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DELLA

G E O G R A F I A
DI

STRABONE
LIBRI XVII
rO lG A R IZ Z A T I

DA FRA NCESCO A M BRO SO LI

V O LU M E

TER ZO

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coi tipi di Paolo Andrea Sfoiina
contrada dei Bossi y num. i^56
1835.

DELLA

GEOGRAFI A
D I S T R A B O IN E

LIBRO Q U IN T O

CAPO

PRIMO

Descrizione generale deW Italia. — Sua denominazione e figura. — Della catena delle Alpi. — Ampiezza della Celtica (o GaUia) Citalpina, — Figura del restante Ct Italia. — Estensione del mare Adriatico. — Estremità meridionale delV Italia. — DegU Apennini.

A lle radici delle Alpi è il principio di quella regione cbe ora chiamasi Italia : perocché gli Bulichi dissero Italia soltanto P Enotria , dallo stretto della Sicilia sino

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D E L L A G E O G R A F U D I STDABORE

al golfo di Taranto ed al Posidoniate ( i ) ; ma prevalse poscia quel n o m e , e stendendosi fino alle radici delle A lp i, comprese la Ligustica che va lungo il mare dai confini tirreni al fiume V a r o , ed ancbe l’Istria fino a Pola. E forse avvenne eh’ essendo in buona fortuna i primi detti I ta li, comunicassero il proprio nome anche ai vicini^ e così s'andasse allargando fino ai tempi della dominazione rotpàna. Pi& tardi p o i , quando i Ro> mani concedettero agl'italiani il diritto di cittadinanza, stimarono conveniente d'impartire siffatto onore anche ai Celli al di qua dalie A lp i, ed agli Eneti (a), deno­ minandoli tutti Italiani e Romani : oltreché fondarono in diversi tempi varie colonie, delle quali non si po­ trebbero facilmente trovar le migliori (3), Non è facile abbracciare sotto una sola figura geo­ metrica tutta quella che ora nomasi Italia. Pure al«nni dicono eh' essa è un promontorio triangolare ri­ volto al mezzogiorno ed al levante d 'in v e r n o , sicché tiene il vertice allo stretto di Sicilia , ed ha per base le Alpi (4) • • • Io sono d'accordo quanto alla base ed all' uno dei l a t i , a quello cioè eh' é bagnato dal mar tir­ ren o e finisce allo Stretto. Ma triangolo propriamente si

(i) 11 Golfo di Salerno. {i) I Fenetì. i tìir ù t ù fttltiK Y lifa t, ^3) (4) Gli Edit. frane, non considerano questi puntial come ittia lacuna , ma come una reticenza dell’ Autore che non volle rife­ rir tutto intiero il testo di Polibio, da cui è tolta la descrizione ^11’ Italia qui in {larte riferii».

LIBRO

Q U IN T O

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cbiam» lina figura rettilinea, e qai inrece e la base ed i /ali son cnnrilinei ; sicché qualora dovesse concedersi che l’ Italia abbia la figura di un triangolo, bisognerei)* be aggiungere però , che questo triangolo nella base e nei fianchi si descrive da linee curve ^ poi ammettere altresì che Uno di questi lati si piega verso il levante. Ancora non si può dire con precisione nn sol lato quello che dal seno dell’ Adria corre fino allo Stret* to j perocché lato diciamo u n a linea senz’ angoli, e senz’ angoli è quando in tutte le sue parti o non devia punto o devia sol qualche poco dal retto. Ma la linea che va da Arimini al promontorio lapigio (■) , e quella che dallo Stretto viene fino a questo promontorio hanno direzione molto diversa: e lo stesso è, p er quanto mi pare, di quelle che partonsi dal fondo del golfo Adria­ tico e dal promontorio lapigio giacché incontrandosi verso Arimioi e fiavenna fanno angolo, o se non un an­ golo propriameiite d e tto , almeno una notabile curva. P erò quando bène la spiaggia che dal fondo dell’Adria va fino al prom ontorio lapigio volesse considerarsi come un sol Iato , non dovrebbe dirsi rettilineo j e il restan­ te poi che dal promontorio lapigio va fino allo Stretto descriverebbe un altro fianco, e nè questo pure diritto. Quindi l’ Italia somiglierebbe ad una figura di quat> trolali anziché di tre^ nè potremmo dirla triangolare se n o n se impropriamente : ma egli è il meglio confessare che di quelle figure le quali non sono geometriche non è facile dare un’ esatta descrizione. Cousiderando poi
(i) Da Sititini al Capo di Lettca.

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DELLA GEOGRAFIA p i STllABOME

]e singole parti iliremo, che le radici clellg Alpi corrono per una linea curva e sinuosa colla concavità rivolta all'Italia. Il centro poi di questa sinuosità è nel paese dei Salassi ( i ) ; e le estremità danno volta da un lato £no all’ Ocra ed al fondo ilei golfo Adriatico, dall’altro verso la spiaggia ligustica fino a G enova, emporio dei Liguri dove i monti Apeunini si oongiuagono colle Alpi. Sotto alle Alpi trovasi subitamente una ragguardevol pianura che ha due mila e cento stadii cosi per lar* ghezza, come per lunghezza. Il suo flanoo meridionale ù chiuso dalla spiaggia degli Eneti e da quei monti Apennini che stendonsi fino ad Arimini e ad AnconaPerocché questi monti partendosi dalla L igustica, en< trano nella Tirrenia, lasciando fra sè ed il mare un’an­ gusta spiaggia ^ s’ internano poscia fra te r r a , e quando son giunti al teri-itorio :di Pisa convertonsi verso 1’ o> j'iente c verso il mar d ’ Adria fino alle vicinanze d’ Arimini e d ’Ancona, congiungendosi ad nugolo retto colla spiaggia degli Eneti. Da questi confini pertanto è chiu­ sa la Celtica al di qua dalle Alpi ^ e la. lunghezza della sua spiaggia congiunta coi monti è di sei mila e trecento stadii^ e la larghezza è di poco meno che mille. Il restante poi dell’ Italia è angusto «d oblungo, e riesce in due p rom ontorii, l’ uno dei quali va allo stretto di Sicilia, l’altro al capo lapigio^ e da un ■{ì) La Falle d’Aosta. - L'Ocra poi, già menzionata nel libro precedente, è la parte più basya delie Alpi..

UBBO

Q U INTO

'

}ato la cinge il m ar d’ Adria , dalP altro ii m ar tirreno. £ d è l’ Adriatico così di forma come di grandezza uguale a quella parte d ’ Italia eh’ è circoscritta dai monti Àpennini e dai due mari fino alla lapigia ed all’ istmo eh’ è fra il golfo di T aranto ed il Posidoniate : perocché la maggiore ampiezza è nell’ uno e nell’ altra di circa mille e trècento stadii, e la lunghezza è poco meno di sei mila. Quello poi che rimane dell’ Italia l ’ occupano i Brezii éd i Leucani (i). Bic^ Polibio che la spiaggia marittima dalla lapigia fino allo S tretto , chi la misuri per terra, è di tre mila -stadii ^ ma che per mare se ne contano cinquecento di meno : tutta poi q u elk spiaggia è bagnata dal m ar di Sicilia. - 1 m onti Àpennini dopo essersi spinti fino ai dintorni d ’ Àrimini e d’Ancona, ed aver quivi attraversata l’Ita* Ha da mare a mare,' danno vòltft di nuovo e tagliano 4utLa la regione pel lungo. E fino ai Pencezii ed ai Leucani non si disgiungono molto dall^ Adriatico ; ma venuti a questi ultim i, declinano un poco più verso < ]’ altro mare : e il rimanente passando p er mezzo ai Xiencanii ed ai Brezii finisce alla così détta Leucope* i r a di Regina ( 2 ). Queste cose pertanto siano dette così in generale >infoino a tutta quella regione che ^1 presente dìcesi Italia : ora ripigliando la nostra descrizione faremo pro­ va di parlare di ciascuna sua parte separatam ente; e innanzi tutto di quelle che sono sotto le Alpi.
: <|) Quei di Calabria e della Terra di Otranto. (») Al Capo delP arm i nel territorio di Reggio>

ro

D E L L A G E O G R i r U D I IT R A B O H B

CAPO

ir.

Detta Celtica (o GalUa) Cisalpina. — Popoli che tahitano, •— Descri­ zione della pane al di là del Po. — Descrizione della parte al di qua, — Lodi di tutta la GalUa Cisalpina.

È questa regione una pianura molto fertile ornata di fruttiferi colli, e divisa quasi pel mezzo dal Po^ sic* chè una parte dicesi Celtica al dì l à , un' altra Celtica al di qua del Po (i). Al di qua dicesi tutta quella eh’ è situata (a) presso gli Àpennini e la Ligustica ^ al di là poi la restante. £ la prim a è abitata da nazioni ligu­ stiche e celtiche ^ da quelle nei m o n ti, da queste nel piano : la seconda è abitata dai Celti e dagli Eneti. E i Celti di quella regione sono d ’ una medesima origine coi transalpini. Intorno agli Eneti poi v’ ha una dop­ pia tradizione ^ perocché gli uni dicono che sono an< eh’ essi una colonia de’ Celti abitanti lungo 1’ Oceano , i quali portano essi pure il nome di Eneti. Altri so> stengono invece che alcuni degli Eneti di Paflagonia dopo la guerra troiana salvaronsi in questo luogo sotto la guida ' di Antenore ; e ne recano in prova 1’ amore con cui attendono ad educare cavalli. Questo studio è al presente quasi spento del t u t t o , ma una volta era tenuto in p reg io , in conseguenza dell’ antico zelo dei
(i) La Gallia Traspadnna e la Gallia Cispadana dei Ro­ mani. (a) Gli Edit. firaoc. aggiuagoDO per pià chiarezza: situata

sulla destra del Po.

UBEO

QOIHTO

II

loro m aggiori rie ll’allevare i m ull^ d i che anche O m ero

fa menzione dicendo :
D a ir Eneto paese ov’ è la ra tta DelP indomite mule <i)-

Anche Dionigi tiranno di Sicilia v’ instituì qn luogo dove si allevassero cavalli destinati a’ pubblici giuochi^ di modo che poi ne venne anche fra’ Greci la fama de* gli eneti p u led ri, e quella razza fa lungamente in onore. T u tta la Celtica al di là del Po abbonda di fiumi e di p a lu d i, ma principalmente la parte occupata dagli Eneti ^ nella quale poi si aggiungono anche gli acci­ denti del mare. Perocché quasi soli queMuoghi, in tutta Veslensione del nostro m are, soggiacciono al flusso e al riflusso come i paesi posti lungo l’Oceano ; d’onde poi la maggior parte della pianura è piena di laghi marini. Quindi di canali e di argini si provvedono gli abitanti, come si fa nel Basso Egitto ^ e così il paese in parte si asciuga e si coltiva, in parte è navigabile. Delle città poi alcune sono isole, alcune son circondate dall’acqua soltanto in p a r te : e quelle che stanno al di là delle paludi nella terra ferma hanno fiumi che si possono ri* m ontare fino ad una mirabile altezza. F ra questi è da notare principalmente il Po, il quale è grandissimo per sé medesimo , e spesse volte si gonfia per le piogge e p er le nevi : quando poi è vicino a m etter fo c e, si dif> fonde in molte p a r ti , sicché la sua bocca a stento si (I) II. Ub. II, V. «5a.

la

S E L L A GEOOBAFIA D I STRABOME

discerne, e T entrarvi è malagevole^ se non che la pra< tica vince anche le cose difBcilissime. Anticamente a d u n q u e, come già d issi, la sponda di questo fiume era abitata da moltissimi Celti. Le mag­ giori fra te celtiche nazioni erano quelle de’ Boj e degli In s u b ri, e quei Senoni i quali, insieiìie coi Gesati, corisero un tempo sopra la città di Roma e se ne impa* dronirono (i). Ma i Romani poi li distrussero pienamente^ e discacciarono i Boj dalle loro sedi. Questi allora essen­ dosi tramutati alle vicinanze dell’ I s t r o , abitarono in­ sieme coi Taurisci e fecero guerra ai Daci finché tutta la loro gente non rimase d istru tta , lasciando a’ circon­ vicini quella parte d’ llliria eh’ essi occupavano e eh’ è tanto doviziosa di pascoli. Gl’ Insubri invece sussistono tuttavia : e la loro metropoli è Mediolano (a). Antica­ mente fu un borgo ( perocché allora abitavano tutti in borgate ) ^ ma ora è una ragguardevol città , situata al di là del P o , e quasi in contatto colle Alpi. Ivi presso è anche V e ro n a , città grande essa pure ^ e B rescia, M antova, Reggio (3) e Como , minori di quelle due. E fu Como una mediocre abitazione : m a PompeO Strabo, padre del gran Pom peo, la ripopolò dopo che i Reti abitanti al di sopra di essa l’ avevano disertata^ poscia Caio Scipione vi condusse anch’ egli circa tre mila per(i) Credesi che Strabone confonda in una due diverse spe­ dizioni dei Celti o Galli. (u) Milano. (3) Non pare possibile die Reggio (Rkegiam Lepidum) sia mai stato parte della Gallia Transpadana dei Romani. Quindi gli Edit. frane, credono che debba forse leggersi Bergamo.

LIBRO

Q BIN TO

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sone ♦, ed all’ nltimo il divo Cesare ve ne aggiunse bea cinque niilEt, fra' quali i p ià illustri furono cinque? cento Greci. A costoro egli diede il diritto della cit* tad in an z a, e gl’ inscrisse nel novero dei coabitanti ; nè solamente si stabilirono essi in quel lu o g o , ma die* dero anzi alla città il nome che porta al presente : pe> rocchè tutti gli abitanti si dissero al pari di loro Neocomensi ( N uovi borghigiani ) ; e interpretando qui»ta paiola si fece il nome di Novocomum (i). Vicino a questa città è il Iago detto Lario, a cui somministra le acque il fiume Adua (2 ), che mette poi foce nel Po. Le sue sorgenti sono nel monte A dula, d’ onde .scatu­ risce anche il Beno. Queste città sono situate molto al di sopra delle ma* ree già d e t t e , alle quali è per lo contrario vicina Pa> tavio (3), bellissima fra tutte le città d i quella regione, dove si dice che nell’ ultimo censo furono annoverati cinque cento cavalieri ^ e anticamente soleva mandar fuori ben cento e venti mila soldati. £ la quantità delle
( 1) A molte difficoltà va soggetto in questo luogo il testo di Strabene. Le principali s o d o ; i . ° Se il diritto di cittadinanza f u da Cesare impartito a tutti, 0 solo ai 5oo G reci; giaccfafe le parole del lesto parrebbero quasi accennare quest’ultima opinio­ ne: 3 .* Se questi Greci fermarono la loro stanza nel luogo ov’è Como, o l’ abbandonarono («ù ftit r«< a iriS-t). L’ in­ terpretazione degli Edit. frane, mi parve più conforme di tutte eosì alla grammatica , come all’opinione degli storici più accredilatL (») L’ ddda. 11 monte onde nasce ora chiamasi (3) Padova.

F ra le città poi situate nelle paludi la maggiore è R avenna. H a pertanto quel paese questa mi­ rabile particolarità. principaU mente di stoffe per abiti d’ ogni m an iera. che in mezzo alle paludi T aria vi è nondimeno senza infezione ^ come avviene ad Aless%ndria d’Egitto. che gli antichi denominarono Medoacus major. il lago perde il suo cattivo effluvio pel gonfiarsi del fiume che nasconde sotto di sè i luoghi palustri. frane. Q uando gonfiasi la marea questa città riceve dentro di sè non piccola parte di mare ^ ed essendo così da queste acque e dai fiumi spazzato via tutto quanto vi ha di fangoso. che i principi ordinarono di nutrirvi ed eserci­ tarvi i gladiatori. tutta fabbricata di legno (a) e attraver* sata da correnti d 'a c q u e . . E questo porto del pari che il fiume chiamasi Medoaco (i). Gli Edit. sicché vi si cammina o sopra ponti o sopra barche che servono a tragittar pei canali. spiegano: Toute bàli» sur pilotis. partendosi da un gran porto situato alla sua foce. dove in tempo d istate. attesta la molta popolazione di quella città e la sua agiatezza. P aria per sè stessa cattiva ne rimane per così dir medicata ^ e quel luogo è perciò tanto sa­ lubre . (a) EvA«tr«}^r «A». Ma è mirabile eziandio la natura della vite in que’ paesi ^ perocché alligna nelle (i) Probabilmente il porto di Malamoco all’ imboccatura del Brenta. Si ascende dal mare a Patavio navigando pel corso di duecento cinquanta stadii a ritroso di un fiume che attraversa le maree già m en tov ate.l4 DELL* CEOGBirrA DI STBiBOlTE merci eh’ essa manda al mercato di R o m a .

ellenica. (]) Secondo il Filiasi questa città era posta nel luogo detto poi Motte d i A itin o . e distante dal mare circa novanta stadii.legge O itffT m . ma ora è invece dentro te r r a . siccome d 'n n popolo stato una volta potente in mare. Concordia. e porta abbondevole / r u t t o . nelle maree di Zoccarello e di Montlrone.Ravenna. Anche Aitino (t) è situata nelle paludi. Vieem a. ed eglino.innondate. Queste città adunque sono circondate nella maggior parte della loro periferia dalie p alu d i. e Spina che ora è un bor« g o . Rispetto a Ravenna é fama che la fondassero i T essali. £ dicono che . F ra mezzo trovansi Butrio castello di. v . se ne tornarono alle loro sedi di prima. che oc* cupano tuttora quella città . Atria ed Ucezia ( a ) .anticamente questa città era si-' laa ta lungo il m a re . i quali non potendo poi comportare le insolenze dei T irre n i. ed altre cose sogliono raccontarsi intorno ad essi. in una posizio* ne somigliante a quella di Rarenna. f Qualche manoscritto in luogo di O yoirU . per modo che ne sono an> che qualche volta. Ma Epiterpo. e cresce celeremente . ma si consuma poi in quattro o cinque anni. i T essali. tanto che da quella venne il nome al golfo Adriatico colla mutazione di una sola lettera. £ dicono che Atria fu un’ illu> stre c ittà . e comunicano col mare per mezzo di piccoli canali. ed altre consimili cittadelle sono manco soggette alle p alu d i. . P erò in Delfo suol farsi vedere il tesoro degli abitanti di S p in a . e anticamente fu una ragguardevole città. ricevettero volentieri fra loro alcuni U m b ri!.UB&Q Q U IN T O l5 )?aladi.

Nel fondo poi del golfo Adriatico evvi Timavo. ai quali serv* di limite un^ fiume ch’ esce delle Alpi e che può navigarsi contro la sua corrente ben settecento sta dii fino alla città di Norea.i 6 D ELLA G E O G n A f l i D I STRABONE Aqniieia. e l’olio : e i Romani vi conducono schiavi. ed un bosco bellissimo.il vino che m e t to n o in b o tt i di le g n o sa c a r r i. Quella regione ha miniere d’ oro e d ’ argento abboadevoli e facili ad essere lavorate. Questa città d’Àquileia è situata fuor dei confini degli Eaeti. presso la quale Gneo Carbone si scontrò coi Cimbri . frane. luogo consacrato a D iom ede. pecore e pelli. che più d ’ ogni altra è vicina dPuitim o re­ cesso del g o lfo .i Cim­ bri prima di essersi unito con Mario. le quali vi portano le produzioni m arin e. Si naviga alla volta di quesU città rimontando il fiume N a tis o u e per lo spazio di circa sessanta stadii ^ e serve d ’ empo­ rio a quelle fra le nazioni illiriche che abitano lungo r i s t r o . Ma Polibio dice che. te ne fu superato (i). dopo essersi unita a formare ud largo e profondo fiume. stanno in forse se debba intendersi di Gneo Carbo­ ne o di Q. la quale cade assai presto nel m are. Lutazio Catulo« de’si|oi ‘pochi progressi contro . . e degno ohe se ne faccia meu-? zidne : perocché ha p o rto . tutte queste fontane sono di acqua salata 3 e che perciò poi gli abitanti chiamano quel luogo sorgente e ( 1) OOfT'i» : Letteralmeote : non riportò alcun vantaggio-. Ma sappiamo dalla storia che Carbone fu disfatto : perciò gli Edit.. e fortificaroD ia contro i Barbari abitanti nelle parti superiori. e. fuori una s o la . la fo n d a r o n o i Romani. e sette fontane di acqua buona da b e r e .

1’ altro di Diana E to lic a . perocché le molte altre cose . £ Posidonio aHerma che il fiume Timavo . e nondimeno si spaccia come vicino al P o (i). e quello che si racconta dei Daunii e d’Argo Ip|>*o ^ de’ quali luoghi noi pure diremo solo quel tanto che può to rn a r utile alla storia .LIBRO Q U IirrO 17 m a ir e d el mare. il quale scorreva presso Viceuza e si gittava poi nel Po. sagrificandosi a lui un cavallo bianco. disceso dai m o n ti. (2 ) Comunemente si crede che Eridano e Pado {Po) fossero due nomi di uno flesso fiume : ma qui par che si accenni una diversa tradizione. S traboss ^ tom. c h e si dicono favoleggiando e m entend o. a . Dei Daunii e d’ 4rgo Ippio Ai troverà parlato più sotto. E il P. si getta in un b a r a tro . Alcuni poi rac­ contano che presso ^li Eneti fa stabilita una specie di culto a Diomede. E lo stesso dicasi anche delie iso­ le Elettridi che si descrivono situate rimpetto al P o . e v’ aggiungono al (1) Le Isole Trem iti in faccia al Monte Gargano. 111. Bardetti dice che 1’ Eridano potè es­ sere VEretane. poi si apre u a varco vicino al mare. e dei Meleagridi che in quelle abitavano : perocché nulla d i queste cose si trova in que’ luoghi. l’ uno di Giunone A rgiva. conviene af­ fatto lasciarle. D ella signoria poi avuta da Diomede intorno a quel m a re fanno testimonianza le isole Diomedee ( 1) . Di cotai genere è per esempio quello che raccontano di F eto n te e delle Eliadi cambiate in pioppi lungo 1’ Eridano \ il qual fiume nou si ritrova in nessuna parte della t e r r a . oltreché si mostrano due b o sc h i. di­ sco rre ben cento trenta stadii so tte rra .

D’ onde poi quel tale. Ma oggidì. noti ne sono più inseguiti. quelle genti abbandonarono affatto l’ amore e la cura dei cavalli. la quale divenne illustre iu que’ luoghi. . stampò sulle cavalle l’ immagine d i'u n lupo e le denominò lupifere \ ed erano di celwità^e bellezza singolare. s’ abbattè un giorno in alcuni cacciatori ì quali ne menavano avviluppato nelle reti un lupo. Secondo l’usanza praticata‘*spesso anche -oggidì. E i suoi discendenti conservarono sempre quel marchio e quel nome ^*nè mai vollero vendere alcuna delle loro cavalle. qualora giungano a gittar» là d e n tr o . che dentro que’ boschi le Cere sono mansuete ed i cervi s’ aggreggian coi lu p i .J6 D £ L L À g e o g r a f i a D I STRADONE solito faròleggiando. E narrasijche nn ta le . acciocché ad essi soli appartenesse quella razza genuina. di stampare sulla coscia dei cavalli uo'qualcba segnp che ne dinoti il padrone. come abbiamo già d e t t o . e si lasciano accostare e toccare dagli uomini . e che gli animali cacciati dai c a n i. egli acconsentì alla proposta : e il lupo cosi liberato cacciò alla stalla del suo mallevadore un buon ar­ mento di cavalle sulle quali non appariva alcun mar­ chio impresso col fuoco (i). Al di là del Timavo è una spiaggia marittima che sì stende fra gl’ Istrii infino a P o l a . così rim eritato. ed è congiunta alàit»vrtifìi<rTt)f. £ dicendogli costoro che s’ egli volesse fare malleveria pei danni del lupo essi lo scioglierebbero dalle r e t i . conosciutissimo ed anche beffato in que’ luo­ ghi perchè soleva entrare spesse volte mallevadore p er gli a ltr i.

. il quale è probabilmente una corruzione della voce Insubri. La fon­ d aro no anticamente 1 Colchi spediti a raggiunger Me­ dea i quali non essendo riusciti nell’ impresa loro affidata . e sono i B oj. Essendo poi discacciati i Boj e distrutti i Ge­ sati e i S e n o n i. e ( come dice Callimaco ) diedero a quel luogo il nome di F o la . i L ig u ri. Ferocchè tutte e due queste nazio ni. (a) Molte opinioni si trovano intorno a questo nome di Stm ' bri. Ed è la città di Fola sitnata i n UD golfo formato a somiglianza di un p o rto . che in greco si tradurrebbe città degli esuli. e in qualche luogo anche di Tirreni. rimasero le tribù Ligustiche e le co­ lonie dei Romani. ma i Cenomani e gli Eneti si collegarono invece eoa qneWi. E al di sopra degli Eneti sono i G a rn ii. Nel mezzo sta il castello Tergeste (r) accento ottanta stadii da Àquil^ia. eoa alcaae isolette comode per approdarvi e fertili. Con questi si frammischiò anche una tribù di U m b rii. Alcuni di costoro furon nemici dei Romani. i Cenomani . così prima della guerra di Annibale (allorché guer^ reggiaroQo contro i Boj ed i Simbri) come anche dopo. (3) Ora Vada. i Medoaci ed i Simbri'(a).L IB llO Q U INTO 19 l ’Italia. I popoli poi abitanti al di qua del Fo tengono tutto il paese circondato dai monti Apennini e dalle Alpi fino a Genova ed ai così detti F aJa Sabbatorum (3). i Senoni e i Gesati per la maggior parte. si condannarono da sè medesimi alP esilio. prima ( 1) Trieste. Le varie parti adunque situate al di là del Fo le abitano gli Eneti e gP Istrii fino a Fola.

e allora gli Umbrii inviarono un esercito contro coloro dai quali i T ir­ reni erano stati espulsi. I Tirreni pertanto mandarono una volta un esercito contro i barbari che abitavano intorno al Po . Reggio (i) M odena e Bologna. nondimeno alcuni si dicono Umbrii e T ir r e n i. altri E n e ti. Piacenza e Cremona vicinissime fra loro stanno quasi nel mezzo di quella regione: e fra queste ed Àrimini sono Parma.30 DELLÀ g e o g r a f ia DI STRABONE che i Romani diventassero cosi p o te n ti. e v’ ebbero qualche vantaggio. Liguri ed Insubri. sebbene sieno tutti Romani. Col tempo questi due popoli vennero poi a contesa per que’ luoghi. 1’ altra studiavasi di non rima­ nere ad d ie tro . e voleva cacciarsi anch’ essa nel paese assalito. Al di qua del Po. .di Romaj come a dire Àcerra. e lungo anche quel fiume vi sono alcune città illustri. e vi posero molte colonie: ma quelle degli Umbrii furono in maggior nu­ mero . Mutina e Bononia (i) che già s’ accosta a Ravenna . perchè erano più vicini. Datisi poi a vivere mol­ lemente ne furono in breve scacciati. facilmente il varcavano l’ u-na a danno dell'altra. ed anche fra queste trovansi altre cittadelle minori. garcggiaroii fra lóro di maggioranza ^ ed essendo separate sol­ tanto dal fiume Tebro . conservando per altro anche quelle che già vi sperano stabilite prim a: ed anche al presente. alcune delle quali sono si­ tuate sulla strada . E se qualcuna di queste popo­ lazioni faceva una spedizione fuori del proprio paese contro chi che si fosse. Finalmente i' Romani impadronitisi di que’ paesi mandaronvi in più parti co­ lonie.

. Tortona ed Acqui. lungo 1 1 P o e la Dora.LIBRO QVHtTO ai 1/epiJo (i). Faenza e Cesena si^ tuate lungo l’ Isapi ed il Rubicone s’ avvicinano già ad Arimini. Presso alle montagne situate al di sopra di Luni sta Lucca. alla distanza di trentasei miglia è la città di Ticino (3) con un fiume dello stesso nome che l’attraversa e va a gettarsi nel Po : quindi chi esce alcun poco di via trova Clastidio. (a) Cioè : Quaderna ed Imola. jitfu a eStatiellae (4)~ Ma la strada diritta fino ad Ocello. è piena di precipizii. la . L’Isapi dicesi ora Savio. Rispetto al Rubicone. come anche Havenna : e l’ una e P altra ricevettero poi coloni romani. e gran numero (i) Questo luogo conferma l’osservazioDe fatta a p. i più Io rappresentano nel Fiumi­ cin o. borgate ^ ma nondimeno il paese è ben popolato . e se ne trae la maggior parte delle milizie. D e rto n a . Ed è Arimini una colonia degli U m b rii. Non è poi ben conosciuto do­ ve fossero veramente Aeerra e Macri Campi. Al di sopra di Piacenza verso i confini degli Stati di C ozzio. Cliterno e Foro Cornelio (a). nota 3. e si stende per lo spazio di circa sessanta miglia. Arimini ha un porlo ed un fiume che hanno: 10 stesso suo nome^ ed è distante da Piacenza mille e trecento stadii. (3) Pavia. Alcune popolazioni di quelle parti abitano in. e Macri Campi dove si celebra ogni anno una fiera. ifH Chiasteggio . e intersecata da moUi altri fìumi (fra i qi:^ali è anche la Druenza ) . ma non è opinione sicura. Quivi poi cominciano i monti delle Alpi e la Celtica.

de’ quali il senato medesimo si compone (i). e di quivi fino a Dertona. lo in* grossano oltre misura. Notano poi il Casaubono. la quale attraversando Pisa e Luni va fino ai Sabazii. la quale è una continuazione •della Flaminia. . per le quali Annibale passò a stento andando verso la Tirrenia : ma Scauro asciugò quelle pianure raccogliendone le acque incanali naviga­ bili da Piacenza fino a Parm a 5 perocché la Trebbia eh’ entra nel Po dopo Piacenza. Questo Scauro è quel medesimo che fece la via E m ilia. e distante da entrambe quattrocento stadii. Dertona è una città ragguardevole situata nel mezzo della via da Genova a Piacenza. Da Piacenza ad Àrimini già s’ è descritta la via : per andare poi a Ra^ T en na navigando sul Po . ed anche prima di quel punto parecchi altri fiumi che vi si scaricano.22 DELLA CBOGRAFIÀ DI iSTRÀSOSE anche di caTaliérl. il viaggio è di due giorni e due notti. La versione Ialina dice: E quibus et senatus legiones constiluìt. Avvi poi un’ altra via E m ilia. l’ uno di questi due consoli fece la via Flaminia che va da Roma fino ai dintorni di Àri(i) L’espressione del testo è: l | u t »cc\ i rùyxXnTtt »(» r itn c iit. Perocché furono colleghi nel consolato Marco (Emilio) Lepido e Caio Flaminio^ e dopo avere debellati i L iguri. Anche molta parte della Celtica al di qua del Po era coperta da p alu d i. il Clavier ed altri che queste parole spettanti a Lucca paion essere fuori di luogo. Luogo quella medesima via trovasi anche il paese detto ^ q u a e Statiellae. e che dovrebbero trasportarsi dopo la descrizione della Liguria di cui Strabene parlerà di qui a poco.

ed il fiume . Perocché la terra che quivi coltivasi produce in gran copia frutti di ogni maniera ^ e le selve abbondano tanto di ghiande. Della bontà di questi luoghi sono indizio così la molta popolazione. da cui questa regione che noi chiamiamo Celtica cisalpina è separata dal restante d ’Ita lia . {it) Di legno. Dell’ abbondanza del vino fan testimonio le botti. più tardi invece fu il Rubicone (i) : e tutti e due questi fiumi mettono foce nell’ Adria. . come saona la voce stessa. nel che i Ro* mani ch’ ivi abitano sono superiori a tutto il restante d ’Italia. È anche notabilmente ferace di miglio per essere abbon* devote d ’ acqua: e questo è grandissimo preservativo d a lla carestia^ perocché il miglio resiste a tutte le m uta­ zioni dell’ aria . 1 confini. le quali sono di legno (a) ( i) Al fiume £ « is corrisponde il Fiumesino o Fiumicino. V’ è anche in quelle con­ trade una mirabile quantità di pece.Gsis . A differenza dei Greci che usavano solo vasi di terra.LIBRO Q V IX T O a3 mini attraversanclo la Tirrenia e l’ Umbria . Ma se l’/Bsis e il Rubicone erano due fiumi bisognerà cercare quest’ ultimo fuori del medesimo Fiumesino. T altro quella cbe da Àrimini th fino a Bologna e poi fino ad Àquileia lungo le radici delle Alpi e costeggiando le paludi. nè manca giammai. erano una volta quella porzione del monte Apennino che già mostrammo imminente alla Tirrenia. quando bene vi sìa penuria d’ ogni altro grano. che delle m andre di porci ivi allevate si nutre la maggior parte della cittadinanza di Roma. come la grandezza é la ricchezza delle città .

forse perchè si tro­ vano più proficue quelle che sono nella Celtica tran* salpina e nell’ Iberia ^ ma una volta si lavoravano eoa diligenza. Nondimeno parla delle miniere d’ Ittimuli nel territorio di Vercelli anche Plinio. b o rg o . frane. Le miniere noa vi sono oggidì curate gran fa tto . alcuni anzi dubitano se mai siavi stato paese di cotal no­ me. eh’ è un borgo vicino ad Ittimuli : ed anche Ittimuli è un. che bi­ sognerebbe sostituire qualche altro nome a quel di Piacenza. ed anche abiti. La gran copia della pece fa sì che la sia di poco prezzo. I luoghi d'iotorno a Mùtioa ed al fiume Scutana (i) producono lana molle e molto più bella d’ ogni altro sito : ma la Ligustica ed i| paese dei Simbri la producono invece ruvida . F in qui pertanto ci siamo aggirati de* scrivendo la prima parte dell’ Italia. della quale si fanno i tappeti preziosi. (3 ) Pare che questo o coosimil nome ( giacché alcuni leggono Gaunacchi ) si desse ad una ^toffa consistente e villosa della quale fiicevansi tappeti per mense e per le tti. Finalmente i paesi vicini a Padova la producono mediocre . (i) Probabilmente il Panaro. . (3) Poco ci dicono gl’ interpreti intorno al vero luogo d’ lu im uli.a4 D E L L A G K O t ìI U F U D I STRABOME e più grandi di case. e tutti e due sono nei dintorni di Piacenza (3). Bensì è da dire cogli Edit. £ v’ ebbe già tempo una cava d ’oro anche a V ercelli. i gausapi (a) e tutte le altre stoffe consimili con amendue le superficie villose o con una sola. e di questa poi faasi gli abiti casalinghi della maggior parte degl’ Ita* liani.

Il Tevere discende dagli A pennini. P er un certo tratto corre a traverso della T irre n ia. poi serve a disgiunger da q uella. Contigui {a costoro vengono in terzo luogo i TirrcDÌ. CAPO IV. arando e scavando un aspro terreno. Ma questo paese non ha bisogno di veruna descrizione. — Buone doti naturali della Tirrenia. la tjuah comprende la Tirrenia colle tre itole d'E thaliaj di Cimo e di Sardegna j non meno che l' Umbria^ la Sabina ed il Lazio. — Oriffi}e della TirTenia. la quale è situata proprio dentro ai monti Apeonini fra. Ora convien parlare della seconda part» dell’ Ita lia . prima . Della seconda parte dell Italia > cioè della ligustica.UBRO Q tiraxo »5 CAPO in . Descrizione della Tirrenia marittima e delle tre isole pre­ dette. JDtmùme generale'della tema parte deli Italia. abitanti quelle! pianure che stendonsi fino al fiume T e ­ vere. o piuttosto (com e dice Posidonio) tagliando macigni. •— Descrizione della Tirrenia mediterranea od interiore. se non forse per dire cbe gli abitanti vivono dispersi in b o rg a te. e la Tirrenia. e d è ingrossato da moUl altri fiumi. Essi nelle parti orientali sono per lo più circondati d a questo medesimo fiume sin dove mette poi foce ^ e nelle altre dal mar Tirreno e da quel di Sardegna.quella Gcltica di cui abbiam parlato porc ’ auzi. ]a Ligustica.

Gli Umbrii sono fra mezzo alla Sabina ed alla Tirrenia.a6 D ELLA C E O O n i F U D I STRABOITG rUm bria. Ora il paese dei La­ tini giace nel mezzo della spiaggia marittima che va da Ostia sino alla città di Sinuessa ( ed è Ostia P arsenale di Roma. (i) Di questi popoli r Autore farà menzione più sotto. quindi i Sabini e i Latini che fino a Roma abi­ tano tutta la spiaggia. La Sabina poi è fra i Latini e gli U m b rii. Ora dunque discorreremo di ciascuna di queste regioni. fra loro pel lungo. mo­ vendosi dal proprio mare e dal Tevere. presso a cui il Tevere scorre e si getta in ma­ r e ) . . ma più s’accosta a quella parte degli Apennini che sono presso i V eslini. e lo tenne presso di s è . e si spingo­ no fino ad Arimini ed a Ravenna oltrepassando i monti. I Tirreni finiscono ai piedi di quelle montagne le quali dalla Ligustica all’ Adria si stendono in cerchio. in un tempo di carestia e di sterilità. per nome L ido . e stendasi anch’ essa verso i monti Sannitici. i Peligni ed i Marsi (i). ed ultimi quelli che occupano la provincia Latina. Ascendono poi su pe' monti Apennini dove questi avvicinansi all’ A dria. cominciando appunto dai Tirreni. e si stende pel lungo fino alla Campania ed alle montagna sannitiche. 1 Romani li dicono Etruschi o Tnsci: ma gli Elleni ]i chiamarono così da Tirreno figliuolo di Ati che dalla Lidia mandò coloni in questo paese. primi gii Umbrii^ dopo costoro i Sa­ bini. partendosi tutti dal fiume Tevere. £ questi popoli rispetto al fiume e ai Tirreni sono situati pel la rg o . Perocché Ati ( uno dei disceudenti di Ercole e d ’Omfale ) avendo due figli. ne trasse a sorte u n o .

Il quale fattosi amico ad Anco Marcio re dei Romani. poterono essere superate dalla forza prevalente dei popoli circonvicini. da cni ebbe il nome la città di Tarquinia. abbellirono V Elruria : questi col soccorso de’ molti artisti che avevan con lui emigrato colà dalla patria \ quello colle ricchezze di Roma. per­ venne poi colà Demarato che vi condusse gente da Corinto : ed avendogli quei di Tarquinia dato rice tto . Costui per la sag­ gezza che mostrò sin da fanciullo. non solo a respingere chiunque venisse pCT asealir ii. alla edificazione delle qnali prepose T a rc o n e . e cambiando il nome si disso Lucio Tarquinio Prisco. E questi chiamò dal proprio suo nome Tirrenia il luogo nel quale fermossi. ebbero grande potenza : m a poi è probabile che col tempo quella unione si disciogliesse. ed anche suo p ad re prima di l u i . e fondovvi dodici c i t t à . erano sufficien­ ti . e in breve . d 'n n a moglie nativa di quel paese generò Lucumon«.LIBKO Q U IN TO >7 e mandò fìiorì Tirreno accompagnato da molto po­ polo. E dicesi altresì eh’ egli trasportasse da Tarquinia a Ro­ m a la pompa dei trionfi e l’abito consolare. U na volta pertanto quelle c i t t à . divenne poi re egli stesso. sicché ogni città governandosi d a a è . corseggiando chi r uno chi l’ altro mare S mentre fiutanto che avessero tnUi cospirato insieme a un sol fine. or­ dinate sotto nn sol c a p o . Costui d u n q u e. Dopo la fondazione di Roma . ma sì anche ad assalire eglino stessi ed a fare grandi spedizioni. Perocché non si vuol credere che abbandonassero volontariamente un fertile paese per darsi al ladroneggio siccome fecero . raccontano che nascesse canuto.

ed a forza spogliaronli di quelle ricchezze che i Romani avevano ad essi (se­ date. quale po­ polarmente si usa dai Romani. e il fuoco im m ortale. ed anzi registrarono nelle tavole di quel popolo i nomi di coloro che non erano partecipi di quel diritto ( 2 ). Tuttavolta presso gli Elleoi divenne illustre (i) Cerveleri. dopo avere intrapreso di rimetterlo nel regno per mezzo delle a r m i. Costoro debellarono quei Galli che avevano presa R o m a. E Porsenna re di C lu si. Oltre di che salvarono quei Romani che rifuggironsi presso di loro'. le trom> be . i fasci. e se ne parti amico a’ Romani eo a grandi onori e regali. F u pòi Ggliuolo di co­ stai quei secondo Tarquinio che fu denominato il Su­ perbo. non iscrissero i Ceriti fra i cittadini. città della T irre n ia . la divinazione e la m ùsica. i sacrìBcii.aS DELLA G E O G R À F Ii D I STHABOHE le insegne di tutti i magistrati. Questo ci basti aver detto intorno alla celebrità dei Tirreni : ai quali si può soggiungere una notizia che ri­ guarda quelli di Cere (i). Il testo dice: Ì k ykf ih r i * x « A /r « r . si tolse da quelle ostilità . vedendo che non gli veniva fa tto . (3 ) Tutto questo luogo è oscuro. le scurì. Ma pare poi che i Romani per colpa di quelli che allora amministravano la loro città pon si ricordassero bene della gratitudine a cui li obbli­ gava nn tal beneficio : perocché quando concessero ad altri il diritto della cittadinanza. e le sa­ cerdotesse di Vesta. avendoli assaliti nel loro ritorno sul territorio Sabino. il quale fu l'ultim o re di Roma e ne fu discac­ ciato. *<»} r i * .

e i critici moderai non sanno recarvi bssievol luce. Ma ora d’una città cosi splendida e cosi illustre rimane sol qualche avan­ zo . Che i Pelasghi fossero un’ antica gente diffusa per tutta quanta 1’ E liade. . e denominale Terme Ceretane. giacché si astenne dai ladronecci sebbene fosse p o te n te . ecc. tìt rìie r»f K tttfe r ttS i.LIBRO Q U IN T O SQ goclla città pel valore e per la giustitia. E la traduzione francese: Contens d ’avoir donni a u x Caeretani le droit de bourgeoisie . uno di loro accostaodosi al muro domandò qual fosse il nome della città \ al qnale uno dei Tessali eh’ erano sulle m u ra . com’ ebbero presa la città. ils ne les inscrivirent point porm i les ciloyens Romains. ) se Strabone parla oscuramente di queste cose. Eforo poi dice che c o sto ro . a motivo di coloro che vi concorrono perdurar la salute. abbracciarono una vita militare ^ ed avendo attirati a sè molti a ltr i. quando anche gli Scrittori romani ci lasciano nella dubbiezza. sostituirono questo nome airantico. e consa­ c rò a Delfo il tesoro detto degli Àgillei : chè in antico nomavasi Àgiila quella città che ora è Cere j ed è ftuna cbe la fondassero que’ Pelasghi che vennero colà dalla Tessaglia. e sono invece più popolate le terme ad essa vicine. per essere una schiatta di­ scesa dagli Àrcadi. in luogo di rispo sta. è cosa riconosciuta quasi da tutti. ma principalmente fra gli Eolii della Tessaglia. Quando poi que' Lidi che pigliarono il nome di Tirreni mossero guerra agli Agillei. ai quali tutti comuni- TÌtt /in t i r Iféttfi/tcr. Non è meraviglia ( sog­ giungono poi quegli Edit. gridò Cere ( cioè addio ) : e 1 T ir­ reni ricevendo V au g urio.

V. ■perchè in qne’ luo­ ghi dominarono un tempo i Pelasghi: e lo stesso Omero chiama Pelasgo anche Giove Dodoneo : Dio che lungi f r a ’ tuoni hai posto il trono. Quindi dissero (i) Odiss. così presso gli Elleni.30 S E L L A GKOGBÌFIA. XVI. T. . salirono in molta ce leb rità. E i D orj in tre d ivisi.. come attesta O m e ro . e la Jkvella è mista : Poiché pi son gli A chei . 1 7 5 ^ l i . come presso tutti gli altri ai quali per caso pervennero. £ quella parte di Tessaglia clie si stende dalle bocche del fiume Peneo e dalle Termopili fino alle montagne di Pindo chiamasi Argo Pelasgico. e novanta Contien cittadi . XIX. regnator delP alta jigghiacciata Dodona (a). e i buon Pelasgi (i). Alcuni poi dissero pelasgiche anche le genti dell’Epiro. perchè i Pelasghi ebbero signoria anche di quel paese: e poiché a molti degli eroi furono dati nomi pelasgici. sonvi i natii M agnanimi Cretesi. D I &TRABONE carono il proprio n o m e . là dove Ulisse dice a Penelope : Bella e feconda sovra il negro mare Giace una terra che appella C reta . quelli che vennero dopo credettero pelasgiche anche le nazioni delle quali essi furono capi. lib. lib. Giove Pelasgo . Gli abitanti v’ abbondano. Però lasciaron coloni anche in G re ta . a33. . ed i Cidonj . Dalle salse onde d’ ogni parte attinta.

(3) Eschilo TerameDte dice soltanto . lib. Pelasgo . . S e d i questa contrada . Ma Escbilo nelle Supplicanti o Danaidi fa invece proce> dere questa gente da Argo presso Micene (3): ed Eforo asserisce che anche il Peloponneso fu u à tempo deno­ minato Pelasgia: e infatti Euripide nell’ Archelao dice: Danao padre di cinquanta figliuole .LIBRO Q U INTO 3 t Pe/asgia Lesbo y ed Omero asserisce cbe coi Cillcii della Troade coofioavano alcuni Felasghi : Dalla pingue Larissa i furibondi Lanciatori pelasghi Ippotoo mena (i). V. e fe c e una legge che si do­ vessero chiamar Danai quelli che quivi prima si nominavan Pelasghi (4). ed i Pelasgi Da questo suol nudrili han da me nome. a cui f u padre JPelasgo {%). venuto in jilrgo popolò la città éC In a c o . . . e cbe alcuni di essi condotti da Tirreno fi­ gliuolo di Ati emigrarono nell' Italia. . Ànticlide poi scrive che costoro pei primi popolarono i luoghi vicini alle isole Lemno ed I m b r o . il quale dice : S ei Jigliuoli na^ c^uero dal ‘diyo L icao ne . . 840. . Il fig lio io sono D i Paléctone indigena . « ) QaesU citazione appartiene ai Frammenti d’ Eurìpidf. Bellotli. parlano dei Pelasghi ^ come se alcuni di loro fossero stati anche in Atene ^ af< (i) r . E coloro che scrissero la storia dell' Attica . (9 ) È incerto a quale Opera appartenga questo luogo d’Esiodo. E d Eforo afTerma che i Pelasghi sono d ’ Arcadia stdia testimonianza d’ Esiodo. II. . Trad.

o secondo altri seicento. . » 8 0 0 o secondo altri 6 0 0 1760 od almeno i56o. gli Attici denominaronli Pelarghi (i). L a maggior lunghezza delia Tirrenia si dice che sia la spiaggia che corre da Luni ad Ostia per lo spazio di due mila e cinquecento stadi! : e che la sua larghezza. . da Vol­ terra a Poplonio ( 2) duecento settanta : da Poplonio fin presso a Cossa ottocento. (4) Di Selene . Ma Polibio dice che questa distanza non giunge in tutto a mille e quattrocento trenta stadii (3). ma il porto ( 1) Cioè : Cicogne. . D a Luni pertanto sino a Pisa v’ha più che quattrocento stadii : di quivi a Volterra duecento ottanta . . ). dal mare fino alle m o n tag n e. è una metà di meno. ■ .3a DELLÀ geografia di strA bone fermando che a cagione del loro andare vagando e del fermarsi che facevano a guisa di uccelli dovunque il caso li avesse p o rta ti. cioè : della Luna. Luni è ad un tempo stesso città e porto ^ e gli Elleni la chiamano porto e città di Selene (4). F r a ’ luoghi qui m entovati. » 2 7 0 Da Poplonio a Cpssa . rettificano cosi queste d i ­ stanze : Da Luni a Pisa . (3 ) Di Poplonio o Populonio trovatisi alcuni avanzi sulla pe­ nisola di Piombino. s t 4oo Da Pisa a Volterra . (3) Oltre alla differenza che si trova fra il calcolo di Strabone e quello di Polibio. frane. ( E dit frane. ago Da Volterra a Poplonio.G la città non è grande. gli Edit.

che se ne traggono tavole e colonne d ’ un pezzo so lo . in gran numero e di tal sorta. quale insomma si conveniva ad uomini che signoreggiarono in m a r e . 3 . portandolo il fiume con grande agevolezza via giù per le monta* gne. e tutti furono detti Pilii. I li. vicino al loro confluente. nel ritorno approda­ rono in parte a Metaponto . E vi contribuisce anche l’essere agevole il p ortar via di colà quelle pietre. È circondato quel porto da eccelse montagne dalie quali si dominano il mare soggetto e la Sardegna. e per così gran tempo. giacché le miniere sono poco al di sopra del mare . F ra Luni e Pisa v’ ha un luogo detto M ac ra. e d a questo s’entra nel Tevere. che molti scrittori considerano come il confine tra la Tir* renia e la Ligustica. l ’Arno e l’Esaro (i). dei quali (i) h ' A rno e il iSercA/o : ma al presente quest’ ultimo non si unisce punto col prim o. Ed anche il legname per fabbricare ( ciò sono cerri dirittissimi e grandissimi ) lo somministra per la maggior parte la Tirrenia. e va al mare solo con un corso suo proprio. e in un mare di quella f a tta . E v’hanno colà miniere di pietra bianca o variegata da strisce cerulee . È situata fra due fiumi. i quali dopo essere stati con Nestore ad Ilio . tutti profondi. con gran tratto di spiaggia dall’ una e dall' altra parte. STKéMoss^ um. siccome qnello ch e in sè ae raccliiude molti altri. per modo che la maggior parte de’ più bei lavori che veggònsi in Roma e nelle altre città hanno quiyi l’origine loro. Pisa la fondarono i Pisati peloponnesi. in parte nel territorio Pi­ sano .LIBRO Q U INTO 33 è grandissimo e bellissimo.

dall’ altro erano tribolati dai L ig u ri.34 DELLA GEOGIVAFIA D I STRABONE il primo discende da Arezzo. Quindi riesce diflìcile il navigarvi a chi vi entra dal mare^ e Io spazio pel quale vi si può far viaggio all’insù è di circa venti stadii. uoa unito ma diviso in tre canali^ l'altro discorre dai monti Àpennini. Ivi si congregarono alcuiii T ir­ reni ed alcuui dei proscritti da Siila ^ e compostisi in . Favoleggiano poi che quando primamente cotesti fiumi cominciarono a discender dai monti. ed ha la cima piatta su cui è piantato il muro della città. tu tta scabra e diffìcile. Il luogo dove la città è fondata è un colle alto e scosceso tutto all’ intorno . Perocché da un lato essi erano più guerreschi degli al­ tri T irre n i. che s’ iunalza nel mezzo di una valle p rofond a. ed anche nelle ville che i Romani costruiscono a somiglianza delle reggie di Persia. Dove poi sboc* cano tutti e due iu un solo c a n a le . gli abitanti di quelle regioni s’ adoperarono per impedire che non'confluissero in uno. Il territorio de’ Volterrani é circondato dal mare. delle cave di pietre . e non è ignobile nemmanco adesso a motivo della fertilità del terreno . acciocché non ac­ cadesse che il paese ne fosse inondato: m a i fiumi promi­ sero di non traboccare. s'innalzano tanto per la contrarietà de’ loro u r l i . Ora poi la mag­ gior parte di quel legname consumasi negli edifizii di R o m a . e custodirono la data fede. e del legname di cui gli abitanti anticamente valevansi nelle cose del mare. che quelli i quali stan­ no sulle due sponde non si posson vedere 1’ un T altro. La sua altezza é di quindici stad ii. Pare che Pisa abbia avuta un tempo buona fo rtu n a. pes­ simi vicini che loro stavano a fiauco.

(o) (3) La Corsica. i fon­ d atori delle città fuggirouo sempre il m are. Poplonio è fondata sopra un promontorio molto eie­ ra to (i) d ie discende a precipizio nel mare nel quale e n tra a modo di penisola. proprio sulle rive del mare . più da vicino Cimo (3). fuor solo i tempj ed alcune poche case. E si vede dalla città in lontananza ed a stento la Sardegna . finalmente n^ uscirono sotto la fede di u a trattato . U n po’ meglio popolata è la stazione delle navi c h ’è alla radice del monte con un picciolo porto e eoa luoghi da raccogiiervisi i legni. siccome quella che u ’ è disgiunta soltanto lo spazio di duecento stad ii. Nella parte poi più elevata del promon­ torio su cui Poplonio è fondata avvi una vedetta d ’onde «tanno spiando l’ avvicinarsi dei tonni (a). m entre. (4) L’ isola d’ .chiunque navigas­ se a quella volta. la quale è distante dalla Sardegna circa sessanta stadii. Anclie questa città ne’ tem pi già detti sostenne un assedio : ora essa è intie­ ram ente d e se rta . dopo avere sostenuto un assedio di due ann i. Molto più di queste due isole è vicina al continente 1’ Etalia (4). acciocché non fosse­ ro quasi una prèda apparecchiata pei. od almeno mettevano loro dinanzi dei baluardi. P er questo a me pare •che Poplonio sola fra le antiche città Tirrenie fosse fabbricala.LIBRO QOTHTO 35 quadro c o o rti. per es­ sere in tutto U restante la spiaggia im portuosa. e (i) Ora Capo di Campana.

delie quali parla Clitarco. nè la Sar­ degna : e nemmanco Artemidoro il quale dice che tutte due queste isole sono addentro nel mare mille e due cento stadii.36 . dalla nave Argo : perocché è fama che navigasse a quel luogo Giasone cercando 1’ abitazione di Circe per soddisfare a Medea desiderosa di veder quella Dea 5 e affermano che delle gocce d’olio cadute sul suolo men(i) Ciofe nell' Isola di'Elba. Non ha dunque ragione Eratostene quando afferma che dal continente non veggonsi nè C i m o . massime Cimo. insieme con alcune mi­ niere di que’ dintorni ora deserte. Poplonio pertanto è luogo acconcissimo a imbarcarsi per alla volta di qualcuna delle predette tre isole: e noi stessi navigando a Poplonio le abbiamo vedute . . ma non a me per certo sarebbero state visibili in tanta distan­ za così pienamente come le ho pur vedute. che gli scavi fatti per trarne i metalli si riempiono col tempo di per sè stessi. Avvi in Etalia (i) un porlo denominato Argoo. Oltre a questa particolarità quell’ isola n ’ ha anche un’ altra . ma tosto come è scavato trasportasi nel continente. Vedemmo inoltre coloro i quali attendono a lavorare il ferro che portasi fuori da Ctalia : perocché non è possibile ridurlo in verghe nelle fornaci delPisola. delle cave di marmo in P a r o . e di quelle del sale nell’ I n d ia . II porto di cui qui fa menzione dicesi ora Porto-Ferrajo. dicono. DELLA geografia DI STRABONE altrettanto poi è lontana da Cimo. come raccontasi delle platamone di R o d i. Perocché a qualcun altro forse.

son di tormento a chi li ha comperali ^ di sorte che poi sebbene li abbiado avuti per un nonnulla . (a) Diodoro Siculo (lib. o vivendo. ne conducono via gran­ de quantità di prigioni. frane. ma sentendo parecchie di sif­ fatte credenze divulgate fra il popolo . cioè che Omero non inventò di sno capo tutto quanto ra c c o n ta . P e­ rocché o non sostengono di vivere. Essa è male abitala per essere d ’ aspro terreno. sono p iù salvatici delle stesse fiere. egli v' aggiunse poi del suo questo so lo . Vi si trovano per altro alcune (i) Forse i cristalli di ferro abbondami oell’ isola d’ E lb a. nondimeno hanno a dolersi di q u el che hanno speso (a). ). e sorpren­ dendo qualcuna delle fortezze. e in quasi tutte le sue parti di accesso malagevolissimo : d ’ onde avviene che coloro i quali ne abitano i monti e vivono di ladroneccio. coll’ a­ patia e coll’ insensibilità loro. . v . E queste fa­ volose tradizioni vengono a confermare le cose già dette da noi . Tanto basti aver detto intorno all’ Etalia. ( Edit. e le tram utò da uno ad un altro luogo.a vedere la salvatichezza e la bestialità che in loro apparisce. cosi immaginò che vi fossero stati anche Giasone e M enelao. § i3 ) dice tutto al contrario.UBKO QUIHTO ‘ i<J treclié gli Argonauti sì ungevano formaronsi qaelle pi«> tre variegate che vi si trovano ancora (i). £ però come fece uscire nelPOceano Ulisse. Q uando pertanto i condottleri romani s’ inoltrano ia quell’ isola. dei quali pure si raccontavano lunghi viaggi di mare. C im o poi d a ’ Romani chiamasi Corsica. che le trasferì a grandi di­ stanze . è cosa miserabile . e d i bello e vario colore.

vicino alla Punta dell’ Ulga. se ne oppone una d an n o sa. (4) Figliuolo d’ Ificle e nipote d’ Ercole. ed anche a>cnne piccole c ittà . fra le quali son da notare Ca­ lati (3) e Sulchi. ihentre la Sar> degna è lunga duecento venti miglia. la larghezza di settanta . U na gran parte della Sardegna è terreno a s p ro . e. come a d ir e . . e larga novantotto. Carace . e soprattutto poi di frumento. Blesinone .quello della Sardegna quattro mila. e prima denomi' navansi lolei ^ perocché si racconta che lolao (4) aven­ do con sé alcuni dei figliuoli d’Èrcole approdò a quelPisolaj e vi si mise ad abitare coi barbari. (3) Cagliari. Vi sono parecchie città. Ma secondo altri il perimetro di Cirno è di circa tremila e due cento stad ii.36 della geogbafià d i struoite parli abitabili. montuoso. ché l’ isola in tempo di state è m alsana. Epiconia e Vapane. La lun­ ghezza d e ll'iso la . ma un’ altra parte è abbondevole d’ogni cosa. i quali insiem con que’barbari guerreggia­ rono contro i Romani ^ ma essendo poi d istru tti. (a) Il Siebenkees vorrebbe leggere i f t é t 't t . Rispetto a Sulchi si crede che fosse dove ora i Palma di S o lo . Ma alla buona qualità di qua' luoghi. dice il Corografo (i). ogni (i) Non Irovano gl’ interpreti a chi voglia alludere Slrabone in questo luogo. c paese non punto tranquillo (a) . è di cento ses­ santa miglia . Costoro eran Tirreni : appresso vi dominarono i Fenicii venuti colà da Cartagine. principalmente appunto in que’ siti che sono più fertili : oltreché sono di continuo depredati da' montanari chiamati ora Diagebri .

ma vauno invece depre­ dando quelle che sono coltivate da a ltr i. Nascono nella Sardegna certi montoni che in vece di lana hanno un pelo caprino. come anche nel continente su cui discendono. qualche volta abbandonan 1 ^ ’ ìm< p re s a . Il (i) Altri leggendo. qualche volta giungono a reprimerli. Rimane per tauto di combatterli con certi stratagemmi. non trovandosi conveniente il mantener sem­ pre un esercito in que’paesi insalubri. Da tutta la spiaggia situata fra Poplonio e Pisa si ve­ dono pienamente le isole delle quali parlammo. Così nelV isole lo r o . i Sossinati. e'prìncipalm ente su quel de’ Pisani. non ì:r$ r\i» f t» is t5 . i P a r a ti. e guardano al mezzogiorno e alla Libia: ma nella gran­ dezza Etalia si rimane molto addietro dalle altre. come ( ciò che fanno più spesso ) nel continente (i). E i capitani che si spediscono colà da Roma. gli Àconiti. A . r .LIBRO Q U IN T O 3g cosa rimase neHa signoria di Roma. traducono'. ma ìriitX itfT is ». e sono chiamati mu^moni. i quali abitano nelle spelonche. (3) Specie di scudL . non la coltivano con punto di c u r a .. cosi nella loro isola stessa . ed allora li assalgono e ne prendono molti. Gli abitanti si valgono delle pelli di questi animali per farne co­ razze : e portano inoltre p elli (a) e pugnali. i B alari. Le nazioni montanesclie sono quattro . Sono tutte e tre di fórma oblunga e quasi parallele fra lo ro . E sebbene abbiano qualche terra acconcia alle seminagioni. approfittando di un costume che hanno quei barbari di congregarsi insieme dopo il bottino e festeggiare per più giorni .

Raccontasi che questa fosse una volta la resi­ denza di Maleoto pelasgo. è fama che. e nello spazio frapposto è un luogo detto Jìegisy a ia . fondata sopra un’eminenza che s'alza nel fondo del golfo. poi sulla sommità del promontorio imminente al golfo. piccola città al di sopra del mare. come Gravischio .4o DEJXA g e o g r a f ia d i STRABOIfE Corografo poi dice che dalla Libia alla Sardegna il tra­ gitto minore è di trecento miglia. . Sotto questa città trovasi il porto d’ E rc o le. E di questa tribù furono anche que’ Pelasghi che abitarono Agilla. dovizioso una volta. Da Gravischio poi a Pirgo v’ ha poco meno di cento ottanta stadii ^ ed a cinquanta stadii da Pirgo è il porto de’ Ceretani (2 ). (0 ) Not'ano gli Edib frane. il quale dopo avere in que’ luoghi regnato per qualchè tempo sopra i suoi conna­ zionali pelasghi. (i) Se ne veggono le rovine sopra una collina fra l’ imbocca­ tila del fiume Pescia e Porto Ercole. In Pirgo v’ha un porto d ’IIitia fondato dai Pelasghi. ma si anche alle conchiglie d’ onde si trae la porpora. Dopo Poplonio è Cossa ( i ) . Pirgo . Da Cossa a Gravischio si contano trecento sta­ d i!. . Navigando da Cossa ad Ostia si trovano alcune pic­ cole cittadelle . à una vedetta pei ton­ ni: perocché questi pesci non vanno dietro soltanto alle ghiande . essere Pirgo un porlo de’ Ceretani a claquanta stadii dalla loro città: ''£«•< r i» K a é firtcìit <Ììt« p rr»(T/«r. F regenia. ed ivi presso un lago marino . partitosi di colà. Alsio . venisse in Atene. che le parole del lesto potrebbero anche significare .

secondo una loro congettura : Giusta alau^i autori gli abitanti di Falerium non appartenevano alla nazione dei T irren i. lÀAAÌe A A'iiclift m ie r if c . Da Pirgo fino ad Ostia si contano duecento sessanta stadii. traducono. n itt. La loro capitale era Falisco. Silvestro. ed altre cittadelle vicine. denominata da altri jEcquum Faliscum . Perugia . e situata sulla via Flaminia tra Ra-> m a ed Ocricli. Ai piedi del monte Soratte (2 ) è la città di F eronia. e molte altre . E dicono alcuni che questi Falisci sono una na­ zione particolare con lingua sua. e con un linguag­ gio suo proprio. .Quest’ultima città è ora detta Otricoli. situata lungo la via F la­ minia tra Ocricli e Roma (i). (a) Monte di S. e nello spazio di mez­ zo stanno Alsio e Fregenia. ma sibbene F a ­ lisci. alcune invece fu­ rono ripopolate dai R om ani. Gli Edit. Volsiiiio. Statonia. B lera. e Su* t r i o .UBRO QUINTO 4 ' ma io spogliò poi Dionigi tiranno di Sicilia mentre nn< rigava alla volta di Cimo. A. . Nepita. r . od invece ab b a ttu te. Alcuni sùstengono che i Falerj non erano punto T ir r e n i. propria : ed altri la chiamano Equum F aliscu m . Falisco. Ho seguitata 1’ opinione del Salmasio che la corresse così: " E n ti «fi i T v ffr itif fa r i r i t . F ere n tin o . (i) La lezione coonuoe è guasta. ma sì a quella dei Falisci che sono un popolo assolutamente distinto dai T irreni. oltre alle città già dette sonvi Arezzo . alcune delle quali sussistono come in antico. sic­ come accadde di Vejo contro cui combatterono parec­ chie volte j e così anche di Fidene. F a le rio . Questi adunque sono i paesi che trovansi lungo la spiaggia tirrena: ma nelle parti mediterranee. frane.

? nutrono gran quantità di pesci e di uccelli palustri : ed oltre a ciò gran copia di tife . e della quale avvi colà un tempio dove le suol esser renduto un mirabile culto. frane. è’ vi concorre gran numero d’uomini . ( Edil. così per la fiera che vi si celebra ogni an n o .) . Il Jago Volsinio poi fe quello di Bolsena. attraversata dalla Chianar che si perde nel Tevere presso Orvieto. e sotto il nome di lago di Clusio non può in-' tendersi se non la marea vicina a Chiusi. sicché alcuni vollero intendere qui il Trasimeno. Perocché alcuni invasati da quella Dea attraversano a piedi nudi un ampio letto di cenere calda e di ardenti ca rb o n i. La città più dentro terr^ e verso i monti è Arezzo a mille e due cento stadii da Roma.4a D ELLA GEOGAAFIÌ l M STKABOKE c'ha il nome a comune con una divinità di quel lu o g o . È uopo notare però che il liome di lago dato a questa marca è improprio . senza rimanerne offesi . Clusio (i) poi è di­ stante da Roma ottocento stadii : e Perugia è vicina ad Arezzo ed a Clusio. ma invece di sboccare nel Tevere va al mare direllamente. grandemente onorala dagli abitanti circonvicini. papiro e aritela (2 ) viene portata a Roma dai fiumi che uscendo di questi laghi vanno a sboccare nel Tevere. Tali sono il lago Ciminio (3). quei di Yolsinio e di Clu- (1) Chiusi. (2 ) Non trovasi una sicura dichiarazione di queste tre produ­ zioni marine. come per lo spettacolo or ora detto. Contribuiscono alla felicità di quel paese i laghi grandi e molti che vi sono \ siccome quelli che sou navigabili. (3) Ora Lago di Vico o RoncigUone. e che dal lago di Bolsena esce bensi il fiume detto la M arta .

CAPO V. Sena (3). e ne riuscì dopo aver vinto sopra Flaminio una grande battaglia. (Edit. e quello del Trasimeno che n’ è il più discosto verso Arezzo. Yioceazo Borghini sospetta che questo capitolo sulla Tir­ non ci sia pervenuto lutto intiero. .). che pur sono le più celebrate di tutte (2 ). Descrizione deVt Umbria. e questa è migliore per essere le montagne che vi s’incontrano mezzanamente basse : ma perchè I’ avevano i Romani diligentemente presid iata. che quelle di B aja. Annibaie fu necessitato di eleggere la più malagevole . e poi via via Sacsina. Arimini. quello di Sabata (i) eh’ è il più vicino a K om a. le quali sogliono frequentarsi non meno. Lungo quest’ uUitno lago è una vìa acconcia a trasferire eserciti dalla Celtica nella Tirrenia . e stendesi fino all’Adria. frane. (i) (1) renia (3) Ora Lago Bracciano. e se ne valse anche Annibale. Sinigaglia e Camerino. Ancora è a notare che la Tirrenia nelle parti vicine a Roma ha molta ab* boudauza di acque calde. Alla Tirrenia dalla parte d ’oriente congiuiigesi l’U m ­ bria che piglia il suo principio dagli Apennini ed anche più in là.UBKO QUINTO 43 sio. Perocché comincian­ dosi da Ravenna gli Umbrii occupano tutto il paese circpnvicino. Oltre di questa ve n’ha poi un’al­ tra vicino ad Arimini attraverso dell’ Umbria .

. percorre un cammino di mille e trecento cinquanta stadii : e questa è la lun­ ghezza dell’ Umbria . Il Glngijno non è conosciuto. il fiume Metauro . Quivi sono i con­ fini tra 1’ antica Italia e la Celtica dalla parte del mare Adriatico. e Fanuin Fortunae. Perocché da prima stabi­ lirono per confine l’ iEsi . poi il fiume Rubicone. attraversando tutta quanta T Umbria fino ad Ocricli ed al T ev e re. Chi poi va da Arimini a Roma per la Via F lam in ia. Da Ravenna pertanto ad Arimini dicono che vi spno trecento stadii. Al di qua deli’ Apennino le città notabili lungo la stessa Via Flaminia sono Ocricli sul T ev ere. Ed è l’jEsi fra Ancona e Seno Gallia (2 ) . e il Rubicone è fra Arimini e Ravenna : e tutti e due isboccano nel1’ Adria. e il Metauro dicesi Metaro. ma furono poi spesse volte tramutati dai governatori di quel paese. ma la sua larghezza è irregolare. Sentino è ora Sentina. non accade più ragionare di cotesti limiti. S I STRABONE e Caroarino. Appartengono all’ Umbria anche il fiume ^ s i e il monte Ginguno (i) . perocché questa città è abitata da Umbrii. Nondimeno tutti s’ accordano a dire che r Umbria propriamente detta si stende niente manco che fino a R avenna. Ora p o i . (3 ) Poco prima la nominò semplicemente Sena. Del nome latino poi Fanum Fortunae (Tem pio della F ortuna) ora è rimasto sol Fano. denominandosi Italia tutto quanto il paese infino alle A lp i. la città dì Santino . Laro- ( 1) L’^ s i è il Fiumesino.4 4 D E L L A G E O tfR A FU .

Nuceria. che p er qualche loro politica importanza 5 tali sono Foro Flaminio. ). Ispello e I t o r o . dimostrano che Camerino e Camerta dovettero essere due luoghi distinti. Alla destra poi di chi va da Ocricli ad Arimini stan> no Interam na. pro­ prio nei monti che servono di confine al territorio Picentiuo. (5) Cioè sulla sinistra della via Flaminia. frane. Delle città poi men­ zionate subito dopo. J e s i. attraversata dal N ar che si unisce col Tevere poco al di sopra di O cricli. . ( Edit. Nuceria è Nocera . Giovanni. (1) li Topino .LIBRO Q t r a t O 4 5 10 ( 1 ) e N a ru a. ma rispetto a quest’ ultima gli Edit. e Foro Sempronio (3). e Foro Flaminio è secondo alcuni Ponte Centesimo a sette mi­ glia da Nocera. e Itoro od Ituro non è conosciuta. Ispello conserva il suo nom e. secondo altri Castel S. ( 1) Non vi ba notizia di questa città. però credono alcuni che 11 testo ' sia corrotta . vicina al più alto passag­ gio delle montagne. ^ s i o e Camerta (4). dove lavoransi vasi di legno. il quale porta anch’esso nel Tevere sopra barche non grandi le produzioni della pianura : poi ancora altri luoghi abbondevoli d’abitanti piuttosto perchè si trovano situati lungo quella via. e ( secondo il Cluvier ) Ca~ m erino. Spolitio . frane. ed è navigabile da barche non grandi : poi si trovano Carsuli e Mevania presso cui scorre il Tenea (2 ). Dall’ altra parte (5) si trovano Ameria. (3) Foro Sempronio è ora Fossombrone. e secondo altri le Fene di Piscignano ( 1’ an­ tico Clilumnus ). che presso Bevagna { Mevania ) piglia il nome di Timia. e il Kar è La Nera. Ameria è A m elia. Spoleto . (4) Cioè T ern i . Tuder.N a m a dicesi ora N a rn i . città f o r te . Tuder è T o d i.

inoltrandosi obliquam ente: e l'U m b ria anch’ essa si stende nella medesima direzione 'fino al mare. Appartiene ai Sabini anche {ì) 11 Lazio e la Sabina. £ d anche quella parte del Lazio eh’ è vicina a costoro ed ai monti Apennini è anch’ essa di suolo scabroso. il quale stendesi in lungo p er mille stadii dal Tevere e dalla piccola città di Nomento (a) sino ai Vestini : e posseggono al­ cune città piccole e rovinate dalle guerre coutin ué. Descrizione della Sabina. Queste due nazioni pertanto (i) cominciano dal Tevere e dalla T irre n ia . come a dire A m iterno. e le acque. e si stendono fino ai monti Apennini verso 1’ Adria. All’antico Interocrea corrisponde il luogo detto ora Inlerdojo 0 Inierdoco. se non quan> io è un po' troppo m ontuosa. e somministra a’ suoi abitanti per nutrirsi più spella che frumento. . fredde di Colilia buone da bere ed anche da bagnarvisi per guarire di certi mali (3). £ tanto basti aver detto intorno agK Umbrii. (3) Di AmiterDO veggonsi ancora le ruine presso alla piccola ciuà di san fillo rin o alla sinistra del fiume Alerno. Mon­ tuosa è anche ia Sabina che tien dietro airU m bria in quel modo che questa tien dietro alla Tirrenia. e Reate nelle cui vicinanze trovansi il borgo d’ In tero cre a. CAPO VI. (a) Lamentano.46 DELLA g e o g r a f ia DI STBABONK T u tto il paese dell’ Umbria è fertile. Reate è Rieti. I Sabini abitano un paese angusto.

£ bre^ vemente può dirsi che in tutta quanta l ’ Italia cre> scono oUimameute i bestiami e i frutti d’ogni maniera. . T utto poi il paese dei Sabini è abbondevolissimo di ulivi e di v iti. Curi poi al presente è un borghetto da nulla . da’ Sanniti vennero poscia i L eu c an i. e fu una volta illustre c ittà . Anche Trebura ed Ereto ed altre abitazioni consimili voglionsi considerar come borghi piuttosto che come città. benché alcune specie poi si trovino in qualche sua parte meglio che ia un’ altra. così principalmente per la razza dei muli di Reate che sono in gran fama. passa pel territorio Sabino : presso ad Ereto (borgo situato sul Tevere) le si congiunge la Via Nomentana . che non è lunga gran fatto.LIBRO Q U IN T O 4? il luogo detto Sassi F o ru li. della quale uscirono Tito Tazio e Numa Pompilio re di Roma : e di qui inoltre gli oratori sogliono chiamar Curiti ( Quirites ) i Romani. acconcio piuttosto ad es­ sere UQ rifugio di ribelli. la quale comincia anch’ essa dalla porla Collina. L a Via Salaria. e produce anche molte ghiande ^ ed è vantato come a motivo di alcuni altri suoi anim ali. Lo storico Fabio (i) dice che i Romani allora per la prima volta conobbero le ricchezze. i Picentini e i Sanniti ne sono colonie. (i) Visse a i 6 anui circa prima dell’ E. V. quando diventa* ro n signori di questa nazione. e da questi i Rrezii. 1 Sabini sono una razza d ’ uomini antichissimi ed autoctoni. £ la loro antichità potrebbe congetturarisi dal valore e dalle altre virtù colle quali si sostennero fino a qnesta età. che nn’ abitazione propria* m ente detta.

— Città del Lazio situate lungo le y ic j Latina. fondò su quella spiaggia una città a ventiquattro sladii dal mare.No­ tano poi gli Edit. . Dicesi poi che Enea insieme col padre Anchise e col figliuolo Àscanio essendo approdato a Laurento vicino ad Ostia (a) ed al Tevere. Latino re di quegli Àborigini che occupavan quel luogo dove ora è Roma. frauc. Di segnito alla Sabina sta il Lazio ( i ) . lib. 1 5 7 ) dovrebbe leggersi quattro stadii invece di veoliquattro. gli Ernici. . Perocché gli E q u i. venuto ad Enea si valse di lui e de’ suoi come alleati a combattere i Rutoli a lui vicini che tenevano Ardea (da questa città a Roma si contano cento sessanta stadii ) ^ ed essendo rimasto vincitore. gii Àborigini (quelli almeno che abitano intorno a Roma) e qua’ Rutoli che occupavano l’antica A rd e a . città marittime e mediterranee. ed altre città maggiori o minori che stavano in­ torno ai Romani allorché fu fabbricata primamente la loro ciltàj si abitavano in borgate reggendosi con pro­ prie leggi. i Volsci. y. — Sue antichità e suoi primitivi confini. che se la città qui assegnata è TrojaNova { V irg . — Sue . fabbricò quivi presso una (i) Letteralmeate la Latina . Valeria ed Àppia. Descrizione del Lazio. nel quale è compresa anche Roma con molte altre città che non appartennero al Lazio antico. i A »rim . (a) Cioè : Vicino a l luogo dove si fondò poi Ostia.48 D E L L A GEO GR AFIA D I STRABONE CAPO VII. vir.. senza essere punto ordinate in nna sola na­ zione.

4 . Stèjboxk . in parte favolose. occupò solo il re­ gno^ ed essendovi nn figlio ed una figlia di Numitore. 1 8 0 7 ) non fa verun cenno di questo dubbio del Sie­ benkees. notano che in un loro bel manoscritto non si leggono le parole preponendo.LIBBO QUINTO ^9 città e la disse Lavinio dal nome della propria figtiaola. preponendo nel tempo di quel sagriGcio alla città qualcuno de’ giovani più illustri (i). scacciato il fratello maggiore. in parte più vicine alla credibilità. questa ( accioc­ ché non avesse a lasciar figliuoli ) fece sacerdotessa di Vesta. ma Enea rimasto vittorioso regnò invece di l u i . Tornati poscia i Rutoli un' altra volta alla p u g n a . ecc. Quattro cento anni dopo (a) raccontansi le cose di Àmulio e di Numitore suo fratello. distante da Ro­ m a quanto Àrdea ^ e quivi i Romani insiem coi Latini formando una sola e comune signori^ sogliono sagrificare a Giove. (1) O piuttosto . quello uccise a tradimento nella caccia. sic­ ché le nacquero due figliuoli gemelli : pure in grazia (i) 11 Siebenkees crede che tutte queste parole rlsguardanti il sagrificio (o le Ferie Latine) siano una interpolazione : e gli Edir. frane. Il Falconer nella sua bellissima edizione (O xonii. tam. obbligandola per tal modo alla verginità. Ma la scoperse poi violata. e chiamò Latini quanti gli erano soggetti ^ e quando furono morti Enea ed Anchise. La­ tino vi perdette la vita •. I I I . Costoro ereditarono a comune dai discendenti d’ Ascanio la signoria d’ Alba che si stendeva fino al Tevere : ma Amulio eh’ era il più gio­ vane . Costei chiamavasi Rea Silvia. Àscanio edificò Alba sul monte Albano. Trecento anni.

e nemmanco uomini che 1’ abitassero. . ì iftfttilftonf.5o • DELLA GEOGRAFIA D I S T B ABONE del fratello la imprigionò invece di farla m o rire. non si accomunavano molto cogli Albani. (i) 1 terom nem oni. gli allevò ( e vuoisi intendere che qualche ricco signore fra i soggetti di Àmulio li prese con sè e li nutrì ). ed espose i Deouati nel Tevere secondo il patrio costume. Labino . Perocché i circonvicini abitavano separa­ t i . a poco più di trenta o quaranta stadii da Roma. avendoli tolti di l à . e sebbene contigui alle mura della fondata c ittà . ed ora sono borghi e possedimenti d’ uomini p rivati. ed altri luo­ ghi siffatti che allora erano piccole c i t t à . Antemna . ed avere restituita a IVumilore la signoria . se nie tornarono al luogo della loro dimora e fondarono Roma in un sito proposto loro dalla necessità anziché scelto : siccome quello che non era forte per natura . e quivi del pari che in parec­ chi altri luoghi creduti anch’ essi confini. Tali erano quei di Collazia . e dopo averli tolti di mezzo . Dicono pertanto che costoro fossero figliuoli di M a rte . Fatti poi uomini assalirono Amulio e i suoi fi­ gli . chiamandone Puno Romolo e l’altro Hemo. e che scudo esposti fu veduta una lupa che li allattava^ finché poi Faustolo . uno dei pastori di quel luogo. nè aveva un terreno proprio e suf­ ficiente a nutrire una c i t t à . i custodi de’ sacri archivii (r) fanno in un giorno determinato un sagrificio d etto Àbarunia. Fidene .Rispetto al nome del sa- . £ nel vero tra la quinta e la sesta di quelle pietre che indicano le miglia da Roma avvi un luogo denominalo Pesti^ il quale suol essere mostrato come il limite del territorio rom ano a que’ tempi .

Remo vi perdette la vita. « quanti colà riparavano dai paesi circostanti. la quale suol celebrarsi anche al presente: e quando molti furono concorsi a quello spettacolo. avendolo ricevuto dalla volontà medesima dei soggetti. Q uando poi la città fu costrutta. Non vi essendo poi donne. Tito Tazio re dei Curiti volle v«odicare P ingiuria coll ’ armi ^ ma poi fe la pace con Romolo. di consenso dei Curiti Romolo regnò solo. ucciso a tradimento Tazio in La* vinio. coli’ avere assegnato come luogo d ’ asilo u a bosco situato fra la. avendo pattuita. una comunanza di Signoria : finché.LIBRO QUINTO- 5 I Raccontasi danqi^e che nel tempo stesso in cui si fondava qaesta città . bandì una certa solennità equestre sacra a N e ttu n o . li dichiarò citta* dini. U n’ altra più antica e favolosa tradieione dice che i Romani furono una colonia venuta dall’ Arcadia sotto la scorta di Evandro. (i) Per rocca s’ intende qui il monte Palatino. Romolo vi congregò molti uomini insieme ra c c o lti. da dare a costoi‘0 . Appo costui (dicono) stette come ospite Ercole quando traeva seco i buoi di Gerione ^ griGcio di cui qui si parla . rocca ed il Campidoglio (■). Dopo di lui prese il regno Numa Pompilio già cittadiao di T a z io . essendo nata discordia tra i due fratelli. e composero u na sola nazione. ordinò a coloro ai quali mancavaa le mogli dì rapire le giovani forestiere. Questa pertanto è la storia più creduta della fondazione di Roma. . sulla fede di qualche manoscritto c per consiglio di molti Interpreti dovrebbero intendersi i riti Amharvali.

era riserbato di essere ascritto fra i N u m i. divennero sudditi tutti quanti. ad Alba ed alla stessa Roma. la quale fu di< strutta da Tarquinio Prisco. glielo fece p ale se. ì V o l s c i g l i E rn ic i.5 2 D ELLA GEO&RAFIA D I STRABOKE ed avendo quel principe saputo dalla propria madre Nicosfrata ( era costei esperta nell’ arte de’ vaticinii ) che ad Ercole . ed anche le loro città furbno da quei me­ desimo re devastate^ e il figliuolo di lui prese Suessa(i) metropoli de’ Volsci. ed inoltre gli consacrò un bosco . nè distanti sono Aricia. . e i più di loro non eran soggetti ai Romani : ma poi abbattuti dal valore di Romolo e di quei che regnarono dopo di l u i . e la denominano Garmenta. quale anche al presente si osserva in onore di Ercole stesso. e così anche la città di Apiola. Gli Albani sulle prime erano in tutto concordi coi R om ani. Gli Equi erano più vicini di tutti ai Guriti. gli ArgiruscI e parte dei P rivern ati. tutto il paese che da costoro occupavasi venne sotto il nome di Lazio. come avesse compiute le sue imprese. Gli Ernici abitavano presso a Lavinio. L a pianura de’ Volsci Pomezii confinante coi Latini era pregevole. Adunque i Latini da principio furono pochi . e prima di costoro ì Rutoli e gli Aborigini. E così in progresso di tempo . ed erano anch’ essi Latini. e gl’ institui un sagri&cio alla maniera degli E llen i. siccome quelli che ave­ vano una medesima lingua. Questa madre poi di Evandro la venerano i Romani reputan­ dola una delle N infe. ed anche i R e c i. vinti gli E q u i. Tellene ed Anzio. (i) DIcevasi Suessa Pomelia per distinguerla da Suessa Au~ ranca.

Delle altre città circonvicine. ai S ann iti. o produzioni che amano le paludi e le rocce. una volta il Lazio non si allargava gran fatto ^ ma po­ scia si estese fino alla C am pania. mare. ai Pelignl e ad altri popoli abitanti presso l’ Apennino. Cosi il Cecubo eh' è un territorio palu­ stre .LIBRO Q U INTO 53 e però sebbene questi due popoli si reggessero eoa governi particolari e divisi. P u r nè anche questi sono del tutto salvatici e infruttuosi. e le cerimonie religiose ed altri dritti civili eran comuni in Alba ed in Roma : ma essendo poi nata g u e rra . il qual nome si estendeva da prima sol fìuo al monte Circeo (i). ma altre invece ne furono ampliate dalla loro amicizia. nondimeno produce una vite arborosa e di vino squisito. oltre ad alcuni altri siti inontani e sassosi. (i) Monte Circello. Ora poi tutta la spiaggia da Ostia fino alla città di Sinuessa chia­ masi L azio. . qualora se ne eccettuino piccole parti lungo la spiaggia del. lè quali sono pantanose e insalubri^ cornea dire il territorio degli A rdeati. e quello fra Anzio e Lavinio fido a Pom ezia. ma somministrano o pascoli abbondanti. Alba fu distrutta fuor sola­ mente il tempio \ e gli Albani furono dichiarati cit­ tadini di Roma. Rispetto alle parti in fra terra. alcune furono danneggiate per avere voluto negare ubbidienza ai^ Romani . alcune furono d istru tte. T utto il Lazio è un paese felice e fe rtile . nulla di meno celebra* vano matrimoaii fra loro . e parte di quel dei Selini e del terri­ torio intorno a Taracina ed al C irceo.

Dopo di essa trovasi Anzio città ancb' essa importuosa .54 D ELLA GEOGUAFIA D I STRÀBONE ' Le città del Lazio sulla spiaggia del mare sono Ostia cbe non ba porto a motivo della continua alluvione del Tevere ingrossato da molli fiumi: quindi le navi stanno colà ancorate nell’ alto mare. e lontana da Ostia circa duecento sessanta stadii. Al presente essa è quasi consacrata ai magistrati per riposarsi dalle faccende politiche quando l’ occasione il comporti ^ d’ onde poi vi furono costrutte molte splen­ dide abitazioni per servire al soggiorno di que’ perso­ naggi. . e vi corrono anche peri­ colo . U n tempo gli abitanti di quella città possedettero un navilio. fondata sopra sco« g li. ecc. P er questo Alessandro da prima mandò a farne querela. dicendo che perdonava loro la vita in grazia della consanguinità eh’ era fra i Romani e gli Elleni. e così le pone in grado di continuare ben tosto la loro navigazione prima cbe abbian toccato alla foce del fium e. In quanto ad Ostia la fondò Anco M arzio. e la sua posi­ zione è quale l’abbiamo descritta. su pel quale poi alleggerite procedono fino a Roma per lo spazio di cento novanta stadii. pe* rocche gran moltitudine di barche da trasporto : si muo­ ve a pigliarne le mercatanzie onde sono aggravate. e Deme­ trio poscia avendone pigliati alcuni (i) li mandò a Ro­ ma . ma vince nondimeno P amor del guadagno. rwF innrifcirti> rc7t . ma che nondimeno parevagli cosa indegna che una medesima (i) Leggo coi più recenti: uni Anfnlrfitf v n s f i t j rcìr ìtx iiystt. e si associarono co’ Tirreni nel corseggia­ re . sebbene fossero già soggetti ai Romani.

LIBRO Q U INTO ' 55 gente e avesse la maggioranza in Ita lia . mandassero poi nelr Eliade chi ne corseggiasse la patria. nel quale sogliono congregarsi i Latini. ed un’ ara sacra a Mi­ nerva (3) j oltreché sogliono quivi mostrare una c o p p a . Gli' . Anche in vicinanza di-questa città è un tempio di V enere. e mandasse ia m are ladroni ^ e che mentre nel foro in un tempio a ta l uopo elevato adoravano i Dioscuri ( i ) . ed un'ara di Minerva. Trovasi colà an­ che Laurento ^ e al di sopra d' entrambe è Ardea colo» nla de' Rutoli distante settanta stadii dal mare. (5) Cosi la lezione comune. Avvi anche una cittadella di Circe . e del qu ale hanno cura gli Ardeati fino ab antico. celebri nondimeno per essere state il soggiorno d’ Enea : e si dice che le cerimonie religiose eh’ ivi si praticano furono insegnate fin da que’ tempi. Dicono eh’ esso ha dentro di sè gran quantità di radici. (t) Castore e Polluce salvatori dei naufraghi. (a) Cioè che col succo di radici venefiche tramutasse gli uo­ mini in animali. Dopo Anzio è il monte Circeo a duecento novanta stadii circondato dal mare e dalle paludi per modo che rende sembianza d’ un’ isola. I Sanniti deva­ starono uua volta que’ luoghi ed ora vi rimangono solo alcune rovine di c ittà . jévvi una cittadella sacra a Circe. i quali da tutti sono denominati S alvatori. Il vero si é che i Romani distolsero poi gli Anziati da quell’ usanza. forse per acco­ modarsi a quello che si favoleggia di Circe (a). Nel mezzo di queste due città è Lavinio dov’ è il tempio di Venere comune a tutti i L a tin i. Secondo il Coray dovrebbe dirsi .

il maggiore dei quali dicesi Àufido. <a) Brindisi. il loro parlare dura tuttavia presso i Romani. esso per altro chia­ masi Ausonio. Il nome poi di Trachina significherebbe aspra. ' (i) Terracina. Le città Edit. Fra Anzio e questo monte corre il fiume Sutra . montuosa. alla cui foce è una stazione di navi: in tutto il resto la spiaggia è importuosa. che ora è tutta quanta dei Latini fino a Sinuessa. se non che v’ha un piccolo porto alla falda dello stesso Circeo. Di­ nanzi ad essa sta una gran palude formata da due fiu­ mi . Rispetto agli Osci ed alla nazione de­ gli Àusonii è da notare questa particolarità. . frane. che da Roma va fino a Brentesio {a). ed unì ara d i Minerva. dentro terra è la pianura Pomentina. Ivi per la pri­ ma volta la Via Àppia s’accosta al mare. poi adottando una diversa puoleggiatura traducono: jdvvi una piccola ciUà. ed è frequentatissima. Cento stadii al di là del Circeo è Taracina (i) chia­ mata primamente Trachina dalla sua situazione. Dopo costoro sono gli O s c i.56 D ELLA GEOGBAFIA D I STRABONE la quale si dice che appartenne ad Ulisse. come s’ è detto. Ài di sopra di questa spiaggia . i quali occupa* vano anche la Campania. che seb­ bene gli Osci siano stati distru tti. ai quali pure appartenne una parte della C am pania. un tempio di C irce. per modo che se ne valgono anche al presente in certe poesie e in certe rappre­ sentazioni drammatiche solite celebrarsi secondo un’an­ tica usanza ^ e che sebbene gli Àusonii non abbiano mai abitato lungo il mar di Sicilia . E il paese che a quella tien die­ tro l’abitarono primamente gii Àusonii.

frane. (Edit. Il golfo ch’è fra queste due città lo chiamarono Caìatta. Apronsi quivi smisurate caverne . sic­ ché s’ imbarcan la sera e smontano di buon m attin o . Sogliono navigarvi principalmente di n o tte . Presso a Taracina dalla parte di Roma va parallelo alla Via Àppia un canale. Taracina. Sinuessa. Da Caiatta a Formio si contano quaranta stadii. e detta Ormia da prima a motivo del suo buon porlo (i). le quali] contengono grandi e sontuose abitazioni. F ra que­ sta città e Sinuessa giace Minturno distante da en­ trambe circa ottanta stadii. a compiere il viaggio per la Via Appia : nondimeno anche di giorno si ti’aggono per mezzo di muli le navi su quel canale. Minturno. Dicesi che per molli secoli si vide in quella cillà un lem pio sacro ad Apollo ed a Gaela. Esso di­ scende dai monti A p en nini. La sua lunghezza è di cento stadi! cominciandosi da Taracina sino al promontorio detto anch' esso Cai'atta. [ì) Gaeta chiamavasi la nutrice di Enea.LIBRO QU INTO 5y marittime che quella via attraversa sono queste sole.) . Alcuni dicono che quel golfo ha il nome della nutrice d ' Enea (a). perocché i Laconi danno tal soprannome a tutte le cavità. Dopo Taracina è Formio fondata già dai L ac o n i. Le scorre pel mezzo il fiu­ me Liri che anticamente chiamavasi Glanis. poi F o rm io . che altri dicono in­ vece essere_stata nutrice di Creusa sua moglie o di Ascanio suo figlio. bagna il paese de’ Ve- (i) Saon p o rto . ed al P ul­ timo Taranto e Brentesid. che in molti siti è ingrossato dalle acque di maree e di fiumi.

il Fondano . Oùtiritntis in vece di Ol^rr/ins. non molto di­ stanti fra lo ro . ed a questo tien dietro F o n d i. ed entra in un bosco veneratissimo da­ gli abitanti di M inturno. Tutti questi luoghi poi sono molto feraci di buoni vini. non per elezione. 1’ Albano e lo Statano. Dentro terra poi la prima al di sopra di O^tia è R o m a . ma ser­ virono a quelle che già sussistevano. Al golfo di Gaìatta seguita il C ecu bo . c da questa sua posizione piglia il suo nome^ perocché un golfo di­ cesi sinus ( seno ). piccole a dir v ero . frane. ma assai p opolate. non poterono eleggere quelle posizioni che sarebbero state migliori . Vicino a questa città trovansi bagni caldi opportuni a certe malattie. il Setino sono de’ più rinom ati. il Palatino ed il colle Qui( 1) Leggo cogli Edit. Sinuessa é fondata nel golfo Setino (2 ). Proprio nel cospetto delie mentovate spelonche sorgon nell’ alto del mare due isole .58 D ELLA GEOGRAFIA D I STRABONE scinì (i) presso il borgo Fregelle che un tempo fu città di gran n o m e . frane. E queste sono le città dei Latini situate sul mare. (a) Pare che dovrebbe leggersi nel golfo Fescino.) . Or si vuol dire altresi che coloro i quali vi aggiunsero poi di tempo in tempo alcune nuove p a r t i . la quale abbiamo già detto che fu quivi co­ strutta per necessità. come anche il Falerno . al di sotto di questa città. (Ed. ed è la sola bagnata dal T evere. fra i quali il Cecubo . I primi pertanto murarono il Campidoglio. e lontane dal continente duecento cin­ quanta stadii. Pandataria e P onzia. città situata lungo la Via Appia.

portando opitiioue che non i muri agli uomini. Tale pertanto è la munizione di Roma. perciò scavando una profonda fossa e gettando al di dentro la terra che ne traevano. Anco M ar­ zio aggiungendo alla città il monte Celio e l’ Aventino colla pianura che giace loro nel mezzo (luoghi di­ sgiunti così 1’ uno dall’ altro fra lo ro . e perchè anche questi davano facile accesso a chi veniva dal di fuori. Ma Servio conobbe quel difetto.LIBRO Q U INTO 5 g rioale . E nel vero sembra che gli antichi abitanti di quella città così per sé stessi come pei loro discendenti pensassero che ai Romani era conveniente il procacciarsi e sicurezza e abbondanza non già colle fortificazioni. lo investì e lo prese. ma sì gli uomiui ai muri debboa essere baluardi. che Tito T bkìo . Perocché non sarebbe stato conveniente lasciar fuori delle mura colli di tanta importanza. ma colle armi e col proprio valore . quando tolse a vendicare lo scorno delle rapite fanciulle. come anche dal rimanente della città già fabbricata ) ubbidì aneli’ egli alla necessità. formarono un rialto luiigo circa sei stadii sul margine interiore di quella fossa e vi piantarono un muro ed al­ cune torri dalla porta Collina fino all’ Esquilina : e verso il mezzo di quel rialto è una terza porta che pi­ glia il suo nome dal colle Viminale. la quale poi aveva bisogno d’ altri baluardi. non appar­ tenendo a Roma il fertile ed ampio territorio ond’è cir­ . Da principio p e rta n to . il quale dava così facii salita a quelli di fu o ri. e compiè il muro aggiungendovi il colle Esquilio ed il V im inale. e dei quali avrebbe potuto un nemico valersi a danno della c i t t à n è a lui era possibile di condurre la cinta fino al colle Quirinale.

ordi­ nando a soccorrere contro gl’jucendii una coorte di (i) Teverone. (q) La Nera e il Topino. degli incendj e delle vendite. che questo nome eleni o Giani fu comune a parecchi fiumi d’Italia. mirabilmente l ’abbondanza delle miniere. città latina presso ai M arsii. e attraversa la pianura a quella sog­ getta fin dove poi entra nel Tevere ^ poi il K ar e il Tenea (2 ). sebbene tanto accresciuta provvede al nutrimento de’ propri! cittadini ^ nè mai le mancano il legname e le pietre occorrenti alle sue cóstruzioni . e le selve ed i fiumi sui quali trasportansi gli occorrenti materiali. che di continuo si fanno a mo­ tivo delle rov ine. Osservano gli Ediu frane. non potea trarre dalla sua posizione speranza veruna di dover essere coll’ andare del tempo felice : ma poiché a forza di valore e di fa­ tica ebbe fatti suoi que’ luoghi. i quali attraversando l’Umbria vanno anch’essi a gettarsi nel fiume Tevere.6 o D E L L A GEOGRAFIA D I STRABOKK condata. Pure a tutto questo bastano . si mostrò un certo concorso di b en i. diroccando e rifabbricando i cittadini le case a capriccio. Ora Ce­ sare Augusto provvide a siifatti mali della c ittà . superiore ad ogni naturale felicità. Il primo di questi fiumi è i ’A n io (i) che scorre da Alba. le quali cose sono anch’ esse continue : perocché an­ che le venditè sono una specie di volontarie rovi­ ne . (5) La Chiana. e finalmente il Ciani (3) che scorre per la Tirrenia e pel territorio Clusino. Laonde poi questa c ittà . . ed essendo inoltre quella città facilmente acces­ sibile a chi volesse investirla.

Fecero poi strade anche nel restante del loro territorio spianando colli ed empiendo cavità. ai po rti. alla fertilità dei paesi: ma i Romani provvidero principalmente a quelle cose le quali gli Elleni negles­ sero . gli antichi ba­ darono poco alia bellezza di R o m a. e ponendo per evitare le rovine una legge. come sono le strade lastricate ^ gli acquidotti e le cloache per trasmettere nel Tevere le immondezze della città. per modo chc i carri potessero diffondere nelle provincie quanto veniva recato per mare sopra le navi nei porti ^ e costrussero al di sotto delle strade siffatti canali che possono qualche volta servir di passaggio per sino a carri carichi di fieno. Agrippa che ornò la città anche di molti altri monumenti. canali e serbatoj in gran numero . che non si possa costruire luogo la pubblica via alcun edi6zio la cui altezza ecceda i settanta piedi. . E tanta è P acqua degli acquidotti. cV essa scorre per la città e pe’ canali sotterranei a guisa di fiumi : e quasi ogni abitazione ha cisterne. alla fortezza . delle quali cose ebbe grandissima cura M. Tuttavolta sarebbe impossibile efTettuare tulle le riparazioni oc­ correnti se loro non abbondassero le miniere ed i bos c b i.IIB R O Q U IN T O 6 l libertini. E nel vero gli EUeni sono in fama di avere felicemente fondate le loro città perchè guardarono alla bellezza . intenti alle cose di maggiore importanza e necessità^ ma quelli che ven- . Questi sono i vantaggi che la natura del paese som* ministra alla città dì Roma ^ ma i Romani ne aggiun* sero molti altri co’ loro provvedioienti. A dir b re v e. ed i meazi per trasportarne in città gli oggetti che fan di mestieri.

e somministra lo spazio aperto eh’ è neces­ sario al correr dei carri e dei cavalli ed a quella gran moltitudine che suole esercitarvisi alla p a lla . descrivendo un semicerchio sul T evere. per modo che a veder quella parte della città potrebbe credersi che la rima­ nente fosse quasi un’ aggiunta. (a) Il moDumeuto d* Augusto. La inag* gior parte di questi si trovano nel Campo M arzio. il quale è ua (i) Cioè. Laonde i Romani stessi considerando quel luogo come più venerabile di tutti. il terreno sempre erboso. quivi eressero anche i monumenti degli uomini e delle donne più illustri. e b o sch i. somministrano uno spettacolo da cui l’ uomo non può distogliersi senza rincrescimento. Vicino a quel campo ve n’ ha un a ltr o . al disco cd alla palestra \ oltreché gli edifizii ond’è circondato. il quale e dalla natura e dallo studio degli uomini è stato abbellito : perocché P ampiezza di quella pianura è mirabile . e molti portici all’ in­ torno .6a DELLA g e o g r a f i a d i s t r a b o k e nero p o i. Perocché e Pompeo. e la corona dei colli che ren­ dono immagine di una scena cominciando al di sopra del fiume (i) e venendo a ricongiungersi colla sua cor­ rente . e la moglie e la sorella di lui superarono ogni diligenza e ogni spesa in siffatti ornamenti. senea lasciare addietro la cura di questi oggetti. . e il Divo Cesare. e principalmente quelli che vivono ai nostn gioroi. e Angusto. e i figliuoli e gli am ici. tre te a tri. uti anfiteatro. F ra questi monumenti ragguardevo­ lissimo è quello chiamato Mausoleo (a ). empierono la città di molti e belli edìfizil. e templi sontuosi e contigui fra loro .

Tuttayolta se I’ nomo da questo Campo si trasferisce al vecchio f o r o . e tutto coperto setDipre dalP ombra delle piante . Le altre città del Lazio si possono enumerare come con qualche altro ordine. Svetooio nella vita d ’ Angusto dice: Senalorum humeris delatus in Campum. L’ Àppia (a) cir­ conda le parti' marittime del Lazio da Aoma fino a Sinuessa : la Valeria va rasente la terra Sabina fino ai (i) S’ iatende ancora del Campo Marzio. così principalmente seguitando quello delle strade più conosciute che discorrono quel paese ^ perocché trovansi o lungo quelle s tra d e . dentrovi mirabili passeggi. o vi* cino ad esse o fra mezzo. i po rtici. Da tergo è un gran b o sco . ed una sbarra di ferro ^ al di dentro è tutto pieno di pioppi. (i) La via Appia ^ m in c ia v a dalla porla Gapeoa : la Valeria d a Tivoli. Le strade poi pivi conosciute sono l’ À p p ia. e il passeggio di L iv ia. i templi che quivi sono l’uno all’ altro contigui. e contempla le basiliche. Tale è Roma. la Latina e la Valeria. e quelli che stanno sul Pala* t i n o . de’ suoi congiunti e famigliari. e sul vertice poi v’ è r immagiae di Cesare Augusto di bronzo.LIBBO Q lfiN T O 63 cum jlo di terra che s’ alza sopra un’ eccelsa base di pietra bianca ia vicinanza del fiume . . cremalusque. facilmente dimenticherà tu tto il resto. Nel mezzo poi del Campo (i) avvi il sito dove fu già il suo rogo : all’intorno ha un cerchio di pietra bianca . Sotto quel rialto di terra stanno I« ceneri di Augusto stesso . e poi vede anche il Cam» pidoglio co’ suoi edifizii .

ed è l’ ultima del Lazio. castello diroccato sopra un' altura . la quale comincia dalla porta Esquilina d’ onde muove anche la Via Prene«tina c ma lasciando poi a mano manca così quella strada come il territorio Esquilino procedo per pili che cento venti stadii. . lungo la stessa Via Latina trovansi illustri abitazioni e città. e Fabrateria bagnata dal Trero (i). ed ò (i) Clavier dice che Fabrateria (Falvaterra o Falvoterra) era situala sul Liri nominato ora Garig/iana. e finalmente a F id a si confonde colla Via L a tin a . ed alla stazione di Pietà. lontano da Ro­ ma duecento dieci stadii. Quindi le si unisce la Via Livia. presso la quale scorre il fiume Co­ sa . e dopo essersi avvicinata all’ antico Lavico . i quali sono Osci e UQ avanzo della nazione dei Campani. lungo la quale scorre il Melpi. Perocché Teano Sidicino che viene appresso. dalla quale si disgiunge inclinando a sinistra mentre è tuttora vicina a Roma j poi valica il monte Tosculano. Fe> rentino . discende alla piccola città di Algido. fra la città di Toscu^o ed il monte Albano. Frusino . dal suo medesimo soprannome si fa conoscere appartenente ai Sidicini. gran fiume.64 DELLA GEOGEAFU DI STH À B O IV E Marsii 5 e fra queste due sta la Via Latiaa la quale si unisce colPAppia presso la città di Gasiliuo distante di­ ciannove stadii da Gapua. Aquino è una grande città. che giace sul confluente dei due fiumi Liri e Casino y è anch'essa una città riguardevole. sei lascia a destra insieme eoa T o scu lo . Quinci in n an z i. e Interam nio. Laonde meglio diremo che questa città appartiene alla Campania. Questa Via comincia dal1’ Appia .

S . Oltre Signia (3) sono Priverno . e dipendevan da lei la maggior parte dei luoghi circonvicini da noi già m entovati. Suessa . V . la quale è contigua a Casilino. V e litra . con u na cava (1) CàM. tom. C o r a . fnrono fondate dai Romani. i cui abitanti anche oggidì sogliono convenire in Fregelle in certi giorni di mercato o di sacre solennità. degli Equi e dei V o lsci. Moltissime poi di queste citta situate o lungo la Via Latina o dai lati. {2) iSezza e Segni. Gabio si crede che fosse presse a poco dov’ora è Castel delV Osa. e fa una volta raggnardevol città. (3) Noi saremmo tentali (dicono gli Ed. Aletri e FregeJIe. ' S tìamose.LIBRO QUINTO 65 p e r altro anch^essa una delle maggiori che siano tungò Ja Via Latioa. P altro è acconcissimo a cor* robojrar gl’ in testini. (5) Paleslrina. e lo denominan Signio. e costrutte nel t i n t ò r i o degli E r n i c i . lungo la quale scorre il Liri che va in mare presso Mtnturno : al presente è un Bor­ go. ma ru v ra lt. alludendo alle due ciltà. Traponzio . ( Edil. sulla d estra si trovano quelli posti tra essa e la Via Àpp i a . Alla sinistra della Via Latina fra questa e la Via Valeria v' ha Gabio sulla strada di Preneste (5 ). frano. frane. Rispetto ai luoghi situati lungo la Via Latina.) di leggere non T u ln if. cioè Setia e Signia ( 2) feraci di vino: e quello di Setia è uno dei più cari . III. Ragguardevole è pure anche Galeno (i) che le tien d ie tro . (4) Ciò accadde i a 5 anni prima dell’ E . ma fu rovinata quando si ribellò dai Romani (4).

. alcune altre T erre . e 6 nalnnente V e n afro . ed una cataratta formata dall’Anio (3). Preneste e Tusculo si veggono da Boma. A Tiburi sono un tempio di E rc o le . il quale dopo essere pas­ sato lungo Casilioo entra in mare presso alla città che ha i! nome a comune con lui. Q uesta città siede sull’ alto di un colle. e mena fra’ Marsii ed a Gorfiuio. d’ onde si trae 1? olio migliore. Anagni illustre c i t t à . ed ivi presso anche Cuculo. Quindi nei monti.le cave del marmo Tiburtino (i) I l 'GarigUano. che vengono appresso. Ma jEsernia ed A life. 1: altfa dura tuttora. piccola città degli E rn ic i. Seguita poi Preneste di cui diremo appresso. (a) Tivoli. la cui radi­ ce è lambita dal V u ltu rn o . appartengono già ai Sanniti^ e la prima fu distrutta nella guerra co’ Marsi. fiume navigabile che da una gran­ de altezza precipita giìi in una valle profonda e boscosa vicino alla detta città. Stanno lungh’ essa le città latine V aleria. che stanno ai di sopra di Preneste si trovano C apitulo. L a Via'Valeria comincia da Tihuri (a). e Cereale e Sora presso cui scorre il Liri (i) andando H Fregelle e a Minturno . della quale più che dell' altre fanno uso in B o m a . lungo. Di quivi poi va scorrendo per luoghi fertilissimi. (3) Anio od Aoiene si disse Tevtrone. Carseoli ed A lb a. e distante da questa c i t t à . poi.66 DELLA & E O G R À FU S I STRABONE ^ p i e t r e . metropoli de’ Peligni. circa cento stadii. ugualmente che da P re n e s te . . T ib u ri.

— I geografi poi non sono d ’ accordo sulla vera posizione di Ereto.LIBRO QCI»TO 67 e Gabio . A Preneste avvi un celebre tempio della F ortuna . e di quello che dicesi rosso ^ sicché agevol­ mente le pietre da quelle cave si conducono per nave a Roma. T u tte e due quelle città ( Tiburi e F renesie) seno fondate sopra una stessa catena di m ó n ti. In quella pianura per la quale scorre PAnio vanno anche le acque dette Albule che sgorgano fredde d a molte fonti e risanano da varie malattie così chi le beve come chi vi si bagna. Sì 1’ una come l’altra sono città fo r ti. s’ innalza un monte scosceso che tagliato a picco da tergo sorpassa di due stadii il colle che da quel lato lo unisce alla catena delle montagne# Ma ol­ tre a questa naturale fortezza.) (2) È questi il figlio di Caio M ario. ma Frenesie assai più di Tiburi : perocché ai di sopra di quella c ittà . ' . e quasi per esserle in luogo di cittadella. in parte p e r le uscite segrete. Tali sono anche. In una di queste vie sotterranee m ori Mario ( 2 ) assediato in Preneste. e servono in parte come acquidotti. e Plutarco dice che si uccise da se medesimo. le acque Labane (i) che trovansi nell’agro Nomeutano e nelle vicinanze di Ereto. tutto il terreno è per­ forato da strade sotterranee che discendono sino alla pianura. dove si rendono oracoli. Da Bom a poi la città di Preneste è fontana il doppio. frane. dove si adoperano poi nella maggior parte de­ gli ediGzii. (Bdit. e che Preneste fosse primamente chiamata Poluslefaao. Ma dove nelle (1) 1 Bagni di Grotta Maroiza. e sono distanti fra loro circa cento stadii. a poca distanza da q ueste. e T ib u ri un poco m eno: ed è fama ch’ entrambe siano d ’ origine ellenica .

accade sempre che ne sia confiscato il territorio. con bellis­ simi palazzi a somiglianza di reggie. principalmente quelli che trovansi dalla parte di Roma: perocché da quel lato il Tusculo è un colle fertile e abbondevole d ' acqua . soggiacendo alla pena ànche coloro che sono innocenti. Sopra questa catena è fondata T u scu lo . Seguitano poi le pianure che in parte si vanno a congiungere con Roma e co' suoi sobborghi.6S DELLA C É O G ItiF lA D I STRADONE altre città P avere uua forte posizione suole cooside' rarsi come cosa di gran vantaggio. è la città <i) 8 ’ ignora qual sia questo fiume che Slrabone qui accennar (a) Monte Calvo. Dopo il monte Albano. d’ insensibil pendio . e quando poi sono costretti ad arren dersi. Q uest’ ultima parte è meno salubre^ il restante è sito comodo e ben coltivato. a motivo delle sedizioni di Roma : pe­ rocché i promotori delle politiche novità sogliono colà rifuggirsi. Al di qua poi di quelle montagne sulle quali esse stanno v’ ha un’ altra sublime catena di monti ( fra mezzo rimane la valle d’ Àlgido ) che si estende fino al monte Albano (2). L ’adornano le piantagioni e gli edifizii che le stanno d’ in to rn o . città non mal fabbricata. A traverso poi del territorio Prenestino corre il fiume Veresis (i). óltre al danno che ne soffre la c i t t à . ai Prenestini invece tornò in danno. A ir oriente di Roma pertanto si trovano le città fin qui mentovate. Contigui al Tusculo sono i luoghi sottoposti al monte A lb an o . lungo la Via Appia. in parte si stendono al mare. che di ferti­ lità e di bellezza gli vanno del pari. .

( i) F r a le m olte m aniere p ro p o ste dai coraaien tatori p e r cor­ reggere il testo pa re assai ragionevole quella degli E d it. Il tem ­ pio è in un bosco. città de’ Romani sulla destra della Via Appia. che trovasi sulla sinistra di quelh parte che su.. . le quali appariscono invece assai lungi di là nella pianura. £ dicono che sia questa la Diana Tauropulo : e veramente nelle sacre cerimonie che vi si fanno predomina qualche cosa di barbarico e di scitico.'cnde al tempio di Aricina (i). T« m utazioni lo ristabiliscono cosi: •» 'T i t i f x u r a t 'Aa-ì* tS J ’a ir S c ( T?r 'Afiic/iùf) ftit ’A f i i t U f 'Afrifii'ffiòt « ’ & tfitt. il f ri» E in te rp re ta n o la dizione r'nt ’A/n»/»»» . . T?f 0' A fix /m * Kett T» pel territorio A ricia . il quale di propria mano abbia ucciso chi vVra da prima : ed egli per con­ seguenza va sempre armato di pug nale. Perocché suol esservi nominato sacerdote qualche uomo fuggiasco. frane. i quali con poche «<TS . i f K n t f Z f i i f g f T^s iSS . Le fonti eh’ empiono il lago si possono colà vedere 5 una delle quali chiamasi Egeria dal nOme di una certa divinità : ma non vi si scorgono le uscite del la g o . e gli sta dinanzi un lago somigliante ad un mare ^ e tutto all’ intorno un cerchio di monti ricinge quel tempio e quel lago in un silo cavo e profondo. d ’ onde si possoa vedere e il mare ed Anzio^ e l’Artemisio chiamato Nemus (bosco di Diana).LIBRO QUINTO 6g Si Aricia a cento sessanta stadii da Roma. e sta in so­ spetto ed apparecchiato a respinger le insidie. li terreno in cui essa giace è avvallato^ pur nondimeno ba una fortts rocca. Al di sopra dì Aricia stanno L avinio.

(i) II Jtidieello nella Siciiia. e • fondata sopra un’ alta collina presso il lago Fasinate che nell’ ampiezza somiglia ad un ma­ re. Dicono che qualche volta s’ empie fino all’ altezza de’ monti. e poi ripiglia nuova­ mente il suo corso. sicché possono coltivarsi. Di questo Iago si giovano grandemente^ e i Marsii e tutti i popoli circonvicini. per essere quella città situata nel cen­ tro del p ae se. E queste mu­ tazioni avvengono o perchè in alcuni tempi le acque del lago colano e si disperdono a traverso di uscite segrete ^ o perchè le sue sorgenti si chiudono per ria­ prirsi poi di bel nuovo .yO DELLA GEOGRAFIA t ) I frTRABONE Vicino a cotesti luoghi è anche il monte Albano che innalzasi molto più del bosco di Diana e de’ gio­ ghi ond’è circondato. . poi di nuovo s’ ab­ bassa per modo che rimangono all’ asciutto i siti da prima allagati. se ne valsero spesse volte i Romani come d’una prigione per tenervi coloro che più volevano custodire. più dentro terra è Alba con'Bnante coi M arsii. Di Alba p o i. Al1’ oriente di questo monte stanno le città situate lungo la Via Latina e già menzionate da noi. siccome dicono che avviene del fiume Amenano (i) che aitraversa C a ta n a : il quale cessa talvolta per molti a n n i . e molto fortificata. F ra le^ città latine quella eh’ è. sebbene siano molto elevati e sco­ scesi ^ e questo monte ha altresì un lag o molto mag­ giore di quello che sta dinanzi al predetto bosco. Raccontano che nel lago Fusinate siano le fonti di quell’ acqua Marciana che suol beversi in Koma dov’ è più stimata di tutte.

dal quale uccello ( stimato da loro come sacro a Marte ) essi derivarono poi il proprio nome. regione assai più lunga che larga . Ora.. ma pur mi­ gliore ne’ frutti degli alberi che nelle biade.LIBKO QDIMTO CAPO v ili. ripetendo il cammino già fatto. — Dei Morsi. La città di Ancona è di origine ellenica . valicati que’ m onti abbiamo discorsa tutta la regione che giace fra il mare Tirreno e quella parte degli Apennini che inclinasi verso il mare Adriatico fino ai Sanniti ed ai Campani. — Dei Trtnttni. buona ad ogni c o ltu ra . radendo Ia spiaggia del mare . — Dei Vestim. e la fon­ darono i Siracusani che fuggivano la tirannia di Dio­ . — Dei Maruciru. Descrizione del Picenimo. Il territorio Picenlino viene dopo le città dell’ Um ­ bria situate fra Arimini ed Ancona. I Picentini sono originarii dalla Sabina : e la via ne fu mostrata ai con­ dottieri di quella colonia da un Pico. Costoro cominciandosi dai monti abitano la pianura che va sino al mare. La sua lar­ ghezza dai inonti al mare non è da per tutto uguale : la lunghezza dal fiume ì E s ìs fino a Castro . siam proceduti agli Apennini^ p o i. Cominciando dalle nazioni situate alla radice delle A l p i . è di ottocento stadii. E si vuol co­ minciare anche questa volta da’ Celtici confini. descrive^ remo le nazioni che abitano dentro que’ monti mede­ simi od alle loro radici. Dei Pelipìi. cosi lungo la spiaggia del mare A driatico. come verso il paese interiore.

Asculo Piceno è Maoli. Dentro terra stanno la città predetta di A d ria . e il fiume Matrino (3) che bagna la città degli Adriani e n ’ ha sull’ imboccatura l’ arsenale che porta lo stesso suo. . Sta sopra na promontorio che volgendosi a setteotrione ue forma il porto ^ ed è molto abbondevole divino e di frumento. Po­ te n z ia .Tien dietro il tempio di CIpra fabbricato dai Tirreni e con­ sacrato a Giunone eh’ essi chiamano Cipra : poi il fiu­ me Truentino'(a) ed una città del medesimo nome : poi C astro-N ovo. si ribella­ rono e accesero la guerra denominata Marsica : peroc* (i) Forse dee leggersi Auximo. luogo munitissimo cosi pel muro ond’ è cinto. poscia uniti insieme con essi. (a) Trento. e non 1’ avendo ottenuto. Costoro occupano la parte montuosa . e per la terza volta allorché domandarono la libertà e il diritto della cittadinanza. Ferm o-Piceno col suo porto o castello. ( Edit. Adria fu poi detta jilrì. ). nome. Al di*là del Picentino stanno i V estin i. (3) La Piomba. sannitica schiatta. . i M arsi. Pneuenzia .DELLÀ GEOGRAFIA S I STB ABONE nigi. frane. e toccano qual­ che poco anche al mare. i Marucini e i F r e n ta n i. Ivi presso è Auxumo (i) poco al di sopra del mare : poi Septempeda . i Peligni. ed Asculo P ic e n o . e spesse volte mostrarono il proprio valore ai R om an i. Cerio è poi che si tratta d i Osino. come per le circostanti montagne che non dauno via agli eserciti. . primamente com battendo contro di lo ro . Queste popolazioni poi soao piccole ma valorosissime.

S ulm ona. durarono per ben. perocché esce dal paese di Amiterno . e poi Buca (i) che appartiene anch’ essa ai F ren ­ ai) Buca è una di quelle città distratte. delle quali non può determiotrsi con sicurezza la posizione. confinante col P icen tin o . e quivi ha un ponte che lò attraversa. e centrò della guerra . finché poi ottennero quella uguaglianza per la quale combatteva­ no. e scorre pei Vestini lasciandosi a destra i Ma­ rucini situati al di là del territorio dei Peligni. fosse in vece di Roma città comune a tutti gl’ Ita* lioti. fra i quali fu illustre principalmente Pompedio. La lezione poi del testo n on è qui sicura. . due anni nella g u erra. e però le diedero il nuovo nome d ’italica. E quivi avendo raccolti i me$si de’ loro partigiani. Questi popoli vivono generalmente in borgate ^ pur hanno anche città : alcune a qualche distanza dal ma­ re . E quella guerra fn detta Marsica dal nome di co* loro che si ribellarono pei prim i. Il ponte poi è distante da Corfinio ventiquat­ tro stadii. . Maruvio e Teate metropoli dei Maruciui : altre proprio sulla marina ^ e sono Àterno . La città che porta lo stesso nome del fiume appartiene ai V estini. e creatisi consoli e condottieri di eserciti.QOTNTO ^3 cliè stabilirono allora che Corfinio. Dopo Aterno è O rtona arsenale marittimo de’ Frenlani. come sono C orfinio. metropoli dei Peli» g o l . che porta Io stesso nome del fiume che attraversa il paese d ^ Ve* sfini e dei Marucini . ma se ne valgono anche i Marucini come di stanza comune di navi.

e quelle altre nazioni che abitano fino allo stretto della Sicilia. . Descrizione della Campania — Della Sannitica. Primamente dunque si vuol parlare della Campania. i quali costruiscono le loro abita­ zioni colle reliquie dei naufraghi. Dopo Sinuessa. paese plano e (i) Cioè fra Punta di Miseno (detta anche Monte Dragone)' e la Punta della Campanella.^4 SELLA. e il suo territario oonfioa eoo Teano Àpulo. procedendo con o rdin e. Dopo il L az io . e in tutto il restante vivono bestialmente. ' CÀPO IX. trovasi la Camj^ania che stendesi lungo il mare ^ e al di sopra di questa è la Sannitica la quale si allarga nel continente sino ai Frentani ed ai D a u n ii: poi s’ incontrano i Daunii stessi. F ra O rtona e Àterno scorre il Sagro che divide i Frentani dai Peligni : e la naviga* zione dal Picentiào agli Àpuli chip gli Elleni chiamano D a u n ii. GEOasAEIA DI STRABOHE t a n i . — Dei Picendni. tenendo dietro alla restante costa del mare avvi un golfo assai grande fino al Capo Misono \ poi apresi un altro golfo molto maggiore del pri* mo ( lo chiamau Cratere) che si addentra fra i due promontorii Miseno e Ateneo (i). è di circa quattrocento cinquanta stadii. Ora lungo le spiagge di questi golfi è situata tutta la C am pania. Divisione generale della rimanente Italia. Qrtona è un luogo sassoso nel territorio de’ Frentani abitato da lad ro n i.

così cedettero anche questo ai Sanniti. Raccon­ tasi che alcuni campi di quella regione sogliono se­ minarsi ogni anno due volte di spelta (a ). Della bontà di quel suolo v’ha questo indizio .LIBRO QUINTO ^5 felice sopra ogai altro. L e stanno d 'ip to rn o fertili col* lin e . perocché a motivo della sua ferti­ lità quel suolo fu molto combàttuto. come a dire quel di Salerno . Ma voltisi poi per troppa abbondanza al vivere mollemente. sendosi da poco tempo (1) Il significalo di questa parola (2) TS non è ben noto. e i Cumei da’ Tirreni . e i monti de’ danniti e degli Osci. i quali poi ne furono discacciati da una nazione di Osci ^ questi da’ Cumei. . e per dir breve^ di qualsivoglia altro cibo composto di ^rano. come prima erano stati espulsi dal paese vicino al Po. e una terza volta di panico ^ e che alcuni producono altresì de’ le­ gumi in una quarta seminagione. i quali col tempo ne furono discacciati dai Romani. e quella che n’ era come capitale denomi* narono Capua. I Tirreni v’ebbero dodici città . lo Statano e il Caleao . Altri dicono invece che da principio la Campania fa abitata dagli Opici e dagli Àusonii. dicendo che gli Opici e gli Àusonii abitano il paese intorno al Grate* re. Antioco dice che quella regione fu abitata dagli Opici ^ e che questi si chiamarono anche Àusonii: ma par che Polibio sotto questi due nomi intenda due popoli diversi. Anche il vino migliore sogliono trario i Romani dalla C am pania. ai quali non cede oggimai il S orentin o. eh’ ivi si racco» glie il frumento migliore: io dico quel frumento del quale si fa un condro (i) migliore di ogni riso.

Ippocle cumeo e Megastene calcidese . Così anche il Vulturno ha il nome della città che giace sulla sua sp o n d a. . Le citta Milla marina dopo Sinuessa sono Literno . sul quale si favoleggia che avvenisse quanto raccontasi dei Giganti ^ nè senza qualche m otivo. frane. e la pii» vecchia di tutte le città della Sicilia e dell’ Italia. Le città sulla marina dopo Sinuessa. e gli altri le dessero il nome : d’onde poi ora la città nomasi Cuma . Coloro che gui­ davano quella co lo n ia. e scorre pel territorio di Venafro e pel mezzo della Campania. sono Vulturno e poi Literno (2) dov’ è il monumento del primo Sci­ pione sopranaoraato Africano^ perocché quivi consumò l’ ultima parte della sua vita dopo avere lasciati i pub­ blici affari per l’ inimicizia di alcuni suoi concittadini. ma si suol dire che la fondarono i Calcidesi. avevano pattuito che agli uni appartenesse la colonia. antichissima fon­ dazione de’ Calcidesi e de’ C u m e i. Cosi pure è la Campania ferace d'olio in tutta quella parte e h 'è presso a Venafro e confinante colla pianura (i). ecc. e cosi anche tutto il campo detto Flegreo.y6 CELLA G E O aB lF IÀ DI STRABONE fatta esperienza che anch’ esso può esser lasciato invec* chiare. Scorre lungo quella città un fiume detto anch’ esso Literno. Appresso a queste si trova C u m a . (2) Così gli Edit. reltificabdo il testo che dice . ma perchè quel terreno a cagione della sua fer- (1) t ’A utore ha già dello che Venafro era situala sopra una collina. per quanto p a r e . Ànticamenie pertanto quella città fu in buono stato.

Yicin di Coma è il promontorio M iseno. e fram­ m ezzo sta il lago Àchernsio eh’ è un pantanoso difTon-. Al«oni dicono che quella città fu de­ nominata Cuma dai fiotti (i) che rompono alla vicina spiaggia tutta aspra di scogli .LIBKO QUINTO 77 tìlJlà «leve aver mossi parecchi a contenderselo. cosi nelle sacre come nelle civili istituzioni. e laogo la quale v’ ha* luoghi di ahbondevolissima pescagione. i pirati quand’ egli mosse a ribellione la Sicilia. senz’ acqua e sabbiosa . A chi abbia oltrepassato il Miseno si presenta subito un porto sotto il prom ontorio stesso \ dopo del quale la spiaggia si curva e fa un golfo di gran­ de profondità. e si mischiarono colle loro consorti. Potrebbe forse voler dire che il seoo A om o (il Lego ^A vem o ') è dentro il LocrÌDo. che si stende p e r nno spazio di molti stadii. In questo golfo avvi anche una selva tutta d ' arbusti. ma l ’ altra spiegazione p are preferibile. inoltrandosi dentro terra e per( i) Nel greco la probabilità di questa etimologia si fonda sulla somiglianza tra Kifiti ( l a città di C u m a ) e » ift» flu tto . ne vi­ lipesero gli abitanti in mqlte maniere. Quivi si trovano e baje ed acque calde opportune cosi al diletto come alla cura de’ mali. de­ nom inata Selva Gallinaria. e più dentro terra l’Aorno (a) che fa una penisola di tntto il promontorio finito nel capo Miseno. (i) K»i l»Tor TtvTtv ó " A s fitt. . dimento di mare. Nondimeno vi restano ancora molte trac ce dell’ ellenica civiltà. come chi dicesse in italiano che Cuma deriva da schiuma. All’ ul­ timo poi i Campani rimasti padroni della città. Quivi i comandanti delle navi di Sesto Pompeo ragunarono insiem e. Alle baje tien dietro il seno L o c rin o .

il seno Locrino vasto e pieno di bassi fondi. xi dell* Odissea dove Ulisse vede ed inter­ roga le om bre dei trapassati. Ostia Dilis ) cbiamayansi certi sili d ’aria mal sana. e raccontano.che quivi si trovasse una volta un.^8 DELLA g e o g r a f ia DI 8THABONE ciò dalla parte di Guma . con angusto ingresso. L ’Aorno è tutto chiuso ia giro da gioghi scoscesi che gli sono imminenti da ogni Ia to . e si disse che quivi abitarono una (i) Necya ( Ni i t v 7« ) od E^ocaiione delle ombre è il titolo che suol darsi al lib. al quale venne anche Ulisse. I nostri maggiori ap­ plicarono all’ Aorno ciò che Omero favoleggia nella sua Necya (i) . Ed anche l’ Aorno fu considerato come un luogo P lu to n io . cade nell’acqua ucciso dai vapori che ne esalano. giacché gli sta innanzi.e d ora sono accuratam ente coltivati. (1) Luoghi Plutonii ( e presso i Latini . siccome avviene ne’ luoghi Plutonii (2). . che se qualche uccello attraversa sorvolando l’Aorno. ma anticamente erano ombreggiati da un salvatico bosco con grandi alberi e inaccessibile. £ dunque 1’ Aorno un seno profondissimo anche rasente la riv a . perocché dal fondo dell’ Aor­ no sino a Guma ed alla spiaggia viciaa a quella città rimane soltanto un istmo di pochi stadii attraversala anch’ esso da una via sotterranea. oracolo dei m o r ti. . e per estensione e per natura acconcio ad essere un porto . tranne quel punto pel quale vi s’ e n t r a . sicché rendevano opaco anche il golfo e opportuno alla superstizione. ma non se ne valgon p e r ò . Oli abitanti circonvicini v’ aggiungono anche la favola. quasi che appartenessero a P lu­ tone e fossero porte dell’ inferno.

diee che vivevano in sotterranee abitazioni chiamate Argille. A' di nostri p o i . Dicesi inoltre che quivi in qualche parte fosse fondato un oracolo. n .LIBRO QOJMTO volta i Cinunerii : e chiunque volea navigarvi pfopiziarasi innanzi tratto i Mani con sagrifiui. e dalle acque calde che si trovano presso.. avendo Agrippa tagliata la selva che circon(i) Odiss. i5. e che cosi ricevevano anche i forestieri che andavano all’ oracolo . all-Acherusio con­ getturano ch’ ivi fosse il 'Pirifleget«nte. In progresso di tempo i Cimmerii furono disfatti da nn re a cui non s’ era avverata una risposta dell’ oracolo^ il quale però trasferito in un altro luogo conlinuò a sus­ sistere. comunicando fra loro per mezzo di strade pur sotterranee . Vivono poi co’ proventi delle miniere e del1’ oracolo. secondo il rito prescritto da certi sacerdoti che toglievano come a pi­ gione quel luogo. nessuno mai per antico costume vedeva il s o le . V. per* sassi che fosse acqua dello Stige. Dice inoltre Eforo che di coloro i quali stavano al servizio del tem pio. fabbricalo molto »otten-a. e collo stipendio loro assegnato dal re. ma di notte soltanto uscivano delie loro caverne j laonde poi il Poeta disse di loro : Lo sfavillante d 'ó r Sole non guarda Quegl’ infelici popoli (i). E d Eibro ac­ comodando la descrizione di questo luogo ai costumi dei Cimmeri!. . Avvi colà una sorgente d'acqua dolce sulla riva del mare ^ ma tutti se ne astenevano. lib. Queste cose dicevano i nostri maggiori.

^ conduce a N apoli. R Coccejo che fece riattare quella strada .8o BELLA GEOGRAFIA DI STBABONE dava l’Aorno. e forse ancor» credette che fosse nn costume proprio d i quel paese r avere le strade sotterra. pag. li golfo L ocriao allargasi 6 no a Baja: e lo divide dal mare esteriore nn argine lungo otto stadii e largo p e r modo che vi poò capire una strada xla passarvi cot> carri. . Del resto soltanto le barche leggiere possono entrare in quel golfo che non potrebbe mai servire di porto^ e in ciò solo è u tile . e un’ altra ne aperse la quale da Dicearchia (i) situata al di là di Baja. voi. (2) Il testo che qui è mutilato ricevo un sicuro sussidio dalle parole proprie dell’ A utore. la quale fu anticamente 1’ arsenale matit(1) P ozzuolo. Alcuni pòi dicono che questo golfo Locrino è il Iago Acherusio. e ro d a Ia> ria sotterranea che dalPAorno condoceva fino a Guina fti chiarito che tutte codeste coise erano una favola. Agrippa lo fece alzare. e Artemidoro lo scambia coll’ Aorno. Dicono che ve lo alzò Ercole quando eonduss& via i buoi di Gerione : ma perchè poi nelle tempeste del mare 1’ onde lo soverchitivano in modo che il cammi­ narvi a piedi era dilEcile . che vi si fa una copiosissima pesca­ gione di ostriche. 55. seguitò in certo modo 1’ aatica tra­ dizione divulgata rispetto ai Cimtnerii. i . In quanto a Baja ed al capo Miseno dicesi che ricevettero il loro nome da due compagni di Ulisse ( 2 ). empiuti di edifizii que’ luoghi. Seguitano poi le spiagge di Dicearchia e J anche la città stessa.

una pianura tutta circondata da monti a rd en ti. di fuoco e di acque calde. con buone stazioni di navi che furono agevolmente co­ strutte per la natura della sabbia di que' d intorni. Dopo Dicearchia vien Napoli che fu prima de’ Cuinei : appresso vi si trasferirono anche dei Calcidesi. dove poi si potessero introdurre con sicurezza le più grandi navi da carico. o dai pozzi che vi so n o . e che questi fuochi e queste acque calde ab­ biano dato luogo a quello che si racconta dei Giganti colpiti dal fulmine e atterrali in quella regione. ma nel tem po'della 'guerra di Annibale i Romani vi colloca­ ron o una co lo n ia. 111. i quali in più luoghi spirano fiamme quasi da camini. pieno di solfo. Del re­ sto Dicearchia è divenuta un grandissimo em porio. e dar alle spiagge aperte forma di golfi. Al di sopra di questa città s’apre il Foro di Fulcano .LIBBO QOISTO 81 timo de' Gumeì fabbricato sopra unNaltura . con uno strepito simile al tuooo. 6 . o secondo altri dalla puzza che mandano le acque in tutto il paese che stendesi fino a Baja ed all’ agro C u m an o . Quivi si suol mostrare il mo(i) Questo appunto significa la parola S r t ^ t o y t j torti. Ed anche la pianura è piena di cave di solfo. sicché meschiando al cemento quella polvere sabbionosa poterono piantare argini dentro il mare. E alcuni tengono che per questo motivo il territorio di Cuma sia stato detto Flegreo . la quale meschiata con certa misura alla calce si collega e fa presa con quella " . e cambiandole il nome là dissero P u te o li. ed alcuni delle Pitecuse e d’Atene^ per che poi la chia­ marono Ifuova-ciità (i).

come s’ è d e tto . . In progresso di tempo discordando fra loro que> fili varii abitanti ricevettero nella città alcuni Campani. dat lago Aorno a Cuma : questa strada la quale può capire due carri che vadano in opposta direzione si stende p er molti stadii^ e la luce v’ è introdotta per molte aperture che dalla superficie del monte si addentrano ad una grande profondità (3). ma di gran tratto però meno fre(i) Demarchi (da Sifttt e del popolo. poiché sperano disaffezionati i proprii concittadini. collegi di efebi. una delle Sirene ^ e secondo uu certo oracolo vi si celebra anche un giuoco ginna­ stico.8 a DELLA GEOGRAFIA DI STRABOXE num ento di P a rte n o p e . Restan per altro colà moltissime tracce della dominazione ellenica. Anche Napoli ha sorgenti di acque calde. come a dire ginnasii. vale eapi^ comandanti (3) Trattasi della Grotta di Posilipo. e furono necessitati di tenersi come familiarissimi i più nemici. Di ciò sono indizio i nomi dei demarchi (i)^chè i primi furono ellenici ^ poi fra gli ellenici se ne frammischia­ rono alcuni campani. (a) Fratrie. Specie di confraternite. sebbene gli abitanti siano al presente romani. fratrie (a) . con edifizii di bagni non punto inferiori a quelli di Baja . ed è tale da potersi paragonare co’ più famosi dell’ Eliade. e nomi ellenici a n c o ra . Avvi anche colà una strada sotterranea e nascosta a traverso a quel monte eh’ è posto fra Dicearchia e N a p o li. e somigliante a quella che m e n a . Ora poi snol celebrarvisi ogni cinque anni un certame di musi­ ca c di ginnastica che dura parecchi g io rn i.

che P età o l’ inferma salute costringe a desiderar la quiete . (l) (3) Il Tento di sad-ouest. dal fiume Sarno sul quale si possono portare mercatanzie così a seconda come a ri* Iroso del suo corso. Vicinissimo a Napoli é il castello Eraclio che ha un pro^ raontorio sporgente nel mare. Questo sito .LiBkO QUIHTO 83 qnentati ( i ) : perocché qaivi ( a Baja) si è formata una nnova città non meno graardo di D icearchia. V. iurono un tempo possedute dagli Osci. (3) Ciò debb’ essere avvenuto quando se ne resero padroni 1 R o m a n i. verso 1’ anno 27» prim a dell' E. tutto coperto di bei colti fuorché nella cima. A Napoli poi mantengono viva l’ usanza del vivere ellenico coloro che vi si trasferiscono da Roma per riposare ^ uomini letterati o notabili per altre doti. vedendo la moltitudine di coloro che quivi ne go­ dono. come già dissi. poi da’ Tirreni e da' Pelasghi. sicché V abitarvi è salubre. oltreché alcuai Romani ai quali diletta quel cotal modo di vivere. i quali ne furono anch’ essi cacciati (3). Nuceria ed Acerra ( cotesto nome ha anche un luogo vicino a Cremona ) ^ ed è b ag n a ta. a forza di costruirvi palagi gli nni vicini agli altri. Pompeja è Par» senale marittimo di Nola . A tutti codesti luoghi sovrasta il monte Vesuvio. volentieri vi si trasferiscono e vi fermano la loro stanza. . dove il vento di Libia (a) sofEa mirabilmente . e poi da' S a n n iti. Questa è eT i tS x x i3-ti fiiiwtftittis. con Pompeja che viene subito dopo ed é irrigata dal fiume Sarbo.

spiegano questo passo mollo oscuro nel greco. frane. come se fossero abbrustolite dal fuoco. d ’ onde poi si protende nel mare il promontorio Ate­ neo che alcuni chiamano delle Sirenuse. e sul quale può leggersi il lungo e d ili­ gente commento eh’ essi hanno scritto. e la gleba estinta è divenuta cenere . come dicono che nel territorio di Catania la parte che fu coperta dalla ce­ nere piovutavi giù dall’ Etna si fece terreno acconcis­ simo alle viti. Di quivi all’ isola di Caprea è un breve tragit­ to . Contiguo a Pompeja è Sorento.84 DELLA G E O G U F IA DI STHABONE piana in graa parte. Potrebbe quindi conget­ turarsi che quel luogo in antico sia stato ardente ed avesse crateri di fu o c o . ( 3) Cosi presso a poco gli Edit. città de’ C am p an i.' e cinerìccìa a vedersi^ con grandi cavità tutte di pietre fuligginose . sterile latta. E nel vero la polvere che i vulcani get­ tano fuori ha molto di quel grasso che si trova ( seb­ bene in differente proporzione ) nelle glebe abbruciate e nelle terre vegetali : e finché la parte grassa vi sovrab­ bonda fa sì che le terre facilmente s’ accendano ^ ma quando poi la pinguedine è consum ata. . £ questa forse è la cagione della fertilità de’ luoghi circostanti . e quando abbiasi oltrepassato quel promontorio s’ incontrano alcune isolette deserte e pietrose chia- (i) È noto che il Vesuvio cominciò poi a m andar fuoco di nuovo ai tempi di T ito. Nella sua sommità trovasi un tempio di Minerva fondato da Ulisse. il quale poi siasi spento man­ candogli la materia (i). si trova buonissima a fecondarvisi i semi (a).

LIBBO QUINTO 85 mate Sirenose. . dopo es­ servi stati in buona fortuna per la fertilità del suolo e p er le miniere dell’o r o . e in progresso di tempo ne furono anche scacciati da’ tre m u o ti. £ di qui è nata quella favola la quale dice che sotto quest’ isola giace T ifo n e . circoscritto d a due promontorii (il Miseno e l’Àteneo). le quali succedonsi da vicino fra l o r o . Perciocché l’isola va soggetta a tali accidenti . Vi approdarono quindi i Napoletani e se ne impadroni-. pe’ quali poi anche coloro che v’erano stati spediti da lerone tiranno di Siracusa abbandona­ rono e il forte eh’ essi avevan costrutto e l’ isola stessa. rono. e gli antichi voti che vi dedicarono gli abitanti circonvicini veneratori di qael luogo. e che quando egli si voltola fa sbucar fuori e fiamme ed a c q u a . Questa fu popolata dagli Eretriesi e dai Calcidesi^ i quali. (3) Ischia. in parte da case e da piantagioni. 1’ abbandonarono poi a motivo di una sedizione . In quella parte del promontorio Ate­ neo che accenna a Sorento soglion mostrare un tem­ pio . T n tto il golfo è oraitio in parte dalle città che abbiam nominate . E quivi appunto ha Cne quel golfo e h 'è soprannomato Cratere ( i ) . Dinanzi al Miseno poi sta Procida. un’isola che dir si potrebbe staccata da quella di Pitecusa (a). e rendono sembianza di una sola città. che guardano al mezzogiorno. e dalle eruzioni di fuoco. e talvolta persine piccole isole con getti di acqua bollente. Ma una cosa più credibile disse Pindaro argomentando dai feno* (i) O ra Golfo di Napoli. di mare e di acque calde.

La parte del suolo incenerita e lanciata in a tto . aveva inondata e coperta l’ isola . e di sotterranei m e a ti. a N a p o li. così il poeta considerando tal cosa dice che a tutto quel sito è sottoposto Tifone : I lidi ove il mar geme Di Cuma. i . sicché il mare crasi ritirato per lo spazio di circa tre stadii : se non che di h a p o c o . scosso da’ tremnoti gitt& f u o c o . (a) Letteralm eote : a modo di tifone^ . e così anche le isole de’ L iparesi. Perocché siccome lotto il tra» gilto cominciando da Coma fino alla Sicilia è pieno di fu o c o . essendo venuto a riurtare da c a p o .86 SELLA GEOGRAFU S I STRÀBONE . dalla spiag­ gia fuggirono addentro nella Campania. . Pyth. e il vulcano erast estinto. a Baja ed a Pitecusa ) . Traduz. meDÌ eh’ ivi si veggono. per mezzo de’ quali ]e isole di quel luogo comunicano fra di loro e col con* Unente ( d’ onde poi l’ Etna è di quella natura che tutti descrivouo. ma che per altro poco prima dell’ età sua uu colle che sta nel mezzo dell’ isola ed ha nome E p o m e o . e il territorio circostante a D icearchia. Nel qual teoipo ( soggiunge ) gli abitanti del ecKitinente spaventati dal grande frastuono. v. £ Tim eo dice che delle Pitecuse gli antichi spaccia­ rono molte cose incredibili . e tutta insieme Sicilia . del Mezzanolte. era poi di nuovo caddta: sull’ isola a modo di turbine (a ). ed aveva spinto nell’ alto il terreno che s» trovava fra esso colle ed il mare. 32.Pare poi d i e (■y Pind. or son penoso Pondo che a lui V ispido petto opprime (i).

. E (1) L 'Iso la d i C apri. Queste pertanto sono le città marittime dei Campani e le isole situate rimpetto a quella regione. e chi lo comperò visse. Capua è situala lungo la Yia Àppia. ma il venditore ne mori di fame : e vedendoli Annibaie se­ minar rape presso alle m u ra . E Benevento conserva tut* torà il sao nome. Caudio è il famoso luogo delle Forche Caudine. Verso Roma è fondato Casilioo lungo il fiume Vulturno . ammirò (com ’ era ben naturale ) il loro grande a n im o . Nella parte mediterranea Capua è la m etropoli. cioè Callateria. Anticamente Gaprea (i) ebbe due piccole c ittà . (3) Brindisi. e veramente il c a p o . della quale egli fece un suo privato possedim ento. siccome indica l’ etimologia del nome: perocché le altre paragonate con questa si direb^bero cittadelle . la quale è ragguardevole anch’ essa. poterono tanto resistere ad Annibaie quando egli era più in Gore. ma appresso poi una sola.nano q u in to 87 le acque calde di quell’ isola guariscano chi patisce di renella. dove essendo già assediati cinquecento quaranta Prenestini. e così anche quelle altre che incontransi da C apua a Brentesio (a). Ce­ sare Augusto la restituì loro per averne C a p re a . e P ornò di edificii. tranne solo Teano Sidiceno. Caudio e Beneven* to. La possedettero un tempo i Na­ poletani ^ ma avendo perduto Pitecusa in g u e rra . giacché speravano di resistere tanto che le rape crescessero a maturanza. che un topo fu venduto al prezzò di duecento d ra m m e . Callateria poi risponde a Calazio.

venne con essi alle maui dinanzi alle mura di questa città ^ e parte ne uccise nella battaglia ( avendo ordinato di non perdonare la vita a nessuno ) . Acerra . Calce (i) e T eano S idiceno. vedendo che soli quasi i Sanniti persistevano in quella guerra e si tenevano uniti per modo che movevano fin contro R o m a . N o la . alcuni dei quali sono da certi autori ascritti al territòrio sannitico. ed altri luoghi anche m in o ri. dove tre giorni dopo mandò (i) Calvi . che han per conBne due tenipj della F o r­ tuna fabbricati dalPuna e dall’altra parte della Via La­ tina : poi ànche Suessula. E nel vero i Sanniti Oacendo anticamente delle scorrerie nel territorio latino fin ne’ dintorni di Ard e a . fuor pocbi consumati dalla fame o dalle battaglie. 11 q u a le . e gli altri che in numero di tre o quattro mila gettarono 1’ a r m i. Abella . dopo che in molte battaglie ebbe pro­ strata la congiura de’ popoli italici ribellati. ubbidi­ vano con prontezza agli ordini dei loro capi. poi corseggiando anche la stessa Campania s’ erano acquistala molla possanza ^ perocché avendo im ­ parato a lasciarsi governare dispoticam ente. comandò che fossero cacciati nella Villa P ub­ blica (a) di Campo Marzio. cd all’ ultimo da Siila che governò da monarca i Ro­ mani. Ma ài presente quel popolo è annichilito. vinto e da a l t r i . Oltre a queste sono della Campania anche le città delle quali feci menzione già prim a. . Nucet-ia. e dovrebbe forse leggersi K «A n iavcce di (a) E i f r i i t rc iiA o .88 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE si dice che tutti poi n'uscirono sani e salvi. À tella.

. nessuna delle quali merita di essere anno­ verata fra le città : se non che n o i . o di averli almeno sterminati dalPItalia: ed a chi gli rimproverava quella sì grande severità ri­ spondeva. guardando alla ce-^ I«brità ed alla potenza dell’ Ita lia . che nessun Romano potrebbe mai vivere in paice. Dopo di che istituì le proscrizioni . come Bojano . avere dalP esperienza imparato . Rispetto ai Sanniti corre anche questa tradizio ne. li mandarono fuori a fondare una colonia . Le città dei Sanniti pertanto sono ora semplici borghi : ed al­ cune sono ansi rovinate del tutto. ed altre consimili. Allora qual­ cuno disse che bisognava consacrare agli Dei anche i figliuoli: secondo il quale consiglio dedicarono a Marte tutti i fanciulli nati in quell’ anno ^ e quando co­ storo furono divenuti u o m in i. Benevento poi e Venosa sussistono tuttavia in buono stato. Esernia . Gncfaè vi fossero dei Sanniti che potessero cospirare di nuovo. i quali vivevano in borg ate: e però quegli . Telesia { contigua a Yehafro ) . dando loro un toro per condot­ tiero. Riusciti quindi vittoriosi. che avendo guerra i Sabini già da gran tempo contro gli Umbrii fecero voto ( come usarono alcuni Elleni ) di consacrare agli Dei tutto quanto nascerebbe appo loro in quell’ anno.nè le iutermise prima di avere distrutti tutti coloro che portavano il nome di S anniti. parte offersero alle divinità ^ d’onde nacque net paese una gran carestia. andiamo indicando fin anco i luoghi mediocri. Questo animale fermossi a dormire nel territorio degli Opici. parte delle produzioni sacri 6 carono .tIB R O QUINTO 89 suoi soldati cT>e li ■ trucidassero tutti quanti. Fauna .

e che per questo poi i Sanniti furono sempre flielleni. poi la seconda di pregio al sec o n d o . e secondo il responso degli indovini sagriBcarono a Marte quel toro che il Dio [stesso ave* va dato loro per guida. o. e in parte si dissero anche Pitanati (i). (E d it. frane.90 DELLJi GEOGRAFIA DI STRABONE stranieri cacciaronli dalle loro s e d i. Saunitu Alcuni raccontano eziandio che certi Laconi ven­ nero ad abitare insieme con l o r o . È quindi probabile che p e r qnesta cagione gli antichi li chiamàssero col nome di­ minutivo Sabelli ( i ) : ma per u n 'a ltra cagione poi fu* rono nominati S an n iti. È fama che i Sanniti ab­ biano una beila legge e molto opportuna per muo­ vere alla virtù.}. Perocché non possono i padri dare le proprie figliuole in moglie a chi essi vogliono^ ma Ogni anno eieggonsi dieci fanciulle e dieci giovani. . e la mi­ gliore al migliore si d à . come dicono gii Elleni. lo di­ chiarano infame e gli tolgono la moglie che gli fu data. (i) Cioè originarli da Pitanè luogo della *L aconia. Appresso vengono gl’ Irpini che sono anch’ essi San­ niti . dove si stabilirono essi medesimi. e forse parte di Lacedemone stessa. e con­ ciliarsi così una nazione che può mandar fuori ottanta mila fanti e ottomila cavalli. mutandosi diviene malvagio. ed ebbero il proprio nome dal condottiero della loro colonia j giacché i Sanniti chiamano Irpo il lu(i) Come chi dicesse': Piccoli Sabini. P ar nondimeno che questa sia u n ’ invenzione de’ Tarantini per lusingare quel popolo confinante con loro e molto p o te n te . e così via via : e se mai qualcuno che abbia ricevuto tal prem io.

cosi agl’ Irpini dicevasi che fosse stato condolliero u a lupo. ma oltre alla naturale significazione della voce . lo eìTeminarono tanto coi loro p iaceri. Perocché T e n n e r o a tanto lusso>| che si banchettavan fra loro e davansi lo spettacolo di molte paja di gladiatori. E quando Annibale si fu impadronito di Capua che gli si arrese. Quando poi i Romani ebbero la vittoria .LIBBO QCINTO 9 I po (i). medilerranei. (a) T*(« Il latino traduce colente! concordìam cum vicinis. giace nel mezzo del golfo. 1 Sibariti (i) Come ai Sanniti un to r o . p ar evidente che qui si tratti dei coloni romani fra’ quali s’ era distribuito a sorte il territorio di Capua. 1’ antica Posidonia che ora chiamasi Pesto. e trasferita dai Romani nel golfo Posidoniate che ora si dice Pestano (3). il cui numero veniva deter* minato dalla dignità dei convitati. Ed ora sono felici vivendo in con­ cordia coi nuovi coloni (a). come il vincitore correva perìcolo di soggiacere ai n em ici. abita la nazione de’ Picenliui. e custodiscono I’ antica di­ g n ità . Costoro sono contigui ai Leucani. A’ Caropani poi la fertilità del terreno è stata cagione che le prosperità andassero del pari colle sventure. Dopo la Campania e la Sannitide sino ai L eucani. giaCchè i suoi soldati s’ erano tramutati d ’ uomini in donne. e vi pose il suo esercito a svernare. . piccola porzione staccata dai Picentini dell’Adriatico. ed all’ ultimo ne distribuirono a sorte il territorio. lungo il mare T ir r e n o . (3) I l Golfo di Salerno. eh' egli ebbe a dire . Ma dei SanDÌti ciò basti. la grandezza e il valore delle loro città. La loro c ittà . con molti castighi as­ sennarono i C am pani.

LIBRO QUINTO n ’ avevano piantato il muro sulla marina ^ ma quelli che rabitarono dopo trasportaronsi più in alto. ciò che fu pure comandato per le stesse cagioni anche ai Leucani ed ai Brezii. che divide dal loro tei*ritorio 1 ’ antica Campania. conservando per altro il suo colore e la sua figura. . Finalmente è da notare che Pesto è insalubre a cagione del fiume che quivi presso impaluda. Ingiunsero oltre di ciò a quella popolazione che in luogo della milizia facesse gli ufBcii de’ corrieri e de’ messaggi. Fortificarouo inoltre contro di loro Salerno poco al di sopra del mare.che cento venti stadii. L’ istmo cbe di quivi conduce a Pompeja ed a Noceria è dì non pià . (1) 11 Casaubono tiene p er fermo che sotto questo nome l’au­ tore intende qui 1 ’ A teneo. o Prom ontorio di Minerva. l a pro­ gresso di t«mpo i Leucaiii tolsero quella città ai Sìba* r i t i . Dalle Sireause al Silari v’ha duecento sessanta stadii. (a) Il SeU. e i Romani ai Leucani. cacciati delle loro città dai Romani dacché parteggiarono per Annibaie. che una pianta che vi si getti impietrisce. Raccontasi questa proprietà dell' acqua di cotai fium e. ' 1 Picentini si stendono sino al fiume Silari ( 2 ) . . De’ Picentini fu metropoli Picenza : ma ora essi vivono in borgate . F ra le Sirenuse (i) e Posidooia avvi Marcina fondata d a' Tirreni e abitata dai Sanniti.ga BELLA GEOGRAFIA DI STBABOHE .

— Primi confini del paese dei Brezii secondo Antioco j e secondo Strabone. — Possedimenti dei Brezii sulle coste del mar Tirreno. 13opo la bocca dei Silari trovansi la Leucania e il tempio di GiuooDe Argiva fondato da Giasone ^ ed a cinquanta stadii da quello è Posidonia (i). Chi naviga di colà trova T isola Leucosia divisa dal continente un picciol tratto di mare . — Leucani mediUrraneù — Antico governo di questi popoU.DELLA G E O G R A F I A DI STRABONE LIBRO SESTO CAPO PRIMO Descrizione del patte de’ Leucani e dei BrezU. . e denominata cosi da una delle Sirene che fu portala a quel luogo dal mare in cui (i) Ora Pesto. — Leucani marittimi.

quantunque fos­ sero inferiori di te rrito rio . A chi di quivi dà volta s’ affaccia un altro seno contiguo. quella città fosse governata con buone leggi.g i DELLA GEOGRAFIA DJ STRABOSE es se . il qual nome lo derivano alcuni dal fiume Eleeto. come raccontasi. Alla Corsica ed a Marsilia. (i) O ra Golfo di Salerno. que’ cittadini che poterono (2 ) mettersi in mare colle intiere famiglie. Costoro sono necessitati dalla sterilità del suolo di attendere per la maggior parte alle cose del mare . e gli sta di rimpelto il Capo della Licosa. e dentrovi una città. od anche prima di loro. altri da una certa fontana che vi si trova la dicono Ella. <2) Tìis ^vtccftimc. E parmt che per opera di questi due . e i moderni Elea. per le quali i suoi abitanti poteroa combattere coi Leucani/ e coi Posidoniati e riuscirne con vantaggio . e l’ interprete la tin o : Q uibuscum qua f a culiatum tantum esset. (3) Cioè . . Furono poi di questa città Parmenide e Zeuone iìlosoG pitagorici. primamente navigarono sotto Creontiade a C im o ed a Messalia (3) 5 e che scacciati da que’ luoghi fondaron Elea . si sono precipitate. Antioco dice eh’ essendo presa F ocea da Arpago generale di Giro.L’ Eleeto poi è il . fiume Aleuto. e men numerosi. e forma con esso il golfo Posidoniate (i). Rimpetto a queirisola sta ua promontorio opposto a quello delle Sireiiuse . alPopera dei salsumi e ad altre siffatte occupazioni d’on­ de traggono la sussistenza. 11 promontorio delle Sirennse di­ casi ora Punta della Campanella. I Focesi che la fondarono la chia­ mano lela .

dove prevalevano iu vece quelli Elleni che occuparono il seno di Taranto. ingannati dall’ oracolo . uno dei compagni di Ulisse . un poco al di sopra del m a r e . .LIBRO SE ST O q S Questa città è distante da Posidonia circa duecento stadi! .ì popoli elleni che sono sparsi nell’ Italia . un porto ed un fium e. Fondatore ne fu Micito principe di Messina nella Sicilia ^ ma i coloni colà venuti con lui se ne partirono poi di n u o v o . in­ torno al quale fu dato agl’italiani quell’ oracolo : verrà tempo che presso al dragone pietroso perirà un gran popolo (2 ). (i) I l Golfo di Policaslro. e dopo di essa è il promontorio Palinuró. ultima della L eu c an ia. due isole con Inogbi atti a stazione di navi. e furono battuti dai Leucani. E di­ nanzi ad Elea stanno le Euotridi . »-«AÌir »»Ti La ver­ sione Ialina dice: Qud Braco Lajus e s t. Ài di là del promontorio Pali* nuro trovansi una ro c c a . rnultuni populi peri- turum. Lungo la spiaggia tirrena pertanto sono i luoghi finora detti dei L e u c a n i. eccettuati sol pochi. poi nn fiume dello stesso nome ed una città . i quali da principio non toccavano punto l’ altro m a r e . fecero una spedi­ zione in quelle p a r t i . T utta poi Ja spiaggia della Leucania ne conta cinquanta. tutti e tre collo stesso nome di Pixo. Perocché . distante da Elea quattrocento stadii. colonia de’ Sibari^ti. (a) Cosi spiegano gli Editori francesi il verso dell’ oracolo : A k lti à ftifi . Oltre Pixo è il seno Lao (i). Quivi presso è il monu* inento di D racone.

ne discacciarono e i Goni e gli E n o tr ii. Dopo gli El­ leni . Reggio e Napoli. e condussero in quella regione nna colo­ nia di L e u c a n i. soprattutto quando si tratti di luoghi iiluslri. ai quali sono soggetti anch’ essi. raa i Goni e gli Enotrii tenevano allora qae’ luoghi. M a i tiranni della Sicilia. Ora poi è avvenuto che tutti que’ siti. ed in qualche parte anche ciò ch'esse furono p rim a . mentre gli Elleni occupavano amendue le spiagge del mare sino allo s tr e tto . Dacché poi i S an n iti. parte dai B rez ii. . danneggiaroa tutti coloro che abitavano in quel paesi. cresciuti in gran m o ltitudine. In progresso di tempo sottrassero poi molta parte anche del paese m editerraneo. e parte dai Campani ^ benché da costoro sian posseduti soltanto di nome. . . ché nel vero poi li tengono i R o m an i.4)6 DELLÀ GEOGRAFIA DI STHABOHE £ prima che vi capitassero gli EIIeDÌ non v’ erano punto L e u c a n i. avendo in ciò cominciato fino dall’ età di T ro ia : e quindi crebbero tanto che denominarono Grande Eliade (i) così quel paese come la Sicilia. imbarba­ rissero . Ora fin qui si è parlato di que’ Leucani che sono attigui al mar tirreno : quelli poi che tengono le p ia(i) La Magna Grecia. Ma chi prende a descrivere la terra deve sporre le cose come sono al presente. fuor solamente T aranto. e più tardi i Cartagi­ nesi che guerreggiarono coi Romani quando per la Sicilia. e quando p er la stessa I t a lia . per lun­ go tempo essi Elleni ed i barbari si fecero guerra. essendo posseduti parte dai Leucani.

Diremo pertanto in comune quelle cose che abbiamo raccòlte. Petelia (i) si tiene che sia la metropoli dei L eu c an i. ). 7 . Appartiene a Filottete anche T antica Crimisa cbe si trova appunto in que’ luoghi. ( Edit. oltreché nessuna delle loro abitazioni. ed é abitata anche ai dv nostri da un numero considerevole di cit­ tadini.' frane. Però Apollodoro nel libro Delle navi facendo menzione di Filottete dice (i) Gredesì comnoemente che 1 ’ antica Petelia fosse dove ora SOQO Policaslro o Belcastro o Strongoli. del vestire e delle altre cose consimili andarono in disuso . La fondò Filottete fuggendo daM elibea per una sedizione che v' era nata ^ ed è di sì vantaggiosa posi­ zione . delle a r m i. una delle quali. abitanti i luoghi mediterranei. S tmjìmokMj tom. E si costoro come i Brezii e i Sanniti dai qnali procedono soggiacquero a tante svent 4i r e . ha qualche celebrità. cbe sarebbe difficile persino il determinare il luogo delle loro abitazioni. situata svX Monte delle Stel­ le. III.LIBRO SESTO 97 vince mediterranee abitano al di sopra del seno di Taranto. Perocché non ci resta ora di nessuna di quelle nazioni alcun pubblico avanzo : e le costumanze dei p a rla ri. considerata di per sé e disgiunta dalle altre. non curandoci di separare i Leucani. fu veramente metropoli dei Leucani. Ma perchè tutti questi luoghi si trovano in no territorio da Strabene medesimo asse­ gnato ai B rezii. dai Sanniti loro vicini. che una volta anche i Sanniti la munirono di castelli. come potè poi dire che quella città era là me­ tropoli dei Leucani ? Alcuni vorrebbero leggere : o invece di Altri dice che Strabone confuse in una due Petelie.

98 D E IX i. D ’ ordinario si governavano po­ polarmente ^ ma in t^mpo di guerra soleva eleggersi un re da coloro ai quali spettava l’elezione dei magi­ strati. O ra poi sono Romani. le città. dalla quale furono denominati i Coni di quella regione : e che alcuni spediti da lui ad Erica in Sicilia col troiano Egesto vi fondarono Egesta. Il restante della spiaggia fino allo stretto di Sicilia è occupato dai £re zii per lo spazio di mille e trecento stadii. GEOGRAFIA DI «TRÀBOnE aiTermarsi da alcuni che costui. Al di sopra di T uri sono i luoghi detti la Tauriana. venuto su quel di Gro< tone fondò il castello Crimisa. ne occuparono. cioè il fiume Lao ^ e verso lo stretto di Sicilia il territorio di Metaponto (i). Il paese Tarentino poi con­ tiguo al Metapontino lo considera come fuor dell’Ita­ lia . V ’ hanno poi in fra te r r a . Ma e questa e le altre che s’ incontrano dopo andando verso la C am pania. fino a Venosa eh’ è una ragguardevol città. . Grum ento. Di schiatta Sanni tica sono i Xeucani : ma avendo ia guerra superati quelli di Posidonio ed i loro alleati. nominandolo lapigia. V e rtin a . Antioco nel suo libro intorno all’ Italia dice che quella fu la regione chiamata con questo n o m e . Risalendo a tempi più anti(1) T o m di Mare. ed al di sopra di quello la città di C o n a . io le credo Sannitiche. Calasarua ed altri piccoli luoghi a b ita ti. e che di quella egli scrive ^ ma che da prima denominavasi Enotria. Le assegna poi dalla parte del mar Tirreno quel medesimo confine che noi assegnammo al paese dei Brez i i .

La gente che vi abita ebbe il suo nome dai Leucani.LIBKO SESTO . il nome d’ Italia e quel degli Enotrii si stesero fino alla Metapontica ed alla Siritide: percioc­ ché questi luoghi furono abitati dai C o n i. ingentilita . schiatta e n o tric a . . E cosi egli disse semplicemente e sècondo P usanza degli a n tich i. P iù tardi p o i . l’ Ippo* niate che Antioco diceva Napitino (i). da una parte dal Silari sìoò al L a o . mise tutti (i) II Golfo di Sartia Eufemia e il Golfo Squillace. che forma l’isttno tra il séno ScilJetico e l’ Ipponiate. e quindi ebbero il nome di Co­ nia. i quali chiamano Brezii i disertori. La Leucaiiia pertanto giace fra la spiaggia del mar Tirreno e la siciìla. (a) Cirella. e costoro appunto disertarono dai Leucani (a p p o i quali stavano da principio in qualità di pasto ri. Ed è questo istmo di cen to sessan ta s ta d ii. e quello di Scilla. dice lo stesso Antioco. i firezii abitanti una penisola. Pg chi citce che si chiamavano Enotrii ed Itali soltanto quelli che abitavan fra l'istmo e lo stretto. fra due s e n i. dall’ altra da Metaponto sino a T uri: e fra terra stendesi dai Sanniti sino a quel* l’istmo che va da Turi a Gerillo (2 ) vicino al Lao per lo spazio di trécentò stadii. Al di sopra di costoro sdno. non ponendo veruna distinzione fra i Leucani ed i Brezii. L a spiaggia del predetto paese dall’ istmo fino allo stretto è di due milà stadii. è pbi n ’ ebbero per bontà loro la libertà) in quel tempo in cui Dione gueiTeggiando contro D ionigi. dentro alla quale un’altra penìsola è compresa .

forte castello intorno al quale morì Ales­ sandro il Molosso^ ed anche costui fa tratto in inganno (i) Nocera. A Temesa tien dietro Terina (i). e sacro a Polite uno dei compagni di U lisse. Poi viene C onsenzia. Avvi presso Temesa un monumento circondato da ulivi sal­ vatici . E queste cose dicia­ mo in generale dei Leucani e dei Brezii. poi 1’ abitarono anche gli Etoli venutivi con Toante . Fondaronla gli Ausonii. metropoli di quella regione : e poco al di sopra di essa è P a n d o sia . E dicono che di questa città d i|T em esa fa menzione il Poeta ^ e non già di Tamaso ( perocché v’ hanno queste due lezioni ) di Cipro . il ^uale ucciso a tradimento dai barbari diventò infesto a que’ luoghi ^ sicché gli abitanti circonvicini. che ora dicono Tempsa. E di qui è venuto il proverbio: Nessuno irriti 1’ eroe di Temesa. Ma favoleggiasi poi che quando i Locresi Epizefirìi presero quella c i t t à . E questi alla loro volta furono vinti da Annibaie e dai Romani. e lo sforzò a liberare quei popoli dal tributo. un certo Eutimo lottatore venne alle mani con Polite e lo vinse. ì quali furono poscia discacciati dai Brezii. ove dice : In Temesa col rame .lO O D E L L l OBOGRAFU DI STBABOHE sossopra. secondo il responso di un certo oracolo. . che fu distrutta da Annibaie per non averla potuta difendere quando egli riparò nel paese dei Brezii. gli noi contro gli altri. e mostrano in fatti vicino a quella città miniere di r a m e . che ora sono abban* donate. Partendosi dal Lao la prima città d e’ Brezii è Te* mesa. si sottoposero alPnsanza di pagargli un tributo.

LIBRO USTO 101 dall’ oracolo di Dodona che gli ordinò di guaHars^ dall’ Acheronte e da Pandosia: ed egli per fuggire da’ luoghi che sono nella Tesprozia con questi nomi. sicché ne’ giorni festivi stimano cosa da vergognarsi il portar corone venderecce. . città de’ Locresi m edesim i. Chi poi naviga da Yibona verso il porto d ’ E r­ cole vede le estremità dell’ Italia che cominciano a dar volta inclinando a occidente ^ quelle s’ intende ■ che sono presso allo Stretto. non gi. il quale oracolo egli s’ imma­ ginò che predicesse la rovina dei nem ici.à de* suoi. e che di qui poi sia venuta 1’ usanza alle donne di quel paese di coglier fiori e intrecciarne c o ro n e . venne a perdere qui la vita. Avvi colà un arsenale che vi fabbricò Agatocle tiranno della Sicilia quando s’impadronì di quella città. cd ivi presso è un arsenale denominato Emporio. Dicono poi che Pandosia fu u n tempo soggiorno dei re degli Enotrii. un qualche giorno rovinerai molta gente . Lungo quel lido giace Medam a . S’ag­ giunse quindi a ingannarlo anche quell’ altro oracolo che diceva : O Pandosia trivertice . Trovausi pare colà il fiume Me(■) Moni» Leone. credono che Proserpina andasse colà dalla Sicilia per cogliere fiori. E perchè i luoglii circonvicini sono belle e fiorite praterie. che ha comune il nome con una gran fo n te . e gli scorre vicino il fiume Acheronte. Dopo Gonsenzia è Ipponio (i) fondata dai Locresi^ ma i Romani scacciarono i Brezii che l’avevano poi occupata e le diedero il nome di Yibona Valenzia. Il castello di Pandosia sta sopra tre v ertici.

e tengono che il p rim o dei due fiumi a cui S trab one dà il n o ­ m e di M etauro possa essere il m o derno Pacolino. masso altissimo che fa penisola in mare . . frane. Perocché gli si accosta anche il Cenis (2 ) distante duecento cin­ quanta stadii da M edam a. e dicono che sono quelle di cui Omero fa menzione nell’Odissea.. Sono sette in numero. ed in pieno prospetto a chi le guarda dalla Sicilia o dal continente presso Medama: ma noi ne terremo discorsò quando par­ leremo della Sicilia. (a) Probabilm ente Torre del Cavallo. G li E dit. Dal fiume Metauro un altro Mctauro (i). ed ha un piccolo istmo a cui può approdarsi da tutte due le parti.la s SELLI GEOGBAFIi DI STRABOHE tauro. distanti dal fiume duecento stadii: alcuni le chiamano isole d'Eolo . e trad ucono : Dopo il fiu m e M elauro trovasi un altro M etauro. Questo è uno dei tre capi che fanno essere triangolare quelPisola^ e accenna all’oriente d’ estate. facendone una stazione di navi ^ e così impedì che i corsari attraversassero navigando lo stretto. Stanno poi d’innanzi a quella spiaggia le isole de’ Liparei. M truvfcs' Cosi il lesto.. Dal Cenis fino al promontorio Posidonio. ed una stazione di navi che porta lo stesso nome. di contro al promontorio della Sicilia detto Peloro. lo stretto ha un picciol varco di circa sei stadii per (l) ' A » o »5 M lT itifli w c ra fii. Quivi tien dietro il promontorio Scilleo. vai quanto dire fino a Colonna di Reggio. rendendo anguste le ultime estremità dello stretto . Anassilao tiranno de’ Regini fortificollo contro i T irre n i. non riconoscono qui lacuna di sorta. mentre il Cenis invece guarda all’ occaso 5 di modo che questi due promontorii sono in certo modo contrapposti fra loro.

i quali avevano anche uccisi quanti erano accorsi per d ar loro aiuto. allargandosi già quivi Io stretto a chi naviga verso il mare esteriore e d ’ o rie n te . Sibari. e poco più n ’ è largo il tragitto dov’ esso per altro è più angusto. È Reggio nna città fondata da’ Calcidesi. pigliando seco anche alcuni altri che abitavan colà. Apollo pertanto . Al dire d’Àntioco poi i Cai* cidesi furono chiamati dai Zanclei) e il capo della loro colonia fu Autimnesto. Da Colonna poi fino a Reggio contansi cento stadii. Furono di quella colonia anche alcuni fuggiaschi della città di Messene peloponnese. Queste fanciulle essendo mandate a compiere un sacro rito erano state manomesse dai M essenii. Turi. secondo un certo oracolo. per interrogare Apollo e Diana se loro fosse lecito punire coloro che li avevano offesi \ e per domandare eziandio qual ter­ mine potrebbe avere la loro sventura. Descrizione dà tarkorii £ Seggio. essendosi in tempo di carestia decim ati. 1 fuggitivi pertanto essendosi ricoverati a M acisto. Eraclea t Siri « Metaponto. poscia da Delfo si trasferirono in Italia . C A P O II. cousacraronsi ad Apollo . Locri^ Crotone. m andarono a consultare 1’ o raco lo .LIBRO SESTO Io 3 lunghezza. i quali si dice che. costretti a lasciare il proprio paese da coloro che non vollero dare veruna soddisfazione ai Lacedemoni della violazione di certe fanciulle avvenuta in Limna. detto m ar di Sicilia.

la quale doveva essere in breve distrutta dagli Spartani. Ora poi dicono (i) Dalla voce greca iw iffn y y v fn { aporrengumi ) si derivò T ily n . aggiungendo ch’essi non erano già sventurati. furono sempre della stirpe dei Mes> senii. ed ebbe parecchie terre sotto di s è . F u poi la città di Reggio fortis­ sima . . e in altre partì della Sicilia. essendo cacciati dagli E n o trii. E fu denominata Reggio pel c a s o . Ed essi ubbidirono. a cui soggiacque un tempo quella con­ trada : perocché e questo poeta ed anche alcuni altri affermano la Sicilia «ssere stàta per forza di tremuoti staccata dal continente ( i ) . Quindi i capi dei Regini. Ed anche da ciò che si' vede nelle Pitecuse c nel continente che sta di fronte a quelle isole si può ragionevolmente conchiudere che questo disgiungimento sia realmente avvenuto. passarono nella Sicilia. G E O G H iF U S I STRABONE ordinò che andassero insieme coi Calcidesi a Reggio.lo 4 D E L U . ed a Lipari e nelle isole ■circonvicine. ma che s 'e ra n o invece salvati . E dicono alcuni che da questi Morgeti prese il suo nome anche la città di Morgan* zio che si trova colà. quando Sesto Pompeo indusse la Sicilia a ribellarsi. e quivi rendessero grazie alia sorella di lui . Antioco poi dice che tutta quella regione fa primamente abitata dai Siculi e dai M orgeti. (R eggio). i quali in progresso di te m p o . e fu ba­ luardo delP isola così anticam ente. perchè eviterebbero di perire insiem colla pa­ tria . 6 no ad Ànassilao. come dice E sch ilo . come anche ai di n o s tri. E ne fan congettura dagli accidenti osservati ne’ luoghi vicini all’ Etna .

raccontasi che la distruggesse Dionigi. il fuoco ed il vento che si trovavan costretti sotterra producevano gagliarde scosse. poiché . e prodotti parecchi uomini egre* g ì . si disgiunsero : dividendosi ricevettero fra mezzo 1’ nBO e l’ altro mare . quando erano chiuse tutte le aperture nella superficie del s u o lo .u s u o SMTO io5 eli’ essendosi aperte le bocche per le qaali sollevasi il f a o c o . gli uni nelle cose della politica. come quello che trovaù colà frapposto alle altre isole. o che sono divise dal continente per uno stretto frapposto. per la quale i Sanniti abbiano voluto quasi nominarla con^ latino vocabolo città regale ( giacché i capì dei San­ niti partecipano della rom ana cittadinanza. ciò che anche al presente spesse volt« interviene : perocché quelle che sono nelP alto delle acque è probabile che siano appunto surte dal fon­ do . si q u e s to . Alcune poi emersero dal m a re . o piuttosto per la sua propria bellezza. quelle invece che stanno innanzi a’ promontorii. e le masse di iGamrae e di acqua sprigio* n a n s i. è più ragionevole a credere che ne siano state divette. la quale aveva m andate colonie in molte altre. Del resto se cotal nome siasi dato a quella città per la detta cagione. Perciocché sono dis> giungimeuti di terra anche Procida e le Pitecuse e Caprea e Leuca e le Sirenuse e le Enotridi. e adope­ rano per lo più il parlare latino ) lascerò eh’ altri con­ sideri da qual parte in tal controversia si trovi la ve­ rità. gli altri nella dot­ trina . di modo che urtati e riurtati que’ luoghi dalla forza dei venti. la terra circonvicina allo Stretto non soggiace se non di rado a trelnaoti ^ ma una v o lta . Q uesta città così illustre .

Dopo. vi lasciò una colonia tolta dalla propria sua fiotta^ sicché ora è convenevolmente popolata. ed h probabilm ente il Capo detF Armi. ma finalmente Cesare Augusto. Chi naviga da Reggio verso levante per lo spazio di cinquanta stadii trova quella estremità che dal colore denominarono Leucopetra (i).I o6 DELLA GBOOKÀFU DI STRABONE i Regini avendo egli richiesta loro una fancinlia in isp o sa. . Però s’inganna Eforo dicen(i) Cioè Pietra bianca. e chi dà volta a quel capo naviga subito col vento di Li< bia fino al lapigio . Poco prima delle guerre dei Marsii anche alcuni tremuoti atterrarono m d ta parte delle case. nella quale dicono che fi­ nisce il monte Àpennino. il promontorio d ’ Ercole trovasi quello di Lo­ cri detto Zefirio (a) . perocché i suor abitanti sono una colonia di que’. vedendo questa città manchevole d’ abitanti. gli avevano offerta la figlia d 'u n littore. dopo avere scacciato Pompeo dalla Sicilia. Quinci seguita il promon­ torio d’ Ercole eh’ è l’ ultimo verso il mezzogrorno •. e questo nome l’è dato perchè ha il porto esposto ai venti occidentali. chia­ mandola Febia. • {fl) Capo Bruttano. Al tempo di Pirro il presidio dei Cam­ pani uccise ad inganno la maggior parte dei cittadini. poi va sèmpre più declinando verso settentrione e occidente sino al golfo Ionio. 11 gliuolo poi di quel tiranno ne ristaurò ana parte.Locresi che stanno nel golfo Cris«eo condotti colà da Evanto poco dopo la fondazione di Crotone e di Siracusa. Seguita poi la città detta Locri Epizefiria.

P altro per nome Apollocrate com­ batteva insieme col padre nell’ impresa del ritorno pre­ detto ) . . sotto quelle con­ dizioni che più volevano. dopo avere abitato per tre o quattro anni in Zefipìo ) trasportarono quivi la loro città . V. Da Reggio a Locri v'hanno seicento stadii ^ e questa città è posta sopra n n declivio detto Esopi. consegnassero que’ prigio(1) Dionigi il giovine. Costoro a d u n q u e. Credesi che questi Locresi siano stati i ^rimi a va-* lersi di leggi scritte. Raccoglie­ va a' suoi festini le più belle e costringevate a correr n ude dietro ad alcuni piccioni lasciati liberi senza che loro si fossero tarpate le ali . l’uno alto l’altro basso. l’ anno 357 prima dell’ E. Ed è quivi la fontana Locria^ dove i Locresi piantarono il loro accampamento. ma dopo essersi per gran tempo ottimamente governati. Dionigi (i) cacciato da Siracusa li oppresse eoo ogni scelleratezza : perocché introducen* dosi nelle stanze dove le giovani fidanzate abbigliavansi per le nozze. e qualche volta per mag> gtor vituperio voleva che si allacciassero sandali inu­ guali. si fecero liberi. Ma pagò poi il 6 0 quando ritornò in Sicilia per ricuperarne la signoria. usurpava i diritti degli sposi. e il più giovine dei maschi eh’ era però già un giovinetto .LIBRO SESTO IO 7 do che sono una colonia dei Locresi Opanziì. cooperando a ciò anche i Siracusani. e che così inseguissero le colombe. e tennero in loro balia la moglie e i figliuoli di lui ( s’ intendono le due figliuole. e sebbene Dionigi medesimo e i Tarentini per lui facessero grandi istanze affinchè. scacciatoci presidio. Chè intanto i L o c r e s i.

egli la determinò nelle leggi stesse: considerando che le opinioni dei giudici an­ che intorno agli stessi delitti potrebbero non essere sera* pre le stesse come sarebbe pur necessario che fossero. Però disse anche P iatone: Dove sono molte leggi ivi sono anche molti litigi. Il fiume Alice che divide il territorio di Reggio dalla Locride corre lungo una profonda convalle. poi ne abbruciarono i corpi. dice che tra le prime novità da Zaleuco introdotte v'ebbe questa. Il loro astio si fece manifesto principalmente. Aggiunge poi che i Turii avendo voluto col tempo mostrarsi più sottili in queste m aterie. ma non per altro più J)uoni : perocché non hanno buone leggi coloro i quali ne van facendo per tutto ciò che gli accusatori possono im m aginare. e malvagi costumi . in quella guisa che dove sono molti medici è verisimile che v'abbiano anche molte malattie.contro le figliuole del tiranno ^ giacché dopo averle vituperate le stran­ golarono. su quella di Reggio non hanno voce ^ del che si . ma vollero piuttosto so­ stenere l'assedio e la devastazione del territorio. e Fossa macinate dispersero nel mare.I0 8 D E L U GEOGKAFIÀ DI STRÀBOIfE n ie ri. che le cicale sulla riva Locrese stri­ dono . ed ha que­ sta p articolarità. Lo loda altresì per avere proposte semplici ordinanze so­ pra i contratti. dalle Laconiche e da quelle degli A reopagiti. ma bensì coloro che osservano costantemente le stabilite. Eforo menzionando le leggi scritte dei L o cresi. che mentre gli antichi afBdavano ai giudici il determinare la pena sopra ciascun delitto . non mai consentirono. ne divennero bensì più celebri. le quali Zaleuco raccolse dalle consuetudini dei C retesi.

e di quivi poi avevan guidata una colonia in Italia : ma Eunomo diceva che a quei di Reggio noni s’ apparteneva pùnto il contender di c a n to . è ricca di piante e d’acqua. Timeo poi racconta che una volta questo Eunom o ed Àristone di Reggio ebbero gara in Delfo di preminenza. che le tin e si tro» rano in un luogo om broso. sicché le loro membrane umide sempre non si distendono mai .LIBRO SESTO 1 09 congettnra ^ e $ t a essere la ca g io a e . II pa«se mediterraneo al di sopra di queste città è occupato dai Brezii: e quivi sono la città di Mamerto. affermando che i suoi maggiori erano stati a’ ser« vigi del D io . Piacque tiulladimeno Àristone ed ebbe speranza della vittoria . una cicala venne a po* earvisi e ne supplì la voce. quando appo loro erano senza voce persin le cicale. detta pece Brekia. venuti alle mani contro cento trenta mila Croto­ . Dopo Locri trovasi un fiume chiamato con nome femminile Sagra ^ e lungh’ esso le are del D ioscuri. e pose nella sua pa« tria la statua già detta : perché essendoglisi rotta nel certame una corda della cetra. mentre alle al­ tre per essere soleggiate si stirano e diventano simili al c o r n ò . ma poi vinse E u n o m o . Aristoae pregava i Delfii che favorissero a l a i . sicché poi n ’ esce il suono come da naturale stromento. che pur so» no l’ animale che più di tutti è provveduto di voce. e quella selva Sila che produce la miglior pece che si conosca. Solevasi una volta mostrare appo i Locresi la statua del citarista Euaom o con una cicala seduta sopra la cetra. e lunga settecento stadii. presso alle quali dieci mila Locresi con alcuni di Reg­ gio .

perocché i suoi abi­ tanti furon cacciati dai barbari nella Sicilia . O ra è d eserta. Dal nome della città si disse Scilletico anche il golfo. dove fon­ darono quella città che quivi pm-e è conosciuta sotto il nom e di Gaulonia. Dionigi intraprese anche di murare quell’islmò quando era in guerra con­ tro i L e u c a n i. (a) Squillace. ma Dionigi ne assegnò una parte a quelli di Locri. che quella vittoria fu in quel medesimo giorno annunziata in Olimpia dove si celebrava un certame^ e la notizia diffusa con tanta celerità si riconobbe poi vera. pel gran numero delle persone ch’ivi lasciarono morte. Alcuni v’ aggiungono eziandio.I IO DELLA CEOGRAFU DI STRÀBQNK n l a t i . e chiamata primamente Aulonia per essere situata den­ tro una valle (i). Appresso viene Scilleaio colonia di quelli Ateniesi che seguitarono M enesteo. che non potessero fu r a re più a lungo. Questa città poi era presso a poco dove ora fe Castel Vetere. ed ora si chiama Scilacio (2)1 I Grotoniati ne possedettero un tempo il territo rio . . il quale insieme coll’ Ipponiate for­ ma l’istmo di cui abbiam già parlatò. Bc rìportaron vittoria ^ d’ onde poi venne il pro­ verbio solito dirsi agl’ increduli : È pià vero che le e»se di Sagra. m a nel vero poi perchè avrebbe voluto impedire ai (1) Aulonia viene da Aulona ( àvAÓÌFit ) cbe >q greco signi­ fica valle. il por» t e n t o . Dicono inoltre che quella rotta fu cagione ai C rotonìati. per rendere sicuri ( diceva ) dai barbari eh’ eran fuori dcU’istmo coloro che v’abitavano dentro. Il vero sito della Caulonia di Sicilia non si conosce. Al di là delia Sagra è Caulouia fondata dagli Achei.

di quivi al promon* torio lapigio settecento: é questa è la così detta boc­ ca del golfo di Taranto. al dir del Corografo. Chi avesse dato volta a questo promontorio trovava subito alquante città che un tem ­ po furono degli Achei.golfo stesso p o i'h a un ragguardevol circuito. a giudicarne dal tempo che v’im­ piega uno spedito viaggiatore(i)^ ma in questo egli non comprende la misura della bqcca del golfo. D opo Scillezio viene il paese Crotoniate coi tre pro« m ontoni de’ Iapigi . ed alcun* altre son'o d’ incerta lezione. Il. e delle quali nessuna più rimane. di duecento quaranta m iglia. Artemidoro dice invece ch’esso è di tre» cento ottanta miglia. In generale però Polibio assegna due mila e trecento stadii dallo Stretto fino a Lacinio . Ma le distanze di questi luoghi non si potrebbero esattamente determinare. poi un altro fiume chiamato Neeto ^ ed è fama che queste denominazioni fossero derivate tutte (i) I n questo luogo mancano alcune voci al periodo nel testo greco . ricco una volta e pieno di voti. e padroneggiare cosi più liberamente quei dentro : ma sì levarono quei di fuori a impedirgli di effettuar qu tl disegno. dove sono il fiume ed il p o rto Esaro . Questo accenna al levante invernale^ e il suo principio è il promontorio Lacinio. poi il Lacinio luogo sacro a Giù* none.LIBRO SESTO III Greci confederati di comunicare gli uni cogli a ltr i. La prima era Crotone a cento cinquanta stadii dal promontorio L a c in io . eccettuata sol T aran to : ma nondimeno per la celebrità c’ hanno avuta ci conviene parlare della maggior parte di esse. .

prendi (1) Da navi. e da » i r ^ 7r abbruciare. ma il Dio a lui eh’ era per caso gibboso diede questa risposta : O Miscello dal rattratto dorso .Ita DELLA GEOGRAFIA DI STRABOirB da qaalcfaè avreoimento. fondarono molte abitazioni alle quali imposero d'ordina­ rio nomi conformi ai siti troiani : ma il fiume Neeto ebbe il suo dalP incendio (i). dove* per altro vide eziandio la terra essere molto buona . (2) L ’autore usa il verbo tanto rispetto a Sibari quanlo rispetto a Crotone : ma non v’ ha dubbio ( e lo dice Strabono s te s s o ). come quelle eh’ erano stanche di navigare ^ e cosi quella gente fu necessitata di fermar quivi la sua sede. Antioco dice. Miscello prese terra in quel sito per esplo­ rare il paese ^ e vedendo che v' era già in que’ din­ torni fondata Sibari presso al fiume dello stesso no­ me. gli parve che fosse da preferire : quindi se ne ven­ ne di nuovo all'oracolo e domandò se fosse lecito di fermarsi (2 ) a Sibari invece che a Crotone . errando qua e là approdarono a questi luoghi per pigliarne notizia ^ e che quivi le donne troiane che navigavan con loro spiando un momento in cui le navi erano vòte d 'u o ­ mini le incendiarono. (E d it frane. e dove poi essendo pervenuti pa­ recchi altri compatriotti dei primi e fermatisi anch’essi. cercando Valtrui corri alla tua rovina e perdi vanamente il tempo . Del r e s to . auzicbè quello di fondarlo di nuovo. che Sibari era già fondata { ìS itt» e p erò il verbo pare che abbia qui il senso di mettersi ad abitare un luogo già fondato.) . che*'avendo T oracolo ordinato agli Achei di stabilirsi a C ro to n e . Perocché dicono che aleni» Achei stali alla spedizione di Troia .

che quel luogo abbia qualcosa di favorevole alla salute ed allo sviluppamento dei corpi. uscì per gran tratto della solita via finché trovò un grosso tronco nel quale S tujbosej tom. Raccontasi che una volta pericolando una colon­ na nella sala dove i filosofi si adunav ano. E al dire di Eforo . d ’ onde poi pare che siasi detto a ragione che l’ ultimo dei Grotouiati era il primo degli altri Elleni ^ e di qui è anche ve­ nato il proverbio . prima di lui abitavan Crotone i Iapigi. a mo­ tivo di quella gran rotta per la quale perdette u a tanto numero d’ uomini lungo il Sagra. . salvò tutti quelli ch’ivi erano . -Pare che questa città coltivasse le arti della guerra e i certami solenni ^ sicché avvenne che in una stessa Olimpiade . JU. e quel Milone che fu il più illustre degli atleti e fu discepolo di Pitagora vissuto gran tempo in Cro­ tone. Ritornato perciò dall’ oracolo n ’andò a C ro to n e .LORO SKSTO I I3 ijuello che t ’ è destinato. i sette che nello stadio primeggiarono so* pra gli altri furono tutti C roto niati. ff . e poi si sottrasse anch’ egli alla rovina : se noa che poi confidando troppo in questa sua forza è pro­ babile ch’ egli trovasse quella fine della vita che ne raccontano alcuni. Pià salubre di Crotone . Dicono dunque che viag'giando egli una volta per una selva profonda. Milone sot­ tentrato al peso eh’essa portava. argomen­ tandosi dalla quantità degli atleti. cooperandogli anche Archia appro­ dalo per caso colà mentre andava a fondar Siracusa. Però quella città ebbe moltissimi vincitori in Olimpia ^ pure non durò poi gran tempo . Accrebbero la fama di questa città anche i molti Pitagorici che pro­ dusse .

e tram utarono la città in un altro luogo vi­ cino . conosciutili uomini affatto spregevoli se li resero schiavi. Ed anche questi col tem­ po furono dispersi dagli Ateniesi e dagli altri Elleni^ i quali ess«. Duecento stadii lontano sta Sibari. denominandola T u ri da una sorgente di cotal nome. . e colle sue abitazioni empieva un circuito di cinquanta stadii lungo il Grati. sicché rimase colà preda alle fiere. Gratide e Sibari (i).ndo venuti colà per abitare insieme con e s s i . trasse in campo trecento mila uomini contro i G rotoniati. Quivi egli cacciò neUa Fendi* tura le mani ed i piedi sforzandosi di spararlo al tutto. un’ altra colonia di Achei in mezzo a’ due fiumi. e perciò ne tengon lontane le torme. ed allora subitamente le due parti del tronco accostandosi Io tennero imprigio­ nato . frane. m a la sua forza bastò solo a far sì che i cunei cades­ sero fuori dell' aperta fessura . ) (a) L’ epitome dice in nove 'giórni. e si condusse anticamente a tanta felicità che signoreggiò quattro vicine nazioni ed ebbe soggette venticinque c i t t à . ( Edit. L’ acqua del Sibari fa i cavalli om briosi. M a nel lusso e nell’ alterigia lasciaronsi gli abitanti spo­ gliare di ogni felicità dai Grotoniati nello spazio di set­ tan ta giorni (i) ^ i quali avendo presa quella città vi di­ rizzarono il corso del fiume e la sommersero : e dopo d ’allora sol pochi sopravvissuti a quella rovina vi si congregaron di nuovo ad abitare.I l4 DELLA «EOGRJtriA DI STAAHONE erano piantati de’ cunei. 11 Gratide invece fa si che ( ■) Orati e Cachile. F on­ datore ne fu Iseliceo.

frane. e due 6 umi navigabili. {i) Policoro. Incontransi poscia Eracleopoli (a) poco al di sopra del mare . I fiumi sono il Sinno e VAcri.LIBRO »STO I l5 gli nomini lavandovisi diventino o biondi o bianchi di capegli. In quanto a ’ T u r ii. col tempo aven* (i) Il testo dice: cT ^ e questo ÌKi/mt grammalicalmente deve riferirsi ai Leucaoi. ed è medicina a parecchie malattie. sebbene anche quello di Turi sia in fama. come nazione. riferiscono T ai T u rii. Dopo Turi s'in co n tra il castello Lagaria fondato da Epeo e da' F o cesi. furano fatti schiavi dai Leucani ^ e questi poi essendo oppressi dai Tarentini (i) ebber ricorso ai Homani. Aggiungasi che avendo già detto l’Autore che i Turii erano stali fatti schiavi ( ) dai Leucani. V. TuttavoUa gli Edit. i Turii assaliti dai Tarentini ricorsero ai Romani . e denominarono Copia quella città. ( Edit. che vi mandarono coloni per supplire allo scarso numero degli abitanti. lungo il quale v’ ebbe già una città troiana detta Siri anch’essa. Que­ sto mi pare che possa dirsi a sostegno della lezione ordinaria. ma forse in questo caso debhons! intendere non i Turii primitivi . ) . fran. non dovesse più parlare. l’Àciri ed il Siri. Dopo di loro per altro anche il Falconer tenne contraria opinione lodando il Mazochio che traduce : Cum T a ren tin i T hurium illis ( Leucanis ) eripuissent. ma i Leucani divenuti padroni di Turi. par che di loro. dopo avere avuta per lungo tempo buona fo rtu n a. e so­ spettano co ir Heyne che il testo sia alteralo. Vero t che la storia dice che verso l’anno aS t avanti l’E. e tenuto in gran pregio da'medici. dove si fa il vino Lagaritano dolce e delicato.

E d anche T ardimento delle donne troiane lo portano in giro e lo dicono av- (i) Così gli Edit. e da Turi circa trecento trenta. ma il mostrarlo anche al presente cogli occhi socchiusi : ed è molto maggiore ardimento l’ asserire che sieno il vero simulacro troiano tutte quelle statue che sotto questo nome sono accennate da alcuni scrit­ tori. frane. con uoa probabile correzioDe del le­ sto . Certo é cosa ardita il sostener que­ sta favola . Questo luogo ò distante da Eraclea ventiquattro stadi!. ciò che non potrebbe conciliarsi colla tradizione di abitatori troiani. la cui ordinaria lezione è occupata da abitanti autoctoni ( w i \ f m vT 0x^itit irmìi ) . . che non solamente quel simulacro siasi ve­ duto chiudere gli occhi ( come suol dirsi che quello di Troia voltò addietro la faccia quando fu violata Cas­ sandra ) . il quale poi dicono che chiuse gli occhi. allorché gl’lonii avendo espugnata la città strap» parono dal suo altare alcuni che vi stavano in atto dì snppliclievoli. Perocché e in Roma e in Lavinio e in Luceria ed in Siri avvi una Minerva chiamata Ilia c a . Siri divenne l’arsenale Diarittimo degli Eracleoti. e la chiamarono Polieo : ed anche oggidì suol mostrarsi quel simulacro cogli occhi chiusi. come se da Troia vi fosse stata trasferita. Perocché questi lonii venutivi ad abitare per fuggire la signoria dei Lidii presero a forza quella città occupata allora dai Troiani ( i ) . Il Goray ed alcuni altri leggono t i t dei Coni. Del soggiorno de’ Troiani in questo luogo re> cano in prova il simulacro di Minerva Iliaca cbe quivi si trova innalzato.I l6 DEIXA G E O C K IFU S I STRABONE do ivTarentini fondata E raclea.

tranne il solo Nestore. si disse Eraclea.unno SK STO w j Tenuto in parecchi looghi. celebrassero con periodiche solennità la memoria de’ suoi infelici frateUb ( Edit. che consacraródo in Delfo una messe d ’oro ( 1). Di questa origine adducono in testimonio il rito con cui i Metaponzii solevano placare i Neleidi^ ma la loro città iu distrutta poi da’ Sanniti. . altri una statua d ’ oro rappresentante la State. ).Alcuni int^n^ono un manipolo di spiche od almeno una spica d ’ o r o . da’ Sibariti loro compatriotti per l’odio che portavano 9! Tarentini ( i cui maggiori aveta n o a a tempo discaicctati gli Achei dalla Laconia). . Antioco aSferma che guerreggiando i Tarentini contro i Turii (capitanati da Cleandria esule di Lacedemonia) pel possedimento di S ir i. all’ ultimo si pacificaron con loro sotto queste condizioni. Appresso trovasi Metaponto a cento quaranta stadii dalla stazione navale di Eraclea. ma che la co» Ionia per altro si considerasse dei Tarentini ^ la quale p o i . cambiando e nome e lu o g o . frane. Pare dunque che i Metaponzii. uccisi tutti da E rcole.1 Neleidi poi menzionati subito dopo furono dodici figli di Meleo. e cosi gli tolgono fede seb­ bene sia possibile. recando la propria origine a Ne­ sto re . chiamati colà. Secondo Antioco essendo rimasto quel luogo deserto fu Mpòpolato da alcuni Achei . E la fanno fondata da’ Pilli navigati colà da Troia con Nestore 5 dove poi dicono che furono tanto arricchiti dalla coltura del suo­ lo . af- (1) &i(é( x fv ’* ’. Alcuni poi dicono che Siri e Sibari sul T eutranto furono fondate da quei di Rodi. che la città fosse abitai* comunemente dai due popoli.

e il poeta Asio il qual dice che /’ wv’enente Menalippe partorì Beo-^ to nelle case d i Dio 5 come se a questa città. foss’ ella stata condotta. ma che s’eglino invece si volgessero a questa c ittà . i nuovi coloni prescel­ sero la prima per consiglio dei Sibariti. i qaàli dissero loro come qualora avessero Metaponto possederebbero anche Siri-. come attestano e il monumento di Metabo . noi volle più restituire .1t 8 D E t L i eK O G lU F U W STSÌ. Corre poi anche.BOME fincbè D o n s’ impadronissero di quel sito tanto vicino a Taranto. non a Metabo . Essendo due le città (M etaponto e Siri) pia vicine a Taranto che a S ib a ri. In progresso poi di tempo avendo guerra questi nuovi abitanti contro i Tarenlini e con­ tro gli Enotrii situati alcun poco al di sopra. fecero la pace sotto condizione che loro restasse quella porzione di paese che serviva di conGne tra l’Italia d’allora e la Japigia. e che solo più tardi cambiasse quel nome ^ e che Menalippe non venisse a questa città ma a D io .un’altra opinione. Ma Antioco è d’opinione che la città di Metaponto si dicesse da prima Meta* bo . che lo spedito dagli Achei a popolare quel luogo fosse Leucippo ^ il quale avendo ottenuto da’ Tarentini di poter occupare quel sito per un giorno e una n o tte . e quando gliel domandavan di giorno rispondeva di averlo chiesto e ottenuto aacbe . della pri^ioni<?ra Menalippe e di Beoto s u q fìglio. Fondatore di Metaponto fu Daulio tiranno di Crissa vicina a Delfo ^ siccome Eforo dice. Metaponto cadrebbe in potere dei Tarenlini che gli stanno da lato. Quivi poi favoleggiano alcuni che avessero luogo le avventure di Metaponto.

Dtseràione detta SieUia. due s’ incurvano mez* . e foroMk lo Stretto : quella di Pachino che spor­ ge verso levante e. di cui par­ leremo dopo avere passate in rivista le isole situate rimpetto all’ Ita lia . Vengono appresso T aranto e la Japigia . e accenna alla Libia stessa ed al ponente invernale. che guarda a Ceni ed a Colonna di Reggio. e se nel richiedevan di n o t t e . C A P O III. come richiede il disegno che ci sia­ mo proposto : perocché abbiamo usato 6»ora di ag­ giunger sempre alla descrizione de’ singoli paesi quella delle isole loro vicine. dobbiamo osservare I’ ordine con­ sueto trasferendoci alU Sicilia ed alle isole che le stan­ n o d ’ intorno. dice\^a d'averlo anche pel dì successivo. d’oqde anticamente fu detta T rin a c ria .L IM O SESTO I 19 p e r la notte seguente . . e poscia Trinacia con nome di maggiore dolcezza. E però avendo ora descritta sino all’ estremo confine 1’ Enotria che sola fu dagli antichi denominata Ita lia . La sua figura finisce in tre punte : quella di P e lo ro . e dicesi Lilibeo. guarda verso il Peloponneso e il canale che disgiunge Creta dal Peloponneso medesimo : la terza è quella che sta rimpetto alla L ib ia . Di questi lati finienti così in queste tre punte . — Sua firtiVàà. — Della parte inuma deU itola. — Sue partieolarità. cinta dal mar di Sicilia. w Sua figura triangolare. È la Sicilia di figura triangolare. — Sue'coste.

poi fino a Panormo trentacinque ^ trentadue da Panor^ mo all’ emporio degli Egestesi ^ e di quivi al Lilibeo trentotto. maggiore degli altri. Da questo promontorio sul terzo fianco £n o a Siracusa sono trentasei miglia . come Eforo. da Agatirso ad Alesa altrettanti. Degli altri due poi quello cbe va dal Lilibeo a Pachino è mag­ giore dell’ altro ^ e così il più piccolo di tutti è quello lungo lo Stretto e l’Italia da Pcloro a Pachino: esso è di mille e cento trenta stadii. e trenta anche di quivi a Cefaledio : e queste sono piccole città. o per mille e settecento v e n ti. Alcuni. e . Superato questo promontorio e andando lun­ go ilfianco contiguo trovasi Eraclea a sei t a n t a c i i M j u e miglia ^ di quivi all'emporio dégli Agrigentini venti. si stende per mille e settecento stadii. ma il terzo si sporge invece in arco dal Lilibeo al Peloro'. altrettanti da Mile a Tindari . a Catana sessanta ^ poi a Tauromenio trentatrè . La periferia. e da Tauromenio a Messin» trenta. eé altri venti a Cdmarina ^ da questa città a Pachino cin­ quanta. di quivi ad Agatirso trenta . Dal capo Peloro a Mile venticinque miglia . Viaggiando invece pet terra da Pachino a Pe­ lerò la Corografia annovera cento sessantotto miglia ^ e da Messina al Lilibeo lungo la Via Valeria trentacinque.120 DEIXA eEOftRiFIA DI STRÀBONE zanatnente alP indentro . Posidonio la fa di quattromila e quattrocento stadii. . come Posidonio asserisce. Ma nella Corografia le distanze segnate parte a parte ed a miglia riescono ad una somma maggiore. costeggiata per mare. hauno detto più semplicemente che la periferia è di ciqqae giorni e cinque notti. Da Cefaledio al fiume Imera che scorre pel mezzo della Sicilia diciotto.

eh’ è più occidentale di Peloro .I n n o ' SKSTO la i Posidonid Volendo determinare ì climi (i). a motivo della’ loro obliquità. che tirando una linea da Pelòro a Pachino accennerebbe nel tempo stesso al levante ed al setten* t r io n e . ne viene di necessità che i triàngoli inscrittivi d e n tro . Siccome poi i climi sono compresi in una figura di parallelogramma. e formerebbe il fianco lungo lo Stretto. e mille cento ses­ santa dall’Alfeo a Pamiso. in parte (i) Ci«è i paralleli sotto-1 quaK 1» Sicili* si trova. Ma una linea condotta da Pachino al Lilibeo. rispetto alla Sicilia. Ma bi» àO^na supporre una piccola svolta verso il levante d’in­ verno^ tale essendo la positura della spiaggia da Cata­ na fin a Pachino. Il tragitto poi da Pachino. e quclK che non hanno alcun lato parallelo ai lati del parallelogramma. e princi­ palmente gli scaleni. avendo egli già detto che da Pachino all’ Alfeo sono quattro mila stadii. situato al mezzogiorno d'Italia. . a\ levante Pachino. alla bocca deli'’ Alfeo è di quattro mila stadi! : e quando Artemidoro asserisce che da Pachino al capo Tenaro v’ han­ no quattro mila e seicento stad ii. non possono servire. a determinare L climil N ondim eno. è il punto più settentrionale dell’ isola . parmi ch’egli non vada d ’ac­ cordo con sè medesimo . iti parte bagnata dal. mar di Sicilia. può argomentarsi eziandio. s’ avanzerebbe anch’ essa m olto obliquamente dal mezzogiorno al p o n en te. della Sioilià> coliocaal settentrione il Pel oro ^ al mezzogiorno il Lilibeo. guar­ dando in un medesimo tempo il levante ed il mezzo­ giorno. potendosi dire chi: il'capo Peloro.

in Lilibeo il numero delle barche che uscivano di Cartaginé (i). V . « lib. e sull^i loro bocche fanno comodi porti. ed al ponente il mar Tirreno e le isole d’Eolo. Dal Lilibeo finalmente a Peloro è di necessità che il lato s’ incurvi verso levante. ( E dit frane. e guardi fra il ponente e il settentrione. Laonde si dice che u n tale d ’ acutissima vista annunziò dalla sua vedetta ai Cartaginesi assediati. (a) Leggo col Goraj. e conobbe la nullità di quegli uomini e la bontà (i) Questo fatto dee riferirsi all’ anno a5o prima dell'E .laU DELLA GEOGRÀFIA D I ^TlUBCmE da quello di Libia che da Cartagine si stende alle Sirli. reni e la crudeltà dei barbari abitanti di quel luogo. ' . Il tragitto dal Lilibeo alta Libia . e quel tale di cui l’ Autore non dice il nome si chiamava Stra­ bene anch’ egli. Così aiTerma Varone presso Pliaio > Sisl. Prim% d’allora gli Elleni temevano tanto i ladronecci dei Tir-.. Quelle di Nasso e Megara eh’ erano fra Catana e Siracusa furono rovinate : e stavano in quel sito dove parecchi fiumi discendendo dall’ Eltna concorrono a metter foce nel m a r e . poi Tauromenio e Catana e Siracusa. avendo al settentrione l’ Italia. Lungo il Iato. che forma lo stretto trovansi prima Messina. v jii.m m x c t t S t x i r f . più breve di tutti j èt di mille e cinquecento stndii. Nat. ). All'ultimo poi Teocle ateniese fu portato dai venti alla Sicilia. Quivi poi era anche il promontorio di Xifonia. che uon osavano approdarvi nemmanco per mercanteggiare. Ed Eforo dice queste essere state le prime città elleniche della Sicilia nella decimaquinta ( 2) generazione dopo la guerra di Troia. § a f.

(Edit. F ra quellé città poilché si tro-» vano ancora lungo questo lato. squi-< sitezza del mele ibleo. frane. O ra queste città più Don sus-. e i Dori» Me-gara detta Ibla da prima. ma il nome dMbla resta tntt&via per la. pigliò seco a compa< gni alenai Calcidesi delPEubea.un gomito.UBW j ««STO. Sopravvennero poi ad abitarla anche i M am ertini. La popolarono i Messenii del Pelopoa* neso^ dai quali le Ai cambiato il no m e. Messina giace nel goUb formato dal promontorio PeloroJ^ il qùale piegandosi a»> sai verso levante fa quasi . ritornato alla ^patria e non potendo persumlere agii Ateniesi di seguirlo.) . ia 3 de] terreno. sistono .Co^ lonna di Reggio. i Nassii vicini di Catana. Essa è distante da Reggio circa sessanta stad ii. giacché primft chiamavasi Zancle 'daHa sinuosità di que’ luoghi ( peroc» chè Zanclio sigmficava {i) ricurvo ) ^ e l’ avevano fon­ data. dove i Calcidesi fondarono Wasso. e molto meno. sicclié. Dinanzi a quella città uu poco addentro nell mare mostrasi Cariddi j profondità immensa dove le correnti dello Stretto sospingono naturalmente le na­ vi e le inghiottono con grande avvolgimento e stre­ pito d’ acque I e quando sono travolte e spezzate ne (i) Nella lìngua'dei Siculi. schiatta di Campani ^ e i Romani se ne valsero £ome di una fortezza nella guerra sicnia contra i Cartaginesi. e lenii e Dorii. i più dei quali erano Megare$i^ e navigò con quelli di nuovo alla Sicilia. Ed ivi pure in tempi poste­ riori Sesto Pompeo raccolse le sue forze navali guer­ reggiando contro Cesare Augusto ^ e di quivi anche prese la foga aliar«hè fu costretto di lasciare quel­ li isola.poi da.

La voce greca si traduce poi stercus . che la denominò E tna invece di Catana^ Però anche Pindaro lo celebra come fondatore di que­ sta c ittà . {% ) (J e ro n e ) dicevasi la vittinui sacra agli D el . e lo denominarono Etna \ distante da Catana ottanta stadi!. anche il vino Che quella regione produce assai b u o n o . Catana fu fondata dai Nasali già detti: Tauromenio da’ Zanclei d'ibla. e parte- li) Seneca scrivevit a Lucilio di sapergli dire: an verum sii quidquid ilio /r e ti turbine abreptum est p er multa milia trahi conditum .1^4 DEIXA «EOGHAFU DI STBABOHE cacciano gli avansi alla spiaggia di Taoromenio cut chiamano Copria. e del quale poi dissero sempre fonda­ tore Jerone. e atterrarono il sepolcro del tiranno^ e gli Etnei allora cedendo il luogo anda­ rono ad abitare un sito montuoso che cbiamavasi Inn e s a . dicendo : T u m intendi che hai il noma a comune colle sacre offerte o fondatore di Etna. e gareggia coi mighori d 'Ita lia . nop lo dicono Mèsseaio ma M am ertino. ed ora sono chiamati da tutti Mamertiui piuttostochè Messenii^ ed. . Ma dopo la morte di Jerone essendo ritornati i Catanesi cacciarono i nuovi ab itan ti. Ma Catana perdette i suoi primitivi abi­ tanti . Catana è dominata dall’ E t n a . ma p ar meglio Catana siccome quella che ricevette coloni ro* m an i: meno poi di tutte dne è popolata Tauromenio. sterquilinium . da questa specie d’ escremento (i). I Mamertini poi prevalsero tanto sopra i M essenii. che la città si trovò in loro p o te re . ed altri ve ne furono posti da Jerone tiranno di S iracusa. et circa Tauromitanum litus emergere. La città è ben p opolata.

e poscia gettata fuori. il territorio di Catana trovasi coperto da alta c e n e re . .LIMIO SESTO' . ecc. producono cert’er» ba la quale si dice che ingrassa tanto le pecore. Dice adunque Posidonio che quando s’ accendono i dintorni della montagna ( i ) . ma poi col tempo à invece assai vantaggiosa. la quale in sulle prime riesce molesta. Perocché le lave. Cosi legge il Coray. . sicché poi chi vuol discoprire il suolo di nuovo deve tagliarla come si fa nelle cave di sasso. e quivi si dice avvenutoti fatto di que’ buoni figliuoli Anfinomo ed Anapia. si dif- (l) Si . come abbiam detto che suoi praticarsi anche in Eritia. : 125 cipa di moltissimi di quegl’ incomodi d ip sogliono «s-^ ■ere presso ai crateri. £ que’ luoghi cosi coperti di cenerà. La lava che viene radendo s^'indura per modo che difTonde sulla super­ ficie del suolo uno strato di pietra assai a lto . da scop­ piarn e . mentre il restante di quel paese non dà buon vino. però ogni quaranta o cinquanta giorni sogliono tra r loro sangue dalle orecchie. Ma sebbene la voce T ltn p S iti significhi tanto a Net­ tuno come nel dicembre^ quest’ultima interpretazione però sem­ bra meno probabile. Secondo l’ ordinaria lezione (‘'Ora» rS U tn i^ S tt alcuni traducono: Quando piace a Net­ tuno d" incendiare^ ecc. altri : Quando nel dicembre s’ accen­ dono .^ quali in uno di questi perìcoli salvarono i genitori portandoli via sulle proprie spalle. c(»rono fio iVicinìssimo a quella c ittà . Perciocché la pietra li­ quefatta dentro i c ra te ri. come quella che rende il terreno acconcissimo alle viti e feracissimo d’ ogni altra produ­ zione. ^ x 'iy n rtn r i t r t f't r'« ’i f t t .

e Miscello la sanità : ed allora il Dio commise al primo di fondar S iracusa. « Sì cònverte in pietra molare conservando lo stesso co» Ibre d ie aveva mentre era liquida ancora. ed è ve> risimile .I 'l 6 DELLA GBOOAAFU DI STRÀBOME fonde sul vertice iti una specie di fango nero che si vòlve giù per la montagna : quindi piglia consistenza. così quella dell’ Etna abbia qualche aHìnità colla vite. e nel vero intervenne che i Grotoniati ebbero una città saluberrima come già dissi. a ll'a ltro C ro tone. che solevan citarsi in proverbio dicendosi de’troppo splendidi spenditori: Non potrebbero far tanto nè anche colla decima dei Siracusani (i). E dicono che Miscello ed Archia giun­ sero insieme a Delfo per interrogare 1’ oracolo . . Delle pietre abbruciate fassi anche cenere come dei legni . ed altri edifici». che siccome la cenere dei legni conferisce alia r u t a . e i Siracusani crebbero a tanto di ricchezza.) . frane. d’on« de partissi verso quel tempo in coi fondaronsi anche Nasso e Megara. M entre poi Archia navigava alla Sicilia lasciò Chersicrate della schiatta degli Eraclidt con una parte de’ suoi ad abitar l’ isola che ora è Corcira. e prima si disse Scheria : il quale avendo cac­ ciati via i Liburni ond' era posseduta quell’ iso la. Archia elesse la ricch ezza. vi (i) Le parole del testo : 'U t iic è» it ir ttt i Z»~ iiK irti : furono variameate tradotte. e do­ mandati dal Dio se volessero piuttosto ricchezza o sa­ nità . La città di Siracusa la fondò Archia da Corinto. (Edit.llaccontasi che in un tempo di prosperità i Siracusani ordinarono una decima per fabbricar tem pli.

li prese con sè . e fra i quali erano anche gl’iberi. Q uando i Cartaginesi approdarono alla Sicilia non si astennero dal maltrattare né i b a rb a ri. Perocché gli Elleni non lasciavan che alcuno di costoro abitasse la spiaggia m arittim a.LQRO »STO Iaj fermò tl suq soggior&o. quan­ tunque soggetti alla signoria dei proprii tira n n i. ma non ebbero forza di cacciarli del tutto dalle parti mediterranee ^ e però vi duravano tuttavia i S iculi. « p er la buona condizione dei porti. Questi. ed alcuni altri che abitavano l’ isola. i S ic a n i. Finalmente nella nostra e t à . Cesare Augusto vi mandò una colo nia. I Romani poi e discacciarono i C artaginesi. e trovatÌTÌ alcuni Dorii colà pervenuti dalla Sicilia dopo essersi disgiunti da que’ loro compagni cha fondaron M eg a ra. F u q u e sta . una c ittà. e presero d ’ assedio Si­ racusa. Anticamente essa compreu- . si credeva che fossero stati tra i barbari i primi abitatori della Sicilia^ ed é probabile che Morganzio fosse fondato dai Mor­ geti. e postosi in mara andò a fondar Siracusa eoa loro. approdato a ZeBrio. altri vi s’ erano trasferiti dal continente. I suoi abitanti diveu* nero principali nella Sicilia: sicché i Siracusani. Questa città s’ ac* crebbe poi e per la naturale fertilità del terreno. già te m p o . ora non é più. al dire di Eforo. i M orgeti. avendo Pompeo m altrattata insieme con altre città anche quella di Si­ racusa . che ^a restaurò in gran parte. pote­ rono far da padroni sugli altri popoli^ e quando ebbero riacquistata la libertà liberaron coloro eh’ erano domi­ nati d a ' barbari : de’ quali alcuni eran nativi abitatori di quell’ isofa . né gli Elleni ^ m a i Siracusani però tennero loro fronte. Arcbia f r a t t a a t o .

e però Augusto giudicò opportuno di popolar meglio quella parte ch’ era si­ tuata verso r isola O rtig ia. E ne fan congettura da que­ s t o . del Mezzanotte. Ma si favoleggia che questo fiume sia PAIfeo il quale. I . c guidando la sua corrente sotterra a traverso del mare fino al luogo dov’. Ortigia è congiunta col continente da un ponte ^ ed ha una fontana detta A retusa. salvando la sua acqua da ogni meschianza col m a r e . che una fiala caduta dentro quel fiume in Olimpia fu trovata a Ortigia nell’ Aretusa ^ e dall’ osservarsi che questa s’ intorbida quando in Olimpia si fa il sagrificio de’ buoi. E d anche lo storico Timeo concorda in queste cose con Pindaro. V . E veramente. e che di per sè aveva una cil^onferenza conveniente ad una città. I . sicché si trovasse ancor buona da bere : ma poiché invece l’ Alfeo entra manifesta(i) Letteralmente : Era una pentapoli . ma non parve necessario ch’essa occupasse di duo> vo tutto quel grande circuito. quivi sbocchi di nuovo e vada al mare. se prima di giungere al ma­ r e 1’ Alfeo si sprofondasse in qualche baratro potrebbe credersi che di quivi producesse poi il suo corso sotto terra fin nella Sicilia . . n tt r i x t X t f y»f (a) New. Però Pindaro seguitando questa opinione disse : Ortigia . è la fontana A retusa. o bel riposo Del sacro A lfeo p er P acque d'P relusa (u). cominciando nel Peloponneso.l aS DELLA GEOGRAFU IH STRÀHOHE deva cinque città (r) iu un mtiro di cento ottanta sta* dii'. trad. la quale divie.n subito 6 ume e si getta nel mare.

STUjgosSf tom. e gl! Edit. P e­ rocché questo appena crediamo del R o d an o . frane. visibilmente preserva da ogni meschianza con quello la propria corrente : ma quivi il tragitto è b re v e.LIBRO SESTO ' la g mente nel m a r e . e il lago non è tempestoso . 11 dir poi che la corrente del fiume at­ traversa il mare . è cosa del tutto favolosa. e che per tutto quello spazio non si mischia punto con esso. E n ' è testimonio 1’ acqua stessa dell’ Àretusa . perciò quello che si racconta è onninamente impossibile. la quale è buona da bere. il quale andando a traverso del la g o . ma non già per uno spazio sì lungo. Perocché molti fiumi scorrono sotto terra iu varii altri luoghi. impossibili sono per altro le cose p re d e tte . m entre per lo contrario dove sono ingenti procelle e sussulti di onde. und tale asserzione non ha sembianza veruna di probabilità. e nello spazio della sua foce non apparisce al fendo del mare fenditura veruna che ingbiotta la corrente del fiume ( nel qual caso sebbene nou potrebbero T acque rimanere dolci del tutto . molto meno poi un corso di tal na­ tura e di tanta lunghezza (i). pur conserverebbero una parte della loro dolcezza scor­ rendo per un canale appartato e sotterran eo). II pensiero dell’Autore può dirsi nondimeno evidente. e somigliano alla favola che si racconta (i) 11 testo ordinario fe qui interrotto da lacune. E quando bene questo fosse possibile. pro­ vano assai bene la ragionevolezza di questa interpretazione. E la fiala che dicesi trasportata dal fiume non fa che render maggiore la menzogna : perocché un tal vaso non seguiterebbe il corso di nessun fium e. IlL 9 .

Alcuni poi gpacciatio anche maggiori meraviglie dicendo che i’ Inopo viene dal Nilo a Deio. il maggiore dei quali abbraccia ottanta stadii. e così parimente anche Centoripa .Dall’ una parte poi e dall’ altra di Orligia trovansi due grandi porti. Degli altri Iati della Sicilia quello che stendesi da Pachino al Lilibeo fu Intierameate abbandonato^ c solo (i) La Ginreltm. Ma Ecateo più ragionevolmente di costoro asse­ risce che quell’ InacO il quale va tra gli Amfilochi e discende dal L a c m o . si mescola colle acque dell’ Acheloo . da cui anche la città d’ Argo fu soprannomata Amfilochia^ e soggiunge che va a gettarsi nell’ Ache­ loo . e non­ dimeno accasò Omero come narratore di favole. Questa città è situata al di sopra di C a ta n a .A GEOGBAFIA D I STRABONE delP Inaco. poscia ( soggiunge ) attraver­ sando i flutti va ad Argo ed al Demo detto di Lurcio. contigua a’ monti Etnei ed al fiume Simoto ( i) . . e dal paese de’ Per< rebii va tra gli Amfilochi e gli À carnaui. d’onde viene anche 1 ’ E a . mentre 1’ Ea per lo contrario scorre ad Apollonia verso occidente. è tutt ’altro dall’argolico^ che ricevette il suo nome da Amfiloco . vien dalla Frigia. Ibico poi dice ehe 1 ’ Asopo . la quale gli giovò molto nella rovina di Pompeo. . fiume della Sicionia . Augusto pertanto ristaurò Siracusa e Catana. E Zoilo il r e to r e . Perocché Sofocle dice eh’ esso discende dal sommo del Pindo e dj:l L a c m o . che scorre pel territorio di Catana stessa. nell’ encomio che scris» per quei di Tenedo ^ jifferma ehe l’ Alfeo ha di colà il suo principio .l3 o DELI.

e Temporio di quei ti’ Egesta e Gefaledio (3). Del resto per essere la maggior parte di questo lato caduta sotto la signoria di Cartagine. M aria di Tindaro . Dentro terra poi la città di Enna (4). sebbene anch'esso non sia popolato gran fatto. . S. (4) Casiro-Janni. Alla (1) La fondarono circa 6oo anni prima dell’ E. che i Romani assediarono colà d e n tro . ha nondimeno un sufficiente numero di abitatori: perocché vi sono tuttora le piccole citlà di Alesa e di T ln d a r i. Castel a Sfarfi . il più delle città fu distrutto dalle guerre grandi e continue che vi s’ agitarono.LIBRO SESTO I3 I conserva alcune tracce delle auttcfae abitazioai fra le quali fa anche Camarina (i) coloaia di Siracasa. è occupata da pochi abitanti. Il terzo lato e più grande di tutti. ed è situata sopra un colie e tutta cinta all’in­ torno da larghi e piani pendìi acconci ad essere coltivati: ma le nocquero grandemente gli schiavi ribellati iu compagnia di E u n o . poscia da lui furon mandati nella Sici? ]ia in compagnia del troiano Egesto. Ma À* cragante (a) colonia degli lonii. ^ ed ora dicesi Camarana. Panorm o contiene anche una colonia romana ^ e si dice eh’ Egesta fosse fondata da coloro i quali in compagnia di Filottete si trasferirono sul terri­ torio Crotonìate. (3) A questi luoghi corrispondono ora i B a g n i. Y. nella quale è il tempio di C e re re . (2) Girgenlì. e Lilibeo rimangono tuttavia. e con grave fatica poterono soggiogarli. col suo arsenale maritti* ro o . fie/aiìt. come dicemmo nel parlar dell’ Italia.

nè E u b e a . poiché si furono impadro­ niti dei monti e delle pianure per la maggior p a r te . Perocché non sappiamo che Imera sia presentemente abitata da cittadini (a ). e quella gran mol­ titudine delle donne consacrate è venuta mancando. U n delubro di questa Dea trovasi anche a Roma di­ nanzi alla porta Collina ^ Io chiamano il tempio di Ve­ nere E ric in a . nè G e la . Gallipoli dai Nassii. colle eccelso con un tem­ pio di Venere tenuto in grandissima riverenza. ed Eubea dai Leontini. Laonde i Romani consi­ derando questa solitudine. Abitato altresì è r E r i c e ( i ) . (i) I Cartaginesi rovinarono questa città circa 4og anni prima dell’ E. dove si dice che Mi­ nosse fu . Ora poi così il tempio come il restante dell’ abitazione ha penuria d’uomini . nè Gallipoli. Il restante de’ luoghi abitati infra terra è quasi tutto occupato da pastori. nè Selinunte. ed altri parecchi. Di queste città Imera fu fondata da’ Zanclei di M ile. quei di C a ta n a . Così furono distrutte anche molte fra le città di barbarica origine^ come a dire Gamico reggia di G ocalo. . le consegnarono a persone che vi guidassero armenti di (i) Monte S.l3 a DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE stessa sventura soggiacquero. Giuliano. Selinunte dai Megaresì nativi della Sicilia. e pieno anticamente di donne che gli abitanti della Sicilia e molti anche stranieri vi consacravano per voto agli uf­ fici! divini. nè altre parecchie. i T aurom en iti. ed ha anche una stazione di navi ed un portico ragguardevole tutto all’ intorno. V.ucciso a tradimento.

L ’ avevano a tal uopo collocato sopra una specie di aitò p a lc ó . compagni d ’EuDO occuparono Enna. poscia si unirono insieme e saccheggiarono i luoghi abitati.LIBRO SESTO 13 3 cavalli e dì. fuor poche soltanto che si consuman sul luogo. lasciò che anch’egli precipitasse in mezzo a certi steccati costrutti al di sotto del palco per modo che le fiere in quelli collocate potessero facil­ mente uscir fuori e gittarglisi addosso. E x]i recente ai di nostri fu man­ dato a Roma un certo Seluro àenominato. non altrimenti che dalle campagne ita­ l i c h e . il quale era stato capo di un esercito . À questo si aggiunga che la Sicilia per la sua grande vicinanza è quasi una parte dell’Ita­ lia * . si trasportano a Roma tutte le cose occorrenti con facilità e senza verun disagio. Quindi sogliono an­ che chiamarla granaio di Roma \ perciocché si portan da quella a questa città quasi tutte le produzioni.figliuolo delV E tn a . Intorno alla fertilità del paese celebrata da tutti e dichiarata non punto inferiore a quella d’ Italia ^ qual bisogno v’ ha di parlarne? Potrebbe dirsi perfino che di frumento. di mele. come se fosse sull’ Etna . b u o i. di croco e d’altre cose siffatte vince l’Italia stessa. ed a p a s to ri. debbonsi . il quale poi improvvisamente scompaginaudosi e rovinando. da* qaali poi spesse volte il resto dell’ isola fu condotto ia grandi pericoli: per­ chè quei pastori da prima si volsero separatamente al la­ droneccio . e da e ss a . e per gran tempo era andato scorrendo intorno a quel monte esercitandovi frequenti ladronecci: e uoi medesimi l’ab­ biamo veduto lacerar dalle fiere nella pubblica piazza dopo un combattimento di gladiatori. come avvenne allorché i.

peroc­ ché quivi é il principio dell’ erta. chiuso intorno da un cerchio di cenere che si elevava quanto un picciolo muro cui do­ veva saltare chiunqne voleva discendere nella pianura predella. quelle al di sotto sono coperte di querce e di piante d ’ ogni maniera. ora fiamme e fu m i. Siracusa ed Ericc . Alcuni per­ tanto che vi sono ascesi di fresco ci raccontarono di avervi trovato nno spazio tutto piano di circa venti sladii di circonferenza . Vicino a Cèntoripa è la piccola cittadella detta Etna menzionala poc’ a n z i . ma sì anche gfi animali. per la quale passano coloro che vogliono ascendere sul monte di colai n o m e .d e i massi ardenti. discendenti essi pure dai Nassii della Sicilia. e piene di neve nel verno . Anche lutto il paese dei L eon tiui. ma la buona fortuna non sempre. le pelli. Ed è di necessità che a tali mutazioni ne rispondano altre an­ che de’ luoghi sotterra . Pare poi che la sommità del monte riceva molle mutazioni secondochè la governa il fu o c o . e quan­ do eziaridio lancia in a lto . — Po* sidonio poi dice aver la Sicilia quasi due rocche sul m a r e .I34 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE intendere soltanto i frulli del snolo. e che io mezzo ad entram­ be Etina signoreggia sui campi circonvicini. Dicevano inoltre d ’ aver veduto -nel mezzo uo . le lane ed altre cose consimili. Le parli superiori sono ignuda e coperte di cenere . fu danneggiato: perocché ebbero sempre a comune coi Siracusani le sventure. tal’ altra invece si divide in parecchi : ed ora manda fuori rivoli di lava. il quale talvolta si concentra in un solo c r a te re . e che s’ aprano talvolta parec­ chie bocche liella superficie all’ intorno.

Ma costoro giudicavano che il luogo non potesse appressarsi nè vedersi pure .LIBRO SESTO 135 rialto di color cenerognolo. Di . eh’ egli saltò nel cratere e rimase per indisio del fatto uno dei sandali eh’ egli portava di rame. quale appariva ben anche la superficie del piano. senza poter raccontare niènte più di quanto av«van veduto coloro che stettero a risguardar da lontano. e sopra quel rialto una nube imminente nell’ aria a duecento piedi all’ incirca . venendo meno laggiù la materia . portatovi dalla forza del fuoco. e pel calore che deve naturalmente farsi incontro a chi vi si avvia. ma non mai a tal segno però da potervisi un uomo accostare. E ben si può credere che di quando in quaudo la forza dei venti ed il fuoco dim inuiscano. Sovrasta poi l’Etna principalmente alla spiaggia /dello . anzi­ ché esserne respinta fuori di nuovo della sua forma di prima. prima di accostarsi alla bocca del cratere : e che se pure qual­ cosa vi fosse gittata dovrebbe rimanervi distrutta. Due di costoro furono arditi d’ iaoltrarsi in quella pianura. e quella principal­ mente di Empedocle . tornarono a d d ie tro .stretto e di C a ta n ia . im­ mobile ( perocché v’ era calma ) e simile a fumo. Dicevano per al­ tro essersi a quella vista persuasi che sono favolose molte popolari dicerie sull’ Etna . il quale poi fu ( come dicono ) trovato al di fuori del labbro del cratere. e congetturavano che non fosse possibile nemmanco gettarvi dentro cosa nessuna per lo spirare dei venti all’ in s ù . ma a quella eziandio che va lun­ go il mar Tirreno accennando alle isole de’ Liparei. c io è . ma poiché sentirono di essere sopra un sabbione ar­ dente e profondo.

13 6

della .

GEÒGUAFU

di

«TRA30NE

nolte pertanto appariscono chiari fulgori dal vertice ; durante il giorno è coperto di fumo e caligine. Rimpetto poi alPEtna sollevansi i monti Nebrodi, piii bassi a dir v e ro , ma di molto maggiore estensione. T u tta P isola è formata d’ un terreno vóto , e piena di Oumi e fuoco, somigliando in ciò ( come abbiam detto ) al fon­ do del mar Tirreno sino a Cumea. Quindi ha in più luoghi sorgenti di acque calde ; fra le quali quelle di Selinunte appo Imera sodo salate, e quelle d ' Egesta SODO buone da bere. Presso À cragante(i) trovansi laghi, le cui acque al gusto somigliano quella del m a re , ma nella loro natura poi ne son'differenti ^ perocché non vi rimangon sommersi nemmanco gl’inesperti del nuoto, ma vi galleggiano a modo di legni. Nel luogo de’ Pa­ lici (a) v’ hanno crateri che gettano acqua la quale nel­ l’ alto si curva a foggia di volta, e cade di nuovo dentro la loro apertura. Nello speco vicino al Metauro v’ ha u n canale di molta ampiezza e dentrovi un fiume che occultamente discorre per uno spazio assai grande, poi sbocca fuori alla superficie ^ siccome nella Siria 1’ Or o n t e , eh ’ entrato prima in un baratro fra Àpamea ed Antiochia ( e dicesi Cariddi ) ne riesce di nuovo alla distanza di quaranta stadii : e il simile avviene al T i­ gri nella Mesopotamia ed al Nilo nella Libia poco discosto dalle sue sorgenti. Anche l’ acqua vicina a 5timfalo va per lo spazio di circa duecento stadii sot(i) GirgentL

{•») n Silandro coiresse cosi la voce del lesXo italici E ram i Palici divinità vendicatrici dello spergiuro.

-

XIBHO SESTO

187

terra fino al territorio d’ A rg o , poi esce fuori formando il fiume Eresino : e quella che presso Abia d ’ Arcadia s’ affonda, più tardi mette fuori i’Eurota e l'Alfeo 5 donde potè poi trovar fede la favola, che gettando nel comune 'alveo corone destinate a ciascnno di que­ sti fium i, si veggono riapparire in quello a cui cia­ scuna di esse corone fu consacrata. A tutto questo si aggiunga anche quello che abbiamo già detto del Timavo (i). CAPO IV.

Detcrùùoru delle isole m in e alla Sicilia e alPItalia ^ Lipari j Tarm asa 3 Strongilo , Didima j Ericusa e Feniqusa j Euonimo. — Fenomeni JrequenU intom o a queste isole. — Distanze indicate dal C orogf^o. — Altre isole.

Conformi a queste cose e ad altre che nell’ Italia (a) s’ incontrano, sono quelle che trovansi nelle isole de’ Liparei ed in Lipari stessa. Queste isole in numero sono sette ^ e la più grande è Lipari colonia dei Gnidii vicinissima alla S icilia, dopo Termessa, F u prima­ mente chiamata Meligonide ^ ed e b b e , già tempo, una flo tta , e contrastò lunga pezza alle incursioni dei T ir­ reni , avendo sotto di sè quelle isole che ora diconsi de’ Liparei e da alcuni vengono soprannomate di Eolo: e spesse volle ornò di primizie il tempio di Delfo. Ha
(i) V. pag. di questo volume.

(a) Le anticbe edizioni portano nella Sicilia.

I 38

DELLA «E O G alFIA . DI STKABONE

fertile te rr e n o , cave d’ alinole che gli danno buon pro­ vento , sorgenti calde e spiragli di fuoco. Quasi nel mezzo fra quest’isola e la Sicilia sta quella che ora chiamano tempio di Vulcano (i) sassosa tutta e d e s e rta , e sparsa di fu o c o , il quale esce fuori da tre spiragli, come se fossero tre crateri : anzi dal piik gran­ de le Gamme portano seco anche pietre, le quali hanno empiuta già molta parte del canale (s). E dall’ espe­ rienza viene attestato che dai venti sogliono farsi mag­ giori così le fiamme di cui ora parliamo , come anche quelle dell’ E lo a ; sicché poi cessando quelli dal sofìQare cessano anch’ esse. Nè questo è punto fuor di ragione. Perocché i venti si generano e si nntrono dei vapori del mare dai quali pigliano il loro principio : quindi coloro che hanno più e pià volte veduto questo fenomeno non possono punto maravigliarsi che anche il fuoco dipenda da u«a materia di natura a lui affine, e dalle variazioni a cui questa soggiace (3). Polibio poi dice che a dei tre crateri l’ nno è in parte ro vinato , gli al­ tri inmawgon<o tnttoira ; e il più grande ha la sua bocca rotonda di cinque stad ii, ma a poco a poco si va re-

(i) Così dice il testo comune: »S» i t f \ t 'H f Meglio però, secondo i moderni editori, dirassi : Quasi n el m e n o fr a quest'.isola e la Sicilia è Termessa , che ora chiamano lem , cioè sacra a Falcano. - La voce Termessa iudicava i vul­ cani del luogo : la voce lera significò poi sacra (a Vulcano). {2) S’ intende il canale onde lera è disgianta da Lipari. (3) Per questa materia ( ) intende T Autore l’aria ed 1 venti.

Lmko sssTO

tZg

stringendo per modo che il soo diametro si riduce a<l essere di soli cinquanta piedi : questo punto è solo uno stadio al di sopra del m a re , sicché quando P aria è tranquilla esso può vedersi nel fondo del cratere y > . Ma se queste cose sono credibili, non sarebbe forse da negar fede nemmanco a quelle che si favoleggiano intorno ad Empedocle (i). n Q uando poi (soggiunge Polibio ) sta per soffiare il vento del mezzogiorno T isoletta vien coperta all’ intorno da una nube caligi­ nosa , la quale impedisce di veder la Sicilia : e quando invece domina Borea, s’innalzano Gamme anche dal cra­ tere predetto e n’esce un fremito m ag^ore del consueto: se trae Ze 6 ro serba ud certo mezzo. Gli altri crateri poi sono di ugnai forma ; ma quanto alla forza delle esala­ zioni si rimangono a dietro. Del resto dalla differenza del frastuono, non meno che dal punto d ’ onde comin­ ciano le esalazioni, le fiamme e le fuligini, suole prenunciarsi ben tre di innanzi qual vento debba spirare. Che anzi quando a Lipari non è ptinto possibile di navigare (a) dicesi che alcuni predicono terrem o to , nè mai vanno errati ». Laonde poi quella cosa medesima che pare sia stata delta più favolosamente di ogni Sltra da Ome­ ro, si trova che non la disse a capriccio, ma che volle sol­ tanto coprire alcun poco la verità, quando alTermò che

(i) Non mettere in parisce in alcuni che

parendo verislmile che Strabone voglia ih questo luogo dubbio l’ autorità di Polibio ( del quale per altro ap­ più luoghi ch'egli'nou faceva gran contò) sospettano queste parole siano Un’ interpolazione.

(ì) Cioè : Quando non soffia alcnn vento.

l4 o

DELLÀ CEOGRAFU

di

STRABORE

Eolo è il dispensatore dei venti ', di che abbiam fatta menzione anche prima . . . (i). Ma ritorniamo ordi­ natamente a quello d ’ onde siamo digressi, E finora abbiamo parlato di Lipari e di Termessa. Strongilo poi è così chiamata dalla sua figura (a), e aneh’ essa è sparsa di fuochi, e sebbene nella forza della fiamma sia minore delle a ltre , le supera invece nella quantità del fumo. Quindi poi dicon che vi abita Eolo. Una quarta isola è Dìdima, denominata anch’ essa cosi dalla sua forma (3) : delle altre poi Ericusa e Fenicusa sono così chiamate dalle piante che producono \ ma consacransi unicamente al pascolo. Settima è Euouimo, più addentro di tutte nel mare e deserta \ e ricevette il suo nome dall’ essere sulla sinistra (4 ) a chi naviga da Lipari alla Sicilia. Intorno a queste isole furono ve­ dute spesse volte delle fiamme scorrenti sopra la su­ perficie del mare ; quando dalle ignite caverne che trovansi nei fondo delle acque il fuoco prorompe e si sforza di uscire all’ aperto. E Posidonio dice che a sua me­ moria verso un solstizio d ’ estate fu veduto una volta il mare in sull’ aurora alzarsi fra lera ed Euonimo ad
(i) Seguitando l’esempio del Coray trascrivo io Dota te parole cbe in questo luogo sì leggon nel testo , mutilate e ( per con­ senso di tutti gli Editori ) disperate di senso . . . . I x x t S t iVrm i fT/irr<erir rìis ?<iynTat , . . \r in it ri y ìif a/eftì
n iftm , *»ì »») ri) ì i t t f y t / f 1 1 yt iifcti letirit

(a) Cioè dall’ esser rotonda. - Ora poi dicasi SlombolL (3) Cioè dal parer doppia o due isole. Ora dicasi Salini. (4) Dalla voce greca itmtvftét sinistra.

LIBRO SESTO

\

una mirabile altezza, e dopo essere per qualche tempo rimasto cosi sollevato e rigonfio risedersi di nuovo. Ed alcuni i quali osarono navigare a quella v o lta, dopo avere veduti parecchi pesci morti agitati dal flutto qua e là , non potendo resistere al caldo eccessivo ed al fe­ t o r e , fuggirono : ma la nave che più si accostò per­ dette una parte degli uomini che v’ erano d e n tro , gli altri a stento salvaronsi in L ip a ri, dove a guisa degli epilettici, qualche volta mostravansi fuoii del sen­ no , qualche volta ripigliavano la consueta ragione. Di lì poi a molti giorni si vide un gran fango che sornuotava al m are , ed in più luoghi anche fiamme che uscivano fu o ri, e fumo e fuligine ^ ed all’ ultimo quel fango s’ indurì e si compose in una massa somigliante a pietra molare. Tito Flaminino governatóre della Si­ cilia ne diede contezza al sen ato, il quale mandò così nell’ isoletta ( di lera ) , come in Lipari a far sagrifizii agli Dei sotterranei e marini. Del resto il Corografo dice che da Ericusa a Fenicusa vi sono dieci miglia \ di quivi a Didima trenta ^ da Didima all’ estremità settentrionale di Lipari ventinove; di quivi fino alla Sicilia diciannove ; e dalla Sicilia a Strongilo sedici. Bimpetto a Pachino stanno Melite (d’onde sono i pic­ coli cani detti Melitei) e Gaudo (i), amendue distanti da quel promontorio ottantotto miglia. Gossura (a) invece è
(i) La vera lezione dovrebb’ essere Gaulo i e risponde all’ / sola del Gozzo.

(a) Panullarùt.

I 4'2

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

rimpelto al Lilibeq, e ad Aspi ciltà cartaginese ( ì Ro< mani la chiamano Clipea ) nel mezzo d’ entrambe, alla distanza anch’ essa di ottantotto miglia. Dinanzi alia Sicilia e alia Libia trovasi anche Elgimui>o con altre pic­ cole isoiette ^ ma delle isole basti quanto abbiam detto sin qui.

C A P O V.
Ultima parte dell Italia in cui sono comprese la Japigia e T Apìdùt ■ generalmente dette. — ^ Della Japigia a Messapia, — Della città di Taranto. — Del territorio de'Salentini. — Circuito della penisola ond è formata la Japigia j e sue cùtà mediterranee. — Di Brentesio e delle strade che muovono da quella città. — D ell Apulia in generale. — Paese dei Peucezii e dei Daunii. — Digressione sulle distante assediate dai geografi. — Paese degU Apuli pro­ priamente detti.

Poiché abbiamo discorsa T antica Italia fino a Metap o n t o , ci conviene ora parlare del rim anente; e prima di tutto seguita la Japigia. Gli Elleni ia chiamano anche Messapia ; e gli abitanti in parte si chiamano Saientini ( e son quelli intorno ai promontorio Ja p ig io ), in parte Calabri. Al di sopra di costoro verso il setten­ trione stanno i Peucezii; poi quelli che nel greco linguag­ gio sono denominati Daunii : ma i nativi di quella rer gione chiamano Apulia tutto il paese al di là dei Calabri. Alcuni poi de’ popoli onde sono abitati que’ luoghi si dicono anche Pedici!, principalmente i Peucezii. La Messapia si spinge fuori a guisa di penisola il cui

LIBKO SKSTO

l4 3

ijtmo va da Brentesio (i) a T arao to per io spazio di trecento dieci stad ii, e la navigazioae iatorno al capo Japigio è di quattrocento all’ incirca. Da T aranto a Metaponto si naviga p er lo spazio di circa duecento stadii verso levante. Il golfo di T aranto poi eh’ è quasi tutto im portuoso, ha in vicinanza della città un porto grandissimo e bellissimo (a) chiuso da u a gran ponte, con cento stadii di circonferenza. Dalla parte che piii s’ addentra in fra terra forma un istmo che va al mare esteriore, in modo che la città giac« sopra una specie di penisola, e il colio dell’ istmo è di sì poco m om ento, che si possono trasportar facilmeate le navi dall’ una all’ altra parte. Ed è basso anche il suolo su cui è fabbricata la c ittà , se non che sollevasi alcun poco dalla parte della rocca. L’antico muro ha un grande circuito ^ ma ora è per la maggior parte ab­ bandonato verso l’ istmo ^ e solo verso la bocca del porto, dov’ è anche la rocca, continua ad essere popo* l a t a , formando un corpo di raggoardevoi città. Ha u a ginnasio bellissimo ed una piazza assai grande nella quale è posto anche il colosso di G iove, fatto di ram e e maggiore di tutti dopo quello di Rodi. F ra mezzo poi alla piazza ed alla bocca del porto avvi la cittadella , la quale conserva oramai soltanto piccoli vestigi dello splendore che le veniva dai monumenti antichi. Peroc> chè la maggior parte di questi fu distrutta dai Cartagi­ nesi quando presero la città \ gli altri li rapirono i Ao(1) Brindisi.
(2 ) Leggo col Coray :

tfri ftiy n r tf, *.

t.

A.

l4 4

BELLA G E O a iU F U DI STRÀBONE

m a n i, allorché se ne fecero a viva forza padroni. T a l è 1 ’ E re d e colossale di rame che trovaci nel Gampìdo* g lio , opera di L isip po , e dono di Fabio Massimo espugnatore di quella città. Antioco parlando della fondazione di Taranto dice c h e , terminata la guerra Messenica , i non intervenuti alla spedizione de’ Lacedemoni furono giudicati schiavi e denominaronsi ilo ti; e i figliuoli nati nel tempo della guerra chiamaronsi Partenii e si ebbero in conto d ’ in­ fami. Ma costoro ( eh’ erano molti ) m.al comportando un tal giudizio, congiurarono contro i cittadini : i quali avendone avuto sentore mandarono ad essi alcuni che. fingendosi amici si mettessero in grado di svelare l’ insi­ die eh’ essi tramavano. E fra questi v’ ebbe Falanto , che in apparenza mostrava di esser capo di t u t t i , ma nel vero poi non s’ accordava punto con coloro ch’erano principali della congiura (i). F u pertanto ordinato che nelle feste Zacintine da celebrarsi nel tempio Àmicleo, quando Falanto si coprirebbe col suo berretto do­ vessero tutti assalire i cittadini, i quali si conoscevano a’ capegli: ma avendo alcuni segretamente riferite le cose ordinate dai compagni di F a la n to , quando fu comia-^ ciata la festa si fece nel mezzo un araldo e comaudò che Falanto non si coprisse col suo berretto. Allora i congiurati accorgendosi che il loro disegno era stato scoperto , in parte fuggirono , in parte si volsero a do­ mandare perdono : e i cittadini dicendo loro che si fa­ cessero an im o , li consegnarono allà prigione, e maa(i) Luogo di dubbia lezione.

UBRO SESTO

145

darono Falanto a consultare I’ oracolo , in qnal luogo potesse condurre una colonia ; e I’ oracolo rispose : T i

concedo di abitare Satireo e il pingue paese di T a ­ ranto , ed essere il flagello de' Japigii. Vennero dun­
que i Partenii insiem con Falanto a cotesti luoghi, dove li accolsero così i barbari come i Cretesi che n’ erano possessori. Costoro, per quanto si dice, eran venuti con Minosse nella Sicilia ; e dopo la morte di l u i , acca­ duta in Camico presso C o calo , partitisi dalla Sicilia furono da jina tempesta sospinti colà ^ d ’ onde poi alcuni proseguendo per terra il loro viaggio lungo l’A­ driatico , giunsero fin nella M acedonia, e si denomi­ narono Bottiei. Dicesi' inoltre che tutti i popoli 6 no alla Daunia furono detti Japigii da quel Japige che na­ cque , come si n a r r a , a Dedalo da una donna cretese , e divenne poi capo di quei di Creta. E la città di T a ­ ranto ebbe il suo nome da quello di un-eroe ; ma intorno alla sua fondazione Eforo dice così. I Lacede­ moni mossero guerra ai Messeuii che loro avevano uc­ ciso il re Teleclo venuto a Messene per cagione di sagrifìcii, e giurarono di non ritornare alla patria se o non avessero prima distrutta quella città, o non fossero tutti rimasti uccisi. Mentre pertanto attendevano a quella spedizione lasciarono custodi di Lacedemone i più gio­ vani e i più vecchi dei cittadini. Ma dopo dieci anni di guerra le mogli congregatesi insieme mandarono al­ cune di loro ai mariti rimproverandoli che guérreggiassero contro i Messenii a disuguali condizioni : perocché quelli restando nelle case loro procreavansi de’ figliuoli,
Srt/iBosE^ lom. IIL
10

I46

DELLA GEO&RAFIA DI STBABONE

ed essi invece, lasciate vedove le mogH, stavano A campo in territorio nemicoi, e così v' era pericolo che la patria rimanesse senza abitanti. Laonde i Lacede* moni volendo da nna parte custodire il giuram ento, e considerando dall’ altra il discorso delle loro d o n n e , mandarono ad esse dal campo i più robusti insieme e i più giovani ( i quali per avere lasciata la patria quan> do erano ancora fanciulli non parevan tenuti al giu­ ramento predetto ) , e loro ordinarono di congiungersi tutti con tutte le vergini, persuadendosi che p e r la i m odo poti'ebbero avere gran numero di figliuoli^ i quali poi essendo nati, denominaronli Partenii (i). Mes­ sene p o i, combattuta per diciannove a n n i , fu presa , come ditfe anche Tirteo : Intorno ad essa guerreggia^ rana diciannove a n n i , conservando sempre lo stesso

animo ardilo^ i bellicosi padri dei nostri padri; ma nel vigesimo poi abbandonando i pingui loro colli fuggi­ rono dalle alte sommità d'Ito m a , Dopo di ciò i L a­
cedemoni divisero fra loro il territorio di Messene : ma come furouo ritornati alla patria non tennero nello stesso onore degli altri figliuoli i P a rte n ii, perchè non erano nati da matrimoni!. E questi, unitisi cogl’ Iloti, congiurarono contro a’ Lacedem oni, accordandosi di m etter mano all’ impresa quando si vedesse innalzar n^Iia piazza un berretto lacone.. Se non che alcuni Iloti denunciarono la congiura \ e i Lacedemoni, giudicando che sarebbe diffìcile volerli pigliare di fronte (percioc­ ché erano molti e tutti d’ una mente per considerarsi
(i) D a

vergine-

) dee credersi che Taraato fondata da una colonia spartana non si governasse af­ fatto popolarmente. sicché presso di loro nel corso dell’ anno si celebravano più pubbliche feste che non sono i giorni. e i Lacedemoni per mezzo de’ padri li per­ suasero ad uscir della patria per fondare altrove una colonia : e se trovassero un luogo opportuno quivi fer­ massero la loro sede ^ se no .UBRO SESTO 1^7 come fralelli ) ordinarooo solamente a coloro i quali. si ritrassero dal* l’ impresa . tremila soldati a cavallo. otterrebbero la quinta parte del territorio di Messene. rito rn a n d o . I Tarentini sì governarono democraticamente e fur rono un tempo fortissimi ( i ) : il loro navile fu il mag­ giore che si sapesse in que’ luoghi ^ e mandavano fuori trenta mila fa n ti. Allora i Partenii accorgendosi oh’ era stato sco­ perto quanto essi avevano meditato . dovevano sollevare il berretto di allontanarsi dalla piaz* za. . Y. Di qui poi si corruppe il *loro governo : e ne fa prova una delle cattive loro istituzioni. ed entrati con essi a parte di quel pericolo. cioè quella di affidar­ si a capitani stranièri : perocché chiamarono Alessan­ dro Molosso per inviarlo contro i Messapii e i Leucauij (i) Da priocipio (dicono gli Edit. Adottarono la filosofia pitagorica ^ principal­ mente Archita che presiedette per molto tempo alla città. Costoro p er tal modo inviati s’abbatterono negli Achei che avevano guerra co’ b a rb a ri. fondarono Taranto. frane. e può congetturarsi che questa mutazione accadesse verso 1’ anno 473 avanti 1 ’ E. e mille ipparchi. Ma prevalse col tempo il lusso introdotto dalla prosperità .

Appo loro si trovano e il tempio di Minerva che fu una volta assai ricco. ma arandolo si trova di buon terreno . Oltreché non sapevano indursi a ubbidire qua' medesimi cV essi avevano chiam ati. fuor Taranto e B rentesio. Del re­ sto guerreggiarono per Eraclea contro i Messapii. e più tardi chiamarono a sè Cleonimo ed Agatocle \ e poi Pirro. . I Saleatini si dice che furono una colonia de’ Cre­ tesi. nondimeno è acconcio ai pascoli e si vede bene arborato. ma se li facevan nemici.A CEOfiRÀFU DI 8TBÀB0 NE e prima aveano avuto Archidamo figliuolo di Agesilao . Ed anche la mala ventura da Alessandro incontrata dicesi che procedesse dalla ingratitudine de’ Tarentini verso di lui. Al tempo di Annibale poi perdettero anche la libertà : dopo di che avendo ricevuta una colonia di Romani vivono nella quiete e meglio di prima.l 43 DELX. Quindi Alessandro per odio contro di loro tentò di trasportare a T uri la comune adunanza degli Elieni d’ Italia che solevasi celebrare in Etaclea sui territorio de’ T areatini. ed ebbe tredici città : ma ora . quando levaronsi contra i Romani. e ordinò che vicino . ed ebbero ausiliari il re dei Daunii e quello dei Peucezii. E una volta lutto que­ sto paese fu anche assai popoloso.al fiume Àcalandro si murasse un luogo dove poi si tenessero quelle assemblee. e quello scoglio chiamato pro­ montorio Japigio (i). le altre soa luoghi di piccioi conto \ taute sventure soffersero. che giace molto addentro nel mare (i) Capo di Letica. e sebbene sia senz’ a c q u a . Il paese dei Japigii che viene appresso è buono quan­ tunque paja il contrario : perocché nella superficie ap­ parisce a s p ro .

Quindi poi { aggiungono ) quella spiaggia fu anche delta Leuternia. 1 moderni la cbiamano Vereto : giace nell’ estremità del territorio Saleotino . (3) Ora Saseno. Da Bari a Leuca (i) contansi ottanta sladii .: di quivi a Brentesio quattrocentò . . e altrettanti fino all’ isola di Saso (3) la quale può dirsi fondata in mezzo allo spazio cb’ è dall’ Epiro a Brentesio. se nou ohe si coaverte al> cun poco verso il Lacinio all’ occidente. (1) Otranlo. ed è anche questa uba piccola città nella quale si mostra una sorgente d ’ a* equa di cattivo odore : e favoleggiano che i Giganti detti Leuternii vinti a Fiegra nella Campania e perseguitati da Ercole furono in questo luogo inghiottiti sotterra. Quindi coloro cbe uon possono fare una navigazione diretta piegansi alla sinistra di Saso verso (1) A S.UBRO SESTO i 49 contro il levante d’ inverno. M aria d i Leuca. e per andarvi da T aranto il viaggio è in gran parte più facile per terra cbe per mare. Da Leuca alla piccola città d’ Idrunte (2 ) sono cen­ tocinquanta stadii. e cbiade con quello la bocca del golfo tareùUno. cominciandosi dal detto promontorio Japigio fino ai Ceraunii ed al capo Lacinio. Navigando lungo la co< sta da Taranto verso Brentesio v’ banno seicento stadii per giungere alla piccola città di Bari. e cbe dal lor putridume 1’ acqiia della fontana con­ trasse questo fetore. Còsi parimente bdcbe i monti Ceraunii si piegano a formare la bocca del golfo Ionio la cui apertura è di circa settecento stadii.

può essere da un buon viaggia* tore percorsa in un giorno. è da credere che vo­ lesse significare T ureo o Vereto. città ellenica donde fu nativo il poeta Ennio. Nel mezzo dell^ istmo trovasi T u r e o . Questo passo k poi di lezione dubbia ed oscura. o sbarcando piglian la strada di terra che è più breve. VII. i quali vi approdarono insieme con Teseo venendo da Gnosso ^ ovvero di quelli che>vennero dalla Sicilia. attraversando Rodeo (i). condottiero Japige. I più denominano comu­ nemente questa penisola o M essapia. che forma l’ istmo della penisola stessa. {i) Lib. . come abbiam detto già prima. Fin qui abbiamo parlato delle piccole città che si tro­ vano lungo la spiaggia di questa penisola.l5 o SELLA GBOCRAFU m STRABOHE I d r a n t e . § 170. Rispetto a Brentesio dicesi che ricevette una colonia di Cretesi. E dicen­ do Erodoto (a) che v^ ha nella Japigia una città detta U ria fondata da que’ Cretesi che si divisero dalla flotta cui Minosse guidava nella Sicilia. Dentro terra sono Rodeo e Lupia ^ e poco distante dal mare Sale­ pia. Perocché l'una e l'altra cosa si dice^ ma soggìun(i) I Latini la dissero Jludiae . o Ja p ig ia. dove suol mostrarsi la reggia di un principe che vi regnò. dove poi o aspellano il vento propizio e van con quello ai porli di Brentesio. o Ca­ labria o Salentina j ma alcuni dinotano con questi no­ mi diverse p a r t i . II paese adnnque da Taranto a Brentesio può costeg­ giarsi per mare e somiglia ad una penisola \ e la strada terrestre da Brentesio a T a r a n t o . ma in quat luogo precisaniente la si troTasse è ignoto.

una per la quale si può viag­ giare co’ muli attraversa i Peucezii detti anche Pedicli. sicché partendosi di colà trasferìronsi nella Bottiea. e lungo questa . Nondihneno quando egli fa discacciato da T a ­ ranto . Aggiungasi che Brentesio ha più couLodi porti di T a r a n to . la navigazione diritta é verso Brentesio. leg­ giero e fruttifero assai. oltreché il mele e l a 'l a n a di quel paese sono de’ piìi lodati. ed avere nelle sue parti più intime alcuni bassi fondi. In pi'ogresso di tempo questa città governata da re perdette molta parte del suo territorio che le fa tolto dai Lacedemoni sotto la capitananza di Falanto. Ancora a coloro che fanno il tragitto partendo dalla Grecia e dall’ Asia. Due poi sono le strade da Brentesio a Roma . Il porto di Taranto invece non è al tutto si­ curo dalle tempeste per essere la sua bocca assai lar­ ga . e però di quivi passano tutti quelli che si pro­ pongono di andare a Roma. giacché una sola bocca chiude dentro di sé molti porti si­ curi dalle tempeste . i Brentesini lo accolsero. ciò sono parecchi seni del me­ desimo golfo : sicché nella figura somiglia alle ccht na d ’ un cervo . i Daunii e i Sanniti fino a Benevento . e dopo la sua morte l’onorarono di una splendida tomba.LIBRO SESTO l5 l gono altresì che questi coloni non poterono fermarvi il loro soggiorno . la città di Brentesio ha migliore territorio dei T a re n tin i. d’ onde poi ricevette anche il nome : perocché tutto il luogo insieme colla città somiglia grandemente alla testa di un cervo \ e nella lingua de’ Messapii la testa di un cervo chiamasi appunto Bren-' tesio. Del resto.

Le altre città che vengon dopo le abbiamo già nominate. Nezio. nondimeno è assai frequentato per essere quella città opportunamente situata rispetto alle nazioni d’ illir ia e di Macedonia. la prima situata fra T aranto e Brente s io . cioè conta ben mille e otto­ cento stadii. ma è più lunga delle altre il viaggio di tre o quattro giorni. Di quivi poi fino a Roma forgiano la così detta Via Appia attra­ versando Caudio . o eh’ egli vada a Ceraunia ed alla spiaggia ivi congiunta dell’ Epiro e dell’ Eliade . E tutto intero questo cammino da Roma fino a Brentesio è di trecento sessanta miglia.ia mare costeggiando la (i) Torre d’Jgnazzo. T utte due queste vie. CaDuslo e Cerdonia : P altra passa per Taranto tenendo alcun poco a sinistra quaut’ è il viaggio d' un giorno a ir incirca : questa dicesi Via Appia ed è più acconcia ad essere carreggiata . o oh’ egli si diriga ad Epidamoo : quest’ ultimo tragitto è maggiore del p rim o . ed all’ ultimo si congiunge anch’ essa coll’ Appia valicando i monti Apennini . e lungh’ essa stanno le città di Uria e di Venosa. la seconda sui confini dei Sanniti e dei Leucani. i L q ucani. attraversa i Brezii. Avvi poi una terza strada che si parte da Reggio.l5 a DELLA GEO&fllFIA DI STRÀBONE strada sono la città Egnazia ( i ) . Capua e Casilino fino a Si* nuessa. i Sanniti e conduce nella C am pania. . A Brentesio s’ imbarca chiunque vuof navigare all’ opposto continente . partendosi divise da Brentesio. poi Celia. si congiungono verso Benevento e la Campania. Calazia . Chi da Brentesio entra .

Perocché le due città di questi ( Canusio ed Argiripa ) sono bensì a poca distanza dal m a re . Siccome poi dagli abitanti di que’ luoghi non si adottarono mai i nomi di Peucezii e D aunii. Da Brentesio poi a Baci vi sono settecento stadii all’ incirca ^ e quasi altrettanto è lontano da amendue la città di Taranto. £ d appunto fino a Bari arrivano lungo il mare i Peucezii^ dentro terra van fiuo a Silvio. ma giacciono in una pianAra. siccome quello che in sè comprende molta parte dei monti Apennini ^ e pare che un tempo abbia ricevuta una colonia di Arcadi. e poscia dagli Apuli sino ai Frentani. se non forse anticam ente. Il paese che viene appresso è abitato dai Daunii. come si fa manifesto dal circuito delle loro (1) V Ofanto. Da Bari sino al fiume Aufidio (i) sul quale è situato l’emporio dei Canusii sono quattrocento stadii^ e il tra ­ gitto dalla bocca di questo fiume all’ emporio predetto è di circa novanta stadii ( 2 ) ^ ed ivi presso è anche Sa< lepia. luogo di riposo comune così a chi naviga come a chi va per terra a Bari : e si naviga col vento Noto. arsenale marittimo degli Argiripeni. così ne viene di necessità che al presente non è possibile determinare con precisione i confini di quelle n az io n i. intorno alle quali pertanto noi non affermeremo cosa alcuna con asseveranza. Esse furono un tempo le più grandi delle città greche in I t a l i a . (2 ) Il Silandro legge invece s ti sbtdii- . T utto quel territorio è aspro e m ontuoso.UBRO SESTO l5 3 spiaggia Adriatica trova la città d ’ E guazia. ma tutta quella regione si disse Apulia .

e vivoDO una vita in parte umana. F ra Salcpia e Sipo v’ ha un fiume navigabile ed aach"^ la bocca di un gran lago . alcuni dei quali vi si trovano anche al presente. e così nella pianura come in molte altre parti si tro­ vano indizii della signoria che Diomede ebbe in qne’ luoghi. l’altra dicono ch’è deserta. ( E d it fr. mentre per Io contrario fuggono i tristi e gli scellerati. distante da Salepia cento quaranta stadii. intorno al colle denominato Drio (i) Le Isole Tremili. F abbiamo già detto. 1’ una delle quali è abitata.r5 4 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE mura 5 ma ora sono fra le minori. Nella Daunia p o i. sui quali trasportansi le produzioni di Sipo . e dimesticandosi cogli uomini dabbene. ora ridotta a picciolissima cosa. Pare che fosse fondata da Diomede anche Sipo (2) . la quale fu aiich’ essa u n 'a n tic a città dei D aunii. Quello poi che suol raccontarsi comunemente appo gli Eneti in­ torno a questo eroe ed agli onori che gli vengono tri­ butati . In questa poi favoleggiasi che Diomede di­ sparve. E Argiripa da prin­ cipio chiamavasi Argo-Ippio. Di tal sorta sono alcuni antichi voti consa­ crati nel tempio di Minerva in Luceria . mangiando con ordi­ ne . T utte e dae poi queste città si dice che le fondò Diomede. e che i suoi compagni furono tramutati in uc­ celli. Nel vicin mare sono due isole soprannomate Diomedee ( i ) . Gli Elleni la dissero anche Sepia dalle secche che i flutti sogliono formare in quel luogo. ed ora invece Arpi. ) . Siponto : luogo diroccato pressò M anfredonia. e principalmente il frumento.

la quale (attraversando il promontorio) congiungesse il m a re . E per essere alcun poco avvallata. ma però men lu­ cida. . Alcuni dicono che Diom«de stesso imprendesse a scavare una fossa. Egli è poi rimpetto al Gargano che son situate le isole Diomedee. la cui lana é più morbida della ta re n tin a . tutta questa regione gode una mite temperatura (3). e chi abbia dato la volta alla punta di quel promontorio trova ta piccola città di Ureio (2 ).LIBRO SESTO 15 5 soglionsi m ostrate alouni motHimenti sacri ad eroi : l’ uno di Calcante collocato proprio sul v ertice. poi si mettono a dormire sopra la pelle : un altro sacro a Podalirio trovasi al basso vicino alla radice del colle lontano dal mare cento stadii airincirca. Dinanzi al golfo ora descritto (i) giace un promon­ torio che si addentra circa trecento stadii nel mare verso oriente ed è detto G argano. ma che la lasciò non compiuta come anche altre cose. dove coloro che vanno per avere de’ responsi sagri 6 cano un ariete n e r o . £ da questi luoghi scorre un 6 ume le cui acque sono universale rimedio a tutte le malattie degli animali. {%)B»dL <3) Il testo i qiù diM>ioto. T u tto questo paese produce ogni maniera di f r a tti. perchò fa richiamato alla patria dove 6 nì poi la vita. ed è abhondevolissimo di cavalli e di p ec o re. Questa è una delle opinioni che corrono rispetto a Diomede : Paltra invece afferma ch’e­ gli rimase nei luoghi dei quali parliamo fino al termiue (1) Il Goifo di Manfredonia.

mentre è invece molto minore. .l5 6 DELLA. Secondo una terza tradizione favolosa e già mentovata da noi egli disparve nell' isola \ e po­ tremmo aggiungerne altresì una quarta invalsa fra gii Enetij i quali raccontano che Diomede Bui appo loro la vita e v’ ebbe quella che dicesi apoteosi. numero molto minore. Polibio (i) poi dice che le distanze dalla Japigia furono misurate a mi­ glia . Così pariinenli è incerto qual punto della Japigia vo­ glia qui indicare il nostro Autore colle parole i r i rSit 'ixtrvyfa t. sebbene riconoscano che in tal caso sarebbe impropria 1 ’ espressione. frane. dai monti Geraunii sino al fondo del golfo Adriatico : pe­ rocché dicono che si estende oltre a sei mila-stadii. presso Ancona assegna mille e duecento cin­ quanta stadii . Gli Edit. Ma queste misure non s'accordano coll’ estensione che suole assegnarsi alla costa illirica. e così la fanno molto piit lunga che non è quella d’Italia. Del resto le distanze da me indicate sono quelle as­ segnate da Artemidoro : ma il Corografo dice che da Brentesio fino al Gargano v’ hanno cento sessantacioque miglia ^ di quivi ad Ancona duecento cinquantaquattro miglia. inclinano a credere che debba intendersi il Pro­ montorio Japigio (ora Capo di Leuca). e che di quivi alla città di Sila se ne contano cinquecento sessantadue. . da Sila fino ad Àquileia cento settantotto. . GEOGIUFIA DI STRABONE del viver suo. E tutti (com e ho detto già spesse volte ) discordano gli uni dagli altri nel de­ terminare le distanze dei luoghi : però noi dovunque è (i) Non si conosce il passaggio di Polibio a cui qui allude Strabene. E Artemidoro da questo medesimo capo fino a .

e al di là di que­ sto . ed hanno la stessa lingua dei Daunii e dei Peucezii : nè in veruna altra cosa diffe­ riscono presentemente da quelli ^ ma ben pare che ae dinerìssero una v o lta. e dove n o . Anticamente tutto questo paese era in fiore. ma Annibaie e le guerre che vennero dopo lo disertarbno: essendoché quivi suc­ cesse anche la battaglia di C a n n e . Che se qualche volta non troviamo ne’ precedenti scrittori cosa alcuna da rife rire. nelle parti mediterranee è Teano detta Apula per distinguerla dalla città d’ ugual nome che dicesi Sidicinia. Verso quel sito pare che l’ Italia assai si ristringa: . non è per questo da fare le m eraviglie. crediamo sempre de> bito nostro recare in mezzo le opinioni degli altri. Frattanto subito dopo il Gargano v’ ha un golfo pro­ fondo : coloro che lo abitano all’ intorno denominansi propriamente A puli. come nè anche se noi in un argomento di tal natura e sì vasto tralasceremo qualcosa. stimiamo di poterne tacere senza che il nostro libro ne soffra alcun danno o ne riesca meno per­ fetto. e possono om ettersi senza che il leggitore se ne ac* Gorga. d’ onde poi anche invalse appo loro un nome diverso d a tutti gli altri. Lungo le spiagge del golfo poi avvi un lago .LIBRO SESTO iS^ possibile giudicare delle varie opÌDÌoni facciam manife­ sto il nostro parere . dove accadde gran­ dissima strage de’ Romani e dei loro alleati. Percioc­ ché degli oggetti di gran rilievo non vorremmo dimen< ticarn e veruno ^ ma dei piccoli e di quelli che anche quando siano conosciuti non recano punto di utilitÌK.

ma dove ha porti sono grandi e mirabili 5 sic­ ché da una parte è sicura dalle esterne invasioni. tutte l’una migliore dell’altra. del resto già abbiamo descritti i paesi al di là di Buca. L ’ avere poi una grande varietà di temperature e di clim i. U na di queste cagioni si è che l’Italia a somiglianza di un’ isola è sicuramente custodita dai mari all’ intor* no. CAPO VI.158 DELLA GEOGRAFU DI STRADONE perocché verso le parti di Dicearebia (i) resta d a mare a mare un istmo di meno che mille stadi!. E dal lago a Buca come dal Gar­ gano al lago contansi duecento sttfdii. Considerazìom sulla grandezza dà Romani. Una se­ conda cagione è riposta nell’ essere quasi tutta impor­ tuosa . dal1’ altra può premunirsi contro queste invasioni e prov­ vedere all’ abbondanza delle mercatanzie. Tale adunque e siffatta è T Italia. . Dopo aver dette già molte cose intorno all’ Ita lia . può annoverarsi come una terza cagione della (1) Poiziiolo. ora verremo indicando le principali cagioni da cui i Romani furono sollevati a cotanta altezza. d’onde le viene una varia moltitudine di anim ali. tranne alcune piccole parti. Dopo il lago predetto si naviga costeggiando sino ai Frentani ed a Buca. le quali sono anch’esse fortificate da monti di malagevole accesso. di piante e di tutte insomma le cose utili alla vita.

Oltreché per trovarsi l’ Italia in mezzo alle piìi grandi nazioni (i) pare. e v’è ag­ giunta la S icilia. K «/ t h ( 'SAAttcTar. ica/ r a t i f U t t f TÌ» ‘A rU t f i t f S t . e così nè anche intorno all’ ec­ cellenza delle sue produzioni. in tutta la sua grande lunghezza. e quasi parte delr Italia stessa. Nè sarebbe possibile a dire tutto ciò che dovrebbesi intorno all’ abbondanza dei metalli d’ ogni m an iera. Ma queste parole pajoao un’ interpolazione. non v’ ha parte alcuna d’ Italia la quale non partecipi dei vantaggi che danno i monti e di quelli che vengono dalla pianura. isola così g ra n d e.LIBRO SESTO i5 g sua felicità. e Ve fontane di acque calde e fredde che vi si trovano ia più luoghi apparecchiate in servigio della buona salute. . che la (i) II testo aggiunge . cioè: I n mezzo fr a V Eliade e le parli mi­ gliori deW Asia. abbia un buoa clima e sotto moltissimi rispetti felice. A tutto questo s’ag­ giunga la grandezza e la moltitudine dei fiumi. E questo avviene all’ Italia anche per un’ altra cagione : percioc­ ché distendendosi per tutta la sua lunghezza i monti Apennini con pianure e con colli fruttiferi dall’ uno e dall’altro lato . e però an­ che per questo è di necessità che il paese ora denomi­ nato Ita lia . guar­ dando alla prevalente sua estensione e fo rz a . e delle cose opportune a nutrire gli uo­ mini ed il bestiame . Perocché si distende nella sua lunghezza dalle parti settentrionali verso il mezzogiorno. Nessuno poi ignora che il clima si dice buono o cattivo secondo che v'ha l’eccesso di freddo o di caldo ovvero mezzanità d’ amendue . e dei lag h i. trovandosi collocato nel mezzo di questi eccessi.

da prima si fecero soggetti tutti i L a tin i. e contro 1’ opinione di tutti la riacquistarono . Ma ^opo che i Romani ebbero respinti i Galli (a). e che si ap­ parecchiarono con essa il ponte all’ universale signoria. accadde loro che perdettero in un subito la città contro l’opiuione di tutti. Essen­ dosi poi cosi a poco a poco ampliati. come dice P olibio. soggiungeremo quanto segue. lo discacciarono. Avevano allora a socii i Sabini e i Latini . verso quel tempo in cui fu cóncliiusa la pace di Antalcida. furono in certo modo necessitati a procurare colla costoro distruzione il proprio ingrandimento. . V.chi ne consideri la vicinanza vede ch’essa può facilmente costringerle colla forza all’ ubbidienza. Se poi a quanto abbiam detto fin qui dell’Italia dob­ biamo aggiungere qualche altra considerazióne anche intorno ai Romani che ne sono p a d ro n i. poscia i Tirreni ed i (i) L’ anno 5og prima dell’ E.l6 o DELLA GEOGHÀFU DI 8TRÀB0NE n atu rai l’ abbia fatta per esercitare una maggioranza sovr'esse.I Galli incendiarono Boma r anno SSg prima dell’ E. ma poi signoreggiando malvagiamente P ultimo dei Tarquinii. (a) II testo dice: costoro ( vi Ì TVf ) i d’ onde pare che'v’abbia lacnna del nome proprio dei neraicù .misto di monarchia e di aristocrazia (i). e. nel diciannovesimo anno dopo la battaglia navale di Egos P o tam o s. I Romani dopo la fondazione di Roma vissero pru­ dentemente governati da re per molte generazioni . e questo avvenne. ma non trovando nè costoro nè gli altri popoli circonvicini d’ animo costantemente be­ nevolo . e formarono un governo. Y.

e dopo costoro débeMarono i T arentini e Pirro. A questa medesima sorte sog­ giacquero anche gl’ Iberi ed i Celti e quanti altri ub­ bidiscono ora ai Romani. (3) L’ anno i 46 prima dell’ E. fuor solamente la parte lungo il Po.LIKRQ SBSTO l6 l G«Ui abitanti n ^ le vicinanEe del P o . passarono nella Sicilia^ e tolta quell'isola ai Cartaginesi (i) si volsero di bel nuovo contro i popoli situati sul Po. e li fecero ces­ sare dalla sQTercfaia loro liceaza ^ quindi i S a n n iti. e non molto dopo di questa la t e r z a . Perciocché questi non cessa(i) L’ anno prima dell’ E. Allora quegl’ lllirii e quei Traci ch’ eran vicini agli Elleni ed a l Macedoni conkinciarono aneh’ essi a far guer­ ra contro i Romani ^ la quale poi non fin i. Ma con­ tinuando ancora «quella lotta discese Annibaie in Ita­ lia ^ e così avvenne la seconda guerra contro i Carta­ ginesi . ^3) Antioco cedette l’ Asia minore nell’ anno 189 prima dell’ E. Filippo e Perseo (3).dei quali é ra n a re Antioco. IIL H . se non quando furono soggiogati quanti popoli stavano al di qua delPIstro e délPAIi. e per questa vitto­ ria la Macedonia divennie provincia romana. E m entre quivi dura'W tuttora la guerra . tont. Insieme con questi eransi uniti ancbe gli Sileni e i Macedoni e quei popoli delr Asia che sono al di qua del fiume Ali e del Tauro ^ d ’ onde i Bomani furono condotti a soggiogare anche costoro . Perseo fu fatto prigioniero nel 167 . S tiuìbohe. V. Ap­ presso poi! eonquistarono: il restante di quel paese ch^ ora dic«^i Italia. nella quale Cartagine fu distrutta (i) ^ e cosi i Romani eb­ bero a un tempo stesso la Libia e quella parte d ’ Iberia clie tolsero ai Cartaginesi. V. Y.

distrnggendo i N a m a n tin i. di Paflagonia . come successe dei re Aitatici. Ora poi la Maurosia e bioVte altre parti di Libia vennero in potere di Juba per la sua benevolenza e amicizia verso i Romani. sicconie accadde a Mitridate Eupatore ed all’ egizia C leo patra. come da luoghi acconcissimi a co< tal fine^ e sopra que’ popoli hanno ornata già la patria di-alcuni trionfi. e con essa anche la Li­ gustica da prima furono conquistate a parte a parte . e dopo di lui Augusto con una guerra g enerale. frano. ect all’ ultinio i Cantabri debellati da Cesare Augusto. Pare che gli Edit. perocché da principio la go­ vernarono re dipendenti da Roma : ma essendo poi questi venuti meno. i quali col tempo essendosi ri­ bellati. giacctiò traducono. od avendoli invece distrutti i Romani stessi per averli provati rib elli.tout ce ^u i . Lo stesso accadde anche dell’ Asia . essi li distrussero. da prima ne consegnaron tutta quella parte che non era de’ Cartaginesi (i) ad alcuni re dipendenti da lo ro . fuor solamente (i) *0«( / t i invece «■> dépendoit de Cartage. ma il Divo Cesare poi. Ed ora fanno guerra ai Germani. di Cappadocia e d ’ Egitto . e di quelli di Siria . la ridussero tutta intiera nella loro obbedienza. ne conseguitò che tutti i paesi al di qua del Fasi e dell’ E u frate. In quanto alla Libia. Viriato e poi anche S e rto rio . leggessero . al di qna e ai di là delle A lpi. Così pure la C eltica.l 6i DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE rono mai dall’ infestare T Iberia coll’ armi finché noa l ’ ebbero soggiogata tutta . movendo dai paesi p re d e tti.

iSBStO

lÓ 3

«tenni A rabi, si trovino o ra sotto i Romani o sotto principi che hanno ricevuti da quelli. Gii Armeni, ed i popoli situati al di là della Colchide, gli Albani e gl’ Iberi ^ non hanno d ’ uopo oggimai se non di chi sia mandato a governarli, e facilmente si possono contenere Dell’iobbedtenea , sebbene vedendo i Romani inteniti a tutt’ altre imprese si mostrino vaglii di novità. Lo stesso avviene anche di coloro che al di }à dell' Istro abitano intorno all’ Eassino, eccetto quelli del Bosforo e i Nomadi ; perciocché i primi di costoro ubbidiscono e contro gli a ltr i, come gente da nulla e insociabile , occorre soltanto uft presidio. Le altre nazioni sono per la maggior parte Sceniti c Nomadi (i), e stanno molto da lungi. Ben è il vero che i Pai'ti sono confinanti co|l’imperio e di grandissima pio* tcnza ; ma nondimeno cedettero ai Romani ed alla sù> periorità dei principi onde sono governati ai di n o stri, tanto che non solamente inviarono a Roma i trofei in­ nalzati una volta contro i R om ani, ma Fraate re loro commise a Cesare Augusto i proprii figli e nipoti per guadagnarsene con tali ostaggi P amicizia. Oggidì poi i Parti sogliono commettere ai Romani 1’ elezione di chi li dee governare ^ e per poco non sottopongono ai Romani stessi ogni loto cosa (a). Del resto la bontà del governo e dei governanti impedì che 1’ I-

(i) I N om adi, coni’ è noto, sono i popoli erra n ti; e Sceniti dicevansi qaelli che abitavano sotto tende. (a) Il Silandro e il Casaubono notano: Locus est misere m uti' latus: Deest aliquid.

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DELLA GEOGUm DI STHJl B O ITB LIBRO SESTO

talia ( agitata più volte eia civili disseosioni anche, dopo essere divenuta soggètta ai Rom ani) e Homa stessa procedessero più oltre nel disordine e nella ro< vina. DIlBcilmente potrebbe sussistere un imperio sì va* s t o , se non lo avessero confidato ad uno so lo , sicco­ me a padre (i): nè mai ai Romani ed ai loro alleati ven­ ne fatto di godere tanta pace e tanta abbondanza di b e n i, quanta ne somministrò loro Cesare A ugusto, dacché egli tirò a sè solo tutto quanto il potere. £ la conserva anche Tiberio suo figlio e successore, pro­ ponendosi nella sua amministrazioDe e ne’ suoi editti gli esempi del padre : e cosi fanno anche i figli di lui^ Germanico e D ru s o , che governano in suo nome.
(i) Tacito ripete questa sentenza dicendo : Non aliud discordantis patriae remedium Jtiisse , quam ut ab uno regeretur. Rispetto poi a Tiberio , è noto eh’ egli diceva di voler seguitare gli esempi * istituzioni d’Augusto ( qui omnia facla diclaque ej'tts , vite legis observem ) , ma poi nel fatto se ne dilungò, n i «i astenne sempre uemmanco dal censurarle. ( E dit fran. )

DELLA

G E O G R A F I A DISTRABONE

LIBRO SE TT IMO

CAPO

PRIMO

Idei gmerali sid ristante delP Europa sàuata al settentrione ed al m ezzo^m o deW Istro. — D à Germani in generale. — Di quelli che abitano lungo il Reno, e lungo V Albi, — Guerre di questi popoli contro i RomanL — Della Selva Ercinia. — D à Cimbri j loro guerre ed usanze. — Popoli sconosciuti al di là delf Albi.

P oicHÈ abbiamo parlato delP Iberìa e delle nazioni

Celtiche e Italiche insieme colle isole a loro vicine, l’or­ dine vuole che ora parliamo delle restanti parti d’E uro­ pa, progredendo cosi nel modo che abbiamo adottato. E rimangono le regioni verso l’ oriente cominciando oltre il Reno fino al Tana! (i) ed alla bocca della palude (i> Il Don.

16 6

DELLA GEOGBAFU DI STBABONE

Meotide (i), oltre a q u elb altre che l’Istro (2 ) discorre dall’ Adria e dalla siaistra del m ar Pontico verso ti mezzogiorno^ Gno all’ Eliade ed alla Propontide. Per> ciocche questo fiume divide quasi intieramente in due tutto lo spazio predetto. Esso è il più grande di quanti ne sono in Enropft, e scorre da principio a mezzo­ giorno , poi dando volta in un subito va da occidente a levante nel Ponto. Comincia dalle estremità occidentali della Germania presso all' ultimo seno del golfo Adriatico (dal quale è distante circa mille stadii), è va a Gnire nel Ponto non molto lungi dal Tira (3) e dalle foci del Boristene, declinando alcun poco »1 settentrione. Sono dunque settentrionali, rispetto ali’ Istro, le regioni poste oltre il Reno e la Celtica. Tali sono le nazioni Galafiche e le Germaniche fino ai B a sta m i, ai Tirigeti ed al fiume Boristene; e qnante fra questo fiume ed il T anai e le bocche della Meotide , e dentro terra si sten­ dono fino all’Oceano, o sono bagnate dal mar Pontico^ Meridionali invece s o n o , rispetto a quel fiatne, le na­ zioni Illiriche e quelle di Tracia , e quante di Celtiche o d’ altre genti sono meschiate con esse finO'ali’Eliade. O r primamente diremo dì quelle che stanno al di là dell’ Istro ; perciocché sono molto più semplici delle al­ tre a descriversi. I luoghi al di là del Beno che , subito dopo i Celti ^ inclinano all’ odiente li abitano i G erm an i, i quali di£*
(1) II mare éP A to f. (a) i r Danubio. (3) 11 Dniester. 11 Boristeoe poi è il Dnieper.

LIBRO SETTIMO

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ferispono dalla celtica schiatta solo alcan poco nel^^ l’ eccesso dàlia salvatidiezza e della s ta tu ra , come an­ che nei òolor biondo de’ capegit : ma nella figura, ne' costumi e nella maniera del vivere sono somigliantis* simi ai C e lti, quali noi li abbiamo descritti (i). Però a me^sembra che giustamente i Romani abbiano posto loro tal n o m e , quasi a dinotare che sono legittimi Calati ; chè il vocàbolo Germani significa appunto Ugitlimi nel linguaggio di Roma. L a prima parte di quella regione ( della Germania ) pertanto è lungo il Reno, cominciandosi da dove sorge fin dove mette foce nel mare : e quella è presso a poco la larghezza della Germania dalla parte occidentale. In quanto ai popoli di quel paese i Romani ne tras> portarono alcuni nella Celtica ^ altri si trasferirono Belle parti piìi in tern e, come fecero i Marsi : pochi ne restano, e sono una porzione de’ Sicambri. A questi popoli abitanti lungo .la riva del fiume, succedono le nazioni fra il Reno e l’ Albi (•*). Quest’ ultimo fiume devolvesi all’Qceano, attfaversando uno spazio di paese non minore di quello che scorre il Reno a cui va quasi parallelo. E v’ hanno fra que’ due anche alcuni altri fiumi navigabili (uno di questi è l’Amasia (3) su cui Druso vinse in battaglia navale i Brutteri ) , i quali scorrono anch’essi dal mezzogiorno al settentrione ed all’Oceano: perciocché il terreno della Germania dalla parte del mez*'
(i)

Lib.

IV , c. 4.

{■ì)Vma,

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DELLA GCOaRAFlA. DI STRÀBONE

zogiorao s’innalza e fa ada sp«cie di dosso che stendesi Terso il levante, come se fosse un ramo delle Alpi. C così infatti lo dissero alcuni, guardando alla predetta sua posizione, non meno che alia uniformità delle sne pro> duzioni con quelle delle Alpi. Tuttavolta è da notarsi che quel dosso non si eleva all’allezza di queste mon* lagne. Quivi poi SODO anche la selva E rcinia(i) e le nazioni Sveve, alcune delle quali abitano in quella selva. Tali sono i Coldui , presso i quali è anche Bojem o, reggia di M aro bo do, che vi trasportò insieme con più altre popolazioni i MarcOmanni suoi connazionali. Costui di privato! ascese alla somma delie cose dopo il suo ri­ torno d a R o m a, dov’ era vissuto giovinetto ; beneficatò dall’ im peratore. Ritornato poi nella patria se n’ era fatto principe, ed avea soggiogali, oltre ai popoli che già d issi, anche i L u ii, ragguardevole n a z io n e , e i Zumi e i fiu to n i, e i M ugiloni, c i Sibini e la grait gente dei Sennoni, che appartiene anch'essa agli Svevi. Dopo quella parie di Svevi che abitano , come dissi, nella Selva E rc in ia , gli altri stanno al di fuori e sono confinanti coi Geti. E costoro sono la più grande na­ zione di Svevi, e dal Reno si stendono fino ali’ Albi ; anzi alcuni erano stanziali anche okre questo fiume, nome sono gli Erm onduri ed i Longobardi, ed al pre­ sente furono costretti a riparar tutti sull’ opposta riva.
(i) Gli antichi dinotarono sotto questo nome le molte foreste della Germania; anzi alcuni credettero che quél paese fosse tutto lina foresta dal Reno sino al Boristene ed anche al di là. La maggiore per altro delle foreste a cui davasi questo nome, quella di cui qui si tratta, copriva una gran parte della Boemia. (G.).

l ld B O SETTIMO

l 6g

È cosa cornane a tatti i popoli di qaeìla regione V emigrar facilmente, siccome coloro ché sono abituati a vivere con pabsimonia, sènza darsi pensiero di colti­ vare la terra nè di far provvigioni ma abitano povere capanne, dove hanno solo qnel tanto che basta p er la giornata. Il nutrimento lo cavano per la maggior parte dal bestiame al modo dei 2fo m ad i, a somiglianza dei quali altresì collocano sopra carri le loro abitazioni e vanno intiem colle mandre dove loro più aggrada. . Vi sono alcane altre popolazioni germaniche di mi­ nor c o n to , C eruscbi, C a tti, Gam abrivii, Cattnarii ; poi verso I’ Oceano i S icam bri, i G aù bi, i B ru tteri, ì Cimbri, Cauci, Càulci, Campsiani ed altri parecchi. ' . A seconda dell’Àmasia vanno anche il fiume Bisurgi e il Lupia (i)^ l'ultimo dei quali è lontano dal Reno circa seicento stad ii, e attraversa i minori Brutteri. Evvi an­ che il S ala, fra il quale, ed il Reno gueiTeggiando e vincendo mori Druso il Germanico. Egli erasi impa­ dronito non solo, dèlia maggior parte delle nazioni ger­ maniche , ma sì anche dell’ isole lungo la spiaggia, fra le quali è Burcana eh’ egli assediò e prese. Queste nazioni furono conosciute quando guerreg­ giarono contro i Romani ^ e talvolta arrendevansi, tal­ volta si ribellavan di nuovo od abbandonavano le pro­ prie abitazioni. E un maggior numero ne conoscerem­ mo se Augusto permetteva a’ suoi generali di passar P Albi per inseguire coloro eh’ emigravano a paesi piii interni : ma stimò che gli riuscirebbe meglio quella
( i ) 11

Weftr

e la

Lippa.

I

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DELLA GEOanAFIA DI 8TRÀB0HE

impresa qualora, lasciando tranquilli i popoli situati al di là delP A lb i, non li costringesse ad unirsi co’ suoi nemici. La guerra pertanto fu cominciata dai Sicambri che abitano presso al Reno, aventi per condottiero Me* Ione. Quivi poi succederonsi in progresso di tempo di< Tersi p o p o li, quando signori del paese e quando sog­ getti , poi di nuovo ribellati, contro )a fede degli ostag* gl e delle promesse. Con costoro il non prestar fede è di grande vantaggio ^ quelli ai quali fa creduto riuscii rono i più d an n o si, come avvenne dei Gherusci e dei loro soggetti, appo i quali le tre legioni romane capita­ nate da Quintilio Varo furono in onta della data fede assalite a Cadim ento ed uccise. T utti però ne pagarono il fio e somministrarono al giovine Germanico uno splendidissimo trionfo , nel quale si menò dietro gli uomini e le donne più illustri, come a dire Semigunto figliuolo di Segeste capitan de’ Gherusci ^ e la sorella di lui per nome Tusnelda moglie di quell’ Armenie (i) che amministrava la guerra de’ Gherusci appunto al­ lorché fu tradito Quintilio Varo, e la continua tuttora ; e Tumelico suo figliuoletto di tre anni^ poi anche Sesitaco figliuolo di Segimero capitano dei Gherusci ; e sua moglie R am is, figliuola di Acramero capo dei B a tti, e Deudorice di nazione Sicam bro, figliuolo di Betorige ii-atello di Melone. Ma Segeste, essendosi fin dal principio alienato dalla fazione di Arm enio, colse il buon destro per accostarsi ai R om ani, e assi­ stette al trionfo delle persone a lui più care. F u allora
(i) Tacito e gli altri in generale dicono Arminh.

UBBO S E m X O

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eonclotto dietro la pompa anclie Libe sacerdote d«t C atti, eoa molti altri personaggi delle vinte nazioni, cioè dei C atulci, À oipsani, B ru tteri, N usipi, C a tti, C a ttu a ri, Landi e Subasii. F ra il Reno e P Albi v’ ha lo spazio di circa tre mila stad ii, se fosse possibile camminare per una strada di> r i t t a , dalla quale ora deviasi a cagione delle tortuosità, delle paludi e delle foreste. L ' Ercinia è una selva assai folta di grandi alb e ri, in luoghi naturalmente forti che abbraccia un grande cip* cuito : nei mezzo v’ ha una regione ohe può comodamente abitarsi, e della quale abbiamo già parlato. Vi* cino a Quella selva sono le sorgenti délP Islro e del R e n o , e il lago ( 1) che sta fra questi due fiumi e le pakidi formate dal Reno. La periferia del lago è di più che trecento stad ii, e di qnasi duecento la larghezza ; dentro v’ è un’ isola della quale si valse Tiberio come di stazione navale guerreggiando contro i Vindélici. Qpesto lago ò più meridionale che le fonti dell’ Istro ( a ), per modo che di necessità chi dalla Celtica

(i) 11 Lago di Costanza,
(3 ) La lezione comune è : ÌHtvutvifu

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* ' Z f t i f i t t J fv /iS r ) questo lago è p ià

m eriM onale che le sorg en ti d e l t I s l r o , e così an che la Ercinia. La scorreetone h evidente. Il Cloverio propose

quindi la variante > a i rS ‘E ^cvf/v ifvft» seguita anche dagli Editori frane. È probabile che le parole >«ì « ifvftct siano stale ìntrodolte da qnlilche copista, ed io le tralascio seguitando l’ esempio del Bonacciuoli, lo ^ to dagli stessi Ediu frane.

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DELLA OBOGRAriÀ S I

strabohe

TBole andare alla selva Erctnia deye prima attraversare qnel lago, poi l’ Istro ^ dopo di che può progredire fino a quella selva per istrade molto più comode, a traverso di siti elevati ma piani. Tiberio col viaggio d ’ un solo giorno oltre il lago vide le sorgenti delP Istro. Toccano a questo lago in una piccola parte i Reti, e uella parte maggiore gli Elvezii e i Vindelici, e il paese deserto de’ Boj fino ai Pannoni. T utti c o sto ro , ma principal­ mente gli Elvezii e i Vindelici, abitano elevate pianure. I Reti ed i Norici (i) occupano quel tratto che va fin sulla cima delle A lp i, e discendono anche alcun poco giù verso l’ Italia ; congiungendosi quelli cogl’ Insubri, que* sti coi Carni (a) e coi luoghi circostanti ad Aquileja. Avvi anche u n ’ altra gran selva detta Gabreta (3) al di qua del paese degli Svevi, dopo il quale è la selva Er« cin ia , ed è anch’ essa occupata dagli Svevi. Dei Cimbri si dicono alcune cose incredibili ed altre che hanno una più che mediocre probabilità. Perocché non potrebbe accettarsi la cagione che alcuni asse* gnano deli’ essere que’ popoli erranti e ladroni, dicendo
(r) I Reti abitavano il paese dei Grigioni e il Tiralo fino alle sponde orientali del lago di Costanza. - G li Elvezii, ora Sviiz*ri, stavano dalla parte nierìdionale del lago stesso. - 1 Yinde* lici ne occupavano le sponde settentrionali, poi le parti della Svevia e delb Baviera situate al mezzodì del Danubio fino alr Inn. - I Norici abitavano, fra il Danubio e l’ Alpi. (G.). (a) Gl’Insubri occupavano il Milanese. - I Carni il paese che ora dicesi Qarniola.
, (3) Forse la foresta di Friesteter-W ald tra la Eranconia e la

Boemia. (G.)

LIBRO S E T T ntO

che da pritaa abitavano una penisola dalla quale fu­ rono discaeciali da una grande marea : mentre essi oc* capano tuttavia il paese di prima , d’ onde mandarono in dono ad Augusto il sacratissimo loro lebete, dòman^ dando amicizia e perdono delle cose passate^ e co* m ’ ebbero ottennio ciò cbe richiedevano se ne partiron di nuovo. E veramente sarebbe ridicolo se un £eno'> meno naturale che si rinnova due volte ogni giorno avesse potuto indurli ad uscire del proprio paese. Ha poi sembianza d ’ invenzione il dire che v’ ebbe nna volta una marea maggióre delle altre^ quando l’Oceano ha flussi e riflussi re g o la ri, ed è periodico in questo fiinomeno. Nè disse bene nemmanco chi affermò avere i Cimbri im^ng^ate le armi contro le maree ^ nè è vero che i Celti per abituarsi ad essere intrepidi, lascias-^ sero che le loi;o case fossero coperte dall’ acqua e poi le rifabbricasisero di nuovo j sicché fra loro più fossero quelli che avevan la morte dall’ acqua che dalia guer> ra , come Eforo asserisce. Perocché 1’ ordine del flusso e riflusso, e il sapersi che il paese va soggetto a quella inondazione, non potevano dar luogo a siflatte assurdità. £ veram ente, non è forse incredibile che costoro non siansi mai accorti che quel fenomeno il quale accadeva due volte ogni giorno era naturala ed in n o cu o , e che non avveniva già solo appo l o r o , ma p re sw tutti i'po* poli abitanti lun^o 1’ Oceano ? £ pemmanco Clitarco dice bene affermando che i cavalieri Cimbri avendo una volta veduta la marea muoversi verso di loro volta­ rono addietro i cavalli, ed anche fuggendo furono a gran pericolo di esserne oppressi : mentre sappiamo

giacché i Cimbri furono dagli Elleni denominati Cimmerii. Dice inoltre che la selva Ercinia fa primamente abitata da’ Bo) ^ e che i Cimbri venuti una volta ad assalire quel luogo ne fu* rono da’ Boj medesimi ributtati. che vai quanto a dir C im brico. Queste asserzioni pertanto sono giustamente rim* proverate da Posidonio agli storici . poi agli Elvezii. alcuni al di qua delle Alpi che avevano valicate per venire in I ta lia . così i Cimbri come quelli che si mossero dietro ad essi . vedendo che la rie* chezza acquistata dai Cimbri col ladroneccio superava la loro. che sono Calati anch’ essi . alcuni al di là. e il cui fracasso può sentirsi da tutti prima di essei^li presso in modo da vederlo. Raccontano che i Cimbri ebbero questa usanza. il quale poi non irragionevolmente suppone che i C im bri. uo* mini ricchi e pacifici: i quali allora. e che da co* storo abbia avuto il suo nome il Bosforo Cimmerio.1 “4 DELLÀ G E O G a lr U DI STRABOKB che il flusso n o a suol tnorersì eoa tanta celerità. ab­ bia potuto infondere tanto timorje da fuggire come da cosa improvvisa. essendo Ia« droni ed e r ra n ti. siansi colle loro scorrerie inoltrati fino a’ luoghi vicini alla palude M eotide. sicché si volsero verso P Istro e i Calati S cordisci. si levarono anch’ essi (principalmente i Tigurini e i Toigeni ) e si unirono con loro. che insieme colle donne (le quali seguivanti nelle militari spedizioni) andavano alcune saicerdotesse indovine^ eoa . Tutti poi furono ab* battuti dai R om an i. ma s’avanea invece sì lentamente che Puomo quasi non se ne avvede \ nè pare probabile che un fenomeno solito ad avvenire ogni g io rn o . poi verso i Tauristi o Tau< ris e i.

LIBRO SETTIMO Ì^S grigi capeglì) abiti bianchi. Ma argomentando dai climi e dalle distanze parallele. F rattanto altre sacerdotesse tagliavano i cadaveri e dalle viscere predicevano la vittoria ai loro connàzio* B a li. si scorge manifestamente che chi andasse (i) n carpaso era una specie di lino proprio della Spagna e dei dintorni di Tarragona. e dal sangue che n e colava nel vaso ne cavavano ana c ^ t a divina» zione. per modo che se n ’alzava un orrendo frastuono. capace di circa venti anfore. Perciocché non sappiamo che nessuno degli antichi abbia mai fatto per mare quel viaggio verso le parti orientali fino alla bocca del Ca­ spio ^ nè i Romani procedettero punto a’ luoghi più in là delP Albi. F ra ' Germani adunque. del qnale facevasi una tela sottilis­ sima. Costoro armate di coltelli facevansi incontro ai prigionieri pel « a m p o . E nè anche per terra nessuno fece uu tal viaggio. cintura di rame e piedi scalzi. e tagliava la gola a ciascun prigiootero di mano in mano ch^ essi venivano sollevati h1 di sopra del lebete. i settentrionali abitano lungo 1 ’ Oceano. e fra questi i più noti sono i Sicambri ed i Cimbri : quelli al di là delP Albi presso alP Oceano ci SODO sconosciuti del tutjlo. Nelle battaglie poi battevano certe pelli stese sui griiticci dei carri. fnaatelli di «arpaso (i) affib> b ia ti. Quivi era una scala sulla quale montava la sacerdotessa. come dissi. . e dopo averli incoronati li conducevano ad ona cal< daia di rame . Di costoro poi si conoscono quelli che cominciano dalle foci del Reno e van sino all’ Albi .

Geografia t f Omero. Perciocché nè dei B astam i. lazfgi. non è agevole a dirsi : e neoimanco sé abitino lu«g<v I’ Oceano in tutta quanta l’ estensione delle sue coste^ o se queste in parte siano inabitabili per troppo freddo o per qualsi­ voglia altra cagione^ o se una diversa generazione d’ uomini trovisi stanziata fra il mare e i Germani orien­ tali. ne­ per dir breve di quanti abitano al -di sopra del Ponto abbiamo contezza^ nè conosciamo quanto sianO’distanti dai mare A tlantico. — Stato dei Geti al tempo di Strahone. — Del Danubio e di altri fiumi. . o se invece gli siano eongiuati. nè dei S au rom ati. se debbansl nom inare Bastami. — Dei Geli e delle varie loro denominazioni. — Opinione di Posidonio sopra i Misi^ menzionati da Omero. • — Freddie eccessivo. Se quelli poi ette si trovano al di là della Ger­ mania e nelle altre regioni più a d d e n tro . — Sentimento di ApoUodoro e di Eratostene sulla. La parte meridionale della G erm ania. «onie suppóngono i piiì. — Popoli di quella regione. C A P O IL Pòpoli meridionali al di là delP Albi. — D i Zamolxi e d(f suoi successori presso il re dei Geti. — Corsa i Achillf. — Racconto di EJbro sui costumi degli Sciti e dei Sau­ romati. quella cioèi at (i) Popoli abitanti su curri. Rossolani ed al­ tri della schiatta degli Àmazici ( i ) . o se v’ ab­ biano altre nazioni fra m e s s o .1^6 DELLA GBO&RÀFU DI StTRABONE verso oriente secondo la longitudine incontrerebbe i dintorni del Boristeae e le parti settentrionali del Ponto £ussino>.

» Perocché queste cose non fanno al presente nostro' proposito ^ e però vogliani tralasciarle siccome già fece Socrate nel Fe« diro (a).'E per T ignoranza appunto di questi luoghi furon creduti degni di fede co­ loro che inventarono favole intorno a’ monti Rifei ed agVIperborei . e distendentesi poi sino all’ Istro Terso il m ezzodì. {t) Nel dialogo di Platone così intitolato. poi si fa piana e si stende verso il settentrione fino ai Tirigéti (i): m a non sapremmo indi" care i precisi confini di queste genti. (i) 1 Geli occuparono per lungo tempo la sponda Settentrio­ nale del Danubio: e quelli di coiai gente che gi stendevano sino al Dniester od a l ' T ira préndevMia 'da questo fiam e il nome. di Tirigeti (G. Si lascino dunque ia disparte costoro : nè prestiam fede a Sofocle dove in una sua tragedia favoleggiando di Orizia asserisce c h e . e verso il settentrione à n al confine della Selva E rc in ia . Ciò poi che dall’ anticà storia e dalla mo­ derna abbiam potuto raccogliere ò quello che segue. come avvenne anche di tutte quelle cose che Pitea raccontò de* paesi situati lungo 1’ O c ean o . rapita da Borea » fu portata da quello a traverso di tutto il mare sino alle estremità della terra. alle sorgenti della n o tte . £ki dóve è contigua a coteisto fiume è occupata dagli Sve?i : quindi le si eonginnge la terra dei Geti da principio ang usta. la quale occupa anch’ essa una parte di m o n ti. d ’ onde si scopre : tu tta l’ ampiezza dèi cielo e 1’ antico giardino di Febo. tam. U L la .). fondando le sue finzioni sopra la notizia eh* egli aveva delle cose celesti e matematiche.UBRO SKTTmO IJ7 di là dell’ Albi .

ove disse che G iove. Perocché se qui dovessero intendersi i Misii dell’ A* s ia .... ma le sono invece confinanti.. i 'r i n i i .. e cosi anche i Misii.1 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE Gli Elleoi supposero che i Geli fossero Tràci.. volli indietro 1 fuif^iét occhi. ora poi detti Mesii ( i ) . sarebbe un confondere insieme i due co n tin en ti. lungo i due suoi l a t i . a riguardar si pos» D el Trace d i c<fvalli agitatore L a contrada e dei M isii a stretta pugna (a).... .. poi congiungere eoa questa contrada quella dei M isii... gente di T ra ­ cia^ come sono altresì i M igdonii.. V. ' .... dette da loro Meiia in­ feriore e superiore.. che sono Traci pur essi. Anzi anche questi Frigii sono Io stesso che i B rigii. T utti poi questi popoli abbandonarono l’ E u ro p a . i B itinii. x m .... 3 .. e solo vi restarono i Misii: laonde a me pare che Posidonio abbia ragioae quando congettura che Omero vo> leste nominare i Misii delP E u ro p a .. che non sono punto lontani dalla T r o a d e . divisi dalla Tracia per mezzo dell’ ampio Ellesponto . dai quali discesero anche quei che abitano presentemente fra i Lidii... e stanno al di là della Troade stessa.. o non saper punto comprendere (i) Abitavano la Servia e la Bulgaria. Essi abitavano lungo an e n d u e le sponde delP Is tr o . i B ebrici.. e credo anche i Mariandim.. i Medobitin ii.. vai quanto dir della Tracia . i Frigii e i Troiani. (a) 11... llb ..... non sarebbe esatta l’ espressione di O m ero: men­ tre il dire che volse lo sguardo alla contrada dei Traci....

benché si trovi senza nessuna varietà in tutti i testi. . non già che lo volse indietro. E Del vero il volgere indietro gli occM è proprio di chi guarda a quella parte che gli sta da tergo: ma chi dai Troiani trasportasse lo sguardo a genti che stanno al di là di quelli od ai l a t i . gli Scordisci e i Tanrisci : doye è da notare che alcuni dicono Scordi. ed ai Taurisci danno il nome di Tirisci o Tauriste. e cosi anche ì B astam i) sono bensì frammiste coi Traci posti oltre P I s t r o . i (1) Questa voce ( ) d o b potrebbe sigaiGcare se non uomini camminanti nel Jumo o sul fum o. se pure non signi­ fica fondatori . . e che perciò poi sono tenuti in conto di religiosi e si chiamano capnobali ( 1). ina le voci che propongono di sostituire non sono punto soddisfacentù ( j O stesso può dirsi della voce Clisti che incontrasi poco dopo . Dice poi Posidonio che i Misii per sentimento di reli­ gione si astengono dal mangiare anim ali. e per­ ciò anche dalle pecore^ ma fanno uso di m iele.LIBRO tE T T IM a I 79 r espressione del poeta. Ed è fra qnesti ultimi che si trovano i C elti. che sono gli Sciti amassici ed i Sarmati : perocché anche oggidì queste nazioni. cioè i B o j. Dice altresì che v’ hanno alcuni dei T r a c i.scie invece di Scordisci.di latte e di cacio vivendo nell' o zio . i Galattofagi e gli A bii. lo n ta n o . . Gl’ ioterpreli e gli edtiori più accreditati la giudicano alterala . £ n ’é testiniO'* nio anche il vedersi che Omero congiunse eoo que^ sti Misii gP Ippem olghi. ma eoa quelli altresì abitanti al di qua di quei fiume. ben si potrebbe dire' che spinse lo sguardo più da. . senza il concorso delle donne. per dinotare uowùnì fondalisi da s i sali.

Ma sareb­ be forse inutile il voler bandire una lezione approvata già da tanti anni. Ma ecc. si chiamano C tisti. . Afferma inoltre che Omero parlò sonimariamente di tutti questi popoli quando menaionò i fam osi Ippemolghi che si nutrono di la tte . ed è cosa molto più credibile^ che da principio si chiamassero Misii. co n sid eran d o 'la vedovanza come se fosse u n vivere im p erfetto.l8 ò SELLA. e gli A b ii uomini giu­ stissimi : e lì chiama (d ic e ) jib ii principalmente per­ chè vivono senza d o n n e . Rispetto agli Abii non sarebbe possibile di^ mostrare che siano stati detti così dall’ essere senza donne piuttostochè perchè vivono sen ta case stabili edl abitano sopra carri. e che ora abbiano mu* tato nome. .E nel v e ro . in quella guisa che chiamò imperfetta la casa di Protesilao vedovata a cagione della sua m o rte: e dà ai Misii il nome di com­ battenti da vicino (Anchemachi ) per dinotare che sono guerrieri eccellenti. ponendo fra le primo loro cure quella di vivere indipendenti e con (i) II Gjray toglie questa lacuna'dicendo: si debba scrìvere JHesii.. siccome le ingiustizie si fanno principalmente ne’ contratti e nell’ acquisto delle ricchezze. Finalmente vuole Io stesso Posidonio che nel libro decimo terzo (dell’Iliade) invece di M isii combàttenti da vicino si debba scrivere (i) . GKOGBAFa DI STRABO»? ^ a l i vivono senza donne . e sono considerati come sacri e lasciati vivere nella tranquil­ lità. . quando anche i filosofi sogliono collocar vi­ cinissima alla temperanza la giustizia . ben fu ragionevole che quegli uomini usi a vivere di così poco si chiamassero giustissimi da O m ero .

Perocché tutti si accordano a dire che le don­ ne furono . d* QDde poi alcuni per ecoesto andarono a cadere nel cruismo. cinque . e fra questi poi quelli . u n d i c i d o d i c i donne .LIBBQ S E T Z n tO l8 l frugalità . Ecco ( i ) Q aeste p a ro le n o n si tr o v a n o nella iraduzioDe Crancese d e l . ed abbiano poi per cosa invidiabile e giusta il viverne senza. Oltre d> ciò lo stimar religiosi e napnobati coloro i qnali vivono senza donne >è cosa che grandemente contrasta colle opit^ioni comunemente adottate. misero.ciò che dice Menandi-o. ma seguitando c o m 'è verisimile^ la sto ria: « T utti i T ra c i. P er Io contrario il poeta non cl dà alcun indizio dell' essere questi popoli stati sensa don» a e .-che si chiamano Geti. non già per finzione. costui viene compianto da noi come un uomo che non provò l’imeneo.prime inventrici della superstizione : esse poi persuadono anche gli uomini ad un maggior culto della divinità. principalmente i T r a c i. celibe. ma sopra tutti noi Geti ( perocché da costoro mi glorio di trarre la mia o r ^ n e ' anch' io ) non siamo casti gran fatto. con feste e con supplicazioni : ed ap­ pena sarebbe possibile di trovare alcun uomo che viven­ do da solò attenda a sifTatte pratiche religiose (i). e qualche volta anche più. Dei quali si vegga. £ se trovasi qualcuno che muoia senza aver­ ne sposate quattro o . » E tutto questo trovasi confermato anche da altri scrittori : né è verisimile che gli stessi uomini giu­ dichino niiserabile la vita passata senza la compagnia di molte d o n n e . » E di lì a poco seguitando pone parecchi esempj d ’incon­ tinenza dicendo : « Non v’ ha alcuno di noi che non prenda d iec i.

ed alcune ululavano. Prim a leggevasi r « i r itrttTxtt contro gP inganni. perocché siamo sempre nella necessità di celebrar qualche festa. come ne aveva im> parate alcune altre dagli Egizii. t»7s JtitrittcK . a Gli Dei s’ aggravano principal­ mente sopra di noi uomini ammogliati. . ai quali viaggiando s’era condotto. (ì) Leggo col Coray e cogli Edil. Perocché si racconta che uno dei Geti per nome Zamolxi servi un tempo a P ita g o ra. frane. (a) Misogine (cioè odiator delle donne) s’ intitolò una com­ r r a m f media di Menandro. come colui che sapeva interpretare i pronostici. e sette giovani ancelle sodavano il cembalo in» t o r n o . siccome capace d ’aunuu- Coray.l8 > P E L L i G EO G K iFU DI STRABOKE dì nuovo quello che dice Menandro introducendo a par« lare u à uomo sdegnato contro il dispendio (i) che faa le donne nei sagrifici. All'ultimo persuase il re di pi­ gliarlo a compagno del regno. Ritornato poi alla patria fn bene accolto dai principali e da tutta la nazione. » Di qui pertanto appa* risce che sarebbe assurdo il credere che presso i Geti gli uomini più religiosi fossero i celibi : e nondimeno per quello che dice Posidonio e che viene affermato anche dagli altri storici non possiam tralasciare di ere* dere che la venerazione degli Dei presso quel popolo non fosse tanta da astenersi fin anco dal mangiare cose animate. ed apprese da lui alcune delle notizie celesti. d ’ i / rir i t i f x»3' tifi'n iT » ! ro itv T tf. sebbene nella sua edizione greca si legga come nelle altre. » E quest’ accusa medesima la fa ripetere anche dal Miso* gine (a) dicendo: « Noi sagrificavamo cinque volte ogni giorno .

tenea questa cariea-sn cert<^ Diceneo. e ra re volte conversava eon quei di fa o ri. ad eccetione del r e e delie persòtie addette al suo servizio . e dai Geti denominavasi Dio. e lo denonunaron Cogeone dal fiume che gli scórre vicino : e quando Birebista. e il re medesimo in questo gli dava a iu tò . vedendo che i sudditi gli errino ubbidienti molto più di prima. Di questa guisa pertanto si possono ottimeimcÀite in» terpretare le parole di Omero intorno ai Misti «d ai ce* lebri Ippemolghi : ma quello che Apollodoro dice nel proemio at libro secoudo dèlie Navi non si potrebbe punto sost)énere. essendosi trovato sempre qualcuno dell’ indole di Zamolxi. regnava sui C e t i . dacché sperano persuasi ch e it suoi <»dini uiscissero col consenso della diviiiilà. il quale assi« stev aa l re come consigliere.LIBRO EETTIUO l8 3 ziare la volontà degli Dei. in^ trodotta fra ì Geti da questo Zamolxij e che vi-^idibia poi sempre durato. P er tutto ciò dunque è da credere che la. Da principio pertanto fu fatto sacerdote di quel Dio che pt«$$o i Gieti è ten n to in più onore . siccome coloro che npn conobbero le . dot** trina pitagorica di astenersi alagli animali sia stata. contro cui il Divo Cesare aveva già apparecchiata una spedi* ^io n e. poscia si fece nom inar Dio egli stesso: ed aven> do fermata la sua sede in un antro inaccessibile agli altari. quivi passava la sua v ita .jD« rispetto a quelle di fuori n’ebbero grande ignoranza. Q uesta usanza poi durò fino ai di n o s tri. E considerarono come sacro ancbe il monte do» v’ era P an tro p red etto . Egli loda l’ opitiiÒn« di Evatostene il quale dice ch^ Omero e gli altri antichi seppero bensì le cose «lleniche.

£ non ricordò neppure gli Sciti.ed alla Libia . Nello stesdo modo Omero ignorò anche le cose spet* tanti all’ Egitto . montuosa Eteone * . Quindi mentre vi sono circa quaranta fiumi che mettono foce nel P o n to . se non solamente in generateci celebri Ippem^olghi e i Galattofagi e gli Abii. ma non conobbe quelli che. il Boristene.18 4 B E L L i G B O G B À m DI CTRÀBONE graadi vi« di terra e non ebbero notizia della naTigazione. Concordando pertanto con queste accuse Apoi' lodoro dice cbe « Omero chiamò pietrosa 1’ Aulide co­ ni' està è da vero . il T erm o d o n te. altrice di colom­ be Ti£be ^ er£ o ja Aliarto : ma poi non conobbe eoa pari precisione ì luoghi lontani^ e così pure non li co* nobbero gli altri. principalmente degli S citi. In progresso poi dì tempo si disse Eussiuo. stanno lungo la spiaggia . Rispetto ai Paragoni parlò di quelli cbe Abitano nei paesi mediterranei secondo le relazioni di coloro cbe dalla parte di terra entrarojio ia que’ paesi. dopo cbe gl' Ionii vi fondarono delle città lungo la spiaggia. Perocché allora quel mare non era navigabile. e questo fu ben naturale. il Fasi. il T a n a !. egli non fece meniione nè anche di uno* fra i più ragguardevoli^ quali sa-' n b b n 'O l’ Istro. m angiam e le c a rn i. come a dire le inonda­ zioni del Nilo e il flusso e il riflusso del m a re . r Ali.. i quali avevano in costume di sagriBcare i forestieri. di che ' ( i) Val quaoto dir# Inespite : il cootr»rio Ai EuMÌno d « si­ gnifica Ospitale. e servirsi dei loco cranii invece di tazze. F Ipani. . e chiamavasi Axeno (i) a cagione del suo essere tempestoso e delle nazioni on> d^era abitato all’ intorno..

nè dei paesi dell’Arabia e dell’ E ­ tiopia . ed altri mille che trov«BdL accennati nel suo Pronwteo. Eschilo i Cinocefali. pietre di 6 ftme ch e Aristotele diceva essere composte di sabbia. Poi cita la terra Meropid^ di Teopompo. la città Cimmeridc d’ E c a te o . o di quelli lungo 1' Oceano ^ se pare non dob­ biamo aderire a Zenono il filosofo ehe in quel verso d’Omero: Férmi «gii Etiopi^ ai Sidanii ed agli Erembjj invece di qnesti ultimi vuol che si^legga agli ^ra b i. il territorio Pancheio d’ Evemero . la quale è sacra a Bacco. Così fecero Esiodo.. l8 5 noa fece mai mensione in nessnn laogo de’ suoi poemi^ e nè anche dell’ istmo. teovarla nna se­ conda volt 8 L Si volge poi anche contro^ colóro i qnall affermano che secondo Omero il viaggio di UIìsbc fu intorno alla Sicilia.che sta nel meszo fra l’ E ritreo ed il m ar d’ Egitto.am ore del. JV. e le. gli SlernpAidiiii e i M onommati .è dobbiamo per questo meravigliarci di Ornerò^ quando anche poeti pià recenti di lui ignorarono molte cose o le imeschiarono a prodigi. dell’ abitazione delle Gorgoni e delle EspencK. » ' Dòpo di ciò si converte poi ApoHùdoro agli storici che parlarono delle montagne R ifee. parlando degli Emictni. pur fossa vero che quell’eroe avesse viaggiato in qùe’ luoghi dovrebbe dii’si npndjmeqo cheril poeta per. dei Megalocefiili e dei Pigmei j Àlemaoo menzionando gli Steganopodi .LIBKO SETTIMO . meraviglà)so trasportò invece la scena nell’ Oceano : nel che agli al- . del monte O gigio. e non può chr se ne dilunga. e dtsciogliersi nelle piogge^ e quella città di Libia menzionata dallo stesso filosofo . « Perocché (dice) sre.

alla posizione d ’ Itaca detta D em o . di altre abbiamo parlato già ta generale. E rispetto a codeste im putazioni. e dei fa m o ii Jppemolghi che si nu­ trono di latte ^ e degli jib ii giustissimi mortali^ per m ettere a confronto là nostra opinione colle cose dette da Posidonio e dagli altri. ma non punto a Calli» maco . a Peletronio nel territorio di P e lia . ad Acacesio. . Prosegue inoltre ApoIIodoro dicendo che alcuni spacciarono menzogne intorno ai Gerenii. principalmente rispetlp ad Omero: oltreché si potrebbe affermare che rimproverano d'ignoranza il poeUi inforno a cose delle quali poi essi medesimi non hanno contezza. trascritte p e t la maggior parte dai libri di E ratosténe. Q u i poi trattasi unicamente M isii com­ battenti da vicino . il qnale fa professione di grammatica. loro stesso proposito. che noi abbiam dimostrati falsii O ra ben può concedersi a Eratostene e ad Apc^odoro ebe i moderni avessero p ià pratica degli aotìcbi intorno a siffatte cose. e cbe Scheria è Corcira. ma panni poi cbe si potrebbero biasimare amendoe d’ avere spinta questa loro opinione al di là della giusta misura . .ciascuna.|8 6 DELLÀ CEOCIUFIÀ DI STRABONE tri (i) pnò èssere p erd o n ato . alcune sctno discusse da noi ne' luoghi convcnienfi a . E innanzi tutto si valgono di un ragionamento contrario al. ed al Glancopio d ’ Atene : e cessa finalmente da questi suoi rimproveri dopo arere ag­ giunte alle cose già dette alcune altre di poco momento. ed imper* tanto dice che T isola di Galipso è Gaude. ( i) Cioè : ÀgU altri interpreti d i Omero.

Di­ remo dunque che anticamente non vi siano stati nò Ippemolghi al di là dei M isii. Aè G alattofagi. fuor qqella di permutare le merci. nè dell’ usauza che avevano di sagriBcarli.Ma come dunque gli antichi denominarono Axeno quel mare s’ egli è vero che non conoscevano la barbarie dei popoli ond’ era a b ita to . nè della loro cru ' ^deltà verso gli stran ie ri. dei Traci e dei G e ti. Come adunque diremo che' Omero non conobbe gli S c iti. di latte e di cacio principalmente cavallino j nè sanno m ettere in serbo cosa nessuna. giustÌ9> simi fra gli nomini. s'egli parla d'Ippem olghi e di Galattofagi? . . ma si anche rispetto a qnelli che trovansi nell’Ellade stessa. Ma (co« me dicemmo ) difTerìamo queste cose ai loro luoghi op* p o rtu n i. nè esercitano veruna arte di mercatanzia.IIB R O SETTIMO 187 Perocché av«ndo ia animo di mostrare come delle cose lontane dall’Ellade gli antichi furono più ignoranti che i m o d ern i. non solamente rispetto a’ Inoghi lo n tan i. che non sussistono in nessuna partii della terra. e qui trattiam o soltanto di quelle che ora ab< biamo alle roani. E va per lo coMrario fingendosi certi suoi famosi Ippemolghi e Galattofagi ed A b ii. nè Abii ? P u r vi sono anche al pre­ sente dei popoli detti Amassici e Nomadi. i quali vivono di pecore. mangiarne le c a rn i. riuscirono ad una contraria dimostrazione . e valersi dei loro teschj invece di ta z z e . d ’ onde poi il Ponto fu sopranDomato Axeno. e nemmanco quelli che nella barbarie superavano tutti gli altri ? <7r questi popoli non pòtevan essere se non gli Sciti. « Egli è per ignoreosa ( dicono dunque costoro ) che Omero non fa meosione degli Sciti.

l8 8

DELLA GEOGRà f ia DI STBABONE

E che di que’ tempi gli Sciti, si chiamassero Ippemo!ghi n’è testimonio anche Esiodo in quel verso citato da Eratostene, che dice : G li È thpi, i Lihii e gli Sciti ippemolghi. £ qual meravigh’a c h e , per essere cresciuta a dismisurJ^ fra noi Pusanza di mercatauteggiare, e con essa le ingiustizie onde suol essere accompagnata, siaasi detti pòi giustissimi e venerabili coloro che meno di tutti so a dati alla mercatanzia ed al far denari , ma ogni cosa (fuor solo il pugnale e il bicchiere) posseggono in comune e principalmente le donne e i fig liu o lic o m e vorr^>be P latone ? Anche Eschilo mostra di «ssere d'accordo con Om ero dicendo che gli, Sciti nutronsi d'ippace (i) e son goverfiati da buone léggi ! ^ questa opinione dura tuttavia presso gli Elleni : perocché li reputiamo uomini semplicissimi , non punto maliziosi, molto più frugali d i noi, e soggetti a minor numero di bisogni^ sebbene la no* stra maniera di vivere abbia introdotto quasi in ogni nazioae un pervertimento di costum i, recandovi il lusso e i piaceri con. mille malvagie arti d ' arricchire a fine di soddisfarli. Gran parte adunque di questa corruzione prevalse anche appo i barbari, e fra questi aoche fra i Nomadi : i quali dopo che si furon volti alle cose del m are si pervertirono a tale da divenire ladroni e uccisori degli stranieri^ e contrattando con molti ne ricevettero presso di sè il lusso e il costume del mercatanteggiare, le quali cose pare bensì che conducano alla civiltà, m a nel vero poi^ corromponQ i co stu m i, introducendo la malizia in luogo di quella semplicità che abbiamo
. (i)

ippace k il cacio; cavalliuo giù meulovato. (C o ra j)>

LIBHO

SETTIMO

1 8p

detta poc’ anzi. IMa i Nomadi vissuti prima d e 'n o s tii tempi, e quèlli principalmente vicini ai tempi di Omero furono quali esso ce li ba descrìtti, e tali eran tenuti da­ gli Elleni. Veggasi in prova quello eh 'E ro d o to dice di quel re degli Sciti contro cui Dario portò la guerra , e la risposta eh’ ei diede ai legati persiani (i) : e veggasi anche quello che dice Crisippo intorno a Leucone re del Bosforo. Oltre di che alcune lettere di Persiani a noi' pervenute sono piene di quella semplicità della quale ho fatta m enzione, e così anche i monumenti che ci rimangono degli Ègizii, dei Babilonesi e degl’in ­ diani. Di qui poi è venuto che Ànacarsi ed Abari ed alcuni altri a loro somiglianti acquistassero grande ri­ putazione presso gli E llen i, perchè fecero mostra di un certo loro carattere nazionale facile, semplice e giu­ sto. - Ma qual bisogno v'ha mai di citare gli antichi? Ales­ sandro di Filippo nella sua spedizione contro i Traci abitanti al di là dell’ Emo essendo entrato nel paese dei Triballi, vide che si stendevano £n o all’lstro, e fino all’ isola Peuce di quel fium e, e che la riva opposta era occupata dai Geti : e volendo condursi tra loro , non potè approdare all’ isola p er mancanza di navi, e perchè Sirmo re dei Tribali! riparatosi in quella ne lo teneva'lontano. Però essendo invece passato fra i Geti prese la loro città^ ma subito poi si condusse di nuovo al proprio paese con doni avuti da quelle genti ed an­ ch e'd a parte di Sirmo. E Tolomeo figliuolo di Lago dice che in quella spedizione i Celti abitanti lungo il
( i ) E r o d . lib . IV , c. 137.

1^0

DELLA

g e o g r a f ia

DI STBAB05E

m are Adriatico veunero per desiderio di amicizia e di ospilalità ad Alessandro. Il quale avendoli amorevolmenle a c co lli, li domandò in un b an c h e tto , qual cosa sopra ogni altra tem essero; immagjiutndosi che doves­ sero parlare di lui : ma quelli invece risposero che niua a cosa tem evano, se già non fosse che il cielo preci­ pitasse sopra di loro^ ma che nondimeno facevan gran­ dissimo conto dell’ amicizia d ’ un uomo grande qoal egli era. O r questi ben sono indizj della semplicità di quei b a rb a ri, vedendosi da una parte un medesimo principe non permettere ad Alessandro di approdare all’ isola già d e tta , e nondimeno inviargli regali e fare amicizia con ]ui^ e dall’ altra alcuni uomini i quali di« chiarano di non temer n u lla, e tuttavolta considerano com e cosa d ’ altissimo pregio l’ amicizia degli uomini grandi. Al tempo dei successori di Alessandro fu re dei Geti uu certo Dromichete. Costui avendo fatto prigio* niero Lisimaco che gli avea mossa guerra, gli fece co> noscere la povertà sua propria e di tutta la naziode ^ e nello stesso tempo con quanta contentezza la sop­ portassero ; consigliandolo di non fare la guerra ad uo­ mini di tal condizione, ma di volere piuttosto averseli amici. E dopo queste parole lo presentò de’ solili doni o spitali, conchiuse un trattato di amicizia con l u i , e lo rimandò a’ suoi paesi. E Platone nella Repubblica è d’opioione che si debba fuggire il mare siccome mae­ stro di malvagità da chiunque vuol dare a qualche paese un governo bene o rd in ato , e starne molto da lungi. Eforo nel quarto libro della 5ua storia intitolalo I’£ u -

LIBRO SETTIMO

I9 I

ropa dice in sul fioiri;, che gli Sciti e i Saarcm ati non
faaauo lutti uua maniera uniforme di vivere. Perocché ak u o i SODO imimani a tal seg n o , che mangiano gli uo­ m in i; mentre altri per lo contrario si astengono da ogni essere che abbia vita. £ già alcuni (prosegue) ban« no parlato della crudeltà di quei prim i, sapendo che le cose orribili o meravigliose fanno impressione sugli ascoltanti : ma avrebbero invece dovuto raccontare e pròporre esempj dell’opposta virtù : e però ( soggiunge) io parlerò di coloro i quali osservano giustissime co­ stumanze. E veramente v’ ha degli Sciti nomadi i quali si nutron di la tte , e nella giustizia sono a tutti supe­ riori. Di costoro fanno menziona i poeti ; fra i quali Omero dice che Giot>e volte lo sguardo al paese dei Galattofagi e degli yibii uomini giustissimi : ed Esio­ do nel poema che s’intitola il giro della Terra dice che F inea fu dalle arpie condotto nella terra dei Galatto­ fa g i , i quali si valgono di carri invece di case. Pas­ sando poscia Io stesso Eforo ad assegnar le cagioni di tali costum i, dice che sono parchi nel m angiare, e che non si curano punto di accumular tesori; e perciò vivono con reciproca benevolenza , avendo in comune , oltre al re s to , le donne e i figliuoli e tutta la famiglia ; ma verso gli strani sono indomabili ed invincibili, perchè nulla hanno di che tanto si curino quanto del ilon es­ sere fatti schiavi. E cita anche Cherilo, il quale descri­ vendo il passaggio sopra quel ponte di n av i, con cui Dario aveva fatto congiungere le due rive del Bosforo così dice : I Saci pastori di scitica origine , abitavano

allora V A sia ferace di frum ento ; ed erano una colo-

ig a

della gko &hafia d i strabqne

nia di Nomadi ^ uomini giusti. Ed Eforo dando ad
Ànacarsi U nome d’uomo sapiente, dice che appartenne a questa nazione , e nondimeno fu considerato come nno dei sette sapienti a cagione della perfetta sua mo­ destia e prudenza : e inventò lo strum ento con cui de­ stasi il fuoco, 1’ àncora con due becch i, e la riiota del vasaio. E questo io d ico , bea sapendo per altro ch’Eforo non dice sempre il Vero, principalmente dov’egli parla di Auaèarsi. Perocché e come potrebbe la rpota predetta essere invenzione di A nacarsi, quando la co­ nobbe Ooiero più antico di lui 7

Come f-apida nota che seduto J.I móbil tomo il Msellier rivolve (i).
£ questo sia detto per dimostrare che giusta una comune tradizione, così dagli antichi come dai moderni fu creduto , che i Nomadi più divisi dall’ abitazione degli altri uomini vivessero di la tte , senza ricchezza di s o rta , e con grande giustizia \ nè furono punto un’in­ venzione di Omero. E rispetto ai Misii, dei quali que­ sto poeta fa menzione , si può a buon diritto doman­ dare Apollodoro , s’ egli stima che anche questi siano fantasticati da Omero ^ o se crede invece che alluda a quelli dell’ Asia interpretando a sproposito il te sto , come abbiamo già detto. Che s’egli li considerasse com« popoli im m aginarii, asserendo che nella Tracia non si trovino M isii, direbbe contro il fatto : perocché anchq in questa nostra età Elio Cato trasportò dall’ opposta

(i) 11

.,

llb. zviii I V. 6o&

LIBBO SETTIMO

ig 3

riv 9 ' dell’ Istro nella Tracia cinquanta mila uomioi G eti, di una schifitta che ha la medesima lingua dei Traci. E d ora abitano quivi e sono chiamati Mesii , o che anche i loro maggiori fossero chiamati con tal n o m e, e poi nell’ Asia 1’ abbiano cambiato assumendo quello di Misii ^ O che invece ( e questo è piti cpnforme alla storia ed a quanto dice il poeta ) aves­ sero, il nom e'di Misii anche prima. Ma di costóro s’ è detto abbastanza ^ ed ora procediamo al rimanente della nostra descrizione : e lasciando in disparte le cose antiche dei G e ti, la loro pceseate condizione è questa. Berebista Geta essendo asceso alla suprema­ zia della nazione, rimise in buono statò i suoi sudditi condotti a male da guerre, continue ; e tanto coll’ esercizio, colla sobrietà e eoli’ attendere a tutte le cose opportune li innalzò, che in pochi anni venne a for­ m are una gran signoria, ed ai Geti sottomise la mag» gioc parte dei confinanti : che anzi riuscì terribile an­ che, ai Romani , attcatersando a suo talento l’ is t r o , e depredando la Tracia fino alla Macedonia e all’ llliria ; (Quindi manomise qne’ Celti che trovansi frammisti ai Tjtioi ed agl’ illiritii, e fece sparirci al tutto i Boj sud­ diti di Critariso, ed i Taiirisci. Per rendersi ubbidiente la propria nazione ebbfe cooperatore quel- Dicineo impo«tor&, :il qnale viaggiò per P Egitto ; ed avendo quivi imparate a lc u n e d iv in a z io n i, colle quali prediceva i voleri degli Deij per poco non fu annoverato fra i Nùrai, siccome dicemmo allorché abbiamo parlato di 2^m o lxi. E della ubbidienza prestata a Berebista v’ha questo inr dizi*, cibai ^uoisudditi lasciàrousi persuadere a tagliare
SttJMOXE j tOOL I II.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRADONE

Ogni vite ed a vivere senza vino. Del resto egli alP uU timo morì, ucciso da alcuni cbe gli si ribellarono, prima che i Romani mandassero contro di lui un esercito. Coloro poi che successero alla sua signorìa , la divisero in parecchie parti ^ ed anche 1’ esercito che Cesare Augusto vi spedì di recen te, trovò quella regione di­ visa secondo alcuni in cinque, secondo altri iu quaran­ ta parti : ma anche questa divisioni sono a seconda delle circostanze, e variano nei varii tempi. E v’ ha anctie un’ altra divisione di quel paese, rimasta fino ab a n tic o , cioè che alcuni si chiamino Daci ed alcuni Ceti : e Ceti si chiamano quelli che sono v d ti al Ponto Eussino ed all’ Oriente ; Daci quelli che stanno dalla parte o p p o sta, verso la Gei-mania e le sorgenti dejl’ Istro^ i quali io credo che anticamente si nominassero Davi, e che di qui poi anche fra gli Àttici si dessero fre> quentemente ai servi i nomi ;di Geta e di Davo. £ que­ sta opinione è più credibile di quell’ altra , secondo la quale cotesti nomi sarebbero provenuti da quegli Sciti cbe si chiamano Daj : mentre costoro abitano più lon­ tano versò l’ Irc a n ia , nè è probabile che fin di là si conducessero servi nell’ Attica. Perocché usavano al­ lora d ’ imporre ai servi o il nome stesso dei luoghi 4 Ì’ onde traevansi, come Lido e S iro , o quelli che fos­ sero più usitati prèsso le proprie loro nazioni, per esem­ pio Mane o Mida quelli che venivan di Frigia , Tibio quei della PaOagonia. Del resto la nazione dei Geti sol­ levata da Berebi .'a a tanto di altezza s’ immiserì poi p ien am en te, così per le discordie intestin e, come p er opera dei Romani : e nondimeno può mandar tuttavia

LIBBO SETTIMO

tg5

tn campo quaranta mila soldati. Scorre poi a traverso dei Geti andando al OanalMO il fiume Mariso, sul quale i Romani sogliono trasportare le cose occorrenti alla guerra: perciocché le parti superiori di quel fium e, quelle cioè dalle sorgenti fino alle cateratte ( le quali attraversano principalmente il paese dei Daci) le chia­ mano D anubio; e le parti inferiori, lango i G e ti, siao al P o n to , le dicono Istro. 1 Geti hanno una stessa lingua coi Daci : ma presso gli Eileni quelli sono piii conosciuti di questi, a motivo delle continue loro emigrazioni dall’ una alt’ altra riva d e i r i s t r o , e per essere metchiati coi Traci e coi Misii. Questo medesimo avviene anche dei Triballi che sono e«si pure una schiatta di Tracia : perocché do> vettero spesse volte emigrare per le frequenti incursioni di popoli vicini e forti sopra altri popoli inferiori di for* z e ; come a dire degli Sciti, dei Bastami, deiSaurom ati abitanti al di là del fium e, i quali frequentemente co ­ stringono gli assaliti ad attraversare il fium e, e si sta» biliscono poi eSsi medesimi o nelle isole o nella Tracia; ovvero di popoli al di qua del fium e, càcciati princi­ palmente dagl’ lllirii. Eransi poi col tempo accresciuti moltissimo e i Geti ed i Dacj, sicché potevano mandar fuori un esercito di ben duecento mila scadati ; ma ora appena si trovano in grado di metterne insieme' qua­ ranta mila : e poco manca che non si facciano ubbi­ dienti a R om a; ma non sono per anco pienamente soggetti a motivo delle speranze eh’ e’ pongono nei popoli della Germania avversi ai Romaoì.

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DELLA GEOGRiFIÀ DI STRABONE

F ra il mare del Ponto ( dall’ Istro (i) al T ira ) ed ! Geti si stende una pianura tatta deserta e senz' acqua : dove Dario d ’istaspe, quando attraversò l ’Istro per as-r salire gli Sciti , pericolò di morir dalla sete con tutto quanto il suo esercito^ < e tardi se ne avvide, e tornò addietro. Appresso poi, movendo guerra Lisimaco còairo i Geti e contro il loro re D rom ichete, non sola< mente corse il pericolo già detto, ma fu preso vivoj seb> bene poi si salvasse per avere trovato benevolo quel barbaro , come dicemmo già prima. Presso alle foci dell’ Istro è situata una grande isola detta Peuce (a) ^ e i Bastam i che 1’ occuparono furono soprannomati Peucini. V’ hanno poi anche altre isolé molto m in o ri, alcune al di «opra di P e u c e , altre più presso al mare. Perocché quel fiume ha sette bocche, la più grackde deUe quali dicesi S acra; e da questa a Peuce v’ h a una navigazione di cento.venti stadii. Nella parte inferioi'e di quest’ isola Dario fece costroire un ponte, e se ne potrebbe erigere uno anche al di sopra. La bocca Sacra poi è la prima alla sinistra di chi entra nel Ponto ; lo altre seguono lungo la spiaggia che va al Tira ; e la settima è distante dalla prima circa trecento stadii. Vi sono poi negl’ intervalli fra queste bocche alcune isòlette, £ le tre bocche che tengono dietro alla S a cra, sono piccole; le rimanenti sona più larghe ma pur minori di quella. M a Eforo dice che l’Istro ha sol cinque bocche. Da questo fiume poi al
(■) Cioè dal Danubio al Dniesler> (2) Piczina.

LIBRO SETTIMO

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T ira , navigabile anch' esso , contansi noTeceato stadii; jVello spazio di mezzo v’ hanno due grandi laghi^ l’ uno dei quali s’ apre nel mare per modo che serre anche di p o rto ; r a l t r o non ha bocca vemna. Sulla bocca del T ira stanno una torre detta dì Neotto lem o , ed il borgo di Erm onatté (i). Chi poi navighi su pel fiume lo spazio di cento quaranta stad ii, trova d ’ ambe le parti una città ^ Miconia alla destra ^ ed Ofiusa alla sinistra; ma coloro che abitano lungo il fiume dicono che Ofiusa (a) è distante dalta bocca sol cento venti stadii. À cinquecento stadii dalle bocche del T ira trovasi l’ isola di Lecce sacra ad Achille (3), e si* tnata nell'alto del mare. Appresso poi è il Boristene ^4)) fiume navigabile pel tratto di seicento stadii; e viciiu> a q u e s te un altro fiume detto Ipani : e dinanzi alla boc>ca del Boristene v’ ha un’ isola con porto. A chi naviga il Boristene. per duecento stadii appresentasi una città che porta il nome stesso del fium e, sebbène chiamisi anche Olbia; grande emporio (ondato dai Milesii. Tutto poi il paese situato al di sopta dello spazio già detto
(i) Aherman. (i) È difficile a dirsi se trattisi qui di Ofiusa, d di Niconia, ò di entrambe queste città ; e. forse in vece .di dovrebbe leggersi r«> x i f y é t , la torre. (E d it. (rane.). (3) L’isola llan-Adasi o dei Serpenti. Rispetto al fiume Ipani ( dice il Gosscllin ) non si frova se non il Bog che gli potrebbe corrispondere ; ma il Bog è all’ occidente del Boristene, mentre, secondo S tra b e n e , Tolomeo ed altri an tich i, l’ Ipani dovrebbe trovarsi all’ oriènte. (4) H Dnieper.

ig S

DELLA

GEoanxrik

di s tra b o n o

fra l’ Istro ed il B oristene, comprende primamente il deserto dei Geti già detto, poi i Tirigeti, dòpo i quali vengono i Jazigi Sarmati e quelli détti Basili! e gli Urgi, che per la maggior parte son nom adi, e sol pochi danno opera all' agricoltura : e dicono che costoro abi­ tarono spesso lungo tutte e due le rive delPistro. Den­ tro terra poi sono i Bastami confinanti coi Tirigeti e coi G erm ani, di schiatta quasi germanica anch’ essi, e divisi in parecchie tribù. Alcuni di costoro diconsi At* moni, alcuni Sidonii; quelli che occupano l’isola Peuce nell’Istro chiamansi Peucini: Rossolani i più settentrio* nati che tengono le pianure fra il Tapai (i) ed il Bori* stene. Perciocché tutto quanto ci è conosciuto dalla Germania sino al mar Caspio verso il settentrione, è tutto piflnura. Se poi al di là dei Rossolani si trovino abitanti non lo sappiamo. I Rossolani combatterono contro i generali di Mitridate Eupatore, sotto la scorta di T a s io , q u a n d o . vennero per recare soccorso a Pa> laco figliuolo di S cilu ro , e si mostrarono gente belli* cosa : se non che a petto di una falange ordinata e bene in armi, ogni barbara moltitudine è debole j mas­ simamente poi di costoro che s’ armano alla leggiera. Q ue’ Rossolani p e rta n to , sebbene fossero cinquanta mila, non tennei-o fronte a sei mila ordinati e condotti da Diofante generale di M itridate, ma furono uccisi quasi tutti. Costoro portano elmi e corazze fatte di c u o io , e scudi di vimini coperti anch’ essi di cuoio : e per offendere hanno la n c e , spade ed archi. Lo stesso
(i) 11 Don ed il Dnieper.

(i) Trattasi qui dell'istm o di Perecop. . e piti ancora quella del B oristene. d’ onde traggono latte . perchè questa parte mal può resistere al freddo. detta anticamente Chersooeso Taurìco.UBKO SETTIMO tg 9 è da dirsi anche rispetto alla maggior parte degli altri abitanti di quella regione. E sebbene trattisi di pianure. Oltreché sogllonsi spezzare anche l’ idrie di rame congelandosi i liquori in esse contenuti. la state nelle pianare. cacio e carni per vi' vere. e i buoi o vi nascono senza coma^ o loro le tagliano colla lim a. F ra i siti ma« rittimi sono pià settentrionali la bocca già detta della M eotide. E i cavalli colà sono piccoli e le pecore grandi. Le tende dei nomadi sono di feltro e piantate su’ carri sui quali abitano ^ e intorno alle tende stanno le p ec o re. T intimo seno del golfo Tamirace o Garcinite dov’ è l ' istmo del gran Cbersoneso (i). Costoro trasferendosi di luogo in luogo van dietro sempre a’ pascoli erbosi. (3) Fanagoria era sulla costa asiatica: Panticapea su quella d ’ Europa. l’inverno nelle paludi circon* vicine alla M eo lide. che non vi nascono asin i. e della Crimea. per essere questo animale intoU lerante del freddo . T utto poi quel ^aese è freddissimo fino ai luoghi posti sul mare fra il Boristene e la bocca della Meotide. non* dimeno il rigore del clima si fa manifesto da c iò . Ma r intensità del gelo si scorge principalmente ia quello che avviene presso alla bocca della Meotide : perocché il braccio di mare tra Fanagoria e Panticapea (2) si carreggia diventando duro e facendosi strada.

Però dicono cbe Neottolemo generale di Mitri* d a te . col mezzo . ..Pare che sulla maggior parte dei barbari di quella regione signoreggiasse quell’ Àtea il quale ebbe ^ e r r e contro Filippo di Aminta.quello stesso paese soggiace a caldi eccessivi ^ o che così pàja a quegli uomini non abituati ^ o che ciò proceda dal1 ’ essere quelle pianure senza punto di vento. e in qualche luogo sol quattro jugeri. navigasi alla punta della Corsa d’Achille (i). e scavando vi si trova dell’ acqua. come si vede allorché formansi i cosi detti pareli! nelle nubi. andando verso il nascer del soje. e largo al più due stadii.Ivi é un luogo ignudo benché sia detto bo> SCO sacro di Achille : poscia la Corsa d’ Achille stesso. ). . Raccontasi eziandio che . E distante dal continente da ameodue' le parti della sua estremità sessanta stadii ^ ed è arenosa. e perché l’&ria più densa più fortemente si affuochi. peiù$ola che sporge nel mare. rendendo immagine di un n a s t ^ lungo circa mille stadii verso l’ oriente. e P inverno in un con­ flitto equestre : e dicono inoltre che in quest' ultima stagione sogliono seppellire sul Bosforo le viti ammuc* cfaiandovi molta terra.della còsi detta gangama^ principalmente gli antaci consimili nella grandezza ai delfini. la state ebbe vittoria dei barbari in uno scontro nav ale. Dopo risola situata rimpetto del Boristene.àoo DELLA G «O G R A flA S i STRABOHS Quivi allora si scavano i pesò! dal ghiaccio in cni rima­ sero im prigionati. Verso il mezzo è il collo dell’ istmo di circa quaranta «tadii \ e finisce alla punta (i) Il Capo Czile. in un medesimo . (G .luogo .

LIBRO S E T T U O OOt ^ t t a T am irace. la -quale ha n o porto che ^ a r d a al cootinente. — Goi'emo d ì questa città. (a) Cioè il lago Putrido. C A P O III. . Il lago Sapra poi dicesi che sia di quattro mila stadii^ ed è la parte occidentale della Meotide. Ed anche questo golfo 10 dicono Tamirace dal nome del promontorio. interpretando la voce greca "Xiurfì». — Città di Teodosio. che si stende al settentrione per lo spazio di mille stadii circa : ma i nativi di quel luo­ go ^i) n e contano tre volte tanti sino aU'uItimo recesso del golfo^ e si chiamano Tafrii. — Piccolo Chersoneso j e città dello stesso no­ me. A questa penisola tien dietro il golfo Carcioite di notabil grandezza. e suoi b to f^ notaBtV. Dopo il golfo predetto è l’istmo che divide dal mare 1 1 lago detto Sapra (a) per lo spazio di quaranta. IChersoneso Taurico. Crimea. — Città di Pamicapea e suo governo. sta­ dii formando il Chersoneso Taurico o Scitico (3) : ma alcuni dicono la larghezza di quell’ istmo essere di trecento sessanta stadii. Spiaggia del Chersoneso Taìtrico. e le migliori edizioni segnano in questo periodo una lacuna. colla quale comunica per mezzo d’ una gran bocca ^ ma è molto pantanoso e navigabile a stento (i) Il testo dice soltanto ti .

(a) K<(aW Le edizioni ordinarie leggono »*\ «AA*» . e sulla quale é fondala una città chiamata Chersoneso (3) anch’ e ssa.ftntica Chersoneso in rovine . Perocché si spinge verso il mezzogiorno una gran p u n ta . eh' è parte di tutto il Chersoneso . ). assalendo coloro che vi si ripara­ v an o : chiamavasi Porto dei Simboli (4). (3) Urei. e dopo di questa un porto d ’ angusta b o c c a . Il Casaubono pel primo propose la correzione del lesto. F ra la città ed il promontorio predetto sono tre porti . dove pia che in ogni altro luogo i Tauri! (scitica nazione) esercitavano 1 1 loro ladroneccio. Chi esce di questo golfo trova a sinistra una piccola c ittà . frane. una D e a . poi 1. chi li misuri seguitando la spiaggia. . dalla quale riceve il nome anche il promon­ torio che trovasi a cento stadii dalla città e si dice Partenio ^ e quel sacrario ha una cappella e una statua del nume. ed un altro porto. Questo ed u a (i) Probabilm ente barche fatte di vimini coperti di p d le cu­ cila.202 D E L L i CE 0 &RA71A DI STRABONE con bacche cucild (i) : perocché i venti facilmente sco* prono e poi ricopron di nuovo quei banchi di sabbia 10 modo cbe quelle paludi non pósisono più attraver­ sarsi con grandi barche^ Ha poi quel golfo tre isolettej e banchi di sabbia e piccoli scogli lungo la spiaggia. (4) Kel greco moderno Sybula. ( Edit. Quivi è il sacrario di Partenia . colonia degli Eiaclioti del Ponto. Questa città è distante dal T ira quattro mila e quattrocento stad ii. Il porto menzionato subii» dopo dicesl ora Haliee. e Bei-Porto (a) soggetto ai Chersonesi.

11 porto Ctenunte è ad ugnale distanza e dalla città Chersoneso e dal Porto dei Simboli. ricevendone la si­ gnoria da Perisade che allora lo possedeva e cbe spon­ taneamente glielo cedette. il quale amava di combattere i b arb arip o sti al di sopra dell’ istmo fino al Boristene ed all’ Adria. e i figli di Sciluro ( cioè Palaco e i suoi fratelli in numero di cinquanta al dire di Posidonio. a sp ra . S cilu ro . E dopo d’ allora la città dei Chersonesi è rimasta fino al presente soggetta ai do­ minatori del Bosforo. Fronte Ariete. allettato da queste speranze . e mentre soggiogava colla forza costoro. Da quella spiaggia si spinge molto addentro nel mare un promontorio verso il mezzogior­ no e la Paflagonia dalla parte d’ Amastri^ e chiamasi Cria Metopo (i).iJ ft'tTitwéi. ed è quell’ istmo cbe chiude il piccolo C hersoneso. . divenne padrone anche del Bosforo. ed espo­ sta ai venti boreali. il quale dicemmo già eh’ è una parte del grande ed ha dentro di sè la città delta pur Ghersoneso.LIBDO SETTIMO aó3 altro porto deito Ctenunte formano un istmo di qu&> ranta stadii . per apparecchiarsi così contro i Romani. Questa città fu da prima indipendente ^ ma infe* standola i barbari fu necessitata eleggersi a protettore Mitridate Eupatore . e combattè nel tempo stesso gii S c iti. Da questo porto fino a Teodosia si stende la spiaggia Taurica per lo spazio di circa mille stadii. Egli p erta n to . Rimpetto a questo è il promontotio (..) K. o di ottanta secondo l’ opinione di Apollonide ) -. montuosa. volentieri mandò nel Chersoneso un esercito.

Dopo la detta parte montuosa giace la città di Teodosia che ha una fertile pianura ed un porto capace di ben cento navi : e questo fu un tempo il confine tra il territorio dei Bosforiani e quello dei Taurii. denominata Ninfeo. d ’on­ de poi chiamasi Bosforo Gimmerio anche tutta quella parte dello stretto che comunica colla bocca della Meotide. d’ ugual nome con una città si­ tuata presso la Tibarenia e la Golcbide. Ed è fer­ tile anche il paese che viene appresso fino a Panticap e a . Ed è Garambi a due mila e cin­ quecento stadii dalla città de’ Chersonesi. ma assai meno distante da Cria Metopo : però molti di coloro i quali navigarono quello stretto . Lo spazio fra Teodosia e Panticapea è di circa cinquecento stadii*. . situata sulla bocca della palude Meotide. h a cillà poi è Trebisonda. adermano di avere veduti nel tempo stesso d ’ ambe le parti i due promontorii. con borghi e con una città munita di buon p o r to . il Gimmerio ^ denominato così da’ Gimmerii che un tempo signoreggiarono nel-Bosforo. tutto paese abbondevole di frum ento. Rispetto poi a Panticapea è un colle tutto abitato nel suo circuito di venti stadii: e dalla parte di levante ha un porto con arsenale ba(<) Il moale M a n k u p . il quale divide il Ponto Enssiao in due m ari. Avvi anche un altro m o n te . l a questa parte montaosa della Taurìde avvi anche il monte Trapezo ( i ) . riducendolo da una parte e dal* r altra a uno stretto. metropoli dei Bosforiani.9io 4 DELtA GEOCRAFIÀ DI STRABOHB di Paflagonia detto G aram bi.

Imboccatura della Palude Meotide o Bosjbro Cimmerio. La bocca della Meotide chiamasi Bosforo Cimmerio: comincia da una larghezza (i) di circa settanta stadii (dov’ è il tragitto dai dintorni di Panticapea a Fanagoria. — Jm m ali del paesi degli Scùi e-d à Sarmati. èssa ed i luogbi circonvicini lungo le due si»ondé della bocca della MeOtide regnando i principi Leucone . — Fortezze del Chersoneso. — Fertilità del Ckersoneso. — Piccola Scizia. Que’ principi si chiamavano tira n n i. P e r gran tempo fu governata a m onarcbia. sebbene i più ibssero b u o n i. — Sciti Koltivatori e Sciti noi modi. i quali volevano un tri« buto maggiore del solito. E l’ ultimo di que’ dominatori non potendo resistere ai b a rb a ri. anzi Perisade fu denominato divino.LIBBO SETTIMO 2o5 steTòle a trenta navi. Ha inoltre una ro c ca. finché poi quest’ altimo cedette quella signoria a Mitridate. e fi* nisce in uno stretto molto più angusto. . Sagauro e Perisade .■ quel regno divenne soggetto ai llomani. C A P O IV. La maggior parte di cotal regno è nell’ Europa. consegnò il principato a M i­ tridate E npatore. Questo passag(i) Lo Stretto delle Zabacche. co< minciandosi da Perisade e Leucone . eh’ è più vicina di tutte le città dell’ Asia ) . ed ebbe a fondatori i Milesii. e cosi poi quando costui fu Viqto . e sol quahtfae pbr> zione appartiene all’ Asia.

la quale ap­ partiene all’ Europa. è tutta deserta. per d ii navighi a mano sinistra lungo quella spiaggia dov’ è anclie l’istmo : ma questa spiaggia. ed a poco più di (^esto numero ascenderla navigazione lungo la spiaggia dell’ Asia. Azof. il quale scorre dalle parti settentrionali verso quella palude e proprio nella sua bocca dove poi ba due foci distanti fra loro circa sessanta stadii. Di qnivi navigando in linea retta al T a n a i. Lo posseggono i principi del B osibro. fran. Avvi anche una città (a) che porta 10 stesso nome del Tanai. 11 gran Chersoneso somiglia al Peloponneso nella figura e nella grandezza (5).ao6 DELLA GEOGRAFIA DI «TRABONE gio divide l’ Europa dall’ A sia.) Alcuni leggono aito mila. Osserva però il Gossellia che la Morea è più lunga e m ca della Crimea. Al Parlenio corrisponde ora Casan-dip. ed h» rimpetto a sé un borgo nelPAsia detto Achilleo. ed è tutto coudotto a male dalle guerre (i) (a) (3) ' (4) (5) larga 11 Don. E poi tre volte m aggiore. e serve con esso a que­ sta divisione anche il fiume Tanai ( i ) . . (Edit. ed all’ isola situata sulle siie foci si contano due mila e due cento stad ii.^Tutto quanto poi 1 1 circuito della p a lu d e Meotide si dice che sia di nove mila stadii (4 ). Yenikalè. Chi naviga nel Bosforo Cimmerio trova a sinistra Fa piccola città di Mirmecio (3) a venti stadii da Pantic»» pea. ed è il massimo emporio de* barbari dopo Panticapea. Due volte tanto è lontano d a Mirmecio il borgo Partenio^ dove il tragitto è solo di venti stadii.

Però a questi popoli fu dato partico­ larmente il nome di Georgi (Agricoli)^ mentre quelli che stanuo più sopra soa Nomadi ( P asto ri. . Che aozi ne’ tempi antichi soleva di quivi mandarsi il frumento agli Elleni. e i Traci se ne ritrassero. in parte per la cattiva qualità del terreno quasi tutto paludoso. Da prima i tiranni del Bosforo possedettero soltanto il piccolo Cbersoneso. il re« stante del Cbersoneso è tutto una fertile pianura. e (i) Trattasi della Tracia. qaello vicino alla bocca della Meotide ed a Paoticapea fino a Teodosia: la maggior parte poi fino all’ istmo ed al golfo di Garci* nite possedevaola i T a u r ìi.LIBKO SETTIMO SO^ continue. chiamavasi Piccola Scizia. come dalla Meo* tide si maudavano i salsumi: e dicono che Leucone man­ dasse da Teodosia agli Ateniesi due milioni « centomila medimni di grano. e vi fa molto bene il frumento \ perocché in qualunque modo «i sommova il te rre n o . e qualche cosa anche fuori delF istmo fino al B oristene. rende trenta volte la semin»< gionè. Ma poi per la moltitudine di coloro che di quivi partendosi attraversavano il T ira e l’ I s t r o . Errauti ). e due cento ta­ lenti d ’ argento. Quindi que’ popoli insieme cogli Asiani abitanti i paesi vicini a Sindice pagavano a Mitridate ua tri* buto di cento ottanta mila m edim ni. non poca parte an> che di questo (i) ricevcLte le denominasione di Pic­ cola Scizia. Tranne la spiaggia montuosa fino a Teodosia. schiatta scitica : e tutto quel territo rio . e nettevaasi ad abi> tare il paese vicino a que' fium i. in parte costretti dalla forza.

non si metterebbero forse in guerra giammai. e guerreggiano pei tributi : perocché commettono le pro­ prie terre a coloro che amano di coltivarle . ma pev avere di giorno in giorno le cose che sod necessarie } e quando poi non *si dà loro ciò eh’ è pattuito . od amebe vietar loro di assalirli. e uon già per accumulare ricchezze. nè da ab(i) La voce afittg a' interpreta (d a » e fific ) uomo che iion ha in serbo V occorrente per vivere. Ma gli altri mancano ai patti perchè conBdano di potere colla propria forza o resi­ stere facilmente quando costoro andassero loro addos­ so. per lo spazio di trecento ses­ santa stadii con dieci torri ogni stadio. ven­ gono alla guerra. it quale apparecchiato a ud certo lor modo serve ad essi anche per companatico. D ’ onde poi Omero denominò Galattofagi tutti i popoli di quella regione. Cosi dice Ipsicrata che fece Àsandro . 1 Nomadi pertanto sono guerrieri più che lad ro n i. ovvero ( da « e jS/c ) ito» mo che non fa ingiurie nè violenta « nessuno^ . Perciò il poeta chiama cotesti uomini e giusti ed abii ( i ) . e a contatto del tìiare non sanno trattenersi dal ladroneccio . se loro fosse ben osservato il patto dei trib u ti. contentan­ dosi di riceverne certi tributi. che si' stabiliscono mo­ derati .30^ DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE si nutrono di carni principalmente di quella dei cavalli: e fanno uso anche di latte e di cacio cavallino^ oltreché adoperano il latte acid o . 1 Georgi poi sono creduti più mansueti e più incivi­ liti ^ ma per essere dati al far ro b a . il quale murò l’ istmo del Cher^oDeso vicino a|t» Meotide. siccome quelli c h e .

e tendevano ad empir di stoppie la fossa. Tali erano Palacio. i quali sogliono eleg­ gersi dai Romani. i generali del re incendiavano la notte quel tanto ch'era stato empiuto nel g io rn o . Chavo e Neapoli. ( 3 ) 1 generali di Mitrìdate>. a circa quindici stadii dal muro di C hersoneso. e cosi resistettero finché poi conseguirono lina piena vittoria. munendo quel luogo di muro. ^i) Eupatoria o K osltw . i quali se oe valsero nella guerra contro i gene­ rali di Mitridate. III. Oltre ai luoghi del Chersoneso già m entoratl r ’erano anche delle castella fabbricate da Scilaro e da’ figliuoli di lui.. »4 . sicché si po­ tesse facilmente andarvi a piedi. E T’era inoltre Eupatorio (i) fatto erigere da Diofante generale di Mitridate stesso. £ quivi Bnalmente è anche il porto Gtenunte. I gene­ rali regii pertanto (a) p er tenere fronte ai barbari ond ’ erano assediati. ed empieroa di terra la bocca dal golfo sino alla città. facendo in certo modo una sola cosa del forte e della città: e cosi poi agevol­ m ente poterono ributtare gli Sciti. E poiché i barbari assaltavano anche il muro che chiudeva l’ istmo presso Gtenunte . collocarono sopra il Capo già detto un presidio.LIBRO S E T T N O aO ^ tre somiglianti ÌDgiottizie per secondare la propri^ cu* pidigia. un capo che forma un golfo di raggnardevoi grandezza volto versQ quella cit­ tà : e al di sopra è un lago marino con cava di sale. Ed ora tutti que’luo­ ghi sono soggetti ai re del Bosforo. S tkjìosMj tom. Avvi p o i.

D ia fieri assai ed indocili. — N atura del suolo < f Illiria. ma più veloce d ’ entrambi nel corso.210 DELLA GEOGRAFI! DI STRABORE T u tta quanta la nazione degli Sciti e dei Sarmati faa questa usanza sua propria di castrare i cavalli per averli più ubbidienti . — D ivertì popoli della Panaonia. — Degli A rdisi o f '’ ardei. — Città d^ Epidamno e tF ÀpoUonia. Nelle selve poi banno caccie di cervi e di cinghiali . — AuUtriati. — Scordisci. — Dei golfi Ionio ed Adria­ tico. — ■ Costa dei Libum n. ~ Diversi popoli della Tracia. la tien quivi in serbo per parecchi g iorni. T ale adunque è tutto il paése «I di fuori delP Istro fra il Reno ed il T a n a i. CAPO V. Esso assorbendo dalle barici P acqua nella te s ta . — V tOiria. e di grandezza fra il cervo e l’ ariete . — D ardanii. cominciando dalP ultimo fondo delP Adriatico fino alla bocca Sacra delPlstro . dove comprendonsi PEUade. e i popoli situati al di sopra di esse verso . D tW Europa a l di qua delP Istro. — Isole adiacenti alla costa dell' Illiria. Himane ora l’ Europa al di qua dell’ Istro col mare che la circo n d a. E questo pure è proprio di qUe’ lu o g h i. e le nazioni della Macedonia e delP E p iro . — Spiaggia dei Japodi e loro città. perocché questi animali appo loro sono piccoli. di color bian­ co . e nelle pianure di asini selvatici e di damme. sicché poi può vivere facilmente an? che in aride regioni. fino al m ar Pontico ed alla Meotide. che non vi nasce aquila alcuna. F ra i quadra? pedi hanno quel eh’ essi chiamano Colo. — Della D al­ mazia. ed altri popoli.

I)a questo monte dicjs Po­ libio che possono vedersi tutti e due i m a ri. dalla parte di mezsogiorno stan* no l ' Eliade e le regioni circonvicine. la quale è anch’ essa tutta ele(i) Il Balkan. e molti impedimenti si frappongono alla vista. E si potrebbe forse di-* videre in due questa parte d’ E u ro p a . e dividd quasi pel mezzo la Tracia. abitate d a bar-< bari sino ai luoghi montaosi. alle A lp i. perocché di quivi all' Adria v’ ha una grande distanza.LIBRO SETTIX O » II- r istmo e verso i due m ari Adriatico e Ponlico : cioè Terso l’ Adriatico i poppli illirici ^ verso 1’ altro fino alla Propontide ed ali' Ellesponto i T r a c i. ma n o a dice il vero . Peonia e Tracia sono in qualche modo pa< rallcli all’ Istro . ) . Vicino al Ponto è il monte Emo (i) eh’ è il più va* sto e il più eccelso di quanti n e sono c o là . Presso al m are Adriatico è quasi tu tta l’ Ardia e metà della Peonia (a ). (a) L’ Ardia era una parCé della Daìmati» presso il fiuiM Narenta : la Pevoia poi era la p arte («tteatrìonale della M ace­ donia ( G . ai Daci ed ai Geli. e formano quasi una sola linea che attraversa il paese dall' Adria fino al Ponto : sicché dalla parte settentrionale trovansi i luoghi fra l ' Istro ed i monti predetti . ai G erm an i. E conviene far princi* pio dall' Istro a parlare dfc' luoghi che tengono die* tro a quelli pei quali siam venuti finora aggiran­ doci : tali sono quelli contigui all' Ita lia . e alcaai Sciti e €e!ti ad essi fraiumisti. . quando i monti d 'I l l i r i a .

(G). celtiche nazioni soggette a C ritariso. i Reti e gli Elvezii (3). Però vorrebbe leggere non già contìgua aW Istro ed alU -Jlpiy m i all’Istria ed all’ Albi. (3) Pare cbe questa città si trovasse sul confluente del Kuìp e della Sava. principiando dal lago intorno a cui abitano i Y indelici. ma Don pare (dice il G ossellin) che l’ liliria siasi mai estesa fin 14.a ra s e l l a geogi U f u d i strabone vata^ e dalla parte della Tracia ha per confine il Rodo* pe (i) che dopo 1’ Emo è la più alta m ontagna. (a) Le edizioni comuni leggono »m't T tttU v t. dove ora è Siisek. fiume che dalle montagne della Dacia scorre nelF Istro passando per gli Scordisci denommati Calati. Il restante del paese l’ occupano i Pannonii fino al territorio di Segesta (3) ed all’ Istro verso il settenlrio( 1) Despoto-Iag. che sta fra l’ I­ talia e la Germania. (G. quantunque ne fosse escluso dal P a ris o . Una parte di questo paese lo desertarono i Daci debellando i Boj e i T au risc i.). . il quale affermava che quel paese era s u o . . e i Tinn.G li Autariati abitavano la parte della Dal­ mazia vicÌDa a l fiume che ora dicesi Kerka : la Dardania steadevasi lungo le montagne cbe limitano al mezzodì il paese della Servi» moderna. Ma' sulla fede di antichi manoscritti e col confronto di altri luoghi di Strabone i recenti editori sostituiscono r c tt Il lago poi di cui qui È parlato dovrebb’ essere quel di Costanza . £ noi cominceremo dal* r Itliria contigua alP Istro ed alle A lpi. e dal» 1’ altra parte verso il settentrione ha T liliria e il paese degli Autariati e la Dardania. Perciocché anche costoro abita­ rono un tempo frammisti cogl’ Illirici e coi Traci : ma i Daci poi distrussero questi popoli e spesse volte giovaronsi degli Scordisci come di alleati.

posta sul confluente di parecchi fiumi tutti navigabili. . 11 Iago Lugeo dicesi ora di Zirkniz. (3) Il Kulp. ed è opportuna a valersene per fare guerra ai Daci. avvi per 1’ Ocra un pas­ saggio al lago detto Lugeo.). superando P Ocra (i). V' hanno trecento cinquanta stadil ( e alcuni dicono cinquecento) per giungere a Nauporto colonia de’ Taur is c i. Quivi il Noaro diventa navigabile. e dopo aver ricevuto in sè il Colapi (3) che scorre dal monte Albi a traverso dei lap o d i. gettasi nel Danubio sul ter-t rìtorio degli Scordisci. (G. borgo della Gamia (a). vicino a Segesta. (a) T ra tu si di Trieste e della Corniola. poi va a m etter foce nella S ava: questa sbocca nella D ra v a. la quale alla sua volta entra nel Noaro. condotte sui carri. E la navigazione su questi fiumi va per lo più verso il settentrione : da Tergeste poi al (i) L e montagne al nord di Trieste. Essa è situata sotto quelle Alpi le quali si stendono fino ai lapodi. nazione celtica insieme ed illi< rica^ e da quelle discorrono anche alcuni fiumi portando a Segesta le produzioni di altri paesi e pripcipalmente d ’ Italia. Cosi parimenti da T er­ geste .L IM O s z T T n i o a i3 DB' e il levante \ e verso le altre p a r^ si stendono an­ che a maggiore ampieEza. Vicino a Nauporto è il fiume C arcora che riceve sopra di sé le merci già dette. dove le merci sono. E d è l'O cra la parte più bassa delle Alpi stendentisi dalla Re­ zia fino ai lapodi. L a città di Segesta è dei P an tio n ii. appo i quali s’innalzano nuovamente que’ monti e chiamansi Albii. Perciocché da A quilea.

(a) Il paese dei Veneti^ . A questo tien dietro il litiorale dei la* (i) Le edizioDÌ ordinarie leggono: dei Sardi. gli A ndizeti. i D izioni. e si trova fra il mare « le nazioni Pannonie. sono tutti popoli pannonii ^ e cosi anche altre piccole genti e di poca fama : giacché la Pannonia si stende fino alla D alm azia. T utto poi il littoralè dell’ Istria è di mille e trecento stadii. dei quali fu condottiero B ato n e. i Disiziati. m a soggiunse. 1 B reu c i.314 DELLA C E O G B ir ii DI StBÀBONE Danabio avvi una strada di cirea mille e duecento sta* dii. fino ad A n c o n a. ri» petendo per altro alcune delle cose già dette. Non est aUem haec sentenlia omni- no sana. tenendosi a destra il territorio Eneto (s). T u tta quella parte che dal fondo del m are Adriatico va al golfo Rizonico ed al territo* rio degli Ardici è m o n tu o sa. Vicino a Scgesta sono anche il forte di Siscia e Sirmio posti sulla strada che conduce in Italia. Al­ trettanti se ne contano dal capo che sta dinanzi a P o la . e quasi anche fino agli Ardici (i) andando verso il mezzogiorno. II CasauboDO propose pel prim o la correzione adottata poi anche dal Coray. città dell’ Illiria . sicché poi si trovano a circa ottocento stadii dal fondo del golfo già detto. Dicemmo pertanto nel discorrer l’ Italia che gl’ Istrii sono i primi popoli della spiaggia illirica i quali tengano dietro all’ Italia st€ssa ed ai Carnii ^ ìe però coloro che presentemente governano producono i confini' d’ Italia sino a P o la . E di qui presso a poco ci convien fare principio alla descrizione che ci rim an e . i Pirusti. i Mazei.

La maniera delle loro armi è celtica . Le loro città sono Metulo. ma all’ ultimo poi furono domati da Cesare Augusto. presso le quali si dice che Medea uccidesse il proprio fratello Apsirto da cui era inseguita (4). e ne sparse le membra lungo la via . sicché per lo più si nutrono di zea e di miglio. Dopo la spiaggia dei lapodi viene la Liburnica più lunga deir altra ben cinquecento stadii (2 ). Lungo tu tta la spiaggia della quale ho parlato vi sono delle isole. Su questa spiaggia trovasi un fiume navigabile con legni di tras­ porto fino ai Dalmati ^ e poi Scardóna città della Liburnia. Sterile è il loro territo rio . Àrupeno. lungo il quale ]a naTÌgazione è di mille stadi! ^ perocché questi lapodi hanno la loro sede sul monte Àlbio eh’ è r ultimo delle Alpi e molto elevato. . Poi è l’ isola Cireltica ( 1) Anche il Gossellin confessa d’ignorare la situazione di que* eie dui. ed hanno il corpo Tariegato da punture a somiglianza degli altrì Illirii e Traci. (3) Le isole di Cherso e à’ Ossero. perchè coloro ond’ era inseguita soSermandosi a racco­ glierle le dessero opportunità di fuggire. (4) Secondo la tradizione comune Medea fece in brani il fra­ tello Aps irto eh’ essa avea seco . dalP altra fino alPÀdriatico ^ e sono gente bellicósa. come a dire le Apsirtidi (3).LIBRO SfeTTIMO ilS p o d i. Monettio e Vendo (i). Da una parte di questo monte si stendono essi fino ai Pannonii ed a ir Is tr o . (i) Qui le edizioni ordinarie segnano una lacuna : tna nè il senso la esige ^ nè il m aaosctilto seguitato dal Coray ne dà in­ dizio.

A questi ultimi è vicina l’ isola detta Gorcira la JVera (3) con una città dello stesso (i) P.ìli6 SELLA (QEOGBAFU DI STBABOnS presso i lapodi. (a) Narenta. Segue poi il fiume Narone (a) coi D aorisii. Faro che pri­ m a dicevàsi P arò fondata d a’ P a r ii. Àrdiei e Pierei abitanti lungo la sua corrente. sicché una parte di essa è bagnata dal mare. una parte è posta dall’ altro lato di quel monte. I Dalmati hanno in costume di fare ogni ottavo anno una nuova distribuzione del loro territorio: quanto poi al non usare monete è un costume lor pro­ prio rispetto agli altri abitanti di quella spiaggia ) ma è invece comune a molti altri barbari. alcune delle quali erano vere città. (3) Cunola. Sinotio la nuova e la vecchia che Augusto in* cendiò : ed avvi anche À ndétrio. Vitt. Quésta è una di quelle nazioni che guerreggiarono lungo tempo contro i Romani . piazza forte 5 e Dalm in io . Priamona. Tragurio fondata dagP Issei. Ma Nasica ( 1) la impicciolì. in numero di circa quaranta ^ poi altre iso le. de Fir. N in ia . IH. grande città con cui la nazione ha comune il nome. d’ onde fu nativo Demetrio Pario. per esempio S alo n a. . fra le quali le più conosciute sono Issa . Quincli le Libuniidi. e possedette ben cinquanta ragguardevoli abitazioni. Appresso viene la spiaggia dei Dalmati con Salona loro arsenale. e ne converti il ter* ritorio io pascolo di pecore per gastigare la rapacità di quegli uomini. Jurel. ffcipione Nasica» V. 11 monte Ardione divide pel mezzo la D alm azia.

Sono poi Dardaniati antesto ordinario dice F aralii. perché cessassero d'infestarlo coi loro ladronecci. Ma il paese a cui trasferirensi era sterile ed aspro e Bon acconcio ad essere coltivato . Dopo la spiaggia degli Ardiei e de’ Pierei s’ incon* trano il golfo Rizonico colla città detta Rizona (a). poi altre piccole c i t t à . I moderni poi chiamarono Vardei (i) gii Ardiei. poi il fiume Drilone (3) navigabile contro il corso della sua corrente fino a l territorio dardanico: il quale è contiguo alle nazioni macedoni ed ai Peoni dalla parte di mezzogiorno. Golfo d i CaUaro e la c itli di Ritona. i quali furono dai Rooftani cacciati dal mare nelle parti m editerranee. fra i T raci i Triballi : i quali primamente sì rovinarono guerreggiando fra lo ro . Questo medesimo accadde anche alle altre nazioni che avevano stanza in que’ luoghi ^ perocché di poten* tissime che furono nn te m p o . Tali furono tra ì Calati i Boj e gli Scordisci ^ tra gl’ lllirii gli A utariati. gli Ardici e i Dardanii . come anche gli Autariati ed i Dasarezii in diverse parti sono contigui fra loro e cogli Autariati (4).UBSO 8BTT1K0 a i^ nom e fondata dai Gnidii : agli Ardrei è vicina P isola di F aro che prima dicerasi P a r o . perchè la fondarono i Parii. poi furono debellati dai Macedoni e dai Romani. e li costrinsero a coltivare la terra. caddero in estrema bas< sezsa e disparvero. (■) (s) (3) (4) II II Il È Drino. . manifesta l’ oscurità o l’interpollazione di ^ e s t o luogo. sicché quel popolo fu distrutto per modo che ne rimasero solo alcuni po< chi.

{i) Poiina.» l8 BELLA CEOCIIÀFU DI 8TRAB0HE che i G alabrii.La città d ’Argo menzionata subito dopo è Fi­ loquia all’ estremità orieotale del %olfo Aria. . e 1’ E a verso il ponent» a m etter foce nell’ Adriatico. ed anche i Tunaiti che dalla parte orientale conOnano coi Medi nazione di Tracia. (3) Dna delle cime del Pindo. Nel paese degli Apolloniati v’ha un luogo nomato N infeo. Ecateo chiama E a l’Aoo^ e dice che da uno stesso luogo vicino a Lacmo (3 ). ora M tlzovo che divide l’Epiro dalla Tessaglia. il Forte d’ A lessio. Sotto questa ma non cosi come si possa cprreggerlo. . tanto che scavandosi delle spelonche sotto mucchi di letam e. Ài golfo Risonico seguitano Lissoj Àcrolisso ed Epi* damno (i) fondata da’ Gorciresi. (i) Cioè Alessio. E questi sono i popoli m editerranei. D ondinteno davan opera alla m usica. e Durazto. ed è una pietra eh’ esala fuoco. m eotorati. anzi da una sola sorgente discorrono l’ Inaco verso il mezzogiorno ad A rg o . quivi passavano la v ita . iun« go il qualé è Apollonia {% ) città fornita d’ottime leggi e fondata dai Corintii e dai Gorciresi. . dei quali noi parleremo anche pi& sotto. Sebbene i Dardanii fosr sero pienamente selvaggi.l Dardaitiati che l’au­ tore Domina subito dopo sono una stessa cosa coi Dardanii già. presso i quali a rri un’ antica città . distante dieci Stadii dal fiume e sessanta dal mare. la quale ora si chiama Dirrachio con nome comune anche alla penisola sulla quale è situata: poi trovansi i fiumi Apso ed Àoo. ed usa» rono sempre stromenti e di fiato e con corda.

ed era nativo d’ Issa (3) j 1’ altro dal fiume Adria.U B S O S X T T llfO a 19 pietra scorrono n u ce lli di tiepiclo asfalto. ( 1) C ittì TondaU nella Siria da Seleuco Nicatore a’ piedi del monte Pierio. Questa bocca è comune ai due goliB ^ i quali così si distinguono. come Posidonio asserisce. dove riotegrasi sempre quel tanto che se ne to g lie. se non che avea d’ uopo d ’ una quantità d’ olio maggiore. convertendosi col tempo in bitume la terra di cui s ’ empiono le fosse . proTenieati a qiiaato si cengeltara da bilam e liquefatto dal fuoco : giacché avvi una cava di questo bitume in un colle vicino. E dicé Teopompo che il primo di questi nomi viene da colui che condusse i lonii in que’ lu o g h i. Dopo Apollonia sono Billiace ed Orico con Panor* mo sua staeione di n a v i. che il nome di Ionio viene attribuito alla prima parte di quel m a re . . perciocché quando sia bagnata di olio uccide il verme prima che arrivi alla parte vitale delia radice : e soggiunge che una terra consimile fa trovata a Rodi quando egli n’ era p rita n o . I monti Cerauoi od Acrocerauni diconsi ora Moftti della Chi- nterà. e il nome di Adriatico si dà al restante fino all’ ultimo seno \ sebbene poi ora siasi esteso a tutto intiero. Lo stesso autore poi afferma che la tierra detta ampelite la quale si cava a Seleucia Pieria (i) è un rimedio contro la rosicatura delle viti . Il testo comune dà la lesione evidentemente ì t r« y'ttn . e poi i monti Gerauni (a) : e quivi comincia la bocca del golfo Ionio e dell’ Adriati­ co. ( 3 ) Pare che Balliace ed Orico fossero nel golfo dell’Aulone. (3) guasta Cosi il Coray.

ftio d e l l a g e o c h Av ia s i str à b o h e Dai-. che la posizione delle isole Liburnidi sia tale da formare u n cerchio di cin« quecento stadii . forse perchè non s’ ebbe contezza della sua b o n tà . T u tta la spiaggia illirica è provveduta di porti assai co m o d i. all’ op­ posto della spiaggia italica che le sta di rim petto e che n ’è priva. freddo ^ n evoso. come nota Po­ libio parlando di lui e dì altri scrittori. tranne alcuni luoghi dove il terreno eccessivamente s’ indura. nondimeno la spiaggia illirica fu anti­ camente negletta . e la parte che accenna al setten­ trione più che il restante : sicché quivi sono scarse le viti cosi ne’ luoghi elevati come nei piani. e così parimenti anche le isole vicine. Alcune di sifiatte dicerie popolari si trovano anche in Eratostene.Lìburni ài Cerauni coDtansi poco più che d a r mila stadii : e Teopom po dice che tutta la navigazione cominciando dall’ ultimo seno è di sei giorni \ e che può viaggiarsi in tren ta dì a piedi tutta P llliria. 11 paese superiore a questa spiaggia è ttttto montuo­ so . M a sebbene sia di tal fatta . e che l’ Istro con una delle sue boc* che entri nel mare Adriatico. argomentandolo dall’ essersi trovato qualche vaso di Taso o di Chio nel fiume Narone ^ che amendue questi mari si possano ve» dere da una certa m ontagna. Entram be poi sono tiepide e fruttifere. A m e p ar nondimeno che questo autore esageri^ oltre di che egli asserisce anche altre cose incredibili : come a dire che i due mari comunichino fra di lo r o . E sono tutte . sicché vi allignano bene gli ulivi e le viti. ma senza dubbio assai più per la saivatichezza degli abitanti « pel costume che avevano del ladroneccio.

. se ne con* tendevano il possesso. che dagli Agriani (i) fino all’ Istro occupavano il cammino di quindici g io rn i. U na volta avendo gli Autariati vinti i T rib a lli. m a ponendo poi le convenzioni in non cale. contigui ai Triballi ed ai Misii. dopo che per gran tempo erano stati potenti. i quali soggio* garono loro e gli Scordisci m edesim i. le quali verso il mezzogiorno si stendono fino ai Dalmati ed agli Arcliei. divennero padroni anche degli altri popoli Traci ed Illirici : ma furono poi debellati prima dagli Scordisci e appresso dai R om ani. O r avevano pattuito che di queste saline i due popoli dovessero alternativamente godere. e verso il levante congiungonsi cogli S co rd isci.LIBRO SETTIMO 321 pìauure montane occupate dai P anhonii. ed il Margo che altri chia* m auo Bargo : gli altri abitavano un poco al di là di que­ sto fium e. Gli Scordi(i) G li Agriani occupavano quasi tutto il paese ù» rA driatico e il m ar Nero. Terso il settentrione fibiscono alP Istro . presso le mon* tagne dei Macedoni e dei Traci. Questi Scordisci abita* vano lungo l’ Istro divisi in due parti : e gli uni stavano fra due fiumi che sboccan nell’Istro. ciò sono il Noaro che scorre presso S egesta. L a gente degli Autariati fa la più grande e la più valorosa fra tutti gP Illirici ^ e già tempo era continua* m ente in guerra cogli Àrdici per le saline che si forma* vano sui confini di questi due popoli coll’ acqua che nella stagione di primavera scolava da una certa vai» lata : la quale acqua cavata e riposta per cinque giorni ctringevasi in sale.

Costoro e i Crobizi e quelli che dieonsi Trogloditi abitano al di sopra de’ luoghi circonvicini a C alati . e fra gl’ lllirii cogli Àutariati e coi Dardanii. ' (3 ) Abitavano fra la Drava e la Savt^ (G. e quelli phe stanno al di sotto di l o r o . cioè di quella al di qua deli’ I s tr o . Essi con­ finano col monte R o d o pe. . (G. ai Peoni! ed ai T ràci : e assoggettaronsi allora anche la maggior parte delle isole che sono nelP Istro. di cui pure abbiamo già fatta parola. F ra costoro poi e gli Àrdiei sono i Dasaretii. L e loro città poi erano S o rta e Capeduno (i). fino al P o n to . Quindi seguon coloro che abitano intorno all’ E m o . (3) Mangalia . a Tomis e ad Istro (3}. cioè i C o ralli. alcuni dei Medi e dei Dante* leti (4).). coi P eo n ii. e le paludi di quella che dicesi piccola S cizia. i B essi. Tomiswar e Kargoìh. e vivono in nascondigli e duramente. (() Non conosco (dice il G ossellin) la posizione di queste ciuà. e crebbero a tanto d a recare i proprii confini sino agl’ IlUrii. gl’Ibriani ed altre ignobili nazioni che gli Scordisci travagliarono finché n ’ ebbero deser* tato il p ae se. Dopo il paese degli Scordisci ( 3) vicino all’ Istro avvi quello dei Triballi e dei Mtsii dei quali abbiamo già fatta m enzione. (4) Questi popoli abitavano la Tracia e la Bulgaria de’ nostri giorni.33a DELLA CEOGRÀFIA DI STRÀBONE sci ebbero anche alcune isole . lasciandolo pieno di boschi inaccessibili per lo spazio di parecchie giornate di viaggio.). T u tte queste nazioni sono date onninam ente al ladroneccio : anzi i Bessi che abitano la maggior parte dell’ Emo dal loro ladroneggiare sono soprannomati la­ droni .

incontra dopo cinquecento stadii una piccola città detta Istro ( i ) . come quelli che sebbene cadano fuori delle montagne d’ Illiria.a destra la spiaggia. giova alla trattar zione presente non meno che a quello onde avremo a parlare di poi. Tomiswar. Siccome poi discorrendo la spiaggia illirica ci siamo spinti fino ai monti C erau n i. CalcedoniL Ciana — Goyb e città V ii’ Bìzaxào s e delia pescarne ch‘ìvi si fa . . nondimeno perchè essa termina in un naturale confine. sebbene vada a cadere oltre la linea del monte £ m o . fondata già dai Milesii : poi Tomis altra piccola città distante dalla (i) Kara-Kemum. segnan per altro un naturale confiue^ poi con que’ monti siamo venuti determinando le nazioni m editerranee. poi MangaUa. stimando che siffatte descri> zioni dovessero avere grande im portanza alla materia p re se n te . ed anche per I’ avvenire : così parimente ri­ spetto alla spiaggia della quale ora ci facciamo a par­ l a r e . Chi dunque movendo dalla bocca Sacra dell’Istro jsi tiene .LIBRO SKTTIHO 323 CAPO VI. — Costa del Ponto Eustino daU'Istro sino a Bizanxio. — Dà Della spiaggia f r a l ’ Istro ed i monti deli’ una e del1’ altra parte della Peonia resta ora la Pontica. poi Sizebali. cioè nella bocca del P o n to . la quale va dalla bocca Sacra del fiume predetto sino al monte Em o e sino allo stretto presso Bizanzio.

e nello spazio frammezzo stanno T ienia ^ paese degli Apolloniati. Su questa spiaggia medesima avvi anche il promontorio T irizis. colonia de* Milesii. Nell’ intervallo da Calati ad Apollonia avvi Bizone di cui una gran parte fu rovinata dai trem u o ti. e lo consacrò in Campidoglio. ed al> l’ ultimo Apollonia stessa. poi Finopuli ed Andriace contigue (i) Baltchik « Vama. e poi Calati dopo a?« tri duecento ottanta ^ colonia degli Eraelei ^ ed a mille e trecento stadii da Calati trova Apollonia. frano. e Nauloco . poi Mesembria (2) colonia de’ M egaresi. Questa città ^ fondata per. siccome anche la città di Seli dicesi Selimbria. (E d it. che anticamente fu detta Menebria o città di Mene ( perchè il suo fondatore chiamavasi Me­ ne-. Da Apollonia alle Cianee sono circa mille e cinque­ cento stadii . Anchiale che ad essi ugual­ mente ap p artien e. Vien poscia il monte E m o che si stende fino al m are . luogo fo r te .aa4 DELLA GEOGIUFIA DI &TRABONE prim a daecento cinquitDta stadii . e quella che or nomasi Eno chiamavasi pVima Poltiobria (3). da cui Marco Lucullo portò via il colosso. . poi Cruni ed Odesso (i) colonia dei Milesii. opera di Calamìde. (a) Misevria. la maggior parte sopra un’ isoletta dov? è un tempio d’ A pollo. det quale una volta Lisimaco si valse p er mettervi in serb» ì tesori. (3) Stefano da Bizanzio la chiama Poltimbria. e nel linguaggio de’ T raci una città dicesi Brio ) . castello de’ Mesembriani. Se* guita poscia Anchiale castello degli Apolloniati. da Poh! re della Tracia contemporaneo a tk guerra di Troia.

l’ altra dal tempio d e ’ Galcedonii eh’ è nel punto dove la bocca dell’ Bussino è più angusta.LIBRO SETTIMO 3 l5 a Salm idesso. se non d ie n ’ h più piccolo. S T k A to sg j tom. e di quivi al Ceras di Bkanzio. che per circa settecento stadii si estende fino alle G ianee. Questo animale si genera negli sta­ gni della M eotide. lU . spiaggia deserta e sassosa . l'altra all’Asia. poscia il m are si allarga assai p ià e comincia a formar la Propontide (i)’ . D a quel capo che angustia lo stretto a soli cinque stadiì andando al cosi detto Porto del Fico sono toecento a venti stadii. cinque. è quando s’ è invigorito alena (i) Il Mare di Marmara. perciocché si divide in parecchi seni quasi come in altrettanii r a m i. Le Gianee poi sono due isolette presso alla bocca del P o n to . lo spogliano. gli Asti! nazione di Tracia stanziata al di so> p ra di quella spiaggia. somigliante nella figura al corno di un ce rv o . nei quali poi entrando le pelamidi {»} prendonsi fecilmente^ sì per la quantità di q ae’ pesci. i5 . (3 ) Pesce somigliaate al tonno. £ d è il Geras un golfo congiunto col i]fioro di Bizanzio ed esteso circa sessanta stadii verso occidente. senza porti e molto battuta dai venti boreali. come anche per essere quei seni cotanto stretti che i pesci si possono pi­ gliar colle mani. l’ an a delle quali appartiene aIl’£ uropa. Perciocché procedendo an­ cora dieci stadii trovasi un capo che riduce a soli cin­ que stadii lo s tre tto . e si per la forza della corrente che le sospinge . e se gualcano vi è g e tta to . e sono disgiunte da an o stretto di circa venti stadii: e altrettanto sono lontane l’ una dal tempio di Bizanzio.

e lungo la costa asiatica se ne va fino a Trapezunte ed a Fam a«ia ( i ) . per essere que’ luoghi disposti in m o d o . perchè le pelamidi non si avvicinano punto ai loro porti. e quivi poi ha luogo la prima •pescagione ^ ma non è di molto rilievo. dove trovansi adatte ad essere prese. e s’impadronirono invéce della più sterile.. esce a frotte dalla bocca di quella palude-. giacché fino a quel tempo le pelamidi non sono ancora venute alla grossezza loro conveniente. Q uando poi sono giunte alle Cianee e se le hanno aqcbe lasciate addietro . Dicono pertanto che Apollo a colorò i quali volevan fondare Bizanzio dopo che i Megaresi avevano già fondata Calcedonia . Procedono quindi fino a Sinope . vengono trasportate in quest’ ultimo somministrando così ai Bizantini ed al popolo romano un xagguardevol provento. e tenute nella salamoja. e però consultarono il Dio afQnchè indicasse loro il luogo op­ p o rtu n o . OK Trebisonda e Keresona. perchè essendo stati i primi a na­ vigare in que’ luoghi. una pietra bianca la quale dal lido Calcedonico si spinga addentro nel mare le spaventa per m o d o .aa6 DELLA GEQ G nA FlA DI »TRABOME p o c o . non partecipano di cotesto vantaggio. rispose : Rimpetlo ai ciechi. . che la corrente del m are trae a Bizanzio ed al golfo C e ra s . chiamando cie­ chi i Calcedonii. che in ub subito si voltano verso la riva o pposta: dove stra­ scinate dalla c o rre n te . Ma i Calcedonii che pur hanno stanza ivi presso lungo la riva opposta . negligentarono di occupare una spiaggia fornita di tan ta ricchezza.

Popoli situati al mezzogiomo delle montagne dllUria e lU Tracia. che ( 1) Il C oray crede che debba leggersi Cabile. — Del Peloponneso e di coloro che t abitarono. e quella che dicesi spiaggia sinistra del Ponto dal fiume Istro fino a Bizanzió. . parlando del P eloponneso. Al di sopra poi di Bizanzio abita la nazione degli À sti.IBSO SETTIMO 227 Ck)sì dunque Doi siamo proceduti fino a Bizanzio . — Popoli deWEpiro. e poi il paese dei barbari ad essa contiguo fino a que’ monti. — Golfo Ionio. — ■‘irgo Jmfilochia. ' Questi pertanto fra i popoli circondati dall’ Istro e dai monti d’ llliria e di Tracia sono quelli che meri­ tano d’ essere mentovati : essi occupanò tutta la spiag^gia A driatica. Restano ora le parti meridionali delle moatagné già d e tte . Ecateo milesio d ice. — Lelegù — Epi­ ro. appo la quale è la città di Calibe (i) dove F i l i p ^ figliuolo di Amintà pose ad abitare i malandi-ÌDÌ. — lim iti dà Traci e dei Macedoni. — Nicopoli. perchè questa città per essere molto viciaa allp stretto. CAPO VII. coi paesi che a quelle tengono dietro : fra que* sti avvi l’ E lia d e . Del mare Egeo. e degli altri mari che gli succedono Jìno al golfo d’Ambm^ eia. — fil­ tri popoli delPEpiro. — Della Fid Igaazia e di quelle che ad essa mettono capo. segnava un limite più conosciuto d’ ogni altro a quella spiaggia c' ha il suo principio dalP Istro. • — Macedonia superiore o Ubera — Oracola di Dodoiia s e che cosa ne dica Omero.J.

E il proverbio iovalse a significare la stupidezza de’ BeozII io ge­ nerale. O ltre di che i T raci. Drim ante e Grìnauo. C o to . accennando 1’ antico proverbio : Beoiico porco (i). fa­ cendone congettura dalle tradizioni rimaste. gl’ Y a n ti. siccome dice an­ che P in d a ro . i Lelegi ed altre genti siffatte si divisero fra loro il paese al di dentro dell’ istm o . Eclo . i Cauconi. L’ etimologia di questo proverbio è chiara nel greco p er 1’ analogia della voce vt porco e vnf yanle. e la Beozia l’occupa* rono gli À o n i. nazioni epirotiche. gli À nfilochi. Così i Traci posseggono la Macedonia e alcune parti della Tes­ saglia ^ e i T esprozii. T ereo occupò la Daulide nella Focide^ i Fenicii venuti con Cadmo tennero la Cadmea . gl’ lllirii e gli Epiroti abitano an­ che ai dì nostri sui fianchi dell’ E lia d e . alla quale an­ ticam ente erano ancor più vicini : che anzi anche og­ gidì una parte di quel paese che senza controversia nomasi Eliade è occupata dai barbari. i C assopei. Codro . . Impercioccbè Pelope condusse dalla Frigia una gente in quel luogo che fu poi dal suo nom e chiamato Peloponneso^ e Danao dall’ Egitto : e i D rio p i. i T em m ici. ed anche quello al di fuorh Infatti i T raci venuti con Eumolpo occuparono l’Àttica. i Pelasgbi.aa8 D E ttA GEOGRAFIA DI STRABONB prima degli Éfleni P abitarono i barbari : anzi quasi tu tta l’ Eliade fu aoticam ente abitata dai b a rb a ri. occupano le parti superiori dell’ Acarnania e dell’ Etolia. come sono Cecrope . i Molossi e gli A tam ani. Dei (i) 2<<«r/<er v f . E da’ nomi] stessi di alcuni di questi capi si fa manifesta la loro barbarica o rigine.

il resto i Teleboii : poi nella Repubblica degli Etoli chiama Lelegi quelli che ora dicopsi Locrii .opo^ ed al figlio di uqa sua ( 1) Nel fìbfo quinto* (a) Straboae parla qui probabilm ente dell’ espugnazione di Troia compiuta da Ercole circa i3 3 o anni prim a dell’ E. lo m ostrano U Bepuhhlicho d i .Aristotele . tanto in qom> pa|[nia de’ C a r ii. coi C $rii: cbe fossero fino ab antico un popolo i^agabondo. ed alcune fortezze ota deserte denominate Lelegie. altri tengono che avessero solo a cornane eoa questi il luogo dove soggiornavano. ai fiumi Pedaso e Satnioenta.Beozia^ e lo stesso fa anche in quelle degli Opunzii e dei Megaresi. . P erò nel territorio milesio sono alcuni luoghi denominali ahitasioni de* Lelegi. il quale parlando di quella degli Acarnani dice cbe in parte l’ occuparono i C u re ti. in parte irerso . V. Nella Repubblica poi de’ Leacadi dà il nome di Lelege ad un autocl.il ponente i Lelegi.UBKO SETTIKO * 23g Pelasgbi a b b ia u già parlato (i). come da soli. R iipetto ai Lelegi alcuBÌ coDgetturaàó cbe siaoo uho stesso popolo coi Cari! . Aggiungasi che tutto quel tratto presentemente denominato Ionia fu abitato da’ Cari! e da’ Lelegi^ ma gPlonii poi discac­ ciarono entrambe queste popolazioni e pigliarono pos* sesso del toro paes^. Che poi questi Lelegi fossero barbari potrebbe argomentarsi eziandio dall’ essersi accomunati. ed aggiunge ijtresì che occupavamo la . e le militari spe> dizioni. Più anticamente coloro che pre« sero T roia (2) cacciarono i Lelegi dai luoghi circonvi­ cini alP I d a . ed in parecq^ie parti della Caria si trovano dei sepolcri di L elegi.

sebbene le nazióni fdssero pic­ cole. principalmente le citlà. e disparsi i luòghi abitati. e chci disparvero poi coP tempo ( i ) : ciò che si potrebbe dire anche dei C a u c o n i. Polibio dice che Paolo Emilio dbpo-aVer Vinti i Macedoni e il loro re P e rs e o . non era mollo diffìcile distingùere i tòro confini. i quali óra più non sussistono ^ eppure una volta ebbero stanza iu parecchi luoghr. &tti padroni da iò^o) qie* désitui. ed alcune delle quali abitarono Leu< Cade. nè sai'ebbe utile quand’ anche $i potesse. Ma soprattutto poi si dee credere ad Esiodo . La! quale di^ruzionef avendo pigliato priucipio già d a gran te m p o . Ariticamente adunque. . dive­ nuta deserta la mdggiòr patte di quella regiótìe. Percroccbè mi sembra che con quella pa­ rola raccolse abbia voluto accennare uomini che vis* Sero anticamente meschiati gli uni cogli a ltri.s3 o I)£ L X i GSOGKÀFIX B I STtlABONI! figlia quello di 'Teleboa. n o n . mólte e poco conosciute^. distrusse settanta città degli E p iro ti.è c e ss k ta iiemihancò adéssò in parecchie partì a motivò delle ribellioni . non sa­ rebbe possibife diiceruerlì còti precisione . trattandosi di popoli sen­ za celebrità. giacché i'Ròmani stanziano lè loto miliziè dentro le costoro abitaiziòni. nondimeno p er essere valorose e perchè governaVansi da se medesime. e distrutti. Questi eb^e ventidue 6 gKe che egli chiama Telebòe. Ora p o i . il quale così parla dei Lelegi : Locro f u condottiero dei popoli Lelegi cui una volta il Saturriio Giove d'infinita iapienz/mraccolsB dalla terrea e li consegnò sudditi à Deucalione. la maggior parte delle quali era dei Mo(i) L a leìdone comuné è matiifelUmente imperfetta.

e da E p d a m u o . e qoi^fito luogo serve di eoofitte tifai l’ Iftifia e l^a-Macédonia. Ma secondo Polibio. ^opo un uguale viaggio riescono al medesimo punto di questa Via. e ridosse in ischiavìtù centocinquanta itfila abi> taoti. A malgrado: pertanto di queste difficoltà noi ^ per quanto eonviene al nostro lavoro e p er quaqto ci sarà fattibile. duec\ento ses(i) Questo luogo (dice il G ossellin) m’ b ignoto. a F e lla .. sarebbero quattro milft e due cento ottanta stajdii. Da Apollooia alla Macedonia avvi la Via Ignazta che mena verso r o r ie n te . che agli otto ^ a d n agginuge due jugeri ( cioè la terza parte ^ i uno istadio. Quelli poi cbe partonsi da Apollonia . sicohò co m p u tan d o . cominciando dalla spiàggia 'd el golfo Ionio . eh’ è quella dove finisce la navigazione uscendo dal golfo Adriatico. con una lapide a ciascun miglio fino a Gipselo ed al fiume Ebro : e le miglia sono. . m a la prima parte dicesi’ anche f'ia d i Candavia^ eh’è ììn monte d ’illiria a cui <]besta via>«onduce fra le città di Licnido e di Pilone . e fino a Tessalonica. che sono la terza parte del aum erp idtile miglia.) dovrebbero aggiungersi altri cento settant’ otto «tadii.L e piime parti di questa spaggia sono i luoighi presso Epidamno e ApoRoara.ttBHo gjBVftiire »3t los 9Ì. cinquecento Irentacinque. intraprènderem o di parlare partitam ente di ciascun luogo. come i più fa n n o . . Ed essa tutta idtiera chiamasi Ignazia. otto Btadii^ p er ciascun miglio. E sono . dice Polibio. ^ i Liticeit^'e degli Eordi ^ e va ad Edessa . e ^ travenso di E ra clea . Q«inci poi’questa Via procède-Ibngò Bat'ntinte (i) . misurata e passi.

Quelle regioni poi che dopo il golfo d’ Ambracia io« clinano all’ Oriente e sono situate rimpetto al Pelopon* neso.aSa DELLA G E O a iU F U D r ATRABORB «àntaselte miglia. ad eccezione della spiaggia. rac­ colse proventi grandissimi dalle m i n il e e dalje altfe produzioni di qiiel fertile suolo. lasciandosi a destra ta tto il Peloponneso. . Chi dai Inogbi presso Epidaninò ed Apollonia si mette per questa v ia . che noi abbiam già discorse . ed a sinistra quelle montagaè d* l i ' liria. Dal S u n io (i) al Peloponneso stendonsi il mare Mir(i) Capo Colonna. Questa è abitata dagli Elleni. trovasi a dèstra le nazioni epirotiche circondate dal m ar Siculo fino al golfa d ’ Ambracia . stanziati in parte sulla Propoatide. e in. quindi fiiiiscono al mat« E g e o . e le nasioni eh’ abi> tanò colà intorno fino alla Macedonia ed ai Peoni. appartengono alP Eliade. cioè quello che guarda all’ oriente ( stendentesi dal Su* nio verso il settentrione fino al golfo Term aico ed a Tessalonica città della Macedonia che ora fiorisce so­ p ra ogni altra ) ^ e Quello rivolto al mezzodì . in parte sull’ Ellesponto e sul golfo M ela». Dal principio delle nazioni Macedoni e Peone sino al fiume Strimene abitano i Macedoni ed i Peoni ed alcnni dei T raci m ontanari : i luoghi poi al di là dello Strimone fino alla bodca del Ponto ed all’ Emo sono tutti dei T r a c i. ossia il lato delia Macedonia^ d a Tessalonica fino allo Stri* m one : ma alcuni v’ aggiungono anche quel tratto che va dallo Strimone al fiume Nesto^ poiché Filippo-mise gran cura intorno a qne’ luoghi per farli suoi ^ e. parte anche sull’ E g eo : il quale bagna due lati dell’ E liade.

il Cretere ed il Libico' coi seni che ineontrànsi fino al m ar di Sicilia ^ il quale poi forma anch’ esso i seni d 'À m b ra b ia . le quaji sono isolette poco distanti dall’Epiro e situate rimpetto alla punta orientale di Gorcira detta Leucimne.LiBBO SBTTUCO i3 3 lo o . a cominciar dai Gaoni andando verso l'oriente e verso i golfi d ’Àmbra* eia e di Corinto (sicché abbiami a destra il . poi vengono le Sibote. come già si è detto. a mille e settecento stadii da Breotesio. poscia Onchesmo eh’ è un «Uro porto a cui sta di rimpetto l’ estremità occidcn* tale di Gorcira . poi un altro porto ancora . porto capace in mezzo ai monti Cerauni . perché una volta dominarono tutto l’Epiro. ed anche per trovai^si fra. pri­ ma ì Caoni.identale di Gassiope fino a Taranto. l a quel . occupan* do un fertile paese : e la navigazione. Le nazioni delPEpiró dice Tèopiompo che sono qpaU tordici: e cbe le più celebri fra queste sono i Gaooi e t Molossi. essi pure Tesprozii. loro l’or^eoló antico e celeberrimo di Dodona. AI* trettanti ve n’ ha dall’altro promontorio chiamato Fala* ero e più oc(. I Gaoni pertanto: e i Tesprozii e i Gassopei.mare Àu> sonio. abitano la spiaggia marittima dai monti Cerauni fino al golfo d’ À m bracia. di Corinto e di Crissa. i quali segnitano ad essi immediatamente e sono. nominato Gassiope. dai monti Cerauni al golfo d’ À m bracia. e poi i Molossi^ i quali crebbero anche in yie maggiore possanza per la stirpe dei loro re ch’èrano de* gli Eacidi. In questo intervallo è P an o rm o . Dopo Ouchesino stanno Posidio e Butroto situato alla bocca del porto detto Pelode sopra una specie di peni* sola con coloni rom ani. ed a sinistra l’Epiro) è di mille e trecento stadit.

e al di sopra di quello dov’ tè Butroto sta la città di Fenica.di n a v i. tna non sono degne di essere menzionate. Pandosia e Batia nelle parti mediterranee*. . cittadella de’ Gassopèi. dove Cesare consacrò dieci legui tolti ai nem iti (i). il secondo pììi discosto.i34 DELLA G e o e m i r u DI STRABONE tragitto di m are stanìio ’alcnne altre iso lette. e sovr’ esso un tèmpio.' A questo lago ne seguono per ordine due altri . tutta quahta beh fornita di porti. e forma un istmo di sessanta stadii fino al golfo d ’ Ambracia ed alla città di ^icopoli fondata da Cesare Augusto. Al di sopra' di questo golfo è C icu ro . sicché in* dolcisce anche il goife. (G. popoli elleni. Colà intorno scorre il Tiami. sta presso alla bocca del golfo ed è distante da Nicopoli circa dodici stadii. A* piedi dei colle è una pianura con boscò e stazione . La sua circonferenza è di tre­ cento . il primo più vicino e men grande dell’ altro dicesi Goma1*0 . più grande c d anche migliore dell’ altro. A chi entra ilei seno stanno alla destra gK Àcarn^im. Questo è u n éolle vicino alla bocca del golfo . città de’ T esprozii che anticamente dicevasi E 6 ra . ' Steguìta poscia la bocca del golfo d’ Ambracia larga poco più di quattro stadii. posta poco al di sopra del m are t poi trovansi Elatria . co(i) Nella battaglia d'Àzzio. in cui mette foce il fiume Acheronte che scorre dal lago Achèrusio. e i-iceve in sé molti fiom i. Trovansi poscia il capo Gimmerio ed il lago D olce. Presso poi a Cicuro avvi' Buchelio . e il sacrario d’ Apollo Azzio.). e il lo ro 'te rri­ torio si stende fino al lago Dolce.

le com penetrò tutte in una sola chiamata d a luì N icbpoli.LIBRO SETTIMO a35 minciàndo da uno di un sol ordine di remi fino ad uno di diebi : ma dicono che le stazioni e le navi fu> rono distrutte dal fuoco. traducono come se dicesse « * r i. frane. otto stadii . Ambracia fu antican^ente in assai buona fortuna . L’ abbellì principalmente Pirro che se ne valse per reg-* già : ma i Macedoni poi e i Romani colle guerre con* fihue prostrarono cosi questa coAne le altre città di quella regione per gastigarle dell’ inobbedienza . situata su quel golfo. Gli Edit. tanto in quel tenreno dov’d (i) rritSttif. sul quale si naviga dal mare ad Ambracia con<> tro la sua corrente per pochi stadii (i)^ e discende dal m onte Timfeo e da Parorea. Nel sobborgo ha un terreno saéro disposto per* servire ai certami che si ce­ lebrano ogni quintb a n n o . fanto che il golfo ricevette da lei il suo soprannome. Lungo di essa scorre il fiume A^acto . dove la fondò Tolgo figliuolo di Gpselo. e deDominata Così dalla vittoria nella quale egli sulla bocca appunto di quel golfo vinse in mare Antonio e Cleopatra regrn» delt^Egitto intervenuta anch’ essa a qnelfa battaglia'. Alla sinistra poi stanno la città di Nicopoli ed i Gassbpei popoli dell’ Epiro fin presso ad Àmbracia. Qtiesta Città' è situata alcun poco al dt sopra dell' ultimo ràcesso del golfo. sicché all’ ultimo Augusto vedendo-^uelle città rimanersi Jnfieramente d ese rte. Nicopòli dunque è ben popolata e ri­ ceve ogni giorno inèrem ento: ha un ampio territorio j e r adornano le spoglie dei nemici.

si portò presso lui nel1’ Etolia ed insieme con lui conquistò 1’ Etolia stessa e l’ Acarnania. quanto sopra un' colle immi­ nente al terreno predetto dov’ è un tempio Sacro ad Apollo. Le altre abitazioni sono dipen­ denti da Nicopoli. Ed Eforo dice che Alcmeone dopo la spedizione degli Epigoni contro T ebe essendo invitato da D iom ede. gli altri al . e così anche quelli che abitano al di sopra di lo r o . Anche gli Amfilochi sono Epiroti. I giuochi Àzzii sacri ad Apollo Azzio sono con* siderati come un certame olimpico. gli A tam an i. lo denominò luacp da quello che scorre pel te r­ ritorio d ’ Argo. ma ora Cesare li ha sollevati a maggior dignità. ma Alcmeone ri­ mase n eir Acaro ania e fondò la città d’ Argo AmGloc h ia .. gli E tic i. Dopo Ambracia viene Argo Am 6 lochia fondata da Alcmeone e da’ suoi Bgliuoli. COSI chiamandola dal nome d ’ un suo fratello: e il fiume che va a . e gli abitanti de' luoghi circonvi­ cini vi contendevano il premio d’ una corona . gli uni più vicini ai M acedoni. conUgui ai monti il|i« rici in un’ aspra regione ^ come a dire i M olossi.a36 D EtLÀ G E O G B IF U DI ^TRAB0N£ u n ginnasio e uno stadio. gli O re sti. Chiamati poi amendue da Agamennonp alla guerra tro ia n a . Tucidide poi afferma cha stesso dopo il suo ritorno da T ro ia . e ne hanno la so ^ végliauza i Lacedemoni. Diomede p a r tì. fondò una città e le impose il proprio sao nome. £ i giuochi Azzii si celebravano an* che più anticam ente. si trasferì nell’ Acarnania ^ ed avendo quivi ereditata la signoria del fratello. i Tim fei.traverso di quel paese a gittarsi nel golfo. i Parorei e gli A tin ta n i. mal contentan­ dosi degli abitanti d’ Argo .

Cosi anche il FalcOn e r in una nota. r. Questi Enchelii dunque furono gover­ nati da principi non nativi di quel paese (a). I Lincisti (i) I l CasauboDO corregge Brìgi ( V f l y n ) in luogo di F rig i: e cosi anche il Coray tanto nel testo. Alle nazioni predette meschiaronsi anche le Illiriche. A togliere poi ogni.LIBRO SÈTTIM O ìZ ] ’ golfo Ionio. dubbio basto osservare che (a)' OvTn landro. i T au lan zii. presso alla quale i Perisadii (i quali si chiamano anche Enchelii e Sesarasii) stabili­ rono la loro signoria: poi sono colà i Lincisti. la Pelagonia T rip o litid e. Perocché comincian­ dosi da Epidamno e da Apollonia fino ai monti Ce* ranni abitano i B ullioni. e qualche che i discendenti zionali preferisce . e fondoTvi anclie una città chiamandola Argo Orestica. e ch'esso diede a qael paese il proprio suo nome. quanto nella traduzione francese. i Partini ed i Frigi (i). Ma il C oray coosiderando di Cadmo non potevano essere detti principi na­ la lezione i * àwt «. e il pae* se detto D euriopo. i t iw i Cosi il testo del Siautorevole manoscritto. e però quivi suole mostrarsi tut­ tora quanto si riferisce alle cose raccontate dalle favolò intorno ad essi. T utti questi paesi furono anti­ cam ente signoreggiati da principi sovrani^ e fra que­ sti sopra gli Enchelii dominarono i discendenti di Cadmo e di Armonia. e traduce furono governati da principi d’orìgine straniera. A. quelle che trovansi nella parte meridionale delle monta* gne e al di sopra del golfo Ionio. E dicdno che P Orestiade fosse un tempo abitata da Oreste fuggito dopo Puccisione della madre. gli Eordij r Elimeia e P Eratira. D* intorno a que' luoghi è anche la miniera d’ argento di D am astio.

a38 DELLA CEOGRAFU DI STBÀBONE poi ftiroDO soggetti ad Àrrabeo della schiatta de’ Bac« cbidi. che gli abitanti di tutti que’ luoghi nel modo tagliarsi i capegli. quella regione cadde tutta sotto i Romani. vennero tutti a cadere nel 'dominio de’ M acedoni. i Molossi furono soggetti a Pirro o Neottoremo figliuolo d’ Achille ed a’ suoi di­ scendenti eh' erano Tessali di origine. La Lincestide . parte devolpoco dopo Slrabone soggiuoge che gli altri popoli furono go­ vernali da principi nazionali: d’oade si fa manifesto che inUse di aver prima accennati gli stranieri. 1’ Orer stiade . parte dei quali vanno a sboccare nel golfo Ionio. la Pelagonia . nel d ialetto . i quali somministrano grande abbon­ danza di pesci da marinare^ ed anche alcuni fiumi. Alcuni anzi danno il nome di Macedonia a tutto quanto il paese che stendesi fino a C o rc ira . adducendone questa ragione. e più tardi si dissero anche Macedonia libera. A traverso di queste nazioni corre la Via Ignazia p a r­ tendosi da Epidamno e da Apollonia. (i) Achrida. Q uando poi fu distrutta la signoria dei Mace­ doni . E fra gli E p iro ti. Gli altri popoli furono governali da principi nazionali: poi nelle loro discordie pigliando sempre qualcuno di essi la preraleu«a sugli altri . In quella parte di essa che chiamasi Via Candavia si trovano alcuni^ laghi presso Lichnido (i). padre di Filippo re della Macedonia. . e 1’ Elimeia cbiamavansi Macedonia superiore . nella clamide ed in al­ tre cose siffatte si accostano molto alle usanze di Mar cedonia. eccettuati sol pochi. abitanti al di sopra del golfo Jonio. À costui fu figliuola Irra madre di quell’Euridicc che fu moglie di A m inta.

e le città dei Deoriopii erano situate tutte lungo P Erigone. fra le quali furono Brianio. (2) Cioè Fornita di tre città. Ligustici. Paltro PEtolia. e questo e PEveao nel mare -. 11 testo comune però ha e di m olli: lezione imperfelta. e 1 ’ Eveno anlioainente detto Licoi'ina. Vicino alla Macedonia ed alla Tessaglia. PuDO attraversando l’Acarnania. r Acliebo . e le appartenne anche Azoro. che i Timfei ed i Tessali abitanti alle faide del Pindo so­ gliono disputarsi fra loro. »»1 . ed Egioio confinante co’ Timfei. MaPErigone dopo avere accolte molte correnti che discen>dono dai monti Illirici. ed il confluente delPIone nel Peneo. come già dissi. nei d’ intorni del monte Peo e del Pindo stanno gli Etici e le sorgenti del Peneo. Brusii. Avvi inoltre lungo il fiume Ione la città d’ Oxineia . Ivi presso sono anche Alal­ comena. Alalcomena e Stimbara. quantun­ que cotesta regione fosse aspra e piena di monti (come sono il T am aro. Appo'queste genti v'eb­ bero anticamente delle città: anzi la Pelagonia dicevasi Tripolitide (2).LIBRO SETTIMO 23q vonst verso il inczzogioroo.. 1’ À> racto . Una volta pertanto. Oeuriopii e Pelagonii (i) sbocca nelPÀssio. il Poliano ed altri parecchi ) nondi­ meno tutto P Epiro e P llliria avevano abbondante po­ polazione : ora invece que’ luoghi sono in gran parte (1) Leggo col C oray k»Ì niA»y«ir«». come sodo l ' Inaco . Eginio ed Europo. distante da Azoro della Tri­ politide cento venti stadii. Eravi poi Cidria appartenente ai Bruzii. poi Etica e Trice. Il primo di questi fiumi si getta nel golfo d’Àmbra» eia ^ P altro nelPAch«bo.

Lib. Pincerte^? za della scrittura noi lascia decidere. Ma pare evidente che Strabone volle qui alludere alla generale cessazione degli O racoli. e cita quelle parole di Esiodo : F 'h a un paese detto Ellopia ricco di biade (i) Qualcuno vorrebbe intendere come le altre cote. D’ogni lavacro schivi . Pelasgo . come suppongono che sia stato scritto da Omero. come dice Eforo. 335. Se poi costoro si debbano chiamare Elli con Pindaro. frane. al fianco letto Fan del nudo terreno. i quali si crede che siano piii antichi di quanti ebbero signoria nell’ Eliade ^ e Io attestano Omero. lo 'fondarono i Pela>sgbi. ove gli austeri Selli che han V are a te sacrate in cura. Ri» spetto a Dodona. anche Omero dimostra che le genti circonvicine all’oracolo erano barbare. regnator dell’ alta Aghiacciala Dodona . e fin l’ oracolo di Dodona è quasi venuto meno anch’ esso al pari degli altri (i). XVI. Ma de’ Pelasghi abbiamo parlato nel trattar dei Tirreni. cioè che non si lavavano mai i piedi e dormivano sulla nuda terra (a). Que> st' oracolo. (Edit.a4o SELLA GEOOBÀFIÀ DI 8TRABONE deserti. Giove Pelasgo . descrivendoci lai maniera del loro vivere. V. e dove hanno abitazioni sono borghi ed avanzi delle antiche c ittà. . o Selli. avvenuta appunto a’ suoi tempi. Filocoro aiTerma che il sito vicino a Dodona chiamavasi Ellopia con no* me comune anche all’ E ubea. di* cendo : O Giove Dodonéo.) (a) Ecco i versi di Omero secondo la traduzione del M onti: JJio che lungi fr a ’ tuoni hai posto il trono. ed Esiodo : Feli­ ne a Dodona presso la quercia de' Pelasghi.

£ tengono alcuni che i sacerdoti. Cai Efira e dal fium e Selleente ■ Seco addusse t eroe (a) . ma non volle parlare di Efira tesprozia. 55g. non già fra' Tesprozii e fra' Mo* lossi. III. alle colombe e ad altre siffatte cose (come racbontahsi anche dell’ oracolo di Delfo ) in parte si vuol lasciare alla poesia. Anticamente adunque Dodona era seggetta ai Te* sprozii. chiamati da Omero intèrpreti di Giove. e dei quali poi dice che mai non si lavano i {Medi e che dormono sulla nuda (i) Dalla voce greca (q) h i . (helos) palude. Apollodoro poi dice esservi opinione che i po­ poli vicini a quel tempio ricevessero il loro nome dalle paludi ch’ivi intorno si trovano (i)^ ma che nondimeno Omero diede loro il nome di Selli : e soggiunge cfa’esso chiamò anche Selleente un fiume di quella regione. Quello poi che si favoleggia rispetto alla quercia.LIBRO SETTIMO a4l. ore fa menzione di Astio? chea. . lib. tom. e così anche il monte Tomaro o Tmaro ( chè r uno è 1’ altro si dice) a’ cui piedi sta il tèmpio : però i tragici e Pindaro sogliono. E lo D om iua infatti in quel verso. in parte conviensi anche a quésta nostra descrizione. awrivere Dodona alla Te­ sprozia. . bensì di quella che sta fra gli Elei : perciocché fra costoro si trova davvero il Selleente. i6 SjKdBOKS . n . e di prati ^ dove in una delle estremità è fabbricata Dodona. V. Ma più tardi poi fù considerata come soggetta ai Molossi.

ìvirtTftvftintf r i f *Ttt C osi . Ma è più semplice a credere che Omero adoperasse qui per traslato la voce Temisti ^ sebbene propriamente significhi'! decreti o le leggi degli uomini ^ in quella guisa che aidoperò la voce consigli (2 ) per significare le volontà degli Dei mani­ festate dagli oracoli. £ Snida per (i) X. ed alle politiche istituzioni. cioè custodi del Tamaro (i). il quale chiamandoli interpreti (ipofeti) comprende sotto questo nome anche ì profeti : ma poi. come par che significhi Omero stesso. essendosi conso­ ciata in quel medesimo tempio Diona a Giove . Da principio pertanto furono uomini quelli che pro­ fetavano . Infatti in quel passo deir Odissea dove Anfinomo consiglia ai proci di non assalire Telemaco prima di avere consultato Giove. (a) ’ B cvX ìtt. ma l'applica sempre ai decreti. alcuni scrivono : Se questo approveranno i Tomuri del gran Giove . E soggiungono che i Tomuri si dissero per sincope invece di Tomaruri. A . furono denomioati anche Tomurì dal monte pre* detto.a 4-> DELLA GEOGHAFIA DI STRÀBONE terra. legge il Coray. io pure con­ correrò incoraggiando am i tutti gli altri ^ ma se il Dio ve lo vieta . E dicono doversi leggere Tomuri piuttostochè Temisti 5 giacché questa voce Temisti non trovasi mai presso Omero dov’egli pacja di oracoli. io vi consiglio di soprassedere. cominciaronsi invece ad eleggere tre vecchie. T. come in quel verso : per udire il consiglio ( ) di Giove dalla quercia aho- fronzuta. . dopo il CasauboQo . alle leggi.

Cinea ancor più favolosamente . Nè perchè poi da’ (i) Questo proverbio «pplicavàsi ai ciarloni. Lo staffile era triplice. . Di qui poi venpe anche il so-^ pranuome di Giove Pelasgo. tc Corcira fiorì anticamente. desta­ vano un suono si lungo che dal principio alla fine po­ teva contarsi fino a quattrocento. ma poi venne meno per colpa di alcune guerre e di alcuni tiranni. . e sovr’ esso una statua con uno staffile di rame . dalle quali discesero le profetesse predette. e possedette gran­ dissima forza navale . dice che questo tempio fa trasportato nel luogo dove ora sì trova dai dintorni di Scotussa città pelasga. voto de’ Gorciresi. « Questa è l’ origine del proverbio : in Dodona il vaso di ramè.LIBRO SETTIMO ^43 gratificarsi ai Tèssali con favolosi racconti. . apparle* Mente alla Tessaglia Pelasgiotide: e che gU tennero die­ tro la maggior parte delle donne. fatto di sottili catene. Era nel tempio nn vaso di ra m e . SUPPLEMENTO AL LIBRO SETTIM O BSTJIÀTTO D A LL’ A B B R £Y IA T O R E D I STRA B O N E. che battendo continaamente il vaso di rame quando erano agitati dai venti. Di qui poi s’ intro­ dusse il proverbio : Lo staffile de' Corciresi (i) ». e ne pendevano dei ta li.

la Macedonia.244 DELLA GEOGRÀFIÀ DI STAà BONE Bomani le fosse ridata la libertà. il quale è conti* guo all’ Olimpo. Scardo. riceve in sè il fiume Enrota a cui Omero dà il nome di Titaresio. Rodope ed fimo ^ percioochè questi monti cominciando dall’ Adriatico si sten­ dono in linea retta fin alPEussino e fanno verso mez­ zogiorno una grande penisola. venne in fama ■. e così circoscrive la Macedonia ai settentrione. anzi per ischerno invalse il proverbio: Corcira è libera^ caca dovunque vuoi ». Costoro vennero deil^ Tra- . « Alle radici dell’ Olimpo . la Tessaglia .■ « Il fiume Peneo comincia dal monte P in d o . e poi Magnete. la quale comprende tutte insieme la T ra c ia . £ questa figura della Macedonia è somigliantissima ad un parallelogrammo ». i Perreb ii. « La Macedonia è limitata al ponente dalla spiaggia del mare Adriatico. Orbelo. i La p iti. l’ Epiro e 1’ Acaja : al mezzogiorno dalla Via Ignazia che va dalla città di Dirracfaio verso il levante fino a Tessalonica. ed affermano che quando Omero dice'. Le fonti poi dell’ Enrota sono nel monte Titario. e la Tessaglia al mezzogiorno. lungo il fiume Peneo . Gurtona poi è di­ stante cento stadii daila città di Crannona. nella qnale regnarono già Piritoo ed Issione. atlrayersa la-valle di T em pe. al levante dalla linea meridiana che attraversando le foci del fiume Ebro e la città di Cipselo va parallela alla spiaggia predetta : al settentrione da una linea retta che può immaginarsi attraverso i monti Bertisco . è Gurtona città della Perrebia. Ed è l’ Olimpo un monte della Mace­ donia : 1’ Ossa ed il Pelio sono della Tessaglia ».

avendo sconfitto Perseo. « Dopò Dio trovasi il fiume Aliacmone che sbocca nel golfo Termeo ^ e cominciando. i Romani. si de­ vono ÌDteiidere Efirii quei di Cranoona. Appresso vengono le città di Metona e di Aioro ^ poi i fiumi Erigone e Ludia. fu ingran* dita da Filippo. ed Aloro della Bottiea. la spiaggia del golfo che guarda al settentrione chia* roasi Pieria sino al fiume Assio : lungo la qu^le spiag­ gia poi è situata Pidna detta ora Citrona. « La città di Pella. la cui princtpaleT cor­ rente attraversa il paese de’Bòttiei e l’Ainfassitide. Pidna pertanto è una città della Pieria. e Flegii quei di Gurtona ». poi . e settanta da Aloro. Nella pianura che sta dinanzi a Pidna . e questa città ha viciao a sè un borgo detto Pìmplea in cui visse Orfeo y > . Risalendo quest’ ultimo fiume si na­ viga a Pella per lo spazio di centoventi stadii. distrussero il regno de’ Macedoni^ in quella che sta dinanzi a Metona accadde a Filippo di Aminta di perdere P occhio de* stro per una freccia lanciata da una catapulta durante l’ assedio di quella terra ». tc Anticamente i profeti diedero opera anche alla musica ». Metone poi è distante da Pidna quaranta stadii. quivi allevato. ma sibbeue a circa sette ' stadii . Ha nelle s u e vicinanze un lago da cui esce il fiume Ludia e questo lago à empiuto da un ramo dell’ Assio.da questo fiume. piccala da principio .LIBRO SETTIMO d a a combattere gli Efirii e i superbi F le p i . u La éittà detta Dio non è situata sulla spiaggia del golfo Termeo alle radici delP Olimpo.

^ La fondò Cassandre che la chiamò così dal nome della propria moglie ^ la quale era figliuola di Filippo d’ Aminta . piccole città di que’ dintorni. città che da prima fa chiamata Terme. . . E neia. Sta sul fiume Assio un luogo che Ome­ ro chiama Amidone. e dice che di quivi andarono a Troia come ansiliarii i Peoni. e per lo contrarlo una sorgente d^acqua ch’ esce d’ Amidone e meschiasi con questo fiume è limpidissima. perciò stimano che il verso seguente : . come a dire Galàstra.a4^ DKLtA GEOGRiFIA DI STRÀBOKE dopo avere abcolto in sé V Erlgone sbocca tra Calaslra e Terme. « La città di Berea giace alle radici del monte Bermio ». « La penisola Pallene (sui cui istmo è situata Cassai^- . Gisso ed alcune altre. t Assio di cui Non si spaila ne’ campi ond» piit beila. e gli spediva La rimota Amidone e VAssio. « Dopo il fiume Assio avvi Tessalonica. B potrebbe congetturarsi che fosse nativo di questa Cisso quell’ Anfidamante menzionato da O m ero. . cui ( dice ) Gisseo suo padre allevò nella Tracia detta oggidì Ma­ cedonia n. e vi tra­ sferì gli abitanti delle. debba mutarsi per modo da leggere invece : l’Assio so> pra il quale va a spandersi l'acqua limpidissima dell’Ea. . Sicché poi non sia la bella corrente dell' Assio che si diffonde sul suolo . . ma bensì 1’ acqua dell’ Ea che si frammischia con quelle dell’ Astio. Ma perchè poi P Assio è torbido.

quindi il promontòrio Aerato vicino al seno Strimonico. perchè gli scarafaggi {canthari) muoio­ no tosto che v'entrano ». « Meciberna nel golfq Torooeo è la stazione navale di Olinto ». sta il promontorio Derride vicino al Lago Gofo (i)^ e il golfo Toroneo è circoscritto da questi promontorii.LIBRO SETTIMO dria che prima cbiamavasi Polidea) fa da principio de­ nominata Fiegra. schiatta empia «d eslege dispersa poi da Ercole. lo Strimonico : e il promontorio Posidio fra il seno Maliaco e il Pagaseti­ co . « Vicino ad Olinto avvi nn territorio avvallato det­ to Cantaroletro. Appresso poi vengono i seguenti seni del mar Egeo volti al settentrione ed a qualche di­ stanza 1' uno dall’ altro : il Meliaco . u Rimpetto a Canastro. Le città di que­ sta penisola sono Afiti. L’abitarono i favolosi giganti. il Singitico . il Pagasetico. Olofisso ed Acro­ m i) Cioè: Lago Sórdo. promontorio di Pallene. « Acanto è una città marittima del golfo Singitico vicina al canale ' fatto scavare da Serse. £ verso il levante sta il promontorio d’ Àtos che limita il golfo Singitico. M ende. e Neapoli che limita il golfo Strimonico dalla parte del settentrione ». poi quello di Derride 5 poi tro­ vasi il Ninfeo nelP Atos presso al seno Singitico . Scione e Sane ». Tisso. e fra questi due è 1’ Atos con Lemno al levante. . il Toroneo . L’ Atos poi ha cinque c ittà . Dio. Gleona. poi verso borea il Sepia ^ poi quel di Canastro nel territorio di Pallene . il T erm eo.

Intorno poi al golfo Strimonico vi sono anche altre città. e un' isoletta dello stesso nome. Anzi di­ cono che anche coloro i quali coltivano il territorio Peonie trovano alcuni pezzi d’ oro ». d' onde na­ cque il proverbio: Un Dato dì beni ( i ) . « Il fiume Strimone comincia dagli Agriani che stan­ no d’. . Navigando poi intorno alla penisola dalla città di Acanto fino a Stagira. la quale ^[iosta proprio sul vertice di quel monte. Drabesco e Dato. Poi vengono le foci dello Strimene. Ed anche questo monte Pangeó ha miniere d’ oro e d’ argento. acutissimo. Questa ha un ottimo terri> torio e fertilissimo. dove ora è fondala la città di Filippi presso al monte Pangeo. Galepso e Apollonia ^ quindi la foce -del Tfesto.a48 DELLA CS^OGRAFIÀ DI STRABONE toa. Argilo. In questa città trovasi un porto detto Capro. altissimo ^ isicchè gli abitanti deUa cima vedoDO il sole alzarsi tre ore prima di quelli che stanno lungo la spiaggia. ossia Un go­ mitolo dì beni ». patria di Aristotele. « Quell’ Asteropeo figlinolo di Pelegone oh’ è men* (t) Cioè: Grand» abbondama di beni. come a dire Mircino.intorno al mopte Rodope ». Ed è' l’ Àlos uo moDte che rende immagine d’ una mammella . e arsenali e minière . poi le città di F agre. v’ ha quattrocento stadii. « Moltissime miniere d’ oro si trovano alle Grenidi. e così pure il paese al di là e al di qua del fiume Strimone sino alla Peonia. che serve di confine alla Macedonia e alla Tra­ cia j secondochè Filippo e Alessandro suo figlio le hanno limitate a! loro tempo.

(a) È il verso 5o3 del Lib. . a4o. in quel verso : Ivi i S inzii . » Iasione e Dai'dano fratelli abitarono la Samotracia: ma essendo poi fulminato Iasione pel delitto commesso contro C erere. V. detta cosi da un certo Abdero che fu divorato dai cavalli di Diomede ^ ed ivi presso è Dicea. lib. Quest’ ultima città da prima chiamavasi Samo ». e al mezzogiorno il golfo Melas ( Nero ). (i) 11. Dardano esulando dalla Samotracia venne ad abitare alla radice dell' Ida una città eh' egli chiamò Dardania ^ e insegnò ai Troiani i misterj di Samotracia. 1’ Ellesponto al levante . « La città di Filippi anticamente si chiamò Cre> nide ». dove Vulcano racconta co­ ni’ esso. (a) ».. ecc. caduto dal cielo in Samo . al di sopra delia quale sta un gran Iago detto Bisto* nide . « Dopo il fiume Nesto verso le parti d’ Oriente è la città di Àbdera. fosse rerccollo dal Sluzii. i . XXI. « Il Ghersoneso di Tracia forma tre m ari. u I Singii.LIBRO SBTTIMO a 49 eionato èia Omero (i) raccontasi che fosse nativo della Peonia nella Macedonia : perciocché i Peoni chiama* ronsi Pelagouii ». nel quale mette foce un fiume che porta lo stesso nome del golfo ». cioè la Propontide al settentrione. abitarono l’ isola di Lemno ^ d’ ende Omero chiama Singii gli abitanti delr isola stessa . « Quel fiume della Tracia che ora chiamasi Bigina dicevasi una volta Ergino ». poi la città di Maronea ». schiatta di T ra ci.

. « 11 nome della città di Eleo è mascolino*.25o della geografia d i strabone libro settimo tt Nell’ istmo di questa penisola stanno tre c ittà . e Lisimachia nelle parti interiori. e così forse anco quello <li Trapezunte ». La lunghez­ za poi dell’ istmo è di quaranta stadii ». Pactua verso la Pro* pODtide. e sono Cardia verso il golfo M elas.

P o icB È . —>N azioni e dialetti della Gre­ cia. ch’è una piccola parte dell’ Eliade \ ora da­ remo la restante descrizione di quest’ ùltimo paese. (■) 11 Don. avendo cominciato dalle parti occidentali delPEuropa. abbiamo scórsi quanti luoghi son circon* dati dal mare interno ed esterno. con tutte le barbare nazioni ivi comprese fino al Tanai (i) e fino alla Ma­ cedonia .DELLA G E O G R A F I A DISTRABONE LIBRO OTTAVO CAPO PRIMO bUroduzìone alla Geografia della Grecia. — Idea generale della si­ tuazione delle sue varie regioni. . — Descrizione d i questo paese.

molte delle quali furono poscia alterate dal tempo.altri popoli abitanti al di qua e al di là delP istmo. ma si le antiche. intra­ prendere questo esame pigliando le mosse daK punto dove siamo rimasti. Pur ci conviene. poscia auche altri parecchi. gli Etoli. Le nazioni elleniche pertanto che trovansi dopo gli Epiroti e gi’lllirii sono gli Àcarnani. La nostra descrizione finì dalle parti d’ occidente e di settentrione colle nazioni epirotiche e illiriche . i Locri Ozolii. Bimpétto a questi popoli sulla spiaggia opposta è si­ tuato il Peloponneso. per quanto è possibile. e dalla parte orientale con quelle della Macedonia fino a Bizanzip.253 DELLA GEOGRAFIA DI STRiBONE ^ Questa materia la trattò Omero pe] prrino . . poscia quei della Focide e della Beozia. gli uni iutitolaado particolarmente P o rti. il quale abbraccia il golfo Corin­ tio (i) che si spinge fra meZzo. perchè egli parla poeticamente. e . Pèripli. Viaggi terrestri le opere lóro nelle quali abbracciavano anche le cose dcH'Ellade: alcuni introdu­ cendo ne’ libri di storia generale la descrizione partico­ lare dei loro paesi come fecero Eforo e Polibio: altri Gnalmente nel^parlare di fìsica e di matematica v’aggiun­ sero qualche cosa spettante alla geografia. Dopo la Macedonia trovansi i Tessali fino a’ Malici e ad . come fecero Posidonio ed Ipparco. E le opinioni degli altri si possono giudicar leggermente ^ ma quelle di Omero hanno biso­ gno di una critica considerazione.lo configura e n’ è re­ ciprocamente configurato. e non descrive le cose presenti. In questi luoghi fin qui ac( i ) 11 Golfo di Lepanto.

e i popoli situati al di dentro erano Eolii anch'essi: ma poi si frammischiarono agPIonii che usciron dell’ Attica ed occuparono Egialo . costituissero un popolo separato con ua dialetto suo proprio. ne venne che sebbene fossero pochi . non ebbero mai straniere invasioni^ d? onde poi al dir di Tucidide furono denominati aùtoctoni ^ e non essendo mai perturbati da ninna gente che desiderasse il loro paese. e da loro uscirono ì fondatori delle città delP Asia M inore. cioè P ionico^ r attico. Ed é naturale che per essere i Dorici pochi e situati sopra un teiT en o infecondo non frammischiassero nè il linguaggio nè gli altri loro costumi con quelli degli Eo­ lii coi quali ebbero bensì da principio a comune P ori>gine. tranne gli Ateniesi. e coi Dorici. i quali abitando un paese sterile «d aspro. . 'Così dunque gli Eolii erano potenti al di fuori del]' istmo . i Megaresi e 1 Dorici vicini al I^arnaso.LIBRO OTTAVO a53 cennati stanno molte nazioni ^ ma quelle d! maggior considerazione sono tante quante sappiamo che sono i dialetti ellenici. Lo stesso accadde anche agli Ateniesi. chiamansi tutti Eolii anche oggidì. il dorico e P eolico. i quali sotto la scorta degli Eraclidi fondarono Megara e molte altre città nel Peloponneso. Il dialetto ionico stimiamo che sia lo stesso che T antico dialetto attico : giacché gli Attici d'allora chiamavansi lo n ii. nelle quali si tisa la lingua che ora dicesi Ionica. Questi poi sono quattro. Il dorico poi è Io stesso che Teolico^ perocché tutti i po(iol> abitanti fuori deir istmo. GPIonii furono ben presto scacciati dagli Achei. ma poi non mantennero alcuna relazione.

Tali sono pertanto le nazioni degli Elleni. V Eolica e la Dorica. Coloro pertanto che meno degli altri ebbero relazione coi Do* ric i. E come questo scrittore seguitando la spiaggia del mare co­ mincia d’ onde abbiam detto la st>a descrizione. gli altri perchè essendo considerati come sacri a Giove Olimpico godettero per lungo tempo la pace in disparte da tuttv. conservarono il dialetto eolico. .DELLA GEOORÀFIÀ DI STRABONE nazione eolica anch'essi. siccome accadde agli Àrcadi ed agli Elei ( i pritni per essere aflatto montanari e perchè non parteciparo­ no nella divisione che fecero del Peleponneso gli Eraelidi . perciocché questa si con­ giunge per la prima colle nazioni dell’ Epiro. Ma tutti gli altri adoperavano una cotal nieschianza di favellare che più o meno accostavasi a quel ^egli Eolii ^ ed anche al presente ciascheduna città ha un linguaggio diverso dalle altre ^ ma pare che tutti s’ accostino alquanto al dorico per la prevalenza dei Dorici (i). stiinan* do che il mare sia la scorta migliore nelle topografie (altrimenti avrebbe pigliato dai Macedoni e dai Tessali (i) 11 testo dice: AùxSn tf» à à ifi^n t «wr r it \ìrtK f»rti»f. e perchè in qualità di Eolii avevano accolto l'esercito di Ossilo venuto a soccorrere gli Era* elidi nel riacquistare il Peloponneso ) . e così sono in generale distinte fra loro. e cosi rimasero nel Pelopon* neso due sole nazioni. Eforo dice che il principio dell’ Eliade è dalPAcarnania nelle parti occidentali . Noi parleremo ora di ciascuna distintamente con quell’ ordine che ad esse conviene.

cioè quella al di dentro delP istmo. da una parte difibadesi nel golfo C orintio. lasciando anche da un Iato Io splendore e la furza delle nazioni dalle quali è abitata . e quella eh' è al di fuori sino alle Termopili ed alla fooe del 6 ume Peneo. Infatti es­ sendo 1 ’ Eliade distinta da parecchi golfi e promontorii. dove immaginando una linea retta dall’ uno all’ altro di questi due punti. chiusa da un istmo angusto.LIBRO OTTAVO a55 il principio deir Eliade)^ cosi cotivieue anche a noi se­ guitare la natura dei luoghi . chiusa da un istmo di quaranta stadii. la posizione sua stessa le assegna questa maggioranza. le nne contigue all’altre. Due sono pertanto le parti principalissime nelle quali ] ' Eliade si divide. la prima di tutte queste penisole è quella del Pelo­ ponneso . sarebbe di circa cinquecento otto stadii. La terza racchiude ia sò anche questa seconda. Ora il mare dove fluiscono le spiagge della Sicilia. La se­ conda comprende quella prim a. tagliando obbliquamente la Focide e il paese de’ Locri Epicnemldii. Ma quella parte eh' è i^I di dentro deli’ istmo è più grande e più illustre del rimanente ^ anzi essa ( il Peloponneso) è quasi rocca di tutta P Eliade. e da penisole grandi e notabilissime. e il sao istmo va da Pagea de' Megaresi fino a Nisea stazione navale de' Megaresi medesimi. e valerci del mare come di guida. Per­ ciocché . La quarta . dalr altra forma ana grande penisola . ed ha l'istm o che va dal golfo Crisseo fino alle Term opili. stendendosi nello spazio di cento venti stadii da un mare all'altro. e chiuderebbe al di deutro tutta la Beozia . il Peloponneso. Questa seconda parte è la Tessalica.

. dal promontorio Chelonata a traverso d’Olimpia e di Megalopoli fino all’istmoj « da mezzogiorno a settentrione. Ma Artemidoro ne ag­ giunge altri quattrocento.a56 SELLJL g e o g r a f ia d i st r a b o n e ha un istmo che si stende dal golfo d' Àmbracii^ altra* verso dell’Ela e della Trachinia fino al golfo Maliaco ed alle Termopili. come afferma Polibio. C A P O II. per lo spazio di circa ottocento stadii. cioè di circa mille e quattrocento stadii an­ dando da occidente a levante. dal capo Maleo fino ad Egio pel paese d’ Arcadia. il numero degli stadii è di cinque mila é seicento. ma nondimeno più illu­ stre di tutte. (i) Queste parole n e l lu o g o . D el Peloponneso e dei popoli onef è abitato. U n'altro istmo lungo più di mille stadii partendosi dal golfo d'Ambracia già detto attrav^sa i Tessali ed i Macedoni. di larghezza pressoché pari alla lun< ghezza . . ecc. La figura del Peloponneso è somigliante ad una fo­ glia di platano. La periferia j chi non si proponga di costeggiarne ogni golfo. Rispetto all’ istm o. mancano in molli manoscriui. Or questa successione di penisole ci somministra un ordine che non è punto di poca importanza : noi co* minceremo dalla più piccola . e finisce nell’ ultimo seno del golfo Termeo. Qualora poi si vogliano se­ condar tutti i se n i. nel luogo dove le navi soglionsi trasportare per terra dall’ uno all’ altro mare (i) è di quaranta stadii. è di quattro mila £tadii.

Dopo la Messenia sono la Laconia. alcuni il mare di C reta. Quindi si trovano poi Sicione (4) e Corinto. il Laconico. terminando nella Sicionia. Quivi sono parecchi gol­ fi. poi le Echinadi fra le quali è Dulichio.LIBRO OTTAVO 25^ Occupano la parte occideatale di questa penisola gli Elei e i Messemi bagnati dal mar di Sicilia. cioè il Messenio. Zacinto. Perciocché PElide dà volta verso il sèltentrione e verso l’ ingresso del golfo Corintio fino. TErmionio e il Saronico cui alcuni chiamano anche golfo di Salamina (5). Cefalenia ed Itaca (a). La maggior parte poi della Messeoia trovasi esposta al mezzogiorno ed al mare di Libia fino all’ isole così dette Tiridi vicino al promontorio di Tenaro (3). Cefaìonia. ed altri finalmente il Mirtoo : e v'ha chi dà il nome di mare anche al golfo Saronko. e Thiaki. Appresso alP Elide viene la nazione degli Adhei. e poM’Àrgolide che steudesi fino alPistmo anch’essa. Napoli . Kolokjrlia. Alcuni di questi golfi li empie > 1 mare di Libia. Capo Matapan. Basilico. l’Àrgolico. Capo-Papa. Or* diconsi Golfi di Coron. Zante. còl paese che va fino al* r istmo. la quale gdarda al settentrione e si stende lungo il golfo Corintio . e stendentisi poi anche alla spiaggia che trovasi ai loro fianchi. (i) (a) (3) (4) (5) . al capo Arasso(i)^ rimpetto a cui stanno 1’ Àcarnania e le isole adjacenti. Castri ed Engia.

.cioè Falce). cominciasse a misurarlo dal fiume Acht. L’ Antirrio sta sul confine delr Etolia e della Locride e lo chiamano Rio Molicrioi Dopo questo punto le due spiagge si vanno di nuovo allontanando mezzanamente l’ una dall’ altra ^ finché ]>oi procedendo formano il golfo Crisseo. Esso giace fra Patrasso ed Egio (a). Ed è il Bio un promontorio degli Achei che si sporge molto adden­ tro nel mare con una incurvatura a somiglianza di falce. (ì) ìVoUilìa. ed ivi finiscono. lasciando frammezzo soltanto uno stretto di circa cinque stadii. d’ onde poi anzi gli venne il nome di Orepano (. finché poi quasi si toccano presso Rio e Àntirrio.a58 DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE Nel mezzo dei Peloponneso è 1’ Arcadia sovrastante a tutte le altre parti di quella regione colle quali con* fina. .L ’-Eveno si disse poi Fidati. « procedendo dall' Eveuo fino al promontorio Adtirrio (r) V Aspro-Potamo. perciocché quivi le due spiagge cominciano ad avvicinarsi notabilmente fra loro . Il golfo Corintio dal fiume Eveno sino all. DalP Acbeloo poi alP Eveno si stendono gii Acarnani . 11 ^ If o Corintio poi comincia dalle foci dell’ C* veno (o secondo altri da quelle dell’ Acbeloo che ser­ ve di confine fra gli Àcarnani e gli £toli ) e dall’ A> rasso (i).lou gli si aggiungerebbero ancora circa cento stadii. e quanto più procedono iananzi più s’ accostano .Arasso ha la periferia di due mila e duecento trenta stadii : ma quando si . restando colà chiuso il mare dalle estremità settentrio­ nali della Beozia e del Megarese. ed ha un tempio di Nettuno.

(i) Secondo 1’ edizione del Coray dovrebbe dirsi é dei Locri._ de’ Focesi. trenta (2) stadii dall’Arasso co­ minciando a contare dall’istmo. ed è una parte del gol­ fo Crisseo. Il primo a dire che bi­ sognava aggiungere anche 1 Locri fu II Palmerlo. Il restante fino all’ istmo è de’ Focesi. de’ Beozii e de* Megaresi. Ora ci faremo a parlare de’ singoli luoghi partitamente pigliando le mosse dalr Elide. lo n ta n a . Sommariamente adun­ que può dirsi che tale ^ la posizione e l’estensione della spiaggia opposta... sino a dove finisce il seno. de’ Beozii e de’ Megaresi (i) per Io spazio di mille e cento diciotto stadii. (a) Il CaaaiiboDO vorrebbe supplire mille e trenta. . Il mare dal promoatorio Antirrio (ino all’istmo chiamasi Àlcionide.. « tale è altresì il golfo posto fra mezzo.LIBRO OTTAVO a5g stanno gli Etoli.

— Dei Lepreati e dei C ^arisii. gli Azani e i Parrasii.... — J ltr i luoghi della Trifilia. — Sentimento iS Strabane sopra i Cauconi sesondo Omero. Oggidì chiamano Elide tutta quella spiaggia eh’è fra gli Achei e i Messenii. siccome conferma anche Omero do< ve dà a una parte di quella regione il nome di paese degli Epei : . Anticamente que­ sto paese era diviso in parecchie signorie.. — S p ia g ^ .. — Città e Jìum i circonvicini... — C onfinifra la TrifìUa e la Messenia... . — Opinione Ecateo sugK EHà e g li Epei.. TrifiUa e paese d i Caucoiii. — Abre p a rti d e ll Elide. — Pisatìde . — Samo. e che nelle parti medilerranee si stende fino a que’ luoghi d’ Arcadia dove sono F o lo e ... — J)i Pila e d i altre città dello stesso nome.a6o DELLA GEOGRAFIA DI STHABOKE C A P O III. — Della M adstìa.. — D ella dUà d i <]ue*to nome. promontoriij. — Jntichi sovrani della Pisatide. O in Elide divina > Dominio degli Epei. — Divisione d e ll Elide secondo Omero. — Pilo Trifiliaca e Lepreeuica. — E fira.... poscia in d u e . £ dice poscia che la Pilia a traverso della quale scorre 1’ Alfeo j è soggetta a Nestore : Scendea costui dal fium e Alfeo che largo La pilia terra di beW acque innonda. DeW Elide. — Sovrani d ell Elide dopo il ritorna degli EracUdi.. — Storia di Fidane.. — D ei Cauconi. cioè in quella degli Elei ed in quella di Nestore figliuolo di Neleo.. fium i delP Elìde. — D i Olimpia e d é suoi giuochi. — Delt Elide so re lla a Nestore. — Spia^ia^ proptontorU e fium i della Pisaàde. — Opinione d Jpollodoro intorno a questa città.

.del Pelo­ ponneso ricordati da Omero . e Dime di otto. a tu tti. 4* {1) àrena viene la voce a rem so . principali . lib.di città ma di paesi. L ’AIfeo poi scorre attraversando 1’ Elide. Cosi pertanto anche Elide crebbe in (i) O d iss. Più tardi poi gli abitanti di mólti borghi si raccolsero in qiiella che ora chiamasi Elide^ fu ciò dopo le guerre persiane. eillade Fondata da Neleo giunse la nave (i). aUa. formò EgÌo. Cosi Mantinea (3) d’ Arcadia fu popolata dagli Argivi cogli A ita n ti di cinque borgate*. (3) Tripoliiza. ma tutta quella regioneabitavafii a borgate: e ia chiamavano^o< 5a . Patrasso di sette.tlBEO OTTiTO ' »a6 l Ma quel poeta accenna poi anche nna città collo stesso nome di questa regione . Ora TAlfeo non iscorre a traverso di questa città e nera* manco appresso ^ bensì le scorre vicino un altro fiume che alcuni chiamano Pamiso ed altri Amathos. città. GOsi anche agli altri luoghi . v. dal quale pare che anche Pilo sia stata detta arenosa (a). e Tegea si compose di nove: e di altrettante Cleombroto o Cleonimo fo m ò Erea. Ili. ciascuno . Di sette ovvero di otto si.. Del resto quella città che ora dicen Elide non era per anco fondata 9! tempo d’ Omero . dicendo : Quando alla fo rte Pilo .£ /fperché tale è . ag­ giunto che Omero attribuisce spesso a Pilo. d 'o n d e poi ven­ nero a congregarsi col tempo le .veramente la parte maggiore e migliore di quel paese. fuor pochi.dei quali si componeva di parecchi borghi. egli dà il nome non .

A traverso di questa città scorre il fiume Peneo presso il ginnasio che vi costrusscro gli Elei molto tempo dopo «he que’ paesi passarono dalla signoria di Nestore nella loro. se noa (i) Da si fece . Omero chiama Pilo tutto quanto quel paese col nome stesso della città. Alcani per altro sostengono che. cioè quella degli Epei che jjrimi di tutti abitaron que’ luoghi. p e l re s to .a 6» DELLA GEOGUàFIA DI 8TBAB0NE smpieKza di città cODCorrendovi gli abitanti de’ Inoglii circonvicini. come delle varie parti di quelle re­ gioni. La Trifilia poi fu così denominata dalPesseryi concorse ire tribù ( i) . gli Arcadi dispQtàrono spesse volte il possedimento di quella regione^ e che di qui poi la città di Pilo fu promiscuamente denominata Arcadica e Trifiliaca. che nessuno crede di avere trattate bene quelle materie delle qaali esse parlano. e quella degli Elei che nltiml di tutti se ne impadronirono. e per esserci le sue Opere divenute tanto familiari. quella de’ Minii concorsi ad abitarvi da poi. invece de’ M inii. E questo io dico raffrontando le cose quali sono al presente e quali si leggono descritte da Omero : perciocché questo confronto è necessario per la cele­ brità di ^uel poeta. Questi paesi compfendevano e la Pisatide di cui era parte anche Olimpia . Che poi la bassa Elide fosse divisa dai luoghi soggetti alla dominazione di Ne­ store lo fa manifesto anche la rivista delle navi. e la Trifilia e il territorio de’ Cauconi. nei nomi così dei c a p i. fra’ quali da prima annoveràvasi anch’essa.

. '&xiéSt ÌTt^ìi>tn... il cillenio Olo .. che si trovano aoche nel­ l’ edizione greca def C oray . E necessario adunque e descrivere le cose come sono al presente.. >. (■) cono (a) (3) T«» II testo d ic e: I t i II. trova Cilicne.. .. statua d’ avorio maravigliosa a vedersi... non si leggono nella versione fran­ cese . paragonandone ....... .. a sessanta stadi! da Dime àcaica.. Avvi.. per quanto appartieni al nostro argomento. lo stato d’ allora con quello di adesso.. nè avrebbe detto per certo costui capo degli Epei se fosse stato di Cillene monte d' Arcadia (3) . un promon­ torio settentrionale delP Elide che dicesi Arasso^e que> sto noi poniamo come principio alla spiaggia degli Elei. XV.. ma è un borgo di mezzana grandezza.... sebbene la traduzione di questo libro viii sia Opera del Coray stesso.. si­ tuata cento venti stadii al di sotto della città che porta oggidì questo nome (■).a63 qnando la sua opinione concorda con quella di Omero in cui già da così gran tempo noi abbiam posta tutta la nostra fede. e duce De' magntMimi Epei (a) . arsenale degli Elei.libro ottavo . 5 1 8 . compagno di Megéle.. V... .. Di cotesta Cillene fa menzione anche Omero dicendo : .. Chi poi da questo promontorio si spinge più innanzi versoj‘l ponente..... frane' tradu­ la ville acluelle d’Elis. e dire come si trovano presso Omero .. Oi y i f ix-ó rS 'Af*aA»S »f»vt ’ t tr» iy tfi it» Queste parole. lib.. >tir ir<A<r: e gli Edit...... dov’ è 1 ’ Esculapio di Colo te .

e disgiunta dalla città degli Elei lo spazio . (a) Le edizioni leggono generalmente di Cillene. ch’é il punto più occidentate di tutlo il Peloponneso. Franimez^o poi al capo Ghelonato ed a Cillene sboc­ cano H Peneo ed un altro fiume detto da Omero Selleente. Gli stanno dinanzi alcune i^olette dov'è il confine della bassa Elide. Di qui poi sembra che dicasi nata quell’Àstiochea. e da esso pure lungo il confine predetto scorre il fiume Elissone od Elissa. di cento venti stadii. che partorì TIepolemo ad Ercole . perocché affermano che questo eroe fece molte spedizioni in quel paese ^ ed Omero parlando di Àstiochea dice : Cui ^ Efira e dal fium e Selleenle Seco addusse V eroe . e della Pisatide (a). Da quel capo a Cefa* lenia avvi una navigazione di ottanta stadii . delP Elide e della Pisatide. Lungo questo fiume sta la città di E fira. tnt(» molti leggono un’ isoletla e degli' scogli ma-/*» (3) Il Ck>ray nella versione francese dice : Corinto. . (i) Capo Tomese. Così poco prim a > invece alcune isolelle. il quale scorre dal monte Foloe.Ì6 4 DELLA GÉ0G8AFIÀ DI StBABOKE ' Dopo CillcDe eyvi il promontorio Chelònato (i). diversa dalla Tesprotica e dalla Tessalica e da Corinto (3). che portò una volta il nome di Efira. ma quarta di cotal nome^ si­ tuata sulla strada che mena al mare: nè importa poi dire se questa sia una stessa città con Beonoa ( cosi soglioa chiamare Enoa ) od un’altra ad essa vicina.

. dicendo Omero che Ulisse andò ad Efira in cerca di un veleno mortale. lib. dicendo : .. Però Nestore rappresenta come una venefica anche la figliuola di Augia re degli Epei nella descri­ zione di una guerra fatta contro costoro.......... non Jbrse Telemaco andasse nel fortissimo suolo d’ Efira per recarne mortali leni (i)..... dicendo : . con ivi appresso un borgo detto Efira... £ di quivi traevansi mortiferi veleni .. lib.. la bionda jtgamedef cui nota era. Io primiero uccisi { E t corsieri gli tolsi ) il bellicosa M alió... nativi di Gicuro che n a tempo si disse Efira. I . T. V^ha per altro anche intorno a Sicione un fiume Selleente.. produce f La medica virtii (a).. V.. (a) 11.. a 6 t. gener d’ jiagia .tlB H O OTTAVO à65 ma presso qaelle altre Efire non t' ha alcan finme di cotal nome. di quante V almo sen della terra erbe...... Q u e i r usbergo islesso Che EJira di là dal Selleente Un dì Fileo portò. Ed è questa la città che accenna Omero allorché parla dell’ usbergo di Megéte. Apoi* (i) Odiss... Un altro borgo denominato Efira trovasi anche sul territo* rio d’ Agrea nell’ Etolia^ e i suoi abitanti si dicono Efirii. * 1 .. e che i proci temevano.. Oltre di che vi sono altri Efirii tra’ Perrebii vicini alla Macedonia ^ poi quelli di Cranona e della Tesprozia. del quale in moglie La maggior figlia possedea .. 738.. ..

da cui per altro suol prendere in prestanza quasi tutto quello eh’ ei dice. jSo.a66 DELLA GEOGRAFIA S I STRABOKE lodoro poi per mostrare in qual modo Omero d istin se i paesi che portano Io stesso num e. ma sibbene nell’Elide vicino alla città d’Efira. e per distinguerla dalle altre città dello stesso nome v’ag­ giunge da lungi. della quale Omero dice : Ed Ecalia Unean. 5g5. ( a ) 'l l . per distinguerla da Samo dell’ Io­ nia. Ma in questo non concorda Apollodoro coll’ opinione di Demetrio da Scepsi. quando nel vero non è una sola : è quindi manifesto eh’ esso intende parlare d’ Ecalia tessalica . la quale abbia bisogno di esame ^ ma lo stesso dee farsi anche rispetto a ciò eh’ egli dice di Ecalia. I I . come noi ab­ biamo già detto. Egli afferma eh’ è una sola la città detta Ecalia d’ E urito. v. . Perocché Demetrio af­ ferma non essere nella Tesprozia il fiume Selleente. fr a Santo ed Imbro . II. lib. . le quali poi al burbanzoso Tolser la luce e il dolce canto e F arte Delle corde dilette animatrice (3 ) ? (i) II. E cosi nomina qualche volta Efira Tesprotica . o quello dell’ isola vicina . dal fiume Selleente. Ma qual sarà dunqQe quell’ Ecalia d’onde il tracio To^ miri fuggiva e s’ abbattè nelle M use. V. ad una aggiunge il nome di tracia . lib. osserva cbe par» landò delle città dette Orcomeno dà a quella d'Arcadia il soprannome di ricca di pecore'^ e alla Beolica il titolo di Miniea: e che nominando le città dette Samo. questa è la sola cosa affermata da Apollodoro. seggio Eurito (i)..

Demetrio da Scepsi s’ ingannerebbe dicendo cbe trattasi d’ una città dell’ Arcadia. Tuttavolta al» cuni desiderosi di partecipar nella gloria e nella nobiltà di Nestore fanno violenza alle parole di Omero ^ e poi­ ché trovansi menzionate nel Peloponneso tre città di Pilo ( d’ onde venne quel detto : Avvi una Pilo dinanzi a P ilo . sulle tracce di quel poeta. Gli storici ed i poeti dicono quasi tutti cbe Nestore fu messenio. cioè questa della quale ora parliamo. ]’ E* calia arcadica nomavasi anch’ essa città d* Furilo \ e in questo caso Apollodoro s’ ingannerebbe affermando che il nome di Ecalia d'Eurito si desse ad una sola città. ma un’ altra ^ diversa da quella cbe sta lungo l’Alfeo.LIBRO OTTAVO 267 Perorcbé Omero dice altresì che questo acerbo scon* tro 1’ ebbe . sostengono . e poi anche un’ altra Pilo ) . poi la Lepreatica. volendo con ciò esaltare quella città di Pilo che sola durò fino ai loro tempi : ma i più esperti nei poemi omerici. la quale ora chiama­ no Andania : e se invece Demetrio ha ragione. se pure conviene adoperar questo nome. poi un’altra nella TriGlia. ed anche da quella vicina al Pamiso ed alPAmatlios. Ora se Omero facesse qui menzione delP Ecab'a tessa* lic a . tutti sì sforzano di mostrare che la loro è la Pilo arenosa^ e sostengono quella essere stata la patria di Nestore. I l giorno che d’ Ecalia e dagli alberghi Deir eealiese R irito ei fe a ritorno. Tra la foce del Peneo e quella del Selleente presso il monte Scolli è fondata Pilo ^ non però quella di Ne* store.

e per verità recano in mezzo argomenti più credibili'. ha quattro duci. . senza dare particolarmente il nome di Elei ai prim i. disse un po' oscuramente: La squadra che consegue. E di tutto il terrea che tra il confine D i Mirsino ed Irminio si racchiude. e ognuno A dieci navi accenna. I I .e del sacro eleo paese. la quale una volta fu assai popolosa. perocché tlicono essere conosciuta più de' luoghi predetti la città di Gerena che trovasi appo loro. . Questo medesimo fecero anche i Messenii . Le montaro Molli Epei valorosi < . ■ ' E questo è ciò che rimane al presente della bassa Elide. cioè u» luogo ivi presso denominato Cerano. E tra P Olenia rupe e F erto M isio (i) . e credono che di qui sia venuto a Nestore 1’ epiteto di Gerenio. Gli abitanti poi della bassa Elide aggiungono per gelosia d’ onore alla loro Pilo anche questi altri con* trassegni.268 DELLA GEOGKÀFU DI STRÀBOHE che la òittà di Pilo patria di Nestore è quella pel cni territorio scorre PAlfeo ^ il qual fiume si sa che attra­ versa la Pisatide e la Trifiiia. un fiume detto Geronte e un altro soprannomatp Ge> renio. Perocché denominando Epei tanto i Buprasii quanto gli Elei. lib . assegnandògli quattro prìncipi. ’ e si divide Quadripartita. « gli abitanti Di Buprasio. 6 i 5 . pare eh’ egli abbia divi^ ia quattro parti non ( i ) l i . V. Omero poi avendo diviso in quattro parti que> sto paese. .

per quanto pare. e che in processo di tempo il nome di questi ultimi fosse comu­ nicato a que’ primi. ma bensì il paese' degli E pei. v’ha questa prova. ' . V . Che poi Omero chiami Epei i Buprasii è manifesto da quel verso : • • • • • • • • • • • • • / / giorno 9 Che in Buprtuio gli Epei diero al sepolcro I l rege Amarineeo {1). una conside­ rabile abitazione dell’Elide. sembra eh’ egli le attribuisca a Buprasio del pari che all’ Elide. lungo la strada che mena dalla presente città di Elide a Di­ me.IIBIIO aTJ-AVO 269 l’ Elide . che anche oggidì si veggono questi luoghi che souo parte delPEIide. lib. E quanto all'essere Buprasio una porzione dell’ Elide con ua sito abitabile dello stesso. 65o. ma piuttosto del paese degli Epei. Oltre di c h e . nom e. come quando disse per tnezto f Ellad» e per Argo"^ nell'£l~ ( 1) IL. Vuoisi tenere pertanto che Buprasio fu una parte dell’ Elide ^ e che Omero valendosi di una figura con­ sueta ai poeti nominò insieme la parte ed il tutto. la quale ora più non sussiste^ e solo ne conserva il nome il luogo dove già fu. e così parimenti che gli Epei soprastessero agli Elei. F u dunque Buprasio. xzviii. il quale per al­ tro egli aveva da prima diviso in due: sicché Bu> prasio non sarebbe una parte delP Elide. divide tutto questo paese in quattro p arti. . quando il poeta dopo avere enumerato insieme Buprasio e la divina Eli-' de. E potrebbe anche congetturarsi che Buprasio una volta fosse in qualche modo superiore ad Elide.

poi quando prevalse la loro fortuna e la loro potenza. quei di Dulichio & delle sacre Echinadi . Però Omero non nominò Dime^ ma non è per altro inverisimile che questa città fosse al tempo di quel poeta soggetta agli E p e i. Ed Aicmano : Lasciò f amena Cipro e Pafo circondata dal mare. Di qui poi avviene eh' v? non siano d’ accordo fra loro intorno alle stesse cose. abbiano formato un solo governo comune.3^0 d e i x a g e o g r a f ia d i strà b o n e lade ed in Ftia ^ combauevano i Curati e gli Eloli . Non è per altro incredibile che gli Epei siano stati una volta ne­ mici degli Elei ed abbiano formata una nazione sepa* rata * . Ed Eschilo: Ebbe in sorte il pos­ sedimento di Cipro e di Pafo. Che se Omero non disse Epe! i Buprasii. Ed anche i moderni si valgono di questa figura \ fra i quali Ipo­ natte disse : Mangiano il pane di Cipro e V Amatusio frumento . e asserisce che gli Epei combatterono insieme con Ercole contro Augia. Ma gli storici antichi dicono molte cose le quali Dòn furono mai . e che più -tardi passasse sotto gl’ lonii. noi diremo avere lui taciuto altresì di molte altre cose^ nè perciò quel silenzio essere indizio che le cose non siano. £ dice inoltre che Dime fu una città degli Epei e degli Achei. che dominò tutto il paese fino a Dime. o forse . come uomini che dalle favole ond’ è pièna la storia di quelle età contrassero una certa abi­ tudine alla bugia. ed in­ sieme con lui rovinarono Augia stesso e la città d’Elide. Tuttavolta Ecateo milesio dice che gli Epei sono diversi dagli Elei. mentre Dulichio è appunto unai delle Echinadi. sebbene gli Àmatusii abitino aach’ essi in Cipro. ma solo che Omero non ne parlò.

nelle quali è compresa anche Buprasio. e cento da T rite o . dove ogni mese gli abitanti cii^convicioi sogliono celebrare una^fiera . siccome opinano alcuni. è un luogo vicino all’ Amfidolide. appartengono già ai confini della Pisatide. sono degli Elei Irmine e Mirsino ^ le a ltre . la quale tien dietro a Lampeja eh’ è un’ altra montagna appartenente all’ Arcadia . Rispetto alla rocca Olenia congetturano che la sia quella eh’ ora dicesi Scolli : e in queste materie bisogna per necessità recare in mezzo delle congetture. ed è situata sai mare lungo la via che mena da Dime ad Elide. tutte e due città degli Achei. ma sotto gli Achei impadronitisi del paese degP lonii. £ pertanto lo Scolli una montagna pietrosa comune a quelli di Dim e.LIBBO OTTAVO aj I noD sotto costoro. e giace lungo la via mon­ tuosa che mena dall’Elide in Olimpia. Fu da principio una città della Pisatide ^ come suol avvenire che i con­ fini delle nazioni soggiacciano a molte mutazioni. ma ora più non sus* siste : se non che trovasi un promontorio montuoso vicino a Gillene chiamato Ortnine od Irmine. di Triteo e delP Elide. a settanta stadi! dalla città degli Elei. Del r^sto fra le quattro parti. Omero poi . E fu Irmine una piccola città . Mirsino poi oggidì chiamasi Mirtunzio. ed Omero sopra assai cose non si espresse con molta chiarezza. dacché i luoghi ed i nomi sog­ giacquero a mutazioni. cam­ biandosi coloro che ne tengono signoria. di< stante cento trenta stadii da Elide. L’ AHsio che ora dicesi Alesieo.

Il Teuteas mette foce nell’ Acheloo il quale scorre anch’ esso appo Dime. r altro d’ intorno a Dim e. Siccome pertanto akuui popoli della Trifilia confinauti colla Messenia diconsi Gauconi. ed a quella che dicesi^ collina Alisio : perciocché cosi. e sul territorio di Dime stessa dalla parte che guarda a Triteo v’ ha un fiume detto anche con nome femminile la Gaucona. . in forza di quella figura cui chiamano iperbato. delle quali si compose poi Dime ^ se non che la cittadella dicesi Teutea al femminile tralasciando la f e prolungando l’ ultima sillaba^ e quivi poi è il tempie di Diana Nemidia (3). debbonsi intendere le parole di Omero (a). Gotesto fiume sbocca in un altro detto il Teuteas con nome maschile e comune ad una di quelle piccole c ittà . (3) Diana òoschereicca. ad Elide ed al fiume detto Gaucona. trasportando il p o eta. L ’ Acheloo ha il nome stesso di un fiume deli’ Acarnania ^ e Io chiamano anche Piro. (a) n testo dice: x » ì ’AAiir/*» ed è come se dicesse: itS-» ’AXtintv k»x ì h i . Alcuni poi sogliono indicare anche un fiu« me per nome Alisio. l’ uno dei quali stesse nella Trifi­ lia . e la città di Dime da alcuni chiamasi Gauconide. (i) K«A«>i). cosi alcuni vanno indagando se forse questi Gauconi non fossero due popoli.a^a DELLA GEOGRAFU DI STRABOKE chiamò r Àlisio anche Collina d' Alisio (») dicendo r Spingemmo i cavalli pel fertile territorio di Buprasio fino al sasso Oienio . I l Monti traduce : al luogo che Calon si noma. la voce : 'irS-*. in forza dell’ iperbato .

sono-i confini dei Messenii.. non lieve Per ricevere andrò debito antico ((). eh* bero torto... ne cam­ biarono la scrittura sostituendo il nome di P o ro .. non veggo come potrebbero le sue pa^ |!ole riuscir credibili. e stendentisi forse fino a Dime.. 366. quando trattasi di cercare chi siano questi Canconi fra i quaK Minerva dice che andava a riscuotere un credito. Perptoechè se dovessero intendersi quelli della Trifilia vi­ cino a L eprea. Non sar«l>be poi giusto il tralasciar di dire d’onde sia avve­ nuto che Dime fosse soprannomata Cauconide... .. Ma queste cose si chiariranno vie meglio quando noi parleremo della Pisatide e poscia della Trifilia sin dove . i8 ■Sj»4ÌoiìSt Ui.... ■ (i) Odiss. Minerva ( sotto le sembiante di Mentore ) di­ cendo a Nestore .. ricomparsa P a tta .... e così pure d’ onde fosse nomato Caucone il fiume . Rispetto ai Canconi poi alcuni osservano che nell’ Odissea .. . Quindi alcun} mutano le parole 4 el testo leggendo : om mi è dovuta una somma di gran momertto nella divina Elide. I l i ... .LIBRO OTTAVO a^3 Quindi coloro i qaali... par che dinoti una qualche parte del paese degli Epe! pccupata da Gaucorii ^ diversi da quelli che stanno nella Tri&iia . V. A i Caueoni magnanimi .. ove Esiodo dice: jibitò sullo scoglio Olenio lungo le rive dell' ampio Piro . lib.

passa rasente la stessa città di Sparta. scorrendo da que’ medesimi luoghi dai quali viene anche l’ Eurota. si contano cento venti ^tadii. l’altro nella Pisatide. 335. e di quivi ad Olimpia. vicino a cui sono le fonti d’ onde scaturiscono i fiumi predetti. come rac* cogiiesi da quelle parole di Omero : Sotto il muro di F e a . VII. Dinanzi a questo promontorio è situata un' isola eoa porto . I quali dopo essere scorsi sotterra per molti stadii. andando per la via pm breve. L ’Eurota pertanto^ [facendo riapparire la sua corrente dove comincia il ter> ritorio Bleminatide. del qual nome v’ ebbe anche una picòola c ittà . e di cinquecento quaranta cinque dalI’ Arasso. v.374 D ELLA GEOaHACU DI STR A B O H K Dopo il capo Chelonato viene per grati tratto la spiaggia della Pisatide . . poscia il protnoatorio Fea. Più oltre mette foce l’ Alfeo in di­ stanza di duecento ottanta stadii da Chelonato. cioè per quella del m are. Evvi quindi un altro promontorio che molto si allunga verso il ponente ( a somiglianza di quello di Chelonato ) e dal quale fino a Gefalenia contansi pure Cento venti stadii. emergono di nuovo. Perocché nella Megalopolitide ^vvi un borgo nominato Asea . (a) Altri legge: rit» . verso la chiare Del làrdcjjio correnti (i). lib. Alcuni poi dicono che il promontorio Fea è il principio della Pisatide. e se ne vanno T uno nella Laconia. e attraversata una lunga valle ^a) presso ElO) (i) IL. £ d è il lardano un fiumicello vicino. una piccola vaUe.

LIBRO OTTAVO. Seguita poscia quel monte della Trifiiia che disgiun­ ge la Macistia dalla Pisatide : poi un altro fiume per nome Galcide. (i) Le echechirie erano giorni nei quali cessava o|pi lavoro . ed Aerea. a Venere ed alle Ninfe. od a Nettuno dove siano riviere. Nel tempio di Diana Alfionia sono le pitture di Cleante e d’ Aregone corinti!. va presso Olimpia a cadere nel mar Sicnlo tra Fea e Pi» tane. Attendevano al servigio di quel tempio i Macistiesi. sbocca fra Gisio staEÌone navale di Sparta . E fre* quanti sono anche quelli sacri a Mercurio lungo le strade. Puno dei quali dipinse la distruzione di Troia e la nascita di Minerva . 3^5 di cni fa menzione anche Omero . come suol farsi anche per Diana Elafia e per Diana Dafnea. 1’ altro Diana portata da un grifo egregiamente rappresentato. collocati in boschi fiorenti per 1’ abbondanza delle acque. Presso alla sna foce é il bosco di Diana Alfionia od Alfiusa (in tutti e due questi modi si dice) distante da Olimpia circa ottanta stadii. A questa Dea celebrasi anche in Olimpia ogni anno una festa con generale adunanza. L ' Alfeo dopo aver ricevati dentro di sè il Caledoats e r Erìmanto ed altri fiumi di miaor nom e. Tutta quella regione è piena di edi* fizii aacri a D iana. dov’ è il tempio veneratissimo di Nettuno Samio in un bosco pieno di ulivi salvatici. i quali annunziavano altresì quella echechiria che dicono Sarnia (i) ^ ma al mantenimento del tempio contribuiscono tutti i Trifilii. la Pisatide e la Trifiiia. e la fontana di Cruni e il boi'go di Calcide. traspor* tandosi per la Frigia . e dopo cotesti luoghi Samico.

il soprannome di arenosa^ indicandola eziandio come la patria di Nestore. altri fiumi della Messenia -. noi sap p ia m o sic c h é ne rimane tuttavia sconosciuta P etimologia. Se poi questo soprannotne venga dal fiume che scorre in poca distanza da quella città.o quel paese sia arenoso. • ■ (3 ) Leggo: ìr»m ^ùr»t col C oray . Del resto poi dicono essere falso che quel fiume . ed a meno­ m are i danni delle civili discordie. (E d it. frane. d’ onde si fece la voce emotoenta (o arenosa) o se questo fiume si chiamasse una volta Pamiso con un nome comune a due.). una montagna od altro. la quale favoleggiano che fosse una concubina di Plutone. Erano tregue eomai»» date e rispettate in nome della rd igio n e.DELLA GEOGRAFIÀ B I STRABONE Vicino ai templi predetti. (i) S’ ignora sé il Fellone fosse un fitime. p er d a r luogo al culto di certe dÌTÌnità ed alle feste che in onor loro si celebravaoc. utilissime a conservare fra i Greci il sentimento della loro patria com une. Nella storia del Medio Evo si rinnovò qualche volta questo antico esempio. e al di sopra del mare trenta stadii o poco più è fondata Pilo Trifliiaca o Le* pi*eatica. invece di ingannata. . axui Omero dà. che calpestata (2) da Proserpina fu convertita in menta ortense da alcuni poi chia> ed anche ogni guerra. Va fra i templi illustri anche quello di Minerva Scil< lunzia che si trova a Scillunte nelle vicinanze d ’ Olim­ pia presso il Fellone ( i ) . secoàdochè si potrebbe congetturare dai versi di lai. ora detto Mamao ed Arcadico e da prima Amathos {arena). vicina a Pilo. Ebbe il suo nome da una donna.^ levante sta una montagna denominata M inte.

L’AcherOnte fu denominato cosi per quella relazione eh’ esso ha con Plutone : perocché quivi sono assai venerali i templi di C erere.' pure ge­ nera e biade ed erbe di mala natura^ sicché poi av­ viene. Perocché la Trifilia. che fu una città posta quaranta stadii al di sopra del mare. il Dalione e l’Acheronte che vanno a sboccar nell’Alfeo. Verso il settentrione confinavano con Pilo due pie» cole città della Trifilia . Fra Leprea ed il fiume Ànìgro (a) v’ ha il tempio di N etta-- (i) Cosi (d!ce il C oray) la chiamaao i G reci moderni. . . (n) 11 testo comune porta il Casaubono corregge S » f iUtv} il Silandro propone o od e quesl’ultim a lezione è adotlaU anche dal Coray. che qualche ' volta que’ luoghi invece di avere grande abbondanza siano travagliati dalla carestia. e dov’ essa è con­ tigua al mare si stende lungo la spiaggia fra il Samico ed il fiume Meda. forse per certi accidenti dei quali Demetrio Scepsi^) fa mcnEÌone. di Proserpina ed anche di Plutone. Ed ivi presso scorrono due fiumi. Ipana e T ipanea. Sabbiosa poi ed angusta è quivi la spiaggia. la prima delle quali fa poi compenetrata in E lide.LIBRO OTTAVO^ %•]'] tnata eduosmo (i). Questa pianura è di fertile terreno. la seconda rimase. sicché ben si potrebbe congetturare che di qui sia venuta l’ espressione di PtVo arenosa. sebbene sia fertile. ' Al mezzogiorno di Pilo evvi L e p jea . assai venerato da’ Maeistiesi^ poi un bosco di Diana sovrastante alla pianura piliaca.Que­ sto nome poi signiGca di buon odore. E trovasi presso quel monte anche un luogo sacrò a Platone.

e salvare cosi il suo racconto . ed errante al pari di loro. il quale poi non si conosce se fu con* dottiero de’ Gauconi. Quando alla fo rte Pilo . Ili. I Teageti posseggono un fertile territorio . Stavano aliar sagrificando i Pilj Tauri sul lido lutti negri al Dio P ai crini a tturri che la terra scuote {t). lib. Dicono che sono una Dazione arcade cóme quella de’ Pela* sghi.3 ^8 DELIA GfiOGRATlA DI STTRABOn! no Samio a cento sladii così dall’ uno come dalP altro luogo. 4. Ed è questo il tempio dove Omero dice che i Pilli furono ti-ovati da Telemaco intenti a compiere un sagrificio. < < . alla eitlade Fondata da tfilèo giunse la nave. Omero racconta es» sere i Gauconi concorsi come alleati ai Troiani . £ d è lecito ad un poeta anche il fingere ciò che non è : ma quando gli è possibile accomodare le stie parole al v e ro . o se n’ ebbe soltanto il nome. E intorno a costoro corrono molte opinioni. e vicini a loro stanno i Ciparissei. V. e così anche Macisto chiamata da alcuni Platanisto. Pur sembra che uscis­ sero della Paflagonia : perocché quivi si trova fatta (i) Odiss. . piccola città che trae il nome dalla Macistia dov’ è collocata. .. Di« cono che nel territorio Lepreatico v’ha un monumento di Gaucone. Amendue poi i paesi di costoro furono un tempo occupati dai Ganconi. ma d’ onde venissero non lo dice. è il me* glio che se ne astenga.

e da essa riceve il suo scio* glimento la quistiooe proposta da prima. Qui intanto. vai quanto dire i territorii confinanti colla Mes­ senia e colla Laconia.LIBRO OTTAVO *79 menzione di certi Caoconiati confinanti «oi Mariandani. gli uni abitarono la Trifilia sui confini della Messenia. Perocché si suppone che Nestore possedesse Pilo Trifiliaca col ter­ ritorio a quella contiguo verso il mezzogiorno e verso il levante. soggetti alla sua signoria ed abi* tati dai Cauconi : sicché chiunque voleva andare da Pilo a Lacedemone doveva per necessità viaggiare at­ traverso dei Cauconi. Alcuni poi aflermano che qnesti ultimi non occuparono tutto quel paese ^ ma che divisi in due p a rti. i quali sono Paflagoni anch’ essi . Ma il tempio di Nettuno Samio e il porto ivi pressò. non po­ trebbe salvarsi il discorso di Omero. gli al* tri la Bnpraside e la bassa Elide verso Dime. accen­ nano al ponente ed al setténtrìone. cioè tutto il paese che va dalla Messenia fino a Dlmej e però anche Antimaco dà a tutti quegli abitanti i nomi di Epei e di Cauconi. dove approdò Telemaco. voglionsi aggiungere anche que­ ste notizie : che alcuni dicono essersi un tempo deno­ minata Cauconia tutta T Elide. Quest’ ultima opinione concorda meglio d’ ogni altra con quanto dice O m ero. rispetto ai Cauconi delia Trifilia. Perocché si leggQ nell’ Odissea (i) che Minerva comanda a Nestore di (i) Le edizioni leggono comanemeote lemtii rit «- . Qualora pertanto i Cauconi abitassero soltanto in questi luoghi. E quivi li colloca appunto anche Aristotele. ma noi ne faremo parola in quella {urte della nostra Opera chd si aggi» rerà intorno a que’ luoghi.

non lieve Per ricevere andrò dehilo antico (i)t Ma in che modo s’ accordano queste cose ì Nestore avrebbe potuto dirle : I Cauconi sono miei soggetti e stanno lungo la via cbe batte chi va a Lacedemone ^ sicché. e nemmanco quel suo disgiungersi da Telemaco^ giacché sarebbe necessario andando per con­ trarii cammini. sicché una parte di essi occupasse i dintorni dj. 365. come suol ac­ cadere. 11 Coray adotta la lezione del Guarini e di qualth è-M S . le cose dette qui da Omero sarebbero assurde: se poi erano divisi. Mi­ nerva avrà voluto dire che s’ avviava verso costoro^ nel qual caso il suo ritorno alla nave non avrebbe più veruna oscurità. lib..% 80 DELLA GEOGRAFU DI STRABONE spedire Telemaco a Lacedemone sopra un carro in compagnia del figliuol suo. V . (t) O d iss. aeoràt rnt ’oSirrttmt. I l i . mi riconduco verso la nave^ e domani all’ apparire dell’ alba : M Cattconi magnanimi. viaggiando verso Oriente . Se dunque i Gauconi abitavano sol­ tanto in cotesti luoghi. non avessero voluto serbare i patti: eppure così non fece Minerva. dice. mentre io. per qual motivo non ti metti in via coi com* pagni di Telemaco^ ma retrocedendo fai opposto cam* mino ì Oltre di che sarebbe stato naturale che an­ dando per riavere un credito non piccolo (come dice Minerva ) da uomini soggetti a Nestore. avesse domau' dato da lui qualche aiuto ^ se m ai. Per consimil maniera tenteremo di ricondo Sotade. Dime nell’ Elide. .

(i) Questo nohie indicherebbe il luogo del loro soggiorno. T uno de’ quali è sacro alle ninfe Atii* griadi. lungo la spiaggia. A lui nacquero Peone.I. il . invece d i A a» ntìcn. ed ivi pure sono i due boschi di Endimioné e di Euridice. Epeo ( cbe'diede il Mio'nome agli E p e i) . 'D i questa e di Net­ tuno nacque Eleo idal quale gli Epei presero il nuovo nome d i Elei ». (5) Dardano nacque di G iove e di Elettra una delle «ette fi­ glie di Atlante re d ’ Arcadia soprannomate le Atlantidi. correzione proposta dal Silandro e lodata dal Casaubono. abitanti nelle vicinanze delle montagne. giacché chiamavano iam i le ' alture. e dove Bardano fu generato (3). La lezione conaune è Ecco la nota del Coray': « Endimioné condusse dalla Tessaglia nell’Elide una colonia di Eoli!. E forse fu questa la cittadella d’Àrene. trotansi dùe antri.{i).Cor^y legge: rEySvf t n m i c t . Dicesi che abitassero nelle parti montuose della Trifilià anbhe certi po|Mli detti Paroceati.R i­ spetto ai due boschi naenzionati subito dopo. denominata così dall’ahara in cui ti^ovavasi collo* c ala.1BKO ottavo »8l Solvéfe ancbe le difficoltà risgu’avdanti Pilo allorché la nostra descrìziobe^ procedendo aocora alcun pocO) sarà pervenuta alla città di questo nome nella Messeaia. Samico è una fortezza: e anticamente forse fu una città. AI disotto di costoro. . Etiolo ed Euridice. . di cui Omero fa menzione nella enumerazione delle navi :< Di Pilo ei guida e delP aprica A rtne G li abitanti. occupando que' monti che stendonsi dai luoghi circonvicini a Leprea ed a Macisto fino al mare presso I^osidio Samio (a). l’ altro è quello in cui successero i casi delle Atlantidi. (a) Cioè presso al bosco sacro a Nettano.

V. £ veramente vicino all’ antro delle ninfe Ànigriadi v’ha una sorgente. pei' essere quasi piano il suo Ietto.L e Pretidi 0 figliuole di Prato ( secondo Apollodoro ) furono da Melampo guarite della pazzia . dalle Uuce e dalle impeti­ gini. XI. Siccome pertanto l’ Anigro. . da cui tutto il terreno soggetto è fatto palustre e limaccioso^ e il più di quelle acque le riceve in sè r Ànigro. ( E d it frapc. (i) I I . colà dove il fiume Ànigro. così fangoso com’è. ). E ne sono un indizio non lieve. che le dovette scorrer vicino. E dicono che anche l’Alfeo fosse così denominato dalla virtù delle sue acque di guarire le alfe. e i pesci eh’ esso produce non si possono mangiare. esce in mare. lib.a8a DELLA G K O enA FU d i strabone Percioecbè non trovaado ia n^ssua luogo evidenti indizii di una tale c ittà . 7 0 3 . quelle parole di Omero : Sul fium e Minìeo che presso Arena Si devolve nel mar (\). Del resto il lavarsi in quel fiume sana dalle a lfe . fiume profondo e di sì poco declivio. piuttosto che altrove. dif­ fonde alla distanza di ben venti stadii un grave fetore. Di che gli uni favoleggiano che alcuni dei Centauri fe­ riti da Ercole lavassero dentro quelle acqne il veleno dell’ idra (a) . (a) Dicono che Ercole avesse avvelenale col sangue d e ll'id r a da lui uccisa le frecce colle quali poi cotnballè contro i Cen­ tauri. .. ma da queste parole d ì Strabone pare ché si trattasse invece di nna malattia della pelle. Quel luogo poi. gli altri che di quelle acque si valesse Melampo a parificare le Pretidi. che impaluda. congettnrano eh’ essa abbia po> tato essere.

fondarono la metropoli di Cirene denominane dola Tera \ e col nome di questa città indicarono poi anche tutta T isola. scoscese da quel medesimo monte^ sotto alle quali (come dicemmo) v’ ebbe un tempo la città di Samo. <a) Leggo col Coray : J r i w i rS t Mn»Sr.alterato. e che da prima si disse Colliste . e più non serba per altro nessuno dei luoghi fondati dai Minii. il qual nome poi fìi da alcuni. ed abi­ tarono presso Arene in quella regione che ora dicesi Ipesia. . e di quivi nella Trifilia . ed anche le rocce denominate Achee. o dai Minii (a) discen­ denti dagli Argonauti : i quali da Lemno furono cac< ciati a Lacedemone. dicendolo Mintejo. Alcuni di questi Minii navigando con Tera d' Àute> sione ( discendente da Polinice ) a quell' isola eh' è si­ tuata fra Cirene e C reta. forse perché fu distrutta fino da tempi antichis» (i) Da fìtttt stare firmo. derivandolo o da coloro che In compagnia di d o rid e madre di Nestore vennero da Orcomeno detto Minicia . Fra r Anigro e quel monte da cui scorre il làrdano vedesi un prato e in quello un sepolcro illustre. così si crede cfa'esso una volta fosse da ciò denominato Minieo (i). Ma F etimologia di questo nome ammette ancbe altri prìncipii.Ll&ao OTTAVO 283 « per trovare aU’uscir della foce an grande impedimento dal mare ba le sue acque piuttosto ferme che correnti. poscia ebbe il nome di Tera come dice Calli» m aco. Questa città non è menzionata gran fatto da colorb che descrissero i Pe­ ripli.

tro ' vandosi in luogo da non esser veduta. . es­ sendo condotta da Samo al tiranno di Corinto. dove una volta fu la città Samo. Perocché dice. rimpetto all' isol^ di Sfagia a settecento cin< quanta stadii dall’ Àlfeo. ed a mille e trenta da Cfaelonato ) avvi la distanza di circa quattrocento stadii. d'onde potrebbe congetturarsi benissimo che siavi stata una volta una città detta Samo. Perocché il bosco Posidio ( 0 sacro a Nettuno ) è . ma poi cambiando consiglio li ri­ chiamò indietro e li seppellì. ne mandò via sópra un carro i cadaveri. DI STRABONE sim i} e forse anche a motivo della sua posizione. ciò che non sarebbe stato se si trattasse di Samo dell' Ionia. cantando sopra innamorata lira : vedesi che il poeta parla di Samo della Tri 61ia. la quale perciò non potea vedersi dal mare. vicino al mare. la (i) Capo dei Teori. Da questa città di Pilo e dalla città di Leprea fino a Pilo della Messenia ed a Corifasio ( due castelli sul mare. vi andò per mare col vento zefiro. poi al di là di questo v'ha un colle elevato opposto a quel sito che ora dicesi Samico. poema attribuito a Stesicoro. E soggiunge che eoa quel vento medesimo il fratello di Ui venne a Delfo ia qualità di archlteoro (i): che un suo cugino ed amante n 'a n d ò a lei in Corinto viaggiando sopra un carro: e il tiranno avendoli uccisi amendue.*84 DELLA g e o g r a f ia . come si disse. Oltre di ciò nella Ra­ dine . Trovasi quivi anche una pianura denominata Samica. il quale comincia : Jntuona^ o arguta Musa^ le lodi degli amorosi fanciulli di Samo .

.... ... £ dicono alcuni che per questa città di Chaa ebbero guerra gli Arcadi contro quelli di P ilo . e Chaa in luogo di Fea .... dov’ è anche il piauo Epasio. Anticamente però furon diversi i coufini di questi paesi. sicché dipendevano da Nestore anche alcuni luoghi situati oltre il Neda .. Scorre poi questo fiume lungo Figalea... la cui fonte si dice che la facesse scaturir Rèa per lavarsi dopo eh’ ella ebbe piartorito Giove..UBito OTTIVO a 85 « quell’ inlervaUo è situato il tempio di Ercole Macìstio. e che ne parla poi anche Omero j affer­ mando che dorè egli fa dire a Nestore : • Nel fio r degli anni. come a dire il ter* (i) I I.. V. lib... il quale bagna il sepolcro di lardano e la città di Ghaà vicina un tempo a Leprea. Ora poi il confine della Trifilia dalla parte della Messenia è appunto la corrente del Neda che discende copioso dal Liceo... e vi scorre il fiume Àcidoue. chè non son io debba sostituirsi P Àcidooe in luogo del' Geladonte.... i33. come quando in riva Pttgndr del ratto Celadont» i Pilii Con la sperla di lancia arcada gente ■ Sotto il muro di Fea verso le chiare ■ Del lArdano correnti (i)? . Lungo il mar di Trifilia sono Giparissente e Pirgo..... ultimi dei Tri» fili! e confinanti coi Giparissii che sono i primi popoli della Messenia.. e sbocca in mare in un luogo a cui sono contigui i Pirgiti... e i fiumi Acidone e Neda.. monte dell' Ar* cadia.. giacché quella ( dicono ) più di questa è vicina alla tomba di làrdano ed agli Arcadi... VII..

IX. e Pedaso I f alme viti feconda t elle son poste Tutte quante sul mar . (1) Secondo le e d iz io D Ì c o m a D Ì dovrebbe dirsi. trova il Cori~ fa sio ed Erana. E forse non è di gran momento inda* gare con tanto studio Pantichità di que’ luoghi. . lib. Perocché questo è come se dicesse vicirm a l mare d i Pitia.!s8 6 sell a GBOGBÌl I 'U s i st e a b o n e ritorlo di Glparìssente ed altri a qaello Ticini. Ed avvi anche un Generio ( 3 ). Cardamile ed Enàpe . In generale poi prestasi (i) I I . la quale alcuni a torto stimano che anticamente sia stata detta Arene con nome aguale a quella della Trifilia. Trova anche Platamode distante dal Gorifasia e da quella che ora chiamasi Pilo centoventi stadii. ci par necessario pigliarle in esame. Dopo il territorio di Giparissente chi naviga Inngo la costa verso Pilo della Messenia e il Corifasio. ed una piccola città chiamata collo stesso nome. V. e baste-* rebhe dire in qual condizione si trovi al presente cia­ scuno di essi^ ma perchè sin dalla fanciullezza n’abbiamo sentito parlare da molti cob diverse opinioni.. lo stesso che u a Ctnolafio. verso il confine Deir arenosa Pilo (\). U n monamento senza il cadavere . l^ e a la bella. (3) K t f i f u t . Le liete di bei proli Ira ed jtntea . Cosi Omero stende il mar Pilio fino a quelle sette città che Aga« mennone promette ad Achille : Selle città . V indila Fere . trova Erana (2). i3 5 .

...IIBRO OTTAVO 287 fede priacipalmente ai più celebri ed ai {fiù antichi ed a coloro che nell’ esperienza tengono il primo luogo. ed è un luogo della Macistia. guado <f M fe o ... con quel che segue.. parendo che in quel luogo cotesto fiume si possa passare a piedi: ora chiamasi Epitalio.... Ub. Qui pertanto la quistione è intorno alla città di Pilo e noi ci proponiamo di trattarla tra poco. la quale sia essa il ( i ) n ...... E della ben fondata E p i .. Del paese soggetto a Nestore poi cosi parla : D i Pilo et guida e dell' aprica Jrene Gli abitanti.. V.. . con quelli A cui Ciparissenle e Anjigenia Sono stanza. o piuttosto un aggiunto della voce Euctiton ( ben*fondata ) .. Di Arene già s’è parlato: quella poi che qui chiama Trio.. 710. £ la dice guado A lfto .. £ già abbiamo veduto ciò che dà Omero si dice intorno alia bassa Elide ed a Buprasio. E poiché sotto questi rispetti Omero è superiore a tu tti. Rispetto alla hen fondata E pi domandano alcuni se questa voce Epi è il nome proprio della c ittà . altrove la chiama Trioessa : . sicco* me dicemmo poc’anzi... è necessario confrontare fra loro e le cose dette da lui e lo stato in cui sono al presente cotesti luoghi. e Ptelio ed Elo e D orio.. .. Z I. e di Trio ... Su V Alfeo In arduo colle assisa è una cittade Tr'ioessa chiamata (i). .

siccome avveniie d’Elo e d’Egialo e di altre parecchie. e domandano eziandio se questa città di Epi sia quella che nell’ Aufidolia ckiamasi ora Margale. <Evvi poi un’ altra città detta Ciparissia nella Messetiia.a8S della eEO & K A m s i 'S tr a b o n e nome . quésta città m>B è in tale posizione cbe la renda na­ turalmente forte:. E forse ( aggiungooo ) Omero disse Trio'il guado delPAIfeo (i) e diede ad Epitalio il nome di ben fondata Epi. . e quelli i quali ten* gono che Omero alluda a quest’ ultimo portano poi opinione che gli desse il nome di Epi cosse nome pro­ p rio . a motÌTO della sua posizione. E veramente anche in un altra fuogo accenna la sua posizione dicendo : In arduo colle assisa. il guada. Giparissente è verso l’ antica Macistia la quale steiV' devasi anche al di là del Neda ^ ma non è piìi abitata^ come nè anche Macisto. ben trovasi invece nella Macrstia ua a4tro luogo di naturale fortezza . Ma. d> T rio o Trioessa perchè tutta quella regione ò piena d’ alga^ naassimamente i fiumi. ( 1) n testo dice soltanto: r 'o * i f » r . è una cittade TnoessA chiamaUf. Dicono poi che diede ad Epitalio il nom<. e tutte e due chiamansi or^ con questo nome al singolare ed al fepimiaino (2) y « Giparissente invece nomasi il fìu.me. i quali ne abbondano soprattutto ne’ luoghi dove possono guadarsi. (3) 11 testo è d’ incerta lezipne. Ma coloro i quali credono ch’ Epi sia una stessa città con Margale adot» teranno forse una contraria opinione.

697. Verso quel medesimo luogo trovasi. Pteleo la fondaron coloro che vi si trasferirono da Pteleo della Tessaglia. Ed è ora un luogo pieno d’erbe salvàtiche ed inabitato. anche Ecalia d’ Eurito. detto Ptekasirao. 19 . . II. secondo altri è una pianura \ ma al presente non sanno indicare nè l’ uno. Bispetto ad Elo alcuni dicono eh’ è un luogo vicino all’ Alfeo^ altri dicono eh’ è una c ittà. di cui Omero fa menzione dicendo : Elo piccola città lungo il mare. Ma secondo altri lElo è un luogo .presso Aloiio dov’ è il tempio sacro a Diana Elia custodito dagli Arcadi.. come quella che trovasi nella Laconia. lib.LIBRO OTTAVO 289 Anche Àmfigenia è una città delta Macistia vicino flir Ipsoente dov’ è il tempio di Latona. i > Il Dorio poi secondo alcuni è un m onte. La marUtima Antrone e di Pteìéo V erboso suol (i). nè 1’ altro : nondimeno sostengono alcuni esr sere il Dorio una stessa cosa con Oluri od Olura^situata in quella che ora dicesi Aulona (a) della Messenia. E quivi (i) 11. SriMaostj tom. V . Perocché dice Omero che v’ eb­ be colà . III. ai quali ap« parteneva colà l’ ufBcio del sacerdozio. ed è una pic­ cola cittadella d’Arcadia che ha il nome a comune con un’ altra di Tessaglia e eoa una dell’ Eubea. (a) Cioè : Fallata. la quale ora dicesi Andania.

come apparisce anche dai versi di Omero. arcadica e lepreatica . ( l ) I I . V. 1 9 9 . ma questo fiume poi non fu mai contiguo nè alla Messenia nè alla bassa Elide.ago DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE dice Omero che Tamiri di Tracia . . Da questo in> fatti apparisce che fu mandato un messo ai compagni di Telemaco rimasti nella nave. Ciò posto spiegasi poi naturalmente la strada che fa Telemaco ritornando ad Itacfa . venendo a Dorio. lib. ebbe un duro scontro colle Muse che lo privarono del* r arte del canto. perocché Omero dice : Crune passò il buon legno. e Telemaco ritornando da Sparta non permette che Pisistrato si accosti alla città ( di Pilo ) . Ed in questo pae­ se dei Pili! detto da noi Pilo trifiliàca. . e la di belle Jcque irrigata Calclde. XV. sopra Fea sorse . Peroc* chèle. per invitarli come ospiti. che il sole Già tramontava . Ora da tutte queste cose è manifesto che i possedi­ menti di Nestore chiamati comunemente da Omero terra de* P illi stendevansi lungo amendue le sponde dell’ Alfeo . ma vuole che deviando s'afTretti verso la naive (i)^ sicché non dovette essere una medesima via per andare alia città ed al luogo dove la nave era approdata. altre città di Pilo soglionsi mostrar lungo il mare^ ma questa n’ è al di sopra più di trenta stadii. ed imbrunian le strade E spinto sempre da quel vento amico Cui governava un Dio . si trova appunto la patria di Nestore.

. Avendo pertanto lasciata Itaca al mezzogiorno. È da notarsi però che i primi due Tersi noa trovansi nelle edisitMii dell’ Odissea anteriori a quella del Barnes. le quali ap« partengono alle Echinadi. Per evitarle dice che si mise (sa le isole Toe . lib.UBHO OTTITO 3^1 E di ih eottefjf^ FElide. dopo aver viaggiato lungo Crune e la Calcide 6no al tramonto del sole. cosi qniàci innanzi dà volta verso la parte d 'o rie n te . approdò poi di notte a Fea. XV. e la nave abbandona il v ia r io di* rittO' e preso da principio verso Ita c a . e sono vicine all' ingresso del golfo Corìntio ed alla bocca dell’ Acheloo. si volse di ouo« vo al settentrione . approdò all'altra parte di que« st' isola. chiamando Taé le isole Acute. non potrebbe più dire ragionevolmente che la nave parti* tasi da questo Inogo . poi Pilo Trifiliaca e poi Samico. Siccome fino a questo punto la narìgaiioDe Al verso l« parti settentrionali. e che di quivi andò costeggiando l’ Elider giacché que’ luoghi sono al mezzogiorno dell’ E lide. V. a motivo delle insidie che i proci vi avevano tese nello stretto fra Itaca a Samo (a). V. poi C rune. primamente F e a . poi Calcide. e ripigliato il suo cammino fra l’Acarnania ed Ita c a . dove Regnati gli Epei (i). ag5.. A chi pertanto Palpasse da Pilo d’ Elide navigando verso il mezzodì converrebbe (i) O d iss. (t) O d iss. IV. Se qualcuno dunquo s’ immaginasse che Pilo d 'E le a appartenesse a Nestore. lib.. e non già a quella dov’ è lo stretto Gefiillenio nel quale i proci stavano in agguato. 671.

ecc. si lascerebbe da tergo tutti cotesti luoghi.aga della G E oenA F iA d i stra b o n e percorrere questa via ^ e chi andasse invece verso il settentrione dov’ è Ita c a . qualora se ne considerino bene le parole. Perocché dice come Ercole rovinò Pilo per modo che tutta la gioventù vi fu estinta. in ta l caso la distanza ch’egli avrebbe dovuta percorrere sarebbe stata assai grande e richie­ deva un tempo maggiore 5 quando di colà a. poi di Cidone. poi dell’ Alfeo e de’ luoghi che sono frammezzo a questi: e solo all’ ultimo sarebbe stato conveniente far menzione anche di quelli già delti. ma coi nomi primamente della N ed a. allora affatto fanciullo 5 > (i) Siccomé Fea è una cillà e non un fium e. o piuttosto di ruscelli). cosi il Coray suppose che debba leggersi: r i w t n am i . e dovrebbe navigare soltanto lungo l’E* lide stessa : ma prima >che il giorno finisse. partendosi da Nestore^ cominciò la sna navigazione . e non già dopo come dice il poeta. e d«i dodici.figli di Neleo sopravvisse egli solo . Pilo Trifiliaca ed al tempio di Nettuno Samio v’ha uno spazio di quattrocento stadii: oltreché la navigazione avrebbe do­ vuto in d ic a rs in o n già per mezzo di Crune . Galcide e Fea (che son nomi di fiumi (1) senza veruna celebrità . Se poi qualcuno supponesse che Pilo di Messenia ed il Gorifasio siano stati il laogo d’ onde Tel«maco. a provare. La narrazione poi fatto da Nestore a Pa­ troclo della guerra che quei di Pilo ebbero contro gli Elei convalida anch’ essa ciò che noi abbiam tolto . . giaccliè la navigazione avrebbe pur dovuto distendersi anche ad essi. di luoghi e fium i senza .

e molte Col poledro alla poppa. raccolti insieme quanti potè de’ suoi. tutte m adri. Prosegue poi dicendo ch-egli medesimo. città lungo 1’ Àlfeo< I Pilii che se ne avvidero subitamente uscirono al soccorso di T r io . e che di notte poi s’ era ritratto dal luogo della pugna. che di giorno furono superati coloro che'dall’EJide erano usciti a combattere (fra i quali Nestore dice di avere ucciso Itimoneo) . V. e di quivi partitisi all’ alba . . £ di qui si raccoglie che questo bottino fu fatto di gior* n o . Ecco la preda. Fulve cavalle. si mos­ sero contro di n o i. e cento olire cinquanta . tosto contò albeggiò corsero alla battaglia . nel terzo giorno gli Epei. 677 . X I . e né portò via gran preda ^ cioè : Di buoi cinquanta armenli'. e dopo avere passatailà notte lungo quel fiume. lib . dove sagrificai^ono prima agli Dei.. Poi dice : Mentre attendevamo alla di» stribuzione del bottino. con-r tratta gran moltitudine di cavalieri e di fanti . ed aìtrettante D i porcelli. e pur di notte rien* trò in Pilo. d’ agnelli e di caprette Distìnte mandre. fiume vicino ad Arene. Che noi di notte ite menammo in Pilo (i). dove avendo glorfosamente co­ stretto il nemico a dar volta. non ciwasefrp dall’in( i ) 11. pervennero poi sul meriggio all’Alfeo. pernotta­ rono presso il Minieo. e a trattare i Pilii eoa superbia e ad ingiu­ riarli. e si posero a campo intorno a T r io .LiBBO OTTAVO ag3 d’onde gli Epei cominciarono a dispregiare Neleo vecchio e deserto. si mosse contrò I’ Elide.

.. 697... V... per uu’ ingiuria à cui erano soggiaciuti entrami)! concepissero tanta superbia e tanta ira Tuno contro dell’altro.... Or come tbai potrebbe credersi che in queste parole si alluda a Pilo d’Elide o di Messenia? Non a quella d’Elide. cioè P Elide : nè potrebbe più cre­ dersi che due popoli ugualmente danneggiati. Ub.. . ......... finché non giunsero al Bupr»* s io . xt.. giacché per devastare questa città. u . O come mai avrebbero essi corso e depredato il proprio paese? come mai potevano coman­ dare a costoro Augia e Neleo i quali eran nemici? Pe­ rocché Neleo diceva di avere diritto ad una gròssa ricompensa nell’ E lide. Qui f i r alio per cenno dì Minerva I vin cito ri . allo scoglio Olenio.. rimandando spoglio De’ bei corsieri il doloroso auriga (a). libi V.. E soggiunge che frattanto gli Achei condaceano da Bn< prasio a Pilo i rapidi loro cavalli (i).... avrebbe pur dovuto abitarvi anche Nestore. e d'una me­ desima origine . giusta ricompensa Di quattro egregi corridor mandati Nell’ olimpica polve . lib... (5) II.... ed alla collina d' Alesio.. r..........ag4 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOME seguire e dall’ uccidere .. « dalV eleo Rege rapiti.. 618... Oltre di ciò se Neleo avesse abitato in Pilo d’ Elide... (a) li.... . Ercole avrebbe rovinato anche il paese degli E p e i. Ma perchè dunque Omero dice (3 ) che degli Elei e de’ Bunrasii (i) l i .. • * .. 618..........

eiascano «lei qnaU traeva seco dieci navi ed entrovi molti Epei 7 ed avendo di­ visa in quattro parti quella regione. e dopo la battaglia quivi avvenuta. si sarebbero volti a Buprasio ? Se poi la città di Pilo devastata da Ercole fu quella di Messenia. In somma. anche la Laconia ( co­ me si raccoglie da quanto abbiam detto già prima ) . avrebbe potuto poi compiere una strada di più che mille stadii. dopo essersi impadronito di tanto numero di porci e di pecore. mentre erano occupati dai Cauconi. a cui era sottoposta .LIBJtO OTTAVO SgS furono quattro i condottieri. al­ cuni forse diedero a quel luogo cotesto nome a bello studio. e quelli degli altri luoghi circonvicini fin a Messine ? Poi come mai gU Epei. fuggendo. sarebbero venuti aU r Alfeo ed a Trio . essendo la Messenia soggetta a Menelao . e spingersi fino a Pilo vicina al Gorifasio? O come gli Epei potevano trovarsi nel terzo giorno lungo PAIfeo per investire il castello di Trioessa? P come cotesti luoghi appartenevano ai principi della Messenia. non fa che veruna di esse sia soggetta a Nestore. il quale guidava gli abi< tanti di Pilo e dell’ aprica A rene. usciti per contendere co’ Pilii. ma potrebb’essere altresì che lo avesse ricevuto dal caso. dai Trifilii e dai Pisatidi ? Per ciò poi che spetta a Gerena o Gerenia ( chè si dice nell’ uno e nell’ altro modo ) . animali non celeri nè atti a lun­ ghi viaggi. come potevano gli Epei ingiuriare i Pilii. da far nascere questa guerra ? O comtf N estore. e scorrendo a traverso della Messenia il Pamiso e il Me- . e di tanto poi defraudarli. dai quali erano per sì gran tratto disgiunti ? Come pò* levano avere sì gran commercio con loro.

Il tempio si venne adornando colla moltitudine dei voti consacrativi da tutta l’ EJlade^ fra i quali vedesi anche un Giove d’ oro b a ttuto. .ap6 toZLLk GEOGRAFIA DI STRADONE do n e. che sebbene il tempio sia altissimo. il quale volge intece la sua Jarga corrente per la regione de’ Pilii dove Nestore avea signoria. e del come tutti que* -sti paesi siano poi venuti nel dominio degli Elei. dentro al quale è Io stadio. Ma il più notabile di tutti era una statua pur di Giove d’avorio. nondimeno pare eh’ ecceda la giusta proporzione: perocché l’artista lo fece seduto^ e tuttavolta per poco non tocca colla testai il tetto : sic­ ché poi si vede che qualora esso dovesse levarsi in piedi scoperchierebbe il tempio. e togliergli le città a lui attribuite (i) per farle soggette a quest’altro? Restaci ora a parlare. n . 56i-585. v.d'Olimpia. Vi scorre a di lungo r Àlfeo che dall’ Arcadia va al mar di Trifilia fra il ponente ed il mezzogiorno. lib. opera di Fidia figliuol di Carmide ateniese. Avvi nella Pisatide un tempio distante da Elide meno di tre­ cento stadii ^ e dinanzi a quello è un bosco d’ulivi sal­ vatici. come potrebb’ esseire ragionevole di tra­ mutare quel principe neir altrui S tato . voto di Cipselo tiranno delCorintii. di tanta grandezza. ma non già I’ Àlfeo. Ed alcuni descrissero la mi(i) S’ intende attribuitegli da O m ero . E da principio 1’ Olimpia ebbe celebrità. per 1’ oracolo di Giove Olimpico: ma anche cessato quello durò nondimeno la fama del tempio. e ricevette quell’ accrescimento che tutti sanno dalla generale assemblea e dal certame Olimpico (dove il premio dei vincitori era una corona ) stimato sacro e maggiore di tutti.

Sa8. Mostransi inoltre intorno a quel tempio molte pitture mirabilmente condotte da questo medesimo Paneno.... Molto cooperò a Fidia in quel lavoro il pit­ tore Paneno suo nipote.. e principalmente nella parte della drapperia. V.poeta provoca la nostra fantasia a rappresen­ tarsi una grande figura con una grande potenzi degna di Giove. E sogliono ricordare che Fidia..... lib... e s’ agitò sul trono SI che scosso tremonne il vasto Olimpo (a). V. lib. Il quale eiTetto si vede nascere rispetto a Giunone dal(1) IL.. (a) 11 .. £ veramente questa è una bellissima immagine . viit.. come principalmente rispetto ai sopraccigli . e il gran figlio di Saturno i neri Sopraccigli inchinò.. 1. Forte sdegnossi ■ L'augusta Giiino . e fra gli altri Callimaco in Tersi giambici. a cui insieme con Fidia venne allogato.. osservando ciò che meglio si conveniva ad entrambe queste divinità.. interrogato da Paneno sa qual modello avesse deliberato di fare P immagine di Giove.. ...LIBRO OTTAVO 297 sura di qae)la staloa.. ... Lo stesso fece anche nel descriver Giunone. e tremonne il vasto Olimpo ( 1)... rispose : Su quello che Omero espresse in qup’ versi : Disse .. perchè il. 199.. e disse : . cosi nel resto .. Su t immortale Capo del Sire le divine chiome Ondeggiaro...... ed attese ad abbellire la statua coll’ornamento dei colori.

Ma dopo il ritorno degli Eraclidi si mutò affatto la loro sorte. e ridussero Olimpia in loro potere. Costoro ai tempi della guerra troiana ed anche prima non erano.398 DELLA^ GEOGRAFU HI STRABONE r agitarsi di tutta quanta la sua persona 5 mentre ri­ spetto a Giove esso corrisponde ad un semplice inchi­ nare de’ sopraccigli. ed avendo così accre­ sciuta la popolazione della bassa E lide. a dir vero. ritornati insieme cogli Eraclidi sotto la scorta di Ossilo. E questo che qui si dice comprovasi dall’avere gli Elei mandate a Troia soltanto quaranta navi. e da essi furono celebrate le prime Olim­ piadi. Quindi poi fu detto a ragione essere stato Fidia il solo che vedesse le imma­ gini degli Dei 0 le facesse vedere altrui. quando alcuni ne fanno autore Ercole uno dei Dattili d’Ida . per essere stati abbattuti pri­ ma da'Pilii e poscia da Ercole il quale vinse Augia loro principe. si posero ad abitar cogli Epei a mo­ tivo della comune loro origine . Più vicino al . in lieta fortuna . Pe­ rocché gli Etolii. altri invece Ercole figliuolo d’Àlcmena e di Giove. Perciocché bisogna lasciare in disparte le antiche tradizioni così intorno alla fondazione del tempio. occuparono Una gran parte della Pisatide. il quale poi dicono che primo di tutti combattè in quel certame e ne riportò la vittoria. men­ tre i Pìlii e Kustore ne Inviaron novanta. Agli Elei sopra tutto è dovuta la magnificenza e la venerazione a cui è «alito il tempio d’Olimpia. co­ me all’ istituzione del certame . Queste cose pertanto variamente raccontansi^ e perciò non è da prestar loro gran fede. a cui fino ad un certo punto confientouo ondeggiando le chiome. Che anzi anche il certame Olimpico fu una loro invenzione.

nna corona per premio. e vedendo che quel certame era teuujto (i) Cioè da quel tempo in cui le Olim piadi cominciarono ad essere celebrate regolariHente. 5 0 0 . (a) I L . Ora quello a cui Omero allude apparisce che fu celebrato nell’ Elide ( perpcchè di quinci Neleo ridomandava i quattro cavalli vincitori nel corso ) . Par nondimeno ad alcuni che Omero faccia men­ zione anche del certame d'Olimpia là dove egli dice che Augia rapi quattro corsieri di Neleo mentre ritornavaa d ’ Olimpia dove avevano riportato il premio (a). (i) fino alla ventasimasesta . I l . parlando solo di certi giuochi soliti celebrarsi sulle tombe dei morti. gli Elei eb« bero la sopraintendenza del tempio e del certame. come quello d’ Olimpia. od esso non aveva per anco acquistata celebrità ^ siccome vuol dirsi anche de­ gli altri che oggidì sono famosi.LIBKO OTTAVO *99 credibile è il dire che dalla prima Olimpiade nella quale vinse Corebo. e non avea punto. lib. ma i concorrenti vi contende­ vano un tripode. il quale possedeva solo la bassa Elide ^ nè mai fii celebrato nell’ Elide il certame olim­ pico . E di­ cono che i Pisatidi non intervennero alla guerra di Troia soltanto perch'erano considerati sacri a Giove. Dopo r Olimpiade xxvi* avendo i Pisatidi ricuperato il proprio paese. . Ma ne’ tempi troiani diremo che o in quel certame non si usava di premiar con corone. in Olimpia sempre. ma. V. Ma nel vero poi nè la Pisatide dov’è Olimpia fu di qne’tempi soggetta ad Augia. eppure Omero non ne fa menzione.

300 DELLA G E O a iU F U DI STRÀBONE in pregio. La Pisatide poi divenne celeberrima primamente a cagione de’ suoi principi che furono mollo potenti. mentre invece i discendenti di Nestore e gli Àrcadi in quella guerra avevano combat­ tuto in favore dei Messenii : è tanto fecero i Lacede­ moni che tutta quella regione fino alla città di Messene fu denominata E lide. e poi Pelope che succedette a quello nella signoria (3). ^3) Il U&to. ai quali gli Elei medesimi erano stati ausiliari quando ridussero nell’ul­ tima rovina i Messenii . quanté ne videro deli­ berate a governarsi da sè. dei Trifilii e dei Cauconi non rimase nemmanco il nome. per gratificare così ai Lepreati che non erano in­ tervenuti in quella guerra in prò de’Pisatidi (a)^ e rovina­ rono parecchie altre abitazioni. e conservò poi questo nome fino al presente : ma dei Pisatidi. Ma la lezione comune è : r«ì> r trcXlfim. E compeuetrarono allora nella città di Leprea quella di Pilo soprannomata are­ nosa. t i figliuoli lui che fa * . Poi ne’ tempi più ta rd i.nelle quali è divisa (1) LetteralmeDle : L’ agonotesia. (2) Ob rtxiftùv. si trasferì ia loro di bel nuovo anche la sorveglianza dei giuochi (i). ricaduta di unoVo agli Elei la si« gnoria dèlia Pisatide . cioè Enom ao. Appresso è fama che vi regnasse Salmoneo^ e veramente delle otto città . si diedero essi medesimi a celebrarlo. che d i quella guerra erano usciti vittoriosi. E s’ adoperarono a questo per loro anche i Lacedemoni. del Coray soggiunge qui le parole wmSiti «(<r<v Tono molti. e loro imposero dei tributi.

la maggiore delle otto città predette. ma di-< peno che v’ebbe soltanto una sorgente di questo nome.XIBRO OTTAVO 3oi la Pisatide ana dicesi appunto Salmona. la quale poi ora chiamasi Bisa ed è vicina a Cicesio . per cagioa d’ esempio . Però bisogna seguire le tradi* zioni più comunemente approvate per vere^ perocché gli scrittori non vanno d’accordo neppure nella derivazione del nome Pisatide. E alcuni dicono. applica ad una città il nome di tutto il paese : così auche Omero diede a Lesbo il nome di città di Macari (a) ed-Eu­ ripide nell’ Ione e nel Radamanto dice che 1’ Eubea è (i) Ciofe: Luogo dove abbeverano gli animali. Ed affermano che dove Stesicoro fa menzione di P isa. ed altri invece congiungono io una sola queste nazioni. . Altri sostengono invece non esservi stata mai alcuna città detta Pisa (la quale se fosse èsistita avreb* be dovuto essere una delle otto della Pisatide). E la città di Pisa la mostrano fondata sopra un’altura in mezzo a due monti detti Ossa ed Olimpo come quelli che sono nella Tes^ saglia. eh' Augia signoreggiò la Pi«atide . ( 3 ) 11 testo omerico dice veram ente seggio di Macari. ed £no« mao e Salmoneo l’Clide-. cioè Potistra (i). Del resto non si devono le antiche tradi­ zioni considerare come affatto inconcusse ^ quando i moderni difTeriscono in molte cose. Alcuni infatti lo deducono da quello della città di Pisa c’ ha il nome stesso d’una sorgente^ e dicono poi che questa sorgente fu denominata Pisa invece di Pistra. e non di rado aiTer* mano anzi il contrario. Ma dopo di ciò quel paese venne in gran fama anche pel tempio d’ Olimpia.

(i) O piuttosto si getta esso medésimo nell’ A pidano. Salmona poi è vicina aduna sorgente eli ugnai nóme. distante da Olimpia circa trecento sta> d ii. ( £ dit. come dice Strabene stesso nel lib. il suo nome scrivesi Eniseo. nomasi A sia . Quivi è pure Gicesio. o straniero . e Sotbcle ne’ Misii : Tutta questa regione . Presso a Salmona è posta E raclea.3o2 della & E 06R A FU DI STRABONE una città vicina ad Atene . le quali si crede che colle loro acque guarissero certi mali. frane. Rispetto poi ai fiume della Tessaglia. situata iu una pianura. Per­ chè quivi regnò il padre di lei Salmoneo. e riceve dentro di sè P Apidano (i) che viene da Parsalo. ix. il quale discende dal monte O tri. ). annoverata anch’ essa fra le otto città già menzionate : e poscia Duspontio lungo la strada che va da Elide ad Olimpia. e situata lungo il fiume Citerio. ma la città dei Misii è soprannomata Misia. Ma fu distrutta^ ed i più de’ . . dov’ è il sacrario delle ninfe Goniadi. una essa pure delle otto città. fondandosi sopra quelle parole di Omero : innamoratasi del divino fiume Enipeo. Dicono che Tiro s’ innamorò di questo fiume. ed è sittiata lungo la strada di Ferea. secondo la testimonianza d’ Euripide nell’ Eolo. Vicino ad Olimpia poi avvi Epina compresa anch’ essa fra le otto : 1’ attraversa il fiume Parteiiio. che sono nel lato settentrionaie della Pisatide. dalla quale discorre 1 ’ Enipeo che sbocca nell’ Àlfeo e chiamasi ora Barnichio. E Ferea é una città dell’ Arcadia posta sopra Dumea^ copra Buprasio «d Elide.

LIBRO O TTIV O 3o3 suoi abitanti si trasferirono in Epidamno ed in Apol­ lonia. trovasi anche Foloe. dei fiumi che vanno a sboccar nell' Alfeo .gli Epei «he allora possedevano I’ Elide. i qnali dicono che 1 ’ Arcadia ha per confine P Erimanto . e dove fondò le abitazioni che ora vi sono. poiché i due eserciti si conobbero uguali di forze. e i luoghi dei quali parla Omero sono tutti situati al di fuori di colesto fiume. Che uno dei discendenti di Etolo per nome Ossilo . servì loro di guida allorché irruppero nel Peloponneso. Al di sopra d’ Olimpia. secondo un costume antico degli Elleni. e soltanto mu­ . si fece un duel­ lo fra Pirecmete etolo e Oegmeno epeo: al quale duello quest’ultimo venne armato alla leggiera. questi dal proprio nome chiamò Etolia il paese nel quale si trasferì. Che essendosi quindi mossi gli Epei ad incontrarlo armati. Ma non così li confondono i pratici. e li consigliò in tutto quanto ne poteva agevolar loro la conquista. divise fra loro il paese nem ico. uno. amico degli Eraclidi compagni di Temeno. monte d' Arcadia tanto vicino che le sae radici appartengono alla Pisatide. Eforo poi racconta « < che avendo Salmoneo re degli^ Epei e de’ Pisatidi cacciato via Etolo dall’Elide. E tutta la Pisatide e la maggior parte della Trifilia confina coll’Arcadia ^ d' onde poi la mas­ sima parte de’ paesi Pilli mentovati da Omero nella sua enumerazione delle navi pajono appartenenti all’ Arcadia. Che per rimeritarlo di que­ sti servigi gli Eraclidi gli permisero di rientrare nell’Elide suo avito paese ^ ed egli avendo raccolto un eser­ cito andò contro .

poterono facilmente ottenere che si accordas­ sero con giuramento a considerar 1’ Elide come sacra a Giove. eglino sóli poterono godere gran pace . e chiunque eziandio non impedisse a suo potere siffatta profanazione. Che Fidone argivo. perchè Fidone «i trova che fu il decimo dopo E r ’ c o k . d’ onde poi la loro po­ polazione s’ accrebbe meglio d’ ogni altra. e il settimo dopo Temeno. cacciandone fuori g|i E p ei. e come sacrilego chiunque vi entrasse coll’ armi .4 aSOCRAFIÀ DI STRÀBONE nito dell’ arcò .3 o '4 DELI. conse­ gnavano le a rm i. lasciaronla senza mura. e le riavevano solo quando erano usciti dei confini. donde gli Etoli s’impadronirono del pae­ se . Quindi avvenne che anche coloro. e superiore (l) 'A t« Tnfcitàv. giacché mentre gli alti-i popoli attesero sempre a combattersi. e presero allora anche la sopraintendenza del tempio d’ Olimpia. . Che per que­ ste cagioni gli Elei vennero in fiore. ma ben anco per gli stranieri . V’ ha DODdiineno chi vuoi sostituire i r a 'Hf» . nè solamente per s é . Che poi per l’ amicizia di Ossilo cogli Eraclidi. come sicuro di dover vincere 1’ avver­ sario nella sua grave armatura saettandolo dalla lunga. decimo discendente da Temeno (i).alla m ano. e quelli a cui occorreva di at­ traversar 1’ Elide con un esercito. i quali più tardi occuparono la citfà di Elide. prima attribnita agli Achei. Che Ifito v’ institul il certame olim­ pico per essere sacro il paese dell’ Elide. ma PireemHe avvistosi della costui intenzione s’ appresentò con una fionda ( specie d’ arma allora di fresco trovata dagli Etoli) e con un sacco di pie. cadde uc­ ciso Degmeno.tre : e poiché la fionda trae a maggior distanza dell’ arco. entrando.

soverchiati dalla sua potenza. fra i quali si comprendevano anche gli Olimpici. massima» mente quelle d'argento). Entrò per­ tanto a viva forza in Olimpia e li fe celebrare .LIBRO OTTAVO 3o5 ÌD potenza a tutti àell’ età sua ( perch' egli e raccolse in sé solo tutto il retaggio di Temeno che s’ era di­ viso in parecchie p a rti. e trovò le misure dette poscia Fidouie. gli a ltri. il quale avea loro tolta la maggioranza da prima goduta nel Peloponneso. Tutta la navigazione intorno all'Elide. s'impadronì di tutte le città una volta state prese da Ercole . uè gli Elei avevano armi da potersegli opporre. e cominciarono a volersi difendere. e cosi nè anche. 0 come speranti di potére insieme con essi rovinar Fidone. concorrendo in questo anche i Lacedemoni. Jquando noa si costeggino i golfi . o come invidiosi della felicità che la pace avea recata agli E lei. E infatti Fidone ri­ mase abbattuto. e i Lacedemoni cooperarono a ridar la Pisalide e la TriBlia sotto gli Elei ». non meno che i pesi e le m onete. . Gli Elei peraltro non in­ scrissero nei loro registri quella solennità . che anzi si diedero a fornirsi di arm i. è di circa mille e duecento stadii. E questo dell’ Elide. e s’ arrogò la sorve­ glianza sopra i giuochi instituiti da quelP ero e . S tìlmiohe j lonu _I I I. com& coloro che solevan vivere in pace .

detto Asiueo da Asine. trovavansi le sette città che Agamennone promise di dare ad Achille : . paese . E allora chiamavasi Messene il . — Della città di Messene e della sua rocca. cotitigua all’ Elide ed accenna per la maggior parte al mezzogiorno ed al mare di Libia. — Divisione ihlta Messema secondo Eforo.' laddove prima erano soggetti a Menelao. .> impadronironsi della Messenia i Ne> lei. E quando avvenne il ritorno degli Eraclidi e si fece la divisione del territorio. . non era stata per anco fondata.3o6 della GEOGOATU S I STRABOHE CAPO IV. — D i Meiona. lib. — Guerra di Mtssenià. città . d i bei prati Ira ed Antea . v. città della Messenia. Fere. L i liete.Cardamile ed Enópe . La Messenia è. essendo venuti sempre più indebolendosi i suoi successori . La città di Pilo. Melanto era principe de’ Messenii^ i quali allora si governavano da sè. che sul golfo Messenio e sull’ altro vicino. ( i ) I I . Dopo la morte di Me­ nelao p o i. ma quella città che al {Tresente è detta Messene.suot tpvrani. e di cui Itom^ fu rocca. Al tempo dejla guerra troiana era soggetta a Menelao skr come quella eh’ era utta parte della Lacooia. Epea la bella. e Pédasù ■ D’ alme 'vili feconda (t). i 5 o . Deìla M uunìa ed tf.Sette. — Del fiume Pamiso. L’ ifiéìita. — Delle sette città promesse da Agamennone ad Achille. — Gol/ò di Masenia e si» città. i x . — Tempio di Diana. E di ciò abbiamo que­ sta prova . .

poi fra quelle del golfo Messenio. lontane dal continente circa ( 1) M ir EifvfiiSttrtf »») Srf«r«icAiKr. ed è comune ad entrambe quel promontorio dopo il quale trovansi Corifusio e Giparissia ^ e sette stadii al di so* pra di questo promontorio e del mare avvi il monte Egaleo. Sfatteria. alcuni de’ suoi abitanti si trasferirono a Corifasio. e T isola Sfagia posta in vicinanza di Pilo e rimpetto ad essa. lib. e quando questa fu distrutta. È dunque la Messenia situata dopo la Trifilia. In faccia a quella spiaggia e molto addentro nel mare stanno due isole de' Giparissii de* nominate Strofadi (3). c. Se ne impadronirono poi gli Ateniesi allorché navigarono per la seconda volta alla Sicilia sotto la scorta d' Eu. e se ne valsero come di una fortezza a danno dei Lacedemoni. ( 2 ) 'IncioiD E. . E il poeta fa manifesto che anche gli abitanti di Fere aù' darono alla guerra di Troia in compagnia di Menelao^ da prima annoverando questa città fra le laconiche. La dicono an« che. Il Wesselingio propose la lezione: Sotto la scorta d i Eurimedonte sotto [ arcontato di Stratocle. Quivi è anche Ciparissia delia Messenia. {5} Ora Strivali. 3 S . Ma pare cbe debba leggersi Sofocle in luogo di Stratocle. Ora P antica PJlo di Messeuia era situata ai piedi di questo m onte. IV. rimedonte e di Stratocle ( i ) . ed ivi i Lacedemoni perdettero tre-» cento uomini (3) che assediati dagli Ateniesi^ dovet* tero arrendersi.LIBRO OTTAVO Zoj he quali Agamennone non avrebbe promesse qualora non fossero state soggette nè a lui nè a suo fratello. ove dice che furono a g i .

Essa fórma pertanto il principio del golfo dalla parte occi* dentale. allorché (1) O secondo allri Bogua. Appresso viene Metona^ la quale si dice che fosse da Omero denominata Pédaso : una delle sette città che Agamennone promise ad Achille. pag. poi Fere confinante conTuria e con Gerenia. Nello spazio intermediò. co­ minciandosi dalle Turidi trovasi Tiio che alcuni chia­ mano Itilo. 2 6 8 di questo volume. la quale ha il nóme a comune con una città dell’ Ermiooia. per essersi quivi salvato. poi Leuttri colonia degli abitanti di Lenttri nella Beozia ^ poscia Gardamile fondata sopra una roc­ cia naturalmente munita. d'onde è fama che Nestore fosse deno­ minato Gerenio. piccola città situata dove comincia quel golfo . prodarvi. Garadra e Talami detta ora Beoti .3o8 d ella g e o o r a fu d i strabone quattrocento stadii nel mare di Libia d meridionale. principio del golfo Messenio : detto anche Asineo da Àsine . E dicono che fossero fondati da Pelope L euttri. dopo avere nella guerra d’Azzio preso quel luogo al primo ap. A Metona ticn dietro Acrita. fatto a imitazione di quello di Tricca nella Tessaglia. (2 ) V. Dalla parte d’ oriente poi stanno le cosi dette Turidi confinanti colia Laconia da quel lato dove sono Cinetio e Tenaro. sacra­ rio di Esculapio. Quivi Agrippa uccise Bogo (i) re dei Maurosii partigiano di Antonio. In Gerenia mostrano il Tricceo. . come dicemmo già innanzi (a). E racconta Tucidide che questa città di Pilo della quale abbiam fatta jnenzione fu ai Messenii una stazione di navi \ e la dice lontana da Sparta quattrocento stadii.

. trasportandovi alcuni dalla Beozia. Ira la mostrano presso il monte vicino a Megalopoli nelPArcadia sulla strada che mena ad Andania che noi dicemmo esser chiamata Ecalia da Omero. uoi abbiam già parlato di Gardamile. V’ ha inoltre chi afferma essersi chiamata Ira quella città che ora dicesL Messola.LIBKO OTTAVO diede in matrimonio ad Ànfione la propria sorella Niob e . ma questo riceve il suo nome da un certo luogo detto Nedone. Da Turia fu denominato anche il golfo Turiate . d' onde è fama che Teleclo si partisse per andare a fondare Peessa. Vicino a Fere sbocca il Nedone . fiume che scorre dalla Laconia ed è diverso dalla Neda. In quanto ad Antea alcuni dicono eh’ essa è Turia stessa^ e sotto il nome d’Epea intendono Metona. Echeia e Tragio. Lnngo quel fiume v’ ha un tem* pio illustre di Minerva Nedusia . Epea poi ora chia­ masi Turia. a cui fra le città della Messenia con(i) Il testo è qui difettoso. adottala anche Coray. e già la dicemmo confinante con Fere: ed è ^fondata sopra un alto colle. d’ onde trae anche il nome. posta nel golfo che s’apre fra il Taigete e la Messenia. La correzione. situata fra Me­ tona e Turia ( i ) . della quale trovasi un altro tempia anche in Peessa. Rispetto pertanto alle sette città offerte ad Achille. Alcuni poi tengono che Enope sia Pelana^ ed al­ tri stimano invece che si chiamasse così un luogo vicino a Gardamile ^ altri finalmente la credono una stessa città con Gerenia. Altri sostengono che Antea è A sine. nel quale è una sola città delta Rio e posta rimpetto a Tenaro. di Fere e di Pe< daso. è del Bréquìgny.

E tutte ( secondo Omero ) sono situate vicino al m are. che scorre piccioletto a traverso di molte vallee vicino a Leuttri di Laconia. con un porto comodo nella state . Eforó dice che Cresfonte dopo aver presa Messene ' ( 1) Cioi Felice. Presso a Corona. Avvi poi anche un altro Pamiso. Ed è distante cotesto fiume dalla iBoderna città di Messenia duecento cinquanta stadii (2). sebbene non discorra copioso d’ acque per uno spazio maggiore di cento stadii. per la quale città i Messenii ebbero coi Lace* demoni una controversia di cui fecero giudice Filippo. . e fra queste due poi E ra n a . è Corona . sbocca il fiume Pamiso . Ivi presso. chiamandola lieta di bei piali. che alcuni a torto han creduto essere da prima stàta detta Arene. A sinistra invece lasciasi Turia e Fere. la quale alcuni sostengono essere quella medesima che da Omero fu detta Pedaso. cominciandosi dalle sue «ergenti per la pianura Messenia e pel territorio chia­ mato Macario (i). anzi Gardamile proprio alla spiaggia : Fere n' è a cinque stadii. verso il mezzo del golfo .3 IÓ DELLA «-. ultime delle quali v e r^ occidente sono Pilo e Ciparissia. davano al Pamiso il nome di Amatos ( od arenoso ). Ed è il Pamiso il più grande dei fiumi che siano al di dentro delP ìstmo . a cagione probabilmente della sna fertililà.EOGHAPlA DI STRABONE viene meglio che ad ogni altra quel titolo che Omero le dà . come abbiamo già detto. le altre sono a disuguali distanze dal mare. £ d alcuni. lasciandosi a destra la città predetta e quelle altre che le tengono dietro . (3) Pare che debba leggersi invece cinquanta. luogo il mare .

U (i) Demetrio di Faro . e corna Itome e T Àcrocorinto. 1’ altro Àcrocoriato. e i Tebani la rìmi> sero in piedi . La città di Messene somiglia a Corinto. cambiò consiglio. circondato dal muro della città stessa. . e dichiarò città solamente Stenicla> ro . e più tardi anche Filippo di Aminta ^ ma le rocche di quéste due città rimasero disabitate.. sicché poi serve di rocca ^ e Puno dicesi Itome . afBn* chè facesse tatti i Mes^enii partecipi di quelle stesse leggi delle quali godevano i Dorii : ma vedendo poi che questi ultimi avevano a male sifTatto divisamento. trasportandovi tutti i Dorii. e BOn p à ( cOme leggouo I« aoliche e d ù i o D i ) Demetrio Faleroo. Quel Filippo d i cui qui poi si parla è il padre di Perseo ultim o re della Macedonia. Corinto fu dai Bòmani distrutta e poi rifabbricata di nuovo. a sede del proprio imperio. Laonde pare che Demetrio di Faro (i) asken* natamente parlasse persuadendo a Filippo figlittol di Demetrio d? impadronirsi di queste due città se aspi* rava a possedere il Peloponneso : perocché ( diceva ) qiiando tu ti sarai impadronito d’ amendue le Corna . £ dice che di quivi mandò lamite ambasciatore a Pilo ed a R io . facilmente potrai prendere la vacca ^ e chiamava poi vacca il Peloponneso . Perciocché ad entrambe queste città sovrasta un monte alto e sco­ sceso . situata nel mezzo di quella ret gione.LIBRO OTTAVO 3 1I la divise ( come da noi già si disse ) in cinque parti ^ eleggendo Steniclaro. £ certo per questa loro opportuna posizione quelle città furono spesse volte soggetto di contesa. I Lacedemoni rovinarono Messene.

a Callistene e ad altri parecchi. Da quésto luogo di Liinne fu detto Limneo anche il sacrario di Diana che trovavasi a Sparta.3 ia B E LIA GEOGRAFI! DI STRABONB sacrario di Diana che trovasi in Limne e dicesi Litnbeo^' dove par che i Messeni facessero violenza alle vergini venute colà per cagione di sagrifìcii. Spesse volte poi ebbero i Lacedemoni a guerreg* giare per le ribellioni dei Messei^ii. e ne fa menzione con que­ st’ ordine anche Paosania. ). egli Arcadi somministrarono loro il condottiero Aristocrate re d’Orcomeno. ma li ac­ cenna subito dopo Strabone stesso. . e quivi amendue questi popoli solevano celebrare una comune adunan« za : ma dopo l’ ingiurià predetta. egli stesso venne da Erinea a capitanare i Lacedemoni in quella guerra : perocché nella elegìa intitolata Eunomia dice di essere nativo di quel paese : Lo slesso figliuol di Saturno y Giove consorte della ben coronata Giunone diede agli EraeUdi quella città : coi quali io . lasciando la ven­ tosa Erinea. si ribellarono. ( Edit. Allora. o non dee ere* dersi a Filocoro. E Tirteo ne’ suoi poemi dice che la prima sommissione di costoro av­ venne al tempo dei padri de’ suoi padri : la seconda allorché i Messenii. si dice ché nascesse poi guerra fra loro. è situato sui con* fini tra la Laconia la Messenia . Laonde o questi versi sono supposti. avendo i Messenii negata la chiesta soddisfazione. i quali ■ (i) N e rte sto non si trova il nenie degli A rca d i. venni aW ampia isola di Pelópe. gli Arcadi (i). e i Pisatidi Pantaleohe figliuolo d’Onfalione. per quanto egli dice . fr. gli Argivi e i Pisatidi. avendo presi come alleati gli E lei.

abbiamo troppo a luogo parlato intorno ad un paese già per la maggior parte deserto^ mentre anche la Laconia. L ’ intiera navigazione intorno al golfo Messenio è di circa ottocento stadii. seguitando il graa numero delle cose che la storia ricorda. . ad eccezione di S parta. (i) Cioi : Dalk cento ciUà. le altre sono piccole cittadelle in numero circa tli trenta^ dove invece è fama che anticamente quella regione fosse denominata Ecatompoli (i) ^ donde poi i Lacedemoni solev^o ogni anno sagrificare un’ ecatombe.lIB B O OTTAVO 3 l3 dicono lui esser venuto d’ AGdoe borgo d’ Atene quan­ do i Lacedemoni lo richiesero ubbidendo a un oracolo che loro ordinò di prendere dagli Ateniesi il condot­ tiero. chi ne ranVonti la presente coll’ antica popolazione. Perocché. Se non c h e . scarseggia di abi­ tatori. in cui i Messenli Goirono distrutti. Pertanto la seconda gner^a avvenne al tempo di Tirteo. Dicono poi che ve n’ ebbe una terza e una q uarta. rasentandone però la sponda in tutte le sue sinuosità.

— Bivoluzioni' della Laconia. — N atura del suolo della Laconia. Al di sopra di Tiridi è il Taigete poco discosto dal m are. — Capo Tenaro. T iridi. è distante da Tenaro cento trenta stadii. fra il Capo Sfatapan ed il Capo jUalio. — Doppio significato della parola Lacede­ mone. Dopo il golfo Messenio giace quel di Lacohia (i) fra il promontorio Teaaro ed il IMaleo. eh’ è un sito nel golfo Messenio battuto dalle onde e d irotto. (a) Le stampe ordinarie leggono iyxSt» un angolo. volto alcun poco dal mezzo giorno air oriente. — GV Iloti. — Isola d i Citerà. II suolo della prima di queste città è avvallato anzi cbe n o . — -Di alcuni lu o f^ del g/olfo argolico appantnenti alla Laconia. . sicché forma una valle (3) dove la Messetiia è contigua alla Laconia. Sotto il monte Taigete nelle parti mediterranee trovansi Sparta. — Degli SleuterolaconL — Delle due fam iglie re­ gnanti. — M re città della Laconia. Àmicle ( dov’ è il sacrario di Apollo) e Fari.3I ^ DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB CAPO V. — D i quelle citate da Omero. — Antica divi­ sione della Laconia. alta ed erta monta­ gna. laconia e sue città. — D i un epiteto dato da Omero a Lacedemone. un go­ mito. sebbene comprenda in sé alcuni luoghi mon* (i) O ra Golfo Kolokythia. — Cave della Laconia. radici dei monti d’ Arcadia. — E rrori geografici <f Euripide. — D i Licurgo. la quale nelle sue parti settentrionali si congiunge colle.

ve n’ ha quattro mila e seicento. alcune vicine ed altre alcun poco lontane. v’ha uno spazio di tremila stadii: verso il ponente andando a Pachino. un lido che s’ag' getta nel mare. (3 ) Questo nome significa mascella d'asino. Nel golfo poi formato dalla spiaggia marittima avvi Tenaro. pro\pontorio della Sicilia. o secondo altri quattro mila soltanto : verso il levante fino al capo Maleo. alla distanza di qiiaranta stadii. . ma non è però paludoso in nessuna sna parte. seicento settanta. Ivi presso è un antro pel quale si favoleg-»' già che Ercole trascinasse il Cerbero fuor dell’Averno: e di quivi andando verso il mezsogiono a Ficunte. fiimpetto a questa penisola. cinquecento venti. Chi naviga da Tenaro verso Onognato e verso il (1) Cioi: Palude. Anticamente per altro era paludosa la parte suburbana e perciò la chiamavano Limne ( i) : e il tempio di Bac­ co Limneo trovavasi allora in sull’acque. ma al pre­ sente è sopra un suolo asciutto. la navigazione più breve è di duecento cinquanta stadii. giace l’ isola di C iterà. promontorio di Creta. All’ intorno 1« stanno parecchie isolette. Per andare poi a Corico. promon­ torio della Cirenaica. con bel porto e eoa una città dello stesso suo nome . e suvvi uu bosco in cui è situato un sacra­ rio di Nettuno. e fiuo ad Onognato ( 2).LIBRO OTTAVO 3 |5 tuosi . seguitando anche i golfi. piccola penisola situata al di qua del M aleo. la quale fu posseduta come privata proprietà da quell’ Euricleo che ai nostri giorni^ fu condottiero dei Lacedemoni.

distante duecento qua­ ranta stadii dalla città ^ non naturale ( per quanto si dice ) ma scavato ad arte. città posta sul mare (i). Do e Maps (4). Dicono che la fondasse Elio Ggliaolo di Perseo. e che Mes> soa non appartiene punto al territorio di Sparta. ed Elo cbe ora è un borgo. con porto poscia Onognato (3) fornita di porto essa pure ^ poi la città di B ea. Anche Asopo è una città della Laconia. d ic e n d o coloro che abitavano Jlmicie ed E lo .. per JS ft » . AI di sopra poi giace un luogo paludoso . (4 ) Cioè : *^7 p er ttfiBi.3 16 DELLA g e o g r a f i a DI STBABONE capo Maleo trova la città di Amatunta. Quinci entra in mare P Earota fra Gìzio ed Aerea ^ 6no al qual punto la naviga* zione lungo la costa è di circa duecento quattro stadii. secondo che attesta anche Omero . (a) Castel Rampano. 585. Poscia Asine e Gizio stazione navale. e poi il capo Maleo a cento cinquanta stadii dà Onognato. (3) L ’ isola Servi. Fra le città enumerate da Omero dicono che Messe non trovasi in nessuna parte della Laconia. Avvi anche una pianura detta» Leuce. ed anche quel verso ove dice ( I) II.di Sparta. ma sì piuttosto è una parte di quella stessa c ittà . ma prima fu una c ittà . la quale abbiamo già detto che fu essa pure una parte della Laconia : e ci­ tano'in prova quelP esempio di Omero stesso ove dice Cri. v. II. com’ è anche il Limneo. Alcuni poi credono che Messe sia u a troncamento del nome Messene. poi una città detta Ciparissia (a) fondata sopra una penisola. b ft» ‘ ^ per ftt- . lib.

A. poi Sofocle ed Ione che dissero Ha per Jia</ion ( facile ed Epicarmo che scrisse L i per Lian ( mollo ) e Siraco per Siracusa. impossessatisi del Peloponneso lo divisero in sei p a rti. ì» ry AtKfiit. staccaron dalle altre per darla a colui che loro avea consegnata la Laconia persuadendo a chi allora la possedeva di ritrarsi cogli (i) Invece di ». Ed Eforo dice che Emistene e Patroclo. e per gli Dei £ Argo e di Sparta. per esempio Augia che ora dicesi Egea^ perciocché quella della Locride (i) è intieramente distrutta. Delle altre città nominate da Omero alcune furono distrutte ^ di altre restano solo gli avanzi ^ altre cam­ biarono il nom e. . 1’ Àmiclea . 11 passo di Sofocle non è nelle tragedie a noi pervenute. »ì y»f. Eraclidi.Linao OTTAVO 3I7 che aggiogavano i cavalli Automedonte ed Alcimo^ po­ nendo quest’ ultimo nome invece di Alcrmedonte. il qual disse Bri per Briti o Briaroae . e vi fondarono delle città : ed una di queste p a rli. Ci­ tano poi anche Esiodo. donde poi furono so« prannomati Lapersi (a) come dice anche Sofocle: Giuro pei due Lapersi. Rispetto a Las raccontano che una volta fu assediata e presa dai Dioscuri. r. legge il Cotay : »l y»f (a) Cioè . Distruttori di Las. Citano inoltre Empe* docle ed Àntimaco che usarono Ops per Opsis ( vista ) cd A lfi per Alfito ( farina d’ orzo ) : Eaforìone E l per Elos { chiodo ) : Fileta Eri per Erion ( lana ) : Arato Peda per Pedalia ( governagli ) : e Onalmente Simmia che disse Dodo invece di Dodona. e in terzo luogo per V Eurota .

...... e nelle altre città mandarono dei r e .. .... Rispetto al governo dei Lacedemoni ed alle muta* zioni avvenute. cbe ai loro padroni non fosse lecito nè liberarli nè venderli fuor dei conGni dei proprio paese...... furono disfatti in guerra e giudicati schiavi con questi patti.. con questo per altro.. ma quegli Elèi cbe abitavano Elo.. e iu parte auchc guaste......... e tutti fossero partecipi del governo e delle magistrature : e si chiamavano Iloti..... che avessero tulli le stesse leggi............. .... e certe determinai» incumbenze.... e li obbligò ad essere tributarli a Sparta. ..(i)...... presso di loro molte cose si possono tralasciare per essere conosciute .. E ia parte si sottoposero a questo comando. ^ .. essendosi ribellali.3 I8 DELLA GEOGBAFIA DI STRABONE Achei nella Ionia : e designarono Sparta per loro pro> pria reggia........ Ma Agidc & • gliuolo d’ Enristene tolse via questa uguaglianza di onori......... ma di altre è conve> (i) In questa lacuna il testo presenta alcune parole ^ ma stac­ cali.. Che tutti i circonvicini si sottomisero agli Spartiati. ai quali (perchè scarseggiavano d’ uomini) permisero dì accogliere quanti stranieri volessero venire ad abitare appo loro . L’Ilotismo poi il quale durò anche dopo in (ino al tempo in cui i Romani s’impadronirono dì quel paese dicono che fosse instituito da Agide : e i Lace­ demoni li tennero quasi come pubblici servi..... E questa guerra fu detta degnioti.... assegnao» do loro certi luoghi dove abitare.

Coloro che impadronironsi della Laconia si condus­ sero temperatamente a dir vero fin dal principio ^ ma dacché poi commisero a Licurgo di fondare il loro go­ verno soverchiarono tanto gli a ltri. e Filonomo consegnò quel paese ai Dorii. gli Achei trasferironsi dalla Laconia nel paese degli lonii. il quale anche presentemente dicesi Acaja : ma di co­ storo noi parleremo allorché avrem a descrivere cote* sto paese. e tennero sempre la maggioranza sugli altri. e subito do­ po . per esempio ^ cbe gli Achei Flioti venissero con Pelope nel Pelopon* neso e popolassero la Laconia . i Macedoni.. Dicono . raa sì anche la Laconia propriamente detta ebbe tal so* praunome. Ili. a5i. che soli essi fra tutti gli Elleni ebbero a un tempo stesso dominio di terra e di mare. Nè solamente il Peloponneso. ebbero sempre contesa del principato così cogli altri Elleni. come principalmente coi re^ della Mace­ donia. E nemmanco a costoro assoggetlaronsi intieramente \ ma conservando la propria loro legisla­ zione . V. dove poi si distinsero tanto colla loro virtù. Quando poi questi ultimi furono distrutti dai (i) O diss. sicché quando Omero dice: Doveva allora Menelao ? Non era egli in Argo ^ c a/c a (i) ? Alcuni intendono queste parole come se dicesse : Non era egli nella Laconia ? Quando poi successe il ritorno degli Eraclidi.LIBRO OTTAVO 3 niente che si faccia menzio|ie. . che il Peloponneso il quale già da lungo teofipO chiamavasi Argo fu detto dopo d 'al­ lóra Argo Acaica. lib. finché non la tolsero loro i T ebani.

fuor quelli che si usanq^fra gli alleati. e più di tutti gl' Ilo ti. ma a quegli altri d u e . sebbene siano fondatori. e rimasero. si accostarono pei primi ai Romani. ma presto poi fini anche quel male per essere morto Euricleo. offesero in certe pic­ cole cose i prefetti che si mandavan da Roma : ma quando si furono liberati dagli oppressori vennéro distin> temente onorati. e non furono nè anche considerati come Archegeti.3^0 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE Romani. giacché i popoli circonvicini alia città di Sparta che allora trovavasi tiranneggiata. nè altri'uffici presta* vauo ai Rom ani. ma qui fu dato invece ad Agide figliuolo di Euristeue. i Lacedemoni che si trovavano allora sotto il giogo di tiranni e mal governati. non fu dato neppur quest’ onore. liberi. che i loro discendenti si chiamas* sero* Euristenidi o Proclidi. da cui (i) 11 testo è qui in più modi corrotlo. E verso quel tempo anche gli Eleuterolaconi presero una certa forma particolare di governo. i cui discendenti chiamarpnsi Agidi^ e ad Euriponto figliuòlo di Proccio. Elanico afferma che il governo di Sparta fondaronlo Euristene e Proclo : ma Eforo lo rimprovera perché non fa punto menzione di Licurgo. nome che suol darsi a tutti i fondatori di nazioni . attribuendo le instituzioni di lui a tali a cui non appartengono punto : u eppure ( egli dice ) soltanto a Licurgo fu innalzato un tempio dove gli si fanno sagrifizii annuali . . Recentemente recò loro qualche disordine Eurieleo che parve abusasse oltre misura P amicizia di Cesare nel governarli . e perchè il figliuolo di lui non trovò favore da niuno ({).

di tutte le àl> tre province uscì la Laconia terra di cattiva condizione. sicché poi riesce difficile ai nemidi l’ entrarvi. la cui bontà supera quanto si po­ tesse mai dire a parole . Così poi non determina bene nè anche l’ Elide. Ma della Messenia dice per lo contrario ch’essa « è fe­ race di bei frutti: la irrigano infinite correnti d’ acqua. E poco apprèsso poi.LIBRO OTTAVO 3ai furono denominati Eurìpontidi. dice che prima. senza punto toc­ care la Laconia : e non dice il vero nemmanco dove afferma che la Messenia ( la quale al pari della Laco­ nia é situata lungo il mare ) è iqaccessibile ai naviganti. col soccorso di quelli fondarono la propria signoria * > . come dei Messenii. cosi di questi. 2‘ . Non si vuole per altro concedere ad Euripide. E v’ aggiunge uua prova S tìl^ sosjSj tom. cbe avendo racccdti degli stranieri. e le corrono tutto all’ intorno de’ monti . che alla Laconia ed alla Messenia serva di confine il Pàmiso il quale mette foce nel mare ^ giacché questo fiu­ me scorre pel mezzo della Messenia. ed è ricca di pascoli per buoi e per pecore : non è il suo clima troppo freddo nei rigori invernali. E ne assegna questa ca< gione . Rispetto alla natura dei luoghi. poi la Messebia. raccontando la divisione del paese che gli Eraclidì fecero tra di loro a sorte. ma non tale però da potersi coltivare facilmente : essa è una regione avvallata. nè troppo s’ infuoca sótto la quadriga del sole ». siccome afferma anche Tirteó. U I. di­ cendo : Chi passa al di là dal fiume trova P Elide vi­ cina alla dimora di Giove. si può dire con Euripide che la Laco* nia ha molto terreno capace d’ essere arato .

credibile. poi la Pisatide e poi l’ Olimpia e . essendosi già detto che quel fiuQie scorre pel mezzo della Messenia : se poi intese 1’ autica. o dalla sua grandezza. (3 ) Da cetos venne il nome ai Cetacei.o il Pamiso. quella cioè denominata bassa Elide. Sorta d ’ erba. cbe questo epiteto sarebbe an­ cora derivatb dalla voce cetos presa iu senso metaforico . cià che par più. Rispetto alla seconda deriva­ zione osservano gli Edit. non è bagnata dal Pamiso . Siccome poi alcuni scrivono cetoessa ed altri cee< taessa l’ epiteto dato da Omero a Lacedemone. al pari della Laconia. attraversat.3aa D E L L i GEOGRAFIA DI STftABONE che a noi non era punto necessaria (i): perocché s'egK volle parlare di quella che ora dicesi Elide e che con­ fina colia Messenia. frane. altri osservano che le fenditure occasionate da’ tremuoti chiamansi cee{<. E rispetto all’ epiteto ceelaessa y alcuni 1q intej. incontrasi una gran parte della Messepia. poi tutta la signoria de’ F e re i.tano ahhon^wole di calaminta (3) . dopo trecento stadii. (3) Caìaminto. ia quella guisa che la parola mostruoso viene da mostro. il suodiscorso cade ancor più discosto dal vero \ giacché.pre. l’Elide. d’ onde poi si dissero cette anche le prigioni de’ Lacedemoni. così domandasi d’ o^de si debba credere derivata la parola cttoessa \ se da c^tos (2) . e alcuai credono che Lacedemone avesse questo soprannome per essere il golfo della Lacoma abbondevole di tali pesci. le quali sono una spede di spelonca: ma credono alcuni che tali fenditure si chia* (i) K « / \ i r i y n *«/ rir tù » "ot-tx. essa . poscia il paese de’ Messei detto Trifilia. .

. dalle quali traevasi il marmo anticameule detto Tenario ^ ma recentemente alenai apersero nel Taigetè una cava assai grande. E qui Oi^ero parla del territorio di Fere. . di cui la Mcssenia era.... e però gli parve indiiTerente il dire che s’ inc0ntrar0U0‘ a Lacedemone od a Messene.. . giunsero a Pere y presso Diocle figliuolo di Orsiloeo (2): e Fere appartenne senza duh' (1) O d is s .i E poi soggiunge : S’ incontraro gli eroi nella magione D’ Orsiloeo in Mfssenia (i). Doni che ad Ulisse.. IV.. una parte*. lib. Che poi e il paese é la città si di­ cessero con uno stesso nome Lacedemone lo prova Omero : e dico il paete comprendendovi anche la Messenia. Nel vero poi la Laconia è molto soggetta ai tremuoti: tanto che alcuni ailermano essersi una volta scosceso dal Taigete un ciglione. Infatti parlando dell’arco e del turcasso di Ulisse egit dice . (2) O d is s ..UBBO OTTAVO 3a3 mitto invece cpi'. 488... . V.. i 5... lib. Che poi 1 ’ abita^ÌQQ^ di Orsiloeo fosse a Fere si fa ma­ nifesto da quell’ altre parole dello stesso Omero che Telemaco e Pisistr^o. Cui s’ abbattè nella Laconia Un giorno . V. d'oiide l’ espressione di belve ore'^ scóe (cioè di belva ahitatriei delle spelonche dei monti)..... col soccorso della ma» gnificenza roinaaa.... Vi sono cave di pieb'e preziose a T enaro.. Feo V Euritide IJito ai Numi eguale. XXI.

.. si stende fino ad Egina e ad Epidauro. partitisi da Fere. il re* stante dagli Argivi.. Ol» tre di ciò non è probabile che la residenza di Menelao fosse altrove che a Sparta : perocché Telemaco noa direbbe io vado a Sparta ed a Pilo {? > }. E questo s’ac­ corda cogli epiteti dati a quel p a e s e .. lib.. (3) O diss. . nè come appartenente alla Laconia od a Pilo di Nestore. Ma Apollo(i) Odiss. se puf non voglia considerarsi come una iicensa poetica .. 359. iv . V. 486. bisogna intendere sotto il nome di Lacedemon« la.... » . Quivi fra i luoghi appartenenti ài Laconi è Delio. L’ ia> gresso del golfo Argolico è occupato dai Laconi .. c’ ha il nome co­ mune con un altro della Beozia^ poi il castello detto Minoa con nome uguale ad un altro del Megarese ^ ed Epidauro Limera . v.. . la città di Sparta. v. Ili. ancor più orientale di questo. giacché sarebbe una contraddizione non aver nominata la Messenia nella enumerazione delle n avi. sacro ad Apollo . e uondimeno declinava già il sole quando essi giunsero alla bassa Lacedemone. ai& come partecipe per sè stessa di quella spedizione. e llb. . come dice Artèmldoro. Quando poi dice che i compagni di Telemaco.. .. lib. egli rac-> conterebbe Parriyo da Lacedemone a Lacedemone...città stessa (a)^ se n o .. Il primo guarda all’ oriente e va fino al capo Scilleo ed alle Gicladi : I’ altro .324 D E L L i GEOGRAFIA D I STRABONE bio alla Messenia. dóve cercarono della' casa di Meilelao ( i) . stimolarobo tutto il gioroo i cavalli.. i. Dopo il capo Maleo scopronsi il golfo Argolico e l’Ermionico. (a) Cioè.

Da Argo ad . — D i -Argo e della sua cittadella. — Dei nomi A rgo.LIBBO OTTAVO 3a5 doro aiferma eh' essa è vicina a C iterà. — DelP isola Calauria^ e del tempio di N ettuno. — D e ^ epiteto Polidipsio dato da Omero ad Argo. e che per es^ sere fornita di buon porto ( dai Greci detto Limen ). — I l golfi) Ermionico. — DeU isola Egina. — Micene. CAPO VI. — AUre città delP Argolide. — Città dell'Argolide mentovate da Omero. — I l golfo Saronico. — D i Nemea^ e dei giuochi NemeL Appartengono agli Argivi Prasia e Temenio dove fu sepolto Temeno . — D i Euristeo e della sua spedizione contro i'fi^iu o U èP Ercole. E lleni e PaneUetù. — TirintO j e sue mura co­ strutte dai Ciclopi. Subito dopo il capo Maleo la spiaggia Laconica è per gran tratto difficile a navigarsi: nondimeno ha luo­ ghi dove si può approdare. Di questi poi abbonda il restante di quella spiaggia . — Della celebrità di Argo. fu brevemente e per sincope denominata Lim erà. mentre da prima dicevasi lÀmenera. — Fiume deU Argolide. DeU’Jrgekde e delie tue città. ed anche alcuni porti. — Epidauro e sfu> tempio <f £ ■ sculapio. ed altre città sog­ gette ad Agamennone. — D i Danao fondatore i A rgp ^ e d ^ suoi successori. ma non sono degne di essere menzionate. EUade. — M icene. al di sopra del mare. E Temenio è distante da Argo ventisei stadii. e molte -isolette le stanno dinanzi. e prima di questa città anche il paese pel quale scorre il fiume detto Lerna con nome uguale a quel Iago sul quale si favoleggia che avvenisse quanto si racconta dell’ Idra.

E nel vero. nè della grande strage fatta da Nauplio nelle vicinanze di Gafarea. Quindi dopo altri luoghi è il golfo Ermionico: perciocché. e dentrovi labirinti detti Ciclopici. e delta cosi appunto dall' essere acconcia a ricet­ tare navili. mi parve di non dover trala­ sciare di collocarlo fra le varie parti nelle quali dividesi il Peloponneso. e nondimeno condotta a morire con si ingiusto tradimento . E credesi che dal nome di questa città i mo­ derni siano stati indotti a fingere ciò che si racconta diNanplio e de’ suoi figliuoli: perciocché se queste cose fossero vere. divisa dal continente per uno stretto di quattro stadii.3z6 D EtLÀ GEO&RAFIA DI STRABONE Ereo (i) se ne contano quaranta. e di quivi a Micene dieci. Esso comincia dalla piccola città di Asine : quindi vengono Ermione e Trezene. Omero non avrebbe tralasciato di fare menzione di un uomo fornito di tanto sapere e di tanta prudenza come fu Palamede. costrutti d a lla mano d e ll’uOmo. il quale viveva tuttora ai tempi della guerra troiana 7 A Nauplia tengono dietro certe caverne . Dopo-Temebio è Nauplia. Ma oltreché queste cose hanno troppa sembianza di fa­ vola . (i) La voce Heroeum significa n a Tempio di Giunone- . la genealogia non s’ accorda nè pure coi tempi. annoverando Omero cotesto golfo tra i luo­ ghi soggetti ad Argo. stazione di navi degli Ar­ givi . sia pur conceduto che Nanplio fosse fi­ gliuolo di Nettuno^ ma come potè poi'Amimone es­ ser madre a lu i. Rimpetto alia spiaggia giace l’ isola Galauria il cui circuito è di trenta stadii.

come fa in quel luogo ove dice Argo e Sparta (2). perocché Aga­ mennone non dimorava per certo nella città di Argo. 11. v. lasio j Ippio . lib. 55g. Appartiene aì golfo Saronico la città d’ Epidauro . ed anche l’ isola Egina che i« sta rimpetlo: poi viene Gencrea porto de’ Corintii dalla parte dell’ Oriente. V. come quando dice Argo Acaico . v. d’ onde poi se ne contano circa mille e ot­ tocento fino al capo Maleo. .: Costoro abitavano Argo e Tiritilo : ma SI anche tutto il Peloponneso. perciocché sono fuori dell’ Argolide \ della quale . (3 ) 11. £ primamente si vegga in quanti modi Omero ado­ però la voce Argo o da sè sola o con qualche epiteto. ove Agamennone dice : nella nostra dimora in Argà (3) . lib. e quivi pres­ so ó il tempio di Nettuno Istmio. A Schenunte lo stretto è più angusto che in qualsivoglia altra parte. e in quell’ altro. Ma per ora si lascino addietro cotesti luoghi. Ghe anzi Omero applica il nome d’ Argo all’ Eliade (i) Cioè: Tragitto o Canale. Poi chiama Argo non solamente la cit­ tà . andremo ora scorrendo le singole parti. ripigliando la nostra descrizione . II .. 5a . 3o. . (3) l i . Ippo* bota. e lib. Pelasgico. IV.LIBRO OTTAVO Saj Appresso è il golfo Saronico (alcuni lo dicono Po‘ ro (i) altri Ponto) d’ onde poi viene denominato Sato­ nico anche il mare : e cosi chiamasi tutto quel mare che dalla spiaggia Ermionica e dall’istmo va a congiun* gersi col Mirteo e con quello di Greta. Chi di quivi naviga per lo spazio di quarantacinque stadii trova il porto Schenunte.

.. n .... JM Apollodoro dice che da Omero fu­ rono chiamati Elleni soltanto gli abitatori della Tessa­ glia : si dicono Mirmidoni ed Elleni (a) : ma che invece Esiodo ed Archiloco usarono questo nome di Elleni ed <t) O diss. lib..... lib. x v in . E il Pelopondeso lo accenna dicendo : Se ritorniamo ad Argo Acaico .. Rispetto ai nomi Eliade. ovvero : Non era forse in Argo Aeaico ? e con ciò fece manifesto altresì che i Peloponnesii furono detti anche Achei in un ^enso tutto lor proprio.. Se te vista tutti A vtsser per P lasio -Argo gli A ehivi..... Ma chiariìice poi qu.. v.. Gli epiteti poi Ippobota ed Ippio li adoperò co­ munemente. {v) l i ... .. epiteti. 246..3a8 D S L tA GEOGRAfIÀ DI STKÀfiONfi intiera ^ è chiama Argivi tutti gli Elleni.. Tucidide afferma che Omero non usò in nessun luogo deir opera sua il no­ me d| barbari^ perchè nemmanco gli Elleni a que* tem> pi non avevano ancora un nome comune che a questo potesse opporsi. Elleni e Panel* leni v’ hanno contrarie opinioni.esta omonomia cogli .. colpe altrove li chiama Danai ed Achei. T. Oltre di ciò dà al Peloponneso anche il nome d^ Argo lasio. ma soltanto i vicini. Turba qui di rivali assai piii fo lta Bancheiteria daUo spuntar d e lt alba (i)..... Però a dinotar la Tessaglia dice : quanti abitavano Argo Pelasgico.. 684- . Perciocché è naturale 'che qui non debba aver voluto indicare gli abitanti di tutta T Eliade.. facendo ch’Eurimaco dica a Penelope: ..

Vicino alla città scorre l’ Inaco. Perciocché questa voce si usa talvolta invece di polipotheton o mollo desiderato ^ ol(i) LeUeralmente : Dicendo batbarofoni i Carii. mentre invece il paese è basso e irrigato da fiumi con paludi e laghi. un colle nieszananiente fortificato.LIBDO OTTAVO 829 anche quello di Panelleni per significare tutta quanta la nazione : Esiodo dicendo che > Panelleni cercavano in matrimonio le figliuole di Proto . Archiloco dicendo che le sventure dei Panelieni piombarono a un tratto su Taso^ Ma alcuni sostengono in contrario che Omero usò il nome di barbari giacché disse che i Carii parlano un linguaggio barbarico' ( t) . detta La* rissa. monte d’Arcadia presso Ginuria. 344. La città d’Argo è faU>ricata per la maggior parte sopra un terreno piano: ha per cittadella. su cui evvi un tempio di Giove. Assetato. e la città è abbondevole d’ acqua perchè ha molti pozzi con vene a fior di terra. Di questa falsa opinione recano la colpa a quel verso di Omero ove Agamennone dice : ritornerò carico onta in Argo polidipsio (ì). ed anche il nome di El­ iade ove dice : un eroe di gran fam a n elt Eliade e in Argp (a).. c’ ha le sue sorgenti nel L ircco. lib. ' d’onde ppi si fece quel verso : Gli Dei lasciarono senz acfjue Argo . cioè. . I . (3) n«Avcf/i^i«i. E già ab< biamo detto che quanto raccontasi di maraviglioso in­ torno alle sue sorgenti è tutto poetica invenzione : ed è una finzione altresì che Argo sia privo d’ acque. V. (a) O d iss. fiume raccolto da molte vallee.

Uno dei fiumi che irrigano l’Argolide è l’Inaco^ l’altro è r Brasino. perché Agamennone non voleva punto andare a questa città . e poi quel­ lo nell’Àttica presso il borgo Braurone. e questa poi in significato della preposizione tir. E di­ cesi che questo fiume (detto Erasino éd anche Ar^ sino ) dopo essere corso un tratto sotterra. feconda di sven­ ture. in. sbuca nell’ Argolide e ne irriga il suolo. Nel verso citato poi Omero non accennò già Argo. che non si può dire arido al certo. i quali Ercole di­ sperse a colpi di frecce e col suono del tamburo. ma sibbene il Pe­ loponneso . Un altro fiume di ugual nome scorre dall’ Arcadia. in cui si favoleggia che fossero certi uccelli detti anch’ essi Stimfalidi. in quella guisa cbc Sofocle dice : la casa de’ ’ Pelopidi feconda di sventure (poliphthoron). e dalla palude che colà pure si tróva e vien della Stimfalide. E infatti le voci proìapsai e iapsai si' gnificauo recar danno o ruinare. ad Argo. Sogliono anche mostrare in vicinanza di Lerna una fonte detta Ami(i) Secondo costoro l’ espressone lo stesso che ''Afytt sarebbe tir vtXuì'^iéu Afycf.33o d e lla : g e o g r a f ia d i s tr a b o n e trechè levandone la lettera d potrebbe leggersi poliipsion o colpito da molte sventure. interposta per iperbato fra ed (i). a. Alcuni considerano la lettera d come se fosse in luogo della congiunzione ^ . Questo piglia il suo principio da Stimfalo d’Àrcadia. e va a gettarsi nel mare pressp Bura : un altro è l’Eretrico (2). (1 ) Cioò quello d’ Eretria città nell’ isola d’ Eubea. .

te* nuti in pregio sopra gli a ltr i. . d’ Apia e d’ Apidoni gl’ introdus­ sero gli scrittori moderni : ma Omero non fa menzione giammai degli Apidoni ^ e il nome di Apia suole adòperarlo per significare un paese lontano. A provar poi eh’ egli denominasse Argo il Peloponneso si possono (i) ì^eW’ Archeìao. siccome quelli che man­ tengono 1 ’ abbondanza deir acque anche quando tutti gli altri ne sono privi. d'onde poi disse un poeta : Le Danaidi fecero abbondevole d’ acqua Argo che prima ne pativa difetto.L W O OTTAVO 331 mone : ed è Lerna un lago dell’ Argolide e di Micene. La rocca degli Argivi è fama che fosse fóndita da Danao^ il quale pare abbia superato i principi che lo pre­ cedettero in quelle contrade per modo . dove' raccontano che si <trovasse già l’ idra. E v’ ha il suo se­ polcro in mezzo alla piazza d’ Argo. Tuttavolta ha un gran numero di pozzi. d’ Argo lasio . Le molte espiazioni che in quel lago si fecero diedero origine al proverbio : Una Lerna di mali. £ fra questi pozzi ve ne ha quattro che sogliono essere e nA>slrati e. tragedia che andò perduta. Danai ed Argivi. che ( al dir di Euripide ) in tutta VEliade fece nominar Danai coloro che prima dicevansi Pelasgioti'(i). Del resto tutti s’ac* cordano a dire che il paese è abbondevole d’ acque. il quale si chiama Palinlo : ed io stimo che la fama di questa città sia stata cagione che anche gli altri Elleni si denominas­ sero Pelasgbi. Però i nomi di lasidi. ma che la città d’ Argo è situata sopra an arido terre­ no. la cui in­ venzione suole attribuirsi alle Danaidi.

Ibid. Cosi presso gli scrittori più re­ centi trovasi detta Argo anche una pianura ^ ma presso Omero non jnai : e però questa voce in tale significato si crede che appartenga piuttosto al parlare di Mace­ donia e di Tessaglia. v..332 SELLA GEO&RAFU DI STRÀBONE citare anche queste espressiooi : V argiva Elena : avvi una àttà detta Efira nelle parti pià riposte delPjérgo : nei mezzo dell’ Argo : per regnare sopra molte isole e sopra tutto f Argo (i). Perciocché essendo venuta ogni cosa in potere dei fi­ gliuoli di Atreo. v. e parte per fortuna. Odiss. Quivi erano statue di Policleto. Siccome poi ai discendenti di Danao succeduti nella signoria del paese Àrgivo si frammischiarono gli Amitaonidi usciti. 3a3. ma nella magnificenza e nella grandezza inferiori a quelle di Fidia. VI. V. v. Agamennone che n’ era il maggiore di età s’ impadroni della signoria . lib. Queste due città furono Argo e Micene : e 1’ Ereo ( il tempio di Giunone ) vicin di Micene fu comune a tutti e due que’ principati.. parte per propria virtù. ii. 344- lib. i5a. Da principio pertanto Argo fu di molto superiore. . I . bellis­ sime fra quante ne abbia prodotte mai P arte. ma poi prevalse Micene. per essere colà emigrati i Pelopidi.della Pisatide e della Trifilia^ così nessuno potrebbe maravigliarsi che questi popoli fra loro con* gitanti di sangue abbiano da principio diviso il paese in due regni per modo che le due città capitali fossero di­ stanti l’una dall’altra meno di cinquanta stadii. aggiunse ai possedimenti paterni (i) IL. lib. 108.

cui d’ Argo Mandava la pianura e la superba J f ardue mura Tirinto e le di cupo Golfo custodi Ermìone ed Asine. e dopo questa un fiero Di giovani drappello che d’ Egùta Lasciò gli scogli e di Masete (3 ). Poiché costoro impadronitisi del Peloponneso ne discacciarono quanti ti eran potenti. la città di Micene im> miseri. e poscia furono detti Achei. I I . Micene.LIBRO OTTAVO 333 una grande estensione di paese fra. e qtielli fra loro che occuparono Argo s’ ebbero ancbé Micene. e fino al sito di quei che allora chiàmavatist lonii ed Egialei. V. con tutto il paese fino a Corinto e a Sicione. essendosi di­ sfatto il regno di Agamennone. lib. sicché al presente non se ne trova pur traccia ( i ). vide gran parte delle m ura di Micene. le altre cose. frane. come una città appartenente a quel territorio. ( 2 ) 11.. Ma dopo le cose troiane. principalmente da poi «he furono ritornati gli Eraclidi. 55g. non è da far meraviglia se oggidì più non si veggono al* cune altre città menzionate da Omero come soggette ad Argo in que' versi : Segata P eletta de’ guerrier . In pro­ gresso poi di tempo Mitene fu distrutta dagli Argivi. l’ ebbe Agamennone. vissuto circa i5o anni d o p o . ( Edit. E posto che ancbé Micene sia soggiaciuta a tal sorte. nn^ la Laconia a Micene. ). giacché Pausania. Menelao pertanto possedette la Laconia. (1) Il Wesselingio osserva che quesU espressione non deve in­ terpretarsi severamente. . Con essi di Trezene e della lieta Di pampini Epidauro e dCE'ione Venia la squadra.

(a) Da Y»tTÌf ventre e mano. que’ d’ Epidauro fra i così detti Aliei (3). perchè si nutritano col guadagno delle loro mani (a). All’ ullimo lo divisero. Costoro si dice che. La cittadella detta Lipimpe ebbe questo nome da Licìmnio^ essa è distante da Nauplia circa dodici stadii. . e le opere ch& vi si veggono trassero da costoro il proprio nome. si combatlerono pel regno dell’Argolide. i quali eraao sette e chiamavansi Gasterochiri. dispetto agli abitanti d’ Asino ( la quale fu anch’ essa uu borgo dell’ Argolide vicino a Nauplia ) i Lacedemoni li tramutarono a Messene e in una piccola città detta anch’cssa Asine. (3) AAi'etr. quei di Tirinto si trasferirono in Epidauro . essendosi impa(i) Preto ed Acrisio. fraoc. al dire di Teopompo. Pescatori. ed è deser> ta al pari della vicitia Midèa.334 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE Fra questi paesi già abbiacao pai-lato di Argo : ora è a dirsi degli altri. Acrisio rimase m Argo : Preto si trasferì a T irìato. Pare adunque che di Tirioto si valesse Preto come di rocca^ e ohe la facesse murar dai Ciclopi. ). invitati. venissero dalla Licia^ e forse le spelonche che trovanti presso Naupiia . là quale ha essa pure un tempio di Giu< none : ma la maggior parte di queste città le disertarono gli Argivi come ribelli^ e degli abitanti. Confinante con Mi dèa è Prosimna. ( Edit. e l’ altra invece come Tegèa. Questa è diversa da quella che trovasi nella Beozia : perciocché la beotica pronun­ ciasi come Prònea ( coir accento sulla priina sillaba ) . fratelli. Perocché i Lacedemoni.

Ejona era un luogo che quei di Micene disertaro­ no . Ermiione poi è una celebre città. dov’ ebbe poi sepol­ tura. 0 discacciati per opera di Ercole dalla Do­ ride vicina. consegnò a tradi­ mento INisea ^ e fu da lui precipitata nel mare Je cuL onde portaronla a questo capo. È fama che presso Erm'iotie v’ab­ bia un breve caounino per discendere all’Orco ^ sicché poi non v’ era colà il costume di mettere nella bocca de’ morti quella moneta ch« denominavasi nolo (i)> Dicesi che Asine fosse una volta abitasione anche dei D riopt. Trezene è sacra a Nettuno.1BB0 OTTAVO 335 dronili di mollo pa«se soggetto da prima all' altrui si­ gnoria . . e f a . E cosi avvenue che anche gli abitaoti di Naqplia si trasferissero nella Messeuia. (l) Usavatio i Greci di mettere nella bocca dei morti una inoueta detta nolo. vi collocarono quauti fuggiaschi cercavan rico­ vero presso di loro. Essa è al di sopra del mare circa quindici sta dii . la quale innamorala .J.di Minosse gli. già tempo. o trasferiti colà dai luoghi vicini allo Sper-» chio sotto la scorta di Drìope Arcade ( siccome dico Aristotele). destinale a pagare il nocchiero di Av^' do. 11 capo Scilleo presso Ermì'one dicono fosse denominalo cosi da Scilla figliuola diNiso. (1) Come a dire Nettunia. La sua spiaggia è occupata da certi uomini detti Allei perchè vivono delle prodqzioni del mare.stazione di navi : ma col tempo fu distrutto per modo ch« non è più nemmanco una stazione.al Par|iaso. d’on­ de una volta dicevasi anche Posldonia (2 ). e poi lo ooavertirono in una loro .

quando furono divenuti padroni delia Gre­ cia . e di­ cono che questo Dio ricevette Calauria da Latona dan» dole D eio. e i Lacedemoni in luogo dei Prasii. Egipa . E la venerazione di quel Dio prevalse appo gli Elleni per modo che anche i Macedoni. Trezene e Pitteo figliuoli di Pelope essendosi par­ titi dalla Pisatide vennero nell’Argolide e quivi il primo lasciò una città col suo proprio nom e. Però Archia non osò strapparne a forza Demo­ stene . Gli è tutt’ uno posseder Deio o Calauria .336 D^LLA GEOGRAFIA DI STHABONE una città non ignobile. nò in questo riuscì : ehé Demostene invece con un veleno si liberò dalla vita. Epidauro. Nauplia . Quivi era il sacro asilo di Nettuno . Ed Eforo riferisce anche un oracolo che diceva . Ma ten­ tò invece di persuaderlo ad uscir di colà. la divina Pizia o la ventosa Tenaro. isoletta il cui circuito è di trenta stadii. In luogo poi de’ Nauplii sottentrarono gli Argivi. rispettarono quelP asilo. . In quel tempo v’ ebbe an­ che una specie di Ànfizionia di sette città . e si guardavano dal far violenza a coloro che rifuggivansi in Calauria come sup­ plici. Ed Anteo che tenue. Dinanzi al porto di Trezene detto Pogone sta Calauria. Atene . e Tenaro da Apollo in contraccambio di Pizia.). e furono Ermione . Prasia . dove regnò poi Pitteo (i) succedenda al fratello. comparte­ cipanti dei sagrifizii. accusati al pari di quello. frane. (i) Anzi costui diede a quella citlà il nome del proprio fra­ tello Trezene. (Edit. sebbene avesse seco un esercito. e da Antipatro gli fosse stato ingiunto dì condurglielo vivo con quanti altri oratori trovasse. ed Orcomeuo Mine}a.

Giace Epidanro nell’ uhi-.< credutb. da coloro che Agamennone avev» (1) Epicari. applicassero. tam. ca­ pace di guarire altrui da qualsivoglia màiallia^ sicché il suo tempio è sempre pieno d’infermi. . Frammezzo poi a Trezene e ad Epidauro v’«bbe:ua luogo forte detto Metana con una peoisola del knedesimo nome. &moMj pria-i cipalmente per la celebrità dì EsculapiO . come.gl’io* aii. . Però Demetrio da Scepsi crede chi alcuni in^ gannati dalla somiglianza del nome. dirassi parlando della Caria' e di Troia. nome eziandio di una città d«lla Ma* cedonia. Le edizioni leggono gjeaerafanente^Y ouro. SrifjtfOJftj. siccome sii veggono a Coo ed a Tricca. à qaestai Metana situata presso Trezene la maledizione profTerita^ per quanto si d ice . è di tavole consa­ crate dove sono rappresentate le guarigioni. sicché t«o< vasi naturalmente fortificata da tutte le parti. UL . dove Filippo trovandosi ad assedio perdette un oci^io. etsendoDè parUtò.Epidanrb efajàmavasi da pii&ia Epiearì ( 1).Metona.m a o OTTiTO 337 da {HÌtna q a à luoghi. averla una volta possedirta i Cani. Tetrapoli dell’Attica. Ma in alcuni esemplari di Tucidide trovasi invece. i qualii tennero anche Ermione^ ma ritoraati gli Eradidi. Ed anche Epidauro è una città. e guarda al levante d’estate: la cireondana alte montagne 6 0 0 alla spiaggia d è r m are. ha una periferia di quin­ dici stadi!. si misero ad abitare insieme con loro. mo fondo del golfo Saronico. Perocché: Aristotele dice.i quali avevanli seguitati ad Argo quando uscirono dalla.pec mare fohdòAiicaroasso.

Dicono ch« la circonferenza di quest’isola è di cento ottanta stadii. volta verso la Libia.fà gli abitanti di Metana che ribaltarono la domanda di Aga> meniMifne. massimamente nella pianura. Che bisogno v^ha poi di dire che qttesta è una delle isale pià conosciute ? Perocché afFerinano eh’ esia fo patria di Baco e de’ suoi discendenti. E fìi una volta polente svi mare. se non che produce una sofBcìente quantità d’orzo. ed atta quale Tolfé alludere Omero nei vetsi già citati. vicini oom’ erano . ed a n ­ che nn’ isola ’posta rin»pe4to a quel continente . Il sudo di Egina sca-> varo profondamente trovasi aolloso j mà nella superfi­ cie è pieno di sassi. Dicesi poi che gir abitanti di £gi« . la Mega^ ride.338 D tL LA 6EOGKAFU S I SXaABONE »p«diti in cerca inarìàaiyche gii abitanti non rifinisser» mai di costruire /» loro mara l Ma non furono g.Xe stanno poi d’intorno l’Attica. Perù tutto quel lerreiio è. Gfaiamasi Egina ob luogo dell’ Epìdanride. ed ha una città che porta lo stesso sno nome . aveste fatto un tale vifinto. e contese già cogli abilanti di Atene i primi Onori nella battaglia navale datasi a' Salamina nei tempi della guerra persiana. Ne’ fianchi d’ oriente e di mezzogiorno è cinta dal mare Mirtoo e da quello di Greta: molte isolette le stanno in giro vicine a terra ferina . Laonde aloani iuyece di Egina scrissero abitavano iola Egina distinguendo così due luoghi d’ ao mede» simo nome. ed è a circa cento stadii da ciascuno dii <]nesti luoghi.nudo. ma Beibina è molto addentro nel mare. e quelle parti del Peloponneso che stendonsi fino ad Epidauro . bensì: quei di Metana nella Macedonia^ có­ me dice Teopompo ^ » i darebbe vcrisimiU cbe quei prinìì.

accostandolo al loro feorgo .LIBRO OTTÀTO 33^1 na si chiainaroii MìrmidoDÌ. Più tardi gli Ateniesi vi mandarono coloni fra’ quali ne distribuirono a sorte il terreno . Gli Egineti mandarono colonie a Cidoaia di Creta e negli Umbrici. Vennero poi col tempo ad abitare quest’isola gli Argivi e i Cretesi e quei d’ Epidauro ed i Dorici. Quest’ isola chiamossi anticamente Enone (a) con nome conforme a quello di due borghi delP Àttica. ed all’ ultimo i Lacedemoni avendo tolta agli Ateniesi quell’ isola la restituirono a’ suoi pri­ mitivi abitatori. e di questo si fcco il proverbio: gli abitanti d'Enone deviano il torrente (3). l’ uno de' quali è vicino ad Eleutera ^ giusta qoel detto: abitare i prati ri­ cini ad Enone e ad Eleutera . Eforo poi dice che in Egina furono fatte coniare da Fidone le prime monete d’ argento . non già (come racconta la fìivela) perchè dopo esser colà infierita una gran peste sótto il regno di E a c o . (a) Il Coray sosliluisce Enoe perché nell’ Attica no» si tro­ vano siti detti Eitone. (3) Raccontavasi che gli abitanti di Enoe aveano deviato it C<ir<i<fro ( torrente ) . le formiche vi siano diventate uomini^ ma perchè a modo delle formiche scavavano la terra e ne ncopvivaa le pietre. aiEnchi la coltivazione vi potesse aver luogo ^ ed anche perchè risparmiando i mattoni ^i) abitavano dentro fosse scavate. P altro appartiene alla Tetrapoli in vicinanza di M aratona. giacché quell’ isola era divenuta un empo< (i) Bisparmiando co«i la terra che sarehben OMUuoiala a lineare i maUoni. ma sibbene due borghi denomÌDali Euoe. ma p*rcb« invece de’ vantaggi che ne spO'avaDO ne furono danneggiati s’ introdusse per iacberno il proverbio qui «cceuaato* .

34Ò

SELLJL g e o g r a f i a DI STBABONE

rio , essendo i suoi abitanti obbligati dalia sterilità ^de) terreno di volgersi al commercio del mare : d’ onde poi ]’ usanza di dare alle mercerie il nome di mercatanzio

d’ Egina. Omero menziona alcuni luogb» secondo il loro ordi­ ne , come quando dice : coloro che abitavano Irta ed Valide ^ coloro che tennero Argo e la ben mutata T irinto ed Emìone ed Asine situate sopra un golfo pro­ fondo y e Trezene ed Elona. In alcuni altri luoghi in­ vece non procede con ordine , dicendo per esempio Scheno e Scoto , Tespia e Grea. £d annovera fra le isole alcuni paesi che appartengono al continente, come fa ove dice : coloro che possedettero Itaca e quelli cho abitarono Crocìlia ; mentre GrociUa è fra gli Acarnani. Cosi pure eongianse con Egina, di cui ora parlia'mo, an­ che Maseta ch’è parte del continente Argolico. Di Tire» poi non fece mei)2Ìone, sebbene altri ne parlino assai. l*er questa città fra gli Argivi ed i Lacedemoni si fece^ un combattimento di trecento contro trecento^ e vinsero i Lacedemoni per l’ accortezza di Otriade. E Tucidid» afferma che questo luogo è nella Ginuria, verso il con­ fine' detr Argolide e della Laconia. Anche Isia è un luogo ben noto dell’ Argolide ^ e così parimenti Gencrea , la quale giace lungo la strada che da Tegea conduce in Argo attraversando il monte Partenio ed il Greopolo. Ma Omero non conobbe questi luoghi, e.nè anche Lircio nè Ornea^ che pur sona borghi dell’ Argolide, ed hanno il nome a comune, l’uuo coi monte Lircio ( i ) , 1’ altro colla città di Qrnea situata fra Corinto e Sicione.

l ib r o o t t a v o

34 "

P ra le città del Peloponneso furono e sono anche {>resenteinente celebratissiitae Argo e Sparta : ma per «sseme appunto parlato da tutti non occorre disten­ dersi a lunghe descrizioni ; altrimenti parrebbe che noi ripetessimo-ciò che ognuno già dice. Anticamente per­ tanto la maggiore celebrità apparteneva ad Argo ; ma poscia i Lacedemoni prevalsero sotto bgni rispetto, e mantennero quella superiorità conservando la propria indipendenza, se non quanto in alcuni intervalli di .tempo accadde che anche la loro fortuna declinasse^ Gli è vero che gli Argivi non ricevettero Pirro^ il quale anzi morì dinanzi alle loro m ura, perchè una vecchierclla ( come raccontasi ) I’ uccise gettandogli dall’ alto delle ■mura una tegola sul capo; ma furono poi sotto alcuni altri re : ed avendo col tempo partecipato della lega Àchea, vennero insieme cogli Achei in potere dei Ro­ mani ; .e la' loro città che tuttora sussiste, è la seconda nell’ ordine dopo Sparta. Ora diremo de’ luoghi ché nella enumerazione delle navi trovansi mentovati come soggetti a Micene e ad Agamennone. I versi di Omero sono i seguenti :
Ma ben cento son quelle a cui comanda I l ,regnatore Agamennóne Atride ; Sua seguace è la gente che gF invia La regale Micene e l’ opulenta Corinto, e quella della ben costrutla Cleone, e quella che «t’ Omee discende, E dell’ amena Aretirèa. Ifè scarsa Fu de’ suoi Sicìon, seggio primiero D’ Adrasto. Anco Iperesia > anco t eccelsa Genoessa , e Pellene , ed Egio , e tutte

3 /fa

DELLA CfiOGRAt^À DI STRACONE

t e marittim* prode > e tutta intorno D’ Eliee la campagna impoverirsi. D'abitatori (i).

Micene pià non sussiste. La fondò Perseo^ poi vi re» gnarono Stenelo ed Euristeo, i quali comandavano an­ che in Argo. E dicono eh’ Euristeo avendo fatta una spedizione a Maratona contro i figliuoli d'E rcole e contro lolao aiutati dagli Ateniesi, finì in quella batta­ glia , e che il suo corpo fa sepolto a Gargetta, tranne soltanto la testa che lolao ne divelse e la sotterrò 4 Tricorito lungo la strada maggiore presso la fontana M a c a r ia i n ua luogo detto perciò testa di Euristeo, Questa città di Micene passò col tempo in potare de' Pelopidi eh’ uscirono della Pisatide ; poi nella domina­ zione degli Eraclidi che tennero anche Argo. Ma dopo la battaglia di Salamina, gli Argivi iosieme «on quei di Cleone e coi Tegeati avendole mossa guerra la distrus­ sero dalle fondamenta e se ite divìsero il territorio fra loro. I tragici p o i, per la vicinanza di queste due città, ne parlano come se fosse una sola a cui si dessero in­ distintamente i nomi d’ Argo e di Micene : però Euri­ pide in una stessa tragedia dà ora il nome di Argo, ora quello di Micene ad una medesima città, per esempio nell’ Ifgenia e nell’ Oreste. Cleone è una piccola città sulla strada che va d’Argo a Qorinto, e sta sopra un colle circondato di abitazioni tutto all’ intorno , ed è ottimamente m urata, sicché a
(i) 11., lib. II, V. 569 .

U B hO «T tA V O

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me pare cbe da Omero aia «tata opportonamen^e detta ia ben cotiruUa. Quivi poi fra Cleone e Fliunte ovvi Nomea ^ e quel bosco nel qnale gii Àrgivi baoDO in castume di cele* brare le feste Nemee, e donde ebbero origine le imole cb« si raccontano intomo al leone ncnno. Quivi è pure il borgo di Bendaina (i). Gleone è distante da Argo cento venti «tadii, e ottanta da Càorin^^ e noi 1’ ab» biamo vedttta dall’ Aeroceriato. C A P O VII.
JDdla città di Ca/vuo. h - P rù u ^ di Canuto dette dé‘ Bm è>

chiodi e d i C iptda, — Tempio d i yeaert. — Situftfiane <£- C»> tinto. — Delle coste che t istmo disgiunge j, è deUe città ivi collo» cote. — D i Tenea. — Distruzione delta città di Corinto. — Sud rietS/ieiaione. — Sue ricthezze. — D i alcune altre città del ta r i‘ torio cttritti», ^ Deiia città d i Sisione.

Corinto fii d ^ ta opulenta a cagione dell’ emporio si* taato sull’ istm o, e pencbè fu padrona di due poiv ti (3) , l’ uno dei quali è volto all’ Asia, l’ altro ^1’ I* talia \ siccbè facilmente può trasportare da quella e. da questa le mercatanzie, sebbene v’ abbia sì grande di* stanca, Perocebè siccome anticamente lo stretto delia Sicilia non si poteva facilmente navigàre, cod acea» deva anche d’altri mari, e sopra tatti di quelli iotomo al
(i) Plinio dice invece Bembinadia, e crede cbe questo nome e qnel di Nemea sigoificassero uno stesso luogo. {*) Lecheo e Ceacreo.

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SELLA GEOGIlAPIA Dt STHiBONC

Maleo |>el contrasto de’ venti: d’ onde poi nacque H proverbio dando volta al capo Maleo ponete in oblio le cote, vostre domestiche. Però tornava *comodissimo così ai mercatanti dell’ Asia, come a quelli d’ Italia il portare le loro merci a Corinto^ senza pericolarsi nella navigazione intorno al. capo Maleo. 1 Gorìntii adunqae in grazia d^Ila loro posizione, tenendo per dir così le chiavi del Pelopenneso, gabellavano le mercàtanzie che venivan condotte appo loro o per essere poi introdotte nella penisola, o per esserne invece diffuse al di fuori. £ questo vantaggio durò nella sua intierezza anche in tempi posteriori, anzi si venne sempre aumentando. Perocché i certami Istmici che quivi si celebravano so* levano congregarvi gran moltitudine di persóne : e i Bacchiadi che tennero la signoria di quel paese per Io spazio di circa duecento a nni, essendo ricchi e m olti, e cogliendo pacificamente i frutti del commercio pre* d e tto , vi si comportarono splendidamente. Cipselo poi avendo distrutti i Bacchiadr si fece egli stesso padrone di quel regno , dove la sua discendenza durò fino alla terza generazione. E della ricchezza di questa casa fa te< stimonianza il dono consacrato da Cipselo in Olimpia y che fu nn« statua d’ oro battuto assai grande. Demarato ’p o i, ano di coloro eh’ ebbero signorìa in Corinto, fuggendo le turbolenze che quivi erano i n s o r te p o r tò seco nella Tirrenia tante ricchezze, eh’ egli stesso di« venne principe di quella città dov’ era stato accolto, e il figliuolo di lui potè divenir re dei Romani. Oltre di ciò v’ ebbe in Corinto un tempio di Venere sì ricco, che vi stavano a’ servigi più che mille di quelle corti-

LIBBO OTTAVO

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gìane cui gli uomini e le donne avevano iti costume di consacrare alla Dea. £ queste cortigiane (i) accresce* vano anch’esse il numero de’ concorrenti e la ricchezza della città; perciocché molti capitani di navi prodigavano per esse le proprie sostanze; d’onde poi nacque il pro­ verbio: Non è cosa da tutti il navigare a Corinto. Pe* rò suol ricordarsi una di quelle cortigiane, la quale es­ sendo rimproverata da una donna onesta, che odiasse il lavoro nè mai avesse toccata lana, rispose: Nondimeno in brevissimo tempo ho m oti già tre telaj (a). La posieione della città di C orinto, secondo quel che ne dicono Jeronim o, Eudosso ed altri, e secondoeh è l’ abbiamo veduta recentementè noi stessi dopo eh’ essa fu dai Romani restaurata, è la seguente. Avvi un monte che innalzasi circa tre stadii e mezzo a per­ pendicolo, e finisce iu un vertice acuto, al quale non può arrivarsi senza un viaggio di trenta stadii: chia­ masi Acrocorinlo. 11 suo fianco settentrionale è il più e rto , e sott’ esso giace la città in una pianura trape­ zoide, proprio alla radice dell’ Acrocorinto. Il circuito della città che abbraccia quasi quaranta stadii è tutto murato dov’essa non è difesa dalla montagna. Ed anche dalla parte di questa eranvi delle mura dovunque s’era potuto costruirne ; sicché quando noi vi siamo ascesi ri si fecero manifesti gli avanzi della' cinta di m attoni, di
(i) A tìt r ttlr c tt. Altri legge rtivT» per queste cose. (l) 1 G reci avevano la parola Irrit che significava il telaja, e P aìbero d ’ una nave. La risposta dunque della cortigitaa vo­ leva dire eh’ essa aveva spogliali tre padroni di navi.

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DELLA GEOGitAFtA DI STRABONE

modo clie jioi talta la periferia veniva ad essere di oN tantacinqiie stadi!. Dagli altri lati la montagna è manco erta ; nondimeno si eleva abbastanza ^er essere vedula tutta all’ intorno assai da lontano. 11 vertice poi ha un tempietto di Venere. Ài di sotto del vertice avvi Pirene, fontana d’ acqua limpida e buona da bere, la quale non si vede poi co­ me n’esca. E di quest’acqua e di alcune altre vene sot^ terranee dicono che si fpcaia I’ altra fontana , la quale dalle radici del monte discorre nella città che tutjta ne riceve una snfficieute quantità d’ acque. Trovasi poi nella città un buon numero di pozzi ; e dicono che ve ne sono anche sull’ Acrocorinto, ma noi però non li abbiamo vedati. Perocché se Euripide dice : Jo vengo daW Acrocorinto , sacra abitazione di Venere , tutto irrigato aWintorno, bisogna intendere o eh’ esso alluda alle acque che quella montagna ha dentro di se ne’ pozzi e nelle vene sotterranee ohe vi s’ aggirano, o che anticamente la fontana di Pirene empiendosi traboc* casse per modo da rendere irriguo tutto il monte. Di­ cono che a questa fontana Bellerofbnte prendesse il Pe­ gaso venuto colà ad abbeverarsi ^ e fu il Pegaso qn cavallo alato che usci del 90 II0 di Medusa allorché a quella Gorgone fu tagliata la testa : e dicono poi che questo cavallo medesimo fece scaturir l’ Ippocrene ( 1) sull’ Elicona percotendo coll’ unghia una pie­ tra che stavagli sotto il piede.
( 1) Questo nome derivando da litirtt e da Kfilm sigaiBca /òn-

lana del cavallo.

LIBRO OTTAVO

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Al di sopta della fontana Pirene avvi il Sisifeo ( i ) , ciò sono non piccoli avanzi di un tempio o di una reg­ gia costrutta già di marmo bianco ed ora caduta in ro> vina. Dalla cima dell’ Acrocorìnto guardando verso il settentrione si veggono il Parnaso e 1 ’ Elicona monta­ gne eccelse e nevose ; poi il golfo Crisseo sottoposto ad aniendue queste montagne, e circondato dalla Focide , dalla Beozia , dalla Megaride e da quella parte del territorio corintio eh’ è opposta alla Focide ed alla Sicionia. Verso il ponente al di sopra di tutti cotesti luoghi vi sono i monti delti Onci (2) , stendentisi dalle rocce ScirAiidi e dalla strada che va di quivi nell’ At­ tica , fino alia Beozia ed al monte Citerone. Le due spiagge poi dell’ istmo cominciano, l’una dal Lecbeo, e l’ altra dal borgo o porto di Cencrea , lon­ tano dalla città di Corinto settanta stadii. Di questo porto si valgono per navigare alla volta dell’ Asia ; per navigare all’ Italia si valgono del Lecheo. Ed è il Lecheo un luogo di poche abitazioni sottoposto alla città di Corinto a cui lo congiungono due muri lunghi do­ dici stadii, i quali fiancheggiaùo la strada che mena a quella città. La spiaggia che di quivi si stende fino a Paga della Megaride è bagnata dal golfo Corintio , e addentrandosi, insieme coll’altra riva di Scheno, forma

( 1) Tempio o palazzo di Sisifo , avo di Bellerofonte, e fon­ datore di Coriato. (3 ) l i CasauboDO dimostrò la scorrezione di questo passo, giac­ che i monti Onei non sono al ponente ma bensì verso l’oriente ; « non al di so p ra , ma al di sotto de’ luoghi predelti.

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DELLA

g e o g r a f ia

D i STRAtìONÈ

presso Cencrea il Dioico (i).:NeIlo spazio fra il Ltictiet) e Paga eravi antieameate 1 ’ oracolo di Giunone Aerea. È quivi anche Olmio^ promontorio che forma quel golfo in cui trovansi Enoe e Pàga \ questa foltezza de' Megaresi, e quella de'Gorintii. Partendosi da Gencrea trovasi Scheno dove l’ ist-mo è più angusto sicché forma il Dioico; poscia il territorio t^i Grotnmione. Questa spiaggia è bagnata dai golfi Sai:o> nico ed Eleusino, che sono in un certo modo uno solo contiguo all’ Ermionico. Sull’ istmo poi evvi il sacrario di Neltuno Istmio ombreggiato da un bosco di pini, dove i Gorintii celebravano i certami Istillici. Quanto a Grommione è un borgo del territorio corintio, ed ap* partenne da prima a quel di Megara; quivi si favoleggia, che fosse la scrofa Crommionia madre del cinghiale Galedoaio j e 1’ uccisione di quella scrofa 1’ annoverano co­ me una delle imprese di Teseo. Anche Tenea è un borgo del territorio corintio ed ivi è il tempio di Apollo Teueate. Dicesi che quando Archia guidò una colonia a Siracusa, i più di coloro che lo seguitarono fossero di questo borgo, il quale dopo d’ allora prosperò più ch’ ogni altro di quella regione. All’ ultimo fondò u a governo suo proprio ed indipendente : poi ribellandosi da’ Gorintii s’ accostò coi Romani, e quando Gorinto fu distrutta , continuò tuttavia a sussistere. Raccontasi altresì che un uomo dell’ Asia avendo interrogato 1’ oracolo se gli convenisse di tramutarsi a Goripto, n'’ a(i) Cipè quel luogo dove le navi si trasportavano p er terra da un mare all’ altro.

IIBBO OTTAVO

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vesse questo responso : Fortunata è Corinto io però vorrei essere Teneale : slcuni per> ignoranza «ostituirono a quest’ultimo nome quello di Ttgeate. È fama poi che a Tenea fosse allevato da PoHbo Edipo. Pare che gli abitanti di Tetiea avessero qualche af­ finità con quelli di Tenedo a cagione di Teono fi­ gliuolo di Gicno, secondo-che disse Aristotele. Anche il culto di Apollo comune a tutte due queste popola-' ziont ne porge non piccoto indizio. I Gorintii essendo Soggetti a Filippo concorsero ìih sieme con lui a far guerra contro i Romani : anzi per un certo odio loro proprio alcuni osarono gettare ddie lordure sopra i legati di Roma che passavano sotto le loro abitazioni. Ma di questo e di alcuni akri oltraggi pagarono il fio «ubitamente. Perciocché fu mandato nn riguardevole esercito contro di loro sotto la scorta di Lucio Mummio da cui fu distrutta la città di Corinto y e tutto il paese fino alla Macedonia fu conquistato da altri generali quivi spediti, e dato per la maggior parte a quelli diSicione. Polibio poi, raccontando con dolore le cose avvenute nella distruzione di Corinto, descrive an« chela noncuranza in che i soldati ebbero le opere delle arti e i pubblici monumenti. Perocché afferma ch’essendo egK colà vide le tavole dipinte disteseisul suolo e i sol* dati valersene per giuocarvi ai dadi; e nomina'il quadro d’ Aristide dov’ era dipinto un Bacco, al quale credono alcuni si riferisse quel dettò : Nulla può paragonarsi al Bacco ; poi un Ercole tormentato idalla camicia di Dejanira. Questo Ercole, à dir vero, noi non lo abbia­ mo veduto \ ma sì vedefumo il Bacco trasferito nel tem-

35o

DELLÀ GEOGRÀFIA DI STRÀBONE

pio di Cerere ia Roma, e lavoro bellissimo. Ma ultimameole essendo abbruciato quel tempio , disparve iasieme eoa esso anche la tavola. Quasi tutti poi «nebe gli altri capolavori ohe trovaasi in Roma vi furono traspor* tati dalla città di Corinto: ed alquanti ue posseggono anche le città circouvicine. Perciocché Mummie, uomo ( per quanto si dice ) magnanimo, ma poco amante delle arti, dispensavali facilmente a coloro che ne lo richiedevano. Lucullo poi avendo fabbricato un tempio ed un portico alla Buona Fortuna pregò Mummio gli concedesse di valersi delle statue che aveva per ador­ nare quell* edifizio infino a tanto cbe non ne facesse la consacrazione, dopo di che le avrebbe restituite : ma avutele , invece di renderle le consacrò a quella divi­ nità, poi disse a Mummio di portarsele via se le voleva. Questi comportò quietamente l’ inganno senza darsi pensiero dei quadri, e in ciò egli fu lod«vole più di Lu­ cullo, Corinto rimasta per molto tep p o deserta fu nuo­ vamente rialzata in grazia della sua posizione dal Divo Cesare, il quale vi mandò un gran numero di schiavi fatti liberi. Costoro sommovendo le rovine e scavando i cepólcri ti’ovarono molti vasi di terra cotta e di bronzO) e ammirandone la bellezza, non lasciaronò alcun se­ polcro che non fosse da loro visitato ^ sicché avendovi trovata gran copia di tali oggetti che poi vendevano a caro prezzo, n' empierono la città di Roma, dove chiamaronsi Necrocorintii ,* dandosi cotal nome alle opere tratte dai sepolcri,- principalmente ai vasi di terra cotta. Questi da principio furono tenuti in gran pregio, e sti­ mali quanto le opere di bronzo provenienti da quella

la plastica e tutte le altre arti di cotal fatta. come nelle arti : perciocché quivi ed in Sicion& fiorirono più che in qualunque altro luogo la pittu ra. e abbondevole d’ uomini illustri così nelle cose della po­ litica . . Laonde Eufronio autore Priapeo k» chiamò Dio Orneate. d' onde prende principio 1’ Aso* po che scorre lungo la Sicionia e dà il proprio nome all’ Àsopia . e fondarono alla distanza di trenta stadi! uu’ altra città chiamandola Fliunte. Platea e (l) K ofittitt i f f v » »• ««ì KOlXlllttTIH. In progresso di tempo gli abitanti si levarono di colà. d’on* de poi comunemente si disse la sopraccigliata Corin-‘ to . La città di Corinto fu grande e sempre doviziosa. ma duro e ineguale. ma una volta fu popolosa ed ebbe un tempio di Priapo assai frequentato. ma poi cessarono d’ essere tanto cercati. Evvi un altro Asopo che scorre lungo T e b e . Omea ba lo stesso nome del fìume che le scorre vici* no. che è una parte della Sicionia medesima. ed al presente è deserta. Il suo ter* ntorio non fu molto fertile. percbà ii numero venne a poco a poco scemandosi.LIBRO OTTATO 35 I città. Del Celossa poi una parte dicesi Carneate . L ’ A retina è quella regione che ora dicest Fliasia . ed ebbe una città dello stesso nome vicino al moute Celossa. Questa cittii poi è situata al di sopra della pianura di Sicione. ma il suo territorio lo possedettero gli Argivi. e ne venne qqcl proverbio: Corinto è catterà ed amile (i). ed anche perchè quei che restavano non erano per la maggior parte così belli come i primi.

E 1 ’ antica costruzione è un arsenale con porto. Sicione fu per moltissimo tempo governata da tiranni ( i ) . 1’ Argolide. Serve poi di confine tra la Sicionia e la Co* rintia il fiume Nemea. che fece poi libera la città. secondo a ltri. e il territorio di Cleone e di Slimfalo ^ ed a Fliunte del pari che a Sicione è venerato un teu> pio di Dia : così chiamano Ebe. La città di Fliunte è situata nel mezzo fra la Sicionia. i quali però furono sempre uomini d’ animo moderato. Rispetto poi ad Iperesia. alle città susseguenti dal poeta menzionate. Il piti celebre di costoro fu Arato. e pià anticamente ancora Egialo. sopra un colle forte e sacro a Cerere. {i)'-Ctoé da principi assoluti. F d edificata a circa venti ( o . i qual! spontaneamente gH diedero la signoria. Anticamenté poi la città di Sicione fu detta M econe. dodici ) stadii dal m are . e fu capo an­ che degli A chei. ed alla restante spiaggia. .3 5 ia DELLA GEOGBAFU DI STIUBONE Tenagra^ poi un altro ve n’ha in £i. è tutta degli Achei <fino a Dime ed *ai confini dell’ Elide.aclea Tracima che bagna il borgo denominato Parasopii ^ e Onalmente un quarto a Paro. Ed egli fece vie piìi potente quella lega ag­ giungendovi la sua patria ed altre città a quella vicine.

— Luogo d d t astemblea dèlia lega Acaica. cioè Enoe . dettoXuto.. — Colonie usdu dMAcafo. avendo sconfiU» S t»4HosBj tonu UL .LIBHO OTTAVO 3Ì5 3 CAPO vm . verno e loro leg^ — Di Elice e del suo sonunergimento. Dicono oh’ Elleno fu figliuolo di Deucalione . come avvenne anolie deirAttica. Antichi aéitanii. — Loro gfi. Acheo p o i. —^ Di Éura e del $ua M^mmergmento. — Deelici città o Astretti deVC Accqa. — Scioglimento di tjuesta le. e fondò poi la. ì quali orìginariameute furono Ateniesi. ddtAc^ja. aC '* )^ finché ciascuno si carcasse un qualche luogo in cui sta­ bilirsi. viver c<mune le genti che abitano nelle.' ga. Ghia-' mavasi da prima Egialea^ e gU abitanti £gialeu Appres-> so fu detta Ionia. suo nome : e raltco. e cbe ' avendo b signoria de’ luoghi posti fra il Peneo e l’A-sopo vicini a F tia . Maratona j Probalinto e Trìcorito. —. e dal nome di lui dopo d’allora si chiamarono Achei gU^ abitanti di questo paese. che tuccessero in quella r^one agU antichi abitanti. 11 paese d«U’ Àcaja (a anticamente signoreggiato da* g rio n ii. dal nome d’ Ione figliuolo di Xuto. TetrapoU dell’ Attica. Ione intanto. avendo com­ messo un omicidio involontario fuggì nella Lacedemoni^. vicinanze del ' PamasO) diè loro il proprio. e mandò gli altri fuori di quellaregione. uno dei figliuoli di X u to . ^ Di cohr». sposò la figliuola di Eretteo. la cedette al maggiore de’ suoi B>' gliuoli. Uno di costoro per nome Doro «vendo ridotti a'. di Potrà e di Dime.

che gli Ateniesi poterono mandare nel Peloponneso uoa colo­ nia d’ lonii . ÌOTece di Egialei. e il luogo da costoro occupato si chiamò da loro Ionia invece dì Egiìilea ^ « s gli abitanti. artefici. ed abitarono a Lacedemone. toroacon di nuovo in Atene^ d'onde poi insieme coi discendenti di Godro andaron nelPAsia dove fondarono la colonia degli lonii. crebbe in tanta fortuna. . essi. e furono divisi in do> dici ciUà.3^4 D E U Jl g e o g r a f ia d i STRABOirE i Traci venuti soUo la scorta d’ Eum olpo. ed avendoli vinti e scac­ ciati né occuparono essi il paese. denominaronsi lo n ii. che gli' Ateniesi commisero a lui il pro­ prio governo. che mentre gli Eraclidi dai quali ( i) Éit rirf 0 f»t ^Uvf. i quali difendono e ctutodiscoao la patria » le sue li^gi. guidati ( come dicemmo ) da Tisamene figlivolo di O reste. conservando quella divisione che già vi trovarono stabilita. quattro maniere di vit^ere. sacerdoti. Ed egli da prima divise ia quattro tribù la moltitudini. cioè coUlyatorì. E questo era allora sì ricco di abitauti. In. assalirono gl’ lo n ii. ma quando poscia prevalsero gli Eraclidi. Gli Achei furono d’ origine F tio ti. custodi : e dopo avere ordinate più altre cose consimili comunicò il proprio suo nome al paese. poi in quattro arti (i). Costoro poi di­ vennero tanto fo rti. Soli» il nome poi di custodi pare che StraboDe m le n d ^ se gli opliti ^ arm ati. Qoivi 'eressero dodici città longo la spiaggia della Caria e della Lidia^ dividendosi in tante parti in quante erano divisi già pri­ ma nel Peloponneso. Ma dopo il ritoroo degli Eraclidi avendoli gli Achei discacciati.

dacché fa menzione dull» (i) 1 Greci stabilill uell’ Italia. Perocché sollevatosi il mare a cagione d’un terremoto. in quella guisa che mugghia il torà quando è itrqcscinaìo airara p tr placare il re Eliconio. vennero a pigliare da costoro maggior parte delle istituzioni. allorquando nacque dissensione fra loro ed i Pitagorici. . la prima> perchè ricusò di aderire a quella società . denòminaudo Acaja il paese in cui sacrano stanziati. che prin> cipiarono a collegarsi quattro c ittà . diven^ tarono così celebri in quella maniera di governo ^ che gl’italioti ( i ) . tranne Oleno ed Elice . Di questa solennità. come suppongono alconi. £ dopo la battaglia di Leuttrì .XJBRO O TTlV O 355 eransi disgittoti già possedevano tpUo il restante del Peloponneso. }à loro società fu disciolta dai Macedoni^ « nondimeno si rannodarono a poco a poco una seconda volta. la seconddk perchè disparve sommersa dai flutti. Dio venerato anche oggidì dagl’ lo n ii. E congetturano che il poeta sia stato pQsteriore alla fondazione di quella colonia. inghiottì quella città insieme col tempio di Nettuno Eliconio . tavansi Patra e Dime : a queste accostaronsi poi alcu­ ne altre delle dodici. i Tebaoi misero nell’ arintrio degli Achei le dissensioni insorte fra loro ed i Lacedemoni. In progresso idi tempo. fra le quali con-. eglino soli resisterono a tu tti. Fu mentre Pirro fece la sua spedizione in Italia. fa menzione Omero allorché dice: S q ^ lo spi­ rito mugolando. Essi pertanto d» Tisamené fino ad Ogige furono governati' da re : ma essendosi poi ordinati a democrazia. che celebrmo per onorarlo I» feste Panionie.

tutto quello spazio insieme colla città fu sommerso: gli Achei ( soggiunge ) mandarono colà due mila uomini che in-' dam o cercarono di trar fuori i cadaveri^ poi divisero il territorio della ingoiata città fra i popoli eirconricinL: Dice inoltre che questa calamità avvenne per T ira di (i) Così anche il Monti: Come tauro che « J o n a maanu r ara Elice è tratto(3) Cavai ntarina . pericolosa ai pescatcnri. Del resto Elice fu sommersa due anni ianansi alla battaglia di Leattri. Eraclide poi afferma/ che questa sventura accadde una notte a' suoi tempi ^ e che essendo Elice a dodid stadii dal m are. e che il poeta volle descrivere appunto cidiche praticavasi in quella città.356 DELLA g e o g r a f ia DI STKABOHE solenoità PanioDÌcà solita celebrarsi dagrionii nel ter­ ritorio di PrieDè ia onore di Nettuno Eliconio : massi* tue che anche i Prienesi diconsi originarii d’ Elice. E avvalorano la conget> tura con qnello che Omero dice del toro . Eratost^ne dice di avere egli stesso visitato il luogo dov’ essà già fu ^ e che i marinai gli' dissero come in un guado'era rimasta tuttora in piedi la statua di Nettuno di bronzo con un ippocampo (a) in mano . e per dirigere i] sagrificio predétto ed esserne re suole eleggersi un gioWne di Priene. il toro mugghia ndIPatto di essere sagrificato. giacché gli' Ioni! stimano cpel sagrificio essere accettissimo in c u i . Ma al­ cuni in contrario di tal congettura riferiscano ad Elice quello che Omero dice del toro e del sagrificio (i) ^ affermando che quivi era quella usaàaa e quella super­ stizione.

del .nbli’ in* verno seguente li colse il castigo già detto. almeno dessero loro nn’ immagine.LtBHO OTTAVO 35^ Nettano. di eserciti che si eleggevano d’anno in anno: un’ assemblea a tutti co* mane radanavasi in n n luogo detto A m an o (a ). e due condottieri. Non molto. Ermione. e peitò. Ma in processo poi di tempo amarono . ad Antigono l’.meglio di eleggere un solo condottiero . c. Es. dopo sottrasse alle tirannidi anche il Peloponneso . . E . eh’ è là più grande fra le città (i) Polibio ( lib. II.trovavano in varii luoghi. (3) . Fliunte e Megalopoli. incorporò. sicchà Argo. la quale giudicò che dovesseiv esaadorsi. Esiodo fa menzione di un’ altra Elice della TesPer lo spasio di venti anni. e gl’ lonii allora se a e richiamarono all’ assem­ blea degli A chei. 43 ) dice venticinque anni Poco dopo l^ e s i Enario.se . Quei d’ Elice non vollero acconsentire alla do* m anda. Perocché gl’ lonii cacciati da EEce manda­ rono alcuni dei loro che domandassero abitanti di quella città il simulacro di quel Dio^ o>se non Tdevano consegnarlo.(i) gli Achei ebbero un ^ g is tra to com une. Cosi avevano fetto da prima anche gl’ lonii. dove trattavansi i pubblici affari. Ma quei d’ Elice non ubbidirono.Acrocorinto.seàdo portante qnesta dignità pervenuta ad Arato tol.tempio. di eserciti.V’ ag­ giunse poi anche i Megaresi e distrutte quante tirano nidi si.qualcuno vorrebbe Ufsger* Onwrìoi altri inycce Ornano. cogli. Achei •tstti i popoli liberati. . e diede agli Achei la città stessb di Corinto ed anche la patria sua.

la coi lega allora sommamente si accrebbe. ad altre imponevano invece di staccarsi dalla lega . E gl’ lonii abitavano a borgate ^ ma gli Achei fondarono delle città ^ in alièone delle quali (1) 1 Galli. i quali creb­ bero in tanta potenza da soverchiare fin anco i Lace­ demoni . è il seguente^ Dopo Siclone giace Pellene: Egira è la seconda. . . . rimasti uniti fino al tèmpo in cui Filopemene n’ ebbe là capitananza. L’ordiuffpoi de’ luoghi che gli Achèi abitarono. non fossero bàstevolmente conosciuti. e terza Ege col sacrario di Nettano: quarta è fiura : dopo quésta trovasi Elice j nella quale rifuggirono gPlonii quando furono sconfitti dagli Achei^ pur all’ ultimo ne furono discacciati t dopo Elice sono Egio e quei di Ripe. dopo che i Romàni già prevalevano ip tutta PEI* lade. e ne trattavano diversamente le diverse province sicché ad alcune permettevano di stare fra loro con­ giunte . Poi viene esponendo (2) la cagione per la quale stimò opportuno di allargarsi nel parlar degli Achei 3 cioè perchè gli pareva che questi popoli. trovatonsl aggìante agli Achei. (ay 11 senso i qm interrotlo ^ e r modo d« dover eréd^rt che insiicbi un qualche periodo del testò. gran fiume : poscia Dime e quei di Tritèa. Del resto gli Achei. E questo ■ avvenne in quel tempo in cui i Romani avendo cacciati i Cartagi­ nesi dalla Sicilia fecei<o una spedizione contro i Ga* lati (i) che abitavano lungo il Po. si vennero poi a poco a poco smem* brando. di Patra e di Fara : quindi Oleno vicino a cui scorre il M eta.358 D E L L ! fiEO C SÀ PU DI 8TRÀB0RC dell’Arcadia. divisi 4 n dodici parti.

. . Dell' Acaica ove dice : P uf son essi che in Elice ed in Ege Recanti offerie gratiose « molle. Rispetto ad Ege egli parla di tutte e due le città di tal nome. dovrà intendersi eh’ egli abbia fatta allusione ad Ege d' Eubea : dalla quale è poi naturale che anche il mare fosse denominato Egeo.tlM lO O T IÀ V b 35 g coir andare del tempo ne compenetrarono poi alcune altre . Cosi pa­ rimente incorporarono Oleno in Dime ^ sicché poi fra Patra e Dime soglionsi mostrar le rovine dell' antica città degli Olenii. . Ma in queir altre parole : . .insieme nniti. Arvi nclP Enbea nna città detta Ege come quella degli Achei : e nn castello d’ Etolia . Viciii» . E quello è il Ivogo d’ onde si finge che Nettuno movesse alla guerra di Troia. come neppure di parecchi altri luoghi abi­ tati lungo la spiaggia detta Egialea^ ma dice. Tre passi ei fece (Nettuno) E al quarto giwtse mila sua mela in Ege ^ Ove auro corruschi infondo al mare Sorgono eccelsi i suoi palagi eterni. di cui pure si mostrano soltanto alcnne reliquie. Q niri è altresì un illustre tempio di Esculapio distante quaranta stadi! da Dime e ottanta da Patra. tuttaquanta FEgialea e Pampia Elice. . per esempio Ege io Egira y denominando Egei gli abitanti di amendne ^e città. Bensì fa parola di Oleno d’ Etolia ove dice : Coloro che abi­ tarono Pleurona ed Oleno. porta aach’esso il nome di Oleno. . cosi in ge­ nerale . Ma di Oleno d* Aeaja Omero non fa m enzione.

r«i> < T i Ma le edizioni ordinai^ie hanno «-«Ao. città bastevolmente fornita di abitatori. ma fu in un tremuoto inghiottita. ciò ché indace confusione.mescolarsi che ianno quélle acqué (i). eh’ è un sito della Laconia che ac* .suo nome avelie il Grati d^ Itsdia. Ciascupa delle dodici parti predette oomponevasi di sette od otto borghi. Il suo territorio (3) appartiene a quei d’ Egio .36o bELLÀ GEOGRAFIA DI STRABODÈ ad Ege Acaica scorre il Grati ingrossato da due fiami. siccome afferma anche Arato parlando della focra ca« prfl. tutto iiitieto questo periodo. (1 ) Leggo col C o ray. Del resto da una nota della ' tridozicme fr-aiH. .eM‘si raccoglie che in qualche manoscritto Manca. ( 1 ) Del verbo Ktf i » . )e denómÌDato (per quanto si crede) cosi appunto da! . a premio anche nei certami) situato fra Ege e la città di tal nome. Di qui 'ti^ae il . tanto fu popolato una volta quel paese ! Pellene situata sessanta stadi! al di sòprà del mare è :UU forte castello.ceona a Megalopoli. metchiare. Gòn questi luoghi non è da ■confondere Petana . la quale è fam a che ef/hrisse a Giove la poppa. Da^ una fontana eh’ è in «|ue’ dintorni si Crede che pigliasse il soo'nom e quel fiume d’ Italia che dicesi il Sibarij Ega poi (giacche danno anche questo nome ad Ege ) al presente non è abitata.^oi un borgo detto Pellene an­ cor «ss<> (d ’ónde sono i mantelli di Pellene che soglion .proporsi. Egira è situata sopra oa colle. E questo è il luogo in cui dicono che Giove fa nutrito da una capra. Bu> ra era al di sopra del mare circa quaranta stadii.'Evtì.

Recentemente i Romani dopo la vit> toria d’ AzzIo collocarono in questa città una gran parte del loro esercito ( sicché ora è assai ben popo­ lata ) . Ripe noii è più abitata. città senza porto . Appresso vien Dime. e coll'altro che trovasi nel paese ora detto Elidei. c 'h a il nome a comune con quello che scorre in E ( ^ presso il tempio di D iana. Un altro Selinunte v’ha pure anche presso glMblei di Megara che i Cartaginesi hanno poi distrutti. A questi luoghi iicn dietro P a tra . bosco di Giòve. fondata sopra ùn’ ecceda roccia^ La poMeggoBO quei d’ Egio. bagnando quel luogo che Senofonte (seguitando nn certo oracolo) comperò per consacrarlo a Diana. ed àncbv l’ Enrarìo. più settentrionale di tutte . e così divenne una colonia romana. dal che rice­ . e il -suo territòrio denominato Ripide fu occupato da quei d’ Egio e di Fara. Quivi è anche Geraauia.LIBKO OTTATO 361 e soggiukigeDdo che i tócerdoS la tkiamane Olenia ca­ f r a d i Giové'^ per fare cosi manifesto che il luogo in cui ffuésto aecàdde' fu «elle vtcioadse <dt Oleno. A traverso ad Egio scorre il fiume Seliuuole. Eschilo dice in qualche parte delle sue Opere la sacra Bura e la Ceraunia Stpci E fu di Ripe quel Miscello che fondò Crotone. Essa ha nn porto di mezzana grandezza. Delle altre o città o province d' A* caja. nel quale lina vóka sole>vano congregarsi gli Achei per deliberare iiAorno ai pubblici affari. a quaranta stadii da Patra ò il capo Rio dirim­ petto all’ Antirrìo. Ed anché Lenttri fu un borgo -della Ripide ed appartiene a Ripe. e così anche Elice. città ragguardevole ^ e nello spazio ft-apposto.

Da prima chiamavasi Strato». come abbiaitt detto già prima . e ii suo paese Io posseggono i Dimei. così alcuni stimarono che questo fosse un epiteto desunto dai Canconi slendentisi fino a quella c ittà . F ara è confinante col territorio di Dime : i suoi abi­ tanti chiamansi Fariesi*. Nel territorio poi di Fara evvi una fontana chiamata Dirce come quella che trovasi a Tebe. e Troja Simunlide (a). Seguita poi l’ A» rasso promontorio dell' Elide . Quanto ad Oleno essa é deserta ^ è situata fra Patra e Dim e.36a D E L tÀ GBOCilAFlÀ S I SlKASOin! vette il suo nome (i). altri altrove^ ed alcuni anche a Dime. Anche Dime poco prima di questa nostra età ricevette una miscea d’ uom ini. avanzo dei pirati . Siccome poi Antimaco nsò Pespressione di Dime Gauconide. ed Omero denomina Roccia Olenia. altri invece lo credono derivato da un certo fiume Caucone . (a) O Simoentide'. i quali dopo che Pompeo li ebbe distrutti. lontano mille stadii daU r istmo. in quella guisa che anche Tebe fu detta Direea ed Atopide^ ed Argo Jnachia . fa* rono mandati in parte a Soli nella Gilicia. {■) 11 nome grecò à 6/tn viene da ^•fti o del sole. La divide dalPElide il Larìsso finrae che bagna Bupra« sio discorrendo da un monte che alcuni chiamano Scolli. dal fiume Simoenta. e Farati quelli di Fara nella Messenia. il tramonta .

e vi sono ampi pascoli. principalmente per cavalli e per asini stallooi. Mantinea ed alcune altre città. Pare che 1« genti wcadiche foslerO anti* che sopra tutte le altre di Grecia. — IH uti tfrart di Polibio. La razza dei cavalli d' Arcadia è ottim a. L ’ ArcadU è nel mezzo del Peloponneso del quale comprende quasi tutta la parte taontnosa» Il maggior monte poi di que’ luoghi è Gillene. . Ora poi MegalopoK stessa soggiacque al fato espresso dal comico in quelle parole : é un gran deserto Megalopoli . siccome an­ che quella dell’ Argolide e d'Epidanro. — Fine della deecrixiqnt del fiU ponntto. vale a diré gli Azani. 3(53 D*tt Arcadia. Megalopoli. e dei fiumi eht rtt tcortotu. state un tempo famose. altri di quiDdici al* r incirca. U fece ( i) C io i : eiltà grande.tiiiio <nt*rrm C A P O IX. DcUt ■montagne ifAmaMa. là eoi altezza di­ cono alcuni che sia di renti stadii. i Parrasii ed alcuni altri popoli cosi fatti : ma per es* sere quella regione andata tutta-in rovina non si con< viene a noi di fame un lungo discorso : perciocché le loro c ittà . E P essere i paesi degli Etoli e degli Acarnani stati deserti. per cagione delfe guerre continue disparrero ^ e coloro che solevano co|« tivar quel paese I’ abbandonarono fino da quando la maggior parte delle città s'incorporarono in una sola denominata perciò Megalopoli (t).

Ora poi questa città. nella quale mori egli stesso. o ne rimane appena qualche rovina e qualche traccia.accadde ài Ladone . Quelle città poi menzienaté da Omerb ove parla di Ripe. "Erea . rigini presso Fenea cessarono perchè un terremoto ruppe i sotterranei canali delle acque. e cosi pure i l tempio di Minerva ^ le a . illustri oltre Cillene sono F oloè. Mantinea la fece illustre Epaminonda coll’avér vinti colà i Lacedemoni in una seconda battaglia. e il cosi detto Phrtenio che si stende dal ter^ ritorio di Tegea fino all’ Argolide. CletorC. èU Strada e della tempestosa E nispe . Stimfalo.<364 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOHE divenire acconci a nutrirvi cavalli non meno della Tes< saglia. ma prima non aveva uscita . e per essere già disèrte non dareb­ bero alcuna utilità a chi le trovasse. il Liceo. Un caso contrario. per­ chè i baratri (detti «eretri dagli A rcadi) nei quali esso gettàvAsi non avevano apertura^ Perciò poi la città di Stimfalo che una volta era sul margine del lagordi questo nome n-è ora alla distanza dì è in ^ a n la stadir. £ già si è par-^ lato deir Alfeo e delP Eurota e di <q0ant0 si dice che quivi 'accadesse di strano^ è co$i anche dell’ Erasino. Ma Eratostene afferma che i| fiume Ania impalu- . Tegea s'è consei^vata mezsanamenle . F eneo. M enalo. il tèmpio di Giove Lfceo presso il monte Liceo è ora' poco venerato. il quale esce daMago di Stimfalò e scorre in quella che «ra dicesi Argolide . Cosi aloieno si dice. CaGa e Cineta o più non sussistono.I monti. e cosi anche Orcomeno . M enalo. Metidi-io. sarebbe difficile tro v arli. Anche.^le cui sóatu-.

che geme a goccia a goccia.... Sicione da Falce^ . di natura perniciosa. ma poi si rimase da quel tentativo per certi segni veduti nel cielo.. che Polibio non misurò la strada più breve .&■«>■ tìavTAVo 365 ■ dando sé* Inogbi circÀovidoi alla ciUà di Fèoéa sì diffase in certi goligbi detti «sri«in'. Ar< temidoro non senza ragione ne lo corregge. poi risorse dì nuovo nell’ Argolide .'i q«)ali <poi'qtialebe volta ottnrandosi ne arreniTa che :P acqoa ioo^dasse la ' pianura. Di qui poi A avvemito cIk una volta le circostanze <d«l t«m* pio di Olimpia si trovaironò àlla^ te. dopo il ritorno degli Eraclidi^ Corinto adunque fu fondata da Alete. E la cagione dì questa differenza si è . e qualche volta riaprendosi le davan passiaggio ) sicché andava a gonfiare il Ladone e T Alfeo.. Dice inoltre che PErasino scorrendo presso Stimfalo si perdette sotto una m ontagna.. Dicendo poi Polibio che dal Maleo andando all’ !• stro verso il settentrione corrono dieci mila stadii. e si crede sacra... vedendo che àon faceva profitto.. intraprese d’ impedire con una quantità di spugne quella Sommersione del fiume. Pe> Tocchè secondo lui se ne contano solamente sei mila « cinquecento. ma quella che a caso fu tenuta da un qualche condottiero di eserciti. e che perciò Ificrate quando assediava Stimfalo . Vicino a Fenea ewi anche P acqua detta di Stige. Meittréappuntò lei’ paludi dell’ Ania sì videro diiùinuite. Finalmente non sarà fuor di luogo l’ aggiunger qui i nomi di coloro che al dire di Eforo fondarono nuove colonie nel Peloponneso..

le «ittà dell’ Atta (i) da Ageo e Ddfonte. Lacedemoae da Eurìsteoe e da Proclo. frane-) . Udo) inlenderawi alcuoe terre mari(tiaie. « fra le altre la parte orientale del PelopoilBea* dove Ioaa le città di Trew ne.366 DELLA G E 0 6 R ÌF IÀ DI STKA»OHE LIBRO OTTÀTO le citU Àcaja. Epidauro ec. (i) Sotto il oooM di Jllm ( . (Edit. Mes< sene da Cresfoate. Argo da Temeoo « O s o . da Tisamene ^ Elide d a Ossil».

de la Porte da Theil che ne ha fatta la versione' per r edizione francese ha pubblicato un facsim ile del lesto. Tanto poi nelle congetture sul . Il sig. D opo aver6 percorso il Peloponneso che noi di­ cemmo essere la prima e la pilli piccola delle penisole (t) li libro nono della Geografia -di Strabene ci è pervenuto si guasto.DELLA G E O G R A F I A DISTRABONE L I B R O N O N O <0 CAPO PRIMO D iscrizione cUK Attica in cu i *i comprende anche ìa Megarid*. che la vera lezione in beii due mila laoghi è incferta. e da cui apparisce la -verità dì questa sua osservazione. quale si trova nel manoscritto più antico.

. . andando al golfo Gorintio ha qualche somigliante . la \etzir esser^ quella che alle due già dette aggiunge 1 ’ Attica e la Beozia oltre a una parte della Focide e del paese de' Locrii Epicne* midii : sicché il paese di Grommione viene ad essere unito alla Megaride invece che al territorio di Corinto. . Ermionico e l’ Atta.o colto ellenista ha. Dice Eudosso che immaginando una linea condotta verso r oriente dai monti Gerauni fino. Qui pertanto noi dobbiamo parlare della seconda e della terza di queste penisole. c^uanto nel modo d’ interpretaplo quqsl. ed alla sinistra dalla parte del settentrione la spiag­ gia che dai monti Gerauni va finp all’ ultimo recesso del golfo Grissco. . Kio e Antiirrio. . .368 DELLA GEOGRAFIA D I STRABONIS ond’ è composta l ' E liade. ci conviene ora far passag­ gio a quelle altre che tengono dietro. Gosì parimente .«ssm gp^sso^ approfittato del suo> lavoro. . . . prestato ua servigio iinporU)iij^ìssiino:ag|U stuidiotì del nostro Autore. . . i luoghi contigui alP istmo . poi la spiàggia della Megaride e poi l’Attica. vicini fi’a loro a tal segno che si trova testo. al Sunio eh’ è ]’ estremo capo dell’ À ttica. Egli è poi d’opinione che nè . . . . per modo clw s’ addentra in formio golfo verso . . presenterebbero alcune tortuosità. «d io devo dichiarare idi avere . . E già abbiadi detto che la seconda è quella da cui viene aggiunta la Megaride al I^lopbnn«so e. la spiaggia che va dal Sunio a . si troverebbero alla destra di questa linea dal lato del mezzogiorno il Peloponne­ so. qualora non si aggiungesse a .

fr. . cioè di quello che accenna alP oriente. Però come abbiamo già detto (i) la Beozia cinta dal (i) Hon trovasi in qual luogo ciò abbi» dello l’Autore. e verso O ro p o . la cui convessità sia volta al mare. è da credere che le spiagge dell’Àttica e della Megaride cominciandosi dal Snnio fino alFistmo si cur< Tino bensi ali^ndentro . Questo s’ intende del se­ condo fianco deir Àttiea. luogo della Beo­ zia .^ SrjLdeox£j tom. Lo stesso è anche de* luoghi intorno al . vide egli' stesso cotesti luoghi. L’ altro suo lato è il settentrionale. A chi poi abbia superato il Sunio ( seguitando la costa) la rimanente navigazione è verso 1’ occidente. si pra­ tico delle figure e dei climi. Michos dove il mare finisce. Secondò questa opinione di Eudosso. ( Per conseguenza )r l’ Attica cui il mare bagna dà due parti è da principio angusta: poi s’al* larga dentro te tta . ma solo alcun poco. il quale oltre all’ essere uomo si addentro nelle matematiche. che dal territorio di Oropo si stende verso occidente fino alla Megaride : ed è fórmato da quella catena di monti che sotto diversi nomi disgiungono la Beozia dall’ Attica. tal figura. IIL ' »4 . (Ed. . .LIBRO «O SO 3 6 ff coHi ano stretto . Lungo questa linea e propriamentè T e r s o il suo me»* zo è situato il Pireo porto di A tene. distante circa tre­ cento cinquanta stadii dallo Scheno eh’ è posto suIP i> 'stino di C orinto. Dal Pi> reo a Paga v’ha una distanza quasi uguale a quella che trovasi dal Pireo allo Scheno : pur alcuni vi aggiungono dieci stadii di più. e trecento trenta dal Sunto. prende la figura d’ una luna crescente . .

perciò gli Ateniesi hanno dato a quel vento il soprani nome di Scirone. Ed è Nisea 1’ arsen«le de’ MegaresL distante diciotto stadii dalla c ittà . Dopo CromntiQne stanno al di sopra dell’ Attica le rocce Spiroaidi^ le quali non lasciano alcun passaggio luogo il mare . . D I 8TRAB0HE m^re costituisce Vistino della terza delle penisole già mentovate. £ se it nome di Àttica è . Dopo le rocce Scirouidi s’ aggetta in mare il capo Mipoo a formare il porto di Misea. Quivi si favo* leggia che stessero Scirone e Pitiocampte. tanto che la strad» che va dall’ istmo a Me|. e questo isttto serve a racchiudere la Megaride e 1’ Allipa dentro > 1 Peloponneso. Ora pertanto facciamoci ad esaminare questo |:^ei«e flominciando da quel pnnto a cai oi siamo pre* cedentemente fermati. E «ome il vento occidentale Àr> geste pare che soffi dalle sommità di queste montagne. usa alteraeione dell’ antico Atta e A c tic a (i). qlla quale congiunto da due lunghi muri.ara e oe|l’ Àttica trovasi su quelle ròcce medesi* me. i quali eserci* tarono il ladroneccio nelle montagne predette. Quella strada quasi tutta molto angusta è fiancheg* giata da una parte da una montagna >alta èd erta ^ daU 1’ altra da vno spaventevole precipizio. (1) Da ' A«7ì riva o terra Uttorale. «iò procedette dall’ essere questo paese situato quasi tutto ai piedi di una catena di monti.370 DELLA g e o g r a f i a . e cinto nel tempo stesso dal mare in una lunghezza considerabile fino al Sunio. e furono poi distrutti da Teseo. Dicesi ^nfhe Minoa.

Pallante e Niso . Perciò poi Omer» non menziona particolarmente cotesti Taoghi: ma cliiailiando Ateniesi tntti i popoli che abitavaod 1’ A ttica. (•> ) L ’ Attica. V. vennero ad ua ac­ cordo . E geo. io q»est(^ per altro «onvengono (almeno i pi{É ragguardevoli) che Pandione avendo quattro figliuoli. sebbene in molte cose d iscio r^ o . ohe dalla parte del Peloponneso aveva questa iscrifeione : Questo è PBLoroifNEso b hoh loRU^ e dairaltrà: Qoesto non PELOWNinEso vik. Ionia. di cui la Megarìde Ai senza dubbio una parte. qnaòdo Megard non era stata per anco fondata. Quando egli pertanto nella enumerazione delle oavi accenna i posses­ sori deila superba città di jite n e . XI». > quali teanéro anche l’ A ttica. lib.UB« 0 N 050 37 r Anlicnmente qnesto paese fa posteduto dagt’ Ionii. com­ prende sotto questo nome anche i Megaresi. 685. L ieo. eressero in un luogo mùtuamente determinato Buiristnio una colonna. i quali ■ nel viro concorsero anch’ essi a quella spedi­ zione. E Te n’ ba questa prova : che l’ Attica antica­ mente chiamavasi Ionia od las . c che Niso ai (i) II . c! in quel luogo dove il poeta dice i Beozii e gP lonii (i) volle per certo con quest* ultimo nome accennare colord che abitavano il paese della Io n ia. divise P Attica in quattro parti . è da intendersi che alludesse auche a quelli che ora diconsi M egaresi. . E coloro i quali hanno scrìtta la storia deH' Attide (2 ). Però quando i Peloponnesii e gl’Iònii^ dopo avere spesse volte combattuto fra loro ptìi confini sui q u d i era situata la Crommionia.

intitobta : fgeo. appo il quale Egeo cosi dice : MU» padre determinò cK‘ io andassi nelF AUà^ 0 così m i assegnò la parte più importante del paese: a fÀco assegnò. Che dunque la Megaride fosse una parte dell’Attica à compróyato dagli addotti argomenti. fra i qadli v’ ebbe anche Melanto re di Messene. rane : e là parte volta. andas* sero a rifuggirsi nell’ Àttica.373' DELLA g e o g r a f i a S I STRABONE quale toccò in sorte la Megaride fondò Nisea. al mezzogiorno. basta considerare le parole di Sofocle. Filocoro poi afferma che k signoria di costui si stendeva' dal* l’ istmo a Pizio (i) : ed Androne dice fino ad Eieusi ed alla pianura Trasica. (a) Questo passo di Sofocle appartenne probabilmente ad una delle tragedie perdute. intorno alla qaale sOn varie le opinioni degli scrittóri.toccò in sorte 'a Fallante nutritor di giganti (i). . cacciati dalle sedi quivi«ccupate. Ma dopo il ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso. ). Rispetto a quésta divisioné del» r Attica ih quattrjO p a rti. gli Eraclidi cominciarono ad averne sospetto. ac> cadde che molti. é dopo la divisione che ne fu fatta da loro e dai Dorici che li seguitavano. ( Edit frane. quella s p ia la fiorente eh' è rimpetto alPRibea: scelse per Niso il tetreno moMuoso presso le rocce di Sci-. . ed aiz­ zandoli principalmente i Corintii e i Messenii ( quelli (i) È questo un luogo sconosciuto.Invece di Androne poi dovrebbe forse leggersi Andrazione. Accresciutasi cosi la popo­ lazione dell’ Attica a motivo dei fnggiaiscfai già d e tti. Costui regnò anche sugli Ate­ niesi che spontaneamente ■ lui si sottomisero poich’ebbe vinto Zanto re della Beozia.

e costretti a lasciar quel-paese. i quali furono soprannomati Megarici pèr avere abbracciata la dottrina di Euclide mégarese socratico . adottarom> la dottrina di Fedone eleo discepolo anch’ esso di So­ crate ^ e gli Eretriaci quella di Menedemo da Eretria. ottanta. nondi­ meno la città . .t t b K ó KOHd 3^3 jier la Ticinanza. Vinti poi in battaglia. fra i quali v’ ebbe anche Pirrone. si po­ sero. Gomunemente però leggesi: Crìtta. Il paese poi della Megaride è sterile nón altrimenti che l’ A ttica. Ha inoltre due città dello stesso suo nom e: l’ una antica (i) Arsenale marittimo de* Tespj. e cosi fecero che i suoi abi­ tanti invece d lo n ii fossero Dorici : dopo di che tolsero anche di mezzo la colonna che divideva gl’ lonii dai Peloponnesii. Chi naviga verso l’ Attica trova dinanzi a Nisea cin­ que ìsòlette \ poi Salamina che ha una lunghezza di circa settanta stadii. disgiungendo il mare di Nisea da quello detto Alcionio vicino à Creusa (i). in quella ntfisa che gli Eliaci. questi perché Tederano mal volentieri che Godro. Ebbe già una scuola di filosofi. di Megara sussiste anche al presente. ad abitare in Megara. Sebbene sia spg^aciuta a molte mutazioni. o come altri dicono. e 1’ occupano p e r la m a ^ io r parte i monti . figlinolo del loro antico signore Melanto re­ gnasse dopo SDO padre sugli Ateniesi) fecero una spe­ dizione nell’ Àttica. una catena che stendesi dalle rocce ^ Scironidi fino-alla Beozia ed al Giterone. tranne la sola Megaride.detti Onei .

I E al presente Salamina è occupata dagli Ateniesi^ It>a anticamente nacque sopra di ciò una contesa fra loro e quei di Megaira.sa­ cra aolennilà denominata Scirofbro^ e dall’altro venne il noDM al serpente Cicride. Mella gloria di questa battaglia parteciparoQO anche gli abitanti di Egina ^ sì perchè sono vicini a quel luogo. il ipiale ( dice Esiodo) fu nudrito da C icreo. fu raccolto m Eleuai da Cerere di coi divenne ministro. Serse fu dagli Elleni debellato e costretto a fuggire.navate datasi colà intorno. . dopo quel verso di Omero (j) Da n / w .3^4 S E L L i G K O GRA FU D I STRABONE e deserta voU(^ al nézzogiorDO rimpeUo «d Egina. poi essendo cacciato da Euriloco perché devastava quell’ isola. >k> come dis9« ancb«£schilo: Mgina è volta a quella parte d’ ende viene il soffio di JVoto ^ l’ altra recente è si* tnata nel golfi» sopra una specie di pcoisola conttgaa all’ Àttica. o secondo altri Solone. e perchè ia una battaglia. coqtfe prtncipalmente per avere data la culla ad Àjace Telam onio. Anticamente SalfunÌDa fa chianiata eoo altr! nom i: perocché si disse Scira e Cioria da certi «co i. ano dei quali diede il nodie anche a Minerva Scirate.. e ad un luogo dell’ Attica detto S cira. Quest’isola poi diventò celebre così per gli Eacidi che vi dominarono. F a inoltre denominata anche Pitinssa dai pini di coi ò ferace ( i). pino. Evvi poi in Salamina il flume Bocaro che ora dicesi Bo<»lia. ed anche ad una . e sì perchè sommioistraroao un numero considerevole di navi. E diéono alcuni che IMsistrato.

Pare adunque che gli Ate* niesi siansi fabbricata da sè quella tesiimonittnzà. perchè molti altri luoghi ^ qtiel poema con* tengono una contraria sentenza. XIII. Brogli accanto Lo scaltro Dlisse colle fo rti schiere De’ Cefaletii. V . ma Idomeneò. rolendo così cotti[)rovste coti una pretesa testimonianza di Omero il diritto degli Ate­ niesi sopra SalaOiina. 557 e 558.ti* » o frtJNO 3^5 (nella EnamtraBÌotie deHe navi) ove dice che Jljace aveva condotti da Salamma dodici iegni ne interpolla* rono qaest* altro : e collocò la sue stfuadre a fianco delle faleuìgi ateniesi. il poeta cblloctt vicino a loro non già M enesteo. ptrite Di cocchi guidator }-'riUo nel mezzo De’ suoi prodi Cecrópii. (Edit frane. (3) Nel quarto libro . di Omero ch’essi citavano in propriò favore. liti. É nel vero come potreb b i poi essere che il poeta altrove ei rappresenti le navi d’ Ajace non già vicine a qdelle d 'A te tie . ma Slrabone è il solo che gli dia > 1 nome di Rivista. Mà non ammettono cotal verso i critici . rispetto ad Ajace ed alle genti di Salattifld (cómr» presi nel verso in Cui è detto che A^dmennone ) venne ai due A ja ci .) . E quei di M e<^ gara cbotradéistero loró dostéttendó ch« Òmero avea (i) IL. tna in nna delle estreinità di tattà là flotta presso a qnelle de’ Tessali còmandate da Protesiiào (i)7 E della Hvista (a) Agamennone t al Pttide M eitetteo. ' P o i.

mentre invece Megara fu sempre una parte dell’ Attica.StH A BO SK scritto : Ajace condasse navi da.3^6 DELLA a S O G R À F Ià DI. Eleusi poi suole annoverarsi fra i demi (i). Alenai foodandosi sopra questa ■ osservaziope che la sacerdotessa di Minerra PoUade. Appres­ so trovasi la città d’ £leusi dov’ è il tempio di Cerere Eleusina a cui appartieae anche il mistico Secos ^ fa­ moso e vasto abbastanza per coatenere quante persone concorrono alle teatrali n^prÈsentazioni. Lungo la spiaggia e rimpetto a Salamina sono i con­ fini della Megaride e del territorio di Atene. da T ripodi. la qaale deve aste* nersi dal formaggio indigena £ mangiar solo del fore­ stiero . ia uso di quello di Salam iaa. da Nisea. all(»-ché Pe­ ricle attendeva alla costruzione di pubblici edifizii./0 corna.quest’ isola qoa appartenesse punto all’ Attica^: ma non ragionarono dirittamente \ perocché quella sacer­ dotessa mangia anche del formaggio di parecchie altre isole appartenenti all’ Attica : e chi pose quella legge considerò certamente come straniera ogni merce venuta d’ oltre mare. (t) Cosi chiamavansi i borghi deirAttio^ . eresse il Partenone dedicato a Minerva nella rocca d’Atene.Salamina. Diel rèsto Salamina ne’ tempi antichi fa probabilmente uno Stato da s é . Lo costrus? sero secondo il disegno d’ Ictino. dedussero di qui che . da PoUcne ) da Egirusa . e servono a determinarli due monti d«ODmiaati'. il quale. P ul­ timo dei quali ora detto Tripodiscio fa posto dove ora ili trova il loro mercato. congiungendo cosi con Salamina alcuni luoghi che sono de'Magaresi.

Serse tentò di empiere quello stretto. Ivi appresso è aniche 1’. co­ strutta già tempo e fortificata presso a poco a somi­ glianza della città di R odi.in iia n<M (o 3^7 Vengono appresso il campo Trìdcio eolia (naoura è col d&no di cotal n o n e . nella maggiore delle quali «uolsi mostrare la tomba di Circe. comprendeva nel circuito delle sue mura il P ire o . essendosi data la battaglia navale. capace di contenere i quattrocento legni che gli Ate­ niesi solevano sempre avere. Vengono po> scia il porto dei Ladri ^ e Psittàlia. cioè le mura di qua* . ma prima di condurre a termine questa im presa. due isolette .' Quindi sono poi anche le Farm acnse. in parte artefatte. co’ suoi porti pieni di raercatanzie. isolotto pietroso e deserto che alcuni chiamaronó la cispa del Pireo. di questa spiaggia sonvi il monte chiamato CQridalo ed il demo detto Goridalense. A questo edificio andavano a congiongersi le gambe della città. L ’ istmo che dà via a questa penisola è angusto: e stanno ai piedi del colle tre porti : M unicbia. e tali da poter essere anche abitate. opera di Filone. Quioidi è quel luogo di dove suole andarsi nell’isola di Saiamioft &eendo un tragitto di circa due stàdii. fra i quali anche 1’ arsenale . poi il capo Àitifialeo nel quale si trova una Cava di marmo. i Persiani furono costretti a fuggire. Al di là. Atlabteo c ’ bà il nome comune con un’ altra che giace fra l’Eubea ed i Locrii: ed an­ che on’ altra isola somigliante essa pure a Psìttalia : e il Pireo annoverato fra i d*mi \ e Municbia. vóto per molte grotte in parte naturali. Ed ^ Municbia un colle che innalzasi a mod<) di pe­ nisola .

rono rovinate aucbre le lunghe mura quando le presero prima i Lacedemoni e poi i Romaal. Le molte gnerre pioi rovinttrono il muro e la fortezza di Matiichia'. allorché Siila pre* se dopò lungo assedio e la città e il Pireo. la gran quantità mi trarrebbe ad oltrepass'are i limiti cosvenienti al mio lavoro.e ad un tempio di Otove Salvatore. I piccoli por* tici di coiai tempio hatano alcune pittare ammirabili -. onde poi questo autore fece menzione dK un solo fra’ monumenti che trovansi nella cittadella 5 méntre invece Polemone il (t) Questa parte di Atene «Vea formata da prima la vera città: poi n’ era divenuta la rocca: . Quello che dicesi Asta (i) è una roccia ches’alsa da una pianura ed i oireondata da abitazioni alt’ intorno. Su questa roccia è situate il tempio di Minerva^ in cut si comprendono e l’ antica cappella di Minerva Poliade dove «rde una lucerna che mai non si spegne. Non posso descrivere ad ttfia ad una agiti cosa : perocché P uittica ehbe a fondatori gli Dei e gli Eroi nastri progenitori. il Tesejo i .3y8 DELLA. Perocché mi ricorda quel detto d’Egesia: S’io veggo la cilUidella penso al tridente che vi si trova e la illustra. . e il Partenone edi&:ato da leUno ^ nel quale è la statua d’ avorio di Minerva fatta da fidia. « fecero del iHreo una ueschina ftbitaaìone intorno at porto . EccoH Leocario . GEOankTÌK t)I STUÀBONE ranta stadii che dalla città vanno al Pirco. Se veggo Eieusi mi par essere iniziato ai misterii. Ma s’ io m’ accin­ gessi ad annoverare tutti gl’ illustri e celebrati monu­ menti di A tene. opere d'illustri artisti: e Bell’ipetro sono 1 « statue.

del Tesejo . e per la rovina che vi me­ narono i Dioscuri : Maratona per la battaglia contro i Persiani ^ Ramnnsio pel simulacro di Nemen celebrato per la sua mole non meno che per la sua perfezione.molte cose . Con qnesta medesima misura proce» dette fre s ia anche rispetto alle altre parti della città e del paese : e menziona EJeusi come u b o dei cento ses* santa o ( giusta 1’ opinione di altri ) cento settantaqnabtro demi ^ nà parla punto degli altri. Eld an­ che di altri parecchi s' avrebbero a dire . come . e pieni tutti di opere tl’ artisti degne di essere menzio­ nate. del Li^eo . congiuogonsi molte tradisiohi mi­ tologiche o storiche. £ nondimeno ai p iù . del* r Olimpio lasciato per morte imperfetto dal Re che io consacrò: e lo stesso è a dirsi anche dell’ Accademia. e di quivi poi nella città. d’ onde Trasibulo ricondusse i fautori della democrasia nel P ireo . e per esempio del Leocorio. d 'onde i Lacedemoni soleransi movere nella guerra Deceliaca : e File. dell’ O deone. e di tutti que’ templi sparsi per la c ittà . se non a tu tti. del portico detto Pecile. tanto che poò contendere di pregio colle più bdle di Fidia. ed è certamente una delle migliori produzioni dell‘ ’arte. Molto più lungo poi sarebbe il discorso di chi volesse cercare quali siano stati i primi fondatori delta repubblica ateniese cominciandosi da Gecrope ^ non es­ sendo intorno a ciò d’accordo gli scrittori fra loro. altri di AgOracritoda Paro. Cosi Àfidna è celebre pel rapi* mento di Elena (atto da Teseo.LIBKO n o n o 3^P Periegeta scrisse quattro libri intorno ai voti che in quella Tcdevansi. che alcuni dicono opera di Diodoto. degli Orti dei filosofi . Lo stesso dicasi di Decalia.

Ma quanto più i fatti sono acconcr ad ecci­ tare la curiosità. e quanto più . e che una volta v’ ebbe colà intorno anche una fontana di molta e bell’acqua: e se questa non si trova oggidì. . sono di acqua pura e buona da bere. Percio<. nes­ suno dee fare le meraviglie che le acque già tempo abbondeyoli e pure a segno da poter essere bevute. Non sarebbe (i) G ioi : Bese di Nettuno e di Minerva. E già si è detto es^er probabile che anche'quivi sia pervenuta nelle sue emigraEioni la naeione de’ Peìasgi. Tuttavolta si afferma che le sorgenti di questo fiume. fuor delle porte denominate Dioceri e presso al Liceo. STRÀBONS ne fanno testimonianza gli stessi nomi. i quali poi dagli Attici ricerettero il soprannome di l*elargi a motivo della loro usanaa di andar vagando qua e là. ab­ biano col volger degli anni mutata natura.(^ al» «uni chiamano Actica qqesto paese da Acteone ^ altri lo dicono Attide od Attica da Atti figliuola di GranaO) da cui poi anche gli abitanti furono denominati . tanto è maggiore la vergogna di chi si faccia a trattarne senza mostrar di conoscerne piena* mente la storia. ed al­ cuni finalmente lo chiamarono Posidonia ed Atene (i) dalle divinità che portano questi medesioN nomi.Cra« nai^ altri gH diedero da Mopso il nome di Mopsopia^ altri da Ione figliuolo di Xuto lo dissero Ionia. dalle quali sogliono astenersi anche le bestie. Cosi Callimaco nella sua enumerazione dei fiumi dice ch'egli si riderebbe di chi osasse scrivere che le vergini Ateniesi attingevano alte pure acqua deir Eridano .38o »£LLA GEOGRAPIÀ DI.sono coloro i quali ne hanno parlato.

Anticamente pertanto gli Ateniesi furono sotto 3. il quale pare che in tutto il resto si compor- . quali furono Pisistrato e i suoi figlinoli : più tardi prevalse appo loro l^oliga^jBfaia de* Quattrocento e dei Trenta tiranni imposti a loro dai Lacedemoni. Sfetto. i cui nomi in» rono Cecropia . Edacria. Afidna ( cbe' alcmu dicono al plurale Afidne)^ T o rico. ma non per questo sarà bene di trapassarle in silenzio per mo­ do. cbe di alcune almanco non s’abbia a fere menzione. Anzi sostengono alcuni eh’ essi non furono mai governati così bene còme in qoe’ dieci anni ne’ quali comandò sopra di loro Cassandre re dei Ma* cedoni . A qnanto dunque si è giii detto aggiungeremo cbe se­ condo Filocoro f mentre il paese dell’ Attica era depre­ dato dai Carii dal lato del mare e dai Beezii i( allora chiamati Aoni) per terra. Nondiméno questi padroni furono facil­ mente scacciati dagli Ateniesi. Braurona . Filerò. i quali poi conseivarono la loro democrazia fino ai tempi della dominazione ro­ mana. non» dimeno conservarono in generale intatta la forma del proprio govèrno. Eieusi. C itro . TetrapoH . go< verno di re : poi tramutaronsi a democrazia : appresso caddero sotto i tiranni.LIBKO HOMO 381 clonqne conveniente sofTermarsi a lungo sopra eiatcnna di queste cose il cai numero é così grande. Decelìa. E piii tardi poi £cesi cbe Teseo riducesse queste dodici città in quell’ una cbe ora sussiste. Cecrope primamente raccolse la moltitudine ad abitare in dodici c ittà . Perocché sebbene alcun tempo prima della co­ storo invasione fossero vinti da’ Re macedoni in modo che trovaronsi costretti a prestar loro ubbidienza.

comportandosi mitemente cogli Ateniesir D 'allora fino al presente Atene A ^ata. non sólamente non distrusse la democrazia. eia il demo. quel re impose loro tiranni a suo grado. che aachc questo Demetrio dopo la morte di Gassandro fu necessitato di fuggire in Egitto ^ e coloro che si ribellarono contro di lui ne rovesciaron le statue . Egli prepose loro in qualità di magistrato Deme­ trio Falereo scolaro del filos<rfo Teofrasto ^ il quale. ma sibbene la rettificò. Essendo poi nàta la guerra M itridatica. ek’crano più di trecento. Nondimeno tanto prevalse appo' gli Ate­ niesi l'iavidia e l ' inimicizia contro la signoria dei po­ chi. avendo espugnata la cittò .de* Palerei: poi quelli degli Alimusii. Eginensi. E i Romani quando soggiogarono gli Ateniési atendoli trovati costituiti democraticamente. . bscrarono loro Tautonomia (i) e la libertà. degli Essonési. Dopo il Pireo. Aristone fu tra costoro il pià forte ed il più violento^ ma Siila eondottier de’ Roman». sempre libera ed in onore presso i R i ­ mani. ed alcuni soggiungono che le convertirono in vasi da ori­ narvi. quando ebbe la loro città nella sua ubbidien­ za. degli Aliei Essonici. lungo la spiaggia che a quello tien dietro.DELLA «EO G K À lriÀ D I STBÀBONE tasse tirannicamente . di chè fanno testimoDiansa le Memorie ch'e­ gli medesimo ci lasciò scritte intorno a queista forma di governo. Quelle statue poi furono fuse. (i) 11 diritto di r ^ e r s i con leggi loro proprie. e degli Anagirasii : poscia i darà Torensi. . lo poni della sua condotta. Lamprensi. Anaflistii. ma verso gli Ateniesi poi fu be­ nevolo.

il primo dopo gli Essonesi cUamasi Z>oater (i): r altro tien dietro ai Toreosi e cbiatnasi Astipelea. . dove Milziade pienamente distrusse r esercito persiano comandato da ' Dati senza punto (i) Capo Halicka. i cui abitanti sono denominati Potamii \ poi Prasia « Stiria .IIR Q «ORO 383 Asenesi. al Suolo» Fra questi 4«mi sono due grandi pro> ^ n t o r i i . (a) Il sacrario di P (3) Altri legge Proclo. Nelle TÌcinaosQ di. Ed è situata dinanzi a cotesti luoghi e non molto distante dal continente anche l’isola di Belbioa. ed anche il sacrario di Yeoere Goliada ^ nel qual luogo si dice che il mare gettasse gli avanzi della flotta persiana dppo la rotta di Salamina ^ »(^ra di che è &ma che Apollo avesse già pre&tato : Le donne. ed ali’ ul­ timo M aratona. Rimpetto al primo di questi promoatorit è l’ isola di Paura : rimpetto al secondo sta quella di Eleusa : diuaozi poi al demo degli Essoneti giace l’ isola Idrusa. poi l’ac* cam pam enti di Patroclo (3) : ma le più di queste isole sono deserte. c Braurona dov’ è un tempio consacrato a Diana Brauronia ^ quindi Ala Arafenide illustre per un altro tempio dedicato a Diana Tanropola^ poi Mirrino e Probaliato*. A chi abbia superato il capo Sunio si offerisce in* nanzi tutto un demo di questo medesimo nome assai ragguardevole. poi Torico e Potamos. Tulli questi demi occupano I« spiaggia cbe va fiao.Àoaflisto è il Peaeo (a). di Colia freme* ranno alla vista de remii.J.

. JNo ..384 DELLA fiEO&KAFU DI STRÀSONE aspettare i Lacedemoni.. lib. isola aspra. in qneljoogo dorè So« focle dice che la polverosa terra dei T thani aprendosi sotto i piedi del Juggitivo Anfiarao lo inghiotù colla armi e eolia quadriga. V. deserta e lunga circa ses­ santa stadii. I qaali a cagione del pIeDÌla<nio procrastinarooo la loro venuta^ e dove si favoleggia cfae aveste la m a dimora qnel toro maratonio che fd poi nectso da Teseo.. Omero in quel luogo dove Paride dice ad £lena : ... (a) II.. Dove il poeta chiama Granaa ( cioè aspra ) quest’ isola. e tuo consorte N ell’isola Crenea ti giacqui in braccio.. Ne parla...^ La città di Oropo fii posta spesse volte in controver> sia .......... Dinanzi a questa spiaggia ùa il Sunio e Torìco è si­ tuata Elena ( i ) .... non f amai quel dì quan( ora.. siccome quella eh’ è fondata proprio sol confine tra r Attica e la Beozia. Giammai sì fo rte Per te le vene non scaldommi amore. e quivi intorno un tempio di Anfiarao cOn ora­ colo una volta assai venerato.. .. poi Psafi degli O ropii. e quanto D i te m’ invoglia il cor dolce desio (s)..... Ili . credesi.. Quel di nè pur che su veloci antenne lo ti rapi» di Sparla. Dopo Maratona trovanti Trìcorito e Ramnasio dov’è il sacrario di Nemesi ... perché quivi Elena e Paride ( i) Macronisi. 444* Ma si noti che il testo d’Omaro dice Cranaa. la quale ora dicesi Elena. .

I 6 umi dell’ Àttica sono il Cefisso. Dei monti poi quelli che sono in più grido sono l’ Im etto. e stendentcsi al pari dell’ Elena in faccia al continente. (a) Cioè Fatto sem a fuma. ma poi non diedero più verua frutto.LIBHO NOMO 385 la prima volta si unirono. Così il mele dell’ Attica vince in bontà quello d’ogiii altro luogo ^ ma è poi opinione che quello fatto vicino alle miniere d’argento sia l’ottimo di tutti: e dal modo con cui si apparecchia dicesi anche aeapnisto (a). il liicabetto. Ma deli’ Eubea avremo occasione di parlare altrove. che troppo lungo sarebbe voler fare men« zione di tutti. ed an< che 11 Farne ed il Goridalo. posero di nuovo nelle fornaci le vecchie scorie. il quale ha il suo (i) Cioè Casta bianca. quando il provento cominciò a diminuire. Le bellissime cave del marmo d’ Imetto e Pentelico sono vicine alla città di Atene: oltre di che rim e tto produce ottimo mele. lasciate prima in disparte siccome inu-< tili. il Brilesso . e rimpetlo al restante di quella spiaggia è l’ isola E ubea. U ii a5 . Dopo quest’ isola . S ritjBoatj fon. e ne trassero ancora del puro argento ^ giacché gli antichi mal sapevano l’ arte di fondere i metalli. I demi dell’ Àttica situati dentro terra sono in così gran numero. Le miniere d’argento che trovansi nell’ Àttica da principio furono considerevoli . angusta anch’ essa ma lunga . Ma colora che le scavavano. Dal Sjinio al capo meridionale dell’Eiibea detto Leuce-Atta (i) avvi una navigazione di trecento stadii.

.. e dopo avere bagnate le tqura che dalia città si stendono al P ireo . mette foce sulla spiaggia di Falero. . rmt ùittf T?f . A ir^ttica seguita |a Scozia. — DistreUo d i Tanagra. — Anledonia. Questo si vede ancor meglio nelPlllisso. che dalPaltra parte della città scorra a quella medesima spiaggia dai luoghi soprastanti ad Agra ed al Liceo. 11 testo però dice: jiiwir l* «tei r?y xtiyHt v /tio K ir. CAPO ir Pètizion* 4eUa Beozia e carattere da’ suoi abitanti. — Città marittime. nel qual caso dovrebbe tradursi : scorre dai luoghi soprastanti . e ad una sorgente (i) celebrata da Platone nel Fedro. — Descri­ zione tfe" luoghi mediun-anei della Beozia secondo P ordine in età per la maggior parte sona menzionati da Omero. e scórre lungo nna pianura doV è uq ponte su cui in certe feste solevausi dire e fare parecchie bofibnerie . . — Descrizione topografica della spiaggia orieiptale. Tanto basti aver detto dell' Attica. (i) Cosi interpretano gli Edit. tna nella state cessa del tutto. Breve istoria di questo paese.Per Io più è goufio come un toi-rente . ecc. — Lagìù e paludi.3 8 (J DELLA GEOGRAFIA D r STRABONE principio da Trioem io. hisqgua richiamare alla n^emoria ciò che abbiaino già detto. A voler parlare con chia* rez«a cosi di questo paes« corno anche delle nazioni circonvicine. frane. e da una sorgente celebrata . e c c . — Pianure mediternmee della Beozia. sicché il genitivo T t i t potrebbe forse riferirsi alla preposizione l | precedente .

stendonsi dalla parte occidentale formando qnasi tante liste o nastri paralleli fra loro (i). ma la vince d’ assai nelta bontà del terreno'. (3 ) La Livadia. l’ altro da quella catena di monti che divide r Attica dalla Beozia. La prima di siffatte liste è qnella che comprende r ÀUica e la Megaride. La seconda lista è la Beozia (a). II sno lato orrentale è formato dalla spiaggia che va dal Snnio fino all’ Oropo i l’ occi­ dentale Io fanno IMstmo di Corinto ed il mare Alcionio cominciandosi da Page fin presso a Creusa . i due altri lati son fa tti. E veramente dal golfo Crisseo e dal Corintio la Beozia riceve facilmente ( 1) CominciaDdo da questo luogo 1’ autore dà il nome di liste a quelle divisieni di territorio che fioora ha chiamale penisole. declina alcan poco ponente : e che i paesi i qnaK sono termioati da questa spiaggia ed hanno il mare all' oriente . anzi n^è probabilmente mino­ re . Rispetto alla lunghezza può tutt’ al pili nguagtiarsi all’Attiea. e parecclù comodi porti. andando verso il selteotrione. la quale si stende .tIBRO NOHO 387 Dicemmo adunque che la spiaggia dal Sunio fino a Tessalonlca. -(5y Cioè : Dallo Strelt» di Negrapettle fino alla tt»}n di Livadostro . eh’ è il punto più orientale del Golfo di Lepanto. come a»che perchè s d a fra tutte quelle province ha tre mari d’ in­ torno a s è . 1’ uno dalla spiaggia che va dal Sunio alr Istm o. .da levante a ponente cominciando dal maro d’ Eubea fino al golfo Crisseo (3). Eforo poi osserva che la Beozia è in miglior condizione dei popoli confinanti così per questa fertilità.

Perocché alla sua morte i Beozii ebbero tosto perduta quella primazia di cui ave­ vano appena cominciato a godere. Antedona. che le due spon* de possono unirsi con un ponte di due pletri (3). Lo stretto. (3) Due ^ugeri. che il coltivare le lettere e la società può essere cosà fra i Greci utilissima ^ mentre (i) Salganico e T alendi. Osserva inoltre Eforo che anche l’Eubea è in certo modo una parte della Beozia ^ giacchi l’ Enrio^ po (a) che le disgiunge è così angusto. per attendere solo a coltivare la virtù militare. all’ Ellesponto ed alla Propontide.388 SE L L A GEOGBAFIA D I STRABOHE le prodozìoni della Sicilia e della Libia : e in quella parie eh’ è rimpetto all’ Eubea . secondo a lu i . (a) L’ Euripo. le spiagge della Beozia sono come divise in due porzioni. o . una delle ^ a l i si stende verso Aulide e verso T anagra. E di questo dice Eforo stesso che n’ è cagione la noncurénza in cui i Beozii tengono le lettere e la conversazione socievole. Ekl avrebbe dovuto aggiungere. . l’ altra verso Saiganeo ed Antedone (i): così il mare ond’essa è bagnata è contiguo da un lato a quelli ^ ’Egina e di C ipro. se qualche volta conseguirono una certa pre­ ponderanza . Eforo adunque esalta la Beozia per tulle quéste circo­ stanze fin qui enumerate^ e dice ch’essa è naturalmente fatta per prevalere sopra tutta l’ Eliade: ma che per av«re gli abitanti negletta sempre l’ istruzione e l’ edu­ cazione . Ma la precisa «lisura del pletro bob si co ‘ pesce. non poterono conservarla . dal]’ altro a quello di Macedonia. come si vide ai tempi di Epaminonda.

si applicarono a queste dottrine. Cacciati una se­ conda volta da’ Traci e da’ Pelasgbi fondarono nella Tessaglia uno Stato che durò lungamente in compagnia degli Arnei. Allora furono per qualche tempo necessitati di lasciar Tebe. e trasmise la signoria ai proprii di­ scendenti. ciò che avvenne quando già preparavasi in Aulide di Beozia quella flotta che i figliuoli di Oreste disegnavano di condurre nell’ Asia.LIBRO nONO 389 fra i barbari la^^orza riesce spesso più vantaggiosa della. Collegatisi allora cogli Orcomenii ( i quali prima di ciò non viVeauo a comune coi Beozii. tantoché Omero non li annoverò fra i Beozii. e tutti furono chiamati Beozii. ma separatamente li nominò Miniei ) in­ sieme con quelli cacciarono i Pelasghi neirAttica. quali sono gli Àoni e i Temmici ( capitati colà nelle loro emigrazioni dal Sunio ) e i Lelegi e gl’ lanti. il quale murò la Gadmea. e diventarono cosi pa­ droni di ogni cosa. avendo avuto a combattere con nazioni agresti. e i Traci sul Par- . La Beozia primamente fu abitata da barbari. coltura. ma dacché poi cominciarono a trovarsi alle prese con nazioni e con tribù incivilite. non sentirono alcun bi­ sogno di civili istituzioni. e comandando alla maggior parte dei Beozii conservarono il loro potere fino alla guerra de­ gli Epigoni. dove abitarono a’ piedi dell’ Imetto ( e cosi una parte di Alene fu denominata pelasgica) . Appresso l'occuparono i Fenicii venuti con Cadmor. ma poi vi ritornìirono. Cosi i Romani anticamente. Costoro fabbricarono Tebe e la congiunsero colla Cadm ea. Ma in pro­ gresso di tempo si ricondussero poi nell’ antica loro dim ora.

. e dopo di lui alcuni altri. essi venivano ad avere eseguito ciò che loro era (i) L’oracolo di Pedona. risposero nop esser vero. 1 Pe< lasghi poi. Il testo è iiuio guasto. di notte tempo li assalirono mentre a fidanza dei patti stavano sen&a pensiero di alcun pericolo. Però sospettando gl’ inviali che la profetessa avesse risposto così per gratificare ai Pelasghi coi quali «ra congiunta di parentela ( giacché da principio il tempio era stato Pelasgico). mentre durava tuttora la guerra. andarono a consultare l’oracolo ( 1)5 e lo stesso fecero anche i Beozii. qualora si comportassero em* piamente. credette che queste parole fossero un interpo­ lazione. De Theil De La Porte a eiN tal SODO attenwto. Perocché 5« colei avea proferito n a falso oracolo. (a) S ir i Ttf) iS t yvytHKSt St*. persuadendosi che o bene o male iplie ciò fosse.ità. G ria n tl poi foDclarono latnpoH nella Focide. anche dinanzi al tribunale delle donne ( 3 ) dovrebbe pur dirsi che avevano fetto bene. £ d Eforo dice ch’egli non sa quale responso fosse dato «i Pelasghi : ma al Beozii la profetessa rispose che riu» scirebbero a buon fine. Ma poco dopo si trova che il delitto dei Beozii fu ginlaicato dalle profetesse che ancor rimanevano . perchè la tregua s'e ra pattuita per un certo nu> mero dì giorni. Ed Efcn-o dice che i Traci avendo fatta una tregoR coi Beozii. era stata da loro punita ^ e se non aveva commessa veruna malva* {. .»rTÌt. sicché par ragio­ nevole 1’ 'interprotazioue del sig. e il loro assalto era stato di notte ^ d ’onde è ilatct il provevbio : Commento da Traci.390 BELLA G E O G B iF U D I STRABONE nasb. la presero a forza e la gettarono nel fuoco. Ac­ cusati d 'aver violata la tregua . II Casaubono.

Avvenne pertanto che gli uomini li assolvettero . e nascondendoli sotto le vesti celatamente porta* vanii a Dodoba. Coloro (Krtanto ciie avevano ctir» del tempio non giudicarono Gonvenieotc di uccidere i rei di questo n isfa lto . che ie doAn« deb^ bano dar sentenza. le quali solevano essere tre. principalàlente in un luogo saèro . mandan­ dovi parecdn de’loro. Dèi resto . e le donne li condannarono . Ma dicendo costoro non esservi in néssun luogo quésta legge. Molto più tardi poi la guerra persiana combatlÀ" tasi presso Platea danneggiò il loro paese. e sebbene i voti fossero p a ri. sicché fu denominata anche beo^ tica. ed inviarli ogni anno a Dodona : ed essi così fe^ ccro^ perocché sempre 'di notte tempo andavano impa* dronendosi di qualcuno dei tripodi consacrati neV tem­ pli . Ben è il vero che si rialzaron di nuovo a tal segno da poter conten­ dere persino della maggioranza ' sopra tutta I 'd ia d e . ma sì piuttosto di sottoporli a un giudizio.LttHO Hono 391 statò Mgiunto. furono eletti anche degli uoDiini in numero pari alle donne. le doe profetesse interpretando a un altro modo T oracolo dissero che il Dio ordinava ai Beozii dì raccogliere i tripodi chc) fossero presso di lo ro . prevalsero quelli in favore. avendo superati i Lacedemoni in due battaglie : mét to- . m(t allora ne rimanevan due sole. Dopo questi avvenimenti i Beozii coopet^rond ai se­ guaci di Peutilo per fondare la colonia eolica. Di qui poi s’ introdusse che in Dodona ai soli Beozii le rispO'* ste deircwacolo vengono significate per la bocca di nomini. Furono quin­ di cbiamati dinanzi alle sacerdotesse ^ vai quanto dire dinanzi alle profetesse.

Lo stesso destino ebbero presso a poco anche le altre città) faor Tanagra e T espi. luogo sa» croiad Apollo^ fatto a sooiiglianeà di quello di Deio. le quali rispetto alle altre pu4 giudicarsi che durino tuttavia in buono stato. quella città iTon conserva ora nemmanco la figura di un borgo.) . Ma trovandosi poi indebo* liti da colai guerra quando i Macedoni vennero a piom­ bare sopra gli Elleni. Evvi poi D elio. Ma gli è tempo oramai che facciamo la descrizione del paese. ma volgendo sempre in peggio fino fli dì nostri le cose tebane. (Edit. e piccola città de’ Tanagrest distante da AuKde trenta stadii. dovettero abbandonare la città che fu da quegli invasori distrutta. Più tardi la ricevet­ tero da loro medesimi riediBcata . cominciando da quella spiaggia ch’é rimpetto alPEubea e contigua all’ Attica. Quivi una vcdla gli Ateniesi essendo stati scon* fitti si diedero a fuggire alla rinfusa. frane. e nella fuga cad­ de da cavallo Senofonte figliuolo di Grillo : Socrate (i) È questa la seconda guerra Sacra cominciata (a l dire di Diodoro ) 355 anni av.39^ Ì>ELLÀ G E O C R A FU D I STRABONfi Sto come in una di queste morì Epamiitonda ^ caddero subito da ogni speranza. C. G . disgiunta per ua tragitto di quaranta stadii. i quali avevano depre­ dato il tempio comune (i). di fronte al quale è l’ antica Eretria nell’ Eubea divisa dalia Beozia per un tragitto di sessanta stadiik L ’ Oropo è a venti stadii dal Delfinio ^ e rimpetto ad esso è quella che orò dicesi Eretria. ■ Sao principio sopo l’ Oropo e il porto sacro detlo^ Delfinio . Nondimeno combatterono per lutti gli Elleni contro i Focesi.

. Il suo porto è capace solo di cinquanta navi ^ sicché é da credere che la flotta degli Elleni si raccogliesse ( 1) nel porto grande già menzionato. Ivi presso sopra un’ altura sta un luogo detto Salganeo dal nome di un uomo della Beozia colà sepolto. Quivi presso é anche l’ Euripo di Calcide lontano dal Suaio settanta stadii . che si. dicono che fu trucidato dal capitano Megabato prima di arrivare all’ Euripo. l’ una dalla parte della Gai* cid«. vedutolo stramaz* zato .riflusso dell’ Euripo. se lo recò sulle spalle e lo salvò portandolo per molti stadi! finché si cessò dalla fuga. il quale avendo servito di guida ai Persiani allorché partepdosi dal golfo Maliaco entrarono in questo tra­ gitto .LIBRO NOHO 393 il filosofo che combatteva a piedi. e fra l’ una e I’ al* tra fu scavato un canale (a). •> Nel porto grande. detto Porto*Profondò. Ma quando poi il barbaro conobbe l’ errore in cui era caduto si pentì del fatto.crede che esso avvenga sette volte in ciascun giorno e in ciascuna notte . Appresso è Au« lide luogo pietroso e borgo de’ Tanagresi. l’altra da quella della Beozia. ( 1) Per la guerra di Troia. Incontrasi poscia un gran p o rto . credendo che per mala fede ed a tradimento avesse guidata la flotta in un ca< naie angusto e senza uscita. e sopravi un ponte ( come già si disse) lungo due pletri. Rispetto al flusso e . Dall’ una e dall’ altra parte s’ innalza una torre. basterà dire sol questo. ma la cagione di ciò è da cercarsi altrove. (a) Luogo guasto ed incerto. cioè nel Por­ to Profondo.

Così pure anche Ar> ma è un borgo deserto del Tanagrese nelle vicinanze di Micaletto. Ben è cerio che la Pemandride appartiene al territorio di Tanagra. il quale chiamasi Sigelo. derivando da (2 ) I Teori. Anche Micalesso é un borgo del territorio Tanagrese «ituato lungo la strada che va da Td>e a Calcide . ed è diverso da Arma ndrA ttica presso Pile. .non dore^ano méttersi in viaggio per recare a Delfo l’ annuale offerta degli Aténiesi . Esso ha ricevuto il suo nome dal cocchio ( arma ) di AmGarao . demo pure deirAttica confinante col terri­ torio di Tanagra. E 1 ’ osserva" zione facevasi per ire m esi. perchè SO ’ * glion passarvi sempre tacendo ( 1). ■ lo chiamano beoticamente Micaletto. L’ Amfiareo poi è costrutto a ìnùtazione di quello che trovasi a Caopia tebaica. Anche Grea è un luogo in vicinanza dell’ Oropo 5 e v’ è anche il sacrario di Àmfiarao e il monumento di Narcisso eretriese. . e però guardavano sempre verso Arma per Vièdere se lampeggiasse. I Tanagresi chiamansi anche' Gefirii. se non quando avessero veduto qualche lampo nell’ aria . E di qui ebbe origine quel proverbio «he dice: Quando folgoreggerà a traverso di Arma: perchè secondo un certo oracolo i Pitaisti (a). tre di e tre notti di eia(t) Sigelo significa silenzioso. Alcuni dicono che Grea e Tanagra sono un luogo solo.394 DELLA GEOORAFIÀ IH STRXBONE e volle onorare di sepolcro quell' uomo indegoameote ucciso. lacere.

eh’ è dentro le mura fra il Pizio e 1’ Olimpio (l). e . è questa la città d’ onde nsci(i) C ioè: F ra il tempio d ’ Apollo Pizio e quello d i Giove Olimpio. . stanza di quella colo­ nia d’ Iriei che fu fondata da Nitteo padre di Antiope dentro terra nella Parasopia sotto il Citerone e vicinis­ simo ad Eritra... o (come dice Filocoro) dagli abitanti del borgo^ ai quali poi in premio di ciò gli Argivi diedero il diritto della loro cittadinanza. Alcupi sono d’ opinione che il nome d’Iria potrebbe significare anche Isia .. Tanagra è alla sinistra .. Rispetto ad Arma della Beozia dicono alcuni che nella battaglia. . come dice Pindaro nei Ditirambi.......... (a) 11 nome di lirm a è il nome greco "Affi» che significa carro. Quivi rac­ contano che abitò già Irieo e che vi nacque O rione. il sacrario di quell’ ero e. Anche Iria è ora compresa nel territorio di Tana* gra . Anche nell’ Argolìde trovasi uu luogo detto Isia .. A chi si parte da Tebé per andare in Argo. essendo Arafiarao caduto dal carro ap­ punto in quel luogo dov’ è. è situata alla destra..... e 1 suoi abitanti diconsi Isiati : e quanto all’ Eritra della'Beozia. Altri sostengono invece che quivi si ruppe il carro di Adrasto mentre fuggiva \ e che fu salvato o dalla velocità del suo cavallo Arione. il carro vóto fìi portato al sito dove ora è il borgo phe ricevette il nome da lui (a). ma prima apparteneva a quello di Tebe. Questa città è vicina ad Aulide.LIBRO NONO SgS «cun mese. stando vicini all’ ara di Giove folgorante.

Nel terri­ torio di Antedone evvi il monte Messapio denomi* nato così da Messapo. le diede il nome di Messapia.SgS d e l l a g e o g r a f ia d i s t r a b o n k rono i coloui che fondarono E ntra nelP Ionia. Dicono che rimpetto a questa spiaggia era situata Ege dov’ era il sacrario di Nettuno Egeo. favoleggiando ch’egli fa trasformato in mo­ stro marino. . 11 tragitto da Antedone ad Ege è di cento venti stadii^ ma in tatti gli altri punti della spiaggia è minore. 1’ adoperò come lunga. Noadimeno chi procede ancora alcun poco trova due altre piccole città appartenenti anch’esse ai Beozii. Anche Eleone è un borgo del territorio tanagrese denominato così dalle paludi (i). i| quale. Dopo Salganeo trovasi Antedono città con p o rto . Vicino ad Antedone è un luogo venerato dai Beozii: vi sono alcuni avanzi d’ una città. in servigio del verso . ma alcuni valenti critici hanno osservato che Omero con poetica licenza. ( i ) *£%£>. e la chiamano Iso. venuto nella lapigia. La prima sillaba di questa voce è breve. del quale ab­ biamo fatta già menzione. sul quale una volta v’ ebbe una città : e così anche vicino ad Ege vedesi Orobia. ultima dèlia spiaggia beotica rimpetto alPEubea \ siccome disse anche Omero Vestrema jdntedone. Il sacrario poi è situato sopra un alto colle. cioè Larimna presso alla quale mette foce il Gefisso ^ e più al disopra Ale c’ ha il nome comune con due demi dell’ Attica. Nell’Antedonia poi si di­ cono avvenute le cose che i poeti raccontano di Glauco Antedonio .

V. Alcuni 6 na)mente scrivono la sacra Njrsa . altri col teqi* (i) IL . . ed è questa un borgo dell’ Elicona. I l . Kb. come se si trattasse di Crensa. vogliono che al nome di Nisa detòa sostituirsi quello d’/jo al femininile.. verso l’ occidente dal Citerone che principiando dai monti della Megaride e dell’Attica viene obbliqnamente fino alcun poco. Tale pertanto è la spiaggia della Beozia opposta all’Eubea: il rimanente del paese dentro terra è composto di basse pianure circondate in tutte le parti da monti ^ cioè dai monti dell’Attica verso il mezzogiorno. e verso il settentrione da quei della Focide . poi dando volta nella pianura va a finire presso Tebe. £ questo si fa tanto più probabile in quanto che v’ ebbe nella Megarìde una città detta Iso fondata da una colonia venuta colà da. Arma^ Micalesso e Fara. Di questi campi alcuni sono allagati perchè vi si raccolgono le acque dei fiumi. cioè uno dei quattro borghi intorno a Tanagra. Nisa: e però il verso non potrebbe suisbtere se non. 5o8. Eleone. arsenale de’ Tespj fondato nel golfo Grisseo. Ma alcuni altri scrivono : e la sacra Creusa.Iso della Beo­ zia presso il monte Citerone ^ ora poi più non sussiste. Altri ancora scrìvono : la sacra F ara .LIBRO HOMO 3p7 Infatti dove il poeta Aic^Anudone e la sacra Nisa (i). si supponga che Omero abbia voluto parlar d’iso adoperandone il nome al femminile. leggendo Antedone e la sacra h a i perchè ( secondo la testimonianza di ApoHodoro ne’ suoi commenti sulla Enumerazione delle navi) non v’ebbe mai nella Beozia veruna città detta. al di sopra del mare Crìsseo.

Ma per essere quella reso n e piena di antri e di canali nella profondità del terreBO. alle volle se ne trovino invece lontane. quali pro­ prio nella sapei<ficie del terreno. sicché ne rimangono sommersie e le città e ie campague. quando in­ vece ne otturano parte di cfuelli che già vi sono. Ora quando questi tremuoti aprono nuovi canali. al­ lora i laghi si gonfiano fin sopra il livello delle abitai ziont. sebbene questi si riferi­ scano a certe circostanze che pél cambiamento àvvc- . alle volte vi si cammini a piedi : e così avviene altreà che alcune città alle volte siano collocale all’ orlo di un lago. le acque dei laghi c dei 6 unti si mettono in più correnti. eqnallal disotto.398 DELLA GEOGRAFU DI STRÀBONE po si sono asciugati perchè Tacque trovarono laogo d'on^ de scolare. così a fior di terra come ne' sotterranei meati. i luoghi eh’ erano stati sommersi sii fanno manifesti di nuovo . Se poi i canali di prima od-alcnni nuovi riapronsi. r uno quando gli abitanti rimangono immo^ bili ne’ luoghi lo ro . Qua­ lora succedono di siffatte mutazioni è naturale che le città conservino i loro nom i. E questo può accadere in due DH)di . 1’ altro quando essi invece rìtrag^ gonsi e si tramutano da un luogo ad un a ltro . ed in parte sono per la loro feracità coltivati in tutti i modi. perchè l’ accrescimento delle acqne si rimane al di sótto di quell’altesza in cui si tro­ vano le abitasioni . e per sottrarsi al timore cagionato da quelle frequenti inon­ dazioni cercano luoghi o più lontani o piii elevati. avven­ ne spesse volte che fieri trerauoti ottarasisero alcuni di questi canali o ne aprissero alGani a ltri. sicché addiviene che in una stessa regione alle volte si viaggi navigando.

5o2. diede al fiume uno sfogo sotterraneo con un canale lungo circa trenta stadii. ma ora ch’essi abitano lontano dal lago pare che non si possa più dar loro con. E che questo sia possibile lo prova il cambiamento avvenuto nel corso del Cefisso : perocché le acque di questo Onme gettandosi una volta nel lago Copaide lo fecero crescere per modo che la città di Cope menzionata da Omero (S). e da cui il lago ricevette il suo nome . dopo il quale corso le sue acque ricomparvero presso Larimna ( dico Larimna della Lo* «ride soprannomata 1’ A lta dai Romani. Il. proprietà nna tale denominazione. Così é probabile che il nome di Piatea si fosse derivato dalla parte piatta dei remi (t). lib. V. o perchè fprono rifabbricate di nuovo.LIBBO NONO 399 nuto più non snstistcao. pareva dovesse esserne in breve sommersa : ma uu baratro apertosi t poca di* stanza dal lago e vieino appunto a questa c ittà . Così pure le città d’ Elo . d’ Eieone c d’IIesio ricevettero questi nomi per essere fondate in vicinanaa delle paludi (s) ^ ma ora la loro posizione s’ è del tutto cambiata. . e diversa da queir altra Larimna eh’ io dissi già essere situata nella Beozia lungo la spiaggia del mare ). o perchè le pa« Indi si restrinsero in conseguenza di scoli apertisi coir andare del tempo. «W ' (5) II. e così anche il lago (1 ) (9 ) E v i i i r \ r n f r> L Ìrn t Ttìt tiitrit. e che plateesi si dicessero coloro i quali sostenevano la propria vita coll’ esercizio del remigare.. Il luogo dove il Cefisso riapparisce chiamasi Ancoe.

sebbene (com 'egli medesimo dice in una lettera ad Alessandro) avesse asciugati già molti luoghi . non valse a quelle città che già erano state sommerse. si disper­ dano per canali invisibili. Pare eh’ egli lo collochi fra Alalcomeae e Coronea. Ma questo Gume è ora intieramente perduto. Avvenne poi col tempo che gli scoli delie acque si otturassero di bel nuovo ^ed un uomo di Gatcide avvezzo alle opere delle miniere prese l’ incarico di sterrarli: ma essendo sopravvenute molte turbolenae fra i Beozii fu interrotta l’ impresa. frane. o che vengano assorte dalle paludi e dai laghi che sono intorno ad Aliarto. il quale scorrendo attraverso dell’Aliartide vi fa una palude ferace di canne colle quali si fanno musici strumenti. Per questo avvenimeato cessò dopo d’ allora il pericolo di coloro che abitavano luogo il Iago predetto ^ ma ciò per altro. .).400 DELLA GEOGRAFIA DI STRABORE che quivi si forma dall' acque . deno(i) li TritoDe è nn piccolo fìurae a cui Pausania dà il nome dì torreDte. fra i quali alcuDÌ annove­ rano il terreno dove si crede che fosse situata l’ antica Orcomeno : ma altri sostengono invece che v’ erano Eieusi ed Àtene<luogo>il-Tritone (i) . e di colà poi > 1 Game prosegue il suo corso Gno a metter foce nel mare. o che le sue acque. È fama che una volta si aprisse anche nelle' vici* nanze di Orcomeno un baratro in cui entrò il Gume M elas. discese nel baratro. la quale dicono sussistesse allorché Cecrope regnava sulla Beozia che allora nomavasi Ogigia: piii tardi poi queste città furo­ no ingoiate dalle inondazioni. (E d it.

e'il Cefisso tra gli altri cofBinci^ :^all» ci^tà fpcese di L ilea. . Cejisio . _ . Alcune praterie interposte disgiungono da questo lago Acrefia e P altro lago Gefisio di cui parla Omero a proposito di Oreshio che . siccome dic« a a che 'Omero: . .LIBRO n o n o 4ot minato perciò da Otael-o. < . lib. Quei di IMèa Doinoflo i gioghi alle cefisie Jim U {i). V. lib . . Il Permesso e T Olmejo discen­ dono dalPEIicona.(p). Ignea suo seggio in 'Ila Presso il lago. {a) 11.. 7 0 8 .Beoti avean soggierno . a fk r d’oro alle eonserve' Posto il p»nsTer . C(Hesli fiumi'disserransi dai della Fo€Ìde<. V. ed attraverso Parapotamio e Fanotea. e congiungendosi in un alveo solo. . II . . V . tranne il baratro che riceve il Gefisso dentro di s é . giacché ha la pe­ riferia^ dì trecento ottanta stadii: nè si vede in veruna parte d’ oude egli m«ndi fuori le sue acque . 5 a 3 . ed all’ ultimo attraver­ sando il territorio d’Orcoméno e di Coronea va a sboc­ care nel lago Copaide. (i)) I t . e le paludi. . vanno anch' essi a metter foce nel lago Copaide presso Aliartoi Questi pertanto sono i fiumi che'méttono foce in quel lago \ il ^ a l e è assai grande. . . poi 1 dopa essere scorso attraverso di p late a eh’ è la più gbàude fra tutte le città de^ F ocesi. se ne va a Gheronea della Beozia. . piccole città focesi anch’ esse. o»’ altri assai: Opulenti .

. . E dobbiamo guardarci dall’ »dottare la lezione . 385. . colla prima sillaba breve ) a somi­ glianza di lyre e thyre. il qaale dopo. mii parla di quel1’ altro.. pronunciato come la voce lYrico ... . «I lago Copaidè . Vuoisi poi osservare che Omero non ado­ pera il nome d’ Ila se non al singolare .. e quando nell’ Enumerazione delle navi disse : Ile e Peleatu . il cni soprannome Hylieo . ov’ altri assai Opulenti Beozi avean soggiorno...4 o3 della g e o g r a f ia di STRABONB Perocché in questi versi Omero noti aìlii<}e.. per ( i ) 11........j come so­ stengono alcuni.... v. Ta()to questo^è eoa bastante chiarezza indicato dal poeta. il quale invece è molto piccolo. aver menzionato il lago Gopaide soggiunger.di alcuni grammatici i quali.. XX. derivasi da nn borgo vicinissitno detto Hyle ( al plurale.. sostitui* scono Jdo ad Ila : giacché Omero stesso annovena Ide fra le città della Lidia in que’ versi ove accenna I l prode Ifizìon che ad Ofiinlfo Cuastator di città nell’ opulento Popolo d’ Ide sul nevoso Tmolo NtCide Ninfa partorì ( i ) . Il Iago Copaide è molto grande e non è compreso nella Tebaide j mentre ij lago HyUco..... laddove per Io contrario il luogo abitato da Oresbio doveva appartenere alla Beeaia.. . e trae le sue acque: dal Copaide per mezzo di canati sotterranei.. trovasi fifa Tebe ed Antedone.. lib .

e^tanp . Ma trattandosi di un numero così grande di luoghi tutti mediterranei. E qui pore mal leggerebbesi Ide. i quali sostengono alcuqir non.I. sillaba . . ciò eli© appariew. e il mare segna la linea lungo la quale si trovano. . Pare che questi laghi dovrebbero suggerìrnii.e e <Ìal verso già citato: tema suo seggio in Ila eà anche. . detto Scheoo aaeh'esso. Omero comincia da Iria e da Àulide. : Scheno è un luogo del territorio di T e b e .IBRO NONO licenza poetica ne considerò lunga la prima. ma dopo l’ osò come breve. . delle quali noi abbiamo già parlato.I’ordjtie da seguitare rispetto ai luoghi che mi r.an> cora da descrivere . vs^ sere stati con sufBciente chiarezza coBipr«6Ì da Omero nella sua Enumerazione dellq navii ^ perché: ( dicono ) stette contento ai nomi famosi ed allcco«e più .Però anch'io mi sono studiato di descrivere sempre con precisione le coste : ma qui rinunciando a cotesta lode terrò die­ tro alle orme di Om ero.. ahitator d'olla. da quell' altro ove dice : Tiehio . è troppo diffìcile non traviar mai dal giusto or­ dine.degne di vicorda»za. mi parrà opportun^o. . aggiungendo per altjcp alla sua testimonianza quello che. Sotto questo rispetto il descriver paesi situati lun­ go le coste offerisce un qualche vantaggio: perciocché i luoghi isogliono esservi meglio conosciuti. a circa cinquanta stadii da questa città luogo la via d’ Antedone : gli sporre attraverso un fìume. agile al corso . è quasi tutti di poca cele* b rità . perché Ajace non avea per certo fatto venire dalla Lidia il suo scudo.

Alcuni per altra sostengono che E teono. nè per seguiiarc chicchessia non onderemo a Scolo giammai. e i popoli che diviisi in parecchie abitazioni stanno lungo le sue rive sono tutti soggetti ai Tebani. iViè </« noi stessi. Ma prima di arrivare alla mentovata pianura il fiume passa sotto il Citerone che finisce non molto lontano da T e b e .Jfo4 BELLA GEOGRAt'lA D I STRABONE Scolo è un borgo deMa Parasopia situato alle falde det Citerone in un terreno -aspro e disagiato. d’ onde nacque U ppOTerbio. bagnando le falt^e di quei monte . E portava il nome di Scolo anche una delle città presso Olinto. e così anche il monte Teumesso. Scolo ed Eritra appartennero al territorio de’ Plateesi. il cui nome fu cambiato col tempo in quello di Scarfe appartiene anch'^esso alla Parasopia : peroc­ ché 1 ’ Asopo e l’ Ismeno scorrono attraverso alla pia­ nura che sta dinanzi a Tebe. e la città di Potnia presso cui si favo­ leggia che Glauco Potniese fosse lacerato dalle cavalle Potniadi. nella quale sono anche la fontana D irce. Egli è qae* sto ( dtpotto ) il luogo dove ' fu strascraato Pebteo dalle Baccanti cke lo fecero in brani. Ma Terapne invece sì diee ascrivere senza dubbio al terri­ torio tebano . perchè 1’ Asopo nasce e finisce presso Platea e Tanagra. Etéono. viéino a cui scorreva un fiume détto Aso-^ po : cbe anche nella Sicionia trovavasi an fiauK. Rispetto alla Parasopia noi abbiamo già detto che nel territorio't)i Eraclea Trachinia eravi un borgo nomato Para«opio . Asopo il quale'attraversava il paese denominato Asopia^ e che v’ erano eaiandio altrr fiumi di questo nome. Antimaco l’ esaltò con molti versi e con lodi che non gli .

Nel territorio tespiense dalla parte dell’Elicona è si­ tuata Ascra patria di Esiodo.: giacché vi sono parecchi nomi di città i quali si adoperano indistintamente al singolare ed al plurale. e però corrisponde alla situazione di questo porto. .L nK O NOMO ‘sono dovute in quel passo ben noto il quale comincia: utivi-un pieeoi colle e ventoso . L ’ Elicona poi è contiguo alla Focide nelle sue parti settentrionali . al mascolino ed al femminino^ sebbene i più sogliano usarsi a un modo solo. 635. alla distanza di circa quaranta stadii da Tespie. e al pari di esso superiore al golfo Grisseo. 1 Tespii hanno per arsenale marittimo Creusa la quale è denominata anche Creusia. Omero poi chiama Tcspia qoeHa città che ora. (a) li vocabolo greco Mt x»f si traduce iiHimus loeus. Il resto è cono­ sciuto abbastanza. . perchè principalmente verso questo porto si vede il golfo Crisseo dominato dall’ Elicona. y. reeestus . Questa città poi è vicina all'Elicona posta al mezzogiorno di questo m onte.dicesi Tespie. ed anche alcun poco nel lato d’ occi-<^ dente dov’ esso avvicinasi all'ultimo porto della Focide detto Michos (a ). da Tespi e da Creusa suo arsenale marittimo. da Ascra. e Cior. nè mai piacevole soggiorno (i). sopra un còlle alto ed' aspro. ecc. incomodo d'estate . Essa è posta infatti alla destra'di quel m onte. (i) Op. Esiodo stesso ne parla di questa guisa allorché dice che suo padre partitoti di Cuma Bolide venne ad abitare presso V Elicona il misero borgo di Ascra tristo d 'in ­ verno .

... Una volta pertanto parecchi venivaao a Tespie per ammirare qnel Gupido ^ nè altro eravi che fosse degno d’ esser veduto. i Pelasghi ed altri barbari che ne cacciarono via i Beozii... coloro i quali consacrarono 1’ Elicona alle Muse essere stati popoli della Tracia chiamati P ieri... Nella parte poi più intima di questo seno sono situate Page ed Enoe delle quali già sì è parlato. li posseggono ora i Macedoni. Tutti e due questi monti sono coperti frequente* mente di neve : tutti e due sono pietrosi e circoscritti dentro uno spazio non grande di terreno. e cento venti se be contano da Creosa fino al capo d i .... E già si è detto che questa parte detta Beozia.... L'Elicona non è molto distante dal Parnaso. ed essa .. lo consacrò ai Tespii suoi concittadini. Sull’ Elicona poi trovansi il sacrario delle Muse e l’ Ippocfene. una volta l’abitarono i Traci. Ora poi questa città e quella di Tanagra sono .4oG DELLA GKOGRAFU DI STRABONE Questa parte del golfo Grisseo ( e Io stesso si dica di -tutto il golfo Corintio) è creduta più mediterratiea di tutte. Dal porto Micbos sino a Greusa la costa è di novanta stadii. che quell’artefice scol­ pi e poi Io dedicò a Glicera cortigiana.. e l’ antro delle Ninfe Libetridi. i quali poi e la Pieride e il monte Libetro e la fontana Pimplea dedicarono a quelle medesime divinilài4E que­ sti luoghi. e put^ gareggiare con esso così nell' altezza come nella peri­ feria. La città di Tespie ne’tempi andati ebbe qualche ce­ lebrità pel Gupido di Prassitele . D’ onde potrebbe con­ getturarsi .. avuto quel dono. essendo venuti meno i P ieri...

......... Seffiono i prodi della ben eottruUa Medicone. Rispetto a Medeone s'intende di una città della Focide nel golfo Crisseo...LIBRO NOMO 4<>7 le sole ohe sussistano nella Beozia . E quei che ^ jirma la contrada edùca. Ma di Gope situata al settentrione del lago Gopaide già si è parlato : le altre sono collocate d’ intorno ad (i) Cosi il lesto del C o ra y .. Quel* la citata da Omero è vicina ad Onchesto alle falde del monte Fenicio ^ d’onde poi prese anche il nome di Fe­ nici. e la bagna un fiume dello stesso suo nome.. .. Ocalea è nel mezzo fra Aliarlo ed Alalcomeue.. Ed Ilesio ed Elitre ed Eleone E Pettotu ed Ua ed Ocalea. distante dalla Beozia cento sessanta stadii : e da questa ricevette il suo nome quella città di Medeone che trovasi nella Beozia (i). e gli abilanli l y Eulresi e Tishe di colombe alirice.. Egli dice inoltre : .. delle altre riman­ gono solo alcnne rovine ed i nomi... Dopo Tespie Omero 'enumera Grea e Micalesio delle quali abbiamo già parlato. diverso dalla traduzione francese. Peteone è un borgo del territorio tebano vieino all» strada che va ad Antedone.. appartengono all’Aiiartide. Dopo di ciò Omero viene enumerando quelli .. e così anche Peteone ed Ocalea .. a trenta stadii cosi dall’ una come dall’ altra .di Cape. Ma dicono che questo monte appartiene al terri­ torio tebano ^ laddove invece M edeone..

8ii. »S» Forse per rendere sentibile la differenza dovremmo dire Tisba.Gppe . Goronea. BKLLA G E O G K irU DI STKABONE essa io eencbio. Di ( i ) 'H efi ©/<r. . cioè Acresia.'Onchefilo. perocché dove è situata la città di Cope. La città di Tisbe dicesi ora al pluralie (i) ^ ed una piccola abitazione posta al di sopra del mare bel te r­ ritorio di Coronea. e quivi si addebita la baja più'profonda che abbia ' qùeF lago. All’ ultimo poi. gli rimase soltanto la denominazione di lago Cop aide. Alalcomene.'Fenici. Aliortio da Aliarto: e così in tutto il restante delia su a ' circonferenza.4o8. Aliai*to. la quale scorre al piede del monte Tilfossio presso Aliàrto ed Alakbmenie.^ Ocalea. E -«ntiòamente. non t ’ ebbe veruna generale dènoinirtazidtie'di questo lago j ma ciascuna delle sue 'piarti pigliava a a nome speciale dalle abitazioni^ che vi si trovavano . Sul margine di questa fontana è il monumento di Tiresia ^ e quivi è pure il sacrario ' di Apòllo Tilibssio. Pindaro lo chiama'anche lago Cefissio. Ha una stazione di navi in luogo pietroso e pieno di colombe. éd afFerAa che gli è vicinissima la fontana Tilfóssa. e contigua anch’ essa dalla parte del mezzogiorno alP Elicona. Omero poi dopo la città di Cope viene annoverando Eutresi borgo del territorio Tespio ^ dove è fama che abitassero Zetò ed Anfione prima che avessero il regno di Tébe. per esempio Copaide da. d’ onde Ome­ ro dedusse quell’ espressione attrice di colombe. Tilfossio. quivi è la parte più notabile della sua circonfeì^enza.

dandogli lo stesst) nome di quello che trovasi nel territorio tessalico . Platea e Glisa. Quivi si celebravano le fesite Panbeòzie (a).LIBRO n o n o 4o9' quivi a Sierone avvi una. ( Edit. Occuparonla i Beozii ritornando da At-ne tessalica dopo la guerra troiana. (Edit. perchè fu rovinata nellà guerra cobtro Perseo: e il suo territorio Io posseggono gli-Ateniesi ai qìiall lo concessero i Romani.. I cittadini di Coronea nella Beozia diconsi Coronii ^ quelli di Corona nella Messenia diconsi Coronesi.) (») Feste comuni a lutti i Beozii. Solo può dirsi che si celebravano con cori di danze e di canti. Ma Alceo Io chiamò'invece Co­ rallo dicendo : Tutd coloro che Minénl>a esterminò nel ritorno da Coronea . lungo il Coralio. Quando poi furono divenuti padróni di Coronea fon­ darono nella ' pianura che giace dinanzi a quella città tin tempio a Minerva Itonia(i). naTigazioné di cento'sessanta stadi!. ' . ed anche il 6ume che scorre coià intorno lo'dissero Cuarìo dal Cuario della Tessaglia. Aliarlo ora più non sussiste. nel qual tempo s’impadronirono anche di Orcomeno. . Jkliarto . . . delle quali però non s! trova nessuna descrizione. . frane. Appresso poi Omero annovera -Goronea.Era si­ tuata in un luogo angusto fra un monte che le sovra(i) Comunemente Ionia. .). frane. E Coronea è situata in vicinansa del monte Elicona sopra un' altura. Vedévaisi quivi la stótua di Plutone eretta a canto a quella di Minerva per cagione creduta misteriosa.

Quivi il nerbo degli Elleni fece intieramente sparire Mardonio colle sue trenta mi* riadi di Persiani : e vi fondarono un tempio a Giove Eleuterio (a).4 IO DELLA GEOGHÀFIÀ DI STBABONB stava ed una palude dove crescono canne da^ fare stra* menti mnsicali. (3) Monticelli di terra.la città di Tebe sulla strada che va ad Atene ed a Megara. un’ abitazione si­ tuala sull’ Ipato eh’ è un monte nella Tebaide vicino al Teumesso ed alla Gadmea. Colà vicino tre* vasi Eleutera (i). altri della Beozia. Ghiamansi Geolofi (3) certi tumuli dove finisce la pianura detta Onio che si stende ai piedi dell’ Ipato. (a) Giove liberatore. fra quello e . Avvi anche nella Sicionia un borgo col nome di Platea . e instituirono un certame ginnastico con premio di corona. denominando Eleuteria anche que< sta solennità. Accenna poi Omero anche Glisa. che alcuni dicono essere de’ Plateesi. Quivi soglionsi inoltre mostrare i sepolf cri popolarmente costrutti a coloro che finiron la vita in quella battaglia. d’ onde fa nati^vo Mn»salce poeta : e vi è questa inscrizione : Monumento di Mnasalce plateese. . correndo lungo i confini dell’ Àttica e della Megaride. Platea che Omero scrive al singolare è posta al piede del monte Giterone. Rispetto all’ espressione di Omero t coloro che abitano sotto Tebe^ alcuni inten­ dono che si riferisca ad una piccola città della Sotlo(t) Petrozeraki. E già abbiamo detto che l’ Àsopo' bagna la città di Platea.

Ma secondo quegli altri invece i Tebani intervennero a quella guerra . collocandolo alle estremità del monte Elicona. cui alcuni dicon figliuolo di Apollo e di Melia profe­ tessa dell’ oracolo stabilito sul Ptoo . da cui invece è bastevolmente lontano. La pianura Tenerica è così denominata da T enero. monte da Alceo (i) 'TT»W /3*r. fpotele. Perciò Pindaro dice di Apollo : Discorre la u r­ rà ed il mare^ e dal vertice delle pià alte fnontagne accenna gli antri che debbono essere fondamenti a suoi boschi. cou un sacrario di Nettuno senz’ al­ beri anch' esso : ma i poeti volendo abbellire ogni cosa chiamano boschi i sacrarii anche quando sono privi di piante. Cosi traduce anche il Monti. se non che abita­ vano allora nella pianura al di sotto della Gadmea che dopo r invasione degli Epigoni non avevan potuto ri­ guadagnare. È situato sopra un’al­ tura senza alberi. asserì il falso an­ che rispetto ad Onchesto.LIBRO Nono 4' I Tebe (i). Onchesto è il luogo dove si fanno le ragunanze An< (ìzioniebe nel territorio d^ Allatto presso al lago Gopaide ed alla pianura Tenertca. altri stimano che voglia alludere a Potnia: pe­ rocché (dicono costoro) la città di Tebe fu abbarido* nata dopo la guerra degli Epigoni. Male però Àlceo. e non concorse alla spedizione di Troia. E come la Cadmea chiamavasi T e b e . . così Omero disse che i Tebani d'allora abitavano sotto Tebe invece di dire che abitavano sotto la Gadmea. dopo aver mutato (come si è detto poc’ anzi ) il nome del Gume Guano .

d i cui quel sacro terreno porta il nome. Questa c ittà . Il Ptoo domina la pianura Tenerica non meno che il lago Copaide verso Acre6o. . Fra’ luoghi poi situaU intorno al lago resta a dirsi della città di Alalcomene e del monte Tilfossio : fra gli altri luoghi sono Cheronea. delle quali sarà pregio dell’ opera soiTermarsi a parlare al­ cun poco. STRABONK meiiesimo detto irivertice. al dire di alcuni. Ma se­ condo alcuni altri l’ Arne di Omeró ed anche la sua Midea furono inghiottite dal lago. Così poi questo monte come l’ oracolo or ora menzionato furoaò dei Tebani. ' Àcresio è situata anch’ essa sopra un’ altura.trova indicata veruna città di Tarne fra i Beozii^ e quella di cui Omero fa menzione dicendo : Dallà glebosa Tante era venuto Festa figliuol del Méone Boro. ecc. e quel peggio che ne dice Eudosso. mostra di non. Lebadia e L euttri.conoscere ciò che Esiodo lasciò scritto intorno alla suà patria. Zenodoto leggendo : Ascra ferace di uva. Come mai si può credere che Omero desse ad un paese siffatto il soprannome ferace di ui'a? Nè'può consentirsi nemmanco a co­ loro i quali scrivono Tarne in luogo di Arne^ perocché non si . I l colse Idorheneo coW asta alla diritta Spalla.4 lS DELLA GEOGRAFIÀ DI. è quella che Omero denomina Arne a somiglianza di un’ altra della Tessaglia. f indovino. Lo slessò poeta poi affermà cbe Tenero è il figliuolo del santuario . era una città della Lidia.'.

è fama che si trasferissero in Àlalcomene. Due possenti Dive Aiutatrici ha Menelao . perchè come nomini consacrati al culto di Minerva si astennero da quella spedizione. (3 ) Par* che il sig.: giacché traduce «mt ie mont désert.^ Di Àlalcomene Omero fece menzione ma non però nella Enumerazione delle navi. fuggendo. . ma sibbene in una pianura. . . come Giunone na> cqoe in Argo: e però il poeta denominò amendne que­ ste divinità dai nomi della loro patria.LIBRO No n o 4 '. àe I9 Parte da Theil al>bia letto in luogo di ifwftitf «fi*. ! ▼ . . sibbeae ove dice: . . T Argiva G iano . E nel vero la loro città fu sèmpre immune da invasioni e da saccheggi sebbene non fosse nè grande. lib. Ài piedi di questo monte scor­ ce la fontana Tilfossia. e sul forte (a) monte Tilfossio che le sta sopra. . e quivi pure è il monumento di Tiresia che . Vi 8. Cheronea è vicina ad Orcomeno dove Filippo 6gliuoIo di Àminta avendo ottehota una grande: vittòria sopra gli . . vi lasciò la vita. Peròcchè tutti i popoli per ri­ spetto di quella Dea si astennero dal ferie violenza : tanto chè quando i Tebani dovettero lasciare la prò» pria città per T invasione degli Epigoni. nè situata in forte posizione. e Minerva Alalcomenia (i). Perocché in Àlalcomene sussiste ancora un luogo con» sacrato fino dalla più remota antichità a Minerva^ aozi dicono che questa Dea nacque colà. £ forse egli nella Enumerazione delle navi non parlò degli Alalcomenii. .

sicché pochi fuggendo al mare poterono salvarsi sopra le navi. Presso a poco in quel medesimo luogo anche i Ro­ mani sconfissero un esercito di Mitridate composto di molte miriadi. nella quale deve discendere chiuiique viene colà per qualche responso. d’ onde gli Ar­ gonauti furono delti Minii aneli’ essi.4 l4 DELLA GEO&RÀFU DI STRABONE Aletiivsi. Questa città è fra l’ Elicona e Gberonea . gli altri furono presi.distin­ guendoli dalla nazione dei Beozii. £vvi poi Lebadia eoa quell’ oracolo di Giove Trofo* dìo situato in uaa caverna sotterra . i Beoeii e i Corintii rimase padronu dell’ EU lade : quivi pure cogliono mostrarsi i sepolcri popolar­ mente innalzati a coloro che perirono in quella batta­ glia. Ed è fama che alcuai dei Minii an ­ dassero a fondare una colonia a^ la ic o . pose il principio alla loro rovina: perocché dopo d? allora non valsera più a ripigliare la maggioranza sopra gli Elleni. Dopo di ciò Omero fa parola degii Orcomenii . avendo in una grande battaglia vinti i Lacedemoni. in vicinanza di Goronéa. massime poi dacché ia un seconda scontro avvenuto presso Mantinea ebbero ancora la peggio. Egli dà il sopranno­ me di MIneì'a alla città di Orcomeno derivandolo dalla nazione dei Minii. Leultri è il luogo dove Epaminoada. finché non venne il tempo della dominazione romana: ed anche sotto costoro furono in pregio per la bontà del governo che questi trovarono stabilito presso di loro. È poi manifesto . Nondimeno anche a malgrado di que’ sinistri fuggirono il destino di cal­ dere in potere altrui. Lcnttri la indicano lungo la strada che va da Platea a Tespie.

.. fa ucciso da Ercole.. E certo affinché costui naturalmente liberale potesse fondare cotesto culto di quelle Divinità fu ne­ cessario eh’ egli fosse potente . Perocché chi non possiede già molto non è possibile mai che dia molto nè senza molto ricevere si potrebbe mai molto avere: ma dove T una e 1 ’ altra di queste cose abbian luogo . o cogli uni e cogU altri... ivi la giusta permutazione de’ beni si conserva^ peroc­ ché il vaso che s’ empie e si vòta del p a ri. il quale. fondando pel primo un tempio alle G razie.. doni da lui rice< vnti.....LIBRO NONO 4*^ che anticameote qaesta città fu ricca e di molta po-> tenzà: della sua ricchezza fa testimonio Io stesso Omero. o con quelli eh’ egli medesimo fece. . che i Tebani garono tributo agli Orcomenii ed al loro tiranno Ergi­ no .. 3 8 i .. ie’nia* nifesta tutto insieme e la ricchezza e la potenza ^ il quale volle onorar quelle Dive o coi. Quante entrati ricchezze In Orcomeno « nelt egizia Tebe (i).. . Cosi parimenti gli uomini cessano ben presto del dare a colui che sem( i ) I I . il quale enumerando i luoghi dor’ eran maggiori te-< sori dice: ... Eteocle p o i... per quanto è fama. E della sua potenza v’ha questo indizio.. al bisogno è sempre pieno. Ma colui che desse senza ricevere Uon potrebbe procedere dirittamente : perocché esaurendosi 1’ erario dovrebbe rimanersi dal donare.. uno di coloro che regnarono iu Orcome» no. IX.. lib... ed oltre alla potenza ebbe mestieri anche delle ricchezze. v.

. ri posta nel condurre a quel eh’ essi vogliono le moltitudini o colla piersuasione o colla sforza. ma sì piuttosto da retore . sarà opportuno esaminare questa materia minutamente. sicché nemmanco per questo ' modo la cosa potrebbe cotidursi a buon termine. Oltre a quella comune sentenza : Il danaro è la cosa più pregiata dagli uomini. dal verbo (a) Cioè : Splédone. T u tti e due poi questi mezzi di persuasione vengono dalle ricchezze . e che fu intieramente coltivato dagli Orcomenii che gli stanno da prèsso.4>6 DEIXA GEQGSAFU DI STRABOHE pre riceve sbnza gratificarseli mai con qualche ricambio. e sogliam dire principesca persuasione quando il re co’ benefizii reca i sudditi al proprio v o k re . Dicèsi che il terreno occupato ora dal lago Copaide una volta era asciutto. ed ha la massima prepon­ deranza nelle cose umane . Alcuni scrivono Asplédone senza la prima sillaba (a) : poi dicono che questa città e il suo territorio. Innanzi tutto suol dirsi che sono potenti i re d’ onde aùzi si denominano po­ tentati (i). £ questo sa* rebbe argomento della loro ricchezza. perocché il maggiore esercito: l’ ha colui il quale ha potestà di nutrirlo \ e più vale a beneficare chi ha maggiori possedimenti. perchè é dei re proprio il persuadere b c n e & c a n d o )e sforzano coUe armi. cam(i) Letteralmente D inasti. Lo stesso potrebbe dirsi anche rispetto alia potenza. Ma sopra tutto persuadono coi benefizii (perocché la persuasione dell’ eloqueiua non è cosa regia. La loro potenza poi è.

Ma il sole è rimedio del freddo : e però il ter­ reno meglio soleggiato nelle ore più fredde suol avere l’inverno più mite. Anche presso Garisto (i) trovavasi una città detta Or­ comeno. il quale per lo spazio di sessanta stadii si stende fino a Parapotamio nella Focide. piassime nella stagione invernale. ma che traboc­ cando poi l’acque. E raccontano che gli Achei del Ponto furono alcuni Orcom enii. e le ore della sera sono d’ordinario ancora più fredde che quelle della mattina: perocché all’avviciaarsi della notte il freddo s’aumenta.' Al di sopra dell’ Orcomenia stanno Panopeo città della Focide elam poli. Dicono che Orcomeno da prima fii situata in una pianura .LIBRO NONO 4 '7 biaado il nom e. 37 . colle quali confina Opunte me­ tropoli dei Locri Epicnemidii. •— Asplédone poi è distante da Orcomeno venti stadii. si dissero Eudieio ^ volendo forse in­ dicare che qne’ luoghi per la loro buona esposizione verso l’ occidente procurano qualche particolare co­ modità agli abitanti. tramutaronla a luogo più alto verso il monte Aconzio. SriutaosSj tonu III. — Tutta questa materia ce l’hanno sommini­ strata coloro che commentarono 1 ’ Enumerazione delle (i) Nell’ Eubca. i quali avéndo per condottiero lalmeno si tras­ ferirono in quelle parti dopo la distruzione di Troia. si diminuisce invece alcun poco. e quando questa si p a rte . e nello spazio frapposto scorre il fiume Melas. E veramente le prime e le ultime ore del giorno so­ gliono essere le più fredde .

4 l8 DELLA GEOGBAriA DI 6TRABOKE M v i . sicché la Focide non va più a terminarsi col mare d’ Eubea . Perocché appartengono alla Focide cosi la città di Crissa fabbricata sulla sponda del m are. C A P O III. — Divisione e situazione delle due LocridL — Paesi situati a l settentrione delle due Locridi e intom a a l Parnaso. e il monte Cirfio. Dopo la Beosia e T Orcomenia evvi la Focide che dal lato settentrionale si stende lungo la Beoaia da mare a mare (i): così almeno era anticamente. come Cir­ ca e Ànticirra e i kioghi al di sopra di questi situati nellfl partì aediterranee verso il monte Parnaso . In quel modo ohe la Focide è adiacente alla Beozia. anche alla Focide sono contigue l’una e l’altra Locride. ~(i) Dal mare d’ Eubea fio al golfo Crisseo» . quali sono Delfo. e la città stessa fu distrutta. Per­ ciocché allora il territorio di Dafiio era della Focide^ e la tagliava in due parti stendendosi fra il golfo Opunzio e la spiaggia degli Epicnemidii. dei quali noi volentieri ci siamo fatti seguaci m quello che ha relazione col oostro argomeato. Positione e confini della Focide. — Z)</{a figura d i tu tti qm sti paesi. Ora poi il territorio di questa città appartiene alla Locrìde. il quale ò compreso uella Focide aaeh'esso e ne circoscrive ii fianco occidentale. ma è contigua al golfo Crisseo. e Daulide e lo stesso Parnaso. — Detcrizioné d i questo manie.

In meaao ad entrambi. Al di sopra poi di tutti questi paesi stanno i Tessali. e fino a certi luoghi dei Dorici posti fra mezzo ai siti che qui abbiamo indicati.LIBHO HOMO 419 Perciocché due sooo 1« Locridi ^ e le divide il Par­ naso ! l’ una all’ occidente di questo moale ( de) <}oalc assi essa conprende tuta parte dentro di sé \ finisce al golfo Crisieo) l’ altra posta all’ oriente riesce al mare d’ Eubea. ^ « siS n tvr» . E nel j^ero come la Locride nelle atte due parti ( 1) si conginnge col territorio focese. x /ìt iirrii . rm riTi ». . . . . . in r tf i . T. così la regione degli Oetei insieme coll’ Etolia e con una porzione del tem> torio intermedio appartenente ai Dorici della TetrapoU dorica. costeggiano le due Locridi. r n f A ì r ^ X / a r mm/ t i v t / p ù f k A. evvi il Parnaso che si distende pel lungo verso la parte settentrionale dalle vicinanae di Delfo sino a (fuel punto dove i monti Oetei si uniscono con quelli delP Etolia. Gli altri sono di bel nuovo divisi ia due parti ^ e gli uni da Opnnte loro melropoJi chtamansi Opunzii ( e sono confinanti coi Focesi non meno che coi Beosii)^ gli altri diconsi Locri Epicnei^dii dal monte Cnemide : e costoro confinano cogli Oetei e coi Maliesi. cioè fra gli occiden­ tali e gli altri Loori. il Parnaso e il re­ stante del paese 4ei Dorici. . Ghiamansi poi anche 0«olii i Locri occidentali. . ( 1) A.dare un saggio dello stato in cui trovasi il testo gioverà trascriverne qui nn perìodo : I té ) if ì fif . e Bel loro pubblico sigillo hanno scnlta la stella di Esperò.

le quali si stendàno dall’ occidente all’ oriente... Il Parnaso è un monte tutto sacro con antri ed altri luoghi venerati e tenuti santi... con nome comune ad un altro antro della Cilicia.. . Adunque i fianchi ond’ è chiusa longitu­ dinalmente ciascuna delle dette regioni o liste sono tutti paralleli.. gli Àcarnani ed alcune nazioni di Epiroti « di Macedoni: laonde ben si possono im­ maginare (come abbiamo già detto) questi paesi a so*' miglianza di tante liste parallele......-i quali occu­ pano la Tetrapoli eh’ è in certo modo situata lungo il Parnaso.... e questi sono i fianchi settentrionali e meridio­ nali^ ma non così può dirsi dei fianchi verso occidente e verso oriente : perocché le due sponde che vanno l’una dal fondo del golfo Crisseo fin presso ad Azio... le nazioni...... Ma le figure di colesti paesi bisogna intenderle come se fossero comprese in un triangolo.. sona parallele fra loro : ed a queste s p o n d e .. Dei fian­ chi poi del Parnaso quello volto al ponente l’occupano i Locri Oiolii con alcuni Dorici e con quegli Etoli che abitano lungo un monte d’ Ètolia soprannomato Corace : quello che accenna all’ oriente è occupato dai Focesi e dai Dorici in maggior numero .... dove i loro limiti per la lunghezza sarebbero segnati da linee diritte parallele alla base del triangolo stesso : per modo che i lati ^^erso il mezzogiorno e verso il settentrione pos­ sano essere paralleli fra loro ^ senza che questo mede* . stendendosi nondimeno assai più verso le parli orientali...4aO DELLA GEOGRAFIA D I STRABOSE gli Etoli settentrionali.... 1’ altra dai luoghi rimpetto all’Eubea fino a ...... Fra quésti il più noto e il più bello è r antro delle Ninfe detto Concio...

— Anemorea ed lampoli. — Eiatea. — Monte Cirfio. — Templi succissivL — Giuochi PiziL — Riprovasi E /oro. D illa Focide marittima. . — Cappelle dette Tesori. Belfo adunque è celebre per questa cagione. — A nB drm . — Distruzione d i Cirra e di Crissa. — Trachine. «AAh'Ax. — Pianura di Criisa. — Cipcuisso. Eiatea poi è illustre per essere la più grande di tutte le città di (i) Il testo h: »• ykf . — » yibe.LIBBO HOMO 4^> 'sìmo accada anche dei fianebi volti all' occidente ed a ir oriente (i). • • . — Morato. — Farigio. . . dice che Agamennone fio gioiva ricordandosi dell' oracolo profferito da Febo Apollo nella doviziosa Pito. "tTrici. Questa è in generale la figora dèi paese che restaci da descrivere. C A P O IV. — Tempio di D elfit. — D ajho. . — Cirra. Le due città della Focide più illustri sono Delfo ed Eiatea. tanto antico che ( al dir di Omero ) fu interrogato fin da Agamennone. — Oracolo. — Licorea. — D el/b. ««'< T * f . — Parapotamio. Infatti quel poeta introducendo un citaredo a cantare di quella disputa agitatasi fr a Ulisse ed Achille figliuolo di Pelea . — Consiglio degli Amfizioni. — M ichos. — f'a rii Jium i detti Cefisso. e del quale parleremo a parte a parte cominciando dalla Focide. — Daulide. Delfo pel tempio di Apollo Pizio e pel suo ora­ colo. mt o \t tftyitf . — Panopeo. — Ambriso e Medeone. — CHssa. — Focide mediterranea.

e poscia quelli de’ Locri e de’ Focesi . Ài di sopra di questa è Lieorea (i). ma hanno solo angusti passaggi. I& quale «i allarga nella rìrconferenza di sedici stadii. sul cui vertice stanno 1’ oracolo e la cHtà . dove primamente i Delfii aveano fondata la lore città superiore al tempio : ma era abitano alla stessa altezza di quello in vicinanza alla fontana Ga^falia. i quali noa sono da per tutto snperabili dagli eserciti che vo­ gliano entrare colà venendo dalla Tessaglia. . di modo che poi chiuoque a ’ è in possesso tiene con quella i’ entrata nella Focide e nella Beo­ zia. latto a foggia di teatro. Il fianco occidentale di questo monte lo posseggono i Locri Ozolii. Già si i detto che anche il Parnaso si stende 6 no alle parti occidentali della Focide. e la posizione stessa dei siti { per essere queste le parti pi4 occidentali della Focide) li fa essere quasi un naturale principio del paese. noi cominceremo di qui la nostra descrizione.4aS DELLA G B O G K it'lA D I STnABONE qucHa contrada. «d anche la più importante di tutte «ecome qaella eh’ è sovrapposta alle gole ch'ivi si trovano . Poi­ ché dunque la cdebrità del tempio di Delfo è preva­ lente a quella d’ogni altro luogo. (a) 5tiVa. Dinanzi a Delfo sta il Girfio (a) eh’ è un monte di(i) Lìacoura. ma Delfo invece ne occupa la parte meridionale : ed è nn luogo pietroso. circoscritti e difesi dalle cir­ costanti città : e solo chi prendesse queste città ar­ riverebbe ad impadronirsi anche di quell’ ingresso. Perocché da prima s’ incontrano i monti O etei.

Lo stesso accadde anche agli abitanti di Amfìssa ( parte de’ Locri Ozolii). Procedendo più in là dopo Cirra trovasi tin’ altra città detta Crìssa dalla quale riceve il «no nome il golfo Grissdo: poi Anticirra c’ ha il nome stesso di una città situata vicino al golfo MaKaco ed al monte Oeta. Di* cono che in «juesta seconda Anticirra nasca il migliore elleboro^ ma che poi in <|aella della Focide sanno meglio prepararlo. contrariando così alle ordinanze degli Amfizioni. (i) Dall’ anno 5g7 al 585 prima di G. Cristo. Giace poi dinanzi a G rra la fèrtile pianura Grìssea. sicché molti sogliono dai proprii paesi tras* ferirsi colà a fine di purgarsi e guarire. . e nello spazio frappo^' sto t' ha tin bnrrone giù pel quale discorre ii fiame Plisto(i). £ nel vero na­ sce nell’ Anticirra della Focide una pianta simile al se* saino. della quale si valgono per apparecchiare l’elleboro dell’ Oeta. eoa più acerbità ancora assoggettarono a tri* buto quanti andavano al tempio di Delfo . Perciocché i Crissei non appa* gandosi delle riccbezze acqsistate colle gabelle imposte alle mercatanzie che si portavan colà dalla Sicilia e dal* l’ Italia. i quali in progresso di tempo osarono riedificare le (r) Sitalisea.inno M O N O 4-^3 rapato dalla parte meridionale . Qnesta Anticirra dura anche al presente^ ma Cirra e Crissa furono rovinate dal Tessalo Enriloco nella guerra Crissea (a). Al Cirfio è sottoposta l’antica città di Cirra fondata lungo il mare rimpetto a Sicione. Per risalire da CiiY-a a Delio t' ha una strada di circa ottanta stadii.

mentre per Io pas> sato era invece in grandissima venerazione : e ne fan­ no testimonianza i Tesori (3) fatti costriiire da popoli e da principi per depositarvi le ricchezze che consà> cravano al Dio. (TuActtn «Ti «'/ n X. un antro profondo con bocca non molto larga. ovvero in prosa che poi alcuni poeti addetti al servigio del tempio traducono in versi. . (Edit. e il certame Pizio. e la gran mol­ titudine de’ responsi tramandatici dalla «toria. A. frane. S'ÌK»fSt x a t i r « ìifcf. (3) Guneti^ti. . . Quel territorio (a) al presente è cosa di poco rilievo^ e il tempio stesso è assai negletto. .4^4 DELLA GEOGRAFIA DFStRAfeONE mura di Grissa ( i) . Sopra la bocca dell’ antro è collocato un eccelso tripode su cui suole ascendere la Pizia. dalla quale s’ inalza un vapore atto ad infondere entusiasmo. Dicono che il lupgo delPoràcoIo è. in qua conservanlur donaria Dea dedicata. w f ' c n f t t S t vTip/3»xX«'iTW« . Gli Amfìzioui pertanto punirono anche co­ storo . Prima di tutte le Pizie dicouo essere stata Fem onoe. la quale ricevendo il vapore oracoleggia parlando in versi. Questa vocà spiegasi dallo Schweighaeuser nel suo Lessico Erodoteo: ^ d ic a la sive camera ad tempium aliquod. sicché pagarono il fio all’ oltraggiata divinità. Testimonianza ne fanno altresì le opere di eccellènti artefici. praesertim Delphicum perlinens. .) ( 3 ) N S r /tir «Sr . . T. e comportarsi cb' pas­ seggeri peggio che non avessero fatto i primi abitatóri di Crissa. e che la deno(i) JUfUmy Forse Occuparono il luogo do v'era sfata già Crissa. coltivar nuovamente il lei^eno di­ chiarato sacro dagli AmGzioni.

ed anche pel bisogno che aveano gli uni degli altri mutuamente : e per queste cagioni medesime convennero in templi comuni a cele­ brare le sacre feste e le solenni adunanze. aggiungendovi poi quella favola raccontata da Pindaro. e sopravi due imma- . l’ una dalla parte dell’ occidente. che quivi siansi incontrate due aquile inviate da Giove. delle libagioni e delle abitazio­ ni . cose tutte amichevoli perchè traggono il loro principio dalla co­ munanza della mensa. All’ oracolo di Delfo pertanto la maggior parte deir onore in cui è tenuto fu procacciata dall' ora­ colo. Una stessa fu la cagione per cui e si fondarono le città e vennero in onore alcuni templi comuni. il quale credevasi più veritiero di tutti: nondi­ meno vi contribuì qualche poco anche la posizione del luogo. Gli uo­ mini si congregarono in città e in nazioni. e però sogliono mostrare nella nave del tempio una specie di unibilico circondato di benderella. e perciò lo chiamarono umbilico . l’altra dalla parte dell’oriente ( ma alcuni dicono che questo avvenne di due corvi).UBRO NONO 4 ’*^ tniaaEione di Pizia fu data alla profetessa e più tardi poi anche alla città dal verbo interrogare allungandone la prima sillaba. perchè sono naturalmente socievoli. come suol farsi auche uelle voci athanatos . cioè im­ mortale . Perocché esso è quasi nel mezzo di tutta r Eliade. servitore. ed a misura che la comunanza componevasi di più persone raccolte da un maggior numero di luoghi-^ tanto più grande si stimò che ne fosse anche il van­ taggio. diaconos. acamatos . anzi ( si crede ) di tutta quanta la terra abi­ tata * . infaticabile .

L ’ antichità di questa istituzione . e l’assemblea tenevasi due volte ogni anno. e definendo anche la natura delle controversie (3 ) per ie quali le città dovessero le une contro delle altre ricorrere al giudizio degli Àrafizioni. determinando anche le città che potessero partecipare in quel sinedrio e dare il voto o di per s é . cTtxKf. ufficio ancor più comune (i). Le prime città che si radunarono dicesi dunque che fu­ rono dodici : ciascuna di esse inviava un Pilagora (3). II Saint-Croix in le n d e /e /ò r­ me o le costutname giuridkke. siccome accadde anche di quella degli Achei. (3) C ioè: Un oratore aW M em blea delle Pili- . e però di loro si compose anche il consiglio degli Ani* fizioni destinato a deliberare intorno agli affari comnni. per­ chè i deputati andavano alle Pile dette anche Termo* ( 1) Ka'i r*8 (a) Uf t v r ì t t w i ft iX m t t T | d r K U t tr t fi tt . Più tardi furono fatte altre istituzioni. finché poi quest’assemblea venne disciolta. L’ adunanza chiamavasi Pilia^ così quella di primavera come quella 4I’ autunno .4a6 UELtA GEOGRAFIA DI STHABORS giaì di nccelli. Per qnesta opportana posizioDe poi coloro mas$imamente che abi­ tavano intorno a Delfò potevano con facilità ragunarrisi. la primavera e Pautunno^ ma in progresso di tempo concorse poi un maggior numero di città. e ad aver cura del tempio. o congiunte con qualche altra o con parec» chie. indizio di quella tradizione.non sì conosce : ma secondo le memorie rimaste pare che Acrisio sia stato il primo fondatore di qualche regola a cui gli Amfiziont dovessero attenersi.

Sull’antoriti di molti scrittori si crede che l’adunanza d ’au­ tunno si cdebrasse. e vi mandarono doni e vi fondarono T esori. siccome attesta anche Omero dicendo : ...... nòa g ii alle Term c^ili........ i qnali avevano il d iril0 di man­ dar deputati alP assemblea ^ ma poi vi concorsero an­ che i lontani a consultarlo. lib. Ma perché la rie» chesxa siiol essere invidiata.... sono quelli di minor pregio.. d ’onde nacque la guerra detta focese o sacra. . quanto Tetor si ehimde nel mormorto tempio Del saettante JpoUo in sul petroso Balzo di Pilo (s). e pieno di diffi­ coltà. IX. ( 0 4 . Da principio potevano interrogar qnesto oracolo soltanto i popoli circonvicini.. e pià ancora la rapina de’ Focesi.... ma a Delfo : sicché Strabone avrà forse voluto dire che anche in questo caso i Pilagori univansi prima alle T erm opiii dove Cicevano un sagrilìcio a Cerere... Ne son prova inoltre anche i Tesori.. v. Anti­ camente però questo tempio fa ricchissimo. perciò è difficile a cnsto* dirsi anche qnando è sacra. Però il tempio di Delfo è al presente poverissimo^ giacché di tatti i voti consacra­ tivi . i pià preziosi furono portati v ia....... Questa rapina avvenne ai tempi di Filippo fi­ glinolo di Aminta (3) ....... (Edit...) (a) 11. frane. (3) Verso r anno 355 avanti G.LiBBo naso 4*7 pili. e se molti ve ne rimangono ancora .. siccome fecero Creso « suo padre Aliatte ed alcuni Italioti e i Siceli. ma si tiene che ne fosse avve(i) T utto questo luogo è guasto da lacune. Cristo­ . e qnÌTÌ i Pflagorì sagrificarano a Cerere (i).

facendosi grande trem uoto... Tutto ciò che costoro ne portarono via....... di Febo Apollo nella petrosa Pilo.. (2 ) Trovasi nei versi di Omero poc’anzi citali. degli Spineti sul golfo Adriatico. fuggirono fuori . ..... di Creso.4a8 DELLA GEOGRAFIA DI STRAB9 NE nula un’ altra già prim a. e non pure si (1) Questo ò in gran parte supplito dalla congettura del tra^ duttore francese..... r« ...... 11 testo dopo i nomi dei d o n ato ri.. affermano che le antiche ricchezze erano state riposte sotto la nave del tempio: e che quando di notte tempo i compagni di Onomarco si accinsero a disotterrarle..... Nè si creda che i voti antichi fossero allora confusi coi più recenti......... la quale fece sparire le rie* ertezze menzionate da Omero. aggiuage ....... .. Così leggevasi per esempio di Gige . e simili... S f i t . Erano quasi tutti voti consa> crati da vincitori come primizie del bottino guadagnato nelle loro guerre : e vi si leggevano ancora le inserì* zioni che attestavano I’ origine di que' doni ed i nomi dei donatori....... i ... #*■« r t i r t t t .. .. Alcuni però sostenendo che il vocabolo (a) si adopera in signiGcazione di tesoro ... apparteneva a tempi posteriori a quelli di Omero..... dei Sibariti.....del tempio.... sapendosi che questo mai non avvenne \ e però i rapitori ebbero cura di fare le loro indagini fuori del santuario (t)... e che l’ espressione : il marmo deWAfetoro: significa I tesori sotterranei.. i quali letteral­ mente suonano così : Quanto il petroso marmo delPA/etoro den­ tro rinchiude. Peroccbè di queste riechezze non rimaneva pure un vestigio allorché Onoinarco e Faillo depredarono il tempio.....

Quella che ora sassiste. ma infnsero anche tale spa* yento negli altri che s i' tolsero giù dall’ impresa. Dopo la guerra di Crissa gli Amfizioni. i dattili e le siringhe. Ai citaredi aggiunsero anche i sonatori di flauto. Dicono poi che fosse un discendente da que< sto Machereo quel Branco il quale presiedette al tem* pio di Didime (i). Egli fu ucciso da chereo abitante di Delfo ^ perchè ( al dir dei mitologi ) domandava dal Dio vendetta della uccisione del padre. i quali cantavano il peaiia in onore di Apollo : questo avevanlo instiluito i Delfii. Nel bosco mostrasi il sepolcro di Neottolemo innal­ zato per comando dell’ oracolo. la costrussero gli Amfizioni. La se­ conda la fanno opera di Trofonio e di Agamede. i quali senza cantare modulavano una certa melodia detta nomo Pizio. instituirono un certame equestre e ginnastico . Da principio il certame stabilito a Delfo era di cUare d i. . in memoria delle imprese di Euriloco. ('2) Citaredo significa colui che canta accompagnandosi colla cetra . ed i citaristi (a). ma più probabilmente però perchè tentava di depredare il tempio.LIBRO NONO 4^9 rimasero da quella ÌDddgine. Rispetto alle varie navate del tempio (staccessÌTamente costrutte le une nel loogo delle altre ) ciò che si rac< conta della prima è da mettersi tra le favole. Una di queste musicali (i) Se ne parla nel libro xiv. V anacrusi ^ V ampira ^ il catacheleusmo. il cui premio fosse una corona^ e lo denominarono Pieio. Questo nomo ha cin­ que parti. citarista invece chi suona la cetra senza cantare. i giambi.

43o DELLA GEOGRAFIA DI 8THABONE Gomposisioai fu scritta da Tiuostene capitano di nave del secondo Totomeo . in compagnia di T e m i. e dopo avere lodata la verità. Dopo avere pertanto bia* simati coloro che amano d’introdurre delle favole nella storia. ed anche di quello che ha promesso. aggiunge a quello eh’ ei dice sull’ oracolo di Delfo questa notabile propo­ sizione. mi valessi di tradizioni indegne di fede e bugiar­ de n. « Perocché (d ice) sarebbe assurdo che dopo avere seguito cotesto metodo in tutti gli altri argomenti. che in ogni materia gli pare sempre ottima cosa la verità. d’ onde procede (i) I’ espressione giambeggiare) \ e finalmente colle siringhe volle imitare il morir della belva. di cui principalmente mi valgo a motivo della sua pratica di queste cose ( siccome attesta anche Po­ libio autorevole scrittore ) qualche volta mi pare che faccia il contrario di quello che si è proposto. il qnale trattò anche dei Porti in dieci libri : e volle colP armonia celebrare la lotta di Apollo contro il serpente . ma sopra tutto poi in questa. (i) 'o d ii ' vìi Così il Coray. come s’ ella cadendo mandasse i sibili estremi. per modo che coll’ ana­ crusi signiGcasse il preludio . ora ch’ io mi fac­ cio a parlare di quell’ oracolo eh’ é il più veritiero di tu tti. Eforo. . Ma dopo queste parole immediatamente soggiunge esservi opinione che Apollo . il giambo agl’in> suiti. coll’ ampira il primo co> minciare della battaglia ^ col ca(acAe^u<mo la battaglia stessa ^ col giambo e col dattilo il cantarsi del peana dopo la conseguita vittoria (essendoché di questi due ritmi il dattilo è appropriato alle lodi.

dice che « antica­ mente certi autoctoni chiamati Parnasii abitarono. Gli Edit. eh’ esso invitò gli uomini alla mansuetudine. ma soprannoniato il serpente : ed Apollo l’uccise à colpi di frecce. . il Parnaso . Ma là voce n o ^ iit nei Lessici significa lo spatio di tempo fr a dite cele­ brazioni de’ giuochi Pizii. che verso quel tempo essendo Apollo disceso in terra mansuefece gli uomini ritraendoli dall’ usanza di nutrirsi come selvaggi e dalla vita ferina^ ed uscito d’ Atene pei* alla volta di Delfo fece quella via lungo la quale ora gli Ateniesi sogliono mandare la solenne loi’o pompa Piziade (i).loro infuse la modestia. traducono : envoienl Uur députation solemnélle. Progredendo poi col discorso a parlare intorno all’origine dei DelGi.LIBBO HOaO 4^1 abbia fondato quell’ oracolo per giovare il genere urna* Bo : e il giovamento ( soggiunge ) fu questo . tal volta ordinando o proibendo loro qual­ che cosa co’ suoi responsi ^ e talvolta invece non per­ mettendo che gli si accostassero. Il laL pompam ad fylhoném millunt. e Dotano in margine: Lilt. uomo violento ed ingiusto che occupava quel luo­ go. ia lyihiade. frano. d’ onde poi venne l’ usanza a chi sta per entrare in una batta- (i) T it niftutirt. Allora i Parnasii vennero a lui e gli denunciarono un altro malvagio per nome Pitone. Perocché i responsi' ( continua Eforo a dire ) alcuni li credono emanati dal Dio stesso che pigli forma corporea \ altri credono in­ vece eh’ egli per inspirazione partecipi agli uomini la sua propria volontà. Giunto a Panopea uccise Tizio. ordinando che intanto gridassero io Petm a . e.

. perchè poi consi­ derò come una semplice donna quella Temi eh’ è ce­ lebrata come una D ea. » Ma qual cosa potrebbe esservi pii!i favolosa di Apollo che a colpi di frecce punisce i Tizii e i P itoni. Ma gli Edit. e convertì in un uomo il ser­ pente Pitone l £ se conobbe che queste erano favole.43a DELLA GEOGRAFtÀ DI STSABONE glia di cantare il Peana. e visita tnttaquanta la terra ? E se non credette che queste fossero favole. i quali furono vinti anch’essi da Alcmeone e da Diomede.. Procedendo luqgo la spiaggia dopo Anticirra le sta a tergo . . la città di Maratona : poi trovasi il prò* montorio dov’ è una stazione di navi . (i) Il lesto: r i m s A « A A h 'a * » .. e che Gnalmente costoro furono vinti dagli Eolii loro nemici ( a ) . £ dopo la morte di Pitone i Delfii ne abbruciarono la tenda . come sogliono fai<e anebe oggidì in memoria di quelP avvenimento. ... .... poi l’ ultimo (i) ‘A<*rAÌ«f. Perocché innanzi tutto afferma che il loro paese non fu mai in nessun tempo invaso dagli stranieri : poi dice che gli Eolii (i) 1’ occuparono avendone cacciati i barbari che lo abitavan da prima ^ che Etolo poi insieme cogli Epei del1’ Elide venne a fermarvi sua stanza .. Ora ritorno ai Focesi... e va da Atene a Delfo. sostituiscoao K tvfirict i Cureti... fraac... dovrà pur dirsi ch’egli volle confondere insieme lo sto­ rico e il favoloso.. Consimili a queste poi sono le cose eh’ Efoi'o dice intorno agli Etoli.r i t Il Casaubono propose che invece di «AAii'A*ir si leggesse ’Aì»Afw> ovvero ' ...

Alcuni credono che questo nome sia derivato da Cipresso \ altri lo stimano un soprannome dedotto dall’ eroe Ci­ parisso .nome adoperato da Omero : ma quelli che vennero dopo di hii dissero Dautia. Andando in fra terra verso oriente. Il nome poi di questa città pare che sia dedotto dalla foltezza de’ suoi boschi \ giacché cbiamansi dauli tutti i siti dove le piante siano folte. e quivi si dice avvenuto quanto raccontasi di Filomela e di Progne. III' a& . Panopeo. Anche quell’ espressione di Omero : Coloro che abi­ tano Ciparisso. Del resto Daulide è il . Tale almeno è l’o­ pinione di Tucidide : perciocché alcuni altri invece trasportano queste avventure nella Megaride. suole interpretarsi in due modi. in­ contrasi la piccola città di Daulide dove è fama che re­ gnasse il trace Tereo .LIBRO NONO 4 ‘53 poi'to soprannomato Michos per qnel motivo che ab* binmo già d e tto . che ora dicesi Fanoteo. e cosi nemmanco Àmbriso. Omero poi dice che i Feaci condussero Radamanto nella Beozia affin­ chè vedesse Tizio figliuolo della Terra ^ e veramente in quell’ isola sogliono mostrare un antro detto EiaSruÀBOSts tom. ed applicato ad un borgo posto al di sotto di Licorea. dopo Delfo. confina co’ luoghi circostanti a Lebadia patria di Epeo ^ e si favoleggia che quivi fosse il soggiorno di Tizio. Nè 1’ oracolo d’ Àbe è punto lontano da questi luo­ ghi . ed una città detta Medeone con nome comune ad un’ altra della Beozia. ed è posto al di sotto dell’ Elicona e di Ascra.

Alcuni la chiamano invece Anemolea. per altro os­ servano che il MS. originario dice soltanto: tl cT ‘ (r « i* S r. Nelle vicinanze di Lebadia è anche Tracbina c’ ha il nome stesso di Trachina d'Oeta : gli abitanti diconsi Tracbinii ( 1). In progresso di tempo fu chiamata anche -lampoli.... Questa città poi è molto addentro in fra terra nelle vicinanze di Parapotamio. perchè è posteriore alla sua età. quando i Lacedemoni stac­ carono gli abitanti di Delfo dalla comunione de' Focesi e li recarono a governarsi da sè medesimi.... frane.. Eiatea è la più grande città dei Focesi : Omero non n’ ebbe contezza . Questa città era il coi»> fine tra i Delfii e i Focesi. Tate è la lezione comune adottata anche dal Coray. e questa sua buona posizione la fa conoscere Demostene descrivendo lo sgomento so* (i) Oi < T ' ìttu tiv tT tt Afy»»r*«. .. P iiytnni 5 e traducono: mais la dénominatian des habiUuts d e Vane et de Vaatre n’est pus la me/n*. Gli Edit... ed è diversa da lampoli sul Parnaso. e già dicemmo che quivi si ritrassero gl’ tanti quando furono discacciati dalia Beo> zia. Ànemorea fu così denominata dai venti ( anemoi ) ai quali trovasi esposta : perciocché dal luogo detto Catopterio ( dirnpo che dal Parnaso si stende Gn là ) so£fia una continua furia di vento. Essa è fondata in luogo opportuno a difendere Piu< gresso dulia Tessaglia .434 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE rio dal nome di Elara madre di Tizio : oltre di cFitr v’ ba un luogo ( «/««ir ) consacrato a qaesl’ eroe dove gli è reso ancora un certo culto.

. . 5a3. ma è ma­ nifestamente guasta anche la lezione di quel che rimane. Ma dice egli medesimo in nota che questa congettura n’est point pleinement satisfaisante. entre les frontières da ees différens territoires... . alla distanza di circa cinque stadii dai . siccome dice anche Omero.. fra il Parnaso ed il monte . (3) 11. C.. . qui laisse de. (4) Dovrebbe forse leggersi l’ EduHo . . e vi scorre per mezzo il Cefisso lasciandosi disi iati un an­ gusto passaggio (a). Il Daulio (4) poi ( pro- (i) L 'an n o 338 prim a di G.. e mette foce nel lago Copaide. ...). . e questo è probabiU menie il nom e del monte cbe manca poco prim a nel testo.. ' (E d it.. i Daulii. e quei che di Lilea Domano i gioghi alle cefisie fo n ti (3) . . I I . e ch’é situata là dove dalla Beozia s’ entra nella Focide sopra un colle mediocre­ mente elevato. i Panopei..chaque còlè. che disgiunge gli uni dagli altri gli Anibrisei... . confini . Il signor De La Porle du Theil traduce: Là. Questo fiume trae le sue sorgenti da Lilea città della Focide.. Parapotamio è un’abilaziooe luogo il Cefisso fondala nelle vicinanze de’ Fanotesi e di Eiatea: e dice Teopotnpo cbe questo luogo è distante da Clieronea circa quaranta stadii.. ... lib. frane. est un espace d’environ 5 stades traversé par le Cephissus.. V... Quei che del Cefiso Beon r onde sacre.... . (a) Non solamente il testo è interrotto qui da lacune. ecc.LIBRO «O SO 435 pravvénuto agli Ateniesi tostocliè fa recato ai Prilaai l’ annunzio eh’ Eia le a era stala presa ( 1). .

. uno dei capi dei Facesi. . .. (i) giacché hanno quel solo pasVuoisi qui ricordare che si conoscono sei 6 umi sotto questo nome di Cefisso.... £ n’ è testi" monio Io Schedieo : che dicono essere il sepolcro di Schedio (3).. ... .436 SELLA g e o g r a f ia d i s t r a b o n e segue a dire Teopompo ) si stende per lo spazio di ses­ santa stadi! sino all’ lfanteo su cui è situata Orconieno. Dafno è ora distrutta : e fu già tempo una città della Focide contigua al mare d'Eubek che divideva i Locri Epicnemidii per modo che gli uni appartenessero alla Beozia m arittim a. Le gole vicine a Parapotamio o Parapotamia ( giac­ ché si dice nell'uno e nelPaltro modo ) furono soggetto di molte guerre . secondo O m ero . dice che dopo aver bagnate le mura di Panopea attra­ versando la forte Glecona e Orcomeno v» tortuoso co­ me un serpente. Ma tanto basti aver detto intorno alla Focide. . Anche Esiodo dove parla ampiamente del 6 ume Cefisso e^della sua corrente che attraversa tutta la Focide rendeodo colle sue tortuosità immagine d’ un serpente . quelli dell' Attica e di Salaniina ^ il quarto ed il quinto sono l’ uno a Sicione. ed ha la sorgente . .. (i) 11 traduttore francese empie questa lacuna leggendo eoo molta apparenza di probabilità tra i Beozii e i Focesi. P a lt r o .. . ( 3 ) F u costui. gli altri alla Focide. .. il sesto è in Argo. Anche nell’ Apollonia vicino ad Epidamno è una fontana chiamata Cefisso. cioè quello della Focide .

— Isola Atalanta. — Def^ Otta. Alla Focide viene appresso la Locride. — Altri luoghi no­ minati da Omero. come fa manifesto anche l’iscrizione scolpita sulla prima delle cinque colonne che trovansi presso (i) invece rg /iv i r«7( *AA«Tr. — Vetta Locride Opunzia. dal nome della metropoli. La seconda parte della Locride poi era abitata dai Locri occidentali soprannomati Ozolii. trovasi il golfo Opunzio. Opunzii. •— Eniani. Ed a separare costoro dagli Opunzii o dagli EpicDeroidii sorgono nello spazio frapposto il monte Parnaso e la Tetrapoli dei Dorici. — Della Locride Epicnenàdia. — Molìcria. — Scarfea. — Cnenàde. La Locride poi è divisa ia dae parti. — Passo delle Termopili. — Alope. — Alopea e Dafho. — Amfiisa. e fu una volta divisa anch’ essa in due parti da Dafno^ sicché de’ suoi abitanti gli uni cbiamavansi.Lt«RO NONO C A P O V. — Le Licadì. — Opunte^ — Cino. Subito dopo Ale (i) dove finisce la spiaggia Beotica volta alPEubea. Ma i testi comuni leggoao afiXinf. — Della Locride occidentale. — Tronio. Opunte n’è la metropoli. — Calàde. — Tafiaso. . La prima è quella abitata dai Locri vicini alr Eubea. Cominciamo pertanto dagli Opuneii. — Naupalto ed Antirrio. — Ean» tea ed EupoUo. siccbè ora dobbiamo parlare di qnesta. tXi’ìsione ddla Lberide orientale in Locridt Opunzia e Locride Epic^ mtntiiUa. — Della Doride. gli altri Epicnemidii da un certo monte Cnemide.

3a6 . situato nel1’ estremità di quel promontorio in cui finisce il golfo Opunzio la cui estensione è di circa quaranta sladii. Achille esce id quéste parole : Oh mie vane parole il dì ch'io diedi .438 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE le Termopili al Poliandrlo (i) : Opunte metropoli dei Loct^i amanti delle. v. ma che suo padre Menezio pfeiò rimase in patria . e che per avere commesso un omicidio involontario ricoverossi presso Peleo . dei quali non accade ehe si faccia menzione.. Omero poi dice che Patroclo era d’ O punte. essendo già morto P alroelo. Fra Opunte e Cino si allarga una fertile pianu­ ra : e Gino situato rimpetto ad Edespo ( città dclP Eubea vicino alle Terme d’ Èrcole) n’ è disgiunta da uno stretto di soli cento sessanta stadii. come in Atene mostrasi quello di Deacalione medesimo. L’ isola Atalanta è situata rimpetto ad Opuute ed ha lo stesso n o n e con un’ altra isola dell’ Attica. Dicono che st trovano anche nell’ Elide certi Opuu* z ìi. (a) Nell’ I I . leggi possiede i guerrieri morti già tempo in prò dell’ Eliade combattendo contro i Medi. x v iii. Ciao poi è lontana dal moiite Cuetiiide circa cinquanta stadii. È fama che in Cino abitasse già Dencalione j e quivi si mostra il monu­ mento di Cirra. lib. e quivi Achille. secondo la promessa (a) do(i) Cioè : Monumento di molle persone. se non forse per dire che hanno a comune 1’ origine cogli Opunzii della Locrrde. e circa sessanta da Cino suo arsenale marittimo . Essa è distante dal mare circa quindici stadi!.

Ivi è un porto a circa novanta stadii da Cino . Quivi stanno di rimpetto le tre isole denomi* nate L icadi. e trovasi dopo una navigazione di circa venti stadii. Quindi sbocca il fiume A Menetio il conforto é la promessa ^ Che in Opunte gli a v fe i. Allora per eltro non regnava Menezio «opra gli Opunaii . promon­ torio che guarda aiP occidente ed al golfo Maliaco. e poi Dafno. luogo naturalmente munito. ricondotto il Jfglio Dall’ atterrata Troia l . ed aocbe noa fontana denominata Eanide. nativo {per quanto si crede) di Narico. sta Tronio. le quali ricevettero il loro nome da Lica^ ed altre ve ne sono lungo la spiaggia predetta. Rimpetto a Dafno è situato il Ceneo d’Eobea. Ma questo luogo appartiene al territorio de’ Locri Epic* nemidii. al di sopra del quale. càrco di gloria E d i gran preda . le quali noi volentieri tralasciamo. la quale aUsiamo già detto che fu distrutta. Dopo trovasi Alope . andando per terra nelle regioni mediterranee. bensì Ajace locrese. Dopo Dafiio ò Guemide. frapponendovisi uno stretto di soli venti stadii. alla distanza pure di venti stadii entro terra . Alla distanza di venti stadii dal Gnemide evvi un porlo. il quale 6 nisce dove comincia quello di Opunte.LIBRO NONO 4^9 v«va ricondurgli Patroclo dopo la gaerra. e centoveoti da Eiatea . Ma questi aitimi tre luoghi appartengono al goUb Maliaco. Colui poi ch’ era stato ucciso da Patroclo chiamavasi Eanete ^ e suol mostrarsi on bosco detto Eaaeo dal nome di lui.

. ... a dir vero. ed è denominàio an­ che Mane. .. t. Dopo questi luoghi è Scarfea dieci stadi! al di sopra del mare .. A. sicché qual­ che volta si passa a piedi asciutti. Il no­ me di Bessa è da scriversi con due ss .. E nè anche Bessa cbe vien dopo.. e un poco meno d a . il cui territorio è posseduto da quelli di Scarfea.(i) Poi sono Nicea e le T er­ mopili. perchè è buona da arare (2 ). T«T* • t m [ O è c T 1}] {3) Siffatte valli in greco diconsi . cioè trenta stadii o poco meno.. ( 1) Il Casaubono proponeva di leggere non èAÌeTT*« ift ftt-‘ . perocché l’ ba ricevuto dal trovarsi in mezzo a valli folte di quer­ ce (3) : siccome avvenne anche di Nape situata uella pianura di M etimna. x . r< a-ecT /o • i ] x a tA e v ro •VT«f tiTC r i cvft^ifitixSrtt rS cTt BSrn t « o r i .... ( 3) Seguito qui il Coray di preferenza anche alla vei'sione fran­ cese.. la quale poi Ellenico per igno­ ranza nominò Lape. Ecco il suo lesto: « v x ìti th u tra i . un torrente. Rispetto alle altre c ittà . alcune non sono degne cbe se ne faccia menzione : fra quelle poi ricordate da O m ero.. . ed è una pia­ nura denominata così dalla condizione stessa del luogo. e cosi némmanco Àugea . Esso è. .. Quel demo per lo contrario deli’ Àttica i cui abitanti cbiamansi Besesi è da scriversi con un solo s. più non sussiste.440 DELLA g e o g r a f ì a S I STRACONS Boagrio cbe scorre lungo Tronio .. e qualche volta al­ largasi neir ampiezza di due pietri.. . ma « i x i m n f i t x f f . . Calliaro non è più abitata . essa è distante trenta stadii da Tronio.

.. V. lib. Ivi è fabbricato un tempio a Giunone Farigea conforme a quello di Fariga Àrgolica^ perocché gli abitanti di quel luogo affermano di essere una colonia di Argivi. Quivi è anche Calcide. Al preseute poi è degli E to li. dista n te .LIBBO nONO 44* Tarfe è posta sopra un' altura . venuta Di là dai fin i della sacra Eubea (t) mostra che vi fossero Locri anche altrove. E quivi pure è il colle Tafiaso sul quale si trova il monumento di Nesso e degli altri Gen( i ) IL . perchè una volta vi fu­ rono costrutte delle navi (a). Perocché dicendo : Venti e venti il seguian preste carene Della locrese giovenlìi. almanco espressamente . o per gli Eraclidi.. menzionata da Omero nell’£ ’ * numerazione là dove parla degli E toli. ma solo mostrò di averli di* stinti da quelli onde abbiamo parlato finora. 535. ovvero pei Lo­ cri (come dice Eforo) ancor prima dì loro... fabbricar navi.. Ora poi chiamasi Fariga. ai quali Filippo P aggiudicò. Nè altri poeti ne parlano: pure tennero le città di Amfissa e di Nau* p a tto ... De’ Locri occidentali Qmero non fece menzione . .. 1’ ultima delle quali sussiste tuttora in vicinanza di Antirrio : e dicesi Naupatto. u . e situata al di sotto di Galidonte.. (a) Da ntvicn'yiu . che ab­ biano fatta costruir quivi la loro flotta.venti stadii ^ £d ha un terreno fruttifero e bene arborato : e però anch’ essa ebbe il suo nome da’ folti suoi boschi.

Amfìssa innalzavasi nelP estremità della pianura Crissea. la quale dicono essere la metropoli di tutti i Dorici : le quattro città che la componevano furono Erineo. Costoro popola* rono la Tetrapoli. Un' Alope trovasi nominata così nel paese dei Locri Ozolii. {1) Il nome di Eantea e supplito dalle congetture degl’ inter­ preti : invece di Eupolio alcuni scrivono Eupalio . Boeo. Pindo e Citinio. Ai Locri occidentali tengono dietro gli Etoli : agli Epicnemidii sono contigoi gli Eniani. ma la fecero poi distruggere gli Am6 zioui. ed anche nella Ftiotide. e la bagna un fìdme del mede* simo suo nome che sbocca nel CeGsso non motto lon* tano da Lilea. Pindo è da alcuni detta Acifanta. . Frammezzo stanno i Dorici. e cosi fa an* che Straboue altrove.44^ DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE lauri : e dicono che per la putrefazione dei cadaveri 1’ acqua die scorre alla radice è fetida e grommosa ^ d’ onde poi la nazione fur detta degli Ozolii (i). Tutta poi la navigazione lungo la spiaggia della Locride è di poco più che duecento stadii. Raccontasi che Epalio re dei Dorici essendo cacciato fetore. Pindo è situato al di sopra di E rineo. e gli Epizefirii sono colonia degli Ozolii. come in quello degli Epinemidii. i quali occupano r Oeta. I Locri Ozolii sono una colonia degli Epicnemidii. E trovasi colà. come abbiamo già detto. Anche Eantea ed Eupolio (2) sono dei Locri. anche Molicria citta­ della d’ Etolia. presso Àntirrio.

e nelle spedizioni dei Macedoni. Questo monte Oeta si stende dalle Termopili verso le parti orientali fino al golfo Auibracico all’occidente.LIBRO MONO 44^ Je! regno. Per qualche tempo adunque coleste città furono in onore. quantunque fossero piccole e situate sopra uiio sterile terreno ^ ma vennero perdendo ogni importanza nella guerra Focese. tagliando in certo modo ad angolo retto quella catena di monti che dall’estremità del Parnaso si allunga fino al Pindo ed ai luoghi ulteriori abitati dai barbari (i). sua vita presso l’Oeta. per nome Ila . eglino soli fra tutti. Agli stessi casi soggiacquero pure gli Eniani. ed a quello ed a’ suoi discendenti lasciò in retaggio il suo regno. degli Etoli e degli Atamani . Di colà poi si mossero gli Eraclidi quando entrarono nel Peloponneso. sicché può recar meravi­ glia che ne sussistesse pure una qualche reliquia allor­ ché i Romani s’ impadronirono della Grecia. Con tutto ciò gli Enian! con­ tinuarono ad abitare una parte dell’ Octa. f però qnantlo l’eroe fini la. rimasero ragguardevoli . . ne fu «li nuovo posto al possesso da Ercole . i quali furono anch’ essi distrutti dagli Etoli e dagli Atamaui: dagli Etoli quando guerreggiarono cogli Acarnani e ne divennero molto potenti : dagli Atamani allorché . quel principe per gratilurline adottò come suo proprio il mag­ giore de’ figliuoli di lu i. e sotto il re Amiuaudro creb­ bero in maggior potenza. es­ sendo già infiacchiti gli altri Epiroti. Quella parte che inclina alle Termopili chiamasi prò(i) Tutto questo periodò nel lesto è ÌQlcrrolto da lacune.

Al mezzogiorno di questa città dice Ero­ doto che v’ ha una profonda apertura. lasciando un angusto passaggio a coloro che. ed an­ che Termopili. evvi anche il D ira . luogo naturalmente forte. segui­ tando la spiaggia. Perocché oltre allo Sperchio che lambe Anticirra. poi il Melas distante da Trachina circa cinque stadii. come a dire Nicea sul mare dei Locrii ^ poi T ichio. dove il monte sorge in un ver­ tice. Questo passaggio ha il nome di P ile . e finisce in rocce acute e scoscese giù fino al ma< r e . ed è uno spazio lungo daecento stadl!^ di terreno aspro ed elevato. a traverso della quale P Asopo ( c’ ha il nome a comune cogli altri Asopi già mentovati) va a gettarsi nel mare al di dentro . Il monte che gli sovrasta dicesi Callidromo : anzi alcuni danno questo nome anche a tutto il restante delle montagne . Ma la maggiore altezza è presso alle Termopili. il quale dicono che fece prova di estinguere il rogo di Ercole. Eraclea primamente chiamata Trachina e fondata dai Lacede­ moni distante circa sei stadii dall’ antica Trachina ^ e finalmente Rodunzia . G ole. Vicino alle Termopili e al di dentro delle gole vi sóno. le quali scorrono per canali che si sono scavati esse medesime. L’ en­ trare in cotesti siti è fatto difficile dalPasprezza del ter­ reno e dall’ abbondanza delle acque . le quali attraversando T Etolia e 1’ Acarnania si sten­ dono sino al golfo Ambracico.alcune fortezze .444 b& tL À g e o g r a f ia d i STRAfeONfi priamente Oeta. e al di sopra di Tichio . vogliono andare dalla Tessaglia nella Locride. per essere colà intorno certe sorgenti di acqua calda considerate come sacre ad Ercole.

que’ passaggi sono liberi ed aperti a tutti. padroneggiava l’ ingresso nella valle di Tempe. guardando all’ agevolezza che davano a chi si partiva dalla Macedonia. Più tardi quelle stesse città e con loro anche Demetriade furono chiamate catene. la qual dice : O passeggiero . e quella celebrata inscrizione sulla colonna de’ Lacedemoni. quando erano per così dire le chiavi di quel passo ^ e quando fra i popoli situati al di dentro o al di fuori di quelle gole v' era una continua gara. Vicino a queste gole i compagni di Leonida con po­ chi abitanti dei luoghi circonvicini tennero fronte al nu­ meroso esercito dei Persiani. perchè Demetriade possedendo le strade che vanno lungo il Pelio e T Ossa .I. e le colonne. Una volta pertanto furono di grande importanza co­ testi luoghi. Avvi colà anche un gran porto ed un tempio di Ce­ rere . Però Filippo (i) chiamava ceppi d elf Eliade Calcide e Corinto. Ma dacché tutta T Eliade venne sotto una sola signoria. nel quale ad ogni tornata delle adunanze Pilie ( ■) l i padre di Perseo. detto così dal nome di un eroe di cui si mostra in quelle vicinanze il sepolcro. Dall’Asopo alle Termopili poi si contano quindici stadii.IBRO MONO 445 delle P ile . avendo per certi sentieri superate quelle montagne non calarono a trucidarli. dopo avere accolto in sè dalla sua sponda meridionale il Fenice . . fedeli alle patrie leggi. infino a tanto che i bar­ bari. Ed ora si veggono colà il Poliandrio eretto a tutti costoro. annunzia ai Lacedemoni cho noi qui giaciamo .

e la navigazione fino al Ceneo è di settanta. i quali si possono risguardare come col­ locati da lui fra gli Etoli. andando per terra. E cosi ba fine la Locride. lasciando per altro in disparte ( come abbiamo fatto rispetto agli altri paesi ) le cose troppo antiche o favolose o non bene confermate da tutti . Consi­ derandone le varie città e non le varie nazioni. Dal porto ad Eraclea Tracbinia. Sabito fuor delle Pile è la foce dello Spercbio. Gli Atamani furono anch’esst distrutti (i). (i) 11 C oray crede che qui v’ abbia una lacuna nel testo.446 SELLA GEOGRiFIA DI STBABONE gli Amfizioni solevano fare ua sagriOzio. I luoghi al di fuori delle Pile verso 1 ’ oriente e verso il golfo Maliaco sono dei Tessali ^ quelli verso P occi­ dente sono degli Etoli e degli Acarliani. fuor solo i Cureti. ma i più da altri autóri. sono quaranta stadii. II più grande e il più antico corpo di nazione è quello dei Tessali. e parlando soltanto di quelle che ci pajono di maggiore importanza. Noi dunque dobbiamo ora cominciare dai Tessali. alcuni dei quali furono menzionati daOmero . Dalle Pile all’ Euripo contansi cinquecento trenta stadii. ' . Gli Etoli poi sono sempre accennati da Omero sotto un sol nome .

— Dei Magneti. — Stati d i ProtesUao. Le parti di questa spiaggia vicine all’Eubea ed alle Termopiti le occupano i Maliesi e gli Achei Ftioti ^ quelle vicine al Pelio i Magneti. guardando all’ oriente ed ai confini settentrionali dell’ Eubea. si può dire fianco orientale e marittimo. — Divisione della Tessaglia secondo Omero in dieci parti. i quali vanno ad unirsi coi Dorici e col Parnaso : e questo fianco che guarda ai Macedoni sì può chiamare settentrio­ nale : 1 ’ altro sarà meridionale. Rimane quindi soltanto il fianco occidentale. — • Determinazione e lim iti delle varie coste della Tessaglia. — S ta ti di FUoUete. — Ordinaria divisione della Tessaglia in quattro parti. Ma dalla parte del mezzogiorno essa è circoscritta da montagne parallele ai confini Ma> cedoni. — Siati dei figliuoli di Esculapio.LIBRO NOMO 44? C A P O VI. — Stati d^Euripilo. Partendosi poi dal monte Pelio e dal fiume Peneo per andare verso le parti mediterranee . cioè dai monti Os. stanno lungo i confini della Tessaglia i Macedoni sino alla Peonia ed alle nazioni Epirotiche. Questo fianco adunque della Tessaglia.tei e d’ Etolia. — Particolari misure delle coste e delle parti interne della Tessaglia. — Stati d i Guneo. dagli Acar* . — Stati cFEumelo. Descrizione della Tessaglia nella quale si comprendono ta Magnesia e le isole adiacenti. Appartieae alla Tessaglia la spiaggia che partendosi dalie 'Termopili va sino alla foce del Peneo e sino al» I’ estremità del monte Pelio . — Isole adiacenti alla costa della Magnesia. — Origini tessaliche. circòndato dagli Etoli. — Stati di Polipete. — Stali clùlle e domìnio d i Fenice^ o Dolopia.

...... La Ftiotide comprende le parti meridionali stendentisi pel lungo alle falde dell’ Oeta dalie rive del golfo Maliaco e Pilaico fino alla Dolopia ed al Pindo : e per la larghezza sino a Parsalo ed alle pianure tessaliche......... e dividesi in quattro parti............ e quelle . dagli AmBloclii.. e così lasciò asciutta quella pianura.. Perocché il Peneo scorrendo a traverso di quel paese.. e ricevendo in sè molti fiumi... poi dal paese detto una volta degli Etici^ e per dir breve . L’ Istieotide occupa le parli occideatali. ma non abbracciano però una grande estensione di terreno .. ma più vicino alla spiaggia del mare............... tranne il Fe­ llo e 1’ Ossa.... spesse volte straripa.......... dette la Ftiotide........ l’ Istieotide..... Ma dopo che da’ tremuoti fu fatta quella fenditura di terreno che ora chiamasi Tenipe e che disgiunge 1’ Ossa dall’ Olimpo .. e dal lato della spiaggia ha il suolo più elevato che dalle parti continentali.. fra i popoli epirolici......... Tale è la Tessaglia.......... dagli Atamani e dai M olotti... ... e sono regioni fertilissime... fuor quelle parti che qualche volta sono inondate dai fiumi.. le quali formano il centro della Tessaglia ......... giacché essa in tutte le altre parti è circondata da m onti........... Si crede anzi che anticameute tutta quella pianura fosse una palu­ de ... Questi sono abbastanza elevati....... la Tessaliotide e ia Pelasgiotide....44^ DELLA GEOGRAFI^ DI STRABONE n a n i.... e finiscono in pianure.. ed il Bebeide di minor estensione .. e ..... il Peneo si mise a correre per entro ad essa andando al mare ..... Vi rimangono non­ dimeno il Nesonide eh’-è un gran lago . da tutta la regione circon­ vicina al P i n d o ..

e sono contigui ai Macedoni infe­ riori^ gli altri. così princi­ palmente pel poema di Om ero: ma poche fra quelle città conservarono la primitiva loro importanza ^ è Larissa meno d’ ogni altra. III. ed anche qualcuna che oggidì suole assegnarsi alla Macedonia. lib. 681. occupavano il fianco meridionale sten­ dendosi lungo l’ Oeta e lungo il paese de’ Locri Epi« cnemidii : Ditene adesso . empiono i luoghi che restano fino alla spiaggia della Magnesia. Anche in questa regione si trovano parecchi luoghi divenuti illustri. V.LIBRO irOHO 449 poste fra il Pindo e l’ alta Macedonia. o Dive . Stm ^ ìohEj tom. cosi la sua testimoniansa prova soltanto una cosa comune a tutti i paesi. Primi di tutti egli annovera coloro eh’ eran soggetti ad Achille. che vengono appresso. Mirmidon chiamali Ed Elleni ed Achei (\\.è che questi e nelle singole parti e nella loro totalità soggiaciono a varie mutazioni secondo la potenza di coloro che ne tengono il domìnio. nè £ Eliade Di bellissime donne educatrice Gli eroi tacete. ( i ) I L . nè di Ftia . Siccome poi Omero divise in dieci parti e signorie tutta quella ragione che noi ora chiamiamo Tessaglia^ con^rendendovi anche alcune parti che sono degli Oetei e della Locride. i valorosi e Z f Alo e <f Alope e del pelasgic' Argo E di Trachine . I I . e . cio. come per altre cagioni. ^ . II rimaneiite è posseduto dai cosi detti Pelasgioti^ alcuni dei quali abi> tano le pianure.

.. dicendo : Quindi ei teco spedimmi. pag. ma invece shri au­ tori ( per esempio Pindaro) parlano di Fenice^ il qual» condusse la schiera dei Dolopi ardila n e l . tom. e si noti c h e il testo omerico dice veramente A*A«9r<«nii m titntt. i v ... Dolopibus impemns.. r ( 3 ) II.. come sogliono dire i grammatici. con cui utilmente secondava le frecce dei cavalieri Danai (i).. £ però {melie presso Omero <}oesto è da intendere quasi taciuto per reticenza. Se Fenice fosse stato seguito soltanto da pochi non potrebbe mai pa­ rere ch’ei fosse compagno d’Achille Delle imprese della guerra ... Chè veramente sarebbe ri­ dicolo se avesse partecipato nella guerra il r e ..... assegnando agli nni ed agli altri nna flotta Gomutte. 8^.a. V ultimo confine Di Flia mi diede ad abitar.ttribui« scono tutti e due questi ufScii.. ma sòltanto regolatore delle sue parole. . 4 8 0 . frAnc... ).... I X . maneggio della fionda . ( Èdit. E nondimeno i versi di Omero gli. e suo consigliere.. delr H e y n e. ed. l i b .4^0 DELLA aEOÒRAFlA DI STnABOME A costoro poi ag. quale Fenice medesimo si dichiara dicendo : . onde di questi (■) Questo passo trovasi nei frammenti di P in d aro . V...giange quelli ch'eraa soggettra Fe-^ nice. commesso De’ Dolopi il governo alla mia cura ( 3 ) . ed i sudditi non vi fossero intervenuti. Omero veramente non fa mai menzione di una miliaia di Dolopi Delle battaglie avvenute intorno ad Ilio : pe>' rocchè noa racconta che il loro condottiero Fenie« uscisse a perigliarsi come Nestore ...

. alcuni invece sostengono che siasi cosi dtimiminata non una città . e dicono efae dividendosi tutta la Tessaglia in due p arti... il quale dà Argo condusse colà una co> Ionia...... £ questo medesimo si raccoglie anche da ciò che Achille rispoade a Fenice.. Nonditeeno aicnni distinguono la Ftia dall’ El« ladè... .... ed altrove : .... La Ftia pei credono alcuni'che sia una stessa cosa coll’ EHade e coH’ Acaja..... vinna una volta a Larissa. 4 4 3 .. questa n’ è la dneridio* naie.. Primamente sotto quella evpressìotto èipelasgic Argo^ alcuni intendono utia città di Tessaglia.. a cui diede cotal nome Abante... . nè d^ Eliade Di bellissime donne educatrice ...LIBBQ nono 4^^ ^u d t erudirli... siccome pare che anche Omero ne facesse due paesi dicendo: .. (3) la tuUo «jnesto pws« risg n a r^ te feuice il lesto k iacredibilmente corrótto. nè di Ftia.. e farmi a te nelV opre Della lingua maestro e della mona (i).. IX . e giunto ai campi Detta feconda pecorosa Etia Trassi al cospetto di PèUo} ( 1 ) I I ..... lib.... ina sibbene la pianura tessalica. ma che ora più non sussiste.... Ma le parole di Omero in* torno agli Stati di Achille fan luogo a m<^e discus* sioni (3). T.. errai gran petta Per f ellàde cohtràda ..

dicendo che sono quelle della distrutta Eliade. cioè all’ antica ed alia nuova. Ma i Melitet per Io contrario alTermano eh’ Eliade fu situala al di là del1’ Enipeo alla distanza di circa dieci stadii dalla loro città. L ’ Enipeo poi discorre da Evitra^ bagna le mura di Farsalo e gettasi nell’ Apidàno : o . l a tutti qoesti versi è manifesto che Omero parla di due luoghi 1’ uno distinto dall’ altro ^ ma se poi questi luoghi siano due città o due regioni non Io dichiara. Fra coloro poi i quali portano opinione che l’ Eliade di Omero fosse invece una città. dtcone inoltre che la si stendeva dall’ antica Parsalo sino a Tebe Ftiotica. anzi di tutta la Tessaglia. dal cui nome si congettura che quel hiogo e quella regione fossero sotto il dominio di Achille. i Farsali mostrano a ses* santa stadii dalla loro città certe rovine. e soggiun­ gono avere gli Elleni abbandonata Eliade. con ivi appresso due fontane dette A^esseide. E veramente in quella regione. la quale una volta denominavasi Pirra. trovasi anche T etidio.4S» V ILLA GEOOBÀTU DI STRABONB e altrove ancora : Aai* m olle Eliade e Flùt Figlie di regi assai possenti. Que’ moderni i qnalt tengono che l’ Eliade menzionata da Omero fosse una regione . ed Iperea. E veramente raccontasi che Deu> calione abbia avuta la signoria della JPtiotide . situata in una bassa posizione. vicioo alle due città di Parsalo. per trasferirsi nella loro città : di che citano in testimonio la tomba di Elleno fi* gliuolo di Deucalione e di Pirra che trpvasi sulla pub> blica loro piazza.

Sopra cinquantu Pròre a costoro é capitano Achille. 685. Poi discendendo a parlarne divisamente dice esserti condottieri JXt’ Ftii Medortte e il pugnator Podarce .Lftnó soirò 4^ tjtteslo va poi a metter foce nel Peneo. .e tutti a tener lungi Dalle nari tT Eltorre la rovina Opravano le inani (a). Intorno a costoro dice da prima in generale : Flìi^ Beoti. Mirmidon chiamali Ed Elleni ed Aàhei. lib. Nè di Ftia nè ^ Eliade Di bellissime donne educatrice Gli eroi tacete . . è coììe lunghe Lor tuniche g t lonii e i chiari Epei Ivi emn tu tti. L octeiì. ' II. I l . e quelli di Prote* silao. Itb. XIII. E tanto sia detto a mostrare perchè i popoli qui citati da Omero 5 Ì dicessero Elleni. i quali dopo la morte di questo eroe ubbidivano «1 valoroso Podarce. fa che tutti i soldati di Achille restino insieme con Ini oziosi. V. Ftii chiamavansi quelli soggetti ad Achille. . 683. Perocché neU’Enumerazione delle navi Omero pone fra i popoli signoreggiati da Achille quelli che abitavano Ftia ( i) : poi descrìvendo la battaglia avvenuta presso le navi. . . del pari -che I sudditi di Protesilao e di Filottete. . . T.. {i ) l i . ma dice però che combatterono i sudditi di Fi* lottete condotti allora da M edonte.

Giunti ai Beoti. E forte anche coloro ch'erano capitapati da Euripila p 0 rt(iraD0 anch'essi il nome dì Ftii cpi quali erano cou* fiiiaoti. .. che Alope. (i) Dalla parte meri4|qn9]e. Ma sotto il nome di Ftia s’intende seiQpre ciò che Achille possedette dalla Dolopia e dalla piaqpra fino «I mar di Magnesia. ^3) Invece di I ^ i^ e come gi4 « è vUenfo : . .. Rispetto ad Alo ed AIppe non è ben cer^p se le città menzionate da Omero jo tto questi nomi corrispon­ dano a quelle che ora sono comprese s e i territorio Ftiotico. La largh^uia poi de’ possedimenti di Peleo e di Achille sogliono roi«arai^a (da)la Trachinia e da’ paesi Oetei fino alla dU à di Anttpne ( che ora suol dirsi al plurale ). ovvero a quelle della Locride.. E di Trachine. soggetta a Pretesilao : ed è questo presso a poco lo spazio che forma la lunghezza del golfo Maliaco.nfleyasi {}) fino all9 XifMVide. E veramente la signoria di Aphille ste. •f • iyalq^nsi Tf Ala e ^ J{ope e del itelatgic'ArgR. M iunte « Tratkme (a).. a così anche fino a Tra'china ed ai paesi Oet^i : e lungo la spiaggia della Locridi^ trpvapsi A lo. .^ . Ora noadiiqeoo suol essere attribuita «dia Magne­ sia quella parte degli Stati dVEuripilo ch’ era :VÌcÌDa ad Ormenio.4$4 OKLLl G ^àtH U riA b l 8TRAB0SE lieg/t «ietti di Ptia questi itila tetta.. difenJ^m le navi. e coal anche tutto quel paése che formava la signoria di Filottete.e v’ )i9 chi al nome di Alope sostituisce nel testo di Omero quello di Aliunte leggendo : Coloro che abitavano A lo .

... e da un Iato è contiguo al monte Timfresio ed ai Dolopi.... dall’altro si stende fino ai luo* ghi vicini al golfo Maliaco. e si stende al pari dalle radici dell’ Otrio fino al territorio de’ Maliesi... £ssa è situata al di là della pianura Crocia ( 1) ^ e il fiume Amfris^o scorre lungo le sue mura.. come se stesse bensì fuori del golfo Maliaco . Artemidoro colloca Alo sulla spiaggia. in tempi più tardi.. il quale dalla parte del settentrione è immi­ nente a|la Ftiotide. r i n //« v ? . Come pertanto Filace ( soggetta a Protesilao ) & In quella parte della Ftiotide la quale è contigua ai Ma­ liesi) così pure è di Alo...) Strabene il solo autore che parli della pianura Crocia.. ma nondimeno dentro i (i) Non sarcbjbe fotte (doBaa^dano gli Edit. poi fu riedificata.. Questa città ebbe a fondatore Àtamante. cioè cbe i confini e l’ ordine delle nanoni e dei paesi si mulino sempre.. E una volta fu soggetta a Tebe ^ ma Filippo la tolse ai Tebani per aggiungerla a quelli di Farsalo: d’onde poi mostrasi vero ciò cbe noi abbiamo già detto.......LIBRO ROMO 455 Alo FtioUca è situata vicino alP estremila del monte O trio .. Alo poi è distante da Itone circa se^sapta stadi! ^ e dicesi così al mascolino come al femminino.. frane. È poi distante da Tebe Ftiotica circa cento stadii... tra questa città e Farsalo. £ così ha potuto anche avvenire che Sofocle chiamasse Ftiotide la Trachinia.... Al di qua poi della pianura Crocia trovasi Tebe Ftiotica : e il paese chiamasi indistintamente Ftiotide od Acaja.

..... t Cosi il testo in orìgine... £ senza dubbio Omero considera lo Sperchio come appartenente agli ‘Stali di Achille.. Egli è poi naturale che tutti i sudditi di Achille e di Patroclo si chiamassero Mirmidoni. perché vennero (i) K») • . .. il quale ha le sue sorgenti nel Timfresto monte della Driopide ... ma poi ‘non sono tutti d’ accordo nell’ interpretazione di questa frase. egli dopo Àntrone colloca Pteleo........ Lo Sperchio è distante circa trenta stadii da L am ia.. La lacuna s’ empie dagli editori colla parola .e sbocca in 'vicinanza delle Termopili. giacché dice che l’ eroe aveva consa­ crata a quel fiume la propria chioma ^ e che Menestio... Rispetto a Trachina abbiamo già detto quel eh' essa e r a . Quel poeta fa spesse volte menzione anche dello Sperchio come di un fiume appartenente agli Stati d’Àcbtllè.. uno de’ suoi capitani. detto una v o lta .. fra questa e Lamia: e cosi mostra eh' eran soggetti a quell’ eroe tutti i luoghi al di dentro e al di fuori delle Pile adiacenti al golfo Ma* liaco. ed Omero le assegnò il vero nome (i). I l traduttor francese crede che Strabone abbia voluto dire che O m ero chiamando Trechine quella città la quale si disse poi Trachine ^ 1« assegnasse il vero nome. la quale è situata al di sopra di una pianura elle si stende fino al golfo predetto...456 d e l l a g e ò &hafia d i s t r a b o s e confini deUa Ftiotide : perocché procedendo da questo golfo sino al Peneo. dicevasi nato da una sorella di lui e dallo Sperchio.. e poi Alo distante da Pteleo cento dieci stadii.......

. . Questo paese dalla parte settentrionale stendesi IuD' go quello degli Asclepiadi. . . E chino. Per enumerare le abitazioni comprese nel territorio Ftiotico soggetto ad Achille. sogliono cominciare da qnello dei Maliesi . > . Parsalo. Alla regione degli Oetei appartengono anche Acifa . e fu creduta metropoli di quei Driopi che stanno nel Peloponneso. copgte la Doride. e lungo la sua sponda abitano i popoli detti Peracheloiti. e una città detta Eretria come quell' altra dell’ E ubea. Taum aci. la quale una volta. Proerna. 44$ di questo volume. Melitea. Lamia ( vicino a cui si combattè la guerra Lamiaca fra i Macedoni capita­ nati da Antipatro. compren* dendovi Tebe Ftiotica . formava una Tetrapoli.LIBKO NOSO 4^7 con Peleo da Egina (i). ed un luogo detto Anticirra con (i) E gli Egiaeti chiamavansi BUrmidonij com’è detto a p. Parasopia ed Oeniade. e ne contano parecchie. Goronea c’ ha il nome di una città della Beo­ zia . c’ hanno il nome a comune con quelli d’Etolia . Esso com­ prende quattordici province con Eraclea e colla Drio-pide . e gli Ateniesi^ colla morte di Leoste* ne uno dei compagni di Alessandro ) : poi . e i Paracheloiti. Il nome di Achei era cornane a tatti i Ftioti. perchè in quella parte della Tessaglia scorre un fiume Acheloo nelle vicinanze di Lam ia. principalmente degli occi* dentali ^ ed anche lungo quello d' Euripilo e di Prolesilao con cui era contiguo verso l’ Oriente : e dalla parte meridionale poi nnivasi ai. . .paesi Oetei. E rineo.

pag... ed alcuni anche alla Macedonia : perciocché lo splendore e la possanza dei Tessali e dei Macedoni furtìn cagione che o di buona voglia o per fon» gli Epiroti più vicini si trovassero finalmente compresi nella Macedonia o nella Tessaglia. mentre gli Oresti..À GEOGRAFIA DI STRABOItE nome ugaale ad un altro de’ Locri Esperii..458 UELT.. Itm arot ma la correiione con­ corda con quello che leggesi nel libro v i i .. Il Pindo é un gran monte il quale ha dalla parte dell’ occidente i Perrebii... Sul Pindo abitarono i T a­ lari che furono una tribù di Molossi staccati da quelli che avevano il loro soggiorno presso al Tomsro ( i) : (i) Il lesto dice : .. Questa regione è vicina al P indo. e che furono sotto lo stesso principe Peleo essi ed i Ftioti : perocché F e­ nice usa quelle parole : .. Queste divi­ sioni ch’ io vengo qui nominando non sono rimaste sempre le stesse. Omero dice con bastevol chiarezta che i Dolopi abi­ tavano nelle estreme parti della Ftia....... Il monte stesso poi è della Tessaglia..... ! Pelagcs: e gli Elimioti assogettaronsi ai Macedoni.. .. commetto De' Dolopi il governo alla mia eiira... trasportati colà da un altro paese .. gli Etici e i Talari diventarono Tessali. e dalla parte di mezzogiorno i Dolopi.. ma spesse volte mntaronsi : nondime­ no è pregio dell’ opera ricordarne le più illustri.... Di questa guisa gli Atamani. 3 4 i e ^ 4 ^ di questo volume... r uìUmo conine Di FtUt mi diede ad abitar. e ti congmnge coi luoghi posti alle radici di quel monte ^ luoghi apparte­ nenti per la maggior parte alla Tessaglia..

è Becessario di scrivere le varie fortuna alle quali è andata soggetta. Chi poi uscendo delle Pile tiaviga allo Sperchio. corre uno spazio di circa dieci stadii : di quivi a Falaro se ne contano venti : ed al di sopra di Falaro fino alla distanza di cinquanta stadii dal mare stendesi il territorio detto M U quìndici città (i^. qualora si tratti di gente che non sia mai stata celebre . cioè o di un popolo intieramente distrutto. Chi procede oltre navigando per lo spazip di cento stadii trova Echino : e da quella. Ma ora è fama che nè i Talari "nè gli Etici più noD sussistano. . e di un paese aiFatto de­ serto . medesima spiaggia si (i) S* ignora qual sia questo territorio: ma è da «Dotare (d i­ cono gli Edit. In quest'altimo caso. Ora ci resta a descrivere quella parte della spiaggia che fa posseduta da Achille cominciando dalle Termo­ pili . Le Termopili adunque sono disgiunte dal Geneo per uno stretto di settanta stadii. e che abbia cessato di formare una popolazione­ separata dalle altre. o di gente che abbia perdutp il primitivo suo nom e.) che il testo è qui senza dubbio corrotto. poiché abbiamo già parlato di quel eh' egli posse­ deva nella X^ocride ed altrove. frane. ma quando si tratti di una gente che per qualsivoglia motivo sia degna di non essere dimen­ ticata. Questa espressione per altro si può interpretare in due maniere.LIBRO NOHO 4^9 poi gli Etici f fra i quali dice Omero che furon cacciati i Centauri da Piritoo. non cre­ diamo che meriti di essere menzionato nè 1’ antico suo nome nè il nuovo.

noi pi­ gliandolo nuovamente a guida. non però nella . aggiungeremo ora quanto è necessario a render compiuta la descrizione della periferia di quel paese (i). Appresso è*la piccola isoletta Mionesso^ e poi Antro» ne. dopo avere divisa la Tessaglia in molte parti conosciute. De- metria. . Alo poi e Larissa Gremasta e il Demetrio ^3). come abbiam fatto sia q n i.(3) Luogo consacrato a Cerere detta dai Greci à nftirfnt. . Omero lo disse bosco di Cerere. La situazione degK Stati di Protesilao è dunque indicata appresso a quelli di Achille. . Ma poiché Om ero. E questo doveva dirsi intorno alla parte signoreggiala da Achille. e questi sono que' che tengono dietro alla spiaggia si­ gnoreggiata da Achille fino ad Antrone. Enumera dunque Omero subito dopo i paesi soggetti ad Achille. . e sono fuori del golfo Maliaco. quei ch'erano sotto il dominio di Protesilao.46o nSLLA GEOGRAFIA DI STRABONfi vede. la quale è soggetta anch’ ’ essa a Protesilao. non però in quella del Coray. discorrendone tutto quanto il circuito. . collocati all’ oriente di Otrlo. la quale era soggetta a Protesilao. e gli diede il (i) T utto qaesto paragrafo manca nelle ordinarie edicioni. venti stadi! in fra te rra . erano anch’ essi luoghi soggetti a Protesilao. Filace é vicina di Tebe Ftiotica. (3). . Lari^sa Cremastaì detta anclie Larissa Pelasgica. nomina i capi e le città a loro sotto­ poste . (a) Anche quest’ ultimo periodo non trovasi nelle ordinario edizioni. e tuttavolta dentro la Ftiotide . Rispetto al Deme­ trio .

bosco ed un tempio sacri a Cerere alla distanza di dae stadii. dell’ Àtamauia (a). e Pillo dov’è il tempio di Apollo Filleo. . Al di sopra della pianura Crocia sta Itone dov'è il sacrario di Mi­ nerva Ito n ia. . . ed al di sopra di Tebe nelP interno del paese allargasi la pia* nura Crocia. tìi » ir h ^ • m . una delle quali chiamasi Pirra e 1 ’ altra Deucalione. Dopo di ciò Omero vien descrivendo gli Stati d’ Eu« (i) Poc’ anzi (pag. (a) K«( K(tf%s (sic) (T ’ . e dove le si celebrano dei giuochi sacri . detta r ^ tin o di Antrone. e vicino al fiume Cuario : ma noi ne abbiamo parlato trattando d’ Arne Beotica. E fu Piraso una città fornita di buon p o rto . . Questi luoghi fin qui mentovati sono della Tessaglio* tide. poi il tempio di Cerere con Piraso che ora è in rovine. ed Icu)i dov’ è venerata Temide Icn e a . nel mare frapposto fra quella spiaggia e l’ Eubea. con un. . Al disopra di Piraso è Tebe ^ poi il promontorio di Pirra con due isolette vicine.Piraso. Poi trovansi Pteleo ed A lo. Vicino ad Antrone . E quivi presso a poco finisce la Ftiotide. evvi una roccia sott’ acqua. . 454) li ascrìsse iav^ce alla Magnesia. la quafe è contigua colP estremità dell’ O* trio ^ ed è attrarersata dal fiomo ÀDifrìsso. la quale è una delle quattro parti di tutta la Tes> saglia^ e le appartengono anche gli Stati di Euripilo (i). .LUKO HORO 4^1 nome di . e lontana venti stadri da Tebe. ^rebe è dunque situata al di so^ra di Piraso . ad imitazione del quale fu fatto quello che trovasi nella Beozia. .

ma alcuni più credibilmente asseriscono essersi dato cotal nome a quel Inogo dalle fontane che quivi sono molte e copiose (i). fabbricar navi. Ma loloo fa distrutto in tempi motto antichi ^ ed è il sito d ’ onde Pelia fece partire Gia­ sone sopra la nave Argo : e dicono che Pagase fu così detta dall’ essere stata colà costrutta quella nave . Pagase p o i. come a dire Nelia . e loro assegna de’ luoghi apparteneati alla Magnesia ed aHa Pelasgiotide. lolco poi è sette stadii al di sopra di Demetriade. come se fosse il punto d’ onde uscirono gli Ar­ gonauti al loro viaggio (a). Sepia .46a D E L L l GEOGRÀFIA DI ÌTRABONX melo su quella parte delia costa che tien dietro alla gi4 descritta . Bisonte. ora le Carceri. Ivi appresso è pttre il luogo detto Àfete. Demetrio Poliorcete diede il suo proprio nome a Demetriade fondandola sul mare fra Melia e Pagase. e vi compenetrò le piccole città circonvicine. Fere è il tertaine delle piatnire pelasgiche verso la Magnesia. gnificado quel luogo d’ onde esccmo i cavalU alla corsa. n’ è distante cento novanta stadii 5 e venti da lolco. le quali si stendono per lo spazio di cento sessanta stadii fino al Pelio. arsenale nka* rìttimo di F e r e . E le voci Afete ed AJiterio derivando da sir . come se fosse t Afeterio degli A r­ gonauti. le quali ora sono borghi di Deme- (i) L a primii di queste etimologie dovrebbe dedursi da >«v^ riiyÌM. 1’ altra verrebbe piò naturalmente da vn y u t. Otixona. Orcomenio. lo lc o . . situata anch’ essa kingo il mare. (a) Letteralmente : Afele. fontane. Bebe. Pagase .

(i). ^ wmtnyvfir rvn riX tv f. . Questa città fu per Inngo tempo e stazione di navi e residenza dei re Macedoni) e padroneggiò per la sua posizione la valle di Tempe e i due monti Petio ed Ossa. soggiacque allo stes­ so destino. Omero annovera quindi le città sottoposte alla signo­ ria di Filottete..... noadiiaeno è su> periore a qaante città sono odia Magnesia... Àrtemidoroi colloca il golfo Pagasetico in luogo più lontano che Demetriade. Le altre sono Taumacia. D e La Porte du «Tbeil non crede di ilover tdoU are qoesU correzione.iiB R O NOHO 4^3 triade. e quivi una volta si ce* lebraya l’ a d u n a n z a .. Come la città di lolco. ed anche una pic­ cola città dello stesso nome. ed anche da quella del Peloponneso già menzionata da noi. Una fra queste è Metona diversa da quel­ la di Tracia distrutta già da Filippo. negli Stali di Filottete . Ora poi è molto decaduta ... per queste cagioni medesime.. e traducono PaduntmtM. e nel golfo dice esservi l’ isola Cicineto. fu rovinata dalle sedizioni e dalle tirannidi ^ così anche Fere.... PUaka . Presso a Demetriade discorre il fiume Ànauro : la spiaggia vicina chiamasi lo lc o . ... ma il sig. E generalmenie gli editori ( compreso aaehe il Cor s j ) «npiono la la ein a colla voce n«A arii«>. 11 lago Bebeide è vicino a Fere ed anche alle ultime estremità del Pelio e della Magnesia : fiebe poi è un piccol luogo situato lungo il lago predetto. Olizona e Melibea T ultima delle (i) 11 testo dice : iTi r«> .. venuta a molta grandezza...

rSt llit ìrr/t... vedendo gli Ateniesi arbitri del mare e padroni così di quelle isole come di altre.. e quelle in più fama sono Sciato.. . Ico. Àloneso e Sciro . della Tracia e degli altri paesi circonvicini trasse a sé anche le isole situate rimpetto alla Magnesia ... Guerreg­ giando per conseguire la supremazia ( l ’ Egemonia ) di tutta la Grecia cominciò da coloro che più gli erano vicini.. e tutte hanno una città che porta lo stesso loro nome: Principalmente celebrata è Sciro a motivo dell’ aiSnità di Licomede con Achilie................ Pepareto.. e per­ ché quivi nacquè e-fu educato Neottolemo figliublo di Achille stesso.... Le lacune furono empiute dal traduttore francese..ìli.. e quelle che prima d’ allora non ave­ vano mai avuta alcuna celebrità.. e dopo avere aggiunte alla Macedonia molte parti della Magnesia... (a) La frase del te sto : »•< ymf/fttvf tsr*4i7....464 D E L L i GEOGKAFU DI 8TRÀB0HE quali è situata luago la spiaggia che tiea dietro al golfo Pagasetico (i)k Dinanzi al pàe^e dei Magneti stanno parecchie isole. cre> scinto in potenza.. a cui è conforme anche il testo del Coray.... si adoperò a rendere il più che per lui si potesse importanti quelle che si trovavano in vicinanza de’ suoi Stati. egli le fece conoscere e le rese tali che il loro possedimento si disputasse po­ scia colle armi (a). Sciro pertanto è fatta illustre a pre( i ) ''h t( * » ) .. ... In progresso di tempo Filippo . ricévette dal traduttore francese quest’ altra interpretazione : les combats mulUpliét qu'il m i à touUnir pour en rester pbssesseur. rendirent fameuses celles doni précédemment à ptine on parloU.. Queste parole inancaDO nelle antiche edi­ zioni..

pe^ molti Istiei che vennero ad abitarvi.... V.... in quella guisa che alla bassa Macedonia corrisponde la bassa Tessaglia (a).. L’istieotide e la Do­ lopia formano ciò che si chiama l’ alta Tessaglia. (i) I I . 3o .. SriutMoiit... dopo aver rovinata Istlea euboica (di cui trasportarono gli abitanti nel continente).. I Le città qui mentovate da Omero appartengono all’ !• stieotide.. II. lib. Omero poi essendo proceduto fino a questo punto della spiaggia della Magnesia ritorna alla Tessaglia su­ periore .. di D e a . e cominciandosi dalla Dolopia e dal Pindo nomina : Que’ poi che Tricca e la scoscesa Ilome Ed Ecalia tenean . eh»... seggio tP Eurito (i). lU . 7 0 9 ..... gli diedero nuovo nome. (a) Nelle edizioni ordinarie manca anche questo perio d o . poi nel testo non è senza lacune. se ne impadronirono... si­ tuata direttamente sotto l’ alta Macedonia.LIBRO MONO 465 ferenza delle altre da autiohe tradisioni .. ma quando i Perrebii. di Sinnada e di lerapoli.. Perocché di quivi soq tratte le colonne e le grandi tavole di marmo venato che si vedono in Roma e delle quali cosi in pubblico come in privato si adorna questa città^ sicché ora il marmo bianco non è più tenuto in pregio.. Una volta questo paese chiamavasi Doride . ma furono poi cagione che molto se ne parlasse anche l’ eccel­ lenza delle sue capre.. e le cave di vario marmo somi­ gliante a quel di Caristio .. tom...

Nondimeno gli scrittori venuti dopo di lui sostennero che non solamente quella Venere. fra le quali v’ ebbe anche Itome. Pe* rocchè così (i) chiamavasi anticamente. fondata come in un quadrilatero in mezzo alle quattro fortezze di Tric­ c a .466 DELXÀ GEOGtlAFU DI STKABONE Quella Tricca pertanto dov’ è il più antico ed il piò celebrato tempio di Esculapio. aveva atteso agli studi della mitologia. confina coi Dolopi e coi luoghi circonvicini al Pindo. ma anche molte al( 1 ) Ciofe Tome invece d’ Itome. e per tutta la sua vita. ma sibbene lasciarne la prima sillaba. E Itome appartiene al paese dei Metropoliti. ( Edit. col tempo gliene furono aggiunte altre pa­ recchie . di Metropoli. Essa è poi naturalmente forte ed in luogo veramente scosceso. . Metropoli poi si compose primamente dall’ unione di tre piccole città poco note. ma d’ onde poi venisse questo nome non è b e n certo. E nel vero Callimaco fu quant’altri mai erudito. e di Gomfi. frauc. com’egli medesimo dice. Però Calli­ maco ne' Giambi dice che la Venere Castnietide vinse in sapienza tutte le altre ( perocché non è già sola una Dea di cotal nome ) . Rispetto ad Itom e. dicono che non si dovrebbe pronunci ciare co si. ma poi matàiv* dosi il nome si disse Itome. ). Di Venere Castnietide o Castinia trovasi un cenno in Licofrone. di Pelinneo. (a) Questo passo di Callimaco pare che sia sfuggito aU 'E m esti ne’ Fram menti. la quale porla un nome consimile a quello di una città della Messenia. siccome quella che sola Jra tutte accetta sagrificio di porci (2).

. e dal Guralio. di­ scorre lungo Atrace e Larissa.. . {p) La lezione originaria è ì t r S ........ Anche Faricadone è situata nell’ Istieotide. e Detta seconda l’aggiunto di Minerva Itonia... Che che ite s ia . rtSi.. Anche £calia.. poi la> sciandosi a manca T ric c a .. . ciò che fu notato da noi nel descrivere il Peloponneso... chianiata dà Odiero leggio tfEurUo ... viene collocata da alcuni nell’ Istieotide : ma v’ ha ' chi la pone invece nell’ Eubea o nell’ Arcadia . . il quale dopo essere scorso lungo il tempio di Miner* v a ..... nella prima di queste lacune è da mettere i! nome del fiume Peneo ..... d' onde poi un tal culto si diiTuse a parecchie delie città che in quella furono compenetrate.L ’ À bbreviaiore di Strabone supplì n«lla Pelasgiolide...LIBRO NOKO 4^7 tre accettano quel sagrificio ^ fra le quali annoverano quella di Metropoli.. pro­ cede attraversando la Tempe sino al luogo dove sbocca in mare.....si getta nel Peneo {■). e di cui intese di scrivere 1 ’ autore della Espugnazione d" Eealia. e vuole anche nomarla altrimeóli . questi sono i luoghi che Omero accennò com« soggetti agli Asclepiadi.. Pelinneo e Faricadon«. E domandano soprat­ tutto quale fra le città di tal nome sarà stata quella presa da Ercole. Questo Peneo ha il suo principio dal Pindo.. 11 territo­ rio di questa città è irrigato dal . (i) Secondo il testo del Coray... . e ingrossandosi nella Tessaliotide {s) pei molti fiumi che in sé riceve. come s’ è detto ...

.. giacché anche Bebe al pari di Or­ menio fu una delle città incorporate in Demetriade... si ricoverò in Ftia presso il re Peleo.468 DELLA GEO G IU FU DI STH4B0NE Appresso poi vien descrivendo il paese sottoposto ad Earipilo : Ormenio . di Gercafo e nipote d’ Eolo.... E del Titano le candenti cime ( ì ). Àsterio e V ipenSe fontane . poiché Fenice abbandonò. / ’ ira fuggendo E un atroce imprecar del padre suo Amintore Jt O rm ino. II. Che da Ormeno nacquero Amia* tore ed Evemone. Or^ menio pertanto è distante da Demetriade... Ormenio cbe ora chiamasi Orminio. Bisogna poi dire che anche il Iago Bebeide si trovi col^ vicino...... e il sito dov' era lolco giace lungo quella strada a sette stadii da Demetriade ed a venti da Ormenio. per te rra ... xiy. Demetrio Scepsio asserisce che Fenice fu d'Orm enio ^ d’ onde poi .... ... V. lib. Poi aggiunge che Ormeno era stata costrutta da Ormeno figliuolo..* .. dei quali poi il primo generò Fenice e l’altro Euripilo : e che ad Euripilo fu tramandata tutta intiera l’ eredità. ventisette stadi! ..Del poema sulla Espugnatone d’ E- calia ai parla nel lib. e fu già una di quelle città che vennero compenetrate in Demetriade. Cbe per conseguenza in luogo (i) II.. fug­ gendo. come ab­ biamo detto. la propria casa. 7 3 4 ......... è un borgo sotto il Pelio lungo il golfo Pagasetico.

Ma Demetrio risponde. tranne il padre di Fenice : ed è naturale cbe Àntiloco abitatore dei Parnaso. La ^ e dizione Notturna poi sigm'fica l’ andata di Ulisse e Diomede nel campo troiano. secondo P usanza dei lad ri. fondata per altro ancb’ essa dopo i tempi di Troia ^ nè potersi poi dire cbe i ladri sogliano rompere soltanto i muri dei loro vicini. Ma Grate invece afferma cbe Fenice fu focese. bensì una città nominata Neona. se quivi avesse ( i ) I I . congetturandolo dall’ elmo di Megete di cui si valse Ulisse nella spedizione notturna. non esservi sul Parnaso alcun luogo detto Eleona. Ora ( dice Grate ) Eleona è ana piccola città sut Par­ naso . X . rompesse i muri delle case cbe gli eran vicine piuttostochè delle lontane. 0 6 0 . . V. l ib. . ma increscemi oramai il trattenermi più a lungo sopra que­ sto soggètto. nè si conosce verun altro Amintore figliuolo di O rm eno. Perocché di que­ sto elmo cosi dice Omero: V avea fu ra to in £teona un gramo Autolico ad Aminlore Ormeno Dell» casa rompendo i saldi muri (i). Oltre di ciò potrebbero addursi parecchie altre ragioni.LARO nono 4 ^ «3i qu«l renò abbandonai P Eliade educatrice di b e llif sime donne debba leggersi a££an(/on<iì Ormenio attrice di greggio. Solo dirò che alcuni nel testo di Omero vorrebbero leggere ffeleone : ma poiché questo luogo appartiene al territorio di T anagra. Ma i da notare che secondo Omero r elmo vien dato ad Ulisse da Merione e non da Megete.

....... IX.... An­ che Asterio non è punto lontano da’ luoghi qui men­ zionati. <f Orle e <f Mona E della bianca Oloossona i fig li Procedono suggetti al ferm o e fo rte Polipete (3).......... 474(a) P er intendere questa etimologia è da ricordarsi che la pa­ rola Titano significava calce...coperto di ^terra bianca (2 ). lib.... ........ fin dove esso mette foce e fino a Girtone città della Perrebia... lib....... A questa parte della Tessaglia sono contigui i luoghi soggetti a Polipete: Argissa e di Girton..Titano poi fu de* nominato così perchè gli è un monte vicino ad Arne ed a .... Iperea è una foatana nel mezzo della città de’ F e r e i.. V... . e giunto ai campi Della feconda pecorosà Flia Trassi al cospetto di Peleo (i). . (3) I I . i quali tennero tutto il paese che stendesi al mare ed al Peneo..... .. Ma poi i Lapiti ed Issione e Piritòo suo figliuolo... parrebbe assurdo il dire : .. Errai gran pezza Per P ellade contrada...4^0 DELLA g e o g r a f ia ' DI STRABOSS avuto Amìntore il suo soggiorno... IX....... 738.. ... È quindi im possibile.. . avendo vinti costoro e cacciatili den(i) I I . . V. Questo territorio l’ abitarono primamente i Perrebii.

. Altrove poi questi due popoli abitarono gli uni frammisti cogli altri. delle quali non­ dimeno i Perrebii conservarono le parti vicine all’ Olimpo. 744( 1 ) Altri scrive Jtrgira.. « agli Eticesi L i confinò (\).. . Allora egli diede le pianure ai L apiti. . e quel tratto di sponda che trovasi fra l’una e l’altra città fu posseduta dai Perrebii. O rte . ven­ nero in potere de’ Larissei.... Argissa che ora dicesi Argisa (2) sta sul Peneo.. non è altro che la rocca de’ Falannei : e Falanna è una città de’ Perrebii lungo il Peneo in vicinanza di Tempe. razza «elvaggia... quella regione fu occupata dai vincitori : e Piritoo possedette anche il Pelio dopo averne cacciati a forza i Centauri... V. i quali abitavano vicino al Peneo Vd erano confinanti coi Perrebii.. Ài di sopra di essa.... Di ciò fa testimonianza Omero dicendo : . Quel di che dei bimembri Irti Centauri e ife Tolta vendetta. e possedevano ( 1 ) I I . Allora il paese de’ Perrebii e quanti di costoro non emigrarono. 1 Perrebii adunque spossessati dai Lapiti si ritrassero per la maggior parte ne’ luoghi più elevati verso il Pindo..LIBUO M O N O ^71 Irò terra ne’ paesi vioini al finme... E li cacciò dal Pelio.. I l . lib.. vicina anch’ essa al fiume . e verso gli Atamani ed i Dolopi.. secondo alcuni. alla distanza di circa quaranta stadii è A trace..

. e dalla quale ora chiamasi Larissea anche la sottoposta pianura. Sine distante cinquanta stadii da Mitilene sulla strada di Metimna ^ gli scogli detti Larissei : poi v’ ha un’ altra Larissa an­ che nell’Attica. Ma col tempo i Larissei si prov­ videro di dighe anche contro questo danno. frane... molto ter­ reno andava perduto...di so­ pra di Traili verso il tempio della Madre Isodroma(i).. Essi poi continuarono a possedere la Perrebia e ad imporle tributo in fino a tanto che Filippo non si fece padrone di que’ paesi..) . ed un’altra situata trenta stadii al... lungo la strada che attraversando la Mesogéa riesce alla pianura di Gaistro : e quest’ ultima Larissa è per posizione e per altre qualità conforme a Larissa Cre­ maste^ perchè il suo territorio è abbondevole di sor(i) Qui probabilmente è guasta la lezione... Evvi un luogo detto Larissa anche sul monte Ossa^ poi Larissa Cremaste e Pelasgica ^ Larissa di Greta ora compenetrata in lerapitna.... E nel Pelopon­ neso chiamasi Larissa la rocca degli Argivi ^ e Larissa quel fiume che divide V Elea da Dime... Teopompo col­ loca poi anche sa quel confine una città detta Larissa. non tro v a n ^ si n o ­ tizia di questa Madre Jsodroma. se noa io qtfantO troppo avvallavansi ia ticinanza del lago Nesonide^ perchè straripando quel Iago per la troppa abbon­ danza dell’ acque che il fiume vi conduceva.4^2 CELLÀ GEOGRIFIA DI STRÀBONK le parti più fertili di quelle pianare.. (Edit.. E nelP Asia v’ ha Larissa Friconide vicin di Ctima ^ ed u n ' altra ve n’ ha presso Amassito nella Troade : tro­ vasi inoltre Larissa P efesia.

. lib . e cosi anche . e di color che intorno Alla fredda Dodona avean la stanta. i quali sono tolti da una parte dell’ Istieotide. ed è probatùle che di qnitri ricevesse il suo soprannome anche Giove Larisseo.. I I . Oloossona soprannomata la bianca dal colore del suo terreno... cui Fonda titmresia irriga. . dicendo : yenlì da C ijo e due Cuneo ne guida D'Ehi'eni onerose e di Perrebi. . nè però le mesce Con gli argenti Penéi.. Elone poi cambiò il nome e si disse Limone^ ma orA ^ distrutta. ma vi galleggia Come liquida oliva (a). per» (i) Cioè Oloossona ed Elone. aon molto lontano dal 6ume Eurota chiamato Titaresio da Ome­ ro ^ il quale parla di questo fiume e dei Pecrebii nei versi che succedono ai già citati.... Xivo gentil che nel Peneo devolve Le sue belF acque. e così anche Gonno. 74 8.Lino iroiro genti e di viti . E di quelli che solcano gli ameni Campi. . . Omero pertanto afferma essere dei Perrebii questi lu(^ g h i.. Franchi soldati. sono città de’ Perreb ii. V. Ànché le città soggette a Polipete erano in parte Pei-rebiche ^ e nondimeno Omero le assegnò ai Lapiti. («) I I .. vicino alle estremità del monte Emo.... e . Tutte e due queste città (i) giacciono ai piedi dell’ Olimpo. . Finalmente an­ che snlla sponda sinistra (occidentale ) dei Ponto t' ha nn borgo detto Larissa^ f r a . .. ... .

per esempio. e colà intoruo entra nel Peneo. si porta nei paesi della Perrebia vicino alla Tem pe. Mopsio . Scotnssa . 1 luoghi in­ vece più montuosi verso POlimpo e la Tempe (come a dire Cifo . Atrace e le sponde del lago Nesonide . L'acqua Sei Peneo è pura. Perchè poi i Perrebii e i Lapiti abitavano promiscua* m ente. Di questi luoghi Omero ne ricorda sol pochi \ perchè i più alla sua età o non erano punto abitati. od avevano sol pochi abitatori a motivo delle inondazioni succedu­ tesi in varii tempi. Simonide diede questi nomi a tutti i Pelasgioti senza veruna distinzione^ a quelli cioè che occupavano le parti orientali della Tessaglia. ma vi galleggia Come liquida oliva. e il Titaresio non si mesce Con gli argenti Penei. Così egli. la città di Girtone le bocche del Peneo . Demetriade e la maggior parte delle città situate nella pianura come Larissa . il Pelio . c i Lapid occupavano la pianura. 1 ’ Ossa . e quelle del Iago Be beide. Dodona e la sponda del Titaresio) occnpavanli i Perrebii. Granone . ma soltanto del lago Bebeide eh’ è molto più piccolo : perchè questo solo fu sempre . dove quanti Perrebii v’ eran rimasti gli erano divenuti soggetti. II Titaresio seorreado giù dal monte T ita ro . ma quella invece deL Titaresio è mescolata a non so qual pia­ gne materia ^ sicché Iti due coiTenti non si confondono.474 i> ella G E oanm i d i st r a b o n e ehè costoro abitavano coi Perrebii mescolatàmente . non fa men< zione del lago j^esonide. il quale è un r»mo deli' Olimpo.

V. l i b . duce ai Magneti Dal bel Peneo mandati e dal frondoso Velia ( 3). Lo stesso accadde presso a poco ancbe rispetto alla Magnesia. Di Scotassa abbiamo fatta menzione parlando dei laogbi adiaceiiti a Dodone di Tessaglia. Quinzio (2) . contentasi d’ indicare non senza oscurità e in­ certezza la posizione di coloro ai quali attribuisce que­ sto nome. Perocché Omero dopo avere menzionate parecchie città appartenenti a quella regione. dicendo : Ultimo vien di Tentredone il figlio . laddove per Io con* trario qnell’ altro. Ala intorno al Peneo ed al Pelio abitavano altresì i Gìrtonii ( da Omero annoverati già prima ) e gli Or­ li) Testa-di-eane.LIBRO BtONO 4?5 nello stato in coi ora Io Tediamo * . ( > I L . Quinzio Flaraiaino. Questa battaglia fu data l’anno prima di G.6v . I I . (a) T. Cristo. dove i Romani in compagoia degli Etoli. per quanto apparisce-^ delle volte fa pieno e delle volte fa asciutto. vinsero in uoa grande battaglia Filippo figliuolo di Demetrio re della Macedonia. I l veloce Protóo . 197 3 75. perchè era situata presso a poco ia qné’ dintorni. Avvi poi a Scotassa un luogo detto Cinocefalo (i). senza aver mai dato il nome di Magneti ai popoli che le abi­ tavano . e dell’Oracolo colà venerato. sotto il comando di T.

domandasi quali siano queste genti alle quali egli dà cotai nomi.. Va degli E firi a guerreggiar le genti O i magnanimi Flegii {i) . e il mutarsi e il frammischiarsi delle varie popolazioni abbiano confusi i nomi ed i popoli... lasciati della Tracia i lid i..... Oltre di che ia siti molto piti lontani dal Pelio trovavansi parimenti alcuni altri Ma­ gneti. ma già il sig.r orrenda Coppia.... lib.. v. Questo poi accadde anche de’ Perrebii e degli Enia* ni (a) : perocché Omero vedendo eh' essi abitavano gli uni appresso agli altri li congiunse insieme... .. 3oi. sicché poi oggidì non sia possibile trattam« con chiarezza.... i qnali (al dir degli scrittori venati pià tardi) co­ minciavano dagli Stati d’ Eumelo. {1) T S ...... Trattasi di Idomeneo e Meriooe.. Questa* (t) II..... Perciocché i Girtonii anticamente chiamavansi Flegii da Flegia fratello d’ Issione : e quei di Granone chiamavansi E^rii....... 'A ttiittit legge il Coray... . E da credersi per­ tanto che le continue emigrazioni.. ma gli scrit­ tori venuti dopo di lui alTermano che 1’ abitazione degli Eniani fu per gran tempo nella pianura Dozia. La lezione ordinaria però è r£ t ’A S -u fiin tf. Questo primamente si avvera rispetto a Granone e Girtone. XIII.4yG B E tL A CEO&BAFIA d i STRABO»» meni! e(^ altri parecchi.... la quale si fonda anche sull’ anlorità di Gemisto l’ abbreviatore. De La Porte du Tbeil ha mo­ strala la Decessila di questa correzione......... Però quando il poeta dice: .

stendendosi a confinar coi Pierioti. è situata qnasi nel centro della Tessaglia. possessori dell’ altra sponda del fiume che va fino al mare. Ben è il vero che gli Eniani per la maggior parte furono dai Lapiti costretti a ritrarsi sull’ O eta. monte della Perrebia c’ ha sopra di sè un luogo abitato dello stesso suo nome. come all' Ossa ed al lago Bebeide. Que' Magneti pertanto che ultimi di tutti sono men­ zionati da Omero dov’ egli parla dei Tessali.parti del paese soggetto ai Dorici ed ai Maliei fio dove sono Era* dea ed Echino : ma alcuni di essi rimasero presso Gifo. rimpetto ad Amiro ferace di uva bagnava i suoi piedi nelle acque del lago Bebeide.LIBBO NOHO 477 pianara vicioa così alla Perrebia già da noi mentovata. alcuni si restrinsero alle parti pccidentali dell’Olimpo. La città di Omolio o di Omoli ( perocché si dice nell’ uno e nell’ altro modo ) si deve assegnare a costoro ^ e già si è detto nel parlare dei Macedoni. che questa città é situata vicino all’ Ossa verso quel luogo dove il Peneo comincia a discorrere a traverso . e quivi fermarono la loro sede sui confini della Macedonia ^ ma i più furon cacciati nei mqnti ond’ è circondata r Atamania . dobbiamo intendere siano quelli che abitavano al di qua della Tempe cominciando dalle sponde del fiume Peneo e dal monte Ossa fino al Pelio. e sul Pindo^ ed ora o nulla piti ne rimane o soltanto qualche piccolo avanzo. ma circoDdata d a certi suoi colli : della quale poi Esiodo disse : Tale eziandio la pura verdine discendendo dal vertice de’ gemini colli nella Dazia pianura . De’ Perrebii poi. e quivi fbndaronsi una signoria tirando a sè alcune.

Se poi è ragioaevole di estender più oltre i costoro possedimenti fino alla spiaggia più vicina al Pelio (i). X/«. Aspra poi è tutta quanta la costa del Pelio (2 ) stendentesi per uno spaziò di ottanta stadii . . parte furono gettate ad Ipnunte (luogo vicino anch’ esso al Pelio ) e quivi rovinarono. allorché soffiando in un subito un gagliardo apelioto. Nondimeno la spiaggia di' Sepia fu una volta celebrata nelle tragedie e negl’ inni. sarà ragionevole altresì di attrìbair loro Rizunte ed anche Erimna. non conviene che uoi ce ne lagniamo gran fatto. . Nello spazio frapposto formasi un golfo di più che due (1) li testo: ’S. . lesse rS 'OfttX/ii. . evvi una spiaggia lungo la quale la flotta di Serse stava ancorata. per* chè quivi fu dispersa la flotta dei Persiani. . parte delle navi andarono a rompere sulla costa. ma per es­ sere paesi senza celebrità. e parte final­ mente furono spinte a distruggersi fra gli scogli di Me* libea e di Castanea. Anche que­ sta parte di spiaggia è piena di scogli. e tale è pur anche quella dell’ Ossa c’ ha la medesima estensione. Anche l'ordine dei luoghi che vengono appresso fino al Peneo non trovasi chiaramente indicato . borgo situato ai piedi del Pelio. situata sulla spiaggia nelle parti soggette alla signoria di Filottete e di Eumelo : ma questo si lasci indeciso. (2) Alcune ediziuai con nianifeslo errore leggono invece : del Peneo.yyt>TÌTM rS .47^ DELLA GEOGRAFIA DI STRABORE della valle di Tempe. Fra Sepia e Castanea. L ’Àbbreviatore» se­ guitato anche cial traduttor Ialino.

E questo basti aver detto partitamente dei luoghi della Tessaglia.......... Lapita compagno degli Argonauti.. ( 3 ) Non si può dire quale autore citi Strabene sotto questo ......... Anche le parole di Dentetriade ( il punto da cui Strabene si parte per misurare le di­ stanze) non si trovano nel MS... leronimo(3) afferma che il circuito della pianura tessalica e della Magnesia è di tre mila stadii : e dice che quel paese fu abitato una Tolta dai Pelasgi.... il Pelio e la Magnesia.LIBRO HONO 479 cento stadi!. Ma alcuni dividendo la Tessaglia in due parti. ma le supplisce l’Abbreviatore.di trecento cinquanta stadii (i).. originario.. Nella sua totalità poi un tempo cbiamossi Pirrea da Pirra moglie di Deucallone : poi Emonia da Emone ^ e final­ mente Tessaglia da Tessalo figliuolo di Emone stesso. cui i La- piti cacciarono poi nell’EtoHa^ e che il paese chiamato ora pianura pelasgica comprende Larissa. nel qnale è situata Melibea.. e . Tutt’ altri poi è quel Mopsopo da cui I’ Àt­ tica una volta fu denominata Mopsopia... Fere ........... ottocento \ ma partendosi dall’ E uripo . .> Omoli.. dicono che quella verso mezzogiorno toccò in sorte a Deuca(i) Nelle ordiaarìe edizioni..... 1 ’ Ossa .. il lago Bebeide ... Tutta poi la navigazione da Demetrìade fino al Peaeo.. Dice inoltre che Mopsio non fu denominata cos'r dall’ indovino Mopso figliuolo di Tire* sia....... Girtone.. seguitando la costa nella quale il mare s’ ingolfa è di pià che m ille.. ma bensì da un Mopso . Mopsio.. ed anche in quella del Coray non trovansi segnate queste lacune....

e P altra. . e una parte ci disse Eliade da Elleno . e che. al pari del lago. da Nesone figliuolo di Tessalo. l’ altra toccò ad Emone da cui fu detta Einoaia : ma poi cambiarono il nome. lo denominarono Tessaglia da Tessalo loro. progenitore. il quale la disse Pandora dal nome di sua ma* <lre.48o DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE LIBRO NONO lioae. E fu anche detta Nesonide. Tessaglia dal nome del figliuolo di Emone. Ma secondo alcuni altri i di­ scendenti di Fidippo e di Àntifo ( figliuoli di Tessalo e nipoti di Ercole ) essendo venuti da Efira di Tesprozia in quel paese.

è naturale che la sua descrizione si facSTtAtont j tom. — Antica maniera di combattere degli Eubei. — D i Bretria e di Calciie in generale. — D ettIttieotide e dettOria. tranne soltanto le due estremità. — jiUre particolarità. — Geresto.DELLA GEOGRAFI A D IS T R A B O N E LIBRO DEC I MO CAPO PRIMO Posiziont e dimeruiont dell Eubea. PERCBÈ r Eubea si stende lungo tutta quella spiaggia cbe va dal Sunio fino alla Tessaglia. — Fiumi delt Eubea. — L u o ^ vicini ad Ittica. — Di Calcide. — Orto detta anche Istiea. III. — iVbim diversi eh’ ebbe quetf isoìa. 3i . — D i Eretria in particolare.

io modo per altro che non va mai oltre i centocinquanta stadii^ Il Ceneo (a) è situato rimpetto alle Termopili ed ai luoghi alcun poco fuori di quelle : Geresto e Peteli\ sono rimpetto al Sunio . ora ne aggiongereiao qui la descrizione.»7xu. delP&iiea. Parlammo altresì di que’ luoghi del contiaente o dell’ isola ch^ trovansi gli uni rimpetto agli altri al di qua e al di là dell’ Euripo ^ e se ne abbiauw tralasciato qualcuno. così che 1 ’ Eubea è situata di contro alP Àttica. È dunque TEubea un’ isola molto lunga che stendesi per lo spazio di circa mille e duecento stadii dal Ceneo a Geresto . Dove 1 ’ Eubea più si accpsta al continente è verso Galcide (3)^ dove colla sua convessità spingendosi verso quella parte della Beozia nella quale è situata Aulide. alla Beozia ed ai Maliesi : ed a ea* gione dell’ essere còsi stretta a petto della sua lungfa«z* za. nella sua largheasa poi è irregolare. ■ (4) t» x. . .48 a DELLA GEOGKAFIA DI STRABOHE eia succedere a quella dei paesi descritti fiaora: dopo ^ che gioverà considerare i paesi deli’ Etoiia e detPAcar^ pania. le oavità. (3) Ora Negroponte. E primamente è da dire che chiamansi Bassa Eubea (4) i luoghi fra Galcide e Geresto^ perocché quivi la spiag.l a vece di Calcide i pijlk leggono ÀtUide. Così ancbe n«Ib versione Chincege. (i) Capo Litar.(i) S’ iateade dell’ Europa coutlneatale. fu dagli antichi denominata Macris {o la lunga). forma l’Euripo. che soli ci restano da descrivere tra le parti dell’ Europa (i ). di cui abbiamo già parlato più volte.

. 536.... L’eroina poi menzionaU subito dopo fu Bubea creduu figliuola del fiume Asopo ed amata da Nettuno. han duce I l bellicoso Elefenor.. ma sem­ pre Abanti.. « sir de’ prodi Abanti (i).... lib.. ..... (?) Cioè da Abante che regnò oell’Eabea..... Finalmente chiamossi (i) 11........ V... Fu inoltre l’ Eubea de* nominata anche Ocbe... Ma gV incoli d’ Eubea gli arditi Ahanlì . dove si dice che Io partorisse Epafo . non ne disse però mai Eubei gli abitatori. cosi anche l’ isola tutta da questa cagione medesima potè aver ricevuto il suo nome (3)... O forse .. ma si anche Abantide : laonde sebbene Omero nomini T £u* bea. Non fa poi detta soltanto MaÉris quest'isola. e dopo essersi avvici* nata a Calcide si spinge di nuovo verso il conlinente...LIBRO DECIMÒ 4^3 già si ritrae formando un golfo........ Aristotele narra cbe alcuni Traci venuti da Abe città della Focide a stanziarsi in quelP isola diedero il nome di Abanti a quelli che già vi erano ^ ma secondo alcuni altri questo nomè venne da un eroe (a) ^ come anche il nome di Eubea lo fanno derivato da un’ eroina. (3) Allude l’autore alla metamorfosi d’io in vacca. grecairiente fiis. n .. e questo è il nome eziandio del maggior monte clie vi si trovi..... come dicesi Boos-aula ( stanza della giovenca ) un certo antro che trovasi lungo la spiaggia opposta ad Egea. figliuolo Di Calcodonte..

Ma secondo {Jcuni altri Istiea fu popo> lat^ da tiiaa colonia ateniese partitasi dal c/emo degl’ Istieesi. come da quello degli Eretriei uscirono i fonda­ tori d’ Eretria. )• . Gredesi che costui fon­ dasse anche ua’ altra Etiopia eh’ è un luogo n«]I’ Ori»^ parte del territorio d’ Istiea vicino ai monte Teletrio . derivato quest» soprannome. cioè 1 ’ oracolo d’ Apollo Selinunzio (i). ed alloira due mila Ateniesi venuti per occupare il luogo ch’essi abbandonavano po­ polarono Oreo. ( Edit. Solo sappiamo che Ione fondatore di moke colonie dell’ Eubea diede in'moglie la propria figliuola ' a SeliauQle re deir Egialea. gl’ Istieesi pattuirono di trasferirsi nella Macedonia. che fino a quel tempo era stato ua borgo degl’ Istieesi. frauc. Aerebl>era poi la popolazione d’ Istiea gli Etopii èd ampliarono quella città. Periada. come la loro città fu detta.4^4 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB anche Etiopia da E^ope figliaolo d’ Ione. detto da af' cuni fratello d’Eclo e di Goto.Oreo invece d’istiea. sicché forse per essere gli Ellopii orili (cioè montanari) fu posto (i) Non può dirsi con certezza d’ oudc siasi. essendosi Pe­ ricle impadronito dell’ Eubea . Questo borgo era alle falde del monte Teletrio in un luogo detto Drimo vicino al fiu­ me Gallanta sopra uoa roccia eminente . E secondo Teopompo . E Demostene dice che questo Filistide fu da Filippo imposto come tiranno agl’ Istieesi ovvero agli Oriti^ giacch&Oritì cbramaronsi in progresso di tempo gl’ Istieesi. Cerinto^ Edepso ed Orobia. dov’ era l'oracolo più veritiero. e dicono che possedette altresì Istiea. quando il tiranno Filistide li obbligò ad emigrare dopo la battaglia di Leutri.

ma che trovandosi combattuti dagli Ellopii mutassero sede. trasferendosi ad abitare cogl’ Istieesi. coi quali formarono una sola città ^ e che a questa siahsi applicati indistintamente que'’ due nomi. fondata dagli Ateniesi. £ forse anche Orione trasse il suo nome da qiiesto Ino* go nel quale fu educato (i). Garisto giace alle falde del monte Oche. siccome avvenne che una stessa città si chiamasse Lacedemòue e Sparta. E già si è detto altrove (2) che anche ristieotide della Tessaglia ebbe il suo nome dagl’Istieesi (o Istieei) ne­ cessitati da’ Perrebii ad emigrare da questi luoghi dei t]uali ora parliamo. (3 ) Veggasi in questo volume. dov’è la cava da cui traggonsi le colonne ( 1 ) Secondo altri per Io contrario Orione diede il proprio no* me a quei luoghi.L»RO DECIMO 485 IsUea il nome di Oreo (vai quanto dire montuosa). e sovrastante a quello Stretto di mare di dov’é il tragitto a Gino. pag. e così pure Gerinto. Ad Oreo dunque è vicino il Geneo^ e vicino al Ceneo è Dio. eh’ è una piccola città lungo il mare . ed anche Atene Diade. Ma poiché 1 ’ Ellopia ci ha condotti a cominciare la nostra descrizione da Isliea e da Oreo. Alcuni poi sono d’ opinione cfae gli Oriti abitassero una volta una città loro propria. Questi luoghi sono vicini ad Istiea. ed ivi presso sono Stira e il Marmano. . 465. vicina al 6 ume detto Budoro *col nome stesso di un monte che trovasi in Sàlamina Verso 1 ’ Attica. diremo ora dei luoghi contigui a questi. Da Dio poi venne la colonia che popolò Gana nel* l’Eolide.

Dicesi che l’una e l’altra fossero fondale dagli Ateniesi prima della guerra troiana . V. lib.mpio di JVettuno celebratissimo sopra quanti se ne trovino nei dintorni ^ ed una ragguardevole popolazione (a). dove si fa il vino da Aicmano detto Carìstio. C tst Ulte hahitationfort con- sidérable. Nominasi poi Carisio anche un luogo della Laconia nei dintorni di Egio verso l’Arcadia. Ed avvi colà un te.486 DELLA GCOGRAFIA DI STRABORS caristie. I l i . Dopo Geresto viene Eretria eh’ è la più grande cillà dell’ Eubea. che poi quando siano sporchi si gettan nel fuoco.. Ma Stira fu diroccala nella guerra Maliaca dagli Ateniesi capilanaù da Fedro ^ e il territorio n 'è ora occupato dagli Eretriesi. e quivi si purgano nella fiamma come in un bucato. (3) Ka) 177. . ma ( i) O d is i. fuor solamente Calcide: poi Calcide stessa. Gereslo non fu menzionato nell’Enumerazione delle uavi^ ma Omero ne fece per altro menzione ove dice: du­ rante la notte furono trasportali a Geresto {\)\ mostran­ do così che questo luogo vicino al Sunio è collocalo io sito opportuno per quelli che dall’ Asia vogliono far passaggio nelP Attica. edl è fondala sull’ Euripo. la quale è in certo modo metropoli di tutta l’ isola. In Ca­ risio trovasi anche una pietra che può essere carde^ giata e adoperarsi in tessuti coi quali si fanno mantili. È fama che questi luoghi fossero popolati da colonie ve­ nute colà dalla Tetrapoli di Maratona e dal demo Stirieo. Di quivi poi suol farsi il tragitto ad Ale-Arafenidc. ed aocbe no tempio di Apollo Marmarid.

Ì M M bliCIMO 4^7 secmido altri. e il paese era governato arìstocraticameute. e delle quali si valse anche Cornelio Siila condottiero dei Romani. ). In pro­ gresso di tempo essendo queste dne città grandemente cresciute mandarono esse medesime alcune colonie ragi. Alcuni vorrebbero sosiitvire II nome d ’ lypobati o Cavalieri. le quali furono poi distrutte da Filippo. andarono ad abitare il primo Eretria . partitisi da Atene dòpo t tempi di Troia . Anche parecchi luoghi dell’ Italia e della Sicilia furono de’ Calcidesi ^ e queste colonie { al dire di Aristotele ) vennero spedite allorché prevalse in CaU cide il cosi detto governo degl’lppoboti (a). { E dit frane. sicché le maT fislratui-e si davano a misura delle ricchezze. cd eressero torri sul ponte. Ed eravi Alcuni vorrebbero leggere''A/3«ptir. Perocché da Eretria ven­ nero coloro che popolarono le città vicine a Pallene ed al monte Ato ^ e da Calcide uscirono i fondatori delle città presso O linto. Eclo e Goto. . Sovrasta alla città de’ Calcidesi la cosi detta pianura di Lelanto.uardevx>H nella Macedonia. comprendendovi il Ganeto e l’ Euripo . Ed anche alcuni di quegli Eolii che emigrarono con Pentito rimasero in quell’ isola ^ e lo stesso fecero anticamente anche alcuni Àrabi i(i) che in compagnia di Cadmo navigarono nella Grecia. dove sono sorgenti di acque calde oppor­ tune a guarire parecchie malattie. Quando poi Alessan* dro fece la sua spedizione ampliarono anche la perife­ ria della città. «d il secondo Calcide. e mura e porte. (a) Pare che il nome A' Ippohoti o nutritori di cavalli equi­ valesse a quello di ricchi.

parlando di Telemaco e de’ suoi compagni che par*. e ne fa cenno Omero ove dice . quale non si racconta che si trovasse altrove giammai^ ma ora poi tutti e due questi metalli sono disparsi. XV. della quale fa menzione anche Eschilo nel suo Glauco Marino dicendo : Ferso Euboida sulla tortuosa sponda di Giove Cencio e pres­ so alla tomba stessa deW infelice lÀca. (i) 11. (3 ) O diss. V. Quelle ( torme ) delP aspra Calidone e quelle D i Calcide ( i): ed una anche neirE lide.488 DELLA GEOGBiFU DI STH À BO SB anche «Da meravigliosa miniera di rame e di ferro com> m isti. Da uno di questi accidenti è fama che fosse una volta inghiottita la città che por­ tava il nome stesso dell’ isola. lib. u . Una città col nome di Calcide trovasi anche nell’ E to lia . V.. ma principalmente quella parte eh’ è vicina allo stre tto . T utta r Eubea soggiace a frequenti trem uoti. tendosi da Nestore navigavano alla volta del proprio paese. 6 4 0 . 3 9 5 . . perchè riceve sotterranei soffi di vento^ siccome accade anche della BeQzia e di altri luoghi dei quali abbiamo parlato già lungamente. accennata pur essa da Omero in que’ versi : Crune passò il buon legno e la di belle jieque irrigata Calcide (a) . lib..

e Uh. . i quali col loro gran numero ne cir­ condarono gli abitanti. § 3i. e sulla quale sta scritto eh’ e’ solevano celebrarvi la festa con tre mila opliti. ed è diversa da quell’ Eretria cb’ è situata nelle vicinanze di Parsalo.. n i . di­ stribuendosi intorno alle mura. E si mostrano ancora i fondamenti detti Eretria la vecchia : e quella che ora sussiste fu fabbricata da poi. E da principio Eretria chiamossi Melaneide ed Arotria: ed è un borgo di questa città Amarinto a sette stadii dalle sue mura. La potenza ch’ ebbero una volta gli Eretriesi viene attestata dalla colonna eh’ essi un tempo innalzarono nel sacrario di Diana Amarinzia. come se li accerchiassero con una rete. seicento cavalieri e sessanta carri : ed ebbero signoria sugli Andrii. per usare un’ espressione di Erodoto (t). su quelli di Geo e sopra alcuni altri isolani : e ricevettero nuovi coloni dall’Elide. v i. Nel territorio eretriese eravi una città detta Tamune sacra ad Apollo y e dicono che la fondasse vicino allo stretto il re Admeto appo cui è fa­ ma che il Dio medesimo stesse un tempo in qualità di servo. d’onde poi prevalse appo loro l’ usanza d’ introdurre in quasi tutte le parole la lettera non solamente alla fine (i) Lib. L’ antica Eretria pertanto la ruinarono i Persiani.UBHO DECIMO 4^9 Eretria poi alcuni la dicono fondata da ona colonia venuta da Macisto della Trifilia sotto la scorta di Eretrio: alcuni altri sostengono essere quella colonia uscita da Eretria soggetta agli Ateniesi. la quale ora è un mer­ cato . sui Tenii. § i4 g .

invece leggono ^nclania. poi con un ^Itro nel territorio d’Arcadia. Questo borgo ha il nome a comune con un luogo della Trachinia. il quale in progresso di tempo fu detto Andania (i)^ e finalmente con un al­ tro nell’ Etolia presso gli Euritaai. non cessarono nè anche allora intieramente d’ essere amiche ^ ma' invece d'im­ pugnarsi nella guerra in quel modo che a ciascuna pa­ resse il meglio . E ne fa testimonianza la scuola de’ filosofi Eretr ii. e n'è anche detta metropoli : la seconda è Eretria. tanto che som­ ministrarono a molti sapienti un vivere dolce e tran­ quillo. Appartiene al territorio d'Eretria anche il borgo d’ Ocalia. Cristo. Menedemo mori circa un mezzo secolo dopo. Queste due città anche anticamente ebbero grande riputazione così nella guerra come nella pace . pattuirono prima. avanzo d’ una città che fu distrutta da Er­ cole. C ^ id ì adunque per comune consenso la città di Calcide ottiene il primo vanto fra le città delF Eubea. .49° DELLA GEOGBAFIA t>t SfBASOIVfe ma ben anche nel mezzo ^ di che i comici sotevàno motteggiarli. di combattere sotto (i) Cosi il Coray : ’A tia tU i. stabilita in Eretria ^ e più anticamente il soggiorno di Aristotele in Calcide. Gli EdiL frane. 11 pili del tempo queste due città sono state con'* cordi fra loro : e quando ebbero controversia intorno al possedimento di Lalanto. con un altro vicino a Tricea. dov’egli fini la vita (a). seguaci di Menedemo . (a) Verso I’ anno 3a3 prima di G.

. Jn due modi adoperasi l’ asta . . ...LtBBO DECIMO certe norme detmuinale : e n’ è testimonio unà colon­ na del sacrario Amarinzio...... combattendosi con quello da vicino del pari che da lontano.. Usavano quell’ asta che reggesi io mano ^ e perciò Omero li dice: .. cioè o tenendola impu* guata. Gli Eubei erano valenti a combattere lermi. Perocché non v’ ha.. nessuna prefissa maniera di armarsi nè di com­ battere : ma gli uni sogliono adoperare armi che ferìscan da lungi...• • • «««««■ Combattitori. o venire alle mani. Kb. come sono gli arcieri.. v.L’ isso corrispondeva al pilum (giavellotto) dei Romani.... .. o lanciandola come un dardo ^ e così anche il conto valeva a tutti e due questi usi........ ciò che dicesi combattere corpo a corpo .... i frombolieri e i saettatori ^ altri usano armi da combatter da presso..Va sarissa era ud’ asta propria dei Macedoni. I I . ciò che può farsi anche colla sarissa e coir isso (i). 5 4 3 ... nè v’ ebbe al­ lora . e sul nemico Petto smagliati fracassar gli usberghi (a) £ del frassino ond’ erano fatte tali aste se ne fabbrica* {■) 1 1 conto aveva un ferro lungo e sottile clie entraDdo nello scudo o nella corazza pìegavasi come un uacino. la quale dice cbe non si usa» reno armi da trarre.. come a dire la spada e Pasta stesa dinanzi alla persona. (a) II... a meraviglia sperti Nell'abbassar la lancia.. .

... v. Omero pertanto introduce gli Eubei combattenti di questo modo. lib... . • (nella mischia) . Ma <i’ archi solo armati e di ben torte (i) 11.. grave e salda Cui nullo palleggiar Greco poteva Trotine il braccio Achilleo (i). aag. quanto nessun saprebbe Di freccia . i4 i... Ed anche nel descrivere singolari abbattimenti suole il poeta introdurre i guerrieri che da prima si gettano l’aste da lontano. ( 3) r .493 DELLA GEOGBiFIÀ DI STRÀBONE vano anclie di quelle da scagliare lontano^ quale è da creder che fosse quella del Pelide. . l i b . V. d ’Qileo l i audace figlio non seguian . vnr. 4 6 9 . V.. lib. XVI. io traggo (a) . è naturale eh’ ei parli dell’ asta che si lancia da lungi. I V . .... e poi vengono alle spade. f .. e coll’ asta che aveva la punta di rame lo ferì e gli sciolse le membra (3). .. E quando Ulisse dice : Deir asta p o i. eh’ essi A cui poco durar solca F ardire Nella pugna a piè ferm o.. Ma de’ Locri dice per lo contrario .. Tuttavolta egli chiama combcUtenli d a presso {anchemachi) non so­ lamente coloro che adoperano la spada ^ ma sì anche quelli che valgonsi dell’ asta im pugnatacom e Age­ nore che raggiunse Elfenore.. immensa. . (a) Odi».

Oltre di ciò v’ era anche in CcH-cira ed in Lenno un luogo detto Eubea. e quivi fondarono la città d’Eu* bea. W Veggasi in quésto voi. E da quesfarcfii e quette /tonde in campo Scagliavano la morte (i).Limo DEcmo Lanose Jionde ad Ilio il teguiUtro . 1 fiumi deiP Eubea sono presentemente il Cireo ed il Nileo ^ e i montoni che s’ abbeverano all’ uno imbian­ cano . 49^ Ed è noto l’ oracolo dato agli Egiesi: Cavallo tessalo. .. XIII. questo nome. Qualche cosa di somi^iante abbiam detto che si rac" conta anche del Grati (a). quelli che s’ abbeverano all’ altro diventano neri. lib. ii4 e scg. donna lacedemone^ ed uomini che abbiano bevuta V aequa delia sacra Aretusa ^ significando con ciò che i migliori guerrieri sono quelli di Calcide ^ perchè quivi è l’ Aretusa. 7 1 3 . e la fòndarooo i Calcidesi di quell’ isola. pag. (i) I I . si fermarono intorno ad Edessa per dare soccorso agli ospiti ond’ erano fstati bene accolti.. Gelone la restaurò e divenne una fortezza de’ Siracusani. Alcuni di questi Eubei che ritomaron da Troia ven­ nero nell’ lllirio ^ ma volendosi poi trasferire di colà alla patria attraversando la Macedonia. V. Un’ altra città detta Eubea era anche nella Sici­ lia . e nell’ Argolide eravi un colle di.

Nelle parti interiori del paese e nelle province set» tentrionali gli Amfilochi stanno al di sopra degli Acaruani ^ ed al di sopra di costoro sono situati i Dolopi e il Pindo.494 DELLA GBOOnÀFlÀ D] STRÀBONE C A P O II. — Dil'isione delC EtoUa. e gli Alamani. massimamente quelle che stanno più vicine all’ Eliade . — Monti deW Etolia. . ci resta ora da darne la descrizione ^ per compiere così tutto intiero il periodo dell’ Eliade : e tì ai debbono aggiungere anche le isole. gli Acarbani. supponendo cbe anche costoro si debbano dire Elleni. Poicbò ai Te&sali ed agli Oeli dsJlafiàrte occidentale sono contigui gli Etoli. — Limiti generali dei due paesi. Gli Etoli ancora si stendono dalla parte dell' Oriente fino ai Lo­ cri Ozolii. ed il sacrario d’ Apollo Azzio. Al di sopra degli Etoli poi trovansi i Perrebii. DeW 4camania e delS EtoUa in generale: — f-cm> parti M tJàeiranee. il quale scorre dalle parti settentrionali e dal Pindo verso il mezzogiorno attraverso degli Agriei ( gente degli Etoli ) 6 degli Ainfiiochi. ed hanno frammezzo il fiume Acheloo. — //*dicazione sommaria. — Qorso delVAcheloo. > — Corso dei fium e Eveno. al Parnaso ed agli Oetei. delie città dell" uno e dell’ altro paese. Gli Acarnani poi occupano la parte occidentale del fiume sino al golfo Ambracico vicino agli Amfilochi. •Gli Etoli adunque e gli Acarnani sono confinanti fvit loro. e sodo abitate da Elleni ^ alle quali noi non abbiamo steso finora il nostro 'di­ scorso.

e fors’ anco tutte. Alizia. Le città degli Acarnani sono Anattorio posta so-* pra una penisola in vicinanza di Azzio. . Strato poi è situata a mezzo la via da Alizia ad Anattorio. Accadde poi che 1 ’ Etolia fosse divisa in due parti y (i) Veggansì iu questo voi. come a dire Palerò . Am> bracia. ed mia parte d e ^ Eniani i guati occu­ pano r Oeta. le pag. le quali per la maggior parte. ed emporio della città di Nicopoli recentemente fondata: poi Strato alla quale si va navigando contro il corso dell’ Acbeloo più di due cento stadii : p^i Enia situata ancb’ essa Idngo quel fiume j e il luogo dov’ essa fu anticamente è ugualmente distante d ^ mare e daiStrato. Leuca . e nel quale sbocca il finme Acheloo separando la spiag^ già degli Etoli da qneUa degli Acarnani : e P Acbeloo cbiamaifasi anUcamente Toante. E v’ ba na altro fiume di questo medesimo nome ancbe presso Dime.LIBRO DBCM O 49^ gli Atamani. Galidone e Pleurone sono degli Etoli: ed oggidì so­ no luoghi di pòco momento. furono incorporate a Nicopoli. Vi sono pure alcune altre città. Il fianco meridionale così deir Àearminia come del* l’ Etolia è bagnato dal n>are ebe iti il golfo Corìatio. «econ* docbè abbiamo già detto ^ ed ta altro Te n’ ha presso Lamia : ed abbiamo detto altresì cbe il priacipio del golfo corintio è la bocca di questo fiume (i). Argo Amfilocbia . ma quello dove ora si trova è circa settanta stadii al di sopra della foce del fiume. a58 e seg. ma una volta furono l’or* namento dell’ Eliade.

1’ una detta Macinia.{ag-| già dalP Àcheloo fino . Al di sopra di Molicria stanno il Tafiaso e il Calcide. ti'ibù eldOic». ed allai^avasi àn* che assai nelle parti mediterranee.orge 1 ’ Acarinto presso al quale fu fabbricata la nuova Pleurone dopo che l’ ang­ lica situala vicino a CaHdone in un territorio fertile e piano fii abbandonata perchè Demetrio soprannomato r Etolico la ridus'se in rovine. Ij antica stendevasi per tutta la sp. epicteta ^ la quale è còntigua ai Locri in più parti ( per esempio verso Njaupatto e verso Eupalio ) è di terréno aspro e sterile. Esso poi sul principio non iscorre già a traverso della Cu(i) Cioè. e 1’ altra Calcide dal nome s fe s ^ del monte. il Gorace. agli Atamani. quasi nel mezzo del piaese s. dei Cureti e Sjf altri. ed ai monti ed alle nazioni che le ùat cerchio dal lato settentrionale. la quale fa parte degli Ofiesi.4g6 DELLA g e o g r a f ia S I STRABORE 1’ aua delle quali i si disse Etolia antica. e si stende fino all’Oeta. l’ altra Etoiì» Epicteta (i). montagne -dì notabile altezza aVcui piedi si trovano due piccole città. come dee anche degli Euritani. e dal quale alcuni soppon< gono che gli abitanti di questa città siano stati detti' Guretl.a Galidone. Rispetto agli altri monti. I 11 fiume Evenb comincia daVBomiesi. in quella fertile pianura dov’ è Strato. E finalmente il purìo vicino all’ antica Pleurone. od anche Ipocalcide. ehe ai congiange coll’ Oeta. . e dov’ é anche Triconio il cui territorio è eccellente. Anche 1' Etolia ha un monte grandissimo. degli Agriei. Eìo/ia acquistata od a^iunta.

e gli abitanti ne cambiarono il no^ me chiamandola Proscbio invece di Pilene. più cose si debbono aggiungere. e però ne parla come se durassero ancora a’ suoi tempi nella loro prima posizione.LIBRO DECIMO 4P7 relica ( la quale è una stessa cosa colla Plcuronia ). Ma Ellanico non seppe la vera storia di queste due città . destinato a portare i passeggieri dall’ una all’ altra riva . fosse ucciso da Ercole per avere tentato di fare ingiuria a Dejanira dopo averla portala oltre il fiume. S m jto w E j tom. come a dire Macinia e Molicria : mostrando così in quasi tutto il siu) scritto grandissima leggerezza. e facendo cammino tutto contrariò al primo. Questo in generale può dirsi intorno al paese degli Acarnani e degli Etoli ^ ma rispetto alla spiaggia ed alle isole che le stanno avanti. scorre verso occidente^ ed all’ ultimo si con­ verte alle parti meridionali dove mette foce. 33 . ma il suo territorio fu poi rivendicato dagli Acarnani. Oltre di ciò egli: annovera fra le antiche città anche quelle che furono fondate Jopo il ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso. La seconda fu tramutata a luoghi più elevati. H I. ma bensì a traverso di un paese più orientale lungo Calcide e Calidonej poi dando volta verso le pianare di Plenrone l’antica. Omero poi nomina fra le città etoliche ancbe Oieno e Pilene : la prima delle quali (il cui nome è comune con Oleno d’ Acaja ) fu rovinata dagli Eolii ed era vi­ cina alla nuova Pleurone . Antica­ mente questo fiume chiamavasi Licorma : e quivi è fama che Nesso.

— Isola Leueade. — DeW is»la iP Itacaj e de’ i^ersi con cui Omero ne parlg^ — D eW isola d i Cefallenia e delle città ch‘ essa contiene. — Isole d ^ T a fii j o Teleboe. Dal detto sacrario è distante quaranta stadii Anattorio fondato sul golfo ^ e duecento quaranta l’ isola di Leueade. »«/ ìk tW . per­ chè chiamò Epiro il continente po. — Testimonianze d^Omero rispetto a Cefallenia ed Itaca. — Della piccola isola detta Jsterl.to rimpetto ad Itaca ed a Cefallenia. Que­ sta fu anticamente una penisola del territorio degli Acarnani : ed Omero la chiama costa delV Epiro . .4g8 DELLA OEOGRAFIA DI STRABONE C A P O III. — Stati d i Megete. — Città anticamente detta Nerico e poi Leueade. — Posizione geogra­ fica di C ^U enia. — A lluvioni deWJcheloo. La versione francese: et form e en dedans (de ce goìfe) un porle. Delle isole adiacenti aU’jicam ania ed all’Etolia.. — Del no­ me di Samo dato da Omero a Cefallenia. — Opinione di E foro sul primo fondatore di Leueade. Ma nel vero quella parte di continente appartiene all’ Acarnania ^ sicché quando Omero dice costa delC Epiro bisogna intendere la costa dell’ Acarnanfa. — Capo Leucata e Salto d i Leueade. Chi si parte dalla bocca del golfo d’Àmbracia trova primamente un luogo degli Acarnani detto Azzio : con questo nome chiamaosi anche un sacrario di Apollo Azzio e quella punta che fa la bocca del golfo ed ha anche un porto al di fuori (i). — Zacintoj le Echinadi j Duliehio o D olicaj isole Oxee o Toe.

e quelle altre città menzioDate nell’Enumerazione delle navi.. che sulla terra Continental.. ( i ) . XXIV. ecc. Crocilea e l ' aspra Egelipe... v. Ma alcuni Corintii mandati sotto la scorta di Cipselo e di Gargaso (a) oc­ cuparono questa spiaggia... a pag... tagliarono l’ istmo per modo che la penisola di Leucade diventasse un’ isola . (a) Strabone.. per quel che mi pare... si precipitasse dall* altissima roccia . d i padre Giove Stato fosse ^ e a Minerva e a Febo in grado. (i) O diss..... e la denominarono Leucade. e dove ora lo stretto è attraversato da un ponte.. disse che i Coriùlii ebbero a Tolgo figliuolo di G psdo. e procedettero flnò al golfo d’Ambracia: postisi ad abitare in Àmbracia ed in Ànatto rio .. de' Cefaleni duce.LIBRO pE(:iM O 499 À Leucade appartennero e Nerico di cui Laerte di­ ceva . 376. .... trasportarono Nerico in quel luogo che una volta era istmo. pigliando. a 35 di questò volume. cb' è uno scoglio di color bianco il quale da Leucade si spinge dentro nel mare verso Gefallenia.. La Ifen costruita Nerico espugnai. Il troppo superbo Faorm cercando. . Quivi è anche il sacrario d’ Apollo Leucadio... Che quale allora: io fu i. cotesto nome da Leucata.. Fotse poi questo no­ me di Gargaso non trovasi qui se non se per un errore degli amanuensi... e quel salto pel quale si crede che P uomo possa aver pace dair amorosa passione : e dove è fama che Saffo per la prima. T al... lib.... accesa in gran desiderio ..

e debba dire che la figliuola di Pterelao ionamorata di Cefalo fu la prima a fare quel salto. lo conducevano fuori dei confini di Leucade. Cefalleni diconsi ora gli abitanti dell’ isola Cefallenia : ma Omero diede tal nome a tutti i sudditi di Ulis­ se . À costui solevatisi legare in tutte le parti del corpo piu­ me ed anche uccelli. lib. Però dice che Ulisse era condottiero 2>e’ prodi CtfaUeni. Colui poi che scrisse VAlcmeo~ nide dice che d’ Icario padre di Penelope v’ ebbero due figliuoli. fra i quali erano anche gli Acarnani. 63i. Àlizeo e Leucadione. af­ fermando che quel salto fu fatto prima che da ogni al­ tro. i quali dopo la morte del padre regnarono nell’ Acarnania : ed Eforo è d’ opinione che da costoro ricevessero il nome Leu­ cade ed Alizia. . (i) Si crede che il lesto sia qui alterato. 11 . Era poi un’usanza antichissima presso i Leucadii. Così dice Menandro in qualche luogo. qualcuno di coloro eh’ erano accusati di delitti. ( 3) IL . Molti frattanto in piccole barchette aggiravansi sotto lo scoglio per raccoglier­ l o . abitatori D’Itaca alpestre e di Nerito ombroso (a ). che ogni anno nella festa sacra ad Apollo si precipitasse da quello scoglio. da S^ffo: ma ì più pratici dell’antichità asseriscono che il primo di tutti fu Cefalo figliuolo di Deioneo inna­ morato di Pterelao (i). . affinchè volando rendessero meno precipitosa la sua caduta. e se pervenivano a salvarlo.500 C E L L I G tO G R A P Il DI STRABONE ma senza aver prima implorato il soccorso del DtÒ che quivi regna. f. come espiazio­ ne .

. fid i compagni.... mentre afferma per altro che gli Stati di questo principe comprendevano la penisola di Leucade ed anche il restante dell’ Àcamania.. Eretriensi........ O Troiani.. dicea.....LIBRO DECIMO SoÌ citando così dopo Itaca un monte illustrè in quell' isola stessa.......... Ed altrove dice che Ettore Animando le schiere : O Licii . £ questo egli costumò di fare anche altro* v e ... e nondimeno anche i Dardani erano Troiani..... cioè la costa rimpetto a quelle isole..... Egli poi dopo Nerito annovera tra i Gefalleni gli abitanti J)i Crocilea. alla .... dicendo per esempio che Megete era capo jii fo r ti di Dulichio e delle sacre Eckinadi iso lette . gli arditi Ahanti. di Samo e di Zacinto E delP aspra Egelipe e delF opposto Continente .. mentre anche le città d'Eretria e di Galcide sono com« prese nell’ Eubea. mentre Dulichio è anch' essa una delle isole Ecfainadi : ovvero . gli abitanti Di Buprasio e del sacro elèo paese i sebbene Buprasio sia nelP Elide : poi Ma gli incoli d ’Eubea.. attribuendo cosi ad Ulisse il continente...... Calcidensi. O Dardani.

di Samo. colà. lib. E forse una volta l’ Epirotide stendevasi fino. e la pietrosa Itaca prenci (3). (3 ) Odiss. XV. V. Questa infatti ebbe un tempo quattro città. Nondimeno Apollodoro consente bensì che in quel verso in cui Omero parla della pietrosa Samo l’uguaglianza del nome non induca anfibologia .. 3 9 .. Quando poi Omero dice: Quanti ha DuUchio e Same e la boscosa Zacinto. 1 0 0 . lib. ma l’ isola. XIV. ecc. (3) Odiss. (i)..- è manifesto eh’ ei fece una enumerazione di isole. lib. Omero poi denomina Samo quella che ora è Gefallenia ^ come fa in quel verso : Nel mar tra la pietrosa Itaca e Samo (3 ) Perocché coll’epiteto tolse la confusione dell’omonimia. v. e fece manifesto di avere voluto significare non la città di Same. V. 1 .5oà DELLA GEOGBAFU D i StRABONE quale egli allude in quel luògo dove Eumeo dice clie Ulisse possedea Dodici armenti nélP Epiro e tante Di pecorelle greggi . chia­ mando Same quella a cui ne’ versi già prima citati avea dato il nome. servendo 1’ epiteto ad indicare che si (i) O diss. 3 4 6 . . 1’ una delle quali chiamavasi indistinta­ mente Samo e Same ^ due nomi che davansi pure an« che all’ isola. e con nome comune chiamavasi Epiro.

X V . Così Apoilodoro teneva che Omero avesse dato sempre il nome di Samo all’ isola^ e che soltanto la città potè essere chiamata indistintamente ora Samo ora Same...Fenti Ne mandò Same e quattro (i) ...... Che poi il nome di Same fosse dato da Omero alla città... v. enumerando i proci venuti da ciascheduna città... sicché poi e gli esposi­ tori e gli storici differiscono gli uni dagli altri....... 3 4 9 .. £ questa differenza di opinioni è naturale : perocché Omero non si espresse colla maggior evidenza possibile nè rispetto a Cefalleuia.. oè quando parlò d’ Itaca o degli altri luoghi circonvicini . così da quel verso con cui Telemapo. questo epiteto fa conoscere eh’ egli volle parlare del ( 1) Odiss....... allorché egli menziona gli abi­ tatori iy Itaca alpestre e di Nerito ombroso.... V.LIBRO D]ECIllO 5o3 parla delPisoIa. (a) Odiss..... ma dove poi dice. ed anche da quello in cui Eumeo parlando di Gtimene usa queste parole : Sposa lei fero in Same (q).... lib. 366... vuo<^ le che invece di Same debba leggersi Samo....... E quanto ad Itaca... . lib.. Apol> lodoro lo congettura. «Jice : . DaUchìa 0 Sante. XVI...

come chi dicesse Atene e il Licahetto . £ pongasi pure che quando Omero dice : Abito la seren'a Ita ca . v. il quale poi trovasi espressamente indi* calo in quegli altri versi : M i/o la serena Ilaea. ma interpre­ tandole poeticamente significheranno il contrario. dove Lo scuotifronde Nerito si leva Superbo in vista. Hodi e V A ta h irì . giacché il monte è nell’ isola e non nella città. Ma quando invece disse: Giiingiam dalla seduta a piè del Neo Itaca alpestre (a).. Lacedemone ed il Taigeto . Chi poi in luogo di Nerito vorrebbe scrivere Ne­ rico . Ma s’ egli intenda parlare della città o dell’ isola d’Itaca non è bea chiaro in quel verso ove. 31. IX. u i . lib. . ingannasi al tutto ^ giacché Omero (i) OdUs. non siamo chiari se diede il nome di Neo al Nerito ^ o se volle piuttosto significare qualche altro monte o sito. e viceversa. lib. 8 i. dice coloro che possedevano Itaca e Nerito : perciocché se prendiamo queste parole nel senso proprio dovrebbe intendersi la città.5o4 DELLA GEOGRAFIÀ DI STRABONE monte Nerito. (a) Odiss.. dove Lo scuotifronde Nerito si leva Superbo in pista (i). V. non possa nascer dubbiezza di sorta .

ma bensì di vicina al continente^ com’ è in fatti Itaca ^ e dando all’epiteto panupertata non già la signi­ ficazione di elevata . Nondimeno la si giustifica assai bene inter­ pretando la voce chthamale non già in significato di bassa .L n x o DECIMO 5o5 dà al Nerito P epìteto di scuotifronde. come (i) Odis^. 6 0 7 . v. Una certa contraddizione par che contenga anche quel Terso in cui Omero dà ad Itaca i nomi di chtha^ male e panupertata ( »»t»rtfTÌr9 ) . E trattasi di una strada dentro Itaca per andare alla casa d’ Eumelo.. e s' accorda col nome di alpestre che le dà altrove. giacché il primo di questi epiteti dà indizio di un terreno basso e piano . 1’ altro invece appartiene ad un paese elevato. ( i ) . lib. lib. ' ed anche con quegli altri: Nulla del nostro mare isola ih verdi Piani si stende. e con que’ versi ove dice di Ulisse : E i.. ecc. v. e per gioghi e per silvestri lochi Là si rivolse do ve. questa sulla spiaggia dell’ Epiro. (a) O d bs. entrò in wCaspra Strada. onde allevar destrierii E men dell’ altra ancora Itaca mia (a). . XIV. iv . ma di vicina alle tenebre . la riva lasciata. ed a Nerico quello di ben costrutta ^ e quello pone in Itaca. I. Però la frase poc’ anzi citata sarebbe in sé stessa con* traddicente.

. . O alla sinistra dove muori (3) Il Pindemonte: E in qual parte il sole alta e iti qual declina Nolo non è. .abbia vo­ luto indicare le quattro plaghe del cielo ( qualora al­ meno sMnt^rpreti 1’ aurora pel mezzogiorno ^ ciò che (i) Il cav. . . E questo veramente volle significare il poeta dicendo verso le tenebre \ come disse verso f aurora ed il sola. S e ’ qual non curo Se volino alla dritta ove il sol nasce. . . (a) li Monti i . Pindemonte traduce in fatti : /te c a di polo si rivolge. . settentrione'(i). Che poi colle espressioni predette Omero voglia in-' dicare la parte meridionale apparisce anche da qaeL versi nei quali fa dire ad Ettore : iV'bn curo se gli. . DI STRABONB quella che più di> tutte è volta al . au^ gelU volino verso l’aurora ed il sole a destra^ o versot la regione delle tenebre a manca (2 ). rispetto almeno ad> Itaca la quale più accostasi al settentrione. a significare alcune isole più lontane dal continente e più inclinate verso il mezzogiorno. £ più ancora da quegli altri : O amici noi non sappiamo nè dove sia la regione delle tenebre^ nè dove quella dell' aurora . e meno Dal continente /ugge. . . nè dove il sole apportator della luce cali sotterra^ nè d'^onde ricominci ad ascendere (3).5o6 UELLA GEOGHAFIA. . . Perocché sebbène posssf intendersi che in questi ultimi versi Omero .

In fatti il pnnto più settentrionale è il polo. piuttostochè alla sola difficoltà di rii^ conoscère le plaghe del cielo. così anche i cercb) artici o mutano posizione o dispa> jono intiéramente (i). In tutto questo lungo discorso. Ma questa mutazione non potrebbe mai toglierci dalla vista nè il ponente nè il levante ( i quali punti si veggono sempre quando il cielo sia sereno ) \ ma sib» bene il mezzogiorno e il settentrione. e talvolta invece si trova al di sotto delP orizzonte . ho seguitata la versione francese. UBKO DECIMO (i) Perchè coloro i quali abitano sotto l’ equatore non hanno cerchj artici. e la parte settentrionale : ed ecco perché il discorso di Ulis* se voile alludere a qualche notabile mutazione nelle apparenze celesti. dove la materia difficile per sè stessa i fenduta ancor più oscura dalla lezione ora incerta ora corrotta del testo. non esce nel suo corso diurno. la quale rinnovasi sem< pre ogni qual volta o di giorno o di notte 1’ atmosfera sia nebbiosa. rispetto a noi. . talvolta si trova perpendicolare alla nostra testa. Ora le apparenze celesti si mutano prin* cipaldaente secondochè noi c’ inoltriamo più o meno verso il mezzogiorno o verso la parte ad esso oppo­ sta. In questo caso non è più pos* sibile che l’uomo conosca nè dove sia nè dove cominci la plaga settentrionale \ d’ onde poi non sarebbe più possibile nemmanco accorgersi delia plaga opposta. mutando posizione rispetto a noi.Soj atrebbe pure qualche apparenza di probabilità ) non-* dimeno è assai meglio intendere le parole del poeta come risguardanli solo quella parte del cielo d’ onde il sole. e come ne’ varii movimenti poc’ anzi accennati il polo .

A’ dì nostri volle aggiungere una nuova città Cajo Antonio zio di Mar­ c' Antonio. e questi sono i Teleboi. ma pur se ne mostrano alcuni avanzi verso il mezzo di quella costa d’ onde si tragitta ad Itaca ^ e gli abitanti si chiamano Samei. sicché poi essa ricevette da lui il suo nome. Le altre sussistono ancora. allorché essendo bandito dopo il consolato che tenne in compagnia dell’ oratore Cicerone. come da’ figliuoli di lui furono denominate le città già dette. Ma non compiè poi di costruirla ^ perciocché avendo ottenuto di poter ritornare a Roma . finì la vita mentre attendeva a cose di maggior importanza. ma di quest' isola basti quanto abbiam detto finora. Proneso e Crani. Anche Gefailenia e le quattro città che vi furono nn tempo non trovansi menzionate da Omero col no* me eh’ esse hanno al presente . ed ebbe tutta l’ isola nella sua ubbidienza come se fosse suo proprio possedimento. dette P ale. si ri­ trasse a vivere in Gefailenia . tranne la sola Same o Samo . Se­ condo costoro i Cefalleni sono i Tafii. ma sono piccole città. il qua» . Alcuni scrittori non dubitarono di affermare essere Gefailenia una stessa cosa coll’ isola a cui Omero dà il nome di Dulichio : altri invece la credono Tafo. Ma tutto questo non accordasi punto colle tradizioni di Omero. la quale ora più non sussiste.5o8 DELLA GEOGRAFIA S I STRABONE La circonferenza d’ Itaca è di circa ottanta stadii . Dicono inoltre che quivi guerreggiò Anfitrione avendo con sé Cefalo figliuolo di Dioneo bandito da Atene. £ soggiungono che Anfitrione essendosi impa­ dronito dell’ isola la consegnò a Cefalo.

Nè Ellanico è punto conforme ad Omero allorché as< serisce che Dulìchio è Cefallenia (2).... 635.. Perocché il poeta dice che Dulichio era soggetta e Megete insieme colle altre Echinadi e cogli Epei che vi abitavano dopo essere venuti dall’ Elide. I.). e duce De’ magnanimi Epei (3).LIBRO DECIMO 5o9 k pone i Cefalleoi sotto Ulisse e Laerle. lo Mente esser mi vanto . lib.. Dulichio secondo Omero non era uno stesso paese coll’ isola di Cefallenia ..... lib.. £ qnella che da Omero è detta Tafo chiamasi ora Ta* fiunte. V.... (E d it frane. Ed altrove afferma che dei prodi Cejatleni è duce UliS’ se (4)..... 1 8 0 . v. Perciò ad Oto cillenio compagno di Fiteo egli dà il nome di capo de’ magnanimi Epei : Polidamente al suol stende il cillenio Oto.. e ai vaghi Di Iratcorrere il mar T afj comando (i). XV. .. lib. (4) II....... Figliuol Anchialo bellicoso .. (a) Strabene pare che attribuisca qui ad Ellanico solo un’opi­ nione che poc’anzi ha detto essere stata di molti: nè tra i fram ­ menti che ci restano d’ Ellanico se ne trova qualcuno su cui il nostro Autore abbia potuto fondare ciò che qui dice. (3) I I ... e Tafo iavece assegna alla signoria di Mente : .. e nemmanco era ( come Androne pretende) una parte di cotal isola ^ perciocché > ( 1) G liss. v. compagno di Megete.. u . 6 1 8 ..

lib. e che da una delle sue città era venuta la metà di tal numero. e circa ottanta dal Ghelonata ^ e la sua periferia è di circa trecento. i nùgliori l^gono invece /«««fi.. XVI. . il nome di Same dovrebbe significare una delle quattro città di quest' isola : e quindi Telemaco direbbe che dalP isola intiera era ^venuto il numero'di proci già indicato. 2 4 6 . (i) Odiss-. Zacinto e la pietrosa Itaca prenci (a) È poi Cefallenia situata rimpetto all’ Acarnauia. e tutta Cefalleaia invece era dei Cefalleni^ e questi erano sudditi di Ulis­ se .5 Ie DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE Dulichio era ppsseduta dagli Epel. (a) Odiss. di­ stante dal capo Leucata circa cinquanta stadii (o come altri dice quaranta ) . Sopra tutti poi contraddice ad Omero chi fa di Ceiàllenia e di Dulichio uno stesso paese . v. come Ferecide afferma. v. perché Tele> maco enumerando i proci disse che cinquantadue erano di Dulichio e ventiquattro di Same (i). 0 1 * tre di che poi domanderemmo qual sia dunque la Same di cui egli parla allorché dice : Quanti ha Dulichio e Same e la boscosa. 3 4 7 . mentre quelli invece ubbidivano a Megete : e per conseguenza Omero non disse Dulichio la città di PaiIene. Ma se Omero avesse creduto che Dulichio e Cefallenia fossero una stessa isola. e si stende alcun poco . dopo il Gasaubono. Essa poi stendesi assai nella sua lunghezza Terso l’ Euro (3). (3) Le edizioni ordinarie portano fttKfìt S’itin H f» . i . lib. m a .. tranne due soltanto.

... Omero poi chiama Samo anche quell’isola della... Ma con sicuri porti....... suW alte assiso Selvose cime della tracia Samo (a). llb...Tracia che noi ora denominiamo Samotracia. . Ed è proba­ bile ch’ egli abbia avuta notizia anche di Samo del> l’ionia. v... lib. Demetrio Scepsio dice ch’essa non è più quale la descrisse il poeta con quelle parole : LIBRO DECIMO Siede tra la pietrosa Iiaca e Sanie Un’ isola in quel m a r. (i) O diss.. x m . giacché seppe delle colonie mandate fuori da* gl’Ionii. (a) I I . E nel golfo in vicinanza di questo stretto si trovano le città di Cra* ni e di Pallene... Per questo poi volendo evitare l\infibologia che r uguaglianza del nome poteva produrre quando parlò della Samotracia . IV. Pur dirupata. che spesse volte è inondato dall’ uno all’ altro mare. sul quale evvi il sacrario di Giove Enesio.. talvolta vi appose l’epiteto. e che vi si trova una piccola città detta Alalcomene situata proprio sull’ istmo.. in cui le navi l y ambo i lati entrar ponno (i). n . Dove poi l’isola è più stretta fa un istmo sì basso..... come aU lorchè descrive ])7ettuno ... V. . nè già troppo grande.... 8 { (. che jisteri è detta.. Fra Itaca e Cefallenia è situata la piccola isola Aste* ria detta Asteri da Omero...5I I L’isola è montuosa ^ e il suo monte più grande è r Eno.... Ma Apollodoro afferma cVessa dura tuttavia nello stato dì prima.

Poi ih ........ . N è .... cioè che dopo la fondazione della Samo ionica . D’ onde si fa manifesto al­ tresì che contraddice alla storia dell’ antichità quan­ to affermano alcuni.... e dopo P arrivo di Timbrione (3).. Poiché dunque ai tempi della guerra troiana chiamavasi Samo non solamente 1’ isola di. poi Antemusà.. è da dirsi che questa abbia ricevuto quel nome da qualcuna delle più antiche. X3UV... Cefallenia.. ma anche quella di Samotracia ( altri­ menti Omero non avrebbe potuto introdurre Ecuba (3) a dire che Achille avendo fatti prigioni i si^oi figli li rendè schiavi in Samo ed in Imbro) .. e poscia Parteoia dal fiume Partenip che più tard i. pur non n' espresse il nome. (i) 11... V. ma da principio si disse Melamfilo...della GKOGRAFIl DI 8TRAB0NE talvolta vi uai le isole circonviciae. si disse Imbraso. 78. Omero pertanto conobbe questa Samo ionica.. Fra Samo E P aspra Imhro calò sovra le brune Onde del mare. 751. mutando il no­ me .. e la Samo ionica non aveva ancor ricevuti coloni d’ Ionia ..... ed altrove : . V. 753.. per esempio : Di Samo ed Imhro e delV infida Lenito Su le remote tempestose rive (i) . V.. chiamavasi anticamente col nome di Samo .. lib..... (3) Verso l’ anno io 35 prima dell’ E. Uh. a dir vero. (a) II.. XXIV. V.

. Più credibili sono co­ loro i quali dicono che sami chiamavansi i luoghi ele­ vati..... U h 33 .LIBRO DECIMÒ 5 13 alcuni coloni siabo venati a qnest’isola della quale par­ liamo .... i quali anticamente abitarono e quell’ isola e il continente vicinoj nè importa l’ investigare se que­ sti Saii furono una stessa cosa co’ Sapei o co’ Sinti detti poi Sinzii da Omero. e le abbiano dato il nome di Samotracia ^ come i Samii per vanità inventìirono. E de’ Saii fa menzione an­ che Àrchiloco dicendo : Ed ora qualcuno de SaH si dà vanto col mio scudo . e che di qui venne il nome di Samo a quest’isola^ della quale Omero ebbe a dire ....su F alle assiso Selvose cime della tracia Santo . (i) Esperide portò anche il nome di Berenice... STKAtOÌIB.... Contemplava di là Faspro concilio. la quale è inclinata alle parti occidentali un poco più di Cefallenia e del Pelopon­ neso con cui quasi si unisce. eh’ io contra mia voglia abbandonai fr c ì cespugli... E tutto V Ida e Troia e degli Achei Le fo lte antenne si vedea davanti.. perfetta armatura ... ed è distante da Gefallenia circa sessanta. La periferia di Zacinto ò di oltre cento sessanta sladii .... Fra le isole soggette ad Ulisse ci resta oramai da par­ lare soltanto di Zacinto. Alcuni poi dicono che Samo fu denominata così da’ Sai! Traci.. L’ isola ha molti boschi... tom. Di quivi ad Esperide (i) nella Libia il tragitto è di tremila e trecento stadii. e nondi­ meno è fertile ^ ed ha tina città ragguardevole dello stesso suo nome.. che J^ettuno : ..

... e le isole Oxee. tutte aspre e sterili. Ma vi sono poi pa­ recchie altre E chinadi.. Dolica giace rim petta ad Baia* da ed alia foce dell’Acbeloo ... Il suolo formato dalle ali luvioni del fiume chiamasi Paracheloitide..... or con umano corpo Capo di bue. ora tauro. e la più vicina è a cinque soli. .. Anche questa una volta si tro­ vava nell’alto.. v. e £ ^ e essere oggetto di molte contese i confini tra gli Acamani e gli Etoli... non avendo alcuno nel cui arhitrio rìmet» tersi ... to. .. P er ciò poi fu io> ventata anche una certa favola di Ercole che per avere domato 1 ’ Acheloo.. ma il terreno che l’Acheloo strascina io gran copia con sè ne congiunse aldine col continente. cd i distante cento stadii dall’ Arasso promontorio dell’ Elide. or sinuoso JB vario drago. Appartengono poi alU Eohi* nadi Dulichìo^ che ora dicesi Dolica. (i) T r a c h i n .. e dall’ombroso mento V onda Jlwtiale a rivi g/t scorre» (»)... in premio della v ittoria.... d a Omero denominate Toe... ebbe l e oosze di Deianira figliuola d’O e n eo . ed altre ne va cougìangeudo.. Perocché trovandosi spesso eoofusi oe giudicavai» colie arm i. c situate davanti alla bocca dell’ Acheloo : quella eh’ è pia ad> dentro nel mare è lontana quindici stadii........... e vinceva chi più era potente..5 (4 DELLA G K O O K A FIA DI «TRÀBOHE Le ìsole EcluDadi sono situate all’orieDte così di Z»einto come di Cefalleuia.. ITn fium e ( Era questi Acheloo ) sposa mi chiese In tre form e. la quale è da S o r focle introdotta a parlare così : .

come per le tortuosità della sua corrente. volendo gra^» tificarsì ad Oeneo con cui stava per imparentarsi. I l generò Fileo diletto a Giove. Ed aggiungono che Ercole. Di sembiante guerrier pari a Gradivo. Coloro poi cb« da queste fstvole Togliono per congettara ritrarre il vero. e poi consegnò ad Oeneo siccome arra delle noEse. che diconsi corna : o sotto la forma di un serpente a motivo del lungo e tortuoso suo aggirarsi : e colla testa di bue per quella stessa cagione per cai si dissè che aveva la forma di ua toro. Sulle Echitiadi e sulle isole Oxee al tempo delia guerra troiana ^ice Omero che regnava Megete : jii fo rti di Dulichio e delle sacre Echuutdi isolette. Buon cavalier. oltrct' alP essere naturalmente benefico . a forza di argini e dighe costrinse in un determinato canale il fiume che per lo addietro soleva scorrere di­ sordinatamente e rovinare colle sne innondaiioni gran parte della Paracheloitide^ e che questo sarà stato il cor­ no di Amaltea. a questi è condottier Megfte . che rimpelto Alle contrade elee rompon t opposto Pelago. . dicono che 1 * Acbeioo venne rappresentato sotto U forma di un toro ( come si fece anche di altri fiumi ) . che dai paterni un giorno (i) Amaltea cbiaraavasi la capra da cui fu allattato Giove.u n o DECixQ 5 i5 Ed alcuni aggiongono il corno di Àmaltea (i) non es­ sere stato se non appunto il corno che Ercole strappò alPAcheloo. cosi p«l mugghiare delle sue acque.

Le isole dei T afii. jPnumcràzione dei luoghi che si trovano nella parte marittima ckW camania e delV EtoUa. ne diede la signoria a co-> stui. Il. più anticamente dette de’ T ele­ boi ( fra le quali contasi auehe Tafo ora detta Tafiusa) distinguevansi dalle E chinadi. Ed Omero che le ascrive al dominio di Mente y dice che i Tafii erano pirati. uon già per essere lon­ tane \ chè stavano invece da presso \ ma per essere sottoposte ad altri dom inatori.5 16 D^LLÀ GEOGRAFIA DI STBABONS Oda sospinto alla Dulichia terra Migrò. Da prima pertanto AnGtrione avendo portata la guerra In queste isole iu compagnia di Cefalo figliuola di Dioneo esilialo d’ A ten e. 6a5. F ra Leucade ed il golfo d’Ambracia avvi un lago ma> riuo detto Mirtunzio (a). città dell’ Acarnania .. T.. .. C A P O IV.U B Stg l»gp. E il padre di Fileo fu Augia priiacipe dell’EUde e degli Epei : sicché queste isole farooo occupate dagli Epei ^ i quali emigràrono insieme con Fileo a DuUéhio. e così anche tutti i Te<> leboi. P ul­ tima delle quali è distante quindici stadil dal mare y (i) li.fuggendo. Ciò. basti dielle isole situate rim petto all’ Acaroania. Newun aotico geógialb ba pwUito di q. lib. 1^. cioè a’ Tafii ed ai Te> leboi. e v'ebbe imperio (x). Procedendo oltre Leucade V hanno Palerò ed Ajizia.

e dicesi al siogojare. e la città di Astaco. Tutto lo spazio fi'ammezEO a cotesti luoghi è for*nito di buoni porti. Dopo l’Eveno è li monte Calcide da Artemidòro de­ nominato Calcia : poi Pleurone e poi il borgo Licirna. C di quivi uno dei c o D d ó ttie ri Romani trasportò a Roma le fatiche di Ercole opera di Lisippo^ la quale a quel luogo divenuto deserto mal conveniva. al di sopra del quale è situata Calidone trenta stadii denti-o terra. La città poi di Critote ba il nome a comune con una piccola città del Cbersonesoi di Tra* eia. (q) Cosi gli Edit. Seguita poi il monte TaBaso . ed anche il Coray. . E nei dintorni di Calidone evvi il sacrario di Apollo Lafreo (a). fì-anc. Tengono poi dietro il capo Critote le Echinadi. quindi (i) Il Fidari. invece dell» le­ zione Lulrea { Am^fnU ) che trovasi nelle ordinwie edizioni. la quale porta lo stesso nome di un' altra città presso Nicomedia e presso il golfò Astaceno.LIBRO D ECm O 5 iy ed bd un portò ed un bosco coasacrati ìE k d Ercole. trovasi P Eveno (i) .per giungere al quale chi si parte da Azzio dee correro seicento settanta stadii. Il Cinia si scarica nel mare ^ gli altri ne sono disgiunti da uno spazio di mezzo stadio* all’incirca. Oltrepassati cotesti laghi. Spuntato il capo incontransi Eniada e PAcheloo^ poi il lago degli Eniadi detto Melile lungo trenta stadii e largo venti : ed un altro detto Cinia cosi nella lun­ ghezza come nella larghezza due volte più grande del Melile : e poi un terzo denominato Uria molto più pic^ colo di questi. .

in luogo aòcomòdatissimo al pa»> saggio dell’ Acheloo. Fra gli abitanti del paese mediterraneo Apollodoro dice che alcuni sono denominati Erisichei. Ali’ EtoKa appartenne Oleno ricordato da Omero là dove egli annovera gli Etoli (i): ma ora ne restano ap> pena «Icuni avanzi presso Pleurone sotto Aracinto. posseduto da quei Romani che aSitano in Patra. Gdsì dice Artemidoro conside* rando il monte Calcitle o Calcia come situato fra 1’ A* cheloo e Pleurone. 6 3 9 . Ma Artemidoro . e lo fondò già Arsinoe moglie e sorella del secondo Tolomeo. ( i ) I L . ^ravi anche Lisimachia in que’ dintorni : essa era si* tuata fra Pleurone ed Arsinoe vicino ad un lago che ora dicesi Lisimachia e prima cfaiamavasi Idra: ma poi è disparsa anch’essa. Evvi anche presso Galidone un lago grande ed ab­ bondante di pesci. lib . come si è detto già prima . . sostiene che il monte Galcide ed il Tafiaso trovansi al dì sopra di Molicria.5 18 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOm! 1« eillà di Macinia e di Molicria^ ed ivi presso Antirno. e che la città di Galidone è situata fra Pleurone e Calcide. E forse dovrebbesi porre un monte per nome Calcia situato presso Plnirone. e di costoro fa mensione AIcmano dicendo : Nè Erìsicheo nè (JaUdonio postare^ ma degli estrtmi confini dei Sardi. Ed Arsinoe fu da prima un borgo detto Gonope . V. ch’è il con6 ne tra rEtoIia e la Locride a circa cento venti stadii dall’ Eveno. ed un altro denominato Galcide presso Moli» cria. n .

I. Quando poi Omero dà a Calidoae i nomi di elevata e pietrosfi^ si vuol intendere ch’egli parli della ^egioue. Ma poiché di costoro parlano a lungo e Omero e gli altri poeti e gli storici. D à prim i abitatori d e ll Jeam anicu — S t g li Acam ani siano o no intervenuti alia guerra di Troia. sarà pregio dell’ opera ricordftre alcune di quelle opinioni le quali o sono tenute come priucipj provati. qualche volta con chiarezza ed uniformità di opinioni. C A P O V.raKO DECIMO 5 |9 Anche Pilene soggiacque presso a poco al fato di Oteno. a la parte piana a Pleurone. — Se i C urttijiirono Acam ani od E lolL — Esame di qutUo che dice E foro sugli Etoli. — Che alcuni errori st debbono perdonare agli storici ed agli a ltri scrittori come mevitabili. ed all’ ultimo combatterono anche cóntro i Romani in difesa della propria indipendenza. — Korie tradixiom rispetto ai CuretL Gli Acamani e gli Etoli al pari di molte altre nazioni sono ora abbattuti ed esausti in conseguenza delle continne guerre : ma per moltissimo tempo gli Etoli in­ sieme cogli Acamani resisiterono contro i Macedoni e contro gli Elleni . e qualche volta per lo con­ trario oscuramente { come nelle cose già dette si è po­ tuto vedere ) . E per cominciare dalP Acarnania . Perocché avendo divisa 1 ’ Etolia in due parti abbiamo già detto che a Calidone appartenne la montuosa od Epicteta . o sono invece controverse tuttora. abbiam detto che la occuparono Laerte ed i Gefallenii : chi poi l’ abbia .

. V’ ha poi indizio che di que’ tempi abitassero l’ Acarnania anche alcuni venuti da Lacedemone insieme con Icaro padre di Penelope: perocché Omero nell’O* dissea nomina conie tuttora viventi il padre e i fratelli di lei : Perchè di fa rsi a Icario e di proporgli Trepidati tulli (i proci). v. che la figlia. v. e che Cefalo loro condottiero.5aO DELLA GEOGRÀTU D t STRABONt posseduta precedentemente molti l’ banuo detto ^ ina perchè non tennero opinioni tra loro concordi sebbene siano in sè stesse precise. che costui primo di tutti ab­ bia fatta sperienza del salto di Leucade. (Penelope)^ che Icario il padro Co' fra telli oggimai sforza alla mano D’Eurimalo (i) . I I . regnò anche su quel paese : e di qui poi è venuta la tradizione già notata.ei doti. 16. x v . fatto da Anfitrione signore delle isole Ta« fie. o che li avevano ce­ duti di buon grado a Laerte. 5 3 . e lib. Dicesi pertanto che i TafiI detti anche Teleboi. è ragionevole che noi le sot« toponiamo ad esame. Ma Omero non dice che i Tafii avessero imperio sugli Acarnani prima che i Cefallenii e Laerte arrivassero in quel pae­ se . E a consorte la dia cui più vuol bene ? ed altrove : . abi­ tassero primamente i’ Acarnaoia. o che vi abitarono in­ sieme. . (i) 04iss<> lib. la madrt tea. bensì dice che furono amici degl’ Itacensi : sicché dovrà dirsi o che al tempo di quel poeta non ebbero punto dominio di questi luoghi. .

sotto condizione chè ne toccasse una parte anche a loro. n. Dicono altresì che Tindaro ed Icario suo fratello. lib.. nè la sponda poc’anzi ac­ cennata denominavasi Leacade. Noi pertanto abbiam dimostrato che nella Enumera* zione delle navi gli Acarnanì sono registrati fra que' popoli che parteciparono nella spedizione d’ilio. poi II. 635: e s’ intende la sponda opposta alle isole che il poeta annovera prima delle parole qui citate da Slrabone. dopo avere condotta a buon fine ia (i) Alta. ehe abitavano ia costa (i). . si ricondusse al proprio paese ^ ma Icario fermò colà il sao soggiorno occnpapdo una parte dell’ Àcarpania. < < Perocché ( dice ) Alcmeone figliuolo di Anfiarao avendo combattuto in compagnia di Diomede e de­ gli altri Epigoni. Ma Eforo tiene che gli Acarnaoi non sieno intervenuti alla spedizione dìTroia.tin o . e che Tindaio.. lib. Odiss. v. dopo avere sposata Leda £glinola di Testio . 6 7 6 . ovvero tra quelli che occupavano 1' Epiro » la sponda opposta : e dicemmo altresì che né 1 ’ Epirochiamavasi allora Acarnania. v. dove da Poli* casta 6 gliuo)a di Ligeo generò Penelope ed i fratelE di lei. consi­ derandoli come compresi tra coloro. DEaMo 531 Nè è probabile che costoro abitassero ia Lacedemone \ perocché Telemaco giunto colà aon sarebbefi ìndiriEzato a Menelao ^ oè sappiamo che avesserò presa in qualche'altro sito altra abitazione. poiché Ippocoonle li ebbe cacciati della patria. vennero a Testio principe dei Pleuroni e P aiutarono ad occupare un gran tratto delia opposta sponda delPAcheloo. xxiv.

non forse mentr’ egli era assente. (9 ) Cioè contro i T roiani. Diomede. . (i) Avo paterno di Diomede. per quanto si crede. E Diomede lasciatosi persuadere concorse con Agamennone alla spedizione di Troia ^ ma AIcmeone sdegnato non volle accettar la proposta ^ d’ onde poi è avvenuto che gli Acarnani. » Fondandosi. nè il loro nome era stato pure introdotto nei poemi di Omero. Diomede ed il suo alleato ( di cui aveva udito essere molti i compagni ) ritornando.523 DELLA GEOGKAFU DI STRABONO guCTra contro i Tebani. dai quali i Romani vantavansi di essere discesi per mezzo di Enea. non si trovassero in quella impresa. e ad esser>> gli compagni in quella guerra. Àga* mennone frattanto avendo assaliti gli Argivi facilmente li superò. andò insieme con lui a patire i nemici di Oeneo (i^. e quindi pensò d’ invitarli egli medesimo a ripigliare Argo. Agamennone temette . sopra questo racconto gli Acarnani seppero astutamente ot­ tenere che i Romani lasciassero loro 1’ autonomia ^ di* cendo eh’ eglino soli non eran concorsi alla spedizione dei Greci contro i loro progenitori (2) ^ tanto che non trovavansi nè nell’ Enumerazione degli Etoli ^ nò a parte. soli fra tutti gli Elleni. perché i più si trovavano fuori del proprio paese a guerreggiare sotto la scorta di. occupassero quel paese che a loro era dorato come eredi l’ano di Adra­ sto e l’altro del proprio padre Ànfiarao . Di lì a poco tempo essendo avvenuta la spedizione contro Uio. E avendogli poi assegnata !’£• tolia se ne andò nell’ Àcarnania e la conquistò.

Questo è quanto può dirsi dell’ Acarnania in parti* colare. o (secondo altri) per fondare una signoria sua propria ed appartata dagli altri. comprese anche gli Acarnani fra i Greci concorsi alla guerra di T ro ia. Tucidide poi ed alcuni altri raccontano che Anfiloco dopo il ritorno dalla spe­ dizione di T roia. e che PAcarnania venne così denominata da Acarnano suo fi­ glio^ come gli An6 lochi ebbero il loro nome da suo rra< tello AnCIoco: e per tal modo egli cade n«lle tradizioni contrarie alla storia omerica (t). descrivendo per ordine le cose Etoliche in ciò che import* di aggiungere alle già dette. Alcuni autori fanno i Cureti appartenenti agli Acarnani ^ altri invece li assegnano agli Etoli . . Ora soggiungeremo quanto se ne può dire in comune anche cogli Etoli. ( 1 ) In questo pridcipalmente il racconto di Tucidide diflerisce da quello di Eforo.LIBRO SECIHO 5a3 Eforo adunque ponendo che 1 ’ Acarnania già prima dei tempi troiani fosse soggetta ad Aicmeone. mentre Eforo invece li escluse. ed altri in(i) ’E»f T» ìrip» r it 'Ouuftxit Irrcffut Ma ih che dunque (domandano gli Edit. Se Tion che Strabono plrlende di provare che O m ero. e così alcuni aiferinano eh’ e’ sono origÌDarii di Greta. non piacendogli le cose avvenute in Argo. frane.) differiscono da Omero le tradizioni adottate da Eforo? Questo pare che dovrebbè dirsi piuttosto di Tucidide. quando s’ interpreti dirittamenlc. si trasferì ad abitare nelP Acarnania ( 3 ) . o per entrare ( come dicono alcuni ) nell’ eredità del frafelio . dice che anche Argo Am6 lochia fu fondata da quell’ eroe.

e dicono che se i Cureti fossero stati un popolo ete« lico... XIV. leggendosi nell’ Iliade (i) Portio tre figli generò delP alta Calidone abitanti e di Pteurone... Quelle dell’ aspra Calidone. . i i . ecc. come non avrebbe mai detto che i Beozii e i Te(i) Lib. d’ Oleno e di Pilene. .da con»d^rarsi ia« Danzi tutto ciò ch'egli ne dice. Omero parlando di Toaate condottiero degli Etoli dice : . V. lib..... è . Combattean ferocemerUe Con gli Etàli i Cureti am i alle mira D i Calidone (3). . . (9) In iàui nel lib... E traea seco le torme Di Pleurone . Ora le due città qui nominate appartenevano all' Etolia (a) : e siccome poi gii abitanti di Pleurone. 5a5. (5) I I . . . IX. il poeta non si sarebbe mai espresso di cotal mo­ do . T. 63g dell’ II. jfgrio . . tutti d’ egregio Valor y ma tutti li vincea di molto I l cavaliero Enéo. v. .. Ma poifcfaè questo popolo è menzionato da Omero. .5 l4 DELLA GEOGRÀFIÀ DI STRAAOITÈ vece li dicono venuti dall'Eubea. . Mela ed Enéo. Ma alcuni contrastano a questa conclusiooe fond^adosi sopra quei versi delld stesso poeta : .. Gredesi pertanto ch 'e­ gli ascrivesse i Cateti agli EtoK piuttostochè agli Acar* nani. ii5 . secondo Omero j erano Cureti \ così questi nell' 0 [HD Ì0 ne del poeta dovettero essere un popolo etolico. .

Eforo dice gli EtoH essere un popolo che non fu mai soggetto a venin altro. Ma noi abbiamo già dimostrato che queste ma* iiiera di esprimersi fu adoperata frequentemente da Omero ed aocbe da altri poeti : sicché a costoro facil­ mente si può rispondere (i). Nondimeuo racconta che da principio tutto il paese degli Etoli fu posseduto dai Cureti: ch’essendo poi venuto dalI’EIide Etolo figliuòlo di Endimioue. E per te* (i) Benché Strabone abbia in più luoghi mostrato che Omcr» uoniina spesso come due popoli distinti due frazioni di iui po­ polo solo . Oltre di che poi chi mette in campo questa obbiezione dovrebbe pur dirci. insieme cogli abitanti di quella contrada compose la città di Elide. e per la pratica che aveva nelle guerre. . e che in tutto il tempo di cui c» resta memoria non soggiacque mai ad invasioni tra per la malagevolezza dei luoghi eh’ ésso abitava. non pare che ciò possa applicarsi al caso presente . dove il poeta dice. per­ chè mai Omero avrebbe annoverati fra gli EtoH gli abi­ tanti di Pleurone (cioè i Cureti) se non credeva che questi e quelli fossero della stessa nazione. li vinse in alcone battaglie per modo che si ritrassero in quella che ora diciano Àcarnania : che gli Etoli venuti in compagnia degli Epei fondarono le dieci più antiche città dell’ Etolia : e ehe dopo dieci generazioni. o gli Argivi e i Peloponnesii si combattessero fra di loro.LIBRO DECIMO SuS banl. qìielli a dlK ^ndtrla. che innanzi alle mora di Cétidone combatte* vano gli Etoli ed i Cureti. questi ad espugnarla. essendosi Ossilo figliuolo di Emone trasfe* l’ito dall’ Etolia nel Peloponneso .

Se non che mostra di esser ca­ duto anche qui in quella contraddizione ia cui già dicemmo eh’ el cadde rispetto all’ oracolo di Del­ fo (i). di questo voIum«. Laonde poi Eforo viene a convincer pienamente di falsità coloro i quali dicono che gli Elei sono una colonia degli Etoli.5a6 DELLA GE06IUF4A. DI STBABONE stimoDÌ di questa sisserziooe reca in mezzo due inserì* zioni y 1 ’ una delle quali è in Termi d’ Elolia. Perciocché dopo aver detto che l’EtoHa io tutto il tempo di cui ci resta memoria si conservi sempre (i) V. ed è scolpita nella base della statua di Etolo : Endimione figliuolo di Etolo fondatore di questo paese^ nutrito già lungo le correnti deW Alfeo vicin dello stadio d’ Olimpia. monumento del proprio valóre. . Etolo una volta avendo lasciato questo popolo autoctono s'impadronì del paese dei Gtreti dopo aver mollo affaticato co lP ^ta . ma si anche ohe ciascuno dei due fu autore alP altro di qualche fondazione. e il decimo rampollo di quella schiatta^ Ossilo figliùolo di Emone sfondò quest’antica città.a pag. ma non vogliono ammettere che anche qnesti siano una colonia di quelli. £ r altra è sulla piazza degli Elei sotto una statua di Ossilo . gli Etoli dédiearoim questa statua . E nel vero la comune parentela degli Elei e degli Etoli fra di loro direttamente dimostrasi per mezzo di queste inscrizioni ^ le quali concorrono entrambe non solamente a provare che quei due popoli furono con­ giunti di parentela. 43o e scg. dove hanno in costume di adunarsi ogni qual volta debbo­ no eleggere dei magistrftti.

soggiungendo che la maggior parte del popolo rimasto ili Etolia coniponevasi di Epei . e come i Careti trovandosi superati da lui in guerra partironsi da quel paese e si ritrassero nell’ Acarnania. . e che a questi vennero poi a frammischiarsi anche degli Eoli!.5*7 illesa dagli stranieri. Ma Eforo dimenticandosi di provare ciò che ha promesso. se non l’ essere superati in guerra ed abbandonare il pro­ prio paese ? E questo appunto viene attestato dall’ in­ scrizione eh’ è presso gii Elei dove è detto che Etolo s'impadronì del paese dei Cureti dopo aver molto af» faticato eolV asta. Ma forse qualcuno vorrà dirci. nè mai ubbidì ad altri che a' suoi primi occupatori. e vi fermassero stanza insie­ me cogli antichi possessori. soggiunge anzi il Contrario . occuparono tutti a comune 1 ’ Etolia. ai quali una siiTalta comLIBRO S E C m O . Ma che altro è dunque il soggiacere a straniere invasioni. e dopo aver detto altresì che da principio la possedettero i Cureti. i quali essendo cacciati insiem coi Beozii dalla Tessaglia. rac* contando come Etolo venne dall’ Elide. Perocché sarebbe mai possi­ bile che uomini nuovamente venuti occupassero senza iar guerra 1’ altrui paese. avrd)be dovvto sog* giungere (a volere che le tae-parole fossero conse* guenti ) che i Careti continaarono poi fino alia sna età à possedere T Etolia : soltanto in tal caso si sarebbe potuto dire con verità che quel paese n(|n soggiacque a straniere invasioni. avere Eforo affermato che l’Etolia fu immune da invasioni dopo che per l’ar­ rivo di Etolo ricevette cotesto nome : se non che egli medesimo si tolse il vantaggio di questa interpretazione.

fermarono la loro sede fra gli Etoli. » Tale dunque è Eforo ^ e nondimeno egli è da prefe­ rire agli altri scrittori. raccontando . furono determinate dagli scrittori per udita o secondo le popolari credenze. soggiunge : « Queste cose c tutte t|uelle di simil fatta noi siamo solili raccontarle con esattezza .specialmente proprio della corografia. ed afferma che in generale. e diremo la posizione de’ varii luoghi e le loro distanze : perocché questo è. o sopra cui sia prevalsa una falsa opinione.5x8 della GEOGHIFM DI «fRABONB |>agnia non potè essere di verua giovartiento I Questo al certo non è probabile : ma bensì è credibile che i vinti abbiano accomanato il proprio paese eoi viobi* tori. quando trattasi di qualche argomento o affatto dubbioso. E che altro sarà poi un’ invasione se non è P im­ padronirsi di un paese coU’ armi ? Ed anche Apollodoro dice esservi una tradizione secondo la quale gl’Ianti. e dopo aver detto che le cose elle­ niche furon ben trattate da Eudosso ed egregiamente da Eforo. che riprende con tanto rigore le altrui opinioni sulle distanze de* luoghi. ed ai loro condottieri. cioè intorno alle origini delle città. sog­ giunge. così pei paesi della Grecia tome per quelli al di fuori. Polibio dopo avere con grande studio lodato Eforo. partit'si dalia Beozia. E nondimeno Eforo. come persuaso di avere scritto ^regiamente . «Noi ora descriveremo le cose com'elleno sono al presente. da Posidonio e da altri. A noi pure adunque si vuòi per­ donare ^ e non è giusto riprenderci sie. alle parentele e trasmigrazioni dei popoli. » Ma anche Polibio. fu poi a ragione ripreso egli pure da Artemidoro.

tom.anur^ di . E per coouticiare da quelle che vi hanno più stretta relazione ^ sono -in >generale consimili alle già dette : cioò che il paese ora denominato Etolia l'alMta* rono già i Cureti^ e che poi. Dicesi inoltre cbc la Pleuro* nia fu abitata da' Cureti. sicché deliberaronsi' di conservare auch' essi le chiome soltantq nella parte posteriore. sofArarrivati gli Etoli in com* pagnia di Etoloy i Cuceti' furono discacciati e costretti a ridursi Beil’Acaraa&ia. radendo quelle dinanzi ^ per la qual tonditura ( m» rSf si dissero Cureti (i):. Del restoi intcamo ai Curcti raccootansi m dte altre cose: «oosimili alle già.&ggintigiamo anche qoelli che da loro iurofio.Le|a. (jualcfae Tolta cadiamo in -efrore^ ma bea è'in*ec« da icont«nU m poiché raccontiam o in generale I fatti con più esattezza <^e non fu adoperata dagjli filari 4 B v?. dette . le quali più o meno da vioitfdTisguardano la storia degli E Ioli e degli Acarnani. Ar* ckemaco d’ EubeA poi dice che i Cureti da prima ahi* tarono Calcide ^ e che dpvendo coutinuamente combaUpre a cagione delia pi. cominSTM^tovE. se non che essendo pervenuti colà gli Eolii se ne impadronirono discacciandone que’ possessori. pei quali denominavasi Cu* rètide . tu.9tQ) s’ accorr sero che l nemici studiaodosi di^iìTerrarli pei capegli ch’essi lasciavano crescere nella parte anteriore del capo ne li strascinavano. tralasciati/per non averne’avata contezza. e che poi si trasferi(i) Il sig.UBM) DEcmo Stg coti gran ouiaerò idì'faUi storici salia £ede degli'scriU tòri più ttcèreditaU . 34 . La Porto du Theil credette necessario.

. Altri iii?ece: frartano opùnone che i Cureti siano siali detti cosi dal moate Curio (3) imminente à.. Alcuni aUri asseriscono cfaeiiutii. (3 ). ). quali erano an^he gU Ofiesi^ gli Agrei. come abbiamo già detto... si crede che'Oeneo occupass i luoghi circostanti.. e che una parte della Pleuronìa fosse ooeupata da quei Partaonidii cl>e segai-^ taroDO Agrioi^ giacché secondo Om«ro fui*O0 o . Quando poi l’ EtoIia fu. scota okerare il m od» o rd in ati» d i scrivere un Dopae si Gonosciuto..... £ nel cestaqtje della Pleiu-oaia signoreggiò Testio suo* ciancio da qiiestd p o m o . XIV.. ( Edit..). ma da qual eroe sarà venuto il loro nome ai Cureti 0 Cóureti? '( Edit...... V.. frano.. Rispetto agli Àcaraani lo avevan ricevuto da AcaroaDO fi­ gliuolo di Alcmeooe ... dt' sostituire la voce Coure(< a quella di Ctweli > p e r’ accostarsi così all’ etimologia ..5 3 0 t SELLA G E O O I U m D t 8XRABOME rona nelPEtolta e impadroniraiasi dèi luoghi circostanti a Pl«orone: ma quelli i quali abitaiesao al 4i là'del*« r À&b«loo. SI dissero Acaraiatn.. d e ir alta Calldone abitanti e d ì Pleurone (4).. .. dirisa in due province. lib.e due questi poipoti ebbero il Iofo... della quale a m e pare cbe basii: avere n e tia s .. Dame da un eroe (a). gli Eanlani ed aitiii pareochi. 116... (3) La posizione ed il nome moderno di questo monte non si possono precisamente indicare..» Galidone:......... p«rchè cooservanuio l»:]oro teste ooa t<H sale ( t ) . Pleorone ^ e dicoito che SOQO una gente Etolica . frane. (l) 'AKifUt. (4) II...

.. Che i nomi d i C ureti..pei'uua {xarte del teirrlboarÌQ C A P O VI... — . « condottiero d«i Gu* r ^ . come se appartenessero a que' Cureti i quali abitano l’ Etolia e IVAcarnaoia^ mentre sono invece ( 1) Ed b questa per certo la guerra a cui Omero allude in ^iie’ versi: . significano tu tti lo stesso. — Proc^vità degli Ateniesi ad ammettere certi cu lti stranieri.. Som'gUanze f i u Ul setta dei ' ’ C uréti e (fuelk dei Córibeutìi.. Cabin ^ D atltìi U ei e tTeU M m ^ Per fila li cagioni ta i$uà dei O tretì p o ti esser considerata come una stessa cosa c o ll antico <j>qpoh di cotal nome.....JÌMm ^ u a ta difpvtshne. — Trad ithrn diverte i/itom o M e vette réUgiose qui sopra iòcoatt.e»tiddi icòntro Oeoeia 6 : MéI«figro . p«l tes«Mo .. •*.. Corìbanti j ecc. — Considerazioni sui riti\. ecc. y«niieri> ■ poi a gti«iira i T... ora farò pasessiggio ad alcune cb« più se n« aUpUitan^iOf sebbene per la somi^lianaa de) no<»e sogliano dagli «lorici introdursi dov’ fessi parlano dei Cureti..0 piutto^ta.UBKO . — Origine tracia ed asiatica della musica.de4te fin qui risgaardano da Ticino il mio ai-gomev^lo j. Le cose. — Origine ièlle Jiste. . Cèrne i poeti abòiàiio confuso il e u ^ d i Jiea pretto i F r y ^ cofi g ufilo di altr^ divinità f n t à i Gr(ci.Perchi' ■tiati.« p«r )a f>«llb del feioghiille di Galidonia (come diet Oni^o fondando!:'SiiiUa tó]tolO'’ già ) ^ . padre di Altea..P E O M O 53t cgrp d^Oeneo. e paHicolarmtnU sulP Ofgia...... Cómballean ferocemente Con gli Elótl i OurHi.. .. — In che avessero re(aiioiìe fra loro le divinità dei Traci e quelle dei Frigii.

k pieoa di dìffi- . Avvi per altro in queste tradi­ zioni uda certa varietà . e ad altri parecchi ^ giàcchè si dice che a tutti concorrono gK stessi ministri. dicendo alcuni i Cureti essere lina medesima cosa coi Coribanti. dei Sileni. a quelli che celebravansi in Lenuo. o le orgie della madre dei Numi in Frigidi e ne’ Inogbi vicini all’ Ida di Troia. E quelli ehe cì han tramandate Je notiziè di Greta e di Frigia li rap> presentano come addetti ad ufllcii di religione in parte mistici ed in parte n o ^'i^g u ard an ti solo o la cura di allevar Giove mentre era tuttora bambino in C reta. e li distinguono per meazo di piccole differenze. di tamburi e d’armi. mentre altri affermano invece che sono afBni tra lo ro. È dunque teologica tutta l’investigazione di siffatte materie e non aliena datiti meditazione dei fi­ losofo : ma poiché. £ questi riti sMo in certo modo confotmi a quelK de’ Samotraci. delle Baccanti e dei TItiri. (i) T u tu questa digressioae sui Cureti > ucc. A dir breve poi ci sono per lo più rappresentati lutti come entusiasti e compresi da un fajrore di fiacco^ e dicono che saltando armati con taraalto e strepito di cembali. estesa­ mente in una digressione. coi Caribi. coi Dat­ tili Idei e coi Telchini . con soob d i flauto c gridando. atterriscono ne’sagrifizii i circostanti. aggiungendo a ciò eh’ è pro­ prio della storia qualche fisica considerazione (i).53 a DELLA CB 06 K i^lA DI MRÀBOME t u t t ' e sofnigKanò piuttosto-alla tradizioni dei Sàtiri . anche gK storici parlando dei Cureti confusero differenti oggetti in uno solo j non increscemi di parlarne più. Pe-i roccbè anche i Gureli sono al pari di questi ana spe­ cie di gènii o ministri degli Dei. a cagione dell’ omonimia.

iotomo alla quale l’ Autore non fu . e in parte dal testo la cui lesione aon è sem­ pre sicura. perchè n petti navaòo prima di venire alle mani furono da principio derisi da’ Persiani ohe poi ebbero ad ammirarli nella battaglia. (i) Il sig. Ora ogni cura risguardante le chiome consiste nel nutrirle o nel tonderle. wférS^'it r o iiKitét ry irtéff» (ovvero rSf irr»f/»f) ^vriKtt xiyt». E nel vero sappiamo che gli Elleni ebbero questa nsàUKa. trovandosi che gl’ lonii erano denominati dalle lunghe tuàiche .U B so D E c n fo 5^3 . De La Porte du Theìl aggiunge: e della cura che avevano della loro chioma. nè esente da ambiguiti.Secondo aleutai tutte ciò che raccontasi dei Gnreti •i riferisce a’ popoli conosciuti sotto questo nome ^ o forse costoro professano una probabile opinione. cbiamavansi Cureti'. . Ed è naturale ahresi che I’:usansa di daa* sare armati essendo primamente introdotta da per* sone le quali per essere abituale a pettinarsi ed a ve­ stirsi nel mode già detto. e che i com*^ pagni di Leonida. D i-> cono per esempio cfae i Gureti d' Etolia ebbero questo Bome dalla loro usanza di portàr lunghe resti come quelle deUe fanciulle (i). chiaro abbaslansa . perchè Strabone faisi a parlare cosi della chioma come delle vesiL È poi da notare che le fan­ ciulle dicevansi dai Greci: »{fui o « » /■( . d’ ònde la voce Curetì. più belli* colli provenienti in parte ddia materia stessa. cose proprie tutte e due alle fanciulle ed ai giovanetti ( ) : d’^onde si potrebbero ia< cilmeute assegnare parecchie etimologie al nome di Curdi. oè gli eniditi vMOd seiupre d’accordo . Qui il testo dice. abbia fatto applicar questo nome a coloro i quali.

... V... Rispetto poi alia danza arm ata..... P er(^chè nel riposo la m ente rimossa dalle umane faccende si co u terte in gualche modo a D io: e l’ entusiasm o.. La verslooe del Monti: ......534 DELLA GEOGIUPIA DI STBiBONE cosi & gli altrr.... lib.. e così quetle che celebravartsi colla musica ..........pare che abbia una certa inspirazione divina accostantesi alla profetica facoltà^ e (1) II. z ix .. Tali sono i popoli d«li’ Eubea .. Ed ora è da ventre con­ siderando come sia vero che questi nomi concorrono t u t t i n significare nna medesiffia c o sa . essa è n a taralm eote guerriera come fa pirrica.. e qual parte di teologia si com prenda nella loro storia. come le altre.. dicéodo : Eletti i migliori Cureti fr a tutti gli jichai.. nave i miei doni^ quanti promisi jtr i di darne ad yiehille\ e poco dopo soggiun­ ge : j Cureti degH Achei portavano i doni (i). o quelle eh’ erano mistiche . sic­ ché poi si dicessero proraiscoameote Careti... passarano la tero vita fra )e armi ....trascello De' primi Aehivi giovinetti il fiore ... . 193 e « 48.. siano portati fu o r dallq.. dolP’Etolia e dell’ Aoarnania : in ­ fatti O n e ro diede il Doniti di Coreti a tutti i giovani so ld a ti. M a qu e­ sto ci basti aver detto intorno all’ etimologia della p a ­ rola Cureti. F u un'nsanza comune agii Elleni ed ai barbari di ce* iebrare le sacre cerimonie in giorni festivi 5 così quelle eh’ erano accompagnate da entusiasm o. E la ragioae n’è manifesta^. Reca i doni promtssi. della qifale è^fama che fosse inventore Pirrichio per esercizio de’ giovani consacrati alla vita guerriera... come quelle che n ’israno senza..

(3) Dionisio k il nome che i Greci davano a Baecoy e qui era necessario conservarlo . alla filoso6a ed alla musica è appunto un essere felice. come si vedri . considerando come opera degli Dei ogni specie di musica. stimando ché debba esSer cosa' molto attinente agli Dei tutto quello che può re t­ tificare la m ente. (3) K«e) i r»ttirt»ì jrSrtt irm. Così ' parim ente sogliono attribuire «Ila musica anche l’ informazione de’ co stu m i. e dissero che il m ondo si tegge in forza dell’ armonia . alle feste. ne' te a tr i. Ben a ra* gione fu detto altresì . quando benefattori : e meglio ancora sarebbe potuto dirsi quando sono f e ­ lici. imitando la sua natiira che si soltrtiii al nostro senso. e la poesia parve tutta consacrata agl’inni {% ). perchè i musici la fecero ser­ vire alla voluttà ne' sim posii. E sebbene di ^ o e st'a rte siasi abusato . non potrebbe per questo essere condannata. Perciò Platone e i Pitagorici prima di lui chiamarono mu­ sica la filosofia. bi­ sogna considerare sopra tutto la natura di quelle instituzioni le quali traggono il loro principio da lei. ' Il più degli EUleni pertanto attribuiscono a Dionisio (J). ci congiunge a Dio. Così anche la musica che colie danze congiunge il ri* tiao ed il canto . (i) Cioè : Capo o Condottiero delle Sfuse. che g/i uomini allora principale meate somigliano gli I d d ii . Ma il darsi alla gioia. ed Apollo fu soprannomato Musége* te ( i ) .u B so D B cm o 535 mistico segreto d e' saeri riti fa più maestosa la divini» tà. sol piacere e colla squ isiteua delParte. sulle scene ed altrove. Quindi poi anche le Muse si dissm> D iv e. per lo stesso m otivo.

le Lene . ad E c a te . le Ninfe e i così detti Titiri. i sacrìfizii sono comuni a coleste divinità : ma le Muse ed Apollo presiedono.^nyirnf rìt . le d an z e. Nell’ isdia di Creta. ma anche alcune particolarmente proprie di Giove si celebrano con orgie e con ministri consimili a' Satiri di D ionisio. a Giove tntto ciò ch« appartieoe alle orgie . le N ajad i. alle misticfae iaiziazioni ^ e danno il nome di lacco tanto a D ionisio. alle d a o z e . nella quale introducono Saturno abituato a divorare i fi­ gliuoli appena nati. e danzando armati sollevarono gnia tum ulto intorno alla Dea e tanto sbalordirono S atur­ no. i Sa­ t i r i . ma particolarmente i mu­ sici ^ ministri di Apollo sono costoro e quei che si de­ dicano «ll’erte del profetare.536 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOITB ad A pollo. le Thie . ai b a c c a D a U . d’onde poi £ e a si «forzò d> celargli i dolori del parto . Ministri poi delle Muse sono tutti gli uomini educati agli studi. i quali con timpani e con altri somi­ glianti strom enti. che poteron ingannarlo e sottrargli il fanciullo. aHe M u se. ma denominali Cureti : e sono certi giovi­ netti che servono danzando arm a ti. A Cerere poi servono i Mi» i t i c i . quelle alle danze. poi ( i ) K«( r i » Af. i M im alloni. le B accanti. per rappresentare così quella favola risguardante la nascita di Giove. quanto al Qenìo «apo dei mi> sterii di Cerere (i)> L e dendroforìe. A tal fine ella prese a coo­ peratori ì C u reti.|M»sibiie di salvarlo. a C ere re. questo alle danze ed alla divinazione. se fosse. i D adochi. non solamente le feste già dette. e di levargli d ’ innanzi il bambino . i lerofanti : a Dionisio i Sileni.

non già derivan­ dolo dalla favola accennata poc'an/i (perchè sanno che questi non v’ hanno punto relazione ) ^ ma dal prestare ch’essi fanno servigi somiglianti a quelli dei Satiri. Gran Dea . sebbene fossero nna specie di Satiri addetti al servigio di Giove. Perocché Pindaro in quel Ditirambo che comincia: Già tempo il canto del Ditirambo soleva essere lungo e serpeggiante. schiatta di F rig ii. E di siffatte con­ getture sono testimoni i poeti. ricevettero il soprannome di C u re ti. dopo aver fatta menzione degli inui antichi e recenti in onore di Dionisio. venerano anch’ essi Rea colle orgie ^ e la chiamano Madre degli D e i. o Ma­ dre degli Dei ^ risuonò primamente f ampio cembali nella sua rotondità . Pissinunzia e G ibele. I Greci poi danno anche ai ministri di tale divinità il nome di C u re ti. Dea F rig ia . À gdisti. . Costoro p e rta n to . e in generale i Frigii 5 e qtìe’ Troiani che abitano intorno all’ Ida . Diudimeue . derivando cotesti nomi da certi luoghi net quali è onorata. Ma i Berecenzii.ttm o D E cm e S'ij contìnnando in questo medetiino artificio pervennero ad allevarlo. £ questo è quanto si usa fra i Greci rispetto alle orgie. esce in una digressione dicendo: Per te. insieme collo strepitante crotalo ^ e per te s’ accesero le torchio del fulvo pino (t) : acco(i) Questo frammenlo sconosciulo di Pindaro i falK> iocerlò da una grande varietà di lezioni. Sipilenia . o perche attendessero a que" sto servigio mentre erano ancor giovani o per­ chè nutricarono Giove quando era giovinetto ( )y giacché I' una e T altra di queste etimologie è adottata. Del resto li chiamano poi anche Goribaati. ed anche Idea .

........ O voi che siete ' Dipartile da Tntol eh’ è della Lidia Forte riparo. V.. O beato colui Che per sua sorte amica A celebrar avvezzo Le feste degli Dei Santa la vita scorge... E V alma propria rende Sacra . 55....... Che dal barbaro suol meco condussi Per mie ministre e mie fidate scorte..... Poi il Coro dice . Usando le maniere Ed i sacrati riti Di fa rsi pari e netti . mie compagne donne ...... / timpani prendete ornai che adopra De' Frigi la cittade e V alma Rea M adre..538 DELLA G E O O R iF U DI STHABONE munando così t riti adottati dagli Elleni nel colto di Dionisio e quelli osati d a i . E lo stesso ià Euripide nelle B accanti.. i dovuti onori A l santo nume Bacco Su monti celebrando.. 11 Casanbon» notò già che 9 lesto d’ Euripide era più copioso delle citazioDÌ di Strabene. Perocché ia dire da Dionisio : . m ettendo iniieme i riti di Frigia e quei della Libia ad imitazione di Omero.. Frtgii per la M adre degli . e che fu r da me inventali (i). E celebrando insieme Della gran Madre Cibele (i) Bacc..Dei. .. Carmeli. . La traduzione è d e lP .

Qui conducete BqfiOQ- £ più sotto confonde eoa questi riti anche quelli di Greta dicendo : 0 albergo de' Cureti. e insieme.. Delle zampegne frig ie A l dolce suono miste V acute e liete grida Delle Baccanti fe ro Udir .... 1 Coribanti questo Timpano in giro fa tto Colla distesa pelle M i rUrovaro..... tTwii C rtlensi. ed iteuoUndo I l tirso . gite Baccanti donne f a il nume Bacco figlittoì di Giove Da' frig i ”*onti in queste jtm pie contrade greche. c/e’ Numi ... ... « mescolnro .. che solete Portar V elmo che surge In triplicalo corno . Baccanti...Limio UBcno L t fe s te . e furibondi I Satiri là presso Deir alma D ea. ■ £ v o i. ■ .... De’ timpani lo strepito Col canto delle donne Baccanti... G ite. e le soavi Zam pone nella destra Della gran madre Rem Posero.... « coronato D ’edera onora Bacco.

a' suoi ' lascivi M odi colui che alletta Ida colla compagna Cibele amica al suono !>«’ ribombanti timpani (i).... come se fos> sero un solo monte. Corrispondenti poi al suono del flauto. Ma vi sono invece sei colli chia­ m ati O lim p i. E nel Palamede il Coro dice : N è in compagnia di Bacco Intento. Olimpo (un rnusico)... I l nume celehraro . Mar* sia... Però Sofocle neHa Polissena introducendo Menelao desideroso di partirsi da T r o ia .. terz' anno /a rsi di cui diletto Bacco prende. allo strepito dei crotali e dei cembali (i) DI questa tragedia restano pochissimi versi... ed Agamennone invece d%. lieti ■ Le feste e h ’ ogni SogUon. pone in bocca di Menelao queste .. Però tutti i poeti confondendo insieme S ileno. .. fanno dei riti Dionisiì e di quelli della Dea Frigia una cosa sola: e spesse volte menziona* no promiscuamente P Ida e T O lim po. e considerandoli come trova­ tori del flauto. delP ld a presso A ntandria..DELLA GBOGIIAFIA DI STBABOHE Potente madre ...liberato di trattenersi alcun poco per sagrificare a M inerva. parole : Tu restando qui sul territorio Ideo e raccogliendo in uno le greggie det/’ Olimpo attendi a sacrificare.. u a altro è l’ Olimpo di Misia confinante coll’ Ida ^ m a non per questo da confondersi insieme.

e P eoo de' tamburi difjfbndeti da per. Gran Madre. A questi riti somigliano anche quelli celebrati fVa t Traci e detti Gotizzii e B endidii. per esempio Gabiri. cba siccome i Frìgii fui-ono una colonia di T ra c ia .Dionisio. tfuala reeantesi in mano t bombici. agli' Evoè ed al percuoter dei piedi foroDO trovat» ancbe alcuni dei nomi con cni ven* gene ìodicati i m inistri.UiBiio ocC»n> 54* e d«f timpani. . P a n e . T utte queste particola* rità somigliano ai riti firigii. Goribanti. e unto cogli s tr e p ita i crotali di rame. alle grida. E non è inverisinil».tutto a guisa di sotterraneo tuono. ed emidando il mugghiarà d*^ buoi. l'accompagnano urlando da luoghi apportali al* cuni mimi . S a tiri. E d am cora : Jl canto ristiona . cosi ( 1) Ecco perchè non si poteva ia questa dlgre^ioDe sostìtniré il solito nome di Bacco a quello di Dionùiot (a) TSf ténlfts r i i la lezione del testo» Alcuni lesisero > il campo della. e s»gni6ca in certo modo il fancinllo della Gran Madre ( s ): ma da quei riti è poi passato a qselli coi qwrii si celebra Dionisio. dai quali poi trassero il loro prÌDcipio ancbe gli Or6ci. ed ancbe il Dio Bacco ( i ) . il n o n e Sabazio è proprio dei riti F rig i!. i capi delle danze e gK addetti al serrizio dei sacri cnlti. montahì struménti | e cubito dopo introduce i ministri di . e Rea detta C ibele. Gibe e Dindimene a seconda dei hiogbi. Titiri . faticoso lavoro del tor^ no ^ da cui destavano suoni da^^etter ' furore ■ in ehi ascolta. Della Dèa C eti ven^'» rata presso gli Edoni parla anebe Escbilo ove dice : 0 Coti Dea penerata dagli Sdoni con.

Coloro. sebbene oggidì siano posseduti da» Macedoni.cerem onie stran ie re. harbitos . dal ritmo e dagli strumenti si crede ohe tutta la musica sia nata nella Tracin e n e ir Asia ^ ciò che si fa manifesto Altrési dai luoghi d o te le Muse ebbero c«ko. !Gli Ateniesi p ò i . inclinati come sono a imi^ tare le usanze wforestiere. a tal segno che nelle comme­ die ne furono posti in deriso. l’ O ­ limpo .. poi i q«i«U considerano coche saei'a a Dio* nitio tutta l’ Asia fino kilM ndo. p er «sem pio.54à DELLA GEOGKiFIA DI STRABONE «nche questi Hti sùtoo venuti ^alla Tràci»^ oltre di cbe i riti che unistipho iosierae le avrentare cU D ibait (io cbD quelle di Licurgo priocipe edoitio. ed altri ebDsÌQsiU. Orfeo . c quivi.. fecero sacro anche: l’antro delle Ninfe Libetridit 1 eoUivaiort poi dell’ antica n u sic» è fama «he fossero UmÌ^. ma^ades . fecero lo stesso anche ri­ spetto agli Dei: perciocché adottarono molte delle sa­ cre. qualche altro de’ flauti berecinzii e fri^'( ^. samiUce. sigatfic» òuo» cantoiVk . E l’ Elicona ooosacraronlb alle M u ^ que’ T raci ch4 gtiidarono una cetonia nella B epzia. d i quivi derivano la maggior parte della. n«6/a. Mudeo e Tam bi \ ed Eu<iBolpb (i) ricevette cotesto nbme dalla sua perisia nel canto. musica : laonde <}ualcuno paria dcUa cfira asiatìca . E gki$lteAoido dalla m elodia. il Pimpleo. F ra queste cerem onie (i) Da IV bene e da co n tò .\Perciocché il P ie rio . il Libetro anticamente furono monti e luoghi della Tracia .ed<i oomi^'di parecdii strumenli son b a rb a ri. fanno ^b bastalisa manifesto che anche i Hti del culto Dionisiaco debbono soraigli|ir« a quelli praticati Bella Tracia. p er esempio .

che! li risguardaao. Soboé y les Al* tes If-tì. o secondo altri dal paese dei Colchi. dove per vituperaré la madre di Eschioe ed Esehi* ne stesso dice eh’ egli assistendo alta m adre ne’ sagri* ficii e nelle t i o i i . Alcuni tengono opinione che dal Titani foskero dati a Rea per ministri armati i Covibaoti ve* nuti dalla B attrian a. e si dice che Rea li tra­ sferì colà dalla Frigia. voei appartenenti ai riti Sabazii e della G ran Madre.LIBRO DEGOrO 543 adottate ve n ' ebbbero alcnoe di Tracia e <di Frìgiai Piatone parlò de’ riti B en d id u . d ’ onde poi si dissero anche Calcidesi {i). dàlie ^ueii procedettero poi lo Ninfe . e i C ureti saràbbero invece Cretesi. Altri sostengpnp che essendovi (i) Da . si possono riferire parecchie altre tradizioni. e gli Dei Cureti saltanti e schereosi. Peràccfaè Esiodo dice che da Ecateo e dalla figlia di Foroneo furono generate cinqne fidinole. e li dice nativi-della F rigia: altri li chiam ano lerri^eni e por­ tanti uno scudo d i raine. Nelle storie di Creta i Cureti trovansi denominati nutricatori e custodi di Giove . Secondo altri poi diconsi Fri* gii non i Cureti ma i C oribanti. Così non li troviamo denominati soltanto ministri degli Dei. g rid ò . . divinità montanine . ma bea Miche Dei. O ltre a quello cbe noi abbiam detto Onora rispetto a questi Genii ed ai varii loro n o m i. E i primi a far uso d’ armi di rame fu­ rono quelli d’ E u b e a . rame. Colui pòi cbe scrisse la Foronide dà il titolo di sonatori di /lauto ai C u re ti. 6 la schiatta de' Satiri vani ed im belli. Evóò. è Demostene de’ F ri­ gi] .

che i| culto di Rea non fu in C reta nè originario né venutovi d ’ altronde ^ ma che si ce le­ brò soltanto netta Frigia e nella Troade : e chi dica (i) Veggasi in questo voi. Ma questa opi­ nione floo è adottata da Demetrio Scepsio raccoglitore di\ tutti questi miti . seguitarono Rea nell’ isola di Greta. E soggiungono che uno di co sto ró p e r nome Goribante fondò i riti di lerapitna (i).$44 SELLÀ 6E O O U F4À di STRABONE in Ròdi nove TÈlchtni. (3) Ma qual è poi il paese dal quale partironsi costoro per trasferirsi nella Samotracia ? . secondo la quale il culto stabilito Bella Samotracia era propriam ente quello dei C abiri^ m a dice poi che il loco nome venne dal monte Cabiro della. confondendoli coi Cabiri . i-jn. Berecenzia. De La Porte da Theil é d’ opinione che qui v’abbia t>el testo una considerabile lacUna non avvertita dagli Editori. Avvi eziandio chi fa i Cureti ministri di EcaVe. dicendo egU che non sussiste nella Sam otracia nessuna mistica tradizione risguardante i Cabiri : nondinteno soggiunge anche 1’ opinione di S tesimbroto da Taso . . LC> Scepsio ppi dice altresì { contro la testimo­ nianza d’EuHpide ). dove por avendo nutrito il giovinétto G io­ ve furoiìo denominati Cureti. di affermare d«< nanzi ai Rodiotti che i Coribaoti erano Genii nati di Minerva e del Sole (a). (a) 11 sig. « vuole chc siano una medesima cosa coi C o ribanti. é dicono ohe si trasferirono nella Samotracia detta anticamente M e­ lile '(3)^ ma che la loro storia è mbtioa. pag. E d altri affermaiiò che nacquero da Giove e d a C alliope. IVla v’ ha chi li dice figlinoli di Sataruo. diHido così ca)gion« a quelli di Prasio.

La Porte du Theil però tradusse : «ne piaine de la Néandfide district {réuni à celai) des Alexandriens . ( Bdit. un Ippocoronio DelI’Àdramittené (i) ed un'altik) ìsietl’isol^'di C reta. E Slrabone medesimo nella sua dekrizione di Creta e dell* Adramittene non ne fa poi parola. un Inogo denominato D^&Dellà Scepsia ed un m onte di cotal nome iq C ^ta^ e u n luog<l detto Pitna come una' delle colline d^ell’ Ma' di Troia j d’ onde poi venne il nome alla città di le ra p itn a . pag. i Goribanti in nù­ mero di nove essere nati da Apollo e da Rizia. i i .). la'm ilòlogiàpiattostobh^ la storia. a)5 ) .LIBRO DECIMO ^4^ aUrlmsnti segnila. ed un Samonio (a) nell’estrémità orientale delPi^ sola. Secondo Acusilao ar^ givo. perchè ( ^ ’ce) 'ai tempi di Strabene la città di Neàndria udla Troade. da Valcano e da Cabirà nacque Camiiio:'da costiri nacquero tre figliuoli detti Gabiri. era stata unita a quella di Alefsandria-Troas. e dia questi poi le ninfe' Cabiridi. ii ( voi.Pro»* teo con Valcano essere nate tre ninfe Gabiridi. O ra dicesi Capo Salomone. Ferecide invece asserisce. ed avere abitato nella Samotracia ^ e da Gnbira figliuola di. A questo forse gPindusse l’ omonimia tk i luo* gbi^ perciocché v'ba un mónte I<ia pressò T roia é un a t irò nell’isola di Creta . ed una pianura di questo nome nella: Neandride e nel territorio degli Alessandrei (3). . frane. se non che ivi gli diede il nome di Salmonio. ma i Gabiri (i) Questi luoghi non pare che siano menzionali da altri. Dice poi che gli uni e le altre ebbero un Joro culto. al parer suo. ( 5 ) ’£> Nt«ir^|p/cr( »xt Tf ' Il sig. (a) Si noti che questo Capo Samóriio fa già mediionato da Strabene nel lib.

ma che furono rovinati poi da Cambise (i). E poiché i Coribanti erano saltatori ed entusiasti. in la b r o . ▼ . crarii dei C a b in .546 DELLA GEO«BiLFIA. Kb. I luoghi consa* prati già tetapo al culto di questi Genii ora sono inab ita ti) Come a dire il Goribanzio nell’Amassizia che ora è parte del. <3) Probabilmente è questo il tempio di Apollo Smintea. di cui l’Autore parla pel libro xni. perciò n o i siamo soliti dare il loro nome a chiunque si agita fu­ riosamente. nelle «ingole città: e che i loro nomi sono mistici. E rodolo raecionta che ana volta v’ ebbero in MenG sa-. e la Coribissa luogo della Scepsia . lib. ed anche nella Troa* J e . ad un borgo di questo medesimo n o m e. oSó : Su dunque voi th è tra i Feaei il sommo Pregio deir arte della dam a avete. Rispetto ai Pattili Idei.saltando .. lu . 37. e con determinati movimenti del capo^ d’onde Omero li chiamò betarmoni (cioè uomini cho ìuUano al mono degli strumenti) ove disse : Or via dunque voi tra i Feaci ottimi betarmoni (3). (3) Odias. ed al toirente E taloente. c. Egli è poi probabile (dice lo Scepsio ) che i Cureti non diano altro che i C o ribanti. DI STRiSONE priaeipalm ente in Lenno. . giovinetti e fenaiuHi ad d e­ strati a danzare armati nel culto della Madre degli D ei: e che siansi 4etti Coribanti dall’ usanza che avevano di cam m inare. vicina nel tempo stesso al fiume E u re n te . come anche di V ulcano. alcuni affermano essersi così (i) E rod-. territorio degli Àlessandrci in vicinanza dello Sthimeio (a ). -m i.

i primi che trovassero il ferro e l’ arte di U sarne. come i vertici diconsi teste ^ le estfeniità poi dei piedi sono i diti ( ■ ) . addetti al culto della Madre degli D e i. DaUilL (% ) Cioè per essere cinque come i diti. e. ed alla Madre degli Dei cono consacrate appunto le estremità dell’ Ida. con altre cose in buon nu­ mero utili alla vita : che cinque poi siano state anche le loro sorelle. Ed alcuni li fanno originarii dell’ Ida ^ altri vogliono invece che siano ve> nuti colà da qualche altro luogo.LIBRO DECIMO 547 chiamati i primi che abitarono a)le falde dell' Ida : pe» rocche ( dicono ) le falde dei radati cbiamaasi aacbe loro p ie d i. uno dei quali chiamano Salamino . chiamando Frigia la T ro a d e . T utti però dicono concordem ente ch’essi per primi lavorarono il ferro ^ull’ Ida : e tutti altresi pw tano opinione eh’ e’ siano stati prestigiatori. Altri vanno dietro a favole del tutto differenti aggiungendo incertezza a in certezza.mini generati in Greta chiamaronsi Dat> (i) h i x t y X t t . l’ altro Damnaoeo. di sesso maschile . perchè i Frigi che n ’ era n vicini se ne im padronirono dopo cbe Troia fu di* strutta. e cbe abbiano avuto stausa nella Frigia presso l’ Ida . di Dattili (»). poi Ercole e Àcraone. Sofocle è d’ opinione che i Dattili Idei siano stati c in q u e . e dicendo che tono diversi cosi i nomi come il numero dei D a ttili. Alcuni coogetturauo che i Cureti ed i Coribanli siano la discendenza dei Dattili Idei j dicendo» che i prim i cento no. . e che dal nume J loro abbiano afvuto il nome.

Ma all’entusiasmo. giacché gli antichi significarono sempre per edim mi le opinioni che avevano sulla natura delle c o s e . perchè le cose qui menzionate hanno qualche relazione cogli a r ­ gomenti teologici. si fonda p ro ­ babilmente su quello stesso principio pel quale si sti* ma che gli Dei celesti esercitino la loro provvidenza come in tutte le altre cose . Così. Ora al discorrer pe’ monti si vede che va c o n ­ giunto lo studiò delle miniere e della caccia. in parie concordi fra loro ed in p arte discordi. ed ogni discorso risguardante gli Dei conduce ad esaminare le antiche òpinioai ed i Miti. per modo di esempio. ma dalla moltitudine delle' favole che so­ gliono p ro p o rsi. . Sciogliere poi esattamente tutti gli enimmi non è cosa facile . e ch e ciascuno di questi e b ^ dieci figliuoli chiamati anch?essi Dattili Idei. così anche intorno ai pronostici. e nei loro discorsi introdussero sempre qualche parte di Mito. sebbene io me ne diletti pochissim o. Mi sono poi allargalo parlando intorno a questa m a­ teria . quella opinione «he i ministri delle divinità e le divinità stesse vadano discor­ rendo pe’monti e siano prese da entusiasmo. Ma di queste m aterie abbastanza si è detto. si può dedurre col mezzo del confronto la ve­ rità. e la ricerca in generale delle cose utili alla vita. ‘ ai riti superstiziosi ed alla divinazione congiungonsi la ciarlataneria e i prestigi j quali sono' in generale la su­ perstizione . e soprattutto le cerimonie Dionisiache ed Orfiche.546 SELLA GEOGBAFIA S I STRÀBONE tili Idei 5 che da costoro discesero nove C u ra ti.

MUeto e Licasto. e s ^ re ricor­ date .o . Corintio o i-impetto a q u ello. — Distanza d i ques^ itola da certi altri paesi. Non è . . che i pmrmti deVt Autóre ebbero coi cittadini d i Gnossoi — Di . .LIBRO DECIMO 549 CAPO VII. e si . che P isola di Crejt^iè situata nel> l’ £geo : ma uel fatto non . — Discussione intorno a ifuesto principe. — Del monte D itti.h i raoderoa P m to ). — Lieto. — D i Festo e di parecchi a ltri luoghi.è . — Legislazione tU quesi isola. Poshion» . — D i Polirretiio. Nella sua lunghezza essa ( 1) (a) ddb della Rispetto alla Grecia.(^orti>Mt e d i altre città •meno conside­ rabili. dimemione e intarla tfistmbuzione delC ispla di Creta. . — D i Lebeno. — Principali citta d ell isola di Creta. — Che Minosse né f u il fondatore. £)udosso afferma. cioè' se Air«atrciuità settentrionale Laconia (die sarebbe l’antica P ea iia .o ra trattare di Creta ( pe­ rocché anch’ essa appartiene al Peloponneso) e di <}u«nte I isole le stanno d’ intorno dalla parte dell’ orietite:(i)^ fra. . — . Delie relm ioni.le C ic M i e le S p o rad i. Poiché noi abbiam giià parlato e d«l Pelopoukaeso e <]»Ile altre isole che si trovano o nel golfo.le quMi cpmprendonsi apche .bta^ie]bi«fo. le altre m anco illuttri. —^ Cidonia ed altre città.poi a qual punto Lkconia alluda l’Aùtore. d o b l^ i^ o . — Popoli quivi stan­ ziati.vQol dire piuttosto eh’ essa giacè fra la Cirenaica e P Eliade considerata dal Sunio (a) fino alla Laconia. Quello che Omero dice di Creta... : Dal Cmpo C olontm .. — f>i Prasos. le une degne Teramen^te d i . — D i Gnósso. O r dunque cominciamo a parlare di Creta. — Jptera e Cisamó.

. che non è gran fatto più orientale del Sunio. e dividesi in due p rom ontorii. sicché poi la circonferenza non co nta più che cinque mila stadii. V erso la terza pàrte della lunghezza . e il settentrionale d icesi Cimaro. (Edit. E quest’ uUiina interpretazione è forse da preferire a tutte. che potrebb’ essere il Capo Malia o il Capo Matapan. dovette supporne la circonferenaa maggioire di quel che parve ad Artemidoro. ma non però lai'ga proporzionatam ehte a que­ sta lunghezza . frane.550 DELLA GKOORAFIA DI STIUBOHE è parallela a questo tratto di paese stendendosi dall’ oc* cidente all’ oriente. (i) Aicunt credono che d«bba leggerti FaUtarrm.). Delle sue estremità l’occidentale. P uno dei q»ali ( il m cridionale) chiamasi Cr/u metopòn. ma che la larghezza è ir-^ regolare. ch’ ebbe già u n ovvero all’ estremità meridioDale. . Dalla parte poi del levante P isola finisce nel capo S am onio. è qui­ vi (^) un istmo di'cii'ca cento stad ii. Coll il Cèray. . Artemidoro invece la fa d i quattro nula e cento : e leronitno dicendo che la lu n ­ ghezza è di due mila stad ii. Nel lato settfentrionale è bag nata dal m are Egeo e da quello di C reta: a mezzogiorno d a quella parte del mare di Libia che si congionge c o n quello d’Egitto. Rispetto alla estensione di Creta. cioè quella dov’è F alarna (i)^ è larga circa due cento stadii. Sosicrate ( il quale per giudizio di Apollodorb esattaniénte descrisse que­ st’ isola) la dice lunga pKt che due mila e trecento stad ii.: . r'« rfi i»d«» ttS'ftie ' X. (a) iKiMji ftiftt tS .

ma viene per c o d — Citerà è ora detta Ce- . ma con fertili valli. N«1 meBso . in parte all’ oriente. 1Dalla Cirenaica al Crtu matopon evvi nna navigazione idi'due giorni e due notti. De’ sHoi^moBti ^ e l l i sitoatr nella parte occidentale diOonsi . sino alla città di lerapitua ed al m ar di Libia. nel territorio de’ Lititiesi. sorge il m onte Ida più alto dì tatti oolà t 1» periferia della soa base gira sessanta stadii^ ed è cii^ondota dalle città principali dbll’ isola. e lungo sessanta sta* dii da Minoa . D’ ivi innanzi le due spiagge procedono sem­ pre più appressandosi.adiolU> C reta è montuosa e silvestre. Questa città è situala nel golfo.Lcu<Si (i). Dal Gimaro al capo Maleo vi sono sèttecento atadii (a) \ e frammezzo è Gilera.UBKO OECIKO 55 i l u o ^ abitato delio Ainfimalla aH’arlo del m are setten­ trionale^ -e sai m ar meridionale Fenice. Vi sono poi aldini altri titonti pareggiabili ai Leuci « volti in |ssrte al m em ogiorno. nè si rimangono addietro del Taigeté tieU^ altesKE : distendonsi per U lungheria di circa tre* cdnto frtadii^ e formano una caCena cbe finisce all’ ialmo occidentale. (t) Clofe: Bianchi {t) II testo dice soltanto: «t'« cfi seoso di tutti supplito 'i*-/ ngo.'iaa^bezjta. e si uniscono finalmente nell’ estremità detta Samonio che accenna all’Egitto ed alle isole de’ JR. porto de’ Lampensiv 11 punto dove Pisola è pi& larga è alla m età della soa'. Partendosi ^ o i da questo ponto le due spiagge to m a io a ravvicinarsi e form rao nn secondo istmo più meridionale del p rim o . dov’ è la maggiore Isr^ gbcsBa dèli’ isola .

è‘ pap-.è ricevuta . Dorici. Poiché vi son gli Achei . fo rti. .Pamafso. questa opinione di A ndrone.èssag^a^ la. .que* £ta trìplice fondazione che O m ero diede a quei pop<^ il soprannome di Tricaici. . .ctoni. lib.di tre : e così pure alcuni tengono eh’ essa ascenda a « ia ^ qde mila stad i!. . questa (idìce) per* tironsi anche i. e gli Eteoeceti I ai qualh appartiene la piccola città di P r a s a d ò v ’ è il sacrario d i Giove DittHeo) verso il m ez u t giorno . . abitarono le pianuM.. X!K-. e la favella è mista . quale. . • . Ma non . .che abitano iiftorao al .'primaiaeRtiB si chfa* aio . dov« ibnd aroao iErioeo. !■ Eratostene dice che dalia Cirenaica. . È probabile che gli Eteocreti e d anche i Gideoii siano stati aiytò-. . . al O tti ntaéo^ian v’ hanno due mils' sta d ii. e c h e gli a ltr i. ed altri' la fanno invéce’miaoire. Omero afferma che isola di Gretà . 1 7 5 . Boio e Gifinioi: >ed. . . . T. . . . E i Dorj in tre divisi e 4 bucH' Pèiàsgi '{\)i Oi questi popoli S ta ilo dice cb« i Dorici abita»aiu> versò l’. nov<VKta Conlien cilladi . e che gli altri fossero stranieri j veauti:(3Ì dir' di iAndrone ) dalla T. . . . .. Da.oriente^ i Gidonii verso il p o s e n te . e di qvivi al P e lo p o p i^ io oiÈno . .DoWdeì éd<òra Istieotide. Dai Samonio alI’ E ^ tto la uasi^aziocfe è d t qoaltpa giorrii e>di quattro notti ^ ma aloani dicoào sfiltaato. .55à DEIXÀ CBOGRAFIA DI STRÀBONE . . p iù . soavi i natii Magnanimi Cretési ed’i Cidonj . . . secondo la quale la Te^^t^oli ■ (i) O diss.

e cento venti da Lieto che Omero chiama Litto.et Cidonia.ipiàì gran d ire p tà iUostrì di latte sono Gnosso ^ Gortina.. importanza: si trasferì in G ortina^ed in Lieto.I’'isóla di Greta poi sono parecchie città . fra n e. . . di crine ( i ) . Nondimeno in progresso di.). m entre invece Gortina e Lieto sono . . . e questa ad ottanta stadii dal mare di L ib ^ . e la metropoli deiD orìei sarebbe una colonia di Tessali. Ma Gnosso è distante solo vénti* cinque stadif dal mare settentrionale . . Qttesta «ittà conservò per gran tempo il i prim o posto nell’ is<Ja ^ ma poi: declinando la sua for> tn n a . quella a n o v an ta. o .tem po ripigliò l’ antica sua dignità di metropoli. derica 'SlTrebbe tre sole c ittà . .UBRO DECIMO 553. crine. E rispetto al soprannome d i -TViotict i più lo riferiscono alPelm o con triplice cresta o>c«n crésta. In :tù (ta . Andie: OiÀéro.. Essa giace in una pianura : il suo circniCo anticamente era di tren ta stadi! fra^il territorio di Lieto e quello di G ortina^ ed è distante da Gortina duecento stadli. esalta notabilm ente la città di Gnosso dandele il sopianifom e di grande e chiamandola r ^ g i a dì>'ACnosse. .CM^ia(E d il.te(<eosl fecero anche gli scrittori venuti dopordi lui. a ^ / |. m a. (i) Forse co):insponiclente aUa piQ^erpq città dì . le fnroho tolte-parecchie deUe sue istituzioni e la sua. sebbene dicano che Minosse invece si valse per arsènale di Amniso dov’è il tempio (i) Da . .per arse* naie marittimo Eraeleo (a). Gnosso ha.

le quali poi andava dicendo ch’erano Ordinate da qnel Dio. Miuosse fo im itatore di u a personeg^o antico e potente nomato Radamanto (xOme un fra tello ^ -M i* nosse medesimo). . v.) (a) O diss. pare che anche Minosse ritraendosi ogni nove anni nell’. Il testo d ic e : ÌMftrnt-. fingendo però sempre di a re r ricevuti da Giove i decreti che recava in mezzo. e non è da tacersi che 1’ interprete latino spiega qui ter tres annos diseipuìus j e che la frase poc’ anzi riferita': \tftm t ì i t : potrebbe voler dire che Minosse stelle nell'antro di Gio­ ve per lo spatio di nove anni. Al d ir poi di E fo ro . Imitando adunqne co stu i. frane.554 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB d’illitia . fondò in ciascheduna di quelle parti. e anticaméote cliiamavasi Cerato cello stesso nome del 6utne ond’ è ba^^ata.antro di Gio* ve (i) ne uscisse portando sedo certe lèggi. q vi fondasse città e polìtiche institusioni. È fama che Minosse sia stato on diligente legislato­ re . e che primo di tatti avesse m arittim a sigaoria^ e d i­ cono che avendo egli divisa in tre parti l’isola di Greta.. v’introducesse leggi. lib. (Edit. Ma sebbene Omero ne pérH di questo m o d o . Pare che qaesla frase equivalga a quell’a l- tra Ji ’ f iiitr» ì t i k . il quale par veramente che primo di tatti incivilisse l’ isóla di C reta . 178. ogni nono anno. X II. F ra qae< ste fu anche Gnosso situala rim pelto al iPèloponneso e nella parte settentrionale dell’ isola. gli anti(i) Ai ìrS » .una città. E però anche Omero disse : Quel Minosse regnò che del Toriaale Ogni nono anno era agli arcani ammesso (a).

. che fin da' tempi antichi ebbe un9 buona legislazione. é dioono cbe fu tiranno. Dopo i tiranni. lib. Costoro poi furono oppressi dai Cilicii : e tutti soggiacquero Bnalmente ai Roma­ ni .. m entre alcuni dicono che Minosse fu straniero. <i) 11. z n i . che Qiove Minosse generò giusto di Creta Conservator (i). e impadronironsi di que’ Inoghi dove i pirati solevano rico­ verare. 45o. (a) Clomunemente : Mirài r it tv fitm * . Ed anche sopra nn altro p«wto sono discordi le tradi«ioDÌ. ed altri invece lo fan nativo del­ l’isola . i quali sommamente infestarono il nostro m a re . tanto che i migliori popoli Elleni ne furono im itato ri. e delle avvea* tnré di Tes«o e Dedalo. P ià tardi poi questo paese declinò grandem ente ai peg­ gio: perciocché dopo i Tirreni (2 ). ciò cb’è dim ostrato da Platone nel suo libro delle leggi e da E fo ro aella sua Descrizione dei governi d ’Europa. e principalmente i L acedem oni. e violento ed avido di tributi . e ci parlano con tragiche invenzioni del M inotaoro e del Labirinto. Rispetto poi a Creta questo snol dirsi concorde^ meote da t u t ti . Come poi ta cosa sia vera­ m ente è difficile a dirsi.LiBKo D icm o 5 55 chi però c r hanno lasciate intorno a Minosse alcone tradizioni contrarie a qdeste. V. i quali assoggeltaroasi l’ isola di C r e ta . e sembra che Omero aderisse a questa seconda opinione dicen do. i pretesi successero nell’a< bitudine del ladroneccio.

avvenne che nascesse guerra fra. n o n caduta per anco In poter dei R om ani.c. ■ . avanti l’E. e dove tróvavansi molti soldati m ercenarii. . Perdcchè Dòrilao valente nella e.! dove poi da una moglie m acedone per. nome Sterope.OSe della guerra di rac­ coglier milizie straniere-. quelli di Gnosso e quei di Cortina : ed eg li. Dei due figliuoli poi di Tolomeo Ever( 1) Fu re del Ponto dall’ anno i57 al 118 prima dell’E. avendo sentilo che l’ Evei^ete era stato uecito a tràdimeÀlo da’ suoi cortigiani in Sinope.556 DELLA GE0«EA FIA DI STSABONE La città di Gnosso ha ricevuta : ora una colonia d i Romani. dei quali si compo­ nevano poi anche le schiere dei pirati. eletto à condottiero dai G nossii. Ma tanto ha$ti aver d^tto d> qu^st 9 c i t t à l a quale io non possò< considerare eo^ie straiMera^ sebbene pel fato delle cose umane e per la^^iutazione eJe sven­ ture alle quali soggiacque siano cessate quelle relazioni che avevamo con essa fino da tempi antichissimi. P er la qual cosa poco dopo (3).(i)^ «vendO'avuta incunybenza p e r la pratica eh’ egli avea nelle . ne ottenne:mirandissime ricompense. e che la sua eredità era pervenuta ai figliuoli. e spesso anche in C re ta . avendoli celeremente condotti alla vittoria. Essendo per­ tanto una volta cojà Dòrilao . venfae fi>equ^nt«mente nella Tracia e nell’ E liad e. V. (1) L'anno 118 . V. procreò due figliuoli Lagete è S tratarca ( I’ ultimo dei quali abbiam veduto nói stessi nell’estreoia sua v e c c h ie z z a )e d una fanciulla.. fermi^ in Gnosso il proprio soggiorno. disperando di potersi colà vantag­ giare.d ufnp degli amici di Mitridate £verget^.

chiamò presso di sè anche quelli che abitavano ih Gnosso : ed erano costóro i figliuoli di Lagete. con intendimento di collocarsi egli stesso sul t r o n o ) . m a pigliandosi cura altresì de’ parenti di l u i . ebbe si cara la compagnia del gfovine Dorìlao. Q uando pertanto Mitridate fu dive* Tiuto uomo. ma quando la fortuna di lui rovinò (perch è fu trovato ch’ egli at­ tendeva ad alienare i sudditi da Mitridate in favor d « R om ani. anche tutti costoro ebbero prospera sorte . la quale fu madre di mia madre. Essi per­ tan to abbandonarono Gnosso per trasferirsi alla corte di Ponto . perduto il pa* d r e . e quando venivano a dissensione. che non solamente Io sollevò ar più grandi onori. Però quando queste erano in concordia fra loro . aveano tutte le altre nella propria ubbidienza . fanciullo di undici an n i. Oltre di che vennero meno i proventi che solevan ritrarre dai Gnossii. già si-trovavano pervenuti all' età virile. anche tutta l’ isola si divideva in due p a r ti. delle quali . i cpali. Se non che oramai troppo mi sou trattenuto a parlare di Gnosso. Dopo questa città pare che tenga il secondo grado della potenza quella dei Gortini. i quali eran«soggiaciuti anch’essi ad un’ incessante variazione di fortuna. volse in basso anche la fortuna di tutti gli al­ tri .LIBRO DECrMO 55^ gele il regno fu ereditato da Mitridate soprannomato E u p a to re . con cui fu allevato Anche Dorilao figliuolo di un certo Filetero fratello di Dorilao il tattico. e fra loro fu anche la figlia di Lagete già m enzionata. e diventarono sventurati. Finché dunque Dorilao fu in buono stato presso quella c o rte .

Noi abbiamo detto che Praso fu de­ gli E teo c reti. . F urono cittadini di Lebeno Leucocoma ed Eussiuteto dei quali parla Teofrasto nel suo Discorso sopra 1’ Amore. mea<tre una volta la sua cinta ne abbracciava ben cinquanta. sicché Omero poi disse la murata Cortina : ma pare che ia progresso di tempo essendo i suoi muri stati distrutti sin dalle fon* d a m e n ta . E i Prasii furono confinanti coi Lebenii e abitarono a sessanta stadii dal m are ed a cento o t­ tanta da Cortina. o quello che viene subito dopo. ma o questo nam ero è falso. e forse an tica u en te ebbe le n u » a . e non già come dice Arato presso il monte Ida . Giace anche la città di GOTtioa in ana p ia n u ra . Essa è distante dal mar di Libia e da Lebeao suo em ­ porio novanta stadii : ha poi anche un arsenale m arit­ timo denominato Metallo (a) lontano da lei cento trenta stadii : il fiume Leteo P attraversa tutta quanta. e che quivi era il sacrario di Gioy# Ditteo^ ed ivi presso fu il monte D itte. perocché il Ditte è (i) 11 testo dice ottanta. dicendo che una delle imprese comandate da Leu­ cocoma ad Eussinteto fu quella di ricondurgli un suo cane da Praso. ne àa poi rimasta senza per sempre : e T o­ lomeo Filopatore avendo cominciato a m urarla uè cir­ condò soltanto uno spano di circa otto stadii (i). (a) Mutala. La correzione è in origine del Gasaubono « l’ adottarono poi gli Editori più accreditati.ss 8 DELLÀ GBOGBÀFIÀ DI STRiBONB doi prevaleva quella a cui accostava»! la città di Ci» dooia.

LIBRO DECIMO 55p lontano dall’ Ida circa onille stadi! dalla |>arte del le> v a n te . L ’ arsenale marittimo di Aptera è G!samo. Essa è ad uguale distanza da Gnosso e da G o rtio a . e guarda verso la Laconia. sul quale è un sacrario detto non Ditteo ma Dittineo. È inoltre lontana ottanta stadi! da Aptera e quaranta dal mare. cioè a circa ottocento stadi! da entrambe. e che perciò quella ninfa ricevesse da’ Gi« doni! U nome di D Ittin a. L a città poi di Cidonia è fondata sul m a re . ed è situata invece nell’ estremità occidentale dell’ isola. nè qual sia il uovie. Dal lato dell’occidente confinano coi Gidooiat! i Po> lirremi (d i) presso i quali è il sacrario di Dittina. e cento dal capo Samooio. ma non sapremmo dire ia qual luogo f«>sse coUo' cata . F ra questo capK) Samooio e Cbersooeso (i) è situata Praso sessanta stadi! al di sopra del m a re . . («) La città de’ Polirreoii trovasi Rieojipnfita frequeatemenle nella storia . ed il monte quello d! Ditte : perocché CiJonia non è punto vicina a cotesti luoghi dei quali parliam o. Costoro (i) Chersooeso fu un luogo che serviva d i arsenale mariuiuio a quelli di Jbicto. firauc. ). Dices! poi che Callimaco non raccontò il vero affermando che Britomarte per fuggire la forza di Mi> nosse siasi precipitata dal Ditte nelle reti (tU //'«r*») di pescatori .db’ essa portii oggidL { Edit. e trovav4si probabilm eate dove ora è Sjptna Lunga. e cento ot­ tanta sopra C ortina : ma la rovinarono quell! di lera* pitna. Al territorio di Cidonia appartiene per altro il monte Titiro.

È de’ Gortinii anche Rizio menzionato da Om ero insieme con F esto : E di Festo e di R itio . Però essendo gli Ateniesi afflitti dalla peste verso 1’ anno 5g3 prima dell’ E. fu arsenale quel luogo detto da noi Chersotaéso. Al t«irritorio di F e ­ sto appartenne anche Lissa (4).S6o DELLA GEOGUAFU DI STRÀBONE sono xlistanli circa! trenta stagli dal m are. e m urarono u n luogo forte che guarda al m ez­ zogiorno. . lib. ma familiare agli Dei. V. Delle tre città {i) fondate da Minosse. 554 che Minosse divise io tre parti l’isola di Creta e fondò una città iu ciascheduna. ed era d in an te da C ortina sessanta stadii. gli diedero l’ in­ carico di purificare la loro città. non pure accetto. Di Lieto poi. (a) 11. 648. (3) Epimenide s’ era acquistata riputazione d’ uomo. v«nti dal m a re . I I . (i) È detto a pag. inclite tutte Popolose contrade (a). Il territorio do?’ essa trovavasi è ora occnpatd da’ suoi distruttori. Le città delle quali Omero fa menzione con L ie to . V. dov’era il sacrario di Britomarte. e quaranta d a Metallo. Di Festo dicono che fu nativo q!ueli’ Epimenide i cui versi servivano di purigcazione (3).. l’uhima ( cioè F eito ) la distrassero i G ortinii. e sessanta da Falasarna. della quale abbiamo già fatta ménzìoo«. 0 secondo l’ ordinaria lezióne Otissa. Da principio essi abitarono a borgate^ m a pòi vennero ad unirsi con loro alcuni Achei e Lacede­ m o n i. ■•(4 ) Lissa.

ma si piuttosto in quel tempo in cui egli visse. e il territorio di Mileto occuparonlo quelli di Lieto .... Altri invece asseriscono che le dieci città furono rovi­ nate dai nemici di Idomeneo (3). Siccome poi Omero qualche volta denomina C reta /’ isola dalle cento città .. lìb. così Eforo dice che dieci di*queste città furono fabbricate dopo la guerra di Troia dai Dorici che seguitavano Altemene 1’ Àrgivo : e que­ sto esser cagione che Ulisse (i) assegnò a Greta n o ­ vanta città. 174....... e qualche volta gliene attri* baisce solo novanta . E nel vero questa opinione è probabile ( 3). Nè potrebbe salvarsi quando bene io non insistessi sopra questo punto : giacché non apparisce che nel tempo della spedizione d’ Idomeneo o . Infatti Omero fa dire da Nestore : . giacché parla in suo proprio nomk : e solo quando egli attribuisse questo discorso a qualcuno di coloro che vissero ai tempi della guerra di T roia (come fa appunto nelPOdissca dove parla delle novanta città) sarebbe ragionevole questa seconda interpretazione.. v....... e quel di Lica­ sto i Gnoisii dopo avere distrutta la città. (a) Il Silandro propone di leggere : i babile.. 36 .......dopo il ritorno i suoi nemici abbiano distrutte quelle città. XIX.... non è pro­ (3) Durante la sua assenza per la spedizione d’ Asia... In Creta {t) Odiss. SnutonB t tom.... Ma Omero non dice che ris o la di Greta avesse cento città nel tempo della guerra tro ia n a . III.LIBRO DECIMO 561 cioè Mìleto e Licaslo più noD sussistono... .

sebbene non si fosse mai tra> vato con aessun Elleno nè durante i suoi viaggi nè do­ po j Nestore il quale fa compagno d’ Idomeneo nella spedizione. io parte forse da poca chiarezza. Rispeito alla conchiusione di questo ragionamento si vuol potare che secondo le tradizioni più accreditate Idomeneo al nxo ritorno: trovò l’isola di Creta occupata da potonli oemici che l'obbligacono. R ispetta ( i) O d i s s . « cercarsi un’ altra dimora. 19^1. £ ce rta egli avrebbe fatto menzione <Ji questo avveui* m e n to . delV arme : Un sol non ne inghiottì fo n d a vorace (i). lib. V. non vi essendo ragione di credere che N estore lo ignorasse. come quando ritoraava a' suol Stali. In generale io mi s o d o attenuto al testo del C oray. Tale è la descrizione del paese dei Cretesi. u t . Oltre di ciò poi non è credibile che questa di-> struzioue sia avvenuta dopo che Idomeneo fu ripatriato^ perocché se navigaada non perdette veruna de’ suoi com pagni. egli ritoi'DÒ alla patria potente ^ sicché poi i suoi nemici non avrebbero dovuto prevaler tanto so-. Perocché se Ulisse ebbe notizia della distruzionè di quelle c ittà .. così nel t e n ^ o che stette alla g u e rra . ch’ era avvenuta ne’ dopiiaii di lu i. di espressioni. (a) Tutto (juesto ragiooaiiieoto è piena di difficoltà provsnienik ìa parte dalla guasta lezione.562 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE Rimenò Idomeneo quanti compagni Con la vita gli uscir fuori. pra di lui da distruggergli dieci cUlà (2 ). .. dovette naturalmente conoscere ciò. e uel ritorno si salvò insieme con lui da'^ pericoli del m are. e solo in qualche parte adottai le perifrasi della versione francese.

ordinò che sia da fanciulli si educassero tutti alle armi ed alle fatiche ^ sicché poi sfidassero il c a ld o . e i colpi e le battiture che ricever potessero ne' ginnasii o nei finti combattimenti : Che si esercitassero i giovani al trarre dell’ arco ed alla d a m a a rm a ta . non è possibile che alcuno oè invidii. la (i) Letteralmente: Sussitii. Affinché nel suo popolo predominasse non la ti­ midità ma il coraggio. nè ingiorii i suoi simili. la quale suole originarsi dall’ avarizia e dal lusso : perocché dove tutti vivono con tem peranza e con frugalità. P er questo poi ordinò che i giovani si congregassero frequentemente nelle così dette AgeU . nè o d ii. le malagevolezze delle s tra d e . il fre d d o . dove i più poveri.UBRO DECIMO 56i al loro politico reggimento di cui tratta Eforo basterà riferirne alcuni purtti principali. . sotto il qual nome possono inten­ dersi o i luoghi dove si ragunavaiH^ a maogiare io comune > ov­ vero questo stesso mangiare. nutriti a pubbliche s p e se . P are ( dice Eforo ) che ii legislatore di quelP isola avesse adottate queste massime : Che il maggior bene delle nazioni consiste nella libertà ^ come in quella che sola può render» propri! di ciascheduno i beni eh' esso possiede ^ mentre nella servitù ogni cosa è di chi gover­ n a « nulla de' governati : Che a coloro i quali possedono la libertà è necessario di custodirla : Che la con­ cordia nasce quando siano tolti di mezzo i motivi della dissensione. e che gli uo­ mini già maturi si raccogltessero nei comuni banchetti (i) nomati Andrìe . si trovassero ad uguale condizione coi ricchi.

e principalmente quella di Gnosso. e furono inventati da Talete . ma p e r essere poi stata ridotta a maggiore perfezione da P irro . conserva­ rono le usanze della metropoli^ mentre sarebbe assurdo il dire per lo contrario che un popolo meglio costituito e governato avesse voluto farsi imitatore di un altro manco civile. Tuttavolta non si può dire che questo argomento faccia gran forza. E queste usanze dei cittadini di Lieto sogliono ci­ tarsi appunto da coloro i quali pretendono che i c o ­ stumi cretesi siano stati in origine dei Laconi : perchè (dicono) essendo quelli una colonia di questi. In progresso poi di tempo i Cretesi vennero meno perchè decaddero dalla primitiva altezza le loro città guerriere. e parec* chie altre usanze di quel paese : Che finalmente doves­ sero valersi di abiti e di calzari soldateschi . e che i doni più pregiati che far si potessero a loro fossero armi.564 DELLA GEOGRAFIA DI STRABOHE quale primamente fu iusegnata dai G u re ti. a cui soglionsi ascrivere anche i P e a n i. Perocché non dobbiamo congetturare . ed altri canti. e gli Spartani le hanno perfezionate. i quali erano vi­ vacissimi . laonde a l­ cune delle usanze antiche potrebbero ora trovarsi presso quelli di Lieto e di C ortina piuttostochè presso i Gnossii. Dice inoltre Eforo affermarsi da alcuni che m olte delle usanze cretesi furono in origine laconiche : m a che nel vero esse furono in vece trovate da quelli di Creta . sicché anche i lo ro passatempi non fossero senza qualche utilità per appa> reccfaiarsi a divenir buoni guerrieri : Che anche nelle canzoni dovessero usare ritmi cretesi. dal nome di lui si disse Pirrica .

e i ritmi e i Peani eh’ essi hanno in costume di cantare con determ inate misure . quando volerasi dinotare qualcuno che si £ngeva inesperto della propria profes» sione: ed ora invece hanno perduta la loro forza navale. sono dà loro medesimi riconosciuti come usanze ere* tesi. . né le cose recenti possono aver precedute le antiche: ma la d an z i usitata dai Lacedem oni. Nè perchè alcune delle città di Greta siano state colo* nic degli S p a rta n i. e nondimeno osservano anch’es* se costumanze conformi alle straniere. ne viene che dovessero di necessità perseverare nelle costumanze di Sparta: perocché molte città /ondate da colonie non conservano punto le co> stumanze della madre patria ^ e nell’ isola di Greta se ne veggono molte per lo contrario le quali non debbono la loro origine a colonie.UBBO D E cm o 565 dèlio stato praseate delle cose l’antica loro condizione. Licurgo legislatore degli Spartani visse cinque generazioni dopo quell’Àltemene il quale condusse a Greta la colonia : perocché si racconta che questo Aitemene fosse figliuolo di Gisso il quale fondò Argo verso quel tempo in cui P ro d e si mise ad abitare in Isparta ^ e Licurgo per comune con* senso di tutti fu il sesto discendente da P ro d e. e dicono che sono venute a loro da Creta : e que’ magistrati ne’ quali risiede l’amministrazione dello Stato portano gli stessi nomi nell’ uno e nell’ altro p aese. tanto che poi nsavasi quel proverbio : H Cretese non conosce il m are . O ra le imitazioni oon vanno innanzi agli esem pj. Così noi sap* piamo che i Cretesi furono una volta di gran potenza marittima . m entre questi due paesi dei quali ora parliamo sog­ giacquero ad una contraria mutazione.

pensò che se mai il fanciullo venisse per caso a morire. tl quale moren» do lasciò dopo di sé la moglie incinta. e quando fu nato il fanciullo a cui i l regno toccava. continuò a g o v e r n a r e come tutore di quello.S6G BELLA g e o g r a f i a DI STRABONE c o m e a d i r e i g e r o D t i e d i c a v a l i e r i . T ale dicono che fa la cagione della partenza di Licurgo da Sparta. congettu­ rasi che la raagistratara de' cavalieri in Creta sia più a n tic a . i Crétesi poi dicono che Licurgo venne ad abitare fra loro per la seguente cagione. Ma dicendogli poi qualcuno raaliziosan>ente eh' egli governava con sicurezza di dovere un giorno esser re ^ Licurgo entrato per questo discorso in sospetto di es­ s e r e tenuto macchinatore d'insidie eontro il proprio ni­ pote . Soggiungono poi c h e . Se non c h e avendo I cavalieri di Creta avuti sempre cavalli. E ra fratello maggiore di Licurgo PoH dette. perocché vi conservò la proprietà etim ologica del nome. egli accos^ossi a Talete lirico e legislatore. potrebbe qoetl’ accidente da* suoi nemici essergli apposto. Ben è il vero che gli efori di Sparta ed i cosmi di Creta ebbero presso a poco le stesse incum* benze e nondimeno portarono diversi nomi : e i comuni banchetti chiamansi tuttavia Andrìe presso i Cretesi^ m entre invece fra gli Spartani non duTa più 1' antica denominazione adoperata da Alcmano allorché disse: Nei Jestini. e sopra questo timore si ritrasse a Greta. venuto a C re ta . P er qualche tem po adunque Licurgo regnò invece del proprio fra­ te llo . laddove invece quelli di Sparta non avevano punto cavalli. e seppe da lui come Badama&to da prima e |»ò tardi Minosse aveva­ . nelle tiasi f i n i eonvitati delle Jtndrìe è da intuonare il peana.

in quella guisa cbe Minosse aveva portate dalP antro di Giove le s u e . i canti ordi­ nati dalle leggi. qualora la sposa abbia fra te lli. spacciando di averle ri­ cevute da Giove. I fanciulli debbono imparare le le tte re . Costoro però non conducono subito alle proprie abita­ zioni le nuove sp o se. . Quivi egli si accinse a promulgare la sua legislazione.LIBRO DECIMO 56^ no promulgato le loro leggi. De La Porte du Theil. dove allogati tutti insieme in un sito ap(i) Cosi traducono l’ interprete latino c il sig. Presso 1 Cretesi sono tenuti ad ammogliarsi contem­ poraneam ente tutti coloro i quali in un medesimo tem­ po escono del luogo dove sono educati i fanciulli ( 2 ). le quali £ fo ro riferisce ad una ad uns^ (i). L a d o te . dove trovò che regnava Garilao figliuolo di Polidette suo fratello. (t) Questo luogo chiamavasi Jgela. e ritornando portava seco delle leggi. al qual fine andava frequentemente al Dio in D elfo. alle jin d rìe . e certa specie di musica. Trasferilòsi quindi nelP Egitto ap­ prese anche le islitnzioni ch'erano colà in vigore : e dopo essersi trattenuto (come dicono alcuni) con Om e­ ro cbe di que’ tempi viveva in G h io . ma ^ol quando siano divenute capaci di bene amministrare le proprie case. si rìcondnssé alla p a tria . M entre sono ancora assai giovani li conducono ai comuni banchetti. è la m età della parte che tocca a ciascuno di questi. Ma il testo non è di sicura lezione. a cui quelle di Licurgo per la maggior parte erano somiglianti. Queste poi sono le principali fra le leggi cretesi.

ìe mettono insieme i giovani pili illustri e più p o te n ti. Di ciascuna Agela è capo per lo più il padre di quel giovine che l’ha ragunata . con armi non guemile di ferro . Nelle jSnte battaglie si esercitano quelli che soglion concorrete ad uno stesso banchetto fra lo r o . ed altresì di punire chi non gli presta ubbidienza.568 DELLA GEOGRAFIA D I STRABOKB partalo mangiano seduti sul suolo . Evvi poi in Creta un costume singolare rispetto agli amori : perocché non colia persuasione ma colla rapina si procacciano gli amanti. Quelli poi che sono più innanzi negli anni sono con» dotti nelle jigele : e queste ^gelè. E ad ogni Andrìa presiede un pedonomo (i). agli uomini che quivi son radunati a mangiare. non che a sé medesimi. Sonò poi nutriti a pubbliche spese: e in certi giorni A gela contra un’ altra prefissi si fa una lotta di a suon di flauto e di lira (ciò che i Cretesi costum ano anche nelle vece battaglie e si percuotono colle m ani del pari che colle armi di ferro (a). hanno indosso un vile mantello cosi di state come di v e r n o . che dirige ì fan­ ciulli. . L ’ innamorato tre o più (i) Da ir«7< e da uno che regola. ed ha il diritto di con­ durre i giovani eh’ essa comprende alla caccia «d alla corsa.studia di fare la propria numerosa il più che sia pos< sibile. od anche contro quelli di un altro banchetto. (a) Il Coray adotta la lezione S ì "citXm ir s S ifu t. e ser­ vono. ciascuno dei quali si . proposta dal Tyrw ilt e certsmeote assai probabile» .

ma volentieri poi lasciano che sia eseguito. amabile non già chi è dotato di singolare bellezza.IIBKO SBCIKO 56g giorni prima di effettoare il divisato rapimento ne dà notizia agli amici del giovane. Però quando costui nel grado e nelle altre qualità sia pari o superiore al giovane da lui a m a to . tanto che anche gli amici concorrono affinchè l’amante possa sopportarne la spe­ sa.> o l’ impedire eh' egli andasse passeggiando per quelle vie eh’ egli suol fi'e' quentare . Questi almeno sono i presenti ordinati dalla legge ^ ma sogliono farsene poi altri in più nu­ mero e di maggior pregio. Quivi passano in banchetti ed in cacce lo spazio di due mesi ( nè è le­ cito tenersi più a lungo un giovinetto ) ^ dopo di che ritornano alla città. e banchetta coloro dai quali fu accom pagnato. Il rapitore dopo aver fatti parecchi doni all’ amato lo conduce in quella parte del paese eh’ ei v u o le. In generale poi stimano. ai qnali poi sarebbe ver­ gogna grandissima il nasconderlo . Il fanciullo nell’ atto di essere ac­ comiatato riceve in regalo una v este. Solo quando si tratti di nn ^mante non degno si studiano d ’ impedirlo ^ ma anche ili tal caso devono cessare da ogni persecuisione tostochè il rapitore abbia condotto nella propria andtìa il giovine da Ini amato. ma bensì chi è coraggioso e modesto. quasi che ciò fiicendo confessassero che il giovanetto sia indegno di avere siffatto amatore. Il giovinetto dopo il suo ritorno sagrifica il bue a Giove. . un bue ed un vaso da bere. accompagnandolo però sempre co­ loro che intervennero al rapimento. gli amici e i parenti insieme raccolti non si oppongono al ratto se non leg« giermente e per semplice form alità.

ma si anche quando già sono divenuti uom ini adulti portano una veste distinta^ per la quale può cono­ scersi chiuoque è stato cteino . nè si comprende quali obblighi re­ stassero al rapito verso il suo rapitore. e che in tutto il resto abbiano buona fama. i geronti sono i vecchi^ e corrispondet'ebbero a quelli che i Latini (licevano te niores o senatore!.5^0 SELLA GEOGIAFIÀ DI STKIBOXE poscia dichiara se ia compagnia del sno rapitore g li fa graziosa o i t o : giacché ia l ^ g e permette che . Qneste p e r­ tanto sono le usanze di quel paese rispetto all' am ore. Soglionsi poi eleggere colà dicci arconti. s e gli fa osata qualche violenza . À i sinedrio dei geronti sogliono ascri­ versi gli uomini stimati già degni della magistratura de^ cosm i. Pensai che il governo de' Cretesi fosse degno di es> ( 1) La lezione & incerta. Nelle co se di maggiore im portanza chiamano a consiglio i cosi detti geronti (3 ). P erò sono invece tenuti in onore i p « rastatenti. e nati da illastii parenti è vergogna il n o n trorare qnalcfae am atore . egli possa dom ao* dam e soddis&zione e dicluararsi libero da ogni im ­ pegno contratto (i). (a) La voce arconti significa magistrati . com ' essi sogliono chiaaiare i rapiti : e alle corse e nei festini occupano i più onorevoli posti ^ e possono ornarsi diversamente dagli altri coirabito avuto in dono dagli amanti : e non solo mentrechè son giovi­ netti . e filatore P am ante. . giacché i Cretesi chia­ mano cleiiio l’ a m a to . A coloro poi che sono di belP a s p e tto . stimandosi che qoesta m an­ canza non possa provenire se non dalle cattive qualità del loro animo.

DtUe isole più vicine a Creta ^ e compirete le ime J ra le Cicladij U altre fh i le Sporadi. cosi per la sua singolarità come per la fama in cui è salito. p er esem­ pio T era . — Retto -éeìU Cicladi. — D i alcune altre Cicladi. — S fn n u k ilei m art Carpazi). da ciascuna delle quali è ugualmente lontana l’ isoletta los (i). . metropoli de’ Cirenei e colonia de’ Lacede­ moni. ed altrove fa menzione della sola T era dicendola Madre della no­ s tra patria attrice di cavalli. — Piccole itole CaStbie. nella quale dicono alcuni che fu sepolto il poe* ta Omero. Quest’ ìsola di T era è lunga. O ra per altro non durano se non alcune poche fra quelle instituzioni : ma il più dell« cose amministransi in Creta come nelle altre province secondo le leggi romane. Vicine invece a T era sono Anafé e T e ra s ia .LIBRO DECmo ' Sjt sere d escritto . e la sua circonferenza è di duecento stadii. la quale è vicina all’E^ racleo di G n osso. C A P O V ili. Essa è situata rim petto all’isola Dia. Intorno a Creta stanno alcune altre isole. P erò Callimaco dice : jina» f e EgletOy vicina alia Laconica T era. Vicino a questa è Ànafe nella quale è situato il sacrario di Apollo Eglete. Chi si parte da los andando verso occidente tro* (i) O ra Isola di Ifio. — Itale SporaJi non ancora citate. e distante circa settanta stadii da Creta.

L’ isola è attraversata. pag. ne trucidarono la maggior parte della gioventù. dal fiume Inopo . giacché anche l’ isola è piccola.Queste isole trovansi nel mare di Greta: ma apparten­ gono invece all’ Egeo l’isola di D e b e le Gicladi che le stanno: d’ in to rn o . L ’isola di Deio ha una città posta in una pianura . non grande . (a) L’ Isola di Sìfanto. i i . fuor quelle che già dicemmo vicine a Greta. (3) Verso l’anno 4 i6 prima dell’ E. Di quivi poi può vedersi P isola di Sifno (a ). 7 3 sino alla fine ). Vicin» alle isole predette è quella di Cimolo d ’onde si trae la terra Gimolia. . ( tonti. Cardioeissa e Poìieandro. v . Essa è distante dal prom ontorio Ermionico detto Scilleo ben settecento sta d ii. ed anche un tempio di Apollo ed un altro di Latona. Ancor più vicina a Cimolo ed a Greta è situata l ' i&oIa di M elo. . la qqale da Arato fu denominata ferrigna a motivo della su a asprezza. Nondi­ meno quest’isola fu tenuta in onore fino ab antico e fin (i) Cioè le isole di Sikino. Al di sopra della città elevasi a n alto ed aspro monte detto Cinto. sopra la quale si è fatto il proverbio : Dado Sifnio : dedotto dalla sua tenuità. V. e quasi altrettanti dal Oitinneo. Gli Ateniesi una volta (3) avendo inviata a quest’ isola una flo tta . Questo fatto è raccon­ tato da Tucidide.5^3 DELLA CE O O niFIÀ DI S^RABONE va Sicino e^Lagosa ed anche Folegandro ( t ) . lib. e le Sporadi situate in vicinanza delle Gicladi . più ragguardevole di quante n’ abbiamo menzionate finora.

F ra queste. M elo. Poi viene no­ minando Geo più vicina di tutte ad Elena : quindi Citno e Serifo ^ poi. Do­ po Elena ( egli dice ) trovansi le Cicladi. Sicché Pindaro disse : Un tempo fa inftliet la condizione di quest'isola agitata dai flutti e dal soffio tempestoso di tutti i venti. . T e n o . A rendere celebre Deio concorsero poi le isole cir­ convicine e dette C icladi. e lo suffulsero cogli splendidi loro tronchi. P repesin to. in un subito quattro colonne fondate sopra basi di adamante emersero dal suolo in vicinanza del dirupato scoglio. Da principio queste isole erano dodici ^ ma se ne aggiunsero parec­ chie altre. Sifno . Rispetto a Giaro v’approdai io stesso e vidi eh’essa è un piccolo (i) lUacronisii. E quivi la Dea vide lieta la beata sua prole. C im olo. Artemidoro ne fa P enumerazione sul fine della sua descrizione dell’ isola Elena ( i ) . Ma dopo che la Dea tra­ vagliata dai dolori del divino suo parto vi ferm ò la sua stanza. S iro . mandandovi per venerazione popolarmente e teori e vittime e cori di vergini : e ce­ lebrando colà le solenni loro adunanze. ed anche P a ro .. O learo . N asso. Olearo e Giaro. io stimo che dodici sieno veramente Gicladij ma non così Prepesinto. M icono. Giaro. la quale ha una figura oblunga e si stende per Io spazio di sessanta stadii rim petto all' Àttica da Torico fino al Sunio.LIBRO DBCIMO Sj 3 dai tempi eli Saturno a cagione delle due pnedetle di­ vinità : perocché quivi si favoleggia che Latona libe­ randosi dai dolori del parto desse in luce Apollo e Diana. A n d ro .

disse ad aleuoi che nel dom andarono. Questo legato navigando con n o i . Cesare poi trovavasi allora in C o rin to . . £ infatti la povertà di costoro viene attestata anche da Arato in u n 'c e r* to suo (i) libro dicendo: O luUona tu vai nella ferrigad Polegandro . infelice ! od a Giara non punto d if­ ferente da quella. perocché pa« gavano cento cinqoanta d ra m m e . O ltre di ciò l’adunanza che snol esservi celebrata somiglia ad una fie ra . eh’ era spedito a chiedere a a diminaimeoto di tributi . avviandosi al trionfo Àzxiaco. ed era un pescatore anch’ esso. Finché gli Ateniesi occuparono quell’ isola attesero con pari diligenza e alla cura delle cose sacre ed a quella del commercio. e il latino in minulis. come abbiam d e tto . m entre a stento avrebbero potuto pagarne cento.Ma que­ ste versioni ci lasciano nell’ incertezza di prima.5^4 DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE borgo abitato da pescatori : e quando ne pavlimmo rice­ vemmo sopra la nostra trave colui eh' essi inviavano come legato a C esare. Deio eh’ era già ragguardevole. II Uaduttor francese dice: dans ses Délails . e la frequentavano di preferenza i Romani anche quando Corinto era> tu ttora in piedi. Vi approdarono poi i ge(i) Non paò dirsi qual fosse il vero titolo di questo libro. Strabooe usa queste parole t> r tìt X ix ìi t. fu ampliata ancor più allorquando i Romani rovinarono Corinto ^ perciocché quivi si trasportarono i m ercatanti allettati così dalla franchigia del tempio come dalla op­ portunità del porto che è situato opportunissimamente per coloro che dall’ Italia e dall’ Eliade navigano alla volta dell’Asia.

O ra ne restano due sole. e durava cora r anno 14 innanzi all’ E. Perocché la leg­ ge . An­ ticamente poi Deio fu denominata Ortigia.LIBRO DECIMO 5^5 aerali di M itridate e quel tiranno che la ribellò dai Romani ( i ) . {i) Pare che questa uaanza non tosse Unto un comando quanta u^a permissione cbe davasi ai vecchi di uccidersi j. è la costumanza che hanno quelli di Ceo . e Corissia in lulide. aiìGncbè gli altri avessero bastevolmente di elle nutrirsi (a). e vi fa rovinato ogni cosa: sicché i Rotnaiii riebbero solo un' isola deserta ^ quando il re si ritrasse ne' suoi dominii ^ e fino al presente è rimasta sempre in povera còndisioae nella podestà degli Ateniesi. Ed è fama eh’ essendo una volta quelli (i) 11 liraoDo fu Aristione già meozionalo iu questo voìaine a pag. Di lulide fu nativo il poeta lirico Simonide ed anche Bachillitle figliuolo di un suo fratello ^ oltre di che vi nacquero il medico Erasistrato e il filosofo peripatetica Aristone seguace di Bione da Boristene. dove per errore si trova Aristone. . 38a . Geo ebbe una volta quattro città. ordinava che coloro i quali erano pervenuti al di sopra dei sessant’ anni bevesseroi la c ic u ta . Pare che fosse lulide il paese dove fu posta quella legge ricordata da Menandro in que’ versi : Bella. o Fonia. di non lasciare che continui 0 viver male ehi non può piìt viver bene. Benea è uu* isolelta deserta a quattro stadii da Delo^ dove sono le tombe dei D elii. per quanto appare . come non era permesso nemmanco di nutrirvi un cane. Inlide e Cartea. nelle quali furono com penetrate le altre due^ cioè Poeessa in Cartea. V. perocché o o a è lecito oè seppellire nè abbruciare un cadavere in Delo.

Yien poscia Siro (n ’allungano. i cui lati erano lunghi uno stadio^ ma il m armo denominato pario acconcissimo alle opere della scu ltu ra. . Giace a D eh di sopra. Andros e Paro. Vicin di Gorissia è il sacrario di Apollo-Smintéo.5?6 DELLA GEOGRAFIl DI STRÀBONE di Geo assediati dagli Ateniesi deliberarono di uccidere tutti i vecchi cho avessero oltrepassato un certo u u mero d ’ anni . traevasi invece da Paro. il quale è vicino anche a Poeessa. Le serve com e arsenale marittimo il luogo dove una volta era fondata Gorissia. Dagli abitanti poi di Paro fu fabbricata la città di Taso. (i) ( i ) O diss. Dopo Geo le Gicladi di qualche im portanza sono Nas< s o . la cui popolazione ora può appena paragonarsi a quella di un borgo. F ra questo sacrario poi e le rovine di Poeessa ve n ’ h a un altro di Minerva Nedusia fondato da Nestore dopo il ritorno da Troia. . e Siria i detta. pronunciando. del quale poi fu più recente il poeta ateniese di questo nome. 4o2. se mai parlar ne udisti. Questa. ed anche quella di Pario sulla Propontide. I n Pario si dice che fosse quell’ara degna veramente d i esser veduta. V. ^ittà di lulide è situata sopra un monte alla distanza di cento venti stadii dal mare. X V . Pare che di quest’ isola faccia menzione Om ero sotto il nome di Siria : Ceri’ isola. Di quest’ ultima fu nativo il poeta Archiloco. per che poi gli Ateniesi si ritrassero d a q u eir impresa. lib . la p ri­ ma sillaba) dove nacque Ferecide figliuolo di B abio. Anche il fiume Elisio scorre in vici­ nanza di Gorissia.

una delle Sporadi ( i ) . Quivi so(to edificati ampj cenacoli .III37 . de’ Serifii suoi sudditi l’ aveva per forza costretta a farsegli sposa. e che aven­ dovi poi portata col tempo la testa della G o rg o n e. contro coloro che in una sola scrittura introdu­ cono cose per natura diverse. ma possiede invece un vasto sacrario di K ettuno in un bosco fuori della città . e degno d ’ esser veduto. EUcono infatti che Perseo fosse allevato in quell’ is o la . Alcuni altresì chiamano Miconii i calvi. Evvi anche Amorgo . e mostratala agli abitanti li fece diventar tutti di sasso vendicando di questo modo la m adre.LIBRO DECIMO &']'J Appresso è Micono sotto la quale si favoleggia che giacciano gli ultimi fra i gigaati prostrati da Eccole ^ d ’ onde s’ è fatto il proverbio : Tutto sotto la sola Micono . Rispetto a Serifo si racconta che quivi Ditte colle reti trasse fuori del m are la cesta in cui erano Perseo e Danae sua m a d re . perchè Polidette col soccorso. di cui (i) Strabene ha dello che delle isole posle intorno a Creta alcune chiamansi Cicladi ed altre Sporadi. quell’isola è tanto p ietro sa. L ’ isola di T e n a ha una città di p^jca gran dezza. per essere la calvezza u a difetto co­ mune agli abitanti di quell’isola. che ben si è potuto immaginare da’ comici questa favola deUa Gorgone. Quindi è venuto ciSTtABOSE j tOin. Del re s to . indizio che soleva con­ corrervi gran moltitudine dalle isole circonvicine per sagrificare a Nettuno. e dove Acrisio padre di quest’ ulti­ ma aveva ordinato che fossero chiusi.

menzionate di Corassia. (3) ’E» Ma dopo il Casaubono tutti s’ accordano a cre­ dere che nella'lacuna sia andato perduto il nome di Samo. Nel mare C arpazio. di Patm o e di Lero ( a ) . Ma nondim eno essa è celeb re. di cui si valgono i Samii. la quale è anch' essa settentrionale a Samo.DELLA g e o g r a f ìa DI STRABONE fu nativo Simonide poeta inventore del Giambi. Perocché gli abitanti di quell’ isola erano in mala fama come uomini di perversi costumi.. questo no. Icaria è deserta. poi trovansi parecchie isole dette Lero. Cèlebre è in essa (3) il monte Cerceteo più che T Am> p d o . e dal nome suo chiamasi Icario il m are che le sta dinan­ zi ( i ) . {i) Innanzi tutto si dubita se quest'isola di Lero sia la stessa che fu nominata Leria poco prima . pur Samo e C o o . il quale è imminente alla città dei Samii. ed acconcia soltanto a’ pascoli. Ài mare Icario si congiunge verso il mezzogiorno ii Carpazio ( e con questo si unisce l’Egizio ) . Rodi e tando confusamente alcnne di queste e di quelle : poi ha com­ piuta 1’ enDmerazioae delie Cicladi i ed ora si volge a compier quella delle Sporadi.. ma tutti fuor Prode : ed anche Prode è di Leria. frane. principalm ente fra Coo. Ivi appresso stanno Palm o e Corassia al settentrione d 'I c a r i a . e le isole già . e delle quali non è facile a determinarsi la vera po­ sizione. non già quello sì. ( Edit. ). e nel quale sono. (i) Cioè quello verso l’ oriente e verso il mezzogiorno. verso l’occideute gli si uniscono i mari di Greta e di Libia.. Poi trovansi Lebinto e Leria ^ l’ ultima delle quali ricorda quel passo di Focillide : Malvagi sono quelli di Leria . .

dicendo : Quei che lenean Nisiro e Caso e Crdpato E Coo. Omero poi disse Crapato invece di Carpalo in servigio forse del verso. delle quali parleremo più tardi (a). S a m o . XIV. elevata. L e s b o . 6 7 6 . e quelle poste lungo la spiag­ gia seguente . Calcia lontana ottanta stadii da T e l o . .LIBRO DECIMO 5^9 Creta sono situate parecchie delle S poradi. lib. dove se ne traggano Coo « R o d i. Qui in­ tanto accenneremo le Sporadi non ancora annoverate. . quattrocento da Carpato . ed ha una stazione di navi. perchè il discorso ci ha in qual* che modo recali a considerare insieme con Creta e colle Cicladi anche le Sporadi. Perocché . I I . e le prode Deir isole Calidne (i). noi ascriviamo alle Sporadi tutte le altre. (a) Nel lib. C alcia. lunga . T e lo . C o o . Chio . Telo si stende rim petto alla Gnidia . seggio d’Euripilo. Astipalea . e quell’ altre che Omero ricorda noirEtiumerazione delle n a v i. angusta^ la saa circonferenza è di cento qua­ ranta stad ii. e cii’ca due volte tanti da A stipalea. Astipalea dunque è bene addentro nel mare ed ha una città. e pur degne che ne sia fatta menzione. e ne abbiam fatta menzione in questa parte del nostra libro sebbene sian vicine alPAsia piut* tostochè a ir Europa . V. Rodi. Tenedo. come a dire Cipro. ha uu’ abitazione (i) l i . allora passeremo in rivista anche le più ragguardevoli isole che le stanno da presso. per esem­ pio . Q uando poi faremo la descrizione deir A sia.

Evvi in quest’ isola una città dello stesso suo n o m e . D in to r n o le stanno alcune isolette dette de’ r^isirii : e si crede che Nisiro sia una parte staccata da Coo ^ e v’ aggiungono anche la favola che Nettuno in­ seguendo Polibote uno dei giganti. sicché ne somministra in gran copia ancbe ai vicini. un tempio d ’ Apollo ed un porto. elevata . e le stanno intorno parecchie isolette sotto il nome di isole dei Casii. le S p o ra d i. La sua circonferenza è di ottanta stadii. e ad altrettanti da Coo ^ ed è rotonda. è anch’ essa eie* vata ed ha un circuito di duecento stadii. Essa pure ha una città dello stesso suo nome ^ p o rto . la quale è distante circa mille stadii da Alessan­ dria e circa quattro mila da Carpato. Da quest’ ultima è lontana circa settanta stadii l’ isola di C aso .58o DELLA GEOGRAFIA DI STRABOME dello stesso n o m e . la quale è altresì a duecento cinquanta stadii dal capo Salmonio di C re ta . bagni e un sacrario di Nettuno. e che di questo pèzzo così scagliato si facesse T isola di Nisiro. Nisiro è situata a circa sessanta stadi! da Telo verso il setten trio n e. Credesi che Omero chiamasse Calidne. U na delle sue città chiamavasi Nisiro come l’isola nom inata poc’ anzi. sassosa e abbondante di pietra m o lare. sic­ ché da lei anche il mare fu denominato Carpazio. . C a rp a to . Carpato è situata rim petto a Leuce-Àtta di Libia. Comprese una volta quattro c ittà . ed ebbe gran nom inanza. ed ha una periferia di ottanta stadii. detta Grapato da Omero. staccasse cól tri» dènte un pezzo dell’ isola Coo per gittarglielo c o n tro . sotto alla quale poi il gigante medesimo giace oppresso.

ma quello delle isole qui n o m in ate. di Coo patria d’ Euripilo e di Calidne. la denominazione di isole non si riferisce solo a certe isole dette Calidne . Egli è poi probabile che siccome denominaroasi isole deN isirii ed isole dei Casii le isolette vibine a Nisiro ed a Caso . . D e­ metrio Scepsio poi usa il nome di Calimne al p lu rale. e che ne fa menzione anche Omero. e principalmente quel di Calimoa. g iacché. e dipendenti da loro ^ così anche quelle situate intorno a C alim n a. come si fa di Atene e di T e b e . la vince sull’ altro. anticamente forse chiamata C alid n a.LIBRO DECIMO 581 una delle quali è Calimna. di Caso. T utto il mele delle isole è in generale buonissim o. Lero e Calimna . tal che può gareggiare con quello dell’ Attica . al parer suo. Alcuni invece dicono che le Calidne sono d u e . e vuole che l’ espres­ sione di Omero debba considerarsi come un iperbato. Fine del Tomo terzo di Strabotte. di Carpato . ma si a tutti i luoghi mentovati precedentem ente : d 'o n d e poi il senso dei versi già citati sarebbe : Quelli che tenevano V isole di Nisiro . siansi dette isole Calidne.

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Capo — — — I........... cioèi della Li­ gustica ..... » io IH ....................... — Popoli che l’ abitauo.. Pag. non meno che 1’ Umbria la Sabina ed il ... di Cirno e di Sardegna . — Descriu«ne della parte al di là del Po....... Divisione generale dcUa terza parte deU’ Italia.» a5 IV......... — Estensione del mare Adriatico...... Della Celtica ( o GalUa ) Cisalpina.. 5 I I.....ll^DICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO TOMO. Dellg seconda p^rle dell’ Italia... la qaale comprende ifi Tirrenia colle tre isole d’ Ethalia .. — Figura del resl»Me d’Italia... — Ampiezza della Celtica ( o Gallia) Cisalpina........ — Estre­ mità meridionale dell’Italia...... — Sna deno­ minazione e figura........ LIBRO QUINTO...... — Lodi di tutta la Gallia Cisalpiaa......... — Della catena delle Alpi. — Descrizione della parte al di qo3 .......... Descrizione generale dell’ Italia... — Degli Apean i n i ......

. ........ — Dei T r e n t i n i ......... — Possedimenti dèi Brezii sulle coste del mar Tirreno .... .. a5 Descrizione dell’ U m b r ia ... Descrizione della Sicilia.... gS IL Descrizione dei territorii di Reggio .. — Dei Marucini... Sua fertilità..... . . » 4^ Descrizione del Lazio. Descrizione del paese de’ Leucant-é dei Bre- — — zii.. — Sue città marittime e mediterranee.. Eraclea ..... ....584 C apo — *— Y............ — Dei Peligni.. » 119 ........ C apo I. ....... Lencani me­ diterranei. — Lencani marittimi. — Otigine dflla 'Tinrenia.. — Della Sannitica.......... Sue coistie. VIL — V IIL — IX. .. VI. ...... Pag....» io3 III.... T o ri.... » j t Divisione generale della rimanente Italia..... .. Bùode doti naturali della Tirrenia . L o cri....... . — Dei Vestini. — Della parte interna dell’ isola.. Sibari..... Valeria ed Appia................ .. — Sua figura trian­ golare. — Sue antictiità e suoi primitivi confini.. Lazio..... e secondo Straboné.. — Dei Marsi....... Siri e Metaponto ............ Crotone... — Primi confini del paese dei Brezii secondo Antioco... Latina.... — Antico governo di t]nesti po­ poli.... — Città del Lazio situate lungo le V ie.. .. ... ..... — De­ scrizione della Tirrenia marittima e delle tre isole predette. — Descrizione della Campania.. .... a 43 Descrizione d^lla S a b in a . ... — Sue partico­ larità ........ » 4^ Descrizione del Picentino..... — Descrizione della Tirrenia mediterranea bd intetiore.... — Dei Ptcenlini LIBRO SESTO.. ....

I I I .... — Della città di Taranto. — Del territorio de* Salentini.. » r65 II.. — Dei Cimbri ... .. Considerazioni sulla grandezza dei Rom ani.. — 3j* SrgjiBOfiF . — Distanze indicate dal CorografQ.. Descrizione delle isole vicine alk Sicilia e alr Italia .... — Digressione sulle distanze assegnate dai geografi.... L ip ari...585 C apo — — IV... Idee generali sul restante dell’ Europa situata al settentrione ed al mezzògiomo dell’ Istro. .. — Dei Geti e delle varie loro denominazioni... Popoli meridionali al di là dell’ Albi... Euooimo. loro guerre ed usanze....... — Fenomeni frequenti intorno a queste isole... — Popoli sconosciuti al di là dell’ Albi . tom.. — Paese dei Peucezii e dei Daunii.. e sue città mediterranee.. — Di Brentesio e delle strade che muovono da quella città. Ultima parte dell’ Italia in cui sono comprese la Jap'igia e l’Apulia generalmente dette.. Pag. — Paese degli Apuli propriamente detti . — Opinione di Posidonio sopra i Misii men­ zionati da Omero. .. — Dell’ Apalia in generale. — Di quelli che abitano lungo il Reno e lungo le Alpi. . Ericosa e Fenicusa. — Dei Germani in generale. » i58 LIBRO SETTIMO... — Della Selva Ercioia.... Di­ dima . — Guerre di questi popoli contro i Romani. .. — Altre iso le .. Strongilo . — Della Japigia o Messnpia.... i 3 7 V.. . C apo — I.... Termessa ... — Di Zamolzi e de* suoi successori presso il re de’ Geti. » i^a VI.. — Circuito della penisola ond’é formata la Ja> pigia .

586 C apo 111. — D ardanii...... e luoghi in essa notabili.. — Sciti coltivatori e Sciti no­ madi. — Natura del suolo d’Illiria....... — Degli Ar­ dici o Yardei... — VI.. — Città d’Epidamno e d’Apollonia.. — Corsa d’A c h ille .... — V....... — L ’ Illiria. e della pescagione ch’ivi si fa... ed altri po: poli.... — IV.. — Città di' Panticapea e suo ... Pag.. — De’ Cianci....... ... — Autariati.. — Spiaggia... — Freddo ecces­ sivo. — Isole adiacenti alla costa ■ deiriUiria..... — Stato dei Geli al tempo di Strabone..... — Fertilità del Chersoneso............» 310 Costa del Ponto Eussino dall’ Istro sino a Bizanzio... — Fortezze del Chersoneso.... — ^ . — Golfo e città di Bizanzio...... — Popoli di quella regione... » ao5 Dell’ Europa al di qua dell’ Istro.... — Diversi popoli della T r a c i a ........ — Del Danubio .. — V II.... — Scordisci... u aa3 Popoli situali al mezzogiorno delle montagne d’ lUiria e di Tracia. —■ Della Dalmazia.. — Governo di questa città....... — Piccolo GLersoneso.... — Racconto di Eforo sui costumi degli.. — Spiaggia dei Japodi e loro città..... g o v e r n o .. — Diversi popoli della Pannonia.Omero.. — Città di Teodosia... — Costa dei Liburnii. * 1 0 1 Imboccatura della Palude Meotide o Bosforo Cimerio.. del Chersooeso Taurico.. — Ani­ mali del paese degli Sciti e dei Sarmati.. — Dei golfi Ionio ed Adriatico.. — Del Pelopponeso .e di altri fiumi... Scili e dei Sauromati.... Sealiraeuto di Apollodoro e di Eratoslene sulla Geografia d’.. — Piccola-Scizia.. Dei C a lc e d o n ii... ‘ e città dello stesso nome. 1 7 6 Chersoneso Taurico..

— Altri popoli dell’ Epiro.. e che cosa ne dica Omero Pag. Introduzione alla Geografia della Grecia. — Macedonia superiore o libera. — Popoli dell’ Epiro.. — 'Dei Caucooi..... promontorii e fiumi della Pisatide.. — Limili dei Traci e dei Macedoni... — Opinione d’ Apollodoro intorno a questa città. — Della città di questo nome......Pisatide Trifilia e paese de’ Cauconi.. — Opinione di Ecateo sugli Elei e gli Epei. — Pilo Trifiliaca e Lepreatica.. .. Dell’ Elide... — '... — Spiaggia.... — Città e fiu­ mi circonvicini. — Oracolo di.. — Della Macistia. — Idea generale della situazione delle sue va­ rie r ^ o n i.. Dodoaa .. — Lelegi. — Di Pilo e di altre città del­ lo stesso nome.... » 356 111...... — Divisione dell’ Elide se­ condo Omero. » i5 i II.587 e di coloro che T abitarono. fiumi dell’ Elide. — Dei Lepreati e dei Ciparisii...... — Nazioni e ^dialetti della Gre­ cia. — Nicop<rii.. — Altri luoghi .... — Altre parti dell’Elide.. » 34 3 LIBRO OTTAVO... — Spiaggia.. — Epiro.. aa j Supplemento al libro settimo estratto dall’ abbreviatore di Straboue . Amfilochia.. Del Peloponneso e dei popoli ond’ i abitato.... — Descrizione di questo paese ... promontorii.... — Della Via Ignazia e di quelle che ad essa metlono ca­ po.. C apo — — 1. — Golfo Ionio.... — ' Argo ..... — Del mare Egeo e degli allri mari che gli ' saccodono fino al golfo d’ Ambracia... — Efira..... — Sentimento di Strabone sopra i Cauconi secondo Omero..

. — Antichi sovrani della Pisatide..... — Di un epiteto dato da Omero a Lacedemone. — Il golfo Saronico. — Fiume dell’ Argolide. — Isola di Citerà.... ... Deli’ Argolide e delle sue città.... e de’ suoi successori... — Divisione della Messenia secondo Eforo.. ... — Guer­ ra di Messenia . — Della città di Messene e della rocca. — Dell’epi­ teto Polidipsio dato da Omero ad Argo.... — Di Olimpia e de’ suoi giuo­ chi. — Di quelle citale da Omero... — Sovrani dell’ Elide dopo i l . — Natura del suolo della Laconia. — Di Metona. — Capo Tenaro........» 3o6 V. — Di alcuni luoghi del golfo argolico appartenenti alla L a c o n i a .. — Degli Eleuterolaconi.. — Errori geografici d’ Euri­ pide. — Di Danao fonda­ tore d’ A rgo... — Cave della Laconia.. — Delle due famiglie regnanti.... — Di Licurgo.... — Gl’ I ­ loti..588 Cipo — — della Trifilia. — Storia di Fidone . Pag. — Antica divisione della Laconia.. — Il golfo Ermionico... — Rivoluzioni della Laconia. — Doppio significato della parola Lacedemo­ ne.» 3 i4 VI. — Confini fra la Trifilia e la Messenia-----DeU’Elide soggetta a Nestore... ritorno degli Eraclidi. — Golfo di Mes­ senia e sue città. EUeni e Panelleni.Laconia e sue città.. Della Messenia e de’ suoi sovrani... — Sarao. — Deifiume Pamiso. 16 0 IV. — Delle sette città pro­ messe da Agamennone ad Achille..... — Mi­ . — Altre città della Laco­ nia... — Dei nomi A rgo... — Di Argo e della sua cittadella. — La città di Pilo..... — Tempio di Diana.. Eliade.

— Fine d d la descri­ zione del Peloponneto . — Dlicefle. — Di coloro che successero in quella regione agli antichi abitanti: — Loro governo e loro le ^ '. . . — PriDcipi di Co­ rinto delle famiglie de’ Bacchiadi e di Ci< pselo. — Distrazione della città di Co­ rinto. — Di alcune altre città del terri­ torio Oorintio. — 6 i Tenea. — Sue ric­ chezze. . Mantinea ed al­ cune altre città. » 343 — V n L Antichi abitanti d d l’ Acaja. » 365 . — Di Bura e del suo sotnmergimen* tc. 3s5 C apo V II. —‘ Tempio di Venere. — Dell’ isola Egina. e dei giuochi Nemei . . è dei fiumi che ne scorrono. . — Di Elice e del suo 8ommérgiinente> — Luògo dell’ assemblea delta tega Acàiéa. — Sua riedificazione. ed altre città soggette ad Agamennone. . > — Di N emea. — Città dell’ Argolide mentoTate da Omero. Della città di Corinto. — Della celebrità di Ar­ go. Tirinto. Dell’ Attedia. » 353 — • IX. e del tempio di Nettuno. — M ^ l« p ó li. . Pag. — Dodici città o distretti dell’ Acaja. — Delle montagne d’ Ar­ cadia .589 cene. . Di Eurìsteo e della sua spedizione contro i figliuoli d’Èrcole. . — Altre cillà dell’ArgoIide. — Delle coste che l’istiiio dis­ giunge . . — Epidauro e suo tempio d’Esculapio. — Situazione di Corìnto. — Di un errore di Polibio. e delle città ivi collocate. ~ Città di Patra e di Dime' . e sue mnra costruite dai Ciclopi. Colonie uscite dell’ Acaja. — Dell’isòla Calaurìa. Della bittà di Siclone. — SciogHoiento di que­ sta lega.

. — Antedonia.. Divisione della Lecride orientale in Locride Opunzia e Loeride Epicnemidia... — 'Dafao ... Pag.. — Ambriso e Medeone.. — Monte Cirfio... — Crissq. — Brere istoria di questo paese. — Ciparisao. — Farigio..... a V... — Città marittime.... — Distretto di Tanagra.. — Eiatea. Posizione della Beozia e carattere do’ suoi abi­ tanti... — Divisione e sitoaeione delle due Leccidi. — Michos.. 3 6 7 II. — Descrizione de’ luoghi mediterranei della Beozia secondo l’ordine in cui per la mag­ gior parte sono menzionati da Omero.... — Oracolo.. Della Focide marittima. —■ Focide mediterranea. — Aoticirra..... — Tempio di Dello. —.. — Laghi e paludi.... » 386 III. — Pianura di Crissa..... —^ Descrizione di questo monte-----Della figura di tutti questi paesi.Sqo LIBRO piONO.. — Parapotamia..........' Posizione e con&ni della^ Focide.. — Ripro­ vasi Eforow — Haraio. — Consiglia degli Amfizioni. — Tracbine. .... — Paesi si­ tuati al settentnone delle due Locridi e in ­ torno al Parnaso... —• Abe.. Licorea. — AnenMtrea ed lampoli.. — Giuochi Pizii. ... — Di­ strazione di Cirra e di Crissa. » 4 i8 l y . C apo — — — I. — Panopeo.. — Cirra. — DauUde... Descrizione topografica della spiaggia orien­ tale. — Della ... Descrizione dell’ Attica in cui si comprende anche la M eg arid e. — Pianare mediter­ ranee della Beozia. — Cappelle dette Tesori— Tem­ pli successivi.. — Delfo.V an i fiumi detti Cefisso.

. — Eniani. — Cncmide... — Dei Magneti. — Tafiaso.. — Oreo detta anche Istiea.. Della Dori­ de.. — Stati di Guneo. C apo L Posizimie e dimensione dell’ Enhea.. — Stati di Filottele.. — Isole adia­ centi alla costa della Magnesia. — Scarfea.. — Di Calcide. — Determinasione e limiti delle varie coste ‘ della Tessaglia... Stati d’Euripilo. Pag.... — Tronic... — Isola Atalanla..... — Naupailo ed Antirio. — Di Eretria in particolare. — Passo delle T e rm o p ili..... Stati d’Achille e dominio di Fenice.. — Geresto.. — Le Licadi.. — Della Locride oc­ cidentale.. — Eaatea ed Eiipolio.. — Stati di Polipete.......... — Stati dei figliuoli di Escnlapio... — DeU’Istieotide e deirOrìa..... — Alope. melo... — Alopea e Dafoo... — Ordinaria divisione della Tessaglia in quattro parli.. » 4 4 7 LIBRO DECIMO.^9’ C avo Locride Opunzia. — Opunle.... — Divisione della Tessaglia secondo Omero in dieci parti....... — Amfissa. 43? YL Descrizione della Tessaglia nella quale si comprendono la Magnesia e le isole adiacenti..... — Altri luoghi tiomìnati da Omero. — Nomi diversi ch’ebbe quest’isola.. — Della Locride Epicnemidia. — An- .. — C'iuo. — Stoti di Protesilao. — Molicria.. — Degli Oetei. — Particolari misure delle coste delle parti interne della Tessaglia. — S uti d’Eu-.. — Calcide. — Di Eretria e di Calcide in generale. — Luoghi vicini ad Istiea... o Do­ lopia. — Origini tessalicbe .

.... — Del nome di Samo dato dà Oiiiero a Cèfallenia.. Delle isole adiacenti all’ Acamania ed all’ Eto­ lia. 481 IL Dell’ Acamaoia e . — Della piccola isola detta Asterì..dell’ Etolia in generale....... — Dell’ isola d’ Itaca ... — Loro parti Méditerraoee.... — Z acinto.... — Divisione dell’Etolia....... — Che alcuni errori si debbono perdonare agli storici ed agli altri scrittori .. — C itti anticamente detta Nerico e poi Leuéade... Pag... — Testimonianze d’ Omero rispetto à Cefallenia ed Itaca.............. — Monti dell’ Etolia.......... « 5 16 V......sul primo fondatore di Leucade........... Dei primi abitatori dell’ Acamani*....... le Echinadi ..— Dell’ Isola di Cefallenia e delle città ch’essà contiene... — Isole de’ Tafii o Tel e b o e ... Enumerazione dei luoghi che si trovano nella parte marittima dell’ Acamania e dell’ E* to l ia ....... :— Alluvioni dell’Acheloo... — Cono dall’ Acheloo... — Se i Cureti furono Acarnani od EtolL — Esame di quello che dice Eforo sugli Etoli. — Se gli Acarnani siaqo o no intervenuti alla' guerra di Troia......... — Opinione di Efbro....... isole 0*ee o Toe.........» 4 9 8 IV... — Isola........ e de’ versi con cui Omero ne p a rla .. » 4 g4 in .......... — Capo Leucata e salto di Leucade... Dulichio o Dolica ...... Corso del fiume E> v e n o ...— Limili generali dei due paesi..503 C apo — — > — tica maniera di combattere degli Eubei. — Fiumi dell>Eubèa. — Stati di Megete. Leucàde........ — Altre particolarità......................... — Posizione geografica di Cefallenia.......... — Indicazióne sommaria delle cittì dell’uno e dell’altro paese.

— Delle relazioni che i parenti dell’ Autore ebbero coi cittadini di Gnosso. P<fg.... — Come i poeti abbiano confuso il culto di Rea presso i Frigi! con quello di altre divinità presso i Greci.. — Considerazioni sui riti e particolarmente sulr Orgia. — Origine delle feste.. — Proclività degli Ateniesi ad ammettere certi culti stranieri.... — Distanza di quest’ isola da certi altri paesi. Mileto e Licasto. — Cidonia ed al­ tre città... — Di Gnosso. Cabiri.S ig VI. — Quello .. — In che aves«ero relazione fra loro le divinità dei Traci e quelle dei Frigii.53 1 V II... Corìbanti.... Dattili Idei e Telchini. significaDo tutti lo stesso... — Popoli quivi stanziati. dimensione e interna distribuzione dell’ isola di Creta... — Aptera e Cisamo. — > Discussione intorno a questo principe.. — Di Lebeno. ecc.... — L ieto ..... — Di Prasos. — Per quali cagioni la setta dei Cureti potè essere considerata come una stessa cosa coll’ antico popolo di cotal nome. — Tradi­ zioni diverse intorno alle sette religiose qui sopra toccate....... Posizione. — Di Polirrenio.... — Origine tracia ed asia­ tica della musica... — Del monte Ditti.— Di Cortina e di altre città me­ no considerabili. — Perchè siasi fatta questa digressione... — Di Festo e di parecchi altri luo­ ghi...... — Varie tradizioni rispetto C apo — ai C u r e t i .. — Che Minosse ne fu il fondatore.....593 come ineTÌUbili...................... — Principali città dell’ isola di Creta. Somiglianza fra la setta dei Cureti e quelle dei Corìbanti. — Che i nomi di Cureti..

. — Legislazione di quest’ iso la .. — Sporadi del mare Carpazio.. .1 ... .. — Piccole isole C a l i d o e ......... — Resto delle Gicladi.. le altre fra le Sporadi.. a 5<ji C apo . Delle isole più viciae a G reta......494 che Omero dice di Greta.... —• Di alcune rftre Cicladi......... .............................Isole Sporadi non ancora citate... 549 V ili..... Pag... e comprese le une fra le Glcladi.....