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ISTITUTO ITALIANO DI PREISTORIA E PROTOSTORIA

ATTI DELLA XLI RIUNIONE SCIENTIFICA


DAI CICLOPI AGLI ECISTI SOCIET E TERRITORIO NELLA SICILIA PREISTORICA E PROTOSTORICA San Cipirello (PA), 16-19 novembre 2006

FIRENZE 2012

ENTI PROMOTORI Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Assessorato Regionale dei Beni Culturali Ambientali e P.I. Comune di San Cipirello Unione de Comuni Monreale Jetas Centro Siciliano di Preistoria e Protostoria Archeoclub di Corleone COMITATO DONORE A. Buttitta, N. Bonacasa, E. De Miro, S. Lagona, V. La Rosa, G. Rizza, E. Tortorici, M. Tosi, V. Tusa, G. Voza CON IL SOSTEGNO DI Soprintendenza BB CC AA Agrigento Soprintendenza BB CC AA Caltanissetta Soprintendenza BB CC AA Catania Soprintendenza BB CC AA Enna Soprintendenza BB CC AA Messina Soprintendenza BB CC AA Palermo Soprintendenza BB CC AA Ragusa Soprintendenza BB CC AA Siracusa Soprintendenza BB CC AA Trapani Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini Museo Archeologico Regionale, Agrigento Museo Archeologico Regionale A. Salinas, Palermo Museo Archeologico Regionale P. Orsi, Siracusa Museo Agostino Pepoli, Trapani Museo Archeologico Regionale della Villa del Casale di Piazza Armerina Museo Archeologico Regionale di Camarina Museo Archeologico Regionale di Gela Museo Archeologico Regionale Eoliano L. Bernab Brea Museo della Ceramica di Caltagirone Museo di storia naturale e del carretto di Palazzo dAumale, Terrasini Parco Archeologico Regionale di Agrigento COMITATO SCIENTIFICO Paleolitico e Mesolitico: M.R. Iovino, F. Martini Neolitico: V. Tin, S. Tusa Eneolitico: A. Cazzella, D. Cocchi Genik, L. Maniscalco Et del Bronzo: N. Bruno, M. Cavalier, M.C. Martinelli, F. Nicoletti, E. Procelli, S. Tusa Et del Ferro: R.M. Albanese Procelli Interazioni Sicilia - Mediterraneo: A.M. Bietti Sestieri, M. Marazzi Coordinamento: S. Tusa SEGRETERIA ORGANIZZATIVA C. Buccellato, A. Scuderi, A. Vintaloro, E. Viola REDAZIONE DEGLI ATTI Enrico Procelli In copertina: Vaso della cultura di Serrafarlicchio
Istituo Italiano di Preistoria e Protostoria, 2012 Via S. Egidio, 21 - 50122 Firenze tel. 055/2340765 - fax 055/5354821 www.iipp.it - e-mail: iipp@iipp.it

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FABRIZIO NICOLETTI* - SEBASTIANO TUSA**

Let del Bronzo nella Sicilia occidentale


LA SICILIA OCCIDENTALE NEL BRONZO ANTICO E MEDIO Il Campaniforme e il castellucciano occidentale di tipo Naro-Partanna La presenza del Bicchiere Campaniforme stata interpretata ora in chiave diffusionista (provenienza dalla Spagna) (Bosch Gimpera 1925; 1967; Del Castillo Yurrita 1928), ora come prodotto di contrapposte linee di diffusione (teoria del riflusso) (Sangmeister 1961; 1984) ed, infine, con il cosiddetto Dutch Model (Lanting, van der Waals 1976; Harrison 1980, p. 17-41), come oggetto tra oggetti funzionalmente legati alla manifestazione di uno status sociale elevato usato da personaggi di rango anche per libagioni di particolari bevande (Sherratt 1987). Grazie alla diffusione delle datazioni assolute si potuto costatare che lo sviluppo della facies del Bicchiere si protrasse per circa otto secoli (Lanting, Mook, van der Waals 1973) ed ebbe sviluppi, funzioni e dinamiche diverse territorialmente e cronologicamente (Gallay 2001). In Sicilia la sua presenza fu vista come un fenomeno marginale ed importato in chiave etnico-diffusionista iberica (Bernab Brea 1958, pp. 116118; 1976-77; Bovio Marconi 1963). Anche pi recentemente lipotesi iberica stata ribadita (Cassano, Manfredini e Quojani 1975) o rivisitata in chiave diffusionista da Barfield che giudica il campaniforme siciliano esponente del cosiddetto international style inquadrabile nella seconda fase della sua diffusione, o di riflusso, attraverso lEuropa (Barfield 1984; 1994). Levidenza del Bicchiere si arricchita facendo intuire una sua presenza pi articolata nellisola ed un suo inserimento in un contesto culturale e tipologico nel quale il Bicchiere vero e proprio solo lelemento pi appariscente di un insieme di elementi tipologici di un contesto culturale complesso (fig. 1). La facies del campaniforme interagisce in Sicilia con le locali culture di Malpasso, SantIppolito e Naro-Partanna tra la fine del III millennio ed i primi secoli del II millennio a.C., soprattutto nella SiciUniversit degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli. E-mail: fabrizio.nicoletti@tiscali.it. ** Soprintendenza del Mare, Regione Siciliana, Via Lungarini 9, 90139 Palermo; e-mail: sebtusa@archeosicilia.it.
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lia occidentale. Appare verosimile che lo stile pi ricco di elementi tipici delle culture siciliane preesistenti (B della Bovio Marconi) possa essere quello che perduri pi a lungo fino ad essere contemporaneo con la facies di Partanna e Naro, variante occidentale della grande civilt di Castelluccio (Veneroso 1994).

Fig. 1 - La Sicilia occidentale nellet del Bronzo.

La diffusione (fig. 2.1) del complesso culturale del Bicchiere si accentra soprattutto in due aree della Sicilia occidentale: una settentrionale ed una meridionale. Nellarea nord-occidentale notiamo la presenza di molti esemplari di Bicchiere e, soprattutto, unestesa diffusione degli schemi decorativi tipici realizzati con la tecnica del pointill. Nellarea sud-occidentale abbiamo una maggiore e pi capillare presenza, caratterizzata, per, da un livello di forte integrazione tipologica e culturale con gli aspetti locali. Altrove, invece, cio nelle altre zone dellisola, la presenza del Bicchiere risulta chiaramente intrusiva e marginale. La contiguit geografica ed una palese somiglianza tipologica non lasciano dubbi circa levidente introduzione del Bicchiere nel Nord-Ovest dellisola dalla Sardegna. Il cosiddetto stile della Moarda, perfettamente inquadrabile nella cultura del Bicchiere rappresenta il suo innesto nel contesto tipologico-culturale della Sicilia nord-occidentale dove interagivano il forte retaggio del diffuso artigianato della Conca dOro (Bovio

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Fig. 2 - 1) diffusione del Bicchiere Campaniforme; 2) corridoio con tracce della copertura domenica della tomba A con Bicchiere Campaniforme di Marcita (Castelvetrano).

Marconi 1944) e la facies di Capo Graziano (Bernab Brea 1985). Gli schemi decorativi di Capo Graziano e del Campaniforme non si amalgamano, bens convivono nel rispetto dellaltrui identit a Villafrati (Bovio Marconi 1944, p. 88; Von Andrian 1878), alla Moarda (Bovio Marconi 1944, p. 59). nellarea sud-occidentale della Sicilia che registriamo la massima concentrazione di siti della cultura campaniforme. I rinvenimenti effettuati dal Mingazzini nelle due tombe di Torrebiggini presso Partanna (Mingazzini 1939) e dalla Bovio Marconi nellambito della necropoli selinuntina di Manicalunga Timpone Nero (Bovio Marconi 1963, p. 110), di Segesta (Bovio Marconi 1944, p. 134), di Naro (Bovio Marconi 1963, p. 102) e di Ribera (Bovio Marconi 1963, p. 127) costituirono per anni lunica attestazione campaniforme in questa parte dellisola. Oggi la cultura del Bicchiere nota attraverso corredi funerari rinvenuti nelle tombe delle c.de Pergole (Tusa 1993-94, p. 1530) e rinvenimento inedito del 2006, Cisternazza-Vallesecco (Tusa 1993-94, pp. 1529-1530; 1994), Stretto (Tusa 1993-94, pp. 1527-1529; 1994), Pileri (Tusa 1993-94, p. 1530), vallone San Martino (Tusa V. 1976-77, p. 657; Mannino 1994, pp. 143-148), Donzelle (Mannino 1994, pp. 137-143), sempre presso Partanna, di Marcita (Tusa 1999, pp. 305-308; 1997a) presso Castelvetrano (fig. 3.1), di San Bartolo (De Miro 1967) presso Sciacca, di Posillesi (Mannino 1981, p. 353; Venezia e Petrusch 1984, p. 4) e Mokarta (inedito) presso Salemi, di Montagna Grande (inedito), di Santa Margherita Belice

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(Camerata Scovazzo 1978, p. 132; Bovio Marconi 1963, p. 126), di Torre Cusa presso Campobello di Mazara (Tusa 1993-94, pp. 1530-1531; 1994a), di Gattolo nellentroterra di Mazara del Vallo (Tusa 1993-94, p. 1534; 1994a). Cronologicamente i primi elementi significativi del Bicchiere giungono in questarea in corrispondenza della fase finale della facies di Malpasso e perdurano per gran parte dello sviluppo della facies di Partanna-Naro. Interessante nei corredi di Marcita la presenza dei vasi polipodi (fig. 3.2), le cui caratteristiche formali ci riportano alla Sardegna meridionale, ed in particolare alle grotte delle Volpi (Atzeni 1980, p. 42, tav. 27,7; Ferrarese Ceruti 1981, p. LVIII, tav.c17) e di San Bartolomeo (Atzeni 1980, p. 40, tav. 25,2; Ferrarese Ceruti 1981, tav. c5), anche se gli esemplari siciliani presentano decorazione al pointill soltanto sui piedi, e per questo tramite con le cerchie campaniformi dellEuropa centrale, ed in particolare con alcuni contesti funerari della Slesia, Polonia meridionale, (Wojciechowski 1987, p. 688, figg. 2, 4, 5; Harrison 1980, p. 42, figg. 30, 38, 39, 41, 45), Olanda (Rhenen) (Harrison 1980, fig. 8) e Germania meridionale (Oberrhein) (Bill 1984, fig. 2) (Osthofen) (Sangmeister 1984, fig. 6). Ma anche la ciotola carenata a pareti concave e fondo tondeggiante (fig. 3.3) ci riconduce, sempre attraverso la Sardegna (Marinaru-Sassari) (Atzeni 1980, p. 40, tav. 25,9; Contu 1952-54, p. 55, figg. 7,3 e tav. 5,e; Ferrarese Ceruti 1981, p. LVIII, tav.c2; Lo Schiavo 1980, p. 375, n. 71, tav. 71), allambiente della Francia meridionale (Languedoc) (Harrison 1980, fig. 77) e della Spagna. Le caratteristiche tipologiche dei materiali recuperati nei corredi di Marcita ci portarono alla logica deduzione che nella Sicilia sud-occidentale la cultura del Bicchiere sintegr capillarmente nel contesto locale mostrando una notevole capacit di duttilit del suo patrimonio tipologico. La decorazione tipica a pointill si presenta, anche sul Bicchiere, talvolta dipinta a fasce alternate in nero e rosso. Ci che impressiona la creazione di una tipica produzione impressa e dipinta che, oltre al Bicchiere, contempla la produzione di una vasta gamma di ciotole emisferiche su alto piede finemente decorate da schemi serrati di scacchiere, chevron, zig-zag e triangoli alternatamente evidenziati dal sapiente dosaggio di colore rosso, nero e bianco (fig. 3.4). Da un punto di vista squisitamente ceramografico si nota che elementi locali desunti dal tradizionale cromatismo delle produzioni artigianali sintegrano nel tipico panorama tipologico formale e decorativo del Campaniforme. Specularmente analoga commistione di elementi notiamo nellambito della locale produzione castellucciana (fig. 4). Lidea della presenza di un chiaro fenomeno di sincretismo culturale

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Fig. 3 - Ceramica della facies del Bicchiere Campaniforme dalla tomba B di Marcita (Castelvetrano). Il n. 4 presenta decorazione dipinta in nero, rosso e bianco.

che avvenne con larrivo del Bicchiere in questa parte dellisola ulteriormente corroborata dal rituale funerario. In corrispondenza dellarrivo del Campaniforme, e nellarea in cui esso pi radicato, la tradizionale tomba ipogeica di tipo castellucciano, a semplice grotticella, arricchita da un lungo dromos costruito assimilabile alla tipologia architettonica del corridoio dolmenico (fig. 2.2). Tra gli esemplari pi significativi ricordiamo quelli di Cisternazza-Vallesecco (Tusa 1993-94, pp. 1529-1530; 1994a), Stretto (Tusa 1993-94, pp. 1527-1529; 1994a), Pergole (Mannino 1971b), Marcita (Tusa 1993-94; 1997a, 1999), Torre Cusa (Tusa 1993-94, pp. 15301531; 1994a), Vallone San Martino (Tusa 1993-1994, pp. 1531-1532) e Corvo (Tusa 1993-94, pp. 1533-1534). Da un punto di vista formale evidente la consonanza con la tipologia delle tombe a corridoio o alles couvertes dellAlmeria, della Catalogna, Linguadoca, Gard, Herault, Sardegna e Puglia. Ma la peculiarit della tipologia mista ipogeico-dolmenica la troviamo in Puglia e soprattutto nella Sardegna centro-orientale (Canudedda e Mariughia-Dorgali), centrooccidentale (Mesu Enas, Mura Iddari, SAngrone-Abbasanta), nel Pauli-

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Fig. 4 - Ceramiche delle facies del Bicchiere Campaniforme e di Naro-Partanna dalle tombe A e B di Marcita e da Partanna.

latino (Su Tiriarzu), nel Cagliaritano a Cuccuru-Crabonis di Maracalagonis (Demurtas et alii 1987; Lilliu 1988, p. 137, fig. 38) e nel Sassarese a Monte Maone di Benetutti (Tanda 1988). Una tipologia sostanzialmente simile presente anche nel Mid francese, ad Arles e Bounias (Arnal et alii 1953). La cultura del Bicchiere si arrest, quindi, in direzione Est, allasse del Belice a Sud e dellImera a Nord. Larea ad Est di questo asse dominata

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dalla tradizione culturale che ha nei legami con lEgeo uno dei suoi punti di massima forza. Ne sono testimonianza gli elementi egei ed anatolici che caratterizzano i molteplici aspetti culturali di questa parte centroorientale dellisola. Di volta in volta notiamo elementi derivati dalla ceramica dipinta di tipo anatolico (Malpasso, Castelluccio) (Bernab Brea 1976-77, p. 52; Bernab Brea e Cavalier 1980, p. 688) o altri assimilabili alla ceramica grigia incisa di tipo elladico-peloponnesiaco (Capo Graziano) (Bernab Brea 1985, pp. 23-24; Bernab Brea e Cavalier 1980, pp. 693-694). Anche se spesso lipotesi diffusionista etnica stata rifiutata, in verit con aprioristico contrasto teorico (Renfrew 1967; Whitehouse e Renfrew 1974), tuttavia, anche seguendo le opportune messe a punto teoriche di Lewthwaite (Lewthwaite 1985, p. 223), bisogna ammettere che la presenza del medesimo Bicchiere e degli altri elementi campaniformi a grande distanza non pu non spiegarsi se non con lesistenza di contatti prolungati a vasto raggio. Levidenza siciliana dimostra che, tramite la Sardegna, i contatti furono non solo con lIberia, ma anche con la penisola, il Mezzogiorno francese e lEuropa centrale (Del Castillo Yurrita 1928; Veny 1968). Quanto ipotizzato confermerebbe lipotesi di unorigine multipolare del Bicchiere (Harrison 1977), e, quindi, anche dei vari elementi che compongono il pacchetto siciliano. Il possesso e lutilizzo del Bicchiere diventa elemento di competizione fra le elites di aree tra loro vicine nel quadro di oscure logiche di appartenenza. La diffusione delle ceramiche grigie tra Bronzo antico e medio La diffusione degli aspetti castellucciani nella Sicilia occidentale intimamente legata con una problematica che risulta ancora complessa e lontana dalla sua risoluzione. Riguarda la supposta presenza della facies di Rod-Tindari-Valleunga (in seguito RTV) che, secondo la bibliografia pregressa, avrebbe nella Sicilia occidentale alcuni capisaldi come Boccadifalco, Mozia e Mursia, ma che, sulla base di molteplici considerazioni, appare sempre pi evanescente (Bernab Brea 1958; Tusa 1999). Tradizionalmente lorizzonte RTV era caratterizzato da ceramiche grigie a superficie accuratamente levigata, o bruna a superficie appena lisciata, dalle ciotole carenate e, soprattutto, dalle ben note anse a soprelevazione a forma di orecchie equine. Gi anni fa, pur accettandone lesistenza, scrivevamo che: Sembra molto verosimile che lorizzonte RTV sia parzialmente successivo a quello di Naro-Partanna, anche se non sono da escludere possibilit di parziale sovrapposizione (Castellana e Tusa 1991-92, p. 573). La perplessit sullesistenza di un orizzonte a se stante di RTV parte dalla considerazione preliminare che tutti i complessi su cui si basa tale enu-

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cleazione sono privi di sufficienti dati stratigrafici e dalla constatazione che molti degli elementi che hanno determinato la sua tipicizzazione sono o perfettamente inquadrabili nellambito della produzione castellucciana acroma grigia e bruna o gi nella successiva facies di Thapsos, tra cui anche le ben note anse ad orecchie equine. Tale il caso di Boccadifalco (Bovio Marconi 1964-65; Mannino e Abate 1986) e della Grotta di Mastro Santo (Bovio Marconi 1944). Cos come le evidenze moziesi mi sembrano da inquadrare unitariamente allorizzonte Thapsos-Milazzese (Spatafora 1980-81). A questa convinzione concorsero i dati delle prime datazioni radiometriche di ambito castellucciano effettuate su campioni raccolti nello scavo dellinsediamento della Muculufa, presso Licata, che facevano risalire agli ultimi secoli del III millennio a.C. questa facies (McConnell 1995, pp. 97-100). Ci rendeva difficile ipotizzare una lunga sequenza castellucciana di oltre sette secoli senza apparenti segmentazioni interne. Vennero poi i dati di scavo di Valsavoia (Spigo 1984-85), Milena (La Rosa 1997), Ribera (Castellana 1988-89; 1990; McConnell 1988), Ciavolaro (fig. 5.1) (Castellana 1996) e Marianopoli (Fiorentini 1984-85), territori castellucciani dove la presenza di materiali non attribuibili alla facies di Castelluccio indusse a riferirsi a quella di RTV in unottica diacronica. Cos come vennero le ceramiche castellucciane in ambiente tirrenico nella Grotta di San Teodoro (Spigo 1989), dove erano presenti anche ceramiche attribuibili allorizzonte di RTV, ed in ambiente occidentale a Favignana e nellentroterra trapanese.

Fig. 5 - 1) tazza dal Ciavolaro; 2) vasca di vaso su alto piede da Marcita.

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Ma vennero anche i riscontri stratigrafici degli scavi di Milena e Mezzebbi dove appariva chiaro che i livelli con ceramiche castellucciane cedevano progressivamente il passo alle ceramiche non dipinte attribuibili alla facies di RTV di affinit thapsiana (La Rosa 1994; Privitera 1994). Nellarea messinese e calabra vediamo che la contiguit tipologica tra quello che stato definito di RTV e il complesso tipologico di ThapsosMilazzese strettissima inducendoci a pensare che si tratti di una medesima facies da analizzare e comprendere nel suo divenire e, quindi, dinamicamente in diacronia nel solco di una medesima identit culturale (Scibona 1992; Tigano et alii 1994; Tigano e Martinelli 1996). A tal proposito la puntuale messa a punto tipologica del Procelli mirante a isolare una facies tipica dellarea che insiste intorno allo Stretto di Messina in effetti mette in evidenza alcuni caratteri che possono ben interpretarsi nellottica di un dinamismo culturale tendente al formalizzarsi della facies successiva di Thapsos-Milazzese (Procelli 2004). Linsediamento fortificato di Mursia a Pantelleria (fig. 6.1) con la necropoli relativa costituita dai sesi, veri e propri tumuli megalitici, diventa, in questottica, un complesso a s stante giustificabile con la forte identit territoriale dellisola di Pantelleria anche se di derivazione siciliana da quella parte occidentale dellisola dove la tradizione castellucciana, pur presente, non era mai stata cos forte come nel resto del territorio siciliano. Anzi saremmo portati a pensare che la spinta a colonizzare Pantelleria sia sorta proprio in quei momenti nei quali spinte anti-castellucciane possano aver determinato conflitti nella Sicilia occidentale provocando la forzata o volontaria espulsione di gruppi, al pari di quanto verificabile in altri fenomeni di colonizzazione. Mursia rappresenterebbe, pertanto, la cristallizzazione di un momento di trapasso verso Thapsos che, sul suolo di Pantelleria, vuoi per lisolamento, vuoi per linserimento in altre logiche interrelazionali, non si svilupper come in Sicilia. La facies di Thapsos-Milazzese nel Bronzo medio La presenza della facies Thapsos-Milazzese nella Sicilia occidentale era fino a non molto tempo fa conosciuta quasi esclusivamente da sporadici rinvenimenti in grotta. Ricordiamo le attestazioni nelle grotte Mangiapane (Tusa 1999), del Ferraro (Mannino 1997), del Pozzo la Montagnola (Mannino 1985; 1991), Perciata o Addaura Grande (Mannino 1985, pp. 154-156), Molara (Mannino 1975), dei Puntali (Mannino 1978) e dellUzzo (Tusa 1999). Non smentisce il carattere di forte proiezione sul mare dimostrato dalle vecchie attestazioni in grotta la diffusa presenza di un insediamento attribuibile alla facies di Thapsos-Milazzese sullisola di Mozia

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(Spatafora 1980-81). Analogamente proiettato sul mare doveva essere linsediamento indiziato a Favignana in contrada Torretta grazie alla presenza di alcune tombe a grotticella le cui caratteristiche tipologico-architettoniche (lungo dromos di accesso, lettuccio funebre) non lasciano dubbi sullattribuzione alla facies in questione (Bisi 1969). Tra gli insediamenti si conoscono le strutture di quello di Marcita (Tusa 1997a). Le capanne erano costruite in pietra e pali lignei con pareti con andamento apparentemente curvilineo (fig. 6.2). Tra il materiale ceramico spiccavano i bacini lebetiformi su alto piede, decorati da cordoni plastici (fig. 5.2), ma pi spesso da festoni incisi, talora dotati di alte anse a piastra bi-acuminata. Erano presenti ciotole con alta carena ed anse acuminate ed ampie teglie talora con partizione interna. Come si pu comprendere dallesame della ceramica e dal confronto con alcuni insediamenti inquadrabili nella medesima facies quello di Marcita si collocano in una fase pi antica dellorizzonte di Thapsos-Milazzese. Allinsediamento di Marcita andrebbe riferita una tomba a grotticella di ridotte dimensioni allinterno della quale furono rinvenuti resti scheletrici di circa 100 individui inumati non in connessione anatomica. Si trattava di un vero e proprio ossario privo di elementi di corredo tranne che per un pettine in avorio con decorazione a cerchielli (fig. 9.6) che, per la forma e per il motivo inciso, trova precisi confronti con il Mediterraneo orientale (Hama, Megiddo, Beitsan). Tale presenza ben si inquadra, se collegata con la statuetta in bronzo raffigurante la divinit cipriota siro palestinese Reshef (fig. 7.12) recuperata nei fondali antistanti Selinunte, in quei contatti con il Mediterraneo orientale che caratterizzano i collegamenti tra questa parte dellisola ed il resto del Mediterraneo. Del resto queste presenze con affinit spiccate con il Mediterraneo orientale databili al XIV-XIII sec. a.C. ben si inquadrano con quanto emerge pi ad Oriente, nellAgrigentino e nel Nisseno, grazie alle attestazioni di materiali ciprioti (bacili) a Caldare, Cannatello e Milena. (ST)

LA SICILIA OCCIDENTALE NEL BRONZO RECENTE E FINALE Prolegomeni Le ricerche recenti, sulla Sicilia di XIII-IX sec. a.C., rendono un quadro di cui ancora difficile delineare i dettagli (Bietti Sestieri 1979; 1997; La Rosa 1989; Bernab Brea 1990; Tusa 1992; 1996; Leighton 1993; 1999; Albanese Procelli 2003b).

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Fig. 6 - Strutture di abitato dellet del Bronzo nella Sicilia occidentale. 1) Mursia (Pantelleria); 2) Marcita; 3) Erbe Bianche; 4) Castellazzo di Poggioreale; 5) Faraglioni (Ustica); 6) U.T.C. di Partanna; 7) Mokarta (porzione centrale dellinsediamento); 8) restituzione dello spiccato della capanna 1 di Mokarta.

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P. Orsi aveva inserito questa et nel suo Secondo Periodo Siculo, del quale non gli sfuggiva il carattere eterogeneo (Bernab Brea 1964-65, pp. 6-7; La Rosa 1985, p. 7 sgg. e nota 47). L. Bernab Brea (1990, pp. 19-65) ha poi suddiviso il periodo in quattro momenti, corrispondenti ad altrettante facies: il Bronzo medio (Thapsos), il Bronzo recente (Pantalica Nord e Ausonio I), il Bronzo finale (Cassibile e Ausonio II), la prima et del Ferro (Pantalica Sud), secondo uno schema in cui ciascuna facies si identifica con il periodo di appartenenza. Tuttavia, scavi a Thapsos e nella Sicilia centro-meridionale hanno reso note strutture posteriori al Bronzo medio ma ancora di tradizione thapsiana. In genere, gli insediamenti non coprono lintero periodo e non sono del tutto sovrapponibili sul piano della cultura materiale. Si aggiunga che il processo di revisione della cronologia, continentale ed egea (Bietti Sestieri 1996, pp. 185-193), rende sfumati i contorni terminologici del sistema ancora in uso in Sicilia. A.M. Bietti Sestieri (1979; 1997) ha interpretato le sovrapposizioni tra i diversi aspetti del periodo in termini di interazioni che, a partire da tradizioni diverse (ma coeve), hanno condotto alla formazione di facies miste. La studiosa ha individuato tre gruppi: uno di tradizione locale (Pantalica Nord), uno di tradizione continentale (Ausonio I) ed uno misto (Ausonio II, Cassibile e Pantalica Sud) con un trait dunion identificato nella penetrazione di elementi continentali nel tessuto siciliano di tipo Pantalica. Nella Sicilia occidentale (fig. 1), al pari del resto dellisola, sono almeno tre le cerchie culturali di questo periodo. Quella costiera di tipo Ustica-Erbe Bianche, derivata dallaspetto Thapsos-Milazzese, quella mediterranea (nel senso di interna) di tipo Mokarta, parallela ma non del tutto sovrapponibile a quelle di Pantalica Nord e di Cassibile, e quella continentale di tipo ausonio. Le prime due hanno unorigine comune e sono locali; la terza allogena. Tutte sembrano avere lo stesso sviluppo: a partire da caratteri originari autonomi la cultura materiale evolve in forme ibride, che compendiano tradizioni locali con apporti continentali. La tradizione costiera: il gruppo tipo Ustica-Erbe Bianche Principali siti di questa cerchia sono il Castellazzo di Poggioreale, Erbe Bianche ed Ustica-Faraglioni. La cultura materiale un misto di elementi del Bronzo tardo innestati in un sostrato di tipo Thapsos-Milazzese. Il vaso caratteristico il bacino su alto piede (fig. 7.1), decorato con cordoni o festoni rilevati, o con motivi incisi (fig. 7.3). Tipiche le teglie ansate (fig. 7.4). Diffusi i vasi di grandi dimensioni, olle (fig. 7.8-9) o pithoi (fig. 7.6-

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7) e i colatoi (fig. 7.5). Comune al gruppo di Mokarta, al pari della teglia, lincensiere (fig. 7.11), mentre elementi di substrato sono alari ginecomorfi (fig. 7.10) e tokens (fig. 7.2). La piastra fittile a quattro settori (fig. 7.13) un marker di facies che raggiunge la Sicilia centrale1. Della produzione in bronzo si conosce poco ma appartengono al gruppo il ripostiglio di Erbe Bianche (fig. 7.15) (Giardino et alii 2006) e alcune forme di fusione da Ustica (Holloway e Lukesh 1995, pp. 15-16, 81-83). Le relazioni con loltremare sono testimoniate dai tardi frammenti micenei di Ustica (Id. e Ead. 1995, p. 57) ed Erbe Bianche (Ingoglia et alii 2006, fig. 2.b,c) (fig. 7.14) e forse dal bronzetto di Adad o Reshef (Falsone 1993) (fig. 7.12) e dal pettinino di Marcita (Tusa 1997a, p. 53, fig. 21) (fig. 9.6), se questi ultimi appartenevano a contesti di questo tipo. Gli scavi di Erbe Bianche (Ingoglia et alii 2006) (fig. 6.3) hanno messo in luce edifici infossati nel banco roccioso, privi di muri lapidei, con pianta irregolarmente ellittica talora divisa da tramezzi. Queste singolari abitazioni, che si dispongono intorno ad una capanna circolare delimitata da una chiostra di buche di palo, sono ora note anche a Partanna (Conte 2006) (fig. 6.6). A Poggioreale (Falsone e Leonard 1978; 1979; Falsone et alii 1980-81; Leonard 1980) , invece, nota una capanna probabilmente circolare, con focolare al centro e banchina al perimetro (fig. 6.4). Un muro curvo allesterno dellingresso, ritenuto il lembo di una capanna preesistente, sembra invece il resto di unanticella a forcipe, tipica di Mokarta. Labitato di Ustica (Holloway e Lukesh 2001) (fig. 6.5) formato da ambienti mistilinei giustapposti, talora connessi a spazi recintati, in un caso separati da una strada. Il sito ricorda il quartiere nord di Thapsos, Cannatello ed altre pregresse esperienze insulari. Ma ambienti giustapposti a spazi recintati si trovano, come vedremo, anche a Mokarta. La sfera funeraria della facies poco conosciuta. La maggiore necropoli quella di Erbe Bianche, formata da tombe a forno violate in antico. Non chiaro se possa scendere a questo momento la tomba di Castello della Pietra (Tusa 1992, p. 530) ed solo ipotetica lesistenza di tombe in anfratto a Ustica (Holloway e Lukesh 1995, pp. 77-78).

Erbe Bianche (Ingoglia et alii 2006), Poggioreale (Falsone et alii 1980-81, pp. 938-941, figg. 2-3, tavv. 250-252), UTC di Partanna (Conte 2006), Cannatello (Mosso 1908, cc. 640-653, figg. 32-38, tav. 5/9), Rocca Amorella (La Rosa 1980-81, pp. 647-648, tav. 105/2), Mokarta (Mannino e Spatafora 1995, p. 133) e Maranfusa (Spatafora 2003, pp. 43-54). Ad eccezione delle due ultime sempre associata a ceramiche di tradizione thapsiana.

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Fig. 7 - Bronzo recente. Materiali caratteristici del gruppo tipo Ustica-Erbe Bianche. 1, 3) bacini su alto piede; 2) tokens; 4) teglie; 5) colatoio; 6-9) dolii e pithos; 10) alare ginecomorfo; 11) incensiere; 12) statuetta bronzea di produzione orientale; 13) piastra focolare a quattro settori; 14) frammenti vascolari micenei; 15) ripostiglio di armi bronzee da Erbe Bianche.

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La tradizione mediterranea: il gruppo tipo Mokarta Degna eponima di questa facies Mokarta (Salemi), di cui sono stati indagati abitato (Tusa e Nicoletti 2000; Nicoletti e Tusa 2006) e necropoli (Mannino e Spatafora 1992; 1995). Grandi sepolcreti sono scaglionati lungo i fianchi del Belice (Stretto, Timpone Pontillo, San Ciro, Finestrelle) (Mannino 1970; 1987; 1994). Importanti abitati, quasi del tutto cancellati, dovevano esistere a M. Iato (Isler 1993) e a M. Bonifato (Filippi 1996, pp. 24-45). Per enucleare la cultura materiale di questa facies occorre esaminare il suo corrispettivo nella Sicilia orientale. La ceramica della zona est dellisola, quasi sempre tornita, si caratterizza per la superficie con ingobbio stralucido. Il suo processo evolutivo si segue bene a Dessueri, nella cui fase pi antica i vasi presentano un ingobbio steso in modo omogeneo. In un momento pi avanzato lingobbio , invece, steso a larghe pennellate che creano fasce curvilinee di colore. A queste ceramiche, che possiamo definire protopiumate, si affiancano quelle, dalle forme identiche, decorate con incisioni. Lo sviluppo della decorazione dipinta termina a Dessueri con la nascita di quella piumata propriamente detta. Le ceramiche con ingobbio uniforme si associano a fibule con noduli; quelle protopiumate a fibule con arco semplice, generalmente sottile; quelle piumate a fibule con arco semplice (appiattito, ritorto, a sezione quadrata) e con arco serpeggiante a gomito. Questi dati forniscono una duplice indicazione: la prima che i complessi di Pantalica Nord e di Cassibile rappresentano i momenti estremi di un medesimo processo; la seconda che le ceramiche piumate sono un prodotto di tradizione locale. Nella Sicilia occidentale le ceramiche (quasi mai tornite), hanno la superficie solo di rado stralucida ed quindi naturale che in questa parte dellisola non si siano sviluppati i decori piumati. Frammenti con questi decori sono stati rinvenuti, fuori contesto, a Iato (Isler 1993, p. 88), Maranfusa (Spatafora 1996a, p. 152; 1996b, p. 189, fig. 6/5-6), Bonifato (Filippi 1996, pp. 32-33) e Stretto (Mannino 1971a) e almeno quelli di M. Bonifato potrebbero appartenere alla classe delle protopiumate (fig. 8.1). La forma pi comune nello stile di Mokarta il bacino su alto piede, spesso decorato con anelli incisi tra gambo e base (fig. 8.2). La vasca, talora con risega interna ed orlo scanalato, propone numerose varianti, forse di rilievo cronologico (fig. 8.3) e certamente tardo, perch noto altrove in forme piumate, il piattello ansato (fig. 8.4). Le varianti della vasca si ripetono uguali nelle forme apodi o con piede appiattito o ancora a tacco (fig. 8.5). Olle triansate (fig. 8.6), teiere, brocche (fig. 8.7), pissidi (fig.

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8.8) e anfore (fig. 8.9-10), altrove comuni, sono rare. Sono invece diffuse le olle quadriansate (fig. 8.11), spesso con coperchio. Caratteristici sono la tazza con piastra sormontante (fig. 8.14), la teglia (fig. 8.15) lincensiere (fig. 8.13), comuni alla cerchia tipo Ustica-Erbe Bianche. Queste produzioni abbracciano in effetti un areale pi vasto, che raggiunge al minimo il Nisseno. La metallurgia poco nota (Albanese Procelli 2003a). Da Mokarta provengono fibule ad arco semplice sottile (fig. 8.16), un rasoio a nastro (fig. 8.12) e frammenti di daghe (fig. 8.17). Forme di fusione sono conosciute a Mokarta (Mannino e Spatafora 1995) e a Colle Madore (Vassallo 1999, pp. 85-88) una delle quali riporta limpronta di unascia a bottone simile a quella di Erbe Bianche. A parte i lembi di capanne, forse curvilinee ma di datazione incerta, di M. Iato (Isler 1982, pp. 23-24, figg. 32-34; 2003, p. 72, fig. 59), le uniche strutture di abitato conosciute sono quelle del Castello di Mokarta (fig. 6.7), distrutte non pi tardi del Bronzo finale (Tusa e Nicoletti 2000; Nicoletti e Tusa 2006). Labitato si compone di edifici circolari e quadrangolari uniti in complessi raccordati da setti murari che contribuiscono ad isolare aree esterne. Sebbene simili a strade, le aree allaperto di Mokarta somigliano pi ai cortili di Thapsos, rispetto ai quali non hanno la stessa ortogonalit, e alla organizzazione di Cannatello. Alle capanne si accede da una anticella a forcipe, che potrebbe avere confronti nel gi citato edificio di Poggioreale, nella capanna 2 di Cannatello (De Miro 1998, pp. 442-443, figg. 1, 6, 11) e nella n. 18 di Sabucina (Mollo Mezzena 1987, p. 151, figg. 9, 26, 31). La capanna 1 (Tusa e Nicoletti 2000) conservava numerosi resti di una copertura che abbiamo ipotizzato a cupola ogivale con opaion (fig. 6.8), la cui analogia con il tipo della tomba a tholos evidente. Tombe di questo tipo, del resto, sono conosciute nella Sicilia occidentale, anche nella stessa Mokarta (Mannino e Spatafora 1995, figg. 5-7, 33). Se alcuni autori non hanno dubbi sullorigine micenea del tipo, lipotesi che le tholoi della Sicilia siano derivate dallarchitettura domestica locale stata formulata pi volte (Patroni 1937, p. 365; McConnell 1987; 1991-92; Mannino e Spatafora 1995, p. 151; Tusa e Nicoletti 2000; Albanese Procelli 2003b, p. 57). I correlati architettonici di tholoi e capanne circolari, di cui faremo grazia per brevit (Nicoletti 2006b, pp. 230-234), sono spesso simili, anche pi di quelli che legano le tholoi siciliane a quelle del Peloponneso, con le quali vengono di solito confrontate. Ed anche per il contenuto basato sul rito locale del banchetto, la tomba a tholos siciliana sembra rappresentare la trasposizione funeraria e astrutturale di un archetipo domestico e strutturale.

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Fig. 8 - Bronzo recente e finale. Materiali caratteristici del gruppo tipo Mokarta. 1) frammenti vascolari con decorazione piumata; 2-4) vasi su alto piede; 5) vaso su piede a tacco; 6) olla triansata; 7) brocca; 8) pisside; 9-10) anfore; 11) olla quadriansata con coperchio; 12) rasoio in bronzo a nastro; 13) incensiere; 14) tazza con piastra sormontante; 15) teglia; 16) fibule in bronzo con arco semplice; 17) daghe in bronzo.

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La tradizione continentale: lAusonio della Sicilia occidentale Fra le tradizioni sulle origini degli Elimi ne esisteva almeno una, risalente ad Ellanico (F.G.H. 4 F 79 b, apud Dionis. Alic. 1, XXII, 3), che li accomunava agli Ausoni come provenienti dallItalia. Unaltra tradizione, nota a Diodoro (V,7-9), estendeva fino a Lilibeo il regno degli eolidi Feremone e Androcle. Recentemente sono stati segnalati insediamenti di tipo ausonio nellagrigentino (Scirinda e Piano Vento) e nel basso Belice (Montagnoli) (Castellana 2000). A S. Margherita Belice, nel 1919, E. Gabrici scav una necropoli di quattordici cinerari e una enchytrisms (Camerata Scovazzo 1978, pp. 149-153), i cui materiali, oggi dispersi, comprendevano fibule con arco serpeggiante, forse a gomito, unaltra delle quali proviene dalla stessa area (fig. 9.7) (Ead. 1978, tav. 22), cinerari, un pithos, frammenti di tazze e una brocca trilobata. Disperso anche un cinerario scoperto nel 1925 presso M. Cuccio (Palermo), che conteneva una fibula e comprendeva un orcio panciuto e un piatto che doveva fungere da coperchio. Della fibula rimane una poco chiara descrizione dello scopritore, A. Salerno, che la attribuiva al Villanoviano (Aa.Vv. 1986, pp. 81-83). Lanalogia tra la necropoli di Santa Margherita e quella di Madonna del Piano (Nicoletti 2006a) evidente, anche nella commistione tra rituali diversi. La nostra necropoli e il cinerario palermitano indicano la presenza stanziale di comunit di rito estraneo alla tradizione isolana. Parimenti estranee, e di origine continentale, sono talune anse da Verderame (fig. 9.1-4) (Tusa 1992, figg. 4-7) e M. Finestrelle (fig. 9.5) (Tusa 1997b, vol. 2, p. 233, V.183). Lo stesso pettinino di Marcita simile ad esemplari di Madonna del Piano e da altri contesti subappenninici delle Eolie e del continente (Bernab Brea et alii 1969, pp. 243-244). Abitati di questa facies al momento non se ne conoscono. A Finestrelle vi sono lembi di un edificio rettilineo, forse pi tardo (De Cesare e Gargini 1997). Tracce di un altro abitato si trovano a Mokarta, sulla Cresta di Gallo, ad alcune centinaia di metri e non crediamo per caso dallinsediamento di tradizione mediterranea (Mannino e Spatafora 1995, pp. 127-131). (FN)

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Fig. 9 - Bronzo finale. Materiali caratteristici del gruppo ausonio occidentale. 1-4) anse a piastra cornuta con bottoni; 5) ansa a protome cornuta; 6) pettine in avorio; 7) fibula in bronzo con arco serpeggiante a gomito.

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RIASSUNTO. - LET DEL BRONZO NELLA SICILIA OCCIDENTALE. - Il lungo arco di tempo che copre tutto il II millennio a.C. vede nella Sicilia occidentale il dispiegarsi di diverse culture e tradizioni a volte contemporanee tra loro. Lapparire del Bicchiere Campaniforme rappresenta gi una peculiarit di questarea che, maggiormente riscontrabile in alcune zone (area sud-occidentale) mette in evidenza dinamiche etniche di confronto e fenomeni di acculturazione a volte evidenti. Pur diffondendosi la cultura di Castelluccio nellOvest dellisola essa presenta caratteri peculiari e si evolve rapidamente verso quellaspetto definito Rod Tindari Vallelunga che ormai tendiamo ad assimilare ad un processo di sviluppo verso la successiva facies thapsiana. Diffusa ampiamente nel territorio occidentale questa facies fa gi intravedere alcune sottili ma sensibili differenze culturali tra gli aspetti tirrenici e quelli pi continentali legati al territorio siciliano ed al Canale di Sicilia. Tali differenze le percepiamo anche nella successiva fase del bronzo tardo con aspetti del tipo Mokarta pi mediterranei contrapposti ad altri pi continentali di tipo Ausonio. SUMMARY. - THE BRONZE AGE IN WESTERN SICILY. - Many cultures developed during bronze age in western Sicily. Sometime they were contemporary showing the presence of very interesting ethnical dynamics bringing to acculturation phenomena like in the case of Bell Beaker mainly diffused in south west regions. During early bronze Castelluccio culture was diffused also in western Sicily, but it developed slowly towards what was called Rod Tindari Vallelunga facies and that now we think is a process of typological as cultural change between Castelluccio and Thapsos. During this last phase we encounter the origin of some regional differences among the same culture that will be more evident during late bronze age. We see that there are aspects more tied with a Mediterranean tradition, such as Mokarta. But we also see that there areas where it is strong a Tyrrhenian tradition and also a continental one with Ausonian affinities.