b~, [IOJ
I 1111
nti di cui e formata; e cio che non e 10 altro, poich C10che
11I I d riva sempre da altro.
.
.
I'IIIC1" il Bene non deriva da altro, n ~in ~tro, ne.comb1Oazlone,
11.1111
nte non ci sar nulla sopra di lui, Non blsog~a dunq~e
111 ilrri principi, ma bisogna mettere anzit~tt? il Bene, 10
I" luogo [15J l'Intelligenza e l'Intelligente prmutrvo e: ~?PO
IlIw II/a, I'Anima. Questo e!' ordine conf~r~e a .n~t~ra; ne ~ e da
111111'
.t tro, n di pi n di me.no, n~~a re~ta ~telllg~bile. ~e Slpone
1111,
hi ogner proclamare identici o I Anima e I 1ntelll~enza, ?
\11 nza e il Primo. Ma spesso s' dimostrato che sono dlffere?t~.
dilll istrare per ora se ci possano essere pi [20J di tre terrmni.
IIlh iltre nature ci potrebbero essere oltre quelle?
I1I'irncipio di tutte le cose e come I'abbia~o descritto, ~essuno
II Iffermare una natura pi semplice e pi elevata <di esso>.
I I' 111r qui di potenza e [25J di atto, per:h~ s~rebb~ ridicolo
111I11
in realt attuali e senza mate ria questa distinzione di potenza
II I r moltiplicare cosl le realt. Ma <quest~ distin~i~ne non si pu
nuneno nelle realt chevengono dopo I Uno; ne Sldeve pensare
I 1.1un'Intelligenza in riposo ed una in movi~ento. Che cosa
I I 111I er l'Intelligenza il riposo, il movimento e il proc:sso? Ch~
t, l'inattivit dell'una e l'attivit dell'altra? L'Intelligenza .e
I lime
e [30J ed e stabile e identica nel suo ~tto. E Uf~C10
1111111
muoversi verso di lei e intorno a lei; e Ia ragione che viene
11111101
dall'Intelligenza, rende intelligente I'Anima, ~on un'altra
1111rmedia tra l'Intelligenza e I' Anima. Nemmeno Slammettano
1111111
, mze, di cui l'una pensi e l'altra pensi di pe~sare: ~che se
I /15/ e pen~ar di pensa~e foss~ro ~.el ~o.ndo 1Ot.elllglblle due
I1 'I .I'Intelligenza nondimeno e un 1OtUlzlone.untca che pe~ce11111
propri atti; ed e ridicolo ammettere rale differenza nell In-

288

PLOTINII

OTL VO'i. El SE ~l. o ~EV EOTaL VoWV uvov, o SE OTL vO'i V I


ou VTOS. OVtc[40] airrou TOU VEVOllK6Tos. AA>.: el mvo(
cj>lOOUC7L.
lTpWTOV~EV TWV lTn6vwv imooToEWV lTOOTlOOVTOI
llTELTa &'i OKOlTlV.el xnl a\. hLvOLaL xwpav lXOOOL Xaf3E'iv vo '
vooDvra uvov, ~'I)lTapaKooueoDvra SE faUT4) OTL VOE'i Kat lt/.
'I)~WV airrwv el yLyVOLTOTWV d [45]lmoTaToVTwv
Ta'is OP~OI
xcl Ta'is 8LavoloEoLV. el Kat ~nptws C11TouBa'iOL
dEvo cl.rcv di
cj>pooVTlSEXOLEV."Ornv SE 8'1) voUs 1l6Lvs V Ta'is voloEOII
aTov voi) Kat ~'I) lw6Ev ~ TO VOllTOV airrou. ' airrs ~ l((ll
TO VOllT6v. vYKllS V T4) voetv EXEL faUTOV xul Op(j. faUT61'
opWv 8' faUTov [50] OVtcdvorrrnvovru,
XM vootvru Op(j.. "001
V T4)lTpWTWS voetv EXOLllv xcl TO vO'iv OTL vO'i Ws gv v: KCI
OOOE:Ti) mvolq KE'i 8L1Touv.El SE Kat Et VoWV Elll. OlTEpEOll
TlS xwpa Ti) mVolq Ti) XWPL'O<:TrJ
TO vO'iv drr TOU voetv lI
vO'i; El SE 8'1)Kat hpav lTlVOLv TLS TptTllV [55]llTELoYOL T~I
lTt Ti) &UTpq Ti) qo<:TrJvoetv OTLvoet, TT)Vyoooav OTLv
OTL vOl OTL vO'i. ETL ~ov KaTacj>aVESTO ClTOlTOV.Knl 8l ri
oU<: Eis lTELpov OTW;Tv SE >.fryov Tav TLS lTO TOU VOUlTOI
d Ta rr TOVTOUylVE06aL iv tjJuxfj ov lT' airrou TOU Xy( I'
'(va ~nau tjJuxfls Kat [60] vou ~ ofrros. lTOOTEPlOELTT)v tjJUX~1
TOU voetv, L ~'I) rrcp TOU vou KO~LE'iTaL. rrnp ou TU
~nau TOV yOVKat ElOOOVyOu.' o yov EEL,KaL N'
OVtc L8lOEL VOW OOOE:o>-WS volOEL.

2. O TOLVW OTE lTElW TOTWVOTE mvotas lTEpLTTI


A>.: Eva vouv TOV allJl
WaaTWS ExoVTa. KLvft lTaVTaxfj. ~L~OV~EVOVTOV rmroc I('ult
OOOVol6v TE airr4). wuxfls SE 1~wv TO ~EV d [5] lTpOs KdVOI
TO SE lTpOs TaDTa EXELV.TO 8' V ~Olp TOTWV'cj>OOEwsyp OO'l
~Ls V 8uv~EOL lTEtOOLVOTE ~Ev TT)V rrdonv oU~<f>pEo6aL
ptOTlp ainils xcl TOUOVTOS.OTE SE TO XE'ipoV ainils Ka6EKuo
oWEcj>EKooaoEkuTO ~OOVTO yp lTv ainils OK~V 6~LS /111
Ka6EKOOaL.Knl TOUTOou~l3atVEL aTi) TO lT60s, OTL ~'I) E~W' I
V T4) KaloTlp. OlTOUt/JuX1~ELvaoa 1 ~'I) ~pos, ~llSE ~s lll
ETL ~pos, EOOKET4) rrcvrl ow~aTL airr4) TE EXELVOOOV8va 1111
rrnp' aTils EXELV, ~VEL TE lTpay~6vws aTT) OK K 8laV()(1I

V KdvOLS. as o BXOVTaL, 6nov,

111 \I 'i, 12

289

ra: quella che pensa di pensare e assolutamente quelIa che


esistebbe un'Intelligenza che pensa e un' altra che pensa che
'li
I' nsa, diversa da questa e [40] non identica a quella pensata.
I diranno <che Ia distinzione e soltanto> logica, essi abbandoI" I mzitutto Ia molteplicit
delle ipostasi. E poi bisogna vedere se
,111 una semplice distinzione logica si possa ammettere un'Intelolranto pensante e sprovvista della coscienza di pensare. Se in
II ibbiamo sempre [45] abbastanza saggezza per dirigere ten1111 sioni, una simile divisione fosse possibile, saremmo tacciati
1111,
unque Ia vera Intelligenza che nei suoi pensieri pensa se
uon pensa un intelligibile esteriore ma e essa stessa il proprio
111 di pensiero, necessariamente
pensando si possiede e vede se
, v dendo se stessa [50] non si vede priva di pensiero, ma pen(.osi ch nelI'atto primitivo di pensiero c' il pensar di pensare,
1111 uto solo; perci Ia duplicazione neI mondo intelIigibile non e
1,11 n mmeno logicamente. E se l'IntelIigenza pensa sempre cio
" , i sar ancora posto per Ia distinzione tra il pensare e il pensar
" 11 ? E se, oltre Ia seconda Intelligenza che pensa che Ia prima
. i ummettesse una terza [55] Intelligenza concepita come pen.1, I \> nsiero deI pensiero, ancor pi evidente sarebbe l' assurdo. E
" dunque non procedere alI'infinito?
11I1I1u' ,chi facesse procedere Ia ragione dalI'IntelIigenza e poi fa. nire da essa un'altra ragione nell'Anima, cosicch essa fosse
III,..liaria tra l'Anima [60] e l'Intelligenza, verrebbe a privare
111111 t del pensare poich essa riceverebbe Ia ragione non dall'Intel" t, ma da un'altra
ragione intermediaria; essa possiederebbe
11111' ine della ragione, non Ia ragione, e nemmeno conoscerebbe
I 111 nza, n penserebbe affatto.
."

1 V

110.

11 'lntclligenza imita il Padre, l'Anima illumina percb

e illuminata]

I lunque <tre ipostasi e> non di pi; n si ammettano negli intelligi'1" lIe inutili invenzioni che essi non accettano, ma una sola
11 nza, identica, sempre 10 stessa, fermissima e imitatrice di suo
II 11 r quanto pu. La nostra anima ha una parte che e sempre [5]
ti
li intelligibili, un'altra che e presso le cose <sensibili>, un'altra
II r le due; essa e una natura unica con parecchie potenze, che ora
I' oglie tutta in quelIa parte che e Ia parte migliore di lei e dell' essere,
lu lia parte inferiore precipitando trascina con s Ia parte media:
"
11 n e permesso [10] che I'anima sia trascinata tutt'intera.
I t111 sta sventura le accade, poich non e rimasta nella bellissima
I IIV e rimasta l' Anima che non e parte <di noi> e di cui noi non
111 piu una parte: quest' Anima dona ai corpo deI T utto cio che esso
ti, vere da lei, eppure essa rimane immobile senza bisogno d' agire,

290

8LOlKoooa OOO Tl 8lopeoUIlV1l, [15] Tfj Els TO rrp airris e<


KaTaKOOlloOOa 8UVllEl SaullaoTfj. "OoOV rp lTpOs auTfj EOTl, TOO,
Kal.wv KaL 8UVaTWTpa' KKEl6Ev EXOOOa 8t8wcrl T4) IlET' ai.rrl)I
KaL cOOlTEp EllllTOOOa EL EllllTETOl.

3. 'AEL ouv EalllTOIlV1l KaL 8lT)VEKES EXOOOa TO c1><i\o


8t8wcrLV ds T E4>Eils, T 8' d ouvXETal KaL dp&Tal
TOlrr'
T4) <t>wTLKaL lToaEl TOU Cilv KaS' ooov 8vaTal'
cOOlTEp el lTU
lv Il041 lTOU KElIlVOU EatvOlVTo ots [5] ot6v TE. Kcrot TO TTI
EOTlV lv IlTptp rcv 8 8uvllElS 1111IlETpT)6EloOl 1111EK TWV OVTWI
Walv VIJpT)Ilval, lTWs ot6v TE dvOl IlV, 1lT)8v 8 aITwv IlETO
aIl[3<VElV; 'A'JV...vrKT1 ~KaOTOV TO airrou 8l8vOl KaL d'JV...tp.
TO raSOv OUK raSov EOTal, 11 VOUs OU VOUs, 11 tjJUxfla 1111TOUTO
[10] el Ill Tl IlET TOU lTpWTWS Cilv C<lT)bKaL &UTpws ~WS Ia I
TO lTpWTWS. 'AVrKT1 TOtVUV E4>Eils dVOl rrdvrn 'JV...lOlS KaL I
rEV1lT 8 T ETEpa T4)lTap' d'JV...wv dvOl. Ou TOlVUV ErVETO.
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11 ooa EXEl Els U' () 8 1111[15] EXEl ds . oW <P8aploETaL. I
S TlS ds T)V rOl, 8l -r ou KaL TIW T)V; El 8 KaL TI)I
T)VCPlOEl. TlS f)v vrKT1, CPlOOIlEV. rEVoSal; El 8E varKQlfl\
EtVOl CPlOOOOl lTapaKooueEiv,
KaL vuv vrKT1. El 8 116111
KaTaElcp8!oETal.
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[20] 6Ela EOTOl KaL otov lTOTETElXlOIlva'
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4. El 8 olov rrrepoppuouccv
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lTElTOlT)Kval, oux 1) TOU lTaVTOs TOUTO lTaXEl' el 8 acpaElo(tl
aIToL CPlOOOOl, TOU acpllaTOS ErTlO'aV TT)V ai rtcv. ITTE
EocpT); El IlEv rp E dioo, Ilvn KaT [5] TOV aITwv 'r\l
EacpallV1l' el 8 ~paTo, 8l Tl ou rrp TOU; 'HIlls 8 ou vEwll
cpallEV TT)v lTOlOOOaV, 'JV... ll'JV...ov 1111VEOOlV. El 8 EVEOOEa "
ElTlEilaSOl 8T)oVTl TWV EKE1' el 8 ElTEMSETO, lTWs 8T)lll0UP'r1l
IT68EV rp rrore'i 11 E
Et&V EKE1; El 8E EKElVWV IlEIlV1l1l 1 I
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ll'JV...ovb VEn EKE1. lva 1111 1lU8pWs' t81); Ill Tt rp v (lI

wv

291

NI AI I. II 9. 2-4

PLOTIN"

cio che e
di lei, con meravigliosa potenza. E pi essa s'affisa nella
1111 mplazione, pi e bella e possente; a cio che e dopo di lei essa d
"I
h riceve dall'alto ed illumina perch e sempre illuminata.

11

fi ttere o di rettificare e [15] 10 governa contemplando

11""'

I( )~("iessere comunica qualcosa di s agli esseri inferiori]


I I) ich essa

e sempre

illuminata e possiede continuamente

Ia luce,

I. l alle cose inferiori, le quali, sempre mantenute da lei e pervase


'1" lia luce, godono della vita per quanto possono; cosi come ci si
e possibile, aI fuoco che sta nel mezzo. [5] Ma il
, "11
limitato -cnella sua azione>; ma quando le potenze non sono
,"11 \I e non sono separate dagli esseri, come potrebbero esistere e non
ruunicarsi? E necessario che ciascun essere dia dei suo ad un altro,
I' unenti
il Bene non sarebbe il Bene, n l'Intelligenza sarebbe InIt. nza ; n I'Anima sarebbe Ia stessa [10] se dopo il primo vivente
I11
Io se una seconda vita che dura quanto Ia prima. E necessario che
1111 pli sseri seguano gli uni agli altri con processo eterno; e si dicono
,,, 1.11 i in quanto procedono da altri esseri. Essi non sono stati generati
1111 cinto tempo, ma quelli che si dicono tali furono generati e 10
I 111110
empre. Periranno soltanto quelle cose che contengono parti
11, quali <si risolvono>; quelli che non ne [15] contengono, non
I tI IIIno. E se si dicesse che <tutto
si risolve> in materia, perch non
,,111111
che anche Ia materia <perisce>? E se si dice cosi, perch era
rrio che essa nascesse? E se diranno che essa era una conseguenza
iria, essa sar necessaria ad ogni istante. E se Ia si lascia isola ta
I li, f rrrna>, [20] gli esseri divini non saranno ovunque, ma si ri11 1111I
in un luogo speciale separati quasi da un muro di divisione;
11 I \ me cio non e possibile, da materia> sar <sempre> illuminata.

. IId t, per quanto

Inima genera, per sua propria natura, l'uniuerso]

1/

diranno che l' Anima ha creato perdendo le sue ali 124; ma


dell'universo non prova questa iattura. E se diranno che essa
,111\1
esser caduta, ci dicano essi Ia causa di questa caduta. Quando
.1111 .? Se
caduta ab aeterno, essa rimane, [5] per il loro stesso raII uurnto,
un' Anima caduta. E se Ia caduta ha avuto un inizio, perch
I
aduta> prima? Noi diciamo che Ia causa produttrice non e
111I1t.i
ne dell' Anima, anzi proprio Ia non-inclinazione. Essa infatti
ltlll I bbe, evidentemente
per aver dimenticato gli intelligibili; ma se
dimenticati, come formerebbe il mondo? Su quaIe base
1111 r Hmondo, se non su cio che ha contemplato lass> Se ricordan10 produce, essa non [10] e inclinata dei tutto; perch se ne ha
11111 IIn ricordo oscuro, a maggior ragione inclina verso il mondo
I

11111

I"

292

PLOTINI

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1') 8VaIJ.LS1') lTOLOOOa~V. lTWs dv K6crIJ.OVTV& ElTO(1)crf; TTTf
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dve IJ.fTa'Yvo(1) ETl ';81) d6LcrlJ.V1) Kal TG;l XPV41lTPOO<PlMUTl I
'YfVOIJ.V1).El 8E Ts [20] Ka6' EKacrTov IJuxs valJ.vn. ';81) l 1
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W

111.119.45

293

11 hlle, per non vedere pi oscuramente. E perch non avrebbe


1,""

di ritornare, se ne ha un ricordo? Quali riflessioni farebbe


sua? E ridicolo che essa <produca il mondo> per essere
I IIIJ
e che Ia si debba paragonare ai nostri fabbricatori di statue.
I
a 10 producesse con un pensiero riflesso, se l' atto e il potere
IIIIIIV
non appartenessero alla sua natura, come avrebbe prodotto
111 li! ndo? E quando 10 distrugger? E se si pente <d'averlo
I, ,111) ,che attende? Se finora non ha cambiato pensiero, certamen'li 111 ambier pi, anzi il mondo le diventer pi caro col tempo
1.1 \ msuetudine. Forse perch [20] attende le anime individuali?
I11 I non dovrebbero rinascere pi, poich nella prima nascita
'o, 111 vato i mali terreni, sicch dovrebbero rinunciare a ritornarvi.
IIl1n no bisogna affermare che questo mondo sia un' opera cattiI li ci sono in esso molte cose spiacevoli: gli attribuirebbe
un
'I' II ppo grande [25] chi credesse che esso sia identico al mondo
111 rhile, e non una sua immagine. E quale altra immagine potrebbe
I p \I bella di quello? Quale altro fuoco pi del nostro potrebbe
I. migliore immagine
del fuoco intelligibile? E c' un'altra terra
1111'
alla nostra, dopo quella intelligibile? C'e una sfera pi
'11.,
di un movimento pi regolare, [30] dopo l'intima organicit
I 01111I I intelligibile? C' e un altro sole superiore ai sole visibile, aI di
I 01 intelligibile?

'WI I

"" (' iste un'altra anima cbe sia composta di elementi]


o toro, che pure hanno un corpo come quello degli altri uomini
desideri, dolori e collera, non disprezzano illoro potere e
I' 11,1. no di arrivare al contatto dell'intelligibile;
e negano che il sole
I 111I potere pi puro da passioni, [5] pi conforme all'ordine e
'"
11
etto all' alterazione del nostro; nemmenol'intdligenza
avreb'1'" I astro, che e superiore a noi, che siamo appena nati e siamo
, III.Ui da tante illusioni ad arrivare sino alla verit. Essi dicono che
1"111
mima e anche quella degli uomini pi malvagi e immortale e
11" IUU che [10] il cielo e i suoi astri non hanno alcun rapporto con
111111 I immortale; mentre constano invece di cose pi belle e pi
I'
,I i nostri corpi>; essi ne vedono l' ordine, Ia bella disposizione e
~",III il ed accusano con insistenza il disordine delle cose terrestri;
111
l'anima immortale preferisse illuogo inferiore [15] e volesse
I. ,. rl luogo superiore a un'anima mortale.
JlIIr assurdo ammettere questa seconda anima, che essi dicono
\''' I I di elementi: come un composto di elernenti potrebbe avere
111.1\ iasi vita? Un mescolamento di questi elernenti produce il caldo
111 I freddo o un loro miscuglio, il secco o l'umido oppure un loro
II~'II( . Ma come l' anima pua essere il vincolo di unione dei quattro
11 \

111'

PLOTINII

294

<Trpa 'rEVO~V11 airrwv;


"Orav
SE 1Tpo<JTL6WaL KaL VTtT)t/JII'
airrij
KaL f30EOOLv KaL aa ~upta, Tt av TLS El1TOL; 'A)J.. (,
TL~WVTES TaTT)V nlV 8T)~LOUP'rtav OOOE nV&
nlV )'TiV KaLVrW
airro1s )'Tiv <J>aOL
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TOTO SE 'rOV E1VaL K60~ou. Kn TOL Tt &1 airr01s KE1 'rEvu6al
V 1Tapa&t'r~aTL
K60~ou, v ~LUODaL; TT6eEv SE TO 1Tap&vyptl
TOTO; TOTO 'rp KaT' airroUs VEVEUKTOS ,;8Tl 1TpOs T 1il& TO'
TO 1Tap&Lwa
1TE1TOLTlKTOS.
El ~V ow V airr~ (30h~
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1TOTtq,poVTLS TO) K60~ov ~ET TOV K60~ov TOV VOT)TOV v lX I
aov 1TOLilUaL - KaL rt l&L; - KaL el ~V 1TpO TO) K60~ou, '(Vil
Tt; "I va q,UMWVTaL nl ljJuXal. TTIi.is OUV; OK q,UMaVTO, 001
~TTlV 'rVETO. El SE ~ET TOV K60~ov K TO) K60~ou a~)\'
1TOOUl<1asTils VT)STO (351E1Sos, ';pKH iJ 1TE1paTa1s 1THpa6EtUOl
ljJuxa1s 1TpOs TO q,uMau6aL.
El 8' V Ta1s ljJuxa1s ai3E1v LOWI
TO) K60~ou TO E1Sos, rl TO KaLVOV TO) 'rou;

6. Ts SE aas irrrooTuHS rt XPTt M'rHV as Elu'rouoI


1TapoLK1uHS KaL VTL T1TOUS KaL ~ETavotas;
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rcrn M'rOOOL 1T6T), ~hav v ~ETavotq.
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rrnp' airrov 6Ewpo)VTa, TOV SE 8LaVOO~EVOV - 1TO.KLSSE aTl
VTL TO) 8Lavoou~vou
ljJuXl UTLV l 8T)~LOuP'roDaa - KaL KaT
TTMTwva TOTOV OLOVTaL ElVaL TOV 8Tl~LOUP'rOV 4>EUTTlK6TES TO
ElBlVQL TtS 8T)~LOUP'r6s. KaL o>..ws TOV Tp61TOVTils [25J8T)~LOupyta
KaL aa 1T0)J.. KaTaljJEBoVTaL airroD KaL 1TpOs TO XE1pov EKOWI

,~V

NNEADI, II 9, 56

295

I menti, se e loro prodotto ulteriore? E quando essi conferiscono a


t'anima percezione, volont e mille aItre cose, che cosa dobbiamo
'Ir?
ssi, disprezzando il mondo creato e questa terra, dicono che c' e per
I 'I()una terra nuova, [25 J nella quale essi se n' andranno di qui: e dicono
111" questa sia Ia ragione deI mondo. Ma che ci sar per loro neI modello
II IIn mondo, che essi odiano? Donde viene questo modello? Per essi
1I( .reatore 10 produce, dopo essersi piegato verso le cose inferiori. Se
lunque il Creatore [30J ha avuto tanta cura di produrre un altro mondo
ItlJloquello intelligibile che egli possiede, perch ne aveva bisogno? e
. ha creato il modello> prima di questo mondo, a quale scopo?
A metter in guardia le anime? Ma esse non si sono messe ai sicuro,
11 ch il modello e stato inutile, E se egli ha creato <li modello> dopo
'I"csto mondo, prendendo Ia forma dai mondo dopo averlo spogliato
, ,lia materia, {35J questa prova doveva bastare alIe anime gi provate
I' r metterle aI sicuro. E se essi pensano che le anime abbiano accolto
111 s Ia forma deI mondo, perch questa novit di linguaggio?

"~

I,./Gli Gnostici banno altera/o il vero insegnamento di Platone]


Che si dovr dire degli aItri fondamenti, che essi ammettono, degli
sili, delle impronte e dei pentimenti? Se per pentimento inten.lono i sentimenti provati dall'anima quando si pente, e per impronte,
,11 che e nell' anima quando contempla le immagini degli esseri, ma non
I I gli esse ri stessi, le loro parole sono nuove e mirano a costruire una
II xiale dottrina, Essi inventano tutte queste cose come se non avessero
ruai avuto contatto con I'antica cultura ellenica, mentre i Greci avevano
hl e chiare e parlavano con semplicit dell'ascesa che dalIa caverna
.onduce a poco a poco <l'anima> a una contemplazione sempre pi
v ra126 [1OJ 1n generaIe costoro hanno tolto alcuni spunti da Platone,
1113 tutte le novit che essi aggiungono alIo scopo di creare una filosofia
I riginale sono un ritrovato fuori della verit.
Da Platone infatti derivano i giudizi, i fiumi dell' Ade e le migrazioni
.11 corpo in corpo'". Quanto alIa pluralit degli Intelligibili, all'Essere,
115J all'Intelligenza e ai Demiurgo diverso dall'anima, essi attingono a
(lIeIpasso di Platone, neI Timeo, ove si dice: Come l'Intelligenza vede
I idee che sono neI vivente in s, il Creatore ha riflettuto che altrettante
11 dovrebbe contenere il mondo!".
Ma essi non comprendono ci,
,li tinguono un'Intelligenza in riposo [20J che ha in s tutti gli esseri,
un'altra che li contempla e un'altra ancora che rilette - spesso ai posto
.I ll'Intelligenza che riflette pongono un' anima creatrice-; essi credono
, he per Platone questa Intelligenza sia 10 stesso Demiurgo, mostrando
I() 1 di non sapere che cosa sia il Demiurgo. In generaIe essi [25 J si
mgannano neI concepre Ia creazione e in molte altre cose e prendono

296

297

PLOTINI

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&I

li ggiore le dottrine di Platone, come se avessero essi investi-

tura intelligibile, e non Platone e gli altri uomini divini.


I molti intelligibili, pensano di essere ritenuti scopritori
I1I rdine <delle cose>, mentre proprio per questa molteplicit
I I I ndono simile Ia natura intelligibile a quella sensibile e
111 nell'intelligibile
bisogna ammettere il numero pi piccolo
li. I , a Itribuendo tutti gli esseri all'Intelligenza che viene dopo il
I ,111
rarsi cosi del numero; questa Intelligenza e tutte le cose, e Ia
1111 Iligenza, l'essenza: tutto ci che c' di bello dopo Ia Prima
1\

I 111

11 I

11.'

li

vi ne Ia forma dell'anima; le differenze tra le anime vanno


n lle loro passioni e nella loro natura; e non offendiamo gli
\111 rlivini, ma riceviamo benevolmente le loro idee, poich essi sono
I I
di noi, riceviarno da loro quanto dicono di buono, l'imrnorI ll'anima, il mondo intelligibile'"; il Primo Dio, Ia necessit per
111 I 1407 di fuggire dai corpo, Ia separazione
di questo da quella,
I 11111 nel fuggire dal mondo DO della generazione all'essenza: tutto
I I1 lVO in Platone ed essi fanno bene a ripeterlo chiaramente.
I (V gliono discostarsene, non c' proprio nessun astio nel dire
" non debbano infondere le loro dottrine nei loro uditori
111111 10 e ingiuriando
i Greci, [45] ma che mostrino l'intrinseca
\1
(I lIe loro affermazioni rispetto alIe affermazioni degli altri
10 IItI benevolmente e filosoficamente, ed espongano con esattezza
1I1
on le proprie anche le dottrine che si confutano, guardando al

11 n [50] agognando una fama col biasimare uomini stimati da


I" rrmpo da gente di non scarso valere e col dire se stessi migliori di

"i

1\
111

Ietti, le dottrine degli antichi sugli intelligibili sono di molto

'I" uori <alleloro>, sono dottrine sapientemente pensate che saranno

11," nte riconosciute da chi non sia sviato

[55] dall'errore tanto difgli uomini; in segui to, essi hanno preso da loro molte cose, vi
1111 ) farto delle aggiunte poco convenienti con 10 scopo di contradI , unrnettendo <nell'intelligibile
generazioni e corruzioni d'ogni
"'I, biasimando questo universo, considerando una colpa [60] l'unione
li' mima col corpo, criticando Colui che governa il nostro mondo,
I nuficando il Demiurgo alI'anima ed attribuendo ad esso le stesse
toni che attribuiscono alle anime particolari.
.1

II ,

11'llnima unioersale domina il Corpo del mondo]

i' detto!" che questo mondo non e cominciato, n finir, ma esiste


mpre, quanto gli lntelligibili. Si e detto pure, prima di loro, che
unrone della nostra anima col corpo non e Ia cosa migliore per
IItmaU2; ma concludere dalla nostra anima [5] a quella dell'universo

298

299
PL

11

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~V6VTWV aTL TOU d' ETTnTa OlOVTaL TpaTTVTa EK TLVOS T
Kal

., he biasimare una citt bene amministrata osservando


I' I
iazione dei vasai o dei fabbri. Bisogna osservare le
I'
v dere come l' Anima universale govemi il corpo in modo
, IIZI essere legata ad esso. Oltre a tutte le mille differenze
11I'111111'1,111
1101 altrove dobbiamo anche pensare che siamo incatenati
I. gi diventato legame <per noi>!". L' essere corporeo legato
1111 universale collega <ad essa> quanto comprende
in sIJ4;
.alllil,lii \11\ v rsale non e incatenata
dalIe cose lega te da essa, bens le
I1 I Essa non ne subisce l' azione, mentre noi non siamo
I I h 11 cose nostre.
11111 di lei e rivolto al Divino superiore rimane inalterato e non
1 ,11 oli, Ia parte di lei che d vita al corpo non riceve nulla da esso.
1111111111 , cio che <subisce> l'azione di altro riceve di necessit il
..,,, ""I,II I ,ma non d nulla [20] di s all' altro, se questo ha una vita
"'111:
cosi se si innesta una pianta, questa subisce l' azione
1111 ItI questo, disseccatosi, lascia <alla pianta> Ia sua stessa vita.
I "" 11 I he e in te si spegne, non si spegne tuttavia il fuoco
1111' ,\ ; anche se il fuoco dell'universo svanisse completamente,
,,(( rirebbe l' anima superiore, [25] bensl il sistema dei corpi; e
011 I menti restanti potesse farsi un mondo, l'Anima superiore
"li nderebbe pensiero.
I ,111,1 I'organismo universale non e simile a quello di un vivente
,I" : in quello, <I' Anima> quasi librandosi sopra gli impone Ia
1111111.:1; in questo le parti, che tentano di fuggire, sono costrette
,11111' 130] da un legame di secondo grado; ma le parti <del corpo
I ,11 non hanno un luogo in cui espandersi. Neppure e necessa11
l'Anima> le contenga interiormente e che, spingendole dal11111, I faccia convergere verso un centro, poich Ia natura rimane
I' nirna ha comanda to sin da principio, Se uno dei corpi si muove
11.10 \" sua natura, patiscono <per esso> quelli che non possono
,I I
condo Ia loro natura; essi per in quanto <parti> dell'uni, un mossi armonicamente; [35] periscono quelli che non pos.luuarsi all'ordine dell'universo, sirnili in cio a una tartaruga che
lus iata prendere in mezzo a un coro che procede con ordine:
" bbe calpestata, poich non potrebbe sfuggire aI movimento
1111 110 leI coro; ma non ne avrebbe alcun danno se si accordasse coi
11111 nti ritmici dd coro,

11/mondo sensibile conserva l'immagine dell'intelligibile]


111 dere> perch il mondo sia stato fatto

e 10 stesso

che <domanabbia creato; vuol


I ,II1Zhutto ammettere un inizio di cio che e sempre stato; e poi essi
.1.111
he Egli sia diventato Ia causa della sua opera dopo aver sublto
11 rch ci sia un'anima o perch il Demiurgo

300

TL Kal. ~Taj3oVTaaaLTlOVT'\S 8T)~louP'Ytas [5]yeyoVval. Dol8a.KrI


ouv airros, el EiryvW~VWS VXOlVTO, TLS ~ cpOOlS TOTWV,'
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OlOOptaS i)v EUXEr~1
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rp 8" TavT EOTlV EKl, clTTEpTOUs EVTaOOa [35J TTOll Kat<(l(
000' ~ TOU ow~aTOS KaKta EVOXOU~VT)
KaL EvoXoooa. Dol r
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ETTLoxoils E\. KaL EV v41 a~f3voOOl TOV eEOV ~I'
TOUs a>..>..ousTOUs VOT)TOUseEOS,>">'"~~lv ooc (3ETtwv lo 111

TWV EKl; TaDTa TtS dv ~" ~KcppwVrErEVT)~Vos voXOlTO;

1~11
Kal a\. Ij!uxal el [40J ~fV ~laoelOat TTOTf)s TOV TTaVTOsljIv I
~eov, TTWs~TtOUS a\. ~LaoeEloat; 'Ev rp Ij!uxals TO KpaTf1011
KplTTOV. El 8' KOOOal,rt ~~cf>Eo9EEls
KVTESdi)9fTE 8l86vIt

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Kal TTaTTEOeal, L TlS ~" plOKOl TO; El SE 8" KaL TOlO I


EOTL T6E TO rrv, Ws ElVat EV airr41 Kal [45] cocv ~xnv ~jO
EVTaOOaVTas ~LOVV KaT' EKlva, TTWsou ~apTupl ET)PTllOeat II.
EKE1;

301

1"1)1,119,8

PLOTI

unenti e modificazioni. [5J Bisogna dunque, se essi accetteranno


volenza le nostre parole, insegnar loro Ia natura delle cose,
11111 h
cessino dall'offendere
con tanta facilit cose degne di
" I I ne e ne parlino col dovuto rispetto. Avrebbe torto chi biasi11governo di questo mondo, poich esso e, anzitutto, una
Ihll( nianza [1OJ del1a grandezza del1a natura intelligibile. Infatti se
iunto a una tale vita che non ha in s il disordine del1a vita dei
, , 1.1 nimali, che dal1a sovrabbondanza del1a vita universale si gene111. ontinuarnente
giorno e notte, ma una vita continua, limpida,
I' ,111 plice, ovunque diffusa e testimone di una razionale saggezza, [15J
I, 111111
dir che esso e l'immagine visibile e bella degli dei intellgibiI E
esso ne e un'immagine e non 10 stesso mondo intelligibile, cio
I v I lalla natura delle cose: altrimenti non sarebbe una immagine. Ed
1,1 o dire che esso non sia un'immagine rassomigliante: di quanto una
11.1 immagine naturale pu possedere, nulla e omesso. [20] E neces111 che essa non sia opera di riflessione o di artificio, perch l'intelli11,11 non pu essere il termine ultimo <della realt>; esso deve agire in
II 'li di, in s e fuori di s. E necessario perci che ci sia qualcosa dopo
I [ul: e fosse solo non ci sarebbe nulla dopo di lui, se no, esso sarebbe
I1 , cosa pi impotente di tutte. Una meravigliosa potenza circola
II, perci egli agisce. E se c' e un altro mondo superiore a questo, qual
dunque necessario che ci sia un mondo <sensibile>, e non e che
I" 10, e questo che conserva l'immagine del1'Intdligibile.
", co Ia terra tutta coi suoi viventi diversi e [30J immortali, ecco
1'"1 v rso pieno <di viventi> sino aI cielo: e perch gli astri, siano essi
11111 sfere inferiori o nel1e pi eccelse, non sarebbero dei, essi che si
1IIIIIlvonocon rale ordine e girano cosi armoniosamente? Perch essi
tltllI p ssederebbero Ia virt? Che cosa impedirebbe loro tale possesso?
1,1 li infatti non ci sono quel1e cose che [J5J rendono cattivi gli esseri
11 quaggi, non c' Ia difettosa corporeit che turba ed e turbata. E
I I( h nel1a loro calma non comprenderebbero sempre e non accoglie, I hero nel loro spirito il Dio <supremo> e gli altri dei intelligibili?
I Ich noi avremmo una saggezza migliore del1a loro? Chi direbbe cose
nuili se non fosse mentecatto? Se le anime [40J sono state costrette
I lI'Anima dell'universo a discendere, come potrebbero essere supe'hui, se sono state costrette? Nelle anime, quella che comanda e
l'Anima> superiore. Se esse <sono discese> volontariamente, perch
1,I'Isimate un mondo nel quale siete venuti per vostra volont e che vi
I Irnette anche di abbandonarlo, se non vi piaccia? Ma se questo
universo
tale da permettere a chi sia in esso di pssedere [45J Ia
gezza e di vivere quaggi conforme agli Intel1igibili, cio non prova
Irr esso dipende dagli Intel1igibili?
1111,
I

I,rl!

302

PLOTI

NI'AOI,
I

9. m,OtrrOUS SE KaL lTEVLas EL TlS Illl<Pol TO KaL TO OUK '(01


EV TOlS rocorois alTaC71, lTpWTOV IlEv yvOL, Ws b C71TOualOS
TOtrrOlS TO Ioov OU CT)TEl, oOOl TL VOIlLCEl TOUs lTo KEKTT)IlVO
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TWV t8lWTWV, T~I
TOlaTl)V alTOOOTIVaous Eq. EXElV, KaL KaTaIlEller,KEv
Ws 8lTT
b Eve& ~LOS, b IlEv TOlS alTOu8aLOlS, b SE TOlS lTOOlS T"
v6pWlTWV, TOlS IlEV crroicoic
lTpOs TO Kp6TaTov KaL TO dVI"
TLS SE v6pw1TlKWTpOlS 8l TTOs au WV b IlEV IlEIlVT)IlVOS pn
[lOJ IlETLaXEl ra90u TlVOS, b SE </>aUOSXOS olov XElpoTXV11
TWV lTpOs VrKT)V TOlS E1TlElKEC7TpolS. El SE <PoVEEl TLS
lTTTaL TWV l80vwv imo 8wallLas,
TL 9aUllaaTOV KaL llapTlu
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d T) VlKWVTWV KaL [15J lTTWIlVWV, lTWs OU KaL Ta TlJ Ka6)s E I
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xc

n 9, 9

303

11IDivino effonde nella molteplicit Ia sua potenza]


S ci si lamenta della ricchezza e del1a povert e di ogni altra
11 r uaglianza simile, vuol dire anzitutto che si ignora che il saggio non
I I l'uguaglianza in queste cose: egli non fa nessun conto del1e
I ne ricche n [5J considera superiori agli altri quelli che sono
I 1,111 icamente potenti, ma lascia agli altri queste valutazioni; egli sa che
IlIplice e Ia vira, quel1a dei saggi e quel1a della maggioranza; quella dei
i e rivolta verso l' essere eccelso, verso l' alto; quel1a del volgo si
IIdtlivide in due: l'una si ricorda ancora del1a virt [10J e partecipa in
111/,1 he modo del bene; e c' quella della folla spregevole dei lavoratori
ItllIluali destina ti a produrre cio che e necessario alle persone virtuose.
Se c' chi uccide e chi, per impotenza, e sopraffatto dai piaceri, che
. Ia stupire per tali errori? Essi non derivano dall'intelletto, ma da
uune deboli come quelle dei fanciulli. Se c' lotta e ci sono vincitori e
I1 I vinti, perch non sar bene cosi? Se un altro ti oltraggia, che vi sar
1I t rribile per Ia tua parte immortale? E se uno ti assassina, tu hai cio
he desideri. Del resto, se tu ti lamenti tanto <di questo mondo>, non
I t uttavia costretto ad esserne cittadino. Riconoscono poi che quaggi
" giustizia e ci sono punizioni. E allora come si potrebbe giustamente
1,1.1 imare una citt che d a ognuno secondo il suo merito? Qui [20J Ia
11 t li e onorata, il vizio trova il suo adeguato castigo; non ci sono quaggi
oltanto le statue degli dei, ma essi stessi sorvegliano dall'alto!" e faI ilmente
- si dice - sfuggiranno alle accuse degli uornini, poich
I ~'gono tutto con ordine dal principio alla fine e danno a ciascuno, nella
1I ma vicenda del1e vire, il destino meritato [25J in conseguenza delle
li ni gi compiute. Chi non sa queste cose e troppo corrivo nel
rudicare e discorre rozzamente delle cose divine.
E necessario sforzarsi di diventare sempre migliori, ma non bisogna
I I dere di essere soli in questa possibilit
di diventarIo. Difatti cOSInon
i diventerebbe> mai migliori. Bisogna pensare che ci siano altri
ti imini perfetti e [30Jche ci siano i demoni buoni e, inoltre, gli dei che
ono in questo mondo e conternplano l'Intelligibile e, sopra tutti, il
Cupo dell'universo, Anima beatissima; in seguito e necessario celebrare
li dei intelligibili e sopra tutti il Grande Re degli esseri intelligibili, che
manifesta Ia sua grandezza attraverso Ia molteplicit degli dei137 [35J
Non ridurre il Divino a un solo essere, ma mostrarIo moltiplicato cOSI
I me Esso si e manifestato
significa conoscere Ia potenza di Dio, che,
pur rimanendo cio che e, produce i molteplici <dei> che a Lui si
Iiferiscono e sono per Luie da Lui. Anche questo mondo per [40J Lui
r I a Lui guarda, e cOSI e di tutti gli dei, ciascuno dei quali e nunzio
.lell'Uno agli uomini e con oracoli dice quello che a Lui e caro. E
xondo I'ordine del mondo che essi non siano cio che Esso e. Ma se tu
vuoi disprezzarli ed esalti te stesso come se tu non fossi inferiore,

304

305

PLQT'

lTpWTOV~V. 004l TLS apLaTOS. lTpOs [45JlTVTas EV~EVWs EXEL 11


lTpOs vepWlTous' ErrELTa OE~VOV &:1 EtS ~Tpov ~ET l(
)'poLKlas. ElTL TOOOifrOV t6VTa ECP'OOOV TJ cpC1LS
8vaTaL TJI!.I
VLvaL. TlS 8' aOLSvo~l(ELV dvaL xwpav lTap T4) El4)Kat I'
aTovr uvov ~ET' EKlvov T~aVTa WarrEp 6vdpaOL lTTE<1I
lTOOTEpoNTa [50J aUTov Kae' OOOVEaTL wcrv tjnJxj vepWTI
El4) )'EVa6aL' 8vaTaL 8 EtS OOOVvoUs a)'EL' TO 8' WP V(J
f)8T) EaTlV E~W vou lTEOE1v, TIdeoVTaL 8 avepwlTOL v6T)TOL TO
TOLOTOLSTWV )'WV UalcpVllS KOOVTES Ws OU ECTlJf3ETll&
lTVTWV ou uvov vepWlTwv. Kal Elwv [55J - lTo" )'p
vepWlTOLSTJ ava&:La - KaL lTp6TEpoV TalTELVOs KaL ~TpLOS /I
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EXOVTES Kal ~6VOL EXELV. aTol ~6VOL OUK EXOOOL.

I" . mzitutto che pi si e buoni, [45J pi si e benevoli verso tutti


verso gli uomini; e poi bisogna essere equilibra ti nello stimare

ti levarsi senza sfrontatezza solo quanto ci consente Ia nostra

I 11I.
I

I nsare che c' posto anche per altri presso Dio, n bisogna
10 noi nel suo seguito e, volando a Lui come in sogno, privarsi

,.11 civ entare, per quanto e possibile a un' anima umana, simile aDio.
1111111>
10 pu fino a quando l'Intelligenza Ia conduce: sorpassare
li. nza significa cader fuori di essa.
,I \I mini insensati si lasciano persuadere quando odono ad un
11.1 mili parole: Tu sarai superiore a tutti, non solo agli uomini, ma
111 II-lli dei. [55J Grande e Ia presunzione degli uomini, fossero
II I1I pprirna umili, modesti e semplici, quando odono: Tu sei figlio
I
li altri, che tu ammiravi, non 10sono, nemmeno <gli astri> che
I
hanno onorato; tu, senza fare alcuna fatica, sei superiore alio
.,li 10. Gli altri intanto applaudono. [60J Avviene come se un
1111'1
he non sa contare in mezzo a gente che ne sa quanto lui, sentisse
li.
alto mille cubiti!"; non crederebbe allora davvero di essere
11 I ubiti? Sentendo che gli altri sono cinque cubiti, immaginerebbe
111111
ro mille solo come un numero molto grande.
,
Dio provvede a voi, perch trascurerebbe [65J Ia totalit dei
,'lId ) nel quale voi siete? Se questo avviene perch Egli non ha tempo
I, uurdare ad esso, nemmeno dovrebbe guardare in basso <fuori di
I

'li.
1,.

t"

"I'r h guardando agli uomini Egli non guarderebbe fuori di s,


111
r guardando ai mondo nel quale essi sono, Egli guarderebbe
1Iltlli di s>?
,. e non <guarda> fuori di s e cosi non sorveglia il mondo,
uuneno guarda agli uomini. [70J Ma gli uomini <voi direte> non ne
1111bisogno. Ne ha per bisogno il mondo, che conosce COSI il suo
.1.'priO ordine; e quelli che sono in esso <sanno> come sono nel mondo
, t une sono nell' intelligibile; e gli uomini che sono cari aDio sopportano
~(v Imente tutto cio che avviene loro necessariamente nel mondo dai
unvimento dell' universo: in effetti, non a cio che e piacevole a ciascuno,
I I ma all'universo intero bisogna guardare. Cosi si onora ciascuno
t Indo il suo merito e si tende a cio cui tendono tutti gli esseri secondo
I ro possibilit.
Molti esseri tendono a questa meta e nel
I I. iungimento diventano felici; gli altri hanno, secondo le loro forze,
1111destino che pi conviene loro.
Ma nessuno pu dare a se stesso da solo tale potere: [80J infatti chi
, vunta di possedere <qualcosa> non possiede cio di cui parla. Molti
I'"r sapendo di non possedere <qualche cosa> dicono e credono di
,,,' ederla e non l'hanno, credono di essere soli nel possederla e invece
11110
proprio loro i soli che non Ia posseggono.
'li

306

PLOTINI'

I ADI, II 9,10-11

10. TTo IJ-v ow KaL da. lJ-ov SE: rrdvrn dv TI


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Ylll E-VTuX6vTs TTp6TpoV Ti -f)lJ-lv <t>tOlYVa9al [5] OUK otB' 1T(,
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IJ-T)TpOs TToLloaVTS TOV KOOIJ-OVrmp' aUTOV yOOOLVC E-TT'laxa TIl
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11. TTpWTOV IJ-v or,v. el IJ-Tj KaTl1eV. ' EvaIl!jJ I'


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TTOUTO IJ-v lKEl T6 TTOUE-V Ti!> KTW, [5] -f) SE ~e T01TlKWs TI
aITo KaL E'Y'YUs yvoIJ-VT) E-vaIJ-!jJv. Et B' f<t>' aTi1s Ilvo\JolI
EvalJ-!jJ 1J-T)SE:vds
TOVTO fpyaaalJ-VT),
BL Tl 1J-6VT) aim

307
non sanno cbi

e il vero Demiurgo]

tIii esamini molti altri punti e anche tutti, avr abbondante materia
mostrare, dettagliatamente, in che consista Ia loro dottrina'?". Ma io
1110 un certo ritegno di fronte ad alcuni nostri amici, che, essendosi
1,,111 uti in questa dottrina prima di diventare nostri amici, [5] persistono
li non so perch. Eppure essi non hanno alcuna incertezza ne1voler
npparire vera Ia loro dottrina con argomenti persuasivi; e credono
I .a sia vera e perci dicono quello che dicono. E poich nulla pi
, Irbbe convincere
quelli, non a costoro, ma ai miei discepoli io
"lHO il mio discorso, affinch [10] <i miei discepoli> non si lascino
'"1 rtare, non da11edimostrazioni da quelli apportate - ce ne sono
, f 1-, ma da11eloro vanterie; bisognerebbe
scrivere diversamente, se
"I . se confutare coloro che os ano criticare le parole degli antichi
urini divini, cosi belle e cOSIconformi al veto. [15] Bisogna dunque
, 1.11' da parte simile esame: chi abbia compres o do che abbiamo detto
, '" potr comprendere anche tutto il resto. Si deve pertanto concluI f c [uesta discussione, dopo aver additato un punto che sorpassa tutti
1I ,li ti in assurdit, se si deve parlare qui di assurdit.
, si dicono che l' anima e una certa Sofia hanno piegato verso il
fi,
ia che [20] l' anima abbia piegato per prima, sia che Ia Sofia sia
II I I" causa di tale inclinazione, sia che l'una sia identica a11'altra;
I 1111 ) poi che le altre anime siano discese insieme e che, membri di
,'L" ubbiano assunto un corpo, ad esempio quello umano, mentre
I lI, he e Ia ragione dell'inclinazione
del1e altre [25] non sia discesa
11 li
non inclini, ma illumini soltanto le tenebre: da questa <illumina"li
sarebbe nata un'immagine
de11a materia. lmmaginano inoltre
I u.unagine
de1l'immagine che attraversi do che chiamano materia o
II rinlit o altra cosa; essi infatti adoperano
ora l'uno ora l' altro
I ""11 e di rnolti altri nomi si servono [30] per rendere oscuro illoro
11 lt ro; fanno sorgere
cosll'essere da loro chiamato Demiurgo e
II III che Egli si allontani da11amadre e che da Lui proceda il mondo
'''' ,11' ultimo riflesso de1 riflesso: e cosi chi scrisse queste cose ha modo
1,1' irnare aspramente.
I

te :/i Gnostici

non sanno che cosa

e l'anima

uera]

AI1:r.ilutto,se <l'anima> non e discesa, ma soltanto ha illuminato le


111 " come si potr dire giustamente che essa s' inclinata? Se si dice
I , q\l ilcosa, come una luce, e uscita da lei, non e conveniente dire che
, ln lini, purch non <si ammetta> una realt situata in un certo
, C) inferiore
[5] e si affermi che l'anima sia discesa con movimento
,I ino a que11arealt ed avvicinandosi l' abbia illuminata. Ma se essa
111 \li
in s e illumina senza fare per do alcuna azione, perch illumina
'li

308
E-Va~.uJsEV,' ou TO. 8WaTWTEpCI
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non fanno altrettanto gli esseri che sono pi potenti di lei?


a ha potuto illuminare il mondo solo dopo aveme avuto il
11 per mezzo di questo pensiero, perch [lOJ non ha a~che
1"1(1)11mondo dato che 10ha illuminato, ma ha atteso Ia generazione
tuunngini? E poi questo pensiero del mondo, questa terra
I11I I ome essi Ia chiamano, prodotta secondo Ioro da potenze
i. non ha costretto all'inclinazione coloro che l'hanno prodotta.
I1ht" Ia materia illuminata produce riflessi animati [15J e non
111.corporea? Un'immagine dell'anima non ha affatto bisogn~
I I I1 bre n di materia: ma quando si sia prodotta, qualora SI
1111.1,accornpagna il suo creatore e gli rimane aderente. E poi,
Ihnrnagine e una sostanza, oppure, come essi dicono, un t;>ensieI
una sostanza, in che differisce dall' essere dal quale deriva? Se
"I' .11I I specie [20 J di anima, dato che Ia prima ~ razionale, sar
IIlIu I vegetativa o generatrice. Se COSI,come mal avrebbe creato
I
C'I onorata e come avrebbe creato per orgoglio e audacia'PP
11111
11le si negherebbe il creare mediante Ia rappresentazione e
I .111I
.nte Ia facolt di ragionare. E perch chi ha fatto <il mondo>
,I f IrIOdi materia e di immagine? [25J Se e un semplice pensiero,
I 1I I nnzitutto vedere donde gli derivi il nome, e poi come sia
11 I r >, ameno che <1'anima> non conceda a un concetto il potere
I. .lurre.
,I Inche dimenticando
che <questa immagine> e una finzione,
!II ivviene> Ia produzione degli esseri? Essi dicono che c' anzitut1111s re e poi un altro, ma 10 dicono in modo arbitrario. Perch il
Il
il primo essere?

I""

I11mondo intelligibile non

Ws yOUO'l1

xouou" a(3Elv EVVOLav Kal xouou E-KElVOU, KCll ~a6ElV


c1v dv yVOL TO; TT66EV 8~ Kal lTpWTOV lTUp lTOLfjaClL; Ol T)6VTa
TOUrO

E-K TOU KOOpO

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lTOTE d80v,

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f)v 8L86acrLV aUT4).

JsUXWV

rrprrov,

309

11

PL

E-8VaTO

rroi

I
ti

I
I

e causa dei male]

L t me <questo pensiero>, appena nato, si accinge <a creare>?


I t rdandosi di cio che ha veduto.
I VI ure esso non era l dove avrebbe potuto vedere: e n~m~e~o Ia
he gli attribuiscono. E poi essi stessi non sono rifles SI di anime,
I
nlme vere venute [5J in questo mondo; di essi solo uno o due
on con fatica sfuggire aI mondo ed arrivare alIa reminiscenza e
I IIn ricordo degli esseri visti prima; come non meravigliarsi allora
II IlIe to riflesso, appena nato, abbia un pensiero, sia pure oscuro
1111 si dicono, degli esseri intelligibili? Che Ia madre [10J sua, che
1111
Ilflesso materiale, non soltanto abbia questi stessi pensieri e tragga
I I mondo intelligibile l'idea del mondo sensibile, ma conosca anche gli
I 111nti di cui questo mondo pu formarsi?
.
I rch produce anzitutto il fuoco? Forse perch avrebbe pensa to di
I, rIo produrre per primo? E perch non un altro elemento? E se
apace di produrre il fuoco pensandolo, perch non poteva,

.1,

310

v6Ullll9Els rrp, Bl Tt v6Ullll9Els KOOIlOV[15] - rrpWTOV IlEV y I


lBEl v6ullll6f)val TO OV- O KOOIlOV6p6ws trotEl; 'Ellrre:ple:tx
yp KKe:lva V Ti) v6UIli)crEl. <l>OOlKWTe:poV)'p rrVTWS, X 01,
Ws a\. T)(Val trotEl' OOTe:paL )'p Tils epooe:WS Kal TO KOOph
a\. T)(Val. Errsl Kal. VV Kal. T KaT Ilpos )'lVIle:va imo TI
epooe:WV O rrprrov [20] rrp, e:t6' ~KacrTov, e:tTa eppacrlS TOTOU
>.M rre:plj30T] Kal. rre:pl )'paepT] TUlToooa rrl Tols KaTallT)vl I
rrcvrc TO C<><>u.l Tt OUV O KKe:l l ll rre:plE:)'p<t>e:TO TV1!
xouou, v Cl Tmp Kal. ril Kal. rrp Kal. T a; 'A>'>" LcrWS atl'Tl
OTW KOOIlOV rronccv
Ws vd T)9EcrT~ tjJuxfj [25] XpWllEVI
Ke:lvos SE OTWS T])'VEl rroLi'lcral. Knl TOL rrpoietv
Kal. Il)'EOI
opavo, Il>'>'ov SE TOOOTOV e:tVaL, Kal. TIJV 6WOlV TWV CplII
Kal TWV imo aTov TIJV cpopv Kal. TIJV rilv OTWS, Ws lXElv sln I
alTtas Bl' as OTWS, OKe:lBWou ~v, >.M rrVTWS rro TWV plcrThl
Tils Buvlle:WS {JO] 60<JT}s- () Kal aTol. KOVTe:S IlOO)'oOOlv. 'li
)'p lalltjJlS l e:ls TO crKTOS eETacr6e:'lcra rrOLi)crEl llooy I
Ts T)6e:ls TO KOOIlOU aLTtas. T )'p llrrElV lBEl, el 11
rrVTWS l&l; ~H)'p KaT epOOlV l1 rrap epOOlV v)'KT}. 'A),,).: I
IlEV KaT epOOlV, e:l. OTWS' el SE rrap epOOlV, Kal. (J5] v TOI
Ke:l lcrTaL TO rrap ep<JlV, Kal. T KaK rrp TO KOOIlOU TO~
Kal. OX KOOIlOS aLTlOS TWV KaKWV, >'>' TKe:l TOT4l, KaL 11
tjJuxfj OK VTe:OOe:v, >.M rrap' aTils VTaOOa' KaL f\eEl My(
vaeppwv TOV KOOIlOV rrl. T rrpWTa. El SE Bi), Kal. l ll, 04 1
epave:tllf 'H )'p tjJUxTJ l [40] ve:ooacra T\Bll V TO crKTOS, <t>aotl
e:t& Kal. KaTalltjJe:. IT66e:v ouv TOTO; ElB' aiJnlv epi)crooolrroLf\oUI
ve:ooacrav, OK ~v BT)ovn rrou v lve:ooe:v, 000' aTog TO crKT(
aLnov Tils ve:ooe:ws, >.>.' aiJnll
tjJuxi'ls epOOlS. TOTO SE TaT~1
Tals rrpoll)'T)crallvalS
v)'Kals'
W(1Te: rrl. T nprm l aLTtQ

13. 'O pa 1le:llepIle:VOS Ti) TO KOOIlOU epOOEl OK olev


n rroiet, 000' rrou TO 6pcros aTO TOTO XWpE:'l, TOTO S, "
OK Ionot TelV TWV <t>e:6'ls' rrpWTWV KaL &UTpwV KaL TpLTWI

311

1 DI, 119. 12\}

PLOTI

ando il mondo, [15] produrlo tutt'intero? Di fatti egli avrebbe


pensare il tutto come prima cosa, Ma anche e idee delle altre
, erano comprese nel suo pensiero. Esso ha prodotto in un modo
1111111 to naturale, ma non come gli artigiani: le arti infatti sono
, I Iiori alia natura e al mondo. Anche ora nelle singole cose prodotte
I li, potenze naturali non c' prima [20] fuoco, poi un'altra cosa e poi
'"1 one di queste cose, ma c' un disegno generico, un abbozzo
I li' nimaIe intero, gi impresso nel ventre della madre, Perch dunl' I , Inche nel caso delia creazione, non si disegna nella materia un
1I,IuII.ZOdel mondo in cui siano compresi Ia terra, il fuoco e gli altri
I 111 nti?
I- rse, proprio essi avrebbero fabbricato questo mondo, quasi
., edessero un'anima pi vera, [25] mentre il Demiurgo non avrebbe
1"11 fabbricarlo! Ora, per prevedere Ia grandezza del cielo, o meglio,
11 I esatta dimensione, l'obliquit dello zodiaco, il movimento dei
11111 li che sono sotto di esso e Ia disposizione delIa terra, cosl da pote r
I' til
le basi di rale ordinamento, era necessario non un semplice
1111,
,bensl una potenza {JO] uscita dagli esseri perfetti: questo
l h.uino riconosciuto
essi stessi contro Ia loro volont. Difatti
I rlluminazione nelle tenebre, beneesaminata, far riconoscere <loro>
I v re cause del mondo.
lnfatti, perch <l'anima> dovrebbe illuminare <le tenebre>, se
111 ta per lei non fosse una necessit? Necessariamente
questa illumiI' Itlone o e conforme o e contraria alia natura, Se e conforme, e sempre
I It I; se e contraria,
[35] ci sar anche nell'lntelligibile qualcosa di
.uurario alla natura; allora i mali sono anteriori a questo mondo e il
11 lindo non e causa dei mali, ma ne e causa l'Intelligibile.
TImaIe non
I, riverebbe all'anima daI mondo, ma al mondo dall'anima; e cosl il
,,~'t namento concluder innalzando il mondo sino ai principi primi. E
, cosl <del mondo> sar cosl anche delIa materia da cui <il mondo>
rvuto origine. L' anima infatti [40] piegando verso il basso ha visto ed
rlluminato un'oscurit che, secondo essi, esisteva gi.
onde viene dunque <'oscurit>?
e essi diranno che l' anima l'ha prodotta piegandosi al basso, e
luaro che essa non aveva luogo verso cui piegare; e Ia causa dell'inclin zione non sar l'oscurit, ma Ia natura stessa dell'anima; o, che e 10
Ir o, ne saranno causa le necessit che precedono <la materia>; e cosl
uuta Ia responsabilit ricade sugli esseri primi.
11

"111

"I

I .[Nell'ordine dell'unioerso ogni essere

e buono]

Chi biasima Ia natura del mondo non sa ci che fa, n sin dove arriva
I, sua audcia. Questo avviene perch essi ignorano l' ordine regolare
,Irlle cose, dalIe prime alie seconde alle terze e cosl via sino alle ultime,

312

PLOII

Kal El ~XPl TWV OXTlV. Kal Ws o .0l00pT)TOV[5hois


Xdp.
TWV rrpWTlV. rrpws <J\J')'XlpT)TOVTfl rrdvnov 4>OOEl
6loVTa rrpOs T rrpWTa rraOO~EVOV Tils Tpa-r4J8las TWV 4>0[3!(l4.

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lla-rElELV -r)'palTTaL. El SE ~" [3oOVTaLTODTO -rnv. 11.

313
111111he non bisogna biasimare [5] degli esseri perch sono
I prtmi, ma accettare
benevolmente
Ia natura di tutti gli esseri
I,. \lI imi e lasciando da parte Ia tragedia degli eventi terribili
11.111111loro opinione avvengono nelle sfere del mondo, che a
I .1t 111 ogni cosa gradita. Che hanno esse di terribile per
I 1\ 1101 coloro che ignorano le ragioni e non sono istruiti nella
1I ,I ci ntifica ed armonica -cdelle cose>?
I1I i loro corpi sono di fuoco, non si devono per spaventare,
111I Iuoco e proporzionato
all'universo
e alIa terra; bisogna
I 11111I.iderare le loro anime, per le quali anche i nostri avversari
.. ,,,,,,.,,111di ivervalore. Eppure i corpi stessi-cdelle sfere> sono distinti
I 10I Ila e [15] bellezza,
agiscono insieme e con Iaborano coi
.r"""",vlll nururali che non potrebbero
prodursi se non ci fossero le
I 11111, completano I'universo, di cui sono parti importanti.
Se
,"111 vulgono pi degli altri animali, tanto pi valgono i corpi
I ,Ir
non sono nell'universo
per esserne tiranni, [20] ma per
I 11"
rdine e regolarit.
, 11I pensare che gli avvenimenti che si fanno derivare da questi
1,1 1111 soltanto segni degli accadimenti futuri e che e differenze
I 1Iprovengono
dai casi - perch non e possibile che i medesimi
11\I 111 i giungano a ciascuno -, dalle circostanze della nascita, dalIa
I uz, dei diversi luoghi e [25] dalIa disposizione
delle anime.
tn 110bisogna esigere che tutti gli esseri si ano buoni, n <convieI . ,li h cio e impossibile, abbandonarsi
alIe accuse quaIora si esiga
,ti
s nsibili non differiscano
in nulla dalIe intelligibili; bisogna
I I h il male non e che affievolimento
della saggezza e diminuzio'I I iva e continua del bene; [30] sarebbe come dire che Ia natura
I11 II P rch non e anima sensibile, e cattiva Ia sensazione perch non
"11 .Altrimenti
essi saranno costretti ad ammettere dei mali anche
""11 li 1 intelligibile;
infatti l' Anima e inferiore alI'Intelligenza
e
111 nza a un altro principio.
I

I1
I

ItJf.:f.ezza

e superiore

alie

praticbe

magiche]

imrnettono anche in altro modo che gli esseri superiori non


I "li. Quando essi compongono
magie da indirizzare a loro e non
1I 11111ull'anima, ma agli esseri ad essa superiori, essi non fanno che
" 111 parole per incantarli, affascinarli, commuoverli;
[5J forse
I. 'IU) he essi obbediscano alla loro voce e ne siano attratti, purch
/tllll
a un po' I'arte di cantare in un certo modo; di gridare, di
1111 ,di soffiare, si conoscano insomma tutte le pratiche, di cui e
111111 he hanno potere magico nel mondo superiore.
Se essi non
111111 affermare
tutto questo,
come alIora esseri incorporei
"1111 bbero a delle parole? E cosi proprio con quelle teorie, con cui

314

PLOTI

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OOOE:V
[45] yp liv lTov' ono ypf lTEPL airrwv yHV l~LII
lTplTOL.

l1

il

l1

l1

il

315

.", .",1",11I r ndere pi autorevoli [10] i loro discorsi, tolgono agli

'I"

il

l1

I,

15. 'EKElvo 8E: ~LaTa &l ~r, avevHv l~s, rt 11"


lTOLOOOLV
olrroi ol yOL ds Ts !JsUXs TWV KOUVTWVKa\
KOO~OUKaL TWV EV airr4) KaTa<t>poVElVlTHa6VTwv. ~UOlV yp O/i!',
alpaEWV TOU TUXElV TOU TOUS,~lS ~E:V[5] rs l80vr,v TlII
aw~aTOS' TOS'TL6E~VT)S,hpas SE:TIlS TO KaOVKal nlV di
alpou~VT)S, ots Kal EK 8E:ou KaL ds 8E:ov vT]PTllTaL l pEI ,
Blb, EV aolS 8E:WP"TOV, ~E:V 'ElTLKOUposnlV rrpvoicv dv

ri ogni valore senza che essi se ne accorgano.


di liberarsi dalle malattie, avrebbero ragio. ,I
ro fare mediante Ia temperanza e un regime regolare di
'111I filmo i filosofi; essi invece considera no le malattie come
1Ili miaci e [15] si vantano di poter cacciarli con formule e come
1I ti I ono, credendo di essere cosi pi autorevoli presso il volgo
I. I Ir empre estatico di fronte alle potenze magiche; non potranno
I I rsuadere Ia gente assennata che le malattie non abbiano le
11
Ilt lIe fatiche, nella sovrabbondanza
o nella deficienza, nella
,li /207 cio in trasformazioni
che hanno ilIoro principio o
I. 11110 <di noi, Ne e prova il trattamento delle maIattie. Un
I' , 111111 pozione o un saIasso fanno uscire Ia malattia, Ia dieta ci
111 questo caso il demone avrebbe fame e Ia medicina [25] 10
I' 11" ,ed esso talora uscirebbe
d'un tratto oppure rimarrebbe
'1 (' so rimane ancora dentro,
come si pu guarire finch
I, urro? E se parte, perch se ne va? Che cosa ha sublto?
dir, esso era nutrito dalla malattia.
(1,11" Ia malattia era altra cosa daI demone. E poi, se esso entra
I,. 111111 'e ancora causa <di malattia>, perch [30] non si e sempre
,
i1 demone entra> solo quando c' gi una causa, che
,.rI.l,u.
'
di esso per spiegare Ia maIattia? Quella causa sufficiente
III1I Ia febbre; ed e ridicolo ammettere che, apparsa appena Ia
I 'I' IIU tosto con lei un demone per assisterla.
I" I hiaro come e perch essi dicano tutto ci: [35] a questo scopo
1,1 \I no ricordato Ia loro dottrina sui demoni. Le altre cose le lascio
1
.uninare direttamente sulle1oro opere; cosi potrete compren'1'1 I11 IILtoche il genere di filosofia, da noi perseguito, fra gli altri
I. 1II1I1IndaIa semplicit dei costumi [40] e Ia purezza dei penII 11' austerit non l' arroganza, ci ispira una confidenza accomI .11 ragione e da molta sicurezza, da prudenza
e da massima
I' une: e cosi si dica per altre corrispondenze. La dottrina degli
I
j
ppone del tutto alla nostra; [45] perci rni conviene non
I 11 \lill di essi.
11<

11" 1111 ioi pretendono

11.1

degli Gnostici

e inferiore

a qaella di Epicuro]

I deve sfuggire specialmente I'influenza che esercitano i loro


persuasi a disprezzare
I.,
i che v'ha in esso. Ci sono due dottrine riguardanti il
,lIlIl'nto deI fine: l'una [5] pone il fine nel piacere del corpo,
I I I isce I'onest e Ia virt; il desiderio che ne sentiamo viene da
Ilunisce aLui; altrove!" vedremo come. Epicuror"
negando Ia
I, 11/.1 consiglia di ricercare il nostro soddisfacimento nel piacere,

" I

I ull'anirno degli ascoltatori chevengono

316

PLOTI

nlV 1')OOvTtV KaL TO f)&0'6aL.


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'TTapaKEfnav
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ov

I AI)!, 119, 1516

317

osa che ci rimanga. [10] Ma Ia dottrina di costoro e ancor pi


Iria poich offende il Signore delIa provvidenza e Ia provvidenza
,I oltraggia tutte le leggi del nostro universo, getta il ridicolo sulla
111ti lIa temperanza, da tanto tempo onorata, e per non lasciare al
1111universo nessuna cosa bella, [15] elimina Ia temperanza e insie1,1giustizia innata nelle anime e perfettibile mediante Ia ragione e
Il izio: distrugge
insomma tutto cio per cui 1'uomo pu diventare
lI), E cosi a loro non rimane che ricercare il piacere, pensare a se
. f uggire Ia societ degli altri uomini [20] e pensare solo al proprio
I I
e, ameno che qualcuno di essi non sia per natura superiore a tali
.111111
: per essi non v'ha pi nessun fine onesto, ma qualcosa d' altro
1'1 I eguire. Eppure, a loro gi possessori di una conoscenza
non
.111eva che partire di qui per proseguire; e proseguendo essi avrebli' rnggiunto gli esseri primi poich essi procedono
da una natura
11I: 125] appartiene a tale natura intuire cio che e onesto, poich essa
1"1 zza i piaceri del corpo. Ma coloro che non partecipano delIa virt
'li p() sono certo anelare alle cose superiori.
N 'prova il fatto che essi non hanno mai formulato una dottrina
li. virt, ma 1'hanno del tutto trascurata; non [30] dicono n ci che
,n quante sono le sue parti, ignorano quanto di belIo hanno
11111u ci gli antichi, non <dicono> come <Ia virt> si acquisti e si
f j.\ga, n come si guarisca e si purifichi
l'anima. Non basta dire:
.1111da a Dio, se poi non s'insegna come si debba guardare aLui. Che
I mpedisce infatti, potrebbe
dire qualcuno, [35] di guardare aDio
11.1 tenersi dal piacere o senza reprimere rira, di ricordare contiI 11ftnte il nome di Dio, pur rimanendo
in dominio di ogni passione
I /.11
[ar nulla per liberarsene? Soltanto Ia virt progressiva interiore
11 uuna e accompagnata dalla prudenza ci rivela Dio14}:senza Ia virt
01 v .ra Dio non e che vuoto nome.
te.

I I

le :hi disprezza il mondo sensibile non e saggio]


Non si pu dunque diventar buoni disprezzando il mondo, gli dei
I 110in esso e le altre cose be1le. Infatti ogni malvagio disprezza
1111110
gli dei; e se egli da principio non li disprezzasse e non fosse
111rltri aspetti [5] malvagio, 10 diverrebbe proprio per quel disprez,'emore che essi dicono di rendere agli dei intelligibili e prova
11111 renza; infatti ch porta amore a qualcuno, ama anche tutto ci
I congiunto; si amano i figli quando si ama illoro padre. Ebbene,
nl unirna viene daI Padre intelIigibile. E le anime [10] degli astri sono
11, nti, buone e pi de1le nostre a stretto contatto con gli Irite1ligibili.
111 potrebbe esistere il nostro mondo se 10 si tagliasse fuori daI
II.!O intelIigibile? Come esisterebbero gli dei che sono in esso?
1\ he prima 10 abbiamo detto":
ora diciamo che essi, poich di-

318

PL II

KaTacj>povouvns, Tl 1lT)SE:cKLva Iocotv. ' li )...yCJt,'ElTfL 1I


KaL TO rrpvoicv 11118llKVElO&1l s T Tfj& 1\ s TlOUV, I
d!C1EI3lS; TIWs SE:OVllcPwVOV "aUTlS;A.YOOOlyp ailT(~v rrpoi ,
au IlVWV, TITEpa SE:KL yEvOIlVWV li KaL v6& VTWV; El li
yp KEl, lTWs f)90v; El SE: v6&, lTWs lTl dOLV v6&; 11
SE:ou KaL aUTs [20J OTlV v6&; TI66E:v yp yvWcrHal, rt I
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KlVloETal,
WcrTE pGlv OVlllTaVTa IlEV T V alcrOr]T4) I
OVlllTaOaV SE: OWIlHpLav KaL Tf}V IlqT)V EUTatav TaITlj11
TO 1lcj>alVIlEVOV v TlS do-rpoi EtOS KaL rrppoev 00011'
VTEU9Ev v9uIlLTal f, KaL Of3as aUTOV aIlf3VEl, [55J ola de/!' ,
K dpa OTE TaDTa KaTEVT)OEV,OTE KElVa d&v.

319

lI.

I (' eri imparentati con quegli Intelligibili, riconoscono


P Ir le. [15J Come pu essere piet il negare che Ia provli I li nel mondo e in ogni cosa? Come pua essere coerenza
"(Rlti dicono che <Dio> sia provvidente solo per loro:
111111 . si erano lass, o anche ora che sono quaggi? NeI primo
1111 discesi? NeI secondo, come rimangono
quaggi? E
".'''1-111,,1
1)10
stesso [20J non e quaggi? Altrimenti, come saprebbe
\1111 quaggi? Come saprebbe che essi, quaggi, non 10 hanno
"11'./1111,
11I
non sono diventati cattivi? <Ma> se Egli conoscesse
I, 111 11 ono diventati cattivi, conoscerebbe anche quelli che 10
, I I 11, per poter distinguere questi da que11i. Egli e dunque
1111111 gli esseri ed e nel nostro mondo, [25J qualunque sia il
I 11 I ua esistenza>: il mondo dunque partecipa di Dio. Se Dio
\1 "111 ndo, anche da voi sar assente e cosi voi non potrete dir
I 1111, 11 . degli esseri che vengono dopo di Lui.
I. I, pr vvidenza si estenda dilsinoavoi,osia
come voi volete,
\1 I1 mondo possiede qualcosa di Lui, non e mai abbandonato
1111110
ar. La provvidenza guarda pi al tutto che alle parti e
.1 I'l'utto ne partecipa di pi: 10 prova sia il fatto che il mondo
1I 1111 he questo essere <dei mondo> e accompagnato da sag11 1111 questi insensati, che si proclamano superiori alla saggezza,
1\1 "11 e saggio come l'universo? Simile avvicinamento e ridi\1 .1 lu go [35J e, quando non lo sifaccia perun bisogno polemiI
nte da empiet; anzi
empio solo il porre il problema,
lilllli.1I rhi e cieco e non ha n senso n intelligenza, ma e rnolto
I , \111
ontem plare il mondo intelligbile, poich nemmeno sa
I
r quello sensibile. Qual e quel musicista, [40J che conoscendo
11 I1 11'armonia intelligibile non si commuova nell' ascoltare <un
I"
nei suoni sensibili? Quale geometra o matematico, che
t I rpporti, Ia proporzione e l'ordine, non gode quando pu
1111'1 11 li con gli occhi corporei? Cosi, coloro che nei quadri guar11 I ( i loro occhi le immagini dell' arte non vedono tutti le stesse
" 'Iuclli che nel sensibile riconoscono l'immagine di un essere
"I
ro pensiero, sono per cosi dire turbati quando arrivano a
I I I ti lla realt vera: da questo turbamento nasce l'amore,
,111, vedendo l'immagine della bellezza in un viso, e trasportato
1111.111 ibile14'; ma chi ha un animo cosi torpido [50J e cosi induI ruuo che, guardando
tutte le be11ezze dei mondo sensibile, le
10111111 zioni, Ia sua perfetta regolarit e 10 spettacolo offerto dalle
111 li se cosi lontane, non ammiri n onori, colmo di sacro
'I , [uelle cose e [55J que11e da cui esse derivano?
, rllnra costui non ha compreso le cose sensibili, n veduto quelle
11 \

I1 I,tli.

320

11

PLOII

17. KaLToL, el KaL ~.l.Lodv aiJT<fLs hnJEL nlV TOU OWIJ.U


<l>OOLV,BL6TL I<T}K6aOL m,TlVOS lTo IJ.E~.ulJ(llJ.voUT4) awp"
ola lJ.lT6BLalTaplXEL TU !/su)( - KaL rronv nlV allJ.aTLKTlV<I>
EtrrE XELpova - Expfiv TalTrlv lTEpLE6VTas[5J TU BLavoLq. t&'tll
OLlT6v, a<fxLpav VOT'lnlV TO ElTL T4) KOOIJ.4lEtBos ElJ.lTEPLXO"
!/suXs v TEL, dVEU TWV allJ.TlV lJ.rE90s Boooas KaT
V011TOVEtS BLaTaOLV lTpoararOooas,
Ws T4) 1J.f'Y6ELTOU 'Y
IJ.VOUT4) lJ.EpEl. TO TOU lTapa&LrlJ.aTOS Ls BValJ.LVELaw&f)1'
TO rp EKd [IOJ lJ.ra v 8WIJ.EL EVTaOOa EV rK4l. KaL T
KLVOUIJ.VTJV
TalTrlv nlV O<t>al.paVE[30OVTOvoetv lTEpLarO~l I
imo 6wu 8WIJ.EWS pxTlV KaL IJ.Oa KaL TOSTfjs lTaT)S EX 111
ELTE aTWaav Ws orno KaL do n BLOLKOaT)S,KaWS Civ 1
Ls EWOLav Tfjs T6BE TO rrdv [15} !/suxfis BLOLKOaT)S.'Ev6VTO
11811KaL TO a6llJ.a aTfl, Ws OOOEVCiv lTaeoim)s Boim)s SE {I I
n 1J.1l6IJ.LS <l>66vov EV TOI.S 6wl.s dVQL, EXELV, Et TL V!I
MIJ.~VELV lKaaTa,
OTWS airroiJs BLaVOEI.a6QL KaT K li'
TOOOT4lb BLB6VTas TU TOU KOOIJ.OU!/sU)( BWIJ.EWS, 004> '
OWlJ.aTOS[20J <l>aLv OU Ka1lV oooav ElTOl11aEV, OOOV ~V (11
KaVE06aL, IJ.HXELV Kovs' () KaL aUTO Ts !/suXs 6das r I
KLVd. El 1J.1ldpa aUTOL <t>aI.EV1J.1lKLVda6QL, IJ.11SE8La</>6PlSalu
KaL Ka pv aWlJ.aTa >..AOTWS0V8E 8La</>6PlSataxp KaL "
Em Tll&lJ.aTa 0V8E Ka lJ.a6llJ.aTa, 0V8E 6Elptas [25ITOLVUV' 111
6Eov TOLVW. KaL rp 8L T rrprn TaUTa. El ow 1J.1lTaJTa, 11
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IJ.H' EKEI.Va TOLVW TaJTa KaM. 'A' rcv >J y
KaTa<l>povEI.VTOU TU& Kovs KaWS Civ lTOLOI.EVTOU EV 1111
KaL rWaLL KaTa<j>povovVTES,Ws 1J.1lLs KoMaLav 1)TTa6aL. '
Et8vaL &1., n OUKCiv [30J aEIJ.VVOLVTO,
L ataxpou KaTa<l>pol'll
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KaTa<l>povoooL lTp6TEpoV LlT6VTES Ka6v' KaL
BLan6VTESc; "ElTELTa, n OU Tairrov Kos 1TLlJ.pEL KO\
KaL rrot KaL lTaVTL' d6' n EaTL TOLaJTa K11KaL EV ata 11
KaL TOI.S v IJ.PEL,ola OOLIJ.6vlV,Ws 6aUlJ.aaL [J5J TOV lTElTOL'l
Kal mcrrexrm, Ws EKEI.6EV,KaL EVTEOOEVlJ.lxavov TO EKEI.I(
EtlTdv, OUK EX6IJ.EVOVTOTlV, >..A drr TOTlV ElT' EKdva 1(,1
1J.1lOL80poIJ.EVOVSE TOTOLS' KaL el IJ.E:VKaL T Ev80v 11
aIJ.<Pwva1oLSdVQL rELv' L SE Tdv80vd <PaVM, TOI.S~d,
I

321

, Il/'llc1.1.a e riuelazione dei bello interiore]


ta ti spinti a odiare Ia natura corporea, perch hanno
al corpo di essere un ostacolo per
,lu he ogni corpo e una cosa inferiore, essi dovrebbero
II 111 P msiero l'universo <del suo corpo> e vedere che rimane:
1111 lIi ibile che contiene in s Ia forma del mondo, le anime
11111 I [uori di ogni corporeit, una grandezza proporzionata
e
1"1111 11 110spazio conforme al modello intelligibile, cosi che il
'I "dOIl O si eguaglia per grandezza
alla potenza inestesa del
,-li I 11 , [10 J poich
Ia grandezza intelligibile consiste nella
'111111" sensibile nella estensione. E sia che vogliano conside" f ra come mobile e mossa circolarmente dalla potenza di
"
fi c ntenga il principio, il mezzo e il fine 147 ,sia che Ia pensino
I prr h da potenza divina> ancor non da governa> in
.1~lt'IiIIl' "1' ua altrove, essi avrannoun'esatta
idea [15J dell' Anima che
".lll!i '/111 I mondo!". Ora se si pone il corpo in questa anima cosi
_.,'
,/ .1111 I 111 patisca e dia agli altri esseri ci che ciascuno pu ricevere
,. hr non e possibile attribuirel'invidia agli dei"? -, si avr cOSI
, II 111 del mondo, dando alla sua Anima quanto di potenza e
I" prr far partecipe della bellezza [20J Ia natura corporea, che
111111 bella entro i limiti ddla sua capacit: questa <bellezza>
I, uilme, perch esse sono divine.
I.ltr 'ssero che tutto ci non li commuove e che essi guardano
II I indifferenza i corpi brutti e i belli, con altrettanta indiffe.lovrebbero guardare alla bellezza e alla bruttezza delle
'1' I cOSIpure alla bellezza delle scienze, della contemplazione,
II 11 iesso. Infatti queste bellezze <inferiori> vengono dalla
_11~ a:';i 11 Itnal~o. Se non esistono quelle, nemmeno questa esiste:
'
1111'0 Ia Bellezza superiore vengono le altre.
1111 10
ssi affermano di disprezzare Ia bellezza terrena, essi
1'1 I, -ne se disprezzassero quella dei fanciul1i e delle donne, cOSI
I' 1.1, mdonarsi all'incontinenza.
Ma bisogna sapere DOJ che essi
uurrebbero se disprezzassero Ia bruttezza: essi disprezzano
I" uvevano prima giudicato bello; e <bisogna vedete> anche
1I1( cosi disposti. E poi e necessario sapere che Ia bellezza di
11 11 n e quella dei tutto, e che quella di ciascun essere non e
I li'universo. Negli esseri sensibili e particolari, come nei dmoni,
. \" \I zze che ci fanno ammirare [35J illoro autore e ci fanno

I 11 esse
<vengono> di lass; per loro mezzo ammiriamo
11 11 I della Bellezza intelligibile senza fermarci a queste bellezze
I I 111 I da queste risaliamo alla Bellezza intelligibile, ma non le
11110"1.
Se esse hanno anche Ia bellezza interiore, bisogna
11 I r he l'interiore corrisponde all' esteriore; se sono interiormenI

1'"0

, I IlI0nel46 rimproverare

"'."1''1,

322

PI. II

[40] 'f)MTTooeeu.
Mf)1TOTE" ~ oUSE- EOTlV VTWS Tl Kav 81'
l~w aloxpOv tval Tvoov' ou )'p TO E~W 1Tv Kav, Kpan'JO'(l\'1
lOTl TOi) lvoov. Ol &f: M)'~VOl Kaot. Tdv80v aloxpol JsEi)
TO Uw KOS"'X01.K1lV. EL 8l TlS q,f}OEl WpaKVeu KaoVs 61
VTas, aloxpoVs
st: rdvov, otllaL [45] IlEV airrov Ilr, wpa 1
' dolJ' dveu VOtJ.t(E:lV TOVs KaoVs' L ' pa TO alo 1
airrolS 1TlIcTT)Tov dVaL lCals TTJv q,ow oUal' 1To>-M )'p li
T Iew\laTa tval ~lV Els rOS". T41 ~ 1TaVTl Ka(} VII
fll1T6BlOV ~v tval Ka4! Kal Tdvoov; Knl Ilr,v ots Ilr, Tb T 1
[50] 1TfBwK:fv I; pxt)s r, q,OW, TOTOlS TX' dv OVK fS LI'
TlOS" )'VOl TO, WoTE"Kal </>aOlSlv8lXEOSaL )'EVOSaL, T41 BE: 11111
OVtc ~V 1T0TE"1Tal8l
dTEMl dval oUSE- 1TPOOE)'LVfTO aim 11(
T~ c leal 1Tpoont6E:To ds oWlla. TTeE:v )'p; TTVTa )'p EtX~V. I
0\& Ls JSUXT,V1TOElfV [55] v TlS. El B' pa TOUr6 TLS"a
xaptOaL TO, d' o KaK6v Tl.

w.;

~ 18. 'A' toWS' q,iJoOUOlv fICElVOUS' IlV TOVs )'ous ct> y


TO oWlla 1TOlElV 1T6p~v
Illooi)VTas, TOVs BE: r,llfTpoUS KaT'
TTJV JsUxT,V1TpOs airr41. Torro ~ uoiov dv Elll, Wo1TEp v I
olxov Kaov TOV airrov [5] OLKOVTWV,ro IlEv Js)'OVTOSrr,v kll
OlCfvT,V Kal TOV 1TOlf}oaVTa KaL IllVOVTOS"OX ~TTOV v mJTcjl,
~ Ilr, Js)'OVTOS",d TOV 1TOlf}oaVTa TqvlKwTaTa
1TE110LT)K
1
~)'OVTOSI TOV ~ Xpvov dvalllvoVTos
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MnaL I ou Il11KlTl OlKOU &:f}OOlTO, BE: ooq,wTf pos [10] oT tI'
ftval Kal T0l1l6Tfpos
f6E:lV, OTl ot&: )'ElV fK L6wv dljJ('
TOVs TOLXOUS leal lv OWEOTval Kal 1TOOi)&:lV Ti)s dT) I1
Oltef]OfWS, d'}'VOWv Tl T41Ilr, <j>plV T dva)'Kala
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~
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t&.>v. L 8( [15]Il~lv
IlEv v O<:OlSo~a ExoVTaS" KaTaO'KEOO I
imo Jsuxtis d&:q,11s d)'aaT;s 1TOr,VBwalllv
ds TO BlllllOUP
d1T6VlS' lxoOT)s. "H d&:<PoVs IlV Kal TOVs </>auoTTOUS dllll
1TjX>Ofw!1TflV, f}l.ov 8( Kal TOVs V T4> oUpavtf> d1TalOooLV d&'Nj.
)'ElV oW TTJV KOOlloU JsuxT,V
[20] OTtJ.an llaLVOtJ.\Il <l>a /.
IlV ow VTas o ~lllTOV fls ouyyvElav OUV1TTEl~: d)'(J( .\
BE: )'f~IlVOUS' ~al Ilr, oWllaTa VTa,S, d JsuXs lv O'o'lpll
Kal OTWS OlKElV BuvaIlVOUS' V aUTolS", Ws )')'UTTW I1,
Oltef]OfWS Jsuxtis ro 1TaVTOs V OWllaTl TW ol. "EOTl BE: 1 ti
TO Ilr, [25] KpoJflV, 1l11~ imaKoflv TOlS lw~v
1Tpoo1TL11TOI'I

323

111111 .1/111

no inferiori nella loro parte migliore. [40] Per non


un essere realmente bello estemamente sia interiormente
I I \n non pu essere bello del tutto, perch
domina to
_.'hli:iI, 01'1". te persone cosiddette belle, ma brutte nell' anima hanno
I 1, 11zza estema. Se qualcuno dice d'aver veduto gente
,fiH I, 11 con un'anima brutta, io penso {45] che egli non abbia
I' I. one realmente belle> e abbia una falsa opinione della

"#!!i "I'pllre, Ia bruttezza interiore s' aggiunta dopo in esseri


1111.11,1111ru belli.
111111 f t t isono gli ostacoli di quaggi che impediscono di artlvare
1"11 . Ma che cosa impedisce all'universo, che e bello, di
!IIm' 'li, he Ia bellezza interiore? Gli esseri, {50] cui Ia natura non
11 in da principio
di arrivare alloro compimento, possono
1Itl',,"!I!I~111I III non arrivare al loro fine, sicch possono diventare
I . i; ma l'universo non e come un fanciullo ancor tenero, cui
rll I!!11I('I( libero progressivamente delle parti per costituime il corI,I <verrebbero queste parti>? Esso infatti comprende tutte

si pu parlare di sviluppo progressivo dell' anima. {55] E


( ncedesse loro questo, nulla di ci sarebbe cattivo.

110

11./111. biamo odiare il mondo sensibile]


. i diranno che Ia loro dottrina allontana daI corpo o 10 fa
1111ntre Ia nostra legherebbe l'anima al corpo. E come se due
1,11 I sero Ia stessa bella casa; [5] l'uno critica Ia costruzione e
1111111 e non di menoci rimane;l'altroinvecenon
critica, ma dice
" 1111 uo l'ha costruita con molta arte e attende il tempo in cui se
I, non avendo pi bisogno di casa. TIprimo pensa di essere il pi
I1 (11 jJ meglio preparato a partire perch sa direi che i muri sono
111'1 ti e di legno senza vita e che <Ia casa> e molto inferiore alla
, " gnorando cosi di distinguersi <dal secondo> in quanto non
"1 ,I
ose necessarie; ameno che egli non abbandoni ogni sdegno
"'1 111) animo sereno Ia bellezza delle pietre. E necessario (15] per
1,.1,
bbiamo un corpo, abitare in case costruite da un'Anima
orella <della nostra> che ha il potere di creare senza fatica.
1111 ) non disdegnano
di chiamare fratelli gli uomini pi vili; ma
IHlIl degnano dei nome di fratelli il sole, gli astri del cielo e
1111.1,1 mondo, {20] con Ia loro bocca folle'~2? Non e giusto che i
'1,1 ",hiano diritto a questa parentela, ma coloro che sono diventati
I
non sono pi un corpo, ma un' anima in un corpo, e possono
I I 'I c si da essere pi vicini alla dimora dell' Anima universale nel
I d lI'universo.
" 10 ignifica {25] non retrocedere, n soggiacere alle impressioI

324

325
PL 111

lBlow f) pllllvolS, IlT}B' El Tl aKT}p6v, TapTTEaeal,


'EK((VT) I'
ow o lT~TTETal' O yp lXEl imo TOi)' lllELS BE ll()& ',
PET'J Ts lTT}ys lTw60LIlES' dv 1'jBT}imo IlEylSoUS YVWIlT}
IlEV EMTTOUS, Ts BE oSe: [30JrrT}TTOOOas imo taxos YEvoll 1 ,
'E'Y'YUs BE YEV61lEVOl TOU lT~KTOV Illll0LIlES' dv Tlv
alllTaVTOS I/Jvx,;v KaL Tlv TWV aaTplV, EtS E'Y'YTT}TO
Il0l6TT}TOS e6VTES alTEBolllEV dv lTpOs TO aTO Kal T /,
dv EV Slq. Kal llllv ElT} aTE KaWS Kal aTols lTapEaKEooall1l
q,OOEC1l Kal [35] ElTlllEdalS'
Tols BE Ee pxr;s impXEl, 00
el 1l6VOl yOlEv SEwpElv Bvaa8al,
lTMov dv 8EwpElv ao,
yLVOlTO, oS' Tl aTols q,aalV EtVaL E~EMv lToeaVOOOl, I
BE Il~, Et TOV opaVOV KOOIlOOOlV' lTElpLq. yp dv TOi) lew ~
lTOTl EaTl TOTO dv MyOlEV Kal TOi) V Tp6lTOV I/Jvx,; [40] lTOV,
ElTlllEE1Tal l T}TOi) l/Jxov. "EeEC1TlV ollv Kal Ill q,lOOWIlO,
Kal Ka8apols yLvEC1Sal Kal TOU SavTov KaTaq,povElv xol T dp I
dBlval KKElva BlWKElV Kal Tols clOlS Tols BwallVOlS BL(:'
xal BlWKOOOlV Et IlTl q,SOVELV Ws O BlWKOOOl, IlT}BE TO 0//'
lTaXElv [45] Tols otollvolS
T claTpa IlTl 8Elv, Tl aT I
ala8T}alS aT<VaL aT MYEl. l TOTOyp Kal aTol OKoI I'
T lew ~MlTElv Tlv TWV claTplv q,OOLV,Tl OX pWal Tlv tjJu
aTwv lew8Ev oooav,

placevoli della vista, n turbarsi se avviene qual cosa di


M, l'Anima dell'universo non pu essere turbata; non c'
, '. I 11 Ia possa turbare. Noi, quaggi, respingiamo
con Ia virt
'I "\

~1

."\li!11

rendiamoli meno forti con grandi pensieri, [30] sl che


ui sotto Ia nostra forza. Avvicinatici cosl agli esseri
I I, 1\ i imiteremo I'Anima dell'universo e quella degli astri;
\1110
ll'Identico, tenderemo allo stesso punto e contempleree, perch ci saremo bene preparati con Ia nostra natura
forzi.
I' I posseggono -cquelle cose> sin da principio. Se essi
1,"" di ssere soli nel poter contemplare, non acquistano con cio
I 'li 1'111ampia, nemmeno se dicono di uscire <dai corpi> dopo
I I lU! ntre non usciranno le anime degli astri, che governano -cil
-'~"""I"I" I mpre. Infatti essi non sanno che significhi esse r fuori
I'" n sanno in che modo l' Anima [40] universale governi Ia
.1 li sseri inanirnati'". Si pu dunque non amare il corpo,
'1111, di prezzare Ia mortc'",
conoscere gli esse ri superiori e
111. IlZ0 odiare insieme gli altri esseri che possono ricercarli ed
'li III li ricercano, senza dire che ne sono incapaci e senza cadere
li"
di coloro [45] che credono nell'immobilit degli astri, poiI" " zi ne li mostra tali. Perci essi credono che Ia natura degli
111 lU 11 mpli le cose esterne, poich non vedono Ia loro anima che
I 111/,

tillll"

1111

1,11' .

terno,

326

NOTE A ENNEAIlI

111

11 01 molti editori
11" olo l'ultimo

1
2

Cfr, Platone, Timeo, 41 B 4.


Cfr. Aristotele, Metafisica, t:. 6, 1016 b 31-32; IA generazione e Ia corruzione, 111

338 b 13.
, Cfr, Platone, Timeo, 33 B 2-4; Aristotele, li cielo, A 9, 279 a 23-28.
Cfr. Platone, Timeo, 92 e 2-6; Aristotele, IA generazione e Ia corruzione, B 11, I
b8-9.
.

, Cfr. Aristotele, Politica, H 4, 1326 a 32-33.


6 Cfr. Platone, Repubblica, 530 B 2-3.
7 Eraclito,
fr. B 6.
8 Cfr, Aristotele,
li cielo, A 3,270 b 21-22.
Cfr. Platone, Timeo, 30 B 4-5.
10 Cfr. Aristotele,
Meteorolagici, A 3, 340 b 23; 4, 341 b 22.
II Cfr, Enneadi,
119, 4 e 9, 6.
12 Cfr. Platone,
Timeo, 69 e 3-5.
Cfr. Platone, Timeo, 41 A 7-8.
1. Cfr. Platone, Timeo, 31 B 4-8.
" Cfr, Platone, Timeo, 56 D 1.
16 efr. Platone,
Timeo, 32 B 2-3.
1)

Anassagora,
Cfr. Platone,
19 Cfr, Platone,
20 Cfr, Platone,
"efr. Platone,
"efr. Platone,
"efr. Platone,
efr. Platone,
" Cfr. Platone,
26 Cfr. Platone,
27 Cfr. Platone,
17

18

2.

28

327

INNI'ADI.1l

fr. B 12; A 41.


Timeo, 31 B 5.
Timeo, 59 B 1-4; Aristotele, Meteorologici,
Timeo, 31 B 5 -6.
Timeo, 32 e 2-8.
Timeo, 39 B 4-5.
Teeteto, 208 D 2; Repubblica, 616 E 9.
Timeo, 58 e 5-7.
Timeo, 45 B 4-6.
Timeo, 31 B 6.
Timeo, 60 B 6.

t:.

10,389 a 7-9.

Cfr. Enneadi, 119, 2 e ).

112

in continuazione
deI capo 12. AlIa fine del capo 5 viene
periodo (<<
... come prove per analogia?).

11 WP 11543.
" l'lunne, Timeo, 41 A 8.
I! , IIII/'adi, I 8, 12.
I! l'I~,one, Repubblica, 616 e 4.
., 1'1~lOn , Timeo, 69 e 5 - D 3.
" 1'1uone, Repubblica, 617 E 3.
" 1'1 , n , Teeteto, 176 A 8 - B 1; Fedone, 67 B, C.
" 1'1 rene, Timeo, 47 E 5.
" I'llIon .Simposio, 202 D 13.
I 1'1 rone, Repubblica, 411 B-C.
" Ali, tele, Fisica B 2,194 b 3; Metafisica, e 8,1049 b 25-26.
I, 1'1 rone, Fedro, 246 e 1-2.
I, .11111, rr. B 11.
" l'Luone, Pedro, 246 E 6.
I, I'hllon .Fedone, 65 AIO.
" 1'1011
one, Repubblica, 617 D- E; 620 D- E.
I, l'l.uone, Fedro, 248 A 2.
I. " rorele, Uanima, A 1,403 a 11.

" I nneadi, I 1.
" 1'1uone, Fedro, 246 e 1-2; cfr. Enneadi, 11 3, 13.
I, I'h"one, Timeo, 43 e3.
I, I'lurone, Repubblica, 342 B 3.
I, 1'1",one, Timeo, 53 A.
,1110, Ir. B 10.

I"

rnun greco e )./yy0t;: il quale, oltre a significare


li'" , definizione, ecc. va reso con ragione

discorso, ragiona~ento,
formale, forma razionale,
uunale (Harder, Formkraft; Armstrong, rational forming principie; Ferwer",llwS'';lIsefJ e denota, in Plotino, quel principio subordinato che, discendendo
1IIII/iona come arto dell'anima e come collegamento dell'intelligibile e dei
,,"11 ndo cosl possibile Ia costituzione dell'universo. Cfr. F. Turlot, Le lagos
r\,udes philosophiques
(1985),517 -528.
, l'l.llone, Fedone, 109 e 2; SVF 1105.
, 1'1.11ne, Timeo, 92 e 7.

,. Cfr, Platone, Timeo, 34 A 4; Aristotele, L'anima, A 3, 407 a 16 ss., b 6 ss.


)O Cfr, Platone,
Timeo, 30 B 9.
)l Cfr. Aristotele,lI
cielo, A 9, 279 a 17-18.
)2 Cfr, Aristotele,
L'anima, A 3, 407 b 2; Il cielo, B 1,284 a 27 ss.
Cfr. Platone, Timeo, 37 e 2.
,. Cfr, Platone, Timeo, 40 A 8 - B 2.
" Cfr. Platone, Timeo, 36 E 2.
'6 Cfr, Platone, Parmenide, 146 A 7.

113
Cfr. Enneadi, III

1,5.
Empirico, Contra i matematia, 5, 14.
,. Sesto Empirico, Contra i matematici, 5, 15.
'7

'8 Sesto

40

11 brano che va da qui (<<Lafaccia oscura della luna ..) sino alIa fine dei CIII'

. " rotcle, Fisica, A 9, 192 a 31; Platone, Timeo, 49 A 6.


.'lIId: cfr. SVF I 85 e 87; 11 316.
\ VP 11 309 e 326.
11 rotele, Meta/isica, Z 10, 1036 a 9-11; H 6,1045 a 33-35.

, nneadi, 114,5.
, nneadi, V 9, 3-4.
Ati , tele, Metafisica, t:. 28, 1024 b 8-9.
I. 1'1 rone, Repubblica, 508 B 1-3.
li "li ri: cfr. Enneadi, 11 4, 1.
I, A""otele, Fisica, r 2, 201 b 19-28.
I. Ali I tele,FisicaA7,I90b20.
11 , tele, Il cielo, r 8, 306 b 17.

ao Anassagora,fr. B I; cfr. Aristotele, Metafisica, A 7, 988a27;A 2,1069b20


A 4,187 a 22-23.
li Anassagora,
fr. B 12; cfr. Platone, Fedone, 97 A - 98 C.
112 Anassimandro,
fr. B 1.
8J Cfr. Aristotele,
Fisica, r 5, 204 a 8-12; 7, 207 b 28-29 .
Filolao, fr. A 29; Empedocle, fr. B 109; Democrito, fr. B 164 .
.,cs. Platone, Timeo, 52 B 2.
86 Cfr, quanto si dice in questo stesso capitolo.
., Cfr, Enneadi, 11 4, 12.
Cfr, Enneadi, 11 4, 12.
efr. Aristotele, Pisica, to 7, 214 a 13.
so efr. Aristotele, Fisica A 4, 187 a 17; r 4, 203 a 16; Metafisica, A 7,988

\ I 11479.
I'llInn .Simposio,
I nnradi, 117,2.
II/I/I'od,; V 3, 3.

11,

Cfr. Enneadi, 11 4, li.


" Cfr. Enneadi, 11 4, 10.
.}Cfr. Aristotele, Fisica, A 9, 192 a 3-4.
Cfr, Aristotele, Metafisica, Z 5, 1030 b 30-31.
.,ce. Aristotele, Fisica, r 5, 204 b 23.
96 Cfr. Platone,
Sofista, 258 E 2-3.
'TI Cfr, Platone,
Simposio, 203 B 4.
Cfr. Platone, Repubblica, 509 B 9.

115
Cfr. Aristotele, Categorie, 10,73 a 30-31.
100 Cfr, Aristotele,
Pisica, r 1,201 a 30.
101
Aristotele, Metafisica, H 4,1044 b 7; li cielo, A 3, 269 b 29-31; 270"
102 Cfr. Platone,
Timeo, 52 B 7.
10} Cfr. Platone,
Fedro, 245 e 9.
104 Cfr. Platone,
Sofista, 256 D 5-6.
101 efr. Platone,
Repubblica, 382 A 4; Sofista, 254 D 1.

ce.

116
106
107
101
109
110
111

Cfr. Platone, Solista, 254 D - 255 A; 237 D 3.


Cfr, Aristotele, Metafisica, A 9, 990 b 34 - 991 a 1.
Cfr. Aristotele, Meta/isica, to 14, 1020 a 33 - b 3.
Cfr, Aristotele, Etica a Nicomaco, A 4,1096 b 23.
Cfr. Enneadi, 11 6, 2; VI I, 10; 2,14; 3,15; 3, 17.
Cfr. Platone, Lettera VII, 343 e 1.

112

Cfr. Enneadi, V 2, 2.

11}

Cfr, Platone, Sofista, 248 A 11.

11.

Cfr. Aristotele, Metafisica, Z 3,

1029 a 16-19; Sesto Empirico, Scbizxi P"","

III39.
111
116

Cfr, Aristotele, Metafisica, Z 3,1029 a 29-30.


Cfr. Aristotele, Categorie, 8, 10 a 14-16.

117
117
111

efr. SVF 1102 e 471.


Anassagora, fr. A 54; Democrito,

fr. A 64.

175 D 6.

II/I/I'od,; V 5, 13; Platone, Filebo, 60 B 10.


I 'huone, Pedra, 246 e 2 .
l nneadi, 11 9, 11.
I'llIune, Repubblica, 514 A ss .
I'I rone, Fedone, 81 D - 82 A; 111 D - 114 B.
l'lutone, Timeo, 39 E 7-9.
1'IIIIlOe, Repubblica, 517 B 5.
l'I,lIone, Teeteto, 176 B 1.
I nneadi, 11 9, 3 .
I'llIone, Leggj, 828 D 4-5 .
I'hllune, Fedone, 67 D 1-2.
I'1,11me, Timeo, 36 D 9 - E 1.
I l'I,lIone, Timeo, 37 e 6-7 .
I l'Luone,
Epinomide, 983 E 5 - 984 A 1.
l'lutone, Fedro, 246 E.
I'l.u ne, Repubblica, 426 D 8 - E 1.
1'1,11ne, Repubblica, 595 B 9-10.

'1

1I

329

NI AI 1,11

328

I nneadi, II 9, 4 .
I 8, 1.
1''' 11m, Epistola IIl.
ft I'I"tone, Teeteto, 176 B.
I, linneadi, II 9, 3.
I, I'llItone, Fedro, 251 A 2-3.
ft I'lu ne, Fedone, 65 AIO.
ft I'lIlIone, Leggi, 715 E 8 - 716 A 1.
ft I'lmone, Timeo, 36 D 9 - E 1.
I, l'lutone, Fedro, 247 A 7; Timeo, 29 E 1-2.
10 l'lutone, Simposio, 211 e 4-8.
ft l'lntone, Repubblica, 509 A 6.
I , ti 1110,fr. B 92.
ft Plntone, Timeo, 43 B 7 - e 1.
ft "IGtone, Pedro, 246 B 6.
10 l'latone, Fedone, 68 C 1.
I I "'I/Icad,;

ENNEADE III

Ou yp ~l'lTOTf Kq,yrJ ~l1SE-v TO


Tax9v (V T41 TOl! 'ITaVTOs JJl.i.41.
"Eo-ri SE- OU 8l nlVO (halav
TlS
oU8E & nlV vo~lav

v6~os.
Nulla sfugge all'ordine scritto nella
iegge dell'universo, L'ordine non
nasce dai disordine, n ia legge
dall'illegalit,
ill2,4,25-27

II
333

111' DI ENNEADI, III


1:li

lIudite e I'anima dell'universo -4. Ogni anima genera il suo Eros secondo
I 01 natura - 5. Eros non e il mondo sensibile - 6. L'anima pura genera iI
1111
Ero -7. Eros e aspirazione perenne - 8. Afrodite e I'anima di Zeus I I'or s e iI complesso delle ragioni che sono nell'Intelligenza

II

, I'lmpassibilit

CONTENUTO DELLA ENNEADE III

1. Ogni evento accade per una causa -2. Le cause sono molte e di varu I
- 3. La teoria degli atomisti e assurda - 4. Tutte le nostre azioni, 111'
cattive, derivano da noi - 5. Contro le teorie astrologiche - 6. I mo\ li'
astrali hanno un puro valore analogico - 7. Contro il monismo stoirn
necessario ricorrere ali' anima come autodeterminantesi - 9. Soltamo I
pura determina se stessa - 10. Le azioni migliori vengono da noi

11

2 (47) La provvidenza,

I
I,
'I

~II

1I

libro primo

1. La provvidenza universale e Ia conformit dei mondo all'Intellipru


L'universo sensibile partecipa di Intelligenza e ragione - 3. Bisogna 11
all'universo nella sua totalit - 4. I conflitti nell'universo obbedisconu
legge - 5. I mali esistono quaggi in funzione dei bene - 6. Dubbi 1111'
provvidenza - 7. Ogni cosa occupa il suo posto nell'universo - 8. 1,11
comandano per Ia vilt dei loro sudditi - 9. L'uomo occupa nell'um
posto che ha scelto -10. L'uomosi muove Iiberamente nel mondo d ,li,
- 11. L'universo e, nella sua struttura, pluralistico - 12. Ogni anirn t
il posto che le e dovuto -13. GIi eventi nel tempo accadono secondo 111
- 14, Soltanto nel mondo dello spirito ogni essere e tutti gli essen
I
gnificato dei conflitti nel mondosensibile -16. L'unit della ragione t t
deriva dai contrari -17. La parte delle anime nel dramma dell'univc
Tutte le anime, neU'universo, sono parti della Ragione

3 (48) La provvidenza,

libro secondo

1. Tutto deriva da un'unit e tutto vi ritorna - 2. C' un grande Il '111


,
cui dipendono tutte le strategie? - 3. E' conforme alia natura chr 111
esse ri non siano eguali - 4. Gli esseri inferiori deviano facilmente li 11
retta - 5. In alto Ia provvidenza e provvidenza, in basso e desun
"L'analogia contiene tutte le cose" - 7. L'universo e costituito oull'
dalmeglio

"

I
I

4 (15)

n demone

che ci

e toccato

li
"

5 (50) Eros
1. Che cos' I'amore? - 2. Due sono le Afroditi: Ia terrena e Ia lI'l,

Jj~

I 'l'I 'rnit e il tempo


I I,, '0 'e I'eternit? -2. L'eternit non e I'Intelligenza -3. L'eternit e Ia
" 1" -na, intera e indivisibile - 4. Eternit vuol dire essere sempre - 5.
'I' Illit e Vita infinita e completa - 6. L'eternit e presso l'Uno e resta
1\I1tiO - 7. 11tempo e il movimento - 8. II tempo non e movimento ma iI
, 1111
-nto e nel tempo - 9. 11tempo e Ia misura dei movimento? - 10. 11
"1"1 una conseguenza dei movimento? -11. li ternpo la vita dell'Anima
I \I tempo e stato generato dall'Anima insieme con I'universo - 13. 11
"'1'" ( nell' Anima universale e in tutte le anime

untura, Ia contemplazione

e l'Uno

I I ,ti uzione tende alia contemplazione - 2. La natura e un logos che


, ..li" -un altro logos - 3. Anche Ia natura e contemplazione - 4. La natura
'"l1l11plazione silenziosa e oscura - 5. La contemplazione della parte
111".dell' anima e pi debole - 6. La contemplazione e iIfine di coloro che
, ,,,,") - 7. Sono amanti coloro che vedono una forma e tendono ad essa
I 'huelligenza, quando contempla l'Uno, non 10contempla come uno111',111ipioprimoepiusemplicedell'Intelligenza
-10. L'Uno lasorgente
li'
di tutte le cose - 11. AII'Uno non si deve aggiunger nulla col pensiero

.11

in sorte

1. li movimento dell'anima genera Ia sensazione - 2. L'anima d 'v I


lass pernon diventare unapotenza inferiore -3.11 dmone il pruu 'I
sospinge I'anima verso un grado superiore - 4. L'anima dell'univ ,
abbandona mai il suo corpo - 5. 11drnone e Ia guida morale dell' tI,lI
Ogni uomo ha il proprio ideale di vita

I' mima incorporea e impassibile? - 2. GIi atti degli esse ri immateriali


"I! no senza alterazione - 3. L'anima rimane sempre identica nella sua
" 101111.3
- 4. Cos' Ia cosiddetta parte passiva dell'anima? - 5. In che cosa
"ti I te Ia catarsi? - 6. L' anima e impassibile perch e un essere intelligibile
I 1.1rnateria e incorporea -8. La passivit c' soltanto dove c' corruzione
I I. materia e impassibile - 10. Anche Ia materia, quaggi, rimane inalteI
11. La materia non patisce I'azione dei bene -12. La materia non e un
"'I'" n ha affezioni corporee - 13. La materia e anteriore aI divenire e
1\ 11-razione -14. L'assoluto non-essere non pu unirsi all'essere -15. La
" '11Inon possiede di suo nemmeno una menzogna -16. La materia non
'\'Ile n forma n grandezza -17. La materia e un luogo per tutte le forme
I 1.1materia e perennemente sterile -19. La materia e un luogo per tutre
1"",,,

n destino

1 (3)

degli esseri incorporei

iderazioni varie

I 1111
-lligenza, dali a quale derivano le cose divise, rimane indivisa - 2.
1111"0lelle scienze - 3. L' anima non e nel corpo, ma il corpo nell' anima
111110e prima dei Tutto e non e iI Tutto - 5. Rispetto all'lntelligenza
'li' , c materia - 6. L'io dell'uomo e immagine dell'lo superiore - 7. II
," I 111
di l dei movimento e della quiete - 8. Soltanto I'essere non
, " w sempre in atto - 9.11 Primo non si riporta ad altro, ma tutto alui

334
335
III 1 (3) ITEPI EIMAPMENH~
DF TINO

III

/I

vento accade per una causa]

Iiavvenimenti accadono e gli esseri esistono o per una causal


\11I\
ausa; oppure, alcuni avvenimenti ed esseri sono senza una
1111 I on una causa; oppure, gli avvenimenti
hanno tutti una
I I m ntre, degli esseri, alcuni hanno una causa e gli altri non ne
'"\11,
vvero nessuno ha una causa; oppure aI contrario, tutti gli
""11I
delle cause, mentre, degli avvenimenti, gli uni hanno delle
u ultri no, oppure nessuno ha una causa.
li, o e eterne, non e possibile ricondurre e prime ad altre che
I", I .111 e, appunto
perch sono prime; [IOJ ma quelle che dipenI til prime traggono da quelle il loro essere.
101 uole spiegare 1'atto di ciascun essere, riconduca l'atto alIa sua
I. poi hl' essenza consiste neI produrre determina ti atti. Riguardo
I II
livenienti che sono eterni, ma non producono sempre gli
111, I 15J bisogna dire che avvengono tutti secondo cause e non
uumettere il casuale, n bisogna far posto a vane deviazioni', n
IlIlIvimento subitaneo deI corpo che sorga senza che nulla 10
I., 11 ~ a un'incostante inclinazione delI'anima senza che nulla
1 ostretta a fare cio che prima non faceva. [20J Una maggiore
II t P .rc Ia dominerebbe,
dato che essa non apparterrebbe a se
11 bbe mossa da impulsi involontari e casuali. 1nfatti essa e
.1.11' ggetto - esterno o interno - della volont, o dall' oggetto deI
I 1111, e se nessun oggetto desiderato Ia movesse, essa non si
I 1111' affatto'.
I ""It ogni avvenimento accade secondo una causa, [25J e facile
III lc cause prossime e ricondurlo
ad esse; per esempio, io vado in
1I I h penso che devo veder qualcuno o soddisfare a un debito"
I 1\ .in genere, ho preso questa o quella decisione o ho avuto questo
I' I d -siderio o perch m' parso conveniente
agire in queI dato
II I

I'

uvvenimenti> possono essere ricondotti alle arti: [30 J cosi deI


causa Ia medicina e il medico. Dell' arricchire <e causa> Ia
II I I1 i un tesoro o il dono di qualcuno o il guadagno derivante daI
111. rlull'industria;
deI figlio e causa il padre ed ogni altra circostan111111
he concorre alIa generazione come ad esempio una certa
111lIi ne e ancora, quale causa un po' pi remota, [35J 1'attitudine
, 1111 izione e una donna capace di generare', In generale, <tutto si
.,li 11 alia natura.
III

I'

.1111

."".m/11I

336
2. MXPl

Kat 1i
T dvw ~1) E:ElEi)aal XWpELV ~e~ou
Laws KaL ou KaTaKOOI
TWV lTTL T TTpWTa KaL lTTl. T lTTKflVa aLTla VlVTWV, 61
yp TWV ain'wv yEvO~VWV, otov [5] Ti)s aE'J'll'l'1S epavdC1T]s, 11 I
T1pTTaaEv, 8' ou; KaL TWV ~olwv E:K TOU TTEPlXOVTOS ~ 61
~V EvOTlaEv, 8' ou; KaL TTOOOLOS, B TTVIlS E:K TWV (I
EpyWV; KaL Tp6TTOl 81) KaL T&r, 8l4>opa KaL Txal E:TTLT 11 ,
LOOOLV lv<ll' KaL obrto 81) d oux laT~Evol
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KaL au~TToKaLS TTpOs dUTJa EKaaTa TTOlOUVTES KaL oVrws
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~V ouv E:TTlTpl!JJ<ll T TTVTa ElTE TIlO


KaoullvOlS
Kal TiJ K TOTWV TKTws'

337

1,2,)
sono molte e di varie

specie]

i dopo esser arrivati l e non voler procedere pi su e


pigro e non ascolta coloro che ascendono alle cause
I. ono al di l.
I. (lidue individui nati nelle stesse circostanze, [5] per esempio
1 (I l1a luna, l'uno ruba e l' altro no? Perch sotto eguali influssi
1,1r 111 l'uno si ammala e l'altro no? Perch con 10 stesso lavora
II ',IIlO ricco, l'altro povero? I costumi, i caratteri e le fortune
nl. ono che si proceda verso cause lontane: cOSI<i filosofi> non
, "l~II.'lIlai, [10] ma gli uni? pongono dei principi corporei, come gli
111 loro movimento, coi loro urti e con le loro congiunzioni
I. I" ~piegano 10 stato e Ia nascita <delle cose>, come pure Ia loro
1 10111 ' e le loro azioni e passioni: anche le nostre tendenze e le
." po izioni essi le fanno di pendere dall' azione di quei principi,
, 1111 lu Ia necessit [15] e introducendola
dagli atomi negli esseri.
111I11111 sse, come principi, altri corpi e facesse derivare da questi
I ,I) ',renderebbe gli esseri egualmente sottornessi alla necessit
I II I da quelli.
I u Iis lendo ai principio dell'universo, deducono tutto da esso e
'I" ono come una causa che penetra in tutte le cose [20] e non
111' motrice ma anche produttrice
degli esseri e fanno di esso il
lu ausa sovrana; e non soltanto fanno dipendere tutti gli altri
9
11111 nti , ma anche i nostri pensieri,
dai suoi movimenti; come
I 111111" ognuna delle parti che si muovono ha un movimento che
111 Ia essa, [25] ma dalla parte dominante
dell'anima che e in
1"I'u spiegano tutti gli accadimenti ricorrendo al moto circolare
11'"
I
che tutto contiene e praduce col suo movimento, e
'li" I posizioni reciproche dei pianeti e delle stelle ele loro figure
1'" li rapporti traggono le loro predizioni. [30]
,111" parlasse dell'implicazione reciproca'! delle cause e del leI", viene dall'alto e dicesse che i conseguenti seguono agli
, ,I -rui e vi si riconducono, esistono per essi e non sarebbero senza
I ulurni, e che il conseguente dipende dall'antecedente,
[35]
I III 11\ .nte ammetterebbe in altro modo il destino, Dividendo in
I tlppi anche costoro, non ci allontaneremo daI vero. Infatti gli uni
"lil' -ndere tutto da una sola realt, non COSIgli altri, Ma di questi
111.11'(11),
Per ora, volgeremo il nostro esame ai primi, in seguito [407
111 u mo le idee degli altri,
11

,11 hi

.,,,,[1

traria degli atomisti

e assurda]

uuliuire tutte le cose a corpi, siano essi gli atomi o i cosiddetti


I1I , 'mediante il loro movimento irregolare esplicare l' ordine, Ia

33~

PU II

TeLV Kal yov Kal IjsUxT)VTI]V lyoulllIT}V YEvvv ll<POTplS' I


aTOTTOVKUl. 8vaTov,
[5] 8uvaTwTEpov
S, L ol6v TE YElII,
e T6llwv.
Kat TTEpl TOTWV TTOOlELPllVTUL yOL 1l8l
SE 8" KQ.l 8ElT6 TlS TOLaTas pXs, oUB' OTWS vayKalov (I
TI]v KaT TTvTWV vyK'flv OUTE TI]v aWS ElllaplllIT}V ETTcol
ct>pEyp TTpGlTOVTs T61l0US ElvUL. AUTUL TOLVUV[10] KlV1)aOII,
TI]v IlEv EtS TO KTW-EaTW yp Tl KTW-TI]V 8' K TTayLwv,
hUXEV, aUL KaT' aa. OUBEv 8" TaKTws TenDs YEb OUK ovo
TO 8E yEv61lEVOV TOTO,OTE yyOVE, TTvTWS. "OaTE OUTE TTP6pPI)I
OUTE llaVTlKT) TO nnpdrrnv dv Elll, OUTE T)TlSc K TXlIT}S - 1I
TTWs yp TTl TOlS TKTOLS TXlIT};- OUTE T)TlS v8oualaOI
Kal TTlTTVOLaS"&l yp Kal. VTaOOa WPWIlVOV TO Ilov di
Knl aWllaal IlEV faTUL rrcp TWV T61lwV TTaXElv TTllTTOIl{II,
clTTEp v KElVUL<j>pwalV, vyK'flS" T SE 8" Ijsuxfis Epr(J
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vavTlwTUL IjsUxT)TOlS TO aWllaTOS TTa9t1llaal; [25] Kcrr TTOto
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EtVUL, 11
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TTlaKIjsETUL, o 8E ao<j>Os g(J'
"Ows yp TO lJllTEPOV Epyov Kal. TO C4>olS dvUL TTOI
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&l TQTa pxfis tval.
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T rrdvra KaTOU TaTlJ KlVOUIlVOUWs Ilpous, ~ TO oOV
<j>EPOIlVWV8E KEl8EV TWV ul TLWVKOOewv vyK'fl TI]v T li
<j>Ef1SauvXElav Kal. aUIlTTOKT)V[5] ElllaWlIT}v. otov sl 4111
K pl(llS TI]v pxT)v EXOVTOS TI]v VTEOOEVTTLTTVTQ 8LOLKI\I
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8LOlK'flalV IllaV xal otov ElllaplllIT}V TO <j>UTOTlS EtVQl I
'A TIpWTOV IlEV TOTO TO copv Tf1s vyK'flS [10] Ka\
TOLaTllS Ei,llaPIllIT}S aUTO TOTO TI]V ElllaplllIT}V KUl. TWV ai "
TOV ElPIlOV Kal. TI]v aUIlTIoKT)VVULpEl. 'Os yp v TOlS lJ~Ei I

339

"1 111 I, )4

e cosa insieme assurda e impossibile [5]


mpossbile ancora, se cosl si pu dire, partire dagli atomi.
''1" te teorie si sono portati molti buoni argomenti.
Se si
'11111
Ii principi non ne segue perci necessariamente
che per tutte
,I iu una necessit, o, in altre parole, un destino.
Supponiamo
11 11 primi principi
siano gli atomi. Questi [10] si muoveranno
" I1 I. o - dato che esista un basso - oppure
di un movimento
1 '1" ilunque,
verso direzioni differenti.
Nessuno
<di questi
I I'Ii
regolare, poich non esiste una regola; eppure
regolare
, 11 ultato, una volta prodotto!
Perci non ci sar affatto n
I, 111 n divinazione,
sia questa una divinazione mediante l' arte
, .uue- i sarebbe un'arte per cose che non hanno una regola? - o
li III' ne entusiastica e ispirata: infatti
necessario anche in
, I ( che I'avvenire
sia determinato.
Per i corpi che ricevono
,111'11 atomi, sar necessario subire il movimento
che quelli
"I' '111 I; ma a quali movimenti degli atomi si attribueranno
le azioni
I IlIni dell'anima?
[20] Quale urto, portando
l'anirna verso il
" iuovendola comunque,
le offrir dei ragionamenti o degli
I I li ragionamenti e agli impulsi e ai pensieri dar un'esistenza
I li' ( , semplicemente,
l'esistenza? E quando l'anima si oppone
' 11;1!~It)l\i del corpo':'? [25]Per
qualimovimenti
di atomi il geometra
, nriarnente rale, il matematico
e l'astronomo
coltiveranno
Ia
I 111.:1, il saggio sar saggio? Insomma, Ia nostra propria azione e
11 I n.uura di esseri viventi scompariranno,
se noi siarno sospinti
111 pi ci conducono
e ci urtano come corpi inanimati. [30]
I1
cose si possono ripetere anche contro coloro che pongono
1'1111 ipi corpi diversi dagli atomi; e possibile
che questi corpi ci
111111. i raffreddino
e facciano perire quelle parti che sono pi
I 1111 da quei principi
non deriva alcuna delle opere che I'anima
" lH'r i queste azioni devono derivare da un principio diverso.
1

I' mima dominatrice,

111

/I,

/e' nostre azioni, buone e cattiue, derivano

dIJ

noi]

I, 1\ un' anima unica trascorre per tutte le cose" e com pie tutto,
Il:ni essere, come sua parte, viene mosso come l'universo 10
I" 1 E se tutte le cause collegate insieme ne derivano, e necessario
111 d 'stino questa
continuit graduale e questo legame16? [5] E
I 111 i, in una
pianta che ha il suo principio nella rsdice, il quale
'" I1 di l attraverso tutte le sue parti, chiamassimo governo unico
, 11 u x nso, destino
della pianta quella Ioro reciproca correlazione
1I II
passivit.
uizitutto, tale assolutezza
della necessit [10] e di siffatto de.ll uugge il destino stesso e I'unione e Ia concatenazione
delle
. uando le nostre membra si muovono sotto il comando della
"

340

PI.ClI

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-rHV KLVLcr6aL-OU rp a..o j..lEv TO E:V&8wKOs nlV KLVT]crlV,
SE TO [15hrapa&j..lVOV
xcl rrnp' aiITou Ti.'! pj..L.lKxPT)j..lVOV,
E:KLV6 E:crTL npiilTov TO Klvficrav TO crK.OS- TOV aiITov rpm
Kal E:nl TOU rrcvrs ~V lcrTal TO rrv nOLOUV Kal ncrxov KClI
a..o rrnp' a..ou KaT' alTLas nlV varwyT)V l E:<p'ETpoV E:XOlIoJ
OU 1) -T)6Es KaT' al TLas [20jT rrdvrn rl rVC16aL, ..' EV (
T rrdvrn. "QcrT ore 'l)j..lLS 'l)j..lLS OT TL 'l)j..lTpov lprov'
(
-orl(6j..l6a aiITol, ..'Tpou -orLcrj..lOlb T 'l)j..lTpa [3oU-Pfl
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5. 'A..'lcrWS' j..lEv OUX OTWS' fKacrTa rrepulvs rm, 'I) 8( ~'


LOlKoooa rrdvra KaL 'I) TWV acrTpwv KLVT]crlS OTWS fKacrTa TWI)
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C4l T Kal. <pUT ano Tfjs TOTWV cruj..lna6flas au6j..lv T
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avaTL61')crL T 'l)j..lTpa, [3ouMs KaL n61'), KaKLas T xcl PiI
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dVaL, a
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'A.. XP1) L86vaL j..lEv TO 'l)j..lTpoV 'I)j..lLV, T)KHV SE ds T 'I)~ ,
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T6nwv [25] Kal. Tfjs lacf>ops TOU nEplXOVTOS ds
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KaL TLva TWV aMrwv
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napa..a'Yll KaL tv TaLS LaVOlaLS vopTaL, Ws liv an' a..T)Sc\ I

341

111.1111,45

n ipale <dell'anima>, sarebbe assurdo dire che esse si muovonte - infatti cio che produce il movimento non diverso da
li/h
10 riceve ed utilizza l'impulso che ne deriva, ma cio che
1., arnba primo -; alIo stesso modo, se nell'universo cio che
I I che patisce fanno una cosa sola, se un essere non viene da
111' I
re differente secondo un nesso causaIe che faccia sempre
1 un altro, non
vero che tutti gli esseri avvengano secondo una
I (lI ma tutti saranno una cosa sola". E cosi noi non saremmo noi
1111' zione sarebbe nostra; non noi penseremmo, ma le nostre
'"1 irebbero i pensieri di un altro; non noi agiremmo, cosi come
'1111 j piedi che battono, ma noi che battiamo con essi. Perci
I ( I h ciascuno [25]
sia lui stesso, che le nostre azioni e i nostri
I 100 nostri, che le nostre azioni, buone o cattive, vengano da
1II gna attribuire alI'universo Ia produzione dei male".
1'1

1 1111

I'

ttro lc teorie astrologicbe]


II1111 non cosl le cose accadono; forse Ia circolazione <dei cielo>
I" '111I

nto degli astri reggono e determinano

ogni cosa, secondo Ia

I'" Ili ne nel passaggio al meridiano, alloro nascere e al tramonto

[o le loro congiunzioni". [5] Infatti da queste cose gli indovini


i singoli futuri avvenimenti dell'universo e sanno quali
'1111 11 sorte e i pensieri di ciascuno. Si vedono gli animali e le piante
I
liminuire e subire altre azioni in relazione simpatetica con gli
//II/lluoghi terrestri differiscono tra loro secondo il rapporto che
, .11I I'universo e speciaImente
col sole; ora, da questi luoghi non
,. I IVIIOO le piante e gli animaIi, ma anche gli uomini con Ia loro
I mdezza, colore, sentimenti,
desideri, occupazioni e caratteri:
.'11 re di tutte le cose
il movimento dell'universo.
11 I j ogna anzitutto rispondere che anche questa teoria, a suo
II ribuisce agli astri cio che nostro, volont e passioni, vizi ed
11 , non riconoscendoci nulla ci lascia come pietre soggette al
11.111 e non come uomini che agiscono di per s e secondo [20]
I" 1'1 ipria natura. Ma bisogna riconoscere a noi cio che e nostro;
I ti
che
nostro e aI nostro essere giungono SI gli effetti
111 I II o, ma bisogna distinguere
cio che facciamo noi da cio che
1111 111 cessariamente,
e non attribuire tutto agli astri. Dalle regioni
I I 10
[25] e dalle variazioni dell'atmosfera scendono in noi
1.1 IIlIrnLe raffreddamenti nella mescolanza <che ci compone>;
11" luc nze per vengono dai genitori: infatti noi siamo spesso simili
I1 I1 rrenti tanto nella fisionomia quanto nelle passioni irrazionali
I 111 I, Uomini che sono eguali fisicamente per l'influenza
dei
11110 poi [JO] assai dissimili nel carattere e nei pensieri, siccome
I I1 rlvano da un principio diverso. Si potrebbe poi addurre
'11,

11 11110

342

PIIII

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K'aL

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I(

aUT
SE: Te

-cdell'anima> alle disposi-

01110

gli avvenimenti

[35]

considerandoli

prodotti da essi, simil-

I ti ognerebbe dire che anche gli uccelli e tutti gli altri esseri, cui
I '"11 p,1i indovini, siano autori delle cose che annunciano. Ma si
.111111giungere delle osservazioni ancor pi acute. Quelle cose che
1110

predice guardando alla posizione degli astri alla nascita di un

"li. , /40J avvengono, si dice, per opera degli astri che non solo le
,ma anche le producono. Ma quando parlano della nobilt
iullo>, in quanto discende da un tal padre e da tale madre,
I'" ono dire che <gli astri> producono quella nobilt che gi
\ II i uoi genitori prima ancora che apparisse quella costellazio/ ri ndo la quale essi predicono? E poi, dicono di conoscere la
I -nitori dall'oroscopo dei figli, da quello dei padri predicono
li' I(' Ia sorte futura dei figli che non sono ancora nati, da quello
II \1 110 la morte del fratello, da quello di una donna la sorte del
\ " nversarnente. [50] Come la posizione degli astri produrrebbe
11, l lr-tti che essi fanno derivare dai parenti? Infatti, o le costellazio,li uuenati sono quelle che producono gli eventi, oppure, se esse
11'111 lucono, nemmeno quelle altre li produrranno.
E inoltre la
ti nli mza nei tratti ai genitori ci dimostra
che anche la bellezza
I, I" uttezza derivano dai genitori, non dal movimento degli astri.
I" I' i che in uno stesso tempo nascono insieme uomini e animal i
I'C .ie: e poich per loro la congiunzione degli astri e Ia stessa,
I" Iebbero essere tutti eguali. E se le figure <degli astri> sono
1I , orne mai nascono insieme uomini ed altri esseri?
I" 1.11\
,,1.\11

O'XO'lVf y V ,

yOUO'l KaL E SE<pwV &4>wv

dv ODV T]

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T TrEPL TOUs dvSpas

fK' TraTplv

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K'aL TrOLaLS O'UVO'OVTaL TXaLS

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TrEPL TOUs yovEIS

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TWV

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TWV

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Ws E EVSlV

TWV

TEK'~aLpOI

mente anche qui l'opposizione

I I, rpo e ai desideri. E se guardando alla posizione degli astri si


11

O'XO'lV pWVTES TrEPl KOII

EK'ElVlV TrolEI0'8aL

01. OpVflS TrOlT)TlK'OL G)v O'T)~aLVOUO"lV dEV KaL 11 I


01. ~VTflS TrpoyOOOlV. "ETl SE KaL EK 11

K'aL

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1111111

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K'pl~O'TEpoV
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K'al EVTaOOa TrpETrVTlS' ')'1I11

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343

1111111,56

TWV

6. 'A yp
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4>povTal,

WaTrEp Sl4>op6v

KaK

KaKO~EV()1
Tl rrco

1I""11enti astrali banno un puro oalore analogico]

ere nasce conforme alla sua natura, cavallo perch nasce da


.11o, uomo perch nasce da un uomo, o essere diverso perch
,1\ '111 essere diverso".
I uumetta pure il movimento
dell'universo come una causa
"11111 inre, che per molto concede [5J agli avvenimenti; siano pur
1I -Ifetti fisici che <gli astri> producono nella formazione dei
I 1I\l1 il calore o il freddo o i temperamenti fisici che ne conseguono.
" ,111 modo producono i caratteri, le occupazioni especialmente
I ,11 non sembrano dipendere affatto daI temperamento fisico,
'1" lln del grammatico, del geometra, [1OJ del giocatore di dadi o
" ,,111 re? E come i vizi del carattere sarebbero dati -cdagli astri>,
"1111 ti -i?
li. 11110
poi che essi ci danno dei mali, poich li considerano
1111 i ni mali per il fatto che tramontano
e girano sotto la terra,
, 11 I tramontare rispetto a noi, patissero alcunch di diverso, e
" \11 ('S

TOU THO

EUTlO'aV

SlSVTES,

ETIaK'ooueoaas,

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344

345

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<t>EPOIJ.VWV KaL lTpOs TJlV yflv TJlV afmlv
XVTWV axaLV;
EKTOV, Ws aos aov lOOlV TWV 6E:wv KaT' aT]v KaL d
crdou- Xdpwv i) Kpd TTWV ylvETaL o WaTE EVrraeoDVTas IJ.EV~I
V lTOLE1v, KaKOUv 8l, el rdvcvrcXM lJ.ov, Ws <f>PETal
TaTa lTL aWTT]pLQ. TWV Xwv, [20] lTapXETaL 8E: KaL aT]v X
TJlv ToD Els ain- WalTEp yplJ.lJ.aTa f3lTOVTas TOiJs TJlv TOlCl\l
ypalJ.lJ.aTLKlv d&STas vayLVWaKELV T IJ.oVTa K TWV aXT]j.lO
KaT TO voyoV
IJ.E8o&oVTas TO <JT]lJ.aLVIJ.EVOVo
WalTEp
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TLVas rrpd

7. AOLlTOV 8E: t&1v TJlV 1TLlTKoooav KaL olov (]l)VElpo


1OLS rrdvm
KaL TO rrws :<ti ExaTOU 1TL<f>poooav dI'
TL8EIJ.VT]V IJ.lav, cJi ~s rrdvrn
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rrpoT]YT]aaIJ.VOLs a'l TE PlJ.aL KaT [15] Tain-as aOVTaL, OVop
IJ.VOV TO cJ>'lIJ.1v aTaL o ou yp n PIJ.WIJ.EVlIJ.E1S, TaTI1
lTOV aTaL TIlS PlJ.lls KaT' KE1va YEVVWIJ.VT]STOLOTVT
llJ.TEpoV aTaL, otov KaL TO TWV alv '0wv
KaL TO TWV VT)n
Ka8' OplJ.s TucJ>Ms tVTWV KaL TO TWV lJ.aLVOIJ.VWVo PlJ.WaI
KaL [20] OVroL o KaL vi] ~la
ai. b rrupOs OPIJ.aL KaL rrVTwv
OOuEoVTa Tfj ain-wvc KaTaaKEvU cj>pETaLKaT TaTT]v. TOJII
KaL rrvTES OpWVTES OUK lJ.cJ>Laf3T]ToooLV,XM Tils PlJ.llS T(W
<las nl Tlas 'T]ToDVTES OUX '(aTaVTaL Ws lT' pxfls
TaTlj

8. TlS ouv <lT] alTLa lTap TaTas lTEeoooa valnl


ou8E:v KaTadljJEL KOou8Lav TE TT]plaEL KaL TeLV llJ.S ,
ElVaL auYXwplaEL
lTpopplaELs TE KaL lJ.aVTdas
OUK Vatpql
lIsuxiJv 8T') &1 pxiJv oooav aT]v [5] ElTELacJ>poVTas ds T c'll
ou uvov TJlV ToD lTaVTS, XM KaL TIJV EKaTou IJ.ET TO(),

invece sempre sulla sfera celeste [l!].e non c~nsertessa posizione rispetto alla terra. Ne SIdeve dire che
, .1111 I. he ne guarda un altro e secondo Ia relativ~ ~osizione,
,'1m
o migliore; n che ci fa del ~e~e se e 10. buo~~
." ,d 1male se in contraria; piuttosto <SI dica> che gli astn SI
I"~ I 1.. onservazione dell'universo, [20] ma portano anche un
'I I!: guardando agli astri come foss~ro Ietter~, coloro ch~
I 'I ,I grarnmatica riconoscono l' avverure delie figure che e~sl
li! ti avano metodicamente
il significato secondo l' analogia;
111 s che un uccello che vola alto annuncia alte azioni.

II monismo stoico]
,I, ! msiderare Ia teoria che ammette un principio unico che
,.IIII! tta tutte le cose fra Ioro, conferisca a ciascuna il suo modo
,1,1 quale tutto sia compiuto me~iante le ragi~ni. semi~~lj2J.
I' uuone 5] e vicina a quelia chefa d1pender~ ogm d1spo~1Zl0ne
'111\ nto
nostro e dell'universo, dali'Amma dell'universo,
111 101 opinione
intenda fare una concessione e amI?~tt~ cio
,I, dipende da noi. Essa contiene ?~nque Ia nece~s1ta di tutte
, IIni onsideriamo tutte le cause di ciascun avverurnento, non
''''IUII l/O! che questonon abbia1uogo; infatti non c' pi nulla che
,I'I~nl 1\ Iaccia SI che avvenga diversamente, se tutte de c~use>
"'M"I!W'
11\ prese ne1 destino. Ma cOSIcome sono, in quanto der1van~
1'lIlIlpio unico, esse non ci concederanno .n~a s~ non di
I dove esse ci condurranno.
Le rappresentazioni de~1veranno
mtecedenti le tendenze [15] saranno conforrni alie rapInlli Ia nostra libert sar solo una paro1a; n, per il fatto che
."',il!Il{' uoi 'I'impulso, sar maggiore, poich anch'essa deriva d~
'I >. La 1ibert non e cosa nostta pi che non sia qu~~ deg1~
111 ,li dei neonati spinti dai loro ciechi istinti, o dei folli: infatti
I ,111 hanno le loro tendenze; e, [20] per Zeus, anche il fuoco ha
I, 1111 .nze, come pure tutte le cose che sono sogg~tte alia loro
e si muovono conformandosi ad essa. Tutti constatano
non 10 negano, ma poich cercano altre cause a questa
I
',11
n si ferman ad essa come a un principio.

"li'

I'" vario ricorrere all' anima come autodeterminantesi]

, ti iltra causa, oltre a queste, non 1ascia nulla senza causa,


I I\.' continuit e l' ordine delle cose, ci permette di essere qualche
111111distrugge insieme Ia predizione e Ia divinazione? Bisogna
"111 l'anirna negli esseri come un pri?cipio d~v~rso, [~] ~O?
11~n'lO l'Anma dell'universo, ma, con essa, 1 anima di ciascun indivi-

346

PLOTIN(I

Ws apxfis
ou a~LKps oiXTr)s, TT.KELVTa TTVTa, ou 'rLVO~Vll
Kal airr'ls, WaTTPTa aa, E-KaTTp~TWV, aW
TTp)TOUP'rOUclrtc
oiXTr)s. "Avu ~Ev ouv O"(Il~aTOS oooa KUpLWTTT} TE airr'lsb Kal [101
E-u9pa KaL KOO~LKftS alTLas EW' fvq9Laa
8E Ls aw~a OUKit
rrdvra KupLa, Ws v ~8' Tp)V Tax8laa.
TxaL SE Ta KKN~
TTVTa, ots auvtTTO"VE-eaooa Ls uoov, Ta TTOW f)'ra'rov, OOT
Ta ~Ev TTOLlV8La TaDTa, Ta 8E KpaToooav aim1v TaDTa OTTlJf8l>, t
a'rELv. IlMLW 8E KpaTl [15] T) a~dvwv,
MTTW 8E T) Xtpwv. 'li
'rap
KpaEL O"(Il~aT6s TL V8Looooa
TTL8u~Lv Tl 6p'rt(a8at
T]V'rKaaTaL Tl TTVLaLS TaTTLvi) Tl TT.OTOLSxauvos
Tl 8uv~EO(
TpaVVOS' T) 8E KaL v TOLs aun>ts TOTOLS aVTaxv, T) a'raO~
n')v <pOOLV,KaL T].otwo"V aTa ~.ov TlT].OLwe", WaT Ta ~~II
[20] ETEp0LOOaL, TOLs 8E aU'YXwpilaaL ~f) ~ETa KKT)s.

9. 'Ava'rKala
~EV ouv rcru,
on TTp0aLpaL Kal TXOl
Kpa8VTa 'rlvETaL'
Tl 'rap v ETL KaL a.o l1l; IlvTwv
ll<l>8VTWV TWV nl TlWV TTVTa TTvTWS 'rtvETaL' fV TOL5" Ew8v
Kal. l TL fK ",s <pops aUVTLTaL. "Ornv ~EV [5] ovv a.OLw8Elo(l
rrap TWV Ew tjJuX1 TTpTn:l TL KaL OP~<7 OlOV Tu<PiJ Ttl <t>o
XPW~V1l, ouxl. EKOOOLOVrf)v TTplV OOOE rf)v 8L8O"LV KTOII
Kal. oTav aim1 rrnp' aTf\s XLPWV oooa OUK 6p6a1s TTavTaxou ou
T)'r~OVOOOaLS TalS owa1s
~ XPW~V1l. A6'rov 8E rcv T)'r~6vlI
Kc,t8apOv Kal. [10] aTTa8fj TOV olKLOV Exoooa OP~<7, TaTT}v ~VllI'
rf)v Op~f)V <paTov lvaL f<P' T)~Lv Kal. EKOOOLOV, Kal. TOUTO dvell
TO T)~Tp0V EP'rOV, ~f) a.o8v ~8v, a. Ev808v aTTO Ka8ap
Tils tjJuxfis, aTT' apxfis
TTpWTllS T)'rOU~V1lS KaL KUpLaS, a.' ol
TTMV1lV f a'rvoLas TTaeaOl)S Tl f)TTav fK [15] f3tas fTTL8u~LWV, 0'1
TTpo<J8oooaL d'rOOOL xnl EMOOOL KaL OUKTL EP'ra fOOLV lval
a.a TTa&1~aTa rrap' T)~wv.
10. Tos 8i) <PllaLV o 'ros rrdvrn ~EV 0"1l~atvO"8aL KO
'rlvO"8al a KaT' al Ttas ~EV rrdvru, 8LTTas 8E TaTas' Kal. Ta 11 I'
imo tjJuxils, Ta SE 8l' a.as al Ttas Tas KK4l. Ilpar-roccc
tjJuXas on TTpTTOOOl KaTa ~EV 'rov [5] TToLOooas 6p8ov TTal'
alrrwv TTpTTELV, OTaV TTpTTWO"lb, Ta S' a.a fflTTOl(Oflvas Te
alrrWV TTpTTELV, TTaXlV T ~.ov Tl TTpTTELV. "OaT TOU 11 I'
flf) <ppovLva.a alTLa lVaL' Kal. TaUTa laws 6p8ov Ka8' dflap~vqt'

I'

,I

347

1)1,11I1,810

I I orne un importante
principio che unisca ogni cosa, senza essere,
1"111delle altre cose, uscita da un seme, perch essa e una causa
11,101
t rminantesi. Quando l'anima e senza corpo, essa e del tutto
1111/1:\
di s, [10] libera efuori della causalit cosmica/"; quando e stata
\111I
tata in un corpo, essa non pi padrona di s completamente,
11" posta tra esseri diversi. Gli eventi fortuiti conducono nelloro
'01nnri i molteplici esseri in mezzo ai quali e caduta, sicch essa ora
I I 1 otto queste influenze, ora le domina e le conduce ove vuole.
I 111masuperiore comanda di pi, [15] que11a inferiore di meno.
1011t'ultima infatti obbedisce al temperamento fsico ed e costretta a
111rare, ad adirarsi, ad essere umile ne11apovert, orgogliosa nella
I 111-zza e tirannica nei poteri. Quella, che ha una natura buona, resiste
,111 t sse circostanze, modifica le cose piuttosto che essere modificata,
, I li
{20] ne muta alcune, altre ne tollera, ma senza peccare.

/ ,'lIltanto I' anima pura determina

se

stessa]

l'uui gli avvenimenti che derivano dalIa combinazione della volont


essere
'li I
sario? Date che siano tutte le cause, tutti gli avvenimenti ne
I ulrnno in modo assoluto: in quelle esteriori e compreso anche il
"11 orso del movimento <del ciclo>.
( uando [5] l'anima, cangiata dalIe cose esterne, agisce come sotto
uupulso di un movimento cieco, n l'azione n Ia disposizione sua si
I, -ono chiamar volontarie; similmente avviene quando essa peggiora
1"lIltaneamente in quanto non segue sempre i suoi impulsi retti ed
, uziali. Ma quando essa, nel suo impulso, prende come guida Ia sua
I IIIpria ragione pura [10] e impassibile, soltanto allora si deve dire che
1'1111'impulso dipende da noi, che e volontario ed e opera nostra", che
II non viene da altro luogo se non dall'interno
delI'anima pura, daI
,111 .ipio primo dominatore e signore, non da un'anima sviata dal1 '.'11 ranza, prostrata [15] dalIa violenza dei desideri che sopraggiun11110
Ia conducono, Ia trascinano e non permettono pi che in noi ci
'"1 azioni, ma passioni.

.I I aso, sono necessari; infatti, che cosa d'altro potrebbe

111/ Le azioni migliori uengono da noz]


l.a conclusione dei nostri argomenti e questa: tutte le cose sono
uuiunciate e prodotte da cause, ma queste sono duplici: alcune sono
l'llldotte dall'anima, altre da altre cause che Ia circondano. Le anime,
.unpiendo le loro azioni, se agiscono secondo Ia retta ragione, [5] le
.unpiono per se stesse; se invece sono impedite d' agire, patiscono
101111tosto che agire. Sicch Ia causa che toglie Ia saggezza <alI' anima> e
li -crsa <dall' anima>; e forse e giusto affermare che in questo caso essa

348

PLOTINO

'rELV rrpTTELV, oIs 'rE leal ooleEl Ee~V


n)v E\.~ap~vrJV aLTLOV
[10] dval' T 8 aplaTa rmp' 'fJ~wv' TalTT]s 'rp leal nls CPOOEWs
Ea~Ev, ISTav ~6VOl W~EV' leal TOS 'rE arrov8aloUS' rrpTTELV, Ka\
Err' airrols
r lea rrpTTELV, TOUs- 8 aoUS', lea9' OOOV dv
varrvEOOW<1l croyXlpT)alVTES T lea rrpTTELV, OUIe ao9v
Xa(36VTas TO cppovElv, ISTav [15] cppoVW(1l, uvov 8 ou lelualVTOS

I A I, III 1, 10

349

I I secondo il destino, per coloro specialmente


cui sembra che il
,I. 'Iino sia una causa esteriore: [10] le azioni migliori vengono da noi.
1"'11 h di questa natura noi siamo, quando siamo soli: i saggi operano
,Iell rano il bene per loro volont: gli altri, quando possono riprender
fI 110, compiono anch' essi azioni belle, non tanto perch traggano i saggi
1" 11 i ri da loro stessi piuttosto che dall'esterno, [15] ma in quanto rie 111 tono liberi da ogni ostacolo.

350

351

m 2 (47)

I1EPI I1PONOIA}; I1POTON

(47) LA PROVVIDENZA I

11 I proouidenza uniuersale
1. To IJ.EV T<!>aTolJ.T41 Kal. TX1:l 8L86vaL TOU& TOU 'lTaVT
nlv oocv xul UOOTaOW Ws- a-oyov Kal. v8ps
OTE VOUV olh
atuer,uLv
KEKTT)IJ.VOU, 8fj6v TIOU KaL TIpO 6you Kal. TIO..OLKCI
1KavoL KaTa(3~-T')VTaL 8ELKVVTES TODTO [5] 6yOL" TO SE TlS b
Tp6TIOS TOU TaDTa ylvEUEl<U EKauTa Kal. TIETIOLfjUSaL, GJV KCll
VlWV Ws- OUK paii}s yLVOIJ.vwv TIOptlV TIEpL Tfjs TOU TIaVT
TIf>D~Ola,S UUIJ.~lVEL, Kal. TOlS IJ.EV "TIfj.8E1J.T')8EdvaL dTIElV, TI
SE WS U'l'lO KaKou 8T')IJ.LOupyou "UTL YE'YEVT')IJ.VOS,"muK!pauSal'
TIp<><nKEL[10] avwSEv xal " pxfis TOV 6yov .af3(>VTas. TIp6VOLQ\I
TOlVUV nlv IJ.EV "cp'ExuT41, f "UTL 6yOS TIpO EpyOU 8TIWS 8 I
YEVUSaL Tl IJ.TJYEVUSaL TL TWV ou &6VTWV
TIpaxEnlvaL Tl 8TIw\
TL ElT') TlIJ.TJ ElT') llJ.lV, cpduSw' ilv 8E TOU TIaVTOS -Y0IJ.EVTIp6VOLall
ElvaL, TaTT)v imoSIJ.EvOL T [15] "CPEfjSbUUV'l'lTWIJ.EV. El IJ.EV Obll
TI TLVOS xp6vou
TIPTEpoV OUK vrc TOV KOOIJ.OV "-Y0IJ.C\I
YE'YovVaL, nlv aUnlv av T<!> 6Y41 "TLSIJ.ESa,o'(av KaL "TII. TOl
KaT IJ.pas "-Y0IJ.EVdVaL, TIp06paUlV ru-o Kal. -OYLUIJ.OVSEOU,
Ws- av yVOLTO T6& TO TIV, xcl Ws- av apLUTa KaT TO 8UVaT(')IJ
ElT'). [20] 'ETIEl SE TO El Kal. TO OTIOTE IJ.TJT<!>KOOIJ.41T<i& cpalJ.11
TIapElVaL, nlV TIp6vOLav pSii}s v KaL KO-OtJews -YOLIJ.EVTW TIavTI
~lVaL TO KaT VOUV aUTOVc dVaL, KaL VOUV TIpO aUTOU d~aL OUX
WS xp6V41 TIp6TEpoV OVTa, .. 8TL TIap VOU "UTL xul cpOO 1
TIp6TEpas "KElVOS KaL atTLOS TOTOU [25] pXTU'l'loV otov Kal
TIap8EL YlJ.a dKVOS TOTOU OVTOS KaL 8L' KElVOV OVTOS Kal
imooTvTOS d, Tv8E TOV Tp6TIOV'l TOU vou xcl TOU OVTOS CPUL
KOOIJ.OS"UTLV -T')SLVOsKal. TIpWTOS, ou 8LaUTs cp' auTOu ou(
~USE~~
T<!> IJ.E~LUIJ.<!>ouSE "..L,TIT)S
ouSE TOlS IJ.ptUL yEv6IJ.EVQS
ciTE EKaUTOU IJ.T')[30] TIOOTIaUSEVTOS TOU 8-ou' ..' l rron (W~
aTOU Kal. TIS VOUs "V VL (wua Kal. vooon
IJ.OUKaL TO IJ.poS
TIapXETaL O-OV KaL TIV aUT<!>d cpt-OVOU xwpLu8EV a..o TI' a..ou
ouSE hEPOV yEYEVT')IJ.VOVIJ.VOV Kal. TWV a..wv TIEEVWIJ.VOV8SEV
ouSE 8LKEl a..o a..o oUS' av
"VaVTlOV. TIavTaxou
[35] SE v
EV xnl T-ELOV TIOUOUVEUTT)K TE KaL ..OlWULV OUK EXEL' ouSE
yp TIOLEl a..ods a..o. Tvo yp dv EVEKa TIOLOl "..ElTIOV
OUSEV('
T S' v Myos Myov "pyUaL TO Tl VOUs vouv a..ov; 'A.. TO 8L:
e
aTOU SVaUSal TL TIOLElV ~V pa OUK Ei! fXOVTOS TIvTT) , ..

e ia conformit

dei mondo all'Intelligenza]

( uanto sia assurdo" e degno di un uomo incapace di comprendere


al meccanicismo e al.cas0.res~stenza e Ia
.unazione dell'universo, e chiaro anche prima di ogru ragionamento;
, 1
no d' altronde molti argomenti sufficienti a provare tale assurdit.
I I er e necessario, esaminando il problema dai suoi principi,
"" iderare quale sia il modo di nascere e di formarsi di tutte le cose,
I. 11 quali alcune, essendo non rettamente costituite, ci fanno dubitare
I. 11[\ provvidenza universale, sicch accade che alcuni addirittura Ia
I' .hino, altri considerino il mondo come l' opera di un cattivo Derniurgo.
II()/ Tralasciamo pure que11a provvidenza particolare che e il ragiona111 nto prima de11'azione, col quale ci chiediamo se occorra compiere o
1111 quell'atto non necessario, e che cosa ne derivi o non derivi a noi;
111 ideriamo
soltanto Ia provvidenza universale e, supponendone
1', sistenza, [15] deduciamone le conseguenze.
Se affermiamo che il mondo non e sempre esistito ma esiste solo da
1111 certo tempo, porremo una provvidenza simile a quella che abbiamo
111a nominata riguardo alie cose particolari: cio una previsione e un
ulcolo di Dio sul come creare il mondo e renderIo il migliore possibile.
I O] Ma poich noi affermiamo" che il mondo esiste sempre e non v'
111 mento in cui esso non esista, dobbiamo giustamente conc1udere che
una provvidenza universale e che essa e Ia conforrnit de11'universo
rll 'Inte11igenza; che l'Inte11igenza gli e anteriore, non cronologicamente,
ma in quanto esso deriva dall'Inte11igenza, Ia quale gli e anteriore per
uatura, ne e Ia causa, [25] l'archetipo e modello, di cui il mondo e
unrnagine, esistente e sussistente per opera dell'Intelligenza, in questo
modo.
La natura de11'Intelligenza e dell'Essere, costituiscono il mondo
vero e primo, che non esce fuori di se stesso, e non perde Ia sua forza per
divisione, n diventa incompleto in nessuna delle sue parti, poich
iascuna di esse [30] non e separata dal Tutto, ma ogni sua vita ed
intelligenza vive ed intende insieme in una unit, cosi che ogni parte
diventa un tutto ed e unita a se stessa senza essere separata da un'altra,
cd essendo soltanto differente rspetto alle altre, non e per estranea:
nessuna parte fa torto a un' altra, neanche se e il suo contrario. Ovunque
/35] una e completa, l'Intelligenza e imrnobile e non accoglie nessuna
ulterazione, poich nessuna parte agisce sull'altra. E perch dovrebbe
agire, se non ha difetti? Perch Ia Ragione produrrebbe una ragione, e
l'Intelligenza un'altra Inte11igenza? li potere di produrre da s non e

.11 guardare, l'attribuire

352
Taln)

PLOTINI

TTOLOUVTOSKal. [40] KLVOUIlvou. Kae' TL Kal. XELpv laTI

TOL~ 8E TTVTTJllaKaplOLS v airroLsf OTvaL KaL TOUTO EtvaL. iT I'


elo. uvov pKEL. TO 8E TTOUTTpaYIlOVELVOUK ucJ>a"-s aUTO
l airrwvg TTapaKLVOUULV. A'M. yp oirno llaKpLOV KKELVO I:

11".

lv T4>
TTOLELV~EYa au lpy(w8aL.
IlVELV ou ullLKpa TToLELv.

KaL lv

T4> lcp' [45] a~T(l1

2. 'rCP(UTaTaL youv EK TOU KOOIlOU TOU TleLVOU EKElVOU 1(11\


vOs KOOIlOS otn-os oux EIs Tl8Ws' TTOi!s youv KaL Els TT~OI
IlEIlEPLUIlVOS KaL ao TT' aou <1>EUTT]KOs KaL TPlOl
yEyEVT]IlVOV KaL oJKTL cpLMa IlVOV. 'M. [5] KaL EX8pa Til 8LaOTelO I
K~L ~v Til E,El!JJELE~ vYKT]s TTOIlLOVao a~. O~ yp pl( I
aUT4l TO IlEPOS. a U4l(IlEVOV T4> a~
TTOIlLV EUTLV ixp' 01,
u0(ETaL. rlYOVE 8E ou OyLUIl4> TOU &LV YEvu8aL. 'M. CPOCI'
&UTpa~ vYK1J' ou yp ~V TOLODTOV EKELVO olov EoxaTOV 1101
EtvaL TWV OVTWV. ITpWTOV yp ~V KaL TTOT)VBvallLV
EXOV U\
TTc:.av KaL Ta~v
TOlV~V T"TlV TOU TTOLELVo aVEU TOU (TlT li'
~OLTl~aL . "H~Tl :a~ v. a~6eEv
OUK EIxEv. sl E(TTEL. ou8' v ~I
EK TT]S aUTOU OOOLaS. a ~V otov TqVlTT]S TT' airroua TO TTOL11
OUK EXWV. ' ETTaKTv. EK [15] TOU lla8ELV a/3Wv ToDTO. No
TOlV~V Bas "TL auTou Els TlV TPEIlT)S KaL Tuuxos T iTell/lll
El~ya(ETo'
OUTOS 8E 6 yoSb E"K vou pUEls. To yp TTOpplOI/
vou yos. KaL EL drroppet, EWS v ~ TTapWv EV TOLS OVaL VO
"OUTTEp 8E EV Y4l T4> EV uTTPllaTL c lloU TTvTWV KaL EV TW aillll
[20] OVTWV KaL ou&vos
ou&vL llaxollvOU oJE 8LacpEpollv~u o '
EIlTT08lou OVTOS. YlvETal TL T8Tl EV oYK4l KaL ao IlPOS axo
KaL 8" .~aL EIlTT08luELEV v fTEpoV Tp<p KaL TTavaWaELEV Mo
ao. OUTW 8" KaL E vOs vou KaL TOU TT' aUTou you vo I'I
T68E TO rrv KaL 8LOTT] KaL [25] vYKT]S T IlEv EyVETO 4>( I
KaL TTpOOT]~. T 8E EX8p KaL TToIlLa. KaL T IlEv KVTa 111
8E KaL aKOVTa TOLSUIlTvaTo KaL cp8ELPllEva eTEpa YV' eu
TOLS ElpyuaTo.
KaL Illav TT' airroLsd TOLaDTa TTOLOUOL 01
TTuXOUULV IlWS puovnv vwTloaTo
<1>8EyyoIlVWV IlEV K01h!l
T [30] aTWv. TOU 8E you ETT'airroLs T"TlVpllovlav
KaL IllUV TI)I
u~a~v
EiS, T a TTOLO~IlVOU."EOTL yp TO TTv T& OUX OOTI I'
~KEL V?US KaL yos. a IlETXOV vou xal yOU. LlLO KaL &~( 'I
apllovLuS UUV8VTOS vou KUL vYKT]s. ~S IlEv TTPOs TO XL(>!II

353

1...,01, III 2,1-2

111110 degli esseri perfetti, poich il produrre [40] e il muoversi sono


I'lOporzione della <propria> imperfezione. Per gli esseri dei tutto
I I hasta essere immobili in se stessi ed essere quello che sono; essi non
u i ono il rischio di occuparsi di molte cose, perch sarebbe per loro
I 11 da se stessi. Ma cOSIe beato anche queI <mondo>: ed esso e tale
I" .pur non agendo, fa grandi cose e rimanendo immobile [45] com pie
I" I non picco1e.
1\

/ l/universo sensibile parteapa di Intelligenza e ragione]


()a queI mondo vero ed uno trae infatti Ia sua esistenza questo
'10111<10
che non e veramente uno; questo e multip10 e diviso in molte
." li s parate ed estranee fra loro; e pi non <regna> sola l' amicizia, ma
111" {5] l'odio" in causa della separazione spaziale; e cOSIogni cosa,
1Ih' imperfetta, e necessariamente nemica di ogni altra. Ogni parte
1I1.1I1
non basta a se stessa, ma, pur abbisognando d'essere conserva ta
I11111'
altra, e poi nemica di quella da cui e conserva ta; <questo mondo>
I'.,1 sorto per un atto di riflessione <dell'Intelligenza> sulla necessit
I I I arlo, ma <deriva> da una necessit della seconda natura: poich
11II mondo <intelligibile> non era ta1e da essere l'ultimo degli esse ri.
/11/ Infatti esso
il primo ed ha molta potenza, anzi tutta: possiede
(""que Ia potenza di produrre un altro essere senza 10 sforzo di
III.!ur10. Se facesse uno sforzo, non da se stesso n dalla sua essenza
I 11I bbe tale potere, ma sarebbe simile a un artigiano che non ha da s
I \,01 re di produrre, [15] ma 10 acquista ottenendolo dall'apprendi111111
.
(.Tntelligenza dando qualcosa di se stessa alla materia produce tutte
I use serenamente e immobilmente: e ci <che essa d> e Ia ragione
I" procede dall'Intelligenza. Dall'Intelligenza infatti procede Ia ragione
rmpre procede fino ache l'Intelligenza sia presente negli esseri.
.111\in una ragione seminale tutte le parti <dei vivente> sono insieme
I 1111stesso punto, [20] senza che l'una contrasti all' altra o Ia combatta
1,1impedisca, mentre <nell'essere> che poi nasce c01 suo corpo, ogni
111 occupa un posto diverso ostacolando e distruggendo le altre, cOSI
111I'lntelligenza una e dalla ragione che ne deriva nasce questo mondo
11
, ne1 quale, [25] necessariamente,
vi sono parti amiche tra loro e
111 rdi, altre invece odiose e nemiche, le quali o volontariamente o
1\ '1.1 ntariamente si danneggiano a vicenda e distruggendosi
originano
li I( ; tra le parti che agiscono e patiscono in tal modo si determina
111'
unit armonica poich ciascuna di esse d il suo proprio suono, [30]
." h' Ia ragione che e in ess produce l' armonia el' ordine ne11atotalit.
( uesto universo non e, come quello <intelligibile>, Intelligenza e
one, ma partecipa di Intelligenza e di ragione. Esso ha bisogno di
1I1Inia poich vi concorrono l'Intelligenza e Ia necessits": questa 10

354

I
1)1.III 2. 2}

PLOTIN,I

KOJT)SKa't.ds ortav [J5J~poX1r)S aTE oU< 0U:n,s youe,

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rron SE Efll)

355

v rso il male elo porta verso l'irr~zionalit, [35 J .e~sendo essa ~tessa
onale; per, l'Inte11igenza domina sulla necessita. Il mondo intelII.H e soltanto ragione e non potrebbe nascerne ,un altro c?e fosse
.Ir 111I1ragione; se nasce un' altra cosa, questa sara ne.cessa~lan;ente
., 1jure e non <pura> ragione; nemmeno sar Ia materia, pOI~h~ essa
"rlV I di ordine; sar dunq~e un mis~o ~~e d~e. ~ mondo SIr~solve
111111'1in materia [40J e ragione: ne e ongine 1Anima che ~resle~e ~
"" Io mescolamento,
Ia quale non si deve credere che SI affatichi
,I. h governa l'universo molto agevolmente con una certa presenza.
I I

I /ll\ogna guardare ai!' universo nella sua totalit]


N suno pu, se non a torto, disprezzare questo mon?~, quasi non
I

li, 110e il migliore degli esseri corpo rei, ed accusare chi e ca,'lsa delIa

II
j tenza. Anzitutto, esso esiste necessariamente
e non deriva da un
1111
di riflessione, ma da un essere superiore che genera per natura u~
'I
simile a se stesso: e se anche fosse stato prodotto per un atto di
111, j ne, chi I'ha prodotto non avrebbe da vergognarsene; poic~ il
IIItIl
he egli ha prodotto e bello e sufficiente a se stesso, uruto a .se e a
1111I sue parti, grandi e piccole, in mod~ egualme~te conveniente.
, u in chi accusa il tutto guardando alle parn [lOJfa un accusa assurda,
d. 11'bisogna esaminare le parti in relazione al tu~to}O,-::per vedere>
1mvengono ed armonizzano con esso, ed e~ammare il tut~o senza
1111
rrsi ai piccoli dettagli. Non accusa certo il mondo colui ch~ ne
"" idera separatamente qualche parte; e come se qualc~no co?s~de~
. di un animale [15J intero soltanto un capello o un dito dei piedi
I r urando Ia totalit ddl'uomo
che e un spettacolo divino; o come! ~e
11..ciassero da parte, per Zeus, tutti gli altri viventi per guardare al pl~
1,1,Ito o, tralasciando tutta una specie, ad esempio quelIa umana, SI
I 1111se al centro solo T ersite.
. ,
.
ra, poich cio che e statofatto e il mondo nella sua totalit, [2~J ch~
I onsideri cosi, forse 10 sentir parlare in questo modo: Un DI0 rm
f 11to ed io che son venuto da LUP' sono perfetto poich comprendo
11111i viventi, basto a me stesso e non ho bisogno di nessuno, poich~
1'"0 in me tuttele piantee gli animali egliesseri tutti che nascono, molti
I. I r turbe di demoni [25J anime buone e uomini felici per virt, Non
,Ir uuo Ia terra e adorna di piante e di animali di ogni specie e non
,Ir IIntOil mare ha ricevuto Ia potenza vitale; anche l' aria, l' etere e U cielo
""11 tutti partecipi di vita, poich ivi son tutt~ le anime ~u~me. che
, 1111I0
Ia vita agli astri e alla sfera eterna [30J de~ cielo che, ad Iml.tazlone
I. ll'lntelligenza, gira saggiamente con moto clrc?lare ~e~p:e tnto.rn~
1111desimo centro, poich nulla essa cerca al di fuori di se. Tuttl gli
I i che sono in me aspirano al bene e ciascuno 10 raggiunge secondo
I 110potere. Da Lui dipendono tutto il cielo, Ia mia anima intera, gli dei

356

PLOTINO

!JsUx\ KaL 01. V IlpEO'lV [35] Il01S 9EO(, KaL T C4>a SE 1TVTa KO\
cpVT KaL L TL d!Jsuxov ooKE1 E1vaL E:V E:lloL KaL T IlE-V TOU Elvol
IlETXELV ooKE1 Ilvov, T SE TOU Cflv, T SE llov
E:V T
atoevEO'9at,
T SE T)BT'I -rov fXEL, T SE rronv Cl~V. Ou yp
T toa 1TaLTElV &1 T01S I.U) tOOLS' oUSE -rp OOKT4l TO [401
~1TELV, 6cpeallt\> TOTO, OOKT4l SE do, TO ElvaL
OOKT4l KaL TO airrou fXELV.

4. TTup SE el rr BaTOS oj3vvVTal KaL ETEpoV irrro 1TUpOs


cpedpETaL, 111)eaull01Js. KaL -rp s TO E1val do aUTO T)-raYEV
a
OUK X9E-V cp' airrou irrr' dou E:cpepT'l, KaL ~9E SE ds TO Elva;
irrr' dou cpeops, KaL 1 cpeop [5] SE aJTt\> ouSEv v 1 OTl Bnvv
<f>POl, KaL ,VTL~ ;ou cpeap~TOS 1TUpOs 1TUp do,
IlEv yp
Olll~T41 ?upaV41 EKaoTOv IlEVEL, E:V BE- T4>& Tt\> oupavt\> rrdv IlEV
~L Cu Kal ooa TLllla KaL Kpla IlpT'l, cl BE lld[30uoal
!Jsuxal
b
O~llaTa
KaL dOTE E:V d4l EL&l -rl-rvoVTaL, KaL TaV SE [101
BU!'TlTal, fel !,EV~EWS oToa !JsuXT1IlET Tfls 1TOTJs OTL !Jsuxils,
L~lla~a
SE Cu KaT El~
KaL Ka9' ou EKaOTac, L1TEp E: aUTwv
Kal C4XI fOTal KaL TpaCPT'loETal' Cl1) -rp E:VTaDea KlvOUIlVTJ E:KEl
~ ~KLVTJ':OS. "E&l
~ KlVTJOlV E: KlVTJOLas E1vat KaL E:K ~s v
aUTlJ ,ClT'lS Tl)v ~U auTfls [15] -rE-rovval QT'lv, olov E:1l1Tvoooav
KaL OUK TpElloooav
Cl1)V va1Tv01)v Tfls 1)pEIlOOTJS oVcrav. ZWwv
SE ds dT'la va-rKa1al ul E:m9oELs KaL cp90pal' oUSE -rp l8La
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E:-rLVETO. 'E-rLVETO S, Tl -ros rrdonv T'lv KaTEIlf3avE
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ElXEv E:V,aVTt\> 1TVTa VTlV aJTwv KE1 E:V Tt\> dVl oupavt\> [20/
1T6eE,V -rap v ~9E ~ 111) ~TlV E:KE1; 'AvepW1TlV SE EtS ~ous
BlK~al fXOlEV IlE-V aval TLav f<PEOlV TOU -ra90u, Buvallll BE TOI)
T~XELV 0<PaIlEVOl 1T'dous Tp1TOVTat. wloxoooL SE BLKouvns
BlKas KaKuvllEvOL TE Ta1S !JsuXa1s E:VEP-rdalS KaKlas TTTOVTal
TE El?" T~OV xdpova'
[25] ou -rp 1l~1TOTE E:Kcpn IlT'lBEv" TO Tax9EV
V, T41 TOU 1TaVTOs VIl41. "EOTL SE ou Bl Tl)V Ta(av TlS ou8
BLa Tl)V VOlllav
VIlOS, Ws TlS OLETat, lva -rVOl TO E:KE1va BL
T Xdpw KaL lva <PalVOlTO, Bl Tl)V TlV 1TaKTov oVcrav'
Kal TL TlS, Ta(a, KaL Bl TOV vuov KaL TOV -rov KaL [30/
TL -ros, 1TapavollLa
KaL dvoro ou TWV f3tTLVlV T Xdpw
1TE1TOlT'lKTlV, TWV SXEO'9at &OIlVlv T lldvl
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EauT~v ft OUVT~Xll ~aL KlOEL Qlv 8aa9at ou &BuVTJIlvwv.
To -rap E:1TaKT41XPlllEVOV TEL TOTOe v ou TXOl ft Bl' aUT
f
rmp' aJTou ft Bl' do rrcp' dou' [35] 1To SE irrr' dlvg 1TaXEl
Kal KVTlV TWV 1TOlOVTlVKaL 1TpOs do I.EIlVlV. T SE Bl' aUTh

re

I,

011101

357

NI "I I, \lI 2, 3-4

I. uno nelle mie parti, [35] tutti gli animali, le piante e gli esseri
1'1"11 ntemente inanimati che sono in me. Di questi esseri, alcuni
I' II ipano soltanto dell' esistenza, altri della vita, altri hanno in pi Ia
11 1 ilit'2, altri hanno anche Ia ragione, altri Ia vita completa. Non
1.1 ., na richiedere da questi esseri diversi effetti eguali; al dito [40] non
I 1"1 chiedere di vedere, ma all' occhio; al dito si richiede qualche altra
I, io di essere dito e di compiere Ia sua funzione.
li

11 onflitti nell'uniuerso obbediscono a una legge]


S il fuoco e spento daU'acqua e se altra cosa e distrutta dal fuoco,
bisogna stupirsi. Poich un'altra cosa 1'ha condotto aU'esistenza e
111111 'e prodotto da s, perci e distrutto da un'altra; esso
venuto aUa
Ienza per Ia distruzione di un' altra cosa e, se e cosi, Ia sua distruzione
/ / non ha in s nulla di terribile, perch, una volta distrutto, il fuoco e
11 Iituito da altro fuoco. Nel cielo incorporeo
ogni singola cosa sussiste,
11 Inostro cielo il tutto vive sempre insieme con le sue parti pi preziose
ti importanti, ma le anime che cambiano di corpo rinascono sotto
IlIlOViaspetti' e, quando [10] possono, sfuggono aUa nascita e si conungono all' Anima del mondo. Ci sono poi corpi chevivono per Ia loro
I' ie e per il loro gruppo, poich da essi altri viventi trarranno
I tenza e nutrimento: vita mobile quaggi, ma lass immobile.
11movimento deve venire dall'immobilit; dalla vita che e in se
Ir. a, [15] una vita diversa, una specie di soffio infaticabile che e come
111 espiro della vita immobile. Tra i viventi sono necessari i conflitti e le
.ltstruzioni, poich essi sono nati e non sono eterni. E sono nati poich
1,1 ragione occupa tutta Ia materia e tutti li contiene in s, essendo essi
I,. II nel cielo intelligibile: [20] donde verrebbero se non fossero l? I
uuti che gli uomini si fanno reciprocamente hanno Ia loro causa nel
de iderio del bene; ma per l'incapacit di raggiungerlo essi escono di
urnmino e si urtano 1'un l' altro. Coloro che agiscono male hanno illoro
I I tigo poich le loro anime vengono danneggiate
dalle loro cattive
uzioni e poste in un luogo inferiore, [25] perch nulla sfugge all'ordine
t ritto nella legge dell'universo. L' ordine non nasce dal disordine, n Ia
I gge dal1'illegalit, come pensa qualcuno", cosicch le cose migliori
nnscano dalle peggiori e per queste vengano all'esistenza, ma per
I' rdine che vi e stato introdotto. TI disordine c' perch c' 1'ordine;
perch c' Ia legge e Ia ragione [30] c' l'illegalit e l'irragionevolezza,
ti n perch le cose migliori producano le peggiori, ma perch le cose che
ti siderano possedere il meglio non possono riceverlo o per Ia loro
untura o per varie circostanze o per altri ostacoli. Ci che si serve di un
ordine estrinseco pua non realizzarlo, o per opera sua o per colpa di altri
/35] espesso patisce danno per colpa di altri che 10 fanno involontaIiurnente nel tendere ad altro scopo.

111111

EXOVTa IdVT]aLV airrE~O(nOV C4ia f>noLliv TE ~EV nps T [kTtW,


TE BE nps T XEtpw. T"v SE nps r XEtpw TPOnT)Vrrnp' airroOI
CllTElV i.aws OK a~LOV' OtYT1-rp PonT) KaT' pXs [40hEVO~VI1
rrporoon TaTlJ nov Kal ~ElCOV TO ~apTav6~EVOV El nOLL'
Kal O(;)~a SE aVEaTL Kal ~ v-rKTJSTTL6u~ta' xul napo</>6Ev TO
npWTOV Kal TO ~at<l>VT]SKal ~" vall<j>eEV airrtKa Kal a'(PEalV
Els O TLS ~nEaEV Elp-raaTO. "Erreru -rE
BLKTJ'Kal OKaBLKOl1
TOL6v& [45J -rEv6~EVOV K6ouea naxnv
Tj BLa6an.
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ESaL~ovtas a~La. Ol B' -raeol ~6VOL EBaL~OVES' BL TOfrrO yp
Kal 6EOl EBaL~OVES.

5. El TOtVUV xnl ljJuxa1s V T<!>& T<i rrcvrl


E~EaTlIl
EBal~OOLV EtvaL. L TLVES~" EBat~ovES, OKnl TLaTov TOV Tnov.
Ts KElVWV 8uva~las o BUVT]6Elaas KaXWs vaywvlaaa6aL,
ou B" 6a PET)S rrpcerrui.
Knl [5J~" 6ElOUS SE -rEVOIlVOV;
6EloV (3LOV~" Exnv TL Bnvv; TTEVLaLSE Kal VOOOL TOlS 1l~\I
-raeols ov, TOlS SE KaKolS au~<t>op' Kal. vYKTJ VoaElV aWllaTII
EXOOOL.Knl OK xpE'ia SE oBE Tafrra rrcvrdrrcouEls avTaul
Kal au~nlpwaLv TOU oou. 'Os yp <j>eapVTWV
TLVWV yOS[JII/
TOU tmvr
KaTEXPlaaTo TOlS <j>eapElaLVEls yVEaLV Wv
oBEv -rp oBa~iJ K<j>Eyn TO imo TOTOUKaTaaIlf3vEa6aL -OTIII
Kal KaKw6VTOS aW~aTOS Kal ~aaKLa6ElOTJS SE ljJux)s T)s TI
TOLaUTa naaxo!OTJs Kal VOOOLS'KaL KaKL~ KaTall</>6VTanE(3MOq
a4>Ei.p~<iKaL a'lJ[15]Tn.
KaL T ~EV airrolS auV1vE-rKE Tl
na6000LV. otov rrevn Kal. VOOOS." SE KaKla Elp-raaT TL XPlaLllOI'
Els TO OOV rmpdet wa
BlKTJS -rEVO~VT] KaL no airri;
XPlaL~a napaaxo~VT]. Kol yp YPllyOp6TaS nOl llaE Kal. VO I'
Kal aWEaLV yElpn nOVT]ptasBolS VTLTaTT~VWV. [20]Kal ~av6v(1I1
SE nOLEl otov ya60v pETT) napa6lan
KaKWVWV ol rrovrjpol EXOU(JI
Knl o -rlYOVE T KaK BL TaUTa. ' OTL Xp)TaL Kal aT I
Els ov, nEl rrep yVETO. LPllTaL. TOUTO SE BuvllEWS llE'YlaTl) I
KaXWs Kal TOlS KaKOlS xp)a6aL Bvaa6aL KaL TOlS ~p<j>oLS[2 /
-rEVO~VOLSEls Tpas ~op<j>s xp)aeaL i.KavT)V dVaL. "OwS
TO KaKOV EnljJLv ya60u 6nov'
vYKTJ SE EnljJLv Etvell
VTaOOa -ra6ou. OTL V a4>.To ouv o, V 4J aTL TO ya06\1,
ETEpoV -ra60u V nOLEl TT)V EnljJLV' roro yp OK ya60v ~II

359

I ADI, 11I 2, 45

PLOTIN

358

(,li

sseri viventi che hanno il potere di muoversi da s spontanea-

'"1 inclinano ora verso il meglio, ora verso il peggio. Forse non
111 I ricercare da dove derivi l'inclinazione
verso il peggio; nel
1""11ipio quest'inclinazione
debele, [40J poi aumenta nel suo proII
rende sempre maggiori e pi numerosi gli erro ri. E poi il corpo
111111<all'anima> e necessariamente ne deriva il desiderio; infine, un
,'hou
subitaneo errore che non sia subito represso spinge Ia volont
I III ma completa caduta". Ma Ia pena tien dietro; e non e ingiusto che
I IIIIIHI, [45J diventata cosi <cattiva> subisca le conseguenze del suo
I 11'1,n bisogna esigere Ia felicit per coloro che non hanno fatto nulla
I" 10 e degno di felicit. Soltanto i buoni sono felici: e perci gli dei
1111clici,

til

l l mali esistono quaggiil in [unzione del bene]

c dunque le anime possono essere felici anche in questo mondo e


uni non sono felici, non bisogna accusare illuogo, ma Ia loro
1/, 111I it a combattere valorosamente dove sono proposti i premi alla
11111.15]
( lie c' di strano se coloro che non sono diventati divini non
, -ggono una vita divina?
1.1 povert poi e le malattie sono nulla per i buoni, mentre sono un
I ,I p r i cattivi; e poi, per coloro che posseggono un corpo e necessit
hllll.tlarsi. E inoltre, essa non e del tutto senza utilit per l' ordine e Ia
I 1I zione dell'universo.
lnfatti, come Ia Ragione dei mondo si serve degli esse ri che si
-u ompono [10] per Ia generazione di altri - infatti nulla sfugge ai suo
I '1Il1nio- cosi anche quando il corpo ha un malanno e l'anima che ne
,111 viene indebolita, ci che e colpito dalle malattie e dal male e
illull'dinato ad un altro concatenamento e ad un altro ordine. [15]
AI uni di questi <rnali> servono a coloro che li subiscono, come ad
I mpio Ia povert
e Ia malattia; il vizio, poi, produce qualcosa di utile
'li ll'universo, poich diventa esempio di punizione,
e molti altri vantag1 I S porta ancora. Infatti esso tien desti, eccita l'intelligenza e Ia
" I I .nza facendole resistenti sulle vie della colpa, [20J fa vedere qual
IIt
ia Ia virt mediante Ia comparazione coi mali che i cattivi
"I I~ ono. Certo, non per questo esiste il male; ma anch' esso, come s' e
I, 11016, una volta nato, deve esserci utile. li pi grande potere e quello
h II r bene utilizzare il male stesso e di essere capace di adoperare
1" Ia cosa informe [25J per <a produzione di> altre forme.
111omma, bisogna affermare che il mal e e difetto del bene, ed e
"
ario che quaggi ci sia difetto di bene, poich esso e in altro.
( uesto soggetto, in cui e il bene, essendo differente daI bene,
"" II I e il difetto: e infatti esso non e buono. Perci non si distruggono
III

360

PLOTII

~lO Otrr lTOa6al T KaK, Tl T [30] a lv TTW TI


ya60D q,OOlV hp
T a ToD ya60D nlV atTlav
inrOOT(7(S KL6v Xaf36VTa, TOlaDTa 8f) yV~va Tiji rrpp
6. To SE rrcp' tav, rnv ya60L KaK EXW<7l, cf>aUOl '
T VaVTLa, TO ~V ylV Ws ouSEv KaKOV Tiji yaSiji ou8' ao 1111
cf>a4!ya60v 6p6Ws ~V yTaL' 8l TL T ~V lTap q,OII
TOT41, T SE KaT q,OOlV Tiji lTOVllPi!i;[5] TTWs'yp Ka{i)s VIl 11
oVrw;' 'A'L TO KaT q,OO'lVOUlTOlLlTpooOfJlCTlvlTpOs TO L&ll~OV 1\
000' au TO rrnpd q,OOlV cf>alpEL TOU KaKOU TOU v cf>aOlS,I
8lacf>Pl TO oVrWS li oVrws; "Oorrcp 000' el 6 ~v KaOs TO aWlw
6 SE ataxpOs 6 ya66s.
'A TO lTplTOVKaL voyovb KaL I
KaT' [1O]lav KElVWSv ~V, vuv OUKEO'Tl' rrpovon 8E plaTI)
KlVO ~V. KaL ~f)V KaL TO 8oous, TOUs SE eorrrcc
tVat, lill
pXOVTas TWV lT6wv TOUs KaKOS, TOUs SE lTllKLS 80 I
dVaL, ou lTplTOVTa ~V, 000' el lTpoaeTjlCTlVTaDTa ~f) q,pEl I
ya90u KaL KaKOUKTllalV. Kctror" r VO~WTaTa v[15]lTpwI
apxwv lTOVllPS' KaL KpaTOOOl 8' v lTO~OlS oi. KaKoL Kal (lI"
ataxp 8pwO'lv atx~aWTous Xa~6VTS. Ildvrn yp TaDTa drropr I
rroret, lTWS rrpovolu O<nls ylVTaL. Knl yp el d lTpOs TO MI\
~lTlV &L TOV 6nouv ~OVTa lTOllV, KaL T ~PTJ pO(l
EXl TTTlV v [20] BOVTl airriji KaL ~laTa, TaV E~tjJuxa D 1<11
(Wf)V EX'J li KaL OylK D, KaL nlV rrpvoicv SE lTl. rrdvrn cf>9v II
KaL TO Epyov aUTils TODT' dVaL, TO ~TJ&VOs l~TJKVaL. El (lI
cf>a~V K vou T6& TO rrv lpTlla9aL Kal. ds alTaVTa TJu9ll'lII
nlV 8va~lv
aUTou, lTlpa9aL 8l [25] &lKVVaL, 1T1J~Ka 111
TOTWVKa{i)s EXl.
7. TTpillTOV TOLVUVTJlTTOVWs TO Ka{i)s v Tiji Illl( II
(TJTOUVTas XPf) ~f) lTVTTJ lTaLTLV OOOVTO Ka{i)s v Tiji lllli 1I
EXl, ~TJ8' v &UTpolS (TJTLV T lTpWTa, ' lTl8f) Kal a li"
EXl, auyxwpELv xcl lTap TOTOULval [5] ds TO rrv", dnnrr I
SE rrnpd ToD Myou, OOOV 8vaTo Baa9aL TO ~ly~a, el IlTl
TOTOUllTl' olov, L TlS aK6lTl TOV v9pwlTOV TOV ata9T) I P
oons KlaTOS, OUKv 8T]lTOUTiji v viji v9pWlT41lilW<7TovaVII
dVaL, ' KlVOlTo&Bx9aL TOU lTOlTJTOU,el ~WS ev aap). 111I
[1O]vpols xcl OOTOlS VTa KaTXa(3 Tiji MY41, WaT Kal Ta 111
KaUVaL xol TOV Myov
8UVIlef)VaL lTavE9Lv Tj lJ. Ta I11

"

DI, 11I2, 5-7

361

I 11.lI, poich [30] rispetto al bene ci sono degli esseri inferiori gli uni
11.11ri ed essi, pur avendo nel bene, da cui differiscono,la
causa della
111 I tenza, divengono cio che sono allontanandosi
<da lui.

I1 ubbi contro Ia prouuidenza]


I
hi dicesse che, contro il merito, i buoni ottengono dei mali e i
1I1'\ dei beni", si pu giustamente rispondere che non c' nessun male
I I 1I0ni e nessun
bene per i cattivi. Ma allora, perch aI buono
11 lemo cose contro
natura, al cattivo cose secondo natura? [5] Come
I 1,1 buona una simile ripartizione?
Ma se Ia conformit alIa natura
11 I' iunge nulla alla felicit, il suo contrario nulla toglie al vizio dei
I1\ 1\, he importa essere cosl o cosl? N ulla, come avere un corpo bello
1'11111,
11, in quel modo, ci sarebbe convenienza, ordine, [10] giusta di11I'lIl.one, che ora non ci sono: e questo sarebbe una provvidenza
It I IIa, Non e certo conveniente che ci siano schiavi e che i cattivi siano
, II1Ioni e i capi dell e citt e i giusti siano schiavi, anche se questo fatto
'11IIHgiunge nuUa aI possesso deI bene e del male. Se il maIvagio e
,li e11) pu commettere i pi grandi delitti; [15] e se i malvagi vincono
li! Ira, quali sceUeratezze commettono verso i prigionieri catturati!
IIle queste cose ci fanno dubitare: come avviene tutto cio, se c' una
, idenza"? Chi si accinge a produrre quaIche opera deve guardare
111111, ma deve anche ordinare ciascuna parte [20] nel luogo che e
11' ene, specialmente
quando si tratta di esseri animati, viventi o
I li 111voli; cosi Ia provvidenza
<deve> estendersi a tutto e l' opera sua
11\ te nel non trascurar nulla. Se dunque noi affermiamo che questo
11\'I I o dipende da un'InteUigenza
il cui potere penetra ovunque,
"I'na cercare [25] di mostrare come ogni cosa sia come deve.

I r }J!.lIi cosa occupa il suo posto nell'unioerso]


nzitutto bisogna com prendere che quando cerchiamo un bene in
re misto non dobbiamo richiedere che esso sia cosl grande come
I" 11 che e nell'essere non misto, n dobbiamo
ricercare qualit
unurie presso gli esseri di secondo ordine; poich il mondo ha un
IPIl, bisogna ammettere che questo gli dia qualche cosa [5] e chiedere
IIIIt s olamento solo quel tanto di ragione che esso pu accogliere e
,.t re> se questa parte non sia difettosa. Cosl, ad esempio, se si
"nina I'uomo sensibile pi bello, non si pu davvero giudicarlo
1111 all'uorno intelligibile, ma approviamo l'opera del Creatore se
I" I essere, pur essendo fatto di carni, di nervi [10] e di ossa, e do111II dalla ragione in modo che essa possa render belle quelle cose e
urtrare Ia materia.
!

I'

363

NNEADI, III 2, 78

Ammesso questo, dobbiamo procedere verso il nostro assunto;


potremo trovare in questi esse ri questa provvidenza e potenza
IlIrravigliosa, [15] da cui dipende il nostro universo.
<Se consideriamo> le azioni delle anime,le azioni che appartengo'11' ille anime che compiono il male, come ad esempio le offese che arreI ,111
alle altre e si fanno tra loro, non possiamo chiedere alla provvidenza
I meno che non si voglia accusarla di averle fatte cattive - n conto n
I .:i ne <di quelle azioni>, dal momento che si ammette che <dacolpa
I 111 e di chi ha sceltos'". S' detto" infatti che le anime devono avere
1111 movimento proprio e poich non sono anime soltanto, ma viventi
111 un corpo>, non e da meravigliarsi se esse vivono quella vita che
1111 risponde al loro stato. Esse non sono discese <nei corpi>, perch il
IlIondo esisteva, ma gi prima dei mondo esse gli appartenevano, si
, uruvano di farlo esistere, di ordinarlo, [25] di fabbricarlo in tutti i
fllodi, sia dirigendolo sia dandogli qualcosa di se stesse, sia discenden,t'lViin un modo o in un altro: non di questo dobbiamo ora trattare, ma,
I omunque
sia, basta perch non si abbia ad accusare Ia provvidenza.
Ma quando paragoniamo i buoni ai cattivi [30] e vediamo poveri i
1," mi e i cattivi ricchi e ben forniti di quei beni che dovrebbero
I'" edere anche i loro inferiori che pur sono uomini, e li vediamo
,tiuninare i loro popoli e le loro dtt? Forse che <Ia provvidenza> non
I (. tende sino alla terra?
Ma, oltre alIe cose che avvengono secondo ragione, c' questo che
, I prova che essa discende sino alla terra: [35] do che le piante e gli
'ri viventi partecipano di ragione, di anima e di vita.
Ma se si estende fin quaggi, non domina.
Poich questo universo e un essere animato unico, e come se
'I"lIlcuno dicesse che Ia testa e il viso dell'uomo derivano daIla natura
ti illa ragione dominante e attribuisse il rimanente <dei corpo> ad altre
,,111 e, [40] al caso o alla necessit, spiegando cosi mediante l'impotenza
,I<lia natura I'origine delle parti meno importanti. Ma non e santo n pio
1'1 I imare Ia creazione affermando che queste cose non sono bene
,li poste.
lul

N. II maloagi comandano per

ia vilt dei loro sudditi]

Resta da cercare come queste cose siano bene ordinate

e come

1',11 recipino dell' ordine o, altrimenti, come queste cose siano un male.
111 ogni essere vivente le parti superiori, il viso e Ia testa, sono le pi belle,
non sono tali le parti mediane e inferiori. Gli uomini sono nella
" ione media e inferiore <dei mondo>, in alto sono il cielo [5] e gli dei
, I, sso contiene; gli dei e il cielo che circonda il mondo formano Ia
IIlfRgior parte dei mondo, Ia terra sta al centro e non e che un astro
'1IIIIunque. Ci stupiamo che negli uomini ci sia l'ingiustizia poich
11111

I!

365

I NNEADI, III 2, 8

ludichiamo che I'uomo sia Ia cosa pi preziosa dell'universo e l' essere


I' \I saggio di tutti. Invece egli sta in mezzo tra gli dei e le bestie [10] e
III lina verso gli uni e verso le altre: alcuni assomigliano agli dei, altri alle
I, de, Ia maggioranza sta nel mezzo.
Coloro che per Ia loro corruzione son vicini agli animali senza
"'Hione e alle fiere, trascinano e maltrattano gli uomini che sono nel
III~ZZO:e questi, che pur sono superiori a coloro che li maltrattano, si
I iano dominare dagli inferiori poich sono in certo modo inferiori
/15] ad essi, perch non sono ancora virtuosi e non sono preparati a non
c.ffrire <quei mali>, Se fanciulli fisicamente esercitati, ma moralmente
IlIferiori per mancanza di educazione, vincessero nella lotta altri fanI IIIUinon educati
n fisicamente n moralmente e rubassero loro i cibi
/. OJ e portassero via i loro begli abiti, non sarebbe una cosa da ridere?
E come non agirebbe bene quel legislatore che permettesse che essi
offrissero quei danni a castigo della loro ignavia ed inerzia"?
Sono stati insegnati loro degli esercizi, ma essi per Ia loro ignavia e
" r Ia loro vita molle ed incurante [25] sono rimasti l inattivi, diveninndo cosl agnelli grassi preda dei lupi". Per quelli poi che fanno il male,
I1primo castigo consiste nell' essere lupi e uomini malvagi; esistono
111 ltre per loro delle pene convenienti che essi devono subire, perch
\lrr coloro che sono stati cattivi quaggi tutto non finisce, ma alle loro
zioni antecedenti seguono sempre [30J le conseguenze, secondo rai ne e natura, il male per quelle cattive, il bene per le buone.
Questa <vita> certo non e una palestra, ove si fanno dei giochi.
Quando i fanciulli sono cresciuti nell'ignoranza, bisognerebbe che
i, d'ambo le parti, cingessero le spade e prendessero le armi: illoro
p ttacolo sarebbe superiore a un esercizio ginnastico; [35] invece alruni sono disarmati, altri sono armati e li vincono. Non tocca aDio
combattere per i pacifici: Ia legge vuole che alla guerra si salvi colui che
valoroso, non colui che prega, perch raccolgono frutti non quelli che
pregano, ma quelli che coltivano Ia terra, [40] n sono sani coloro che
11 n si prendono
cura della loro salute; e non bisogna brontolare se i
c rttivi hanno un raccolto pi abbondante, o se a loro riesca meglio Ia
I oltivazione, E poi sarebbe ridicolo compiere aproprio
capriccio tutto
I i che riguarda Ia vita e, bench queste azioni non siano come piace agli
dei, esigere Ia salvezza propria dagli dei [45] senza fare quanto gli dei
c mandano per Ia nostra salvezza. La morte
migliore della vita per
coloro che vivono contro il volere delle leggi dell'universo; sicch
quando i nemici sopravvengono, se Ia pace fosse loro conserva ta
malgrado le loro follie e i loro vizi, Ia provvidenza sarebbe troppo
11 gligente [50] a lasciar dominare i pi deboli. I cattivi comandano per
1I vilt dei loro sudditi": ed e giusto cosi, non il contrario.

PLOTIN)

366

9. Ou yp 8" OTW nlv rrpvorcv EtVaL &L, WaTE ~T]SEv


Tj~s EtVaL, Ildvrn 8: O011S rrpovou
Kal ~6VT)s airrfls
oUS' dv
dT]' TlVOS yp dv hL dT]; 'A)J.. uvov dv dT] TO 9ELov, Torr
8: KUl vw laTI'
Kal TTpOs ao 8: li]u8EV, [5} OUX Lva V1,l
TO ao, ' lTTL6vTL olovb vepWlT(!l ~V lTT' atrr4J TT]poooa TOV
avepwTTOV VTU' TODTO S laTL v6~41 TTpoVOLaS (WVTa, () 8i] laTI
TTpTToVTa ooa v6~os airrfls yEL, M:YEL 8: TOLs ~Ev ya60l
YEVO~VOLS "(a60v ~lOV EaEaSaL Kal KELa6clL KUl Ls OOTEpoVc, rot
8: KaKoLS T [lO]lvaVTla,
KaKoUs 8: "(EVO~VOUS' LOUV ao
atrrwv
awTflpas
EtvaL aUToUs TTpoE~VOUS' ou Squ TOV EUxfjll
TTOLOU~vwv' ou TOlVUV ou8: 9EoUs atrrwv
apXELv T KaSKaanl
<f>VTas TOV aUTwv ~lOV OuS "(E TOUs av8pas
TOUs yaSo' ,
aov ~LOV (WVTas TOV pxfls
vepwTTlVT]S fI5) ~ElVW, TOTO
atrrWv apXOVTas EtVaL' lTTd oUS' aUTOl lTTE~E16l]av TTOTE,OlTl'i
apXOVTES ya60l "(VOLVTOTWV C.wv, omuS aUToLS ~ lTTL~EO~EVOl,I,
<1>60VOOOLV,
Mv TLS "(aSs rrcp' aUToue <t>l]TaL' lTTd TTElOli';
dv EyVOVTOya60t, el TOTOUS'ETTOLOWTOTTpo<7TTas, [20}rEV~EV
11
TOlVUV (4)ov OUK apLaTOV, ~<7T]V TLV EXOV xcl 6~EVOV,
O~WS EV ~ KELTaL T6TT41imo rrpovoln OUK EW~EVOV TTOaSaL, rt
va<f>Ep6~Evov d TTpOs T avw TTaVTOlaLS ~Tlxava1s, ats TO SEL I'
xpf)TaL ETTLKpaTEaTpav pe-nlv TTOLOUV,OUK TTwEaE TO O"(LKO"
dVaL TO vepWTTLVOV [25) yvos, ~HXOV, L Kal ~" aKpl)',
EaTL Kal aO<j>las Kat vou KaL TXVT]S Kat 8LKaLOOVT]S, Tfls "(0\)1'
TTpOs 1oUS' EKaaTOL" KUt oS 8LKOOOL S, OLOVTaL 8LKalY.
TaDTu TTOLElV' EtVaL yp toUS', OTW Ka6v e:anv vepwlT
TTOtT]~U, ooov 8vaTaL KaOv dVaL, Kal auvu<f>aveEv[30) Ls TO lTl'
~oLpav EXEL TWV aWv (t>wv ou ETTLyf)s ~Ttova,
'ETTEt KaL TOl
aOLS ou e:TTW (4'>a aUTou K<J~OVyJ <f>poVTa ~~<f>ETaL oU8e-\
vouv EXWV, rEoLov "(p, d TLS ~~<t>oLTO, OTL TOUs vepWlTO
8KVOL, Ws Sov aUToUs (f)v KOL~W~VOUS', 'Av,,(Kll 8: Kal ror
[35) EtVaL' Kat ai. ~EV TTp68T]OLrmp' aUTwv W<f>ELaL,Ts SE 01,
<PaVEpS VEUpe- TTO)J..S Xpvosg, WaTE ~T]8Ev atrroLS ~Tl]v ~Tl
vepWTTOLS dVaL, rEoLov 8: KaL OTL aypLa TTo)J.. aUTwv ~~<t>EOSI
yLVO~vwv xcl vepWTTWV yplwv' el 8: ~" TTETTlaTEuKEv vepWTTOL ,
TTLaTOUVTa ~vHaL,
[40} r Sau~aaT6v e:aTLv;

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10. 'A' L avSpwTTOL aKoVTs elot KaKol KaL TOLOUTOL


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TLS TOUs 8LKouVTas
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I NNEADI. III 2. 9-10

367

./ L'uomo occupa nell'unioerso il posto che ha scelto]


La provvidenza non dev'essere tale da ridurci a nulla; se Ia provvi-

,I nza fosse tutto e fosse sola, sarebbe come non fosse: di che sarebbe
III(atti provvidenza? Esisterebbe solo 1'essere divino, E questo esiste
cllvvero, ma esso si diffonde a un altro essere [5} non per distruggerlo,
111 I si avvicina, per esempio, all'uomo per conservargli il suo essere di
II mo, cio una vita secondo Ia legge della provvidenza, o meglio, una
, mdotta fedele a quanto Ia legge prescrive,
Essa prescrive che coloro che diventano buoni avranno una vita
1111 na, Ia quale sar loro riservata anche pi tardi e che i cattivi avranno
/10} il contrario, Coloro che son diventati cattivi e domandano che altri
.llmenticando se stessi li salvino, fanno voti impossibili; nemmeno gli
,I i possono trascurare Ia loro vita per regolare le nostre cose e nemme110 ai buoni che vivono una vita superiore
a ogni potenza umana [15}
, nviene assumere il governo <dei cattivi>; costoro poi non si sono mai
, urati di aver dei buoni governanti n di cercare per s chi li diriga, ma
Iirovano rabbia se sorge qualche uomo di buona indole; poich sarebbero
di pi i governanti buoni, se essi li prendessero come capi. [20}
<L'uomo> non e il migliore degli esseri viventi, ma occupa quel
Jl sto medio che ha scelto e nelluogo dove egli si trova Ia provvidenza
11 n 10 lascia perire; il genere umano,
sempre ricondotto all'alto da
diversi mezzi di cui si serve l'essere divino per far trionfare Ia virt, non
p rde Ia sua essenza razionale, [25} ma partecipa, anche se non del tutto,
di saggezza, d'intelligenza, d'arte e di giustizia, che gli uomini <eserciruno> tra loro - infatti quando fanno un torto a qualcuno credono di
igire giustamente e di trattarlo secondo il suo merito -; cos l'uomo e
una bella creatura, tanto bella quanto pu essere, ed e posto [30}
nell'universo in modo da avere una sorte migliore di tutti gli esseri che
vivono sulla terra, Nessuno che abbia senno potr rimproverare <alla
provvidenza> l' esistenza di altri animali inferiori che sono l' ornamento
della terra". E infatti sarebbe ridicolo lamentarsi perch essi mordono
HIiuomini, come se gli uomini dovessero vivere sempre nel sonno. E
necessario che anche questi <anirnali> [35} esistano: alcuni sono manifestamente utili, altri svelano per 10 pi col tempo Ia Ioro utilit,
poich nessuno e inutile n per s n agli uomini. Obiettare che fra essi
i sono molte fiere selvagge e ridicolo, daI momento che anche alcuni
uornini diventano bestie; e se esse non si fidano degli uomini, ma
diffidano e si difendono, [40} che c' da meravigliarsi?

K6VTES,

10, [L'uomo si muoue liberamente nel mondo delle azioni]


Ma se gli uomini sono cattivi contro illoro stesso volere'" e invoI ntariamente, nessuno potr accusare n coloro che offendono, n

368

PLOTINO

TTcrXOVTaSWs Bl' aJToUs Tafrra TTcrXOVTaS,El B BT) KaL vrK1l


OTW KaKOUs rLVE09<ll Eln: imo Tils q,op-s- [5] ElT Tils pXllS
BlOO01lS TO KOuOoVVTOOV.q,OOlKWs OTWS, El B BT) KaL
ros aJTS crTlV TTOlWV.TTWsOUKBlKa OTWS; 'A).). TO ~EV
K?VTS. Tl ~apTLa KOOOlOV' rorro B OUK V<llpL TO aJToUs
TOUS' TTpTToVTas rrap' aJTwv tval. ' Tl aJToL TTOLOUc:nBl
T?frrO KaL a~OL [10] ~apTvOOOlV' ~ 000' liv WS ~~apTO~ ~~
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Tl TT~VTWS,TO B Tils q,op-s- OUX WoT ~TJBv q,' f]~lv dval'
KaL rap el Ew8V TO rrv, OTWS liv tIV. Ws nrrol 01 TTOlOUVTS
I3oOVT~'WoT OUKliv aJTolS vaVTLa T(9VTO[15] v9pwTTOl 0U8'
liv crf3HS. L 9OL TTOLOUV,
NDv B rrcp' aJTwv TOfrrO. 'APXllS
B Bo9LC7TJSTO <PEf}sTTpaLVHal cru~TTapaa~(3avo~VWV Ls Tf)V
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pXaL B Kal v9pwTTOl.
K~VOUv:al rOUV TTpOs T Ka OlKd~ q,OOH KaL pxfJ aTrl
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KOOueLaLS KaL lTl',1BUVaTOV Ka(i}s; "H O. ' ros TaUTa
TTVTa TTOllpxwv KaL OTWI30HaL KaL T r~EVa KaK aUTOs
K~lT rov, TTOlEl,ou l3ou~~vos TTVTa[5] ra9 EtVaL, WoTTEpdv
E~ :'lS TEXVlTTJSou TTVTa Ta v T~ ('X!l 6</>8a~oUs TTOlEla OTWS
000 ros TTVTa 9oUs Lpr(HO.
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TTHPOl [!O]ypaq,lKf}S TXVTJSalTlWVTal, Ws OU Ka T XpW~aTa
TTaVTaxou, B pa T TTp<><nKOVTa
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TlS rpolKos KaL <PaWS[15] <P9'Y'Y~EVOS'TO B OU Kav EC7TlV
El TlS TOUs XdpoUS' EOl, KaL EK TOTWVcrU~TTTJpo~EVOV..
12. El ~EV ow aJTs ros Evap~ooas
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Tafrra EtprcraTo roro wv ots EcrTlV, v6~OlOS TOlS ~pEOLV EK
TOU TTpOaJTou roro WV, KaL roro TO rEv6~EVOV OTWrV~E'VOV
~T) liv EcrXa KLOVaUTOUo. '0 B [5]ros EK TTVTWV ~OLWV

369

I NNEADI, III 2,1012

ro che soffrono l' offesa, come se questi soffrissero per causa di


lli. E se e fatale che essi diventino cattivi o per causa del movimento
I I del cielo o perch l' avvenimento susseguente si collega all' antece.t nte, avviene cosi per natura. E se Ia ragione stessa e quella che
1" duce da natura>, come non produrrebbe anche le cose ingiuste?
St, gli uomini sono cattivi involontariamente,
poich l' errore e
nvolontario: ma ci non impedisce che essi siano esseri che agiscono da
tessi: di conseguenza, siccome agiscono di per s, anche per ci [10]
rrano e non errerebbero
affatto se non fossero loro ad agire. Il
I Iincipio della fatalit -cdella colpa> non e estemo a loro, se non in un
enso generale.
movimento del cielo poi non tale da far sl che nulla
.hpenda da noi: perch se il tutto venisse da fuori, esso sarebbe come
hunno voluto coloro che 10 hanno fatto; e gli uomini, anche se empi, non
11 trebbero opporsi [15] a quanto hanno fatto gli dei; ora, questa
upposizione viene proprio dagli uomini.
E poi, dato il principio ne segue Ia conseguenza, purch per spiegare
I, onseguenza si considerino tutti i principi; ora, anche gli uomini sono
principio Essi infatti si muovono verso le cose oneste, per loro natura, e
questo e il principio indipendente.

111
Ijll

Il. [L'unioerso

e, nella sua struttura,

pluralistico]

E forse per necessit naturali e per concatenazione <di eventi> che


ogni cosa e quella che e ed e bella quanto e possibile?
No, ma e Ia Ragione che fa tutto da sovrana e secondo Ia sua volont
quando fa gli esseri detti cattivi agisce conforme a se stessa non
v lendo che tutto [5] sia buono; come un pittore non fa soltanto occhi
III un anirnale, cosl la Ragione non fa soltanto esseri divini, ma fa gli dei,
, demoni che sono ai secondo posto, poi gli uomini e infine gli animali,
non per invidia ma per mezzo della ragione formale che contiene in s
t utta Ia variet degli intelligibili. E noi siamo come quegli ignoranti [10]
lhe critica no il pittore perch non ha messo ovunque i suoi bei colori",
rnentre ha messo in ogni parte i colori che convenivano. Le citt ben
ovemate non sono com poste di eguali. E come se si biasimasse un
c1ramma, perch in esso tutti non sono eroi, ma c' un servitore, o un
rusticone [15] dalla voce rozza; il dramma non e pi bello se si
pprimono queste parti secondarie, anzi e completa to da queste.
12. [Ogni anima occupa il posto cbe le

e doouto]

Se dunque

Ia Ragione stessa ha prodotto questi esseri adattandosi


di essere composta di parti
rlissimili e trae queste propriet dall' <Intelligenza>
che prima di lei,
l'opera sua, cosi com', non potrebbe essere pi bella. [5] La ragione

rlla materia,

poich essa ha Ia propriet

370

PLOTIN

KaL lTapalTT)aLWV oJK dv yVETO KaL ofrros Tp6lTOS~~lTT6sb.


rrdvra VTOSKaT ~pos fKaaTOV dosc. El SE Uw atJTou dQ
dO'!yayv,
olov lJIuxs, KaL ~laaTo lTap n)v airrwv <POlV
vap~6aal d T4) lTOLl~aTllTpOs TO Xlpov lToMs, lTWs6pWls; 'A).,).,,
[10] ~TOV KaL Ts lJIuxs, olov ~pT)airrou dval KaL ~" XdpolJS'
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lTOUrrpocfpcov airra1s KaTaxwpLCnv
KaT lav.
13. 'ElTL08 KElVOV lTO~T)TOV
TOV Myov, S' O lTpOs
TO lTapv KaTOT <pT)al ~lTlV, lTpOs Ts rrpoev
lTPl6ous KaL ali TO ~OV, WaT Kl8Ev TTTlV n)v Lav Kal
~l:atLeVaL K &alTOTWV TWV rrpcsv [5] 8oous lTOLOUVTa,
el
EyVOVTO KaKoL&CJlT6Tal, Kal Tl a~<t>opov airr01s OTWKal el
KaKWsExplaaVTo lTonjl, lTVT)Tas-KaL ya901s' OKCJl~~<t>opov
lT~VT)aLV lvaL - ~aL <t>ovdlOaVTas 8lKWS <t>oVueTlvaL 8lKWS ~V
T41 lTOllaaVTl. atJT4) SE 8lKalws T4) rrcvn, KaL TO lTla6~vovh
[1O! auvayaYEl~ ds TOain-o T4) Em TT)&t41lTOlT)aal. lTaelv xpijv
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E'Tu~ ~T)8 ~plaOfjval ds aw~a tKfj, '~v lTOTTauTa lTOllaaS',
vuv EaTl lTaxwv'
KaL ~T)Tpa TlS VEwv lTOlTaL80s valpE
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[15] yuVl, KaL ~laa~vos
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K~L wv dv TlS ulTv6T)a KaTa<ppovf)aal Ws ~LKpWVn)v rrpvomv
ola KaL EV T01s TUXOOOL
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K~Ta T~tJTa ouX ~atJTws: METaTL8ETal TO(VUV T ~ETaTle~va
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El yp ~T) Kl TaUTa. lTOUdv ElT);

Tb

-:0

NI.AI 1.11I2,12-13

371

composta di parti tutte simili ed eguali, e di ci non Ia si deve


e tutti gli esser e ciascuno particolarmente in
.1111<1
diverso. Se essa avesse introdotto <nel mondo> esser estranei a
f,
I r esempio delle anime, e poi ne avesse forzate parecchie a
ontrastare alla loro natura per accordarle con Ia creazione, come
,IV!' bbe agito> rettamente?
Ma [10] bisogna affermare che anche le
111 me sono come parti della ragione e che questa non le rende peggiori
Ili r I comodarle <alla creazione>, ma pone ciascuna secondo il merto
li. Iluogo che le conviene.

11I,,,

1.1. rrnare, poich essa

I "I

li eventi nel tempo accadonosecondo giustizia]

I~poi non bisogna rgettare quel ragionamento per il quale si deve


'\I.Irdare per ciascun essere non <solo> al suo stato presente, ma ai suoi
1"'1 di passati ed anche al suo avvenre, sicch di qui si deve partire per
,li rribuire de sorti> secondo il merto: di quelli che sono stati prima
1'.lIll'Oni,[5] farne degli schiavi se sono stati cattivi padroni; e questo e
1111 vantaggio per loro; rendere pover coloro che hanno adoperato male
I, loro rcchezze, poich non e svantaggiosa ai buoni Ia povert. Coloro
,11 hanno ucciso ingiustamente vengono a loro volta uccisi, ingiusta'li nte per chi commette <il delitto>, ma giustamente per colui che ne
vutima: [10] colui che dovr essere vittima incontrer l'uomo pronto
( irgli subire il trattamento che egli deve soffrire. Non per caso si e
, hiavi o prgionieri o si subiscono delle violenze, ma perch si sono
, ompiuti una volta quegli atti che ora si devono subire. Chi ha ucciso Ia
1" ipria madre rinascer donna per essere ucciso dal figlio", [15] chi ha
(lI ntato una donna rinascer donna per essere violentara; di qui Ia
.lrvina formula Adrastea"; questo e ordine veramente inevitabile, vera
11 tizia, ammirabile
saggezza.
Bisogna ammettere che l'ordine dell'universo e tale da estendersi a
1IIIIe le cose che vediamo, [20] e che esso si estende anche alle pi
11 cole; quest' arte ammirabile non regna soltanto nelle cose divine ma
11 he in quegli esser che potremmo credere disprezzati dalla provvi.lenza per Ia loro esiguit: e veramente meravigliosa e Ia varet in
qualsiasi essere vivente, fino alle piante stesse che son tanto belle nei
loro frutti e fronde, coi loro fior appena sbocciati, coi rami agili [25] e
multiformi; tutte queste cose non sono state create una volta per poi
, sare, ma son create continuamente sotto l'influsso degli astri che non
'li mtengono sempre, rispetto ad esse, e loro posizioni. Tutti gli esser
,11 cosl cambia no e si trasformano non si mutano per caso, ma secondo
11' norme della bellezza e come conviene agiscano le potenze divine. li
,livino infatti agisce [30] sempre secondo Ia sua natura e Ia sua natura,
.Iipende dalla sua essenza, e Ia sua essenza esplica nelle sue azioni Ia
I, lIezza e Ia giustizia. Se queste non fossero lass, dove si troverebbero?

I'

372

PLOTINO

14. "EXH TOLVVV l 8LTaLS olrno KaT vow, Ws aVEu


OT'LO'~oD EtVaL, olrrto SE ElvaL, Ws, d TLS apLO'Ta 8VaLTO OT'LO'~4i
xpi)O'SaL, 8au~O'aL, TL ~l v aW$" EUpE OT'LO'~Os iTOLi)O'aL,
iTOlv TL T'LvWaKETaL Kal. EV TalS [5] KaS' EKaO'Ta 4>XJEO'L,T'LVO~vwvb
Ets d VOEpWTEpoV T\ KaT OT'LO'~oD 8LTaLV. 'E4>' XO'TOU ~v
ovv TWV T'LVO~vwv EI. T'EVWV OUK EO'TLV atTLa8aL TOV iToLODVTa
T'OV, Et TLS ~l LOl EKaO'Tov olrrto T'ET'OVvaL xpi)VaL, Ws r
~l T'E'YOVTa, L8La 8, EV TE VOT}TOlS EV TE ata8TJTolS d KaL
aiJTc [10] OVTa, iTpooOJKTJVat TWV T'aeoD iTdova, ' OU TO 808V
KO'Ttp EtSos aiTrapKES lT'O~EVOS', OLOV T4)&, TL ~l KaL KpaTa,
OU O'KOiTO~EVOS'TL 8vaTOV ~V T'OV ~l OUK bL rrdvrn 8Elv,
' TL E8H EV T41 ~d(OVL T ETTW KaL EV T41 yl T ~Pll
Kal. OUK Ion 8uvaTOV ElvaL' T\ OUK [15] v ~V ~pT}, To ~v T'p
avw rrv rrdvrc, T SE KTW ou rrdvrn EKaO'TOV. Knl av8pwiTOS
8i], KaS' OOOV ~POS' EKaO'TOV, ou iTs, El 8 iTOU Ev ~PEO'L TLOL
Kal. ao TL, ou ~POS', TOTtp KKElvo rrv, 'O 8 KaS' EKaaTa,
ToDTO, OUK drrcu TTJTOS'TEOS'dEtVaL Ets PETi)S aKpov' i)8T} T'p
[20] OUKT' v ~pOS'. Ou ~lv ouSE T41 yl TO ~POS' KOO~T}SV el
~d(ova
Lav E4>86VTJTaL' Kal. T'p KLOV TO OV iTOLEl KOO'~TJ8v
L<;l ~d(ovL.
Knl T'p T'LVETaL TOLODTOV 4>O~OLWSVT41 yl Kal
OLOVO'U'}'XWpT}SVTOLODTOVdVaL Kal. O'UVTaxSv OTWS, '(va KaL KUT
TOV v8pWiTOU TiTOV [25] EK~iT1J TL EV aiJT41, OLOV KaL KaT T(W
8Elov oupavov T dcrpc. Kal. ~ EVTEOOEVeVTLT}IPLSOLOVT'~UTO<i
~T'ou Kal. KuoD EtT E~IPXOU EtTE Kal. TXV1J 'H<t>aLO'TOU
T'EVO~vou, <l <El>O'L ~vf KaL KaT TO iTpOOWiTOV EiTLO'TL/30VT
aTpES KUL EV TLS O'n)8EO'L SE OLKal. el E~EEvg[30]EiTLiTpIPElII
aO'Tpwv SO'LS KH~VWV.

fi

373

, NNEADI, IIl2, 14-15

I . I oltanto nel mondo

uest' ordine dunque

dell'Intelligenza ogni essere

e conforme

e tutti

gli esseri]

all'Intelligenza, pur non derivando

,lI un atto di riflessione; ed esso e tale che, se si fosse potuta adoperare

I. migliore riflessione, questa non avrebbe trovato da creare, oh meraI .lio!, se non ci che noi conosciamo; [5] ed anche nelle singole cose
) deriva eternamente dali'Intelligenza piuttosto che da un ordine
I
ogitato> dalla riflessione. In ognuno dei generi di cose che inces111\ mente divengono, non c' da accusarela Ragione creatrice, purch
, 11uno non pensi che esse dovrebbero essere come gli esse ri imrnobili ed
I I ni che sono nel mondo intelligibile o in quello sensibile, [10]
, \1 I dendo cosi un' aggiunta di bene e giudicando insufficiente Ia forma
,\11,1 a ciascun essere; per esempio <si criticher> perch non <siano
I1I
date> le coma a un qualche animale, poich non si pensa che e
IlIlp ssibile che Ia ragione si estenda
a tutto, che U pi grande deve
, "11 Ienere Upi piccolo, che Ututto deve contenere le parti, le quali non
I'" no essere eguali, se no, [15] non sarebbero parti. Nel mondo
11111 lligibile ogni essere e tutti gli esseri, quaggi ogni cosa non e tutte
I ose. Anche l'uomo singolo in quanto e una parte <del mondo> non
I III 10. Ma se in alcune parti c' e un essere che non sia una parte, anche
111111 parti sono delle totalit. Non si deve richiedere all'essere parti, ,,\ Ire in quanto tale di raggiungere in perfezione Ia vetta della virt;
li umenti [20] non sarebbe una parte.
C rtamente l'universo non lesina per gelosia nell'adornare le sue
I' 1I I i per aumentarne Upregio: difatti esso fa pi bello UT utto, se le parti
""11 rneglio adornate. E queste parti diventano tali in quanto si fanno
IlIII\i al Tutto e possono irnitarlo e conformarsi alui, affmch ci sia,
111 h . nella regione degli uomini, [25] qualcosa che brilli, come gli astri
I iclo divino; di qui noi 10 contempliamo come una grande e bella
I .11111'0 animata e prodotta dali' arte di Efesto; sullasua frontesplendono
1,11 , altre sul suo petto [30] ed ovunque occorrer che esse siano
"li, ate a risplendere.
111

15. T ~V

EKUO'TU uiJT E4>'aUTwv 8Ewpo~Eva oVrws


l O'u~iToKl SE l TOTWV T'EvVTJ8VTWVKaL d T'EVVW~vwv EXOI
v Tlv EiTLO'TUO'LVKaL rropcv KaT TE Tlv T}o<t>aT'laV TGlI'
alv (<{>wv Kal. Ts v8pWiTWV Ets [5] i]ous EiTL8O'HS, Kal. TI
iTE~OS' d KUl. OU ~i]iTOTE iTaDav oUB' v voxr)v ~OL, KClI
~LO'Ta el T'OS'iTEiTOlT}KEV OTWS EXHV, KaL ono T'ETaL KU
EXHV. Ou T'p ETL TOlS obro T'OOOLVEKElVOS' T'OS' ~TJ8 I,
Ws KaW$" KaT TO 8uvaTOV EXHV, ahL<;l T}S'oVrws EXVTWV, I J()/
Ws aTTVWS EXHV, Kal. Ws ou 8uvaTOV T KaK iTOO'8aL, E'liT I'
OVV

ISI~nzficato dei conflitti nel mondo sensibile]


(,( 1 sono le cose considerate singolarmente. Ma illoro reciproco
.un ,sia che esse siano state generate nel passato o siano generate in
11 i tante, suscita obiezioni
e difficolt, sia per Ia voracit degli
"11I,,,li nel divorarsi tra loro, sia per i conflitti reciproci degli uomini,
I I I I per Ia guerra che continua perenne e non ha pacen tregua; e
'I" li tutto quando si dica che Ia Ragione ha fatto tutto questo e che cosi
\ II n .Contro coloro che parlano cosi non vale il precedente
ragionaIIIl , secondo il quale tutto e nel miglior modo possibile, Ia materia
I. I iu a per cui [10] le cose si trovano ad essere in una condizione
'li

PLOTINO

374

"v

OTWS Xpf}v lXElV, Kal KaWS OTW, Kal OUX 'fi ll 11'apOofxJa
KpaTl, >..>..11'aplx9T!, LVa OTW, llov SE:
Kal auT'f\ ai T[Q
rou OTWS. 'ApX1l ouv ros Kal 11'VTa ros Kal T rLv61lEVa
KaT' airrov Kal [15J aUVTaTT61lEva lTl TfI rEvaEl 11'VTWS OTWS.
Tls ow 'fi TOl) 11'OIlOUTOl) Kl1PKTOU v (t{x>LS Kal v vepW11'OLS
vrKl1; ~Hll<><t>ar.aL IlE:V varKa1aL,
lloLl3al (<lWv omaL ou
Suvallvwv,
000' d TLS 11" KTLVVOL airr, OTW IlVElV Eis aEl.
El SE: iv 4> xp6V41 &1 11'E6lv OTWS[20J 11'E6e1v l&L, Ws OL
rEva6aL XpEtav rrcp' airrwv, r <f>6ovE1vl&L;
T S' el ~pw6VTO
a <t>ETO;otov el lTl aKl1vf}s TWV tmOKpLTWV 11'E<PoVEUIlV
allEVOS TO axl1lla vaaf3Wv 11'LV slotoi ou 11'p6aW11'OV,
'A>..>..T6VT}KEVb 1l6Gls oDTOS. El OUV Kal TO 11'o6avlv aril
[25J aTL cuaros,
Wa11'Ep a6i'jTOS KE1, 1) Kal TLaLV 11'o6ans'
aWllaTOS, Wa11'Ep KE1 loOOs K Ti'js aKl1vf}s 11'aVTE"s T6T ,
EiaooTEpov
11'Lv i)oVTos
varwvlaaa6aL,
Tt Civ &LVOV Elll ~
TOLaTTl TWV (<lWv EtS lla IlETa~"
11'OU~ETlWV oma TO
1l11SE:T'f\v pX1lV airr rEva6aL; 'EKEtvWS [30JIlE:V rp Pllllla (W~
Kal Ti'js v <p OO'T]SSuvallla'
SE: 11'O" oma v Ti!> rrcvrl
(w" 11'VTa 11'OLl Kal 11'OLKlEl v Ti!> (f}v KaL OUK VXETaL ~~
rroroou Et Ka Kal EUElSf} (WVTa 11'alyvLa. 'AvepW11'WV SE:
lous O11'a6VT}TWV OVTWV v TEl EooXlIlOVL llaXOIlVWV, oto
v [35JrrupplXaLS 11'at(OVTES pr(OVTaL, SllOOOLTs TE vepw11'Lva
a11'ou8s cmaas 11'aL8Ls omas TOS TE 6avTOUS Il11VOOOLVoW I'
&LVOV dVaL, a11'06vaKElV S' V 11'oIlOLS Kal v llXaLS lY I'
11'poa~VTas TOl) rLVOIlvOU v 'YlpQ. 6TTov
mvrcs Kat 11'II'
lvrcs. El S' a<f>aLpo1VTo [40J (WVTES XPllIlTwv, rLvWaKoLEv dI'
1l11SE:11'p6TEpoV airrwv dvaL KaL T01s p11'(oOOLV airr01s rEO[UI'
dVaL T'f\v KTi'jaLv a<t>aLpoUllvWv airroUs >..>..wv11'El Kal T01s p 1~
a<f>aLpE6E1aL Xlpov rtvm6aL
Ti'js a<f>aLpaEWS T'f\v KTi'jmv. "Oa11' I'
S' 11'LTWV 6eTpwV Ta1s aKl1valS, OTW XP" Kal TOUs <f>6vous 14 I
6Ea6aL KaL 11'VTas 6avTOUS KaL 11'6EWV>wXrElS Kal p11'ay6
IlETa6aElS 11'VTa Kal IlETaaXTlllaTlaElS
Kal 6plvwv Kat OLIlWY(,I
tmOKptaElS. Kol rp VTaOOa 11't TWV V Ti!> ~t41 KaTWV ox 1i
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KaL 11'VTa 11'OLl[50J V aKl1v) TfI 1J yiJ 11'OaXOl) aKT]V(
rrornouuvov. TOLaDTa rp lpra avepW11'OU T KTW Kal T
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';rVOllK6Tos.
M6v41 rp Ti!> a11'Ou8al41 orroico-rov v a11'ouSattll
T01s lprOLs, S' os vepw11'os 11'a.rvLOV. [55J L11'OuM(ETaL

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375

I NNEADI, III 2, 15

1111riore, il male non pu sparire" se le cose devono essere come sono,


I erci bene, Ia materia non e apparsa per dominare, ma e stata
11111dotta, perch si raggiungesse tale ordine o, per dir meglio, essa si
11Iwu cosi per causa de11aRagione". In tal modo Ia ragione e principio
" tutto; e tutto cio che diviene diviene [15J e si ordina in modo
I 1111
r rme alla Ragione. Ma da dove deriva allora Ia necessit
,I, lI'implacabile guerra tra gli animali e tra gli uomini?
" necessario che gli animali si divorino tra loro; e questo uno
I .unbio <di vita> tra esseri che non potrebbero, anche se nessuno li
11111lesse, sussistere eternamente. Se nel tempo in cui essi devono
"'"1 ire, [20J Ia loro morte pua essere utile ad altri, che cosa si dovrebbe
,1'It'tlare? Che cosa <obietteremo>, dai momento che gli esseri divorati
" , no sotto altre forme? Similmente, l' attore ucciso sulla scena
unbia aspetto" e riappare sotto altre spoglie, ma non e morto vera1.1I11l. Se anche il morire e un cambiare [25J di corpo, come I'attore
, unbia di abito, o anche per alcuni e abbandonare il corpo, come un
ti Itire che avendo fatto Ia sua parte esce per sempre dal teatro per non
,I.qlparire pi sulla scena, che ha di terribile questo cangiamento degli
uumali gli uni negli altri? Per loro non e migliore questa sorte piuttosto
,I, iI non essere mai nati? [30J Se essi fossero privi di vita non potrebI. I() certo aver relazione con quella di altri. Ma c' ne11'universo una
11,1rnultiforrne che produce tutti gli esseri e li foggia nelle loro varie
I. '1111di vita e non cessa mai di produrre questi be11ie graziosi giocattoli
I' nti54 Gli uomini si armano gli uni contro gli altri perch sono
""lIlali; e iloro ordinati combattimenti, [35J che assomigliano a danze
1.111
i he, ci mostra no che gli affari degli uomini sono semplicemente dei
11I hi e che Ia morte non e nulla di terribile; che morire ne11eguerre e
"I
mbattimenti e anticipare un po' il termine della vecchiezza, e
I' 111ire pi presto per ritornare poi nuovamente. Ma se rimanendo vivi
I" I(I no [40 J i loro beni, conosceranno cosi che quei beni non apparI. nevano a loro e che e un risibile possesso per gli stessi ladri quello che
"111 sere tolto anche a loro da altri; ed anche per coloro che non ne
11 no spogliati il possesso diventa peggiore de11aspoliazione.
, me sulle scene dei teatro, cosi dobbiamo contemplare anche <nella
111 le stragi, [45J le morti, Ia conquista e il saccheggio delle citt come
". .ro tutti cambia menti di scena e di costume, lamenti e gemi ti
t ,li rnli. Infatti, in tutti i casi de11avita, non e Ia vera anima interiore, ma
uu'ombra dell'uomo esteriore que11a che si lamenta e geme e sostiene
'111 le sue parti [50J su questovario teatro che ela terra tutta. Tali sono
,It.i ni dell'uomo che sa vivere soltanto una vita inferiore ed esteriore
uon sa che le sue Iacrime e i suoi affari sono un puro gioco. Soltanto
"11Ia parte saggia <della sua anima> l'uomo deve prendere sul serio le
, erie, ogni altra parte di lui un giocattolo, [55J ma coloro chenon

376

PLOTINII

Kal T rm rVLa TOLS <rTTou&i'ELV OUK elot Kal TlS airroLsd 0001
TTaLrVtOLs. El 8 TLS aUI.mat,wv
aUTOLS T roicrc TT8OL, 'CaTIoI
TTapaTTWWV TTatoov TTaL8LQ.TO TTEPLairrov
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El BE 8" Kal TTat,OL LWKpTllS, TTa.'EL T4'> E~W LwKpTEL. LlEL
KKElVO (60] Ev8UIlELa8aL, Ws ou &L TEKlllPla TO KaK dvaL i I
OOKpVELV Kal 8PllVElV T(8w8aL,
8TL 8" Kal TTL&s hl
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16. 'A>J...'el KaG!S' rcrm rETal, TTGlsliv ETL rrovnpc: TI I


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TOiJs TToLOVTas; Kcxoauoves
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Il11BE 8LKOLEV; [5] TlGls 8E T IlEv KQTt\
CPOOLV,T BE TTap CPOOLVCPlaollEv ElvaL, TWV rLVOIlVwv
TTvT(J!I
Kal 8PWllvWV KaT CPOOLVOVTWV; TlGls 8' liv Kal TTpOs TO 8ElO!
a~EL TLS E1ll TOLOVTOU OVTOS' TO TTOLOUIlVOU;Olov d TLS' lI'
8pllaal a OL80poIlEVOV TTOlT)TllS lmOKpLTllV TTOL
laaL TO KaL [J()/
KaTaTpXOVTa TO TTOLT)TOTO 8pllaTOS'. TllV OV aacpaTEpol'
rWIlEV T(S rOS' Kal WS dK6TWS TOlOTS' EaTLV. "EaTL TOLVVI'
ohOS' rOS' - TEToJ..I.la8w rp' Txa 8' Civ Kal TVXOlllEV - EaTI
TOLVUV ohOS' OUK UKpaTOS' voDs ou8' airrovoDs
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Ka8aps TO r vOS', lPTllIlvOS' [15] BE EKElVllS KaL otov EKallt/Jl
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Tlaa BE (w" EvprELa, Kal l cf>aT)' EvprELa BE oux Ws TO rrOp
EvEprEl, >J...'l EvprELa auTfjs, KCiv 11" a'Ca8T)a(s TLS TTapfj, KlVT)al
[20] TLS OUK EtKfj. ots rov, Ev 11" TTapfj Kal IlETaXD TTwaO 1/
TlOV, dJ8iJs ErWTal, TOTO 8 EaTL IlEIl6pcf>wTal,
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PXOVIlEVOS'KlVOIlEVOS' dT)o rp[25]PXllaTllS
Tfj OTWTqVlK
'wfj EOLKEV aUTOs Kal l TXVll aUTov KLVEl KaL OTW KlVEL, W,
Tfjs 'wfls aUTfjs TOlalTlls TTWSO<:TT)S.
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o'(av &L KaL TllV lVTlVOV 'W"V lrELa8aL EVfKa. 'HKWV TOlVUII
OUTOS' rOS' EK VO vOs Kal 'wfls IllS TTlPOUSOVTOS'KaTpoII
[30] OUK EaTLV OVrf
Il(a ors voDs TlS fls ors KaaTaX
TTlPT)S OOOE 8l80iJs aUTov ots 8(8walV
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el 11" EV dT)o rfv61lEVOV rp aUT4'>TOLS IlPfal [35JrrOlllOV OTl<,

'w"

377

, AI)!, 11I 2,1516


'110

ono cio che

e se rio

prendono

sul serio i loro giochi e sono

I,,, .utoli essi stessi. Se qualcuno fa le stesse cose giocando con costoro

che si e imbattuto in un gioco di ragazzi ed ha perduto Ia sua


E se anche Socrate gioca, egli gioca con cio che v' in lui di
I li re. E bisogna anche [60] pensare che le lacrime e i Iamenti non
111111 necessariamente
indizi di mali reali: infatti anche i fanciulli
1,111\'
no e si lamentano per cose che non sono mali.
111 \

li

1/0

1111

Il.'unit della Ragione cosmica deriva dai contrari]


Ma se

vero quanto s' detto, come potr esistere ancora Ia


Dove saranno l'ingiustizia e Ia colpa? E come, se tutto e
L, 11 , coloro che agiscono potranno essere ingiusti e colpevoli? E
I" 1I h ci sono degli infelici, se non commettono ingiustizie n colpe?
I I ( ome distingue remo azioni secondo natura e azioni contro natura
I I 11I to cio che si fa e secondo
natura? Com' possibile l'empiet verso
I divino, se Ia sua opera e cosi buona? Sarebbe allora come se un poeta
,I. .unrnatico ponesse sulla scena [10] un personaggio che l'oltraggi e
I "U nda.
Diciarno dunque di nuovo e con maggiore chiarezza che cosa Ia
I Ipi ne e come giusto che essa sia tale. Questa Ragione - si abbia
".I leia, perch cosi forse arriveremo allo scopo - non e Ia pura
lurelligenza o l'Intelligenza in s, nemmeno e l'anima pura, [15] ma ne
,IIPlnde ed e come un raggio luminoso uscito da l'una e da l'altra:
I I1I1 elligenza e l' anima che si conforma all'Intelligenza generano questa
I ,I ione che e una vita Ia quale possiede segretamente una ragione. Ogni
11 I, anche Ia pi vile, e un atto": questo atto non e come quello del
li 111'0 poich esso e un movimento che non avviene per caso, anche se
IH 111 c' e alcuna percezione". [20] Le cose che non hanno coscienza e che
111 qualche modo parteeipano
<della vita>, sono immediatamente
nU messe alla Ragione, cio ricevono una forma, poich l'atto <della
1(.1ione> capace di informarle conforme alla sua vita e di muoverle in
modo da dar loro una forma. [25] li suo atto dunque
artistico,
1ltll'Ugonabileal movimento di un danzatore; il danzatore infatti assomiIi I a questa vita che procede artisticamente; l' arte 10 muove e 10 guida
1 come procede Ia vita negli esseri. E tutto cio sia detto perch si
pisca meglio che cosa debba essere ogni vita.
Dunque questa Ragione procedente dall'Intelligenza una e dalla
Vila una, ambedue perfette, [30] non e in s una Vita una n un'IntelII nza una, non del tutto perfetta n si d tutt'intera alle cose alle quali
Ia. Ma opponendo fra loro le parti, e creandole perci difettose,
Illoduce un motivo e un principio di guerra e di lotta; e cosi essa un
uur'uno pur non essendo un'unit <indivisibile>.
Pur essendo nemica a se stessa nelle sue parti, [35] essa e egualmente
"I rlvngit?

I"

378

PLOTINO

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379

NJoADI, 11I2, 1617

1111ed annonica quanto il soggetto di un dramma che


uno pur
,"111 nendo in s molti conflitti. n dramma accorda e armonizza questi
,.1I0itti mettendo innanzi il quadro completo dei protagonisti in lotta;
,. dall'unica Ragione deriva il conflitto tra le parti separate. [40]
I', I i meglio paragonare quest' armonia a quella che <risulta> dai
ntrari e cercare perch ci siano dei contrari nelle ragioni delle cose.
I I ( me, nella musica, acuto e grave fonnano un rapporto musicale e
'li
pirano, inquantoelementidell'armonia,
all'unit, cio a un'armonia
I, un rapporto pi grande, del quaIe quelli sono le parti pi piccole,
11 I osi nell'universo noi vediamo dei contrari: il bianco e il nero, il
,.ltI e il freddo, l'animale aIato e il privo d'ali, quello che ha piedi e
1111110
che non li ha, il ragionevole e l'irragionevole; tutte queste son
"O li di un unicovivente che l'universo", el'universo e d'accordo con
, I so anche se le parti sono spesso in lotta tra loro, poich l'universo
rondo Ragione; ed necessario [50] poi che quest'unit della Ra11111derivi dai contrari, poich questa contrariet d ad essa Ia sua
'''11 istenza e quasi l' essere suo.
Se essa non fosse molteplice non sarebbe n un tutto n una ragione;
111quanto e Ragione, e differenziata in s, e Ia massima delle differenze
L. onrrariet". Cosicch, se ci sono in genere degli esseri differehti
I I e se Ia Ragione li rende tali, essa li far differenti pi che e possibile,
111'11
meno; sicch facendoli estremamente differenti li far necessaria111nte anche contrari; ed essa sar perfetta se li far non soltanto
11/1renti, ma anche contrari.

il

TTap ~S auTfjs[lO]TXVT)S
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TO IlV tL IlPQS T'u66v, TO SE: KaKOV 4>lUOIlE:V, KaL OTW Ka/)l,
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E:tVaL. 'A' el TO IlE:V Ilpos airrou
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V'!p, TO SE: a,o

il

17. I La parte delle anime nel dramma dell' universo]


Essendo dunque rale <Ia Ragione> nella sua complessa attivit, essa
le cose tanto pi contrarie quanto pi esse sono disperse
111'110
spazio>: perci il mondo sensibile ha meno unit della sua
1 H ne ed perci pi molteplice; rnaggiore vi Ia contrariet ed in oghi
III,lividuo c' e un maggior [5] desiderio di vivere e un pi ardente amore
IIII'unit. Spesso l'amante che tende aI suo proprio bene distrugge
" mato, quando questo
perituro; l'aspirazione di ciascuna parte
ll'universo attrae a s ci che pu. E cosi ci sono i buoni e icattivi, cosi
IIIIl
[10] le due parti di un coro, <obbedendo> a una stessa arte, si
uurovono in senso opposto l'una all'altra; noi diremo che una parte e
l-nona e l' altra e cattiva, e cosi va bene.
Ma allora non ci sono pi cattivi!
.
Non si nega che i cattivi esistano, ma solo che essi non sono tali per
, I ssi.
Ma forse bisogna perdonare i cattivi; purch questo compito [15] di
" I ri nare o no non tocchi alla Ragione; ma Ia Ragione vuole che non
11 rdoni ai cattivi.

"'11 lurr

NI

ADI. III

381

2. 17

PLOTINI

380

Ma se quaggi da una parte ei sono i buoni e dall'altra i cattivi - e


TIOV1lPS,KUl TIftw ~pT} TIOV1lPS,Wo1Tt:p EV 8p~UOl T 11 1'
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[20] TIpwTuywVlCJTI]V 08E: &TE pov 08E: rp TOV TIOlL, 8180\
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rronpn KUl ~pos uu'ri]v TIolT}CJa~V1lTOU p~aTOS EtS TIKPLUII
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TIOKplVO~VOlS, KUl TOU TIOlT}TOU TIUVTs TOTOUS TIOLOUVI
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TOU q,e'Y'YCJ8m,TIOLVCJTlVaUTi) TO Tfts UV~EWS Ets TO

V;

au

I" ti sono in numero maggiore - avviene come nei drammi in cui


I" Irl I assegna agli attori Ia loro parte e si serve di quell che ei sono; [20]

lui che d agli attor Ia prma o Ia seconda o Ia terza parte, ma


rHna a eiascuno Ia parte conveniente e l posto in cui deve stare.
tuulmente, <nel mondo> c' un posto per eiascuno, quello che
,,,ltviene aI buono e quello che conviene aI cattivo. E I'uno e l'altro,
ulcrrne alla natura e alla Ragione, vanno in questo o que! luogo e
'" r upano il posto conveniente, [25] che essi hanno scelto". Poi arnI" ,li re parIano ed agiscono: I' uno parIa ed agisce empiamente, I' altro fa
li, outrario: infatti gli attor sono quello cheerano gi prima deI dramma
t presentano come sono. Nei drammi umani il poeta assegna le parti;
tllll gl attori poi devono pensarei loro a fare bene o male; Ia loro opera
"llIineia dopo l' assegnazione fatta daI poeta. Nel dramma vero, imitato
1\ pnrte da quegli uomini che hanno natura poetca, l'anima e I'attore:
I 11.1 parte essa Ia rceve dal Poeta <dell' universo>; [35] e come i nostri
1IIIri ricevono le maschere, i costumi, una gialla tunica o uno straceio
II vestito, l' anima rceve Ia sua sorte e non a caso, ma anch' essa secondo
Iplone: <l'anirna> vi si adatta e si conforma aI dramma e alla Ragione
I, 11'universo, poi si esprme [40] nelle sue azioni e in ogni altra cosa che
'1IIpiesecondo il suo carattere, come in un motivo musicaIe. La voce
II (' mportamento son belli o brutti per se stessi ed evidentemente o
~'IImgono decoro al dramma o vi introducono Ia stonatura della voce,
11111 murando COSI affattol valore del dramma, [45] poich
l'attore che
( mportato male; allora l'autore deI dramma 10 lcenzia giudican1,.10 econdo il suo merto e agisce COSI da buon giudce, rnentre innalza
111.\ gior onor -cil bravo attore>
e 10 riserva, eventualmente, per
I. unmi pi mportanti e all'altro assegna, caso mai, le parti minori.
I \I stesso modo <I' anima>, entrata nel poema di questo mondo, [50]
11.1 1\ sua parte come l' attore di un dramma portando con s il suo bene
II 110male; appena giunta viene messa al suo posto e rceve ogni altra
" \, ma non per il suo essere e le sue proprie azioni, per le quali poi
1111 ne castighi o premi.
Ma quest attor hanno qualcosa di pi in quanto [55] rappresentano
I IIr parte sopra un teatro pi vasto delle nostre scene; il Poeta
.11'1\' universo> li fa padroni di questo mondo ed essi hanno Ia maggiore
, ibilit di andare in molti e diversi luoghi e di separare onore da
/lI mia contribuendo,
essi stessi, aI propro onore o alla propra
111 mia, eiascuno nel luogo che conviene ai suoi costumi: [60] in questo
","1 si accordano con Ia Ragione dell'universo, per l fatto che
I cuno si adatta, secondo giustizia, aI posto che 10 accoglier, cOSI
'11I(' <in una lira> eiascuna corda e collocata in un posto particolare
e
'!lV niente alla natura de! suono che essa e capace di produrre.
Ncl mondo vi saranno ordine e [65] bellezza, se eiascuno e messo
111m

382

PL IIN

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M"

NI ADI, III 2,17-18

383

I"v deve stare e se chi d un suono cattivo e gettato nel tenebroso


I 11 turo; perch l e bello un tal suono. Questo mondo non sarebbe
1" 110 e ogni essere fosse una pietra, ma se con Ia sua voce concorre ad
uu'unica armonia: e anche Ia sua voce e una vita, [70J anche se fievole,
" urediocre, o imperfetta; neanche il suono deI flauto e unico, ma esso
,11 mcora suoni leggeri e deboli che concorrono
all'armonia
totale;
1IIIIlli I'armonia si divide in parti non eguali e tutti i toni sono dissimili,
'li I 11 uono
perfetto e quello unico formato da tutti gli altri.
Anche Ia Ragione universale e una, [75J per e divisa in parti non
ti ili; perci nell'universo
ci sono regioni, buone e cattive; e le anime
I" uali corrispondono
cosi ai luoghi non eguali. Ne consegue che le
,. I'joni deI nostro mondo sono dissimili proprio come e anime e che
'1111'te, dissimili, occupano luoghi dissimili, [80J come nel flauto o in un
.1I' o trumento c' e Ia diversa lunghezza -cdelle canne>; de anime>
'" , upano ciascuna un luogo diverso e ciascuna neI suo proprio luogo
.1111 uono ches' accorda con Ia sua posizione e col tutto. Anche il cattivo
11011 delle anime ha il suo posto nella bellezza dell'universo
e cio, che
til
sse> e contro natura, e secondo natura per l'universo;
[85J
I\I urdimeno queI suono e pi debole. T uttavia esso non rende per questo
I universo peggiore, come il boia, che e un male - se vogliamo adoperare
1111'rltra immagine -, non rende peggiore una citt ben governata.
11-h'egli e necessario in una citt e di tali uomini c' spesso bisogno e
1" I i e bene che anche egli ci sia.

IH./'J'utte te anime, nell'unioerso, sono parti della Ragione]


Alcune anime diventano migliori o peggiori per diversi motivi, altre
IIIV e non sono sin da principio tutte eguali e sono tali in rapporto con
I. I agione di cui sono le parti, le quali sono ineguali perch sono
I pnrate.
Dobbiamo pensare che ci sono <nell' anima> parti di secondo
111terzo ordine [5J e che un' anima non agisce sempre secondo le stesse
I',H ti. Ma siccome l' argomento richiede ancora molto per essere chia ri111, isogna dire di nuovo cosi: non si devono ammettere
certi attori che
I rhino un altro lavoro che non sia quello del poeta; quasi che il suo
,li mma sia imperfetto, essi aggiungono cio che manca, [1OJ come se il
I 'li Ia aves se lasciato qua e l delle lacune: in tal modo questi attori non
H bbero pi attori, ma una parte deI poeta, e saprebbero prima cio che
,li, mno cOSI da poter collegare convenientemente
cio che segue col
Iurncipio <del dramma>. Infatti nell' universo le conseguenze e i risultati
.1,11 cattive azioni [15J sono o Ragione o conformi a Ragione; cOSI da
1111idulterio o da un assalto armato possono provenire figli di buona
lllil le e uomini e nuove citt migliori di quelle che sono state saccheggiate
.I.uomini malvagi.

384

PLaTINQ

li daa)'wY1l TWV tPVXWV, ai. 8f} T TTOV11p,nl 8E: T Xp1laT


p)'aOVTaL [20] - TTOOTE"p1)aOj.LEv
)'p TOV )'ov Kal TWV XPllaTwv
<PalPOUVTE"Sairrou T TToV11p-Tt KWE"lKal T TWV inroKpl TWV
Ep)'a j.LPll TTollv, W(7TTE"p
TOU 8pj.LaTOS Kl, oVrw Kal TOU v
TTaVTl )'ov, Kal VTaOOa Kal TO KaWS Kal TO vaVTtov, WaT
E"ls ~Ka<JTOVTWV inrOKPl TWV olrno [25] rrop' airrou TOU )'ov, 004>
TE"E"l6TE"povToDTO TO 8pj.La KaL TTVTa rmp' airrouo 'A TO KaKOV
TTOl'i1aaltva r: KaL ol tPvxaL 8E: oV8E:v ETl v T4> TTaVTLa1 9E"l6TC
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pato 'A j.LPll )'ov rrotn o Kal i) 01 )'OL TTVTE"StPvxat, ~
8l r 01 j.LEVtPvXal, 01 8E )'OLj.L6vov TTaVTsg tPVx1s TlVOS VTQS':

nv

NI ADio 11I20 18

385

S e dunque assurdo introdurre <nel mondo> delle anime che


1.I,i ino l'iniziativa le une del bene ele altre del m~e (20] -in t~l m?do
'li' priveremmo Ia Ragione anc?e delle ~uone aZl.omse le tO?h~SlmO
'111 11 cattive - che cosa impedisce che il bene e il male dell.un.lvers~
111 parti della Ragione universale come sulla scen~ le azioru degli
IIIIlI sono parti del dramma? E cosi ciascun attore SIcompor~~ [25~
I I ondo Ragione quanto pi completo e il dramma e quan~o piu ogm
11 <dipende> dalla Ragione. Ma a quale S~op?produrre il m~le? Le
11 me anche le pi divine, non sono nell universo che parti ~ella
I io~e:ele ragioni sono tutte anime. Ma per~h ~cun~ sar~n~o a~lme,
.11. soltanto ragioni, dal momento che ogm ragione e un anima.

386
387

III 3 (48) TIEPI TIPONOIA'L AEITEPON

8) LA PROVVIDENZA

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11

deriva da un'unit e tutto vi ritorna]

( .he penseremo dunque di questi problemi?


( ra, se Ia Ragione universale contiene i mali e i beni, anche i mali
11111 due parti: infatti Ia Ragione universale non li produce, ma li ha con
1.(' ragioni sono l' atto di un' Anima, di quella universale; ele loro parti
""11 <I' atto> delle sue parti; [5] e come quest' Anima, pur essendo una,
1I 11 irti diverse, anche le ragioni hanno parti, cosicch anche le loro
'I' I che sono prodotte per ultime <ne avranno>. E come le anime tra
"I' I, osl sono in armonia le loro opere; e sono cosl concordi che di loro,
111 h se siano contrarie, si forma un'unit. Tutto deriva da un'unit e
11110, per una necessit naturale, vi ritorna'", [10] cosicch anche cose
,li r e e persino contrarie, qualora derivino da un'unit, sono tratte
'li
me verso un ordine unico.
osl e anche di ogni specie di animali: i cavalli, ad esempio, formano
1111 I pecie sola, anche se si combattono e si mordono e lottano furibondi
ti I I ro, e cosi si dica degli altri animali presi specie per specie; [15] e
" 1 e pure degli uomini. Bisogna dunque raggruppare tutte queste
I' ie sotto il genere unico degli animali; poi raccogliere nelle loro
t ie gli esseri che non sono animali, quindi risalire al <genere unico>
, I non-anirnali, di qui all' essere e finalmente a ci che produce1' essere.
111
nso inverso, dopo aver collegato <tutto> con quel principio, [20]
,li endi dividendo e vedrai come 1'uno si frammenti estendendosi a
11111 le cose e tutte contenendole
insieme in un ordine unico, cosicch
, diviso com' e, e un vivente molteplice eppure uno; e ciascuna delle
I' ni che sono in lui agisce secondo Ia sua propria natura pur rimanendo
IIrll'universo: per esempio, il fuoco brucia e il cavallo agisce da cavallo,
1I uomini [25] compiono, ciascuno, quelle azioni per le quali son na ti
queste son diverse come loro. A questa vita e a queste opere conform
nutura segue il bene o il male.

'

,( 'e un

grande Generale da cui dipendono tutte le strategie?]

Le circostanze non sono padrone della nostra felicit, ma sono


eguenze anch' esse che si collegano agli avvenimenti precedenti e si
, ormettono al complesso delle reIazioni causali. li Dominatore <del
lIIondo> collega insieme tutte le cose mediante gli esseri che per natura
I 11 rtano verso il bene o il male, cosl come in un esercito [5J il generale
, omanda e <i soldati> che stanno ai loro posti collaborano con lui".
I 'universo e ordinato come dalla preveggenza di un generale, il quale
, ,11\

388

NI ADI,

PLOTINI

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~, hpa !J1uxi], OK E'KElVT)
, dq,' ~s Mros, Kal a~lTas otm

389

m 3, 2-3

.11'

idera le azioni e le perdite, e cio che necessario, cibi e bevande,


macchine, e prevede ancora i risultati di queste cose combinate
111 me, affmch ciascuno di questi risultati [lOJ si produca nel luogo
,,111 nveniente: e cOSItutto procede in ordine per l' abilit del generale,
11111
tutto cio che faranno i suoi nemici avviene fuori di lui n egli pu
,'li' mdare alloro esercito. Ma se c' il grande generale'", daI quale tutte
I I)
dipendono, che cosa [15J potr rimaner fuori del suo piano e
I. 11 ue combinazioni?
I

",I

11:conforme alia natura che tutti gli esseri non siano eguali]
Ma io, <potresti dire>, sono padrone di scegliere questa o quella
1.

Ma cio che tu scegli si coordina con I'universo, poich I'opera tua


1111I
' qualcosa di accidentale in esso, ma anche tu vi sei contato cosi
'"11
sei.
Ma da che cosa dipende che io sia tale?
ui ci sono due questioni da trattare: [5J se si debba riportare Ia
n del carattere di ciascuno di noi a Colui che ci ha creati, se questo
" ,o se si debba assegnarla a colui che e stato creato. Oppure, non
',I ) na fare nessuna accusa, come non ne facciamo per il fatto che le
I'l.lIlle non sentono e che gli animali non sono come gli uomini; che
" bbe come <chiedere> perch gli uomini non siano dei. Perch [lOJ
" bbe giusto non accusare gli esseri e illoro Autore, e sarebbe giusto
IIV
e accusare I'uomo per il fatto che egli non e migliore di come e? E
ci lamentiamo> perch egli avrebbe potuto essere migliore, o
111 to bene soprappi dipendeva da lui, e alIora e causa egli stesso che
11111I
se l' dato; o non dipendeva da lui, ma dal suo Autore che avrebbe
.ovuto aggiungerglielo, [15J ma allora e assurdo richiedere <per l'uo11111pi di quello che gli e stato dato, non meno che se si richiedesse cio
" I gli animali e le piante. Non bisogna chiedere se un essere e inferiore
1111
altro, ma se, cosi com', e completo in se stesso: non bisogna che
11 sseri siano tutti eguali.
Ma questa necessaria diseguaglianza deriva dalla volont di chi ha
"li porzionato tutte le cose? [20J
Niente affatto, ma conforme alIa natura che le cose siano cosi. La
ione dell'universo procede infatti da un' Anima superiore e I'Anima
1'1) ede dalI'Intelligenza; e l'Intelligenza non e un solo essere, ma e tutti
li sseri. La totalit e molteplicit; e se gli esse ri sono molteplici, non
111'0identici, ma ci sono esseri primari, secondari e cosi via secondo il
1111()
valore. [25J E poi, anche gli esseri viventi generati non sono
mplicemente anime, ma diminuzioni di anime, che vanno in certo
1111I 10indebolendo
man mano che procedono. La ragione <seminale>
,Ir 11'essere vivente, pur essendo animata, e un' anima diversa da quella

"I

392

PLOTIN()

393

I NNIIADI, III 3, 45

b perch non e il solo? In alcuni esso e solo e Ia loro vita e conforme


o, mentre le altre parti <persistono> quanto
necessario.
1.3 causa di cio va ricercata sia nella organizzazione corporea che fa
, "I re nell'impurit, sia nel dominio dei desideri; insomma Ia causa va
11
sariamente ricercata nel substrato <corporeo>.
E allora sembra che <questa causa> {JO] non sia pi nella ragione
minale>, ma piuttosto nella materia; e in tal modo non Ia ragione
.lomina, ma Ia materia e poi il substrato, cosi come stato conformato.
No, infatti il substrato per questo principio e Ia ragione stessa o un
I.)odotto di questa ragione, ad essa conforme, perci non dominer Ia
'",11 ria e Ia conformazione deI substrato verr dopo. Si potrebbe anche
'11 ondurre l'essere attuaIe di un uomo ad una sua vita anteriore, (J5]
, tine se Ia sua ragione fosse diventata os cura in causa delle azioni
uueriori, rispetto a cio che essa era prima; Ia sua anima e diventata pi
,1.-1)le ma pi tardi risplender. E diciamo un'altra volta che la ragione
minale> contiene in s anche Ia ragione della materia e che essa Ia
1.lhora o conformandola a se stessa [40] o trovandola gi conforme;
,111 ur Ia ragione <seminale> di un bue non si trova che nella materia di
.11I bue; perci <Platone>64 dice che l' anima e entrata in animali diversi,
I'" h I'anima e Ia ragione che erano prima quelle di un uomo si sono
,li rate in modo da diventare I'anima di un bue: perci I'essere inferiore
I te secondo giustizia.
Ma, all' origine, perch l' anima e diventata inferiore [45] e perch ha
unto?
pesso s' e detto" che tutti gli esseri non sono primari'" e che gli esseri
,li econdo e terzo grado sono inferiori per natura a quelli che sono
1'1 Una di loro e che un debele impulso li fa deviare dalla linea retta. E
IlIliil collegamento di un essere con un altro e una specie di mescolanza;
,lli due deriva un altro essere [50] che non viene diminuito <dall' altro>;
11111 cio che ne deriva era inferiore sin da principio ed e cio che diventa,
,111 ,inferiore
per Ia sua stessa natura e, se ne patisce le conseguenze,
1.,11 i ce secondo il suo merito. E poi bisogna risalire col pensiero alle vite
111 rio ri, poich da queste dipendono
le vite seguenti.

.1

,/In alto Ia prouoidenza

e proouidenza,

in basso

e destino]

La provvidenza dunque, daI principio alla fine, discende dall' alto, e


con eguale misura alle cose secondo il numero ma con misura
,IIV rsa in proporzione ai diversi luoghi <del mondo>; cosi in un
uilrnale, che dipende sino alle minime parti daI suo principio, ciascuna
Mle ha Ia sua funzione, [5] e Ia migliore compie il suo atto migliore e
I iu bassa compie il suo; e I' animale stesso agisce e patisce neI modo
I1 gli proprio secondo quello che esso secondo il posto che occupa
1 11 tto ad altri esseri, Se esso e battuto, Ia sua gola getta un grido, ma
"
111111dona

ee

II
394

PLOTIN
I NNEADI, 1113, 5

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[10] T KouOa, Kal K TWV <t>66yywv TTVTWV Kal K TWV
TTafh]~Twv Kal VEPYTl~TWV ~ta TOU (4x>U olov <PwvTJKal (w1) xnl
f3tOS" xul yp Kal T upic BL<t>opa OVTa Kal Bl<t>opov TI)V
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BlvoLa 8E ao Kal vOUs ao. "Ev 8E [15]K TTVTWV xcl TTp6VOLQ
~ta' E\.~ap~V1") 8E TTO TOU Xdpovos
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TTp6vOLa ~VOV. T ~EV yp V T4) K6a~41 T4) VOT)T4) TTVTa yOS
xnl imEp yOV' VOUs yp Kal ljJUx1) Ka6ap' TO 8E VTEOOEV TiS"
OOOV ~EV EPXETaL Kd6EV, TTp6vOLa, Kal OOOV EV ljJux] Ka6aN
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OOOV VTEOOEv [20] ElS T (4)a. "EPXETal 8E ~Epl(~EVOS 6 yOS
OK Ion 6Ev oB' Ion TTOLd, WoTTEp Kal v (4xl> KaT41. To 8E
VTEOOEV iBT) Kou6a ~Ev T BpW~Eva Kal TTpoVOL~ TT~Eva, Et
TLS Bp4>T) 6EOLS <t>ta' ~v yp 6EO<t>L1)S6 yOS 6 rroovotcs.
~UVdPETaL ~EV obv Kal T TOLaUTa TWV Epywv, [25] TTETTOLT'jTal8E
ou TTpoVOt~, yEv~Eva 1) rrcp v6pWTTWV T yEv~Eva 1) rrnp'
6TOUOUV 1) (4)OU 1) ljJxou, E'( TL E<t>Eels TOTOLS XPT'jaTv, rrLv
KaTdT)TTTaL rrpovo, Ws TTaVTaxou pET1)v KpaTELV Kal ~ETaTL6E~:vwv
xcl BLOp6WaEWS TuyxavvTwv
TWV 1i~apTT)~vwv, oiov V vl b [30/
aw~aTL lryLdas
806dC7T)S KaT rrpvoicv
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xcl t4)TO xcl BLOp60LTO TO rrovfiocv.
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T]VayKaa~vwv, [35] ' Ei; aUTwv
auvaljJVTwv ~EV TOLS TTJs npovocc Kal drr rroovocc EpyOLS, TO
8E <t>Eef)s auvELpaL KaT f30T)alv EKdV1")s o BUV1")6VTWV,
KaT T1)v TWV TTpaeVTWV 1) KaT' ao TL TWV EV T4) TTaVTL. ~T'jS'
aUTOU KaT TTp6vOLav TTETTpaXTOS1) TTErrOLT)KTOSTL V 1i~v [40/
TT60s. Ou yp TO aUTO TTOlEL rrv rrpooE6v TTaVTL, TO aUTO
rrpOs ao Kal ao TTpOs ao' olov Kal TO TTJS 'EV1")S Kos
TTpOs ~EV TOV TTplV ao Elpy(ETO,
'1 8o~EvEUs 8E Erra6Ev ou TO
aUT' xnl KaaTOS KoaT41 KaOs Ka(j) aU~TTmwv ao, 6 8E
aW<t>pwv KaOs ao rrpOs [45] aW<t>pova TOLODTOV' 1) TTpOs KaaTov
ao 6 aTs, 6 8' KaaTOS rrpOs aUTov ao. Knl rrap ~EV
TOU KoaTou TO TTpaX6EV OUTE TTOnpovocc
OVTE KaT npvoicv,
TO B' imo TOU aW<t>povos Epyov oux imo rrpovocc uv, TL n' aUTol.
KaT TTp6vOLav M' a~<Pwvov yp T4) Y41.WorrEp [50] Kal
lrylElVWs

395

I. rltre parti del corpo patiscono in silenzio e per conseguenza


111"
vono; [10] di tutti i suoni e di tutte le passioni e atti dell'animale

si
si
1.,1 ma per cosi dire il canto unico dell'animale
che e Ia sua vita e il.suo
, mportamento. Infatti gli organi sono diversi ed hanno una funzione
-lrv rsa; in un modo agiscono i piedi, in un altro gli occhi, in un modo
I, rugione, in un altro l'intelligenza. [15]
.
i tutte le cose si forma un'unit, ed una e Ia provvidenza; se
,ominciamo dalle cose inferiori essa e destino, in alto essa e solo
I'lovvidenza. Nel mondo intelligibile tutto e o Ragione o sopra Ia
II.'Hione, cio Intelligenza ed Anima pura; e tut~o ci? che dis~en?e d~
I, li, cio quanto e nell' Anima pura e quanto di ll viene negli animali,
provvidenza. [20] La Ragione discende dividendosi in parti non
, "",li, e perci nemmeno produce cose eguali, e cosi avviene in ciascun
uurnale. Seguono poi le azioni degli esseri, le quali sono conformi a
I'lOvvidenza, quando si agisce in modo caro agli dei; perch Ia ~egge
I lia provvidenza e cara agli dei. Questi atti dunque le sono legati [25]
1111I non sono compiuti dalla provvidenza,
ma sono opera o degli uomini
'I di altri esseri, animati o inanimati; e quanto di bene ne deriva viene
H c lto dalla provvidenza,
in modo che ovunque trionfi Ia virt e si
, onvertano coloro che hanno errato e si correggano le colpe. AlIo stesso
iuodo [30] ne1 corpo di un animale Ia salute e stata data dalla provvi.1 nza, e quando sopraggiunge qualche feri ta od altro accidente, tosto
I , ragione <seminale> che governa <qud corpo> connette e unisce e
, elsl guarisce e rimette in buono stato Ia parte malata.
.
.
Perci i mali sono conseguenze, e conseguenze necessane; ed essi
.11 rivano da noi quando, senza essere costretti dalla provvidenza, [35]
, ungiungiamo da noi stessi le nostre azioni alle opere della provvidenza
, i quelle che derivano
da essa, ma non siamo capaci di accordare
'li ieme le nostre azioni secondo Ia volont della provvidenza
ed agiam o
ondo il nostro volere o secondo quello di un' altra parte delI'univerli, o non operando
secondo Ia provvidenza o accogliendo in noi [40]
qualche passione.
Infatti un oggetto non appare il medesimo a tutti, ma ad uno appare
111 un modo, ad un altro in un altro: per esempio Ia bellezza di Elena
nmmosse in un certo modo Paride, ma Idomeneo non ne prova Ia
11 sa impressione":
diverse sono le impressioni che prova l'intempermre che ne incontra un altro, di un uomo bello che incontri un suo
unile, di un uomo belIo e saggio di fronte [45] a un altro bello e saggio
II di fronte a un intemperante,
o di un intemperante di fronte a un uomo
'Hgio e belIo. L'azione compiuta dall'intemperante
non e n opera
.lrlla provvidenza n e secondo provvidenza; anche I' azione delI'uomo
11 gio non e compiuta
dalla provvidenza, ma da lui stesso, per e
I I mforme alIa provvidenza
poich si accorda con Ia ragione; nello stesso
modo [50] chi segue le pratiche dell'igiene, agisce egli stesso, ma

396

PLOTINO

NNF.ADI, III 3, 56

397

ondo le prescrizioni dd medico. li medico le d secondo Ia sua arte


1 iguardo alla salute sia riguardo alla maIattia. Ma chi agisce in modo
'11I1 rario all'igiene, agisce cosl egli stesso ed opera contro Ia provvidenza
,I I medico.
t

/Canalogia contiene tutte le cose]


f~ perch dunque

i vati predicono anche gli avvenimenti cattivi e


licono anche questi, oltre che gli altri, guardando aI movimento dd
I I ?
erto, perch tutti i contrari sono collegati insieme, come Ia forma
I materia; e cosl, in un essere vivente composto, [5] chi considera Ia
I ..:1 ne informante considera anche il soggetto informa to. La consideI ,I ne infatti di un vivente razionale e tutta diversa da quella di un
Iv nte composto, poich Ia ragione del vivente va considerata nel
I omposto in quanto
informa Ia <materia> inferiore. Ma siccome 'uni1
e un essere anima to, chi osserva le cose che nascono in esso osserva
111 teme <i principie- da cui risulta [10] e Ia provvidenza che gli sovrasta;
'I"e' ta infatti si estende a tutte le cose, anche a quelle che vi si
I'lllducono, cio agli animali e alle loro azioni e disposizioni, che sono
111111 alIa ragione e commiste alla necessit=; osserva inoltre le mescoI nze che incessantemente si ripetono, ma non pu distinguere e porre
,1.1 una parte Ia provvidenza e cio che avviene conforme alla provviden/15] e dall'altra il soggetto materiale e cio che esso d di se stesso alle
I" .Un'operazione sirnile non e propria di un uomo, per quanto esso
I sapiente e divino; Dio solo, si dir, pu avere questo privilegio'".
Non e ufficio dell'indovino dire il perch, ma solo Ia esistenza <dei
I IIi> e Ia sua arte e quella di leggere i caratteri naturali che rivelano un
"llline [20] e non precipitano mai nel disordine, o meglio, di considerare
I 1 timonianza delle rivoluzioni <celesti> che mettono in evidenza
'111 rli e quante siano le propriet di ciascun essere prima ancora che esse
Imo apparse nelle cose stesse.
Infatti i fenomeni terrestri concorrono con quelli celesti e questi con
'111 lIi alla costituzione ed alla eternit dd mondo; e, per analogia, gli
.uu, {25] per chi osserva, sono segni degli aItri; cosi procedono analo11 umente anche le altre arti divinatorie. Infatti tutte le cose non devono
.111 ndere le une dalle aItre bensl assornigliarsi in qualche modo tra
1"1 . E forse questo significa iI detto: L' analogia contiene tutte le
'I 70. E cosl, per l' analogia, il peggio sta aI peggio, come [30] il meglio
II ,I meglio; ed anche, un occhio sta all'altro come un piede aU'altro o
.1 I cosa ad altra cosa; oppure, se si vuole, Ia virt alla giustizia come
Ivlzio all'ingiustizia, Se dunque c' analogia nell'universo, Ia predizio11I
possibile; e se e cose celesti agiscono su quelle terrestri, esse
1'1 ono come agiscono tra loro le parti di un animale, [35] in cui

I"

398

PLOTINO

-~a )'p )'EwTaL -' Ws, ~ rrq,UKEV~KaaTOV, oVrw xcl rraXEL


TO rrp6acpopoV Els nlV airrou q,C1LV,Kal n TODTo TOLOUTOV,Kat
TO TOLODTov TODTO' ono )'p Kal M)'os EtS.

7. Kal ri

B r

(3ET(w, Kal T XElpw. Errel

NEADI,

399

11I3, 67

una genera un'altra, poich sono generat~ ,insi~me: ~ cia~~una,


, onde Ia sua natura, anche patisce in conformit, pOlc~e I u?a e 10 un
IlIlId
, l'altra in un altro: e anche in questo senso Ia ragtone e una.

rrWs dv E"lT)

TL XElpoV v rroUEL&l ~" OVTOS(3ETlOVOS," rrWs TO (3nov ~~


XElpoVOS; "OaTE OK cl nnrov TO XElpoV V T4) (3ET(OVL,
rro&KTOV TO (3nov, n E8wKEV aUTOU [5] T4) XElpoVL. "O!S'
B 01 VaLpElV LOUVTES TO XElpoV V T4} rmvrl
VaLpoX71
rrpvoicv aimv. T(vos )'p EaTaL; O )'p 8" aTf)sa 0B TOI)
(3ET(OVOS'rrd xcl n)v avw rrpvomv 6vo~COVTES rrps TO KT)
)'O~EV. To ~EV )'p Els v rrdvrn pXl, :v ~ ~ou rrdvrn Kat
ov rrdvrn. [10] TIpELaL B ~8T} K TaTT}s ~KaaTa ~EVOC7TJS'
KElVT}S Ev80v otov K PlCT}S ~Ls aT<<JT}S
airrfls v airrfjb. T
B 6'!v6r]aEv Els rrfl60s ~E~EpLa~vov d8wov EKaaTov KElVOV
cppov, ao B v a4l VTaOOa ~8T} )'lYVETO xnl l)v T ~Ev
rrT}a(ov Tfls PlCT}S, T B rrooivrc
Els TO [15] rrppw aXlCETO
Kal ~XPLS OIOV KM8wv Kal aKpwV Kal KaprrWV xcl q,wV' KaL
T ~EV E~EVEV El, T B ylVETO El, 01 KaprroL xcl T q,Q'
xcl T yLV~Eva d E1XE TOUs TWV rrvw Myous v aTolsc olOv
~LKp 8v8pa IX>UT}eVTaElvaL, KaL el yvVT}aE rrplv <P6apflvat,
TO 'YYUs [20] yvva uvov, T B 8LKEva olov TWV KMoov
rrT}poDTo K TWV av K Tfls PLCT}SdKaL airrwv aov 'rpnov
rrEq,uKTWV, WV KaL ErraaXE T aKpa TWV KM8wv, Ws K TOI)
rrT}alov OlmeaL TO rr60s tVaL ~VOV TO B KaT nlV pxl')v ali
TO ~EV ErraaXE, TO B rrOlEL, 1 B pxl') lllPTTJTO KaL an'!. [25/
TIppweEV ~EV yp eVTa aa T trotoa-rn Els aT}a, pxfl
B drr TOU airrou, olov sl 8Ecpol 8p4llv n 1ous ~OLOL
YEV~EVOLK TWV airrwv PIlT}eVTES TWV rrErrOLT}KTWV.

/ L'uniuerso

e costituito

dai peggio e dai meglio]

I' poich esistono le cose mig~iori, ~sistono anche I~ peggiori. ~


in un'opera cosi multiforme ~ peggiore ~~trebbe.eslstere senza il
1111 liore e il migliore senza il peggiore??' PerC10 .non. b~sogna accusare
II 11 giore di essere nel migliore, ma approvare il ~lghore per. qua~t?
h,. dato di s [5] al peggiore. Coloro che pensano di do~er toglier via il
1" Ilgiore daI mondo, eliminano ~nsieme Ia stessa provvidenza.
lnfatti, di che sarebbe provvidenza?
....
erto non di se stessa, n del migliore; e pOI, nor Ia chiarniamo
I'lOwide~za superiore in quanto Ia ?ens~amo in. relazio~e
l~ ~.ose
1111 riori. 11 principio infatti e quello 10 CUltutto SIraccoglie tn u~lta.' ~d
111 r so tutto e insieme e ciascuna parte e tutto. [10] Da questo prInCIpIO
,h rimane immobile in se stesso procedono gli esseri sing.oli, come ~~
111111 radice che rimane salda in se stessa; ed esso poi fiorisce m mo.l~ephc~
ri divisi, ciascuno dei quali porta Ia sua immagine; qua~g.lU ogru
I',nte viene a trovarsi in un posto diverso, essendo.!e u~e v1c~n.oalla
I ulice, [15] mentre le altre se ne discostano sempre p1~ e SIs~dd1Vldono
111 ai ramicelli estremi, ai frutti e alle foglie; certe parti ~ers1st~n<:>,
altre
uwece si rifanno come i frutti e le foglie: queste parti che SI rifarmo
mpre hanno in s le ragioni delle parti super~ori, c~me ~e tendessero
diventare piccole piante, e se generan? prima d~ penre ~ener~n~
nltanto le parti pi vicine. [20] 1n. seguito ,l~ par~l cave dei .ram1 SI
ucmpiono di ci che viene dalla radice e .C~SI: ram1,.~nche se. m a~tr~
modo, crescono; perci le loro estremita SI modificano, sicch SI
plltrebbe pensare che quella modificazione veng~ solo dalla parte
I iria, mentre in realt una parte agisce e un' altra pansce solo p.er oper~
.Ir1 principio, il quale a sua volta dipe~d~ ~a un altro. [25] ~nfattlle ~artl,
pllr essendo diverse e lontane dal pnncpio nella l.oro reciproca aZ10ne~
.lipendono dallo stesso principio, ~osi :ome .ag1re?ber~ tr~ loro dei
11 urelli che si assomigliassero perche nan dagli stessi geniton.
11111

401

400
III 4 (15) ITEPI Tal'

EI AHXOTO}; HMA}; AAI MONO};

11 (I ,) IL DEMONE CHE CI

E TOCCATO

IN SORTE 72

/11movimento dell'anima genera Ia sensazione]


M ntre i principi superiori che generano le ipostasi rimangono
'"1"0bili, s' detto" che l'anima movendosi genera Ia sensazione che e
11I'1\1 tasi, nonch Ia potenza vegetativa, e discende sino alle piante.
,,11 <l'anima>, pur essendo in noi, possiede Ia potenza vegetativa,
'I" sta, essendouna parte, non domina; [5J quand'essa si trovanelle
111111.vi domina perch e sola.
Ed essa non genera nulla? No, essa genera, ma una cosa diversa del
1110 da essa; difatti dopo di essa non c' pi vita, ma cio che essa genera
, nza vita.
(. me dunque?
l'utto quanto e generato prima di questo termine, era generato senza
'11111;
ma poich si rivolgeva verso il generatore ne riceveva Ia forma
11I11 quasi il nutrimento; e qui Ia cosa generata non deve pi essere una
I" II di anima, perch essa non vive pi e rimane completamente
11,1t rminata. Anche negli esseri anteriori c' Ia indeterminatezza, ma
.1
in cio che ha una forma; essa non e completa, ma relativa alla
uupiutezza della forma; qui invece e completa. Essa si perfeziona
11cntando [15J un corpo e ricevendo Ia forma corrispondente a quella
I" aveva in potenza"; essa e il ricettacolo del principio generante e
uuente: e quella forma che e nel corpo e Ia sola ed ultima <traccia>
I 11 cose superiori nell'ultima cosa di quaggi.

I'

I{:anima deve /uggire lass per non diuentare una potenza inferiore]
I. parole: L'anima in generale si prende cura dell'inanimato si
tlrl i cono soprattutto all' Anima universale; le altre anime agiscono in
11 Io modo. Essa gira per tutto il cielo sotto forme diverse secondo i
11I1I.hin,cio sotto Ia forma di anima sensitiva, d'anima razionale o
!'llIIima vegetativa. [5] La parte che in essa predomina com pie Ia sua
1'lIlpria funzione, ma [e altre sono inattive, perch rimangono fuori. E
, I nell'uomo le parti inferiori non dominano, ma sono in lui; nemme,\1111mina sempre Ia parte superiore, poich anche le altre occupano un
I" I accanto ad essa. Infatti anche l'uomo e un essere sensitivo ed
111
h'egli possiede degli organi di senso; e da molti punti di vista e come
1111
pianta; difatti egli ha un corpo che cresce [10] e che genera: e cosi
'111-le funzioni agiscono insieme, ma solo per quella superiore Ia forma
,,1.lle e uomo. Uscendo dal corpo <l'anima> diventa quella funzione
111i sviluppata di pi. Perci bisogna fuggire Iass", affinch non ci

40~

PI,(lIl

TraKoouOoUVTES TOLS alofu)ToLS El8WOlS, ~T]BE ds -ri)v <pUI'


TraKoou9ouVTES Til<PlOl TOU 'YEvvv Kal [15] 8wSWv lxv II
>-' Els TO VOpOV Kal VOUVKal ElEV."OOOl ~EV ouv TOV avO(X11
TlPTJOaV, lTdMv avepllTOl. "Oooi BE alaOJal ~6vov l(T]oav,
>-' el ~EV ala&1)olS ~ET eU~OU, T a'YPla, Kal ,; 8la<pOI \
V TOTOlS TO 8l<t>opov TWV TOlOTWVlTOlEL' OOOl BE ~ET' lTLOI~d
KaL [20] TTlS ,;80vfts TOU lTleU~OUVTOS, T KXaOTa TWV (4x,)ll
'YaoTptlJ.ap'Ya. El BE ~T]8' ala&1)ol ~ET TOTWV, >J. v(o
aloaf)ows
~ET' aTwv, KaL q,VT' uvov 'Yp TOiJTO ii lJ. lI'
tVlP'Yl TO q,VTlKV, KaL ~V aTOLS ~E.TTJ&v8pw6f1vaL. To
q,lO~Ooous IJ.v, Kaeaptous BE T [25] aa, Els T til8lK'
'Yws (3aol.as atETosb, el 1J.1la>-T] KaKta rrcpen P
po'Yous 8E avu q,POVlOEWS Els TOV oupavov E\. nlpouv
<'SpVlS IJ.ETHpoUS TalS lTnOOLV. 'O 8E -ri)v lTOlTlK1lV l
vepwlTosc, 8' ~TTOV pETTlS lTOlTllctls IJ.ETXWVlTOL
TlKlw/
(~v, IJ.lTTa ii T TOlaiJTa.

3. Ts ouv BalIJ.WV; Kal VTaOOa. Tts 8E eES; ii 6 V 111


To 'Yp VEp')'iioav TOUTOKoTOU a'Yl a, aTE Kal VTaOOa ';'YOp I
"Ap' ouv TOiJT OTlV 8alIJ.WV, OOlTEp (WVTa dlXl; "H O1I
TO rrp aTou' TOUTO 'Yp [5Uq,OTTJKEV p'Youv, hEP'YEL 8E , I I1
aTvb Kal el ~v TO VEP'Y0UV ~ alofu)TlKot, KaL BallJ.(llIl
O'YLKV'el 8E KaT TO O'YLKOV(4)T]IJ.EVd, 8at~wv TO 1TEp 11I
q,OTWs p'YOs ouyXWpWV Tij) P'Ya(OIJ.V<!l. 'Opa6ls OUV .", Y
T]lJ.s alPlOOeCU. Tov 'Yp VrrEpKEllJ.EVOV
KaT Ti]v (wi]v [1OJ oipo I
.::lL rt OUV aUTOs a'Yl; "H TOV ~LoTEaaVTa OUKOTlV a'YLv
rrp TOU IJ.Ev a'Ylv, OTE l(T], lTaOO~EVoV 8E TOU (f)v
lTapaXWpElv -ri)v vp'Ylav' TEeVT]KTa -ri)v aTouf KaT' V fi)'
(wlv. 'O IJ.Ev ow el a'Ylv KaL Kpanoas
(iJ aUTOs atll
lTOs EXWV cuovc- el [15] 8E (3aPVOlTo Til pwal TOl! X lI"
"eous, EXl KlVOg -ri)v 8lKT]V. TaTlJ xnl 6 KaKOs lTl TO I
~ploaVTOS lTpOs -ri)v IJ.0lTTJTa TOU VEP'YloavTos v Til (101
~lOV af)pElOV. El 8E ElTOeCU 8vaLTO Tij) 8al~OVL Tij) avw (lI,
avw 'YlVETal K:lVOVi (WV Kal. q,' a'YETCU KpELTTOV IJ.po I
l

403
in una potenza sensitiva mediante l'assoggettamento alle
n ibili, o in una potenza vegetativa con l'assoggettamento
I ,t c suali [15] e ai piaceri della gola", ma in un essere intelli,,, uu'Intelligenza, in un dio.
111 I1t he hanno conservato
Ia loro umanit ridiventano uomini";
111 uno vissuti soltanto
secondo il senso diventano animali", Se
" ' uggiunta l'animosit, diventano bestie feroci; Ia differenza
I' I I lt determina Ia differenza degli animali<in cui rinascono>;
" li 'e aggiunto
[20] il desiderio e il piacere, diventano animali
,I rngordi'". Se oltre alIe stesse tendenze hanno una sensibilit
, ",,1,,1 ,IIv ntano piante; infatti alIora agisce o sola o preponderante
Ia
ctutiva e cosi gli uomini finiscono col diventare plante". Gli
1,1111musica, rimas ti nel resto puri, [25] diventano uccelli canori;
1111
i irasformano i re che sono vissuti irrazionalmente, ma non
I III altri viziB2; gli astronomi
che senza intelligenza osservano
II I1 d -10 si mutano
in uccelli che volano in luoghi alti". Colui che
I 1111 11 Ia virt civile rimane
uomo o se l'ha praticata poco diventa
I 111\ ti /30] socievole, come l'ape o altro similev",

.-. '
11111111
-.. .''''11

t,
1'1

tone

e il principio

cbe sospinge l' anima verso un grado superiore]

.lunque diventa demone?


tale anche quaggi.
E chi diventa dio?
t
hi era dio quaggi? Infatti ciascuno e condotto da quelIa
\' .nte, che 10 ha diretto anche quaggi.
til facolt
e dunque il demone che ha avuto in sorte l'essere

1'1 ( 1'1\

I1

li \
1\

li

,1M'

e prima

di quella <facolt>: esso infatti [5J


inferiore. Se in noi agisce
e
razionale; se noi viviamo
,,,.10 Ia ragione, il demone un principio superiore alIa ragione; ed
oIl1111inasenza agire e le permette di essere attiva. Perci si dice
I un -nte che noi scegliererno
<il nostro demonec-s'". Infatti noi
1111110 quel demone
che durante Ia vita ci domina. [10] E perch
li' 1111 -gli ci conduce>"
Egli non pua condurre chi abbia gi finito .
11I vhu, bensi pua condurlo
prima, durante Ia sua vita; ma, quando
111vil" sia finita, egli obbedisce a un altro <demone> poich morto
1111 all' attivit. Egli dunquevuole
condurci e, finch domina, vive,
1,,10 gli stesso <sopra di s> un altro demone: [15] se egli cade sotto
1I11111za di cattivi costumi l'uomo ne riceve il castigo. E cosi anche il
11 '0 viene sospinto
verso un grado inferiore e vive una vita che
'''111 lia alIa parte che agisce in lui; cio una vita bestiale. Ma se il
11" li pua seguire l' altro demone che e sopra di ui, egli eleva se stesso
"do conforme ad esso e pone come dominatrice
Ia parte migliore
ti,

questo <dernone>

t, I \ nza agire, mentre agisce il principio


I ,,111\ sensitiva,
il demone
un principio

II

404

PLOTlNII

l
airrou
V rrpoo-rcotn
6IlEvOS Kal IlET' EKELVOV ov ~ws Vh)
"EOTl yp Kal TTO'fi Jsvxil Kal TTVTa Kal T vw Kal T KTll1
av IlXPl TTO'T}S(wfls, Kal OIlE-v ~KaOTOS KOOIlOS VOT)TS', TOI
IlEv KTW OWTTTOVTES T~,
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VOT)T4), xcl IlVOIlEV T4) IlEv dL!l TTaVTl VOT)T4) vw, T4) BE [2 /
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4. TAp' ovv El V OWllaTl TOfrrO; ~H011' Ev yp OTpact>WIl(lJ,


OWETTlOTpcpETaL Kal TOfrrO, T ovv 'fi TOU TTaVTS'; 'ATTooTlCTET I
Kal TO auTfls Ilpos OTpact>E.O'T}S;
~HouBE OWVEUOE T4)Ilpn au~
T4) EOXT41' OOOE yp [5] ~6EV OOOE KaTflStv,
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TTpooTTTETal TO OWlla TOU KOOIlOU Kal olov KaTaIlTTETaL, OU
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KElIlVOU, T OVV; OUK alo8vETa. TlVa aLo8T)olv; "Opcotv OUK EX{l,
CPT)OLV,Tl IlT)BE ep9aIJ.os, oUSE WTa OOOE pLvas 8T)oVTl [10/
oUBE yWTTav. T ovv; ~wa.o8T)olv
WaTTEp lllELs TWV EVTOs lllclv,
~H OlloLWS KaT CPOOlVEX6VTWV lpllT)OlS, OuBE 'fI80V1, TTPEOTllJ
ovv Kal TO cpUTlKOV OU TTapOV Kat TO alo8T)TlKOV ooairrws,
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5. 'A' L KEL aLPELTaL TOV Sauova Kal el TOV ~LOV, TTW


ETl TlVOs KplOl; ~H xul l a'LPEOlS EKELl qollVT) nlv Tfls jJuX1i
TTpoalPEOlV xnl 8l8EOlV Ka8ou Kal TTavTaxou alVlTTETal.
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L l TTpoa.PEOlS Tfls jJuxfls Kup.a [5] Kal. roro KpaTEL,
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TOU OWllaTOS Kal ror' EXEL, O E'LETO, xnl TOV Salllova,
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OOOE O OTTOuaLOS EVTaDea yL yVETal
oUS' 11
cpaUOS', [10] TAp' OUV 8WllEL
EOTlV KTEPOS, VEpyEl~

405

111,11I4,3-5

.I
tesso verso Ia quale egli e condotto e dopo quella ne pone
li. I cosi via sino al mondo superiore.
111 f 11\ i l'anima e molte, anzi tutte le cose, sia le superi<;>ri~~e le

11/

I h 11 i e si estende sino ai confini della vita. E ciascuno di not e un


,,,,111j'ntelligibile; con le parti inferiori dell' anima si,am~ a con,tatto
I1qllr, to mondo, e con quelle superior~ che sono nell u01~erso.sl~~O
"111111 col mondo intelligibile e propno per questa parte mtelllg~bile
11111
miamo in alto' [25] mentre con Ia parte inferiore siamo legati alie
111quaggi, diffdndendo su queste come un irradiamento di qu~a
I 1111
Cl to un' attivit, che per non diminuisce affatto Ia parte superio-

11'Anima dell'uniuerso non abbandona mai il suo corpo]


\I ta <attivit> rimane sempre nel corpo?
.
No: se noi ci volgiamo <verso l'alto>, anch'essa si rivolge con no~.
I l'Anima dell'universo? La sua parte <inferiore> abbandoner -cil
I I orpo>, quando l' Anima si volger verso l' a~to? .
[o, perch essa non e discesa con Ia sua parte lnferiore; [5] ess~ non
IIII\a n discesa ma e irnmobile, e il corpo del mondo le aderisce e
I orne illuminato, senza imbarazzarIa o crearle delle difficolt; e cosi
1IIIIIIIdo giace tranquillo.
I', he dunque? Non ha essa delle sensazioni?
.
..E ssa non ha Ia vista dice <Platone>, poich non ha OCChl, e
IIIIll no - e evidente - ha orecchi, naso [10] o lingua'".
Come? Non ha coscienza <di cio che ha dentro di s>, come noi
1,1.llmo coscienza di cio che e in noi?
I. I sua calma e quella di coloro che sono secondo natura. P~ro no~
I I' IVIl il piacere. La potenza vegetativa ~resente senza ess~rcI, e C?SI
111 Ia potenza sensitiva. Ma del mondo SIparia altrove; qUI se ne dice
11.1)uel tanto che ha relazione col nostro problema.

e Ia guida

/11 demone

morale dell'anima]

Ma se lass <1' anima> sceglie il suo demones'" e Ia sua vita, di che


I1I ,aremo padroni?
.
.
La scelta di lass, di cui si paria, significa Ia deliberazione e Ia
1I li sizione generale e completa dell'anima.
..
Ma se Ia deliberazione dell'anima e padrona, [5] e se vi domina Ia
II I' sizione presente de~ivante dalle vit~ a?terio~i, il co.rpo non e pi
, 1I a di alcun male; e se il carattere dell anima ~slste prima d~! corpo
, ,I r sa possiede quello che ha. sc~to e, come ?,ICe <PI.atone>. ~non
unbia il suo demone, non SI diventa quaggtu buoni o catnvi, [10]
1111 che si in potenza buoni o cattivi, e poi <qui> si diventa tali in

406

PLOTIN

YLYVETal b; TL ov~ el ~OU OWI-.taTOS TO ~80s OTTOU&I1OSTXOl,


SE, TvaVTLa; H, 8u~aTal llov Kal ~TTOV T nlS" tj1uXilS'
~aTEpaS" KTEpa Ta olllaTa TTapXE08al, TTElKal al aal Ew8EV
~uxal ~V T)VTTfOOLPEOlVo~ Kl3l/3(OOOlV. [15]"Orav SE )'T]Tat,
~ TTPW:OVol K,T)pol,el Ta Ta TWV I3LlvTTapa&L YllaTa, ETTElTa TalS'
T~xalS" _Kal ws: K TWV_TTapVTlV TOUs- I3Lous- KaT T i)er,d TO
K~Pl~V ~aov ~l&)(Jt ,TalS" tj1uxa1s 8laTt8EloalS" T BoelVTa TTpOsTa au~lV i)~. OTl yap OOLlllV oirros ou TTaVTTTaOlVEl-'
[20J_oUT~ lS" 11ft OW&&IlVOS - 000' EvEpyWV, TJIlTEPOS 8l, Wstj1uXl!S",TTE'pl el TTE~V,oux TJIlTEPOS 8l, sl Ws- avepwTTot e TotOL&:
TI)V UTTaUTOV (lT)V EXOVTES",llapTUpel T V TW TlllaLl' i el IlEV
Othl T)<p8dT),OU&IlLaV EEl llXT)V OXVTa av' TlVa ~UIl<PwvLav
el al$' OOllllV T)<p8ElT),To SE [25} TTOTTT)PWTI)V
WV Tts" E'(ET~
Ka~ aUT? OIl<PwvOV.OTE yp TTOUKaTlTpw q. 8ElV ElS" TO
XElpoV UTTEpKaEhIlEvos, ' KElVO VEPYEl IlVOV TO TT'aUT6v
?ihE TTEpVlaUToi,r oihE ElS" Ioov- OU yp 8VaTal ao YEvo8a~
T) fi OTt.

I' i

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6. T ov OTTOUOOlOS;~H T<i>/3ETlOVl VEPY.:iV. ~H OUK
av ~v ?TTou8a~OS o"wEpyoDv;a
auT<i> TOV 8alllova EXlV. NoUs- yp
V~PYEl V TO.UT<:>,H ov ~llllV aUTOS"f\ KaT oolllova xcl OOllllv
T?U~41 8E,S"', Ap O~ K~l UTTEpvoDv; El [5ho
TTEpvoDvb curov
aUT~, 8la Tl ov OUK E PxT1S"; "H 8l TOV 86puI3ov TOV K TfjS'
YEVEOE~. ~TTp~E: ~ IllS" KaL TTpOyou TJ KlVT)OlS"TJ EvBoeEV
6eeyollEVT) TlV avr;'lS" ' TIVTlS" ov KaTop80l; "H ou TTvTlS",ElTTEp
OUTlS"TJtj1UxTJ8la8EOElS" EXEl, Ws-v TOTOlS"TOlS" TOLOlO& TOl&:
o~a [1OJ TOfrrOV EXElV I3Lov Kal TaTT)v TTpoalpeOlVd 'O IlVTOl
~llllv
oirros, 8v yollEv, yaywv YETal Els "AlOOU OUKTt
aUTOs- IlVElV, v 111']T aUT ET)Tal TTlV. TIpO 8E ToD TTWs-'
To 81'] yayElv Els TI)v KPlOlV TO ElS" TO aUTO oXillla 8ElV IlET~

407

I 111,1114,56

( 1I <avviene> se un carattere onesto tocca a un corpo spregevole


'v I n?
i, I' nima buona e Ia cattiva possono pi o meno procurarsi un
11'" corrispondente, poich anche gli altri avvenimenti esteriori non
1'"111mo totalmente Ia volont. [15J
'
( 111Indo <in Platone> si paria di sorti e poi di modelli di vita92
111 uiro dei casix e quando dice che dai modelli presenti <gli
-u 1Ii )scelgono Ia loro vita secondo il loro carattere, egli riconosce
111 minenza alle anime che dispongono
di ci che loro e stato dato
"1111 i loro caratteri. Infatti quel demone non e completamente
I. I1I 1 <a noi>, [20J ma solo tanto da non essere legato a noi e da non
li. 111noi; e nostro,
se col noi intendiamo l' anima, non e nostro se
,I II( i designiamo 1'uomo cosi e cosi determina to che vive sotto Ia
1111\ del demone>. Di ci testimoniano
le parole del Timeo"; spieI. ro 1, esse non implicano contraddizione,
sarebbero invece conI .l.lutorie se si comprendesse
il demone in un altro senso. [25} Anche
\1,11 le: <il demone>
compie ci che l'uomo ha scelto?' vi s'ac,\" 111 . Infatti -cil demone> che sta sopra <'uorno> non 10 lascia
I , ndere troppo verso il male - in cio agisce soltanto il principio che
I1 I I otto - n 10 lascia elevarsi al di sopra o alia sua stessa altezza;
ti u ri non si pu diventare diversi da ci che si e.

I( )J!.t1i

uomo

ha il proprio ideale di vital

( ;hi e dunque il saggio?


(, lui che agisce con Ia sua parte migliore. Forse non sarebbe saggio
, IV' se un demone che collaborasse con lui. In lui e attiva l'IntelligenI l' .rci o il saggio stesso e un demone o e al posto di un demone e ha
I" I d mone un dio.
Arriva egli dunque anche ai di sopra dell'intelligenza?
[5)
No, ma cio che e sopra l'Intelligenza
e un demone per lei.
I~perch non <saggio> sin dal principio <della vira>?
A causa del turbamento
che deriva dalla generazione". Ed anche
I'llIna che in lui Ia ragione sia attiva, c' in lui un movimento che tende
I I to che gli e proprio.
E <questo movimento> 10 dirige completamente?
N on completamente;
infa tti I' anima e cosi cos titui ta che in certe da te
'111 stanze e con una certa natura [10] ha in corrispondenza
questa o
'I'lI'lIa vi ta e questa o quella volont. E detto?" poi che il demone, di cui
pulamo,
dopo aver condotto
<l'anima> nell'Ade, non rimane 10
11' 'o, ameno che <l'anima> non scelga di nuovo Ia stessa <vira>,
Ma prima come <si trova>?
ondurre <le anime> al giudizio significa, <per l'anima>, riprenI, I dopo Ia morte Ia stessa forma che aveva prima di nascere; egli poi,

408

II1 1114,6

PLOTlN.

n)V aTToyVEOlV, ElXE TTpOTfis YEVC1ElS"Eha [15] WaTTEp01


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409

IIIi icominciando da capo, resta presso le anime punite per tutto


he intercede sino a una seconda nascita. Ma per loro questa
v 11, ma espiazione".
I" Ich? E le anime che entrano in corpi di bestie hanno un essere
I '11 a un demone1.111 un demone cattivo e stupido.
I I. mime superiori?
'lI '1" te le une sono nel mondo sensibile, le altre al di fuori. Quelle
"" ) nel mondo sensibile, o sono [20] nel sole o in un altro pianeta"
I I '\0 delle stelle fisse, ciascuna secondo quanto ha agito razio11111 III quaggi. Infatti bisogna sapere che nelia nostra anima non c' e
I IIIIUun mondo intelligibile, ma una disposizione analoga a quelia
I 1I1madel mondo; e mentre questa si diffonde nella sfera delle
li, fi, e in quelle dei pianeti [25] secondo le diverse potenze, anche
".1 nze che sono in noi sono analoghe a quelle; da ciascuna di esse
.I. un'attivit <diversa>; e ciascuna anima, separandosi <dal
1101. sale lass nell' astro che corrisponde ai suo modo di operare e
I Iv. 1''19; essa avr aliora come dio o come demone questo astro o il
1I.lpi che presiede [30] a questa potenza: ma questo punto deI I C esaminato
meglio.
I r mime uscite <dal mondo sensibile> sono al di sopra delia natura
"lIl1liaca ed hanno superato il fato delle rinascite e Ia legge dei mondo
11.,1 in quanto sono lass, e con esse e ricondotta Ia loro essenza
I.I( r sa di generazione, che giustamente si potr chiamare [35]
I uza che diventa divisibile nei corpiHlOe con essi si moltiplica e si
I, "Ir. Essa per non si divide nello spazio, poich e Ia stessa in tutti
.1111 del corpo>, tutt'intera ed unica. Se da un solo animale ne sono
111 I uti parecchi, e perch essa si divide cosi; e cosi e delIe piante; infatti
I 111 essenza e divisibile nei corpi. <Quest'anirna>,
restando nello
\I <corpo> ora produce
<vite molteplici, come nelle piante; [40]
I I produce ritirandosi, ma in realt prima di essere parti ta, come
111' plante che vengono amputate o nei cadaveri di animali in cui, per
plIlrefazione, da una sola vita ne nascono parecchie. Vi collabora
01" una potenza delio stesso genere che viene dall'universo [45] e che
mpre Ia stessa.
( uando l' anima ritorna lass, essa possiede il demone di prima o un
11 111, econdo Ia vita che sceglier. Anzitutto entra in questo mondo col
01' d mone'?' come in una barca; poi l'accoglie Ia natura detta del
, .1 ,(50] e Ia pone come sopra una nave in un posto fissato daIla sorte.
I' I movimento deIle sfere essa viene spinta, come daI vento spinto il
("'gero della navelO2, sia che rimanga seduto o si muova; a lei si
I
cntano molti e diversi ostacoli, a lei accadono cangiamenti ed
rlentiIO), come il passeggero della naveviene mosso o dali' ondeggiare
'"1111

411
/55] o dal suo stesso movimento, con cui egli si comporta
ondo il suo modo di fare. E cosi, ne1le medesime condizioI 111111 n si muove n vuole n agisce alio stesso modo. PC!ruomini
1111, n ircostanze diverse o eguali, i risultati sono diversi; per altri
.l 111 nti sono gli stessi, anche se sono diverse le circostanze: [60J
II III j illoro destino.

412
413

III 5 (50) ITEPI EPOTO};


11

1.

li

II

li

li

ITEpl EPWTOS',rrrrpa 8ES'TlS


8a(lllV
lT90s Tl Tfis
ljJuxfls,
IlV 8ESTlS 8aLjllV, r S Tl KaL lT90s, Kal rrov
Tl EKaaTov, maKljJaaeal aLOv Ts TE TWV lv av9pWlTlV
mVOLas mVTas, Kal. mal EV [5] <ploo0<P(q. )'VOVTO rrspl
TOTlV, Kal jllaTa on imoajll3Vl 9E1os ITMTlv, Os 81) Kal.
lTo lToan TWV aUTou TTEPl.EPWTOSE)'paljJEV' Os 81) ou uvov
v Tals ljJuxals 'Y)'lYVjlEVVTl TT90s ElpT)KEV El val, a Kal.
8a(llov <pT)alv aUTv Kal. TTfpl )'EvaElS aTou 8lEfl8Ev, OlTws
Kal o8Ev [10] aTl. )'E)'EVT)jlVOS'.ITEpl. IlV ouv TOU lT90us or, Tv
EpwTa al TlWIlE9a, OTl 'Y)'(VtTal v ljJuxals <plEjlVaLS Ka4>TlVl
aUlllTaKflval, Kal. Ws ,; E<PtCJlSa'rT) ,; jlv aTl lTap aw<t>p6vlv
aTcl Tcl Kl OlKll9VT.lV,,; 8 Kal. TEEUTv 9l ds
alaxpou TlVOS lTpLV, oi&l.S a)'vOl 8i)lTou' [15]<SeEv 8 Ti)v apxi)v
EXl KTEPOS,r VTED8EvEmaKolTElv 8l <ploocxp(as lTpoaJKfl.
'Apxi)v 8 El TlS 9ELTO n]v aITou Kous' lTp6TEPOV v Tals
ljJuxals 0PElV Kal. lTL)'vwcnv Kal. aU'Y)'vlav xul OLKlTT)TOS'
o)'ov aVC1LV,TV'YXVOl v, oljlal, TOU aT)90Ds Tfis ul TLas. T
IlV )'p alaxpv [20] vaVT(ov Kal. Tfj <POOlKaL Tcl 8Ecl. Knl )'p
,; <POOlSlTpOs r Kav ~TToooalTotEl Kal. TTpOsT wplajlvov
~lTl, o aTlv v Tfj TOU a)'a90u aOOTOtx(q. r E aptaTov
alaxpv xol Tfis Tpas aooTOlx(as. Tij 8 <POOl)'VC1lSKEHlEV
K TOU a)'a90u KaL 8T)OVTlTOU Kaoub "Oro S [25] TlS )'aTal
Ka( aTl aU)')'fVTs, TOTOV4>KEllTat xcl lTpOs Ts dKvas.
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S TlS TaTT)v Ti)v at rcv dVOl, olT1J r lT90s )'LvETal xnl 8l'
s alT(as oux El )'lV 000' TT'aTwv TWV 8l IlLlV pWTlV.
Kal)'p OVrOl TlKTElV ~oVTal v KaX4lc lTEllTEpTOlTOV~uOjlVT)v
Ti)v [30] <POOlVKaM noutv EValaxP4l )'Ewv f30C19al.'A )'p
Tols jlV Tfj& )'Ewv KlvOVIlvolS apKEl r Tfj& Kav EXlV, OlTEp
lTPEaTlv v dKOOl Kal. aWllaalv, lTEl jl1) r aPXTUlToV aTols
rrdpso-nv, o aTlv alTlOV aUTols TOU xnl TOD& pv. KaL ds
avllVT)alv jlV KElVOUdn ToD& [35] 9000lV a)'alTTal TOVTO
Ws dKWV, jl1) avajlVT)a9t'Lal 8 im' a)'volas
TOU lT90us aT)9Es
TOVTO <PaVT(nal. Kul aWCPpooljlEv OUalV aVajlpTT)TOS ,; lTpOs
r Tfj& Kav OlKEllC1lS,,; BE TTpOsIl(lV EKlTTlC1lScijlapTLa. Knl
OT'll IlEv Ka9apOs TOU Kaou EPlS, a)'alTT)Tv r Kos uvov

li

(SO) EROS

I lthe cos' l'amorer]


S l' amore sia un dio o un demone o una passione dell' anima, se una
P cie sia un dio o un demone e ';ln'altra speci~ sia passi?ne e ch~
t' 11 ia ciascuna di esse, bisogna ora ncercare esaminando
I.eId~ degli
.I! 1I uomini e quelle che furono esposte su questi ~r~omentI [5] {~sede
li" fica especialmente quelle professat~ dal ~Ivmo P1atone ,ch~
ull'amore ha scritto molte cose in parecchi punn de11esue opere. Egli
,li
che <1'arnore> non e soltanto un~ p~ssione c~e ~or~~ ne11eanime
'" I ' stenne che esso e un demone, di CUIracconto 1ongme e come e
,llIllde nacque!". [10]
...,
Riguardo alia passione che nOI ~ttrlbUl~mO all ~mo~e,. nessuno
.l.rvvero ignora che essa sorge nelie an~me de~l~erose di un~rsl alle cose
I" 11 ,e che questo desiderio o nasce in uom~1 ~emperantI che hanno
/ uniliarit con Ia beliezza stessa o tende a un azione vergognosa. [15]
f mde 1edue forme traggano origine conviene esaminare filosoficamente,
\' 11 tendo di qui. Se si ammette come pri?cipi,? ~n' originaria te?de~za
,I lI'anima ai bello, una conoscenza e un affinit con esso e un irrazto,," sentimento di questa parentela, si afferma, io cred?,.I~ ~~!a caus~
.lell' amore>, TIbrutto [20] e contrario alla natura e alla divinit . ~fattI
I. natura produce contemplando ~i che e be~~~~.guardan~o a C.IOche
,I terminato e che si trova nell' ordine del bene ;I mdetermmato ~v~ce
, hrutto ed appartiene ali' ordine opposto'P. La natura ha Ia sua ort~me
I s, cio nel bene e nel belio. [25] Quando si ~m.a un ess~re e SIh~
.Ifinit con 1ui, si prova anche per 1e sue rmmaguu un sentimento di
nnparla.
.
,.
"
Se si nega questa causa, non SIpotra dire come ~ perche Ia passione
ca, nemmeno riguardo a11'amore sessuale. Inf~ttl ~o!oro <che amano
r sualmente> vogliono generare nel bello, poich e assurdo che Ia
n uura [30] che desidera produrre cose belie voglia generare ~el brutto:
coloro che son portati a generare e sufficiente possedere il belio di
quaggi, che appare nelle immagini e nei corpi, poich non posseggono
I"ella bellezza archetipa che <tuttavia> e.l,aca~s~ anche dello.ro amor~
I rreno. Quando dalla beliezza di quaggiu essi rlsalgon? ai rlc?rdo di
fuella superiore, [35] essi amano quelia <solo> come Im~agme delI' iltra; ma quando non hanno questa reminiscenza, poi~h Ignora no Ia
11110passione, immaginano che Ia beliezza terrena sia quella vera.
I inch sono temperanti, illoro attaccamento alla ~ellezza terrena no~
olpa; e colpa invece il degradamento nel piacere sessuale. C.hl
" iede un amore puro della bellezza, trova questa bellezza amabile

'''I

"I

414

PLOTINO

415

1 1>1.11I5. 1-2

Ia, [40] ricordi o no Ia bellezza superiore; ma chi vi mesce anche


I, lei rio di essere immortale - per quanto
possibile alla natura
'11" -, ricerca il bello nella perpetuit della generazione e, se segue
I,. cI lIa natura, feconda e genera nel bello; feconda <per ottenere>
I" 'I tuit, <genera> nel bello per Ia sua affmit col bello. Infatti
I' I nit [45] e affme alla bellezza; l'etema natura e Ia Bellezza prima
1111t le cose che ne derivano sono belle. E cosl, colui che non desidera
/I I Ire e maggiormente soddisfatto dal bello; ma chi desidera produrre
I" 11zza, desidera produrre per indigenza, perch non e soddisfatto
I" lisa che diventer tale se generer nella bellezza'P" [50] Coloro che
"I:1t no soddisfare il loro amore fisico contro le leggi e Ia natura
nunciano indubbiamente seguendo una tendenza naturale, ma poi,
llontanandosi dalla retta via, si srnarriscono!'? e precipitano perch
,"1/ hanno conosciuto
n il fine a cui l'amore li conduceva, n il
I, idcrio di generare, n l'uso delle immagini della bellezza, [55] n
I, mza delIa bellezza stessa.
Dunque gli uni amano i bei corpi anche con desiderio sessuale, ma
I" , h sono corpi belli, gli altri invece <posseggono> l'amore cosid,I, tto misto, desiderano cio Ia donna, anche per assicurare Ia perpetuit
,I lia specie>; se Ia donna non e bella, essi deviano un po', mentre gli
1111 i sono migliori; onesti per sono gli uni e gli altri. Gli uni onorano
I1 b llezza terrena {60] e se ne accontentano, gli altri onorano quella di
I, s in quanto ne hanno un ricordo, ma non disprezzano questa, che
di quella un effetto e una rappresentazione. Costoro <si accostano>
,llIu bellezza senza cadere in turpitudini; gli altri invece a motivo della
I, lIezza cadono in cose turpi; cosl il desiderio del bene produce spesso
I//lU caduta nel ma1e. [65] E questo
l'amore come passione dell'anima .

. I Due sono le Afroditi: Ia terrena e Ia celeste]


Ora dobbiamo parlare filosoficamente dell' amore che non il popolo
( ltanto, ma anche i teologi chiamano dio, e che Platone in molti luoghi
rhiama Eros, figlio di Afrodite, al quale attribuisce il compito di
Iluardiano dei bei fanciulli 111, di colui che muove le loro anime {5] verso
1.1 superiore bellezza o rafforza l'aspirazione gi esistente in loro verso
quella.
Consideriamo perci quanto e narrato nelSimposio, dove si dice che
. Eros> non e figlio di Afrodite, ma che e nato da Poros e da Penia nel
giorno natalizio di Afrodite'P. [10] Per ora bisogna, a quanto pare,
clirigere Ia nostra discussione anche su Afrodite, sia che Eros sia nato da
I i o contemporaneamente
a lei. Anzitutto dunque: chi e Afrodite? E
poi: se egli e nato da lei o solo nello stesso tempo con lei, <bisogna
vedere> in che modo esso sia nato da lei e insieme nello stesso tempo.
Diciamo intanto [15] che c' e una doppia Afrodite, quella celeste che

416

PLOTINII

dval
8l TTlV, n)V J.lEV O'paVLaV OpaVOU )'OVTES Etval, n)V
K ~lOs KaL ~lWVTJS, n)V TWV Tfl& cj>amOJ.lVTJV lc1><>pov)'llWII
J.l'lTOpa SE KELVTJVKaL fTrKHVa )'IlWV, TL IlTJB' V opavQ )'ll I
T"v SE OpaVLaV E)'OIlVTJV K Kpvou vou OVTOS[20J KELVOUv)' 'I
!JsUxTJv 6HOTTl"Jv dVal
EV6iJs aTOU KlpaTOV KT)pTUU
IlELVaaav Vl, Ws IlTJSE ds T Tfl& X6Elv Il'lTE 6E'laaaav 1l~'T
BvvaJ.lVTJv [n lJv q,ooElSl, J.l" KaT T KTl q,ooav (3aLVCl\'
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KaL llToxoV T}S' OOOLaV- 6t I'
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KaL 6OI'
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aTiJ KaL Tils t8pOOElS rrpOs TO )'EVvT)O"aV tKavOV OV [JOIKaTXW'
Vl' MEV OS' v KrrO"Ol !JsVxTJ VOU TJPTTJJ.lVTJ
rrou llOV ~
~lOS v lXOl aUTOU OOOV aTOV rrEplMllrrH
q,6is TO aT()
ds aTOV O"UVTJPTl"JIlVOV.'E4>ErroIlVT} 8" TQ Kp6v41 T, el f30 I,
TQ rrurpl
TOU Kpvou OpavQb ~P'YTJO" TE rrpOs aTOV KaL I"~
KHW6T} KaL paa6Elaa [35J "Eporm )'VVT}O"EKaL IlET TOlrrOU rrp,
aTOV f3rrH, KaL " Vp)'Ha
a'Tils imOOTaO"lV Kal. 000(011
dp)'aaTO,
KaL J.lq,l KEl f3rrH c, KaL li )'HvaIlVTJ KaL O Ka
"EPlS' O ),E'YEVTJJ.lVOSdimooTaalS
rrpOs o KaOV E\. TETa),IlV'I
KaL TO Etval V TOlrr41lXOooa
IlETaU WarrEp rro6oWros [40JKO\
rroouuvou,
<j>6aJ.l0s O TOU rro6ouVTOS rrapxwv IlEv TQ pWvn
8l' aTOUf TO opv TO troouevov,
rrpoTpXlV BE aTOs KaL TTPLII
KELV41 rrapaO"XElv
n)V TOU opv Bl' pydvou 8ValllV
aT
'TTLJ.lrrMJ.lEVOS TOU 6EJ.laTOS, rrprepo
IlV, O' Il"V OIlOLlS Op6}II
TQ VaTl"JPl'HV
J.lEV KdV41 TO pcun, [45J aTOV SE KapTTODcr9cu
n)V 6av TOU KaOU a'TOV rrapa6ovaav.

3. Tno'ruow SE Etval Kal. otocv ooolas XTTW 11 1'


Tils rrOlTJaaJ.lVTJS, oooav SE J.llS, 'TTLO"TElvO TTpoa"JKH. Kal. )'p
li !JsUxTJKELVTJ ooola ~v )'EVOIlVTJ VEp)'ELas Tils TTpO aTf)'
KaL
KaL Tils TWV OVTlV oooLas KaL [5J rrpOs KE1VO OpWo'T}
rrpWTl"J ~v ooto. KaL O"cf>68paOpWo'T}s. Kal. TTpWTOV ~v palla al'.'
TOUTO KaL Wpa Ws rrpOs )'a6ov
a'Tils Kal. lxalpEv
op6icra, KO\
TO paJ.la TOlOUTOV lJv, ws 1111rrpEp)'ov TTOlEla6al n)V 6avb T
OpWV, Ws Tfl olov lioovfj KaL rdoet "riJ TTpOs aT KaL 0"c1><>Bp6TTJ11
Tils [1OJ 6as )'EVvT)O"aL TL rmp' a'filsc LOV aiJnls
KaL TO I
opJ.laTOS. 'E OV TOU VEP)'OUVTOS O"uVT6vlS TTEPLTO OpWIlEV(lI'
KaL K TOU otov rrOppOVTOS TTO TOU OPWIlVOU uuc TTT)pw6(li,
otov J.lET' dBWou paO"lS, "EPlS' )'VETO Txa TTOU KaL ~
rrpoO'TJ)'OpLas VTEOOEV llov aTQ [15J )'E)'EVT}IlVT}S, TL l

'ooa

417

, AI 1,11I5, 2-}

figlia di Urano, e un'altra figlia di Zeus e di Dione, che


(I agli umani connubi' B: Ia prima non ha madre e non ha relazio, j matrirnoni, perch matrimoni in cielo non ce ne sono. L' Afrodite
,
figlia di Kronos che e l'Intelligenza'": [20J essa e dunque ne(I i imente l' anima divinissima, nata direttamente
da un essere puro,
,,( s a stessa e sussistente Iass'", dato che n pu n vuole di11I11'(
quaggi, impedita com' dalla sua natura di toccare Ia nostra
" rra; essa e una ipostasi separata ed essenza che della materia non
" ipa: a questo, appunto, hanno voluto alludere [25J dicendo che
( non ha madre, Perci giustamente si dir che essa e una dea e non
1 I I mone, poich e un essere semplice, puro e in s sussistente.
I ' ssere che nasce direttamente dall'Intelligenza e esso stesso puro
II ( Ia forza che ha in s dalla vicinanza <dell'Intelligenza>
e in s
"IVIi il desiderio di stabilirsi nel generante che e capace [30J di
" uucnerlo lass. Perci l'anima non cade, essendo sospesa all'Intelli11 I I n pi della luce del sole che attorno ad esso risplende e da esso
I II~ iu e ad esso e sospesa. Guidata da Kronos o, se si vuole, da Uranos
1.11
di Kronos, essa dirige i suoi atti verso di lui e se ne innamora ed
111111<1 10 genera [J5J Eros e con lui guarda verso Kronos: questo atto
li I ontemplazione> produce un'ipostasi e un'essenza, e cosi ambelI. , 111 madre e il suo bel figlio Eros, guardano lass: Eros e un'ipostasi
m.rmente diretta verso un'altra bellezza e compie Ia funzione di
uunediario tra il desiderante [40J e il desiderato; egli e l'occhio del
I 11 lc rio che all' amante permette di vedere l' oggetto desiderato, corlido egli stesso dinanzi per primo e riempendosi di questa visione
'li 111 prima di aver dato all'amante
la facolt di vedere col suo organo;
"p r non vede come l'amante, poich nell'amante l'oggetto della
11 111 penetra stabilmente, [45 J ma gode dello spettacolo del bello che
Indo 10 sfiora.
IlItllIlO

/,1{rodite

e l'Anima

dell'unioerso]

N n bisogna dubitare che Eros sia un'ipostasi, essenza procedente

I, un'essenza, inferiore a quella generatrice, ma reale. Infatti, anche

111m3

divina

e un'essenza

che e generata e vive dell'atto a lei anteriore

,I, li' ssenza degli esseri, [5 J Ia quale contempla con forza Ia Essenza

Questa essenza e per lei il primo oggetto di contemplazione; a


lia essa guarda come al suo bene e contemplando gioisce e questa
1111\ -mplazione non e tale da costituire per lei qualcosa di secondario.
1 I 11 1,per questo piacere, per questa tensione verso il suo oggetto, per
l\tl\ -nsit di questa contemplazione [lOJ genera da s un essere degno
.11I i e dell'oggetto contemplato, e da do che fluisce per COSI dire da
1"1 I oggetto e nato Eros, come un occhio pieno, come visione che ha
lu sua immagine; e forse Ia sua denominazione deriva [15J dal fatto
\'1111111.
\11I

418

PLOTINO

pOEWS TT')v imooTaoLv XL' TTd T yE TTBosd TTO TOtrrOU XOl


dv TT')v TTWVUIlLav,ELTTEpTTp6TEpoV OUoLa 11'1)OUoLas - KalTOL T
yE TTBospv YETQL-Kat ElTTEPpWSaITov XL TOU&, TTWS
8 OUKdv YOLTOpWS. '0 IlEV 8'1) Tils dvw Jiuxfls "EpWS TOLOiTos
dv ELT},[20] p6)v Kat aITOs dvw, aTE TTaBOs WV KflVT}S KaL
XlVT}SKaL rmp' KElVT}SYEYEVT}IlVOS"
KaL 8E:wv pKOIJ.EVOS"
8l. Xor
PLOTT')v8 KflVT}V TT')v Jiux'l)v YOVTESTT')v TTpWTWSD.MIlTToooav
T<!l OupaV<!l, XWpLOTOVKaL TOV "Eporrn TOUTOV fu)OIlEOa _ el KaL
TL llLOTa oupaVLav TT')v Jiux'I)v [25] ELTTOIlEv' TTd KaL v llllv
YOVTES TO V lllLV dPLOTOV dvaL XWpLOTOVIlWS TL8IlEOa aITo
ElvaL -IlVOV KEl OTW, o l Jiux'l) l K1paTos. 'ETTEL8 Kal. TOD&
TOU TTaVTOs Jiux'l)v ElvaL 8L, iITTOTT}
IlET TaTT)S i)8T} Kal dos
"EpWS lllla KaL aUTfls, pEWS KaL aUTOs [30] Y'YEVT}IlVos.
To 8 KOOIlOU oooa l 'Acpp08LTT} al-rT} KaL ou IlVOV Jiux'l) ouSE
TT.WSJiux'l) KaL TOV v T4)& T<!l KOOIl41 "EPWTa YEVlI1oaTo
cpaTTTIlEVOVi)8T} xal aITov yllwv KaL, KaS' OOOV <t>TTTETaLKaL
aITOs Tils pEwsTils dvw, KaT TOOOUTOVKLVOUVTaxul Ts TWV
vWV Jiuxs [35] Kal TT')vJiux'l)v ~ oUVTTaKTaL vaoTpcpoVTa, KaS'
OOOV KaL auTT') ds 1l1l11lT}VKElVWV TTcpUKEVtVQL. TIoa yp
cplETQL TOU yaSou KaL l IlEIlLYIlVT}KaL l TLVOsf YEVOIlVT}'TTd
Kal. aTT} cpEf)S KElVIJ Kal. KElVT}S.
4. 'tAp' oov Kal. exoTT} Jiux'l) EXL EpwTa TOLOUTOVV OUolq.
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TTaVTaxou TOU TTaVTOs ou dv S.lJ,0XTlllaTLCIlEvov IlPEOLV EaUTo)
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T<!l.4!TTos, 8alllovas V aT<!lyEvollvas IlET' "EPWTOS, pUfloas
[20] 'Acpp08l TT}s TLVOs T}S, V IlPEL TTos KElVT}S'

xcl imooToL;

-rn

-rn

419

I INI',ADI, III 5, 3-4


I

li gli ottiene Ia sua esistenza dalla visione~ Da E~os trae.~ suo nom~

1'..,1 ne corrispondente,

poich Ia sost~nz~ e antenor~ a CIO.che non ~


rnza e poich il termine amare significa solo ~n affezione; ~ PO,I
I' 1111 re si riferisce a questa o a quella cosa 116, ma dell amore non SI puo
\lll/lure in senso assoluto..
,
'rale e I'Eros dell'Anima supenore,
[20] che contempla anch esso
I. li, poich egli e seguace dell' An~a? e nato ?a. ~sa e in ~sa ~ si
I ompiace
della contemplazione
degli dei. E se nOI ~Iclamo che I anima
I t. ,per
prima, ilIumina il cielo, separ~ta, dobbiamo affer~~re ~he
UI h il suo Eros e separa to; anche se abbiamo detto che essa e I Anima
.1 1 ielo: [25] anche a nostro riguardo noi, pur affermando che Ia parte
IIIIHliore' e in noi, didamo che essa e separata; perci Eros deve essere
ultunto lass dove e l'anima pura.
Ma poich anche questo universo dovette avere un'anima, nacque
11111 essa un altro Eros, che e l'occhio di lei, nato anch'esso
daI suo
.I iderio. [30] Questa Afrodite e I'Anima dei mondo e non soltanto
"lima in senso assoluto; essa genera un Eros che e interior~ a questo
uiondo e presiede
ai matrimoni
e, in quanto s'innal~a egli ~te.sso a~
.Il'siderio della superiore <lntelligenza>,
muove le amme dei giovam
1I I e quella stessa alla quale e congiunt? riv~l~endola v~rso l' alto, sol~
111 quanto
essa abbia una ~aturaIe. dlsposl~lone
a ricordarsi degli
1111 lIigibili. Infatti
tutte le anime des,~erano ~ b~n~, anche q~~lle che
uno miste e appartengono
a un particolare indivduo: percio anche
I' Anima <dei mondo> segue I'Anima celeste e dipende da essa.
II

. IOgni anima genera il suo Eras secando Ia sua natural


Forse che ogni anima ha un tale Eros, che e sostanza ed ipostasi? E
I' rch l' Anima universale e quella dei mond~ avr~b~ero. u~ Er~~
I' statico, e non I'~vrebbero le n~st~e e quelle di t~tt~ gli altri ".lve~~II;
uesto Eros [5] e il demone che SI dice accompagm ctascuno dl.nol
~
cI e I'Eros di ciascuno, Esso produce in noi i desiderl naturali; ogru
mima ottiene per s quanto corrisponde
alla sua natura, e genera un
I',r s secondo i suoi meriti e Ia sua essenza.
L'Anima universale ha dunque [10] un Eros universale; quelle par11 olari hanno
il loro. E come I'anima dell'individuo
sta all'anima
universale, dalla quale non e separata, ma in cui e contenuta sic~h tutte
ono un' anima sola, cos l'Eros dell'individuo
sta all'Eros umversal:.
I.' ros individuaIe e unito all' anima individuaIe, il grande Eros all' AniIIHIuniversal e e I'Eros dei mondo [15] aI mondo intero in tutte le sue
purti: questo unico Eros si moltiplica .e si ~anif~ta
in ogni parte
lell'universo dove vuole, assume aspetn particolari e appare quando
VII le. Bisogna pensare
che nell'universo d sono molte Afroditi, dmo?~
I li nascono
in esso ciascuno con un Eros proprio,[20]
e queste Afrodiri

420

PLOTIN

421

NI AI I,m 5. 46

UTlPTT)IlvaS IlET lSl.wv pWTWV, fl1Tfp jJlJxTl IllTT)P ~pwTOS,


'A4>p08LTT) SE jJlJX', ~pws SE VpYfla Jsvxfls ya60u pt yVWIlVT]S,
WAywv TOLVlJV EK<7Tllv ofrros ~pws 1TpOs n)V ya60u 4>ow
IlEV Tils avw 9Es liv flTl, s [25] d jJlJxTlV KfLV4> owdnrsi,
BaLllwv S' Tils Ilflll YIlVT]s.

5. 'A)J.. TLS 1) BaLllovos Kal 1S!S1) Balll6vwv 4>xJ'lS, 1TEpt


~S Kal v LlJll1TOOL4>YETaL, il Tf TWV aWv Kal 1) aUTou TOO
"Eporro, Ws K ITfvLas Kal IT6polJ MlTlSsa aTl YfYfVT]IlVOS"
v To1s 'A4>p08LTT)S YfVf8lOlS;[5]To
IlEV ouv TOV KOOlloV Irrrovoetv
YEa8al T6vSf Tij) ITMTwvl TOV "Eporrc, )J.. 11" TOU KOOIlOlJ TOV
v aJTij) K4>VTa "E porru , 1To)J.. T vaVTlollfva
Tij Meu ~XfL,
TOU IlEv KOOIlOlJ MYOIlvOlJ EuBaLllovos 8EOU xcl aUTpKo\JS dVat,
TOU 8E "Eporroc TOTOlJIlOOYOlJllVOlJTij) VSpl [10] OTf 8EOU OT
aJTpKo\JS, d 8E v&oUs dVaL. Eha vYKT] , fl1Tfp KOOIlOS
aTlv K jJlJxfls Kal aWllaTOS. 1) 8E jJlJxTlTOU KOOIlOlJ 1) 'Aq,p08l TI)
aTlv aJTij). IlpOS TO KPlOV TOU "EPWTOS n)V 'Aq,p08lTT)V flVat
li. el KOOIlOS 1) jJlJX' anv aUTOU, W<J1TfpKal av8pw1TOS 1) v8pW1TOU
jJlJX', TOV [15] "Eporm n)v 'Aq,p08LTT)V dval.
El rc Sl rt ofrros
IlEV Batllwv WV KOOIlOS ~aTal, ol S' aol Batllovfs -Silov yp
ISn K Tils aUTi)s ouatas elov -o Kal aJTol ~aOVTaL; Kol KOOIlOS
~aTaL aooTaalS
aJTo TOUTO K OOlll6vwv. 'O SE ~<1>opOS KaWv
1Ta(oov MX8ds
flvaL 1TWs liv [20] K6allOS flTl; To 8E do'rporrov
Kal VlJ1T68TlTOV Kal doucov 1TWs liv q,apllooflf
11" ou Ytaxpws
Kal 1TC~86vTWS;
6. 'A)J.. T( S" xp1) YflV rrepl TOU "Eporro
xnl Tils
MYOIlVT]S YfvafWS aJTou; ~ilov S" ISn &1 a[3E1v TlS 1) Ilev
Kal TlS ITpOS, Kal 1TWs pllooooolv
OfrrOl yovf1S flval aJTij). 1fi
ov 8E ISn &1 Kal To1S aOlS Sa(ll00l [5]TOTO\JS puour, fl1TEp
&1 q,OOlV dVaL Kal ooo(av Il(av KaSO Ba(1l0VfS Balll6vwv, el Il~
KOlVOV vouc EOlJal uvov. Al3wllfv TOtvVV TTj 1TOTE SLOpt(OllfV
8EOUs Balll6vwv, xol El1TOKlS Kal Sa(llovas
8EOUs YOllfV dvat,
' ISTav yf TO IlEV ETEpoV, TO 8E ETfpoV YWllfV aUTWV flVat
yVOS. To [10] IlEv S" 8EWV 1Ta8ES YOllfV xnl vOllt(OIlEV yVOS.
Ba(Il00l 8E rrpoo-rsusv
1T8T], lS(O\JS YOVTES q,Eils To1s 8E01s,
liSTl 1TpOs 1)llS, IlETau 8fWV re Kal TOU 1)IlETPOlJ yvo\JS. IT)
S" OUV OUK ~Ilflvav
1Ta8E1s oroi. TTj 8E KaT~TlaaV Tij q,oon

,,110 II (
11111"

I I,

propri Eros dipendono dall' Afrodite universale, poich l' anima


di Eros e Afrodite e l' anima ed Eros e l' atto dell' anima che tende

11

conduce dunque ogni anima verso Ia natura del bene; l'Eros


I li' Anima superiore e un Dio che [25] Ia congiunge eternamente ai
"
I quello dell'anirna
mista <alla materia> e un demone.
1.10,

11 rn non

e il mondo

sensibile]

M I qual e Ia natura dd dernone e in ~ene:ale dei ~emoni.di cui si


I Simposio] Qual e Ia natura degli altri demoni especialmente
I 110
che e nato da Penia e da Poros, figlio di Metis, nel giorno
t dj~io di Afrodite'"> [5]
Ifermare che Platone abbia voluto con questo Eros alludere al
'" 11111 sensibile, ma non a qualcosa di esistente in questo mondo e doe
1111 EI'OS nato in esso, e molto contrario alla verosimiglianza;
infatti il
1111" I d e detto <da Pia tone> dio felice e sufficiente a se stesso 119, mentre
111 c riconosciuto [10] non come un dio o come un essere bastante a
. se il mon doo e
Ir 50, ma come un essere sempre biisognoso 120 . E pOI,
"IIII!
to di anima e di corpo, e l'Anima del mondo e l'A~ro~ite de~
1111ti lei
stesso, necessariamente Afrodite sarebbe Ia parte principale di
I 111.111; oppure, se I'Anima dei mondo e il mondo stesso, cos co~e
I IIllma dell'uomo e l'uomo vero, [15] Eros dovrebbe essere Afrodite,
I uic ra, perch mai Eros che e un demone sarebbe il mondo, mentre
11 IIt ri demoni, che evidentemente sono della stessa essenza, non 10
111 hbero> li mondo allora sarebbe un complesso di demoni. E poich
,1111
guardiano dei bei fanciulli'F, come potrebbe [20] designare il
1llIllIdo? E non sarebbe forse ridicolo e inesatto dire dei mondo che esso
I'dvo di letto, di calzature e di casam?
111,1n

I L'anima pura genera il suo Eros]


E he dovremmo dire di Eros e della sua cosiddetta nascita? E chiaro
bi ogna <prima> sapere chi sia Penia e chi Poros e come questi
11111 ri gli convengano. Certamente essi devono con~enire anche agli
li I1 d moni [5] poich in quanto tali hanno necessariamente Ia stessa
1111lira e Ia stessa essenza, ameno che non abbiano in com une che il solo
1111111 , Consideriamo
dunque in che modo distingueremo gli dei dai
I, 111 ni, qualora noi li concepiamo come due specie distinte, .anche se
I ora noi chiamiamo dei i demoni. [10] Noi diciamo e pensiamo che Ia
ie degli dei impassibile, ai demoni invece attribuiamo passioni e
10 j Imo che essi sono eterni, subito dopo gli dei, solo rispetto a noi e
11 rrnediari tra gli dei e Ia nostra specie'".
I':perch dunque non sono rimasti impassibili e sono caduti in basso

,"

'

422

PLOTlNO

B"

TTpOs TO XE1poV; KaL


KaL TOTO [15] aKETTTOV, TTTEpa Balj.lWII
E-V Tcjl VOT)Tcjl 0UB EtS KaL au E-V Tcjl KOOj.l41 Tcjl& Balj.lOVES j.lVOV,
9Es B E-V Tcjl VOT)Tcjl 4>opl(ETal,
~ elol KaL E-VTaOOa 9EOL KaL (,
~OOj.lOS 9ES, WaTTEp alVT)OES YElV, Tpl TOS KaL 01 j.lXPl aE'!V11
EKaO"TOS OES. Bnov B j.lT)Bva v Tcjl VOT)TcjlBalj.lova [20]YElv,
)). KaL el airroBalj.lwv,
9Eov KaL TOTOV Etval, KaL au E-V TI
ata~Tcjl
TOUs j.lXPl aE'!VT)S 9EOUs TOUs paTOUs 9EoUs &UTpo
j.lET E-Kdvous
KaL KaT' E-Kdvous
TOUs VOT)TOlS, E-r]PTTJj.lVOUS
E-KdVWV, WaTTEp aLyT)V TTEPLEKaaTOV dcrpov.
ToUs B Balj.lova
Tl; "Apd yE ljsuXfls E-V[25] KOOj.l41yEVOj.lVT)S TO cf>' KaTTJS 'LXVOS.,
l Tl B Ti)s E-VKOOj.l41;"On 1) KaOap OEOVyEWq, KaL OEOVEcf>aj.l "
TOV TaTT)S EpwTa. ITpWTOV 8" 8l T( ou TTVTES 01 Balj.lOV
EPWTES; Et Ta TTWs O Ka9apoL KaL OTOl T)S; "H EPWTES uv, di
yEWwVTal ljsuXfls cf>lEj.lVT)STOU ya90u KaL Kaou, KaL [30]yEWWoI
rrom TOTOV TOV Balj.lova ul v Tcjl&' 01 8E aol Balj.lOVES TTO
ljsuXfls j.lEv KaL oroc Ti)s TOU TTaVTs, 8uvj.lEcrl 8E hpalS
yEV
VWj.lEVOl KaT xpdav
TOU oou aUj.lTTT)poooavb KaL auvBlolKoooav
Tcjl TTaVTL EKaaTa. "E&l
yp pKE1v TT)v ljsuxT)v TOU TTavTOs TQ
TTaVTL YEVVlaaaav
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[35] Balj.lVWV KaL TTpoO"cf>6poUST41
auTi)s oL!l. 'A)). TTWs KaL Tlvos T)S j.lETXOOOlV; O yp 8~
Ti)s aWj.lanKf)s,
~ (cjla aLa~T
EaTal.
KaL yp EL aWj.laTo
TTpoO"aj.lf3voOOlV pLVa ~ TTlplva, )). &1 yE TTp6TEpoV 8l4>orxw
aTwv TT)v cf>OOlv Etval, '(va KaL j.lETaxwcrl aWj.laTos o yp ESUs
TO [40] Ka9apOv TTVTT) aWj.lan j.ll YVUTal' Kal TOl TTo01s OOKEL ~
oala TOU Balj.lOVOS KaO' OOOV Balj.lWV j.lET nvos aWj.laTOS ~ pos
~ TTUpOs Etval. 'A)). 8l r 1) j.lEv aWj.laTl j.ll yVUTal, 1) 8E ou, El
j.l'! TlS ElT) Tij j.llYVUj.lVIJ aLTla; TlS ouv 1) aLTla; ''YT)V &1 VOT)~v
im09a9al, '(va TO KOLVwvT)aav [45] KdVT)s iK1J KaL Els TaTT)v ~v
TWV aWj.lTwv
8l' aTi)s.
TOU "EPWTOS ITMTWV cf>T)al TOV
EXElV TOU vKTapas olvou oVrrw VTOS, Ws TTpO

7. lO KaL v Tij yEvaEl


Ilpov

TT)v j.l~v

TOU ala~Tou
TOU "EPWTOS YEVOj.lvou KaL Ti)s ITEvlas j.lETQ01crT)s
cf>OOEWS VOT)TOU, ' [5] OK ElBWou VOT)TOU o8' E-KE19Ev
E-j.lcf>aVTaaOVTOS, ' E-KL YEVOj.lVT)S Kal aUj.lj.llXOdO"T)S Ws C
ElOOUS KaL oplaTlas,
f)v Exouaaa 1) ljsuxT) rrplv TUXE1v TOU ya90u,
j.laVTEUOj.lVT) B n dval
KaT plaTov
Kal drrstpov cpVTaaj.la,
TT)v imooTaalv
TOU "EPWTos TEKOO"T)s.AyOS OVV YEVj.lEVOS v

423

I AI I, IIl5. 67
111 II

I ro natura? E bisogna ricercare ancora [15] se non esistano af-

"".1 moni nel mondo intelligibile e ce ne sia,?o in~e.c~ soltanto nel


ensibile; se gli dei si limitino al mondo ~tel~lglbile o?pure se
dei anche quaggi!"; se il mondo sia u,? dto, ~ terzo dio, c?me
,li. di solito'"; e se i pianeti sino alla luna siano ciascuno un dio.
I 111 glio dire che nel mondo inteliigibile non ,c'i:aJcun demone, [20]
I 11 ,se qui i: il Demone
in s, esso.i: u~ ~l?; .r~g~ardo aI mondo
11 Ihil ,i pianeti sino alla luna sono dei, dei visibili d.l secon~o grad~
I" v ngono dopo gli dei intelligibili'", sono co,?forml ad. eSSIe d~ eSSI
111" IId no come 10 splendore che circonda ognt stella. E I demont. che
"
no? [25] Sono forse Ia forma che deriva da ciascuna ~nt~a,
11111' in questo mondo? Ma perch direrno ci soltan:o dell.anll~a
11111' nel mondo? Perch un'anima pura genera un dio e. ,?Ol chla~
11111110128 Eras questo suo dio. Ma anzitutto, perch.non tutU ~demoni
'111' ti gli Eros? E poi, perch ne'ppu~e e~sl s~no purt da m~terla~ Forse
I 1I I1 ~ gli Eros vengono g,ener~u dall ~~lma 10 quanto desidera il bene
111. 11 - e [3 O] tu tte le anime di quaggiu generano un dernone - ~entre
I1 rltri demoni vengono generati anch'essi dali' Anima dell'universo,
" I li r mezzo di altre potenze a vantaggio ~e! tu~to, e 10 ~o~pletano
~
li me con esso governano ogni cosa. Infatti l Anima dell universo puo
I. 111 a questo universo in quanto esso genera delle potenze [35]
I. uioniche convenienti anche alla totalit.
.
.
Ma come e di quale materia partecipano <quesn dernoni>?
,
(. rto non della materia corporea, perch sarebbero allora essen
I. pibili. E se anche assumono coq~i d' ar~a o d~fu?co,.la loro na~ura
I. I ssere dapprima diversa <da quer ~orpl> poich pOI ne partecipali'
1111 essere puro non si unisce [40] direttamente
e completamente ~
1111 orpo, bench a molti sembri che.u ?emo~e nella sua natura di
I, 111 ne sia sempre unito a un corpo d ana o di fuo~o, .
.
Ma perch gli uni sarebbero uniti a un corpo e gli altri no, se non CI
I r una causa di questa unione? Qual i: dunque questa causa?
.
1\1 ogna ammettere una mate~ia.intelligibile129,.sicch un essere ~ntt~
I/ I ud essa giunge anche ad umrsi, per mezzo di essa, alla materia dei
IIlpi.
1111.10

,1110

I/iros

e aspirazione

perenne]

P .rci Platone raccontando Ia nascita di Eros dice che Poros.era

1.1.1 di nettare, non essendoci ancora il vinO130:c~oi:E~o~~nato prima


I. 1\ ose sensibili e Penia partecipa di una natura intelligibile [5] e no~
ll un'imrnagine o di un riflesso uscito dall'intelligibile;, essa, n~ta lassu
unrnista insieme di forma e di indeterminatezza - di quelia indeter111 11111ezza chel' anima possiede prima di aver raggiunt? il bene, ~uando
presagisce qualcosa in una immagine vaga e indeterminata -,

424

PLOllNl1

[1OJ o Y41,OptOT41 SE cplOl Kat imOOTol ~v8pq., TTOtT)


TO yEV~EVOV O TEOVb obBE lKaVV, LTTES
8l, aTE ~ cplOE
OptOTOU Kat you lKavou Yf'YEV1l~VOV. Kat EOTl yOS ov,.
O Ka9aps, aTE EXlV v aT4i Eq)(JlV plOTOV Kat oyov KO\
drretpov- o yp ~lTTOTETTT)pWaETal,~lS [15J liv EX1) v aT4i n'll'
TOU OptOTOU cf>OlV. 'E~lPTT)Tal SE I/Juxfis Ws ~ KEtV1ls li I'
yE~EVOS Ws pxfis, ~ty~a SE Wv "K'MYyou O ~EtvaVTOS "v ali
T4i, ~lX9VTOS dopiortc, OK aTOU vaKpaelVTos
KdVl.l,
TOU "~airrou KdVIJ. Knl EOTlV EPWSotov oloTpOS TTOp<)'.
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425

111,1115.7

l'ipostasi di Eros. Ragione venuta in ci [1OJ che non radesiderio vago ed esistenza oscura, essa produce un essere
'I" d 11 ,insufficiente a se stesso e bisognoso, perch nato da un
11I, I i indeterminato e da una sufficiente ragione. <Eros>
perci
I .~ (1)
ma non pura, che ha in s un desiderio vago, irrazionale e
." '1IIh ; questo <desiderio> non sar mai soddisfatto finch [15J
I I' 1 avr in s Ia natura dell'indeterminato.
I lei dipende dall'anima avendo in essa il suo principio, ed e un
I 111 di ragione che non e rimasta in se stessa, ma s' mescolata
11111'\
1 rminato; per non Ia ragione stessa s' mescolata a quello, ma
, I 11e- proviene
da essa. Eros e come l' assillo!" che non possiede nulla
"1 pcr natura e, bench riceva qualcosa, subito ne ritorna privo; egli
'li 1'''
saziarsi poich non ha Ia necessaria mescolanza; pu saziarsi
1 "'1 .nre soltanto chi ha gi Ia pienezza nella sua natura. Egli invece
I hlcra sempre, per Ia sua immanente indigenza, ed appena si e
..1,11 Cattosubito rimane privo; anche Ia sua mancanza di risorse deriva
1.111 lia indigenza!", [25J mentre Ia capacit di ricercare gli viene dal1a
1'11111 <che e in lui>. E necessario dunque che anche gli altri demoni
111m tali e che di tali e1ementi <siano composti>,
( )gni demone, l dove e stato posto, e capace di procurare il suo bene
,1/ lera questo bene e perci e affine ad Eros; come questo, esso non
111.11 azio, ma aspira a qualcosa di particolare [JOJ come ad un bene;
I" I / I anche i buoni di questo mondo posseggono un Eros che li avvia
,I \\11 bene vero e assoluto!" poich non hanno un Eros particolare. Gli
ono posti sotto altri demoni, ciascuno singolarmente sotto un
"111
ne diverso, lasciando inattivo 1'Eros universale che possedevano
ndo secondo il demone [35J che hanno scelto!" in conformit del1a
II1 dell'anima pi attiva in loro. Coloro che desiderano il male per
111 li dei cattivi desideri sopraggiunti inceppano qualsiasi Eros che
1'1111[100 in s, nonch Ia retta ragione, che e innata, mediante le cattive
"l'lllioni sopraggiunte. [40J
L'amore, se naturale e innato, e bello; 1'amore di un'anima inferiore
rneriore per dignit e potenza, gli altri invece sono superiori; per
uuri si devono considerare essenze; invece l'amore contro natura delle
uune aberranti e soltanto una passione e non una essenza o un'ipostasi,
\11111 generato dall' anima, ma si accompagna semplicemente [45J al vizio
I lI'anima che produce qualcosa di simile a se stessa nel1e sue disposih 111i ed abitudini. In generale sembra che i beni veri e conformi a natura
I11 opri di un' anima che agisce entro i suoi limiti siano sostanziali, mentre
II iltri che non dipendono da un atto suo proprio non sono che
111 -zion. Similmente i pensieri falsi non si riferiscono affatto [50J a
II Ianze, mentre i pensieri realmente veri, eterni e definiti includono un
Ii )dei pensiero!", l' oggetto intel1igibile e Ia esistenza di questo ultimo,
I

'li

11

,11) I

'"1

427

NI ADI. 11I5.7-9
PLOTINO

426

'li iltanto quando si tratta del pensiero in generale ma anche quando


relativo all'intelligibile e all'Intel111Iincluso in ciascuna specie; anche in ciascuno di noi bisogna
'til
un'lntellezione e un intelligibile puri e separati da ogni altro, e
1111I( cio che v' di semplice in noi. [55J Di qui il nostro amore per
II 11
H1-1tti nelIa loro semplice
<essenza>, poich cosl e anche il nostro
li
ro; se, infatti, si pensa qualcosa di particolare, e per accidente;
" I I I esempio si vede che in un triangolo Ia som ma degli angoli e
II 11
..1 a due retti solo in quanto e un triangolo!",

lXOVTa o uvov v T4i TTWS", KaL V h:crnjl TTEPLTO VOT)TOIi


VTWS KaL VOUV TOV V KcrT<jl, d8n.
KaL V K<7T<jl 1]IlWV Tt8Ecreal
Ka6apWs V6T)<7lV KaL VOT)T6V, KaL 11" IlOU KaL 1]IlWV roro [55 J Ka\
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8. 'A TLS ZES, otJ TOV KilTTOV )'El, Els OV dcrl8c1'
IT6pos, KaL TLS KilTTOS ofrros; 'H IlEV )'p 'Acj>p08LTT) IjJUxT) ~I'
1]!llv, )'os BE )'ETO TWV TTVTWV IT6pos. Tafrra BE Tt & I
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KaKOV KaL ~pOv 'Acj>p08t TI] EX8ELcru. KUL )'p el KUT IlEV T?lI'
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Ts er,dus
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KUL TalTlJ 1] IjJUxT) TOU IlLs 1] 'Acj>p08( TI] TTLVIlUpTUpoVTWV TOl I
T4i )'<jl lEpWV KaL 8EO)'WV 01. ds TUTOV "Hpav KUl. 'Acj>p08.nl1
)'OOOL KaL TOV Ti1s 'Acj>po8tTI]S crTpa EV Opav4i "Hpas )'OUO'll'

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9. 'O OlJV IT6pos )'OS WV TWV tv T4i VOT)T4i KaL v4i 1((1\
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EKEL TTT)POUVTOU VKTapos TL
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TTEcrWVds TTOVU;
'Ev OlJV TJ ljJuxJ TTO VOU )'OS OliT(
OTE 1] 'Acj>p08t TI] )'ETaL )'E)'OVVaL, dcrpuEls ds TOV KilTTOV UT(1 I

av

av

I I1 111,di un pensiero determinato

'li

I lfrodite

e l'anima

di Zeus]

Zeus, nel cui giardino, dice <Platone>, e entrato


e questo giardino? Afrodite, abbiamo detto!", e,
,lIlIdo noi, l' anima, e Poros e Ia Ragione universale. Ma come
I ,I.hlamo interpretare Zeus e il suo giardino? [5J In Zeus non dob1111
I riconoscere l'anirna, poich abbiamo riconosciuto
'anima in
IllIdite.
nche in questo caso bisogna interpretare il passo riferendosi a
'IIIem stesso che ne1 Fedro dice che questo dio e un grande sovrano'?",
I 111
I altrove 10 chiama, credo, il terzo": pi chiaramente, nel Filebo,
,li .lice che [IOJ in Zeus ci sono un'anima regale e un'Intelligenza
..It141Se
. Zeus e dunque una grande Intelligenza ed anima ed e posto
I I I ause, e necessario considera rio tra le cose migliori, poich tra
111
() esso e causa in quanto re e capo: perci Zeus corrisponde
I 1111lligenza, e Afrodite, che e di ui, [15 J da lui e con lui, corrisponde
11.uiima evien detta Afrodite poich possiede1a bellezza, 10splendore,
11111
I enza e Ia grazia dell'anima.
Se noi facciamo corrispondere e
" '1IlIt maschili alI'Intelligenza e quelle femminili alI'anima, come a
II e una Intelligenza e unita un'anima, [20J cosl Afrodite e l'anima di
'11: i sono testimoni a tal proposito i sacerdoti e i teologi che identili, 111Afrodite ad Era e dicono che l' astro di Afrodite e nel cielo di Era.
I', hi

e questo

I', ti 11 1J7?e che cosa

/Poros

e il complesso

delle ragioni che sono nell'lntelligenza]

II( ros dunque


e Ia Ragione che e nel mondo intelligibile e nell'In111 nza e che, essendo pi diffusa e come dispiegata, pu avvicinarsi
11' "lima evenire in essa 142.Infatti ci che e nell'IntelIigenza e racchiuso
I e st so e nulla di estraneo entra in essa: ma in <Poros> che si inebria
I plrnezza entra dalI'esterno. [5J E che cosa lass sazia cf'oros> di
1111', se non Ia Ragione, alIorch questa decade da un principio
"1' Ii re a uno inferiore? Questa Ragione passa cosl dalI'Intelligenza
11"lima; cio, <Poros> penetro nel giardino di Zeus, alIorch Afrodite
, 111 14)

428

PLOTINI'

KfiTTOS8E TTS'rclalJ.a Kal TTOTOU


:'rKaWTTLalJ.a.
'A'raL(T 1
[IOJ 8E T TO) ~lOs 'r41,Kal T KalTTLalJ.amaTOU T nc I
To) vo airro) ds n)v t/JuxT!V:SVTa 'r alalJ.aTa. ~H rt dv Til
KfiTTOSTo) ~lOs 11 T 'rlJ.aTa airro) Kal T 'raLalJ.aTa; 'I'
S' dv l11 T 'raLalJ.am alJTo) Kal T KOalJ.llJ.aTa 11 ol 'rOl I~
rrup' airro) pUVTS; 'Ouo 8E [15J ol 'rOl
TTpos,
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Kal
TTO)TOSTWV KaWv, :v :K<j>van "Sl1' xnl TOfrr :an "
1J.9nv T4>vKTapl. TL 'rp 9OlS vKTap 11 TO 9'lov KOlJ.t(TtII
KOlJ.t(ETaL 8E TO ilTTo[3E~l1KOsVOU 'rov' voJs 8E faUTov EXn ,
Kp<pKal OU f.l9n EXWV. Ou 'rp :TTaKTvrt EXl. '0 8E yo
vo [20J 'rvVT]lJ.a Kal imaTaalS IJ.ET vov Kal OUKTl aUTou (~',
x.A :va4l, :vT4>TO) ~lOs KlTT41M'rETaL Kla9aL TT KlIJ.V(
T
'Aq>p08LTT]:v TOlS OOOlV imooTfiVaL 'rETaL.
~El 8E TOUs lJ.eo\JS, ElTTEp roro EaOVTaL , I( I
IJ.Pl(lV [25J Xp6VOlS
M'roual, Kal SlaLPlV TT' lWv lToI
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Kal ol 'rOl Kal 'rEvalS TWV 'rEVvl)TWV lTOLO)<Jl,Kal T opu
VTa Kal aUTol SlaLpo)al, Kal Sl8avTES Ws SVaVTal T4>vOlaavl!
"Sl1 alJ'YXWpOOOlaUVaLpElv. 'H SE aUValpEalS" [JO}t/JUxT! V4> aUVO\x1l1
Kal rrnp vo) brroo-ron Kal au 'rwv TTl1Pw9ElaaKaL Kar, KaUr
KooIJ.119ElaaKal EUlTOptasTTl1Pw9Elaa,Ws ElvaL :vauTiJ opv lTO I
'ratalJ.am Kabwv KaWv TTvTWV dKvas, 'Aq>postTT] IJ.vl 11
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Ws v :v(wij KlIJ.EVaKfiTTOS~lOs 'rETal, KaL E8nv :KEl TT6f11
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11I,1II~,9

429

irdino e 10 splendore e I' abbondanza della ricchezza. li giardino


{JOJ per Ia Ragione di Zeus e il suo ornamento elo splendore
I1 d 111 'Intelligenza penetra nell' anima. Che cosa sarebbe il giardino di
1I
t non Ia luce e 10 splendore
del dio? E che sarebbero questi
111111 rui e questo splendore, se non le ragioni che procedono
da lui?
uuqu "insieme con [15 J le ragioni si rivela Poros che e abbondanza e
I I, zza di cose belle; e questo significa l'inebriamento
<di Poros> cal
, "11
144. Che cos' infatti il nettare per gli dei se non cio che il divino
? Ma cio che e subordinato all'Intelligenza vi attinge Ia Ragione,
l'Intelligenza, che e di per s sazia non si inebria poich
I I: nulla infatti esso riceve dall' esterno. Ma Ia Ragione, che e un
",.Io!l dell'Intelligenza [20J e un'ipostasi che vien dopo l'Intelli 11 li. non e pi da Ragione> di essa, ma e in altra cosa, nel giardino
11I, IIS, dove, come ci dice -cPlatone, Poros e coricato proprio nel
11' uncruo in cui Afrodite viene al mondo.
111 gna che i miti, se sono davvero tali, separino [25J nel tempo le
., , t he raccontano
e distinguano gli uni dagli altri molti esse ri che si
111 111
insieme e sono distinti soltanto per grado e potenza; mentre
1 111 certi ragionamenti <di Platone> parlano di generazioni di cose
" " I1 -rate e distinguono esseri che stanno assieme; ma i miti, dopo aver
111111
secondo le loro possibilit, permettono a chi li ha compresi di
11111 I de parti discriminate>.
I,,c! ecco come noi riuniamo: [JOJ l'anima riunita all'Intelligenza, da
11
I'esistenza, ripiena di ragioni, bella delle bellezze di cui e adorna,
1,10 111 di ricchezze cosi da mostrare in s i mille splendori e le immagini
I11 uu le bellezze <intelligibili>, e Afrodite in tutto, mentre Poros o Ia
11, ,11 zza e il complesso delle ragioni che sono in lei, [J 5 J quando il nettare
Iurgato di lass. Lo splendore di vita che e nell'anima vien detto il
111 dino di Zeus, e 11 dorme Poros gravato del nettare di cui s' e
inpito!". li convi to degli dei significa Ia vita che si manifesta esussiste
I1 rrcrno presso gli esseri!", e Ia felicit in cui essi si trovano. Eros, <a
11,1 v !ta>, e sempre stato tale [40J in quanto deriva necessariamente
1,11 , aspirazione dell'anima al meglio e al bene, ed e esistito sempre da
jllllldo e esistita l'anima.
Egli e un essere misto che partecipa dell'indigenza poich tende aI
l"llprio cornpletamento, non e per privo di mezzi poich cerca
11111 grare cio che possiede: infatti non cercherebbe affatto il bene se
I c deI tutto privo di bene'".
[45J Si dice che e nato da Poros e da
I. IlIlI, poich il desiderio e il bisogno congiungendosi nell'anima aI
I. urdo delle ragioni producono in essa un'attivit rivolta ! bene, e
1" ta e Eros. Sua madre e Penia, poich il desiderio e sempre in chi e
1.1 IIRnoso. Penia e Ia materia, [50J poich Ia materia e bisognosa in tutto
1"11 h l'indeterminatezza che e neI desiderio deI bene - infatti in chi
II

,.1.

IId

'I'

430

PLOllNO

TlS oU8E "(os iv T41 <PlEIlV41 TOlrrOV - LKWTEpoV TO <PlIlEVOV


Kaa' OOOV E<PLETaL 1TOlEl.
8E 1TpOs airro d86s
EOTl uvov EV
airrQ Ilvov' KaL 8~aOaaL 8E E<PlIlEVOV T)V T41 E1Tl6VTl TO [55/
&~6IlEVOV 1TapaoKEOO'El. OTl TOl "Epws LKS'TLS EOTl, Kat
Ba.tlllV ofrrS' OTlV K !/Jvxfls, Kaa' OOOV EEL1TEl T41 "(a9<l,
E<pLETal 8, "(E"(EVT)IlVOS.

To

.1

NI AI 1,11I 5, 9

431

d ra il bene non c' forma n Ragione - rende sirnile alIa materia


<'I che desidera in quanto desidera. n bene invece rispetto al
.1 id rante non e che forma che permane in se stessa; e quando un
I desidera ricevere si offre come materia a c che gli si accosta. [55]
I li111 [ue, Eros e un essere affme alla materia, un demone nato dalI' anima,
111 11" nto questa manca del bene e 10 desidera.

432

433

III 6 (26) IlEPI TH~ AIlA8EIA~ TON A~OMATON

"" (26) L'IMPASSIBILIT DEGLI ESSERI INCORPOREI

[L'anima

1. Ts
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incorpores

e impassibiler]

noi diciamo che le sensazioni non sono passioni, ma atti relativi


in una cosa
I, I a <dall'anima>, per esempio in un corpo cosi e cosi disposto,
I I 111 re il giudizio si producenell'
anima e non e una passione,[5J perch
11,,1 i occorrerebbe un altro giudizio e cosi via all'infinito, noi abbiamo
1'111 ivia dinanzi, ora, una difficolt: e cio se il giudizio in quanto tale
'li ontenga nulla dell'oggetto giudicato. Se infatti contiene un'im011
ione <dell'oggetto>, esso e passivo. Pure, si pu dire anche di
IIrIl chevengono dette impronte!", che illoro modo <d' essere> e ben
I' r o [IOJ
da come si crede, e che esso e simile a quello delle
11 zioni che sono atti e possono conoscere senza patire alcunch. In
rale, il nostro ragionamento e Ia nostra volont non sottopongono
uurna nostra a mutazioni ed alterazioni simili ai riscaldamenti e ai
, til ddamenti dei corpi!". [15J E bisogna considerare Ia parte delI uima cosiddetta affettiva e vedere se anch'essa Ia diremo immutabile
nd essa sola attribuiremo il patire. Ma su questo argomento a pi
, IIli"o; per ora dobbiamo esaminare le difficolt di prima.
lu che modo infatti e senza mutamenti anche quella parte <delI numa> superiore a quella passiva e alla sensazione, [20J o in genere
.11' parte qualsiasi dell'anima, quando in questa sopravvengono vizi,
'1'IIlioni false ed ignoranza? Ci sono poi le tendenze e le avversioni
.lell'anima> che prova piacere e dolore, collera, invidia, gelosia e
I. iclerio, che, insomma, non sta mai in riposo!", ma ad ogni accidente
, I nvolge [25J e si mura'".
Ma se l'anima e un corpo ed ha una
I mdezza, non e facile, anzi e impossibile dimostrare che essa rimane
111'1'"sibile e immutabile in qualsiasi circostanza che si dica accadere in
I I Ma se e un' essenza inestesa e se e necessario che ad essa appartenga
1111
rruttibilit, bisogna che noi ci guardiamo bene dali' attribuirle tali
Ifroni, [30J affinch senza accorgerci noi non ammettiamo che essa
I
rruttibile. Ma se Ia sua essenza e, come diciamo, o un numero o una
I ne, come mai un' affezione potrebbe sopraggiungere
in un numero
" una ragione? Bisogna credere piuttosto che in lei sopraggiungano
I roni irrazionali e passioni impassibili: queste espressioni desunte dai
"'\li (35J si dovrebbero riferire <all'anima>, ma in senso opposto od
111 h
per analogia: essa cosi avrebbe <passioni> senza averne, e
I ilrebbe
senza patire. Bisogna considerare ora qual e il carattere di
hllili fatti.

11 ,ffezioni e giudizi, poich le passioni si producono

I
'li'

I"

434

PLOTINO

2. TIp6)TOV SE: lTPL KaKlas KaL pTllS EKTOV,Tl 'rl')'VHaL


TT, mv KaKla 'Y1lTaLlTaplvaL' KaL 'rp <PaLplV &lV <Pa1lV
Ws TLVOS VTOS' v alTfl KaKou KaL vOElvaL pn)v KaL KOOIl;;OaL
KaL Kos lllToL;;oaL VTL aLoxous [5] TOU lTp606v. "Ai OUV
'rOVTS pn)v
<'rPllovlav dVaL, dvopuoo-rcv
SE: n)v KaKlav,
'rOLIlV dv B6eav OOKoooav TOlS lTallLolS Kal TL lTpOs TO
CT),.OIlVOVO IlLKpOV 'rOS VOLEV; El 'rp O\.Ivaplloo6VTa
IlEV KaT epOOLVT IlpT) TllS IPUX;;S lTpOs lliT)a pTl OTL, Il~
[10] owapllooef:VTa
SE: KaKLa, lTaKTov oSE:v dv 08E: hpwElEV
'rl ')'VOLTO, ' 1fKaOTov T)KOLdv otv OTLV Els n)V <'rPIlO~V Kal
OK dv T)KOLV TiJ VaPllOOTL'1 TOLOUTOVOV, otov KaL XOpUTal
XOPOOVTS KaL owq80VTES lOLS, el KaL 1lT)O\. aTOl dOL, Kal
IlVOS TLS 48wv TWV alv 1lT) Q.86VTWV, [15] KaL KoTOU Kae'
aUTov 480VTos' o 'rp Ilvov &l oWq&LV, KaL 1fKaoTov
KaLi!STO aTOUb 480VTa OlKEl'1 1l000LKij' WoTE KKl lTl TllS IPUX;;S
<'rPIlOVlav EtVaL KoTOU IlpoUS TO alm'i)lTpoo;;KOV lTOLOUVTOS.~El
8T) rrp TllS <'rPIlOvlas TaTTJSc aT)v KoTOU EtVaL pTlv, Kal
KaKlaV [20] SE: KoTOU rrp TllS lTpOs aT)a vapllooTlas.
TlvOS'
ouv lTapVTOS 1fKaoTov Ilpos KaKv; "H KaKlas. Knl 'ra60v au;
"H pTlls. T<i IlEv ouv O'rLOTLK<iTx' av TLS 'rwv dvomv EtVaL
n)v KaKlav Kal dvoccv n)v KaT lT6<t>aOLv o rrcpoiocv
TLVOs
dv 'rOL. 'A' Tav Kal 1Pv8Els &SaL [25] VWoLV, 8T) llLoTa
n)v KaKlav lTOLEl, lTWs OK 'r'rlvw8aL
<PlOL Kal OlOV Talm:l
TOUTO TO IlpLOV 'rlvw8aL; To SE: 8u1lOELSE:s OK aWS IlEV EXEL
&Ltvov, v8plOV SE:
awS; To 8' meUIlOUv KaOTOV IlEV
OV OK aWS.ow<l>povoUv SE: aWS; Ti lTlTovOEvd "H lhav IlEv v
pTiJ [JO]1fKaoTov -U, VEP'rlV KaT n)v ooolav T)v OTLv'1fKaoTov
lTaLov 'rou <PlooIlEV' xnl TO IlEV O'rLCIlEVOVlTap TOU VOU. r
8' aa rrapd TOTOU. "H TO lTalLV 'rOU WolTP pv OTLV OU
OXTJllaTLCIlVOV,' p6)v Kal VP'rEL'1 OV, TE pq.. "OolTP 'rp
TJ lPLS xcl 8uvllL oooa Kal VEP'rL'1 [J5] TJ an) TiJ OooL'1, ~
SE: vp'rL OTLV OK OLWOLS,>-.A Qlla lTPOO;;6 lTpOs O EXEL
n)v ooolav Kal EOTLVEl8ula xnl E'rVW lTa8Ws, Kal TO 0'rL(IlEVOV
OTWlTpOs TOV VOUV EXL Kal pq., xal TJ 8vallLS TOU VOElV TOUTO.
o o<ppa'rlBos Ev80v 'rVOIlVT)S. ' EXL O Et& KaL (40] au OK
EXL' EXL IlEV T<i 'rLVWoKLV, OK EXL SE: T<i 1lT) lTOKElO8al TL

ov

"1)1, li!

435

6,2

le .l, atti degli esseri immateriali avvengono senza alterazione]


nzitutto, riguardo il vizio e Ia virt, bisogna dire che cosa avviene
1,'111110si dice che il vizio e nell'anirna; infatti noi diciamo che bisogna
.,11 ti via come se davvero il male fosse in lei e bisognasse porvi Ia
11111 ostituire l'ordine e Ia bellezza alla bruttezza [5] di prima, Se
I1 r.un che Ia virt e armonia e il vizio disarmonia,
non esporremo
I., un'opinione
che piaceva agli antichi? E non poco innanzi ci
""clurr il ragionamento
verso Ia soluzione che cerchiamo? Infatti se
I 111\I ' I' armonia reciproca delle parti dell' anima secondo natura,[lO]
11 ,t/i ela Ioro disarmonia!",
non c' e nulla <in essa> di acquisiro, nulla
I, v nga da un essere diverso, ma ciascuna parte, cosi com', viene ad
'o , .11 darsi <colle altre> ed essendo tale non pu entrare in una disso1111/11;similmente i coreuti danzano e cantano in accordo, pur essendo
11, I ,i )'uno dall'altro, e mentre uno canta da solo gli altri tacciono,[15]
I. uno canta Ia sua parte. Non solo bisogna che essi cantino insieme,
ti I iascuno
deve cantare bene Ia sua parte col suo proprio talento
1111t 'ale; cosl pure anche nell'anima c' armonia se ciascuna sua parte
o'lIlpie Ia sua funzione, E necessario perci che, prima dell'armonia,
1I I una parte abbia Ia sua virt propria, [20] e ciascuna abbia il suo
I 10 prima dei reciproco
disaccordo.
(.he cosa dev'esser presente dunque perch ciascuna parte sia
uuva?
11vizio.
I.. perch sia buona?
l.a virt.
Riguardo alIa parte razionale si dir forse che il suo vizio e l'ignoran che, essendo l'ignoranza
una negazione,
non e Ia presenza di
IIh.1 osa. Ma quando opinioni faIse, [25] che di solito producono
il
I!to, sono <nell' anima>, come si pu dire che esse non sopraggiungono
I I, questa parte dell' anima -ccio Ia razionale>
non si altera in qualche
I ? La parte irascibile non e diversa a seconda che essa e vile o
, ,'1 I giosa? E quella concupiscibile
non e diversamente
affetta presso
11111mperante e presso il temperante?
Quando ciascuna parte <delI mima>
nella virt, [30] noi diremo che essa agisce in conformit
,I. li' ssenza obbedendo alIa ragione; dall'intelligenza
dipende Ia parte
I/lonale e da questa le altre. Obbedire alla ragione
come un vedere,
111I ui non si riceve una forma, ma si vede e si e in atto cio che si vede.
I I orne Ia visione, in potenza o in atto, [J5] e sostanzialmente
Ia stessa
11 110atto non e un' alterazione ma e visione e conoscenza impassibile,
.lIm h si accosta a cio che ha una essenza; cOSI e Ia parte razionale in
I. lnzione con l'Intelligenza;
essa vede - ed e questo il potere di pensare
( nza che vi si formi dentro l'impronta,
ma possiede cio che vede ed
1/111 insieme non 10 possiede; 10 possiede perch conosce, non 10

"li'

436

PLOTIN(1

437

, NNEADI. III 6. 2-,

KTOUp~aTos, WarrEp V KTJP4>~OP<t>~V.ME~vflCTeclL SE: &L, TI


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1'0. siede perch non discende in lei dalla visione qualcosa come Ia
I. rma nella cera. Bisogna ricordare che i ricordi, come si disse!", non
uno <nell'anima>
a causa di impressioni depositare in lei, ma perch
I' mima risveglia in s il suo potere, sicch essa possiede anche cio che
uon possiede.
Come? {45] Prima di ricordarsi non era essa diversa da cio che e
.opo, quando si ricorda?
Diversa, se si vuole, ma non altera ta, purch non si chiami alterazione
11 passaggio dalla potenza all' atto155; nulla infatti s' introdotto in lei, ma
. a agisce secondo Ia sua natura. ln generale gli atti degli esseri
uirnateriali {50] si producono
senza che questi vengano alterati, altri111 nti si corromperebbero;
essi dunque piuttosto permangono,
mentre
ti parire nel passare all' atto appartiene agli esseri materiali. Se un essere,
11m essendo immateriale, patisse, non avrebbe in che sussistere; cosi
lllre nella vista, mentre Ia visione e in atto, cio che patisce e l'occhio: e
pinioni sono come visioni. {55]
E in che modo Ia parte irascibile dell'anima e vile e coraggiosa?
La vilt consiste o nel non guardare verso Ia ragione o nel guardare
-erso una ragione cattiva o nella mancanza di strumenti, - come se, ad
mpio, le armi materiali mancassero o fossero avariate - o nell' essere
unpediti ad agire o nel non essere mos si ed eccitati; il coraggio e nei casi
ontrari, Ma non c' e mai in essi {60] n alterazione n passivit. La parte
. oncupiscibile,
agendo da sola, produce Ia cosiddetta intemperanza;
quando essa fa tutto da sola e in essa non sono presenti le altre parti
dell'anirna>, alle quali toccherebbe
dominarIa e mostrarIe <il carnmino> ove fossero presenti, Ia parte conternplante
agisce intanto
rlt rove; e, se non del tutto, in qualche modo si compiace di contemplare,
p r quanto pu, {65] cose diverse <da quelle del desiderio>. Forse il
I O iddetto
vizio del desiderio e spesso una cattiva disposizione
del
I irpo, e virt il suo contrario+":
sicch n in questa n in quello nulla
t aggiunge all'anima.

l. {L 'anima rimane sempre identica nella sua sostanza]

Che diremo delle tendenze e delle avversioni? E i dolori, le ire, i


piaceri, i desideri e i tmori!", come non sarebbero cambia menti e
pussivit daI momento che sono e si muovono <nell'anima>P
Bisogna
11 he a questo proposito
fare una distinzione. Dire che non si producono
Iterazioni e che non c' affatto [5] percezione in esse dire una cosa
ontraria alI' evidenza. Per, pur ammettendo cio, bisogna ricercare che
1 ( ' cio che viene modificato.
Se diciamo che e l'anima, e come se noi
111 ss'a poco dicessimo che l'anima arrossisce o impallidisce,
non
JI< nsando [10] che queste affezioni provengono
si dall'anima, ma si
IIovano in un essere composto diverso da essa. La vergogna e nell' anima

II

439

NNI',ADI, III 6, 34

438

PLOTIN

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86CTlS otov UVWLV TLva TTapauxwv
T4) ErOIlV41 Tfis lJiuxfls

jlhUldo sorge in lei il pensiero di qualcosa di turpe; ma poich il corpo


I IIlll nuto nell' anima, o meglio, per non essere ingannati dalle parole,
v mo alI'anima e non e inanimato, esso viene modificato daI sangue
11 I he e molto mobile, li principio deI cosiddetto timore e nell' anima,
111111 palIore deriva dal sangue che affluisce dentro <il corpo>. La
11I,lIli(estazione deI piacere attraverso cio che pu essere percepito
neI
I 111 P ; ma cio che e nell' anima non e pi passione.
Lo stesso si dica deI
oIl1tore. [20} Ed anche deI desiderio il principio
nell'anima e sfugge al
11 , ma i suoi effetti sono conosciuti dalIa sensazione. Infatti quando
li, rumo che l' anima si muove alIorch desidera, ragiona e giudica, non
"Illiamo dire che l'anima stessa viene scossa neI produrre questi
umvimenti, ma che questi derivano da essa. Cosl [25J anche quando
,li, mmo che Ia vita e movimento, non intendiamo parlare di alterazione,
1'"1 h l'atto di ciascuna parte <dell'anima>
e Ia vita conforme alla
u.uura, che non esce da se stessa.
Riassumendo dunque: dal momento che affermiamo che gli atti,la
11 I ele tendenze non sono alterazioni, che i ricordi non sono impronte
uupresse -cnell'animac-t" e che le rappresentazioni non sono come le
unpronte [3D} sulla cera-", bisogna affermare che in tutti i casi, nelle
11,1\ ioni e nei movimenti
di cui abbiamo parlato, I'anima rimane
101 ntica nella sua sostanza e neI suo essere, che Ia virt e il vizio non sono
111
sa come il nero e il bianco, il caldo e il freddo sono neI corpo, ma
h <l'anima> va verso [35} ambedue i termini che sono completa111nte opposti, neI modo che s' detto.

./ os' Ia cosiddetta parte passiva dell'anima?}


Bisogna ora indagare sulla parte dell' anima che si dice passiva. Se ne
i parlato'" in qualche modo nei ragionamenti fatti intorno a tutte
quelle passioni che riguardano Ia facolt irascibile e quella concupiscibile
he sono state trattate singoIarmente: [5J per bisogna ritornare a
pnrlarne, determinando anzitutto cio che si dice essere Ia parte passiva
01 ll'anima,
In generaIe, e detta cosl quella parte in cui sembrano formarsi le
\I issioni, cio quegli stati ai quali si accompagna piacere o dolore'?'. Delle
\"1 ioni le une risultano da opinioni, come quando si teme pensando
I h si sta per morire [10} o quando si gioisce pensando a un bene che
1.\ per giungere: I' opinione alIora e in una parte, e Ia passione sorge in
111I'
altra. Le altre sorgono da se stesse indipendentemente dalla volont
producono un'opinione in quella parte <dell'anima> che per natura
"dica.
Gi s' dettol62 che l'opinione Iascia inalterata <questa parte>,
[unndo questa giudica. [15J li timore che sorge indipendentemente
da
1111iudizio e che poi deriva di lass, da un giudizio, produce una specie

I'

440

PLOTINO

<Pof3E10&1l. T TTOTE TTOLE1 TOTO TO <Pof3E1o&lL; TapaxTJv


KaL
lKTTT)tV,<PaOlV,TTLTTpooooKW~V41KaK4J. "OTl ~EV OVV1 <PaVTaota
V epuxJ, '" TE TTpWTT),t'jv 811 Kaou~Ev [20J 8av, '" TE TTO TaTT)S
OUKTL86a, >..M TTEPLTO KTW ~u8p otov 86a KaL VETTLKplTOS"
<PaVTaota, o'(a TU "yo~VTJ<fJon VUTTpXn vpyna Ka8'
TTOlEl
~KaOTa, Ws <PaOlV, <PaVToTWS, 8fiov av T41 yVOLTO. To 8' 1TO
TO'rrWV ,;8T) ato8T)TT] 1 TapaxTJ TTEPLTO ow~a ylVO~VT) [25J TE
Tp6~OS KaL ono~Os
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441

I NNEADI, III 6, 4-5

.I, percezione

in quella

parte

dell'anima

umore,

che si dice venga

affetta

da

Che cosa produce questo timore? E, dicono, un turbamento


e uno
pnvento di fronte all'attesa di un male'!'. E chiaro che nell'anima
e
""HO Ia prima rappresentazione
che noi chiamiamo
[20J giudizio,
quanto quella che ne deriva, ma che non e pi un giudizio, ma come un
iudizio vago e una rappresentazione
imprecisa
che e nella parte
uferiore <dell' anima>I64: essa
simile all' atto inerente a quella che
c li iamo natura e che, come si dice, produce
ogni cosa senza rappreentarsela. Di qui deriva il turbamento
percepibile
neI corpo, [25J il
II 'more, Ia commozione
deI corpo, il pallore e l'Incapacir di parlare'P.
l'utto cio non appartiene
affatto alla parte <affettiva
dell' anima>;
rltrimenti dovremmo
dire che questa sua parte e corporea, se essa
Iunisse davvero questi stati; questi infatti non arriverebbero
pi al corpo
quella parte che glieli manda non compisse pi l'opera sua, [30J ma
Io se trattenuta
dalla passione e posta fuori di se stessa.
Ma questa parte affettiva dell'anima
non e un corpo, bens! una
formal66 Invece Ia facolt concupiscibile
inerisce alla materia quanto Ia
nutritiva, vegetativa e generatrice, ed essa e Ia radice e il principio della
forma concupiscibile
e di quella passiva. A una forma [35] necessariamente non appartiene
alcuna agitazione o passione, ma il restar immo\iile; e Ia sua materia che prova le passioni allorch esse si producono
per
\,\ presenza di quella <forma> che le muove. Infatti Ia potenza vegetativa,
quando fa vegetare de piante>, non vegeta essa stessa, n, quando fa
l rescere, cresce
essa stessa, n, in generale, quando muove, si muove
/40J dello stesso movimento che produce; anzi, o non si muove deI tutto
oppure diverso e il modo deI suo movimento
e deI suo atto. La natura
cI lla forma dev'essere dunque
un atto che produce con Ia sua sola
presenza, cosi come un rapporto armonico muove da s le corde <della
lira>.
La parte affettiva sar dunque Ia causa della passione, sia che il
movimento da essa prodotto [45J venga da una rappresentazione
senibile oppure senza rappresentazione
- bisogna anche esaminare il caso
rn cui l'opinione sia il principio deI movimento
-; quella per rimane
rrnrnobile proprio come un accordo armonico. Le cause deI movimento
ono paragonabili
al musicista e le parti che vengono scosse dalla
passione alie corde. Infatti anche in musica [50J non l'accordo patisce,
ma Ia corda; ma Ia corda non vibrerebbe
armonicamente,
anche se il
musicista 10 volesse, ove l'accordo musicale non 10 prescrivesse'" .

. [ln che cosa consiste Ia catarsir]


Perch dunque bisogna cercare di rendere impassibile
I'anima
m diante Ia filosofia, se essa sin da principio non prova passioni?

442

PLOTINO

eyo~VOU lTae"TLKOU otov cjxiVTaa~a TO </>ffls lTe,,~a lTOlE1,n)V


TapaX1v, ~al auVCEUKTal TiJ [5] Tapax] 1') TOU rroococouvoc
KaKOU ElKWV, lT60s TO TOlOlrrOV E'y6~EVOV i)lou O yOS 8Xws
dcpalpE1V knl ~T} V nl yvW6at
Ws yl yVO~VOU ~EV OUlTWTils
IJsuXfls XOOl)S ElI, ~T} yl yvO~VOU SE:dlTa6Ws laxoOl)S TOU al rlou
TOU lT60US TOU rrspl airri}v
pdurrroc OUKTl yylyvO~VOU, [10]
otov d TLS Ts TWV OVELpTWV cpaVTaalas dvalpE1v 6wv V
yPT)y6pal nlV IJsux'T}V nlV cpaVTaCO~VT)VlTOl01, i) el T lT9r]'
Yl lTElTOlT)KVat,T Ew6EV otov op~aTa lTaEh~aTab ywv Tils
Ijsuxils dVal. 'A rts 1') K6apalS dv Tils Ijsuxils ElT) ~T)8a~fl ~C
~OlXt~VT)S il Tl TO xwptCELV airri}v [15J drr TOU aw~aTOS; "H ~
~EV K6aplS dv dT) KaTamElV ~6VT)v Kal ~T} ~ET' aWv il ~~
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Tp6lTOS TWV oowv, i) TWV lTa6wv, Ws ElpT)Tal, ~TjTE opv T d8wa
~TjTE aUTwv pyCw6at
lTe".' H SE:clTl 6TEpa T avw dlTO
TWV KTW, lTWs ou [20J K6apalS Kal xwpla~6s ve lTpOs Tils Ijsuxils
Tils ~T)KlTL V aw~aTL ylyvO~VT)S Ws KElVOU dvat, Kal TO WalTEp
</>WS~T} v 6oEP4l, Kal TOl dlTa6ES 8~ws
KaL v 6oEP4l; To SE:
lTae"TlKOU 1')~EV K6apalS 1')EYEpalSd K TWV dT6lTWV Et8WWv KaL
~T} 8paals, TO SE:xwplCw6at
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KaL lTTj60us ou Ka6apGlv ~ aapKwv, d' ~ taxvov
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Ws lT' aUTOU 0XEla6at 1')aux].

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T)lv Tl TWV daw~Twv, el KaL aov Tp6lTOV, aKElTToV KaL lTEPL
TatTn,S rvc Tp6lTOVEXEL,[5] lT6TEpa a lTae"Tij, Ws yETat, KaL KaT
rrdvrn TpElTTij , il KaL TaJTT)v 8E1 dlTa6fl Etval OlEa6at, KaL TtS
Tp6lT()S Tils dlTa6Etas. TIpGlTOVSE:T)1TTOV
TIl roro aTEO~VOlS
Kal rrepl Tf1s <l>OOEWS
aUTils yOOOlV rroc TLS, Ws 1') TOU OVTOS
<l>OOlS'Kal 1') ooota Kal TO Etval ou Ta'rlJ EXEL, Ws [lOJ ol lTOOL
vO~tCOOOlV. "Eo-n yp TO OV,
KaL KaT' dTj6Elav dv TlS dlTOl
V, VTWSV' roro 8l aTLV,
lTVTT)aTlV V' roro 8l,
~T)SE:vb
dlTooTan1 TOU dVat. TEws SE: V OU&VOs &1Tat '(va aC>COlTO
Kal ~, d Kal T01s aOlS alTLOV TlS 8oKooolv EtVat TOU 80KElv

4J

443

NI'AOI. III 6. 56

1) ich una certa rappresentazione entrata in qudla parte <dali' aniI1II . che s' detta passiva produce di conseguenza un'affezione, un
111
hnrnento, al quale si aggiunge [5J l'imma~ine di un male atteso, ecco
III cre do che si dice passione e che Ia ragione vuole completamente
111pare e non lasdar entrare nell' anima, Ia quale, finch que11a
1,1( nte, non si trova bene, ma ridiventa imp~ssibUe a11~rch sparisce
I'lI"lIavisione inferiore che causa della passione: [lOJ e come se uno
1.1 ndo cance11are le immagini dei sogni, svegliasse l' anima che sta
,. nando: in questo modo si direbbe che s~no ~li og~e~ti es~er~i a
1'1odurre le passioni e si considererebbero gli stati passtvi de11anima
,"11I visioni.
Ma che sar allora Ia purificazione, se l'anima non stata affatto
IlIqllinata? E che significa separare l'anima [15J dal corpol6?
.
La purificazione consiste nell'isolare <l'a~im~~ af~lI~ch~ non <SI
ursca> ad altro e non guardi ad altro e non abbia pru opimoru est~anee~
1,1110
queste, opinioni o passioni, come s' detto, e n?n gu.a~dl ~uel
luutasmi n produca eon essi le passioni. Come non sara purificazione
sa procede cosi dal basso verso l'altra parte, doe verso. l' alto? [20]
1 anche separazione de11'anima che non e pi nel corpo 10 modo ~a
I,partenergli, come Ia luce che non ~ pi nella .n.ebb.ia ma ehe tuttavia
unpassibile anche dentro Ia nebbia. La pUflflcazlOne, p~r.la part~
\,,1 siva -cdell'anima>, consiste ne1 risvegliarsi.dal sogn.o dllns.~nsatl
luntasmi e ne1 non vederli piu; separarsi vuol dire non pregare ptu con
1111
peto [25] verso le cose inferior~ e n~m im~ag~arle pi. Separarla vu~l
.111 anche allontanare gli oggettl dai qual! Ia SIsepara, non quando -cil
I CIIpO>,per le torbide
esalazioni derivanti dalia vorad~ e dali'abbon:
.lnnza <del cibo>, non e ancora puro dalle sue carrn, ma quando e
1,.lmente remissivo da rimettersi facilmente in tranquillit.

. IL'anima

e impassibile

percb

e un essere intelligibile]

L' anima, che e un essere intelligibile e va posta tutta nell' ordine delle
[urrne dev'essere s' detto, impassibile. Ma poich anche Ia materia e
1111
in~orporeo, bench in altro senso, bisogna cercare ~H.lei i~ ch~
(Insista [5J se essa, come si dicel69, e passiva e suscettibile di ogm
mutamento, oppure se si debba ritenerla impassibile e quale sia il mod?
,11 questa impassibUit. Anzitutto, per avviarci all' argomento e deterrni11re quale sia Ia natura -cdella materia> bisog?,a compre~dere come Ia
11tura 1'essenza e l'essere dell'entenon sono CIO[lOJ che il volgo crede.
I.' senza che si pu dire veramente essere, e l' essere reale, vale a dire,
"
. ull a manca d e 11'essere 170
I I( ehe e l' essere in mo d o asso 1uto, CIOa cui n
,
I sendo completamente tale, esso non ha bisogno di nul!a per eonser~
I' i e per essere, ma anche alle altre cose che hanno 1 apparenza
di
re esso e causa de1loro essere apparente.

444

PLOTINI

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K~l EK T_WV& EYOj.l.vw~ TTa9T)j.l.TWV j.l.ov dv TlS '(80l TO j.l.Cli'
aWj.l.a j.l.aov TTa9T)Tov OV, 'Yfiv Ti T [55J aa, xcl T aa KaT(
TOV airrov yov' T j.l.EV yp aa CJVElal 8Lalp0llEva
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KWOVTOS 1lT)&vOs Els v TTlV, TIlT)eEv & yET)pOV aTTav xwpl
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CPOOlS j.l.ft ofua,

xul rrdon 'Yfi aTEpE;

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1I

TOU VTOS' TO

aWj.l.TWV

TTE"Tpal

TTT)'YT)SKal TO ~MTTTElV

EXEl'

TTpocrTTECJElV,Kal Te

T 8' Ej.l.!/Juxa j.l.E"TxoVTa TOU

questo [15J che diciamo

1(0

apa

445

NI ADI, 11I6, 6

vero, necessariamente

<l'essere> vive,

Ive' di una vita perfetta; se mancasse di qualche cosa non sarebbe pi

I ma non-essere. Questo essere Intelligenza e saggezza completa,


definito e limitato e nulla esiste se non per Ia sua potenza che non
lunitata: altrimenti mancherebbe di qualche cosa, Perci e anche
II 1110, identico a se stesso, [20J e non riceve nulla e nulla accoglie in s;
11I!..ui,se ricevesse qualcosa, Ia riceverebbe diversa da s, e questa
IrI be un non-essere. Bisogna che esso sia I'essere in modo assoluto:
,,, ogna dunque che esso giunga all'essere possedendo di per s ogni
, " I: esso e tutto insieme e tutto e uno, Se definiamo I'essere con questi
u tteri - e 10 dobbiamo, altrimenti I'intelligenza e Ia vita [25J non
"1
bbero dall' essere ma si aggiungerebbero all' esseree deriverebbero
I ti non-essere, e I'essere sarebbe senza vita e senza intelligenza, mentre
1Inon-essere le possederebbe veramente come se queste si dovessero
I'.11 r tra i gradi inferiori e ultimi della realt; infatti cio che e anteriore
.11'' sere le offre all'essere, ma non ne ha bisogno -; se dunque [30J
I.
re e rale, necessariamente esso non sar n un corpo n substrato
,Ir I orpi, poich per questi essere vuol dire essere non-esseri.
Ma in che modo Ia materia dei corpi non sar affatto, non meno della
111 !Icria di cui essi constano? Le montagne e le rocce, tutta questa solida
1/ 11'(\ (35J e queste
cose resistenti che si urtano con violenza e si
I" rcuotono testimoniano bene Ia loro esistenza. E qualcuno pot,rebbe
111: in che modo oggetti che non pesano e non urtano e non resistono
11 n si possono affatto vedere, cio l' anima e l'intelligenza,
sarebbero
.ri ed esseri reall'?'? Anche riguardo ai corpi, c' meno essere nella
1/ Ira che
immobile, che non [40 J in un corpo pi mobile e meno
I" ante, e pi di questo corpo sono esseri quelli che sono in alto:
li ialmente il fuoco che si allontana dalla natura dei corpo,
Ma, io credo, pi i corpi bastano a se stessi e meno essi molestano
I oppongono agli altri; i corpi pi pesanti e pi terrestri che vengono
li. no e cadono incapaci di risollevarsi, [45J cadono per Ia loro debilit
I udendo colpiscono <gli altri> a causa della loro inerzia, Poich sono
I orpi senza vita che si urtano pi spiacevolmente
e colpiscono
'1lllentemente e danneggiano; i corpi animati, invece, che partecipano
,I ll'essere, quanto pi ne partecipano, tanto pi sono miti coi loro
trini. li movimento, [50] che e come Ia vita dei corpi ed immagine di
sa, si trova specialmente in quelli che hanno meno corporeit; come
un corpo, abbandonato dali' essere, diventasse maggiormente corpo,
1\ or meglio dagli stati passivi <dei corpi> si potrebbe vedere che un
IIIpOtanto pi e corpo quanto pi e passivo: cosl la terra e pi corporea
I I delle altre cose, e cosl le altre secondo 10 stesso criterio. Gli altri
111Ipi, quando sono divisi, riuniscono di nuovo le loro parti, se nulIa vi
I e ppone; ma se si divide in due una cosa fatta di terra, ciascuna delIe
I

II

446
PLOllNI

447

I AI)I, 11I6,6-7

KTEp0V d'
WatTEp T tTayopEIOVTa n Tij </>OOH, li 8TJ j..I.lKp8
tT.llyfjs yEVOj..l.V1ls OTlS' EXH Ws tTtT.llKTaLo Kal epePll, oVrllJ
Kal TO [60] j..I..laTa aWj..I.a YEVj..I.EVOV Ws j..I..LaTa ds TO j..I.TJ(111
~KOV VaM/3ELv aITo ds TO gv a6EvE'l. ITTWj..I.a OVV ol (3aPELOI
Kal a<l>opal tT.llyaL, .. tTOlELV ds a..ll.a a&VES 8E a6Ev/I
tTpOtTLtTTOV Laxupv
an tTpOs KELVO Kal j..I.TJV j..I.TJVTl. [651
TaDTa
j..I.EV ovv dpllTaL
tTpOs TOUs v TOLS aWj..I.oOI
n8Ej..I.vous T vrc Tij TWV WBLaj..l.wv j..I.apTupl~ Kal TOLS 8L ~
aLaEh'jaElS' <PaVTaj..l.aal rro-nv
TI)s .1l8das
Mj..I./3voVTas, di
tTapatT.1'plov TOLS OVHpW-rTOOOLtTOLQUCl'L
TaDTa e-VEPYELVPVOj..l.l(OOOlV
,
li OpWaLV dval vmvLa vrc, Kal yp TO TI)S [70]alaEh'jaElS'
!J;Uxfi
anv
doSO01lS' OOOV yp V aWj..I.an !J;UxTlS, TODTO EtoSH' ~ h
.1l8wrl YPlyoP<]LS .1l8lvT) drr aWj..I.aTOS, ou j..I.ET aWj..I.aTOS',
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'H j..I.EVyp j..I.ET aWj..I.aTOS j..I.ETaTaaLs e-anv e-e a.ov
ds a..ov Vrrvov, olov e hpwv
&j..I.VlWV ~ 8' .ll!hls 8.ws nr6
TWV aWj..I.TwV, li [75] TI)S </>OOElS'VTa TI)S vavTlas
!J;uxfl r6
vaVTlov ds oualav EXH. MapTUPEL 8E xcl ~ yVWLS aITwv col
~ PoTJ Kal 1 </>80p ou TI)s TOU VTOS </>OOElS'oVaa.

7. 'A..rravLTov e-tTl TE n)V .llV n)V inroKHj..I.V1lV ~ TI


e-tTl Tij .1JaEtVaL Myj..I.EVa, e WV T TE j..I.TJEtval aUn)v Kal r
TI)S .llS tTa8ES yvWaEh'jaETal.
"Eo-n j..I.EVOVV aWj..I.aTOS, tTd rr 11
TO aWj..I.a OOTEp0V xcl aV8ETOV KaL [5] aUn) j..I.ET'a..ou tTOlEl aWj..I.Q
OTW yp TOU Ovj..I.aTOSTETX1lKE TOU aITou KaT TO aWj..I.aTOV,
8n KTEp0V T TE V f\ TE .ll ETEpab TWV aWj..I.TWV. Om-E
!J;UxT) ovaa Om-E VOUs OUTE (WTJ Om-E Etaos OUTE .yOS Om-E rrpc
- tTHpla
yp - Om-E 8Vaj..l.lS - rt yp Kal tTOlEL; - .. TaJru
[10]tTEPEKtTEaOOOa rrdvrn ou8E nlV TOU VTOS tTp001lYOplaV opew..
clV BXOl TO, j..I.TJV 8' clV dKTlS' .yOlTO, Kal OUX WatTEp KlV1lGl
j..I.TJV ~ aTalS j..I.TJV, ..'.1l8LVWS j..I.TJV, d8w.ov xcl </>VTOGj..I.fl
YKOU Kal inrooTaElS'
E</>WLS Kal aT1lKOs OUK V aTaH
Kol
paTOV Ka8' aTO Kal </>EDyov [15] TO I3<>U.j..I.EVOV
L&LV, Kal rcv
TlS j..I.TJ,(8U yL yVj..I.EVOV, TEVlaaVTL
8E oux OpWj..I.EVOV, Kal Td
vaVTLa Ei </>'aUTOU <PaVTa(j..I.EVOV, j..I.LKpOVxcl j..I.ya xal ~TTOI'
Kal j..I...ov, ..ELtT6vTE xcl inrEpXOV, d8w.ov
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[20] vou Ml3v, ..'v ..El!J;H TOU VTOS tTaVTOs yEv6j..1.EVOV. ~l
rrv
clV rrayy..llTal !J;E&Tal, KclV j..I.ya <PaVTaa6J, uucpv aTI
,

p.rrti rimane separata. E come gli esseri invec~hiati per efftt? .di
'11\11I ono tali che, per il pi piccolo urto, ne r1mang<,>noco pm ~
111111 iati, cosi [60J cio che
corpo per e~cellenza .1? qu~n,to Sl
,I
di pi al non-essere, ~ imP<?te?t~ a. r1~om:p~rs1 m unita. La
,1111
\ e causa di urti pesanti e violenti, C10edi aZ10nb111
~~ corp<,>sopra
11 I ro: un essere debole cadendo su un essere de o e e orte nspetto
1I('stO e un non-essere contro un non-essere. [65J
.
'I ( ~Ie;te cose dunque vanno dette contro color0eilhe c~ns1d~rano
"1'1 sseri i corpi cercando una prova della ~eri.t n a ~e~umon1an~a
I, pllllrti e nei fantasmi derivanti dalle Se?SaZ10m;asso~llg~landd cos~a
I Ir che sognano e che considerano evidente tutto C10c .ev: ono m
I
[70J La sensazione infatti dell' anima che dorme, pOlche ~apart
;'ill,la~imache e nel corpo e dormiente; il vero ri~vefllO cons1st d~e
I Ii i davvero senza il corpo e non con esso. Levarsi co c<?rpovu
1r~
'
da un sonno all'altro quasi da un letto all'altro; mvec: evarsi
. ali1e,en.d o di D~
n tura
1i'I vurero e separarsi del tutto '.dai corpt, [75 J 1qu
_,
.uuraria all'anima hanno per essenza l'opposto a amma.,
1 C10
, Iimoniano Ia loro generazione, illoro divenire, Ia loro corruzrone che
01\ della natura dell'essere.

i,~:

"I

I 11,(1matria

e incorporea]

Ma bisogna ritornare alla materia che e subst~~to <dei corpi> ha


1111
li che sono dette qualit de~a ,materia, e da C10conosceremo c e
, I un non-essere ed
irnpassibile.
.
d '
I' ssa
incorporea, poich il corpo de>
postenore e ~ un
, t d to che essa forma un corpo unendosi ad altro. Infatti essa
, 1I111pOS
o, a
. h' 1
.
me l' essere
II nome diincorporeo come l'essere.poic e a matena, co
,
diversa dai corpi.
,
,r
"
Essa non e n anima, n Intelligenza, n vlta: ne IO~~a, n~ ragrone,
" limite; infatti, essa e senza limite; nemmeno e forza, infatti che cosa

I,.

1'11 luce? [lOJ


, '
il
di
Priva cosi di tutti questi caratteri, essa non puo ricevere i dico
re ma pi giustamente Ia si dir non-essere, non cOile Sl icono
11,11I
e~sere il movimento o Ia quiete; essa e ver~me~te
n~n~essere,
f t m della massa corporea aspirazrone all esistenza,
uumagme e an as a
.,
. ..
'
f
[15J"
che
1111111
bile, ma non in quiete; invisibile in se stessa, s ugge
ad~o
I vuol vedere e quando nessuno Ia vede, alIora a~pare, .ma 1ve~ta
I!lVI ibile a chi
guarda, sempre svela ~n s l'~~agme
d~l contr~rl, e
I
d il piccolo il minore e il maggiore!", il difetto e 1eccesso, pur
I Inn e e,
. m
infatti
d instabile fantasma non pu sfuggire:
atu non h ~ t a 1~ to rza
I (~rp~ich non ha attinto forza dall'Intelligenza, ma cons1ste.m ~na
\1 mancanza dell'essere. In tutto cio c~e pr?m~tte essa rpenusceohe
IInmaginata grande, e piccola; se maggiore e mmore, e essere c e

1;

'li'

448

PLOTINO

Kliv ~ov, ~TT6v EOTL, xcl TO V airrou EV <PaVTOEL OUK V EOTlV,


olov rra yvLOV <f>EfryOV'&lEV xnl T EV aUT41Enl YVW6al 8oKouVTa
rralyvla,
dwa
EV El8W,(;l [25J TEXVWs, Ws EV KaT6TTTr><!>TO
axou \.8pu~vOV axou <PaVTa,6~EVOV' Kal. TTl~TTM~EVOV, Ws8oKEl, KaL lxov OOOEV Kal. 8oKOUV T TTVTa. T 8E Elol6VTa KaL
El6vTa TWV VTWV~l~,,~aTa
KaL dwa Els dwov a~oP4>ov KaL
8l TO a~oP4>ov airrfis EVOpW~EVa rrOlLv ~EV 80KL Els airrf]v, [30/
TTOlEl 8E oU8v' ~EVTJv yp Kal. o6Elrij Kal. VTEPEl80v OUI(
lxovTa'
' OOOE KdVTJS xol<TTls 8lELOlV ou T~voVTa otov 8l'
8aTOS

11

El TLS v T41 Eyo~V41 KEV41 ~op</>s

olov

EloTT~rrOl.

Kal yp av, el ~EV TOlauTa ~v T vopW~Eva c, ota T </>'wv ~.6Ev


Eis airrf]v, TX' av TLS 8l80iJs airrols [J5J8va~lv TLva TWV TTE~tPVTWV
d
nlv Els aim)v
YEVO~VTJVrroXELv rr' airrwv liv TTa[3E' VU;I
8' clwV ~EV VTWV TWV ~</>aVTa,o~vwv, OlWV 8E TWV
voPW~vwv, KK TOTWV ~a6Lv lOTL TO Tijs TTdoEWS tJlEU8os'
tJlEOOO)s VTOS TOU voPW~vou KaL oU8a~iJ lXOVTos 6~Ol6TllTa
TTpOs TO [40J rrOlfjoav.
'Ao6EVES 8~ KaL tJlEJ80s v KaL Els tJlEu8os'
~rrlTTTov, ota v 6vdr><!> 11 8aTL 11 KaT6rrTr><!>,TTa6fj aim)v daoEv
vYKTls dval'
Kal TOl v yE TOlS TTPOELpT]~VOlS6~OlWOlS TOlS'
VOPW~VOlS OTL TTpOs T vopWVTa.

8. "O;\ws 8E TO rroxov 8El TOlOUTOV Etval otov v TalS'


vaVTLalS dval
8uv~EOl KaL TTOl6TllOl TWV TTELOl6vTWV KaL TO
TTOXELV ~TTOLOVTWV.T41 yp VVTL 6Ep~411 OlWOlS 1 TTap
TOU tJlxoVTOS Kal T41 V6VTl yP4l 1 OlWOlS 1 rrap [5J TOU
T]palVOVTOS, KaL 1OlOO6al yO~EV TO TTOKd~EVOV, hav fI(
6Ep~OU tJluxpv 11 K T]pou ypv yl YVTJTal. MapTUPEl 8E KaL 1
Eyo~VTJ TTUpOs </>60p ~ETa~Ofjs yEVO~VTJS Els oTolXLov ao'
TO yp TTUp </>6pT], <Pa~V, oux 1 T]' WaTE KaL T TT6T] TTEpl
TOUTO, TTEpl KaL 1 </>60p' 680s [1O]yp Els </>60pv 1 TTapa80xTl
TOU TT60us' KaL TOT41 TO </>6dPEo6al, ~ KaL TO rroXELv. Ti]v &
T]v </>6dPEo6al oux ot6v TE' Eis Tl yp KaL rrWs; ITWs ovv a~ooa
v airriJa 6EP~TT]TaS, tJluxp6TT]Tas, ~uplas
Kal TTdpous owS'
TTOl6TT]TaS Kal TaTalS 8laT]<J>6Eloa Kal otov OU~</>TOus[15J aUTS'
lxoooa
KaL OUYKEKpa~vas "alS, ou yp ~KaOTa XWplS, ainTJ
8E iv ~041 rroT]</>6Eloa rraoxouowv
TWV TTOl0TlTWV v TiJ rrpOs
Tas TT'"Wvb ~lEL OUXL ou~rroXEL KaL airrf]; El ~~ apa
w TlS aUnlv 6f]oETal airrwv rrcvrdrrcouv TTOKEL~V418E rrv
OTW TTPEoTL [20J T41 TTOKEL~V41,Ws airr41 TL ncp' airrou 8l86vat.

INNEADI, III 6, 78

449

immaginiamo di lei e un no~-esse~e, s~mile a un gioco. fugace, ed


illusorio e quanto crediarno esistere m .lel?me~o ,fantasma m un f~ntama, [25J proprio come in uno specchl~ fi cui l oggetto a~pare m un
luogo diverso da quello in cui realmente SItrova. <Lo specch.I~> sembra
pieno di oggetti, eppure non ha nulla e sembra aver t.utto. CIO che ent~a
c cio che esce sono irnmagini degli esseri e fantasmi <ch~ ,entra~o> m
IIn fantasma senza forma 173, e poich essa e senza forma CIOche SI,,:ed:
m essa sembra agire su di essa, (30J e .inve~e n~n p~oduce.n~a, poich
sono cose inconsistenti, deboli e prive di solidit: e P?I~he anche Ia
materia non ha solidit, esse Ia attraversano senza dividerla, com~
<oggetti> nell'acqua, o comeJorme. che ve.ngono. poste de?tro il
osiddetto spazio vuoto. Perci se gli oggettl. che .Sl vedo?o m essa
fossero in qualche modo simili alle cose da CUIderivano, .Slpotrebbe
forse ammettere che in essi [35] ci sia un po' della potenza dl9uelle cose
he li mandano in essa, e che essa patisca sotto q~ella <~zlon.e>: M~
iccome gli oggetti che vi si riflettono sono diversi dai ~or~ r~fles.sl,SIpu~
lffermare Ia falsit della nostra i~p~essione, P?!che il riflesso e
menzognero e non ha alcuna rassomiglianza con ~I~ [~O! che l~yroduce. Debole e menzognero, dimorante in una fal.slta, sirnile <a. CIOche
ippare> nel sogno o nell'acq.u~ o nello sl?ecchlo, ~u~sto <riflesso>
lascia necessariamente impassibile Ia rnateria: tutt~vla, in ~uesto paragone, c' una rassomiglianza tra le apparenze e gli oggetn.
8. [La passiuit c' soltanto dove c' corruzione]
In generale!", cio che patisce deve essere tale da posseder~ potenz~
qualit opposte a quelle che ent,rano in. esso e I? fanno panre. Per il
alore inerente <ad un oggetto>, 1 alterazione deriva da un ~g~etto che
raffredda per l'umidit da un oggetto [5J che dissecca; e diciamo che
IIn soggetto e stato alterato quando da caldo diventa freddo e da secc~
urnido. Lo prova Ia cosiddetta corruzione del fuoc~ q~~ndo esso SI
ambia in un altro elemento. TIfuoco si corrompe, n01 diciamo, non Ia
materia; perci Ia passivit e l soltanto dove.c'e Ia corruzi~ne; [1OJ
rccogliere Ia passione e avviarsi verso Ia corruzione, .la quale SI,estende
I ogni oggetto che anche patisca'". Ora Ia matena non puo essere
distrutta; in che e come <si muterebbe>?
.
. ..
Poich Ia materia riceve in s calori, freddi e mille altre infinite
qualit e ne viene attraversata e le possiede come connaturate [15] <a
'> e miste le une alle altre - esse infatti non sono separate - come non
patir insieme anch'essa, dal mo~ento che e presa in mezzo a qu:ste
[ualit che patiscono nellor? ~eclproco mes~~lamento? ~e no? ?ISOmerebbe porla del tutto fuori di queste <quahta>; m.a ogm qualit ch~
in un soggetto [20] gli appartiene solo in quanto gli ceda qualcosa di
tessa.

I'
PLOTlNCI

NI'.ADI, III 6, 9

9. ATllTTOV81l TO lTapElVaL hEpoV E-TIXIlKaL TO dVaL aXu


EV a~
lTpWTOVWs OU Ka6'lva TplTOV impXEl, TO ~V EaTll'
otov ~ET TO lTapE1vaL 11 XE1pov 11 f3TLOVlTOLE1VEKElVO ~ET(\
TO TplTElV, otov hL TWV aW~TWV [5J pTal ElTt yE TWV C'lW11,
TO 8' olov lTOLElVf3TLOV11 XElpov dveu TO lTaXElv EKElVO, OOlT li
ElTL Tils tjJvxf1s EyETO, TO 8' otov ISTav TLS axf1~a KT}f>4llTpOO
ay'Y1J, lv6a OiJTE TL lT6os, Ws ao Tl lTOLf1aaL TOV KT}pOvdVOl,
ISTav lTapij TO axf1~a, OiTE lllittjJlV
EtS EKE1vo lTETlve6TC
EKdvov. To [10J BE 81l CPWs ouBE aX1~aTOS otw<Jlv lTEPL Th
<j>wTLC6~EVOV lTOLEl. '0 BE 81l x.teos tjJVXpOs yEv6~EvOS TL rrnpd ~'
tjJVXPTT}TOS ~vwv
Leos lXEl; TL 8' av ypa~~1'] lT60l iml
XpW~aTOS; OUBE 81l TO hLlTE80V, ol~al. 'A TO imoKd~EVOV tal'
aw~a; KatTOL imo XpW~aTOS TL tiv lT6OL; OiJ[15]yp &1 TO lTaS 11
YElV TO lTapE1vaL oUBE TO ~oP<t>1']v lTEPl6ElVaL. El 8 TLS KaL 11
KTOlTTpa yOLKaL >..ws T 8la</>avl imo TWV EVOpw~VWV El8WN,lI
~TlBEv lTaXElv, OUKv6~OLOV av TO lTap8Ely~a
CPpol. Et8wa '1< li
KaL T EV Tij 1J,KaL aTT}lTL ~ov lTa6aTEpov 11 T KTOlTT(l<J
[20J 'Ent yVOVTaL ~E-v 81'] EV aUTij 6Ep~6TT}TES KaL tjJVXPTT}T
' OUK aUTT]v 6EwaLvovaav
TO yp 6Ep~aLVEa6aL EaTl KaL lI'
tjJXEa6aL lTOL6TT}TOSV; aTlS Els dTlVTO imoKd~EVOV yo!o1,
'EmaKElTToV BE lTEPL Tils tjJVXPTT}TOS~llTOTE lTOOOLa KII
aTPTl<JlS. LtJVEeoOOaL BE Els aUTT]v [25J a\. lTOL6TT}TESEls r,II
~E:V a\. lToaL aITwv trorncotxn., ~ov BE a\. EvaVTLWS lXOOO(l1
T yp av EUwLa yVKTT}TaEpyaaL TO 11 XpW~a axf1~a 11 TO
aov yvo\JS ao; "06EV av TlS KaL ~laTa maTEOOElEV Ws faw
EV T4) aIT4) Elval ao a~
11 hEpoV Ev E-TIXIl[JOJ aVlTOV I
Tij aITob rrcpouo
~ 11 EV ~ rrdpeo-rtv.
"Oorrsp OUV KaL li
~alTT6~EVOV OUX imo TO TvX6vTos, OTWS ouBE TO TpElT6~f\lClI
KaL lTaxov cp' TOVOVtiv lT6OL, To1S EvaVTLOLS imo T(, I
EvaVTtwv 1'] lTE1alS, T 8' da rrr' dWv drperrm.
ots 81'] ~T]&plll
EvaVTl6TT}S impXEl, [J5J TaTa im' oU&vQs dv EvaVTLov rrd >1
'AvYKT} TOLVtJV,L Tl lTaxOL c, ~1l T}V, TL atJVa~<t>Tqll
11 1S>..wslTo uo ElvaL. To BE uvov Kal. fPTl~OV TWV awv 1\1
rrcvrdrrcoiv
lTOv c'ma6E:S av LTl lTVTWVKaL EV ~aolS alTQUII
lTElTl~~vov 11 TLS Els aTlad lTOlOOOlV' otov Ev [40J OtK41 I
aIT4) r,o\JS lTaL6VTWV olKos lTa6T]s KaL EV aUT4) (\ 11
LtJVl6VTa 8E: T hL Tils TlS aTla lTOLdTW, on lTOLE1vlTcpVI\I

/1.0 matria

450

I
I

451

e impassibile]

Bi ogna anzitutto osservare che Ia presenza di una cosa in un' altra


ere una cosa in un' altra non sono possibili in un solo modo: ma in
1111 lU
do vuol dire che essa fa migliore o peggiore il soggetto con Ia
10Illpria presenza trasformandolo
come si vede nei corpi, [5J specialmente
11I ,11esse ri viventi,
in un altro vuol dire che 10 fa migliore o peggiore
f 11
i: , cheesso
patisca, come s' detto176dell'anima.
E poi c' il caso della
I 111 che pu essere impressa sulla cera, in cui non c' alcuna passione
\1 Iaccia della cera una cosa diversa, allorch Ia figura e in essa e nulla
11111a alla cera, quando Ia forma non c' pi. [lOJ E cosi, Ia luce non
I0llllrta nessuna alterazione di forma all' oggetto che essa illumina. Una
10111' che diventa fredda, che cosa prende dal freddo rimanendo
,I l.lIl77? Che cosa patisce una linea ricevendo un colore? Nemmeno
I11 e Ia superficie, io credo, ma forse il corpo che ne e il soggetto. Per,
I, cosa patisce dal colore? [15J Non bisogna infatti dire passione Ia
nza <di un colore> o Ia ricezione di una forma. E se diremo che gli
10 I hi e in generale i mezzi trasparenti non soffrono alcunch da parte
\ II( immagini che vi si vedono, porte remo un esempio non sconveniente.
1I11111isono immagini anche queIle che sono nella materia e questa e
111 or pi impassibile
di uno specchio. [20J Penetrano in lei e il freddo
ti aldo, essa per non viene riscaldata, poich riscaldamento
e
I1I ddamento appartengono
alla qualit che fa passare il substrato da
tato a un altro. Riguardo al freddo bisognerebbe
vedere se esso
ia assenza e privazione <del calore>.
( uando le qualit si trovano insieme nella materia, [25J molte di
ugiscono le une sulle altre, o meglio, soltanto quelle che sono
'101m. te. Che cosa infatti potrebbe produrre un odore sopra un sapore
\, oh ,il colore su una forma e un genere <di qualit> su un altro? Di
~111i pua capire benissimo come neI medesimo soggetto una cosa possa
\Ilhlllenere a un'altra o essere in un'altra [30J eppure rimanga esente
I dunni malgrado Ia presenza di quella nella quale
o alla quale
1'1111
iene. Come dunque una cosa non e danneggiata dalla prima che
\,1111,cosi essa nemmeno e modificata e affetta da qualsiasi oggetto; il
I 11110deriva ai contra ri dai contrari, ma dagli altri non deriva nessuna
.hf azione. Le cose che non hanno contrari [J5J non patiscono per
til 11) di nessun contrario. E necessario dunque, se qualcosa patisce,
\" 11 n Ia materia <patisca>,
ma cisia un composto didueeingenerale
I IlIe hi termini insieme. Un essere solo, isolato dagli altri!" e deI tutto
I1lpli e, e impassibile anche se e trattenuto
in mezzo ad esseri che
ron tutti gli uni sugli altri: COSI [40J in una casa, anche se molti si
" U\() l'un l'altro,
Ia casa e l'aria che c' in essa rimangono impassibili.
I IIl1m tra pure che le qualit che si trovano nella materia agiscano
1111 ull'altra secondo Ia loro natura, per Ia materia e impassibile

I'

I'

452
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TTaux6VTWV TT' DwV. 'A Kal atn- T dUl6VTa
w6E'iv 111
ol

TTOOl4JD6T]uav

pi delle qualit che sono. in essa e che, quaIora non siano


rurie, sono impassibili le une nspetto alIe altre,

i Ancbe Ia matria, quaggiu, rimane inalterata]

11

I~poi se Ia materia parisse, bisognerebbe


111

che essa conserv.asse

.1 sa di questa passione, e. ~uesta sar~bbe o Ia. stessa p~sslone

'I'\ltlre uno stato diverso da CIOche era ,m essa p~~a che l~ essa
"11111 giungesse Ia passione. Se dunque un altra qu~lta sopragglUnge
11
a, il ricettacoIo non e pi materia, [5Jma mat~tl~ qualificara, E se
11I I. questa qualit se ne va Iasciando qualcosa di se per effetto della
111 izione, il substrato <rnateriale> sar ancora cambiare. Av~nzan.d?
11 qu sto modo, il substrato
diven~er~ ,cosa ~iversa d~! mate~la, e CIO~
1110e moltiforme, sicch non sara pru un ~lcettacoIo , ,~a SIoppor~a
1/111 alIe numerose qualit che ~n.trano m. ~sso. ~e piu Ia materia
II i ter, n pi
sar incorruttibile: percio se, Cl d~ve ess~re. u?a
11 II ria, deve essere sempre identica a se stessa com era sin dal prmc~plO;
III dice che essa viene alterata non Ia conserva certo 9uaIe matetl~.
E poi, se in generaIe cio che viene alter~to n~cess~tlamente .Sus~lste
I/ I nella sua forma specifica e muta negli acc~dentl! ,ma non m. se, s:
luuque l'essere alterato necessariam ?te ~uss~ste,.CIOche sussiste ~l
Il non e cio che patisce. Perci ecco 1 inevitabile dilemma: o Ia materra
I 1\ altera ta, e allora esce dalla propria natura; oppure non ?e esce, e
11111a non viene affatto alterata 180. Se si dicesse c~e essaJ20J 10 quan~o
11 11 ria non si altera, non si potrebbe
dire anzttutto 10 c?e cosa sia
I1 rara, e poi si riconoscerebbe cos~che essa non e aI~erata ,10 se st~ssa.
IIII uti agli altri esseri che sono idee non apparnene 1 aI~eraz~on:
1.lI'essenza, poich l'essenza persiste nell'alt~razione; e COSI~pOlc~e
I nza della mate ria [25J e di essere rnatena, essa non puo ~enlre
hrrata in quanto e matria, ma suss~ste: E c0I"?elass Ia forma nmane
nunutabile, cosi anche qui Ia matena nrnane inalterata.

11, lIA matria non patisce l'azione deI bene]

Kal

Ilft KE1VO EtVaL

,h

11111

KE(V'II

TTOl T],

v ETl llov YlYVOlTOd TO imOKElIlEVOV.


KfI
TOV Tp6TTOV o Tl Ti T] EUTal TO imOKElllEVllI'
TTO1TPOTTOV
SE xnl TTOUElBS' WcrTE oUS' v ETl TTav&xS
yVOl'1
Il TT6LOV[1OJ TTO01ST01S TTElULOOOl yl yv6llEVov, T TE T] 0Jt I
IlVEl oUSE <t>6aPTOS TO(VUV' WcrTE, el &1 T]v Elval,
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1111

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TT0l6TT]TOS OUKTl T] EUTal

8uolv

453

NI.ADJ, III 6, 911


PLOTI

10credo che PIatone pensando cosi, avesse ragione di dire: Le cose


ntrano e quelle che escono sono immagini degli esseri!", e r:on
111,11 detto a caso entrare e uscire, ma in quanto ~oI~a che noi lo
unprendessimo [5J esaminando il modo ~ella part~~lpaZ10?e; e forse
Illfficolt della questione - come Ia mater~a par~ecll?l d~e,ldee - non
tllI
iste in cio che molti hanno pensa to prima di noi, e cioe cOI?e <~~
I, arrivino nella rnateria, ma come Ie idee siano nella mat~r~a. CIO
1., mbra meraviglioso e come mai Ia materia rimanga impassibile pur
lido in essa presenti <le forme>, [lO} mentre le cose che ent~ano
'11
ono l'una dell' altra. Ma sono Ie cose stesse che entrando cacciano
I"

454

"'111

455

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Kal dOlOUIlVT)VTWS imo TOU dyaeoD OUKv "DV n)V <1>OOLV
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dyaeoD drralni YOl" [45] TOUTO B Tuirr6v OTl T4) ).ws dTlUl
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oUYKpa8VTWV KaL oUllrra66VTwv Tl8 IlE VOS'. Tl [5] Ilfl OVTW
rrapaoTfjoal
!3oUIlEVOS.Kal rrWs v ailn) drruEh'}s Ilvoooa

precedenti; e Ia passione

11,

e sol?

nel co~po~to,

non in ~ual~iasi

11'" 10, ma solo in quello che .ha b,~ogI?-0di aggtungere o di togher~

, 1'0 ti e che e difettoso [15] di cosntuzione se manca qualcosa, ed e

II11'IrlO se questo
presente. La materia non guadag~a nulla Rer Ia
'1'11 I natura quando le s' accosta qu~lcosa; essa n~n .~Ivent~ CIOche
111 a di questo accostarnento, n dlvent~ meno d~CI? ~he e quando
li" i allontana ma rimane cio che era S10daI pnncrpio.
I' 1 gli esseri che hanno bisogno di ordine e di oq~a~izza~ione essere
IIlIlli e una necessit; [20] e l'ordine pu trovarsi m eSSIsenza alteII '" , come quando noi aggiungiamo a 9ual~osa .<':10~rnamento>;
una cosa viene ordinata in modo che I ordine sia 1Otrms~co aI suo
fI,
ssa che prima era brutta dovr essere altera ta e ordmat~ per
I ruare un'alrra e cosi da brutta farsi bella. Se dunque Ia mater~a era
111111
e poi diventa bella, essa [?5] n~n s~r pi cio c~e era prima a
11 01 della sua bruttezza: accogliendo 10 se questo ordine ~ssa perdelI. proprio l'essere suo di materia, specialmente se non tosse brutta
1 Il idente. Se essa fosse cosi brutta da essere Ia bruttezza stes~a, non
111 .iperebbe
dell'ordine, e se fosse cosi catti~~ da esser~ il ~ale
o, nemmeno partecip~rebbe ~d. be~e. Perci .Ia ~a:teclpazlone
II/non e per essa un panre, ma e di un altra specre, cioe ne ha solo
1'1 urenza,
.
I' me si pu risolvere in questo modo anche il problema: come Ia
Illrria possa, se cattiva, desiderare il bene e non per~ere,. per q~est~
II
ipazione, il suo essere. Se Ia cosi~detta parteclp~zlone di .CUI
rlinmo avviene in tal modo che Ia rnateria, come affermiamo, sussista
11111 rata [35] e rimanga sempre cio che e, non e strano che essa
'I Iccipi, bench cattiva, del bene. Essa. ~fatti n~n esce da se stessa 182,
II poich e necessario che ne part.ecI~I,. essa 10.5ualc~e modo ne
I urccipa fino a tanto che e tale; e poich nmane CIOche e, per qu~sto
1111I di partecipazione che Ia conserva nella sua natura, .essa non viene
, uineggiata nel suoessere [40] da cio che cosl la determm~, e fors~ essa
11"11
meno cattiva per il fatto che rimanga sempre CIO che e. Se
rlmente essa partecipasse e veramente fosse alterata daI ?e?e, e~sa
1111 arebbe cattiva per natura. Sicch chi dice che Ia matena e cattiva
li. Ia verit, se intende dire che essa non patisce I' azione .dd be~e:. [45]
, ,uesto e 10 stesso che dire che essa e assolutamente impassibile.
I

1La ma/erra non e un

corpo n

ha affezioni

corporee]

Platone, cosi pensando della materia e consideran?o Ia.partecipanon gi come un'idea chevenga in un soggetto e gli lasci una for~~
., I da fare <con esso> un composto unico in cui le due parn SI
1111
xlifichino, simescolino e siano in simpatia reciproca, [5] ha voluto far
'pire che non voleva dir cosi e per mostrare come essa contenga le
111\

456

T ElST)lTaeoiJs' ~TallsEws (T)TOOOalTapSn y~a - dov Tp6lTIII


ou pq.SlOV SlM~Ul b
~L(7Ta rrnpvru O''>CELTO imoKd~EV()1
TaITov dval-imO'TT) lTos lTOpLas O'lTE&uVEq,' /3oTal 1((1
[10] lTpOO'Tl lTapaO'TfjO'al EllvTO v TOLS alO'fu]ToLs KEVOV~
imooTO'EWS KaL nlV xwpav TOU LK6TOS otuav lTOlv. Ti)v obl
T)VO'Xl~aO'lV imoEl~EVOST lTfu] lTOlElV TOLSE~pXOlSO'w~aOII
ouSEv aiJn1v Exoooav TOTWV TWV lTafu]~Twv TO ~VOV TaTll
[TaTTJvJcEV&:LKVVTal Slooils [15] O'uoyL(EO'6Ul,Ws oV8E lTap Til
O'XTJ~TWVEXEL TO lTO'XELVaiJn1 KaL oLOOO6al. TOLS ~Ev
O'w~aO'l TOTOlS E~ hpou O'xfI~aTOS hEpoV O'xfi~a &:XO~V I
Txa dv TlS OlwalV yOl YLyvEO'8Ul nlV TOU O'xfI~aT
~Ta/30i)v O~wvu~OV nlV OLwalV dval
yWV' Tfjs SE 1l
oV8Ev [20] O'xfi~a EXOO'TJSoV8E ~yE60s lTWs dv TlS nlV T
O'Xl~aTOS OlTwaouv rrcpoootcv
OLwalV dVUl Kv O~WVIl(&
yOl; El TlS ow EVTaOOu TO v6~41 XPOli) KaL T aa V~41Y(II
T4i nlV q,OOlV nlV imOKEL~VT]V~T)SEv oVrWS EXELV, Ws VO~L(ETal
OUK v aTOlTOS ElT) TOU yOU. 'A lTWs [25] EXEL, L ~TJSE1 I
Ws O'Xl~aTa pO'KEL; 'A' EXEL EV&:l~lV T] im66EO'lS Ws olv 1
Tfjs lTa6das
KaL Tfjs olov L8Wlv ou rmpvron.
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lTO'XELV aiJn1v <f>pEO'6Ul,OLOV Tav ~T)palVO~VT]V nlV au'ri)l'
lTUPOU~VT]V
KaL irypalVO~VT]V, veu~OWVOUS KaL T ~fls <<KaLTO
Mpos KaL 8aTOS ~oP<t>s&:xo~VT]v. To yp KaL Ts Mpos 1(0\
8aTOS ~oP<t>s &:xo~VT]v lTa~~vEL ~EV TO lTUPOU~VT]V1((1\
VypalVOjlVT]V,ST)i.
[35hE VT<i>~op<jxls&:X~VT]v ou TO~E~op4>GxJ(XlI
alTlv, ' dval Ts ~oP<t>s Ws LO'fleov, T6 TE lTUPOU~VTJV
O\J
KUpLWSElpflO'eal, ~ov lTUp ylVO~VT]V' ou yp TO aUTO TT I'
yLvEO'6al KaL lTUpoOOeal' brr' aou ~EV yp TO lTupooo6al, EV (ri
KaL TO lTO'XELv' S' [40] aITo ~pos O'TLlTupOs lTWs v lTUpoLTCl,
TOlODTov yp v ElT), otov El TlS Sl TOU xaKou TOV VSplVTCI
yOl lTEq,olTT)KVUl, L TO rrp Sl Tfjs T)S yOl KqWpT)KVOI
KaLlTpOO'Tl lTUpWaal. "ETl, L yOS lTpOO'lWV,lTWs v lTUpWaH(V.
"H el O'xfi~a; 'A TO lTUpo~EVOVim' ~q,oLV [45] T)ST).ITWs 0711'
im' ~q,oLV ~i) vOs E~ ~q,oLV YEVO~vou; "1-1, Kv EV YEv6~EV li,
OUK v lOlS T lTfu] Ex6VTWV, lTpOs aa lTOLOVTWII
"Ap' ouv ~q,oTpwV lTOlOVTWV;"H eaTpoU STEpoV lTapxovn

457

I ADI, III 6,12

PLOTINI

pur rimanendo impassibile, cerca un eseI?pio di partecip~zione


sibile!", poich in altro modo non era facile mostrare quali cose~
11.1 I lido Ia loro presenza, conservino inalterato il soggetto: e cosl egli
I' II'Iione nuovi problemi tendendo ai suo scopo e vuole [10].m tal mod?
111' rrare che le cose sensibili sono vuote di realt sostanziale e che il
li 11' dell' apparenza e molto vasto. Supponendo ..che Ia materia
I,,"dllca le passioni nei corpi animati mediante le sue figure, ma senza
1'1 IIV Ire nessuna di quelle passioni, egli dimostra Ia permanenza della
I 11(1 ria e ci permette [15J di condudere
che da quelle figu.re ess~ non
I, r V
n passione n alterazione. Infatti riguardo a qU~1 corpl. che
" vono una figura dopo un' altra si potrebbeforse parlare di alteraz~o~e,
lu.unando alterazione il mutamento di figura, ma solo per omonirma;
11 c (e se Ia materia non ha [20] n forma n grandezza, come si poI' Ilhe' dire, anche per omonimia, che Ia presenza di una fi~ura e
lI!' azione? E se qualcuno dicesse che il colore e per convenzione e
1110 per convenzione
le altre qualitl84, poich illoro substrato non
I" 1 iede nulla di cio che si crede, egli non sarebbe fuori st~a?a con Ia su~
I, I . Ma come [25] da materia> possiede <queste qualit>, se non SI
1101 nemmeno che essa le possieda come figure?
Tuttavia, il paragone <r~lato~ico> dimostra, per quanto ~ possib~e~
I 1111passibilit <della materia> e ra presenza solo apparente di immagini
I ilmente non presenti.
E bisogna insistere sull'impassibilit della
111Ii 'ria e insegnare come per l'abitudine
dd linguaggio [30J si sia
1,,"lati a crederla passiva come quando si dice che essa e disseccata,
11.1" cata, inumidita, e che bisogna riflettere anche a cio che segu~:
I su riceve le forme dell'aria
e dell'acqua!". Infatti Ia frase essa nv le forme dell' aria e dell' acqua attenua le parole: essa e infuocata
uurrnidita; poich e chiaro [35] che le parole ricevere le ~orm~ non
'IHliono dire che essa e informa ta, ma che le f?rme sono m le~ come
ro entra te. E infuocata non e detto m senso proprio, ma
"llIttosto vuol dire che diventa fuoco: perch non
Ia stessa cosa
liv ntar fuoco ed essere infuocato. L'oggetto infuocato e tale per un
,111
e in esso c' anche una passione; [40] ma come potrebbe essere
I"f\locato cio che e una parte del fuoco? Sarebbe come se di cesse che
I tatua scorre attraverso il bronzo chi dicesse che il fuoco scorre
ru averso Ia materia e Ia infiamma. E poi, se cio che si avvicina <alIa
11I.11 ria> e una ragione, come Ia renderebbe
infuocata? E se esso e una
11 ura? Ma cio che e infuocato deriva gi da due <termini>. [45]
orne dunque da due, se dai due non deriva una cosa sola? E se
1111he il prodotto
e uno, <i due termini> per non patiscono l'uno
,/ rll'alrro, ma agiscono su altre cose. Allora agiscono ambedue?
No l'uno impedisce all'altro di fuggire.
Ma' quando si divide un corpo, per quale motivo anche da sua
"'11

"'11,1

I..

458

PLOTINCI

1111qnrydv. 'A>:>':rcv 8laLpEefj Tl oWlla, lTWs ou KaL alTf} 811)PllTOl,


KaL lTElTOveT<>S[50] KlVOV T4} 8l1Jpfio6aL lTWs ou KaL alTf} T
aIT4} TOT41lTaO!1llaTl lTlTov6Ev; ~HTL KWE:lT4} aIT4} Mr41 TOTCI'
KaL <t>&l.paLrOVTas lTWs <P6apVTOSTO mIlllaTOS OUKE<t>6apTol,
"ETl M:KTOV TOOV& rp dVaL KaL IlrE60s dval,
T4} 8f Il~
IlEr6E:l OOOET IlEr60vs lTe" yyLrvm6aL KaL [55] J.JlS 811 Tq
1111OWllaTl 1l118ET oWllaTOS lTe" rLyvm6aL d , WaTE OOOl lTae"nl"
lTOLOOOlKaL oWlla OVYXWpEL
roonv alTf}v dval.

13. "Ert BE KKEI.VO moTfioaL aIToUs rrpooncet,


lTW
rOlxn <f>Eynv ailTf}v TO E1Bos' lTWsrp v i60vs -T lTEplaj36VTC1
aimv - KaL lTTpaS <t>yOl;Ou rp 811 lTOTE IlEV <f>Eynv, lTOTE
1111<f>Eynv <t>loOlxnv. El rp (3ovlon [5] airrils <f>ErE:l,8l T(
OUKl; El BE vrK1'J IlVE:l,OUKEOTlV TE OUKv d&l Tlv. onv
'A TO 1111TO aUTO dBos d LoXnv KoTllv llV (llTllTOI'
Tf}v al.rtcv, Kal v TOI.Selctoxn llov. TTWsODVrETaL <t>ErElV,
il 1iJ aUTfis' <t>on Kal l' TOTO BE Tl v dll il 1l118lTOTE[JO!
aUTfis E-ClOTaIlV1lv OTWS Exnv TO E1Bos Ws Il11BlTOTEfXnv; ~
Tl XploovTal T4) ixj>' aVTwvb M:rOIlV41 oux ECOOOlV.' H
lTo8oxf} Kal TlO!1V1l rEVOEws lT01ls. El rp lTo8oxf} KO\
TlO!1V1l, 11 8f rVEOls o auTfis, TO 8f oLOIlEVOVE-V T,
rEVOE:l, rrp rEVOEWS ODaa [15] dll v xcl rrp OlWaEWS' ~
TEc VlTo8oxf} KaL ETl 11 TlO!1V1lTllpEl.V v C>E-OTlVd lTae'j ODaav,
Kal TO v ~ rrLVIlEVOV EKaOTOV <PaVT(ETaL Kal lTlV E-KE'L81'
ECE:lOl KaL Xwpav E1VaL Kal E8pav. KaL TO M:rIlEVOV 8f Ka\
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KEI.VO,>.M Tp6lTOV ETEpoV (llTEI.. TLs ODV oVrOS; 'ElTn811 1T)1'
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KEI.Va KaL aVTWS aVIES -, vrK1l 8" aUTf}v T4) TP4l TOT<t1
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KaL TOTOVllOlpov Els olceloxnv Elval. OTWrp v Tpa rrdvrn
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&1. [30] KaL dOlVTWV Tf}V aiJTf}v IlVE:lVKal ClVTWVlTae'j, '(vu

459

I ,0.1>1,m 6, 1213

I II > non viene divisa? E se esso per questa divisione patisce, [50]
II1 non sar anch'essa affetta da quelia passione?
I ,he cosa impedisce di affermare con 10 stesso ragionamento
anche
,11 truzione della materia? Perch mai Ia materia di un corpo non
I1( hbe distrutta, quando il corpo fosse distrutto? E poi bisogna dire
11111 orpo ha una quantit ed una grandezza: ma Ia materia, in quanto
111 una grandezza, non possiede alcuna affezione della grandezza e,
I ! rn generale, non essendo un corpo, non possiede alcuna affezione
I I. irpo; sicch coloro che Ia fanno passiva devono ammettere anche
111e-s a e un corpo.

!La materia

e anteriore

al divenire e all'alterazione]

I': poi conviene che ci spieghino in che senso dicono che essa fugge
lurrna; ma come fuggirebbe le pietre e i sassi che Ia racchiudono?
110 non diranno che essa talvolta fugga <Ia forma>, talvolta no. E se
,I vorr [5] fuggirla, perch non sempre <Ia fugge>? E se vi rimane
I necessit, non c' momento
in cui essa non sia in una forma. DeI
I1 (I poi che ogni materia non possiede sempre Ia stessa forma bisogna
I, ar Ia causa, piuttosto
nelle <forme> che entrano.
1~come dunque si dice che essa fugge <Ia forma>l86? Forse per Ia sua
I. sa natura e sempre. E cio che cosa significa se non che essa non esce
" 11/10] da s e possiede le forme senza mai possederle'F? AItrimenti
1"'11si potranno interpretare queste parole <di Platone>: TI ricettacolo
11nutrimento del divenire universale!".
Se essa ne e il ricettacolo e il
11\11 rimento, il divenire e diverso da essa e nel divenire sono le alterazio", fi erci essa e anteriore al divenire [15] e ali' alterazione. Ricettacolo
nutrimento significano che essa e impassibile, elo stesso <significa'" Ifrasi>: cio in cui entrando appare ogni cosa e da cui a sua volta
( ,'89 e illuogo e il sitO'90.
uesta espressione anche se corretta in luogo delle forme, non
111I1
dire che Ia materia sia passiva, [20] ma richiede un altro modo <di
I' 111 cipazione>.
Qual e questo?
Poich e necessario che questa natura di cui parliamo non sia
vuno degli esseri, ma rifugga ad ogni reale essenza e sia deI tutto
I1-crsa - quelie essenze infatti sono le ragioni che sono realmente -,
I" IIgna che essa, in quest'altro modo, conservi [25] e salvi quella <na1111,1che ha ricevuto, non soltanto non ricevendo gli esseri, ma anche,
,,' de si accosti> una loro immagine,
rimanendo
incapace
di
I'wopriarseIa. Perci essa e del tutto diversa; se essa albergasse in s
11111forma diventerebbe
diversa in sua compagnia, perderebbe
l'esser
1111 li altra e pi non sarebbe
illuogo di tutte le cose e il ricettacolo di
Ill.aI iasi cosa. Ma e necessario [30] che essa, quando le cose entrano,

460

PLOTINII

KaL dC7LU Tl E-L ds airriW KaL LU. EtC7lC7l 811 TO dC7l0V lOONlI
V KaL ds OK T)6lVOV OK T)6s. 'tApo ouv T)6Ws; KaL rr
~ lJ.T)oolJ.Ws 6lJ.lS T)6das IJ.ETXlV 8l TO rJJOOos dVaL; 'tApu
OUV rJJn&Js ds rJJOOosEPXETal KaL [35]lTapalT-ftC7l0V r(VETal otm
KaL ds TO KTOlTTpoV. el P4>TOgT d8wa TWV VOplIJ.VWV KU
WS' Vopq KLva; KaL rp el VTaOOa VOlS T VTa. OWI
v oOOva xp6vov cPaVLT) TWV vi)v V ata6T)T{j) pllJ.vwv. To I.l I'
OUV KTOlTTpoV VTaOOa KaL airro [v)pTal h. EC7Tl rp KaL airr
[40] dSs Tl' K1 SE o8E:v dSos V airro IJ.EV OX pTal i. l I
rp airro rrprepov
Ka6' airro pC76al' TOlODT6v Tl lTaX I
otov KaL 11P <PwTla6ts cPavTtS C7Tl KaL TT. Tl KaL av 11
TOU <PwTlC7efiVaL OX wpTO. TairrlJ ODV T IJ.Ev V rcts KaT6lTTpoI
O maTETal
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~TTOV. Tl [45] pTaL TO V ~ aTl KU
IJ.Vl IJ.EV airr6. T SE lTpXETal' V SE TfI U OX pTaL ail1l)
OUT Exoooa OUT avu Klvwv. El 8l r ~V IJ.VlV T cj>' (rll
lTT)poDTaL T KTOlTTpa KaL aT 1J.11wpTO. OK v 1J.11dvCII
T)6lV 'limaTlIhl
T VOpWIJ.Eva. El IJ.EV OUV EaTl Tl V TLS {501
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ou

461

I AllI,1Il6.13-14

identica, ed impassibile quando escono, affmch qualcosa


mpre entrare ed uscire. Cio che entra in essa vi entra come
1111,1 ine, come cosa non vera in una cosa non vera.
I' I i <vi entra> veramente? Come cio e possibile, dato che non e
IIII('S o affatto a tali cose di partecipare della verit, essendo esse Ia
.1 menzogna? Dunque esse entrano in questo essere menzognero
"1111
in modo menzognero? [35] E vi si trovano, come in uno spec11" i riflettono le immagini delle cose finch vi si riflettono? Se
111. lU si togliessero via gli. esseri reali non ap~~rirebbe
pi n_essun~
1 li, ( se che si vedevano prima nel mondo sensibile, Lo specchio pero
"I ancora, poich esso e [40] una forma; ma Ia materia invece non
.1 poich non e una forma, altrimenti bisognerebbe, anche prima,
,"li in se stessa; ma essa e in certo modo paragonabile all' aria Ia quale
I1 i vede, neanche quando e illuminata, poich nemmeno quando
111 ra illuminata era visibile. Perci non si crede che esistano <i
fi, i> negli specchi o ci si crede ben poco, [45] poich <10 specchio>
111 ssi sono si vede e sussiste mentre essi spariscono. Ma Ia materia
1111 i vede in se stessa n mentre possiede quei <riflessi>, n senza di
" 11i_Se potessero sussistere <quei riflessi> che riempiono gli specchi
'Illt"d non si vedessero, nessuno diffiderebbe della realr dei riflessi
Ivi si vedono. Se, dunque, il riflesso negli specchi qualcosa, [50]
,1\1 pure qualcosa anche le cose sensibili nella materia; ma dato che
11 non e, ma soltanto sembra essere qualcosa, dobbiamo dire che 11
11., materia e solo apparenza, e assegneremo Ia causa dell' apparenza
111 osranzialit degli esseri reali, della quale quegli esseri partecipano
urpre realmente, mentre i non-esseri non vi partecipano realmente;

I IlI non possono avere il modo di esistenza [55] che avrebbero se essi
rro e l' essere non ci fosse'".
11 rn

,I

{L'assoluto non-essere non pu unirsi all'essere]


( .he dunque? Se <Ia materia> non ci fosse, nulla sussisterebbe?
N mmeno il riflesso esiste se non c' 10 specchio o qualcos'altro di
11111 _ Infarti una cosa che per natura esiste in un'altra, non si produce
'li 11I 10questa non c' e: poich Ia natura dell'immagine consiste nell' es1 in altro!". Se qualcosa derivasse [5] dagli esseri reali, anche senza
1 in altro esso sarebbe. Ma poich quegli <esseri> rimangono in se
I, ' necessario, s' essi vengono riflessiin altro, che ci sia qualcos' altro
I" rppresti il luogo a cio che non vi discende, ma che piuttosto per Ia
I11 1'" senza e audacia e quasi per Ia sua esigente povert [10] fa vio111 I per afferrarli, ma viene ingannato e non li afferra, sicch rimane
IlIp'
in povert e sempre va mendicando.
N( n appena Ia materia esiste, il mito <platonico> ce Ia presenta
I rull ante'",
mostrando COSI che Ia sua natura e priva di bene. Colui

462

PLOTIN()
I AI)I. III 6.1415

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463

VIImendicando non esige <tutto> cio che possiede il donatore, ma


e 111 tenta di cio che pu ricevere: cio il mito vuol anche dire che le
111 IHiniche appaiono in essa sono diverse <da cio che e reale>, TIsuo
'111
Penia> [15J e di cosa mai sazia'". E che s'unisce a Poros vuol
I \ 11 essa si unisce non alI'essere e alIa pienezza <del reale>, ma a
I' I 'I' ta industriosa, cio a una sapiente combinazione delle apparen, I

Non e possibile che cio che e ai di fuori dell'essere non partecipi


dell'essere; difatti [20J Ia natura dell'essere e di produrre degli
I II Per l'assoluto
non-essere non pu unirsi all'essere; ne deriva
\ 10 fatto strano: che esso pur non partecipando
<dell'essere> ne
I le l ipa e trae ogni cosa come dalla sua vicinanza ad esso, bench per
11.\ natura non possa, per cosi dire, amalgamarsi con esso. Cio che da
1II II > ha ricevuto fugge via come da una natura estranea, [25J come
, " Iugge via da luoghi lisci e piani; e poich il suono non vi rimane,
r uumngina che esso ivi sia e di 11<venga>, Se essa partecipasse <della
'11" I e Ia ricevesse cosl come quaIcuno potrebbe credere, da forma>
111 I r rebbe in essa e vi rimarrebbe
come assorbita, Ma e chiaro che
I 1\ n vi e assorbita,
ma e rimasta Ia stessa poich non ha ricevuto
ti 1.1 ,/30J essa arresta Ia progressione -cdegli esseri> come una superficie
I urnanda <i raggi>, e come ricettacolo di tutto cio che vi discende
I I mescola, simile a quelle superfici lisce che poniamo di fronte ai
II \ on 10 scopo di accendere del fuoco: o come quando riem piamo dei
I rl'acqua, affinch Ia fiamma solare, impedita dall'acqua che le si
1111 ippone, non I'attraversi,
ma si concentri all'estemo. In questo
II Cl da materia>
diventa causa [35J della generazione e in questo
"" 10 esistono le cose che hanno in essa Ia loro esistenza.

111110

1IA materia non possiede di suo nemmeno una menzogna]

Ma per gli oggetti che concentrano

su di s il fuoco del sole, in


accolgono in s quell'accensione da un fuoco sensibile, avviene
\I
inno sensibili essi pure. Perci appar <chiaro> che estemi sono <i
I che vi s'incontrano,
[5J che sono contigui e vicini e si toccano e
I, dite sono le loro estremit. Ma nella materia Ia forma ha un altro
,,111 di essere esteriore. Basta Ia diversit della sua natura, Ia quale non
I I igna di un doppio limite; anzi, Ia materia, estranea ad ogni limite,
I I, ua eterogeneit
con l' essenza e per Ia nessuna affinit con essa
II II
glie aIcuna mescolanza. [10 J Se essa rimane in se stessa, Ia causa
111 I f 'Ito che cio che entra in essa non gode di essa come non gode essa
, " he vi entra: alIo stesso modo, le opinioni e le rappresentazioni
'11
mescolano all'anima, ma ciascuna se ne va sola come e non
II 111 10 con s alcunch n lasciandovi nulla poich non era mescolata
11' "lima>; e Ia forma e esterna <alla materia> non [15J perch si
111111

464

PLOTINII

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TO ToD OyKOU I1ya I1VELV KEl. El I1VTOL oyKOS oVr
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465

I 111,1116, 15-16

u di essa e si possa vedere diversa dove si trova, ma perch u


I I Io le distingue. La rappresentazione dunque
nell' anima come
11 I I III ma l' anima non e per natura immagine; anche se molte volte
11'1' h~ <Ia rappresentazione> Ia cond~ca dovevuole; r~n~a per
I
rve non diversamente dalla forma nspetto alla matena o in altro
.1,1malogo; n Ia rappresentazione pu nascon~ere [20] <1'anima> ~
.11 spesso respinta dagli atti propri <dell'anima>; neppure se s~
Il'anima intera potrebbe far sl che essa restasse nascosta ~ s~
I I
in una qualche immagine: l' anima infatti possiede in ~ o~raZlo~
I.Uli contrastanti, colle quali respinge -de rappresentaztom> che SI
I I. 111
rano.
I Ia materia, che per potenza
molto pi debele dell' anima e non
/ / in s nessun essere e nulla di vero, ~emmeno una me.nzogna
I 1111
nte sua, non pu per il suo completo Isolamen!o appanre, ~ se
" causa dell' apparire delle altre cose, essa non puo nemmeno dire:
, .1110qui, ma se mai una profonda indagine Ia scopr~ <~epara?dola>
1I iltri esser, subito si presenta separata [30] da tutti gli essen e dalle
1'1' 11-nze posteriori; essa per si estende a tuttele cose e, come sembra,
I ompagna e anche non le accompagna.

11a matria non possiede n forma n grandezza]


lIna ragione venendo in essa le d 1'estension~ che vuole, !a rende
11111e riveste di per s di Grandezza <Ia rnateria> che non e grande
11mmeno 10 diventa: infatti Ia grandezza che e in lei sarebbe Ia
I IIld zza in s. Se si eliminasse questa forma, [5] il sostrato n sarebbe
Ili parirebbe grande; e se l' essere che e grande e un uomo o un cavallo,
I n Ia forma del cavallo entra <insieme> Ia grandezza del cavallo,
11 ndo il cavallo se ne va insieme Ia sua grandezza. Se si dicesse che
wullo consiste di una mole materiale di una determinata grandezza
" questa rimane dopo [10] con Ia sua grandezza, noi risponderemo
11 I10n Ia grandezza del cavallo, ma quell~ della massa ri~an.e. E se
I1 ta massa e fuoco o terra, andandosene il fuoco se ne va insieme Ia
111111
zza del fuoco, e cosi si dica della grandezza della terra. La
I Itl I ia, dunque, non possiede n forma n grandezza; se no, dal fuoco
'li v -rrebbe altra cosa, [15] ma essa rimarr fuoco pur essendo nonI' li li. Poich attualmente <Ia materia> e diventata cosi grande da
IIIhrare grande come il mondo, se il cielo e tutte e ~ose che esso
'1111ne cessassero d'essere, tutta Ia sua grandezza svanirebbe e na tu111I.nleanche tutte le altre qualit ed essa sarebbe abbandonata qu~e
,I O] non conservando alcuna di quelle qualit che prima era.no 1~
, Eppure ad alcuni oggetti tocca di patire per Ia pres.enza di. altri
ul, ed anche se questi se ne vanno, rimane qualcosa m quelli che
111I ricevuto.

466

PLOTlNII

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467

I AI)l. IIl6. 1617

I' r' non e cosl in quelli che non patiscono, come avviene dell' aria
11I prima Ia luce e presente e poi se ne va. E se qualcuno si stupisse
I, , . a sia grande, pur non possedendo [25] Ia grandezza, e calda, pur
'" possedendo il calore, non <ditemo> che l' essere della grandezza
'11 10 stesso della materia poich Ia grandezza e immateriale come Ia
111111. E se noi vogliamo conservare Ia materia, <dobbiamo
dire che>
I tutte le cose per partecipazione;
ma una di queste cose e anche Ia
I uulezza,
Ai corpi composti dunque appartiene, [30] fra le altre qua11 Inche Ia grandezza, - non per separata <dalle altre> -, poich
111 11 Ia grandezza e inclusa nella ragione di un corpo. Ma nella materia
,,'11 c' nemmeno questa grandezza separata: essa infatti non e corpo.
,

I La materia non

e grandezza]

Nemmeno Ia materia e Ia grandezza stessa. Infatti Ia grandezza e una


I lima, non un ricettacolo, ed e Ia grandezza in s, non grandezza
II I rminata. Ma poich Ia forma posta nell'Intelligenza o nell' anima [5]
uole essere grande, essa ha concesso a quegli esseri che, per illoro
I. iderio e movimento verso di lei, desiderano imitarIa, di rivelare Ia
l.uo disposizione in altra cosa <cio nella materia>. La grandezza,
llorch l'imrnagine procede <dalla forma>, accorre e fa correre <con
. cio che nella mate ria e privo di grandezza proprio verso quella meta,
'111 verso Ia grandezza e per mezzo di questa distensione Ia fa apparire
r.mde, bench essa non sia riem pita <dalla grandezza>. [10]
Questa infatti e una falsa grandezza, in quanto, non potendo
l'llssedere Ia vera grandezza si tende verso di essa e per questa distenume diventa estesa.
Poich tutti gli esseri producono un riflesso di s in altro, ciascuno
,11 ssi come rale e grande e Ia loro totalit e grande nello stesso modo.
11 I La grandezza particolare di ciascuna ragione <seminale>, per
mpio quella di un cavallo o di un altro animale, concorre con Ia
I randezza in s; e cOSIda
materia> diventa grande nella sua totalit,
I'( rch illuminata dalla Grandezza in s, ed ogni sua parte ha Ia sua
'1 mdezza. Tutte queste parti appaiono
insieme, fuori della forma
uunle, a cui appartiene Ia grandezza, e fuori di ciascuna <forma
1,.1rticolare>; da materia> in certo modo si estende verso Ia forma totale
v rso tutte <quelle particolari> [20] e viene costretta ad essere in
que ta forma e in quella massa, quale l'ha fatta Ia potenza <delle forme>
II r Ia quale cio che di per s e nu1la e tutto.
.
E come per questo apparire anche il colore, che nasce da cio che non
colore, e Ia qualit sensibile, che nasce da cio che non e qualit,
.,11 .ngono Ia stessa denominazione delle forme, COSIanche Ia grandezza
111'rivada cio che non e grandezza [25] o da una grandezza omonima,
~ ndo quelle forme considerate intermedie tra Ia Materia in s e Ia
I

468

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111,1

469

11I.III6,1718

in s. E <e grandezze> appaiono, poich <derivano> dall'intel-

1,11 , ma ingannano, perch cio in cui esse appaiono non esiste.

una cosa e determina ta in grandezza perch viene stirata dalla


,I lle forme che vi si riflettono e vi si fanno un posto, e viene stirata
I11I isensi senza violenza, [30] poich essa completamente materia.
"t osa Ia distende secondo Ia potenza che possiede e che ha
1111I Ielligibile. Questo e cio che fa della materia una grandezza, in
I" che essa appaia grande all'immaginazione, e questa grandezza
1'" essereimmaginata e Ia grandezza sensibile. La materia in cui <si
, questa grandezza>, e costretta a concorrere e si offre insieme tutta
" unque: [35] essa infatti e materia che appartiene a una certa cosa,
, 111>0 essendo questa certa cosa; e cio che non e <determina to> di per
t'"O diventare anche il contrario per opera di altro, e diventato il
1111 .irio non e pi quello; <altrimenti>
sussisterebbe.

I1A materia

e un luogo per tutte

le forme]

, per supposizione, qualcuno avesse Ia nozione della grandezza e


nozione non solo avesse Ia potenza di rimanere in se stessa, ma
anche in qualche modo portata all' esterno dalla sua potenza, e
, 10 rliesse in s una natura che non fosse nell'intelligenza
e non avesse
una forma n traccia [5] alcuna di grandezza o di altra propriet, che
, .1 farebbe con questo potere? Non un cavallo, n un bove; queste
altri le faranno. Ma, poich egli deriva daI suo grande Padre,
I" lI'altra cosa non potr accogliere Ia grandezza, ma ne avr <solo>
I uunagine. Ad essa, cui non toccato di essere [10] Ia Grandezza in s,
'li rirnane che apparire, ndle sue parti, pi grande che possibile: e cio
II1 mancare mai, non disperdersi
in parti molteplici in luoghi diversi,
I ( onservare omogenee le parti e non essere assente a cosa alcuna. In
111.' piccola massa l'imrnagine [15] della grandezza non potrebbe
tolI 1,11 e I'eguale poich esso appartiene alla Grandezza <in s>; ma a
, I onda che essa desidera,
con Ia sua speranza, di raggiungere Ia
,I .mdezza in s, essa se ne avvicina quanto e possibile, accompagnandosi
11.1 materia che essa non pu abbandonare, e rende grande cio che non
I ande, e che non appare tale, nonch cio che nella massa appare
I ande. Eppure <Ia materia> conserva Ia sua natura, [20] servendosi di
III( sta grandezza
come di vestito di cui rivestita, poich va di pari
I"
o con Ia grandezza che procedendo Ia conduce con s; se cio che Ia
11 '( ste sparisse, essa rimarrebbe
Ia stessa, quale era in s dapprima,
'\lpure quale Ia rende Ia forma presente in essa.
lnfatti l' anima che possiede le forme degli esseri, essendo anch' essa
1111.1 forma, [25] le contiene in s tutte insieme; e poich ogni forma e
11111 a in se stessa, l' anima vedele forme delle cose sensibili in quan to esse
uvolgono verso di lei e a lei s' avvicinano; essa non pu accoglierle con
I'

ta

470

PLOTINII

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471

I 111,1116,18-19

II cstensione, ma le vede prive di massa, poich essa non pu


111.11altra da cio che e. La materia, non presentando [30J alcuna
I 11'-:
I, non ha attivit poich e un' ombra, e attende di subire ci~ che
II 'Rente vorr. Questo essere dunque procede~do dalla ragl~:me
11I bile contiene Ia traccia di cio che deve generarst <nella matena>;
111' Ia ragione, per cosi dire, si muove tra le rappresentazioni
lnumaginazione, il movimento che ne deriva e divisione,.oppure se
111
nunesse identica ed una, non si muoverebbe, [35J ma rirnarrebbe
111111111
. E poila materia non pu, comeI'anima, accoglierein stutte
'11111insieme, altrimenti sarebbe una di quelle; e necessario invece
.r le accolga tutte, ma non indivisibilmente. E necessario che essa,
II 10unluogo pertutte de forme>, si muova evada incontro a tutte
11all'intero spazio'", [40J poich essa non
rinchiusa in uno
111.ma e a disposizione di cio che deve formarsi. Come dunqu~ una
IIII t, ntrando, non ostacolerebbe le altre che non possono coesistere
I. 111?
1I I h nessuna forma e stata Ia prima, oppure, se essa c' stata, e Ia
111.1
dell'universo; sicch essa com prende insieme tutte le forme e
I una in particolare: infatti Ia materia del vivente si divide [45] nello
11tempo in cui si divide il vivente; se no, non ci sarebbe nulla oltre

1\

rone.

I1 ~I materia

e perennemente

sterile]

I ( cose che entrano nella materia come nella loro madre'?", non Ia
uieggiano n le arrecano vantaggio. Nessun urto le viene da esse,
11I nlle une dalle altre, poich le forze <agiscono> sui contrari e non
111.11substrato, purch non si considerino [5J i substrati con le loro
f, Ill1le> inerenti. Cosi il caldo distrugge il freddo, il nero distrugge il
111o, oppure mescolandosi producono una terza qualit. I t~rmini
I'
I mescolano patiscono; patire per essi e non essere pi CIO che
11111,
Anche negli esseri viventi le passioni riguardano i corpi quando
I 1.1.giunge un'alterazione dipendente dalle qualit [10] e dalle forze
1'1.Iinerenti; e in quanto le combinazioni <delle qualit> si dissolvono,
.uupongono o si cambia no contro Ia loro naturale costituzione, le
ioni sono nei corpi, ma nelle anime giunge soltanto Ia conoscenza
I\' piu forti; altrimenti, esse non le conoscono. Ma Ia materia rimane
1i Ir sa>; [15] essa non patisce alcunch quando il freddo se ne va e
l'l.lngiunge il caldo; l'uno e l'altro non sono per essa n arnici n
.lIl i.
'11 h il suo nome pi conveniente e ricettacolo e nutrimento!";
I I detta anche in certo senso madre, poich non genera nulla.
1IIIIruche essa sia detta madre da quanti [20J pensano che Ia madre
11p sto della materia rispetto agli esseri generati, in quanto essa
I

472
IJ.VOV, oUSEv

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ma nulla d agli esseri generati"; poich Ia sostanza deI


rato deriva daI nutrimento. Ma se Ia madre d qualcosa di s
I( generato, vuol dire che essa non
materia, ma forma: soltanto
11111
feconda, [25] l' iltra natura e sterile.
10, io credo, anche gli antichi sapienti volevano alludere a cio
1I oscuri segni dei loro misteri allorch rappresentavano
Ermes,
11, on un organo generatore sempre in attivit, mostrando
COSI
I 11 eratore delle cose sensibili ela ragione intelligibilee designando
11111 della ma teria che rimane sempre Ia stessa [3 O J con gli eun uchi
I' ( ondano Ia dea. Essi infatti considerano Ia materia madre di tutte
Ia chiamano con questo nome perch concepiscono queI
Il,io come substrato, e scelgono questo nome per mostrare cio che
I" 'li , e cio per dimostrare che essa non e deI tutto simile a una
I1 ,ll coloro che [35] desiderano conoscere con pi precisione e non
I fi ialmente in che modo <essa sia madre>, essi hanno dimostrato
11IIIa lontano, ma quanto e stato loro possibile, che <questa madre>
I ,,11, ma non proprio una femmina, ma che femmina solo in quanto
, ma non in quanto pu procreare; questo significa il fatto che chi
I rvvicina non
n donna n individuo capace di generare, [40]
"cio perduto con Ia castrazione tutta Ia potenza generativa che
,'"lIene soltanto a colui che si mantiene maschio.

[4IJ}

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473

111,1116.19

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474

475

III 7 (45) TIEPI AION01: KAI XPONOY

( ) I:ETERNIT E IL TEMPO

I ",
1. Tv alwva KaL TOV xpvov hEPOV l)'OVTES KTC(I'
Elval KaL TOV IlEV rrepl n)v dl8LOV dval q,UlV, TOV SE Xp6I'1
rrepl TO )'lVIlEVOV KaL T6& TO rrv, atn-6ee-v IlEV KaL WorrEp T(U
Ti1s EVVOlas d6polTpQlS E1TLf30clS
Evap)'S [5] Tt rrcp' aUT I
rrepl atn-wv EV Ta1s Ijsuxals ~XHV rr60s VOlll(OIlEV)'OVTSI
dEL KaL rrup' QrraVTa 6vOll(oVTEs, ITHpWllEvol IlTJV ds ErrluTaCTII
aUTwv lval KaL otov EnUs rrpoaE6Elv rr!.v au Ta1s YVWIlOI
drropouVTES Ts TWV rraalwv drrO<j>uHsrrepl atn-wv aosb aC!
TXa 8E KaL[1O]~
Ts a&rs a(36VTES
rrLTOVrwv dvarraua!lm
KaL aihapKEs vOllluaVTEs, el ~XOlIlEV EplTTj6VTESTO 8oKOI
E~d~OlS ~)'HV, d)'amuaVTES drraaTTIlEea TOU(T'JTE1V~Tl TTP
aUTWV. EUPT'JKVal1lE-v OUV TlVas TWV dPXalWV leaL llaKapLull
q,lOO&PWv
TOT'JeEs&1 VOlll(Hv' TLVES8' 01.[15]TuXVTEs Ilt.UTU
leal. TTWsv leal llllv UVEalS rrepl TOTWV )'VOlTO, E1TLUI<ljsao8aI
rrpo<TJleH. Kal rrprepov rrepl TOU alwvos (T'JTE1v, Tl TTOT
VOlll(ouaLV
dVQl aTOv ol hEPOV TOU xpvou Tl6VTES ElvQI
)'vwa6VTOS )'p TOUKaT TO rrap&l 'YIla UTWTOSKal TO Tfj
dKVOS aUTOU, OV [20] 8TJ xpvov l)'Oualv
Elval, TX' v uacjX
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TO. El & TlS TTpOTOU TOV alwva &uaa6al
TOV xpvov ~
so-n <PaVTaU&l T'J, )'VOlT' v Kal TOT41EVTEU&V EIeEl Karc\
dvllVT')UlV E6VTl~ apa WIlOlWTO xpvos
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2. T(va ow rrOTEXPTJq,vQl TOV alwva dVQl; TAp )'E n)V
V~T'Jn)v anlv ootuv, WoTTEpv d TlS )'Ol TOV xpvov TO"
uUIlTTaVTaopavov leal KOOIlOVdval; KaL )'p au KaL TaTTjv n)v
8av ~UXov Tlvs, <PaUL,TTEPL
TOUxpvou. [5) Errsl )'p uEIlvTaT6v
Tl TOV aLwva dval <PaVTa(IlE6a KaL vooullEv, OEIlv6TaTOV SE TO
Ti1s VOT'JTi1sq,UEWS,Kal OUIe ~UTlV sl TTE"1v Tl UEIlVTEpov
rrOTEpovoUV- TOU 8' ErrKHva oUBE TODTOKaTTj)'oPT'JTOV
_ el
TaUTov
TlS ono uuv)'ol. Kal )'p au TE IeOOIlOS VOT'JT
TE aLwv[1O]TTEplEKTlK
~<t>w Kal Twva&rwv.
'A>J.:. Tav T ETE"pa'

av

1)11

ros' l'eternit?]
lido che l'eternit e il tempo sono cose diverse l'una dali'altra

Ia l'eternit si riferisce alia natura eterna e il tempo a ci che nasce

II til 111do sensibile, crediamo di avere da noi stessi nelle nostre anime,
111111I
amente e come per una certa subitanea intuizione del pensiehiara impressione [5] di queste due cose, e ne parliamo sempre
\I uominiamo ad ogni occasione. Quando poi tentiamo di procedere
1111I iro esarne e di avvicinarci di pi ad essi, siamo a nostra volta
,I,,, izzati dalie nostre opinioni; prendendo aliora in considerazione
II rrnazioni degli antichi su questo argomento, diverse talora, [10]
[or e anche, sotto forme diverse, simili, e arrestandoci
ad esse,
11I Imo che basti, se siamo interrogati, di riferirele loro opinioni e cosi
'11." fatti cessiamo di indagare pi in l su queste cose.
Bisogna credere certamente che aIcuni antichi e fortunati filosofi
1.I,I,mo scoperta Ia verit. [15] Giova per esaminare chi mai l'abbia
I unente raggiunta
e in che modo anche noi possiamo conoscerla.
I IItt utto bisogna esaminare che cosa sia l'eternit e che cosa pensino
li sa coloro che l'affermano diversa daI tempo: infatti, una volta
-uosciuta <l'eternit> immobile del modello, forse diventer pi
hl.ira anche l'idea delia sua immagine, [20] che si dice essere il temI ,I"', Ma anche se si immagina cio che e il temp~ p.rima ancora di ~v.er
1111mplato l' eternit, risalendo mediantela remimscenza daI sensibile
rll'uuelligibile si potrebbe rappresentare l'essere aI quale il tempo
I I miglia, ammesso che questo abbia una rassomiglianza con l' eter'"1 I

111' I.

I/.'eternit non

e l'Intelligenza]

he cosa dobbiamo dire intorno aIla natura dell' eternit? E forse Ia


,( a essenza intelligibile, come se si dicesse che il tempo e il cielo intero
II mondo?
E questa opinione sul tempo si dice che aIcuni l' abbiano avuta/?', [5]
1111ui noi immaginiamo e pensiamo che l'eternit sia un essere molto
'(" rabile, ma aItrettanto pensiamo della natura intelligibile: sic?
IIClIlpossiamo dire quale dei due sia pi venerabile. Ma non si pu dire
1" sto del <principio> che e aI di l <dell'intelligibile>;
perci si
1111 lude identificando <l'eternit con Ia natura inteliigibile>. Infatti il
mondo intelligibile e I'eternit contengono [10] ambedue in s le stesse

474

475

III 7 (45) TlEPI AIONO~ KAI XPONOr

111 (

II

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1. Tv alwva KaL TOV xp6vov hEpoV )'OVTES' KTP<I
dVUl KaL TOV ~EV lTEPL nlV l8LOV tvaL 4>OLV,TOV 8E XPVtII
lTEPL TO )'Lv6~EVOV KaL T6& TO rrv, ain-6&v ~EV Kal WalTEp TOI
TflS' EVVOlaS' SpowTpUlS' ETTLf30aLS'
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lTEpL ain-wv EV TaLS tjsUxaLS EXElV lT80s vO~t,O~EV )'OVTS I
d KaL rrup' alTaVTa VO~,OVTES'. rrElpW~EVOL ~Tjv dS' ElTlaTaOl1
ain-wv lvUl KaL otov E'Y'YUs lTpoO"ESELVlTLV ar, TaLS' )'vw~al
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L'ETERNIT E IL TEMPO

.,,1' cos' l'eternitr]

I lendo che l'eternit e il tempo sono cose diverse I'una dall'altra


.11 l'eternit si riferisce alIa natura eterna e il tempo a cio che nasce
.1111ndo sensibile, crediamo di avere da noi stessi nel1e nostre anime,
I" '111
unearnente e come per una certa subitanea intuizione del pensieI, I1l1a
chiara impressione [5] di queste due cose, e ne parliamo sempre
1I11 miniamo ad ogni occasione. Quando poi tentiamo di procedere
1111
loro esame e di avvicinarci di pi ad essi, siamo a nostra volta
1II1',lrazzati dalIe nostre opinioni; prendendo alIora in considerazione
I, di rmazioni degli antichi su questo argomento, diverse talora, [IOJ
1II forse anche, sotto forme diverse, simili, e arrestandoci ad esse,
., miamo che basti, se siamo interrogati, di riferireleloro opinioni e cosi
,I Iisfatti cessiamo di indagare pi in l su queste cose.
Bisogna credere certamente che alcuni antichi e fortunati filosofi
1,1,i:moscoperta Ia verit. [15] Giova per esaminare chi mai I'abbia
I Inrnente raggiunta
e in che modo anche noi possiamo conoscerla.
uzitutto bisogna esaminare che cosa sia l'eternit e che cosa pensino
" ssa coloro che l' affermano diversa daI tempo: infatti, una volta
'111sciuta <1'eternit> immobile del model1o, forse diventer pi
lIi Ira anche l'idea della sua immagine, [20J che si dice essere il tem1,"1'1'1. Ma anche se si immagina ci che e il tempo prima ancora di aver
.uuemplato l' eternit, risalendo mediante Ia reminiscenza dal sensibile
dl'mtelligibile si potrebbe rappresentare l'essere aI quale il tempo
I I sorniglia, ammesso che questo abbia una rassomiglianza con l' eter1111.1.

, I L'eternit non

e l'Intelligenza]

he cosa dobbiamo dire intorno alIa natura del1'eternit? E forse Ia


'a essenza intel1igibile, come se si di cesse che il tempo e il cielo intero
ti mondo?
E questa opinione sul tempo si dice che alcuni l' abbiano avuta2OO [5J
luutri noi immaginiamo e pensiamo che l'eternit sia un essere molto
'( 11rabile, ma altrettanto pensiamo del1a natura intelIigibile; sicch
11I11I
possiamo dire quale dei due sia pi venerabile. Ma non si pua dire
'1\1 sto del <principio> che e aI di l <dell'intelligibile>;
perci si
1111Ilude identificando <l'eternit con Ia natura intelligibile, Infatti il
111indo intelligibile e l' eternit contengono [10J ambedue in s le stesse
I

0\

476

PLOTINI

V SaTp!V 'rWIlEV -V T4) alWVl b -KElaSal, xnl TaV TO alWVlll


KaTl'l'rOpWIlEV airrw -l IlEV 'rp, ct>Tlal,TOV lTapa&L 'rllaTOS ct>OOI
fTiryxavev oooa alWVlos,-aO TOV alwva lTLv a 'rOIlEV, etV(l\
IlVTOl lTEPl KeLVTlV i1 V KelVU i1 lTapElvaL [15]KELVU <f>allll'
To SE oeuvv KTEpoV Etval TaiIT6Tl'lTa ou BTlol' Laws 'rp 111
xol T4) Tp!V airrwv rmp TOV TpoU TO aEIlVOV 'rLVOlTO. "H ,
lTEpLOXl T4) IlEV Ws IlEpWv faTal, T4) SE alwvl bllOV TO OV 00
Ws Ilpos, ' Tl rrdvrn T TOlaVTa ota alWVla KaT' airr6v. [20/
'A' pa KaT Tlv o-rdotv <f>aTOVTlv KEl TOV alwva etvOI
WalTEp VTavea TOV xp6vov KaT Tlv KtVTlaLv <Pa<1lV;'A' ElK6T
av TlS TOV alwva CTlT1aElE rrrepc" Tairrov TU aTaEl 'rOVT
i) oux lT.GlS',>J. TU aTaEl TU lTEPL Tlv ooluv. El IlEv yo/
TU crdoei Tairr6v,
lTpWTOV IlEv OUK[25} poVIlEV alwvLOv rTji
crdou-, WalTEpoUSETOV alwva alwvLOV' TO 'rp alwvLOV TO IlETXOI
alwvos. "ElTElTa l KtVTl<1lSlTWs atwvLOV; OTW'rp v KaL aT<1lIl()l
eLTl Eha lTWs fXEl
Tils aTaEWS fvvOla V airnJd TO d; AYhl
SE ou TO V xp6V4>, >J. olov VOOVIlEV, TaV TO tBlOV 'rWIl I'
El [JO} SE TU rs OUoLas aTaEl, fW lTLv a T aa 'rVTl TO
alwvos nornoouev. Eha TOV alwva ou uvov V o rdcst &1 VOOII
)J. KaL V VL' Eha KaL BLaTaTOV, 'Lva 1111 Tairrov fl xp6V41' ~
SE ordois OVrE Tlv TOV v OVrE Tlv TOV BLaaTTou fXEl fVVOlOl'
iv airnJ, ordois. Elrc TOV IlEV [35} alwvos KaTl'l'ropoVIlEV Tc'I
IlVElV v vt IlETXOl v ov aTaEWS, >..AOUKairrooTaLS Elll

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3. T v ov ELTlTOfITO, Kae' TOV KOOIlOVrrdvrn TOV h


alwvLOv 'rOIlEV KaL LBLOVdVaL, Kat TL l LBL6Tl'ls, ELTE TauTol
KaL alTl T4) alwvL, ELTE KaT' alTlv b atwv; "Apd 'rp' Kae' \'
Tl &1, >J. K lToWvaUVTlepolallVTlv [5}TLv V6TlaLV, i1 KaL cf>OOIl'
ELT' lTaKoou90ooav Tols KEl ELTE auvoooav ELT' VOplIlVT)I'
rrdvrn SE TafITa KdVTlV IlLav IlEV oiocv, lTo>J. SE BuvallVTlv KU\
lTo>J. oooav; Kol 'rE Tlv lToT)VBvallLV ElaaepTaas KaT 11 \'
TqBL TO otov lToKEtllEvOV 'rEl oocv, EtTa KLVTlalV TOfITO, KOO
[lO}(W11V bpQ, Eha aTalv
TO lTVT1'looaTWS, eTEpoV SE u
rcrv, rcrc bllOV ~v. OTW BT) KaL awgeLS lTLv a Els I
bllOV dVaL CWTJV1l6VTlV, V TOTOlS Tlv TEp6Tl'lTa aooTdas KCJ

r,

477

I ,,1)1,1117, 2}

M, quando noi diciamo che l'una e posta neli'altro e quando


.lichiamo l'eternit dell'essere intelligibile, - dice infatti <Platone>
I I natura del modelio e di essere eterna/?' -, noi veniamo ad afferI 111 he l' eternit e altra cosa <dalla natura intelligibile>, poich essa
uuorno a lei, o in lei, o presente a lei. [15} L'essere ambedue auguste
,1\ prova Ia Ioro identit; perch forse il carattere augusto dell'una
I IIV,I dali' altra, E poi nell'una le cose sono contenute come sue parti,
\ I IIt11'
eternit il tutto si trova intero senza dividersi, poich tali cose
I ssa sono tutte eterne. [20}
B. ogna dire che l'eternit consiste nelia quiete intelligibile, cosi
"11 si di ~ che il tempo quaggi consiste nel movimento? Ma si
I .11 .bbe anche ricercare se l' eternit venga fatta identica alia quiete in
" o assoluto, o alla quiete che appartiene ali'essenza. Se e fatta
I IItica alla quiete, non potremo pi dire, [25} anzitutto, che Ia quiete
I ma, come non diremo che l'eternit e eterna: poich e eterno cio
I" partecipa dell'eternit. E poi, come il movimento sarebbe eterno?
" COSI esso sarebbe stabile. E ancora, come Ia nozione di quiete
'111 rrebbe in s Ia nozione di perpetuit? Non parlo <della successione
ulmita> nel tempo, ma di quella a cui pensiamo, quando parliamo di
ipetuit. [JO}
'c <l'eternit> e fatta identica alia quiete dell'essenza, dovremo
nunettere che gli altri generi <dell'essere> siano fuori dell'eternit.
I~poi bisogna pensare che l' eternit consiste non solo nelia quiete,
11\ , unche nell'unit,
e che essa e anche individua, altrimenti sarebbe
I h-nuca al tempo; ma Ia quiete, come tale, non implica in s n Ia
I","one di unit n quella di indivisibilit. [35} Infine, noi diciamo
I. 11'eternit che essa persiste nell'unit": partecipa dunque del riposo,
111 , non e il riposo in s.

/I:eternit e Ia vila piena,


ual

intera e indioisibile]

e dunque

questo carattere, per il quale noi diciamo che tutto


e eterno e perpetuo?
E cos' Ia perpetuit? E identica alia eternit, oppure l' eternit viene
lopo di essa?
Bisogna concepire -cil mondo intelligibile> secondo unit; se non
It ,Ia sua nozione e composta di molte cose, [5} anche se una natura
unica> accompagna gli esseri intelligibili o unendosi ad essi o appa,. " 10 in essi; tutti questi esseri <intelligibili> formano quell'unica
" \I ura, Ia quale per ha molte potenze ed rnolte cose. Perci chi avr
11111 iderato
Ia pienezza di questa potenza Ia chiamer sostanza in
1" mto essa e come un substrato; movimento, in quanto [10} vede Ia sua
11,1; quiete, in quanto essa rimane sempre nello stesso modo; alterit e
Ia he identit203, in quanto gli esseri intelligibili formano insieme

II mondo intelligibile

478

PLOTlNII

Ti)s VEpydas TO arraOOTOV xcl TO TaUTOV xcl oU8rroTE ao l((l\


OUK :I; aou Els ao Vl1alV " [15] (WTIV, TO OOaTWS 1(1\

SWaTTWS, TaUTa rrdvrn


tOOlV atwva d&v
tOOlV (W~I'
Ilvoooav :VT4) aT4) rrcpv TO rrdv EXOOOaV,' OU vuv 11 II
re, avEks S' hEpoV, ' alla T rrdvrc, Kal OU vOv IlEv ~Tfp<J
aV(ks S' hEpa, TOS llEpS, otov :VO'Tllld41 61l0U rrVTwl'
[20] VTWV Kal orrore Els pixnv rrpotvrtov, IlVOVTOS iv r
aT4) :v airr4) xcl ou 11" IlETa!3OVTOS,VTOSS' :v T4) rrcpvr:
d, rc oUBEv aTou rraPTl8Ev o'
yEV1)aETal, TOUTOOTr
EaTl, TOUTOKal VTOSb.WaTE Etval TOV atwva ou TO rroKdllEVOl',
TO :I; aTOU TOU lToKnllVOU [25] olov :Kllrrov KaT ~I'

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rrayyETaL c rrepl TOU 11" IlOVTOS, Sl1 VTOS,
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EXn. 'EI; vYKT)s OUTE TO ~V ~I;n rrepl aUT r yp Eanv,
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TOUTO orrEp Eanv EtvaL. "O OOv IlTr
~V, IlT)TE EaTal, ' Ean IlVOV, TOUTO[35] aTWs EXOV TO EtVQI
T4) 11" IlETa!3nv ds TO EaTal 1l11S'
IlETa~E~l1KVaL artl'

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av

6 atwv. rtVETaL TOtVUV 1 rrepl TO OV :v T4) Etval (WT) 61l0u rruCl


KaL rrT)Pl1SSlaTaTOS rraVTaxU TOUTO, S" (l1TOUIlEV, nlv.

4. OUK ll;w8EV SE &l aUIl~~l1Kval vOllt(nv TOUTOVKdVl,l


Tfj </>oon, ' :KdV1l xol I; KdV1lS xcl auv KdVIJ. Evoorc:
yp :voooa rrnp' aUTi)s, on nl T aa rrdvrn oc YOIlEV fl((\
dval :vurrpxoVTa 6pWVTES YOIlEV:K[5] Ti)s oootas drrcvrn I(Q\
auv Tfj oo. T yp rrpWTWS vra auvVTa &l TOlS rrporroi
KaL V TOlS rrpWTols Etval' :rr Kal TO KaOv v aTOls KaL Et
aTwv Kal 1 T)8na v aUTolS. Kal T IlEv WarrEp V Ilpl TO
rraVTOs OVTOS, T S' v rravr , WarrEp Kal TO Tl8Gls TOUTO Trdl'
OUK:K[lO]Twv IlEpWV Tj8polallvov, T IlPl1 YEvvflaav aT6,
'(va Kal TaTTJ Ws 118Glsrrdv ~. Kal 1 T)8na SE ou aUIl<PwV((J
rrpOs ao fKEl, ' aUTOU KaTOU OVrrEp T8na. ~El S1')TO Trdl'
TOUTO TO 118lV.v,ElrrEp EaTaL rrv VTWS, 11" IlVOV Etval Trd"
~ an T rrdvrc, Kal TO rrv Exnv [15] OTWSWs IlTl&vt"
drrELv. El TOUTO, ouS' faTal Tl aT4)' el yp faTal, ElTrOl1

479

111,11I7,3-4

II I.. Riunendo poi, inversamente, in unit <queste potenze> cOSI


11111vila unica sia ne1 loro insieme, collegando I'alterit, l'atto
,Hlte <cio il movimento>, l'identit indifferenziata, il pensiero e
I 1.1vila che non passano da una ad altra cosa: insomma cio che
11 I lentico e indivisibile, e guardando a tutte queste cose, egli vede
11111:\
come una vita che persiste in se stessa e possiede sempre
111 il tutto, che non e ora questo ora quello, ma tutte le cose
111 che non e ora una cosa ed ora un'altra, ma una perfezione
I j 11',ile,
simile a un punto, in cui si riuniscono tutte de lin~e> [?~]
I' r mni uscirne fuori; ma essa persiste in se stessa nella sua identit,
uuuui modificara, ed e sempre ne1 presente, sicch di essa nulla e
11I! o verr, ma e sempre cio che e ed e sempre rale.
I "I rnit non e quindi il substrato -cdegli intelligibili>, ma come
I ' iamento che ne deriva [25] per quella identit che esso afferma
I;nn con cio che sar, ma con cio che e; perci esso e cio che e e non
Iuurnti. Che cosa gli pu accadere, che gi non sia? Non c' per esso
I 1111che non sia gi <presente>.
Non c' infatti <il momento>, daI
111, i arrivi a quello attuale, poich quello non [30] un altro mo11111,
ma quello stesso; neppure ci sar quello futuro, che necessa111I
nre non possegga di gi. Non si potr dire di esso: era; ch~ cos~
f I1I oraed e passato per esso? N si pu dire: sar; che cosa infatti
I1t udr? Rimane che sia nell'essere che l'essere <suo>. L'essere
uon era, n sar, ma e soltantos-?', [35] l'essere stabile che non sar
.11ftato nell'avvenire enon s' mai cangiato, l'eternit. Questa vita
10me intera e piena e indivisibile in ogni senso, che inerisce alI' essere
I li ll'essere, e l'eternit che cerchiamo.

I1 trrnit vuol dire essere sempre]


~l n bisogna pensare che l'eternit
sia un accidente este mo della
1II111intelligibile, ma che e questa natura e viene da essa ed e in essa.
Iv 'de infatti presso di lei nell' essenza, poich anche di tutte le altre
cllII che riconosciamo all'essere intelligibile noi, vedendole inerenti,
11111[5] che derivano dalla sua essenza e sono in essa. Gli esseri
1'''1 devono essere uniti ai primi ed essere nei primi; perci anche Ia
11 1/.3 e in essi e viene da essi, e cOSIpure Ia verit. E gli uni sono come
1111'parte dell'essere totale -cintelligibile, gli altri in tutto l'essere; e
I I e veramente un tutto [IOJ non composto di parti, ma che genera
" parti per essere veramente un tutto. Ne1 mondo intelligibile Ia
III1 n n e accordo con altra cosa, ma <appartiene> a ciascun essere
II I '11 verit.
I 11' essa rio che il vero tutto, se e realmente tutto, non sia soltanto
"i
I ose, ma possegga il tutto [15J in modo tale da non mancar di
1111Se e COSI,nulla sar per esso; infatti se una cosa sar, essa prima

PLOllNl1

480

~V TOVr41' OUt<:pa ~v rrv, TIap CPOOlV8E: rt liv aim~ "r'VOLT


TIo'XEL "r'p oOOv. El ow ~T]SE:v airr~ "r'VOlTO, oV8E ~llil
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EOTal oUB' "r'VETO.Tols ~EV ovv "r'EVT]TolSc, el cpl),ms TO EOTOI,
aTE [20HlTlKTW~VOLS
Et EiJeiJs irrrpXEL ~TJd dvav
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KlV8uvEL "r'p TolS ~Ev "r'EVT]TLS' T] [25J ooc dvaL TO K T I
pxi)s dval Tf1s "r'EVOEWS, ~XPLlTEp liv Els EoxaTov i)K1J T(J
Xpvou, v 4> ~T]KlT' OTt TODTO 8" TO EOTlV dVaL f, Kat, El TI
TODTO lTapOLTO, T]aTTOOeaL I3tos' WoTE Kal. TO dVaL. KaL T(
lTaVTI. &l,g Els OlTEp OTWS EOTaL. DolO Kal. OlTEELlTpOs TO ~Olj
EtVaL [30J Kal. oTf1vaL OU 6EL I!Kov TO EtvaL airr~ v T~ Tl aII
KaL o rroietv xal KLvEloeaL KK4! cplOEL TLVL oootaS" WoTE dVCH
T]~lv EpT]~vov Kal. TO aLTlOV Tf1s KLV1OEWSTf1s OTW OlTEu80CJT)'
lTL TO EI. dVaL T~ ~OVTL. Tois 8E: lTpWTOLS Kal. ~aKaptOlS O
Ecf>OtS OTl TOU ~OVTOS' 'i)8T] "r'p [35J ElOL TO oOV, xnl OTr p
aUTLS otov </>EtETaL(i)v EXOOOL lTv' WoTE oV8Ev (T]TOOOL, 8lTI
TO ~OV airrols
oU8v OTLV oUB' apa KElvo, v 4> TO ~OV
1-1 o{,v TOU VTOS lTaVT,TJS ooota KaL OT], oux T] v Tols ~p I
uvov, ),,), KaL T] v T4) ~T]8' v ETl llittjJnv
Kal. TO ~T]SE:vh ai'
~TJ [40J V ai.rnJ lTpoo"r'EVOeaL -ou "r'p uvc T vrc rrdvrn &:1
lTaplvaL T(fl lTaVTI. Kal o4!. .)J.. Kal ~T]SE:v TOU lTOTE ~" VTOS'
aTT] T] 8L6EoLS aUTou KaL CPOOLSElT] v alwv' alwv "r'p drr TO
Et VTOS.

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lTtOTlV EXELV rrepl airrou, Ws OTW KaL ~TJ a>J..ws ETl, Ws, sl lT),ll'
Trpool3OLs, Eplv TOLODTOV; T ovv, el ~T]SE: CPtOTaLT6 TlS aUTo
Tf1s eas. ),,), ouvwv ElT] Tf1s CPOOEWS"r'ao6ELS KaL 8uvaTOs ror
TrpTTELV TpUT41 CPOOEL 8pa~wv KaL aUTOs EtS [101 al6iva EOTOII
KaL o< TrOKlvwv oOOa~fl. '(v' TI ~OLOS KaL alwvLOS, T(fl v oUTfI'
alwvl41 TOV at6iva KaL TO atwvLOV 6EW~EVOS; El OW TO OTWS ~xmj
alwvLOv KaL EL V, TO ~TJ lTOKAivOV Els Tpav 4>OOLVKaT ~T]IXII.
(WTJV EXOV. i)v EXEL rrouv 'i)8T]. ou lTpooaf3v oV8E Trpooa~I3V(l1'

i1

i1

w.

xm. 1lI7, 45

111111

481

ava; e perci esso non era i1 tutto. Inoltre, che cosa potrebbe

,I rgli di contrario alla sua natura? Esso infatti non patisce affatto.
.lunque nulIa gli pu accadere, non c' per esso n futuro n passato.
lle cose generate si togliesse i1futuro, esse [20J cadrebbero nel
II s re immediatamente, perch cosl acquisterebbero ad ogni istante
I .tI liSO di nuovo; se alle cose non generate si aggiungesse il futuro,
, ti It -bbe a loro di decadere dalla dignit di esseri veri. E chiaro che
I I non era loro inerente, se esso e sopraggiunto
in loro nel passato
I v arrivare nel futuro. Indubbiamente 1'essere delle cose generate
,I v I dal principio della loro generazione sino alloro ultimo momento,
l'l"ule non sono pi: questo <per esse> e i1futuro, e, se questovenisse
'I,. (oIt020S,Ia loro vita verrebbe diminuita: e cosl anche illoro essere.
I 1\ he 1'universo sensibile ha un futuro aI quale tende. Esso si
" 1111 perci verso il suo futuro [30J e non vuole arrestarsi, attrae a s
1'1111 ria esistenza facendo ora questo ora quello e si muove circolar111 perch aspira all'essere; e cosl abbiamo scoperto Ia causa di
I 10 movimento che aspira, in chi ha un avvenire, a una esistenza
Illrtua. Ma negli esseri primi e beati non c' aspirazione al futuro; essi
I no gi i1 tutto ed hanno Ia vita totale che in qualche modo e
, uta a loro; sicch essi non ricercano nulIa, poich per essi non c' n
1I!lIIIro n i1 tempo, di cui il futuro fa parte.
Ihmque Ia sostanza dell' essere e intera e totale, non soltanto quella
II . nelle sue parti, ma anche quella a cui nulIa manca [40 J e a cui non
-ucbbe aggiungersi alcunch di non-essere. Non soltanto e necessario
" I11ui gli esseri appartengano all' essere intero e totale, ma anche che
1111 non-essere sia in quello: questo suo modo d'essere e questa sua
r.utcristica e l'eternit.
lufatti eternit deriva da essere sempre206.

I1 'eternit

e uita infinita

e completa]

( uando io, rivolto con Ia mia mente a qualche essere, penso, anzi
,111, che assolutarnente nulIa e sopraggiunto in esso, posso dire che e
I' 1110; se qual cosa <gli fosse accaduto>, esso non sarebbe sempre, n
I III stato sempre l'esistenza totale. E forse che io 10 <vedrei>
I 1110, se esso non avesse [51 tale natura da creare <in me> Ia prova che
mpre stato cosl e non altrirnenti, in modo che io, considerandolo
'111 "mente, 10 ritrovassi come prima? Che cosa <avverrebbe>,
dunI I', I'uomo non si distraesse da questa contemplazione, ma unendosi
I" . ti esseri e da Ioro affascinato fosse capace di far cio senza provar
1111 I ,dopo essere salito sino [IOJ all'eternit,
rimanesse cosi senza
, I I1
linare per esser eterno come loro, contemplando l' etemit e gli
Ii temi con cio che v' e di eterno in Iui? Dunque se l' essere che si
sl e eterno ed e sempre, cio che non tende per nulIa a un'altra

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1>1,11I7,5-6

I, poich possiede tutta Ia sua vita, e non ha ricevuto n riceve [15J


V r alcunch, si deve considerare
perpetuo; e Ia perpetuit sar
111 muniera d'essere dd soggetto, che viene da esso ed
in esso, e
I. IlIita sar il soggetto stesso insieme cor. quella maniera di essere che
111 niesta <in essa>.
" I i l'etemit e venerabile e Ia riflessione ci dice che essa e identica
llio 120J E giustamente si pu dire che l'eternit C: Dio stesso che si
I"
1IIIe si manifesta qual e, cio come I'Essere, immutabile, identico a
li rci stabile nella sua vita. E se diciamo che questo Essere consta
11I' 11 chi, non bisogna meravigliarsene: infatti eiascun essere intelli1,11 molteplice, perch esso infinito per potenza; ed infinito
, I ".
non manca di cosa alcuna ed e quello che e nel senso vero e
"'jlrio [25J perch non perde nulla di s. Se si dicesse dunque che
I Init e vita infinita perch completa, e che essa non perde nu11a di
"11 h non ha n passato n futuro, perch altrimenti non sarebbe
"Itlpl ta, si sarebbe vicini a una sua definizione. Infatti cio che segue:
'11111 vita completa enon perde nulla, e una spiegazione [JOJ de11asua
limita.
I' 11

III

11' temit

e presso

l'Uno e resta nell'Ilno]

e presso I'Uno e viene da


va alui senza mai allontanarsene, ma rimane sempre presso di Lui
11' lui vive in modo conforme alla sua Iegge, per questo, io credo, e stato
I, 110 {5J da Platone con be11ezza e profondit di pensiero che l'eterIII r sta ne11'Uno>>207;
sicch essa non solo si riconduce all'Uno di per
te sa, ma piuttosto
Ia vita dell'essere che circola intorno all'Uno.
I I, I to noi cerchiamo: e cio l' essere dell' eternit che cOSI sussiste.
1"f.Hli ci che sussiste cosi <presso I'Uno> e [lOJ rimane cio che e ed
" r i l' atto di una vita permanente che tende da s all'Uno ed e in lui
1'11 iede il vero essere e Ia vera vita, possiede l'eternit. Ed essere
, unente vuoI dire non cessar mai di essere e non essere diversamente;
"'1 ssere sempre ne110stesso modo e non differire mai da se stesso.
I1 I uesto essere non contiene ora una ora un' altra cosa; in lui nessun
111. rvallo, n sviluppo, n processo n estensione;
tu non potresti
II Imguere in esso n un prima n un dopo. E se in esso non c' n un
11111 \ n un dopo, se esso e Ia cosa pi vera di quante sono intorno alui
.1
stesso [20J perch e sostanza evita, noi ritorneremo a dire di esso
I" l'eternit,
E quando noi diciamo che esso e sempre e non gi.che esso ora sia
,I, 11.\ no, bisogna capire che noi diciamo cOSIsolo per essere pi chiari.
I Itllll sempre non e detto nel suo vero significato, ma e adoperato
a
n. re Ia incorruttibilit <dell' essere>; [25J tuttavia pu far deviare
1"1"1\ iero e fargli rappresentare una cosa maggiore che non cessa mai.
P ich questa natura cOSIbella ed eterna

111 ('

484

PLOTINI
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