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SULLA CALABRIA ULTRA SIAAAA1AA

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FATT1 DAL SEGRETAR1A) PE1IPETtAt:

DELLA SOCIET ECONOMICA Dt QUELLA PROV!NCtA

m. LUIGI

GBIIVIALDI
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J:PETCHE DEGLI SCAVI

DI ANTICHI'X'K NEL DISTRETI'U

DI CATANZARO , SOCIO DELLA l.

AC(.ADEA\AIA

DELLE SCIENZE E DEL R. ISTITUT D'INCORAGGAMENTO DI NAPOLI, DELL'I. l\- ACCADEMAA DE'GEOHGOFILI
E' DELLYA. IL ATENEO DI SCIENZE LETTERE ED ARTI DI FIRENZE, DELLA. R. ACCADEMIA DI AREZZO, DLLLA

n. ACCADEMIA DI AGRICOLTURA DI 'romxo, DELLA socwm' AGRARIA m NANCY, 11'. DI .-wrnu ACCADF.YHE
E socuam' manmcox.r. ED rmum1z.

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tabilmcutu 4Eihrarin-ipngraficu bi *lnrcl c i'nmpavh.

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'

A Calabria ultra seconda occupa il posto di mezzo fra le altre due ca


' labresi province, tanto pel sito , quanto per la popolazione ed estensione
m -2 - che sono maggiori di essa nella Calabria citra e minori nell'altra prima:
connata all'oriente ed all'occidente da' mari Ionio e Tirreno; al nord, dalla Ca

labria citra da cui divisa dalla Punta di Fiuminic verso l'Ionio e dal ume
Savuto dal lato del Tirreno; ed al sud, dalla ultra prima, e precisamente dal ume
Assi e torrente Torno dalla parte dell'lonio e dal ume Mesima nell'opposto lido.
Considerato noi abbiamo tal provincia in altro lavoro (I) in riguardo alla sua
industria agraria e manifatturiera, ed or n' grato studiarla sotto il rapporto ar
cheologico - Non questa una facile impresa, poich trattasi di una contrada
che chiamata nell'antichit con moltiplici nomi , scompartita in varie regioni,
abitata da diversi popoli , una delle pi importanti del regno ; e mentre una
parte di essa rammenta i fasti della Magna Grecia, la rimanente ricorda le vicende
de' Brezi spesso mentovati nell'antica istoria - Spinto per dall'amor del natio
luogo e delle archeologiche cose , e confortato dalle utili fatiche de'tanti scrittori
che in questo aringo ne han preceduto, abbiam tentato superare le diicolt - E
qui crediamo nostro debito dichiarare di aver tratto protto da' non pochi calabresi
autori che la patria terra hanno illustrato , da' latini e da' greci, e dalle ope
re e studi de' moderni; e di esserci adoperati ne' nostri Studi a non lasciarci
dominare da alcune esclusivo sistema, ed a tenere un cammino di mezzo tra lo

scetticismo di taluni e la cieca credenza di altri==Ne sar d'uopo sovente ricor


dare antiche favole e tradizioni, ma rammentiamo con Heeren che in esse n

tutto favola n tutto storia , e bench i miti hanno un fondo di vero, il trattarli,
spesso li altera-Saremo cauti nell'etimologie che il pi delle volte traggono in
errore; ed ove l'oscurit grave, piuttosto che perderci in futili congetture , con
fesseremo di buon grado la nostra ignoranza. _ Talvolta dovremo scostarci dagli
altrui pensamenti , ma seguendo il consiglio del sommo Romagnosi avremo cura
di ci fare con riserbo. senza trascorrere alle sfrenato, n andare incontro al difetto

(1) Studi' statistici sulla industria agricola e manifatturiera della Calabria ultra. secorr/a ,
Napoli 1849 - Furono presentati alla sezione di agronomia e tecnologia del VII Congresso \ 'gli

scienziati italiani.

della borz'a rimproverato da Vico ed alla fattanza riprovata da Diodoro; e le

nostre riessioni ai dotti intendiamo presentare solo per averne noi lume ed instru
zione - Abbiamo ne' luoghi opportuni indicato tutti gli avanzi di antichit che
sono in questa Calabria, le iscrizioni' rinvenute'e le monete che si conoscono , e
per queste non solo abbiam consultato i calabresi scrittori, ma anche le prin

cipali opere pi recenti che han fatto di tanto progredire la numismatica scienza.
Ne' nostri Studi seguiremo l'ordine de' luoghi , ma poich convien premettere
molte notizie generali le quali non solo la ultra seconda ma tutta la Calabria

sotto certi rapporti riguardano , li divideremo in due parti, occupandoci di esse


nella prima , e nella seconda della descrizione archeologica. Avvertiamo per
che tali Studi debbon meno considerarsi come un'opera da se , che come un'in
troduzione a' nostri studi storici che in prosieguo pubblicheremo.
La presente nostra opera inviata alla dotta Accademia ercolanese di risposta
al programma del 1842, venne approvata.. Ora accresciuta di altre osservazioni
'ci facciamo arditi presentarla al pubblico cui la raccomandiamo con la stessa
danza con cui raccomandammo i nostri Studi statistici -- E ben sentiamo il
bisogno dell'altrui indulgenza , poich questa opera fugacemente scritta nel breve
ozio lasciatoei dalle cure forensi e della carica , e frutto di molti e gravi sacrifiz,

non hapotuto divenire quale noi l'avremmo desiderato.

PARTE 'I.
OSSERVAZIONI GENERALI
--e9*

Emm &BEIB

P i

Cenno sull'antica ed attuale divisione della Calabria- Il. Opinioni sul suo antico stato geologico - III. Mare
Ionio-IV. Mar Tirreno-V. Conni dell'antichissima Italia e riessioni su' primi suoi abitanti- VI. Nomi
di Saturnia Esperia ed Ausonia ch'essa ebbe - VII. Nome di Breza ed origine de' Brezi' - VIII. Nome
di Enotria-Enotri, Pelasgi e Tirreni - IX.Nomi di Conia e d'Italia- I. Morgeti, Siculi e Iapig II- Epilogo delle cose precedenti- Stabilimento delle colonie- XII. Considerazioni sulla estensione della
Magna Grecia e sul suo nome - XIII. Osservazioni su' conni della regione crotonitide.

-_--.-IQDGOI___

I. Le' calabrie che geologicamente dalla gran valle


che attraversa il terreno dal golfo di S. Eufemia al

labria sempre col nome di Bmza agl'lmperatori di

l'altro di SquiUace sono in due parti divise , in tre

la parte denotata ora col nome di Calabria citra, che


fu nel famoso Ducato Bcneventano compresa e scom

province sono scompartite dopo le tante mutazioni cui


in diversi tempi sono andate soggette. Dapprima po

poli indipendenti abitaronle, ma poi cadute sotto il

Oriente rimase, nch iLongobardi loro non tolsero

partita in caslaldati; fra' quali quello di Cosenza era


il pi vasto ed in parte nella media Calabria estendeasi.

Bruzio , ed imperando Augusto, le bruzie terre unita

Allorch l'impero greco, modicandosi la precedente ri


partizione , fu diviso in lemi, ovvero grandi scompar

mente alle lucane , salentine ed appule, formavano una


delle undici regioni in cui l'Italia era divisa. Non prima

la Sicilia e quanto gl'lmperiali possedeano nel Bruzio;

romano dominio, tutta la regione prese il nome di

timenti , fra' dodici di Europa, il decimo comprendeva

di Adriano l'agro bruzio ed il lucano costituirono una e l'undecimo idiversi'ducati ch'essi aveano nel regno,
.,

e fra l'altro l'antica Calabria oggi Terra d'Otranto (1).


In quel tempo il Bruzio dipendea dal Prefetto ch'era

sola provincia che da un magistrato residente in Reg


gio veniva governata. La divisione che Costantino fece
dell'impero in prefetture e diocesi, la occupazione de

in Sicilia, e l'antica Calabria dall'altro che risedeva in

gli Eruli e Turingi. la gotica dominazione, non al

Taranto. Ma dacch questa fu ai Greci tolta, mal sef

teranono il sistema da Adriano introdotto. Scacciati


poscia i Goti la prima volta dalla sventurato Belisa
rio , e la seconda dall'euuuco Narsete , la presente (la

1) Oorutaut. Porphyr, De adm. imp. p. u e 27.

.._2_
[rendo la loro vanit che il numero de' temi e loro

dipendenze venisse ristretto , il nome della perduta ne


gione al Bruzio diedero , e la sede del governo 1 Reg
gio passarono. Cos il novello nome rimase n dal VI
secolo alla bruzia regione che pure allora Sicilia de
nominavasi, sia perch soggetta andava al Patrizio che
amministrava la Sicilia, sia perch quando questi scac
ciato venne da' Saraceni, in [leggio trasfer la sua se
de (2). Molte vicende sovente divisero e turbarono l'I
talia , ma giammai tolsero interamente la parte meri

dionale dell'attuale Calabria agl'lmperiali, che or con


prospera or con avversa fortuna vi combatterono. Err
quindi l'L'gltelli0 (3) che ai tempi di Costantino rap
port essersi dato a questa regione il nome di Cala
brio. Err anche il Barrio (il) seguito dal Fiore (5)
che repulando signicare la medesima cosa inorni di
Ausonia e di Calabria, suppose quest'ultimo essersi dato
come una restituzione del primo che anticamente essa
ebbe. Essi forse avrebbero pur detto lo stesso dell'altro
di Esperia se ricordati si fossero di quella beotica citt
appellata pria Calabria e poi Antedona ed Iperea (B),
e del nome d'Ipcrea dato da Omero (7) all'Epir'ovche

anca Esperia chiamossi. Inutili pure quindi sono state


per trarre induzione sul nome di Calabria , le ricer
che su di altri luoghi che hanno avuto il medesimo
nome. Ed in fatti non dalla Caldbrea del mare argolico
ove mor Demostene (8), non dalla Calavria (9) tra
Siracusa e Catania, non dal. sito detto Calabria verso

la Misia (IO) , ma.bensi dalla Calabria pugliese , n'


ceyette' 'questa regione il suo nome. Sovente si con

denotanti pece e [alla (1 i) , or da greche parole signi


licanti abbondanza di ogni bene (1?) , senza riettere
che non per questa n per la pece l'antica Calabria
stata mai rinomata
Dal IX secolo ebher cominciamento le saraceniche
incursioni, e continuarono nch il valoroso Roberto

Guiscardo soggett tutte le calabresi terre. Durante il


regno de'Normanni furon queste divise in due provia.
ce col nome di Giustizrali che da taluni credesi de
nominati fossero Valle di Crali e Terra Giordana ( l3).
Invece troviamo che con tali due nomi appellavasi il
solo Giustizierato che poi sotto gli Angioini con quello
di Valle di Crati era designato, ed il nome di Calabria
veniva all'altro attribuitob). Si anche detto esser
Calabria un nome generico che specialmente denotava
l'attuale Calabria ultra prima e parte dell'ultra secon
da: la Valle di Crati indicare la occidental parte della
citra; e la Tema Giordana la orientale di essa e della .

ultra seconda (1). Checchenesia di ci, le due ealabre


province che dopo gli Aragonesi gli aggiunti di altra
e cilra ricevettero, venivan governato da un sol ma

gistrato, ch'ebbe secondo i tempi differenti nomi. Dappoi

nel 1582 divisa ne fu l'amministrazione , e la ultra af


data venne ad un altro Preside che prima in Reggio e
poi dal 1596 in Catanzaro ebbe sede (16). Pur tutta
volta cotesta divisione si vide in progresso non esser
conveniente a' peculiari interessi de' Calabresi. I Reg
gini ne fecero rimostranza nel 1778 e 1797 , e nel
1800 il Preside Wispeare dette avviso per la suddivi
sione della ultra che pur fu progettata durante il go

fusa l'antica colla puova Calabria, e molti errori ne

verno de' Napoleonidi ( t7). Non prima per del decreto

son derivati; e da ci n' venuto che la etimologia

de' 29 Maggio 18t6 fu ordinata, aggiungendosi alla ul


tra seconda 15 paesi che prima erano nella citra.

del vocabolo Calabria or si tratta da orientali voci

Il. Dalla divisione attuale della Calabria passando


a considerar l'antico stato da' luoghi , troviamo che

z) Pellegrino, De Ducal. Banca. diss. VlL-Gianuone, lib.


Vl c. :1 - Grimaldi,/Innali, un. (i9-Di Men, Annali criti

co-dr'plomalici del regno di Nap. un. 671. - Pagano, Slor. del


regno di Nap. L. I. - Nugnes, Star. del rcg. di Nap. 5. ediz.
vol. 1. p. 525 e seg.
.
'
3) Uglaellio, Italia sacra v. IX.
4) Barrio,Dc antiq. et ,ritu calab. ediz. del 1737 p. 5 e 6.
5) Fiore , Calab. illus. Vol. I, p. 56 e 37.
6) Plutarco,ed. di Lione del 1541, Probl. p. 458.
7) Omero, Odiss'. VI.

8) Plutarco in Focione - Strabone L. VIII.


9) Plutarco in Timalconte.
m) Zonara,zlrmal. V. n -Curopalate, His't. in Nicepb.
Botorr.
'

il) Bochart, Gcograpb. sacra p. I. lH - lia;ochl, in Col


lecf. - Aceti in Barrio, Prolcgom. p- XVII.
i2) Barrio, Ughellio, Fiore, loc. cit. - Alberti, Descriz. di
mira l'Ilalia, Regione 7. - Maraoti, Croniche ed antichit
di Calabria. L. I. c. 8
15) Giunone, L. I. XVII e I. -Vnlentini, Pro.vpetlo isto
rieo_politieo delle Calabve, Vol. I, p. 76.
14) Camera, Annali del regno di Nap. Vol. I. p. 55 e 537,
ex regest. in arcb.
15,' Troyli, Ist. nap. V. I, p. II, p. 454-Di Ceaare,Arrigo
di Abate, nota 1 al L. III.

16) Fiore op. cit. p. 46.


a7) Memoria col titolo: de'danrri che cagionerebbe alle Ca

-.5....

una tradizione conservataci da antichi scrittori, ma da

essere state un tempo unite alla Calabria. Il calabrese

qualche altro smentita (18), vuol che un tempo la Ca


labria dalla Sicilia non sia stata divisa. Taluni (19) han

Eolie poterono estendersi alla Calabria e spandervi

creduto ravvisare la rimembranza di un distacco nella


parola Reggio; ma incerto reputiamo il sistema di spie
gar tutto a forza di etimologie, n avvi ipotesi strana
che in siffatto modo non possa sostenersi. D'altronde
molte sono le variazioni cui pu andar soggetta una
parola per l'impero del tempo, l'arbitrio e le vicende
degli uomini. Stentate in fatti son quelle di Reggio,
sia che tal nome si faccia derivare dal greco, sia dalla
sauscrita voce n': (20) denotante interruzione, da cui

Ruff'a (28) pens che le violenti commozioni delle isole


vulcanici prodotti, ed il cav. Tenore (29) andando pi
innanzi sospetti; che coleste isole fecero una volta parte
della Calabria, lungo la costa dal Pizzo al Capo Va
ticano.
.
Altri autori pretendono che la valle fra' due gol
di Squillace e di S. Eufemia, attraversata fosse un tram
po dalle acque, e rendesse la meridional Calabria se
parafa dalla settentrionale e formante un'isola al pari

della Sicilia. E questa la opinione di Philippi (30) che

ne discende il vocabolo fil, spesso usitato nelle iscri nel 1Sl2 visit tal contrada. El pens che lo stretto
zioni sepolcrali etrusche (21). Si e' voluto pur dire che divisorio delle due Calabrie essendo pi basso, e pi
il nome Sicilia traeva origine da sicilire equivalente a
secare (22); ma generalmente si ritiene che dal Siculi

la Trinacria ebbe l'allua.le suo nome.


Pi sano consiglio fu quello di aflidarsi alla geolo

gia per aver lumi sulla verit dell'antica tradizione',


ma diverse sono state le opinioni degli scrittori. Il
francese Dolomieu (23) per l'antica unione delle due
terre teneva. Il siciliano Ramondini , ed il calabrese

Melograni (24) lo stesso avviso portarono , ma il di

stacco non dissero avvenuto per effetto di violenti tre


muoti , di vulcanica esplosione o del flusso e riusso

del mare, ma pcnsarono che in tempi assai remoti fra la


Calabria e la Sicilia eravi profondissima valle che nello
sboccamento del Mediterraneo fu dalle acque riem
piuta. Dall'altra parte il romano Brocchi nel l8t9 (25)
il catanese Gemmellaro nel 1840 (26) ed il De Bnch
nel Congresso di Milano (2 7), cercarono dimostrare che
non mai furono unite le due regioni.

N solo la Sicilia ma anche le isole Eolie si detto

profondo l'altro che la meridionale dalla Sicilia divi


dea , ne addivenne che all'elevarsi del suolo , quello

si attacc 'alla boreal Calabria , mentre che dall'altra


parte continu la Sicilia ad essere distaccata. Ma pria
del Philippi l'altro geologo Pilla (31) avea gi detto
che la suddetta valle era un tempo canale di mare
simile al Faro di Messina , e ci egli avea non in conto
di congettura o di opinione troppo avventata , ma bens

di cosa certissima. Quindi che non impossibile m':


ardua impresa reputava esser l'apertura di un canale
che i due opposti galli riunisse. Philippi all'incontro

per la scarsczza delle acque del Lamato e del Corae:


e per la poca elevatezza delle vicine montagne, cre

dette celesto canale ineseguibile, n sapea compren


dere come sotto l'austriaco Carlo VI si fosse pensato
all'apertura di esso, che ad altri pur fa temere una
inondazione pel diverso livello de' due mari (32). Gi
noto che Dionigi di Siracusa divenuto padrone delle
regioni de' Reggini Locresi e Cauloniti , verso la ne

del IV secolo di Roma aln. di separarle dal resto della


18) Esiodo in Diodoro, L. IV , 87.

Magna Grecia, ebbe pensiero di ergere fra' due gol


un muro (33) o pi probabilmente scavare un cana

19) Diodoro loc. cit. - Fanello, Decad. I, L. I.

le (34), e la cosa avrebbe avuto effetto se gli operai

labrie il mutarvi l'attual sede della gran Corte ci vile,Nap. 1855.

20) Heichoo', Parallele dea langue: de l'Europa et de l'lrule


Parigi 1856.
ai) Niebhur, Hr.sl rom. V. I. - Champollion Figeac , Ar.

28) Rull'a nel Giornale enciclopedico di Nap. Ari. Il. vol. 1

che'otogie -Cant, Storia universale, schiarimenti al L. III,

p. 187.

articolo Lingue italiche.


22) Maurolico, Sic- Hist. L. I.

29) Tenore, Essai sur la ge'ographie ph_vsique e! bolanique


du royaume do Naplu p. 23.
50) Philippi, Cenni geognostici sulla Calabria, nel Rendi
conto della R. Accad- delle Scienze di Napoli, Quad. II, p.

15) Dolomieu, Su'tremuoti del 1785.

24) Vedi, Melograni, Descrizione geologica e statistica di


Jsprorrlonte e sue adiacenze, Nap. 1825 p. 259 e seguente nota.
25) Biblioteca italiana, articolo di Brocchi.
26) Gemmellaro, Lettera de' 15 marzo 1840 nel n. 78 del
l'Eliemeridi scientiche e letterarie della Sicilia.
a7) Atti del Congresso di Milano, sezione di geologia.

141 e segg.

5i) Pilla in De Ritis. Jnnali civili , Qual. 40.


52) Valentini op- cit- L. I c. 7.
5.5) Strabone, L. VI.

54) Plinio, irt. net. L. III.

_g_
non ne fossero stati dai Crotoniati rimossi. Nel pas
sato secolo i Genovesi si erano proll'erti a Carlo III
eseguir l'opera (3) che or son quattro anni'da un

loro (37) non crede che questo giuoco di parole Umbri da


Imbres siasi seriamente fatto; ma se anche dovesse ri
tenersi in quel senso , non ne viene di necessit che

francese ingegnere pur si reputava n impossibile, u

diluvio parziale fuvvi in Italia, poich ben dai diluv

{altrove accaduti poterono gli Umbri salvarsi e qui


pericolosa.
Ma lasciando ad altri le quistioni geologiche sol qui venire.
Si osservato dagli scrittori che le commozioni na
ne facciamo a considerare l'esposte cose col soccorso
della storia , dalla quale la geologia non in questa turali in Grecia siano state prodotte dal furor delle
parte confortata. Dicesi che fuvvi un tempo in cui il

acque, ed in Italia da vulcaniche eruzioni ; la mag

Mediterraneo non era, ed il suo luogo occupato veniva

gior delle quali simboleggiata credesi nella favola di


Felonte , dicesi anteriore ai greci diluv, e rapportasi
da taluni ad essa il distacco della Sicilia e delle isole

da estesa pianura ricca di popoli e di citt , quando


un violento cataclismo separ Abila da Calpe e per
quel varco precipit il mare sul orente piano ; che
cangiossi allora l'aspetto della terra; e tanto il paese
che univa le isole Eolie alla Calabria, quanto l'istmo che
congiungeva questa alla Sicilia , rimasero subissati.
Vuolsi pure che nella stessa et avvennero la distru
zione de' Tilani in Flegra , e la sommersione dell'A
llantide, abitata secondocch ne pensa il dotto vivente

v italiano Mazzoldi (36), da possenti popoli da lui deno

Eolie. Fetonte si dice dai mitologi precipitato nel u


me Eridana , di cui Erodoto ha messo in dubbio I' sistenza , ed Esiodo applica tal nome al Po, al Bo
dano, al Reno; n han mancato moderni eruditi rin

venire tal ume no in Russia (38). Altri in Etiopia


pone (39) la caduta di Fetonte creduto da Plutarco un

Principe della Moltrsside. Plinio dice che il culto di Fe


tonte in Samotracia serbavasi , e l'egregio napolitaao

fnnati Occanili, Uranidi, Tilani, Ciclopi, Italanti, Tir

Corcia opina essersi poi diffuso da' Pelasgi, i quali ve

reni, Pelasgi ,'i quali migrarono e si diffusero per


tutta la terra. Tal cataclismo si rapporta all'epoca di

nuti in Italia diedero al Po il nome di Eridano che


risovvenir loro [ama la favola di Fetonte. Fra tante
contrariet non quindi certo che tal favola all'Italia
appartenga e che ralguri una vulcanica conagrazione ,
quantunque non possa uegarsi che in vari tempi sia
l'italica penisola andata soggetta a gravi commozioni
per opera di sotterranei fuochi (40). D'altronde le pi
antiche memorie ricordano l'isola di Sicilia, culla di an

uno de' diluv di Grecia , ove Platone diceva esserne

avvenuti quattro, cio il primo che infuri nell'Attica


e dalle rive dell'I/Lrso sino all'En'dano, l'altro noto sotto
il nome di Ogigc in cui l'Attica fu sommersa, il terzo

che colp l'Arcadia , e l'ultimo di Deucalione. Quel


di Ogigc fu il pi rinomato e dicesi accaduto circa
2000 anni pria dell' E. V. Ma la pretesa separa
zione della Sicilia e delle isole Eolie non sembra do
versi rapportare ai greci diluv pe' quali le antiche
tradizioni son meno incerte delle altre relative al di
stacco della Sicilia dalla Calabria, che forse non fu che

tichissime favole, e le altre di Eolo; e la favola pose or

in quella or in una di queste la sede di Vulcano. Agli


occhi di Omero ch' il pi antico scrittore, lo stretto
siculo come il vestibolo del suo mondo favoloso (4 I).
Arbitraria poi la posizione che egli d alle isole Eo
lie (42) ove mette la reggia di Eolo colle mura di rame
denotanti (43) forse le ferruginose rocce che circon

un sospetto de' nostri maggiori, simile a quello chei


posteri han fatto per la separazione di una parte della
Calabria e la unione delle isole Eolie. Oltrecci'o l'Ita

dano l'isola di Lipari ; i cui primi abitanti or si di

lia niuna tradizione serba di parziali diluv , n per

cono gli Ausoni (44) ed or i discendenti di Elisa prima

tale dee ritenersi il signicato di salvati dalle acque

che si d agli antichi popoli noti sotto il nome di Um


bri, poich non ben certa cotesta etimologia, altri
signicati si danno all'istessa parola, ed un celebre au

57) Niebhur, His't mm. 1. I


58) Maltehrun, Star. della geog. L. XL
39) Banier, L a mithologie e leszbles esplique: par l'hisl.
L. I c. 14.

1.0) Conte Filippo Re, Saggio storico sull'agricoll'ura antica


56) Botta, Slor.cont. di Guicciardini L. 40.
56) Mazzoldi,Delle origini italiche e deliri di'usione dell'inci
vrlnneulo italiano all'Egiflo, alla Fenicia, alla Grecia e a tulle
le nazioni asiatiche poste sul mediterraneo. Milano 1840.

ed. del 1817, p- 16.


41) Maltrbruu, loc. dt.
1,2) Omero, Odiso. X.

4544) Mazzoldi, op. cit- C. 19 ed 8.

-lglio' di Iavan (45) dal quale taluno (46) fa discendere


i (Iartaginesi ed altri gli antichi abitatori dell'Elide (47)

e dell'Italia (48). Ed in quanto ad E01! le antiche me


morie ne ricordano .tre con tal nome ; due di essi si

fan regnare nella greca Bolla , e l'altro che in Me


taponto si vuol nato o rifuggito , si dice quegli che
domin le isole Eolie, avute per conquistaoin dote dalla
figlia di un Ausone re d'Italia, e poi anche Reggio (49) e
la Sicilia(50).A traverso coteste favole sempre come isole
sono indicate quelle cui dassi per signore Eolo , che
Polibio (51) togliendo le allegorie disse uomo perito
nell'astronomia e nella nautica. Nulla adunque fan le
antiche tradizioni e memorie sospettare sullo stato non
insulare delle Eolie, purch non voglia ravvisarsi qual
che cataclisma cagione di tal distacco nel nome di Lam

petia che dassi ad un'antica citt presso il seno lametico,


ora di S. Eufemia. noto che lo stesso nome attribuito
viene ad una sorella o glia di Fetonte, la quale in

Sicilia unitamente alla germana Faelusn le paterne vac


che dalla fronte lnnata ed 1' paterni monton lucenti avea
in custodia (52). Avvi per chi crede che Lampezia

che quantunque antichissimo lo stato insulare della Si


cilia, pur tradizioni del suo distacco pervennero a noi;
che niuna ne giunse delle isole Eolie e della separazione
della Calabria; e che dovettero quindi tali commozioni o
non avvenire giammai, o succedere in epoca cotanto re

mola da non lasciar ricordo alcuno.


III. Il mare che bagna la media Calabria dalla parte
orientale mio; il quale con tal nome trovasi in
dicato in Euripide (55) che visse nel III secolo di Ro
ma; in Aristotile (56) ed Antioco (57) che scrissero nel
secolo seguente; in Licofrone e Polibio vissuti nel V e
VI secolo (58); ed in Dionigi (59), Scimno di Chio (60)
(da altri creduto Marciano Eracleota) e Silio Italico (61),
scrittori del primo secolo dell'E. V. coll'antico nome
di Ausonio chiamato da Strabone (62) da Plinio (63)
da Silio Italico (64). e per una parte da Licofrone (65); e
coll'altro di Siculo per una parte di esso da Polihio (66)
e per tutto da Virgilio (67) Antioco e Strabone. Si'
culo anche chiamaronlo Eustazio greco scrittore del V al

VI secolo dell'E. V. e Suida altro scrittore del X seco

voglia dire illuminatrice (53); e taluno che denoti il lu

lo. In Apollonia (68) detto Saturaio, in Tolomeo (69)


che scrisse verso il 130 dell'E. V. ed in Cassiodoro

me della luna 0 la notte (54). Non vogliamo inoltre


omettere che lungo il littorale del golfo lamelico vuolsi

(70) vissuto nel VI secolo , trovasi pur detto Adria


tico. Su tutti cotesti nomi d'uopo alquanto fermarci.

Plutone aver rapito Proserpina, e che nel culto spe


ciale a questa prestato dagl' Ipponiali , nel nome di

Il nome di Ausonio vuolsi dato da' Greci al mare,

alla regione dallo stesso bagnata, ed agli abitanti; ma


ignorasi se e quando il mare lo ricevette da questi 0

Pandino che si legge in qualche moneta d'Ipponl'o e


di Ter~ina e che si riferisce ad Ecate identicata a

da quella oppur comunicollo agli uni ed all'altra. Solo

Proserpina , e nell'altro di 1llesma che vuolsi quello


della ninfa che a Cerere prest da bere allorch errante
andava in traccia della glia , trovansi de' rapporti col

osserviamo che il nome di Ausonia palette pur venire


da' Pelasg se vero fosse che dalla loro lingua deriv' la
greca, e che gliAusoni fossero de'Pelasgi originari della

ratto di Proserpina ; ma oltre che questo comunemente


vnolsi in Sicilia avvenuto , non pu certo ritenersi
come un mito che accenni al preteso distacco. Ma

Siria, ov'era una contrada appellata Ausonilide, passati

abbastanza abbiam dato alle favole , e sol deduciamo

Sumrnonte, Star. di Nap. L. II I'. 58. - Fiore op.eit. p. 155. -

55) Euripide, Phoemiasae.


56) Aristotile, Polit- L.VII, c. 10
57) Antioco in Dionigi di Alicarnasso, Aut. mm. L. I.
58) Licofrone , ed. del Gargiuli p. 40 - Polibio HL". L. v.
59) Dionigi, loc. cif.
60) Scimno, Perieg. v. 229 e seg.
6i) Silio Italico, de bel. pun- , L. 11 e XVI e N23.
62) Strabone, VI.
63) Plinio, H. N. L. 111 c. 10.

Zorbi nel giornale: La Fata Morgana , armo III, n. il.

6;) Silio Italico. (oc. cit.

45-46) De Ritis nel Quad. cit. p. 125 not. 5.


47) Martini, Bibbia, not- al C. X della Gen.
48) Vercillo, Cronologia , p. 68.
49) Diodor. sic. L. IV e V. - Plinio, H. N. L.III.- Petavio,
Rat'. Imp. P. I, L. I e 7-Fra Girolamo da Fiorenza Cent. '14.

50) Heuniges, Teatro gong. voi. I, app.- Duca di Scrradifal


cc, Antichit della Sicitia V. I.

65) Licofrone, Cassandra v. 44.


66) I'olibioI loc. cit

51) P.iiiiiiii, Ilisl. L.Xl1.

67) Virgilio, Eri. L. in.

52) Omero. Odia. XII, trad. del Pindunonte.


55) Corcia n.l Progresso, Quad. 57, p. 120
54) Dcclaustre, Dix. mit. v- Lumpezia.

69)Tulomeo, Geagf. L. III c. I.


70) Cassiodoro, 1. III. Ep. ad Maximum.

68)Appollonio, Argon. IV. v. 555, 590, 660 ed 846.

'

dall'lpiro in Italia (71). Sembra certo per che Auso


nide fu detta la regione reggina nella risposta data dalla
Pizia a'Calcidesi che consultavanla (72), e viene in
sostegno di ci il nome di Ausonio dato da Licofrone
73) al tratto di mare dallo stretto siculo a Scilla, forse
volendo denotare la prima contrada che fu cos deno
minata pria di estendersi il nome alla vicina regione
che Ausonia pure al certo chiamossi. Ignoto anche sem
pre resta se il nome di Ausonio l'altro di Ionio pre
cedette.
Pretendesi da taluni che prima di chiamarsi Ionio,
il mare appellato siasi Adriatico ; e poich con lo stesso
nome viene indicato il Tirreno , suppor bisogna che
tutto il Mediterraneo detto veniva Adriatico. Cotal nov
me si dice dato dai Tirreni che un tempo signori del
mare cos denominaronlo da Adria loro citt ove eravi
insigne mercato (74) oppur dall'altra citt che coll'istes
so nome era nel Piceno , e si crede probabilmante
fondata da una colonia tirrenica inviata dall'Adria
veneta (75). Romagnosi (76) per pensa che il no.
me di Adriatico venne al golfo dagli Atriarn' che
verso la met del secolo Vav: I'E. V. provenienti daL
l'ultimo littorale della Siria, presero stanza intorno le

foci del Po e giunsero a dominare il golfo cui det


tero il lor nome. Ma ciascuna di tali due opinioni se
guendo ne deriva non essere applicabile al mare lo
nio. Quindi conchindiamo che o Adriatico dir si do
vette tutto il Mediterraneo e cosi andavano in esso com
presi si I'Ionio che il Tirreno, o pur che sia stato er
rore degli scrittori il chiamarlo Adriulico, confondon
dolo col Tirreno , come per errore trovasi detto in
Seneca (77) mare inferiore I'Ionio invece di superiore.
Ma donde ne venne il nome di Ionio? questa una
non facile quistione il cui esame in molte favole ed

ve, trasformata in vacca l'uggiva per i mari nasco'ndem


dosi alla gelosa Giunone , e giunta sulle sponde del
Nilo riprese la sua primiera gura e divenne dea sotto
il nome d'Iside. Si vuole che l'Ionio ed il Bosforo da

lei attraversati, co' loro nomi ricordino la bella fugv


gitiva e l'animale in cui era trasformata (7 8). Molto
e diversamente si scritto su tal favola, ed Io or si

creduta una sacerdotessa di Giunone amata e rapita da


Api re di Argo (79) che si vuol aver regnato nel XVIII
oXIX secolo pria dell'E. V ; or nipote di Triopa (80)
regnante in Argo nel XVII a XVIII secolo av. l'E. V ;
or glia d'lnaco (SI) altro re di Argo nel XX secolo,

or rapita nel 1763 av. l'E. V. da mcrcatanti fenici (82)


che dall'altra banda diceano essere stata loro sponta
nea preda (83); ed or da Pico (Si) antico re del La
zio padre di Mercurio e contemporaneo di Meno: che
si vuole aver preceduto tutti idinasti nella cronologia
egiziana. E quest'ultimo si pretende (85) esser glio
di Io e lo stesso che Mesral'm, Osiri, Bacco, lacco,

Inno o Giano, e secondo altri (86) il nome di lui con


sona con quello dell'indiano Men e dell'americano Ma
nilo. Nel ratto d'Io fatto da Pico vede l'accurato Cor
cia (87) lo stabilimento di una colonia arcadica presso
il Tevere, e nella stessa In una divinit egiziana col
nome d'Iside che sotto la gura di vacca rappresentava

la luna, una delle grandi deit della natura presso gli


Egizi che esprimeano l'altra sotto il nome di Osirie la
gura di bue. Dall'altra parte anche Mazzoldi (88) ri
tiene la identit d'lsidc e dio che dice esser la stessa
di Ccrere e Proserpina , e perch nata da Inaco la
crede appartenente a qucll'anti'cbissima migrazione ch'e
gli chiama atalonlica, per effetto della quale sulle spon
de del Nilo dice stabilita una colonia la cui fondazione
vede ricordata ne' viaggi d'Io; ed un legame pur pensa

incertezze ne spinge, poich da lo e da Giano si vuol

esservi fra le avventure di costei e la impresa di Er

derivare tal nome.


Tutti i mitologi han raccontato che la amata da Gio

cole che conduce i buoi di Gerione dall'Esperio, il ch


secondo lui denota il trapiantamento di cotesti animali

71) Ortelio,Lez. geog. v.Ausorrit.-Polemo ap. Lyd. De ma


gish'. III 46. - V. Corcia Star. delle due Sicilie tam. I, p. 458.
72) Diodoro Siculo, Excepta, XIII, ed. Malo.
75) Licol'rone v. 44.
74) Cant. op. cit. L. III e. 23.
75) V. Corcia, Star. cit. p. 7 e 38. - Millngen , Corm'd. un

la numismatique de l'ancien. 1011. p. 215.


76 ) Romagnosi , Esame della storia degli antichi popoli
italiani.
77) Seneca , De consolart. ad Helviam.

78-79) Declanatre , op. cit. - Noel.Dict. Mitle. 9. Io.


80) Ivi- Pausania.
81) Ivi - Mauoldi op. cit.
82-83) Erodoto. II, 54. -Troya Storia d'Italia del medio
evo P. I . L. I QXII -. Licofroue p. 89.
84) Suida- llaaoldi, op.cir. e. XXI.
85) GiambullariMacrobio-Mazzoldi, loc. cit.
86) Cant op. cit. L. II e. 25.
87) Curcia nel Quad. 58del Prog. p. 285 e 286, 6 Quad. 60
p, 216.
88) Mazzoldi,loc. cit.

._1_

dalla Sicilia in Egitto. Se veramente la impresa di Er

nella regione da questo bagnata si vuol Ercole venuto,

or' dalla Perrebia o Tessaglia (97), ed orlo stesso che il


Caos, e che il suo culto fu introdotto da' Perrebiadat
tandolo alla religione degli Aborigeni che 'adoravano il
Caos e Saturno (98). Mazzoldi lo ravvisa in Osiride, Se

e col sistema di Mazzoldi dir si potrebbe che la de

rapide, Plutone, Bacco, lacco, Iaprlo, Inno, e per

notasse una migrazione nella regione della moderna

no si dal Volney creduto riconoscerlo per trarsene

Calabria per-la via dell'lanio , ma cotal sistema gi

conseguenze diverse, nel Guianesa o Guiana: degl'ln

combattuto dal Corcia in Napoli (89) e dal Gennarelli


in
Roma (90)
pretesa
esistenza
dell'isola
IAllantide.
Era poggia
questa sulla
secondo
Platone
alla prima
en

diani, e da altri nell'0anne di Babilonia (99). Nem


meno mancato chi lo disse No ed Enotro (100) ri
tenendo che Giano in ebraico signicava vino al pari

trata del mare atlantico, ed abitata da potentissimi po


poli che dominarono su tutta la terra ferma dall'A
frica lino all'lgitto e dall'Europa no al Tirreno : da
quali abitanti dopoch l'isola fu sommersa fa il Maz
zoldi popolare il mondo. 01' quanto Platone scrisse di
tale isola da' pi ritenuto per favola tratta da un poe
ma che negli ultimi due lustri del viver suo scrisse
Salone allin di destare il coraggio degli Ateniesi. Vero
che Crantore il pi antico espositor di Platone pan

che in greco , Enotro; e si giunse a riscaldar tanto

cole accennata fosse dalla fuga d'lo , vi sarebbe una

certa relazione tra'nomi d'Io e d'Ionio, poich anche

sava aver tal favola un fondo storico, ma ci ben po


teva essere una sua congettura senza il menomo ap

poggio, oppur pu credersi che tal fondo consistea nelle


notizie della fenicia Tartesso date da Coleo da Some
viaggiatore del settimo secolo av. l'E. V , e dai Fo
cesi (9t). Quindi niun lume riceviamo dal sistema del
milanese scrittore. Potrebbe inne dirsi che i nomi
sovente indicando le razze , la glia d'lnaco, il quale

su'Pes/agi 'vuolsi regnava , signicasse la venuta di


qualche Pelasgica trib pel mare Ionio, ma questo un
sospetto di cui pu appagarsi chi si compiace negli studi

la fantasia che si credette rappresentato nel dritto delle


antichissime bifronti monete che a Giano si attribui
senno, No che vede isecoli prima edopo il diluvio
ed il mondo vecchio e giovine, e nella nave ch' al
rovescio , la stessa area noemica. Nelle due facce delle

mentovatc monete Plutarco vi ravvisa l'aver Giano in

Irodotto una forma di vivere diversa da quella che pri


ma esistea (l0t),0vidio(t02) l'occidente e l'oriente pren
dando Giano pel sole, ed altri vi sorge l'alleanza tra

Giano e Saturno ch'esprimer si crede la corrispondenza


degl'indigeni italiani cogli stranieri che dall'oriente ap
prodarono (103). Anche No creduto identico a Satur
no , eppur Adamo (1OI) , si volle ravvisare nelle li
gare della rara e bella tazza rinvenuta fra le rovine
dell'antica Vil'ulonia rappresentante la favola bacchica
che il Mazzoldi (t05) pur a Giano attribuisce. Fuvvi
in ne chi disse No venuto in Italia co' suoi gli
San e Iaphtl e poi sepolto sul monte Gianicoto. Ma tutti
questi non son clic sogni. Si pur osservato che il

di antichit pi delle divinazioni che delle congetture.

nome radicale di Giano trovasi corrispondere al Real

Non minori incertezze sonovi per l'altra etimologia di


Giano. La mitologia fece di Giano o Ione un glio di
Apollo e Crcnsa o di Xuto adottato da Eretteo re di Ate
ne (9 2) nel XV a XVI secolo av. l'E. V. Era una delle
divinit degli antichi e la sola non contaminata da col
pa (93). Giano or si dice antichissimo re d'Italia (94),
or capo di una colonia ionica venuta ivi nel l43t av.
I'E.V.(95), or pervenuto dalle regioni settentrionali (96),

de'Fenici, al Sole degli Scandinavi e Troiani, e secondo

le diverse lingue siano orientali o nordiche aver sem


pre il signicato di principio , causa, signore, capo

etc. (t06). Se mal sicure non fossero l'etimologie, dir

95) Raoul-Rochette, Hist- crit. de l'etabli: dea col. greoq.

97) Plutarco , Quaest. rom. XVIL- Corsia nel Progresso


Quad. 56 p. 271.
98-99) Serani, Saggio etimologico delle citt, popoli, monti
cumi abbruzzeai nel Giornale abbruzzese quad. LXX a LXXII
p- 71',, 35 - V- Plutarco, Quaest. rom. XXII.
ioo) Aiinio, Orig.- Nola Molise, Cronica di Catrone c della
Magna Grecia - Aula , de matiq. roman. V, Il - Barrio ed
Acari, op. m.
IDI) Plutarco, in Nume.
ma) Ovidio, Pasti, I.
lo?!) Valentili , op. cit. p. 244.
204-105) Bossi, Star. d'Ital- V. I, p- 5'16.- Mazzoldi, op. il.
e. 8 - V. Corcia nel Progresso Q. 36 p. 269.
106) Jameison, Humus sc_ythicuc p. 60. - Pulet , Sul culto

96)Canti,L. ll1e. 15.

do'cabiri in Irlanda p. 104. - Cant L. III c-15.

89) Carola nel Progresso, Quad. 56, 57, 58 e (io.


9o) Vedi per Gennmelli il giornale: il Lincifro, anno VI n.25
p. 188 in ne.
91)Troya, L11555.

go) Dcclaustre e Noel, op.cit.v. Giano eJone.-Licofrone p.66.


93) Cant, L. III c. 14.
93) Ovidio, Pasti, l. - Macrobio, Saturrmlia, p. ao5.

'

..3..
si potrebbe che il solo detto Ion dagli Scandinavi e

che alla Sicilia conduceva , Sicula fu detto. Sia comun

Ione dai Troiani, avea simil parola nel primitivo po

que , il nome d'Ioru'o precedette l'altro di Siculo , e ne

polo dell'antichissima Italia, e diede al mare Ionio tal

abbiamo non solo argomento nel trovare il primo nome

nome perch da ivi nasce il sole. Certo si che il nm

in Euripide pi antico scrittore degli altri, ma bens

me di Giano accenna ad una antichissima epoca e forse

nella sua origine pi oscura dell'altro di Siculo, il quale


noi ritenghiamo doversi ora adattare solo al tratto che
comincia da Capo Sparll'oenin. Finalmente non vogliam
tacere che un insigne moderno geografo (1 IO) coi nomi

a qualche gente venuta per l'Ionio dall'oriente ed in

queste regioni stabilita.


Il nome di Siculo i pi credono derivato dall'avere
i Siculi scacciati sia dal Lazio sia dall'Epiro, occupato
taluni luoghi della odierna Calabria e specialmente
quelli pi al siculo stretto vicini. Si creduta da un

dotto moderno la denominazione di Siculo derivata


dal dominio che gli antichissimi Siculi ebbero su tutta
l'epirotica costa da essi in origine abitata, ed aver tal

di Siculo, Ionio ed Ausonio indica tre diversi tratti di

mare che forse giudica iprimi ad essere appellati con


tali nomi che gli antichi indistintamente dettero al.
l'Ionio. Ma checch ne sia di ci, dee sempre aversi
presente che la distinzione e nome de'mari cosa tutta
arbitraria e convenzionale.

nome preceduto l'altro d'Ionio. Strabone (107) in vero

L'Ionio fu anche detto Saiuraio perch la terra So


dice che il mar Siculo, da lui anche appellata Ionio, tnrnia bagnava ( l I I), e mar superiore perch superante
toccava verso settentrione le parti australi dell'Epiro, il livello del Tirreno , e dietro misure harometricbe
ma ci niun lume porge ail'addotta opinione. Polibio si difatti osservato che il primo di circa tre metri
lasci scritto che il promontorio (Incinta, oggi Capo di supera (112) l'altro che perci anche chiamoss inferio
Siilo, dividea il mare Ionio dal Siculo, ma cotesta di
re. Errore dee quindi riputarsi quel di Seneca (l 13) ove
visione non fu ritenuta dagli altri scrittori che lo pre

parlando della Magna.Grecia in tutto il lato del mare

cedettero o il seguirono, presso i quali come si so

inferiore la indica , invece di scrivere il superiore cio

pra veduto, l'istesso mare indistintamente co' nomi

l'Ionio ; ed errore pur quello di Stnhone (1l/o) ove

di Siculo e d'Ionio indicato; e seno dell'Ionio si disse


sempre il locrese sebbene nel Siculo dovea situarsi se

parlando della inondazione del Tirreno sul mar Siculo


ossia Ionio, dice avvenire per discesa da pi alta SU

condo la distinzione di Polibio , il quale probabilmente . perlicie.


con essa accennar volle l'epoca in cui iSicu/i abita
L'Ionio forma tra seni or noti co' nomi di Gerace
rono quella costa bagnata dal mare da lui detto Si di Sqnillace e di Taranto. Il primo che bagna la Ca
culo. Difatti ivi i Siculi si vuole aver preso stanza ,

labria ultra I. tra il Capo Bruceono, un tempo Z

nch pochi anni pria di cader Troia scacciati ne ven rio, e l'altro di Stilo ch'era l'antico Cacinto: da ivi
nero, ed probabile aver dato il loro nome al mare principia il secondo che si estende per miglia 61 sino
che traghettarono come fecero all'isola che invasero.

a Capo Rizzulo, ove ha cominciamento il terzo che

Pur si detto che ne' dintorni di Locri eranvi ancor


de' Siculi quando dopo l'eccidio troiano sopraggiunse
ro i Greci (108). Ed inoltre vi concorre pur l'omonomia
tra il ume Butroto mentovato da Livio (t09) presso

sol per una parte bagna la media Calabria. questo


nel rimanente tutta bagnata dal golfo scilletico, il quale

Locri, e la citt dello stesso nome in Epiro che si vuole

lacium negli andati tempi chiamavasi. Si creduto da


qualche dotto scrittore (1 l) che Capo Stilo non essendo
il pi lungo promontorio d'Italia, come scrisse Plinio (1 t6)
del Cocinto , piuttosto dee ritenersi corrisponder questo
all'odierna capo Bruzzano o Zrrio. Sembrerebbe so

l'antica sede de' Siculi. Tutto in somma tende a dimo


strare che cominci a dirsi Siculo quel tratto di mare
indicato da Polibio e poi tutto l'Ionio. Forse non vanta
tal nome cotanta antichit ed all'epoca de' due Dionigi

ch'ebbero esteso potere in queste contrade debbesi al.


tribuire. Forse non peri Siculi ma perch era il mare

107) Strnbone , Il;


108) Zerbi nella Fata Morgana, an. III n. 5.
m9) Livio, Hist. XXIX, 7 - V. Coccia nel Quid. 46 del
Progresso p. i9i.

pu dirsi non aver cangiato nome poich nell'antichit

come ora ha ricevuto il nome da Squilloce che Sey

no) Cav. de Luca , Nuovi elementi di geog. aut. p. 7.


un)
u2)
'115)
114)
115)

Apollonia, loc. cit.


Valentini, op. cit. p. 170,
Seneca , loc. cit.
Strabone, I.
De Ritis , An- civ. Quad. cit. p. 107.

116) Plinio, L. III c. IO.

stencre cotesta idea l'autorit di Mela (1 I7) che il seno


scillaceo descrisse tra il Locinio e lo Zrrio. Esami
nando per attentamente la cosa, converr tenere di

versa sentenza. Oltrech Plinio non per propria per


suasione disse il Cocinto essere longissimum Italia: pro
montorium ma intese far nota la credenza di taluni,

oliqui ezistimont; oltrech forse in quei tempi il Capo

Stilo pi di adesso s'inoltrava nel mare, che ne ha


potuto ingoiare una parte; oltrech riguardandosi il
promontorio dal centro del seno scillaceo sembra lungo
abbastanza e pi di quel che fan supporre le nostre
carte geograche, da riettersi chi: pi lungo del
Bruzzano cui l'epiteto di longissirrrum non converrebbe
affatto. D'altronde nell'ltinerario di Antonino che si
vuole opera d'incerto autore del IV 0 V secolo di Cristo,
troviamo alla distanza di 22 miglia da Sqm'llace, se
gnato il Caduta; e sia perch tal nome si dava a qualche stazione nella parte pi mediterranea del promon
torio, sia per la diversit delle miglia, la distanza at

tuale di circa miglia 31 era allora per 22 ritenuta:


al contrario sarebbe di oltre il doppio la differenza se
il Cocinto fosse il Bruzzono. Dippi cotesta identit vien
distrutta dalla determinazione che si d ai conni della
Magna Grecia , la quale estendevasi lungo i tre seni
dell'Ionio come vedremo in appresso. Quindi bene il
Valentini (H8) correggeva in Mela Cacinto per Ze

rio; e la lunghezza attribuita al Cocinto se non


vera , pu ben addebitarsi , senza cangiar l'antica geo
graa, ad una inesattezza geograca. In fatti lo stesso
Plinio (l 19) non d l'epiteto di grande, ingens, al seno
Ipponiate, S. Eufemia , mentrecch minore dell'altro

di Squillace? Ed egli e Mela (120) non pongono in que


sto Peto/io, la quale era nel seno tarantino ? Sovente si
vuole negli antichi trovare quella esattezza che invano
spesso desideriamo ne' moderni, malgrado la facilit
delle comunicazioni, il soccorso della stampa, la pub

blicit delle notizie. Non si legge forse in opere cele


brate di numismatica ( I 2 t) ed in qualche digionario ( l 22)
l'antico Bruzio corrispondere agli attuali Abruzzi, e le
Calabrie essere due province invece di tre ? Ed oltre i

tanti errori che potremmo riportare se la cosa bisogno


avesse di maggior dimostrazione , di quante inesattezze
non sarebbe sparsa la geograa e statistica italiana se
sulle opere di taluni viaggiatori scriver si dovesse? Bi
sogna dunque perdonare agli antichi quella colpa di cui
nemmeno i moderni vanno esenti, tantoppi che nep
pure a'tempi di Cicerone, come egli stesso lasci scritto,
erano le corrispondenze tra' popoli della meriggia, media
e superiore Italia, agevoli e frequenti.

IV. Il mare che bagna dall'opposta parte dell'lonio la


Calabria il Tirreno, che prima chiamavasi Adriatico,
sia da Adria o dagli Atriani, e poi fu detto Tirreno al
lorch i Tirreni, secondo i pi lo stesso che gli Etrusci,

ne divenner signori. L'annalista Grimaldi sospett che


gli orientali commercianti i quali fermavansi a causa
di traflico nella Toscana, dal popolo Tirreno che ivi

abitava e pi degli altri era culto, chiamar vollero il


mare occidentale bench bagnasse coste non mai al
l'Elruria appartenenti (123). L'illustre principe di Ca~
nino per l'opposto pens che tutta la regione di questa
parte d'Italia dal dominio degli Etruschi dipendea (124).
Ma l'esame di tal diversit ha relazione ad altre ricer
rhe che nel corso della presente opera faremo.
Erano i Tirreni chiamati da Esiodo inclili ed illu
stri, ma sovente della loro potenza marittima abusarono
per corseggiaw Se dovesse credersi al Mazzoldi che
le tirreniche navigazioni precedettero quelle de' Fenici
Egizi e Greci, in remotissima epoca dovrebbe dirsi
che acquist il nome di Tirreno il mare pur chiamato

Bruzio da Plinio ( 125), e Tusco 0Ltrusco da Mela (1 26).


Il Tirreno forma nella Calabria di cui ci occupiamo,
un seno che da Capo Sucaro sino a Capo Vaticano si
protrae per circa 40 miglia. tal golfo alla opposta
parte dello scillaceo, ed a differenza di questo che segu

sempre le mutazioni del nome di Squz'llace, con vari nomi


venne dagli antichi scrittori designato. Infatti appellata
/ametico da Aristotile (127), napetr'no da Antioco (128),
terineo da Plinio (129), Ibponiate da Tolomeo ( 130). Il

125) Grimaldi , Annal. , V. i, e. XIII.

117) Mela, L. H, 11.4.


11&l Volantini, Voi. cit. p. ul
1:19) Plinio, L. III c. 5.
no) Mela, L. 11, c. 4. - Plinio, L. III , e. 10
121-12!) Sestini , Classe: generales seu manu. vet. urb.
Firenze i821 p. 17 - Eekhel, Mao. Vindob. V. I. - Calepino,

Vocabolario lal. 8 ediz. - Domeny da Rienzi , Dict. usuel e!


.tcientif. de gognzphie, Paris 1840.

124) Scavi del principe di Canino, Note alle prime due centa
rie d'illustrazione ai vasi da lui scoperli. - Vedi pure Cant ,
Scbiarimenti al lib. III, art, Scavi di Canino.

125) Plinio, H. N. L. III, 0. 5.


126) Mela, L. H.

127)
128)
z29)
150)

Aiistot. Zoe. eit'.


Antioco, lce. cit.
Plirlio, loc'. cit.
Tolomeo, L. III, e. I.

.4__v-v--mfv.

_|0._
primo nome gli veniva da Lamelia citt antica sita pres
socch in mezzo al litorale del golfo ; il secondo da Na
pilizi citt ch'era pure lungo il suo litorale come vedre
mo in appresso ; il terzo da Terina il cui agro anche
' in esso estendeasi; e l'ultimo da Ipponio che in un punto
del seno era posta. Il'uomo attuale di S. Eufemia
derivato dalla terra dello stesso nome prossima a Ca
po Supera ov'era il magnico monastero cui prese
deva il cognato del gran conte Ruggiero (13l). Di
strutta dal tremuoto del 1638 fu rifabbricata in luogo
poco discosto e pi salubre (132) , ma venne anche
buona parte di essa resa inabitabile col trcmuoto del
i783 (133). Ora un villaggio di 74 abitanti com
. preso nel comune di Gizzeria, e diverso dall'altro paese
dell'istesso nome chi: nella Calabria ultra prima presso il
golfo di Gioia e Bruzio, che comincia da Capo Vatica

tioco siracusano in Strabone; e quando Polibio scrivea


la sua opera nel VI secolo di Roma, il nome d'Italia era
gi quasi esteso come oggidi. Non nostro oggetto dire
le ragioni per altro oscure di siIfatti cangiamenti. Solo
osserviamo esser poco esatto il detto di Strabone (139)
che gl'Itali allorch prosperamente andavano le loro ce
se , a' nitimi il proprio nome comunicarono; e so
spettiamo che siccome la contrada anticamente detta Ila
lia compresa in parte andava nella Magna Grecia, ne
venne che i due nomi si conlsero, ed in Erodoto a
questa sempre dato quello d'Ilalia leggiamo-Similmente
anche quando generale era tal nome, Ovidio ed altri

no, bagna no al ume Mesima la Calabria ultra seconda,

della odierna media Calabria. Importanti ricerche son


queste e legansi alla inestricabile disputa tanto diver

e termina nella prossima Calabria ultra prima colla


punta del Pezzo.
V. Fra' due gol lamelico e scillelico ora detti di
S. Eufemia e di Sottil/ace , nella parte pi stretta,

la distanza si dice da Aristotile (134) esser mezza


giornata di cammino , da Slrabone (135) 160 stadi,
da Plinio (136) 20 miglia, e dal moderno geografo
Zannoni l7. Frapposta a tali due gol era la regio
ne ch'ebbe anticamente il nome d'Italia (137) , il
quale poscia a gradi a gradi fu dato a tutta la vasta
penisola che appennin perle il mar circonda e 1'Alpe ( I 3 8).

Bench ignoti i precisi mediterranei conni della pri

scrittori servironsene per denotar la Magna Grecia.


Ma la contrada in cui per la prima volta s'intese
il nome d'Italia chiamossi con altri nomi, e siffatto

esame ne conduce anche all'altro de' primi abitatori

samente studiata delle prime origini italiche. Non


del nostro ingegno , n della natura del presente la
voto trattarle a disteso, ma ne diremo quanto basta
al soggetto.

Apriamo le sacre carte del pi antico libro che si


scritto e che dee consultarsi allorch delle pi remote
cose della terra si vuol discorrere. Ecco quel che leg
giamo: Il diluvio inond la terra e le acque coprirono
tutt'i monti-La umana razza peri eccetto No con
i suoi gli -l)io disse crescete moltiplicate e riem
pite la terra ; niun diluvio verr in appresso a ren

migena Italia, certo che parte e tutta della media

derla deserta - L'arco baleno fu il segnale del patto

Calabria vi andava compresa. Ai tempi di Scilace, se

di alleanza - Dai tre gli di No si sparse l'uman


genere- Uno stesso linguaggio allora gli uomini avea

l'autore del Periplo fn lo stesso di quello Scilace di


Cariando vissuto ai tempi di Dario, cio nella prima

no, e partendosi dall'oriente essi nella terra di Sen

met del III secolo di Roma , l'llalia rimaneasi nei

naar far voleano una citt ed una torre la cui cima


al cielo giungesse; ma Dio disapprov il temerario di
segno, confuse il loro linguaggio, e la progenie di No
in diversa direzione si sparse a popolare la terra (MO).
Non estraneo al nostro soggetto il premesso estratto
della Genesi; poich in esso vi si leggono diverse
verit.
I. Promise Iddio non esservi altri diluty'. Quindii
diluv rammentati dalle antiche memorie , se vera

suoi antichi conni. All'epoca di Erodoto che ne'prin

cipi del IV secolo di Roma compilava la sua storia ,


chiamavasillalia la regione no a Metaponto, oggi Torre
e mare in Basilicata, e celle terre tarantine conna

va. l'ressocch la stessa la notizia che ne d An

131)
152)
135)
154)
155)
156)

Camere, Annali cit. an. 1058.


Fi0re, p. 124.
Vivenzio, Storia de' tremuoti, Vol. I, p. 250.
Aristotile, Zoe. cit.
Strabone,VI.
Plinio, III, 10.

mente avvenuti, furon solo parziali a talune contra


de , e non colpirono tutta la terra.

157) Aristotile, loc. cit. - Antioco ed Ellanico in Dionigi di


Alicarnas. L. I - Scimno di Chio, loc. dt.

138) Petrarca.

139) Strabone, V.
140) Genesi, c.9 ed il.

..||..
2.. I figli di No sidi/fusero e popolarono il mondo.

Quindi follia quella di alcuni scrittori che han vo


luto credere abitate le occidentali contrade pria del di

luvio. Follia pur l'altra di coloro che dissero No ve


nuto in occidente e perno in Crotone (141) ed in Reggio (142). Ma questi sogni son derivati dal confondere
No con Saturno, e con Barco, Q1ige, Enotro, Giano.

Gli scrittori cristiani si convinsero che dalla Bibbia


bisognava cominciare per conoscere i veri primordi
della diffusione dell'uman genere , ma il desiderio di
esagerar ciascuno [antichit della propria nazione, fece
si che non solo nelle meridionali regioni ma anco nelle
boreali si parlasse del regno di No e de' suoi gli
Certo che da questi gli nomini trassero origine, ma
oscuro del tutto se direttamente dalle orientali regioni,
o se i loro discendenti da altre contrade intermedie
vennero, solcando il Mediterraneo, ad abitar l'Italia.

3. Gli uomini aveano un solo linguaggio , ma dopo


la confusione nulla di pi probabile che nella nuova
tingua rimasta fosse delle prime voci qualche parte;
e da ci ne viene la somiglianza in parecchie voci ra
dicali nelle diverse lingue, e la non esattezza delle

conclusioni tratte da'moderni da viventi dialetti (143).


1. Gli uomini parlironsi dall'Oriente. Non dee dun
que ammettersi che gli uomini nati sieno dappertut
to (144). Bapportandoci alla prima et del mondo,

il nome d'indzlgeni che nel Lazio denotava generati


ivi (145), solo alle prime genti orientali conveniva, ma
non vi era opportunit usarlo, poich tal vocabolo
relativo alla voce straniero , e certo stranieri non vi

erano in quella epoca primitiva. E ben riflettea un


chiarissimo napolitano che il vocabolo indigeni per noi

cristiani che troviamo nella Bibbia il principio dell'uo


mo e la propagazione delle famiglie da una sola, serve
a denotare la nostra ignoranza circa le prime trasmi
grazioni dietro la dispersione falegica delle genti (146).
Ma allorch dipoi, popolata la terra, le migrazioni
seguirono l'una all'altra nella medesima contrada, ed
il commercio cominci ad estendersi, surse il bisogno
di distinguere i nati di una terra', e con esso il vo
cabolo atto a denotare ch'erano indigeni; e ci per si

gnicare sia la diversit co' nuovi venuti che alla lor


volta prendevano poscia lo stesso nome, sia lo stato
di stranieri di coloro che vi trat'licavano. Fu poi lo
stesso nome adoperato dagli scrittori per indicare il
~primo popolo che abit la contrada ; e cos presso i
Romani gli autori della lor gente furon dettiAborige
m', quasicch si volesse dire che da principio abitarono
la regione , o che ignota era la loro origine (147).
Cosi poscia il nome di Aborigeni divenne appellativo
e denotante gli aaloct'oni , indigeni 0 primi abitatori
di una contrada qualunque, e specialmente fu usitato
a denotar quelli del Lazio e dell'antica Italia. Quindi
Vico con ragione disse che ogni antichissimo popolo
ebbe l'appellazione di Aborigeni (148): quindi inutile
diventa la distinzione tra indigeni ed aborigeni fatta
dal dotto RaoubRochette in opposizione a Micali (149) ;
quindi non ritenghiamo il nome di aborigeni come si
gnicante abilatori dell'alto delle montagne (150) , o
corruzione dell'altra parola Abben'ggeni indicante orde
di uomini vagabondi e predoni (151), ma bens chia
miamo aborigeni i primi abitatori di una contrada per
lo innanzi disabitata.
Leggiamo pur nella Bibbia (152) : terzo glio di

No fu Inphet'tra' cui gliuoli era primogenito Go


mer e quarto Invan: tra' gli di Comer nominato
Ascenez; ed Elisae Cetthim fra quei del secondo-Ecco
ora quel che soggiungono gli scrittori -La stirpe di
Iaphet abit l'Europa e l'Asia minore (153): Iaphet
rimasto famoso sotto il nome di Giapeto (154) : egli
corrisponde al Milano de' Greci (155) : il suo nome
denota esteso ed allude al dilatet dea: Iaphel della
Scrittura (156): Iavan vuolsi essere il Giove de' Cre- '
tesi, ed il Giano del Lazio (157), e da lui discendere
i Ioni e forse tutt'iGreci (158). Il suo primo fratello
147) Plinio,

111 c. 5, Lib. IV 0. 2:. - Salmasio , E:ercit.

Plin. Vol. I, p. 284 - S. Girolamo , Quaest. liaebraic. sup.


Genoa'. - Tertulliano, De anima, c- 50 - Panvinio, De prim.
ital. col. p. 15.
148) Vico, Principj discienza nuova, L. I.

149) Raoul Rochette, Eclaircis a Micali, n. I. V. I. p. 525


150) Dionigi di Alicarnasso , I - Aurelio Vittore, De orig.

gent. roman. - Servio ad AErl. I. v. 10- - Culi, Antiah. ital.


141) Nola Molise, op. cit. L. I e. I.
142) Gualtieri Paolo, Glorioso trionfb de' 88. marliri di Ca
labria, L. I, c. 1.
11,5) Troya,L.l 9.XLV. - De Ritis. Q. cit. p. 105
144) Bossi, Vol- cit.
145) Servio in Virgilio, Ero VIII.

145) Troya, L. I, 5. 12.

L. I, p. 56.
151) Dionigi, Vittore, Servio, op. cit. - V. Festa.
152) Genesi, e. X.
155) Martini, Bibbia, not.ol e. X della Gen.
154) Boasuet, Discorso sulla storia universale, epoc. II

155-156) Aceti in Barrio, p. 57 - V. Boebart.


157) De Ritis, Quad, cit. p. 107.
158) Martini, loc. cit. - Vercillo. op. cit. p. 68.

Gomer or si dice padre de'Celti (l59) ed or de'Ger


mani ( 160), che altri fa discendere o dal suo glio Ta
gonna e dal costui germano Ascene: (161). Quest'ul
timo or si crede aver colla sua stirpe popolata l'Asia,
o una provincia della Frigia da lui detta Ascenia (162),
ed or si confonde con Tuisrone che da' seguaci di An
nio dicesi glio di No e da altri lo stesso di Teutone
che iGermani dicevano glio della terra e padre loro
e di Manna. E mentre da una banda si creduto ri
conoscere Teutone nel Tot o Teut de'Fenici, sovente
confuso coll'egizio Tout, coll'indiano Toot , e l'etru

sco Tagete ; dall'altra il glio Marmo si rapportato


al Men dell'India, al Monete egizio, al Morte di Li

dia, ed al Mani/o degli Americani (163). Giuseppe Ebreo


e S. Girolamo (164) invece credono che la stirpe di
Ascenez stabilissi nelle odierne calabrie, ch'essi terre

degli Aschenazzi perci appellarono. I calabri scrittori

han seguito tal sentenza bench mancante di prova ,


ed han per no opinato che Astenego fosse il primitivo
nome di Reggio (l65).

Altri per non dalla stirpe di Gomer, ma bens dal


fratello Iavan fa discendere gl'Italiani, la cui origine
or ad Elisa rapportasi ( I 66) ed or al suo fratello Cil
lhim o Cettlzim. Cotesta parola che sovente trovasi nelle
sacre carte, vuolsi che denotiin senso generico le re
gioni all'occidente della Palestina 0 le terre insulari,
e con particolar signicato Roma o la Italia (167). Il
Calmet inclina a credere doversi con essa intendere la
Macedonia, ed il Martini (168) sostiene che da Cetthim
o Cilthim preso abbia cotal provincia il nome di Mace

tia. Un chiarissimo scrittore ( l 69) concilia le due opinioni


sulla Macedonia e sull'Italia dicendo che potrebbesi quella
considerar come parte di questa , non altrimenti che le
montagne della prima formano un sol sistema colla ca
tena delle Alpi. Altro accurato scrittore per l'opposto
159) V. Troya, L. I,
6.
160) Mulini, loc. cit.
16i) Annio, De orig. - Fiore p. 66. -- Bardetti, De'prinli
popoli di Italia. - V. Troya L. 15 6 e L. III 5 51.
161) Martini , loc. cit.
165) P. Paolino. - Troya, L. III , S 51. - Cant, L. 11 c.

25. - Mazzoldi , op. cit. o. XXI. - V. Corcia nel Progresso


Quad. 60, p.217 e seg.

pensa che nei discendenti di Cetthirn non debbonsi in


tendere n gl'Italiani n i Macedoni, ma in generale
gli occidentali (170). Finalmente Volney affaticossi per

determinare qual'era precisamente l'isola di Cetthim ,


ed altri diede tal nome a Cizio in Cipro.
Quelli che Cetthim sinonimo supposero d'Italia han
preteso scorger tracce di tal nome in Cetia nel La
zio , ch'era una delle sette citt da Coriolano conqui
state; in Ceto, nome di un ume della regione coma
na; e nel Silaro, altro ume della Lucania che un
tempo vuolsi chiamato anche Ceto. Si pur pensato

che la parola Celihin: nell'araba lingua denotasse na


scosto, ed esser da ci derivata la parola Lazio che da
/ntendo anche si vuole aver tratto origine ; ed note
vole che lo stesso senso di nascosto eziandio dassi a
Saturno, ad Ogige, a Calioso (17 I ). Ma questi non son
che giuochi di etimologia, i quali non giungono a chia
rir cose che sono a noi veramente nascoste.
Fra cotanto incertezze ed opinioni sol facciamo os
servare per quando riguarda il nostro proposito, che
. o Cetthim denota l'occidente, e va in cotal parola com

presa anche la calabra regione ; o vero che si debba


intender l'Italia, ed in tal caso potrebbesi ritenere che
non si rapporta il nome a tutta la italica penisola, ma
solo a quella antichissima ch'era fra' due gol lame
tico e scilletieo. E se certa fosse la etimologia dal Bo
chart data al Cacinto , antico nome dell'odierno Capo
Stilo , una prova si avrebbe che il sospetto privo
non sarebbe di fondamento. E di fatti quel rinomato
lologo traeCocinto da Coq e Cili/tira che interpetra
conne dell'Italia; ed il Capo Stilo in cui termina il

seno scilletico, meritava tal nome pi nel senso del


l'antichissima Italia che dell'attuale.
VI. Ma sia che i Calabresi col resto degl'Italiani
abbian per loro protoparenti Elisa Asrenez o Cilthim,
ritenuto che la primigena Italia coll'antico nome di

Saturnia era designata. Pur si vuole che pria di tal


nome coll'altro di Gianicolo la Calabria meridionale no
mavasi, ma nessuna memoria per si trova di tal primo
nome, che se fosse certo, metterebbe un legame tra

Giano, il mare Ionio, e la terra da questo bagnata.


Meno incerta l'appellazion di Saturnia, che dallo

storico Dionigi d'Alicarnasso (172) appare chiaramente

164) Giuseppe Ebreo, Ant. L. I. -S. Girolamo, op. cit


165) V. Barrio, Maraoti e Fiore, op.cit.
166) Verello, loc. cit.

167) De Ritis,Q. cit.-V. Bocha, Gins. Ebreo, Aceti, op. cit.


168) Martini, 811:. nel. al c. X Con.
169) De Ritis, Quad. cit. p. 108.

170) Corda nel Quad. 57 del Prog. p- 100.


171) Aceti, Bochart, op. cit.
17a} Dionigi d'Alicar. L. I.

essersi dato alla contrada fra strettissimi conni rac


chiusa che poi appellossi Italia. Dionigi pur seguiva in
ci Antioco siracusano , Ellanico di Lesbo e gli antichi
carmi sibillini e dodonei. Egli dice che il nome di Sa
turnia erasi dagl'iudigeni dato molto tempo prima della
venuta di Ercole, e cotesta terra a' Pelasgi essersi in

dicata dall'oracolo , duce di ogni impresa presso gli


antichi; ma che non poterono approdarvi perch solcan
do l'Ionio, sbalzati vennero in una delle bocche del Po.

vasi la elligie de' due regnatori e nel rovescio la nave


denotante la provenienza di Saturno. In Plutarco (176)
trovasi che Saturno fu ricevuto ospitalmente in Italia da
un indigeno dalla cui glia per nome Enotria ebbe prole,
che nell'arte di potar le viti le fare il vino ammaestr;

ed in ci si vede da qualcuno un mito che serve adeno


tare gli autoctoniEnotri di questa regione, dall'antichissi
ma loro stato di nomadi pastori convertiti in agricoltori
docili,disciplinati, civilissimi (l77); oppur potrebbe dirsi

Ben quindi col solito suo acume il Mazzocchi ( 173) per

signicasse la fecondit della enotrica terra all'et di Sa

la stessa nostra opinione tenea , ma non us la con

errore dal non distinguere ivari conni che in tempi


diversi ebbe la regione che col nome d'Italia designavasi.
Ignoriamo se la terra Saturaio fra' due gol limitava
si, oppur se alle adiacenti contrade e no a qual punto
di esse si estendea. Ignota anche dee dirsi la ragione di
tal nome. Alcuni credono rinveuirla nella ubert pur
troppo vera del suolo calabrese ; ma ne a lecito dif-

turno in cui cominciossi a coltivar la vite. Or Saturno


si dice fratello di Espero, ed entrambi venuti in Europa
dall'ocenaica isola che chiamavasi Atlante dal re lor ger
mano che la governava , ed aver il secondo dato il no
me d'Espen'a all'Ew'ro ed alle penisole d'lberia e d'Italia,
e l'altro quello di Saturnia al Lazio ove benignameute
accolto insegnava l'agricoltura ; or si vuole un Principe
orientale scacciato dal suo regno (178); or che il culto di
Saturno venuto sia dall'Egitto ( l 79); or un legislatore de'
TilanioAtalantt ossia primi italiani (180); ed or come
. simbolo di feuicie colonie. Altri vede nella relazione che

dar di tale opinione, poich il nome tratto da Saturno o

passa tra Saturno, Atlante , Espero e Bordano glio di

Crono che vuol dir lo stesso , sovente rinviensi in luo

Amalclu'o seguiva. Se poi la ragion del nome di Satur


nia a Saturno vuol rapportarsi , altra confusione ne de
riva , poich si creduto ravvisar questi in ogni popolo
e perno nel Gebereiz de'Geti. Il culto di Saturno fu

una delle Pleiadi dello stesso Atlante , la prova della co


munanza delle origini italiche ed epirotiche (181), alla
qual conclusione diversi moderni inclinano (182). Altri
mette l'originaria sede di Atlante sul monte Cillenee
nella settentrional parte del Peloponneso, ove essendovi
diversi luoghi in cui si dissero avvenute erculee im
prese , si creduto trovare un legame arcadico tra
Atlante ed Ercole ( l 83).
Non si mancato frugare per rinvenir l'etimologia
della parola Saturno , ma invece di averne lume a
nuove oscurit si andato incontro. E si pensato or

secondo taluni recato in Italia dai Fenici, venuti da Ti

dedurla dal fenici0 sotar o salum, ascondere (184) ; or

sueta sua assennatezza il Micali ( I 74) conlutato da Ra


oul-Bochette quando opiu che il nome di Saturnia

dettesi all'intera penisola italica ; ed in ci fu tratto in

ghi diversi senza riguardo alla loro ubert. Tra le si


cule favole Saturno dicesi aver un tempo dominato la
Sicilia , e da ci esser venuto il nome di Croni dato ivi

ai monti pi elevati: una citt della Saturnia pur vuolsi


sia stata nel Lazio; e perno nelle regioni settentrionali

dicevasi Crono o Saturnia il mare che l'altro detto

ro o da Creta tra l'Arno ed il Tevere, per cui dal dio


'presero il nome religioso di Saturai (175). Ma se vuol
credersi a questo arrivo di Fenici ed al loro culto , rile

nuto che alla primigena Italia spettava il nome di Satur


nia , ivi e non fra l'Arno ed il Tevere stabilir si dovet
tero. Altri han Saturno per uno straniero che accolto o

176)
177)
178)
179)
180)

Plutarco, De graeca et rom. comp.


Valentni, op. cit. p. 514.
Zerbi, Fata Morgana, An. III, n. 2.
Serani, op. cit. p. 102. - V. anche Macrobio, Satumal.
Mazzoldi, op. cit.

181) Corcia, Storia delle due Sicilie T. I. p. 459. -- V. Dio

spitalmente nel Lazio dal re Giano ed associato al go


verno di lui , ai popoli l'agricoltura insegn, ed a forme
civili li ridusse , conservandosi memoria del doppio re

gno nelle monete antichissime in cui da una parte osser

nigi Alic. I, 52, - Diodoro sic. IV, 27.

182) Grotcfend, Rudim. ling. umb. VIII, p. 5 e seg. Rudim.


ling. osc- p- 51 - Klausen Enea: und. die etc. - V. Corcia
Zbm. cit. p. 460.

185) Gerhard, Memoria, Il Re Atlante nel mito delt'Eoperi


175) Mazocchi, Tdb. H., Diat. II, p. 85.
174) Micali, Italia avanti il dominio de'Romoni, '- I. C. I.
175) Romagnosi, Esame sir. -V- Troya, L. I 5 50.

di, inserita negli atti della reale accademia di Berlino, estem


pata anche separatamente. V. Bullettino archeologico napole
tana, vol.l. p. 127.
184) Cant, L. III, e. 23. - V.Romaguosi op. cit

_."__
dall'ebraico sotar, nascosto; or dall'arabo satnnn, signo

re ( I 85); or dal celtico sul 0 seathar, forte (186); or dal


siriaco srrach o saraeh, falciarc (187) ; or dalle parole
latine saluta, saturando, saerum (188); ed or si detto che

la parola Saturno propria della lingua indigena itali


ca (189). Niun appoggio troviamo avere quest'ultima
ragione che si riferisce ad una lingua a noi ignota.
Lo stesso diciamo delle etimologie celtiche che al pari
delle sanscritiche or sono in moda come un tempo e

rane le orientali. Rigettiamo le latine poich sicura


mente non pu trarsi la ragion di Saturnia da una lin
gua nata pi secoli dopo che tal nome esistea, ed ag
giungasi che in Roma tardi il culto di Saturno venne
introdotto. Non condiamo poi alle orientali, nulla es
sendo pi facile che rinvenire de' radicali di una parola
in lingue diverse senza che l'una abbia coll'altra rela
zione, e non perch un mito s'incontra in differenti po
poli dee credersi che abbia lo stesso nome presso tutti.
L'erudilo ed instancabile Cant nota un legame fra
Giano e Saturno, il primo de' quali compare fra genti
non ancor stabilite ed il secondo mostrasi fra agricole
popolazioni ( l90). Qualunque sia la verit di tali due si
gnicati , sembra che in effetti gl'indicati nomi accen
nino adue et primitive, e siano la personicazione del

primo viver de' popoli presso i quali sovente perci


trovansi cotesti due miti. E poich lo stato di pastori
precede l'altro di agricoltori, non improbabile Giano
denotare il primo e Saturno il secondo. Questi comune
mente dagli antichi ritenuto come l'inventore del
l'agricoltura; a lui si attribuisce la coltivazione delle

hiade; a lui fu data per sorella Rea rappresentante la


terra (e si vuol derivare dell'ebraico arhea che ha lo
stesso signicato, o da Reta popolo antichissimo rap
presentato da un lieto re degli Abortgeni (191) ), od
0pi l'abbondanza; fu questa l'epoca che ipoeti dietro
le antiche tradizioni (192) favoleggia,ndo dissero et
I

dell'ora. Quindi il nome di Saturnia si ebbe amica


mente la nostra contrada o in cuor di Saturno il cui
culto forse era in vigore; 0 perch pregiandosi l'agri
coltura, gl'indigeni chiamarono la loro terra col nome

del simbolo che la signicava ; o per altro motivo a


noi ignoto. Nei secoli posteriori gli scrittori estesero
cotal nome a tutta l'Italia.
'
Se gl'indigeni Saturnia chiamavan la loro patria ,

i Greci la indicarono col nome di Esperia. Non fu


per tal regione la sola ad avere cotesto nome. Le
ebber pure la Spagna l'Epiro ed una lidia citt poi
detta Berenice ; ed il nome di Esperidi fu successi

vamente dato a molti luoghi ed isole. Le Esperidi


che gli antichi credettero gliuole or di Espero fra
tello di Atlante, ed or di altro Espero ricco di Mi
leto che in Caria stabilissi , custodivano secondo la

favola numerosi greggi di pecore dette pecore d'o


r0(193) , o come altri (194) pensano, delle puma di
ora, nelle isole Iperboree ; e quest'ultimo nome fu pure

applicato a luoghi diversi. E qui si noti che siccome


Ladone era il nome del serpente che custodiva tali pe
core 0 pomt e di un ume in Arcadia , altra pruova si

creduto rinvenire della loro provenienza pelasgica ( I 95).


Intanto senza ritenere che le isole dell'Esperidi eran

presso le coste occidentali dell'Italia e precisamente nel


mar tirreno (196), e senza credere ad un Espero re d'I

talia , pensiamo 00' pi che Esperia dinotava la situa


zione occidentale relativamente alla Grecia trasmarina.
Anche ai Greci si attribuisce aver dato l'altro nome
di Ausonia da noi gi mentovato, che si vuol derivato
0r da Giove (197) 0r da Ausone. E questo or si dice
figlio di Ulisse procreato con Cah'pso o con Circe (198).
or prole di Italo, or lo stesso che Italo , or discen

dente di Atlante( l99); or si vuole che tal nome non di

car. I. p. 28, Pio-Apollonio, Arg. I. v. 5w-Plutarco, Quaest.


mman. XLII - Entropia L. I - Vedi Va lentini, op. cit. p, M8,
za9, 250.
195) V. Palefate, Agrosta, Varrone, Servio.

185) Mazzocchi, Campolongo , Carmeli. - V. Pokoke , Spe


cimen hiat. arab. p. 120. - Goebelin, Monde primihf. n. I.
186) Fabbroni, Pensieri sugli antichi abitatori d'1talia.
187) ValentiniI V. cit. p. 240.
188) V.Cicerone,Varrone, Macrobio, Pesto, Servio, Isidoro, -

V. Fulgent. My th. L. I. - Valentini p. 259 e 240 del Vol. cit.

189) Freret, Recher. su! I'orig. e! l'ancien- Mar. de: dzj'.


peup. de l'Italie.
29o) Cant L. III e. 25.
191) Serani, op. cit. p. 99.
191) Ferecide, ap Tertull. De corona,p. a9o-Dionigi cl'Ali
I

194) V. Diod. siculo


195) Gerhard, lllemoria cit.
196) Mazzoldi, op. cit. c. H e 12.

197) Dionigi,Perieg.-Castaldi, La Magna Grecia brevemente


descritta.

198) V. Festa , v. Auaonia - Servio ad Virgil 1En. H1.


Ascens. ad Virgil. ,Bri. VIII, v. 529 - Scimno in Perieg.-Sui
da, v. Ausoniorz - Eustazio ad Dionys. Perieg. v- 76 - Ehm.

mag. v. Ausones - Aceti in Barrio, Proleg. p. XV.-Corcia,


Storia cit. p. 459 - Valentini, op. cit. p. a9o.
199) Eustazio lor. cit--Tzetze, Chi1- v. 1ii-Stefano v. auson.

_.[3._.

noti persona ma la nazionalit italica (200); or che ac


cenni alla fertilit della terra (201); or si vuol deri
vaio da ausum invece di aurum denotante frumento,
e con ci signicare il nome di Ausoni ricchi posses

sori e coltivatori di frumento oppure mietitori di mes


si (202); ed or col Bochart (203) essersi cos detta la
regione dagli abitanti in riguardo alla lor vita pastorale.
Si . pur detto che la parola Ausoni denotava anche
re , e ci sull'auturit del periegete Dionigi e di Eusta
zio (204), il quale scrisse che gl'Italiani dominando
da Signori vennero detti Ausani, e segnautemente ado
prarsi le scambievoli appellazioni di Ausoni e d'Itali.
Sia qualunque per la ragione del nome , certo che
quelli di Esperia e diAusonia, come si era fatto dell'al

tro di Saturnia, furono ne'tempi posteriori a tutta l'italica


penisola estesi.
VII. La terra saturnia chiamossi poi Brezia , Eno
tria ed Italia. Vero che il nome di Brezia vien comu
nemente riferito ad un'epoca posteriore , ma Stefano da
Bisanzio (205) raccolse il detto del siracusauo Antioco ,
che Brezia denominossi la regione poi detla Enotria ed
indi Italia. Vero pure che l'alemanno Wachsmuth
si duole che molto si attribuisce alla testimonianza di
Stefano, ma qui non la sua autorit invochiamo , bens
quella di Antioco, storico riputato, che visse nel IV se

testa etimologia fosse certa, chiaro ne verrebbe che l'in


dicato nome appartenea solo alla parte montuosa della
calabra contrada ove cresce rigoglioso il pir'o, ecadrebbe
acconcio dire che non solamente alla Sila il nome fosse
adattato, ma a tutta la catena di montagne che attra
versa la Calabria. Noi per dillidenli dell'etimologie ci
arrestiamo al passo di Antioco in cui nessuna distinzione
si legge; e crediamo che il nome di Brezia da principio
alla regione fra' due gol , sebbene ignoriamo n dove,
siasi dato: poscia lo sospettiamo esteso a tutta la Calabria:
quindi ristretto ad una parte di essa; ed in ne sotto il
dominio de' Romani torn il vocabolo cangiato I': in n
a denotar tutta la calabrese regione.
Ma quali furono i primitivi popoli di tal contrada?
questo un campo d'interminabili dispute e di profon
a oscurit. ' questa una ricerca che ha nesso con
quella delle origini italiche, le quali diconsi greche , li
die, libiche , egizie , fenicie, sirie, scitiche, slave, cel
tiche , illiriche ed indiane , secondo i differenti sistemi

che gli autori han preferito. Non nostro scopo entrare


in tale aringo e vedere se l'Italia fu abitata pria della
Grecia come gli eruditi Guarnacci, Bonarroti, Passeri,

Cuoco ed altri pensarono, e come recentemente pur


sostennero il milanese Mazzoldi ed il romano cav. Po
letti (207); se col Micali dee ammttersi in Italia una

colo di Roma. Vero anche essersi da diversi scrittori


creduto alterato il passo di Antioco che si sono sforzati cor
reggere, ma bene osserva l'annalista Grimaldi (206),
nulla esservi d'irregolare che i nostri indigeni prima di

gente di nascita e credenza indigena; se come opinarono

esser detti Enotri siansi chiamati Brezi. D'altronde

seso nel resto della penisola ; se per terra o per mare


vennero le prime genti; se stabilironsi nelle regioni ma
rittime come i pi credono, o se giusta il pensiero di
un valente italiano (2l0), i primi abitatori preferirono
i monti perch conservavan memoria delle asiatiche

gli altri fatti di cui abbiam cognizione potendosi ben


conciliare con quanto lasci scritto Antioco , non vi
alcuna ragione da riputare alterata la notizia a noi per
venuta.

Il Bochart ed il Mazzocchi derivano il nome di Bre


zia dall'ebreo Beroslx, o dal caldeo Berot che nel plurale
ha Berotim o Brotim o Brutim, voci tutte denotanti

a.'beriresinosi, di cui l'attuale Calabria abbonda. Se co

Zoo) Valeutui, op. cil. p. 291.


201) Barrio , op. cit. p. V. -Aceti Proleg. in Bar. p. XVII Fiore op. cit- p. 28 e 29.
2on) Festa, v. aurum - V. Valentini, op. cit. p- 285 a 286 V- Corda, Star. cit- p. 457 in nota.
205) Bochart, Chan. L. I. cap. XXXI
204) Volantini op. cit. p. 252. - Dionisio Perieg.v. 1100. Eustazio in Dionigi
205) Stefano da Bisanzio, de urb. etpop. v. Brenno.

206) Grimaldi, op. cit. V. l. c. XIII.

il Barone Durini ed il marchese Campanaro (208) i


primi abitatori dagli Abruzzi, che altro scrittore (209)

dubit se fu la prima regionea chiamarsi Italia, si spar

inondazioni. Sono siffatti dubbi non concernenti la sola


Calabria, e noi di questa , anzi unicamente della me
dia, discorrer dobbiamo. D'altronde a che servirebbe

confutare i precedenti sistemi che si son l'un coll'altro


distrutti? A che giovercbbe un novello sistema quan

207) Cav. Paletti, Memoria centrata nel Giornale del(e due


Sicilie, an. 1841, n. 160; e nel Lucifero, an. IV. r. 27.
208) Durini, Sull'antichit del continente degli Abruzzi o
de' suoi primi abitatori, nel Quad. 50 degli Ari. ciu. p. 106 e
seg., e nei numeri 14 e 15 del Giornale Abruzzese-Campa
nero, Lettera su primi popoli d'Italia, Bologna 1841.
m9) Serani, op. cit. p. 77.
'210) Re, op. cit. p. 215.

.-.|6

do non confortato da evidenti ragioni? Pi utilmente


vogliamo occupare il tempo.
Si credette da un erudito patrio scrittore (211) che
nella vasta foresta delta Sita avesse da principio alber

dorsi indigeni d'Italia ; sia che abbiano o no origine epi

gato l'indigena e numerosa famiglia de' Brezi, in cui,

aborigeni dai Greci detti Ausoni, niun dubbio avvi che

roticao siriaca (218); sia inne che colMillingen (219) e


col Micali (220) pi ragionevolmente si pensi essere quello
degli Usai il tronco principale de'popoli italici primitivio

dic'egli , debbonsi rintracciare gli slipiti delle prime so

gli Oseifra'primitivi popoli debbono annoverarsi. dalla

ciet dell'Italia meridionale. Noi per troviamo i primi

maggior parte degli scrittori poi ritenuto che gli Ossi


siano gl'istessi degli Ausoni, quantunque Polibio e Stra

abitatori della Calabria essere in tutta la regione posta


fra'due gol lametico e scilletico, perch ad essa rappor.

bone ingannati dall'apparente diversit di questi nomi

tansi le pi antiche tradizioni ; e dee notarsi ch'essendo

abbian creduto appartenere a popoli diversi (221). E sul

tal parte la pi angusta d'Italia , le prode ai monti son

proposito gi si veduto che Ausonia chiamavasi un

cos vicine, che rendesi inutile l'esame se i litorali o le

tempo la nostra regione ; ancor narrato dagli antichi


autori, come si vedr in appresso, che gli Osciscacciarono
dalle ca labre contrade il popolo che il suo nome diede alla

parti montuose furono a preferenza scelti da' primi ve


nuti.
I pi antichi abitatori della indicata contrada discer
bili nella storia noi crediamo essere gli Osci che dal no

me della regione doveansi pur chiamare Salurai. Ed


. notabile che mentre cotesto nome a Saturno si riferisce ,
quello di Opiei, riconosciuto lo stesso di Osci (212), ha

relazione con0ps che signica terra, e questa veniva rap


presentata da Rea sorella o moglie di Saturno; e con

0pi d1e anche sorella o moglie dello stesso Saturno era


creduta nell'antichit. Sia che gli Ossi debban dirsi di

Sicilia; ed ai tempi storici pur troviamo che come scrisse

Aristotile, in quella parte bagnata dal mar Tirreno abi


tavano gli Opim', i quali anticamente anche col nome di
Ausoni vennero designati, e quando vivea lo scrittore an
che cos denominavansi. N fa maraviglia che il nome
di Opieia fu speciale ad una contrada (222), poich ci
nulla toglie che popoli Osci furono in questa nostra re.

gione quantunque non si fosse mai appellata Opiaia.

(214) gli Ausoni od Osrhi dalla schiatta de' Sabini de


rivano ed unitamente ai Siculi la gente esca formarono ;
sia che col lannelli (215) vogliano credersi gli Ausoni

Inoltre deesi osservare , che anche da' pi ritenuta


la identit tra gli Oschi Aurunri ed Ausoni (223), ed il
Niebhur (224) riette essere il nome di Ausones la for
ma greca del nome indigeno di Auruni, donde ne venne
Auroniei ed abbreviatamente Annunci. Che tali popoli
sian diversi da' Pelasgi il vedremo appresso.
Finalmente non dobbiamo omettere che gli Ausoni
vengon mentovati da Licofrone col nome di PeI/eni (225)
che un pregiatissimo patrioscrittore (226) crede signicare
abilatori di basse terre ocquitrinose , e riprova la spiega
data dal Camero e dal Pottero i quali dissero gli Auso
ni abitatori della bassa Italia e provenienti da Petlene

un misto di Arcadi Calr/u' ed Epiroti; sia che gli Ausoni

citt achea o tessala, mentrecch gli Ausoni fu un nome

scendenti di Ascenez. , di Citlhn o altro ramo della nu

morosa progenie di'Iaphet; sia che col Vargas (213) si


vogliano intendere per Etiopibi ; sia che il loro nome

abbia indiana origine , ed essi provenienti siano dai


Celto-germani o dai Baschi o Auschi abitanti de'Pirenei
o dagli erranti e ferini popoli della Libia detti Ausei,
come dagli amanti delle origini celtiche indiane e libiche
senza alcun fondamento si sostiene; sia che col Muller

come dicesi da Antioco (216) ed Eliano (217)debban cre


218) V. Corcia, Stor. cit. p. 458.

m9) Millingen, Considerations sur la numisrn. de l'ano. Ila'


211) Valentini, Vol. cit. p. 215.
212) Antioco ap. Strabene, V. p. 242 - Aristotile,l'olit.
VII, 10 - Fest0 V- Obscum - Servio ad /En.Vll, v. 717-Clu
vario, Ital. antiq. p. 1059, 50.
215) Vargas Macciucca , Delle antiche colonie venute in Na
poli, Vol. I,

60 a 64.

214) Muller , Sugli Etruschi, V. I.

lie, p. 189.
220) Micali , op. cit. V. I.
221) Vedi, Corcia, Star. cit.p. 14 a 16 '- Poiibio in Stra
bone V. p.242.
222) Corcia, Star. alt'. I, p. 14 e seg.
225) Antioco apud. Strabone V. p. 242 - Aristot, loe. cit. .
Eliano, Var. Hist. IX 16 - Servio, 1En. VII. aoti-Macrobio,

215) Jannelli, Vet. oso. Insc. p. 4 , 21, 25.

Sat. L. 1, cap. V - Fvyorino op. Macrob.- Gellio N. A. L. I,

216) Antioco in Dionigi D'Alicarnasso, I.

c. 10 - Corcia, Star. eit. Vol. 1 p. 457 - II, p. 14 a 16.

217) Eliano, VarIstor. L. IX. cap. XVI-Clurerio, Ital. aut.


L. 1 cap. I -V. anche Virgilio Eneide, Xl. v. 252 a 254-Ser
rio ivi - Etim. mag. v. (tus0nes

224) Niebhur, H. R. t. 1, p. 65.

225) Licofrone, Cassandra, v. 919 e 915.


226) Valentini, op- cit. p493

... 11..
appellativo degli Itali e non de'Greci. Non essendo giu

modo ereditaria quella de Brezi d'esser sempre calun

stilicata la esposta etimologia , potrebbe credersi invece niati-Compariscono nella storia con tal nome , c si
o che gli Ausoni ebbero il nome di Pelloni dopo la loro dicon servi-Dopo due secoli collegatisi ad Annibale
unione con i Pelasgi che da'pi si dicono provenienti dalla nella idea di scuotere la dipendenza de' Romani e vinti
Tessaglia, ov'era una Pallene, o che signicando le voci
Felino Peleno e Pelleno, luoghi montuosi (227), il poeta

denotar volle gli Ausoni come abilatori de'monii.


Dimostrata essendo la presenza degli 056'i in que
sie contrade, in essi noi riconosciamo i Brezi , e due
argomenti confortaho il nostro pensare , oltre il gi

da questi , si vollero pur ridotti in istato di servit;


n manc chi pur credette esservi de'Brezi fra' croci?
ssori di Cristo (23 l).-Ed inne in epoca non lontana
comlnatteano i calabresi per il loro re e per la nazio
nale indipendenza, e furon chiamati briganti!
Ma tornando alla nostra quistione , dee primiera

mentovato che Brezia chiamavasi la regione poi detta


Italia-I Brezt' eran detti bilingui (228) perch l'osco
ed il greco parlavano, cio il loro primitivo linguaggio

mente riettersi che la unione de'Brezi e Lucani sol


detta dai suindicati autori, i quali scrissero quando i
primi eran gi decaduti e perno il loro nome nella

e l'altro che contrassero dopo avuta comunicazione con

altro di Bruzi si era cangiato, ed in epoca assai lon

i Greci de' litorali; e da Mamers che si creduto osco


vocabolo denulanle. Marle , si vuol derivato il no

tana da quella della pretesa separazione-Stefano che


sugli scritti degli antichi autori compil il suo , deriva

me di Jllamerlo , citt fondata da' Brez nella parte il nome de' Brezi da Bretlunz che disse tirrenica citt ,
montana della meridional calabria-In secondo luogo e dee notarsi che i Tirreni non manca chi li crede
gli 0pici indicati da Aristotile che visse nel IV al V dell'istessa razza degli Osci (232).-Inoltre attribuen
secolo di Roma, non poteano essere che i Brezi. Ed in dosi ad Ercole la origine della indicata citt, certo che
fatti quando egli scrivea, le spiagge dell'lonia erano i Brezi se veramente comparsi fossero nella storia ver
sparse di greche colonie, i Brez usciti dalle montagne so la ne del IV secolo di Roma, non poteano nemcominciato aveano le loro scorrerie , e di Torino e

men per favola vantare un' origine remota quanto Er

d'lpponio che giaceano sul Tirrena e di altri paesi

cole-Nulla poi dicono gli altri antichi autori sull'orL


gine de' Brezi. Se si volesse credere a taluno, trovasi in

eransi impadronti. Quindi dee dirsi che no a quei


tempi l'antico nome di Ossi serbossi fra'Brezt, i quali Dionigi (233) che nel parlare de'popoli esistenti all'epo
noti con quest'altro nome il primo cadde in dimen
ticanza, ma non la lingua che anche quando a'Ro

mani furon soggetti conservarono.


Dee far sorpresa la esposta opinione dopo che un
celebre letterato italiano qual fu il Micali (229) , che
tante fatiche dur per indagar le origini degli antichi

ca della fondazione di Roma, sono fra gli altri nomi


nati i Braci. Ma invero non questo il senso da darsi

alle parole di Dionigi, n di testi oscuri abbiam bi


sogno per confutare la unione con i Lucani. Dionigi nel
maz-.ifestare la sua maraviglia come la romana lin
gua non erasi corrotta malgrado i diversi popoli che

italiani, scrisse che la nazione de' Bruzt fu no al 395

in Roma erano accorsi, menziona fra questi i Brezl ,

sconosciuta nell'istoria. Egli immerso in vasta ed ar

e da ci chiaro apparisce ch'egli intese parlare del

duo lavoro non pot approfondire cotesto esame. Se

tempo in cui scrivea e non dell'epoca in cui Roma


ebbe nascimento. Senza nemmeno invocare la non va
lutabile notizia di Fra Girolamo da Fiorenza (234) che
nel 2288 del mondo, i Brezi con i Toscani combat

gu'r il siculo Diodoro ed il gallo Trogo Pompeo che


viveano nella prima met del I secolo dell'E.V.,e Giu

stino storico latino che verso la met del seguente

secolo compendi l'opera del secondo. Questi scrittori


credettero che i Brut non fossero che de' Lucani, anzi
di costoro servi e pastori ribelli ; e persuaso di ci
anche il Niebhur (230), giudice a cotali pastori fram

251) V. Baronio, An- VI.-Barrio, p. 22- Fi0re, p. 58 e 75


- Accti, Prolog- p.XXV -Perimezzi,Ds natioru tortorum Chri

mischiati molti Pelasgi. E veramente sventura in certo

:ti - Policiochio, De tort. Chr.- P. Polidoro Frentano, Brutii

a calumnia. otc.- Zavarrone Bibl. cal. p. zrz-Lupis, Ristretta

z29) Miceli, op. cif.

dislon univ. Voi. VI, p. 155


25:) Miceli, op. cit.
255) V. Do Ritia, Quasi. out-Dionigi di Alicarn. L. i. c. 80.
254,) Girolamo da Fiorenza,loc. cit- - V. Zcrbi nella Fata

250) Niebhur, op- cit.Vol. I, p. 57

Morgana, An. III. n- 9, p. 66 -- Fiore, op. cit.

227) v. Corcia, Star. cit. V. I, p. 116.


218) Pesto, v. bilin-uea.

terotto , basterebbe quanto si detto sull'identit de

in cui si vuole avvenuta la separazione de' Brut dai

gli 0sci con i Brezt, oltre il testo di Antioco, a dimostrare la non verit della opinione di Trogo e di Dio
doro. Questi osservando che a' loro tempi la regione

Lucani --Dippi, passati pochi anni scorgiamo i Brezt,


come dice lo stesso Giustino (237), fortissimi, opuleu

brezia alla lucana era unita, e credendo vedere nella

parola Brattii un lucano vocabolo denotante servifug


gilivi, per la smania di trovar la origine de'Brezt ad

ogni costo, stimarono averla rinvenuta nella favola


che spacciarono; senza riflettere che la unione delle

due regioni brezia e lucana non avvenne che quando


i due popoli a' Romani furon soggetti; e che se vero
fosse il loro racconto , non avrebbero i Bruzt dopo
separati conservato un nome che loro rammentava la
bassa origine e l'antico lucano servaggio. N ostacolo
troviamo nel Periplo del Mediterraneo che si attribui
sce a Seilace , ove talune nostre citt come Ipponio e

Medama son poste nella Lucania , poich ci non giu


stica i detti di chi ritiene che giungea negli antichi
tempi la Lucania no allo stretto siculo, e si restrinse
quando i Brezt occuparono la regione che dal Lao a

Reggio estendeasi. E poi se anche non vi fosse dubbio


sull'autore del Pen'plo , certo che scrittori di epoca

posteriore farvi dovettero delle giunte (235),e fra que


ste dee probabilmente notarsi ci che riguarda Ipponio
e Medama,le quali citt pur da Plutarco son dette nella
Lucania per l' avvenuta unione delle due regioni. Alla
stessa dee quindi attribuirsi la confusione che han fatto
gli autori de'due nomi e delle due regioni che ne'tem

pi antichi eran divise, parimenti che il popolo brezio


separato era ed indipendente dal lucano.
noto che -i Fenici compravano in remota epoca la
pece dalla Brezin, la quale pur mentovata da Ari

stofane che vivea nel 326 di Roma - Ne' frammenti

di Nosside si parla di una vittoria riportata dai


Locresi su' Brani, la quale esser dovette verso il 141
di Roma , poich in tal'epoca vivea,Saffo contempo
'ranea della locrese poetessa come da' versi di costei ap
parisce (236)-Verso il 332 vediamo nello stesso Dio
doro i Brezt indipendenti combattere con gli avanzi dei
Sibarili scacciati da Turio , che nelle loro montagne
stabilir si volevano-Agli usi e costumanze de'Brezi
pure alludeva una commedia intitolata Brezia del tu
riate poeta comico Alesside che vivea verso il 336 ed

ave dicesi di Menandro autore in Grecia della nuova


commedia - Son questi fatti anteriori al 395 o al 398

tissimi e potenti quanto i Lucani e con essi prima in


guerra , e poi collegati contro il re epirota Alessandro
Molosso cognato del grande Alessandro il macedone: e
quindi soli conquistar Ipponio, Terinu , Turio ed altri
luoghi. Troviamo anzi, i Brez superiori ai Lucani per
potenza , ricchezze ed ingegno come ne fan prova le
lorqmonete, notevoli per numero e per eleganza e varie

t di tipi; e rinomati sono nella storia pi de' Lucani per


i quali invece non.trovasi che oscurit (238). Or se an
che col Millingen (239) tali vantaggi dovessero attribuir

si all'essere il paese pi facile a venir difeso , alla fer


tilil del territorio ed al possesso di pi citt maritti
me ricche e commercianti, non poteano al certo di
venir cosi potenti numerosi culti e ricchi in pochi
anni, moltoppi che 50 o 500 dicesi essere stati i pre
tesi ribelli lucani. N siamo noi i primi a screditare la
favolosa narrazione di Diodoro Trogo e Giustino: al
tri confutaronla prima di noi, e non ha molto erudi
tamente trattaron la quistione l'egregio Rocco Zerbi, e
pi diffusamente il valente suo glio Domenico (240).
L'insigne Mazzocchi (241) niuna fede prestando alla
supposta unione , opin iBrezt essere porzione di In
prigt pervenuti pria dell'eccidio di Troia e stabilitisi nella
Iapigia, nella Enotria e nella Sila; aver questi ultimi so.

stenuto guerre con iGreci, da cui fuma vinti ecostretti


a rintanarsi; e poi uniti a'fuggitivi lucani aver cominciato
le loro scorrerie e conquiste. Noi non Iapigt ma Ossi
crediamo gli antichissimi Brezi, e probabil ne sembra
che avvenuta una sollevazione nella Lucania , i ribelli

abbian trovato ricovero ed aiuto presso i Brezi , forse


nemici de' Lucani.
Ignoto per a noi donde ne venne il nome di
Brut che ha dato luogo ad opinioni diverse-Quelli
che si persuasero della origine lucana, credettero con Giu
stino chei fuggitivi ribelli espugnato il castello ove 600
africani mandati dal siculo Dionigi eransi rinchiusi, per
l'avuto soccorso da una donna nomata Brezia , il loro

257) Giustino, Hist. L. XXIII.


238-259) Millingen , op. cif. p. 97.
240) Zerbi nella Fata Morgana, A. I, n. 4. Ali. II n. 7, 8, 9.
Ah. III. n. 2 , 5 , 5 , 9 - V. anche il Discorso intorno o'Brezi

dell'egregiu Stefanizzi nel Vol.l degli Atti dall'Acead. Cosen


255) Troyn,L. III 5:.

256) Bentley,0p- Plulol. - Berkelyuu in Steph. op. eit.

.--..-_ -

tino, p.59l a 412: in esso si esamina il libro dell'altro egregio ca


labrese Peccioli, intitolato; Ricerche su' Bruzi.
21,1) Mazzocchi, Tali. Her.

._|9_
nome da essa presero; ma oltrech questo fatto poggia sulla
gi scrrditata favola, il nome di Brezia esistea pria del
l'epoca in cui si vuole esso avvenuto-Da altri si la de.
rivare or da Brenta glio di Ercole, or da una Braia
sua discendente quasicch dir si volesseroi Brezt, fi
gli dell'eroismo , or coll'Anania dal loro coraggio, or
con Annio dal loro capo Breto; ma le son queste, de
rivazioni non giusticate. - Da ultimo si creduto
trovar la etimologia nel greco Bprvdos denotante fasto
ed arroganza , il qual nome vuolsi lor dato da prin
cipio dai Greci epoi da essi ritenuto; ma il nome
di Brezia esistea pria de'Greci, ed i Brezi non avreb

scrisse che nel diluvio parziale all'Arcadia , tutt'i gli

bero conservato un nome che altri avea dato loro per

altri si crede non fratello di Enotro ma nativo dell'Illi


ria; e Iapige che Plinio dice nato da Dedalo , nella fa
miglia di cui or si crede personicata l'arte ed or la co
lonizzazione de'Pelasgi. Chiaro poi si vede in cotesti au
tori lo scopo di dar greche origini afiin di far derivare
da detti nomi quelli di Enatria , Peucezia, Iapigia e
Daunia. Dippi, or si detto essere Enotro e Peucezia i

ingiuria.

Qualunque sia la vera a noi sconosciuta ragione


del nome , donde ne venne il cangiamento di Brezi
in Bruzi? Ben diceva l'annalista Grimaldi (242) che
nei Brezi bisogna distinguer due epoche, cio la prima
in cui eran ristretti nelle montagne, e la seconda che
fu quella delle loro conquiste. In questa taluni cre
dono , che il nome di Brezi siasi cangiato nell'altro
di Bruzz' dopoch unironsi a' fuggitivi lucani. Secon
da tali idee il Fiore seguendo Curzio Inghirami distin
gue iBruzi in antichi enuovi. Ma invece altra distinzion

convien fare tra l'epoca della indipendenza de'Brezle


l'altra della loro soggezioi1e a' Romani ; ed opiniamo

che questi per adattare il nome alla loro pronunzia can


giando la e in u chiamarono Bruz! gli antichi Brezl.
VIII. Al nome di Brezia abbiam gi detto che succe
dette l'altro di Enotria quando la regione fu dagli Enotri
abitata. Si crede comunemente ch'essi in Italia vennero

di Licaone perirono , e solamente scamp Nictimo che


sed sul trono di suo padre (245)-In secondo luogo non
di picciol momento sono tanto il silenzio di Aristotile e

di Antioco che pur parlano degl'Enotri , sulla venuta di


cotesto Enotro licaonide; quanto il detto di Tucidide che
pria dell'avvenimento di Troia i Greci erano ancor bar
bari n in istato di mandar colonie-In terzo luogo
manca sul proposito l'uniformit non sol de' moderni ma
degli antichi scrittori. Ferecide seguito da Dionigi e da
Pausania ad Enotro d per compagno nella spedizione il
fratello Paucezio. Nicandro menziona Danno , che da

rappresentanti di due popoliPelasgi venuti da Arcadia; ora


gli Enotri si son tenuti per indigenje cosi chiamati da un
Enotro cheVarrone dice re de'Sabini; or si pensato che
inostri indigeni andati nel Peloponneso, condotti da un
Enotra in Italia tornarono : or il nome di Enotria deri
vandolo da greca etimologia, si detto venuto dall'ab<
bondanza del vino, come altri facendo tesoro della lingua
ebraica credettero terra di Giano lo stesso che Enotria,
e Giano identico ad Enotro; altri traendolo dalle voci
siriache Orzo Oen Eno, dinotanti forza, dice che il nome

condotti da un Enotro la cui spedizione dicesi la prima

di Enotri indica il carattere forte intrepido e bellicoso


di tal popolo che potette prender tal nome dopo la ve
unta di Ercole (246); ed or inne'si tratto dall'abbon- '

che dalla Grecia sia uscita per fondar colonie. Nar


rasi (243) che 17 generazioni pria della guerra di Tro

da Saturno (V. sop. 5. VI).

ia, cio nel 1837 av. l'E. V. ( poich gli antichi compu
tavano tre generazioni per ogni secolo) , sia venuto
Enotro uno de' tanti gli di Licaone, in busca di venture,

perch scontento della divisione fatta dal padre regnante


in Arcadia-Cotesto racconto v per soggetto a gravi
dilfcolt-Primieramente ne' gli di Licaone, padre se
condo le mitiche tradizioni di numerosa prole, vuolsi

ravvisare da taluni (24 4) le varie contrade della Grecia


un tempo occupate dagli Arcadi. Ma se anche con altri

non voglia credersi a tal personicazione, Apollodoro

danza del frumento, or dai venti ed or dalla donna amata

Mazzocchi e dopo di lui Micali credendo favolosa la


provenienza greca degli Enotri, sulla testimonianza di

Antioco che la terra a' suoi tempi nomata Italia venne


anticamente dagli Enotri posseduta, li dissero i primi
abitatori dell'Italia. Mazzocchi per ritenne gli Enotri es
sere una diramazione dei Iapigi ch'egli credette orientali
spatriati da Canaam fuggendo le crudelt di Giosu glio
di Nave, e stabilitisi in Italia aver questa preso da essi il
nome di Iopigia, che dinotar volea, secondo lui, ricovero

di fuggiaschi. Micali al contrario stim gli Enotri


una derivazione de' Sabini e della razza degli Osci.

242)Grirnaldi, '.4nnali, v. I, o. m.
245) Dionigi di Alicar. L. I.

244) V. Corcia nel Prog. Q- 55 p. 259

245) Apollodoro, Bibl. III, 8..


246) Volantini, op. cit. p. 514 e 515

Ma l'opinione di cotesti due insigni autori circa l'anti


chit degli Enotri, poggia su non ferma base, poich lo
stesso Antioco da essi invocato, lasci scritto che Brezia

chiamavasi la regione {pria di appellarsi Enotria. D'al


tronde Antioco vero che pure scrisse essere antica
mente l'Italia dagli Enotri posseduta , ma con ci non

ne viene che gli Enotri ne siano stati i pi antichi abi


tatori -Il Romagnosi (24 7) credette che gl'Ita/i venuti

in Italia nel l584 av. l'E. V. si dissero Enotri per aver


posto a coltura il feroce terreno della Campania-Altri in

alle vicine contrade da lui invase: l'altra allorch verso


il l727 av. l'E. V. un altro Pelasgo che si disse gliuol
di Nettuno , raccolte delle genti discacci i primi Pela
sgi e li ridusse in Dodona. Poi narrasi che alla lor vol
ta, isecondi Pelasgi vinti dai Cureti e Leltgi si unirono
a' primi. Parte degli uni e degli altri da Dodona come
gi si detto (V. sopra 5. VI. ) solcarono l'Ionio diri
gendosi alla terra Saturnia , ma dal vento sbalzati furo
no ad una delle bocche del Po. Ivi, si dice, stabilironsi,
estesero il loro dominio, scacciarono diversi popoli che

ne fra' quali il Niebhur (248), scrittore che con parti


calar cura con la scorta degli antichi si distinse nello scri

occupavano quei luoghi , e dopo tante vittorie oscurata

ver de' Pelasgi, ritenne gli Enotri parimenti che gl'Itali


e lllorgeti non esser che Pelasgi-Questo avviso a noi
sembra il pi probabile perch quasi certa prova ne ab

ti forse dal lusso e dalle rivalit ed avviliti dalle guerre,


parte abbandonarono I'Italia e parte assaliti vennero da
gl'indigeni-Non tutti per a questo racconto di Dioni
gi (249) sonosi acquietati, e se antichi autori rappresen
tarono i I'clasgi come uu gran popolo disseminato per
tutta la terra che pria domini) dappertutto e poi a rapi
da decadenza soggiacque (250), moderni scrittori l'han
pur creduto un popolo universale al pari dello Scita e
del Cella, ed appartenente alla dispersione di Babele che

biamo nella narrazione che gli antichi scrittori ci han


lasciato del seguente rimotissimo fatto che si vuole avve
nuto un secolo innanzi la caduta di Troia la quale rap
portasi all'anno l270 av. l'E. V.

Filisto siracusano vissuto nel IV. secolo av. l'E. V. da


Plutarco con parole poco onorevoli ricordato e da Cice
rone detto il piccolo Tucidide,scrisse che i Siculi, da lui

creduti Liguri , scacciati furono dalle calabre contrade


ed astretti a passare in Sicilia, dagli Umbri e dai Pelasgi
-L'allro siracusano Antioco pria di Filisto scritto avea
che gli Osci ed Enotri furono i popoli che scacciarono i
Siculi. - Tucidide coevo di Antioco avea parlato solo

degli Osci - In Dionigi posteriore a tutti, i Pelasgi ed


Abon'geni narrasi aver fugato i Siculi dalle rive dell'Anie
ne e del Lazio , e con ci sappiamo quali erano i popoli

si la loro stella, sopratti da naturali calamit, snerva

pur falegica si disse da Phaleg discendente di No.


Altri invece han pensato che il nome di Pelasgi non
indicava un popolo ma una qualit , e su questa nem
meno si va di accordo. E chi vuol denotare gliElleni e
sclusi dalla lega amzionica (251) ; chi una gente dedi
ta a navigare : chi lo stato di uomini vagabondi e bar
bari : chi talune caste sacerdotali e guerriere presso
i popoli dell'Asia e dell'Africa; e chi inne un titolo

che aveano o tutti o i pi coraggiosi fra' loro re o


nemici de' Siculi - Finalmente Plinio nel mentovar le capi (252)-I Ptlasgi poi da taluni altri si son creduti
genti che tennero la brezia regione, nomina i Pelos ora Scili (253) , or Iperborei (254) , or Fenici' (255) ,
gi in primo luogo , ossia il nome nazionale de'popoli da or Egizi (256) , or entrambi questi due popoli uniti,
(257), or Etiopi (258) , or derivati dagli Asgi, Aba
lui dopo noverati, cio gli Enotri, Itali e Morgeti
sci,
o Lasci (259), or della razza di quei nomadi pa
Dalle citate autorit chiaramente risulta che uno stes
stori
che pria in Egitto dominarono (260) e poi scac
so popolo fu quello degli Umbri di Filisto , degli Osci

di Antioco e di Tucidide, e degli Aborigeni di Dionigi ;


ed una stessa gente fu l'altra degli Erratri di Antioco, e

249) Dionigi di Alic. L. I.

dei Ptlasgi di Filisto , Dionigi e Plinio.

251) Huelmann, Sull'oracolo di Del/'o.

Molto si scritto su' Pelasgr' che ben pu dirsi un po


polo misterioso. In Grecia secondo gli antichi autori di
stinguer bisogna due epoche per i Pelasgi, cio la pri

250) Strabone , XIII.

152) V. Troya L. I, 5 14 - Cant , op. cit. L. III


253) Pinlterton, Abrege de gog.
254) Bailly,Lctl- sur l'atlant. p.359.
255) Reinesio, Dissertaz. sulla lingua punita, c. 2- Atellis,

ma che rapportasi al 1883 av. l'E. V. quando Pela

Principi della civilt de' selvaggi d'Italia, V. I - Bruni, Ri

sgo nato da Giove con Niohe glia di Licaone re di Ar

cerche intorno alla origine de' Pelasgi tirreni.


256) Newton, C/n. dea acien-9 royam, p. 10.
257) Ciampi, nat. 13 al L. VII di Pausania.
258) Dupuis, Orig. dea cult.

cadia diede il suo nome a tal regione, a' suoi abitanti ed

247) Romagnosi. Esame cit.


248) Niebhur, w1- cit.

'

259) Compagnoni, trad. di Diodoro, Vol- II, p. 420.


26) V. Newton, loc. cit.

ciati vennero , ora in generale di origine orienta

gl'istessi de'Raseni- di quest'ultima opinione il Micali

le (261), or un ramo della grande famiglia trace (262),


ed inne Mazzoldi lo crede l'ultimo nome che presero
i suoi Atalanti - Il dotto napolitano Iannelli (263) di
stingue due passaggi di Pelasgi in Italia. Egli dice che

che in essi riconosce de' popoli primitivi ilaliani della

i primi erano Arcadi e Licaoni, iquali dalla Mesopo


tamia nella Licaonia passarono e poi nella Fn'gia e Mi
sia: unitisi ivi ad altre genti, popolarono diverse re

gioni e fra l'altro l'Italia stabilendosi presso Cere o


Corito. I secondi Pelasgi esser quelli che abitavano
nella Bitinia Propontide e Tessaglia, donde scacciati,
vennero in Italia, e designati col nome di Tirseni lungi
dall'esser soggiaciuti alle naturali calamit da cui li dis
se colpiti Dionigi , cogli altri popoli della regione si
confusero. Poi vennero , continua il lannelli, i Tirreni

che abitato aveano nella Palestina ed Egitto con i Feni


ci, e detti erano Itaseni e Lidi dalle loro antiche sedi
nell'assiria Bosone , e dall'avere in Lidia dominato:

essi a' Pelasgr' mischiaronsi, e la parte pi insigne della


nazione formarono.
Ma se i Pelasgi odi Tirreni o Tirseni erano l'istes

so eppur diverso popolo un' altra quistione dibattu


ta presso gli antichi e moderni scrittori. Erodoto dice
i.Tirreni venuti dalla Lidia , Ellanico di Lesbo li
crede gli stessi de'Pelasgi , e Dionigi di 1Alicarnasso

razza degli Osci, e seguendo l'alicarnasseo Dionigi , o

pina che il loro antico nome di Rascai da'Grcci fu can


giato in Tirreni o Tirseni, e da' Romani nell'altro di
Etruschi-Parecchi son per l'identit del popolo etru
sco col tirreno e fra gli altri il Mazzoldi (265) l'Ho
ler (266) ed il Millingen (267), il quale da Tirreni

trae Tiresci e.da questo vocabolo crede i Latini aver


derivato Truschi e preponendo la E, Etruschi; al modo
stesso che 0pici fu cangiato in Opsci od Osci; ed opina
che la lingua etrusca , sannita ed esca ha potuto esser
parlata da quasi tutti popoli dell'Italia centrale e su
periore (268). Il Niebhur (269) fa differenza fra' Tirre
ni ch'egli crede anche Pelasgi , e gli Etruschi: Heyne
(270) pur crede l'Etrusco composto di pi popoli,incivi
lito poi dai Tirreni; ed il marchese Campanaro (27 I) gli
Etruschi stim gi esistenti in Italia ed essersi indi col
legati a' Pelasgi ed a' Tirreni.
_
Si cercato nell'etimologia trovar qualche lume per
i Pelasgi e peri Tirreni, ma vane son riuscite le ri
cerche. Il nome de' primi or si creduto orientale
rapportandolo o al Phalcg della Scrittura cambiato in
Pelcg e col signicato di disperdere , o a parole indi
canti gente listca (272); or si derivato dal loro re o

invece li vuole oriundi italiani. Ciascuna di coteste opi

capo detto Pelasgo; ed or da greci vocaboli denotanti

nioni ha avuto i suoi seguaci. La provenienza lidia si


creduta da taluni colla spiega che i Lidi non eran che'
Pelasgi. Da altri all'opposto le quistioni sulla origine li
dia de' Tirreni diconsi con Delco misere battaglie, con
Gibbon cose da poeti, e coll'alemanno G. Hormayr me
ritare coloro che se ne occupano , il nome di prendilori
di mosche. Alcuni fra' quali Delco (264) seguito han

gente venuto dal mare (273), abilantidellc pianure (274)


o in esse scesi da' monti (275), o uomini abitatori di
antiche rocce e costrutlori in pietra (276), o le gru alle
cui emigrazioni rassomigliate si son quelle de'Pelasgi,
o inne la qualit di vicini (277); con qual nome

si dice essersi probabilmente appellati da' Greci quando

l'opinione che quando i Pelasgi cominciarono a costruir


265) Mazzoldi, op. cit.

case e muri , il nome ebbero di Tirreni ; e questi, abi


tatori dell'Italia pria de' Pelasgi da cui eran diversi, dis
se Dionigi I'criegete -Ed a' Tirreni si danno origini
assirie , siriache , scitiche, celtiche , gotiche e greche ,
come si fatto de' Pelasgi ; ed or credonsi diversi or

266) Holer, Breve prospetto di Star. unir Vol. I. c. 15.


267) Millingen op.cit.p.ro,- Transac. oftho Royal sociely
ofLiterature, London 1832, Vol. II, p. 76 , ami suppl. d. p
]. 52.
268) Millingen, Cons. p. 157.

269) Niebhur, op. cit.


26:) Mazzocchi, T. H. c. 2, s. I - Vargus Macciucca, [Fenici
primi abitatori di Nap. p. 505-311 -Lupoli,l'n mutil.vet.Cor
n. inacript. p. 71, 76.
162) Seholosser,Ht.urciv. de l'antiq.Vol.l,p.37i-Heichholl'
ap. cit. p. 24 - Freret, Ouvres Vol. I, p. 267 e seg.-Corcia nel

Prog. Q. 46.
i63) Ilannelli, Tentarnen. Hcrmeneut. in etrus.inscript. ejus
qua fundamenta.

264) Delco, De'Pelasgi,rtpp. al Disc. sull'antica numisma


tica della citt di Atri-

'

270) Heyne, Opuscoli accad. Voi. V.


271) Campanaro, Lelt. citata.
272) V. Mazzocchi, Vargas Maeciuoea, Lupoli op. cit.
275) Mazzoldi, Ciampi op. cit.
274) MullerI op.cit.

275) Vachomuth, Vol. I p. 15 - Altmayer, Preci: d'hist.anc.


p. 145 n. 4.

276) Maltebruu, Gographie univerocllo, t. IV, p. 537, Pars


1841.
277) Corcia nel Prog. Q. 46, p. 209.

assaliti si videro da una gente che non seppero con


altro vocabolo designare.
Ed in riguardo ai Tirreni ora il lor nome si deduce
delle torri che costruirono, o da altra parola indicante

senza cemento e come le mura di Todi. Il Botta (281) pu re scrisse che Montelcane mostra qualche residuo di mura
clclopiche. Sorger potrebbe dubbio sull'antichit di tali
mura per la regolarit de' poligoni e perch a livello fab

coltivatore, ed or da Tyrsa, o dalla fenicia Tiro, o dalla

bricate, ma il dubbio dileguato distinguendo, come fa

meonia Tirrha , ove i Pelasgi si dice essersi una volta


stabiliti. Ma qualunque sia il merito di celeste etimo
logie; sia oppur n vero il racconto di Dionigi sovente

il Petit-Radel, le pclusgiche costruzioni in due epoche;


cio l'antichissima in cui le mura eran formate di mas.
si poligoni irregolari non tagliati, o tagliati col regolo

accusato di adulazione con i Romani e difeso da Petitv

lesbio e massime senza cemento n uso di corda, o di

Iadel; siano i Pelasgi venuti dall'oriente, dall'Egitto,

livello; e la posteriore quando nell'arte fuvvi un can

dalla Tracia dalla Grecia 0 d'altrove; siano gli stessi


oppur diversi dai Tirreni; certo che degli uni e degli
altri vi son tracce in queste contrade.
l primieramente grave indizio della dimora de' Pe
/asgi in un luogo quello delle costruzioni che loro
attribuisconsi. Di queste sonosi trovati avanzi nell'Asia
Minore , nelle isole Baleari, in Grecia, nella pe,
nisola italica, nelle isole di Sardegna e Sicilia, ed al

giamento in Italia per l'arrivo de' Tirreni, che secondo i

trove. Consistono esse , come ognun sa, in mura fatte

con enormi massi poligoni ed irregolari e senza ce


mento. Col nome di aiclopiche sono indicate in Euri

pide Strabone e Pausania , poich gli antichi erano usi

suoi calcoli, avvenne verso il 1370 av. I E. V., e co

minciaronsi allora a fabbricar le mura con massi pi


regolari, battuti a martello e con lo scalpello e la

squadra, ma sempre collocati a corda ed a livello. Quin di non alla prima , ma alla seconda epoca rapportando
le ipponiati e /ocresi mura , non avvi dubbio della
loro costruzione pelasgicu e tirrenica.
Ed oltre all' esposto argomento per se solo bastevole
a dimostrar la esistenza de'Pelasgl nelle nostre con
trade, altri sonosene precedentemente detti dall'istan
cabile e giudizioso Corcia (282). I villici e gli schiavi

nominar da' Ciclopi ci che di pi grande e smisurata


mole osservavano. Fra' moderni i pi le han chiamato
col nome di prlasgiche; ma altri fra' quali l'insigne in
glese archeologo Gell, han creduto le cic/opiche costru

erano nella Magna Grecia chiamati Pelasgi, e la lor

zioni diverse dalle pelasgiche, ed il chiarissimo Gerhard

Troya (283) aquella degli esecrabili servi Hiun-nu de'


Cinesi. Apollonio (284) chiama pur pelaxgicoil pungolo
con cui l'agricoltore spinge i bovi alla fatica, e cotal no
me senza dubbio deriv dall'altro di Pelasgi dato ai vil
Iici che l'usavano. Al certo il nome de' villici non senza
ragione corrispondea a quello di un popolo , il quale

Segretario dell'Istituto archeologico di Roma inclina a

credere de'Pe/asgi le mura delle citt italiche maritti


me o quasi marittime, e degli Aborigeni le altre delle

mediterranee citt. Lo studio delle pclasgiche costru


zioni dovuto intieramente al dotto francese I'etit-Ra
del (278) che cominciando le sue osservazioni in aprile

del 1792 apr la via ad investigazioni novelle. A lui

condizione viene da Stefano paragonata a quella degli


[lati di Sparta, de' Ginnesi di Argo, de' Corlnefori di Si
cione , de'Dmoili di Creta , o secondo il chiarissimo

bisogna dir che dovette un tempo essere nelle Calabrie,


e che poi fu vinto e ridotto a schiavit. ci pi pro

il calabrese Michele Torcia nel 1803 invi un elenco


denotante le pelasgiche costruzioni in Calabria esisten
ti (279), ma noi senza ritener come tali tutte quelle

babile del pensiero di un lodato scrittore (285) non

da esso mentovato , nemmeno adottiamo l'opinione che

di Lenno scacciati verso il 183 di Roma, che caduti in


servit in vendita esposti furono nella Magna Grecia.
Altro argomento si trae dalla omonomia di taluni luo

nella Calabria non sianvene affatto. Gi il Capialbi (280)


cui tanto deve la calabra archeologia osserv le mura
d'lpponio e di Locri essere formate da poligoni regolari

comprovato da alcuna antica memoria, che possibil

credette esser quegli schiavi i Pelasgo- Tirseni dall'isola

ghi. Il Corcia menziona fra l'altro Lampada e Crati. La


prima era una citt sul Tirreno e sullo stesso litorale di

278) Petit - Radel , V. Annali di corrispondenza archeolo

281) Botta, 8tor.cont. del Gaio. L. 40.

gica, 1829

282) Corcia nel Prog. Quid. 46 p. 192 a r99.

279) Lombardi , Discorsi accademici ed opuscoli, e:dz. del


1.840, p. 508 - V. Petit. - Radel, op. cit.

284) Apollonio, Argon. III v- 152:.

280) Cev. Vito Capialbi, Cermo sulle mura d'Ipponio.

285) Troya, L. III, 5 6.


285) Troya, loc. cit.

__3;._
Ipponio ove sono le indicate costruzioni. L'altro ume

aver egli designato la terra de'Sirili, fra la quale e

della citra Calabria, il quale potette avere il suo nome,

l'altra de''roloniati eravi la feconda regione de'Si


barili. Non pochi dispareri vi sono sul nome di Co
lu'o come sempre avviene allorch sulle etimologie delle

come rapporta Pausania , dal ('rati (286) che corre


presso Fenea in Arcadia, oppur dall'altro Croti mento
vato da Licol'rone (287) ch'era nella terra degli epiroti
Milaci (288); e Licolrone pure parla del Crati calabrese
presso cui dice eretto il sepolcro di Filottete e morta la
troiana Setea che incendi le greche navi. E noi ag
giungiamo che narrasi sul proposito del nostro ume da
Eliano (289) la favola che Crati gener con una capra
Silvano, e questi leggesi 'in Virgilio (290): fama est ve
teres sacrasse Pelasgos orvorum, pecorisque Dea, /uczun
que, diemque. Anche il Corda a gente pelasga attribui
sce l'origine di Crotone, e si pu altres aggiungere di

Pandosia e di altre citt che in prosieguo designeremo.


Ed in quanto a' Tirreni , oltre la identit che sopra
abbiam veduto da taluni sostenersi esservi con iI'e
/asgi , ed oltre l'autorit di Stefano che tirrenico chia
mi) una brezia citt , osservando che uno de' nostri
mari da' Tirreni ebbe il suo nome, ch'essi solcavanlo

spesso e n' eran signori, che gente dedita al commercio


essi pur erano , ne deriva che il loro dominio e inuen
za estesero in qualche parte della nostra regione , o che
vi aveano qualche commerciale stabilimento.
Tornando donde partimmo , e dimostrata la esi
stenza de'Pelasgi in queste contrade, convenir deesi
che il nome di Enotri ivi ebbero, ed Enotrio dissero la

regione per motivo a noi ignoto. Ma non tutl' i Pelasgi


serbarono la stessa appellazione, poichi Cani e gl' Itali
quantunque di razza enotria, serbarono particolar nome
che pur dettero alle regioni da essi abitate; e queste

forse comprese venivano nel nome generale di Eno

lria , da principio ristretto fra' due golli , e poscia esteso


a tutta la Lucania.
IX. La regione detta Canio secondo Aristotile era

quella della Siritie , non compresa nell'odierna ultra


Calabria. E poich cotesto scrittore la pose vicino al
Iopigio ed all'Ionio, si da taluni erroneamente credu
to che la contrada dai promontor iapig-i a Metaponto
estendentesi era della Canio; ma non cotesti promon
tor Aristotile indic , e ad evidenza lo dimostra lo

i86) Pausania, Arnad. p.250.


287) Licot'rone colle note del Gargiulli ediz. del 1812, p. 61,
68 e 72.
288) Stefano, op. cit. v. Milano.
289) Eliano, Hlst. anmal.
29o) Virgilio - Ala. VII! n. 500.

parole gli scrittori voglionsi ssare. Ed infatti il Va


lentini (291) derivandolo dalla parola Kiun denotante
coltivatore , osserv che presso talune nazioni orientali

lo stesso nome avea Saturno, e trov un legame tra


il nome di Saturaia el' altro di Canio, ch'egli dice
succeduto al primo; ma lungi dal risultare ci dalle
antiche memorie , si ha invece che ritenendo la pri
migena terra Saturnia ristretta fra il lametico e lo scil
letico seno, la Canio o la Silide era fuori di essa.

L' Aceti (292) lega la origine de' Con! non a Saturno ma


ad Ercole nella lingua egizia detto Chon, ed altri trag

gono il nome di Canio da una citt appellata Chonin 0


Girone; la quale si dice labbricata dagli Enotrio da Filot
tete compagno di Ercole, metropoli secondo Strabone de'
Caoni 0 Con! che seguendo Apollodoro scrisse essere

cosi detti dalla lor capitale , essere probabilmente la


stessa di Pelelia (293) , e sita da taluni sul Crimiso
promontorio, ora capo dell'A/ice, da altri ov' oggi
Cosabona, oppure presso la odierna Belcastro (296) ,
o ne' diversi luoghi ove vuolsi la antica Pelelia, come
appresso vedremo. A tali opinioni non uniformasi la
nostra , e sull'appoggio di Aristotile (295) pensiamo
non nelle contrade della media Calabria bens in quel
le dell'antica Silide potersi trovar tracce della re
mota esistenza de'Cont. Ed essendo questi dallo stes-

so Aristotile detti di razza enotria e perci pelasga,


non abbiam bisogno di esaminare se essi derivati sia
no da quei popoli nomati Caoni nell'Epiro (296) ,
donde i Pelasgi si vogliono partiti, ed ove regnava il
terribile Echeto da Omero (297) chiamato agello de
gli uomini.
Passando ora all'esame del nome d'Italia che pi ne
interessa, per quanto certo averlo da principio avuto la
regione fra' due nostrl gol posta, altrettanto n' oscura

a9i) Valentini, Val. vii-p. 226.


292) Aceti in Barrio p. 7 -V. Crantero, note a Licot'rone.
193) Strabone. L- VI -- Millingen, op. di'. p. 83.
294) Del Re, val. cit'. p. 517 - Barrio, p. 286 - Maratioti, L.

III, e. 25.
295) Aristotile, loc. cit
1196) V. Millingen, op. cit'. p. 19.

297) Omero, Odissea, XVIII.

._24..
la origineSecondo Aristotile Italo era re di Enotria e per
esso quei popoli, cangiato nome, Itali appellaronsi, ed
Italia chiamossi la contrada. Anche da un Italo de
dussero il nome d'Italia Scimno (298) Virgilio (299) e
pria di essi Antioco (300) che lo disse uomo potente

scrisse Mela (306'): Frons Italia in duo se corano scindil,


non ebbe pensiero di accennare alla testa di vilello.
Taluni le due etimologie de'vilolli e d'Italo in una
uniscono, dicendo che Italo ebbe tal nome dal perch
insegnato avea l'uso dell'aratro e de' buoi. Altri la

e dotato di prudenza- Ma su questo Italo gli autori

etimologia del vitello rapportano ad Ercole sulla fede

son divisi in opposte sentenze. Ed or si voluto re de


gli Arcadi o de' Molossi di Ep'uo pria di passare in Ita
lia; ora re de' Siculi Epirotici , o dell'isola di Sici
lia ; or fratello di Sicario o di Enotro, o di Atlante e di

di Ellanico , il quale racconta che Ercole dopo com


battuto Gerione , dalla Spagna condusse in Italia i
buoi che a colui avea tolto , ed essendogliene fuggito
uno, tutto il tratto che fu da esso percorso appellossi

Espcro e perci anche di Saturno , passato da Spagna

Italia. Ma quanta fede meritar possa il lesbio scrittore

in Sicilia e poi in Italia ; or glio di Ercole, ,or lo

lo dimostra il riettere alquanto sulla favola di Ercole

stesso che Ausonc glio di Atlante o di Ulisse , ed or

Fra quei tanti dei dell'antichit , che al dir di Cicerone

nato da Penelope con Telcgonc ; il quale pur dicesi

non poteva farsi un passo senza incontrarne uno , sei

glie della favolosa Circe, dal Manoldi creduta una re

Ercoli menziona lo stesso scrittore, tre il siculo Diodoro e

gina toscana.

non meno di quaranta Varrone, tutti di origine diversa


e famosi per immenso valore. Ad alcuno di essi per pa

Diverso signicato per altri diedero ad Italo, poich


considerando che la greca voce Italo: vuol dir vile/10,

dalla bellezza e moltitudine de'cilelli dissero la regione

aver ricevuto il suo nome. E sebbene in Tesprozia eravi


una citt col nome di Ccstrinache vuol dinotare, autrice
digrandi buoi(30t) ed in Tessaglia altra citt il cui nome
pur dell'abbondanza del bestiame fassi derivare (302) ,
noi non prestiamo fede a quelle etimologie le quali non
hanno altro appoggio che una coincidenza ben facile a
trovarsi fra vocaboli di differenti lingue bench corri
spondano a cose diverse-Varrone (303) che la indicata
etimologia ritenne , vi aggiunse non potersi negare che
i Romani trassero origine da pastori; cotesto soggiunta
per non giustica la esposta opinione-Altri ritiene che
il culto egiziano del bue diede origine al nome d'Italia e

che perci il toro fu l'emblema delle monete sannitiche co


niate nella guerra sociale o italica quando Cornio, cen
tro della confederazione,ebbeil nome d'Italia (304)-Il
Mazzocchi (305) fra le possibili ragioni del nome d'Ita
lia pur ricord la topograca posizione dell'appennino ,
e disse che in Locri la fronte dell'Italia si dirama in due
corna come una testa di vilello. Ma al certo quando

298) Scimno, Perieg. loc. cit'.


299) Virgilio, loc. cit.
500) Antioco in Dionigi di Alicarn. L. I.
501) Hcsychio, p. 522 - Pausania, Carini/r. p. 121.
502') Omero, Iliade , Il. v. 696 - Vedi Corcia nel Q. 46

p. 192.
505) Varrone, De ne ruot- L. Il.
504) Serani, op. cit. p. 79 o 80.

505) Mazzocchi, T. E p- 27 n. 51 9. H2 n. 55 e pag- 546.

tria l'India e ad altri l'Egitto o la Grecia si dette. Quegli


che venne in Italia or si dice l'egizio con Ammiano, ora
il greco con Diodoro e Dionigi , or col Mazzoldi l'allon

tico. Vuolsi ravvisare Ercole in ogni popolo e si per


no creduto il Sole 0 il genio bonicatore de'terreni (307).
- Quel Gerione poi da lui rubato, or con Esiodo dicesi il
pi forte nato fra gli uomini; or si vuol credere un

Principe della Betica (308); or lo stesso che il fulmi


ne (309); ora uno de' Giganti , e che perci in diversi
monumenti si vede fornito di ali (3 t 0); or gli si attribuisce
un oracolo (311) ; ed or si dice aver Ercole edicato in
suo onore un tempio (312). -I buoi furati a Gerione 0:

si racconta che Ercole dove.a offrirgli ad Euristeo (313),


ed or che accennano all'avventura d'Io.-Nel la venuta di
Ercole dalla Spagna il Romagnosi vede rappresentata

quella de' Fenici, ed il Mazzoldi la usurpazione de'Greci


che confusero l'antichissimo utalantico Ercole con il 5
glio di Alcmeua (314)-.-I tanti gli attribuitigli dalla fa
vola , sonosi creduti rappresentare altrettante colonie

fenicie, o popoli sotto la dominazione di qualche valoroso


capo greco-Le diverse sue imprese o denotare i pro

506) Mela, L. II o. 4.
507) Brunet,-Parallelc de: religione Vol. II, p.r r55-0rlandi
ni, Corogma dell'Italia, Vol. II, I. I p. 54 a 57 e 77.

508 e 309) Declaustre, art. Gerione.


31 0) De Witte, Binda da mytlrc dc Gerion, p. 1:, 15 e 5; _
Frammento di Stescoro ap. acol. ad Hesiod.-V. anche Bullob
tino arch. nap.Vol. I,p. 111.
51 I) Svetonio, in Tiberio.
512) Serradifalco, Val. cit.

513) Declaustre, Ioc. ci.

514) V. Romagnosi e Mmoldi, op. cit.

._23_.
digiosi effetti di un valore divino, o con Tacito le gesta
celebri di genti antiche e fortissime-E nalmente non
manca chi la leggenda di Ercole reputa estranea all'Italia

dita/i tangiarono. Le antiche testimonianze fan prere

Noi fra tante disparit sol consideriamo che da qua


lunque popolo fu pregiato il valore, ed in ognuno una

Italo poi non vediamo altro che la indicazione di un'et.

dere il nome di Enotria a quello d'Italia , e non esatta


mente quindi si sostenne dal Bomagnosi il contrario-In

ghi che ad Ercole rapportansi; ed inesatte quindi ripu

e ce ne offre argomento lo stesso Aristotile. Questi (318)


sulla fede de' dotti uomini della primigena italica regio
ne e degli scrittori delle antiche cose, racconta che Italo
gli Enotri da pastori e nomadi ch'erano, all'agricoltura
ridusse . e tra le altre leggi da lui sancite i pubblici so

tare debbonsi l'etimologia che a lui riferisconsi. - Ed

daliz e banchetti ordin. Or certamente non unifor

in quanto alla venuta del nostro Ercole non inutile ri

me i Feneati di Arcadia, voluta sede de' Pelasgi, si dis

me all'ordinario corso della civilt che rozzi popoli sieno


nello stesso tempo riuniti, resi agricoltori, e regolati da
leggi con sodalizi; e fra l'uno e l'altro passaggio deb'
bonsi ammettere epoche pi o meno lunghe. D'altron

cero venuti in Italia condotti da Ercole (3l5); ed in una

de si veduto (V. sop. Q. VI.) che l'et dell'agri

parte della contrada poi detta Magna Grecia , il Cor

coltura sembra peri nostri indigeni essere stata quella


di Saturno, la quale fu al certo anteriore all'altra dl

deit dovette esservi che lo personicasse -Ecco donde


ne venneroi tanti Ercoli: ecco che dall'ambizione di de
rivare da lui ebbero origine i tanti nomi di differenti luo

ettere poter essa indicare l'arrivo de' Pelasgi in que


sii luoghi, poich l'alicarnasseo Dionigi rammenta co

cia (316) opin essersi stabiliti. Sembra confermare tale


arrivo il nome di Crati che come si osservato (. VIII.)

nella ai'cadica Fenea e nella citra Calabria-Tutto


' ci inne tende a provar sempreppi che della razza
pelasgica erano gl'llali.

Altra classe di scrittori ha cercato dare al nome d'Italia

lalo, in cui gli Enotri essendo nel primo stato di bar


barie forse dopo lungo combattere unironsi agli 0m'.

Questi non pi barbari , ma gi agricoltori , potette


avvenire, che comunicati i propr elementi di civilt
e leggi, confederaronsi ad essi, ed istituirono dei so

derivazione diversa. 'I'aluno lo crede venuto da celtica


voce: al contrario il Bochart lo trae dal fenicio vocabolo Itaria dinolante terra della pece. Il Romagnosi agli

dalizi perch le cose ch'erano di comune interesse di


accordo trattare potessero. Cotesta confederazione vien
confermata dal vedere Osci e Pelasgi uniti nella im

Itali dando origine africana prese il loro nome da Tuta

presa contro i Siculi (V. sop. . VIII. )

citt dell'Africa; ma cotesta opinione tanto strana che

X. Ma ecco che altre quistionisi presentano in riguar


do a cotesto popolo che fugato dalla Calabria fu ad abi

si creduto averla il dotto autore esposta per beffarsi


delle inutili ricerche sulle oscure e primitive origini dei
popoli. Da senno il Mazzoldi ne riporta l'etimologia ai
suoi Atlanti; dice Enotro, Italo e Morgetc re della stessa
dinastia; e presta fede ad un Atlante re d'Italia sulla

autorit del viterbese Annio , generalmente creduto im


postare o ingannato e da lui difeso. Finalmente altri ha
creduto derivar Italia da Vulelia, Eulalia o Hutetia de
notando con tali voci una regione eruttata da sotterra
nei fuochi da' quali spira un vento infuocato , e con ci
signicarsi lo stato geologico ed isici sconvolgimenti
dell'ltala regione (3 l 7).
Qualunque siasi per la etimologia del nome , a noi
basta sapere che gl'Itali erano di enotria gente e per

tar la Sicilia. Dicesi che Morgete succedette ad I


tale e da lui Morgezia la contrada chiamossi; che Si
culo fuggito dalle campagne ove poi fu Roma tradi

Morgete , il quale avealo bene accolto ; e che gli Eno


tri si scissero parte seguendo il traditore da cui pre

sero il nome di Siculi , e parte a Morgete fedeli ri


manendo in Enotria. Filisto non fa Siculo traditore,

ma glio d'Italo e duce de' Liguri, e questi dice es


sersi dal loro capo appellati Siculi, ed aver traghet
tato il Faro. Altri non fa Italo duce di Liguri ma di
Siculi che credette gli stessi de'Siconi, e questi di origine
iberica. Avvi pur chi pensa non dalla Calabria ma dal

I'Epiro andati i Siculi nell'isola, e promuovesi quistione

ci Pelasgi. Ignorasi se da principio formavano una di


stinta trib con la particolare ppellazione d'Itali, o se

se siano gli stessi di quelli del Piceno, da ivi in Epiro

il proprio nome di Enotri in epoche posteriori nell'altro

tezze , poich or gl'Itali credonsi con Virgilio gli


stessi che i Siculi; or con Tucidide , Filisto e Stra

passati, 0 viceversa-N qui arrestansi le incer

bone diversi ; or Italo il medesimo che Siculo ; or col


515)Dionigi di Alicarn. L. I.
516) Con-eia nel Progres. Q. 46, p.188 e 191.
517) Ricotti nel giornale Il Salvator Rosa, An- LIL n-50,

518) Aristotile, loc. cit.

Micali e col Muller i Siculi essere della razza degli

Un secondo argomento tratto dal lih: XV delle

Osa'; or con Ellanico che non i Siculi ma gli Elimel' e

Metamorfosi di Ovidio , il quale si nel racconto rela-

gli Ausoni scacciati furono iprimi dagli Enotri, cdi

tivo a Micilo che vuolsi fondatore di Crotone , e si

secondi dopo cinque anni da' Iapig guidati da Siculo;


or questi Elimei diconsi essere pure popolo epirotico

nell'allegorico viaggio del serpente di Epidauro, men

ziona nel primo il ume Nieta cui d l'epiteto di su

e forse della stessa razza de' Siculi; ora osservasi in

lentino, ed i campi de'Iapzg; e nel secondo , la Ia

Tucidide il nome di Elirnei dato ad una mano di Frigi


o Troiani dopo la caduta di Troia arrivati in Sici
lia; ed or inne col Niebhur opinasi che i Siculi era
no anch'essi Pelasgi-Ma qualunque sia la opinione che
vogliasi abbracciare , sempre vero che un popolo col
nome di S:uli come Tucidide, Antioco ed i pi degli
antichi scrittori narrarono , scacciato fu dalle calabre

pigia-Mai versi di Ovidio per questa parte sono an

contrade, ove, sia che venuto fosse dal Lazio , dal

l'Epiro o dal Piceno, nulla evvi d'improbabile che a


quella parte in cui abit dato abbia durante la sua
dimora il proprio nome. Unitamente vuolsi che in
Sicilia passati anche siano i Morgeti, cui si al

tribuisce la edicazione ivi della citt di Morganzio

(3 l9). Certo che 'se Morgezia chiamossi qualche parte


della Calabria , e credesi quella presso Reggio , non
fu per lungo tempo , poich cotal nome poco trovasi

dati soggetti a molte correzioni , e noi crediamo pre


sentar gli uni come si leggono nella ultima edizione
francese de' latini scrittori , e le altre che trovansi in

taluni autori.
Navigat Ionium , Lacaedemouiumque Tarentum
Praeten'l et &barirn , Saleulinumque Neret'um
Corcia legge (321)
Verelmu
Barrio (322)
Neaelum
T/wrinosque sinus , Temesenque , ci Iapygrls una
Barrio:
Melisenque
Vixque pererralis qua: spectam' liltora lenis ,
lnvenil Aesarei faialia ruru'nis ora
Nec procu/ Iii/Il: tumulum sub quo mcralu Crotum's

Ossa iegebal humus . . .

mentovato negli antichi autori.


Taluno per avventura dal leggere in Ellanico
che i Inpigf fugarono gli Ausoni , trar potrebbe argo
mento della esistenza de' Iupz'gl nella Calabria ,

la

quale in tutto o in parte sia prima de' promontor


i'npigi, sia da questi no allo stretto , si vuole un
tempo essersi nomata Iapgia-Ma oltrech dal con

fronto cogli altri scrittori( V. sop. 5. VIII. ) sembra

[la/ima tenui! , praelerque Lacinia lempla

Nubil[lata Dea ,
Sc_ylaciaque ll'llora ferlur
Barrio or (323)
Scillaenque
ed or come il Lupis (324) Sc_yllaciaqus
Linquit Iap_ygiam ,'

/aevaque Amp/zissia remi;

Barrio or:
laevisque
ed or come il Lupis : levibusque

derivarne ch'errore vi sia in Ellanico , presso gli an


tichi autori colla denominazione di [0/1129'1'0 trovasi
indicata la contrada da Metaponto ad Eraclea e Ta
tanto, ed in Erodoto il paese racchiuso tra Taranto e

Lup1s
Romeo/rimuove (agi! , Caularwquz , Nuryciamquc

Brindisi - Del resto sul nome , popolo ed estensione

..
Zepluruunque

dell'antica [apigia son cadute non poche quistioni (320)


delle quali noi trattiamo sol quella che alla nostra pro
vincia ha relazione.
E 'primieramente El'oro scrittore del lV al V seco
lo di Roma lasci scritto presso Strabone che i1op

gi abitarono un tempo Crotone -Non ostante cotesta


autorit, in mancanza di altre prove , ne a lecito

sospettare ch'lloro dedusse tal conseguenza dal nome

Sara fugil .' darira praerupla Cerauniu par/e

Ba1~i) 2

Cacini/zia

; Barrio
Lupis

Em'ucilque frelum . . .
Le diverse correzioni son derivate dalla premura (il
dare nn ordine geograco a' luoghi indicati dal puula;
ma osserviamo che qualunque sia la lezione da pre
lerirsi, non si giunger mai a conciliare l'area Iopygit,
pria dell'Esara , mentrecch questo ume prima da'
promontor Iupigi; col linquil Iapygiam dopo il seno

de' tre promontor prossimi a Crotone che indubitata


mente nell'antichit aveano il nome di Iapr};i.
321) Corcia, ivi p.49.

319) V. Serradifalco, Vot'. cit.


320) V. Corda, nel Prog. Q49, p- 38 c sg.

522) Barrio, p. 15.


'525) Barrio, ivi, e p. 250.
324) Lupis, Vol- cit. p.196.

_27_

niamo quindi che Ovidio nello scriverei nomi non pose

esso comunemente vuolsi accaduto l'eccidio di Troia


celebrato da Omero, il cui poema credettesi da taluni un

mente all'ordine geograco, ma alla bellezza de' versi.


Ritenuto questo pensiero , ogni diicolt svanisce ; e
sia che la parola salentino si attribuisca a Nereto o

romanzo inventato per rappresentare ne'var caratteri


le diverse etedil loro perfezionamento(i).-La guer
ra troiana da altri stimossi una impresa di commercio

Vareto, sia che non si riferiscaa tali nomi n al Nie"

in cui disputossi il dominio del Mediterraneo (326), ed

scilletico, o come altri legge dopo i lidi di Scilla. Opi

fa ed invece alla salentina regione , si trover sem

esserne stato causa o l'amor della preda s potente ne'

pre che niuno argomento si pu trarre da ci, n dalle

Greci (327) o l'ambizione di dominare (328).-Iu ogni

campagne iapigle menzionate nel primo luogo, n dalla


Iopigio del secondo.
Non resta ora che esaminare un terzo argomento fon
dato sul nome de' tre promontor prossimi a Crotone

modo sia che di storia trattisi o di romanzo, certo che

Non perch essi venner detti Iapig' ne deriva che la

e col clima di quei luoghi (330). Innegabile pur che


cotesto avvenimento segna un'epoca importante, e ad
esso rapportasi la dispersione de' Greci e de' Troiani e.
quella moltitudine di colonie che agli uni ed agli altri

regione da ivi sino lo stretto Iopr'gia nominossi. Senza


trarre cotal conseguenza, dire potrebbesi che i promon
tor ricevuto avessero l'indicato epiteto, o perch in essi
avea termine il seno tarantino in una parte del quale
era la vera Iopigia , o perch i Iopigt frequentavano
tali luoghi a causa di traflico, o per una di quelle tante

il teatro della voluta guerra non sol fu da Omero esat


tamente descritto (329) , ma il carattere sico e re

lgioso del poema in perfetta armonia con la natura

si attribuisce.-Di esse alcune vennero nelle nostre con


trade ed ilelasgi ridussero a servit-Veramente pi
che simbolo della storia de' Pelasgi come chiamolla un

cagioni possibili che la storia ha taciuto; Se poi fosse

dotto moderno, la caduta di Troia fu causa della loro

vero , come pens il dotto Mazzocchi, esserci Iapr}gl


i primi abitatori della contrada, aver essi dato origine

rovina.
Le antiche colonie come osserva il detto Meriva
le (331) non aveano come quelle di oggidi alcuna

a Crotone, e diramazioni di tal popolo doversi iBrezl


e gli Enoiri ritenere , ogni quistione verrebbe tolta,
poich tutto sarebbe Iapigia. Cotesta opinione non
' per arvalorata dagli antichi autori che non col nome

di [op/gin appellarono questa contrada, ma con gli altri


di Solurnia, Brezia, Enolria ed Italia.
Xl. Epilogando le nostre idee , ecco in poche pa
role la probabile antichissima storia di questa provin
cia-Gli Osa' erano gli Aborigeni della regione posta
fra' due gol lametico e scilletico.-Venuti iPelasgi i
gnoriamo il motivo perch presero il nome di Enotri.
Forse furonvi lunghi combattimenti tra' nuovi arrivati
che barbari erano, e gl'indigeni gi agricoltori e pro
babilmente in civile stato-Prima di Sesostri e di Mi
nosse avvenne l'et d'Italo in cui i due popoli confe
deraronsi ed ebbero comuni leggi-Allora forse pure
accadde che gli Ora' 0 spontaneamente o per patto o
per forza si restrinsero nella parte mediterranea-Uniti
scacciarono dalla regione i Siculi e forse insieme ad
essi alcuni degli stessi Pelasgi ed 0m' che scoglier
voleansi o dominare gli altri .-Non chiaro chei Pelo
531' per effetto di naturali calamit odi civili dissenzioni

abbian dovuto abbandonare questa parte d'Italia.Sem


bra anzi che vi siano rimasti da signori nch non ven
nero da'Greci discacciati dopo l'anno 1270 av: l'E. V.
L'indicato anno segna un'epoca novella , poich in

dipendenza e verun saldo legame con la madre patria ,


sicch egli ben dice che una colonia greca era un po
polo , ed una moderna un territorio. -lguoriamo in
tieramente quando i Greci qui giunsero, ed inesatte
riputiamo l' epoche del 724 , 720, NO , 668 av.
l'E. V. che si attribuiscono alle colonie di Locri, Si
bari, Crotone, Reggio (332). Allorch vediamo coteste
citt ne' primordi di Roma salite a grande potenza,
ricchezza e lusso, dee credersi che assai prima i no
velli coloni combattuto abbiano con gl'indigeni, e con
i Pelasgi. - Forse luvvi guerra per pi anni, ma in
ne a' coloni il litorale dell'Io/rio rimase, ed agli

Osci o Brezi la parte montana e le contrade pi al


Tirreno vicine.-Forse agli 0sci uniti erano de' Tirreni,
se questi riputar voglionsi da' Pelasgi diversi. -Forse
de' Pelasgi anche una parte confusa rest con gli 0m' ;
5:5) Stelliui.
526) Bianchini, Star. uniu.
5'17)Mazzoldi, c. I. 528) V. Corsia ud Prog. Q. 56 p. 248.
529) Maltebrun, loc. cit.
550) Fotehhaminer de Kiel,V. Lettera di Barutinel n. 1 n del
Giornale delle due Sicilie, Ari. i840.
551) Merivale . Inlrod. ad un corso di lezioni sulla cola
nizzazione e sulle colonie.
532) V. Petit-Radel - E.ramen analytique et.' fableau com
pnrahf de: Sinchronishres de l'Histoire de: tempo heroiquec da
la Greco, Parigi 189 - Cant , L. 111 c. 25.

-28

e de' rimanenti alcuni al nuovo dominio cedettero, ed

con questo nome : 1' una come la prima brezia

i pi resistenti dell'intutto abbattuti, ridotti furono in ista


to di schiavit, cio a condizioni simili a quelleimposte a'
popoli della Laconia e della Messenia da que' di Spar
ta (333) - Il nome di tutti disparve e non fuvvi allora al

citt dopo il ume Lao (336); e l'altra come ce

tra distinzione che di Greci e di Brezt-Ma iconlini che

lonia de'Crotoniati tra' umi Crati e Sibari in punto


non molto discosta dalle loro sorgenti , e vuolsi da
qualcuno presso Langobuca in Calabria citra ove mi
niere vi sono (337), eda altri in luogo diverso. Evvi

pur disputa se invece una sola citt ebbe il nome di

divideano le terre degli uni e degli altri non furon


sempre gl'istessi, ed i Greci-ilalioti da principio inva
sero quelle de'Brezi, e questi alla lor volta nell'epo
che posteriori quelle de' Greci occuparono-Diverso fu
per il destino degli uni e degli altri. -La regione
dell'ionio litorale sali in gran fama di ricchezza e

Temesa; ma sia comunque la cosa, si ha sempre in


Omero prova di un commercio che nelle calabro con
trade allora faceasi da' Greci, e con ci delle gi sta
bilite colonie.

coltura ed ebbe il nome di Magna Grecia. [Bre

a' tempi della guerra troiana non esisteva , e che

zt restarono nelle loro montagne , e quando cre

nemmeno a quelli di Omero la Grecia avea nome


complessivo. Gli antichi abitatori di quella regione di
stingueansi in Greci e Lclegi o Curdi; ma il nome
de' primi si vuol cangiato nell' altro di Elleni , e con

sciuti in potenza assalirono Crotone nel 539 di Roma,


era tanta la diversit fra l'uno e l'altro popolo ,
che propostosi dai Cartaginesi di stabilirsi in Crotone
una colonia di Brezi, i Crotoniati riutarono, temendo
che cotesta unione corrotto avesse i loro riti, costu

manzo , leggi, religione e linguaggio.


Ma cotanta civilt nella Magna Grecia non vcn

ne tutta da' nuovi coloni, poich non civili eran


questi all'epoca della guerra troiana, napportar poteano
ad altri popoli ci che.loro mancava. D'altronde co
lonie dappertutto furonvi , ma niuna di esse e nem
meno la stessa Grecia pervenne cos presto a tanta

rinomanza" quanto la lllngna Grecia- questo un ar


gomento decisivo che nella nostra regione eravi col
tura, e con la unione degli elementi di civilt de.'tiuovi

coloni con quelli che rinvennero , pu solo spiegarsi


quello stato di celebrit in cui troviamo la Magna
Grecia nelle prime epoche storiche.
Bench ignoto sia il tempo della venuta delle co
lonie, e forse non fu lo stesso per tutte, pure 'credia
mo che all'epoca di Omero, che dicesi vissuto nel

900 av. l'E. V., trovavansi gi ssate-Non pu ne


garsi che a' suoi occhi in una grande distanza e pro
fonda oscurit compariscono le coste occidentali d' Ita

lia (334) , ma pur nondimeno troviamo nell'0dissea


(335) menzionati i metalli di Temesa. -Quantunque
ad altra citt dello stesso nome siansi da taluni vo
tute attribuire le parole di Omero , pure Strabone
toglie ogni dubbio e fa chiaramente vedere che ri

guardano la Temesa sita nella calabrese regione che


gli dice Tempsa - Ed avvi chi indica due citt

XII. Ed in quanto al nome di Greci, si detto che

servato solo in Italia, ove si sospetta che i Pelasgi

recato l'abbiano pria che cedesse al nuovo, e che i Ro


mani pi tardi lo abbian fatto rivivere ed a tutti gli El
leni esteso(338). Altri pens il nome di Greci surto pri
ma in Italia che in Grecia (339) -Ma sia oppur n
vero che i coloni venuti in queste contrade aveano il
nome di Greci, certo che fra le greche colonie sparse
ne' litorali di questo regno , in niuna parte eccettoc

ch nella Magna Grecia fuvvi il nome complessivo e


nazionale di Grecia. Non vi ha dubbio che trovansi con
questo nome indicate da Cicerone (340) le regioni del
nostro reame da' Greci occupate, ma ben riette il Boga
dei essere stata questa una particolar maniera dell'arpi
nate scrittore imitato in ci anche poi da Varrone, tan

toppi perch ai tempi loro eran cos poche le citt di gre


co idioma da non meritare verun nome collettivo (34 I ),
e niuna n'ebbero nemmeno ne' tempi prosperi - In
ui forse al nome di Grecia avuto dalla cennata con
trada, il trovarsi in essa le colonie in continuazione
una dell'altra; ed ivi infatti occupavano tutto il lito
rale che distendesi per i tre seni di Gerace, Squil/acc e
Taranto.
Non poi vero, come ben osserv il chiarissimo Cav.
Avellino , (342) ci che disse il Micali , non avere gli

556) Strabone, L. VI-Tolomeo L. I C. 5.- V. Plinio e Mela,


loc. cit.
557) De Ritis, Q. cit. p. 117.
5.58) Cant, L. Il, c.26.

559) Cuoco,llat. in Ital.Let.75-Guarnacci,Origini italiche.


540) Cicerone, Orat. pro Are/zia.

555) V. Millingen, op- cit. p. 20 in nota.


554) Mattebrun, loc- cit.
555) Omero, Odia. I.

541) Rogadei, Italia Cistiberina, e. V. p. 561.


542) Cav. Avellino, Saggio sulla. estensione della Magna Gre

._29._
tersi cotesta lezione, meglio sarebbe pensare con il Va
antichi determinato mai la estensione della Magna
lentini (351) essersi voluta la nostra Grecia con scher
Grecia , ed essersi tal nome pi propriamente dato
alla spaziosa baia che penetra profondamente dentro. nevole antitesi chiamar parva invece di Magna, oppur
l'Italia con i due seni di Locri e di Squillace (343). credere che Plauto intese designare la Grecia orientale.
Negli antichi scrittori e specialmente in Plinio (344)
Ma donde il nome di Magna alla nostra Grecia?
e in Tolomeo (345) trovansi invece i conni della Molti e diversi sono i pareri su tal quistione diffusa
Magna Grecia chiaramente descritti ne' tre suindicati mente trattata da'lodati Mazzocchi e Valentini , e poscia
anche dall'egregio Castaldi (352).-Aln di proceder con
seni anche da Mela designati - Quindi tutto il lito
rale ionio della media calabria, della Magna Grecia ordine d'uopo primieramente riettere se l'epite
facea parte. E bench Tcrina , Ipponio , Madama lo di Magna include oppur no idea di comparazio
ne. -ln Euripide (353) Isocrate (354) Virgilio e Cal
site nell'opposto lido, furon talvolta Sotto il domi
nio de' popoli nella medesima compresi , non perci limaco (355), Ieggesi cotesto epiteto dato da' primi
\potean dirsi in essa esistentI , poich queste ed altre due alla Grecia orientale, dall'altro all'Esperia al
citt secondo l'epoche diverse or indipendenti erano , l'Italia ed anche al Lazio, e dall'ultimo a Larissa;
ma ci non fecesi coll'idea di distinguere tali luoghi da
ed or soggetti a' popoli connanti; e da tali cangia
menti venuta la confusione che osservarsi negli altri dell'istesso nome. Non cosi la nostra Grecia la cui
denominazione di Magna non venne dalla fantasia de'
scrittori.
Si detto dal Mazzocchi (346) che le greche citt poeti e dall'eloquenza degli oratori, ma da' popoli , e
parte facea del suo proprio nome. La Grecia orientale,
delle altre regioni, andassero sotto il nome di Gre
cia disseminata o minore. E poich in un verso di I'Esperia , l'ltalia, il Lazio eran noti ed indicati senza
Plauto (347) dal Bogadei (348) che il primo vi pose [aggiunto di Magna: senza esso al contrario la nostra
mente , credettesi leggere parve graecia , il Romanel
Grecia non sarebbe stata riconosciuta. Laonde dee dirsi
li (349) con tal nome suppose indicata la Grecia dissemi
che alle prime regioni cotesto aggiunto attribuito venne
nota del Manoochi. All'opposto il Bogadei avea detto per magnicarl , ed all'altra per magnicarla e distin
che quando la Grecia italica dilatossi , il nome di parva guerla.-E questa distinzione non alla pretesa Grecia
rimase alla parte che prima la costituiva. Anche il Maz
parva, disseminata o minore, giammai esistita , ma bens
zocchi opinato aveva che la Magna Grecia essendosi este
alla orientale dee rapportarsi. Infatti allorch il no
sa , nel tempo della guerra sociale ristretta venne di me di Magna non pi esistea ed i romani scrittori dopo
nuovo fra' pliniani conni-Ma negli antichi non trovasi i tempi di Cicerone denotar voleano la nostra Grecia,
questa pretesa Grecia minore, solo adottata da' moderni per non confonderla con l'altra , or chiamavanla Mag
per contrapporla all'appellativo Magna dato alla nostra giare come leggesi in Ovidio (356) Livio (357) Giusti
Grecia; e nemmeno si fa motto della voluta estensione no (358) Silio Italico (359) Seneca (360) Valerio Mas
di conni, la cui restrizione ai tempi della guerra sociale simo (36l) Festo (362); od or esotica come in Plau
non poteva aver luogo, poich il nome di Magna Grecia to (363). La Grecia trasmarina poi distinta veniva col
era allora sparito. Edin quanto aPlauto ben riette l'eru
nome di ulteriore(364).-Cotesti epiteti non sono che
ditissimo cav. Avellino esser la proposta lezione del citato relativi,come lo fu precedentemente l'altro di Magna, il
verso incertissima e probabilmente guasta,e che dall'al
tra partenulla vi che provi aver qui il comicolragiona
551) Valentini, Vol. cir. p. 118.
to di una regione italica (350). E se pure dovesse ammet

cia , e di altre citt , Nap. 1812. V. anche Alti dell'Accade


mia Pontaniarra.
545)Micali, op. cit. V. I, p. 241.
544)Plinio, H. N. L- I11 c. lo e n.
345) Tolomeo, L. H1, e. i.
546) Mazzocchi, T. H.P. I.
547) Plauto, Truculenl. Ac. H, se. VI, v. 55.

548) Rogadei, loc. cit.


549) Romanelli, 1bpogr. star. Voi. l,p. ra?re 125.
550) Avellino,op- ci!.
'

352) Mazzocchi,Valentmi e Castaldi, ap.ct.


355) Euripide, Medea, v. 440; Troades,v. 41.
354) Isocrate, Panatherr. p. m. 126 e 127.
555) Callimaco, Hymn. in Delum,v. 104.

556) Ovidio, Emi in pi'.

557) Livio, Hm. L. xxxr.

358) Giustino, His'! L. XX in pr.

559) Silio Italico, De bel. pun. L. Il, v. 15 e seg.


560) Seneca, loc.cit.
561) Valerio Massimo, L. VII, e 8
562) Festci V. Magna Grecia.
365) Plauto, Manaecllmus, Ac. 11. se. 1.

564) Livio, Hisl'. L. V".

_50_-

quale venne dato alla nostra Grecia in antico tempo o


da' propri abitanti o dagli stranieri; ma sempre per non
confonderla con l'altra regione che col solo nome di Gre

ciu era designata. Non debbesi quindi supporlo prove


nuto dalla ironia de'Greci come alcuni mal leggendo Pli
nio (365) credettero; non da' Romani come pens erro
neamcnte Scaligero (366); non da' Pelasgi (367) che fu
rono scontti
Il nome di Magna Grecia non trovasi in Erodoto n
in Tucidide,o perch ai loro tempi era sparito, o perch
ritrosia ebbero a dare alla regione che avea un nome
simile alla loro patria , il magnico titolo di Magna.
Polibio (368) fu il primo ad avvertirlo, ed ecco le 0

il Delisle (378) il la Martiniere (319) il D'Anville (380)


ed il Micali (381), non ne risulta che gli antichi il co
nobbero.
La sentenza che ha avuto pi seguaci quella che
rapportasi a Pitagora. Porlirio (382) che mor nel 305
dell'E. V. e Giamblico (383) dopo di lui, per la scuola
di Pitagora dalla quale uscirono tanti loso, dissero

venuto alla regione il nome di Magna Grecia. Anche il


Sinesio (384) scrittor del V secolo ebbe cotesta opinio
ne, e giunse ad estendere l'indicato nome a tutto il pae
se ove gli arcani riti de' pitagorici professavansi. Il Maz
zocchi (385) il Valentini (386) ed il Castaldi (387) per
credettero che a titolo di onore e precisamente a ve

pinioni che si son dette afIin di spiegarne la ragio

nerazione di Pitagora e della sua scuola incomparabile,

ne - Strabone (369) la trova nell'essersi i Greci


molto ampliati: Feste (370) e dopo di lui Servio (371)
nelle molte citt greche che in quella contrada vi

si us distinguerlacol nome di Magna, che l'anna


lista Grimaldi (388) anche dice surto dopo la venuta
di Pitagora- Altri inne in generale derivato lo repu
tarono dall'aver la nostra Grecia preceduto l'altra nella
losoa nella legislazione ed in tutte le arti civili.

erano : gli Scoiiasti di Orazio (372) nella lingua


greca che parlavasi o nell'esser da' Greci abitata :
Scimno di Chio (373) e Delisle (374) , nelle molto co
lonie greche che stabilironvisi. Ma tutte coteste ragioni
bastevoli a spiegare il nome di Grecia noI sono per
l'epiteto di Magna. Anche in Sicilia concorreano le

Facendo tesoro di tutte le altrui osservazioni, cre


diamo che il maggior numero di abitanti e di armati, e

mai quell'isola chiamossi Magna Grecia; e se trovasi cos

la maggior oridezza civilt e sapienza cui diede forte


spinta la pitagorica scuola, abbian fatto che questaf Gre
cia sia stata con l'epiteto di Magna distinta, forse sino al
tramonto del III secolo di Roma, come pensa Valentini,

nominata da Strabone (375), chiaro apparisce dalle sue

ma pi probabilmente no al secolo seguente -Dopo-.

parole, che intese discorrer della nostra contrada, che

ch i Locresi e Cauloniti furono a Dionigi


getti ,
Crotone decaduta , Metaponto tenuta dai Lucani, ed
i Brezi le loro conquiste estesero sul litorale, il nome
complessivo di Magna Grecia gradatamente disparve,

stesse indicate particolarit, e pur nondimeno giam

pur Sicilia appell per l'antica residenza che vi ebbero i


Siculi-- Similmente non debbe accettarsi n la opinione
di Ateneo (376) che alla prosperit ed abbondanza della
regione l'epiteto rapporta, n l'altra del Cellario (377)

che alla greca vanit l'attribu; poich questa causa


era comune a tutti i Greci , e l'altra a vari luoghi-Si
pur voluto trovar la ragione nell'essere la nostra Ma
gnu Grecia di una estensione maggiore della Grecia
orientale , ma se tal fatto fosse vero come lo ebbero
565) Plinio,L. III, e. 5
- 366) Scaligero, (l'arma. in Festa
567) Mazzoldi, c. 18.
368) Polibio, Hist. L. II, o. i2.
569) Strabo ne, VI.
?ryo) Feste, loc. cit.
571) Servio in /Erz. I, v. 575.

ed i popoli denominavansi dalla citt e contrada che


ciascuno occupava.
XIII. Nella incertezza di conoscere le regioni di

verse che della Magna Grecia facean parte , l'erudi


tissimo Mazzocchi (389) novcr in tal numero quelle
che avean citt autonome o indipendenti con proprie
monete. Quindi suole la Magna Grecia dividersi in otto
378) Delisle, op. cit.
579) La Martiniere, Dict. gag. v. Grande Croce.
580) D'Anville, Geog. ant. e. VII.
581) Mimli, op. cit. V. I c. 20.
582) Porrio, Vita Pithag. n. 22.
585) Giamblico, Vita Pithag. c. 25), 8. X66.

572) Acrone e Porrione in Orazio, Sai. X.

584) Sinesio, Bpi.rt. ad Paeonium.

575) Scimno, Perieg. v. 299 e seg.


574) Delisle, .Tusticat. de: Masi". de: anctens
575) Strabone, VI.
576) Ateneo, Deipn. L. Xii, p. 525.
577) Cellario, Geog. ant. L. H, c. IX.

385) Mazzocchi, T. H. P. i, p. 48.

586)
587)
588)
589)

Valentini, Val. cit..L. I, c. 5.


Castaldi, op. cit. c. 8.
Grintaldi, An. Vol. Ii p. 46.
Mazzocchi, T. H. Diat. I, c. 25.

' regioni con i seguenti nomi: Locresc , Caulonilc


Scil/clica, Crotoniate, Sibarilica, Eraclcesu, Metapon

linu , Tarantino. Non oggetto della presente opera


discutere la esattezza di cotesta divisione, la quale dob
biam solo creder relativa alle principali citt, poich
per quanto riguarda questa provincia , la picciola re

crotos signica propriamente il plauso ed in ispecie quel


crepito che Dante appell noia di cicogna, ed Ovidio
confuse quasi col plauso medesimo; e che la cicogna

gione Pctclina e secondo taluni anche la Siberena ,

detta crotalistria da P. Siro per la 'somiglianza del lun


go suo becco e del suono di esso coni crotali - Inol
tre il tripode tipo delle monete di Crotone vedesi
spesso ornato di quella catena o specie di temnisco

nella parte mediterranea della Magna Grecia esistenti,

che , come hanno ben dimostrato Muller e Brocn-

anche aveano le loro monete.


La vasta contrada della media calahria che guarda
l'Ionio dicesi compresa in parte nella regione scillch'ca
ed in parte nella crotonilide; e gli scrittori son d'ac
corda nel credere che quella , dalla caulonilc divisa
era dal promontorio Cocinto, oggi Capo Stilo-Non vi
'per la stessa uniformit sull'altro conne che se
gnava il termine della sciiletica ed il principio della
crotom'tide regione. Il Mazzocchi seguito da altri al
primo de' promontor iapig situollo. Invece Lupis (390)
e dopo lui Valentini (391) rinvenirlo credettero nel
Crotalo , oggi Curace.
La opinione de' primi confortata sarebbe dall'osserva

deted (394) serviva, agitandosi , 'a trarre un suono dal


tripode medesimo; ed in qualche moneta ravvisar si
creduto anche i crotali, i quali usavansi pur di legno o

di canna spaccata (395).-Dal suono detto crotos chiara


mente sembra esserne venuta la parola crotalon col si
gnicato di mono, sonaglia e sistro;e deriv da essa l'ita

liana voce crotalo , usitata nello stesso senso degli anti


chi , specialmente quando i poeti compiaceansi delle ar
cadiche pastorali belleue-Non pu quindi adottarsi che

siasi il nome del ume scelto a denotar conni quan


do nella greca lingua ch'era pur quella dei Crota_
nioti, lo stesso vocabolo si avea con signicato diverso.
-Toglie poi Iogniquistione la scoverta fatta con la scorta

esso si oppongono , basta riettere che giammai la re

di un frammento di Ecatco (396) , dal diligentissimo


(orcia (397) detto e sagace cultore delle archeologiche
e storiche discipline , di una novella citt della Magna
Grecia col nome di Crotnlla, la quale essendo al di quiz

gioite de' Tcrinei , Lamclici , Napctini ed Ipporu'ati ,

del Crotala nel litorale che proseguendo v verso Crotone,

si estese per tutta la spiaggia dell'opposto golfo, che


pure ebbe gli stessi nomi di quei popoli.
'

ed avendo lo stesso radicale diCrotone, chiaro che nella


crotom'tide regione andava compresa, come in prosieguo

re che il seno scilletico no al designato conne pro


tendesi , se troppo debole argomento non fosse quello
tratto dal nome del seno. Oltre le tante ragioni che ad

I secondi non hanno altro appoggio che la etimologia

pi chiaramente si vedr-Non vogliamo inne tacere

del ume Crolalus che dicon composto dalle voci Cro e


Talus denotanti la prima Crotone, e la seconda cangiando
con dialetto dorico ['11 in e, lelus, ossia lamine-Noi ab

che siccome Plinio dice il Crotalo esser ume navigabile,


non poteva esser tale se avea lo stesso corso dell'odier

biam pi volte mostrato dlidenza delle derivazioni etimo.

disse Plinio navigabile-Forse il dirsi da Plinio navigabili

logiche, poich nulla di pi agevole che trovare dalle so


miglianze fra voci di signicato diverso. Infatti Tnlu5 era
anche il nome di un gigante che vien mrntovato dallo pseu

tutti i umi da lui indicati nel seno scilletico, mentrec


ch nol sono , una delle,tante inesattezze che leggonsi
nel suo libro , o per mancanza di accurate notizie, o per

do Orfeo (302), ed in talune monete rappresentato con

errore de'copisti.-Forse il ume attraversando altri luo

no Carace-Forse avendo diverso cammino, era come

le ali, attributo de'giganti-Crediamo quindi non doversi ghi l'area particolar rumore che diede causa al suo nome.
riferire la parola talus n al gigante, n alla determina
zione del conne,e ne sembra che la voce Croinlus avea

nella stessa lingua un signicato che meglio ne spiega


l'etimologia.
L'crudit0 Cavedoni (393) osserva che la greca voce

-Forse avendo fece in altro sito potett'esser il Cralalo in


\

394) Muller , De trip. delph. p. 17 - Broendsted, V0 yagc m


Greca, p. u9 nota 20 - Avellino, Opurcoli,vol. II, p. 117 _
Fiorelli, Osservazioni sopra talune monete rare di citt greche ,

p. 61.
595 )Aristoph. ad Nubiaa. Scol. v. 1159 - Suidas,v.(holulm

590) Lapis, Val. VI. p. 241.


591) Valentini. nel giornale Il Calabrese, An. I, n. 7.

S9z)Pseudo Orfeo, Argnn- 14359-De Witte.Rcvue numih


del 1840 , p. 1,0 - Vedi, Bull. arch. nap. Vol. I, p. Il I.
595) Caredoni, Spicilegm numtsm- pag. 20

-- Fiorelli, loc. cit. n. 8

596) Fragm. Hwt. Gracc. ed. Didot. p. i.


397) V. Corcia, Del sito della citt di Crotalla, art. inserito
nel Museo di scienze lettere ed arti.

..;gg..
tutto o in qualche punto del suo corso conne alla cro
tonilide regione. -Forse anche seguendo lo stesso attual
suo cammino in qualche epoca potette essere conne, e

specialmente quando i Locresi vincitori de' Crotoniati


poterono estendere il loro dominio sino al Crotalo ed
anche al di l.- Certo per che se ai tempi di Strabo
ne (398) malagevole era il conoscere l'antico stato di

queste contrade , moltoppi lo adesso; e che il no

- Dippi iCrotoniati scacciarono gli operai che per or


dine di Dionigi ad un muro 0 canale lavoravano nella
parte pi angusta d'Italia cio presso Squillace; e cer
tamente no a tal punto la region crotoniale estender
si dovea per poter gli abitanti allontanare quegli operat
-E nalmente possibile che venuti i Greci ad abitar

queste contrade, scacciati i Pelasg da Crotone e Scil


lacio, abbiano queste due citt fatto parte della stessa

me del ume derivar palette o da qualche particolar


rumore che facea il ume nel suo passaggio in alcun

regione , e questa forse prima estendeasi no a com

luogo, o dalla frequenza delle cicogne , o da altra ra

da'Locresi avuta, perdottero.- Forse pure la causa della

gione a noi ignota, e non gi dall'indicazione di con/.

discordia fra questi due popoli fu per ragion di con

ne-Convenghiamo poi che l'analogia tra' due nomi di


Crotalo e Crotone, prova evidente che scorrer do
vea nella region crotonilzvde.
Il Lupis per sostenere il suo assunto oltre la gi
combattuta etimologia , invoca l'autorit di Strabone

che scrisse: Sc_ylacium Crotoniensis ager, o come altri


tradusse: Crotonialarum ne: sunt; ma convien riet

prender la Caulonile che i Crotoru'uti dopo la disfatta

ni, e non gi come dicesi perch i Lacresi presero

parte alla lega de'Tarantt'ni e Sln'ti contro l'altra de'


Crotoniati, Sibarili o Metapontini. E di fatti se tal
guerra n con la pace , non eravi ragione percui i
Crotoniuli avessero dopo di essa a combattere con i La
cresi, come non ve ne fu tra gli altri collegati.

L'unica prova dell'indipendenza del popolo scilletico

tere che lo stesso scrittore disse pur di Stylacium


oSquillace che: tenentibus autem Crotoniatis, Dyonisius

una medaglia di bronzo rappresentante nel dritto una


testa di uomo con cinziero alato , ed al rovescio una

Locri: trr)ninum stotuil , il che dimostra che a quei


tempi Scillacio era da' Crotoninti tenuta-Forte dubbio
quindi in noi sorge se la contrada sciiletica fu mai in
dipendente e divisa dalla crotonftde , tantoppi che Tu

nave con una testa di pesce per sprone e con la sotto

cidide disse il Cecina, che noi appresso dimostreretno


esser l'Ancinale, 20 miglia al di qu di Capo Stilo, u
me della locrese regione; e Cnulonia ch' aldil del Ca
cinto vuolsi colonia de'Crotoniati (399) -f Se lasciando
la geograa, alla storia poi volgiamo lo sguardo, raddop
piansi le nostre incertezze-Ed invero niuna antica me
moria vi snll'indipendenza de'Sc/lacesi, n pu dirsi
causa di ci la picciolezza della regione, poich de' Cau
lonili, Petelini, Madamei cc. bench piccioli popoli, tro

vasi ricordo. -Allorch ne' primi secoli di Roma i Crotoniati ebber guerra con i Locres sul Sagra, non fu
ad essi di ostacolo la regione srlacea, purch non vo

posta leggenda: SISTAAATISLN - questa mentovata


da diversi autori, (400) ; e bench il Maraoti se
guito dal Fiore ravvis nel giovine un duce de'Scil
laceisi che suppose salito al Cielo , e nella nave le loro
vittorie per mare , gli altri con pi assennatezza rico
nobbero Mercurio nel giovine, ed in esso e nella nave

de' simboli di popoli commercianti.-Ma cotesta meda'


glia il Mazzocchi dichiar non aver mai veduto e da
alcuni credesi falsa. -Nel ricco medagliere de' signori
Ferrari di Catanzaro avvi una incerta e corrosa moneta
in cui mal veggonsi le lettere, e per il poco che pu
scorgersi dai simboli, sembra avere qualche somiglian
zaconquella in discorso.-Ad ogni modo la cosa dub
bia, e no a che pi certe notizie non si avranno, con

chiuder debbesi o che giammai fu la scillacese regione

gliasi credere'che gli abitanti, come i Reggini a'Lo


cresi, eran soci a'Crotoniati. - Se riettesi alle nume

ad un'epoca antichissima e della quale non avendosi

rose armate che Crotone metteva in campo , si ha

memoria, oscura rendesi ogni quistione su' conni-E

un altro motivo per credere la sua regione pi am

noi lasciando ai dotti un pi accurato esame di essa,

pia di quella che le si attribuisce tra' promontor ia

dopo le generali ricerche che nora ne hanno intrat


tenuto , diamo cominciamento alla particolare descri
rione de' luoghi.

pig*i da una parte e dall'altra il ume Ilio fuori l'at


tua! conne della Calabria ultra seconda, che ora al

indipendente , o che se ci avvenne , dee rapportarsi

l'odierno Calonato ed ora al Trionfo dicesi corrispondere


598) Strabone, VI.

599) Scimno, Perieg. v. 5zo-Stefanojpp. m. v. Aulon


Salin0, Polyhist- VIII.

400) Barrio, Maraoti, Fiore, Mazzocchi, Lupis , op. cit.


Magnan, Brut. numism. Tav. 61 e Misccllan. Tau. 56 e 61
Vol. II.

FINE DELLA PARTE PRIMA.

- -._.-.__,n frlivf'

PARTE I].

DESCRIZIONE ARCHEOLOGICA
DELLA CALABRIA ULTERIORE SECONDA.

- 4900a

GB@WBCIQEEIGD
c

I. Fiume Blom o Alaro - Cecino,iinme e citt - Camino - II. Scillacio - III. Fiume Crotala o Cora

cc - Crvlalla - Castro Annibalis - Liscitania - Roccella. - IV. Contrade tra il Crotala ed i Promontor
Iapigt: umi Alli e Semirus o Simeri - Urio , torrente e forse antica citt - Trischeru e Barbara erro.
neamente eredute antiche citt -Fiume Amelia o Croce/zia - Valuta antichit di Belcastm - Fiume Tar
gtnes o Tacina - Capo della Castello - V.[Promontori iapigl -Lacinio-VL Crotone -VII. Fiume, Nido
Opinioni snll'antichit di Santa Severina - VIII. Petalia - IX. Melissa, voluta antica citt- Crimiua, citt,
ume e promontorio - Abistro, opinioni, e. forse nella Calabria citra - X. Terina - Nuceria-XI. [Amelia

Napitir: - Opinioni s ('rissa - XII. Ipponio - Opinioni sul Castel di Cibele - XIII. Porlo Ercole -Tro
pea - Capo Vaticano-XIV. Ile-ama o Iiledama - Nicolera -XV. Mileto, Mcastro, Martirann, Verzino,
Umbrialico e Ccrenzia, erroneamente creduto antiche citt - XVI. Tiriolo - Sila -- XVII. Antiche strade
- Scavi.

I. Alla distanza di tre miglia dal Cocinto che gi si


dimostrato (V.Q. III. Part. I,) esser Capo Stilo, scorre

il primitivo suo nome , e l'altro al sud prende quello


di Musa (401).
-

il ume Assi che divide le due (lalabrie ultra, cio il ter


ritorio di Guardavallc, primo comune da quella parte
della nostra provincia , dall'altro di Stilo ch' l'ultimo

ara (403) ch'eravi in onore di Castore e Polluce ,


e per la vittoria che ivi riportarono iLocresi su'Cro

dell'altra prima. Da tal punto han principio i nostri


archeologici studi, ma ci non pertanto stimiamo non
obblia1e il ume Sagra o Sacra che sebhen separava
la caalonila dalla lo::fc-tc regione nella vicina provincia,
pure ritenendosi con i pi corrispondere all'odierno

Fu il Sagra famoso pel vicino tempio (402) o

toniuli che diede poi causa a molte favole ed esagera


zioni (404). Anche ivi dappresso , questi ultimi, confe
rati a' Mclapontini , Turi e Caalonili, nel 362 di Ro

ma scontti vennero da Dionigi, il quale dall'alto di


una prossima collina passar vide sottoi suoi occhi gli
avanzi de' vinti. Rimase in quel fatto ucciso il valo
Alaro,nella ultra seconda Calabria ha la sua origine
Ivi nel mediterraneo comune di Fabrizia connante pur roso [ilari ribelle siracusauo chei collegati comanda'

con quello di Siilo , diversi ruscelli sotto il villaggio


Nardo di Pace si uniscono a formare il ume Alaro,

che scorre per IO miglia nella media calabria, muo

ve ivi le macchine dello stabilimento di Illongiana; e


poi penetrando nell'ultra prima , si divide in due ra
mi, de' quali uno al nord di Castelvelere conserva

4m)
Alava
402)
1.05)
404)

Giustiniani e Mastrinni, Dizion. geog.slor. ciwart.


Cicerone, 0rat. con. Vene.
Strabone, VI.
Millingen, op. cit., p. 66 in nota.

--3.|.

va , e da lui vuolsi avere il ume cangiato il suo

sua carta geograca antica , not il Cecina nell'lonio

nome in quello di Iiloro , donde ne venne il presente

dopo l'E/oro , da lui creduto l'Ancinale , e forse al

di Alam-Non inutile riettere che in Sicilia anch'e

Vctramo i.ntese. farlo corrispondere --Piacque al Giu


stiniani (413) c'ensurare il Fiore (414) che al par del

ravi un ume detto E/oro, ove i Siracusani disfatti fa'

rono da Ippocrate tiranno di Gela (405) , e non i', im


probabile che Dionigi abbia dato al ume il nome di
Eloro meno perch corrispondeva a quello del vinto
capitano', che ad oggetto di essere attaccata a cotal
nome l'idea di una vittoria anzicch della scontta che
rammentava l'altro di Sicilia.
Non tutti per credono 'all'identit del Sacro con
l'E/oro o Alrlro. Alcuni il primo stimano riconoscere
nel Novilo (406) nel Soginoro (407) nel Illerico , e nel
Turbolo (408). Altri dicono esser l'antico Eloro o il Co
lipori (400) che scorre tra'tcrritori d'Isco e Bada/ato
nella nostra provincia, o l'Ancinole di cui appresso par
leremo. Non manca inne chi (410) il nome di Aloro
dice preceduto dall'altro diloro, da S. [lariana che col
presso vuolsi aver fatto penitenza-Ad ogni modo,certo
che l'attual ume A/ora scorre precisamente ove si

Barrio (4l5) ritenuto aveva essere il Cecina lo stesso

dell'Ancinole. Noi per riputiamo esser questa la pi


sensata opinione. Ed infatti non intese Plinio men
tovar tutt'i umi della regione , ma solo i pi impor
tanti; ed al certo se lo stato delle cose non era nel

l'antichit dell'intutto diverso, il pi notabil ume pria


del Crotolo o Coroce verso oriente lAncinale- Ha
questo origine nelle montagne di Serra , e dopo aver
percorso 60 miglia ne' territori di Serra, Brognoturo,
Spaziolo, Simborio, Satriano, Duo[i , Cardinale ( ore

d moto alla ferriera della Rozzano del Principe di Sa


triano) Torre, Cbiorovolle, Argusto, e Gag/loto, ha foce

vuole avvenuto il mentovato combattimento, e mani

nell'lonio alla distanza di I'? miglia dal ume Assi e


20 da Capo Stilo.
Stefano parl pure di una citt appellata Caino che
presso al suddetto ume da cui prendeva o ricevea
il nome, esser doveva-Non avvi dubbio che i u

festa la somiglianza de' nomi Alnro ed Eloro. Vero


che non con questo nome ma con l'altro di Sagra trovasi

sovente davano il nome alle citt presso le quali

indicato da Strabone eda Plinio, ma ci derivar potette

scorrevano, ma non vi motivo di credere che sia

dal voler essi ricordarlo piuttosto col suo nome storico e


celebre perla doppia scontta da'Crotonioti avuta pria
da'Locresi e poi da Dionigi, che con l'altro di Eloro ri

pretese , oppure in qualche altro luogo degl'indicati

masto forse presso il volge-Ma venghiamo al nostro

litorale.
Il primo ume nominato da Plinio (411) nel se
no scilletico appunto il Cecina mentovato anche
da Pausania, da Tucidide, da Stefano.

Il secondo

mi presso gli antichi, come avverte Duri samio (4t6),

piuttosto ov' l'attual Satriano come il Barrio (4t7)


territor-Il Lupis (4l8) sospett che forse la cit
t era nella wntrada Sonsenotoro, distante miglia 6
dal mare e 3 da Catanzaro , ove disse rinvenuti dei

sepolcri, ed in uno di essi una lapide con una iscri


zione sepolcrale che fu nel 1788 in Napoli al Gover
no inviata; degli acquedotti di piombo: delle monete

lo pose nella rcgion locrese avendo probabilmente ri

del basso impero; e delle vasche rb'egli giudic ad

guardo all'epoca in cui questa ampliossi per'effetto


della vittoria su' Crotoniati. Tal ume Del Re (4t2)
pria opin esser l'Angilola che nel golfo opposto alla
scilletico si scarica, ma poi conobbe l'errore, e nella

uso di termm-Senza per contrastare gli scavi men


tovati dal Lupis, i ruderi come ora veggonsi nella
suddetta contrada, non mostrano molta antichit, ne

la lapide presenta alcun nome di citt da poterne so


spettare la esistenza. D'altronde se dee ritenersi il Le
cino per l'Anoina/e , questo ume molto distante

405) Serradifalco, Vol- cit:


406) Barrio , p. 221.

1,07) Alberti, op. cit. f. 217.


408) Giustinieni op. dt. art. Alaro e Merica-Mastriani op.
cit. art. Alam - Maori, Le". sull'antica LacH nelle Novelle

letterarie, p. So.
409) Del Re , Descrizione de' reali domini al di qu del Faro
.Vol. I. p. 515
1,10) Aceti in Barrio p. 245.
1.11) Plinio, L. III, c. 1.
ha) Del Re, loc. cit.

dall' indicato sito eh' invece presso il Crotalo.


L'antico geografo Mela (4 l9) nomina fra le citt del
41.3) Giustiniani e Mastriaui, D- cit. art. Ancinalc.
1,\4) Fiore, op. cit. p. '259.
415) Barrio, p. 13a

4I6) Duris op. Steph. v..Axpayavtu417) Barrio, loc. cit.


418) Lupis, V. cit. p. 351,.
m9) Mela, L. 11, c. 4.

._33_
seno scillaceo, dopo Petelia e pria di Scilacz , Carci

dal mare lontano Saltilluce , situato su di un col

nus . e non fa motto di Cecina. Da ci surto il dub

le a guisa di un grappolo d' uva , come lasci scrit

bio se la Cecina di Stefano fosse la stessa della Carcina


di Mela-Da taluno si opiu che il ume Camino di

to Cassiodoro (428), e popolato da circa 2000 abitanti.


Ai anchi scorrono due umi che poscia alla base del
monte si uniscono e formano il cosi detto Fiume di
Squllace , ch' appunto' il piscasus Pellena di Cassio
doro (429)-Negli antichi autori trovasi Squillace chia

verso dal Cecina era presso Ammendalea , paese che


si vuol situato alla distanza di 20 miglia da Catanza
ra nel sito ov' era l'antica fortezza Perr'palium de'Lo
cresi (420). ljd in ci dee notarsi un doppio errore,
uno di antica ed altro di moderna geograa. Anche
ammessa la differenza tra il Camino ed il Cecina , non

potea il primo esser giammai presso Ammenda/ca per


che fuori il seno scilletico, ove Mela descrive la citt

da lui posta dopo Scilluni; , verso oriente , e non pri


ma. Il paese Ammendalm poi dista da Catanzaro
HO miglia ed oltre 30 da Reggio nella cui provin
da compreso-All'opposto l'annalista Grimaldi (421)
credctle- Cecina lo stesso che Canina e Caduta, ma

quest' ultimo promontorio separatamente nominato


da Plinio , e solo la disputa cade sull'identit degli
altri due nomi-Il Barrio ed il Lupis (422) li dis

sero identici, ma il primo non addusse motivo e l'al

mato Sc_yllacium, Scy /lacian, Safl/acius, S_yllatius, Scil


latium , Scylletium, Seylletian , Scalacium. Sovente si

tal nome confuso con l'altro somigliante di Scilla, ed


Arici tra l' altro tradusse il navifragam Sr_yllacaeum di
Virgilio (430): scil[ca voraga inferte ai naviganti-Nel
medio evo trovasi scritto Schillace (431) , donde con

l'andar del tempo deriv l'attual nome di Sanilluce.


Evvi quistione se l'antica Scillatio era sita ov' il
presente Sanillare. Il Barrio , il Fiore ed il MaraIioti
(432) tennero per l'affermativa. L' Alberti (433) ed il
Lupis (434) stimarono che invece l'antica citt esser

dovea alla falda del monte Moscio ch' alla Punta di


Slalelti. La loro opinione non per giusticata -Ed

invero nulla provano i ruderi di antiche fabbriche


che in detto sito rattrovansi , poich si s che in quel

tro sospett averci copisti per errore scritto in Me


la , Cantina invece di Cecina- Decisivo argomento

monte il celebre Cassiodoro, abbandonate le politiche

per la differenza de'due luoghi sarebbe la moneta con la

cure , ritirossi e fondo il monastero noto sotto il no

greca leggenda Carcim'an rauimentata dal Mayer (423)


dal Gollzio (424) dal Mazzocchi (425) e dal Magnan
(426); ma niun lume ne viene, poich oltre dal non

talo; oppur pu credersi che Mela intese nominar

me di Vivariese; il quale in guell' epoca di oscurit


e d' ignoranza era il solo luogo d'Italia in cui la
letteratura coltivavasi. N migliore argomento quello
che trasse il Lapis dal titolo di una chiesetta sita su
quel monte che sulla fede di talune vecchie carte,
ch'cgli disse aver letto senza indicare in che consi
steano, volle che anticamente fosse: Santa Maria
de vetere Squillacia. Potrebbe inne credersi se vera
fosse la scilletica moneta , che la stessa denotando gen

Cratal/a ed il copista scrisse invece Carcina; o inne

te dedita al commercio , questa presso al mare do

potette avvenire che CrataI/a col tempo acquistasse an


che il nome di Canina.
Il. Dopo l'Ancinale alla distanza di 6 miglia evvi
la Punta di Stalelti ove il mare dalla parte orientale
forma un'incurvatura che dicesi volgarmente Cascia
or di Squillace , 01' di Staletli. Da ivi 4 miglia e 3

vea essere stabilita ; ma ogni difficolt toglie Tolomeo


(435) che nella parte interna del seno pone la citt;

esser cotal moneta ricordata da' calabresi scrittori , dai

pi stimasi falsa (427)- Fra tante incertezze osservia


mo; o che Mela scrisse Carcina invece di Cecina, e questa
fn una citt presso il ume di tal nome e Canina
un'altra , l'una prima e l'altra dopo Scilacio ed il Cra

e poi nulla impediva a' suoi abitanti di aver sul li


da qualche marittimo stabilimento-Nino rudero per
evvi dell'antica Scillacio, e solo nelle sue adiacen

ze alla distanza di due miglia dal mare. uno da mon


te Moscio e venti passi dal ume, trovassi nel 1762 la

420 Grimaldi,An. Vol. I, c. 21.- Del Re V- I, p. 512Giuatiniani e Mastriani, op. cit. art.zlmendalea.

(gli) Grimaldi, Val. eit.


(,02) Ben-io p. 150 e 264- Lupi: V. cit. p. 255.
1.15) lltIayer, Il regno di Nap. e di Calabria, P. Il.
424) Goltzio , Sicilia e! Magna Gracchi.

4.15) a 426 Mazzocchi e Magnan, op. cit.


lp7) Castaldi, op. cit- c. 4.

418)
430)
1.51)
432)
453)
45;)

479 Cassiodoro, L. I", Bp. ad Maximum.


Virgilio, Ala. Iii.
Diar. Anon. nella Oollez. del Pelliccia.
Bai-rio, p. 266.-Maralioti, L. II,c. 2l.=-Fiore,p. 188.
Alberti, op. df.
Lupis, Val. cit. p. 227 a z2g.

1.55) Tolomeo, L. III, e. I.

._56_

iscrizione illustrata dal' calabrese Gennaro Partita


ri (436) insigne discepolo del Mazzocchi.
Diverse poi sono le opinioni sull'origine ed etimo
logia di Scillacia-Jl Lupis (437) seguendo il Bochart
ed il Partitari crede il nome derivato dalle fenicie pa
role Scol ed etiim corrispondenti al nawjyrafum Scylla

destra ed a sinistra erano incisi i nomi de'tenzonanti,

caeum di Virgilio. Si congetturato che i Fenici sofferto

mano una lucerna , e l'altro nella manca una accola


verso terra rivolta-La rozzez1a de'caratteri,il mal for
mato basso rilievo, ed il nome non greco di Lucio Elia
no ch'era quello del vinto, fan credere che cotesto mo
numento sia posteriore all'epoca in cui Scillaa'o diven
ne colonia romana; e la rappresentazione del giuoco di

de'Szwphebi da cui prendevan la corona i vincitori,


e di altri che assistevano a'ginodli. In mezzo alla
parte superiore vedevasi la corona che si dava in
premio, ed al di sotto eranvi scolpiti due giovani na
di in atto di correre , ma uno di essi avea nella dritta

naufragio al primo loro giungere in questi lidi, edi


cato vi avessero la citt dandole un nome che il tri
sto avvenimento ricordava-Alcuni invece agliEnotn'
o agli Aasoni senza alcun argomento ne attribuirono

lafondazione-Altri come Cassiodoro rifer (438), pre


ferirono riconoscere per fondatore Ulisse dopo distrutta
Troia; e taluni avendo per ferma cotesta opinione

mostra che anche dopo detta epoca la citt abbia ritenu


to la propria lingua e le greche costurnanze.-l giuochi
lampadari istituiti in Eleusi da lretteo, celebravansi da'
soli Ateniesi o ne'luoghi ove avean colonie, in onore
di Cerere, Minerva, Vulcano e Prometeo (444). Di essi

credettero conciliarla con la suddetta etimologia orien


tale, dicendo: che Ulisse avuto naufragio nel seno scil
letico, con il materiale delle conquassate navi costrusse

la citt dandole il nome di Scillacion in memoria del


soll'erto naufragio, che si volle perlin veder rappresen
lato nella scillacese moneta. - Altra sentenza che altri
huisce alla citt origine ateniese av valorata da Strabo

fa distinta menzione Pausania, e consisteano nel corre

re in tempo di notte con accole accese, e chi il pri


mo giungeva alla meta senzarch la accola si fosse
spenta, aveva il premio -ll Lupis da siffatto marmo
dedusse l'antichit di Catanzaro la cui origine non ol

ne (439) che lasci scritto, ivi ateniese colonia essersi

condotta da lllnc'steo, e da Plinio (440) che anche gli


Ateniesi disse esserne stati i fondatori. Maestra vuolsi
re di Atene succeduto a Teseo, ed ricordato per le
sue pretensioni alla mano di Elena, e per la spedizione
con cinquanta ateniesi navi all'assedio di Troia (441).
Dopo la stessa avvenir dovette quindi l'arrivo dell'attri- '
buitagli colonia.
Clic Ateniesi qui slabilironsi , se ne ha prova in un
marmo illustrato nel 179l dal dotto antiquario Var
gas l\lacciucca (442) , il quale ingannato, o per er
rare , lo disse rinvenuto in Squillace, mentrccch lo
fu in Calanzaro nel mese di marzo del 1784, come la

sci scritto il Lupis; il quale ne fu testimonio oculare,


e rifer pure che quando egli scriveva (1805) il mo
numento trovavasi presso l'egrcgio Francesco Danie
le in Napoli (443)-ll marmo di quadrilungaenon molto
grande gura, rappresentava un giuoco lampadaio. A

trepassa i primordi del medio evo- pi giusto attribuir


lo a Sanil[ace ove i coloni ateniesi poteansi compiacere
di sill'atli giuochi-tII marmo pu supporsi, comunque
ignorasi il come ed il quando, essersi in Catanzaro tra

sportato ; oppure forse sui monti ove oggi . sita tal


citt, eravi qualchesacrohosco in cui i Scillacesi conve

nivano in talune solenni occasioni.-In ogni caso denota

la vicinanza di qualche colonia ateniese, e ci coincide


co n quanto negli antichi leggesi di Scillacio.

Ma pria degli Ateniesi a parer nostro la citt esi


stea e suoi fondatori furono i Pelasgi, come lo prova
l'omonomia con altra Scilace certamente pelasga-Me
la (445) nomina Placia e Seilace site al tergo del monte

Olimpo come piccole colonie di Pelasgi. D'altronde


leggesi negli antichi scrittori che quando Deumlione
scacci dalla Tessaglia cotesto popolo che si disperse,

una parte sulla Propontide stabilissi e Placl'a e Su'!


/acm fond. Qualunque sia la opinione che vogliasi
avere su tal racconto, e sulla identit e differenza

1136) Partitari , Inscript.Scolacii brevis comm. Nap. 1762.


457) Lupis, val, cit. p. 244.

458) Cassiodoro, L. XII , Ep. XV.


459) Strabone, V. I.

' della ellespontiea Scace con l'altra di Mela, sempre ne


deriva che il nome della citt pelasgo. e che Pt

440)]Plinio, L. Il,c. 10.


441) Plutarco in Teseo.

432) Vargas Macciucca, Spiegazione di un marmo greca, Nap.

179'
41,5) Lupis, 7. ci!. p. 1,79.

444) V.Lisia riferito da Arpocrazione-Diod. Siculo, L i, c. 19

-Stazio, Sylvis, IV. 8. -Pausania, in Alticis-Pellcgrinu, Dr


scorso Il, 5 1.-Castaldi, op. cit- c. 4 -Lupia, op. cit
1,45) Mela, II, 4.

_51._
lasgi esser dovettero gli antichi abitatori della nostra
Scillacio. Inne altro non lieve argomento ne sommi
nistra il nome di Pellena dato da Cassiodoro al n
me prmso Squillace, poich come si gi detto (V.

E. VII. Par. I.) probabilmente ebbero i Palasgi il nome


di Palloni che da essi potette passare al ume.
Ma non la venuta degli ateniesi coloni il dominio de'
Pelasgi cess , e la citt all'antico nome ebbe aggiunto
l'altro di Jllinerva , come ne fa chiara testimonianza
la lapide dal Partitari illustrata in cui a Scilaoio, in
essa detta Sclocio, dansi i titoli di colonia Minervia

e di Ncrvia Augusta. Ed il nome di Illinerva oltre di


essere un altro argomento della venuta degli Ateniesi
die cotal deit specialmente adoravano, ne istruisce

d1e in di lei onore i lampadici giuod1i celebravansi.


Gi Velleio Patercolo (446) not che nell'anno 631
di Roma venner da'iomani mandate colonie in Miner
via e Scillacio. Il primo nome solito attribuirsi al
luogo ov'era il tempio di Minerva che si vuole nello
stesso sito o dappresso la odierna Gmtteria nella ultra
prima Calabria. Ma or che dalla suindicata iscrizione
sappiamo che Minervia era pur nome di Scillacia ,
probabile che Velleio non di due luoghi diversi, ma
di una medesima citt abbia voluto parlare.-Quindi
opiniamo non avere i Romani, che nemmeno ricorda

rono la propria del 63l , inteso, come pens il Lupis,


rammentar col nome di llliaervia l'ateniesc colonia;

ma doversi invece lo stesso ritenere come un appellati


vo dagli Ateniesi dato a Scillacio che dur anche dopo
esser divenuta colonia romana-Comunque sia, oltre
quella di Velleio , altra colonia fil inviata sotto l'impe
ro di Nerva, donde ne deriv l'altro nome di Nem'a
Augusta.

Finalmente con la indicata iscrizione ricordasi che


l'imperatore AntoninoPio nel secondo anno del suo im
pero , cio nel l40 , a Scolacr'o oquam dal. Queste due
ultime parole sonosi interpetrate pel favore di poter

con franchigia gli abitanti prendere acqua dal Vicino


ume per la irrigazione de' campi, o pel benecio dal
l'imperatore fatto di condur l'acqua alla citt (447).
A noi pi aggrada questa seconda opinione convalidata
dai rottami di antico acquidotto e di canali di bronzo
che si son trovati nel luogo dove fu rinvenuta la la
pide , e crediamo che trattossi della costruzione di una

Molto lod la sua citt natale il famoso Cassiodoro che


divise con Boezio la gloria di essere il rappresentante
della losoa e letteratura italiana di quell'epoca. Ei ne

vant la ubert ed i prodotti, e fra l'altro nomina la


fontana Arctusa, ove raccont che Nl'fartdo per la Inn
ghezza del cammino, aflin di dar riposo ai suoi stanchi
cavalli, fermossi, scegliendo cotesto luogo perch ir
riguo e ricco di fertili pastore (448); e forse Nt'fando

prefer tal sito a! &lito di Squillace ov'era la ordina

da stazione. - Il Barrio (449) deriva il nome di Are


tusa da m'gando. Ma a niuna ignota la rinomata
fontana Arctusa in Sicilia e la pretesa sua relazione
col ume Alfeo di Grecia , come leggesi in Pindaro,
Musco, Silio Italico , Ovidio, Lucano, Stazio, Clau
diano fra' poeti; e Pausania, Seneca, Plinio, Timeo,

Nicanore, Mela, Ammiano, Vibio Sequestre, Melan


to, fra' prosator. Il Barrio descrisse l'Aretusa scille

tica come una fonte le cui acque ora scorrevano cos


leggermente da crederle stagnanti ; or muoveansi ad
ogni menomo rumore non escluso il semplice tossire
o parlare; ed alle volte un gorgoglio faceano quasic
ch bollissero. Verun'acqua per presso Squillace ha
coteste propriet, ed il nome di Aretusa pot venire
dopo le siracusane conquiste a qualche sorgiva cui at
tribuir si vollero prodigioso qualit. Credesi corrispon
dere a quella che detta ora Fontana di Cassiodaro.
Pria di lasciar Squillace ricordiamone alcuni fatti
Nel 551 dell'E. V. sbarcar vide nelle sue vicinanze
parte della greca otta venuta in soccorso de'Goti che
assediavan
903 ma
cadde
poter de'Sarace
rii
che pi Cotrone-Nel
anni dimoraronvil
in incontinue
guerre
Nel 1044 fu conquistato da' Normanni-Quando eb
her luogo in Calabria le frequenti guerre che il sici
liana vespro seguirono, cadde nel 1284 in poter di
Buggiero Loria che per l'aragonese combattea , e nuo
vamente nel 1296 fu assediato dallo stesso e da Blasco
di Alagona; ed inne quando il Loria alla contraria fa
zione pass, fu vinto da Blasco tra Squillace e Catanzaro.

III/ Dopo Squillace alla distanza di 6 miglia scorre il


ume Corace. Eccetto il Quattromani (450) che sconvol
gendo l'ordine dato da Plinio (451) ai umi di questa
regione , disse il Crotolo corrispondere all'attual ume
Crocehia, generalmente si ritenuto essere il Corao:

fontana.
448) Cassiodoro, L. VIII, [II/solar. ad Senatum.

446) Val. Patercolo, L. 1.


1,47) V. Lupi: e Partitari loc. eit.

449) Barrio, p. 272.


450) Quattromani in Barrio p. 286
4bi) Plinio, L. DI, c. 10.

_33_
quello che dallo stesso Plinio mentovato col nome
di Crotalo dopo il Cecino-,-Ha il L'orace originein Serra
di' Pira nella citra calabria, e dopo aver percorso 42
miglia attraversando i territor di Soveria Mannelli,
(larlopoli, Cicala, Gmgliaao , Set/iagiano e Catanza
ro , nell'lonio ha foce.

l'analogia del nome di questa citt e del ume Cro


talo, disse non dubitare che la prima esser dovea nel

I'Agro Bruzio presso il secondo ; e ben giudici), per


ciocch gi un antico scrittore (4.34) e molti altri si
mili esempi ne istruiscono che non poche citt pren
dean nome da'urni presso iquali eran poste. Confer

Nella contrada sottoposta a Sartil[ace nch al Croto

n'1a evidente del sospetto del Berkelio si ha poi ne' so

lo si giunge, ove ora sono alcune casipole che servon


di ricovero a dei pastori.si veggono avanzi di laterizie fab-

praccennati avanzi che senza dubbio a Crotalla si ap


partenevano. vero che al di l del Crotala e preci

liriche e di acquedotti ; e rinvenuti sonosi rottami di

samente verso la contrada detta Marina di Catanzaro

marmoree colonne scanalate, e di statue anche di mar

sonvi pure avanzi di antiche cose che potrebbero far


credere esser L'rotalla al di l e non al di qu del
ume Crota/0: ma anche vero che bisogna attri
buire a detta citt i vestig di maggiore importanza
quali son quelli che abbiam descritto, perch al certo

mo;un mezzo braccio colossaledi bronzo,inclusa la mano,


della quale il pollice lungo un palmo; de'vasi di terra
cotta,fra cui n' notabile uno alto circa un palmo e mezzo
con gure nere su fondo giallo rappresentanti Ira l'altro
una testa di Venere con capelli vagamente acconciati;
molto antiche monete di vari metalli perloppi romane

Crotalla che ha di se lasciato ricordo alla storia, era

Grecia e moltissime brezie; ed altre anticaglie. Molte di


tali cose con gelosa cura conservansi dalla famiglia Mas

di maggiore importanza della citt ch'esser dovea nel


la Marina di Catanzaro, della quale non ovvi alcu
na memoria , e forse era una borgata di Crolalla o da
essa dipendente , oppur ne' tempi di grande oridezza

sara di Borgia, e nella maggior parte sonsi trovate circa

fece parte della stessa Crotalla che in tal caso attra

mezzo miglio pria che al Crotalo si giunga-Nell'ul

versata veniva nel muro dal Crotalo, o inne esser po

consolari e imperiali, delle diverse regioni della Magna

timo inverno nel farsi de'fossi per una vigna si rin


venne a due palmi e mezzo di profondit una strada

teva ivi la Canino di Mela- Non sappiamo poi con

e lunga circa cento palmi per quanto fu il fosso, che

qual fondamento il Barrio (455) credette che la citt


cui appartenevano i vestig n d'allora esistenti di
strutta venisse dai Cretesi Mauri e Cartaginesi, ed il
Maraoti (456) che seguendo il Barrio pur disse la citt

se fosse stato proseguito si sarebbe probabilmente sco

distrutta da' Mori, dubit che alle antiche citt di Zio.

verto il resto della strada che forse era parte di quella di


cui appresso parleremo-Gl'indimti avanzi ad eviden
sa dimostrano la esistenza di una citt della quale per

me e Melea da Tucidide (457) mentovate si appar


tenessero-Quindi ben dice il Corda che la distru
zione di Crotalla non essendo da alcune scrittore men
tovata e la sua esistenza solo indicata da Ecateo scrit
tore pi antico di Erodoto, fan supporre che sia man.
rata in tempo molto remoto. Non possiamo 'poi con

da oriente verso occidente con pietre simili a quelle


della via Appia , coverta da una mistura ferruginosa ,

molti secoli se n' ignorato il nome che ora nalmente

conosciuto merc le cure dell'egregio Corcia (452); il


quale tra gli altri frammenti degli storici greci pubblicati
dal Didot , ne rinvenne uno di Ecateo in cui leggesi
il nome di Crotalla che per mancanza di notizie si
dicea dal chiaro editore citt ignota.
tal frammento conservato anche da Stefano Bi
zantino , ma sfuggito agli altri scrittori, perch leg

gesi nella sola edizione del Bcrkelio , il quale fa sa


pere averlo restituito all'Etnografo con un codice del
Vossio. Il frammento contiene queste parole: Grato/la,
urbs Italia: da qua Hecateur in Europa-Gentile, Cra'

tallaeus (453) - Il Berckelio unicamente guidato dal

venire con lui che il Qatalo dividea la cratom'lid


dalla locrese regione poich a distruggere ogni sospetto
che derivar potrebbe dallanalimologia, basta anzi. co

me gi si osservato (V. S. Xlll. Par. I. ), la sola


esistenza di Crotalla; la quale per la somiglianza del suo
nome indubitatamente essendo compresa nella region
Crotontide, se il L'rotolo fosse stato il conne di que

sta, Crotalla essendo al di qu per chi cammino verso


Crotone, ne sarebbe stata esclusa. E poich il Corda
conviene di esser Crotalla compresa nell'agra cratonia
te, se ne ha tratto nella designazione del ume una

452) Corcia, arl. cit. nel Museo di scienze cc.


454) Duri Samio ap. Slef. Biz., v. Acngzntes.

1,55) Ecateo, Fram. crL-Stefano Bizantino op.rit. ed- Berkel.


455) Barri, op. cit. p. 276.
p. 482, v. Cratalla.
457) Thucyd- V. 5, 3.

456) Maraoti,op. cit. p. 159.

_39 _
conseguenza contraria, unicamente derivato dalla

sicurezza se pria di Annibale o dopo la sua partenza in

non conoscenza de' luoghi ove sono gli accennati avanzi

quel luogo vi era qualche citt. L'annalista Grimal


di (463) scrisse che nel 555 di Roma fu mandata una

di antichit.
Delle vicende di Crotalla nulla ci noto. Forse la
distruzione di essa o il cambiamcnto del nome in Car

cino avvenne prima o quando Annibale stabil in quella


contrada i suoi accampamenti; e col nome di Castro Anni
ba/is nei tempi posteriori potette esser chiamata la citt
in memoria della dimora che in essa pot farvi quel ca
pitano. Si vuole infatti che dopo Scillacr. nella prossima
contrada lungo il lido,abbia il cartaginese Annibale quan
do nella Brezia venne, posto i suoi alloggiamenti, donde

deriv che al luogo rimase il nome di CastrrrAnnibalis


Ma la determinazione di cotesto luogo disputata. Ta
luni (458) stranamente dissero corrispondere a Troia
di Puglia. I pi , ove ora il villaggio Castella verso
la ne del seno scilletit:o e poco pria di giungere ai pro
mont iapigi, lo credono; e trovato ci facile traducen

do Castro in Castella. In Plinio (459) per leggesi che


nella parte pi angusta d'Italia eravi portus qui voca
lur Castro Annibalis , e certamente sol presso Squillace

verso l'lonio la parte pi stretta d'Italia fra' due galli


scil[etico e /cmetico. Potrebbe cader dubbio sul nome

di porlo dato da Plinio, ma comunque presso l'attuale


villaggio Castella sianvi due piccioli seni, pure anche
vicino Squillace evvi una incurvatura formata dalla Punto
di Sialzlli-Il Lupis (460) che tenue per la stessa no
stra sentenza , sospett che antico porto ivi dovea es
servi , poich quando i utti agitati rompendo nel
lido ritiransi , osservansi dentro mare de'massi di fab

bricbe. Dippi l'accurato Mazzocchi (461) avverti che


nelle geograche cose sovente adopransi nello stesso
senso le parole navale porlum aut stalioncm, e come

stazione troviamo nella carta Peulingeriano nomata


quella di Castro Annbalis -Oltrecci ridottosi nel 557
di Roma Annibale fra'Brez ch'erano suoi partigiani,
probabile che abbia scelto questo punto militare,
si per essere quasi il centro della brezia regione , che
per non stare a molta distanza da Locri tenuta dai
(Iartaginesi priacch se ne fussero impadroniti i Ro
mani guidati da Scipione che allora per la prima vol
ta con Annibale incontrossi (462). Non puossi dire con

romana colonia, ma il Lupis (464) ben riett che nel


testo di Livio (465) citato dal Grimaldi, parlasi degli
altri alloggiamenti di Annibale su' monti Tifati nelle
terre capuane.

Fra gli avanzi della descritta contrada se ne distin


guon taluni che sono di un'epoca posteriore. Fra que
sti sono osservabili i ruderi di un tempio fcristiano
tutto di mattoni noto comunemente col nome di Chiesa
della Boccella. Nel XII secolo costituva una Badia col
titolo 6'. Maria della Racz'cI/a che riccamente dotata
dal conte Ruggiero, fu dalla vedovadi costui e dal
glia nel llI0 trasferita in perpetuo dominio alla ve
scovil chiesa di Squillace (466). Forse tal tempio ap
parteneva alla distrutta citt di lissilania che in quel
luogo dicesi esistente nel V! secolo.
Il nome di Lissilania sol trovasi in una lettera del

Papa San Gregorio (467) diretta al vescovo di essa,


cui scrivea che siccome Lissilam'a era occupata {dai ne
mici. gli si destinava la chiesa di Squillace -l)icesi
per tradizione che gli abitanti di cotesta citt divisi
in drappelli formarono nelle terre circostanti diversi

Villaggi la cui altri ne'tempi posteriori nederiva


rone, e fra essi Bargia (468)-Si ha dalla storia che
alla ne del VI secolo i Longobardi condotti da Au
tari fecero scorrerie lungo le marine dell'lonio , ed

essi ben poterono esser quei nemici di cui parlava il


santo Pontece-Questa coincidenza e la riessione che
Lissilania non poteva esser distante da Squillace ove il
suo vescovo fu trasferito, ci fan sospettare che tal citt
era in questi luoghi, e che ad essa appartengono i m(ict'l di fabbrica non antica che osservansi misti agli
altri di pi remota epoca -Non vi motivo poi di
credere che la lettera siasi diretta al vescovo della citt
di Nicastm , alla quale dal Barrio (469) seguito dallo
Scaramuzzino(470) si volte senza ragione alcuna dare

465) Grimaldi, An. anno 555 di Roma.

464) Lupis, V. cit. p. 252.

465) Livio,XXX, 7.
466) Uglrellio, Vol.lX - V.Fiore, p. 86-Lupis. Vol cit.. p

254.
1,58) Guidone, Blondo , Volnterrano e Cdlenuceio.
1,59) Plinio, L. "Le. 0.

460) Lupil, V. cit., p. 253.


461) Mauocchi, T. H, P. V, n. 69.
1,62) Livio,lfist. XIX, 7.

(67) S. Gregorio, L. Il, 3;). 25.

1.68} Mastfianipp. cit'. nostro art. s Borgia.


469) Barrio, p.1'28.
1,70) Scaramuzzino,lllemon istar. della citt di Nicastrb,Nap.
1805, p- 6 e seguenti.

__w._
il nome di Lissanz.-Nemmcn fondate sono le opinioni
del Maraoti (471) che la suindicata lettera al Vescovo
di Lissa nell'lllirico disse inviata; del Fiore (472) che
opin aver [lame o Milia citt de' Locresi , preceduto
Lissiltanr'a; e di Amato (473) che suppose ivi una citt,
giammai esistita, col nome di Pdle0poli che sappiamo

essersi dato a Gerace nell'Vlll secolo (474).


Il nome di Roccella sorto nel medio evo pot ve
nire all'indicato sito da qualche castello, o rocca che
eravi in esso. In effetti allorch i Saraceni nel 903

di Squillace impadronironsi , fecero altrettanto di un


castello forse vicino detto Terme (475). Venuti i Nor
marmi , Ugone Filoch costru 0 prese una rocca 4

miglia distante dal mare nella direzione della pre


sente Ioccella, e dal suo nome chiamossi Falla-w.

Quindi alle terre circostanti pot darsi il nome di


Hoccella sia dalla rocca presso il mare che forse era
il castello di Tesene, sia dall'altra pi mediterranea
ove scorgcasi ne' passati tempi il paese col nome di
Rocca Fallucca. Esistea esso a' tempi del Barrio che
senza saper perch lo disse Arocha (476) , nel 1620
contava appena quattro fuochi (47 7) cio circa '24 ahi
tanti , e quando scrisse il Fiore era gi distrutto (478).
Finalmente nella suddetta contrada Rocce/la credet
tesi dall'annalista Grimaldi (479) esservi anticamente

t da essi non mcntovate. in fatti noi vediamo ruderi e


vestigi per tutto il litorale da Squillace al Laru'o senza

saper dar conto a quali citt appartenevano. -Diceasi


che Siban'era regina di quattro popoli e venticinque
citt, ed intanto ignoransi i nomi degli uni e delle al

tre (480). Similmente Crotone sua rivale e che mol_


tissima gente metteva in campo, aver dovea un certo
numero di citt ; e quanto ora diremo conferma le no
stre congetture.

Dopo il Cmtal'o ovvi la contrada col nome Muri


la di Catanzaro che lontana sei miglia dalla citt ,
forma un piccol villaggio ed luogo di diportn de' Ca

tanzaresi nella stagion di primavera. Ivi sono vaste e


comode casine fabbricate per la pi parte con imattoui
del tempio della Roccella: ivi tmvansi sovente vasi la.
crimali e sepolcri: nel 1797 rinvennesi un pavimento
lavorato a mosaico (481); e non ha molto una stradetta
tutta di mattoni- in continuazione alla suddetta cou

trada l'altra di Cascio/fan distante pressocch un miglio


dal Comce, ed ivi anche sepolcri e vestigi di acquedot
ti sonosi trovati.

Cinque miglia dal Corae: mette foce il fiume Alli


dal Quattrom ani (482) creduto il pliniano Arocha, seb
ben questo comunemente ritieusi corrispondere al Croc

I. ) riettuto la poca correzione e la confusione che vi

clu'a-A due miglia dall'Alli il ume Simeriche ge~


neralmente si crede l'anticoSemus-Presso cotesto liu
me anche antichi sepolcri ed avanzi di laterizie fabbri
che osservansi. L'eruditissimo Castaldi (483) menziona
ivi tre archi di acquedotto per meno del quale perveni
vano le acque a qualche vicina citt, e presso al mare
un vecchio avello laterizio simile in tutto alla famosa
tomba di Cecilia Metella ; ma forse gli archi e lavello

ne' detti di Ovidio, non solo incerto il sito degli am

esisteano ne' tempi passati, poich certo or non vi sono.

_ssiaci scogli, ma si resta pure nel dubbio se essi rice

A due miglia dal Simeri scorre il ume Uria. In


que' dintorni alla distanza di circa due miglia dal ma'

la citt di Amphissa, la quale dal Barrio e dal Lupis fu


messa nel golfo di Gerace ov' la presente citt di Boc
cella. Il nome di Amphissu leggesi solo in Ovidio il
quale descrivendo il favoloso viaggio del serpente di
Epidauro, tra gli altri luoghi percorsi nomin Amphis
sia ma. Ma oltrech abbiam sopra (V. 5' X. Par.

veano tal nome da qualche citt. Ogni congettura sul


proposito quindi arrischiata.
IV. Pochi nomi dicittci han fatto conoscere gli anti
chi scrittori, e convien supporre la esistenza di altre cit

471) Maraoti, L. H1, c.29.


472) Fiore, p. 86.

475) Amato, Mera. star. della. citt di Catanzaro, p.5.


474) Morisani, De protop- c. 14 -Lupis V.crt. p. un.
475) Cronaca di Arnolfo pubb. dal Pratilli in Hrsl. principi
Longob.
476) Barrio, p. 275.

477) Back, Il regno di Nap. cdi Sicilia, p. 117, ediz. del 1620.
478) Fiore, p. 88.

479) Grimaldi, Ari. Vol. I, c. sn

re sonosi

rinvenuti vasi, sepolcri, frantumi di sta

tue ed alcuna intiera , e qualche traccia di antica stra_


da. Tuttocci ha fatto credere alla esistenza in tal con
trada di un'antica citt della Orm o Uria.
Gi si detto da parecchiche nella locre'se regione (nella
odierna Calabria ultra prima) altra citt con lo stesso nome
480) V. fra le diverse opere su' Sibari la pregevole memoria
dell'egregio letterato L. M. Greco nel VolJp- 97 e seg. degli
Atti dell'Acead. Cosentina, e la recentissima opera del valoroso
ed erudito giovane Domenico Mariuccia Pistoia.
481) Lupis, V. cit.p. 282.
482) Quattromani in Barr. p. 285.
485) Castaldi, op. citi c. 7.

di Orra eravi , ov' ora il paese di Candoianni(484).


o tra Bovalino e Bianca nel luogo detto li Palazzi (485).

Dopo la moneta pubblicata dal celebre marchese Ar


diti (486) con la leggenda: OPPA AOKPSIN,a questa
Orzo leccese attribuironsi le undici monete con la leg
genda di OPPA , che lino allora dubbio faceasi se la
Orro iapigia o la campana riguardavano; bench nella
maggior parte di esse notavasi l'aquila ed il fulmine che
sovente nelle monete locresi e brezie si osservano , ed

in una soorgeasi pur qualche segno che non potea rar


portarsi se non alla Orra leccese.
La indicata moneta fu da Eckhel classicata fra
le incerte d'Italia ; Millingen (487) non uniformando

si al parere del marchese Arditi la ritiene come re


lativa a' Locresi Epicnemidi ed in luogo di 0rra dice
che la vera leggenda sia EIUKNA; altri invece han se

guito l'Arditi; ed il Cramcr (188) sull'autorit di cote


sta moneta nella sua carta geograca dell'Italia antica,
pus: una citt di tal nome- Ma lasciando ad altri me
glio istrutti de' luoghi l'esame riguardante la esistenza
della 0rra locrese che non entra ne' nostri studi , a noi

sembra probabile la esistenza della Urio di cui parliamo.


Il nome di Una identico si crede ad Urio, Hyrlo,
Ourr'o; e vuolsi fenicia il primo, greco il secondo e la

Senza stare al Ilarrio (492) che non citando alcuno,


disse aver i Romani ricevuto alcune navi dagli Urili,
troviamo in Varrone accennata un'Urio diversa forse
da quella che col nome di Una nelle monete vien de
siguata. D'altronde da notarsi la coincidenza del nome

del ume; e ripetendo la osservazione che gli antichi


da' umi prendeano il nome della citt, sol nella nostra
il ume Urio rinviensi. Aggiungesi che ne' primi secoli
della chiesa tra' vescovi sufl'raganei di Santa Severina

in primo luogo nominato quello di Evpwn'ov che for


se era il vescovo della nostra Urio distante circa 24

miglia dalla ecclesiastica metropoli. E se gli ediv


tori dell'opera del Di Meo (493) contraddicendo il Quat
tromani che tenea per la esistenza di una citt detta
Urio poneano in dubbio quella del ume Urio ed op
poneano la non determinazione del luogo e la man
canza di vestig , ognun vede che coteste opposizioni
non reggono nel nostro caso, poich il ume la
contrada ed i vestigf abbiamo indicato. N grave
ostacolo dee riputarsi l'aver Varrone detto la sua Urio
di pertinenza de'Locresi, poich questi dopo vinti i Cm

lonioli ragionevol supporre che abbian tratto partito


dalla vittoria con l'occupazione di qualche parte della
croloniate regione , e forse giunti alla suddetta con

tino il terzo-Si pur detto che le parole [rio ed

trada una colonia per loro sicurezza fondarono. E chi

Urio han diverso signicato nella basca lingua (480) ,


poich. la prima parola denota cilt al pari dell'ebrai

sa se alla loro Orra aggiunsero allora il titolo di Locrese


per non confonderla con l'altra che conquistarono , o se
per l'opposto quando poi perdettero questa l'altra ebbe
origine!
Finalmente occorre fare sul proposito due osserva

Co Stir, e la seconda , acqua -Parlasi di una [rio

presso Torino e di un'altra in Grecia-Si osserva che


Erodoto (490) la Urio otrentina indic col nome di

Ilyria che disse fondata da'Cretesi_al ritorno che fa


ceano dalla disgraziata spedizione in Sicilia, ove erano an

zioni. La prima che il suddetto racconto di Erodoto

dati a vendicare la morte di Minosse, allorch presso

confermato anche da Strabone (494) pu ben essere


applicabile alla Urio che sostenghiamo, ammettendo che

il promontorio iapt'gio naufraghi e privi di mezzi rima

ai promontor iapig! non molto distanti dalla contra- '

sero- Checclwnesia di tuttocci. opiniamo che oltre le

da in quistione, e non al iaprgio i fuggitivi Cretesi tro


Yaron ricovero. la seconda che nelle monete del
la Irio campana ve n' una che presenta la testa di
Giunone argiva imitata da quella della Giunone lacinia
che si vede nelle monete di Crotone (495), nella qual
regione era la nostra Orra-Da ci sembrerebbe che la
origine dell'una Orio e la moneta dell'altra potrebbero
avere un certo legame con la 0rro crotonitide, ma con
fessiamo aver ci bisogno di maggior dimostrazione.
Taluni de'patri scrittori (496) mettono nella contrada

Orte o Urr'e note (491), non improbabile che un'altra


citt col nome di Urio sia esistita nel seno scilletico.
48/.) o 485) V. Barrio p. 220 - Magnan, op. cit. - GrimaldiI
V. cit. c. 21 - Maori, S Locri, p. 51 - Castaldi, op. cit'.

486) Marchese Arditi, Illustraz. di un antico vaso trovato


nelle rovine di Locri, Nap. r79r.
487) Millingen op. cit. p. 70.
1,88) V. Cramer, Description ofanc. Ital. Voi. Il. p. 411.
(,89) Humboldt,Pmfung etc.Abbadie et: Chao,Eludes gramm.

dl la lang. aslrazienne , Parigi 1856 - V. Cant , Schiarim. al


L. Ill,art. Omom'mi di paesi italiani.
490) Erodoto, L. VI, e. r 70 -Tedi Papatodero, Sullafortuna
di Oria c. 12 - Mazzocchi, T. H. D. I c. 5 s. 2.
491) V. Millingen, op. cit. p. 118 o 157.

492) Barrio, p. no.

495) Di Meo, op. cit. Vol- IX. inf.

494) Strabone, VI, p. 281.


495) Millingen, op. cit. p. 159
496) Vedi Barrio, p. 278 e 279, e Finn, p. q). 6

...|.-..

prossima ad Urla una citt detta Trischene che di


con distrutta da' normanni Boemondo e Ii.uggiero , e
quindi riedilicata in luogo pi mediterraneo col no

me di vl'rwcrna. Aceti (497) invoca l'autorit del


Buonincontri (498),scrittore del XVI secolo, ch' smen

tita dal fatto , poich il nome di Taverna esisteva n


dai tempi de'Saraceui. D'altronde quello di Trim/rene
non trovasi negli antichi scrittori , n vale la pena fer
marsi su quanto tal citt narrasi nella Cronaca catan
zarese pubblicata dall'Ughellio (499) , poich questa
generalmente creduta infedele e menzognera (500)-ll
Fiore (501) anche pose nelle vicinanze del ume
Uria un'antica citt detta Barbaro che senza citare
alcuno disse fondata da Greci reduci da Troia e sbar
cati alla foce dell'Urla. Egli cosi cerc dare antichit ad
un paese di'llo stesso nome ch'esistca nel l4l3 c di
cui si fa nelle carte da lui rapportate menzione non pri
ma del 1200; ma non avendo la sua opinione alcun
fondamento , non pu essere accolta.
Due miglia distante da Urla nella contrada Calabrima
sonosi ne' tempi andati rinvenuti sepolcri , vasi di creta,

pliniano, largo pi di ogni altro ume della media cala

bria, non escluso il Nielo che n' il pi profondo-Dopo


il Crocehia anche ruderi e sepolcri sonosi rinvenuti, e
da taluno si voluto dire che antica citt dovea esser

vi - Dalla sua rovina il Lupis disse forse nato l'attuale


Belcastra, distante circa nove miglia dal mare , che
si opinato da altri senza prova alcuna , corrispondere
or all'antica Girone ora Pelelia, da taluni come si

trada Guido , ed ivi oltre i ruderi di antichi edici , nar

veduto (V. g. IX Par. I. ) creduta la stessa Chane;


e l'Ughellio (503) per lino a tal paese attribu un antico
tempio di Castore e Polluce. -Segue quindi la contrada
Jllaglmane bagnata alla sinistra dal Tacr'na, ed ivi nella
collina Mandala e nel bosco Danese sonosi osservati ru
deri e qualche moneta.
Dopo circa undici miglia dal Tacina viene il capo
detto delle Castella che nel mare protendesi ed stacca
lo dalla terra , alla quale un ponte lo congiunge. Su di
esso ovvi diruto castello donde venne il suo nome e quel
lo del prossimo villaggio. A' anchi il mare forma due
piccioli seni che sono di differente grandezza e circon
dati da scogli: il maggiore di essi quello verso ponente
a sinistra del capo. In cotesto sito ahhiam detto (V. sopra
g. lll, ) che taluni credono esservi stati gli accampa
menti di Annibale; ma avendo discusso cotal quistione,
sol ricordiamo.la disfatta che in detto luogo ebbe nel
1289 il famoso Guglielmo I'Etendart, dopo lungo e vi
goroso combattere , dal celebre Ruggiero di Loria che
per gli Aragonesi allora combatteva.
V. Erroneamentc si creduto il Capo delle ca
stella essere il prima de' tre promontorl 1'aprigzt , i quali

ra il Lupis essersi nel 1753 scoperto un magnico se

corrispondono alle tre punte che dopo di esso in ogni

qualche moneta , e vestigia di strada a mosaico che


dalla parte prossima al mare verso terra addentra
vasi: ivi pure gli avanzi di un molino d'olive che secon
do scrisse il Lupis (502) era simile a quelli che chia
mi) all'crcolana; ed inne in quelle parti , specialmen
te verso il lido, veggonsi dappertutto rottami di grossi
mattoni.
Viene appresso, dopo circa mezzo miglio , l'altra con

polcro contenente diversi ornamenti di oro , e la cosa

carta geograca sporgcr si veggono nel mare. Di co

giudicossi cos importante da chiamare sul luogo l'atten


zione del magistrato. Anche ruderi nella contrada Frasso
che segue Guida; e procedendo pi innanzi nell'altra

teste punte la media , minor delle altre, in talune carte

detta Basilicata il Lupis ricorda una gran fabbrica a

vien segnata col nome di Capo delli (limili. Le due


laterali sono pi sporgenti e distinguonsiconinomi di
Capo lizzulo e Capo dalla colonna. il Rizzula dista

volta di antichissima costruzione che forse era un scr

dall'altro della cartella cinque miglia ed altrettanti dalla

batoio di acqua , e de' vasi ivi rinvenuti con dentro

punta di mezzo. Questa ad ugual distanza dentro terra


ha il paese d'Isola , ed lontana circa otto miglia dal

monete di argento di cui non si serb alcuna memoria.


Dopo cotesti siti che sono nella parte litorale dell'lonio,
scorre il ume Cracchia, Araa/1a, che dista cinque mi

glia da Urio e sei da Tacina-' quest'ultimo il Targine5


497) Aceti in Barrio, p. 285
498) Buoniucontri, L. II.

499) Ughellio, V. lX.


500) V. Di Meo, op. cit. An.1 120 e un.

501) Fiore, p. 84.


502) Lupis, 701. cit. p. 287 e '188.

Capo delle colonne.

ll valente tedesco Ricdesel (504) venuto in queste


contrade nel passato secolo , rinvenne nel capo Iiizzulu, ad un palmo di terra, de' ruderi di muri che cre
dette appartenere , atteso il picciol circuito , ad un la
505) U'itt'iii , Ilal. 86. Tout. IX..
5oj,)Riechsel - Voyag-e dans la Sict'k et dans la Grande
Greca, Lelt. a M. Vinl:elmann, p. 151 - V. anche Castaldi,
op.crtc. 7.

vario e domestico tempio; e ravvis perno la nicchia

nelle mani di Terza in un vaso di Ruvo (5l0). Sia

per la statua della divnit-Osservavasi pure allora

che il nome di Hera fusse dato a Giunone da' Gre


ci (51 1), oppur derivato dall'antica lingua italica (512),

una fabbrica laterizia che forse era un serbatoio di


acqua , ed inoltre lungo la riva alcuni pavimenti a
mosaico ed altri ruderi da far sospettare la esistenza
di una citt di cui ignorasi il nome. Or non vi nulla,
e sol rimane il ben concepito sospetto.
De'tre promontor iap12g che segnano uno degli estre
mi del seno tarantino , quello che sal a grande rino

manza fu il Lacinia (505), al di l del quale in forza


di antichi patti il tarantino Filocari diceva non poter i
Romani navigare (506)-Divenne esso famoso pel tem
pio sacro a Giunone che ivi era, e nel quale conveni
vano genti da ogni punto d'Italia eda allre contrade;
e per l'annual era molto celebrata nell'antichit (507),
che ivi presso faceasi, ed ove fu comprata da cartaginesi
mercanti per 120 secondo Ateneo o 125 talenti giusta
Aristotile (508), la famosa ricchissima ed istoriata veste
del siharita Alcistene (509). Dal tempio in greco detto
NAOS , ne venne che col nome di Naa chiamossi lo

significava negli antichi riti nuziale, e denotava la dea


che alle nozze presedeva (513). A causa di ci veni
va anche Giunone appellata Teleia da' Greci, presso
i quali il matrimonio come si ha da Polluce e 'da
Esiodo si chiamava uksws; e col nome di Hera Te
leia lasci scritto Aristofane (514), era nelle feste invo

cata. In tal modo Giunone coll'indicato nome di Hera


veniva ad essere la stessa dea che Venere con quello di
Afradile, cui anche col nome di Hera faccansi sacri
fizi in occasione di'nozze (515)-Cnlto antichissimo era
quello che prestavasi a Giunone col nome di Hera, ed
noto che ad Hm: le antiche favole attribuivano per glio
Tclefo re di Misia e di Pergamo; il quale si disse marito

di una glia di Priamo, padre di Roma che vuolsi moglie


di Enea ed aver dato il nome alla citt eterna, avo
di Tarconee Tirreno rinomati nelle etrusche narrazioni,
esposto nel monte Parlenio, nutrito da una cerva, assi

stesso Capa; come dalle colonne rimaste ne deriv l'al


tro di Capo delle colonne; e dall'unica che vi , quello

slito da Ercole, ed educato da Carila il cui nome cor

che spesso gli si da di Capo-Calanna-Quindi non esat


tamente alcuno fece differenza fra' due capi Non e La

Cariano (516).
L'altro nome di Luci/zia poi veniva dal promontm
rio il quale col suo nome ha dato luogo alle solito di
spute etimologiche. La favola (517) che tutto perso

cinia; e qualche altro confondendo questo col Gar

gano ( in Puglia ) che anche Iapigia Promontorio chia


mavasi, giudic essere il punto principale di cui gli

antichi servivansi per determinar le distanze-A dieci


miglia dal Lacinia l'antica geograa meltea le isole de'
Dioscuri di Calipso e di Ogigia , che ora non pi os
servansi , ed quindi inutile parlarne.
Giunone veniva ivi adorata sotto il duplice nome di
Hm: e di Lacinia-Col prima denotava l'aria , co
me purilicatrice, e forse il simulacro che di essa eravi
nel tempio avea forbici, ritenute da taluni come sim
bolo di puricazione, simili a quelle che veggonsi

risponde a quello del re toscano creduto fondator di

nilicava, fece di Lacinio ora un re che avendo costruito

il tempio lo chiam col suo nome, ed or un PreKJO'IE


510) Suidi , v. Era-Carlino, De origin. Conslanlinap. p.
14 -Cav. Avellino, Osservaz. sul vaso di Ruvo col mita di Ter

a), nel Bullet. nrch. nap. Vol. II. p. 17.


5i 1) Solino, Polylziat. VIII. .
51:) Cuoco, Plat. in Ifal. L. 71.
513) Hesiod. Tluag.-Aristof., Tesmaphor. v. 954 eseg.-Pan
sania,lll, 15-Eusebio,Preparat. evang.-Vitriolo, op. cit. p. 7.
514) Aristol'. loc. cit
515) Pausania, lac. cit. - Ruhken. ad Tim., p. 214 - Stanl.

ad Bach. Agamen. v. 65 - Crenser. Simb. II. p. 565 - Boetti


ger, Mylhol. der Juno, p.82 - Larcher, Mem. sur Venus, p-GG
505) V. Tolomeo, Il, 17 - Mela II 5, - Strahone VI -Pli
nio , L. 111, 6 15, 16 - Oellario, Nof. orb.ant- II, n - Cluve.

- V. Minerv ini, Osservazioni cc. nel Bul. arch. nap. Vol. I ,

rio, Ital. anf- IV.

516) V.Apollodoro, L.III c. 9 - Diod. Siculo, L. IV, c. 55 Egino, Fnv. 101- SCrvlO ad En. L. III v.710 _ Tzete ad Ly
cufr. v. mq: e 12-}9-Philostn, Heroic'i cap- H, n. 18-Plutarco
in Romolo c. Il- Suida v. Lalinas- PIUIII di Ercolano, tom.
1, t. 6-V-Aloe e Cavedoni nel Bullettino arch. Dap. vol. I, p. 11 ,

506) Freinshem. in Supp. Liv.-Vedi anche Badolisani, Con


aideraz. sugli ord. anl. da' romani, V. I - Vitriolo , Disser
tatio de Junane Lavinia, p. 11.

507) Ateneo , Dipn. L. KM, 19 -Arist. Do Mirab. n. 92.


508)Arist. ed Aten. loc. cit.
509) Aten. Arist. loc. cit.-Isega , Epigr. 19 - Tzez. Chil. I
v. 812 IV. v. 495 - Barrio , L. V , c. 9 - Nola, op. ci!. Vitriolo op. cit- p. 45 e 46 - Mariuccia Pistoia, Ricerche delle
casa di Sibari p. 1,} a 46.

p. 54.

e 12, e H, 54.

5I7) Schol- Teocr. 111.71, 51 - Tzetze ad l.ycnphr. Cassan


dm - Servio,ad 1En. III , v. 552 - Gesn. 0nonzast'. prvp.
nona. - Boccaccio, Geanalog. degli Dei L.Xll- Declaustre. v.
Lacinia.

._u._.
che rnb i buoi ad Ercole quando in questa contrada

glio di Teti e al dir del poeta alto nove cubiti, venne

pervenne , ed il semideo ucciso che l'ebbe , innalz il


tempio in onore della sua matrigna Giunone-Non un
predone , ma un uomo ospitale fan di Laeinio gl'in
terpetri di Licofrone e Teocrito , i quali narrano che
il fuggitivo Crotone in memoria della ospitalit rice

in questa contrada sepolto, e le belle abitatrici del [11v

vota, dette al promontorio il nome di chi lo accolse e

cinio monte ogni anno in veste Imma piangevam la

di lui morle. Ma sia qualunque il vero che tal mito


nasconde , Giunone col nome di Lacim'a divenne famo

sa, e con tal nome dee leggersi in Plutarco (527)


allorch la chiama Lucana, e forse anche in Licofrone

allorch appella i Crataru'ati gli di Laureta (528) che


sovvcnne-Gli autori quindi hanseguito or l'una orl'al
tra sentenza-Notevole per una novella etimologia noi opiniamo doversi legger Lacim'a. Sospettimo al
data dall'egregio giovane Vitriolo (5l8),il quale deriva tres che probabilmente il culto di Giunone sia di
la parola /acinio dal greco lacis, scissura, ed osserva venuto maggiore dopo l'arrivo di Pitagora , poich in
che negli antichi scrittori e specialmente in Plinio (519) Sarno patria di lui era pur famoso un tempio sacro a
cotesta parola veniva a dinotare una lingua di terra, un Giunone,perci detta Sonia, che S'rabone (529) dice an
margine di lido o le radici di un monte; e che per tichissimo e ricco di molte tavole dipinte.
l'istessa ragione per la quale Plinio da il nome di lacirzia
La contrada del Lacinio secondo taluni da Lico
all'antico promontorio Megarese oggi detto capo Fago
frone detta anche Slorlinga, qual nome fu pure da
ne, potette il crotoniate avere anche l'istesso nome: co
to al promontorio (530) ; e bench Aceti (531) dal
testa spiega per generale a tutti i promontorl e non greco traendo l'etimologia di tal voce disse signicare
il cuspide di un'asta , da notarsi che cotesto voca
peculiare a quello di cui ci occupiamo - Non dob
biamo intanto fra tali incertezze omettere un sospetto bolo non si trova in alcun autore ed probabilmente
che fa nascere Plinio. Questi fra le citt de'Lz'burai derivato da error de'copisti.
Licofrone disse cinta di alberi tal contrada nella quale
ricorda taluni popoli detti Laciniesi (520); e se Iusse
vero che i Liburai abitavano l'Illirio (52l) ove Erodo
eranvi infatti quelli del bosco sacro a Giunone, che con
to (522) metto gli Umbri, e da'Liburai derivati fossero tiguo era al suo tempio, a simiglianza di altri rinomati
i Sabini secondo taluni (523) originarI dell'Epiro il
tempi dell'antichit, e specialmente di quelli di Giunone
lirico , creder si potrebbe che qualche trib di Um
esistenti sull'Esquilino (532) in Lesbo (533) ed in Nucc
ria (534). Tale bosco occupar dovea la vasta pianura
1m' 0 di Sabini derivanli da' Lacirzesi , dato avesse no
me alla contrada: questo per un sospetto che noi che lungo il Lacinia ed adiacenti terre si estende-dvi
cenniamo sol per richiamarvi il pensiero de' dotti - come narra Livio era folta selva in cui fertili pascoli
Ma eccoci ad altra favola-Si attribuiva a Teti l'a trovavano i sacri animali di Giunone che servir do
ver fatto dono a Giunone del laciru'o promontorio, e Veano unicamente ai sacrizi e niun altro uso facca
sulla notizia che di ci ne lesse in Servio (524) il dotto sene. Il padovano storic'o poi amante del maraviglioso
Cavedoni (525) riett che la regione brczia cinta da soggiunse non aver essi mai sofferto dalle ere 0 da
due mari reputavasi posta sotto la tutela ed il dominio gli uomini, non esser custoditi d'alcun pastore , non
di Teti, a somiglianza di altre contrade che nell'antichit aver nemmeno bisogno della costui voce per ridursi

nsarono darsi in dominio ad altre deit. E qui noi os

alle loro stalle ; e ricco prodotto dare alla dea (535), o

serviamo che non vi solo l'autorit di Servio per di


mostrare il culto che si avea fra questi popoli per Te

per meglio dire ai sacerdoti.

ti, poich oltre Licofrone (526) il quale dice ci che poi

527) Plutarco, cd. di Basilea del 1542 f. 245 - Maga Lettera

al barone Antouini, p. 21 -Vitriolo, p. 41 e 42 in nota.

ripet Servio, vi nello stesso Licofrone che Achille


518) Vitriolo, op. cit. P.I5. 519) Plinio, Hist. nat. L.V, 45.
510) Plinio, op. cit. L. III, 25
521) Mela, II, 5 - Plinio III, 26 - Tolomeo II, 17.
521) Erodoto IVI 49.
525) V. Corcia, Star. cit. t. 1, p. 67
524) Servio, ad 1En. III, v. 552.
525) Cavedoui, Lettera nel Bull. arch. nap. , II p- 98.
526) Licofrone in Cassandra traduz. del Gargiulli p.15 e 57.

528) Licofrone, trad. del Gargiulli p. 67


519) Strabone XIV.
530) V. Barrio, p. 302 - Maralioti, L- l, e. l -Piote, p. 26
- Lupis, Val. cit. p. 275.
551) Aceti in Barrl0, p. 303.

552) Ovidio, Fasti, 11.


535) Antolog. I. 67 e n.
554) PlinioXVl, 57.
555) Livio, De bello panico, L. IV - Livio, L. XXIV, 5 -V
Plinio, Hiat'. nat. L- Il - Valerio Mao-L- I'

iv

-'5

tale tempio chiamato da Livio e da Cicerone na


bile ed augustzlssirno, e fu nell'antichit assai rispettato.

da Valerio Massimo in Locri (547)-Dispiacqne a' Ita


mani la rovina di un tempio ch'era fra' pi belli e van

Si credeva esser in esso venuti e Achille che vi fu sepolto,

tati deii'antichit , e quel Senato rimprover Flacco

ed Enea cui si attribu aver dato una potere ove era


scritto il suo nome, e Menelao ed Ulisse che anche fecero

aver violato ci che I'epirota Pirro e l'africano An

de'doni, e I'istesso Ercole; e donifrequentemente ri

lit di Censore prescriveagli di conservare i pubblici

cevea (53 6) specialmente dalle crotonesi matrone (537),


ranza e credulit attribuivano alla dea cui era sacro,

e sacri luoghi; e l'obblig restituire le rubate tegole.


E quando dalla sventura egli fu nell'anno appres
so colpito con la morte di un glio, col grave mor

favolosi miracoli-E si dicea come leggesi in Livio (538)

ho di un altro e con l'alienazione della sua mente

percui ricchissimo divenne, specialmente perch la igno

in Plinio (539) in Dionisio Periegete (340) ed in Va


Iorio Massimo (54!) esservi neI vestibolo del tempio
un'era con cenere giammai mossa dal vento. E lo stesso
Cicerone (542) sulla fede di Celio volendo forse dar

pruova del rispetto che alla dea portavasi , narr che


ad Annibale mossa dall'avidit di far sua una colonna
di oro che nel tempio esistea , in sogno apparvegli
Girmone. e minacciatolo di renderlo cieco dell'intut

to, ei non esegui il meditato finto-Ma bench An


nibale , come altri dissero . in onor della dea fatto
arrmse costruire un'ara (543) o un'arco (544) o una ta
vola (545) facendovi scolpire in greche e puniche let
tere le gesta da lui operate , pure cotanto rispetto non

i'impedi allorch vinto passar dova in Africa , di far

nibale avean rispettato , non ostante che la sua qua

che lo ridusse ad impiccarsi , cotali infortuni attris

buiti vennero al commesso furto (548) --ll tempio


da lui edicato da un incendio venne poscia distrut

to (549), ed all'epoca di Tacito non se ne avea pi


memoria, talch quel sublime storico nel narrare chei
cavalieri romani votarono un tempio alla Fortuna eque
stre, dicea che per la prima volta si era siffatto titolo ag
giunto alla Fortuna (550), mentre che il primo a darlo
era stato pi secoli innanti lo sciagurato Fiacco-Intanto
il suo tempio serve di testimonianza dell'ampiena e
ricchezza del /acinia delubro , poich la met delle sue
tegole bastava al magnico edilizio di FIaccb; e si
mil modo di covrire i tempi fu sol praticato da'pi

famosi dell'antichit, fra'quaii il celebre di Giove


in Olimpia , depoch Ilize di Nasso vissuto nel VI

massacrare nel tempio molti della gente italica a lui


rimasta fedele, che riutaronsi coI seguirlo (546).

secolo avanti I'E. V. durante i regni deI lidia Aliarte li

Pur raocontasi che Q. Fulvio Fiocco , mnsore e poi


pontece, marito di quella Suipizia celebrata dalle roma

da farne tegole (55l)-Ancor si narra che quando re

ne matrone per la sua castit, mentre era Prapretarein

Ispagua e durante la celtibcra guerra, vot un tempio


alla Fortuna con il titolo di equestre ( da taluni erro
neamente letto sequestre) che fu per la prima volta alla

e del meda Astiage , invent l'arte di segare il marmo

stituite vennero aCralane quelle tolte da FIacco , ninna


artece seppe adattarle ; ma ci sol denota che per
causa a noi sconosciuta non furon pi messe, ed il de
Iubro con ciiasciato esposto alle piogge dovette molto

Fortuna dato; e fabbricatolo, volando abbellirio con

soIirirne-Fu poscia nel 666 di l. deprcdato da' pi

molta magnicenza , reduce da Spagna , neI 579 di

rati che corseggiavan perimari eparecchi tempi pro


fanarono emandarono in rovina (552) , e pel nostra [aci
nio si aggiunse che fu da Sesto Pompeo interamente spo
gliata quando nel 718 di Roma fuggiva Ottaviano, e dal
promontorio /acinia in Africa dirigevasi(53)-Quindi
che ali'epoca di Strabone era decaduto in modo che le sue

Roma venne neI Bruzio e tolse la met delle tegole di

marmo che coprivano il Locinia per error de'copisti detto

556) Livio, L. XXIV, 5 - Strboue L. Vi.


557) Giustino, L. XX
558) Livio XXIV.
539) Plinio Il, 101.
54.0) Dionisio, Perieg. v- 511
541) Valerio Mao. L. I, 8.

542) Cicerone, De Divinat. L. L


545) Livio, L. VIII.
544) Plutarco in Annibale.
545) Polibio, Hiat. L. 111.
546) Livio, L. X.

547) Valerio Mar. I, 30.


548) V. Livio, L.XXX e XLll-Vaieriotlilas. i, 20 - Lattauz.
D. insf. H, 7.
549) Giusto Lipsia.
550) Tacito, Annali, m
551) Pausania L. V, 10, p- 598 - Bpig. L. 111 , p. 195 -- V
a. - Heyue vol. V.

552)V.Cicerone,0rat.Pro lega Marsilio G. XII-Pduiillil fI


Aruobio, L.VI.
555) Appiano, De bel. civ- V.

ricchezze erano sol ricordate come esistenti in un'al

dal tempio di Giunone latedemonia (557); e qui sorge

tra et - E non furon queste le sole depredazioni


ch'ebbe, poich in pi remoti tempi sofferto avea il
saccheggio del primo Dionigi, il quale nemmen ri
sparmi il rinomato tempio di Proserpina de'suoi pro

disputa se tale statua nel tempio spartano sacro a

tetti Locresi. E. bene il Lacinio ricco di doni ed avente


una colonna di oro massiccio, e le marmoree tegole, e
molte opere di belle arti, avea di che muovere l'avidi
l del siracusano tiranno.
Ma pria che un tal tempio venisse distrutto , nel
537 di Roma,ad Annibale, Filippo illllacedone mand
per legali Gisgo Bostore e Mago , che evitando i porti

probabile l'opinione (559) che attribuisce a'copisti l'a

di Brindisi e di Taranto ove erano le romane navi,

nella terra contigua al Lacinia approdarono, occultando


dietro il promontorio la nave che gli avea portati (554):
e nel 561 vi approd Caio Livio prefetto della romana
otta (555).
Quando il tempio era nella sua timidezza ricco es
ser dovea di pregevoli opere di arte- Crotone vanta
va in Dama uno de' buoni scultori i cui lavori era
no anche pregiati in Grecia. Fu tra l'altro autore del
la statua del crotoniate Milone debellatore de'Siba
riti e forse lo stesso del Milone sei volte vincitore in

Giunone o nel Lacinio trovavasi. Ma senza seguire il

Fiore (558) che suppose in Crotone altro tempio sacro a


Giunone Lacedemonia diverso dal Lacinio, sembra pi
vere scritto Lacedemonia invece di Laeinio. Non sareb
be invero strano che un atleta degno una volta di tanti

plausi ed onori qual era Astilo avesse avuto in Isparta


l'onore di una statua, ma pi probabile che la stessa
siasi innalzata da' suoi concittadini nel lacinio tem

pio come si era fatto per Milene.


N solo di sculture era esso adorno ma benanco di
pitture. Ricorda Cicerone (560) chei Crotoniuti orenti
di ogni ricchezza ed in Italia fra i pi felici e bea

ti popoli , il tempio di Giunone'che con molta re


ligione adoravano, di egregio pitture vollero arric
chire ; e che l'cracleota Zeusi, massimo fra tutti i pit

vavasi in Olimpia-E statue pur esservi doveano nel


iacinio tempio de' famosi scultori reggini Clearco e Pi
tagora: opera del primo si giudicava un'antica statua

tori del suo tempo, impegnato da essi a gran prezzo,


molto tavole e le pareti del tempio dipinse. E tali
pitture quando Cicerone scrivea i suoi libri di Retto
rica , cio circa 294 anni dopo che si eran fatte , man
tenean tanta freschezza di colorito da crederle allora
eseguite (56l)-ll dipinto per di cui serbossi maggior
memoria dagli antichi scrittori (562) era quello che
rappresentava Elena che da taluni erroneamente si
della Venere oGiunone (563). Fu per esso che il pit
tore ottenne ritrar le forme di cinque crotonesi don
zolle : fu questo il quadro che al dir di Eliano non

di bronzo che in Isparta esisteva; ed il secondo er

volle Zeusi presentare se prima dell'alto prezzo non

roneamente creduto leontino che si dice coetaneo al


losot'o Pitagora , reputavasisuperiore al greco Miro

fu sorldisfatto: fu questo il dipinto ch'esprimea tanta


bellezza da riceverne Nicomaco o Nioostrato tale emo
zione che a chi sorprendevasi di ci dicea , che guar
dasse con i suoi occhi ed avrebbe veduta l'immagine

Grecia nella lotta, cui tanta forza altribuivasi da per


tar sulle spalle da Crotone al Lacinio la propria co

lossale statua di marmo simile all'altra che pure osser

ne primo scultore de'Greci, riguardavasi come que


gli che il primo avesse con esattezza rappresentato i
nervi cdi muscoli ed espresso con diligenza ita
pelli , ed era autore delle statue de' due celebri atleti

di una dea: fu questo inne il quadro che si dice


avervi lo stesso Zeusi .scritto al di sotto tre versi del

Astilo di Crotorw ed Eutimo di Locri (556) - Di Asti


lo tre volte vincitore ai giuochi olimpici si racconta
che reso immeritevolc ed odiato , la sua casa di Cro

tone fu a pubblico carcere ridotta e la sua statua tolta

551,) Livio, xxnt, 55 e 34.

555) Livio, xxvr, 41.


556) Pausania, III, 17 p. 251- Servio, Bo. loc. cit--- Varro
ne, Ling. lat. L. XXXIV - V, Barrio - Plinio XXXIV 19 Serradit'alco V01. cit.

557) Pausania in Elmo-poster. L. VI.


558) Fiore, op. cit.
559) Vitriolo, op. cit. p. 53.
560) Cicerone, De invertt. II, 1.
561) Cicerone, De Ret.
562) Cicerone, De irw. - Dionigi d'Alicar. L. VIII - Pausa
nia, VI,6 e 15 - Plutarco in lract. amor. ap. Stobaeum, Serm.
61 - Eliano, Var. Bi:t. LXIV, 47-Plinio, Hrst. nat. XXXV,
56 - Valerio Mas. L. III, 7 - Giusto Lipsia, Man. polit. LUI.

563) Vitriolo q). cit- p. 30 - Giusto Lipsio, loc. cit.

__|,1__

la Iil lliade di Omero che noi riproduciamo tradotti


dal Monti :
In vera

Biasmare i Terrari n gli Achei si derma


Se per costei si a'uturne e dure
Sappoonofaticlte. Essa all'aspetto
Veramente Dea.

li suindicato dipinto Plinio (564) disse fatto per met

bruti chi non sa pi di quanto bisogna: dia fra gli


uomini chi tuttocci che pusapersi conosce (570).
Avvi chi male interpetrando un luogo di Giustino (57 i)

in cui si dice che Pitagora ispir tanta virt da ridurre


le crotouiati matrone a consacrare le loro vesti ed i
loro ornamenti a Giunone , scrisse che Pitagora la sua
scuola nel lacinio tempio tenea per le donne poich agli
uomini insegnava nella citt di Crotone in altro tem
pio dedicato ad Apollo Pizia: altri disse che la scuola .

tersi nella sicula Agrigento; ma se anche ci fosse

facea nel tempio delle Muse da lui fondato in Crotone

vero , comunemente si ritiene esser ai Lacinia rima

in luogo poco discosta dal Foro , ove 3000 persone con


venivano: taluno invece narr aver nch egli visse sem

sto - Plinio anche racconta che un'altra Elena di Zeu


si era in Roma ne' Portici di Filippo, ed ai certo que
sta esser dovea diversa da quella di Crotone, poich al

dopo la sua morte divenne tempio che or si volle dedi

trimenti lo storico che mentovato aveva l'una el'altra,

calo alle Muse , or a Cerere , or che sacro alle Muse

ne avrebbe pure accennata l'identit.


Nel passato secolo eranvi dell'antico tempio pochi
ruderi che mostravano essere stata l'architettura del
medesimo, di ordine dorico come quello del tempio di
Pesto , e la sua larghezza essere palmi 60, e i32 la

era detto tempio di Cerere ; ed iniinele stesse cose nar


ransi per altro tempio di Metaponto (572). Fra tante
contraddizioni non si sa invero quale opinione preferire.
Delle antiche colonne , due ne esistevano ai tempi
del Recapito del Grana e del Fiore che vissero nel
secolo XVII (573); ed il primo di essi ebbe la buona
fede di credere essersi messe da Pitagora nel lido per

lunghezza. Vedeasi parte delle mura costruita a diversi


strati di pietra e di mattoni, come nel tempio d'Iside

pre acielo scoverto insegnato : secondo altri la sua casa

della distrutta Erdonia nella Daunia , e nell'altro di

una certa imitazione dei non plus ultra delle colonne

Canosa. Il primo strato di pietra era alto piedi 7 e

di Ercole, quasi che dovessero indicare la meta delle

mezzo :. il secondo ch'era di opera reticolato di pie


tre e mattoni per essere pi leggiero, non fu a causa

lonne nel secolo XVIII non solo ai tempi deil'Aceti (574)

pitagoriche dottrine.-Esistevano ancora tali due co

della sua elevatezza misurato; e perci ignoravasi se

che vivea nella prima met di quel secolo , ma anche

alla strato laterizio altro ne succedea di sole pietre, op

nel 1777 quando il Biedesel (575) fu ne' luoghi dell'an


tira Magna Grecia-Fm'segucnti dieci anni cadde una
di esse, come leggesi nel viaggio fatto dieci anni dopo
dallo Swinburne (576), il quale la trov caduta e nelle
scanalature corrosa dal sale marino-Or non resta altro

pur se l'opera reticolato continuava (565).


Il tempio era in situazione bella e deliziosa: era
a somiglianza de' greci tempI rivolto all'oriente e con
l'ingresso dalla parte opposta (566): vi si saliva ,
come in quelli di Giunone e della Concordia in
Agrigento (567), per quattro gradini ciascuna di un
palmo e mezzo che erano destinati come fa credere

Pausania (568) e dice espressamente Cicerone (569)

dell'antico tempio che una colonna alta palmi 28 e


poggiante su di una base rettangolare di travertino.
Alla distanza di 20 , 30 , 50 e no a 700 palmi dalla
stessa , osservansi rottami di fabbriche qu e l sparsi,

a sedervisi la moltitudine che in esso accorreva;

e consistenti in pezzi di travertino rettangolari molto

ed a differenza degli altri tempi avea di singolare

larghi e di varia dimensione , ma niun'idea presentano

che per altrettanti gradini vi si scendeva - In cia

dell'antico tempio-Veggonsi pure rottami di tegole


di marmo; alla distanza di palmi 80 dalla colonna ,
un antico fondamento lungo 16 palmi; e pi lungi

senna

colonna osservavansi 20 scanalature , quante

era solito esscrvene in quelle di ordine dorico. Da una


di esse vuolsi tolta dall'Imperator Marco Aurelio la
greca iscrizione che contenea le note massime : bruto

fra' brnti chi non sia ci che dee sapere: uomo fra'

570) Barrio,i p. no 571) Giustino, XX.


571) V. Diogene Lacrrio, Vit. di Pit--Stlnley, Hist.phil.
Barrio, Maraoti, Fiore, Nola Molise, Grano, op. cit.-Recupiw

564) Plinio, loc. ci.

565 e 566) Riedesel, op. cit. - Castaldi, op. out. a. V.


567] Riodeael, Castaldi e Vitriolo, op. cit.
568) Pausania, op. cit. 569) Cicerone , ad Art. IV. 1.

De nova in univers. calab. tor.


575) Recapito, Grano, Fiore, op. cit.
574) Aceti in Barrio, p. 505.
575) Riedeael- op. cit. 576) Swinburne, Voy ag. p. 191.

--8...

tre quarti di miglio , una vasca del diametro di do


dici palmi e mezzo. Inoltre sovente in quel sito de'
ruderi e delle monete rinvenuti si sono nello scava:

ll'larcianae sororis Augusti v mancherebbe il nome


pi importante , cio quale si l'Augusto Imperatore
a cui si riferisce; e solamente un'illazione molto lon

che si fatto per la costruzione o restauro delle a

tana potrebbe far presumere nell'ultima essere stato

sino col esistenti.


Nel 1843 presso il luogo dov'era il tempio, in un po
dere del marchese Berlingieri di COII'OIIC, fu trovata
un'era in tutta la sua integrit e bellezza-E di un

Traiano , la cui sorella appellavasi Marciana. '

' sol pezzo di marmo bianco cenerino, di base qua


drata che ha per lato pal. l : 50 del nuovo sistema

metrico e

1:80 col risalto dello zoccolo , ed

alta palmi 2:40 non compreso l'oruamento di sopra;

negli angoli posteriori dell'ara, evvi una testa di bue


che ricade met per ognuno de' due lati, e dalle corna

pendono de' nastri e de'festoni che adornano le facce


laterali e la posteriore dell'ara; la quale ne'descritti sim

boli denota i sacrizi che sudl essa faceansi-La cima di


dette tre facce e lavorata in modo da rappresentare 0
due tripodi o due scettri messi orizzontalmente ed uniti,
denotandosi con essi e l'emblema antico della citt di

Crotone , o la persona angusta per la salute di cui


l'ara veniva eretta -Nel quarto lato poi dove evvi
la iscrizione, l'omamento superiore diverso: i carat
ieri di essa sono pi grandi nel primo rigo e vanno
scemando nei rimanenti-La iscrizione la seguente:

HERAE. LACI
NIAE. SACRVM
PRO SALVTE. MAR
CIANAE. SORORIS
AVG. OECI'VS
LIB. PROC.

Finalmente da osservarsi nella rapportata iscri


zione il nome di Hera dato a Giunone; e che non

ostante la maestria con cui gli ornamenti tutti del mo


numento son lavorati, dee credersi fatto durante l'Im
pero e non a' tempi in cui le arti nella Magna Gre
cia orivano-Ma basta del Lacinio e tragghiamoci a
Crotone.
VI. Famosa citt era Crotone -La sua antichit
dimostrata dalla stessa disparit che vi fra gli
autori sulla sua origine , la quale ha dato luogo a non

meno che sei opinioni diverse-La prima ad Ercole


si rapporta , poich dillicile nell'antichit trovare una
origine che a tal semideo non si riferisca. Ercole, narra

Diodoro siculo (577) , venuto in Italia fu ospite di Cro


ione glio di Sisifo, ed entrambi perseguitarono il pre
done Lacinio ; ma Ercole ucciso per errore Crotone,

promise rendere il nome di costui eterno dandole alla


citt ch'egli poscia Iond-Giamblico (578) fa credere
che Pitagora per l'istessa opinione tema-Ovidio (5 79)
fa comparire ad Ercole in sogno Giunone che a lui
indica essere il luogo in cui trovavasi , quello di una
citt; la quale poi venne in ellctti fondata da Mi
cilo o Miscello, nativo di Ripa in Acaia mandato da Er

cole e conduttore di una achea colonia partita dal Pe


loponneso (5SO)-E quasicch coteste favole non fossero
snllicienti, si aggiunse che venuto ilizkceilo ed ignaro
del sito ove dovea fermarsi, memore dell'oracolo che

denotato gli avea per luogo della citt quello ove pioveva
a ciel sereno, questo segno conobbe esser le lagrime di

Il disegno dell'ara mentovata pu vedersi nel n. 46


anno IX del Poliorama Pittoresco, ed ivi leggesi pure
sullo stesso un interessante articolo del Santulli il quale

fral'altro circa la iscrizione dice-A nei sembra potersi


interpretare nel seguente modo Occius Augur (hoc mo
numentum) sacrum Herae Laciniae pro salute Mar

cui bagnato una mattina destossi (581), e cosi a lui


attribuissi la stessa favola del fondatore di Taranto.

I favolosi racconti di Diodoro e di Ovidio nulla di


cevano sulla origine della persona di Crotone , ed ecco
che poscia or si disse glio di Iapige or di Ecco. Al
tri favoleggi che Crotone fratello di Alcimo re di Cor

cianae Sororis , libationibus procuravit Vale a dire

essere stata quest'ara per le libazioni dedicata a Giu


none Lacinia dall'augure Oecio per la salute di sua
sorella Marciana. Che se si volesse adottare quest'al
tra interpetrazione; Occius Augusti libertus procu

577) Diodoro Siculo, L. IV, 24


578) Giamblico, op. cit.
579) Ovidio, Itticf. L.XV.
580) Strabone, VI, p. 262, VIII, 11. 587- Dionigi di A1'namu.

ravit hoc sacrum Hcrae Laciniae pro salute Mar


L. II.

cianae sororis ovvero l'altra Occius libandum


procuravit hoc sacrum Herae Laciniae pro salute

581) Rodigino, LIV, c.15, Camrtwntar. di Aristofane in Ml:


. V. Fiore , p. 225 e seg.

._,{9_

Lit'a, esule per voler di Giunone , guidato da Mercu

rio , condusse una colonia di Samotraoi in queste con


trade , ove fond la citt cui appose il suo nome ,
don a Laciru'o in moglie sua glia Laura, che altri
a questi glia ed a lui moglie disse , ed inne fu uc
ciso e compianto da Ercole(582)-Cotesta Laura dee
la sua esistenza a Licol'rone che in un verso i Croto
nfati chiam figli di Laureta. Il suo interpetre cre
dette trovar la ragione di tali parole nella _Laura di
cui si parlato. Il Gargiulli (583) lraduttor di LCO
fione preferisce legger Laura invece di Laura e pensa
denotarsi con quel-vocabolo un luogo ovvero un distretto
di Crotone. I calabresi Nola Molise, Fiore e Bar

no (584) pur supposero una citt col nome di Lau


reta presso il Lacinio , ed i due primi andando pi
oltre dissero che i suoi abitanti 0 spontaneamente
o dopo scontti , passarono in Crotone che da essi pur
chiamossi Laureta. Ma noi non trovando cotesto nome
in altri scrittori , opiniamo piuttosto che o scorretto
il verso di Licofrone ove Lacinia invece di Laureta dee
leggersi, o che col nome di Laureta abbia egli voluto

achea ma laconico origine diedero l'Egizio ed il Cori


sulla fede di Pausania (590) seguito anche dal Mul ler(59 t ).
Osserva il Millingen (592) che la pi parte di quegli

Acllei che parte fecero di questa intrapresa vennero dalla


Laconia , donde dopo l'invasione degli Eraclidi e pro
babilmente da Polidoro re di Sparta (cui lo stesso Pau
sania attribuisce aver mandato una colonia alla nostra
Locri) furono scacciati e costretti a chiedere novella pa

tria; e che tal provenienza ha potuto far tenere a Pau


sania l'opinione per la origine spartana poscia dagli altri
adottata.
N' achea n laconica origine diede il Mazzocchi
seguito da altri ed agli orientali e precisamente a' lu
pigi rapportolla. Sembra ci trovare appoggio in Eforo
che altrove (V. . X. Par. I.) citammo, ma da'snoi

detti deriva che i Iapgi abitaron Crotone e non gi che


ne furono i fondatori-N forte argomento ne par quel
lo che si vuol trarre dalla iniziale 't' di talune monete ,
poichcome osserva il Millingen (593)questa lettera era
anche in uso presso i Corinti invece del K; e da tal par"

ticolarit nonch dal Pegaso tipo di talune monete cro

indicar Giunone.
Lo stesso Micilo o Mixotlo altri credono couduttor

tonesi ed emblema speciale di Corinto , ne deduce che


tra' primi coloni stabiliti in Crotone vi erano de' Corin- '

della colonia , 'ma senza tenerlo per inviato da Ercole.

ti; e ci che rende probabile tale opinione il supposto

Gi Erodoto (585) avea detto essere i Crotniuti del


genere degli Achei , e questi secondo Strabone (586)
furon condotti da Miei/o ivi mandato dall'oracolo; Nar
rasi che Are/zia di Corinto lo abbia aiutato a costruir la
citt (587), ma pria entrambi interrogati dall'oracolo se
la salute ola ricchezza preferivano nelle loro colonie,
Miscello scelto abbia la prima, Are/zia l'altra; e cos loro
essersi concesso fondare Crotone e Siracusa - Miscello
secondo Dionigi di Alicarnasso(588) venne dopo il qua
triennio del regno di Numa nel III anno della XVII
0l. che corrisponderebbe al 709 avanti l13. V., sebbene
altri, tre anni prima dice giunta la colonia. Ma noi
su cotesta epoca abbiam precedentemente (V. g. Xl,

legame di cui si parlato tra Miscel/o ed Arabia.

Gli autori (594) che tengono per la origine iapigia,


non rapportandola ad un Crotone, conobbero il biso
gno di una etimologia che credettero aver rinvenuto
nella parola caldaica Karla o Korln denotante eill , e
la stessa ragione etimologica dassi dal Mazzocchi per la
umbra Lariana e l'al'ricana Carlagine. Altri (595) per
han preteso derivare il nome di Crotone 0 dal greco
K, o'ros in memoria delle feste che vi erano e del plau
so cui davan luogo , oppur (596) dalla pianta indicata
da Dioscoride (597) e Varronc (598) col nome di
Croius.

Par. I.) detta la nostra opinione.


Non Micila, ma Diomede fu secondo l'autor di un Di

zionairio (589) il fondator di Crolone,alla quale citt non

La9o) Pausania, L. H1, e. 5


591) Muller, Doriana , tomo I, p. 146 e 455, L II, p. 187
e 420

582)Fiore, loc. cit.


585) Gargiulli in Lioof. p. 68
584,) V. Barrio, p. 505 - Fiore, p. 87-Nola Molise, loc. cit.
585) Erodoto, VIII, e. 47

586) Strabone, v:
587-) V. Solino, loc. cit.

588) Dionigi di Alicar. loc. cit


589) Calpino,. v. ,Croto

592) Millingen, op. cit. p. 13


595) Millingen, op. cif. p. 16
594) Mazzocchi T. H.-Lupis I. cit. p.270 e 271 - Valentini

nel Giornale Il Calabrese n. cit.


595) Rozzano, Freccia
596) Vedi, Nola Molise op. cif. - Fiore, p. 225
597) Dioscoride, L. IV, e. 165

598) Varrone, Dc re mal. L- Il

_5()_

Finalmente il (lorcia (599) a g'nte pclasga l'origine


di Grato 1.4f attribuisce-Gi si veduto che il dotto Maz
zocchi tenne comune il radicale etimologico della nostra
Crotone e della umbra Cariano , e not che coteste due

vcitt negli antichi scrittori venivano indicate con lo stes


so nome di Crotone-La seconda di esse vuolsi abitata dai
popoli primitivi detti Umbri i quali discacciati vennero
dai Pelosgi che l'ondaronvi il principale loro stabilimento,
e mutato poi nome ed abitatori fu appellata Cariano (600).
Colal nome fu dal Carnia (GO!) creduto pelasgo poi

ch in Tessaglia alla foce del Peneo eravi l'antichissima


citt della Gurlon ed altra col nome di Gorlim'a fu dai
Pelasg-Areodi fondata in Creta-Ma sia qualsivoglia la
ragione etimologica dell'umbra e della nostra Crotone,
e sia che questa voce legasi a ci che si detto in ri
guardo al Crotalo ( V. 5. Xlll, Par. l. ), certa la
omonomia delle due citt , e non supponendola ef

fetto del caso, potrebbe dirsi o che gli 0m' a somi


glianza' degli Umbri vollero lo stesso nome dare alla loro

citt; o che i Pelosgi colpiti dalla sventura, venne


ro in queste contrade ed unitisi agli altri loro connazim
nali gi esistenti, fondarono la citt cui diedero il nome
della Crotone ch'essi erano stati costretti abbandona
re. E poich si dimostrata (V. 5. VIlI. Par. I) la
esistenza de'Ie/asg in Crotone , dee ritenersi che da
essi costrutta , o dagli 0sei ceduta , loro citt diven

ne; e che da tal popolo deriv pure il culto di Giunone


be per deit pelasga generalmente risguardata. A
tal proposito non inutile osservare che da' Crotom'a
ti adorandosi Giunone col titolo di Hera che si dicea
fra l'altro progenitrice di Tirreno capo de' popoli di tal

nome, creduti gl'istessi de'lelasgi , si ha in ci una


prova dippi della pelasga origine di tal culto e della
citt - Ma basta dell'origine e ad altre meno incerte

ricerche passiamo.
Dopo circa sette miglia dal Capo delle colonne evvi
Cotrone che siede sulle rovine dell'antica Crotone-, la

cui gura, se vera fosse una moneta riportata dal Fiore,


sapremmo essere esagona-Era dal Lacinio distante non
gi 150 stadi pari a circa 19 miglia come leggesi in
Strabone (602) , forse in questo luogo guasto da'co
pisti , ma bens 6 miglia come narra Livio (603).
N pu ammettersi la spiega di tal contrariet proposta
_a

599) Oorcia nel Progresso, Quad. 46 pag., 191


600) Dion. d'Alicaru. L. [,17
601) Corcia, Quad. cit. p. 195
602) Strabone,Vl. 605) Livio. De bel. pan. L. IV

dal Vitriolo (604) che il primo autore la lunghezza del


cammino per mare intese indicare, e l'altro quella del
terrestre ; poich cioltre dal non essere uniforme al
fatto, nemmen concorda con lo stesso Strabone il quale
nell'indicare le distanze non fa questa spiega-Scann
dosi in quei luoghi il terreno o per usi campestri oppure
per fabbrica o ristauro di qualche edizio , vestigi di
antiche costruzioni sovente rin vengonsi.
A circa un miglio dell'atlual Cotrone scorron le ac
que dell'Esaro, e sia al di qu rhe al di l di esso, ru
deri e monete sonosi trovati. Ci dimostra che vera
mente come disse Livio (605) cotesto torrente. .allor
ume , dividea per lo mezzo l'antica citt. lo stesso
chiamato da Ovidio (606) fatale ; ed il suo nome, se
dee credersi ad Eustazio (607),ricordava quello del rac
ciatore che perseguitando una cerva vi cadde. l Cro
tonioti aventi pur essi la venerazione che gli antichi ai
umi portavano , fecero di Esoro una uviatile divinit
che vien rappresentata in tre delle loro monete.

La parola Esoro pu venire da AEsar ch' una d-'Lle


33 voci etrusche spiegate da diversi autori ((108). Es
sa denota dio, e come tale dai Crotonioti considerato
veniva il loro ume, ed un dio etrusco si diceva l'Esoro.

Taluno (609) senza alcuna prova da esso trar volle


la etimologia d'lsernio , citt principale del Sannio ,

che nella guerra sociale quando per la defezione di


pi popoli alleati la confederazione italica abbandon
Corfinio , fu scelta a capitale e per sede del governo
della lega italica . per cui ebbe a soffrir molto da
quella guerra funesta (610).Nulla vi per nele monete
e negli scrittori da trovare un legame tra Esoroed Isen '
nio menocch una fortuita omonomia-Ignoto anoi se
al ume tal nome venne dagli Etruschi la cui lingua
dicesi da taluni la stessa della osca, oppure se dagl'indi
geni, o da qualche vocabolo orientale avente lo stesso si
gnicato dell'ctrusco.
Strabonc (6l I) indica l'Esoro anche come porto. Cer

to d'altronde che Crotone avea un porto, poirh in es


su fermossi alquanto l'ateniese otta comandata da Al

604) Vitriolo, op. cit. p. 15


605) Livio, loc. cit.
606) Ovidio, Metam. L.XV
607)Euatuio in Dionigi Porieg
608) Aceti in Barrio , p. 54v, -hnnelli Tenlamina Hum
gmph. atque etymolog etc
bo9) Serani, op. cit. p. 105

6m) Milliugen, op. cit. p. 117 e 218


n) Strabone, loc- cit.

_31._
cibiade che in Sicilia recavasi. Quindi opiniamo che era
Statuto dell'imperator Federico II (6l2). Ad ogni modo

per 13 volte da essi guadagnato; e notisi che tal pre


mio era l'onore pi grande al quale poteasi in quell'cpo
ca aspirare (623): da ci il proverbio che l'ultimo de'

ben diverso dall'attuale, la cui costruzione riportasi al

Crotoniati valeva quanto il primo de' Greci (624) - Era

probabilmente lo stesso di cui fassi menzione in uno

regno di Carlo IlI ed al principio del seguente di} Fer

pur essa anticamente una delle pi guerriere citt; e ci

dinando IV.
L'antica situazione dell'Esaro, e la numerosa popola
zione di Crotone che ne fan sospettare le sue armate ed
il suo senato di 300 (6t3) o 1000 (614) senatori , ne
fan pur credere al perimetro di 12 miglia che Livio (6l)
dava a Crotone. Egli inoltre ricorda che attigua alla
citt era una rocca bagnata dal mare , munita per na
turale sito , cinta di mura, e presa nell'anno 367 di
Roma da Dionigi a tradimento.
Dicesi che nell'antica citt eranvi i tempi di Ercole ,

provato non solo dalle guerre con iSiriti Locresi Sibariti

di Cerere, di Marte, delle Muse e della Viltoria; che que

st ultimo innalzato venne per la vittoria su'Sibariti ri


portata; e che i Crotonioti invocavano il loro Giare ful
minante (616) -Tutte queste notizie non son certe, e
giudicando dalle crotonesi monete, oltre Giunone lucinia,
crediamo che Ercole, Apollo, Pallode, Esaro e forse Net

tana eran principalmente adorati ed avean de' tempi-E


di questi tempi senza dubbio, come di altri magnici edi
fizi , di ampie strade e d'insigni opere di arte , non po
tcavi 'essere scarsezza in una citt come Crotone tan

Siracusani e Brczi, ma anche dall'essere stata la sola

citt della [lingua Grecia che nel 274 di Roma soccorso la


vacillante fortuna de'Greci dai Persiani assaliti. Una nave
crotoniate era fra quelle che sotto il comando del valo
roso Temistocle a Salamina vinceano le armi di Serse,

mentrcch i Cartaginesi spinti dalla politica persiana ai

danni della Sicilia , in un con Anassila di Beggio,di


sfatti venivano da Gelone. E cotesta nave era comanda
ta da Faillo tre volte vincitore ai pitici giuochi, e guer
riero pregiatissimo nell'et sua (625) ed anche nelle po
steriori , poich il famoso Alessandro . come narra Plu
tarco (626) , apprezzando la sua memoria ed onorando
i Crotonioli , a questi invi in dono ricca parte delle

spoglie ai Persiani prese. -Grande era la potenza di


Crotone; e sue fondazioni si dissero Tempsa , Teri

no e Caulonia. -Grande pur era la ricchezza e la pro


sperit , per cui venne vantata da Cicerone (627) e
da Plinio (628) , il primo de' quali beati e rite/zii Cro
toniali chiam, e l'altro nulla mancare alla lor fe

to dagli antichi celebrata per i diversi pregi che ador

licit credette. - E della Iloridezza de' Crotoniati altri

navanla.
Era in fatti Crotone ampia e popolosa ; bella , chia
maronla Teocrito (6l7) e Licofrone (6l8); chiarissima,
Polibio (619) ; ricca e beata , Cicerone (620) - Era

argomenti ne danno la tuttora esistente ubert di quel


la vasta contrada, la commercial prosperit che derivar
dovea dal porto Esaro in mezzo la citt, e la importan
te era che celebravasi dappresso al tempio ed in ono

vantata per lasalubrit; e ci diede luogo alla favo

re della Lacinia dea , nella quale dall'Italia, Sicilia ,

la che l'oracolo cotal bene avea accordato al suo fon


datore ; all'adagio m'/ Crotone so/ubrius ; ed alla creden
un che mai soffri pestilcnza o tremuoti (621) - Era
celebre per isuoi atleli; ed i nomi sono a noi pervenuti
di lllilone ed Astilo ; di Esone cantato da Teocrto (622);

Grecia e Cartagine , molta gente conveniva (629)


N da rotanti pregi disunito andava l'altro della bellezza
dell'uno e dell'altro sesso. Le donne meritaron per la
loro belt le lodi di un Cicerone (630) e l'esser ritratto
da un Zeusi. E per gli uomini ricordiamo che questo in
signe pittore giudic della belt delle rrotoniati donzel

di Arignoto,Astone, Clancia cc. E nota la passione de'

Crotoniati per gli atletici esercizi in cui con grande pre


mura ammaestravansi; e tanto si distinsero ne' giuochi o
limpici, che in 26 olimpiadi ovvero l'24 anni fu il premio
612) Camere, In. an. 1250
615) Laerzio e Giamblieo
6'i4) Valerio Massimo. L. VUI 615) Livio, loc. cit.
616) V. Giornale enciclopedico di Napoli, feb. 1785 -Giu
ctiniani, op. cit. Art. Cotrane'- Cuoco, Plat. in Ilal. L. 525
617) Teocrito, Iilil. IV

618) Licol'rono ed. del Gargiulli, p- 72


fi9) Polibio , Hisb X 620) Cicerone , De invent. L. Il

611) Plinio, L. H

62.2) Teocrito, loc. cit.

le , vedendo quella de' loro germani al Ginnasio; ed

inoltre no a noi pervenne memoria del fatto de'siculi


Ef'estani che tanto profondamente sentivano il potere

della bellezza,da rendere onori divini dopo morte al


crotoniate Filippo , il pi bello dell'et sua , malgrado
625) Millingen, op. cit. p. 15
624) Strabone, L. VI
. 625) Erodoto, VIII,
626) Plutarco in Alessandro. "
627) e 628 Cicerone e Plinio, loc. cit'.
629) Ariet. Atcn. loc. cit.
63.1) Cicerone, loc. cit.

\
- 5 _

ch'era lor nemico e compagno di Dorico, glio del re di


Sparta da essi combattuto e vinto ((l3l).
E Crotone non era solamente salubre , forte , bella,

guerriera , popolosa , ma benanco sapiente. - Essa fn


651) Erodoto, Serradifalco, loc. cit

come il sole i cui raggi irradiarono l'Italia, la Sicilia


e la Grecia. - Ivi era la sede della scuola di cui fu
capo il sommo Pitagora (V. la nota ).
Ma Crotone decadde e special causa ne fu la forma del
suo governo di cui ignoriamo i particolari che cono
sciuti avremmo se pervenuto fosse quel libro del sommo

NOTA SU PITAGORA
Si Pitagora.da taluni voluto credere un essere simbolico
denotante un'epoca , come si detto di Saturno e d'Italo. Gli

tano,e da'patr scrittori, di Amendolara in Calabria: il rinomato


Agostino Nifo vissuto no al 1528 or sessano or calabrme si di

antichi per e fra essi un Aristotile, un Platone, un Cicerone,

ce (V. Zavarrona, Blib. cal.- Biog. degli uomini ill. del regno,

un Ovidio, un Plutarco, un Livio, niun dubbio mossero sulla esi

Vol. I, III,V-Camera,Annali,anun7 e 1274); e pure giammai


della esistenza di cotesti sommi si dubitato - Le diverse opi
nioni sulla origine non debbon pel solo Pitagora essere argomento
d'inesistenza. La boria nazionale ha potuto far attribuire a taluni
popoli come proprio un uomogrande,o farcredere di averlo avuto
ospitc;ma sia qualunque la terra che diede a Pitagora i natali e l'o
spitalit, la patria della sua grandezza fu senza dubbio Crotone

stenza di lui, e sol dispntarono se fu oppur n anteriore a Nume


che dai moderni pur si creduto allegorico-In Plinio (XIII, 15)
leggesi sulla fede di Cassio Emina e del censure L. Pisone ,

antichi autori di Annalie Commentarl, essersi nel 575 di Re ma rinvenuta un'area in cui Nume era posto, e contenea pur
degli scritti di pitagorioa losoa che il pretore Petilio. giu
dicandoli alla religion dello stato pregiudizievoli, fece bru
ciare. E quando , come ben rilettea il valente calabrese Ballo

lisani COSI presto rapito alle lettere ( Considerazioni sugli or


dirti antichi de'Romani,Vol. I. p. XLlV-V. ), ai pon mente che
Emina vivea 54 anni e L. Pisone 48 dopo avvenuto il fatto; che

questo era narrato forse viventi tuttora i consoli dell'anno 575


testimoni (lell'accaduto , e lo stesso bruciatore Petilio; e che i

detti di Plrnio lungi dall'essere smentiti , trovano appoggio in


quelli di Livio( XL, 29, ) di Varronc e di Valerio I'Anziate ci
tati dallo stesso Plinio, ed in Val. Massimo (L. 1.), grave argo
mento ne viene non solo dell'esistenza di Numa ma anche di
quella di Pitagora che da altre ragioni vien benanco avvaloratm

ove ammacstr,e dove fama ggante,c somma influenza, ottenne.

Nemmeno son prove d'incsiatenm i pretesi miracoli che di lui


narransi e che lo Stanley ( Hisl.lhilos.) ebbe la pazienza di
raccogliere. Sono essi effetto della ignoranza del volgo sempre
superstizioso e crcdulo; della impostura di quei falsi I'tagorici
che in Grecia spaccavano una voluta scienza magica che acero..
ditar volcauo a via di frottole; del poco criterio e del fanatismo
de'novelli pitagorici; o forse anco come pensa il Meiners (Hist.dea
scien. dans la Grec. , T. Il. ) in rapporto alla medicina, della
necessitirjn cui si era in quell'epocadi usare modi misteriosi afline

d'ispirar ducia agli ammalati-l falsi miracoli sono di ogni


epoca perclr l'amor pel soprannaturale nato con l'uomo-Apol
Pitagora ot si -edotto Tirreno poich in Teopompo Aristosseno Ionio tianeo vissuto verso la ne del Isecolo dcll'E. V. non
ed Aristarco leggesi che la sua famiglia dai Pelasgi- Tirreni fu stimato uomo divino ed operator di prodigi? Ed ai tempi no
discendea; ora Etrusco dal credersi essere i Tirreni e gli Etru
stri non si creduto alle profezie della Lenormand'i-Favole son
schi lo stesso popolo; or Metapontino dalla dimora fatta in quindi la coscia d'oro che a Pitagora si attribuiva ; l'esser glio
Metaponto o dalla sua morte forse ivi avvenuta;ed or Lu
di Apollo o di Mercurio e compagno dello scita Abari che pur
cono arutosi riguardo all'epoca in cui Metaponto fu a' Lucani diceasi glio di Apollo; e le tante stranezze che di lui si son rac
soggetta ( V. su Pitagora , Erodoto, IV, 145, VI, 158 - Dino. contate-La metempacosi cio il passaggio dell'anima da un cor
di Alicar. Ep. ad Pmp- - Strnbonc, XIV - Plutarco, Simpos. po ad un altro credesi appartenere a un pitagorico posteriore a
c. 7 ed 8 -Diodoro. Exc opta, p. a.;r- Aten. Deipn. III-Lacr
Pitagora (Dc Renzi, Storia della medicina ital. Vol. I. p. 75).
' o , Vita di Pitagora -Cloant. ap. Porlir. op.crt. - Clemen. Questi ritenendo l'immortalit dell'anima e che essa sciolta da'
Alex. Str.p.5oo-Euscb.lrepar.l, 4'-Teodorito, Therapeut.)
corporei legami riceven il premio 0 la pena delle commesse azio
(Jomunemente dicesi esser Samo la sua patria, e fassi quistione ni, non parl di metempsicoai-Gli si tolga quanto la ignoranza
e la impostura vi hanno aggiunto, e nulla rimarr che possa
se la greca o italica citt di tal nome debbasi in tendere (V. Ma
cr, Dnserlaz. storico-critica sull'itolo-gfeco citt di Samo). A far dubitare della esistenza di questo uomo grande, che tu
nulla conduce perl'ignoranza in cui siamo ove einacque e l'es
l'autore del nome di Filosofo,- fu il primo ad aver il nome di
n't'c al dir di Flavioinceria ed oscura come quella di Omero la sua losofo; e giustamente vien considerato dal critico alemanno
patria e genealogia, poich coteste incertezze ed oscurit al certo Bitter ( Hist. de la philos. Vol- I p- 288 ) come la conseguenza
non provano lo inesistenza, mainvece la remota epoca in cui visse del gran movimento scientico della stra et, e dal dotto elle
Pitagora , e di molti si disputata la patria senza che per
nista francese Villoison (Lett. Vol. II p. 255) come l'0mero
de'ilosof-Non ovvi dubbio che di lui nurransi azioni avve
ci si fosse messa in dubbio la esistenza - Non ricordan
da che pochissimi i quali hvan' relazione con la Calabria , os
note in tempi diversi o dicesi contemporaneo di personaggi che
in epoche da lui lontane vissero , ma ci non prova che la igno
serviamo che l'angelico S. Tommaso il quale italico disse Pi
ranza di chi prima raocontolle-Nemmen si nega che scoperte
tagora e che mor nel 1274,0r si vuole capuano, or puglie
di altre epoche attribuite furono a Pitagora, ma ci avvenne
se , or napolitano , or calabreserl'insigne Pomponio Leto tra
passato nel i498 si crede da taluni toscano , da altri salerni
o perch l'autore di esse iguoravaai , o perch fu qualcuno

_35_
Aristotile , che contenea i suoi studi politici sir oltre
150 citt, fra le quali Crotone. - Insurrezione fuvvi
contro i Pitagorici i cui collegi incc_ndiati vennero per
arcana congiura; e le citt della Magna Grecia, fra

le quali primeggiava Crotone , divenute preda delle

sedizione e delle stragi, videro disordinato le pubbliche


faccende e massacrati i loro capi-I Crotaniati soggetti

della scuola italica che visse assai dopo la morte del suo capo
Poich riguardaronsi le somiglianze enon le dirersit tra la
pitagorioa dottrina e quella di Ferecide di Sciro che vuolsi vis
auto verso il 560 av. G.' C. , si disse Pitagora suo discepolo ,
non ostante che queflo gli fu posteriore , come lo dimostra la
maggior notizia che si ha di lui e de' suoi scritti - Si not che
egli credeva Dio esser nel mondo e da questi emanare la ma
teria la quale successivamente trasl'ormantesi dava vita agli es
seri nascenti gli uni dagli altri, ed aver l'anima umana co
stante ed immediata comunicazione con lo spirito universale ( V.
Cicerone De Net. deor. L. Il -Gelluppi , Star. della plu'loa.
Vol. I p. 51 - De Grazia , Saggio sulla reall della scienza
umana. V. II p. 6 e 7, - De Renzi op. cit. ) ; e perch il siste
ma delle emanazioni adottato era dagli Egizi Persiani Fe

andarono alla signoria e crudelt di Clinia e di Meno


demo, e frequenti furono tra essi le intestine discordie.
Assaliti nel 367 di Roma da Dionigi, assediati poscia
dai Brez, caddero per tradimento nel 458 sotto il

giogo del siracusauo Agatocle , cd in esso durarono no


alla morte di lui. -Pirro li danneggi specialmente
quando vide scacciato dalla lor citt l'epirota presidio

il famoso snmmentovato scultore: Diogene Laerzio dii notizia


di altri quattro Pitagora-Certo non come persnasori per eccel
lenza ocapi di collegio, ebbero il nome di Pitagora, il selinun
tino tiranno, i vincitori ai giuochi olimpici, l'artista reggino
ed i quattro Pitagora mentovati da Laeraio.
Monumento grande ed onorevole si dell'esistenza di Pita
gara che della gloria di Crotone, e la scuola italica- A que
sta appartennero i Crotoniati Aristeo, Ecl'anto, Filolm, Alc

meone , Democede-Il primo di essi famoso pe' suoi Cornici


si disse pur succedute a Pitagora nel primato della scuola;
e questa era cos innoltrata nello studio dell'astronomia , da

potere Ecl'anto ed il siculo Iceta , che anche ad essa apparte


nea, scovrire che la terra intorno al suo asse muoveasi; ed a
far si che Filolao questa togliesse dal centro del mondo dan

nici ed Etruschi, si credette egizio , persiano, fenicio ed etrusco

dole un movimento di circolazione annua intorno al sole, per

o almeno essersi presso questi popoli istruito - Osservossi che


gl'lndiani e Goti asteneansi dal mangiar carne; che pressoi
primi Mahavira sali in gran fama e fu tenuto perla stessa
divinit di Odino ; che capo e divinit de' secondi era Za
m0|li i Cui dogmi sull'immortalit degli spiriti lcggonsi con
fusamente nell'Edda; e si opin Pitagora aver imparato dagli
Indiani, insegnato a'Geti, esecondo taluno essere identicoa
Mahavira ed a Zamolxi,che ilLaerzio disse domestico rliPitagora,
ed Erodoto adorato da'Geti che il credevano identico a Saturno
(V. Troya, Star. d'ltal. L. Il 5 34 e55_Diog. Laer. loc. cit.).
Non si riett per che nulla provano le somiglianze che fra le

cui ne nacque dopo tanti secoli il eopernicano sistema (. V. Biot.


Phisique) che il calabrese Tagliavia avea pure indovinato ( V.

geticlte e pitagoriche dottrine si son volute ravvisare. Nemmen

pensossi che gl'lndiani ai tempi di Erodoto posteriore a Pitago


ra, non eran che barbari; de'quali taluni cibavansi di erbe e di pe
sci crudi che con barche di canna pescavano, ed in pubblico usa
vano delle donne; altri uccidevano gl'infermi ed ivecchi; ed
alcuni divorawano il corpo degli estinti genitori-Per soste
nere tante identit si sono attribuiti molti viaggi, iquali ol
tre dall'esser messi in dubbio dalla. pi parte de' critici, non
sarebbero stati nemmeno necessari perch si acquistassero molte
cognizioni, poich questo presso gli Etruschi gi vi erano ('De
Renzi, op. cit. p. 75).

Bolliaud, Astronom.- Cornelio, in Progym. III de Univ.-Za

varrone Bibl. col. p. 56 -Biograa cit. Vol. IV, Filolao )- No


di ci solamente ha merito Filolao , poich unitamente al ta

rautino Archita e ad Endosso Gnidio cre la meccanica ( V. Cav.


De Luca , Memor. V. il Progresso Quad. 61,p. 1020 seg. )-, ed
innoltrato anche nella politica govern Metaponto e poi, infe
lice vittima di una sollevazione, mori quasi contemporaneo a
Socrate suo discepolo- Alcmeoue fu il primo a scrivere di cose
sichee coltivar l'anatomia-Dcmoccde fu il pi gran medico
del suo tempo e famoso perno nella Corte Persiana-Alla scuo
la italica appartenuero tutti gli uomini illustri che furono alla
stessa contemporanei. Tra essi distingueansi l'agrigentino Em
pedocle che come il dotto Scin ( Mena. su di Empedoele. Vol.
H. Mem. III ) dimostr ed il Freret ( op. cit. ) avea pur pen
rato, con le forze espresse sotto le parole di amicizia e lite
preced il Newton che alle stesse diede i nomi di attrazione
e repulsione: Ipparco che or di Reggio or di Crotone , or di
Metaponto si dice, e fu il Primo a scriver sulla sfera : Ari
stosseno di Taranto erroneamente creduto di Selinunte, che le
regole della musica date da Pitagora perfezion: Ippaso di
Crotone 0 di Sibari o di Metaponto, il locrese Timeo, il lucano

Si creduto pur trovare un motivo l'inesistenza nello stesso


Ocello , che tanto nella losoa si distinsero: Teodalo da Ci
nome di Pitagora che il persuasare per eccellenza ed il capo
di un collegio vuolsidenotasse (Cuoco , op.cit. Let. \7 ). Ma ' rene che rec la scienza degl'ltaliani in Grecia: Ippodamo che
ivi insegn un nuovo modo di costruir citt: ed Ippocrate di
oltre che quasi ogni nome{a via di facili o atentate etimologie
Chio , e Liside maestro del tebano Epaminonda, e Senofane
potrebbe otirir de' signicati, non mancano nell'antichit altri
precettor
di Agesilao, e tanti e tanti altri-Della stessa scuola
col nome di Pitagora; e Selinunte (Serradillalco, op. cit. Vol.
pur si vuole quell'0rfeo di Crotone , che chiamato da Pisistrato
1 ell ) ricorda un suo tiranno che pur contemporaneo dicesi
in Atene per ridestare l'animo dc' Greci a nobili imprese con
al nostro losofo: la Grecia 'fra' vincitori degli olimpici gino
gli
esempi de' loro maggiori, ebbe l'incarico di comporre il
ohi ne vide uno nel 716 av. l'E. V. ed altri due nell'epoche
poema
degli Argonauti ch' uno de' tre poemi che abbiamo 8
seguenti (V- Cant, Cronologia L. S. p. 25): Reggio pur vanta

._51.__

che vi avea invialo nel -t7fi - In que'tempi Crotone era


di gi molto cangiata. L'Esoro non pi in mezzo la
citt scorrca , ma ne lambiva una parte ed inondava le
rampague ; non pi attigua alle mura ma distante dalle
alnitazioi era la rocca ; e non vedeasi pi la numerosa

popolazione di un tempo-Eppure resist a Pirro prefe


rendo darsi ai Romani-Saccheggiata poscia dagli assas
sini campani che impadroniti eransi di Reggio, e divisa
in fazioni , soggiacque nalmente nel 539 a' Brevi che
collegati ai Cartaginesi ne divenner signori. Hesistet
tero invero quei che la straniera dipendenza abboni

vano. ma pochi, ceder dovettero al destino, e piuttosto


che sottomettersi a' vincitori, preferirono il volontario

esilio, e la loro patria ahhaudonaron piangendo - Cos


termin la grandezza della famosa Croione che pria con
foderata a' Romani . nel 556 una lor colonia ricevette.
Era amministrata la citt dopo tal'epoca dai decu
rioni, come dcducesi da due delle quattro iscrizioni
croto'nesi dal Nola Moiise e dal Fiore riportate (632).
-.-t miscrevole stato quindi cadde , e campo di ru
doveri divorali e di affamati corvi divenne se dohhiam

credere al Saiyrt'con ; il cui autore Petronio , ignorasi


in che tempo sia vissuto e se fra'tanl i Petroni nominati
nelle istorie , quello descritto da Tacito (come volutto

632)Xola Molise op. ctl.- Fiore p. 299 e 500

se cortigiano della corte di Nerone che vedendosi al


suo rivale Tigellino posposto diedesi volontaria morte),
sia lo scrittore della citata opera , in cui tal mistura
di sacro e di profano , di laido e di orribile , di volut

tuose descrizioni e di scene di sangue trovasi , che dir


potrebbesi tipo di alcuni romanzi di oggid.
La presente Cotrone popolata di 5321 abitanti, cinta
di grosse mura che costruir i'eceri Carlo V, capoluogo

di un distretto; e de'tanti pregi che avea uell'anti


chil, vanta tuttora quello della ricchezza di cui va
dehitrice al suo fertile ed esteso territorio , e al suo ilo

rido commercio. Non gode pi per l'antica salubri


ti: poich nella estate l'aria malsana , e gli effetti
perniciosi di essa , come osserva Biedesel , non erano
afl'atto conosciuti negli antichi tempi, opponeudovisi
allora la numerosa popolazione della contrada (6.33).
0r non resta per Crotone che discorrer brevemente
delle sue medaglie che sono di nove moduli diversi e
nel numero di 71, cio due di oro, 60 di argento e le ri

mancati di rame. Le piu antiche di esse sono le [5 che


presentano nella loro leggenda queste due lettere: Q, P
Tre sono con la leggenda re.rogradti Oq,e mostrano
il tripode in rilievo da una parte e lo stesso incuso dalla
altra: in una per vi agqiunto nel dritto il granchio ,
635)Ricdesel op. cit. L. Il.

tal soggetto; sebbene da taluni credesi sotto il nome di Or


feo ascondersi ignoto scrittore vissuto forse ile' primordi del
l'E. V. cui piacque mentire tal nome e narrare i casi degli
Argonauti de'quali si use compagno - Ed inne anche delle

Luca vittorooamente risposto (Prog. Quad.cit.p.86 e seg. ).


A Pitagora poi particolarmente si attribuisce la scoperta che
l'astro vvsp'ti0 era lo stesso del Lucifero ( V. Cant, L.
II, e. 27). e l'altra del teorema della ipotenuoa che lungi dal

donne a tale scuola erano ascritte ed illustri si resero, e fra le al

l'essere sterile come pens Iullien, ha dato lume e vita a molti

tre le crotonesi Teano Mia e Melissa , autrici di scritti

altri teoremi di geometria pura ed applicata ( V. De Luca ,


Quad.cit.)-Ed inne niun dubbio cade che precipua parte del
merito dell'italica scuola sia dovuta a Lui che la diresse e che
dit' forte spinta a tutto quell'iutellettuale movimento-A lui si
leve come riette il dotto Meiners (loc. cit.) l'aver cercato
quanto al suo tempo era degno di sapersi, volgendolo alla istru

sni

l'educazione de' gli, doveri della moglie e della madre di fa


miglia; e taluni credetteto Teano moglie; e Mia , glia di Fi
tagora (Diog. Laerz. Vita di Pil.-Vedi, Nola Molise, op. cit.

c. io - Barrio p. 523 ).
Nulla era escluso dalla scuola italica, la quale lontana dalle
dispute de' secoli posteriori, mentre occupavasi del migliora
mento de' costumi e delle leggi , a tutto l'umano scibile inten
dea. Molto ad essa debbono non solo le siche scienze, ma an
che le matematiche nelle quali era assai innoltrtita; e quando

zione ed utilit de' contemporanei - A lui, come osserva l'e


gregio catr. De Remi, l'avere riassunto il passato, riformato

il presente e data una direzione all'avvenire delle scienze, ch'e


gli collegi) in modo da l'arte servire ad un ne unico ed eleva

in Grecia cominciavasi ad insegnar geometria , la nostra scuola

to, cio alla educazione intellettuale , morale e sica dell'uo

vantava la gloria di avere inventato l'analisi geometrica, i luo

mo; e l'aver procurato il loro progresso sottraendole alla cash


sacerdotale che le rendeva esclusive - Egli sta come punto di

ghi geometrici, le Sezioni del corto; e tant'oltre avea esteso i

conni delle scienze, che qualche giunta ne fn appena fatta dalla


scuola di Platone e dall'altra di Alessandria. dotto cav.Ferdi
nando De Luca ha non molto rivendicato alla italica cotesto
'onore di cui l'insigne francese Montucla ( Hist. dea math.
Vol. 1) ed altri matematici spogliata l'ateano; e sebben contrad
detto dall'altro francese Iullien, alle costui osservazioni ha il De

passaggio tra la favolosa e credula antichit e la nuova era su

rica e positiva che cominci ad essere irradiata dal brillante


lume di verit vigoroso e l'econde- Ed in Italia ove al dir del
Cocchi ( Discorsi toscani) Pitagora stab'1lissi perch era la pi
orida e beata parte del mondo pria del l'Ulllt-lltdd0t'l'lllllt'), e
precisamente in Crotone, quel lume per la prima volta spunto.

..._ 55

e nel rovescio il tripode e tra un polipo ed un delno; ed gli artigli-Altre cinque hanno lo stesso tipo nel dritto
in altra evvi la stessa leggenda dritta e retrograda nella ma senza nastro: in una di esse evvi dippi AI, in altra
medesima parte , e vi dippi nel campo una cicogna. AIOM; ed in entrambe )( l'aquila che divora un serpente.
Altre quattro han la leggenda Q>O - Due di esse Anche l'aquila evvi )( in altre due , ma solo in una ve
hanno un cerchio di granelli ed in mezzo un tripode in desi con le ali spiegate che anche divora il serpente.
Nella ultima delle indicate cinque monete scorgesi )( il
rilievo )( Galea con visiera a sinistra in mezzo ad un cer
chio radiate incuso - Un'altra ha pur la stessa galea in granchio-Altre tre hanno la testa di Apollo laureata
un cerchio,ma la visiera a destra )( K. in mezzo ad un che in una ha sotto il serpente )( ed il Pegaso: nelle al
quadrato-La quarta ha la leggenda retrograd.a 0 <l<? tre due )( il tripode solo , o presso un ramo di al
nel dritto e nel rovescio , con tripode in rilievo in loro ornato di bend:-ll tripode ma disadorno ed ac
quello ed incuso in questo-Non dobbiam tacere che canto una cicogna ha pure altra moneta che nel dritto
mostra un'aquila con scettro fra gli artigli- L'undeci
le tre prime monete son sospette
ma
presenta una testa imberbe coronata di spighe )( tre
Altre sei hanno la leggenda QPO-Di esse, cin
que rappresentano un tripode; ma nel campo una ha mezze lune e nel campo le tre lettere iniziali del nome
un ore a due foglie, altra una ghirlanda . la terza della citt , KPO-L'ultima ha nel dritto la testa di un
una foglia di lauro, la quarta senza simboli, e la giovine coronata di alloro e la leggenda AI>tAPOZ ,
quinta a sinistra ha un ramo da cui pende una benda : che pria del Millingen si era letta AU'IAPON ed at
al rovescio, quattro mostrano un'aquila che nella prima tribuita ad un Liparo re di Siracusa; e nel rovescio il
ha dinnanti una testa di bue, nella seconda un ramo di Pegaso-Cotesta leggenda anche nel rovescio di una
lauro fra gli artigli. nella terza su di una testa di moneta inedita di oro a anco di un tripode in rilievo:
nel dritto poi la moneta la stessa della precedente,
cervo e nella quarta su di una di montone; nella quin
ta evvi una lepre- La sesta ha una testa galeata di ma vi dippi dietro la testa del giovine un'anfora.
Con la leggenda KPOT evvi una sola moneta col tri
llfart'e ed al rovescio la leggenda ed un gallo.
Tre hanno la leggenda Q POT che in una retro- pode accanto una foglia )( fulmine, aquila su di una co
grada mn tripode in rilievo, cicogna, e )( tripode incuso lonna e grande astro--Con l'altra KPOTO ve ne son
quattro cio nnacon testa galeata che al di dietro ha la
-Le altre due di diverso modulo mostrar1 doppia leg
genda al dritto ed al rovescio con tripode , granelli di luna crescente ed il Cavedoni attribuisce 'a Cratorze fon
dator della citt ; e tre con testa di Poilade )( OIKIS
orzo, od in una il monograma l )( Aquila su di un ca
TAS, Ercole che so'oca il leone, ma nel campo di una
pitello di colonna.
.
. .
Altra moneta ha la retrograda leggenda NOTO? vi A e nelle altre due Q-Non dobbiamo omet
con tripode in rilievo , cicogna e )( tripode incuso.
tere sull'indica'to nome l'osservazione che esso rappor
Passando ora alle medaglie con greca leggenda ne tasi all'Ermle rappresentato nell'escrgo di tutte le tre
troviamo una che ha nel rovescio il solo K con clava ed mamete.
Tre con la leggenda KPO'I'ON, mostrano cio: una
al dritto testa di Poi/ade galeata-Altra con K P. tri
pode e foglia di lauro )( lepre in mezzo a due dischi 0 il tripode in rilievo )( lo stesso incuso: altra il tripode
forse crotali.
in mezzo, da una parte Apollo che scocca una freccia,
Otto che sono con la leggenda KPO han tutte il e dall'altra il serpente Pilone )( OIKTSTA2, in carat
tripode nel dritto - In una vi aggiunta una Vilto
teri arcaici, Ercole assiso davanti un altare acceso te
rio che tiene in mano una corona )( un'aquila , nel nendo con una mano un ramo di ulivo che il Millingen
dice indiear quello che Ercole port dagli iperborei
campo Q, e un termine di Mercurio: in altra una ri
rogna )( aquila volante che ha una lepre fra gli arti
e di cui le corone de' vincitori eran formate, e l'al
gli: altre due di diverso modulo hanno nell'esergo un tra appoggiata sulla rlava; a terra arco e turcasso: e
uccello incuso ; e le restanti quattro mostrano anche al la terza, la testa di Giunone di prospetto )( Ercole
rovescioo il tripode incuso o lo stesso in rilievo, o il nudo seduto sulla spoglia del leone, e nel campo
Pegaso o il polipo.
'
arco e turcasso-Altre due sono con la stessa leggen
Dodici presentano la stessa leggenda KPO al rovescio. da KPOTON al rovescio, ma una perfettamente simile
Una di esse con la testa di Ercole giovine cinta da na
alla precedente , menoccb ha nel dritto ciocch que
stro e con pelle di leone)( la civetta avente una spiga ne
sta tiene al rovescio e viceversa; e l'altra ha talune

...543..
lettere crednte esche , tripode in rilievo, cicogna )( tri
pode incuso-Una sola moneta si ha con la leggenda

KPOTONIS , e presenta testa di Apollo laureata ed


)( Ercole fanciullo.
Quattro son con l'altra KPOTQNIATAN che in una
al dritto ed in tre al rovescio - La prima ha
un'aquila volante e negli artigli un ramo di lauro
)( tripode con spiga, un delno ed un monogram
ma. Delle rimanenti tre , una con la leggenda
AIEAPOE, testa imberbe con picciole corna e capel

li uttuanti )( fulmine ed astro: altra con tripode .


spiga, delno, monogramma, P. Km ed )( aqui
la volante con ramo di lauro negli artigli: la terra
con testa di Giunone di prospetto )( Ercole giovine
nudo e seduto sulla spoglia del leone poggiata su di
una rocca , tenendo nella dritta una tazza, con la

manca la clava , e a terra un arco-Simile a questa


son due medaglie, l'una con leggenda incerta in cui

ta, tripode ed avanti accola )( tripode con catenao le


muisco che pende da esso: la sesta, tripode con cico
gna )( due dischi ed in mezzo un oggetto che non ben si
disccrne.
Le crotoniati monete osserva il Millingen (634) es
sere per la fabbrica uniformi a quelle degli altri po
poli dell'achea confederazione. Esse per lo pi si rap

portano ad Apollo e ad Ercole-Il tripode ch' un tipo


costante, l'emblema di ,Apollo Pizia.- e ci vuo lsi in
riguardo all'opinione che si avea del dulco oracolo che
guid i passi di Micilo o Illiscello preteso fondatore della
citt di Crolone, ed alla riconoscenza che perci si
avea a tal nume (635)- Dee notarsi per con l'egregio
Fiorclli(636)che nelle monete di Crotone osservansi non
semprci tripodi nell'istessa forma . poich ve ne sono di
quelli simili a que' del tempio di Delfo , forse alludendo
all'oracolo che dette origine alla citt ; e degli altri

Ercole tiene a anco-arco e mazza , ed al di sotto B;

propr dei Crotoniali che dedicati li aveano al culto del


nume. Eran questi muniti di catenella o lemnisco che

e l'altra con leggenda corrosa che differisce dalle

agitandosi dava fuori un suono-Il Cavedoni (637)

precedenti per essere Giunone con diadema e col

credette trovare una rassomiglianza tra le aste del tri


pode co la Q iniziale di Crotone, ma il Fiorelli (638)
bene osserva non essere tal forma peculiare alle sole
crotoniati monete -ll serpente Pilone anche accenna
al culto di Apollo, parimenti che idischi che veggonsi
in talune monete. e coni quali par che si voglia in.
dicare Apollo o il Sole anche adorato sotto la forma

lana e per aver nell'esergo oltre l'arco e la mazza,


il turcasso ed il monogramma E sotto una testa
di bue.

Tre sono con la leggenda KPOTQNIATAB che in


due nel rovescio ed in una nel dritto. Vedesi nel
l'ultima la testa di Apollo , in altra quella di Palla
- de, e nella terza l'altra di Giunone diademata di pro
spetto con collana di perle. Nel rovescio di tutte e tre,
avvi Ercole che nella prima fanciullo, seduto e sof
foca de'serpenti : nella seconda in piedi poggiato sulla
mazza e coperto di una pelle di leone; e su questa se

duto nella terza tenendo una tazza e nel campo tripode


e clava - Una simile moneta di oro , per quanto a noi
sembra inedita, presenta nel dritto la leggenda con la
testa di Giunone e dietro il monogramma A; e nel
rovescio Ercole che lotta con il leone.
Finalmente altre otto sono anepigrafe-Due han Gin
none diademata e con monile , ma in una sonvi dipp i
due cavalli marini ed in altra )( talune lettere illeggibili,
credute esche. All'esergo di entrambe: Bellorofonte

sul Pegaso combattendo la chimera- Le altre sei pre


sentano; cio una , tripode in rilievo, cicogna )( lettere

credute osche , tripode incuso: altra , testa di Nelluno


laureata con dietro il tridente )( testa di bue di prospetto
coronata di alloro , monogramma : la terza , testa di
Apollo laureata)( tripode: la quarta , aquila a dritta che
rivolge la testa )( tripode e un simbolo incerto: la quin

di disco, purch non vogliansi invece ne' due dischi

vedere de' prole/i che si hanno come un tipo parlante


di Crotone (639)-Allo stesso Apollo si riferisce l'a_
qnila che scorgesi in diverse monete , poich nel fa

moso tempio di Delio il fatidico tripode fra due aquile


di oro era situato (640), e lo stesso tempio diceasi co
strutto ove due aquile partite dalle due estremit del
globoincontraronsi (64 t )-Potrebbe per anche l'aquila
al dir del Millingen essere un simbolo del la grandezza
e della potenza di Crotone gi dal l'oracolo delco pre
detta-Anche la lepre che abbiam veduto in qualche

654)Millingen , op. cit. p. 14


635) Millingen, loc. cit.-Fiorelli, Osservazioni sopra talune
monete p. 61
.
656) Fiorelli, loc. cit.
657) Cavedoni, Spicileg. nunzio. p. 21 nota5o
638) Fiorelli, op. cit'.
659) Millingen , op. cit. p. 16 - Fiorelli op. cit. p. 62
640) Schol. in Pindar. Pytlr. , od. IV v. 6 - V. Millingen,

P- 7
641) Schol. in Piud. loc. cit. v. 6 e 7

_57_.
moneta era sacra ad Apollo come fratello di Diana
cui tutti gli animali da caccia eran sacri (642) , e spe
cialmente la lepre (645)-Fu precisamente per tal cul
to di Apollo che Crotone venne da Teocrito chiamato
Hyacinllxus, Giacinto (64 i), il qual nome anche riferivasi

come Nicostrato o Nicomaco , oppure al dir del Fio

ad Apollo che con questo titolo veniva adorato in Ami


cla ed in Taranto (645), e l'iniziale di tal nome leg
ger volle l'Eckhel in una crotoniate moneta pubblicata
dall'lgizio (646).
Il culto di Ercole cui si dava il titolo di OIK12TAS
si deduce ad evidenza dalle monete in cui vengono rap
presentate cose riguardanti tal nume , dei riti espiatori
per la pretesa morte di Crotone, 0 de'sacrilic che ac
cennavano a quelli offerti da Ercole allorch istitu gli

quei di Pandosia ne' giuochi di Crotone. La prima in


terpetrazione bench non giusticata per pi pro
babile della seconda c ' stata gi contraddetta (652).
Altra moneta anepigrafa riportata'dal Fiorelli (653)
rappresentante una donna di prospetto con i capelli re
trocessi, ed al rovescio un uomo nudo seduto su di una

olimpici giuochi. Vuolsi tal culto attribuire o alla tradi


zione che riteneva Ercole per fondatore della citt , o
agli olimpici giuochi dallo stesso Ercole istituiti (647),
e ne' quali i Crotaniati tanto si distinsero.

Oltre le descritte monete vi sono quelle che indi


cano confederazioni trai Crotoniatx' ed altri popoli
Due e forse anche tre riguardano quella tra Crotone e
Pandosia - In una di esse vi nel dritto KPO e tri
pode in rilievo, ed al rovescio HANAO con un beve in
mezzo un'aia; e nell'altra, una testa di donna di pro

spetto con i capelli sparsi ed una corona riccamente


ornata )( OIKISTAS , un giovine seduto su di uno
scoglio appoggiandovi una mano e tenendo con l'altra
due frecce , al basso della roccia una siringa o auto
pastorale, e dietro la parola NIKO - Vi sono quindi
in entrambe i nomi ed i simboli delle due citt , e

nella seconda voglionsi raffigurate le due divinit spe


cialmente adorate da' due popoli, cio la Giunone La
cinz nella testa muliebre che nel dritto , ed il dio
Pane nel giovine ch' nel rovescio (648).
La parola NIKO ch' nella seconda moneta stata in
duplice modo interpetrata,poich secondo illtlillingen(649)
oifrirebbe il cominciameuto di un nome di magistrato

relli (650) dell'artista che fece il conio ; e secondo il


duca di Luynes (651) dovendosi la voce Nico ritenere
per il verbo Nmco con la sua antica ortograa, esser

potrebbe un'allusione a qualche vittoria riportata da

rupe, avendo il destro braccio disteso e poggiato sulla


coscia, e l'altro sulla rupe , ai suoi piedi un cane sal
tellante e nel campo un'asta , par che anche accen
ni ad una confederazione tra Pandosia e Crotone-La
testa del dritto come osserva il Fiorelli quantunque
non coronata di ori potrebbe dirsi di Giunone tan
to per i grandi occhi che distinguevan questa dea (654) '
quanto per la rassomiglianza che ha con la Giunone
Lacinin delle monete di Crotone (655); e nella gura

del rovescio con poca diversit pu distinguersi il dio


Pane da quel di Pandosla adorato.
Le relazioni tra Pondosia e Crotone che giudicandone
dalle suindicate monete doveano essere abbastanza stret
te , e la conformit delle monete della prima con quelle
delle achive citt, fan credere probabile ci che di
ce Scimno di Chio (656) di aver essa ricevuto un'achea
colonia, la quale al dir del Millingen scacciar ne dovette

l'altra de tessali Caoni che l'avean prima occupato. Tal


fatto si vuole avvenuto, o quando altri emigrati achei soc
corsi da' Sibarlli occuparono Metaponto , o dopo la di

struzione di Sibari che durante la sua potenza avrebbe


impedito la confederazione de'Crotoniati con que'di Pan
dosia che rendeva molto potenti iprimi (657) ; e chi
sa se non fu questa la vera causa della guerra tra i
Crotoniati ed i Sibarilt?

Altra moneta , pubblicata dal Fiorelli (658) par che

650) Fiorelli op. cit. p. 66


651) Duca de Luynes, Annales da l'im'titut'. arehologique,
642) V. Fiorelli op. cit. p. 61
645) Pausania, III , 22

644) Teocrito , Idil. IV


645)]Iillingen, p. 107
646) Egizio, Scnatuscon de Bachanal rive cxplic. etc. Nap.
1729 - Eeklel Syllog. p. 9

Rame 1835, toni. V. p. 17


652) Millingeu,loc. r:l- - Fiorelli op. cit. p. 66
655) Fiorelli idem p. 655
654) Oltre Omero, -. W'inchelmann , Star da l'art. X, Il

5 13
655) Fiorelli, lac. cit.

647) Millingen op. cit. p. 15 e 16

656) Scimno di Chio, Perieg, ver. 525 - 527

648) Millingen, p. 51 e 53
6.29) Millingen ,
55

658) Fiorelli, op. cit. p. 61

657) Millingen, p. 51

_,'8

accenni ad una confederazione tra Crotone e tlletoponto.

quale parla Omero (662); e ne' tempi storici presa dai

in essa vi il tripode , a sinistra grano di orzo, a

Locresi. poscia da' Brezi, ed inne fatta colonia ro

dritta una cicogna, ed al rovescio META e la spiga ,

mana unitamente a Crotone (663) - Dall'altra parte


Millingen (664) riette doversi attribuire a Terina si

tipo costante delle metapontini monete - E. quantun


que per Crotone non vi sia leggenda , pure il tripode e
a cicogna non lascian dubbio che la moneta anche ap
partenghi a Crotone , anzi, ivi il Fiorelli la crede bat
tuta, essendo grandissima la rassomiglianza di arte tra
essa e le monete crotoniati.
Altra confederazione di Crotone vien rappresenta
ta da sette monete di argento pubblicate dall'illw
stre cavaliere Avellino (659). Esse sono le seguenti 'Tutte hanno il tripode , ma in quattro anche ri
pelato nel rovescio, in due che hanno nel dritto la
galea al solo rovescio , e nell'altra il tripode so
lamente nel dritto e la galea al rovescio-Delle primo,
una ha il granchio, la leggenda O)? che leggesi an
che nel rovescio a destra, ed a sinistra l'altra leggenda
TE; e le altre tre han le istesse leggende che sono, in una
a sinistra ed a destra nel dritto, in altra al rovescio, e

nella terza ripetuta l' epigrafe ET in lettere non incuso


--La quinta ha nel dritto a sinistra . . . O, a dritta ET,

perch questa si riteneva come colonia di Crotone, si

perch Temesa non fu giammai compresa fra le achee


citt-Se ci fosse vero potrebbe credersi o un novello
tipo di Terino esser la Golea , ovvero denotar Pal
lode che troviam rappresentata nelle sue monete.
Altra moneta si vuol che ricordi una confederazione
tra Crotone e ltlesmo o ll!edorm- Essa mentovato
dal Sestini (665) il quale credette attribuire la leggenda
MEAA a llledama mentre che il Millingen (666) seguito
da altri crede essere un nome di magistrato-Di altro
confederazioni di Crotone con Velia e con Ipponio cifau

parola il Mionnet (667) ed il Giustiniani (668), e tuttoc


ci prova sempreppi quanta importanza abbia nell'an
tichit avuto Crotone-Diam termine alle nostre osser
vazioni numismatiche su tal citt con l'osservazione che in
talune delle antiche crotonesi monete di argento, trovasi
questo metallo chimicamente puro come not il valente
'chimico Hoefer (669) su di una moneta che si sup

ed al rovescio sotto la galea delle lettere-La sesta ha

pone coniata 600 anni avanti l'E. V. , e che trov

poi presso la galea . . . qQ ed al rovescio OqQ-L'ul

essere del peso di gr. 3:60.


VII. A dodici miglia da Cotrone evvi il fiume Nieto
cui Strabone (670) disse derivato il nome, ex malorum
trenta, e raccont che presso la sua foce 'sbarcati de'

tima non ha leggenda alcuna e si distingue dalla pre


cedente perch la galca con visiera ed ha intorno
si nel dritto che nel rovescio un cerchio di granati.
Che tali monete debbano attribuirsi a Crotone non
vi cade alcun dubbio, poich oltre la leggenda in ta
lune di esse evvi il tripode. Che le iniziali TE non
si riferiscono a 'nomi di magistrati e a monetieri,
anche ritenuto , essendo insolito vedersi nelle mo
nete di remota antichit (660). La disputa quindi
cade se coteste iniziali riguardano Temeso o Terinu.

Il cav. Avellino tiene per la prima sentenza, ed os


serva che le due citt erano entrambe nella brezia
regione ; che la Galea era tipo di Temesa famosa per
le sue fabbriche di bronzo; e da un luogo di Lico

frone (661) poter dedursi che Temesa era dipendente


da Crotone , citt superba forte e ch'estendea la sua
potenza su molti popoli connanti -Di Temesa poi si

dice che fu fondata dagli Ausoni: quindi occupata


dagli Eloli condotti da Toonte, o Secondo il Gargiulli
dai Focesi guidati da Schedio glio diNaubolo , del
1

Greci con le troiane donne che sere mmavano, questo


stanche di pi navigare , la otta che le avea po:
tato incendiarono , ed ivi tutta quella gente fu obbli
gata fermarsi-Licofrone chiam Selea quella che spin
se le campagne all'incendio, e la dice sepellita presso
662) Gargiulli in LcafI'UIIO, p. 72
e
663) V. su Temesa Strabone 00m. Geog. L. VI, --Ptin.
III, 5 - Scimuo Perieg. y. 505 e Soti- Tolomeo) III e I
- Omero , Odia. I _ Ovidio , Pasti, V. Metam. VII e XV Stazio Sylvis L. I- Cicerone, Orat'. cont. Per - Licofrone
del Gargiulli p. 57 e 7l-Stefano in Temese-Barrio op. cit.
L. II v- Pagano, Diseerl. intorno a Lao, V. I degli Jl
dell'Accad. Cosent. p. 535, e nel Prog. Quad- 56 - Avellino
100. cit. - Millingen, p. 81 e 82.

664) Millingen , p. 18

665) Sestini, Let. numiem., seconda serie, tour. VI, p. 12


666) Millingen, p. 78 - De Ritis , Quatl. cit. degli Annali
cm. p. 114

667) Mionnet, Suppl. T. I


668) Giustiniani , Dix. eit. voi. IV , art. Cotrone
669) Hoefer, Hisl. de la Clrime V. I, p. I n-V. 'I'lwmpson,
Annales de Chimie LXXI , 115 ; e Rendiconto della Reale

659) Cav. Avellino, Opusc- V. H, p. 118 e seg. V. III, p. 152


660) e 661 Avellino, Op. cit. II , 120 , ma e 125

Accademia delle scienze di Napoli. n. 6 p. 46;.


670) Strahone L. VI.

_59_

il Urali (67l). Isaacio interpre di Licofrone, sul detto

di Apollodoro ed altri , narrb lo stesso fatto , ma disse


a Laomedonte glie ed a Priamo sorelle le troiane
donne, ed'il nome del ume tratto dal greco deno
tare : arder di navi-Anche Plutarco (672) narr un
incendio di navi greche fatto ad istigazione di una pri
gioniera appellata Roma con l'aiuto delle sue compa
gne, e che tutte poi a via di baci e carezze il furor de
gli uomini calmarono -Presso alle sponde del Ninfa
mettesi da taluno la citt di Elea , che dicesi dalle

rino (676) a Policastro , ed altri a Betcastro rappor


tarono. La prima opinione manca di ogni fondamcnto.
L'altra potrebbe invocare in suo sostegno l'autorit di

Plinio e di Mela che entrambi Petelia posero nel seno


scilletico , ov' Belcastra; ma errpre fu certo quello

de' due antichi geografi , poich Strongoli ch' al di l


del seno scil[etico , conservi: il nome di Pelilio anche

nei secoli di mezzo,e non pu esser confuso con Belca


stro. Infatti tra le scorrerie saraceniche fuvvene una nel
933 che danneggi Taverna , Simeri , Belcastro e Peti

Amazzoni fondata, ed il nome aver preso dalla nu

li'o; e nel 943 questi due ultimi e .Nicotera ricupera

trire di Paalasilea-Potrebbe essa dirsi la citt che i

ti vennero dai Calabresi (677) -D'altronde due iscri


zioni mentovate da Barrio (678) Marafioti (679) e

Greci e le troiano donne abitarouo , se non si fusse


confusa con Cleto, citt ricordata da Licofrone come

distrutta da' Crotoniali , la cui origine pure alle Amaz


zoni rapportasil e vuolsi corrispondere alla odierna Pie
iramala (673) nella citra Calabria-Ma siano identi
d1e 0 diverse le due citt , non improbabile che presso
il Nido alcuna ve ne sia stata , poich ne' siti prossimi

Fiore (680) , ed una lapide cennata da' due ultimi e


relativa a Petelia , furono in Slrongoli rinvenute;
oltre parecchie peteline monete - Quindi non evvi a
dubitare che l'antica Pelelia nell'odierno Strongoli debba

situarsi-Non lontano da essa credette il Barrio essere


il monte Clz'bano che il Quattromani suppose in Maglia

sonosi trovati rottami di acquedotti e di vasi, e delle

carw (V. sop. 5. IV) ed altri presso Crotone. Non si

monete.

han per ragioni di tener l'una o l'altra sentenza , poi

Pria di giungere al Niela, ed alla distanza di quindici


miglia da Cotrone e 12 dal mare , evvi su di un mon
te il paese di Santa Severina che anticamente vuolsi sede
del Sz'bereno popolo non mcntovato dagli antichi scrit
tori. La sua esistenza credesi provare con l'autorit di
Stefano che nomina una citt col nome di Sberena , e

moltoppi con le monete, le quali per da taluni sono


anche giudicate false (674). Comunque sia , qualche
sepolcro, vasi lacrimali e lucerne sonosi in quella con

trada rinvenuti , come pure delle monete -Quelle che


a tal citt si attribuiscono dicesi presentare : Diana con

faretra ed il cervo , o Minerva con galea e delno:


)( l'ulivo o la civetta -Si pretende al solito fondata da

ch tal monte sol nominato da Plinio (681), se pure


vero che il suo Alibanus debba leggersi Clibanus; ed

avendo egli errato nella situazione di Petelia dopo la ,


quale nomina tal monte, non sappiamo dove trovarlo ,
e debbonsi per arbitrarie ritenere le altrui opinioni sul
proposito dette.
Dibattuta pur l' origine di Petelia la quale da
taluni con l'autorit di Stefano dicesi al solito fondata
dagli Ausonio dagli Enotri; e da altri seguendo la favola,
che fu fondata o accresciuta da Filottetc allorch do
po la guerra di Troia reduce in Tessaglia fu obbli
gato dalle civili dissenzioni lasciare i suoi stati e ve
aire in Italia (682) - Vuolsi un tempo capitale de'

gli Enotri. Lupis invece opin essere una colonia man

Cani, e da ci surta l' altra opinione che probabil

data da'Sihariti ne'tempi della lor oridezza-Nello

mento Girone poi chiamossi Petalia e che questo secondo

stato attuale delle cose , no a pi corte indagini , noi

nome le fu imposto da' Lucani o da'lrezi allorch se


ne impadronirono e la forticarom. Il Millingen (683)
che cosi la pensa,soggiunge che questi i\'i stabilitisi po

non neghamo n accettiamo la esistenza della Sibe


reazz regione.
VIII. Passato il Nielo, alla distanza di quattro miglia
dal mare, su di un monte evvi il paese di Slrongolr' ove

676) Mannarino, Mem, st. dell'antica Peteh'a, inedite

y l l'antica Petelia, che il Barrio (675) ed il Manna

677) Arnolfo, 0ron. cit678) Barrio, p. a9i e 29.5.

611) Licol'rone, ed. cit. p. 72 672) Plutarco. Probl.


G15) Licofrone _67 - Solino op. cit. o. V - Etirn. mag. v
eite.
674) Castaldi, op. cit. c. 4

675) Bar. p- 292.

679)
680)
681)
682)

Maralioti, L. 111 c. 19
Fiore, p. 295 a '199
Plinio, L. III e. lo
Stefano, v. Petelia - Strabone, Vi. p- 254 -Vrgili0,

L. 111 v. 401

685) Millingen op. cit. p. 85.

_.(;0_.

(Principato Citra), o come si non ha molto opinato da

erono facilmente devastare il territorio di Crotone


e delle altre citt elleniche della contrada obbligando
quegli abitanti a sottomettersi o a divenir tributar
Cotesta opinione per non ha altra prova che due
correzioni fatte ad un luogo di Strabone (684). Una
del Coray che legge Coni invece di Lucani, e l'altra se
condo il Millingen cade sulla parola Sannili che cre
de doversi leggere Brezl. La prima non confortata da
alcun argomento anzi distrutta da Diodoro che anche
Petelia chiam capitale dei Lucani; e la seconda non
e nemmeno da accettarsi , poich essendo probabile la

gnu Grecia, serve a conciliare taluni fatti che gli an


tichi storici raccontarono.-Nella Petelia lucana essere
dovea il campo romano mentovato da Livio , ove dei
giovani tarantini nsero andare.-Alla stessa forse rap
portasi ci che narra Plutarco di Spartaco che disfatto
da M. Grasso nelle vicinanze di Pesto , sui monti Pe

esistenza di due Petelie, l'una brezia e l'altra lucana ,

telzi ritirossi; ma non inverosimile che questo fatto

a questa ultima sembrano doversi riferire le parole di


Strabone che si vogliono cambiare - Se la correzione
del Coray potesse ammettersi, conciliar si potrebbero
le opinioni di tutti ritenendo che i Coni, anch'essi Eno

si riferisca alla nostra Pelelia, essendo noto che Spartaco fuggendo ed incalzato da Grasso , in Reggio si ri
dusse. --Certo poi alla Petelia della lllogiza Grecia re
lativa la battaglia che Livio racconta tra Annibale ed

trio Pelasgi fondato l'avessero, e che quindi stabilita

i romani consoli Flavio e Marcello, de' quali il pri

si fosse una greca colonia o discacciando i primi abita

mo fu ferito ed ucciso il secondo. E la stessa fu quella


che per la sua feroce ed ostinata resistenza ai Cartagi
nesi durante undici mesi di assedio che la ridussero alle
ultima estremit , divenne famosa e de'Romani amica.
Ebbe quindi l'onore di esser municipio come deducesi
dalle due summentovate iscrizioni, in cui leggesi il no
me diMagonio con l'aggiunta di Patrono dellllunicipio.
Coteste iscrizioni per riguardano l' epoca dell'impero,
poich in esse son nominati i decurioni con il titolo di An

tori o unendosi ad essi.

Si vuole che pure Macalla chiamavasi, e quest' altro


nome or si deduce da Filottete cui pur l'aggiunta di Ma
caI/eo si attribuisce , ed or da Macaone glio di Escu

lapio che cur le ferite di Filottete-ln Licofrone (685)


per leggesi che Filotlete era\onorato nell'antica Macal
tacche in quel terreno gli si era dagli abitanti innalauto un tempio-Da ci quindi pu dedursi o che Ma
culla era l'antico nome di Petelia la quale non affatto
in Licofrone ricordata, e forse quando egli scrisse non
avea questo nome ; o che non era una citt ma qual

altro Troyli (689) nel luogo detto Petrolla in Basilicata


a tre miglia da Monta/bano creduto da lui il monte Ali
banus di Plinio-Qualunque sia per la lucana Pelelia,

l'opinione che la dice diversa dalla Patella della Ma

guslali- A' tempi di Strabone Pele/ia continuava ad


esser orente per quanto lo permetteano le mutate sue
condizioni.

che prossima contrada in cui credeasi sepolto Filottete,

Le monete di Petelia di cui si ha conoscenza, sono'

ed ove in suo onore edicat0si un tempio, per esso


probabilmente i Petelini aveano la stessa venerazione che
iCrotoniati portavano al loro Lacinio-In ne non dob
biamo omettere che in questa contrada si disse Filot
tete ucciso dagli Ausoni, cio dagli indigeni, cui punse
il veder che prestava soccorso a Lindia gente che stra

di sei diversi moduli e nel numero di I7,delle quali due


di argento e le altre di rame. in tutte la leggenda al

niera giungea da Lindo, citt dell'isola di Rodi (686).

Si osservato che Diodoro e Strabone dicon Pe


telia capitale della Lucania. 0 questo un errore de
gli scrittori o de' copisti , oppur pi probabilmente due
Petelie bisogna ammettere-E due l'abate Troyli (687)
ne ritenne , l' una in Sironqoli; e l'altra in Lucania

nel luogo detto San Salvatore, 0 secondo il Barone An


tonin (688) presso la montagna La Stella nel Cilento
684)
685)
687)
688)

V. Millingen, p. 85 - V. Stabone, VI, p. 254.


e 686 Licofrone p- 62 22 Aristot, De mirab.
Ab- Troyli, Ist. nap.
Antonini, Lucania.

rovescio , ma non in tutte la stessa.

In una evvi IIHT ; testa di Apollo laureata , e


dietro , due glohetti )( Diana; e nel campo un turcas
so:-Un'altra simile alla precedente dili'crendone solo
nella leggenda che invece delle prime tre , ha le pri
me quattro lettere della parola IIHTHAINON , la
quale leggesi in esteso nelle rimanenti tredici che

hanno i seguenti tipi e simboli.


Una con testa barbuta di.Ercole, e )( mazza. - Due

con quella di Apollo laureata, ma una ha dippi ci


globetti dietro la testa )( e Diana tenendo in mano

una tace e dinanti un caduceo : e l'altra )( un tripode

689) C. Troyl, nel Giornale economico letterario della Ba


silicato, An. il, p. 71 a 71

._6|..
ch' pure )( in altra moneta avente nel dritto la
testa del Sole con raggi.
Tre son con la testa di Giove laureata , e nel rove

scio evvi pur Giove; in una lanciando il fulmine e


nel campo un monogramma; e nelle altre due con
scettro alla sinistra: in una di queste evvi dippi nel
campo una spiga.
Altre due hanno una testa di donna velata e )(
Giove con fulmine ed asta : in una la testa della don
na coronata di spighe e si reputa Cerere .- nell'al
tra la donna coronata di papaveri, e scorgesi )( la
leggenda circolare e nel campo una stella ed un mo

nogramma.
Cinque monete son simili ed hanno una testa con
barba e casco e )( la Viltoria che tiene una corona
nella dritta; ma in una la leggenda illegibile; in altra
a due linee ; nella terza evvi nel dritto un globetto

dietro la testa e )( la Viltoria che ha nella sinistra una


palma; e nalmente le altre due presentano una testa di
donna e differiscono nel rovescio , poich una mostra
un cane in corsa; e l'altra la testa di Diana, e dietro
questa, un aree con turcasso.

Dalle descritte monete si ha luogo ad osservare che


ordinari sono i loro tipi; che han potuto esser co
uiate sotto l'impero dei Brezi e anche pi tardi lino
all'epoca della guerra sociale (690); che Apotlo , Gio
ve, Cerere, Dianae la Viltoria erano le principali deit
dai Pela/[ai adorate; eche Er'aale di cui diceasi com

pagno Filottete non rappresentato che in una sola


moneta.

IX. Alla distanza di 5 miglia da Strongoli ed al


trettanti dal mare evvi su di un altura il paese di Me
lissa che da' patri scrittori si dice antica citt con l'i
stesso attual suo nome; e questo da' taluno si trae dal
l'ape; e da altri o da Melissa, o da' Melissei; l'uno re,
gli altri popoli di Creta, cui si attribuisce la fondazione

della citt, che si creduta (691) mentovata da Ovidio


nel verso: Thurinosque sinus , Melisenque, et Iapygis

area-La parola Melirenque per da altri pi corret


tamente leggesi Temesenque (V. 5. X. Par. I), per cui

svanisce l'appoggio che nel poeta si credea rinvenire


Non evvi dubbio che il nome di Melissa antico, poi
ili Ateneo nomina cos un borgo della Frigia, ove se
condo dice Diodoro (692) mori Alcibiade , ma non

690) Millingen, p. 84
691) Barrio,p- 345-Maralioti, L. lIl'a
692) Diodoro, Bibl. L. XIV c. 3

I9-Fiore, p. 252

perci dee credersi ad un antica llelissa fra noi.


Il mare a 12 miglia dal Nieto fa un piccol sono
che da luogo alla Punta oggi detta dell'Altra che al
cuno col ume Alea: dell'ultra prima Calabria con
fuse. Cotesta punta il promontorio dagli antichi detto
Crimisa o Crimine, e con tal nome designavansi pure
in quei dintorni, un ume ed una citt- Sul promon
torio eravi il tempio sacro ad Apollo Alea: qual titolo
vuolsi derivare da as'o fon atmtov,accennando cos al

l'errare di Filottete pria di ssare la sua sede in Italia,


ove dopo venuto, dicesi aver dedicato il summentovato

tempio ed appeso in esso l'arco di Ercole (693). L'epi


teto di Alea nel tratto successivo cangiossi in Aleca ,
donde ne venne l'attual nome di Alice - Pochi ruderi

negli andati tempi esistevano dell'antico delubro e co


verti furono dalle fabbriche che tuttod sorgono in quel
litorale, ove sonosi trovati de'vuoti sepolcreti e de'rotti
vasi.
A due miglia dentro terra dall'Aliae esser dovea
l'antica Crimlssa, che Stefano disse cilt JItalia tra

Crotone e Turia.-Essa vuolsi sita nella pianura sotto


posta all'odierna Cir , e precisamente ove sono dei
giardini ed una fontana , con qualche rudero di an
tiche fabbriche - ricordata non solo da Stefa
no, ma anche da Strabone (694) che la credette fondata
da Filottete , a differenza di altri che attribuironla
agli Enatri-Si preteso che nei bassi tempi la citt
avesse avuto il nome di Paterno, ma questo ad altro
paese della citra Calabria vien ragionevolmente attri
buito; ed eccone la dimostrazione -Nell'ltinernria di
Antonino, Rassano si dice distante da Paterno '28 mi
glia , e questo dal Nieto 32; l'attuale distanza da C1'r)
prossimo all'antica Crirnissa , invece 36 miglia da

Rassano e 12 dal Nieto: in altro luogo e fuori la


odierna ultra Calabria seconda, dee quindi collocarsi

Paterno.
Stefano ne avverte che un ume anche col nome
Crimisso vi era; e questo non pu essere che il Lipuda
lontano IO miglia dal Nieto , ed il pi prossimo al
l'odierno Cir. Altri lo riconosce nel Fiuminic che di
vide la ultra seconda dalla citra Calabria dalla parte
dell'lanio, e dista non meno che I l miglia dall'indicato

paese. Ma poich il ume avea lo stesso nome della


descritta citi , a questa dobbiam supporlo Vicino , e

695) Licofronc, p. 62 - Ehm. mag. v. Filot.


594) Stefano, v. Crimi.rsa - Strabone VI p. 25;,

._02_
tal' il Lipuda-Non vogliamo inne omettere una
ncidenza- Anche in Sicilia presso l'antica Egesta era
\'l.lltt ume t ol nome di Crimiso che il Cluverio credette il
Ile/ice ed il Fanello seguito dall'egregio duca di Serra
tlilalco, il S. Ihrlolommea. Il siculo ume Crimiso, nel

l'antichit si disse cangiato in cane, padre di Egesto e


nato da una donna troiana esiliata da Laomedonte (695);
e nei abbiam veduto che la favola pur nella contrada
prossima al nostro Crimiso , pose donne troiano e glie
di Laoruedonte.
l'ria di lasciare il lato della nostra Calabria bagnato
dall'lonio, non dobbiam dimenticare Alzistro, citt nomi

nata da Tolomeo (696') fra le mediterranee della Ma


gna 'Grecia. Niun altro scrittore ne fa motto; e poich
Plinio fra' Brezi popoli nomin gli Aprustnni (697) ,
dal Mazzocchi si credette essere questo il nome degli abi
tanti dell'Abistro di Tolomeo , che in un paesetto sito

nella parte mediterranea dello scilletico seno ravvisi).


_._Altri scrittori fecero differenza tra Aprusto ed Abistro;
ed il primo or situato venne tra Satriano e Chiaravalle
nel luogo ov' l'attual paese di Argusto nella media Ca
labria (698),0r in Castrovillari (dal Tufarelli creduto il
Su1unumnum dell'Itinerario di Antonino) o in Verbi
coro nella citra (699), ed or nella Lucania (700)-Dal
l'altra parte, Aln'stro fu dal Quattromani messo ov' oggi
nella calabria citra , Ursomarso ; all'opposto del Barrio
che nella stessa provincia posto lo avea preso il umi

Il ume Suvuto che da quella parte divide la citra


dalla nostra Calabria, da Licofrone (702) ricordato
col nome di Ocinarofrcmente, per la violenza e stre

pito delle sue acqll. lsaacio (703) cotesto nome rap


port a Marte ; ed il suo signicato, nelle parole ve
lociler uentem , l'Aceti credette rinvenire (704)-Il
Savulo scorre ora alla base del piano inclinato , della
estensione di circa 80 moggi, su cui era l'antica citt

da Plinio indicata col nome di Tcrina e da Tolomeo con


l'altro di Terlano-Distante quattro miglia meno un
quarto dalla odierna Nocera, essa avea al nord il Saruto,

e all'occidente il mare su cui sovrastava, bench oggi da


quel piano sia il Tirreno alquanto allontanato a causa
della gran quantit di arena che nelle piene invernali tra
sporta il Svuto - (Detesto allontanamento del mare
da taluni provato con direche furono rinvenuti in un
ridosso (che si supposto essere un antico porto) ne'
passati anni , taluni grandi anelli di ferro ove si cre
dolo che legavansi i navigli. Prova migliore se ne ha
ne'nostri vecchi che lo scoglio Pietra della nave, ch'es
ser dovea l'isoletta nel seno terineo meutovata da Stefa
no (705), ora unito alla terra e distante un quarto di

miglio da Terina e quattro dalla presente Nocera, ricor


dauo dentro mare: il ch oltre quanto dicono il Fiore
ed il Lupis (706) chiaramente mostra essersi il mare

in quei luoghi ritirato.


L'antica Torino dovea essere di quasi circolare ti

collo Alln'stra che unisce le sue acque a quelle del ume

gura e cinta di muri, come ne fan supporrei super

Lao oggi Laino (70l)-Nella mancanza in cui siamo di


altri elementi per ssare la vera situazione di Aln'stro,

stiti avanzi di questi , della lunghezza di 6 ad 8 palmi

non improbabile la opinione del Barrio , poich evi

tro di essa sorger dovea un tempio , come Itn cre


dere i ruderi di fabbrica esistenti in muzo l'indi
cato piano , con qualche traccia di nicchie. --Ivi dap

dente la omonomia tra l'Abirtro di Tolomeo ed il ume


della citra calabria.
X. Abbiam nora descritta quella parte della Croto
nilide regione che era nella nostra provincia lungo
il mare Ionio , ma essa ance estendevasi sull'opposto
lido. Ivii Crotoniati possedeano in remoto tempo Te
rizza da cui han principio inostri studi sul tirreno li
torale.

695) V. Licofrone, p- 65 -; Serradifalco, Vol- I.

che in var punti di detto sito si osservano-Nel cen

presso evvi pure una vasca di mattoni alta da 5 a 6


palmi che forse a' sacri riti del tempio serviva -I muri
che sono nella parte pi elevata , alti in alcuni siti
10 , 8 e 2 palmi, ed in alcuni altri adeguati al suo
lo , vuolsi essere stati di una rocca; e quel luogo

Terra del castelluccio detto-Conguo ad esso l'al


tro di Porla vecchia ove sonovi due pilastri di tufo
alti da 12 a 15 palmi, su'quali sembra aver poggiato
un arco, in cui credesi che mettean capo i diversi ac

696) Tolomeo, Iib. III e. I

697) Plinio L. 111 e. 11


698),Del Re , Vol. cit. p. 515
699) Grimaldi,An. Vol. VI e. 15. Barrio p. 54 e 55 -V.

L'Occaso, Top. e Stor. di Castrovillari


700) Antonini, Lucania.
701) Barrio, p. 54, e 56 - Giustiniani e Mastriaui op. cit.
art. Albistro.

702)
70.5)
704)
705)
706)

Licofrone, p. 67
Isaacio in Licofr.
Aceti in Barrio, p. 122.
Stefano v. Terina.
V. Fiore p. t2o-Lupis Vtvl. cit.

__63_.
qurdotti di piombo (di cui si sovente sonosi colti trovati
de' pezzi ) che l'acqua recavano da luoghi che da
gli abitanti diconsi cinque miglia distanti. Un pezzo
di essi trovato poco prima che il Barrio scrivesse la
sua utilisima opera (707), avea la iscrizione: L. Ap

che i Cureti erano iministri de' Calu'ri di Samolracia ,

pius ltlngister riarmo-In quella contrada sonosi anche

Licofrone ance dice avere i Pelasgi abitato Terina, ma

rinvenuti delle boccette di vetro nel luogo perci deno


minato Cnnnatelli; qualche idoletto di bronzo ; un pic
colo cavallo di oro con uomo sopra; una pietra, nel 1827,

invero cotesto autore solito indicare sotto tal nome


iGreci-Laonde pu ritenersi che fu da'Pelasgilbn
data, ma venuti i greci coloni che di Crotone impadroni

di ovale gura e vari colori con un centauro scolpi

ronsi , una colonia di Croloniati andata si fosse a stabis

to; un anello di oro , nel 1839 , con pietra dura di

lire in Terina.

color verde , sulla quale era scolpita una Poilade;


de' frantumi di bassi rilievi; qualche pezzo di pavi

l'origin8de'cui misteri si attribuisce concordemente da


gli antichi ai Pelasg.' Se quindi pelasga la origine
delle Sirene, tal pure dee reputarsi quella di Terina
che prossimo avea lo scoglio col nome di una di esse.

Fu questa citt importante poich diede il nome

frecce di piombo; de' pezzi di tal metallo; degli avanzi

al vicino golfo; e le sue monete essendo numerose ,


la maggior parte di argento, e di elegante lavoro, dee
credersi ricca e orente nelle arti belle (7l5). - Es

di antichi sepolcri ; de' mattoni spazati con qualche

sa non dobbiamo crederla da Crotone sempre dipen

mento a mosaico; una lancia; una corazza; delle

lettera e con la impronta della Trinacria; ed inne ,

dente poich coniava monete. da se, e si gi men

delle monete di Terina, delle vicine citt e puniche-

tovata( V.sop.%.Vf) la confederazione che si attribuisce


ad essa e Crotone che ignorasi a qual'epoca debba rap

degno di ricordo un pezzo di tavola di bronzo con le let


tere MUNIC. che voglion dire Municipio: ne im
probabile aver i Terinei ricevuto l'onore di esser la
loro citt dichiarata municipio , dopo quel ch'ebbero a
soffrire da Annibale.

Ed in quanto all'origine di Terina , gli antichi antori (708) rapportaroula a'Crotoniati. E poich di pe
lasga fondazione reputammo (V. sop. 5. VI.) che
potette esser Crotone, lo stesso pensiamo di Terina
cui un altro argomento si aggiunge -Lo scoglio Pie
tra della nave di cui abbiam favellato , che Tolomeo

indica col nome di Tauriano , veniva pur detto Lgtea


dal nome di una delle Sirene; la quale sull'appoggio di
Licofrone e di una greca iscrizione , che vuolsi alla

foce del Savuto rinvenuta (709), dicesi spinta ou' Te


-rina ed ivi nella spiaggia vicina all'0einaro essere
stata sepolta da nautica gente (710). -Senza quistio'
nare se come pens il ch. Gargiulli (II I) le Sirene erano
altrettante sacerdotesse che ne'misteri di Bea iniziavano,
e se il loro culto secondo l'Attellis (712) fu portato da
Fenici , osserviamo che Curetidi son chiamate da Lico

frone (7 13); ed gi noto, come osserva ilCorcia (714),


707) Barrio , p. 115

portarsi-Cadde in poter de'Brezi nell'Olimpiade 106


cio nella ne del IV secolo di Roma contemporaneamen
te ad Ipponio (7l6), ma nel 427 di Romafu liberata da

Alessandro Molosso re di Epiro (7l7) , e dopo la di


costui morte probabilmente ricadde a' Brezi; quindi
nella seconda guerra punica fu da Annibale presa, e
per non poterla conservare distrutta (7t8). Essa se dee
credersi a Pollieno respinse i Turi che comamlni da
Cleandrida l'aggrcdirono, e nalmente fu de' Romani
colonia e forse municipio (719).
Si noverano di Terina 2:3 monete di argento e 7

di rame in dieci moduli diversi, e con leggenda in


vario modo scritta.
.
Tre hanno la leggenda TEP , che in una nel
dritto ed in due al rovescio. -- La prima con testa di
donna )( ifI/II.TI: Vittoria alata su di una base.
- La seconda ha una testa di Pallada e )( civetta
davanti un ramo. -La terza ha dippi nel dritto la
leggenda ITANAINA ed una testa di donna, e nel ro
vesi io una donna alata e seduta tenendo una calant
ba.-Altra moneta ha la stessa leggenda )( ma in questo
E
,
. '
modo . 2-' X -:in mezzo ad un cerchio di ptcc1olt gra
H

7t) Plinio, L. III- e 5.-Scirnuo, Perieg. v. 500 e aeg. -

netti , e presenta nel dritto una tes'a virile imbcrbe.


Stef. v. Terina
109) Aceti in Barrio p- 127 v Fiore p. 120 e 192- Ma
raoti. L. III
710) Garginlli in Licofrone p. 48
,
7i1) Gargiulli in Licofrone 712) Atteilia , op. cit. p. 248
715) Licofrone, op. cit. v. 671
714) Corsia. nel Prog. Quad. R6

Quattro hanno la leggenda TEPI , e mostrano una


715) V. Millingen , p. 55

7i6) Diodoro Siculo , XVI. 15


717) Livio , VIII. e. 2;

718) Strabonr,-I. p. 256

7i9) Pollicnn,5tralagmt II e t e 5 -- Mllingen op. cit. p. 54


.

_.65_

testa di donna, la quale con collana in quella che nel


l'esergo ha una donna alata e seduta che tiene sula mano
un uccello; e con i capelli intrecciati nell'altra che pre
senta )( una lepre in corsa.-Le altre due di modulo di
verso hanno )( un granchio: queste due non essendosi
ben letta la leggenda si per lungo tempo supposto ap
partenere a Terone tiranno di Agrigento, nch il Se
stini (720) non le restitui a Terina.
Con la leggenda TEPIN ve n' una con testa di Dio
na)( V[Ilaria all'impiedi col piede dritto su di una ba
se, e tenendo un caduceo nella destra: nel campo I' Altre tre hanno nella leggenda il nome di 'I'EPINA
che in_ una nel dritto con caratteri arcaici e pre
senta una testa di donna )( NIKA, donna all'impiedi
con in mano un ramo di alloro: altra simile alla pre
cedente, ma nel rovescio la leggenda retrograda , e
la donna in mezzo una corona di alloro che circon

testa, un uccello: in tutte quattro )( osservasi la V


torio che nell'ultima volante con ghirlanda nella
dritta e con la sinistra alzata; in altra in piedi con

caduceo nella dritta , posando la sinistra su di una co


lonna, ed ha nel campo, uccello su di un ara; nelle altre

due con lungo abito assisa su di una base sulla quale


poggia la sinistra mano , mentre con la dritta tiene
una corona: nel campo di una di queste due vi dippiii
un granato - Le altre quattro anche hanno )( la Vil

toria, la quale in due seduta su di una base le


nendo un uccello sulla palma della mano sinistra in
una; e della dritta, nell'altra. Invece ha lo scettro in

altra moneta che differisce dalle precedenti perch la


testa della donna ha i capelli annodati , cinta di ban
de , ha dietro il mono'gramrna II , e presenta doppia

leggenda nel dritto e nel rovescio , ed in questo re

tere staccate e presenta nel dritto una testa di donna

trograda. In ne nella quarta )( la Viltoria assisa


tenendo un caduceo o un uccello , e dietro la testa
della donna evvi la Trinacria-Simile a questa una
moneta rinvenuta dal Capialbi (722) fra le rovine del
l'antica Ipponio che nel dritto mostra una testa di don
na volta a destra, ornata di monile orecchini e larga
fascia alle trecce; la leggenda TEPINAIQ.N , e la Tri

in mezzo una corona di alloro; e nella parte opposta


una gura alata , seduta su di una base, ricevendo in

nacria ; e nel rovescio la Viltoria alata sedente su di


una base con un uccello sulla dritta mano stesa , e

un vaso che ha sulle ginocchia l'acqua che esce da una

poggiando la sinistra sulla base medesima.

da la moneta; e la terza ha TEPINAION con testa di

donna elegantemente ornata )( . . . PINA donna seduta


con in mano una patera e coronata da una piccola
I-iltoria.
Altra ha nel rovescio la leggenda TEPINAI in let

testa di leone , ed innanzi ad essa evvi un cigno nuo

Tre presentano la testa di Diana , ch' con corona

tante in un fonte. Sulla base vedesi la leggenda APE,

di alloro in quella che ha la leggenda al rovescio, e


tutte han la Viltoria che in quest'ultima assisa su di

che probabilmente indica il nome di qualche celebre


fontana terinea che vien rappresentata dalla donna se

un'anfora tenendo una corona nella mano dritta; e nelle

dota; e tal fontana osserva il Millingen (721), era forse

altre due seduta su di una base , ma in una presso

quella le cui acque scorrevano presso la tomba della

questa evvi un granato , e nella seconda si osserva al

sirena Ligea come narra Licofrone se leggesi in esso


lhyn che denota acqua corrente, invece di opus come
sta scritto.
Quattordici sono con la leggenda denotante il popolo TEPINALQN , ma in talune vi I' 0 invece del
l'.Q-Una ha testa di Apollo )( e testa di leone di pro

tre Viltoria che tiene una corona.


Quattro sono anepigrafe e rappresentano una testa
di donna o con corona , o senza , o con capelli an
nodati indietro da un nastro )( Viltoria seduta nella

prima, col braccio dritto alzato e col sinistro pog


giato sulla base; nella seconda tenendo un caduceo ; e

spetto-Altra, una testa di donna )( donna seduta con

nella terza simile alla prima pel braccio dritto steso ;

vaso sulle ginocchia in cui riceve l'acqua ch'esce da


una testa di leone; cigno nuotante - Simile a que
sta un'altra senza leggenda , ma la testa della donna
nel dritto in mezzo ad una corona-Otto hanno una
testa di donna che in quattro di esse con rete , ed
in quella in cui la leggenda illegibile, evvi dietro la

ed alla seconda pel caduceo. La quarta, pubblicata la


prima volta dal Fiorelli, ha )( l'ippocampo, alato come
pagno e scorla delle deil marine (723).
Oltre le descritte 32 medaglie , se n' a noi indi
cata un'altra di oro , che.uon avendo veduto , n tro

720) Sestini , Let. numism. Toni VII. p. 9


l] tl', loc. cit.

722) Capialbi,V. Appendice al Cenno sulle mura d'Ipponio


725) Fiorelli op. crt.- p. 64 , ed autori da lui citati.

___65_

con semplicit or con eleganza ornata, ed al rovescio

rappresentata la dea Erate identica nelle antiche favole


a Proserpina, come meglio tra poco si vedr.
Anche nella donna sovente rappresentata nel rovescio
delle monete ierinesi I'Eckhel volle vedervi la sirena Li
gca, ma in ci sono giuste le contrarie osservazioni che
fa il Millingen. Egli di opinione ch'essa rappresenta
la Filtaria , e ci vien confermato dalle monete con la

una donna alata o in piedi o assisa,tenendo o un caduceo

leggenda NIKA , che indica la Viltoria; e notisi

o un ramo di alloro o qualche altro simbolo- Si cre


dato dall'Eckhel (724) e prima di lui da diversi cala
bresi scrittori che la prima gura rappresentasse la si
rena Lzlgea; ma il Millingen (725) contraddicendo in
ci l'Eckhel dice andar la sua spiega soggetta a molte

col Millingen che la Villoria sienz'ali com' in tali mo

vendesi mentovala da alcuno , notiam come dubbia ,

indicando i caratteri che ne si son riferiti-Sirena Li


gea )( Villoria alata ed assisa su di uno scoglio tenente
in una mano la palma e nell'altra una corona.
Sulle monete di Terina da osservarsi che in ge

nerale presentano da una parte una testa di donna or

obiezioni, e che la iscrizione di Terinn esistendo in la

lune moete dopo la testa che esse presentano , indica


essersi in questa voluto personicare la citt , secondo
l'uso di cui la numismatica offre numerosi esempi; e
fermo in tal'idea, nella moneta in cui vi la doppia
leggenda indicante il popolo Terinco e Terina , egli
crede rappresentata la citt doppiamente, nel dritto e
nel rovescio-Il Fiorelli (726') per ha invece osservato

sul proposito della moneta inedita da lui pubblicata che


a Terina attribuisce , esser la concatura de' capelli ri
piegati e ravvolti dietro il capo , affatto simile a quella
di talune immagini di Proserpina che veggonsi nelle

siracusauo monete; ed inclina a credere che al pari di

nete, un tipo poco comune, e cosi veniva gurata ne

gli antichi monumenti e nel tem io che col titolo di


NlKA ansp o; le si era in Atene edicato (728). Ed in
quanto alle tante Villoric che veggonsi nelle terinesi
monete non fuori proposito pensare che alludono for
se a qualche fatto de'Terinei che scossero il giogo de'
Crotonfuii.

Oltre la Viltoria e ,la sirena L12960 che sembra siano

state le principali deit de' Terinei, doveano essi pre


stare , giudicandone dalle monete, anche special culto
non solo ad Apotlo, Diana, e Pallnde, ma probabil

mente anche ad Ecate sotto il nome di Pandino rappre


sentata in una moneta -Fu questa pubblicata per la
prima volta dal Pellerin (729), il quale perch la leg
genda del rovescio era corrosa , vi lesse Landina , ma
in seguito rinvenutesi delle monete d'Ipponio con la i

scrizione medesima,a quest'ultima citt venne attribuita.


Il Millingen (730) fu il primo che restitui alla moneta
la sua vera leggenda ; e sull'appoggio di un inno orlieo
at'ribuito ad Omero e diretto alla dea Pandeia, e di
una iscrizione che conservasi nel Museo del Louvre ,

tali immagini e della testa della sirena Parlenope nelle


monete di Napoli, somigliantissima alla statua di pie
tra molto antica dal volgo chiamata Capo di Napo
li (727) , quella della moneta terinea probabilmen
te somigliava a qualche antica statua di Ligea ch'era dimostr, che in essa con tal titolo veniva rappresentata
forse in Ten'na - Ma dimostrato essendo ivi il culto Ecate probabilmente identicata a Proserpina con spe
di Ligea , da credersi che come nelle monete di ciale culto adorata nella vicina Ipponio; e che appar
Napoli viene rafgurata Parlenope , ed in quelle di teneva a Terina--E siccome a giudizio dello stesso Mil
Mesma la Ninfa custode del vicino fonte , cos nelle lingen talune monete ierinea essendo evidentemente imi
lerinesi debba vedersi la Sirena-D'altronde potrebbero tate da quelle di Reggio, indicano un'alleanza o una
le due opinioni conciliarsi supponendo che nella sirena comunanza di feste religiose o di giuochi pubblici fra
Ligea personicandosi la citt, veniva nella moneta ad le due citt , cos dir si potrebbe che le leggende di
esser rappresentata luna e l'altra-Potrebbe pure la Pandino e di Terina accennano allo stesso legame tra
Terina ed Ippuni0, o ad una confederazione fra le due
somiglianza osservata dal Fiorelli tra la testa della don
na e l'immagine di Proserpina condurci all'idea che fosse citt , le quali forse unironsi allorch esse furono da'
Brrzt assalito.
- Nell'attuale Notara , che si detto essere distante
724) Eckhel, Doct. num. ve). Tom. 1 , p. 182 -V. anche

poco men di 4 miglia dall'antica Tcrina vuolsi esservi

Avellino, Opuscoli vol. 1 , p. 182


725) Millingen, op. cit. p. 55
716) Fiorelli, op. cit. p. 64
727) Carletti , Topog. p. 6 - Romanelli, Nap. ant. e mnd.,

728) Pausania I e. n
729) Pelleriu , Peuple.s e! villes. tom. I , pi. X , tr. 6

P' 61 8, 9

750) Millingen p. 56 , 57 . e 75 a 75

...oo
stata altra antica citt col nome di Nuceria-Fino a
pochi anni dietro conosceansi tre citt di tal nome, cio
due nei paesi occupati dagli Umbri e la terza sita nella
Campania e nota sotto il nome di Nuceria Alplmleraa.

Dopo la scoperta per fatta da alcuni anni dal Millin


gen di diverse monete con la iscrizione NOTKPI

NON , si creduto che un'altra Nuceria esistesse nel


Bruzio; ma nessuna notizia per trovasi di essa negli
antichi autori malgrado le accurate ricerche de' dotti Mil
lingen ed Avellino. - Il primo (731) di essi osserv che
le suindicate monete erano dell'istessa fabbrica e con i
medesimi tipi di quella terincse moneta che presenta la
testa laureata di Apollo ed una testa di leone di pro
spetto , e ne dedusse che una citt col nome di Nu
ceria o Nucria era esistita nel sito ov' il paese che an

altre brezie monete- Una di esse presenta nel dritto una


testa con diadema ch' notevolissima ed ha bisogno
tuttavia di una soddisfacente spiegazione, ed ha nel rove
scio a dritta un'aquila e la leggenda: Novzpt, l'auton
La seconda ha una testa di giovine laureata con lunghi
capelli )( e testa di leone di fronte.-Ed inne l'A
vellino conchiude che se Nuceria non fu un secondo
nome di Terina esser dovette citt poco da essa di
scosta.

Il nome di Nuceria o Nucria osserva il Millingen


non sembra affatto di origine ellenica , ma apparte
nere all'opposto agli Umbri o ad altri popoli dell'Ita
lia media , tanto pi che altre umbriche citt hanno
l'istesso nome. Se ci fosse vero, potrebbe dirsi esser

formit delle monete terinesi e. nucerine non potea


essere attribuita all'azzardo, tanto pi che le une e le
altre sono imitate da quelle di Reggio, e nella bre
zia regione trovansi monete con l'indicata leggenda di ti
pi differenti che si attribuivano altra volta alla Nuceria
Alphaterna - L'Avellino (732) riprodusse questa stessa
medaglia riferendola anch'egli alla brezia Nuceria, e disse
che questa o dovea esser la stessa citt che Terina, indi
cata pure con tal nome; o qualche vicina citt dipendente
dalla stessa Terina con la quale fu indi confusa, di modo
ch abolito il nome stesso di Torino non rimase in vi
gore che l'altro di Nnceria. Osserv anch'egli la confor
mit scorta dal Millingen, ed esaminando lo stile e la

Nuceria l'antico nome della citt quando era abitata


dagl'indigcni, e che ne' tempi posteriori occupata pria
da' Pelasgi e poi da' Craloniati, fu della Terina. Ma
volendo ritenere tale identit, poich tuttavia esiste il
nome di Nocera , che dee perci supporsi anzich an
teriore succeduto all'altro di Terina , siamo arditi pre
sentare un sospetto che nemmeno merita il nome di
congettura - Si veduta nella moneta di Terina la
Villoria chiamata NIKA come lo era pure in Atene. Or
chi sa se da tal parola venne il titolo di Nicerinon agli
stessi Terinesi?-Se poi citt diverse credonsi , in tal
caso ha ben potuto Nuceria conservare il suo primi.
tivo nome.
XI. Dal Sonato a Capo Saearo sonvi circa 15 mi
glia, ed alla distanza di altri 12 ha foce il ume

fabbrica delle altre monete con la simile iscrizione, ne

Lamato che anticamente chiamossi Lamclo - Ivi dap

conchiuse che molte di queste se non tutte dovean to


gliersi alla campana Nuceria per darsi alla brezia; che

presso esser dovea [omelia , mentovata da Licofrone,


e ricordata da Stefano sull'autorit di Ecateo come
enotria citt un di tenuta da'Crotoniati, che il no

cora ne conserva il nome; e che la perfetta con

ad eccezione delle monete col tipo del cavallo proprio


della prima e di fabbrica e stile particolare , le altre con
la summentovata iscrizione doveano restituirsi alla se

conda per esser di fabbrica e di stile pi brezie che cam


pane; e poich fra esse vi era quella in cui si credette
leggere il nome di Gauro, monte della Campania, egli

invece sospett che in tal voce vi fosse nascosto qualche


nome di magistrato, dubit se altrimenti dovea leggersi,
e credette essere la moneta anche brezia-Servirono
a confermare l'Avellino in tali idee altre due monete
nucerinc trovate nella calabrese regione unitamente ad
a

751) Millingen , Ancient Greck Coirzs, London 1851 pl. II,


g 5; Recueil. p. 15 t. 1 p. 8; op cit. p. 58 e 59.
752) Avellino, Italica veteris numis, Sup, p. 52 e 55; Opa:o.
vol. II, p. 155, III, p. 153

me ebbe dal vicino ume. Il popolo lametico e. pur


nominato da Stefano, e nella iscrizione rinvenuta in
Roma e dottamente illustrata dal Morisani (733)-Evvi
quistione se questa Lauretta sia la stessa citt men
tovata da Plinio (734) col nome di Clampelia che cre
desi corrotta lezione di Lampetia; ma noi tenghiamo co
me si generalmente fatto da' calabri scrittori, per la

diversit de'due luoghi , poich non sul differenti i '

nomi, ma ance il sito che per la pliniana Clampe


tia era prima di Terina, mentrecch dopo di questa
dee mettersi Lametia-Altro argomento per la diffe
renza delle due citt trovasi in Licofrone, il quale se
753) Morisani , Diss- 1'r1 inscript.
754) Plinio L. III, e 5

_67_

paratamentc accenna il prominente Lampeto , (che si

citra Calabria , presso la contrada ove un di era Sibari;

crede corrispondere a Capo Samara ) l dov' Temesa,


sull'onda ch' parte del discosceso Ipponio; e le acque di
Lametia, cio il seno lametico (735).-N0n nostro
debito indicare ov'era l'antica L'/ampetia, poich o nel

e chi sa se in cotal favola si cela lo stabilimento di qual


che pelasgica o sibaritica colonia o conquista nel cen
nato sito?
Il Barrio (740) invece presso l'Angilola mise la citt
di Crissa nominata da Licofrone, e seguendo il costui
iuterpetre lsaacio , la disse di origine focese e fonda
ta da Crisso fratello di Panopeo , presso Ipponio , nel
la regione di Crotone. Il Quattromani pens essere
Crissa l'istesso nome di Crimissa, ma toglie su tale pre
tesa identit ogni dubbio lo stesso Licofrone (741) che

Cetrar0 come fecero il Barrio ed il Fiore , o in A

mantea come altri dissero, o altrove col presso si pon


ga , trattasi sempre di cosa spettante alla citra Calabria.
In quanto a Lametia poi non sembrano esatte le opi
nioni del Barrio e del Quattromani (736) che la vol
lero ove sono i villaggi di Castiglione e di S. Eufe
mia alquanto distanti dal ume Lamato. Senza prova
alcuna il Vossio (737) credette la presente Mada ( ch'
lontana dalTirreno 5 miglia e da taluni senza verun fon
damento si creduta l'enotria Melania) corrispondere
all'antica Lametia che situ alle sorgenti del ume
Lamato non ostante che illaida da esse non poco di
scosta; e l'Igizio senza altro argomento che quello
della omonomia la pose nel paese detto Amato lontano
dal Tirreno nove miglia-Noi ignari se il Lamato ha
sempre seguito lo stesso corso, e sforniti di certi ele
menti, osserviamo solo che in qualche sito a noi igno
te, ma prossimo all'indicato ume, dee credersi sita la

quistionata Lametia, la quale esser dovea di qualche im


portanza perch il prossimo golfo fra gli altri nomi da
essa prendeva quello di /ametico che avea n da' tempi
di Aristotile e chi sa quanti secoli prima.
Il Barrio ed il Fiore avendo situato Lampetia in
Ceiraro, posero l'altra antica citt detta Napilia in
Amantea. Ma coloro che questa credettero Lampe
tia, altrove situar dovettero Napilia ed alla odierna
citt delPizzo dissero la stessa corrispondere (738) Inesatta meno della precedente riputiam questa opi
nione , poich trovando col nome di napetino appel
lato il golfo di S. Eufemia da Antioco , probabile

che in qualche punto del litorale esser dovea la men


tovata citt , tanto notevole da dare ancor essa il no

me al vicino golfo , ed i cui popoli sono pur no'mina


ti nella iscrizione test indicata. - Forse era presso il
ume Angilola che anticamente esser pot chiamato
Napeo; qual nome , leggiamo in Eliano, fu dato a
Silvano (739) glio del ume Crali che scorre nella
755) Licofrone, p. 71 e 73
756) Barrio e Quattromani in Barrio p. 127 e 157
757) Vossio , Observ. ad Melam.
758) Del Re , vol. cit. p. 500 - Tranquillo , Storia apolo
getica dell'antica Napizia
759) Eliano, Hisl. animal.

l'uno e l'altro nome separatamente indic. - Crissa


era citt dellaFocide donde vuolsi spedita una colonia
in Metaponto (742) e Licofrone nel dirla incontro al bel
Crotone lascia nel dubbio se intendea nominar la fo
cese oppur altra Crissa. In riguardo poi al fondatore
nulla egli dice , e bench un focese Panopeo come
padre di Epeo nominato in Giustino (743), quanto
racconta Isaacio non affatto provato , per cui fa
vola ci che egli narra e molto incerta la esisten
za in queste contrade dell'indicata citt.
XII. Fino a Lametia il dominio crotoniate forse sul
tirreno estendeasi : da questo punto in poi par che al
tra gente abbia tenuto i luoghi che descriveremo, fra'
quali primeggiava Ipponio.-Non era questa citt si
tuata nella marina di Bicona lontana circa quattro mi
glia dal Pizzo, come l'abate Bertrand Capmartin de
Chaupy credeva , pria di convincersi del contrario al
lorch nel 1770, questi luoghi visit (744); e chiaro
argomento dell'antico suo sito offrono i rimasti avan
zi- Era Ipponio cinta di mura , come traendo argo
mento dal siculo Diodoro e dal padovano Livio dimo
str il dotto calabrese V. Capialbi nel suo elaborato
scritto sulle mura d'lpponio che noi tolghiamo a gui
da. Tali mura dovettero mantenersi nch orida fu
la citt. La loro lunghezza che il Capialbi Seniore (745)
il lllazzella (746) ed il Bisogni (747) indicarono essere
otto miglia, di pa1mi25800 giusta la misura apposita
mente fatta dallo stesso V. Capialbi. lstendevansi, egli
opina, nella parte settentrionale dell'ampia pianura in

740)
741)
7.;2)
745)
744)
745)
7.36)
747)

Barrio, p. n9-Quattromani in Barrio, p. 158


Licofrone p. 61, e 72
Strabone VI, p. 265
Giustino, XX, e. 6.
Capialbi , Cenno sulla mura d'lpponio
Capialbi Giuseppe , Hisl. Monlisleonis c. a , p. 5
Mazzella , Descriz. del regno di Napoli.
Bisogni' Hippon Hist. L. 1, c. 7

cui situato Montelenne, e cominciando dall'attuale diru


to castello che si trova alla cima del monte, no al cos

nare il declive che ivi forma angusta valletta , e da al

detto trappeta vecchio giungevano: da ivi piegando verso


ponente alla pianura , e poi verso maestro per un dolce
pendio , alla strada chiamata delleO/ivnrelle arrivava

Ricordami come famosi tempi d'lpponio quelli con


sacrati a Venere a Cibele ed a Proserpina (749), mala
storia non ha conservato memoria che di quest'ultimo ,
della cui magnicenza offre grave argomento la iscrizio

no; quindi volgendo lievemente pel piano dal lato di


settentrione no al punto ov' stabilito il telegrafo ,
e poi verso ponente nella contrada or detta Parlicella,

a libeccio e su rapido declive continuavano; il luogo


ove al presente la regia strada che a Monteleone con
duce , traversavano ; e verso ponente al cos detto Ba

stione poscia proseguivano, inclinando leggermente a


libeccio. In tal punto ripiegando al sud , nuovamente
traversavano il sito ov' la regia strada ch'escc da Mon
teleone, e seguivano nella pianura,verso scirocco, ov'e la

strada chiamata Perde-Castetlo; e formando un angolo,


per la valletta dietro l'attual monistero di S. Francesco,
e per la coltura appellata Facciolo seguivano-Fino a co
testo sito il Capialbi disegni) la linea delle mura sulla
tcaccia de' loro interrotti avanzi, e pel dippi sospetti:
che costeggiata la collina Facciolo , allungavansi ver
so la parte in cui evvi il diruto convento del Carmine,
e per la porta de'muri angioini detta del Conte d'Apice
continuavano volgendo per levante e per greco, nch
la estremit toccava il diruto castello donde avean co
minciamento - Si osservato che le mura seguivano il

tri si dice esservi state col pubbliche terme.

ne rammentata da Parisio , Grutero , Gualtieri , Mu


ratori, Barrio , Maraoti , Fiore , Amato , i due Ca
pialbi , Bisogni , Lupis , Romanelli e Castaldi. -

In essa leggesi che la ristorazione della statua ed ara


di Proserpina cost ai Romani, quando Ipponio lor co
lonia divenne, non men che 770,090 sesten cio cir

ca 20000 ducati (750)-Cotesta iscrizione situata venne


per gradino della minor porta della chiesa episcopale
di lllileto , e dal passaggio continuo de'divoti ne av
venne che cancellaronsi talune lettere de' primi due ver
si-- Aflin di evitare ulteriori danneggiamenti il Barrio
manifestava il voto che la iscrizione altrove collocata
venisse , ed i posteri pago fecero cotal giusto desio nel
1795; ed ora la stessa conservasi nel real Museo Bor

honico (751) - Trovavasi in lllileto , poich essen


dosi ivi stabilito il n'orrrfanno conte Ruggiero , due
chiese edicovvi ; e ad abbellirle , pitture , colonne

ed altri oggetti del proserpino tempio,trasportar vi fece.

Era il tempio di Proserpina famoso : e diceasi che il


matricida Oreste venne a deporre ivi il suo furore-Tra

naturale e vario andamento del terreno ; ed in talune

favole avvolta la sua fondazione--Vuolsi che Proserpina

parti, come nel tratto tra il trappelo e la strada delle


olivaretle e nel luogo detto Bastione , tracce sonvi di
antiche torri-Eran le mura fabbricate di tufo compo
sto di nissima arena a testacei e crostacei frammi
schiata, e costruite di massi di figura poligona lunghi
pal:3 a 4 Il2, larghi pal: 2 a 2 3M, ed alti pal: I 314
a 2; e della grossezza di pal: 3 H2 nelle alture; t2
nel piano, ed in quelle parti che sosteneano la sovrastan
te terra, pal : 5.
Dentro il designato circuito svariati oggetti sonosi
negli andati tempi rinvenuti (748)-Ne1 1653 scovri
ronsi i ruderi or non pi esistenti di un teatro che dal

nel lido ioponiate fu da Plutone rapita mentre ori co

che in [ppou'2 regnante Calais vedova di Ermippo,la glia


Proserpina fu dal siculo pirata Plutone mentre nel lido
vibonese vagava, rubata; e che per calmare il dolore del
la inronsolabile madre Calais, creduta identica a Cerrre,

vecchio Capialbi furono ocularmente osservati nel giar

gl'lpponiati eressero il tempio in onor della glia- Ma

dino de' PP. Convcntuali -Nel sito detto Casello vedesi


tuttavia un lungo muro di palmi 136, alto da pal
mi 5 a 9 e largo palmi 8, di costruzione reticulnta. Il
suddetto francese Abate de Chaupy lo credette testa
di ponte , il (lapialbi giudicollo fabbricato per appia

troppo debole l'autorit di cotesto Proclo che non sap


piamo chi sia. Non pu dirsi essere quel matematico e

748) Capialbi Gino. c. u , p. n-Bisogni L. 1

gliea , donde l'uso invalso nelle ipponiati matrone d'in

tesser corone ne di festivi con ori raccolti con le pro


prie mani (752). Invocasi all'uopo l'autorit di Strabo
nc(753),e sebbene questi dica tal ratto in Sicilia avve
nuto, i patrscrittori sonosi affatiratia sostenere che sotto
il nome diSicilia della nostra contrada egli intese parlare

Su'dettidi Proclo nel libro de Oracoli: poi soggiungesi ,

749) V. Capialbi , Mena. per servire alla storia della Clxfe


sa Mdefese pan. XlII
750 751) Castaldi, op. cif.c. 9.
752) Capialbi Gius., Bisogni, Mnratioti, e Grimaldi, op. cit.
755) Strabone, L. VI

poeta nato in Costantinoppoli nel 412 originario di


Xanto nella Licia , e giudicato or con Diderot e Bru
chero un visionario , ed or con Bhule , Degerando ,
Tenneman , Tiedeman , Bitter , Cousin , degno di ono
revole rango ; poich fra le opere di lui non vi quella

monete sonosi rinvenute in quel lido. (759) -.\'tempi


del secondo Federico forse tuttavia esistea , poich lo
troviamo mentovato in un suo Statuto (760)-Poscia fu
distrutto men per opera del tempo che degli uomini ,

poich dapprima colmo dal limo e dall'arena che le

de 0raculis. D'altronde gli eruditi noverano col nome

acque in esso scaricantesi , vi trasportavano; ne fu

di Proclo un grammatico prccettore di Antonino , un


retore ateniese, un prefetto di Costantinopoli messo a

poi compiuta la rovina con la distruzione che fece

morte da Teodosio , un interpetre di sogni famoso per


aver trovato il modo come bruciar la otta di Vita
liano che assediava Costantinopoli , ed inne un giure
consulto vissuto sotto Giustino ch'ebbe l'onore di avere
innalzata una statua (754). Chiunque di cotesti Proclo,
non escluso il Licio, sia stato l'autore del citato libro,

non vediam perch gli si debba prestar fede ; e per


quanto a noi sembrai detti di Proclo li troviamo la
prima volta riportati dal Maraoti (755), cui si at
tribuisce il difetto di citare autori ed opere che mai
furono (756).
Proserpina nelle favole detta glia di Cerere : tal

volta l'una si creduta la stessa dell'altra , parimenti


che il rapitore Plutone fu pur confuso con altri del. Il
crotoniate Orfeo (sulla cui antichit vi son de'dubb
come si detto nella nota su Pilagora) nel cantar le
argonautiche imprese disse Proserpina rapita e poi tra

sportata per selve e per mari da 'suo zio Plutone. Que


sto bast a far credere I'ipponiate Ennippo lo stesso
che Giove , e fratello di Plutone; e creandosi una par

ticolar mitologia ippaniate, immaginossi un Ercole Ip


poniaca fratello di Proserpina e padre di Brenta , da
cui si disse disceso un re de' Brezi (757)-Ma lasciam
le favole.

Al tempio di Proserpina si dice prossimo il rinomato


porto ippaniate che il Capialbi Seniore erroneamente

credette lo stesso di Porlo Ercole -Estendeasi, secondo


il Bisogni (758), dalla torricella detta S. Nicota (qual
nome ebbe pure il porto ne' tempi posteriori) no al
l'altra appellata Bocchetta sotto Briatico-Da Strabone
chiamato nobile emporio; fu costrutto con grandi
pietre ed a forma di braccio piegato, come dicesi dal
medesimo geografo, per ordine di Agatocle; e di costui

754) V. Dizionario storico,e Dict. (le la conversation art.


Proclo

755) Maraoti. L. Il , c. 19 , e 20
756) Altucci , Adversus Clccarellum , Roma 1642 - Top
pi, Bibl: mq;
757) e 755) V. Capialbi Gins. e Bisogni, op. cit.

si de' massi laterali, per tema che i pirati ricovero vi


trovassero (761) - L'annalista Grimaldi ritenne Ip
ponio (76)) diverse da Vibona ove pose l'antico porto,
ma nel fatto con gl'indicati due nomi fu in diversi tem
pi, come appresso vedremo, chiamata la stessa citt cui
il porto appartenea.
Da'vestigi di fabbrica passando agli oggetti rinvenuti
nel recinto delle ipponiali mura, con la scorta dell'e
gregioV.Capialbi il quale menziona le diverse antfmglie
di ogni genere che sia a caso sia per effetto di scavi da
lui appositamente eseguiti si son trovate, le seguenti cose

che sono le pi importanti cenniamo-Bellissimi ed ele


ganti mosaici con arabeschi e dilicate gure , fra quali
son degni di nota quello trovato nel 1790 che in mezzo
a ricco festone mostra una rosa con vivissime foglie , e
gli altri scoperti nel 1812 che ora abbelliscono ilgran
de altare della principal chiesa di Monteleone-Se
polcreti diversi e di varie dimensioni-Un sarcofago de
scritto e disegnato dallo stesso Capialbi in altra sua
pregiata opera (763) con ornati, a giudizio del chiaris
simo Gcrhard (764), non comuni; e fatto , secondo il

Capialbi , nel bel tempo della romana grandezza. Lo


stesso servi pria per qualche personaggio consolare come
fan sospettare le sedie curali , i fasci di littori ed altri

bassi rilievi che vi sono;e poi ne'tempi di mezzo racchiu


se il corpo del gran conte Ruggiero (e non gi della sua
prima moglie Eremburga siccome da taluni si pens ) ,
e sito venne nel tempio della Trinit in Mileto dallo

stesso conte fondato-Delle statuette rappresentanti un


giovine Bacco , una tigre , delle gure muliebri, che

tutte rinvenute in un luogo nel 1796 , fecero sospettare

che in quel sito qualche antico statuario abitasse- Dei


pozzi foderati di creta simili a quelli dal Logoteta de

scritti, e rinvenuti in Reggio nel 1790 (765)-De'vasi di


759
760)
761)
762)

Lupis , Vol. cit. p. 114


Camere , Annali art. 1550
Fiore p. 34 - Bisogni , op. cit.
Grimaldi, Vol. I. - XIII

765) Capialbi , Mera. cit. (615) p. LIl. e seguenti.


764) Gerharcl, Le": in Capialbi, Mem. cit. p. LVIELVII

765) Lognteta , Tempio d'Iside p. 79

'_.10_.
diverse fogge, talun de' quali giudicato dal Gerhard di
forme non comuni , gurati , e di buon lavoro -Delle
colonnetlo di marmo alte sei palmi , dei fusti di grosse
colonne, parecchie patere di forme diverse, molli acque

gonsi nelle opere de' due Capialbi e del Bisogni (769) ,


ma sol due meritano esser mentovate-Una . de'tem

dotti , varie medaglie perloppi greche e romane, ed

nicipio dato da Cicerone ad Ipponio, a suoi tempi detto

inne altri oggetti di metallo, di marmo, e di creta.

Va/entia (770) - L'altra lateralmente ad un mar


mo quadrato nel cui mezzo avvi gran buco atto a ri
cevervi un vaso, e secondo V. Capialbi il semigoncio,

Non dobbiamo per omettere nel parlar di metalli


fra gli oggetti scavati negli ultimi anni nelle rovine
d'lpponio, uno de' pi rari pezzi di oreceria che il eh.
Fiorelli (766) ha con molto ingegno illustrato - Esso
consiste in un orecchino di oro del peso di cento gra
ni avente nel dinanzi la gurina di un putto in piedi
alato e coronato di ori, de'quali un serto gli scende gi
pel anco: ha nella dritta mano, a quanto pare, una
rosa , e sostiene con la spalla sinistra un picciol cane
stro nel modo che si scorge nella immagine della dea
Bona nelle guline di Pesto (767)-Il Fiorelli per tal
ragione e per la rosa chi: attributo di Venere, inclina
a crederlo un Amore , ma non esclude che potrebbe
pur rappresentare un qualche genio e forse quello del
la stessa Ipponio ove ammiravansi ameni giardini. Fi
nalmente lo stesso autore conchiude che il nissimo
lavoro in tutto le sue parti di questo puttino, la gra
zia fanciullesca che traspare dalle sue membra e quella
naturale attitudine del corpo, distintivo dello stile bello,

pi di Antonino Pio in cui Q. Muticilio essendo chiamato Patrono del Municipio, conferma l'epiteto di Illu

vale a dire il campione di cinque libbre che alla mi


sura de' liquidi serviva - In essa evvi nominato Lucio
Lilrcrzio con la qualit di Pontece Massimo , e lo
stesso titolo leggesi pure in altra iscrizione rapportata
dal medesimo Capialbi, il quale opina che con esso in
dicavasi probabilmente il pi anziano del collegio de'

ponteci che in Ippanio risedeva - Ma donde il nome


e qual fu la origine di una citt che con i suoi avanzi
giustica i titoli di nobile illustre e magnifica che leg
gonsi in Cicerone (771) ed Appiano (772), ed il cui no
me era anche dato al vicino seno di mare?
Il nome d'Ipponio da taluni creduto di origine gre
ca , vuolsi riferie or all'eqnina forma che alla citt
diedero iprimi abitanti, edor al valore e moltitudine dei
suoi cavalieri (773). Bochart Mazzocchi e Capial

bi (774) dando per fondatori alla citt i Fenici o


altro siriaco popolo , dicon derivato il nome dall'orien

fan credere indubitatamente opera di greco artece que

tal voce L'Ira denotante seno, che poi cangiata da'greci


in Hiopo ne venne Ipponio ed anche Eipon o Epion,
come in talune delle sue monete appellato. Cote
ste origini non avendo altro appoggio che la etimo
logia , non possono venir adottate - Il Bisogni ne
NIL'S. COS. IMI. ITER, la quale fu giudicata di alta d una pi antica ma sol dettata dall'amhizione di at
importanza dall'erudito Borghesi che alla stessa diede tribuire una remotissima antichit alla sua terra na
il primato dell'antichit su tutti belli di tegole o matto tale che disse fondata dagli Ascenazzi 166 anni dopo
ni di creta usciti dalle latine fornaci. Ei la rapport al il diluvio-Altri (775) al solito disse fondatore Erco
Laronio di cui parla Appiano (768) che nel 718 fu man le, e si precedentemente vcduto( V. 5. lX. Par. I) qual
dato con tre legioni in Sicilia in soccorso di Cornilicio fede dee prestarsi a simili origini-Non sappiam poi su
contro Pompeo; ed essendo felicemente riuscito in quel quali elementi un applaudito scrittore (776) la disse
l'impresa, pens il dotto autore,che in tale occasione ac edicata da'Sibarili-Negli antichi autori or le si d
clamato venne Imperatore da'soldati. Egli pur lo credet
te l'istesso Laronio che ne' fasti consolari indicato col
769) Capialbi Gius. e Bisogni, op. cit-Capialbi Vito, l'llrna
prenome di Lucia, e fu console dalle calende di otto
d'lpponio , ed Appendice allo stesso scritto.
bre no a tutto il rimanente dell'anno 721 di Roma.
770) Cicerone, in Verr.u - V. pure Orat. Pro Fianco c. 40.
Diverse iscrizioni benanche sonosi rinvenute e leg
771) Cicerone ivi in Ver
sto lavoro che a buon dritto da tenersi fra' primi
di un tal genere. 2'
Fra le cose di creta che si son trovate degno di
nota un mattone in cui leggesi la iscrizione Q. LABO

766) Fiorelli , op. cit. p. 65


767) Annali dell'Isvitut. VII. p. 50
768) Appiano, De bel, civ: L. V. e u2 , e 115

772) Appiano, op. cit. L. IV


773) Mazzella, op. cit- 2: Capialbi Gius. c. i, p. 5 V Bisogni
L. 1 , e 8
774) V. Capialbi, Mem- cit. p. XI
775) Bisogni, p. 25
776) Cuoco, op. cit- L- 29

con Scimno e Strabone origine locrese -, or con Scilace

e Plu tarco appellasi lucana citt; ed or credesi edicio


dei Focesi con l'autorit di Plinio che de' Focesi disse il
seno ipponiate , e di Stefano che pi chiaramente , no

riconoscere nell'attuale Cerchiara nella citra C'ilabria),


e con molta ragione dal VVesseling corretto in Ippo

nio-Dall'epirota re Alessandro allorch venne a soc

indica al dir del Millingen antica origine - Final


mente notiamo che Licofrone , come si veduto ( V.
sop.5 XL), nel parlare del promontorio Lampele, lo disse

correre le citt della Magna Grecia, fu tolta a' Brezi,


se vero ci che pensa il Millingen che in Livio
(780) debba leggersi Hipponium e non Sipontum come
st scritto - Dopo la morte di quello riradde in po
tcre de'Brezi nch nel 436 se ne insignor'r Agatocle

situato sull'onda che parle dell'lpponio discosceso; e

il quale vi edic il porto e forticolla-A lui poscia la

che questo epiteto dato ad Ipponio fa supporre o che Ip


o che questa limitandosi allora alla parte montuosa, era
in una situazione da meritar siffatto epiteto.Questo nostro
pensiero per ha bisogno di migliori prove-Vediamo in

tolsero i Brezz', egli nel 457 l'assedi, ed a quelli inne


rimase nch non cadde sotto la romana soggezione.
Dalle premesse cose possonsi dedurre le seguenti pro
babili conclusioni - Ipponio fu di origine tirennica
Essa forse fu da' Focesi posseduta priach l'avesse per

tanto se dalla storia possiam trarre qualche lume sui pri'

cessione o per conquista Gelone; e da ci pot derivar

mordi di tal citt.


Noi abbiamo altrove(V.Q/III.Par.l.)osservato la pe
lasga o tirrenica costruzione de'muri ipponiati rapportan
dola alXWsecolo av.l'E.V. quando 0 i Tirreni vennero
in Italia, o i Pelasgi presero cotal nome-Si pur detto
che il mar Tirreno bagnava le terre ipponiali - Le anti
che memorie ne istruiscono delle navigazioni de'Focesi
pel Tirreno e della battaglia da essi vinta nel 217 di R.
a'Tirreni, dopo la quale i vincitori veleggiarono verso
Reggio e poi nello stesso mare Velia edicarono.
cotal guerra tanto certa, che avendo allora i Tirreni
di Agilla con atroce consiglio lapidato i prigionieri Fo
cesi caduti nelle lor mani, a'tempi di Erodoto pian
gevano ancora il lor delitto che a via di sacriz ed
espiazioni cercavano purgare-Il siracusauo Gelone che

la credenza della origine focese-Scossa il siculo giogo

me e fondazione attribu all'eroe focese Ippone, il che

ponio era un monte donde pot venire il nome alla citt;

regn dal 269 al 275. di Roma, narra Ateneo sull'au


torit di Duri , che in un bosco amenissimo ed irri

gua presso Ipponio , fece la villa che per la sua uberl


e delizia detla venne Carno di Amaltea. -l Siracusani
sovente in guerra erano con i Tirreni o Tuschi e fra l'al
tra lo furono nel 278, 299, e 338 di Roma (777). Nel 363 Dionigi distrusse Ipponio ne tolse gli abi
tanti che mand in Siracusa e ne cedette il territorio
a' Locresi i quali allora poterono stabilirvi qualche co
lonia-Dopo undici anni gl'Ipponiati ripatriarono per
opera de' Cartaginesi (778) - Nel 398 i Brezi tra
le prime citt da essi conquistate si impadronirono
d'lpponio erroneamente da Diodoro (779) o da' co
pisti scritto Arponio ( che taluno ingannato credette

tesa origine [oerese , tantoppi che facilmente una co


lonia vi ssarono-Similmente soggetta a'Brezl, Stra
bone di loro possessione (782) chiamolla; e per la con
fusione che tra' nomi di Brezi e Lucani, trovasi in
qualche autore della lucana citt - Caduta nel domi
nio de'Brezi , nelle loro terre quelle d'Ipponia furon
comprese; ma pria di ci non dee credersi con alcuni
calabri scrittori , ch'estendeansi no al Savulo da una

parte ed al Mrlaura dall'altra, poich iu tal caso spa


rirebbero le regioni di Terina e di Medama da cui
quella d'lpponio era circondata.

stata quislione quando Ipponio cominci con tal


nome a chiamarsi e se ci avvenne allorch cadde
sotto il romano dominio. Sembra per che anzi no
a tal'epoca abbia conservato siffatto nome che poscia
con quelli di Veibon , Vibo, Vibone, Vion, e Valen

iia fu cangiato-I primi quattro trasformati poi al ca

der dell'impero negli altri di Bibo Vibona Bivona 'e


Vicona, voglionsi derivare da Hippa radicale d'lpponio

- L'aggiunto di Valentia da taluni pensossi che si


fosse dato alludendo all'antico nome di Roma. Era in
vero Valentia il nome sacro di Roma che non po

tevasi pronunziare senza pagarne il o con la vita ,


come infatti pagella il tribuno della plebe Valerio So
rano (783); ma s per tal ragione che per non esser
780) Livio, VIII, c. 24 - Millingeh op. cil. p. 71
78i) Diodoro Siculo , L- XXI, c. 8
782) Strabone, L. V

777) V. Muller , op. cit.

778) Diod0f I L- XlV , c. 107 ,n L. XV , e, :n


779) Diodoro, XVI, 15

in cui era all'et di Gelone , l'esservi ricaduta sotto

Dionigi che la cedette a' Locresi, fu cagione della pre

'

785) Plutarco, Prob. LX-Plinio, III, e. 9 - Servio in Vir


gilio Georg: 1, v. legg.

._72_
proprio della romana superbia il nome sacro della loro
citt ad altre concedere , crediamo che con quel di

nella storia , che una stessa citt era per una parte

Valentia dato alla nostra Ipponia, non s'intese accen

lentia fu municipio o colonia. Cicerone che vi fu tre


volte , la indic col primo nome; Livio , Patercolo,
ed Appiano col secondo - Patercolo (784) dice nel 516

vera Ippanio fra le pi magniche delle 18 colonie


ch'eransi promesse ai soldati triumvirali , ed egli cer
tamente con ci non intese indicar la parte ove la pre
cedente colonia erasi stabilita. Dall'altra banda come
ben considera l'erudito Gervasio (790) , nelle ultime
epoche, la denominazione di municipio si confuse non di
rado con quella di colonia. Quindi o si dee ritenere
che il doppio nome dato ad Ipponia una prova dip
pi di tal confusione ; o che Ipponio , bench colo

di Roma mandata una colonia in Valentia , ed evvi

nia , fu detta municipio a solo titolo di onore-Sia co

quistione (785) se ci fu nella Valenza spagnuola del


cui territorio come leggesi in Floro (786) nel 616 fatta
venne assegnazione da Giunio Bruto, oppur nella no

munque , essa segui le parti di Cesare nelle civili di


scordie tra lui e Pompeo: all'epoca del Triumvirato
sostenne gli sforzi di Vitulino e fu perci promessa fra

nar Roma; e pi probabilmente pu dirsi accordato a


titolo di onore, o per la resistenza fatta dagl'lppaniati
a'Cartaginesi nel 536, o in generale per il loro valo
re forse da' Romani pregiato.
Conlrariet vi pur fra gli scrittori se Ippanio-Va

colonia e per l'altra municipio. Oltrecci Appiano no

stra Ippania come dal lodato V. Capialbi si credu

le altre citt italiche ai veterani soldati triumvirali ;

to (787). Non trovando alcun lume negli antichi scrit

e quantunque Augusto dopo la scontta che la sua flotta


ebbe da Sesto Pompeo nel 712 avesse fatto sperare a
Reggio e ad Ippanio di escntarle da tal castigo, nel
l'anno seguente per sedare il furore e la licenza dei

tori, non possibile qualche error de'eopisti sull'anno


indicato da'citati due autori? Livio (788) fece parola sol
della colonia inviata nel 562 composta di 3700 pedoni e
300 cavalieri con l'assegnazione di 15 iugeri di terreno a
ciascun de'primi e 30 ad ognun de'secondi.Questa colonia
che l'Antonini nella sua Lucania attribu senza ragione a
, Libonati, la prima a nostro credere che in Ippanio fu

mandata ; ma ignoriamo se questa citt da detta epoca


cominci ad avere il nome di Valentia , oppur se l'ebbe
dal 536 quando resistette a' punici attacchi (789). Il Ca

pialbi crede che tal colonia occup la parte piana ed

soldati , mantener volle la prima promessa, e n

Reggio n Ippania andarono escluse (791).


Ippanio serb il nome di Valentia no al IV 0 V
secolo quando si crede vissuto l'autore dell'ltinerario
d'Antonino , ove con tal nome indicata due volte :
soffri poscia tre incursioni de' Saraceni; e quindi dal

1233 al 1237 per ordine dell'lmperator Federico II.


cominciossi a fabbricare da Marco Faba la presente cit

inferiore d'lppanio, verso il mare , e prossima al porto


che si avea interesse di custodire dalle ostili incursio
ai; ed avvalora il suo giudizio con la osservazione che
di fatti in tal sito tutti gli oggetti rinvenuti, fuori

nel recinto delle antiche mura, le quali non poco danno


dovettero soffrirne (792) , e maggiore n'ebbero dopo
il 1508 allorch Montelcane cadde sotto il peso feu

qualche rara eccezione , son di gusto romano; a dif

dale , ed i suoi signori costruir vollero con le tolte pie

ferenza della superiore che presenta i residui di edi

tre diversi edici (793).


Non resta per Ippania che tener proposito delle
sue monete , le quali son tutte di rame, di otto mo
duli diversi, e con la leggenda al rovescio che in po
che esprime il nome d'Ipponia ed in tredici l'altro di
Valenza-Nelle prime non ugualmente scritta poich
in una con testa di Venere )( corne di abbondanza e ca

fui , sepolcri, medaglie ed utensili di greca maniera:

quindi conchiude che questa sezione era municipio ,


mentre l'altra era colonia, e con ci spiegarsi il per
ch la citt ebbe l'uno e l'altro titolo-Noi per non con
trastiamo che forse la parte piana e pi al mare vicina
assegnata venne a' romani coloni, ma non perci il resto
della citt dee dirsi municipio; e niun esempio evvi

784)
785)
786)
787)

Pater-colo, L. 1 , e 14
Salmasio, Exercit. plmian. in solinum. p. 68
Floro , L. LV
V. Capialbi , Mura d'Ipponio- Mem. cit. p. III

788) Livio, L. XXXV, e 40


789) Capialbi V, Mura d'lpp:

t di Ztlonteteone,in un sito eminente verso mezzogiorno,

790) Gervasio , Osservaz. int. alcune ant. iscriz. - V. an


che Bullet. arch. nap. I, p. 61
791) Appiano L. IV. in fin - V. Patercolo t9, e 68 - Ma2
2occhi, Amphit. p- 54 - Morisani, Marmara Regina, p. 167 Grirnaldi , Annal, un. 715 di R.
792) Aceti in Barrio pag. 141 -Tromby, Star. Carlusiana

vol. 'V. App. 11, a 25 - V. Capialbi, Mura d'lppam'o


793) Capialbi, loc. cit.

__75_
\

duceo, leggsi IIIHQ.NIEQN,ed in altre due evvi invece


EIIlQN'IESLN-Esse presentano, cio,una: testa di Gio
ve con al rovescio o la sola leggenda , o con dippi

un vaso ed una stella; l'altra: un giovine con cimiero )(


Villoria alata con una palma nella dritta ed un bastone
' nella sinistra-Altre due monete di terza grandezza

di questa e del rinomato porto che avea , fu tal colo


nia una delle pi forti d'Italia.
Non lungi da Ipponio taluni calabresi scritto
ci (795) mettono un Castel di Cibele dagl'lpponiuli
chiamato Messer: per l'abbondanza delle messi, e sito
nell'odierno villaggio Mesiano distante circa 6 miglia

hanno testa di Apotlo o di Bacco laureata da un lato ,

da Manie/cane , 8 da Brialico e 10 da Nicotera.

e Cerere o Proserpina dall'altro con la doppia leggenda

Ivi dappresso e precisamente nell'altro villaggio Pn


paglionti si dice esistito l'antico tempio sacro a Cibelr
che sopra si , mentovato , ove cclebravansi atro
ci riti che da Caronda furon vietati; e sotterranei
di tal tempio voglionsi quelli che sono nel luogo de
signato col nome di Grotla di Pupaglionll (796). Ma
dallo scorgere che il n qui esposto poggia tutto sul
l'autorit di quell' ignoto Proclo di cui si gi parlato,

EI'IIQNIESLN I'IANAINA.

Delle l4 con la leggenda VALENTIA, una ha la te


sta di Diana ed )( un cane-Due la testa di Cerere o
quella di Giunone diademata con una stella 0 altri sim
boli; ed entrambe )( doppio corno di abbondanza-Una
con la testa di Giove )( ed il fulmine - Altra con
quella di donna diademata, un monogramma )( corne
di abbondanza, ed una piccola Viltoria tenendo una co
rona. - Due con la testa di Apollo che in una ha due
globetti )( la lira e simboli diversi, a differenza del
l'altra che manca di tali simboli-Tre hanno Pallode
con dietro quattro globetti iquali ossorvansi pure nel
rovescio in cui vedesi la civetta ; ma una ha dippi nel
campo un astro; l'altra diversi simboli; e la terza una

Viltoria volante con una corona-Tre sono con la testa


di Ercole coperta della pelle di leone , e tre globetti
che pur veggonsi al rovescio: ivi scorgesi in una il
doppio come di abbondanza; e nelle altre due dop
pia mazza, cui nel campo di una aggiunta una stel
la, una cicala o un timone; e in quel dell'altra , un

aratro. Inne una ha la testa di Mercurio coverta del


petaso alato, una T.)( ed il caduceo. - Altra simile
moneta con la leggenda TE! si era attribuita a Sin,
ma riettendosi che essa non di un'epoca tanto remota
quanto quella in cui fu distrutta la indicata citt, si
restituita a Valentia , leggendosi nella mentovata
iscrizione le lettere VEI, iniziali di Veilron o Vilro, co

me fu da'Romani appellata (794).


Le monete d'Ipponio-Valentia sono in generale di bel
lavoro ma di poca importanza, eccetto quella che ha la
leggenda HANAINA che di molto interesse (V. sopra
Q X). Il bel lavoro una prova dippi che le belle arti
nrivano in Ipponio. Le deit adorato erano Venere,
Giove , la Villoria , Apollo , Bacco , Cerere, Proser
pina , Diana , Pallade, Ercole , Mercurio - note

vole che il caduceo ed il corne di abbondanza indicano


la salubrit dell'aria e fertilit del terreno. Per effetto

e che Cibele , giudicandone dalle monete , nemmeno

era deil principale degl'Ipponiati, niuna fede prestia

mo alla esistenza del castello e del tempio col suo nome


indicati - Non neghiamo per che quelle contrade es
ser dovettero nel VI secolo cristiano abitate , poich in
sito poco discosta da Capo Zambrona, il Capialbi trov
un pubblico sepolcreto con vasi e medaglie dcll'epocbe
di Teodosio Magno di Giustino e di Arcadio (797).
XIII. A capo Zambrone termina la parte pi stretta
del golfo ippaniale che protendesi per altri dieci miglia
sino aCapo Vaticano, donde comincia il golfo di Gioia.
Alla distanza di sette miglia dal primo capo, eravi Por
lo-Ercole,riconosciuto da' pi essere nel luogo poco lun
gi dall'attual Tropea, detto ora le formicole; qual no
me vernacolo si volle senza alcun fondamento dal Bar
rio (798) trarre dalle parole forma: Hcrculis, e dal Ma
r2IlIOII dalle altre , forum Herculis (799) - Cote,sto
porto, ove narrasi che siasi ricovrato l'aragonese Fer
dinando dopo la disfatta di Seminara , si disse (800)
dall'annalista Grimaldi corrispondere al Parlenio che
Plinio nomin pria del seno vibonese, e perci si cre

duto esser non lungi da Ciro/la nella citra calabria. (Da


altri senza argomento alcuno l'erculeo porlo al Vibone
se (801) ed all'emporio di Madama (802) si volle iden

tico. Noi per seguendo Plinio che lo mise dopo Vi


795) Maraoti,L.1 1,0. 19 - Bisogni, p. 41-Aceto in Barrio
p. 146
796) Bisogni, loc. ch.-Capialbi, Append. cit.
797) Capialbi, app. cit.
798) Barrio, p. 144
799) Maraoti, L. n , c. 18 -V. Fiore p. 24
800) Plinio , L. III, 0. 5

m) Millingen , op- cit. p- 76

Bo1) Capialbi Gius: op. cit'


802) De Ritis, Quad. cit. p. 115

lo

_.u_
bona e pria del Jtlelnuro, generalmente creduto il u
me Petrace nella Calabria ultra prima, ci uniformiamo
all'esposta opinione del maggior numero.
Poco discosta da Porlo Ercole Tropea , indicata
da Stefano con il nome di Postropaea che l'Olstenio (803)
legge: ad Tropeam-Il Barrio (804) ed il Fiore (805) la
credettero fondata dagli Aasoni o Enotri , persuadendosi
che non potea un luogo cos bello rimaner privo di
abitatori-Diverse congetture sonosi fatte sul nome di

Tropea che secondo taluni fu preceduto dall'altro di


Parlo Ercole avuto da Ercole suo fondatore ; ed al Fio
re sembr che Stefano col nome di Postropaea deno
tato avesse che pria Ercole e poi Tropea chiamata si
fosse la citt-Il Barrio derivollo da tropaeo, retroverlo,

che signicar disse , il ritorno di un duce romano pro


veniente dall'Africa: il Maralioti (806) e l'Ughellio (807)
rapportaronlo a' ussi e riussi , da essi detti tropei ,
de' due gol di S. Eufemia e di Gioia che ivi urtansi;
e I'Aceti col Quattromani studiando greche etimolo
gie, lo stesso avviso portarono- Da pi nobil cagio
ne il Lascari (808) ed il Parrasio (800) derivar fe

cero il nome di Tropea. Cos detta il primo la volle


da'trofei che vi pos Scipione reduce vittorioso dall'
Africa; ed il secondo dal trionfo portato in quelle pro

de da Sesto Pompeo su Cesare Ottaviano , senza ri


ettere che questi rimasto alla ne vittorioso permesso
non avrebbe che alcun luogo serbasse un nome da far

ricordare la sua scontta-Finalmente il Lupis (810)


inclini) far di tutte le opinioni una sola, dicendo , che

forse origine ausoniea o enotria ebbe Tropea , che


questa era la stessa di Porlo Ercote . e che in memo

ria della vittoria di Sesto Pompeo pot cangiare il


suo nome-Tra tante contraddizioni e non potendo al
cun protto trarre dalla storia la quale di Tropea an
tica sol' serb il nome , noi siamo arditi presentare una

congettura. Fra gli altri titoli che Giunone aveva eravi


quello di Tropea come fra l'altro leggesi in Licofro
ne (SII). E sia o n vero che tal titolo veniva da'tro
fi che ad essa siccome a Giove i vincitori innalzavano,
probabilmente non dee credersi estraneo al nome del

la nostra citt, essendo difcile per solo effetto del


caso incontrarsi una somiglianza di nome cos perfet
ta -- Non vogliam nemmeno tacere che Licofrone chia
m Ercole il Leone da Tropea , ossia Giunone , nutri
to, per cui nemmeno interamente estranea a Tropea

dee aversi la favola di Ercole. Ed essendo Giunone


deit'a pelasga non improbabile dare a Tropea origine
pelasga o tirrenica-Finalmente osserviamo che Stefa
no pose Postropaea e llletauro nella Sicilia e ci o per
errore , o perch ritenne da'Siculi abitata anche que
sta parte della Calabria.
.
Dopo tre miglia da Tropea evvi Capo Vaticano il
cui nome senza prova alcuna or si rapporta a'vatieini
della cumana Sibilla che ivi si vuol venuta (812) ,
ed or dicesi derivato da Batlr'eoni, cio terra battu

ta dai Mori con dispregio chiamati cani , accennan


do cos ai Saraceni che pi volte infestarono quei luo
ghi (813).
XIV. Sette miglia distante dal suddetto capo, mezzo
miglio dal mare,e poco discosta dal ume ltlesima che
la provincia divide , su di ameno ma difficil colle , si
la Nieotera (814)-AI1a stessa opin il Barrio (815)
corrispondere l'antica Medama che dal Cluverio (816)
e D'Anville (817) si pose in Rosarno, e da altri (818) o
sul monte poco pi sotto l'attual Nicotera , o nella pia

nura tra questa ed il Mesirna , ove diconsi esistiti anti


chi ruderi (819). Il Barrio (820) per ritenne che fu
pi volte distrutta e rifabbriqzata, e l'erudito Adilardi (82 I)
crede che nalmente gli abitanti saliti sulla vicina rocca
edicaron la citt ove or sorge Nicotera. Checch ne
sia , in quella contrada , sebbene ignorasi il preciso
luogo , par che dovea esser Medama; sul cui nome ,
situazione , origine e regione , sonovi non lievi contra

riet.
Ed in quanto al nome , Seilace scrive Mesa (822) ;

812) Quattromani in Barrio , p. 150


815) Alberti , op. eit- e Fiore , p. 24

814) Adilardi , Mem. star. della citt e del circondario di


Nicolera , p. 18
8i5) Barrio, p. 150

'

816) Cluverio , Italia ant. IV. 15, p.

805) Olstenio , adn. ad Italiam Cluverii

818) Mara1oti , L. n , c. 16 -Fiore p. 157 e 158 - Ca

804) Barrio, p. 144


805) Fiore, p. 155

807)
808)
8o9)
8m)

806) Maralioti , L. n , c. 18

Ughellio , Vol. cit


Lascaris, De philos. calabris'
Parrasio, in Ctaudiano , De raplu Proserpina.
Lupis, Vol. cit. p. 120

Su) Licofrone p. 91

.817) D'At'lville, op. cit.


ristina, Orat- habita in Synod. Nicola. - Lupis V. cit. p. 121
819) Grimaldi, An. V. 1 , e XIII, Romanelli, op. cit. P. 1,
Corcia nel Quad. 43 p. 49
820) Barrio loc. cit.
821) Adilardi , op. cit. p. 17
8:12) Seilace , Perip. ed. Gail p. 140

_.13.._

Apollodoro in Stefano , lllesma (823) ; Ecateo rappor


iato dallo stesso Stefano, Medme (824); Scimno di
Chio , Medno (825) ; Plinio (826) lvlledua o llfedma se
condo le diverse edizioni; Strabone (827) e Mela (828),
Illedama - Malgrado la variet degl'indicati nomi,
tutti sonosi alla medesima citt riferiti, e niuna distin

zione fatta si tra mesmeo e mcdmeo popolo , talch il


Vossio pens doversi il vocabolo Mesma di Stefano ,
leggersi Medama-Il lllorisani (829) per il primo ebbe
sospetto, ed il Capialbi(830) mise pi in dubbio, se la
Mesa di Scilace e la Mesma di A pollodoro fosse la stessa
citt diversamente indicata dagli altri scrittori. Il Ca
pialbi inclin a creder le citt diverse anche per la dif
ferenza che scorgesi nella leggenda di talune monete ;
giudic lllesma corrispondere all'attual villaggio Mesiano
ove altri ( V. sopra 5. XII) pose il Castrum L~'ybelis;
ed aggiunse che in quei contorni non picciol numero
di monete mesmee eransi rinvenute, ed aver nelle pia
nnre al Mesiano adiacenti, origine la pi parte delle
acque del piccolo Mesima o Mesimicchia che nel grande
Mesima si scarica.
Il Corda (831) ed il de Ritis (832) confutarono il
Capialbi dicendo: essersi , eccetto da Stefano , desi
gnato dagli antichi autori lo stesso sito or con l'uno, or

con l'altro nome; il doppio nome dato da Stefano esser


venuto dal perch egli raccoglieva le notizie che si riat
taccavano a diversi nomi senza osservare se le differenti
appellazioni alla medesima citt si riferivano: che quindi
questa cangi nome per la sola ragione delle profferenze
diverse del greco o del latino idioma , e Mesma o illeso
si disse nel primo e llledama nel secondo - Sembra av

gore MILA . . in un lato , ed . . . Q.N nell'altro; e lesse

ma dubilando MF.AMA AOKPQ-N. La seconda presenta


da una faccia IIIEEIIIAr-v e dall'altra . . . I'Q-PSIN o
KQ.P.Q.N , che il Capialbi meglio lesse AOKPQ.N e fu
di parere potersi le mancanti lettere della prima moneta
con quelle dell'altra supplire. -Atteso ci, potrebbe an
che credersi la A dell'una doversi leggere 15, come nel
l'altra; similmente che in quel MEAA rclrogrado che in
una moneta crotoniate ( V. sop. g. VI ) vide il Sestini, e
nella leggenda dell'altra moneta pubblicata dal Mionnet,
pu dirsi scambiata la stessa lettera-Ma forse non evvi
bisogno far cotesti cangiamenti , poich se i nomi di
Mesma e lllezlamll son relativi alla stessa citt, non dee

far maraviglia se ora in un modo ora in un altro leggonsi

nelle sue monete. Sembra quindi che nello stato attuale


non possa risolversi la proposta quistione nel modo co
me vorrebbe il Capialbi-N a dar lume alla stessa gi-o
va la indicazione del sito , poich Scilace la sua Mesa e
Scimmo la sua Medna in modo indeterminato tra Ip
ponio eReggzb posero; e poco esattamente pur la de
scrissero Mela , che dopo Terina e prima d'lpponio si

tuolla , e Plinio, che dopo l'oppido Tauraento ed il ume


lllelouro la mise (835)-L0 scrittor che ha dato le mag
giuri notizie sul proposito , Strabone , il quale de

scrivendo Medama dopo Porlo Ercole e pria del Melan


ro, conferma che la stessa presso l'odierna Nicotera esi
ster dovea.
Non minori contrariet sonvi in riguardo alla ori
gine-Barrio, Maraoti (836) ed altri fecero dire a Stra

bene che Mednma era Locrorum aedicium: quali pa

valorare la ragione della sostenuta identit , la moneta

role, nella sua Geograa non trovansi. Scimno scrisse


su tal citt; Locri condiderunt, che il Morisani (83 7)

veduta dal Sestini (833) in Roma nel Museo Bondac

corresse habilaverunt. In Solino (838) le parole Zan

ca, paragonandola all'altra di cui era possessore l'a


bate Pacico (83 4)." Sestini in quella credette scor
825 e 824) Steph. Biz: op. cit. v. Meama
815) Scimno , Perieg. v. 507
826) Plinio, L. III, 0. 5
827) Strabone , VI.
81.8) Mela , L. Il , c. 4

829) Morisani , Antiq. val. Brutiorum M. S.nella R. Bi


blot. Borb- di Nap.

830 Capialbi Vito, Lettera su Mesma o Medama inserita


nel Maurolico An. II , Vol. III , n. 2 , e nella citata opera
dell'Adilardi , pag- 115 a 151
851) Corsia nel Progr. Quad. 45 p. 84 e seg.
832) De Ritis nel cit.

40 degli Annali civ. p. 102 e

clensibus Metaurum locatum ; a Locrensibus Meta

pontum, quod nunc Vibo , voglionsi leggere: a Locrensi


bus Medama et Hipporn'um quod mmc Vibo-Noi per
crediamo essersi data la origine locrese, come gi si era
fatto per Ipponio , dall'aver i Locresi posseduto que'
luoghi dopo le vittorie di Dionigi ; e dalle medaglie
del Pacico e del Museo Bondacca traggonsi invece in
dizi di confederazione con Locri. Piuttosto quindi so
spettiamo che Mesma o Medama, al par che si detto
d'Ipponio , debba dirsi di origine tirrenica.

853) Sestini , Le". numismallche, Vol. 6 ed op.!cit.

855) Scilace , Scimno , Mela , Plinio , e Strab. loc. cit.


856) Barrio , Maraoti, loc. cit
857) Morisani MS. cit.

834) Capialbi, La. cit.

858) Solino, Polyhist. VIII

seguente

._76._

Per quei che credono alla locrese londazione, Ille


dama era nella regione de' Loer'esi , come in fatti pro
babilmente lo fu dopo Dionigi - Non dobbiamo poi
fermarci su Seilace che la pose nella Lucania , poich
come per Ipponio, ci riguarda l'epoca in cui l'agro me
dameo fu nel brezio compreso-Ed in quanto alla opi
nione (830) che vuol Medama dipendente da Reggio,
o sua alleata, pria di cadere a'Locresi , non si ha al

tro motivo fuori che la credenza possibile ma non giu


sticata , anzi contraddetta generalmente , di esser cio
il conne della regione reggina al di l del llletouro
Il Mazzocchi (840) trasse la etimologia di Medama
da siriaca voce denotante abbondanza di cose e special
mente di frumento, l'Aceti (841) la rapport a greco
vocabolo indicante impero, ed il de Ritis (842) a

caldea voce denotante esser la citt in mezzo due


umi - Ma pi chiaramente la origine del nome
ne sar manifesta consultando gli antichi scrittori.

Da Nicandro (843) e da Lattanzio (844) si narra che


lllesma raccolse Cerete errante e le dette da bere in un
vaso che la dea vuot tutto ad un ato (MM-Nelle mo
nete medmce si osserva sovente l'immagine di Cerere e di
una ninfa, ed un vaso-Ecateo (346) il nome di Medme
deduce da una fonte che avea la stessa appellazione Strabone (847) pur disse, net: /onge ejusdem nominis
fans magna: cum emporio nobili, o come altri legge
ejusdem nomini: cum fonte magno et emporio nobili -

Da coteste notizie sembra che ben pub conchiudersi


essersi appellata la citt col nome della ninfa custode
della vicina fonte , che probabilmente veniva adorata
da' Medmei come lo era Ligea da' Terinei e Parlenope
da'Nopolilani. E tal fonte crediamo essere la sorgente
del ume Mesima che col suo nome tuttor ricorda l'an
tica citt.

Nel sopra citato luogo di Strabone si pretende da ta


luni doversi leggere ueius invece di fans, e da al

tri vuolsi l'epiteto magno riferire non al fonte ma al


l'emporio (848). La prima correzione inutile dopo
859)
840)
841)
845)
8.;4)

De Rlli8.
cit. p. 109 e no
Mazzocchi . T. 11. p. 1, n. 69
Aceti in Barrio , p. 153
842) De Ritis loc. cit.
Nicandro ap. Ant Liberal. Melam XXIV.
Laltanz. De orig. v, X, 7

845) Cavedoni, op- cit. p. 21

846) Ecateo in Stef. op. cit.


81.7) Stabone, loc. cit.

81,8) V. Salmasio, op. cit. -Romanelli , op. cit. P- I , Adi


lardi p. 12

quanto si detto sopra. Sulla seconda poi dee osservarsi


che oltre dal non venire avvalorata dalle stesse pa
role greche dello scrittore, non evvi ragione per cui

debbasi togliere al fonte l'epiteto di magno ; tantopp


che l'emporio cui si vuol riferire, fu da Strabone indica
to in detto luogo con l'altro di nobile- Cotesto emporio
era un navale o stazione di navi presso il Metauro ellle
dama. Da alcuni si vuol lo stesso che Porlo Ureste sol
mentovato da Plinio; e da altri come si detto (V. sop.
g. XIII) l'emporio di Strabone creduto identico al'
pliniano Porlo Ercole.Cotesta quistione per sfugge alle
nostre ricerche , poich il cennato emporio era presso

il Metauro o Pelrace nella prossima ultra prima Calabria


bench compreso nella medmea regione che oltre illllesi
ma estendeasi-Sol qui riportiamo sul proposito la
riessione del Millingen (849) che attesa la vicinanza di

cotesto emporio la citt aver dovea qualche importanza.


nella storia detto che llledma fu patria di Filippo
( e non Philisto come per error de' copisti leggesi in ta
luni codici (850)), rinomato losofo ed astronomo, di
sccpolo di Platone , autore di un libro sopra i venti,

e ricordato da Stefano , Plutarco , Plinio, Ipparco , Vi


truvio, Proclo , Alessandro Afrosideo . Gemine, ed al

tri-Erroneamente l'Ughellio, Pacicchlli , Fra Elia di


Amato e Sacco l'appellarono Stefano Filippo , unendo
cosi idue nomi del losofo, e dell'autore che lo ram
ment.
In Diodoro (851) leggesi che liberata la Sicilia da'Car
taginesi, Dionigi mal dando de' soldati che nel nume

ro di 10000 a propria paga tenea, volendo di altri prov


vedersi, raccolse 1000 Loeresi , 4000 Medinzneie 600
1lesseni; e collocolli in Messana-Cotesti llledimnei fu

rono dal de Ritis (852) ritenuti per gl'istessi Medmei, per


ch credette quel nome pi ravvicinato alla sua etimo
logia; e sospett che Dionisio trasse da Locri e llleclma
tutti quei cittadini che agli ambiziosi suoi disegni met
teano ostacolo-Ma s di esuli malcontenti qual danza
potea egli porre?
Il nome di Nicotera reputossi dal Barrio (858) e poi
anche dall'Adilardi (854) , antico , e in greca lingua

denotare viltoria; narrando il primo, che il capitano re

849)
850)
851)
852)
855)
854)

Millingen, op. cit. p. 76


Fabricio, Bibl. gr.
Diodoro, XIV 15
De Ritis.
cit. p. 115 e 110
Barrio, p. 150
Adilardi, p. 99, 1 5

_71._

duce dall'Africa il quale del suo ritorno 'lasci memoria


nel nome di Tropea , ricordar volle la sua vittoria con
l'altro di Nicotera-Certo per che quest'ultimo nome
trovasi per la prima volta segnato nell'llinerario di An
tonino-Dal Fiore, Aceti ed altri credettesi lo stesso di

Massa Nicoterana che leggesi in S. Gregorio (855), ma


I'Adilardi (856) seguendo il Romanelli (857), invece ap
pella col secondo nome una chiesa sita in un fondo abi
tato di quella diocesi-Fu soggetta Nlcotera a frequenti
incursioni saraceniche (858) ed era deserta a' tempi de'
Normanni, iquali nel 1065 vi trasportarono gli abi
tanti di Policastro. Da ci ne venne che dai Normanni
si volle fondata dal Malaterra (859) e dopo lui da altri.
Essa fu cinta di mura e munita di castello. Le prime
esisteano nel 1704 ed eran dirute in qualche parte nel
1733 : il castello fu nel 1284 abbattuto dal Loria che
il ristor nell'anno appresso.
Finalmente ne resta dire alcun che delle monete
mesmee o medamee , le quali per quanto si cono
sce son tutte di rame , di sette diversi moduli, e con
varia leggenda indicante il nome del popolo , eccetto

una e forse due, in cui vuolsi leggere quello della citt.


Di queste due, una ha MEEMA con testa feminile di
prospetto )( e testa di Apollo: l'altra quella del Museo
B0ndacca da noi sopra mentovata purch non ve
glia ritenersi per identica a quella del Pacico in cui
non il nome della citt ma l'altro del popolo espresso.
Quattro hanno la intera leggenda MESMAIQ.N ,
che in due nel rovescio. Di queste ultime, una pre
senta testa muliebre )( vaso e tenaglia; e l'altra anche
testa di donna avente a anco un vaso )( e testa lau
reata di Apollo-Le altre due son come segue: una
con testa di Apollo laureata e lunga chioma )( cavallo
di galoppo : in alto , stella ad otto raggi. La seconda
ha testa di donna )( ed un uomo nudo sedente su di
uno scoglio in atto di porgere del cibo ad un cane che
gli st innanzi-Simile a questa una moneta del Millin
gen (860) che presenta una testa di donna avente dinanti
a se un vaso )( ed un giovine seduto tenendo una pate
ra ed avanti a se un cane: qual giovine dallo stesso au
ture si dice rappresentar probabilmente l'eroe che con
855) S. Gregorio , Ep. 20 L. V
856) Adilardi , p. 99
857) Romanelli, P. I
858) Arnolfo Cr. cit.

2559) Malaterra , De reb. ges. L. II, e. 37 -V. Tromby


op. dt. Vol. 11
860) Millingen, op- cit. p- 77.

siderato era come il fondator della citt-Somigliante


a questa una moneta anepigrafa in cui il giovine ha
nella destra una potere, ed in alto una stella ad otto
raggi-Anche il Reynier e l'Eckhel menzionarono una
simil moneta , ma quegli non parl della patera, ed
entrambi invece del cane dissero esservi un arco ed
una farctra. Il primo perch la leggenda non offriva
che i soli elementi HAN l'attribui a Pandosia, e l'al

tro la segn fra le incerte con l'ambigua leggenda API


MTEMA , che il Sestini lesse E'Q.THPA MEEMAISLN,
e notisi che il nome di Saleira o Salario davasi a Ce
rere come la salute della citt (86l)-Lo stesso autore
pur menziona una moneta di bronzo con la leggenda
ESITI-IP MESMAIQ-N e -con la testa di Apollo, da lui
veduta nel Real Museo di Monaco ; ma il Mi llin
gen (86?) con accorgimento osserva non essersi ben
letta dal Sestini , forse per appoggiare la sua inter
petrazione sulla precedente leggenda della medaglia de
scritta dall'Eckhel.
Due di diverso modulo hanno la testa di Cerere di
prospetto coronata di spighe con chioma dall'una e dal

l'altra parte del collo giocosamente sparsa; orecchini e


monile di perle: vaso ad un'ansa , il monogramma Il
)( e testa di Apollo laureata con lunga chioma. In una

avvi al rovescio ME..I.. ( lettere corrose ): nell'altra


MEBM. . .-Simile a queste ma di modulo diverso la
moneta riportata dal Mionnet che ha nel rovescio MEA
MAIQ.N , o come altri legge MEB'MAISLN-Anche si
mili sono altredue monete anepigrafi dal Capialbi pub
blicate (863)-Altra pubblicata dal Fiorelli (864) ha pur
la testa di Cerere di fronte ma con collana e capelli

retrocessi )( ed una testa di donna anche di prospetto


Ed inne simile a questa, ma di modulo diverso una
moneta anepigrafa esistente nella raccolta dell'erndito
giovane Domenico Marinmla Pistoia di Catanzaro , che

ha nel rovescio lNY-Da quanto abbiam detto risulta che


nelle monete mesmee oltre le allusioni al mito di Cerere
e di Mesma , non vi raflgurata altra deit che

Apollo , il quale perci dee dirsi che ricevea da'Med


mei particolare culto.
XV. Nulla pi ne rimane a descrivere della regio
ne che guarda il Tirreno. Altri per vi aggiunge Mi
/elo distante dal mare otto miglia che vuolsi antica citt
edicata da'M/lesi, popoli dell'Asia (865)-Ma non per
861 e 862) Millingen, op. cit. p. 25 e 77
865) Capialbi , Let- cit.
865) Barrio , p. 151

86/.) Fiorelli, op- cit. p. 64

..73...
ch Erodoto (866) raccont aver Dario scacciato dal
l'asiatica lllileto gli abitanti , e questi uniti a' Sami
essersi dispersi; n perch Plinio (867) e Seneca (868)
mentovarono le molte colonie cui la ionica Mileto fu
madre feconda, ne deriva come ben riette il Ca

pialbi (869) la esistenza della nostra Milelo ai tempi


delle greche colonie.
La descritta regione nel corso del quinto secolo di
R. cadde tutta in potere de' Brezi e form la parte
marittima del loro territorio che molto estendeasi nella

parte mediterranea della media Calabria , ove forse


eranvi diverse brezie citt bench se rie ignorino i no
mi. Da taluni quelle che appellaronsi Numistro e Ma
merto crederonsi rinvenire in paesi della nostra pro
vincia, ma noi tenghiamo diversa sentenza.
Nicastro distante dal Tirreno circa sette miglia si
volle da taluni l'antica Numistro , la quale da Plu
tarco (870) e da Livio (871) detta citt della Lu
cania , e da Tolomeo (872) nominata fra le medi
terranee de' Brezi nel seno tarantino-Plinio (873) nel

parlar di tal seno, nomina diversi popoli lucani, fra'


quali i Volcentani , quibus , ci soggiunge, Numestra

nijungunlur-Secondo queste indicazioni, non dee l'an


tica Numistro trovarsi nella media Calabria , n in
Tiriolo come sospett l'Egizio (874); n in Nicastro,
come ritennero il Delisle (775) il Recupito (866) il
Fiore (877) I'Aceti (878) l'annalista Grimaldi (879)
ed il Lupis GSM-Quest'ultimo seguendo il Fiore la

nella odierna Basilicata, 0 in Atella , o in Muro distan


te 14 miglia da Atella, o in qualche altro luogo di
quei dintorni, mettono l'antica Numistr'o , presso cui
Annibale pose i snoi accampamenti, di rinc ontro ai
quali il romano Console Marcello dal Sannio passato
nella Lucania, accampossi (882).
Il Barrio (883) bench Nicastro non pens essere
la lucana Numistro, pur la riput un'antica citt col
nome di Lissania, fahbricata dagli Enotri, e distrutta da

Totila. Egli fond il suo pensamcnto sulla lettera da


S.Grcgorio diretta al vescovo di Lissilania (V. sop. 5II1)
che credette invece mandata a quel di Lissania men
tovato per errore de'copisti con l'altro nome. E con ci
su di un preteso errore volle giusticare la esistenza di
una citt non nominata da alcuno-L'Aceti (884) si per
suase che Numistro e Lissanio furono gli antichi nomi
dell'attuale Nicastro che pur secondo lui chiamossi Leo.
castra , senza pensare che quest'ultimo nome talvolta
mentovato nelle cronache del medio evo, spetta a Casti
glione, altro paese della ultra seconda Calabria-Quat
tromani (885) e lo Scaramuzzino (886) benanco riten
nero che Nieastro chiamossi Lissania , ed il secondo
disse ci risultare da una iscrizione del 1 122 , la quale

oltre dall'esscr tratta da un manoscritto d'ignoto au


tare , non merita fede , perch fa parola della venuta

in Nicastro di Papa Callisto Il che si crede non vera


(887)-Allro manoscritto pur citato dal Maraoti ,
ma ognun vede esser coteste opinioni sol dettate da

credette di enotria origine, e suppose aver Plinio con la

spirito municipale e non da amor del vero.

parola junguntur voluto denotare non esser i Numestra


ni un popolo lucano , ma a' Volcentoni unito per sog
gezione od altra causa-Altri (881) pi giudiziosamente

A dieci miglia dal Tirreno nella direzione dell'an


tica Terina, evvi Marlirano , ove nel febbraio del

866) Erodoto VI
867) Plinio, L. V, c. 29
868) Seneca, op. cit.

869) Capialbi . Mem- cit. p. XXXV


870) Plutarco in Annibale
871) Livio , XYVH , c. 2
872) Tolomeo , III, c. 1
875) Plinio , 111, c. Il
874) Egizio, Senaluscan- de Bachanoi- siue Ba-plic. etc.
Nap. 1729.
875) Delisle, Carta dell'Italia antica
876) Recupito , op. cit.
S77) Fiore , p. 124
878) Aceti in Barrio, p. 151
S79) Grintaldi , VI eXIII
880) Lupis, V. cit. p. 1.>2
881) Antouini , Lucania - V. Discorsi accademici del oh.
Lombardi, ediz. del 1840 , p. 275

1242 mori Enrico , primogenito glio di Federico


11. che ribellatosi al padre fu fatto prigione nel 1235,
e prima nella rocca di S. Felice in Principato Ultra ,
poi in Nicastro , ed inne nel 1240 in Marlirano fu
sostenuto (888)-Si volle credere dal Barrio , Mara

oti e Fiore che tal paese fosse l'antica Mnmerlo, ma


contrarie sono le testimonianze degli antichi-Strabone
scrisse che i Brezl occupavano le mediterranee citt
sopra Reggio e Locri, e che ivi era Mamerlo, nobile
oppido, e la selva Brettiana ferace di ottima pe
882)
883)
884)
885)
886)
887)
888)

Livio, XXVII, c. 2- Plutarco in Annib.


Barrio , p. 127 e 128
Aceti in Barrio , loc. cit.
Quattromani in Bar. p. 157
Scaramuzzino , op. cit.
Di Meo , loc, cit. -Capialbi, Mem. cit. p. 15 n0t.
Camera Aa. cit. on. 1256 , 1240 e 1242

ce (889). Cotesta descrizione bench poco determinata ,


basta ad escludere la identit tra Marlirano e lllomerlo
I Mamerlini disse Plutarco (890) furono i soli che nel
numero di 10000 contro Pirro reduce dalla Sicilia accor
sero ad assalire il suo esercito ; ed il re perduti due ele
fanti e molta gente,ferito nel capo, a grave stento con
20 cavalli e 3000 fanti salvossi dirigendosi verso Taran
to, in aiuto della qual citt andava contro i Romani. Co
loro che alla cennata identit prestaron fede, fecer cam
minare Pirro per i territori di lllorlirono e Nicastro
attraversando la contrada oggi detta Decallatura e la
Sila (891 ); e perno fra gl'indicati due territori nel

1,697 il conte di Nicastro Tommaso di Aquino fece


porre una iscrizione in memoria della disfatta che Pirro
ebbe dai Mamerlini (892)!-Il Fiore (893) cita un ma
noscritto greco che un cittadino di Marlrano avea ve
duto in Cotrone ed attribuito ai discepoli di Pitagora;
e narra ivi leggersi che Marte dopo aver seguito Ve
nere moglie di Vulcano in Sicilia, pass in Calabria a
fondar Marlirano ove edic un tempio in onor della
sua amata. Il Fiore non si mostra restio a tal favola,

e discorre della gura della citt, di un ponte maravi

glioso, di palagi e di altre opere grandiose che non esi


stona.
Dall'altra banda Cluverio, Mazzocchi, Grimaldi ,
Bisceglia , Del Re, Facciuoli e Zerbi mettono a.

merlo in Oppido, o col presso, nell'ultra prima Ca


labria. Il Grimaldi (894) aggiunge che in quelle' vi
cinanze evvi un luogo volgarmente detto La Mella
ove trovansi sotterra rottami di antiche fabbriche
e mamertine medaglie. Il Bisceglia (895) reputa Ma
merto celebre stabilimento al mezzod della Sila egua
le a Cosenza situato al nord della stessa-Finalmente il

Lupis (896) cerca conciliare le due opinioni sospettando

rispettivamente dal mare 21 , 16 e 18 miglia. Si detto


il primo chiamarsi Verlinae , il secondo Brystacia , e
l'ultimo essere o secondo alcuni l'antica Pumerzlo , o

come pens l'insigne archeologo francese duca di Luy


nes ( confutato non ha molto dall'egregio letterato co
sentino L. M. Greco (897)), la celebre Pandosia che
comunemente nella Calabria citra si pone; ma noi pas
siamo a pi utile ricerca.
XVI. Nel centro della media Calabria, distante nove

miglia dall'lonio e poco pi dal Tirreno , evvi il paese


di Tin'olo dal Marafioti (898) Fiore (890) ed Aceti
(900) creduto antico edicio degli Enotri. Il Barrio
(901) opin ivi essersi stabilita la colonia che come leggesi in Plutarco dagli Aleniesi mandata venne in Italia
sotto la condotta di Ierone; e bench comunemente

credesi che tal colonia sia quella de'Turi , egli sfor


zossi sostenere che doveasi intender l'altra de' Tiri, la

quale inviata mentre in Atene governava Nicia, era ben

diversa dalla precedente che fu spedita nell'epoca che do


minava Pericle -Ma qui l'erudito calabrese scrittore fu
nella lettura di Plutarco ingannato dalla premura di tro
vare l'origine di una citt che tuttora ignoriamo. Ed in
fatti il citato biografo (902) nel descrivere le cure di
Nicia per farsi tenere per uomo di grande importanza ,
soggiunse che lo aiutava molto in ci e contribuiva a
dargli maggior peso, Ierone, uomo da Nicia ammaestra
to e nella sua casa nutrito , che condottiere essendo di
una colonia, edilic Torio. Con ci chiaramente si appa
lesa che Plutarco intese parlare di un'epoca anteriore al
338 di Roma in cui Nicia sal al supremo potere, e ben

coincide con quella in cui fu inviata la colonia di TurioIl Lupis (903) invece ritenne che fondatasi Torio e la
regione sibaritica nomatasi Turiate, fu mandata nel
presente Tin'olo una colonia, che Tun'ola, quasi pic

che da Momerlo gli abitanti per vicende a noi ignote


passarono in Illarlirano , ma quanta fede ci meriti
ognuno il vede.
Altre brezie citt senza alcun fondamento met

cola Turz'o, si disse. Assicur inoltre aver veduto una


moneta di rame , tra le altre trovate nel luogo, che

tonsi nella parte mediterranea pi vicina all'Ionio negli

a Torio, perch quest'ultimo nome non erasi mai scritto


in diminutivo, e d'altronde l'u e l)' venivano recipro

odierni paesi di Verzino, Umbrialico e Garenzia, discosti

889)
891)
892)
895)

Strabone, VI
S9o) Plutarco in Pirro
Barrio, p. 125
Aoeti in Barrio, p. 131
Fiore , p. 8

894) Grimaldi , Vol. cit. e. XIII


895) Bisceglia , Allegazioncpcri possessori della Sila, p. 15,
18 e 19
896) Lupis , Vol. cit. p. 151

presentava lo stesso tipo di quelle di Torio con la leg


genda Thyriol ; ed attribu la stessa a Tin'olo e non

897) Relazione di Greco nel V. II, p. 126 degli dlli della


Accadem. Cosentino
898) Maralioti, L. III , c. 24
899) Fiore , p. 191
90o) Aceti in Barrio p. 277
9ot)Barrio, p. 275
902) Plutarco , in Mcia

905) Lupis , 701. cit- p. 140 o 141

__30_
. camente adoprati 2 conchiuse quindi che comunque non
sapeasi se questa turia colonia fusse stata indipendente
dalla sua origine o ne' tempi posteriori , esser certo
ch'ebbe un'epoca in cui coni proprie monete-Ma poi
ch il ragionamento del dotto calabrese non poggia che
sulla esistenza della indicata moneta a tutti ignota e
da lui probabilmente male interpetrata , non pu te

nersi neanco come congettura.


Le ricerche su Tin'olo hanno acquistato una impor
tanza maggiore.dopo il 1640, in cui nello scavarsi ivi
le fondamenta del palazzo del principe Cigala di Ti
riolo , fu rinvenuta la tavola di bronzo , dal prin

cipe Gio. Battista Cigala donata all'lmperator Carlo VI


che la pose nel museo di Vienna , e dall'illustre archeo

logo napolitano Matteo Egizio nel 1729 spiegata(904)


Si creduto essersi in tempo antico rotta in una parte
e poscia unita con bronzo fuso come fu rinvenuta (905)
Il Fiore che mor nel 1683 (906') fece menzione di co
testa tavola che non fu generalmente nota pria dell'illu
strazione dell'Egizio , e per errore taluno la disse sco
perta nel 1692 (907)-La iscrizione in essa scolpita con
tenea un Senatusconsulto scritto in lingua pressoch si
mile a quella di Ennio contemporaneo alla pubblicazio

per Thurios autem et Regio patet , qnam Thauriauam

uocant; e questo luogo stato diversamente in'crpetrato


dall'Egizio(9t I )edal Lupis (9l2)-ll primo credette che
l'agro tcurano cominciava dai conni della regione dei
Turi e si estendea sul Tirreno sino al ume Lao da una
parte, e no allo stretto siculo dall'altra , comprendendo
la citt di Tanriana distante 120 miglia da Turio. Egli
disse alla regione derivato il nome dalla catena di monti
che la dividea per mezzo: quali monti sia a causa delle
alte lor vette o della lor forma eran detti Tanri. Il Gri
maldi (9t3) pens che il nome alla regione lo diede
la metropoli di essa detta Tanriana , ove suppose che si
fosse mandata la colonia che Livio indic aver i Bo mani
progettato inviare nelle terre brezie quando si propo
sero in.quelle de' Turi mandarne un'altra. Il De Ri

tis (914) opinarhe prima di chiamarsi Tuuriana la citt


veniva appellata Tauri- Il Lupis dall'altra banda so
stenne che l'agra tcurano non ebbe nome n da Tu un'
n da Tauriana , ma da' Turi come secondo lui risulta

dalle stesse parole di Strabone-Checchenesia della qui


stione sul nome, per la quale ancora mancasi di certi
elementi, pu ritenersi esser Tiriolo, come disse l'lgizio,

quasi nell'ombelico del territorio Teurano , e perci un

ne dello stesso fatta nel 568 di Roma, e vietante i hac

luogo opportuno perch l'editto fosse a tutti noto - Ma

canali. Consistean questi in notturne conventicole inone


ste ed empie. Esecrati perci da'Romani fu prescritto
che il senatusconsulto d'inibizione noto si facesse ne' di
versi luoghi al loro dominio soggetti ; e dallo stesso ap
parisce l'ordine di venire aflisso ove pi facilmente po
tea esser conosciuto.
Disputa di non facil Soluzione caduta sulle ultime

oltre la opportunit del sito forse anche per la impor

parole della tavola: In agro Teurano , poich le noti


zie sul proposito tramandateizi dall'antichit sono al
quanto indeterminate edoscure-Niun lume ne d To
lomeo (908) il quale indicato avendo dopo Tempsa e
pria del seno ippaniate, il tauriano scoglio e Teriana,
ne fa credere aver inteso parlar di Terina e del teri
nese scoglio era detto Pietra della nave-Plinio (909)
lungi dall'esser di utilit sul proposito inesattissimo ,
come si veduto (V. g. III. Par. l.-V. Sop. g. XlV)
- Non resta che Strabone (910) il quale scrisse: 'Su
9o4)
905)
906)
907)
908)

Lupis, iai , p. 164 -Egizio , op. cit.


Grimaldi, An. art. 568 di R.
Fiore, p. 191
Cant, Schiar. al L. 111 art. Lingue italiche
Tolomeo , L. III , c- I
-

909) Plinio , L. III , C. 50

9m) Strabone, L. VI

tan2adella ma pot essere afssa la indicata tavola, che


il Grimaldi senza alcun fondamento non fu alieno dal
credere essersi da Tanriana in Tiriolo trasportata.
Riportiamoci all'anno 568 di Roma che fu l'epoca del'
Senatusconsulto - I Brezt erano allora prostrati ed
avviliti dalle perdite solfrte per aver sostenuto le
parti di Annibale: nel 556 eransi mandate colonie
in Tempsa e Crotone , e nel 561 in Turio ed Ipponio
che cangiarono i loro nomi in Capia e Valentia :

ed inne Locri e Reggio eran confederate citt e


somministravano le loro navi ai Romani - Non
quindi fuori proposito dire che questi nel governare
il Brnzio, la parte montuosa da Turio no al reg
gino territorio , inclusa la Spiaggia che guardava il

Tirreno , abbian chiamato agro temono ; e che la capi


ale di esso sia stata nel luogo centrale ove ora Tiriolo
che forse appellavasi con nome non dissimile dalla re
gione.
9li)
9m)
915)
914)

Egizio , op. cit.


Lupis , Vol. cit. p. 142
Grimaldi, loc. cit.
De Ritis, Q. cit. p. 116

cade alcun dubbio; e lo dimostrano i rottami di co


leone, i franti sepolcri di nobil lavoro , i vestigi di fab

alla costruzione di case. navi ed ogni altro uso. Cre


scono ivi in copia altissimi abeti e pioppi , ampi-fag
gi, frassini ed ogni sorta d'alberi. Sono essi fecoudati

brica parte visibili e parte sotterra e di qualche strada

dalle acque che vi scorrono , e fanno sulle montagne

interna , i vasi , le monete, ed i tanti altri oggetti rin

con i loro rami continua ombra. Gli alberi prossimi al


mare ed a' umi , tagliati intieri dal ceppo e recati ai

Che una citt in quei contorni vi sia stata, non vi

venuti nel territorio di Torio/o, e perloppi nella con


trada circa sessanta passi distante dal paese, presso
il luogo ove alla strada n'gia si unisce la tracersadi
(latanmro-lvi quando il terreno messo nel farsi carn
pestri lavorie specialmente quando un vicino ruscello
per effetto delle piogge si gona , spesso trovansi antif

vicini porti, materiali forniscono atutta l'Italia per na


vi e case: quelli che ne son lontani, ridotti in pezzi e
portati sulle spalle dagli uomini , somministrano remi,
perticlre , domestici utensili e mezzi di ogni arme ; ed

inne la pi gran parte che la pi folta vien de

che cose-Fra l'altro ne'princip del corrente anno ivi

stinata a dar la resina chiamati: Bruzia ch' la pi

fu rinvenuta una statuetta di terra cotta dell'altezza di


tre quarti di palmo rappresentante una Minerva munita
nel braccio sinistro di scudo in cui vi la testa di Me

odorosa di quante io ne conosca. Quindi che Roma


dall'allitto di cotesto territorio trae in ogni anno ricche

dusa, e tenendo con la mano dritta un vaso che in atto

XVII. Sarebbe stato nostro dovere parlar delle stra

di versare poggia su di una colonnetta-Ci forse deno


tar potrebbe che l'antica citt prestava special culto a
.I'allade cui erasi consacrata qualche vicina fonte.
E la ignota citt magnica e ricca esser dovea poich

de, ma niuna traccia rimasta di quelle che le anti

rendite u.

che citt di questi luoghi adomavano ; e per le altre che


con Roma metteanle in comunicazione , non si hanno

sovente idoletti , collane , orecchini, camei ed altri or

che le sole notizie tratte dalle note due lapidi rinvenute


una nella valle di Diano presso la Pollo e l'altra in Iio

-ometter
namenti dobbiamo
di nissimo
una lavoro
colonnetta
sonosi
di oro
colche
rinvenuti.
nel passato

ma , e dall'llinerario di Antonino. lnesatte ed oscure

.secolo trovassi e donata fu al IV Ferdinando, e ci oltre

essendo quelle della tavola Puzlngeriuna, non ci siamo


affatto su di essa fermati.

moltissime monete e greche e romane .e puniche e bre

La prima lapide indica le diverse stazioni della strada

zie. Ai tcmpidel Lupis (9th) ed anche anni dietro molte che innestavasi con la via .4ppia nel Foro di Capua se ne trovarono di oro e di argento con la effigie di Essa percorrea miglia 331 no Reggio, ed appellata
Filippo, Alessandro, e lorosuccessori-In somma veruu era Aquiliaaa o Papi/lana dal Proconsole M. Aquilio o
luogo della nostra Calabria, a:cetto Calrone, ha offerto .l'opilio che ne fu l'autore verso la met del VI se
tante antiuaglie quanto Tiriolo-llla qual'era il nome di colo di Roma (9t7)-Ecco ora con la scorta della stes
cotesta citt capitale-Ferse il tempo lo scoprir , ma sa lapide la distanza de' luoghi che la strada traversava
intanto dobbiam confessare la nostra ignoranza.
nella Calabria , ed il confronto con le stazioni e le di
Al nord-ed estdi Tz'riolo nella contrada che guarda stanze indicate nell'Itiaerario di Antonino che alla stes
Nonio e con la prosimacitra Calabria conna , evvi sa son relative.
la porzione della Sila che nella nostra ultra compre
Lapide di Pollo.
sa , e forse parte facea dell'agro fleurano. Bench i Bo
mani nel 472 di Roma segnarono il nome de'Brezz' ne' Dalla Polla o Murano, miglia . ~. . . . .. 74
doro fasti trionfali , pur non allora ma dopo la disgra
Sino Cosenza . . . . - . .
. . . 49
.ziata guerra di Annibale reputiamo avvenuta la cessione A Valenza. . . . - . . . . . . . 57
da' Brez fatta a' Romani di met della Sila. E poich Ad Slataam, forse ilsito poi detto ad cotunrnam . 55
Dionigi di Alicarnasso (9l0) nel dare tal notizia, descri
A Reggio. . . - . . - . . . . . . l?
ore brevemente la silana contrada, crediam pnegiodell'o
pera qui riportar nel nostro idioma la sua descrizione che
Ilinerarlo di Antonino.
a quanto ne sembra da nessuno scrittore stata nora

ricordata - piena, egli dice , di piante inservienti

Da Nerularn, forse dov' la Rotonda in Basili


cala, a 'Submuranam miglia. . . . . .

13

9r5) Lupis, V. cit. p. 143

9i6) Dionigi di Alicar. Fram.V e VI del L. Il

917) Grimaldi, Art. Voi-'V, an. 555 di R.-Ido{isani, op. cit.

-c

Fino a Caprasis che ignorasi dov'era .

A Cosenza
Al ume Sabato 0
Ad Tun'e5 . .
A Vibona . .
.
A Nicotera . .
Ad Mollia: . .
Ad columnam. .

Sannto.
. . .
. . .
.
.
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.

.
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.
.
.

21

Le indicazioni di cotesta strada dopo il Cocinto, cio

28

nella odierna Calabria ultra prima, sono oscure ed incerte,

49
18
18
21
57
18
24
14
56

eccetto l'ultima che riguardo Reggio-Chiare al contra


rio son quelle dell'altra strada, eccettoil luogo ad Turres
tra il Sannto e Vibona che ha fatto credere alla esisten
za ivi di una citt dell'istesso nome , ed essersi del suo

La seconda lapide dottamente illustrata dall'erudito


reggino Morisani, riguarda la strada fatta nel 103 sotto
l'impero di Traiano, per cui chiamossi: Via Traiano Concorscro alla spesa di essa i Salentini, i Brezi, i No
petini, gl'lpponiati, iMamerlini, i Reggini, gli Scillacei,

vescovo inteso parlare in talune lettere di S. Grego


rio. Il Capialbi (919) per osserva che non citt eravi
nel dinotato sito , ma hensi una stazione di carri e
di corrieri- Checchenesia di ci, niun vestigio delle
descritte due strade rimasto, eccetto quello presso il
Crotala di cui si gi discorso (V. sop. g. III.) e for
se anche l'altro da noi mentovato nella contrada Urio

( V. sop. 5. IV. ). da sperarsi che col tempo o per


effetto del caso, oppure mediante scavi appositamente
fatti, saranno un giorno note le antiche vie da'nostri

iCaulonili, i Lametici,i Terinei, i Tempsani, i Locresi

maggiori percorse.

e que'di Turio, popoli tutti che sono nominati nella la

Gli scavi per non solo arrecherebbero questo van


taggio, ma da essi molto} lume venir potrebbe all'ar

pide (918). Sebbene in questa non sono indicati i luo


ghi che la strada percorrea, dee credersi che siano quelli
dell'llinerario di Antonino nel seguente modo nominati.
ad Ammendalara nella citra Calabria 111. .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

Ad Sc_yllacium. .

22

Ad
Ad
Ad
Ad

.
.
.
.

. .
. .
.- .
v .

.
.
.
.

.
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.
.
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.
.
.
.

22
20
24
20

.
.

.
.

.
.

.
.

. .
. ~

.
.

.
.

24
12
20

Ad Ilipporum .
Ad Dicastadium
Ad Hegium.

.
.
.
.

.
.

.
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.
.

.
.

,
.

.
.

,
.

.
.

be tentarli almeno in quei luoghi che per i risultamenti

. 24
20
12
28
32
24

Cacini/mm.
Succianum
Subcisziwm
Allanum.

.
.

.
.

se n' fatto alcuno nella media Calabria, eccetto i pochi


dell'egregio Capialbi. Interessante ed utile quindi sareb

Heraclaea ad Vicesimum, che vuolsi corrispondere


Ad TImn'os. . .
Ad Hoscianum .
Ad Patrrnum.
Ad J\'eactum.
Ad Tacinam. .

cheologia e storia di questa classica regione. Finora non

dati, 'ne fanno sperar de' maggiori , cio verso I'Ionio


nella contrada Roccella e dove fu Crotone; verso il Tir

reno dove erano Terina ed Ipponio ; enella parte medi


terranea in Tiriolo - E mentre in Ipponio e pi in Cro
tone maggiori argomenti troveremmo della lor m 1gnif1
cenza , tra il Crota/0 e Scilacio e nel montano Tiriolo,
lumi avremmo sulla oscura istoria di coteste due con
trade. Ove poi estendere gli scavi si volessero , ed in

Urio, ed in quei contorni, e ne'luoghi ove un di erano


Potelia , Crimssa, Medama, e forse Nnceria, non po

trebbero essere che sempre interessanti ; e facendo


voti perch ci abbia effetto , diam termine alla no
stra fatica.
'

918) V. Grimaldi, An. Vol. VI, su. 105 di C. - Mori


lani, op. cit.

919) Capialbi , Mem. cit. p. XXVI

o
FINE DELLA PARTE SECONDA E DEGLI STUDI ARCHEOLOGICI
I

ooSbfodq

Prefazione

pag.

III
CDv)

Il.
. III.

PARTE PRIMA.

Sci11aczb.......
Fiume Crotalo o Contce - Crotalla Castro Annibolis - Lissilania -Boc

35

z:ella.........n

37

ossunvaz1om ceumuxm.
IV.

. II.
III.
IV.

ton' lap1'g: umi A111' e Semirus o

della Calabria . . . . . .
Opinioni sul suo antico stato geolo

Simeri- Urio, torrente e forse an


tica citt - Trischene e Barbara er
roneamente crcdute antiche citt

gico . . .
Mare Ionio .
Mar Tirreno .

.
.
.

,
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

Tirreni. . . . . .
Nomi di Canio e d'Italia .

.
.

.
.

antichit di Belcastro - Fiume Tar

gines o Tanino-Capo delle Castella


Promontori iapigi-Lacinio . .

10
12
IS

. VII. Fiume Nido - Opinioni sull'antichit


di Santa Severina . . . . .
Pele/io
.
.
.
.
.
.
n
VIII.
qnc_m
IX. Melissa , voluta antica citt - Crimis

,.

VI

19
23
25

28

Crotone.

labria citra. .
Terina-Nuceria.

ULTERIORE SECONDA

g.

Fiume Elora o Alaro - Cecina , ume


I,

.
,

.
.

,
.

"

33

58
59

(il
62
66
67

XIV. Mesma o Medama - Nicotero .


XV. Jllilelo , Nicastro, Illarlirano, Verzino,

DESCRIZIONE ARCHEOLOGICA DELLA CALABRIA

. XIII. Porlo Ercole - Tropea- Capo Vati


cano .

XI. Lametia-Napilia-Opinioni sil Crissa


. XII. Ipponio- Opinioni sul Castel di C1

PARTE SECONDA.

e citt - Canino .

so, citt, ume e promontorio

bele .

30

Abistro , opinioni, e forse nella Ca

27

sulla estensione della

Magna Grecia e sul suo nome.


. XIII. Osservazioni su' conni della regione
crotonitide . . . . . , .

ti) .I.

40
42
48

mqmqm

Morgeti, Siculi e Iapigi . . .


Epilogo delle cose precedenti - Stabi
limento delle colonie . . . .

. XII. Considerazioni

Fiume Aroclm o Crocc/u'a- Voluta

Conni dell'antichissima Italia e riessioni su'primi suoi abitanti. .


(',02
Nomi
di Saturnia Esperia ed Ausonia
VI.
ch'essa ebbe . . . .
.
Nome di Brezia ed origine de'Brezl
MM? . VII.
. VIII. Nome di Enotria- Enoiri, Pelas'gi e
mmc_m IX.
. X.
. XI.

Contrade tra il Crotalo ed i Promon

Cenno sull'antica ed attuale divisione

Umbriatico e Cerenzia, erroneamente


credute antiche citt . . . .
XVI. Tiriolo - Sila . . . . . .

g. XVII. Antiche strade- Scavi .

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