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DELLA

G E O G R A F I A
DI

STRABONE
LIBRI XVII
rO lG A R IZ Z A T I

DA FRA NCESCO A M BRO SO LI

V O LU M E

TER ZO

h m

coi tipi di Paolo Andrea Sfoiina


contrada dei Bossi y num. i^56
1835.

DELLA

GEOGRAFI A
D I S T R A B O IN E

LIBRO Q U IN T O

CAPO

PRIMO

Descrizione generale deW Italia. Sua denominazione e figura. Della catena delle Alpi. Ampiezza della Celtica (o GaUia) Citalpina, Figura del restante Ct Italia. Estensione del mare Adriatico. Estremit meridionale delV Italia. DegU Apennini.

A lle radici delle Alpi il principio di quella regione cbe ora chiamasi Italia : perocch gli Bulichi dissero Italia soltanto P Enotria , dallo stretto della Sicilia sino

D E L L A G E O G R A F U D I STDABORE

al golfo di Taranto ed al Posidoniate ( i ) ; ma prevalse poscia quel n o m e , e stendendosi fino alle radici delle A lp i, comprese la Ligustica che va lungo il mare dai confini tirreni al fiume V a r o , ed ancbe lIstria fino a Pola. E forse avvenne eh essendo in buona fortuna i primi detti I ta li, comunicassero il proprio nome anche ai vicini^ e cos s'andasse allargando fino ai tempi della dominazione rotpna. Pi& tardi p o i , quando i Ro> mani concedettero agl'italiani il diritto di cittadinanza, stimarono conveniente d'impartire siffatto onore anche ai Celli al di qua dalie A lp i, ed agli Eneti (a), deno minandoli tutti Italiani e Romani : oltrech fondarono in diversi tempi varie colonie, delle quali non si po trebbero facilmente trovar le migliori (3), Non facile abbracciare sotto una sola figura geo metrica tutta quella che ora nomasi Italia. Pure alnni dicono eh' essa un promontorio triangolare ri volto al mezzogiorno ed al levante d 'in v e r n o , sicch tiene il vertice allo stretto di Sicilia , ed ha per base le Alpi (4) Io sono d'accordo quanto alla base ed all' uno dei l a t i , a quello cio eh' bagnato dal mar tir ren o e finisce allo Stretto. Ma triangolo propriamente si

(i) 11 Golfo di Salerno. {i) I Fenet. i tir t fttltiK Y lifa t, ^3) (4) Gli Edit. frane, non considerano questi puntial come ittia lacuna , ma come una reticenza dell Autore che non volle rife rir tutto intiero il testo di Polibio, da cui tolta la descrizione ^11 Italia qui in {larte riferii.

LIBRO

Q U IN T O

cbiam lina figura rettilinea, e qai inrece e la base ed i /ali son cnnrilinei ; sicch qualora dovesse concedersi che l Italia abbia la figura di un triangolo, bisognerei)* be aggiungere per , che questo triangolo nella base e nei fianchi si descrive da linee curve ^ poi ammettere altres che Uno di questi lati si piega verso il levante. Ancora non si pu dire con precisione nn sol lato quello che dal seno dell Adria corre fino allo Stret* to j perocch lato diciamo u n a linea senz angoli, e senz angoli quando in tutte le sue parti o non devia punto o devia sol qualche poco dal retto. Ma la linea che va da Arimini al promontorio lapigio () , e quella che dallo Stretto viene fino a questo promontorio hanno direzione molto diversa: e lo stesso , p er quanto mi pare, di quelle che partonsi dal fondo del golfo Adria tico e dal promontorio lapigio giacch incontrandosi verso Arimioi e fiavenna fanno angolo, o se non un an golo propriameiite d e tto , almeno una notabile curva. P er quando bne la spiaggia che dal fondo dellAdria va fino al prom ontorio lapigio volesse considerarsi come un sol Iato , non dovrebbe dirsi rettilineo j e il restan te poi che dal promontorio lapigio va fino allo Stretto descriverebbe un altro fianco, e n questo pure diritto. Quindi l Italia somiglierebbe ad una figura di quat> trolali anzich di tre^ n potremmo dirla triangolare se n o n se impropriamente : ma egli il meglio confessare che di quelle figure le quali non sono geometriche non facile dare un esatta descrizione. Cousiderando poi
(i) Da Sititini al Capo di Lettca.

DELLA GEOGRAFIA p i STllABOME

]e singole parti iliremo, che le radici clellg Alpi corrono per una linea curva e sinuosa colla concavit rivolta all'Italia. Il centro poi di questa sinuosit nel paese dei Salassi ( i ) ; e le estremit danno volta da un lato no all Ocra ed al fondo ilei golfo Adriatico, dallaltro verso la spiaggia ligustica fino a G enova, emporio dei Liguri dove i monti Apeunini si oongiuagono colle Alpi. Sotto alle Alpi trovasi subitamente una ragguardevol pianura che ha due mila e cento stadii cosi per lar* ghezza, come per lunghezza. Il suo flanoo meridionale chiuso dalla spiaggia degli Eneti e da quei monti Apennini che stendonsi fino ad Arimini e ad AnconaPerocch questi monti partendosi dalla L igustica, en< trano nella Tirrenia, lasciando fra s ed il mare unan gusta spiaggia ^ s internano poscia fra te r r a , e quando son giunti al teri-itorio :di Pisa convertonsi verso 1 o> j'iente c verso il mar d Adria fino alle vicinanze d Arimini e d Ancona, congiungendosi ad nugolo retto colla spiaggia degli Eneti. Da questi confini pertanto chiu sa la Celtica al di qua dalle Alpi ^ e la. lunghezza della sua spiaggia congiunta coi monti di sei mila e trecento stadii^ e la larghezza di poco meno che mille. Il restante poi dell Italia angusto d oblungo, e riesce in due p rom ontorii, l uno dei quali va allo stretto di Sicilia, laltro al capo lapigio^ e da un {) La Falle dAosta. - L'Ocra poi, gi menzionata nel libro precedente, la parte pi basya delie Alpi..

UBBO

Q U INTO

'

}ato la cinge il m ar d Adria , dalP altro ii m ar tirreno. d l Adriatico cos di forma come di grandezza uguale a quella parte d Italia eh circoscritta dai monti pennini e dai due mari fino alla lapigia ed all istmo eh fra il golfo di T aranto ed il Posidoniate : perocch la maggiore ampiezza nell uno e nell altra di circa mille e trcento stadii, e la lunghezza poco meno di sei mila. Quello poi che rimane dell Italia l occupano i Brezii d i Leucani (i). Bic^ Polibio che la spiaggia marittima dalla lapigia fino allo S tretto , chi la misuri per terra, di tre mila -stadii ^ ma che per mare se ne contano cinquecento di meno : tutta poi q u elk spiaggia bagnata dal m ar di Sicilia. - 1 m onti pennini dopo essersi spinti fino ai dintorni d rimini e dAncona, ed aver quivi attraversata lIta* Ha da mare a mare,' danno vltft di nuovo e tagliano 4utLa la regione pel lungo. E fino ai Pencezii ed ai Leucani non si disgiungono molto dall^ Adriatico ; ma venuti a questi ultim i, declinano un poco pi verso < ] altro mare : e il rimanente passando p er mezzo ai Xiencanii ed ai Brezii finisce alla cos dtta Leucope* i r a di Regina ( 2 ). Queste cose pertanto siano dette cos in generale >infoino a tutta quella regione che ^1 presente dcesi Italia : ora ripigliando la nostra descrizione faremo pro va di parlare di ciascuna sua parte separatam ente; e innanzi tutto di quelle che sono sotto le Alpi.
: <|) Quei di Calabria e della Terra di Otranto. () Al Capo delP arm i nel territorio di Reggio>

ro

D E L L A G E O G R i r U D I IT R A B O H B

CAPO

ir.

Detta Celtica (o GalUa) Cisalpina. Popoli che tahitano, Descri zione della pane al di l del Po. Descrizione della parte al di qua, Lodi di tutta la GalUa Cisalpina.

questa regione una pianura molto fertile ornata di fruttiferi colli, e divisa quasi pel mezzo dal Po^ sic* ch una parte dicesi Celtica al d l , un' altra Celtica al di qua del Po (i). Al di qua dicesi tutta quella eh situata (a) presso gli pennini e la Ligustica ^ al di l poi la restante. la prim a abitata da nazioni ligu stiche e celtiche ^ da quelle nei m o n ti, da queste nel piano : la seconda abitata dai Celti e dagli Eneti. E i Celti di quella regione sono d una medesima origine coi transalpini. Intorno agli Eneti poi v ha una dop pia tradizione ^ perocch gli uni dicono che sono an< eh essi una colonia de Celti abitanti lungo 1 Oceano , i quali portano essi pure il nome di Eneti. Altri so> stengono invece che alcuni degli Eneti di Paflagonia dopo la guerra troiana salvaronsi in questo luogo sotto la guida ' di Antenore ; e ne recano in prova 1 amore con cui attendono ad educare cavalli. Questo studio al presente quasi spento del t u t t o , ma una volta era tenuto in p reg io , in conseguenza dell antico zelo dei
(i) La Gallia Traspadnna e la Gallia Cispadana dei Ro mani. (a) Gli Edit. firaoc. aggiuagoDO per pi chiarezza: situata

sulla destra del Po.

UBEO

QOIHTO

II

loro m aggiori rie llallevare i m ull^ d i che anche O m ero

fa menzione dicendo :
D a ir Eneto paese ov la ra tta DelP indomite mule <i)-

Anche Dionigi tiranno di Sicilia v institu qn luogo dove si allevassero cavalli destinati a pubblici giuochi^ di modo che poi ne venne anche fra Greci la fama de* gli eneti p u led ri, e quella razza fa lungamente in onore. T u tta la Celtica al di l del Po abbonda di fiumi e di p a lu d i, ma principalmente la parte occupata dagli Eneti ^ nella quale poi si aggiungono anche gli acci denti del mare. Perocch quasi soli queMuoghi, in tutta Veslensione del nostro m are, soggiacciono al flusso e al riflusso come i paesi posti lungo lOceano ; donde poi la maggior parte della pianura piena di laghi marini. Quindi di canali e di argini si provvedono gli abitanti, come si fa nel Basso Egitto ^ e cos il paese in parte si asciuga e si coltiva, in parte navigabile. Delle citt poi alcune sono isole, alcune son circondate dallacqua soltanto in p a r te : e quelle che stanno al di l delle paludi nella terra ferma hanno fiumi che si possono ri* m ontare fino ad una mirabile altezza. F ra questi da notare principalmente il Po, il quale grandissimo per s medesimo , e spesse volte si gonfia per le piogge e p er le nevi : quando poi vicino a m etter fo c e, si dif> fonde in molte p a r ti , sicch la sua bocca a stento si (I) II. Ub. II, V. 5a.

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S E L L A GEOOBAFIA D I STRABOME

discerne, e T entrarvi malagevole^ se non che la pra< tica vince anche le cose difBcilissime. Anticamente a d u n q u e, come gi d issi, la sponda di questo fiume era abitata da moltissimi Celti. Le mag giori fra te celtiche nazioni erano quelle de Boj e degli In s u b ri, e quei Senoni i quali, insieiie coi Gesati, corisero un tempo sopra la citt di Roma e se ne impa* dronirono (i). Ma i Romani poi li distrussero pienamente^ e discacciarono i Boj dalle loro sedi. Questi allora essen dosi tramutati alle vicinanze dell I s t r o , abitarono in sieme coi Taurisci e fecero guerra ai Daci finch tutta la loro gente non rimase d istru tta , lasciando a circon vicini quella parte d llliria eh essi occupavano e eh tanto doviziosa di pascoli. Gl Insubri invece sussistono tuttavia : e la loro metropoli Mediolano (a). Antica mente fu un borgo ( perocch allora abitavano tutti in borgate ) ^ ma ora una ragguardevol citt , situata al di l del P o , e quasi in contatto colle Alpi. Ivi presso anche V e ro n a , citt grande essa pure ^ e B rescia, M antova, Reggio (3) e Como , minori di quelle due. E fu Como una mediocre abitazione : m a PompeO Strabo, padre del gran Pom peo, la ripopol dopo che i Reti abitanti al di sopra di essa l avevano disertata^ poscia Caio Scipione vi condusse anch egli circa tre mila per(i) Credesi che Strabone confonda in una due diverse spe dizioni dei Celti o Galli. (u) Milano. (3) Non pare possibile die Reggio (Rkegiam Lepidum) sia mai stato parte della Gallia Transpadana dei Romani. Quindi gli Edit. frane, credono che debba forse leggersi Bergamo.

LIBRO

Q BIN TO

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sone , ed all nltimo il divo Cesare ve ne aggiunse bea cinque niilEt, fra' quali i p i illustri furono cinque? cento Greci. A costoro egli diede il diritto della cit* tad in an z a, e gl inscrisse nel novero dei coabitanti ; n solamente si stabilirono essi in quel lu o g o , ma die* dero anzi alla citt il nome che porta al presente : pe> rocch tutti gli abitanti si dissero al pari di loro Neocomensi ( N uovi borghigiani ) ; e interpretando quita paiola si fece il nome di Novocomum (i). Vicino a questa citt il Iago detto Lario, a cui somministra le acque il fiume Adua (2 ), che mette poi foce nel Po. Le sue sorgenti sono nel monte A dula, d onde .scatu risce anche il Beno. Queste citt sono situate molto al di sopra delle ma* ree gi d e t t e , alle quali per lo contrario vicina Pa> tavio (3), bellissima fra tutte le citt d i quella regione, dove si dice che nell ultimo censo furono annoverati cinque cento cavalieri ^ e anticamente soleva mandar fuori ben cento e venti mila soldati. la quantit delle
( 1) A molte difficolt va soggetto in questo luogo il testo di Strabene. Le principali s o d o ; i . Se il diritto di cittadinanza f u da Cesare impartito a tutti, 0 solo ai 5oo G reci; giaccfafe le parole del lesto parrebbero quasi accennare questultima opinio ne: 3 .* Se questi Greci fermarono la loro stanza nel luogo ov Como, o l abbandonarono ( ftit r< a iriS-t). L in terpretazione degli Edit. frane, mi parve pi conforme di tutte eos alla grammatica , come allopinione degli storici pi accredilatL () L ddda. 11 monte onde nasce ora chiamasi (3) Padova.

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DELL* CEOGBirrA DI STBiBOlTE

merci eh essa manda al mercato di R o m a , principaU mente di stoffe per abiti d ogni m an iera, attesta la molta popolazione di quella citt e la sua agiatezza. Si ascende dal mare a Patavio navigando pel corso di duecento cinquanta stadii a ritroso di un fiume che attraversa le maree gi m en tov ate, partendosi da un gran porto situato alla sua foce. E questo porto del pari che il fiume chiamasi Medoaco (i). F ra le citt poi situate nelle paludi la maggiore R avenna, tutta fabbricata di legno (a) e attraver* sata da correnti d 'a c q u e , sicch vi si cammina o sopra ponti o sopra barche che servono a tragittar pei canali. Q uando gonfiasi la marea questa citt riceve dentro di s non piccola parte di mare ^ ed essendo cos da queste acque e dai fiumi spazzato via tutto quanto vi ha di fangoso, P aria per s stessa cattiva ne rimane per cos dir medicata ^ e quel luogo perci tanto sa lubre , che i principi ordinarono di nutrirvi ed eserci tarvi i gladiatori. H a pertanto quel paese questa mi rabile particolarit, che in mezzo alle paludi T aria vi nondimeno senza infezione ^ come avviene ad Aless%ndria dEgitto, dove in tempo d istate, il lago perde il suo cattivo effluvio pel gonfiarsi del fiume che nasconde sotto di s i luoghi palustri. Ma mirabile eziandio la natura della vite in que paesi ^ perocch alligna nelle
(i) Probabilmente il porto di Malamoco all imboccatura del Brenta, che gli antichi denominarono Medoacus major. (a) EvAtr}^r A. Gli Edit. frane, spiegano: Toute bli sur pilotis.

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Q U IN T O

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)?aladi, e cresce celeremente , e porta abbondevole / r u t t o , ma si consuma poi in quattro o cinque anni. Anche Aitino (t) situata nelle paludi, in una posizio* ne somigliante a quella di Rarenna. F ra mezzo trovansi Butrio castello di;Ravenna, e Spina che ora un bor g o , e anticamente fu una ragguardevole citt.ellenica. P er in Delfo suol farsi vedere il tesoro degli abitanti di S p in a , ed altre cose sogliono raccontarsi intorno ad essi, siccome d 'n n popolo stato una volta potente in mare. dicono che .anticamente questa citt era si-' laa ta lungo il m a re ; ma ora invece dentro te r r a , e distante dal mare circa novanta stadii. Rispetto a Ravenna fama che la fondassero i T essali; i quali non potendo poi comportare le insolenze dei T irre n i, ricevettero volentieri fra loro alcuni U m b ri!, che oc* cupano tuttora quella citt ; ed eglino, i T essali, se ne tornarono alle loro sedi di prima. Queste citt adunque sono circondate nella maggior parte della loro periferia dalie p alu d i, per modo che ne sono an> che qualche volta.innondate. Ma Epiterpo, Concordia, Atria ed Ucezia ( a ) , ed altre consimili cittadelle sono manco soggette alle p alu d i, e comunicano col mare per mezzo di piccoli canali. dicono che Atria fu un illu> stre c itt , tanto che da quella venne il nome al golfo Adriatico colla mutazione di una sola lettera.
(]) Secondo il Filiasi questa citt era posta nel luogo detto poi Motte d i A itin o , nelle maree di Zoccarello e di Montlrone. f Qualche manoscritto in luogo di O yoirU .legge O itffT m , Vieem a. v .

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D ELLA G E O G n A f l i D I STRABONE

Aqniieia, che pi d ogni altra vicina dPuitim o re cesso del g o lfo , la fo n d a r o n o i Romani, e fortificaroD ia contro i Barbari abitanti nelle parti superiori. Si naviga alla volta di quesU citt rimontando il fiume N a tis o u e per lo spazio di circa sessanta stadii ^ e serve d empo rio a quelle fra le nazioni illiriche che abitano lungo r i s t r o , le quali vi portano le produzioni m arin e, e.il vino che m e t to n o in b o tt i di le g n o sa c a r r i, e lolio : e i Romani vi conducono schiavi, pecore e pelli. Questa citt dquileia situata fuor dei confini degli Eaeti, ai quali serv* di limite un^ fiume ch esce delle Alpi e che pu navigarsi contro la sua corrente ben settecento sta dii fino alla citt di Norea., presso la quale Gneo Carbone si scontr coi Cimbri , te ne fu superato (i). Quella regione ha miniere d oro e d argento abboadevoli e facili ad essere lavorate. Nel fondo poi del golfo Adriatico evvi Timavo, luogo consacrato a D iom ede, e degno ohe se ne faccia meu-? zidne : perocch ha p o rto , ed un bosco bellissimo, e sette fontane di acqua buona da b e r e , la quale cade assai presto nel m are, dopo essersi unita a formare ud largo e profondo fiume. Ma Polibio dice che, fuori una s o la , tutte queste fontane sono di acqua salata 3 e che perci poi gli abitanti chiamano quel luogo sorgente e

( 1) OOfT'i : Letteralmeote : non riport alcun vantaggio-. Ma sappiamo dalla storia che Carbone fu disfatto : perci gli Edit. frane, stanno in forse se debba intendersi di Gneo Carbo ne o di Q. Lutazio Catulo desi|oi pochi progressi contro ,i Cim bri prima di essersi unito con Mario.

LIBRO

Q U IirrO

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m a ir e d el mare. Posidonio aHerma che il fiume Timavo , disceso dai m o n ti, si getta in un b a r a tro , di sco rre ben cento trenta stadii so tte rra , poi si apre u a varco vicino al mare. D ella signoria poi avuta da Diomede intorno a quel m a re fanno testimonianza le isole Diomedee ( 1) , e quello che si racconta dei Daunii e dArgo Ip|>*o ^ de quali luoghi noi pure diremo solo quel tanto che pu to rn a r utile alla storia , perocch le molte altre cose , c h e si dicono favoleggiando e m entend o, conviene af fatto lasciarle. Di cotai genere per esempio quello che raccontano di F eto n te e delle Eliadi cambiate in pioppi lungo 1 Eridano \ il qual fiume nou si ritrova in nessuna parte della t e r r a , e nondimeno si spaccia come vicino al P o (i). E lo stesso dicasi anche delie iso le Elettridi che si descrivono situate rimpetto al P o , e dei Meleagridi che in quelle abitavano : perocch nulla d i queste cose si trova in que luoghi. Alcuni poi rac contano che presso ^li Eneti fa stabilita una specie di culto a Diomede, sagrificandosi a lui un cavallo bianco; oltrech si mostrano due b o sc h i, l uno di Giunone A rgiva, 1 altro di Diana E to lic a , e v aggiungono al
(1) Le Isole Trem iti in faccia al Monte Gargano. Dei Daunii

e d 4rgo Ippio Ai trover parlato pi sotto.


(2 ) Comunemente si crede che Eridano e Pado {Po) fossero due nomi di uno flesso fiume : ma qui par che si accenni una diversa tradizione. E il P. Bardetti dice che 1 Eridano pot es sere VEretane, il quale scorreva presso Viceuza e si gittava poi nel Po.
S traboss ^ tom. 111.

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D L L g e o g r a f i a D I STRADONE

solito farleggiando, che dentro que boschi le Cere sono mansuete ed i cervi s aggreggian coi lu p i , e si lasciano accostare e toccare dagli uomini ; e che gli animali cacciati dai c a n i, qualora giungano a gittar l d e n tr o , noti ne sono pi inseguiti. E narrasijche nn ta le , conosciutissimo ed anche beffato in que luo ghi perch soleva entrare spesse volte mallevadore p er gli a ltr i, s abbatt un giorno in alcuni cacciatori quali ne menavano avviluppato nelle reti un lupo. dicendogli costoro che s egli volesse fare malleveria pei danni del lupo essi lo scioglierebbero dalle r e t i , egli acconsent alla proposta : e il lupo cosi liberato cacci alla stalla del suo mallevadore un buon ar mento di cavalle sulle quali non appariva alcun mar chio impresso col fuoco (i). D onde poi quel tale, cos rim eritato, stamp sulle cavalle l immagine d i'u n lupo e le denomin lupifere \ ed erano di celwit^e bellezza singolare. E i suoi discendenti conservarono sempre quel marchio e quel nome ^*n mai vollero vendere alcuna delle loro cavalle, acciocch ad essi soli appartenesse quella razza genuina, la quale divenne illustre iu que luoghi. Ma oggid, come abbiamo gi d e t t o , quelle genti abbandonarono affatto l amore e la cura dei cavalli. Al di l del Timavo una spiaggia marittima che s stende fra gl Istrii infino a P o l a , ed congiunta alitvrtifi<rTt)f. Secondo lusanza praticata*spesso anche -oggid, di stampare sulla coscia dei cavalli uo'qualcba segnp che ne dinoti il padrone.

L IB llO

Q U INTO

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l Italia. Nel mezzo sta il castello Tergeste (r) accento ottanta stadii da quil^ia. Ed la citt di Fola sitnata i n UD golfo formato a somiglianza di un p o rto , eoa alcaae isolette comode per approdarvi e fertili. La fon d aro no anticamente 1 Colchi spediti a raggiunger Me dea i quali non essendo riusciti nell impresa loro affidata , si condannarono da s medesimi alP esilio, e ( come dice Callimaco ) diedero a quel luogo il nome di F o la , che in greco si tradurrebbe citt degli esuli. Le varie parti adunque situate al di l del Fo le abitano gli Eneti e gP Istrii fino a Fola. E al di sopra degli Eneti sono i G a rn ii, i Cenomani , i Medoaci ed i Simbri'(a). Alcuni di costoro furon nemici dei Romani, ma i Cenomani e gli Eneti si collegarono invece eoa qneWi, cos prima della guerra di Annibale (allorch guer^ reggiaroQo contro i Boj ed i Simbri) come anche dopo. I popoli poi abitanti al di qua del Fo tengono tutto il paese circondato dai monti Apennini e dalle Alpi fino a Genova ed ai cos detti F aJa Sabbatorum (3); e sono i B oj, i L ig u ri, i Senoni e i Gesati per la maggior parte. Essendo poi discacciati i Boj e distrutti i Ge sati e i S e n o n i, rimasero le trib Ligustiche e le co lonie dei Romani. Con questi si frammischi anche una trib di U m b rii, e in qualche luogo anche di Tirreni. Ferocch tutte e due queste nazio ni, prima
( 1) Trieste. (a) Molte opinioni si trovano intorno a questo nome di Stm ' bri, il quale probabilmente una corruzione della voce Insubri. (3) Ora Vada.

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DELL

g e o g r a f ia

DI STRABONE

che i Romani diventassero cosi p o te n ti, garcggiaroii fra lro di maggioranza ^ ed essendo separate sol tanto dal fiume Tebro , facilmente il varcavano l u-na a danno dell'altra. E se qualcuna di queste popo lazioni faceva una spedizione fuori del proprio paese contro chi che si fosse, 1 altra studiavasi di non rima nere ad d ie tro , e voleva cacciarsi anch essa nel paese assalito. I Tirreni pertanto mandarono una volta un esercito contro i barbari che abitavano intorno al Po , e v ebbero qualche vantaggio. Datisi poi a vivere mol lemente ne furono in breve scacciati; e allora gli Umbrii inviarono un esercito contro coloro dai quali i T ir reni erano stati espulsi. Col tempo questi due popoli vennero poi a contesa per que luoghi, e vi posero molte colonie: ma quelle degli Umbrii furono in maggior nu mero , perch erano pi vicini. Finalmente i' Romani impadronitisi di que paesi mandaronvi in pi parti co lonie, conservando per altro anche quelle che gi vi sperano stabilite prim a: ed anche al presente, sebbene sieno tutti Romani, nondimeno alcuni si dicono Umbrii e T ir r e n i, altri E n e ti, Liguri ed Insubri. Al di qua del Po, e lungo anche quel fiume vi sono alcune citt illustri. Piacenza e Cremona vicinissime fra loro stanno quasi nel mezzo di quella regione: e fra queste ed rimini sono Parma, Mutina e Bononia (i) che gi s accosta a Ravenna ; ed anche fra queste trovansi altre cittadelle minori, alcune delle quali sono si tuate sulla strada .di Romaj come a dire cerra, Reggio
(i) M odena e Bologna,

LIBRO QVHtTO

ai

1/epiJo (i), e Macri Campi dove si celebra ogni anno una fiera, Cliterno e Foro Cornelio (a). Faenza e Cesena si^ tuate lungo l Isapi ed il Rubicone s avvicinano gi ad Arimini. Ed Arimini una colonia degli U m b rii, come anche Havenna : e l una e P altra ricevettero poi coloni romani. Arimini ha un porlo ed un fiume che hanno: 10 stesso suo nome^ ed distante da Piacenza mille e trecento stadii. Al di sopra di Piacenza verso i confini degli Stati di C ozzio, alla distanza di trentasei miglia la citt di Ticino (3) con un fiume dello stesso nome che lattraversa e va a gettarsi nel Po : quindi chi esce alcun poco di via trova Clastidio, D e rto n a , jitfu a eStatiellae (4)~ Ma la strada diritta fino ad Ocello, lungo 1 1 P o e la Dora, piena di precipizii, e intersecata da moUi altri fumi (fra i qi:^ali anche la Druenza ) , e si stende per lo spazio di circa sessanta miglia. Quivi poi cominciano i monti delle Alpi e la Celtica. Presso alle montagne situate al di sopra di Luni sta Lucca. Alcune popolazioni di quelle parti abitano in. borgate ^ ma nondimeno il paese ben popolato , e se ne trae la maggior parte delle milizie, e gran numero

(i) Questo luogo conferma losservazioDe fatta a p. la , nota 3. (a) Cio : Quaderna ed Imola. Non poi ben conosciuto do ve fossero veramente Aeerra e Macri Campi. LIsapi dicesi ora Savio. Rispetto al Rubicone, i pi Io rappresentano nel Fiumi cin o, ma non opinione sicura. (3) Pavia. ifH Chiasteggio , Tortona ed Acqui.

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DELLA CBOGRAFI DI iSTRSOSE

anche di caTalirl, de quali il senato medesimo si compone (i). Dertona una citt ragguardevole situata nel mezzo della via da Genova a Piacenza, e distante da entrambe quattrocento stadii. Luogo quella medesima via trovasi anche il paese detto ^ q u a e Statiellae. Da Piacenza ad rimini gi s descritta la via : per andare poi a Ra^ T en na navigando sul Po , il viaggio di due giorni e due notti. Anche molta parte della Celtica al di qua del Po era coperta da p alu d i, per le quali Annibale pass a stento andando verso la Tirrenia : ma Scauro asciug quelle pianure raccogliendone le acque incanali naviga bili da Piacenza fino a Parm a 5 perocch la Trebbia eh entra nel Po dopo Piacenza, ed anche prima di quel punto parecchi altri fiumi che vi si scaricano, lo in* grossano oltre misura. Questo Scauro quel medesimo che fece la via E m ilia, la quale attraversando Pisa e Luni va fino ai Sabazii, e di quivi fino a Dertona. Avvi poi un altra via E m ilia, la quale una continuazione della Flaminia. Perocch furono colleghi nel consolato Marco (Emilio) Lepido e Caio Flaminio^ e dopo avere debellati i L iguri, l uno di questi due consoli fece la via Flaminia che va da Roma fino ai dintorni di ri(i) Lespressione del testo : l | u t cc\ i ryxXnTtt ( r itn c iit. La versione Ialina dice: E quibus et senatus legiones constilut. Notano poi il Casaubono, il Clavier ed altri che queste parole spettanti a Lucca paion essere fuori di luogo, e che dovrebbero trasportarsi dopo la descrizione della Liguria di cui Strabene parler di qui a poco.

LIBRO

Q V IX T O

a3

mini attraversanclo la Tirrenia e l Umbria ; T altro quella cbe da rimini th fino a Bologna e poi fino ad quileia lungo le radici delle Alpi e costeggiando le paludi. 1 confini, da cui questa regione che noi chiamiamo Celtica cisalpina separata dal restante d Ita lia , erano una volta quella porzione del monte Apennino che gi mostrammo imminente alla Tirrenia, ed il fiume ;Gsis ; pi tardi invece fu il Rubicone (i) : e tutti e due questi fiumi mettono foce nell Adria. Della bont di questi luoghi sono indizio cos la molta popolazione, come la grandezza la ricchezza delle citt ; nel che i Ro* mani ch ivi abitano sono superiori a tutto il restante d Italia. Perocch la terra che quivi coltivasi produce in gran copia frutti di ogni maniera ^ e le selve abbondano tanto di ghiande, che delle m andre di porci ivi allevate si nutre la maggior parte della cittadinanza di Roma. anche notabilmente ferace di miglio per essere abbon* devote d acqua: e questo grandissimo preservativo d a lla carestia^ perocch il miglio resiste a tutte le m uta zioni dell aria , n manca giammai, quando bene vi sa penuria d ogni altro grano. V anche in quelle con trade una mirabile quantit di pece. Dell abbondanza del vino fan testimonio le botti, le quali sono di legno (a)

( i) Al fiume is corrisponde il Fiumesino o Fiumicino, come saona la voce stessa. Ma se l/Bsis e il Rubicone erano due fiumi bisogner cercare quest ultimo fuori del medesimo Fiumesino. {it) Di legno. A differenza dei Greci che usavano solo vasi di terra.

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D E L L A G K O t I U F U D I STRABOME

e pi grandi di case. La gran copia della pece fa s che la sia di poco prezzo. I luoghi d'iotorno a Mtioa ed al fiume Scutana (i) producono lana molle e molto pi bella d ogni altro sito : ma la Ligustica ed i| paese dei Simbri la producono invece ruvida ; e di questa poi faasi gli abiti casalinghi della maggior parte degl Ita* liani. Finalmente i paesi vicini a Padova la producono mediocre ; della quale si fanno i tappeti preziosi, i gausapi (a) e tutte le altre stoffe consimili con amendue le superficie villose o con una sola. Le miniere noa vi sono oggid curate gran fa tto , forse perch si tro vano pi proficue quelle che sono nella Celtica tran* salpina e nell Iberia ^ ma una volta si lavoravano eoa diligenza. v ebbe gi tempo una cava d oro anche a V ercelli, eh un borgo vicino ad Ittimuli : ed anche Ittimuli un. b o rg o , e tutti e due sono nei dintorni di Piacenza (3). F in qui pertanto ci siamo aggirati de* scrivendo la prima parte dell Italia.
(i) Probabilmente il Panaro. (3 ) Pare che questo o coosimil nome ( giacch alcuni leggono Gaunacchi ) si desse ad una ^toffa consistente e villosa della quale fiicevansi tappeti per mense e per le tti, ed anche abiti. (3) Poco ci dicono gl interpreti intorno al vero luogo d lu im uli; alcuni anzi dubitano se mai siavi stato paese di cotal no me. Nondimeno parla delle miniere d Ittimuli nel territorio di Vercelli anche Plinio. Bens da dire cogli Edit. frane, che bi sognerebbe sostituire qualche altro nome a quel di Piacenza.

UBRO Q tiraxo

CAPO

in .

Della seconda parte dell Italia > cio della ligustica.

Ora convien parlare della seconda part dell Ita lia , ]a Ligustica, la quale situata proprio dentro ai monti Apeonini fra- quella Gcltica di cui abbiam parlato porc auzi, e la Tirrenia. Ma questo paese non ha bisogno di veruna descrizione, se non forse per dire cbe gli abitanti vivono dispersi in b o rg a te, arando e scavando un aspro terreno, o piuttosto (com e dice Posidonio) tagliando macigni. CAPO IV.

JDtmme generale'della tema parte deli Italia, la tjuah comprende la Tirrenia colle tre itole d'E thaliaj di Cimo e di Sardegna j non meno che l' Umbria^ la Sabina ed il Lazio. Oriffi}e della TirTenia. Descrizione della Tirrenia marittima e delle tre isole pre dette. Descrizione della Tirrenia mediterranea od interiore. Buone doti naturali della Tirrenia,

Contigui {a costoro vengono in terzo luogo i TirrcD, abitanti quelle! pianure che stendonsi fino al fiume T e vere. Essi nelle parti orientali sono per lo pi circondati d a questo medesimo fiume sin dove mette poi foce ^ e nelle altre dal mar Tirreno e da quel di Sardegna. Il Tevere discende dagli A pennini, e d ingrossato da moUl altri fiumi. P er un certo tratto corre a traverso della T irre n ia, poi serve a disgiunger da q uella, prima

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D ELLA C E O O n i F U D I STRABOITG

rUm bria, quindi i Sabini e i Latini che fino a Roma abi tano tutta la spiaggia. questi popoli rispetto al fiume e ai Tirreni sono situati pel la rg o , fra loro pel lungo. Ascendono poi su pe' monti Apennini dove questi avvicinansi all A dria, primi gii Umbrii^ dopo costoro i Sa bini, ed ultimi quelli che occupano la provincia Latina, partendosi tutti dal fiume Tevere. Ora il paese dei La tini giace nel mezzo della spiaggia marittima che va da Ostia sino alla citt di Sinuessa ( ed Ostia P arsenale di Roma, presso a cui il Tevere scorre e si getta in ma r e ) , e si stende pel lungo fino alla Campania ed alle montagna sannitiche. La Sabina poi fra i Latini e gli U m b rii, e stendasi anch essa verso i monti Sannitici, ma pi saccosta a quella parte degli Apennini che sono presso i V eslini, i Peligni ed i Marsi (i). Gli Umbrii sono fra mezzo alla Sabina ed alla Tirrenia, e si spingo no fino ad Arimini ed a Ravenna oltrepassando i monti. I Tirreni finiscono ai piedi di quelle montagne le quali dalla Ligustica all Adria si stendono in cerchio, mo vendosi dal proprio mare e dal Tevere. Ora dunque discorreremo di ciascuna di queste regioni, cominciando appunto dai Tirreni. 1 Romani li dicono Etruschi o Tnsci: ma gli Elleni ]i chiamarono cos da Tirreno figliuolo di Ati che dalla Lidia mand coloni in questo paese. Perocch Ati ( uno dei disceudenti di Ercole e d Omfale ) avendo due figli, in un tempo di carestia e di sterilit, ne trasse a sorte u n o , per nome L ido , e lo tenne presso di s ,
(i) Di questi popoli r Autore far menzione pi sotto.

LIBKO Q U IN TO

>7

e mand fior Tirreno accompagnato da molto po polo. E questi chiam dal proprio suo nome Tirrenia il luogo nel quale fermossi, e fondovvi dodici c i t t , alla edificazione delle qnali prepose T a rc o n e , da cni ebbe il nome la citt di Tarquinia. Costui per la sag gezza che mostr sin da fanciullo, raccontano che nascesse canuto. U na volta pertanto quelle c i t t , or dinate sotto nn sol c a p o , ebbero grande potenza : m a poi probabile che col tempo quella unione si disciogliesse, sicch ogni citt governandosi d a a , poterono essere superate dalla forza prevalente dei popoli circonvicini. Perocch non si vuol credere che abbandonassero volontariamente un fertile paese per darsi al ladroneggio siccome fecero , corseggiando chi r uno chi l altro mare S mentre fiutanto che avessero tnUi cospirato insieme a un sol fine, erano sufficien ti , non solo a respingere chiunque venisse pCT asealir ii, ma s anche ad assalire eglino stessi ed a fare grandi spedizioni. Dopo la fondazione di Roma , per venne poi col Demarato che vi condusse gente da Corinto : ed avendogli quei di Tarquinia dato rice tto , d 'n n a moglie nativa di quel paese gener Lucumon. Il quale fattosi amico ad Anco Marcio re dei Romani, divenne poi re egli stesso, e cambiando il nome si disso Lucio Tarquinio Prisco. Costui d u n q u e, ed anche suo p ad re prima di l u i , abbellirono V Elruria : questi col soccorso de molti artisti che avevan con lui emigrato col dalla patria \ quello colle ricchezze di Roma. E dicesi altres eh egli trasportasse da Tarquinia a Ro m a la pompa dei trionfi e labito consolare, e in breve

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DELLA G E O G R F Ii D I STHABOHE

le insegne di tutti i magistrati, i fasci, le scur, le trom> be , i sacrBcii, la divinazione e la m sica, quale po polarmente si usa dai Romani. F u pi Ggliuolo di co stai quei secondo Tarquinio che fu denominato il Su perbo, il quale fu l'ultim o re di Roma e ne fu discac ciato. E Porsenna re di C lu si, citt della T irre n ia , dopo avere intrapreso di rimetterlo nel regno per mezzo delle a r m i, vedendo che non gli veniva fa tto , si tolse da quelle ostilit , e se ne parti amico a Romani eo a grandi onori e regali. Questo ci basti aver detto intorno alla celebrit dei Tirreni : ai quali si pu soggiungere una notizia che ri guarda quelli di Cere (i). Costoro debellarono quei Galli che avevano presa R o m a, avendoli assaliti nel loro ritorno sul territorio Sabino; ed a forza spogliaronli di quelle ricchezze che i Romani avevano ad essi (se date. Oltre di che salvarono quei Romani che rifuggironsi presso di loro', e il fuoco im m ortale, e le sa cerdotesse di Vesta. Ma pare poi che i Romani per colpa di quelli che allora amministravano la loro citt pon si ricordassero bene della gratitudine a cui li obbli gava nn tal beneficio : perocch quando concessero ad altri il diritto della cittadinanza, non iscrissero i Ceriti fra i cittadini; ed anzi registrarono nelle tavole di quel popolo i nomi di coloro che non erano partecipi di quel diritto ( 2 ). Tuttavolta presso gli Elleoi divenne illustre
(i) Cerveleri. (3 ) Tutto questo luogo oscuro. Il testo dice:

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LIBRO

Q U IN T O

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goclla citt pel valore e per la giustitia, giacch si astenne dai ladronecci sebbene fosse p o te n te , e consa c r a Delfo il tesoro detto degli gillei : ch in antico nomavasi giila quella citt che ora Cere j ed ftuna cbe la fondassero que Pelasghi che vennero col dalla Tessaglia. Quando poi que' Lidi che pigliarono il nome di Tirreni mossero guerra agli Agillei, uno di loro accostaodosi al muro domand qual fosse il nome della citt \ al qnale uno dei Tessali eh erano sulle m u ra , in luogo di rispo sta, grid Cere ( cio addio ) : e 1 T ir reni ricevendo V au g urio, com ebbero presa la citt, sostituirono questo nome airantico. Ma ora duna citt cosi splendida e cosi illustre rimane sol qualche avan zo ; e sono invece pi popolate le terme ad essa vicine, e denominale Terme Ceretane, a motivo di coloro che vi concorrono perdurar la salute. Che i Pelasghi fossero un antica gente diffusa per tutta quanta 1 E liade, ma principalmente fra gli Eolii della Tessaglia, cosa riconosciuta quasi da tutti. Eforo poi dice che c o sto ro , per essere una schiatta di scesa dagli rcadi, abbracciarono una vita militare ^ ed avendo attirati a s molti a ltr i, ai quali tutti comuni-

Ttt /in t i r Ifttfi/tcr, tt rie rf K tttfe r ttS i. E la traduzione francese: Contens d avoir donni a u x Caeretani le droit de bourgeoisie , ils ne les inscrivirent point porm i les ciloyens Romains, ecc. Non meraviglia ( sog giungono poi quegli Edit. ) se Strabone parla oscuramente di queste cose, quando anche gli Scrittori romani ci lasciano nella dubbiezza, e i critici moderai non sanno recarvi bssievol luce.

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S E L L A GKOGBFIA. D I &TRABONE

carono il proprio n o m e , salirono in molta ce leb rit, cos presso gli Elleni, come presso tutti gli altri ai quali per caso pervennero. Per lasciaron coloni anche in G re ta , come attesta O m e ro , l dove Ulisse dice a Penelope :
Bella e feconda sovra il negro mare Giace una terra che appella C reta , Dalle salse onde d ogni parte attinta. Gli abitanti v abbondano, e novanta Contien cittadi , e la Jkvella mista : Poich pi son gli A chei , sonvi i natii M agnanimi Cretesi, ed i Cidonj , E i D orj in tre d ivisi, e i buon Pelasgi (i).

quella parte di Tessaglia clie si stende dalle bocche del fiume Peneo e dalle Termopili fino alle montagne di Pindo chiamasi Argo Pelasgico, perch in qne luo ghi dominarono un tempo i Pelasghi: e lo stesso Omero chiama Pelasgo anche Giove Dodoneo :
Dio che lungi f r a tuoni hai posto il trono, Giove Pelasgo , regnator delP alta jigghiacciata Dodona (a).

Alcuni poi dissero pelasgiche anche le genti dellEpiro, perch i Pelasghi ebbero signoria anche di quel paese: e poich a molti degli eroi furono dati nomi pelasgici, quelli che vennero dopo credettero pelasgiche anche le nazioni delle quali essi furono capi. Quindi dissero
(i) Odiss., lib. XIX, V. 1 7 5 ^ l i . , lib. XVI, T. a33.

LIBRO

Q U INTO

3 t

Pe/asgia Lesbo y ed Omero asserisce cbe coi Cillcii della Troade coofioavano alcuni Felasghi :
Dalla pingue Larissa i furibondi Lanciatori pelasghi Ippotoo mena (i).

E d Eforo afTerma che i Pelasghi sono d Arcadia stdia testimonianza d Esiodo, il quale dice : S ei Jigliuoli na^ c^uero dal diyo L icao ne , a cui f u padre JPelasgo {%), Ma Escbilo nelle Supplicanti o Danaidi fa invece proce> dere questa gente da Argo presso Micene (3): ed Eforo asserisce che anche il Peloponneso fu u tempo deno minato Pelasgia: e infatti Euripide nell Archelao dice: Danao padre di cinquanta figliuole , venuto in jilrgo popol la citt C In a c o , e fe c e una legge che si do vessero chiamar Danai quelli che quivi prima si nominavan Pelasghi (4). nticlide poi scrive che costoro pei primi popolarono i luoghi vicini alle isole Lemno ed I m b r o , e cbe alcuni di essi condotti da Tirreno fi gliuolo di Ati emigrarono nell' Italia. E coloro che scrissero la storia dell' Attica , parlano dei Pelasghi ^ come se alcuni di loro fossero stati anche in Atene ^ af<
(i) r . , lib. II, V. 840.
(9 ) incerto a quale Opera appartenga questo luogo dEsiodo. (3) Eschilo TerameDte dice soltanto . . . . . . Il fig lio io sono D i Palctone indigena , Pelasgo , S e d i questa contrada , ed i Pelasgi Da questo suol nudrili han da me nome. Trad. Bellotli. ) QaesU citazione appartiene ai Frammenti d Eurpidf.

3a

DELL geografia

di strA bone

fermando che a cagione del loro andare vagando e del fermarsi che facevano a guisa di uccelli dovunque il caso li avesse p o rta ti, gli Attici denominaronli Pelarghi (i). L a maggior lunghezza delia Tirrenia si dice che sia la spiaggia che corre da Luni ad Ostia per lo spazio di due mila e cinquecento stadi! : e che la sua larghezza, dal mare fino alle m o n tag n e, una met di meno. D a Luni pertanto sino a Pisa vha pi che quattrocento stadii : di quivi a Volterra duecento ottanta ; da Vol terra a Poplonio ( 2) duecento settanta : da Poplonio fin presso a Cossa ottocento, o secondo altri seicento. Ma Polibio dice che questa distanza non giunge in tutto a mille e quattrocento trenta stadii (3). F r a luoghi qui m entovati, Luni ad un tempo stesso citt e porto ^ e gli Elleni la chiamano porto e citt di Selene (4)- G la citt non grande, ma il porto
( 1) Cio : Cicogne. (3 ) Di Poplonio o Populonio trovatisi alcuni avanzi sulla pe nisola di Piombino. ( E dit frane. ). (3) Oltre alla differenza che si trova fra il calcolo di Strabone e quello di Polibio, gli Edit. frane, rettificano cosi queste d i stanze : Da Luni a Pisa . . . s t 4oo Da Pisa a Volterra . . . ago Da Volterra a Poplonio. 2 7 0 Da Poplonio a Cpssa . 8 0 0 o secondo altri 6 0 0
1760

od almeno i56o. (4) Di Selene , cio : della Luna.

LIBRO

Q U INTO

33

grandissimo e bellissimo, siccome qnello ch e in s ae raccliiude molti altri, tutti profondi; quale insomma si conveniva ad uomini che signoreggiarono in m a r e , e in un mare di quella f a tta , e per cos gran tempo. circondato quel porto da eccelse montagne dalie quali si dominano il mare soggetto e la Sardegna, con gran tratto di spiaggia dall una e dall' altra parte. E vhanno col miniere di pietra bianca o variegata da strisce cerulee , in gran numero e di tal sorta, che se ne traggono tavole e colonne d un pezzo so lo , per modo che la maggior parte de pi bei lavori che veggnsi in Roma e nelle altre citt hanno quiyi lorigine loro. E vi contribuisce anche lessere agevole il p ortar via di col quelle pietre, giacch le miniere sono poco al di sopra del mare , e d a questo sentra nel Tevere, Ed anche il legname per fabbricare ( ci sono cerri dirittissimi e grandissimi ) lo somministra per la maggior parte la Tirrenia, portandolo il fiume con grande agevolezza via gi per le monta* gne. F ra Luni e Pisa v ha un luogo detto M ac ra, che molti scrittori considerano come il confine tra la Tir* renia e la Ligustica. Pisa la fondarono i Pisati peloponnesi, i quali dopo essere stati con Nestore ad Ilio , nel ritorno approda rono in parte a Metaponto , in parte nel territorio Pi sano , e tutti furono detti Pilii. situata fra due fiumi, l Arno e lEsaro (i), vicino al loro confluente; dei quali
(i) h ' A rno e il iSercA/o : ma al presente quest ultimo non si unisce punto col prim o, e va al mare solo con un corso suo proprio. STKMoss^ um. I li, 3

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DELLA GEOGIVAFIA D I STRABONE

il primo discende da Arezzo, uoa unito ma diviso in tre canali^ l'altro discorre dai monti pennini. Dove poi sboc* cano tutti e due iu un solo c a n a le , s'innalzano tanto per la contrariet de loro u r l i , che quelli i quali stan no sulle due sponde non si posson vedere 1 un T altro. Quindi riesce diflcile il navigarvi a chi vi entra dal mare^ e Io spazio pel quale vi si pu far viaggio allins di circa venti stadii. Favoleggiano poi che quando primamente cotesti fiumi cominciarono a discender dai monti, gli abitanti di quelle regioni s adoperarono per impedire che non'confluissero in uno, acciocch non ac cadesse che il paese ne fosse inondato: m a i fiumi promi sero di non traboccare, e custodirono la data fede. Pare che Pisa abbia avuta un tempo buona fo rtu n a, e non ignobile nemmanco adesso a motivo della fertilit del terreno , delle cave di pietre , e del legname di cui gli abitanti anticamente valevansi nelle cose del mare. Perocch da un lato essi erano pi guerreschi degli al tri T irre n i, dall altro erano tribolati dai L ig u ri, pes simi vicini che loro stavano a fiauco. Ora poi la mag gior parte di quel legname consumasi negli edifizii di R o m a , ed anche nelle ville che i Romani costruiscono a somiglianza delle reggie di Persia. Il territorio de Volterrani circondato dal mare. Il luogo dove la citt fondata un colle alto e scosceso tutto all intorno , che s iunalza nel mezzo di una valle p rofond a, ed ha la cima piatta su cui piantato il muro della citt. La sua altezza di quindici stad ii, tu tta scabra e diffcile. Ivi si congregarono alcuiii T ir reni ed alcuui dei proscritti da Siila ^ e compostisi in

LIBRO

QOTHTO

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quadro c o o rti, dopo avere sostenuto un assedio di due ann i, finalmente n^ uscirono sotto la fede di u a trattato . Poplonio fondata sopra un promontorio molto eie ra to (i) d ie discende a precipizio nel mare nel quale e n tra a modo di penisola. Anclie questa citt ne tem pi gi detti sostenne un assedio : ora essa intie ram ente d e se rta , fuor solo i tempj ed alcune poche case. U n po meglio popolata la stazione delle navi c h alla radice del monte con un picciolo porto e eoa luoghi da raccogiiervisi i legni. P er questo a me pare che Poplonio sola fra le antiche citt Tirrenie fosse fabbricala, proprio sulle rive del mare ; m entre, per es sere in tutto U restante la spiaggia im portuosa, i fon d atori delle citt fuggirouo sempre il m are, od almeno mettevano loro dinanzi dei baluardi, acciocch non fosse ro quasi una prda apparecchiata pei- chiunque navigas se a quella volta. Nella parte poi pi elevata del promon torio su cui Poplonio fondata avvi una vedetta d onde tanno spiando l avvicinarsi dei tonni (a). E si vede dalla citt in lontananza ed a stento la Sardegna ; pi da vicino Cimo (3), la quale distante dalla Sardegna circa sessanta stadii. Molto pi di queste due isole vicina al continente 1 Etalia (4), siccome quella che u disgiunta soltanto lo spazio di duecento stad ii, e
(i) Ora Capo di Campana.

(o)
(3) La Corsica.

(4) L isola d

36

. DELLA

geografia

DI STRABONE

altrettanto poi lontana da Cimo. Poplonio pertanto luogo acconcissimo a imbarcarsi per alla volta di qualcuna delle predette tre isole: e noi stessi navigando a Poplonio le abbiamo vedute , insieme con alcune mi niere di que dintorni ora deserte. Vedemmo inoltre coloro i quali attendono a lavorare il ferro che portasi fuori da Ctalia : perocch non possibile ridurlo in verghe nelle fornaci delPisola, ma tosto come scavato trasportasi nel continente. Oltre a questa particolarit quell isola n ha anche un altra , che gli scavi fatti per trarne i metalli si riempiono col tempo di per s stessi, come raccontasi delle platamone di R o d i, delle cave di marmo in P a r o , e di quelle del sale nell I n d ia , delie quali parla Clitarco. Non ha dunque ragione Eratostene quando afferma che dal continente non veggonsi n C i m o , n la Sar degna : e nemmanco Artemidoro il quale dice che tutte due queste isole sono addentro nel mare mille e due cento stadii. Perocch a qualcun altro forse, ma non a me per certo sarebbero state visibili in tanta distan za cos pienamente come le ho pur vedute, massime Cimo. Avvi in Etalia (i) un porlo denominato Argoo, dicono, dalla nave Argo : perocch fama che navigasse a quel luogo Giasone cercando 1 abitazione di Circe per soddisfare a Medea desiderosa di veder quella Dea 5 e affermano che delle gocce dolio cadute sul suolo men(i) Ciofe nell' Isola di'Elba, II porto di cui qui fa menzione dicesi ora Porto-Ferrajo.

UBKO

QUIHTO

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trecli gli Argonauti s ungevano formaronsi qaelle pi> tre variegate che vi si trovano ancora (i). E queste fa volose tradizioni vengono a confermare le cose gi dette da noi ; cio che Omero non invent di sno capo tutto quanto ra c c o n ta , ma sentendo parecchie di sif fatte credenze divulgate fra il popolo , egli v' aggiunse poi del suo questo so lo , che le trasfer a grandi di stanze , e le tram ut da uno ad un altro luogo. per come fece uscire nelPOceano Ulisse, cosi immagin che vi fossero stati anche Giasone e M enelao, dei quali pure si raccontavano lunghi viaggi di mare. Tanto basti aver detto intorno all Etalia. C im o poi d a Romani chiamasi Corsica. Essa male abitala per essere d aspro terreno, e in quasi tutte le sue parti di accesso malagevolissimo : d onde avviene che coloro i quali ne abitano i monti e vivono di ladroneccio, sono p i salvatici delle stesse fiere. Q uando pertanto i condottleri romani s inoltrano ia quell isola, e sorpren dendo qualcuna delle fortezze, ne conducono via gran de quantit di prigioni, cosa miserabile ,a vedere la salvatichezza e la bestialit che in loro apparisce. P e rocch o non sostengono di vivere, o vivendo, coll a patia e coll insensibilit loro, son di tormento a chi li ha comperali ^ di sorte che poi sebbene li abbiado avuti per un nonnulla , nondimeno hanno a dolersi di q u el che hanno speso (a). Vi si trovano per altro alcune
(i) Forse i cristalli di ferro abbondami oell isola d E lb a, e d i bello e vario colore. ( Edit. frane. ). (a) Diodoro Siculo (lib. v , i3 ) dice tutto al contrario.

36

della geogbafi d i struoite

parli abitabili, ed anche a>cnne piccole c itt , come a d ir e , Blesinone , Carace , Epiconia e Vapane. La lun ghezza d e ll'iso la , dice il Corografo (i), di cento ses santa miglia , la larghezza di settanta ; ihentre la Sar> degna lunga duecento venti miglia, e larga novantotto. Ma secondo altri il perimetro di Cirno di circa tremila e due cento stad ii, e- quello della Sardegna quattro mila. U na gran parte della Sardegna terreno a s p ro , c paese non punto tranquillo (a) ; ma un altra parte abbondevole dogni cosa, e soprattutto poi di frumento. Vi sono parecchie citt, fra le quali son da notare Ca lati (3) e Sulchi. Ma alla buona qualit di qua' luoghi, se ne oppone una d an n o sa, ch l isola in tempo di state m alsana, principalmente appunto in que siti che sono pi fertili : oltrech sono di continuo depredati da' montanari chiamati ora Diagebri , e prima denomi' navansi lolei ^ perocch si racconta che lolao (4) aven do con s alcuni dei figliuoli drcole approd a quelPisolaj e vi si mise ad abitare coi barbari. Costoro eran Tirreni : appresso vi dominarono i Fenicii venuti col da Cartagine, i quali insiem con quebarbari guerreggia rono contro i Romani ^ ma essendo poi d istru tti, ogni

(i) Non Irovano gl interpreti a chi voglia alludere Slrabone in questo luogo. (a) Il Siebenkees vorrebbe leggere i f t t 't t , montuoso, (3) Cagliari. Rispetto a Sulchi si crede che fosse dove ora i Palma di S o lo , vicino alla Punta dell Ulga. (4) Figliuolo d Ificle e nipote d Ercole.

LIBRO Q U IN T O

3g

cosa rimase neHa signoria di Roma. Le nazioni montanesclie sono quattro , i P a r a ti, i Sossinati, i B alari, gli coniti, i quali abitano nelle spelonche. E sebbene abbiano qualche terra acconcia alle seminagioni, non la coltivano con punto di c u r a , ma vauno invece depre dando quelle che sono coltivate da a ltr i, cosi nella loro isola stessa , come ( ci che fanno pi spesso ) nel continente (i), e'prncipalm ente su quel de Pisani. E i capitani che si spediscono col da Roma, qualche volta giungono a reprimerli, qualche volta abbandonan 1 ^ m< p re s a , non trovandosi conveniente il mantener sem pre un esercito in quepaesi insalubri. Rimane per tauto di combatterli con certi stratagemmi, approfittando di un costume che hanno quei barbari di congregarsi insieme dopo il bottino e festeggiare per pi giorni ; ed allora li assalgono e ne prendono molti. Nascono nella Sardegna certi montoni che in vece di lana hanno un pelo caprino, e sono chiamati mu^moni. Gli abitanti si valgono delle pelli di questi animali per farne co razze : e portano inoltre p elli (a) e pugnali. Da tutta la spiaggia situata fra Poplonio e Pisa si ve dono pienamente le isole delle quali parlammo. Sono tutte e tre di frma oblunga e quasi parallele fra lo ro , e guardano al mezzogiorno e alla Libia: ma nella gran dezza Etalia si rimane molto addietro dalle altre. Il
(i) Altri leggendo, non :r$ r\i f t is t5 , ma riitX itfT is . r . A ., traducono'. Cos nelV isole lo r o , come anche nel continente su cui discendono.

(3) Specie di scudL

4o

DEJXA

g e o g r a f ia d i

STRABOIfE

Corografo poi dice che dalla Libia alla Sardegna il tra gitto minore di trecento miglia. Dopo Poplonio Cossa ( i ) , piccola citt al di sopra del mare, fondata sopra uneminenza che s'alza nel fondo del golfo. Sotto questa citt trovasi il porto d E rc o le, ed ivi presso un lago marino ; poi sulla sommit del promontorio imminente al golfo, una vedetta pei ton ni: perocch questi pesci non vanno dietro soltanto alle ghiande , ma si anche alle conchiglie d onde si trae la porpora. Navigando da Cossa ad Ostia si trovano alcune pic cole cittadelle , come Gravischio , Pirgo , Alsio , F regenia. Da Cossa a Gravischio si contano trecento sta d i!, e nello spazio frapposto un luogo detto Jegisy a ia . Raccontasi che questa fosse una volta la resi denza di Maleoto pelasgo, il quale dopo avere in que luoghi regnato per qualch tempo sopra i suoi conna zionali pelasghi, fama che, partitosi di col, venisse in Atene. E di questa trib furono anche que Pelasghi che abitarono Agilla. Da Gravischio poi a Pirgo v ha poco meno di cento ottanta stadii ^ ed a cinquanta stadii da Pirgo il porto de Ceretani (2 ). In Pirgo vha un porto d IIitia fondato dai Pelasghi, dovizioso una volta,

(i) Se ne veggono le rovine sopra una collina fra l imbocca tila del fiume Pescia e Porto Ercole. , (0 ) Not'ano gli Edib frane, che le parole del lesto potrebbero anche significare , essere Pirgo un porlo de Ceretani a claquanta stadii dalla loro citt: ''< r i K a firtcit <t

p rr(T/r.

UBRO QUINTO

4 '

ma io spogli poi Dionigi tiranno di Sicilia mentre nn< rigava alla volta di Cimo. Da Pirgo fino ad Ostia si contano duecento sessanta stadii, e nello spazio di mez zo stanno Alsio e Fregenia. Questi adunque sono i paesi che trovansi lungo la spiaggia tirrena: ma nelle parti mediterranee, oltre alle citt gi dette sonvi Arezzo , Perugia , Volsiiiio, e Su* t r i o ; ed altre cittadelle vicine, B lera, F ere n tin o , F a le rio , Falisco, Nepita, Statonia, e molte altre ; alcune delle quali sussistono come in antico, alcune invece fu rono ripopolate dai R om ani, od invece ab b a ttu te, sic come accadde di Vejo contro cui combatterono parec chie volte j e cos anche di Fidene. Alcuni sstengono che i Falerj non erano punto T ir r e n i, ma sibbene F a lisci. E dicono alcuni che questi Falisci sono una na zione particolare con lingua sua. propria : ed altri la chiamano Equum F aliscu m , situata lungo la via F la minia tra Ocricli e Roma (i). Ai piedi del monte Soratte (2 ) la citt di F eronia,
(i) La lezione coonuoe guasta. Ho seguitata 1 opinione del Salmasio che la corresse cos: " E n ti fi i T v ffr itif fa r i r i t
, n itt, lAAe A A'iiclift m ie r if c . r . A.

Gli Edit. frane, traducono, secondo una loro congettura : Giusta alau^i autori gli abitanti di Falerium non appartenevano alla nazione dei T irren i, ma s a quella dei Falisci che sono un popolo assolutamente distinto dai T irreni, e con un linguag gio suo proprio. La loro capitale era Falisco, denominata da altri jEcquum Faliscum , e situata sulla via Flaminia tra Ra-> m a ed Ocricli, - Questultima citt ora detta Otricoli. (a) Monte di S. Silvestro.

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D ELLA GEOGAAFI l M STKABOKE

c'ha il nome a comune con una divinit di quel lu o g o , grandemente onorala dagli abitanti circonvicini, e della quale avvi col un tempio dove le suol esser renduto un mirabile culto. Perocch alcuni invasati da quella Dea attraversano a piedi nudi un ampio letto di cenere calda e di ardenti ca rb o n i, senza rimanerne offesi ; vi concorre gran numero duomini , cos per la fiera che vi si celebra ogni an n o , come per lo spettacolo or ora detto. La citt pi dentro terr^ e verso i monti Arezzo a mille e due cento stadii da Roma. Clusio (i) poi di stante da Roma ottocento stadii : e Perugia vicina ad Arezzo ed a Clusio. Contribuiscono alla felicit di quel paese i laghi grandi e molti che vi sono \ siccome quelli che sou navigabili, ? nutrono gran quantit di pesci e di uccelli palustri : ed oltre a ci gran copia di tife , papiro e aritela (2 ) viene portata a Roma dai fiumi che uscendo di questi laghi vanno a sboccare nel Tevere. Tali sono il lago Ciminio (3), quei di Yolsinio e di Clu-

(1) Chiusi. (2 ) Non trovasi una sicura dichiarazione di queste tre produ zioni marine. (3) Ora Lago di Vico o RoncigUone, Il Jago Volsinio poi fe quello di Bolsena; e sotto il nome di lago di Clusio non pu in-' tendersi se non la marea vicina a Chiusi, attraversata dalla Chianar che si perde nel Tevere presso Orvieto. uopo notare per che il liome di lago dato a questa marca improprio , sicch alcuni vollero intendere qui il Trasimeno; e che dal lago di Bolsena esce bensi il fiume detto la M arta , ma invece di sboccare nel Tevere va al mare direllamente. ( Edil. frane.)

UBKO QUINTO

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sio, quello di Sabata (i) eh il pi vicino a K om a, e quello del Trasimeno che n il pi discosto verso Arezzo. Lungo quest uUitno lago una va acconcia a trasferire eserciti dalla Celtica nella Tirrenia , e se ne valse anche Annibale. Oltre di questa ve nha poi unal tra vicino ad Arimini attraverso dell Umbria ; e questa migliore per essere le montagne che vi sincontrano mezzanamente basse : ma perch I avevano i Romani diligentemente presid iata, Annibaie fu necessitato di eleggere la pi malagevole , e ne riusc dopo aver vinto sopra Flaminio una grande battaglia. Ancora a notare che la Tirrenia nelle parti vicine a Roma ha molta ab* boudauza di acque calde, le quali sogliono frequentarsi non meno, che quelle di B aja, che pur sono le pi celebrate di tutte (2 ). CAPO V.

Descrizione deVt Umbria.

Alla Tirrenia dalla parte d oriente congiuiigesi lU m bria che piglia il suo principio dagli Apennini ed anche pi in l, e stendesi fino allAdria. Perocch comincian dosi da Ravenna gli Umbrii occupano tutto il paese circpnvicino, e poi via via Sacsina, Arimini, Sena (3),
(i) (1) renia (3) Ora Lago Bracciano, Yioceazo Borghini sospetta che questo capitolo sulla Tir non ci sia pervenuto lutto intiero. (Edit. frane.). Sinigaglia e Camerino,

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D E L L A G E O tfR A FU . S I STRABONE

e Caroarino. Appartengono all Umbria anche il fiume ^ s i e il monte Ginguno (i) , la citt d Santino , il fiume Metauro , e Fanuin Fortunae. Quivi sono i con fini tra 1 antica Italia e la Celtica dalla parte del mare Adriatico; ma furono poi spesse volte tramutati dai governatori di quel paese. Perocch da prima stabi lirono per confine l iEsi ; poi il fiume Rubicone. Ed ljEsi fra Ancona e Seno Gallia (2 ) ; e il Rubicone fra Arimini e Ravenna : e tutti e due isboccano nel1 Adria. Ora p o i , denominandosi Italia tutto quanto il paese infino alle A lp i, non accade pi ragionare di cotesti limiti. Nondimeno tutti s accordano a dire che r Umbria propriamente detta si stende niente manco che fino a R avenna, perocch questa citt abitata da Umbrii. Da Ravenna pertanto ad Arimini dicono che vi spno trecento stadii. Chi poi va da Arimini a Roma per la Via F lam in ia, attraversando tutta quanta T Umbria fino ad Ocricli ed al T ev e re, percorre un cammino di mille e trecento cinquanta stadii : e questa la lun ghezza dell Umbria ; ma la sua larghezza irregolare. Al di qua deli Apennino le citt notabili lungo la stessa Via Flaminia sono Ocricli sul T ev ere, Laro-

( 1) L^ s i il Fiumesino. Il Glngijno non conosciuto. Sentino ora Sentina, e il Metauro dicesi Metaro. Del nome latino poi Fanum Fortunae (Tem pio della F ortuna) ora rimasto sol Fano. (3 ) Poco prima la nomin semplicemente Sena.

LIBRO Q t r a t O

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10 ( 1 ) e N a ru a, attraversata dal N ar che si unisce col Tevere poco al di sopra di O cricli, ed navigabile da barche non grandi : poi si trovano Carsuli e Mevania presso cui scorre il Tenea (2 ), il quale porta anchesso nel Tevere sopra barche non grandi le produzioni della pianura : poi ancora altri luoghi abbondevoli dabitanti piuttosto perch si trovano situati lungo quella via, che p er qualche loro politica importanza 5 tali sono Foro Flaminio, Nuceria, dove lavoransi vasi di legno, e Foro Sempronio (3). Alla destra poi di chi va da Ocricli ad Arimini stan> no Interam na, Spolitio , ^ s i o e Camerta (4), pro prio nei monti che servono di confine al territorio Picentiuo. Dall altra parte (5) si trovano Ameria, Tuder, citt f o r te , Ispello e I t o r o , vicina al pi alto passag gio delle montagne.
( 1) Non vi ba notizia di questa citt; per credono alcuni che 11 testo ' sia corrotta - N a m a dicesi ora N a rn i , e il Kar La Nera, (1) li Topino ; e secondo altri le Fene di Piscignano ( 1 an tico Clilumnus ), che presso Bevagna { Mevania ) piglia il nome di Timia. ( Edit. frane. ). (3) Foro Sempronio ora Fossombrone, Nuceria Nocera ; e Foro Flaminio secondo alcuni Ponte Centesimo a sette mi glia da Nocera, secondo altri Castel S. Giovanni. (4) Cio T ern i , Spoleto , J e s i, e ( secondo il Cluvier ) Ca~ m erino; ma rispetto a quest ultima gli Edit. frane, dimostrano che Camerino e Camerta dovettero essere due luoghi distinti. (5) Cio sulla sinistra della via Flaminia. Delle citt poi men zionate subito dopo, Ameria A m elia, Tuder T o d i, Ispello conserva il suo nom e, e Itoro od Ituro non conosciuta.

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STBABONK

T u tto il paese dell Umbria fertile, se non quan> io un po' troppo m ontuosa, e somministra a suoi abitanti per nutrirsi pi spella che frumento. Mon tuosa anche ia Sabina che tien dietro airU m bria in quel modo che questa tien dietro alla Tirrenia. d anche quella parte del Lazio eh vicina a costoro ed ai monti Apennini anch essa di suolo scabroso. Queste due nazioni pertanto (i) cominciano dal Tevere e dalla T irre n ia , e si stendono fino ai monti Apennini verso 1 Adria, inoltrandosi obliquam ente: e l'U m b ria anch essa si stende nella medesima direzione 'fino al mare. tanto basti aver detto intorno agK Umbrii. CAPO VI.

Descrizione della Sabina.

I Sabini abitano un paese angusto, il quale stendesi in lungo p er mille stadii dal Tevere e dalla piccola citt di Nomento (a) sino ai Vestini : e posseggono al cune citt piccole e rovinate dalle guerre coutin u, come a dire A m iterno, e Reate nelle cui vicinanze trovansi il borgo d In tero cre a, e le acque, fredde di Colilia buone da bere ed anche da bagnarvisi per guarire di certi mali (3). Appartiene ai Sabini anche
{) 11 Lazio e la Sabina. (a) Lamentano. (3) Di AmiterDO veggonsi ancora le ruine presso alla piccola ciu di san fillo rin o alla sinistra del fiume Alerno. Reate Rieti. Allantico Interocrea corrisponde il luogo detto ora Inlerdojo 0 Inierdoco.

LIBRO Q U IN T O

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il luogo detto Sassi F o ru li, acconcio piuttosto ad es sere UQ rifugio di ribelli, che nn abitazione propria* m ente detta. Curi poi al presente un borghetto da nulla ; e fu una volta illustre c itt , della quale uscirono Tito Tazio e Numa Pompilio re di Roma : e di qui inoltre gli oratori sogliono chiamar Curiti ( Quirites ) i Romani. Anche Trebura ed Ereto ed altre abitazioni consimili voglionsi considerar come borghi piuttosto che come citt. T utto poi il paese dei Sabini abbondevolissimo di ulivi e di v iti, e produce anche molte ghiande ^ ed vantato come a motivo di alcuni altri suoi anim ali, cos principalmente per la razza dei muli di Reate che sono in gran fama. bre^ vemente pu dirsi che in tutta quanta l Italia cre> scono oUimameute i bestiami e i frutti dogni maniera, bench alcune specie poi si trovino in qualche sua parte meglio che ia un altra. 1 Sabini sono una razza d uomini antichissimi ed autoctoni; i Picentini e i Sanniti ne sono colonie; da Sanniti vennero poscia i L eu c an i, e da questi i Rrezii. la loro antichit potrebbe congetturarisi dal valore e dalle altre virt colle quali si sostennero fino a qnesta et. Lo storico Fabio (i) dice che i Romani allora per la prima volta conobbero le ricchezze, quando diventa* ro n signori di questa nazione. L a Via Salaria, che non lunga gran fatto, passa pel territorio Sabino : presso ad Ereto (borgo situato sul Tevere) le si congiunge la Via Nomentana , la quale comincia anch essa dalla porla Collina.
(i) Visse a i 6 anui circa prima dell E. V.

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D E L L A GEO GR AFIA D I STRABONE

CAPO

VII.

Descrizione del Lazio. Sue antichit e suoi primitivi confini. Sue , citt marittime e mediterranee. Citt del Lazio situate lungo le y ic j Latina, Valeria ed ppia.

Di segnito alla Sabina sta il Lazio ( i ) , nel quale compresa anche Roma con molte altre citt che non appartennero al Lazio antico. Perocch gli E q u i, i Volsci, gli Ernici, gii borigini (quelli almeno che abitano intorno a Roma) e qua Rutoli che occupavano lantica A rd e a , ed altre citt maggiori o minori che stavano in torno ai Romani allorch fu fabbricata primamente la loro ciltj si abitavano in borgate reggendosi con pro prie leggi, senza essere punto ordinate in nna sola na zione. Dicesi poi che Enea insieme col padre Anchise e col figliuolo scanio essendo approdato a Laurento vicino ad Ostia (a) ed al Tevere, fond su quella spiaggia una citt a ventiquattro sladii dal mare. Latino re di quegli borigini che occupavan quel luogo dove ora Roma, venuto ad Enea si valse di lui e de suoi come alleati a combattere i Rutoli a lui vicini che tenevano Ardea (da questa citt a Roma si contano cento sessanta stadii ) ^ ed essendo rimasto vincitore, fabbric quivi presso una
(i) Letteralmeate la Latina ; i A rim . (a) Cio : Vicino a l luogo dove si fond poi Ostia. - No tano poi gli Edit. frauc. che se la citt qui assegnata TrojaNova { V irg ., lib. vir, y. 1 5 7 ) dovrebbe leggersi quattro stadii invece di veoliquattro.

LIBBO QUINTO

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citt e la disse Lavinio dal nome della propria figtiaola. Tornati poscia i Rutoli un' altra volta alla p u g n a , La tino vi perdette la vita , ma Enea rimasto vittorioso regn invece di l u i , e chiam Latini quanti gli erano soggetti ^ e quando furono morti Enea ed Anchise, scanio edific Alba sul monte Albano, distante da Ro m a quanto rdea ^ e quivi i Romani insiem coi Latini formando una sola e comune signori^ sogliono sagrificare a Giove, preponendo nel tempo di quel sagriGcio alla citt qualcuno de giovani pi illustri (i). Quattro cento anni dopo (a) raccontansi le cose di mulio e di Numitore suo fratello, in parte favolose, in parte pi vicine alla credibilit. Costoro ereditarono a comune dai discendenti d Ascanio la signoria d Alba che si stendeva fino al Tevere : ma Amulio eh era il pi gio vane , scacciato il fratello maggiore, occup solo il re gno^ ed essendovi nn figlio ed una figlia di Numitore, quello uccise a tradimento nella caccia, questa ( accioc ch non avesse a lasciar figliuoli ) fece sacerdotessa di Vesta, obbligandola per tal modo alla verginit. Costei chiamavasi Rea Silvia. Ma la scoperse poi violata, sic ch le nacquero due figliuoli gemelli : pure in grazia
(i) 11 Siebenkees crede che tutte queste parole rlsguardanti il sagrificio (o le Ferie Latine) siano una interpolazione : e gli Edir. frane, notano che in un loro bel manoscritto non si leggono le parole preponendo, ecc. Il Falconer nella sua bellissima edizione (O xonii, 1 8 0 7 ) non fa verun cenno di questo dubbio del Sie benkees. (1) O piuttosto ; Trecento anni.
Stjboxk , tam. I I I . 4

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DELLA GEOGRAFIA D I S T B ABONE

del fratello la imprigion invece di farla m o rire, ed espose i Deouati nel Tevere secondo il patrio costume. Dicono pertanto che costoro fossero figliuoli di M a rte , e che scudo esposti fu veduta una lupa che li allattava^ finch poi Faustolo , uno dei pastori di quel luogo, avendoli tolti di l , gli allev ( e vuoisi intendere che qualche ricco signore fra i soggetti di mulio li prese con s e li nutr ), chiamandone Puno Romolo e laltro Hemo. Fatti poi uomini assalirono Amulio e i suoi fi gli , e dopo averli tolti di mezzo , ed avere restituita a IVumilore la signoria , se nie tornarono al luogo della loro dimora e fondarono Roma in un sito proposto loro dalla necessit anzich scelto : siccome quello che non era forte per natura , n aveva un terreno proprio e suf ficiente a nutrire una c i t t , e nemmanco uomini che 1 abitassero. Perocch i circonvicini abitavano separa t i , e sebbene contigui alle mura della fondata c itt , non si accomunavano molto cogli Albani. Tali erano quei di Collazia , Antemna , Fidene , Labino , ed altri luo ghi siffatti che allora erano piccole c i t t , ed ora sono borghi e possedimenti d uomini p rivati, a poco pi di trenta o quaranta stadii da Roma. nel vero tra la quinta e la sesta di quelle pietre che indicano le miglia da Roma avvi un luogo denominalo Pesti^ il quale suol essere mostrato come il limite del territorio rom ano a que tempi ; e quivi del pari che in parec chi altri luoghi creduti anch essi confini, i custodi de sacri archivii (r) fanno in un giorno determinato un sagrificio d etto barunia.
(i) 1 terom nem oni, iftfttilftonf. - Rispetto al nome del sa-

LIBRO QUINTO-

5 I

Raccontasi danqi^e che nel tempo stesso in cui si fondava qaesta citt , essendo nata discordia tra i due fratelli, Remo vi perdette la vita. Q uando poi la citt fu costrutta, Romolo vi congreg molti uomini insieme ra c c o lti, coli avere assegnato come luogo d asilo u a bosco situato fra la. rocca ed il Campidoglio (); quanti col riparavano dai paesi circostanti, li dichiar citta* dini. Non vi essendo poi donne, da dare a costoi0 , band una certa solennit equestre sacra a N e ttu n o , la quale suol celebrarsi anche al presente: e quando molti furono concorsi a quello spettacolo, ordin a coloro ai quali mancavaa le mogli d rapire le giovani forestiere. Tito Tazio re dei Curiti volle vodicare P ingiuria coll armi ^ ma poi fe la pace con Romolo, e composero u na sola nazione, avendo pattuita, una comunanza di Signoria : finch, ucciso a tradimento Tazio in La* vinio, di consenso dei Curiti Romolo regn solo. Dopo di lui prese il regno Numa Pompilio gi cittadiao di T a z io , avendolo ricevuto dalla volont medesima dei soggetti. Questa pertanto la storia pi creduta della fondazione di Roma. U n altra pi antica e favolosa tradieione dice che i Romani furono una colonia venuta dall Arcadia sotto la scorta di Evandro. Appo costui (dicono) stette come ospite Ercole quando traeva seco i buoi di Gerione ^

griGcio di cui qui si parla , sulla fede di qualche manoscritto c per consiglio di molti Interpreti dovrebbero intendersi i riti Amharvali. (i) Per rocca s intende qui il monte Palatino.

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D ELLA GEO&RAFIA D I STRABOKE

ed avendo quel principe saputo dalla propria madre Nicosfrata ( era costei esperta nell arte de vaticinii ) che ad Ercole , come avesse compiute le sue imprese, era riserbato di essere ascritto fra i N u m i, glielo fece p ale se, ed inoltre gli consacr un bosco , e gl institui un sagri&cio alla maniera degli E llen i, quale anche al presente si osserva in onore di Ercole stesso. Questa madre poi di Evandro la venerano i Romani reputan dola una delle N infe, e la denominano Garmenta. Adunque i Latini da principio furono pochi , e i pi di loro non eran soggetti ai Romani : ma poi abbattuti dal valore di Romolo e di quei che regnarono dopo di l u i , divennero sudditi tutti quanti. E cos in progresso di tempo , vinti gli E q u i, V o l s c i g l i E rn ic i, e prima di costoro Rutoli e gli Aborigini, ed anche i R e c i, gli ArgiruscI e parte dei P rivern ati, tutto il paese che da costoro occupavasi venne sotto il nome di Lazio. L a pianura de Volsci Pomezii confinante coi Latini era pregevole, e cos anche la citt di Apiola, la quale fu di< strutta da Tarquinio Prisco. Gli Equi erano pi vicini di tutti ai Guriti, ed anche le loro citt furbno da quei me desimo re devastate^ e il figliuolo di lui prese Suessa(i) metropoli de Volsci. Gli Ernici abitavano presso a Lavinio, ad Alba ed alla stessa Roma; n distanti sono Aricia, Tellene ed Anzio. Gli Albani sulle prime erano in tutto concordi coi R om ani, siccome quelli che ave vano una medesima lingua, ed erano anch essi Latini;
(i) DIcevasi Suessa Pomelia per distinguerla da Suessa Au~ ranca.

LIBRO Q U INTO

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e per sebbene questi due popoli si reggessero eoa governi particolari e divisi, nulla di meno celebra* vano matrimoaii fra loro , e le cerimonie religiose ed altri dritti civili eran comuni in Alba ed in Roma : ma essendo poi nata g u e rra , Alba fu distrutta fuor sola mente il tempio \ e gli Albani furono dichiarati cit tadini di Roma. Delle altre citt circonvicine, alcune furono d istru tte, alcune furono danneggiate per avere voluto negare ubbidienza ai^ Romani ; ma altre invece ne furono ampliate dalla loro amicizia. Ora poi tutta la spiaggia da Ostia fino alla citt di Sinuessa chia masi L azio, il qual nome si estendeva da prima sol fuo al monte Circeo (i). Rispetto alle parti in fra terra, una volta il Lazio non si allargava gran fatto ^ ma po scia si estese fino alla C am pania, ai S ann iti, ai Pelignl e ad altri popoli abitanti presso l Apennino. T utto il Lazio un paese felice e fe rtile , qualora se ne eccettuino piccole parti lungo la spiaggia del, mare, l quali sono pantanose e insalubri^ cornea dire il territorio degli A rdeati, e quello fra Anzio e Lavinio fido a Pom ezia, e parte di quel dei Selini e del terri torio intorno a Taracina ed al C irceo, oltre ad alcuni altri siti inontani e sassosi. P u r n anche questi sono del tutto salvatici e infruttuosi, ma somministrano o pascoli abbondanti, o produzioni che amano le paludi e le rocce. Cosi il Cecubo eh' un territorio palu stre , nondimeno produce una vite arborosa e di vino squisito.

(i) Monte Circello.

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D ELLA GEOGUAFIA D I STRBONE

' Le citt del Lazio sulla spiaggia del mare sono Ostia cbe non ba porto a motivo della continua alluvione del Tevere ingrossato da molli fiumi: quindi le navi stanno col ancorate nell alto mare, e vi corrono anche peri colo ; ma vince nondimeno P amor del guadagno, pe* rocche gran moltitudine di barche da trasporto : si muo ve a pigliarne le mercatanzie onde sono aggravate, e cos le pone in grado di continuare ben tosto la loro navigazione prima cbe abbian toccato alla foce del fium e, su pel quale poi alleggerite procedono fino a Roma per lo spazio di cento novanta stadii. In quanto ad Ostia la fond Anco M arzio, e la sua posi zione quale labbiamo descritta. Dopo di essa trovasi Anzio citt ancb' essa importuosa , fondata sopra sco g li, e lontana da Ostia circa duecento sessanta stadii. Al presente essa quasi consacrata ai magistrati per riposarsi dalle faccende politiche quando l occasione il comporti ^ d onde poi vi furono costrutte molte splen dide abitazioni per servire al soggiorno di que perso naggi. U n tempo gli abitanti di quella citt possedettero un navilio, e si associarono co Tirreni nel corseggia re , sebbene fossero gi soggetti ai Romani. P er questo Alessandro da prima mand a farne querela; e Deme trio poscia avendone pigliati alcuni (i) li mand a Ro ma , dicendo che perdonava loro la vita in grazia della consanguinit eh era fra i Romani e gli Elleni; ma che nondimeno parevagli cosa indegna che una medesima
(i) Leggo coi pi recenti: uni Anfnlrfitf v n s f i t j rcr tx iiystt, rwF innrifcirti> rc7t , ecc.

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gente e avesse la maggioranza in Ita lia , e mandasse ia m are ladroni ^ e che mentre nel foro in un tempio a ta l uopo elevato adoravano i Dioscuri ( i ) , i quali da tutti sono denominati S alvatori, mandassero poi nelr Eliade chi ne corseggiasse la patria. Il vero si che i Romani distolsero poi gli Anziati da quell usanza. Nel mezzo di queste due citt Lavinio dov il tempio di Venere comune a tutti i L a tin i, e del qu ale hanno cura gli Ardeati fino ab antico. Trovasi col an che Laurento ^ e al di sopra d' entrambe Ardea colo nla de' Rutoli distante settanta stadii dal mare. Anche in vicinanza di-questa citt un tempio di V enere, nel quale sogliono congregarsi i Latini. I Sanniti deva starono uua volta que luoghi ed ora vi rimangono solo alcune rovine di c itt , celebri nondimeno per essere state il soggiorno d Enea : e si dice che le cerimonie religiose eh ivi si praticano furono insegnate fin da que tempi. Dopo Anzio il monte Circeo a duecento novanta stadii circondato dal mare e dalle paludi per modo che rende sembianza d un isola. Dicono eh esso ha dentro di s gran quantit di radici, forse per acco modarsi a quello che si favoleggia di Circe (a). Avvi anche una cittadella di Circe , ed un ara sacra a Mi nerva (3) j oltrech sogliono quivi mostrare una c o p p a , (t) Castore e Polluce salvatori dei naufraghi. (a) Cio che col succo di radici venefiche tramutasse gli uo mini in animali. (5) Cosi la lezione comune. Secondo il Coray dovrebbe dirsi ; jvvi una cittadella sacra a Circe, ed un'ara di Minerva. Gli'

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D ELLA GEOGBAFIA D I STRABONE

la quale si dice che appartenne ad Ulisse. Fra Anzio e questo monte corre il fiume Sutra , alla cui foce una stazione di navi: in tutto il resto la spiaggia importuosa, se non che vha un piccolo porto alla falda dello stesso Circeo. i di sopra di questa spiaggia , dentro terra la pianura Pomentina. E il paese che a quella tien die tro labitarono primamente gii usonii, i quali occupa* vano anche la Campania. Dopo costoro sono gli O s c i, ai quali pure appartenne una parte della C am pania, che ora tutta quanta dei Latini fino a Sinuessa, come s detto. Rispetto agli Osci ed alla nazione de gli usonii da notare questa particolarit, che seb bene gli Osci siano stati distru tti, il loro parlare dura tuttavia presso i Romani, per modo che se ne valgono anche al presente in certe poesie e in certe rappre sentazioni drammatiche solite celebrarsi secondo unan tica usanza ^ e che sebbene gli usonii non abbiano mai abitato lungo il mar di Sicilia , esso per altro chia masi Ausonio. Cento stadii al di l del Circeo Taracina (i) chia mata primamente Trachina dalla sua situazione. Di nanzi ad essa sta una gran palude formata da due fiu mi , il maggiore dei quali dicesi ufido. Ivi per la pri ma volta la Via ppia saccosta al mare, che da Roma va fino a Brentesio {a), ed frequentatissima. Le citt
Edit. frane, poi adottando una diversa puoleggiatura traducono: jdvvi una piccola ciU, un tempio di C irce, ed un ara d i Minerva. ' (i) Terracina, Il nome poi di Trachina significherebbe aspra, montuosa. <a) Brindisi.

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marittime che quella via attraversa sono queste sole, Taracina, poi F o rm io , Minturno, Sinuessa, ed al P ul timo Taranto e Brentesid. Presso a Taracina dalla parte di Roma va parallelo alla Via ppia un canale, che in molti siti ingrossato dalle acque di maree e di fiumi. Sogliono navigarvi principalmente di n o tte , sic ch s imbarcan la sera e smontano di buon m attin o , a compiere il viaggio per la Via Appia : nondimeno anche di giorno si tiaggono per mezzo di muli le navi su quel canale. Dopo Taracina Formio fondata gi dai L ac o n i, e detta Ormia da prima a motivo del suo buon porlo (i). Il golfo ch fra queste due citt lo chiamarono Caatta, perocch i Laconi danno tal soprannome a tutte le cavit. Alcuni dicono che quel golfo ha il nome della nutrice d ' Enea (a). La sua lunghezza di cento stadi! cominciandosi da Taracina sino al promontorio detto anch' esso Cai'atta. Apronsi quivi smisurate caverne , le quali] contengono grandi e sontuose abitazioni. Da Caiatta a Formio si contano quaranta stadii. F ra que sta citt e Sinuessa giace Minturno distante da en trambe circa ottanta stadii. Le scorre pel mezzo il fiu me Liri che anticamente chiamavasi Glanis. Esso di scende dai monti A p en nini, bagna il paese de Ve-

(i) Saon p o rto , [) Gaeta chiamavasi la nutrice di Enea, che altri dicono in vece essere_stata nutrice di Creusa sua moglie o di Ascanio suo figlio. Dicesi che per molli secoli si vide in quella cill un lem pio sacro ad Apollo ed a Gaela. (Edit. frane.)

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D ELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

scin (i) presso il borgo Fregelle che un tempo fu citt di gran n o m e , ed entra in un bosco veneratissimo da gli abitanti di M inturno, al di sotto di questa citt. Proprio nel cospetto delie mentovate spelonche sorgon nell alto del mare due isole , Pandataria e P onzia, piccole a dir v ero , ma assai p opolate, non molto di stanti fra lo ro , e lontane dal continente duecento cin quanta stadii. Al golfo di Gaatta seguita il C ecu bo , ed a questo tien dietro F o n d i, citt situata lungo la Via Appia. Tutti questi luoghi poi sono molto feraci di buoni vini, fra i quali il Cecubo , il Fondano , il Setino sono de pi rinom ati, come anche il Falerno , 1 Albano e lo Statano. Sinuessa fondata nel golfo Setino (2 ), c da questa sua posizione piglia il suo nome^ perocch un golfo di cesi sinus ( seno ). Vicino a questa citt trovansi bagni caldi opportuni a certe malattie. E queste sono le citt dei Latini situate sul mare. Dentro terra poi la prima al di sopra di O^tia R o m a , ed la sola bagnata dal T evere; la quale abbiamo gi detto che fu quivi co strutta per necessit, non per elezione. Or si vuol dire altresi che coloro i quali vi aggiunsero poi di tempo in tempo alcune nuove p a r t i , non poterono eleggere quelle posizioni che sarebbero state migliori , ma ser virono a quelle che gi sussistevano. I primi pertanto murarono il Campidoglio, il Palatino ed il colle Qui( 1) Leggo cogli Edit. frane. Otiritntis in vece di Ol^rr/ins. (a) Pare che dovrebbe leggersi nel golfo Fescino. (Ed. frane.)

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rioale , il quale dava cos facii salita a quelli di fu o ri, che Tito T bko , quando tolse a vendicare lo scorno delle rapite fanciulle, lo invest e lo prese. Anco M ar zio aggiungendo alla citt il monte Celio e l Aventino colla pianura che giace loro nel mezzo (luoghi di sgiunti cos 1 uno dall altro fra lo ro , come anche dal rimanente della citt gi fabbricata ) ubbid aneli egli alla necessit. Perocch non sarebbe stato conveniente lasciar fuori delle mura colli di tanta importanza, e dei quali avrebbe potuto un nemico valersi a danno della c i t t n a lui era possibile di condurre la cinta fino al colle Quirinale. Ma Servio conobbe quel difetto, e compi il muro aggiungendovi il colle Esquilio ed il V im inale, e perch anche questi davano facile accesso a chi veniva dal di fuori, perci scavando una profonda fossa e gettando al di dentro la terra che ne traevano, formarono un rialto luiigo circa sei stadii sul margine interiore di quella fossa e vi piantarono un muro ed al cune torri dalla porta Collina fino all Esquilina : e verso il mezzo di quel rialto una terza porta che pi glia il suo nome dal colle Viminale. Tale pertanto la munizione di Roma, la quale poi aveva bisogno d altri baluardi. E nel vero sembra che gli antichi abitanti di quella citt cos per s stessi come pei loro discendenti pensassero che ai Romani era conveniente il procacciarsi e sicurezza e abbondanza non gi colle fortificazioni, ma colle armi e col proprio valore ; portando opitiioue che non i muri agli uomini, ma s gli uomiui ai muri debboa essere baluardi. Da principio p e rta n to , non appar tenendo a Roma il fertile ed ampio territorio ond cir

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D E L L A GEOGRAFIA D I STRABOKK

condata, ed essendo inoltre quella citt facilmente acces sibile a chi volesse investirla, non potea trarre dalla sua posizione speranza veruna di dover essere coll andare del tempo felice : ma poich a forza di valore e di fa tica ebbe fatti suoi que luoghi, si mostr un certo concorso di b en i, superiore ad ogni naturale felicit. Laonde poi questa c itt , sebbene tanto accresciuta provvede al nutrimento de propri! cittadini ^ n mai le mancano il legname e le pietre occorrenti alle sue cstruzioni , che di continuo si fanno a mo tivo delle rov ine, degli incendj e delle vendite, le quali cose sono anch esse continue : perocch an che le vendit sono una specie di volontarie rovi ne , diroccando e rifabbricando i cittadini le case a capriccio. Pure a tutto questo bastano , mirabilmente l abbondanza delle miniere, e le selve ed i fiumi sui quali trasportansi gli occorrenti materiali. Il primo di questi fiumi i A n io (i) che scorre da Alba, citt latina presso ai M arsii, e attraversa la pianura a quella sog getta fin dove poi entra nel Tevere ^ poi il K ar e il Tenea (2 ), i quali attraversando lUmbria vanno anchessi a gettarsi nel fiume Tevere; e finalmente il Ciani (3) che scorre per la Tirrenia e pel territorio Clusino. Ora Ce sare Augusto provvide a siifatti mali della c itt , ordi nando a soccorrere contro gljucendii una coorte di

(i) Teverone, (q) La Nera e il Topino. (5) La Chiana. Osservano gli Ediu frane, che questo nome eleni o Giani fu comune a parecchi fiumi dItalia.

IIB R O Q U IN T O

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libertini, e ponendo per evitare le rovine una legge, che non si possa costruire luogo la pubblica via alcun edi6zio la cui altezza ecceda i settanta piedi. Tuttavolta sarebbe impossibile efTettuare tulle le riparazioni oc correnti se loro non abbondassero le miniere ed i bos c b i, ed i meazi per trasportarne in citt gli oggetti che fan di mestieri. Questi sono i vantaggi che la natura del paese som* ministra alla citt d Roma ^ ma i Romani ne aggiun* sero molti altri co loro provvedioienti. E nel vero gli EUeni sono in fama di avere felicemente fondate le loro citt perch guardarono alla bellezza , alla fortezza , ai po rti, alla fertilit dei paesi: ma i Romani provvidero principalmente a quelle cose le quali gli Elleni negles sero , come sono le strade lastricate ^ gli acquidotti e le cloache per trasmettere nel Tevere le immondezze della citt. Fecero poi strade anche nel restante del loro territorio spianando colli ed empiendo cavit, per modo chc i carri potessero diffondere nelle provincie quanto veniva recato per mare sopra le navi nei porti ^ e costrussero al di sotto delle strade siffatti canali che possono qualche volta servir di passaggio per sino a carri carichi di fieno. E tanta P acqua degli acquidotti, . cV essa scorre per la citt e pe canali sotterranei a guisa di fiumi : e quasi ogni abitazione ha cisterne, canali e serbatoj in gran numero , delle quali cose ebbe grandissima cura M. Agrippa che orn la citt anche di molti altri monumenti. A dir b re v e, gli antichi ba darono poco alia bellezza di R o m a, intenti alle cose di maggiore importanza e necessit^ ma quelli che ven-

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DELLA g e o g r a f i a d i s t r a b o k e

nero p o i, e principalmente quelli che vivono ai nostn gioroi, senea lasciare addietro la cura di questi oggetti, empierono la citt di molti e belli edfizil. Perocch e Pompeo, e il Divo Cesare, e Angusto, e i figliuoli e gli am ici, e la moglie e la sorella di lui superarono ogni diligenza e ogni spesa in siffatti ornamenti. La inag* gior parte di questi si trovano nel Campo M arzio, il quale e dalla natura e dallo studio degli uomini stato abbellito : perocch P ampiezza di quella pianura mirabile , e somministra lo spazio aperto eh neces sario al correr dei carri e dei cavalli ed a quella gran moltitudine che suole esercitarvisi alla p a lla , al disco cd alla palestra \ oltrech gli edifizii ond circondato, il terreno sempre erboso, e la corona dei colli che ren dono immagine di una scena cominciando al di sopra del fiume (i) e venendo a ricongiungersi colla sua cor rente , somministrano uno spettacolo da cui l uomo non pu distogliersi senza rincrescimento. Vicino a quel campo ve n ha un a ltr o , e molti portici all in torno , e b o sch i, tre te a tri, uti anfiteatro, e templi sontuosi e contigui fra loro ; per modo che a veder quella parte della citt potrebbe credersi che la rima nente fosse quasi un aggiunta. Laonde i Romani stessi considerando quel luogo come pi venerabile di tutti, quivi eressero anche i monumenti degli uomini e delle donne pi illustri. F ra questi monumenti ragguardevo lissimo quello chiamato Mausoleo (a ), il quale ua
(i) Cio, descrivendo un semicerchio sul T evere.

(a) Il moDumeuto d* Augusto.

LIBBO Q lfiN T O

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cum jlo di terra che s alza sopra un eccelsa base di pietra bianca ia vicinanza del fiume , e tutto coperto setDipre dalP ombra delle piante , e sul vertice poi v r immagiae di Cesare Augusto di bronzo. Sotto quel rialto di terra stanno I ceneri di Augusto stesso , de suoi congiunti e famigliari. Da tergo un gran b o sco , dentrovi mirabili passeggi. Nel mezzo poi del Campo (i) avvi il sito dove fu gi il suo rogo : allintorno ha un cerchio di pietra bianca , ed una sbarra di ferro ^ al di dentro tutto pieno di pioppi. Tuttayolta se I nomo da questo Campo si trasferisce al vecchio f o r o , e contempla le basiliche, i po rtici, i templi che quivi sono luno all altro contigui, e poi vede anche il Cam pidoglio co suoi edifizii , e quelli che stanno sul Pala* t i n o , e il passeggio di L iv ia, facilmente dimenticher tu tto il resto. Tale Roma. Le altre citt del Lazio si possono enumerare come con qualche altro ordine, cos principalmente seguitando quello delle strade pi conosciute che discorrono quel paese ^ perocch trovansi o lungo quelle s tra d e , o vi* cino ad esse o fra mezzo. Le strade poi pivi conosciute sono l p p ia, la Latina e la Valeria. L ppia (a) cir conda le parti' marittime del Lazio da Aoma fino a Sinuessa : la Valeria va rasente la terra Sabina fino ai

(i) S iatende ancora del Campo Marzio. Svetooio nella vita d Angusto dice: Senalorum humeris delatus in Campum, cremalusque.

(i) La via Appia ^ m in c ia v a dalla porla Gapeoa : la Valeria d a Tivoli.

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DELLA GEOGEAFU DI STH B O IV E

Marsii 5 e fra queste due sta la Via Latiaa la quale si unisce colPAppia presso la citt di Gasiliuo distante di ciannove stadii da Gapua. Questa Via comincia dal1 Appia , dalla quale si disgiunge inclinando a sinistra mentre tuttora vicina a Roma j poi valica il monte Tosculano, fra la citt di Toscu^o ed il monte Albano, discende alla piccola citt di Algido, ed alla stazione di Piet. Quindi le si unisce la Via Livia, la quale comincia dalla porta Esquilina d onde muove anche la Via Prenetina c ma lasciando poi a mano manca cos quella strada come il territorio Esquilino procedo per pili che cento venti stadii, e dopo essersi avvicinata all antico Lavico , castello diroccato sopra un' altura , sei lascia a destra insieme eoa T o scu lo , e finalmente a F id a si confonde colla Via L a tin a , lontano da Ro ma duecento dieci stadii. Quinci in n an z i, lungo la stessa Via Latina trovansi illustri abitazioni e citt, Fe> rentino , Frusino , presso la quale scorre il fiume Co sa , e Fabrateria bagnata dal Trero (i). Aquino una grande citt, lungo la quale scorre il Melpi, gran fiume; e Interam nio, che giace sul confluente dei due fiumi Liri e Casino y anch'essa una citt riguardevole, ed l ultima del Lazio. Perocch Teano Sidicino che viene appresso, dal suo medesimo soprannome si fa conoscere appartenente ai Sidicini, i quali sono Osci e UQ avanzo della nazione dei Campani. Laonde meglio diremo che questa citt appartiene alla Campania, ed
(i) Clavier dice che Fabrateria (Falvaterra o Falvoterra) era situala sul Liri nominato ora Garig/iana.

LIBRO QUINTO

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p e r altro anch^essa una delle maggiori che siano tung Ja Via Latioa. Ragguardevole pure anche Galeno (i) che le tien d ie tro , la quale contigua a Casilino. Rispetto ai luoghi situati lungo la Via Latina, sulla d estra si trovano quelli posti tra essa e la Via pp i a , cio Setia e Signia ( 2) feraci di vino: e quello di Setia uno dei pi cari ; P altro acconcissimo a cor* robojrar gl in testini, e lo denominan Signio. Oltre Signia (3) sono Priverno , C o r a , Suessa , Traponzio , V e litra , Aletri e FregeJIe, lungo la quale scorre il Liri che va in mare presso Mtnturno : al presente un Bor go, e fa una volta raggnardevol citt, e dipendevan da lei la maggior parte dei luoghi circonvicini da noi gi m entovati, i cui abitanti anche oggid sogliono convenire in Fregelle in certi giorni di mercato o di sacre solennit; ma fu rovinata quando si ribell dai Romani (4). Moltissime poi di queste citta situate o lungo la Via Latina o dai lati, e costrutte nel t i n t r i o degli E r n i c i , degli Equi e dei V o lsci, fnrono fondate dai Romani. Alla sinistra della Via Latina fra questa e la Via Valeria v' ha Gabio sulla strada di Preneste (5 ), con u na cava
(1) CM. {2) iSezza e Segni. (3) Noi saremmo tentali (dicono gli Ed. frane.) di leggere non T u ln if, ma ru v ra lt, alludendo alle due cilt. (4) Ci accadde i a 5 anni prima dell E . V , (5) Paleslrina. Gabio si crede che fosse presse a poco dovora Castel delV Osa. ( Edil. frano. ' S tamose, tom. III. S

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DELLA & E O G R FU S I STRABONE

^ p i e t r e , della quale pi che dell' altre fanno uso in B o m a , e distante da questa c i t t , ugualmente che da P re n e s te , circa cento stadii. Seguita poi Preneste di cui diremo appresso. Quindi nei monti, che stanno ai di sopra di Preneste si trovano C apitulo, piccola citt degli E rn ic i, Anagni illustre c i t t , e Cereale e Sora presso cui scorre il Liri (i) andando H Fregelle e a Minturno ; poi. alcune altre T erre , e 6 nalnnente V e n afro , d onde si trae 1? olio migliore. Q uesta citt siede sull alto di un colle, la cui radi ce lambita dal V u ltu rn o , il quale dopo essere pas sato lungo Casilioo entra in mare presso alla citt che ha i! nome a comune con lui. Ma jEsernia ed A life, che vengono appresso, appartengono gi ai Sanniti^ e la prima fu distrutta nella guerra co Marsi, 1: altfa dura tuttora. L a Via'Valeria comincia da Tihuri (a), e mena fra Marsii ed a Gorfiuio, metropoli de Peligni. Stanno lungh essa le citt latine V aleria, Carseoli ed A lb a, ed ivi presso anche Cuculo. . T ib u ri, Preneste e Tusculo si veggono da Boma. A Tiburi sono un tempio di E rc o le , ed una cataratta formata dallAnio (3), fiume navigabile che da una gran de altezza precipita gii in una valle profonda e boscosa vicino alla detta citt. Di quivi poi va scorrendo per luoghi fertilissimi, lungo.le cave del marmo Tiburtino
(i) I l 'GarigUano.

(a) Tivoli.
(3) Anio od Aoiene si disse Tevtrone.

LIBRO QCITO

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e Gabio , e di quello che dicesi rosso ^ sicch agevol mente le pietre da quelle cave si conducono per nave a Roma, dove si adoperano poi nella maggior parte de gli ediGzii. In quella pianura per la quale scorre PAnio vanno anche le acque dette Albule che sgorgano fredde d a molte fonti e risanano da varie malattie cos chi le beve come chi vi si bagna. Tali sono anche, a poca distanza da q ueste, le acque Labane (i) che trovansi nellagro Nomeutano e nelle vicinanze di Ereto. A Preneste avvi un celebre tempio della F ortuna , dove si rendono oracoli. T u tte e due quelle citt ( Tiburi e F renesie) seno fondate sopra una stessa catena di m n ti, e sono distanti fra loro circa cento stadii. Da Bom a poi la citt di Preneste fontana il doppio, e T ib u ri un poco m eno: ed fama ch entrambe siano d origine ellenica , e che Preneste fosse primamente chiamata Poluslefaao. S 1 una come laltra sono citt fo r ti, ma Frenesie assai pi di Tiburi : perocch ai di sopra di quella c itt , e quasi per esserle in luogo di cittadella, s innalza un monte scosceso che tagliato a picco da tergo sorpassa di due stadii il colle che da quel lato lo unisce alla catena delle montagne# Ma ol tre a questa naturale fortezza, tutto il terreno per forato da strade sotterranee che discendono sino alla pianura, e servono in parte come acquidotti, in parte p e r le uscite segrete. In una di queste vie sotterranee m ori Mario ( 2 ) assediato in Preneste. Ma dove nelle
(1) 1 Bagni di Grotta Maroiza, I geografi poi non sono d accordo sulla vera posizione di Ereto. (Bdit. frane.) (2) questi il figlio di Caio M ario; e Plutarco dice che si uccise da se medesimo. '

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DELLA C O G ItiF lA D I STRADONE

altre citt P avere uua forte posizione suole cooside' rarsi come cosa di gran vantaggio, ai Prenestini invece torn in danno, a motivo delle sedizioni di Roma : pe rocch i promotori delle politiche novit sogliono col rifuggirsi, e quando poi sono costretti ad arren dersi, ltre al danno che ne soffre la c i t t , accade sempre che ne sia confiscato il territorio, soggiacendo alla pena nche coloro che sono innocenti. A traverso poi del territorio Prenestino corre il fiume Veresis (i). A ir oriente di Roma pertanto si trovano le citt fin qui mentovate. Al di qua poi di quelle montagne sulle quali esse stanno v ha un altra sublime catena di monti ( fra mezzo rimane la valle d lgido ) che si estende fino al monte Albano (2). Sopra questa catena fondata T u scu lo , citt non mal fabbricata. L adornano le piantagioni e gli edifizii che le stanno d in to rn o , principalmente quelli che trovansi dalla parte di Roma: perocch da quel lato il Tusculo un colle fertile e abbondevole d ' acqua , d insensibil pendio , con bellis simi palazzi a somiglianza di reggie. Contigui al Tusculo sono i luoghi sottoposti al monte A lb an o , che di ferti lit e di bellezza gli vanno del pari. Seguitano poi le pianure che in parte si vanno a congiungere con Roma e co' suoi sobborghi, in parte si stendono al mare. Q uest ultima parte meno salubre^ il restante sito comodo e ben coltivato. Dopo il monte Albano, lungo la Via Appia, la citt
<i) 8 ignora qual sia questo fiume che Slrabone qui accennar (a) Monte Calvo.

LIBRO

QUINTO

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Si Aricia a cento sessanta stadii da Roma. li terreno in cui essa giace avvallato^ pur nondimeno ba una fortts rocca. Al di sopra d Aricia stanno L avinio, citt de Romani sulla destra della Via Appia, d onde si possoa vedere e il mare ed Anzio^ e lArtemisio chiamato Nemus (bosco di Diana), che trovasi sulla sinistra di quelh parte che su.'cnde al tempio di Aricina (i). dicono che sia questa la Diana Tauropulo : e veramente nelle sacre cerimonie che vi si fanno predomina qualche cosa di barbarico e di scitico. Perocch suol esservi nominato sacerdote qualche uomo fuggiasco, il quale di propria mano abbia ucciso chi vVra da prima : ed egli per con seguenza va sempre armato di pug nale, e sta in so spetto ed apparecchiato a respinger le insidie. Il tem pio in un bosco, e gli sta dinanzi un lago somigliante ad un mare ^ e tutto all intorno un cerchio di monti ricinge quel tempio e quel lago in un silo cavo e profondo. Le fonti eh empiono il lago si possono col vedere 5 una delle quali chiamasi Egeria dal nOme di una certa divinit : ma non vi si scorgono le uscite del la g o , le quali appariscono invece assai lungi di l nella pianura.
( i) F r a le m olte m aniere p ro p o ste dai coraaien tatori p e r cor reggere il testo pa re assai ragionevole quella degli E d it. frane., i quali con poche <TS . . . T m utazioni lo ristabiliscono cosi: 'T i t i f x u r a t 'Aa-* tS

J a ir S c ( T?r 'Afiic/if)

ftit A f i i t U f

'Afrifii'ffit

& tfitt,

i f K n t f Z f i i f g f T^s iSS , T?f 0' A fix /m * Kett T pel territorio A ricia .

il f ri

E in te rp re ta n o la dizione r'nt A/n/

yO

DELLA GEOGRAFIA t ) I frTRABONE

Vicino a cotesti luoghi anche il monte Albano che innalzasi molto pi del bosco di Diana e de gio ghi ond circondato, sebbene siano molto elevati e sco scesi ^ e questo monte ha altres un lag o molto mag giore di quello che sta dinanzi al predetto bosco. Al1 oriente di questo monte stanno le citt situate lungo la Via Latina e gi menzionate da noi. F ra le^ citt latine quella eh . pi dentro terra Alba con'Bnante coi M arsii, e fondata sopra un alta collina presso il lago Fasinate che nell ampiezza somiglia ad un ma re. Di questo Iago si giovano grandemente^ e i Marsii e tutti i popoli circonvicini. Dicono che qualche volta s empie fino all altezza de monti, poi di nuovo s ab bassa per modo che rimangono all asciutto i siti da prima allagati, sicch possono coltivarsi. E queste mu tazioni avvengono o perch in alcuni tempi le acque del lago colano e si disperdono a traverso di uscite segrete ^ o perch le sue sorgenti si chiudono per ria prirsi poi di bel nuovo ; siccome dicono che avviene del fiume Amenano (i) che aitraversa C a ta n a : il quale cessa talvolta per molti a n n i , e poi ripiglia nuova mente il suo corso. Raccontano che nel lago Fusinate siano le fonti di quell acqua Marciana che suol beversi in Koma dov pi stimata di tutte. Di Alba p o i, per essere quella citt situata nel cen tro del p ae se, e molto fortificata, se ne valsero spesse volte i Romani come duna prigione per tenervi coloro che pi volevano custodire.
(i) II Jtidieello nella Siciiia.

LIBKO

QDIMTO

CAPO

v ili.

Descrizione del Picenimo. Dei Vestim. Dei Morsi. Dei Pelipi. Dei Maruciru. Dei Trtnttni.

Cominciando dalle nazioni situate alla radice delle A l p i , siam proceduti agli Apennini^ p o i, valicati que m onti abbiamo discorsa tutta la regione che giace fra il mare Tirreno e quella parte degli Apennini che inclinasi verso il mare Adriatico fino ai Sanniti ed ai Campani. Ora, ripetendo il cammino gi fatto, descrive^ remo le nazioni che abitano dentro que monti mede simi od alle loro radici, cosi lungo la spiaggia del mare A driatico, come verso il paese interiore. E si vuol co minciare anche questa volta da Celtici confini. Il territorio Picenlino viene dopo le citt dell Um bria situate fra Arimini ed Ancona. I Picentini sono originarii dalla Sabina : e la via ne fu mostrata ai con dottieri di quella colonia da un Pico; dal quale uccello ( stimato da loro come sacro a Marte ) essi derivarono poi il proprio nome.. Costoro cominciandosi dai monti abitano la pianura che va sino al mare, regione assai pi lunga che larga , buona ad ogni c o ltu ra , ma pur mi gliore ne frutti degli alberi che nelle biade. La sua lar ghezza dai inonti al mare non da per tutto uguale : la lunghezza dal fiume E s s fino a Castro , radendo Ia spiaggia del mare , di ottocento stadii. La citt di Ancona di origine ellenica , e la fon darono i Siracusani che fuggivano la tirannia di Dio

DELL GEOGRAFIA S I STB ABONE

nigi. Sta sopra na promontorio che volgendosi a setteotrione ue forma il porto ^ ed molto abbondevole divino e di frumento. Ivi presso Auxumo (i) poco al di sopra del mare : poi Septempeda , Pneuenzia , Po te n z ia , Ferm o-Piceno col suo porto o castello- Tien dietro il tempio di CIpra fabbricato dai Tirreni e con sacrato a Giunone eh essi chiamano Cipra : poi il fiu me Truentino'(a) ed una citt del medesimo nome : poi C astro-N ovo, e il fiume Matrino (3) che bagna la citt degli Adriani e n ha sull imboccatura l arsenale che porta lo stesso suo. nome. Dentro terra stanno la citt predetta di A d ria , ed Asculo P ic e n o , luogo munitissimo cosi pel muro ond cinto, come per le circostanti montagne che non dauno via agli eserciti. Al di*l del Picentino stanno i V estin i, i M arsi, i Peligni, i Marucini e i F r e n ta n i, sannitica schiatta. Costoro occupano la parte montuosa , e toccano qual che poco anche al mare. Queste popolazioni poi soao piccole ma valorosissime, e spesse volte mostrarono il proprio valore ai R om an i, primamente com battendo contro di lo ro , poscia uniti insieme con essi; e per la terza volta allorch domandarono la libert e il diritto della cittadinanza, e non 1 avendo ottenuto, si ribella rono e accesero la guerra denominata Marsica : peroc*

(i) Forse dee leggersi Auximo. Cerio poi che si tratta d i Osino. ( Edit. frane. ). (a) Trento. . (3) La Piomba. Adria fu poi detta jilr. - Asculo Piceno Maoli.

QOTNTO

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cli stabilirono allora che Corfinio, metropoli dei Peli g o l , fosse in vece di Roma citt comune a tutti gl Ita* lioti, e centr della guerra ; e per le diedero il nuovo nome d italica. E quivi avendo raccolti i me$si de loro partigiani, e creatisi consoli e condottieri di eserciti, durarono per ben. due anni nella g u erra, finch poi ottennero quella uguaglianza per la quale combatteva no. E quella guerra fn detta Marsica dal nome di co* loro che si ribellarono pei prim i, fra i quali fu illustre principalmente Pompedio. , Questi popoli vivono generalmente in borgate ^ pur hanno anche citt : alcune a qualche distanza dal ma re , come sono C orfinio, S ulm ona, Maruvio e Teate metropoli dei Maruciui : altre proprio sulla marina ^ e sono terno , confinante col P icen tin o , che porta Io stesso nome del fiume che attraversa il paese d ^ Ve* sfini e dei Marucini ; perocch esce dal paese di Amiterno , e scorre pei Vestini lasciandosi a destra i Ma rucini situati al di l del territorio dei Peligni, e quivi ha un ponte che l attraversa. La citt che porta lo stesso nome del fiume appartiene ai V estini, ma se ne valgono anche i Marucini come di stanza comune di navi. Il ponte poi distante da Corfinio ventiquat tro stadii. Dopo Aterno O rtona arsenale marittimo de Frenlani, e poi Buca (i) che appartiene anch essa ai F ren ai) Buca una di quelle citt distratte, delle quali non pu determiotrsi con sicurezza la posizione. La lezione poi del testo n on qui sicura.

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SELLA. GEOasAEIA DI STRABOHE

t a n i , e il suo territario oonfioa eoo Teano pulo. Qrtona un luogo sassoso nel territorio de Frentani abitato da lad ro n i, i quali costruiscono le loro abita zioni colle reliquie dei naufraghi, e in tutto il restante vivono bestialmente. F ra O rtona e terno scorre il Sagro che divide i Frentani dai Peligni : e la naviga* zione dal Picentio agli puli chip gli Elleni chiamano D a u n ii, di circa quattrocento cinquanta stadii. ' CPO IX.

Divisione generale della rimanente Italia. Descrizione della Campania Della Sannitica. Dei Picendni.

Dopo il L az io , procedendo con o rdin e, trovasi la Camj^ania che stendesi lungo il mare ^ e al di sopra di questa la Sannitica la quale si allarga nel continente sino ai Frentani ed ai D a u n ii: poi s incontrano i Daunii stessi, e quelle altre nazioni che abitano fino allo stretto della Sicilia. Primamente dunque si vuol parlare della Campania. Dopo Sinuessa, tenendo dietro alla restante costa del mare avvi un golfo assai grande fino al Capo Misono \ poi apresi un altro golfo molto maggiore del pri* mo ( lo chiamau Cratere) che si addentra fra i due promontorii Miseno e Ateneo (i). Ora lungo le spiagge di questi golfi situata tutta la C am pania, paese plano e
(i) Cio fra Punta di Miseno (detta anche Monte Dragone)' e la Punta della Campanella.

LIBRO

QUINTO

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felice sopra ogai altro. L e stanno d 'ip to rn o fertili col*

lin e , e i monti de danniti e degli Osci. Antioco dice


che quella regione fu abitata dagli Opici ^ e che questi si chiamarono anche usonii: ma par che Polibio sotto questi due nomi intenda due popoli diversi, dicendo che gli Opici e gli usonii abitano il paese intorno al Grate* re. Altri dicono invece che da principio la Campania fa abitata dagli Opici e dagli usonii, i quali poi ne furono discacciati da una nazione di Osci ^ questi da Cumei, e i Cumei da Tirreni ; perocch a motivo della sua ferti lit quel suolo fu molto combttuto. I Tirreni vebbero dodici citt , e quella che n era come capitale denomi* narono Capua. Ma voltisi poi per troppa abbondanza al vivere mollemente, come prima erano stati espulsi dal paese vicino al Po, cos cedettero anche questo ai Sanniti, i quali col tempo ne furono discacciati dai Romani. Della bont di quel suolo vha questo indizio , eh ivi si racco glie il frumento migliore: io dico quel frumento del quale si fa un condro (i) migliore di ogni riso, e per dir breve^ di qualsivoglia altro cibo composto di ^rano. Raccon tasi che alcuni campi di quella regione sogliono se minarsi ogni anno due volte di spelta (a ), e una terza volta di panico ^ e che alcuni producono altres de le gumi in una quarta seminagione. Anche il vino migliore sogliono trario i Romani dalla C am pania, come a dire quel di Salerno , lo Statano e il Caleao , ai quali non cede oggimai il S orentin o, sendosi da poco tempo
(1) Il significalo di questa parola
(2) TS

non ben noto.

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CELLA G E O aB lF I DI STRABONE

fatta esperienza che anch esso pu esser lasciato invec* chiare. Cosi pure la Campania ferace d'olio in tutta quella parte e h ' presso a Venafro e confinante colla pianura (i). Le citt sulla marina dopo Sinuessa, sono Vulturno e poi Literno (2) dov il monumento del primo Sci pione sopranaoraato Africano^ perocch quivi consum l ultima parte della sua vita dopo avere lasciati i pub blici affari per l inimicizia di alcuni suoi concittadini. Scorre lungo quella citt un fiume detto anch esso Literno. Cos anche il Vulturno ha il nome della citt che giace sulla sua sp o n d a, e scorre pel territorio di Venafro e pel mezzo della Campania. Appresso a queste si trova C u m a , antichissima fon dazione de Calcidesi e de C u m e i, e la pii vecchia di tutte le citt della Sicilia e dell Italia. Coloro che gui davano quella co lo n ia, Ippocle cumeo e Megastene calcidese , avevano pattuito che agli uni appartenesse la colonia, e gli altri le dessero il nome : donde poi ora la citt nomasi Cuma , ma si suol dire che la fondarono i Calcidesi. nticamenie pertanto quella citt fu in buono stato, e cosi anche tutto il campo detto Flegreo, sul quale si favoleggia che avvenisse quanto raccontasi dei Giganti ^ n senza qualche m otivo, per quanto p a r e , ma perch quel terreno a cagione della sua fer-

(1) t A utore ha gi dello che Venafro era situala sopra una collina. (2) Cos gli Edit. frane, reltificabdo il testo che dice ; Le citta

Milla marina dopo Sinuessa sono Literno , ecc.

LIBKO QUINTO

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tlJl leve aver mossi parecchi a contenderselo. All ul timo poi i Campani rimasti padroni della citt, ne vi lipesero gli abitanti in mqlte maniere, e si mischiarono colle loro consorti. Nondimeno vi restano ancora molte trac ce dell ellenica civilt, cosi nelle sacre come nelle civili istituzioni. Aloni dicono che quella citt fu de nominata Cuma dai fiotti (i) che rompono alla vicina spiaggia tutta aspra di scogli , e laogo la quale v ha* luoghi di ahbondevolissima pescagione. In questo golfo avvi anche una selva tutta d ' arbusti, che si stende p e r nno spazio di molti stadii, senz acqua e sabbiosa , de nom inata Selva Gallinaria. Quivi i comandanti delle navi di Sesto Pompeo ragunarono insiem e. i pirati quand egli mosse a ribellione la Sicilia. Yicin di Coma il promontorio M iseno, e fram m ezzo sta il lago chernsio eh un pantanoso difTon-. dimento di mare. A chi abbia oltrepassato il Miseno si presenta subito un porto sotto il prom ontorio stesso \ dopo del quale la spiaggia si curva e fa un golfo di gran de profondit. Quivi si trovano e baje ed acque calde opportune cosi al diletto come alla cura de mali. Alle baje tien dietro il seno L o c rin o , e pi dentro terra lAorno (a) che fa una penisola di tntto il promontorio finito nel capo Miseno, inoltrandosi dentro terra e per( i) Nel greco la probabilit di questa etimologia si fonda sulla somiglianza tra Kifiti ( l a citt di C u m a ) e ift flu tto ; come chi dicesse in italiano che Cuma deriva da schiuma. (i) Ki lTor TtvTtv " A s fitt. Potrebbe forse voler dire che il seoo A om o (il Lego ^A vem o ') dentro il LocrDo; ma l altra spiegazione p are preferibile.

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DELLA

g e o g r a f ia

DI 8THABONE

ci dalla parte di Guma ; perocch dal fondo dell Aor no sino a Guma ed alla spiaggia viciaa a quella citt rimane soltanto un istmo di pochi stadii attraversala anch esso da una via sotterranea. I nostri maggiori ap plicarono all Aorno ci che Omero favoleggia nella sua Necya (i) ; e raccontano.che quivi si trovasse una volta un, oracolo dei m o r ti, al quale venne anche Ulisse. dunque 1 Aorno un seno profondissimo anche rasente la riv a , con angusto ingresso, e per estensione e per natura acconcio ad essere un porto ; ma non se ne valgon p e r , giacch gli sta innanzi, il seno Locrino vasto e pieno di bassi fondi. L Aorno tutto chiuso ia giro da gioghi scoscesi che gli sono imminenti da ogni Ia to , tranne quel punto pel quale vi s e n t r a ; .e d ora sono accuratam ente coltivati, ma anticamente erano ombreggiati da un salvatico bosco con grandi alberi e inaccessibile, sicch rendevano opaco anche il golfo e opportuno alla superstizione. Oli abitanti circonvicini v aggiungono anche la favola, che se qualche uccello attraversa sorvolando lAorno, cade nellacqua ucciso dai vapori che ne esalano, siccome avviene ne luoghi Plutonii (2). Ed anche l Aorno fu considerato come un luogo P lu to n io , e si disse che quivi abitarono una

(i) Necya ( Ni i t v 7 ) od E^ocaiione delle ombre il titolo che suol darsi al lib. xi dell* Odissea dove Ulisse vede ed inter roga le om bre dei trapassati. (1) Luoghi Plutonii ( e presso i Latini , Ostia Dilis ) cbiamayansi certi sili d aria mal sana, quasi che appartenessero a P lu tone e fossero porte dell inferno.

LIBRO

QOJMTO

volta i Cinunerii : e chiunque volea navigarvi pfopiziarasi innanzi tratto i Mani con sagrifiui, secondo il rito prescritto da certi sacerdoti che toglievano come a pi gione quel luogo. Avvi col una sorgente d'acqua dolce sulla riva del mare ^ ma tutti se ne astenevano, per* sassi che fosse acqua dello Stige. Dicesi inoltre che quivi in qualche parte fosse fondato un oracolo, e dalle acque calde che si trovano presso, all-Acherusio con getturano ch ivi fosse il 'Piriflegetnte. E d Eibro ac comodando la descrizione di questo luogo ai costumi dei Cimmeri!, diee che vivevano in sotterranee abitazioni chiamate Argille, comunicando fra loro per mezzo di strade pur sotterranee , e che cosi ricevevano anche i forestieri che andavano all oracolo , fabbricalo molto otten-a. Vivono poi co proventi delle miniere e del1 oracolo, e collo stipendio loro assegnato dal re. Dice inoltre Eforo che di coloro i quali stavano al servizio del tem pio, nessuno mai per antico costume vedeva il s o le , ma di notte soltanto uscivano delie loro caverne j laonde poi il Poeta disse di loro :
Lo sfavillante d ' r Sole non guarda Quegl infelici popoli (i).

In progresso di tempo i Cimmerii furono disfatti da nn re a cui non s era avverata una risposta dell oracolo^ il quale per trasferito in un altro luogo conlinu a sus sistere. Queste cose dicevano i nostri maggiori. A' di nostri p o i , avendo Agrippa tagliata la selva che circon(i) Odiss., lib. n , V. i5.

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BELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

dava lAorno, empiuti di edifizii que luoghi, e ro d a Ia> ria sotterranea che dalPAorno condoceva fino a Guina fti chiarito che tutte codeste coise erano una favola. R Coccejo che fece riattare quella strada , e un altra ne aperse la quale da Dicearchia (i) situata al di l di Baja,^ conduce a N apoli, seguit in certo modo 1 aatica tra dizione divulgata rispetto ai Cimtnerii, e forse ancor credette che fosse nn costume proprio d i quel paese r avere le strade sotterra. li golfo L ocriao allargasi 6 no a Baja: e lo divide dal mare esteriore nn argine lungo otto stadii e largo p e r modo che vi po capire una strada xla passarvi cot> carri. Dicono che ve lo alz Ercole quando eonduss& via i buoi di Gerione : ma perch poi nelle tempeste del mare 1 onde lo soverchitivano in modo che il cammi narvi a piedi era dilEcile , Agrippa lo fece alzare. Del resto soltanto le barche leggiere possono entrare in quel golfo che non potrebbe mai servire di porto^ e in ci solo u tile , che vi si fa una copiosissima pesca gione di ostriche. Alcuni pi dicono che questo golfo Locrino il Iago Acherusio; e Artemidoro lo scambia coll Aorno. In quanto a Baja ed al capo Miseno dicesi che ricevettero il loro nome da due compagni di Ulisse ( 2 ). Seguitano poi le spiagge di Dicearchia e J anche la citt stessa, la quale fu anticamente 1 arsenale matit(1) P ozzuolo.

(2) Il testo che qui mutilato ricevo un sicuro sussidio dalle parole proprie dell A utore, voi. i , pag. 55.

LIBBO

QOISTO

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timo de' Gume fabbricato sopra unNaltura ; ma nel tem po'della 'guerra di Annibale i Romani vi colloca ron o una co lo n ia, e cambiandole il nome l dissero P u te o li, o dai pozzi che vi so n o , o secondo altri dalla puzza che mandano le acque in tutto il paese che stendesi fino a Baja ed all agro C u m an o , pieno di solfo, di fuoco e di acque calde. E alcuni tengono che per questo motivo il territorio di Cuma sia stato detto Flegreo ; e che questi fuochi e queste acque calde ab biano dato luogo a quello che si racconta dei Giganti colpiti dal fulmine e atterrali in quella regione. Del re sto Dicearchia divenuta un grandissimo em porio, con buone stazioni di navi che furono agevolmente co strutte per la natura della sabbia di que' d intorni, la quale meschiata con certa misura alla calce si collega e fa presa con quella " , sicch meschiando al cemento quella polvere sabbionosa poterono piantare argini dentro il mare, e dar alle spiagge aperte forma di golfi, dove poi si potessero introdurre con sicurezza le pi grandi navi da carico. Al di sopra di questa citt sapre il Foro di Fulcano , una pianura tutta circondata da monti a rd en ti, i quali in pi luoghi spirano fiamme quasi da camini, con uno strepito simile al tuooo. Ed anche la pianura piena di cave di solfo. Dopo Dicearchia vien Napoli che fu prima de Cuinei : appresso vi si trasferirono anche dei Calcidesi, ed alcuni delle Pitecuse e dAtene^ per che poi la chia marono Ifuova-ciit (i). Quivi si suol mostrare il mo(i) Questo appunto significa la parola S r t ^ t o y t j torti.

111.

8 a

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOXE

num ento di P a rte n o p e , una delle Sirene ^ e secondo uu certo oracolo vi si celebra anche un giuoco ginna stico. In progresso di tempo discordando fra loro que> fili varii abitanti ricevettero nella citt alcuni Campani, e furono necessitati di tenersi come familiarissimi i pi nemici, poich sperano disaffezionati i proprii concittadini. Di ci sono indizio i nomi dei demarchi (i)^ch i primi furono ellenici ^ poi fra gli ellenici se ne frammischia rono alcuni campani. Restan per altro col moltissime tracce della dominazione ellenica, come a dire ginnasii, collegi di efebi, fratrie (a) , e nomi ellenici a n c o ra , sebbene gli abitanti siano al presente romani. Ora poi snol celebrarvisi ogni cinque anni un certame di musi ca c di ginnastica che dura parecchi g io rn i, ed tale da potersi paragonare co pi famosi dell Eliade. Avvi anche col una strada sotterranea e nascosta a traverso a quel monte eh posto fra Dicearchia e N a p o li, e somigliante a quella che m e n a , come s d e tto , dat lago Aorno a Cuma : questa strada la quale pu capire due carri che vadano in opposta direzione si stende p er molti stadii^ e la luce v introdotta per molte aperture che dalla superficie del monte si addentrano ad una grande profondit (3). Anche Napoli ha sorgenti di acque calde, con edifizii di bagni non punto inferiori a quelli di Baja , ma di gran tratto per meno fre(i) Demarchi (da Sifttt e del popolo.
(a) Fratrie. Specie di confraternite.

vale eapi^ comandanti

(3) Trattasi della Grotta di Posilipo.

LiBkO

QUIHTO

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qnentati ( i ) : perocch qaivi ( a Baja) si formata una nnova citt non meno graardo di D icearchia, a forza di costruirvi palagi gli nni vicini agli altri. A Napoli poi mantengono viva l usanza del vivere ellenico coloro che vi si trasferiscono da Roma per riposare ^ uomini letterati o notabili per altre doti, che P et o l inferma salute costringe a desiderar la quiete ; oltrech alcuai Romani ai quali diletta quel cotal modo di vivere, vedendo la moltitudine di coloro che quivi ne go dono, volentieri vi si trasferiscono e vi fermano la loro stanza. Vicinissimo a Napoli il castello Eraclio che ha un pro^ raontorio sporgente nel mare, dove il vento di Libia (a) sofEa mirabilmente , sicch V abitarvi salubre. Questo sito , con Pompeja che viene subito dopo ed irrigata dal fiume Sarbo, iurono un tempo possedute dagli Osci, poi da Tirreni e da' Pelasghi, e poi da' S a n n iti, i quali ne furono anch essi cacciati (3). Pompeja Par senale marittimo di Nola , Nuceria ed Acerra ( cotesto nome ha anche un luogo vicino a Cremona ) ^ ed b ag n a ta, come gi dissi, dal fiume Sarno sul quale si possono portare mercatanzie cos a seconda come a ri* Iroso del suo corso. A tutti codesti luoghi sovrasta il monte Vesuvio, tutto coperto di bei colti fuorch nella cima. Questa
eT i tS x x i3-ti fiiiwtftittis.

(l)

(3) Il Tento di sad-ouest.


(3) Ci debb essere avvenuto quando se ne resero padroni 1 R o m a n i, verso 1 anno 27 prim a dell' E. V.

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DELLA G E O G U F IA DI STHABONE

piana in graa parte, sterile latta,' e cinercca a vedersi^ con grandi cavit tutte di pietre fuligginose , come se fossero abbrustolite dal fuoco. Potrebbe quindi conget turarsi che quel luogo in antico sia stato ardente ed avesse crateri di fu o c o , il quale poi siasi spento man candogli la materia (i). questa forse la cagione della fertilit de luoghi circostanti ; come dicono che nel territorio di Catania la parte che fu coperta dalla ce nere piovutavi gi dall Etna si fece terreno acconcis simo alle viti. E nel vero la polvere che i vulcani get tano fuori ha molto di quel grasso che si trova ( seb bene in differente proporzione ) nelle glebe abbruciate e nelle terre vegetali : e finch la parte grassa vi sovrab bonda fa s che le terre facilmente s accendano ^ ma quando poi la pinguedine consum ata, e la gleba estinta divenuta cenere , si trova buonissima a fecondarvisi i semi (a). Contiguo a Pompeja Sorento, citt de C am p an i, d onde poi si protende nel mare il promontorio Ate neo che alcuni chiamano delle Sirenuse. Nella sua sommit trovasi un tempio di Minerva fondato da Ulisse. Di quivi all isola di Caprea un breve tragit to ; e quando abbiasi oltrepassato quel promontorio s incontrano alcune isolette deserte e pietrose chia-

(i) noto che il Vesuvio cominci poi a m andar fuoco di nuovo ai tempi di T ito. ( 3) Cosi presso a poco gli Edit. frane, spiegano questo passo mollo oscuro nel greco, e sul quale pu leggersi il lungo e d ili gente commento eh essi hanno scritto.

LIBBO QUINTO

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mate Sirenose. In quella parte del promontorio Ate neo che accenna a Sorento soglion mostrare un tem pio , e gli antichi voti che vi dedicarono gli abitanti circonvicini veneratori di qael luogo. E quivi appunto ha Cne quel golfo e h ' soprannomato Cratere ( i ) , circoscritto d a due promontorii (il Miseno e lteneo). che guardano al mezzogiorno. T n tto il golfo oraitio in parte dalle citt che abbiam nominate , in parte da case e da piantagioni, le quali succedonsi da vicino fra l o r o , e rendono sembianza di una sola citt. Dinanzi al Miseno poi sta Procida, unisola che dir si potrebbe staccata da quella di Pitecusa (a). Questa fu popolata dagli Eretriesi e dai Calcidesi^ i quali, dopo es servi stati in buona fortuna per la fertilit del suolo e p er le miniere dello r o , 1 abbandonarono poi a motivo di una sedizione ; e in progresso di tempo ne furono anche scacciati da tre m u o ti, e dalle eruzioni di fuoco, di mare e di acque calde. Perciocch lisola va soggetta a tali accidenti ; pe quali poi anche coloro che verano stati spediti da lerone tiranno di Siracusa abbandona rono e il forte eh essi avevan costrutto e l isola stessa. Vi approdarono quindi i Napoletani e se ne impadroni-; rono. di qui nata quella favola la quale dice che sotto quest isola giace T ifo n e , e che quando egli si voltola fa sbucar fuori e fiamme ed a c q u a , e talvolta persine piccole isole con getti di acqua bollente. Ma una cosa pi credibile disse Pindaro argomentando dai feno*
(i) O ra Golfo di Napoli. (3) Ischia.

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SELLA GEOGRAFU S I STRBONE .

meD eh ivi si veggono. Perocch siccome lotto il tra gilto cominciando da Coma fino alla Sicilia pieno di fu o c o , e di sotterranei m e a ti, per mezzo de quali ]e isole di quel luogo comunicano fra di loro e col con* Unente ( d onde poi l Etna di quella natura che tutti descrivouo, e cos anche le isole de L iparesi, e il territorio circostante a D icearchia, a N a p o li, a Baja ed a Pitecusa ) , cos il poeta considerando tal cosa dice che a tutto quel sito sottoposto Tifone : I lidi ove il mar geme Di Cuma, e tutta insieme Sicilia , or son penoso Pondo che a lui V ispido petto opprime (i).

Tim eo dice che delle Pitecuse gli antichi spaccia rono molte cose incredibili ; ma che per altro poco prima dell et sua uu colle che sta nel mezzo dell isola ed ha nome E p o m e o , scosso da tremnoti gitt& f u o c o , ed aveva spinto nell alto il terreno che s trovava fra esso colle ed il mare. La parte del suolo incenerita e lanciata in a tto , era poi di nuovo caddta: sull isola a modo di turbine (a ), sicch il mare crasi ritirato per lo spazio di circa tre stadii : se non che di h a p o c o , essendo venuto a riurtare da c a p o , aveva inondata e coperta l isola , e il vulcano erast estinto. Nel qual teoipo ( soggiunge ) gli abitanti del ecKitinente spaventati dal grande frastuono, dalla spiag gia fuggirono addentro nella Campania. - Pare poi d i e (y Pind. Pyth. i , v. 32. Traduz. del Mezzanolte.
(a) Letteralm eote : a modo di tifone^

nano

q u in to

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le acque calde di quell isola guariscano chi patisce di renella. Anticamente Gaprea (i) ebbe due piccole c itt , ma appresso poi una sola. La possedettero un tempo i Na poletani ^ ma avendo perduto Pitecusa in g u e rra , Ce sare Augusto la restitu loro per averne C a p re a , della quale egli fece un suo privato possedim ento, e P orn di edificii. Queste pertanto sono le citt marittime dei Campani e le isole situate rimpetto a quella regione. Nella parte mediterranea Capua la m etropoli, e veramente il c a p o , siccome indica l etimologia del nome: perocch le altre paragonate con questa si direb^bero cittadelle , tranne solo Teano Sidiceno, la quale ragguardevole anch essa. Capua situala lungo la Yia ppia, e cos anche quelle altre che incontransi da C apua a Brentesio (a), cio Callateria, Caudio e Beneven* to. Verso Roma fondato Casilioo lungo il fiume Vulturno ; dove essendo gi assediati cinquecento quaranta Prenestini, poterono tanto resistere ad Annibaie quando egli era pi in Gore, che un topo fu venduto al prezz di duecento d ra m m e , e chi lo comper visse, ma il venditore ne mori di fame : e vedendoli Annibaie se minar rape presso alle m u ra , ammir (com era ben naturale ) il loro grande a n im o , giacch speravano di resistere tanto che le rape crescessero a maturanza. E

(1) L 'Iso la d i C apri.

(3) Brindisi. Callateria poi risponde a Calazio. Caudio il famoso luogo delle Forche Caudine, E Benevento conserva tut* tor il sao nome.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

si dice che tutti poi n'uscirono sani e salvi, fuor pocbi consumati dalla fame o dalle battaglie. Oltre a queste sono della Campania anche le citt delle quali feci menzione gi prim a, Calce (i) e T eano S idiceno, che han per conBne due tenipj della F o r tuna fabbricati dalPuna e dallaltra parte della Via La tina : poi nche Suessula, tella, N o la , Nucet-ia, Acerra , Abella , ed altri luoghi anche m in o ri, alcuni dei quali sono da certi autori ascritti al territrio sannitico. E nel vero i Sanniti Oacendo anticamente delle scorrerie nel territorio latino fin ne dintorni di Ard e a , poi corseggiando anche la stessa Campania s erano acquistala molla possanza ^ perocch avendo im parato a lasciarsi governare dispoticam ente, ubbidi vano con prontezza agli ordini dei loro capi. Ma i presente quel popolo annichilito, vinto e da a l t r i , cd all ultimo da Siila che govern da monarca i Ro mani. 11 q u a le , dopo che in molte battaglie ebbe pro strata la congiura de popoli italici ribellati, vedendo che soli quasi i Sanniti persistevano in quella guerra e si tenevano uniti per modo che movevano fin contro R o m a , venne con essi alle maui dinanzi alle mura di questa citt ^ e parte ne uccise nella battaglia ( avendo ordinato di non perdonare la vita a nessuno ) , e gli altri che in numero di tre o quattro mila gettarono 1 a r m i, comand che fossero cacciati nella Villa P ub blica (a) di Campo Marzio, dove tre giorni dopo mand
(i) Calvi ; e dovrebbe forse leggersi K A n iavcce di
(a) E i f r i i t rc iiA o .

tIB R O

QUINTO

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suoi soldati cT>e li trucidassero tutti quanti. Dopo di che istitu le proscrizioni ,- n le iutermise prima di avere distrutti tutti coloro che portavano il nome di S anniti, o di averli almeno sterminati dalPItalia: ed a chi gli rimproverava quella s grande severit ri spondeva, avere dalP esperienza imparato , che nessun Romano potrebbe mai vivere in paice, Gncfa vi fossero dei Sanniti che potessero cospirare di nuovo. Le citt dei Sanniti pertanto sono ora semplici borghi : ed al cune sono ansi rovinate del tutto, come Bojano , Esernia , Fauna , Telesia { contigua a Yehafro ) , ed altre consimili, nessuna delle quali merita di essere anno verata fra le citt : se non che n o i , guardando alla ce-^ Ibrit ed alla potenza dell Ita lia , andiamo indicando fin anco i luoghi mediocri. Benevento poi e Venosa sussistono tuttavia in buono stato. Rispetto ai Sanniti corre anche questa tradizio ne, che avendo guerra i Sabini gi da gran tempo contro gli Umbrii fecero voto ( come usarono alcuni Elleni ) di consacrare agli Dei tutto quanto nascerebbe appo loro in quell anno. Riusciti quindi vittoriosi, parte delle produzioni sacri 6 carono , parte offersero alle divinit ^ donde nacque net paese una gran carestia. Allora qual cuno disse che bisognava consacrare agli Dei anche i figliuoli: secondo il quale consiglio dedicarono a Marte tutti i fanciulli nati in quell anno ^ e quando co storo furono divenuti u o m in i, li mandarono fuori a fondare una colonia , dando loro un toro per condot tiero. Questo animale fermossi a dormire nel territorio degli Opici, i quali vivevano in borg ate: e per quegli

90

DELLJi GEOGRAFIA DI STRABONE

stranieri cacciaronli dalle loro s e d i, dove si stabilirono essi medesimi, e secondo il responso degli indovini sagriBcarono a Marte quel toro che il Dio [stesso ave* va dato loro per guida, quindi probabile che p e r qnesta cagione gli antichi li chiamssero col nome di minutivo Sabelli ( i ) : ma per u n 'a ltra cagione poi fu* rono nominati S an n iti, o, come dicono gii Elleni, Saunitu Alcuni raccontano eziandio che certi Laconi ven nero ad abitare insieme con l o r o , e che per questo poi i Sanniti furono sempre flielleni, e in parte si dissero anche Pitanati (i). P ar nondimeno che questa sia u n invenzione de Tarantini per lusingare quel popolo confinante con loro e molto p o te n te , e con ciliarsi cos una nazione che pu mandar fuori ottanta mila fanti e ottomila cavalli. fama che i Sanniti ab biano una beila legge e molto opportuna per muo vere alla virt. Perocch non possono i padri dare le proprie figliuole in moglie a chi essi vogliono^ ma Ogni anno eieggonsi dieci fanciulle e dieci giovani, e la mi gliore al migliore si d , poi la seconda di pregio al sec o n d o , e cos via via : e se mai qualcuno che abbia ricevuto tal prem io, mutandosi diviene malvagio, lo di chiarano infame e gli tolgono la moglie che gli fu data. Appresso vengono gl Irpini che sono anch essi San niti , ed ebbero il proprio nome dal condottiero della loro colonia j giacch i Sanniti chiamano Irpo il lu(i) Come chi dicesse': Piccoli Sabini. (i) Cio originarli da Pitan luogo della *L aconia, e forse parte di Lacedemone stessa. (E d it. frane.}.

LIBBO

QCINTO

9 I

po (i). Costoro sono contigui ai Leucani. medilerranei. Ma dei SanDti ci basti. A Caropani poi la fertilit del terreno stata cagione che le prosperit andassero del pari colle sventure. Perocch T e n n e r o a tanto lusso>| che si banchettavan fra loro e davansi lo spettacolo di molte paja di gladiatori, il cui numero veniva deter* minato dalla dignit dei convitati. E quando Annibale si fu impadronito di Capua che gli si arrese, e vi pose il suo esercito a svernare, lo eTeminarono tanto coi loro p iaceri, eh' egli ebbe a dire , come il vincitore correva percolo di soggiacere ai n em ici, giaCch i suoi soldati s erano tramutati d uomini in donne. Quando poi i Romani ebbero la vittoria , con molti castighi as sennarono i C am pani, ed all ultimo ne distribuirono a sorte il territorio. Ed ora sono felici vivendo in con cordia coi nuovi coloni (a); e custodiscono I antica di g n it , la grandezza e il valore delle loro citt. Dopo la Campania e la Sannitide sino ai L eucani, lungo il mare T ir r e n o , abita la nazione de Picenliui, piccola porzione staccata dai Picentini dellAdriatico, e trasferita dai Romani nel golfo Posidoniate che ora si dice Pestano (3). La loro c itt , 1 antica Posidonia che ora chiamasi Pesto, giace nel mezzo del golfo. 1 Sibariti
(i) Come ai Sanniti un to r o , cosi agl Irpini dicevasi che fosse stato condolliero u a lupo. (a) T*( Il latino traduce colente! concordam cum vicinis; ma oltre alla naturale significazione della voce , p ar evidente che qui si tratti dei coloni romani fra quali s era distribuito a sorte il territorio di Capua. (3) I l Golfo di Salerno.

ga

BELLA GEOGRAFIA DI STBABOHE , LIBRO QUINTO

n avevano piantato il muro sulla marina ^ ma quelli che rabitarono dopo trasportaronsi pi in alto, l a pro gresso di tmpo i Leucaiii tolsero quella citt ai Sba* r i t i , e i Romani ai Leucani. Finalmente da notare che Pesto insalubre a cagione del fiume che quivi presso impaluda. F ra le Sirenuse (i) e Posidooia avvi Marcina fondata d a' Tirreni e abitata dai Sanniti. L istmo cbe di quivi conduce a Pompeja ed a Noceria d non pi .che cento venti stadii. . ' 1 Picentini si stendono sino al fiume Silari ( 2 ) , che divide dal loro tei*ritorio 1 antica Campania. Raccontasi questa propriet dell' acqua di cotai fium e, che una pianta che vi si getti impietrisce, conservando per altro il suo colore e la sua figura. De Picentini fu metropoli Picenza : ma ora essi vivono in borgate , cacciati delle loro citt dai Romani dacch parteggiarono per Annibaie. Ingiunsero oltre di ci a quella popolazione che in luogo della milizia facesse gli ufBcii de corrieri e de messaggi, ci che fu pure comandato per le stesse cagioni anche ai Leucani ed ai Brezii. Fortificarouo inoltre contro di loro Salerno poco al di sopra del mare. Dalle Sireause al Silari vha duecento sessanta stadii.
(1) 11 Casaubono tiene p er fermo che sotto questo nome lau tore intende qui 1 A teneo, o Prom ontorio di Minerva. (a) Il SeU.

DELLA

G E O G R A F I A
DI STRABONE

LIBRO

SESTO

CAPO

PRIMO

Descrizione del patte de Leucani e dei BrezU. Leucani marittimi.


Leucani mediUrrane Antico governo di questi popoU. Primi confini del paese dei Brezii secondo Antioco j e secondo Strabone. Possedimenti dei Brezii sulle coste del mar Tirreno,

13opo la bocca dei Silari trovansi la Leucania e il


tempio di GiuooDe Argiva fondato da Giasone ^ ed a cinquanta stadii da quello Posidonia (i). Chi naviga di col trova T isola Leucosia divisa dal continente un picciol tratto di mare , e denominata cosi da una delle Sirene che fu portala a quel luogo dal mare in cui
(i) Ora Pesto.

g i

DELLA GEOGRAFIA DJ STRABOSE

es se , come raccontasi, si sono precipitate. Rimpetto a queirisola sta ua promontorio opposto a quello delle Sireiiuse , e forma con esso il golfo Posidoniate (i). A chi di quivi d volta s affaccia un altro seno contiguo, e dentrovi una citt. I Focesi che la fondarono la chia mano lela ; altri da una certa fontana che vi si trova la dicono Ella, e i moderni Elea. Furono poi di questa citt Parmenide e Zeuone ilosoG pitagorici. E parmt che per opera di questi due , od anche prima di loro, quella citt fosse governata con buone leggi; per le quali i suoi abitanti poteroa combattere coi Leucani/ e coi Posidoniati e riuscirne con vantaggio , quantunque fos sero inferiori di te rrito rio , e men numerosi. Costoro sono necessitati dalla sterilit del suolo di attendere per la maggior parte alle cose del mare , alPopera dei salsumi e ad altre siffatte occupazioni don de traggono la sussistenza. Antioco dice eh essendo presa F ocea da Arpago generale di Giro, que cittadini che poterono (2 ) mettersi in mare colle intiere famiglie, primamente navigarono sotto Creontiade a C im o ed a Messalia (3) 5 e che scacciati da que luoghi fondaron Elea ; il qual nome lo derivano alcuni dal fiume Eleeto.

(i) O ra Golfo di Salerno. 11 promontorio delle Sirennse di casi ora Punta della Campanella; e gli sta di rimpelto il Capo

della Licosa.
<2) Tis ^vtccftimc; e l interprete la tin o : Q uibuscum qua f a culiatum tantum esset. (3) Cio ; Alla Corsica ed a Marsilia. fiume Aleuto.

- L Eleeto

poi il

LIBRO SE ST O

Questa citt distante da Posidonia circa duecento stadi! ; e dopo di essa il promontorio Palinur. E di nanzi ad Elea stanno le Euotridi ; due isole con Inogbi atti a stazione di navi. i di l del promontorio Pali* nuro trovansi una ro c c a , un porto ed un fium e, tutti e tre collo stesso nome di Pixo. Fondatore ne fu Micito principe di Messina nella Sicilia ^ ma i coloni col venuti con lui se ne partirono poi di n u o v o , eccettuati sol pochi. Oltre Pixo il seno Lao (i), poi nn fiume dello stesso nome ed una citt , ultima della L eu c an ia, un poco al di sopra del m a r e , colonia de Sibari^ti, distante da Elea quattrocento stadii. T utta poi Ja spiaggia della Leucania ne conta cinquanta. Quivi presso il monu* inento di D racone, uno dei compagni di Ulisse , in torno al quale fu dato aglitaliani quell oracolo : verr

tempo che presso al dragone pietroso perir un gran popolo (2 ). Perocch ; popoli elleni che sono sparsi
nell Italia , ingannati dall oracolo , fecero una spedi zione in quelle p a r t i , e furono battuti dai Leucani. Lungo la spiaggia tirrena pertanto sono i luoghi finora detti dei L e u c a n i, i quali da principio non toccavano punto l altro m a r e , dove prevalevano iu vece quelli Elleni che occuparono il seno di Taranto.

(i) I l Golfo di Policaslro. (a) Cosi spiegano gli Editori francesi il verso dell oracolo : A k lti ftifi , -Air Ti La ver sione Ialina dice: Qud Braco Lajus e s t, rnultuni populi peri-

turum.

4)6

DELL GEOGRAFIA DI STHABOHE

prima che vi capitassero gli EIIeD non v erano punto L e u c a n i, raa i Goni e gli Enotrii tenevano allora qae luoghi. Dacch poi i S an n iti, cresciuti in gran m o ltitudine, ne discacciarono e i Goni e gli E n o tr ii, e condussero in quella regione nna colo nia di L e u c a n i, mentre gli Elleni occupavano amendue le spiagge del mare sino allo s tr e tto , per lun go tempo essi Elleni ed i barbari si fecero guerra. M a i tiranni della Sicilia, e pi tardi i Cartagi nesi che guerreggiarono coi Romani quando per la Sicilia, e quando p er la stessa I t a lia , danneggiaroa tutti coloro che abitavano in quel paesi. Dopo gli El leni . . . In progresso di tempo sottrassero poi molta parte anche del paese m editerraneo, avendo in ci cominciato fino dall et di T ro ia : e quindi crebbero tanto che denominarono Grande Eliade (i) cos quel paese come la Sicilia. Ora poi avvenuto che tutti que siti, fuor solamente T aranto, Reggio e Napoli, imbarba rissero , essendo posseduti parte dai Leucani, parte dai B rez ii, e parte dai Campani ^ bench da costoro sian posseduti soltanto di nome, ch nel vero poi li tengono i R o m an i, ai quali sono soggetti anch essi. Ma chi prende a descrivere la terra deve sporre le cose come sono al presente, ed in qualche parte anche ci ch'esse furono p rim a , soprattutto quando si tratti di luoghi iiluslri. Ora fin qui si parlato di que Leucani che sono attigui al mar tirreno : quelli poi che tengono le p ia(i) La Magna Grecia.

LIBRO

SESTO

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vince mediterranee abitano al di sopra del seno di Taranto. E si costoro come i Brezii e i Sanniti dai qnali procedono soggiacquero a tante svent 4i r e , cbe sarebbe difficile persino il determinare il luogo delle loro abitazioni. Perocch non ci resta ora di nessuna di quelle nazioni alcun pubblico avanzo : e le costumanze dei p a rla ri, delle a r m i, del vestire e delle altre cose consimili andarono in disuso ; oltrech nessuna delle loro abitazioni, considerata di per s e disgiunta dalle altre, ha qualche celebrit. Diremo pertanto in comune quelle cose che abbiamo racclte, non curandoci di separare i Leucani, abitanti i luoghi mediterranei, dai Sanniti loro vicini. Petelia (i) si tiene che sia la metropoli dei L eu c an i, ed abitata anche ai dv nostri da un numero considerevole di cit tadini. La fond Filottete fuggendo daM elibea per una sedizione che v' era nata ^ ed di s vantaggiosa posi zione , che una volta anche i Sanniti la munirono di castelli. Appartiene a Filottete anche T antica Crimisa cbe si trova appunto in que luoghi. Per Apollodoro nel libro Delle navi facendo menzione di Filottete dice
(i) Gredes comnoemente che 1 antica Petelia fosse dove ora SOQO Policaslro o Belcastro o Strongoli. Ma perch tutti questi luoghi si trovano in no territorio da Strabene medesimo asse gnato ai B rezii, come pot poi dire che quella citt era l me tropoli dei Leucani ? Alcuni vorrebbero leggere : o invece di Altri dice che Strabone confuse in una due Petelie, una delle quali, situata svX Monte delle Stel le, fu veramente metropoli dei Leucani. ( Edit.' frane. ).

S tmjmokMj tom. III.

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D E IX i. GEOGRAFIA DI TRBOnE

aiTermarsi da alcuni che costui, venuto su quel di Gro< tone fond il castello Crimisa, ed al di sopra di quello la citt di C o n a , dalla quale furono denominati i Coni di quella regione : e che alcuni spediti da lui ad Erica in Sicilia col troiano Egesto vi fondarono Egesta. V hanno poi in fra te r r a , Grum ento, V e rtin a , Calasarua ed altri piccoli luoghi a b ita ti, fino a Venosa eh una ragguardevol citt. Ma e questa e le altre che s incontrano dopo andando verso la C am pania, io le credo Sannitiche. Al di sopra di T uri sono i luoghi detti la Tauriana. Di schiatta Sanni tica sono i Xeucani : ma avendo ia guerra superati quelli di Posidonio ed i loro alleati, ne occuparono, le citt. D ordinario si governavano po polarmente ^ ma in t^mpo di guerra soleva eleggersi un re da coloro ai quali spettava lelezione dei magi strati. O ra poi sono Romani. Il restante della spiaggia fino allo stretto di Sicilia occupato dai re zii per lo spazio di mille e trecento stadii. Antioco nel suo libro intorno all Italia dice che quella fu la regione chiamata con questo n o m e , e che di quella egli scrive ^ ma che da prima denominavasi Enotria. Le assegna poi dalla parte del mar Tirreno quel medesimo confine che noi assegnammo al paese dei Brez i i , cio il fiume Lao ^ e verso lo stretto di Sicilia il territorio di Metaponto (i). Il paese Tarentino poi con tiguo al Metapontino lo considera come fuor dellIta lia , nominandolo lapigia. Risalendo a tempi pi anti(1) T o m di Mare.

LIBKO SESTO

Pg

chi citce che si chiamavano Enotrii ed Itali soltanto quelli che abitavan fra l'istmo e lo stretto. Ed questo istmo di cen to sessan ta s ta d ii, fra due s e n i, l Ippo* niate che Antioco diceva Napitino (i), e quello di Scilla. L a spiaggia del predetto paese dall istmo fino allo stretto di due mil stadii. P i tardi p o i , dice lo stesso Antioco, il nome d Italia e quel degli Enotrii si stesero fino alla Metapontica ed alla Siritide: percioc ch questi luoghi furono abitati dai C o n i, schiatta e n o tric a , ingentilita ; e quindi ebbero il nome di Co nia. E cosi egli disse semplicemente e scondo P usanza degli a n tich i, non ponendo veruna distinzione fra i Leucani ed i Brezii. La Leucaiiia pertanto giace fra la spiaggia del mar Tirreno e la sicila, da una parte dal Silari so al L a o , dall altra da Metaponto sino a T uri: e fra terra stendesi dai Sanniti sino a quel* listmo che va da Turi a Gerillo (2 ) vicino al Lao per lo spazio di trcent stadii. Al di sopra di costoro sdno; i firezii abitanti una penisola, dentro alla quale unaltra pensola compresa , che forma listtno tra il sno ScilJetico e l Ipponiate. La gente che vi abita ebbe il suo nome dai Leucani, i quali chiamano Brezii i disertori; e costoro appunto disertarono dai Leucani (a p p o i quali stavano da principio in qualit di pasto ri, pbi n ebbero per bont loro la libert) in quel tempo in cui Dione gueiTeggiando contro D ionigi, mise tutti
(i) II Golfo di Sartia Eufemia e il Golfo Squillace. (a) Cirella,

lO O

D E L L l OBOGRAFU DI STBABOHE

sossopra, gli noi contro gli altri. E queste cose dicia mo in generale dei Leucani e dei Brezii. Partendosi dal Lao la prima citt d e Brezii Te* mesa, che ora dicono Tempsa. Fondaronla gli Ausonii, poi 1 abitarono anche gli Etoli venutivi con Toante , quali furono poscia discacciati dai Brezii. E questi alla loro volta furono vinti da Annibaie e dai Romani. Avvi presso Temesa un monumento circondato da ulivi sal vatici , e sacro a Polite uno dei compagni di U lisse, il ^uale ucciso a tradimento dai barbari divent infesto a que luoghi ^ sicch gli abitanti circonvicini, secondo il responso di un certo oracolo, si sottoposero alPnsanza di pagargli un tributo. E di qui venuto il proverbio: Nessuno irriti 1 eroe di Temesa. Ma favoleggiasi poi che quando i Locresi Epizefiri presero quella c i t t , un certo Eutimo lottatore venne alle mani con Polite e lo vinse, e lo sforz a liberare quei popoli dal tributo. E dicono che di questa citt d i|T em esa fa menzione il Poeta ^ e non gi di Tamaso ( perocch v hanno queste due lezioni ) di Cipro , ove dice : In Temesa col rame ; e mostrano in fatti vicino a quella citt miniere di r a m e , che ora sono abban* donate. A Temesa tien dietro Terina (i), che fu distrutta da Annibaie per non averla potuta difendere quando egli ripar nel paese dei Brezii. Poi viene C onsenzia, metropoli di quella regione : e poco al di sopra di essa P a n d o sia , forte castello intorno al quale mor Ales sandro il Molosso^ ed anche costui fa tratto in inganno (i) Nocera.

LIBRO USTO

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dall oracolo di Dodona che gli ordin di guaHars^ dall Acheronte e da Pandosia: ed egli per fuggire da luoghi che sono nella Tesprozia con questi nomi, venne a perdere qui la vita. Il castello di Pandosia sta sopra tre v ertici, e gli scorre vicino il fiume Acheronte. Sag giunse quindi a ingannarlo anche quell altro oracolo che diceva : O Pandosia trivertice , un qualche giorno rovinerai molta gente ; il quale oracolo egli s imma gin che predicesse la rovina dei nem ici, non gi. de* suoi. Dicono poi che Pandosia fu u n tempo soggiorno dei re degli Enotrii. Dopo Gonsenzia Ipponio (i) fondata dai Locresi^ ma i Romani scacciarono i Brezii che lavevano poi occupata e le diedero il nome di Yibona Valenzia. E perch i luoglii circonvicini sono belle e fiorite praterie, credono che Proserpina andasse col dalla Sicilia per cogliere fiori, e che di qui poi sia venuta 1 usanza alle donne di quel paese di coglier fiori e intrecciarne c o ro n e , sicch ne giorni festivi stimano cosa da vergognarsi il portar corone venderecce. Avvi col un arsenale che vi fabbric Agatocle tiranno della Sicilia quando simpadron di quella citt. Chi poi naviga da Yibona verso il porto d E r cole vede le estremit dell Italia che cominciano a dar volta inclinando a occidente ^ quelle s intende che sono presso allo Stretto. Lungo quel lido giace Medam a , citt de Locresi m edesim i, che ha comune il nome con una gran fo n te , cd ivi presso un arsenale denominato Emporio. Trovausi pare col il fiume Me() Moni Leone,

la s

SELLI GEOGBAFIi DI STRABOHE

tauro, ed una stazione di navi che porta lo stesso nome. Stanno poi dinnanzi a quella spiaggia le isole de Liparei, distanti dal fiume duecento stadii: alcuni le chiamano isole d'Eolo , e dicono che sono quelle di cui Omero fa menzione nellOdissea. Sono sette in numero, ed in pieno prospetto a chi le guarda dalla Sicilia o dal continente presso Medama: ma noi ne terremo discors quando par leremo della Sicilia. Dal fiume Metauro un altro Mctauro (i)... Quivi tien dietro il promontorio Scilleo, masso altissimo che fa penisola in mare , ed ha un piccolo istmo a cui pu approdarsi da tutte due le parti. Anassilao tiranno de Regini fortificollo contro i T irre n i, facendone una stazione di navi ^ e cos imped che i corsari attraversassero navigando lo stretto. Perocch gli si accosta anche il Cenis (2 ) distante duecento cin quanta stadii da M edam a, rendendo anguste le ultime estremit dello stretto , di contro al promontorio della Sicilia detto Peloro. Questo uno dei tre capi che fanno essere triangolare quelPisola^ e accenna alloriente d estate, mentre il Cenis invece guarda all occaso 5 di modo che questi due promontorii sono in certo modo contrapposti fra loro. Dal Cenis fino al promontorio Posidonio, vai quanto dire fino a Colonna di Reggio, lo stretto ha un picciol varco di circa sei stadii per
(l) ' A o 5
M lT itifli w c ra fii, M truvfcs'

Cosi il lesto. G li E dit. frane, non riconoscono qui lacuna di sorta,


e trad ucono : Dopo il fiu m e M elauro trovasi un altro M etauro, e tengono che il p rim o dei due fiumi a cui

S trab one d il n o m e di M etauro possa essere il m o derno Pacolino.

(a) Probabilm ente Torre del Cavallo.

LIBRO SESTO

Io 3

lunghezza, e poco pi n largo il tragitto dov esso per altro pi angusto. Da Colonna poi fino a Reggio contansi cento stadii, allargandosi gi quivi Io stretto a chi naviga verso il mare esteriore e d o rie n te , detto m ar di Sicilia. C A P O II.
Descrizione d tarkorii Seggio, Locri^ Crotone, Sibari, Turi, Eraclea t Siri Metaponto,

Reggio nna citt fondata da Calcidesi, i quali si dice che, secondo un certo oracolo, essendosi in tempo di carestia decim ati, cousacraronsi ad Apollo , poscia da Delfo si trasferirono in Italia , pigliando seco anche alcuni altri che abitavan col. Al dire dntioco poi i Cai* cidesi furono chiamati dai Zanclei) e il capo della loro colonia fu Autimnesto. Furono di quella colonia anche alcuni fuggiaschi della citt di Messene peloponnese, costretti a lasciare il proprio paese da coloro che non vollero dare veruna soddisfazione ai Lacedemoni della violazione di certe fanciulle avvenuta in Limna. Queste fanciulle essendo mandate a compiere un sacro rito erano state manomesse dai M essenii, i quali avevano anche uccisi quanti erano accorsi per d ar loro aiuto. 1 fuggitivi pertanto essendosi ricoverati a M acisto, m andarono a consultare 1 o raco lo , per interrogare Apollo e Diana se loro fosse lecito punire coloro che li avevano offesi \ e per domandare eziandio qual ter mine potrebbe avere la loro sventura. Apollo pertanto

lo 4

D E L U . G E O G H iF U S I STRABONE

ordin che andassero insieme coi Calcidesi a Reggio, e quivi rendessero grazie alia sorella di lui ; aggiungendo chessi non erano gi sventurati, ma che s 'e ra n o invece salvati ; perch eviterebbero di perire insiem colla pa tria , la quale doveva essere in breve distrutta dagli Spartani. Ed essi ubbidirono. Quindi i capi dei Regini, 6 no ad nassilao, furono sempre della stirpe dei Mes> senii. Antioco poi dice che tutta quella regione fa primamente abitata dai Siculi e dai M orgeti, i quali in progresso di te m p o , essendo cacciati dagli E n o trii, passarono nella Sicilia. E dicono alcuni che da questi Morgeti prese il suo nome anche la citt di Morgan* zio che si trova col. F u poi la citt di Reggio fortis sima , ed ebbe parecchie terre sotto di s , e fu ba luardo delP isola cos anticam ente, come anche ai di n o s tri, quando Sesto Pompeo indusse la Sicilia a ribellarsi. E fu denominata Reggio pel c a s o , come dice E sch ilo , a cui soggiacque un tempo quella con trada : perocch e questo poeta ed anche alcuni altri affermano la Sicilia ssere stta per forza di tremuoti staccata dal continente ( i ) . E ne fan congettura dagli accidenti osservati ne luoghi vicini all Etna , e in altre part della Sicilia, ed a Lipari e nelle isole circonvicine. Ed anche da ci che si' vede nelle Pitecuse c nel continente che sta di fronte a quelle isole si pu ragionevolmente conchiudere che questo disgiungimento sia realmente avvenuto. Ora poi dicono
(i) Dalla voce greca iw iffn y y v fn { aporrengumi ) si deriv

T ily n , (R eggio).

u s u o SMTO

io5

eli essendosi aperte le bocche per le qaali sollevasi il f a o c o , e le masse di iGamrae e di acqua sprigio* n a n s i, la terra circonvicina allo Stretto non soggiace se non di rado a trelnaoti ^ ma una v o lta , quando erano chiuse tutte le aperture nella superficie del s u o lo , il fuoco ed il vento che si trovavan costretti sotterra producevano gagliarde scosse; di modo che urtati e riurtati que luoghi dalla forza dei venti, si disgiunsero : dividendosi ricevettero fra mezzo 1 nBO e l altro mare ; si q u e s to , come quello che trova col frapposto alle altre isole. Perciocch sono dis> giungimeuti di terra anche Procida e le Pitecuse e Caprea e Leuca e le Sirenuse e le Enotridi. Alcune poi emersero dal m a re , ci che anche al presente spesse volt interviene : perocch quelle che sono nelP alto delle acque probabile che siano appunto surte dal fon do ; quelle invece che stanno innanzi a promontorii, o che sono divise dal continente per uno stretto frapposto, pi ragionevole a credere che ne siano state divette. Del resto se cotal nome siasi dato a quella citt per la detta cagione, o piuttosto per la sua propria bellezza, per la quale i Sanniti abbiano voluto quasi nominarla con^ latino vocabolo citt regale ( giacch i cap dei San niti partecipano della rom ana cittadinanza, e adope rano per lo pi il parlare latino ) lascer eh altri con sideri da qual parte in tal controversia si trovi la ve rit. Q uesta citt cos illustre , la quale aveva m andate colonie in molte altre, e prodotti parecchi uomini egre* g , gli uni nelle cose della politica, gli altri nella dot trina , raccontasi che la distruggesse Dionigi, poich

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DELLA GBOOKFU DI STRABONE

i Regini avendo egli richiesta loro una fancinlia in isp o sa, gli avevano offerta la figlia d 'u n littore. 11 gliuolo poi di quel tiranno ne ristaur ana parte, chia mandola Febia. Al tempo di Pirro il presidio dei Cam pani uccise ad inganno la maggior parte dei cittadini. Poco prima delle guerre dei Marsii anche alcuni tremuoti atterrarono m d ta parte delle case; ma finalmente Cesare Augusto, dopo avere scacciato Pompeo dalla Sicilia, vedendo questa citt manchevole d abitanti, vi lasci una colonia tolta dalla propria sua fiotta^ sicch ora convenevolmente popolata. Chi naviga da Reggio verso levante per lo spazio di cinquanta stadii trova quella estremit che dal colore denominarono Leucopetra (i), nella quale dicono che fi nisce il monte pennino. Quinci seguita il promon torio d Ercole eh l ultimo verso il mezzogrorno , e chi d volta a quel capo naviga subito col vento di Li< bia fino al lapigio ; poi va smpre pi declinando verso settentrione e occidente sino al golfo Ionio. Dopo, il promontorio d Ercole trovasi quello di Lo cri detto Zefirio (a) ; e questo nome l dato perch ha il porto esposto ai venti occidentali. Seguita poi la citt detta Locri Epizefiria, perocch i suor abitanti sono una colonia di que- Locresi che stanno nel golfo Criseo condotti col da Evanto poco dopo la fondazione di Crotone e di Siracusa. Per singanna Eforo dicen(i) Cio Pietra bianca; ed h probabilm ente il Capo detF Armi. {fl) Capo Bruttano.

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SESTO

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do che sono una colonia dei Locresi Opanzi. Costoro a d u n q u e, dopo avere abitato per tre o quattro anni in Zefipo ) trasportarono quivi la loro citt , cooperando a ci anche i Siracusani. Ed quivi la fontana Locria^ dove i Locresi piantarono il loro accampamento. Da Reggio a Locri v'hanno seicento stadii ^ e questa citt posta sopra n n declivio detto Esopi. Credesi che questi Locresi siano stati i ^rimi a va-* lersi di leggi scritte; ma dopo essersi per gran tempo ottimamente governati, Dionigi (i) cacciato da Siracusa li oppresse eoo ogni scelleratezza : perocch introducen* dosi nelle stanze dove le giovani fidanzate abbigliavansi per le nozze, usurpava i diritti degli sposi. Raccoglie va a' suoi festini le pi belle e costringevate a correr n ude dietro ad alcuni piccioni lasciati liberi senza che loro si fossero tarpate le ali ; e qualche volta per mag> gtor vituperio voleva che si allacciassero sandali inu guali, luno alto laltro basso, e che cos inseguissero le colombe. Ma pag poi il 6 0 quando ritorn in Sicilia per ricuperarne la signoria. Ch intanto i L o c r e s i, scacciatoci presidio, si fecero liberi, e tennero in loro balia la moglie e i figliuoli di lui ( s intendono le due figliuole, e il pi giovine dei maschi eh era per gi un giovinetto ; P altro per nome Apollocrate com batteva insieme col padre nell impresa del ritorno pre detto ) ; e sebbene Dionigi medesimo e i Tarentini per lui facessero grandi istanze affinch, sotto quelle con dizioni che pi volevano, consegnassero que prigio(1) Dionigi il giovine, l anno 357 prima dell E. V.

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D E L U GEOGKAFI DI STRBOIfE

n ie ri, non mai consentirono, ma vollero piuttosto so stenere l'assedio e la devastazione del territorio. Il loro astio si fece manifesto principalmente- contro le figliuole del tiranno ^ giacch dopo averle vituperate le stran golarono, poi ne abbruciarono i corpi, e Fossa macinate dispersero nel mare. Eforo menzionando le leggi scritte dei L o cresi, le quali Zaleuco raccolse dalle consuetudini dei C retesi, dalle Laconiche e da quelle degli A reopagiti, dice che tra le prime novit da Zaleuco introdotte v'ebbe questa, che mentre gli antichi afBdavano ai giudici il determinare la pena sopra ciascun delitto , egli la determin nelle leggi stesse: considerando che le opinioni dei giudici an che intorno agli stessi delitti potrebbero non essere sera* pre le stesse come sarebbe pur necessario che fossero. Lo loda altres per avere proposte semplici ordinanze so pra i contratti. Aggiunge poi che i Turii avendo voluto col tempo mostrarsi pi sottili in queste m aterie, ne divennero bens pi celebri, ma non per altro pi J)uoni : perocch non hanno buone leggi coloro i quali ne van facendo per tutto ci che gli accusatori possono im m aginare, ma bens coloro che osservano costantemente le stabilite. Per disse anche P iatone: Dove sono molte leggi ivi sono anche molti litigi, e malvagi costumi ; in quella guisa che dove sono molti medici verisimile che v'abbiano anche molte malattie. Il fiume Alice che divide il territorio di Reggio dalla Locride corre lungo una profonda convalle, ed ha que sta p articolarit, che le cicale sulla riva Locrese stri dono , su quella di Reggio non hanno voce ^ del che si

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congettnra ^ e $ t a essere la ca g io a e , che le tin e si tro rano in un luogo om broso, sicch le loro membrane umide sempre non si distendono mai ; mentre alle al tre per essere soleggiate si stirano e diventano simili al c o r n , sicch poi n esce il suono come da naturale stromento. Solevasi una volta mostrare appo i Locresi la statua del citarista Euaom o con una cicala seduta sopra la cetra. Timeo poi racconta che una volta questo Eunom o ed ristone di Reggio ebbero gara in Delfo di preminenza. Aristoae pregava i Delfii che favorissero a l a i , affermando che i suoi maggiori erano stati a ser vigi del D io , e di quivi poi avevan guidata una colonia in Italia : ma Eunomo diceva che a quei di Reggio noni s apparteneva pnto il contender di c a n to , quando appo loro erano senza voce persin le cicale, che pur so no l animale che pi di tutti provveduto di voce. Piacque tiulladimeno ristone ed ebbe speranza della vittoria ; ma poi vinse E u n o m o , e pose nella sua pa tria la statua gi detta : perch essendoglisi rotta nel certame una corda della cetra, una cicala venne a po* earvisi e ne suppl la voce. II pase mediterraneo al di sopra di queste citt occupato dai Brezii: e quivi sono la citt di Mamerto, e quella selva Sila che produce la miglior pece che si conosca, detta pece Brekia; ricca di piante e dacqua, e lunga settecento stadii. Dopo Locri trovasi un fiume chiamato con nome femminile Sagra ^ e lungh esso le are del D ioscuri, presso alle quali dieci mila Locresi con alcuni di Reg gio , venuti alle mani contro cento trenta mila Croto

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DELLA CEOGRAFU DI STRBQNK

n l a t i , Bc rportaron vittoria ^ d onde poi venne il pro verbio solito dirsi agl increduli : pi vero che le ese di Sagra. Alcuni v aggiungono eziandio, il por t e n t o , che quella vittoria fu in quel medesimo giorno annunziata in Olimpia dove si celebrava un certame^ e la notizia diffusa con tanta celerit si riconobbe poi vera. Dicono inoltre che quella rotta fu cagione ai C rotonati, che non potessero fu r a re pi a lungo, pel gran numero delle persone chivi lasciarono morte. Al di l delia Sagra Caulouia fondata dagli Achei, e chiamata primamente Aulonia per essere situata den tro una valle (i). O ra d eserta; perocch i suoi abi tanti furon cacciati dai barbari nella Sicilia , dove fon darono quella citt che quivi pm-e conosciuta sotto il nom e di Gaulonia. Appresso viene Scilleaio colonia di quelli Ateniesi che seguitarono M enesteo, ed ora si chiama Scilacio (2)1 I Grotoniati ne possedettero un tempo il territo rio , ma Dionigi ne assegn una parte a quelli di Locri. Dal nome della citt si disse Scilletico anche il golfo, il quale insieme coll Ipponiate for ma listmo di cui abbiam gi parlat. Dionigi intraprese anche di murare quellislm quando era in guerra con tro i L e u c a n i, per rendere sicuri ( diceva ) dai barbari eh eran fuori dcUistmo coloro che vabitavano dentro; m a nel vero poi perch avrebbe voluto impedire ai
(1) Aulonia viene da Aulona ( vAFit ) cbe >q greco signi fica valle. Questa citt poi era presso a poco dove ora fe Castel Vetere. Il vero sito della Caulonia di Sicilia non si conosce.

(a) Squillace.

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SESTO

III

Greci confederati di comunicare gli uni cogli a ltr i, e padroneggiare cosi pi liberamente quei dentro : ma s levarono quei di fuori a impedirgli di effettuar qu tl disegno. D opo Scillezio viene il paese Crotoniate coi tre pro m ontoni de Iapigi ; poi il Lacinio luogo sacro a Gi* none, ricco una volta e pieno di voti. Ma le distanze di questi luoghi non si potrebbero esattamente determinare. In generale per Polibio assegna due mila e trecento stadii dallo Stretto fino a Lacinio ; di quivi al promon* torio lapigio settecento: questa la cos detta boc ca del golfo di Taranto. Il.golfo stesso p o i'h a un ragguardevol circuito, di duecento quaranta m iglia, al dir del Corografo. Artemidoro dice invece chesso di tre cento ottanta miglia, a giudicarne dal tempo che vim piega uno spedito viaggiatore(i)^ ma in questo egli non comprende la misura della bqcca del golfo. Questo accenna al levante invernale^ e il suo principio il promontorio Lacinio. Chi avesse dato volta a questo promontorio trovava subito alquante citt che un tem po furono degli Achei, e delle quali nessuna pi rimane, eccettuata sol T aran to : ma nondimeno per la celebrit c hanno avuta ci conviene parlare della maggior parte di esse. La prima era Crotone a cento cinquanta stadii dal promontorio L a c in io , dove sono il fiume ed il p o rto Esaro , poi un altro fiume chiamato Neeto ^ ed fama che queste denominazioni fossero derivate tutte
(i) I n questo luogo mancano alcune voci al periodo nel testo greco , ed alcun* altre son'o d incerta lezione.

Ita

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOirB

da qaalcfa avreoimento. Perocch dicono che aleni Achei stali alla spedizione di Troia , errando qua e l approdarono a questi luoghi per pigliarne notizia ^ e che quivi le donne troiane che navigavan con loro spiando un momento in cui le navi erano vte d 'u o mini le incendiarono, come quelle eh erano stanche di navigare ^ e cosi quella gente fu necessitata di fermar quivi la sua sede, dove* per altro vide eziandio la terra essere molto buona ; e dove poi essendo pervenuti pa recchi altri compatriotti dei primi e fermatisi anchessi, fondarono molte abitazioni alle quali imposero d'ordina rio nomi conformi ai siti troiani : ma il fiume Neeto ebbe il suo dalP incendio (i). Del r e s to , Antioco dice, che*'avendo T oracolo ordinato agli Achei di stabilirsi a C ro to n e , Miscello prese terra in quel sito per esplo rare il paese ^ e vedendo che v' era gi in que din torni fondata Sibari presso al fiume dello stesso no me, gli parve che fosse da preferire : quindi se ne ven ne di nuovo all'oracolo e domand se fosse lecito di fermarsi (2 ) a Sibari invece che a Crotone ; ma il Dio a lui eh era per caso gibboso diede questa risposta : O Miscello dal rattratto dorso , cercando Valtrui corri

alla tua rovina e perdi vanamente il tempo ; prendi


(1) Da navi, e da i r ^ 7r abbruciare. (2) L autore usa il verbo tanto rispetto a Sibari quanlo rispetto a Crotone : ma non v ha dubbio ( e lo dice Strabono s te s s o ), che Sibari era gi fondata { S itt e p er il verbo pare che abbia qui il senso di mettersi ad abitare un luogo gi fondato, auzicb quello di fondarlo di nuovo. (E d it frane.)

LORO SKSTO

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ijuello che t destinato. Ritornato perci dall oracolo


n and a C ro to n e , cooperandogli anche Archia appro dalo per caso col mentre andava a fondar Siracusa. E al dire di Eforo , prima di lui abitavan Crotone i Iapigi. -Pare che questa citt coltivasse le arti della guerra e i certami solenni ^ sicch avvenne che in una stessa Olimpiade , i sette che nello stadio primeggiarono so* pra gli altri furono tutti C roto niati, d onde poi pare che siasi detto a ragione che l ultimo dei Grotouiati era il primo degli altri Elleni ^ e di qui anche ve nato il proverbio ; Pi salubre di Crotone ; argomen tandosi dalla quantit degli atleti, che quel luogo abbia qualcosa di favorevole alla salute ed allo sviluppamento dei corpi. Per quella citt ebbe moltissimi vincitori in Olimpia ^ pure non dur poi gran tempo , a mo tivo di quella gran rotta per la quale perdette u a tanto numero d uomini lungo il Sagra. Accrebbero la fama di questa citt anche i molti Pitagorici che pro dusse , e quel Milone che fu il pi illustre degli atleti e fu discepolo di Pitagora vissuto gran tempo in Cro tone. Raccontasi che una volta pericolando una colon na nella sala dove i filosofi si adunav ano, Milone sot tentrato al peso ehessa portava, salv tutti quelli chivi erano , e poi si sottrasse anch egli alla rovina : se noa che poi confidando troppo in questa sua forza pro babile ch egli trovasse quella fine della vita che ne raccontano alcuni. Dicono dunque che viag'giando egli una volta per una selva profonda, usc per gran tratto della solita via finch trov un grosso tronco nel quale
S tujbosej tom. JU.
. ff

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DELLA EOGRJtriA DI STAAHONE

erano piantati de cunei. Quivi egli cacci neUa Fendi* tura le mani ed i piedi sforzandosi di spararlo al tutto, m a la sua forza bast solo a far s che i cunei cades sero fuori dell' aperta fessura ; ed allora subitamente le due parti del tronco accostandosi Io tennero imprigio nato , sicch rimase col preda alle fiere. Duecento stadii lontano sta Sibari, un altra colonia di Achei in mezzo a due fiumi, Gratide e Sibari (i). F on datore ne fu Iseliceo, e si condusse anticamente a tanta felicit che signoreggi quattro vicine nazioni ed ebbe soggette venticinque c i t t , trasse in campo trecento mila uomini contro i G rotoniati, e colle sue abitazioni empieva un circuito di cinquanta stadii lungo il Grati. M a nel lusso e nell alterigia lasciaronsi gli abitanti spo gliare di ogni felicit dai Grotoniati nello spazio di set tan ta giorni (i) ^ i quali avendo presa quella citt vi di rizzarono il corso del fiume e la sommersero : e dopo d allora sol pochi sopravvissuti a quella rovina vi si congregaron di nuovo ad abitare. Ed anche questi col tem po furono dispersi dagli Ateniesi e dagli altri Elleni^ i quali ess;ndo venuti col per abitare insieme con e s s i , conosciutili uomini affatto spregevoli se li resero schiavi, e tram utarono la citt in un altro luogo vi cino , denominandola T u ri da una sorgente di cotal nome. L acqua del Sibari fa i cavalli om briosi, e perci ne tengon lontane le torme. 11 Gratide invece fa si che
( ) Orati e Cachile. ( Edit. frane. ) (a) L epitome dice in nove 'girni.

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STO

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gli nomini lavandovisi diventino o biondi o bianchi di capegli, ed medicina a parecchie malattie. In quanto a T u r ii, dopo avere avuta per lungo tempo buona fo rtu n a, furano fatti schiavi dai Leucani ^ e questi poi essendo oppressi dai Tarentini (i) ebber ricorso ai Homani, che vi mandarono coloni per supplire allo scarso numero degli abitanti, e denominarono Copia quella citt. Dopo Turi s'in co n tra il castello Lagaria fondato da Epeo e da' F o cesi, dove si fa il vino Lagaritano dolce e delicato, e tenuto in gran pregio da'medici; sebbene anche quello di Turi sia in fama. Incontransi poscia Eracleopoli (a) poco al di sopra del mare ; e due 6 umi navigabili, lciri ed il Siri, lungo il quale v ebbe gi una citt troiana detta Siri anchessa; col tempo aven*

(i) Il testo dice:

cT ^

e questo

Ki/mt grammalicalmente deve riferirsi ai Leucaoi. Aggiungasi


che avendo gi detto lAutore che i Turii erano stali fatti schiavi ( ) dai Leucani, par che di loro, come nazione, non dovesse pi parlare. Vero t che la storia dice che verso lanno aS t avanti lE. V. i Turii assaliti dai Tarentini ricorsero ai Romani ; ma forse in questo caso debhons! intendere non i Turii primitivi , ma i Leucani divenuti padroni di Turi. Que sto mi pare che possa dirsi a sostegno della lezione ordinaria. TuttavoUa gli Edit. frane, riferiscono T ai T u rii, e so spettano co ir Heyne che il testo sia alteralo. Dopo di loro per altro anche il Falconer tenne contraria opinione lodando il Mazochio che traduce : Cum T a ren tin i T hurium illis ( Leucanis ) eripuissent. {i) Policoro. I fiumi sono il Sinno e VAcri. ( Edit. fran. )

I l6

DEIXA G E O C K IFU S I STRABONE

do ivTarentini fondata E raclea, Siri divenne larsenale Diarittimo degli Eracleoti. Questo luogo distante da Eraclea ventiquattro stadi!, e da Turi circa trecento trenta. Del soggiorno de Troiani in questo luogo re> cano in prova il simulacro di Minerva Iliaca cbe quivi si trova innalzato, il quale poi dicono che chiuse gli occhi, allorch gllonii avendo espugnata la citt strap parono dal suo altare alcuni che vi stavano in atto d snppliclievoli. Perocch questi lonii venutivi ad abitare per fuggire la signoria dei Lidii presero a forza quella citt occupata allora dai Troiani ( i ) , e la chiamarono Polieo : ed anche oggid suol mostrarsi quel simulacro cogli occhi chiusi. Certo cosa ardita il sostener que sta favola , che non solamente quel simulacro siasi ve duto chiudere gli occhi ( come suol dirsi che quello di Troia volt addietro la faccia quando fu violata Cas sandra ) , ma il mostrarlo anche al presente cogli occhi socchiusi : ed molto maggiore ardimento l asserire che sieno il vero simulacro troiano tutte quelle statue che sotto questo nome sono accennate da alcuni scrit tori. Perocch e in Roma e in Lavinio e in Luceria ed in Siri avvi una Minerva chiamata Ilia c a , come se da Troia vi fosse stata trasferita. E d anche T ardimento delle donne troiane lo portano in giro e lo dicono av-

(i) Cos gli Edit. frane, con uoa probabile correzioDe del le sto , la cui ordinaria lezione occupata da abitanti autoctoni ( w i \ f m vT 0x^itit irmi ) , ci che non potrebbe conciliarsi colla tradizione di abitatori troiani. Il Goray ed alcuni altri leggono t i t dei Coni.

unno SK STO

Tenuto in parecchi looghi, e cosi gli tolgono fede seb

bene sia possibile. Alcuni poi dicono che Siri e Sibari sul T eutranto furono fondate da quei di Rodi. Antioco aSferma che guerreggiando i Tarentini contro i Turii (capitanati da Cleandria esule di Lacedemonia) pel possedimento di S ir i, all ultimo si pacificaron con loro sotto queste condizioni, che la citt fosse abitai* comunemente dai due popoli, ma che la co Ionia per altro si considerasse dei Tarentini ^ la quale p o i , cambiando e nome e lu o g o , si disse Eraclea. Appresso trovasi Metaponto a cento quaranta stadii dalla stazione navale di Eraclea. E la fanno fondata da Pilli navigati col da Troia con Nestore 5 dove poi dicono che furono tanto arricchiti dalla coltura del suo lo , che consacrardo in Delfo una messe d oro ( 1). Di questa origine adducono in testimonio il rito con cui i Metaponzii solevano placare i Neleidi^ ma la loro citt iu distrutta poi da Sanniti. Secondo Antioco essendo rimasto quel luogo deserto fu Mppolato da alcuni Achei , chiamati col, da Sibariti loro compatriotti per lodio che portavano 9! Tarentini ( i cui maggiori aveta n o a a tempo discaicctati gli Achei dalla Laconia), af-

(1) &i(( x fv * - Alcuni int^n^ono un manipolo di spiche od almeno una spica d o r o ; altri una statua d oro rappresentante la State. - 1 Neleidi poi menzionati subito dopo furono dodici figli di Meleo, uccisi tutti da E rcole, tranne il solo Nestore. Pare dunque che i Metaponzii, recando la propria origine a Ne sto re , celebrassero con periodiche solennit la memoria de suoi infelici frateUb ( Edit. frane. ).

1t 8

D E t L i eK O G lU F U

STS.BOME

fincb D o n s impadronissero di quel sito tanto vicino a Taranto. Essendo due le citt (M etaponto e Siri) pia vicine a Taranto che a S ib a ri, i nuovi coloni prescel sero la prima per consiglio dei Sibariti, i qali dissero loro come qualora avessero Metaponto possederebbero anche Siri-, ma che seglino invece si volgessero a questa c itt , Metaponto cadrebbe in potere dei Tarenlini che gli stanno da lato. In progresso poi di tempo avendo guerra questi nuovi abitanti contro i Tarenlini e con tro gli Enotrii situati alcun poco al di sopra, fecero la pace sotto condizione che loro restasse quella porzione di paese che serviva di conGne tra lItalia dallora e la Japigia. Quivi poi favoleggiano alcuni che avessero luogo le avventure di Metaponto, della pri^ioni<?ra Menalippe e di Beoto s u q fglio. Ma Antioco dopinione che la citt di Metaponto si dicesse da prima Meta* bo , e che solo pi tardi cambiasse quel nome ^ e che Menalippe non venisse a questa citt ma a D io , come attestano e il monumento di Metabo , e il poeta Asio il qual dice che / wvenente Menalippe partor Beo-^ to nelle case d i Dio 5 come se a questa citt, non a Metabo , foss ella stata condotta. Fondatore di Metaponto fu Daulio tiranno di Crissa vicina a Delfo ^ siccome Eforo dice. Corre poi anche,unaltra opinione, che lo spedito dagli Achei a popolare quel luogo fosse Leucippo ^ il quale avendo ottenuto da Tarentini di poter occupare quel sito per un giorno e una n o tte , noi volle pi restituire ; e quando gliel domandavan di giorno rispondeva di averlo chiesto e ottenuto aacbe

L IM O

SESTO

I 19

p e r la notte seguente ; e se nel richiedevan di n o t t e , dice\^a d'averlo anche pel d successivo. Vengono appresso T aranto e la Japigia , di cui par leremo dopo avere passate in rivista le isole situate rimpetto all Ita lia , come richiede il disegno che ci sia mo proposto : perocch abbiamo usato 6ora di ag giunger sempre alla descrizione de singoli paesi quella delle isole loro vicine. E per avendo ora descritta sino all estremo confine 1 Enotria che sola fu dagli antichi denominata Ita lia , dobbiamo osservare I ordine con sueto trasferendoci alU Sicilia ed alle isole che le stan n o d intorno. C A P O III.
Dtserione detta SieUia. w Sua figura triangolare. Sue'coste. Della parte inuma deU itola. Sua firtiV. Sue partieolarit.

la Sicilia di figura triangolare, doqde anticamente fu detta T rin a c ria , e poscia Trinacia con nome di maggiore dolcezza. La sua figura finisce in tre punte : quella di P e lo ro , che guarda a Ceni ed a Colonna di Reggio, e foroMk lo Stretto : quella di Pachino che spor ge verso levante e, cinta dal mar di Sicilia, guarda verso il Peloponneso e il canale che disgiunge Creta dal Peloponneso medesimo : la terza quella che sta rimpetto alla L ib ia , . e accenna alla Libia stessa ed al ponente invernale, e dicesi Lilibeo. Di questi lati finienti cos in queste tre punte , due s incurvano mez*

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DEIXA eEOftRiFIA DI STRBONE

zanatnente alP indentro ; ma il terzo si sporge invece in arco dal Lilibeo al Peloro', e , maggiore degli altri, si stende per mille e settecento stadii, o per mille e settecento v e n ti, come Posidonio asserisce. Degli altri due poi quello cbe va dal Lilibeo a Pachino mag giore dell altro ^ e cos il pi piccolo di tutti quello lungo lo Stretto e lItalia da Pcloro a Pachino: esso di mille e cento trenta stadii. La periferia, costeggiata per mare, Posidonio la fa di quattromila e quattrocento stadii. Ma nella Corografia le distanze segnate parte a parte ed a miglia riescono ad una somma maggiore. Dal capo Peloro a Mile venticinque miglia ; altrettanti da Mile a Tindari ; di quivi ad Agatirso trenta ; da Agatirso ad Alesa altrettanti, e trenta anche di quivi a Cefaledio : e queste sono piccole citt. Da Cefaledio al fiume Imera che scorre pel mezzo della Sicilia diciotto; poi fino a Panormo trentacinque ^ trentadue da Panor^ mo all emporio degli Egestesi ^ e di quivi al Lilibeo trentotto. Superato questo promontorio e andando lun go ilfianco contiguo trovasi Eraclea a sei t a n t a c i i M j u e miglia ^ di quivi all'emporio dgli Agrigentini venti, e altri venti a Cdmarina ^ da questa citt a Pachino cin quanta. Da questo promontorio sul terzo fianco n o a Siracusa sono trentasei miglia ; a Catana sessanta ^ poi a Tauromenio trentatr , e da Tauromenio a Messin trenta. Viaggiando invece pet terra da Pachino a Pe ler la Corografia annovera cento sessantotto miglia ^ e da Messina al Lilibeo lungo la Via Valeria trentacinque. Alcuni, come Eforo, hauno detto pi semplicemente che la periferia di ciqqae giorni e cinque notti.

I n n o ' SKSTO

la i

Posidonid Volendo determinare climi (i). della Sioili> coliocaal settentrione il Pel oro ^ al mezzogiorno il Lilibeo, a\ levante Pachino. Siccome poi i climi sono compresi in una figura di parallelogramma, ne viene di necessit che i tringoli inscrittivi d e n tro , e princi palmente gli scaleni, e quclK che non hanno alcun lato parallelo ai lati del parallelogramma, non possono servire, a motivo della loro obliquit, a determinare L climil N ondim eno, rispetto alla Sicilia, potendosi dire chi: il'capo Peloro, situato al mezzogiorno d'Italia, il punto pi settentrionale dell isola , pu argomentarsi eziandio, che tirando una linea da Pelro a Pachino accennerebbe nel tempo stesso al levante ed al setten* t r io n e , e formerebbe il fianco lungo lo Stretto. Ma bi O^na supporre una piccola svolta verso il levante din verno^ tale essendo la positura della spiaggia da Cata na fin a Pachino. Il tragitto poi da Pachino, alla bocca deli' Alfeo di quattro mila stadi! : e quando Artemidoro asserisce che da Pachino al capo Tenaro v han no quattro mila e seicento stad ii, e mille cento ses santa dallAlfeo a Pamiso, parmi chegli non vada d ac cordo con s medesimo , avendo egli gi detto che da Pachino all Alfeo sono quattro mila stadii. Ma una linea condotta da Pachino al Lilibeo, eh pi occidentale di Peloro , s avanzerebbe anch essa m olto obliquamente dal mezzogiorno al p o n en te, guar dando in un medesimo tempo il levante ed il mezzo giorno, iti parte bagnata dal. mar di Sicilia, in parte (i) Ci i paralleli sotto-1 quaK 1 Sicili* si trova.

laU

DELLA GEOGRFIA D I ^TlUBCmE

da quello di Libia che da Cartagine si stende alle Sirli. Il tragitto dal Lilibeo alta Libia , pi breve di tutti j t di mille e cinquecento stndii. Laonde si dice che u n tale d acutissima vista annunzi dalla sua vedetta ai Cartaginesi assediati.in Lilibeo il numero delle barche che uscivano di Cartagin (i). Dal Lilibeo finalmente a Peloro di necessit che il lato s incurvi verso levante, e guardi fra il ponente e il settentrione; avendo al settentrione l Italia, ed al ponente il mar Tirreno e le isole dEolo. Lungo il Iato, che forma lo stretto trovansi prima Messina, poi Tauromenio e Catana e Siracusa. Quelle di Nasso e Megara eh erano fra Catana e Siracusa furono rovinate : e stavano in quel sito dove parecchi fiumi discendendo dall Eltna concorrono a metter foce nel m a r e , e sull^i loro bocche fanno comodi porti. Quivi poi era anche il promontorio di Xifonia. Ed Eforo dice queste essere state le prime citt elleniche della Sicilia nella decimaquinta ( 2) generazione dopo la guerra di Troia. Prim% dallora gli Elleni temevano tanto i ladronecci dei Tir-, reni e la crudelt dei barbari abitanti di quel luogo, che uon osavano approdarvi nemmanco per mercanteggiare. All'ultimo poi Teocle ateniese fu portato dai venti alla Sicilia, e conobbe la nullit di quegli uomini e la bont

(i) Questo fatto dee riferirsi all anno a5o prima dell'E . V .; e quel tale di cui l Autore non dice il nome si chiamava Stra bene anch egli. Cos aiTerma Varone presso Pliaio > Sisl. Nat. lib. v jii, a f. ( E dit frane. ). (a) Leggo col Goraj- m m x c t t S t x i r f . '

UBW j

STO,

ia 3

de] terreno; siccli, ritornato alla ^patria e non potendo persumlere agii Ateniesi di seguirlo, pigli seco a compa< gni alenai Calcidesi delPEubea, e lenii e Dorii, i pi dei quali erano Megare$i^ e navig con quelli di nuovo alla Sicilia, dove i Calcidesi fondarono Wasso, e i Dori Me-gara detta Ibla da prima. O ra queste citt pi Don sus-, sistono ; ma il nome dMbla resta tntt&via per la. squi-< sitezza del mele ibleo. F ra quell citt poilch si tro- vano ancora lungo questo lato, Messina giace nel goUb formato dal promontorio PeloroJ^ il qale piegandosi a> sai verso levante fa quasi .un gomito. Essa distante da Reggio circa sessanta stad ii, e molto meno.poi da.Co^ lonna di Reggio. La popolarono i Messenii del Pelopoa* neso^ dai quali le Ai cambiato il no m e, giacch primft chiamavasi Zancle 'daHa sinuosit di que luoghi ( peroc ch Zanclio sigmficava {i) ricurvo ) ^ e l avevano fon data, i Nassii vicini di Catana. Sopravvennero poi ad abitarla anche i M am ertini, schiatta di Campani ^ e i Romani se ne valsero ome di una fortezza nella guerra sicnia contra i Cartaginesi. Ed ivi pure in tempi poste riori Sesto Pompeo raccolse le sue forze navali guer reggiando contro Cesare Augusto ^ e di quivi anche prese la foga aliarh fu costretto di lasciare quel li isola. Dinanzi a quella citt uu poco addentro nell mare mostrasi Cariddi j profondit immensa dove le correnti dello Stretto sospingono naturalmente le na vi e le inghiottono con grande avvolgimento e stre pito d acque I e quando sono travolte e spezzate ne
(i) Nella lngua'dei Siculi. (Edit. frane.)

1^4

DEIXA EOGHAFU DI STBABOHE

cacciano gli avansi alla spiaggia di Taoromenio cut chiamano Copria. da questa specie d escremento (i). I Mamertini poi prevalsero tanto sopra i M essenii, che la citt si trov in loro p o te re , ed ora sono chiamati da tutti Mamertiui piuttostoch Messenii^ ed. anche il vino Che quella regione produce assai b u o n o , nop lo dicono Msseaio ma M am ertino, e gareggia coi mighori d 'Ita lia . La citt ben p opolata, ma p ar meglio Catana siccome quella che ricevette coloni ro* m an i: meno poi di tutte dne popolata Tauromenio. Catana fu fondata dai Nasali gi detti: Tauromenio da Zanclei d'ibla. Ma Catana perdette i suoi primitivi abi tanti , ed altri ve ne furono posti da Jerone tiranno di S iracusa, che la denomin E tna invece di Catana^ Per anche Pindaro lo celebra come fondatore di que sta c itt , dicendo : T u m intendi che hai il noma a comune colle sacre offerte o fondatore di Etna. Ma dopo la morte di Jerone essendo ritornati i Catanesi cacciarono i nuovi ab itan ti, e atterrarono il sepolcro del tiranno^ e gli Etnei allora cedendo il luogo anda rono ad abitare un sito montuoso che cbiamavasi Inn e s a , e lo denominarono Etna \ distante da Catana ottanta stadi!, e del quale poi dissero sempre fonda tore Jerone. Catana dominata dall E t n a , e parte-

li) Seneca scrivevit a Lucilio di sapergli dire: an verum sii quidquid ilio /r e ti turbine abreptum est p er multa milia trahi conditum , et circa Tauromitanum litus emergere. - La voce greca si traduce poi stercus , sterquilinium .

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(J e ro n e ) dicevasi la vittinui sacra agli D el

LIMIO SESTO'

125

cipa di moltissimi di quegl incomodi d ip sogliono s-^ ere presso ai crateri. Perocch le lave. c(rono fio iVicinssimo a quella c itt , e quivi si dice avvenutoti fatto di que buoni figliuoli Anfinomo ed Anapia,^ quali in uno di questi percoli salvarono i genitori portandoli via sulle proprie spalle. Dice adunque Posidonio che quando s accendono i dintorni della montagna ( i ) , il territorio di Catana trovasi coperto da alta c e n e re , la quale in sulle prime riesce molesta, ma poi col tempo invece assai vantaggiosa, come quella che rende il terreno acconcissimo alle viti e feracissimo d ogni altra produ zione, mentre il restante di quel paese non d buon vino. que luoghi cosi coperti di cener, producono certer ba la quale si dice che ingrassa tanto le pecore, da scop piarn e ; per ogni quaranta o cinquanta giorni sogliono tra r loro sangue dalle orecchie, come abbiam detto che suoi praticarsi anche in Eritia. La lava che viene radendo s^'indura per modo che difTonde sulla super ficie del suolo uno strato di pietra assai a lto , sicch poi chi vuol discoprire il suolo di nuovo deve tagliarla come si fa nelle cave di sasso. Perciocch la pietra li quefatta dentro i c ra te ri, e poscia gettata fuori, si dif-

(l)

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t r t f't r' i f t t .

Cosi legge il Coray. Secondo l ordinaria lezione ('Ora rS U tn i^ S tt alcuni traducono: Quando piace a Net tuno d" incendiare^ ecc. ; altri : Quando nel dicembre s accen dono , ecc. Ma sebbene la voce T ltn p S iti significhi tanto a Net tuno come nel dicembre^ questultima interpretazione per sem bra meno probabile.

I 'l 6

DELLA GBOOAAFU DI STRBOME

fonde sul vertice iti una specie di fango nero che si vlve gi per la montagna : quindi piglia consistenza, S cnverte in pietra molare conservando lo stesso co Ibre d ie aveva mentre era liquida ancora. Delle pietre abbruciate fassi anche cenere come dei legni ; ed ve> risimile , che siccome la cenere dei legni conferisce alia r u t a , cos quella dell Etna abbia qualche aHnit colla vite. La citt di Siracusa la fond Archia da Corinto, don de partissi verso quel tempo in coi fondaronsi anche Nasso e Megara. E dicono che Miscello ed Archia giun sero insieme a Delfo per interrogare 1 oracolo ; e do mandati dal Dio se volessero piuttosto ricchezza o sa nit , Archia elesse la ricch ezza, e Miscello la sanit : ed allora il Dio commise al primo di fondar S iracusa, a ll'a ltro C ro tone; e nel vero intervenne che i Grotoniati ebbero una citt saluberrima come gi dissi, e i Siracusani crebbero a tanto di ricchezza, che solevan citarsi in proverbio dicendosi detroppo splendidi spenditori: Non potrebbero far tanto n anche colla decima dei Siracusani (i). M entre poi Archia navigava alla Sicilia lasci Chersicrate della schiatta degli Eraclidt con una parte de suoi ad abitar l isola che ora Corcira, e prima si disse Scheria : il quale avendo cac ciati via i Liburni ond' era posseduta quell iso la, vi
(i) Le parole del testo : 'U t iic it ir ttt i Z~ iiK irti : furono variameate tradotte. - llaccontasi che in un tempo di prosperit i Siracusani ordinarono una decima per fabbricar tem pli, ed altri edifici. (Edit. frane.)

LQRO

STO

Iaj

ferm tl suq soggior&o. Arcbia f r a t t a a t o , approdato a ZeBrio, e trovatT alcuni Dorii col pervenuti dalla Sicilia dopo essersi disgiunti da que loro compagni cha fondaron M eg a ra, li prese con s , e postosi in mara and a fondar Siracusa eoa loro. Questa citt s ac* crebbe poi e per la naturale fertilit del terreno, p er la buona condizione dei porti. I suoi abitanti diveu* nero principali nella Sicilia: sicch i Siracusani, quan tunque soggetti alla signoria dei proprii tira n n i, pote rono far da padroni sugli altri popoli^ e quando ebbero riacquistata la libert liberaron coloro eh erano domi nati d a ' barbari : de quali alcuni eran nativi abitatori di quell isofa , altri vi s erano trasferiti dal continente. Perocch gli Elleni non lasciavan che alcuno di costoro abitasse la spiaggia m arittim a, ma non ebbero forza di cacciarli del tutto dalle parti mediterranee ^ e per vi duravano tuttavia i S iculi, i S ic a n i, i M orgeti, ed alcuni altri che abitavano l isola, e fra i quali erano anche gliberi. Questi, al dire di Eforo, si credeva che fossero stati tra i barbari i primi abitatori della Sicilia^ ed probabile che Morganzio fosse fondato dai Mor geti. F u q u e sta , gi te m p o , una c itt, ora non pi. Q uando i Cartaginesi approdarono alla Sicilia non si astennero dal maltrattare n i b a rb a ri, n gli Elleni ^ m a i Siracusani per tennero loro fronte. I Romani poi e discacciarono i C artaginesi, e presero d assedio Si racusa. Finalmente nella nostra e t , avendo Pompeo m altrattata insieme con altre citt anche quella di Si racusa , Cesare Augusto vi mand una colo nia, che ^a restaur in gran parte. Anticamente essa compreu-

l aS

DELLA GEOGRAFU IH STRHOHE

deva cinque citt (r) iu un mtiro di cento ottanta sta* dii', ma non parve necessario chessa occupasse di duo> vo tutto quel grande circuito, e per Augusto giudic opportuno di popolar meglio quella parte ch era si tuata verso r isola O rtig ia, e che di per s aveva una cil^onferenza conveniente ad una citt. Ortigia congiunta col continente da un ponte ^ ed ha una fontana detta A retusa, la quale divie.n subito 6 ume e si getta nel mare. Ma si favoleggia che questo fiume sia PAIfeo il quale, cominciando nel Peloponneso, c guidando la sua corrente sotterra a traverso del mare fino al luogo dov. la fontana A retusa, quivi sbocchi di nuovo e vada al mare. E ne fan congettura da que s t o , che una fiala caduta dentro quel fiume in Olimpia fu trovata a Ortigia nell Aretusa ^ e dall osservarsi che questa s intorbida quando in Olimpia si fa il sagrificio de buoi. Per Pindaro seguitando questa opinione disse :
Ortigia , o bel riposo Del sacro A lfeo p er P acque d'P relusa (u).

E d anche lo storico Timeo concorda in queste cose con Pindaro. E veramente, se prima di giungere al ma r e 1 Alfeo si sprofondasse in qualche baratro potrebbe credersi che di quivi producesse poi il suo corso sotto terra fin nella Sicilia , salvando la sua acqua da ogni meschianza col m a r e , sicch si trovasse ancor buona da bere : ma poich invece l Alfeo entra manifesta(i) Letteralmente : Era una pentapoli ; n tt r i x t X t f yf (a) New. I , V . I , trad. del Mezzanotte.

LIBRO SESTO

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la g

mente nel m a r e , e nello spazio della sua foce non apparisce al fendo del mare fenditura veruna che ingbiotta la corrente del fiume ( nel qual caso sebbene nou potrebbero T acque rimanere dolci del tutto , pur conserverebbero una parte della loro dolcezza scor rendo per un canale appartato e sotterran eo); perci quello che si racconta onninamente impossibile. E n ' testimonio 1 acqua stessa dell retusa , la quale buona da bere. 11 dir poi che la corrente del fiume at traversa il mare , e che per tutto quello spazio non si mischia punto con esso, cosa del tutto favolosa. P e rocch questo appena crediamo del R o d an o , il quale andando a traverso del la g o , visibilmente preserva da ogni meschianza con quello la propria corrente : ma quivi il tragitto b re v e, e il lago non tempestoso ; m entre per lo contrario dove sono ingenti procelle e sussulti di onde, und tale asserzione non ha sembianza veruna di probabilit. E la fiala che dicesi trasportata dal fiume non fa che render maggiore la menzogna : perocch un tal vaso non seguiterebbe il corso di nessun fium e, molto meno poi un corso di tal na tura e di tanta lunghezza (i). Perocch molti fiumi scorrono sotto terra iu varii altri luoghi, ma non gi per uno spazio s lungo. E quando bene questo fosse possibile, impossibili sono per altro le cose p re d e tte , e somigliano alla favola che si racconta
(i) 11 testo ordinario fe qui interrotto da lacune. II pensiero dellAutore pu dirsi nondimeno evidente; e gl! Edit. frane, pro vano assai bene la ragionevolezza di questa interpretazione.

STUjgosSf tom. IlL

l3 o

DELI.A GEOGBAFIA D I STRABONE

delP Inaco. Perocch Sofocle dice eh esso discende dal sommo del Pindo e dj:l L a c m o , e dal paese de Per< rebii va tra gli Amfilochi e gli carnaui; si mescola colle acque dell Acheloo ; poscia ( soggiunge ) attraver sando i flutti va ad Argo ed al Demo detto di Lurcio. Alcuni poi gpacciatio anche maggiori meraviglie dicendo che i Inopo viene dal Nilo a Deio. E Zoilo il r e to r e , nell encomio che scris per quei di Tenedo ^ jifferma ehe l Alfeo ha di col il suo principio ; e non dimeno accas Omero come narratore di favole. Ibico poi dice ehe 1 Asopo , fiume della Sicionia , vien dalla Frigia. Ma Ecateo pi ragionevolmente di costoro asse risce che quell InacO il quale va tra gli Amfilochi e discende dal L a c m o , donde viene anche 1 E a , tutt altro dallargolico^ che ricevette il suo nome da Amfiloco , da cui anche la citt d Argo fu soprannomata Amfilochia^ e soggiunge che va a gettarsi nell Ache loo , mentre 1 Ea per lo contrario scorre ad Apollonia verso occidente. - Dall una parte poi e dall altra di Orligia trovansi due grandi porti, il maggiore dei quali abbraccia ottanta stadii. Augusto pertanto ristaur Siracusa e Catana, e cos parimente anche Centoripa , la quale gli giov molto nella rovina di Pompeo. Questa citt situata al di sopra di C a ta n a , contigua a monti Etnei ed al fiume Simoto ( i) , che scorre pel territorio di Catana stessa. Degli altri Iati della Sicilia quello che stendesi da Pachino al Lilibeo fu Intierameate abbandonato^ c solo (i) La Ginreltm.

LIBRO

SESTO

I3 I

conserva alcune tracce delle auttcfae abitazioai fra le quali fa anche Camarina (i) coloaia di Siracasa. Ma * cragante (a) colonia degli lonii, col suo arsenale maritti* ro o , e Lilibeo rimangono tuttavia. Del resto per essere la maggior parte di questo lato caduta sotto la signoria di Cartagine, il pi delle citt fu distrutto dalle guerre grandi e continue che vi s agitarono. Il terzo lato e pi grande di tutti, sebbene anch'esso non sia popolato gran fatto, ha nondimeno un sufficiente numero di abitatori: perocch vi sono tuttora le piccole citl di Alesa e di T ln d a r i, e Temporio di quei ti Egesta e Gefaledio (3). Panorm o contiene anche una colonia romana ^ e si dice eh Egesta fosse fondata da coloro i quali in compagnia di Filottete si trasferirono sul terri torio Crotonate, poscia da lui furon mandati nella Sici? ]ia in compagnia del troiano Egesto, come dicemmo nel parlar dell Italia. Dentro terra poi la citt di Enna (4), nella quale il tempio di C e re re , occupata da pochi abitanti; ed situata sopra un colie e tutta cinta allin torno da larghi e piani pendi acconci ad essere coltivati: ma le nocquero grandemente gli schiavi ribellati iu compagnia di E u n o , che i Romani assediarono col d e n tro , e con grave fatica poterono soggiogarli. Alla

(1) La fondarono circa 6oo anni prima dell E. Y. ^ ed ora dicesi Camarana. (2) Girgenl. (3) A questi luoghi corrispondono ora i B a g n i; S. M aria di Tindaro ; Castel a Sfarfi ; fie/ait. (4) Casiro-Janni,

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

stessa sventura soggiacquero, quei di C a ta n a , i T aurom en iti, ed altri parecchi. Abitato altres r E r i c e ( i ) , colle eccelso con un tem pio di Venere tenuto in grandissima riverenza, e pieno anticamente di donne che gli abitanti della Sicilia e molti anche stranieri vi consacravano per voto agli uf fici! divini. Ora poi cos il tempio come il restante dell abitazione ha penuria duomini , e quella gran mol titudine delle donne consacrate venuta mancando. U n delubro di questa Dea trovasi anche a Roma di nanzi alla porta Collina ^ Io chiamano il tempio di Ve nere E ric in a , ed ha anche una stazione di navi ed un portico ragguardevole tutto all intorno. Il restante de luoghi abitati infra terra quasi tutto occupato da pastori. Perocch non sappiamo che Imera sia presentemente abitata da cittadini (a ), n G e la , n Gallipoli, n Selinunte, n E u b e a , n altre parecchie. Di queste citt Imera fu fondata da Zanclei di M ile, Gallipoli dai Nassii, Selinunte dai Megares nativi della Sicilia, ed Eubea dai Leontini. Cos furono distrutte anche molte fra le citt di barbarica origine^ come a dire Gamico reggia di G ocalo, dove si dice che Mi nosse fu .ucciso a tradimento. Laonde i Romani consi derando questa solitudine, poich si furono impadro niti dei monti e delle pianure per la maggior p a r te , le consegnarono a persone che vi guidassero armenti di
(i) Monte S. Giuliano.

(i) I Cartaginesi rovinarono questa citt circa 4og anni prima dell E. V.

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cavalli e d, b u o i, ed a p a s to ri, da* qaali poi spesse volte il resto dell isola fu condotto ia grandi pericoli: per ch quei pastori da prima si volsero separatamente al la droneccio , poscia si unirono insieme e saccheggiarono i luoghi abitati; come avvenne allorch i, compagni d EuDO occuparono Enna. E x]i recente ai di nostri fu man dato a Roma un certo Seluro enominato.figliuolo delV E tn a , il quale era stato capo di un esercito , e per gran tempo era andato scorrendo intorno a quel monte esercitandovi frequenti ladronecci: e uoi medesimi lab biamo veduto lacerar dalle fiere nella pubblica piazza dopo un combattimento di gladiatori. L avevano a tal uopo collocato sopra una specie di ait p a lc , come se fosse sull Etna , il quale poi improvvisamente scompaginaudosi e rovinando, lasci che anchegli precipitasse in mezzo a certi steccati costrutti al di sotto del palco per modo che le fiere in quelli collocate potessero facil mente uscir fuori e gittarglisi addosso. Intorno alla fertilit del paese celebrata da tutti e dichiarata non punto inferiore a quella d Italia ^ qual bisogno v ha di parlarne? Potrebbe dirsi perfino che di frumento, di mele, di croco e daltre cose siffatte vince lItalia stessa. questo si aggiunga che la Sicilia per la sua grande vicinanza quasi una parte dellIta lia * , e da e ss a , non altrimenti che dalle campagne ita l i c h e , si trasportano a Roma tutte le cose occorrenti con facilit e senza verun disagio. Quindi sogliono an che chiamarla granaio di Roma \ perciocch si portan da quella a questa citt quasi tutte le produzioni, fuor poche soltanto che si consuman sul luogo. debbonsi

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

intendere soltanto i frulli del snolo; ma s anche gfi animali, le pelli, le lane ed altre cose consimili. Po* sidonio poi dice aver la Sicilia quasi due rocche sul m a r e , Siracusa ed Ericc ; e che io mezzo ad entram be Etina signoreggia sui campi circonvicini. Anche lutto il paese dei L eon tiui, discendenti essi pure dai Nassii della Sicilia, fu danneggiato: perocch ebbero sempre a comune coi Siracusani le sventure, ma la buona fortuna non sempre. Vicino a Cntoripa la piccola cittadella detta Etna menzionala poc a n z i , per la quale passano coloro che vogliono ascendere sul monte di colai n o m e , peroc ch quivi il principio dell erta. Le parli superiori sono ignuda e coperte di cenere , e piene di neve nel verno ; quelle al di sotto sono coperte di querce e di piante d ogni maniera. Pare poi che la sommit del monte riceva molle mutazioni secondoch la governa il fu o c o , il quale talvolta si concentra in un solo c r a te re , tal altra invece si divide in parecchi : ed ora manda fuori rivoli di lava, ora fiamme e fu m i, e quan do eziaridio lancia in a lto ,d e i massi ardenti. Ed di necessit che a tali mutazioni ne rispondano altre an che de luoghi sotterra , e che s aprano talvolta parec chie bocche liella superficie all intorno. Alcuni per tanto che vi sono ascesi di fresco ci raccontarono di avervi trovato nno spazio tutto piano di circa venti sladii di circonferenza , chiuso intorno da un cerchio di cenere che si elevava quanto un picciolo muro cui do veva saltare chiunqne voleva discendere nella pianura predella. Dicevano inoltre d aver veduto -nel mezzo uo

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rialto di color cenerognolo, quale appariva ben anche la superficie del piano; e sopra quel rialto una nube imminente nell aria a duecento piedi all incirca , im mobile ( perocch v era calma ) e simile a fumo. Due di costoro furono arditi d iaoltrarsi in quella pianura; ma poich sentirono di essere sopra un sabbione ar dente e profondo, tornarono a d d ie tro , senza poter raccontare ninte pi di quanto avvan veduto coloro che stettero a risguardar da lontano. Dicevano per al tro essersi a quella vista persuasi che sono favolose molte popolari dicerie sull Etna ; e quella principal mente di Empedocle , c io , eh egli salt nel cratere e rimase per indisio del fatto uno dei sandali eh egli portava di rame, il quale poi fu ( come dicono ) trovato al di fuori del labbro del cratere, portatovi dalla forza del fuoco. Ma costoro giudicavano che il luogo non potesse appressarsi n vedersi pure ; e congetturavano che non fosse possibile nemmanco gettarvi dentro cosa nessuna per lo spirare dei venti all in s , e pel calore che deve naturalmente farsi incontro a chi vi si avvia, prima di accostarsi alla bocca del cratere : e che se pure qual cosa vi fosse gittata dovrebbe rimanervi distrutta, anzi ch esserne respinta fuori di nuovo della sua forma di prima. E ben si pu credere che di quando in quaudo la forza dei venti ed il fuoco dim inuiscano, venendo meno laggi la materia ; ma non mai a tal segno per da potervisi un uomo accostare. Sovrasta poi lEtna principalmente alla spiaggia /dello .stretto e di C a ta n ia , ma a quella eziandio che va lun go il mar Tirreno accennando alle isole de Liparei. Di

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della .

GEGUAFU

di

TRA30NE

nolte pertanto appariscono chiari fulgori dal vertice ; durante il giorno coperto di fumo e caligine. Rimpetto poi alPEtna sollevansi i monti Nebrodi, piii bassi a dir v e ro , ma di molto maggiore estensione. T u tta P isola formata d un terreno vto , e piena di Oumi e fuoco, somigliando in ci ( come abbiam detto ) al fon do del mar Tirreno sino a Cumea. Quindi ha in pi luoghi sorgenti di acque calde ; fra le quali quelle di Selinunte appo Imera sodo salate, e quelle d ' Egesta SODO buone da bere. Presso cragante(i) trovansi laghi, le cui acque al gusto somigliano quella del m a re , ma nella loro natura poi ne son'differenti ^ perocch non vi rimangon sommersi nemmanco glinesperti del nuoto, ma vi galleggiano a modo di legni. Nel luogo de Pa lici (a) v hanno crateri che gettano acqua la quale nel l alto si curva a foggia di volta, e cade di nuovo dentro la loro apertura. Nello speco vicino al Metauro v ha u n canale di molta ampiezza e dentrovi un fiume che occultamente discorre per uno spazio assai grande, poi sbocca fuori alla superficie ^ siccome nella Siria 1 Or o n t e , eh entrato prima in un baratro fra pamea ed Antiochia ( e dicesi Cariddi ) ne riesce di nuovo alla distanza di quaranta stadii : e il simile avviene al T i gri nella Mesopotamia ed al Nilo nella Libia poco discosto dalle sue sorgenti. Anche l acqua vicina a 5timfalo va per lo spazio di circa duecento stadii sot(i) GirgentL

{) n Silandro coiresse cosi la voce del lesXo italici E ram i Palici divinit vendicatrici dello spergiuro.

XIBHO SESTO

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terra fino al territorio d A rg o , poi esce fuori formando il fiume Eresino : e quella che presso Abia d Arcadia s affonda, pi tardi mette fuori iEurota e l'Alfeo 5 donde pot poi trovar fede la favola, che gettando nel comune 'alveo corone destinate a ciascnno di que sti fium i, si veggono riapparire in quello a cui cia scuna di esse corone fu consacrata. A tutto questo si aggiunga anche quello che abbiamo gi detto del Timavo (i). CAPO IV.

Detcroru delle isole m in e alla Sicilia e alPItalia ^ Lipari j Tarm asa 3 Strongilo , Didima j Ericusa e Feniqusa j Euonimo. Fenomeni JrequenU intom o a queste isole. Distanze indicate dal C orogf^o. Altre isole.

Conformi a queste cose e ad altre che nell Italia (a) s incontrano, sono quelle che trovansi nelle isole de Liparei ed in Lipari stessa. Queste isole in numero sono sette ^ e la pi grande Lipari colonia dei Gnidii vicinissima alla S icilia, dopo Termessa, F u prima mente chiamata Meligonide ^ ed e b b e , gi tempo, una flo tta , e contrast lunga pezza alle incursioni dei T ir reni , avendo sotto di s quelle isole che ora diconsi de Liparei e da alcuni vengono soprannomate di Eolo: e spesse volle orn di primizie il tempio di Delfo. Ha
(i) V. pag. di questo volume.

(a) Le anticbe edizioni portano nella Sicilia.

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DELLA E O G alFIA . DI STKABONE

fertile te rr e n o , cave d alinole che gli danno buon pro vento , sorgenti calde e spiragli di fuoco. Quasi nel mezzo fra questisola e la Sicilia sta quella che ora chiamano tempio di Vulcano (i) sassosa tutta e d e s e rta , e sparsa di fu o c o , il quale esce fuori da tre spiragli, come se fossero tre crateri : anzi dal piik gran de le Gamme portano seco anche pietre, le quali hanno empiuta gi molta parte del canale (s). E dall espe rienza viene attestato che dai venti sogliono farsi mag giori cos le fiamme di cui ora parliamo , come anche quelle dell E lo a ; sicch poi cessando quelli dal sofQare cessano anch esse. N questo punto fuor di ragione. Perocch i venti si generano e si nntrono dei vapori del mare dai quali pigliano il loro principio : quindi coloro che hanno pi e pi volte veduto questo fenomeno non possono punto maravigliarsi che anche il fuoco dipenda da ua materia di natura a lui affine, e dalle variazioni a cui questa soggiace (3). Polibio poi dice che a dei tre crateri l nno in parte ro vinato , gli al tri inmawgon<o tnttoira ; e il pi grande ha la sua bocca rotonda di cinque stad ii, ma a poco a poco si va re-

(i) Cos dice il testo comune: S i t f \ t 'H f Meglio per, secondo i moderni editori, dirassi : Quasi n el m e n o fr a quest'.isola e la Sicilia Termessa , che ora chiamano lem , cio sacra a Falcano. - La voce Termessa iudicava i vul cani del luogo : la voce lera signific poi sacra (a Vulcano). {2) S intende il canale onde lera disgianta da Lipari. (3) Per questa materia ( ) intende T Autore laria ed 1 venti.

Lmko sssTO

tZg

stringendo per modo che il soo diametro si riduce a<l essere di soli cinquanta piedi : questo punto solo uno stadio al di sopra del m a re , sicch quando P aria tranquilla esso pu vedersi nel fondo del cratere y > . Ma se queste cose sono credibili, non sarebbe forse da negar fede nemmanco a quelle che si favoleggiano intorno ad Empedocle (i). n Q uando poi (soggiunge Polibio ) sta per soffiare il vento del mezzogiorno T isoletta vien coperta all intorno da una nube caligi nosa , la quale impedisce di veder la Sicilia : e quando invece domina Borea, sinnalzano Gamme anche dal cra tere predetto e nesce un fremito m ag^ore del consueto: se trae Ze 6 ro serba ud certo mezzo. Gli altri crateri poi sono di ugnai forma ; ma quanto alla forza delle esala zioni si rimangono a dietro. Del resto dalla differenza del frastuono, non meno che dal punto d onde comin ciano le esalazioni, le fiamme e le fuligini, suole prenunciarsi ben tre di innanzi qual vento debba spirare. Che anzi quando a Lipari non ptinto possibile di navigare (a) dicesi che alcuni predicono terrem o to , n mai vanno errati . Laonde poi quella cosa medesima che pare sia stata delta pi favolosamente di ogni Sltra da Ome ro, si trova che non la disse a capriccio, ma che volle sol tanto coprire alcun poco la verit, quando alTerm che

(i) Non mettere in parisce in alcuni che

parendo verislmile che Strabone voglia ih questo luogo dubbio l autorit di Polibio ( del quale per altro ap pi luoghi ch'egli'nou faceva gran cont) sospettano queste parole siano Un interpolazione.

() Cio : Quando non soffia alcnn vento.

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DELL CEOGRAFU

di

STRABORE

Eolo il dispensatore dei venti ', di che abbiam fatta menzione anche prima . . . (i). Ma ritorniamo ordi natamente a quello d onde siamo digressi, E finora abbiamo parlato di Lipari e di Termessa. Strongilo poi cos chiamata dalla sua figura (a), e aneh essa sparsa di fuochi, e sebbene nella forza della fiamma sia minore delle a ltre , le supera invece nella quantit del fumo. Quindi poi dicon che vi abita Eolo. Una quarta isola Ddima, denominata anch essa cosi dalla sua forma (3) : delle altre poi Ericusa e Fenicusa sono cos chiamate dalle piante che producono \ ma consacransi unicamente al pascolo. Settima Euouimo, pi addentro di tutte nel mare e deserta \ e ricevette il suo nome dall essere sulla sinistra (4 ) a chi naviga da Lipari alla Sicilia. Intorno a queste isole furono ve dute spesse volte delle fiamme scorrenti sopra la su perficie del mare ; quando dalle ignite caverne che trovansi nei fondo delle acque il fuoco prorompe e si sforza di uscire all aperto. E Posidonio dice che a sua me moria verso un solstizio d estate fu veduto una volta il mare in sull aurora alzarsi fra lera ed Euonimo ad
(i) Seguitando lesempio del Coray trascrivo io Dota te parole cbe in questo luogo s leggon nel testo , mutilate e ( per con senso di tutti gli Editori ) disperate di senso . . . . I x x t S t iVrm i fT/irr<erir ris ?<iynTat , . . \r in it ri y if a/eft
n iftm , * ) ri) i t t f y t / f 1 1 yt iifcti letirit

(a) Cio dall esser rotonda. - Ora poi dicasi SlombolL (3) Cio dal parer doppia o due isole. Ora dicasi Salini. (4) Dalla voce greca itmtvftt sinistra.

LIBRO SESTO

una mirabile altezza, e dopo essere per qualche tempo rimasto cosi sollevato e rigonfio risedersi di nuovo. Ed alcuni i quali osarono navigare a quella v o lta, dopo avere veduti parecchi pesci morti agitati dal flutto qua e l , non potendo resistere al caldo eccessivo ed al fe t o r e , fuggirono : ma la nave che pi si accost per dette una parte degli uomini che v erano d e n tro , gli altri a stento salvaronsi in L ip a ri, dove a guisa degli epilettici, qualche volta mostravansi fuoii del sen no , qualche volta ripigliavano la consueta ragione. Di l poi a molti giorni si vide un gran fango che sornuotava al m are , ed in pi luoghi anche fiamme che uscivano fu o ri, e fumo e fuligine ^ ed all ultimo quel fango s indur e si compose in una massa somigliante a pietra molare. Tito Flaminino governatre della Si cilia ne diede contezza al sen ato, il quale mand cos nell isoletta ( di lera ) , come in Lipari a far sagrifizii agli Dei sotterranei e marini. Del resto il Corografo dice che da Ericusa a Fenicusa vi sono dieci miglia \ di quivi a Didima trenta ^ da Didima all estremit settentrionale di Lipari ventinove; di quivi fino alla Sicilia diciannove ; e dalla Sicilia a Strongilo sedici. Bimpetto a Pachino stanno Melite (donde sono i pic coli cani detti Melitei) e Gaudo (i), amendue distanti da quel promontorio ottantotto miglia. Gossura (a) invece
(i) La vera lezione dovrebb essere Gaulo i e risponde all / sola del Gozzo.

(a) Panullart.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

rimpelto al Lilibeq, e ad Aspi cilt cartaginese ( Ro< mani la chiamano Clipea ) nel mezzo d entrambe, alla distanza anch essa di ottantotto miglia. Dinanzi alia Sicilia e alia Libia trovasi anche Elgimui>o con altre pic cole isoiette ^ ma delle isole basti quanto abbiam detto sin qui.

C A P O V.
Ultima parte dell Italia in cui sono comprese la Japigia e T Apdt generalmente dette. ^ Della Japigia a Messapia, Della citt di Taranto. Del territorio de'Salentini. Circuito della penisola ond formata la Japigia j e sue ct mediterranee. Di Brentesio e delle strade che muovono da quella citt. D ell Apulia in generale. Paese dei Peucezii e dei Daunii. Digressione sulle distante assediate dai geografi. Paese degU Apuli pro priamente detti.

Poich abbiamo discorsa T antica Italia fino a Metap o n t o , ci conviene ora parlare del rim anente; e prima di tutto seguita la Japigia. Gli Elleni ia chiamano anche Messapia ; e gli abitanti in parte si chiamano Saientini ( e son quelli intorno ai promontorio Ja p ig io ), in parte Calabri. Al di sopra di costoro verso il setten trione stanno i Peucezii; poi quelli che nel greco linguag gio sono denominati Daunii : ma i nativi di quella rer gione chiamano Apulia tutto il paese al di l dei Calabri. Alcuni poi de popoli onde sono abitati que luoghi si dicono anche Pedici!, principalmente i Peucezii. La Messapia si spinge fuori a guisa di penisola il cui

LIBKO SKSTO

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ijtmo va da Brentesio (i) a T arao to per io spazio di trecento dieci stad ii, e la navigazioae iatorno al capo Japigio di quattrocento all incirca. Da T aranto a Metaponto si naviga p er lo spazio di circa duecento stadii verso levante. Il golfo di T aranto poi eh quasi tutto im portuoso, ha in vicinanza della citt un porto grandissimo e bellissimo (a) chiuso da u a gran ponte, con cento stadii di circonferenza. Dalla parte che piii s addentra in fra terra forma un istmo che va al mare esteriore, in modo che la citt giac sopra una specie di penisola, e il colio dell istmo di s poco m om ento, che si possono trasportar facilmeate le navi dall una all altra parte. Ed basso anche il suolo su cui fabbricata la c itt , se non che sollevasi alcun poco dalla parte della rocca. Lantico muro ha un grande circuito ^ ma ora per la maggior parte ab bandonato verso l istmo ^ e solo verso la bocca del porto, dov anche la rocca, continua ad essere popo* l a t a , formando un corpo di raggoardevoi citt. Ha u a ginnasio bellissimo ed una piazza assai grande nella quale posto anche il colosso di G iove, fatto di ram e e maggiore di tutti dopo quello di Rodi. F ra mezzo poi alla piazza ed alla bocca del porto avvi la cittadella , la quale conserva oramai soltanto piccoli vestigi dello splendore che le veniva dai monumenti antichi. Peroc> ch la maggior parte di questi fu distrutta dai Cartagi nesi quando presero la citt \ gli altri li rapirono i Ao(1) Brindisi.
(2 ) Leggo col Coray :

tfri ftiy n r tf, *.

t.

A.

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BELLA G E O a iU F U DI STRBONE

m a n i, allorch se ne fecero a viva forza padroni. T a l 1 E re d e colossale di rame che trovaci nel Gampdo* g lio , opera di L isip po , e dono di Fabio Massimo espugnatore di quella citt. Antioco parlando della fondazione di Taranto dice c h e , terminata la guerra Messenica , i non intervenuti alla spedizione de Lacedemoni furono giudicati schiavi e denominaronsi ilo ti; e i figliuoli nati nel tempo della guerra chiamaronsi Partenii e si ebbero in conto d in fami. Ma costoro ( eh erano molti ) m.al comportando un tal giudizio, congiurarono contro i cittadini : i quali avendone avuto sentore mandarono ad essi alcuni che. fingendosi amici si mettessero in grado di svelare l insi die eh essi tramavano. E fra questi v ebbe Falanto , che in apparenza mostrava di esser capo di t u t t i , ma nel vero poi non s accordava punto con coloro cherano principali della congiura (i). F u pertanto ordinato che nelle feste Zacintine da celebrarsi nel tempio micleo, quando Falanto si coprirebbe col suo berretto do vessero tutti assalire i cittadini, i quali si conoscevano a capegli: ma avendo alcuni segretamente riferite le cose ordinate dai compagni di F a la n to , quando fu comia-^ ciata la festa si fece nel mezzo un araldo e comaud che Falanto non si coprisse col suo berretto. Allora i congiurati accorgendosi che il loro disegno era stato scoperto , in parte fuggirono , in parte si volsero a do mandare perdono : e i cittadini dicendo loro che si fa cessero an im o , li consegnarono all prigione, e maa(i) Luogo di dubbia lezione.

UBRO SESTO

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darono Falanto a consultare I oracolo , in qnal luogo potesse condurre una colonia ; e I oracolo rispose : T i

concedo di abitare Satireo e il pingue paese di T a ranto , ed essere il flagello de' Japigii. Vennero dun
que i Partenii insiem con Falanto a cotesti luoghi, dove li accolsero cos i barbari come i Cretesi che n erano possessori. Costoro, per quanto si dice, eran venuti con Minosse nella Sicilia ; e dopo la morte di l u i , acca duta in Camico presso C o calo , partitisi dalla Sicilia furono da jina tempesta sospinti col ^ d onde poi alcuni proseguendo per terra il loro viaggio lungo lA driatico , giunsero fin nella M acedonia, e si denomi narono Bottiei. Dicesi' inoltre che tutti i popoli 6 no alla Daunia furono detti Japigii da quel Japige che na cque , come si n a r r a , a Dedalo da una donna cretese , e divenne poi capo di quei di Creta. E la citt di T a ranto ebbe il suo nome da quello di un-eroe ; ma intorno alla sua fondazione Eforo dice cos. I Lacede moni mossero guerra ai Messeuii che loro avevano uc ciso il re Teleclo venuto a Messene per cagione di sagrifcii, e giurarono di non ritornare alla patria se o non avessero prima distrutta quella citt, o non fossero tutti rimasti uccisi. Mentre pertanto attendevano a quella spedizione lasciarono custodi di Lacedemone i pi gio vani e i pi vecchi dei cittadini. Ma dopo dieci anni di guerra le mogli congregatesi insieme mandarono al cune di loro ai mariti rimproverandoli che gurreggiassero contro i Messenii a disuguali condizioni : perocch quelli restando nelle case loro procreavansi de figliuoli,
Srt/iBosE^ lom. IIL
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DELLA GEO&RAFIA DI STBABONE

ed essi invece, lasciate vedove le mogH, stavano A campo in territorio nemicoi, e cos v' era pericolo che la patria rimanesse senza abitanti. Laonde i Lacede* moni volendo da nna parte custodire il giuram ento, e considerando dall altra il discorso delle loro d o n n e , mandarono ad esse dal campo i pi robusti insieme e i pi giovani ( i quali per avere lasciata la patria quan> do erano ancora fanciulli non parevan tenuti al giu ramento predetto ) , e loro ordinarono di congiungersi tutti con tutte le vergini, persuadendosi che p e r la i m odo poti'ebbero avere gran numero di figliuoli^ i quali poi essendo nati, denominaronli Partenii (i). Mes sene p o i, combattuta per diciannove a n n i , fu presa , come ditfe anche Tirteo : Intorno ad essa guerreggia^ rana diciannove a n n i , conservando sempre lo stesso

animo ardilo^ i bellicosi padri dei nostri padri; ma nel vigesimo poi abbandonando i pingui loro colli fuggi rono dalle alte sommit d'Ito m a , Dopo di ci i L a
cedemoni divisero fra loro il territorio di Messene : ma come furouo ritornati alla patria non tennero nello stesso onore degli altri figliuoli i P a rte n ii, perch non erano nati da matrimoni!. E questi, unitisi cogl Iloti, congiurarono contro a Lacedem oni, accordandosi di m etter mano all impresa quando si vedesse innalzar n^Iia piazza un berretto lacone.. Se non che alcuni Iloti denunciarono la congiura \ e i Lacedemoni, giudicando che sarebbe diffcile volerli pigliare di fronte (percioc ch erano molti e tutti d una mente per considerarsi
(i) D a

vergine-

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come fralelli ) ordinarooo solamente a coloro i quali, dovevano sollevare il berretto di allontanarsi dalla piaz* za. Allora i Partenii accorgendosi oh era stato sco perto quanto essi avevano meditato , si ritrassero dal* l impresa ; e i Lacedemoni per mezzo de padri li per suasero ad uscir della patria per fondare altrove una colonia : e se trovassero un luogo opportuno quivi fer massero la loro sede ^ se no , rito rn a n d o , otterrebbero la quinta parte del territorio di Messene. Costoro p er tal modo inviati sabbatterono negli Achei che avevano guerra co b a rb a ri, ed entrati con essi a parte di quel pericolo, fondarono Taranto. I Tarentini s governarono democraticamente e fur rono un tempo fortissimi ( i ) : il loro navile fu il mag giore che si sapesse in que luoghi ^ e mandavano fuori trenta mila fa n ti, tremila soldati a cavallo, e mille ipparchi. Adottarono la filosofia pitagorica ^ principal mente Archita che presiedette per molto tempo alla citt. Ma prevalse col tempo il lusso introdotto dalla prosperit , sicch presso di loro nel corso dell anno si celebravano pi pubbliche feste che non sono i giorni. Di qui poi si corruppe il *loro governo : e ne fa prova una delle cattive loro istituzioni, cio quella di affidar si a capitani straniri : perocch chiamarono Alessan dro Molosso per inviarlo contro i Messapii e i Leucauij

(i) Da priocipio (dicono gli Edit. frane.) dee credersi che Taraato fondata da una colonia spartana non si governasse af fatto popolarmente; e pu congetturarsi che questa mutazione accadesse verso 1 anno 473 avanti 1 E. Y.

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DELX.A CEOfiRFU DI

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e prima aveano avuto Archidamo figliuolo di Agesilao ; e pi tardi chiamarono a s Cleonimo ed Agatocle \ e poi Pirro, quando levaronsi contra i Romani. Oltrech non sapevano indursi a ubbidire qua' medesimi cV essi avevano chiam ati, ma se li facevan nemici. Quindi Alessandro per odio contro di loro tent di trasportare a T uri la comune adunanza degli Elieni d Italia che solevasi celebrare in Etaclea sui territorio de T areatini; e ordin che vicino .al fiume calandro si murasse un luogo dove poi si tenessero quelle assemblee. Ed anche la mala ventura da Alessandro incontrata dicesi che procedesse dalla ingratitudine de Tarentini verso di lui. Al tempo di Annibale poi perdettero anche la libert : dopo di che avendo ricevuta una colonia di Romani vivono nella quiete e meglio di prima. Del re sto guerreggiarono per Eraclea contro i Messapii, ed ebbero ausiliari il re dei Daunii e quello dei Peucezii. Il paese dei Japigii che viene appresso buono quan tunque paja il contrario : perocch nella superficie ap parisce a s p ro , ma arandolo si trova di buon terreno ; e sebbene sia senz a c q u a , nondimeno acconcio ai pascoli e si vede bene arborato. E una volta lutto que sto paese fu anche assai popoloso, ed ebbe tredici citt : ma ora , fuor Taranto e B rentesio, le altre soa luoghi di piccioi conto \ taute sventure soffersero. I Saleatini si dice che furono una colonia de Cre tesi. Appo loro si trovano e il tempio di Minerva che fu una volta assai ricco, e quello scoglio chiamato pro montorio Japigio (i), che giace molto addentro nel mare
(i) Capo di Letica.

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contro il levante d inverno; se nou ohe si coaverte al> cun poco verso il Lacinio all occidente, e cbiade con quello la bocca del golfo tareUno. Csi parimente bdcbe i monti Ceraunii si piegano a formare la bocca del golfo Ionio la cui apertura di circa settecento stadii, cominciandosi dal detto promontorio Japigio fino ai Ceraunii ed al capo Lacinio. Navigando lungo la co< sta da Taranto verso Brentesio v banno seicento stadii per giungere alla piccola citt di Bari. 1 moderni la cbiamano Vereto : giace nell estremit del territorio Saleotino ; e per andarvi da T aranto il viaggio in gran parte pi facile per terra cbe per mare. Da Bari a Leuca (i) contansi ottanta sladii ; ed anche questa uba piccola citt nella quale si mostra una sorgente d a* equa di cattivo odore : e favoleggiano che i Giganti detti Leuternii vinti a Fiegra nella Campania e perseguitati da Ercole furono in questo luogo inghiottiti sotterra, e cbe dal lor putridume 1 acqiia della fontana con trasse questo fetore. Quindi poi { aggiungono ) quella spiaggia fu anche delta Leuternia. Da Leuca alla piccola citt d Idrunte (2 ) sono cen tocinquanta stadii.: di quivi a Brentesio quattrocent , e altrettanti fino all isola di Saso (3) la quale pu dirsi fondata in mezzo allo spazio cb dall Epiro a Brentesio. Quindi coloro cbe uon possono fare una navigazione diretta piegansi alla sinistra di Saso verso
(1) A S. M aria d i Leuca. (1) Otranlo. (3) Ora Saseno.

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SELLA GBOCRAFU m

STRABOHE

I d r a n t e , dove poi o aspellano il vento propizio e van con quello ai porli di Brentesio, o sbarcando piglian la strada di terra che pi breve, attraversando Rodeo (i), citt ellenica donde fu nativo il poeta Ennio. II paese adnnque da Taranto a Brentesio pu costeg giarsi per mare e somiglia ad una penisola \ e la strada terrestre da Brentesio a T a r a n t o , che forma l istmo della penisola stessa, pu essere da un buon viaggia* tore percorsa in un giorno. I pi denominano comu nemente questa penisola o M essapia, o Ja p ig ia, o Ca labria o Salentina j ma alcuni dinotano con questi no mi diverse p a r t i , come abbiam detto gi prima. Fin qui abbiamo parlato delle piccole citt che si tro vano lungo la spiaggia di questa penisola. Dentro terra sono Rodeo e Lupia ^ e poco distante dal mare Sale pia. Nel mezzo dell^ istmo trovasi T u r e o , dove suol mostrarsi la reggia di un principe che vi regn. E dicen do Erodoto (a) che v^ ha nella Japigia una citt detta U ria fondata da que Cretesi che si divisero dalla flotta cui Minosse guidava nella Sicilia, da credere che vo lesse significare T ureo o Vereto. Rispetto a Brentesio dicesi che ricevette una colonia di Cretesi, i quali vi approdarono insieme con Teseo venendo da Gnosso ^ ovvero di quelli che>vennero dalla Sicilia, condottiero Japige. Perocch l'una e l'altra cosa si dice^ ma soggun(i) I Latini la dissero Jludiae ; ma in quat luogo precisaniente la si troTasse ignoto. Questo passo k poi di lezione dubbia ed oscura. {i) Lib. VII, 170.

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gono altres che questi coloni non poterono fermarvi il loro soggiorno ; sicch partendosi di col trasferronsi nella Bottiea. In pi'ogresso di tempo questa citt governata da re perdette molta parte del suo territorio che le fa tolto dai Lacedemoni sotto la capitananza di Falanto. Nondihneno quando egli fa discacciato da T a ranto , i Brentesini lo accolsero, e dopo la sua morte lonorarono di una splendida tomba. Del resto, la citt di Brentesio ha migliore territorio dei T a re n tin i, leg giero e fruttifero assai; oltrech il mele e l a 'l a n a di quel paese sono de pii lodati. Aggiungasi che Brentesio ha pi couLodi porti di T a r a n to , giacch una sola bocca chiude dentro di s molti porti si curi dalle tempeste ; ci sono parecchi seni del me desimo golfo : sicch nella figura somiglia alle ccht na d un cervo , d onde poi ricevette anche il nome : perocch tutto il luogo insieme colla citt somiglia grandemente alla testa di un cervo \ e nella lingua de Messapii la testa di un cervo chiamasi appunto Bren-' tesio. Il porto di Taranto invece non al tutto si curo dalle tempeste per essere la sua bocca assai lar ga , ed avere nelle sue parti pi intime alcuni bassi fondi. Ancora a coloro che fanno il tragitto partendo dalla Grecia e dall Asia, la navigazione diritta verso Brentesio; e per di quivi passano tutti quelli che si pro pongono di andare a Roma. Due poi sono le strade da Brentesio a Roma ; una per la quale si pu viag giare co muli attraversa i Peucezii detti anche Pedicli, i Daunii e i Sanniti fino a Benevento ; e lungo questa

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strada sono la citt Egnazia ( i ) , poi Celia, Nezio, CaDuslo e Cerdonia : P altra passa per Taranto tenendo

alcun poco a sinistra quaut il viaggio d' un giorno a ir incirca : questa dicesi Via Appia ed pi acconcia ad essere carreggiata ; e lungh essa stanno le citt di Uria e di Venosa; la prima situata fra T aranto e Brente s io , la seconda sui confini dei Sanniti e dei Leucani. T utte due queste vie, partendosi divise da Brentesio, si congiungono verso Benevento e la Campania. Di quivi poi fino a Roma forgiano la cos detta Via Appia attra versando Caudio , Calazia , Capua e Casilino fino a Si* nuessa. Le altre citt che vengon dopo le abbiamo gi nominate. E tutto intero questo cammino da Roma fino a Brentesio di trecento sessanta miglia. Avvi poi una terza strada che si parte da Reggio, attraversa i Brezii, i L q ucani, i Sanniti e conduce nella C am pania, ed all ultimo si congiunge anch essa coll Appia valicando i monti Apennini ; ma pi lunga delle altre il viaggio di tre o quattro giorni. A Brentesio s imbarca chiunque vuof navigare all opposto continente , o eh egli vada a Ceraunia ed alla spiaggia ivi congiunta dell Epiro e dell Eliade , o oh egli si diriga ad Epidamoo : quest ultimo tragitto maggiore del p rim o , cio conta ben mille e otto cento stadii; nondimeno assai frequentato per essere quella citt opportunamente situata rispetto alle nazioni d illir ia e di Macedonia. Chi da Brentesio entra ,ia mare costeggiando la
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Torre dJgnazzo.

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spiaggia Adriatica trova la citt d E guazia, luogo di riposo comune cos a chi naviga come a chi va per terra a Bari : e si naviga col vento Noto. d appunto fino a Bari arrivano lungo il mare i Peucezii^ dentro terra van fiuo a Silvio. T utto quel territorio aspro e m ontuoso, siccome quello che in s comprende molta parte dei monti Apennini ^ e pare che un tempo abbia ricevuta una colonia di Arcadi. Da Brentesio poi a Baci vi sono settecento stadii all incirca ^ e quasi altrettanto lontano da amendue la citt di Taranto. Il paese che viene appresso abitato dai Daunii, e poscia dagli Apuli sino ai Frentani. Siccome poi dagli abitanti di que luoghi non si adottarono mai i nomi di Peucezii e D aunii, se non forse anticam ente, ma tutta quella regione si disse Apulia , cos ne viene di necessit che al presente non possibile determinare con precisione i confini di quelle n az io n i, intorno alle quali pertanto noi non affermeremo cosa alcuna con asseveranza. Da Bari sino al fiume Aufidio (i) sul quale situato lemporio dei Canusii sono quattrocento stadii^ e il tra gitto dalla bocca di questo fiume all emporio predetto di circa novanta stadii ( 2 ) ^ ed ivi presso anche Sa< lepia, arsenale marittimo degli Argiripeni. Perocch le due citt di questi ( Canusio ed Argiripa ) sono bens a poca distanza dal m a re , ma giacciono in una pianAra. Esse furono un tempo le pi grandi delle citt greche in I t a l i a , come si fa manifesto dal circuito delle loro
(1) V Ofanto.
(2 ) Il Silandro legge invece s ti sbtdii-

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

mura 5 ma ora sono fra le minori. E Argiripa da prin cipio chiamavasi Argo-Ippio, ed ora invece Arpi. T utte e dae poi queste citt si dice che le fond Diomede; e cos nella pianura come in molte altre parti si tro vano indizii della signoria che Diomede ebbe in qne luoghi. Di tal sorta sono alcuni antichi voti consa crati nel tempio di Minerva in Luceria , la quale fu aiich essa u n 'a n tic a citt dei D aunii, ora ridotta a picciolissima cosa. Nel vicin mare sono due isole soprannomate Diomedee ( i ) , 1 una delle quali abitata, laltra dicono ch deserta. In questa poi favoleggiasi che Diomede di sparve, e che i suoi compagni furono tramutati in uc celli, alcuni dei quali vi si trovano anche al presente, e vivoDO una vita in parte umana, mangiando con ordi ne , e dimesticandosi cogli uomini dabbene, mentre per Io contrario fuggono i tristi e gli scellerati. Quello poi che suol raccontarsi comunemente appo gli Eneti in torno a questo eroe ed agli onori che gli vengono tri butati , F abbiamo gi detto. Pare che fosse fondata da Diomede anche Sipo (2) , distante da Salepia cento quaranta stadii. Gli Elleni la dissero anche Sepia dalle secche che i flutti sogliono formare in quel luogo. F ra Salcpia e Sipo v ha un fiume navigabile ed aach"^ la bocca di un gran lago ; sui quali trasportansi le produzioni di Sipo , e principalmente il frumento. Nella Daunia p o i, intorno al colle denominato Drio
(i) Le Isole Tremili. Siponto : luogo diroccato press M anfredonia, ( E d it fr. )

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soglionsi m ostrate alouni motHimenti sacri ad eroi : l uno di Calcante collocato proprio sul v ertice, dove coloro che vanno per avere de responsi sagri 6 cano un ariete n e r o , poi si mettono a dormire sopra la pelle : un altro sacro a Podalirio trovasi al basso vicino alla radice del colle lontano dal mare cento stadii airincirca. da questi luoghi scorre un 6 ume le cui acque sono universale rimedio a tutte le malattie degli animali. Dinanzi al golfo ora descritto (i) giace un promon torio che si addentra circa trecento stadii nel mare verso oriente ed detto G argano; e chi abbia dato la volta alla punta di quel promontorio trova ta piccola citt di Ureio (2 ). Egli poi rimpetto al Gargano che son situate le isole Diomedee. T u tto questo paese produce ogni maniera di f r a tti, ed abhondevolissimo di cavalli e di p ec o re, la cui lana pi morbida della ta re n tin a , ma per men lu cida. E per essere alcun poco avvallata, tutta questa regione gode una mite temperatura (3). Alcuni dicono che Diomde stesso imprendesse a scavare una fossa, la quale (attraversando il promontorio) congiungesse il m a re , ma che la lasci non compiuta come anche altre cose, perch fa richiamato alla patria dove 6 n poi la vita. Questa una delle opinioni che corrono rispetto a Diomede : Paltra invece afferma che gli rimase nei luoghi dei quali parliamo fino al termiue (1) Il Goifo di Manfredonia.
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<3) Il testo i qi diM>ioto.

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del viver suo. Secondo una terza tradizione favolosa e gi mentovata da noi egli disparve nell' isola \ e po tremmo aggiungerne altres una quarta invalsa fra gii Enetij i quali raccontano che Diomede Bui appo loro la vita e v ebbe quella che dicesi apoteosi. Del resto le distanze da me indicate sono quelle as segnate da Artemidoro : ma il Corografo dice che da Brentesio fino al Gargano v hanno cento sessantacioque miglia ^ di quivi ad Ancona duecento cinquantaquattro miglia. E Artemidoro da questo medesimo capo fino a . . . presso Ancona assegna mille e duecento cin quanta stadii ; numero molto minore. Polibio (i) poi dice che le distanze dalla Japigia furono misurate a mi glia , e che di quivi alla citt di Sila se ne contano cinquecento sessantadue; da Sila fino ad quileia cento settantotto. Ma queste misure non s'accordano coll estensione che suole assegnarsi alla costa illirica, dai monti Geraunii sino al fondo del golfo Adriatico : pe rocch dicono che si estende oltre a sei mila-stadii, e cos la fanno molto piit lunga che non quella dItalia, mentre invece molto minore. E tutti (com e ho detto gi spesse volte ) discordano gli uni dagli altri nel de terminare le distanze dei luoghi : per noi dovunque

(i) Non si conosce il passaggio di Polibio a cui qui allude Strabene. Cos pariinenli incerto qual punto della Japigia vo glia qui indicare il nostro Autore colle parole i r i rSit 'ixtrvyfa t. Gli Edit. frane, inclinano a credere che debba intendersi il Pro montorio Japigio (ora Capo di Leuca), sebbene riconoscano che in tal caso sarebbe impropria 1 espressione.

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possibile giudicare delle varie opDoni facciam manife

sto il nostro parere ; e dove n o , crediamo sempre de> bito nostro recare in mezzo le opinioni degli altri. Che se qualche volta non troviamo ne precedenti scrittori cosa alcuna da rife rire, non per questo da fare le m eraviglie, come n anche se noi in un argomento di tal natura e s vasto tralasceremo qualcosa. Percioc ch degli oggetti di gran rilievo non vorremmo dimen< ticarn e veruno ^ ma dei piccoli e di quelli che anche quando siano conosciuti non recano punto di utilitK, e possono om ettersi senza che il leggitore se ne ac* Gorga, stimiamo di poterne tacere senza che il nostro libro ne soffra alcun danno o ne riesca meno per fetto. Frattanto subito dopo il Gargano v ha un golfo pro fondo : coloro che lo abitano all intorno denominansi propriamente A puli, ed hanno la stessa lingua dei Daunii e dei Peucezii : n in veruna altra cosa diffe riscono presentemente da quelli ^ ma ben pare che ae dinerssero una v o lta, d onde poi anche invalse appo loro un nome diverso d a tutti gli altri. Anticamente tutto questo paese era in fiore, ma Annibaie e le guerre che vennero dopo lo disertarbno: essendoch quivi suc cesse anche la battaglia di C a n n e , dove accadde gran dissima strage de Romani e dei loro alleati. Lungo le spiagge del golfo poi avvi un lago , e al di l di que sto , nelle parti mediterranee Teano detta Apula per distinguerla dalla citt d ugual nome che dicesi Sidicinia. Verso quel sito pare che l Italia assai si ristringa:

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DELLA GEOGRAFU DI STRADONE

perocch verso le parti di Dicearebia (i) resta d a mare a mare un istmo di meno che mille stadi!. Dopo il lago predetto si naviga costeggiando sino ai Frentani ed a Buca. E dal lago a Buca come dal Gar gano al lago contansi duecento sttfdii; del resto gi abbiamo descritti i paesi al di l di Buca. Tale adunque e siffatta T Italia. CAPO VI.

Considerazom sulla grandezza d Romani.

Dopo aver dette gi molte cose intorno all Ita lia , ora verremo indicando le principali cagioni da cui i Romani furono sollevati a cotanta altezza. U na di queste cagioni si che lItalia a somiglianza di un isola sicuramente custodita dai mari all intor* no, tranne alcune piccole parti, le quali sono anchesse fortificate da monti di malagevole accesso. Una se conda cagione riposta nell essere quasi tutta impor tuosa , ma dove ha porti sono grandi e mirabili 5 sic ch da una parte sicura dalle esterne invasioni, dal1 altra pu premunirsi contro queste invasioni e prov vedere all abbondanza delle mercatanzie. L avere poi una grande variet di temperature e di clim i, donde le viene una varia moltitudine di anim ali, di piante e di tutte insomma le cose utili alla vita, tutte luna migliore dellaltra, pu annoverarsi come una terza cagione della
(1) Poiziiolo.

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sua felicit. Perocch si distende nella sua lunghezza dalle parti settentrionali verso il mezzogiorno, e v ag giunta la S icilia, isola cos g ra n d e, e quasi parte delr Italia stessa. Nessuno poi ignora che il clima si dice buono o cattivo secondo che v'ha leccesso di freddo o di caldo ovvero mezzanit d amendue ; e per an che per questo di necessit che il paese ora denomi nato Ita lia , trovandosi collocato nel mezzo di questi eccessi, in tutta la sua grande lunghezza, abbia un buoa clima e sotto moltissimi rispetti felice. E questo avviene all Italia anche per un altra cagione : percioc ch distendendosi per tutta la sua lunghezza i monti Apennini con pianure e con colli fruttiferi dall uno e dallaltro lato , non v ha parte alcuna d Italia la quale non partecipi dei vantaggi che danno i monti e di quelli che vengono dalla pianura. A tutto questo sag giunga la grandezza e la moltitudine dei fiumi, e dei lag h i, e Ve fontane di acque calde e fredde che vi si trovano ia pi luoghi apparecchiate in servigio della buona salute. N sarebbe possibile a dire tutto ci che dovrebbesi intorno all abbondanza dei metalli d ogni m an iera, e delle cose opportune a nutrire gli uo mini ed il bestiame ; e cos n anche intorno all ec cellenza delle sue produzioni. Oltrech per trovarsi l Italia in mezzo alle pii grandi nazioni (i) pare, guar dando alla prevalente sua estensione e fo rz a , che la
(i) II testo aggiunge ; K / t h ( 'SAAttcTar. ica/ r a t i f U t t f T A rU t f i t f S t , cio: I n mezzo fr a V Eliade e le parli mi gliori deW Asia. Ma queste parole pajoao un interpolazione.

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n atu rai l abbia fatta per esercitare una maggioranza sovr'esse; e.chi ne consideri la vicinanza vede chessa pu facilmente costringerle colla forza all ubbidienza. Se poi a quanto abbiam detto fin qui dellItalia dob biamo aggiungere qualche altra considerazine anche intorno ai Romani che ne sono p a d ro n i, e che si ap parecchiarono con essa il ponte all universale signoria, soggiungeremo quanto segue. I Romani dopo la fondazione di Roma vissero pru dentemente governati da re per molte generazioni ; ma poi signoreggiando malvagiamente P ultimo dei Tarquinii, lo discacciarono, e formarono un governo.misto di monarchia e di aristocrazia (i). Avevano allora a socii i Sabini e i Latini ; ma non trovando n costoro n gli altri popoli circonvicini d animo costantemente be nevolo , furono in certo modo necessitati a procurare colla costoro distruzione il proprio ingrandimento. Essen dosi poi cosi a poco a poco ampliati, accadde loro che perdettero in un subito la citt contro lopiuione di tutti, e contro 1 opinione di tutti la riacquistarono ; e questo avvenne, come dice P olibio, nel diciannovesimo anno dopo la battaglia navale di Egos P o tam o s, verso quel tempo in cui fu cncliiusa la pace di Antalcida. Ma ^opo che i Romani ebbero respinti i Galli (a), da prima si fecero soggetti tutti i L a tin i, poscia i Tirreni ed i
(i) L anno 5og prima dell E. V. (a) II testo dice: costoro ( vi TVf ) i d onde pare che'vabbia lacnna del nome proprio dei neraic - I Galli incendiarono Boma r anno SSg prima dell E. Y.

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GUi abitanti n ^ le vicinanEe del P o , e li fecero ces sare dalla sQTercfaia loro liceaza ^ quindi i S a n n iti, e dopo costoro dbeMarono i T arentini e Pirro. Ap presso poi! eonquistarono: il restante di quel paese ch^ ora dic^i Italia, fuor solamente la parte lungo il Po. E m entre quivi dura'W tuttora la guerra , passarono nella Sicilia^ e tolta quell'isola ai Cartaginesi (i) si volsero di bel nuovo contro i popoli situati sul Po. Ma con tinuando ancora quella lotta discese Annibaie in Ita lia ^ e cos avvenne la seconda guerra contro i Carta ginesi , e non molto dopo di questa la t e r z a , nella quale Cartagine fu distrutta (i) ^ e cosi i Romani eb bero a un tempo stesso la Libia e quella parte d Iberia clie tolsero ai Cartaginesi. Insieme con questi eransi uniti ancbe gli Sileni e i Macedoni e quei popoli delr Asia che sono al di qua del fiume Ali e del Tauro ^ d onde i Bomani furono condotti a soggiogare anche costoro .dei quali ra n a re Antioco, Filippo e Perseo (3). Allora quegl lllirii e quei Traci ch eran vicini agli Elleni ed a l Macedoni conkinciarono aneh essi a far guer ra contro i Romani ^ la quale poi non fin i, se non quando furono soggiogati quanti popoli stavano al di qua delPIstro e dlPAIi. A questa medesima sorte sog giacquero anche gl Iberi ed i Celti e quanti altri ub bidiscono ora ai Romani. Perciocch questi non cessa(i) L anno prima dell E. V. (3) L anno i 46 prima dell E. Y. ^3) Antioco cedette l Asia minore nell anno 189 prima dell E. V. Perseo fu fatto prigioniero nel 167 , e per questa vitto ria la Macedonia divennie provincia romana. S tiubohe, tont, IIL H

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DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

rono mai dall infestare T Iberia coll armi finch noa l ebbero soggiogata tutta , distrnggendo i N a m a n tin i, Viriato e poi anche S e rto rio , ect all ultinio i Cantabri debellati da Cesare Augusto. Cos pure la C eltica, al di qna e ai di l delle A lpi, e con essa anche la Li gustica da prima furono conquistate a parte a parte ; ma il Divo Cesare poi, e dopo di lui Augusto con una guerra g enerale, la ridussero tutta intiera nella loro obbedienza. Ed ora fanno guerra ai Germani, movendo dai paesi p re d e tti, come da luoghi acconcissimi a co< tal fine^ e sopra que popoli hanno ornata gi la patria di-alcuni trionfi. In quanto alla Libia, da prima ne consegnaron tutta quella parte che non era de Cartaginesi (i) ad alcuni re dipendenti da lo ro ; i quali col tempo essendosi ri bellati, essi li distrussero. Ora poi la Maurosia e bioVte altre parti di Libia vennero in potere di Juba per la sua benevolenza e amicizia verso i Romani. Lo stesso accadde anche dell Asia ; perocch da principio la go vernarono re dipendenti da Roma : ma essendo poi questi venuti meno, come successe dei re Aitatici, e di quelli di Siria , di Paflagonia , di Cappadocia e d Egitto ; od avendoli invece distrutti i Romani stessi per averli provati rib elli, sicconie accadde a Mitridate Eupatore ed all egizia C leo patra, ne conseguit che tutti i paesi al di qua del Fasi e dell E u frate, fuor solamente
(i) *0( / t i invece > dpendoit de Cartage. Pare che gli Edit. frano, leggessero , giaccti traducono- tout ce ^u i

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tenni A rabi, si trovino o ra sotto i Romani o sotto principi che hanno ricevuti da quelli. Gii Armeni, ed i popoli situati al di l della Colchide, gli Albani e gl Iberi ^ non hanno d uopo oggimai se non di chi sia mandato a governarli, e facilmente si possono contenere Delliobbedtenea , sebbene vedendo i Romani inteniti a tutt altre imprese si mostrino vaglii di novit. Lo stesso avviene anche di coloro che al di } dell' Istro abitano intorno all Eassino, eccetto quelli del Bosforo e i Nomadi ; perciocch i primi di costoro ubbidiscono e contro gli a ltr i, come gente da nulla e insociabile , occorre soltanto uft presidio. Le altre nazioni sono per la maggior parte Sceniti c Nomadi (i), e stanno molto da lungi. Ben il vero che i Pai'ti sono confinanti co|limperio e di grandissima pio* tcnza ; ma nondimeno cedettero ai Romani ed alla s> periorit dei principi onde sono governati ai di n o stri, tanto che non solamente inviarono a Roma i trofei in nalzati una volta contro i R om ani, ma Fraate re loro commise a Cesare Augusto i proprii figli e nipoti per guadagnarsene con tali ostaggi P amicizia. Oggid poi i Parti sogliono commettere ai Romani 1 elezione di chi li dee governare ^ e per poco non sottopongono ai Romani stessi ogni loto cosa (a). Del resto la bont del governo e dei governanti imped che 1 I-

(i) I N om adi, coni noto, sono i popoli erra n ti; e Sceniti dicevansi qaelli che abitavano sotto tende. (a) Il Silandro e il Casaubono notano: Locus est misere m uti' latus: Deest aliquid.

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talia ( agitata pi volte eia civili disseosioni anche, dopo essere divenuta soggtta ai Rom ani) e Homa stessa procedessero pi oltre nel disordine e nella ro< vina. DIlBcilmente potrebbe sussistere un imperio s va* s t o , se non lo avessero confidato ad uno so lo , sicco me a padre (i): n mai ai Romani ed ai loro alleati ven ne fatto di godere tanta pace e tanta abbondanza di b e n i, quanta ne somministr loro Cesare A ugusto, dacch egli tir a s solo tutto quanto il potere. la conserva anche Tiberio suo figlio e successore, pro ponendosi nella sua amministrazioDe e ne suoi editti gli esempi del padre : e cosi fanno anche i figli di lui^ Germanico e D ru s o , che governano in suo nome.
(i) Tacito ripete questa sentenza dicendo : Non aliud discordantis patriae remedium Jtiisse , quam ut ab uno regeretur. Rispetto poi a Tiberio , noto eh egli diceva di voler seguitare gli esempi * istituzioni dAugusto ( qui omnia facla diclaque ej'tts , vite legis observem ) , ma poi nel fatto se ne dilung, n i i astenne sempre uemmanco dal censurarle. ( E dit fran. )

DELLA

G E O G R A F I A DISTRABONE

LIBRO SE TT IMO

CAPO

PRIMO

Idei gmerali sid ristante delP Europa suata al settentrione ed al m ezzo^m o deW Istro. D Germani in generale. Di quelli che abitano lungo il Reno, e lungo V Albi, Guerre di questi popoli contro i RomanL Della Selva Ercinia. D Cimbri j loro guerre ed usanze. Popoli sconosciuti al di l delf Albi.

P oicH abbiamo parlato delP Ibera e delle nazioni

Celtiche e Italiche insieme colle isole a loro vicine, lor dine vuole che ora parliamo delle restanti parti dE uro pa, progredendo cosi nel modo che abbiamo adottato. E rimangono le regioni verso l oriente cominciando oltre il Reno fino al Tana! (i) ed alla bocca della palude (i> Il Don.

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DELLA GEOGBAFU DI STBABONE

Meotide (i), oltre a q u elb altre che lIstro (2 ) discorre dall Adria e dalla siaistra del m ar Pontico verso ti mezzogiorno^ Gno all Eliade ed alla Propontide. Per> ciocche questo fiume divide quasi intieramente in due tutto lo spazio predetto. Esso il pi grande di quanti ne sono in Enropft, e scorre da principio a mezzo giorno , poi dando volta in un subito va da occidente a levante nel Ponto. Comincia dalle estremit occidentali della Germania presso all' ultimo seno del golfo Adriatico (dal quale distante circa mille stadii), va a Gnire nel Ponto non molto lungi dal Tira (3) e dalle foci del Boristene, declinando alcun poco 1 settentrione. Sono dunque settentrionali, rispetto ali Istro, le regioni poste oltre il Reno e la Celtica. Tali sono le nazioni Galafiche e le Germaniche fino ai B a sta m i, ai Tirigeti ed al fiume Boristene; e qnante fra questo fiume ed il T anai e le bocche della Meotide , e dentro terra si sten dono fino allOceano, o sono bagnate dal mar Pontico^ Meridionali invece s o n o , rispetto a quel fiatne, le na zioni Illiriche e quelle di Tracia , e quante di Celtiche o d altre genti sono meschiate con esse finO'aliEliade. O r primamente diremo d quelle che stanno al di l dell Istro ; perciocch sono molto pi semplici delle al tre a descriversi. I luoghi al di l del Beno che , subito dopo i Celti ^ inclinano all odiente li abitano i G erm an i, i quali di*
(1) II mare P A to f. (a) i r Danubio. (3) 11 Dniester. 11 Boristeoe poi il Dnieper.

LIBRO SETTIMO

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ferispono dalla celtica schiatta solo alcan poco nel^^ l eccesso dlia salvatidiezza e della s ta tu ra , come an che nei olor biondo de capegit : ma nella figura, ne' costumi e nella maniera del vivere sono somigliantis* simi ai C e lti, quali noi li abbiamo descritti (i). Per a me^sembra che giustamente i Romani abbiano posto loro tal n o m e , quasi a dinotare che sono legittimi Calati ; ch il vocbolo Germani significa appunto Ugitlimi nel linguaggio di Roma. L a prima parte di quella regione ( della Germania ) pertanto lungo il Reno, cominciandosi da dove sorge fin dove mette foce nel mare : e quella presso a poco la larghezza della Germania dalla parte occidentale. In quanto ai popoli di quel paese i Romani ne tras> portarono alcuni nella Celtica ^ altri si trasferirono Belle parti pii in tern e, come fecero i Marsi : pochi ne restano, e sono una porzione de Sicambri. A questi popoli abitanti lungo .la riva del fiume, succedono le nazioni fra il Reno e l Albi (*). Quest ultimo fiume devolvesi allQceano, attfaversando uno spazio di paese non minore di quello che scorre il Reno a cui va quasi parallelo. E v hanno fra que due anche alcuni altri fiumi navigabili (uno di questi lAmasia (3) su cui Druso vinse in battaglia navale i Brutteri ) , i quali scorrono anchessi dal mezzogiorno al settentrione ed allOceano: perciocch il terreno della Germania dalla parte del mez*'
(i)

Lib.

IV , c. 4.

{)Vma,

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DELLA GCOaRAFlA. DI STRBONE

zogiorao sinnalza e fa ada spcie di dosso che stendesi Terso il levante, come se fosse un ramo delle Alpi. C cos infatti lo dissero alcuni, guardando alla predetta sua posizione, non meno che alia uniformit delle sne pro> duzioni con quelle delle Alpi. Tuttavolta da notarsi che quel dosso non si eleva allallezza di queste mon* lagne. Quivi poi SODO anche la selva E rcinia(i) e le nazioni Sveve, alcune delle quali abitano in quella selva. Tali sono i Coldui , presso i quali anche Bojem o, reggia di M aro bo do, che vi trasport insieme con pi altre popolazioni i MarcOmanni suoi connazionali. Costui di privato! ascese alla somma delie cose dopo il suo ri torno d a R o m a, dov era vissuto giovinetto ; beneficat dall im peratore. Ritornato poi nella patria se n era fatto principe, ed avea soggiogali, oltre ai popoli che gi d issi, anche i L u ii, ragguardevole n a z io n e , e i Zumi e i fiu to n i, e i M ugiloni, c i Sibini e la grait gente dei Sennoni, che appartiene anch'essa agli Svevi. Dopo quella parie di Svevi che abitano , come dissi, nella Selva E rc in ia , gli altri stanno al di fuori e sono confinanti coi Geti. E costoro sono la pi grande na zione di Svevi, e dal Reno si stendono fino ali Albi ; anzi alcuni erano stanziali anche okre questo fiume, nome sono gli Erm onduri ed i Longobardi, ed al pre sente furono costretti a riparar tutti sull opposta riva.
(i) Gli antichi dinotarono sotto questo nome le molte foreste della Germania; anzi alcuni credettero che qul paese fosse tutto lina foresta dal Reno sino al Boristene ed anche al di l. La maggiore per altro delle foreste a cui davasi questo nome, quella di cui qui si tratta, copriva una gran parte della Boemia. (G.).

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cosa cornane a tatti i popoli di qaela regione V emigrar facilmente, siccome coloro ch sono abituati a vivere con pabsimonia, snza darsi pensiero di colti vare la terra n di far provvigioni ma abitano povere capanne, dove hanno solo qnel tanto che basta p er la giornata. Il nutrimento lo cavano per la maggior parte dal bestiame al modo dei 2fo m ad i, a somiglianza dei quali altres collocano sopra carri le loro abitazioni e vanno intiem colle mandre dove loro pi aggrada. . Vi sono alcane altre popolazioni germaniche di mi nor c o n to , C eruscbi, C a tti, Gam abrivii, Cattnarii ; poi verso I Oceano i S icam bri, i G a bi, i B ru tteri, Cimbri, Cauci, Culci, Campsiani ed altri parecchi. ' . A seconda dellmasia vanno anche il fiume Bisurgi e il Lupia (i)^ l'ultimo dei quali lontano dal Reno circa seicento stad ii, e attraversa i minori Brutteri. Evvi an che il S ala, fra il quale, ed il Reno gueiTeggiando e vincendo mori Druso il Germanico. Egli erasi impa dronito non solo, dlia maggior parte delle nazioni ger maniche , ma s anche dell isole lungo la spiaggia, fra le quali Burcana eh egli assedi e prese. Queste nazioni furono conosciute quando guerreg giarono contro i Romani ^ e talvolta arrendevansi, tal volta si ribellavan di nuovo od abbandonavano le pro prie abitazioni. E un maggior numero ne conoscerem mo se Augusto permetteva a suoi generali di passar P Albi per inseguire coloro eh emigravano a paesi piii interni : ma stim che gli riuscirebbe meglio quella
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DELLA GEOanAFIA DI 8TRB0HE

impresa qualora, lasciando tranquilli i popoli situati al di l delP A lb i, non li costringesse ad unirsi co suoi nemici. La guerra pertanto fu cominciata dai Sicambri che abitano presso al Reno, aventi per condottiero Me* Ione. Quivi poi succederonsi in progresso di tempo di< Tersi p o p o li, quando signori del paese e quando sog getti , poi di nuovo ribellati, contro )a fede degli ostag* gl e delle promesse. Con costoro il non prestar fede di grande vantaggio ^ quelli ai quali fa creduto riuscii rono i pi d an n o si, come avvenne dei Gherusci e dei loro soggetti, appo i quali le tre legioni romane capita nate da Quintilio Varo furono in onta della data fede assalite a Cadim ento ed uccise. T utti per ne pagarono il fio e somministrarono al giovine Germanico uno splendidissimo trionfo , nel quale si men dietro gli uomini e le donne pi illustri, come a dire Semigunto figliuolo di Segeste capitan de Gherusci ^ e la sorella di lui per nome Tusnelda moglie di quell Armenie (i) che amministrava la guerra de Gherusci appunto al lorch fu tradito Quintilio Varo, e la continua tuttora ; e Tumelico suo figliuoletto di tre anni^ poi anche Sesitaco figliuolo di Segimero capitano dei Gherusci ; e sua moglie R am is, figliuola di Acramero capo dei B a tti, e Deudorice di nazione Sicam bro, figliuolo di Betorige ii-atello di Melone. Ma Segeste, essendosi fin dal principio alienato dalla fazione di Arm enio, colse il buon destro per accostarsi ai R om ani, e assi stette al trionfo delle persone a lui pi care. F u allora
(i) Tacito e gli altri in generale dicono Arminh.

UBBO S E m X O

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eonclotto dietro la pompa anclie Libe sacerdote dt C atti, eoa molti altri personaggi delle vinte nazioni, cio dei C atulci, oipsani, B ru tteri, N usipi, C a tti, C a ttu a ri, Landi e Subasii. F ra il Reno e P Albi v ha lo spazio di circa tre mila stad ii, se fosse possibile camminare per una strada di> r i t t a , dalla quale ora deviasi a cagione delle tortuosit, delle paludi e delle foreste. L ' Ercinia una selva assai folta di grandi alb e ri, in luoghi naturalmente forti che abbraccia un grande cip* cuito : nei mezzo v ha una regione ohe pu comodamente abitarsi, e della quale abbiamo gi parlato. Vi* cino a Quella selva sono le sorgenti dlP Islro e del R e n o , e il lago ( 1) che sta fra questi due fiumi e le pakidi formate dal Reno. La periferia del lago di pi che trecento stad ii, e di qnasi duecento la larghezza ; dentro v un isola della quale si valse Tiberio come di stazione navale guerreggiando contro i Vindlici. Qpesto lago pi meridionale che le fonti dell Istro ( a ), per modo che di necessit chi dalla Celtica

(i) 11 Lago di Costanza,


(3 ) La lezione comune : Htvutvifu

tfr) rSt t i ''i t r f *


S riv a

w n y i t uu) # 2r ,

* ' Z f t i f i t t J fv /iS r ) questo lago p i

m eriM onale che le sorg en ti d e l t I s l r o , e cos an che la Ercinia. La scorreetone h evidente. Il Cloverio propose

quindi la variante > a i rS E ^cvf/v ifvft seguita anche dagli Editori frane. probabile che le parole > ifvftct siano stale ntrodolte da qnlilche copista, ed io le tralascio seguitando l esempio del Bonacciuoli, lo ^ to dagli stessi Ediu frane.

1^1

DELLA OBOGRAri S I

strabohe

TBole andare alla selva Erctnia deye prima attraversare qnel lago, poi l Istro ^ dopo di che pu progredire fino a quella selva per istrade molto pi comode, a traverso di siti elevati ma piani. Tiberio col viaggio d un solo giorno oltre il lago vide le sorgenti delP Istro. Toccano a questo lago in una piccola parte i Reti, e uella parte maggiore gli Elvezii e i Vindelici, e il paese deserto de Boj fino ai Pannoni. T utti c o sto ro , ma principal mente gli Elvezii e i Vindelici, abitano elevate pianure. I Reti ed i Norici (i) occupano quel tratto che va fin sulla cima delle A lp i, e discendono anche alcun poco gi verso l Italia ; congiungendosi quelli cogl Insubri, que* sti coi Carni (a) e coi luoghi circostanti ad Aquileja. Avvi anche u n altra gran selva detta Gabreta (3) al di qua del paese degli Svevi, dopo il quale la selva Er cin ia , ed anch essa occupata dagli Svevi. Dei Cimbri si dicono alcune cose incredibili ed altre che hanno una pi che mediocre probabilit. Perocch non potrebbe accettarsi la cagione che alcuni asse* gnano deli essere que popoli erranti e ladroni, dicendo
(r) I Reti abitavano il paese dei Grigioni e il Tiralo fino alle sponde orientali del lago di Costanza. - G li Elvezii, ora Sviiz*ri, stavano dalla parte nierdionale del lago stesso. - 1 Yinde* lici ne occupavano le sponde settentrionali, poi le parti della Svevia e delb Baviera situate al mezzod del Danubio fino alr Inn. - I Norici abitavano, fra il Danubio e l Alpi. (G.). (a) GlInsubri occupavano il Milanese. - I Carni il paese che ora dicesi Qarniola.
, (3) Forse la foresta di Friesteter-W ald tra la Eranconia e la

Boemia. (G.)

LIBRO S E T T ntO

che da pritaa abitavano una penisola dalla quale fu rono discaeciali da una grande marea : mentre essi oc* capano tuttavia il paese di prima , d onde mandarono in dono ad Augusto il sacratissimo loro lebete, dman^ dando amicizia e perdono delle cose passate^ e co* m ebbero ottennio ci cbe richiedevano se ne partiron di nuovo. E veramente sarebbe ridicolo se un eno'> meno naturale che si rinnova due volte ogni giorno avesse potuto indurli ad uscire del proprio paese. Ha poi sembianza d invenzione il dire che v ebbe nna volta una marea maggire delle altre^ quando lOceano ha flussi e riflussi re g o la ri, ed periodico in questo fiinomeno. N disse bene nemmanco chi afferm avere i Cimbri im^ng^ate le armi contro le maree ^ n vero che i Celti per abituarsi ad essere intrepidi, lascias-^ sero che le loi;o case fossero coperte dall acqua e poi le rifabbricasisero di nuovo j sicch fra loro pi fossero quelli che avevan la morte dall acqua che dalia guer> ra , come Eforo asserisce. Perocch 1 ordine del flusso e riflusso, e il sapersi che il paese va soggetto a quella inondazione, non potevano dar luogo a siflatte assurdit. veram ente, non forse incredibile che costoro non siansi mai accorti che quel fenomeno il quale accadeva due volte ogni giorno era naturala ed in n o cu o , e che non avveniva gi solo appo l o r o , ma p re sw tutti i'po* poli abitanti lun^o 1 Oceano ? pemmanco Clitarco dice bene affermando che i cavalieri Cimbri avendo una volta veduta la marea muoversi verso di loro volta rono addietro i cavalli, ed anche fuggendo furono a gran pericolo di esserne oppressi : mentre sappiamo

1 4

DELL G E O G a lr U DI STRABOKB

che il flusso n o a suol tnorers eoa tanta celerit, ma savanea invece s lentamente che Puomo quasi non se ne avvede \ n pare probabile che un fenomeno solito ad avvenire ogni g io rn o , e il cui fracasso pu sentirsi da tutti prima di essei^li presso in modo da vederlo, ab bia potuto infondere tanto timorje da fuggire come da cosa improvvisa. Queste asserzioni pertanto sono giustamente rim* proverate da Posidonio agli storici ; il quale poi non irragionevolmente suppone che i C im bri, essendo Ia droni ed e r ra n ti, siansi colle loro scorrerie inoltrati fino a luoghi vicini alla palude M eotide, e che da co* storo abbia avuto il suo nome il Bosforo Cimmerio, che vai quanto a dir C im brico, giacch i Cimbri furono dagli Elleni denominati Cimmerii. Dice inoltre che la selva Ercinia fa primamente abitata da Bo) ^ e che i Cimbri venuti una volta ad assalire quel luogo ne fu* rono da Boj medesimi ributtati, sicch si volsero verso P Istro e i Calati S cordisci, poi verso i Tauristi o Tau< ris e i, che sono Calati anch essi ; poi agli Elvezii, uo* mini ricchi e pacifici: i quali allora, vedendo che la rie* chezza acquistata dai Cimbri col ladroneccio superava la loro, si levarono anch essi (principalmente i Tigurini e i Toigeni ) e si unirono con loro. Tutti poi furono ab* battuti dai R om an i, cos i Cimbri come quelli che si mossero dietro ad essi ; alcuni al di qua delle Alpi che avevano valicate per venire in I ta lia , alcuni al di l. Raccontano che i Cimbri ebbero questa usanza, che insieme colle donne (le quali seguivanti nelle militari spedizioni) andavano alcune saicerdotesse indovine^ eoa

LIBRO SETTIMO

^S

grigi capegl) abiti bianchi, fnaatelli di arpaso (i) affib> b ia ti, cintura di rame e piedi scalzi. Costoro armate di coltelli facevansi incontro ai prigionieri pel a m p o , e dopo averli incoronati li conducevano ad ona cal< daia di rame , capace di circa venti anfore. Quivi era una scala sulla quale montava la sacerdotessa, e tagliava la gola a ciascun prigiootero di mano in mano ch^ essi venivano sollevati h1 di sopra del lebete, e dal sangue che n e colava nel vaso ne cavavano ana c ^ t a divina zione. F rattanto altre sacerdotesse tagliavano i cadaveri e dalle viscere predicevano la vittoria ai loro connzio* B a li. Nelle battaglie poi battevano certe pelli stese sui griiticci dei carri, per modo che se n alzava un orrendo frastuono. F ra ' Germani adunque, come dissi, i settentrionali abitano lungo 1 Oceano. Di costoro poi si conoscono quelli che cominciano dalle foci del Reno e van sino all Albi ; e fra questi i pi noti sono i Sicambri ed i Cimbri : quelli al di l delP Albi presso alP Oceano ci SODO sconosciuti del tutjlo. Perciocch non sappiamo che nessuno degli antichi abbia mai fatto per mare quel viaggio verso le parti orientali fino alla bocca del Ca spio ^ n i Romani procedettero punto a luoghi pi in l delP Albi. E n anche per terra nessuno fece uu tal viaggio. Ma argomentando dai climi e dalle distanze parallele, si scorge manifestamente che chi andasse
(i) n carpaso era una specie di lino proprio della Spagna e dei dintorni di Tarragona, del qnale facevasi una tela sottilis sima.

1^6

DELLA GBO&RFU DI StTRABONE

verso oriente secondo la longitudine incontrerebbe i dintorni del Boristeae e le parti settentrionali del Ponto ussino>. Se quelli poi ette si trovano al di l della Ger mania e nelle altre regioni pi a d d e n tro , se debbansl nom inare Bastami, onie suppngono i pii, o se v ab biano altre nazioni fra m e s s o , lazfgi, Rossolani ed al tri della schiatta degli mazici ( i ) , non agevole a dirsi : e neoimanco s abitino lug<v I Oceano in tutta quanta l estensione delle sue coste^ o se queste in parte siano inabitabili per troppo freddo o per qualsi voglia altra cagione^ o se una diversa generazione d uomini trovisi stanziata fra il mare e i Germani orien tali. Perciocch n dei B astam i, n dei S au rom ati, ne per dir breve di quanti abitano al -di sopra del Ponto abbiamo contezza^ n conosciamo quanto sianOdistanti dai mare A tlantico, o se invece gli siano eongiuati. C A P O IL
Ppoli meridionali al di l delP Albi. Dei Geli e delle varie loro denominazioni. Opinione di Posidonio sopra i Misi^ menzionati da Omero. D i Zamolxi e d(f suoi successori presso il re dei Geti. Sentimento di ApoUodoro e di Eratostene sulla. Geografia t f Omero. Racconto di EJbro sui costumi degli Sciti e dei Sau romati. Stato dei Geti al tempo di Strahone. Del Danubio e di altri fiumi. Popoli di quella regione, Freddie eccessivo. Corsa i Achillf.

La parte meridionale della G erm ania, quella cioi at


(i) Popoli abitanti su curri.

UBRO SKTTmO

IJ7

di l dell Albi , ki dve contigua a coteisto fiume occupata dagli Sve?i : quindi le si eonginnge la terra dei Geti da principio ang usta, e distendentesi poi sino all Istro Terso il m ezzod, e verso il settentrione n al confine della Selva E rc in ia , la quale occupa anch essa una parte di m o n ti, poi si fa piana e si stende verso il settentrione fino ai Tirigti (i): m a non sapremmo indi" care i precisi confini di queste genti.'E per T ignoranza appunto di questi luoghi furon creduti degni di fede co loro che inventarono favole intorno a monti Rifei ed agVIperborei ; come avvenne anche di tutte quelle cose che Pitea raccont de* paesi situati lungo 1 O c ean o , fondando le sue finzioni sopra la notizia eh* egli aveva delle cose celesti e matematiche. Si lascino dunque ia disparte costoro : n prestiam fede a Sofocle dove in una sua tragedia favoleggiando di Orizia asserisce c h e , rapita da Borea fu portata da quello a traverso di tutto il mare sino alle estremit della terra, alle sorgenti della n o tte , d onde si scopre : tu tta l ampiezza di cielo e 1 antico giardino di Febo. Perocch queste cose non fanno al presente nostro' proposito ^ e per vogliani tralasciarle siccome gi fece Socrate nel Fe diro (a). Ci poi che dall antic storia e dalla mo derna abbiam potuto raccogliere quello che segue.

(i) 1 Geli occuparono per lungo tempo la sponda Settentrio nale del Danubio: e quelli di coiai gente che gi stendevano sino al Dniester od a l ' T ira prndevMia 'da questo fiam e il nome, di

Tirigeti (G.). {t) Nel dialogo di Platone cos intitolato. tam. U L la

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

Gli Elleoi supposero che i Geli fossero Trci. Essi abitavano lungo an e n d u e le sponde delP Is tr o , e cosi anche i Misii, che sono Traci pur essi, ora poi detti Mesii ( i ) , dai quali discesero anche quei che abitano presentemente fra i Lidii, i Frigii e i Troiani. Anzi anche questi Frigii sono Io stesso che i B rigii, gente di T ra cia^ come sono altres i M igdonii, i B ebrici, i Medobitin ii, i B itinii, i 'r i n i i , e credo anche i Mariandim. T utti poi questi popoli abbandonarono l E u ro p a , e solo vi restarono i Misii: laonde a me pare che Posidonio abbia ragioae quando congettura che Omero vo> leste nominare i Misii delP E u ro p a , vai quanto dir della Tracia , ove disse che G iove,
..................................... volli indietro

1 fuif^it occhi, a riguardar si pos


D el Trace d i c<fvalli agitatore L a contrada e dei M isii a stretta pugna (a).

Perocch se qui dovessero intendersi i Misii dell A* s ia , non sarebbe esatta l espressione di O m ero: men tre il dire che volse lo sguardo alla contrada dei Traci, poi congiungere eoa questa contrada quella dei M isii, che non sono punto lontani dalla T r o a d e , ma le sono invece confinanti, e stanno al di l della Troade stessa, lungo i due suoi l a t i , divisi dalla Tracia per mezzo dell ampio Ellesponto , sarebbe un confondere insieme i due co n tin en ti, o non saper punto comprendere
(i) Abitavano la Servia e la Bulgaria, dette da loro Meiia in feriore e superiore.
(a) 11., llb . x m , V. 3 . '

LIBRO tE T T IM a

I 79

r espressione del poeta, E Del vero il volgere indietro gli occM proprio di chi guarda a quella parte che gli sta da tergo: ma chi dai Troiani trasportasse lo sguardo a genti che stanno al di l di quelli od ai l a t i , ben si potrebbe dire' che spinse lo sguardo pi da, lo n ta n o , non gi che lo volse indietro. n testiniO'* nio anche il vedersi che Omero congiunse eoo que^ sti Misii gP Ippem olghi, i Galattofagi e gli A bii, che sono gli Sciti amassici ed i Sarmati : perocch anche oggid queste nazioni, e cosi anche B astam i) sono bens frammiste coi Traci posti oltre P I s t r o , ma eoa quelli altres abitanti al di qua di quei fiume. Ed fra qnesti ultimi che si trovano i C elti, cio i B o j, gli Scordisci e i Tanrisci : doye da notare che alcuni dicono Scordi.scie invece di Scordisci, ed ai Taurisci danno il nome di Tirisci o Tauriste. Dice poi Posidonio che i Misii per sentimento di reli gione si astengono dal mangiare anim ali, e per ci anche dalle pecore^ ma fanno uso di m iele, .di latte e di cacio vivendo nell' o zio , e che perci poi sono tenuti in conto di religiosi e si chiamano capnobali ( 1). Dice altres che v hanno alcuni dei T r a c i, i
(1) Questa voce ( ) d o b potrebbe sigaiGcare se non uomini camminanti nel Jumo o sul fum o. Gl ioterpreli e gli edtiori pi accreditati la giudicano alterala , bench si trovi senza nessuna variet in tutti i testi; ina le voci che propongono di sostituire non sono punto soddisfacent ( j O stesso pu dirsi della voce Clisti che incontrasi poco dopo ; se pure non signi fica fondatori , per dinotare uown fondalisi da s i sali, senza il

concorso delle donne.

l8

SELLA. GKOGBAFa DI STRABO?

^ a l i vivono senza donne ; si chiamano C tisti, e sono considerati come sacri e lasciati vivere nella tranquil lit. Afferma inoltre che Omero parl sonimariamente di tutti questi popoli quando menaion i fam osi Ippemolghi che si nutrono di la tte , e gli A b ii uomini giu stissimi : e l chiama (d ic e ) jib ii principalmente per ch vivono senza d o n n e , co n sid eran d o 'la vedovanza come se fosse u n vivere im p erfetto, in quella guisa che chiam imperfetta la casa di Protesilao vedovata a cagione della sua m o rte: e d ai Misii il nome di com battenti da vicino (Anchemachi ) per dinotare che sono guerrieri eccellenti. Finalmente vuole Io stesso Posidonio che nel libro decimo terzo (dellIliade) invece di M isii combttenti da vicino si debba scrivere (i) . . . Ma sareb be forse inutile il voler bandire una lezione approvata gi da tanti anni; ed cosa molto pi credibile^ che da principio si chiamassero Misii, e che ora abbiano mu* tato nome. Rispetto agli Abii non sarebbe possibile di^ mostrare che siano stati detti cos dall essere senza donne piuttostoch perch vivono sen ta case stabili edl abitano sopra carri.- E nel v e ro , siccome le ingiustizie si fanno principalmente ne contratti e nell acquisto delle ricchezze, ben fu ragionevole che quegli uomini usi a vivere di cos poco si chiamassero giustissimi da O m ero ; quando anche i filosofi sogliono collocar vi cinissima alla temperanza la giustizia , ponendo fra le primo loro cure quella di vivere indipendenti e con (i) II Gjray toglie questa lacuna'dicendo: si debba scrvere

JHesii. Ma ecc.

LIBBQ S E T Z n tO

l8 l

frugalit ; d* QDde poi alcuni per ecoesto andarono a cadere nel cruismo. P er Io contrario il poeta non cl d alcun indizio dell' essere questi popoli stati sensa don a e , principalmente i T r a c i, e fra questi poi quelli .-che si chiamano Geti. Dei quali si vegga- ci che dice Menandi-o, non gi per finzione, ma seguitando c o m ' verisimile^ la sto ria: T utti i T ra c i, ma sopra tutti noi Geti ( perocch da costoro mi glorio di trarre la mia o r ^ n e ' anch' io ) non siamo casti gran fatto. E di l a poco seguitando pone parecchi esempj d incon tinenza dicendo : Non v ha alcuno di noi che non prenda d iec i, u n d i c i d o d i c i donne , e qualche volta anche pi. se trovasi qualcuno che muoia senza aver ne sposate quattro o . cinque , costui viene compianto da noi come un uomo che non prov limeneo, misero, celibe. E tutto questo trovasi confermato anche da altri scrittori : n verisimile che gli stessi uomini giu dichino niiserabile la vita passata senza la compagnia di molte d o n n e , ed abbiano poi per cosa invidiabile e giusta il viverne senza. Oltre d> ci lo stimar religiosi e napnobati coloro i qnali vivono senza donne > cosa che grandemente contrasta colle opit^ioni comunemente adottate. Perocch tutti si accordano a dire che le don ne furono .prime inventrici della superstizione : esse poi persuadono anche gli uomini ad un maggior culto della divinit, con feste e con supplicazioni : ed ap pena sarebbe possibile di trovare alcun uomo che viven do da sol attenda a sifTatte pratiche religiose (i). Ecco
( i ) Q aeste p a ro le n o n si tr o v a n o

nella iraduzioDe

Crancese d e l

l8 >

P E L L i G EO G K iFU DI STRABOKE

d nuovo quello che dice Menandro introducendo a par lare u uomo sdegnato contro il dispendio (i) che faa le donne nei sagrifici. a Gli Dei s aggravano principal mente sopra di noi uomini ammogliati; perocch siamo sempre nella necessit di celebrar qualche festa. E quest accusa medesima la fa ripetere anche dal Miso* gine (a) dicendo: Noi sagrificavamo cinque volte ogni giorno ; e sette giovani ancelle sodavano il cembalo in t o r n o , ed alcune ululavano. Di qui pertanto appa* risce che sarebbe assurdo il credere che presso i Geti gli uomini pi religiosi fossero i celibi : e nondimeno per quello che dice Posidonio e che viene affermato anche dagli altri storici non possiam tralasciare di ere* dere che la venerazione degli Dei presso quel popolo non fosse tanta da astenersi fin anco dal mangiare cose animate. Perocch si racconta che uno dei Geti per nome Zamolxi servi un tempo a P ita g o ra, ed apprese da lui alcune delle notizie celesti, come ne aveva im> parate alcune altre dagli Egizii, ai quali viaggiando sera condotto. Ritornato poi alla patria fn bene accolto dai principali e da tutta la nazione, come colui che sapeva interpretare i pronostici. All'ultimo persuase il re di pi gliarlo a compagno del regno, siccome capace d aunuu-

Coray, sebbene nella sua edizione greca si legga come nelle altre;
d i / rir i t i f x3' tifi'n iT ! ro itv T tf. () Leggo col Coray e cogli Edil. frane. t7s JtitrittcK . Prim a leggevasi r i r itrttTxtt contro gP inganni. (a) Misogine (cio odiator delle donne) s intitol una com r r a m f

media di Menandro.

LIBRO EETTIUO

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ziare la volont degli Dei. Da principio pertanto fu fatto sacerdote di quel Dio che pt$$o i Gieti ten n to in pi onore ; poscia si fece nom inar Dio egli stesso: ed aven> do fermata la sua sede in un antro inaccessibile agli altari, quivi passava la sua v ita , e ra re volte conversava eon quei di fa o ri, ad eccetione del r e e delie perstie addette al suo servizio ; e il re medesimo in questo gli dava a iu t , vedendo che i sudditi gli errino ubbidienti molto pi di prima, dacch sperano persuasi ch e it suoi <dini uiscissero col consenso della diviiiil. Q uesta usanza poi dur fino ai di n o s tri, essendosi trovato sempre qualcuno dell indole di Zamolxi, il quale assi stev aa l re come consigliere, e dai Geti denominavasi Dio. E considerarono come sacro ancbe il monte do v era P an tro p red etto , e lo denonunaron Cogeone dal fiume che gli scrre vicino : e quando Birebista, contro cui il Divo Cesare aveva gi apparecchiata una spedi* ^io n e, regnava sui C e t i , tenea questa cariea-sn cert<^ Diceneo. P er tutto ci dunque da credere che la. dot** trina pitagorica di astenersi alagli animali sia stata, in^ trodotta fra Geti da questo Zamolxij e che vi-^idibia poi sempre durato. Di questa guisa pertanto si possono ottimeimcite in terpretare le parole di Omero intorno ai Misti d ai ce* lebri Ippemolghi : ma quello che Apollodoro dice nel proemio at libro secoudo dlie Navi non si potrebbe punto sost)nere. Egli loda l opitiin di Evatostene il quale dice ch^ Omero e gli altri antichi seppero bens le cose lleniche,jD rispetto a quelle di fuori nebbero grande ignoranza, siccome coloro che npn conobbero le

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B E L L i G B O G B m DI CTRBONE

graadi vi di terra e non ebbero notizia della naTigazione. Concordando pertanto con queste accuse Apoi' lodoro dice cbe Omero chiam pietrosa 1 Aulide co ni' est da vero ; montuosa Eteone * , altrice di colom be Tibe ^ er o ja Aliarto : ma poi non conobbe eoa pari precisione luoghi lontani^ e cos pure non li co* nobbero gli altri. Quindi mentre vi sono circa quaranta fiumi che mettono foce nel P o n to , egli non fece meniione n anche di uno* fra i pi ragguardevoli^ quali sa-' n b b n 'O l Istro, il T a n a !, il Boristene, F Ipani,. il Fasi, il T erm o d o n te, r Ali. non ricord neppure gli Sciti, se non solamente in generateci celebri Ippem^olghi e i Galattofagi e gli Abii. Rispetto ai Paragoni parl di quelli cbe Abitano nei paesi mediterranei secondo le relazioni di coloro cbe dalla parte di terra entrarojio ia que paesi; ma non conobbe quelli che. stanno lungo la spiaggia ; e questo fu ben naturale. Perocch allora quel mare non era navigabile, e chiamavasi Axeno (i) a cagione del suo essere tempestoso e delle nazioni on> d^era abitato all intorno,, principalmente degli S citi, i quali avevano in costume di sagriBcare i forestieri, m angiam e le c a rn i, e servirsi dei loco cranii invece di tazze. In progresso poi d tempo si disse Eussiuo, dopo cbe gl' Ionii vi fondarono delle citt lungo la spiaggia. Nello stesdo modo Omero ignor anche le cose spet* tanti all Egitto ,ed alla Libia , come a dire le inonda zioni del Nilo e il flusso e il riflusso del m a re , di che
' ( i) Val quaoto dir# Inespite : il cootrrio Ai EuMno d si gnifica Ospitale.

LIBKO SETTIMO

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noa fece mai mensione in nessnn laogo de suoi poemi^ e n anche dell istmo- che sta nel meszo fra l E ritreo ed il m ar d Egitto., n dei paesi dellArabia e dell E tiopia , o di quelli lungo 1' Oceano ^ se pare non dob biamo aderire a Zenono il filosofo ehe in quel verso dOmero: Frmi gii Etiopi^ ai Sidanii ed agli Erembjj invece di qnesti ultimi vuol che si^legga agli ^ra b i. JV. dobbiamo per questo meravigliarci di Orner^ quando anche poeti pi recenti di lui ignorarono molte cose o le imeschiarono a prodigi. Cos fecero Esiodo, parlando degli Emictni, dei Megalocefiili e dei Pigmei j lemaoo menzionando gli Steganopodi ; Eschilo i Cinocefali, gli SlernpAidiiii e i M onommati , ed altri mille che trovBdL accennati nel suo Pronwteo. ' Dpo di ci si converte poi ApoHdoro agli storici che parlarono delle montagne R ifee, del monte O gigio, dell abitazione delle Gorgoni e delle EspencK. Poi cita la terra Meropid^ di Teopompo, la citt Cimmeridc d E c a te o , il territorio Pancheio d Evemero , e le. pietre di 6 ftme ch e Aristotele diceva essere composte di sabbia, e dtsciogliersi nelle piogge^ e quella citt di Libia menzionata dallo stesso filosofo , la quale sacra a Bacco, e non pu chr se ne dilunga; teovarla nna se conda volt 8 L Si volge poi anche contro^ colro i qnall affermano che secondo Omero il viaggio di UIsbc fu intorno alla Sicilia; Perocch (dice) sre. pur fossa vero che quelleroe avesse viaggiato in qe luoghi dovrebbe diisi npndjmeqo cheril poeta per.am ore del. meravigl)so trasport invece la scena nell Oceano : nel che agli al-

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DELL CEOCIUFI DI STRABONE

tri (i) pn ssere p erd o n ato , , ma non punto a Calli maco , il qnale fa professione di grammatica, ed imper* tanto dice che T isola di Galipso Gaude, e cbe Scheria Corcira. Prosegue inoltre ApoIIodoro dicendo che alcuni spacciarono menzogne intorno ai Gerenii, ad Acacesio, alla posizione d Itaca detta D em o , a Peletronio nel territorio di P e lia , ed al Glancopio d Atene : e cessa finalmente da questi suoi rimproveri dopo arere ag giunte alle cose gi dette alcune altre di poco momento, trascritte p e t la maggior parte dai libri di E ratostne, che noi abbiam dimostrati falsii O ra ben pu concedersi a Eratostene e ad Apc^odoro ebe i moderni avessero p i pratica degli aotcbi intorno a siffatte cose; ma panni poi cbe si potrebbero biasimare amendoe d avere spinta questa loro opinione al di l della giusta misura , principalmente rispetlp ad Omero: oltrech si potrebbe affermare che rimproverano d'ignoranza il poeUi inforno a cose delle quali poi essi medesimi non hanno contezza. E rispetto a codeste im putazioni, alcune sctno discusse da noi ne' luoghi convcnienfi a .ciascuna, di altre abbiamo parlato gi ta generale. Q u i poi trattasi unicamente M isii com battenti da vicino , e dei fa m o ii Jppemolghi che si nu trono di latte ^ e degli jib ii giustissimi mortali^ per m ettere a confronto l nostra opinione colle cose dette da Posidonio e dagli altri. E innanzi tutto si valgono di un ragionamento contrario al; loro stesso proposito.
( i) Cio : gU altri interpreti d i Omero.

IIB R O SETTIMO

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Perocch avndo ia animo di mostrare come delle cose lontane dallEllade gli antichi furono pi ignoranti che i m o d ern i, riuscirono ad una contraria dimostrazione ; non solamente rispetto a Inoghi lo n tan i, ma si anche rispetto a qnelli che trovansi nellEllade stessa. Ma (co me dicemmo ) difTeramo queste cose ai loro luoghi op* p o rtu n i, e qui trattiam o soltanto di quelle che ora ab< biamo alle roani. Egli per ignoreosa ( dicono dunque costoro ) che Omero non fa meosione degli Sciti, n della loro cru ' ^delt verso gli stran ie ri, n dell usauza che avevano di sagriBcarli, mangiarne le c a rn i, e valersi dei loro teschj invece di ta z z e , d onde poi il Ponto fu sopranDomato Axeno. E va per lo coMrario fingendosi certi suoi famosi Ippemolghi e Galattofagi ed A b ii, giust9> simi fra gli nomini, che non sussistono in nessuna partii della terra. - Ma come dunque gli antichi denominarono Axeno quel mare s egli vero che non conoscevano la barbarie dei popoli ond era a b ita to , e nemmanco quelli che nella barbarie superavano tutti gli altri ? <7r questi popoli non ptevan essere se non gli Sciti. Di remo dunque che anticamente non vi siano stati n Ippemolghi al di l dei M isii, dei Traci e dei G e ti, A G alattofagi, n Abii ? P u r vi sono anche al pre sente dei popoli detti Amassici e Nomadi, i quali vivono di pecore, di latte e di cacio principalmente cavallino j n sanno m ettere in serbo cosa nessuna, n esercitano veruna arte di mercatanzia, fuor qqella di permutare le merci. Come adunque diremo che' Omero non conobbe gli S c iti, s'egli parla d'Ippem olghi e di Galattofagi?

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DELLA GEOGR f ia DI STBABONE

E che di que tempi gli Sciti, si chiamassero Ippemo!ghi n testimonio anche Esiodo in quel verso citato da Eratostene, che dice : G li thpi, i Lihii e gli Sciti ippemolghi. qual meravigha c h e , per essere cresciuta a dismisurJ^ fra noi Pusanza di mercatauteggiare, e con essa le ingiustizie onde suol essere accompagnata, siaasi detti pi giustissimi e venerabili coloro che meno di tutti so a dati alla mercatanzia ed al far denari , ma ogni cosa (fuor solo il pugnale e il bicchiere) posseggono in comune e principalmente le donne e i fig liu o lic o m e vorr^>be P latone ? Anche Eschilo mostra di ssere d'accordo con Om ero dicendo che gli, Sciti nutronsi d'ippace (i) e son goverfiati da buone lggi ! ^ questa opinione dura tuttavia presso gli Elleni : perocch li reputiamo uomini semplicissimi , non punto maliziosi, molto pi frugali d i noi, e soggetti a minor numero di bisogni^ sebbene la no* stra maniera di vivere abbia introdotto quasi in ogni nazioae un pervertimento di costum i, recandovi il lusso e i piaceri con. mille malvagie arti d ' arricchire a fine di soddisfarli. Gran parte adunque di questa corruzione prevalse anche appo i barbari, e fra questi aoche fra i Nomadi : i quali dopo che si furon volti alle cose del m are si pervertirono a tale da divenire ladroni e uccisori degli stranieri^ e contrattando con molti ne ricevettero presso di s il lusso e il costume del mercatanteggiare, le quali cose pare bens che conducano alla civilt, m a nel vero poi^ corromponQ i co stu m i, introducendo la malizia in luogo di quella semplicit che abbiamo
. (i)

ippace k il cacio; cavalliuo gi meulovato. (C o ra j)>

LIBHO

SETTIMO

1 8p

detta poc anzi. IMa i Nomadi vissuti prima d e 'n o s tii tempi, e qulli principalmente vicini ai tempi di Omero furono quali esso ce li ba descrtti, e tali eran tenuti da gli Elleni. Veggasi in prova quello eh 'E ro d o to dice di quel re degli Sciti contro cui Dario port la guerra , e la risposta eh ei diede ai legati persiani (i) : e veggasi anche quello che dice Crisippo intorno a Leucone re del Bosforo. Oltre di che alcune lettere di Persiani a noi' pervenute sono piene di quella semplicit della quale ho fatta m enzione, e cos anche i monumenti che ci rimangono degli gizii, dei Babilonesi e deglin diani. Di qui poi venuto che nacarsi ed Abari ed alcuni altri a loro somiglianti acquistassero grande ri putazione presso gli E llen i, perch fecero mostra di un certo loro carattere nazionale facile, semplice e giu sto. - Ma qual bisogno v'ha mai di citare gli antichi? Ales sandro di Filippo nella sua spedizione contro i Traci abitanti al di l dell Emo essendo entrato nel paese dei Triballi, vide che si stendevano n o alllstro, e fino all isola Peuce di quel fium e, e che la riva opposta era occupata dai Geti : e volendo condursi tra loro , non pot approdare all isola p er mancanza di navi, e perch Sirmo re dei Tribali! riparatosi in quella ne lo teneva'lontano. Per essendo invece passato fra i Geti prese la loro citt^ ma subito poi si condusse di nuovo al proprio paese con doni avuti da quelle genti ed an ch e'd a parte di Sirmo. E Tolomeo figliuolo di Lago dice che in quella spedizione i Celti abitanti lungo il
( i ) E r o d . lib . IV , c. 137.

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STBAB05E

m are Adriatico veunero per desiderio di amicizia e di ospilalit ad Alessandro. Il quale avendoli amorevolmenle a c co lli, li domand in un b an c h e tto , qual cosa sopra ogni altra tem essero; immagjiutndosi che doves sero parlare di lui : ma quelli invece risposero che niua a cosa tem evano, se gi non fosse che il cielo preci pitasse sopra di loro^ ma che nondimeno facevan gran dissimo conto dell amicizia d un uomo grande qoal egli era. O r questi ben sono indizj della semplicit di quei b a rb a ri, vedendosi da una parte un medesimo principe non permettere ad Alessandro di approdare all isola gi d e tta , e nondimeno inviargli regali e fare amicizia con ]ui^ e dall altra alcuni uomini i quali di chiarano di non temer n u lla, e tuttavolta considerano com e cosa d altissimo pregio l amicizia degli uomini grandi. Al tempo dei successori di Alessandro fu re dei Geti uu certo Dromichete. Costui avendo fatto prigio* niero Lisimaco che gli avea mossa guerra, gli fece co> noscere la povert sua propria e di tutta la naziode ^ e nello stesso tempo con quanta contentezza la sop portassero ; consigliandolo di non fare la guerra ad uo mini di tal condizione, ma di volere piuttosto averseli amici. E dopo queste parole lo present de solili doni o spitali, conchiuse un trattato di amicizia con l u i , e lo rimand a suoi paesi. E Platone nella Repubblica dopioione che si debba fuggire il mare siccome mae stro di malvagit da chiunque vuol dare a qualche paese un governo bene o rd in ato , e starne molto da lungi. Eforo nel quarto libro della 5ua storia intitolalo I u -

LIBRO SETTIMO

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ropa dice in sul fioiri;, che gli Sciti e i Saarcm ati non
faaauo lutti uua maniera uniforme di vivere. Perocch ak u o i SODO imimani a tal seg n o , che mangiano gli uo m in i; mentre altri per lo contrario si astengono da ogni essere che abbia vita. gi alcuni (prosegue) ban no parlato della crudelt di quei prim i, sapendo che le cose orribili o meravigliose fanno impressione sugli ascoltanti : ma avrebbero invece dovuto raccontare e prporre esempj dellopposta virt : e per ( soggiunge) io parler di coloro i quali osservano giustissime co stumanze. E veramente v ha degli Sciti nomadi i quali si nutron di la tte , e nella giustizia sono a tutti supe riori. Di costoro fanno menziona i poeti ; fra i quali Omero dice che Giot>e volte lo sguardo al paese dei Galattofagi e degli yibii uomini giustissimi : ed Esio do nel poema che sintitola il giro della Terra dice che F inea fu dalle arpie condotto nella terra dei Galatto fa g i , i quali si valgono di carri invece di case. Pas sando poscia Io stesso Eforo ad assegnar le cagioni di tali costum i, dice che sono parchi nel m angiare, e che non si curano punto di accumular tesori; e perci vivono con reciproca benevolenza , avendo in comune , oltre al re s to , le donne e i figliuoli e tutta la famiglia ; ma verso gli strani sono indomabili ed invincibili, perch nulla hanno di che tanto si curino quanto del ilon es sere fatti schiavi. E cita anche Cherilo, il quale descri vendo il passaggio sopra quel ponte di n av i, con cui Dario aveva fatto congiungere le due rive del Bosforo cos dice : I Saci pastori di scitica origine , abitavano

allora V A sia ferace di frum ento ; ed erano una colo-

ig a

della gko &hafia d i strabqne

nia di Nomadi ^ uomini giusti. Ed Eforo dando ad


nacarsi U nome duomo sapiente, dice che appartenne a questa nazione , e nondimeno fu considerato come nno dei sette sapienti a cagione della perfetta sua mo destia e prudenza : e invent lo strum ento con cui de stasi il fuoco, 1 ncora con due becch i, e la riiota del vasaio. E questo io d ico , bea sapendo per altro chEforo non dice sempre il Vero, principalmente dovegli parla di Auaarsi. Perocch e come potrebbe la rpota predetta essere invenzione di A nacarsi, quando la co nobbe Ooiero pi antico di lui 7

Come f-apida nota che seduto J.I mbil tomo il Msellier rivolve (i).
questo sia detto per dimostrare che giusta una comune tradizione, cos dagli antichi come dai moderni fu creduto , che i Nomadi pi divisi dall abitazione degli altri uomini vivessero di la tte , senza ricchezza di s o rta , e con grande giustizia \ n furono punto unin venzione di Omero. E rispetto ai Misii, dei quali que sto poeta fa menzione , si pu a buon diritto doman dare Apollodoro , s egli stima che anche questi siano fantasticati da Omero ^ o se crede invece che alluda a quelli dell Asia interpretando a sproposito il te sto , come abbiamo gi detto. Che segli li considerasse com popoli im m aginarii, asserendo che nella Tracia non si trovino M isii, direbbe contro il fatto : perocch anchq in questa nostra et Elio Cato trasport dall opposta

(i) 11

.,

llb. zviii I V. 6o&

LIBBO SETTIMO

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riv 9 ' dell Istro nella Tracia cinquanta mila uomioi G eti, di una schifitta che ha la medesima lingua dei Traci. E d ora abitano quivi e sono chiamati Mesii , o che anche i loro maggiori fossero chiamati con tal n o m e, e poi nell Asia 1 abbiano cambiato assumendo quello di Misii ^ O che invece ( e questo piti cpnforme alla storia ed a quanto dice il poeta ) aves sero, il nom e'di Misii anche prima. Ma di costro s detto abbastanza ^ ed ora procediamo al rimanente della nostra descrizione : e lasciando in disparte le cose antiche dei G e ti, la loro pceseate condizione questa. Berebista Geta essendo asceso alla suprema zia della nazione, rimise in buono stat i suoi sudditi condotti a male da guerre, continue ; e tanto coll esercizio, colla sobriet e eoli attendere a tutte le cose opportune li innalz, che in pochi anni venne a for m are una gran signoria, ed ai Geti sottomise la mag gioc parte dei confinanti : che anzi riusc terribile an che, ai Romani , attcatersando a suo talento l is t r o , e depredando la Tracia fino alla Macedonia e all llliria ; (Quindi manomise qne Celti che trovansi frammisti ai Tjtioi ed agl illiritii, e fece sparirci al tutto i Boj sud diti di Critariso, ed i Taiirisci. Per rendersi ubbidiente la propria nazione ebbfe cooperatore quel- Dicineo impotor&, :il qnale viaggi per P Egitto ; ed avendo quivi imparate a lc u n e d iv in a z io n i, colle quali prediceva i voleri degli Deij per poco non fu annoverato fra i Nrai, siccome dicemmo allorch abbiamo parlato di 2^m o lxi. E della ubbidienza prestata a Berebista vha questo inr dizi*, cibai ^uoisudditi lascirousi persuadere a tagliare
SttJMOXE j tOOL I II.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRADONE

Ogni vite ed a vivere senza vino. Del resto egli alP uU timo mor, ucciso da alcuni cbe gli si ribellarono, prima che i Romani mandassero contro di lui un esercito. Coloro poi che successero alla sua signora , la divisero in parecchie parti ^ ed anche 1 esercito che Cesare Augusto vi sped di recen te, trov quella regione di visa secondo alcuni in cinque, secondo altri iu quaran ta parti : ma anche questa divisioni sono a seconda delle circostanze, e variano nei varii tempi. E v ha anctie un altra divisione di quel paese, rimasta fino ab a n tic o , cio che alcuni si chiamino Daci ed alcuni Ceti : e Ceti si chiamano quelli che sono v d ti al Ponto Eussino ed all Oriente ; Daci quelli che stanno dalla parte o p p o sta, verso la Gei-mania e le sorgenti dejl Istro^ i quali io credo che anticamente si nominassero Davi, e che di qui poi anche fra gli ttici si dessero fre> quentemente ai servi i nomi ;di Geta e di Davo. que sta opinione pi credibile di quell altra , secondo la quale cotesti nomi sarebbero provenuti da quegli Sciti cbe si chiamano Daj : mentre costoro abitano pi lon tano vers l Irc a n ia , n probabile che fin di l si conducessero servi nell Attica. Perocch usavano al lora d imporre ai servi o il nome stesso dei luoghi 4 onde traevansi, come Lido e S iro , o quelli che fos sero pi usitati prsso le proprie loro nazioni, per esem pio Mane o Mida quelli che venivan di Frigia , Tibio quei della PaOagonia. Del resto la nazione dei Geti sol levata da Berebi .'a a tanto di altezza s immiser poi p ien am en te, cos per le discordie intestin e, come p er opera dei Romani : e nondimeno pu mandar tuttavia

LIBBO SETTIMO

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tn campo quaranta mila soldati. Scorre poi a traverso dei Geti andando al OanalMO il fiume Mariso, sul quale i Romani sogliono trasportare le cose occorrenti alla guerra: perciocch le parti superiori di quel fium e, quelle cio dalle sorgenti fino alle cateratte ( le quali attraversano principalmente il paese dei Daci) le chia mano D anubio; e le parti inferiori, lango i G e ti, siao al P o n to , le dicono Istro. 1 Geti hanno una stessa lingua coi Daci : ma presso gli Eileni quelli sono piii conosciuti di questi, a motivo delle continue loro emigrazioni dall una alt altra riva d e i r i s t r o , e per essere metchiati coi Traci e coi Misii. Questo medesimo avviene anche dei Triballi che sono esi pure una schiatta di Tracia : perocch do> vettero spesse volte emigrare per le frequenti incursioni di popoli vicini e forti sopra altri popoli inferiori di for* z e ; come a dire degli Sciti, dei Bastami, deiSaurom ati abitanti al di l del fium e, i quali frequentemente co stringono gli assaliti ad attraversare il fium e, e si sta biliscono poi eSsi medesimi o nelle isole o nella Tracia; ovvero di popoli al di qua del fium e, ccciati princi palmente dagl lllirii. Eransi poi col tempo accresciuti moltissimo e i Geti ed i Dacj, sicch potevano mandar fuori un esercito di ben duecento mila scadati ; ma ora appena si trovano in grado di metterne insieme' qua ranta mila : e poco manca che non si facciano ubbi dienti a R om a; ma non sono per anco pienamente soggetti a motivo delle speranze eh e pongono nei popoli della Germania avversi ai Romao.

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DELLA GEOGRiFI DI STRABONE

F ra il mare del Ponto ( dall Istro (i) al T ira ) ed ! Geti si stende una pianura tatta deserta e senz' acqua : dove Dario d istaspe, quando attravers l Istro per as-r salire gli Sciti , pericol di morir dalla sete con tutto quanto il suo esercito^ < e tardi se ne avvide, e torn addietro. Appresso poi, movendo guerra Lisimaco cairo i Geti e contro il loro re D rom ichete, non sola< mente corse il pericolo gi detto, ma fu preso vivoj seb> bene poi si salvasse per avere trovato benevolo quel barbaro , come dicemmo gi prima. Presso alle foci dell Istro situata una grande isola detta Peuce (a) ^ e i Bastam i che 1 occuparono furono soprannomati Peucini. V hanno poi anche altre isol molto m in o ri, alcune al di opra di P e u c e , altre pi presso al mare. Perocch quel fiume ha sette bocche, la pi grackde deUe quali dicesi S acra; e da questa a Peuce v h a una navigazione di cento.venti stadii. Nella parte inferioi'e di quest isola Dario fece costroire un ponte, e se ne potrebbe erigere uno anche al di sopra. La bocca Sacra poi la prima alla sinistra di chi entra nel Ponto ; lo altre seguono lungo la spiaggia che va al Tira ; e la settima distante dalla prima circa trecento stadii. Vi sono poi negl intervalli fra queste bocche alcune islette, le tre bocche che tengono dietro alla S a cra, sono piccole; le rimanenti sona pi larghe ma pur minori di quella. M a Eforo dice che lIstro ha sol cinque bocche. Da questo fiume poi al
() Cio dal Danubio al Dniesler> (2) Piczina.

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T ira , navigabile anch' esso , contansi noTeceato stadii; jVello spazio di mezzo v hanno due grandi laghi^ l uno dei quali s apre nel mare per modo che serre anche di p o rto ; r a l t r o non ha bocca vemna. Sulla bocca del T ira stanno una torre detta d Neotto lem o , ed il borgo di Erm onatt (i). Chi poi navighi su pel fiume lo spazio di cento quaranta stad ii, trova d ambe le parti una citt ^ Miconia alla destra ^ ed Ofiusa alla sinistra; ma coloro che abitano lungo il fiume dicono che Ofiusa (a) distante dalta bocca sol cento venti stadii. cinquecento stadii dalle bocche del T ira trovasi l isola di Lecce sacra ad Achille (3), e si* tnata nell'alto del mare. Appresso poi il Boristene ^4)) fiume navigabile pel tratto di seicento stadii; e viciiu> a q u e s te un altro fiume detto Ipani : e dinanzi alla boc>ca del Boristene v ha un isola con porto. A chi naviga il Boristene. per duecento stadii appresentasi una citt che porta il nome stesso del fium e, sebbne chiamisi anche Olbia; grande emporio (ondato dai Milesii. Tutto poi il paese situato al di sopta dello spazio gi detto
(i) Aherman. (i) difficile a dirsi se trattisi qui di Ofiusa, d di Niconia, di entrambe queste citt ; e. forse in vece .di dovrebbe leggersi r> x i f y t , la torre. (E d it. (rane.). (3) Lisola llan-Adasi o dei Serpenti. Rispetto al fiume Ipani ( dice il Gosscllin ) non si frova se non il Bog che gli potrebbe corrispondere ; ma il Bog all occidente del Boristene, mentre, secondo S tra b e n e , Tolomeo ed altri an tich i, l Ipani dovrebbe trovarsi all orinte. (4) H Dnieper.

ig S

DELLA

GEoanxrik

di s tra b o n o

fra l Istro ed il B oristene, comprende primamente il deserto dei Geti gi detto, poi i Tirigeti, dpo i quali vengono i Jazigi Sarmati e quelli dtti Basili! e gli Urgi, che per la maggior parte son nom adi, e sol pochi danno opera all' agricoltura : e dicono che costoro abi tarono spesso lungo tutte e due le rive delPistro. Den tro terra poi sono i Bastami confinanti coi Tirigeti e coi G erm ani, di schiatta quasi germanica anch essi, e divisi in parecchie trib. Alcuni di costoro diconsi At* moni, alcuni Sidonii; quelli che occupano lisola Peuce nellIstro chiamansi Peucini: Rossolani i pi settentrio* nati che tengono le pianure fra il Tapai (i) ed il Bori* stene. Perciocch tutto quanto ci conosciuto dalla Germania sino al mar Caspio verso il settentrione, tutto piflnura. Se poi al di l dei Rossolani si trovino abitanti non lo sappiamo. I Rossolani combatterono contro i generali di Mitridate Eupatore, sotto la scorta di T a s io , q u a n d o . vennero per recare soccorso a Pa> laco figliuolo di S cilu ro , e si mostrarono gente belli* cosa : se non che a petto di una falange ordinata e bene in armi, ogni barbara moltitudine debole j mas simamente poi di costoro che s armano alla leggiera. Q ue Rossolani p e rta n to , sebbene fossero cinquanta mila, non tennei-o fronte a sei mila ordinati e condotti da Diofante generale di M itridate, ma furono uccisi quasi tutti. Costoro portano elmi e corazze fatte di c u o io , e scudi di vimini coperti anch essi di cuoio : e per offendere hanno la n c e , spade ed archi. Lo stesso
(i) 11 Don ed il Dnieper.

UBKO SETTIMO

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da dirsi anche rispetto alla maggior parte degli altri abitanti di quella regione. Le tende dei nomadi sono di feltro e piantate su carri sui quali abitano ^ e intorno alle tende stanno le p ec o re, d onde traggono latte , cacio e carni per vi' vere. Costoro trasferendosi di luogo in luogo van dietro sempre a pascoli erbosi; linverno nelle paludi circon* vicine alla M eo lide, la state nelle pianare. T utto poi quel ^aese freddissimo fino ai luoghi posti sul mare fra il Boristene e la bocca della Meotide. F ra i siti ma rittimi sono pi settentrionali la bocca gi detta della M eotide, e piti ancora quella del B oristene, T intimo seno del golfo Tamirace o Garcinite dov l ' istmo del gran Cbersoneso (i). E sebbene trattisi di pianure, non* dimeno il rigore del clima si fa manifesto da c i , che non vi nascono asin i, per essere questo animale intoU lerante del freddo ; e i buoi o vi nascono senza coma^ o loro le tagliano colla lim a, perch questa parte mal pu resistere al freddo. E i cavalli col sono piccoli e le pecore grandi. Oltrech sogllonsi spezzare anche l idrie di rame congelandosi i liquori in esse contenuti. Ma r intensit del gelo si scorge principalmente ia quello che avviene presso alla bocca della Meotide : perocch il braccio di mare tra Fanagoria e Panticapea (2) si carreggia diventando duro e facendosi strada.
(i) Trattasi qui dell'istm o di Perecop, e della Crimea, detta anticamente Chersooeso Taurco. (3) Fanagoria era sulla costa asiatica: Panticapea su quella d Europa.

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DELLA G O G R A flA S i STRABOHS

Quivi allora si scavano i pes! dal ghiaccio in cni rima sero im prigionati, col mezzo .della csi detta gangama^ principalmente gli antaci consimili nella grandezza ai delfini. Per dicono cbe Neottolemo generale di Mitri* d a te , in un medesimo .luogo , la state ebbe vittoria dei barbari in uno scontro nav ale, e P inverno in un con flitto equestre : e dicono inoltre che in quest' ultima stagione sogliono seppellire sul Bosforo le viti ammuc* cfaiandovi molta terra. Raccontasi eziandio che - quello stesso paese soggiace a caldi eccessivi ^ o che cos pja a quegli uomini non abituati ^ o che ci proceda dal1 essere quelle pianure senza punto di vento, e perch l&ria pi densa pi fortemente si affuochi, come si vede allorch formansi i cosi detti pareli! nelle nubi. .Pare che sulla maggior parte dei barbari di quella regione signoreggiasse quell tea il quale ebbe ^ e r r e contro Filippo di Aminta. Dopo risola situata rimpetto del Boristene, andando verso il nascer del soje, navigasi alla punta della Corsa dAchille (i).;Ivi un luogo ignudo bench sia detto bo> SCO sacro di Achille : poscia la Corsa d Achille stesso, pei$ola che sporge nel mare, rendendo immagine di un n a s t ^ lungo circa mille stadii verso l oriente, e largo al pi due stadii, e in qualche luogo sol quattro jugeri. E distante dal continente da ameodue' le parti della sua estremit sessanta stadii ^ ed arenosa, e scavando vi si trova dell acqua. Verso il mezzo il collo dell istmo di circa quaranta tadii \ e finisce alla punta
(i) Il Capo Czile. (G . ).

LIBRO S E T T U O

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^ t t a T am irace, la -quale ha n o porto che ^ a r d a al cootinente. A questa penisola tien dietro il golfo Carcioite di notabil grandezza, che si stende al settentrione per lo spazio di mille stadii circa : ma i nativi di quel luo go ^i) n e contano tre volte tanti sino aU'uItimo recesso del golfo^ e si chiamano Tafrii. Ed anche questo golfo 10 dicono Tamirace dal nome del promontorio. C A P O III.
IChersoneso Taurico, Piccolo Chersoneso j e citt dello stesso no me. Goi'emo d questa citt. Spiaggia del Chersoneso Tatrico, e suoi b to f^ notaBtV. Citt di Teodosio. Citt di Pamicapea e suo governo.

Dopo il golfo predetto listmo che divide dal mare 1 1 lago detto Sapra (a) per lo spazio di quaranta; sta dii formando il Chersoneso Taurico o Scitico (3) : ma alcuni dicono la larghezza di quell istmo essere di trecento sessanta stadii. Il lago Sapra poi dicesi che sia di quattro mila stadii^ ed la parte occidentale della Meotide, colla quale comunica per mezzo d una gran bocca ^ ma molto pantanoso e navigabile a stento
(i) Il testo dice soltanto ti ; e le migliori edizioni segnano in questo periodo una lacuna. (a) Cio il lago Putrido, interpretando la voce greca "Xiurf.

Crimea.

202

D E L L i CE 0 &RA71A DI STRABONE

con bacche cucild (i) : perocch i venti facilmente sco* prono e poi ricopron di nuovo quei banchi di sabbia 10 modo cbe quelle paludi non psisono pi attraver sarsi con grandi barche^ Ha poi quel golfo tre isolettej e banchi di sabbia e piccoli scogli lungo la spiaggia. Chi esce di questo golfo trova a sinistra una piccola c itt , e Bei-Porto (a) soggetto ai Chersonesi. Perocch si spinge verso il mezzogiorno una gran p u n ta , eh' parte di tutto il Chersoneso , e sulla quale fondala una citt chiamata Chersoneso (3) anch e ssa, colonia degli Eiaclioti del Ponto. Questa citt distante dal T ira quattro mila e quattrocento stad ii, chi li misuri seguitando la spiaggia. Quivi il sacrario di Partenia ; una D e a , dalla quale riceve il nome anche il promon torio che trovasi a cento stadii dalla citt e si dice Partenio ^ e quel sacrario ha una cappella e una statua del nume. F ra la citt ed il promontorio predetto sono tre porti ; poi 1- ftntica Chersoneso in rovine ; e dopo di questa un porto d angusta b o c c a , dove pia che in ogni altro luogo i Tauri! (scitica nazione) esercitavano 1 1 loro ladroneccio, assalendo coloro che vi si ripara v an o : chiamavasi Porto dei Simboli (4). Questo ed u a
(i) Probabilm ente barche fatte di vimini coperti di p d le cu cila. ( Edit. frane. ). (a) K<(aW Le edizioni ordinarie leggono *\ AA* , ed un altro porto. Il Casaubono pel primo propose la correzione del lesto. (3) Urei. (4) Kel greco moderno Sybula. Il porto menzionato subii dopo dicesl ora Haliee.

LIBDO SETTIMO

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altro porto deito Ctenunte formano un istmo di qu&> ranta stadii ; ed quell istmo cbe chiude il piccolo C hersoneso, il quale dicemmo gi eh una parte del grande ed ha dentro di s la citt delta pur Ghersoneso. Questa citt fu da prima indipendente ^ ma infe* standola i barbari fu necessitata eleggersi a protettore Mitridate Eupatore ; il quale amava di combattere i b arb arip o sti al di sopra dell istmo fino al Boristene ed all Adria, per apparecchiarsi cos contro i Romani, Egli p erta n to , allettato da queste speranze , volentieri mand nel Chersoneso un esercito, e combatt nel tempo stesso gii S c iti, S cilu ro , e i figli di Sciluro ( cio Palaco e i suoi fratelli in numero di cinquanta al dire di Posidonio, o di ottanta secondo l opinione di Apollonide ) -, e mentre soggiogava colla forza costoro, divenne padrone anche del Bosforo, ricevendone la si gnoria da Perisade che allora lo possedeva e cbe spon taneamente glielo cedette. E dopo d allora la citt dei Chersonesi rimasta fino al presente soggetta ai do minatori del Bosforo. 11 porto Ctenunte ad ugnale distanza e dalla citt Chersoneso e dal Porto dei Simboli. Da questo porto fino a Teodosia si stende la spiaggia Taurica per lo spazio di circa mille stadii, a sp ra , montuosa, ed espo sta ai venti boreali. Da quella spiaggia si spinge molto addentro nel mare un promontorio verso il mezzogior no e la Paflagonia dalla parte d Amastri^ e chiamasi Cria Metopo (i). Rimpetto a questo il promontotio
(.) K,.iJ ft'tTitwi, Fronte

Ariete.

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DELtA GEOCRAFI DI STRABOHB

di Paflagonia detto G aram bi, il quale divide il Ponto Enssiao in due m ari, riducendolo da una parte e dal* r altra a uno stretto. Ed Garambi a due mila e cin quecento stadii dalla citt de Chersonesi, ma assai meno distante da Cria Metopo : per molti di coloro i quali navigarono quello stretto , adermano di avere veduti nel tempo stesso d ambe le parti i due promontorii. l a questa parte montaosa della Taurde avvi anche il monte Trapezo ( i ) , d ugual nome con una citt si tuata presso la Tibarenia e la Golcbide. Avvi anche un altro m o n te , il Gimmerio ^ denominato cos da Gimmerii che un tempo signoreggiarono nel-Bosforo, d on de poi chiamasi Bosforo Gimmerio anche tutta quella parte dello stretto che comunica colla bocca della Meotide. Dopo la detta parte montuosa giace la citt di Teodosia che ha una fertile pianura ed un porto capace di ben cento navi : e questo fu un tempo il confine tra il territorio dei Bosforiani e quello dei Taurii. Ed fer tile anche il paese che viene appresso fino a Panticap e a , metropoli dei Bosforiani, situata sulla bocca della palude Meotide. Lo spazio fra Teodosia e Panticapea di circa cinquecento stadii*, tutto paese abbondevole di frum ento, con borghi e con una citt munita di buon p o r to , denominata Ninfeo. Rispetto poi a Panticapea un colle tutto abitato nel suo circuito di venti stadii: e dalla parte di levante ha un porto con arsenale ba(<) Il moale
M a n k u p . h a cill poi Trebisonda.

LIBBO SETTIMO

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steTle a trenta navi. Ha inoltre una ro c ca; ed ebbe a fondatori i Milesii. P e r gran tempo fu governata a m onarcbia, ssa ed i luogbi circonvicini lungo le due siond della bocca della MeOtide regnando i principi Leucone , Sagauro e Perisade ; finch poi quest altimo cedette quella signoria a Mitridate. Que principi si chiamavano tira n n i, sebbene i pi ibssero b u o n i, co< minciandosi da Perisade e Leucone ; anzi Perisade fu denominato divino. E l ultimo di que dominatori non potendo resistere ai b a rb a ri, i quali volevano un tri buto maggiore del solito, consegn il principato a M i tridate E npatore; e cosi poi quando costui fu Viqto , quel regno divenne soggetto ai llomani. La maggior parte di cotal regno nell Europa, e sol quahtfae pbr> zione appartiene all Asia. C A P O IV.
Imboccatura della Palude Meotide o Bosjbro Cimmerio, Piccola Scizia. Fertilit del Ckersoneso. Sciti Koltivatori e Sciti noi modi. Fortezze del Chersoneso. Jm m ali del paesi degli Sci e-d Sarmati,

La bocca della Meotide chiamasi Bosforo Cimmerio: comincia da una larghezza (i) di circa settanta stadii (dov il tragitto dai dintorni di Panticapea a Fanagoria, eh pi vicina di tutte le citt dell Asia ) , e fi* nisce in uno stretto molto pi angusto. Questo passag(i) Lo Stretto delle Zabacche.

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DELLA GEOGRAFIA DI TRABONE

gio divide l Europa dall A sia, e serve con esso a que sta divisione anche il fiume Tanai ( i ) , il quale scorre dalle parti settentrionali verso quella palude e proprio nella sua bocca dove poi ba due foci distanti fra loro circa sessanta stadii. Avvi anche una citt (a) che porta 10 stesso nome del Tanai, ed il massimo emporio de* barbari dopo Panticapea. Chi naviga nel Bosforo Cimmerio trova a sinistra Fa piccola citt di Mirmecio (3) a venti stadii da Pantic pea. Due volte tanto lontano d a Mirmecio il borgo Partenio^ dove il tragitto solo di venti stadii, ed h rimpetto a s un borgo nelPAsia detto Achilleo. Di qnivi navigando in linea retta al T a n a i, ed all isola situata sulle siie foci si contano due mila e due cento stad ii; ed a poco pi di (^esto numero ascenderla navigazione lungo la spiaggia dell Asia. E poi tre volte m aggiore, per d ii navighi a mano sinistra lungo quella spiaggia dov anclie listmo : ma questa spiaggia, la quale ap partiene all Europa, tutta deserta.^Tutto quanto poi 1 1 circuito della p a lu d e Meotide si dice che sia di nove mila stadii (4 ). 11 gran Chersoneso somiglia al Peloponneso nella figura e nella grandezza (5). Lo posseggono i principi del B osibro, ed tutto coudotto a male dalle guerre
(i) (a) (3) ' (4) (5) larga 11 Don. Azof. Yenikal. Al Parlenio corrisponde ora Casan-dip. (Edit. fran.) Alcuni leggono aito mila, Osserva per il Gossellia che la Morea pi lunga e m ca della Crimea.

LIBKO SETTIMO

SO^

continue. Da prima i tiranni del Bosforo possedettero soltanto il piccolo Cbersoneso, qaello vicino alla bocca della Meotide ed a Paoticapea fino a Teodosia: la maggior parte poi fino all istmo ed al golfo di Garci* nite possedevaola i T a u r i, schiatta scitica : e tutto quel territo rio , e qualche cosa anche fuori delF istmo fino al B oristene, chiamavasi Piccola Scizia. Ma poi per la moltitudine di coloro che di quivi partendosi attraversavano il T ira e l I s t r o , e nettevaasi ad abi> tare il paese vicino a que' fium i, non poca parte an> che di questo (i) ricevcLte le denominasione di Pic cola Scizia, e i Traci se ne ritrassero, in parte costretti dalla forza, in parte per la cattiva qualit del terreno quasi tutto paludoso. Tranne la spiaggia montuosa fino a Teodosia, il re stante del Cbersoneso tutto una fertile pianura, e vi fa molto bene il frumento \ perocch in qualunque modo i sommova il te rre n o , rende trenta volte la semin< gion. Quindi que popoli insieme cogli Asiani abitanti i paesi vicini a Sindice pagavano a Mitridate ua tri* buto di cento ottanta mila m edim ni, e due cento ta lenti d argento. Che aozi ne tempi antichi soleva di quivi mandarsi il frumento agli Elleni, come dalla Meo* tide si maudavano i salsumi: e dicono che Leucone man dasse da Teodosia agli Ateniesi due milioni centomila medimni di grano. Per a questi popoli fu dato partico larmente il nome di Georgi (Agricoli)^ mentre quelli che stanuo pi sopra soa Nomadi ( P asto ri, Errauti ), e
(i) Trattasi della Tracia.

30^

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

si nutrono di carni principalmente di quella dei cavalli: e fanno uso anche di latte e di cacio cavallino^ oltrech adoperano il latte acid o , it quale apparecchiato a ud certo lor modo serve ad essi anche per companatico. D onde poi Omero denomin Galattofagi tutti i popoli di quella regione. 1 Nomadi pertanto sono guerrieri pi che lad ro n i, e guerreggiano pei tributi : perocch commettono le pro prie terre a coloro che amano di coltivarle , contentan dosi di riceverne certi tributi, che si' stabiliscono mo derati , e uon gi per accumulare ricchezze, ma pev avere di giorno in giorno le cose che sod necessarie } e quando poi non *si d loro ci eh pattuito , ven gono alla guerra. Perci il poeta chiama cotesti uomini e giusti ed abii ( i ) ; siccome quelli c h e , se loro fosse ben osservato il patto dei trib u ti, non si metterebbero forse in guerra giammai. Ma gli altri mancano ai patti perch conBdano di potere colla propria forza o resi stere facilmente quando costoro andassero loro addos so, od amebe vietar loro di assalirli. Cosi dice Ipsicrata che fece sandro , il quale mur l istmo del Cher^oDeso vicino a|t Meotide, per lo spazio di trecento ses santa stadii con dieci torri ogni stadio. 1 Georgi poi sono creduti pi mansueti e pi incivi liti ^ ma per essere dati al far ro b a , e a contatto del tiare non sanno trattenersi dal ladroneccio , n da ab(i) La voce afittg a' interpreta (d a e fific ) uomo che iion ha in serbo V occorrente per vivere, ovvero ( da e jS/c ) ito mo che non fa ingiurie n violenta nessuno^

LIBRO S E T T N O

aO ^

tre somiglianti Dgiottizie per secondare la propri^ cu* pidigia. Oltre ai luoghi del Chersoneso gi m entoratl r erano anche delle castella fabbricate da Scilaro e da figliuoli di lui, i quali se oe valsero nella guerra contro i gene rali di Mitridate. Tali erano Palacio, Chavo e Neapoli. E Tera inoltre Eupatorio (i) fatto erigere da Diofante generale di Mitridate stesso. Avvi p o i, a circa quindici stadii dal muro di C hersoneso, un capo che forma un golfo di raggnardevoi grandezza volto versQ quella cit t : e al di sopra un lago marino con cava di sale. quivi Bnalmente anche il porto Gtenunte. I gene rali regii pertanto (a) p er tenere fronte ai barbari ond erano assediati., collocarono sopra il Capo gi detto un presidio, munendo quel luogo di muro, ed empieroa di terra la bocca dal golfo sino alla citt, sicch si po tesse facilmente andarvi a piedi, facendo in certo modo una sola cosa del forte e della citt: e cosi poi agevol m ente poterono ributtare gli Sciti. E poich i barbari assaltavano anche il muro che chiudeva l istmo presso Gtenunte , e tendevano ad empir di stoppie la fossa, i generali del re incendiavano la notte quel tanto ch'era stato empiuto nel g io rn o , e cosi resistettero finch poi conseguirono lina piena vittoria. Ed ora tutti queluo ghi sono soggetti ai re del Bosforo, i quali sogliono eleg gersi dai Romani.
^i) Eupatoria o K osltw , ( 3 ) 1 generali di Mitrdate>.

S tkjosMj tom. III.

210

DELLA GEOGRAFI! DI STRABORE

T u tta quanta la nazione degli Sciti e dei Sarmati faa questa usanza sua propria di castrare i cavalli per averli pi ubbidienti ; perocch questi animali appo loro sono piccoli, D ia fieri assai ed indocili. Nelle selve poi banno caccie di cervi e di cinghiali ; e nelle pianure di asini selvatici e di damme. E questo pure proprio di qUe lu o g h i, che non vi nasce aquila alcuna. F ra i quadra? pedi hanno quel eh essi chiamano Colo, di color bian co , e di grandezza fra il cervo e l ariete , ma pi veloce d entrambi nel corso. Esso assorbendo dalle barici P acqua nella te s ta , la tien quivi in serbo per parecchi g iorni, sicch poi pu vivere facilmente an? che in aride regioni. T ale adunque tutto il pase I di fuori delP Istro fra il Reno ed il T a n a i, fino al m ar Pontico ed alla Meotide. CAPO V.

D tW Europa a l di qua delP Istro. V tOiria. D ivert popoli della Panaonia. Spiaggia dei Japodi e loro citt. Costa dei Libum n. Isole adiacenti alla costa dell' Illiria. Della D al mazia. Degli A rdisi o f ' ardei. D ardanii, ed altri popoli. Citt d^ Epidamno e tF poUonia. Dei golfi Ionio ed Adria tico. N atura del suolo < f Illiria. AuUtriati. Scordisci. ~ Diversi popoli della Tracia.

Himane ora l Europa al di qua dell Istro col mare che la circo n d a, cominciando dalP ultimo fondo delP Adriatico fino alla bocca Sacra delPlstro ; dove comprendonsi PEUade, e le nazioni della Macedonia e delP E p iro , e i popoli situati al di sopra di esse verso

LIBRO

SETTIX O

II-

r istmo e verso i due m ari Adriatico e Ponlico : cio Terso l Adriatico i poppli illirici ^ verso 1 altro fino alla Propontide ed ali' Ellesponto i T r a c i, e alcaai Sciti e e!ti ad essi fraiumisti. E conviene far princi* pio dall' Istro a parlare dfc' luoghi che tengono die* tro a quelli pei quali siam venuti finora aggiran doci : tali sono quelli contigui all' Ita lia , alle A lp i, ai G erm an i, ai Daci ed ai Geli. E si potrebbe forse di-* videre in due questa parte d E u ro p a , quando i monti d 'I l l i r i a , Peonia e Tracia sono in qualche modo pa< rallcli all Istro , e formano quasi una sola linea che attraversa il paese dall' Adria fino al Ponto : sicch dalla parte settentrionale trovansi i luoghi fra l ' Istro ed i monti predetti ; dalla parte di mezsogiorno stan* no l ' Eliade e le regioni circonvicine, abitate d a bar-< bari sino ai luoghi montaosi. Vicino al Ponto il monte Emo (i) eh il pi va* sto e il pi eccelso di quanti n e sono c o l , e dividd quasi pel mezzo la Tracia. I)a questo monte dicjs Po libio che possono vedersi tutti e due i m a ri, ma n o a dice il vero ; perocch di quivi all' Adria v ha una grande distanza, e molti impedimenti si frappongono alla vista. Presso al m are Adriatico quasi tu tta l Ardia e met della Peonia (a ), la quale anch essa tutta ele(i) Il Balkan, (a) L Ardia era una parC della Damati presso il fiuiM Narenta : la Pevoia poi era la p arte (tteatronale della M ace donia ( G . ) .

a ra

s e l l a geogi U f u

d i strabone

vata^ e dalla parte della Tracia ha per confine il Rodo* pe (i) che dopo 1 Emo la pi alta m ontagna; e dal 1 altra parte verso il settentrione ha T liliria e il paese degli Autariati e la Dardania. noi cominceremo dal* r Itliria contigua alP Istro ed alle A lpi, che sta fra l I talia e la Germania, principiando dal lago intorno a cui abitano i Y indelici, i Reti e gli Elvezii (3). Una parte di questo paese lo desertarono i Daci debellando i Boj e i T au risc i, celtiche nazioni soggette a C ritariso, il quale affermava che quel paese era s u o , quantunque ne fosse escluso dal P a ris o , fiume che dalle montagne della Dacia scorre nelF Istro passando per gli Scordisci denommati Calati. Perciocch anche costoro abita rono un tempo frammisti cogl Illirici e coi Traci : ma i Daci poi distrussero questi popoli e spesse volte giovaronsi degli Scordisci come di alleati. Il restante del paese l occupano i Pannonii fino al territorio di Segesta (3) ed all Istro verso il settenlrio( 1) Despoto-Iag. - G li Autariati abitavano la parte della Dal mazia vicDa a l fiume che ora dicesi Kerka : la Dardania steadevasi lungo le montagne cbe limitano al mezzod il paese della Servi moderna. (G.). (a) Le edizioni comuni leggono m't T tttU v t, e i Tinn. Ma' sulla fede di antichi manoscritti e col confronto di altri luoghi di Strabone i recenti editori sostituiscono r c tt Il lago poi di cui qui parlato dovrebb essere quel di Costanza ; ma Don pare (dice il G ossellin) che l liliria siasi mai estesa fin 14. Per vorrebbe leggere non gi contgua aW Istro ed alU -Jlpiy

m i allIstria ed all Albi.


(3) Pare cbe questa citt si trovasse sul confluente del Kup e della Sava, dove ora Siisek. (G).

L IM O s z T T n i o

a i3

DB' e il levante \ e verso le altre p a r^ si stendono an che a maggiore ampieEza. L a citt di Segesta dei P an tio n ii, posta sul confluente di parecchi fiumi tutti navigabili, ed opportuna a valersene per fare guerra ai Daci. Essa situata sotto quelle Alpi le quali si stendono fino ai lapodi, nazione celtica insieme ed illi< rica^ e da quelle discorrono anche alcuni fiumi portando a Segesta le produzioni di altri paesi e pripcipalmente d Italia. Perciocch da A quilea, superando P Ocra (i), V' hanno trecento cinquanta stadil ( e alcuni dicono cinquecento) per giungere a Nauporto colonia de Taur is c i, dove le merci sono, condotte sui carri. E d l'O cra la parte pi bassa delle Alpi stendentisi dalla Re zia fino ai lapodi, appo i quali sinnalzano nuovamente que monti e chiamansi Albii. Cosi parimenti da T er geste , borgo della Gamia (a), avvi per 1 Ocra un pas saggio al lago detto Lugeo. Vicino a Nauporto il fiume C arcora che riceve sopra di s le merci gi dette, poi va a m etter foce nella S ava: questa sbocca nella D ra v a, la quale alla sua volta entra nel Noaro. vicino a Segesta. Quivi il Noaro diventa navigabile, e dopo aver ricevuto in s il Colapi (3) che scorre dal monte Albi a traverso dei lap o d i, gettasi nel Danubio sul ter-t rtorio degli Scordisci. E la navigazione su questi fiumi va per lo pi verso il settentrione : da Tergeste poi al
(i) L e montagne al nord di Trieste. (G.). (a) T ra tu si di Trieste e della Corniola. 11 Iago Lugeo dicesi ora di Zirkniz. (3) Il Kulp.

314

DELLA C E O G B ir ii DI StBBONE

Danabio avvi una strada di cirea mille e duecento sta* dii. Vicino a Scgesta sono anche il forte di Siscia e Sirmio posti sulla strada che conduce in Italia. 1 B reu c i, gli A ndizeti, i D izioni, i Pirusti, i Mazei, i Disiziati, dei quali fu condottiero B ato n e, sono tutti popoli pannonii ^ e cosi anche altre piccole genti e di poca fama : giacch la Pannonia si stende fino alla D alm azia, e quasi anche fino agli Ardici (i) andando verso il mezzogiorno. T u tta quella parte che dal fondo del m are Adriatico va al golfo Rizonico ed al territo* rio degli Ardici m o n tu o sa, e si trova fra il mare le nazioni Pannonie. E di qui presso a poco ci convien fare principio alla descrizione che ci rim an e , ri petendo per altro alcune delle cose gi dette. Dicemmo pertanto nel discorrer l Italia che gl Istrii sono i primi popoli della spiaggia illirica i quali tengano dietro all Italia stssa ed ai Carnii ^ e per coloro che presentemente governano producono i confini' d Italia sino a P o la , citt dell Illiria , sicch poi si trovano a circa ottocento stadii dal fondo del golfo gi detto. Al trettanti se ne contano dal capo che sta dinanzi a P o la , fino ad A n c o n a, tenendosi a destra il territorio Eneto (s). T utto poi il littoral dell Istria di mille e trecento stadii. A questo tien dietro il litiorale dei la*

(i) Le edizioD ordinarie leggono:

dei Sardi. II

CasauboDO propose pel prim o la correzione adottata poi anche dal Coray, m a soggiunse; Non est aUem haec sentenlia omni-

no sana.
(a) Il paese dei Veneti^

LIBRO SfeTTIMO

ilS

p o d i, lungo il quale ]a naTgazione di mille stadi! ^ perocch questi lapodi hanno la loro sede sul monte lbio eh r ultimo delle Alpi e molto elevato. Da una parte di questo monte si stendono essi fino ai Pannonii ed a ir Is tr o , dalP altra fino alPdriatico ^ e sono gente bellicsa, ma all ultimo poi furono domati da Cesare Augusto. Le loro citt sono Metulo, rupeno, Monettio e Vendo (i). Sterile il loro territo rio , sicch per lo pi si nutrono di zea e di miglio. La maniera delle loro armi celtica ; ed hanno il corpo Tariegato da punture a somiglianza degli altr Illirii e Traci. Dopo la spiaggia dei lapodi viene la Liburnica pi lunga deir altra ben cinquecento stadii (2 ). Su questa spiaggia trovasi un fiume navigabile con legni di tras porto fino ai Dalmati ^ e poi Scardna citt della Liburnia. Lungo tu tta la spiaggia della quale ho parlato vi sono delle isole, come a dire le Apsirtidi (3), presso le quali si dice che Medea uccidesse il proprio fratello Apsirto da cui era inseguita (4). Poi l isola Cireltica
( 1) Anche il Gossellin confessa dignorare la situazione di que*

eie dui.
(i) Qui le edizioni ordinarie segnano una lacuna : tna n il senso la esige ^ n il m aaosctilto seguitato dal Coray ne d in dizio. (3) Le isole di Cherso e Ossero. (4) Secondo la tradizione comune Medea fece in brani il fra tello Aps irto eh essa avea seco , e ne sparse le membra lungo la via , perch coloro ond era inseguita soSermandosi a racco glierle le dessero opportunit di fuggire.

li6

SELLA (QEOGBAFU DI STBABOnS

presso i lapodi. Quincli le Libuniidi, in numero di circa quaranta ^ poi altre iso le, fra le quali le pi conosciute sono Issa , Tragurio fondata dagP Issei, Faro che pri m a dicevsi P ar fondata d a P a r ii, d onde fu nativo Demetrio Pario. Appresso viene la spiaggia dei Dalmati con Salona loro arsenale. Qusta una di quelle nazioni che guerreggiarono lungo tempo contro i Romani ; e possedette ben cinquanta ragguardevoli abitazioni, alcune delle quali erano vere citt, per esempio S alo n a, Priamona, N in ia , Sinotio la nuova e la vecchia che Augusto in* cendi : ed avvi anche ndtrio, piazza forte 5 e Dalm in io , grande citt con cui la nazione ha comune il nome. Ma Nasica ( 1) la impicciol, e ne converti il ter* ritorio io pascolo di pecore per gastigare la rapacit di quegli uomini. I Dalmati hanno in costume di fare ogni ottavo anno una nuova distribuzione del loro territorio: quanto poi al non usare monete un costume lor pro prio rispetto agli altri abitanti di quella spiaggia ) ma invece comune a molti altri barbari. 11 monte Ardione divide pel mezzo la D alm azia, sicch una parte di essa bagnata dal mare, una parte posta dall altro lato di quel monte. Segue poi il fiume Narone (a) coi D aorisii, rdiei e Pierei abitanti lungo la sua corrente. A questi ultimi vicina l isola detta Gorcira la JVera (3) con una citt dello stesso (i) P. ffcipione Nasica V. Jurel, Vitt. de Fir. IH. (a) Narenta. (3) Cunola.

UBSO 8BTT1K0

a i^

nom e fondata dai Gnidii : agli Ardrei vicina P isola di F aro che prima dicerasi P a r o , perch la fondarono i Parii. I moderni poi chiamarono Vardei (i) gii Ardiei; i quali furono dai Rooftani cacciati dal mare nelle parti m editerranee, perch cessassero d'infestarlo coi loro ladronecci, e li costrinsero a coltivare la terra. Ma il paese a cui trasferirensi era sterile ed aspro e Bon acconcio ad essere coltivato ; sicch quel popolo fu distrutto per modo che ne rimasero solo alcuni po< chi. Questo medesimo accadde anche alle altre nazioni che avevano stanza in que luoghi ^ perocch di poten* tissime che furono nn te m p o , caddero in estrema bas< sezsa e disparvero. Tali furono tra Calati i Boj e gli Scordisci ^ tra gl lllirii gli A utariati, gli Ardici e i Dardanii ; fra i T raci i Triballi : i quali primamente s rovinarono guerreggiando fra lo ro , poi furono debellati dai Macedoni e dai Romani. Dopo la spiaggia degli Ardiei e de Pierei s incon* trano il golfo Rizonico colla citt detta Rizona (a), poi altre piccole c i t t , poi il fiume Drilone (3) navigabile contro il corso della sua corrente fino a l territorio dardanico: il quale contiguo alle nazioni macedoni ed ai Peoni dalla parte di mezzogiorno, come anche gli Autariati ed i Dasarezii in diverse parti sono contigui fra loro e cogli Autariati (4). Sono poi Dardaniati antesto ordinario dice F aralii, Golfo d i CaUaro e la c itli di Ritona.

() (s) (3) (4)

II II Il

Drino.
manifesta l oscurit o linterpollazione di ^ e s t o luogo;

l8

BELLA CEOCIIFU DI 8TRAB0HE

che i G alabrii, presso i quali a rri un antica citt ; ed anche i Tunaiti che dalla parte orientale conOnano coi Medi nazione di Tracia. Sebbene i Dardanii fosr sero pienamente selvaggi, tanto che scavandosi delle spelonche sotto mucchi di letam e, quivi passavano la v ita , D ondinteno davan opera alla m usica, ed usa rono sempre stromenti e di fiato e con corda. E questi sono i popoli m editerranei, dei quali noi parleremo anche pi& sotto. i golfo Risonico seguitano Lissoj crolisso ed Epi* damno (i) fondata da Gorciresi, la quale ora si chiama Dirrachio con nome comune anche alla penisola sulla quale situata: poi trovansi i fiumi Apso ed oo, iun go il qual Apollonia {% ) citt fornita dottime leggi e fondata dai Corintii e dai Gorciresi, distante dieci Stadii dal fiume e sessanta dal mare. Ecateo chiama E a lAoo^ e dice che da uno stesso luogo vicino a Lacmo (3 ), anzi da una sola sorgente discorrono l Inaco verso il mezzogiorno ad A rg o , e 1 E a verso il ponent a m etter foce nell Adriatico. Nel paese degli Apolloniati vha un luogo nomato N infeo, ed una pietra eh esala fuoco. Sotto questa
ma non cosi come si possa cprreggerlo. - l Dardaitiati che lau tore Domina subito dopo sono una stessa cosa coi Dardanii gi. m eotorati. (i) Cio Alessio, il Forte d A lessio, e Durazto.

{i) Poiina.
(3) Dna delle cime del Pindo, ora M tlzovo che divide lEpiro dalla Tessaglia. - La citt d Argo menzionata subito dopo Fi loquia all estremit orieotale del %olfo Aria,

U B S O S X T T llfO

a 19

pietra scorrono n u ce lli di tiepiclo asfalto, proTenieati a qiiaato si cengeltara da bilam e liquefatto dal fuoco : giacch avvi una cava di questo bitume in un colle vicino, dove riotegrasi sempre quel tanto che se ne to g lie, convertendosi col tempo in bitume la terra di cui s empiono le fosse , come Posidonio asserisce. Lo stesso autore poi afferma che la tierra detta ampelite la quale si cava a Seleucia Pieria (i) un rimedio contro la rosicatura delle viti ; perciocch quando sia bagnata di olio uccide il verme prima che arrivi alla parte vitale delia radice : e soggiunge che una terra consimile fa trovata a Rodi quando egli n era p rita n o , se non che avea d uopo d una quantit d olio maggiore. Dopo Apollonia sono Billiace ed Orico con Panor* mo sua staeione di n a v i, e poi i monti Gerauni (a) : e quivi comincia la bocca del golfo Ionio e dell Adriati co. Questa bocca comune ai due goliB ^ i quali cos si distinguono, che il nome di Ionio viene attribuito alla prima parte di quel m a re , e il nome di Adriatico si d al restante fino all ultimo seno \ sebbene poi ora siasi esteso a tutto intiero. E dic Teopompo che il primo di questi nomi viene da colui che condusse i lonii in que lu o g h i, ed era nativo d Issa (3) j 1 altro dal fiume Adria.
( 1) C itt TondaU nella Siria da Seleuco Nicatore a piedi del monte Pierio. ( 3 ) Pare che Balliace ed Orico fossero nel golfo dellAulone. I monti Cerauoi od Acrocerauni diconsi ora Moftti della Chi-

nter.
(3) guasta Cosi il Coray. Il testo comune d la lesione evidentemente t r y'ttn .

ftio

d e l l a g e o c h Av ia s i str b o h e

Dai-.Lburni i Cerauni coDtansi poco pi che d a r mila stadii : e Teopom po dice che tutta la navigazione cominciando dall ultimo seno di sei giorni \ e che pu viaggiarsi in tren ta d a piedi tutta P llliria. A m e p ar nondimeno che questo autore esageri^ oltre di che egli asserisce anche altre cose incredibili : come a dire che i due mari comunichino fra di lo r o , argomentandolo dall essersi trovato qualche vaso di Taso o di Chio nel fiume Narone ^ che amendue questi mari si possano ve dere da una certa m ontagna; che la posizione delle isole Liburnidi sia tale da formare u n cerchio di cin quecento stadii ; e che l Istro con una delle sue boc* che entri nel mare Adriatico. Alcune di sifiatte dicerie popolari si trovano anche in Eratostene, come nota Po libio parlando di lui e d altri scrittori. T u tta la spiaggia illirica provveduta di porti assai co m o d i, e cos parimenti anche le isole vicine; all op posto della spiaggia italica che le sta di rim petto e che n priva. Entram be poi sono tiepide e fruttifere, sicch vi allignano bene gli ulivi e le viti, tranne alcuni luoghi dove il terreno eccessivamente s indura. M a sebbene sia di tal fatta , nondimeno la spiaggia illirica fu anti camente negletta ; forse perch non s ebbe contezza della sua b o n t , ma senza dubbio assai pi per la saivatichezza degli abitanti pel costume che avevano del ladroneccio. 11 paese superiore a questa spiaggia ttttto montuo so , freddo ^ n evoso, e la parte che accenna al setten trione pi che il restante : sicch quivi sono scarse le viti cosi ne luoghi elevati come nei piani. E sono tutte

LIBRO SETTIMO

321

pauure montane occupate dai P anhonii, le quali verso il mezzogiorno si stendono fino ai Dalmati ed agli Arcliei, Terso il settentrione fibiscono alP Istro , e verso il levante congiungonsi cogli S co rd isci, presso le mon* tagne dei Macedoni e dei Traci. L a gente degli Autariati fa la pi grande e la pi valorosa fra tutti gP Illirici ^ e gi tempo era continua* m ente in guerra cogli rdici per le saline che si forma* vano sui confini di questi due popoli coll acqua che nella stagione di primavera scolava da una certa vai lata : la quale acqua cavata e riposta per cinque giorni ctringevasi in sale. O r avevano pattuito che di queste saline i due popoli dovessero alternativamente godere; m a ponendo poi le convenzioni in non cale, se ne con* tendevano il possesso. U na volta avendo gli Autariati vinti i T rib a lli, che dagli Agriani (i) fino all Istro occupavano il cammino di quindici g io rn i, divennero padroni anche degli altri popoli Traci ed Illirici : ma furono poi debellati prima dagli Scordisci e appresso dai R om ani, i quali soggio* garono loro e gli Scordisci m edesim i, dopo che per gran tempo erano stati potenti. Questi Scordisci abita* vano lungo l Istro divisi in due parti : e gli uni stavano fra due fiumi che sboccan nellIstro, ci sono il Noaro che scorre presso S egesta, ed il Margo che altri chia* m auo Bargo : gli altri abitavano un poco al di l di que sto fium e, contigui ai Triballi ed ai Misii. Gli Scordi(i) G li Agriani occupavano quasi tutto il paese rA driatico e il m ar Nero.

33a

DELLA CEOGRFIA DI STRBONE

sci ebbero anche alcune isole , e crebbero a tanto d a recare i proprii confini sino agl IlUrii, ai Peoni! ed ai T rci : e assoggettaronsi allora anche la maggior parte delle isole che sono nelP Istro. L e loro citt poi erano S o rta e Capeduno (i). Dopo il paese degli Scordisci ( 3) vicino all Istro avvi quello dei Triballi e dei Mtsii dei quali abbiamo gi fatta m enzione, e le paludi di quella che dicesi piccola S cizia, cio di quella al di qua deli I s tr o , di cui pure abbiamo gi fatta parola. Costoro e i Crobizi e quelli che dieonsi Trogloditi abitano al di sopra de luoghi circonvicini a C alati , a Tomis e ad Istro (3}. Quindi seguon coloro che abitano intorno all E m o , e quelli phe stanno al di sotto di l o r o , fino al P o n to , cio i C o ralli, i B essi, alcuni dei Medi e dei Dante* leti (4). T u tte queste nazioni sono date onninam ente al ladroneccio : anzi i Bessi che abitano la maggior parte dell Emo dal loro ladroneggiare sono soprannomati la droni , e vivono in nascondigli e duramente. Essi con finano col monte R o d o pe, coi P eo n ii, e fra gl lllirii cogli utariati e coi Dardanii. F ra costoro poi e gli rdiei sono i Dasaretii, glIbriani ed altre ignobili nazioni che gli Scordisci travagliarono finch n ebbero deser* tato il p ae se, lasciandolo pieno di boschi inaccessibili per lo spazio di parecchie giornate di viaggio.
(() Non conosco (dice il G ossellin) la posizione di queste ciu. ' (3 ) Abitavano fra la Drava e la Savt^ (G.). (3) Mangalia , Tomiswar e Kargoh. (4) Questi popoli abitavano la Tracia e la Bulgaria de nostri giorni. (G.).

LIBRO SKTTIHO

323

CAPO

VI.

Costa del Ponto Eustino daU'Istro sino a Bizanxio. CalcedoniL

Ciana

Goyb e citt V ii Bzaxo s e delia pescarne chvi si fa . D

Della spiaggia f r a l Istro ed i monti deli una e del1 altra parte della Peonia resta ora la Pontica, la quale va dalla bocca Sacra del fiume predetto sino al monte Em o e sino allo stretto presso Bizanzio. Siccome poi discorrendo la spiaggia illirica ci siamo spinti fino ai monti C erau n i, come quelli che sebbene cadano fuori delle montagne d Illiria, segnan per altro un naturale confiue^ poi con que monti siamo venuti determinando le nazioni m editerranee, stimando che siffatte descri> zioni dovessero avere grande im portanza alla materia p re se n te , ed anche per I avvenire : cos parimente ri spetto alla spiaggia della quale ora ci facciamo a par l a r e , sebbene vada a cadere oltre la linea del monte m o , nondimeno perch essa termina in un naturale confine, cio nella bocca del P o n to , giova alla trattar zione presente non meno che a quello onde avremo a parlare di poi. Chi dunque movendo dalla bocca Sacra dellIstro jsi tiene .a destra la spiaggia, incontra dopo cinquecento stadii una piccola citt detta Istro ( i ) , fondata gi dai Milesii : poi Tomis altra piccola citt distante dalla
(i) Kara-Kemum; Tomiswar; poi MangaUa; poi Sizebali.

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DELLA GEOGIUFIA DI &TRABONE

prim a daecento cinquitDta stadii ; e poi Calati dopo a? tri duecento ottanta ^ colonia degli Eraelei ^ ed a mille e trecento stadii da Calati trova Apollonia, colonia de* Milesii. Questa citt ^ fondata per. la maggior parte sopra un isoletta dov? un tempio d A pollo, da cui Marco Lucullo port via il colosso, opera di Calamde, e lo consacr in Campidoglio. Nell intervallo da Calati ad Apollonia avvi Bizone di cui una gran parte fu rovinata dai trem u o ti; poi Cruni ed Odesso (i) colonia dei Milesii, e Nauloco , castello de Mesembriani. Vien poscia il monte E m o che si stende fino al m are ; poi Mesembria (2) colonia de M egaresi, che anticamente fu detta Menebria o citt di Mene ( perch il suo fondatore chiamavasi Me ne-, e nel linguaggio de T raci una citt dicesi Brio ) , siccome anche la citt di Seli dicesi Selimbria, e quella che or nomasi Eno chiamavasi pVima Poltiobria (3). Se* guita poscia Anchiale castello degli Apolloniati, ed al> l ultimo Apollonia stessa. Su questa spiaggia medesima avvi anche il promontorio T irizis, luogo fo r te , det quale una volta Lisimaco si valse p er mettervi in serb tesori. Da Apollonia alle Cianee sono circa mille e cinque cento stadii ; e nello spazio frammezzo stanno T ienia ^ paese degli Apolloniati, Anchiale che ad essi ugual mente ap p artien e, poi Finopuli ed Andriace contigue
(i) Baltchik Vama. (a) Misevria. (3) Stefano da Bizanzio la chiama Poltimbria, da Poh! re della Tracia contemporaneo a tk guerra di Troia. (E d it. frano.

LIBRO SETTIMO

3 l5

a Salm idesso, spiaggia deserta e sassosa ; senza porti e molto battuta dai venti boreali, che per circa settecento stadii si estende fino alle G ianee, e se gualcano vi g e tta to , gli Asti! nazione di Tracia stanziata al di so> p ra di quella spiaggia, lo spogliano. Le Gianee poi sono due isolette presso alla bocca del P o n to , l an a delle quali appartiene aIl uropa, l'altra allAsia, e sono disgiunte da an o stretto di circa venti stadii: e altrettanto sono lontane l una dal tempio di Bizanzio, l altra dal tempio d e Galcedonii eh nel punto dove la bocca dell Bussino pi angusta. Perciocch procedendo an cora dieci stadii trovasi un capo che riduce a soli cin que stadii lo s tre tto , poscia il m are si allarga assai p i e comincia a formar la Propontide (i) . D a quel capo che angustia lo stretto a soli cinque stadi andando al cosi detto Porto del Fico sono toecento a venti stadii, e di quivi al Ceras di Bkanzio, cinque. d il Geras un golfo congiunto col i]fioro di Bizanzio ed esteso circa sessanta stadii verso occidente, somigliante nella figura al corno di un ce rv o , perciocch si divide in parecchi seni quasi come in altrettanii r a m i, nei quali poi entrando le pelamidi {} prendonsi fecilmente^ s per la quantit di q ae pesci, e si per la forza della corrente che le sospinge , come anche per essere quei seni cotanto stretti che i pesci si possono pi gliar colle mani. Questo animale si genera negli sta gni della M eotide, quando s invigorito alena
(i) Il Mare di Marmara. (3 ) Pesce somigliaate al tonno, se non d ie n h pi piccolo.
S T k A to sg j tom, lU , i5

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DELLA GEQ G nA FlA DI TRABOME

p o c o , esce a frotte dalla bocca di quella palude-, e lungo la costa asiatica se ne va fino a Trapezunte ed a Fam aia ( i ) , e quivi poi ha luogo la prima pescagione ^ ma non di molto rilievo, giacch fino a quel tempo le pelamidi non sono ancora venute alla grossezza loro conveniente. Procedono quindi fino a Sinope , dove trovansi adatte ad essere prese,, e tenute nella salamoja. Q uando poi sono giunte alle Cianee e se le hanno aqcbe lasciate addietro , una pietra bianca la quale dal lido Calcedonico si spinga addentro nel mare le spaventa per m o d o , che in ub subito si voltano verso la riva o pposta: dove stra scinate dalla c o rre n te , per essere que luoghi disposti in m o d o , che la corrente del m are trae a Bizanzio ed al golfo C e ra s , vengono trasportate in quest ultimo somministrando cos ai Bizantini ed al popolo romano un xagguardevol provento. Ma i Calcedonii che pur hanno stanza ivi presso lungo la riva opposta , non partecipano di cotesto vantaggio, perch le pelamidi non si avvicinano punto ai loro porti. Dicono pertanto che Apollo a color i quali volevan fondare Bizanzio dopo che i Megaresi avevano gi fondata Calcedonia , e per consultarono il Dio afQnch indicasse loro il luogo op p o rtu n o , rispose : Rimpetlo ai ciechi; chiamando cie chi i Calcedonii, perch essendo stati i primi a na vigare in que luoghi, negligentarono di occupare una spiaggia fornita di tan ta ricchezza, e simpadronirono invce della pi sterile.
OK Trebisonda e Keresona,

J.IBSO SETTIMO

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Ck)s dunque Doi siamo proceduti fino a Bizanzio , perch questa citt per essere molto viciaa allp stretto, segnava un limite pi conosciuto d ogni altro a quella spiaggia c' ha il suo principio dalP Istro. Al di sopra poi di Bizanzio abita la nazione degli sti, appo la quale la citt di Calibe (i) dove F i l i p ^ figliuolo di Amint pose ad abitare i malandi-D. ' Questi pertanto fra i popoli circondati dall Istro e dai monti d llliria e di Tracia sono quelli che meri tano d essere mentovati : essi occupan tutta la spiag^gia A driatica, e quella che dicesi spiaggia sinistra del Ponto dal fiume Istro fino a Bizanzi. CAPO VII.

Popoli situati al mezzogiomo delle montagne dllUria e lU Tracia. Del Peloponneso e di coloro che t abitarono. Leleg Epi ro. Golfo Ionio. Della Fid Igaazia e di quelle che ad essa mettono capo. lim iti d Traci e dei Macedoni. Del mare Egeo, e degli altri mari che gli succedono Jno al golfo dAmbm^ eia. Popoli deWEpiro. Nicopoli, irgo Jmfilochia. fil tri popoli delPEpiro. Macedonia superiore o Ubera Oracola di Dodoiia s e che cosa ne dica Omero.

Restano ora le parti meridionali delle moatagn gi d e tte , coi paesi che a quelle tengono dietro : fra que* sti avvi l E lia d e , e poi il paese dei barbari ad essa contiguo fino a que monti. Ecateo milesio d ice, parlando del P eloponneso, che
( 1) Il C oray crede che debba leggersi Cabile.

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D E ttA GEOGRAFIA DI STRABONB

prima degli fleni P abitarono i barbari : anzi quasi tu tta l Eliade fu aoticam ente abitata dai b a rb a ri, fa cendone congettura dalle tradizioni rimaste. Impercioccb Pelope condusse dalla Frigia una gente in quel luogo che fu poi dal suo nom e chiamato Peloponneso^ e Danao dall Egitto : e i D rio p i, i Cauconi, i Pelasgbi, i Lelegi ed altre genti siffatte si divisero fra loro il paese al di dentro dell istm o , ed anche quello al di fuorh Infatti i T raci venuti con Eumolpo occuparono lttica; T ereo occup la Daulide nella Focide^ i Fenicii venuti con Cadmo tennero la Cadmea ; e la Beozia loccupa* rono gli o n i, i T em m ici, gl Y a n ti, siccome dice an che P in d a ro , accennando 1 antico proverbio : Beoiico porco (i). E da nomi] stessi di alcuni di questi capi si fa manifesta la loro barbarica o rigine, come sono Cecrope , Codro , Eclo , C o to , Drim ante e Grnauo. O ltre di che i T raci, gl lllirii e gli Epiroti abitano an che ai d nostri sui fianchi dell E lia d e , alla quale an ticam ente erano ancor pi vicini : che anzi anche og gid una parte di quel paese che senza controversia nomasi Eliade occupata dai barbari. Cos i Traci posseggono la Macedonia e alcune parti della Tes saglia ^ e i T esprozii, i C assopei, gli nfilochi, i Molossi e gli A tam ani, nazioni epirotiche, occupano le parti superiori dell Acarnania e dell Etolia. Dei

(i) 2<<r/<er v f . L etimologia di questo proverbio chiara nel greco p er 1 analogia della voce vt porco e vnf yanle. E il proverbio iovalse a significare la stupidezza de BeozII io ge nerale.

UBKO SETTIKO

23g

Pelasgbi a b b ia u gi parlato (i). R iipetto ai Lelegi alcuB coDgettura cbe siaoo uho stesso popolo coi Cari! ; altri tengono che avessero solo a cornane eoa questi il luogo dove soggiornavano, e le militari spe> dizioni. P er nel territorio milesio sono alcuni luoghi denominali ahitasioni de* Lelegi; ed in parecq^ie parti della Caria si trovano dei sepolcri di L elegi, ed alcune fortezze ota deserte denominate Lelegie. Aggiungasi che tutto quel tratto presentemente denominato Ionia fu abitato da Cari! e da Lelegi^ ma gPlonii poi discac ciarono entrambe queste popolazioni e pigliarono pos* sesso del toro paes^. Pi anticamente coloro che pre sero T roia (2) cacciarono i Lelegi dai luoghi circonvi cini alP I d a , ai fiumi Pedaso e Satnioenta. Che poi questi Lelegi fossero barbari potrebbe argomentarsi eziandio dall essersi accomunati, coi C $rii: cbe fossero fino ab antico un popolo i^agabondo, tanto in qom> pa|[nia de C a r ii, come da soli, lo m ostrano U Bepuhhlicho d i ,Aristotele ; il quale parlando di quella degli Acarnani dice cbe in parte l occuparono i C u re ti, in parte irerso .il ponente i Lelegi, il resto i Teleboii : poi nella Repubblica degli Etoli chiama Lelegi quelli che ora dicopsi Locrii , ed aggiunge ijtres che occupavamo la .Beozia^ e lo stesso fa anche in quelle degli Opunzii e dei Megaresi. Nella Repubblica poi de Leacadi d il nome di Lelege ad un autocl,opo^ ed al figlio di uqa sua
( 1) Nel fbfo quinto* (a) Straboae parla qui probabilm ente dell espugnazione di Troia compiuta da Ercole circa i3 3 o anni prim a dell E. V.

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I) L X i GSOGKFIX B I STtlABONI!

figlia quello di 'Teleboa. Questi eb^e ventidue 6 gKe che egli chiama Telebe, ed alcune delle quali abitarono Leu< Cade. Ma soprattutto poi si dee credere ad Esiodo , il quale cos parla dei Lelegi : Locro f u condottiero dei

popoli Lelegi cui una volta il Saturriio Giove d'infinita iapienz/mraccolsB dalla terrea e li consegn sudditi Deucalione, Percroccb mi sembra che con quella pa rola raccolse abbia voluto accennare uomini che vis*
Sero anticamente meschiati gli uni cogli a ltri, e chci disparvero poi coP tempo ( i ) : ci che si potrebbe dire anche dei C a u c o n i, i quali ra pi non sussistono ^ eppure una volta ebbero stanza iu parecchi luoghr. Ariticamente adunque, sebbene le nazini fdssero pic cole, mlte e poco conosciute^, nondimeno p er essere valorose e perch governaVansi da se medesime, non era mollo diffcile distingere i tro confini. Ora p o i , dive nuta deserta la mdggir patte di quella regite, e disparsi i lughi abitati, principalmente le citl, non sa rebbe possibife diiceruerl cti precisione , n sai'ebbe utile quand anche $i potesse, trattandosi di popoli sen za celebrit, e distrutti. La! quale di^ruzionef avendo pigliato priucipio gi d a gran te m p o , n o n . c e ss k ta iiemihanc adss in parecchie part a motiv delle ribellioni ; giacch i'Rmani stanziano l loto milizi dentro le costoro abitaizini, &tti padroni da i^o) qie* dsitui. Polibio dice che Paolo Emilio dbpo-aVer Vinti i Macedoni e il loro re P e rs e o , distrusse settanta citt degli E p iro ti, la maggior parte delle quali era dei Mo(i) L a ledone comun matiifelUmente imperfetta.

ttBHo gjBVftiire

3t

los 9, e ridosse in ischiavt centocinquanta itfila abi> taoti. A malgrado: pertanto di queste difficolt noi ^ per quanto eonviene al nostro lavoro e p er quaqto ci sar fattibile, intraprnderem o di parlare partitam ente di ciascun luogo, cominciando dalla spiggia 'd el golfo Ionio , eh quella dove finisce la navigazione uscendo dal golfo Adriatico. - L e piime parti di questa spaggia sono i luoighi presso Epidamno e ApoRoara. Da Apollooia alla Macedonia avvi la Via Ignazta che mena verso r o r ie n te , misurata e passi, con una lapide a ciascun miglio fino a Gipselo ed al fiume Ebro : e le miglia sono, cinquecento Irentacinque; sicoh co m p u tan d o , come i pi fa n n o , otto Btadii^ p er ciascun miglio,, sarebbero quattro milft e due cento ottanta stajdii. Ma secondo Polibio, che agli otto ^ a d n agginuge due jugeri ( cio la terza parte ^ i uno istadio.) dovrebbero aggiungersi altri cento settant otto tadii, che sono la terza parte del aum erp idtile miglia. Quelli poi cbe partonsi da Apollonia .e da E p d a m u o , ^opo un uguale viaggio riescono al medesimo punto di questa Via. Ed essa tutta idtiera chiamasi Ignazia, m a la prima parte dicesi anche f'ia d i Candavia^ eh n monte d illiria a cui <]besta via>onduce fra le citt di Licnido e di Pilone ; e qoi^fito luogo serve di eoofitte tifai l Iftifia e l^a-Macdonia. Qinci poiquesta Via procde-Ibng Bat'ntinte (i) , e ^ travenso di E ra clea , ^ i Liticeit^'e degli Eordi ^ e va ad Edessa , a F e lla , e fino a Tessalonica. E sono , dice Polibio, duec\ento ses(i) Questo luogo (dice il G ossellin) m b ignoto.

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DELLA G E O a iU F U D r ATRABORB

ntaselte miglia. Chi dai Inogbi presso Epidanin ed Apollonia si mette per questa v ia , trovasi a dstra le nazioni epirotiche circondate dal m ar Siculo fino al golfa d Ambracia , ed a sinistra quelle montaga d* l i ' liria. che noi abbiam gi discorse , e le nasioni eh abi> tan col intorno fino alla Macedonia ed ai Peoni. Quelle regioni poi che dopo il golfo d Ambracia io clinano all Oriente e sono situate rimpetto al Pelopon* neso, appartengono alP Eliade, quindi fiiiiscono al mat E g e o , lasciandosi a destra ta tto il Peloponneso. Dal principio delle nazioni Macedoni e Peone sino al fiume Strimene abitano i Macedoni ed i Peoni ed alcnni dei T raci m ontanari : i luoghi poi al di l dello Strimone fino alla bodca del Ponto ed all Emo sono tutti dei T r a c i, ad eccezione della spiaggia. Questa abitata dagli Elleni, stanziati in parte sulla Propoatide, in parte sull Ellesponto e sul golfo M ela, e in, parte anche sull E g eo : il quale bagna due lati dell E liade, cio quello che guarda all oriente ( stendentesi dal Su* nio verso il settentrione fino al golfo Term aico ed a Tessalonica citt della Macedonia che ora fiorisce so p ra ogni altra ) ^ e Quello rivolto al mezzod , ossia il lato delia Macedonia^ d a Tessalonica fino allo Stri* m one : ma alcuni v aggiungono anche quel tratto che va dallo Strimone al fiume Nesto^ poich Filippo-mise gran cura intorno a qne luoghi per farli suoi ^ e. rac colse proventi grandissimi dalle m i n il e e dalje altfe produzioni di qiiel fertile suolo. Dal S u n io (i) al Peloponneso stendonsi il mare Mir(i) Capo Colonna.

LiBBO SBTTUCO

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lo o , il Cretere ed il Libico' coi seni che ineontrnsi fino al m ar di Sicilia ^ il quale poi forma anch esso i seni d ' m b ra b ia , di Corinto e di Crissa. Le nazioni delPEpir dice Topiompo che sono qpaU tordici: e cbe le pi celebri fra queste sono i Gaooi e t Molossi; perch una volta dominarono tutto lEpiro, pri ma Caoni, e poi i Molossi^ i quali crebbero anche in yie maggiore possanza per la stirpe dei loro re chrano de* gli Eacidi, ed anche per trovai^si fra. loro lor^eol antico e celeberrimo di Dodona. I Gaoni pertanto: e i Tesprozii e i Gassopei, i quali segnitano ad essi immediatamente e sono, essi pure Tesprozii, abitano la spiaggia marittima dai monti Cerauni fino al golfo d m bracia, occupan* do un fertile paese : e la navigazione, a cominciar dai Gaoni andando verso l'oriente e verso i golfi d mbra* eia e di Corinto (sicch abbiami a destra il .mare u> sonio, ed a sinistra lEpiro) di mille e trecento stadit, dai monti Cerauni al golfo d m bracia, come gi si detto. In questo intervallo P an o rm o , porto capace in mezzo ai monti Cerauni ; poscia Onchesmo eh un Uro porto a cui sta di rimpetto l estremit occidcn* tale di Gorcira ; poi un altro porto ancora , nominato Gassiope, a mille e settecento stadii da Breotesio. AI* trettanti ve n ha dallaltro promontorio chiamato Fala* ero e pi oc(;identale di Gassiope fino a Taranto. Dopo Ouchesino stanno Posidio e Butroto situato alla bocca del porto detto Pelode sopra una specie di peni* sola con coloni rom ani; poi vengono le Sibote, le quaji sono isolette poco distanti dallEpiro e situate rimpetto alla punta orientale di Gorcira detta Leucimne. l a quel

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DELLA G e o e m i r u DI STRABONE

tragitto di m are stanio alcnne altre iso lette, tna non sono degne di essere menzionate. Trovansi poscia il capo Gimmerio ed il lago D olce, in cui mette foce il fiume Acheronte che scorre dal lago Achrusio, e i-iceve in s molti fiom i, sicch in* dolcisce anche il goife. Col intorno scorre il Tiami. Al di sopra' di questo golfo C icu ro , citt de T esprozii che anticamente dicevasi E 6 ra ; e al di sopra di quello dov t Butroto sta la citt di Fenica. Presso poi a Cicuro avvi' Buchelio , cittadella de Gassopi, posta poco al di sopra del m are t poi trovansi Elatria , Pandosia e Batia nelle parti mediterranee*, e il lo ro 'te rri torio si stende fino al lago Dolce.' A questo lago ne seguono per ordine due altri ; il primo pi vicino e men grande dell altro dicesi Goma1*0 , e forma un istmo di sessanta stadii fino al golfo d Ambracia ed alla citt di ^icopoli fondata da Cesare Augusto; il secondo pi discosto, pi grande c d anche migliore dell altro, sta presso alla bocca del golfo ed distante da Nicopoli circa dodici stadii. ' Steguta poscia la bocca del golfo d Ambracia larga poco pi di quattro stadii. La sua circonferenza di tre cento , tutta quahta beh fornita di porti. A chi entra ilei seno stanno alla destra gK carn^im, popoli elleni, e il sacrario d Apollo Azzio. Questo u n olle vicino alla bocca del golfo , e sovr esso un tmpio. A* piedi dei colle una pianura con bosc e stazione - di n a v i, dove Cesare consacr dieci legui tolti ai nem iti (i), co(i) Nella battaglia d'zzio, (G.).

LIBRO SETTIMO

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mincindo da uno di un sol ordine di remi fino ad uno di diebi : ma dicono che le stazioni e le navi fu> rono distrutte dal fuoco. Alla sinistra poi stanno la citt di Nicopoli ed i Gassbpei popoli dell Epiro fin presso ad mbracia. Qtiesta Citt' situata alcun poco al dt sopra dell' ultimo rcesso del golfo, dove la fond Tolgo figliuolo di Gpselo. Lungo di essa scorre il fiume A^acto , sul quale si naviga dal mare ad Ambracia con<> tro la sua corrente per pochi stadii (i)^ e discende dal m onte Timfeo e da Parorea. Ambracia fu antican^ente in assai buona fortuna , fanto che il golfo ricevette da lei il suo soprannome. L abbell principalmente Pirro che se ne valse per reg-* gi : ma i Macedoni poi e i Romani colle guerre con* fihue prostrarono cosi questa coAne le altre citt di quella regione per gastigarle dell inobbedienza ; sicch all ultimo Augusto vedendo-^uelle citt rimanersi Jnfieramente d ese rte, le com penetr tutte in una sola chiamata d a lu N icbpoli, situata su quel golfo, e deDominata Cos dalla vittoria nella quale egli sulla bocca appunto di quel golfo vinse in mare Antonio e Cleopatra regrn delt^Egitto intervenuta anch essa a qnelfa battaglia'. Nicopli dunque ben popolata e ri ceve ogni giorno inrem ento: ha un ampio territorio j e r adornano le spoglie dei nemici. Nel sobborgo ha un terreno saro disposto per* servire ai certami che si ce lebrano ogni quintb a n n o , tanto in quel tenreno dovd
(i) rritSttif. Gli Edit. frane, traducono come se dicesse * r i.

otto stadii

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D EtL G E O G B IF U DI ^TRAB0N

u n ginnasio e uno stadio, quanto sopra un' colle immi nente al terreno predetto dov un tempio Sacro ad Apollo. I giuochi zzii sacri ad Apollo Azzio sono con* siderati come un certame olimpico, e ne hanno la so ^ vgliauza i Lacedemoni. Le altre abitazioni sono dipen denti da Nicopoli. i giuochi Azzii si celebravano an* che pi anticam ente, e gli abitanti de' luoghi circonvi cini vi contendevano il premio d una corona ; ma ora Cesare li ha sollevati a maggior dignit. Dopo Ambracia viene Argo Am 6 lochia fondata da Alcmeone e da suoi Bgliuoli. Ed Eforo dice che Alcmeone dopo la spedizione degli Epigoni contro T ebe essendo invitato da D iom ede,.si port presso lui nel1 Etolia ed insieme con lui conquist 1 Etolia stessa e l Acarnania. Chiamati poi amendue da Agamennonp alla guerra tro ia n a , Diomede p a r t, ma Alcmeone ri mase n eir Acaro ania e fond la citt d Argo AmGloc h ia , COSI chiamandola dal nome d un suo fratello: e il fiume che va a ,traverso di quel paese a gittarsi nel golfo, lo denomin luacp da quello che scorre pel te r ritorio d Argo. Tucidide poi afferma cha stesso dopo il suo ritorno da T ro ia , mal contentan dosi degli abitanti d Argo , si trasfer nell Acarnania ^ ed avendo quivi ereditata la signoria del fratello, fond una citt e le impose il proprio sao nome. Anche gli Amfilochi sono Epiroti, e cos anche quelli che abitano al di sopra di lo r o , conUgui ai monti il|i rici in un aspra regione ^ come a dire i M olossi, gli A tam an i, gli E tic i, i Tim fei, gli O re sti, i Parorei e gli A tin ta n i, gli uni pi vicini ai M acedoni, gli altri al

LIBRO STTIM O

Z ]

golfo Ionio. E dicdno che P Orestiade fosse un tempo abitata da Oreste fuggito dopo Puccisione della madre, e ch'esso diede a qael paese il proprio suo nome, e fondoTvi anclie una citt chiamandola Argo Orestica. Alle nazioni predette meschiaronsi anche le Illiriche, quelle che trovansi nella parte meridionale delle monta* gne e al di sopra del golfo Ionio. Perocch comincian dosi da Epidamno e da Apollonia fino ai monti Ce* ranni abitano i B ullioni, i T au lan zii, i Partini ed i Frigi (i). D* intorno a que' luoghi anche la miniera d argento di D am astio, presso alla quale i Perisadii (i quali si chiamano anche Enchelii e Sesarasii) stabili rono la loro signoria: poi sono col i Lincisti, e il pae* se detto D euriopo, la Pelagonia T rip o litid e, gli Eordij r Elimeia e P Eratira. T utti questi paesi furono anti cam ente signoreggiati da principi sovrani^ e fra que sti sopra gli Enchelii dominarono i discendenti di Cadmo e di Armonia, e per quivi suole mostrarsi tut tora quanto si riferisce alle cose raccontate dalle favol intorno ad essi. Questi Enchelii dunque furono gover nati da principi non nativi di quel paese (a). I Lincisti
(i) I l CasauboDO corregge Brgi ( V f l y n ) in luogo di F rig i: e cosi anche il Coray tanto nel testo, quanto nella traduzione francese.

i t iw i Cosi il testo del Siautorevole manoscritto. Ma il C oray coosiderando di Cadmo non potevano essere detti principi na la lezione i * wt . r. A. e traduce furono governati da principi dorgine straniera. Cosi anche il FalcOn e r in una nota. A togliere poi ogni, dubbio basto osservare che

(a)' OvTn landro, e qualche che i discendenti zionali preferisce

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DELLA CEOGRAFU DI STBBONE

poi ftiroDO soggetti ad rrabeo della schiatta de Bac cbidi. costui fu figliuola Irra madre di quellEuridicc che fu moglie di A m inta, padre di Filippo re della Macedonia. E fra gli E p iro ti, i Molossi furono soggetti a Pirro o Neottoremo figliuolo d Achille ed a suoi di scendenti eh' erano Tessali di origine. Gli altri popoli furono governali da principi nazionali: poi nelle loro discordie pigliando sempre qualcuno di essi la preraleua sugli altri , vennero tutti a cadere nel 'dominio de M acedoni, eccettuati sol pochi, abitanti al di sopra del golfo Jonio. La Lincestide , la Pelagonia , 1 Orer stiade , e 1 Elimeia cbiamavansi Macedonia superiore , e pi tardi si dissero anche Macedonia libera. Alcuni anzi danno il nome di Macedonia a tutto quanto il paese che stendesi fino a C o rc ira , adducendone questa ragione, che gli abitanti di tutti que luoghi nel modo tagliarsi i capegli, nel d ialetto , nella clamide ed in al tre cose siffatte si accostano molto alle usanze di Mar cedonia. Q uando poi fu distrutta la signoria dei Mace doni , quella regione cadde tutta sotto i Romani. A traverso di queste nazioni corre la Via Ignazia p a r tendosi da Epidamno e da Apollonia. In quella parte di essa che chiamasi Via Candavia si trovano alcuni^ laghi presso Lichnido (i), i quali somministrano grande abbon danza di pesci da marinare^ ed anche alcuni fiumi, parte dei quali vanno a sboccare nel golfo Ionio, parte devolpoco dopo Slrabone soggiuoge che gli altri popoli furono go vernali da principi nazionali: doade si fa manifesto che inUse di aver prima accennati gli stranieri.
(i) Achrida.

LIBRO SETTIMO

23q

vonst verso il inczzogioroo., come sodo l ' Inaco , 1 > racto , r Acliebo , e 1 Eveno anlioainente detto Licoi'ina. Il primo di questi fiumi si getta nel golfo dmbra eia ^ P altro nelPAchbo, e questo e PEveao nel mare -, PuDO attraversando lAcarnania, Paltro PEtolia. MaPErigone dopo avere accolte molte correnti che discen>dono dai monti Illirici, Ligustici, Brusii, Oeuriopii e Pelagonii (i) sbocca nelPssio. Appo'queste genti v'eb bero anticamente delle citt: anzi la Pelagonia dicevasi Tripolitide (2), e le appartenne anche Azoro; e le citt dei Deoriopii erano situate tutte lungo P Erigone, fra le quali furono Brianio, Alalcomena e Stimbara. Eravi poi Cidria appartenente ai Bruzii, ed Egioio confinante co Timfei, poi Etica e Trice. Vicino alla Macedonia ed alla Tessaglia, nei d intorni del monte Peo e del Pindo stanno gli Etici e le sorgenti del Peneo, che i Timfei ed i Tessali abitanti alle faide del Pindo so gliono disputarsi fra loro. Avvi inoltre lungo il fiume Ione la citt d Oxineia , distante da Azoro della Tri politide cento venti stadii. Ivi presso sono anche Alal comena, Eginio ed Europo, ed il confluente delPIone nel Peneo. Una volta pertanto, come gi dissi, quantun que cotesta regione fosse aspra e piena di monti (come sono il T am aro, il Poliano ed altri parecchi ) nondi meno tutto P Epiro e P llliria avevano abbondante po polazione : ora invece que luoghi sono in gran parte
(1) Leggo col C oray k niAyir. 11 testo comune per ha e di m olli: lezione imperfelta. (2) Cio Fornita di tre citt.

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SELLA GEOOBFI DI 8TRABONE

deserti, e dove hanno abitazioni sono borghi ed avanzi delle antiche c itt, e fin l oracolo di Dodona quasi venuto meno anch esso al pari degli altri (i). Que> st' oracolo, come dice Eforo, lo 'fondarono i Pela>sgbi, i quali si crede che siano piii antichi di quanti ebbero signoria nell Eliade ^ e Io attestano Omero, di* cendo : O Giove Dodono, Pelasgo ; ed Esiodo : Feli ne a Dodona presso la quercia de' Pelasghi. Ma de Pelasghi abbiamo parlato nel trattar dei Tirreni. Ri spetto a Dodona, anche Omero dimostra che le genti circonvicine alloracolo erano barbare, descrivendoci lai maniera del loro vivere, cio che non si lavavano mai i piedi e dormivano sulla nuda terra (a). Se poi costoro si debbano chiamare Elli con Pindaro, o Selli, come suppongono che sia stato scritto da Omero, Pincerte^? za della scrittura noi lascia decidere. Filocoro aiTerma che il sito vicino a Dodona chiamavasi Ellopia con no* me comune anche all E ubea, e cita quelle parole di Esiodo : F 'h a un paese detto Ellopia ricco di biade
(i) Qualcuno vorrebbe intendere come le altre cote. Ma pare evidente che Strabone volle qui alludere alla generale cessazione degli O racoli, avvenuta appunto a suoi tempi. (Edit. frane.) (a) Ecco i versi di Omero secondo la traduzione del M onti:

JJio che lungi fr a tuoni hai posto il trono, Giove Pelasgo , regnator dell alta Aghiacciala Dodona , ove gli austeri Selli che han V are a te sacrate in cura, Dogni lavacro schivi , al fianco letto Fan del nudo terreno.
Lib. XVI, V. 335.

LIBRO SETTIMO

a4l,

e di prati ^ dove in una delle estremit fabbricata Dodona. Apollodoro poi dice esservi opinione che i po poli vicini a quel tempio ricevessero il loro nome dalle paludi chivi intorno si trovano (i)^ ma che nondimeno Omero diede loro il nome di Selli : e soggiunge cfaesso chiam anche Selleente un fiume di quella regione. E lo D om iua infatti in quel verso, ore fa menzione di Astio? chea,
Cai Efira e dal fium e Selleente Seco addusse t eroe (a) ;

ma non volle parlare di Efira tesprozia, bens di quella che sta fra gli Elei : perciocch fra costoro si trova davvero il Selleente, non gi fra' Tesprozii e fra' Mo* lossi. Quello poi che si favoleggia rispetto alla quercia, alle colombe e ad altre siffatte cose (come racbontahsi anche dell oracolo di Delfo ) in parte si vuol lasciare alla poesia, in parte conviensi anche a qusta nostra descrizione. Anticamente adunque Dodona era seggetta ai Te* sprozii, e cos anche il monte Tomaro o Tmaro ( ch r uno 1 altro si dice) a cui piedi sta il tmpio : per i tragici e Pindaro sogliono, awrivere Dodona alla Te sprozia. Ma pi tardi poi f considerata come soggetta ai Molossi. tengono alcuni che i sacerdoti, chiamati da Omero intrpreti di Giove, e dei quali poi dice che mai non si lavano i {Medi e che dormono sulla nuda (i) Dalla voce greca
(q) h i . , lib. n , V. 55g.

(helos) palude.
i6

SjKdBOKS , tom. III.

a 4->

DELLA GEOGHAFIA DI STRBONE

terra, furono denomioati anche Tomur dal monte pre* detto. Infatti in quel passo deir Odissea dove Anfinomo consiglia ai proci di non assalire Telemaco prima di avere consultato Giove, alcuni scrivono : Se questo approveranno i Tomuri del gran Giove , io pure con correr incoraggiando am i tutti gli altri ^ ma se il Dio ve lo vieta , io vi consiglio di soprassedere. E dicono doversi leggere Tomuri piuttostoch Temisti 5 giacch questa voce Temisti non trovasi mai presso Omero dovegli pacja di oracoli, ma l'applica sempre ai decreti, alle leggi, ed alle politiche istituzioni. E soggiungono che i Tomuri si dissero per sincope invece di Tomaruri, cio custodi del Tamaro (i). Ma pi semplice a credere che Omero adoperasse qui per traslato la voce Temisti ^ sebbene propriamente significhi'! decreti o le leggi degli uomini ^ in quella guisa che aidoper la voce consigli (2 ) per significare le volont degli Dei mani festate dagli oracoli, come in quel verso : per udire il consiglio ( ) di Giove dalla quercia aho-

fronzuta. Da principio pertanto furono uomini quelli che pro fetavano , come par che significhi Omero stesso, il quale chiamandoli interpreti (ipofeti) comprende sotto questo nome anche profeti : ma poi, essendosi conso ciata in quel medesimo tempio Diona a Giove , cominciaronsi invece ad eleggere tre vecchie. Snida per
(i) X. T. A .

virtTftvftintf r i f

*Ttt

C osi , dopo il CasauboQo , legge il Coray.

(a) B cvX tt.

LIBRO

SETTIMO

^43

gratificarsi ai Tssali con favolosi racconti, dice che questo tempio fa trasportato nel luogo dove ora s trova dai dintorni di Scotussa citt pelasga, apparle* Mente alla Tessaglia Pelasgiotide: e che gU tennero die tro la maggior parte delle donne, dalle quali discesero le profetesse predette. Di qui poi venpe anche il so-^ pranuome di Giove Pelasgo. Cinea ancor pi favolosamente . . . SUPPLEMENTO AL LIBRO SETTIM O
BSTJITTO

D A LL A B B R Y IA T O R E D I STRA B O N E.

Questa l origine del proverbio : in Dodona il vaso di ram. Era nel tempio nn vaso di ra m e , e sovr esso una statua con uno staffile di rame ; voto de Gorciresi. Lo staffile era triplice, fatto di sottili catene, e ne pendevano dei ta li, che battendo continaamente il vaso di rame quando erano agitati dai venti, desta vano un suono si lungo che dal principio alla fine po teva contarsi fino a quattrocento. Di qui poi s intro dusse il proverbio : Lo staffile de' Corciresi (i) . tc Corcira fior anticamente, e possedette gran dissima forza navale ; ma poi venne meno per colpa di alcune guerre e di alcuni tiranni. N perch poi da
(i) Questo proverbio pplicavsi ai ciarloni.

244

DELLA GEOGRFI DI STA BONE

Bomani le fosse ridata la libert, venne in fama , anzi per ischerno invalse il proverbio: Corcira libera^ caca dovunque vuoi . La Macedonia limitata al ponente dalla spiaggia del mare Adriatico, al levante dalla linea meridiana che attraversando le foci del fiume Ebro e la citt di Cipselo va parallela alla spiaggia predetta : al settentrione da una linea retta che pu immaginarsi attraverso i monti Bertisco , Scardo, Orbelo, Rodope ed fimo ^ perciooch questi monti cominciando dall Adriatico si sten dono in linea retta fin alPEussino e fanno verso mez zogiorno una grande penisola, la quale comprende tutte insieme la T ra c ia , la Macedonia, l Epiro e 1 Acaja : al mezzogiorno dalla Via Ignazia che va dalla citt di Dirracfaio verso il levante fino a Tessalonica. questa figura della Macedonia somigliantissima ad un parallelogrammo . Il fiume Peneo comincia dal monte P in d o , atlrayersa la-valle di T em pe, la Tessaglia , i La p iti, i Perreb ii, riceve in s il fiume Enrota a cui Omero d il nome di Titaresio, e cos circoscrive la Macedonia ai settentrione, e la Tessaglia al mezzogiorno. Le fonti poi dell Enrota sono nel monte Titario, il quale conti* guo all Olimpo. Ed l Olimpo un monte della Mace donia : 1 Ossa ed il Pelio sono della Tessaglia . Alle radici dell Olimpo , lungo il fiume Peneo , Gurtona citt della Perrebia, e poi Magnete, nella qnale regnarono gi Piritoo ed Issione. Gurtona poi di stante cento stadii daila citt di Crannona; ed affermano che quando Omero dice'. Costoro vennero deil^ Tra-

LIBRO SETTIMO

d a a combattere gli Efirii e i superbi F le p i , si de vono Dteiidere Efirii quei di Cranoona, e Flegii quei di Gurtona . u La itt detta Dio non situata sulla spiaggia del golfo Termeo alle radici delP Olimpo, ma sibbeue a circa sette ' stadii ; e questa citt ha viciao a s un borgo detto Pmplea in cui visse Orfeo y > , tc Anticamente i profeti diedero opera anche alla musica , Dop Dio trovasi il fiume Aliacmone che sbocca nel golfo Termeo ^ e cominciando- da questo fiume, la spiaggia del golfo che guarda al settentrione chia* roasi Pieria sino al fiume Assio : lungo la qu^le spiag gia poi situata Pidna detta ora Citrona. Appresso vengono le citt di Metona e di Aioro ^ poi i fiumi Erigone e Ludia. Risalendo quest ultimo fiume si na viga a Pella per lo spazio di centoventi stadii. Metone poi distante da Pidna quaranta stadii, e settanta da Aloro. Pidna pertanto una citt della Pieria, ed Aloro della Bottiea. Nella pianura che sta dinanzi a Pidna , i Romani, avendo sconfitto Perseo, distrussero il regno de Macedoni^ in quella che sta dinanzi a Metona accadde a Filippo di Aminta di perdere P occhio de* stro per una freccia lanciata da una catapulta durante l assedio di quella terra . La citt di Pella, piccala da principio , fu ingran* dita da Filippo, quivi allevato. Ha nelle s u e vicinanze un lago da cui esce il fiume Ludia e questo lago empiuto da un ramo dell Assio, la cui princtpaleT cor rente attraversa il paese deBttiei e lAinfassitide, poi

a4^

DKLtA GEOGRiFIA DI STRBOKE

dopo avere abcolto in s V Erlgone sbocca tra Calaslra e Terme. Sta sul fiume Assio un luogo che Ome ro chiama Amidone, e dice che di quivi andarono a Troia come ansiliarii i Peoni, e gli spediva
La rimota Amidone e VAssio.

Ma perch poi P Assio torbido, e per lo contrarlo una sorgente d^acqua ch esce d Amidone e meschiasi con questo fiume limpidissima, perci stimano che il verso seguente :
. . . . . . t Assio di cui Non si spaila ne campi ond piit beila,

debba mutarsi per modo da leggere invece : lAssio so> pra il quale va a spandersi l'acqua limpidissima dellEa. Sicch poi non sia la bella corrente dell' Assio che si diffonde sul suolo ; ma bens 1 acqua dell Ea che si frammischia con quelle dell Astio. Dopo il fiume Assio avvi Tessalonica, citt che da prima fa chiamata Terme.^ La fond Cassandre che la chiam cos dal nome della propria moglie ^ la quale era figliuola di Filippo d Aminta ; e vi tra sfer gli abitanti delle. piccole citt di que dintorni, come a dire Galstra, E neia, Gisso ed alcune altre. B potrebbe congetturarsi che fosse nativo di questa Cisso quell Anfidamante menzionato da O m ero, cui ( dice ) Gisseo suo padre allev nella Tracia detta oggid Ma cedonia n. La citt di Berea giace alle radici del monte Bermio . La penisola Pallene (sui cui istmo situata Cassai^-

LIBRO SETTIMO

dria che prima cbiamavasi Polidea) fa da principio de nominata Fiegra. Labitarono i favolosi giganti, schiatta empia d eslege dispersa poi da Ercole. Le citt di que sta penisola sono Afiti, M ende, Scione e Sane . Meciberna nel golfq Torooeo la stazione navale di Olinto . Vicino ad Olinto avvi nn territorio avvallato det to Cantaroletro; perch gli scarafaggi {canthari) muoio no tosto che v'entrano . u Rimpetto a Canastro, promontorio di Pallene, sta il promontorio Derride vicino al Lago Gofo (i)^ e il golfo Toroneo circoscritto da questi promontorii. verso il levante sta il promontorio d tos che limita il golfo Singitico. Appresso poi vengono i seguenti seni del mar Egeo volti al settentrione ed a qualche di stanza 1' uno dall altro : il Meliaco , il Pagasetico, il T erm eo, il Toroneo , il Singitico , lo Strimonico : e il promontorio Posidio fra il seno Maliaco e il Pagaseti co ; poi verso borea il Sepia ^ poi quel di Canastro nel territorio di Pallene ; poi quello di Derride 5 poi tro vasi il Ninfeo nelP Atos presso al seno Singitico ; quindi il promontrio Aerato vicino al seno Strimonico, e fra questi due 1 Atos con Lemno al levante, e Neapoli che limita il golfo Strimonico dalla parte del settentrione . Acanto una citt marittima del golfo Singitico vicina al canale ' fatto scavare da Serse. L Atos poi ha cinque c itt , Dio, Gleona, Tisso, Olofisso ed Acro m i) Cio: Lago Srdo.

a48

DELLA CS^OGRAFI DI STRABONE

toa, la quale ^[iosta proprio sul vertice di quel monte. Ed ' l los uo moDte che rende immagine d una mammella , acutissimo, altissimo ^ isicch gli abitanti deUa cima vedoDO il sole alzarsi tre ore prima di quelli che stanno lungo la spiaggia. Navigando poi intorno alla penisola dalla citt di Acanto fino a Stagira, patria di Aristotele, v ha quattrocento stadii. In questa citt trovasi un porto detto Capro, e un' isoletta dello stesso nome. Poi vengono le foci dello Strimene; poi le citt di F agre, Galepso e Apollonia ^ quindi la foce -del Tfesto. che serve di confine alla Macedonia e alla Tra cia j secondoch Filippo e Alessandro suo figlio le hanno limitate a! loro tempo. Intorno poi al golfo Strimonico vi sono anche altre citt, come a dire Mircino, Argilo, Drabesco e Dato. Questa ha un ottimo terri> torio e fertilissimo, e arsenali e minire ; d' onde na cque il proverbio: Un Dato d beni ( i ) , ossia Un go mitolo d beni . Moltissime miniere d oro si trovano alle Grenidi, dove ora fondala la citt di Filippi presso al monte Pangeo. Ed anche questo monte Pange ha miniere d oro e d argento, e cos pure il paese al di l e al di qua del fiume Strimone sino alla Peonia. Anzi di cono che anche coloro i quali coltivano il territorio Peonie trovano alcuni pezzi d oro . Il fiume Strimone comincia dagli Agriani che stan no d.intorno al mopte Rodope . Quell Asteropeo figlinolo di Pelegone oh men*
(t) Cio: Grand abbondama di beni.

LIBRO SBTTIMO

a 49

eionato ia Omero (i) raccontasi che fosse nativo della Peonia nella Macedonia : perciocch i Peoni chiama* ronsi Pelagouii . La citt di Filippi anticamente si chiam Cre> nide . u I Singii, schiatta di T ra ci, abitarono l isola di Lemno ^ d ende Omero chiama Singii gli abitanti delr isola stessa , in quel verso : Ivi i S inzii , ecc. (a) . Dopo il fiume Nesto verso le parti d Oriente la citt di bdera, detta cosi da un certo Abdero che fu divorato dai cavalli di Diomede ^ ed ivi presso Dicea, al di sopra delia quale sta un gran Iago detto Bisto* nide ; poi la citt di Maronea . Quel fiume della Tracia che ora chiamasi Bigina dicevasi una volta Ergino . Iasione e Dai'dano fratelli abitarono la Samotracia: ma essendo poi fulminato Iasione pel delitto commesso contro C erere, Dardano esulando dalla Samotracia venne ad abitare alla radice dell' Ida una citt eh' egli chiam Dardania ^ e insegn ai Troiani i misterj di Samotracia. Quest ultima citt da prima chiamavasi Samo . Il Ghersoneso di Tracia forma tre m ari, cio la Propontide al settentrione, 1 Ellesponto al levante , e al mezzogiorno il golfo Melas ( Nero ), nel quale mette foce un fiume che porta lo stesso nome del golfo .
(i) 11., lib. XXI, V. a4o. (a) il verso 5o3 del Lib. i , dove Vulcano racconta co ni esso, caduto dal cielo in Samo , fosse rerccollo dal Sluzii.

25o

della geografia d i strabone libro settimo

tt Nell istmo di questa penisola stanno tre c itt , e sono Cardia verso il golfo M elas, Pactua verso la Pro* pODtide, e Lisimachia nelle parti interiori. La lunghez za poi dell istmo di quaranta stadii . 11 nome della citt di Eleo mascolino*, e cos forse anco quello <li Trapezunte ,

DELLA

G E O G R A F I A

DISTRABONE

LIBRO OTTAVO

CAPO

PRIMO

bUroduzone alla Geografia della Grecia. Idea generale della si tuazione delle sue varie regioni. >N azioni e dialetti della Gre cia. Descrizione d i questo paese.

P o icB , avendo cominciato dalle parti occidentali delPEuropa, abbiamo scrsi quanti luoghi son circon* dati dal mare interno ed esterno, con tutte le barbare nazioni ivi comprese fino al Tanai (i) e fino alla Ma cedonia , ch una piccola parte dell Eliade \ ora da remo la restante descrizione di quest ltimo paese.
() 11 Don.

253

DELLA GEOGRAFIA DI STRiBONE

^ Questa materia la tratt Omero pe] prrino , poscia auche altri parecchi; gli uni iutitolaado particolarmente P o rti, Pripli, Viaggi terrestri le opere lro nelle quali abbracciavano anche le cose dcH'Ellade: alcuni introdu cendo ne libri di storia generale la descrizione partico lare dei loro paesi come fecero Eforo e Polibio: altri Gnalmente nel^parlare di fsica e di matematica vaggiun sero qualche cosa spettante alla geografia, come fecero Posidonio ed Ipparco. E le opinioni degli altri si possono giudicar leggermente ^ ma quelle di Omero hanno biso gno di una critica considerazione, perch egli parla poeticamente, e non descrive le cose presenti, ma si le antiche, molte delle quali furono poscia alterate dal tempo. Pur ci conviene, per quanto possibile, intra prendere questo esame pigliando le mosse daK punto dove siamo rimasti. La nostra descrizione fin dalle parti d occidente e di settentrione colle nazioni epirotiche e illiriche ; e dalla parte orientale con quelle della Macedonia fino a Bizanzip. Le nazioni elleniche pertanto che trovansi dopo gli Epiroti e gilllirii sono gli carnani, gli Etoli, i Locri Ozolii; poscia quei della Focide e della Beozia. Bimptto a questi popoli sulla spiaggia opposta si tuato il Peloponneso, il quale abbraccia il golfo Corin tio (i) che si spinge fra meZzo, e .lo configura e n re ciprocamente configurato. Dopo la Macedonia trovansi i Tessali fino a Malici e ad .altri popoli abitanti al di qua e al di l delP istmo. In questi luoghi fin qui ac( i ) 11

Golfo di Lepanto.

LIBRO OTTAVO

a53

cennati stanno molte nazioni ^ ma quelle d! maggior considerazione sono tante quante sappiamo che sono i dialetti ellenici. Questi poi sono quattro, cio P ionico^ r attico, il dorico e P eolico. Il dialetto ionico stimiamo che sia lo stesso che T antico dialetto attico : giacch gli Attici d'allora chiamavansi lo n ii, e da loro uscirono fondatori delle citt delP Asia M inore, nelle quali si tisa la lingua che ora dicesi Ionica. Il dorico poi Io stesso che Teolico^ perocch tutti i po(iol> abitanti fuori deir istmo, tranne gli Ateniesi, i Megaresi e 1 Dorici vicini al I^arnaso, chiamansi tutti Eolii anche oggid. Ed naturale che per essere i Dorici pochi e situati sopra un teiT en o infecondo non frammischiassero n il linguaggio n gli altri loro costumi con quelli degli Eo lii coi quali ebbero bens da principio a comune P ori>gine, ma poi non mantennero alcuna relazione. Lo stesso accadde anche agli Ateniesi, i quali abitando un paese sterile d aspro, non ebbero mai straniere invasioni^ d? onde poi al dir di Tucidide furono denominati atoctoni ^ e non essendo mai perturbati da ninna gente che desiderasse il loro paese, ne venne che sebbene fossero pochi , costituissero un popolo separato con ua dialetto suo proprio. 'Cos dunque gli Eolii erano potenti al di fuori del]' istmo ; e i popoli situati al di dentro erano Eolii anch'essi: ma poi si frammischiarono agPIonii che usciron dell Attica ed occuparono Egialo ; e coi Dorici, i quali sotto la scorta degli Eraclidi fondarono Megara e molte altre citt nel Peloponneso. GPIonii furono ben presto scacciati dagli Achei,

DELLA GEOORFI DI STRABONE

nazione eolica anch'essi; e cosi rimasero nel Pelopon* neso due sole nazioni, V Eolica e la Dorica. Coloro pertanto che meno degli altri ebbero relazione coi Do* ric i, siccome accadde agli rcadi ed agli Elei ( i pritni per essere aflatto montanari e perch non parteciparo no nella divisione che fecero del Peleponneso gli Eraelidi ; gli altri perch essendo considerati come sacri a Giove Olimpico godettero per lungo tempo la pace in disparte da tuttv, e perch in qualit di Eolii avevano accolto l'esercito di Ossilo venuto a soccorrere gli Era* elidi nel riacquistare il Peloponneso ) , conservarono il dialetto eolico. Ma tutti gli altri adoperavano una cotal nieschianza di favellare che pi o meno accostavasi a quel ^egli Eolii ^ ed anche al presente ciascheduna citt ha un linguaggio diverso dalle altre ^ ma pare che tutti s accostino alquanto al dorico per la prevalenza dei Dorici (i). Tali sono pertanto le nazioni degli Elleni, e cos sono in generale distinte fra loro. Noi parleremo ora di ciascuna distintamente con quell ordine che ad esse conviene. Eforo dice che il principio dell Eliade dalPAcarnania nelle parti occidentali ; perciocch questa si con giunge per la prima colle nazioni dell Epiro. E come questo scrittore seguitando la spiaggia del mare co mincia d onde abbiam detto la st>a descrizione, stiinan* do che il mare sia la scorta migliore nelle topografie (altrimenti avrebbe pigliato dai Macedoni e dai Tessali
(i) 11 testo dice: AxSn tf ifi^n t
wr

r it

\rtK frtif.

LIBRO OTTAVO

a55

il principio deir Eliade)^ cosi cotivieue anche a noi se guitare la natura dei luoghi , e valerci del mare come di guida. Ora il mare dove fluiscono le spiagge della Sicilia, da una parte difibadesi nel golfo C orintio, dalr altra forma ana grande penisola , il Peloponneso, chiusa da un istmo angusto. Due sono pertanto le parti principalissime nelle quali ] ' Eliade si divide, cio quella al di dentro delP istmo, e quella eh' al di fuori sino alle Termopili ed alla fooe del 6 ume Peneo. Questa seconda parte la Tessalica. Ma quella parte eh' i^I di dentro deli istmo pi grande e pi illustre del rimanente ^ anzi essa ( il Peloponneso) quasi rocca di tutta P Eliade. Per ciocch , lasciando anche da un Iato Io splendore e la furza delle nazioni dalle quali abitata , la posizione sua stessa le assegna questa maggioranza. Infatti es sendo 1 Eliade distinta da parecchi golfi e promontorii, e da penisole grandi e notabilissime, le nne contigue allaltre, la prima di tutte queste penisole quella del Pelo ponneso , chiusa da un istmo di quaranta stadii. La se conda comprende quella prim a, e il sao istmo va da Pagea de' Megaresi fino a Nisea stazione navale de' Megaresi medesimi, stendendosi nello spazio di cento venti stadii da un mare all'altro. La terza racchiude ia s anche questa seconda, ed ha l'istm o che va dal golfo Crisseo fino alle Term opili, dove immaginando una linea retta dall uno all altro di questi due punti, sarebbe di circa cinquecento otto stadii, e chiuderebbe al di deutro tutta la Beozia , tagliando obbliquamente la Focide e il paese de Locri Epicnemldii. La quarta

a56

SELLJL

g e o g r a f ia d i st r a b o n e

ha un istmo che si stende dal golfo d' mbracii^ altra* verso dellEla e della Trachinia fino al golfo Maliaco ed alle Termopili, per lo spazio di circa ottocento stadii. U n'altro istmo lungo pi di mille stadii partendosi dal golfo d'Ambracia gi detto attrav^sa i Tessali ed i Macedoni, e finisce nell ultimo seno del golfo Termeo. Or questa successione di penisole ci somministra un ordine che non punto di poca importanza : noi co* minceremo dalla pi piccola , ma nondimeno pi illu stre di tutte. C A P O II.
D el Peloponneso e dei popoli onef abitato.

La figura del Peloponneso somigliante ad una fo glia di platano, di larghezza pressoch pari alla lun< ghezza ; cio di circa mille e quattrocento stadii an dando da occidente a levante, dal promontorio Chelonata a traverso dOlimpia e di Megalopoli fino allistmoj da mezzogiorno a settentrione, dal capo Maleo fino ad Egio pel paese d Arcadia. La periferia j chi non si proponga di costeggiarne ogni golfo, di quattro mila tadii, come afferma Polibio. Ma Artemidoro ne ag giunge altri quattrocento. Qualora poi si vogliano se condar tutti i se n i, il numero degli stadii di cinque mila seicento. Rispetto all istm o, nel luogo dove le navi soglionsi trasportare per terra dall uno all altro mare (i) di quaranta stadii.
(i) Queste parole n e l lu o g o , ecc., mancano in molli manoscriui.

LIBRO

OTTAVO

25^

Occupano la parte occideatale di questa penisola gli Elei e i Messemi bagnati dal mar di Sicilia, e stendentisi poi anche alla spiaggia che trovasi ai loro fianchi. Perciocch PElide d volta verso il sltentrione e verso l ingresso del golfo Corintio fino, al capo Arasso(i)^ rimpetto a cui stanno 1 carnania e le isole adjacenti, Zacinto, Cefalenia ed Itaca (a), poi le Echinadi fra le quali Dulichio. La maggior parte poi della Messeoia trovasi esposta al mezzogiorno ed al mare di Libia fino all isole cos dette Tiridi vicino al promontorio di Tenaro (3). Appresso alP Elide viene la nazione degli Adhei, la quale gdarda al settentrione e si stende lungo il golfo Corintio , terminando nella Sicionia. Quindi si trovano poi Sicione (4) e Corinto, cl paese che va fino al* r istmo. Dopo la Messenia sono la Laconia, e poMrgolide che steudesi fino alPistmo anchessa. Quivi sono parecchi gol fi, cio il Messenio, il Laconico, lrgolico, TErmionio e il Saronico cui alcuni chiamano anche golfo di Salamina (5). Alcuni di questi golfi li empie > 1 mare di Libia, alcuni il mare di C reta, ed altri finalmente il Mirtoo : e v'ha chi d il nome di mare anche al golfo Saronko.

Capo-Papa. Zante, Cefaonia, e Thiaki. Capo Matapan. Basilico, Or* diconsi Golfi di Coron, Kolokjrlia, Napoli , Castri ed Engia.
(i) (a) (3) (4) (5)

a58

DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

Nel mezzo dei Peloponneso 1 Arcadia sovrastante a tutte le altre parti di quella regione colle quali con* fina. 11 ^ If o Corintio poi comincia dalle foci dell C* veno (o secondo altri da quelle dell Acbeloo che ser ve di confine fra gli carnani e gli toli ) e dall A> rasso (i); perciocch quivi le due spiagge cominciano ad avvicinarsi notabilmente fra loro ; e quanto pi procedono iananzi pi s accostano , finch poi quasi si toccano presso Rio e ntirrio, lasciando frammezzo soltanto uno stretto di circa cinque stadii. Ed il Bio un promontorio degli Achei che si sporge molto adden tro nel mare con una incurvatura a somiglianza di falce, d onde poi anzi gli venne il nome di Orepano (.cio Falce). Esso giace fra Patrasso ed Egio (a), ed ha un tempio di Nettuno. L Antirrio sta sul confine delr Etolia e della Locride e lo chiamano Rio Molicrioi Dopo questo punto le due spiagge si vanno di nuovo allontanando mezzanamente l una dall altra ^ finch ]>oi procedendo formano il golfo Crisseo, ed ivi finiscono, restando col chiuso il mare dalle estremit settentrio nali della Beozia e del Megarese. Il golfo Corintio dal fiume Eveno sino all- Arasso ha la periferia di due mila e duecento trenta stadii : ma quando si . cominciasse a misurarlo dal fiume Acht;lou gli si aggiungerebbero ancora circa cento stadii. DalP Acbeloo poi alP Eveno si stendono gii Acarnani ; procedendo dall' Eveuo fino al promontorio Adtirrio
(r) V Aspro-Potamo, - L -Eveno si disse poi Fidati.

() VoUila,

LIBRO OTTAVO

a5g

stanno gli Etoli. Il restante fino all istmo de Focesi, de Beozii e de Megaresi (i) per Io spazio di mille e cento diciotto stadii. Il mare dal promoatorio Antirrio (ino allistmo chiamasi lcionide, ed una parte del gol fo Crisseo, lo n ta n a .... trenta (2) stadii dallArasso co minciando a contare dallistmo. Sommariamente adun que pu dirsi che tale ^ la posizione e lestensione della spiaggia opposta, sino a dove finisce il seno, tale altres il golfo posto fra mezzo. Ora ci faremo a parlare de singoli luoghi partitamente pigliando le mosse dalr Elide.
(i) Secondo 1 edizione del Coray dovrebbe dirsi dei Locri,_ de Focesi, de Beozii e de* Megaresi. Il primo a dire che bi sognava aggiungere anche 1 Locri fu II Palmerlo. (a) Il CaaaiiboDO vorrebbe supplire mille e trenta.

a6o

DELLA GEOGRAFIA DI STHABOKE

C A P O III.
DeW Elide. D ella dU d i <]ue*to nome. Pisatde , TrifiUa e paese d i Caucoiii, S p ia g ^ , promontoriij, fium i delP Elde. E fira. Opinione d Jpollodoro intorno a questa citt. J)i Pila e d i altre citt dello stesso nome. Divisione d e ll Elide secondo Omero. Opinione Ecateo sugK EH e g li Epei, Abre p a rti d e ll Elide. D ei Cauconi. Spia^ia^ proptontorU e fium i della Pisade. Della M adsta. Pilo Trifiliaca e Lepreeuica. Citt e Jum i circonvicini. Dei Lepreati e dei C ^arisii. Sentimento iS Strabane sopra i Cauconi sesondo Omero, J ltr i luoghi della Trifilia. Samo. C onfinifra la TrifUa e la Messenia. Delt Elide so re lla a Nestore. D i Olimpia e d suoi giuochi.

Jntichi sovrani della Pisatide. Sovrani d ell Elide dopo il ritorna degli EracUdi. Storia di Fidane.

Oggid chiamano Elide tutta quella spiaggia eh fra gli Achei e i Messenii, e che nelle parti medilerranee si stende fino a que luoghi d Arcadia dove sono F o lo e , gli Azani e i Parrasii. Anticamente que sto paese era diviso in parecchie signorie; poscia in d u e , cio in quella degli Elei ed in quella di Nestore figliuolo di Neleo, siccome conferma anche Omero do< ve d a una parte di quella regione il nome di paese degli Epei :
.................... O in Elide divina > Dominio degli Epei.

dice poscia che la Pilia a traverso della quale scorre 1 Alfeo j soggetta a Nestore :
Scendea costui dal fium e Alfeo che largo La pilia terra di beW acque innonda.

tlBEO OTTiTO

'

a6 l

Ma quel poeta accenna poi anche nna citt collo stesso nome di questa regione , dicendo :
Quando alla fo rte Pilo , aUa. eillade Fondata da Neleo giunse la nave (i).

Ora TAlfeo non iscorre a traverso di questa citt e nera* manco appresso ^ bens le scorre vicino un altro fiume che alcuni chiamano Pamiso ed altri Amathos, dal quale pare che anche Pilo sia stata detta arenosa (a). L AIfeo poi scorre attraversando 1 Elide. Del resto quella citt che ora dicen Elide non era per anco fondata 9! tempo d Omero ; ma tutta quella regioneabitavafii a borgate: e ia chiamavano^o< 5a . /fperch tale .veramente la parte maggiore e migliore di quel paese. Pi tardi poi gli abitanti di mlti borghi si raccolsero in qiiella che ora chiamasi Elide^ fu ci dopo le guerre persiane. GOsi anche agli altri luoghi .del Pelo ponneso ricordati da Omero , a tu tti, fuor pochi, egli d il nome non .di citt ma di paesi, ciascuno .dei quali si componeva di parecchi borghi, d 'o n d e poi ven nero a congregarsi col tempo le ; principali ; citt. Cosi Mantinea (3) d Arcadia fu popolata dagli Argivi cogli A ita n ti di cinque borgate*, e Tegea si compose di nove: e di altrettante Cleombroto o Cleonimo fo m Erea. Di sette ovvero di otto si. form Ego; Patrasso di sette, e Dime di otto. Cosi pertanto anche Elide crebbe in
(i) O d iss., lib.
Ili,

v. 4*

{1)

rena viene la voce

a rem so , ag

giunto che Omero attribuisce spesso a Pilo.

(3) Tripoliiza.

a 6

DELLA GEOGUFIA DI 8TBAB0NE

smpieKza di citt cODCorrendovi gli abitanti de Inoglii circonvicini, fra quali da prima annovervasi anchessa. A traverso di questa citt scorre il fiume Peneo presso il ginnasio che vi costrusscro gli Elei molto tempo dopo he que paesi passarono dalla signoria di Nestore nella

loro. Questi paesi compfendevano e la Pisatide di cui era parte anche Olimpia , e la Trifilia e il territorio de Cauconi. La Trifilia poi fu cos denominata dalPesseryi concorse ire trib ( i) , cio quella degli Epei che jjrimi di tutti abitaron que luoghi, quella de Minii concorsi ad abitarvi da poi, e quella degli Elei che nltiml di tutti se ne impadronirono. Alcani per altro sostengono che, invece de M inii, gli Arcadi dispQtrono spesse volte il possedimento di quella regione^ e che di qui poi la citt di Pilo fu promiscuamente denominata Arcadica e Trifiliaca. p e l re s to , Omero chiama Pilo tutto quanto quel paese col nome stesso della citt. Che poi la bassa Elide fosse divisa dai luoghi soggetti alla dominazione di Ne store lo fa manifesto anche la rivista delle navi, nei nomi cos dei c a p i, come delle varie parti di quelle re gioni. E questo io dico raffrontando le cose quali sono al presente e quali si leggono descritte da Omero : perciocch questo confronto necessario per la cele brit di ^uel poeta, e per esserci le sue Opere divenute tanto familiari, che nessuno crede di avere trattate bene quelle materie delle qaali esse parlano, se noa
(i) Da si fece

libro ottavo

,a63

qnando la sua opinione concorda con quella di Omero in cui gi da cos gran tempo noi abbiam posta tutta la nostra fede. E necessario adunque e descrivere le cose come sono al presente, e dire come si trovano presso Omero ; paragonandone , per quanto appartieni al nostro argomento, lo stato d allora con quello di adesso. >. Avvi, a sessanta stadi! da Dime caica, un promon torio settentrionale delP Elide che dicesi Arasso^e que> sto noi poniamo come principio alla spiaggia degli Elei. Chi poi da questo promontorio si spinge pi innanzi versojl ponente, trova Cilicne, arsenale degli Elei, si tuata cento venti stadii al di sotto della citt che porta oggid questo nome (). Di cotesta Cillene fa menzione anche Omero dicendo :
........................................ .. il cillenio

Olo , compagno di Megle, e duce De' magntMimi Epei (a) ;

n avrebbe detto per certo costui capo degli Epei se fosse stato di Cillene monte d' Arcadia (3) ; ma un borgo di mezzana grandezza, dov 1 Esculapio di Colo te , statua d avorio maravigliosa a vedersi.
() cono (a) (3)
T

II testo d ic e: I t i II. , lib. XV, V. 5 1 8 .

>tir ir<A<r: e gli Edit. frane' tradu

la ville acluelle dElis. Oi y i f ix- rS 'Af*aAS fvt t tr iy tfi it

Queste parole, che si trovano aoche nel l edizione greca def C oray , non si leggono nella versione fran cese , sebbene la traduzione di questo libro viii sia Opera del Coray stesso.
'&xiSt Tt^i>tn.

6 4

DELLA G0G8AFI DI StBABOKE

' Dopo CillcDe eyvi il promontorio Chelnato (i), ch il punto pi occidentate di tutlo il Peloponneso. Gli stanno dinanzi alcune i^olette dov' il confine della bassa Elide, e della Pisatide (a). Da quel capo a Cefa* lenia avvi una navigazione di ottanta stadii ; e da esso pure lungo il confine predetto scorre il fiume Elissone od Elissa. Franimez^o poi al capo Ghelonato ed a Cillene sboc cano H Peneo ed un altro fiume detto da Omero Selleente, il quale scorre dal monte Foloe. Lungo questo fiume sta la citt di E fira, diversa dalla Tesprotica e dalla Tessalica e da Corinto (3), ma quarta di cotal nome^ si tuata sulla strada che mena al mare: n importa poi dire se questa sia una stessa citt con Beonoa ( cosi soglioa chiamare Enoa ) od unaltra ad essa vicina, e disgiunta dalla citt degli Elei lo spazio , di cento venti stadii. Di qui poi sembra che dicasi nata quellstiochea, che partor TIepolemo ad Ercole ; perocch affermano che questo eroe fece molte spedizioni in quel paese ^ ed Omero parlando di stiochea dice :
Cui ^ Efira e dal fium e Selleenle Seco addusse V eroe ;

(i) Capo Tomese. (a) Le edizioni leggono generalmente di Cillene. delP Elide e della Pisatide, Cos poco prim a > invece alcune isolelle, tnt( molti leggono un isoletla e degli' scogli ma-/* (3) Il Ck>ray nella versione francese dice : Corinto, che port

una volta il nome di Efira,

tlB H O OTTAVO

65

ma presso qaelle altre Efire non t' ha alcan finme di cotal nome. Ed questa la citt che accenna Omero allorch parla dell usbergo di Megte, dicendo :

............. Q u e i r usbergo islesso


Che EJira di l dal Selleente Un d Fileo port.

di quivi traevansi mortiferi veleni ; dicendo Omero che Ulisse and ad Efira in cerca di un veleno mortale, e che i proci temevano, non Jbrse Telemaco andasse

nel fortissimo suolo d Efira per recarne mortali leni (i). Per Nestore rappresenta come una venefica anche la figliuola di Augia re degli Epei nella descri zione di una guerra fatta contro costoro, dicendo :
........................ Io primiero uccisi { E t corsieri gli tolsi ) il bellicosa

M ali, gener d jiagia , del quale in moglie La maggior figlia possedea , la bionda jtgamedef cui nota era, di quante V almo sen della terra erbe, produce f La medica virtii (a).

V^ha per altro anche intorno a Sicione un fiume Selleente, con ivi appresso un borgo detto Efira. Un altro borgo denominato Efira trovasi anche sul territo* rio d Agrea nell Etolia^ e i suoi abitanti si dicono Efirii. Oltre di che vi sono altri Efirii tra Perrebii vicini alla Macedonia ^ poi quelli di Cranona e della Tesprozia, nativi di Gicuro che n a tempo si disse Efira. Apoi*
(i) Odiss., lib. I , T. a 6 t. (a) 11., lib. * 1 , V. 738.

a66

DELLA GEOGRAFIA S I STRABOKE

lodoro poi per mostrare in qual modo Omero d istin se i paesi che portano Io stesso num e, osserva cbe par land delle citt dette Orcomeno d a quella d'Arcadia il soprannome di ricca di pecore'^ e alla Beolica il titolo di Miniea: e che nominando le citt dette Samo, ad una aggiunge il nome di tracia , o quello dell isola vicina , fr a Santo ed Imbro , per distinguerla da Samo dell Io nia. E cosi nomina qualche volta Efira Tesprotica ; e per distinguerla dalle altre citt dello stesso nome vag giunge da lungi, dal fiume Selleente. Ma in questo non concorda Apollodoro coll opinione di Demetrio da Scepsi, da cui per altro suol prendere in prestanza quasi tutto quello eh ei dice. Perocch Demetrio af ferma non essere nella Tesprozia il fiume Selleente, ma sibbene nellElide vicino alla citt dEfira, come noi ab biamo gi detto, questa la sola cosa affermata da Apollodoro, la quale abbia bisogno di esame ^ ma lo stesso dee farsi anche rispetto a ci eh egli dice di Ecalia. Egli afferma eh una sola la citt detta Ecalia d E urito, quando nel vero non una sola : quindi manifesto eh esso intende parlare d Ecalia tessalica , della quale Omero dice :
Ed Ecalia Unean, seggio Eurito (i).

Ma qual sar dunqQe quell Ecalia donde il tracio To^ miri fuggiva e s abbatt nelle M use, le quali poi al

burbanzoso
Tolser la luce e il dolce canto e F arte Delle corde dilette animatrice (3 ) ?

(i) II., lib. II, v. jSo.


( a ) 'l l . , lib. I I , V. 5g5.

LIBRO OTTAVO

267

Perorcb Omero dice altres che questo acerbo scon* tro 1 ebbe ,
I l giorno che d Ecalia e dagli alberghi Deir eealiese R irito ei fe a ritorno.

Ora se Omero facesse qui menzione delP Ecab'a tessa* lic a , Demetrio da Scepsi s ingannerebbe dicendo cbe trattasi d una citt dell Arcadia, la quale ora chiama no Andania : e se invece Demetrio ha ragione, ] E* calia arcadica nomavasi anch essa citt d* Furilo \ e in questo caso Apollodoro s ingannerebbe affermando che il nome di Ecalia d'Eurito si desse ad una sola citt. Tra la foce del Peneo e quella del Selleente presso il monte Scolli fondata Pilo ^ non per quella di Ne* store, ma un altra ^ diversa da quella cbe sta lungo lAlfeo, ed anche da quella vicina al Pamiso ed alPAmatlios, se pure conviene adoperar questo nome. Tuttavolta al cuni desiderosi di partecipar nella gloria e nella nobilt di Nestore fanno violenza alle parole di Omero ^ e poi ch trovansi menzionate nel Peloponneso tre citt di Pilo ( d onde venne quel detto : Avvi una Pilo dinanzi a P ilo , e poi anche un altra Pilo ) , cio questa della quale ora parliamo, poi la Lepreatica, poi unaltra nella TriGlia, tutti s sforzano di mostrare che la loro la Pilo arenosa^ e sostengono quella essere stata la patria di Nestore. Gli storici ed i poeti dicono quasi tutti cbe Nestore fu messenio, volendo con ci esaltare quella citt di Pilo che sola dur fino ai loro tempi : ma i pi esperti nei poemi omerici, sulle tracce di quel poeta, sostengono

268

DELLA GEOGKFU DI STRBOHE

che la itt di Pilo patria di Nestore quella pel cni territorio scorre PAlfeo ^ il qual fiume si sa che attra versa la Pisatide e la Trifiiia. Gli abitanti poi della bassa Elide aggiungono per gelosia d onore alla loro Pilo anche questi altri con* trassegni, cio u luogo ivi presso denominato Cerano, un fiume detto Geronte e un altro soprannomatp Ge> renio; e credono che di qui sia venuto a Nestore 1 epiteto di Gerenio. Questo medesimo fecero anche i Messenii ; e per verit recano in mezzo argomenti pi credibili'; perocch tlicono essere conosciuta pi de' luoghi predetti la citt di Gerena che trovasi appo loro, la quale una volta fu assai popolosa. . ' E questo ci che rimane al presente della bassa Elide. Omero poi avendo diviso in quattro parti que> sto paese, assegnandgli quattro prncipi, disse un po' oscuramente:
La squadra che consegue, e si divide Quadripartita, ha quattro duci, e ognuno A dieci navi accenna. Le montaro Molli Epei valorosi < , gli abitanti Di Buprasio.e del sacro eleo paese, E di tutto il terrea che tra il confine D i Mirsino ed Irminio si racchiude, E tra P Olenia rupe e F erto M isio (i) ;

Perocch denominando Epei tanto i Buprasii quanto gli Elei, senza dare particolarmente il nome di Elei ai prim i, pare eh egli abbia divi^ ia quattro parti non
( i ) l i . , lib . I I , V. 6 i 5 .

IIBIIO aTJ-AVO

269

l Elide , ma bens il paese' degli E pei, il quale per al tro egli aveva da prima diviso in due: sicch Bu> prasio non sarebbe una parte delP Elide, ma piuttosto del paese degli Epei. Che poi Omero chiami Epei i Buprasii manifesto da quel verso :
/ / giorno 9

Che in Buprtuio gli Epei diero al sepolcro I l rege Amarineeo {1).

E quanto all'essere Buprasio una porzione dell Elide con ua sito abitabile dello stesso, nom e, vha questa prova, che anche oggid si veggono questi luoghi che souo parte delPEIide. Oltre di c h e , quando il poeta dopo avere enumerato insieme Buprasio e la divina Eli-' de, divide tutto questo paese in quattro p arti, sembra eh egli le attribuisca a Buprasio del pari che all Elide. F u dunque Buprasio, per quanto pare, una conside rabile abitazione dellElide, la quale ora pi non sussiste^ e solo ne conserva il nome il luogo dove gi fu, lungo la strada che mena dalla presente citt di Elide a Di me. E potrebbe anche congetturarsi che Buprasio una volta fosse in qualche modo superiore ad Elide, e cos parimenti che gli Epei soprastessero agli Elei, e che in processo di tempo il nome di questi ultimi fosse comu nicato a que primi. ' . Vuoisi tenere pertanto che Buprasio fu una parte dell Elide ^ e che Omero valendosi di una figura con sueta ai poeti nomin insieme la parte ed il tutto, come quando disse per tnezto f Ellad e per Argo"^ nell'l~ ( 1) IL, lib. xzviii, V . 65o.

3^0

d e i x a g e o g r a f ia d i str b o n e

lade ed in Ftia ^ combauevano i Curati e gli Eloli ; quei di Dulichio & delle sacre Echinadi ; mentre Dulichio appunto unai delle Echinadi. Ed anche i moderni si valgono di questa figura \ fra i quali Ipo natte disse : Mangiano il pane di Cipro e V Amatusio frumento ; sebbene gli matusii abitino aach essi in Cipro. Ed Aicmano : Lasci f amena Cipro e Pafo circondata dal mare. Ed Eschilo: Ebbe in sorte il pos sedimento di Cipro e di Pafo. Che se Omero non disse Epe! i Buprasii, noi diremo avere lui taciuto altres di molte altre cose^ n perci quel silenzio essere indizio che le cose non siano, ma solo che Omero non ne parl. Tuttavolta Ecateo milesio dice che gli Epei sono diversi dagli Elei, e asserisce che gli Epei combatterono insieme con Ercole contro Augia, ed in sieme con lui rovinarono Augia stesso e la citt dElide. dice inoltre che Dime fu una citt degli Epei e degli Achei. Ma gli storici antichi dicono molte cose le quali Dn furono mai ; come uomini che dalle favole ond pina la storia di quelle et contrassero una certa abi tudine alla bugia. Di qui poi avviene eh' v? non siano d accordo fra loro intorno alle stesse cose. Non per altro incredibile che gli Epei siano stati una volta ne mici degli Elei ed abbiano formata una nazione sepa* rata * , poi quando prevalse la loro fortuna e la loro potenza, abbiano formato un solo governo comune, che domin tutto il paese fino a Dime. Per Omero non nomin Dime^ ma non per altro inverisimile che questa citt fosse al tempo di quel poeta soggetta agli E p e i, e che pi -tardi passasse sotto gl lonii, o forse

LIBBO OTTAVO

aj I

noD sotto costoro, ma sotto gli Achei impadronitisi del paese degP lonii. Del r^sto fra le quattro parti, nelle quali compresa anche Buprasio, sono degli Elei Irmine e Mirsino ^ le a ltre , siccome opinano alcuni, appartengono gi ai confini della Pisatide. E fu Irmine una piccola citt ; ma ora pi non sus* siste : se non che trovasi un promontorio montuoso vicino a Gillene chiamato Ortnine od Irmine. Mirsino poi oggid chiamasi Mirtunzio, ed situata sai mare lungo la via che mena da Dime ad Elide, a settanta stadi! dalla citt degli Elei. Rispetto alla rocca Olenia congetturano che la sia quella eh ora dicesi Scolli : e in queste materie bisogna per necessit recare in mezzo delle congetture; dacch i luoghi ed i nomi sog giacquero a mutazioni, ed Omero sopra assai cose non si espresse con molta chiarezza. pertanto lo Scolli una montagna pietrosa comune a quelli di Dim e, di Triteo e delP Elide, la quale tien dietro a Lampeja eh un altra montagna appartenente all Arcadia , di< stante cento trenta stadii da Elide, e cento da T rite o , tutte e due citt degli Achei. L AHsio che ora dicesi Alesieo, un luogo vicino all Amfidolide, dove ogni mese gli abitanti cii^convicioi sogliono celebrare una^fiera ; e giace lungo la via mon tuosa che mena dallElide in Olimpia. Fu da principio una citt della Pisatide ^ come suol avvenire che i con fini delle nazioni soggiacciano a molte mutazioni, cam biandosi coloro che ne tengono signoria. Omero poi

a^a

DELLA GEOGRAFU DI STRABOKE

chiam r lisio anche Collina d' Alisio () dicendo r

Spingemmo i cavalli pel fertile territorio di Buprasio fino al sasso Oienio , ed a quella che dicesi^ collina Alisio : perciocch cosi, in forza di quella figura cui chiamano iperbato, debbonsi intendere le parole di Omero (a). Alcuni poi sogliono indicare anche un fiu me per nome Alisio. Siccome pertanto akuui popoli della Trifilia confinauti colla Messenia diconsi Gauconi, e la citt di Dime da alcuni chiamasi Gauconide, e sul territorio di Dime stessa dalla parte che guarda a Triteo v ha un fiume detto anche con nome femminile la Gaucona, cosi alcuni vanno indagando se forse questi Gauconi non fossero due popoli, l uno dei quali stesse nella Trifi lia , r altro d intorno a Dim e, ad Elide ed al fiume detto Gaucona. Gotesto fiume sbocca in un altro detto il Teuteas con nome maschile e comune ad una di quelle piccole c itt , delle quali si compose poi Dime ^ se non che la cittadella dicesi Teutea al femminile tralasciando la f e prolungando l ultima sillaba^ e quivi poi il tempie di Diana Nemidia (3). Il Teuteas mette foce nell Acheloo il quale scorre anch esso appo Dime. L Acheloo ha il nome stesso di un fiume deli Acarnania ^ e Io chiamano anche Piro.
(i) KA>i). I l Monti traduce : al luogo che Calon si noma. (a) n testo dice: x AAiir/* ed come se dicesse: itS- AXtintv kx h i , trasportando il p o eta, in forza dell iperbato , la voce : 'irS-*. (3) Diana oschereicca.

LIBRO OTTAVO

a^3

Quindi coloro i qaali, ove Esiodo dice: jibit sullo scoglio Olenio lungo le rive dell' ampio Piro , ne cam biarono la scrittura sostituendo il nome di P o ro , eh* bero torto. Rispetto ai Canconi poi alcuni osservano che nell Odissea , Minerva ( sotto le sembiante di Mentore ) di cendo a Nestore ;
.................... . ricomparsa P a tta ,

A i Caueoni magnanimi , non lieve Per ricevere andr debito antico ((),.

par che dinoti una qualche parte del paese degli Epe! pccupata da Gaucorii ^ diversi da quelli che stanno nella Tri&iia , e stendentisi forse fino a Dime. Non sarl>be poi giusto il tralasciar di dire donde sia avve nuto che Dime fosse soprannomata Cauconide, e cos pure d onde fosse nomato Caucone il fiume , quando trattasi di cercare chi siano questi Canconi fra i quaK Minerva dice che andava a riscuotere un credito. Perptoech se dovessero intendersi quelli della Trifilia vi cino a L eprea, non veggo come potrebbero le sue pa^ |!ole riuscir credibili. Quindi alcun} mutano le parole 4 el testo leggendo : om mi dovuta una somma di gran momertto nella divina Elide. Ma queste cose si chiariranno vie meglio quando noi parleremo della Pisatide e poscia della Trifilia sin dove ,sono-i confini dei Messenii. (i) Odiss., lib.
I l i , V.

366, i8

Sj4oiSt

Ui,

374

D ELLA GEOaHACU DI STR A B O H K

Dopo il capo Chelonato viene per grati tratto la spiaggia della Pisatide ; poscia il protnoatorio Fea, del qual nome v ebbe anche una picola c itt , come rac* cogiiesi da quelle parole di Omero :
Sotto il muro di F e a , verso la chiare Del lrdcjjio correnti (i).

d il lardano un fiumicello vicino. Alcuni poi dicono che il promontorio Fea il principio della Pisatide. Dinanzi a questo promontorio situata un' isola eoa porto ; e di quivi ad Olimpia, andando per la via pm breve, cio per quella del m are, si contano cento venti ^tadii. Evvi quindi un altro promontorio che molto si allunga verso il ponente ( a somiglianza di quello di Chelonato ) e dal quale fino a Gefalenia contansi pure Cento venti stadii. Pi oltre mette foce l Alfeo in di stanza di duecento ottanta stadii da Chelonato, e di cinquecento quaranta cinque dalI Arasso, scorrendo da que medesimi luoghi dai quali viene anche l Eurota. Perocch nella Megalopolitide ^vvi un borgo nominato Asea , vicino a cui sono le fonti d onde scaturiscono i fiumi predetti. I quali dopo essere scorsi sotterra per molti stadii, emergono di nuovo, e se ne vanno T uno nella Laconia, laltro nella Pisatide. L Eurota pertanto^ [facendo riapparire la sua corrente dove comincia il ter> ritorio Bleminatide, passa rasente la stessa citt di Sparta, e attraversata una lunga valle ^a) presso ElO) (i) IL, lib. VII, v. 335. (a) Altri legge: rit

, una piccola vaUe.

LIBRO OTTAVO.

3^5

di cni fa menzione anche Omero , sbocca fra Gisio staEone navale di Sparta , ed Aerea. L ' Alfeo dopo aver ricevati dentro di s il Caledoats e r Ermanto ed altri fiumi di miaor nom e, traspor* tandosi per la Frigia , la Pisatide e la Trifiiia, va presso Olimpia a cadere nel mar Sicnlo tra Fea e Pi tane. Presso alla sna foce il bosco di Diana Alfionia od Alfiusa (in tutti e due questi modi si dice) distante da Olimpia circa ottanta stadii. A questa Dea celebrasi anche in Olimpia ogni anno una festa con generale adunanza, come suol farsi anche per Diana Elafia e per Diana Dafnea. Tutta quella regione piena di edi* fizii aacri a D iana, a Venere ed alle Ninfe, collocati in boschi fiorenti per 1 abbondanza delle acque. E fre* quanti sono anche quelli sacri a Mercurio lungo le strade, od a Nettuno dove siano riviere. Nel tempio di Diana Alfionia sono le pitture di Cleante e d Aregone corinti!, Puno dei quali dipinse la distruzione di Troia e la nascita di Minerva , 1 altro Diana portata da un grifo egregiamente rappresentato. Seguita poscia quel monte della Trifiiia che disgiun ge la Macistia dalla Pisatide : poi un altro fiume per nome Galcide, e la fontana di Cruni e il boi'go di Calcide, e dopo cotesti luoghi Samico, dov il tempio veneratissimo di Nettuno Samio in un bosco pieno di ulivi salvatici. Attendevano al servigio di quel tempio i Macistiesi, i quali annunziavano altres quella echechiria che dicono Sarnia (i) ^ ma al mantenimento del tempio contribuiscono tutti i Trifilii. (i) Le echechirie erano giorni nei quali cessava o|pi lavoro

DELLA GEOGRAFI B I STRABONE

Vicino ai templi predetti, e al di sopra del mare trenta stadii o poco pi fondata Pilo Trifliiaca o Le* pi*eatica, axui Omero d.il soprannome di arenosa^ indicandola eziandio come la patria di Nestore, secodoch si potrebbe congetturare dai versi di lai. Se poi questo soprannotne venga dal fiume che scorre in poca distanza da quella citt, ora detto Mamao ed Arcadico e da prima Amathos {arena), d onde si fece la voce emotoenta (o arenosa) o se questo fiume si chiamasse una volta Pamiso con un nome comune a due. altri fiumi della Messenia -, noi sap p ia m o sic c h ne rimane tuttavia sconosciuta P etimologia. Del resto poi dicono essere falso che quel fiume .o quel paese sia arenoso. Va fra i templi illustri anche quello di Minerva Scil< lunzia che si trova a Scillunte nelle vicinanze d Olim pia presso il Fellone ( i ) - ^ levante sta una montagna denominata M inte, vicina a Pilo. Ebbe il suo nome da una donna, la quale favoleggiano che fosse una concubina di Plutone, che calpestata (2) da Proserpina fu convertita in menta ortense da alcuni poi chia>
ed anche ogni guerra, p er d a r luogo al culto di certe dTnit ed alle feste che in onor loro si celebravaoc. Erano tregue eomai date e rispettate in nome della rd igio n e, utilissime a conservare fra i Greci il sentimento della loro patria com une, ed a meno m are i danni delle civili discordie. Nella storia del Medio Evo si rinnov qualche volta questo antico esempio. (i) S ignora s il Fellone fosse un fitime, una montagna od altro. (E d it. frane.). (3 ) Leggo: rm ^rt col C oray , invece di

ingannata.

LIBRO OTTAVO^

%]']

tnata eduosmo (i). E trovasi presso quel monte anche un luogo sacr a Platone, assai venerato da Maeistiesi^ poi un bosco di Diana sovrastante alla pianura piliaca. Questa pianura di fertile terreno, e dov essa con tigua al mare si stende lungo la spiaggia fra il Samico ed il fiume Meda. Sabbiosa poi ed angusta quivi la spiaggia, sicch ben si potrebbe congetturare che di qui sia venuta l espressione di PtVo arenosa. Verso il settentrione confinavano con Pilo due pie cole citt della Trifilia , Ipana e T ipanea, la prima delle quali fa poi compenetrata in E lide, la seconda rimase. Ed ivi presso scorrono due fiumi, il Dalione e lAcheronte che vanno a sboccar nellAlfeo. LAcherOnte fu denominato cosi per quella relazione eh esso ha con Plutone : perocch quivi sono assai venerali i templi di C erere, di Proserpina ed anche di Plutone, forse per certi accidenti dei quali Demetrio Scepsi^) fa mcnEone. Perocch la Trifilia, sebbene sia fertile,' pure ge nera e biade ed erbe di mala natura^ sicch poi av viene. che qualche ' volta que luoghi invece di avere grande abbondanza siano travagliati dalla carestia. ' Al mezzogiorno di Pilo evvi L e p jea , che fu una citt posta quaranta stadii al di sopra del mare. Fra Leprea ed il fiume ngro (a) v ha il tempio di N etta--

(i) Cosi (d!ce il C oray) la chiamaao i G reci moderni. - Que sto nome poi signiGca di buon odore. (n) 11 testo comune porta il Casaubono corregge S f iUtv} il Silandro propone o od e queslultim a lezione adotlaU anche dal Coray.

3 ^8

DELIA GfiOGRATlA DI STTRABOn!

no Samio a cento sladii cos dall uno come dalP altro luogo. Ed questo il tempio dove Omero dice che i Pilli furono ti-ovati da Telemaco intenti a compiere un sagrificio,
Quando alla fo rte Pilo , alla eitlade Fondata da tfilo giunse la nave. Stavano aliar sagrificando i Pilj Tauri sul lido lutti negri al Dio P ai crini a tturri che la terra scuote {t).

d lecito ad un poeta anche il fingere ci che non : ma quando gli possibile accomodare le stie parole al v e ro , e salvare cosi il suo racconto . . < < . il me* glio che se ne astenga. I Teageti posseggono un fertile territorio ; e vicini a loro stanno i Ciparissei. Amendue poi i paesi di costoro furono un tempo occupati dai Ganconi, e cos anche Macisto chiamata da alcuni Platanisto, piccola citt che trae il nome dalla Macistia dov collocata. Di cono che nel territorio Lepreatico vha un monumento di Gaucone, il quale poi non si conosce se fu con* dottiero de Gauconi, o se n ebbe soltanto il nome. E intorno a costoro corrono molte opinioni. Dicono che sono una Dazione arcade cme quella de Pela* sghi, ed errante al pari di loro. Omero racconta es sere i Gauconi concorsi come alleati ai Troiani ; ma d onde venissero non lo dice. Pur sembra che uscis sero della Paflagonia : perocch quivi si trova fatta
(i) Odiss., lib. Ili, V. 4.

LIBRO OTTAVO

*79

menzione di certi Caoconiati confinanti oi Mariandani, i quali sono Paflagoni anch essi ; ma noi ne faremo parola in quella {urte della nostra Opera chd si aggi rer intorno a que luoghi. Qui intanto, rispetto ai Cauconi delia Trifilia, voglionsi aggiungere anche que ste notizie : che alcuni dicono essersi un tempo deno minata Cauconia tutta T Elide, cio tutto il paese che va dalla Messenia fino a Dlmej e per anche Antimaco d a tutti quegli abitanti i nomi di Epei e di Cauconi. Alcuni poi aflermano che qnesti ultimi non occuparono tutto quel paese ^ ma che divisi in due p a rti, gli uni abitarono la Trifilia sui confini della Messenia, gli al* tri la Bnpraside e la bassa Elide verso Dime. E quivi li colloca appunto anche Aristotele. Quest ultima opinione concorda meglio d ogni altra con quanto dice O m ero, e da essa riceve il suo scio* glimento la quistiooe proposta da prima. Perocch si suppone che Nestore possedesse Pilo Trifiliaca col ter ritorio a quella contiguo verso il mezzogiorno e verso il levante; vai quanto dire i territorii confinanti colla Mes senia e colla Laconia, soggetti alla sua signoria ed abi* tati dai Cauconi : sicch chiunque voleva andare da Pilo a Lacedemone doveva per necessit viaggiare at traverso dei Cauconi. Ma il tempio di Nettuno Samio e il porto ivi press, dove approd Telemaco, accen nano al ponente ed al settntrone. Qualora pertanto i Cauconi abitassero soltanto in questi luoghi, non po trebbe salvarsi il discorso di Omero. Perocch si leggQ nell Odissea (i) che Minerva comanda a Nestore di (i) Le edizioni leggono comanemeote lemtii rit -

% 80

DELLA GEOGRAFU DI STRABONE

spedire Telemaco a Lacedemone sopra un carro in compagnia del figliuol suo, viaggiando verso Oriente ; mentre io, dice, mi riconduco verso la nave^ e domani all apparire dell alba :
M Cattconi magnanimi, non lieve Per ricevere andr dehilo antico (i)t

Ma in che modo s accordano queste cose Nestore avrebbe potuto dirle : I Cauconi sono miei soggetti e stanno lungo la via cbe batte chi va a Lacedemone ^ sicch, per qual motivo non ti metti in via coi com* pagni di Telemaco^ ma retrocedendo fai opposto cam* mino Oltre di che sarebbe stato naturale che an dando per riavere un credito non piccolo (come dice Minerva ) da uomini soggetti a Nestore, avesse domau' dato da lui qualche aiuto ^ se m ai, come suol ac cadere, non avessero voluto serbare i patti: eppure cos non fece Minerva. Se dunque i Gauconi abitavano sol tanto in cotesti luoghi, le cose dette qui da Omero sarebbero assurde: se poi erano divisi, sicch una parte di essi occupasse i dintorni dj, Dime nell Elide, Mi nerva avr voluto dire che s avviava verso costoro^ nel qual caso il suo ritorno alla nave non avrebbe pi veruna oscurit, e nemmanco quel suo disgiungersi da Telemaco^ giacch sarebbe necessario andando per con trarii cammini. Per consimil maniera tenteremo di ricondo Sotade. 11 Coray adotta la lezione del Guarini e di qualth -M S . aeort rnt oSirrttmt. (t) O d iss., lib. I l i , V . 365.

I.1BKO

ottavo

8l

Solvfe ancbe le difficolt risguavdanti Pilo allorch la nostra descrziobe^ procedendo aocora alcun pocO) sar pervenuta alla citt di questo nome nella Messeaia. Dicesi che abitassero nelle parti montuose della Trifili anbhe certi po|Mli detti Paroceati.{i), occupando que' monti che stendonsi dai luoghi circonvicini a Leprea ed a Macisto fino al mare presso I^osidio Samio (a). AI disotto di costoro, lungo la spiaggia, trotansi de antri, T uno de quali sacro alle ninfe Atii* griadi, l altro quello in cui successero i casi delle Atlantidi, e dove Bardano fu generato (3); ed ivi pure sono i due boschi di Endimion e di Euridice. Samico una fortezza: e anticamente forse fu una citt, denominata cos dallahara in cui ti^ovavasi collo* c ala, giacch chiamavano iam i le ' alture. E forse fu questa la cittadella drene, di cui Omero fa menzione nella enumerazione delle navi :<
Di Pilo ei guida e delP aprica A rtne G li abitanti.
(i) Questo nohie indicherebbe il luogo del loro soggiorno,

abitanti nelle vicinanze delle montagne. (a) Cio presso al bosco sacro a Nettano.
(5) Dardano nacque di G iove e di Elettra una delle ette fi glie di Atlante re d Arcadia soprannomate le Atlantidi. - R i spetto ai due boschi naenzionati subito dopo, il .Cor^y legge: rEySvf t n m i c t , invece d i A a ntcn, correzione proposta dal Silandro e lodata dal Casaubono. La lezione conaune Ecco la nota del Coray': Endimion condusse dalla Tessaglia nellElide una colonia di Eoli!. A lui nacquero Peone, Epeo ( cbe'diede il Mio'nome agli E p e i) , Etiolo ed Euridice. 'D i questa e di Net tuno nacque Eleo idal quale gli Epei presero il nuovo nome d i Elei ,

a8a

DELLA G K O enA FU

d i strabone

Percioecb non trovaado ia n^ssua luogo evidenti indizii di una tale c itt , congettnrano eh essa abbia po> tato essere, piuttosto che altrove, col dove il fiume nigro, che le dovette scorrer vicino, esce in mare. E ne sono un indizio non lieve, quelle parole di Omero :
Sul fium e Mineo che presso Arena Si devolve nel mar (\).

veramente vicino all antro delle ninfe nigriadi vha una sorgente, da cui tutto il terreno soggetto fatto palustre e limaccioso^ e il pi di quelle acque le riceve in s r nigro, fiume profondo e di s poco declivio, che impaluda. Quel luogo poi, cos fangoso com, dif fonde alla distanza di ben venti stadii un grave fetore, e i pesci eh esso produce non si possono mangiare. Di che gli uni favoleggiano che alcuni dei Centauri fe riti da Ercole lavassero dentro quelle acqne il veleno dell idra (a) ; gli altri che di quelle acque si valesse Melampo a parificare le Pretidi. Del resto il lavarsi in quel fiume sana dalle a lfe , dalle Uuce e dalle impeti gini. E dicono che anche lAlfeo fosse cos denominato dalla virt delle sue acque di guarire le alfe. Siccome pertanto l Anigro, pei' essere quasi piano il suo Ietto,
(i) I I ., lib. XI, V. 7 0 3 . (a) Dicono che Ercole avesse avvelenale col sangue d e ll'id r a da lui uccisa le frecce colle quali poi cotnball contro i Cen tauri. - L e Pretidi 0 figliuole di Prato ( secondo Apollodoro ) furono da Melampo guarite della pazzia ; ma da queste parole d Strabone pare ch si trattasse invece di nna malattia della pelle. ( E d it frapc. ).

Ll&ao OTTAVO

283

per trovare aUuscir della foce an grande impedimento dal mare ba le sue acque piuttosto ferme che correnti, cos si crede cfa'esso una volta fosse da ci denominato Minieo (i), il qual nome poi fi da alcuni,alterato, dicendolo Mintejo. Ma F etimologia di questo nome ammette ancbe altri prncipii, derivandolo o da coloro che In compagnia di d o rid e madre di Nestore vennero da Orcomeno detto Minicia ; o dai Minii (a) discen denti dagli Argonauti : i quali da Lemno furono cac< ciati a Lacedemone, e di quivi nella Trifilia , ed abi tarono presso Arene in quella regione che ora dicesi Ipesia, e pi non serba per altro nessuno dei luoghi fondati dai Minii. Alcuni di questi Minii navigando con Tera d' ute> sione ( discendente da Polinice ) a quell' isola eh' si tuata fra Cirene e C reta, e che da prima si disse Colliste , poscia ebbe il nome di Tera come dice Calli m aco, fondarono la metropoli di Cirene denominane dola Tera \ e col nome di questa citt indicarono poi anche tutta T isola. Fra r Anigro e quel monte da cui scorre il lrdano vedesi un prato e in quello un sepolcro illustre, ed anche le rocce denominate Achee, scoscese da quel medesimo monte^ sotto alle quali (come dicemmo) v ebbe un tempo la citt di Samo. Questa citt non menzionata gran fatto da colorb che descrissero i Pe ripli, forse perch fu distrutta fino da tempi antichis (i) Da ftttt stare firmo,
<a) Leggo col Coray : J r i w i rS t MnSr.

*84

DELLA

g e o g r a f ia ,

DI STRABONE

sim i} e forse anche a motivo della sua posizione, tro ' vandosi in luogo da non esser veduta. Perocch il bosco Posidio ( 0 sacro a Nettuno ) , come si disse, vicino al mare; poi al di l di questo v'ha un colle elevato opposto a quel sito che ora dicesi Samico, dove una volta fu la citt Samo, la quale perci non potea vedersi dal mare. Trovasi quivi anche una pianura denominata Samica, d'onde potrebbe congetturarsi benissimo che siavi stata una volta una citt detta Samo. Oltre di ci nella Ra dine , poema attribuito a Stesicoro, il quale comincia : Jntuona^ o arguta Musa^ le lodi degli amorosi fanciulli di Samo , cantando sopra innamorata lira : vedesi che il poeta parla di Samo della Tri 61ia. Perocch dice, es sendo condotta da Samo al tiranno di Corinto, vi and per mare col vento zefiro, ci che non sarebbe stato se si trattasse di Samo dell' Ionia. E soggiunge che eoa quel vento medesimo il fratello di Ui venne a Delfo ia qualit di archlteoro (i): che un suo cugino ed amante n 'a n d a lei in Corinto viaggiando sopra un carro: e il tiranno avendoli uccisi amendue, ne mand via spra un carro i cadaveri, ma poi cambiando consiglio li ri chiam indietro e li seppell. Da questa citt di Pilo e dalla citt di Leprea fino a Pilo della Messenia ed a Corifasio ( due castelli sul mare, rimpetto all' isol^ di Sfagia a settecento cin< quanta stadii dall lfeo, ed a mille e trenta da Cfaelonato ) avvi la distanza di circa quattrocento stadii. la
(i)

Capo dei Teori.

UBito OTTIVO

a 85

quell inlervaUo situato il tempio di Ercole Macstio, e vi scorre il fiume cidoue, il quale bagna il sepolcro di lardano e la citt di Gha vicina un tempo a Leprea, dov anche il piauo Epasio. dicono alcuni che per questa citt di Chaa ebbero guerra gli Arcadi contro quelli di P ilo , e che ne parla poi anche Omero j affer mando che dor egli fa dire a Nestore :
Nel fio r degli anni, come quando in riva Pttgndr del ratto Celadont i Pilii Con la sperla di lancia arcada gente Sotto il muro di Fea verso le chiare Del lArdano correnti (i)?
................................. ch non son io

debba sostituirsi P cidooe in luogo del' Geladonte, e Chaa in luogo di Fea , giacch quella ( dicono ) pi di questa vicina alla tomba di lrdano ed agli Arcadi. Lungo il mar di Trifilia sono Giparissente e Pirgo, e i fiumi Acidone e Neda. Ora poi il confine della Trifilia dalla parte della Messenia appunto la corrente del Neda che discende copioso dal Liceo, monte dell' Ar* cadia, la cui fonte si dice che la facesse scaturir Ra per lavarsi dopo eh ella ebbe piartorito Giove. Scorre poi questo fiume lungo Figalea, e sbocca in mare in un luogo a cui sono contigui i Pirgiti, ultimi dei Tri fili! e confinanti coi Giparissii che sono i primi popoli della Messenia. Anticamente per furon diversi i coufini di questi paesi, sicch dipendevano da Nestore anche alcuni luoghi situati oltre il Neda , come a dire il ter*
(i) I I., lib. VII, V. i33.

!s8 6

sell a

GBOGBl I 'U

s i st e a b o n e

ritorlo di Glparssente ed altri a qaello Ticini. Cosi Omero stende il mar Pilio fino a quelle sette citt che Aga mennone promette ad Achille :
Selle citt , Cardamile ed Enpe , Le liete di bei proli Ira ed jtntea , V indila Fere , l^ e a la bella, e Pedaso I f alme viti feconda t elle son poste Tutte quante sul mar , verso il confine Deir arenosa Pilo (\).

Perocch questo come se dicesse vicirm a l mare d i Pitia. Dopo il territorio di Giparissente chi naviga Inngo la costa verso Pilo della Messenia e il Corifasio, trova Erana (2), la quale alcuni a torto stimano che anticamente sia stata detta Arene con nome aguale a quella della Trifilia. Trova anche Platamode distante dal Gorifasia e da quella che ora chiamasi Pilo centoventi stadii. Ed avvi anche un Generio ( 3 ), ed una piccola citt chiamata collo stesso nome, E forse non di gran momento inda* gare con tanto studio Pantichit di que luoghi, e baste-* rebhe dire in qual condizione si trovi al presente cia scuno di essi^ ma perch sin dalla fanciullezza nabbiamo sentito parlare da molti cob diverse opinioni, ci par necessario pigliarle in esame. In generale poi prestasi

(i) I I ., lib. IX, V. i3 5 .

(1) Secondo le e d iz io D c o m a D dovrebbe dirsi; trova il Cori~ fa sio ed Erana. (3) K t f i f u t , U n monamento senza il cadavere ; lo stesso che u a Ctnolafio.

IIBRO OTTAVO

287

fede priacipalmente ai pi celebri ed ai {fi antichi ed a coloro che nell esperienza tengono il primo luogo. E poich sotto questi rispetti Omero superiore a tu tti, necessario confrontare fra loro e le cose dette da lui e lo stato in cui sono al presente cotesti luoghi, sicco* me dicemmo pocanzi. gi abbiamo veduto ci che d Omero si dice intorno alia bassa Elide ed a Buprasio. Del paese soggetto a Nestore poi cosi parla :
D i Pilo et guida e dell' aprica Jrene Gli abitanti, e di Trio , guado <f M fe o , E della ben fondata E p i , con quelli

A cui Ciparissenle e Anjigenia Sono stanza, e Ptelio ed Elo e D orio,

con quel che segue. Qui pertanto la quistione intorno alla citt di Pilo e noi ci proponiamo di trattarla tra poco. Di Arene gi s parlato: quella poi che qui chiama Trio, altrove la chiama Trioessa : . ........................... Su V Alfeo
In arduo colle assisa una cittade Tr'ioessa chiamata (i).

la dice guado A lfto , parendo che in quel luogo cotesto fiume si possa passare a piedi: ora chiamasi Epitalio, ed un luogo della Macistia. Rispetto alla hen fondata E pi domandano alcuni se questa voce Epi il nome proprio della c itt , o piuttosto un aggiunto della voce Euctiton ( ben*fondata ) , la quale sia essa il
( i ) n . , Ub. Z I, V. 710.

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'S tr a b o n e

nome ; e domandano eziandio se questa citt di Epi sia quella che nell Aufidolia ckiamasi ora Margale. Ma, qusta citt m>B in tale posizione cbe la renda na turalmente forte:; ben trovasi invece nella Macrstia ua a4tro luogo di naturale fortezza ; e quelli i quali ten* gono che Omero alluda a quest ultimo portano poi opinione che gli desse il nome di Epi cosse nome pro p rio , a motTO della sua posizione, siccome avveniie dElo e dEgialo e di altre parecchie. Ma coloro i quali credono ch Epi sia una stessa citt con Margale adot teranno forse una contraria opinione. Dicono poi che diede ad Epitalio il nom<; d> T rio o Trioessa perch tutta quella regione piena d alga^ naassimamente i fiumi, i quali ne abbondano soprattutto ne luoghi dove possono guadarsi. E forse ( aggiungooo ) Omero disse Trio'il guado delPAIfeo (i) e diede ad Epitalio il nome di ben fondata Epi. E veramente anche in un altra fuogo accenna la sua posizione dicendo :
In arduo colle assisa, una cittade TnoessA chiamaUf.

Giparissente verso l antica Macistia la quale steiV' devasi anche al di l del Neda ^ ma non pii abitata^ come n anche Macisto. <Evvi poi un altra citt detta Ciparissia nella Messetiia, e tutte e due chiamansi or^ con questo nome al singolare ed al fepimiaino (2) y Giparissente invece nomasi il fu,me.
( 1) n testo dice soltanto: r 'o * i f r , il guada. (3) 11 testo d incerta lezipne.

LIBRO OTTAVO

289

Anche mfigenia una citt delta Macistia vicino flir Ipsoente dov il tempio di Latona. Pteleo la fondaron coloro che vi si trasferirono da Pteleo della Tessaglia. Perocch dice Omero che v eb be col ;
La marUtima Antrone e di Pteo V erboso suol (i).

Ed ora un luogo pieno derbe salvtiche ed inabitato, detto Ptekasirao. Bispetto ad Elo alcuni dicono eh un luogo vicino all Alfeo^ altri dicono eh una c itt, come quella che trovasi nella Laconia, di cui Omero fa menzione dicendo : Elo piccola citt lungo il mare. Ma secondo altri lElo un luogo .presso Aloiio dov il tempio sacro a Diana Elia custodito dagli Arcadi, ai quali ap parteneva col l ufBcio del sacerdozio. i > Il Dorio poi secondo alcuni un m onte, secondo altri una pianura \ ma al presente non sanno indicare n l uno, n 1 altro : nondimeno sostengono alcuni esr sere il Dorio una stessa cosa con Oluri od Olura^situata in quella che ora dicesi Aulona (a) della Messenia. . Verso quel medesimo luogo trovasi. anche Ecalia d Eurito, la quale ora dicesi Andania, ed una pic cola cittadella dArcadia che ha il nome a comune con un altra di Tessaglia e eoa una dell Eubea. E quivi (i) 11., lib. II, V . 697. (a) Cio : Fallata. SriMaostj tom. III.

19

ago

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

dice Omero che Tamiri di Tracia , venendo a Dorio, ebbe un duro scontro colle Muse che lo privarono del* r arte del canto. Ora da tutte queste cose manifesto che i possedi menti di Nestore chiamati comunemente da Omero terra de* P illi stendevansi lungo amendue le sponde dell Alfeo ; ma questo fiume poi non fu mai contiguo n alla Messenia n alla bassa Elide. Ed in questo pae se dei Pili! detto da noi Pilo trifilica, arcadica e lepreatica , si trova appunto la patria di Nestore. Peroc* chle, altre citt di Pilo soglionsi mostrar lungo il mare^ ma questa n al di sopra pi di trenta stadii, come apparisce anche dai versi di Omero. Da questo in> fatti apparisce che fu mandato un messo ai compagni di Telemaco rimasti nella nave, per invitarli come ospiti; e Telemaco ritornando da Sparta non permette che Pisistrato si accosti alla citt ( di Pilo ) , ma vuole che deviando s'afTretti verso la naive (i)^ sicch non dovette essere una medesima via per andare alia citt ed al luogo dove la nave era approdata. Ci posto spiegasi poi naturalmente la strada che fa Telemaco ritornando ad Itacfa ; perocch Omero dice :
Crune pass il buon legno, e la di belle Jcque irrigata Calclde, che il sole Gi tramontava , ed imbrunian le strade E spinto sempre da quel vento amico Cui governava un Dio , sopra Fea sorse ,
( l ) I I . , lib. XV, V. 1 9 9 .

UBHO OTTITO

3^1

E di ih eottefjf^ FElide, dove Regnati gli Epei (i). Siccome fino a questo punto la nargaiioDe Al verso l parti settentrionali, cosi qnici innanzi d volta verso la parte d 'o rie n te , e la nave abbandona il v ia r io di* rittO' e preso da principio verso Ita c a , a motivo delle insidie che i proci vi avevano tese nello stretto fra Itaca a Samo (a). Per evitarle dice che si mise (sa le isole Toe ; chiamando Ta le isole Acute, le quali ap partengono alle Echinadi, e sono vicine all' ingresso del golfo Corntio ed alla bocca dell Acheloo. Avendo pertanto lasciata Itaca al mezzogiorno, si volse di ouo vo al settentrione , e ripigliato il suo cammino fra lAcarnania ed Ita c a , approd all'altra parte di que st' isola, e non gi a quella dov lo stretto Gefiillenio nel quale i proci stavano in agguato. Se qualcuno dunquo s immaginasse che Pilo d 'E le a appartenesse a Nestore, non potrebbe pi dire ragionevolmente che la nave parti* tasi da questo Inogo , dopo aver viaggiato lungo Crune e la Calcide 6no al tramonto del sole, approd poi di notte a Fea, e che di quivi and costeggiando l Elider giacch que luoghi sono al mezzogiorno dell E lide, primamente F e a , poi Calcide, poi C rune, poi Pilo Trifiliaca e poi Samico. A chi pertanto Palpasse da Pilo d Elide navigando verso il mezzod converrebbe
(i) O d iss., lib. XV, V. ag5. da notarsi per che i primi due Tersi noa trovansi nelle edisitMii dell Odissea anteriori a quella del Barnes. (t) O d iss., lib. IV, V. 671.

aga

della

G E oenA F iA

d i stra b o n e

percorrere questa via ^ e chi andasse invece verso il settentrione dov Ita c a , si lascerebbe da tergo tutti cotesti luoghi, e dovrebbe navigare soltanto lungo lE* lide stessa : ma prima >che il giorno finisse, e non gi dopo come dice il poeta. Se poi qualcuno supponesse che Pilo di Messenia ed il Gorifasio siano stati il laogo d onde Telmaco, partendosi da Nestore^ cominci la sna navigazione , in ta l caso la distanza chegli avrebbe dovuta percorrere sarebbe stata assai grande e richie deva un tempo maggiore 5 quando di col a. Pilo Trifiliaca ed al tempio di Nettuno Samio vha uno spazio di quattrocento stadii: oltrech la navigazione avrebbe do vuto in d ic a rs in o n gi per mezzo di Crune , Galcide e Fea (che son nomi di fiumi (1) senza veruna celebrit , o piuttosto di ruscelli), ma coi nomi primamente della N ed a, poi di Cidone, poi dell Alfeo e de luoghi che sono frammezzo a questi: e solo all ultimo sarebbe stato conveniente far menzione anche di quelli gi delti; giaccli la navigazione avrebbe pur dovuto distendersi anche ad essi. La narrazione poi fatto da Nestore a Pa troclo della guerra che quei di Pilo ebbero contro gli Elei convalida anch essa ci che noi abbiam tolto , a provare, qualora se ne considerino bene le parole. Perocch dice come Ercole rovin Pilo per modo che tutta la giovent vi fu estinta, e di dodici- figli di Neleo sopravvisse egli solo , allora affatto fanciullo 5
> (i) Siccom Fea una cill e non un fium e, cosi il Coray suppose che debba leggersi: r i w t n am i , di luoghi e fium i senza , ecc.

LiBBO OTTAVO

ag3

donde gli Epei cominciarono a dispregiare Neleo vecchio e deserto, e a trattare i Pilii eoa superbia e ad ingiu riarli. Prosegue poi dicendo ch-egli medesimo, raccolti insieme quanti pot de suoi, si mosse contr I Elide, e n port via gran preda ^ cio :
Di buoi cinquanta armenli', ed atrettante D i porcelli, d agnelli e di caprette Distnte mandre, e cento olire cinquanta . Fulve cavalle, tutte m adri, e molte Col poledro alla poppa. Ecco la preda. Che noi di notte ite menammo in Pilo (i).

di qui si raccoglie che questo bottino fu fatto di gior* n o ; che di giorno furono superati coloro che'dallEJide erano usciti a combattere (fra i quali Nestore dice di avere ucciso Itimoneo) ; e che di notte poi s era ritratto dal luogo della pugna, e pur di notte rien* tr in Pilo. Poi dice : Mentre attendevamo alla di stribuzione del bottino, nel terzo giorno gli Epei, con-r tratta gran moltitudine di cavalieri e di fanti , si mos sero contro di n o i, e si posero a campo intorno a T r io , citt lungo 1 lfeo< I Pilii che se ne avvidero subitamente uscirono al soccorso di T r io , pernotta rono presso il Minieo, fiume vicino ad Arene, e di quivi partitisi all alba , pervennero poi sul meriggio allAlfeo, dove sagrificai^ono prima agli Dei; e dopo avere passatail notte lungo quel fiume, tosto cont albeggi corsero alla battaglia , dove avendo glorfosamente co stretto il nemico a dar volta, non ciwasefrp dallin( i ) 11., lib . X I , V. 677 .

ag4

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOME

seguire e dall uccidere , finch non giunsero al Bupr* s io , allo scoglio Olenio, ed alla collina d' Alesio.
Qui f i r alio per cenno d Minerva I vin cito ri .....................................

E soggiunge che frattanto gli Achei condaceano da Bn< prasio a Pilo i rapidi loro cavalli (i). Or come tbai potrebbe credersi che in queste parole si alluda a Pilo dElide o di Messenia? Non a quella dElide, giacch per devastare questa citt, Ercole avrebbe rovinato anche il paese degli E p e i, cio P Elide : n potrebbe pi cre dersi che due popoli ugualmente danneggiati, e d'una me desima origine , per uu ingiuria cui erano soggiaciuti entrami)! concepissero tanta superbia e tanta ira Tuno contro dellaltro. O come mai avrebbero essi corso e depredato il proprio paese? come mai potevano coman dare a costoro Augia e Neleo i quali eran nemici? Pe rocch Neleo diceva di avere diritto ad una grssa ricompensa nell E lide,
* ....................... giusta ricompensa Di quattro egregi corridor mandati Nell olimpica polve , dalV eleo Rege rapiti, rimandando spoglio De bei corsieri il doloroso auriga (a).

Oltre di ci se Neleo avesse abitato in Pilo d Elide, avrebbe pur dovuto abitarvi anche Nestore. Ma perch dunque Omero dice (3 ) che degli Elei e de Bunrasii
(i) l i . , libi V. 618. (a) li., Ub. xt, r. 697; (5) II. , lib. u , V. 618.

LIBJtO OTTAVO

SgS

furono quattro i condottieri, eiascano lei qnaU traeva seco dieci navi ed entrovi molti Epei 7 ed avendo di visa in quattro parti quella regione, non fa che veruna di esse sia soggetta a Nestore, il quale guidava gli abi< tanti di Pilo e dell aprica A rene, e quelli degli altri luoghi circonvicini fin a Messine ? Poi come mai gU Epei, usciti per contendere co Pilii, sarebbero venuti aU r Alfeo ed a Trio ; e dopo la battaglia quivi avvenuta, fuggendo, si sarebbero volti a Buprasio ? Se poi la citt di Pilo devastata da Ercole fu quella di Messenia, come potevano gli Epei ingiuriare i Pilii, dai quali erano per s gran tratto disgiunti ? Come p* levano avere s gran commercio con loro, e di tanto poi defraudarli, da far nascere questa guerra ? O comtf N estore, dopo essersi impadronito di tanto numero di porci e di pecore, animali non celeri n atti a lun ghi viaggi, avrebbe potuto poi compiere una strada di pi che mille stadii, e spingersi fino a Pilo vicina al Gorifasio? O come gli Epei potevano trovarsi nel terzo giorno lungo PAIfeo per investire il castello di Trioessa? P come cotesti luoghi appartenevano ai principi della Messenia, mentre erano occupati dai Cauconi, dai Trifilii e dai Pisatidi ? Per ci poi che spetta a Gerena o Gerenia ( ch si dice nell uno e nell altro modo ) , al cuni forse diedero a quel luogo cotesto nome a bello studio; ma potrebbessere altres che lo avesse ricevuto dal caso. In somma, essendo la Messenia soggetta a Menelao , a cui era sottoposta . anche la Laconia ( co me si raccoglie da quanto abbiam detto gi prima ) , e scorrendo a traverso della Messenia il Pamiso e il Me-

ap6

toZLLk GEOGRAFIA DI STRADONE

do n e, ma non gi I lfeo, il quale volge intece la sua Jarga corrente per la regione de Pilii dove Nestore avea signoria, come potrebb esseire ragionevole di tra mutare quel principe neir altrui S tato , e togliergli le citt a lui attribuite (i) per farle soggette a questaltro? Restaci ora a parlare.d'Olimpia, e del come tutti que* -sti paesi siano poi venuti nel dominio degli Elei. Avvi nella Pisatide un tempio distante da Elide meno di tre cento stadii ^ e dinanzi a quello un bosco dulivi sal vatici, dentro al quale Io stadio. Vi scorre a di lungo r lfeo che dall Arcadia va al mar di Trifilia fra il ponente ed il mezzogiorno. E da principio 1 Olimpia ebbe celebrit, per 1 oracolo di Giove Olimpico: ma anche cessato quello dur nondimeno la fama del tempio, e ricevette quell accrescimento che tutti sanno dalla generale assemblea e dal certame Olimpico (dove il premio dei vincitori era una corona ) stimato sacro e maggiore di tutti. Il tempio si venne adornando colla moltitudine dei voti consacrativi da tutta l EJlade^ fra i quali vedesi anche un Giove d oro b a ttuto, voto di Cipselo tiranno delCorintii. Ma il pi notabile di tutti era una statua pur di Giove davorio, opera di Fidia figliuol di Carmide ateniese, di tanta grandezza, che sebbene il tempio sia altissimo, nondimeno pare eh ecceda la giusta proporzione: perocch lartista lo fece seduto^ e tuttavolta per poco non tocca colla testai il tetto : sic ch poi si vede che qualora esso dovesse levarsi in piedi scoperchierebbe il tempio. Ed alcuni descrissero la mi(i) S intende attribuitegli da O m ero , lib. n , v. 56i-585.

LIBRO OTTAVO

297

sura di qae)la staloa, e fra gli altri Callimaco in Tersi giambici. Molto cooper a Fidia in quel lavoro il pit tore Paneno suo nipote, a cui insieme con Fidia venne allogato, ed attese ad abbellire la statua collornamento dei colori, e principalmente nella parte della drapperia. Mostransi inoltre intorno a quel tempio molte pitture mirabilmente condotte da questo medesimo Paneno. E sogliono ricordare che Fidia, interrogato da Paneno sa qual modello avesse deliberato di fare P immagine di Giove, rispose : Su quello che Omero espresse in qup versi :
Disse ; e il gran figlio di Saturno i neri Sopraccigli inchin. Su t immortale Capo del Sire le divine chiome Ondeggiaro, e tremonne il vasto Olimpo ( 1).

veramente questa una bellissima immagine ; cosi nel resto , come principalmente rispetto ai sopraccigli , perch il- poeta provoca la nostra fantasia a rappresen tarsi una grande figura con una grande potenzi degna di Giove. Lo stesso fece anche nel descriver Giunone, osservando ci che meglio si conveniva ad entrambe queste divinit, e disse :
................................. Forte sdegnossi

L'augusta Giiino , e s agit sul trono SI che scosso tremonne il vasto Olimpo (a).

Il quale eiTetto si vede nascere rispetto a Giunone dal(1) IL, lib. 1, V. Sa8. (a) 11 . , lib. viit, V. 199.

398

DELLA^ GEOGRAFU HI STRABONE

r agitarsi di tutta quanta la sua persona 5 mentre ri spetto a Giove esso corrisponde ad un semplice inchi nare de sopraccigli, a cui fino ad un certo punto confientouo ondeggiando le chiome. Quindi poi fu detto a ragione essere stato Fidia il solo che vedesse le imma gini degli Dei 0 le facesse vedere altrui. Agli Elei sopra tutto dovuta la magnificenza e la venerazione a cui alito il tempio dOlimpia. Costoro ai tempi della guerra troiana ed anche prima non erano, a dir vero, in lieta fortuna ; per essere stati abbattuti pri ma da'Pilii e poscia da Ercole il quale vinse Augia loro principe. E questo che qui si dice comprovasi dallavere gli Elei mandate a Troia soltanto quaranta navi, men tre i Plii e Kustore ne Inviaron novanta. Ma dopo il ritorno degli Eraclidi si mut affatto la loro sorte. Pe rocch gli Etolii, ritornati insieme cogli Eraclidi sotto la scorta di Ossilo, si posero ad abitar cogli Epei a mo tivo della comune loro origine ; ed avendo cos accre sciuta la popolazione della bassa E lide, occuparono Una gran parte della Pisatide, e ridussero Olimpia in loro potere. Che anzi anche il certame Olimpico fu una loro invenzione, e da essi furono celebrate le prime Olim piadi. Perciocch bisogna lasciare in disparte le antiche tradizioni cos intorno alla fondazione del tempio, co me all istituzione del certame ; quando alcuni ne fanno autore Ercole uno dei Dattili dIda ; altri invece Ercole figliuolo dlcmena e di Giove, il quale poi dicono che primo di tutti combatt in quel certame e ne riport la vittoria. Queste cose pertanto variamente raccontansi^ e perci non da prestar loro gran fede. Pi vicino al

LIBKO OTTAVO

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credibile il dire che dalla prima Olimpiade nella quale vinse Corebo. (i) fino alla ventasimasesta , gli Elei eb bero la sopraintendenza del tempio e del certame. Ma ne tempi troiani diremo che o in quel certame non si usava di premiar con corone, od esso non aveva per anco acquistata celebrit ^ siccome vuol dirsi anche de gli altri che oggid sono famosi, eppure Omero non ne fa menzione, parlando solo di certi giuochi soliti celebrarsi sulle tombe dei morti. Par nondimeno ad alcuni che Omero faccia men zione anche del certame d'Olimpia l dove egli dice che Augia rapi quattro corsieri di Neleo mentre ritornavaa d Olimpia dove avevano riportato il premio (a). E di cono che i Pisatidi non intervennero alla guerra di Troia soltanto perch'erano considerati sacri a Giove. Ma nel vero poi n la Pisatide dov Olimpia fu di qnetempi soggetta ad Augia, il quale possedeva solo la bassa Elide ^ n mai fii celebrato nell Elide il certame olim pico , ma. in Olimpia sempre. Ora quello a cui Omero allude apparisce che fu celebrato nell Elide ( perpcch di quinci Neleo ridomandava i quattro cavalli vincitori nel corso ) ; e non avea punto, come quello d Olimpia, nna corona per premio, ma i concorrenti vi contende vano un tripode. Dopo r Olimpiade xxvi* avendo i Pisatidi ricuperato il proprio paese, e vedendo che quel certame era teuujto
(i) Cio da quel tempo in cui le Olim piadi cominciarono ad essere celebrate regolariHente. (a) I L , lib. I l , V. 5 0 0 .

300

DELLA G E O a iU F U DI STRBONE

in pregio, si diedero essi medesimi a celebrarlo. Poi ne tempi pi ta rd i, ricaduta di unoVo agli Elei la si gnoria dlia Pisatide , si trasfer ia loro di bel nuovo anche la sorveglianza dei giuochi (i). E s adoperarono a questo per loro anche i Lacedemoni, ai quali gli Elei medesimi erano stati ausiliari quando ridussero nellul tima rovina i Messenii ; mentre invece i discendenti di Nestore e gli rcadi in quella guerra avevano combat tuto in favore dei Messenii : tanto fecero i Lacede moni che tutta quella regione fino alla citt di Messene fu denominata E lide, e conserv poi questo nome fino al presente : ma dei Pisatidi, dei Trifilii e dei Cauconi non rimase nemmanco il nome. E compeuetrarono allora nella citt di Leprea quella di Pilo soprannomata are nosa, per gratificare cos ai Lepreati che non erano in tervenuti in quella guerra in pr dePisatidi (a)^ e rovina rono parecchie altre abitazioni, quant ne videro deli berate a governarsi da s, e loro imposero dei tributi. La Pisatide poi divenne celeberrima primamente a cagione de suoi principi che furono mollo potenti, cio Enom ao, e poi Pelope che succedette a quello nella signoria (3). Appresso fama che vi regnasse Salmoneo^ e veramente delle otto citt ,nelle quali divisa

(1) LetteralmeDle : L agonotesia.

(2) Ob

rtxiftv. Ma la lezione comune


: r> r

trcXlfim, che d i quella guerra erano usciti vittoriosi.


^3) Il U&to. del Coray soggiunge qui le parole

wmSiti (<r<v
Tono molti.

t i figliuoli

lui che fa *

XIBRO OTTAVO

3oi

la Pisatide ana dicesi appunto Salmona. Ma dopo di ci quel paese venne in gran fama anche pel tempio d Olimpia. Del resto non si devono le antiche tradi zioni considerare come affatto inconcusse ^ quando i moderni difTeriscono in molte cose, e non di rado aiTer* mano anzi il contrario. E alcuni dicono, per cagioa d esempio , eh' Augia signoreggi la Piatide , ed no mao e Salmoneo lClide-, ed altri invece congiungono io una sola queste nazioni. Per bisogna seguire le tradi* zioni pi comunemente approvate per vere^ perocch gli scrittori non vanno daccordo neppure nella derivazione del nome Pisatide. Alcuni infatti lo deducono da quello della citt di Pisa c ha il nome stesso duna sorgente^ e dicono poi che questa sorgente fu denominata Pisa invece di Pistra, cio Potistra (i). E la citt di Pisa la mostrano fondata sopra unaltura in mezzo a due monti detti Ossa ed Olimpo come quelli che sono nella Tes^ saglia. Altri sostengono invece non esservi stata mai alcuna citt detta Pisa (la quale se fosse sistita avreb* be dovuto essere una delle otto della Pisatide); ma di-< peno che vebbe soltanto una sorgente di questo nome, la quale poi ora chiamasi Bisa ed vicina a Cicesio , la maggiore delle otto citt predette. Ed affermano che dove Stesicoro fa menzione di P isa, applica ad una citt il nome di tutto il paese : cos auche Omero diede a Lesbo il nome di citt di Macari (a) ed-Eu ripide nell Ione e nel Radamanto dice che 1 Eubea
(i) Ciofe: Luogo dove abbeverano gli animali, ( 3 ) 11 testo omerico dice veram ente seggio di Macari,

3o2

della

& E 06R A FU DI STRABONE

una citt vicina ad Atene ; e Sotbcle ne Misii : Tutta questa regione , o straniero , nomasi A sia ; ma la citt dei Misii soprannomata Misia. Salmona poi vicina aduna sorgente eli ugnai nme, dalla quale discorre 1 Enipeo che sbocca nell lfeo e chiamasi ora Barnichio. Dicono che Tiro s innamor di questo fiume, fondandosi sopra quelle parole di Omero : innamoratasi del divino fiume Enipeo. Per ch quivi regn il padre di lei Salmoneo, secondo la testimonianza d Euripide nell Eolo. Rispetto poi ai fiume della Tessaglia, il suo nome scrivesi Eniseo; il quale discende dal monte O tri, e riceve dentro di s P Apidano (i) che viene da Parsalo. Presso a Salmona posta E raclea, una essa pure delle otto citt, distante da Olimpia circa trecento sta> d ii, e situata lungo il fiume Citerio, dov il sacrario delle ninfe Goniadi, le quali si crede che colle loro acque guarissero certi mali. Vicino ad Olimpia poi avvi Epina compresa anch essa fra le otto : 1 attraversa il fiume Parteiiio, ed sittiata lungo la strada di Ferea. E Ferea una citt dell Arcadia posta sopra Dumea^ copra Buprasio d Elide, che sono nel lato settentrionaie della Pisatide. Quivi pure Gicesio, annoverata anch essa fra le otto citt gi menzionate : e poscia Duspontio lungo la strada che va da Elide ad Olimpia, situata iu una pianura. Ma fu distrutta^ ed i pi de
. (i) O piuttosto si getta esso medsimo nell A pidano, come dice Strabene stesso nel lib. ix. ( dit. frane. ).

LIBRO O TTIV O

3o3

suoi abitanti si trasferirono in Epidamno ed in Apol lonia. Al di sopra d Olimpia, trovasi anche Foloe, monte d' Arcadia tanto vicino che le sae radici appartengono alla Pisatide. E tutta la Pisatide e la maggior parte della Trifilia confina collArcadia ^ d' onde poi la mas sima parte de paesi Pilli mentovati da Omero nella sua enumerazione delle navi pajono appartenenti all Arcadia. Ma non cos li confondono i pratici, i qnali dicono che 1 Arcadia ha per confine P Erimanto , uno. dei fiumi che vanno a sboccar nell' Alfeo ; e i luoghi dei quali parla Omero sono tutti situati al di fuori di colesto fiume. Eforo poi racconta < che avendo Salmoneo re degli^ Epei e de Pisatidi cacciato via Etolo dallElide, questi dal proprio nome chiam Etolia il paese nel quale si trasfer, e dove fond le abitazioni che ora vi sono. Che uno dei discendenti di Etolo per nome Ossilo , amico degli Eraclidi compagni di Temeno, serv loro di guida allorch irruppero nel Peloponneso, divise fra loro il paese nem ico, e li consigli in tutto quanto ne poteva agevolar loro la conquista. Che per rimeritarlo di que sti servigi gli Eraclidi gli permisero di rientrare nellElide suo avito paese ^ ed egli avendo raccolto un eser cito and contro .gli Epei he allora possedevano I Elide. Che essendosi quindi mossi gli Epei ad incontrarlo armati, poich i due eserciti si conobbero uguali di forze, secondo un costume antico degli Elleni, si fece un duel lo fra Pirecmete etolo e Oegmeno epeo: al quale duello questultimo venne armato alla leggiera, e soltanto mu

3 o '4

DELI.4 aSOCRAFI DI STRBONE

nito dell arc , come sicuro di dover vincere 1 avver sario nella sua grave armatura saettandolo dalla lunga; ma PireemHe avvistosi della costui intenzione s appresent con una fionda ( specie d arma allora di fresco trovata dagli Etoli) e con un sacco di pie,tre : e poich la fionda trae a maggior distanza dell arco, cadde uc ciso Degmeno, donde gli Etoli simpadronirono del pae se , cacciandone fuori g|i E p ei, e presero allora anche la sopraintendenza del tempio d Olimpia, prima attribnita agli Achei. Che poi per l amicizia di Ossilo cogli Eraclidi, poterono facilmente ottenere che si accordas sero con giuramento a considerar 1 Elide come sacra a Giove, e come sacrilego chiunque vi entrasse coll armi .alla m ano, e chiunque eziandio non impedisse a suo potere siffatta profanazione. Quindi avvenne che anche coloro, i quali pi tardi occuparono la citf di Elide, lasciaronla senza mura; e quelli a cui occorreva di at traversar 1 Elide con un esercito, entrando, conse gnavano le a rm i, e le riavevano solo quando erano usciti dei confini. Che Ifito v institul il certame olim pico per essere sacro il paese dell Elide. Che per que ste cagioni gli Elei vennero in fiore; giacch mentre gli alti-i popoli attesero sempre a combattersi, eglino sli poterono godere gran pace , n solamente per s , ma ben anco per gli stranieri ; d onde poi la loro po polazione s accrebbe meglio d ogni altra. Che Fidone argivo, decimo discendente da Temeno (i), e superiore
(l) 'A t Tnfcitv. V ha DODdiineno chi vuoi sostituire i r a

'Hf

, perch Fidone i trova che fu il decimo dopo E r

c o k , e il settimo dopo Temeno.

LIBRO OTTAVO

3o5

D potenza a tutti ell et sua ( perch' egli e raccolse in s solo tutto il retaggio di Temeno che s era di viso in parecchie p a rti, e trov le misure dette poscia Fidouie, non meno che i pesi e le m onete, massima mente quelle d'argento), s'impadron di tutte le citt una volta state prese da Ercole , e s arrog la sorve glianza sopra i giuochi instituiti da quelP ero e , fra i quali si comprendevano anche gli Olimpici. Entr per tanto a viva forza in Olimpia e li fe celebrare ; u gli Elei avevano armi da potersegli opporre, com& coloro che solevan vivere in pace ; e cosi n anche, gli a ltri, soverchiati dalla sua potenza. Gli Elei peraltro non in scrissero nei loro registri quella solennit ; che anzi si diedero a fornirsi di arm i, e cominciarono a volersi difendere, concorrendo in questo anche i Lacedemoni, o come invidiosi della felicit che la pace avea recata agli E lei, 0 come speranti di potre insieme con essi rovinar Fidone, il quale avea loro tolta la maggioranza da prima goduta nel Peloponneso. E infatti Fidone ri mase abbattuto, e i Lacedemoni cooperarono a ridar la Pisalide e la TriBlia sotto gli Elei . Tutta la navigazione intorno all'Elide, Jquando noa si costeggino i golfi , di circa mille e duecento stadii. E questo dell Elide.

S tlmiohe j lonu _I I I.

3o6

della

GEOGOATU S I STRABOHE

CAPO

IV.

Dela M uuna ed tf.suot tpvrani. La citt di Pilo. D i Meiona. Gol/ di Masenia e si citt, Delle sette citt promesse da Agamennone ad Achille. Del fiume Pamiso. Divisione ihlta Messema secondo Eforo. Della citt di Messene e della sua rocca. Tempio di Diana. Guerra di Mtsseni.

La Messenia . cotitigua all Elide ed accenna per la maggior parte al mezzogiorno ed al mare di Libia. Al tempo dejla guerra troiana era soggetta a Menelao skr come quella eh era utta parte della Lacooia. E allora chiamavasi Messene il . paese ; ma quella citt che al {Tresente detta Messene, e di cui Itom^ fu rocca, non era stata per anco fondata. Dopo la morte di Me nelao p o i, essendo venuti sempre pi indebolendosi i suoi successori ,> impadronironsi della Messenia i Ne> lei. E quando avvenne il ritorno degli Eraclidi e si fece la divisione del territorio, Melanto era principe de Messenii^ i quali allora si governavano da s,' laddove prima erano soggetti a Menelao. E di ci abbiamo que sta prova , che sul golfo Messenio e sull altro vicino, detto Asiueo da Asine, citt della Messenia, trovavansi le sette citt che Agamennone promise di dare ad Achille :
.Sette, citt ; .Cardamile ed Enpe , L i liete, d i bei prati Ira ed Antea ,

L ifiita. Fere, Epea la bella, e Pdas D alme 'vili feconda (t).


( i ) I I . , lib.

i x , v. i 5 o .

LIBRO OTTAVO

Zoj

he quali Agamennone non avrebbe promesse qualora non fossero state soggette n a lui n a suo fratello. E il poeta fa manifesto che anche gli abitanti di Fere a' darono alla guerra di Troia in compagnia di Menelao^ da prima annoverando questa citt fra le laconiche, poi fra quelle del golfo Messenio. dunque la Messenia situata dopo la Trifilia, ed comune ad entrambe quel promontorio dopo il quale trovansi Corifusio e Giparissia ^ e sette stadii al di so* pra di questo promontorio e del mare avvi il monte Egaleo. Ora P antica PJlo di Messeuia era situata ai piedi di questo m onte, e quando questa fu distrutta, alcuni de suoi abitanti si trasferirono a Corifasio. Se ne impadronirono poi gli Ateniesi allorch navigarono per la seconda volta alla Sicilia sotto la scorta d' Eu; rimedonte e di Stratocle ( i ) , e se ne valsero come di una fortezza a danno dei Lacedemoni. Quivi anche Ciparissia delia Messenia, e T isola Sfagia posta in vicinanza di Pilo e rimpetto ad essa. La dicono an che. Sfatteria, ed ivi i Lacedemoni perdettero tre- cento uomini (3) che assediati dagli Ateniesi^ dovet* tero arrendersi. In faccia a quella spiaggia e molto addentro nel mare stanno due isole de' Giparissii de* nominate Strofadi (3), lontane dal continente circa
( 1) M ir EifvfiiSttrtf ) SrfricAiKr. Ma pare cbe debba leggersi Sofocle in luogo di Stratocle. Il Wesselingio propose la lezione: Sotto la scorta d i Eurimedonte sotto [ arcontato di

Stratocle.
( 2 ) 'IncioiD E, lib. IV, c. 3 S , ove dice che furono a g i . {5} Ora Strivali.

3o8

d ella g e o o r a fu d i strabone

quattrocento stadii nel mare di Libia d meridionale. E racconta Tucidide che questa citt di Pilo della quale abbiam fatta jnenzione fu ai Messenii una stazione di navi \ e la dice lontana da Sparta quattrocento stadii. Appresso viene Metona^ la quale si dice che fosse da Omero denominata Pdaso : una delle sette citt che Agamennone promise ad Achille. Quivi Agrippa uccise Bogo (i) re dei Maurosii partigiano di Antonio, dopo avere nella guerra dAzzio preso quel luogo al primo ap. prodarvi. A Metona ticn dietro Acrita, principio del golfo Messenio : detto anche Asineo da sine , piccola citt situata dove comincia quel golfo , la quale ha il nme a comune con una citt dell Ermiooia. Essa frma pertanto il principio del golfo dalla parte occi* dentale. Dalla parte d oriente poi stanno le cosi dette Turidi confinanti colia Laconia da quel lato dove sono Cinetio e Tenaro. Nello spazio intermedi, co minciandosi dalle Turidi trovasi Tiio che alcuni chia mano Itilo, poi Leuttri colonia degli abitanti di Lenttri nella Beozia ^ poscia Gardamile fondata sopra una roc cia naturalmente munita; poi Fere confinante conTuria e con Gerenia, d'onde fama che Nestore fosse deno minato Gerenio, per essersi quivi salvato, come dicemmo gi innanzi (a). In Gerenia mostrano il Tricceo, sacra rio di Esculapio, fatto a imitazione di quello di Tricca nella Tessaglia. E dicono che fossero fondati da Pelope L euttri, Garadra e Talami detta ora Beoti , allorch
(1) O secondo allri Bogua. (2 ) V. pag. 2 6 8 di questo volume.

LIBKO OTTAVO

diede in matrimonio ad nfione la propria sorella Niob e , trasportandovi alcuni dalla Beozia. Vicino a Fere sbocca il Nedone , fiume che scorre dalla Laconia ed diverso dalla Neda. Lnngo quel fiume v ha un tem* pio illustre di Minerva Nedusia ; della quale trovasi un altro tempia anche in Peessa, ma questo riceve il suo nome da un certo luogo detto Nedone, d' onde fama che Teleclo si partisse per andare a fondare Peessa, Echeia e Tragio. Rispetto pertanto alle sette citt offerte ad Achille, uoi abbiam gi parlato di Gardamile, di Fere e di Pe< daso. Alcuni poi tengono che Enope sia Pelana^ ed al tri stimano invece che si chiamasse cos un luogo vicino a Gardamile ^ altri finalmente la credono una stessa citt con Gerenia. Ira la mostrano presso il monte vicino a Megalopoli nelPArcadia sulla strada che mena ad Andania che noi dicemmo esser chiamata Ecalia da Omero. V ha inoltre chi afferma essersi chiamata Ira quella citt che ora dicesL Messola, posta nel golfo che sapre fra il Taigete e la Messenia. Epea poi ora chia masi Turia, e gi la dicemmo confinante con Fere: ed ^fondata sopra un alto colle, d onde trae anche il nome. Da Turia fu denominato anche il golfo Turiate , nel quale una sola citt delta Rio e posta rimpetto a Tenaro. In quanto ad Antea alcuni dicono eh essa Turia stessa^ e sotto il nome dEpea intendono Metona, Altri sostengono che Antea A sine, situata fra Me tona e Turia ( i ) , a cui fra le citt della Messenia con(i) Il testo qui difettoso. La correzione, adottala anche Coray, del Brqugny.

3 I

DELLA -.EOGHAPlA DI STRABONE

viene meglio che ad ogni altra quel titolo che Omero le d , chiamandola lieta di bei piali. Ivi presso, luogo il mare , Corona ; la quale alcuni sostengono essere quella medesima che da Omero fu detta Pedaso. E tutte ( secondo Omero ) sono situate vicino al m are, anzi Gardamile proprio alla spiaggia : Fere n' a cinque stadii, con un porto comodo nella state ; le altre sono a disuguali distanze dal mare. Presso a Corona, verso il mezzo del golfo , sbocca il fiume Pamiso , lasciandosi a destra la citt predetta e quelle altre che le tengono dietro ; ultime delle quali v e r^ occidente sono Pilo e Ciparissia, e fra queste due poi E ra n a , che alcuni a torto han creduto essere da prima stta detta Arene. A sinistra invece lasciasi Turia e Fere. Ed il Pamiso il pi grande dei fiumi che siano al di dentro delP stmo , sebbene non discorra copioso d acque per uno spazio maggiore di cento stadii, cominciandosi dalle sue ergenti per la pianura Messenia e pel territorio chia mato Macario (i). Ed distante cotesto fiume dalla iBoderna citt di Messenia duecento cinquanta stadii (2). Avvi poi anche un altro Pamiso, che scorre piccioletto a traverso di molte vallee vicino a Leuttri di Laconia, per la quale citt i Messenii ebbero coi Lace* demoni una controversia di cui fecero giudice Filippo. d alcuni, come abbiamo gi detto, davano al Pamiso il nome di Amatos ( od arenoso ). Efor dice che Cresfonte dopo aver presa Messene ' ( 1) Cioi Felice; a cagione probabilmente della sna fertilil. (3) Pare che debba leggersi invece cinquanta.

LIBRO OTTAVO

3 1I

la divise ( come da noi gi si disse ) in cinque parti ^ eleggendo Steniclaro, situata nel mezzo di quella ret gione, a sede del proprio imperio. dice che di quivi mand lamite ambasciatore a Pilo ed a R io , afBn* ch facesse tatti i Mes^enii partecipi di quelle stesse leggi delle quali godevano i Dorii : ma vedendo poi che questi ultimi avevano a male sifTatto divisamento, cambi consiglio, e dichiar citt solamente Stenicla> ro , trasportandovi tutti i Dorii. La citt di Messene somiglia a Corinto. Perciocch ad entrambe queste citt sovrasta un monte alto e sco sceso , circondato dal muro della citt stessa, sicch poi serve di rocca ^ e Puno dicesi Itome , 1 altro crocoriato. Laonde pare che Demetrio di Faro (i) asken* natamente parlasse persuadendo a Filippo figlittol di Demetrio d? impadronirsi di queste due citt se aspi* rava a possedere il Peloponneso : perocch ( diceva ) qiiando tu ti sarai impadronito d amendue le Corna , facilmente potrai prendere la vacca ^ e chiamava poi vacca il Peloponneso , e corna Itome e T crocorinto. certo per questa loro opportuna posizione quelle citt furono spesse volte soggetto di contesa. Corinto fu dai Bmani distrutta e poi rifabbricata di nuovo. I Lacedemoni rovinarono Messene, e i Tebani la rmi> sero in piedi , e pi tardi anche Filippo di Aminta ^ ma le rocche di quste due citt rimasero disabitate., U
(i) Demetrio di Faro , e BOn p ( cOme leggouo I aoliche

e d i o D i ) Demetrio Faleroo. Quel Filippo d i cui qui poi si parla

il padre di Perseo ultim o re della Macedonia.

3 ia

B E LIA GEOGRAFI! DI STRABONB

sacrario di Diana che trovasi in Limne e dicesi Litnbeo^' dove par che i Messeni facessero violenza alle vergini venute col per cagione di sagrifcii, situato sui con* fini tra la Laconia la Messenia ; e quivi amendue questi popoli solevano celebrare una comune adunan za : ma dopo l ingiuri predetta, avendo i Messenii negata la chiesta soddisfazione, si dice ch nascesse poi guerra fra loro. Da qusto luogo di Liinne fu detto Limneo anche il sacrario di Diana che trovavasi a Sparta. Spesse volte poi ebbero i Lacedemoni a guerreg* giare per le ribellioni dei Messei^ii. E Tirteo ne suoi poemi dice che la prima sommissione di costoro av venne al tempo dei padri de suoi padri : la seconda allorch i Messenii, avendo presi come alleati gli E lei, gli Arcadi (i), gli Argivi e i Pisatidi, si ribellarono, egli Arcadi somministrarono loro il condottiero Aristocrate re dOrcomeno, e i Pisatidi Pantaleohe figliuolo dOnfalione. Allora, per quanto egli dice , egli stesso venne da Erinea a capitanare i Lacedemoni in quella guerra : perocch nella elega intitolata Eunomia dice di essere nativo di quel paese : Lo slesso figliuol di Saturno y

Giove consorte della ben coronata Giunone diede agli EraeUdi quella citt : coi quali io , lasciando la ven tosa Erinea, venni aW ampia isola di Pelpe. Laonde o questi versi sono supposti, o non dee ere* dersi a Filocoro, a Callistene e ad altri parecchi, i quali
(i) N e rte sto non si trova il nenie degli A rca d i; ma li ac cenna subito dopo Strabone stesso, e ne fa menzione con que st ordine anche Paosania. ( Edit. fr. ).

lIB B O OTTAVO

3 l3

dicono lui esser venuto d AGdoe borgo d Atene quan do i Lacedemoni lo richiesero ubbidendo a un oracolo che loro ordin di prendere dagli Ateniesi il condot tiero. Pertanto la seconda gner^a avvenne al tempo di Tirteo. Dicono poi che ve n ebbe una terza e una q uarta, in cui i Messenli Goirono distrutti. L intiera navigazione intorno al golfo Messenio di circa ottocento stadii, rasentandone per la sponda in tutte le sue sinuosit. Se non c h e , seguitando il graa numero delle cose che la storia ricorda, abbiamo troppo a luogo parlato intorno ad un paese gi per la maggior parte deserto^ mentre anche la Laconia, chi ne ranVonti la presente coll antica popolazione, scarseggia di abi tatori. Perocch, ad eccezione di S parta, le altre sono piccole cittadelle in numero circa tli trenta^ dove invece fama che anticamente quella regione fosse denominata Ecatompoli (i) ^ donde poi i Lacedemoni solev^o ogni anno sagrificare un ecatombe.

(i) Cioi : Dalk cento ciU.

3I ^

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB

CAPO

V.

laconia e sue citt. Capo Tenaro. Isola d i Citer. M re citt della Laconia. D i quelle citate da Omero. Antica divi sione della Laconia. GV Iloti. Bivoluzioni' della Laconia, D i Licurgo. Degli SleuterolaconL Delle due fam iglie re gnanti. N atura del suolo della Laconia. E rrori geografici <f Euripide. D i un epiteto dato da Omero a Lacedemone. Cave della Laconia. Doppio significato della parola Lacede mone. -Di alcuni lu o f^ del g/olfo argolico appantnenti alla Laconia,

Dopo il golfo Messenio giace quel di Lacohia (i) fra il promontorio Teaaro ed il IMaleo, volto alcun poco dal mezzo giorno air oriente. T iridi, eh un sito nel golfo Messenio battuto dalle onde e d irotto, distante da Tenaro cento trenta stadii. Al di sopra di Tiridi il Taigete poco discosto dal m are, alta ed erta monta gna, la quale nelle sue parti settentrionali si congiunge colle, radici dei monti d Arcadia, sicch forma una valle (3) dove la Messetiia contigua alla Laconia. Sotto il monte Taigete nelle parti mediterranee trovansi Sparta, micle ( dov il sacrario di Apollo) e Fari. II suolo della prima di queste citt avvallato anzi cbe n o , sebbene comprenda in s alcuni luoghi mon*
(i) O ra Golfo Kolokythia, fra il Capo Sfatapan ed il Capo

jUalio.

(a) Le stampe ordinarie leggono iyxSt un angolo, un go


mito.

LIBRO OTTAVO

3 |5

tuosi ; ma non per paludoso in nessuna sna parte. Anticamente per altro era paludosa la parte suburbana e perci la chiamavano Limne ( i) : e il tempio di Bac co Limneo trovavasi allora in sullacque, ma al pre sente sopra un suolo asciutto. Nel golfo poi formato dalla spiaggia marittima avvi Tenaro; un lido che sag' getta nel mare, e suvvi uu bosco in cui situato un sacra rio di Nettuno. Ivi presso un antro pel quale si favoleg-' gi che Ercole trascinasse il Cerbero fuor dellAverno: e di quivi andando verso il mezsogiono a Ficunte, promon torio della Cirenaica, vha uno spazio di tremila stadii: verso il ponente andando a Pachino, pro\pontorio della Sicilia, ve n ha quattro mila e seicento, o secondo altri quattro mila soltanto : verso il levante fino al capo Maleo, seguitando anche i golfi, seicento settanta; e fiuo ad Onognato ( 2), piccola penisola situata al di qua del M aleo, cinquecento venti. fiimpetto a questa penisola, alla distanza di qiiaranta stadii, giace l isola di C iter, con bel porto e eoa una citt dello stesso suo nome ; la quale fu posseduta come privata propriet da quell Euricleo che ai nostri giorni^ fu condottiero dei Lacedemoni. All intorno 1 stanno parecchie isolette, alcune vicine ed altre alcun poco lontane. Per andare poi a Corico, promontorio di Creta, la navigazione pi breve di duecento cinquanta stadii. Chi naviga da Tenaro verso Onognato e verso il (1) Cioi: Palude.
(3 ) Questo nome significa mascella d'asino.

3 16

DELLA g e o g r a f i a DI STBABONE

capo Maleo trova la citt di Amatunta. Poscia Asine e Gizio stazione navale,di Sparta, distante duecento qua ranta stadii dalla citt ^ non naturale ( per quanto si dice ) ma scavato ad arte. Quinci entra in mare P Earota fra Gzio ed Aerea ^ 6no al qual punto la naviga* zione lungo la costa di circa duecento quattro stadii. AI di sopra poi giace un luogo paludoso , ed Elo cbe ora un borgo, ma prima fu una c itt , secondo che attesta anche Omero , d ic e n d o coloro che abitavano Jlmicie ed E lo , citt posta sul mare (i). Dicono che la fondasse Elio Ggliaolo di Perseo; Avvi anche una pianura detta Leuce; poi una citt detta Ciparissia (a) fondata sopra una penisola, con porto poscia Onognato (3) fornita di porto essa pure ^ poi la citt di B ea, e poi il capo Maleo a cento cinquanta stadii d Onognato. Anche Asopo una citt della Laconia. Fra le citt enumerate da Omero dicono che Messe non trovasi in nessuna parte della Laconia, e che Mes> soa non appartiene punto al territorio di Sparta, ma s piuttosto una parte di quella stessa c itt , com anche il Limneo. Alcuni poi credono che Messe sia u a troncamento del nome Messene, la quale abbiamo gi detto che fu essa pure una parte della Laconia : e ci tano'in prova quelP esempio di Omero stesso ove dice Cri, Do e Maps (4), ed anche quel verso ove dice
( I)

II., lib.

II,

v. 585.

(a) Castel Rampano. (3) L isola Servi. (4 ) Cio : *^7 p er ttfiBi.

per

JS ft , b ft ^ per ftt-

Linao

OTTAVO

3I7

che aggiogavano i cavalli Automedonte ed Alcimo^ po nendo quest ultimo nome invece di Alcrmedonte. Ci tano poi anche Esiodo, il qual disse Bri per Briti o Briaroae ; poi Sofocle ed Ione che dissero Ha per Jia</ion ( facile ed Epicarmo che scrisse L i per Lian ( mollo ) e Siraco per Siracusa. Citano inoltre Empe* docle ed ntimaco che usarono Ops per Opsis ( vista ) cd A lfi per Alfito ( farina d orzo ) : Eaforone E l per Elos { chiodo ) : Fileta Eri per Erion ( lana ) : Arato Peda per Pedalia ( governagli ) : e Onalmente Simmia che disse Dodo invece di Dodona, Delle altre citt nominate da Omero alcune furono distrutte ^ di altre restano solo gli avanzi ^ altre cam biarono il nom e, per esempio Augia che ora dicesi Egea^ perciocch quella della Locride (i) intieramente distrutta. Rispetto a Las raccontano che una volta fu assediata e presa dai Dioscuri, donde poi furono so prannomati Lapersi (a) come dice anche Sofocle: Giuro pei due Lapersi, e in terzo luogo per V Eurota , e per gli Dei Argo e di Sparta. Ed Eforo dice che Emistene e Patroclo, Eraclidi, impossessatisi del Peloponneso lo divisero in sei p a rti, e vi fondarono delle citt : ed una di queste p a rli, 1 miclea , staccaron dalle altre per darla a colui che loro avea consegnata la Laconia persuadendo a chi allora la possedeva di ritrarsi cogli
(i) Invece di
. r. A.

yf. ry

AtKfiit,

legge il Cotay :

yf

(a) Cio ; Distruttori di Las. 11 passo di Sofocle non nelle tragedie a noi pervenute.

3 I8

DELLA GEOGBAFIA DI STRABONE

Achei nella Ionia : e designarono Sparta per loro pro> pria reggia, e nelle altre citt mandarono dei r e , ai quali (perch scarseggiavano d uomini) permisero d accogliere quanti stranieri volessero venire ad abitare appo loro . . ^ ................................................................

.................(i). Che tutti i circonvicini si sottomisero agli Spartiati, con questo per altro, che avessero tulli le stesse leggi, e tutti fossero partecipi del governo e delle magistrature : e si chiamavano Iloti. Ma Agidc & gliuolo d Enristene tolse via questa uguaglianza di onori, e li obblig ad essere tributarli a Sparta. E ia parte si sottoposero a questo comando; ma quegli Eli cbe abitavano Elo, essendosi ribellali, furono disfatti in guerra e giudicati schiavi con questi patti, cbe ai loro padroni non fosse lecito n liberarli n venderli fuor dei conGni dei proprio paese. E questa guerra fu detta degnioti. LIlotismo poi il quale dur anche dopo in (ino al tempo in cui i Romani simpadronirono d quel paese dicono che fosse instituito da Agide : e i Lace demoni li tennero quasi come pubblici servi, assegnao do loro certi luoghi dove abitare, e certe determinai incumbenze. Rispetto al governo dei Lacedemoni ed alle muta* zioni avvenute, presso di loro molte cose si possono tralasciare per essere conosciute , ma di altre conve>
(i) In questa lacuna il testo presenta alcune parole ^ ma stac cali; e iu parte auchc guaste.

LIBRO OTTAVO

niente che si faccia menzio|ie. Dicono , per esempio ^ cbe gli Achei Flioti venissero con Pelope nel Pelopon* neso e popolassero la Laconia ; dove poi si distinsero tanto colla loro virt, che il Peloponneso il quale gi da lungo teofipO chiamavasi Argo fu detto dopo d 'al lra Argo Acaica. N solamente il Peloponneso, raa s anche la Laconia propriamente detta ebbe tal so* praunome; sicch quando Omero dice: Doveva allora Menelao ? Non era egli in Argo ^ c a/c a (i) ? Alcuni intendono queste parole come se dicesse : Non era egli nella Laconia ? Quando poi successe il ritorno degli Eraclidi, e Filonomo consegn quel paese ai Dorii, gli Achei trasferironsi dalla Laconia nel paese degli lonii, il quale anche presentemente dicesi Acaja : ma di co storo noi parleremo allorch avrem a descrivere cote* sto paese. Coloro che impadronironsi della Laconia si condus sero temperatamente a dir vero fin dal principio ^ ma dacch poi commisero a Licurgo di fondare il loro go verno soverchiarono tanto gli a ltri, che soli essi fra tutti gli Elleni ebbero a un tempo stesso dominio di terra e di mare, e tennero sempre la maggioranza sugli altri, finch non la tolsero loro i T ebani, e subito do po , i Macedoni. E nemmanco a costoro assoggetlaronsi intieramente \ ma conservando la propria loro legisla zione , ebbero sempre contesa del principato cos cogli altri Elleni, come principalmente coi re^ della Mace donia. Quando poi questi ultimi furono distrutti dai
(i) O diss., lib. Ili, V. a5i.

3^0

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

Romani, i Lacedemoni che si trovavano allora sotto il giogo di tiranni e mal governati, offesero in certe pic cole cose i prefetti che si mandavan da Roma : ma quando si furono liberati dagli oppressori vennro distin> temente onorati, e rimasero, liberi; n altri'uffici presta* vauo ai Rom ani, fuor quelli che si usanq^fra gli alleati. Recentemente rec loro qualche disordine Eurieleo che parve abusasse oltre misura P amicizia di Cesare nel governarli ; ma presto poi fini anche quel male per essere morto Euricleo, e perch il figliuolo di lui non trov favore da niuno ({). E verso quel tempo anche gli Eleuterolaconi presero una certa forma particolare di governo; giacch i popoli circonvicini alia citt di Sparta che allora trovavasi tiranneggiata, e pi di tutti gl' Ilo ti, si accostarono pei primi ai Romani. Elanico afferma che il governo di Sparta fondaronlo Euristene e Proclo : ma Eforo lo rimprovera perch non fa punto menzione di Licurgo, attribuendo le instituzioni di lui a tali a cui non appartengono punto : u eppure ( egli dice ) soltanto a Licurgo fu innalzato un tempio dove gli si fanno sagrifizii annuali ; ma a quegli altri d u e , sebbene siano fondatori, non fu dato neppur quest onore, che i loro discendenti si chiamas* sero* Euristenidi o Proclidi, e non furono n anche considerati come Archegeti, nome che suol darsi a tutti i fondatori di nazioni ; ma qui fu dato invece ad Agide figliuolo di Euristeue, i cui discendenti chiamarpnsi Agidi^ e ad Euriponto figliulo di Proccio, da cui
(i) 11 testo qui in pi modi corrotlo.

LIBRO OTTAVO

3ai

furono denominati Eurpontidi. E ne assegna questa ca< gione , cbe avendo racccdti degli stranieri, col soccorso di quelli fondarono la propria signoria * > . Rispetto alla natura dei luoghi, cosi di questi, come dei Messenii, si pu dire con Euripide che la Laco* nia ha molto terreno capace d essere arato , ma non tale per da potersi coltivare facilmente : essa una regione avvallata, e le corrono tutto all intorno de monti ; sicch poi riesce difficile ai nemidi l entrarvi. Ma della Messenia dice per lo contrario chessa fe race di bei frutti: la irrigano infinite correnti d acqua, ed ricca di pascoli per buoi e per pecore : non il suo clima troppo freddo nei rigori invernali, n troppo s infuoca stto la quadriga del sole . E poco apprsso poi, raccontando la divisione del paese che gli Eraclid fecero tra di loro a sorte, dice che prima, di tutte le l> tre province usc la Laconia terra di cattiva condizione, poi la Messebia, la cui bont supera quanto si po tesse mai dire a parole , siccome afferma anche Tirte. Non si vuole per altro concedere ad Euripide, che alla Laconia ed alla Messenia serva di confine il Pmiso il quale mette foce nel mare ^ giacch questo fiu me scorre pel mezzo della Messenia, senza punto toc care la Laconia : e non dice il vero nemmanco dove afferma che la Messenia ( la quale al pari della Laco nia situata lungo il mare ) iqaccessibile ai naviganti. Cos poi non determina bene n anche l Elide, di cendo : Chi passa al di l dal fiume trova P Elide vi cina alla dimora di Giove. E v aggiunge uua prova
S tl^ sosjSj tom. U I,
2

3aa

D E L L i GEOGRAFIA DI STftABONE

che a noi non era punto necessaria (i): perocch s'egK volle parlare di quella che ora dicesi Elide e che con fina colia Messenia, essa , al pari della Laconia, non bagnata dal Pamiso , essendosi gi detto che quel fiuQie scorre pel mezzo della Messenia : se poi intese 1 autica, quella cio denominata bassa Elide, il suodiscorso cade ancor pi discosto dal vero \ giacch, attraversat,o il Pamiso, incontrasi una gran parte della Messepia, poi tutta la signoria de F e re i, poscia il paese de Messei detto Trifilia, poi la Pisatide e poi l Olimpia e , dopo trecento stadii, lElide. Siccome poi alcuni scrivono cetoessa ed altri cee< taessa l epiteto dato da Omero a Lacedemone, cos domandasi d o^de si debba credere derivata la parola cttoessa \ se da c^tos (2) , o dalla sua grandezza, ci che par pi, credibile. E rispetto all epiteto ceelaessa y alcuni 1q intej;pre.tano ahhon^wole di calaminta (3) ; altri osservano che le fenditure occasionate da tremuoti chiamansi cee{<, d onde poi si dissero cette anche le prigioni de Lacedemoni, le quali sono una spede di spelonca: ma credono alcuni che tali fenditure si chia*

(i) K / \ i r i y n

*/ rir

"ot-tx.

(3 ) Da cetos venne il nome ai Cetacei; e alcuai credono che Lacedemone avesse questo soprannome per essere il golfo della Lacoma abbondevole di tali pesci. Rispetto alla seconda deriva zione osservano gli Edit. frane, cbe questo epiteto sarebbe an cora derivatb dalla voce cetos presa iu senso metaforico ; ia quella guisa che la parola mostruoso viene da mostro. (3) Caaminto. Sorta d erba.

UBBO OTTAVO

3a3

mitto invece cpi', d'oiide l espressione di belve ore'^ sce (cio di belva ahitatriei delle spelonche dei monti). Nel vero poi la Laconia molto soggetta ai tremuoti: tanto che alcuni ailermano essersi una volta scosceso dal Taigete un ciglione. Vi sono cave di pieb'e preziose a T enaro, dalle quali traevasi il marmo anticameule detto Tenario ^ ma recentemente alenai apersero nel Taiget una cava assai grande, col soccorso della ma gnificenza roinaaa. Che poi e il paese la citt si di cessero con uno stesso nome Lacedemone lo prova Omero : e dico il paete comprendendovi anche la Messenia. Infatti parlando dellarco e del turcasso di Ulisse egit dice ;
. .................... Doni che ad Ulisse, Cui s abbatt nella Laconia Un giorno , Feo V Euritide IJito ai Numi eguale.i

E poi soggiunge :
S incontraro gli eroi nella magione D Orsiloeo in Mfssenia (i).

E qui Oi^ero parla del territorio di Fere, di cui la Mcssenia era. una parte*, e per gli parve indiiTerente il dire che s inc0ntrar0U0 a Lacedemone od a Messene, Che poi 1 abita^QQ^ di Orsiloeo fosse a Fere si fa ma nifesto da quell altre parole dello stesso Omero che

Telemaco e Pisistr^o, giunsero a Pere y presso Diocle figliuolo di Orsiloeo (2): e Fere appartenne senza duh'
(1) O d is s ., lib. XXI, V. i 5. (2) O d is s ., lib. IV, V. 488.

324

D E L L i GEOGRAFIA D I STRABONE

bio alla Messenia. Quando poi dice che i compagni di Telemaco, partitisi da Fere, stimolarobo tutto il gioroo i cavalli, e uondimeno declinava gi il sole quando essi giunsero alla bassa Lacedemone, dve cercarono della' casa di Meilelao ( i) , bisogna intendere sotto il nome di Lacedemon la.citt stessa (a)^ se n o , egli rac-> conterebbe Parriyo da Lacedemone a Lacedemone, Ol tre di ci non probabile che la residenza di Menelao fosse altrove che a Sparta : perocch Telemaco noa direbbe io vado a Sparta ed a Pilo {? > }, E questo sac corda cogli epiteti dati a quel p a e s e ................ se puf non voglia considerarsi come una iicensa poetica . . . . giacch sarebbe una contraddizione non aver nominata la Messenia nella enumerazione delle n avi, n come appartenente alla Laconia od a Pilo di Nestore, ai& come partecipe per s stessa di quella spedizione. Dopo il capo Maleo scopronsi il golfo Argolico e lErmionico. Il primo guarda all oriente e va fino al capo Scilleo ed alle Gicladi : I altro , ancor pi orientale di questo, si stende fino ad Egina e ad Epidauro. L ia> gresso del golfo Argolico occupato dai Laconi ; il re* stante dagli Argivi. Quivi fra i luoghi appartenenti i Laconi Delio, sacro ad Apollo , c ha il nome co mune con un altro della Beozia^ poi il castello detto Minoa con nome uguale ad un altro del Megarese ^ ed Epidauro Limera , come dice Artmldoro. Ma Apollo(i) Odiss., lib. Ili, v. 486; e llb. iv , v. i. (a) Cio, la citt di Sparta.
(3) O diss., lib. , V.
359.

LIBBO OTTAVO

3a5

doro aiferma eh' essa vicina a C iter, e che per es^ sere fornita di buon porto ( dai Greci detto Limen ); fu brevemente e per sincope denominata Lim er, mentre da prima dicevasi lmenera. Subito dopo il capo Maleo la spiaggia Laconica per gran tratto difficile a navigarsi: nondimeno ha luo ghi dove si pu approdare, ed anche alcuni porti. Di questi poi abbonda il restante di quella spiaggia ; e molte -isolette le stanno dinanzi, ma non sono degne di essere menzionate. CAPO VI.

DeUJrgekde e delie tue citt, I l golfi) Ermionico. I l golfo Saronico. Dei nomi A rgo, EUade, E lleni e PaneUet. D i -Argo e della sua cittadella, D e ^ epiteto Polidipsio dato da Omero ad Argo. Fiume deU Argolide. D i Danao fondatore i A rgp ^ e d ^ suoi successori. Micene. TirintO j e sue mura co strutte dai Ciclopi. AUre citt delP Argolide. DelP isola Calauria^ e del tempio di N ettuno. Epidauro e sfu> tempio <f sculapio. DeU isola Egina. Citt dell'Argolide mentovate da Omero. Della celebrit di Argo. M icene, ed altre citt sog gette ad Agamennone. D i Euristeo e della sua spedizione contro i'fi^iu o U P Ercole. D i Nemea^ e dei giuochi NemeL

Appartengono agli Argivi Prasia e Temenio dove fu sepolto Temeno ; e prima di questa citt anche il paese pel quale scorre il fiume detto Lerna con nome uguale a quel Iago sul quale si favoleggia che avvenisse quanto si racconta dell Idra. E Temenio distante da Argo ventisei stadii, al di sopra del mare. Da Argo ad

3z6

D EtL GEO&RAFIA DI STRABONE

Ereo (i) se ne contano quaranta; e di quivi a Micene dieci. Dopo-Temebio Nauplia, stazione di navi degli Ar givi ; e delta cosi appunto dall' essere acconcia a ricet tare navili. E credesi che dal nome di questa citt i mo derni siano stati indotti a fingere ci che si racconta diNanplio e de suoi figliuoli: perciocch se queste cose fossero vere, Omero non avrebbe tralasciato di fare menzione di un uomo fornito di tanto sapere e di tanta prudenza come fu Palamede, e nondimeno condotta a morire con si ingiusto tradimento ; n della grande strage fatta da Nauplio nelle vicinanze di Gafarea. Ma oltrech queste cose hanno troppa sembianza di fa vola , la genealogia non s accorda n pure coi tempi, E nel vero, sia pur conceduto che Nanplio fosse fi gliuolo di Nettuno^ ma come pot poi'Amimone es ser madre a lu i, il quale viveva tuttora ai tempi della guerra troiana 7 A Nauplia tengono dietro certe caverne ; e dentrovi labirinti detti Ciclopici, costrutti d a lla mano d e lluOmo. Quindi dopo altri luoghi il golfo Ermionico: perciocch, annoverando Omero cotesto golfo tra i luo ghi soggetti ad Argo, mi parve di non dover trala sciare di collocarlo fra le varie parti nelle quali dividesi il Peloponneso. Esso comincia dalla piccola citt di Asine : quindi vengono Ermione e Trezene. Rimpetto alia spiaggia giace l isola Galauria il cui circuito di trenta stadii, divisa dal continente per uno stretto di quattro stadii.
(i) La voce Heroeum significa n a Tempio di Giunone-

LIBRO OTTAVO

Saj

Appresso il golfo Saronico (alcuni lo dicono Po ro (i) altri Ponto) d onde poi viene denominato Sato nico anche il mare : e cosi chiamasi tutto quel mare che dalla spiaggia Ermionica e dallistmo va a congiun* gersi col Mirteo e con quello di Greta. Appartiene a golfo Saronico la citt d Epidauro , ed anche l isola Egina che i sta rimpetlo: poi viene Gencrea porto de Corintii dalla parte dell Oriente. Chi di quivi naviga per lo spazio di quarantacinque stadii trova il porto Schenunte, d onde poi se ne contano circa mille e ot tocento fino al capo Maleo. A Schenunte lo stretto pi angusto che in qualsivoglia altra parte, e quivi pres so il tempio di Nettuno Istmio. Ma per ora si lascino addietro cotesti luoghi, perciocch sono fuori dell Argolide \ della quale , ripigliando la nostra descrizione , andremo ora scorrendo le singole parti. primamente si vegga in quanti modi Omero ado per la voce Argo o da s sola o con qualche epiteto, come quando dice Argo Acaico , lasio j Ippio , Ippo* bota, Pelasgico. Poi chiama Argo non solamente la cit t , come fa in quel luogo ove dice Argo e Sparta (2), e in quell altro.: Costoro abitavano Argo e Tiritilo : ma SI anche tutto il Peloponneso, ove Agamennone dice : nella nostra dimora in Arg (3) ; perocch Aga mennone non dimorava per certo nella citt di Argo. Ghe anzi Omero applica il nome d Argo all Eliade
(i) Cio: Tragitto o Canale. (3 ) 11., lib. IV, V. 5a ; e lib. (3) l i . , lib. II , v. 3o.

11,

v. 55g.

3a8

D S L tA GEOGRAfI DI STKfiONfi

intiera ^ chiama Argivi tutti gli Elleni, colpe altrove li chiama Danai ed Achei. Ma chiariice poi qu,esta omonomia cogli ; epiteti. Per a dinotar la Tessaglia dice : quanti abitavano Argo Pelasgico. E il Pelopondeso lo accenna dicendo : Se ritorniamo ad Argo Acaico ; ovvero : Non era forse in Argo Aeaico ? e con ci fece manifesto altres che i Peloponnesii furono detti anche Achei in un ^enso tutto lor proprio. Oltre di ci d al Peloponneso anche il nome d^ Argo lasio, facendo chEurimaco dica a Penelope:
.............................. Se te vista tutti

A vtsser per P lasio -Argo gli A ehivi, Turba qui di rivali assai piii fo lta Bancheiteria daUo spuntar d e lt alba (i).

Perciocch naturale 'che qui non debba aver voluto indicare gli abitanti di tutta T Eliade, ma soltanto i vicini. Gli epiteti poi Ippobota ed Ippio li adoper co munemente. Rispetto ai nomi Eliade, Elleni e Panel* leni v hanno contrarie opinioni. Tucidide afferma che Omero non us in nessun luogo deir opera sua il no me d| barbari^ perch nemmanco gli Elleni a que* tem> pi non avevano ancora un nome comune che a questo potesse opporsi. JM Apollodoro dice che da Omero fu rono chiamati Elleni soltanto gli abitatori della Tessa glia : si dicono Mirmidoni ed Elleni (a) : ma che invece Esiodo ed Archiloco usarono questo nome di Elleni ed
<t) O diss., lib, x v in , v.
246.

{v) l i , , lib. n , T. 684-

LIBDO OTTAVO

829

anche quello di Panelleni per significare tutta quanta la nazione : Esiodo dicendo che > Panelleni cercavano in matrimonio le figliuole di Proto ; Archiloco dicendo che le sventure dei Panelieni piombarono a un tratto su Taso^ Ma alcuni sostengono in contrario che Omero us il nome di barbari giacch disse che i Carii parlano un linguaggio barbarico' ( t) ; ed anche il nome di El iade ove dice : un eroe di gran fam a n elt Eliade e in Argp (a). La citt dArgo faU>ricata per la maggior parte sopra un terreno piano: ha per cittadella, detta La* rissa, un colle nieszananiente fortificato, su cui evvi un tempio di Giove. Vicino alla citt scorre l Inaco, fiume raccolto da molte vallee, c ha le sue sorgenti nel L ircco, monte dArcadia presso Ginuria. E gi ab< biamo detto che quanto raccontasi di maraviglioso in torno alle sue sorgenti tutto poetica invenzione : ed una finzione altres che Argo sia privo d acque, ' donde ppi si fece quel verso : Gli Dei lasciarono senz acfjue Argo ; mentre invece il paese basso e irrigato da fiumi con paludi e laghi, e la citt abbondevole d acqua perch ha molti pozzi con vene a fior di terra. Di questa falsa opinione recano la colpa a quel verso di Omero ove Agamennone dice : ritorner carico onta in Argo polidipsio (). Perciocch questa voce si usa talvolta invece di polipotheton o mollo desiderato ^ ol(i) LeUeralmente : Dicendo batbarofoni i Carii. (a) O d iss., lib, I , V. 344. (3) nAvcf/i^ii; cio, Assetato.

33o

d e lla : g e o g r a f ia d i s tr a b o n e

trech levandone la lettera d potrebbe leggersi poliipsion o colpito da molte sventure, in quella guisa cbc Sofocle dice : la casa de Pelopidi feconda di sventure (poliphthoron). E infatti le voci proapsai e iapsai si' gnificauo recar danno o ruinare. Nel verso citato poi Omero non accenn gi Argo, perch Agamennone non voleva punto andare a questa citt ; ma sibbene il Pe loponneso , che non si pu dire arido al certo. Alcuni considerano la lettera d come se fosse in luogo della congiunzione ^ , e questa poi in significato della preposizione tir, in, a, interposta per iperbato fra ed (i). Uno dei fiumi che irrigano lArgolide lInaco^ laltro r Brasino. Questo piglia il suo principio da Stimfalo drcadia, e dalla palude che col pure si trva e vien della Stimfalide, in cui si favoleggia che fossero certi uccelli detti anch essi Stimfalidi, i quali Ercole di sperse a colpi di frecce e col suono del tamburo. E di cesi che questo fiume (detto Erasino d anche Ar^ sino ) dopo essere corso un tratto sotterra, sbuca nell Argolide e ne irriga il suolo. Un altro fiume di ugual nome scorre dall Arcadia, e va a gettarsi nel mare pressp Bura : un altro lEretrico (2), e poi quel lo nellttica presso il borgo Braurone. Sogliono anche mostrare in vicinanza di Lerna una fonte detta Ami(i) Secondo costoro l espressone lo stesso che

''Afytt sarebbe

tir vtXu'^iu Afycf, ad Argo, feconda di sven

ture.
(1 ) Cio quello d Eretria citt nell isola d Eubea.

L W O OTTAVO

331

mone : ed Lerna un lago dell Argolide e di Micene, dove' raccontano che si <trovasse gi l idra. Le molte espiazioni che in quel lago si fecero diedero origine al proverbio : Una Lerna di mali. Del resto tutti sac* cordano a dire che il paese abbondevole d acque, ma che la citt d Argo situata sopra an arido terre no. Tuttavolta ha un gran numero di pozzi, la cui in venzione suole attribuirsi alle Danaidi, d'onde poi disse un poeta : Le Danaidi fecero abbondevole d acqua Argo che prima ne pativa difetto. fra questi pozzi ve ne ha quattro che sogliono essere e nA>slrati e, te* nuti in pregio sopra gli a ltr i, siccome quelli che man tengono 1 abbondanza deir acque anche quando tutti gli altri ne sono privi. La rocca degli Argivi fama che fosse fndita da Danao^ il quale pare abbia superato i principi che lo pre cedettero in quelle contrade per modo , che ( al dir di Euripide ) in tutta VEliade fece nominar Danai coloro che prima dicevansi Pelasgioti'(i). E v ha il suo se polcro in mezzo alla piazza d Argo, il quale si chiama Palinlo : ed io stimo che la fama di questa citt sia stata cagione che anche gli altri Elleni si denominas sero Pelasgbi, Danai ed Argivi. Per i nomi di lasidi, d Argo lasio , d Apia e d Apidoni gl introdus sero gli scrittori moderni : ma Omero non fa menzione giammai degli Apidoni ^ e il nome di Apia suole adperarlo per significare un paese lontano. A provar poi eh egli denominasse Argo il Peloponneso si possono
(i) ^eW Archeao, tragedia che and perduta.

332

SELLA GEO&RAFU DI STRBONE

citare anche queste espressiooi : V argiva Elena : avvi

una tt detta Efira nelle parti pi riposte delPjrgo : nei mezzo dell Argo : per regnare sopra molte isole e sopra tutto f Argo (i). Cosi presso gli scrittori pi re centi trovasi detta Argo anche una pianura ^ ma presso Omero non jnai : e per questa voce in tale significato si crede che appartenga piuttosto al parlare di Mace donia e di Tessaglia. Siccome poi ai discendenti di Danao succeduti nella signoria del paese rgivo si frammischiarono gli Amitaonidi usciti,della Pisatide e della Trifilia^ cos nessuno potrebbe maravigliarsi che questi popoli fra loro con* gitanti di sangue abbiano da principio diviso il paese in due regni per modo che le due citt capitali fossero di stanti luna dallaltra meno di cinquanta stadii. Queste due citt furono Argo e Micene : e 1 Ereo ( il tempio di Giunone ) vicin di Micene fu comune a tutti e due que principati. Quivi erano statue di Policleto, bellis sime fra quante ne abbia prodotte mai P arte; ma nella magnificenza e nella grandezza inferiori a quelle di Fidia. Da principio pertanto Argo fu di molto superiore; ma poi prevalse Micene, per essere col emigrati i Pelopidi. Perciocch essendo venuta ogni cosa in potere dei fi gliuoli di Atreo, Agamennone che n era il maggiore di et s impadroni della signoria ; e parte per fortuna, parte per propria virt, aggiunse ai possedimenti paterni
(i) IL, lib. VI, v. 3a3; Ibid., v. i5a; lib. ii, v. 108; Odiss., 344-

lib. I , V.

LIBRO OTTAVO

333

una grande estensione di paese fra, le altre cose, nn^ la Laconia a Micene. Menelao pertanto possedette la Laconia. Micene, con tutto il paese fino a Corinto e a Sicione, e fino al sito di quei che allora chimavatist lonii ed Egialei, e poscia furono detti Achei, l ebbe Agamennone. Ma dopo le cose troiane, essendosi di sfatto il regno di Agamennone, la citt di Micene im> miseri, principalmente da poi he furono ritornati gli Eraclidi. Poich costoro impadronitisi del Peloponneso ne discacciarono quanti ti eran potenti; e qtielli fra loro che occuparono Argo s ebbero ancb Micene, come una citt appartenente a quel territorio. In pro gresso poi di tempo Mitene fu distrutta dagli Argivi, sicch al presente non se ne trova pur traccia ( i ). E posto che ancb Micene sia soggiaciuta a tal sorte, non da far meraviglia se oggid pi non si veggono al* cune altre citt menzionate da Omero come soggette ad Argo in que' versi :
Segata P eletta de guerrier , cui d Argo Mandava la pianura e la superba J f ardue mura Tirinto e le di cupo Golfo custodi Ermone ed Asine. Con essi di Trezene e della lieta Di pampini Epidauro e dCE'ione Venia la squadra, e dopo questa un fiero Di giovani drappello che d Egta Lasci gli scogli e di Masete (3 ).
(1) Il Wesselingio osserva che quesU espressione non deve in terpretarsi severamente; giacch Pausania, vissuto circa i5o anni d o p o , vide gran parte delle m ura di Micene. ( Edit. frane. ). ( 2 ) 11., lib. I I , V. 55g.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

Fra questi paesi gi abbiacao pai-lato di Argo : ora a dirsi degli altri. Pare adunque che di Tirioto si valesse Preto come di rocca^ e ohe la facesse murar dai Ciclopi, i quali eraao sette e chiamavansi Gasterochiri, perch si nutritano col guadagno delle loro mani (a). Costoro si dice che, invitati, venissero dalla Licia^ e forse le spelonche che trovanti presso Naupiia , e le opere ch& vi si veggono trassero da costoro il proprio nome. La cittadella detta Lipimpe ebbe questo nome da Licmnio^ essa distante da Nauplia circa dodici stadii, ed deser> ta al pari della vicitia Mida. Questa diversa da quella che trovasi nella Beozia : perciocch la beotica pronun ciasi come Prnea ( coir accento sulla priina sillaba ) , e l altra invece come Tega. Confinante con Mi da Prosimna, l quale ha essa pure un tempio di Giu< none : ma la maggior parte di queste citt le disertarono gli Argivi come ribelli^ e degli abitanti, quei di Tirinto si trasferirono in Epidauro , que d Epidauro fra i cos detti Aliei (3). dispetto agli abitanti d Asino ( la quale fu anch essa uu borgo dell Argolide vicino a Nauplia ) i Lacedemoni li tramutarono a Messene e in una piccola citt detta anchcssa Asine. Perocch i Lacedemoni, al dire di Teopompo, essendosi impa(i) Preto ed Acrisio, fratelli, si combatlerono pel regno dellArgolide. All ullimo lo divisero. Acrisio rimase m Argo : Preto si trasfer a T irato. ( Edit. fraoc. ). (a) Da YtTf ventre e mano.

(3) AAi'etr, Pescatori.

J.1BB0

OTTAVO

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dronili di mollo pase soggetto da prima all' altrui si gnoria , vi collocarono quauti fuggiaschi cercavan rico vero presso di loro. E cosi avvenue che anche gli abitaoti di Naqplia si trasferissero nella Messeuia, Ermiione poi una celebre citt. La sua spiaggia occupata da certi uomini detti Allei perch vivono delle prodqzioni del mare. fama che presso Erm'iotie vab bia un breve caounino per discendere allOrco ^ sicch poi non v era col il costume di mettere nella bocca de morti quella moneta ch denominavasi nolo (i)> Dicesi che Asine fosse una volta abitasione anche dei D riopt, o trasferiti col dai luoghi vicini allo Sper- chio sotto la scorta di Drope Arcade ( siccome dico Aristotele), 0 discacciati per opera di Ercole dalla Do ride vicina,al Par|iaso. 11 capo Scilleo presso Erm'one dicono fosse denominalo cosi da Scilla figliuola diNiso, la quale innamorala .di Minosse gli. consegn a tradi mento INisea ^ e fu da lui precipitata nel mare Je cuL onde portaronla a questo capo, dov ebbe poi sepol tura. Ejona era un luogo che quei di Micene disertaro no , e poi lo ooavertirono in una loro .stazione di navi : ma col tempo fu distrutto per modo ch non pi nemmanco una stazione. Trezene sacra a Nettuno, don de una volta dicevasi anche Posldonia (2 ). Essa al di sopra del mare circa quindici sta dii ; e f a , gi tempo,
(l) Usavatio i Greci di mettere nella bocca dei morti una inoueta detta nolo, destinale a pagare il nocchiero di Av^' do. (1) Come a dire Nettunia.

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D^LLA GEOGRAFIA DI STHABONE

una citt non ignobile. Dinanzi al porto di Trezene detto Pogone sta Calauria, isoletta il cui circuito di trenta stadii. Quivi era il sacro asilo di Nettuno ; e di cono che questo Dio ricevette Calauria da Latona dan dole D eio, e Tenaro da Apollo in contraccambio di Pizia. Ed Eforo riferisce anche un oracolo che diceva ; Gli tutt uno posseder Deio o Calauria , la divina Pizia o la ventosa Tenaro. In quel tempo v ebbe an che una specie di nfizionia di sette citt , comparte cipanti dei sagrifizii, e furono Ermione , Epidauro, Egipa , Atene , Prasia , Nauplia , ed Orcomeuo Mine}a. In luogo poi de Nauplii sottentrarono gli Argivi, e i Lacedemoni in luogo dei Prasii. E la venerazione di quel Dio prevalse appo gli Elleni per modo che anche i Macedoni, quando furono divenuti padroni delia Gre cia , rispettarono quelP asilo, e si guardavano dal far violenza a coloro che rifuggivansi in Calauria come sup plici, Per Archia non os strapparne a forza Demo stene , sebbene avesse seco un esercito, e da Antipatro gli fosse stato ingiunto d condurglielo vivo con quanti altri oratori trovasse, accusati al pari di quello. Ma ten t invece di persuaderlo ad uscir di col, n in questo riusc : eh Demostene invece con un veleno si liber dalla vita. Trezene e Pitteo figliuoli di Pelope essendosi par titi dalla Pisatide vennero nellArgolide e quivi il primo lasci una citt col suo proprio nom e, dove regn poi Pitteo (i) succedenda al fratello. Ed Anteo che tenue.
(i) Anzi costui diede a quella citl il nome del proprio fra tello Trezene. (Edit. frane.).

m a o OTTiTO

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da {Htna q a luoghi, etsendoD parUt.pec mare fohdAiicaroasso, come, dirassi parlando della Caria' e di Troia. - Epidanrb efajmavasi da pii&ia Epiear ( 1). Perocch: Aristotele dice, averla una volta possedirta i Cani, i qualii tennero anche Ermione^ ma ritoraati gli Eradidi, .glio* aii.i quali avevanli seguitati ad Argo quando uscirono dalla. Tetrapoli dellAttica, si misero ad abitare insieme con loro. Ed anche Epidauro una citt. &moMj pria-i cipalmente per la celebrit d EsculapiO ,< credutb; ca pace di guarire altrui da qualsivoglia miallia^ sicch il suo tempio sempre pieno dinfermi, di tavole consa crate dove sono rappresentate le guarigioni, siccome sii veggono a Coo ed a Tricca. Giace Epidanro nell uhi-. mo fondo del golfo Saronico; ha una periferia di quin dici stadi!, e guarda al levante destate: la cireondana alte montagne 6 0 0 alla spiaggia d r m are, sicch to< vasi naturalmente fortificata da tutte le parti. Frammezzo poi a Trezene e ad Epidauro vbbe:ua luogo forte detto Metana con una peoisola del knedesimo nome. Ma in alcuni esemplari di Tucidide trovasi invece.Metona; nome eziandio di una citt dlla Ma* cedonia, dove Filippo trovandosi ad assedio perdette un oci^io. Per Demetrio da Scepsi crede chi alcuni in^ gannati dalla somiglianza del nome, applicassero, qaestai Metana situata presso Trezene la maledizione profTerita^ per quanto si d ice , da coloro che Agamennone avev
(1) Epicari. Le edizioni leggono gjeaerafanente^Y ouro.

SrifjtfOJftj. tam. UL

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D tL LA 6EOGKAFU S I SXaABONE

pditi in cerca inaraiyche gii abitanti non rifinisser mai di costruire / loro mara l Ma non furono g;f gli abitanti di Metana che ribaltarono la domanda di Aga> meniMifne, bens: quei di Metana nella Macedonia^ c me dice Teopompo ^ i darebbe vcrisimiU cbe quei prin, vicini oom erano , aveste fatto un tale vifinto. Gfaiamasi Egina ob luogo dell Epdanride, ed a n che nn isola posta rinpe4to a quel continente , ed atta quale Tolf alludere Omero nei vetsi gi citati. Laonde aloani iuyece di Egina scrissero abitavano iola Egina distinguendo cos due luoghi d ao mede simo nome. Che bisogno v^ha poi di dire che qttesta una delle isale pi conosciute ? Perocch afFerinano eh esia fo patria di Baco e de suoi discendenti. E fi una volta polente svi mare, e contese gi cogli abilanti di Atene i primi Onori nella battaglia navale datasi a' Salamina nei tempi della guerra persiana. Dicono ch la circonferenza di questisola di cento ottanta stadii, ed ha una citt che porta lo stesso sno nome , volta verso la Libia.Xe stanno poi dintorno lAttica, la Mega^ ride, e quelle parti del Peloponneso che stendonsi fino ad Epidauro ; ed a circa cento stadii da ciascuno dii <]nesti luoghi. Ne fianchi d oriente e di mezzogiorno cinta dal mare Mirtoo e da quello di Greta: molte isolette le stanno in giro vicine a terra ferina ; ma Beibina molto addentro nel mare. Il sudo di Egina sca-> varo profondamente trovasi aolloso j m nella superfi cie pieno di sassi, massimamente nella pianura. Per tutto quel lerreiio - nudo, se non che produce una sofBcente quantit dorzo. Dicesi poi che gir abitanti di gi

LIBRO OTTTO

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na si chiainaroii MrmidoD, non gi (come racconta la fivela) perch dopo esser col infierita una gran peste stto il regno di E a c o , le formiche vi siano diventate uomini^ ma perch a modo delle formiche scavavano la terra e ne ncopvivaa le pietre, aiEnchi la coltivazione vi potesse aver luogo ^ ed anche perch risparmiando i mattoni ^i) abitavano dentro fosse scavate. Quest isola chiamossi anticamente Enone (a) con nome conforme a quello di due borghi delP ttica, l uno de' quali vicino ad Eleutera ^ giusta qoel detto: abitare i prati ri cini ad Enone e ad Eleutera ; P altro appartiene alla Tetrapoli in vicinanza di M aratona, e di questo si fcco il proverbio: gli abitanti d'Enone deviano il torrente (3). Vennero poi col tempo ad abitare questisola gli Argivi e i Cretesi e quei d Epidauro ed i Dorici. Pi tardi gli Ateniesi vi mandarono coloni fra quali ne distribuirono a sorte il terreno ; ed all ultimo i Lacedemoni avendo tolta agli Ateniesi quell isola la restituirono a suoi pri mitivi abitatori. Gli Egineti mandarono colonie a Cidoaia di Creta e negli Umbrici. Eforo poi dice che in Egina furono fatte coniare da Fidone le prime monete d argento ; giacch quell isola era divenuta un empo<
(i) Bisparmiando coi la terra che sarehben OMUuoiala a lineare i maUoni. (a) Il Coray sosliluisce Enoe perch nell Attica no si tro vano siti detti Eitone, ma sibbene due borghi denomDali Euoe. (3) Raccontavasi che gli abitanti di Enoe aveano deviato it C<ir<i<fro ( torrente ) , accostandolo al loro feorgo ; ma p*rcb invece de vantaggi che ne spO'avaDO ne furono danneggiati s introdusse per iacberno il proverbio qui cceuaato*

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SELLJL g e o g r a f i a DI STBABONE

rio , essendo i suoi abitanti obbligati dalia sterilit ^de) terreno di volgersi al commercio del mare : d onde poi ] usanza di dare alle mercerie il nome di mercatanzio

d Egina. Omero menziona alcuni luogb secondo il loro ordi ne , come quando dice : coloro che abitavano Irta ed Valide ^ coloro che tennero Argo e la ben mutata T irinto ed Emone ed Asine situate sopra un golfo pro fondo y e Trezene ed Elona. In alcuni altri luoghi in vece non procede con ordine , dicendo per esempio Scheno e Scoto , Tespia e Grea. d annovera fra le isole alcuni paesi che appartengono al continente, come fa ove dice : coloro che possedettero Itaca e quelli cho abitarono Croclia ; mentre GrociUa fra gli Acarnani. Cosi pure eongianse con Egina, di cui ora parlia'mo, an che Maseta ch parte del continente Argolico. Di Tire poi non fece mei)2one, sebbene altri ne parlino assai. l*er questa citt fra gli Argivi ed i Lacedemoni si fece^ un combattimento di trecento contro trecento^ e vinsero i Lacedemoni per l accortezza di Otriade. E Tucidid afferma che questo luogo nella Ginuria, verso il con fine' detr Argolide e della Laconia. Anche Isia un luogo ben noto dell Argolide ^ e cos parimenti Gencrea , la quale giace lungo la strada che da Tegea conduce in Argo attraversando il monte Partenio ed il Greopolo. Ma Omero non conobbe questi luoghi, e.n anche Lircio n Ornea^ che pur sona borghi dell Argolide, ed hanno il nome a comune, luuo coi monte Lircio ( i ) , 1 altro colla citt di Qrnea situata fra Corinto e Sicione.

l ib r o o t t a v o

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P ra le citt del Peloponneso furono e sono anche {>resenteinente celebratissiitae Argo e Sparta : ma per sseme appunto parlato da tutti non occorre disten dersi a lunghe descrizioni ; altrimenti parrebbe che noi ripetessimo-ci che ognuno gi dice. Anticamente per tanto la maggiore celebrit apparteneva ad Argo ; ma poscia i Lacedemoni prevalsero sotto bgni rispetto, e mantennero quella superiorit conservando la propria indipendenza, se non quanto in alcuni intervalli di .tempo accadde che anche la loro fortuna declinasse^ Gli vero che gli Argivi non ricevettero Pirro^ il quale anzi mor dinanzi alle loro m ura, perch una vecchierclla ( come raccontasi ) I uccise gettandogli dall alto delle mura una tegola sul capo; ma furono poi sotto alcuni altri re : ed avendo col tempo partecipato della lega chea, vennero insieme cogli Achei in potere dei Ro mani ; .e la' loro citt che tuttora sussiste, la seconda nell ordine dopo Sparta. Ora diremo de luoghi ch nella enumerazione delle navi trovansi mentovati come soggetti a Micene e ad Agamennone. I versi di Omero sono i seguenti :
Ma ben cento son quelle a cui comanda I l ,regnatore Agamennne Atride ; Sua seguace la gente che gF invia La regale Micene e l opulenta Corinto, e quella della ben costrutla Cleone, e quella che t Omee discende, E dell amena Aretira. If scarsa Fu de suoi Sicon, seggio primiero D Adrasto. Anco Iperesia > anco t eccelsa Genoessa , e Pellene , ed Egio , e tutte

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DELLA CfiOGRAt^ DI STRACONE

t e marittim* prode > e tutta intorno D Eliee la campagna impoverirsi. D'abitatori (i).

Micene pi non sussiste. La fond Perseo^ poi vi re gnarono Stenelo ed Euristeo, i quali comandavano an che in Argo. E dicono eh Euristeo avendo fatta una spedizione a Maratona contro i figliuoli d'E rcole e contro lolao aiutati dagli Ateniesi, fin in quella batta glia , e che il suo corpo fa sepolto a Gargetta, tranne soltanto la testa che lolao ne divelse e la sotterr 4 Tricorito lungo la strada maggiore presso la fontana M a c a r ia i n ua luogo detto perci testa di Euristeo, Questa citt di Micene pass col tempo in potare de' Pelopidi eh uscirono della Pisatide ; poi nella domina zione degli Eraclidi che tennero anche Argo. Ma dopo la battaglia di Salamina, gli Argivi iosieme on quei di Cleone e coi Tegeati avendole mossa guerra la distrus sero dalle fondamenta e se ite divsero il territorio fra loro. I tragici p o i, per la vicinanza di queste due citt, ne parlano come se fosse una sola a cui si dessero in distintamente i nomi d Argo e di Micene : per Euri pide in una stessa tragedia d ora il nome di Argo, ora quello di Micene ad una medesima citt, per esempio nell Ifgenia e nell Oreste. Cleone una piccola citt sulla strada che va dArgo a Qorinto, e sta sopra un colle circondato di abitazioni tutto all intorno , ed ottimamente m urata, sicch a
(i) 11., lib. II, V. 569 .

U B hO T tA V O

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me pare cbe da Omero aia tata opportonamen^e detta ia ben cotiruUa. Quivi poi fra Cleone e Fliunte ovvi Nomea ^ e quel bosco nel qnale gii rgivi baoDO in castume di cele* brare le feste Nemee, e donde ebbero origine le imole cb si raccontano intomo al leone ncnno. Quivi pure il borgo di Bendaina (i). Gleone distante da Argo cento venti tadii, e ottanta da Corin^^ e noi 1 ab biamo vedttta dall Aeroceriato. C A P O VII.
JDdla citt di Ca/vuo. h - P r u ^ di Canuto dette d Bm >

chiodi e d i C iptda, Tempio d i yeaert. Situftfiane <- C> tinto. Delle coste che t istmo disgiunge j, deUe citt ivi collo cote. D i Tenea. Distruzione delta citt di Corinto. Sud rietS/ieiaione. Sue ricthezze. D i alcune altre citt del ta r i torio cttritti, ^ Deiia citt d i Sisione.

Corinto fii d ^ ta opulenta a cagione dell emporio si* taato sull istm o, e pencb fu padrona di due poiv ti (3) , l uno dei quali volto all Asia, l altro ^1 I* talia \ siccb facilmente pu trasportare da quella e. da questa le mercatanzie, sebbene v abbia s grande di* stanca, Peroceb siccome anticamente lo stretto delia Sicilia non si poteva facilmente navigre, cod acea deva anche daltri mari, e sopra tatti di quelli iotomo al
(i) Plinio dice invece Bembinadia, e crede cbe questo nome e qnel di Nemea sigoificassero uno stesso luogo. {*) Lecheo e Ceacreo.

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SELLA GEOGIlAPIA Dt STHiBONC

Maleo |>el contrasto de venti: d onde poi nacque H proverbio dando volta al capo Maleo ponete in oblio le cote, vostre domestiche. Per tornava *comodissimo cos ai mercatanti dell Asia, come a quelli d Italia il portare le loro merci a Corinto^ senza pericolarsi nella navigazione intorno al. capo Maleo. 1 Gorntii adunqae in grazia d^Ila loro posizione, tenendo per dir cos le chiavi del Pelopenneso, gabellavano le merctanzie che venivan condotte appo loro o per essere poi introdotte nella penisola, o per esserne invece diffuse al di fuori. questo vantaggio dur nella sua intierezza anche in tempi posteriori, anzi si venne sempre aumentando. Perocch i certami Istmici che quivi si celebravano so* levano congregarvi gran moltitudine di persne : e i Bacchiadi che tennero la signoria di quel paese per Io spazio di circa duecento a nni, essendo ricchi e m olti, e cogliendo pacificamente i frutti del commercio pre* d e tto , vi si comportarono splendidamente. Cipselo poi avendo distrutti i Bacchiadr si fece egli stesso padrone di quel regno , dove la sua discendenza dur fino alla terza generazione. E della ricchezza di questa casa fa te< stimonianza il dono consacrato da Cipselo in Olimpia y che fu nn statua d oro battuto assai grande. Demarato p o i, ano di coloro eh ebbero signora in Corinto, fuggendo le turbolenze che quivi erano i n s o r te p o r t seco nella Tirrenia tante ricchezze, eh egli stesso di venne principe di quella citt dov era stato accolto, e il figliuolo di lui pot divenir re dei Romani. Oltre di ci v ebbe in Corinto un tempio di Venere s ricco, che vi stavano a servigi pi che mille di quelle corti-

LIBBO OTTAVO

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gane cui gli uomini e le donne avevano iti costume di consacrare alla Dea. queste cortigiane (i) accresce* vano anchesse il numero de concorrenti e la ricchezza della citt; perciocch molti capitani di navi prodigavano per esse le proprie sostanze; donde poi nacque il pro verbio: Non cosa da tutti il navigare a Corinto. Pe* r suol ricordarsi una di quelle cortigiane, la quale es sendo rimproverata da una donna onesta, che odiasse il lavoro n mai avesse toccata lana, rispose: Nondimeno in brevissimo tempo ho m oti gi tre telaj (a). La posieione della citt di C orinto, secondo quel che ne dicono Jeronim o, Eudosso ed altri, e secondoeh l abbiamo veduta recentement noi stessi dopo eh essa fu dai Romani restaurata, la seguente. Avvi un monte che innalzasi circa tre stadii e mezzo a per pendicolo, e finisce iu un vertice acuto, al quale non pu arrivarsi senza un viaggio di trenta stadii: chia masi Acrocorinlo. 11 suo fianco settentrionale il pi e rto , e sott esso giace la citt in una pianura trape zoide, proprio alla radice dell Acrocorinto. Il circuito della citt che abbraccia quasi quaranta stadii tutto murato dovessa non difesa dalla montagna. Ed anche dalla parte di questa eranvi delle mura dovunque sera potuto costruirne ; sicch quando noi vi siamo ascesi ri si fecero manifesti gli avanzi della' cinta di m attoni, di
(i) A tt r ttlr c tt. Altri legge rtivT per queste cose. (l) 1 G reci avevano la parola Irrit che significava il telaja, e P abero d una nave. La risposta dunque della cortigitaa vo leva dire eh essa aveva spogliali tre padroni di navi.

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DELLA GEOGitAFtA DI STRABONE

modo clie jioi talta la periferia veniva ad essere di oN tantacinqiie stadi!. Dagli altri lati la montagna manco erta ; nondimeno si eleva abbastanza ^er essere vedula tutta all intorno assai da lontano. 11 vertice poi ha un tempietto di Venere. i di sotto del vertice avvi Pirene, fontana d acqua limpida e buona da bere, la quale non si vede poi co me nesca. E di questacqua e di alcune altre vene sot^ terranee dicono che si fpcaia I altra fontana , la quale dalle radici del monte discorre nella citt che tutjta ne riceve una snfficieute quantit d acque. Trovasi poi nella citt un buon numero di pozzi ; e dicono che ve ne sono anche sull Acrocorinto, ma noi per non li abbiamo vedati. Perocch se Euripide dice : Jo vengo daW Acrocorinto , sacra abitazione di Venere , tutto irrigato aWintorno, bisogna intendere o eh esso alluda alle acque che quella montagna ha dentro di se ne pozzi e nelle vene sotterranee ohe vi s aggirano, o che anticamente la fontana di Pirene empiendosi traboc* casse per modo da rendere irriguo tutto il monte. Di cono che a questa fontana Bellerofbnte prendesse il Pe gaso venuto col ad abbeverarsi ^ e fu il Pegaso qn cavallo alato che usci del 90 II0 di Medusa allorch a quella Gorgone fu tagliata la testa : e dicono poi che questo cavallo medesimo fece scaturir l Ippocrene ( 1) sull Elicona percotendo coll unghia una pie tra che stavagli sotto il piede.
( 1) Questo nome derivando da litirtt e da Kfilm sigaiBca /n-

lana del cavallo.

LIBRO OTTAVO

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Al di sopta della fontana Pirene avvi il Sisifeo ( i ) , ci sono non piccoli avanzi di un tempio o di una reg gia costrutta gi di marmo bianco ed ora caduta in ro> vina. Dalla cima dell Acrocornto guardando verso il settentrione si veggono il Parnaso e 1 Elicona monta gne eccelse e nevose ; poi il golfo Crisseo sottoposto ad aniendue queste montagne, e circondato dalla Focide , dalla Beozia , dalla Megaride e da quella parte del territorio corintio eh opposta alla Focide ed alla Sicionia. Verso il ponente al di sopra di tutti cotesti luoghi vi sono i monti delti Onci (2) , stendentisi dalle rocce ScirAiidi e dalla strada che va di quivi nell At tica , fino alia Beozia ed al monte Citerone. Le due spiagge poi dell istmo cominciano, luna dal Lecbeo, e l altra dal borgo o porto di Cencrea , lon tano dalla citt di Corinto settanta stadii. Di questo porto si valgono per navigare alla volta dell Asia ; per navigare all Italia si valgono del Lecheo. Ed il Lecheo un luogo di poche abitazioni sottoposto alla citt di Corinto a cui lo congiungono due muri lunghi do dici stadii, i quali fiancheggiao la strada che mena a quella citt. La spiaggia che di quivi si stende fino a Paga della Megaride bagnata dal golfo Corintio , e addentrandosi, insieme collaltra riva di Scheno, forma

( 1) Tempio o palazzo di Sisifo , avo di Bellerofonte, e fon datore di Coriato. (3 ) l i CasauboDO dimostr la scorrezione di questo passo, giac che i monti Onei non sono al ponente ma bens verso loriente ; non al di so p ra , ma al di sotto de luoghi predelti.

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DELLA

g e o g r a f ia

D i STRAtON

presso Cencrea il Dioico (i).:NeIlo spazio fra il Ltictiet) e Paga eravi antieameate 1 oracolo di Giunone Aerea. quivi anche Olmio^ promontorio che forma quel golfo in cui trovansi Enoe e Pga \ questa foltezza de' Megaresi, e quella de'Gorintii. Partendosi da Gencrea trovasi Scheno dove l ist-mo pi angusto sicch forma il Dioico; poscia il territorio t^i Grotnmione. Questa spiaggia bagnata dai golfi Sai:o> nico ed Eleusino, che sono in un certo modo uno solo contiguo all Ermionico. Sull istmo poi evvi il sacrario di Neltuno Istmio ombreggiato da un bosco di pini, dove i Gorintii celebravano i certami Istillici. Quanto a Grommione un borgo del territorio corintio, ed ap* partenne da prima a quel di Megara; quivi si favoleggia, che fosse la scrofa Crommionia madre del cinghiale Galedoaio j e 1 uccisione di quella scrofa 1 annoverano co me una delle imprese di Teseo. Anche Tenea un borgo del territorio corintio ed ivi il tempio di Apollo Teueate. Dicesi che quando Archia guid una colonia a Siracusa, i pi di coloro che lo seguitarono fossero di questo borgo, il quale dopo d allora prosper pi ch ogni altro di quella regione. All ultimo fond u a governo suo proprio ed indipendente : poi ribellandosi da Gorintii s accost coi Romani, e quando Gorinto fu distrutta , continu tuttavia a sussistere. Raccontasi altres che un uomo dell Asia avendo interrogato 1 oracolo se gli convenisse di tramutarsi a Goripto, n' a(i) Cip quel luogo dove le navi si trasportavano p er terra da un mare all altro.

IIBBO OTTAVO

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vesse questo responso : Fortunata Corinto io per vorrei essere Teneale : slcuni per> ignoranza ostituirono a questultimo nome quello di Ttgeate. fama poi che a Tenea fosse allevato da PoHbo Edipo. Pare che gli abitanti di Tetiea avessero qualche af finit con quelli di Tenedo a cagione di Teono fi gliuolo di Gicno, secondo-che disse Aristotele. Anche il culto di Apollo comune a tutte due queste popola-' ziont ne porge non piccoto indizio. I Gorintii essendo Soggetti a Filippo concorsero ih sieme con lui a far guerra contro i Romani : anzi per un certo odio loro proprio alcuni osarono gettare ddie lordure sopra i legati di Roma che passavano sotto le loro abitazioni. Ma di questo e di alcuni akri oltraggi pagarono il fio ubitamente. Perciocch fu mandato nn riguardevole esercito contro di loro sotto la scorta di Lucio Mummio da cui fu distrutta la citt di Corinto y e tutto il paese fino alla Macedonia fu conquistato da altri generali quivi spediti, e dato per la maggior parte a quelli diSicione. Polibio poi, raccontando con dolore le cose avvenute nella distruzione di Corinto, descrive an chela noncuranza in che i soldati ebbero le opere delle arti e i pubblici monumenti. Perocch afferma chessendo egK col vide le tavole dipinte disteseisul suolo e i sol* dati valersene per giuocarvi ai dadi; e nomina'il quadro d Aristide dov era dipinto un Bacco, al quale credono alcuni si riferisse quel dett : Nulla pu paragonarsi al Bacco ; poi un Ercole tormentato idalla camicia di Dejanira. Questo Ercole, dir vero, noi non lo abbia mo veduto \ ma s vedefumo il Bacco trasferito nel tem-

35o

DELL GEOGRFIA DI STRBONE

pio di Cerere ia Roma, e lavoro bellissimo. Ma ultimameole essendo abbruciato quel tempio , disparve iasieme eoa esso anche la tavola. Quasi tutti poi nebe gli altri capolavori ohe trovaasi in Roma vi furono traspor* tati dalla citt di Corinto: ed alquanti ue posseggono anche le citt circouvicine. Perciocch Mummie, uomo ( per quanto si dice ) magnanimo, ma poco amante delle arti, dispensavali facilmente a coloro che ne lo richiedevano. Lucullo poi avendo fabbricato un tempio ed un portico alla Buona Fortuna preg Mummio gli concedesse di valersi delle statue che aveva per ador nare quell* edifizio infino a tanto cbe non ne facesse la consacrazione, dopo di che le avrebbe restituite : ma avutele , invece di renderle le consacr a quella divi nit, poi disse a Mummio di portarsele via se le voleva. Questi comport quietamente l inganno senza darsi pensiero dei quadri, e in ci egli fu lodvole pi di Lu cullo, Corinto rimasta per molto tep p o deserta fu nuo vamente rialzata in grazia della sua posizione dal Divo Cesare, il quale vi mand un gran numero di schiavi fatti liberi. Costoro sommovendo le rovine e scavando i ceplcri tiovarono molti vasi di terra cotta e di bronzO) e ammirandone la bellezza, non lasciaron alcun se polcro che non fosse da loro visitato ^ sicch avendovi trovata gran copia di tali oggetti che poi vendevano a caro prezzo, n' empierono la citt di Roma, dove chiamaronsi Necrocorintii ,* dandosi cotal nome alle opere tratte dai sepolcri,- principalmente ai vasi di terra cotta. Questi da principio furono tenuti in gran pregio, e sti mali quanto le opere di bronzo provenienti da quella

LIBRO OTTATO

35 I

citt; ma poi cessarono d essere tanto cercati, percb ii numero venne a poco a poco scemandosi, ed anche perch quei che restavano non erano per la maggior parte cos belli come i primi. La citt di Corinto fu grande e sempre doviziosa, e abbondevole d uomini illustri cos nelle cose della po litica , come nelle arti : perciocch quivi ed in Sicion& fiorirono pi che in qualunque altro luogo la pittu ra, la plastica e tutte le altre arti di cotal fatta. Il suo ter* ntorio non fu molto fertile, ma duro e ineguale; don* de poi comunemente si disse la sopraccigliata Corin- to ; e ne venne qqcl proverbio: Corinto catter ed amile (i). Omea ba lo stesso nome del fume che le scorre vici* no; ed al presente deserta; ma una volta fu popolosa ed ebbe un tempio di Priapo assai frequentato. Laonde Eufronio autore Priapeo k chiam Dio Orneate. Questa cittii poi situata al di sopra della pianura di Sicione; ma il suo territorio lo possedettero gli Argivi. L A retina quella regione che ora dicest Fliasia ; ed ebbe una citt dello stesso nome vicino al moute Celossa. In progresso di tempo gli abitanti si levarono di col, e fondarono alla distanza di trenta stadi! uu altra citt chiamandola Fliunte. Del Celossa poi una parte dicesi Carneate ; d' onde prende principio 1 Aso* po che scorre lungo la Sicionia e d il proprio nome all sopia , che una parte della Sicionia medesima. Evvi un altro Asopo che scorre lungo T e b e , Platea e
(l)
K ofittitt i f f v

KOlXlllttTIH.

3 5 ia

DELLA GEOGBAFU DI STIUBONE

Tenagra^ poi un altro ve nha in i;aclea Tracima che bagna il borgo denominato Parasopii ^ e Onalmente un quarto a Paro. La citt di Fliunte situata nel mezzo fra la Sicionia, 1 Argolide, e il territorio di Cleone e di Slimfalo ^ ed a Fliunte del pari che a Sicione venerato un teu> pio di Dia : cos chiamano Ebe. Anticament poi la citt di Sicione fu detta M econe, e pi anticamente ancora Egialo. F d edificata a circa venti ( o , secondo a ltri, dodici ) stadii dal m are , sopra un colle forte e sacro a Cerere. E 1 antica costruzione un arsenale con porto. Serve poi di confine tra la Sicionia e la Co* rintia il fiume Nemea. Sicione fu per moltissimo tempo governata da tiranni ( i ) , i quali per furono sempre uomini d animo moderato. Il piti celebre di costoro fu Arato, che fece poi libera la citt, e fu capo an che degli A chei, i qual! spontaneamente gH diedero la signoria. Ed egli fece vie pii potente quella lega ag giungendovi la sua patria ed altre citt a quella vicine. Rispetto poi ad Iperesia, alle citt susseguenti dal poeta menzionate, ed alla restante spiaggia, tutta degli Achei <fino a Dime ed *ai confini dell Elide.
{i)'-Cto da principi assoluti.

LIBHO OTTAVO

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CAPO

vm .

Antichi aitanii, ddtAc^ja. Colonie usdu dMAcafo. ^ Di cohr. che tuccessero in quella r^one agU antichi abitanti. Loro gfi- , verno e loro leg^ Di Elice e del suo sonunergimento. Luogo d d t astemblea dlia lega Acaica. Scioglimento di tjuesta le- ' ga. Deelici citt o Astretti deVC Accqa. ^ Di ura e del $ua M^mmergmento, . di Potr e di Dime.

11 paese dU caja (a anticamente signoreggiato da* g rio n ii, quali orginariameute furono Ateniesi. Ghia-' mavasi da prima Egialea^ e gU abitanti gialeu Appres-> so fu detta Ionia, come avvenne anolie deirAttica, dal nome d Ione figliuolo di Xuto. Dicono oh Elleno fu figliuolo di Deucalione ; e cbe ' avendo b signoria de luoghi posti fra il Peneo e lA-sopo vicini a F tia , la cedette al maggiore de suoi B>' gliuoli, e mand gli altri fuori di quellaregione, aC '* )^ finch ciascuno si carcasse un qualche luogo in cui sta bilirsi. Uno di costoro per nome Doro vendo ridotti a', viver c<mune le genti che abitano nelle, vicinanze del ' PamasO) di loro il proprio. suo nome : e raltco, dettoXuto, spos la figliuola di Eretteo, e fond poi la. TetrapoU dell Attica, cio Enoe , Maratona j Probalinto e Trcorito. Acheo p o i, uno dei figliuoli di X u to , avendo com messo un omicidio involontario fugg nella Lacedemoni^; e dal nome di lui dopo dallora si chiamarono Achei gU^ abitanti di questo paese. Ione intanto, avendo sconfiU
S t4HosBj tonu UL

3^4

D E U Jl

g e o g r a f ia d i

STRABOirE

i Traci venuti soUo la scorta d Eum olpo, crebbe in tanta fortuna, che gli' Ateniesi commisero a lui il pro prio governo. Ed egli da prima divise ia quattro trib la moltitudini, poi in quattro arti (i), cio coUlyator, artefici, sacerdoti, custodi : e dopo avere ordinate pi altre cose consimili comunic il proprio suo nome al paese. E questo era allora s ricco di abitauti, che gli Ateniesi poterono mandare nel Peloponneso uoa colo nia d lonii ; e il luogo da costoro occupato si chiam da loro Ionia invece d Egiilea ^ s gli abitanti, OTece di Egialei, denominaronsi lo n ii, e furono divisi in do> dici ciU. Ma dopo il ritoroo degli Eraclidi avendoli gli Achei discacciati, toroacon di nuovo in Atene^ d'onde poi insieme coi discendenti di Godro andaron nelPAsia dove fondarono la colonia degli lonii. Qoivi 'eressero dodici citt longo la spiaggia della Caria e della Lidia^ dividendosi in tante parti in quante erano divisi gi pri ma nel Peloponneso. Gli Achei furono d origine F tio ti, ed abitarono a Lacedemone; ma quando poscia prevalsero gli Eraclidi, essi, guidati ( come dicemmo ) da Tisamene figlivolo di O reste, assalirono gl lo n ii, ed avendoli vinti e scac ciati n occuparono essi il paese, conservando quella divisione che gi vi trovarono stabilita. Costoro poi di vennero tanto fo rti, che mentre gli Eraclidi dai quali
( i) it rirf 0 ft ^Uvf. In, quattro maniere di vit^ere. Soli il nome poi di custodi pare che StraboDe m le n d ^ se gli opliti ^ arm ati, i quali difendono e ctutodiscoao la patria le sue li^gi.

XJBRO O TTlV O

355

eransi disgittoti gi possedevano tpUo il restante del Peloponneso, eglino soli resisterono a tu tti, denminaudo Acaja il paese in cui sacrano stanziati. Essi pertanto d Tisamen fino ad Ogige furono governati' da re : ma essendosi poi ordinati a democrazia, diven^ tarono cos celebri in quella maniera di governo ^ che glitalioti ( i ) , allorquando nacque dissensione fra loro ed i Pitagorici, vennero a pigliare da costoro maggior parte delle istituzioni. dopo la battaglia di Leuttr , i Tebaoi misero nell arintrio degli Achei le dissensioni insorte fra loro ed i Lacedemoni. In progresso idi tempo. } loro societ fu disciolta dai Macedoni^ nondimeno si rannodarono a poco a poco una seconda volta. Fu mentre Pirro fece la sua spedizione in Italia, che prin> cipiarono a collegarsi quattro c itt , fra le quali con-, tavansi Patra e Dime : a queste accostaronsi poi alcu ne altre delle dodici, tranne Oleno ed Elice ; la prima> perch ricus di aderire a quella societ ; la seconddk perch disparve sommersa dai flutti. Perocch sollevatosi il mare a cagione dun terremoto, inghiott quella citt insieme col tempio di Nettuno Eliconio , Dio venerato anche oggid dagl lo n ii, che celebrmo per onorarlo I feste Panionie. Di questa solennit, come suppongono alconi, fa menzione Omero allorch dice: S q ^ lo spi rito mugolando, in quella guisa che mugghia il tor

quando itrqcscinao airara p tr placare il re Eliconio. E congetturano che il poeta sia stato pQsteriore alla fondazione di quella colonia, dacch fa menzione dull
(i) 1 Greci stabilill uell Italia.

356

DELLA

g e o g r a f ia

DI STKABOHE

solenoit PanioDc solita celebrarsi dagrionii nel ter ritorio di PrieD ia onore di Nettuno Eliconio : massi* tue che anche i Prienesi diconsi originarii d Elice, e per dirigere i] sagrificio predtto ed esserne re suole eleggersi un gioWne di Priene. E avvalorano la conget> tura con qnello che Omero dice del toro ; giacch gli' Ioni! stimano cpel sagrificio essere accettissimo in c u i . il toro mugghia ndIPatto di essere sagrificato. Ma al cuni in contrario di tal congettura riferiscano ad Elice quello che Omero dice del toro e del sagrificio (i) ^ affermando che quivi era quella usaaa e quella super stizione, e che il poeta volle descrivere appunto cidiche praticavasi in quella citt. Del resto Elice fu sommersa due anni ianansi alla battaglia di Leattri. Eratost^ne dice di avere egli stesso visitato il luogo dov ess gi fu ^ e che i marinai gli' dissero come in un guado'era rimasta tuttora in piedi la statua di Nettuno di bronzo con un ippocampo (a) in mano , pericolosa ai pescatcnri. Eraclide poi afferma/ che questa sventura accadde una notte a' suoi tempi ^ e che essendo Elice a dodid stadii dal m are, tutto quello spazio insieme colla citt fu sommerso: gli Achei ( soggiunge ) mandarono col due mila uomini che in-' dam o cercarono di trar fuori i cadaveri^ poi divisero il territorio della ingoiata citt fra i popoli eirconricinL: Dice inoltre che questa calamit avvenne per T ira di
(i) Cos anche il Monti: Come tauro che J o n a maanu r ara Elice tratto(3) Cavai ntarina

LtBHO OTTAVO

35^

Nettano. Perocch gl lonii cacciati da EEce manda rono alcuni dei loro che domandassero abitanti di quella citt il simulacro di quel Dio^ o>se non Tdevano consegnarlo, almeno dessero loro nn immagine; del ,tempio. Quei d Elice non vollero acconsentire alla do* m anda, e gl lonii allora se a e richiamarono all assem blea degli A chei, la quale giudic che dovesseiv esaadorsi. Ma quei d Elice non ubbidirono, e peit.nbli in* verno seguente li colse il castigo gi detto. . Esiodo fa menzione di un altra Elice della TesPer lo spasio di venti anni.(i) gli Achei ebbero un ^ g is tra to com une, e due condottieri, di eserciti che si eleggevano danno in anno: un assemblea a tutti co* mane radanavasi in n n luogo detto A m an o (a ), dove trattavansi i pubblici affari. Cosi avevano fetto da prima anche gl lonii. Ma in processo poi di tempo amarono ;meglio di eleggere un solo condottiero . di eserciti. Es;sedo portante qnesta dignit pervenuta ad Arato tol.se . ad Antigono l.Acrocorinto, e diede agli Achei la citt stessb di Corinto ed anche la patria sua. .V ag giunse poi anche i Megaresi e distrutte quante tirano nidi si,trovavano in varii luoghi, incorpor, cogli. Achei tstti i popoli liberati. Non molto, dopo sottrasse alle tirannidi anche il Peloponneso , sicch Argo, Ermione, Fliunte e Megalopoli, eh l pi grande fra le citt (i) Polibio ( lib. II, c. 43 ) dice venticinque anni Poco dopo l^ e s i Enario. E .qualcuno vorrebbe Ufsger* Onwroi altri inycce Ornano.
(3)

358

D E L L ! fiEO C S PU DI 8TRB0RC

dellArcadia, trovatonsl aggante agli Achei, la coi lega allora sommamente si accrebbe. E questo avvenne in quel tempo in cui i Romani avendo cacciati i Cartagi nesi dalla Sicilia fecei<o una spedizione contro i Ga* lati (i) che abitavano lungo il Po. Del resto gli Achei, rimasti uniti fino al tmpo in cui Filopemene n ebbe l capitananza, si vennero poi a poco a poco smem* brando, dopo che i Romni gi prevalevano ip tutta PEI* lade, e ne trattavano diversamente le diverse province sicch ad alcune permettevano di stare fra loro con giunte , ad altre imponevano invece di staccarsi dalla lega . . . Poi viene esponendo (2) la cagione per la quale stim opportuno di allargarsi nel parlar degli Achei 3 cio perch gli pareva che questi popoli, i quali creb bero in tanta potenza da soverchiare fin anco i Lace demoni , non fossero bstevolmente conosciuti. Lordiuffpoi de luoghi che gli Achi abitarono, divisi 4 n dodici parti, il seguente^ Dopo Siclone giace Pellene: Egira la seconda, e terza Ege col sacrario di Nettano: quarta fiura : dopo qusta trovasi Elice j nella quale rifuggirono gPlonii quando furono sconfitti dagli Achei^ pur all ultimo ne furono discacciati t dopo Elice sono Egio e quei di Ripe, di Patra e di Fara : quindi Oleno vicino a cui scorre il M eta, gran fiume : poscia Dime e quei di Trita. E gl lonii abitavano a borgate ^ ma gli Achei fondarono delle citt ^ in alione delle quali
(1) 1 Galli. (ay 11 senso i qm interrotlo ^ e r modo d dover erd^rt che insiicbi un qualche periodo del test.

tlM lO O T I V b

35 g

coir andare del tempo ne compenetrarono poi alcune altre , per esempio Ege io Egira y denominando Egei gli abitanti di amendne ^e citt- insieme nniti. Cosi pa rimente incorporarono Oleno in Dime ^ sicch poi fra Patra e Dime soglionsi mostrar le rovine dell' antica citt degli Olenii. Q niri altres un illustre tempio di Esculapio distante quaranta stadi! da Dime e ottanta da Patra. Arvi nclP Enbea nna citt detta Ege come quella degli Achei : e nn castello d Etolia , di cui pure si mostrano soltanto alcnne reliquie, porta aachesso il nome di Oleno. Ma di Oleno d* Aeaja Omero non fa m enzione, come neppure di parecchi altri luoghi abi tati lungo la spiaggia detta Egialea^ ma dice, cosi in ge nerale , tuttaquanta FEgialea e Pampia Elice. Bens fa parola di Oleno d Etolia ove dice : Coloro che abi tarono Pleurona ed Oleno. Rispetto ad Ege egli parla di tutte e due le citt di tal nome. Dell' Acaica ove dice :
P uf son essi che in Elice ed in Ege Recanti offerie gratiose molle.

Ma in queir altre parole :


. . . . . . . Tre passi ei fece (Nettuno) E al quarto giwtse mila sua mela in Ege ^ Ove auro corruschi infondo al mare Sorgono eccelsi i suoi palagi eterni;

dovr intendersi eh egli abbia fatta allusione ad Ege d' Eubea : dalla quale poi naturale che anche il mare fosse denominato Egeo. E quello il Ivogo d onde si finge che Nettuno movesse alla guerra di Troia. Viciii

36o

bELL GEOGRAFIA DI STRABOD

ad Ege Acaica scorre il Grati ingrossato da due fiami, )e denmDato (per quanto si crede) cosi appunto da! .mescolarsi che ianno qulle acqu (i). Di qui 'ti^ae il ,suo nome avelie il Grati d^ Itsdia. Ciascupa delle dodici parti predette oomponevasi di sette od otto borghi; tanto fu popolato una volta quel paese ! Pellene situata sessanta stadi! al di spr del mare :UU forte castello.'Evt- ^oi un borgo detto Pellene an cor ss<> (d nde sono i mantelli di Pellene che soglion .proporsi, a premio anche nei certami) situato fra Ege e la citt di tal nome. Gn questi luoghi non da confondere Petana , eh un sito della Laconia che ac* .ceona a Megalopoli. Egira situata sopra oa colle. Bu> ra era al di sopra del mare circa quaranta stadii; ma fu in un tremuoto inghiottita. Da^ una fontana eh in |ue dintorni si Crede che pigliasse il soo'nom e quel fiume d Italia che dicesi il Sibarij Ega poi (giacche danno anche questo nome ad Ege ) al presente non abitata. Il suo territorio (3) appartiene a quei d Egio , citt bastevolmente fornita di abitatori. E questo il luogo in cui dicono che Giove fa nutrito da una capra, siccome afferma anche Arato parlando della focra ca prfl, la quale fam a che ef/hrisse a Giove la poppa,
( 1 ) Del verbo Ktf i , metchiare. (1 ) Leggo col C o ray; ri> < T i Ma le edizioni ordinai^ie hanno -Ao. ci ch indace confusione. Del resto da una nota della ' tridozicme fr-aiH;eMsi raccoglie che in qualche manoscritto Manca; tutto iiitieto questo periodo.

LIBKO OTTATO

361

e soggiukigeDdo che i tcerdoS la tkiamane Olenia ca f r a d i Giov'^ per fare cosi manifesto che il luogo in cui ffusto aecdde' fu elle vtcioadse <dt Oleno. Quivi anche Geraauia, fondata sopra n ecceda roccia^ La poMeggoBO quei d Egio, e cos anche Elice, ed ncbv l Enraro, bosco di Give, nel quale lina vka sole>vano congregarsi gli Achei per deliberare iiAorno ai pubblici affari. A traverso ad Egio scorre il fiume Seliuuole, c 'h a il nome a comune con quello che scorre in E ( ^ presso il tempio di D iana, e coll'altro che trovasi nel paese ora detto Elidei, bagnando quel luogo che Senofonte (seguitando nn certo oracolo) comper per consacrarlo a Diana. Un altro Selinunte vha pure anche presso glMblei di Megara che i Cartaginesi hanno poi distrutti. Delle altre o citt o province d' A* caja, Ripe noii pi abitata, e il -suo territrio denominato Ripide fu occupato da quei d Egio e di Fara. Eschilo dice in qualche parte delle sue Opere la sacra Bura e la Ceraunia Stpci E fu di Ripe quel Miscello che fond Crotone. Ed anch Lenttri fu un borgo -della Ripide ed appartiene a Ripe. A questi luoghi iicn dietro P a tra , citt ragguardevole ^ e nello spazio ft-apposto, a quaranta stadii da Patra il capo Rio dirim petto all Antirro. Recentemente i Romani dopo la vit> toria d AzzIo collocarono in questa citt una gran parte del loro esercito ( sicch ora assai ben popo lata ) , e cos divenne una colonia romana. Essa ha nn porto di mezzana grandezza. Appresso vien Dime, citt senza porto , pi settentrionale di tutte ; dal che rice

36a

D E L t GBOCilAFl S I SlKASOin!

vette il suo nome (i). Da prima chiamavasi Strato. La divide dalPElide il Larsso finrae che bagna Bupra sio discorrendo da un monte che alcuni chiamano Scolli, ed Omero denomina Roccia Olenia. Siccome poi Antimaco ns Pespressione di Dime Gauconide, cos alcuni stimarono che questo fosse un epiteto desunto dai Canconi slendentisi fino a quella c itt , come abbiaitt detto gi prima ; altri invece lo credono derivato da un certo fiume Caucone ; in quella guisa che anche Tebe fu detta Direea ed Atopide^ ed Argo Jnachia , e Troja Simunlide (a). Anche Dime poco prima di questa nostra et ricevette una miscea d uom ini, avanzo dei pirati ; i quali dopo che Pompeo li ebbe distrutti, fa* rono mandati in parte a Soli nella Gilicia, altri altrove^ ed alcuni anche a Dime. F ara confinante col territorio di Dime : i suoi abi tanti chiamansi Fariesi*, e Farati quelli di Fara nella Messenia. Nel territorio poi di Fara evvi una fontana chiamata Dirce come quella che trovasi a Tebe. Quanto ad Oleno essa deserta ^ situata fra Patra e Dim e, e ii suo paese Io posseggono i Dimei. Seguita poi l A rasso promontorio dell' Elide , lontano mille stadii daU r istmo. {) 11 nome grec 6/tn viene da ^fti o del sole. (a) O Simoentide', dal fiume Simoenta. il tramonta

tiiiio <nt*rrm C A P O IX.

3(53

D*tt Arcadia. Megalopoli, Mantinea ed alcune altre citt. DcUt montagne ifAmaMa, e dei fiumi eht rtt tcortotu. IH uti tfrart di Polibio. Fine della deecrixiqnt del fiU ponntto,

L ArcadU nel mezzo del Peloponneso del quale comprende quasi tutta la parte taontnosa Il maggior monte poi di que luoghi Gillene, l eoi altezza di cono alcuni che sia di renti stadii, altri di quiDdici al* r incirca. Pare che 1 genti wcadiche foslerO anti* che sopra tutte le altre di Grecia, vale a dir gli Azani, i Parrasii ed alcuni altri popoli cosi fatti : ma per es* sere quella regione andata tutta-in rovina non si con< viene a noi di fame un lungo discorso : perciocch le loro c itt , state un tempo famose, per cagione delfe guerre continue disparrero ^ e coloro che solevano co| tivar quel paese I abbandonarono fino da quando la maggior parte delle citt s'incorporarono in una sola denominata perci Megalopoli (t). Ora poi MegalopoK stessa soggiacque al fato espresso dal comico in quelle parole : un gran deserto Megalopoli , e vi sono ampi pascoli, principalmente per cavalli e per asini stallooi. La razza dei cavalli d' Arcadia ottim a, siccome an che quella dell Argolide e d'Epidanro. E P essere i paesi degli Etoli e degli Acarnani stati deserti, U fece
( i) C io i :

eilt grande.

<364

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOHE

divenire acconci a nutrirvi cavalli non meno della Tes< saglia. Mantinea la fece illustre Epaminonda collavr vinti col i Lacedemoni in una seconda battaglia, nella quale mori egli stesso. Ora poi questa citt, e cosi anche Orcomeno , "Erea , CletorC, F eneo, Stimfalo, M enalo, Metidi-io, CaGa e Cineta o pi non sussistono, o ne rimane appena qualche rovina e qualche traccia. Tegea s' consei^vata mezsanamenle ; e cosi pure i l tempio di Minerva ^ le a . Anche; il tmpio di Giove Lfceo presso il monte Liceo ora' poco venerato. Quelle citt poi menzienat da Omerb ove parla di Ripe, U Strada e della tempestosa E nispe , sarebbe difficile tro v arli, e per essere gi disrte non dareb bero alcuna utilit a chi le trovasse.I monti, illustri oltre Cillene sono F olo, il Liceo, M enalo, e il cosi detto Phrtenio che si stende dal ter^ ritorio di Tegea fino all Argolide. gi si par-^ lato deir Alfeo e delP Eurota e di <q0ant0 si dice che quivi 'accadesse di strano^ co$i anche dell Erasino, il quale esce daMago di Stimfal e scorre in quella che ra dicesi Argolide , ma prima non aveva uscita , per ch i baratri (detti eretri dagli A rcadi) nei quali esso gettvAsi non avevano apertura^ Perci poi la citt di Stimfalo che una volta era sul margine del lagordi questo nome n- ora alla distanza d in ^ a n la stadir. Un caso contrario.accadde i Ladone ,^le cui satu-. rigini presso Fenea cessarono perch un terremoto ruppe i sotterranei canali delle acque. Cosi aloieno si dice. Ma Eratostene afferma che i| fiume Ania impalu-

&> tavTAVo

365

dando s* Inogbi circovidoi alla ciU di Foa s diffase in certi goligbi detti sriin','i q)ali <poi'qtialebe volta ottnrandosi ne arreniTa che :P acqoa ioo^dasse la ' pianura, e qualche volta riaprendosi le davan passiaggio ) sicch andava a gonfiare il Ladone e T Alfeo. Di qui poi A avvemito cIk una volta le circostanze <dl tm* pio di Olimpia si trovairon lla^ te, Meittrappunt lei paludi dell Ania s videro diiinuite. Dice inoltre che PErasino scorrendo presso Stimfalo si perdette sotto una m ontagna, poi risorse d nuovo nell Argolide ; e che perci Ificrate quando assediava Stimfalo , vedendo che on faceva profitto, intraprese d impedire con una quantit di spugne quella Sommersione del fiume, ma poi si rimase da quel tentativo per certi segni veduti nel cielo. Vicino a Fenea ewi anche P acqua detta di Stige, di natura perniciosa, che geme a goccia a goccia, e si crede sacra. Dicendo poi Polibio che dal Maleo andando all ! stro verso il settentrione corrono dieci mila stadii, Ar< temidoro non senza ragione ne lo corregge........... Pe> Tocch secondo lui se ne contano solamente sei mila cinquecento. E la cagione d questa differenza si , che Polibio non misur la strada pi breve , ma quella che a caso fu tenuta da un qualche condottiero di eserciti. Finalmente non sar fuor di luogo l aggiunger qui i nomi di coloro che al dire di Eforo fondarono nuove colonie nel Peloponneso, dopo il ritorno degli Eraclidi^ Corinto adunque fu fondata da Alete, Sicione da Falce^

366

DELLA G E 0 6 R F I DI STKAOHE LIBRO OTTTO

le citU caja. da Tisamene ^ Elide d a Ossil, Mes< sene da Cresfoate, Lacedemoae da Eursteoe e da Proclo, Argo da Temeoo O s o , le itt dell Atta (i) da Ageo e Ddfonte.
(i) Sotto il oooM di Jllm ( , Udo) inlenderawi alcuoe terre mari(tiaie, fra le altre la parte orientale del PelopoilBea* dove Ioaa le citt di Trew ne, Epidauro ec. (Edit. frane-)

DELLA

G E O G R A F I A DISTRABONE

L I B R O N O N O <0

CAPO

PRIMO

D iscrizione cUK Attica in cu i *i comprende anche a Megarid*.

D opo

aver6 percorso il Peloponneso che noi di cemmo essere la prima e la pilli piccola delle penisole

(t) li libro nono della Geografia -di Strabene ci pervenuto si guasto, che la vera lezione in beii due mila laoghi incferta. Il sig. de la Porte da Theil che ne ha fatta la versione' per r edizione francese ha pubblicato un facsim ile del lesto, quale si trova nel manoscritto pi antico, e da cui apparisce la -verit d questa sua osservazione. Tanto poi nelle congetture sul

368

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONIS

ond composta l ' E liade, ci conviene ora far passag gio a quelle altre che tengono dietro. E gi abbiadi detto che la seconda quella da cui viene aggiunta la Megaride al I^lopbnnso e, la \etzir esser^ quella che alle due gi dette aggiunge 1 Attica e la Beozia oltre a una parte della Focide e del paese de' Locrii Epicne* midii : sicch il paese di Grommione viene ad essere unito alla Megaride invece che al territorio di Corinto. Qui pertanto noi dobbiamo parlare della seconda e della terza di queste penisole. Dice Eudosso che immaginando una linea condotta verso r oriente dai monti Gerauni fino, al Sunio eh ] estremo capo dell ttica, si troverebbero alla destra di questa linea dal lato del mezzogiorno il Peloponne so; ed alla sinistra dalla parte del settentrione la spiag gia che dai monti Gerauni va finp all ultimo recesso del golfo Grissco, poi la spiggia della Megaride e poi lAttica. Egli poi dopinione che n . . . la spiaggia che va dal Sunio a . . . presenterebbero alcune tortuosit, qualora non si aggiungesse a . . . i luoghi contigui alP istmo . . . Ermionico e l Atta. Gos parimente . . . andando al golfo Gorintio ha qualche somigliante . . . per modo clw s addentra in formio golfo verso . . . Kio e Antiirrio, vicini fia loro a tal segno che si trova testo, c^uanto nel modo d interpretaplo quqsl,o colto ellenista ha, prestato ua servigio iinporU)iij^ssiino:ag|U stuidiot del nostro Autore; d io devo dichiarare idi avere ..ssm gp^sso^ approfittato del suo> lavoro.

LIBRO O SO

3 6 ff

coHi ano stretto . . . tal figura. Lo stesso anche de* luoghi intorno al . . . Michos dove il mare finisce. Second questa opinione di Eudosso, il quale oltre all essere uomo si addentro nelle matematiche, si pra tico delle figure e dei climi, vide egli' stesso cotesti luoghi, da credere che le spiagge dellttica e della Megaride cominciandosi dal Snnio fino alFistmo si cur< Tino bensi ali^ndentro , ma solo alcun poco. Lungo questa linea e propriament T e r s o il suo me* zo situato il Pireo porto di A tene, distante circa tre cento cinquanta stadii dallo Scheno eh posto suIP i> 'stino di C orinto, e trecento trenta dal Sunto. Dal Pi> reo a Paga vha una distanza quasi uguale a quella che trovasi dal Pireo allo Scheno : pur alcuni vi aggiungono dieci stadii di pi. A chi poi abbia superato il Sunio ( seguitando la costa) la rimanente navigazione verso 1 occidente. ( Per conseguenza )r l Attica cui il mare bagna d due parti da principio angusta: poi sal* larga dentro te tta ; e verso O ro p o , luogo della Beo zia , prende la figura d una luna crescente , la cui convessit sia volta al mare. Questo s intende del se condo fianco deir ttiea, cio di quello che accenna alP oriente. L altro suo lato il settentrionale, che dal territorio di Oropo si stende verso occidente fino alla Megaride : ed frmato da quella catena di monti che sotto diversi nomi disgiungono la Beozia dall Attica. Per come abbiamo gi detto (i) la Beozia cinta dal
(i) Hon trovasi in qual luogo ci abbi dello lAutore. (Ed. fr.^
SrjLdeoxj tom. IIL ' 4

370

DELLA g e o g r a f i a . D I

8TRAB0HE

m^re costituisce Vistino della terza delle penisole gi mentovate; e questo isttto serve a racchiudere la Megaride e 1 Allipa dentro > 1 Peloponneso. se it nome di ttica . usa alteraeione dell antico Atta e A c tic a (i), i procedette dall essere questo paese situato quasi tutto ai piedi di una catena di monti, e cinto nel tempo stesso dal mare in una lunghezza considerabile fino al Sunio. Ora pertanto facciamoci ad esaminare questo |:^eie flominciando da quel pnnto a cai oi siamo pre* cedentemente fermati. Dopo CromntiQne stanno al di sopra dell Attica le rocce Spiroaidi^ le quali non lasciano alcun passaggio luogo il mare ; tanto che la strad che va dall istmo a Me|;ara e oe|l ttica trovasi su quelle rcce medesi* me. Quella strada quasi tutta molto angusta fiancheg* giata da una parte da una montagna >alta d erta ^ daU 1 altra da vno spaventevole precipizio. Quivi si favo* leggia che stessero Scirone e Pitiocampte, i quali eserci* tarono il ladroneccio nelle montagne predette, e furono poi distrutti da Teseo. E ome il vento occidentale r> geste pare che soffi dalle sommit di queste montagne, perci gli Ateniesi hanno dato a quel vento il soprani nome di Scirone. Dopo le rocce Scirouidi s aggetta in mare il capo Mipoo a formare il porto di Misea. Ed Nisea 1 arsenle de MegaresL distante diciotto stadii dalla c itt , qlla quale congiunto da due lunghi muri. Dicesi ^nfhe Minoa.
(1) Da ' A7 riva o terra Uttorale.

UB 0 N 050

37 r

Anlicnmente qnesto paese fa posteduto dagt Ionii, > quali teanro anche l A ttica, qnado Megard non era stata per anco fondata. Perci poi Omer non menziona particolarmente cotesti Taoghi: ma cliiailiando Ateniesi tntti i popoli che abitavaod 1 A ttica, com prende sotto questo nome anche i Megaresi. Quando egli pertanto nella enumerazione delle oavi accenna i posses sori deila superba citt di jite n e , da intendersi che alludesse auche a quelli che ora diconsi M egaresi, i quali nel viro concorsero anch essi a quella spedi zione. E Te n ba questa prova : che l Attica antica mente chiamavasi Ionia od las ; c! in quel luogo dove il poeta dice i Beozii e gP lonii (i) volle per certo con quest* ultimo nome accennare colord che abitavano il paese della Io n ia, di cui la Megarde Ai senza dubbio una parte. Per quando i Peloponnesii e glInii^ dopo avere spesse volte combattuto fra loro pti confini sui q u d i era situata la Crommionia, vennero ad ua ac cordo , eressero in un luogo mtuamente determinato Buiristnio una colonna, ohe dalla parte del Peloponneso aveva questa iscrifeione : Questo PBLoroifNEso b hoh loRU^ e dairaltr: Qoesto non PELOWNinEso vik. Ionia. E coloro i quali hanno scrtta la storia deH' Attide (2 ), sebbene in molte cose d iscio r^ o , io qest(^ per altro onvengono (almeno i pi{ ragguardevoli) che Pandione avendo quattro figliuoli, E geo, L ieo, Pallante e Niso , divise P Attica in quattro parti ; c che Niso ai
(i) II . lib. XI, V. 685. (> ) L Attica.

373'

DELLA g e o g r a f i a S I STRABONE

quale tocc in sorte la Megaride fond Nisea. Filocoro poi afferma che k signoria di costui si stendeva' dal* l istmo a Pizio (i) : ed Androne dice fino ad Eieusi ed alla pianura Trasica. Rispetto a qusta division del r Attica ih quattrjO p a rti, intorno alla qaale sOn varie le opinioni degli scrittri, basta considerare le parole di Sofocle, appo il quale Egeo cosi dice : MU padre

determin cK io andassi nelF AU^ 0 cos m i assegn la parte pi importante del paese: a fco assegn, quella s p ia la fiorente eh' rimpetto alPRibea: scelse per Niso il tetreno moMuoso presso le rocce di Sci-, rane : e l parte volta; al mezzogiorno- tocc in sorte 'a Fallante nutritor di giganti (i). Che dunque la Megaride fosse una parte dellAttica compryato dagli addotti argomenti. Ma dopo il ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso, dopo la divisione che ne fu fatta da loro e dai Dorici che li seguitavano, ac> cadde che molti, cacciati dalle sedi quiviccupate, andas* sero a rifuggirsi nell ttica, fra i qadli v ebbe anche Melanto re di Messene. Costui regn anche sugli Ate niesi che spontaneamente lui si sottomisero poichebbe vinto Zanto re della Beozia. Accresciutasi cosi la popo lazione dell Attica a motivo dei fnggiaiscfai gi d e tti, gli Eraclidi cominciarono ad averne sospetto, ed aiz zandoli principalmente i Corintii e i Messenii ( quelli
(i) questo un luogo sconosciuto. - Invece di Androne poi dovrebbe forse leggersi Andrazione. ( Edit frane. ). (a) Questo passo di Sofocle appartenne probabilmente ad una delle tragedie perdute, intitobta : fgeo.

t t b K KOHd

3^3

jier la Ticinanza, questi perch Tederano mal volentieri che Godro. figlinolo del loro antico signore Melanto re gnasse dopo SDO padre sugli Ateniesi) fecero una spe dizione nell ttica. Vinti poi in battaglia, e costretti a lasciar quel-paese, tranne la sola Megaride, si po sero, ad abitare in Megara, e cosi fecero che i suoi abi tanti invece d lo n ii fossero Dorici : dopo di che tolsero anche di mezzo la colonna che divideva gl lonii dai Peloponnesii. Sebbene sia spg^aciuta a molte mutazioni, nondi meno la citt . di Megara sussiste anche al presente. Ebbe gi una scuola di filosofi, i quali furono soprannomati Megarici pr avere abbracciata la dottrina di Euclide mgarese socratico ; in quella ntfisa che gli Eliaci, fra i quali v ebbe anche Pirrone, adottarom> la dottrina di Fedone eleo discepolo anch esso di So crate ^ e gli Eretriaci quella di Menedemo da Eretria. Il paese poi della Megaride sterile nn altrimenti che l A ttica, e 1 occupano p e r la m a ^ io r parte i monti - detti Onei ; una catena che stendesi dalle rocce ^ Scironidi fino-alla Beozia ed al Giterone, disgiungendo il mare di Nisea da quello detto Alcionio vicino Creusa (i). Chi naviga verso l Attica trova dinanzi a Nisea cin que slette \ poi Salamina che ha una lunghezza di circa settanta stadii, o come altri dicono, ottanta. Ha inoltre due citt dello stesso suo nom e: l una antica
(i) Arsenale marittimo de* Tespj. Gomunemente per leggesi:

Crtta.

3^4 S E L L i G K O GRA FU D I STRABONE e deserta voU(^ al nzzogiorDO rimpeUo d Egina, >k> come dis9 ancbschilo: Mgina volta a quella parte d ende viene il soffio di JVoto ^ l altra recente si* tnata nel golfi sopra una specie di pcoisola conttgaa all ttica. Anticamente SalfunDa fa chianiata eoo altr! nom i: perocch si disse Scira e Cioria da certi co i, ano dei quali diede il nodie anche a Minerva Scirate, e ad un luogo dell Attica detto S cira, ed anche ad una ,sa cra aolennil denominata Scirofbro^ e dallaltro venne il noDM al serpente Cicride, il ipiale ( dice Esiodo) fu nudrito da C icreo, poi essendo cacciato da Euriloco perch devastava quell isola., fu raccolto m Eleuai da Cerere di coi divenne ministro. F a inoltre denominata anche Pitinssa dai pini di coi ferace ( i). Questisola poi divent celebre cos per gli Eacidi che vi dominarono, coqtfe prtncipalmente per avere data la culla ad jace Telam onio, e perch ia una battaglia- navate datasi col intorno, Serse fu dagli Elleni debellato e costretto a fuggire, Mella gloria di questa battaglia parteciparoQO anche gli abitanti di Egina ^ s perch sono vicini a quel luogo, e s perch sommioistraroao un numero considerevole di navi. Evvi poi in Salamina il flume Bocaro che ora dicesi Bo<lia. I E al presente Salamina occupata dagli Ateniesi^ It>a anticamente nacque sopra di ci una contesa fra loro e quei di Megaira. E diono alcuni che IMsistrato, o secondo altri Solone, dopo quel verso di Omero
(j) Da n / w , pino.

ti* o frtJNO

3^5

(nella EnamtraBotie deHe navi) ove dice che Jljace aveva condotti da Salamma dodici iegni ne interpolla* rono qaest* altro : e colloc la sue stfuadre a fianco delle faleugi ateniesi, rolendo cos cotti[)rovste coti una pretesa testimonianza di Omero il diritto degli Ate niesi sopra SalaOiina. M non ammettono cotal verso i critici ; perch molti altri luoghi ^ qtiel poema con* tengono una contraria sentenza. nel vero come potreb b i poi essere che il poeta altrove ei rappresenti le navi d Ajace non gi vicine a qdelle d 'A te tie , tna in nna delle estreinit di tatt l flotta presso a qnelle de Tessali cmandate da Protesiio (i)7 E della Hvista (a) Agamennone t
al Pttide M eitetteo, ptrite Di cocchi guidator }-'riUo nel mezzo De suoi prodi Cecrpii. Brogli accanto Lo scaltro Dlisse colle fo rti schiere De Cefaletii. '

P o i, rispetto ad Ajace ed alle genti di Salattifld (cmr presi nel verso in Cui detto che A^dmennone ) venne ai due A ja ci , il poeta cblloctt vicino a loro non gi M enesteo, ma Idomene. Pare adunque che gli Ate* niesi siansi fabbricata da s quella tesiimonittnz; di Omero chessi citavano in propri favore. E quei di M e<^ gara cbotradistero lor dostttend ch mero avea (i) IL, liti. XIII, V . 557 e 558.
(3) Nel quarto libro ; ma Slrabone il solo che gli dia > 1 nome di Rivista, (Edit frane.)

3^6

DELLA a S O G R F I DI- StH A BO SK

scritto : Ajace condasse navi da.Salamina, da PoUcne ) da Egirusa , da Nisea, da T ripodi, congiungendo cosi con Salamina alcuni luoghi che sono de'Magaresi, P ul timo dei quali ora detto Tripodiscio fa posto dove ora ili trova il loro mercato. Alenai foodandosi sopra questa osservaziope che la sacerdotessa di Minerra PoUade, la qaale deve aste* nersi dal formaggio indigena mangiar solo del fore stiero , ia uso di quello di Salam iaa, dedussero di qui che .quest isola qoa appartenesse punto all Attica^: ma non ragionarono dirittamente \ perocch quella sacer dotessa mangia anche del formaggio di parecchie altre isole appartenenti all Attica : e chi pose quella legge consider certamente come straniera ogni merce venuta d oltre mare. Diel rsto Salamina ne tempi antichi fa probabilmente uno Stato da s , mentre invece Megara fu sempre una parte dell Attica. Lungo la spiaggia e rimpetto a Salamina sono i con fini della Megaride e del territorio di Atene; e servono a determinarli due monti dODmiaati'./0 corna. Appres so trovasi la citt d leusi dov il tempio di Cerere Eleusina a cui appartieae anche il mistico Secos ^ fa moso e vasto abbastanza per coatenere quante persone concorrono alle teatrali n^prsentazioni. Lo costrus? sero secondo il disegno d Ictino, il quale, all(-ch Pe ricle attendeva alla costruzione di pubblici edifizii, eresse il Partenone dedicato a Minerva nella rocca dAtene. Eleusi poi suole annoverarsi fra i demi (i).
(t) Cosi chiamavansi i borghi deirAttio^

in iia n<M (o 3^7 Vengono appresso il campo Trdcio eolia (naoura col d&no di cotal n o n e ; poi il capo itifialeo nel quale si trova una Cava di marmo. Quioidi quel luogo di dove suole andarsi nellisola di Saiamioft &eendo un tragitto di circa due stdii. Serse tent di empiere quello stretto; ma prima di condurre a termine questa im presa, essendosi data la battaglia navale, i Persiani furono costretti a fuggire.' Quindi sono poi anche le Farm acnse, due isolette , nella maggiore delle quali uolsi mostrare la tomba di Circe. Al di l. di questa spiaggia sonvi il monte chiamato CQridalo ed il demo detto Goridalense. Vengono po> scia il porto dei Ladri ^ e Psittlia, isolotto pietroso e deserto che alcuni chiamaron la cispa del Pireo. Ivi appresso aniche 1. Atlabteo c b il nome comune con un altra che giace fra lEubea ed i Locrii: ed an che on altra isola somigliante essa pure a Psttalia : e il Pireo annoverato fra i d*mi \ e Municbia. Ed ^ Municbia un colle che innalzasi a mod<) di pe nisola , vto per molte grotte in parte naturali, in parte artefatte, e tali da poter essere anche abitate. L istmo che d via a questa penisola angusto: e stanno ai piedi del colle tre porti : M unicbia, co strutta gi tempo e fortificata presso a poco a somi glianza della citt di R odi, comprendeva nel circuito delle sue mura il P ire o , co suoi porti pieni di raercatanzie, fra i quali anche 1 arsenale , opera di Filone, capace di contenere i quattrocento legni che gli Ate niesi solevano sempre avere. A questo edificio andavano a congiongersi le gambe della citt, cio le mura di qua*

3y8

DELLA.

GEOankTK t)I

STUBONE

ranta stadii che dalla citt vanno al Pirco. Le molte gnerre pioi rovinttrono il muro e la fortezza di Matiichia', fecero del iHreo una ueschina ftbitaaone intorno at porto .e ad un tempio di Otove Salvatore. I piccoli por* tici di coiai tempio hatano alcune pittare ammirabili -, opere d'illustri artisti: e Bellipetro sono 1 statue. rono rovinate aucbre le lunghe mura quando le presero prima i Lacedemoni e poi i Romaal, allorch Siila pre* se dop lungo assedio e la citt e il Pireo. Quello che dicesi Asta (i) una roccia chesalsa da una pianura ed i oireondata da abitazioni alt intorno. Su questa roccia situate il tempio di Minerva^ in cut si comprendono e l antica cappella di Minerva Poliade dove rde una lucerna che mai non si spegne, e il Partenone edi&:ato da leUno ^ nel quale la statua d avorio di Minerva fatta da fidia. Ma s io m accin gessi ad annoverare tutti gl illustri e celebrati monu menti di A tene, la gran quantit mi trarrebbe ad oltrepass'are i limiti cosvenienti al mio lavoro. Perocch mi ricorda quel detto dEgesia: Sio veggo la cilUidella

penso al tridente che vi si trova e la illustra. Se veggo Eieusi mi par essere iniziato ai misterii. EccoH Leocario , il Tesejo i . . Non posso descrivere ad ttfia ad una agiti cosa : perocch P uittica ehbe a fondatori gli Dei e gli Eroi nastri progenitori. onde poi questo autore fece menzione dK un solo fra monumenti che trovansi nella cittadella 5 mntre invece Polemone il
(t) Questa parte di Atene Vea formata da prima la vera citt: poi n era divenuta la rocca:

LIBKO n o n o

3^P

Periegeta scrisse quattro libri intorno ai voti che in quella Tcdevansi. Con qnesta medesima misura proce dette fre s ia anche rispetto alle altre parti della citt e del paese : e menziona EJeusi come u b o dei cento ses* santa o ( giusta 1 opinione di altri ) cento settantaqnabtro demi ^ n parla punto degli altri. nondimeno ai p i , se non a tu tti, congiuogonsi molte tradisiohi mi tologiche o storiche. Cosi fidna celebre pel rapi* mento di Elena (atto da Teseo, e per la rovina che vi me narono i Dioscuri : Maratona per la battaglia contro i Persiani ^ Ramnnsio pel simulacro di Nemen celebrato per la sua mole non meno che per la sua perfezione, che alcuni dicono opera di Diodoto, altri di AgOracritoda Paro, ed certamente una delle migliori produzioni dell arte, tanto che po contendere di pregio colle pi bdle di Fidia. Lo stesso dicasi di Decalia, d 'onde i Lacedemoni soleransi movere nella guerra Deceliaca : e File, d onde Trasibulo ricondusse i fautori della democrasia nel P ireo , e di quivi poi nella citt. Eld an che di altri parecchi s' avrebbero a dire .molte cose ; e per esempio del Leocorio, del Tesejo , del Li^eo , del* r Olimpio lasciato per morte imperfetto dal Re che io consacr: e lo stesso a dirsi anche dell Accademia, degli Orti dei filosofi , dell O deone, del portico detto Pecile, e di tutti que templi sparsi per la c itt , e pieni tutti di opere tl artisti degne di essere menzio nate. Molto pi lungo poi sarebbe il discorso di chi volesse cercare quali siano stati i primi fondatori delta repubblica ateniese cominciandosi da Gecrope ^ non es sendo intorno a ci daccordo gli scrittori fra loro, come

38o

LLA GEOGRAPI DI. STRBONS

ne fanno testimonianza gli stessi nomi. Percio<;(^ al uni chiamano Actica qqesto paese da Acteone ^ altri lo dicono Attide od Attica da Atti figliuola di GranaO) da cui poi anche gli abitanti furono denominati ,Cra nai^ altri gH diedero da Mopso il nome di Mopsopia^ altri da Ione figliuolo di Xuto lo dissero Ionia; ed al cuni finalmente lo chiamarono Posidonia ed Atene (i) dalle divinit che portano questi medesioN nomi. E gi si detto es^er probabile che anche'quivi sia pervenuta nelle sue emigraEioni la naeione de Peasgi, i quali poi dagli Attici ricerettero il soprannome di l*elargi a motivo della loro usanaa di andar vagando qua e l. Ma quanto pi i fatti sono acconcr ad ecci tare la curiosit, e quanto pi .sono coloro i quali ne hanno parlato, tanto maggiore la vergogna di chi si faccia a trattarne senza mostrar di conoscerne piena* mente la storia. Cosi Callimaco nella sua enumerazione dei fiumi dice ch'egli si riderebbe di chi osasse scrivere che le vergini Ateniesi attingevano alte pure acqua deir Eridano , dalle quali sogliono astenersi anche le bestie. Tuttavolta si afferma che le sorgenti di questo fiume, fuor delle porte denominate Dioceri e presso al Liceo, sono di acqua pura e buona da bere, e che una volta v ebbe col intorno anche una fontana di molta e bellacqua: e se questa non si trova oggid, nes suno dee fare le meraviglie che le acque gi tempo abbondeyoli e pure a segno da poter essere bevute, ab biano col volger degli anni mutata natura. Non sarebbe
(i) G ioi : Bese di Nettuno e di Minerva.

LIBKO HOMO

381

clonqne conveniente sofTermarsi a lungo sopra eiatcnna di queste cose il cai numero cos grande; ma non per questo sar bene di trapassarle in silenzio per mo do, cbe di alcune almanco non sabbia a fere menzione. A qnanto dunque si giii detto aggiungeremo cbe se condo Filocoro f mentre il paese dell Attica era depre dato dai Carii dal lato del mare e dai Beezii i( allora chiamati Aoni) per terra, Cecrope primamente raccolse la moltitudine ad abitare in dodici c itt , i cui nomi in rono Cecropia , TetrapoH , Edacria, Decela, Eieusi, Afidna ( cbe' alcmu dicono al plurale Afidne)^ T o rico, Braurona , C itro , Sfetto, Filer. E piii tardi poi cesi cbe Teseo riducesse queste dodici citt in quell una cbe ora sussiste. Anticamente pertanto gli Ateniesi furono sotto 3. go< verno di re : poi tramutaronsi a democrazia : appresso caddero sotto i tiranni, quali furono Pisistrato e i suoi figlinoli : pi tardi prevalse appo loro l^oliga^jBfaia de* Quattrocento e dei Trenta tiranni imposti a loro dai Lacedemoni. Nondimno questi padroni furono facil mente scacciati dagli Ateniesi, i quali poi conseivarono la loro democrazia fino ai tempi della dominazione ro mana. Perocch sebbene alcun tempo prima della co storo invasione fossero vinti da Re macedoni in modo che trovaronsi costretti a prestar loro ubbidienza, non dimeno conservarono in generale intatta la forma del proprio govrno. Anzi sostengono alcuni eh essi non furono mai governati cos bene cme in qoe dieci anni ne quali comand sopra di loro Cassandre re dei Ma* cedoni ; il quale pare che in tutto il resto si compor-

DELLA EO G K lri D I STBBONE

tasse tirannicamente ; ma verso gli Ateniesi poi fu be nevolo, quando ebbe la loro citt nella sua ubbidien za. Egli prepose loro in qualit di magistrato Deme trio Falereo scolaro del filos<rfo Teofrasto ^ il quale, non slamente non distrusse la democrazia, ma sibbene la rettific, di ch fanno testimoDiansa le Memorie ch'e gli medesimo ci lasci scritte intorno a queista forma di governo. Nondimeno tanto prevalse appo' gli Ate niesi l'iavidia e l ' inimicizia contro la signoria dei po chi, che aachc questo Demetrio dopo la morte di Gassandro fu necessitato di fuggire in Egitto ^ e coloro che si ribellarono contro di lui ne rovesciaron le statue , ekcrano pi di trecento. Quelle statue poi furono fuse, ed alcuni soggiungono che le convertirono in vasi da ori narvi. E i Romani quando soggiogarono gli Atenisi atendoli trovati costituiti democraticamente, bscrarono loro Tautonomia (i) e la libert. Essendo poi nta la guerra M itridatica, quel re impose loro tiranni a suo grado. Aristone fu tra costoro il pi forte ed il pi violento^ ma Siila eondottier de Roman, avendo espugnata la citt , lo poni della sua condotta, comportandosi mitemente cogli Ateniesir D 'allora fino al presente Atene A ^ata. sempre libera ed in onore presso i R i mani. . Dopo il Pireo, lungo la spiaggia che a quello tien dietro, eia il demo- de* Palerei: poi quelli degli Alimusii, degli Essonsi, degli Aliei Essonici, e degli Anagirasii : poscia i dar Torensi, Lamprensi, Eginensi, Anaflistii,
(i) 11 diritto di r ^ e r s i con leggi loro proprie.

J.IIR Q ORO

383

Asenesi. Tulli questi demi occupano I spiaggia cbe va fiao. al Suolo Fra questi 4mi sono due grandi pro> ^ n t o r i i , il primo dopo gli Essonesi cUamasi Z>oater (i): r altro tien dietro ai Toreosi e cbiatnasi Astipelea. Rimpetto al primo di questi promoatorit l isola di Paura : rimpetto al secondo sta quella di Eleusa : diuaozi poi al demo degli Essoneti giace l isola Idrusa. Nelle TcinaosQ di.oaflisto il Peaeo (a), ed anche il sacrario di Yeoere Goliada ^ nel qual luogo si dice che il mare gettasse gli avanzi della flotta persiana dppo la rotta di Salamina ^ (^ra di che &ma che Apollo avesse gi pre&tato : Le donne, di Colia freme*

ranno alla vista de remii. Ed situata dinanzi a cotesti luoghi e non molto distante dal continente anche lisola di Belbioa, poi lac* cam pam enti di Patroclo (3) : ma le pi di queste isole sono deserte. A chi abbia superato il capo Sunio si offerisce in* nanzi tutto un demo di questo medesimo nome assai ragguardevole, poi Torico e Potamos, i cui abitanti sono denominati Potamii \ poi Prasia Stiria ; c Braurona dov un tempio consacrato a Diana Brauronia ^ quindi Ala Arafenide illustre per un altro tempio dedicato a Diana Tanropola^ poi Mirrino e Probaliato*, ed ali ul timo M aratona, dove Milziade pienamente distrusse r esercito persiano comandato da ' Dati senza punto
(i) Capo Halicka.

(a) Il sacrario di P (3) Altri legge Proclo.

384

DELLA fiEO&KAFU DI STRSONE

aspettare i Lacedemoni, I qaali a cagione del pIeDla<nio procrastinarooo la loro venuta^ e dove si favoleggia cfae aveste la m a dimora qnel toro maratonio che fd poi nectso da Teseo. Dopo Maratona trovanti Trcorito e Ramnasio dov il sacrario di Nemesi ; poi Psafi degli O ropii, e quivi intorno un tempio di Anfiarao cOn ora colo una volta assai venerato, in qneljoogo dor So focle dice che la polverosa terra dei T thani aprendosi sotto i piedi del Juggitivo Anfiarao lo inghiot colla armi e eolia quadriga.^ La citt di Oropo fii posta spesse volte in controver> sia , siccome quella eh fondata proprio sol confine tra r Attica e la Beozia. Dinanzi a questa spiaggia a il Sunio e Torco si tuata Elena ( i ) , isola aspra, deserta e lunga circa ses santa stadii. Ne parla, credesi, Omero in quel luogo dove Paride dice ad lena :
................................. Giammai s fo rte

Per te le vene non scaldommi amore. Quel di n pur che su veloci antenne lo ti rapi di Sparla, e tuo consorte N ellisola Crenea ti giacqui in braccio. JNo , non f amai quel d quan( ora, e quanto D i te m invoglia il cor dolce desio (s).

Dove il poeta chiama Granaa ( cio aspra ) quest isola, la quale ora dicesi Elena, perch quivi Elena e Paride
( i) Macronisi.

(a) II. , lib. Ili , V. 444* Ma si noti che il testo dOmaro dice
Cranaa.

LIBHO NOMO

385

la prima volta si unirono. Dopo quest isola , e rimpetlo al restante di quella spiaggia l isola E ubea, angusta anch essa ma lunga , e stendentcsi al pari dell Elena in faccia al continente. Dal Sjinio al capo meridionale dellEiibea detto Leuce-Atta (i) avvi una navigazione di trecento stadii. Ma deli Eubea avremo occasione di parlare altrove. I demi dell ttica situati dentro terra sono in cos gran numero, che troppo lungo sarebbe voler fare men zione di tutti. Dei monti poi quelli che sono in pi grido sono l Im etto, il Brilesso , il liicabetto, ed an< che 11 Farne ed il Goridalo. Le bellissime cave del marmo d Imetto e Pentelico sono vicine alla citt di Atene: oltre di che rim e tto produce ottimo mele. Le miniere dargento che trovansi nell ttica da principio furono considerevoli ; ma poi non diedero pi verua frutto. Ma colora che le scavavano, quando il provento cominci a diminuire, posero di nuovo nelle fornaci le vecchie scorie, lasciate prima in disparte siccome inu-< tili, e ne trassero ancora del puro argento ^ giacch gli antichi mal sapevano l arte di fondere i metalli; Cos il mele dell Attica vince in bont quello dogiii altro luogo ^ ma poi opinione che quello fatto vicino alle miniere dargento sia lottimo di tutti: e dal modo con cui si apparecchia dicesi anche aeapnisto (a). I 6 umi dell ttica sono il Cefisso, il quale ha il suo
(i) Cio Casta bianca. (a) Cio Fatto sem a fuma. S ritjBoatj fon. U ii
a5

3 8 (J

DELLA GEOGRAFIA D r STRABONE

principio da Trioem io, e scrre lungo nna pianura doV uq ponte su cui in certe feste solevausi dire e fare parecchie bofibnerie ; e dopo avere bagnate le tqura che dalia citt si stendono al P ireo , mette foce sulla spiaggia di Falero- Per Io pi goufio come un toi-rente ; tna nella state cessa del tutto. Questo si vede ancor meglio nelPlllisso, che dalPaltra parte della citt scorra a quella medesima spiaggia dai luoghi soprastanti ad Agra ed al Liceo, e ad una sorgente (i) celebrata da Platone nel Fedro. Tanto basti aver detto dell' Attica. CAPO ir

Ptizion* 4eUa Beozia e carattere da suoi abitanti. Breve istoria di questo paese. Descrizione topografica della spiaggia orieiptale. Citt marittime. DistreUo d i Tanagra. Anledonia. Pianure mediternmee della Beozia. Lag e paludi. Descri zione tfe" luoghi mediun-anei della Beozia secondo P ordine in et per la maggior parte sona menzionati da Omero.

A ir^ttica seguita |a Scozia. A voler parlare con chia* reza cosi di questo paes corno anche delle nazioni circonvicine, hisqgua richiamare alla n^emoria ci che abbiaino gi detto.

(i) Cosi interpretano gli Edit. frane. 11 testo per dice: jiiwir l* tei r?y xtiyHt v /tio K ir, e c c ., sicch il genitivo T t i t potrebbe forse riferirsi alla preposizione l | precedente ; nel qual caso dovrebbe tradursi : scorre dai luoghi soprastanti . . . . e da una sorgente celebrata , ecc.

rmt ittf T?f

tIBRO NOHO

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Dicemmo adunque che la spiaggia dal Sunio fino a Tessalonlca. andando verso il selteotrione, declina alcan poco ponente : e che i paesi i qnaK sono termioati da questa spiaggia ed hanno il mare all' oriente , stendonsi dalla parte occidentale formando qnasi tante liste o nastri paralleli fra loro (i). La prima di siffatte liste qnella che comprende r Uica e la Megaride. II sno lato orrentale formato dalla spiaggia che va dal Snnio fino all Oropo i l occi dentale Io fanno IMstmo di Corinto ed il mare Alcionio cominciandosi da Page fin presso a Creusa ; i due altri lati son fa tti, 1 uno dalla spiaggia che va dal Sunio alr Istm o, l altro da quella catena di monti che divide r Attica dalla Beozia. La seconda lista la Beozia (a), la quale si stende .da levante a ponente cominciando dal maro d Eubea fino al golfo Crisseo (3). Rispetto alla lunghezza pu tutt al pili nguagtiarsi allAttiea, anzi n^ probabilmente mino re ; ma la vince d assai nelta bont del terreno'. Eforo poi osserva che la Beozia in miglior condizione dei popoli confinanti cos per questa fertilit, come ache perch s d a fra tutte quelle province ha tre mari d in torno a s , e pareccl comodi porti. E veramente dal golfo Crisseo e dal Corintio la Beozia riceve facilmente

( 1) CominciaDdo da questo luogo 1 autore d il nome di liste a quelle divisieni di territorio che fioora ha chiamale penisole. (3 ) La Livadia, -(5y Cio : Dallo Strelt di Negrapettle fino alla tt}n di Livadostro , eh il punto pi orientale del Golfo di Lepanto.

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SE L L A GEOGBAFIA D I STRABOHE

le prodozoni della Sicilia e della Libia : e in quella parie eh rimpetto all Eubea , le spiagge della Beozia sono come divise in due porzioni, una delle ^ a l i si stende verso Aulide e verso T anagra, l altra verso Saiganeo ed Antedone (i): cos il mare ondessa bagnata contiguo da un lato a quelli ^ Egina e di C ipro, dal] altro a quello di Macedonia, all Ellesponto ed alla Propontide. Osserva inoltre Eforo che anche lEubea in certo modo una parte della Beozia ^ giacchi l Enrio^ po (a) che le disgiunge cos angusto, che le due spon* de possono unirsi con un ponte di due pletri (3). Eforo adunque esalta la Beozia per tulle quste circo stanze fin qui enumerate^ e dice chessa naturalmente fatta per prevalere sopra tutta l Eliade: ma che per avre gli abitanti negletta sempre l istruzione e l edu cazione , se qualche volta conseguirono una certa pre ponderanza , non poterono conservarla ; come si vide ai tempi di Epaminonda. Perocch alla sua morte i Beozii ebbero tosto perduta quella primazia di cui ave vano appena cominciato a godere. E di questo dice Eforo stesso che n cagione la noncurnza in cui i Beozii tengono le lettere e la conversazione socievole, per attendere solo a coltivare la virt militare. Ekl avrebbe dovuto aggiungere, che il coltivare le lettere e la societ pu essere cos fra i Greci utilissima ^ mentre
(i) Salganico e T alendi, o , secondo a lu i , Antedona. (a) L Euripo. Lo stretto. (3) Due ^ugeri. Ma la precisa lisura del pletro bob si co pesce.

LIBRO nONO

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fra i barbari la^^orza riesce spesso pi vantaggiosa della, coltura. Cosi i Romani anticamente, avendo avuto a combattere con nazioni agresti, non sentirono alcun bi sogno di civili istituzioni; ma dacch poi cominciarono a trovarsi alle prese con nazioni e con trib incivilite, si applicarono a queste dottrine, e diventarono cosi pa droni di ogni cosa. La Beozia primamente fu abitata da barbari, quali sono gli oni e i Temmici ( capitati col nelle loro emigrazioni dal Sunio ) e i Lelegi e gl lanti. Appresso l'occuparono i Fenicii venuti con Cadmor, il quale mur la Gadmea, e trasmise la signoria ai proprii di scendenti. Costoro fabbricarono Tebe e la congiunsero colla Cadm ea, e comandando alla maggior parte dei Beozii conservarono il loro potere fino alla guerra de gli Epigoni. Allora furono per qualche tempo necessitati di lasciar Tebe, ma poi vi ritornirono. Cacciati una se conda volta da Traci e da Pelasgbi fondarono nella Tessaglia uno Stato che dur lungamente in compagnia degli Arnei; e tutti furono chiamati Beozii. Ma in pro gresso di tempo si ricondussero poi nell antica loro dim ora, ci che avvenne quando gi preparavasi in Aulide di Beozia quella flotta che i figliuoli di Oreste disegnavano di condurre nell Asia. Collegatisi allora cogli Orcomenii ( i quali prima di ci non viVeauo a comune coi Beozii, tantoch Omero non li annover fra i Beozii, ma separatamente li nomin Miniei ) in sieme con quelli cacciarono i Pelasghi neirAttica, dove abitarono a piedi dell Imetto ( e cosi una parte di Alene fu denominata pelasgica) ; e i Traci sul Par-

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BELLA G E O G B iF U D I STRABONE

nasb. G ria n tl poi foDclarono latnpoH nella Focide. Ed Efcn-o dice che i Traci avendo fatta una tregoR coi Beozii, di notte tempo li assalirono mentre a fidanza dei patti stavano sen&a pensiero di alcun pericolo. Ac cusati d 'aver violata la tregua , risposero nop esser vero, perch la tregua s'e ra pattuita per un certo nu> mero d giorni, e il loro assalto era stato di notte ^ d onde ilatct il provevbio : Commento da Traci. 1 Pe< lasghi poi, mentre durava tuttora la guerra, andarono a consultare loracolo ( 1)5 e lo stesso fecero anche i Beozii. d Eforo dice chegli non sa quale responso fosse dato i Pelasghi : ma al Beozii la profetessa rispose che riu scirebbero a buon fine, qualora si comportassero em* piamente. Per sospettando gl inviali che la profetessa avesse risposto cos per gratificare ai Pelasghi coi quali ra congiunta di parentela ( giacch da principio il tempio era stato Pelasgico), la presero a forza e la gettarono nel fuoco, persuadendosi che o bene o male iplie ci fosse, anche dinanzi al tribunale delle donne ( 3 ) dovrebbe pur dirsi che avevano fetto bene. Perocch 5 colei avea proferito n a falso oracolo, era stata da loro punita ^ e se non aveva commessa veruna malva* {;it, essi venivano ad avere eseguito ci che loro era (i) Loracolo di Pedona.
. (a) S ir i Ttf) iS t yvytHKSt St*,rTt. II Casaubono, e dopo di lui alcuni altri, credette che queste parole fossero un interpo lazione. Ma poco dopo si trova che il delitto dei Beozii fu ginlaicato dalle profetesse che ancor rimanevano ; sicch par ragio nevole 1 'interprotazioue del sig. De Theil De La Porte a eiN tal SODO attenwto. Il testo iiuio guasto.

LttHO Hono 391 stat Mgiunto. Coloro (Krtanto ciie avevano ctir del tempio non giudicarono Gonvenieotc di uccidere i rei di questo n isfa lto , principallente in un luogo saro , ma s piuttosto di sottoporli a un giudizio. Furono quin di cbiamati dinanzi alle sacerdotesse ^ vai quanto dire dinanzi alle profetesse, le quali solevano essere tre, m(t allora ne rimanevan due sole. Ma dicendo costoro non esservi in nssun luogo qusta legge, che ie doAn deb^ bano dar sentenza, furono eletti anche degli uoDiini in numero pari alle donne. Avvenne pertanto che gli uomini li assolvettero , e le donne li condannarono ; e sebbene i voti fossero p a ri, prevalsero quelli in favore. Di qui poi s introdusse che in Dodona ai soli Beozii le rispO'* ste deircwacolo vengono significate per la bocca di nomini. Di resto , le doe profetesse interpretando a un altro modo T oracolo dissero che il Dio ordinava ai Beozii d raccogliere i tripodi chc) fossero presso di lo ro , ed inviarli ogni anno a Dodona : ed essi cos fe^ ccro^ perocch sempre 'di notte tempo andavano impa* dronendosi di qualcuno dei tripodi consacrati neV tem pli , e nascondendoli sotto le vesti celatamente porta* vanii a Dodoba. Dopo questi avvenimenti i Beozii coopet^rond ai se guaci di Peutilo per fondare la colonia eolica, mandan dovi parecdn deloro; sicch fu denominata anche beo^ tica. Molto pi tardi poi la guerra persiana combatl" tasi presso Platea danneggi il loro paese. Ben il vero che si rialzaron di nuovo a tal segno da poter conten dere persino della maggioranza ' sopra tutta I 'd ia d e , avendo superati i Lacedemoni in due battaglie : mt to-

39^ >ELL G E O C R A FU D I STRABONfi Sto come in una di queste mor Epamiitonda ^ caddero subito da ogni speranza. Nondimeno combatterono per lutti gli Elleni contro i Focesi, i quali avevano depre dato il tempio comune (i). Ma trovandosi poi indebo* liti da colai guerra quando i Macedoni vennero a piom bare sopra gli Elleni, dovettero abbandonare la citt che fu da quegli invasori distrutta. Pi tardi la ricevet tero da loro medesimi riediBcata ; ma volgendo sempre in peggio fino fli d nostri le cose tebane, quella citt iTon conserva ora nemmanco la figura di un borgo. Lo stesso destino ebbero presso a poco anche le altre citt) faor Tanagra e T espi, le quali rispetto alle altre pu4 giudicarsi che durino tuttavia in buono stato. Ma gli tempo oramai che facciamo la descrizione del paese, cominciando da quella spiaggia ch rimpetto alPEubea e contigua all Attica. Sao principio sopo l Oropo e il porto sacro detlo^ Delfinio , di fronte al quale l antica Eretria nell Eubea divisa dalia Beozia per un tragitto di sessanta stadiik L Oropo a venti stadii dal Delfinio ^ e rimpetto ad esso quella che or dicesi Eretria, disgiunta per ua tragitto di quaranta stadii. Evvi poi D elio, luogo sa croiad Apollo^ fatto a sooiigliane di quello di Deio, e piccola citt de Tanagrest distante da AuKde trenta stadii; Quivi una vcdla gli Ateniesi essendo stati scon* fitti si diedero a fuggire alla rinfusa, e nella fuga cad de da cavallo Senofonte figliuolo di Grillo : Socrate
(i) questa la seconda guerra Sacra cominciata (a l dire di Diodoro ) 355 anni av. G . C. (Edit. frane.)

LIBRO NOHO

393

il filosofo che combatteva a piedi, vedutolo stramaz* zato , se lo rec sulle spalle e lo salv portandolo per molti stadi! finch si cess dalla fuga. Incontrasi poscia un gran p o rto , detto Porto*Profond. Appresso Au lide luogo pietroso e borgo de Tanagresi. Il suo porto capace solo di cinquanta navi ^ sicch da credere che la flotta degli Elleni si raccogliesse ( 1) nel porto grande gi menzionato. Quivi presso anche l Euripo di Calcide lontano dal Suaio settanta stadii ; e sopravi un ponte ( come gi si disse) lungo due pletri. Dall una e dall altra parte s innalza una torre, l una dalla parte della Gai* cid, laltra da quella della Beozia; e fra l una e I al* tra fu scavato un canale (a). Rispetto al flusso e .riflusso dell Euripo, baster dire sol questo, che si.crede che esso avvenga sette volte in ciascun giorno e in ciascuna notte ; ma la cagione di ci da cercarsi altrove. Ivi presso sopra un altura sta un luogo detto Salganeo dal nome di un uomo della Beozia col sepolto; il quale avendo servito di guida ai Persiani allorch partepdosi dal golfo Maliaco entrarono in questo tra gitto , dicono che fu trucidato dal capitano Megabato prima di arrivare all Euripo, credendo che per mala fede ed a tradimento avesse guidata la flotta in un ca< naie angusto e senza uscita. Ma quando poi il barbaro conobbe l errore in cui era caduto si pent del fatto,
( 1) Per la guerra di Troia. > Nel porto grande, cio nel Por to Profondo. (a) Luogo guasto ed incerto.

394

DELLA GEOORAFI IH STRXBONE

e volle onorare di sepolcro quell' uomo indegoameote ucciso. Anche Grea un luogo in vicinanza dell Oropo 5 e v anche il sacrario di mfiarao e il monumento di Narcisso eretriese, il quale chiamasi Sigelo, perch SO * glion passarvi sempre tacendo ( 1). Alcuni dicono che Grea e Tanagra sono un luogo solo. Ben cerio che la Pemandride appartiene al territorio di Tanagra. I Tanagresi chiamansi anche' Gefirii. L Amfiareo poi costrutto a ntazione di quello che trovasi a Caopia tebaica. Anche Micalesso un borgo del territorio Tanagrese ituato lungo la strada che va da Td>e a Calcide ; lo chiamano beoticamente Micaletto. Cos pure anche Ar> ma un borgo deserto del Tanagrese nelle vicinanze di Micaletto. Esso ha ricevuto il suo nome dal cocchio ( arma ) di AmGarao ; ed diverso da Arma ndrA ttica presso Pile, demo pure deirAttica confinante col terri torio di Tanagra. E di qui ebbe origine quel proverbio he dice: Quando folgoregger a traverso di Arma: perch secondo un certo oracolo i Pitaisti (a).non dore^ano mttersi in viaggio per recare a Delfo l annuale offerta degli Atniesi , se non quando avessero veduto qualche lampo nell aria ; e per guardavano sempre verso Arma per Videre se lampeggiasse. E 1 osserva" zione facevasi per ire m esi, tre di e tre notti di eia(t) Sigelo significa silenzioso, derivando da
(2 ) I Teori.

, lacere.

LIBRO NONO

SgS

cun mese, stando vicini all ara di Giove folgorante, eh dentro le mura fra il Pizio e 1 Olimpio (l). Rispetto ad Arma della Beozia dicono alcuni che nella battaglia, essendo Arafiarao caduto dal carro ap punto in quel luogo dov . il sacrario di quell ero e, il carro vto fi portato al sito dove ora il borgo phe ricevette il nome da lui (a). Altri sostengono invece che quivi si ruppe il carro di Adrasto mentre fuggiva \ e che fu salvato o dalla velocit del suo cavallo Arione, o (come dice Filocoro) dagli abitanti del borgo^ ai quali poi in premio di ci gli Argivi diedero il diritto della loro cittadinanza. A chi si parte da Teb per andare in Argo, Tanagra alla sinistra ; e ................... situata alla destra. . Anche Iria ora compresa nel territorio di Tana* gra ; ma prima apparteneva a quello di Tebe. Quivi rac contano che abit gi Irieo e che vi nacque O rione, come dice Pindaro nei Ditirambi. Questa citt vicina ad Aulide. Alcupi sono d opinione che il nome dIria potrebbe significare anche Isia , stanza di quella colo nia d Iriei che fu fondata da Nitteo padre di Antiope dentro terra nella Parasopia sotto il Citerone e vicinis simo ad Eritra. Anche nell Argolde trovasi uu luogo detto Isia , e 1 suoi abitanti diconsi Isiati : e quanto all Eritra della'Beozia, questa la citt d onde nsci(i) C io: F ra il tempio d Apollo Pizio e quello d i Giove Olimpio. (a) 11 nome di lirm a il nome greco "Affi che significa carro.

SgS

d e l l a g e o g r a f ia d i s t r a b o n k

rono i coloui che fondarono E ntra nelP Ionia. Anche Eleone un borgo del territorio tanagrese denominato cos dalle paludi (i). Dopo Salganeo trovasi Antedono citt con p o rto , ultima dlia spiaggia beotica rimpetto alPEubea \ siccome disse anche Omero Vestrema jdntedone. Noadimeno chi procede ancora alcun poco trova due altre piccole citt appartenenti anchesse ai Beozii, cio Larimna presso alla quale mette foce il Gefisso ^ e pi al disopra Ale c ha il nome comune con due demi dell Attica. Dicono che rimpetto a questa spiaggia era situata Ege dov era il sacrario di Nettuno Egeo, del quale ab biamo fatta gi menzione. 11 tragitto da Antedone ad Ege di cento venti stadii^ ma in tatti gli altri punti della spiaggia minore. Il sacrario poi situato sopra un alto colle, sul quale una volta v ebbe una citt : e cos anche vicino ad Ege vedesi Orobia. Nel terri torio di Antedone evvi il monte Messapio denomi* nato cos da Messapo; i| quale, venuto nella lapigia, le diede il nome di Messapia. NellAntedonia poi si di cono avvenute le cose che i poeti raccontano di Glauco Antedonio , favoleggiando chegli fa trasformato in mo stro marino. Vicino ad Antedone un luogo venerato dai Beozii: vi sono alcuni avanzi d una citt, e la chiamano Iso. La prima sillaba di questa voce breve, ma alcuni valenti critici hanno osservato che Omero con poetica licenza, in servigio del verso , 1 adoper come lunga.
( i ) *%>.

LIBRO HOMO

3p7

Infatti dove il poeta Aic^Anudone e la sacra Nisa (i), vogliono che al nome di Nisa deta sostituirsi quello d/jo al femininile, leggendo Antedone e la sacra h a i perch ( secondo la testimonianza di ApoHodoro ne suoi commenti sulla Enumerazione delle navi) non vebbe mai nella Beozia veruna citt detta. Nisa: e per il verso non potrebbe suisbtere se non. si supponga che Omero abbia voluto parlar diso adoperandone il nome al femminile. questo si fa tanto pi probabile in quanto che v ebbe nella Megarde una citt detta Iso fondata da una colonia venuta col da.Iso della Beo zia presso il monte Citerone ^ ora poi pi non sussiste. Ma alcuni altri scrivono : e la sacra Creusa;. come se si trattasse di Crensa, arsenale de Tespj fondato nel golfo Grisseo. Altri ancora scrvono : la sacra F ara , cio uno dei quattro borghi intorno a Tanagra, Eleone, Arma^ Micalesso e Fara. Alcuni 6 na)mente scrivono la sacra Njrsa , ed questa un borgo dell Elicona. Tale pertanto la spiaggia della Beozia opposta allEubea: il rimanente del paese dentro terra composto di basse pianure circondate in tutte le parti da monti ^ cio dai monti dellAttica verso il mezzogiorno, e verso il settentrione da quei della Focide ; verso l occidente dal Citerone che principiando dai monti della Megaride e dellAttica viene obbliqnamente fino alcun poco, al di sopra del mare Crsseo, poi dando volta nella pianura va a finire presso Tebe. Di questi campi alcuni sono allagati perch vi si raccolgono le acque dei fiumi; altri col teqi*
(i) IL , Kb. I l , V. 5o8.

398

DELLA GEOGRAFU DI STRBONE

po si sono asciugati perch Tacque trovarono laogo d'on^ de scolare; ed in parte sono per la loro feracit coltivati in tutti i modi. Ma per essere quella reso n e piena di antri e di canali nella profondit del terreBO, avven ne spesse volte che fieri trerauoti ottarasisero alcuni di questi canali o ne aprissero alGani a ltri, quali pro prio nella sapei<ficie del terreno, eqnallal disotto. Ora quando questi tremuoti aprono nuovi canali, le acque dei laghi c dei 6 unti si mettono in pi correnti, cos a fior di terra come ne' sotterranei meati; quando in vece ne otturano parte di cfuelli che gi vi sono, al lora i laghi si gonfiano fin sopra il livello delle abitai ziont, sicch ne rimangono sommersie e le citt e ie campague. Se poi i canali di prima od-alcnni nuovi riapronsi, i luoghi eh erano stati sommersi sii fanno manifesti di nuovo ; sicch addiviene che in una stessa regione alle volte si viaggi navigando, alle volte vi si cammini a piedi : e cos avviene altre che alcune citt alle volte siano collocale all orlo di un lago, alle volle se ne trovino invece lontane. E questo pu accadere in due DH)di ; r uno quando gli abitanti rimangono immo^ bili ne luoghi lo ro , perch l accrescimento delle acqne si rimane al di stto di quellaltesza in cui si tro vano le abitasioni ; 1 altro quando essi invece rtrag^ gonsi e si tramutano da un luogo ad un a ltro , e per sottrarsi al timore cagionato da quelle frequenti inon dazioni cercano luoghi o pi lontani o piii elevati. Qua lora succedono di siffatte mutazioni naturale che le citt conservino i loro nom i, sebbene questi si riferi scano a certe circostanze che pl cambiamento vvc-

LIBBO NONO

399

nuto pi non snstistcao. Cos probabile che il nome di Piatea si fosse derivato dalla parte piatta dei remi (t); e che plateesi si dicessero coloro i quali sostenevano la propria vita coll esercizio del remigare; ma ora chessi abitano lontano dal lago pare che non si possa pi dar loro con. propriet nna tale denominazione. Cos pure le citt d Elo , d Eieone c dIIesio ricevettero questi nomi per essere fondate in vicinanaa delle paludi (s) ^ ma ora la loro posizione s del tutto cambiata, o perch fprono rifabbricate di nuovo, o perch le pa Indi si restrinsero in conseguenza di scoli apertisi coir andare del tempo. E che questo sia possibile lo prova il cambiamento avvenuto nel corso del Cefisso : perocch le acque di questo Onme gettandosi una volta nel lago Copaide lo fecero crescere per modo che la citt di Cope menzionata da Omero (S), e da cui il lago ricevette il suo nome , pareva dovesse esserne in breve sommersa : ma uu baratro apertosi t poca di* stanza dal lago e vieino appunto a questa c itt , diede al fiume uno sfogo sotterraneo con un canale lungo circa trenta stadii, dopo il quale corso le sue acque ricomparvero presso Larimna ( dico Larimna della Lo* ride soprannomata 1 A lta dai Romani, e diversa da queir altra Larimna eh io dissi gi essere situata nella Beozia lungo la spiaggia del mare ). Il luogo dove il Cefisso riapparisce chiamasi Ancoe, e cos anche il lago

(1 )
(9 ) E v i

i i r \ r n f r> L rn t
Ttt tiitrit,

W '

(5) II., lib. Il, V. 5o2.

400

DELLA GEOGRAFIA DI STRABORE

che quivi si forma dall' acque ; e di col poi > 1 Game prosegue il suo corso Gno a metter foce nel mare. Per questo avvenimeato cess dopo d allora il pericolo di coloro che abitavano luogo il Iago predetto ^ ma ci per altro, non valse a quelle citt che gi erano state sommerse. Avvenne poi col tempo che gli scoli delie acque si otturassero di bel nuovo ^ed un uomo di Gatcide avvezzo alle opere delle miniere prese l incarico di sterrarli: ma essendo sopravvenute molte turbolenae fra i Beozii fu interrotta l impresa, sebbene (com 'egli medesimo dice in una lettera ad Alessandro) avesse asciugati gi molti luoghi , fra i quali alcuD annove rano il terreno dove si crede che fosse situata l antica Orcomeno : ma altri sostengono invece che v erano Eieusi ed tene<luogo>il-Tritone (i) , la quale dicono sussistesse allorch Cecrope regnava sulla Beozia che allora nomavasi Ogigia: piii tardi poi queste citt furo no ingoiate dalle inondazioni. fama che una volta si aprisse anche nelle' vici* nanze di Orcomeno un baratro in cui entr il Gume M elas, il quale scorrendo attraverso dellAliartide vi fa una palude ferace di canne colle quali si fanno musici strumenti. Ma questo Gume ora intieramente perduto, o che le sue acque, discese nel baratro, si disper dano per canali invisibili, o che vengano assorte dalle paludi e dai laghi che sono intorno ad Aliarto, deno(i) li TritoDe nn piccolo furae a cui Pausania d il nome d torreDte. Pare eh egli lo collochi fra Alalcomeae e Coronea. (E d it. frane.).

LIBRO n o n o

4ot

minato perci da Otael-o. C(Hesli fiumi'disserransi dai della Fode<; e'il Cefisso tra gli altri cofBinci^ :^all ci^t fpcese di L ilea, siccome dic a a che 'Omero:
. . . < . . . . . _ . . Quei di IMa Doinoflo i gioghi alle cefisie Jim U {i);

poi 1 dopa essere scorso attraverso di p late a eh la pi gbude fra tutte le citt de^ F ocesi, ed attraverso Parapotamio e Fanotea, piccole citt focesi anch esse, se ne va a Gheronea della Beozia; ed all ultimo attraver sando il territorio dOrcomno e di Coronea va a sboc care nel lago Copaide. Il Permesso e T Olmejo discen dono dalPEIicona, e congiungendosi in un alveo solo, vanno anch' essi a metter foce nel lago Copaide presso Aliartoi Questi pertanto sono i fiumi che'mttono foce in quel lago \ il ^ a l e assai grande, giacch ha la pe riferia^ d trecento ottanta stadii: n si vede in veruna parte d oude egli mndi fuori le sue acque , tranne il baratro che riceve il Gefisso dentro di s , e le paludi. Alcune praterie interposte disgiungono da questo lago Acrefia e P altro lago Gefisio di cui parla Omero a proposito di
Oreshio che , a fk r doro alle eonserve' Posto il pnsTer , Ignea suo seggio in 'Ila Presso il lago. Cejisio , o altri assai: Opulenti .Beoti avean soggierno ;(p).
(i)) I t . , lib . II , V. 5 a 3 . {a) 11., lib. V , V. 7 0 8 .

4 o3

della

g e o g r a f ia

di

STRABONB

Perocch in questi versi Omero noti alii<}e.j come so stengono alcuni, I lago Copaid ; mii parla di quel1 altro, il cni soprannome Hylieo , pronunciato come la voce lYrico , derivasi da nn borgo vicinissitno detto Hyle ( al plurale, colla prima sillaba breve ) a somi glianza di lyre e thyre. E dobbiamo guardarci dall dottare la lezione .di alcuni grammatici i quali, sostitui* scono Jdo ad Ila : giacch Omero stesso annovena Ide fra le citt della Lidia in que versi ove accenna
I l prode Ifizon che ad Ofiinlfo Cuastator di citt nell opulento Popolo d Ide sul nevoso Tmolo NtCide Ninfa partor ( i ) ;

laddove per Io contrario il luogo abitato da Oresbio doveva appartenere alla Beeaia. Ta()to questo^ eoa bastante chiarezza indicato dal poeta, il qaale dopo, aver menzionato il lago Gopaide soggiunger.
. . ........................... ov altri assai Opulenti Beozi avean soggiorno.

Il Iago Copaide molto grande e non compreso nella Tebaide j mentre ij lago HyUco, il quale invece molto piccolo, e trae le sue acque: dal Copaide per mezzo di canati sotterranei, trovasi fifa Tebe ed Antedone. Vuoisi poi osservare che Omero non ado pera il nome d Ila se non al singolare , e quando nell Enumerazione delle navi disse : Ile e Peleatu , per
( i ) 11., lib .

XX,

v. 385.

I.IBRO NONO

licenza poetica ne consider lunga la prima, sillaba , ma dopo l os come breve, ci eli appariew;e e <al verso gi citato: tema suo seggio in Ila e anche, da quell' altro ove dice : Tiehio . . . . agile al corso , ahitator d'olla. E qui pore mal leggerebbesi Ide, perch Ajace non avea per certo fatto venire dalla Lidia il suo scudo. Pare che questi laghi dovrebbero suggerrnii.Iordjtie da seguitare rispetto ai luoghi che mi r.e^tanp ,an> cora da descrivere , i quali sostengono alcuqir non, vs^ sere stati con sufBciente chiarezza coBipr6 da Omero nella sua Enumerazione dellq navii ^ perch: ( dicono ) stette contento ai nomi famosi ed allccoe pi .degne di vicordaza. Ma trattandosi di un numero cos grande di luoghi tutti mediterranei, quasi tutti di poca cele* b rit , troppo diffcile non traviar mai dal giusto or dine. Sotto questo rispetto il descriver paesi situati lun go le coste offerisce un qualche vantaggio: perciocch i luoghi isogliono esservi meglio conosciuti, e il mare segna la linea lungo la quale si trovano..Per anch'io mi sono studiato di descrivere sempre con precisione le coste : ma qui rinunciando a cotesta lode terr die tro alle orme di Om ero, aggiungendo per altjcp alla sua testimonianza quello che. mi parr opportun^o. . Omero comincia da Iria e da ulide, delle quali noi abbiamo gi parlato. : Scheno un luogo del territorio di T e b e , a circa cinquanta stadii da questa citt luogo la via d Antedone : gli sporre attraverso un fume, detto Scheoo aaeh'esso.

Jfo4

BELLA GEOGRAt'lA D I STRABONE

Scolo un borgo deMa Parasopia situato alle falde det Citerone in un terreno -aspro e disagiato, d onde nacque U ppOTerbio; iVi </ noi stessi, n per seguiiarc chicchessia non onderemo a Scolo giammai. Egli qae* sto ( dtpotto ) il luogo dove ' fu strascraato Pebteo dalle Baccanti cke lo fecero in brani. E portava il nome di Scolo anche una delle citt presso Olinto. Rispetto alla Parasopia noi abbiamo gi detto che nel territorio't)i Eraclea Trachinia eravi un borgo nomato Paraopio , viino a cui scorreva un fiume dtto Aso-^ po : cbe anche nella Sicionia trovavasi an fiauK. Asopo il quale'attraversava il paese denominato Asopia^ e che v erano eaiandio altrr fiumi di questo nome. Etono, il cui nome fu cambiato col tempo in quello di Scarfe appartiene anch'^esso alla Parasopia : peroc ch 1 Asopo e l Ismeno scorrono attraverso alla pia nura che sta dinanzi a Tebe; nella quale sono anche la fontana D irce, e la citt di Potnia presso cui si favo leggia che Glauco Potniese fosse lacerato dalle cavalle Potniadi. Ma prima di arrivare alla mentovata pianura il fiume passa sotto il Citerone che finisce non molto lontano da T e b e , bagnando le falt^e di quei monte ; e i popoli che diviisi in parecchie abitazioni stanno lungo le sue rive sono tutti soggetti ai Tebani. Alcuni per altra sostengono che E teono, Scolo ed Eritra appartennero al territorio de Plateesi, perch 1 Asopo nasce e finisce presso Platea e Tanagra. Ma Terapne invece s diee ascrivere senza dubbio al terri torio tebano , e cos anche il monte Teumesso. Antimaco l esalt con molti versi e con lodi che non gli

L nK O NOMO

sono dovute in quel passo ben noto il quale comincia: utivi-un pieeoi colle e ventoso , ecc. Il resto cono sciuto abbastanza. Omero poi chiama Tcspia qoeHa citt che ora.dicesi Tespie.: giacch vi sono parecchi nomi di citt i quali si adoperano indistintamente al singolare ed al plurale, al mascolino ed al femminino^ sebbene i pi sogliano usarsi a un modo solo. Questa citt poi vicina all'Elicona posta al mezzogiorno di questo m onte, e al pari di esso superiore al golfo Grisseo. 1 Tespii hanno per arsenale marittimo Creusa la quale denominata anche Creusia. Nel territorio tespiense dalla parte dellElicona si tuata Ascra patria di Esiodo. Essa posta infatti alla destra'di quel m onte, sopra un clle alto ed' aspro, alla distanza di circa quaranta stadii da Tespie. Esiodo stesso ne parla di questa guisa allorch dice che suo padre partitoti di Cuma Bolide venne ad abitare

presso V Elicona il misero borgo di Ascra tristo d 'in verno , incomodo d'estate , n mai piacevole soggiorno (i). L Elicona poi contiguo alla Focide nelle sue parti settentrionali , ed anche alcun poco nel lato d occi-<^ dente dov esso avvicinasi all'ultimo porto della Focide detto Michos (a ), perch principalmente verso questo porto si vede il golfo Crisseo dominato dall Elicona, da Ascra, da Tespi e da Creusa suo arsenale marittimo.
(i) Op. e Cior. , y. 635. (a) li vocabolo greco Mt xf si traduce iiHimus loeus, reeestus ; e per corrisponde alla situazione di questo porto.

4oG

DELLA GKOGRAFU DI STRABONE

Questa parte del golfo Grisseo ( e Io stesso si dica di -tutto il golfo Corintio) creduta pi mediterratiea di tutte. Dal porto Micbos sino a Greusa la costa di novanta stadii; e cento venti se be contano da Creosa fino al capo d i ................... Nella parte poi pi intima di questo seno sono situate Page ed Enoe delle quali gi s parlato. L'Elicona non molto distante dal Parnaso, e put^ gareggiare con esso cos nell' altezza come nella peri feria. Tutti e due questi monti sono coperti frequente* mente di neve : tutti e due sono pietrosi e circoscritti dentro uno spazio non grande di terreno. Sull Elicona poi trovansi il sacrario delle Muse e l Ippocfene, e l antro delle Ninfe Libetridi. D onde potrebbe con getturarsi , coloro i quali consacrarono 1 Elicona alle Muse essere stati popoli della Tracia chiamati P ieri, i quali poi e la Pieride e il monte Libetro e la fontana Pimplea dedicarono a quelle medesime divinili4E que sti luoghi, essendo venuti meno i P ieri, li posseggono ora i Macedoni. E gi si detto che questa parte detta Beozia, una volta labitarono i Traci, i Pelasghi ed altri barbari che ne cacciarono via i Beozii. La citt di Tespie netempi andati ebbe qualche ce lebrit pel Gupido di Prassitele , che quellartefice scol pi e poi Io dedic a Glicera cortigiana; ed essa , avuto quel dono, lo consacr ai Tespii suoi concittadini. Una volta pertanto parecchi venivaao a Tespie per ammirare qnel Gupido ^ n altro eravi che fosse degno d esser veduto. Ora poi questa citt e quella di Tanagra sono

LIBRO NOMO

4<>7

le sole ohe sussistano nella Beozia ; delle altre riman gono solo alcnne rovine ed i nomi. Dopo Tespie Omero 'enumera Grea e Micalesio delle quali abbiamo gi parlato. Egli dice inoltre : .
E quei che ^ jirma la contrada edca. Ed Ilesio ed Elitre ed Eleone E Pettotu ed Ua ed Ocalea. Seffiono i prodi della ben eottruUa Medicone.

Peteone un borgo del territorio tebano vieino all strada che va ad Antedone. Ocalea nel mezzo fra Aliarlo ed Alalcomeue, a trenta stadii cosi dall una come dall altra ; e la bagna un fiume dello stesso suo nome. Rispetto a Medeone s'intende di una citt della Focide nel golfo Crisseo, distante dalla Beozia cento sessanta stadii : e da questa ricevette il suo nome quella citt di Medeone che trovasi nella Beozia (i). Quel* la citata da Omero vicina ad Onchesto alle falde del monte Fenicio ^ donde poi prese anche il nome di Fe nici. Ma dicono che questo monte appartiene al terri torio tebano ^ laddove invece M edeone, e cos anche Peteone ed Ocalea , appartengono allAiiartide. Dopo di ci Omero viene enumerando quelli
........................di Cape, e gli abilanli l y Eulresi e Tishe di colombe alirice.

Ma di Gope situata al settentrione del lago Gopaide gi si parlato : le altre sono collocate d intorno ad
(i) Cosi il lesto del C o ra y , diverso dalla traduzione francese.

4o8,

BKLLA G E O G K irU DI STKABONE

essa io eencbio, cio Acresia,'Fenici,'Onchefilo, Aliai*to,^ Ocalea, Alalcomene, Tilfossio, Goronea. E -ntiamente; non t ebbe veruna generale dnoinirtazidtie'di questo lago j ma ciascuna delle sue 'piarti pigliava a a nome speciale dalle abitazioni^ che vi si trovavano ; per esempio Copaide da.Gppe , Aliortio da Aliarto: e cos in tutto il restante delia su a ' circonferenza. All ultimo poi, gli rimase soltanto la denominazione di lago Cop aide, perocch dove situata la citt di Cope, quivi la parte pi notabile della sua circonfe^enza, e quivi si addebita la baja pi'profonda che abbia ' qeF lago; Pindaro lo chiama'anche lago Cefissio, d afFerAa che gli vicinissima la fontana Tilfssa, la quale scorre al piede del monte Tilfossio presso Alirto ed Alakbmenie. Sul margine di questa fontana il monumento di Tiresia ^ e quivi pure il sacrario ' di Apllo Tilibssio. Omero poi dopo la citt di Cope viene annoverando Eutresi borgo del territorio Tespio ^ dove fama che abitassero Zet ed Anfione prima che avessero il regno di Tbe. La citt di Tisbe dicesi ora al pluralie (i) ^ ed una piccola abitazione posta al di sopra del mare bel te r ritorio di Coronea, e contigua anch essa dalla parte del mezzogiorno alP Elicona. Ha una stazione di navi in luogo pietroso e pieno di colombe, d onde Ome ro dedusse quell espressione attrice di colombe. Di
( i ) 'H efi /<r;8ii. S Forse per rendere

sentibile la differenza dovremmo dire Tisba.

LIBRO n o n o

4o9'

quivi a Sierone avvi una. naTigazion di cento'sessanta stadi!. Appresso poi Omero annovera -Goronea, Jkliarto , Platea e Glisa. E Coronea situata in vicinansa del monte Elicona sopra un' altura. Occuparonla i Beozii ritornando da At-ne tessalica dopo la guerra troiana, nel qual tempo simpadronirono anche di Orcomeno. Quando poi furono divenuti padrni di Coronea fon darono nella ' pianura che giace dinanzi a quella citt tin tempio a Minerva Itonia(i), dandogli lo stesst) nome di quello che trovasi nel territorio tessalico ; ed anche il 6ume che scorre coi intorno lo'dissero Cuaro dal Cuario della Tessaglia. Ma Alceo Io chiam'invece Co rallo dicendo : Tutd coloro che Minnl>a estermin nel ritorno da Coronea . . . . . . lungo il Coralio. Quivi si celebravano le fesite Panbezie (a). Vedvaisi quivi la sttua di Plutone eretta a canto a quella di Minerva per cagione creduta misteriosa. I cittadini di Coronea nella Beozia diconsi Coronii ^ quelli di Corona nella Messenia diconsi Coronesi. Aliarlo ora pi non sussiste, perch fu rovinata nell guerra cobtro Perseo: e il suo territorio Io posseggono gli-Ateniesi ai qiall lo concessero i Romani.- Era si tuata in un luogo angusto fra un monte che le sovra(i) Comunemente Ionia. (Edit. frane.) () Feste comuni a lutti i Beozii, delle quali per non s! trova nessuna descrizione. Solo pu dirsi che si celebravano con cori di danze e di canti. ( Edit. frane.). '

4 IO

DELLA GEOGHFI DI STBABONB

stava ed una palude dove crescono canne da^ fare stra* menti mnsicali. Platea che Omero scrive al singolare posta al piede del monte Giterone, fra quello e .la citt di Tebe sulla strada che va ad Atene ed a Megara, correndo lungo i confini dell ttica e della Megaride. Col vicino tre* vasi Eleutera (i), che alcuni dicono essere de Plateesi, altri della Beozia. E gi abbiamo detto che l sopo' bagna la citt di Platea. Quivi il nerbo degli Elleni fece intieramente sparire Mardonio colle sue trenta mi* riadi di Persiani : e vi fondarono un tempio a Giove Eleuterio (a), e instituirono un certame ginnastico con premio di corona, denominando Eleuteria anche que< sta solennit. Quivi soglionsi inoltre mostrare i sepolf cri popolarmente costrutti a coloro che finiron la vita in quella battaglia. Avvi anche nella Sicionia un borgo col nome di Platea , d onde fa nati^vo Mnsalce poeta : e vi questa inscrizione : Monumento di Mnasalce

plateese. Accenna poi Omero anche Glisa, un abitazione si tuala sull Ipato eh un monte nella Tebaide vicino al Teumesso ed alla Gadmea. Ghiamansi Geolofi (3) certi tumuli dove finisce la pianura detta Onio che si stende ai piedi dell Ipato. Rispetto all espressione di Omero t coloro che abitano sotto Tebe^ alcuni inten dono che si riferisca ad una piccola citt della Sotlo(t) Petrozeraki. (a) Giove liberatore. (3) Monticelli di terra.

LIBRO Nono 4' I Tebe (i), altri stimano che voglia alludere a Potnia: pe rocch (dicono costoro) la citt di Tebe fu abbarido* nata dopo la guerra degli Epigoni, e non concorse alla spedizione di Troia. Ma secondo quegli altri invece i Tebani intervennero a quella guerra ; se non che abita vano allora nella pianura al di sotto della Gadmea che dopo r invasione degli Epigoni non avevan potuto ri guadagnare. E come la Cadmea chiamavasi T e b e , cos Omero disse che i Tebani d'allora abitavano sotto Tebe invece di dire che abitavano sotto la Gadmea. Onchesto il luogo dove si fanno le ragunanze An< (zioniebe nel territorio d^ Allatto presso al lago Gopaide ed alla pianura Tenertca. situato sopra unal tura senza alberi, cou un sacrario di Nettuno senz al beri anch' esso : ma i poeti volendo abbellire ogni cosa chiamano boschi i sacrarii anche quando sono privi di piante. Perci Pindaro dice di Apollo : Discorre la u r

r ed il mare^ e dal vertice delle pi alte fnontagne accenna gli antri che debbono essere fondamenti a suoi boschi. Male per lceo, dopo aver mutato (come si detto poc anzi ) il nome del Gume Guano , asser il falso an che rispetto ad Onchesto, collocandolo alle estremit del monte Elicona, da cui invece bastevolmente lontano. La pianura Tenerica cos denominata da T enero, cui alcuni dicon figliuolo di Apollo e di Melia profe tessa dell oracolo stabilito sul Ptoo , monte da Alceo
(i) 'TTW /3*r,

fpotele.

Cosi traduce anche il Monti.

4 lS

DELLA GEOGRAFI DI, STRABONK

meiiesimo detto irivertice. Lo sless poeta poi afferm cbe Tenero il figliuolo del santuario , f indovino, d i cui quel sacro terreno porta il nome. Il Ptoo domina la pianura Tenerica non meno che il lago Copaide verso Acre6o. Cos poi questo monte come l oracolo or ora menzionato furoa dei Tebani. ' cresio situata anch essa sopra un altura. Questa c itt , al dire di alcuni, quella che Omero denomina Arne a somiglianza di un altra della Tessaglia. Ma se condo alcuni altri l Arne di Omer ed anche la sua Midea furono inghiottite dal lago. Zenodoto leggendo : Ascra ferace di uva, mostra di non.conoscere ci che Esiodo lasci scritto intorno alla su patria, e quel peggio che ne dice Eudosso. Come mai si pu credere che Omero desse ad un paese siffatto il soprannome ferace di ui'a? N'pu consentirsi nemmanco a co loro i quali scrivono Tarne in luogo di Arne^ perocch non si .trova indicata veruna citt di Tarne fra i Beozii^ e quella di cui Omero fa menzione dicendo :
Dall glebosa Tante era venuto Festa figliuol del Mone Boro. I l colse Idorheneo coW asta alla diritta Spalla, ecc.

era una citt della Lidia. Fra luoghi poi situaU intorno al lago resta a dirsi della citt di Alalcomene e del monte Tilfossio : fra gli altri luoghi sono Cheronea, Lebadia e L euttri, delle quali sar pregio dell opera soiTermarsi a parlare al cun poco.'.

LIBRO No n o

4 '- ^

Di lalcomene Omero fece menzione ma non per nella Enumerazione delle navi, sibbeae ove dice:
. . . . . . . . Due possenti Dive Aiutatrici ha Menelao , T Argiva G iano , e Minerva Alalcomenia (i).

Perocch in lalcomene sussiste ancora un luogo con sacrato fino dalla pi remota antichit a Minerva^ aozi dicono che questa Dea nacque col, come Giunone na> cqoe in Argo: e per il poeta denomin amendne que ste divinit dai nomi della loro patria. forse egli nella Enumerazione delle navi non parl degli Alalcomenii, perch come nomini consacrati al culto di Minerva si astennero da quella spedizione. E nel vero la loro citt fu smpre immune da invasioni e da saccheggi sebbene non fosse n grande, n situata in forte posizione, ma sibbene in una pianura. Percch tutti i popoli per ri spetto di quella Dea si astennero dal ferie violenza : tanto ch quando i Tebani dovettero lasciare la pr pria citt per T invasione degli Epigoni, fama che si trasferissero in lalcomene, e sul forte (a) monte Tilfossio che le sta sopra. i piedi di questo monte scor ce la fontana Tilfossia, e quivi pure il monumento di Tiresia che , fuggendo, vi lasci la vita. Cheronea vicina ad Orcomeno dove Filippo 6gliuoIo di minta avendo ottehota una grande: vittria sopra gli
, lib. ! , Vi 8. (3 ) Par* che il sig. e I9 Parte da Theil al>bia letto in luogo di ifwftitf fi*,: giacch traduce mt ie mont dsert.

4 l4

DELLA GEO&RFU DI STRABONE

Aletiivsi, i Beoeii e i Corintii rimase padronu dell EU lade : quivi pure cogliono mostrarsi i sepolcri popolar mente innalzati a coloro che perirono in quella batta glia, Presso a poco in quel medesimo luogo anche i Ro mani sconfissero un esercito di Mitridate composto di molte miriadi, sicch pochi fuggendo al mare poterono salvarsi sopra le navi, gli altri furono presi. vvi poi Lebadia eoa quell oracolo di Giove Trofo* do situato in uaa caverna sotterra , nella quale deve discendere chiuiique viene col per qualche responso. Questa citt fra l Elicona e Gberonea , in vicinanza di Gorona. Leultri il luogo dove Epaminoada, avendo in una grande battaglia vinti i Lacedemoni, pose il principio alla loro rovina: perocch dopo d? allora non valsera pi a ripigliare la maggioranza sopra gli Elleni; massime poi dacch ia un seconda scontro avvenuto presso Mantinea ebbero ancora la peggio. Nondimeno anche a malgrado di que sinistri fuggirono il destino di cal dere in potere altrui, finch non venne il tempo della dominazione romana: ed anche sotto costoro furono in pregio per la bont del governo che questi trovarono stabilito presso di loro. Lcnttri la indicano lungo la strada che va da Platea a Tespie. Dopo di ci Omero fa parola degii Orcomenii .distin guendoli dalla nazione dei Beozii. Egli d il sopranno me di MIne'a alla citt di Orcomeno derivandolo dalla nazione dei Minii. Ed fama che alcuai dei Minii an dassero a fondare una colonia a^ la ic o , d onde gli Ar gonauti furono delti Minii aneli essi. poi manifesto

LIBRO NONO

4*^

che anticameote qaesta citt fu ricca e di molta po-> tenz: della sua ricchezza fa testimonio Io stesso Omero, il quale enumerando i luoghi dor eran maggiori te-< sori dice:
....................... Quante entrati ricchezze In Orcomeno nelt egizia Tebe (i).

E della sua potenza vha questo indizio, che i Tebani garono tributo agli Orcomenii ed al loro tiranno Ergi no , il quale, per quanto fama, fa ucciso da Ercole. Eteocle p o i, uno di coloro che regnarono iu Orcome no, fondando pel primo un tempio alle G razie, ienia* nifesta tutto insieme e la ricchezza e la potenza ^ il quale volle onorar quelle Dive o coi. doni da lui rice< vnti, o con quelli eh egli medesimo fece, o cogli uni e cogU altri. E certo affinch costui naturalmente liberale potesse fondare cotesto culto di quelle Divinit fu ne cessario eh egli fosse potente ; ed oltre alla potenza ebbe mestieri anche delle ricchezze. Perocch chi non possiede gi molto non possibile mai che dia molto n senza molto ricevere si potrebbe mai molto avere: ma dove T una e 1 altra di queste cose abbian luogo , ivi la giusta permutazione de beni si conserva^ peroc ch il vaso che s empie e si vta del p a ri, al bisogno sempre pieno. Ma colui che desse senza ricevere Uon potrebbe procedere dirittamente : perocch esaurendosi 1 erario dovrebbe rimanersi dal donare. Cosi parimenti gli uomini cessano ben presto del dare a colui che sem( i ) I I . , lib. IX, v. 3 8 i .

4>6

DEIXA GEQGSAFU DI STRABOHE

pre riceve sbnza gratificarseli mai con qualche ricambio; sicch nemmanco per questo ' modo la cosa potrebbe cotidursi a buon termine. Lo stesso potrebbe dirsi anche rispetto alia potenza. Oltre a quella comune sentenza : Il danaro la cosa pi pregiata dagli uomini, ed ha la massima prepon deranza nelle cose umane ; sar opportuno esaminare questa materia minutamente. Innanzi tutto suol dirsi che sono potenti i re d onde azi si denominano po tentati (i). La loro potenza poi . ri posta nel condurre a quel eh essi vogliono le moltitudini o colla piersuasione o colla sforza. Ma sopra tutto persuadono coi benefizii (perocch la persuasione dell eloqueiua non cosa regia, ma s piuttosto da retore ; e sogliam dire principesca persuasione quando il re co benefizii reca i sudditi al proprio v o k re , perch dei re proprio il persuadere b c n e & c a n d o )e sforzano coUe armi. T u tti e due poi questi mezzi di persuasione vengono dalle ricchezze ; perocch il maggiore esercito: l ha colui il quale ha potest di nutrirlo \ e pi vale a beneficare chi ha maggiori possedimenti. Dicsi che il terreno occupato ora dal lago Copaide una volta era asciutto, e che fu intieramente coltivato dagli Orcomenii che gli stanno da prsso. questo sa* rebbe argomento della loro ricchezza. Alcuni scrivono Aspldone senza la prima sillaba (a) : poi dicono che questa citt e il suo territorio, cam(i) Letteralmente D inasti, dal verbo (a) Cio : Spldone.

LIBRO NONO

4 '7

biaado il nom e, si dissero Eudieio ^ volendo forse in dicare che qne luoghi per la loro buona esposizione verso l occidente procurano qualche particolare co modit agli abitanti, piassime nella stagione invernale. E veramente le prime e le ultime ore del giorno so gliono essere le pi fredde ; e le ore della sera sono dordinario ancora pi fredde che quelle della mattina: perocch allavviciaarsi della notte il freddo saumenta, e quando questa si p a rte , si diminuisce invece alcun poco. Ma il sole rimedio del freddo : e per il ter reno meglio soleggiato nelle ore pi fredde suol avere linverno pi mite. Aspldone poi distante da Orcomeno venti stadii, e nello spazio frapposto scorre il fiume Melas.' Al di sopra dell Orcomenia stanno Panopeo citt della Focide elam poli, colle quali confina Opunte me tropoli dei Locri Epicnemidii. Dicono che Orcomeno da prima fii situata in una pianura ; ma che traboc cando poi lacque, tramutaronla a luogo pi alto verso il monte Aconzio, il quale per lo spazio di sessanta stadii si stende fino a Parapotamio nella Focide. E raccontano che gli Achei del Ponto furono alcuni Orcom enii, i quali avndo per condottiero lalmeno si tras ferirono in quelle parti dopo la distruzione di Troia. Anche presso Garisto (i) trovavasi una citt detta Or comeno. Tutta questa materia ce lhanno sommini strata coloro che commentarono 1 Enumerazione delle
(i) Nell Eubca.

SriutaosSj tonu III.

37

4 l8

DELLA GEOGBAriA DI 6TRABOKE

M v i , dei quali noi volentieri ci siamo fatti seguaci m quello che ha relazione col oostro argomeato.
C A P O III.
Positione e confini della Focide. Divisione e situazione delle due LocridL Paesi situati a l settentrione delle due Locridi e intom a a l Parnaso. Detcrizion d i questo manie. Z)</{a figura d i tu tti qm sti paesi.

Dopo la Beosia e T Orcomenia evvi la Focide che dal lato settentrionale si stende lungo la Beoaia da mare a mare (i): cos almeno era anticamente. Per ciocch allora il territorio di Dafiio era della Focide^ e la tagliava in due parti stendendosi fra il golfo Opunzio e la spiaggia degli Epicnemidii. Ora poi il territorio di questa citt appartiene alla Locrde, e la citt stessa fu distrutta; sicch la Focide non va pi a terminarsi col mare d Eubea , ma contigua al golfo Crisseo. Perocch appartengono alla Focide cosi la citt di Crissa fabbricata sulla sponda del m are, come Cir ca e nticirra e i kioghi al di sopra di questi situati nellfl part aediterranee verso il monte Parnaso , quali sono Delfo, e il monte Cirfio, e Daulide e lo stesso Parnaso, il quale compreso uella Focide aaeh'esso e ne circoscrive ii fianco occidentale. In quel modo ohe la Focide adiacente alla Beozia, anche alla Focide sono contigue luna e laltra Locride.
~(i) Dal mare d Eubea fio al golfo Crisseo

LIBHO HOMO

419

Perciocch due sooo 1 Locridi ^ e le divide il Par naso ! l una all occidente di questo moale ( de) <}oalc assi essa conprende tuta parte dentro di s \ finisce al golfo Crisieo) l altra posta all oriente riesce al mare d Eubea. Ghiamansi poi anche 0olii i Locri occidentali, e Bel loro pubblico sigillo hanno scnlta la stella di Esper. Gli altri sono di bel nuovo divisi ia due parti ^ e gli uni da Opnnte loro melropoJi chtamansi Opunzii ( e sono confinanti coi Focesi non meno che coi Beosii)^ gli altri diconsi Locri Epicnei^dii dal monte Cnemide : e costoro confinano cogli Oetei e coi Maliesi. In meaao ad entrambi, cio fra gli occiden tali e gli altri Loori, evvi il Parnaso che si distende pel lungo verso la parte settentrionale dalle vicinanae di Delfo sino a (fuel punto dove i monti Oetei si uniscono con quelli delP Etolia, e fino a certi luoghi dei Dorici posti fra mezzo ai siti che qui abbiamo indicati. E nel j^ero come la Locride nelle atte due parti ( 1) si conginnge col territorio focese, cos la regione degli Oetei insieme coll Etolia e con una porzione del tem> torio intermedio appartenente ai Dorici della TetrapoU dorica, costeggiano le due Locridi, il Parnaso e il re stante del paese 4ei Dorici. Al di sopra poi di tutti questi paesi stanno i Tessali,
( 1) A- dare un saggio dello stato in cui trovasi il testo giover trascriverne qui nn perodo : I t ) if fif , in r tf i . . . x /t

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4aO

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOSE

gli Etoli settentrionali, gli carnani ed alcune nazioni di Epiroti di Macedoni: laonde ben si possono im maginare (come abbiamo gi detto) questi paesi a so*' miglianza di tante liste parallele, le quali si stendno dall occidente all oriente. Il Parnaso un monte tutto sacro con antri ed altri luoghi venerati e tenuti santi. Fra qusti il pi noto e il pi bello r antro delle Ninfe detto Concio, con nome comune ad un altro antro della Cilicia. Dei fian chi poi del Parnaso quello volto al ponente loccupano i Locri Oiolii con alcuni Dorici e con quegli Etoli che abitano lungo un monte d tolia soprannomato Corace : quello che accenna all oriente occupato dai Focesi e dai Dorici in maggior numero ,-i quali occu pano la Tetrapoli eh in certo modo situata lungo il Parnaso, stendendosi nondimeno assai pi verso le parli orientali. Adunque i fianchi ond chiusa longitu dinalmente ciascuna delle dette regioni o liste sono tutti paralleli, e questi sono i fianchi settentrionali e meridio nali^ ma non cos pu dirsi dei fianchi verso occidente e verso oriente : perocch le due sponde che vanno luna dal fondo del golfo Crisseo fin presso ad Azio, 1 altra dai luoghi rimpetto allEubea fino a ..................... sona parallele fra loro : ed a queste s p o n d e ................... ; le nazioni. Ma le figure di colesti paesi bisogna intenderle come se fossero comprese in un triangolo, dove i loro limiti per la lunghezza sarebbero segnati da linee diritte parallele alla base del triangolo stesso : per modo che i lati ^^erso il mezzogiorno e verso il settentrione pos sano essere paralleli fra loro ^ senza che questo mede*

LIBBO HOMO

4^>

'smo accada anche dei fianebi volti all' occidente ed a ir oriente (i). Questa in generale la figora di paese che restaci da descrivere, e del quale parleremo a parte a parte cominciando dalla Focide. C A P O IV.
D illa Focide marittima. D el/b. Licorea. Monte Cirfio. Cirra. Pianura di Criisa. CHssa. A nB drm . Distruzione d i Cirra e di Crissa. Tempio di D elfit. Oracolo. Consiglio degli Amfizioni. Cappelle dette Tesori. Templi succissivL Giuochi PiziL Riprovasi E /oro. Morato. Farigio. M ichos. yibe. Ambriso e Medeone. Focide mediterranea. Daulide. Cipcuisso. Panopeo. Trachine. Anemorea ed lampoli. Eiatea. Parapotamio. f'a rii Jium i detti Cefisso. D ajho.

Le due citt della Focide pi illustri sono Delfo ed Eiatea. Delfo pel tempio di Apollo Pizio e pel suo ora colo, tanto antico che ( al dir di Omero ) fu interrogato fin da Agamennone. Infatti quel poeta introducendo un citaredo a cantare di quella disputa agitatasi fr a Ulisse ed Achille figliuolo di Pelea , dice che Agamennone
fio

gioiva ricordandosi dell' oracolo profferito da Febo Apollo nella doviziosa Pito. Belfo adunque celebre per questa cagione. Eiatea poi illustre per essere la pi grande di tutte le citt di
(i) Il testo h: ykf . . .

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AAh'Ax; "tTrici, '< T * f .

4aS

DELLA G B O G K it'lA D I STnABONE

qucHa contrada, d anche la pi importante di tutte ecome qaella eh sovrapposta alle gole ch'ivi si trovano ; di modo che poi chiuoque a in possesso tiene con quella i entrata nella Focide e nella Beo zia. Perocch da prima s incontrano i monti O etei, e poscia quelli de Locri e de Focesi , i quali noa sono da per tutto snperabili dagli eserciti che vo gliano entrare col venendo dalla Tessaglia; ma hanno solo angusti passaggi, circoscritti e difesi dalle cir costanti citt : e solo chi prendesse queste citt ar riverebbe ad impadronirsi anche di quell ingresso. Poi ch dunque la cdebrit del tempio di Delfo preva lente a quella dogni altro luogo, e la posizione stessa dei siti { per essere queste le parti pi4 occidentali della Focide) li fa essere quasi un naturale principio del paese, noi cominceremo di qui la nostra descrizione. Gi si i detto che anche il Parnaso si stende 6 no alle parti occidentali della Focide. Il fianco occidentale di questo monte lo posseggono i Locri Ozolii, ma Delfo invece ne occupa la parte meridionale : ed nn luogo pietroso, latto a foggia di teatro, sul cui vertice stanno 1 oracolo e la cHt , I& quale i allarga nella rrconferenza di sedici stadii. i di sopra di questa Lieorea (i), dove primamente i Delfii aveano fondata la lore citt superiore al tempio : ma era abitano alla stessa altezza di quello in vicinanza alla fontana Ga^falia. Dinanzi a Delfo sta il Girfio (a) eh un monte di(i) Lacoura.

(a) 5tiVa.

inno M O N O 4-^3 rapato dalla parte meridionale ; e nello spazio frappo^' sto t' ha tin bnrrone gi pel quale discorre ii fiame Plisto(i). Al Cirfio sottoposta lantica citt di Cirra fondata lungo il mare rimpetto a Sicione. Per risalire da CiiY-a a Delio t' ha una strada di circa ottanta stadii. Giace poi dinanzi a G rra la frtile pianura Grssea. Procedendo pi in l dopo Cirra trovasi tin altra citt detta Crssa dalla quale riceve il no nome il golfo Grissdo: poi Anticirra c ha il nome stesso di una citt situata vicino al golfo MaKaco ed al monte Oeta. Di* cono che in juesta seconda Anticirra nasca il migliore elleboro^ ma che poi in <|aella della Focide sanno meglio prepararlo, sicch molti sogliono dai proprii paesi tras* ferirsi col a fine di purgarsi e guarire. nel vero na sce nell Anticirra della Focide una pianta simile al se* saino, della quale si valgono per apparecchiare lelleboro dell Oeta. Qnesta Anticirra dura anche al presente^ ma Cirra e Crissa furono rovinate dal Tessalo Enriloco nella guerra Crissea (a). Perciocch i Crissei non appa* gandosi delle riccbezze acqsistate colle gabelle imposte alle mercatanzie che si portavan col dalla Sicilia e dal* l Italia, eoa pi acerbit ancora assoggettarono a tri* buto quanti andavano al tempio di Delfo , contrariando cos alle ordinanze degli Amfizioni. Lo stesso accadde anche agli abitanti di Amfssa ( parte de Locri Ozolii), i quali in progresso di tempo osarono riedificare le
(r) Sitalisea.
(i) Dall anno 5g7 al 585 prima di G. Cristo.

4^4

DELLA GEOGRAFIA DFStRAfeONE

mura di Grissa ( i) , coltivar nuovamente il lei^eno di chiarato sacro dagli AmGzioni, e comportarsi cb' pas seggeri peggio che non avessero fatto i primi abitatri di Crissa. Gli Amfzioui pertanto punirono anche co storo , sicch pagarono il fio all oltraggiata divinit. Quel territorio (a) al presente cosa di poco rilievo^ e il tempio stesso assai negletto, mentre per Io pas> sato era invece in grandissima venerazione : e ne fan no testimonianza i Tesori (3) fatti costriiire da popoli e da principi per depositarvi le ricchezze che cons> cravano al Dio. Testimonianza ne fanno altres le opere di eccellnti artefici, e il certame Pizio, e la gran mol titudine de responsi tramandatici dalla toria. Dicono che il lupgo delPorcoIo . un antro profondo con bocca non molto larga, dalla quale s inalza un vapore atto ad infondere entusiasmo. Sopra la bocca dell antro collocato un eccelso tripode su cui suole ascendere la Pizia, la quale ricevendo il vapore oracoleggia parlando in versi, ovvero in prosa che poi alcuni poeti addetti al servigio del tempio traducono in versi. Prima di tutte le Pizie dicouo essere stata Fem onoe, e che la deno(i) JUfUmy Forse Occuparono il luogo do v'era sfata gi Crissa. (Edit. frane.)
( 3 ) N S r /tir Sr . . . . S'KfSt x a t i r ifcf,

w f ' c n f t t S t vTip/3xX'iTW . . . (TuActtn Ti '/ n

X, T. A.
(3) Guneti^ti. Questa voc spiegasi dallo Schweighaeuser nel suo Lessico Erodoteo: ^ d ic a la sive camera ad tempium aliquod,

praesertim Delphicum perlinens, in qua conservanlur donaria Dea dedicata.

UBRO NONO

4 *^

tniaaEione di Pizia fu data alla profetessa e pi tardi

poi anche alla citt dal verbo interrogare allungandone la prima sillaba, come suol farsi auche uelle voci athanatos , acamatos , diaconos, cio im mortale , infaticabile , servitore. Una stessa fu la cagione per cui e si fondarono le citt e vennero in onore alcuni templi comuni. Gli uo mini si congregarono in citt e in nazioni, perch sono naturalmente socievoli, ed anche pel bisogno che aveano gli uni degli altri mutuamente : e per queste cagioni medesime convennero in templi comuni a cele brare le sacre feste e le solenni adunanze; cose tutte amichevoli perch traggono il loro principio dalla co munanza della mensa, delle libagioni e delle abitazio ni ; ed a misura che la comunanza componevasi di pi persone raccolte da un maggior numero di luoghi-^ tanto pi grande si stim che ne fosse anche il van taggio. All oracolo di Delfo pertanto la maggior parte deir onore in cui tenuto fu procacciata dall' ora colo, il quale credevasi pi veritiero di tutti: nondi meno vi contribu qualche poco anche la posizione del luogo. Perocch esso quasi nel mezzo di tutta r Eliade, anzi ( si crede ) di tutta quanta la terra abi tata * , e perci lo chiamarono umbilico , aggiungendovi poi quella favola raccontata da Pindaro, che quivi siansi incontrate due aquile inviate da Giove, l una dalla parte dell occidente, laltra dalla parte delloriente ( ma alcuni dicono che questo avvenne di due corvi); e per sogliono mostrare nella nave del tempio una specie di unibilico circondato di benderella, e sopravi due imma-

4a6

UELtA GEOGRAFIA DI STHABORS

gia di nccelli, indizio di quella tradizione. Per qnesta opportana posizioDe poi coloro mas$imamente che abi tavano intorno a Delf potevano con facilit ragunarrisi; e per di loro si compose anche il consiglio degli Ani* fizioni destinato a deliberare intorno agli affari comnni, e ad aver cura del tempio, ufficio ancor pi comune (i). L antichit di questa istituzione .non s conosce : ma secondo le memorie rimaste pare che Acrisio sia stato il primo fondatore di qualche regola a cui gli Amfiziont dovessero attenersi, determinando anche le citt che potessero partecipare in quel sinedrio e dare il voto o di per s , o congiunte con qualche altra o con parec chie; e definendo anche la natura delle controversie (3 ) per ie quali le citt dovessero le une contro delle altre ricorrere al giudizio degli rafizioni. Pi tardi furono fatte altre istituzioni, finch poi questassemblea venne disciolta, siccome accadde anche di quella degli Achei. Le prime citt che si radunarono dicesi dunque che fu rono dodici : ciascuna di esse inviava un Pilagora (3); e lassemblea tenevasi due volte ogni anno, la primavera e Pautunno^ ma in progresso di tempo concorse poi un maggior numero di citt. L adunanza chiamavasi Pilia^ cos quella di primavera come quella 4I autunno , per ch i deputati andavano alle Pile dette anche Termo*
( 1)

Ka'i

r*8

(a)

Uf t v r t t w i ft iX m t t T | d r K U t tr t fi tt . cTtxKf. II Saint-Croix in le n d e /e / r

me o le costutname giuridkke, (3) C io: Un oratore aW M em blea delle Pili-

LiBBo naso

4*7

pili, e qnT i Pflagor sagrificarano a Cerere (i). Da principio potevano interrogar qnesto oracolo soltanto i popoli circonvicini, i qnali avevano il d iril0 di man dar deputati alP assemblea ^ ma poi vi concorsero an che i lontani a consultarlo, e vi mandarono doni e vi fondarono T esori, siccome fecero Creso suo padre Aliatte ed alcuni Italioti e i Siceli. Ma perch la rie chesxa siiol essere invidiata, perci difficile a cnsto* dirsi anche qnando sacra. Per il tempio di Delfo al presente poverissimo^ giacch di tatti i voti consacra tivi , i pi preziosi furono portati v ia, e se molti ve ne rimangono ancora , sono quelli di minor pregio. Anti camente per questo tempio fa ricchissimo, siccome attesta anche Omero dicendo : ....................................... quanto
Tetor si ehimde nel mormorto tempio Del saettante JpoUo in sul petroso Balzo di Pilo (s).

Ne son prova inoltre anche i Tesori, e pi ancora la rapina de Focesi, d onde nacque la guerra detta focese o sacra. Questa rapina avvenne ai tempi di Filippo fi glinolo di Aminta (3) ; ma si tiene che ne fosse avve(i) T utto questo luogo guasto da lacune, e pieno di diffi colt. Sullantoriti di molti scrittori si crede che ladunanza d au tunno si cdebrasse, na g ii alle Term c^ili, ma a Delfo : sicch Strabone avr forse voluto dire che anche in questo caso i Pilagori univansi prima alle T erm opiii dove Cicevano un sagrilcio a Cerere. (Edit. frane.) (a) 11. , lib. IX, v. ( 0 4 , (3) Verso r anno 355 avanti G. Cristo

4a8

DELLA GEOGRAFIA DI STRAB9 NE

nula un altra gi prim a, la quale fece sparire le rie* ertezze menzionate da Omero. Peroccb di queste riechezze non rimaneva pure un vestigio allorch Onoinarco e Faillo depredarono il tempio. Tutto ci che costoro ne portarono via. apparteneva a tempi posteriori a quelli di Omero. Erano quasi tutti voti consa> crati da vincitori come primizie del bottino guadagnato nelle loro guerre : e vi si leggevano ancora le inser* zioni che attestavano I origine di que' doni ed i nomi dei donatori. Cos leggevasi per esempio di Gige , di

Creso, dei Sibariti, degli Spineti sul golfo Adriatico,


e simili. N si creda che i voti antichi fossero allora confusi coi pi recenti, sapendosi che questo mai non avvenne \ e per i rapitori ebbero cura di fare le loro indagini fuori del santuario (t). Alcuni per sostenendo che il vocabolo (a) si adopera in signiGcazione di tesoro ; e che l espressione : il marmo deWAfetoro: significa I tesori sotterranei, affermano che le antiche ricchezze erano state riposte sotto la nave del tempio: e che quando di notte tempo i compagni di Onomarco si accinsero a disotterrarle, facendosi grande trem uoto, fuggirono fuori ,del tempio, e non pure si

(1) Questo in gran parte supplito dalla congettura del tra^ duttore francese. 11 testo dopo i nomi dei d o n ato ri, aggiuage ; i ..... r ............................ ... #* r t i r t t t ... ........................................ S f i t . (2 ) Trovasi nei versi di Omero pocanzi citali, i quali letteral mente suonano cos : Quanto il petroso marmo delPA/etoro den

tro rinchiude, di Febo Apollo nella petrosa Pilo.

LIBRO NONO

4^9

rimasero da quella Dddgine, ma infnsero anche tale spa* yento negli altri che s i' tolsero gi dall impresa.

Rispetto alle varie navate del tempio (staccessTamente costrutte le une nel loogo delle altre ) ci che si rac< conta della prima da mettersi tra le favole. La se conda la fanno opera di Trofonio e di Agamede. Quella che ora sassiste, la costrussero gli Amfizioni. Nel bosco mostrasi il sepolcro di Neottolemo innal zato per comando dell oracolo. Egli fu ucciso da chereo abitante di Delfo ^ perch ( al dir dei mitologi ) domandava dal Dio vendetta della uccisione del padre; ma pi probabilmente per perch tentava di depredare il tempio. Dicono poi che fosse un discendente da que< sto Machereo quel Branco il quale presiedette al tem* pio di Didime (i). Da principio il certame stabilito a Delfo era di cUare d i, i quali cantavano il peaiia in onore di Apollo : questo avevanlo instiluito i Delfii. Dopo la guerra di Crissa gli Amfizioni, in memoria delle imprese di Euriloco, instituirono un certame equestre e ginnastico , il cui premio fosse una corona^ e lo denominarono Pieio. Ai citaredi aggiunsero anche i sonatori di flauto, ed i citaristi (a), i quali senza cantare modulavano una certa melodia detta nomo Pizio. Questo nomo ha cin que parti, V anacrusi ^ V ampira ^ il catacheleusmo, i giambi, i dattili e le siringhe. Una di queste musicali
(i) Se ne parla nel libro xiv. ('2) Citaredo significa colui che canta accompagnandosi colla cetra ; citarista invece chi suona la cetra senza cantare.

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DELLA GEOGRAFIA DI 8THABONE

Gomposisioai fu scritta da Tiuostene capitano di nave del secondo Totomeo , il qnale tratt anche dei Porti in dieci libri : e volle colP armonia celebrare la lotta di Apollo contro il serpente ; per modo che coll ana crusi signiGcasse il preludio ; coll ampira il primo co> minciare della battaglia ^ col ca(acAe^u<mo la battaglia stessa ^ col giambo e col dattilo il cantarsi del peana dopo la conseguita vittoria (essendoch di questi due ritmi il dattilo appropriato alle lodi, il giambo aglin> suiti, d onde procede (i) I espressione giambeggiare) \ e finalmente colle siringhe volle imitare il morir della belva, come s ella cadendo mandasse i sibili estremi. Eforo, di cui principalmente mi valgo a motivo della sua pratica di queste cose ( siccome attesta anche Po libio autorevole scrittore ) qualche volta mi pare che faccia il contrario di quello che si proposto, ed anche di quello che ha promesso. Dopo avere pertanto bia* simati coloro che amano dintrodurre delle favole nella storia, e dopo avere lodata la verit, aggiunge a quello eh ei dice sull oracolo di Delfo questa notabile propo sizione, che in ogni materia gli pare sempre ottima cosa la verit, ma sopra tutto poi in questa. Perocch (d ice) sarebbe assurdo che dopo avere seguito cotesto metodo in tutti gli altri argomenti, ora ch io mi fac cio a parlare di quell oracolo eh il pi veritiero di tu tti, mi valessi di tradizioni indegne di fede e bugiar de n. Ma dopo queste parole immediatamente soggiunge esservi opinione che Apollo , in compagnia di T e m i,
(i) 'o d ii '

vi

Cos il Coray.

LIBBO HOaO

4^1

abbia fondato quell oracolo per giovare il genere urna* Bo : e il giovamento ( soggiunge ) fu questo , eh esso invit gli uomini alla mansuetudine, e- loro infuse la modestia, tal volta ordinando o proibendo loro qual che cosa co suoi responsi ^ e talvolta invece non per mettendo che gli si accostassero. Perocch i responsi' ( continua Eforo a dire ) alcuni li credono emanati dal Dio stesso che pigli forma corporea \ altri credono in vece eh egli per inspirazione partecipi agli uomini la sua propria volont. Progredendo poi col discorso a parlare intorno allorigine dei DelGi, dice che antica mente certi autoctoni chiamati Parnasii abitarono, il Parnaso ; che verso quel tempo essendo Apollo disceso in terra mansuefece gli uomini ritraendoli dall usanza di nutrirsi come selvaggi e dalla vita ferina^ ed uscito d Atene pei* alla volta di Delfo fece quella via lungo la quale ora gli Ateniesi sogliono mandare la solenne loio pompa Piziade (i). Giunto a Panopea uccise Tizio, uomo violento ed ingiusto che occupava quel luo go. Allora i Parnasii vennero a lui e gli denunciarono un altro malvagio per nome Pitone, ma soprannoniato il serpente : ed Apollo luccise colpi di frecce, ordinando che intanto gridassero io Petm a , d onde poi venne l usanza a chi sta per entrare in una batta-

(i) T it niftutirt. Il laL pompam ad fylhonm millunt. Gli Edit. frano, traducono : envoienl Uur dputation solemnlle; e Dotano in margine: Lilt. ia lyihiade. Ma l voce n o ^ iit nei Lessici significa lo spatio di tempo fr a dite cele brazioni de giuochi Pizii.

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DELLA GEOGRAFt DI STSABONE

glia di cantare il Peana. dopo la morte di Pitone i Delfii ne abbruciarono la tenda , come sogliono fai<e anebe oggid in memoria di quelP avvenimento. Ma qual cosa potrebbe esservi pii!i favolosa di Apollo che a colpi di frecce punisce i Tizii e i P itoni, e va da Atene a Delfo, e visita tnttaquanta la terra ? E se non credette che queste fossero favole, perch poi consi der come una semplice donna quella Temi eh ce lebrata come una D ea, e convert in un uomo il ser pente Pitone l se conobbe che queste erano favole, dovr pur dirsi chegli volle confondere insieme lo sto rico e il favoloso. Consimili a queste poi sono le cose eh Efoi'o dice intorno agli Etoli. Perocch innanzi tutto afferma che il loro paese non fu mai in nessun tempo invaso dagli stranieri : poi dice che gli Eolii (i) 1 occuparono avendone cacciati i barbari che lo abitavan da prima ^ che Etolo poi insieme cogli Epei del1 Elide venne a fermarvi sua stanza ; e che Gnalmente costoro furono vinti dagli Eolii loro nemici ( a ) , i quali furono vinti anchessi da Alcmeone e da Diomede. Ora ritorno ai Focesi. Procedendo luqgo la spiaggia dopo Anticirra le sta a tergo . . . . la citt di Maratona : poi trovasi il pr* montorio dov una stazione di navi ; poi l ultimo
(i) A<*rAf. Ma gli Edit. fraac. sostituiscoao K tvfirict i Cureti. (i) Il lesto: r i m s A A A h 'a * ...................r i t Il Casaubono propose che invece di AAii'A*ir si leggesse AAfw> ovvero '

LIBRO NONO

4 53

poi'to soprannomato Michos per qnel motivo che ab* binmo gi d e tto , ed posto al di sotto dell Elicona e di Ascra. N 1 oracolo d be punto lontano da questi luo ghi ; e cosi nemmanco mbriso, ed una citt detta Medeone con nome comune ad un altra della Beozia. Andando in fra terra verso oriente, dopo Delfo, in contrasi la piccola citt di Daulide dove fama che re gnasse il trace Tereo ; e quivi si dice avvenuto quanto raccontasi di Filomela e di Progne. Tale almeno lo pinione di Tucidide : perciocch alcuni altri invece trasportano queste avventure nella Megaride. Il nome poi di questa citt pare che sia dedotto dalla foltezza de suoi boschi \ giacch cbiamansi dauli tutti i siti dove le piante siano folte. Del resto Daulide il .nome adoperato da Omero : ma quelli che vennero dopo di hii dissero Dautia. Anche quell espressione di Omero : Coloro che abi tano Ciparisso, suole interpretarsi in due modi. Alcuni credono che questo nome sia derivato da Cipresso \ altri lo stimano un soprannome dedotto dall eroe Ci parisso , ed applicato ad un borgo posto al di sotto di Licorea. Panopeo, che ora dicesi Fanoteo, confina co luoghi circostanti a Lebadia patria di Epeo ^ e si favoleggia che quivi fosse il soggiorno di Tizio. Omero poi dice che i Feaci condussero Radamanto nella Beozia affin ch vedesse Tizio figliuolo della Terra ^ e veramente in quell isola sogliono mostrare un antro detto EiaSruBOSts tom. III'
a&

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

rio dal nome di Elara madre di Tizio : oltre di cFitr v ba un luogo ( /ir ) consacrato a qaesl eroe dove gli reso ancora un certo culto. Nelle vicinanze di Lebadia anche Tracbina c ha il nome stesso di Trachina d'Oeta : gli abitanti diconsi Tracbinii ( 1). nemorea fu cos denominata dai venti ( anemoi ) ai quali trovasi esposta : perciocch dal luogo detto Catopterio ( dirnpo che dal Parnaso si stende Gn l ) sofia una continua furia di vento. Questa citt era il coi> fine tra i Delfii e i Focesi, quando i Lacedemoni stac carono gli abitanti di Delfo dalla comunione de' Focesi e li recarono a governarsi da s medesimi. Alcuni la chiamano invece Anemolea. In progresso di tempo fu chiamata anche -lampoli; e gi dicemmo che quivi si ritrassero gl tanti quando furono discacciati dalia Beo> zia. Questa citt poi molto addentro in fra terra nelle vicinanze di Parapotamio, ed diversa da lampoli sul Parnaso. Eiatea la pi grande citt dei Focesi : Omero non n ebbe contezza , perch posteriore alla sua et. Essa fondata in luogo opportuno a difendere Piu< gresso dulia Tessaglia ; e questa sua buona posizione la fa conoscere Demostene descrivendo lo sgomento so*
(i) Oi < T ' ttu tiv tT tt Afyr*. Tate la lezione comune adottata anche dal Coray. Gli Edit. frane, per altro os servano che il MS. originario dice soltanto: tl cT (r i* S r........... P iiytnni 5 e traducono: mais la dnominatian des habiUuts d e

Vane et de Vaatre nest pus la me/n*.

LIBRO O SO

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pravvnuto agli Ateniesi tostocli fa recato ai Prilaai l annunzio eh Eia le a era stala presa ( 1). . Parapotamio unabilaziooe luogo il Cefisso fondala nelle vicinanze de Fanotesi e di Eiatea: e dice Teopotnpo cbe questo luogo distante da Clieronea circa quaranta stadii; che disgiunge gli uni dagli altri gli Anibrisei, i Panopei, i Daulii, e ch situata l dove dalla Beozia s entra nella Focide sopra un colle mediocre mente elevato, fra il Parnaso ed il monte . . . . . alla distanza di circa cinque stadii dai . . . . confini ; e vi scorre per mezzo il Cefisso lasciandosi disi iati un an gusto passaggio (a). Questo fiume trae le sue sorgenti da Lilea citt della Focide, siccome dice anche Omero,
.................... ... . Quei che del Cefiso Beon r onde sacre, e quei che di Lilea Domano i gioghi alle cefisie fo n ti (3) ;

e mette foce nel lago Copaide. Il Daulio (4) poi ( pro-

(i) L 'an n o 338 prim a di G. C. (a) Non solamente il testo interrotto qui da lacune, ma ma nifestamente guasta anche la lezione di quel che rimane. Il signor De La Porle du Theil traduce: L, entre les frontires da ees

diffrens territoires, est un espace denviron 5 stades travers par le Cephissus, qui laisse de- chaque cl, ecc. Ma dice egli medesimo in nota che questa congettura nest point pleinement satisfaisante.
(3) 11., lib. I I , V. 5a3. (4) Dovrebbe forse leggersi l EduHo ; e questo probabiU menie il nom e del monte cbe manca poco prim a nel testo. ' (E d it. frane.).

436

SELLA

g e o g r a f ia d i s t r a b o n e

segue a dire Teopompo ) si stende per lo spazio di ses santa stadi! sino all lfanteo su cui situata Orconieno. Anche Esiodo dove parla ampiamente del 6 ume Cefisso e^della sua corrente che attraversa tutta la Focide rendeodo colle sue tortuosit immagine d un serpente , dice che dopo aver bagnate le mura di Panopea attra

versando la forte Glecona e Orcomeno v tortuoso co me un serpente. , Le gole vicine a Parapotamio o Parapotamia ( giac ch si dice nell'uno e nelPaltro modo ) furono soggetto di molte guerre . . . . (i) giacch hanno quel solo pasVuoisi qui ricordare che si conoscono sei 6 umi sotto questo nome di Cefisso, cio quello della Focide , quelli dell' Attica e di Salaniina ^ il quarto ed il quinto sono l uno a Sicione, P a lt r o ........... il sesto in Argo, ed ha la sorgente . . . . . Anche nell Apollonia vicino ad Epidamno una fontana chiamata Cefisso. Dafno ora distrutta : e fu gi tempo una citt della Focide contigua al mare d'Eubek che divideva i Locri Epicnemidii per modo che gli uni appartenessero alla Beozia m arittim a, gli altri alla Focide. n testi" monio Io Schedieo : che dicono essere il sepolcro di Schedio (3). Ma tanto basti aver detto intorno alla Focide.
(i) 11 traduttore francese empie questa lacuna leggendo eoo molta apparenza di probabilit tra i Beozii e i Focesi, ( 3 ) F u costui, secondo O m ero , uno dei capi dei Facesi.

LtRO NONO

C A P O V.
tXisione ddla Lberide orientale in Locridt Opunzia e Locride Epic^ mtntiiUa. Vetta Locride Opunzia. Opunte^ Cino. Isola Atalanta, Alopea e Dafho. Della Locride Epicnendia. Cnende. Le Licad. Tronio. Scarfea. Altri luoghi no minati da Omero. Della Locride occidentale. Naupalto ed Antirrio. Calde. Tafiaso. Molcria. Amfiisa. Ean tea ed EupoUo. Alope. Della Doride, Eniani, Def^ Otta, Passo delle Termopili.

Alla Focide viene appresso la Locride, siccb ora dobbiamo parlare di qnesta. La Locride poi divisa ia dae parti. La prima quella abitata dai Locri vicini alr Eubea, e fu una volta divisa anch essa in due parti da Dafno^ sicch de suoi abitanti gli uni cbiamavansi, dal nome della metropoli, Opunzii, gli altri Epicnemidii da un certo monte Cnemide. La seconda parte della Locride poi era abitata dai Locri occidentali soprannomati Ozolii. Ed a separare costoro dagli Opunzii o dagli EpicDeroidii sorgono nello spazio frapposto il monte Parnaso e la Tetrapoli dei Dorici. Cominciamo pertanto dagli Opuneii. Subito dopo Ale (i) dove finisce la spiaggia Beotica volta alPEubea, trovasi il golfo Opunzio. Opunte n la metropoli, come fa manifesto anche liscrizione scolpita sulla prima delle cinque colonne che trovansi presso
(i) invece rg /iv i r7( *AATr. Ma i testi comuni leggoao

afiXinf,

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

le Termopili al Poliandrlo (i) : Opunte metropoli dei Loct^i amanti delle, leggi possiede i guerrieri morti gi tempo in pr dell Eliade combattendo contro i Medi. Essa distante dal mare circa quindici stadi!, e circa sessanta da Cino suo arsenale marittimo , situato nel1 estremit di quel promontorio in cui finisce il golfo Opunzio la cui estensione di circa quaranta sladii. Fra Opunte e Cino si allarga una fertile pianu ra : e Gino situato rimpetto ad Edespo ( citt dclP Eubea vicino alle Terme d rcole) n disgiunta da uno stretto di soli cento sessanta stadii. fama che in Cino abitasse gi Dencalione j e quivi si mostra il monu mento di Cirra, come in Atene mostrasi quello di Deacalione medesimo. Ciao poi lontana dal moiite Cuetiiide circa cinquanta stadii. L isola Atalanta situata rimpetto ad Opuute ed ha lo stesso n o n e con un altra isola dell Attica. Dicono che st trovano anche nell Elide certi Opuu* z i, dei quali non accade ehe si faccia menzione, se non forse per dire che hanno a comune 1 origine cogli Opunzii della Locrrde. Omero poi dice che Patroclo era d O punte, e che per avere commesso un omicidio involontario ricoverossi presso Peleo , ma che suo padre Menezio pfei rimase in patria ; e quivi Achille, secondo la promessa (a) do(i) Cio : Monumento di molle persone. (a) Nell I I ., lib. x v iii, v. 3a6 , essendo gi morto P alroelo, Achille esce id quste parole :

Oh mie vane parole il d ch'io diedi

LIBRO NONO

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vva ricondurgli Patroclo dopo la gaerra. Allora per eltro non regnava Menezio opra gli Opunaii ; bens Ajace locrese, nativo {per quanto si crede) di Narico. Colui poi ch era stato ucciso da Patroclo chiamavasi Eanete ^ e suol mostrarsi on bosco detto Eaaeo dal nome di lui, ed aocbe noa fontana denominata Eanide. Dopo trovasi Alope , e poi Dafno, la quale aUsiamo gi detto che fu distrutta. Ivi un porto a circa novanta stadii da Cino , e centoveoti da Eiatea , andando per terra nelle regioni mediterranee. Ma questi aitimi tre luoghi appartengono al goUb Maliaco, il quale 6 nisce dove comincia quello di Opunte. Dopo Dafiio Guemide, luogo naturalmente munito, e trovasi dopo una navigazione di circa venti stadii. Rimpetto a Dafno situato il Ceneo dEobea, promon torio che guarda aiP occidente ed al golfo Maliaco, frapponendovisi uno stretto di soli venti stadii. Ma questo luogo appartiene al territorio de Locri Epic* nemidii. Quivi stanno di rimpetto le tre isole denomi* nate L icadi, le quali ricevettero il loro nome da Lica^ ed altre ve ne sono lungo la spiaggia predetta, le quali noi volentieri tralasciamo. Alla distanza di venti stadii dal Gnemide evvi un porlo, al di sopra del quale, alla distanza pure di venti stadii entro terra , sta Tronio. Quindi sbocca il fiume
A Menetio il conforto la promessa ^ Che in Opunte gli a v fe i, crco di gloria E d i gran preda , ricondotto il Jfglio Dall atterrata Troia l

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DELLA g e o g r a f a S I STRACONS

Boagrio cbe scorre lungo Tronio , ed denominio an che Mane. Esso , a dir vero, un torrente; sicch qual che volta si passa a piedi asciutti, e qualche volta al largasi neir ampiezza di due pietri. Dopo questi luoghi Scarfea dieci stadi! al di sopra del mare ; essa distante trenta stadii da Tronio, e un poco meno d a .................(i) Poi sono Nicea e le T er mopili. Rispetto alle altre c itt , alcune non sono degne cbe se ne faccia menzione : fra quelle poi ricordate da O m ero, Calliaro non pi abitata . . . . ed una pia nura denominata cos dalla condizione stessa del luogo, perch buona da arare (2 ). E n anche Bessa cbe vien dopo, pi non sussiste; e cosi nmmanco ugea , il cui territorio posseduto da quelli di Scarfea. Il no me di Bessa da scriversi con due ss , perocch l ba ricevuto dal trovarsi in mezzo a valli folte di quer ce (3) : siccome avvenne anche di Nape situata uella pianura di M etimna, la quale poi Ellenico per igno ranza nomin Lape. Quel demo per lo contrario deli ttica i cui abitanti cbiamansi Besesi da scriversi con un solo s.
( 1) Il Casaubono proponeva di leggere non AeTT* ift ftt- , ma i x i m n f i t x f f , cio trenta stadii o poco meno.
( 3) Seguito qui il Coray di preferenza anche alla vei'sione fran cese. Ecco il suo lesto: v x ti th u tra i . . . .
r< a-ecT /o i ] x a tA e v ro

VTf

tiTC r i cvft^ifitixSrtt rS
cTt BSrn t o r i , x . t. A.

TT*

t m

[ O c T 1}]

{3) Siffatte valli in greco diconsi

LIBBO nONO

44*

Tarfe posta sopra un' altura , dista n te ...........venti stadii ^ d ha un terreno fruttifero e bene arborato : e per anch essa ebbe il suo nome da folti suoi boschi. Ora poi chiamasi Fariga. Ivi fabbricato un tempio a Giunone Farigea conforme a quello di Fariga rgolica^ perocch gli abitanti di quel luogo affermano di essere una colonia di Argivi. De Locri occidentali Qmero non fece menzione ; almanco espressamente ; ma solo mostr di averli di* stinti da quelli onde abbiamo parlato finora. Perocch dicendo :
Venti e venti il seguian preste carene Della locrese giovenli, venuta Di l dai fin i della sacra Eubea (t)

mostra che vi fossero Locri anche altrove. N altri poeti ne parlano: pure tennero le citt di Amfissa e di Nau* p a tto , 1 ultima delle quali sussiste tuttora in vicinanza di Antirrio : e dicesi Naupatto, perch una volta vi fu rono costrutte delle navi (a), o per gli Eraclidi, che ab biano fatta costruir quivi la loro flotta, ovvero pei Lo cri (come dice Eforo) ancor prima d loro. Al preseute poi degli E to li, ai quali Filippo P aggiudic. Quivi anche Calcide, menzionata da Omero nell * numerazione l dove parla degli E toli, e situata al di sotto di Galidonte. E quivi pure il colle Tafiaso sul quale si trova il monumento di Nesso e degli altri Gen( i ) IL , lib. u , V. 535.

(a) Da ntvicn'yiu , fabbricar navi.

44^

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

lauri : e dicono che per la putrefazione dei cadaveri 1 acqua die scorre alla radice fetida e grommosa ^ d onde poi la nazione fur detta degli Ozolii (i). E trovasi col, presso ntirrio, anche Molicria citta della d Etolia. Amfssa innalzavasi nelP estremit della pianura Crissea, ma la fecero poi distruggere gli Am6 zioui, come abbiamo gi detto. Anche Eantea ed Eupolio (2) sono dei Locri. Tutta poi la navigazione lungo la spiaggia della Locride di poco pi che duecento stadii. Un' Alope trovasi nominata cos nel paese dei Locri Ozolii, come in quello degli Epinemidii, ed anche nella Ftiotide. I Locri Ozolii sono una colonia degli Epicnemidii; e gli Epizefirii sono colonia degli Ozolii. Ai Locri occidentali tengono dietro gli Etoli : agli Epicnemidii sono contigoi gli Eniani, i quali occupano r Oeta. Frammezzo stanno i Dorici. Costoro popola* rono la Tetrapoli, la quale dicono essere la metropoli di tutti i Dorici : le quattro citt che la componevano furono Erineo, Boeo, Pindo e Citinio. Pindo situato al di sopra di E rineo, e la bagna un fdme del mede* simo suo nome che sbocca nel CeGsso non motto lon* tano da Lilea. Pindo da alcuni detta Acifanta. Raccontasi che Epalio re dei Dorici essendo cacciato
fetore. {1) Il nome di Eantea e supplito dalle congetture degl inter preti : invece di Eupolio alcuni scrivono Eupalio ; e cosi fa an*
che Straboue altrove.

LIBRO MONO

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Je! regno, ne fu li nuovo posto al possesso da Ercole ; f per qnantlo leroe fini la. sua vita presso lOeta, quel principe per gratilurline adott come suo proprio il mag giore de figliuoli di lu i, per nome Ila , ed a quello ed a suoi discendenti lasci in retaggio il suo regno. Di col poi si mossero gli Eraclidi quando entrarono nel Peloponneso. Per qualche tempo adunque coleste citt furono in onore, quantunque fossero piccole e situate sopra uiio sterile terreno ^ ma vennero perdendo ogni importanza nella guerra Focese, e nelle spedizioni dei Macedoni, degli Etoli e degli Atamani ; sicch pu recar meravi glia che ne sussistesse pure una qualche reliquia allor ch i Romani s impadronirono della Grecia. Agli stessi casi soggiacquero pure gli Eniani, i quali furono anch essi distrutti dagli Etoli e dagli Atamaui: dagli Etoli quando guerreggiarono cogli Acarnani e ne divennero molto potenti : dagli Atamani allorch , es sendo gi infiacchiti gli altri Epiroti, eglino soli fra tutti, rimasero ragguardevoli , e sotto il re Amiuaudro creb bero in maggior potenza. Con tutto ci gli Enian! con tinuarono ad abitare una parte dell Octa. Questo monte Oeta si stende dalle Termopili verso le parti orientali fino al golfo Auibracico alloccidente; tagliando in certo modo ad angolo retto quella catena di monti che dallestremit del Parnaso si allunga fino al Pindo ed ai luoghi ulteriori abitati dai barbari (i). Quella parte che inclina alle Termopili chiamasi pr(i) Tutto questo period nel lesto Qlcrrolto da lacune.

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b& tL

g e o g r a f ia d i

STRAfeONfi

priamente Oeta, ed uno spazio lungo daecento stadl!^ di terreno aspro ed elevato. Ma la maggiore altezza presso alle Termopili, dove il monte sorge in un ver tice, e finisce in rocce acute e scoscese gi fino al ma< r e , lasciando un angusto passaggio a coloro che, segui tando la spiaggia, vogliono andare dalla Tessaglia nella Locride. Questo passaggio ha il nome di P ile , G ole, ed an che Termopili, per essere col intorno certe sorgenti di acqua calda considerate come sacre ad Ercole. Il monte che gli sovrasta dicesi Callidromo : anzi alcuni danno questo nome anche a tutto il restante delle montagne , le quali attraversando T Etolia e 1 Acarnania si sten dono sino al golfo Ambracico. Vicino alle Termopili e al di dentro delle gole vi sno- alcune fortezze ; come a dire Nicea sul mare dei Locrii ^ poi T ichio, e al di sopra di Tichio , Eraclea primamente chiamata Trachina e fondata dai Lacede moni distante circa sei stadii dall antica Trachina ^ e finalmente Rodunzia , luogo naturalmente forte. L en trare in cotesti siti fatto difficile dalPasprezza del ter reno e dall abbondanza delle acque , le quali scorrono per canali che si sono scavati esse medesime. Perocch oltre allo Sperchio che lambe Anticirra, evvi anche il D ira , il quale dicono che fece prova di estinguere il rogo di Ercole; poi il Melas distante da Trachina circa cinque stadii. Al mezzogiorno di questa citt dice Ero doto che v ha una profonda apertura, a traverso della quale P Asopo ( c ha il nome a comune cogli altri Asopi gi mentovati) va a gettarsi nel mare al di dentro

I.IBRO MONO

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delle P ile , dopo avere accolto in s dalla sua sponda meridionale il Fenice , detto cos dal nome di un eroe di cui si mostra in quelle vicinanze il sepolcro. DallAsopo alle Termopili poi si contano quindici stadii. Una volta pertanto furono di grande importanza co testi luoghi, quando erano per cos dire le chiavi di quel passo ^ e quando fra i popoli situati al di dentro o al di fuori di quelle gole v' era una continua gara. Per Filippo (i) chiamava ceppi d elf Eliade Calcide e Corinto, guardando all agevolezza che davano a chi si partiva dalla Macedonia. Pi tardi quelle stesse citt e con loro anche Demetriade furono chiamate catene, perch Demetriade possedendo le strade che vanno lungo il Pelio e T Ossa , padroneggiava l ingresso nella valle di Tempe. Ma dacch tutta T Eliade venne sotto una sola signoria, que passaggi sono liberi ed aperti a tutti. Vicino a queste gole i compagni di Leonida con po chi abitanti dei luoghi circonvicini tennero fronte al nu meroso esercito dei Persiani, infino a tanto che i bar bari, avendo per certi sentieri superate quelle montagne non calarono a trucidarli. Ed ora si veggono col il Poliandrio eretto a tutti costoro, e le colonne, e quella celebrata inscrizione sulla colonna de Lacedemoni, la qual dice : O passeggiero , annunzia ai Lacedemoni cho noi qui giaciamo , fedeli alle patrie leggi. Avvi col anche un gran porto ed un tempio di Ce rere , nel quale ad ogni tornata delle adunanze Pilie
( ) l i padre di Perseo.

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SELLA GEOGRiFIA DI STBABONE

gli Amfizioni solevano fare ua sagriOzio. Dal porto ad Eraclea Tracbinia, andando per terra, sono quaranta stadii; e la navigazione fino al Ceneo di settanta. Sabito fuor delle Pile la foce dello Spercbio. Dalle Pile all Euripo contansi cinquecento trenta stadii. E cosi ba fine la Locride. I luoghi al di fuori delle Pile verso 1 oriente e verso il golfo Maliaco sono dei Tessali ^ quelli verso P occi dente sono degli Etoli e degli Acarliani. Gli Atamani furono anchesst distrutti (i). II pi grande e il pi antico corpo di nazione quello dei Tessali, alcuni dei quali furono menzionati daOmero , ma i pi da altri autri. Gli Etoli poi sono sempre accennati da Omero sotto un sol nome , Consi derandone le varie citt e non le varie nazioni, fuor solo i Cureti, i quali si possono risguardare come col locati da lui fra gli Etoli. Noi dunque dobbiamo ora cominciare dai Tessali, lasciando per altro in disparte ( come abbiamo fatto rispetto agli altri paesi ) le cose troppo antiche o favolose o non bene confermate da tutti ; e parlando soltanto di quelle che ci pajono di maggiore importanza.
(i) 11 C oray crede che qui v abbia una lacuna nel testo. '

LIBRO NOMO

44?

C A P O VI.
Descrizione della Tessaglia nella quale si comprendono ta Magnesia e le isole adiacenti. Determinazione e lim iti delle varie coste della Tessaglia. Ordinaria divisione della Tessaglia in quattro parti. Divisione della Tessaglia secondo Omero in dieci parti. Stali cllle e domnio d i Fenice^ o Dolopia. Stati d i ProtesUao. Stati cFEumelo. S ta ti di FUoUete. Isole adiacenti alla costa della Magnesia. Siati dei figliuoli di Esculapio. Stati d^Euripilo. Stati di Polipete. Stati d i Guneo. Dei Magneti. Particolari misure delle coste e delle parti interne della Tessaglia. Origini tessaliche,

Appartieae alla Tessaglia la spiaggia che partendosi dalie 'Termopili va sino alla foce del Peneo e sino al I estremit del monte Pelio , guardando all oriente ed ai confini settentrionali dell Eubea. Le parti di questa spiaggia vicine allEubea ed alle Termopiti le occupano i Maliesi e gli Achei Ftioti ^ quelle vicine al Pelio i Magneti. Questo fianco adunque della Tessaglia, si pu dire fianco orientale e marittimo. Partendosi poi dal monte Pelio e dal fiume Peneo per andare verso le parti mediterranee , stanno lungo i confini della Tessaglia i Macedoni sino alla Peonia ed alle nazioni Epirotiche. Ma dalla parte del mezzogiorno essa circoscritta da montagne parallele ai confini Ma> cedoni, cio dai monti Os.tei e d Etolia, i quali vanno ad unirsi coi Dorici e col Parnaso : e questo fianco che guarda ai Macedoni s pu chiamare settentrio nale : 1 altro sar meridionale. Rimane quindi soltanto il fianco occidentale, circndato dagli Etoli, dagli Acar*

44^

DELLA GEOGRAFI^ DI STRABONE

n a n i, dagli AmBloclii, e , fra i popoli epirolici, dagli Atamani e dai M olotti, poi dal paese detto una volta degli Etici^ e per dir breve , da tutta la regione circon vicina al P i n d o .................................................................... ....................................................................... tranne il Fe llo e 1 Ossa. Questi sono abbastanza elevati, ma non abbracciano per una grande estensione di terreno , e finiscono in pianure, le quali formano il centro della Tessaglia , e sono regioni fertilissime, fuor quelle parti che qualche volta sono inondate dai fiumi. Perocch il Peneo scorrendo a traverso di quel paese, e ricevendo in s molti fiumi, spesse volte straripa. Si crede anzi che anticameute tutta quella pianura fosse una palu de , giacch essa in tutte le altre parti circondata da m onti, e dal lato della spiaggia ha il suolo pi elevato che dalle parti continentali. Ma dopo che da tremuoti fu fatta quella fenditura di terreno che ora chiamasi Tenipe e che disgiunge 1 Ossa dall Olimpo , il Peneo si mise a correre per entro ad essa andando al mare , e cos lasci asciutta quella pianura. Vi rimangono non dimeno il Nesonide eh- un gran lago , ed il Bebeide di minor estensione , ma pi vicino alla spiaggia del mare. Tale la Tessaglia, e dividesi in quattro parti, dette la Ftiotide, l Istieotide, la Tessaliotide e ia Pelasgiotide. La Ftiotide comprende le parti meridionali stendentisi pel lungo alle falde dell Oeta dalie rive del golfo Maliaco e Pilaico fino alla Dolopia ed al Pindo : e per la larghezza sino a Parsalo ed alle pianure tessaliche. L Istieotide occupa le parli occideatali, e quelle

LIBRO irOHO

449

poste fra il Pindo e l alta Macedonia. II rimaneiite posseduto dai cosi detti Pelasgioti^ alcuni dei quali abi> tano le pianure, e sono contigui ai Macedoni infe riori^ gli altri, che vengono appresso, empiono i luoghi che restano fino alla spiaggia della Magnesia. Anche in questa regione si trovano parecchi luoghi divenuti illustri, come per altre cagioni, cos princi palmente pel poema di Om ero: ma poche fra quelle citt conservarono la primitiva loro importanza ^ Larissa meno d ogni altra. Siccome poi Omero divise in dieci parti e signorie tutta quella ragione che noi ora chiamiamo Tessaglia^ con^rendendovi anche alcune parti che sono degli Oetei e della Locride, ed anche qualcuna che oggid suole assegnarsi alla Macedonia, cosi la sua testimoniansa prova soltanto una cosa comune a tutti i paesi, cio. che questi e nelle singole parti e nella loro totalit soggiaciono a varie mutazioni secondo la potenza di coloro che ne tengono il domnio. Primi di tutti egli annovera coloro eh eran soggetti ad Achille, e . occupavano il fianco meridionale sten dendosi lungo l Oeta e lungo il paese de Locri Epi cnemidii :
Ditene adesso , o Dive , i valorosi e Z f Alo e <f Alope e del pelasgic' Argo E di Trachine ; n di Ftia , n Eliade Di bellissime donne educatrice Gli eroi tacete, Mirmidon chiamali Ed Elleni ed Achei (\\.
( i ) I L , lib. I I , V. 681.

Stm ^ ohEj tom. III.

4^0

DELLA aEORAFlA DI STnABOME

A costoro poi ag;giange quelli ch'eraa soggettra Fe-^ nice, assegnando agli nni ed agli altri nna flotta Gomutte. Omero veramente non fa mai menzione di una miliaia di Dolopi Delle battaglie avvenute intorno ad Ilio : pe>' rocch noa racconta che il loro condottiero Fenie uscisse a perigliarsi come Nestore ; ma invece shri au tori ( per esempio Pindaro) parlano di Fenice^ il qual condusse la schiera dei Dolopi ardila n e l . maneggio della fionda , con cui utilmente secondava le frecce dei cavalieri Danai (i). per {melie presso Omero <}oesto da intendere quasi taciuto per reticenza, come sogliono dire i grammatici. Ch veramente sarebbe ri dicolo se avesse partecipato nella guerra il r e , quale Fenice medesimo si dichiara dicendo : ........................ V ultimo confine
Di Flia mi diede ad abitar, commesso De Dolopi il governo alla mia cura ( 3 ) .

ed i sudditi non vi fossero intervenuti. Se Fenice fosse stato seguito soltanto da pochi non potrebbe mai pa rere chei fosse compagno dAchille Delle imprese della guerra ; ma sltanto regolatore delle sue parole, e suo consigliere. E nondimeno i versi di Omero gli- a.ttribui scono tutti e due questi ufScii, dicendo : Quindi ei teco spedimmi, onde di questi
() Questo passo trovasi nei frammenti di P in d aro , ed. delr H e y n e, tom. i v , pag. 8^. ( dit. frAnc. ). r ( 3 ) II., l i b . I X , V. 4 8 0 ; e si noti c h e il testo omerico dice veramente A*A9r<nii m titntt, Dolopibus impemns.

LIBBQ nono

4^^

^u d t erudirli, e farmi a te nelV opre Della lingua maestro e della mona (i).

questo medesimo si raccoglie anche da ci che Achille rispoade a Fenice. Ma le parole di Omero in* torno agli Stati di Achille fan luogo a m<^e discus* sioni (3). Primamente sotto quella evpressotto ipelasgic Argo^ alcuni intendono utia citt di Tessaglia, vinna una volta a Larissa, ma che ora pi non sussiste; alcuni invece sostengono che siasi cosi dtimiminata non una citt , ina sibbene la pianura tessalica, a cui diede cotal nome Abante, il quale d Argo condusse col una co> Ionia. La Ftia pei credono alcuni'che sia una stessa cosa coll EHade e coH Acaja; e dicono efae dividendosi tutta la Tessaglia in due p arti, questa n la dneridio* naie. Nonditeeno aicnni distinguono la Ftia dall El lad; siccome pare che anche Omero ne facesse due paesi dicendo:
.................... n di Ftia, n d^ Eliade

Di bellissime donne educatrice ;

ed altrove :
........................... errai gran petta Per f ellde cohtrda , e giunto ai campi

Detta feconda pecorosa Etia Trassi al cospetto di PUo}


( 1 ) I I . , lib. IX , T. 4 4 3 .

(3) la tuUo jnesto pws risg n a r^ te feuice il lesto k iacredibilmente corrtto.

4S

V ILLA GEOOBTU DI STRABONB

e altrove ancora :
Aai* m olle Eliade e Flt Figlie di regi assai possenti.

l a tutti qoesti versi manifesto che Omero parla di due luoghi 1 uno distinto dall altro ^ ma se poi questi luoghi siano due citt o due regioni non Io dichiara. Que moderni i qnalt tengono che l Eliade menzionata da Omero fosse una regione , dtcone inoltre che la si stendeva dall antica Parsalo sino a Tebe Ftiotica. E veramente in quella regione, vicioo alle due citt di Parsalo, cio all antica ed alia nuova, trovasi anche T etidio, dal cui nome si congettura che quel hiogo e quella regione fossero sotto il dominio di Achille. Fra coloro poi i quali portano opinione che l Eliade di Omero fosse invece una citt, i Farsali mostrano a ses* santa stadii dalla loro citt certe rovine, dicendo che sono quelle della distrutta Eliade, con ivi appresso due fontane dette A^esseide. ed Iperea. Ma i Melitet per Io contrario alTermano eh Eliade fu situala al di l del1 Enipeo alla distanza di circa dieci stadii dalla loro citt, la quale una volta denominavasi Pirra; e soggiun gono avere gli Elleni abbandonata Eliade, situata in una bassa posizione, per trasferirsi nella loro citt : di che citano in testimonio la tomba di Elleno fi* gliuolo di Deucalione e di Pirra che trpvasi sulla pub> blica loro piazza, E veramente raccontasi che Deu> calione abbia avuta la signoria della JPtiotide , anzi di tutta la Tessaglia. L Enipeo poi discorre da Evitra^ bagna le mura di Farsalo e gettasi nell Apidno : o

Lftn soir

4^

tjtteslo va poi a metter foce nel Peneo. E tanto sia detto a mostrare perch i popoli qui citati da Omero 5 dicessero Elleni. Ftii chiamavansi quelli soggetti ad Achille, del pari -che I sudditi di Protesilao e di Filottete. Perocch neUEnumerazione delle navi Omero pone fra i popoli signoreggiati da Achille quelli che abitavano Ftia ( i) : poi descrvendo la battaglia avvenuta presso le navi, fa che tutti i soldati di Achille restino insieme con Ini oziosi; ma dice per che combatterono i sudditi di Fi* lottete condotti allora da M edonte, e quelli di Prote* silao, i quali dopo la morte di questo eroe ubbidivano 1 valoroso Podarce. Intorno a costoro dice da prima in generale :
Fli^ Beoti, L octei, coe lunghe Lor tuniche g t lonii e i chiari Epei Ivi emn tu tti,,e tutti a tener lungi Dalle nari tT Eltorre la rovina Opravano le inani (a).

Poi discendendo a parlarne divisamente dice esserti condottieri


JXt Ftii Medortte e il pugnator Podarce ;

{i ) l i . , lib. I l , T. 683.

. . . . N di Ftia n ^ Eliade Di bellissime donne educatrice Gli eroi tacete , Mirmidon chiamali Ed Elleni ed Ahei. Sopra cinquantu Prre a costoro capitano Achille, '

II. , Itb. XIII,

V.

685.

4$4

OKLLl G ^tH U riA b l 8TRAB0SE

lieg/t ietti di Ptia questi itila tetta.


Giunti ai Beoti, difenJ^m le navi.

E forte anche coloro ch'erano capitapati da Euripila p 0 rt(iraD0 anch'essi il nome d Ftii cpi quali erano cou* fiiiaoti. Ora noadiiqeoo suol essere attribuita dia Magne sia quella parte degli Stati dVEuripilo ch era :VcDa ad Ormenio, e coal anche tutto quel pase che formava la signoria di Filottete. Ma sotto il nome di Ftia sintende seiQpre ci che Achille possedette dalla Dolopia e dalla piaqpra fino I mar di Magnesia. La largh^uia poi de possedimenti di Peleo e di Achille sogliono roiarai^a (da)la Trachinia e da paesi Oetei fino alla dU di Anttpne ( che ora suol dirsi al plurale ), soggetta a Pretesilao : ed questo presso a poco lo spazio che forma la lunghezza del golfo Maliaco. Rispetto ad Alo ed AIppe non ben cer^p se le citt menzionate da Omero jo tto questi nomi corrispon dano a quelle che ora sono comprese s e i territorio Ftiotico, ovvero a quelle della Locride. E veramente la signoria di Aphille ste.nfleyasi {}) fino all9 XifMVide, a cos anche fino a Tra'china ed ai paesi Oet^i : e lungo la spiaggia della Locridi^ trpvapsi A lo, che Alope;^ .e v )i9 chi al nome di Alope sostituisce nel testo di Omero quello di Aliunte leggendo : Coloro che abitavano A lo , M iunte Tratkme (a). (i) Dalla parte meri4|qn9]e. . ^3) Invece di I ^ i^ e come gi4 vUenfo : ...... . f iyalq^nsi Tf Ala e ^ J{ope e del itelatgic'ArgR,
E di Trachine.

LIBRO ROMO

455

Alo FtioUca situata vicino alP estremila del monte O trio , il quale dalla parte del settentrione immi nente a|la Ftiotide; e da un Iato contiguo al monte Timfresio ed ai Dolopi; dallaltro si stende fino ai luo* ghi vicini al golfo Maliaco. Alo poi distante da Itone circa se^sapta stadi! ^ e dicesi cos al mascolino come al femminino. Questa citt ebbe a fondatore tamante, poi fu riedificata............................. in tempi pi tardi. ssa situata al di l della pianura Crocia ( 1) ^ e il fiume Amfris^o scorre lungo le sue mura. Al di qua poi della pianura Crocia trovasi Tebe Ftiotica : e il paese chiamasi indistintamente Ftiotide od Acaja, e si stende al pari dalle radici dell Otrio fino al territorio de Maliesi. Come pertanto Filace ( soggetta a Protesilao ) & In quella parte della Ftiotide la quale contigua ai Ma liesi) cos pure di Alo. poi distante da Tebe Ftiotica circa cento stadii, tra questa citt e Farsalo. E una volta fu soggetta a Tebe ^ ma Filippo la tolse ai Tebani per aggiungerla a quelli di Farsalo: donde poi mostrasi vero ci cbe noi abbiamo gi detto, cio cbe i confini e l ordine delle nanoni e dei paesi si mulino sempre. cos ha potuto anche avvenire che Sofocle chiamasse Ftiotide la Trachinia. Artemidoro colloca Alo sulla spiaggia, come se stesse bens fuori del golfo Maliaco , ma nondimeno dentro i
(i) Non sarcbjbe fotte (doBaa^dano gli Edit. frane.) Strabene il solo autore che parli della pianura Crocia, r i
n // v ?

456

d e l l a g e &hafia d i s t r a b o s e

confini deUa Ftiotide : perocch procedendo da questo golfo sino al Peneo, egli dopo ntrone colloca Pteleo, e poi Alo distante da Pteleo cento dieci stadii. Rispetto a Trachina abbiamo gi detto quel eh' essa e r a , ed Omero le assegn il vero nome (i). Quel poeta fa spesse volte menzione anche dello Sperchio come di un fiume appartenente agli Stati dcbtll, il quale ha le sue sorgenti nel Timfresto monte della Driopide , detto una v o lta .................e sbocca in 'vicinanza delle Termopili, fra questa e Lamia: e cosi mostra eh' eran soggetti a quell eroe tutti i luoghi al di dentro e al di fuori delle Pile adiacenti al golfo Ma* liaco. Lo Sperchio distante circa trenta stadii da L am ia, la quale situata al di sopra di una pianura elle si stende fino al golfo predetto. senza dubbio Omero considera lo Sperchio come appartenente agli Stali di Achille, giacch dice che l eroe aveva consa crata a quel fiume la propria chioma ^ e che Menestio, uno de suoi capitani, dicevasi nato da una sorella di lui e dallo Sperchio. Egli poi naturale che tutti i sudditi di Achille e di Patroclo si chiamassero Mirmidoni, perch vennero
(i) K) ................. t

Cosi il testo in orgine.

La lacuna s empie dagli editori colla parola ; ma poi non sono tutti d accordo nell interpretazione di questa frase. I l traduttor francese crede che Strabone abbia voluto dire che O m ero chiamando Trechine quella citt la quale si disse poi Trachine ^ 1 assegnasse il vero nome.

LIBKO NOSO

4^7

con Peleo da Egina (i). Il nome di Achei era cornane a tatti i Ftioti. Per enumerare le abitazioni comprese nel territorio Ftiotico soggetto ad Achille, sogliono cominciare da qnello dei Maliesi ; e ne contano parecchie, compren* dendovi Tebe Ftiotica , E chino, Lamia ( vicino a cui si combatt la guerra Lamiaca fra i Macedoni capita nati da Antipatro, e gli Ateniesi^ colla morte di Leoste* ne uno dei compagni di Alessandro ) : poi . . . . . . . E rineo, Goronea c ha il nome di una citt della Beo zia , Melitea, Taum aci, Proerna, Parsalo, e una citt detta Eretria come quell' altra dell E ubea, e i Paracheloiti, c hanno il nome a comune con quelli dEtolia , perch in quella parte della Tessaglia scorre un fiume Acheloo nelle vicinanze di Lam ia, e lungo la sua sponda abitano i popoli detti Peracheloiti. Questo paese dalla parte settentrionale stendesi IuD' go quello degli Asclepiadi, principalmente degli occi* dentali ^ ed anche lungo quello d' Euripilo e di Prolesilao con cui era contiguo verso l Oriente : e dalla parte meridionale poi nnivasi ai.paesi Oetei. Esso com prende quattordici province con Eraclea e colla Drio-pide , la quale una volta, copgte la Doride, formava una Tetrapoli, e fu creduta metropoli di quei Driopi che stanno nel Peloponneso. Alla regione degli Oetei appartengono anche Acifa , Parasopia ed Oeniade, ed un luogo detto Anticirra con (i) E gli Egiaeti chiamavansi BUrmidonij com detto a p. 44$ di questo volume. >

458

UELT. GEOGRAFIA DI STRABOItE

nome ugaale ad un altro de Locri Esperii. Queste divi sioni ch io vengo qui nominando non sono rimaste sempre le stesse, ma spesse volte mntaronsi : nondime no pregio dell opera ricordarne le pi illustri. Omero dice con bastevol chiarezta che i Dolopi abi tavano nelle estreme parti della Ftia, e che furono sotto lo stesso principe Peleo essi ed i Ftioti : perocch F e nice usa quelle parole :
................................. r uUmo conine Di FtUt mi diede ad abitar, commetto De' Dolopi il governo alla mia eiira.

Questa regione vicina al P indo, e ti congmnge coi luoghi posti alle radici di quel monte ^ luoghi apparte nenti per la maggior parte alla Tessaglia, ed alcuni anche alla Macedonia : perciocch lo splendore e la possanza dei Tessali e dei Macedoni furtn cagione che o di buona voglia o per fon gli Epiroti pi vicini si trovassero finalmente compresi nella Macedonia o nella Tessaglia. Di questa guisa gli Atamani, gli Etici e i Talari diventarono Tessali; mentre gli Oresti, ! Pelagcs: e gli Elimioti assogettaronsi ai Macedoni. Il Pindo un gran monte il quale ha dalla parte dell occidente i Perrebii, trasportati col da un altro paese ; e dalla parte di mezzogiorno i Dolopi. Il monte stesso poi della Tessaglia. Sul Pindo abitarono i T a lari che furono una trib di Molossi staccati da quelli che avevano il loro soggiorno presso al Tomsro ( i) :
(i) Il lesto dice : ,

Itm arot ma la correiione con

corda con quello che leggesi nel libro v i i , pag. 3 4 i e ^ 4 ^ di questo volume.

LIBRO NOHO

4^9

poi gli Etici f fra i quali dice Omero che furon cacciati i Centauri da Piritoo. Ma ora fama che n i Talari "n gli Etici pi noD sussistano. Questa espressione per altro si pu interpretare in due maniere, cio o di un popolo intieramente distrutto, e di un paese aiFatto de serto ; o di gente che abbia perdutp il primitivo suo nom e, e che abbia cessato di formare una popolazione separata dalle altre. In quest'altimo caso, qualora si tratti di gente che non sia mai stata celebre , non cre diamo che meriti di essere menzionato n 1 antico suo nome n il nuovo; ma quando si tratti di una gente che per qualsivoglia motivo sia degna di non essere dimen ticata, Becessario di scrivere le varie fortuna alle quali andata soggetta. Ora ci resta a descrivere quella parte della spiaggia che fa posseduta da Achille cominciando dalle Termo pili ; poich abbiamo gi parlato di quel eh' egli posse deva nella X^ocride ed altrove. Le Termopili adunque sono disgiunte dal Geneo per uno stretto di settanta stadii. Chi poi uscendo delle Pile tiaviga allo Sperchio, corre uno spazio di circa dieci stadii : di quivi a Falaro se ne contano venti : ed al di sopra di Falaro fino alla distanza di cinquanta stadii dal mare stendesi il territorio detto M U qundici citt (i^. Chi procede oltre navigando per lo spazip di cento stadii trova Echino : e da quella, medesima spiaggia si
(i) S* ignora qual sia questo territorio: ma da Dotare (d i cono gli Edit. frane.) che il testo qui senza dubbio corrotto.

46o

nSLLA GEOGRAFIA DI STRABONfi

vede, venti stadi! in fra te rra , Lari^sa Cremasta detta anclie Larissa Pelasgica. Appresso *la piccola isoletta Mionesso^ e poi Antro ne, la quale era soggetta a Protesilao. E questo doveva dirsi intorno alla parte signoreggiala da Achille. Ma poich Om ero, dopo avere divisa la Tessaglia in molte parti conosciute, nomina i capi e le citt a loro sotto poste , discorrendone tutto quanto il circuito, noi pi gliandolo nuovamente a guida, come abbiam fatto sia q n i, aggiungeremo ora quanto necessario a render compiuta la descrizione della periferia di quel paese (i). Enumera dunque Omero subito dopo i paesi soggetti ad Achille, quei ch'erano sotto il dominio di Protesilao, e questi sono que' che tengono dietro alla spiaggia si gnoreggiata da Achille fino ad Antrone. La situazione degK Stati di Protesilao dunque indicata appresso a quelli di Achille, e sono fuori del golfo Maliaco, e tuttavolta dentro la Ftiotide , non per nella . . . . . (3). Filace vicina di Tebe Ftiotica, la quale soggetta anch essa a Protesilao. Alo poi e Larissa Gremasta e il Demetrio ^3), erano anch essi luoghi soggetti a Protesilao, collocati all oriente di Otrlo. Rispetto al Deme trio , Omero lo disse bosco di Cerere, e gli diede il

(i) T utto qaesto paragrafo manca nelle ordinarie edicioni; non per in quella del Coray. (a) Anche quest ultimo periodo non trovasi nelle ordinario edizioni. - (3) Luogo consacrato a Cerere detta dai Greci nftirfnt. De-

metria.

LUKO HORO

4^1

nome di .Piraso. E fu Piraso una citt fornita di buon p o rto , con un. bosco ed un tempio sacri a Cerere alla distanza di dae stadii, e lontana venti stadri da Tebe. ^rebe dunque situata al di so^ra di Piraso ; ed al di sopra di Tebe nelP interno del paese allargasi la pia* nura Crocia, la quafe contigua colP estremit dell O* trio ^ ed attrarersata dal fiomo Difrsso. Al di sopra della pianura Crocia sta Itone dov' il sacrario di Mi nerva Ito n ia, ad imitazione del quale fu fatto quello che trovasi nella Beozia, e vicino al fiume Cuario : ma noi ne abbiamo parlato trattando d Arne Beotica. Questi luoghi fin qui mentovati sono della Tessaglio* tide, la quale una delle quattro parti di tutta la Tes> saglia^ e le appartengono anche gli Stati di Euripilo (i), e Pillo dov il tempio di Apollo Filleo, ed Icu)i dov venerata Temide Icn e a , e dove le si celebrano dei giuochi sacri . . . . . . . dell tamauia (a). Vicino ad Antrone , nel mare frapposto fra quella spiaggia e l Eubea, evvi una roccia sott acqua, detta r ^ tin o di Antrone, Poi trovansi Pteleo ed A lo, poi il tempio di Cerere con Piraso che ora in rovine. Al disopra di Piraso Tebe ^ poi il promontorio di Pirra con due isolette vicine, una delle quali chiamasi Pirra e 1 altra Deucalione, E quivi presso a poco finisce la Ftiotide. Dopo di ci Omero vien descrivendo gli Stati d Eu (i) Poc anzi (pag. 454) li ascrsse iav^ce alla Magnesia.
(a) K( K(tf%s (sic) (T . . . ti ir h
^ m

46a

D E L L l GEOGRFIA DI TRABONX

melo su quella parte delia costa che tien dietro alla gi4 descritta ; e loro assegna de luoghi apparteneati alla Magnesia ed aHa Pelasgiotide. Fere il tertaine delle piatnire pelasgiche verso la Magnesia, le quali si stendono per lo spazio di cento sessanta stadii fino al Pelio. Pagase p o i, arsenale nka* rttimo di F e r e , n distante cento novanta stadii 5 e venti da lolco. Ma loloo fa distrutto in tempi motto antichi ^ ed il sito d onde Pelia fece partire Gia sone sopra la nave Argo : e dicono che Pagase fu cos detta dall essere stata col costrutta quella nave ; ma alcuni pi credibilmente asseriscono essersi dato cotal nome a quel Inogo dalle fontane che quivi sono molte e copiose (i). Ivi appresso pttre il luogo detto fete, come se fosse il punto d onde uscirono gli Ar gonauti al loro viaggio (a). lolco poi sette stadii al di sopra di Demetriade, situata anch essa kingo il mare. Demetrio Poliorcete diede il suo proprio nome a Demetriade fondandola sul mare fra Melia e Pagase, e vi compenetr le piccole citt circonvicine, come a dire Nelia , Pagase , Orcomenio, Bisonte, Sepia , Otixona, Bebe, lo lc o , le quali ora sono borghi di Deme-

(i) L a primii di queste etimologie dovrebbe dedursi da >v^

riiyM, fabbricar navi; 1 altra verrebbe pi naturalmente da vn y u t, fontane. (a) Letteralmente : Afele, come se fosse t Afeterio degli A r gonauti, E le voci Afete ed AJiterio derivando da sir
. gnificado quel luogo d onde esccmo i cavalU alla corsa; ora

le Carceri.

iiB R O NOHO

4^3

triade. Questa citt fu per Inngo tempo e stazione di navi e residenza dei re Macedoni) e padroneggi per la sua posizione la valle di Tempe e i due monti Petio ed Ossa. Ora poi molto decaduta ; noadiiaeno su> periore a qaante citt sono odia Magnesia. . 11 lago Bebeide vicino a Fere ed anche alle ultime estremit del Pelio e della Magnesia : fiebe poi un piccol luogo situato lungo il lago predetto. Come la citt di lolco, venuta a molta grandezza, fu rovinata dalle sedizioni e dalle tirannidi ^ cos anche Fere, per queste cagioni medesime, soggiacque allo stes so destino. Presso a Demetriade discorre il fiume nauro : la spiaggia vicina chiamasi lo lc o , e quivi una volta si ce* lebraya l a d u n a n z a ................... (i). rtemidoroi colloca il golfo Pagasetico in luogo pi lontano che Demetriade, negli Stali di Filottete ; e nel golfo dice esservi l isola Cicineto, ed anche una pic cola citt dello stesso nome. Omero annovera quindi le citt sottoposte alla signo ria di Filottete. Una fra queste Metona diversa da quel la di Tracia distrutta gi da Filippo, ed anche da quella del Peloponneso gi menzionata da noi. Le altre sono Taumacia, Olizona e Melibea T ultima delle
(i) 11 testo dice : iTi r> . ^ wmtnyvfir rvn riX tv f. E generalmenie gli editori ( compreso aaehe il Cor s j ) npiono la la ein a colla voce nA arii>. e traducono PaduntmtM. PUaka ; ma il sig. D e La Porte du Tbeil non crede di ilover tdoU are qoesU correzione.

464

D E L L i GEOGKAFU DI 8TRB0HE

quali situata luago la spiaggia che tiea dietro al golfo Pagasetico (i)k Dinanzi al pe^e dei Magneti stanno parecchie isole; e quelle in pi fama sono Sciato, Pepareto, Ico, loneso e Sciro ; e tutte hanno una citt che porta lo stesso loro nome: Principalmente celebrata Sciro a motivo dell aiSnit di Licomede con Achilie, e per ch quivi nacqu e-fu educato Neottolemo figliublo di Achille stesso. In progresso di tempo Filippo , cre> scinto in potenza, vedendo gli Ateniesi arbitri del mare e padroni cos di quelle isole come di altre, si adoper a rendere il pi che per lui si potesse importanti quelle che si trovavano in vicinanza de suoi Stati. Guerreg giando per conseguire la supremazia ( l Egemonia ) di tutta la Grecia cominci da coloro che pi gli erano vicini; e dopo avere aggiunte alla Macedonia molte parti della Magnesia, della Tracia e degli altri paesi circonvicini trasse a s anche le isole situate rimpetto alla Magnesia ; e quelle che prima d allora non ave vano mai avuta alcuna celebrit, egli le fece conoscere e le rese tali che il loro possedimento si disputasse po scia colle armi (a). Sciro pertanto fatta illustre a pre( i ) ''h t(

* ) .....................li,

........................

rSt

llit

rr/t. Queste parole inancaDO nelle antiche edi

zioni. Le lacune furono empiute dal traduttore francese, a cui conforme anche il testo del Coray. (a) La frase del te sto : < ymf/fttvf tsr*4i7. ricvette dal traduttore francese quest altra interpretazione : les

combats mulUplit qu'il m i touUnir pour en rester pbssesseur, rendirent fameuses celles doni prcdemment ptine on parloU.

LIBRO MONO

465

ferenza delle altre da autiohe tradisioni ; ma furono poi cagione che molto se ne parlasse anche l eccel lenza delle sue capre, e le cave di vario marmo somi gliante a quel di Caristio , di D e a ............................. di Sinnada e di lerapoli. Perocch di quivi soq tratte le colonne e le grandi tavole di marmo venato che si vedono in Roma e delle quali cosi in pubblico come in privato si adorna questa citt^ sicch ora il marmo bianco non pi tenuto in pregio. Omero poi essendo proceduto fino a questo punto della spiaggia della Magnesia ritorna alla Tessaglia su periore , e cominciandosi dalla Dolopia e dal Pindo nomina :
Que poi che Tricca e la scoscesa Ilome Ed Ecalia tenean , seggio tP Eurito (i).
I

Le citt qui mentovate da Omero appartengono all ! stieotide. Una volta questo paese chiamavasi Doride ; ma quando i Perrebii, dopo aver rovinata Istlea euboica (di cui trasportarono gli abitanti nel continente), se ne impadronirono, pe^ molti Istiei che vennero ad abitarvi, gli diedero nuovo nome. Listieotide e la Do lopia formano ci che si chiama l alta Tessaglia, si tuata direttamente sotto l alta Macedonia, in quella guisa che alla bassa Macedonia corrisponde la bassa Tessaglia (a).
(i) I I , lib. II, V. 7 0 9 . (a) Nelle edizioni ordinarie manca anche questo perio d o , eh, poi nel testo non senza lacune.

SriutMoiit, tom, lU ,

3o

466

DELX GEOGtlAFU DI STKABONE

Quella Tricca pertanto dov il pi antico ed il pi celebrato tempio di Esculapio, confina coi Dolopi e coi luoghi circonvicini al Pindo. Rispetto ad Itom e, la quale porla un nome consimile a quello di una citt della Messenia, dicono che non si dovrebbe pronunci ciare co si, ma sibbene lasciarne la prima sillaba. Pe* rocch cos (i) chiamavasi anticamente; ma poi mativ* dosi il nome si disse Itome. Essa poi naturalmente forte ed in luogo veramente scosceso, fondata come in un quadrilatero in mezzo alle quattro fortezze di Tric c a , di Metropoli, di Pelinneo, e di Gomfi. E Itome appartiene al paese dei Metropoliti. Metropoli poi si compose primamente dall unione di tre piccole citt poco note; col tempo gliene furono aggiunte altre pa recchie , fra le quali v ebbe anche Itome. Per Calli maco ne' Giambi dice che la Venere Castnietide vinse

in sapienza tutte le altre ( perocch non gi sola una Dea di cotal nome ) ; siccome quella che sola Jra tutte accetta sagrificio di porci (2). E nel vero Callimaco fu quantaltri mai erudito; e per tutta la sua vita, comegli medesimo dice, aveva atteso agli studi della mitologia. Nondimeno gli scrittori venuti dopo di lui sostennero che non solamente quella Venere, ma anche molte al( 1 ) Ciofe Tome invece d Itome. (a) Questo passo di Callimaco pare che sia sfuggito aU 'E m esti ne Fram menti. Di Venere Castnietide o Castinia trovasi un cenno in Licofrone, ma d onde poi venisse questo nome non b e n certo. ( Edit. frauc. ).

LIBRO NOKO

4^7

tre accettano quel sagrificio ^ fra le quali annoverano quella di Metropoli, d' onde poi un tal culto si diiTuse a parecchie delie citt che in quella furono compenetrate. Anche Faricadone situata nell Istieotide. 11 territo rio di questa citt irrigato dal . . . . e dal Guralio, il quale dopo essere scorso lungo il tempio di Miner* v a ....................si getta nel Peneo {). Questo Peneo ha il suo principio dal Pindo, come s detto ; poi la> sciandosi a manca T ric c a , Pelinneo e Faricadon, di scorre lungo Atrace e Larissa, e ingrossandosi nella Tessaliotide {s) pei molti fiumi che in s riceve, pro cede attraversando la Tempe sino al luogo dove sbocca in mare. Anche calia, chianiata d Odiero leggio tfEurUo , viene collocata da alcuni nell Istieotide : ma v ha ' chi la pone invece nell Eubea o nell Arcadia , e vuole anche nomarla altrimeli ; ci che fu notato da noi nel descrivere il Peloponneso. E domandano soprat tutto quale fra le citt di tal nome sar stata quella presa da Ercole, e di cui intese di scrivere 1 autore della Espugnazione d" Eealia. Che che ite s ia , questi sono i luoghi che Omero accenn com soggetti agli Asclepiadi.
(i) Secondo il testo del Coray, nella prima di queste lacune da mettere i! nome del fiume Peneo ; e Detta seconda laggiunto di Minerva Itonia. {p) La lezione originaria t r S ..................... rtSi- L bbreviaiore di Strabone suppl nlla Pelasgiolide.

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DELLA GEO G IU FU DI STH4B0NE

Appresso poi vien descrivendo il paese sottoposto ad Earipilo :


Ormenio , sterio e V ipenSe fontane , E del Titano le candenti cime ( ).

Ormenio cbe ora chiamasi Orminio, un borgo sotto il Pelio lungo il golfo Pagasetico, e fu gi una di quelle citt che vennero compenetrate in Demetriade, come ab biamo detto. Bisogna poi dire che anche il Iago Bebeide si trovi col^ vicino, giacch anche Bebe al pari di Or menio fu una delle citt incorporate in Demetriade. Or^ menio pertanto distante da Demetriade, per te rra , ventisette stadi! ; e il sito dov' era lolco giace lungo quella strada a sette stadii da Demetriade ed a venti da Ormenio. Demetrio Scepsio asserisce che Fenice fu d'Orm enio ^ d onde poi
................................. / ira fuggendo

E un atroce imprecar del padre suo Amintore Jt O rm ino,

si ricover in Ftia presso il re Peleo. Poi aggiunge che Ormeno era stata costrutta da Ormeno figliuolo, di Gercafo e nipote d Eolo. Che da Ormeno nacquero Amia* tore ed Evemone, dei quali poi il primo gener Fenice e laltro Euripilo : e che ad Euripilo fu tramandata tutta intiera l eredit, poich Fenice abbandon, fug gendo, la propria casa. Cbe per conseguenza in luogo
(i) II., lib. II, V. 7 3 4 .* - Del poema sulla Espugnatone d E-

calia ai parla nel lib. xiy.

LARO

nono

4 ^

3i qul ren abbandonai P Eliade educatrice di b e llif sime donne debba leggersi aan(/on<i Ormenio attrice di greggio. Ma Grate invece afferma cbe Fenice fu focese, congetturandolo dall elmo di Megete di cui si valse Ulisse nella spedizione notturna. Perocch di que sto elmo cosi dice Omero:
V avea fu ra to in teona un gramo Autolico ad Aminlore Ormeno Dell casa rompendo i saldi muri (i).

Ora ( dice Grate ) Eleona ana piccola citt sut Par naso , n si conosce verun altro Amintore figliuolo di O rm eno, tranne il padre di Fenice : ed naturale cbe ntiloco abitatore dei Parnaso, secondo P usanza dei lad ri, rompesse i muri delle case cbe gli eran vicine piuttostoch delle lontane. Ma Demetrio risponde, non esservi sul Parnaso alcun luogo detto Eleona, bens una citt nominata Neona, fondata per altro ancb essa dopo i tempi di Troia ^ n potersi poi dire cbe i ladri sogliano rompere soltanto i muri dei loro vicini. Oltre di ci potrebbero addursi parecchie altre ragioni, ma increscemi oramai il trattenermi pi a lungo sopra que sto soggtto. Solo dir che alcuni nel testo di Omero vorrebbero leggere ffeleone : ma poich questo luogo appartiene al territorio di T anagra, se quivi avesse
( i ) I I . , l ib. X , V. 0 6 0 . Ma i da notare che secondo Omero r elmo vien dato ad Ulisse da Merione e non da Megete. La ^ e dizione Notturna poi sigm'fica l andata di Ulisse e Diomede nel campo troiano.

4^0

DELLA

g e o g r a f ia '

DI STRABOSS

avuto Amntore il suo soggiorno, parrebbe assurdo il dire :


. . . ; .................... Errai gran pezza Per P ellade contrada, e giunto ai campi Della feconda pecoros Flia Trassi al cospetto di Peleo (i).

Iperea una foatana nel mezzo della citt de F e r e i. . . quindi im possibile..........................Titano poi fu de* nominato cos perch gli un monte vicino ad Arne ed a .......................coperto di ^terra bianca (2 ). An che Asterio non punto lontano da luoghi qui men zionati. A questa parte della Tessaglia sono contigui i luoghi soggetti a Polipete:
Argissa e di Girton, <f Orle e <f Mona E della bianca Oloossona i fig li Procedono suggetti al ferm o e fo rte Polipete (3).

Questo territorio l abitarono primamente i Perrebii, i quali tennero tutto il paese che stendesi al mare ed al Peneo, fin dove esso mette foce e fino a Girtone citt della Perrebia. Ma poi i Lapiti ed Issione e Pirito suo figliuolo, avendo vinti costoro e cacciatili den(i) I I ., lib. IX, V. 474(a) P er intendere questa etimologia da ricordarsi che la pa rola Titano significava calce. (3) I I ., lib. IX, V. 738.

LIBUO M O N O

^71

Ir terra ne paesi vioini al finme, quella regione fu occupata dai vincitori : e Piritoo possedette anche il Pelio dopo averne cacciati a forza i Centauri, razza elvaggia. Di ci fa testimonianza Omero dicendo :
....................... Quel di che dei bimembri Irti Centauri e ife Tolta vendetta, E li cacci dal Pelio, agli Eticesi L i confin (\).

Allora egli diede le pianure ai L apiti, delle quali non dimeno i Perrebii conservarono le parti vicine all Olimpo. Altrove poi questi due popoli abitarono gli uni frammisti cogli altri. Argissa che ora dicesi Argisa (2) sta sul Peneo. i di sopra di essa, alla distanza di circa quaranta stadii A trace, vicina anch essa al fiume ; e quel tratto di sponda che trovasi fra luna e laltra citt fu posseduta dai Perrebii. O rte , secondo alcuni, non altro che la rocca de Falannei : e Falanna una citt de Perrebii lungo il Peneo in vicinanza di Tempe. 1 Perrebii adunque spossessati dai Lapiti si ritrassero per la maggior parte ne luoghi pi elevati verso il Pindo, e verso gli Atamani ed i Dolopi. Allora il paese de Perrebii e quanti di costoro non emigrarono, ven nero in potere de Larissei, i quali abitavano vicino al Peneo Vd erano confinanti coi Perrebii, e possedevano
( 1 ) I I . , lib. I l , V. 744( 1 ) Altri scrive Jtrgira.

4^2

CELL GEOGRIFIA DI STRBONK

le parti pi fertili di quelle pianare, se noa io qtfantO troppo avvallavansi ia ticinanza del lago Nesonide^ perch straripando quel Iago per la troppa abbon danza dell acque che il fiume vi conduceva, molto ter reno andava perduto. Ma col tempo i Larissei si prov videro di dighe anche contro questo danno. Essi poi continuarono a possedere la Perrebia e ad imporle tributo in fino a tanto che Filippo non si fece padrone di que paesi. Evvi un luogo detto Larissa anche sul monte Ossa^ poi Larissa Cremaste e Pelasgica ^ Larissa di Greta ora compenetrata in lerapitna, e dalla quale ora chiamasi Larissea anche la sottoposta pianura. E nel Pelopon neso chiamasi Larissa la rocca degli Argivi ^ e Larissa quel fiume che divide V Elea da Dime. Teopompo col loca poi anche sa quel confine una citt detta Larissa. E nelP Asia v ha Larissa Friconide vicin di Ctima ^ ed u n ' altra ve n ha presso Amassito nella Troade : tro vasi inoltre Larissa P efesia................... Sine distante cinquanta stadii da Mitilene sulla strada di Metimna ^ gli scogli detti Larissei : poi v ha un altra Larissa an che nellAttica, ed unaltra situata trenta stadii al.di so pra di Traili verso il tempio della Madre Isodroma(i), lungo la strada che attraversando la Mesoga riesce alla pianura di Gaistro : e quest ultima Larissa per posizione e per altre qualit conforme a Larissa Cre maste^ perch il suo territorio abbondevole di sor(i) Qui probabilmente guasta la lezione, non tro v a n ^ si n o tizia di questa Madre Jsodroma. (Edit. frane.)

Lino iroiro
genti e di viti ; ed probatle che di qnitri ricevesse il suo soprannome anche Giove Larisseo. Finalmente an che snlla sponda sinistra (occidentale ) dei Ponto t' ha nn borgo detto Larissa^ f r a ................ . e . . . . , . . vicino alle estremit del monte Emo. Oloossona soprannomata la bianca dal colore del suo terreno, e cosi anche , sono citt de Perreb ii, e cos anche Gonno. Elone poi cambi il nome e si disse Limone^ ma orA ^ distrutta. Tutte e due queste citt (i) giacciono ai piedi dell Olimpo, aon molto lontano dal 6ume Eurota chiamato Titaresio da Ome ro ^ il quale parla di questo fiume e dei Pecrebii nei versi che succedono ai gi citati, dicendo :
yenl da C ijo e due Cuneo ne guida D'Ehi'eni onerose e di Perrebi, Franchi soldati, e di color che intorno Alla fredda Dodona avean la stanta, E di quelli che solcano gli ameni Campi, cui Fonda titmresia irriga; Xivo gentil che nel Peneo devolve Le sue belF acque, n per le mesce Con gli argenti Peni, ma vi galleggia Come liquida oliva (a).

Omero pertanto afferma essere dei Perrebii questi lu(^ g h i, i quali sono tolti da una parte dell Istieotide. nch le citt soggette a Polipete erano in parte Pei-rebiche ^ e nondimeno Omero le assegn ai Lapiti, per
(i) Cio Oloossona ed Elone.
() I I . , lib . I I , V. 74 8.

474

i> ella

G E oanm i

d i st r a b o n e

eh costoro abitavano coi Perrebii mescolatmente ; c i Lapid occupavano la pianura, dove quanti Perrebii v eran rimasti gli erano divenuti soggetti. 1 luoghi in vece pi montuosi verso POlimpo e la Tempe (come a dire Cifo , Dodona e la sponda del Titaresio) occnpavanli i Perrebii. II Titaresio seorreado gi dal monte T ita ro , il quale un rmo deli' Olimpo, si porta nei paesi della Perrebia vicino alla Tem pe, e col intoruo entra nel Peneo. L'acqua Sei Peneo pura, ma quella invece deL Titaresio mescolata a non so qual pia gne materia ^ sicch Iti due coiTenti non si confondono, e il Titaresio non si mesce
Con gli argenti Penei, ma vi galleggia Come liquida oliva.

Perch poi i Perrebii e i Lapiti abitavano promiscua* m ente, Simonide diede questi nomi a tutti i Pelasgioti senza veruna distinzione^ a quelli cio che occupavano le parti orientali della Tessaglia, la citt di Girtone le bocche del Peneo , 1 Ossa , il Pelio , Demetriade e la maggior parte delle citt situate nella pianura come Larissa , Granone , Scotnssa , Mopsio , Atrace e le sponde del lago Nesonide , e quelle del Iago Be beide. Di questi luoghi Omero ne ricorda sol pochi \ perch i pi alla sua et o non erano punto abitati, od avevano sol pochi abitatori a motivo delle inondazioni succedu tesi in varii tempi. Cos egli, per esempio, non fa men< zione del lago j^esonide, ma soltanto del lago Bebeide eh molto pi piccolo : perch questo solo fu sempre

LIBRO BtONO

4?5

nello stato in coi ora Io Tediamo * , laddove per Io con* trario qnell altro, per quanto apparisce-^ delle volte fa pieno e delle volte fa asciutto. Di Scotassa abbiamo fatta menzione parlando dei laogbi adiaceiiti a Dodone di Tessaglia, e dellOracolo col venerato, perch era situata presso a poco ia qn dintorni. Avvi poi a Scotassa un luogo detto Cinocefalo (i), dove i Romani in compagoia degli Etoli, sotto il comando di T. Quinzio (2) , vinsero in uoa grande battaglia Filippo figliuolo di Demetrio re della Macedonia. Lo stesso accadde presso a poco ancbe rispetto alla Magnesia. Perocch Omero dopo avere menzionate parecchie citt appartenenti a quella regione, senza aver mai dato il nome di Magneti ai popoli che le abi tavano , contentasi d indicare non senza oscurit e in certezza la posizione di coloro ai quali attribuisce que sto nome, dicendo :
Ultimo vien di Tentredone il figlio , I l veloce Proto , duce ai Magneti Dal bel Peneo mandati e dal frondoso Velia ( 3).

Ala intorno al Peneo ed al Pelio abitavano altres i Grtonii ( da Omero annoverati gi prima ) e gli Or li) Testa-di-eane.
(a) T. Quinzio Flaraiaino. Questa battaglia fu data lanno prima di G. Cristo.
( > I L , l i b . I I , V.

197

75.6v

4yG

B E tL A CEO&BAFIA d i STRABO

meni! e(^ altri parecchi. Oltre di che ia siti molto piti lontani dal Pelio trovavansi parimenti alcuni altri Ma gneti, i qnali (al dir degli scrittori venati pi tardi) co minciavano dagli Stati d Eumelo. E da credersi per tanto che le continue emigrazioni, e il mutarsi e il frammischiarsi delle varie popolazioni abbiano confusi i nomi ed i popoli, sicch poi oggid non sia possibile trattam con chiarezza. , Questo primamente si avvera rispetto a Granone e Girtone. Perciocch i Girtonii anticamente chiamavansi Flegii da Flegia fratello d Issione : e quei di Granone chiamavansi E^rii. Per quando il poeta dice:
...............................................r orrenda

Coppia, lasciati della Tracia i lid i. Va degli E firi a guerreggiar le genti O i magnanimi Flegii {i) ;

domandasi quali siano queste genti alle quali egli d cotai nomi. Questo poi accadde anche de Perrebii e degli Enia* ni (a) : perocch Omero vedendo eh' essi abitavano gli uni appresso agli altri li congiunse insieme; ma gli scrit tori venuti dopo di lui alTermano che 1 abitazione degli Eniani fu per gran tempo nella pianura Dozia. Questa*
(t) II., lib. XIII, v. 3oi. Trattasi di Idomeneo e Meriooe. {1) T S , 'A ttiittit legge il Coray. La lezione ordinaria per r t A S -u fiin tf, ma gi il sig. De La Porte du Tbeil ha mo strala la Decessila di questa correzione, la quale si fonda anche sull anlorit di Gemisto l abbreviatore.

LIBBO NOHO

477

pianara vicioa cos alla Perrebia gi da noi mentovata, come all' Ossa ed al lago Bebeide, situata qnasi nel centro della Tessaglia, ma circoDdata d a certi suoi colli : della quale poi Esiodo disse : Tale eziandio la pura verdine discendendo dal vertice de gemini colli nella Dazia pianura , rimpetto ad Amiro ferace di uva bagnava i suoi piedi nelle acque del lago Bebeide. Ben il vero che gli Eniani per la maggior parte furono dai Lapiti costretti a ritrarsi sull O eta, e quivi fbndaronsi una signoria tirando a s alcune- parti del paese soggetto ai Dorici ed ai Maliei fio dove sono Era* dea ed Echino : ma alcuni di essi rimasero presso Gifo, monte della Perrebia c ha sopra di s un luogo abitato dello stesso suo nome. De Perrebii poi, alcuni si restrinsero alle parti pccidentali dellOlimpo, e quivi fermarono la loro sede sui confini della Macedonia ^ ma i pi furon cacciati nei mqnti ond circondata r Atamania , e sul Pindo^ ed ora o nulla piti ne rimane o soltanto qualche piccolo avanzo. Que' Magneti pertanto che ultimi di tutti sono men zionati da Omero dov egli parla dei Tessali, dobbiamo intendere siano quelli che abitavano al di qua della Tempe cominciando dalle sponde del fiume Peneo e dal monte Ossa fino al Pelio, stendendosi a confinar coi Pierioti, possessori dell altra sponda del fiume che va fino al mare. La citt di Omolio o di Omoli ( perocch si dice nell uno e nell altro modo ) si deve assegnare a costoro ^ e gi si detto nel parlare dei Macedoni, che questa citt situata vicino all Ossa verso quel luogo dove il Peneo comincia a discorrere a traverso

47^

DELLA GEOGRAFIA DI STRABORE

della valle di Tempe. Se poi ragioaevole di estender pi oltre i costoro possedimenti fino alla spiaggia pi vicina al Pelio (i), sar ragionevole altres di attrbair loro Rizunte ed anche Erimna, situata sulla spiaggia nelle parti soggette alla signoria di Filottete e di Eumelo : ma questo si lasci indeciso. Anche l'ordine dei luoghi che vengono appresso fino al Peneo non trovasi chiaramente indicato ; ma per es sere paesi senza celebrit, non conviene che uoi ce ne lagniamo gran fatto. Nondimeno la spiaggia di' Sepia fu una volta celebrata nelle tragedie e negl inni, per* ch quivi fu dispersa la flotta dei Persiani. Anche que sta parte di spiaggia piena di scogli. Fra Sepia e Castanea, borgo situato ai piedi del Pelio, evvi una spiaggia lungo la quale la flotta di Serse stava ancorata, allorch soffiando in un subito un gagliardo apelioto, parte delle navi andarono a rompere sulla costa, parte furono gettate ad Ipnunte (luogo vicino anch esso al Pelio ) e quivi rovinarono, e parte final mente furono spinte a distruggersi fra gli scogli di Me* libea e di Castanea. Aspra poi tutta quanta la costa del Pelio (2 ) stendentesi per uno spazi di ottanta stadii ; e tale pur anche quella dell Ossa c ha la medesima estensione. Nello spazio frapposto formasi un golfo di pi che due
(1) li testo: S.yyt>TTM rS . . . . . X/, L bbreviatore se guitato anche cial traduttor Ialino, lesse rS 'OfttX/ii. (2) Alcune ediziuai con nianifeslo errore leggono invece : del

Peneo.

LIBRO HONO

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cento stadi!, nel qnale situata Melibea. Tutta poi la navigazione da Demetrade fino al Peaeo, seguitando la costa nella quale il mare s ingolfa di pi che m ille............... e .................. ottocento \ ma partendosi dall E uripo ............... ...............di trecento cinquanta
stadii (i). leronimo(3) afferma che il circuito della pianura tessalica e della Magnesia di tre mila stadii : e dice che quel paese fu abitato una Tolta dai Pelasgi, cui i La-

piti cacciarono poi nellEtoHa^ e che il paese chiamato ora pianura pelasgica comprende Larissa, Girtone, Fere , Mopsio, il lago Bebeide , 1 Ossa ,> Omoli, il Pelio e la Magnesia. Dice inoltre che Mopsio non fu denominata cos'r dall indovino Mopso figliuolo di Tire* sia, ma bens da un Mopso . Lapita compagno degli Argonauti. Tutt altri poi quel Mopsopo da cui I t tica una volta fu denominata Mopsopia. E questo basti aver detto partitamente dei luoghi della Tessaglia. Nella sua totalit poi un tempo cbiamossi Pirrea da Pirra moglie di Deucallone : poi Emonia da Emone ^ e final mente Tessaglia da Tessalo figliuolo di Emone stesso. Ma alcuni dividendo la Tessaglia in due parti, dicono che quella verso mezzogiorno tocc in sorte a Deuca(i) Nelle ordiaare edizioni, ed anche in quella del Coray non trovansi segnate queste lacune. Anche le parole di Dentetriade ( il punto da cui Strabene si parte per misurare le di stanze) non si trovano nel MS. originario; ma le supplisce lAbbreviatore. ( 3 ) Non si pu dire quale autore citi Strabene sotto questo

48o

DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE LIBRO NONO

lioae, il quale la disse Pandora dal nome di sua ma* <lre; e che. l altra tocc ad Emone da cui fu detta Einoaia : ma poi cambiarono il nome, e una parte ci disse Eliade da Elleno , e P altra. Tessaglia dal nome del figliuolo di Emone. Ma secondo alcuni altri i di scendenti di Fidippo e di ntifo ( figliuoli di Tessalo e nipoti di Ercole ) essendo venuti da Efira di Tesprozia in quel paese, lo denominarono Tessaglia da Tessalo loro, progenitore. E fu anche detta Nesonide, al pari del lago, da Nesone figliuolo di Tessalo.

DELLA

GEOGRAFI A
D IS T R A B O N E

LIBRO DEC I MO

CAPO

PRIMO

Posiziont e dimeruiont dell Eubea. iVbim diversi eh ebbe quetf isoa. D ettIttieotide e dettOria. Orto detta anche Istiea. L u o ^ vicini ad Ittica. Geresto, D i Bretria e di Calciie in generale. D i Eretria in particolare. Di Calcide. Antica maniera di combattere degli Eubei. Fiumi delt Eubea. jiUre particolarit.

PERCB r Eubea si stende lungo tutta quella spiaggia cbe va dal Sunio fino alla Tessaglia, tranne soltanto le due estremit, naturale che la sua descrizione si facSTtAtont j tom. III.
3i

48 a

DELLA GEOGKAFIA DI STRABOHE

eia succedere a quella dei paesi descritti fiaora: dopo ^ che giover considerare i paesi deli Etoiia e detPAcar^ pania, che soli ci restano da descrivere tra le parti dell Europa (i ). dunque TEubea un isola molto lunga che stendesi per lo spazio di circa mille e duecento stadii dal Ceneo a Geresto ; nella sua largheasa poi irregolare, io modo per altro che non va mai oltre i centocinquanta stadii^ Il Ceneo (a) situato rimpetto alle Termopili ed ai luoghi alcun poco fuori di quelle : Geresto e Peteli\ sono rimpetto al Sunio ; cos che 1 Eubea situata di contro alP ttica, alla Beozia ed ai Maliesi : ed a ea* gione dell essere csi stretta a petto della sua lungfaz* za, fu dagli antichi denominata Macris {o la lunga). Dove 1 Eubea pi si accpsta al continente verso Galcide (3)^ dove colla sua convessit spingendosi verso quella parte della Beozia nella quale situata Aulide, forma lEuripo, di cui abbiamo gi parlato pi volte. Parlammo altres di que luoghi del contiaente o dell isola ch^ trovansi gli uni rimpetto agli altri al di qua e al di l dell Euripo ^ e se ne abbiauw tralasciato qualcuno, ora ne aggiongereiao qui la descrizione. E primamente da dire che chiamansi Bassa Eubea (4) i luoghi fra Galcide e Geresto^ perocch quivi la spiag.(i) S iateade dell Europa coutlneatale. (i) Capo Litar. (3) Ora Negroponte. (4) t x.7xu, le oavit. delP&iiea. Cos ancbe nIb versione Chincege. - l a vece di Calcide i pijlk leggono tUide,

LIBRO DECIM

4^3

gi si ritrae formando un golfo, e dopo essersi avvici* nata a Calcide si spinge di nuovo verso il conlinente. Non fa poi detta soltanto Maris quest'isola, ma si anche Abantide : laonde sebbene Omero nomini T u* bea, non ne disse per mai Eubei gli abitatori, ma sem pre Abanti.
Ma gV incoli d Eubea gli arditi Ahanl ............................................... han duce I l bellicoso Elefenor, figliuolo Di Calcodonte, sir de prodi Abanti (i).

Aristotele narra cbe alcuni Traci venuti da Abe citt della Focide a stanziarsi in quelP isola diedero il nome di Abanti a quelli che gi vi erano ^ ma secondo alcuni altri questo nom venne da un eroe (a) ^ come anche il nome di Eubea lo fanno derivato da un eroina. O forse , come dicesi Boos-aula ( stanza della giovenca ) un certo antro che trovasi lungo la spiaggia opposta ad Egea, dove si dice che Io partorisse Epafo ; cosi anche l isola tutta da questa cagione medesima pot aver ricevuto il suo nome (3). Fu inoltre l Eubea de* nominata anche Ocbe, e questo il nome eziandio del maggior monte clie vi si trovi. Finalmente chiamossi

(i) 11., lib. n , V. 536.

(?) Cio da Abante che regn oellEabea. Leroina poi menzionaU subito dopo fu Bubea creduu figliuola del fiume Asopo ed amata da Nettuno. (3) Allude lautore alla metamorfosi dio in vacca, grecairiente

fiis.

4^4

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB

anche Etiopia da E^ope figliaolo d Ione, detto da af' cuni fratello dEclo e di Goto. Gredesi che costui fon dasse anche ua altra Etiopia eh un luogo n]I Ori^ parte del territorio d Istiea vicino ai monte Teletrio ; e dicono che possedette altres Istiea, Periada, Cerinto^ Edepso ed Orobia, dov era l'oracolo pi veritiero, cio 1 oracolo d Apollo Selinunzio (i). Aerebl>era poi la popolazione d Istiea gli Etopii d ampliarono quella citt, quando il tiranno Filistide li obblig ad emigrare dopo la battaglia di Leutri. E Demostene dice che questo Filistide fu da Filippo imposto come tiranno agl Istieesi ovvero agli Oriti^ giacch&Orit cbramaronsi in progresso di tempo gl Istieesi, come la loro citt fu detta.Oreo invece distiea. Ma secondo {Jcuni altri Istiea fu popo> lat^ da tiiaa colonia ateniese partitasi dal c/emo degl Istieesi, come da quello degli Eretriei uscirono i fonda tori d Eretria. E secondo Teopompo , essendosi Pe ricle impadronito dell Eubea , gl Istieesi pattuirono di trasferirsi nella Macedonia; ed alloira due mila Ateniesi venuti per occupare il luogo chessi abbandonavano po polarono Oreo, che fino a quel tempo era stato ua borgo degl Istieesi. Questo borgo era alle falde del monte Teletrio in un luogo detto Drimo vicino al fiu me Gallanta sopra uoa roccia eminente ; sicch forse per essere gli Ellopii orili (cio montanari) fu posto
(i) Non pu dirsi con certezza d oudc siasi, derivato quest soprannome. Solo sappiamo che Ione fondatore di moke colonie dell Eubea diede in'moglie la propria figliuola ' a SeliauQle re deir Egialea, ( Edit. frauc. )

LRO DECIMO

485

IsUea il nome di Oreo (vai quanto dire montuosa). forse anche Orione trasse il suo nome da qiiesto Ino* go nel quale fu educato (i). Alcuni poi sono d opinione cfae gli Oriti abitassero una volta una citt loro propria, ma che trovandosi combattuti dagli Ellopii mutassero sede, trasferendosi ad abitare cogl Istieesi, coi quali formarono una sola citt ^ e che a questa siahsi applicati indistintamente que' due nomi, siccome avvenne che una stessa citt si chiamasse Lacedemue e Sparta. E gi si detto altrove (2) che anche ristieotide della Tessaglia ebbe il suo nome daglIstieesi (o Istieei) ne cessitati da Perrebii ad emigrare da questi luoghi dei t]uali ora parliamo. Ma poich 1 Ellopia ci ha condotti a cominciare la nostra descrizione da Isliea e da Oreo, diremo ora dei luoghi contigui a questi. Ad Oreo dunque vicino il Geneo^ e vicino al Ceneo Dio, ed anche Atene Diade, fondata dagli Ateniesi, e sovrastante a quello Stretto di mare di dov il tragitto a Gino. Da Dio poi venne la colonia che popol Gana nel* lEolide. Questi luoghi sono vicini ad Istiea; e cos pure Gerinto, eh una piccola citt lungo il mare , vicina al 6 ume detto Budoro *col nome stesso di un monte che trovasi in Slamina Verso 1 Attica. Garisto giace alle falde del monte Oche, ed ivi presso sono Stira e il Marmano, dov la cava da cui traggonsi le colonne
( 1 ) Secondo altri per Io contrario Orione diede il proprio no* me a quei luoghi. (3 ) Veggasi in questo volume, pag. 465.

486

DELLA GCOGRAFIA DI STRABORS

caristie, ed aocbe no tempio di Apollo Marmarid. Di quivi poi suol farsi il tragitto ad Ale-Arafenidc. In Ca risio trovasi anche una pietra che pu essere carde^ giata e adoperarsi in tessuti coi quali si fanno mantili, che poi quando siano sporchi si gettan nel fuoco, e quivi si purgano nella fiamma come in un bucato. fama che questi luoghi fossero popolati da colonie ve nute col dalla Tetrapoli di Maratona e dal demo Stirieo. Ma Stira fu diroccala nella guerra Maliaca dagli Ateniesi capilana da Fedro ^ e il territorio n ' ora occupato dagli Eretriesi. Nominasi poi Carisio anche un luogo della Laconia nei dintorni di Egio verso lArcadia, dove si fa il vino da Aicmano detto Carstio. Gereslo non fu menzionato nellEnumerazione delle uavi^ ma Omero ne fece per altro menzione ove dice: du rante la notte furono trasportali a Geresto {\)\ mostran do cos che questo luogo vicino al Sunio collocalo io sito opportuno per quelli che dall Asia vogliono far passaggio nelP Attica. Ed avvi col un te,mpio di JVettuno celebratissimo sopra quanti se ne trovino nei dintorni ^ ed una ragguardevole popolazione (a). Dopo Geresto viene Eretria eh la pi grande cill dell Eubea, fuor solamente Calcide: poi Calcide stessa, la quale in certo modo metropoli di tutta l isola, edl fondala sull Euripo. Dicesi che luna e laltra fossero fondale dagli Ateniesi prima della guerra troiana ; ma
( i) O d is i., lib. I l i , V. (3) Ka)
177.

C tst Ulte hahitationfort con-

sidrable.

M M bliCIMO

4^7

secmido altri, Eclo e Goto, partitisi da Atene dpo t tempi di Troia , andarono ad abitare il primo Eretria , d il secondo Calcide. Ed anche alcuni di quegli Eolii che emigrarono con Pentito rimasero in quell isola ^ e lo stesso fecero anticamente anche alcuni rabi i(i) che in compagnia di Cadmo navigarono nella Grecia. In pro gresso di tempo essendo queste dne citt grandemente cresciute mandarono esse medesime alcune colonie ragi;uardevx>H nella Macedonia. Perocch da Eretria ven nero coloro che popolarono le citt vicine a Pallene ed al monte Ato ^ e da Calcide uscirono i fondatori delle citt presso O linto, le quali furono poi distrutte da Filippo. Anche parecchi luoghi dell Italia e della Sicilia furono de Calcidesi ^ e queste colonie { al dire di Aristotele ) vennero spedite allorch prevalse in CaU cide il cosi detto governo degllppoboti (a), sicch le maT fislratui-e si davano a misura delle ricchezze, e il paese era governato arstocraticameute. Quando poi Alessan* dro fece la sua spedizione ampliarono anche la perife ria della citt, comprendendovi il Ganeto e l Euripo , cd eressero torri sul ponte, e mura e porte. Sovrasta alla citt de Calcidesi la cosi detta pianura di Lelanto, dove sono sorgenti di acque calde oppor tune a guarire parecchie malattie, e delle quali si valse anche Cornelio Siila condottiero dei Romani. Ed eravi
Alcuni vorrebbero leggere''A/3ptir. (a) Pare che il nome A' Ippohoti o nutritori di cavalli equi valesse a quello di ricchi. Alcuni vorrebbero sosiitvire II nome d lypobati o Cavalieri. { E dit frane. ).

488

DELLA GEOGBiFU DI STH BO SB

anche Da meravigliosa miniera di rame e di ferro com> m isti, quale non si racconta che si trovasse altrove giammai^ ma ora poi tutti e due questi metalli sono disparsi. T utta r Eubea soggiace a frequenti trem uoti, ma principalmente quella parte eh vicina allo stre tto , perch riceve sotterranei soffi di vento^ siccome accade anche della BeQzia e di altri luoghi dei quali abbiamo parlato gi lungamente. Da uno di questi accidenti fama che fosse una volta inghiottita la citt che por tava il nome stesso dell isola, della quale fa menzione anche Eschilo nel suo Glauco Marino dicendo : Ferso

Euboida sulla tortuosa sponda di Giove Cencio e pres so alla tomba stessa deW infelice lca. Una citt col nome di Calcide trovasi anche nell E to lia , e ne fa cenno Omero ove dice ;
Quelle ( torme ) delP aspra Calidone e quelle D i Calcide ( i):

ed una anche neirE lide, accennata pur essa da Omero in que versi :
Crune pass il buon legno e la di belle jieque irrigata Calcide (a) ;

parlando di Telemaco e de suoi compagni che par*, tendosi da Nestore navigavano alla volta del proprio paese.
(i) 11., lib. u , V. 6 4 0 . (3 ) O diss., lib. XV, V. 3 9 5 .

UBHO DECIMO

4^9

Eretria poi alcuni la dicono fondata da ona colonia venuta da Macisto della Trifilia sotto la scorta di Eretrio: alcuni altri sostengono essere quella colonia uscita da Eretria soggetta agli Ateniesi, la quale ora un mer cato , ed diversa da quell Eretria cb situata nelle vicinanze di Parsalo. Nel territorio eretriese eravi una citt detta Tamune sacra ad Apollo y e dicono che la fondasse vicino allo stretto il re Admeto appo cui fa ma che il Dio medesimo stesse un tempo in qualit di servo. E da principio Eretria chiamossi Melaneide ed Arotria: ed un borgo di questa citt Amarinto a sette stadii dalle sue mura. L antica Eretria pertanto la ruinarono i Persiani, i quali col loro gran numero ne cir condarono gli abitanti., per usare un espressione di Erodoto (t), come se li accerchiassero con una rete, di stribuendosi intorno alle mura. E si mostrano ancora i fondamenti detti Eretria la vecchia : e quella che ora sussiste fu fabbricata da poi. La potenza ch ebbero una volta gli Eretriesi viene attestata dalla colonna eh essi un tempo innalzarono nel sacrario di Diana Amarinzia, e sulla quale sta scritto eh e solevano celebrarvi la festa con tre mila opliti, seicento cavalieri e sessanta carri : ed ebbero signoria sugli Andrii, sui Tenii, su quelli di Geo e sopra alcuni altri isolani : e ricevettero nuovi coloni dallElide, donde poi prevalse appo loro l usanza d introdurre in quasi tutte le parole la lettera non solamente alla fine
(i) Lib. n i , i4 g ; e Uh. v i, 3i.

49

DELLA GEOGBAFIA t>t SfBASOIVfe

ma ben anche nel mezzo ^ di che i comici sotevno motteggiarli. Appartiene al territorio d'Eretria anche il borgo d Ocalia, avanzo d una citt che fu distrutta da Er cole. Questo borgo ha il nome a comune con un luogo della Trachinia, con un altro vicino a Tricea, poi con un ^Itro nel territorio dArcadia, il quale in progresso di tempo fu detto Andania (i)^ e finalmente con un al tro nell Etolia presso gli Euritaai. C ^ id adunque per comune consenso la citt di Calcide ottiene il primo vanto fra le citt delF Eubea, e n' anche detta metropoli : la seconda Eretria. Queste due citt anche anticamente ebbero grande riputazione cos nella guerra come nella pace ; tanto che som ministrarono a molti sapienti un vivere dolce e tran quillo. E ne fa testimonianza la scuola de filosofi Eretr ii, seguaci di Menedemo , stabilita in Eretria ^ e pi anticamente il soggiorno di Aristotele in Calcide, dovegli fini la vita (a). 11 pili del tempo queste due citt sono state con'* cordi fra loro : e quando ebbero controversia intorno al possedimento di Lalanto, non cessarono n anche allora intieramente d essere amiche ^ ma' invece d'im pugnarsi nella guerra in quel modo che a ciascuna pa resse il meglio , pattuirono prima, di combattere sotto
(i) Cosi il Coray : A tia tU i. Gli EdiL frane, invece leggono

^nclania.
(a) Verso I anno 3a3 prima di G. Cristo. Menedemo mori circa un mezzo secolo dopo.

LtBBO

DECIMO

certe norme detmuinale : e n testimonio un colon na del sacrario Amarinzio, la quale dice cbe non si usa reno armi da trarre. Perocch non v ha, n v ebbe al lora , nessuna prefissa maniera di armarsi n di com battere : ma gli uni sogliono adoperare armi che ferscan da lungi, come sono gli arcieri, i frombolieri e i saettatori ^ altri usano armi da combatter da presso, come a dire la spada e Pasta stesa dinanzi alla persona. Jn due modi adoperasi l asta ; cio o tenendola impu* guata, o lanciandola come un dardo ^ e cos anche il conto valeva a tutti e due questi usi, combattendosi con quello da vicino del pari che da lontano, ci che pu farsi anche colla sarissa e coir isso (i). Gli Eubei erano valenti a combattere lermi, ci che dicesi combattere corpo a corpo , o venire alle mani. Usavano quell asta che reggesi io mano ^ e perci Omero li dice: ................................... .
Combattitori, a meraviglia sperti Nell'abbassar la lancia, e sul nemico Petto smagliati fracassar gli usberghi (a)

del frassino ond erano fatte tali aste se ne fabbrica* {) 1 1 conto aveva un ferro lungo e sottile clie entraDdo nello scudo o nella corazza pegavasi come un uacino. - Va sarissa era ud asta propria dei Macedoni. - L isso corrispondeva al pilum (giavellotto) dei Romani. (a) II., Kb. I I , v. 5 4 3 .

493

DELLA GEOGBiFI DI STRBONE

vano anclie di quelle da scagliare lontano^ quale da creder che fosse quella del Pelide,
f

................ immensa, grave e salda

Cui nullo palleggiar Greco poteva Trotine il braccio Achilleo (i).

E quando Ulisse dice :


Deir asta p o i, quanto nessun saprebbe Di freccia , io traggo (a) ;

naturale eh ei parli dell asta che si lancia da lungi. Ed anche nel descrivere singolari abbattimenti suole il poeta introdurre i guerrieri che da prima si gettano laste da lontano, e poi vengono alle spade. Tuttavolta egli chiama combcUtenli d a presso {anchemachi) non so lamente coloro che adoperano la spada ^ ma s anche quelli che valgonsi dell asta im pugnatacom e Age nore che raggiunse Elfenore, e coll asta che aveva la punta di rame lo fer e gli sciolse le membra (3). Omero pertanto introduce gli Eubei combattenti di questo modo. Ma de Locri dice per lo contrario , eh essi
A cui poco durar solca F ardire Nella pugna a pi ferm o, d Qileo l i audace figlio non seguian . . (nella mischia) . . . Ma <i archi solo armati e di ben torte
(i) 11., lib. XVI, V. i4 i.

(a) Odi., lib. vnr, v. aag. ( 3) r . , l i b . I V , V. 4 6 9 .

Limo DEcmo
Lanose Jionde ad Ilio il teguiUtro , E da quesfarcfii e quette /tonde in campo Scagliavano la morte (i).

49^

Ed noto l oracolo dato agli Egiesi: Cavallo tessalo, donna lacedemone^ ed uomini che abbiano bevuta V aequa delia sacra Aretusa ^ significando con ci che i migliori guerrieri sono quelli di Calcide ^ perch quivi l Aretusa. 1 fiumi deiP Eubea sono presentemente il Cireo ed il Nileo ^ e i montoni che s abbeverano all uno imbian cano , quelli che s abbeverano all altro diventano neri. Qualche cosa di somi^iante abbiam detto che si rac" conta anche del Grati (a). Alcuni di questi Eubei che ritomaron da Troia ven nero nell lllirio ^ ma volendosi poi trasferire di col alla patria attraversando la Macedonia, si fermarono intorno ad Edessa per dare soccorso agli ospiti ond erano fstati bene accolti, e quivi fondarono la citt dEu* bea. Un altra citt detta Eubea era anche nella Sici lia , e la fndarooo i Calcidesi di quell isola. Gelone la restaur e divenne una fortezza de Siracusani. Oltre di ci v era anche in CcH-cira ed in Lenno un luogo detto Eubea; e nell Argolide eravi un colle di. questo nome.
(i) I I ., lib. XIII, V. 7 1 3 .

W Veggasi in qusto voi., pag. ii4 e scg.

494

DELLA GBOOnFl D] STRBONE

C A P O II.
DeW 4camania e delS EtoUa in generale: f-cm> parti M tJeiranee. Limiti generali dei due paesi, Qorso delVAcheloo. //*dicazione sommaria, delie citt dell" uno e dell altro paese. Dil'isione delC EtoUa. Monti deW Etolia. > Corso dei fium e Eveno,

Poicb ai Te&sali ed agli Oeli dsJlafirte occidentale sono contigui gli Etoli, gli Acarbani; e gli Alamani, supponendo cbe anche costoro si debbano dire Elleni, ci resta ora da darne la descrizione ^ per compiere cos tutto intiero il periodo dell Eliade : e t ai debbono aggiungere anche le isole, massimamente quelle che stanno pi vicine all Eliade , e sodo abitate da Elleni ^ alle quali noi non abbiamo steso finora il nostro 'di scorso. Gli Etoli adunque e gli Acarnani sono confinanti fvit loro, ed hanno frammezzo il fiume Acheloo, il quale scorre dalle parti settentrionali e dal Pindo verso il mezzogiorno attraverso degli Agriei ( gente degli Etoli ) 6 degli Ainfiiochi. Gli Acarnani poi occupano la parte occidentale del fiume sino al golfo Ambracico vicino agli Amfilochi, ed il sacrario d Apollo Azzio. Gli Etoli ancora si stendono dalla parte dell' Oriente fino ai Lo cri Ozolii, al Parnaso ed agli Oetei. Nelle parti interiori del paese e nelle province set tentrionali gli Amfilochi stanno al di sopra degli Acaruani ^ ed al di sopra di costoro sono situati i Dolopi e il Pindo. Al di sopra degli Etoli poi trovansi i Perrebii,

LIBRO DBCM O

49^

gli Atamani, ed mia parte d e ^ Eniani i guati occu pano r Oeta. Il fianco meridionale cos deir earminia come del* l Etolia bagnato dal n>are ebe iti il golfo Coratio, e nel quale sbocca il finme Acheloo separando la spiag^ gi degli Etoli da qneUa degli Acarnani : e P Acbeloo cbiamaifasi anUcamente Toante, E v ba na altro fiume di questo medesimo nome ancbe presso Dime, econ* docb abbiamo gi detto ^ ed ta altro Te n ha presso Lamia : ed abbiamo detto altres cbe il priacipio del golfo corintio la bocca di questo fiume (i). Le citt degli Acarnani sono Anattorio posta so-* pra una penisola in vicinanza di Azzio, ed emporio della citt di Nicopoli recentemente fondata: poi Strato alla quale si va navigando contro il corso dell Acbeloo pi di due cento stadii : p^i Enia situata ancb essa Idngo quel fiume j e il luogo dov essa fu anticamente ugualmente distante d ^ mare e daiStrato, ma quello dove ora si trova circa settanta stadii al di sopra della foce del fiume. Vi sono pure alcune altre citt, come a dire Paler , Alizia, Leuca , Argo Amfilocbia , Am> bracia; le quali per la maggior parte, e fors anco tutte, furono incorporate a Nicopoli. Strato poi situata a mezzo la via da Alizia ad Anattorio. Galidone e Pleurone sono degli Etoli: ed oggid so no luoghi di pco momento, ma una volta furono lor* namento dell Eliade. Accadde poi che 1 Etolia fosse divisa in due parti y
(i) Veggans iu questo voi. le pag. a58 e seg.

4g6

DELLA

g e o g r a f ia

S I STRABORE

1 aua delle quali i si disse Etolia antica, l altra Etoi Epicteta (i). Ij antica stendevasi per tutta la sp;{ag-| gi dalP cheloo fino .a Galidone, ed allai^avasi n* che assai nelle parti mediterranee, in quella fertile pianura dov Strato, e dov anche Triconio il cui territorio eccellente. epicteta ^ la quale cntigua ai Locri in pi parti ( per esempio verso Njaupatto e verso Eupalio ) di terrno aspro e sterile, e si stende fino allOeta, agli Atamani, ed ai monti ed alle nazioni che le at cerchio dal lato settentrionale. Anche 1' Etolia ha un monte grandissimo, il Gorace, ehe ai congiange coll Oeta. Rispetto agli altri monti, quasi nel mezzo del piaese s,orge 1 Acarinto presso al quale fu fabbricata la nuova Pleurone dopo che l ang lica situala vicino a CaHdone in un territorio fertile e piano fii abbandonata perch Demetrio soprannomato r Etolico la ridus'se in rovine. Al di sopra di Molicria stanno il Tafiaso e il Calcide, montagne -d notabile altezza aVcui piedi si trovano due piccole citt, 1 una detta Macinia, e 1 altra Calcide dal nome s fe s ^ del monte, od anche Ipocalcide. E finalmente il puro vicino all antica Pleurone, e dal quale alcuni soppon< gono che gli abitanti di questa citt siano stati detti' Guretl. I 11 fiume Evenb comincia daVBomiesi, ti'ib eldOic. la quale fa parte degli Ofiesi, come dee anche degli Euritani, degli Agriei, dei Cureti e Sjf altri. Esso poi sul principio non iscorre gi a traverso della Cu(i) Cio; Eo/ia acquistata od a^iunta.

LIBRO

DECIMO

4P7

relica ( la quale una stessa cosa colla Plcuronia ), ma bens a traverso di un paese pi orientale lungo Calcide e Calidonej poi dando volta verso le pianare di Plenrone lantica, e facendo cammino tutto contrari al primo, scorre verso occidente^ ed all ultimo si con verte alle parti meridionali dove mette foce. Antica mente questo fiume chiamavasi Licorma : e quivi fama che Nesso, destinato a portare i passeggieri dall una all altra riva , fosse ucciso da Ercole per avere tentato di fare ingiuria a Dejanira dopo averla portala oltre il fiume. Omero poi nomina fra le citt etoliche ancbe Oieno e Pilene : la prima delle quali (il cui nome comune con Oleno d Acaja ) fu rovinata dagli Eolii ed era vi cina alla nuova Pleurone ; ma il suo territorio fu poi rivendicato dagli Acarnani. La seconda fu tramutata a luoghi pi elevati, e gli abitanti ne cambiarono il no^ me chiamandola Proscbio invece di Pilene. Ma Ellanico non seppe la vera storia di queste due citt ; e per ne parla come se durassero ancora a suoi tempi nella loro prima posizione. Oltre di ci egli: annovera fra le antiche citt anche quelle che furono fondate Jopo il ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso, come a dire Macinia e Molicria : mostrando cos in quasi tutto il siu) scritto grandissima leggerezza. Questo in generale pu dirsi intorno al paese degli Acarnani e degli Etoli ^ ma rispetto alla spiaggia ed alle isole che le stanno avanti, pi cose si debbono aggiungere.
S m jto w E j tom. H I. 33

4g8

DELLA OEOGRAFIA DI STRABONE

C A P O III.
Delle isole adiacenti aUjicam ania ed allEtolia. Isola Leueade. Citt anticamente detta Nerico e poi Leueade, Capo Leucata e Salto d i Leueade. Opinione di E foro sul primo fondatore di Leueade. Testimonianze d^Omero rispetto a Cefallenia ed Itaca. DeW isla iP Itacaj e de i^ersi con cui Omero ne parlg^ D eW isola d i Cefallenia e delle citt ch essa contiene. Posizione geogra fica di C ^U enia. Della piccola isola detta Jsterl. Del no me di Samo dato da Omero a Cefallenia. Zacintoj le Echinadi j Duliehio o D olicaj isole Oxee o Toe. A lluvioni deWJcheloo. Stati d i Megete. Isole d ^ T a fii j o Teleboe.

Chi si parte dalla bocca del golfo dmbracia trova primamente un luogo degli Acarnani detto Azzio : con questo nome chiamaosi anche un sacrario di Apollo Azzio e quella punta che fa la bocca del golfo ed ha anche un porto al di fuori (i). Dal detto sacrario distante quaranta stadii Anattorio fondato sul golfo ^ e duecento quaranta l isola di Leueade. Que sta fu anticamente una penisola del territorio degli Acarnani : ed Omero la chiama costa delV Epiro , per ch chiam Epiro il continente po;to rimpetto ad Itaca ed a Cefallenia.. Ma nel vero quella parte di continente appartiene all Acarnania ^ sicch quando Omero dice costa delC Epiro bisogna intendere la costa dell Acarnanfa.
/ k tW . La versione francese: et form e

en dedans (de ce gofe) un porle.

LIBRO

pE(:iM O

499

Leucade appartennero e Nerico di cui Laerte di ceva ;


................................ d i padre Giove Stato fosse ^ e a Minerva e a Febo in grado, Che quale allora: io fu i, che sulla terra Continental, de' Cefaleni duce. La Ifen costruita Nerico espugnai, T al, ecc. ( i ) ;

e quelle altre citt menzioDate nellEnumerazione delle navi, Crocilea e l ' aspra Egelipe. Ma alcuni Corintii mandati sotto la scorta di Cipselo e di Gargaso (a) oc cuparono questa spiaggia, e procedettero fln al golfo dAmbracia: postisi ad abitare in mbracia ed in natto rio , tagliarono l istmo per modo che la penisola di Leucade diventasse un isola ; trasportarono Nerico in quel luogo che una volta era istmo, e dove ora lo stretto attraversato da un ponte, e la denominarono Leucade, pigliando, per quel che mi pare, cotesto nome da Leucata, cb' uno scoglio di color bianco il quale da Leucade si spinge dentro nel mare verso Gefallenia. Quivi anche il sacrario d Apollo Leucadio, e quel salto pel quale si crede che P uomo possa aver pace dair amorosa passione : e dove fama che Saffo per la prima, Il troppo superbo Faorm cercando, accesa in gran desiderio , si precipitasse dall* altissima roccia ,
(i) O diss., lib. XXIV, v. 376. (a) Strabone, a pag. a 35 di quest volume, disse che i Corilii ebbero a Tolgo figliuolo di G psdo. Fotse poi questo no me di Gargaso non trovasi qui se non se per un errore degli amanuensi.

500

C E L L I G tO G R A P Il DI STRABONE

ma senza aver prima implorato il soccorso del Dt che quivi regna. Cos dice Menandro in qualche luogo, af fermando che quel salto fu fatto prima che da ogni al tro, da S^ffo: ma pi pratici dellantichit asseriscono che il primo di tutti fu Cefalo figliuolo di Deioneo inna morato di Pterelao (i). Era poi unusanza antichissima presso i Leucadii, che ogni anno nella festa sacra ad Apollo si precipitasse da quello scoglio, come espiazio ne , qualcuno di coloro eh erano accusati di delitti. costui solevatisi legare in tutte le parti del corpo piu me ed anche uccelli, affinch volando rendessero meno precipitosa la sua caduta. Molti frattanto in piccole barchette aggiravansi sotto lo scoglio per raccoglier l o , e se pervenivano a salvarlo, lo conducevano fuori dei confini di Leucade. Colui poi che scrisse VAlcmeo~ nide dice che d Icario padre di Penelope v ebbero due figliuoli, lizeo e Leucadione, i quali dopo la morte del padre regnarono nell Acarnania : ed Eforo d opinione che da costoro ricevessero il nome Leu cade ed Alizia. Cefalleni diconsi ora gli abitanti dell isola Cefallenia : ma Omero diede tal nome a tutti i sudditi di Ulis se , fra i quali erano anche gli Acarnani. Per dice che Ulisse era condottiero
2>e prodi CtfaUeni, abitatori

DItaca alpestre e di Nerito ombroso (a );


, (i) Si crede che il lesto sia qui alterato, e debba dire che la figliuola di Pterelao ionamorata di Cefalo fu la prima a fare quel salto. ( 3) IL , lib. 11 , f. 63i.

LIBRO

DECIMO

So

citando cos dopo Itaca un monte illustr in quell' isola stessa. questo egli costum di fare anche altro* v e , dicendo per esempio che Megete era capo
jii fo r ti di Dulichio e delle sacre Eckinadi iso lette ;

mentre Dulichio anch' essa una delle isole Ecfainadi : ovvero


............................................... gli abitanti Di Buprasio e del sacro elo paese i

sebbene Buprasio sia nelP Elide : poi


Ma gli incoli d Eubea, gli arditi Ahanti, Eretriensi, Calcidensi;

mentre anche le citt d'Eretria e di Galcide sono com prese nell Eubea. Ed altrove dice che Ettore
Animando le schiere : O Licii , O Dardani, O Troiani, dicea, fid i compagni;

e nondimeno anche i Dardani erano Troiani. Egli poi dopo Nerito annovera tra i Gefalleni gli abitanti
J)i Crocilea, di Samo e di Zacinto E delP aspra Egelipe e delF opposto Continente ;

attribuendo cosi ad Ulisse il continente, cio la costa rimpetto a quelle isole, mentre afferma per altro che gli Stati di questo principe comprendevano la penisola di Leucade ed anche il restante dell camania, alla

5o

DELLA GEOGBAFU D i StRABONE

quale egli allude in quel lugo dove Eumeo dice clie Ulisse possedea
Dodici armenti nlP Epiro e tante Di pecorelle greggi , ecc. (i).

E forse una volta l Epirotide stendevasi fino, col, e con nome comune chiamavasi Epiro. Omero poi denomina Samo quella che ora Gefallenia ^ come fa in quel verso :
Nel mar tra la pietrosa Itaca e Samo (3 )

Perocch collepiteto tolse la confusione dellomonimia, e fece manifesto di avere voluto significare non la citt di Same, ma l isola. Questa infatti ebbe un tempo quattro citt, 1 una delle quali chiamavasi indistinta mente Samo e Same ^ due nomi che davansi pure an che all isola. Quando poi Omero dice:
Quanti ha DuUchio e Same e la boscosa Zacinto, e la pietrosa Itaca prenci (3),-

manifesto eh ei fece una enumerazione di isole, chia mando Same quella a cui ne versi gi prima citati avea dato il nome, di Samo. Nondimeno Apollodoro consente bens che in quel verso in cui Omero parla della pietrosa Samo luguaglianza del nome non induca anfibologia , servendo 1 epiteto ad indicare che si
(i) O diss., lib. XIV, v. 1 0 0 . (3 ) Odiss., lib. XV, V. 3 9 . (3) Odiss., lib. 1 , V. 3 4 6 .

LIBRO D]ECIllO

5o3

parla delPisoIa; ma dove poi dice, DaUcha 0 Sante, vuo<^ le che invece di Same debba leggersi Samo. Cos Apoilodoro teneva che Omero avesse dato sempre il nome di Samo all isola^ e che soltanto la citt pot essere chiamata indistintamente ora Samo ora Same. Che poi il nome di Same fosse dato da Omero alla citt, Apol> lodoro lo congettura, cos da quel verso con cui Telemapo, enumerando i proci venuti da ciascheduna citt, Jice :
...............................................Fenti Ne mand Same e quattro (i) ;

ed anche da quello in cui Eumeo parlando di Gtimene usa queste parole :


Sposa lei fero in Same (q).

questa differenza di opinioni naturale : perocch Omero non si espresse colla maggior evidenza possibile n rispetto a Cefalleuia, o quando parl d Itaca o degli altri luoghi circonvicini ; sicch poi e gli esposi tori e gli storici differiscono gli uni dagli altri. E quanto ad Itaca, allorch egli menziona gli abi tatori
iy Itaca alpestre e di Nerito ombroso,

questo epiteto fa conoscere eh egli volle parlare del


( 1) Odiss., lib. XVI, v. 3 4 9 . (a) Odiss., lib. X V , V. 366.

5o4

DELLA GEOGRAFI DI STRABONE

monte Nerito, il quale poi trovasi espressamente indi* calo in quegli altri versi :
M i/o la serena Ilaea, dove

Lo scuotifronde Nerito si leva Superbo in pista (i).

Ma s egli intenda parlare della citt o dell isola dItaca non bea chiaro in quel verso ove. dice coloro che possedevano Itaca e Nerito : perciocch se prendiamo queste parole nel senso proprio dovrebbe intendersi la citt, come chi dicesse Atene e il Licahetto , Hodi e V A ta h ir , Lacedemone ed il Taigeto ; ma interpre tandole poeticamente significheranno il contrario. pongasi pure che quando Omero dice :
Abito la seren'a Ita ca , dove Lo scuotifronde Nerito si leva Superbo in vista,

non possa nascer dubbiezza di sorta ; giacch il monte nell isola e non nella citt. Ma quando invece disse:
Giiingiam dalla seduta a pi del Neo Itaca alpestre (a),

non siamo chiari se diede il nome di Neo al Nerito ^ o se volle piuttosto significare qualche altro monte o sito. Chi poi in luogo di Nerito vorrebbe scrivere Ne rico , e viceversa, ingannasi al tutto ^ giacch Omero
(i) OdUs., lib. IX, V. 31. (a) Odiss., lib. u i , v. 8 i.

L n x o DECIMO

5o5

d al Nerito P epteto di scuotifronde, ed a Nerico quello di ben costrutta ^ e quello pone in Itaca, questa sulla spiaggia dell Epiro. Una certa contraddizione par che contenga anche quel Terso in cui Omero d ad Itaca i nomi di chtha^ male e panupertata ( trtfTr9 ) ; giacch il primo di questi epiteti d indizio di un terreno basso e piano ; 1 altro invece appartiene ad un paese elevato, e s' accorda col nome di alpestre che le d altrove, e con que versi ove dice di Ulisse :
E i, la riva lasciata, entr in wCaspra Strada, e per gioghi e per silvestri lochi L si rivolse do ve, ecc. ( i ) , '

ed anche con quegli altri:


Nulla del nostro mare isola ih verdi Piani si stende, onde allevar destrierii E men dell altra ancora Itaca mia (a).

Per la frase poc anzi citata sarebbe in s stessa con* traddicente. Nondimeno la si giustifica assai bene inter pretando la voce chthamale non gi in significato di bassa , ma bens di vicina al continente^ com in fatti Itaca ^ e dando allepiteto panupertata non gi la signi ficazione di elevata , ma di vicina alle tenebre , come
(i) Odis^., lib. XIV, v. I. E trattasi di una strada dentro Itaca per andare alla casa d Eumelo. (a) O d bs., lib. iv , v. 6 0 7 .

5o6

UELLA GEOGHAFIA. DI STRABONB

quella che pi di> tutte volta al . settentrione'(i). E questo veramente volle significare il poeta dicendo verso le tenebre \ come disse verso f aurora ed il sola. a significare alcune isole pi lontane dal continente e pi inclinate verso il mezzogiorno, rispetto almeno ad> Itaca la quale pi accostasi al settentrione. Che poi colle espressioni predette Omero voglia in-' dicare la parte meridionale apparisce anche da qaeL versi nei quali fa dire ad Ettore : iV'bn curo se gli. au^ gelU volino verso laurora ed il sole a destra^ o versot la regione delle tenebre a manca (2 ). pi ancora da quegli altri : O amici noi non sappiamo n dove sia la regione delle tenebre^ n dove quella dell' aurora , n dove il sole apportator della luce cali sotterra^ n d'^onde ricominci ad ascendere (3). Perocch sebbne posssf intendersi che in questi ultimi versi Omero .abbia vo luto indicare le quattro plaghe del cielo ( qualora al meno sMnt^rpreti 1 aurora pel mezzogiorno ^ ci che
(i) Il cav. Pindemonte traduce in fatti : /te c a di polo si rivolge,

e meno

Dal continente /ugge.


(a) li Monti i . . . . . . . . . . . . .

S e qual non curo Se volino alla dritta ove il sol nasce, O alla sinistra dove muori

(3) Il Pindemonte:

E in qual parte il sole alta e iti qual declina Nolo non .

Soj atrebbe pure qualche apparenza di probabilit ) non-* dimeno assai meglio intendere le parole del poeta come risguardanli solo quella parte del cielo d onde il sole, rispetto a noi, non esce nel suo corso diurno, e la parte settentrionale : ed ecco perch il discorso di Ulis* se voile alludere a qualche notabile mutazione nelle apparenze celesti, piuttostoch alla sola difficolt di rii^ conoscre le plaghe del cielo, la quale rinnovasi sem< pre ogni qual volta o di giorno o di notte 1 atmosfera sia nebbiosa. Ora le apparenze celesti si mutano prin* cipaldaente secondoch noi c inoltriamo pi o meno verso il mezzogiorno o verso la parte ad esso oppo sta. Ma questa mutazione non potrebbe mai toglierci dalla vista n il ponente n il levante ( i quali punti si veggono sempre quando il cielo sia sereno ) \ ma sib bene il mezzogiorno e il settentrione. In fatti il pnnto pi settentrionale il polo; e come ne varii movimenti poc anzi accennati il polo , mutando posizione rispetto a noi, talvolta si trova perpendicolare alla nostra testa, e talvolta invece si trova al di sotto delP orizzonte ; cos anche i cercb) artici o mutano posizione o dispa> jono intiramente (i). In questo caso non pi pos* sibile che luomo conosca n dove sia n dove cominci la plaga settentrionale \ d onde poi non sarebbe pi possibile nemmanco accorgersi delia plaga opposta.
UBKO DECIMO

(i) Perch coloro i quali abitano sotto l equatore non hanno cerchj artici. In tutto questo lungo discorso, dove la materia difficile per s stessa i fenduta ancor pi oscura dalla lezione ora incerta ora corrotta del testo, ho seguitata la versione francese.

5o8

DELLA GEOGRAFIA S I STRABONE

La circonferenza d Itaca di circa ottanta stadii ; ma di quest' isola basti quanto abbiam detto finora. Anche Gefailenia e le quattro citt che vi furono nn tempo non trovansi menzionate da Omero col no* me eh esse hanno al presente , tranne la sola Same o Samo ; la quale ora pi non sussiste, ma pur se ne mostrano alcuni avanzi verso il mezzo di quella costa d onde si tragitta ad Itaca ^ e gli abitanti si chiamano Samei. Le altre sussistono ancora, ma sono piccole citt, dette P ale, Proneso e Crani. A d nostri volle aggiungere una nuova citt Cajo Antonio zio di Mar c' Antonio, allorch essendo bandito dopo il consolato che tenne in compagnia dell oratore Cicerone, si ri trasse a vivere in Gefailenia , ed ebbe tutta l isola nella sua ubbidienza come se fosse suo proprio possedimento. Ma non compi poi di costruirla ^ perciocch avendo ottenuto di poter ritornare a Roma , fin la vita mentre attendeva a cose di maggior importanza. Alcuni scrittori non dubitarono di affermare essere Gefailenia una stessa cosa coll isola a cui Omero d il nome di Dulichio : altri invece la credono Tafo. Se condo costoro i Cefalleni sono i Tafii, e questi sono i Teleboi. Dicono inoltre che quivi guerreggi Anfitrione avendo con s Cefalo figliuolo di Dioneo bandito da Atene. soggiungono che Anfitrione essendosi impa dronito dell isola la consegn a Cefalo, sicch poi essa ricevette da lui il suo nome, come da figliuoli di lui furono denominate le citt gi dette. Ma tutto questo non accordasi punto colle tradizioni di Omero, il qua

LIBRO DECIMO

5o9

k pone i Cefalleoi sotto Ulisse e Laerle, e Tafo iavece assegna alla signoria di Mente :
............................. lo Mente esser mi vanto , Figliuol Anchialo bellicoso , e ai vaghi Di Iratcorrere il mar T afj comando (i).

qnella che da Omero detta Tafo chiamasi ora Ta* fiunte. N Ellanico punto conforme ad Omero allorch as< serisce che Dulchio Cefallenia (2). Perocch il poeta dice che Dulichio era soggetta e Megete insieme colle altre Echinadi e cogli Epei che vi abitavano dopo essere venuti dall Elide. Perci ad Oto cillenio compagno di Fiteo egli d il nome di capo de magnanimi Epei :
Polidamente al suol stende il cillenio Oto, compagno di Megete, e duce De magnanimi Epei (3).

Ed altrove afferma che dei prodi Cejatleni duce UliS se (4). Dulichio secondo Omero non era uno stesso paese coll isola di Cefallenia , e nemmanco era ( come Androne pretende) una parte di cotal isola ^ perciocch
> ( 1) G liss., lib. I, v. 1 8 0 . (a) Strabene pare che attribuisca qui ad Ellanico solo unopi nione che pocanzi ha detto essere stata di molti: n tra i fram menti che ci restano d Ellanico se ne trova qualcuno su cui il nostro Autore abbia potuto fondare ci che qui dice. (E d it frane.). (3) I I ., lib. XV, v. 6 1 8 . (4) II., lib. u , V. 635.

5 Ie

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

Dulichio era ppsseduta dagli Epel, e tutta Cefalleaia invece era dei Cefalleni^ e questi erano sudditi di Ulis se ,, mentre quelli invece ubbidivano a Megete : e per conseguenza Omero non disse Dulichio la citt di PaiIene, come Ferecide afferma. Sopra tutti poi contraddice ad Omero chi fa di Ceillenia e di Dulichio uno stesso paese , perch Tele> maco enumerando i proci disse che cinquantadue erano di Dulichio e ventiquattro di Same (i). Ma se Omero avesse creduto che Dulichio e Cefallenia fossero una stessa isola, il nome di Same dovrebbe significare una delle quattro citt di quest' isola : e quindi Telemaco direbbe che dalP isola intiera era ^venuto il numero'di proci gi indicato, e che da una delle sue citt era venuta la met di tal numero, tranne due soltanto. 0 1 * tre di che poi domanderemmo qual sia dunque la Same di cui egli parla allorch dice :
Quanti ha Dulichio e Same e la boscosa, Zacinto e la pietrosa Itaca prenci (a)

poi Cefallenia situata rimpetto all Acarnauia, di stante dal capo Leucata circa cinquanta stadii (o come altri dice quaranta ) , e circa ottanta dal Ghelonata ^ e la sua periferia di circa trecento. Essa poi stendesi assai nella sua lunghezza Terso l Euro (3),
(i) Odiss-, lib. XVI, v. 3 4 7 . (a) Odiss., lib. i , v. 2 4 6 . (3) Le edizioni ordinarie portano fttKft Sitin H f , e si stende alcun poco ; m a , dopo il Gasaubono, i ngliori l^gono invece

/fi.

5I I Lisola montuosa ^ e il suo monte pi grande r Eno, sul quale evvi il sacrario di Giove Enesio. Dove poi lisola pi stretta fa un istmo s basso, che spesse volte inondato dall uno all altro mare. E nel golfo in vicinanza di questo stretto si trovano le citt di Cra* ni e di Pallene. Fra Itaca e Cefallenia situata la piccola isola Aste* ria detta Asteri da Omero. Demetrio Scepsio dice chessa non pi quale la descrisse il poeta con quelle parole :
LIBRO DECIMO

Siede tra la pietrosa Iiaca e Sanie Un isola in quel m a r, che jisteri detta, Pur dirupata, n gi troppo grande, Ma con sicuri porti, in cui le navi l y ambo i lati entrar ponno (i).

Ma Apollodoro afferma cVessa dura tuttavia nello stato d prima, e che vi si trova una piccola citt detta Alalcomene situata proprio sull istmo. Omero poi chiama Samo anche quellisola della.Tracia che noi ora denominiamo Samotracia. Ed proba bile ch egli abbia avuta notizia anche di Samo del> lionia; giacch seppe delle colonie mandate fuori da* glIonii. Per questo poi volendo evitare l\infibologia che r uguaglianza del nome poteva produrre quando parl della Samotracia , talvolta vi appose lepiteto, come aU lorch descrive ])7ettuno
................................... suW alte assiso Selvose cime della tracia Samo (a);
(i) O diss., llb. IV, v. 8 { (. (a) I I . , lib. x m , V. n .

della

GKOGRAFIl DI 8TRAB0NE

talvolta vi uai le isole circonviciae, per esempio :


Di Samo ed Imhro e delV infida Lenito Su le remote tempestose rive (i) ;

ed altrove :
................................... Fra Samo E P aspra Imhro cal sovra le brune Onde del mare.

Omero pertanto conobbe questa Samo ionica, pur non n' espresse il nome. N , a dir vero, chiamavasi anticamente col nome di Samo ; ma da principio si disse Melamfilo, poi Antemus, e poscia Parteoia dal fiume Partenip che pi tard i, mutando il no me , si disse Imbraso. Poich dunque ai tempi della guerra troiana chiamavasi Samo non solamente 1 isola di. Cefallenia, ma anche quella di Samotracia ( altri menti Omero non avrebbe potuto introdurre Ecuba (3) a dire che Achille avendo fatti prigioni i si^oi figli li rend schiavi in Samo ed in Imbro) , e la Samo ionica non aveva ancor ricevuti coloni d Ionia , da dirsi che questa abbia ricevuto quel nome da qualcuna delle pi antiche. D onde si fa manifesto al tres che contraddice alla storia dell antichit quan to affermano alcuni, cio che dopo la fondazione della Samo ionica , e dopo P arrivo di Timbrione (3),
(i) 11., Uh. XXIV, V. 753. Poi ih ., V. 78. (a) II., lib. X3UV, V. 751. (3) Verso l anno io 35 prima dell E. V.

LIBRO DECIM

5 13

alcuni coloni siabo venati a qnestisola della quale par liamo , e le abbiano dato il nome di Samotracia ^ come i Samii per vanit inventirono. Pi credibili sono co loro i quali dicono che sami chiamavansi i luoghi ele vati, e che di qui venne il nome di Samo a questisola^ della quale Omero ebbe a dire , che J^ettuno :
..............................su F alle assiso

Selvose cime della tracia Santo , Contemplava di l Faspro concilio; E tutto V Ida e Troia e degli Achei Le fo lte antenne si vedea davanti.

Alcuni poi dicono che Samo fu denominata cos da Sai! Traci, i quali anticamente abitarono e quell isola e il continente vicinoj n importa l investigare se que sti Saii furono una stessa cosa co Sapei o co Sinti detti poi Sinzii da Omero. E de Saii fa menzione an che rchiloco dicendo : Ed ora qualcuno de SaH si d vanto col mio scudo ; perfetta armatura , eh io contra mia voglia abbandonai fr c cespugli. Fra le isole soggette ad Ulisse ci resta oramai da par lare soltanto di Zacinto, la quale inclinata alle parti occidentali un poco pi di Cefallenia e del Pelopon neso con cui quasi si unisce. La periferia di Zacinto di oltre cento sessanta sladii ; ed distante da Gefallenia circa sessanta. L isola ha molti boschi, e nondi meno fertile ^ ed ha tina citt ragguardevole dello stesso suo nome. Di quivi ad Esperide (i) nella Libia il tragitto di tremila e trecento stadii.
(i) Esperide port anche il nome di Berenice.

STKAtOIB, tom. U h

33

5 (4

DELLA G K O O K A FIA DI TRBOHE

Le sole EcluDadi sono situate allorieDte cos di Zeinto come di Cefalleuia. Appartengono poi alU Eohi* nadi Dulicho^ che ora dicesi Dolica, e le isole Oxee, d a Omero denominate Toe. Dolica giace rim petta ad Baia* da ed alia foce dellAcbeloo , cd i distante cento stadii dall Arasso promontorio dell Elide. Ma vi sono poi pa recchie altre E chinadi, tutte aspre e sterili, c situate davanti alla bocca dell Acheloo : quella eh pia ad> dentro nel mare lontana quindici stadii; e la pi vicina a cinque soli. Anche questa una volta si tro vava nellalto; ma il terreno che lAcheloo strascina io gran copia con s ne congiunse aldine col continente, ed altre ne va cougangeudo. Il suolo formato dalle ali luvioni del fiume chiamasi Paracheloitide, e ^ e essere oggetto di molte contese i confini tra gli Acamani e gli Etoli. Perocch trovandosi spesso eoofusi oe giudicavai colie arm i, non avendo alcuno nel cui arhitrio rmet tersi ; e vinceva chi pi era potente. P er ci poi fu io> ventata anche una certa favola di Ercole che per avere domato 1 Acheloo, in premio della v ittoria, ebbe l e oosze di Deianira figliuola dO e n eo , la quale da S o r focle introdotta a parlare cos :
........................................ ITn fium e ( Era questi Acheloo ) sposa mi chiese

In tre form e; ora tauro, or sinuoso JB vario drago, or con umano corpo Capo di bue, e dallombroso mento V onda Jlwtiale a rivi g/t scorre ().
(i) T r a c h i n . , v. to.

u n o

DECixQ

5 i5

Ed alcuni aggiongono il corno di maltea (i) non es sere stato se non appunto il corno che Ercole strapp alPAcheloo, e poi consegn ad Oeneo siccome arra delle noEse. Coloro poi cb da queste fstvole Togliono per congettara ritrarre il vero, dicono che 1 * Acbeioo venne rappresentato sotto U forma di un toro ( come si fece anche di altri fiumi ) , cosi pl mugghiare delle sue acque, come per le tortuosit della sua corrente, che diconsi corna : o sotto la forma di un serpente a motivo del lungo e tortuoso suo aggirarsi : e colla testa di bue per quella stessa cagione per cai si diss che aveva la forma di ua toro. Ed aggiungono che Ercole, oltrct' alP essere naturalmente benefico , volendo gra^ tificars ad Oeneo con cui stava per imparentarsi, a forza di argini e dighe costrinse in un determinato canale il fiume che per lo addietro soleva scorrere di sordinatamente e rovinare colle sne innondaiioni gran parte della Paracheloitide^ e che questo sar stato il cor no di Amaltea. Sulle Echitiadi e sulle isole Oxee al tempo delia guerra troiana ^ice Omero che regnava Megete :
jii fo rti di Dulichio e delle sacre Echuutdi isolette, che rimpelto Alle contrade elee rompon t opposto Pelago, a questi condottier Megfte , Di sembiante guerrier pari a Gradivo, I l gener Fileo diletto a Giove, Buon cavalier, che dai paterni un giorno
(i) Amaltea cbiaraavasi la capra da cui fu allattato Giove.

5 16

D^LL GEOGRAFIA DI STBABONS


Oda sospinto alla Dulichia terra Migr,fuggendo, e v'ebbe imperio (x).

E il padre di Fileo fu Augia priiacipe dellEUde e degli Epei : sicch queste isole farooo occupate dagli Epei ^ i quali emigrrono insieme con Fileo a DuUhio. Le isole dei T afii, pi anticamente dette de T ele boi ( fra le quali contasi auehe Tafo ora detta Tafiusa) distinguevansi dalle E chinadi, uon gi per essere lon tane \ ch stavano invece da presso \ ma per essere sottoposte ad altri dom inatori, cio a Tafii ed ai Te> leboi. Da prima pertanto AnGtrione avendo portata la guerra In queste isole iu compagnia di Cefalo figliuola di Dioneo esilialo d A ten e, ne diede la signoria a co-> stui. Ed Omero che le ascrive al dominio di Mente y dice che i Tafii erano pirati, e cos anche tutti i Te<> leboi. Ci. basti dielle isole situate rim petto all Acaroania.. C A P O IV.
jPnumcrzione dei luoghi che si trovano nella parte marittima ckW camania e delV EtoUa,

F ra Leucade ed il golfo dAmbracia avvi un lago ma> riuo detto Mirtunzio (a). Procedendo oltre Leucade V hanno Paler ed Ajizia, citt dell Acarnania ; P ul tima delle quali distante quindici stadil dal mare y (i) li., lib. Il, T. 6a5.

1^. Newun aotico gegialb ba pwUito di q.U B Stg lgp..

LIBRO D ECm O

5 iy

ed bd un port ed un bosco coasacrati E k d Ercole. C di quivi uno dei c o D d ttie ri Romani trasport a Roma le fatiche di Ercole opera di Lisippo^ la quale a quel luogo divenuto deserto mal conveniva. Tengono poi dietro il capo Critote le Echinadi, e la citt di Astaco, la quale porta lo stesso nome di un' altra citt presso Nicomedia e presso il golf Astaceno, e dicesi al siogojare. La citt poi di Critote ba il nome a comune con una piccola citt del Cbersonesoi di Tra* eia. Tutto lo spazio fi'ammezEO a cotesti luoghi for*nito di buoni porti. Spuntato il capo incontransi Eniada e PAcheloo^ poi il lago degli Eniadi detto Melile lungo trenta stadii e largo venti : ed un altro detto Cinia cosi nella lun ghezza come nella larghezza due volte pi grande del Melile : e poi un terzo denominato Uria molto pi pic^ colo di questi. Il Cinia si scarica nel mare ^ gli altri ne sono disgiunti da uno spazio di mezzo stadio* allincirca. Oltrepassati cotesti laghi, trovasi P Eveno (i) , .per giungere al quale chi si parte da Azzio dee correro seicento settanta stadii. Dopo lEveno li monte Calcide da Artemidro de nominato Calcia : poi Pleurone e poi il borgo Licirna, al di sopra del quale situata Calidone trenta stadii denti-o terra. E nei dintorni di Calidone evvi il sacrario di Apollo Lafreo (a). Seguita poi il monte TaBaso ; quindi
(i) Il Fidari. (q) Cosi gli Edit. f-anc. ed anche il Coray, invece dell le zione Lulrea { Am^fnU ) che trovasi nelle ordinwie edizioni.

5 18

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOm!

1 eill di Macinia e di Molicria^ ed ivi presso Antirno, ch il con6 ne tra rEtoIia e la Locride a circa cento venti stadii dall Eveno. Gds dice Artemidoro conside* rando il monte Calcitle o Calcia come situato fra 1 A* cheloo e Pleurone. Ma Artemidoro , come si detto gi prima , sostiene che il monte Galcide ed il Tafiaso trovansi al d sopra di Molicria, e che la citt di Galidone situata fra Pleurone e Calcide. E forse dovrebbesi porre un monte per nome Calcia situato presso Plnirone, ed un altro denominato Galcide presso Moli cria. Evvi anche presso Galidone un lago grande ed ab bondante di pesci, posseduto da quei Romani che aSitano in Patra. Fra gli abitanti del paese mediterraneo Apollodoro dice che alcuni sono denominati Erisichei; e di costoro fa mensione AIcmano dicendo : N Ersicheo n (JaUdonio postare^ ma degli estrtmi confini dei Sardi. Ali EtoKa appartenne Oleno ricordato da Omero l dove egli annovera gli Etoli (i): ma ora ne restano ap> pena Icuni avanzi presso Pleurone sotto Aracinto. ^ravi anche Lisimachia in que dintorni : essa era si* tuata fra Pleurone ed Arsinoe vicino ad un lago che ora dicesi Lisimachia e prima cfaiamavasi Idra: ma poi disparsa anchessa. Ed Arsinoe fu da prima un borgo detto Gonope ; e lo fond gi Arsinoe moglie e sorella del secondo Tolomeo, in luogo acomdatissimo al pa> saggio dell Acheloo.
( i ) I L , lib . n , V. 6 3 9 .

I.raKO

DECIMO

5 |9

Anche Pilene soggiacque presso a poco al fato di Oteno. Quando poi Omero d a Calidoae i nomi di elevata e pietrosfi^ si vuol intendere chegli parli della ^egioue. Perocch avendo divisa 1 Etolia in due parti abbiamo gi detto che a Calidone appartenne la montuosa od Epicteta , a la parte piana a Pleurone. C A P O V.
D prim i abitatori d e ll Jeam anicu S t g li Acam ani siano o no intervenuti alia guerra di Troia. Se i C urttijiirono Acam ani od E lolL Esame di qutUo che dice E foro sugli Etoli. Che alcuni errori st debbono perdonare agli storici ed agli a ltri scrittori come mevitabili. Korie tradixiom rispetto ai CuretL

Gli Acamani e gli Etoli al pari di molte altre nazioni sono ora abbattuti ed esausti in conseguenza delle continne guerre : ma per moltissimo tempo gli Etoli in sieme cogli Acamani resisiterono contro i Macedoni e contro gli Elleni ; ed all ultimo combatterono anche cntro i Romani in difesa della propria indipendenza. Ma poich di costoro parlano a lungo e Omero e gli altri poeti e gli storici, qualche volta con chiarezza ed uniformit di opinioni, e qualche volta per lo con trario oscuramente { come nelle cose gi dette si po tuto vedere ) , sar pregio dell opera ricordftre alcune di quelle opinioni le quali o sono tenute come priucipj provati, o sono invece controverse tuttora. E per cominciare dalP Acarnania , abbiam detto che la occuparono Laerte ed i Gefallenii : chi poi l abbia

5aO

DELLA GEOGRTU D t STRABONt

posseduta precedentemente molti l banuo detto ^ ina perch non tennero opinioni tra loro concordi sebbene siano in s stesse precise, ragionevole che noi le sot toponiamo ad esame. Dicesi pertanto che i TafiI detti anche Teleboi, abi tassero primamente i Acarnaoia, e che Cefalo loro condottiero, fatto da Anfitrione signore delle isole Ta fie, regn anche su quel paese : e di qui poi venuta la tradizione gi notata, che costui primo di tutti ab bia fatta sperienza del salto di Leucade. Ma Omero non dice che i Tafii avessero imperio sugli Acarnani prima che i Cefallenii e Laerte arrivassero in quel pae se ; bens dice che furono amici degl Itacensi : sicch dovr dirsi o che al tempo di quel poeta non ebbero punto dominio di questi luoghi, o che li avevano ce duti di buon grado a Laerte, o che vi abitarono in sieme. V ha poi indizio che di que tempi abitassero l Acarnania anche alcuni venuti da Lacedemone insieme con Icaro padre di Penelope: perocch Omero nellO* dissea nomina conie tuttora viventi il padre e i fratelli di lei :
Perch di fa rsi a Icario e di proporgli Trepidati tulli (i proci), che la figlia.ei doti, E a consorte la dia cui pi vuol bene ?

ed altrove :
. . . la madrt tea. (Penelope)^ che Icario il padro Co' fra telli oggimai sforza alla mano DEurimalo (i)
, (i) 04iss<> lib. I I , v. 5 3 ; e lib. x v , v. 16.

tin o . DEaMo 531 N probabile che costoro abitassero ia Lacedemone \ perocch Telemaco giunto col aon sarebbefi ndiriEzato a Menelao ^ o sappiamo che avesser presa in qualche'altro sito altra abitazione. Dicono altres che Tindaro ed Icario suo fratello, poich Ippocoonle li ebbe cacciati della patria, vennero a Testio principe dei Pleuroni e P aiutarono ad occupare un gran tratto delia opposta sponda delPAcheloo, sotto condizione ch ne toccasse una parte anche a loro; e che Tindaio, dopo avere sposata Leda glinola di Testio , si ricondusse al proprio paese ^ ma Icario ferm col il sao soggiorno occnpapdo una parte dell carpania, dove da Poli* casta 6 gliuo)a di Ligeo gener Penelope ed i fratelE di lei. Noi pertanto abbiam dimostrato che nella Enumera* zione delle navi gli Acarnan sono registrati fra que' popoli che parteciparono nella spedizione dilio, consi derandoli come compresi tra coloro, ehe abitavano ia costa (i), ovvero tra quelli che occupavano 1' Epiro la sponda opposta : e dicemmo altres che n 1 Epirochiamavasi allora Acarnania, n la sponda pocanzi ac cennata denominavasi Leacade. Ma Eforo tiene che gli Acarnaoi non sieno intervenuti alla spedizione dTroia. < < Perocch ( dice ) Alcmeone figliuolo di Anfiarao avendo combattuto in compagnia di Diomede e de gli altri Epigoni, dopo avere condotta a buon fine ia
(i) Alta. Odiss., lib. xxiv, v. 6 7 6 ; poi II., lib. n, v. 635: e s intende la sponda opposta alle isole che il poeta annovera prima delle parole qui citate da Slrabone.

523

DELLA GEOGKAFU DI STRABONO

guCTra contro i Tebani, and insieme con lui a patire i nemici di Oeneo (i^. E avendogli poi assegnata ! tolia se ne and nell carnania e la conquist. ga* mennone frattanto avendo assaliti gli Argivi facilmente li super, perch i pi si trovavano fuori del proprio paese a guerreggiare sotto la scorta di. Diomede. Di l a poco tempo essendo avvenuta la spedizione contro Uio, Agamennone temette , non forse mentr egli era assente, Diomede ed il suo alleato ( di cui aveva udito essere molti i compagni ) ritornando, occupassero quel paese che a loro era dorato come eredi lano di Adra sto e laltro del proprio padre nfiarao ; e quindi pens d invitarli egli medesimo a ripigliare Argo, e ad esser>> gli compagni in quella guerra. E Diomede lasciatosi persuadere concorse con Agamennone alla spedizione di Troia ^ ma AIcmeone sdegnato non volle accettar la proposta ^ d onde poi avvenuto che gli Acarnani, soli fra tutti gli Elleni, non si trovassero in quella impresa. Fondandosi, per quanto si crede, sopra questo racconto gli Acarnani seppero astutamente ot tenere che i Romani lasciassero loro 1 autonomia ^ di* cendo eh eglino soli non eran concorsi alla spedizione dei Greci contro i loro progenitori (2) ^ tanto che non trovavansi n nell Enumerazione degli Etoli ^ n a parte; n il loro nome era stato pure introdotto nei poemi di Omero.
(i) Avo paterno di Diomede. (9 ) Cio contro i T roiani, dai quali i Romani vantavansi di essere discesi per mezzo di Enea.

LIBRO

SECIHO

5a3

Eforo adunque ponendo che 1 Acarnania gi prima dei tempi troiani fosse soggetta ad Aicmeone, dice che anche Argo Am6 lochia fu fondata da quell eroe, e che PAcarnania venne cos denominata da Acarnano suo fi glio^ come gli An6 lochi ebbero il loro nome da suo rra< tello AnCIoco: e per tal modo egli cade nlle tradizioni contrarie alla storia omerica (t). Tucidide poi ed alcuni altri raccontano che Anfiloco dopo il ritorno dalla spe dizione di T roia, non piacendogli le cose avvenute in Argo, si trasfer ad abitare nelP Acarnania ( 3 ) , o per entrare ( come dicono alcuni ) nell eredit del frafelio ; o (secondo altri) per fondare una signoria sua propria ed appartata dagli altri. Questo quanto pu dirsi dell Acarnania in parti* colare. Ora soggiungeremo quanto se ne pu dire in comune anche cogli Etoli, descrivendo per ordine le cose Etoliche in ci che import* di aggiungere alle gi dette. Alcuni autori fanno i Cureti appartenenti agli Acarnani ^ altri invece li assegnano agli Etoli ; e cos alcuni aiferinano eh e sono origDarii di Greta, ed altri in(i) Ef T rip r it 'Ouuftxit Irrcffut Ma ih che dunque (domandano gli Edit. frane.) differiscono da Omero le tradizioni adottate da Eforo? Questo pare che dovrebb dirsi piuttosto di Tucidide. Se Tion che Strabono plrlende di provare che O m ero, quando s interpreti dirittamenlc, comprese anche gli Acarnani fra i Greci concorsi alla guerra di T ro ia, mentre Eforo invece li escluse. ( 1 ) In questo pridcipalmente il racconto di Tucidide diflerisce da quello di Eforo.

5 l4

DELLA GEOGRFI DI STRAAOIT

vece li dicono venuti dall'Eubea. Ma poifcfa questo popolo menzionato da Omero, .da cond^rarsi ia Danzi tutto ci ch'egli ne dice. Gredesi pertanto ch 'e gli ascrivesse i Cateti agli EtoK piuttostoch agli Acar* nani, leggendosi nell Iliade (i)
Portio tre figli gener delP alta Calidone abitanti e di Pteurone, jfgrio , Mela ed Eno, tutti d egregio Valor y ma tutti li vincea di molto I l cavaliero Eno,

Ora le due citt qui nominate appartenevano all' Etolia (a) : e siccome poi gii abitanti di Pleurone, secondo Omero j erano Cureti \ cos questi nell' 0 [HD 0 ne del poeta dovettero essere un popolo etolico. Ma alcuni contrastano a questa conclusiooe fond^adosi sopra quei versi delld stesso poeta :
............. Combattean ferocemerUe Con gli Etli i Cureti am i alle mira D i Calidone (3).

e dicono che se i Cureti fossero stati un popolo ete lico, il poeta non si sarebbe mai espresso di cotal mo do , come non avrebbe mai detto che i Beozii e i Te(i) Lib. XIV, T. ii5 . (9) In iui nel lib. i i , v. 63g dell II. Omero parlando di Toaate condottiero degli Etoli dice :

. . . . . . . . . . E traea seco le torme Di Pleurone , d Oleno e di Pilene, Quelle dell aspra Calidone, ecc.
(5) I I . , lib. IX, V. 5a5.

LIBRO

DECIMO

SuS

banl, o gli Argivi e i Peloponnesii si combattessero fra di loro. Ma noi abbiamo gi dimostrato che queste ma* iiiera di esprimersi fu adoperata frequentemente da Omero ed aocbe da altri poeti : sicch a costoro facil mente si pu rispondere (i). Oltre di che poi chi mette in campo questa obbiezione dovrebbe pur dirci, per ch mai Omero avrebbe annoverati fra gli EtoH gli abi tanti di Pleurone (cio i Cureti) se non credeva che questi e quelli fossero della stessa nazione. Eforo dice gli EtoH essere un popolo che non fu mai soggetto a venin altro, e che in tutto il tempo di cui c resta memoria non soggiacque mai ad invasioni tra per la malagevolezza dei luoghi eh sso abitava, e per la pratica che aveva nelle guerre. Nondimeuo racconta che da principio tutto il paese degli Etoli fu posseduto dai Cureti: chessendo poi venuto dalIEIide Etolo figliulo di Endimioue, li vinse in alcone battaglie per modo che si ritrassero in quella che ora diciano carnania : che gli Etoli venuti in compagnia degli Epei fondarono le dieci pi antiche citt dell Etolia : e ehe dopo dieci generazioni, essendosi Ossilo figliuolo di Emone trasfe* lito dall Etolia nel Peloponneso , insieme cogli abitanti di quella contrada compose la citt di Elide. E per te*

(i) Bench Strabone abbia in pi luoghi mostrato che Omcr uoniina spesso come due popoli distinti due frazioni di iui po polo solo , non pare che ci possa applicarsi al caso presente , dove il poeta dice, che innanzi alle mora di Ctidone combatte* vano gli Etoli ed i Cureti, questi ad espugnarla, qielli a dlK

^ndtrla.

5a6

DELLA GE06IUF4A. DI STBABONE

stimoD di questa sisserziooe reca in mezzo due inser* zioni y 1 una delle quali in Termi d Elolia, dove hanno in costume di adunarsi ogni qual volta debbo no eleggere dei magistrftti, ed scolpita nella base della statua di Etolo : Endimione figliuolo di Etolo fondatore di questo paese^ nutrito gi lungo le correnti deW Alfeo vicin dello stadio d Olimpia, gli Etoli ddiearoim questa statua , monumento del proprio valre. r altra sulla piazza degli Elei sotto una statua di Ossilo ; Etolo una volta avendo lasciato questo popolo autoctono s'impadron del paese dei Gtreti dopo aver mollo affaticato co lP ^ta ; e il decimo rampollo di quella schiatta^ Ossilo figliolo di Emone sfond questantica citt, E nel vero la comune parentela degli Elei e degli Etoli fra di loro direttamente dimostrasi per mezzo di queste inscrizioni ^ le quali concorrono entrambe non solamente a provare che quei due popoli furono con giunti di parentela, ma si anche ohe ciascuno dei due fu autore alP altro di qualche fondazione. Laonde poi Eforo viene a convincer pienamente di falsit coloro i quali dicono che gli Elei sono una colonia degli Etoli, ma non vogliono ammettere che anche qnesti siano una colonia di quelli. Se non che mostra di esser ca duto anche qui in quella contraddizione ia cui gi dicemmo eh el cadde rispetto all oracolo di Del fo (i). Perciocch dopo aver detto che lEtoHa io tutto il tempo di cui ci resta memoria si conservi sempre
(i) V- a pag. 43o e scg. di questo voIum.

5*7 illesa dagli stranieri, e dopo aver detto altres che da principio la possedettero i Cureti, avrd)be dovvto sog* giungere (a volere che le tae-parole fossero conse* guenti ) che i Careti continaarono poi fino alia sna et possedere T Etolia : soltanto in tal caso si sarebbe potuto dire con verit che quel paese n(|n soggiacque a straniere invasioni, n mai ubbid ad altri che a' suoi primi occupatori. Ma Eforo dimenticandosi di provare ci che ha promesso, soggiunge anzi il Contrario , rac* contando come Etolo venne dall Elide, e come i Careti trovandosi superati da lui in guerra partironsi da quel paese e si ritrassero nell Acarnania. Ma che altro dunque il soggiacere a straniere invasioni, se non l essere superati in guerra ed abbandonare il pro prio paese ? E questo appunto viene attestato dall in scrizione eh presso gii Elei dove detto che Etolo s'impadron del paese dei Cureti dopo aver molto af faticato eolV asta. . Ma forse qualcuno vorr dirci, avere Eforo affermato che lEtolia fu immune da invasioni dopo che per lar rivo di Etolo ricevette cotesto nome : se non che egli medesimo si tolse il vantaggio di questa interpretazione, soggiungendo che la maggior parte del popolo rimasto ili Etolia coniponevasi di Epei ; e che a questi vennero poi a frammischiarsi anche degli Eoli!, i quali essendo cacciati insiem coi Beozii dalla Tessaglia, occuparono tutti a comune 1 Etolia. Perocch sarebbe mai possi bile che uomini nuovamente venuti occupassero senza iar guerra 1 altrui paese, e vi fermassero stanza insie me cogli antichi possessori, ai quali una siiTalta comLIBRO S E C m O

5x8

della

GEOGHIFM DI fRABONB

|>agnia non pot essere di verua giovartiento I Questo al certo non probabile : ma bens credibile che i vinti abbiano accomanato il proprio paese eoi viobi* tori. E che altro sar poi un invasione se non P im padronirsi di un paese coU armi ? Ed anche Apollodoro dice esservi una tradizione secondo la quale glIanti, partit'si dalia Beozia, fermarono la loro sede fra gli Etoli. E nondimeno Eforo, come persuaso di avere scritto ^regiamente , soggiunge : Queste cose c tutte t|uelle di simil fatta noi siamo solili raccontarle con esattezza , quando trattasi di qualche argomento o affatto dubbioso, o sopra cui sia prevalsa una falsa opinione. Tale dunque Eforo ^ e nondimeno egli da prefe rire agli altri scrittori. Polibio dopo avere con grande studio lodato Eforo, e dopo aver detto che le cose elle niche furon ben trattate da Eudosso ed egregiamente da Eforo, cio intorno alle origini delle citt, alle parentele e trasmigrazioni dei popoli, ed ai loro condottieri, sog giunge; Noi ora descriveremo le cose com'elleno sono al presente, e diremo la posizione de varii luoghi e le loro distanze : perocch questo .specialmente proprio della corografia. Ma anche Polibio, che riprende con tanto rigore le altrui opinioni sulle distanze de* luoghi, ed afferma che in generale, cos pei paesi della Grecia tome per quelli al di fuori, furono determinate dagli scrittori per udita o secondo le popolari credenze, fu poi a ragione ripreso egli pure da Artemidoro, da Posidonio e da altri. A noi pure adunque si vui per donare ^ e non giusto riprenderci sie, raccontando

UBM) DEcmo

Stg

coti gran ouiaer id'faUi storici salia ede degli'scriU tri pi ttcreditaU , (jualcfae Tolta cadiamo in -efrore^ ma bea 'in*ec da icontnU m poich raccontiam o in generale I fatti con pi esattezza <^e non fu adoperata dagjli filari 4 B v?;&ggintigiamo anche qoelli che da loro iurofio. tralasciati/per non averneavata contezza.

Del restoi intcamo ai Curcti raccootansi m dte altre cose: oosimili alle gi. dette , le quali pi o meno da vioitfdTisguardano la storia degli E Ioli e degli Acarnani. E per coouticiare da quelle che vi hanno pi stretta relazione ^ sono -in >generale consimili alle gi dette : cio che il paese ora denominato Etolia l'alMta* rono gi i Cureti^ e che poi, sofArarrivati gli Etoli in com* pagnia di Etoloy i Cuceti' furono discacciati e costretti a ridursi BeilAcaraa&ia. Dicesi inoltre cbc la Pleuro* nia fu abitata da' Cureti, pei quali denominavasi Cu* rtide ; se non che essendo pervenuti col gli Eolii se ne impadronirono discacciandone que possessori. Ar* ckemaco d EubeA poi dice che i Cureti da prima ahi* tarono Calcide ^ e che dpvendo coutinuamente combaUpre a cagione delia pi;anur^ di ,Le|a,9tQ) s accorr sero che l nemici studiaodosi di^iTerrarli pei capegli chessi lasciavano crescere nella parte anteriore del capo ne li strascinavano, sicch deliberaronsi' di conservare auch' essi le chiome soltantq nella parte posteriore, radendo quelle dinanzi ^ per la qual tonditura ( m rSf si dissero Cureti (i):, e che poi si trasferi(i) Il sig. La Porto du Theil credette necessario, cominSTM^tovE, tom. tu. 34

5 3 0 t

SELLA G E O O I U m D t 8XRABOME

rona nelPEtolta e impadroniraiasi di luoghi circostanti a Plorone: ma quelli i quali abitaiesao al 4i l'del* r &bloo, prch cooservanuio l:]oro teste ooa t<H sale ( t ) , SI dissero Acaraiatn. Alcuni aUri asseriscono cfaeiiutii.e due questi poipoti ebbero il Iofo. Dame da un eroe (a). Altri iii?ece: frartano opnone che i Cureti siano siali detti cosi dal moate Curio (3) imminente . Pleorone ^ e dicoito che SOQO una gente Etolica ; quali erano an^he gU Ofiesi^ gli Agrei, gli Eanlani ed aitiii pareochi. Quando poi l EtoIia fu, come abbiamo gi detto, dirisa in due province, si crede che'Oeneo occupass i luoghi circostanti. Galidone:, e che una parte della Pleurona fosse ooeupata da quei Partaonidii cl>e segai-^ taroDO Agrioi^ giacch secondo Omro fui*O0 o
........................................

d e ir alta Calldone abitanti e d Pleurone (4).

nel cestaqtje della Pleiu-oaia signoreggi Testio suo*


ciancio da qiiestd p o m o , dt' sostituire la voce Coure(< a quella di Ctweli > p e r accostarsi cos all etimologia ; della quale a m e pare cbe basii: avere n e tia s , scota okerare il m od o rd in ati d i scrivere un Dopae si Gonosciuto.

(l) 'AKifUt.
(3 ). Rispetto agli caraani lo avevan ricevuto da AcaroaDO fi

gliuolo di Alcmeooe ; ma da qual eroe sar venuto il loro nome ai Cureti 0 Cureti? '( Edit. frano.).
(3) La posizione ed il nome moderno di questo monte non si possono precisamente indicare. ( Edit. frane. ).

(4) II., lib. XIV, V.

116.

UBKO .P E O M O

53t

cgrp d^Oeneo, padre di Altea, condottiero di Gu* r ^ . yniieri> poi a gtiiira i T.etiddi icntro Oeoeia 6 : MIfigro , pl tesMo , pr )a f>llb del feioghiille di Galidonia (come diet Oni^o fondando!:'SiiiUa t]tolO' gi ) ^ .0 piutto^ta.pei'uua {xarte del teirrlboarQ C A P O VI.
Som'gUanze f i u Ul setta dei ' C urti e (fuelk dei Cribeuti, Cabin ^ D atlti U ei e tTeU M m ^ Per fila li cagioni ta i$u dei O tret p o ti esser considerata come una stessa cosa c o ll antico <j>qpoh di cotal nome. , Che i nomi d i C ureti, Corbanti j ecc.. significano tu tti lo stesso, Origine ille Jiste. Considerazioni sui riti\, e paHicolarmtnU sulP Ofgia. Crne i poeti abiiio confuso il e u ^ d i Jiea pretto i F r y ^ cofi g ufilo di altr^ divinit f n t i Gr(ci. In che avessero re(aiioie fra loro le divinit dei Traci e quelle dei Frigii. Origine tracia ed asiatica della musica. Proc^vit degli Ateniesi ad ammettere certi cu lti stranieri. Trad ithrn diverte i/itom o M e vette rUgiose qui sopra icoatt. *- Perchi' tiati.JMm ^ u a ta difpvtshne.

Le cose;de4te fin qui risgaardano da Ticino il mio ai-gomev^lo j. ora far pasessiggio ad alcune cb pi se n aUpUitan^iOf sebbene per la somi^lianaa de) no<e sogliano dagli lorici introdursi dov fessi parlano dei Cureti, come se appartenessero a que' Cureti i quali abitano l Etolia e IVAcarnaoia^ mentre sono invece
( 1) Ed b questa per certo la guerra a cui Omero allude in ^iie versi: ...................... ... Cmballean ferocemente Con gli Eltl i OurHi, ecc.

53 a

DELLA CB 06 K i^lA DI MRBOME

t u t t ' e sofnigKan piuttosto-alla tradizioni dei Stiri , dei Sileni; delle Baccanti e dei TItiri. Pe-i roccb anche i Gureli sono al pari di questi ana spe cie di gnii o ministri degli Dei. E quelli ehe c han tramandate Je notizi di Greta e di Frigia li rap> presentano come addetti ad ufllcii di religione in parte mistici ed in parte n o ^'i^g u ard an ti solo o la cura di allevar Giove mentre era tuttora bambino in C reta, o le orgie della madre dei Numi in Frigidi e ne Inogbi vicini all Ida di Troia. Avvi per altro in queste tradi zioni uda certa variet ; dicendo alcuni i Cureti essere lina medesima cosa coi Coribanti, coi Caribi, coi Dat tili Idei e coi Telchini ; mentre altri affermano invece che sono afBni tra lo ro, e li distinguono per meazo di piccole differenze. A dir breve poi ci sono per lo pi rappresentati lutti come entusiasti e compresi da un fajrore di fiacco^ e dicono che saltando armati con taraalto e strepito di cembali, di tamburi e darmi, con soob d i flauto c gridando, atterriscono nesagrifizii i circostanti. questi riti sMo in certo modo confotmi a quelK de Samotraci, a quelli che celebravansi in Lenuo, e ad altri parecchi ^ gicch si dice che a tutti concorrono gK stessi ministri. dunque teologica tutta linvestigazione di siffatte materie e non aliena datiti meditazione dei fi losofo : ma poich, a cagione dell omonimia, anche gK storici parlando dei Cureti confusero differenti oggetti in uno solo j non increscemi di parlarne pi. estesa mente in una digressione, aggiungendo a ci eh pro prio della storia qualche fisica considerazione (i).
(i) T u tu questa digressioae sui Cureti > ucc. k pieoa di dffi-

U B so

D E c n fo

5^3

- Secondo aleutai tutte ci che raccontasi dei Gnreti i riferisce a popoli conosciuti sotto questo nome ^ o forse costoro professano una probabile opinione. D i-> cono per esempio cfae i Gureti d' Etolia ebbero questo Bome dalla loro usanza di portr lunghe resti come quelle deUe fanciulle (i). E nel vero sappiamo che gli Elleni ebbero questa nsUKa, trovandosi che gl lonii erano denominati dalle lunghe tuiche , e che i com*^ pagni di Leonida, perch n petti navao prima di venire alle mani furono da principio derisi da Persiani ohe poi ebbero ad ammirarli nella battaglia. Ora ogni cura risguardante le chiome consiste nel nutrirle o nel tonderle, cose proprie tutte e due alle fanciulle ed ai giovanetti ( ) : d^onde si potrebbero ia< cilmeute assegnare parecchie etimologie al nome di Curdi. Ed naturale ahresi che I:usansa di daa* sare armati essendo primamente introdotta da per* sone le quali per essere abituale a pettinarsi ed a ve stirsi nel mode gi detto, cbiamavansi Cureti', abbia fatto applicar questo nome a coloro i quali, pi belli*
colli provenienti in parte ddia materia stessa, iotomo alla quale l Autore non fu . chiaro abbaslansa , o gli eniditi vMOd seiupre daccordo ; e in parte dal testo la cui lesione aon sem pre sicura, n esente da ambiguiti. Qui il testo dice; wfrS^'it r o iiKitt ry irtff (ovvero rSf irrf/f) ^vriKtt xiyt. (i) Il sig. De La Porte du Thel aggiunge: e della cura che avevano della loro chioma, perch Strabone faisi a parlare cosi della chioma come delle vesiL poi da notare che le fan ciulle dicevansi dai Greci: {fui o /( . d nde la voce Curet.

534

DELLA GEOGIUPIA DI STBiBONE

cosi & gli altrr, passarano la tero vita fra )e armi ; sic ch poi si dicessero proraiscoameote Careti. Tali sono i popoli dli Eubea , dolPEtolia e dell Aoarnania : in fatti O n e ro diede il Doniti di Coreti a tutti i giovani so ld a ti, dicodo : Eletti i migliori Cureti fr a tutti gli

jichai, siano portati fu o r dallq, nave i miei doni^ quanti promisi jtr i di darne ad yiehille\ e poco dopo soggiun ge : j Cureti degH Achei portavano i doni (i). M a qu e
sto ci basti aver detto intorno all etimologia della p a rola Cureti. Rispetto poi alia danza arm ata, essa n a taralm eote guerriera come fa pirrica, della qifale ^fama che fosse inventore Pirrichio per esercizio de giovani consacrati alla vita guerriera. Ed ora da ventre con siderando come sia vero che questi nomi concorrono t u t t i n significare nna medesiffia c o sa , e qual parte di teologia si com prenda nella loro storia. F u un'nsanza comune agii Elleni ed ai barbari di ce* iebrare le sacre cerimonie in giorni festivi 5 cos quelle eh erano accompagnate da entusiasm o, come quelle che n israno senza; e cos quetle che celebravartsi colla musica , o quelle eh erano mistiche , come le altre. E la ragioae n manifesta^. P er(^ch nel riposo la m ente rimossa dalle umane faccende si co u terte in gualche modo a D io: e l entusiasm o,pare che abbia una certa inspirazione divina accostantesi alla profetica facolt^ e
(1) II., lib. z ix , V. 193 e 48. La verslooe del Monti: .............................................trascello De' primi Aehivi giovinetti il fiore , Reca i doni promtssi.

u B so

D B cm o

535

mistico segreto d e' saeri riti fa pi maestosa la divini t, imitando la sua natiira che si soltrtiii al nostro senso. Cos anche la musica che colie danze congiunge il ri* tiao ed il canto , per lo stesso m otivo, sol piacere e colla squ isiteua delParte, ci congiunge a Dio. Ben a ra* gione fu detto altres . che g/i uomini allora principale meate somigliano gli I d d ii , quando benefattori : e meglio ancora sarebbe potuto dirsi quando sono f e lici. Ma il darsi alla gioia, alle feste, alla filoso6a ed alla musica appunto un essere felice. E sebbene di ^ o e st'a rte siasi abusato , perch i musici la fecero ser vire alla volutt ne' sim posii, ne' te a tr i, sulle scene ed altrove, non potrebbe per questo essere condannata; bi sogna considerare sopra tutto la natura di quelle instituzioni le quali traggono il loro principio da lei. Perci Platone e i Pitagorici prima di lui chiamarono mu sica la filosofia, e dissero che il m ondo si tegge in forza dell armonia , considerando come opera degli Dei ogni specie di musica. Quindi poi anche le Muse si dissm> D iv e, ed Apollo fu soprannomato Musge* te ( i ) , e la poesia parve tutta consacrata aglinni {% ). Cos ' parim ente sogliono attribuire Ila musica anche l informazione de co stu m i, stimando ch debba esSer cosa' molto attinente agli Dei tutto quello che pu re t tificare la m ente. ' Il pi degli EUleni pertanto attribuiscono a Dionisio (J),
(i) Cio : Capo o Condottiero delle Sfuse. (3) Ke) i rttirt jrSrtt irm, (3) Dionisio k il nome che i Greci davano a Baecoy e qui era necessario conservarlo , come si vedri

536

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOITB

ad A pollo, ad E c a te , aHe M u se, a C ere re, a Giove tntto ci ch appartieoe alle orgie , ai b a c c a D a U , alle d a o z e , alle misticfae iaiziazioni ^ e danno il nome di lacco tanto a D ionisio, quanto al Qeno apo dei mi> sterii di Cerere (i)> L e dendrofore, le d an z e, i sacrfizii sono comuni a coleste divinit : ma le Muse ed Apollo presiedono, quelle alle danze, questo alle danze ed alla divinazione. Ministri poi delle Muse sono tutti gli uomini educati agli studi, ma particolarmente i mu sici ^ ministri di Apollo sono costoro e quei che si de dicano llerte del profetare. A Cerere poi servono i Mi i t i c i , i D adochi, i lerofanti : a Dionisio i Sileni, i Sa t i r i , le B accanti, le Lene , le Thie , i M im alloni, le N ajad i, le Ninfe e i cos detti Titiri. Nell isdia di Creta, non solamente le feste gi dette, ma anche alcune particolarmente proprie di Giove si celebrano con orgie e con ministri consimili a' Satiri di D ionisio, ma denominali Cureti : e sono certi giovi netti che servono danzando arm a ti, per rappresentare cos quella favola risguardante la nascita di Giove, nella quale introducono Saturno abituato a divorare i fi gliuoli appena nati; donde poi e a si forz d> celargli i dolori del parto , e di levargli d innanzi il bambino , se fosse.|Msibiie di salvarlo. A tal fine ella prese a coo peratori C u reti, i quali con timpani e con altri somi glianti strom enti, e danzando armati sollevarono gnia tum ulto intorno alla Dea e tanto sbalordirono S atur no, che poteron ingannarlo e sottrargli il fanciullo; poi
( i ) K( r i Af;^nyirnf rt

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D E cm e

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contnnando in questo medetiino artificio pervennero ad allevarlo. Costoro p e rta n to , sebbene fossero nna specie di Satiri addetti al servigio di Giove, ricevettero il soprannome di C u re ti, o perche attendessero a que" sto servigio mentre erano ancor giovani o per ch nutricarono Giove quando era giovinetto ( )y giacch I' una e T altra di queste etimologie adottata. questo quanto si usa fra i Greci rispetto alle orgie. Ma i Berecenzii, schiatta di F rig ii, e in generale i Frigii 5 e qte Troiani che abitano intorno all Ida , venerano anch essi Rea colle orgie ^ e la chiamano Madre degli D e i, gdisti, Dea F rig ia , Gran Dea , ed anche Idea , Diudimeue , Sipilenia , Pissinunzia e G ibele, derivando cotesti nomi da certi luoghi net quali onorata. I Greci poi danno anche ai ministri di tale divinit il nome di C u re ti, non gi derivan dolo dalla favola accennata poc'an/i (perch sanno che questi non v hanno punto relazione ) ^ ma dal prestare chessi fanno servigi somiglianti a quelli dei Satiri. Del resto li chiamano poi anche Goribaati. E di siffatte con getture sono testimoni i poeti. Perocch Pindaro in quel Ditirambo che comincia: Gi tempo il canto del Ditirambo soleva essere lungo e serpeggiante, dopo aver fatta menzione degli inui antichi e recenti in onore di Dionisio, esce in una digressione dicendo: Per te, o Ma

dre degli Dei ^ risuon primamente f ampio cembali nella sua rotondit , insieme collo strepitante crotalo ^ e per te s accesero le torchio del fulvo pino (t) : acco(i) Questo frammenlo sconosciulo di Pindaro i falK> iocerl da una grande variet di lezioni.

538

DELLA G E O O R iF U DI STHABONE

munando cos t riti adottati dagli Elleni nel colto di Dionisio e quelli osati d a i . Frtgii per la M adre degli ,Dei. E lo stesso i Euripide nelle B accanti, m ettendo iniieme i riti di Frigia e quei della Libia ad imitazione di Omero. Perocch ia dire da Dionisio :
................................ O voi che siete ' Dipartile da Tntol eh della Lidia

Forte riparo, mie compagne donne , Che dal barbaro suol meco condussi Per mie ministre e mie fidate scorte, / timpani prendete ornai che adopra De' Frigi la cittade e V alma Rea M adre, e che fu r da me inventali (i).

Poi il Coro dice ;


,

O beato colui Che per sua sorte amica A celebrar avvezzo Le feste degli Dei Santa la vita scorge, E V alma propria rende Sacra , i dovuti onori A l santo nume Bacco Su monti celebrando, Usando le maniere Ed i sacrati riti Di fa rsi pari e netti , E celebrando insieme Della gran Madre Cibele

(i) Bacc., V. 55. La traduzione d e lP . Carmeli. 11 Casanbon not gi che 9 lesto d Euripide era pi copioso delle citazioD di Strabene.

Limio UBcno
L t fe s te , ed iteuoUndo I l tirso , coronato D edera onora Bacco. G ite, Baccanti, gite Baccanti donne f a il nume Bacco figlitto di Giove Da' frig i *onti in queste jtm pie contrade greche, Qui conducete BqfiOQ-

pi sotto confonde eoa questi riti anche quelli di Greta dicendo :


0 albergo de' Cureti, v o i, tTwii C rtlensi, ....................... che solete Portar V elmo che surge In triplicalo corno ; 1 Coribanti questo Timpano in giro fa tto Colla distesa pelle M i rUrovaro, e insieme. . Delle zampegne frig ie A l dolce suono miste V acute e liete grida Delle Baccanti fe ro Udir , e le soavi Zam pone nella destra Della gran madre Rem Posero., mescolnro . De timpani lo strepito Col canto delle donne Baccanti; e furibondi I Satiri l presso Deir alma D ea, c/e Numi

DELLA GBOGIIAFIA DI STBABOHE

Potente madre , lieti


Le feste e h ogni SogUon, I l nume celehraro , terz' anno /a rsi di cui diletto Bacco prende.

E nel Palamede il Coro dice :


N in compagnia di Bacco Intento- a' suoi ' lascivi M odi colui che alletta Ida colla compagna Cibele amica al suono !> ribombanti timpani (i).

Per tutti i poeti confondendo insieme S ileno, Mar* sia, Olimpo (un rnusico), e considerandoli come trova tori del flauto, fanno dei riti Dionisi e di quelli della Dea Frigia una cosa sola: e spesse volte menziona* no promiscuamente P Ida e T O lim po, come se fos> sero un solo monte. Ma vi sono invece sei colli chia m ati O lim p i................. delP ld a presso A ntandria, u a altro l Olimpo di Misia confinante coll Ida ^ m a non per questo da confondersi insieme. Per Sofocle neHa Polissena introducendo Menelao desideroso di partirsi da T r o ia , ed Agamennone invece d%,liberato di trattenersi alcun poco per sagrificare a M inerva, pone in bocca di Menelao queste . parole : Tu restando qui

sul territorio Ideo e raccogliendo in uno le greggie det/ Olimpo attendi a sacrificare. Corrispondenti poi al
suono del flauto, allo strepito dei crotali e dei cembali
(i) DI questa tragedia restano pochissimi versi,

UiBiio ocCn>

54*

e df timpani, alle grida, agli' Evo ed al percuoter dei piedi foroDO trovat ancbe alcuni dei nomi con cni ven* gene odicati i m inistri, i capi delle danze e gK addetti al serrizio dei sacri cnlti, per esempio Gabiri, Goribanti, P a n e , S a tiri, Titiri ; ed ancbe il Dio Bacco ( i ) , e Rea detta C ibele, Gibe e Dindimene a seconda dei hiogbi. il n o n e Sabazio proprio dei riti F rig i!, e sgni6ca in certo modo il fancinllo della Gran Madre ( s ): ma da quei riti poi passato a qselli coi qwrii si celebra Dionisio. A questi riti somigliano anche quelli celebrati fVa t Traci e detti Gotizzii e B endidii, dai quali poi trassero il loro prDcipio ancbe gli Or6ci. Della Da C eti ven^' rata presso gli Edoni parla anebe Escbilo ove dice : 0 Coti Dea penerata dagli Sdoni con, montah strumnti | e cubito dopo introduce i ministri di .Dionisio, tfuala

reeantesi in mano t bombici, faticoso lavoro del tor^ no ^ da cui destavano suoni da^^etter ' furore in ehi ascolta; e unto cogli s tr e p ita i crotali di rame. E d am cora : Jl canto ristiona , ed emidando il mugghiar d*^ buoi, l'accompagnano urlando da luoghi apportali al* cuni mimi ; e P eoo de' tamburi difjfbndeti da per- tutto a guisa di sotterraneo tuono. T utte queste particola*
rit somigliano ai riti firigii. E non inverisinil, cba siccome i Frgii fui-ono una colonia di T ra c ia , cosi
( 1) Ecco perch non si poteva ia questa dlgre^ioDe sosttnir il solito nome di Bacco a quello di Dioniot (a) TSf tnlfts r i i la lezione del testo Alcuni lesisero > il campo della. Gran Madre.

54

DELLA GEOGKiFIA DI STRABONE

nche questi Hti stoo venuti ^alla Trci^ oltre di cbe i riti che unistipho iosierae le avrentare cU D ibait (io cbD quelle di Licurgo priocipe edoitio, fanno ^b bastalisa manifesto che anche i Hti del culto Dionisiaco debbono soraigli|ir a quelli praticati Bella Tracia. E gki$lteAoido dalla m elodia, dal ritmo e dagli strumenti si crede ohe tutta la musica sia nata nella Tracin e n e ir Asia ^ ci che si fa manifesto Altrsi dai luoghi d o te le Muse ebbero cko.\Perciocch il P ie rio , l O limpo , il Pimpleo, il Libetro anticamente furono monti e luoghi della Tracia , sebbene oggid siano posseduti da Macedoni. E l Elicona ooosacraronlb alle M u ^ que T raci ch4 gtiidarono una cetonia nella B epzia, c quivi, fecero sacro anche: lantro delle Ninfe Libetridit 1 eoUivaiort poi dell antica n u sic fama he fossero Um^, p er esempio , Orfeo , Mudeo e Tam bi \ ed Eu<iBolpb (i) ricevette cotesto nbme dalla sua perisia nel canto. Coloro; poi i qiU considerano coche saei'a a Dio* nitio tutta l Asia fino kilM ndo,. d i quivi derivano la maggior parte della, musica : laonde <}ualcuno paria dcUa cfira asiatca ,. qualche altro de flauti berecinzii e fri^'( ^,ed<i oomi^'di parecdii strumenli son b a rb a ri, p er sem pio, n6/a, samiUce, harbitos , ma^ades , ed altri ebDsQsiU. !Gli Ateniesi p i , inclinati come sono a imi^ tare le usanze wforestiere, fecero lo stesso anche ri spetto agli Dei: perciocch adottarono molte delle sa cre.cerem onie stran ie re, a tal segno che nelle comme die ne furono posti in deriso. F ra queste cerem onie
(i) Da IV bene e da co n t , sigatfic uo cantoiVk

LIBRO

DEGOrO

543

adottate ve n ' ebbbero alcnoe di Tracia e <di Frgiai Piatone parl de riti B en d id u , Demostene de F ri gi] , dove per vituperar la madre di Eschioe ed Esehi* ne stesso dice eh egli assistendo alta m adre ne sagri* ficii e nelle t i o i i , g rid ; Ev, Sobo y les Al* tes If-t, voei appartenenti ai riti Sabazii e della G ran Madre. O ltre a quello cbe noi abbiam detto Onora rispetto a questi Genii ed ai varii loro n o m i, si possono riferire parecchie altre tradizioni, che! li risguardaao. Cos non li troviamo denominati soltanto ministri degli Dei, ma bea Miche Dei. Perccfa Esiodo dice che da Ecateo e dalla figlia di Foroneo furono generate cinqne fidinole, dlie ^ueii procedettero poi lo Ninfe , divinit montanine , 6

la schiatta de' Satiri vani ed im belli, e gli Dei Cureti saltanti e schereosi. Colui pi cbe scrisse la Foronide d il titolo di sonatori di /lauto ai C u re ti, e li dice nativi-della F rigia: altri li chiam ano lerri^eni e por tanti uno scudo d i raine. Secondo altri poi diconsi Fri*
gii non i Cureti ma i C oribanti; e i C ureti sarbbero invece Cretesi. E i primi a far uso d armi di rame fu rono quelli d E u b e a , d onde poi si dissero anche Calcidesi {i). Alcuni tengono opinione che dal Titani foskero dati a Rea per ministri armati i Covibaoti ve* nuti dalla B attrian a, o secondo altri dal paese dei Colchi. Nelle storie di Creta i Cureti trovansi denominati nutricatori e custodi di Giove , e si dice che Rea li tra sfer col dalla Frigia, Altri sostengpnp che essendovi
(i) Da , rame.

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SELL 6E O O U F4

di

STRABONE

in Rdi nove Tlchtni, seguitarono Rea nell isola di Greta, dove por avendo nutrito il giovintto G io ve furoio denominati Cureti. E soggiungono che uno di co sto r p e r nome Goribante fond i riti di lerapitna (i), diHido cos ca)gion a quelli di Prasio. di affermare d< nanzi ai Rodiotti che i Coribaoti erano Genii nati di Minerva e del Sole (a). IVla v ha chi li dice figlinoli di Sataruo. E d altri affermaii che nacquero da Giove e d a C alliope, confondendoli coi Cabiri ; dicono ohe si trasferirono nella Samotracia detta anticamente M e lile '(3)^ ma che la loro storia mbtioa. Ma questa opi nione floo adottata da Demetrio Scepsio raccoglitore di\ tutti questi miti , dicendo egU che non sussiste nella Sam otracia nessuna mistica tradizione risguardante i Cabiri : nondinteno soggiunge anche 1 opinione di S tesimbroto da Taso , secondo la quale il culto stabilito Bella Samotracia era propriam ente quello dei C abiri^ m a dice poi che il loco nome venne dal monte Cabiro della. Berecenzia. Avvi eziandio chi fa i Cureti ministri di EcaVe, vuole chc siano una medesima cosa coi C o ribanti. LC> Scepsio ppi dice altres { contro la testimo nianza dEuHpide ). che i| culto di Rea non fu in C reta n originario n venutovi d altronde ^ ma che si ce le br soltanto netta Frigia e nella Troade : e chi dica

(i) Veggasi in questo voi. , pag. i-jn. (a) 11 sig. De La Porte da Theil d opinione che qui vabbia t>el testo una considerabile lacUna non avvertita dagli Editori. (3) Ma qual poi il paese dal quale partironsi costoro per trasferirsi nella Samotracia ?

LIBRO

DECIMO

^4^

aUrlmsnti segnila, al parer suo, la'm illogipiattostobh^ la storia. A questo forse gPindusse l omonimia tk i luo* gbi^ perciocch v'ba un mnte I<ia press T roia un a t ir nellisola di Creta ; un Inogo denominato D^&Dell Scepsia ed un m onte di cotal nome iq C ^ta^ e u n luog<l detto Pitna come una' delle colline d^ell Ma' di Troia j d onde poi venne il nome alla citt di le ra p itn a ; un Ippocoronio DelIdramitten (i) ed un'altik) sietlisol^'di C reta, ed un Samonio (a) nellestrmit orientale delPi^ sola, ed una pianura di questo nome nella: Neandride e nel territorio degli Alessandrei (3). Secondo Acusilao ar^ givo, da Valcano e da Cabir nacque Camiiio:'da costiri nacquero tre figliuoli detti Gabiri, e dia questi poi le ninfe' Cabiridi. Ferecide invece asserisce, i Goribanti in n mero di nove essere nati da Apollo e da Rizia, ed avere abitato nella Samotracia ^ e da Gnbira figliuola di- Pro* teo con Valcano essere nate tre ninfe Gabiridi. Dice poi che gli uni e le altre ebbero un Joro culto, ma i Gabiri

(i) Questi luoghi non pare che siano menzionali da altri. E Slrabone medesimo nella sua dekrizione di Creta e dell* Adramittene non ne fa poi parola. ( Bdit. frane.). (a) Si noti che questo Capo Samriio fa gi mediionato da Strabene nel lib. ii ( voi. i i , pag. a)5 ) ; se non che ivi gli diede il nome di Salmonio. O ra dicesi Capo Salomone. ( 5 ) > Ntir^|p/cr( xt Tf ' Il sig. La Porte du Theil per tradusse : ne piaine de la Nandfide district {runi celai) des Alexandriens ; perch ( ^ ce) 'ai tempi di Strabene la citt di Nendria udla Troade. era stata unita a quella di Alefsandria-Troas,

546

DELLA GEOBiLFIA. DI STRiSONE

priaeipalm ente in Lenno, in la b r o , ed anche nella Troa* J e , nelle ingole citt: e che i loro nomi sono mistici. E rodolo raecionta che ana volta v ebbero in MenG sa-, crarii dei C a b in , come anche di V ulcano, ma che furono rovinati poi da Cambise (i). I luoghi consa* prati gi tetapo al culto di questi Genii ora sono inab ita ti) Come a dire il Goribanzio nellAmassizia che ora parte del. territorio degli lessandrci in vicinanza dello Sthimeio (a ), e la Coribissa luogo della Scepsia , vicina nel tempo stesso al fiume E u re n te , ad un borgo di questo medesimo n o m e, ed al toirente E taloente. Egli poi probabile (dice lo Scepsio ) che i Cureti non diano altro che i C o ribanti, giovinetti e fenaiuHi ad d e strati a danzare armati nel culto della Madre degli D ei: e che siansi 4etti Coribanti dall usanza che avevano di cam m inare.saltando . e con determinati movimenti del capo^ donde Omero li chiam betarmoni (cio uomini cho uUano al mono degli strumenti) ove disse : Or via dunque voi tra i Feaci ottimi betarmoni (3). E poich i Coribanti erano saltatori ed entusiasti, perci n o i siamo soliti dare il loro nome a chiunque si agita fu riosamente. Rispetto ai Pattili Idei, alcuni affermano essersi cos

(i) E rod-, lib. lu , c. 37.


<3) Probabilmente questo il tempio di Apollo Smintea, di cui lAutore parla pel libro xni. (3) Odias., Kb. -m i, . oS : Su dunque voi th tra i Feaei il sommo Pregio deir arte della dam a avete.

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chiamati i primi che abitarono a)le falde dell' Ida : pe rocche ( dicono ) le falde dei radati cbiamaasi aacbe loro p ie d i, come i vertici diconsi teste ^ le estfeniit poi dei piedi sono i diti ( ) , ed alla Madre degli Dei cono consacrate appunto le estremit dell Ida. Sofocle d opinione che i Dattili Idei siano stati c in q u e , di sesso maschile ; i primi che trovassero il ferro e l arte di U sarne, con altre cose in buon nu mero utili alla vita : che cinque poi siano state anche le loro sorelle, e che dal nume J loro abbiano afvuto il nome, di Dattili (). Altri vanno dietro a favole del tutto differenti aggiungendo incertezza a in certezza, e dicendo che tono diversi cosi i nomi come il numero dei D a ttili, uno dei quali chiamano Salamino , l altro Damnaoeo, e. poi Ercole e craone. Ed alcuni li fanno originarii dell Ida ^ altri vogliono invece che siano ve> nuti col da qualche altro luogo. T utti per dicono concordem ente chessi per primi lavorarono il ferro ^ull Ida : e tutti altresi pw tano opinione eh e siano stati prestigiatori, addetti al culto della Madre degli D e i, e cbe abbiano avuto stausa nella Frigia presso l Ida ; chiamando Frigia la T ro a d e , perch i Frigi che n era n vicini se ne im padronirono dopo cbe Troia fu di* strutta. Alcuni coogetturauo che i Cureti ed i Coribanli siano la discendenza dei Dattili Idei j dicendo che i prim i cento no.mini generati in Greta chiamaronsi Dat> (i) h i x t y X t t ; DaUilL
(% ) Cio per essere cinque come i diti.

546

SELLA GEOGBAFIA S I STRBONE

tili Idei 5 che da costoro discesero nove C u ra ti, e ch e ciascuno di questi e b ^ dieci figliuoli chiamati anch?essi Dattili Idei, Mi sono poi allargalo parlando intorno a questa m a teria , sebbene io me ne diletti pochissim o, perch le cose qui menzionate hanno qualche relazione cogli a r gomenti teologici, ed ogni discorso risguardante gli Dei conduce ad esaminare le antiche pinioai ed i Miti; giacch gli antichi significarono sempre per edim mi le opinioni che avevano sulla natura delle c o s e , e nei loro discorsi introdussero sempre qualche parte di Mito. Sciogliere poi esattamente tutti gli enimmi non cosa facile ; ma dalla moltitudine delle' favole che so gliono p ro p o rsi, in parie concordi fra loro ed in p arte discordi, si pu dedurre col mezzo del confronto la ve rit. Cos, per modo di esempio, quella opinione he i ministri delle divinit e le divinit stesse vadano discor rendo pemonti e siano prese da entusiasmo, si fonda p ro babilmente su quello stesso principio pel quale si sti* ma che gli Dei celesti esercitino la loro provvidenza come in tutte le altre cose , cos anche intorno ai pronostici. Ora al discorrer pe monti si vede che va c o n giunto lo studi delle miniere e della caccia, e la ricerca in generale delle cose utili alla vita. Ma allentusiasmo, ai riti superstiziosi ed alla divinazione congiungonsi la ciarlataneria e i prestigi j quali sono' in generale la su perstizione , e soprattutto le cerimonie Dionisiache ed Orfiche. Ma di queste m aterie abbastanza si detto.

LIBRO

DECIMO

549

CAPO

VII.

Poshion , dimemione e intarla tfistmbuzione delC ispla di Creta. Distanza d i ques^ itola da certi altri paesi. Popoli quivi stan ziati. Principali citta d ell isola di Creta. D i Gnsso. Che Minosse n f u il fondatore. Discussione intorno a ifuesto principe. , Delie relm ioni. che i pmrmti deVt Autre ebbero coi cittadini d i Gnossoi Di ,(^orti>Mt e d i altre citt meno conside rabili. D i Lebeno. f>i Prasos. Del monte D itti. ^ Cidonia ed altre citt. Jptera e Cisam. D i Polirretiio. D i Festo e di parecchi a ltri luoghi. Lieto, MUeto e Licasto, Quello che Omero dice di Creta. Legislazione tU quesi isola.

Poich noi abbiam gii parlato e dl Pelopoukaeso e <]Ile altre isole che si trovano o nel golfo. Corintio o i-impetto a q u ello, d o b l^ i^ o .o ra trattare di Creta ( pe rocch anch essa appartiene al Peloponneso) e di <}unte I isole le stanno d intorno dalla parte dell orietite:(i)^ fra;le quMi cpmprendonsi apche ,le C ic M i e le S p o rad i, le une degne Teramen^te d i , e s ^ re ricor date , le altre m anco illuttri. O r dunque cominciamo a parlare di Creta. . )udosso afferma, che P isola di Crejt^i situata nel> l geo : ma uel fatto non , ; e si ,vQol dire piuttosto eh essa giac fra la Cirenaica e P Eliade considerata dal Sunio (a) fino alla Laconia, Nella sua lunghezza essa ( 1) (a) ddb della Rispetto alla Grecia.. ,. ., : Dal Cmpo C olontm . Non .bta^ie]bifo;poi a qual punto Lkconia alluda lAtore, cio' se Airatrciuit settentrionale Laconia (die sarebbe lantica P ea iia .o .h i raoderoa P m to ),

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DELLA GKOORAFIA DI STIUBOHE

parallela a questo tratto di paese stendendosi dall oc* cidente all oriente. Nel lato settfentrionale bag nata dal m are Egeo e da quello di C reta: a mezzogiorno d a quella parte del mare di Libia che si congionge c o n quello dEgitto. Delle sue estremit loccidentale, cio quella dov F alarna (i)^ larga circa due cento stadii, e dividesi in due p rom ontorii, P uno dei qali ( il m cridionale) chiamasi Cr/u metopn, e il settentrionale d icesi Cimaro. Dalla parte poi del levante P isola finisce nel capo S am onio, che non gran fatto pi orientale del Sunio. Rispetto alla estensione di Creta, Sosicrate ( il quale per giudizio di Apollodorb esattaninte descrisse que st isola) la dice lunga pKt che due mila e trecento stad ii, ma non per lai'ga proporzionatam ehte a que sta lunghezza ; sicch poi la circonferenza non co nta pi che cinque mila stadii. Artemidoro invece la fa d i quattro nula e cento : e leronitno dicendo che la lu n ghezza di due mila stad ii, ma che la larghezza ir-^ regolare, dovette supporne la circonferenaa maggioire di quel che parve ad Artemidoro. V erso la terza prte della lunghezza . qui vi (^) un istmo di'cii'ca cento stad ii, ch ebbe gi u n

ovvero all estremit meridioDale, che potrebb essere il Capo Malia o il Capo Matapan. E quest uUiina interpretazione forse da preferire a tutte. (Edit. frane.). (i) Aicunt credono che dbba leggerti FaUtarrm. (a) iKiMji ftiftt tS . . . . r' rfi id

ttS'ftie

'

X. Coll il Cray.:

UBKO

OECIKO

55 i

l u o ^ abitato delio Ainfimalla aHarlo del m are setten trionale^ -e sai m ar meridionale Fenice, porto de Lampensiv 11 punto dove Pisola pi& larga alla m et della soa'.'iaa^bezjta. Partendosi ^ o i da questo ponto le due spiagge to m a io a ravvicinarsi e form rao nn secondo istmo pi meridionale del p rim o , e lungo sessanta sta* dii da Minoa , nel territorio de Lititiesi, sino alla citt di lerapitua ed al m ar di Libia. Questa citt situala nel golfo. D ivi innanzi le due spiagge procedono sem pre pi appressandosi, e si uniscono finalmente nell estremit detta Samonio che accenna allEgitto ed alle isole de JR.adiolU> C reta montuosa e silvestre, ma con fertili valli. De sHoi^moBti ^ e l l i sitoatr nella parte occidentale diOonsi ,Lcu<Si (i), n si rimangono addietro del Taiget tieU^ altesKE : distendonsi per U lungheria di circa tre* cdnto frtadii^ e formano una caCena cbe finisce all ialmo occidentale. N1 meBso , dov la maggiore Isr^ gbcsBa dli isola , sorge il m onte Ida pi alto d tatti ool t 1 periferia della soa base gira sessanta stadii^ ed cii^ondota dalle citt principali dbll isola. Vi sono poi aldini altri titonti pareggiabili ai Leuci volti in |ssrte al m em ogiorno, in parte all oriente. 1Dalla Cirenaica al Crtu matopon evvi nna navigazione idi'due giorni e due notti. Dal Gimaro al capo Maleo vi sono sttecento atadii (a) \ e frammezzo Gilera.
(t) Clofe: Bianchi {t) II testo dice soltanto: t' cfi
seoso di tutti supplito 'i*-/
ngo.

ma viene per c o d Citer ora detta Ce-

55

DEIX CBOGRAFIA DI STRBONE

. Dai Samonio alI E ^ tto la uasi^aziocfe d t qoaltpa giorrii e>di quattro notti ^ ma aloani dicoo sfiltaato.di tre : e cos pure alcuni tengono eh essa ascenda a ia ^ qde mila stad i!, ed altri' la fanno invcemiaoire. ; ! Eratostene dice che dalia Cirenaica, al O tti ntao^ian v hanno due mils' sta d ii, e di qvivi al P e lo p o p i^ io oino . . . . . . . . . . Omero afferma che isola di Gret

. . . . . . . . . . . . . . . . nov<VKta
Conlien cilladi , e la favella mista ; Poich vi son gli Achei , soavi i natii Magnanimi Cretsi edi Cidonj , E i Dorj in tre divisi e 4 bucH' Pisgi '{\)i

Oi questi popoli S ta ilo dice cb i Dorici abitaaiu> vers l,oriente^ i Gidonii verso il p o s e n te , e gli Eteoeceti I ai qualh appartiene la piccola citt di P r a s a d v il sacrario d i Giove DittHeo) verso il m ez u t giorno ; e c h e gli a ltr i, p i . fo rti, abitarono le pianuM. probabile che gli Eteocreti e d anche i Gideoii siano stati aiyt-. ,ctoni, e che gli altri fossero stranieri j veauti:(3 dir' di iAndrone ) dalla T;ssag^a^ la. quale;'primaiaeRtiB si chfa* aio - DoWde d<ra Istieotide. Da. questa (idce) per* tironsi anche i, Dorici- che abitano iiftorao al .Pamafso., dov ibnd aroao iErioeo, Boio e Gifinioi: >ed, pap-.que* ta trplice fondazione che O m ero diede a quei pop<^ il soprannome di Tricaici. Ma non ; ricevuta . questa opinione di A ndrone, secondo la quale la Te^^t^oli
(i) O diss., lib. X!K-, T. 1 7 5 ,

UBRO

DECIMO

553.

derica 'SlTrebbe tre sole c itt , e la metropoli deiD orei sarebbe una colonia di Tessali. E rispetto al soprannome d i -TViotict i pi lo riferiscono alPelm o con triplice cresta o>cn crsta; di crine ( i ) , o . . . . . . . ; In :t (ta .I'isla di Greta poi sono parecchie citt ; m a;ipi gran d ire p t iUostr di latte sono Gnosso ^ Gortina;et Cidonia. Andie: Oiro. esalta notabilm ente la citt di Gnosso dandele il sopianifom e di grande e chiamandola r ^ g i a d>'ACnosse.;.te(<eosl fecero anche gli scrittori venuti dopordi lui. Qttesta itt conserv per gran tempo il i prim o posto nell is<Ja ^ ma poi: declinando la sua for> tn n a , le fnroho tolte-parecchie deUe sue istituzioni e la sua. importanza: si trasfer in G ortina^ed in Lieto. Nondimeno in progresso di.tem po ripigli l antica sua dignit di metropoli. Essa giace in una pianura : il suo circniCo anticamente era di tren ta stadi! fra^il territorio di Lieto e quello di G ortina^ ed distante da Gortina duecento stadli, e cento venti da Lieto che Omero chiama Litto. Ma Gnosso distante solo vnti* cinque stadif dal mare settentrionale ; m entre invece Gortina e Lieto sono , quella a n o v an ta, e questa ad ottanta stadii dal mare di L ib ^ . Gnosso ha- per arse* naie marittimo Eraeleo (a), sebbene dicano che Minosse invece si valse per arsnale di Amniso dov il tempio
(i) Da , a ^ / |, crine.

(i) Forse co):insponiclente aUa piQ^erpq citt d .CM^ia(E d il. fra n e.).

554

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONB

dillitia ; e anticamote cliiamavasi Cerato cello stesso nome del 6utne ond ba^^ata. fama che Minosse sia stato on diligente legislato re , e che primo di tatti avesse m arittim a sigaoria^ e d i cono che avendo egli divisa in tre parti lisola di Greta, fond in ciascheduna di quelle parti.una citt. F ra qae< ste fu anche Gnosso situala rim pelto al iPloponneso e nella parte settentrionale dell isola. Al d ir poi di E fo ro , Miuosse fo im itatore di u a personeg^o antico e potente nomato Radamanto (xOme un fra tello ^ -M i* nosse medesimo), il quale par veramente che primo di tatti incivilisse l isla di C reta , vintroducesse leggi, q vi fondasse citt e poltiche institusioni, fingendo per sempre di a re r ricevuti da Giove i decreti che recava in mezzo. Imitando adunqne co stu i, pare che anche Minosse ritraendosi ogni nove anni nell.antro di Gio* ve (i) ne uscisse portando sedo certe lggi, le quali poi andava dicendo cherano Ordinate da qnel Dio. E per anche Omero disse :
Quel Minosse regn che del Toriaale Ogni nono anno era agli arcani ammesso (a).

Ma sebbene Omero ne prH di questo m o d o , gli anti(i) Ai rS . Pare che qaesla frase equivalga a quella l-

tra Ji f iiitr t i k , ogni nono anno, (Edit. frane.) (a) O diss., lib. X II, v. 178. Il testo d ic e : Mftrnt-, e non da tacersi che 1 interprete latino spiega qui ter tres annos diseipuus j e che la frase poc anzi riferita': \tftm t i t : potrebbe voler dire che Minosse stelle nell'antro di Gio

ve per lo spatio di nove anni.

LiBKo D icm o

5 55

chi per c r hanno lasciate intorno a Minosse alcone tradizioni contrarie a qdeste, dioono cbe fu tiranno, e violento ed avido di tributi ; e ci parlano con tragiche invenzioni del M inotaoro e del Labirinto, e delle avvea* tnr di Teso e Dedalo. Come poi ta cosa sia vera m ente difficile a dirsi. Ed anche sopra nn altro pwto sono discordi le tradiioD, m entre alcuni dicono che Minosse fu straniero, ed altri invece lo fan nativo del lisola ; e sembra che Omero aderisse a questa seconda opinione dicen do, che Qiove
Minosse gener giusto di Creta Conservator (i).

Rispetto poi a Creta questo snol dirsi concorde^ meote da t u t ti , che fin da' tempi antichi ebbe un9 buona legislazione, tanto che i migliori popoli Elleni ne furono im itato ri, e principalmente i L acedem oni, ci cb dim ostrato da Platone nel suo libro delle leggi e da E fo ro aella sua Descrizione dei governi d Europa. P i tardi poi questo paese declin grandem ente ai peg gio: perciocch dopo i Tirreni (2 ), i quali sommamente infestarono il nostro m a re , i pretesi successero nella< bitudine del ladroneccio. Costoro poi furono oppressi dai Cilicii : e tutti soggiacquero Bnalmente ai Roma ni , i quali assoggeltaroasi l isola di C r e ta , e impadronironsi di que Inoghi dove i pirati solevano rico verare.

<i)

11., lib. z n i , V. 45o. (a) Clomunemente : Miri r it tv fitm * . Dopo i tiranni.

556

DELLA GE0EA FIA DI STSABONE

La citt di Gnosso ha ricevuta : ora una colonia d i Romani. Ma tanto ha$ti aver d^tto d> qu^st 9 c i t t l a quale io non poss< considerare eo^ie straiMera^ sebbene pel fato delle cose umane e per la^^iutazione eJe sven ture alle quali soggiacque siano cessate quelle relazioni che avevamo con essa fino da tempi antichissimi. Perdcch Drilao valente nella e;d ufnp degli amici di Mitridate verget^,(i)^ vendO'avuta incunybenza p e r la pratica eh egli avea nelle .c.OSe della guerra di rac coglier milizie straniere-, venfae fi>equ^ntmente nella Tracia e nell E liad e, e spesso anche in C re ta , n o n caduta per anco In poter dei R om ani, e dove trvavansi molti soldati m ercenarii, dei quali si compo nevano poi anche le schiere dei pirati. Essendo per tanto una volta coj Drilao , avvenne che nascesse guerra fra, quelli di Gnosso e quei di Cortina : ed eg li, eletto condottiero dai G nossii, avendoli celeremente condotti alla vittoria, ne ottenne:mirandissime ricompense. P er la qual cosa poco dopo (3), avendo sentilo che l Evei^ete era stato uecito a trdimelo da suoi cortigiani in Sinope., e che la sua eredit era pervenuta ai figliuoli, disperando di potersi col vantag giare, fermi^ in Gnosso il proprio soggiorno;! dove poi da una moglie m acedone per. nome Sterope. procre due figliuoli Lagete S tratarca ( I ultimo dei quali abbiam veduto ni stessi nellestreoia sua v e c c h ie z z a )e d una fanciulla. Dei due figliuoli poi di Tolomeo Ever( 1) Fu re del Ponto dall anno i57 al 118 prima dellE. V. (1) L'anno 118 , avanti lE. V. .

LIBRO DECrMO

55^

gele il regno fu ereditato da Mitridate soprannomato E u p a to re , fanciullo di undici an n i, con cui fu allevato Anche Dorilao figliuolo di un certo Filetero fratello di Dorilao il tattico. Q uando pertanto Mitridate fu dive* Tiuto uomo, ebbe si cara la compagnia del gfovine Dorlao, che non solamente Io sollev ar pi grandi onori, m a pigliandosi cura altres de parenti di l u i , chiam presso di s anche quelli che abitavano ih Gnosso : ed erano costro i figliuoli di Lagete; i cpali, perduto il pa* d r e , gi si-trovavano pervenuti all' et virile. Essi per tan to abbandonarono Gnosso per trasferirsi alla corte di Ponto ; e fra loro fu anche la figlia di Lagete gi m enzionata, la quale fu madre di mia madre. Finch dunque Dorilao fu in buono stato presso quella c o rte , anche tutti costoro ebbero prospera sorte ; ma quando la fortuna di lui rovin (perch fu trovato ch egli at tendeva ad alienare i sudditi da Mitridate in favor d R om ani, con intendimento di collocarsi egli stesso sul t r o n o ) , volse in basso anche la fortuna di tutti gli al tri , e diventarono sventurati. Oltre di che vennero meno i proventi che solevan ritrarre dai Gnossii, i quali eransoggiaciuti anchessi ad un incessante variazione di fortuna. Se non che oramai troppo mi sou trattenuto a parlare di Gnosso. Dopo questa citt pare che tenga il secondo grado della potenza quella dei Gortini. Per quando queste erano in concordia fra loro , aveano tutte le altre nella propria ubbidienza ; e quando venivano a dissensione, anche tutta l isola si divideva in due p a r ti, delle quali

ss 8

DELL GBOGBFI DI STRiBONB

doi prevaleva quella a cui accostava! la citt di Ci dooia. Giace anche la citt di GOTtioa in ana p ia n u ra , e forse an tica u en te ebbe le n u a , sicch Omero poi disse la murata Cortina : ma pare che ia progresso di tempo essendo i suoi muri stati distrutti sin dalle fon* d a m e n ta , ne a poi rimasta senza per sempre : e T o lomeo Filopatore avendo cominciato a m urarla u cir cond soltanto uno spano di circa otto stadii (i), mea<tre una volta la sua cinta ne abbracciava ben cinquanta. Essa distante dal mar di Libia e da Lebeao suo em porio novanta stadii : ha poi anche un arsenale m arit timo denominato Metallo (a) lontano da lei cento trenta stadii : il fiume Leteo P attraversa tutta quanta. F urono cittadini di Lebeno Leucocoma ed Eussiuteto dei quali parla Teofrasto nel suo Discorso sopra 1 Amore, dicendo che una delle imprese comandate da Leu cocoma ad Eussinteto fu quella di ricondurgli un suo cane da Praso. E i Prasii furono confinanti coi Lebenii e abitarono a sessanta stadii dal m are ed a cento o t tanta da Cortina. Noi abbiamo detto che Praso fu de gli E teo c reti, e che quivi era il sacrario di Gioy# Ditteo^ ed ivi presso fu il monte D itte, e non gi come dice Arato presso il monte Ida ; perocch il Ditte

(i) 11 testo dice ottanta, ma o questo nam ero falso, o quello che viene subito dopo. La correzione in origine del Gasaubono l adottarono poi gli Editori pi accreditati. (a) Mutala,

LIBRO

DECIMO

55p

lontano dall Ida circa onille stadi! dalla |>arte del le> v a n te , e cento dal capo Samooio. F ra questo capK) Samooio e Cbersooeso (i) situata Praso sessanta stadi! al di sopra del m a re , e cento ot tanta sopra C ortina : ma la rovinarono quell! di lera* pitna. Dices! poi che Callimaco non raccont il vero affermando che Britomarte per fuggire la forza di Mi> nosse siasi precipitata dal Ditte nelle reti (tU //'r*) di pescatori ; e che perci quella ninfa ricevesse da Gi doni! U nome di D Ittin a, ed il monte quello d! Ditte : perocch CiJonia non punto vicina a cotesti luoghi dei quali parliam o, ed situata invece nell estremit occidentale dell isola. Al territorio di Cidonia appartiene per altro il monte Titiro, sul quale un sacrario detto non Ditteo ma Dittineo. L a citt poi di Cidonia fondata sul m a re , e guarda verso la Laconia. Essa ad uguale distanza da Gnosso e da G o rtio a , cio a circa ottocento stadi! da entrambe. inoltre lontana ottanta stadi! da Aptera e quaranta dal mare. L arsenale marittimo di Aptera G!samo. Dal lato delloccidente confinano coi Gidooiat! i Po> lirremi (d i) presso i quali il sacrario di Dittina. Costoro

(i) Chersooeso fu un luogo che serviva d i arsenale mariuiuio a quelli di Jbicto, e trovav4si probabilm eate dove ora Sjptna

Lunga.
() La citt de Polirreoii trovasi Rieojipnfita frequeatemenle nella storia ; ma non sapremmo dire ia qual luogo f>sse coUo' cata , n qual sia il uovie- db essa portii oggidL { Edit. firauc. ).

S6o

DELLA GEOGUAFU DI STRBONE

sono xlistanli circa! trenta stagli dal m are, e sessanta da Falasarna. Da principio essi abitarono a borgate^ m a pi vennero ad unirsi con loro alcuni Achei e Lacede m o n i, e m urarono u n luogo forte che guarda al m ez zogiorno. Delle tre citt {i) fondate da Minosse, luhima ( cio F eito ) la distrassero i G ortinii; ed era d in an te da C ortina sessanta stadii, vnti dal m a re , e quaranta d a Metallo. Il territorio do? essa trovavasi ora occnpatd da suoi distruttori. de Gortinii anche Rizio menzionato da Om ero insieme con F esto :
E di Festo e di R itio , inclite tutte Popolose contrade (a).

Di Festo dicono che fu nativo q!ueli Epimenide i cui versi servivano di purigcazione (3). Al tirritorio di F e sto appartenne anche Lissa (4). Di Lieto poi, della quale abbiamo gi fatta mnzoo, fu arsenale quel luogo detto da noi Chersotaso, dovera il sacrario di Britomarte. Le citt delle quali Omero fa menzione con L ie to ,
(i) detto a pag. 554 che Minosse divise io tre parti lisola di Creta e fond una citt iu ciascheduna. (a) 11., lib. I I , V. 648. (3) Epimenide s era acquistata riputazione d uomo, non pure accetto, ma familiare agli Dei. Per essendo gli Ateniesi afflitti dalla peste verso 1 anno 5g3 prima dell E. V. gli diedero l in carico di purificare la loro citt. (4 ) Lissa, 0 secondo l ordinaria lezine Otissa.

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cio Mleto e Licaslo pi noD sussistono; e il territorio di Mileto occuparonlo quelli di Lieto ; e quel di Lica sto i Gnoisii dopo avere distrutta la citt. Siccome poi Omero qualche volta denomina C reta / isola dalle cento citt , e qualche volta gliene attri* baisce solo novanta , cos Eforo dice che dieci di*queste citt furono fabbricate dopo la guerra di Troia dai Dorici che seguitavano Altemene 1 rgivo : e que sto esser cagione che Ulisse (i) assegn a Greta n o vanta citt. E nel vero questa opinione probabile ( 3). Altri invece asseriscono che le dieci citt furono rovi nate dai nemici di Idomeneo (3). Ma Omero non dice che ris o la di Greta avesse cento citt nel tempo della guerra tro ia n a , ma si piuttosto in quel tempo in cui egli visse, giacch parla in suo proprio nomk : e solo quando egli attribuisse questo discorso a qualcuno di coloro che vissero ai tempi della guerra di T roia (come fa appunto nelPOdissca dove parla delle novanta citt) sarebbe ragionevole questa seconda interpretazione. N potrebbe salvarsi quando bene io non insistessi sopra questo punto : giacch non apparisce che nel tempo della spedizione d Idomeneo o .dopo il ritorno i suoi nemici abbiano distrutte quelle citt. Infatti Omero fa dire da Nestore :
.................................. In Creta

{t) Odiss., lb. XIX, v. 174.


(a) Il Silandro propone di leggere : i
babile.

, non pro

(3) Durante la sua assenza per la spedizione d Asia.

SnutonB t tom. III.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

Rimen Idomeneo quanti compagni Con la vita gli uscir fuori. delV arme : Un sol non ne inghiott fo n d a vorace (i).

ce rta egli avrebbe fatto menzione <Ji questo avveui* m e n to , non vi essendo ragione di credere che N estore lo ignorasse. Perocch se Ulisse ebbe notizia della distruzion di quelle c itt , sebbene non si fosse mai tra> vato con aessun Elleno n durante i suoi viaggi n do po j Nestore il quale fa compagno d Idomeneo nella spedizione, e uel ritorno si salv insieme con lui da'^ pericoli del m are, dovette naturalmente conoscere ci. ch era avvenuta ne dopiiaii di lu i, cos nel t e n ^ o che stette alla g u e rra , come quando ritoraava a' suol Stali. Oltre di ci poi non credibile che questa di-> struzioue sia avvenuta dopo che Idomeneo fu ripatriato^ perocch se navigaada non perdette veruna de suoi com pagni, egli ritoi'D alla patria potente ^ sicch poi i suoi nemici non avrebbero dovuto prevaler tanto so-, pra di lui da distruggergli dieci cUl (2 ). Tale la descrizione del paese dei Cretesi. R ispetta
( i) O d i s s ., lib. u t , V. 19^1.

(a) Tutto (juesto ragiooaiiieoto piena di difficolt provsnienik a parte dalla guasta lezione, io parte forse da poca chiarezza, di espressioni. In generale io mi s o d o attenuto al testo del C oray, e solo in qualche parte adottai le perifrasi della versione francese.. Rispeito alla conchiusione di questo ragionamento si vuol potare che secondo le tradizioni pi accreditate Idomeneo al nxo ritorno: trov lisola di Creta occupata da potonli oemici che l'obbligacono. cercarsi un altra dimora.

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al loro politico reggimento di cui tratta Eforo baster riferirne alcuni purtti principali. P are ( dice Eforo ) che ii legislatore di quelP isola avesse adottate queste massime : Che il maggior bene delle nazioni consiste nella libert ^ come in quella che sola pu render propri! di ciascheduno i beni eh' esso possiede ^ mentre nella servit ogni cosa di chi gover n a nulla de' governati : Che a coloro i quali possedono la libert necessario di custodirla : Che la con cordia nasce quando siano tolti di mezzo i motivi della dissensione, la quale suole originarsi dall avarizia e dal lusso : perocch dove tutti vivono con tem peranza e con frugalit, non possibile che alcuno o invidii, n o d ii, n ingiorii i suoi simili. P er questo poi ordin che i giovani si congregassero frequentemente nelle cos dette AgeU ; e che gli uo mini gi maturi si raccogltessero nei comuni banchetti (i) nomati Andre ; dove i pi poveri, nutriti a pubbliche s p e se , si trovassero ad uguale condizione coi ricchi. Affinch nel suo popolo predominasse non la ti midit ma il coraggio, ordin che sia da fanciulli si educassero tutti alle armi ed alle fatiche ^ sicch poi sfidassero il c a ld o , il fre d d o , le malagevolezze delle s tra d e , e i colpi e le battiture che ricever potessero ne' ginnasii o nei finti combattimenti : Che si esercitassero i giovani al trarre dell arco ed alla d a m a a rm a ta , la
(i) Letteralmente: Sussitii; sotto il qual nome possono inten dersi o i luoghi dove si ragunavaiH^ a maogiare io comune > ov vero questo stesso mangiare.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOHE

quale primamente fu iusegnata dai G u re ti, ma p e r essere poi stata ridotta a maggiore perfezione da P irro , dal nome di lui si disse Pirrica ; sicch anche i lo ro passatempi non fossero senza qualche utilit per appa> reccfaiarsi a divenir buoni guerrieri : Che anche nelle canzoni dovessero usare ritmi cretesi, i quali erano vi vacissimi , e furono inventati da Talete , a cui soglionsi ascrivere anche i P e a n i, ed altri canti, e parec* chie altre usanze di quel paese : Che finalmente doves sero valersi di abiti e di calzari soldateschi ; e che i doni pi pregiati che far si potessero a loro fossero armi. Dice inoltre Eforo affermarsi da alcuni che m olte delle usanze cretesi furono in origine laconiche : m a che nel vero esse furono in vece trovate da quelli di Creta , e gli Spartani le hanno perfezionate. In progresso poi di tempo i Cretesi vennero meno perch decaddero dalla primitiva altezza le loro citt guerriere, e principalmente quella di Gnosso; laonde a l cune delle usanze antiche potrebbero ora trovarsi presso quelli di Lieto e di C ortina piuttostoch presso i Gnossii. E queste usanze dei cittadini di Lieto sogliono ci tarsi appunto da coloro i quali pretendono che i c o stumi cretesi siano stati in origine dei Laconi : perch (dicono) essendo quelli una colonia di questi, conserva rono le usanze della metropoli^ mentre sarebbe assurdo il dire per lo contrario che un popolo meglio costituito e governato avesse voluto farsi imitatore di un altro manco civile. Tuttavolta non si pu dire che questo argomento faccia gran forza. Perocch non dobbiamo congetturare

UBBO

D E cm o

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dlio stato praseate delle cose lantica loro condizione, m entre questi due paesi dei quali ora parliamo sog giacquero ad una contraria mutazione. Cos noi sap* piamo che i Cretesi furono una volta di gran potenza marittima ; tanto che poi nsavasi quel proverbio : H Cretese non conosce il m are , quando volerasi dinotare qualcuno che si ngeva inesperto della propria profes sione: ed ora invece hanno perduta la loro forza navale. N perch alcune delle citt di Greta siano state colo* nic degli S p a rta n i, ne viene che dovessero di necessit perseverare nelle costumanze di Sparta: perocch molte citt /ondate da colonie non conservano punto le co> stumanze della madre patria ^ e nell isola di Greta se ne veggono molte per lo contrario le quali non debbono la loro origine a colonie, e nondimeno osservano anches* se costumanze conformi alle straniere. Licurgo legislatore degli Spartani visse cinque generazioni dopo quellltemene il quale condusse a Greta la colonia : perocch si racconta che questo Aitemene fosse figliuolo di Gisso il quale fond Argo verso quel tempo in cui P ro d e si mise ad abitare in Isparta ^ e Licurgo per comune con* senso di tutti fu il sesto discendente da P ro d e. O ra le imitazioni oon vanno innanzi agli esem pj, n le cose recenti possono aver precedute le antiche: ma la d an z i usitata dai Lacedem oni, e i ritmi e i Peani eh essi hanno in costume di cantare con determ inate misure , sono d loro medesimi riconosciuti come usanze ere* tesi, e dicono che sono venute a loro da Creta : e que magistrati ne quali risiede lamministrazione dello Stato portano gli stessi nomi nell uno e nell altro p aese,

S6G

BELLA g e o g r a f i a DI STRABONE

c o m e a d i r e i g e r o D t i e d i c a v a l i e r i . Se non c h e avendo I cavalieri di Creta avuti sempre cavalli, congettu rasi che la raagistratara de' cavalieri in Creta sia pi a n tic a , perocch vi conserv la propriet etim ologica del nome, laddove invece quelli di Sparta non avevano punto cavalli. Ben il vero che gli efori di Sparta ed i cosmi di Creta ebbero presso a poco le stesse incum* benze e nondimeno portarono diversi nomi : e i comuni banchetti chiamansi tuttavia Andre presso i Cretesi^ m entre invece fra gli Spartani non duTa pi 1' antica denominazione adoperata da Alcmano allorch disse:

Nei Jestini, nelle tiasi f i n i eonvitati delle Jtndre da intuonare il peana, i Crtesi poi dicono che Licurgo
venne ad abitare fra loro per la seguente cagione. E ra fratello maggiore di Licurgo PoH dette, tl quale moren do lasci dopo di s la moglie incinta. P er qualche tem po adunque Licurgo regn invece del proprio fra te llo ; e quando fu nato il fanciullo a cui i l regno toccava, continu a g o v e r n a r e come tutore di quello. Ma dicendogli poi qualcuno raaliziosan>ente eh' egli governava con sicurezza di dovere un giorno esser re ^ Licurgo entrato per questo discorso in sospetto di es s e r e tenuto macchinatore d'insidie eontro il proprio ni pote , pens che se mai il fanciullo venisse per caso a morire, potrebbe qoetl accidente da* suoi nemici essergli apposto, e sopra questo timore si ritrasse a Greta. T ale dicono che fa la cagione della partenza di Licurgo da Sparta. Soggiungono poi c h e , venuto a C re ta , egli accos^ossi a Talete lirico e legislatore, e seppe da lui come Badama&to da prima e | tardi Minosse aveva

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no promulgato le loro leggi, spacciando di averle ri cevute da Giove. Trasferilsi quindi nelP Egitto ap prese anche le islitnzioni ch'erano col in vigore : e dopo essersi trattenuto (come dicono alcuni) con Om e ro cbe di que tempi viveva in G h io , si rcondnss alla p a tria , dove trov che regnava Garilao figliuolo di Polidette suo fratello. Quivi egli si accinse a promulgare la sua legislazione, al qual fine andava frequentemente al Dio in D elfo, e ritornando portava seco delle leggi, in quella guisa cbe Minosse aveva portate dalP antro di Giove le s u e , a cui quelle di Licurgo per la maggior parte erano somiglianti. Queste poi sono le principali fra le leggi cretesi, le quali fo ro riferisce ad una ad uns^ (i). Presso 1 Cretesi sono tenuti ad ammogliarsi contem poraneam ente tutti coloro i quali in un medesimo tem po escono del luogo dove sono educati i fanciulli ( 2 ). Costoro per non conducono subito alle proprie abita zioni le nuove sp o se, ma ^ol quando siano divenute capaci di bene amministrare le proprie case. L a d o te , qualora la sposa abbia fra te lli, la m et della parte che tocca a ciascuno di questi. I fanciulli debbono imparare le le tte re , i canti ordi nati dalle leggi, e certa specie di musica. M entre sono ancora assai giovani li conducono ai comuni banchetti, alle jin d re , dove allogati tutti insieme in un sito ap(i) Cosi traducono l interprete latino c il sig. De La Porte

du Theil. Ma il testo non di sicura lezione. (t) Questo luogo chiamavasi Jgela.

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABOKB

partalo mangiano seduti sul suolo ; hanno indosso un vile mantello cosi di state come di v e r n o , e ser vono, non che a s medesimi, agli uomini che quivi son radunati a mangiare. , Nelle jSnte battaglie si esercitano quelli che soglion concorrete ad uno stesso banchetto fra lo r o , od anche contro quelli di un altro banchetto. E ad ogni Andra presiede un pedonomo (i). Quelli poi che sono pi innanzi negli anni sono con dotti nelle jigele : e queste ^gel.e mettono insieme i giovani pili illustri e pi p o te n ti, ciascuno dei quali si .studia di fare la propria numerosa il pi che sia pos< sibile. Di ciascuna Agela capo per lo pi il padre di quel giovine che lha ragunata ; ed ha il diritto di con durre i giovani eh essa comprende alla caccia d alla corsa, ed altres di punire chi non gli presta ubbidienza. Son poi nutriti a pubbliche spese: e in certi giorni A gela contra un altra prefissi si fa una lotta di a suon di flauto e di lira (ci che i Cretesi costum ano anche nelle vece battaglie e si percuotono colle m ani del pari che colle armi di ferro (a). Evvi poi in Creta un costume singolare rispetto agli amori : perocch non colia persuasione ma colla rapina si procacciano gli amanti. L innamorato tre o pi

(i) Da ir7< e da

uno che regola, che dirige fan

ciulli.
(a) Il Coray adotta la lezione S "citXm ir s S ifu t, con armi non guemile di ferro , proposta dal Tyrw ilt e certsmeote assai probabile

IIBKO SBCIKO

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giorni prima di effettoare il divisato rapimento ne d notizia agli amici del giovane, ai qnali poi sarebbe ver gogna grandissima il nasconderlo ,> o l impedire eh' egli andasse passeggiando per quelle vie eh egli suol fi'e' quentare ; quasi che ci fiicendo confessassero che il giovanetto sia indegno di avere siffatto amatore. Per quando costui nel grado e nelle altre qualit sia pari o superiore al giovane da lui a m a to , gli amici e i parenti insieme raccolti non si oppongono al ratto se non leg giermente e per semplice form alit, ma volentieri poi lasciano che sia eseguito. Solo quando si tratti di nn ^mante non degno si studiano d impedirlo ^ ma anche ili tal caso devono cessare da ogni persecuisione tostoch il rapitore abbia condotto nella propria andta il giovine da Ini amato. In generale poi stimano, amabile non gi chi dotato di singolare bellezza, ma bens chi coraggioso e modesto. Il rapitore dopo aver fatti parecchi doni all amato lo conduce in quella parte del paese eh ei v u o le, accompagnandolo per sempre co loro che intervennero al rapimento. Quivi passano in banchetti ed in cacce lo spazio di due mesi ( n le cito tenersi pi a lungo un giovinetto ) ^ dopo di che ritornano alla citt. Il fanciullo nell atto di essere ac comiatato riceve in regalo una v este, un bue ed un vaso da bere. Questi almeno sono i presenti ordinati dalla legge ^ ma sogliono farsene poi altri in pi nu mero e di maggior pregio, tanto che anche gli amici concorrono affinch lamante possa sopportarne la spe sa. Il giovinetto dopo il suo ritorno sagrifica il bue a Giove, e banchetta coloro dai quali fu accom pagnato,

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SELLA GEOGIAFI DI STKIBOXE

poscia dichiara se ia compagnia del sno rapitore g li fa graziosa o i t o : giacch ia l ^ g e permette che , s e gli fa osata qualche violenza , egli possa dom ao* dam e soddis&zione e dicluararsi libero da ogni im pegno contratto (i). A coloro poi che sono di belP a s p e tto , e nati da illastii parenti vergogna il n o n trorare qnalcfae am atore ; stimandosi che qoesta m an canza non possa provenire se non dalle cattive qualit del loro animo. P er sono invece tenuti in onore i p rastatenti, com ' essi sogliono chiaaiare i rapiti : e alle corse e nei festini occupano i pi onorevoli posti ^ e possono ornarsi diversamente dagli altri coirabito avuto in dono dagli amanti : e non solo mentrech son giovi netti , ma si anche quando gi sono divenuti uom ini adulti portano una veste distinta^ per la quale pu cono scersi chiuoque stato cteino ; giacch i Cretesi chia mano cleiiio l a m a to , e filatore P am ante. Qneste p e r tanto sono le usanze di quel paese rispetto all' am ore. Soglionsi poi eleggere col dicci arconti. Nelle co se di maggiore im portanza chiamano a consiglio i cosi detti geronti (3 ). i sinedrio dei geronti sogliono ascri versi gli uomini stimati gi degni della magistratura de^ cosm i, e che in tutto il resto abbiano buona fama. Pensai che il governo de' Cretesi fosse degno di es>

( 1) La lezione & incerta, n si comprende quali obblighi re stassero al rapito verso il suo rapitore. (a) La voce arconti significa magistrati ; i geronti sono i vecchi^ e corrispondet'ebbero a quelli che i Latini (licevano te niores o senatore!.

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DECmo

'

Sjt

sere d escritto , cosi per la sua singolarit come per la fama in cui salito. O ra per altro non durano se non alcune poche fra quelle instituzioni : ma il pi dell cose amministransi in Creta come nelle altre province secondo le leggi romane. C A P O V ili.
DtUe isole pi vicine a Creta ^ e compirete le ime J ra le Cicladij U altre fh i le Sporadi. D i alcune altre Cicladi. Retto -eU Cicladi. Itale SporaJi non ancora citate. S fn n u k ilei m art Carpazi). Piccole itole CaStbie.

Intorno a Creta stanno alcune altre isole, p er esem pio T era , metropoli de Cirenei e colonia de Lacede moni. Vicino a questa nafe nella quale situato il sacrario di Apollo Eglete. P er Callimaco dice : jina f e EgletOy vicina alia Laconica T era; ed altrove fa menzione della sola T era dicendola Madre della no s tra patria attrice di cavalli. Quest sola di T era lunga, e la sua circonferenza di duecento stadii. Essa situata rim petto allisola Dia, la quale vicina allE^ racleo di G n osso, e distante circa settanta stadii da Creta. Vicine invece a T era sono Anaf e T e ra s ia , da ciascuna delle quali ugualmente lontana l isoletta los (i), nella quale dicono alcuni che fu sepolto il poe* ta Omero. Chi si parte da los andando verso occidente tro*
(i) O ra

Isola di Ifio.

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DELLA CE O O niFI DI S^RABONE

va Sicino e^Lagosa ed anche Folegandro ( t ) , la qqale da Arato fu denominata ferrigna a motivo della su a asprezza. Vicin alle isole predette quella di Cimolo d onde si trae la terra Gimolia. Di quivi poi pu vedersi P isola di Sifno (a ), sopra la quale si fatto il proverbio : Dado Sifnio : dedotto dalla sua tenuit. Ancor pi vicina a Cimolo ed a Greta situata l ' i&oIa di M elo, pi ragguardevole di quante n abbiamo menzionate finora. Essa distante dal prom ontorio Ermionico detto Scilleo ben settecento sta d ii, e quasi altrettanti dal Oitinneo. Gli Ateniesi una volta (3) avendo inviata a quest isola una flo tta , ne trucidarono la maggior parte della giovent.Queste isole trovansi nel mare di Greta: ma apparten gono invece all Egeo lisola di D e b e le Gicladi che le stanno: d in to rn o , e le Sporadi situate in vicinanza delle Gicladi , fuor quelle che gi dicemmo vicine a Greta. L isola di Deio ha una citt posta in una pianura , ed anche un tempio di Apollo ed un altro di Latona. Al di sopra della citt elevasi a n alto ed aspro monte detto Cinto. L isola attraversata, dal fiume Inopo ; non grande , giacch anche l isola piccola. Nondi meno questisola fu tenuta in onore fino ab antico e fin

(i) Cio le isole di Sikino, Cardioeissa e Poieandro. (a) L Isola di Sfanto. (3) Verso lanno 4 i6 prima dell E. V. Questo fatto raccon tato da Tucidide, lib. v , ( tonti, i i , pag. 7 3 sino alla fine ). .

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Sj 3

dai tempi eli Saturno a cagione delle due pnedetle di vinit : perocch quivi si favoleggia che Latona libe randosi dai dolori del parto desse in luce Apollo e Diana. Sicch Pindaro disse : Un tempo fa inftliet la

condizione di quest'isola agitata dai flutti e dal soffio tempestoso di tutti i venti. Ma dopo che la Dea tra vagliata dai dolori del divino suo parto vi ferm la sua stanza,, in un subito quattro colonne fondate sopra basi di adamante emersero dal suolo in vicinanza del dirupato scoglio, e lo suffulsero cogli splendidi loro tronchi. E quivi la Dea vide lieta la beata sua prole.
A rendere celebre Deio concorsero poi le isole cir convicine e dette C icladi, mandandovi per venerazione popolarmente e teori e vittime e cori di vergini : e ce lebrando col le solenni loro adunanze. Da principio queste isole erano dodici ^ ma se ne aggiunsero parec chie altre. Artemidoro ne fa P enumerazione sul fine della sua descrizione dell isola Elena ( i ) , la quale ha una figura oblunga e si stende per Io spazio di sessanta stadii rim petto all' ttica da Torico fino al Sunio. Do po Elena ( egli dice ) trovansi le Cicladi. Poi viene no minando Geo pi vicina di tutte ad Elena : quindi Citno e Serifo ^ poi. M elo, Sifno , C im olo, P repesin to, O learo ; ed anche P a ro , N asso, S iro , M icono, T e n o , A n d ro , Giaro. F ra queste, io stimo che dodici sieno veramente Gicladij ma non cos Prepesinto, Olearo e Giaro. Rispetto a Giaro vapprodai io stesso e vidi ehessa un piccolo
(i) lUacronisii.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

borgo abitato da pescatori : e quando ne pavlimmo rice vemmo sopra la nostra trave colui eh' essi inviavano come legato a C esare, ed era un pescatore anch esso. Cesare poi trovavasi allora in C o rin to , avviandosi al trionfo zxiaco. Questo legato navigando con n o i , disse ad aleuoi che nel dom andarono, eh era spedito a chiedere a a diminaimeoto di tributi ; perocch pa gavano cento cinqoanta d ra m m e , m entre a stento avrebbero potuto pagarne cento. infatti la povert di costoro viene attestata anche da Arato in u n 'c e r* to suo (i) libro dicendo: O luUona tu vai nella ferrigad Polegandro , infelice ! od a Giara non punto d if

ferente da quella.
Deio eh era gi ragguardevole, come abbiam d e tto , fu ampliata ancor pi allorquando i Romani rovinarono Corinto ^ perciocch quivi si trasportarono i m ercatanti allettati cos dalla franchigia del tempio come dalla op portunit del porto che situato opportunissimamente per coloro che dall Italia e dall Eliade navigano alla volta dellAsia. O ltre di ci ladunanza che snol esservi celebrata somiglia ad una fie ra , e la frequentavano di preferenza i Romani anche quando Corinto era> tu ttora in piedi. Finch gli Ateniesi occuparono quell isola attesero con pari diligenza e alla cura delle cose sacre ed a quella del commercio. Vi approdarono poi i ge(i) Non pa dirsi qual fosse il vero titolo di questo libro. Strabooe usa queste parole t> r tt X ix i t. II Uaduttor francese dice: dans ses Dlails ; e il latino in minulis- Ma que ste versioni ci lasciano nell incertezza di prima.

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aerali di M itridate e quel tiranno che la ribell dai Romani ( i ) , e vi fa rovinato ogni cosa: sicch i Rotnaiii riebbero solo un' isola deserta ^ quando il re si ritrasse ne' suoi dominii ^ e fino al presente rimasta sempre in povera cndisioae nella podest degli Ateniesi. Benea uu* isolelta deserta a quattro stadii da Delo^ dove sono le tombe dei D elii, perocch o o a lecito o seppellire n abbruciare un cadavere in Delo, come non era permesso nemmanco di nutrirvi un cane. An ticamente poi Deio fu denominata Ortigia. Geo ebbe una volta quattro citt. O ra ne restano due sole, Inlide e Cartea, nelle quali furono com penetrate le altre due^ cio Poeessa in Cartea, e Corissia in lulide. Di lulide fu nativo il poeta lirico Simonide ed anche Bachillitle figliuolo di un suo fratello ^ oltre di che vi nacquero il medico Erasistrato e il filosofo peripatetica Aristone seguace di Bione da Boristene. Pare che fosse lulide il paese dove fu posta quella legge ricordata da Menandro in que versi : Bella, o Fonia, la costumanza che hanno quelli di Ceo , di non lasciare che continui 0 viver male ehi non pu pit viver bene. Perocch la leg ge , per quanto appare , ordinava che coloro i quali erano pervenuti al di sopra dei sessant anni bevesseroi la c ic u ta , aiGncb gli altri avessero bastevolmente di elle nutrirsi (a). Ed fama eh essendo una volta quelli

(i) 11 liraoDo fu Aristione gi meozionalo iu questo voaine a pag. 38a , dove per errore si trova Aristone. {i) Pare che questa uaanza non tosse Unto un comando quanta u^a permissione cbe davasi ai vecchi di uccidersi j. e durava cora r anno 14 innanzi all E, V.

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DELLA GEOGRAFIl DI STRBONE

di Geo assediati dagli Ateniesi deliberarono di uccidere tutti i vecchi cho avessero oltrepassato un certo u u mero d anni ; per che poi gli Ateniesi si ritrassero d a q u eir impresa. Questa, ^itt di lulide situata sopra un monte alla distanza di cento venti stadii dal mare. Le serve com e arsenale marittimo il luogo dove una volta era fondata Gorissia, la cui popolazione ora pu appena paragonarsi a quella di un borgo. Vicin di Gorissia il sacrario di Apollo-Sminto, il quale vicino anche a Poeessa. F ra questo sacrario poi e le rovine di Poeessa ve n h a un altro di Minerva Nedusia fondato da Nestore dopo il ritorno da Troia. Anche il fiume Elisio scorre in vici nanza di Gorissia. Dopo Geo le Gicladi di qualche im portanza sono Nas< s o , Andros e Paro. Di quest ultima fu nativo il poeta Archiloco. Dagli abitanti poi di Paro fu fabbricata la citt di Taso, ed anche quella di Pario sulla Propontide. I n Pario si dice che fosse quellara degna veramente d i esser veduta, i cui lati erano lunghi uno stadio^ ma il m armo denominato pario acconcissimo alle opere della scu ltu ra, traevasi invece da Paro. Yien poscia Siro (n allungano, pronunciando, la p ri ma sillaba) dove nacque Ferecide figliuolo di B abio, del quale poi fu pi recente il poeta ateniese di questo nome. Pare che di quest isola faccia menzione Om ero sotto il nome di Siria :
Ceri isola, se mai parlar ne udisti, Giace a D eh di sopra, e Siria i detta, (i)
( i ) O diss. , lib . X V , V. 4o2.

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&']'J

Appresso Micono sotto la quale si favoleggia che giacciano gli ultimi fra i gigaati prostrati da Eccole ^ d onde s fatto il proverbio : Tutto sotto la sola Micono , contro coloro che in una sola scrittura introdu cono cose per natura diverse. Alcuni altres chiamano Miconii i calvi, per essere la calvezza u a difetto co mune agli abitanti di quellisola. Rispetto a Serifo si racconta che quivi Ditte colle reti trasse fuori del m are la cesta in cui erano Perseo e Danae sua m a d re , e dove Acrisio padre di quest ulti ma aveva ordinato che fossero chiusi. EUcono infatti che Perseo fosse allevato in quell is o la , e che aven dovi poi portata col tempo la testa della G o rg o n e, e mostratala agli abitanti li fece diventar tutti di sasso vendicando di questo modo la m adre; perch Polidette col soccorso, de Serifii suoi sudditi l aveva per forza costretta a farsegli sposa. Del re s to , quellisola tanto p ietro sa, che ben si potuto immaginare da comici questa favola deUa Gorgone. L isola di T e n a ha una citt di p^jca gran dezza, ma possiede invece un vasto sacrario di K ettuno in un bosco fuori della citt , e degno d esser veduto. Quivi so(to edificati ampj cenacoli ; indizio che soleva con corrervi gran moltitudine dalle isole circonvicine per sagrificare a Nettuno. Evvi anche Amorgo , una delle Sporadi ( i ) , di cui
(i) Strabene ha dello che delle isole posle intorno a Creta alcune chiamansi Cicladi ed altre Sporadi. Quindi venuto ciSTtABOSE j tOin- III37

DELLA

g e o g r a f a

DI STRABONE

fu nativo Simonide poeta inventore del Giambi. Poi trovansi Lebinto e Leria ^ l ultima delle quali ricorda quel passo di Focillide : Malvagi sono quelli di Leria ;

non gi quello s, questo no; ma tutti fuor Prode : ed anche Prode di Leria. Perocch gli abitanti di quell isola erano in mala fama come uomini di perversi costumi. Ivi appresso stanno Palm o e Corassia al settentrione d 'I c a r i a , la quale anch' essa settentrionale a Samo. Icaria deserta, ed acconcia soltanto a pascoli, di cui si valgono i Samii. Ma nondim eno essa celeb re, e dal nome suo chiamasi Icario il m are che le sta dinan zi ( i ) , e nel quale sono, pur Samo e C o o , e le isole gi .menzionate di Corassia, di Patm o e di Lero ( a ) .... Clebre in essa (3) il monte Cerceteo pi che T Am> p d o , il quale imminente alla citt dei Samii. i mare Icario si congiunge verso il mezzogiorno ii Carpazio ( e con questo si unisce lEgizio ) ; verso loccideute gli si uniscono i mari di Greta e di Libia. Nel mare C arpazio, principalm ente fra Coo, Rodi e
tando confusamente alcnne di queste e di quelle : poi ha com piuta 1 enDmerazioae delie Cicladi i ed ora si volge a compier quella delle Sporadi. ( Edit. frane. ). (i) Cio quello verso l oriente e verso il mezzogiorno. {i) Innanzi tutto si dubita se quest'isola di Lero sia la stessa che fu nominata Leria poco prima ; poi trovansi parecchie isole dette Lero, e delle quali non facile a determinarsi la vera po sizione. (3) E Ma dopo il Casaubono tutti s accordano a cre dere che nella'lacuna sia andato perduto il nome di Samo.

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Creta sono situate parecchie delle S poradi, per esem pio , Astipalea , T e lo , C alcia, e quell altre che Omero ricorda noirEtiumerazione delle n a v i, dicendo :
Quei che lenean Nisiro e Caso e Crdpato E Coo, seggio dEuripilo, e le prode Deir isole Calidne (i).

Perocch , dove se ne traggano Coo R o d i, delle quali parleremo pi tardi (a), noi ascriviamo alle Sporadi tutte le altre; e ne abbiam fatta menzione in questa parte del nostra libro sebbene sian vicine alPAsia piut* tostoch a ir Europa , perch il discorso ci ha in qual* che modo recali a considerare insieme con Creta e colle Cicladi anche le Sporadi. Q uando poi faremo la descrizione deir A sia, allora passeremo in rivista anche le pi ragguardevoli isole che le stanno da presso, come a dire Cipro, Rodi, C o o , e quelle poste lungo la spiag gia seguente , S a m o , Chio , L e s b o , Tenedo. Qui in tanto accenneremo le Sporadi non ancora annoverate, e pur degne che ne sia fatta menzione. Astipalea dunque bene addentro nel mare ed ha una citt. Telo si stende rim petto alla Gnidia , lunga , elevata, angusta^ la saa circonferenza di cento qua ranta stad ii, ed ha una stazione di navi. Calcia lontana ottanta stadii da T e l o , quattrocento da Carpato , e ciica due volte tanti da A stipalea, ha uu abitazione

(i) l i . , lib. I I , V. 6 7 6 . Omero poi disse Crapato invece di

Carpalo in servigio forse del verso.


(a) Nel lib. XIV.

58o

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOME

dello stesso n o m e , un tempio d Apollo ed un porto. Nisiro situata a circa sessanta stadi! da Telo verso il setten trio n e, e ad altrettanti da Coo ^ ed rotonda, elevata , sassosa e abbondante di pietra m o lare, sicch ne somministra in gran copia ancbe ai vicini. Essa pure ha una citt dello stesso suo nome ^ p o rto , bagni e un sacrario di Nettuno. La sua circonferenza di ottanta stadii. D in to r n o le stanno alcune isolette dette de r^isirii : e si crede che Nisiro sia una parte staccata da Coo ^ e v aggiungono anche la favola che Nettuno in seguendo Polibote uno dei giganti, staccasse cl tri dnte un pezzo dell isola Coo per gittarglielo c o n tro , e che di questo pzzo cos scagliato si facesse T isola di Nisiro, sotto alla quale poi il gigante medesimo giace oppresso. C a rp a to , detta Grapato da Omero, anch essa eie* vata ed ha un circuito di duecento stadii. Comprese una volta quattro c itt , ed ebbe gran nom inanza, sic ch da lei anche il mare fu denominato Carpazio. U na delle sue citt chiamavasi Nisiro come lisola nom inata poc anzi. Carpato situata rim petto a Leuce-tta di Libia, la quale distante circa mille stadii da Alessan dria e circa quattro mila da Carpato. Da quest ultima lontana circa settanta stadii l isola di C aso , la quale altres a duecento cinquanta stadii dal capo Salmonio di C re ta , ed ha una periferia di ottanta stadii. Evvi in quest isola una citt dello stesso suo n o m e , e le stanno intorno parecchie isolette sotto il nome di isole dei Casii. Credesi che Omero chiamasse Calidne. le S p o ra d i,

LIBRO

DECIMO

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una delle quali Calimna. Egli poi probabile che siccome denominaroasi isole deN isirii ed isole dei Casii le isolette vibine a Nisiro ed a Caso , e dipendenti da loro ^ cos anche quelle situate intorno a C alim n a, anticamente forse chiamata C alid n a, siansi dette isole

Calidne,
Alcuni invece dicono che le Calidne sono d u e , Lero e Calimna , e che ne fa menzione anche Omero. D e metrio Scepsio poi usa il nome di Calimne al p lu rale, come si fa di Atene e di T e b e , e vuole che l espres sione di Omero debba considerarsi come un iperbato; g iacch, al parer suo, la denominazione di isole non si riferisce solo a certe isole dette Calidne , ma si a tutti i luoghi mentovati precedentem ente : d 'o n d e poi il senso dei versi gi citati sarebbe : Quelli che tenevano V isole di Nisiro , di Carpato , di Caso, di Coo patria

d Euripilo e di Calidne.
T utto il mele delle isole in generale buonissim o, tal che pu gareggiare con quello dell Attica ; ma quello delle isole qui n o m in ate, e principalmente quel di Calimoa, la vince sull altro.

Fine del Tomo terzo di Strabotte.

ll^DICE
DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO TOMO.

LIBRO QUINTO.

Capo

I. Descrizione generale dell Italia. Sna deno minazione e figura. Della catena delle Alpi. Ampiezza della Celtica ( o Gallia) Cisalpina. Figura del reslMe dItalia. Estensione del mare Adriatico, Estre mit meridionale dellItalia. Degli Apean i n i ........................................................... Pag. 5 I I. Della Celtica ( o GalUa ) Cisalpina. Popoli che l abitauo. Descriune della parte al di l del Po. Descrizione della parte al di qo3 . Lodi di tutta la Gallia Cisalpiaa. io IH . Dellg seconda p^rle dell Italia, cioi della Li gustica ........................................................... a5 IV. Divisione generale dcUa terza parte deU Italia, la qaale comprende